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TERZA SERIE

AVVERTENZA

l. Questo volume, ottavo della serie III, inizia il 3 novembre 1903 con la nascita del Ministero presieduto da Giovanni Giolitti e giunge fino al 28 marzo 1905 con la fine del Ministero stesso, alla cui presidenza è succeduto il 16 marzo Tommaso Tittoni, che già ricopriva la carica di ministro degli esteri. Il volume coincide dunque con l'inizio della attività di Tittoni alla direzione della politica estera, attività destinata a durare fino al dicembre 1909, con una interruzione di alcuni mesi tra la fine del 1905 e il maggio del 1906.

Anche per questo volume vale l'osservazione fatta a proposito del volume precedente circa le numerose lacune presenti nella documentazione che è stato possibile raccogliere. Le lacune sono dovute principalmente al carattere quanto mai frammentario delle Carte di Gabinetto di questo periodo e alla impossibilità di trovare la sezione relativa alla politica estera dell'archivio privato di Tittoni. È probabile che lo stesso Tittoni abbia fatto conoscere a Tommasini, l'autore della tuttora fondamentale opera sulla storia della sua politica estera, qualche raro documento che risulta mancante nell' Archivio storico del Ministero. Un archivio privato nel quale la dottoressa Tomaselli ha eseguito fruttuose ricerche, ma i cui risultati non si sono potuti pubblicare per sopraggiunte difficoltà pratiche, è quello di Luigi Luzzatti conservato a Venezia presso l'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Non è stato possibile consultare, perché in corso di riordinamento, l'archivio della Associazione Nazionale per soccorrere i missionari italiani, importante soprattutto per la protezione degli interessi religiosi in Levante. Né va infine dimenticato che una parte delle lacune è dovuta al fatto che anche questo volume risente di un difetto esistente in gran parte dei documenti diplomatici italiani dell'età liberale: la scarsissima presenza di verbali dei colloqui con i diplomatici e gli uomini di Stato stranieri. La diffidenza per i verbali, che era stata manifestata esplicitamente da Robilant, era in parte dovuta, e giustificata, dalla scarsa fiducia nella necessaria riservatezza degli uffici. Effettivamente sembra che, proprio in questo periodo, svariati nostri documenti finissero sotto gli occhi di Barrère.

In conseguenza di tutti questi diversi limiti presenti nella nostra documentazione, lo studioso deve continuare a fare ricorso alle collane documentarie francese e tedesca per conoscere molti aspetti della nostra politica estera. In particolare il carteggio diplomatico con Parigi dice poco sui rapporti con la Francia perché questi venivano trattati molto più a Roma con Barrère da Luzzatti e da Giolitti che non a Parigi con Tornielli. Bisogna ricorrere ai documenti francesi per sapere qualcosa sulle idee di Giolitti e di Luzzatti, molto importanti soprattutto in questi mesi nei quali Tittoni è considerato ancora un apprendista, nuovo alla attività diplomatica. Lo stesso riferimento ai documenti francesi va fatto per quanto riguarda lo scambio di opinioni fra Delcassé e Tittoni a Napoli sul quale abbiamo solo un succinto telegramma di Tittoni (si veda più avanti, n. 378), fra Delcassé e Luzzatti a Nizza (si veda più avanti, n. 119, nota 2) sul quale i nostri documenti tacciono. Per sapere in modo esauriente che cosa si sono detti ad Abbazia Tittoni e Goluchowski bisogna ricorrere ai ùocumentì tedeschi, che completano le scarse notizie conservate nella nostra documentazione. Le sole eccezioni sono costituite dal verbale redatto da Pansa dei colloqui avuti a Windsor da Tittoni con Lansdowne, e dal verbale redatto da Lanza dell'incontro a Homburg fra Giolitti e Biilow.

La prima preoccupazione di Tittoni debuttante in politica estera è quella di cancellare la diffidenza verso l'Italia dei Governi tedesco e austriaco in seguito alla svolta in senso francofilo impressa da Prinetti. Come risulta dai documenti francesi (ma non dai nostri), le calorose disposizioni ostentate verso Berlino e Vienna provocano il malumore di Barrère, che Luzzatti e Giolitti si sforzano di rassicurare, addossandone la responsabilità all'inesperienza di Tittoni. Dalla nostra documentazione risulta che la diffidenza provocata a Berlino dalla visita in Italia di Loubet è forse più forte e persistente di quanto non risultasse a Tommasini. Molto calma è invece la reazione di Vienna.

Un'altra grave questione che Tittoni si trova a dover fronteggiare è quella macedone. Egli segue correttamente l'indirizzo inteso a stemperare l'accordo austro-russo di Miirzsteg nella più vasta intesa delle Potenze firmatarie del Trattato di Berlino. Ma le preoccupazioni nei confronti dell'Austria restano sempre forti, perfino eccessive, anche se sembrano giustificate dalla opposizione di Goluchowski ad assegnare il vilayet di Monastir alla gendarmeria italiana. È una opposizione morbida ma tenace, che solo alla fine si adatta ad accettare l'assegnazione di Monastir all'Italia e che risulta ben illuminata dalla nostra documentazione. Poiché inoltre la politica di Miirzsteg continua ad incontrare difficoltà, Tittoni, fiancheggiato dagli ambasciatori a Costantinopoli e Pietroburgo, Imperiali e Morra, non esclude ipotesi diverse da quella basata sull'intesa fra le Potenze firmatarie del Trattato di Berlino, ipotesi nelle quali l'Italia possa avere un ruolo particolare accanto alla Russia o all'Austria. Tali ipotesi sono però quanto mai !abili e passeggere. La sola dotata di reale consistenza è quella basata su una intesa anglo-franco-italiana, anche se la nostra documentazione ridimensiona l'importanza che ha in quella francese.

Una terza questione che occupa largo spazio del volume, e che è già stata illustrata dal lavoro di Monzali, è il progetto di accordo con la Gran Bretagna per l'Etiopia, progetto che Tittoni ambisce perfezionare tenendone fuori la Francia, da chiamare a parteciparvi solo in un secondo tempo. Ma, come vede lucidamente Pansa, le ambizioni di Tittoni sono destinate a fallire di fronte alla decisione inglese di trasformare il negoziato a due con l'Italia in un negoziato a tre, facendovi partecipare a pari titolo anche la Francia.

2. -Il volume si basa in gran parte sulla documentazione conservata nei fondi seguenti del!' Archivio storico-diplomatico del Ministero degli affari esteri: Archivio segreto di Gabinetto 1869-1914; telegrammi in arrivo e in partenza; Serie politica 1891-1916; Carte Pansa; Archivi delle ambasciate a Berlino, Londra, Vienna; Archivio del Ministero dell'Africa italiana, che contiene anche il Fondo Ortona. Qualche contributo è venuto dalle ricerche condotte nel!' Archivio centrale dello Stato fra le Carte Giolitti, quelle Martini e quelle Luzzatti e nell'archivio della Società Dante Alighieri. 3. -Alcuni dei documenti pubblicati erano già editi, integralmente o in parte, nelle opere seguenti (fra parentesi l'abbreviazione usata nel testo):

Libro Verde l 03, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento italiano dal ministro degli affari esteri (di San Giuliano), Somalia itali<ma .;:ettPntrionale, seduta del 30 gennaio 1906, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1906 (LV 103);

Libro Verde l 04, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento italiano dal ministro degli affari esteri (di San Giuliano), Macedonia, seduta del30 gennaio 1906, ibid., 1906 (LV 104);

Africa Italiana. Programma massimo e programma minimo di sistemazione dei possedimenti italiani nel! 'Africa orientale e settentrionale, Roma, Tipografia del Senato, 1917-1920;

F. ToMMASINI, L 'Italia alla vigilia della guerra, vol. I, Bologna, 1934;

F. MARTIN!, Il Diario Eritreo, vol. Ili, Firenze, 1946;

G. NATALE, Giolitti e gli italiani, Milano, 1949; Dalle Carte di Giovanni Giolitti, vol. II, Dieci anni al potere, 1901-1909, a

cura di G. CAROCCI, Milano, 1962; Storia e Politica, Ili (1963), pp. 357-359;

G. SALVEMINI, La politica estera italiana dal 1871 al 1915, Milano, 1970;

L. MONZALI, L 'Etiopia nella politica estera italiana, 1896-1915, Parma, 1996.

Abbiamo ritenuto superfluo segnalare la citazione parziale di molti documenti fatta da Monzali.

4. Nel licenziare le bozze sento il bisogno di ricordare con un caldo ringraziamento la dott.ssa Marina Tomaselli, autrice della maggior parte della ricerca e di una parte dell'Indice sommario. Ma soprattutto desidero ringraziare le dottoresse Maria Laura Piano Mortari e Patrizia Di Gianfelice che hanno integrato e rivisto con grande attenzione l'intera ricerca e hanno redatto l 'apparato critico. In particolare, la dott.ssa Piano Mortari è l'autrice della Tavola metodica e ha redatto, insieme alla dott.ssa Rita Luisa De Palma, le Appendici; la dott.ssa Di Gianfelice ha completato e rivisto l'intero Indice sommario. Ringrazio inoltre il dottor Gian Luca Borghese, che ha redatto l'Indice dei nomi e compiuto alcune ricerche integrative e le signore Andreina Marcocci e Daniela Velia, che hanno trascritto numerosi documenti, anche in lingua straniera e di difficile decifrazione.

Il mio grato pensiero va infine alla dott.ssa Emma Moscati che fino al! 'ultimo, prima di andare in pensione, ha voluto lavorare col consueto rigore morale e scientifico, dandomi i suoi preziosi suggerimenti ed eseguendo la ricerca completa nelle Carte di Gabinetto, nella Serie dei telegrammi e in alcuni pacchi degli Archivi delle ambasciate.

GIAMPIERO CAROCCI


DOCUMENTI
1

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MORIN 1

T. 2111/148. Berlino, 3 novembre 1903, ore 19,28 (2) .

Ho letto a questo signor ministro degli affari esteri contenuto dispaccio di V.E.

n. 5303 . Nel prenderne atto, S.E. mi ha informato avere avute già, per mezzo Monts, anche le dichiarazioni fattegli posteriormente dalla E.V. e proposta cominciare subito trattative commerciali Roma. Questo Governo si è riservato di rispondere. Ad una risposta ed accettazione immediata, osta soltanto difficoltà avere disponibili appositi delegati, essendo ora in corso trattative anche con Russia e Svizzera4 .

2

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 2120/120. Therapia, 4 novembre 1903, ore 3,50.

Ambasciatore di Francia ha appoggiato ieri l'altro presso la Sublime Porta proposte austro-russe2• Ambasciatore di Inghilterra ha ricevuto istruzioni dal suo Governo di appoggiarle del pari, ma non lo ha fatto ancora. Collega di Germania ha consigliato Governo imperiale di applicare riforme, mettendosi d'accordo con ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia. Mi asterrò,

Per il seguito cfr. n. 5.

2 Le proposte austro-russe sono il cosidetto programma di Miirzsteg del 2 ottobre 1903. Testo ed. in British Documents on the Origins ofthe War 1898-1914 (d'ora in poi ED), vol. V. London, 1928, pp. 65-66.

per parte mia, dal fare qualsiasi comunicazione in proposito alla Sublime Porta, in attesa delle istruzioni definitive di V.E. 3

l 1 Sebbene il Gabinetto Giolitti abbia inizio col 3 novembre, per il giorno 3 i documenti in arrivo e quelli in partenza sono ancora indirizzati e firmati da Morin. 2 Nei registri dei telegrammi di questo periodo non è riportata l'ora di arrivo. Quando essa è indicata nel presente volume è tratta da copie dei telegrammi conservate nella Serie politica o in ASMA!. 3 Non pubblicato nel vol. VII della serie Il l.

2 1 Ed. in LV 104, p. 95.

3

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE

T. CONFIDENZIALE 170l. Roma, 4 novembre 1903, ore 12.

Essendosi ora costituito il Ministero ungherese, la prego di informarsi se siano designati i due delegati tecnici e quando potranno trovarsi a Roma per studiare con noi la nuova formula relativa al trattamento del vino 1 .

4

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE

T. 1702. Roma, 4 novembre 1903, ore 18,30.

Desidero, nell'assumere il mio ufficio, che ella manifesti a codesto Governo il mio fermo proposito, non solo di perseverare nella politica di pace che ha base e guarentigia nel Trattato di Triplice Alleanza, ma di adoperarmi altresì, con ogni mio sforzo, acciocché la più sicura ed intima fiducia presieda ai rapporti fra i tre Governi alleati 1•

5

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 1703. Roma, 4 novembre 1903, ore 18,45.

Ricevo il telegramma 148 1 , e mi compiaccio che codesto Governo non sia in massima alieno dall'accettare la nostra proposta di negoziare immediatamente il nuovo trattato di commercio. Il negoziato dovendo, secondo le intelligenze ben note

a V.E., svolgersi sopra basi abbastanza semplici, confido che non mancherà a codesto Governo malgrado il simultaneo negoziato con la Russia e con la Svizzera, il modo di designare ed inviare senza soverchio indugio a Roma i suoi delegati, e prego V.E. di continuare ad interessarsi vivamente in questo senso.

2 3 Per la risposta cfr. n. 8.

3 1 l delegati ungheresi giunsero a Roma il 26 novembre, ma il negoziato poco dopo fu interrotto e ripreso il 7 marzo.

4 1 Analoghe dichiarazioni fecero a Monts e al collega austriaco Tittoni e Giolitti: Die Grosse Politik der Europiiischen Kabinette 1871-1914 (d'ora in poi GP), Berlin, 1922-1926, vol. XVlll/2, n. 5785.

5 1 Cfr. n. l.

6

IL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA 1

L. Asmara, 4 novembre 1903.

Ho la sua lettera del l o ottobre. Ella ha ragione di domandare che si provveda e scriverò al nuovo ministro Tittoni dimostrandogli come sia giusto e necessario di provvedere. Non subito bensì: ché il momento non sarebbe opportuno, quand'egli, nuovo a tutte le questioni che s'attengono all'ufficio suo, deve prima di tutto orientarsi. E non è da sperare che volga all'Africa le prime sue cure.

Penserò all'archivista e le ne scriverò quanto prima. La ringrazio di quant'ella ha fatto per la strada di Go n dar a cui farò metter mano il mese venturo.

Ora mi stia a sentire: sono da un pezzo convinto che la politica migliore delle Potenze europee in Etiopia, la più feconda di utili effetti, e per esse e per l 'Etiopia medesima è la politica degli accordi reciproci. Mi sono naturalmente astenuto dall'esprimere questa opinione fin ora perché ella m'insegna che nella politica è fanciullesco lo accennare al bene quando al conseguimento di questo bene contrastano le particolari condizioni del momento. Può dunque pensare con quanto compiacimento ho appreso le confidenze fattele dal signor Clerk e le parole dettele più recentemente dal signor Chefneux.

Sono persuaso le une e le altre essere effetto delle correlate relazioni tra l'Italia e la Francia fra loro Francia e l'Inghilterra (sic), ed oggi fortificandosi in me il convincimento che ho manifestato, vagheggio un disegno che non ho il coraggio di esporre ufficialmente, senza aver prima interrogato lei che in ciò può confortarmi di molto esperto consiglio.

Gran parte delle difficoltà che ci si oppongono in Etiopia derivano dalle rivalità nostre e dalle nostre discordie. Parlo dei tre Stati che hanno in Etiopia interessi reali.

In uno dei suoi più recenti importantissimi dispacci ella insiste per una entente con l'Inghilterra, e avverte come a conchiuderla sarebbe forse opportuno il lasciar supporre che, ove quella mancasse, noi potremmo intenderei con la Francia. Or io mi domando: ma è egli propriamente impossibile che tutte tre Italia, Francia, Inghilterra s'intendano? Finora questa domanda non avrebbe neanche meritato risposta: ma oggi! Se nuove relazioni di cordialità si poterono stringere fra Londra e Parigi, fra

Parigi e Roma è da credere che le più gravi cagioni degli antichi dissidi -prima la permanenza inglese in Egitto -siano in qualche modo remosse -quelle escluse, non mi pare addirittura utopia il pensare che anche nella Etiopia il dissidio sia conciliabile-: e a me piacerebbe che della conciliazione, se possibile, degli interessi l'Italia si facesse iniziatrice.

Ho detto: non mi pare utopia: per esser sincero debbo aggiungere che, mentre le scrivo, ancora mi domando se io non persegua un fantasma; e nondimeno il fantasma è così lucente ch'io non mi so resolver ad abbandonarlo.

Difficoltà ve ne sono: non occorre io le enumeri, pensa che siano addirittura insuperabili? Ecco il punto. Inoltre: se accordi si stabiliscano, non si stabiliranno certamente né ad Addis Abeba né ad Asmara: ma e da Asmara e da Addis Abeba dovranno partire notizie opinioni suggerimenti. In politica non è soltanto da tener conto delle cose ma altrettanto e forse più delle persone: e però, dato il capo: le persone costà entrerebbero in questo ordine di idee?

Se questo le paia-come è probabile-un sogno, non si penti (sic), caro Ciccodicola a rispondermi che ho sognato. Ma intenderà ad ogni modo, come a questa maniera di fantasie, se tali sieno, possa essere condotto chi considera la condizione stranissima nella quale noi ci troviamo: non possiamo in Etiopia aver nemici gli inglesi e troppo ci costa l'averli unici amici.

Intanto per tenersi al concreto, porrò mano sollecitamente -come ho già detto-alla strada di Gondar; e subito che [ ... Fabbia studiato i particolari della questione vi instituirò l'agenzia ove Menelik lo consenta. Circa la linea telegrafica per l'Aussa siamo perfettamente d'accordo; e anche questa, quando se ne abbia esplicita facoltà, sarà fatta senza indugio. Soltanto desidero ella rifletta e m'informi se non convenga piuttosto che a Borumedia condurla a Cobbi6 o a Ualdià: Cobbiò forse è troppo lontano: ma Ualdià, secondo informazioni che mi sono dato cuore di raccogliere sarebbe oggi mercato più ricco di Borumedia che negli ultimi tempi avrebbe alquanto perduto dell'antica importanza.

6 1 Da ACS, Carte Martin i.

7

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 1712. Roma, 5 novembre 1903, ore 20.

Trattato di commercio. L'ambasciatore di Germania mi comunica la seguente risposta del suo Governo. Il Governo imperiale accetta che il negoziato, beninteso sulla base del trattato attuale, si apra quanto prima in Roma mediante l'invio dei suoi delegati tecnici. Però esso stima opportuno, per la maggiore speditezza del negoziato, che anzitutto i due Governi si scambino per iscritto le proposte di modificazioni

all'attuale statu-quo convenzionale che ciascuno di essi creda di presentare in guisa che dall'una e dall'altra parte se ne possa fin dal primo momento utilmente discutere. Prego VE. di voler notificare a codesto Governo che noi accettiamo ben volentieri questo modus procedendi e che in breve gli faremo conoscere il nostro pensiero circa le modificazioni da noi desiderate 1•

6 2 Parola illeggibile.

8

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA 1

Roma, 5 novembre 1903, ore 20.

Le attuali proposte austro-russe3 , quali che ne siano i particolari, mirano sostanzialmente a dare pratico e più sicuro svolgimento all'opera delle riforme e della pacificazione in Macedonia. Da questo punto di vista non può mancare ad esse il nostro appoggio, essendo, d'altra parte, essenziale lo evitare che anche la sola apparenza di discorde atteggiamento fra le Potenze possa incoraggiare la Porta alla resistenza. VE. vorrà quindi consigliare la Sublime Porta ad accordarsi con le due Potenze proponenti per la migliore attuazione dei suggeriti provvedimenti.

9

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 3551/1346. Parigi, 6 novembre 1903.

Gli ultimi mesi dell'anno in corso sembrano destinati a segnare un'epoca che forse lascierà traccia nella storia poiché noi vediamo prodursi variazioni importanti nelle grandi correnti d'opinione le quali determinano i maggiori avvenimenti politici.

Sfidando, con atteggiamento di singolare imponenza, le declamazioni anglofobe dei francesi nazionalisti e dei bigotti dell'alleanza russa, né curando l'eccitamento ai fischi con cui una parte chiassosa della stampa parigina accoglieva l'annunzio della venuta a Parigi del re d'Inghilterra, questi, con la possente impronta dell'atto personale compiuto, ha dominato l'opinione avversaria, incoraggiato le timide simpatie dei francesi, le quali, avendo base larga ed indiscutibile nei due miliardi e 114 del commercio annuale dei due Paesi, domandavano soltanto l'occasione di ridestarsi e di affermarsi.

La pronta restituzione della visita da parte del presidente della Repubblica, gli inviti, viaggi, ricevimenti di un'imponente associazione di francesi a Londra, di una notevole rappresentanza del commercio britannico a Parigi, i discorsi pronunciati in tutte le occasioni, la conclusione del trattato di arbitraggio fra i due Paesi sono segni visibili del mutamento avvenuto il quale non si limita alle relazioni ufficiali dei Governi rispettivi già da parecchio tempo ridivenute corrette ed amichevoli, ma abbraccia dalle due parti della Manica il pensiero comune di una porzione considerevole della pubblica opinione.

Conviene forse qui aggiungere che la comparsa del pericolo che l 'Inghilterra possa, a non lontana scadenza, abbandonare il presente sistema dei suoi rapporti commerciali internazionali, ha contribuito a scuotere dal torpore tutti coloro -e sono molti-che comprendono il bisogno per la Francia di mettersi in situazione di fruire dei trattamenti convenzionali che il Governo britannico riserverà probabilmente a chi non si atteggia a suo minaccioso concorrente.

È nel momento in cui si svolgevano queste immediate conseguenze del ravvicinamento anglo-francese che si produsse un altro evento il quale, pur avendo caratteri propri e diversi, non è di minore importanza. La visita degli augusti nostri sovrani a Parigi non fu preceduta da dissensi di popolari impressioni. Essa fu decisa ed eseguita quando non occorrevano sforzi per preparare l'ambiente di simpatie a formare il quale il concorso della popolazione parigina non poteva ormai più mancare. Questo però oltrepassò sensibilmente la misura della generale aspettazione indicando così che il sentimento pubblico francese si è negli ultimi tempi trasformato a nostro riguardo assai più profondamente che finora non apparisse. Se nell'effetto conseguito si vuoi vedere il risveglio di antiche simpatie che rimanevano latenti, bisogna riconoscere che il viaggio di S.M. in Francia le ha ridestate e fu per esse l'occasione di una gagliarda riaffermazione.

È notevole che siano in gran parte gli stessi elementi i quali sostennero il movimento di ravvicinamento con l'Inghilterra, quelli che più agirono per mettere in evidenza la rinnovata cordialità dell'amicizia franco-italiana.

Or, checché se ne dica, correnti siffatte non poterono prodursi nell'opinione francese senza che in essa si rallentasse l'altra la quale, durante vari anni, parve travolgere impetuosamente la Francia intiera nei vortici dell'alleanza russa. Questa necessariamente dovea diminuire di credito quando le masse popolari si sarebbero avvedute che in essa trovavano soltanto una parte di ciò che se ne attendevano. La progressiva influenza di idee nuove è pur essa un elemento non trascurabile da chi voglia rendersi conto della prevalenza di disposizioni pacifiche nella attuale politica estera della Francia. Non vorrei dire con ciò che il temperamento del Paese sia cambiato. Continuano e continueranno a manifestarsi in esso le qualità ed i difetti inerenti all'indole della Nazione. Ma presentemente le cose suesposte tracciano, a mio credere, fedelmente il quadro della condizione in cui trovasi l'opinione pubblica francese.

Non sarebbe savio il supporre che dei mutamenti avvenuti non si siano dato conto i Gabinetti degli Stati che, per la forma delle loro istituzioni di Governo e per le tradizioni che ne conseguono, non possono essere predisposti ad osservare senza inquietudini oscillazioni dell'opinione dominante in Francia.

La coincidenza dell'unione a due formatasi fra l'Austria-Ungheria e la Russia in vista di interessi che, in verità, nulla dovrebbero avere di speciale per esse, il contegno e forse i maneggi dell'imperatore tedesco, le visite già scambiate fra i tre imperatori fecero luccicare per un momento l'ipotesi di una non lontana ricostituzione della lega dei tre Imperi. Ipotesi che non sembra avere finora commosso visibilmente la Francia forse perché qui di due cose si è persuasi: la prima, che l'alleanza francese sia indispensabile allo sviluppo economico ed alla politica espansionista asiatica della Russia; la seconda, che l'unione austro-russa non minaccia nessun interesse sostanziale della Francia perché tale unione non resisterebbe al cimento di un'intesa che risolva fondamentalmente le questioni della Turchia europea.

Non è il momento di ricercare se la quietudine che deriva al Governo francese da questi due suoi convincimenti, sia per entrambi ugualmente ben fondata. Certo è che di qui non si scorgono sintomi, nella suprema direzione dell'Impero russo, di tendenze ad abbandonare le linee direttive che non potrebbero essere con continuità seguite, se fallisse il concorso finanziario e politico della Francia. Né all'invio del conte Lamsdorff a Parigi potrebbesi logicamente attribuire altro significato e scopo fuor di quello di confermare il Governo della Repubblica nell'opinione in cui già egli era, che cioè nei convegni di Darmstadt e di Wiesbaden la Russia nulla accetterebbe di ciò che potrebbe affievolire i vincoli reciproci che nascono dalla sua alleanza con la Francia. Se nel sentimento pubblico francese si fossero palesati indizi di diffidenza e di inquietudine, che invece non si scorsero, maggiore, pubblico pegno non avrebbe potuto dare la Russia dell'inalterabile sua politica verso la Francia che coll'inviare a Parigi la parola scritta dello zar portata dal suo ministro degli affari esteri.

Vero è che, a questo punto, alla mente di molti potrebbe affacciarsi il ricordo del detto antico: «excusatio non petita, accusatio manifesta». Ma è cosa singolare che un tale episodio nelle relazioni dei due alleati abbia prodotto in Francia un'impressione che non esito a dire limitatissima. Finora l'opinione se ne dimostrò quasi indifferente e qualche tentativo dei giornali, particolarmente devoti alla causa della Russia, per dare alla recente venuta del conte Lamsdorff il carattere e l'importanza di un avvertimento al signor Delcassé, non sembra dovere riuscire a modificare sensibilmente la prima impressione che qui si produsse. La ricerca e l'analisi delle cause molteplici che possono avere predisposto in tal senso l'opinione in Francia, non avrebbero scopo di pratica utilità. Me ne astengo dunque. Osservo ed attesto il fatto perché da esso pure è lumeggiata una situazione resa molto complessa dal contrasto delle tendenze che si muovono intorno ad interessi vari né fra di loro sempre conciliabili di questo Paese.

Mi parve che, all'indomani della venuta di S.M. il re a Parigi, potesse essere opportuno lo esporre al R. Governo ciò che, a parer mio, è da osservarsi nella presente situazione politica internazionale della Francia ed a tal fine indirizzo a V.E. questo rapporto.

7 1 Il successivo T. 1722 del 6 novembre di Tittoni a Lanza, dedicato allo stesso argomento, così concludeva: «V.E. avrà cura di fare risaltare la equità e la moderazione delle nostre domande, le quali non toccano le grandi industrie tedesche del ferro, degli acciaj, delle lanerie, alle quali grandi industrie, come pure alla industria marittima germanica, noi siamo disposti a mantenere il beneficio dello statu quo quante volte questo sia del pari mantenuto alle nostre esportazioni, specialmente agrarie».

8 1 Ed. in LV 104, p. 95 e in F. TOMMASlNl, L'Italia alla vigilia della guerra, vol. l, Bologna, Zanichelli, 1934, p. 260. 2 Inviato anche alle ambasciate a Berlino, Londra, Parigi, Pietroburgo, Vienna e all'agenzia a Sofia, con T. 1714 del 9 novembre. 3 Cfr. n. 2, nota 2.

10

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2140/154. Berlino, 7 novembre 1903, ore 11,20.

Ho ripetuto stasera personalmente a Blilow, di ritorno da Wiesbaden, dichiarazioni che V.E. mi aveva incaricato di fare a questo Governo col telegramma n. 1702 1• Bulow mi esprime il suo grande compiacimento per i propositi dalla E.V. manifestati nell'assumere sue funzioni, e mi ha incaricato di esprimerle vivi ringraziamenti per la comunicazione fattagli. Cancelliere dell'Impero soggiunse aver visto con viva soddistazione entrare nei consiglieri della Corona uomini del valore di Giolitti, Luzzatti, Tittoni a lui personalmente noti, persuaso che ad essi non isfuggirà mai il valore che ha per l 'Italia la Triplice Alleanza, ed i pericoli cui si andrebbe incontro se si ripetessero i tàtti avvenuti la scorsa estate in Italia contro l'Austria. Colla Germania non esiste diversità di vedute e d'interessi, con Austria soltanto, una politica saggia, prudente oculata può impedire attriti le cui conseguenze sono incalcolabili per la solidità della Triplice Alleanza e l'avvenire dell'Italia. Circa le relazioni con la Francia, Bulow mi ripetè solide assicurazioni, che la Germania non vede di mal occhio ristabilimento dei buoni rapporti italo-francesi, ma non crede che sia conveniente all'Italia mostrare cercare di più, mostrare, cioè, intimità di relazioni che, del resto, non saranno mai sinceramente possibili fino a che l'Italia fa parte della Triplice Alleanza. D'altra parte, nessuno vorrà mai augurare ali' Italia di trovarsi sola, in balì a di se stessa di fronte alla Francia.

Queste, in sunto, le parole ufficiali del mio interlocutore di questa sera. Da queste, e dalla conversazione tàmiliare che ne seguì, mi confermo nella opinione che il nuovo Ministero italiano ha fatto qui buona impressione, e si spera saprà superare le difficoltà che, all'opera, lo attendono. Le idee di governo di Giolitti all'interno sono approvate dal Blilow che, in queste sfere governative, è forse il solo a ben conoscere le condizioni dell'Italia. Dell'abilità del presidente del Consiglio e del Luzzatti, che Blilow chiama volentieri suo amico, egli e, del resto, nessuno dubita. Nella saggezza di lui Blilow ha piena fiducia, e le offre, per mio mezzo, tutto il suo appoggio nell'esplicare le idee espresse nelle dichiarazioni da me tàttegli in nome suo.

11

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 3560/1351. Parigi, 7 novembre 1903 (perv. il 12).

Contrariamente a ciò che era altre volte avvenuto, la stampa francese non dimostrò quest'anno di ammettere grande importanza ai viaggi dello czar in Austria prima c poscia in Germania. Non saprei dire quando giungesse qui la prima da notizia (sic)

IO 1 C'ti". n. 4.

lO

che il conte Lamsdorff verrebbe da Darmstadt a Parigi quasi in speciale missione ufficiale. Appena ne fui informato, segnalai il fatto telegraficamente col dispaccio del 27 ottobre 1• Per certo il linguaggio della maggior parte dei giornali di qui non avea in alcun modo palesato un 'inquietudine qualsiasi per i progettati convegni degli imperatori di Austria e di Germania e, credo, che fossero ben pochi coloro che si aspettavano che il ministro imperiale degli affari esteri avesse, nella sua venuta in Francia, lo scopo principale di calmare apprensioni che qui non si erano manifestate.

Fu ritenuto però, ed era infatti, un atto di alta cortesia fra gli alleati, quello per cui, alla vigilia dell'incontro di Wiesbaden, lo czar volle, con sua lettera al presidente della Repubblica, dichiarare la sua soddisfazione per il recente accomodamento (arrangement) avvenuto fra la Francia e l 'Inghilterra ed il ravvicinamento felicemente effettuato fra la Francia e l'Italia e la sua sicurezza che la Russia e la Francia, amiche ed alleate, continuerebbero a manifestare in ogni occasione la loro perfetta conformità di viste e la loro solidarietà fondata sovra le loro mutue simpatie ed i loro rispettivi interessi.

In questi termini è riassunta la lettera dello czar al presidente Loubet, nella nota ufficiosa che il Ministero comunicò ai giornali per dar conto di ciò che avvenne nel Consiglio dei ministri qui tenuto il 30 ottobre nel quale la lettera stessa venne dal capo dello Stato comunicata al Governo.

Si sa che il presidente Loubet consegnò al conte LamsdorfT una risposta per lo czar. Di essa finora non furono qui divulgati i termini. La pubblicazione invece della lettera imperiale non poté avvenire senza il consenso del!' imperiale messaggero.

Questi, durante il breve soggiorno qui fatto, si trovò quasi costantemente con il signor Delcassé con il quale pare abbia avuto lunghi e particolari colloqui. Alla parte che si potrebbe chiamare pubblica della sua missione, è dunque probabile che il ministro russo abbia unito un'altra relativa agli intenti immediati della professata alleanza.

Si disse, dopo uno degli ultimi incontri del signor Delcassé con i ministri dello czar, che l'alleanza franco-russa si fosse precisata in ordine agli interessi comuni della Francia e della Russia nello Estremo Oriente. Dippoi e sovratutto negli ultimi tempi, la politica di espansione della Russia in Cina sembra essersi fatta sempre maggionnente attiva e non è fuori di proposito il credere che, in presenza dell'atteggiamento del Giappone e dell'eventuale appoggio che in speciali casi preveduti l'Inghilterra dovrebbe dare a quest'ultimo, il Gabinetto di Pietroburgo abbia sentito il bisogno di accertarsi di ciò che tàrebbe la Francia in caso di guetTa russo-giapponese.

Se veramente i colloqui dei due ministri degli aftàri esteri si aggirarono sovra questo soggetto, vi è ragione di supporre che da parte del signor Delcassé non sarà stato dato alcun incitamento ai progetti che potrebbero avere per conseguenza una guerra.

Il linguaggio del ministro degli affari esteri francese lascia supporre che, anche ne Il 'intimità dei suoi colloqui con l 'alleato, avrà cercato di tàr prevalere concetti e risoluzioni pacifiche. Non pare d'altronde che gli impegni presi in passato dalla Francia e che forse all'ora presente questa più non piglierebbe, possano avere per effetto che il suo materiale concorso alla Russia debba spiegarsi finché questa si trova in

Il 1 Non pubblicato nel vol. VII della serie III.

presenza di una sola Potenza belligerante. Il patto esistente fra la Francia e la Russia equilibrerebbe quello stipulato fra l'Inghilterra ed il Giappone, ed avrebbero entrambi per effetto di isolare il conflitto se questo divenisse inevitabile.

È infine verosimile che il conte Lamsdorff abbia insistito per ottenere che il concorso della Francia all'azione russo-austriaca a Costantinopoli sia più esplicito e più attivo. Mi pare probabile che questo ministro degli affari esteri non avrà mercanteggiata la sua adesione in proposito. Il 27 ottobre, io lo trovai, ancorché egli non avesse ancora ricevuto la comunicazione ufficiale dell'ultima nota presentata a Costantinopoli dai due Governi imperiali, favorevolmente disposto a dare a quella nota l'incondizionato appoggio diplomatico del Governo della Repubblica. Egli prevedeva che gli sforzi della politica del sultano si rivolgerebbero a sostituire il controllo delle Potenze garanti a quello di due sole di esse. Ma se questa previsione si fosse verificata, egli non era disposto ad assecondarla perché egli si ritiene sicurissimo che la divergenza fondamentale di interessi tutt'ora esistente fra l'Austria-Ungheria e la Russia nella questione dell'Oriente vicino, basta ad impedire che i due Imperi possano formare una separata intesa per risolvere da sole la questione stessa. Non ebbi opportunità di conversare di nuovo con il signor Delcassé sovra questo tema dopo la partenza da Parigi del conte Lamsdorff. Sarei però molto sorpreso se egli avesse modificato a questo riguardo le sue idee2 •

12

AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, MALVANO 1

L. CONFIDENZIALE2 . Milano, 7 novembre 1903.

Mi permetto compiegarle, per di lei norma, il rapporto confidenziale testé ricevuto dall'ingegnere del signor Weld Blundell, signor Lang3 il quale nella scorsa primavera visitò la concessione di Wallaga.

Il 2 Il 6 novembre il direttore del Secolo, Romussi, scriveva a Giolitti una lettera ed. in Dalle Carte di Giovanni Giolitti, a cura di G. CAROCCI, vol. Il, Milano, Feltrinelli, 1962, pp. 337-340 (e parzialmente in G. NATALE, Giolitti e gli italiani, Milano, 1949, pp. 572-574): di questa lettera si pubblica qui il passo seguente: «Ci si dice che il Luzzatti sia una imposizione straniera. Il Barrère, ambasciatore di Francia ci aveva già fatto parlare del Luzzatti del quale, come del Prinetti, era ed è grande amico: e noi, per il decoro nazionale, abbiamo respinto il suo messo. Il signor Sonzogno, che informai di questo, fece sapere a Parigi a qualche ministro, il passo sconveniente di Barrère che fu biasimato e mi pare di avervelo raccontato a Roma nello scorso aprile. Ora evidentemente il re a Parigi fu suggestionato dal Barrère (che si fa bello del sol di luglio perché l'unione franco-italiana è opera della democrazia) a favore del Luzzatti: e questi, come scrivono i giornali, è diventato oggi il vostro padrone.

E poiché parliamo di Parigi, !asciatemi anche aggiungere che il nostro Paese è molto mal rappresentato colà; perché il Tomielli, uscito dalle schiere reazionarie, fa quanto può per rendere antipatica l'Italia e gli italiani coi suoi modi, colla neghittosità che lo rese d'umore atrabiliare nella recente visita del Reali».

2 Il testo che si pubblica, una copia dattiloscritta, è privo di firma.

3 L'allegato non si pubblica.

Come ella rileverà il signor Lang parla in termini favorevoli della nostra concessione e del nostro direttore.

Onde assicurarsi che l'ingegner Riboni non possa incorrere in isbagli nell'impianto elettrico e minerario che la società Mines d'or du Wallaga ha l'intenzione d'installare in Etiopia, l'ho mandato in America ove egli ora, dietro le raccomandazioni ottenute per mezzo di don Gelasio Gaetani, il quale si trova attualmente nell'Idaho in qualità d'assistente ingegnere minerario, sta visitando le più importanti miniere aurifere americane; ciò gli darà l'occasione di fare dei confronti riguardo alla rendibilità delle miniere aurifere e di studiare gli ultimi perfezionamenti introdotti nei vari metodi di trattamento del minerale.

Visto che l'ingegner Riboni ha dimostrato l'assoluta convinzione che la concessione del Wallaga darà dei risultati soddisfacenti, ormai l'unico nostro pericolo consiste in eventuali complicazioni politiche e nella possibile diminuzione di prestigio del signor Ilg presso il negus. Le sarà noto che la concessione del Wallaga fu a suo tempo dall'imperatore Menelik data al signor Ilg, il quale a sua volta la trasmise alla società Wallaga dopo avermi incaricato di costituire tale società sotto forma internazionale. Il signor Ilg ben sa ed è d'accordo, che sotto tale forma internazionale si nasconde il capitale italiano che a quest'ora ha assorbito 4/5 delle azioni. Tali azioni sono state nella maggior parte assunte dalla piazza di Milano, ma vi hanno pure partecipato le piazze di Genova, Torino e Roma in minore misura. Perciò sembrami molto importante per lo sviluppo commerciale italo-abissino che questo primo tentativo dia dei buoni risultati, i quali poi incoraggerebbero il capitale nostro di prender parte ad altri affari in Etiopia; e per render possibile tale sviluppo ci occorre che il signor Ilg rimanga in grado di procurarci anche per l'avvenire le facilitazioni finora ottenuteci dal negus. Il signor Ilg avendo chiaramente dimostrato la sua simpatia verso l'Italia tanto nel modo di costituzione della società Wallaga, come per aver ordinato i ponti di ferro per l'Abissinia ad una ditta italiana e per aver consigliato l'imperatore di depositare i suoi denari presso una banca italiana, sembrami dovrebbe meritare l'appoggio occulto del Governo italiano. Purtroppo invece mi risulta da diverse informazioni che concordano presso a poco col contenuto dell'articolo della Finanz-Chronik di Londra, che mi permisi trasmetterle, che il Governo italiano lavora d'accordo con quello inglese per menomare l'influenza francese in Abissinia, collegata per mezzo della concessione ferroviaria al signor Ilg.

Naturalmente non posso entrare in merito ad apprezzamenti delle questioni politiche non essendo al corrente delle cose, ma mi preme metterle sott'occhio che l'interesse commerciale italiano nell'Etiopia è collegato in prima linea alla esplorazione mineraria ed ai rapporti finanziari e commerciali e che la questione ferroviaria esistente fra la Francia e l'Inghilterra pel momento per noi passa in seconda linea. Essendomi a suo tempo occupato dietro richiesta del ministro Prinetti di formare un gruppo per l'assunzione di un lotto di azioni della Société impériale des Chemins de fer éthiopiens, non mi fu possibile trovare in Italia un solo aderente. Io considero che la politica inglese in Abissinia esclude qualsiasi combinazione conveniente per gli interessi commerciali italiani. L'Inghilterra, come fece dopo aver ottenuto Cassala, tenderà in Etiopia a monopolizzare gli affari restringendoli nei propri confini del Nilo e costruendo poi la linea ferroviaria transafricana, precluderà ogni via alla nostra iniziativa. Perciò concludo che in Etiopia per il nostro interesse commerciale ci convenga maggior

mente andare d'accordo colla Francia, col Belgio e se occorresse anche colla Gennania, piuttosto che fare causa comune coll'Inghilterra, aiutandola ad ottenere i suoi scopi, sicuri che più tardi essa renderà impossibile lo sviluppo dell'iniziativa italiana.

Spiacemi come antico anglomano di dovere arrivare per l'Etiopia a queste conclusioni, mentre d'altra parte l'Inghilterra tàcilita nelle proprie colonie il lavoro della Società Coloniale italiana ed in altre regioni certamente offre occasioni di combinazioni favorevoli, a meno che non trionfi il nuovo programma protezionista di Chamberlain.

Scusi se mi sono permesso abusare della sua ben nota cortesia e pazienza.

12 1 DaACS, Carte Luzzati.

13

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

D. CONFIDENZIALE 65419/427. Roma, 10 novembre 1903.

Col molto interessante rapporto del l Oluglio n. 143 1 che, in via del tutto confidenziale, invio alla E.V., il maggiore Ciccodicola espone, con molta lucidità, il suo avviso in merito al contegno che potrebbe essere conveniente di adottare di fronte al problema della successione etiopica ed ai criteri da tenere presenti per concordare con altro Governo europeo il partito pretendente da appoggiare eventualmente.

La questione della successione del trono etiopico ha per l'Italia grande importanza non solo per la continuità degli accordi conchiusi da noi con Menelik, ma per i turbamenti dello statu quo che in quell'Impero potrebbero avvenire.

È necessario che l'Italia non si trovi impreparata a questa eventualità ed è naturale che vi si prepari, mostrandosi in grado di conoscere quali siano gli intendimenti e i propositi dell'Inghilterra e della Francia a questo riguardo, sopratutto della prima delle due Potenze allo scopo di guarentirsi da mutamenti a suo danno, o di assicurarsi i vantaggi a cui la sua posizione in Eritrea e in Somalia le danno diritto.

Interesserebbe pertanto moltissimo conoscere se e quale programma ha l' Inghilterra sulla questione della successione e se ha di mira compensi territoriali per il suo appoggio ad essa e se vi sia possibilità di accordi anglo-francesi al riguardo.

Credo che prendendo occasione dal recente scambio di memorandum del 20 giugno scorso, 29 agosto scorso con questa ambasciata britannica e in particolare dal primo dei punti toccati nella nota di risposta. la E. V. potrebbe trovare propizia occasione di intrattenere codesto ministro degli affari esteri in confidenziale colloquio per sentirne il pensiero e gli intendimenti.

A questo proposito credo opportuno ricordare che, quando ras Makonen fu a Londra, corse la voce che accordi segreti fossero stati conchiusi fra il rase l'Inghilterra in vista soprattutto della successione di Menelik.

Anche su questo punto ci giungerebbe molto utile conoscere quale fondamento quella voce abbia.

13 1 Non pubblicato nel vol. VII della serie III.

14

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 1760. Roma, 13 novembre 1903, ore 16,45.

Dal capitano Alberti ricevo il seguente telegramma: «Generale informa ministro della guerra, interrogato telegraficamente, ha risposto non avere preso impegno verso Governo italiano, riguardo impiego truppe abissine, in vista impedire Mad Mullah invadere Benadim 1• A prescindere dalla promessa fin da principio tàttaci, quando fu richiesta la nostra cooperazione, di fare tutto il possibile per evitare ai nostri possedimenti il pericolo d'una invasione madista osservo che, quando, nel luglio scorso, ci tù chiesto di acconsentire il passaggio degli abissini attraverso il territorio di nostra influenza, dal Governo britannico ci fu detto che si sarebbe così scongiurato tale pericolo. Dipoi, rispondendo alle condizioni da noi poste per il nostro consenso, sir Rennell Rodd, in un memorandum del 17 luglio, faceva rilevare, in nome del Governo britannico, «il pericolo che senza l'avanzata abissina il Mullah sia spinto verso i possedimenti italiani». Infine nel piano di campagna, comunicatoci dal Governo inglese, è espressamente detto «che il gererale Egerton dovrà tentare di spingere il Mullah verso il Nord onde allontanarlo dai territori di nostro protettorato». Di fronte a tali precedenti, debbo credere che nelle comunicazioni scambiate tra il generale Egerton e codesto Ministero della guerra sia occorso un qualche malinteso, che importa chiarire senza indugio mercé precise istruzioni al generale. Prego V.E. adoperarsi opportunamente a tal tìne, facendomi tosto conoscere, per telegrafo, il risultato, acciocché io possa comunicarlo al capitano Alberti 2 .

15

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 1765. Roma, 13 novembre 1903, ore 23,50.

Trattati di commercio. Ricevo il telegramma n. 163 1•

Mentre constato con soddistàzione essere rimosso ogni dubbio circa il mantenimento della intesa dello scorso anno, non comprendo che si debba ritardare il negoziato per questione, la quale in quanto concerne le nostre domande, è ormai di pura forma. Posto infatti in principio, per le nostre importazioni in Germania, la continuazione dello statu quo salvo le poche moditìcazioni già sommariamente accennate, la procedura del negoziato, a tale riguardo, riducesi ad un coordinamento della tariftà A con riferimento alla nuova tariftà germanica; lavoro, questo, che qui si è compiuto e

Per il seguito cfr. n. 21. 15 1 T. 2170/163 del 12 novembre. non pubblicato.

per cui basta un facile riscontro per opera del negoziatore. VE. deve dunque adoperare tutta la sua efficace influenza affinché codesto Governo si affretti a mandare i suoi negoziatori con le opportune istruzioni per concludere essendo nostro vivo desiderio che ciò avvenga sollecitamente2 .

14 1 T. 2169/859 del 9 novembre, trasmesso da Aden il 12.

16

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

D. 66062/1332. Roma, 15 novembre 1903.

Ho letto con speciale interesse l'importante rapporto dell'E.V in data 7 novembre, n. 1351 1 , relativo alle attuali relazioni politiche tra la Francia e la Russia.

Premesse alcune considerazioni circa le ipotesi più attendibili sugli argomenti eventualmente trattati costì dal conte di Lamsdorff, VE. mi ha riferito le previsioni ed i propositi recentemente manifestati dal signor Delcassé in ordine alla azione austro-russa a Costantinopoli ed all'atteggiamento della Turchia. Il signor Delcassé opina, a tale riguardo, che il contrasto di interessi fra la Russia e l'Austria-Ungheria fornisca sufficiente guarentigia contro il pericolo di una intesa tra le due Potenze per risolvere da sole la questione d'Oriente. Senza voler qui ricercare il maggiore o minore fondamento di tale convincimento, non posso tralasciare di osservare che sarebbe pur sempre procedimento più cauto ed anche più conforme al diritto pubblico europeo, che la definizione della questione stessa fosse affidata all'opera concorde di tutte le Potenze firmatarie del trattato di Berlino2 .

17

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATISSIMO 3668/1387. Parigi, 15 novembre 1903 (perv. il 26).

Al mio rapporto del 19 agosto ultimo (n. 2739/1047) 1 relativo alla convenienza per l'Italia di precisare gli interessi che essa ha da difendere in Etiopia e di stabilire un'eventuale intesa con gli altri Governi europei, aventi interessi propri in quel Paese, sulla base di conciliare i reciproci interessi, codesto R. Ministero ha risposto

2 Il documento è firmato da Fusinato perché Tittoni stava accompagnando il re nel suo viaggio a Londra (14-21 novembre). Passando da Parigi, Tittoni disse a Tomielli di avvertire il collega russo destinato a Roma della necessità di riprendere le pratiche per il viaggio a Roma dello zar: cfr. ToMMASINI, L 'Italia alla vigilia della guerra, vol. I, cit., p. 477.

con le interessanti, confidenziali comunicazioni contenute nei suoi dispacci del 132 , 143 e 302 ottobre, per le quali molto la ringrazio.

Risulta dalle comunicazioni stesse che il Governo etiopico ha negato in modo assoluto, nei suoi rapporti con l'Inghilterra, di aver alienato in favore di chicchessia la facoltà di concedere sovra il suo territorio la costruzione di ferrovie e l'allacciamento di quelle che venissero costrutte sui territori stranieri finitimi per penetrare in Etiopia. È un punto essenziale sovra il quale sarebbe certamente cosa utile il conoscere se il Governo francese concordi con l'abissino nella interpretazione delle concessioni precedentemente ottenute dalla ben nota compagnia che si è sostituita allo svizzero signor Ilg. Io esito però assai a portare il discorso sovra questo soggetto con il ministro degli affari esteri di Francia dopo che dai precitati dispacci ministeriali emerge che il R. Governo non ha approvato il suggerimento mio di avere, circa i diritti e gli interessi che intendiamo tutelare in Etiopia, una esplicita spiegazione con il Governo francese. A me sembra che non possa giovare il serbare sovra di essi il segreto verso chicchessia e tanto più verso la Francia la quale potrebbe più tardi opporre di non averle fatto conoscere il pensiero nostro prima che essa s'impegnasse a sostenere per sé ragioni in opposizione agli interessi italiani.

I dispacci ministeriali mi hanno informato di trattative d'indole segreta che sarebbero in corso con l'Inghilterra e delle quali converrebbe aspettare l'esito prima di fare altre mosse. A questo riguardo mi debbo astenere da ogni apprezzamento poiché non mi sono noti né l'indole né gli scopi delle trattative stesse. Il R. Governo d'altronde non aspetta certamente da me l'avviso che, per quanto possano sembrare importanti gli interessi inglesi nel suo possedimento limitrofo all'Etiopia e nella regione niliaca, tali interessi fanno parte di quel complesso vastissimo di rapporti che nascono dai contatti che nelle varie parti del globo esistono fra la Francia e l' Inghilterra. Né sarebbe cosa nuova quella che io ricordassi qui che, appunto perché sono tanto numerosi, tali contatti si prestano alle transazioni dell'avvenire che in Francia come in Inghilterra da molti sono vagheggiate per mettere sovra basi più sicure la costante amicizia dei due Paesi4 .

15 2 Per la risposta cfr. n. 18.

16 1 Cfr. n. Il.

17 1 Cfr. serie III, vol. VII, n. 679.

18

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2196/165. Berlino, 16 novembre 1903, ore 5.

Rispondo telegramma di V.E., n. 17651• Come ho riferito col mio rapporto 925 2 , oggi cominciano qui, in seconda lettura, trattative commerciali con la Russia, per le quali giunsero da Pietroburgo ben tre

3 Cfr. serie lll, vol. VII, n. 773.

4 Per la risposta cfr. n. 109.

2 Non rinvenuto.

dici delegati. Governo imperiale, pur essendo disposto a secondare desideri dell'E.V., espressi nel telegramma al quale rispondo, si trova nell'impossibilità materiale di disporre di appositi delegati da inviare subito Roma, essendo tutti occupati, presentemente, nel negoziato con la Russia. Il capo di questi delegati, signor von Koerner, mi disse che spera in tre o quattro settimane aver terminato con la Russia, e, in ogni caso, egli non dubita che ancora entro il venturo dicembre gli sarà possibile venire costì con gli altri delegati. Intanto, per sollecitare negoziato, Governo imperiale crede sia necessario seguire modus procedendi, indicato nella nota del barone Richthofen, da me telegrafata e trasmessa il 13 corrente3 .

17 2 Non pubblicato nel vol. VII della serie III.

18 1 Cfr. n. 15.

19

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. l017/421. Belgrado, 16 novembre 1903 (perv. il 19).

Ebbi già l'onore di accennare a V.E., nel mio rapporto del 7 corrente mese n. 4141 , come la situazione politica internazionale e il maggior interessamento mostrato negli ultimi anni dal Governo di Sua Maestà al mantenimento dello statu quo nella penisola balcanica portassero la Serbia a volgere lo sguardo all'Italia come ad una possibile amica.

Questa impressione che io riportai al mio giungere a Belgrado si è andata sempre più rafforzando. L'articolo del Samouprava, di cui accludo un estratto2 , deve considerarsi come una notevole manifestazione di questo sentimento, poiché esso è l'organo ufficioso di tutte e due le frazioni del partito radicale riunite, partito che detiene il potere col consenso di almeno i sette decimi della popolazione.

Questa tendenza credo rappresenti un fatto nuovo nella politica serba, e, senza esagerarne la portata, mi permetto di richiamare su di essa l'attenzione di V.E. per il caso che il R. Governo, in armonia cogli impegni internazionali assunti, creda opportuno di coltivarla anche per scopi puramente economici.

«Ma qualunque tentativo, a meno che non si rivolga contro la persona stessa del re, e ciò non è probabile, è destinato, secondo il mio parere, a fallire, per il consenso della popolazione al presente Governo.

Per cui non sarebbe inutile se la stampa italiana ufficiosa fosse indotta a dare alle proprie corrispondenze un'intonazione più benevola verso il presente stato di cose in Serbia; sia perché conforme al vero, sia perché in questi momenti di delusione e di inacerbimento degli animi verso l'Austria e la Russia gli sguardi del Paese cercano spesso l'Italia come una possibile amica».

2 L'allegato non si pubblica.

18 3 11 22 novembre Biilow scrisse a Wedel, ambasciatore a Vienna, in merito al negoziato commerciale dell'Italia con la Germania e con l'Austria (GP, vol. XVIII/2, n. 5787).

19 1 Si tratta del R. 998/414 del 6 novembre, non pubblicato, relativo all'atteggiamento da tenere nei confronti del monarca serbo, giunto al trono in seguito ad una sanguinosa congiura militare, di cui si riporta il seguente passo conclusivo:

20

IL CONSOLE A ZARA, CAMICIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 1359/195. Zara, 16 novembre 1903 (perv. il 20).

La sessione della Dieta dalmata, che si è chiusa il 12 corrente, riuscì oltremodo notevole e degna di osservazione perché in essa si manifestarono due correnti egualmente nuove ed importanti: l) d'avversione verso l'amministrazione politica austriaca; 2) d'inclinazione ad una pacificazione tra italiani e serbo-croati.

Due fatti concorsero a dare questa particolare intonazione alle discussioni dietali: l'uno d'ordine politico, l'altro nazionale: l) il rifiuto opposto dall'imperatore di ricevere la deputazione croata della Dalmazia, recatasi a Vienna qualche mese fa, per implorare clemenza a favore dei condannati nei torbidi della Croazia; 2) il progetto di regolazione linguistica presentato dal Governo provinciale nel corso della sessione relativamente all'uso del serbo-croato, dell'italiano e del tedesco negli uffici dello Stato.

II primo dei citati fatti provocò nei differenti partiti croati, cioè tanto nel nazionale opportunista, quanto in quello del diritto e dei radicali una reazione gravissima e tale da trovar eco in seno alla Dieta in un senso marcatamente anti-austriaco. Il secondo offese la suscettibilità di tutti i partiti pel tentativo d'introdurre ufficialmente il tedesco, lingua affatto estranea alla provincia, quale lingua d'uso obbligatoria negli affari interni e più importanti della pubblica amministrazione.

I croati, che costituiscono la grande maggioranza della Dieta, trassero dal primo fatto il proposito di emanciparsi da quelle manifestazioni di tradizionale sottomissione verso il Governo che si convertivano sovente in accuse ed odiose insinuazioni verso le minoranze italiana e serba a loro sempre e costantemente avverse. Vivissimo sentono ora il bisogno di accattivarsi le simpatie delle due minoranze specialmente dell'italiana, non certo pel desiderio di ottenere in questa provincia aiuti e concessioni, ben magre essendo le forze degli italiani di Dalmazia e molto esiguo il loro numero, ma bensì e principalmente per togliere la prima ragione d'antipatia che la causa loro trova in Italia e per conciliarsi la condiscendenza della stampa e della pubblica opinione nel Regno in vista delle future desiderate rivendicazioni. E sperano raggiungere tale intento proponendo, come hanno già fatto, di regolare amichevolmente i loro rapporti con questa minoranza italiana e facendo a questa intravedere il miraggio di ogni sorta di future concessioni. A favorire l'opportunità d'un accordo con gl'italiani giunse a proposito il progetto governativo della regolazione delle lingue negli uffici, progetto, che nella sua parte essenziale, quella che riguarda l'introduzione del tedesco, pregiudica così gli interessi slavi come quelli italiani.

D'altra parte conciliandosi anche coi serbi i croati cercano di sopprimere i danni della lotta fratricida non solo in Dalmazia ma eziandio in Croazia e nella Bosnia Erzegovina.

Per il Governo il più sintomatico e grave degli avvenimenti fu la generale intonazione degli oratori che non risparmiarono all'Austria le più crude censure e la più

esplicita avversione. Contro la stessa Corona furonvi allusioni irriverenti. Sono caratteristiche alcune frasi di oratori croati, come le seguenti: «pare giunto il tempo che a somiglianza del nobile popolo italiano anche noi dobbiamo gridare "Va fuori d'Italia va fuori stranier"» -e l'altra «È vergognoso esser trattati in tal modo dali' Austria per la quale noi croati ci disonorammo versando il nostro sangue sulle pianure Iombarde» etc. etc., e l'onorevole Cingrija inneggiò alle qualità costituzionali ed alle doti intellettuali di S.M. il re d'Italia, mettendole in evidente antitesi con quelle del sovrano d'Austria.

Però è del pari certo che il Governo locale, cioè il luogotenente imperiale cercherà di dissimulare o almeno attenuare sensibilmente a Vienna la gravità di siffatte dimostrazioni e ciò allo scopo di non scemarsi autorità; sarà sua cura di coprire l'insuccesso della sua politica amministrativa in Dalmazia e, date le particolari condizioni di queste provincie di fronte allo Stato, ciò potrà in gran parte riuscirgli. Forse appunto per ciò, il barone de Handel non ha opposto protesta efficace alcuna contro l'andamento delle discussioni affinché nella stampa tedesca, ispirata esclusivamente dai circoli governativi, l'eco non richiamasse attenzione sulle cause del suo interloquire.

D'altra parte poi non solo le autorità locali ma lo stesso Governo centrale ha tutto l'interesse di dare a siffatte tendenze di conciliazione la minore importanza possibile e ciò allo scopo di non svegliare troppo l'opinione pubblica non solo in Italia ma benanco in Serbia ed in Montenegro; ed è perciò che tanto nella cerchia degli alti funzionari di questa luogotenenza quanto in qualche giornale ufficioso di Vienna l' attuale tendenza è stata definita «un passeggero idillio italo-croato».

Col progetto sulle lingue, fatta astensione da quello che riguarda l'uso del tedesco, alla lingua croata viniva data una estensione assai maggiore della attuale nel servizio interno degli uffici governativi e ciò a pregiudizio della lingua italiana. Il progetto, come si sa, è stato respinto da tutti i partiti, ma consta che il luogotenente imperiale non vi rinuncia ritenendolo come utile a doppio scopo. Ed ecco come: la parte che riguarda il tedesco verrebbe abbandonata; fu già troppo ingenuità l'averla introdotta, poiché nel fatto pratico il tedesco abusivamente è da molto tempo usato nel disbrigo degli affari presso tutte le autorità centrali di Dalmazia. Tale abuso non otterrà mai la sanzione della rappresentanza dietale; ma d'altro canto resterà e si estenderà egualmente poiché di fronte alla onnipotente burocrazia austriaca la dieta non ha autorità di sorta. Col togliere dal testo del progetto la parte che riguarda il tedesco si darà una soddisfazione formale ai partiti. Ed il Governo poi, per riconquistarsi l'appoggio dei croati, si mostrerebbe disposto a concessioni ancor più larghe di quelle già progettate alla lingua croata in ulterior danno della italiana.

Così lusingando ed accontentando oltre le speranze i croati, si creerebbe anche un ostacolo all'amichevole regolazione dei rapporti linguistici fra le parti e quindi alla pacificazione degli animi.

Di tale pacificazione, sin ad ora non c'è che una ideale tendenza, la quale però sembra seria e concreta così nei croati-radicali come negl'italiani. I croati-nazionali o opportunisti, più influenzabili per un passato prettamente governativo, sono più esitanti; ma finirebbero per seguire i radicali, più forti e più autorevoli sulle masse, non appena si entrasse nel campo d'attuazione.

21

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 1805. Roma, 19 novembre 1903, ore 20.

In relazione con gli offici che furono commessi a V.E. col telegramma del 13 di questo mese, n. 1769 1 , il marchese di Lansdowne ci ha fatto fare da questo incaricato d'affari britannico la comunicazione2 che qui sotto riproduco e che io telegrafo senza indugio al capitano Alberti. Per tal modo se la stessa comunicazione, come ritengo e come V.E. dovrebbe eventualmente suggerire, è stata fatta al generale Egerton, si troverà eliminata ogni possibilità di malinteso. Ecco la comunicazione: «Il Governo britannico ha appreso, da una comunicazione fatta al marchese di Lansdowne dall'ambasciatore d'Italia in Londra, che sembra si siano verificati alcuni malintesi in Somalia, a causa di una affermazione d eli 'ufficiale italiano addetto al quartier generale, che cioè il Governo britannico abbia lo speciale impegno che la condotta delle operazioni debba avere tale carattere da impedire al Mullah l'invasione dell'hinterland del Benadir.

Sarebbe impossibile pel Governo britannico il dare tale garanzia, né lo ho fatto, ma il piano delle operazioni è stato interamente tracciato coll'obbiettivo di tagliare al Mullah la ritirata verso il sud, e di spingerlo in direzione nord. A maggior garanzia di ciò una colonna è stata diretta a Galadi coll'obbiettivo di tenere quella posizione fino a che il contingente abissino avrà avuto il tempo di giungervi.

Il Governo italiano può essere sicuro che il piano delle operazioni è stato concepito e calcolato nel modo migliore per proteggere il territorio del Benadir.

22

IL CONSOLE A INNSBRUCK, BAROLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 2086/186. Innsbruck, 21 novembre 1903 (perv. il 24).

Durante il tempo che sono rimasto in congedo la questione della università libera in Innsbruck ha peggiorato di assai, causa in parte, se si vuole, l'intolleranza degli studenti tedeschi e del partito che li sostiene; ma ancora più dei promotori di essa i quali sia per ragioni personali, sia per ragioni di partito non vogliono arrendersi e riconoscerne l 'inopportunità.

21 1 Si tratta in realtà del T. 1760, cfr. n. 14. 2 La comunicazione era stata sollecitata da Pansa con un biglietto a Lansdowne del 14 novembre.

L'influenza dei professori italiani sugli studenti (quasi esclusivamente socialisti) è pur troppo assolutamente nulla; tanto più che manca ora anche il professore Pacchioni il quale, decano dei professori italiani, solo avrebbe potuto forse esercitare una certa azione benefica, inducendoli se non altro a ritardare la cosa almeno fino a momento più opportuno ed adatto, epperò nulla rimane ora a sperare da essi benché recisamente contrari.

Promotori sono il dottor Cesare Battisti, capo del partito socialista trentino e direttore del giornale il Popolo di Trento; ed il professore Scipio Sighele, il quale, dimentico già dello sfratto, da lui solo a stento evitato per l'intervento di S.E. l'ambasciatore d'Austria-Ungheria in Roma, dopo il discorso tenuto a Nago, si occupa ora nuovamente di agitazioni politiche: scopo sicuro del primo è di fare un'affermazione di partito non solamente ma di tenere agitata la provincia per esercitare tanto più facilmente la propaganda fra gli studenti, per quanto concerne l'interno; e per quanto concerne l'Italia di ottenere, in caso di disordini, una nuova serie di dimostrazioni anti-austriache, le quali possano creare, od aumentare se esistenti, mali-umori fra l'Italia e l'Austria e preparare così la fine della Triplice Alleanza tanto in vi sa ai socialisti e sopra tutto ai socialisti trentini.

Notizie esatte circa l'apertura dei corsi dell'università libera non mi venne fatto di raccogliere, perché gli studenti operano segretamente e nemmeno i professori sanno quanto è deciso in proposito; si dice però che sarà inaugurata fra breve: il locale non si conosce; ma pare sarà dato alla cosa il carattere di riunione privata, fatta con inviti personali. Anche in questo caso però sono sempre prevedibili disordini; ché, saputa la cosa, se non un assalto del locale come alcuni affermano, si avrà da parte dei tedeschi almeno almeno una violenta dimostrazione contraria, che certo finirà con disordini gravi e colluttazioni fra gli studenti.

Non credo che il comitato pensi di invitarmi; ma se ciò avvenisse io accetterei solamente di intervenire alla inaugurazione quando ciò facessero anche le autorità politiche locali (luogotenenza od almeno capitanato distrettuale) e ciò per non aggravare colla mia presenza la situazione, nel caso di probabili ed anzi certi disordini. Credo che anche i professori italiani si asterranno dall'intervenire.

Certo non evvi rimedio di sorta per evitare la cosa, però mi permetto di osservare alla E. V. che, giacché i giornali del Regno (salvo a mia conoscenza un articolo pubblicato sul Corriere della Sera) hanno fino ad ora parlato della questione considerandola esclusivamente sotto i lati geniali della propagazione della nostra coltura ecc. senza tener conto ed accennare alle speciali condizioni che sono create dalla lotta tra le due nazionalità della provincia tirolese; sarebbe forse opportuno che qualche giornale serio accennasse anche alla assoluta inopportunità del momento la quale dovrebbe sconsigliare da una cosa che per quanto nobile e bella, per quanto simpatica e patriottica, non può avere altre conseguenze che di produrre nuove lotte e disordini e nuocere agli interessi generali del Trentino, arenando per lungo tempo se non sopprimendo totalmente le questioni vitali dell'autonomia amministrativa e della tramvia di Fiume.

Tali articoli non impedirebbero è ben certo che si aprisse l 'università libera; ma però preparerebbero in Italia una opinione pubblica meno favorevole ed entusiastica alle dimostrazioni studentesche che avverranno di certo, non appena siasi avverato il più piccolo disordine ad lnnsbruck.

23

IL CONSOLE A INNSBRUCK, BAROLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2248. Innsbruck, 23 novembre 1903, ore 23.

Stanotte avvenne piccola dimostrazione contro il consolato d'Italia conseguenza chiusura università libera cosa di poca importanza. Segue rapporto 1 .

24

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL CONSOLE A ZARA, CAMICIA

D. 67382/96. Roma, 24 novembre 1903.

Ringrazio in particolare modo la S.V. per l'interessante rapporto 16 corrente

n. 1951 contenente osservazioni sulla sessione ora chiusasi della Dieta dalmata e sul nuovo orientamento di codesti partiti politici.

Le confermo a tal proposito le istruzioni già impartitele di tenersi nel massimo riserbo di fronte al movimento di opinione costà manifestatosi.

25

IL REGGENTE IL CONSOLATO GENERALE A BUDAPEST, CHIARAMONTE BORDONARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 2282/305. Budapest, 24 novembre 1903.

Col mio telegramma di ieri sera, n. 321 , ho avuto l'onore di informare l'E.V. del progetto di legge presentato ieri alla Camera ungherese circa l'autorizzazione ad entrare in trattative per un accordo commerciale provvisorio con l'Italia.

Per avere maggiori notizie in proposito, mi sono affrettato a domandare un 'udienza a S.E. l'onorevole Hieronymi, ministro del commercio, dal quale fui ricevuto stamattina con molta cortesia.

S.E., nel ripetermi le gravi difficoltà parlamentari, che incespicano tuttora il regolare funzionamento politico in Ungheria, mi ha detto ritenere che l'approvazione del progetto di legge suaccennato non incontrerà difficoltà, ma che non è possibile precisare l'epoca in cui tale progetto potrà essere discusso, dovendosi prima chiudere la discussione sul contingente delle reclute, sulla quale l'ostruzione non accenna a

24 1 Cfr. n. 20. 25 1 Non pubblicato.

diminuire. In ogni modo, prima ancora dell'autorizzazione formale, il Governo ungherese, conscio dell'urgenza e dell'importanza della questione, si assume la responsabilità di iniziare le trattative, d'accordo col Governo austriaco. E a tal uopo ha delegato il signor Ivan de Ottlik, consigliere rninisteriale al Ministero ungherese dell'agricoltura, persona capace e competente, il quale partirà stasera alla volta di Roma. Non sono stati nominati per ora altri delegati, a rappresentare il Ministero del commercio e quello delle finanze, per non creare troppo rumore intorno alla cosa che, sebbene non del tutto segreta, si mantiene in certo modo riservata. Il signor de Ottlik ha però l'incarico di richiedere telegraficamente, in caso di bisogno, l'invio di altri delegati tecnici ausiliari. L'onorevole Hieronymi si è mostrato fiducioso che le trattative conducano ad un risultato favorevole per ambo le parti e non siano per nulla intralciate dallo stato della legislazione ungherese e dalle condizioni anormali del Parlamento di Budapest.

Ho avuto occasione di conoscere stamane anche il testo della motivazione che segue al progetto di legge ieri telegrafato.

In essa, constatato che il trattato di commercio scade alla fine dell'anno corrente, si riconosce che la denunzia fu determinata dal fatto che il favore accordato allo sdaziamento dei vini italiani pregiudicava seriamente la viticoltura ungherese ricostituita con sì gravi sacrificii, e si confida che nella rinnovazione del trattato la clausola venga tolta. Esaminando il commercio di esportazione e importazione tra l'Italia e la Monarchia austro-ungarica negli ultimi anni, la relazione rileva come, dal 1892 al 1900, l'esportazione sia aumentata del 57 per cento, mentre l'importazione dall'Italia non è aumentata che del 44 per cento e la stessa vantaggiosa situazione si è avverata nei rapporti tra la sola Ungheria e l'Italia. Da ciò la necessità che il trattato venga in ogni modo rinnovato. Giustificando poi la richiesta autorizzazione anche di fronte al disposto della legge XXX: 1899 (la nota formula di Széll), la relazione così conchiude: «Poiché in tal modo la regolazione provvisoria dei nostri rapporti commerciali con l'Italia non impedisce in modo alcuno di avere le mani libere sotto tutti i riguardi all'epoca della scadenza del trattato, e poiché il modus vivendi così divisato sembra il solo adatto a garantire insieme al mantenimento dei nostri rapporti commerciali, anche gli interessi della vinicultura, l'approvazione del presente progetto si raccomanda da sè».

Ho l'onore di trasmettere in pari tempo all'E.V. un articolo di commento pubblicato dal P ester Lloyd di stamane1 , nella sua parte commerciale, intorno alle trattative di cui sopra.

23 1 Non rinvenuto.

26

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2256/124. Therapia, 25 novembre 1903, ore 0,10.

Sublime Porta ha fatto oggi rimettere agli ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia risposta al memorandum del IO novembre. In questa risposta la Sublime Porta prende atto delle assicurazioni datele circa salvaguardia dei diritti sovrani del sultano,

mantenimento dello statu quo rispetto dell'autorità e del prestigio dell'Impero, nonché delle susseguenti dichiarazioni dei due ambasciatori relative al carattere provvisorio ed al limite di due anni delle disposizioni supplementari proposte allo scopo di assicurare applicazione delle riforme che Governo imperiale ha adottato lo scorso febbraio, dietro proposta dei due Governi, misure delle quali curò lealmente esecuzione.

Sublime Porta dichiara poscia accettare i 9 punti enumerati nel memorandum austro-russo del 22 ottobre, riservandosi di enunciarsi a riguardo di essi per intendersi sui dettagli della loro applicazione, conformando il primo e secondo punto all'indipendenza diritti sovrani, prestigio del Governo imperiale ed allo statu quo1•

27

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA

D. 674751114. Roma, 25 novembre 1903.

Mi è regolarmente pervenuto il rapporto in data del 16 corrente n. 421 1 , con il quale la S.V. mi ha trasmesso un estratto dell'articolo pubblicato dal Samouprava sulla politica dell'Italia per quanto concerne la Penisola balcanica.

Per tale comunicazione in particolar modo la ringrazio.

È concetto perfettamente corrispondente alla realtà quello espresso dal giornale: che, cioè, l'Italia desidera adoperarsi, per quanto sta in lei, per il mantenimento dello statu quo nei Balcani e per il pacifico progresso delle varie nazionalità che abitano la regwne.

In questo senso, la S.V. dovrà costantemente esprimersi, in ogni proficua occasione.

28

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 37581142. Parigi, 25 novembre 1903 (perv. il 30).

Nella tornata del 23 corrente alla Camera dei deputati, il signor Delcassé, interrogato dali' onorevole Marcel Sembat se, quando il presidente della Repubblica andrà a Roma, visiterà soltanto il rappresentante della Potenza italiana, oppure, sotto una forma qualsiasi, riconoscerà anche il potere papale, ha risposto in questi termini che trascrivo dal resoconto ufficiale (Journal officiel, pag. 2834). «Le voyage que Mon

sieur le président de la République sera amené à faire à Rome est un voyage dont la signification politique n'échappe à personne, mais le Conseil des ministres n'a pas été appelé à en délibérer et la question ne se pose pas à cette heure, mais, le moment venu, la Chambre peut-ètre certaine qu'elle sera appelée à faire connaltre son sentiment».

La dichiarazione ministeriale fu accolta dali' Assemblea con movimenti diversi. Ed infatti siccome essa si produceva alla fine di un lungo discorso del ministro e così a notevole distanza dalla interrogazione che la aveva motivata, si comprende che in molti abbia potuto suscitare l'idea che nulla ancora sia stato deciso da parte del Governo francese relativamente alla restituzione della visita al re in Roma da parte del presidente della Repubblica. Questa impressione è erronea e, se veramente si produsse al primo momento, essa non fu durevole. Non ne ho infatti trovato cenno nella stampa autorevole di questi due ultimi giorni. Ciò che non fu deliberato ancora è quanto riguarda la visita del signor Loubet al Vaticano. Il fatto della andata a Roma per visitare S.M. il re è messo oggi fuori di dubbio ed il signor Delcassé stima di aver ciò sufficientemente spiegato quando disse che il viaggio presidenziale sarà appunto fatto a Roma. L'altra indicazione contenuta nella sua dichiarazione si riferisce alla domanda di credito speciale che per ogni viaggio del presidente della Repubblica all'estero deve essere presentata al Parlamento. Questo pensiero del ministro apparisce poi in modo ancor più chiaro nelle parole che, in forma d'interrogazioni, egli ebbe a pronunciare quando venne in discussione l'articolo del bilancio relativo alla spesa dell'ambasciata francese presso il Vaticano. Egli stesso, in un colloquio che ebbi con lui poc'anzi, mi fece notare che mentre la previsione della visita al re d'Italia in Roma non suscitò obbiezione alcuna, tutto il dibattimento si è esclusivamente aggirato tanto nella tornata del 23 novembre, quanto in quella d'ieri (resoconto ufficiale pag. 2856-57) sovra la visita del Vaticano.

26 1 Questo telegramma fu comunicato con T. 1844 del 26 novembre alle ambasciate a Berlino, Londra, Parigi, Pietroburgo, Vienna e all'agenzia diplomatica a Sofia.

27 1 Cfr. n. 19.

29

IL CONSOLE A INNSBRUK, BAROLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2259. Innsbruck, 26 novembre 1903, ore 9,10.

Martedì notte all'una, partendo professore De Gubernatis, studenti tedeschi andarono per fischiare; italiani affine di accomiatarsi. Polizia tenneli separati. Cordoni di guardie di Pubblica Sicurezza respinsero italiani a Welten, tedeschi Innsbruck. Questi ultimi percorsero città gridando, ed alle due passarono fischiando dinanzi consolato d'Italia.

30

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, AL CONSOLE A INNSBRUCK, BAROLI

T. 1859. Roma, 27 novembre 1903, ore 18,45.

In una lettera pubblicata nel Giornale d'Italia il Sighele scrive che il commissario De Gischer avrebbe presentato al professor De Gubernatis a nome del luogotenente le scuse per gli atti violenti cui era stato fatto segno. Pregola opportunamente cautamente informarsi se notizia è vera 1•

31

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1361/526. Londra, 27 novembre 1903 (perv. il 12 dicembre).

Conformemente alle istruzioni di V.E. approfitto della partenza del corriere per mandarle con questo rapporto un breve sommario sulla conversazione da lei avuta col marchese di Lansdowne ed alla quale ebbi l'onore di assistere durante il nostro recente soggiorno a Windsor: esso si riferì in primo luogo alla presente quistione di Macedonia e quindi agli affari dell'Abissinia, Somalia e Benadir, laddove gli interessi italiani si trovano in contatto con quelli dell'Inghilterra 1 .

Riguardo alla Macedonia, lo scambio di idee di V.E. con questo ministro degli affari esteri ha confermato le identità dell'attitudine e degli intendimenti dei nostri due Governi in presenza dell'attuale situazione. Nel giorno in cui avvenne quella conversazione (20 novembre) si attendeva ancora la risposta della Sublime Porta al nuovo progetto di riforme presentato a Costantinopoli il 22 ottobre u. s. dagli ambasciatori di Russia e Austria-Ungheria. Fu convenuto che i rappresentanti britannico e italiano presso il sultano i quali già avevano generalmente consigliato l'accettazione di quel progetto, avrebbero continuato ad agire in tal senso per promuovere una completa applicazione delle riforme stesse, considerata come il minimum delle concessioni necessarie per la sperata pacificazione delle province europee della Turchia. Nel corso della conversazione V.E. accennò che questo leale appoggio, dettato da considerazioni di ordine superiore, non doveva essere pregiudicato dalla circostanza del non essere il progetto stato comunicato alle altre Potenze firmatarie del Trattato di Berlino se non dopo la sua effettuata consegna alla Sublime Porta: non era però da

perdersi di vista come la questione della Macedonia fosse questione eminentemente europea e conveniva che codesto suo carattere venisse in momento ed in modo opportuno, debitamente affermato.

Il marchese di Lansdowne osservò che se l'accennato modo di procedere poteva forse prestarsi, per la sua forma, a qualche osservazione, esso offriva d'altra parte il vantaggio di dispensare le dette Potenze da una troppo precisa responsabilità circa il contenuto del progetto medesimo e circa il successo che lo attendeva. La Russia e l'Austria-Ungheria, soggiunse Sua Signoria, per effetto della loro posizione geografica e di noti precedenti si erano trovate investite di una specie di mandato europeo per una azione diplomatica che il precipitare della insurrezione macedone aveva resa urgente; una previa discussione fra sei Gabinetti su ciascun particolare delle riforme da formulare, avrebbe condotto alla perdita inevitabile di un tempo prezioso; un progetto era ora presentato, né esisteva ragionevole motivo per mettere in dubbio la buona fede degli intendimenti che lo avevano inspirato; il Governo britannico aveva del resto espresso ogni debita riserva delle proprie facoltà di proporvi, secondo i casi, aggiunte o modificazioni; esso anzi si proponeva di raccomandare il pronto invio di ufficiali di tutte le Potenze e invigilare le operazioni ottomane in Macedonia; non essendo probabile che la cosa proceda con troppa facilità di fronte alla resistenza ed alle tergiversazioni del sultano, non mancherà certamente occasione per affermare il carattere europeo della questione che il Governo inglese al pari dell'italiano desidera le sia conservato e che nulla indica, del resto, essere disconosciuto dai Gabinetti di Vienna o di Pietroburgo; non rimaneva per ora quindi che attendere gli eventi salvo ad intendersi, a tempo debito, circa la condotta che ci converrebbe adottare.

In conferma di codesti concetti V.E. constatava, se ben rammento, che rassicuranti comunicazioni erano giunte a Roma da quei due Gabinetti, i quali non avevano mancato di tenere il R. Governo informato delle successive fasi della loro azione.

A questo punto stimai poter accennare ad una privata informazione pervenutami la vigilia secondo la quale gli ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia avrebbero dichiarato al loro collega britannico che qualora i loro Governi venissero ad un dato momento a trovarsi di fronte ad una resistenza della Sublime Porta tale da rendere necessario un atto di pressione, essi avrebbero deferito la questione alla decisione di tutte le Potenze e mi parve che Sua Signoria ciò confermasse.

Rimando ad un successivo rapporto il resoconto della seconda parte del colloquio di V.E.2

30 1 Baroli probabilmente rispose con il n. 34.

31 1 Né in questo né nel successivo rapporto, pari data, Pansa menziona la proposta fatta da Tittoni a Lansdowne di un trattato di arbitrato. Vi accenna TOMMASINI, L 'Italia alla vigilia della guerra, vol. I, cit., p. 285.

31 2 Cfr. n. 32.

32

L'AMBASCIATORE A LONDRA, P ANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1366/527. Londra, 27 novembre 1903 (perv. il 15 dicembre).

Faccio seguito al mio precedente rapporto 1 per riassumere quella parte del colloquio di V.E. col marchese di Lansdowne che si riferì agli affari di Abissinia, Somalia e Benadir2 .

Dopo di aver alluso alla comunanza d'intenti che l'Italia ha sempre mantenuta colla Gran Bretagna nella sua condotta politica in quei Paesi ed al reciproco interesse che hanno i due Stati di conservare quella intima unione anche in avvenire, V.E. disse che l'occasione sembrava opportuna per sottoporre a Sua Signoria certi voti e desideri del Governo italiano rispetto ad alcune delle questioni che colà si presentavano.

Quanto all'Etiopia sebbene gli agenti italiano ed inglese già procedano generalmente d'accordo, sarebbe utile che questo accordo venisse ancora meglio assicurato. La questione principale concernente oggi l'Etiopia è quella della delimitazione dei suoi confini al sud verso il protettorato inglese de li 'East Africa ed al sud-est verso la Somalia ed il Benadir italiano. V.E. nutriva fiducia che conformemente alle disposizioni già in precedenza manifestate dal Governo britannico, questo procederebbe a tale delimitazione partecipe il Governo italiano e combinandola con la nostra per modo da stabilire una linea di frontiere che pure tenesse conto dei legittimi interessi italiani.

Su questo punto la risposta del marchese di Lansdowne fu esplicita e soddisfacente. Sua Signoria ricordò che una commissione inglese si era recata ad esplorare le regioni all'est del lago Rodolfo ove è rimasta arrestata la delimitazione anglo-abissina; la commissione da poco ritornata in Inghilterra, aveva presentato un esteso rapporto dal quale risultavano schiariti diversi dati geografici e topografici che servirebbero di utile criterio pella contemplata delimitazione; il rapporto trovandosi ora sottoposto in Londra all'esame delle competenti autorità, quando queste saranno giunte ad una positiva conclusione il maggiore Harrington (il quale sta ora in licenza in Inghilterra) riceverà le debite indicazioni per l'apertura dei negoziati coli' Abissinia, e l'istruzione di concertarsi col suo collega d'Italia ad Addis Abeba in vista di una azione comune da combinarsi con esso.

Indipendentemente dalle frontiere che si tratta ora di tracciare, soggiunse V.E., vi sono poi da tener presenti le possibilità di futuri eventi, come il caso di complicazioni che fossero un giorno per sorgere all'interno dell'Abissinia o per la morte di Menelik

o per altre circostanze difficili a determinarsi, le quali avessero per conseguenza una

2 Per la versione inglese di questa parte del colloquio di Windsor cfr. il dispaccio di Lansdowne a Bertie del 27 novembre, in Confidential Correspondence respecting the Affairs ofNorth East Africa and Sudan, cit. in L. ORTONA, L 'accordo itala-britannico del 19 dicembre 1903 sul! 'Etiopia, tesi di laurea in Storia dei Trattati e Politica Internazionale discussa con il prof. Mario Toscano, Università «La Sapienza», Roma, 1965.

disgregazione dell'Impero e rendessero necessaria una nuova distribuzione dei suoi territori: qualora una tale eventualità si presentasse, il desideratum del Governo italiano sarebbe che quella nuova distribuzione potesse farsi in modo da procurare una comunicazione senza soluzione di continuità fra i possessi dell'Eritrea e quelli della Somalia. Il marchese di Lansdowne, senza pronunciarsi su codesta eventualità, cui

V.E. -stessa accennò, del resto, come a cosa incerta e remota, prese nota delle idee da lei espresse dicendo che esse potrebbero venire a suo tempo considerate. V.E. -accennò poi eziandio al caso di una qualsiasi intesa della Inghilterra con la Francia su altra materia connessa all'influenza straniera in Abissinia, come per esempio le ferrovie. Anche di queste, ella disse, il Governo italiano vorrebbe esser eventualmente informato per evitare ogni possibile sorpresa od equivoco: e Sua Signoria rispose non avere difficoltà a tener conto di questo desiderio.

Venendo a parlare del Benadir, V.E. disse che il Governo italiano amerebbe vedere risoluta la questione del riscatto dei territori della costa che esso tiene ora in affitto dal sultano dello Zanzibar: da parte nostra si era offerto per quel riscatto una somma tonda di centomila lire sterline che da noi si riteneva rappresentare a un dipresso il valore effettivo della concessione ed ella sperava che il Governo britannico vorrebbe prestare il suo appoggio a codesta offerta. A questo il marchese di Lansdowne rispose esprimendo la fiducia che sovra tale vertenza d'ordine pecuniario non dovrebbe essere difficile il giungere ad un'equa transazione3 .

Ed infine V.E. avanzò la sua ultima domanda: cioè che il Governo britannico consentisse a prendere in benevola considerazione il voto dell'Italia di possedere un proprio punto di approdo alle foci del Giuba per procurarsi un accesso ai suoi possedimenti del Benadir i quali ne sono ora quasi del tutto privi. Ella riconosceva la difficoltà di una cessione del porto di Kisimaio; ma a quanto pare esisterebbe non lontano da esso un'altra località ove, mediante la rinuncia, per parte del protettorato inglese, ad una piccola lingua di terra che non ha per esso importanza, riuscirebbe facile il procurare all'Italia il desiderato punto di approdo. Anche di questa domanda il ministro si limitò a prendere nota riservandosi di fame oggetto di speciale esame.

Questo mi sembra essere il colloquio da lei avuto col marchese di Lansdowne di cui l'E.V. potrà giudicare se io abbia esattamente riprodotto la sostanza.

32 1 Cfr. n. 31.

32 3 Su questa questione si pubblica qui di seguito la parte finale del D. 68316/448 del 30 novembre, indirizzato a Pansa: «Ed a proposito delle trattative per il riscatto del canone, le comunico in via del tutto confidenziale e per sua esclusiva personale conoscenza, che con un recente telegramma il cavaliere Mercatelli mi informava avergli sir Eliot confidato, raccomandandogli però la massima riserva, che il lento procedere delle trattative stesse dipende dalla credenza, invalsa a Londra, che l'Italia non sia premurosa di definire; ma che, se il R. Governo farà passi insistenti, otterrà quanto desidera, poiché le esigenze ed esitazioni del sultano cesseranno su un semplice desiderio espresso da Londra, dove soltanto è necessario agire con energia. È pertanto di sommo interesse che V.E. si adoperi a persuadere codesto Governo dell'importanza che il R. Governo annette alla questione del riscatto e del suo vivo desiderio di giungere ad una pronta soluzione».

33

I VICE PRESIDENTI DELLA SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI, TOMMASINI E STRINGHER, AL DOTTOR RANZI1

L. Roma, 27 novembre 1903.

Il Consiglio centrale a nome di tutta la Dante Alighieri desidera di esprimere la sua simpatia e la sua ammirazione agli studenti italiani dell'università d'Innsbruck per la fermezza con la quale tengono alto il diritto della cultura e del carattere nazionale.

Ma nell'intendimento di far ciò in quella forma che non contribuisca ad esagerare maggiormente le difficoltà per il conseguimento del fine a cui legittimamente aspiriamo, prego lei di esaminare (d'accordo anche coll'on. Tambosi, in particolare per la valutazione dei riguardi alla deputazione politica), se e in qual modo la manifestazione del sentimento di questa Società verso i valorosi giovani sia opportuno che pervenga.

Al loro giudizio il Consiglio centrale si rimette completamente, penetrato dalla necessità che alcuno sappia che tutta la famiglia italiana è stretta con loro da un medesimo affetto e da uno stesso pensiero.

34

IL CONSOLE A INNSBRUCK, BAROLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2270. Innsbruck, 28 novembre 1903, ore 12,40.

Giornali locali smentiscono notizia commissario fu presso il professore De Gubernatis per assicurare che sicurezza personale sarebbe garantita e domandare ora partenza per provvedimenti opportuni 1• Segue rapporto2 •

33 1 Dall'archivio della Società Dante Alighieri. 34 1 Risponde probabilmente al n. 30. 2 Non rinvenuto, ma per il seguito della questione cfr. n. 39.

35

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

R. 1369/528. Londra, 28 novembre 1903 (perv. il 7 dicembre).

Essendomi recato mercoledì da lord Lansdowne pel suo consueto ricevimento ebdomadario, Sua Signoria ritornò sul suo progetto dell'invio di ufficiali esteri in Macedonia, che come è noto sta molto a cuore di questo Governo il quale già ripetutamente ne fece la proposta. Nel momento in cui il ministro mi parlava, egli non aveva ancora la notizia-pervenuta poi l'indomani-dell'accettazione del progetto di riforme austro-russo quale fu dichiarata in principio dalla Sublime Porta. Ma questo poco muta al fondo della situazione, in quanto che le riserve dalle quali fu circondata quell'adesione di massima, sono tali da lasciar prevedere un periodo di negoziati che probabilmente si protrarrà per tempo non breve. In previsione appunto di questo, il marchese di Lansdowne mi disse che sarebbe urgente di preparare fin d'ora un accordo circa le modalità e le condizioni della missione di quegli ufficiali che, se nominati in ragione di 6 o 7 per ciascuna grande Potenza, verrebbero ad essere circa una quarantina. La loro presenza sul teatro dell'insurrezione, oltre ad offrire una guarentigia morale atta forse a contenere quelle popolazioni, avrebbe anche il vantaggio di affermare con un primo passo l'interesse di tutte le Potenze all'applicazione del progetto delle riforme, il quale infatti prevede l 'invio di quegli ufficiali non soltanto per l'organizzazione della gendarmeria ma eziandio per sorvegliare la condotta delle truppe verso la popolazione.

Il marchese di Lansdowne aveva telegrafato nel giorno stesso all'ambasciatore britannico a Costantinopoli invitandolo a promuovere un'intesa coi suoi colleghi per stabilir fin d'ora i termini della proposta missione militare e Sua Signoria (che mi disse averne poco prima parlato anche a M. Cambon) mi pregava di suggerire a V.E. che il nostro ambasciatore fosse autorizzato a conferire in proposito con Sir Nicholas O'Conor. *Avendo io tosto comunicato a V. E. codesta proposizione col mio telegramma del 26 novembre2 corrente ho ricevuto oggi la favorevole risposta di lei3 che mi sono affrettato di trasmettere al marchese di Lansdowne*.

Altro rapporto al quale il presente fa seguito, è qui trattenuto in attesa del prossimo corriere di Gabinetto al quale verrà consegnato.

35 1 Ed. in data 26 novembre e con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, p. 103. 2 T. 2262/130 del26 novembre, non pubblicato. 3 Con T. 1856 del 27 novembre, non pubblicato.

36

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, AL CONSOLE A INNSBRUCK, BAROLI

T. 1871. Roma, 29 novembre 1903, ore 12,37.

Mi consta che De Gubernatis parlando al ministro Orlando ha confermato che il luogotenente gli ha fatto esprimere, per mezzo di un funzionario espressamente a lui mandato, il suo rincrescimento 1• Prego cercare, possibilmente, modo cauto verificare questa circostanza e telegrafarmi2 .

37

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1484/729. Vienna, 29 novembre 1903 (perv. il 1° dicembre).

La Neue Freie Presse nel suo numero di ieri ha pubblicato un articolo molto assennato sulla questione della istituzione di una scuola superiore italiana in Austria e sui recenti fatti di Innsbruck.

L'articolo, dopo aver constatato che le dimostrazioni anti-austriache che hanno ora luogo in Italia sono, specialmente in questo momento, di nocumento agli interessi dei due Paesi ed alla causa dell'Alleanza, dice che tanto i tedeschi spregiudicati, quanto gli italiani sono d'accordo circa l'impossibilità di tenere dei corsi paralleli ali 'università di Innsbruck, che la maggioranza del Paese ed il Governo, consci delle tradizioni e dei meriti della cultura italiana, riconoscono la legittimità delle aspirazioni degli italiani e non si oppongono alla creazione d'un istituto superiore italiano in altro sito, ma che ciò non può aver luogo da un giorno all'altro.

Questo articolo, di cui accludo il testo 1 , conchiude col dire che il mezzo migliore di far cessare l'attuale agitazione sarebbe una dichiarazione netta e precisa del Governo su questo argomento, la quale troverebbe un'eco simpatica in Italia e che, come le dimostrazioni le quali hanno luogo in Italia non debbono esercitare una pressione sul Governo austriaco, così non debbono nemmeno ritenerlo dal mettere sollecitamente in attuazione i suoi propositi circa le aspirazioni degli italiani.

Il Neues Wiener Tagblatt di oggi pubblica un articolo improntato presso a poco agli stessi sentimenti e nel quale loda il contegno del Governo italiano in questa circostanza. Unisco anche questo articolo 1 .

2 Per la risposta cfr. n. 39.

La Volkszeitung dice che l'agitazione contro l'Austria è all'ordine del giorno in Italia e che gli uomini di Stato italiani vorrebbero mostrare al popolo la necessità di tenersi in buoni rapporti coll'Austria.

Il Deutsche Volksblatt riconosce l'attitudine corretta del Governo italiano e la Deutsche Zeitung condanna l'agitazione degli studenti italiani, ma riconosce anche il torto degli esaltati del partito tedesco, che coi loro atti la provocarono. Questo giornale si pronuncia, però, contro l'istituzione d'un'università italiana.

Altri giornali si astengono dal fare commenti.

Alla Camera dei deputati non sono stati pronunciati altri discorsi su questo argomento all'infuori di quelli già inviati all'E.Y. del dottor von Koerber e della breve richiesta, di cui nel mio rapporto di ieri n. 1482/7281 , fatta dal deputato Mazorana per sollecitare una risposta all'interpellanza che fu presentata dal barone Malfatti ed altri il 24 corrente, ed inserita, dopo essere stata tradotta in tedesco, nel protocollo della seduta del 27 corrente.

Provocata dai fatti di Innsbruck, ieri ebbe luogo qui una dimostrazione di studenti czechi, sloveni ed anche italiani, che finì con vie di fatto tra essi ed i tedeschi e dette luogo all'intervento della polizia.

Posso poi assicurare, in via, però, riservata, all'E.V. che gli uomini più autorevoli del partito italiano ritengono che l'agitazione che ha luogo attualmente in Italia, nuoce alla loro causa, ed essi avrebbero volentieri differita la dimostrazione fatta coll'apertura dell'università libera italiana in Innsbruck se colà non si fosse già agglomerato un certo numero di studenti dell'Istria e della Dalmazia, dei quali non era più facile frenare l' impazienza2 .

36 1 Cfr. nn. 29 e 34.

37 1 Non si pubblica.

38

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 2284/125. Pera, 30 novembre 1903, ore 2,10.

In conformità del telegramma di V.E. del29 novembre2 , mi sono posto immediatamente in comunicazione coll'ambasciatore d'Inghilterra circa questione invio in Macedonia di ufficiali stranieri. O'Conor mi ha detto non essere riuscito ancora ad entrare in un vero e proprio scambio d'idee sull'argomento cogli altri colleghi e si è riservato di farmi conoscere risultato dei nuovi passi che egli si proponeva di fare. In un colloquio poi avuto iersera col mio collega d'Austria-Ungheria, *questi mi ha comunicato, in via amichevole e strettamente confidenziale, essere stato, in questi giorni, ventilato, fra i Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo, questione* di affidare la

carica di generale in capo per la riorganizzazione della gendarmeria nei vilayet macedoni, in base alle disposizioni del secondo punto delle proposte austro-russe, ad un ufficiale italiano. *Calice ha aggiunto che idea aveva incontrato simpatica accoglienza presso i due Gabinetti, ma che, allo stato delle cose, egli non poteva rendersi garante che una proposta, a tale riguardo, sarebbe ufficialmente presentata al Governo del re. Sopra questo punto collega di Austria-Ungheria desidera sia mantenuto il più assoluto riserbo, anche di fronte alle altre Potenze, nell'interesse stesso della riuscita della idea, e non essendo, d'altra parte, stata finora alcuna comunicazione alla Sublime Porta.* Circa invio in Macedonia di ufficiali stranieri, Calice ha espresso meco confidenzialmente avviso che, anzitutto, è mestieri procedere alla designazione del generale istruttore in capo, e che questi, coadiuvato da pochi altri ufficiali, di cui uno austriaco ed uno russo, cui potrebbe eventualmente essere aggiunto un ufficiale per ogni altra grande Potenza che fosse disposta a parteciparvi, compia il lavoro preliminare esecuzione, stabilisca le modalità per l'applicazione del punto secondo delle proposte austro-russe, dopo di che, soltanto, si potrebbe provvedere all'invio degli ufficiali istruttori.

37 2 Sulle relazioni italo-austriache cfr. le considerazioni di Monts del 15 dicembre in GP, vol. XVIIII2, doc. 5780. 38 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, p. 104. 2 T. 1857, non pubblicato.

39

IL CONSOLE A INNSBRUCK, BAROLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2277. Innsbruck, 30 novembre 1903, ore 11,10.

Al colloquio 1 non erano presenti testimoni, solamente luogotenente e funzionario delegato potrebbero informare in proposito ed ogni passo sarebbe inutile perché rimetterebbero a smentita ufficiosa. Non è escluso che o De Gubematis avesse interpretato male parole od il fatto della visita, ricavan.done convincimento di scusa, o funzionario nel corso della conversazione abbia espresso una sua propria idea soggettiva allontanandosi così dal mandato avuto. Supposizioni ovvie.

40

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1037/424. Belgrado, 30 novembre 1903 (perv. il 5 dicembre).

Ebbi ieri occasione di vedere questo ministro degli affari esteri, il quale m 'intrattenne a lungo degli affari balcanici e della politica serba in Macedonia. Ho l'onore pertanto di riferire a V.E. il contenuto del suo discorso.

Il signor Nikolitch mi disse, che gravi e profonde erano sempre state le divergenze esistenti fra la Bulgaria e la Serbia derivate dal conflitto etnico che ha luogo in Macedonia fra le due nazionalità; ma che lo stato attuale delle cose, che minaccia di sterminio in quella provincia l 'una e l'altra razza, avevano prodotto fra i due Paesi una temporanea intesa nel senso di rinunzia completa da una parte e dall'altra a qualsiasi aspirazione territoriale, e di limitarsi ad accettare il mantenimento dello statu quo modificato da riforme che garantiscano la vita e gli averi degli abitanti, l'amministrazione della giustizia e il libero e pacifico sviluppo delle varie nazionalità.

Per questi motivi il Governo serbo continuava nell'atteggiamento di fiducia nell' opera delle Potenze serbato finora.

Riguardo alla fase attuale di quest'opera esplicatasi con lo speciale intervento della Russia e dell'Austria, egli non nascondeva che le mire espansioniste attribuite a quest'ultima Potenza avevano destato non lieve preoccupazione negli Stati slavi balcanici, timorosi di veder troncata per sempre l'esplicazione, sia pur pacifica, dei propri ideali politici. Egli mi accennò (in via tuttaffatto confidenziale) al continuo fermento della popolazione albanese, per la maggior parte mussulmana, nella Vecchia Serbia ed ai confini del sangiaccato di Novi Bazar, fermento che si pretende mantenuto da agenti segreti di una Potenza straniera. Quelle tribù eccitabili e sanguinarie, mantenute in ebollizione, formavano una terribile e sicura arma per la distruzione della popolazione serba in quella regione. Essa, grazie ai continui massacri, andava rapidamente riducendosi, così da far prevedere, perdurando le condizioni attuali, la sua completa scomparsa in un decennio; e formavano pure, quegli albanesi, un terreno propizio dove far nascere in qualsiasi momento torbidi tali da giustificare ampiamente un intervento.

Se la Serbia dovesse credere all'apparente assentimento della Russia a quella che si pretende essere la politica della Casa d'Austria, l'ora sarebbe assai grave. Lo sorreggeva tuttavia la speranza che la Russia non abbia rinunziato alla sua missione verso i fratelli slavi del Sud, ma che, impegnata ora in altri e gravi problemi in regioni lontane, abbia voluto con l'azione spiegata in comune coll'Austria non già aiutarne i disegni, ma controllarli ed al momento opportuno contenerli.

Per questo motivo egli non vedeva con soverchia sfiducia il progetto di affidare ai due Imperi il controllo delle riforme in Macedonia.

Aggiunse che molte speranze così i serbi che i bulgari ripongono nell'azione dell'Italia e della Francia perché i progettati controlli non denaturino in egemonia politica. Il ravvicinamento accentuatosi fra la Russia e l'Italia, che la mancata visita di S.M. lo tzar ha parso per un momento interrompere, era stato seguito col più grande interesse a Belgrado e Sofia per gli effetti che se ne speravano nei Balcani. Una maggiore e più diretta ingerenza dell'Italia nelle quistioni della Penisola avrebbe il concorso volonteroso e cordiale dei due popoli slavi i quali limitano ora il loro programma al libero svolgimento delle rispettive nazionalità, principio che l'Italia impersona, poiché ne è l'espressione diretta.

Parlando poi della recente visita di S.M. il re di Grecia a Vienna, mi disse che nulla era ancora trapelato di quanto si era colà discusso e deciso. Ma che egli non aveva alcun dubbio che la quistione macedone era stata l'oggetto di quel colloquio. Né, aggiunse il signor Nikolitch, trattasi di cosa recente, poiché è antica politica dell' Austria di fare entrare nel proprio giuoco, contro le aspirazioni degli Stati slavi, la Rumania e la Grecia, i cui interessi possono venire ad una transazione con quelli austriaci a detrimento della Serbia e della Bulgaria.

Per parte mia mi limitai a dire che le sue parole, riguardo alla politica della Serbia, si concordavano in tutto con la politica che, per quanto a me constava, perseguiva il Governo di Sua Maestà nei Balcani, e cioè, mantenimento dello statu quo in Macedonia colle riforme atte a garantire il pacifico progresso delle nazionalità che vi risiedono. Che in questo senso io credevo di potere interpretare il pensiero del mio Governo esprimendo le vive simpatie che i legittimi ideali della Serbia trovavano in Italia. Dissi pure che così l'Austria che la Russia compivano un mandato affidato loro da tutte le Potenze firmatarie del Trattato di Berlino e che nulla autorizzava il sospetto che esse volessero esorbitare dal compito propostosi nel comune interesse di assicurare il mantenimento della pace. Ebbi cura di aggiungere ch'io parlavo a mio nome non avendo ricevuto nessuna istruzione di modificare le dichiarazioni fatte in proposito dal conte Magliano, le quali peraltro concordavano col mio linguaggio.

Tre punti mi sono parsi, dal tuono del discorso, specialmente degni di nota nelle parole del ministro: l) la preoccupazione che desta in questo Governo la condizione della popolazione slava della Vecchia Serbia oggetto del feroce odio degli albanesi; 2) la speranza che queste popolazioni siano attratte nell'orbita dell'influenza italiana e da questa influenza spinte a più miti sentimenti;

3) il punto di vista dal quale è considerata l'azione russa nei Balcani in comunità coli' Austria, punto di vista, per quanto mi risulta, diverso da quello dal quale questo doppio intervento è considerato in Bulgaria e che potrebbe far credere ad affidamenti ricevuti.

39 1 Risponde al n. 36.

41

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE

T. CONFIDENZIALE 1874. Roma, 1° dicembre 1903, ore 16, 15.

Per suggerimento del r. ambasciatore in Parigi 1 mi dispongo ad intavolare trattative col Governo francese per la stipulazione di una convenzione di arbitrato analoga a quella anglo-francese, ne farò del pari la proposta al Governo britannico, avendone già fatto cenno in occasione del mio recente soggiorno in Londra. Questi accordi non hanno, naturalmente, che il carattere di omaggio ad un principio di procedura diplomatica al quale da gran tempo il R. Governo si dichiarò propenso. Standomi a cuore di evitare che se ne possa costì supporre un diverso carattere e quantunque l'intimità dei reciproci rapporti non rendono necessaria fra i due alleati una simile stipulazione

ben volentieri rivolgerei identica proposta ai due Governi alleati se potessi confidare in un favorevole accoglimento. La prego di parlarne costì a titolo officioso e confidenziale e di farmi conoscere quali sarebbero di fronte ad una nostra eventuale iniziativa le disposizioni di codesto Governo2 .

41 1 Il suggerimento di Tornielli, certamente anteriore al 21 novembre, non è stato rinvenuto.

42

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

D. 68407/567. Roma, 1° dicembre 1903.

Trasmetto, qui unito in copia, un rapporto in data 24 novembre n. 4231 della r. legazione in Belgrado relativo ad una dimostrazione che quei ministri d'AustriaUngheria e di Russia avrebbero ricevuto l'ordine di fare in occasione del prossimo ricevimento di Corte per indurre re Pietro ad allontanare da sé gli ufficiali che presero parte alla congiura contro gli Obrenovitch.

Dal rapporto risulta pure che il ministro di Germania ha chiesto istruzioni al suo Governo sul modo di condursi in tale occasione.

Siccome preme al R. Governo di procedere d'accordo coi due Governi alleati prego V.E. di farmi conoscere quali siano le intenzioni di codesto Gabinetto su tale argomento e quali istruzioni saranno impartite al rappresentante imperiale in Belgrado2.

43

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA

D. 684121117. Roma, 1° dicembre 1903.

Ricevo il rapporto 24 corrente n. 423 1 relativo alle pressioni che i Governi dell'Austria-Ungheria e Russia stanno facendo per ottenere l'allontanamento da codesta Corte degli ufficiali che presero parte alla congiura contro gli Obrenovitch od alla progettata manifestazione dei ministri di quelle due Potenze in occasione di un ricevimento a Corte.

Importa che la S.V. mantenga grande riserbo su questo delicato argomento in attesa delle istruzioni che il R. Ministero le impartirà in tempo utile.

2 Con R. 955 del 2 dicembre Lanza comunicava che erano state date al rappresentante tedesco a Belgrado istruzioni «di evitare di partecipare a quelle feste della Corte serba, nelle quali esso potrebbe venire a trovarsi in contatto con i regicidi».

Intanto la prego di continuare a tenermi informato delle ulteriori notizie che ella potesse ottenere2 .

41 2 Per la risposta da Berlino cfr. n. 46.

42 1 Non pubblicato.

43 1 Non pubblicato.

44

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. RISERVATO 1885. Roma, 2 dicembre 1903, ore 11,45.

Ringrazio per importante notizia contenuta nel suo telegramma di ieri 1• Sarà tenuta scrupolosamente segreta. Intanto mi affido al tatto ed alla abilità di lei accioché l'idea non tardi a tradursi in proposta favorevole. L'impressione ne sarebbe ottima in Italia, e l'attuazione gioverebbe indubbiamente alla causa della pacificazione in Macedonia. V.E. sa, ed all'uopo potrebbe, se crede, anche rammentare con quanta pienezza di successo i nostri ufficiali hanno riordinato e fatto funzionare la gendarmeria indigena in Creta, dove, ad uno stato di permanente disordine, è ora subentrata perfetta tranquillità2•

45

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 2315/170. Berlino, 3 dicembre 1903, ore 5, 18.

Constato con piacere che questo Governo si accinge per infondere a Vienna fiducia che attuale Governo italiano saprà mettere freno manifestazioni irredentiste che di nuovo agitano nostro Paese. Ancora ieri questo segretario di Stato agli esteri parlava in questo senso al mio collega di Austria-Ungheria e lo assicurava che imperatore e Biilow sono convinti della buone intenzioni e non dubitano dell'energia dell'E.V. e del presidente del Consiglio, di cui conoscono i sentimenti verso la Triplice Alleanza. Malgrado ciò, il linguaggio di certi giornali nostri lascia pure sempre in queste sfere governative una qualche inquietudine per il futuro svolgimento delle nostre relazioni colla vicina Monarchia e non devo nascondere che da taluni si vuole vedere nell'atteggiamento di certa stampa italiana, specialmente milanese, l'opera del denaro francese 1 .

2 Per il seguito della questione cfr. nn. 47 e 53.

43 2 Con successivo R. riservato l 043/426 del 7 dicembre, non pubblicato, Romano Avezzana dava notizia del malcontento presente fra esponenti del Governo serbo per la resistenza mostrata dal re ad allontanare gli ufficiali responsabili del regicidio e delle istruzioni ricevute dal rappresentante tedesco di adesione alla posizione assunta dai Governi russo e austro-ungarico.

44 1 Cfr. n. 38.

45 1 Per la risposta cfr. n. 50.

46

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. CONFIDENZIALE 2316/171. Berlino, 3 dicembre 1903, ore 5, 18.

Risposta al telegramma 1874 1•

Ho notificato a questo Governo intenzioni di V.E. di entrare in negoziati colla Francia e coll'Inghilterra per una convenzione d'arbitraggio, spiegandone la portata, come è stata indicata da V.E. Ho, inoltre, insinuata l'idea di un negoziato simile, quantunque non necessario, colla Germania e coli' Austria-Ungheria, qualora esso potesse trovare favorevole accoglienza per parte Governi alleati. Barone Richthofen, circa il primo punto, mi ha incaricato ringraziare vivamente V.E. per la comunicazione fattagli. Per parte sua Governo imperiale non ha finora riconosciuto il bisogno di entrare in quella via, esso sta, però, studiando questione d'arbitrato sotto l 'aspetto speciale delle controversie puramente commerciali di interpretazione ed applicazione, cioè, delle disposizioni del trattato; ma su di ciò le sue idee non hanno ancora preso alcuna forma concreta.

47

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 2319/127. Pera, 3 dicembre 1903, ore 8,55.

Ambasciatore di Inghilterra mi ha confidenzialmente comunicato oggi aver saputo dal suo collega di Vienna che Governo germanico non era disposto ad autorizzare ufficiale tedesco ad assumere compito riorganizzare gendarmeria in Macedonia e che Governo austro-ungarico intendeva proporre fosse designato ufficiale italiano 1• Senza dimostrare che già ero a conoscenza delle disposizioni del Gabinetto austriaco, ho accennato con O'Conor agli ottimi risultati ottenuti dai nostri ufficiali in Creta e gli ho manifestato personale convincimento che, ove la proposta venisse fatta al Governo del re, esso l'accoglierebbe favorevolmente e saprebbe designare ufficiale adatto all'importante compito. Collega di Inghilterra si è mostrato meco favorevole alla designazione di un ufficiale italiano. Ritengo Foreign Office deve essere informato, a quest'ora, di quanto precede.

47 1 Su tale eventualità cfr. nn. 38, 44 e 53.

46 1 Cfr. n. 41.

48

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO A PECHINO, GALLINA

D. 68633/123. Roma, 3 dicembre 1903.

Ringrazio la S.V. per il rapporto 4 novembre u.s. n. 158 1 col quale ella mi informa che il prof. Schiaparelli, recatosi a Tayuenfu per conferire con monsignor Agapito Fiorentini, è riuscito a felicemente comporre la vertenza colla missione dello Shansi, la quale si è impegnata a chiedere i passaporti alla r. legazione, invece che a quella di Francia riconoscendosi così sotto la protezione del R. Governo. Per quanto concerne la parte finanziaria degli accordi presi a noi materialmente non spetta di immischiar

ci. Importa, invece, che la S. V. invigili, con assidua, ma benevola attenzione, sui procedimenti della missione in guisa che nulla in avvenire abbia a turbare lo stato di cose ora concordato e tanto più conviene vigilare in quanto che non sarebbe malagevole provvedere a fatti compiuti [ ... ]2 è da aversi ben presente, come già risulta dal precedente carteggio, che a noi mancherebbe il modo di reagire sul terreno diplomatico quante volte la missione nuovamente si rivolgesse alla Francia per protezione.

49

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, LONDRA, PIETROBURGO E VIENNA1

T. CONFIDENZIALE 1899. Roma, 4 dicembre 1903, ore 21,45.

Macedonia. Per via indiretta, ma sicura, ci risulta che, tra il Gabinetto di Vienna ed il Gabinetto di Pietroburgo, si sta ventilando l'idea di affidare ad un ufficiale italiano la riorganizzazione della gendarmeria in Macedonia. Desidero che ella faccia opportunamente comprendere a codesto ministro degli affari esteri che il R. Governo accetterebbe di buon grado l'invito e che l'ottima riuscita di analoga missione in Creta non lascerebbe dubitare di eguale successo in Macedonia. Aggiungo, per lei, che la cosa farebbe ottima impressione in Italia e che ci sarebbe quindi assai gradito se il progetto si traducesse in atto.

*Per Londra, Berlino e Pietroburgo. AI qual fine facciamo anche assegnamento sulle amichevoli disposizioni di codesto Governo* 2 .

48 1 R. riservato 531/158 del 4 novembre, non pubblicato. 2 Parola illeggibile. 49 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, pp. 105-106. Il telegramma è indirizzato anche ali' ambasciata a Parigi. 2 Per la risposta da Londra cfr. n. 57.

50

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. RISERVATO 190 l. Roma, 4 dicembre 1903, ore 22,30.

Mi compiaccio assai di quanto V.E. mi riferisce col telegramma n. 1701 , e la prego di ringraziare codesto Governo per gli amichevoli suoi uffici presso il Gabinetto di Vienna. Non solo siamo ben decisi a perseverare, come opera di Governo, nella linea di condotta che ci siamo fermamente prefissa di fronte ad agitazioni che potrebbero nuocere ai buoni rapporti tra alleati, ma ci adopereremo altresì, per quanto sta in noi, acciocchè anche la stampa amica si tenga sulla giusta via, confidando che il Governo austro-ungarico voglia, dal canto suo, contribuire a rendere più agevole e più efficace il nostro compito.

51

IL MINISTRO A LISBONA, GUASCO DI BISIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 443/215. Lisbona, 4 dicembre 1903 (perv. l' 11).

A nunzio presso la Corte Fedelissima fu scelto dal Governo del re di Portogallo, e nominato dal papa, monsignor Macchi. Questa nomina è fatta da parecchio tempo e non avevo creduto di annunziarla all'E.V. perché pubblicata fin d'allora da tutte le agenzie telegrafiche. Ma comprendo possa interessare all'E.V. di sapere come essa è avvenuta, tanto più poi perché la cosa è sicura avendola imparata da questo ministro degli aftàri esteri. In una conversazione amichevole avuta con S.E. Wenceslau de Lima nel tragitto in ferrovia -eravamo soli in un compartimento riservato -tra Lisbona e Cascais, residenza autunnale della Corte, e fortunatamente non in quel treno che si capovolse lasciando morti e feriti e poco mancò precipitasse nel Tago; egli per convincermi che questo Governo, come la maggioranza del Paese, non è clericale mi citò il fatto delle trattative per la surrogazione del nunzio. La Corte Fedelissima ha il privilegio di poter scegliere fra tre candidati proposti, questo privilegio fu lasciato andare in disusanza e fu l'attuale Ministero rigeneratore, o conservatore, che s'impuntò per rimetterlo in vigore. Ecco la ragione, mi diceva il ministro, per la quale ci passò del tempo tra il richiamo del cardinale Ajuti e la nomina di monsignor Macchi, e se la Santa Sede non avesse ceduto il Governo del re di Portogallo era deciso di rimanere senza nunzio.

Ed in ciò, non c'è che dire, il Ministero Hintze Ribeiro ha dato prova di fermezza e di carattere, ma, a parer mio, non distrugge l'opinione che il Portogallo sia ora in una fase di clericalismo. Basti il vedere con quanta devozione S.E. de Lima ed altri ministri baciano in pubblico la mano ai prelati. Non sarà neppure fuori di proposito che io accenni all'E.V. una frase, non so se intenzionata o buttata là tanto per discorrere, rivoltami dal re Carlo l 'ultima volta che ebbi l'onore di vederlo. Sua Maestà dopo essersi rallegrato con me delle amichevoli e festose accoglienze fatte a Parigi ed a Londra al nostro augusto sovrano, mi domandò se S.M. il re avesse l'intenzione di fare altre visite a Corti estere, risposi non sapeme assolutamente nulla e cambiai discorso. Avrà voluto re Carlo con quella domanda continuare con me il discorso avuto col mio predecessore conte di Sonnaz, e riferito da lui all'E.V. col rapporto del 22 ottobre u.s. n. 390/1921 circa il mancato viaggio a Roma, oppure fu la domanda diretta senza alcuna intenzione? Questo non so, e neppure ho tentato di scoprire giacché ho tolta la conversazione su quel tema cui non fu mai finora fatta con me allusione neppure dagli uomini di Governo. E non potevo fare altrimenti perché non ne ebbi istruzioni da codesto Ministero, né S.E. l'ammiraglio Morin, allorquando passai da lui a Roma per ricevere gli ordini ministeriali prima di recarmi al mio nuovo posto, me ne fece il ben che minimo cenno, mentre che al mio predecessore era stato detto di parlame dopo d'aver presentato le lettere di richiamo2 .

50 1 Cfr. n. 45.

52

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A SOFIA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1119/341. Sofia, 4 dicembre 1903 (perv. l'11).

All'udienza ebdomadaria di sabato scorso, trovai il presidente del Consiglio nuovamente turbato per rapporti pervenutigli relativi a nuovi e crudeli maltrattamenti di cui sono state vittime per opera delle autorità turche alcuni bulgari in Macedonia e nel vilayetto di Adrianopoli.

Riservandosi di comunicarmi quanto prima un promemoria particolareggiato, il generale Petroff lamentava amaramente che la Turchia oggi ancora malgrado l 'intervento delle Potenze, in attesa della introduzione delle note riforme austro-russe, persevera sulla linea di condotta tracciatasi fin dal principio col proposito manifesto di sterminare puramente e semplicemente l'elemento bulgaro. Il presidente del Consiglio aggiungeva poi non riescire egli a rendersi conto del motivo che ha indotto le due Potenze ad escludere dal beneficio il vilayetto di Adrianopoli, dove la necessità delle riforme medesime si fa sentire imperiosa al pari che nella Macedonia.

51 1 Cfr. serie III, vol. Vll, n. 787. 2 Per la risposta cfr. n. 77.

S.E. non disconosceva certo l'utilità dell'invio degli ufficiali esteri, la sola tra le proposte che a lui sembra veramente pratica ed efficace, ma nel complesso, era costretto più che mai ad insistere nelle precedenti dichiarazioni che cioè ben poco e e ben scarso affidamento vi sia da fare su riforme che non comprendono un'amnistia generale e l 'applicazione delle quali, ad onta degli assessori e degli ufficiali esteri, è in pratica lasciata sempre nelle mani dei turchi.

Lo scetticismo dimostrato dal Governo sui risultati finali dell'opera delle Potenze rispecchia fedelmente il sentimento universale dei bulgari e dei macedoni. Non parlo poi della diffidenza che ispirano le due Potenze direttrici e delle intenzioni tutt'altro che disinteressate che vengono loro attribuite.

Su questo punto i personaggi ufficiali si esprimono -e si comprende bene con reticenze, sott'intesi, mezze parole; i Comitati macedoni, invece, non hanno peli sulla lingua, e dicono apertamente che le riforme austro-russe, dato pure che si riesca a tradurle in atto nella loro integrità-ciò che ancora è problematico -non li soddisfano né punto né poco, altro non essendo in realtà che la consacrazione ufficiale del condominio stabilito dai due Imperi. Non è certo per raggiungere tale scopo che essi hanno fatto tanti sacrifizì, versato tanto sangue, corso tanti pericoli. Le loro aspirazioni rimangono immutate: l) nomina di un governatore cristiano; 2) controllo esercitato da tutte le Potenze firmatarie del Trattato di Berlino. Realizzate queste aspirazioni deporranno immediatamente le armi, in caso contrario, l'insurrezione scoppierà nuovamente e con maggiore intensità nella prossima primavera.

Queste dichiarazioni categoriche sono state fatte di recente da Boris Sarafov e da altri capi del Comitato centrale al corrispondente del Times.

Il signor Bourchier persona eminente, e specialmente competente negli affari balcanici per la grande esperienza acquistata nei quindici anni di soggiorno nella penisola, è anche lui di avviso che, se si vuole sul serio giungere alla desiderata pacificazione ed evitare a primavera una grande perturbazione della pace e dello status quo, converrà, senza indugiare ulteriormente, fare ancora un passo ed esigere dalla Sublime Porta questa novella concessione.

Quanto alle difficoltà da superare per ottenere l'acquiescenza della Porta, tutto induce a ritenere che esse sarebbero eventualmente minori di quello che si crede, in quanto è più che probabile che il controllo di tutte le grandi Potenze riescirebbe meno ostico al sultano, di quello esercitato dalla sole due Potenze di cui sono note a tutti le aspirazioni e le cupidigie, per un avvenire più o meno lontano.

Checché ne sia di tutto ciò, quello che sembra certo per il momento almeno, è che ad onta delle riforme austro-russe vi ha ogni ragione di aspettarsi ad una ripresa della insurrezione in Macedonia per la prossima primavera.

Il Governo bulgaro lo sa benissimo e sa pure che non è oramai più in suo potere di impedirne l'organizzazione a meno di non mettere a repentaglio il mantenimento dell'ordine a casa sua. Esso lascia quindi andare le cose per il loro verso, e spinge con la massima alacrità i suoi armamenti.

Nessuno crede che la Bulgaria dichiarerà la guerra per la prima, tutti concordano però nel ritenere che, se attaccato o seriamente minacciato, il principato sarà pronto a difendersi e si difenderà valorosamente.

A giudizio dei tecnici, i turchi si ingannano di molto se credono come a volte atTetta di dichiararlo il commissario ottomano e come, pare, si pensi a Costantino

poli, che i soldati e gli ufficiali bulgari fuggiranno come fuggirono i greci nell'ultima campagna1•

53

L'AMBASCIATORE A CONSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 2327/128. Pera, 5 dicembre 1903, ore 0,51.

In un colloquio, che oggi mi sono procurato coll'ambasciatore d'Austria-Ungheria, *gli ho fatto conoscere che avevo comunicato, in via riservata, ali'E.V. quanto egli mi aveva detto circa idea ventilata fra i Gabinetti Vienna e Pietroburgo che fosse affidata ad un ufficiale superiore italiano la carica di generale in capo per la riorganizzazione della gendarmeria nelle provincie macedoni, e che questa idea aveva incontrato presso V.S. favorevole accoglienza* 2• Ho fatto osservare a Calice che designazione ufficiale italiano sarebbe tanto più giustificata in presenza d eli'opera compiuta dai nostri ufficiali in Creta ed ho soggiunto, a titolo personale, che, ove proposta fosse fatta al Governo del re e tradotta in atto, essa produrrebbe ottima impressione in Italia, dappoiché vi si scorgerebbe la prova che le due Potenze tengono conto della sua situazione e del sincero suo desiderio di contribuire all'opera di pacificazione in Macedonia. *Ho altresì informato confidenzialmente collega d'Austria-Ungheria della comunicazione fattami eri dall'ambasciatore d'Inghilterra, oggetto del mio telegramma

n. 127*3 . Calice mi ha risposto che non era per ora in grado di nulla aggiungere a quanto mi aveva detto nel precedente colloquio, che le cose avevano ultimamente proceduto con lentezza, stante l'assenza da Vienna del conte Goluchowski, e che non sapeva in qual modo i due Gabinetti avrebbero, eventualmente, proceduto circa questo argomento, bensì conveniva tenere presente, giusta proposta austro-russa, nomina del generale istruttore in capo era riservata alla Sublime Porta.

All'Albania, al pari che alle nostre relazioni con l'Austria-Ungheria, Sua Eccellenza Reale accennò anche nel colloquio dello scorso settembre. La delicatezza estrema sull'argomento, ed il non essere la questione di mia competenza, mi consigliarono allora, e mi hanno consigliato anche questa volta, a serbare la massima prudenza. Mi sono pertanto limitato, come me lo imponeva la cortesia, ad ascoltare semplicemente, astenendomi dallo esprimere al riguardo qualsiasi opinione. Dalle parole del principe mi parve di capire il suo proposito di ritornare sull'argomento».

2 Cfr. n. 44.

3 Cfr. n. 47.

52 1 Del precedente R. Il 08/338 del 3 dicembre di Imperiali, che riferiva in merito a dichiarazioni resegli dal principe di Bulgaria, si pubblica il passo seguente: «"Bien qu'alliée de l'Autriche, l'Italie aussi doit se tenir sur ses gardes pour éviter d'ètre la dupe de sa duplicité et de sa mauvaise foi. Ayez les yeux bien ouverts sur l'Albani e, sans cela un de ces jours on va vous jouer là un bien mauvais tour. Pour ce qui me concerne, tout ce que je désire, c'est de voir l'Albanie devenir une 'sécondogeniture' de cette illustre Maison de Savoie, pour laquelle mon admiration égale mon inaltérable et affectueux dévouement. Lors de mon séjour à Rome, feu Sa Majesté le Roi Humbert m'a dit des choses si flatteuses, si cordiales et si intéressantes, que je ne pourrai jamais oublier. Je me plais vivement à espérer que le roi Victor Emmanuel, mon cousin, voudra bien me garder la précieuse bienveillance dont son auguste père à toujours témoigné à mon égard".

53 1 Ed., con l'omissione dei brani tra asterischi, in LV 104, p. 106.

54

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AGLI AMBASCIATORI A LONDRA, PANSA, E A PARIGI, TORNIELLI

T. 1913. Roma, 6 dicembre 1903, ore 21,50.

Il r. incaricato d'affari in Belgrado riferisce che i rappresentanti di AustriaUngheria e di Russia non interverranno al ricevimento di Capo d'anno se il re non avrà allontanato dalla Corte i complici del regicidio. Prego informarsi e telegrafarmi gli intendimenti di codesto Governo a tale riguardo.

55

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 2346/129. Pera, 7 dicembre 1903, ore 12,45.

Cogliendo occasione di una visita fatta ieri per altri affari al primo segretario del sultano e valendosi di istruzioni di cui lo avevo munito, primo interprete della ambasciata condusse discorso sulle proposte austro-russe e gli chiese a quale punto si trovassero negoziati per la loro applicazione, specialmente in quanto concerne nomina degli agenti civili e riorganizzazione della gendarmeria in Macedonia. Tahsin pascià dichiarò che le due Potenze non avevano ancora risposto all'ultima comunicazione della Sublime Porta che, a parer suo, modo di vedere in essa esposto sarebbe mantenuto, che quindi riteneva che agenti civili dovrebbero essere nominati in condizioni tali da non ledere l'autorità e prestigio del Governo imperiale, e che, quanto alla gendarmeria, pensava che il Consiglio dei ministri era poco disposto ad affidarne riorganizzazione ad ufficiali di grandi Potenze nei termini previsti dal secondo punto delle proposte. Cangià osservò che per la questione degli agenti civili potrebbesi trovare il modo di conciliare suscettibilità della Sublime Porta colle esigenze della situazione. Quanto poi alla gendarmeria, *Cangià fece notare che Governo imperiale non poteva disconoscere urgenza di affidare a mani esperte riorganizzazione di un servizio chiamato a contribuire in larga misura alla pacificazione della Macedonia; che in quest'ordine di idee s'imponeva anzitutto questione della scelta del generale istruttore in capo; che l'Italia possedeva un corpo sceltissimo di gendarmeria superiore a quello delle altre Potenze e la cui opera in Creta era stata universalmente lodata e apprezzata del pari dalle popolazioni cristiane e musulmane dell'isola e che, pertanto, il Governo imperiale agirebbe saggiamente risolvendo senza indugio, di affidare riorganizzazione della gendarmeria in Macedonia ad un ufficiale superiore italiano scelto

dal Governo del re e da questo autorizzato ad entrare al servizio della Turchia. Cangià soggiunse che questa nomina non potrebbe sollevare obbiezioni per parte delle Potenze, data incontestabile superiorità della nostra gendarmeria che, da un punto di vista di politica generale, converrebbe al Governo imperiale di affidare delicato incarico ad un ufficiale appartenente ali' esercito di una Potenza amica della Turchia ed altamente interessata al mantenimento dello statu quo, e che, infine, tale scelta eserciterebbe una benefica influenza sull'opinione pubblica bulgara, la quale, siccome appariva dalle manifestazioni della stampa, si mostrava diffidente di fronte all'esclusiva azione austro-russa. Cangià concluse consigliando Tahsin pascià a sottoporre al sultano questa considerazione che disse sapeva rispondere alle idee dell'ambasciatore di S.M. e raccomandando il massimo riserbo di fronte ai ministri ottomani ed alle altre ambasciate. La grande attenzione con cui primo segretario del sultano seguì concetti svolti da Cangià, e importanza dell'argomento, fanno ritenere che Tahsin pascià non mancherà di riferire fedelmente colloquio a S.M. imperiale*. Confido che

V.E. sarà per approvare il passo che, inspirandomi alle vedute esposte nel suo telegramma del 2 corrente2 , ho stimato opportuno di fare acciocché, ove una proposta per la nomina di un ufficiale italiano a generale istruttore in capo della gendarmeria macedone venga sottoposta al sultano, trovi l'animo di S.M. imperiale preparato e soprattutto meno diffidente3 .

55 1 Ed. con l'omissione dei brani fra asterischi e con alcune varianti in LV 104, pp. 106-107.

56

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 1914. Roma, 7 dicembre 1903, ore 13.

Per suggerimento comandante «Perseus» il comandante del «Volturno» recatosi Bosaso poté far venire bordo Abdullah Sheri agente del Mad Mullah sotto parola d'onore aver salva la vita e non essere consegnato inglesi 1• Avendo Abdullah Sheri otTerto trattare pace per mezzo nostro, comandante «Volturno» lo mandò dal generale Egerton sotto scorta di un ufficiale italiano e con espressa istruzione riportarlo a bordo dopo abboccamento. Ritengo certamente da Aden già segnalato Londra avvenimento colà giudicato importantissimo. Nondimeno prego comunicare quanto precede Iord Lansdowne, al quale sarà così offerta occasione manifestare suo pensiero2 .

55 2 Cfr. n. 44. 3 Per la risposta cfr. n. 63. 56 1 Queste notizie erano state trasmesse a Roma da Aden con T. 2336 del 6 dicembre, dove era aggiunto: «Fatta la pace, Mad Mullah domanderà protezione Italia, accettando bandiera nazionale». 2 Per la risposta cfr. n. 72.

57

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 23441134. Londra, 7 dicembre 1903, ore 13,10.

Il marchese di Lansdowne, *al quale ho parlato nel senso del telegramma di

V.E. n. 1899*2 , mi ha assicurato che il Governo britannico sarebbe ben lieto di vedere affidato ad un ufficiale italiano organizzazione della gendarmeria in Macedonia.

58

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. CONFIDENZIALE 2359/138. Londra, 8 dicembre 1903, ore 5,30.

Marchese Lansdowne mi ha confidenzialmente mostrato un telegramma dell'ambasciatore di Inghilterra a Costantinopoli, il quale riferisce che, avendo egli cercato di concertarsi con il collega di Russia circa la missione degli ufficiali esteri in Macedonia circa le misure finanziarie da adottarsi in ispecie per assicurare gli stipendi della futura gendarmeria, O'Conor ricevette risposte ambigue, le quali gli lasciano l'impressione essere intendimento dei Gabinetti di Vienna e Pietroburgo di riservarsi tutta la preparazione delle riforme, salvo ad invitare le altre Potenze concorrervi in misura assai limitata. Marchese Lansdowne osservandomi che questo modo di procedere non gli sembrava guari conforme allo spirito del mandato affidato alle due Potenze, soggiunse che egli si riservava di considerare se non vi fosse luogo a fame oggetto di una protesta. Sua Signoria mi promise di tenermi informato di quanto Gabinetto di Londra fosse per risolvere in questo senso.

59

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 2360/176. Berlino, 8 dicembre 1903, ore 8,17.

Questo ambasciatore di Austria-Ungheria ha annunziato oggi in via confidenziale al barone Richthofen avere il conte Goluchowski proposto, e Gabinetto Pietroburga accettato, che riordinamento gendarmeria Macedonia sia affidato all'Italia. Istruzioni per passi occorrenti da farsi presso la Sublime Porta sarebbero già state

2 Cfr. n. 49. 59 1 Ed. con l'omissione del brano tra asterischi in LV 104, p. l 07.

date agli ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia in Costantinopoli. Questo progetto è naturalmente visto di buon occhio per parte di questo Governo poiché a noi gradito. *Governo imperiale temeva quell'incarico fosse proposto alla Germania, mentre che sua intenzione è tenersi al di fuori*.

57 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, p. 106.

60

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2356/137. Londra, 8 dicembre 1903, ore 17,20.

In una conversazione col marchese di Lansdowne mi sono assicurato delle favorevoli disposizioni di Sua Signoria per la stipulazione coll'Italia di una convenzione d'arbitrato analoga quella conclusa colla Francia.

61

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 2367/140. Londra, 9 dicembre 1903, ore 9.

*Mi riferisco al mio telegramma di ieri n. 1382 .

Dietro qualche ulteriore interrogazione da qui fatta*, questi ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia hanno fatto sapere al marchese Lansdowne essere intenzione dei loro Governi che subito dopo designato il generale per la gendarmeria, ciascuna Potenza mandi un ufficiale superiore ad assisterlo, in qualità di aggiunto. Le istruzioni sarebbero preparate dagli ambasciatori d'Austria-Ungheria e di Russia a Costantinopoli, con partecipazione degli altri ambasciatori.

Marchese Lansdowne ha ricevuto favorevole impressione da codesta comunicazione che egli considera conforme al programma di Mtirzsteg. Sua Signoria da me interpellato, mi disse nulla risultargli, fino ad ora, circa candidatura del generale da designarsi.

61 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, pp. 108. 2 Cfr. n. 58.

62

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2364/139. Londra, 9 dicembre 1903, ore 13, 08.

Sir John Harrington promosso ministro plenipotenziario, riparte oggi per l'Abissinia passando per Roma, ove egli arriverà posdomani, con missione di conferire circa nostri affari. Egli mi assicura di avere istruzioni di accogliere colle più favorevoli disposizioni le proposte che gli saranno fatte dal R. Governo'.

63

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA1

T. 1926. Roma, 9 dicembre 1903, ore 14,25.

Approvo passi che V.E. farà tàre da Cangià presso il segretario del sultano2 . Intanto sono in grado di informarla che già ci constano favorevoli, per la designazione di un generale italiano, i Gabinetti di Londra3 e di Berlino4 . Oltre, ben inteso, i Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo. L'ambasciatore di Austria-Ungheria in Berlino ha anzi detto al segretario di Stato che le istruzioni per passi occorrenti da farsi presso la Porta sarebbero già state date ai due ambasciatori imperiali a Costantinopoli.

64

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. CONFIDENZIALE 1934. Roma, 9 dicembre 1903, ore 20.

Prego ringraziare lord Lansdowne per la amichevole sua comunicazione da V. E. riferitami col telegramma n. 1381• Non è dubbio che l'azione dell'Austria-Ungheria in Macedonia altrimenti non può considerarsi che come per mandato di tutte le

2 Cfr. n. 55. 3 Cfr. n. 57. 4 Cfr. n. 59.

Potenze firmatarie del Trattato di Berlino. Lo avere i due Governi imperiali compresa la convenienza di lasciare ad altra Potenza la designazione del generale incaricato di organizzare la gendarmeria in Macedonia, ci sembra indizio che a Vienna ed a Pietroburga si riconosce ormai la convenienza che l'intero concerto europeo prende parte diretta all'opera delle riforme. Ad ogni modo essendo noi pienamente concordi col Governo britannico che ogni nostro sforzo debba essere diretto a mantenere all'azione da spiegarsi in Macedonia un carattere europeo ci sarà sempre gradito di conoscere a tale riguardo il pensiero e gli eventuali intendimenti di codesto Gabinetto.

62 1 Le istruzioni di Lansdowne per Harrington del 7 dicembre, in Confìdential Correspondence, cit.

63 1 Ed.inLV/04,pp.I07-108.

64 1 Cfr. n. 58.

65

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, DEL VAGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 2385/62. Pietroburgo, 10 dicembre 1903, ore 5,20.

Conte Lamsdorff mi ha detto non sapere ancora chi sarebbe il generale straniero al servizio della Turchia che sarebbe preposto alla gendarmeria. Non avrebbe obbiezioni e sarebbe disposto a che sia un italiano2 .

66

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 1943. Roma, 10 dicembre 1903, ore 20.

Ricevo il telegramma di jeri n. 1401•

La comunicazione costì fatta dagli ambasciatori d'Austria-Ungheria e di Russia conferma l'impressione da me enunciata nel telegramma di ieri2 , che, cioè, i due Governi accennano, nella esecuzione del programma di Mtirzsteg, a riconoscere il carattere europeo della azione da esercitarsi in Macedonia. Del che, al pari di lord Lansdowne, non possiamo non compiacerci.

2 Con successivo T. 2451 del 17 dicembre Del Vaglio comunicava: «Conte Lamsdorff mi ha detto, senza che gliene avessi domandato, che egli aveva dichiarato niente avere in contrario alla nomina di un generale italiano a capo della gendarmeria».

2 Cfr. n. 64.

65 1 Ed. in LV 104, p. 108.

66 1 Cfr. n. 61.

67

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 1952. Roma, 12 dicembre 1903, ore 21.

Mi riferisco al telegramma a lei diretto dal viceconsole di Valona 1 circa scomunica greca alle nostre scuole e prego V. E. appoggiare energicamente presso patriarcato la richiesta del vice console2 .

68

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 2402/133. Pera, 12 dicembre 1903, ore 22,30.

In un colloquio avuto iersera coll'ambasciatore d'Austria-Ungheria, questi mi fece sapere, in via amichevole e confidenziale, che nel corso di una recente visita fattagli dal ministro degli affari esteri, egli aveva segnalato a S.E. la necessità che la Sublime Porta provvedesse sollecitamente alla nomina del generale di nazionalità straniera per la riorganizzazione della gendarmeria in Macedonia, e che *avendo Tewfik pascià risposto che la Sublime Porta aveva pensato ad un generale tedesco, ma che ambasciatore di Germania vi si era dimostrato contrario*, egli, Calice, aveva allora accennato con S.E. alla opportunità di designare a quel posto un ufficiale superiore italiano, facendo valere eccellente organizzazione della gendarmeria in Creta. Calice mi disse altresì di avere istruzioni di fare una proposta in tale senso alla Sublime Porta, ma che attendeva a ciò fare, che analoga istruzione avesse ricevuto collega di Russia, il quale lo aveva identicamente richiesto.

*Calice desidera sia mantenuto il più assoluto riserbo su quanto precede*. Circa situazione del generale istruttore, collega di Austria-Ungheria espresse meco personale avviso che, in via generale, essa non dovrebbe essere dissimile da quella degli altri ufficiali stranieri, ed in ispecie, dei tedeschi entrati in servizio della Turchia. Ma circa questo punto, come circa attribuzioni del generale, nulla v'ha finora di ben determinato, molto dipendendo dai negoziati dei due ambasciatori colla Sublime Porta circa applicazione delle proposte austro-russe.

Ufficiali tedeschi al servizio ottomano hanno uno speciale contratto colla Sublime Porta per un periodo determinato. Secondo quanto mi fu dato di sapere, essi rice

vono col grado di generale, uno stipendio dai 20 ai 25 mila franchi all'anno. Vestono uniforme turco2•

67 1 Si tratta del T. 2396 del 12 dicembre, non pubblicato, con il quale Ancarano informava di aver telegrafato alla r. ambasciata per sollecitare l'intervento del patriarcato. 2 Per il seguito cfr. n. 71, nota l. 68 1 Ed. con l'omissione dei brani tra asterischi in LV 104, p. 109-110.

69

IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2477/49. Addis Abeba, 13 dicembre 1903 1.

Ho ricevuto il telegramma del 24 novembre2 . Mio rapporto 25 settembre accenna desiderio Menelik voler trattare direttamente con persona qui inviata da capitalisti. Ciò corrisponderebbe pienamente desiderio

V.E. non accollare Governo responsabilità, mentre se per mezzo mio si vuole preposto progetto, Menelik dovrà ritenerci per lo meno moralmente responsabili, cosa che crederei doversi evitare.

70

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE AL CAIRO, SALVAGO RAGGI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 908/250. Il Cairo, 15 dicembre 1903 (perv. il 23).

Durante la prima conversazione ch'ebbi con lord Cromer dopo il mio arrivo in Cairo, il rappresentante inglese mi accennò ai negoziati fra il R. Governo e il Governo inglese circa alcune questioni di politica coloniale alle quali si riferisce il dispaccio ministeriale n. 216 del 22 novembre1 .

È essenziale, a parer mio, che scelta cada sovra persona adatta sotto ogni rapporto al difficile e delicato compito e dotata di capacità e competenza così elevate, e che sovra di essa possa, in verun caso, farsi ricadere responsabilità di un eventuale insuccesso».

2 Il telegramma e il rapporto menzionato nel testo non si pubblicano. Per il seguito cfr. n. l00.

Cominciando a parlarmi del desiderio espresso dal R. Governo d'intendersi per il collegamento presso Cassala delle ferrovie eritree con quelle sudanesi, lord Cromer sembrò credere non avessi riferito al R. Ministero quanto egli mi disse a questo proposito nella scorsa primavera ed insistette a dimostrami quanto fosse prematuro il parlare di collegare ferrovie «alle quali né il Governo sudanese né l'italiano intendono mettere mano, per qualche tempo almeno». Naturalmente non mancai di osservargli che un'intesa col Governo sudanese avrebbe potuto determinare la costruzione di una ferrovia fra Massaua e Cassala; ma non credo di averlo convinto della pratica utilità di accordi per una nostra ferrovia alla cui costruzione mi pare ch'egli non creda. Però, onde evitare di ripetere quanto già ci eravamo detti l'anno scorso, lord Cromer concluse che era inutile dilungarci su ciò giacché il R. Governo preferiva tali negoziati abbiano luogo in Roma, e che siccome si desiderava andar d'accordo sulla questione della ferrovia, «l'ambasciata britannica in Roma avrebbe forse trovato una frase per dimostrare in principio la buona volontà che il Governo inglese realmente ha di far cosa gradita al Governo italiano».

Lord Cromer passò poi a parlarmi del primo punto del memorandum 29 agosto2 che egli indicò come un progetto d'accordo pel caso di morte di Menelik. Anche a questo proposito dichiarò che si giungerebbe facilmente ad una conclusione accontentandosi da una parte e dall'altra di una intesa molto generica; giacché certamente il Governo britannico ha la migliore buona volontà di continuare a procedere concordemente coll'Italia in Abissinia, ma non crede si possa fin d'ora nulla precisare sulla linea di condotta da seguire.

Per dimostrarmi la verità di quanto diceva, mi citò l'esempio di errori commessi dall'Inghilterra in Afganistan per aver voluto seguire una linea di condotta prestabilita, mentre conviene, in tali casi, farsi guidare dalle circostanze. Come esempio, lord Cromer accennò all'eventualità di due competitori alla successione di Menelik e mi diceva cha se noi vogliamo sostenere quello che dichiarerà di mantenere gli impegni coll'Italia e l'Inghilterra, sosterremmo certamente il meno popolare fra i due contendenti, perché il semplice fatto di quella dichiarazione lo avrà reso odioso alla generalità degli abissini, come persona venduta allo straniero. Avendo invece maggior libertà di azione, si potrebbe agire secondo le circostanze lo indicassero.

Con ciò lord Cromer non escluderà che le trattative iniziate a Roma potessero arrivare ad un risultato, purché ci si accontentasse di non precisare troppo.

Siccome l'agente diplomatico inglese non accennava agli altri punti del memorandum, gli osservai che parevami si fosse anche parlato della sistemazione del confine e di eventuali accordi circa la valle del Giuba. Per la prima, egli non fece alcuna abbiezione, osservando solo che avrebbe preferito non parlarne più per qualche tempo, ma che, però, vista l'iniziativa del R. Governo, bisognava intendersi ed era convinto vi si arriverebbe. Quanto alla valle del Giuba, egli si mostrò esserne poco al corrente e mi disse che tutto si limitava a discutere circa «una città, Lugh, che fu in passato occupata anche dagli italiani». Non ho mancato di rettificare quello che v'era d'incerto e di inesatto in tale frase circa a Lugh e lord Cromer per concludere mi osservò che «visto che, per nostra fortuna le trattative si svolgevano a Roma, fosse inutile scendere fra di noi a particolari ed aveva desiderato parlarmene soltanto per

assicurarmi che, secondo lui, si sarebbe potuto arrivare ad un'intesa pur di rimanere molto sulle generali». Ho capito anzi ch'egli desiderava io riferissi in tal senso onde ne apparisse tutta la sua buona volontà.

Dall'insieme della conversazione ho avuto l'impressione che lord Cromer, per considerazioni di politica generale, trova conveniente contentare il R. Governo venendo all'accordo da questi desiderato e non mi meraviglierebbe che, in tal senso, gli sia stato scritto con una certa insistenza dal Foreign Office.

Credo però lord Cromer non desideri che il suo Governo assuma troppo precisi impegni; né si può a priori affermare che egli dimostri così di avere qualche secondo fine, giacché è possibilissimo che non veda la situazione abbastanza netta per poter fin d'ora tracciarsi un programma ben definito.

Per quanto gl'inglesi abbiano avuto cura di far studiare delle regioni da esploratori e da funzionari civili e militari, dubito, che ne abbiano una conoscenza tanto perfetta da potersi impegnare in questo momento a seguire una data linea di condotta.

Non giudico che lord Cromer intenda ritornare meco su questo soggetto, ma qualora ciò avvenisse, non mancherò di riferire minutamente all'E. V. quanto mi dirà, onde ella possa fame il caso che crederà per le trattative con codesta ambasciata britannica3 .

68 2 A proposito del generale italiano da designare, Malaspina precisava con T. 2411 del 15 dicembre: «È evidente ... che questo ufficiale dovrebbe appartenere all'Arma dei RR. Carabinieri o possedere una riconosciuta competenza d eli' Arma, conoscere perfettamente la lingua francese, ed essere dotato di un complesso di qualità personali tali da potere esercitare un ascendente sugli altri ufficiali esteri che forse apparterranno al Corpo di Stato Maggiore, mantenere con essi buoni rapporti, ed, occorrendo, far prevalere propria influenza sulle decisioni che saranno prese da quella Commissione.

69 1 Il telegramma fu trasmesso da Asmara il 20 dicembre alle ore l O.

70 1 Non pubblicato.

70 2 Cfr. serie III, vol. VII, n. 698.

71

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2421/136. Pera, 16 dicembre 1903, ore 1,25.

Mi riferisco telegramma n. 1341•

R. vice console a Valona mi ha telegrafato che, malgrado assicurazioni patriarcato ecumenico, domenica scorsa fu letta lettera vescovile, la quale, richiamando proibizione già fatta ai fedeli di mandare tigli alle scuole italiane con minaccia di scomunica, perché scuole di propaganda religiosa, accenna al fatto che consigli dati non sono stati ascoltati, e conclude: che, se genitori continueranno ad inviare i figli in simili scuole, saranno esclusi da tutti i bisogni religiosi. Ancarano e Millelire segnalano entrambi ostilità clero ortodosso essere suscitata dal reggente il consolato di Grecia a Valona, che dicono persona di cattiva riputazione e che rinnoverebbe colà intrighi già fatti a Janina. Pericolo preveduto da Ancarano era che gruppo italiano penetrasse chiesa e strappasse dalle mani [ ...F enciclica minacciante scomunica, ciò che avrebbe determinato conflitto. Ancarano aggiunge che pericolo scongiurato domenica, potrà ripresentarsi prima occasione, e che per far cessare agitazione colonia è

necessario far leggere o pubblicare contro-enciclica e far dare sacramenti, fin qui negati, famiglia nostro maestro di greco. Millelire da me interpellato, mi ha telegrafato in data del 13 corrente, conoscere bene colonia Valona, ritenere allarme assolutamente infondato, e che probabilmente Ancarano erasi lasciato sopraffare dalle prime impressioni. In presenza delle notizie telegrafate da Ancarano, ho stimato opportuno di fame dare comunicazione, in via ufficiosa, a questa legazione di Grecia, la quale si è riservata di fare opportune comunicazioni al patriarcato, ed assumere informazioni circa contegno reggente consolato ellenico a Valona. Nel tempo stesso ho fatto recare ufficiosamente a conoscenza patriarcato sostanza telegramma ricevuta da Ancarano, esprimere mia sorpresa e rammarico che istruzioni promesse non siano state inviate, o non abbiano prodotto desiderato effetto, e dichiarare che clero di Valona assumeva col suo contegno una ben grave responsabilità. Patriarca mi fece rispondere che le istruzioni generali possedute dal clero miravano semplicemente ad ammonire gli ortodossi di non inviare figli a scuole dove si fa propaganda religiosa, e senza specificare che, però, giusta quanto aveva promesso, aveva inviato istruzioni affinché fosse evitata ogni dimostrazione ostile alle scuole italiane, che non sapeva spiegarsi ciò che era accaduto, ma che farebbe tutto ciò che è possibile perché incidente, se grave come si asseriva, non avesse alcun seguito. Quanto all'incidente del maestro di greco delle nostre scuole, aveva già dato ordini di amministrare sacramenti alla famiglia.

Dei passi fatti presso il patriarca e delle sue risposte, ho dato avviso telegrafico a Millelire ed Ancarano, invitando quest'ultimo ad adoperarsi in ogni miglior modo perché incidente non assuma maggiori proporzioni. Mi sono astenuto, fino ad ora, dal far passi presso la Sublime Porta, ritenendo miglior partito, nell'interesse delle nostre scuole, che incidente sia, se possibile, amichevolmente appianato col patriarcato e la legazione greca; intervento Governo ottomano, già ben poco disposto verso scuole estere, non potrebbe che inasprire le cose, ed indurre clero ortodosso ad intralciare scuole italiane, se non apertamente, con mezzi segreti.

70 1 Allegato il seguente appunto che è la traccia per la risposta: «Dire in via confidenziale che le trattative sono state qui condotte dal capo dell'ufficio coloniale e da sir Rennell Rodd e Harrington e si è giunti ad una conclusione in forma di proposta. Non si è parlato. però. dell'Eritrea. Fra poco informanni».

71 1 Con T. 24051134 del 13 dicembre, non pubblicato, Malaspina informava sui passi effettuati presso il patriarcato. 2 Gruppo indecifrato: forse «celebrante».

72

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2432/143. Londra, 16 dicembre 1903, ore 9,25.

Informazioni di cui è questione telegramma di V.E. n. 19141, trovasi ora sottoposta qua all'esame dello Stato Maggiore ed il Foreign Office si è riservato di farmi conoscere parere che sarà adottato circa l'opportunità di tentare proposta trattative. Dopo molto tempo oggi ebbi occasione di parlare al marchese Lansdowne nel senso del telegramma di V.E. 19502 . Sua Signoria mi disse che, sebbene vi sia luogo a met

2 T. 1950 del 12 dicembre, non pubblicato, con il quale Tittoni sottolineava l'opportunità che nel colloquio con Lansdowne si attirasse l'attenzione sulla convenienza a raggiungere soluzioni pacifiche in Somalia.

tere in dubbio serietà di simile offerta, egli però non trascurerà alcuna occasione che presentando (sic) ragionevoli probabilità di successo per fare, se non altro, un tentativo in senso pacifico.

72 1 Cfr. n. 56.

73

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 1991. Roma, 16 dicembre 1903, ore 20.

Ora che i due ambasciatori hanno già ufficialmente invitato la Sublime Porta a chiederci un generale per la gendarmeria in Macedonia, mi sembra che V.E. potrebbe conferirne apertamente coi ministri del sultano od in altro luogo opportuno, confermando che il R. Governo è disposto ad accogliere la richiesta, che la scelta cadrà sopra persona avente ogni desiderabile dote di capacità di fermezza e di prudenza, e che il nostro generale entrando al servizio della Sublime Porta, saprà efficacemente contribuire alla causa dell'ordine e dello statu quo, che al R. Governo sta a cuore non meno che al Governo ottomano. Una sollecita decisione ormai si impone, la presente incertezza non essendo scevra di inconvenienti e potendo anche prestarsi ad intrighi notevoli tanto a noi quanto a codesto Governo.

74

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2443/63. Belgrado, 17 dicembre 1903, ore 2,50.

Mi risulta positivamente che S.M. il re, sostenuto dal Governo e dai capi gruppo della Camera, abbia deciso di non cedere alle pressioni austro-russe, per le più gravi conseguenze che ne potrebbero derivare nel Paese. Mi consta, però, anche che, se il Corpo diplomatico si recasse al ricevimento di capo d'anno, Sua Maestà, di sua iniziativa, sostituirebbe, prima quella data, sei ufficiali complicati, involti nella cospirazione con altri non compromessi ed allontanerebbe, per qualche giorno, dalla Corte il primo aiutante di campo, così che al ricevimento assisterebbero solo ufficiali non sospetti.

Ne informo V.E. per il caso che ella credesse fare presentire Gabinetti di Pietroburgo e Vienna per domandare se, tenendo conto delle difficoltà interne della Serbia, essi sarebbero soddisfatti di questo segno di deferenza verso i due imperatori ed il nostro augusto sovrano.

So che questo ministro d'Austria-Ungheria, interrogato dal suo Governo, appoggerebbe tale soluzione, e credo che incaricato d'affari di Russia non l'ostacolerebbe.

75

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TTTTONI

T. 24461182. Berlino, 17 dicembre 1903, ore 5,10.

Mi consta che, penetrato alta importanza politica del felice successo delle attuali nostre trattative commerciali con la Austria-Ungheria, questo Governo ha fatto pervenire a Vienna consigli di arrendevolezza domande.

76

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 1995. Roma, 17 dicembre 1903, ore 15.

Il telegramma di Y.E. 1 fa manifesto il sistematico malvolere del vescovo greco di Valona. Prego l'E.Y. di voler considerare se avrebbero probabilità di successo offici di lei presso il patriarca per attenerne l'allontanamento dalla attuale sua sede. Nel caso affermativo, ella è autorizzata ad adoperarsi in tal senso, non essendo dubbio, anche dal punto di vista politico, il vantaggio che se [ne] otterrebbe.

77

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO A LISBONA, DI BISIO

D. 70951/126. Roma, 17 dicembre 1903.

Segno ricevuta e ringrazio la S.Y. per il rapporto in data delli 4 corrente n. 215 1 , relativo alle relazioni attuali tra il Portogallo e la Santa Sede.

Approvo che la S.V. si sia mantenuto in riserbo circa il delicato argomento a cui si riferisce la seconda parte del rapporto stesso. Tale linea di condotta dovrà ella seguire anche per l'avvenire; però importa, d'altronde, che neppure si contenga in guisa da escludere, da parte del sovrano e del Governo di Portogallo, ogni possibilità di manifestare il loro pensiero. Ciò avvenendo, ascolti e riferisca, avvertendo solo di evitare che, anche col solo silenzio, ella possa lasciar credere ammissibile una visita del sovrano portoghese altrove che nella capitale del Regno.

77 1 Cfr. n. 51.

76 1 Cfr. n. 71.

78

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1561/772. Vienna, 17 dicembre 1903 (perv. il 20).

Ho l'onore d'informare l'E.V. che jeri ebbe luogo in questa città la solenne apertura della sessione delle Delegazioni austro-ungariche.

In tale occasione S.M. l'imperatore pronunciò il discorso del quale trasmetto il testo nella traduzione francese pubblicata dalla Correspondance Politique 1• In esso sono specialmente notevoli le dichiarazioni fatte dal sovrano circa lo scopo disinteressato dell'Austria-Ungheria nella sua politica balcanica e circa gli avvenimenti di Serbia le quali ultime si collegano a quelle già fatte all'epoca dell'assunzione al trono di re Pietro.

S.E. il conte Goluchowski tenne poi anche jeri dinanzi alla Delegazione ungherese il suo consueto discorso sulla politica estera dell'Austria-Ungheria del quale trasmetto parimenti il testo in tedesco1 . Il discorso può dirsi un ampliamento ed una più particolareggiata delucidazione del messaggio sovrano. Esso annuncia il rinnovamento della Triplice Alleanza di cui enumera i vantaggi e constata la debolezza dei detrattori di essa e passando dai detrattori, che esso chiama irresponsabili nell'interno della Monarchia, a quelli altrettanto irresponsabili che sono all'estero, deplora vivamente le dimostrazioni avvenute da qualche tempo in Italia in un Paese cioè col quale l 'Impero è in stretti rapporti di pace e di alleanza.

«Le dimostrazioni irredentiste» dice il conte Goluchowski «che hanno luogo colà da un certo tempo in misura crescente sono certo manifestazioni altamente deplorevoli che non possono respingersi e condannarsi abbastanza recisamente, ma io penso però che sarebbe erroneo di attribuire loro un peso maggiore di quello dovuto a vuote dimostrazioni destinate sopratutte a proporre al proprio Governo penosi imbarazzi». Egli loda quindi la calma serbata nell'Austria-Ungheria dagli organi più seri della stampa e dai circoli politici ben pensanti di fronte a simili agitazioni il che insieme all'agire corretto mostrato dal R. Governo italiano varrà a ricondurre la calma ed a preservare da perturbamenti i buoni rapporti che sono a cuore così de li'AustriaUngheria come del Regno limitrofo. La più lunga parte del discorso è dedicata alla questione macedone della quale il conte Goluchowski fa la storia dall'anno scorso fino ad adesso dando le più ampie assicurazioni di disinteresse per quanto riguarda la politica dell'Austria-Ungheria e della Russia e conchiudendo con un monito molto severo alla Turchia ed alla Bulgaria. L'oratore rileva il pieno accordo con la Russia e la ferma volontà da ambe le parti di perseverare sul piano di riforme adottato.

Per la Serbia esprime la speranza che il nuovo re giunga a sedare le fazioni interne e ricondurre nel Paese normali condizioni e che l'Austria-Ungheria non sia costretta a tenere verso il vicino Stato un contegno meno benevolo a causa degli

attacchi che alcuni partiti muovono frequentemente contro di essa. Loda poi il contegno corretto della Rumania e della Grecia nella questione macedone.

Il discorso si chiude con una disamina della questione del veto interposto alla candidatura del cardinale Rampolla al pontificato e colla dichiarazione che il veto non fu originato da influenze politiche esercitate dagli Stati alleati, ma per iniziativa propria, per libera determinazione del Governo austro-ungarico.

I giornali di oggi della capitale commentano favorevolmente il discorso del conte Goluchowski.

78 1 L'allegato manca.

79

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. CONFIDENZIALE 2463/137. Pera, 18 dicembre 1903, ore 5,40.

Macedonia. Mi riferisco telegramma di V.E. n. 1991 2 .

Collega d'Austria-Ungheria mi ha informato jeri, in via strettamente confidenziale, che Sublime Porta non avendo ancora dato seguito soddisfacente alle comunicazioni da lui fattele, in unione al collega di Russia, circa primi due punti delle proposte austro-russe, primi dragomanni delle due ambasciate sarebbero incaricati di fare oggi a questo ministro degli affari esteri nuove comunicazioni della sostanza seguente: l) che, in merito ad osservazioni mosse in una precedente conferenza da Tewfik pascià, circa primo punto delle proposte, due ambasciatori dichiaravano che denominazione di «agente civile» costituiva per essi questione di principio e che, perciò, tale denominazione non poteva essere mutata; 2) che due ambasciatori segnalavano alla Sublime Porta urgenza di provvedere alla nomina del generale straniero per riorganizzazione gendarmeria in Macedonia, giusta secondo punto delle proposte, e reiteravano raccomandazioni già fatte perché questo generale fosse scelto nell'esercito italiano. Allo stato dei negoziati ed in presenza dell'intenzione dei miei due colleghi di condursi di fronte le due questioni, mi sono limitato a far sapere al ministro degli affari esteri che R. Governo, consapevole dei passi delle due Potenze, era disposto accogliere richiesta di porre a disposizione del Governo ottomano generale di riconosciuta competenza per riorganizzazione gendarmeria, e che, le altre Potenze essendo consenzienti, Sublime Porta ha già operato saggiamente, non indugiando dar seguito alle raccomandazioni fattele nell'interesse stesso del funzionamento di un servizio, strettamente collegato colla azione pacificatrice in Macedonia. *Stimo che nella questione della nomina del generale italiano, questa ambasciata non debba intervenire che in momento opportuno, e con molta prudenza, lasciando che ambasciate d'Austria-Ungheria e di Russia continuino a procedere in prima linea, sia per evitare di suscitare diffidenze della Sublime Porta e del sultano, sia perché, in caso di resistenza, le due Potenze si ritengano impegnate ad adoperare mezzi per vincerla *.

2 Cfr. n. 73.

Avverto, ad ogni buon fine, l'E.V. che, secondo ogni probabilità, questione dovrà subire qualche ritardo, a cagione feste del Bairam.

79 1 Ed. con l'omissione del brano tra asterischi in LV 104, pp. 111-112.

80

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2459/185. Berlino, 18 dicembre 1903, ore 10,38 (perv. ore 11,40).

Biilow che vidi ierisera mi espresse sue felicitazioni per il modo franco, fermo in pari tempo prudente col quale V.E. ha delineata politica estera italiana durante la discussione bilancio, traendone i più lieti presagi per le nostre relazioni internazionali sotto la direzione dell'E. V. 1•

81

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. CONFIDENZIALE 1999. Roma, 18 dicembre 1903, ore 14,45.

Macedonia. Le notizie relative al generale italiano, qui tenute scrupolosamente segrete, divulgate invece da Vienna e da Costantinopoli, ci mette (sic) in posizione imbarazzante non potendosene liberamente parlare fin tanto che ci manca la comunicazione ufficiale. Prego adoperarsi nel modo che le sembri più opportuno, ma con efficacia acciocché non tardi la decisione della Sublime Porta e ce ne sia dato l'annunzio ufficiale, facendole presente come dopo le accennate indiscrezioni, ove proposta non venisse fatta, sarebbe generalmente considerato come uno scacco subìto dall'Italia.

82

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 2003. Roma, 18 dicembre 1903, ore 20.

I telegrammi di V.E. circa la situazione in Somalia mi fanno temere che lord Lansdowne non abbia apprezzato in tutto il loro valore le considerazioni che pregai

V.E. di esporgli, e cioè: l'opinione dei funzionari civili inglesi favorevoli alla pace, il fatto che Abdulla Scheri non parla per conto proprio ma per conto del Mullah, il pericolo infine che, mancando l'effetto dell'azione combinata di Ali Yusuf e degli abissi

ni, il movimento mahdista si perpetui a danno dell'Inghilterra non meno che dell'Italia. Desidero che V.E. insista opportunamente su questo punto per esser quanto meno ben sicuro che lord Lansdowne ne valuti tutta la importanza1 .

80 1 Tittoni aveva fatto la sua dichiarazione alla Camera il giorno 15.

83

IL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 524. Asmara, 19 dicembre 1903 (perv. il 3 gennaio 1904).

Nella lettera dell'undici novembre n. 65557/10341 giuntami durante un'escursione nell' Assaorta, V. E. nel darmi notizia di un colloquio avvenuto in Cairo fra lord Cromer e il r. agente diplomatico circa il collegamento delle ferrovie sudanesi alle eritree, si compiace altresì domandarmi quale in tale proposito sia il mio pensiero.

Ad esprimerlo pronto, netto, intero, dirò che appena quella lettera mi pervenne, commisi all'ingegner Schupfer, capo dell'ufficio speciale ferroviario, di determinare con studi di larga massima, quale tracciato sia meglio conveniente ad una ferrovia onde Asmara si congiunga con Sabderat.

Chi conosca ed ami la colonia non professerà opinione diversa da questa: una ferrovia che muovendo da Cartum, si prolunghi per ed oltre Sabderat sino a Massaua, corregge in molta parte l'errore della cessione di Cassala, centuplica il valore delle valli del Barca e del Sasc, le più adatte alle colture tropicali, e attraendo a Massaua i commerci del Sudan con l'India e l'Oriente, assicura al nostro porto insperate fortune.

Nella mia lettera del 21 decorso luglio (n. 373)2 trattando appunto della Cartum Cassala dimostrai dubitare che il Governo del Sudan si risolvesse a sostenere la spesa di una ferrovia onde si avvantaggerebbe il nostro porto di Massaua, a danno del suo di Suakim; apprendo perciò con grata meraviglia come lord Cromer spontaneo intrattenesse il r. agente «del collegamento dalla parte di Cassala delle ferrovie sudanesi con quelle eritree, dicendo che quest'inverno si occuperà di vedere come sarebbe possibile soddisfare anche in questo punto il Governo italiano». E vado ricercando (né la ricerca è inutile) come avvenga che speranze di così largo favore ci vengano di là donde sinora non vennero che terribili minacce all'incremento economico della colonia; per quali moventi il Governo anglo-egiziano che sempre, con ogni maniera di industrie, si ingegnò di intralciare i traffici fra l'Eritrea ed il Sudan, muti così in favor nostro i criteri della sua politica commerciale.

Alcuni mesi or sono l'agenzia Reuter, ufficiosamente inspirata, annunziò imminente l'inizio della costruzione di una ferrovia fra Berbere Suakim: ora lord Cromer promette fra tre anni compiuta l'altra fra Cartum e Cassala. Oltre che non è presumibile si dia cominciamento nel tempo stesso alla costruzione di ambedue le linee,

2 Non pubblicata nel vol. VII della serie III.

imprenditori che a Suakim dimorano, soggiornando qui or è poco, narrarono che sollecitati a prepararsi per i lavori della Berber, furono di recente avvertiti che soprassedessero: ai lavori non si porrebbe mano per ora.

Penso si tratti non già di precedenza, ma di sostituzione; non di costruire subito la Cartum-Cassala e la Berber-Suakim più tardi; ma la prima soltanto, delia ::>-:conda abbandonando addirittura il disegno.

Ma con la Cartum-Cassala non si risolve il problema: i prodotti del Sudan, destinato a molta ricchezza, cercano il mare: a far dunque opera compiutamente efficace, è necessario prolungare la ferrovia fino a Suakim.

Posto ciò, esaminiamo alcuni punti della questione. Una ferrovia da Cassala a Suakim dovrebbe approssimativamente seguire il tracciato di una delle tre cammelliere che oggi congiungono le due città; e sono queste:

la Cassala Lacoeb-Barca-Cassim-Ambacta-Tocar-Suakim; la Cassala Filuc-Rassai-Langheb-Sciancarà-Suakim; la Cassala Mechit-Gadamaeb-Langheb-Sciancarà-Suakim.

La prima, la preferita dalle carovane perché facile, frequente di popolazioni, ricca d'acque e di pascoli, è, fino a Cassim-Ambacta, cioè per quasi due terzi della sua lunghezza, in territorio eritreo. Delle altre due ebbi già a dire in precedenti rapporti; e la Cassala-Filuc-Langheb è descritta nelle «Notizie sulle province egiziane del Sudan Mar Rosso ed equatore» in tre itinerari, l'uno del James, l'altro del Gascoigne, il terzo finalmente del Messedaglia. Traversano regioni per lunghi tratti deserte, povere di acqua, della quale ne' periodi di siccità difettano quasi interamente; così da costringere le carovane, nonostante le ingiunzioni delle autorità sudanesi, a percorrere la via Lacoeb-Barca in territorio eritreo. Hanno, presso a poco, ambedue la lunghezza medesima: dai 450 ai 500 chilometri: assai men lungo percorso avrebbe dunque una ferrovia da Cassala a Massaua.

Al difetto dell'acqua si può rimediare in molte guise: leggo che la ferrovia di Mombasa è percorsa ogni notte da un treno, unicamente adoperato a portare e distribuire acqua ovunque ne sia bisogno; ma ciò aumenta grandemente le spese dell'esercizio; sulla Cassala-Mechit-Langheb, la men peggiore delle due, si potrebbero tentare escavazioni di pozzi con mezzi meno rudimentali di quelli in uso fra gli indigeni: ma l'opera di incerto successo specie nel tratto più vicino a Suakim importerebbe spese non lievi.

Vi hanno dunque per la costruzione di una ferrovia Cassala-Suakim difficoltà d'indole tecnica da superare; non sono le sole. Non è un segreto per alcuno che il Governo sudanese si dibatte in dure strettezze. Ultimamente il r. commissario di Agardat passando per S. Stefano, di ritorno dalla licenza, ebbe agio di frequenti conversazioni col sirdar, il quale attendeva appunto colà alla compilazione del bilancio. Sir Reginald Wingate non si peritò di dichiarare come, l'Inghilterra non concorrendo nelle spese del Sudan e il concorso dell'Egitto dimostrandosi insufficiente al bisogno, il Governo sudanese dovesse nelle opere pubbliche andare a rilento e la questione ferroviaria segnatamente fosse di assai ardua risoluzione.

Io dunque, pur pregiando altamente la inconsueta benevolenza che nelle parole di lord Cromer il Governo anglo-egiziano manifesta per la colonia, non sono alieno dal credere che difficoltà tecniche e angustie finanziarie aiutino le attestazioni di amicizia nuova; e che la sua concessione graziosa serva egregiamente a dissimulare dure necessità.

Queste ipotesi, che tutto mi induce a reputar ragionevoli, espongo a V.E. perché ov'esse abbiano fondamento di verità, per la conoscenza delle altrui condizioni, possano, in eventuali trattative, vantaggiarsi le nostre: ché del rimanente, tanto meglio se una ferrovia Cassala-Massaua giova ad ambedue i Governi e ad ambedue le colonie e fa veramente comuni nell' Affrica orientale gli interessi dell'Italia e dell'Inghilterra.

Detto ciò, poco ho da aggiungere a quanto scrissi in principio. Era follia lo sperare che all'errore della cessione di Cassala, il massimo della nostra politica coloniale, si offrisse l'opportunità di riparare in gran parte; errore più grave sarebbe di lasciarsi sfuggire tale opportunità. Se la offerta ci venga di congiungere le ferrovie sudanesi alle eritree, la risposta deve essere, secondo il giudizio mio, pronta e recisa. Non in tre, che è impossibile materialmente, ma in cinque anni noi possiamo costruire la ferrovia Ghinda-Sabderat. Ciò ben inteso senza che la colonia domandi alla madrepatria sacrifici maggiori di quelli che oggi sostiene; sol che il contributo si mantenga nella somma di f 6.500.000. Mi riserbo di dimostrare in altra lettera l'esattezza dei calcoli.

Se V.E. mi concede la licenza che oggi stesso le domando, dovrò, per debito di cortesia, fare, come di consueto visita a lord Cromer. VE. si compiaccia significarmi se stima opportuno che, senza naturalmente nulla compromettere, senza pure accennare ad alcun impegno, io provochi da lui qualche parola intorno ai suoi intendimenti in questo proposito. Nel caso affermativo sarà utile che V.E. mi partecipi il suo consenso telegraficamente.

82 1 Per il seguito cfr. n. 86.

83 1 Non pubblicata.

84

PROGETTO DI ACCORDO ITALO-BRITANNICO

Roma, 19 dicembre 1903.

Essendo comune interesse dell'Italia e dell'Inghilterra di mantenere l'integrità dell'Impero etiopico, di stabilire una guarentizia reciproca per ogni possibile mutamento in Etiopia, anche in vista di una successione al trono, e di ottenere che l'azione dei due Stati per la tutela degli interessi nei possedimenti italiani e britannici prossimi alla Etiopia e nella Etiopia stessa si svolga in modo che non ne venga nocumento agli interessi stessi di alcuna delle due Potenze: i delegati italiano ed inglesi raccomandano ai respettivi Governi l'adozione del seguente accordo:

l) Le due Potenze si obbligano e direttamente e per mezzo dei loro rappresentanti in Etiopia a mantenere continuamente un intero e franco scambio di vedute per quanto riguarda gli interessi delle due Potenze in Etiopia, in modo da ottenere che la loro azione sia sempre diretta alla tutela di essi.

Nel caso che non vi sia accordo fra i rappresentanti italiano e britannico in Etiopia in una particolare questione, essa dovrà essere sottoposta ai due Governi, e rimanere in sospeso fino a che non giungano ad essi rappresentanti le necessarie istruzioni.

2) Italia ed Inghilterra si obbligano ad adoperarsi per il mantenimento dello statu quo politico territoriale in Etiopia quale risulta determinato dai seguenti accordi, e dallo stato di fatto esistente tra l'Etiopia e la colonia francese di Oboc-Jibouti:

a) protocolli italo-britannici del 24 marzo e 15 aprile, 1891, e 5 maggio, 1894; e gli accordi susseguenti che li hanno modificati; b) convenzioni esistenti tra Italia ed Etiopia, tra Inghilterra e Etiopia, e tra Etiopia, Inghilterra, e Italia, insieme:

Trattato italo-etiopico del l Oluglio, 1900;

Trattato anglo-etiopico del 15 maggio, 1902;

Nota aggiunta ai sucitati Tratatti del 15 maggio, 1902;

c) accordo anglo-francese per l 'Harrar del2-9 febbraio, 1888.

Protocolli franco-italiani 24 gennaio, 1900, e 10 luglio, 1901, per la delimitazione dei possedimenti d'Italia e Francia nella regione costiera del Mar Rosso e del Golfo di Aden.

3) Per quanto si riferisce alle domande di concessioni agricole, commerciali, industriali in Etiopia, le due Potenze si obbligano a che i loro rappresentanti agiscano di comune accordo, in modo che le concessioni da farsi nell'interesse di uno dei due Stati non siano di danno agli interessi dell'altro.

4) In caso di controversa successione al trono o di altri interni mutamenti in Etiopia, i rappresentanti d'Italia e d'Inghilterra si manterranno in un contegno di neutralità astenendosi da qualsiasi intervento negli affari interni del Paese e vigilando sugli avvenimenti allo scopo di mantenere, nel comune interesse, lo statu quo quale risulta determinato in base al presente accordo.

In caso di circostanze derivanti da contestata successione o da altra causa che, secondo il parere dei rappresentanti delle due Potenze, richiedano immediata azione, essi sono autorizzati a prendere quei provvedimenti che siano concordemente ritenuti necessari per la protezione delle Legazioni, della vita degli stranieri e dei comuni interessi delle due Potenze, essendo inteso che la loro azione dovrà essere sottoposta alla approvazione ulteriore dei rispettivi Governi, e che nessun appoggio o riconoscimento dovrà esser dato da uno dei due rappresentanti al pretendente che fosse dichiarato inaccettabile dali' altro.

5) Come complemento dell'accordo derivante dai quattro precedenti articoli, essendo necessario non lasciare senza considerazione anche il caso di una disgregazione della Etiopia, le due Potenze si obbligano ad agire concordi al seguente scopo:

Che la eventuale ripartizione di territorì avvenga in base agli accordi enumerati nell'articolo 2 e colle modificazioni che n eli' interesse dell'una o dell'altra Potenza fossero credute necessarie per la salvaguardia degli interessi britannici nel bacino del Nilo e degli interessi italiani in Etiopia (per quanto riguarda la Eritrea e la Somalia, compreso il Benadir), e specialmente nella zona intercedente tra questi possedimenti italiani onde ottenere che tra di essi non vi sia soluzione di continuità.

Alle opportune intese tra le due Potenze per la pratica eventuale applicazione di questo articolo si procederà con particolari accordi.

Nel caso che la ripartizione dei territorii non sia possibile a vantaggio delle due Potenze contraenti, queste si obbligano, in base agli accordi sucitati, ad opporsi che qualsiasi altra Potenza tenti di ostacolare l'attuazione dei provvedimenti contemplati

in questo articolo, coll'occupare quei territori o con l'esercitare in qualsiasi modo influenza, e delibereranno insieme sui mezzi da adoperarsi per esercitare questa opposizione.

Il presente atto dovrà rimanere segreto1•

ALLEGATO

DICHIARAZIONE. Roma, 19 dicembre 1903.

Con nota del 29 gennaio, 1903, Sir Rennell Rodd, incaricato d'affari d'Inghilterra a Roma, scriveva al Ministero degli affari esteri essere stato autorizzato dal principale segretario di Stato per gli affari esteri a dichiarare che il Governo inglese vivamente desidera di agire d'accordo col Governo italiano nei negoziati per determinare i confini tra l'Abissinia e il Protettorato britannico dell'Africa Orientale, e di non procedere ad alcun accordo che possa riuscire di pregiudizio agli interessi dell'Italia. Sir Rennell Rodd aggiungeva essere stato pure autorizzato ad assicurare che il Governo di Sua Maestà britannica non farà alcuna stipulazione che implichi un mutamento nella linea di frontiera stabilita dal protocollo anglo-italiano del24 marzo 1891, senza informare il Governo italiano delle progettate modificazioni ed ottenerne il suo consenso.

Il Ministero degli affari esteri prendeva atto con compiacimento di queste dichiarazioni con nota del 9 febbraio, 1903.

Il delegato italiano dichiara che, affinché la delimitazione anglo-etiopica avvenga senza danno degli interessi italiani, è necessario che attorno a Lugh sia assicurata all'Italia una sufficiente libera zona commerciale, e che la via dal Dawa che dai Boran va a Lugh, senza seguire tutto il percorso del fiume, rimanga libera. Ciò non può ottenersi, secondo l'opinione del delegato italiano, che tracciando la linea di confine anglo-etiopica partendo dalla destra del Eiuba in un punto a valle di Lugh e proseguendo parallelamente e a mezzogiorno del Dawa sino ad incontrare, a sud del Monte Errer, le appendici dell'altipiano Boran; e ottenendo che attorno a Lugh sia garantita all'Italia la zona commerciale di cui sopra è cenno.

I delegati inglesi dichiarano di non poter raccomandare al loro Governo l'accoglimento di questa proposta, ma che, avendo ricevuto istruzioni dal loro Governo di addimostrare ogni miglior riguardo agli interessi italiani, sono disposti a raccomandare, purché abbiano l'appoggio del rappresentante italiano nel negoziato di frontiera con Menelic, la adozione della linea del fiume Dawa, e sulla base di questa soluzione di raccomandare al loro Governo che, mediante accordo speciale tra Italia e Inghilterra, siano lasciate libere ai commerci del Benadir attraverso il territorio britannico sulla destra del Giuba e del Dawa, le vie di comunicazione tra le stazioni italiane del Eiuba e le provincie meridionali etiopiche, e sia assunto impegno, da parte del Governo britannico, di non stabilire stazioni commerciali, a Monte di Lugh, in una zona da determinarsi.

Il delegato italiano non avendo potuto ottenere l 'accettazione della sua proposta è disposto, in via subordinata, a raccomandare al suo Governo l'accettazione di questa controproposta.

I delegati italiano ed inglesi, infine, raccomandano concordemente ai loro Governi di obbligarsi a dare istruzioni ai propri rappresentanti in Etiopia di aiutare concordi l'azione da spiegarsi presso Menelic, da una parte, per ottenere all'Inghilterra una conveniente soluzione nella determinazione delle frontiere verso il Rudolph, e, dall'altra, per ottenere all'Italia una conveniente soluzione politico-commerciale della questione di Lugh, in armonia con quanto sarà stato concordato fra Italia ed Inghilterra.

84 1 La documentazione sulle conversazioni avvenute a Roma tra Agnesa, Harrington e Rennell Rodd dal 12 al 19 dicembre, in Conjìdential Correspondence, cit.

85

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 2474/138. Pera, 20 dicembre 1903, ore 0,15.

Mi riferisco telegramma di V.E. n. 19992 , incrociatosi col mio n. 1373•

Comunicazione delle ambasciate d'Austria-Ungheria e di Russia di ieri al ministro degli affari esteri venne fatta, per iscritto ed in nome dei due Governi, nei termini da me telegrafati all'E.V. A questa comunicazione due primi dragomanni fecero seguire dichiarazione verbale nel senso di prevenire la Sublime Porta che, qualora essa ritardasse nominare generale per riorganizzazione gendarmeria, due Governi erano decisi a prendere essi la questione in mano. Di fronte a questa comunicazione, che denota intenzione dei due Governi di fare accogliere le loro raccomandazioni, e dopo avere io fatto valere alla Sublime Porta e specialmente a Palazzo i più opportuni argomenti, stimo migliore partito astenermi da nuove comunicazioni ufficiali, pur continuando a fare sentire, in via amichevole ed in ogni favorevole circostanza, necessità che Governo ottomano proceda, senza indugio, alla nomina del generale italiano. *Ove, poi, l'E.V. non ravvisasse giustificata conclusione del mio telegramma di ieri, circa linea di condotta di questa ambasciata, sarò grato se vorrà darmi d'urgenza le sue istruzioni*. Avverto, ad ogni buon fine, che, un primo rifiuto della Sublime Porta non essendo forse, dato il consueto suo modo di procedere, improbabile, una nostra azione più energica potrebbe, in tal caso, essere utilmente esplicata e previamente concertata coll'Austria-Ungheria e colla Russia.

85 1 Ed. con l'omissione del brano tra asterischi in LV 104, p. 112. 2 Cfr. n. 81. 3 Cfr. n. 79.

86

L'AMBASCIATORE A LONDRA, P ANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 24781150. Londra, 20 dicembre 1903, ore 5,25.

Ho ricevuto i telegrammi di V.E. nn. 20031, 20042 .

Come ho riferito col rapporto 173 andante, marchese Lansdowne si è mostrato meco volenteroso di prendere in considerazione qualsiasi possibilità di un ragionevole tentativo per la pacificazione che egli mi disse vivamente desiderare. Ma non si può attendere che il Governo britannico voglia compromettersi in simile negoziato, prima di avere accertato che si tratti di cosa seria, mentre già parecchie volte si presentarono sedicenti intermediari, che poi furono sconfessati dal Mullah. Ora non risulta dalle comunicazioni del generale che lo Sheri abbia messo innanzi alcune proposte concrete, né giustificati i propri poteri. Generale fu autorizzato prendere in esame le aperture che gli fossero fatte ed a regolarsi in conseguenza.

87

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 2017. Roma, 20 dicembre 1903, ore 18,55.

Ricevo il telegramma n. 13 81 .

Approvo il procedimento che V.E. si propone di seguire rispetto alla designazione di un generale italiano per la gendarmeria in Macedonia, riservandomi, qualora ella me ne additasse l'opportunità, di concordarmi coi Gabinetti di Vienna e Pietroburga per una eventuale pressione sulla Porta.

88

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 3997/1530. Parigi, 20 dicembre 1903.

Durante la consueta visita ebdomadaria che feci il 9 corrente a questo ministro per gli affari esteri, egli spontaneamente mi disse di aver avuto recente occasione di conversare con il presidente della Repubblica circa la scelta dell'epoca per la restituzione della visita alle Loro Maestà il Re e la Regina a Roma. Tenuto conto della pre

2 Non pubblicato.

3 Non rinvenuto.

visione dei lavori parlamentari in Francia, pareva che il momento più propizio sarebbe stato nella settimana che segue Pasqua cioè fra il4 ed il 10 aprile dell'anno prossimo. Il presidente aveva preso l'impegno per il 4 (lunedì di Pasqua), di recarsi ad Arras per il concorso annuale di ginnastica; ma dopo quella data egli rimaneva in libertà per compiere il suo viaggio. La conversazione non avea portato ancora ad una precisa conclusione e della cosa, così mi disse il signor Delcassé, non erasi ancora parlato nel Consiglio dei ministri.

Non era pertanto per me il caso di presentire il Governo del re sovra la scelta di tale epoca ed avrei aspettato per ciò fare che un'indicazione più precisa e più sicura mi venisse fornita.

Se non che l'agenzia Havas del 14 riproduceva, dal giornale La Tribuna, la notizia che il presidente Loubet arriverebbe a Roma il 6 aprile e, da quello stesso giornale, prendeva una serie di informazioni relative al ricevimento nella nostra capitale conchiudendo con l'indicazione che, durante il suo soggiorno in Italia, il signor Loubet visiterebbe pure Napoli e Firenze.

In vista di questa pubblicazione, trovandomi nuovamente in visita dal signor Delcassé il 16 di questo mese, gli chiesi se le informazioni divulgate dali' agenzia Havas rispondevano all'esito di pratiche eseguite ad insaputa mia a Roma, oppure se le cose stessero ancora al punto in cui erano otto giorni dianzi.

Questo signor ministro degli affari esteri mi disse che molta sorpresa gli avea cagionata la notizia dell'agenzia Havas mentre in fatto le cose stavano tuttora al punto in cui erano quando egli me ne avea parlato otto giorni prima. Si era ancora, soggiunse, a più di tre mesi di distanza dall'epoca che pareva la più favorevole per il viaggio; epperciò egli si era astenuto dal proporre che il Consiglio dei ministri deliberasse, non in merito, poiché la visita era cosa già da tempo intesa, ma sull'epoca di farla. Se qualche risoluzione fosse stata presa, io ne sarei stato informato senza verun indugio.

Ho fatto a V.E. un cenno telegrafico di questa seconda conversazione da me avuta con il signor Delcassé 1 e mi pare opportuno il mettere in sodo con questo rapporto come stanno presentemente le cose.

Non conoscendo io le idee del R. Governo in ordine all'ultima parte delle informazioni pubblicate dalla Tribuna circa la visita di Firenze e Napoli che il presidente della Repubblica aggiungerebbe a quella di Roma, non mi parve opportuno il chiedere al signor Delcassé alcunché al riguardo. Fino dalla metà di settembre ultimo, il sindaco di Torino fece pratiche perché il presidente, nel suo futuro viaggio, avesse a fare una sosta in quella città. Probabilmente il Governo di Sua Maestà avrà preso in proposito qualche deliberazione e, se ciò fosse, sarebbe utile che io ne fossi avvisato per mia norma di linguaggio.

Il signor Delcassé, per connessione di idee, mi diceva che forse le notizie date dalla Tribuna avevano la stessa origine delle altre che molti diari danno con grande asseveranza circa le pratiche che aveano già condotto, durante il pontificato di Leone XIII, ad un'intesa per la visita del presidente Loubet al Vaticano e quelle che sarebbero ora in corso con Pio X per lo stesso soggetto. Erano tutte invenzioni stabilite sovra

presunzioni senza fondamento e se la Santa Sede ed il Governo della Repubblica avessero avuto ad occuparsi soltanto dei negoziati che loro si attribuiscono, sarebbero rimasti entrambi nella più assoluta inoperosità, poiché nulla si era fra di loro detto o fatto in proposito.

Ho udito questa dichiarazione del signor Delcassé senza darvi da parte mia alcuna replica. Mi sembra infatti che non convenga, né nei rispetti della visita del presidente della Repubblica, né in quelli delle altre visite sovrane che alla medesima potrebbero seguire, che il Governo di Sua Maestà si dia l'apparenza di voler influire sovra le risoluzioni dei capi di Stato che vengono in Roma. Questi debbono rimanere convinti della libertà piena delle loro risoluzioni la quale è certamente parte cospicua di quella che l 'Italia ha sempre dichiarato di volere rispettare nelle relazioni della Santa Sede con gli Stati e le Nazioni straniere. In mancanza di speciali istruzioni, il contegno che in nessun modo poteva pregiudicare questo principio mi sembrò il solo che convenisse a me di adottare.

86 1 Cfr. n. 82.

87 1 Cfr. n. 85.

88 1 T. riservatissimo 2430/133 del 16 dicembre, non pubblicato.

89

IL MINISTRO A CETTIGNE, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. CONFIDENZIALE 497/134. Cettigne, 20 dicembre 1903 (perv. il 4 gennaio 1904).

L'emigrazione montenegrina, che si manifesta già da lungo tempo, e che è andata sempre aumentando, ha preso in questo anno proporzioni relativamente assai vaste. Si calcola da 5 a 6 mila, taluni dicono perfino 7 mila, il numero dei montenegrini che abbandonarono la loro patria nel corso del 1903 per recarsi la più gran parte nell'America del Nord. La cosa andò tant'oltre che, dopo aver tentato di porre argine al movimento, spargendo nel popolo superstizioso la credenza che l'emigrazione era vietata da un santo specialmente venerato nel Paese, il Governo principesco trovò necessario, ultimamente, di sospendere il rilascio dei passaporti per l'estero. Il fenomeno appare infatti abbastanza inquietante, se si considera che il Montenegro ha una popolazione tutt'altro che densa (appena 25 abitanti per kmq.); e che, la maggior parte degli emigrati appartenendo all'emigrazione permanente, si potrebbe intravedere in un non lontano avvenire il pericolo, non solo di una mancanza di braccia per l'agricoltura, ma anche -ciò che sarebbe qui particolarmente sensibile -di una mancanza di fucili per l 'esercito.

La causa prima di questa, come delle altre emigrazioni dai Paesi europei, va ricercata naturalmente nella miseria che regna nel Montenegro, dove non esiste industria alcuna, dove il poco commercio è pressoché tutto in mano di stranieri, e dove l'agricoltura, tuttora esercitata con metodi affatto primitivi, dà prodotti meschini e poco rimuneratori. Si potrebbe osservare bensì che tale miseria non è punto aumentata negli ultimi anni; che anzi, sotto alcuni aspetti, un leggiero miglioramento può venir constatato; e che, per conseguenza, ciò non basterebbe a spiegare lo straordinario incremento che ha ora preso l'emigrazione. Ma occorre tener conto, d'altra parte, che, grazie alle comunicazioni qui pure relativamente sviluppatesi, ai più frequenti contatti coll'Europa occidentale, i bisogni e le esigenze della moderna civiltà hanno, per quanto lentamente, cominciato a penetrare anche fra questi monti, e le aspirazioni ad un maggior benessere economico vi si fanno sempre più vivamente sentire. E siccome tali aspirazioni trovano nelle istituzioni e nelle condizioni attuali del Paese un ostacolo difficile a superare, così ho inteso interpretare l'esodo dei montenegrini come uno dei sintomi di un vago malcontento, che da qualche tempo in qua serpeggia nel popolo, e che accenna a rivolgersi anche contro il suo sovrano. Questo malcontento non esisteva, né poteva esistere prima quando le lotte eroiche per la indipendenza assorbivano tutte le forze vitali dei montenegrini, abbagliati com'erano dal miraggio di una gloria, costantemente agognata. Ma ora che il mestiere delle armi, pur essendo sempre il più gradito, non fornisce più loro sufficente occupazione; ora che, all'infuori di qualche colpo di fucile, scambiato periodicamente coi limitrofi albanesi come segno di buon vicinato, la pace non è più stata turbata da 25 anni; ora anche qui si vedono, si osservano, e si commentano molte cose. Si vede, per esempio, o si crede di vedere che, mentre il popolo ha soventi appena di che sfamarsi, vengono mantenute dal principe e dai suoi figli, tre Corti principesche, le quali, benché impiantate con un lusso assai modesto, pure sono in un certo contrasto coll'ambiente che le circonda. Si osserva, o si vuole osservare che la sovvenzione annualmente largita dalla liberalità dello tzar -e cui la credenza popolare dà proporzioni assai più vaste che non siano in realtà-invece di servire, come dovrebbe, ai bisogni d eli 'esercito, o, come molti vorrebbero, a quelli dell'intero Paese, viene so venti impiegata in viaggi all'estero e in altre spese voluttuarie della famiglia regnante. Si osserva che, ad onta di tutte le promesse, non è stato per anco compilato un regolare bilancio dello Stato; che le imposte -in verità non molto grevi, ma che già furono, e stanno per essere di nuovo, oggetto di successivi «ritocchi» -continuano ad essere riscosse con grande severità; mentre, per converso, non fu preso nessun provvedimento atto a sollevare la depressione economica del popolo, e mentre gli stipendi di quasi tutti gli impiegati governativi sono sempre pagati con deplorevole irregolarità. Le riforme degli organi amministrativi e giudiziarì, solennemente proclamate lo scorso anno, non furono applicate che in parte; ma coloro, che da quella parziale applicazione si videro feriti nei loro interessi, si studiano di far rilevare che l'amministrazione non è meglio ordinata, la legge non più rispettata di prima; che si moltiplicano invece i casi di dinieghi di giustizia ...

Questo quadro, dalle tinte così buie, non risponde completamente -mi affretto a dichiararlo -alle mie osservazioni personali, per quanto alcuni particolari di esso mi sembrino abbastanza conformi alla verità. Ma gli elementi me ne furono forniti con affermazioni concordi che, quantunque forse improntate a soverchio pessimismo, non ho creduto potermi esimere dal riferire -da persone che più intimamente e da più lungo tempo di me conoscono questo Paese. Una di esse -un rappresentante di un altro Stato balcanico, che per le sue tendenze e le sue abitudini di vita è forse meglio in grado di rendersi conto delle correnti popolari -pretendeva perfino che il malcontento è già arrivato ad un punto tale, da far sorgere in molti montenegrini l'aspirazione di essere riuniti al vicino Impero austro-ungarico. Il confronto fra le condizioni loro, e quelle dei loro connazionali che vivono nelle limitrofe provincie soggette alla Monarchia degli Habsburg, sarebbe talmente sfavorevole, sotto l'aspetto economico, al regime che li governa, da far loro dimenticare sentimenti e risentimenti che si credevano profondamente radicati. Anche qui mi preme soggiungere che non divido affatto questa opinione. L'ostilità contro l'Austria-pure ammettendo che sia in parte artificiosamente alimentata dall'alto-è intensa e generale nel popolo montenegrino; e una guerra con quella Potenza, forse ancora più che una guerra con la Turchia, susciterebbe l'entusiasmo nazionale come ai tempi eroici.

Checché si pensi di ciò, io sono convinto che questo preteso malcontento non condurrà certo ad uno scoppio, finché vive l'attuale sovrano del Montenegro. Attraverso tutte le vicende della storia, il principe Nicola è una forte e caratteristica figura, che sente l'anima del suo popolo, che ne vive la vita, che ne possiede tutte le qualità, e poniamo pure, tutti i difetti. Questi fieri montanari, tuttora incoscienti del concetto della maestà della legge e ignari di ogni teoria liberale, non sentono il peso di un dispotismo sotto il quale hanno sempre vissuto. Essi ravvisano nel loro «Gospodam colui che li condusse, essi o i loro padri, alla battaglia e alla vittoria; che cento volte espose con loro la sua vita di fronte al nemico; che scrisse il suo nome a caratteri brillanti nella pagine più gloriose delle lotte per l'indipendenza. E si manterranno a lui fedeli fino alla morte.

Ma debbo confessare che da parecchi questa mia convinzione non è divisa. In ogni caso, anche a parer mio, le cose potrebbero forse mutar d'aspetto col giorno in cui il principe ora regnante -che gode del resto di florida salute -venisse a mancare. Colui che è chiamato a succedergli non può, naturalmente, pretendere a quella aureola di gloria che circonda il suo genitore; e nulla ha fatto finora che possa concigliargli l'affetto e la devozione del suo popolo. Gli si rimproverano la mancanza di sincerità, i modi imperiosi e talora brutali, la vita appartata che conduce gran parte dell'anno nella solitudine di Antivari. Né maggior simpatia, specie in questi ultimi tempi, viene ispirata dal fratello minore, noto per le sue irrequiete aspirazioni, per la sua leggerezza di carattere, per l'inettitudine ad ogni seria occupazione. La situazione potrebbe quindi, ad un dato momento, assumere qui d'un tratto un carattere minaccioso; e da parte dell'Italia, che è legata al Montenegro da molteplici vincoli, una simile eventualità merita di essere considerata con vivo interessamento.

90

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA 1

T. 2025. Roma, 21 dicembre 1903, ore 18,45.

Ad evitare possibili equivoci stimo utile avvertire, ad ogni buon fine, che la designazione di un generale italiano per l'organizzazione della gendarmeria in Macedonia non deve escludere la partecipazione dell'Italia in quell'eventuale riparto di zone che si facesse tra le varie Potenze, sia per la sorveglianza sulle riforme, sia per la distribuzione di ufficiali italiani per il servizio d'ordine e di polizia.

90 1 Ed. in LV 104, p. 113.

91

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 3995/1529. Parigi, 21 dicembre 1903 (perv. il 27).

La missione che da più di otto anni compieva in Francia il conte di Wolkenstein, in qualità di ambasciatore d'Austria-Ungheria, ha termine in questi giorni. Gentiluomo di vecchio stampo, mente calma ed equilibrata, egli tenne l 'ufficio suo certamente con molta dignità personale, ma senza fare alcun sforzo e direi neppure qualche tentativo per dare ai rapporti della Monarchia, da lui rappresentata, con la Repubblica francese un qualsiasi carattere speciale. Egli mi parve sempre riposarsi nell'idea che, per varie ragioni, fra le quali veniva in prim'ordine la giacitura geografica dell'AustriaUngheria e della Francia, in questo Paese nessuno nutriva sentimenti ostili verso quello ch'egli qui rappresentava ed in realtà, anche nei momenti in cui lo spirito pubblico francese fu più che mai eccitato contro la Triplice Alleanza, nessuno qui parve meravigliarsi che l'Austria Ungheria si trovasse a fianco della Germania. Più tardi si trovò forse nella alleanza austro-tedesca la causa determinante per la Russia di unirsi alla Francia e quasi quasi si provò un'intima contentezza che la politica del Gabinetto di Vienna avesse determinata la formazione della duplice alleanza che facesse uscire i francesi dalle continue ansie e perplessità nelle quali vissero per molti anni. Non dirò che si giungesse fino al punto di fame un merito all'Impero austro-ungarico, ma si notava che le condizioni della sua alleanza con la Germania erano state rese pubbliche e che nulla contenevano di aggressivo contro la Francia e dal complesso di tutto ciò risultava che l'Austria-Ungheria non eccitava qui né i sospetti, né gli astii che si portavano esclusivamente sovra le altre due Potenze della Triplice Alleanza.

Il conte di Wolkenstein riteneva che questa situazione che allontanava ogni timore di improvvise complicazioni, bastasse al suo Paese e che il cercare di più era inutile e fors'anche dannoso. Egli ha veduto pertanto, con la stessa indifferenza almeno apparente, alternarsi qui le correnti opposte delle quali le une spingerebbero ad una futura, ma non lontanissima intesa con la Germania all'occasione dello sfasciamento dell'Impero austro-ungarico; le altre aspirerebbero ad unire le forze unitarie dell'Impero stesso alla duplice alleanza per far argine all'ingrandimento della Potenza allemanna, a ciò che oggi viene comunemente indicato col nome di pangermanismo nell'Europa e fuori di essa. D'onde due manifestazioni affatto contrarie l'una all'altra, che di quando in quando trovarono voci eloquenti e penne feconde per prodursi. Dissi che queste correnti si alternarono perché or l'una or l'altra parve trovare maggior favore fra i ricercatori delle combinazioni che lo stato presente dell'Europa potrebbe riservare anche in un prossimo avvenire. Ma le pubblicazioni delle riviste, non più degli articoli de' giornali e di qualche discorso di autorevoli oratori, [non] sembravano smuovere il mio collega d'Austria-Ungheria da una osservazione quasi apatica di ciò che si produceva in Francia; né mi arrogherei di giudicare se ciò fosse per effetto della tarda sua età, oppure se ne fosse causa l'intimo suo convincimento che le presenti condizioni della Monarchia austro-ungarica non le consentono una politica di attività e di espansioni che la esporrebbero ad urti che potrebbero riuscire fatali alla sua esistenza. Comunque di ciò sia, l'inoperosità della diplomazia austroungarica in Francia era un elemento sul quale eravamo autorizzati a far conto finché durava la missione del conte di Wolkenstein.

Conosco del successore designato ali 'ambasciatore che parte, soltanto ciò che di lui dicono tutti. Se pure il conte di Kevenhuller giungesse qui con istruzioni identiche a quelle del conte di Wolkenstein, e fosse egli medesimo personalmente animato dagli stessi sentimenti, la riputazione che accompagnerà nel suo nuovo posto il diplomatico austro-ungarico basterà da sola a costituire una novità importante. Nè stimo che sia calunnioso il giudizio che comunemente si porta sulla tendenza del conte di Kevenhuller a ricercare le occasioni di metter in vista la sua persona, grave difetto che spinge spesso a passi compromettenti e che quasi sempre toglie il senso della retta percezione delle situazioni.

Recentemente e per effetto di una inevitabile reazione contro ciò che poteva sembrare eccessivo nel risveglio delle simpatie franco-italiane, si sentirono stridere alcune note discordanti sotto forma di ammonimenti alla opinione pubblica francese alla quale si denunziavano i progetti della politica irredentista degli italiani come assolutamente contrari agli interessi vitali della Francia. La previdenza di questi ammonitori non va di solito disgiunta dal rimpianto della politica seguita durante il Secondo Impero che permise l'unità italiana e la tedesca e nel linguaggio loro, anche quando piglia forme moderate e cortesi, s'indovina il pensiero che nel ravvicinamento dell'Italia la Francia deve vedere l'effetto di un calcolo interessato nel momento in cui gl'italiani riaffermano le loro aspirazioni al possesso di terre appartenenti alla Monarchia austro-ungarese. Alcun tempo fa non sarebbero stati pochi coloro che, illudendosi nella eventualità di un rimpasto della carta di Europa, avrebbero forse veduto nel movimento dell'opinione italiana un sintomo dello appressarsi del momento in cui il grande rimpasto pacifico si farebbe col consentimento della Nazione tedesca. Ma queste illusioni non prevalgono oggi e le preoccupazioni francesi sembrano portarsi invece contro il pericolo di nuove espansioni nazionali tedesche e dello squilibrio assoluto che ne deriverebbe per la Francia.

In un Paese facile a commuoversi e già agitato da questi pensieri, era certamente preferibile per noi che la diplomazia austro-ungarese fosse rappresentata come lo fu negli ultimi otto anni. D'or innanzi, senza esagerarci gli effetti della azione personale dell'ambasciatore conte di Kevenhuller, né della personale influenza di taluni uomini politici francesi più inclinati a favorire l'Austria che l'Italia, avremo qui qualche cosa di nuovo da sorvegliare.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 2491/140. Pera, 22 dicembre 1903, ore 6,35.

Mi riferisco al telegramma di V.E., n. 20252•

Ambasciatori Austria-Ungheria e di Russia si sono tìnora limitati, nelle loro comunicazioni alla Sublime Porta, ad insistere per la pronta nomina del generale straniero organizzatore in capo gendarmeria ed a raccomandare che questi sia scelto nell'esercito italiano.

Da quanto ho potuto comprendere nei miei coiioqui coi due coiieghi, loro concetto sarebbe di fare seguire nomina del generale dalla istituzione di una commissione composta di un numero ristretto di ufficiali stranieri, la quale preparerebbe progetto per riorganizzazione gendarmeria e di cui farebbe parte, oltre generale italiano, un ufficiale superiore austriaco, russo, inglese e francese, ove quest'ultimo Governo decidesse inviarlo, Germania avendo, come è noto, declinato parteciparvi. Questione deii'invio di ufficiali e di sottoufficiali stranieri chiamati aiio scopo di organizzare gendarmeria sui luoghi, è stata riservata ad ulteriori decisioni. Penso che allo stato attuale deiie cose non convenga soiievare presso Sublime Porta ed i miei colleghi, questione cui accenna telegramma di V.E., tanto più che suscita prematuramente discussione che potrebbe intralciare o ritardare nomina del generale. Il che non comprometterebbe, a parer mio, nostro diritto ad esigere uguale trattamento deiie altre Potenze in base al punto secondo deiie proposte austro-russe. Ad evitare, però, ogni malinteso, R. Governo potrebbe, quando gli fosse fatta domanda ufficiale per designazione generale, dichiarare nel consentirvi, che esso non intende, con ciò, rinunziare aii'invio di ufficiali e sotto ufficiali in numero uguale a queiio deile altre Potenze per riorganizzazione sui luoghi deiia gendarmeria, né, ove l'E.V. Io ravvisasse conveniente, all'invio di un ufficiale superiore per fare parte deii'anzidetta commissione, facendo valere fatto che generale italiano fa parte di essa in qualità di ufficiale al servizio della Turchia.

In entrambi i casi, ritengo che nostre dichiarazioni dovrebbero essere previamente fatte ai Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo, affinché eventuali mie pratiche trovino i miei due coiieghi muniti di istruzioni dei rispettivi Governi.

92 1 Ed. in LV 104, p. 113. 2 Cfr. n. 90.

93

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2485/1340. Parigi, [22 dicembre 1903] 1.

Questo ministro degli affari esteri, uscendo dal Consiglio dei ministri, è venuto a dirmi che la Francia è pronta a firmare convenzione di arbitraggio nel testo già adottato con l'Inghilterra, e che perciò egli si tiene a mia disposizione per la firma di quest'atto2 . Prego V.E. telegrafarmi sue istruzioni, poiché qui, mi sembra, si vorrebbe affrettare la conclusione di tale atto, probabilmente per forza motivo di priorità. Mi accorreranno pieni poteri, ma, quando me ne sia annunziata per telegrafo la firma, la presentazione qui non occorre sia fatta al momento firma3 .

94

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

T. 2032. Roma, 23 dicembre 1903, ore 15.

Mi compiaccio che sia stata accolta la nostra domanda per una convenzione di arbitrato colla Francia. Autorizzo V.E. a firmarla secondo il testo anglo-francese. Ella può annunciare che i pieni-poteri le saranno senza indugio trasmessi.

95

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

T. CONFIDENZIALE 2036. Roma, 23 dicembre 1903, ore 20.

Il suggerimento dato alla Porta di designare un generale italiano per l'organizzazione della gendarmeria in Macedonia fu atto spontaneo dei Governi di Vienna e di Pietroburgo e V.E. comprende certo le ragioni che ci trattenevano dal metterei innanzi. Da Londra e da Berlino ci sono, di poi, spontaneamente venute dichiarazioni di

gradimento, ed oggi l'ambasciatore Barrère mi ha fatto conoscere, per istruzione avutane dal suo Governo, che, essendosi il sultano rivolto a Parigi per avere un generale francese, codesto Governo vi si è ricusato, dando al rifiuto il carattere di un atto di amicizia verso l'Italia. Ho pregato il signor Barrère di ringraziare il suo Governo per la sua comunicazione e per l'atto amichevole che in essa ravviso. Desidero che anche

V.E. manifesti al signor Delcassé il nostro compiacimento.

93 1 Il T. è privo di data ma nel registro è inserito fra quelli del 22 dicembre. 2 Analoga comunicazione Delcassé fece a Barrère, in pari data, Documents Diplomatiques Français (1871-1914), (d'ora in poi DDF), Paris, 1929-1959, II serie, t. IV, n. 136. 3 Per il seguito cfr. n. 94.

96

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 2037. Roma, 23 dicembre 1903, ore 20.

L'ambasciatore di Francia mi ha fatto conoscere che il sultano si è rivolto al suo Governo chiedendo un generale francese per l'organizzazione della gendarmeria in Macedonia, ma da Parigi fu risposto, considerando l'offerta come poco corretta verso l'Italia in seguito alla proposta precedentemente fatta alla Porta dagli ambasciatori austro-ungarico e russo, con un rifiuto. Ho pregato l'ambasciatore di Turchia di passare da me e non gli ho nascosto la mia penosa meraviglia. Non solo, dopo il suggerimento dei due ambasciatori imperiali, il passo fatto a Parigi è atto poco amichevole per noi, ma esso dimostra altresì come la Sublime Porta non intenda il carattere disinteressato della nostra politica. Desidero che V.E. tenga costì lo stesso linguaggio'.

97

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 251 01142. Pera, 24 dicembre 1903, ore 6,55.

Ricevuto telegramma di V.E. n. 20371• Ministro degli affari esteri essendo stato chiamato stamane a Palazzo per conferire col sultano, e stimando io non dovere indugiare a fargli conoscere il pensiero del

R. Governo circa domanda fatta a Parigi per designazione generale francese, anche perché avevo ogni motivo di credere che nella conferenza fra Sua Maestà imperiale e Tefwik pascià si sarebbe specialmente trattato di tale questione, ho fatto tosto conse

97 1 Cfr. n. 96.

gnare a S.E. a Palazzo stesso, dal primo interprete della r. ambasciata, comunicazione scritta nei termini seguenti: «L'Ambassadeur de S.M. le Roi d'Italie a été chargé par son Gouvernement de faire à S.E. Tewfik pacha, ministre des affaires étrangères la communication verbale qui suit. Le Gouvernement de S.M. a appris avec une pénible surprise que la Sublime Porte a cru devoir s'adresser au Gouvernement de la République française pour obtenir la désignation d'un général français à qui serait confiée la réorganisation de la gendarmerie en Macedonie. La démarche de la Sublime Porte auprès le Cabinet français venant après les recommandations des ambassadeurs d'Autriche-Hongrie et de Russie, constitue un procédé peu amicai à l'égard de l'ltalie et démontre que le caractère désintéressé de la politique du Gouvernement Italien échappe à l 'attention de la Sublime Porte».

Il ministro degli affari esteri, dopo aver preso conoscenza della mia comunicazione, ha pregato Cangià di dichiararmi che la Sublime Porta, né ufficialmente, né ufficiosamente aveva fatto domanda al Gabinetto di Parigi di un generale francese, né avrebbe potuto farlo senza aver previamente risposto alle ultime comunicazioni degli ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia, e che la questione della nomina del generale non era ancora stata risoluta. Cangià ha fatto notare a Tefwik pascià che la notizia era pervenuta al R. Governo da fonte ineccepibile e che Governo imperiale dovrebbe, nel suo proprio interesse, dar seguito ai consigli delle Potenze procedendo senza indugio alla nomina del generale italiano, previo accordo col Governo del re. Mi risulta, in via confidenziale, che oggi stesso primo interprete de li 'ambasciata di Germania ha fatto a Palazzo, in termini accentuati comunicazione intesa a raccomandare sollecita nomina generale italiano.

96 1 Per la risposta cfr. n. 97.

98

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1582/787. Vienna, 24 dicembre 1903 (perv. il 26).

Ho l'onore d'informare V.E. che il conte Liltzow, che ho visto poco fa, mi ha detto che gli ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia a Costantinopoli hanno ricevuto istruzione di fare nuove istanze presso la Sublime Porta affinché diriga al più presto possibile al R. Governo l'invito di nominare un generale pel comando della gendarmeria in Macedonia e che i Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo sono decisi a fare direttamente tale invito nel caso in cui il Governo ottomano frapponga ancora altri indugi, essendo loro intenzione che si proceda con la maggiore sollecitudine ad organizzare il servizio di gendarmeria. Egli mi ha fatto anche comprendere che sarebbe utile che il Governo del re prenda già le sue disposizioni perché possa fare tale nomina nel più breve termine possibile quando gliene perverrà l'invito.

99

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2517. Parigi, 25 dicembre 1903, ore 13,05.

Ho firmato questa mattina col signor Delcassé la convenzione d'arbitraggio 1•

100

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI

T. 2049. Roma, 25 dicembre 1903, ore 19,30.

Società bancaria milanese assume impegno istituzione banca etiopica Addis Abeba a condizione Governo si obblighi contributo annuo lire sessantamila per venticinque anni. Società assume obbligo spese impianto, versa un milione e assicura a Menelik tre per cento in altro milione fornito dal negus anche per dare guarantigia impresa rimanga italiana. Ministro tesoro mi prega interrogare V.E. se crede necessario contributo annuo e se nella cifra richiesta e per la durata indicata da imputarsi, beninteso, al bilancio eritreo. Da parte mia credo non opportuno anzi pericoloso diretto intervento gravoso soprattutto nella forma richiesta. Trattandosi però di affare che giovando molto agli interessi italiani in Etiopia e in Eritrea, sarebbe importante reservare all'iniziativa italiana. Comunico progetto V. E. per averne parere e proposte.

101

IL COMANDANTE DELLA «VOLTURNO», BOLLATI DI SAINT-PIERRE, AL MINISTRO DELLA MARINA, MIRABELLO

T. 2520. Aden, 26 dicembre 1903, ore 11,06 1.

Rapporto prigionieri generale assicurano pacificato il Mad Mullah sultano Osman di Alula. Provvigioni arrivando Mad Mullah presso Hamim nord Nogal (Uebi) generale domanda blocco militare profittando Durbo. Blocco militare unirebbe interessi, ma generale proposto Londra passaggio truppe Illig. Concedendolo

n. 141 ). IO! 1 Il telegramma fu trasmesso tramite il consolato ad Aden.

situazione delicatissima, perché Obbia blocco militare e passaggio giustificherebbero future possibili rapresaglie Benadir. Blocco militare disgraziatamente necessario concesso Obbia negare Illig, altrimenti interessi italiani vittima politica inglese. Ricordo intolleranza possibili futuri accordi Mad Mullah. Generale telegrafato avuto risposta Londra circa pace, abbisognare però altre istruzioni, pregando rimanere settimana2 .

99 1 Delcassé trasmise la notizia a Barrère con parole d'amicizia per l'Italia (DDF, Il serie, t. IV,

102

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

T. 2064. Roma, 27 dicembre 1903, ore 12,35.

Ho letto le dichiarazioni del signor Delcassé ieri, al Senato. Esse dimostrano una completa identità delle sue vedute con le mie. Prego V. E. esprimere al ministro il mio vivo compiacimento.

103

IL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

L. 541. Asmara, 27 dicembre 19032 .

Alcune settimane fa il tiglio di ras Mangascià, degiac Sejum, del quale scrissi lungamente nel mio rapporto dell'8 ottobre scorso3 , mandò in Asmara a conferir meco un suo sottocapo, Barambaras Merscià.

Il messo espose i desideri che già il degiac aveva espresso replicatamente per lettera: essere a' servizi del Governo italiano, entro la Colonia; e se ciò impossibile di là dal confine dovunque: ciò che significava averne aiuti di consiglio, di denaro, di anni, di munizioni.

Risposi che amici del negus non potevamo senza porre a rischio quell'amicizia accogliere nei territori di nostro dominio, principi a lui ribelli; né senza tradirla, fornir loro fucili e cartucce. Consigli, quando richiesti, e nell'intento di risparmiare sangue cristiano, volentieri: e poiché appunto il degiac li richiedeva, io non esitava ad esortarlo alla sottomissione.

Se il degiac questo consiglio si determinasse a seguire, me ne scrivesse; io avrei significato al negus la sua risoluzione; era sperabile che Menelik ricompensasse quell'atto restituendogli il comando dei due Antalò che già da ras Oliè governatore del Tigrai gli fu conferito. Ad ogni modo, non sperasse, né ora né in seguito dal Governo italiano, aiuti di diversa natura.

Per effetto di queste dichiarazioni anche più esplicite di altre fattegli per lo passato, o per altro movente qualsiasi, fatto sta che degiac Sejum non tardò a sottomettersi al capo di Adua, degiac Garesellassiè. La riconciliazione avvenne ieri, mediante giuramento reciproco nella Chiesa di Abba Carima. A degiac Sejum fu conceduto dal Garesellassiè, consenziente il negus, il comando della Provincia di Kelbè Antalò.

Così il ramo secondogenito della stirpe di Johannes, ha deposto le armi, non certamente le speranze e i rancori. Rimane tuttavia nel deserto il rampollo del primo, degiac Gubsa uod ras Area Sellassie. Un suo sottocapo Lig Merrutz è già in via per Asmara; manda sicuramente, a ripetere anch'egli quanto mi scrisse più volte: manifestare cioè il desiderio di essere accolto in un qualche angolo della Colonia a «vivervi oscuramente di caccia» e ad aspettarvi (questo egli non disse né dirà) il momento opportuno alle rivendicazioni.

Non è improbabile che ottenuta la risposta istessa che già ebbe Sejum, anch'egli si risolva a far atto di sottomissione e a contentarsi per ora del Governo di una provincia in quel Tigrai su cui vanta diritti ereditari e che agogna a dominar tutto quanto.

Potrebbe credersi che quetati così, almeno per qualche tempo i grandi ribelli, il Tigrai ritroverà finalmente la desiderata tranquillità. Chi lo credesse si ingannerebbe.

Per dare il comando di questa o quella provincia a Sejum ed a Gubsa, si deve di necessità toglierlo ad altri: e togliendolo si susciterà la ribellione di altri capi, men grandi, ma altrettanto facinorosi. Già i due figli di ras Area il vecchio, che perdono o sono minacciati di perdere parte dei loro domini, incolleriscono; l'uno, Abrahà Area già s'avvia verso lo Scioa per esporre a Menelik le proprie rimostranze: l'altro Tedia Abbaguben macchina già la rivolta: e degiac Abrahà Agos ribelle nel luglio, nell'ottobre sottomesso e appagato con un de' soliti comandi che or si vede ritolto, sarà di nuovo ribelle in gennaio.

Intanto le popolazioni tigrine insofferenti del giogo scioano, decimate, dalla secolare guerra civile guardano con occhio invocante alla Colonia: non tralasciano occasione di affermare la loro simpatia per il Governo italiano; circondano di affettuoso rispetto i nostri impiegati telegrafici, i componenti la missione mineraria d'oltre Mareb. Argomento per noi di legittimo orgoglio: noi compiamo così la conquista che sola è utile oggi, che sola oggi desideriamo: la conquista degli animi insegnando i benefici della civiltà4 .

101 2 Per la risposta cfr. n. 104. l03 1 Da A CS, Carte Martini. 2 Allegato un appunto del seguente tenore: «Ringraziare del bel rapporto. Informare genericamente degli accordi preliminari del convegno di Roma». 3 Non pubblicato nel vol. VII della serie III.

103 4 Non si pubblica il R. 544 del 28 dicembre, riservatissimo, nel quale Martini svolge ampie considerazioni sulla successione di Menelik. Ne accenna L. MONZALI, in L 'Etiopia nella politica estera italiana, l 896-l 9 l 5, Parma, 1996, p. 212.

104

IL MINISTRO DELLA MARINA, MIRABELLO, E IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL COMANDANTE DELLA «GALILEO», BASSO

T. 20661 Roma, 28 dicembre 1903, ore 12.

Trasmetta «Volturno»:

È mio fermo intendimento che si proceda con calma ed oculatezza dovendosi assolutamente escludere possibilità essere trascinati avventure per evitare le quali si potrebbe essere costretti disapprovare opera nostri comandanti. Dia partecipazione console [sic] «Calabria», «Colombo»2 .

105

IL COMANDANTE DELLA «VOLTURNO», BOLLATI DI SAINT-PIERRE, AL MINISTRO DELLA MARINA, MIRABELLO, E AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 2529. Aden, ... 1903 (perv. ore 12,35 del 28 dicembre l.

Comandante superiore inglese comunicami telegramma direttogli capo di Stato maggiore Egerton. Generale richiede occupazione Illig l O gennaio; manca risposta Londra circa proposta impiegare sbarco truppe Tllig avanzanti Nogal (Uedi); tanto meglio italiani assicurassero cooperazione migiurtini. Mad Mullah travasi Hasimo (Halin?) nord Nogal (Uedi), levante colline Shilemadu. Risposto: sembrarmi difficilissimo soddisfare generale, causa mare, asperità costa, entità spedizione; doversi sempre prima richiedere permesso Governo italiano dettagli. Mia opinione personale negativa, meravigliami domanda cooperazione migiurtini, desiderando generale blocco militare proposto dopo Durbo. Anche senza Durbo, sultano Osman Alula negherebbe senza armi promesse. Se poi confermata amicizia Mad Mullah Osman Alula [ ... ]" impossibile. Comandante superiore inglese risposto, telegraferà generale che, ignorandosi decisioni Governo italiano circa blocco militare, impossibile assegnamento cooperazione migiurtini, pronti a sbarcare trecento marinai assalire Illig, non presidiandolo senza concorso truppe. Occorre permesso Governo italiano per sbarco, ma questa, questione politica. Negandosi permesso proporrà dimostrazione navale Illig quattro navi da guerra inglesi, presente nave da guerra italiana. Politica del Governo inglese nociva sempre interessi italiani.

2 Risponde al n. l O 1.

2 Gruppo indecifrato.

Tanca venuto bordo. Comunicatomi notizia che Alberti trasmesso Ministero affari esteri; secondo essa maggiormente urgente impedire qualsiasi azione inglese. Darò interprete sambuco, attendendo confermare le istruzioni controllo ufficiale di comandata. Attendo risposta telegrafica Aden3 .

104 1 11 telegramma fu trasmesso tramite il consolato ad Aden.

l 05 1 Il telegramma fu trasmesso tramite il consolato ad Aden.

106

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 2532/146. Pera, 29 dicembre 1903, ore 19.

*Collega d'Austria-Ungheria mi comunica che, giusta informazioni ufficiali*, Sublime Porta ha deciso rivolgersi al Governo del re per designazione generale organizzatore in capo della gendarmeria macedone e che comunicazione in proposito verrà fatta domani o posdomani a V. E.

107

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 1075/444. Belgrado, 29 dicembre 1903.

Ho l'onore di accusare ricevuta del dispaccio di V. E. in data del 19 dicembre,

n. 1261•

Mentre mi riservo di scrivere particolareggiatamente sul questionario che vi era annesso, nei limiti consentiti dai mezzi d'informazioni di cui può disporre la

r. legazione, da quanto mi risulta finora, in linea generale, l'Austria-Ungheria, all'infuori di larghi approvvigionamenti inviati nei magazzini della Bosnia e della Ungheria, non avrebbe manifestata nessuna soverchia attività prodroma di una imminente mobilitazione. Ma deve osservarsi essere di pubblica ragione, che l'Austria si sia andata lentamente e costantemente preparando alla eventualità di una azione nei Balcani e che essa sia pronta, già da circa un anno, sicché sarebbe ormai difficile volerne dedurre gli intendimenti dall'osservazione dell'attività militare ch'essa svolge ai confini, pochi giorni bastandole per l'entrata in campagna. Inoltre non è facile indagare e conoscere quale sarebbe il piano di campagna ch'essa seguirebbe, ove si decidesse ad una occupazione, e sul qual punto l'esercito invasore con-

I05 3 Per la risposta cfr. n. l 08.

centrerebbe i suoi sforzi. Il sangiaccato di Novi-Bazar, il famoso corridoio dei Balcani, benché l'Austria-Ungheria vi tenga una guarnigione di duemila uomini, per la natura del terreno porrebbe, a parere dei tecnici, un esercito che volesse traversarlo, per quanto numeroso, in condizioni di notevole inferiorità. Il passaggio per la Serbia avrebbe la prima parte facile, poiché Belgrado non è tenibile; ma il piano dello Stato Maggiore serbo, nella eventualità di un attacco, si propone appunto di abbandonare la capitale e di portare la difesa al sud, nella parte montagnosa, dove l'esercito e le bande armate, tratterrebbero lungamente il nemico prima che esso potesse liberamente uscire in Macedonia. La Bulgaria, in completo assetto di guerra, dispone, per mantenere le sue aspirazioni, di ben duecentosettantamila uomini, animati dal più alto spirito militare; né, infine il Montenegro assisterebbe impassibile alla distruzione delle sue speranze.

Le difficoltà che l'invasione presenta sono di natura tale, che essa assumerebbe le proporzioni di una vera guerra. E però il Governo austriaco, che se ne è reso da lungo tempo conto, non sapendo in quali condizioni esso potrebbe essere dagli avvenimenti spinto all'azione, si è con piena maturità preparato, accelerando le costruzioni delle ferrovie della Bosnia, e armando quelle già costruite in Ungheria in modo da permettere una celere concentrazione di truppe, fornendo gradualmente i magazzini di tutto l'occorrente, seguendo con speciale attenzione le classi in riserva della Bosnia-Erzegovina e dell'Ungheria in modo che esse possano rispondere prontamente ad una chiamata alle armi.

A questa continua preparazione si devono i frequenti allarmi, che da più tempo segnalano come imminente il muoversi dell'Austria verso i Balcani.

È d'uopo però notare che la preparazione militare, ormai compiuta, era ed è imposta al vicino Impero dalla situazione. Solo mostrandosi pronta ad affrontare qualsiasi eventualità poteva l'Austria-Ungheria pesare sulla politica balcanica in modo da impedire una soluzione della questione macedone contraria alle proprie vedute ed ottenere dalla Russia il riconoscimento della sua competenza a risolvere i problemi della penisola. È a questa preparazione militare che è dovuto, in gran parte, l'accordo austro-russo per una comune pacifica soluzione del problema macedone. Ma appunto per questo la preparazione militare austriaca, mentre pone la Monarchia in grado di agire alla prima occasione, non è un sintomo che questa azione sia per aver luogo prossimamente.

Troppo contrastano tutti quegli interessi che rendono la questione balcanica pressoché insolubile. Che l'Austria-Ungheria prenda da sola l'iniziativa di così grave conflitto, non sembra verosimile. Essa potrebbe, però, essere indotta ad avanzare:

se l'accordo con la Russia, stabilito a Mlirzsteg, sia andato così oltre da assicurarle l'appoggio di questa per l'occupazione della Macedonia. A chi conosce la politica tradizionale dell'Impero russo nei Balcani, e la, direi, quasi responsabilità che essa si è assunta dell'avvenire delle razze slave che l'abitano, una simile concessione da parte sua sembra improbabile; ma d'altra parte non si sa ciò che venne stabilito nel convegno, ed è noto che v'hanno in Russia uomini politici, i quali ritengono doversi spingere l'Austria a divenire un grande Stato slavo meridionale, contando sul futuro sfacelo dell'Impero;

se, essendo la Russia impegnata altrove, riesca ali' Austria di separare gli Stati balcanici ed assicurarsi l'appoggio di uno di essi, la Bulgaria (voci di un tale accordo circolano dacché a Sofia vi è un Gabinetto stambulovista e perciò austriacante, e dacché la stampa ufficiosa austriaca ha preso verso la Bulgaria un tuono singolarmente benevolo), ma, più probabilmente, la Serbi a;

se, continuando in Macedonia la ribellione o questa riuscendo vittoriosa, l'Europa desse mandato all'Austria di ristabilirvi l'ordine, obbligando la Bulgaria, la Serbia e la Turchia a sottomettersi alla sua decisione.

Mi sono permesso di ragionare su argomento che non è di mia competenza per trame solo una conclusione, che è connessa alla domanda rivoltami, e cioè, che i preparativi militari austriaci, per quanto spinti, non sono un indice sufficiente della sua intenzione a muoversi, e che quest'indice deve ricercarsi piuttosto nel successo che potrà avere la diplomazia austriaca nel creare una delle situazioni internazionali sovra indicate.

N eli 'ignoranza degli accordi austro-russi, io sono indotto a considerare ancora gli armamenti de li'Austria-Ungheria al confine più come diretti ad esercitare una forte pressione politica sugli Stati balcanici e la Russia stessa, che come conseguenza di una decisione già presa di procedere, senz'altro, all'occupazione delle limitrofe province turche.

A questa induzione mi spinge il fatto che, data la impossibilità o quasi di avventurare un esercito nel Sangiaccato di Novi Bazar, avendo i fianchi minacciati dalla Serbia e dal Montenegro, e che l'Austria, per sboccare in Macedonia, debba passare a traverso la Serbia, o col consenso di questa, o passando su di essa, anche per mantenere le comunicazioni colla base di rifornimento, della eventuale decisione se ne dovrà sentire prima il contraccolpo a Belgrado, e che, per il momento, nulla accenna a qualche cosa di simile.

La Serbia rappresenta un elemento indispensabile all'avanzarsi dell'Austria sia che essa voglia inoltrarsi pel Sangiaccato, avendo il fianco assicurato, sia che essa traversi questo Stato. Il Gabinetto di Vienna riuscì nel 1883 ad ottenere dal re Milan una convenzione militare, firmata anche dal Mijatovitch, allora ministro degli affari esteri, che accordava il passaggio ali'esercito austriaco sullo Stato serbo, contro determinati compensi. La convenzione essendo a termine scadde, e tentativi per rinnovarla si andavano facendo con re Alessandro, quando la sua morte vi pose termine.

Non escludendo quindi la possibilità dell'entrata in campagna dell'Austria, sono convinto ch'essa sarà solo determinata dai fatti che si andranno svolgendo in primavera e dagli ulteriori accordi che quelli provocheranno fra le Grandi Potenze e gli Stati balcanici.

Con che non intendo per nulla diminuire la gravità della situazione, la quale, se non sembra destinata ad avere una soluzione immediata, si delinea sempre più, per chi guarda da questo punto della penisola ed è ignaro di altri accordi, nel senso che essa venga definita con la esclusione dell'Italia.

106 1 Ed. con l'omissione del brano tra asterischi in LV 104, p. 114.

107 1 Non pubblicato così come non sono pubblicati l'analogo dispaccio inviato al console a Zara con n. l05 del 19 dicembre, con richiesta di informazioni sui preparativi militari austriaci, e le risposte di Camicia (R. 1492/212 del 22 dicembre e R. 1531/217 del 31 dicembre).

108

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, E IL MINISTRO DELLA MARINA, MIRABELLO, AL COMANDANTE DELLA «VOLTURNO», BOLLATI DI SAINT-PIERRE

T. 2073 1. Roma, 30 dicembre 1903, ore 14,15.

Rispondo suo telegramma 28 corrente2 .

Prego V.S. astenersi da qualsiasi manifestazione opinione con codesta autorità inglese in argomenti implicanti azione di Governo, limitandosi riferircene con suo parere. Circa argomenti trattati in suo telegramma 28 corrente, non essendoci pervenuta alcuna domanda da Londra, dobbiamo riservare ogni determinazione. Per sua esclusiva norma ed invitandola al più gran riserbo, le dirò che, nella attuale situazione, non potremmo pronunciarci circa sbarco Illig se domandato, prima di avere notizia sicura circa avanzata abissini la quale impedisca Mullah ritirata sud. In ogni caso, dovrebbero esserci date sicure guarentigie relativamente passaggio sul nostro territorio. Non potremmo avere in massima difficoltà dimostrazione navale, purché, anche in questo caso, avanzata abissini garantisca nostri possedimenti. Desideriamo anche noi cooperazione migiurtini; ma, dopo fatti Durbo e susseguente situazione, non è certamente il caso consegna fucili Osman Mahmud, consegna a cui è del resto contraria comando in capo inglese. Circa blocco, dobbiamo riservare ogni determinazione, ma saremo fin d'ora disposti esaminare proposta inglese per più rigorosa vigilanza impedire rifornimenti Mullah. Voglia dare comunicazione riservatissima presente telegramma agli altri comandanti rr. navi3 .

109

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

D. RISERVATISSIMO 72855/1491. Roma, 30 dicembre 1903.

Ho letto con molto interesse l'importante rapporto n. 3668/1387, indirizzatomi dall'E.V. il 15 novembre u.s.l, a riguardo delle reciproche relazioni politiche fra l'Italia, la Francia e l'Inghilterra in Etiopia.

V.E. con savie considerazioni accenna alla possibilità che i rapporti ed interessi d'indole generale tra la Francia e l'Inghilterra nelle varie parti del globo, inducano le

2 Non identificato, ma si tratta probabilmente del T. 2529 del28 dicembre per il quale cfr. n. l 05.

3 Con R. 939/253 del 29 dicembre, non pubblicato, il console generale a Mogadiscio, Merca

telli, osservava che, a suo giudizio, uno dei motivi delle simpatie diffuse fra la popolazione per il Mad Mullah era il malcontento provocato dalla avvenuta abolizione della schiavitù. 109 1 Ctr. n. 17.

due Potenze ad una intesa generale -nella quale però potrebbe anche essere compresa la questione etiopica -allo scopo di mettere sovra basi più sicure la costante amicizia dei due Paesi.

Preoccupandosi appunto di questa possibilità, il R. Governo desidera premunirsi, per non trovarsi, troppo tardi, nella spiacevole situazione che i suoi interessi rimangano definitivamente in opposizione e avversati dall'azione concorde delle due Potenze amiche.

L'Italia si è costantemente studiata di mantenersi (per quanto la salvaguardia dei suoi interessi lo ha permesso) nelle migliori relazioni con le due Potenze in Etiopia: a eguale intento sarà certo ispirata la sua futura politica coloniale. La definizione ed il riconoscimento reciproco dei rispettivi diritti ed interessi delle tre Potenze in Etiopia ed in Somalia non potrà che aumentare la cordialità dei reciproci rapporti, togliendo la possibilità di futuri screzi.

L'intesa però si presenta più facile col Governo inglese giacché i precedenti accordi con esso esistenti possono servire di base concreta ad un nuovo accordo che tolga per l'avvenire qualunque ragione di equivoci o malintesi con una franca e leale dichiarazione della portata dei reciproci diritti delle due Potenze.

Mentre pertanto il negoziato in corso con l'Inghilterra ha anche per scopo di impedire che un accordo tra Francia e Inghilterra modificando Io statu quo in Etiopia possa aver luogo senza il consenso dell'Italia, sembra opportuno di attendere l'esito di questo negoziato prima di avere amichevoli spiegazioni con il Governo francese allo scopo che l'Italia possa attendere al pacifico svolgimento del suo programma coloniale in armonia e perfetto accordo con l'azione politica ed economica dei finitimi possedimenti delle altre due Potenze.

Mi riservo perciò di tornare fra breve sull'argomento, non appena potrò dirle qualcosa di concreto circa il risultato del negoziato con il Governo inglese.

l 08 1 Trasmesso tramite il consolato ad Aden.

110

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, COSTANTINOPOLI, LONDRA, PARIGI, PIETROBURGO E VIENNA E ALL'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A SOFIA 1

T. 10. Roma, 3 gennaio 1904, ore 10,15.

L'ambasciatore di Turchia, venuto ieri al Ministero degli affari esteri, ha chiesto, in nome della Sublime Porta, al R. Governo di designare un generale perché assuma il comando della gendarmeria di Macedonia2 . Ho accolto la fattami richiesta. Il Consiglio dei ministri, riunitosi ieri sera, ha designato il tenente generale De Giorgis, ora comandante la Divisione di Cagliari.

2 Malaspina aveva comunicato la notizia già con T. 6 del l o gennaio, non pubblicato.

110 1 Ed.inLV104,p.Il5.

111

IL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTIN I, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 32/4. Asmara, 5 gennaio 1904, ore 9.

Degiac Gara Selassiè, capo di gran parte del Tigrè, e che ottenne ora da Menelich insegne di ras, verrà fra giorni in Asmara, col consenso del negus stesso, per fare atto di omaggio al Governo italiano. Del fatto che avviene per la prima volta dalla nostra occupazione, e che le popolazioni stimeranno in tutto il suo valore, è inutile io rilevi l'importanza. Spero V.E. vorrà considerare questo uno dei migliori e più notevoli effetti della politica seguita dal Governo della Colonia con le prossime provincie d'oltre confine, fra le molte difficoltà dei torbidi che, da anni, le travagliano e come la prova più manifesta della durevole sicurezza della frontiera 1•

112

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA 1

T. 20. Roma, 5 gennaio 1904, ore 19,30.

Come già ne feci cenno a VE. riteniamo come cosa acquisita che nella Commissione la quale, presieduta dal generale De Giorgis, dovrà preparare il regolamento per la gendarmeria in Macedonia, abbia posto anche un ufficiale superiore italiano, il quale avrà indi, come ispettore, la direzione del servizio di gendarmeria nella zona che sarà assegnata all'Italia. Il generale De Giorgis mi fa giustamente osservare a tale riguardo, che, come generale in servizio ottomano, egli non potrebbe, in seno alla Commissione, rappresentare l'elemento italiano, mentre, per la grave responsabilità personale che sta per incombergli, è naturale il suo desiderio che nella Commissione stessa anche l'Italia abbia un rappresentante. Prego conferire d'urgenza coi colleghi d'Austria-Ungheria e di Russia. Mi riservo di telegrafarle, quanto prima, il nome dell'ufficiale superiore che sarà designato. Aggiungo che il generale De Giorgis condurrebbe con sé come addetto alla sua persona un capitano dei carabinieri che già ebbe parte nel!' ordinamento della gendarmeria in Creta e un tenente come ufficiale di ordinanza.

Ili 1 Per seguito cfr. n. 113. 112 1 Ed. in LV 104, p. 115.

113

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI

T. 23. Roma, 5 gennaio 1904, ore 19,30.

Questo Ministero che ha incondizionatamente approvato politica codesto Governo verso Tigrè, riconosce importanza e si compiace visita ras Salassiè Asmara col consenso negus 1• Prego V.E. avvertirmi giorno arrivo costà di quel capo.

114

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A SOFIA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. CONFIDENZIALE 11/3. Sofia, 5 gennaio 1904 (perv. l' 11).

Ringrazio anzi tutto l'E.V. per avermi cortesemente messo al corrente, con telegramma n. 10 in data del 3 corrente 1 , dell'avvenuta designazione del signor tenente generale de Giorgis, quale comandante la gendarmeria internazionale in Macedonia.

Più volte, in questi passati giorni, il presidente del Consiglio, parlandomi delle trattative in corso, esprimeva la speranza che esse non fallissero, e che l'incarico di presiedere alla esecuzione della più seria e più importante tra le riforme concordate nel programma di Miirzsteg, venisse definitivamente affidato ad un generale italiano.

S.E. non mi dissimulava però, temere egli assai che i risultati benefici, che vi sarebbe ogni buona ragione di aspettarsi dallo zelo intelligente e dalle attività di cui darà indubbiamente prova il prescelto nostro ufficiale generale, possano in pratica essere, se non neutralizzati addirittura, di molto attenuati oltre che dall'ignavia e dalla perfidia dei turchi, anche dalla mollezza e dalla buona volontà assai relative da parte dei rappresentanti militari delle due Potenze che, con arguto giuoco di parole, il commissario ottomano chiama ora «les Puissances trop interessées».

Nessuno più di lui, soggiungeva il ministro, si compiacerebbe, se si potesse davvero giungere a migliorare sul serio la situazione intollerabile delle popolazioni cristiane di Macedonia, e se questo risultato soddisfacente fosse principalmente dovuto alla opera del rappresentante del glorioso esercito italiano, tanto rispettato e tanto amato dai bulgari. Purtroppo però le notizie che riceve da ogni parte, non gli permettono oggi al pari di ieri, di conservare troppe illusioni, né di riporre, sopra tutto, illimitata e cieca fiducia nelle due Potenze, sulle vere intenzioni delle quali, egli non può assolutamente astenersi dal nutrire diffidenza. Del resto, dato pure che tali sue diffidenze siano infondate ed ingiustificate -ed egli sinceramente se lo augura -resta sempre il fatto brutale ed

114 1 Cfr. n. 11 O.

innegabile che, malgrado l'apparente remissività, la Sublime Porta non intenda punto di vedere applicate sul serio le riforme -buone o cattive che esse siano. Di tale duplicità ottomana, quando non vi fossero altri sintomi, rimarrebbe sempre quello delle ripetute, insistenti pressioni esercitate su questo Governo per indurlo a far causa comune con la Turchia, allo scopo di mandare a monte il programma di riforme. E qui, a riprova del suo dire, S.E., aperto il cassetto, cavò fuori una lettera particolare, proprio allora ricevuta dall'agente a Costantinopoli, e me ne lesse qualche brano. Il signor Nacovic narrava, nei suoi minuti particolari, una conversazione da lui avuta con un gran personaggio musulmano, assai influente a Palazzo: non me ne venne detto il nome. Il personaggio erasi per più di un'ora adoperato a dimostrargli i vantaggi di ogni genere che la Bulgaria potrebbe tran·e, se entrasse nelle vedute turche; per contro, aveva messo in evidenza -magnificandoli-i pericoli molteplici ed eccessivamente gravi che potrebbe correre il Principato, se e quando la realizzazione delle note aspirazioni delle due Potenze divenisse un fatto compiuto. Il personaggio suddetto non aveva nemmeno mancato di far rilucere agli occhi del Nacovic le più rosee speranze, come conseguenza della eventuale inalterabile riconoscenza del sultano. Poiché l'inviato bulgaro, conformemente alle sue istruzioni faceva fredda accoglienza a tutte queste entrature, il personaggio, passando dalle promesse alle minacce, poneva termine al lungo colloquio con la dichiarazione seguente, riferita testualmente in francese nella lettera: «Eh bien! Tant pis pour vous. Vous voulez absolument ètre du còté des Puissances et vous vous repentirez. Nous sommes assez forts pour vous punir: quant aux réformes mettez-le vous bien en tète, elles ne seront jamais appliquées sérieusement. La volonté mème du sultan ne saurait résister au courant de l'opinion publique musulmane qui y est décidément contraire».

Ho voluto riferire a V.E. con ogni particolare queste informazioni confidenzialmente datemi dal generale Petrov. Esse, a me sembra, mentre depongono in favore del corretto atteggiamento del Governo bulgaro, forniscono un chiaro indizio della gravità della situazione. Se, difatti, la Turchia continuerà, come pare esservi decisa, a sollevare ostacoli ed a gittare bastoni nelle ruote, sarà assai difficile nei due o tre mesi che appena ci separano dalla primavera, e malgrado la migliore volontà degli agenti civili e militari delle Potenze tutte, di giungere ad un risultato che valga ad assicurare la tanto desiderata pacificazione generale. D'altra parte, i signori Sarafov e compagni non fanno, nelle loro attuali peregrinazioni a traverso l'Europa, alcun mistero, né dei desiderata ed aspirazioni dei comitati macedoni, né tampoco della loro ferma risoluzione di riprendere le armi, per isfuggire al supposto condominio austro-russo da cui, pare, abborrono quanto e forse anche più che dalla dominazione ottomana.

Non può, dopo ciò, arrecare meraviglia se questo Governo, che trovasi in una posizione non certo invidiabile, minacciato siccome esso è all'esterno dai turchi, ed all'interno dagli stessi macedoni, prenda le sue precauzioni per trovarsi preparato ad ogni emergenza, e spinga, in questo momento, con febbrile alacrità i suoi preparativi militari, chiedendo ed ottenendo dal Parlamento il voto di crediti eccedenti di gran lunga la potenzialità economica del Paese, e destinati, più tardi, a pesare gravemente sul contribuente bulgaro.

Come ho già scritto in altri miei rapporti, io ho l'impressione che il principe farà, fino all'ultimo, uso di tutta l'autorità di cui dispone per evitare un conflitto armato; ma, in verità, mi parrebbe prematuro e temerario l'affermare ora in modo assoluto che fra qualche mese, gli avvenimenti non possano essere più forti anche della sua volontà a trionfare sulle sue intenzioni pacifiche.

E del resto, oggi, in cui tanto forti sono le apprensioni per il mantenimento della pace tra la Russia ed il Giappone, chi oserebbe garantire che gli attuali intendimenti di questo astuto ed impenetrabile sovrano abbiano a mantenersi tali, anche il giorno in cui egli fosse proprio sicuro, che la temuta Russia, impegnata a fondo nello Estremo, non si trovi in grado di intervenire efficacemente negli affari di questo vicino oriente, per dettargli legge?

Né devesi, da ultimo, escludere tanto leggermente la possibilità che i turchi, i quali si ritengono sicuri della vittoria a causa della considerevole superiorità numerica del loro esercito, profittando della rilevante massa di truppe già concentrate, a costo di tanti sacrifizì, in Macedonia, si decidano una buona volta a dar addosso alla Bulgaria, ed infliggerle una sconfitta tale da paralizzarne l'efficienza per molti anni a venire. I sentimenti del sultano sono oggi pacifici ~è vero ~non è men positivo, però, che esiste a Costantinopoli un partito favorevole alla guerra, l 'influenza del quale non è da disprezzare. Questo ho sentito dire di recente dall'addetto militare francese a Costantinopoli, qui venuto nei giorni scorsi: questo affermava ieri ancora il commissario ottomano reduce dalla sua gita alla capitale.

In definitiva la situazione appare oltremodo oscura, complessa e piena di incognite, di talché sarebbe assai imprudente l'avventurarsi in previsioni al riguardo dei futuri eventi.

A proposito della Russia e della Macedonia voglio nel terminare il presente, riferire a V.E. un aneddoto narratomi giorni fa, che non mi sembra privo di interesse, e del quale posso garantire la autenticità. Allorquando il conte Lamsdorff venne a Sofia l 'anno passato, fu messo a sua disposizione un alto funzionario di questo Ministero degli esteri, il quale ebbe per tal modo occasione di intrattenersi più di una volta in colloquii familiari col ministro russo. In una delle conversazioni, il discorso essendo, come era naturale, caduto sulla questione macedone, il conte Lamsdorff ebbe ad esprimersi pressoché testualmente nei termini seguenti: «Voi bulgari avete creduto di poter forzarci la mano per risolvere questa questione: vi siete sbagliati di molto! L'ora della soluzione non è suonata. La soluzione avverrà quando e come piacerà a noi, ed a noi esclusivamente. La Russia, persuadetevene, è oramai assai più di una grande Potenza; essa è diventata una parte del mondo».

113 1 Cfr. n. Ili.

115

IL CONSOLE GENERALE A SCUTARI, LEONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 3/2. Scutari, 5 gennaio 1904 (perv. il 12).

Stimo opportuno di riferire all'E.V. circa al proposito sempre più manifesto che l'Austria si propone, di propagare a poco per volta in questa regione la lingua tedesca. Finora in fatto di lingue straniere l'unica qui conosciuta era la lingua italiana. Le stesse scuole confessionali, che del resto non sono che scuole austriache, insegnavano

nella nostra lingua, di modo che questa in città specialmente, è comunemente parlata. Il tedesco era quasi sconosciuto. Da alcun tempo però, come ho avuto occasione di riferire in altri rapporti, l'Austria prese a inviare nella Monarchia giovani scutarini perché conseguissero il diploma di maestri e imparassero il tedesco, di modo che questi giovani tornati possono essere in grado d'insegnare la lingua tedesca. Ultimamente nelle scuole dei Gesuiti fu instituito l'insegnamento del tedesco non solo, ma fu fatto obbligo ad ogni vescovo di inviare ogni anno a Kleigenfurth e Innsbruck due seminaristi di ogni diocesi che compiono i loro studi in questo seminario pontificio, a completare gli studi di teologia e apprendere il tedesco a spese del Governo austriaco.

Quanto al resultato non potrei pronunziarmi sebbene dubiti che possa corrispondere al desiderio che si ha di rendere familiare quest'altra lingua dell'Impero, ma nessun dubbio che è già cominciato il lavoro di preparazione per raggiungere questo scopo.

Tutto ciò ha importanza per noi nel senso che, mentre ora non abbiamo che a combattere le rivalità delle scuole, potrebbe darsi che in avvenire ci trovassimo di fronte anche la rivalità della lingua.

116

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 46/1. Londra, 6 gennaio 1904, ore 4, 16.

Marchese Lansdowne mi ha detto ora che assai di buon grado accetta proposta di V.E. che convenzione arbitrato venga tosto firmata a Roma1• Ambasciatore d'Inghilterra costà ha opportune istruzioni.

117

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI

T. 27. Roma, 6 gennaio 1904, ore 20,30.

Pochi giorni or sono l'ambasciatore d'Inghilterra mi faceva conoscere, per istruzione avutane dal suo Governo, che, in seguito ad obiezioni di codesto Stato Maggiore, era stato abbandonato il progetto di uno sbarco ad Illig, per il quale il comandante supremo delle navi inglesi, per mezzo del comandante di una nostra nave, aveva richiesto la nostra cooperazione. Ricevo ora, non senza meraviglia, un telegramma del nostro comandante superiore così concepito: «Comandante Marina inglese previene che partirebbe con tre navi da guerra per arrivare ad Illig giorno nove, giusta desiderio

generale Egerton, ed attendere, per fare operazioni guerra, nave da guerra italiana con istruzioni»1• Ho risposto al nostro comandante chiedendogli di telegrafarmi per nostra norma, in che consisterebbero le divisate operazioni guerra, ed aggiungendo che, qualora si trattasse di semplice dimostrazione navale, non avremmo difficoltà a consentire con la presenza di una r. nave. Ad ogni modo la prego di voler chiarire la cosa presso il Foreign Office, facendo comprendere a lord Lansdowne essere indispensabile, nel comune interesse, che proposte e comunicazioni di questo genere intervengano esclusivamente e direttamente tra Governo e Governo, mentre, intervenendo tra comandanti e comandanti, ne nasceranno inevitabilmente malintesi, ritardi e confusione.

116 1 La proposta di Tittoni di firmare la convenzione di arbitrato a Roma era contenuta nel T. 3 del l o gennaio, non pubblicato.

118

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA

T. URGENTE 35 1 . Roma, 7 gennaio 1904, ore 20.

Mi riferisco telegramma 522 .

Informo, via confidenziale, che direttore Banca Italia, ufficiato da R. Governo, si accinge con serio proposito costituzione sindacato italiano per banca etiopica. Prego quindi V.S. adoperarsi presso Menelik perché mantenga promessa non prender nessun impegno prima aver trattato con sindacato italiano3 .

119

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 48/25. Parigi, 7 gennaio 1904 (perv. il 12).

In adempimento dell'incarico affidatomi da V.E. con il telegramma delli 27 dicembre ultimo 1 , ho scritto in forma particolare il seguente biglietto al signor Delcassé: «le m'aquitte avec le plus grand plaisir des instructions que je viens de recevoir de S.E. Monsieur Tittoni qui, ayant pris connaissance de votre déclaration d'hier

3 Con il R. 2 del l o gennaio Ciccodicola dava notizia dell'arrivo ad Addis Abeba di una missione americana e concludeva: «l risultati ottenuti dalla missione per ora sono nulli, ciò non toglie però che per noi questa nuova concorrenza che si appresta a farci uno Stato tanto potente di mezzi e di iniziative non può !asciarci indifferenti e senza preoccupazioni».

au Sénat, me charge de vous dire qu'il y a trouvé une parfaite identité de vues avec !es siennes et qu'il s'en félicite vivement en vous en remercianb>. A questo biglietto, questo ministro degli affari esteri rispose il giorno stesso nei termini seguenti: <de suis très heureux de constater que !es vues du ministre italien des affaires étrangères cuucurdent parfaitement avec celles que j'ai exposées hier au Sénat. Et il m'a été particulièrement agréable de l' apprendre par vous»2 .

117 1 Si tratta del T. 45 del 6 gennaio trasmesso da Aden, che così prosegue: «Non approvato simile dimostrazione occorrendo permesso Governo. Attendo ordini. Telegraferò navi da guerra inglesi partiranno». 118 1 Il telegramma fu trasmesso via Asmara. 2 T. 52 del 26 dicembre, trasmesso da Asmara il 5 gennaio, col quale Ciccodicola riferiva sul progetto britannico di costituire una banca anglo-etiopica.

119 1 Cfr. n. 102.

120

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO DELLA MARINA, MIRABELLO

T. 38. Roma, 8 gennaio 1904, ore 14.

Questo ambasciatore d'Inghilterra mi fa formale richiesta, a nome del suo Governo, che una nave da guerra italiana cooperi con le forze navali inglesi per una dimostrazione innanzi a Illig, bombardando se necessario il villaggio. L'azione dovrebbe aver luogo il 9 corrente.

Corrispondendo ciò in massima agli accordi presi con la E.V., col telegramma a firma comune in data 6 corrente 1 , ho aderito. Prego ora V. E. di voler dare istruzioni al comandante delle nostre forze navali affinché una nostra nave partecipi nel modo sopra indicato alla progettata dimostrazione.

121

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA 1

T. 42. Roma, 8 gennaio 1904, ore 20.

Rispondo al telegramma n. 32 . Prendo nota di quanto concerne il nostro ufficiale superiore, già designato: colonnello Signorile che fu addetto militare a codesta ambasciata. Quanto ai due altri

2 T. 53/3 del 7 gennaio, non pubblicato, con il quale Malaspina riferiva di aver informato i colleghi russo ed austriaco in Costantinopoli dell'intenzione del R. Governo di inviare un ufficiale italiano a far parte della costituenda Commissione per la riorganizzazione della gendarmeria macedone.

ufficiali sta bene che non se ne parli per ora; però confermo che partiranno col generale, e ritengo che non sarà difficile, nel momento opportuno, sistemare la loro posizione, essendo naturale che un generale italiano, chiamato ad alto ufficio, abbia seco, a propria disposizione, oltre il suo ufficiale di ordinanza, anche un altro ufficiale italiano di sua personale tìducia.

119 2 Sullo stato delle relazioni itala-francesi cfr. il rapporto di Barrère dell'S gennaio in DDF, Il serie t. IV, cit., n. 161. Il mattino del 7 gennaio Luzzatti arrivò a Nizza dove si incontrò con Delcassé e Rouvier, ministro delle finanze. Cfr. DDF, Il serie. t. IV, nn. 174 e 182.

120 1 T. 26, non pubblicato, ma cfr. n. 117.

121 1 Ed. in LV 104, p. 116.

122

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 80/6. Pera, 12 gennaio 1904, ore 3,05.

Ministro degli affari esteri ha pregato oggi primo interprete r. ambasciata di informarmi che, avendo codesto ambasciatore di Turchia riferito che R. Governo si proponeva di inviare a Costantinopoli unitamente al generale De Giorgis, altri ufficiali italiani, aveva incaricato Reschid Bey di far osservare all'E.V. che il Governo ottomano era disposto ad accettare un solo ufficiale straniero per ogni Potenza, che questo ufficiale sarebbe ammesso al servizio della Turchia, che Potenze avevano già aderito a questa decisione della Sublime Porta e che, questa assumendo a suo servizio un generale italiano, non vi era più luogo per il R. Governo di inviare altro ufficiale. Ministro degli affari esteri ha aggiunto che, in comunicazione verbale fatta da ultimo alle ambasciate di Austria-Ungheria e Russia, Sublime Porta aveva loro dichiarato che, dati i termini del punto secondo delle proposte austro-russe, ufficiale straniero aggiunto al generale incaricato riorganizzazione gendarmeria, doveva, come questi, entrare al servizio della Turchia, vestire uniforme turco ed essere pagato dal Governo ottomano, il quale avrebbe corrisposto loro stipendio doppio di quello percepito nei rispettivi eserciti.

In seguito a ciò ho stimato opportuno di avere immediato scambio di idee coi miei colleghi di Austria-Ungheria e di Russia ed avendo pel primo visto Calice, l'informai della comunicazione fattami da Tewfik pascià, facendogli notare che ci trovavamo di fronte ad una situazione nuova, che, se le due Potenze persistevano nel loro modo di vedere di non far entrare i loro ufficiali superiori al servizio della Turchia,

R. Governo, come avevo precedentemente dichiarato, avrebbe inviato, dal canto suo, un colonnello a far parte della Commissione. Che se invece le due Potenze ammettessero interpretazione della Sublime Porta ne avrei immediatamente riferito alla

E.V. Calice confermandomi comunicazione verbale della Sublime Porta si riservò farmi conoscere suo pensiero e quello di Zinowieff, dopo di avere conferito con questi. Venuto a vedermi poc'anzi, Calice mi disse che Zinowieff e lui si erano limitati a rispondere alla comunicazione della Sublime Porta che questione da essa sollevata dovrebbe fare oggetto di ulteriore accordo, che ad entrambi sembrava probabile che,

di fronte insistenze della Sublime Porta, le Potenze accetterebbero di fare entrare senz'altro il rispettivo ufficiale superiore al servizio della Turchia, che, in questo caso, l'Italia non potrebbe ottenere che Turchia le conceda un trattamento eccezionale assumendo al suo servizio, oltre il generale, un ufficiale superiore e che, così stando oggi le cose, Zinowieff e lui ravvisavano prudente di consigliare che il R. Governo si astenga dallo inviare il colonnello ed altro ufficiale. Non posso, per parte mia, condividendo questo parere, che consigliare semplice invio, per ora, del generale De Giorgis per non esporci al rischio di essere costretti a fare ritornare in Italia colonnello e gli altri due ufficiali, ove fosse deciso di non ammettere al servizio della Turchia che un solo ufficiale per Potenza. Qualora poi avesse luogo riunione preliminare di questi ufficiali stranieri, prima che fosse decisa questione della loro entrata al servizio ottomano, vi potrebbe prendere parte, per l'Italia, addetto militare, capitano Zampolli, il quale avrebbe a riservare, per ogni evenienza in seno alla Commissione, come io farei presso i colleghi e la Sublime Porta, diritto del R. Governo di inviare sia a Costantinopoli che in Macedonia un numero di ufficiali uguale a quello delle altre Potenze.

Ove l'E.V. accolga questi miei suggerimenti, ispirati dalle difficoltà della situazione presente e dalla incertezza che predomina nei negoziati delle due Potenze con la Turchia e che lascia adito aperto a sorprese, mi permetto additarle opportunità che ella riservi nella sua risposta alla comunicazione che Reschid Bey è stato incaricato di farle, nostro diritto di intervenire in ogni fase della riorganizzazione della gendarmeria macedone in condizioni identiche a quelle delle altre Potenze e che analoghe dichiarazioni siano fatte tosto ai Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo. Mi risulta da buona fonte che Governo tedesco sarebbe deciso ad inviare un ufficiale superiore. Governo francese ha designato colonnello comandante della guardia repubblicana di Parigi. Austria Conte Salis, tenente colonnello.

122 1 Ed. con alcune varianti in LV 104, pp. 117-118.

123

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 15/7. Belgrado, 12 gennaio 1904 (perv. il 18).

Questo incaricato d'affari di Austria-Ungheria, parlando meco degli affari di Macedonia, mi ha confermato i preparativi militari che si vanno facendo in BosniaErzegovina in vista di una eventuale mobilitazione in primavera. Egli soggiungeva che non poteva recar stupore se l'Austria-Ungheria, avendo assunto con la Russia il compito dell'attuazione delle riforme in Macedonia, si mostrasse pronta a tutte le eventualità, senza che dovesse perciò sospettarsi in essa l 'intenzione di modificare a proprio vantaggio il Trattato di Berlino.

Benché questo linguaggio sia naturale nel rappresentante dell'Austria-Ungheria, l'opinione generale di tutti coloro i quali hanno una speciale competenza negli affari dell'Oriente, concorda nel ritenere che, per la difficoltà della impresa e per le condizioni interne della Monarchia, le dichiarazioni del Governo austriaco siano sincere nell'esprimere il desiderio di evitare lo scoppio delle ostilità e di preferire dal pacifico svolgimento di una costante politica l'accrescimento della sua preponderanza negli affari balcanici.

Il Gabinetto di Vienna si proporrebbe sopratutto di creare uno stato di cose che renda impossibile l'ingrandimento degli Stati balcanici ed assicuri più tardi all'Impero il possesso e la egemonia delle province fra il Danubio e Salonicco evitando una violenta e, sopratutto, imminente attuazione del suo programma.

Sono inoltre informato, da persona in contatto coi comitati macedoni, che questi sono sprovvisti di fondi per alimentare le bande e che Sarafow non sia riuscito a raccogliere nel suo giro somme importanti, per cui la rivolta probabilmente non prenderebbe le proporzioni dello scorso anno.

La situazione si presenterebbe quindi in primavera meno pericolosa per quanto riguarda l'insurrezione, ma più suscettibile di gravi avvenimenti, avendo l'Austria e la Bulgaria completati i loro armamenti. Come nello scorso anno la attitudine del principato sarebbe arbitra della pace o della guerra nei Balcani, ma essere opinione generale che, di fronte alla minaccia austro-ungarica, il Governo di Sofia verrà ad un accordo col sultano. La pressione militare austriaca riescirebbe così nel suo intento di mantenere la pace e lo statu quo nella penisola, riaffermando il diritto dell'Impero a risolvere le questioni che vi sono connesse. A queste informazioni datemi da persone autorevoli, che sono familiari col pensiero del Governo austriaco, fanno contrasto altre notizie, raccolte anch'esse da fonti attendibili, secondo le quali si segnala la presenza di agenti provocatori nella Vecchia Serbia, che spingerebbe i serbi a rivoltarsi contro le autorità turche ed a colluttazioni cogli albanesi. Il mio informatore, al quale facevo notare la contraddizione esistente fra i palesi sentimenti dell'Austria e queste manovre attribuitele per mantenere il fermento in una parte della Macedonia, me ne dava la spiegazione dicendomi essere possibile che il Governo austriaco, pur essendo sincero nel suo desiderio di non aprire le ostilità, tendesse a creare una parziale agitazione che le permettesse di strappare dalla Russia, o dalle altre Potenze, il consenso ad occupare definitivamente il sangiaccato di Novi Bazar, anche se a questa occupazione essa non dovesse venire quest'anno.

Questa versione sembra infatti assai verosimile, poiché consta che già nel novembre del 1902 l'Austria abbia fatto dei passi a Pietroburgo per ottenere il permesso di occupare il Sangiaccato senza riescirvi, per cui essa potrebbe essere spinta dai nuovi accordi intervenuti posteriormente a Milrtzeg, e che dal discorso tenuto dal conte Lamsdorff, al signor Novakovitch (rapporto del 9 gennaio, n. 5)1 sembrano più estesi che non si credesse, a ritentar la prova con maggior speranza di successo, creando una situazione che la giustifichi agli occhi delle altre Potenze.

Senonché, come è ben noto a V.E., l'occupazione del Sangiaccato significherebbe la definitiva soluzione della questione balcanica secondo gli intendimenti d eli' Austria. Essa ferirebbe, in eguale misura, gl'interessi della Turchia, della Bulgaria, del Montenegro e della Serbia.

Farò pertanto oggetto di un altro rapporto2 quello che sembra sarebbe l'atteggiamento di questo Paese in tale eventualità.

123 1 Non pubblicato. 2 Con R. 49/20 del 3 febbraio, non pubblicato, Romano Avezzana riferiva ancora sui timori che si nutrivano a Belgrado circa le effettive intenzioni austriache sul sangiaccato di Novi Bazar.

124

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI 1

T. 62. Roma, 13 gennaio 1904, ore 12.

Si conferma che il Governo austro-ungarico sta reclutando un certo numero di ufficiali per assegnarli al servizio di gendarmeria in Macedonia. In vista di tale eventualità e per il caso che apparisca opportuno, a tale riguardo, una azione concorde dei due Gabinetti, prego la S.V. di voler far conoscere a lord Lansdowne essere sempre fermo, in me, il proposito nel quale ci trovammo consenzienti nel nostro colloquio di Windsor2 , che, cioè, le Potenze debbono, per tale oggetto, poter concorrere con egual numero di ufficiali. Lord Lansdowne nella conversazione che ebbi con lui mostrò giustamente di dare grande importanza a questo punto *poiché mentre nel primo caso si avrebbe di fatto una occupazione simulata austro-russa della Macedonia, nel secondo caso sarebbe palesemente rafforzato il concetto del concerto delle Potenze. La S.V. parlando di ciò a lord Lansdowne gli aggiungerà che qualunque passo l'Inghilterra crederà di fare in questo senso sarà subito appoggiato dall'Italia in conformità degli accordi presi. Attendo dalla S.V. sollecito riscontro telegrafico* 3 .

125

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA1

T. 63. Roma, 13 gennaio 1904, ore 14,15.

Ambasciatore russo, in via confidenziale, mi ha detto che da Costantinopoli si era fatta giungere a Pietroburgo la voce che la Porta contasse sull'azioni dell'Italia per ostacolare le proposte austro-russe. Egli aggiunse che era superflua qualunque smentita a tali voci alle quali a Pietroburgo non si era dato peso. lo mi limitai a rispondergli che di fatto la Porta si era mostrata poco tàvorevole alla nomina di un generale italiano in Macedonia ed aveva solo ceduto alla pressione delle Potenze. Raccomando a VE. la maggiore vigilanza e di tenermi continuamente informato di tutto poiché siamo ora in un momento decisivo per la politica balcanica. È bene che l'Austria e la Russia sappiano di contare su di noi per l'attuazione delle riforme, ma è bene anche che noi appoggiando sinceramente ed efficacemente le riforme vigiliamo con cura perché l'azione austro-russa non diventi unilaterale indebolendo dapprima,

2 Cfr. n. 31.

3 Per la risposta cfr. n. 129.

per poi eliminare in seguito, il concerto delle Potenze nel quale noi riscontriamo la maggiore garanzia dei nostri interessi2 .

124 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, p. 118-119.

125 1 Ed. con alcune varianti in LV 104, p. 119.

126

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI 1

T. 65. Roma, 13 gennaio 1904, ore 15.

Per mezzo dell'ambasciatore ottomano in Roma la Sublime Porta ha mosso qualche obiezione circa il nostro proposito che in seno alla Commissione, presieduta dal generale De Giorgis, per la riorganizzazione della gendarmeria in Macedonia, abbia posto, accanto agli ufficiali superiori delle altre Potenze, anche un nostro ufficiale superiore già designato nella persona del colonnello Signorile. Feci osservare all'ambasciatore che, avendo il generale De Giorgis una situazione a parte, importava che l'Italia avesse nella Commissione una rappresentanza come le altre Potenze. L'ambasciatore si mostrò persuaso e si proponeva di telegrafare in tal senso al suo Governo. Ho incaricato, a mia volta, il r. ambasciatore in Costantinopoli di adoperarsi efficacemente allo stesso fine 2 . Prego V.E. di volerne informare confidenzialmente codesto Governo, al quale saremmo grati se fosse data sollecita istruzione di appoggiare, presso la Porta, le pratiche del collega italiano.

127

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE AL CAIRO, SALVAGO RAGGI

D. RISERVATO 1783/13. Roma, 13 gennaio 1904.

Ho ricevuto il rapporto n. 908/250 in data del 15 dicembre u.s. 1 nel quale la S.V. mi riferisce un colloquio avuto con lord Cromer circa i negoziati pendenti fra il

R. Governo ed il Governo britannico.

In via del tutto confidenziale le comunico che le trattative sono state condotte in Roma dal capo dell'ufficio coloniale con sir Rennell Rodd ed il colonnello Harrington e che si è giunti ad una conclusione in forma di proposta2• Quanto all'Eritrea mi riservo di farle pervenire ulteriori concrete informazioni.

126 1 Ed. in LV 104, p. 120. 2 Con T. 66, pari data, non pubblicato. 127 1 Cfr. n. 70. 2 Cfr. n. 84.

125 2 Comunicato a Londra con T. 64, pari data.

128

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 16/8. Belgrado, 13 gennaio 1904 (perv. il 18).

Ieri i ministri di Francia, del Belgio e di Rumania hanno, siccome avevo preannunziato a V. E. col mio rapporto del! '8 gennaio corrente n. 41 , lasciato Belgrado. l ministri di Turchia e di Grecia resteranno non avendo ricevuto alcuna istruzione dai loro Governi.

S. M. il re, la Corte, i ministri ed una rappresentanza della Scupcina si recheranno oggi a mezzodì a Topola per assistere ad un servizio sulla tomba di Karagiorgio, inaugurando col primo dell'anno le feste per il centenario della prima insurrezione serba, avvenuta nel gennaio del 1804. In tal modo Sua Maestà ha voluto evitare così l'astensione del corpo diplomatico al «Te Deum» ed al ricevimento, come di escluderlo dalla lista degli inviti se i ricevimenti avessero avuto luogo.

La partenza dei ministri sopra menzionati ha creato una situazione del tutto nuova, di soluzione assai difficile, e, quel che è più strano, non prevista dal Governo austriaco. Quando il signor Dumba comunicò agli altri rappresentanti esteri, che egli e l'incaricato d'affari russo si sarebbero astenuti dall'intervenire alle feste o ricevimenti di Corte e che, a questo scopo, si sarebbe assentato in congedo, non previde che, data l'azione comune esercitata con la Russia, la sua partenza sarebbe stata interpretata come un atto parallelo a quello pel quale il Governo di Pietroburgo teneva assente da Belgrado il proprio ministro. Questa interpretazione egli, anzi, la lasciò accreditare, credendo che essa avrebbe contribuito a raggiungere lo scopo desiderato, ma era sua ferma intenzione di rientrare dopo le feste, avendo, siccome egli mi diceva, l'Austria troppi interessi in Serbia per permettere una sua prolungata assenza.

Inoltre, man mano che l'insuccesso della designata azione si pronunciava e

S. M. il re resisteva alla pressione limitandosi a quei cambiamenti ai quali si riteneva autorizzato, il desiderio della legazione d'Austria di transigere e di riservarsi un'uscita si andava accentuando e l'incaricato d'affari, modificando il linguaggio già tenuto dal suo capo, si adoperava sempre più a motivare la partenza del signor Dumba come conseguenza d'interessi personali estranei alla pressione.

L'interesse del Governo austriaco non è infatti, che che se ne dica, di gettare la Serbia nell'anarchia, ma di avere invece qui un Governo che mantenga l'ordine al quale imporre condizioni o col quale venire a patti. Ho avuto visione della lettera d'istruzioni inviata dal conte Goluchowski al signor Dumba relativamente alla pressione per l'allontanamento degli ufficiali e che fu confidenzialmente comunicata a Sua Maestà. In essa vi è esplicitamente detto che la Russia e l'Austria, rendendosi ben conto delle condizioni difficili in cui S. M. il re era stata assunta al trono, era desiderio dei due Governi che la pressione per l'allontanamento degli ufficiali cospiratori

per mezzo dell'astensione dei rappresentanti esteri dagli eventuali ricevimenti a Corte fosse esercitata nel modo più dolce e meno lesivo del prestigio di Sua Maestà.

È evidente che in queste condizioni sarebbe stato più prudente da parte del signor Dumba di non abbandonare Belgrado perché l'azione degli altri rappresentanti che a lui mettevano capo non procedesse disordinata e non esorbitasse dalle intenzioni del suo Governo. La sua assenza, complicata da avvenimenti imprevisti, come la dimostrazione davanti alla legazione di Francia, ha prodotto invece una dimostrazione collettiva delle Potenze attribuita esclusivamente all'azione austriaca e di cui il Governo di Vienna non può ormai non dichiararsi solidale.

Fino a quando questa situazione possa prolungarsi è difficile dire. Il solo che, a mia conoscenza, abbia istruzioni precise è l'incaricato d'affari di Russia, al quale il suo Governo ha telegrafato che egli debba astenersi da qualsiasi ricevimento a Corte fino ali' allontanamento definitivo di tutti gli ufficiali cospiratori, ciò che implica anche che fino allora non invierà il suo ministro.

La situazione dei capi missione assenti e soprattutto del signor Dumba, diviene poi delicatissima per essere essi considerati dai serbi provocatori di una manifestazione che l'opinione pubblica ritiene ingiusta e qualifica di arbitraria ingerenza.

128 1 Non pubblicato.

129

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 97. Londra, 14 gennaio 1904, ore 5,45.

Ho avuto ora un colloquio col segretario di Stato, in esecuzione degli ordini di

V.E. telegramma n. 622 . Marchese Lansdowne aspetta informazioni, che già aveva chieste a Costantinopoli ed a Vienna, sul reclutamento degli ufficiali austro-ungarici, ma egli accoglie, in massima, con molto favore, progetto di azione concorde dei Gabinetti di Roma e Londra, circa eguale partecipazione delle sei Potenze al corpo ufficiali esteri, per il servizio gendarmeria macedone. Allorché quelle informazioni saranno giunte, Sua Signoria mi chiamerà per farmi conoscere decisione. *Anticipo sin d'ora, che decidendosi comune azione, questa, secondo marchese Lansdowne, dovrebbe consistere in pratiche confidenziali e simultanee dei rispettivi ambasciatori Pietroburgo e Vienna, senza che Sublime Porta ne abbia conoscenza, per osservare che in base al programma di riforma di Mtirzsteg, ciascuna delle sei Potenze ha facoltà inviare uguale numero di ufficiali per la gendarmeria macedone* 3 .

2 Cfr. n. 124.

3 Il 15 gennaio Bertie informò Tittoni con una lettera che Lansdowne aveva avvertito l'ambasciatore a Costantinopoli di appoggiare le richieste italiane.

129 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, p. 121.

130

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MORRA DI LAVRIANO, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE 1

T. 79. Roma, l 5 gennaio l 904, ore 20.

Non potendo essere posto in dubbio il nostro diritto di intervenire in ogni fase della riorganizzazione della gendarmeria macedone in condizioni identiche a quelle delle altre Potenze, abbiamo disposto che, oltre il generale De Giorgis, il quale, entrando al servizio ottomano, ha una posizione a parte, nella Commissione incaricata, sotto la presidenza del generale, di preparare la riorganizzazione della gendarmeria, intervenga, per conto dell'Italia, il colonnello Signorile. La Sublime Porta fa ora obiezioni manifestamente infondate e che dichiarai non potere ammettere. Prego V.E. adoperarsi presso codesto Gabinetto acciocché il suo ambasciatore in Costantinopoli appoggi l'ambasciatore italiano nel sostenere il nostro punto di vista. Aggiungo che l'ambasciatore britannico ha già ricevuto tali istruzioni2 .

131

IL MINISTRO A TANGERI, MALMUSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 34/6. Tangeri, l 5 gennaio 1904 (perv. il 24).

Dopo il caid Maclean, che, reduce da Londra, è testé ripartito per Fez, pur faranno presto ritorno alla Corte, e il colonnello Ogelvy, ed i sott'ufficiali inglesi cui il sultano ha fin dallo scorso anno commessa l'istruzione della cancelleria imperiale.

L'uno e gli altri, è da notare, furono colà richiamati per lettere dirette alla legazione britannica, mentre contemporaneamente, quasi, il vizir sid Abdelcherim ben Sliman sollecitava l'inviato della Repubblica perché anche la missione militare francese muovesse alla capitale. Il signor S. René de Taillandier, nel ciò parteciparmi ha pur voluto soggiungere che, prima di annuire a tale per lui inaspettata domanda, consulterebbe il proprio Governo.

Alle legazioni di Germania e d'Italia nessun consimile invito, peranche pervenne. La quale omissione se è spiegabile in riguardo all'ingegnere tedesco, signor Rottenburg, perché specialmente addetto a lavori di fortificazioni in Rabat dove ha stabile soggiorno, non lo è del pari per quello che concerne il colonnello Ferrara ed i tec

2 Cfr. n. 126.

nici italiani, la cui opera si svolge né altrove è utilizzabile, se non a Fez, sede della fabbrica d'armi.

Comunque, e per effetto di sì subitanee risoluzioni, dovute all'indole impulsiva del sultano, e delle quali non è dato indovinare il movente, né presagire le conseguenze, il vero è che d'un tratto si è venuta creando una condizione per noi fastidiosa di cose: -si vedono ricercati gli inglesi ed i francesi, e gli italiani soltanto negletti ed inoperosi a Tangeri trattenuti. -In tutto ciò, vi è un indizio poco rassicurante, e che fa dubitare degli intendimenti del Maczen in riflesso all'opificio che è opera nostra, ed alla nostra ufficialità; e pur v'hanno ragioni di nuovi contrasti e difficoltà. Una sollecita, se non immediata decisione, frattanto, s'impone: o disporre perché la nostra missione senz'altro raggiunga la francese; o lasciar correre il tempo, ed aspettare che il sultano ed i suoi consiglieri s'inducano a resipiscenza. E se mi fosse lecito di manifestare il debole mio parere, io propenderei per quest'ultimo partito, pur di evitare un conflitto forse non ripugnante a questo Governo, ma certo da noi non voluto.

L'E.V. conosce la situazione: né io starò a qui ripetere ciò che in argomento ebbi già più occasioni di riferire; ma nel richiamarmi ai rapporti di n. 133 (1902) 70 (1903)1 di settembre e luglio, e segnatamente al promemoria che ebbi l'onore di indirizzarle coll'ultimo mio ufficio di n. 121 dicembre 19032 , mi consenta I'E.V., di fermare la sua attenzione sopra questo che reputo un punto essenziale e non peranche considerato della questione in esame.

Nelle relazioni dell'Italia col Marocco, v'è una nube: il recente accordo francoitaliano per la Tripolitania; e rispetto alla fabbrica d'armi, non dirò un equivoco, ma un lato debole per noi: il fatto, che a differenza delle altre missioni militari straniere, la nostra solamente, è in tutto e per tutto stipendiata dal Governo sceriffiano, e così in assoluta, sua dipendenza. Cessate sono le ragioni di politica opportunità che in passato consigliarono all'Italia di istituire quella che si intitolò, ma che in realtà non fu mai, una vera estera missione militare; a pieno gradimento dell'imperatore Mulay Hassan.

Né è oggi da credere che nella accennata supposta eventualità, il Governo del re volesse ripresentare quei suoi ufficiali in tale effettivo carattere. Dato che vi si decidesse, è evidente infatti che esso dovrebbe del proprio retribuirli, come la Francia, la sua missione militare, del proprio stipendio3 .

2 R. 646/121 del 20 dicembre 1903, non pubblicato.

3 Allegato il seguente appunto che è la traccia per la risposta: «Approvare le considerazioni del r. ministro. Miglior partito per non dare occasione ad un incidente, sembra essere quello di aspettare ancora, e di lasciare che l'iniziativa del Maclean a Fez venga dal sultano. Bensì converrà che, per eliminare fin d'ora ogni possibile equivoco, il r. ministro cerchi l'opportunità di far sentire verbalmente al commissario del sultano a Tangeri che la missione italiana allontanatasi da Fez per volere del sultano, è sempre pronta a tornarvi ad un suo cenno. Se poi l'indugio si protraesse oltre misura, sarà allora il caso di considerare il da farsi».

130 1 Ed. in LV 104, p. 123.

131 1 Cfr. serie lll, vol. VII, nn. 118 e 611.

132

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A SOFIA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 36/18. Sofia, 15 gennaio 1904 (perv. il 22).

Ad ogni buon fine e perché ne resti traccia nella corrispondenza credo opportuno al momento di lasciare, temporaneamente, questo posto per recarmi in congedo, riassumere le dichiarazioni fattemi dal presidente del Consiglio nelle varie conversazioni da me avute con lui in questi ultimi tempi, circa gli intendimenti del Governo bulgaro a riguardo della questione macedone.

Di tali sue dichiarazioni il generale Petrov mi ha pregato con insistenza di rendere, con la maggior precisione possibile, informata l'E.V. nella relazione verbale che avrò l'onore di fare al mio prossimo arrivo a Roma.

l) Il Governo principesco per quanto lo concerne è fermamente deciso a non sollevare alcuno ostacolo, alcuna difficoltà alla azione pacificatrice delle Potenze in Macedonia. Quest'opera invece esso si studierà, come meglio sa e può, di caldeggiare e favorire.

2) Rispetto alla Turchia il Governo principesco vuole, oggi come per lo passato, seguire una politica non aggressiva ma corretta e conciliante.

3) Il Governo principesco non verrà meno al suo dovere, di impedire, nei limiti del possibile e compatibilmente con le esigenze della politica interna e del mantenimento dell'ordine pubblico, la formazione di bande, ed in generale l'organizzazione dell'insurrezione sul suo territorio.

4) Gli armamenti e i preparativi militari fatti e da fare, hanno scopo non offensivo ma puramente e semplicemente difensivo. Se in seguito ad avvenimenti impreveduti e per ora imprevedibili, la Turchia cedendo nuovamente a consigli del genere di quelli datile l'anno scorso da qualche Potenza, si deciderà, con o senza dichiarazione di guerra, ad invadere, sia la Rumelia orientale, sia la Bulgaria, il principato si troverà in condizioni migliori e più vantaggiose per respingere una eventuale invasione ottomana. A migliorare la situazione militare, a ridare efficienza all'esercito, che esso aveva trovato in condizioni assolutamente inatte a provvedere alla difesa della Nazione, l'attuale Gabinetto ha, fin dal suo avvento al potere, atteso con alacrità ed energia siccome ne aveva il diritto e il dovere sacrosanto. Di ciò nessuna Potenza, animata da sentimenti di giustizia e di imparzialità, può muovergli rimprovero.

5) Il Governo principesco si augura caldamente che mediante l'applicazione delle varie riforme, specialmente di quella riguardante la riorganizzazione della gendarmeria, le Potenze riusciranno ad impedire che l'insurrezione abbia a scoppiare novellamente in Macedonia nella prossima primavera. Quando una tale deplorevole eventualità avesse, ad onta della buona volontà delle Potenze ed anche della Bulgaria, a verificarsi, il Governo principesco spera che le Potenze veglieranno a che la repressione, se necessaria, sia compiuta con criterio di retta giustizia di discriminazione e di umanità, giacché se gli eccidi, i massacri, e le atrocità di ogni genere commessi l'anno scorso dai turchi avessero a ripetersi anche quest'anno, il Governo -e non esita a dichiararlo -potrebbe trovarsi nella impotenza assoluta di resistere alla corrente della pubblica opinione imperiosamente reclamante un intervento armato della Bulgaria a favore della Macedonia.

133

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. l 08/ ... Vienna, 16 gennaio 1904, ore 4,11.

Ministero degli affari esteri imperiale e reale ha dato istruzioni ora all'ambasciatore d'Austria-Ungheria a Costantinopoli di appoggiare i passi del r. ambasciatore relativamente alla nomina del colonnello Signorile.

134

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTON1 1

T. 111/13. Berlino, 16 gennaio 1904, ore 4,55.

Istruzioni all'ambasciatore di Germania Costantinopoli per appoggiare pratica nostra circa nomina ufficiale superiore italiano nella Commissione per il riordinamento gendarmeria Macedonia partono oggi. Nell'informarmene, barone Richthofen mi soggiunge che Germania non ha ancora nominato suo rappresentante in quella Commissione, perché desidera possibilmente vedere risoluta questione tuttora pendente circa pagamento di quegli ufficiali, se, cioè, devono, o meno, entrare al servizio turco come Sublime Porta vorrebbe.

135

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MORRA DI LAVRIANO, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE

T. 86. Roma, 16 gennaio 1904, ore 15.

Informo V.E., che oltre Inghilterra, anche Germania ritiene giustificata domanda Italia di avere nello Stato Maggiore della Gendarmeria macedone un rappresentante oltre il generale. Sublime Porta si oppone. Nostro ambasciatore in Berlino mi

134 1 Ed. in LV 104, p. 127.

telegrafa1 che Governo germanico ritiene che Sublime Porta non insisterà, se, oltre che da Inghilterra e Germania, nostra domanda sarà appoggiata da codesto Governo.

Gradirò riscontro telegrafico2 .

133 1 Ed. con alcune varianti in LV 104, p. 160.

136

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ATENE, SILVESTRELLI

T. 87. Roma, 16 gennaio 1904, ore 15.

In vista degli ingiustificati attacchi di codesti giornali ho comunicato alla Agenzia Stefani il seguente telegramma con la data di Atene: «In questi circoli diplomatici recano spiacevole sorpresa gli attacchi di certi giornali contro il ministro d'Italia Silvestrelli. Il rapporto che fornisce il pretesto a tali attacchi nulla contiene che li giustifichi. Si fa colpa al signor Silvestrelli di aver detto che la Grecia confina a Nord con l'Albania, e che, secondo l'opinione degli etnologi, la popolazione del Regno non è esclusivamente di razza ellenica.

Queste affermazioni essendo conformi a quanto si trova negli atlanti e nei trattati di geografia, le recriminazioni dei giornali non hanno il menomo fondamento; né lo stesso Governo italiano avrebbe inserito il rapporto del signor Silvestrelli in un bollettino ufficiale se vi avesse rilevato alcunché di meno riguardoso versa la Nazione ellenica».

137

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI

D. 2252/28. Roma, 16 gennaio 1904.

Mi riferisco ai dispacci del l Oe 13 ottobre u.s., nn. 604 74 e 60941, relativi alla ferrovia Gibuti-Harrar1 .

L'ingegnere Ilg, ministro di Stato di Menelich, trovandosi a Roma, si è presentata l'opportunità di avere con lui un colloquio. Egli mi disse che ritornava in Abissinia per rimanervi tre anni e che aveva le migliori disposizioni di coadiuvare l'azione dell'Italia in quell'Impero, solamente domandava che non fosse ostacolata la compagnia ferroviaria costruttrice della linea Gibuti-Harrar nel proseguimento di essa fino ad Addis Abeba.

Dopo l'azione spiegata dal rappresentante britannico in Etiopia presso Menelich, coadiuvata da quella singolarmente efficace del rappresentante italiano, dopo i risultati ottenuti con la nota protesta del negus, e avuto riguardo alla natura delle relazioni e degli interessi italo-britannici in Etiopia, noi non potremo riconsiderare la questione se non d'accordo col Governo britannico, intendendoci lealmente con esso sul modo con cui, pur mantenendo gli effetti politici e commerciali della protesta di Menelich, si possa non ostacolare il proseguimento della ferrovia Gibuti-Harrar, tenendo conto che Italia e Inghilterra hanno interesse di conservare buone relazioni con la Francia, come hanno interesse di non aver nemico l'ingegnere Ilg.

Un diverso atteggiamento dell'Italia e dell'Inghilterra di fronte al negus nella questione della ferrovia non potrebbe però aver luogo se non a condizione che l'una e l'altra Potenza siano guarenti te nel modo più assoluto, che sia esclusa ogni clausola di monopolio, che la costruzione della ferrovia abbia il carattere di una speculazione privata, che a Gibuti e sul tronco costruito siano consentite facilitazioni commerciali, e in quella da costruirsi siano impiegati capitali internazionali e siano anche consentite facilitazioni commerciali, essendo comune interesse che una linea ferroviaria raggiunga la capitale dell'Abissinia.

Io desidero che la S.V. esponga queste idee generali al marchese di Lansdowne mettendo bene in chiaro come nel fare tale comunicazione siamo mossi da sentimento di lealtà e dal proposito di continuare a procedere d'accordo con l'Inghilterra in questa come in tutte le altre questioni in Etiopia, e entrando con lui in uno scambio d'idee che sarà reso più agevole dalla presenza a Londra del colonnello Harrington.

Di quanto le avrà comunicato il ministro britannico degli affari esteri la S.V. vorrà subito riferirmF.

135 1 Con T. l 03/1 O del 15 gennaio, non pubblicato. 2 Le risposte da Pietroburgo e da Vienna non sono state rinvenute nel registro dei telegrammi, ma sulla questione cfr. n. 139. 137 1 Non pubblicati nella serie Ili, vol. VII.

138

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 112110. Pera, 17 gennaio 1904, ore 0,25.

In base istruzioni contenute nel telegramma di V.E. n. 782 , ho fatto fare oggi al ministro degli affari esteri dal primo interprete della r. ambasciata comunicazione verbale seguente, di cui Tewfik pascià prese nota scritta:

«Governo di S.M. il Re d'Italia mantiene suo modo di vedere circa due ufficiali incaricati di prendere parte alla riorganizzazione della gendarmeria in Macedonia. Invio del colonnello Signorile in qualità di aggiunto al generale De Giorgis è pie

2 T. del 15 gennaio, non pubblicato.

namente giustificato dall'art. 2 delle proposte austro-russe, mentre cooperazione del capitano Caprini, data la sua speciale competenza, si impone come una necessità derivante dali'alta responsabilità che incombe al generale italiano n eli'adempimento del mandato che gli è stato affidato. Invio poi del tenente italiano trova la sua giustificazione nel fatto che non si potrebbe contestare al generale De Giorgis di avere sotto i suoi ordini immediati, in qualità di ufficiale d'ordinanza, un ufficiale italiano di sua intera fiducia».

Ho stimato opportuno di fare menzione nella mia comunicazione oltre che del colonnello, del Caprini ed anche del tenente e dare esplicita ragione del loro invio che V.E. mi segnalò con suo telegramma n. 663 allo scopo di evitare equivoci e gravi inconvenienti che potrebbero derivare dalla presenza sia qui che in provincia di due ufficiali italiani che si troverebbero a lato del generale senza qualità ufficialmente riconosciuta, senza poter vestire la divisa ottomana e senza speciali prerogative. *Di questa mia comunicazione, come avevo fatto del resto, nelle precedenti fasi della questione, ho informato collega di Inghilterra, il quale mi ha dichiarato che, giusta istruzioni ricevute, aveva ed ha di nuovo fortemente consigliato Sublime Porta a recedere dalla sua opposizione nell'invio del colonnello Signorile. Ministro affari esteri ha dichiarato a Cangià che i Gabinetti di Londra e di Berlino avevano accettato di non inviare che un solo ufficiale superiore, che Sublime Porta riteneva che le Potenze non farebbero difficoltà a che i rispettivi ufficiali vestano uniforme ottomano e siano pagati dal Governo imperiale e che, ciò stante, una eccezione fatta a favore dell'Italia potrebbe essere invocata da altre Potenze. Cangià rispose al ministro essere poco probabile che Potenze acconsentano a che questi ufficiali entrino di fatto al servizio della Turchia e rilevino esclusivamente dal Governo imperiale.

Collega d'Austria-Ungheria mi ha detto che in un colloquio avuto ieri col gran vizir, il quale rilevava il fatto che Italia si proponeva inviare parecchi ufficiali, aveva fatto osservare, a titolo personale a Sua Altezza che invio colonnello Signorile era giustificato dali' art. 2 delle proposte austro-russe e che invio capitano Caprini era motivato dalla convenienza che il generale avesse al suo fianco una persona specialmente competente nella materia*.

137 2 Non è stata trovata la risposta ma sull'esemplare pervenuto a Londra si legge il seguente appunto: « ... Vedere lord Lansdowne. Comunicazione di sir E. Barrington che ne ha preso nota 25 gennaio 1904». Barrington era il segretario particolare di lord Lansdowne.

138 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, p. 127.

139

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MORRA DI LAVRIANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T.115/69. Pietroburgo, 17 gennaio 1904, ore 9, 02.

Conte Lamsdorff da me interessato in conformità telegramma di V.E. n. 792 approvò punto di vista di V.E. ritenendo opposizione Sublime Porta fatta per l'inveterata consuetudine di questa dilazionare. Strettamente legata coli'Austria-Ungheria

2 Cfr. n. 130.

nella questione macedone inviterà ambasciatore di Russia a Costantinopoli a mettersi d'accordo con ambasciatore d'Austria-Ungheria onde appoggiare nostro ambasciatore. Non dubito che l'Austria-Ungheria nostra alleata darà il suo appoggio.

138 3 T. del 13 gennaio, non pubblicato.

139 1 Ed.inLVJ04,p.l28.

140

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 120/13. Pera, 18 gennaio 1904, ore 1,20.

Collega di Austria-Ungheria mi comunica che, giusta istruzioni telegrafiche ricevute dal suo Governo, farà domani alla Sublime Porta dichiarazione seguente: «La nomina di un generale italiano per la riorganizzazione della gendarmeria in Macedonia non esclude, secondo il parere dei Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo, il diritto del Governo italiano di designare, in qualità di aggiunto a questo generale, uno dei propri ufficiali siccome lo fanno tutte le altre Grandi Potenze».

141

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA 1

T. 93. Roma, 18 gennaio 1904, ore 18.

Nell'intento appunto di evitare per quanto è possibile di sollevare discussioni le quali, per quanto da parte nostra, giustificate, darebbero occasione e pretesti alla Sublime Porta per nuove tergiversazioni e per ulteriori ritardi, non insisto né sulla questione del giuramento del generale De Giorgis né sulla nuova redazione dell'articolo 9 del contratto specialmente nella parte che riguarda il termine biennale del contratto medesimo. Quanto al primo punto io volli prima, come dovevo, prendere gli ordini di

S.M. il re, il quale è appunto d'avviso che non si debba insistere sulla questione, e, come capo supremo dell'Esercito autorizza il generale a prestare il richiesto giuramento. Quanto al secondo punto e, in generale, per tutto ciò che riguarda le attribuzioni del generale e le attuali pretese della Turchia al proposito, resta ben inteso, e su ciò converrà che sia esplicito l'accordo della E.V. con i suoi colleghi specialmente di Austria-Ungheria e di Russia, che l'accettazione da parte nostra delle attuali pretese del Governo ottomano avviene con l'intesa espressa di intervenire energicamente ogni qualvolta insorgessero difficoltà tali da rendere inefficace o insufficiente l'azione del generale De Giorgis e dei suoi cooperatori europei per il conseguimento del compito a loro affidato.

141 1 Ed. con alcune varianti in LV 104, p. 136.

Insisto, invece, nel modo più perentorio ed assoluto, per l'invio del colonnello Signorile. Il consenso della Sublime Porta tanto meno può mancare ora che tutte le Potenze hanno dichiarato di accedere al nostro modo di vedere. Aggiungo per notizia della E. V. che ieri fu da me questo ambasciatore turco cercando di distinguere secondo che gli altri ufficiali europei entrassero o meno anche essi al servizio della Porta, e sostenendo che nel primo caso l 'Italia sarebbe già rappresentata dal generale De Giorgis e non potrebbe quindi pretendere ad una rappresentanza doppia. Io, anche prescindendo dalla considerazione che le Potenze non si mostrano disposte acché i loro ufficiali superiori entrino al servizio turco, sostenni il diritto nostro così in un caso come nell'altro. Dichiarai a Rechid bey che il suo ragionamento avrebbe avuto una parvenza di ragione solo quando dall'invio del colonnello Signorile le altre Potenze avessero tratto pretesto per domandare l'invio di un altro ufficiale; ma non verificandosi ciò perché tutte le Potenze riconoscono la particolarissima situazione del generale De Giorgis ben diversa da quella degli altri ufficiali, anche questa parvenza di ragione viene meno. Onde è, io conclusi, che, nella eventuale persistenza di rifiuto da parte della Sublime Porta, non potrei vedere che una manifestazione di incomprensibile diffidenza, che io, con mio grande rincrescimento, non potevo a meno di constatare nel contegno della Sublime Porta a nostro riguardo; e ciò dissi nonostante che l'ambasciatore protestasse contro tale interpretazione nel modo più energico, e si profondesse nelle maggiori dichiarazioni in opposto senso. Rimane quindi inteso che, da parte nostra, il generale De Giorgis partirà accompagnato dal colonnello Signorile il quale avrà la identica posizione degli ufficiali superiori delle altre Potenze, mentre, quanto al capitano Caprini, confermo quanto le comunicai con mio telegramma 16 gennaio n. 852 .

140 1 Ed.inLV104,p.l35.

142

IL MINISTRO A LISBONA, GUASCO DI BISIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 28112. Lisbona, 18 gennaio 1904 (perv. il 24).

Alla Camera dei Pari, nella seduta d 'oggi, discutendosi il progetto di risposta al discorso della Corona, il signor Baracho lamenta che il re Carlos non sia stato a visitare il re Umberto in Roma per l'intransigenza della Santa Sede. Ricorda questo fatto nel momento in cui il re d'Italia è scelto ad arbitro in una questione tra i Governi portoghese ed inglese. Egli terminava affermando la necessità che il re visiti i suoi parenti nella capitale italiana.

Essendomi pur mantenuto nella circospezione voluta dall'E.V. tuttavia mi pare d'aver capito abbastanza per poter prognosticare che la visita del re Carlos al nostro

11 o

augusto sovrano, è superfluo il dirlo, a Roma, perché nessun italiano l'ammetterebbe altrove, dipende dall'andata del presidente Loubet alla capitale. Se il capo della Repubblica francese sarà ricevuto dal papa dopo d'aver restituita la visita al capo del Regno italiano, tutto fa credere che questo monarca, che è di liberi sentimenti, ne imiterà l'esempio, non lasciandosi più arrestare né dalla regina, che ostenta devozione, né dalla nunziatura, né dal partito intransigente.

141 2 Non pubblicato.

143

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 126/14. Pera, 19 gennaio 1904, ore 0,15.

Mi riferisco telegramma di V. E. n. 93 1•

Di fronte adesione delle Potenze al modo di vedere del R. Governo circa invio del colonnello Signorile, alle ultime dichiarazioni di V.E. a Rechid bey ed a quelle della r. ambasciata al ministro degli affari esteri, ravviserei opportuno astenerci da ulteriori comunicazioni a questo riguardo alla Sublime Porta e far partire senz'altro col generale De Giorgis, colonnello Signorile e capitano Caprini. Ho, del resto, motivo di credere che, sebbene la Sublime Porta non dichiarerà di accettare modo di vedere delle Potenze circa questione degli ufficiali superiori aggiunti al generale, non solleverà nuove obiezioni contro invio colonnello Signorile. Giusta quanto mi ha ripetuto mio collega d'Austria-Ungheria, né lui né Zinovieff hanno ufficialmente annunziato invio dei loro ufficiali superiori, e le loro attribuzioni e la loro posizione di fronte al Governo ottomano faranno oggetto di decisioni che saranno prese, dopo che generale ed ufficiali superiori saranno giunti a Costantinopoli.

Circa intesa coi miei colleghi d'Austria-Ungheria e di Russia per risolvere eventuali difficoltà che intralciassero azione del generale e dei suoi cooperatori europei, trattandosi di questione delicata, dubito che essi si trovino autorizzati a prendere precisi impegni in proposito. Riterrei, comunque, migliore consiglio di consegnare loro, sotto forma di un estratto di telegramma a me diretto da V.E., la memoria che trascrivo qui presso, pregandola di volermi telegrafare se approva, e se essa risponde esattamente al suo pensiero:

«Dans le but de éviter, dans la mesure du possible, des discussions que nous serions fondés à soulever, mais qui pourraient provoquer de nouvelles tergiversations de la Sublime Porte et des retards, je n'insiste pas sur la question de la formalité du serment du général De Giorgis, ni sur la nouvelle redaction de l'artici e 9 du contra t, spécialement, en ce qui concerne le terme de deux années qui y a été introduit. Quant au premier point, j'ai pris les ordres de S.M. le roi qui autorise le général à prèter ser

ment. Quant aux deux points et, en général, en ce qui concerne !es attributions du général et l es restrictions de la Sublime Porte à cet égard, je prie V.E. de vouloir s'entendre avec ses collégues, et spécialement avec L.L.E.E. les ambassadeurs d'Autriche-Hongrie et de Russie afin qu'il soit établi que, malgré les restrictions du Gouvernement impérial et l 'acceptation de notre part du contrat, les représentants des Puissances devront intervenir toutes les fois que les difficultés de nature à entraver le mandat que le général De Giorgis est chargé de executer avec la coopération des Officiers Supérieurs des Puissances, viendraient à se produire».

Collega d'Austria-Ungheria mi ha detto essere probabile che egli ed il collega russo risponderanno ad alcuni punti del memorandum della Sublime Porta del l O gennaio, fra cui quello che si riferisce alla gendarmeria.

143 1 Cfr. n. 141.

144

IL MINISTRO A PECHINO, GALLINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 33/12. Pechino, 19 gennaio 1904 (perv. il 14 febbraio).

Sebbene perduri tuttora l'incertezza sull'esito delle trattative in corso fra la Russia e il Giappone e non ci si trovi qui in grado di fare pronostici con qualche sicurezza, per l'estremo riserbo tenuto in proposito dalle due legazioni interessate, leprevisioni si fanno però sempre più pessimiste e si ritiene ormai la guerra inevitabile; da qualcuno dei miei colleghi, anzi, imminente.

In questo conflitto che avrà avuto la sua prima origine nella mancata restituzione alla Cina di una sua provincia, la Cina rimarrà quasi certamente neutrale. Il suo intervento che ne chiamerebbe degli altri, farebbe prendere alla guerra proporzioni che è interesse generale di evitare fino a che ciò sarà possibile, e da ogni parte vengono consigli di prudenza al Governo imperiale. Questo si trova, d'altronde, per le sue condizioni, più che disposto, forzato a seguirli e non è probabile che le idee bellicose del piccolo partito che vorrebbe intervenire nella lotta prendano il sopravvento. Le dichiarazioni del Governo imperiale sulle proprie intenzioni sono del tutto pacifiche. Un pericolo di vederlo mutare di proposito potrebbe forse sorgere da un eventuale considerevole successo delle armi giapponesi, ma in tal caso il Giappone stesso preferirebbe probabilmente di essere lasciato solo e non essendo qui a temersi pressioni della pubblica opinione e dello spirito militare, così poco sviluppato nell'armata, anche codesto pericolo non è grande.

Gli interessi che l'Italia ha attualmente in Cina sono tali da permetterle di assistere con minore preoccupazione che non altre Potenze allo svolgersi degli avvenimenti, il cui esito non potrà essere, in alcun caso, favorevole ad alcuna di esse. Poiché, se ne risulterà una preponderanza nell'Estremo Oriente per uno dei due contendenti, sia che essa tocchi ai russi, sia che la guadagni il Giappone, sarà sempre di svantaggio alle altre Nazioni a cagione dei criteri di Governo notamente restrittivi per gli stranieri nel primo caso, per la invadenza e la forza di espansione incontrastabile dell'elemento giapponese nel secondo.

L'attuale conflitto ha però indirettamente per noi un'importanza non lieve per le sue conseguenze nelle complicazioni dell'Oriente ottomano, dove i nostri interessi sono più immediati e più ingenti e dove l'equilibrio sarebbe facilmente spostato dal trovarsi impegnata altrove la Potenza che vi ha indubbiamente la maggior influenza.

Ma evvi un'altra probabile conseguenza della prevista guerra che non deve sfuggire all'attenzione del R. Governo. Comunque essa si risolva non vi ha dubbio per me che se non subito, in un avvenire più o meno lontano, la Cina ne pagherà le spese. Il vincitore le chiederà conto di una neutralità che avrà forse desiderata; il vinto vi cercherà dei compensi alle sue perdite, i neutri il ristabilimento, ciascuno nel proprio interesse, dell'equilibrio turbato.

Vi sono varie Potenze preparate a trar vantaggio da ogni complicazione che succeda in questa parte del mondo, e sebbene nelle conversazioni che mi occorre di avere coi colleghi di quelle Potenze essi si siano !agnati dei pesi delle loro occupazioni territoriali in Cina e abbiano protestato di non volerle estendere, si conosce il valore di siffatte dichiarazioni e nessuno ignora l'incessante lavoro di preparazione che stanno facendo i tedeschi nello Shantung, i francesi nel sud, gli inglesi nella valle dello Yangtzè. Nulla quindi di più probabile che nello stesso assestamento dei conti che interverrà fra i due contendenti o più tardi valendosi della situazione che sarà conseguenza del conflitto, esse cerchino qualche utile per sé stesse. Il R. Governo, il Parlamento, il Paese si sono troppo categoricamente dichiarati alieni da una azione in Cina, perché io possa considerare per l'Italia una eventualità di simil genere. Mutano però le circostanze e ciò che non è opportuno in un momento può esserlo in un altro e non sarebbe prudente il rimanere del tutto impreparati ad una siffatta evenienza. Siccome in tali casi il momento opportuno fugge, di regola, rapidamente, è elemento principale di successo la prontezza delle decisioni per la quale è necessaria una preparazione anteriore. Uno studio che tenesse conto di tutte le previsioni e della corrispondente linea di condotta da seguirsi non sarebbe senza valore anche se destinato a non aver pratiche attuazioni. Qualora le circostanze conducessero l'Italia ad una politica più attiva in queste contrade, base della sua azione non dovrebbe essere, a parer mio, se non il Ce-kiang, sia a cagione delle antiche mire che potrebbero costituire una certa base alle nostre rivendicazioni, sia perché a riguardo di quella provincia le pretese di altre Nazioni sarebbero più facilmente contestabili che non per le altre parti del litorale cinese.

Non voglia l'E.V. vedere in queste mie parole più di quanto esse dicono; mi rendo conto della vera entità dei nostri interessi attuali in Cina e di tutte le ragioni che sconsigliano dal tentarvi avventure; non è quindi un suggerimento ad agire che esprimo, ma semplicemente a prepararci per ogni evenienza; ed è superfluo che assicuri l'E.V. che nulla nei miei discorsi o nel mio contegno potrà lasciar supporre da parte del R. Governo qualche disegno contrario all'atteggiamento da esso serbato finora.

È corsa voce da ultimo dell'intenzione che avrebbe la Corte di ritirarsi a Singanfu. È certo che sono stati dati ordini, già da qualche tempo, per il sollecito allestimento di quella residenza imperiale e non è improbabile che in vista dei prossimi avvenimenti l'imperatrice abbia contemplato l'eventualità di allontanarsi maggiormente dal possibile teatro della guerra. La partenza della Corte, che praticamente avrebbe come conseguenza il trasporto della sede effettiva del Governo !ungi da Pechino, potrebbe esser cagione di gravi inconvenienti e queste legazioni faranno naturalmente ogni loro possibile perché non avvenga. Finora il Wai Wu Pu ci ha dato sempre formale assicurazione che la Corte non si muoverà.

La situazione generale continua ad essere soddisfacente e se, scoppiando le ostilità, fosse a temersi qualche movimento contro gli stranieri, ritengo che la presenza delle truppe attualmente di stanza nel Chili e delle ingenti forze navali che si trovano in questi mari basterebbe ad impedire serie conseguenze. Saranno state, in ogni caso, provvide le disposizioni testé prese dal R. Governo per rafforzare la difesa del recinto della r. legazione affidata al distaccamento della R. Marina.

145

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 133/4. Londra, 21 gennaio 1904, ore 11,35.

Mi riferisco mio telegramma n. 22 .

Marchese Lansdowne mi informa che a Vienna si smentisce che si facciano pressioni Sublime Porta per nomina ufficiali austro-ungarico e russo nella gendarmeria macedone, e si aggiunge che il progetto per riorganizzare gendarmeria è )ungi dall'essere completo. Esso sarà, in ultimo, sottoposto al generale De Giorgis e agli ufficiali esteri che gli sono aggregati. Incaricato d'affari Inghilterra Vienna fu assicurato, nel modo il più positivo, che Governo austro-ungarico intende che le altre grandi Potenze abbiano nella definitiva organizzazione gendarmeria macedone, uguale voto dell'Austria-Ungheria e della Russia, a mezzo dei rispettivi ufficiali che costituiscono la Commissione europea3 .

2 Cfr. n. 129.

3 Questa notizia era già stata comunicata a Tittoni dall'ambasciatore Bertie con lettera confidenziale del 17 gennaio della quale si pubblica il passo seguente: «Count Lutzov assured the British Representative most eamestly that the austro-ungarian Govemment in no way desires to take any advantage on the other Powers. Ali of them would be sai d have through their staff officers, an equa! voi ce with the two allied Governments in the fina! organization ofthe gendarmerie».

145 1 Ed. in LV 104, p. 138.

146

IL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTIN I, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 141125. Asmara, 22 gennaio 1904, ore 8.

Degiac Gara Selassiè giunto Asmara con sedici capi delle varie regioni tigrine con numerosissimo seguito e, appena giunto, visitò il governatore che lo ricevé circondato dalle autorità civili e militari e lo trattenne a colazione. Domani per suo desiderio visiterà lavori ferrovia. Ripartirà giorno 25 dopo avere ripetutamente conferito col governatore circa affari i quali interessano del pari il Tigrè e la colonia. Degiac disse avere soddisfatto così il suo antico desiderio di portare il suo omaggio al Governo italiano.

147

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. CONFIDENZIALE 64/26. Costantinopoli, 22 gennaio 1904 (perv. il 28).

Mi risulta in via confidenziale che quest'ambasciatore di Francia ha testé sollevato presso la Sublime Porta la questione del riconoscimento ufficiale del diritto di protezione degli agenti diplomatici e consolari della Repubblica sovra i tunisini residenti o di passaggio nell'Impero, formulando le domande seguenti 1:

l) riconoscimento per parte del Governo ottomano della validità dei passaporti rilasciati dal Governo tunisino ai sudditi del Bey che si recano in Turchia per i loro affari e specialmente per compiere il pellegrinaggio della Mecca;

2) riconoscimento del diritto degli agenti diplomatici e consolari francesi di proteggere i sudditi tunisini nell'Impero ottomano e di prestar loro, in ogni circostanza, i loro buoni uffici. Inoltre i tunisini pur rimanendo giudicabili dai tribunali ottomani e sottoposti al pagamento delle tasse locali saranno esenti dal servizio militare;

3) per ciò che si riferisce specialmente alla Tripolitania ed alla Cirenaica, le autorità imperiali riconosceranno come protetti francesi i tunisini regolarmente inscritti in tale qualità che attualmente è loro contestata dalle autorità locali;

4) riconoscimento delle carte di bordo rilasciate alle navi tunisine dalle autorità competenti del protettorato e del diritto dei consoli di Francia d'intervenire

a favore dei capitani e degli equipaggi di dette navi e di essere presenti alle operazioni di sequestri doganali, perquisizioni ed a qualsiasi atto di procedura da compiersi a bordo delle navi.

Sebbene non mi risulti che la Sublime Porta abbia preso fino ad ora una decisione definitiva in merito a tali domande, non vi è dubbio ch'essa invocherà come ragione sufficiente per sottrarsi ad accordi precisi coll'ambasciata di Francia le sue antiche proteste contro il protettorato della Repubblica sulla Tunisia.

Trattandosi di questione importante, la cui soluzione, se favorevole alle vedute del Governo francese, potrebbe essere da noi invocata quale precedente, non mancherò di seguire con attenta vigilanza i negoziati in corso fra l'ambasciata di Francia e il Governo imperiale e di riferire all'E.V. circa ogni concessione che, ottenuta da questa, potesse servir di base al R. Governo per nuovi accordi colla Turchia relativamente ai nostri possedimenti in Africa.

Se le informazioni che mi è stato dato di assumere qui sono esatte, il numero dei tunisini residenti in Tripolitania, cui accenna il terzo punto delle domande francesi, sarebbe poco rilevante e tratterebbesi di individui da tempo stabiliti a Tripoli e a Bengasi. Non mi risulta che si trovino colonie tunisine in altre parti dell'Impero 2 .

147 1 L'iniziativa era stata presa da De1cassé, con un T. del 12 dicembre diretto a Tunisi (DDF, Il serie, t. IV, n. 120).

148

IL COMANDANTE DELLA «COLOMBO», BIXIO, AL MINISTRO DELLA MARINA, MIRABELLO

T. 151. Aden, 24 gennaio 1904, ore ...

Nave da guerra inglese proveniente Haffun consegnato seguente telegramma. «Volturno» comunica a V.E.: «Haffun 20. Lasciato Aden 8, toccato Bosaso verificare sambuchi se arrivati, parlato Hamet Tager proposta Abdul Sheri pacificare Osman Mullah. Egli propenso pace, mandatomi bordo amico Osman portarlo Haffun parlargli. Giunto Haffun scritto pregando Osman darmi risposta. Andato Illig mentre inglesi ritirati dimostrazione navale. Qui ricevuto lettera Mullah per Governo italiano. Mullah rimprovera acerbamente Governo italiano per aiuto prestato inglesi, offre accordo avvertendoci avere avuto proposta alleanza Menelik contro gli inglesi e italiani. Menelik ricevette ordine dagli inglesi marciare contro lui, ma rifiutato, Mullah soggiunge che non diede ancora risposta, non la darà fino a quando non avere risposta da noi sue proposte. Scritto Mullah Governo italiano desidera pace con tutti. Mandato Abdul Sheri accampamento inglese trattare pace, perciò non aiutare inglesi. Smentito guerra con Menelik. Dettogli se vuole accordarsi, mandi fiduciari Bosaso proposte concrete. Abdul Sheri scritto Mullah pendendo trattative pace Osman, non attaccare sue truppe. Ritornato Haffun ricevuto saluti Osman che scrissemi venire 20 per aggiustare tutto: non giunto. Qualora Osman rifiutisi assolutamente venire bordo,

dichiarerò blocco andando costa distruggere abitazioni Osman: impedirò partenza qualunque sambuco, togliendo timone e darò ordini squadra sambuchi bloccare Bander Kascu». Ignoro quando comandante «Volturno» abbia avuto queste istruzioni, sempre comunicato console, qualunque notizia. Squadra sambuchi ripresa loro destinazione. Causa attuale dislocazione navi, non potuto mandare nave Obbia. Appena giungerà «Galileo» destinerò nave Aden, Berbera, Obbia. «Colombo» pronto 1•

147 2 Per il seguito cfr. n. 158.

149

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI

T. 127. Roma, 25 gennaio 1904, ore 22.

Sudan. Non ho difficoltà consentire colloquio V.E. con Cromer termini indicati rapporto 19 dicembre1• Avverto, però, che anche dicembre Cromer parlò della cosa con Salvago come prematura, pur non escludendo se ne potesse trattare tra due Govemi2 . Sir Renne! Rodd disse al capo ufficio coloniale che, quando si fosse sicuri costruzione linea Eritrea-Sabderat in un determinato tempo, si avrebbe allora potuto intendersi per collegamento Cassala.

150

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 129. Roma, 2 6 gennaio l 094, ore 17.

Il mio collega Luzzatti avendo letto a pag. 3 del Times del 22 gennaio una corrispondenza da Berlino nella quale si riferisce un discorso del conte Kanitz in risposta ad alcune pretese dichiarazioni che sarebbero state fatte dal Luzzatti medesimo, desidera che V.E. sappia e rechi a conoscenza di codesto Governo che le pretese dichiarazioni non sussistono 1•

2 Cfr. n. 70.

148 1 Di un successivo T. 183, Aden 28 gennaio, spedito dalla nave «Volturno», si pubblica il passo seguente: «Subordinatamente credo azione inglesi deleteria interessi non convenendo immischiarsi Mad Mullah forte e vendicativo. Dolente incompreso accetto responsabilità coscienza agito mantenimento prestigio».

149 1 Cfr. n. 83.

150 1 Già con T. del 16 gennaio Lanza aveva comunicato il contenuto di un articolo della Kreuz Zeitung molto critico su una presunta intervista giornalistica di Luzzatti. il quale si era affrettato a far smentire l'intervista. come da T. 97 di Tittoni a Lanza del 19 gennaio, non pubblicato.

151

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI

T. SEGRETO S.N. Roma, 28 gennaio 1904, ore 17,45.

Ricevuto rapporto 20 corrente n. 301•

Nelle trattative segrete corse a Roma tra delegati inglese e italiano non si parlò specialmente della questione ferrovia Gibuti Harrar ma si fu d'accordo nel formulare ai rispettivi Governi una proposta portante obbligo di un intero e franco scambio di vedute per quanto si riferisce interessi due Paesi in Etiopia in modo da ottenere che loro azione sia sempre diretta a tutela di essi. Sebbene queste ed altre proposte fatte non siano state tradotte in un accordo definitivo ho voluto per debito lealtà mettere in atto quella determinazione ispirata del resto alla nostra costante attitudine nelle relazioni con l'Inghilterra.

C'interessa ora molto conoscere la risposta del marchese di Lansdowne alla comunicazione della S.V. circa aperture Ilg per ferrovia Gibuti Harrar2 e le sarò grato se appena avutala me la comunicherà telegraficamente.

Intanto poiché vedo che Harrington è partito senza passare per Roma prego d'informare marchese di Lansdowne che, non avendo noi comunicato a Ciccodicola le conclusioni a cui sono venuti i delegati inglese ed italiano nell'ultimo convegno di Roma, abbiamo autorizzato r. ministro prender visione di quei documenti facendoseli mostrare da Harrington in attesa che essi siano tradotti in accordo definitivo.

152

IL SEGRETARIO DI STATO AGLI ESTERI BRITANNICO, LANSDOWNE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

NOTA. Londra. 28 gennaio 1904.

With reference to your communication of the 9111 instant1 , suggesting that ali arrangements in connection with joint British-Italian operations in Somaliland should be made by the two Govemments and not by the Commanders on the spot, I have the honour to inform you that His Majesty's Government agree that no important joint action should be taken by Italian and British officers in Somaliland without reference to their respective Governments. Unforeseen circumstances requiring immediate action may occasionally necessitate exceptions to this rule, but His Majesty's Govemment are entirely in accord with the ltalian Govemment as to the generai principle2•

1 Cfr. n. 137, nota 2.

2 Annotazione a margine: «A Roma. 30 gennaio».

l 5 l 1 Non rinvenuto.

l 52 1 Cfr. n. 117.

153

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 148. Roma, 29 gennaio 1904, ore 18,20.

Dal r. console generale in Janina ricevo il seguente telegramma:

«R. vice console Valona telegrafa essere stato informato che, fra le persone che debbono essere arrestate ed allontanate da Valona, dietro ordine gran vizir, fra breve, vi sarebbero due maestri nostre scuole. In vista questa contingenza chiede istruzioni circa sua condotta» 1 .

Mi pare poco probabile che si voglia adottare un simile provvedimento. Però siccome l'incidente, se si producesse, avrebbe carattere grave, desidero che V.E. senza indugio si informi e si adoperi nel modo più efficace ad assolutamente impedire che si addivenga al supposto provvedimento e ritengo che un abile intervento amichevole di V.E. varrà ad evitare il pericolo.

154

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 39/16. Belgrado, 29 gennaio 1904 (perv. il1° febbraio).

Col rapporto del 22 gennaio corrente n. I I 1 , ho avuto l'onore di riferire a V.E. sull'azione del comitato serbo per l'organizzazione di bande in Macedonia e sull'atteggiamento del Governo serbo verso questo movimento. Dissi in quel mio rapporto come ad una seduta del Consiglio dei ministri sotto la presidenza del re fossero chiamati due capi della organizzazione ed invitati a non creare imbarazzi al Governo.

Posteriori informazioni private assunte in proposito hanno portato però a mia conoscenza che, malgrado le esortazioni ricevute, né le bande sono state disciolte né I'opera del comitato serbo si è arrestata, continuando anzi le trattative fra questo e i comitati bulgari per venire ad una delimitazione della circoscrizione delle zone nelle quali i bulgari ed i serbi dovrebbero operare.

Profittai del ricevimento ebdomadario di ieri per accennare al ministro degli affari esteri di questo stato di cose, facendo rilevare come fosse interesse vitale della Serbia di non intralciare in nessun modo l'opera di riforma iniziata dalle Potenze.

154 1 R. 29/11 del 22 gennaio, non pubblicato.

Il signor Nikolitch mi dichiarò che nessuno più di lui era convinto della necessità di favorire l'applicazione delle riforme e dell'interesse del suo Paese a concorrere alla pacificazione della Macedonia. Questo interesse della Serbia era così palese ch'esso avrebbe dovuto da solo bastare a non far dubitare della lealtà delle sue intenzioni. Egli aveva pertanto dato ai suoi consoli in Macedonia precise istruzioni di esercitare la loro influenza sull'elemento serbo in favore della pace, ma che d'altra parte le Potenze dovevano pure rendersi conto che non gli era possibile di prendere un atteggiamento troppo risoluto ed ostile che potesse alienare alla Serbia le simpatie dei connazionali ancora soggetti al dominio turco.

Pur rimanendo strettamente fedele alle pacifiche intenzioni più volte manifestate egli non poteva fare atti che apparissero come una rinunzia alle secolari aspirazioni nazionali del suo Paese. Egli era quindi obbligato a ricevere cordialmente i macedoni rivoluzionari pur esortandoli ad aver fiducia nelle riforme e a non dare appiglio a complicazioni che potrebbero risolversi contro i comuni ideali; e così pure i consoli serbi, pure agendo per la pacificazione degli animi, non potevano rifiutare soccorsi e qualche volta rifugio ai macedoni compromessi nella ribellione.

Erano questi atti che riferiti da agenti e giornali interessati avevano potuto far nascere l'impressione che il Governo favorisse l'organizzazione di un movimento rivoluzionario nella vecchia Serbia.

Ho motivo di credere che le dichiarazioni del signor Nikolitch sieno solo parzialmente sincere. E cioè, esser perfettamente vero che siano fatte al comitato di Belgrado ed ai serbi di Macedonia vive raccomandazioni di non intralciare con moti inopportuni l'azione delle Potenze, ma essere egualmente vero che non si ostacoli neppure l'organizzazione di un movimento il quale non dovrebbe avere luogo che nel solo caso che scoppiasse la guerra nei Balcani ed a sussidio di una eventuale azione militare serba.

Queste informazioni, come VE. rileverà, modificano parzialmente quelle riferite col rapporto del 22 corrente, e che mi erano state fomite dal ministro di Turchia, il quale benché abbia a sua disposizione un gran numero di agenti segreti, pare sia stato questa volta imperfettamente informato; non già rispetto all'entità di questa organizzazione rivoluzionaria, la quale resta, per il poco seguito che ancora raccoglie, di limitata importanza, ma rispetto alla cessazione della sua opera ed ai propositi del Governo verso di essa.

153 1 È il T. 179/3 del 27 gennaio, non pubblicato.

155

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CARIGNANI

D. 4644/43. Roma, 30 gennaio 1904.

Faccio seguito al mio dispaccio del [ ... ]l gennaio u.s. 2 , circa la questione della ferrovia Gibuti Harrar, e [ ... ] 1 qui appresso un telegramma testé giuntomi dal maggiore Ciccodicola in data di Addis Abeba del gennaio corrente3 .

«Imperatore Menelik ha scritto a Ilg che senza sua presenza qui non si risolverà questione ferrovia Gibuti. Governatore Gibuti a capo d'anno tenne discorso e fra altre cose, affermò avere Governo disponibile un milione e mezzo per completare lavori Diredaua ed ottanta milioni pronti per proseguire ferrovia Addis Abeba. Governo francese ha impiantato consolato Diredaua inviandovi console Kouri che già per vari anni fu addetto alla legazione francese in Addis Abeba. Menelik difficilmente resterà insensibile innanzi agli ottanta milioni del Governo francese»4 .

Prego la S.V. di voler dare, in via confidenziale, [ ...]l comunicazione di questo telegramma a lord Lansdowne in relazione alla precedente comunicazione che ella gli avrà già fatto, e su cui attendo che mi riferisca.

156

IL MINISTRO AD ATENE, SILVESTRELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 55/36. Atene, 30 gennaio 1904 (perv. il 2 febbraio).

Ringrazio V.E. dei dispacci nn. 19, 22 e 23 del 20, 25 e 26 corrente 1 , e tengo ad assicurarla che ho preso nota delle istruzioni impartitemi, e che il mio atteggiamento, sino dallo scoppio della polemica, fu sempre calmo e tranquillo.

Mi vengono riferite voci contraddittorie: che il ministro Romanos si recò il lunedì 11 corrente dal re perché personalmente chiedesse il mio richiamo, al che Sua Maestà si sarebbe rifiutato recisamente ed avrebbe dato ordini categorici perché non

2 Probabilmente si tratta del dispaccio del 16 gennaio, per il quale cfr. n. 137.

3 T. 149/3 da Addis Abeba del 15 gennaio, trasmesso via Asmara il 23 gennaio, ore 6,35, che non si pubblica poiché interamente riprodotto in questo documento.

4 Delcassé era scontento del contegno di Ciccodicola, giudicato non amichevole verso la Francia. Ne parlò a Luzzatti nell'incontro di Nizza di gennaio (DDF, II serie, t. IV, n. 182). Lo stesso fece Barrère con Tittoni (DDF, II serie, t. IV, nn. 161, 175 e 232). Tuttavia Tittoni disse a Barrère di aver invitato lord Lansdowne a far partecipare la Francia alle trattative sull'Etiopia, DDF, II serie, t. IV, n. 232.

avvenissero le minacciate dimostrazioni. D'altra parte invece si dice che il re abbia fatto dei passi nel senso desiderato dai suoi ministri.

Quello ch'è certo è che il fermento descritto dai giornali e con tanta compiacenza commentato dalla nostra stampa sovversiva a me parve sin dal primo momento limitato ai soci dell'Ellenismo, al signor Kasasis suo presidente ed agli studenti amici di quel professore energumeno. Come già dissi in altri rapporti, io non mutai in nulla le mie abitudini né ebbi preoccupazioni per la mia famiglia e la mia persona. Il Messager d'Athènes del 23 pubblica un articolo velenoso contro la stampa italiana e il nostro Paese: gli altri giornali negli ultimi giorni, come può vedersi dalla recensione qui acclusa2 , alleggeriscono il loro tuono, e la più parte hanno cessato di parlare dell'incidente. Siamo quindi in completa aperesia (sic) ed è sperabile che nulla venga a risollevare l 'inconsulto scalpore.

155 1 Parola illegibile.

156 1 Non pubblicati.

157

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 154. Roma, 31 gennaio 1904, ore l1,20.

I negoziati, che finora procedevano regolarmente, si trovano ora di fronte ad una grave ostacolo. I delegati tedeschi insistono su proposte in due modi uscenti dallo statu quo. Si vorrebbe peggiorare in Germania il trattamento di parecchi prodotti agrari italiani, e peggiorare, nello stesso tempo, nella nostra tariffa le condizioni di alcune industrie manifatturiere italiane che sarebbero forse colpite a morte. Per converso i delegati tedeschi si dimostrano avversi alle domande di compenso presentate dai nostri delegati sotto forma di riduzioni in favore delle nostre esportazioni principali cioè, agrumi, mandorle e olii. Sarebbe patto leonino che Parlamento italiano respingerebbe anche se trovasse un Governo italiano disposto a subirle. Per noi il protocollo che accompagna la Triplice è impegnativo per le due parti contraenti. Esso parla di statu quo nel regime convenzionale e di compensi equivalenti nei rari casi in cui si debba uscirne. Poiché prevedo che senza un richiamo del Governo imperiale ai suoi negoziatori pronto e telegrafico, martedì o mercoledì si sospenderebbero i negoziati, pregola adoperare subito sua grande influenza presso cancelliere dell'Impero per scongiurare questo pericolo.

156 2 Manca.

158

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

D. RISERVATO 5081/32. Roma, 2 febbraio 1904.

Col rapporto in data 22 gennaio 1 , V.E. mi ha riferito che le risulta, in via confidenziale, avere codest'ambasciata di Francia testé sollevato presso la Sublime Porta la questione del riconoscimento ufficiale del diritto di protezione degli agenti diplomatici e consolari della Repubblica sovra i tunisini residenti o di passaggio nell'Impero.

V.E. mi ha fatto conoscere, inoltre, quali sono le domande formulate, al riguardo, da codesta rappresentanza diplomatica francese.

La ringrazio, in particolare modo, pei ragguagli fomitimi.

Si tratta, come ella giustamente osserva, di una questione importante, la quale interessa, indirettamente, anche l 'Italia.

La prego, pertanto, di seguire, colla massima vigilanza, l'andamento dei negoziati in corso tra codesta ambasciata di Francia ed il Governo ottomano e di riferirmene colla consueta di lei sollecitudine e diligenza, segnatamente per quanto concerne la condizione dei tunisini stabiliti in Tripolitania e Cirenaica2 .

159

IL MINISTRO DI GRAN BRETAGNA A BOGOTÀ, WELBY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. CONFIDENZIALE 25116. Bogotà, 6 febbraio 1904 (perv. il 21 marzo).

Con vero piacere ho l'onore di informare la E.V. che il signor Luigi Carlo Rico, ministro degli affari esteri, mi ha manifestato il desiderio di riannodare le relazioni diplomatiche e consolari col Governo di S.M. il re, in beneficio del commercio dei due Paesi.

Crede il signor Rico che dopo cinque anni da che furono sospese, da parte di Colombia, tali relazioni, il risentimento causato dagli avvenimenti di quell'epoca nel popolo colombiano, sia sparito, e per ciò giudica sia arrivato il momento d'intavolare

2 In pari data fu inviato da Tittoni a Parigi il D. 5089/129 del quale si pubblica il passo seguente: «Si tratta, come giustamente osserva il marchese Malaspina, di questione importante, che può interessare anche l'Italia. Le sarò, pertanto, grato se vorrà assumere riservate informazioni sull'andamento del negoziato e riferirmene con qualche sollecitudine, segnatamente per quanto concerne la condizione dei tunisini stabiliti in Tripolitania e Cirenaica».

le trattative necessarie per ritornare alle relazioni amichevoli prima esistenti fra le due nazioni.

In risposta a tali dichiarazioni feci osservare al signor Rico che non fu il Governo del re a rompere tali relazioni, ché, anzi, questi, ne ebbe dispiacere per il passo dato da Colombia in quell'epoca.

A tali osservazioni replicò il signor Rico manifestando che il Governo si vide obbligato a prendere tale misura a causa della sempre crescente eccitazione degli animi nel Paese e soprattutto nella capitale ove ebbe a difendere le abitazioni degli italiani dalla furia popolare, eccitazione che durò per molto tempo in tutta la Repubblica, specialmente al tempo del mio arrivo in questa città.

Fino da allora la mia principale preoccupazione, quale incaricato degli interessi italiani, è stata quella di far sparire le cause che potevano far rivivere l 'antica eccitazione contro la Colonia italiana, ed è con molto piacere che posso assicurare la E.V. che i miei sforzi non furono sterili.

Da quando ebbi l'onore di dirigere gli affari di questa legazione italiana, fu sempre mio vivissimo desiderio di poter arrivare a tal fine, perciò spero che la E.V. si degnerà appoggiare il desiderio del signor Rico e vorrà facilitarmi i mezzi che l'illustrato criterio di V.E. le suggerirà per arrivare al fine desiderato, in modo che salvi l'amor proprio colombiano.

Per portare ad effetto la ripresa delle relazioni, il signor Rico desidererebbe che intervenisse in via amichevole il Governo inglese, il quale, come la E.V. sa, non mancherà di accettare l 'incarico.

Perciò, gradirò moltissimo se la E.V. vorrà darmi le relative istruzioni per poter comunicare al signor Rico che il Governo del re condivide il desiderio di Colombia e accetta la intervenzione del ministro inglese in Colombia, dandomi facoltà di poter firmare il relativo protocollo.

Particolarmente desidero chiamare l'attenzione di V.E. circa le cortesie e attenzioni colle quali questo Governo ha accolto sempre i miei reclami in favore d'italiani danneggiati dall'ultima guerra, e soprattutto per la buona volontà e grandi sforzi fatti da lui per soddisfare le forti obbligazioni a cui fu condannato dal lodo Cleveland.

Facilmente comprenderà la E.V. con quale soddisfazione questa colonia italiana apprenderebbe la notizia della ripresa delle relazioni, e il ritorno di un rappresentante proprio in questa città.

Attendendo con tutto l 'interesse che merita la cosa, una favorevole risposta da parte del Governo del re, ... 1•

158 1 Cfr. n. 147.

159 1 Per il seguito cfr. n. 373.

160

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, A NAPOLI

T. 218. Roma, 7 febbraio 1904, ore 17,45.

L'ambasciatore di Russia è testé venuto a comunicare che il suo Governo in seguito alla deliberazione del Governo giapponese di sospendere i negoziati e di richiamare il suo ministro da Pietroburgo, ha alla sua volta ordinato proprio ministro di abbandonare Tokio. Il principe Ourussoff ha particolarmente voluto rilevare come la deliberazione del Governo giapponese abbia preceduto l'arrivo della risposta russa, deducendo da ciò che ricade sul Giappone la responsabilità della gravissima situazione.

161

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, A NAPOLI

T. 245 bis. Roma, 7 febbraio 1904, ore 20.

L'ambasciatore d'Inghilterra comunica, pregando per sollecita risposta, un telegramma del suo Governo così concepito: «Il Governo britannico pensa che si possa ancora ottenere la cooperazione di Osman Mahmud mediante un compenso pecuniario subordinato agli effetti utili di tale cooperazione. Se il Governo italiano accoglie l'idea non c'è tempo da perdere ed il Governo britannico è pronto a versare immediatamente a tal fine la somma di 5000 sterline». Quanto a me non mi nascondo le obiezioni che può sollevare tale proposta ma mi preoccupo della responsabilità che assumeremmo rifiutando e della spiacevole impressione che l'Inghilterra riceverebbe dal nostro rifiuto. E queste ultime considerazioni hanno per me valore preponderante. Penso altresì che mi si offre in tal modo l'occasione di rimediare al turbamento derivato dall'azione del «Volturno» anche nei nostri rapporti con Osman Mahmud. Accettando la proposta inglese ritengo indispensabile di mandare sulla costa somala Badolo e di dare a lui, d'accordo con l'Inghilterra, pieni poteri per il miglior raggiungimento dello scopo. Insistendo molto l'ambasciatore inglese per la assoluta urgenza, la prego di pormi telegraficamente in grado di dargli una risposta1•

161 1 Per il seguito cfr. n. 165.

162

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 269/24. Pera, 8febbraio 1904, ore 0,35.

Da informazioni raccolte in questi giorni risulterebbe che ufficiali superiori di Austria-Ungheria e di Russia avrebbero intenzione di proporre alla Commissione per il riordinamento della gendarmeria che, in vista di prossimi moti insurrezionali, il riordinamento si iniziasse a Monastir ed in pochi altri centri per modo da isolare la zona più vicina alla Bulgaria, da resto della Macedonia. Progetto attribuito agli ufficiali delle due Potenze escluderebbe, per ora, dall'applicazione di nuove riforme, le zone in cui predomina spiccatamente l'elemento albanese, tra cui Dibre ed Elbassan, e prevederebbe divisione delle tre province in cinque circoscrizioni ove riordinamento gendarmeria verrebbe affidato ad un ufficiale superiore di una delle Potenze, il quale avrebbe secondo il bisogno, sotto i suoi ordini, alcuni altri ufficiali e sottoufficiali della stessa nazionalità. Colonnello Signorile mi riferisce, in base ad informazioni indirette da lui raccolte, che le circoscrizioni sarebbero formate ed attribuite nel modo seguente: sangiaccati Novi Bazar, Ipek e Pristina, alla Russia; sangiaccati di Prisren ed Uskub all'Austria Ungheria; sangiaccato Salonicco all'Inghilterra; sangiaccati di Serres e Drama all'Italia. Queste ripartizioni potrebbero essere modificate, qualora Germania chieda una provincia. Sebbene io non sia in grado di valutare quale fondamento possano avere notizie progettate ripartizioni, Le segnalo nondimeno a V.E., avendomi generale De Giorgis e colonnello Signorile espresso desiderio di conoscere, al riguardo, gli intendimenti del Governo per eventuale contegno nostri rappresentanti in seno alla Commissione. Per parte mia, trattandosi di questione assai delicata, inviterò colonnello Signorile di astenersi dal pronunziarsi in merito, in attesa di conoscere pensiero di V.E. Prima riunione degli ufficiali superiori delle Grandi Potenze, sotto la presidenza del generale De Giorgis, avrà luogo domani all'ambasciata di Austria-Ungheria, senza intervento dei delegati ottomani, e dietro invito del barone Calice2 .

163

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 302/29. Berlino, 10 febbraio 1904, ore 3,55.

Rispondo suo telegramma 223 1• Ho parlato a Billow e barone Ricthofen di quanto fa oggetto del telegramma suddetto. Ambedue sono nelle migliori disposizioni verso di noi, per quanto deside

rino poter giungere conclusione di un trattato, la cui approvazione da parte del Reichstag non dia luogo rincrescevoli difficoltà. Se nella fase presente del negoziato su qualche punto non si potrà produrre intesa a Roma, ciò che qui si ritiene evitabile, il controverso verrà sottoposto qui a esame della Commissione speciale centrale. Barone Richthofen e Billow non possono prendere da loro decisione in urgo;11:nto, ma eserciteranno certo loro influenza nel senso il più conciliante possibile. Ho rimesso a barone Richthofen, a sua richiesta, memoria sui punti controversi, da V.E. accennatimi; memoria che egli desidera per potere esaminare in attesa relative comunicazioni che aspetta da Korner. Non credo che delegazione tedesca lasci Roma prima che accordo di massima siasi prodotto, ma se anche ciò dovesse avvenire per facilitare intesa delegati con la Commissione centrale credo poter assicurare VE., come conseguenza mia intervista. Dipartimento affari esteri sarebbe da scartare ipotesi denunzia cui questo Governo non ha ricorso neppure verso altri Stati, con i quali intesa commerciale è ben più difficile che con noi.

162 1 Ed in LV 104, p. 143. 2 Tittoni rispose in modo interlocutorio con T. 222 dell'8 febbraio, che non si pubblica, chiedendo di conoscere l'opinione del generale De Giorgis e del colonnello Signorile. 163 1 Non pubblicato, ma sull'argomento cfr. n. 157.

164

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 309/9. Londra, 10 febbraio 1904, ore 8, 40.

Domani sarà qui pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la notificazione della neutralità della Gran Bretagna rispetto attuale guerra. Questo ambasciatore degli Stati Uniti ha, dietro istruzioni del suo Governo, presentito marchese Lansdowne circa idea di un accordo delle Potenze per garantire neutralizzazione Cina durante la guerra. Marchese Lansdowne ha accolto con favore in massima codesta proposizione, osservando però che, se la neutralità si dovesse estendere all'intero Impero cinese, ciò verrebbe a creare una situazione di inferiorità per il Giappone che non potrebbe aderire. Questo ministro del Giappone infatti confermò a me pure che una proposta di neutralizzazione verrebbe certamente respinta dal suo Governo, giacché, in tal caso, mentre le truppe giapponesi si vedrebbero negato il diritto di traversare eventualmente confine del Yalu, le truppe russe potrebbero conservare propria posizione. In questo stato di cose marchese Lansdowne ha suggerito, e ambasciatore degli Stati Uniti ha telegrafato a Washington, di formulare proposta nel senso che dalla neutralizzazione dovrebbe eccettuare Manciuria, oppure, in termini generali, «per il territorio delle operazioni militari dei belligeranti».

Ora si attende risposta da Washington; dopo di che sarà da considerarsi la forma nella quale la proposta di neutralizzazione potrebbe venire presentata dalle Potenze alla China e ai due Stati belligeranti. Interrogato dal marchese Lansdowne circa le eventuali disposizioni dell'Italia verso simile proposta, ho risposto che ne avrei informata V.E. con la convinzione che il Governo italiano sarebbe lieto di associarvisi, scorgendo il modo più atto a prevenire una estensione delle ostilità. Quanto al territorio da eccettuarsi, credo che lo specificare tassativamente le tre province della Manciuria sarebbe preferibile ad una designazione generica del teatro della guerra, la quale lascerebbe aperto il varco ad incerta e pericolosa interpretazione.

165

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN, BADOLO 1

T. 238. Roma, 10 febbraio 1904, ore 20.

Nell'attuale situazione Somalia intendiamo: l) cooperare lealmente nei limiti ben noti con Inghilterra per dare tranquillità Paese astenendoci da qualunque nostra azione isolata; 2) adoperarci perché due sultani nostri protetti difendano loro territorio e agiscano secondo necessità situazione; 3) ottenere che operazioni militari si siano condotte in modo da evitare pericolo che Mullah volga al sud. In ordine tali nostri intendimenti ci si presenta occasione agire presso Osman Mahmoud onde indurlo efficace azione militare. Infatti Governo inglese ha manifestato desiderio destinare cinquemila sterline2 da adoperarsi come compenso cooperazione Osman contro Mullah dopo che questa cooperazione abbia avuto effetto utile, e ha pregato noi agire in tal senso. R. Governo non ha creduto assumere responsabilità rifiuto. Ella è quindi incaricata imbarcarsi sul «Coatit» appena giunga da Massaua dove già fu mandato ordine partenza e di recarsi immediatamente sulla costa per abboccarsi con sultano. Ella userà in ciò massima prudenza e precauzione essendo assolutamente indispensabile evitare ogni costo qualunque incidente. Vorrà dire a quel sultano nei modi più opportuni come punizione inflittagli deve averlo persuaso convenienza mantenere buone relazioni con noi; che del resto avendo R. Governo massimo interesse vedere ricondotta pace nella regione, è disposto riprendere i rapporti con lui purché esso cooperi tale scopo contro Mullah. Ella gli prometterà somma indicata da consegnarsi dopo sua cooperazione e proporzionalmente risultato di essa essendo Ella autorizzata in caso di necessità a qualche modesta anticipazione nulla dicendo sulla provenienza del denaro. Ella prenderà questa occasione per agire nel modo che crederà più conveniente per ricondurre ordine pace nella costa astenendosi peraltro dal parlare indennizzo risarcimento danni bombardamento e sollevare questione relativa conferma atto 190 l. Sulla promessa denaro vorrà mantenere assoluto segreto. Compiuta missione ritornerà Aden rinviando «Coatit» Massaua. Comunichi nel modo più sollecito copia di questo telegramma «Colombo», avvertendolo che le presenti istruzioni sono spedite d'accordo col ministro della Marina. Per provvedersi fondi tiri sul Ministero avvertendoci telegraficamente.

2 Cfr. n. 161.

165 1 Ed. in MARTIN!, Il Diario Eritreo, vol. III, Firenze, 1946, pp. 514-515, il quale così commenta: «A me dispiace che un ministro degli affari esteri del mio Paese mandi a un suo dipendente un telegramma cosiffatto, nel quale si palesa la assoluta ignoranza delle condizioni degli uomini e delle cose di questi Paesi. Quel promettere al sultano de' Migiurtini (per non citare che uno degli spropositi di cui è ricco questo concepimento) quel promettere il compenso proporzionalmente al successo vale un Perù. Il sultano penserà subito: questi me ne promettono 5000 per darmene a cose fatte 500 soltanto».

166

L'AMBASCIATORE A CONSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 308/26. Pera, 11 febbraio 1904, ore 0,35.

Rispondo al telegramma di V.E. n. 222 1• Generale De Giorgis non possedendo ancora elementi di apprezzamento sufficienti, crede dovere astenersi dal pronunziarsi sulla questione della circoscrizione che converrebbe fosse assegnata all'Italia. Egli desidera conoscere vedute del R. Governo per assecondarle, per quanto gli sarà possibile. Per considerazioni politiche, colonnello Signorile ritiene preferibile per l'Italia la circoscrizione Monastir Serfigé. Per parte mia, non posso che fornire all'E.V. elementi di giudizio sull'importante delicata questione, attesoché R. Governo soltanto può decidere quale soluzione meglio gli convenga e valutare le probabilità di conseguirla di fronte alle altre Potenze. Esclusa, anzitutto, ogni possibilità per noi di ottenere circoscrizione Novi Bazar-Ipek, Pristina confinanti con occupazione austriaca, al punto di vista strettamente politico, sarebbe desiderabile che all'Italia fosse assegnata circoscrizione Monastir-Serfigé che confina col Vilayet di Janina, e, sebbene sembri siano state escluse, per ora, dal riordinamento della gendarmeria le regioni albanesi di Dibra e di Elbassan, è probabile, se opera delle riforme avrà esito felice, che riordinamento sarà esteso gradatamente anche a quei distretti. Sempre al punto di vista politico, ed ove non sia possibile ottenere circoscrizione Monastir-Serfigé, Italia potrebbe avere interesse le fosse assegnata circoscrizione Prisrend-Uskub che sembra attribuita all'Austria-Ungheria e che confinando col Vilayet di Scutari, permetterebbe a noi di esercitare una influenza su quei centri. Senonché esaminando questione ad un punto di vista essenzialmente pratico, debbo osservare che queste due circoscrizioni non hanno sbocco sul mare e che pertanto R. Governo non potrebbe esercitarvi azione diretta con invio di navi, facilitazioni di traffico, ed eventuali soccorsi dei nostri ufficiali ove sorgessero complicazioni, ciò che bisogna tener ben presente, tanto più che circostanze potrebbero richiedere fosse prolungato intervento delle Potenze in Macedonia. In questo ordine di idee è indubitato che circoscrizione Salonicco offrirebbe maggiori vantaggi, e che anche circoscrizione Serres-Drama, che avrebbero per porto Cavalla, sarebbero preferibili a quella di Monastir-Serfigé e Prisrend-Uskub. Sotto aspetto tecnico funzionamento della gendarmeria incontrerà sulle prime gravi difficoltà ovunque, specialmente ove scoppiando insurrezione, domata la quale le difficoltà perdureranno ancora per molto tempo nelle regioni ove predomina elemento albanese, contro il quale sarà necessario agire vigorosamente. È da escludere ogni probabilità che Austria-Ungheria consenta a che ci sia assegnata circoscrizione Prisrend-Uskub. In quanto a quella Monastir-Serfigé incontreremo indubbiamente difficoltà, non solo per parte dell'Austria-Ungheria, e della Russia, ma anche dalla Turchia, la quale preferirà sia assegnata alla Francia che essa non sospetta avere mire sull'Albania. Ove però R. Governo ritenesse dovere insistere per questa circoscrizio

ne, eventuale azione r. ambasciata, generale De Giorgis e colonnello Signorile sarebbe indubbiamente insufficiente allo scopo se non preceduta da amichevoli accordi coi Gabinetti di Francia, Londra ed anche di Vienna. Argomento che potrebbe essere fatto valere presso questi Gabinetti, sarebbe che speciale competenza nostri ufficiali, consiglia che sia attribuita all'Italia riordinamento gendarmeria in una circoscrizione che offra le maggiori difficoltà. Quanto all'ottenere circoscrizione di Salonicco piuttosto che Serres-Drama, è evidente che trattasi di questione che non potrebbe essere risoluta senza previ accordi col Governo britannico.

Avverto, ad ogni buon fine, V.E. che non venne fatta finora né al generale De Giorgis, né agli ufficiali superiori aggiunti alcuna comunicazione circa questo progetto di assegnamento delle circoscrizioni alle varie Potenze che riassunsi nel mio telegramma n. 242 . Discussione questione è però imminente.

166 1 Cfr. n. 162, nota 2.

167

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO A BUCAREST, BECCARIA

D. 7232/25. Roma, 11 febbraio 1904.

Con rapporto del 9 gennaio u.s. n. 91 la S.V. mi riferisce il colloquio avuto con codesto ministro degli aftàri esteri a proposito della nomina del generale De Georgis a comandante della gendarmeria macedone. In tale occasione il signor Bratiano le manifestava il desiderio che l'elemento rumeno, nella prossima Macedonia, incontri presso di lui la stessa benevolenza sempre addimostratagli dai rappresentanti d'Italia in Turchia.

Mi compiaccio delle cordiali dichiarazioni del signor Bratiano e convengo nel concetto da esso espresso della concordanza di interessi tra l'Italia e la Rumania in quanto entrambe queste Potenze desiderano il mantenimento dello statu quo nella penisola balcanica col miglioramento progressivo delle popolazioni di varia razza soggetta al dominio ottomano, ed eventualmente con un giusto contemperamento degli interessi delle autonomie locali.

Per quanto ci concerne noi non abbiamo alcuna difficoltà anzi ben volentieri comunicheremo il desiderio del signor Bratiano al generale De Georgis, acciocché ne tenga conto in quanto le circostanze possano consentirlo.

166' Cfr. n. 162. 167 1 R. 51/9 del 9 gennaio, non pubblicato.

168

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A WASHINGTON, MACCHI DI CELLERE

Roma, 12febbraio 1914, ore 19,45.

L'ambasciatore degli Stati Uniti mi ha comunicato il seguente riassunto di un telegramma del suo Governo: «Siete incaricato di consultare S.E. il ministro degli affari esteri, circa la possibilità e l'opportunità che le Potenze neutrali abbiano, di concerto, ad interporre i loro buoni uffici presso la Russia ed il Giappone, per indurii a rispettare la neutralità della Cina e, con ogni possibile mezzo, la sua amministrazione. Informatevi se non sarebbe conveniente di localizzare e limitare, per quanto è possibile, la zona delle ostilità, per evitare inopportune agitazioni e tumulti da parte del popolo cinese e cagionare la minor possibile perdita al commercio ed al pacifico scambio mondiale. Se questa proposta sembri accettabile, voi suggerite che istruzioni in questo senso abbiano ad essere impartite ai rappresentanti italiani in Pietroburgo, Tokio e Pechino». Prego la S.V. ringraziare codesto segretario di Stato e dichiarargli che il R. Governo desidera concorrere con le altre Potenze in tutto ciò che possa giovare a localizzare il presente conflitto ed a preservare la Cina da nuove perturbazioni. Converrebbe intanto sapere come codesto Governo pensi potersi contemplare, in vista dei proposti officì, la situazione della Manciuria, l 'inclusione della quale nella dichiarazione di neutralità non sarebbe evidentemente accettata né dalla Russia, che dovrebbe sgombrarla, né dal Giappone che se ne troverebbe impedito nelle sue operazioni; mentre d'altra parte, l'esclusione della Manciuria solleverebbe molto probabilmente le obiezioni della Cina e dello stesso Giappone che potrebbero scorgervi una menomazione del principio della integrità della Cina. Forse a raggiungere lo scopo, potrebbe bastare la proposta testé concordata fra i rappresentanti, in Pechino, delle Potenze presidianti, e cioè che solo il Pecili sia riconosciuto neutrale, stimandosi che con ciò si eviti il pericolo della fuga della Corte e di conseguenti disordini, mentre la proposta così ristretta troverebbe nel fatto stesso dell'occupazione internazionale la naturale sua giustificazione e motivazione. Prego la S. V. esprimersi in questo senso con codesto segretario di Stato, aggiungendo che, in ogni modo, noi siamo sempre pronti ad unirei alle altre Potenze per quegli uffici, a Pietroburgo, a Tokio ed a Pechino si stimassero, di comune accordo, opportuni per lo scopo anzidetto. La

S.V. vorrà, poi, telegrafarmi, non appena sia possibile, la conclusione a cui codesto Governo sarà venuto dopo il suo scambio di idee con le varie Potenze.

168 1 Comunicato a Yienna e Londra con T. 250, pari data.

169

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 74/25. Belgrado, 12 febbraio 1904 (perv. il 16).

Lo scoppio delle ostilità fra Russia e Giappone ha prodotto in Serbia, come fra tutte le popolazioni slave della penisola, una viva emozione. I giornali non fanno che formulare voti per il successo delle armi russe, ed oltre alle numerose manifestazioni private, una pubblica avrà luogo domani con un solenne «Te Deum» nella chiesa metropolitana. Si afferma anche che l'incaricato d'affari russo si sia recato al Ministero dei culti per conferire circa i servizi divini da tenersi nelle chiese serbe e che il ministro Io abbia pregato di porre in iscritto la sua richiesta affinché egli potesse sottoporla al Consiglio dei ministri, trattandosi di cosa che richiedeva di essere attentamente considerata.

Simultaneo a questo risveglio di sentimenti russofili è l 'accrescersi della diffidenza verso l'Austria-Ungheria, che si sospetta di poter profittare degli imbarazzi della potente vicina per attuare i suoi progetti di ingrandimenti territoriali nei Balcani, malgrado le recenti dichiarazioni pacifiche del conte Goluchowski e dell'ufficioso Fremdenblatt. I periodici più accreditati esprimono chiaramente il timore, che la guerra russo-giapponese non termini per essere fatale alla Serbia.

Queste apprensioni ci toccano troppo da vicino per non essere oggetto d'attenzione anche da parte nostra. È perciò che, quantunque non sia prudente avventurarsi in considerazioni d'indole generale che possono essere smentite dai fatti, io mi permetto tuttavia di esporre a V.E. quali, viste sopra luogo, sembrano le conseguenze possibili della recente guerra, nei Balcani.

Le Nazioni slave della penisola sono irrimediabilmente russofile. L'affinità della razza e della lingua, il ricordo che alla Russia gli Stati balcanici devono di essersi sollevati a Stati indipendenti hanno radicato in loro la fede che, solo mercé l'appoggio del grande Impero sloveno [sic], essi possono sperare l'attuazione degli ideali nazionali.

Così l'accordo austro-russo, benché ponesse un ostacolo momentaneo alle loro velleità di prossimi ingrandimenti, appariva sempre come una garanzia che, all' Austria, la Russia non permetterebbe mai di oltrepassare gli attuali suoi confini, mentre in segreto ciascuno Stato sentiva che, se pure avesse trasgredito le ingiunzioni russe, non si sarebbe per questo visto abbandonare dallo tzar, il quale, anzi, si era sicuri, avrebbe contribuito a far sanzionare le loro eventuali espansioni.

La guerra col Giappone attraendo l'attenzione della Russia verso regioni lontane, lascia indubbiamente una maggiore preponderanza d'influenza e di forze alla Austria-Ungheria.

Ora, in riguardo a questo Impero, i Govemi degli Stati slavi hanno un terrore vago, immaginando di vederlo ad ogni momento piombare sulla penisola balcanica e stabilirvi l'egemonia della razza germanica. Ma gli uomini più addentro alla questioni internazionali e che guidano l'opinione pubblica sono persuasi di due cose, e cioè:

l) che, e per le sue condizioni interne e perché troppo grande sarebbe la responsabilità di provocare un conflitto, il quale forse non potrebbe essere circoscritto, ed infine perché assai ardua sarebbe l'impresa, l'Impero austro-ungarico respinga qualunque idea di farsi iniziatore di una guerra, tenendosi pago del mantenimento dello statu quo;

2) che però, se questo corresse il rischio di essere mutato a vantaggio degli Stati balcanici, l'Austria si vedrebbe costretta, a costo di rinunziare per sempre ai propri meditati piani, ad intervenire, e che questo momento le sarebbe specialmente favorevole.

Questi due, dirò così, stati d'animo degli Stati balcanici verso la Russia e verso l'Austria sono evidenti e notorì. E però, se io non mi sbaglio, da essi dovrebbe derivare non un aumento, ma una diminuzione delle probabilità di guerra nella penisola, giacché, se questi Stati, ed in special modo, la Bulgaria ritenevano finora di potersi avventurare in una guerra contro la volontà della Russia, sapendo che questa, alle strette, non avrebbe potuto abbandonarli in potere dell'Austria-Ungheria senza venir meno a' suoi stessi disegni politici, ne seguiranno ossequentemente i consigli di pazientare, ora che essa da gravi avvenimenti ha menomata l'efficacia della propria azione nei Balcani.

La guerra russo-giapponese dovrebbe perciò concorrere ad assicurare in questa regione un periodo di calma diretto a togliere all'Austria ogni pretesto o necessità d'intervento.

Si può forse temere che l'organizzazione macedone essendo indipendente, i consigli dei Governi di Sofia e Belgrado non valgano ad impedire disordini tali da rendere indispensabile un intervento europeo. Quantunque io sia convinto che i due Governi, e soprattutto il bulgaro, abbiano autorità sufficiente per calmare, ove fosse loro interesse supremo di farlo, l'insurrezione, non sarebbe men vero (se queste deduzioni sono giuste) che dalla presente situazione debba nascere nei due Stati un più sincero desiderio di evitare la guerra e di concorrere all'applicazione delle riforme e che resti limitato il focolaio delle discordie balcaniche.

170

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANOAVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 75/26. Belgrado, 12 febbraio 1904 (perv. il 16).

Ho l'onore di trascrivere qui sotto la traduzione di quella parte delle dichiarazioni fatte dal nuovo Ministero presentandosi alla Skupstina che riguardano la politica estera.

Dopo aver detto che nei riguardi della politica interna ed estera questo Gabinetto continuava nelle stesse vedute e nello stesso programma del precedente, il presidente del Consiglio, a nome del Governo, desiderava specialmente dichiarare quanto segue:

«La Serbia si propone il compito della propria rigenerazione politica, e, lavorando con tutte le sue forze al grande fine, essa desidera di essere sincera amica della pace e cooperare a che le sorti de' suoi connazionali nell'Impero ottomano sieno seriamente migliorate con le intraprese riforme, facendo, al tempo stesso, da parte sua tutto il possibile per coltivare e mantenere amichevoli relazioni con tutti i vicini».

Queste dichiarazioni, le quali confermano l 'intento del Governo conforme agli interessi della Serbia, di concorrere con le Potenze europee al mantenimento dello statu quo, non hanno bisogno di commenti.

Non è men vero però che il passato Gabinetto si mostrò alquanto più indulgente verso un movimento di organizzazione dei serbi di Macedonia che, se non è paragonabile a quello dell'elemento bulgaro, e se non offre gli stessi pericoli, potrebbe, contro il desiderio del Governo di Belgrado, creare imbarazzi all'opera dei riformatori. Esso potrebbe infatti dar pretesto alle autorità turche a rappresaglie e perquisizioni, che non mancherebbero di fomentare i rancori delle varie razze che abitano il vilayet di Kosovo.

Sono stato recentemente informato che continuano per opera del comitato piccole distribuzioni di fucili e, cosa più grave, ho da fonte che ne è stata testimone oculare, che a Vranja furono veramente fabbricate, nel dicembre e gennaio decorsi, piccole bombe tascabili di dinamite nella misura di venti a venticinque al giorno.

Il ministro di Turchia si propone di fare vive istanze presso il Governo serbo chiedendo la soppressione della «Società fra vecchi-serbi e macedoni» perché in relazione coi rivoluzionari, e l'espulsione dei macedoni agitatori.

Non credo che sia possibile al Governo, senza urtare troppo l'opinione pubblica, di sopprimere la società, ma ritengo che si otterrà ch'essa venga richiamata alla stretta osservanza de' suoi statuti e che i macedoni rivoluzionari sieno più attentamente sorvegliati.

Da parte mia avrò cura, alla prima opportunità, prendendo argomento dal fatto della fabbricazione delle bombe, di fare amichevolmente considerare al signor Pachitch tutto l'interesse che la Serbia ha di non compromettere con inopportune indulgenze la sua riputazione di correttezza né suoi rapporti con l 'insurrezione macedone.

171

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI

T. PERSONALE 266. Roma, 13 febbraio 1904, ore 19,30.

Delegati italiano britannici non hanno concordato che semplici proposte ai rispettivi Governi sui punti noti a V.E. nei memorandum comunicatile. Questioni Eritrea non sono state escluse ma semplicemente riservate ad altra trattazione. Siamo poi stati noi a chiedere accordo con Inghilterra appunto per fare finire inconvenienti lamentati da lei 1• Del resto proposizioni delegati sono tali che tale nostra preoccupazione dovrebbe essere dubbia, purtroppo tutt'altro che infondata che a Londra quelle proposizioni non siano ratificate.

172

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI

0. RISERVATISSIMO 7650/97. Roma, 13 febbraio 1904.

La ringrazio per l 'interessante rapporto n. 544 in data del 28 dicembre u.s. 1 .

Anche l'argomento della successione di Menelik è stato oggetto di scambi di vedute in occasione del recente convegno di Roma, ed anche per essa si potrà addivenire, tra i delegati dei due Governi italiano e britannico, ad intese preliminari, delle quali V.E. potrà prendere conoscenza alla sua venuta qui non avendo voluto affidare alla posta documenti che hanno carattere del tutto segreto.

173

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 347/29. Pera, 14 febbraio 1904, ore 0,30.

In un colloquio avuto poc'anzi coll'ambasciatore di Russia, questi, accennando alla questione della circoscrizione da assegnarsi alle varie Potenze pel riordinamento della gendarmeria, mi disse che *la Russia aveva preferito una circoscrizione che non

fosse vicina alla frontiera bulgara per evitare contatto diretto dei suoi ufficiali con le bande provenienti dal Principato, ed il pericolo che essi si lascino trascinare da sentimenti di simpatia per i bulgari.

Aggiunse che*, secondo l'idea del barone Calice e sua, la circoscrizione formata dal sangiaccato di Serres dovrebbe essere assegnata ali 'Italia anche perché trattasi di regione più minacciata dalla insurrezione, ed ove occorre una organizzazione di gendarmeria più perfetta. *Zinoviev mi disse altresì che la Francia aveva espresso desiderio di avere circoscrizione di Monastir e che rimarrebbe circoscrizione di Kociana per l'Inghilterra*. Collega di Russia avendo chiesto mio parere, mi limitai a rispondere che ripartizione dei distretti e dichiarazioni fatte a questo riguardo dagli ufficiali superiori austriaci e russi mi erano state comunicate oggi, che aveva tosto telegrafato all'E.V., ma che non possedendo ancora istruzioni, non ero in grado di pronunziarmi in merito. Feci soltanto notare, a titolo strettamente personale, che sangiaccato di Serres essendo più degli altri esposto alle invasioni delle bande, non si poteva fare che scarso assegnamento sulla gendarmeria, ma accorrevano importanti riparti di truppe, e che dato ordine circoscrizione di Monastir, dato spirito ribelle della popolazione, era quello che richiedeva il più accurato riordinamento della gendarmeria. Ambasciatore di Russia insistette meco sulla necessità che questione sia definita.

Prego V.E. di farmi conoscere al più presto pensiero del R. Governo2 . *V.E. avrà rilevato che circoscrizioni determinate dali' odierna seduta Commissione non corrispondono interamente a quelle accennate nel mio telegramma n. 263 . Considerazioni con esso sottoposte all'E.V. si applicano però ugualmente alle circoscrizioni oggi determinate, e solo mi occorre aggiungere che circoscrizione di Kociana non converrebbe, a parere mio, sotto verun aspetto all'Italia*.

171 1 Il documento cui questo T. risponde non è stato trovato. Ma il giudizio di Martini sul progetto di accordo i talo-inglese del 19 dicembre risulta dal suo Diario Eritreo, vol. III, cit., cap. XVIIl, pp. 485-488, cap. XIX, p. 530: «Ma a che vale tutto ciò, quando a Roma si guasta ogni cosa? Che saran mai questi accordi con gl'inglesi sulle cose etiopiche, esclusa l'Eritrea? Ho scritto fuor de' denti all'Agnesa; e al Tittoni ho detto in una lettera speditagli oggi stesso che il dissenso fra noi è più grave di quanto egli pensa; e non si limita alla questione del personale della legazione di Addis Abeba. Sulla quale ultima questione ecco quant'egli risponde al mio telegramma d'ieri l'altro». «Purtroppo gli entusiasmi sbolliscono e la volontà si fiacca per il timore che la insufficienza di governanti come Tittoni, la vanitosa ignoranza come l'Agnesa abbiano distrutto gran parte degli effetti conseguiti e da conseguirsi per questo lavoro. Io non avrò pace finché non sappia che cosa abbiano combinato in Roma fra l'Agnesa, l'Harrington e il Rennell Rodd. Il nulla conoscere, se non superficialmente, della nostra Colonia temo abbia indotto l' Agnesa all'accogliere Dio sa quali menomi compensi offerti dagli inglesi in regioni lontane, per riservarsi libertà di insidiare ai territori che debbono essere campo alla nostra azione politica e commerciale». «Ho veduto: gli accordi lasciano su per giù il tempo che trovano. C'è una frase sul bacino del N ilo anfibologica e che può dar luogo secondo me a equivoci pericolosi. In tutto il resto né male né bene. Il commendatorino Agnesa aspettava ch'io gli facessi delle congratulazioni per questi negoziati da lui condotti: ho dovuto astenermene».

172 1 Cfr. n. l 03, nota 4.

173 1 Ed. con l'omissione dei brani fra asterischi in LV 104, pp. 149-150.

174

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA 1

T. 267. Roma, 14febbraio 1904, ore 13,45.

Ricevo i telegrammi nn. 28 e 292 .

Dal momento che nel primo riparto l'Austria-Ungheria e la Russia si vorrebbero riservare i distretti aventi rispettivamente per centro Uskub e Vodena, la nostra scelta si trova limitata ai distretti di Monastir, Kociana e Serres. A mio avviso, di questi tre distretti, il solo conveniente per noi è quello di Monastir *ed unicamente que

3 Cfr. n. 166. 174 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, p. 150. 2 Cfr. n. 173. Il primo non si pubblica.

sto può dare soddisfazione alla pubblica opinione in Italia*. Prego quindi la E.V. di adoperarsi efficacemente acciocché ci sia assegnato Monastir facendone, in quanto concerne i colleghi di Austria-Ungheria e di Russia, come una condizione per il nostro assenso alla loro scelta e cercando di amichevolmente concordare su tale base, cogli altri tre colleghi, il riparto dei tre rimanenti distretti.

173 2 Cfr. n. 174.

175

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 269. Roma, 14 febbraio 1904, ore 20.

Faccio seguito al mio telegramma d'oggi n. 2671•

Ho fatto, acciocché ci sia assegnato il distretto di Monastir, opportuni officì a Vienna, Berlino e Londra2 . Sarebbe quindi utile che V.E., d'accordo col generale De Giorgis, cercasse di far differire ogni decisione in guisa possano costì giungere in tempo utile istruzioni conformi al nostro desiderio.

176

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, LANZA, A LONDRA, PANSA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE 1

T. 270. Roma, 14 febbraio 1904, ore 20.

Il r. ambasciatore in Costantinopoli telegrafa2 essersi deliberato, nella riunione degli ufficiali superiori ed addetti militari, di destinare, per ora, un battaglione riorganizzato di gendarmeria per ognuno dei soli cinque distretti aventi centro nelle seguenti località: Uskub, Kociana, Vadena, Monastir e Serres. Gli ambasciatori d'Austria-Ungheria e di Russia hanno poi dichiarato voler riservati ai battaglioni aventi ufficiali di loro nazionalità, rispettivamente, i distretti di Uskub e di Vadena. Inoltre l'ambasciatore di Russia ha appoggiato il desiderio della Francia di avere per sé il distretto di Monastir, aggiungendo, anche in nome del collega austro-ungarico, che l'Italia dovrebbe avere il distretto di Serres. Se avesse prevalso, nella distribuzio

2 Cfr. n. 176.

2 Cfr. nn. 173 e 166.

ne dei distretti, il criterio del minor grado di interesse e di eventuale influenza, noi non avremmo difficoltà ad accettare il distretto di Serres. Ma poiché, segnatamente in quanto concerne l'Austria-Ungheria, ha prevalso un diverso criterio, stimiamo che il distretto di Monastir sia assolutamente il solo che possa convenirci ed appagare la pubblica opinione in Italia.

*(Per Vienna, Berlino) Veramente sarebbe stato naturale che l'Austria-Ungheria, al pari di quanto fece la Russia per la Francia, ci avesse messo in grado di manifestare preventivamente la nostra preferenza. Però riteniamo che vorrà ora appoggiare la nostra domanda per Monastir, come condizione nostro assenso alla devoluzione, in favore suo, nel distretto di Uskub.

(Per Berlino) Prego V.E. di ottenere da codesto Governo che rivolga una opportuna raccomandazione, in questo senso, al Gabinetto di Vienna, ed impartisca, dal canto suo, analoghe istruzioni a Costantinopoli3 .

(Per Londra) Prego V.E. di volerne conferire con Lansdowne, acciocché voglia fare appoggiare a Costantinopoli il nostro desiderio, mentre, dal canto nostro, siamo disposti ad appoggiare la devoluzione, all'Inghilterra, di quello, tra i distretti di Serres e di Kociana, che meglio gli convenga*.

(Per tutti) Essendo imminente una nuova convocazione Costantinopoli per decidere in proposito, è indispensabile che ella agisca con la massima urgenza e mi telegrafi risultato.

175 1 Cfr. n. 174.

176 1 Ed. con l'omissione del brano fra asterischi in LV 104, pp. 150-151.

177

IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA, AL COMMISSARIO CIVILE PER L'ERITREA, MARTINI 1

T. Ghermet, 14 febbraio 1904.

Per ritardo trasmissione non imputabile ai telegrafisti ho oggi solo ricevuto il telegramma di V.E. del 31 gennaio2 . Ringrazio con tutto cuore e con gratitudine V.E. Temo però che qui si arriverà troppo tardi per darmi conforto, giacché sono ora già sfinito e logorato da due anni di malattia causata dal lavoro intenso e dai dispiaceri continui e finora sopportati con energia unicamente per compiere tino all'ultimo il mio dovere. Ho dovuto decidermi a chiedere licenza, sia perché affranto da forte nevrastenia e malattia intestinale sia perché disanimato da un complesso di cose che

è Non rinvenuto.

a me sembrano avviarsi a distruggere il nostro prestigio e compromettere i nostri intenti. Mi perdoni se non le ho scritto per rispondere alle sue ultime lettere ma il mio stato può spiegarglielo.

Circa il concordato con gli inglesi fatto a Roma, esso fu conchiuso il 19 dicembre e mi fu solo vagamente accennato col telegramma del 30 gennaio urgentissimo2 . Harrington a Roma aveva ottenuta necessità presenza V.E. e mia per formulare accordi, ma pare che là non la si reputi necessaria. Legazione inglese ebbe da più di 20 giorni testo completo del concordato per posta, e me lo comunicò. I timori di V.E. sono fondati perché nel concordato, mi pare, non vi è nulla di concreto, da quanto malamente ho potuto interpretare dal testo inglese e le cose sono lasciate come prima.

Sarò sempre con V.E. per la difesa degli interessi eritrei e pronto a sacrificarmi, per quanto poco ancora mi resta a sacrificare.

176 3 Analogo richiamo, più ampiamente motivato, Tittoni rivolse a Monts il 18 febbraio, GP, vol. XVlll/2, n. 5792.

177 1 Ed. in MARTIN!, Diario Eritreo, vol. lll, cit., pp. 522-523, che così commenta: «Quanto alla parte dirò così obiettiva del telegramma essa conferma i miei timori che cioè il commendatori no Agnesa si sia lasciato insaccare da merli quali sono l'Harrington e il Rodd. Ma se è vero che essi avessero domandato l'intervento nostro in accordi che nulla imponeva di stringere frettolosamente e che a Roma esso siasi giudicato superfluo, io non so che dire della vanità de li'Agnesa, che ha voluto, lui! trattar solo, lui! così al giorno delle cose eritree ed etiopiche, e della insipienza del ministro che glielo ha consentito».

178

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 193/76. Londra, 14 febbraio 1904 (perv. il 27).

Ho preso congnizione al mio ritorno in Londra del dispaccio 16 gennaio p. p.

n. 28 1 che V.E. aveva diretto a questa ambasciata per comunicare le aperture costì fatte dall'ingegnere Ilg, a proposito della ferrovia Gibuti-Harrar, allo scopo di ottenere la desistenza del R. Governo dalla sua opposizione alla nota convenzione pel proseguimento di quella linea fino ad Adis-Abeba.

In conferma della comunicazione fatta in proposito dall'incaricato di affari che ne riferì col telegramma del 30 gennaio2 , ho approfittato di un colloquio col marchese di Lansdowne per esprimermi con esso nel senso indicatomi da quel dispaccio.

Sua Signoria, ringraziandomi della fatta comunicazione, mi dimostrò dividere le idee da V.E. espresse circa la questione di cui si tratta nel senso che il Governo britannico non avrebbe in massima nessun interesse né intenzione di ostacolare, come tale, la costruzione di una ferrovia in Abissinia, la quale potrebbe anzi riuscire di comune vantaggio per il Paese e per tutti. Anche dal punto di vista delle relazioni colla Francia, che qui si desidera vivamente di veder mantenute nei termini di cordiale amicizia, il Governo inglese sarebbe lieto di poter evitare ogni attrito a proposito di quel progetto3 . Ciò suppone però che le condizioni ad esso relative riescano stabilite in modo da escludere ogni monopolio e da far sì che la nuova linea, sul tratto

2 Non pubblicato.

3 Ancora il 25 febbraio il ministro francese in Etiopia lamentava l'atteggiamento ostile di Cic

codicola, DDF, Il serie, t. IV, n. 318.

abissino, abbia carattere internazionale, con relativa rappresentanza nel consiglio di amministrazione dell'impresa dei capitoli a questa concorrenti. La difficoltà, soggiunse il ministro, sarà però di far prevalere tali principi nel progetto di convenzione che dovrebbe perciò subire importanti modicazioni; e Sua Signoria mi sembrò dubitare che questo si possa ottenere dagli interessati e dalle autorità francesi che li sostengono. Ad ogni modo, se una qualche seria proposta fosse avanzata in questo senso, non vi è a dubitare che, d'accordo con noi, essa verrebbe presa in benevola considerazione da questo Governo.

Ho pure avuto occasione di accennare al Foreign Office la notizia trasmessami coll'altro dispaccio del 30 gennaio p. p. n. 434 circa il discorso di capo d'anno, nel quale il governatore di Gibuti avrebbe affermato essere dal Governo francese tenuti pronti 80 milioni di franchi a titolo di sussidio per la prosecuzione della ferrovia fino ad Adis Abeba. Qui non si presta però guarì fede a tale notizia5 .

178 1 Cfr. n. 137.

179

IL MINISTRO A BUCAREST, BECCARIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. CONFIDENZIALE 272/35. Bucarest, 14 febbraio 1904 (perv. il 19).

A proposito dello scoppio delle ostilità tra la Russia ed il Giappone, l'ufficiosa 1ndépendance Roumaine di ieri esprime nell'articolo qui unito le sue simpatie per il grande Impero del Nord col quale la Rumania è legata da relazioni di sincera cordialità e dal ricordo delle lotte sostenute in comune sui campi di battaglia del 1877-78. Analogo linguaggio tengono gli altri fogli ministeriali di qui. In realtà però ben diverso è il sentimento prevalente non solo nei circoli governativi, ma anche fra i principali uomini politici dell'opposizione sia conservatrice pura che giunimista. Se coloro che hanno oggidì la responsabilità del Governo si sforzano di meglio dissimulare, per contro i miei colleghi d'Austria e di Germania sono colpiti al pari di me del come gli altri lascino chiaramente trapelare la loro soddisfazione di vedere la Russia impegnata in una guerra seria e lontana dalla quale sperano che essa uscirà indebolita, e non

5 Si pubblica qui il seguente passo di MARTIN!, Diario Eritreo, vol. III. cit., p. 525, su un colloquio da lui avuto al Cairo con Salvago Raggi il 21 febbraio: «Stamane lunga conversazione con lui, dalla quale rilevo come già a Roma sapessero fin dal 190 l -essendo nostro ministro al Cairo il Tugini -che gli inglesi si proponevano fare, coiite qui coiite, la ferrovia Berber-Suachin. Corsero numerosi dispacci fra la legazione del Cairo e il Ministero, dispacci dei quali a me non fu data nessuna notizia. Intanto si lasciarono passare tutte le occasioni per ottenere dagli inglesi che abbandonassero quel disegno; se non per ottenere, per chiedere: non dico dell'aiuto dato loro circa la questione delle ferrovie etiopiche, ma lo sbarco a Obbia. Rifiutavano quel compenso? E noi negavamo lo sbarco, e ci saremmo in ogni caso risparmiati tutti i guai che da quello e per quello ci vennero e ci vengono addosso. Ma alla Consulta basta che si presenti un inglese perché tutti si calino-con rispetto-le brache».

tacciano di considerare un risultato siffatto come una guarentigia di sicurezza per la Rumania. I giunimisti manifestano anzi il loro modo di vedere con una spontaneità ed una schiettezza che vanno sino all'imprudenza. Così il signor Carp, che è certamente uno degli uomini di Stato più considerevoli ed intelligenti del Paese, ma sempre troppo assoluto e semplista nei suoi ragionamenti, mi disse, senza nessuna provocazione da parte mia, di non dubitare che la Russia, profondamente corrotta, avrà la peggio, che dopo la guerra scoppierà colà secondo tutte le probabilità una terribile rivoluzione, e che così durante un trentennio si avrà la tranquillità da queste parti. Analoghi sentimenti esisterebbero pure nell'esercito rumeno, secondo questo addetto militare austriaco. È per contro impossibile precisare attualmente quali siano le impressioni nelle altre classi della popolazione, nessun sintomo esteriore permettendo sinora di formarsi un giudizio positivo al riguardo. Come ebbi d'altronde l'onore d'esporlo all'E.V. nel mio rapporto del 27 dicembre ultimo scorso ai nn. 1882/2561, non havvi paranco nelle masse in Rumania una opinione pubblica vera e propria, ma in materia di politica estera essa è formata e rappresentata dalla piccola minoranza di coloro che fanno la politica. Nel mio carteggio anteriore non tacqui invero come la Russia sia in grado di esercitare qui influenza sulle masse per mezzo del basso clero profondamente ignorante e cui lo czar apparisce sempre come il supremo protettore dell'ortodossia. Nel mio rapporto del 20 novembre scorso ai nn. 1684/2382 accennai pure alle simpatie russe tuttora esistenti fra i grandi proprietari conservatori della Moldavia. Tutto ciò non toglie però valore alle manifestazioni di sentimenti poco benevoli per la Russia che si fanno presentemente giorno nei circoli politici più autorizzati della capitale, ed è quindi mio dovere di non !asciarle passare senza segnalarle all'E.V. Aggiungerò che il mio collega russo ne ha perfettamente coscienza.

In quanto a questo ministro degli affari esteri, egli considera la guerra attuale nell'Estremo Oriente a un duplice punto di vista, delle conseguenze remote cioè e di quelle immediate che potrebbe avere. E nel mentre riterrebbe vantaggioso che la Russia ne uscisse indebolita, temerebbe invece che, nell'ipotesi d'altronde poco verosimile di disfatte tali da obbligarla a rinunziare durante un lungo periodo d'anni alla sua politica di espansione nell'Estremo Oriente, essa cercasse di rialzare il proprio prestigio diminuito e di compensarsi nell'Oriente europeo, se non con ingrandimenti territoriali, attuando almeno il suo antico sogno d'egemonia d'influenza, di preponderanza assoluta nei Balcani. Al punto di vista poi delle conseguenze immediate, sarebbe un male se la Russia si trovasse tanto gravemente impegnata dell'Estremo Oriente da non essere più in grado di esercitare colla stessa energia ed autorità sulla Turchia e la Bulgaria la propria azione in favore delle riforme in Macedonia e del mantenimento della pace nei Balcani, nessun 'altra Potenza essendo in situazione di esercitarne una altrettanto efficace per quanto concerne specialmente la Bulgaria. A tal riguardo tuttavia, il mio collega russo assicurò il signor Bratiano che, per ben dimostrare come la Russia sia abbastanza potente da non lasciar distogliere da altre preoccupazioni la sua attenzione dagli affari balcanici, il Gabinetto di Pietroburgo terrà un linguaggio tanto più energico sia a Sofia che a Costantinopoli.

2 Non rinvenuto.

178 4 Cfr. n. 155.

179 1 Non pubblicato.

180

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 374/32. Pera, 15 febbraio 1904, ore 7,10.

In successivo colloquio da me avuto oggi, cogli ambasciatori d'Austria-Ungheria, e di Russia, e di Inghilterra, ho dichiarato che R. Governo insisteva perché riordinamento gendarmeria del distretto di Monastir fosse affidato agli ufficiali italiani. Ho prevenuto colleghi di Austria-Ungheria e di Inghilterra che V.E. si era posto, a questo riguardo, in comunicazione coi Gabinetti di Vienna e di Londra2• Calice e Zinovieff, riservando la loro opinione, mi dissero che ne avrebbero tosto riferito ai loro Governi3 .

181

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN, BADOLO

T. 274. Roma, 15febbraio 1904, ore 12,40.

Governo britannico comunica piano del generale Egerton di agire contro Mullah nella regione Warsangeli, e domanda che Governo italiano cooperi per impedire che i migiurtini parteggino per Mullah e che questi riceva aiuto da Bosaso o da altro scalo protettorato italiano. Non posso che rinnovarle istruzioni datele, interessandola ad agire nel senso desiderato da Governo britannico.

D'accordo con ministro Marina, prego comunicare comandante «Colombo» 1•

2 Cfr. n. 175.

3 Con successivo T. riservato 384/33 dell6 febbraio, Malaspina comunicava: «Incaricato d'aftàri di Francia mi ha confidenzialmente informato iersera che il suo Governo ha intenzione di ritìutare, se propostogli per riordinamento gendarmeria, distretto Monastir e chiede che sia ai proprì ufficiali preferibilmente assegnato distretto Serres, ove esistono interessi ferroviari francesi».

180 1 Ed.inLVJ04,pp.l53-154.

181 1 Con successivo T. 280, pari data, Tittoni precisava: «S'intende poi che la nostra cooperazione deve limitarsi a quanto si può fare dal mare, escludendo operazioni a terra».

182

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 388/37. Berlino, 16 febbraio 1904, ore 8,05.

Barone Richthofen mi informa che con suo grande dolore e contro sua aspettazione ultime proposte Governo imperiale circa trattato di commercio non hanno incontrato ieri costà accoglienza che egli sperava e teme seguito trattative abbia a soffrire danno irreparabile. Barone Richthofen mi prega anche a nome del cancelliere dell'Impero, ed io mi limito ad eseguire incarico, di richiamare benevola attenzione di V.E. su quelle proposte che, data la situazione parlamentare tedesca, costituiscono estrema concessione possibile.

183

L'INCARICATO D'AFFARI A WASHINGTON, MACCHI DI CELLERE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 378/8. Washington, 16 febbraio 1904, ore 13,45.

Segretario di Stato ringrazia V.E. comunicazione contenuta telegramma 249 1•

Con sua iniziativa egli si è proposto essenzialmente duplice scopo localizzare in quanto è possibile teatro della guerra e assicurare neutralità cinese nel conflitto. Desiderando, a tale riguardo, concorso morale, quantopiù sollecito, delle Potenze interessate, si è mantenuto espressamente vago, in quanto concerne Manciuria ed anche Corea, intorno alle quali per le medesime obiezioni di V.E., sarebbe stato impossibile ottenere unanime dichiarazione di principio e che egli riconosce, d'altra parte, non possono sottrarsi alle conseguenze della guerra, della quale sono il teatro stesso. Segretario di Stato, collo scambio d'idee di questi giorni, ha posto in chiaro che non chiede alle Potenze una nota identica di difficile e lunga attuazione, ma che ciascuna di esse, anche se in termini diversi, o con riserve esplicite, proceda ad analoga iniziativa a Pietroburgo, Tokio, Pechino, rafforzando, in tal modo manifestazione del desiderio comune come hanno già fatto Germania, Inghilterra, Francia. Cina ha ringraziato caldamente Stati Uniti per loro iniziativa Giappone, ha accettato per proprio conto la proposta con qualche riserva. Di tutto ciò, segretario di Stato mostrasi soddisfatto, lusingandosi, dopo le precedenti spiegazioni, anche sul concorso dell'Italia.

183 1 Cfr. n. 168.

184

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

L. Roma, 16 febbraio 1904.

Trasmetto alla E.V. la qui unita lettera confidenziale. Ella è autorizzata a dame comunicazione integrale a codesto Governo; e a consentire che eventualmente siano prese delle note.

La prego pure d'assicurarsi che codesto Governo vorrà confidenzialmente portare il contenuto della lettera a conoscenza del Governo austriaco, nei modi che riterrà più convenienti.

ALLEGATO

L. RISERVATISSIMA. Roma, 16febbraio 1904.

Ebbi regolarmente il telegramma della E.V. 1 relativo alla preveduta nomina del conte Liitzow a Roma. E se subito non le risposi, voglia attribuirlo alla delicatezza e alla difficoltà della risposta che dovevo darle. In quanto che non esito a dirle che io partecipo in tutto la opinione di codesto Governo sulla poca opportunità della scelta fatta dal Governo austro-ungarico per la sostituzione del barone Pasetti. Ma, d'altro canto, le informazioni a me privatamente pervenute, e il fatto stesso della presenza qui a Roma, per parecchi giorni, del conte Liitzow, partecipante con ostentazione a pranzi e a pubblici ricevimenti, mi hanno convinto del carattere irrevocabile della nomina di lui, nelle intenzioni del Governo austriaco, e della inutilità, quindi, di eventuali pratiche nostre, discrete e amichevoli, per evitarla. Onde è che, al punto in cui sono le cose, l'unico espediente per raggiungere tale scopo sarebbe quello di far comprendere al Governo di Vienna le difficoltà che la scelta del conte Liitzow incontrerebbe per la concessione del gradimento.

ll resultato pratico che così si potrebbe conseguire, evitando la nomina non desiderata, compenserebbe il danno che potrebbe derivarne, per questo nostro atteggiamento, nei nostri rapporti con l'Austria? La cosa è per lo meno assai dubbia. In ogni caso io non potrei decidermi a ciò che in pieno accordo col Governo germanico, del quale gradirò di conoscere, per mezzo di VE., la opinione in proposito.

E questa circostanza è occasione a me verso di lei, e desidero che sia occasione a lei verso codesto Governo, per alcune molto franche considerazioni, interessanti i nostri rapporti con l'Austria.

La mia maggiore preoccupazione, quando assunsi la direzione della nostra politica estera, fu quella di ricondurre i nostri rapporti con l'Austria sopra quel terreno di reciproca confidenza leale da cui sembrava (ella lo sa) che negli ultimi tempi essi accennassero a discostarsi. Gli spiacevoli incidenti di Innsbruck, verificatisi nei primi giorni, nei quali io assunsi il

Governo, mi offrirono l'occasione di fare alla Camera dei deputati alcune dichiarazioni molto recise, che, per verità furono gradite e convenientemente apprezzate dal Governo alleato; per quanto invano poi io abbia atteso, da parte del conte Goluchowski, nei ripetuti discorsi di politica estera che ebbe posteriormente a pronunziare, qualche pubblica dichiarazione la quale, per la sua intonazione, corrispondesse alla mia.

Ma non voglio insistere sopra di ciò. Io ho voluto ricordare quella mia attitudine, assunta subito come programma del mio indirizzo politico, perché le considerazioni che sto per svolgere non sono che la continuazione logica del programma medesimo, il quale intende a sopprimere tra i due Governi ogni possibilità di incertezze, e dar modo così ai loro rapporti di svolgersi in guisa da raggiungere i maggiori resultati nell'interesse comune delle tre Potenze alleate.

È indispensabile, a tale scopo, che sia adoperata da una parte e dall'altra la più assoluta franchezza.

Or mentre alla politica italiana fu fatto, in passato, il rimprovero di cercar di togliere alla Triplice Alleanza la maggiore parte del suo sostanziale contenuto, è indubitato che tale rimprovero, invece, viene ritorto, qui in Italia, in questi ultimi tempi, contro la politica austriaca.

In verità, per quanto a me dolga di doverlo constatare, è certo che la maniera come si svolge l'azione austriaca nei Balcani, ha risollevato, nella classe politica italiana, la discussione intorno alla Triplice Alleanza. A che giova l'alleanza (fu detto e fu scritto) se la sua azione rimane totalmente estranea alla questione che attualmente è la più grave in Europa, e nella quale l'Italia ha interessi che nessuno disconosce? Se per la risoluzione di tale questione l'Austria, obliando in tutto la sua alleata, cerca altrove, ed esclusivamente altrove, gli accordi e la base della sua azione? Quale è, allora il valore politico e morale effettivo che rimane alla Triplice Alleanza nei rispetti italiani?

lo, naturalmente, non posso seguire questi ragionamenti; ma pure restringendoli in confini più moderati, non è certamente fuor di ragione il dubbio se l'accordo esclusivo dell'Austria con la Russia risponda in tutto allo spirito del patto d'alleanza italo-austriaco; ed è certo poi che è in contrasto con la precisa lettera del patto medesimo il procedimento che il Governo di Vienna ha tenuto verso di noi in occasione dei suoi accordi col Governo di Pietroburgo.

E se tali sono le preoccupazioni verso il passato, non mancano quelle verso l'avvenire. Nè sono sufficienti a dissipare in tutto queste preoccupazioni, nella opinione pubblica, le dichiarazioni del conte Goluchowski, e specialmente quelle fatte il 4 corrente nel seno della Commissione del bilancio per gli affari esteri della Delegazione ungherese, in risposta a una interrogazione del relatore Falk. Le quali dichiarazioni son tali da poter far credere, a chi ignora le pattuizioni esistenti, che l'Austria subordini esclusivamente all'accordo con la Russia le decisioni da prendere nella eventualità di un resultato negativo del!' opera delle riforme e di gravi disordini che potessero conseguentemente prodursi nella regione balcanica.

Certamente a simili preoccupazioni io non partecipo ritenendo che qualunque diverso regolamento della questione balcanica dovrebbe formare oggetto da parte del!' Austria di preventivi accordi con noi; la omissione dei quali equivarrebbe alla rottura dell'alleanza. Ma è pure indubitato che non giova ai comuni interessi delle Potenze alleate ed amiche che si accreditino timori o supposizioni che avrebbero per conseguenza di attenuare o di ferire, nel generale concetto, l'importanza e l'efficienza della nostra alleanza.

Di tutto ciò io la prego di voler tenere, in una occasione propizia, discorso amichevole e confidenziale a codesto Governo.

lo, fautore costante e profondamente convinto della esistente alleanza, non voglio e non devo trascurare nulla di ciò che può contribuire a fortificarla, non solo nei rapporti tra i due Governi, ma nella convinzione e nella simpatia pubblica.

Sarò pure grato alla E. V. se potrà dirmi se corrisponda alla verità la speranza di una venuta non molto remota del conte di Biilow in Italia; il che mi darebbe occasione ad un opportuno scambio di vedute in proposito2 .

184 1 Non rinvenuto.

185

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

L. RISERVATISSIMA. Roma, 16 febbraio 1904.

Non ho bisogno di ricordare alla E.V. il colloquio da me avuto a Windsor, il 20 novembre 1 dello scorso anno, con il marchese di Lansdowne. I punti essenziali di quel colloquio, per ciò che riguarda gli affari di Macedonia furono il riconoscimento di interessi generali comuni nella penisola balcanica, e, quindi, di un identico programma, diretto a conservare lo status quo e a mantenere la questione sul terreno della vigilanza e del controllo europeo.

Particolarmente, il marchese di Lansdowne ebbe a dichiarare che qualora le circostanze dovessero rendere inevitabile un intervento armato, questo non potrebbe avvenire, a suo giudizio, che col consenso e con la cooperazione delle Grandi Potenze.

Ebbe principio da ciò quella più stretta intesa tra i due Governi che subito si manifestò, con risultati che ritengo utili.

I fatti che posteriormente si sono svolti non sono tali da rassicurare del tutto ogni preoccupazione. E tali fatti sono segnatamente i seguenti: la nota preparazione militare dell'Austria ai suoi confini orientali, le mal definite dichiarazioni del conte Goluchowski le quali sembrano subordinare esclusivamente all'accordo con la Russia le decisioni da prendere nella eventualità di gravi disordini che potessero prodursi in Macedonia; e, infine, l'attuale impegno della Russia nell'Estremo Oriente, con effetti che non possono essere preveduti.

La possibilità, pertanto, di una meditata occupazione territoriale dell'Austria nella regione balcanica, è tra quelle che meritano di formare oggetto di una politica prudente e previdente.

Guidato da questo ordine di idee, ebbi l'altro giorno un colloquio in proposito con questo ambasciatore d'Inghilterra. In tale colloquio sottoposi alla considerazione sua e del suo Governo se non fosse il caso di addivenire ad una intesa più concreta la quale avesse per base il fermo principio che nessuna modificazione territoriale possa avvenire nella penisola balcanica senza il concorde consenso delle Potenze firmatarie

185 1 Cfr. n. 31.

del Trattato di Berlino, con l'intento sovrattutto di evitare, così, qualunque occupazione preventiva adatta a costituire uno di quei fatti compiuti che inevitabilmente vengono poi sanzionati. Che se ciononostante si verificasse il fatto di una occupazione isolata austriaca o russa, in opposizione col Trattato di Berlino, io sottoponevo la convenienza d'una preventiva intesa per la quale, in tale eventualità, l'Inghilterra e l'Italia procedessero alla loro volta alla occupazione di qualche punto dell'Adriatico, che potrebbe essere Durazzo, Vallona e il golfo d'Arta.

Sir Francis Bertie mi rispose che avrebbe riferito al suo Governo il tenore di quelle mie confidenziali comunicazioni, riconoscendo e confermando l'opinione sua sulla reciproca convenienza che i due Gabinetti procedano uniti.

Egli mi domandò poi quale fosse la mia opinione sul probabile atteggiamento della Francia nella ipotesi che formava oggetto della nostra conversazione; se io ritenessi, cioè, che la Francia avrebbe dato appoggio alla Russia, ovvero se, in accordo con le sue tradizioni politiche, essa si sarebbe avvicinata all'Inghilterra e all'Italia. Io gli risposi che avrei procurato di formarmi una opinione in proposito mediante opportune conversazioni col signor Barrère, benché ritenessi che la Francia non si sarebbe distaccata dalla Russia.

Tanto volli comunicare alla E.V. per sua cognizione e per eventuale norma del suo linguaggio2 .

184 2 Per la risposta cfr. n. 200.

186

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. RISERVATO 396/13. Londra, 17 febbraio 1904, ore 6,52.

In seguito alla comunicazione da me fatta nel senso del telegramma di V.E.

n. 2702 , marchese di Lansdowne dà istruzioni a O'Conor di intendersi col r. ambasciatore a Costantinopoli circa miglior modo di prestarsi reciproca assistenza nella questione dell'assegnazione dei distretti per la gendarmeria. Riuscendosi ad ottenere per l'Italia il distretto di Monastir, le autorità inglesi preferirebbero per loro quella di Serres *perché accessibile direttamente dal mare, senza necessità di troppo contatto colle località assegnate ai russi*.

Nel corso della conversazione, Lansdowne, alludendo ali 'urgenza di procedere alla divisata organizzazione, mi accennò che, qualora si incontrassero troppe difficoltà nella distribuzione dei distretti, egli non sarebbe alieno dal rimettere la decisione ad un tiraggio a sorte, piuttosto che assumere responsabilità dei pericoli di un ulteriore ritardo dovuto ad una simile discussione fra le Potenze.

185 2 Sull'esemplare pervenuto a Londra la seguente annotazione: «Risposto con telegramma del 19 febbraio e lettera privata del 19 febbraio». Cfr. n. 191, e nota 2. 186 1 Ed. con l'omissione del passo tra asterischi in LV l 04, p. l 05. 2 Cfr. n. 176.

187

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 413/4. Belgrado, 18 febbraio 1904, ore 9,30.

Il console Serbia a Pristina ha telegrafato al suo Governo che, nello scontro con gli albanesi insorti, un battaglione turco è stato distrutto il generale ferito, e le rimanenti truppe rimaste senza munizioni.

Otto battaglioni si recherebbero a soccorrerli. Secondo quel funzionario gli albanesi armati insorti sarebbero oltre tremila. Il presidente del Consiglio, dal quale mi è stato comunicato questo telegramma, mi ha espresso la viva preoccupazione che questo inaspettato avvenimento gli destava a cagione predominanza lasciata ali' Austria-Ungheria nei Balcani dalla guerra russa giapponese. A titolo di informazione, debbo aggiungere che qui si pretende che il capo degli albanesi insorti sia persona ligia ali' Austria.

188

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 90/31. Belgrado, 18 febbraio 1904 (perv. il 22).

Il nuovo ministro degli affari esteri essendosi ammalato e prolungandosi la sua indisposizione, mi sono procurato ieri un colloquio col presidente del Consiglio e gli ho fatto amichevoli rimostranze per il contegno poco energico del Governo verso l'organizzazione degli elementi rivoluzionari macedoni e serbi, facendogli rilevare che, se questo movimento poteva parere al momento presente di non grande importanza, poneva però le basi di un organismo che, al contagio dell'esempio dei comitati bulgari, poteva divenire nucleo intorno al quale si aggrupperebbero rapidamente tutti coloro che non si rendono conto del supremo interesse della Serbia ad agevolare con un atteggiamento corretto e fiducioso l'opera delle Potenze.

Il signor Gruitch mi rispose che il Governo aveva già ripetute volte fatte esplicite e leali dichiarazioni circa l'indirizzo della sua politica verso la Macedonia, dichiarazioni che concordano con i vitali interessi del Paese, il quale, nelle presenti condizioni, non può aspirare che ad un assetto della penisola balcanica sulla base dello statu quo.

Osservai, che, pur prendendo atto della sua dichiarazione, io doveva fargli notare constarmi che la «Società fra vecchi serbi e macedoni», uscendo dagli scopi di beneficenza che l'avevano originata, si era tramutata in un vero comitato, il quale, sia pure in piccola quantità, atteso la scarsezza dei mezzi di cui disponeva, acquistava e distribuiva armi, e che avevo notizie precise dell'esistenza di bombe di dinamite ed armi a Vranja.

Il signor Gruitch ammise la verità di questi fatti e mi assicurò che sarebbero stati presi i provvedimenti opportuni per arrestare il progresso di questo movimento. Mi disse che aveva già a più riprese chiamato i membri direttivi della Società per invitarli a non denaturare gli scopi della loro istituzione, e fatto loro comprendere come qualunque loro azione sarebbe contraria agli scopi che attualmente la Serbia si propone. Era sicuro che specialmente ora, quando il timore che ogni complicazione nei Balcani andrebbe probabilmente a profitto dell'Austria, queste esortazioni avrebbero prodotto il loro effetto senza ricorrere allo scioglimento della Società. Quanto alle bombe, esse erano state, con altre armi, portate in Serbia dalle bande macedoni che vi si erano rifugiate, e mi diede l'assicurazione che il ministro dell'Interno avrebbe dato le opportune istruzioni per il loro immediato sequestro e perché non fossero più consegnate agli insorti, anche se questi volessero ripassare il confine. Aggiunse che era innegabile che questi rifugiati creavano nel Paese una certa agitazione e cercavano di far proseliti; che questo stato di cose verrebbe a cessare con la pubblicazione dell'Iradé di S.M.I. il sultano per la loro amnistia, in seguito alla quale essi potrebbero rientrare nelle loro case. Le notizie recentemente ricevute dal ministro di Serbia a Costantinopoli, facevano ritenere che questo decreto di amnistia sarebbe ormai pubblicato senz'altri indugi.

Ringraziai il signor Gruitch di queste assicurazioni dicendogli che il Governo di Sua Maestà le avrebbe apprezzate al suo giusto valore.

Ritengo infatti che, data l'inquietudine delle popolazioni slave a cagione della guerra russo-giapponese, i consigli di calma dei Governi serbo e bulgaro avranno sugli elementi rivoluzionari un effetto assai maggiore di qualunque misura repressiva che essi, pur violentando l'opinione pubblica, avessero voluto prendere prima dell'aprirsi delle ostilità nell'Estremo Oriente.

189

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, FERRARA DENTICE

T. 298. Roma, 19 febbraio 1904, ore 13,50.

Il duca A varna è pronto a partire subito ed è mio vivo desiderio ormai che esso raggiunga la sua sede nel più breve tempo possibile 1• Sarebbe pure molto desiderabile nell'interesse comune per la impressione sul pubblico che l'udienza da parte di

S.M. l'imperatore fosse conceduta quanto più sollecita si possa e venisse possibilmente fin d'ora fissato il giorno. Prego pertanto la S.V. di voler agire in tal senso con i riguardi naturalmente dovuti in tale circostanza e desidero che in ogni caso ella mi faccia entro domani una comunicazione in proposito.

189 1 La scelta di A varna per la sede di Vienna era stata suggerita da Nigra. Cfr. ToMMASINI, L 'Italia alla vigilia della guerra, vol. l, cit., Bologna, 1934, p. 298.

190

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 300. Roma, 19 febbraio 1904, ore 19.

V.E. può assicurare cancelliere e Richthofen che io mi sto personalmente adoperando per facilitare sollecita conclusione accordo commerciale 1• Ieri e oggi mi sono di ciò attivamente occupato.

191

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

L. PARTICOLARE. Londra, 19 febbraio 1904.

Il corriere giunto qui stamane mi ha rimesso la lettera di V.E. del 16 corrente1 colla quale ella si compiacque comunicarmi le aperture confidenziali da lei fatte a sir Francis Bertie, in vista di una più concreta intesa da stabilirsi fra l'Italia e l'Inghilterra per l'eventualità che l'azione austro-russa nella penisola balcanica vi conducesse ad una qualche alterazione dello status quo territoriale in quei Paesi.

Confermo anzitutto il telegramma spedito oggi a V.E. 2 per segnarle ricevuta di quell'importante comunicazione. Trattandosi di cosa assai delicata, le ho accennato al dubbio !asciatomi dai termini della sua lettera, se cioè io sarei autorizzato a intratteneme fin d'ora il marchese di Lansdowne, o se dovrò attendere ch'egli me ne parli per primo. Ma questo dubbio di forma mi sarà presto da lei chiarito.

L'altra e più sostanziale interrogazione che le sottoposi concerne il significato delle modificazioni territoriali alle quali si riferirebbe la nostra eventuale contro-azione. La sua lettera parla di una possibile «occupazione isolata austriaca o russa, in opposizione col Trattato di Berlino». Come sarebbe da noi considerata una occupazione del sangiaccato di Novibazar, di cui il detto trattato riserva all'Austria-Ungheria il diritto con la sola condizione di intendersi colla Turchia circa le sue modalità? Questo punto mi sembra tanto più essenziale a chiarirsi, in quanto che, allo stato delle cose, codesta eventualità si affaccia forse come la più prossima, in presenza dei gravi disordini scoppiati nel distretto di Diakova, donde essi potrebbero quando che sia propagarsi verso il nord nel cosiddetto «Corridoio».

Vi è poi il caso di una conflagrazione generale che, per resistenza della Sublime Porta alle riforme, per lo estendersi della insurrezione in altri punti della penisola, e per un conflitto fra la Turchia e la Bulgaria, rendesse necessario un intervento esteriore o vi fornisse occasione, oppure pretesto.

Ciò avverandosi, avremmo diritto di attendere che l'Austria e la Russia stesse provocassero un'intesa di tutte le Potenze firmatarie del Trattato di Berlino circa l'ulteriore azione da esercitarsi in comune nella penisola. Sarebbe questo, senza dubbio, il modo di procedere più regolare e conforme ai voti dell'Inghilterra e nostri per una giusta soluzione di quelle difficoltà.

Ma alcuni indizi poco rassicuranti da V.E. rilevati, come ella mi scrive, cioè i preparativi militari del!' Austria-Ungheria e le mal definite dichiarazioni del conte Goluchowski, che sembrano voler subordinare la sua eventuale condotta ad un accordo esclusivo colla Russia, le fanno considerare il pericolo di una meditata occupazione austriaca nella regione balcanica, con o senza il concorso della Russia ora assorbita nella guerra giapponese. A prevenire i danni di una simile eventualità, ella ha sottoposto al rappresentante britannico la convenienza di un'anticipata intesa fra l'Italia e l'Inghilterra, per la quale esse procedessero alla loro volta alla occupazione di qualche punto dell'Adriatico, che potrebbe essere Durazzo, Valona ed il golfo di Arta.

Se ho bene compreso il pensiero di V.E., questa proposta si riferirebbe più specialmente al caso che l'azione austriaca o austro-russa in Macedonia prendesse la forma di un colpo di sorpresa eseguito nel proprio interesse dall'una o dall'altra o da entrambe quelle Potenze, ad esclusione delle altre. E si tratterebbe allora, per l'Italia e l'Inghilterra, di adottare una misura per così dire di reazione e protesta contro un atto illegittimo tendente ad alterare a loro danno l'equilibrio delle forze nel Mediterraneo. Non intendo qui apprezzare il grado di probabilità di un simile caso, che per mia impressione personale ritengo remoto, ma che pure ammetto non potersi assolutamente escludere; non è mestieri bensì di accennare alla gravità di una azione che avrebbe, fra altro, l'inevitabile conseguenza di turbare radicalmente il nostro attuale sistema di alleanze.

Vi è tuttavia un'altra possibilità, forse più verosimile, e cioè che, di fronte ad una conflagrazione nei Balcani, l'Austria e la Russia rivolgessero formale domanda alle altre Potenze per ottenerne, sia pure con l'offerta di debite guarentigie, l'autorizzazione d'intervenire in quei Paesi pel ristabilimento dell'ordine. Se la questione fosse presentata in questa forma diplomaticamente corretta, l'eventuale intervento anglo-italiano n eli' Adriatico non potrebbe più esplicarsi per atto di nostra autorità propria, ma dovrebbe a sua volta formar oggetto di una contro-proposta da sottoporsi alle altre Potenze. E sarebbe allora da calcolarsi l'accoglienze che queste vi farebbero.

Io divido l'opinione da V.E. espressa a sir Fr. Bertie, che per quanto riguarda la Francia, essa non si distaccherà in questa occasione dalla Russia. Aggiungo che, a parer mio, la guerra dell'Estremo Oriente non distoglierà la Russia dal prendere parte attiva alle cose di Macedonia. Le sue attuali difficoltà le impedirebbero certamente di affrontare un'altra guerra in Europa; ma, data la forma nella quale ora si presenta la questione macedone, è lecito arguire che questa non darà luogo ad una guerra europea propriamente detta, e, così essendo, la forze che la Russia è in ogni caso costretta a mantenere nel Mar Nero, e Paesi adiacenti, saranno pur sempre sufficienti per quanto potrà occorrerle allo scopo di sostenere anche materialmente la propria influenza sugli Stati balcanici e la Turchia. Ritengo perciò che se si trattasse di un intervento in Macedonia, la Russia non permetterà mai ali' Austria di procedervi da sola.

Quanto all'accoglienza che il Governo inglese sarà per fare alle nostre proposizioni, io esito a predirla fin d'ora: ella sa quante altre gravi responsabilità già pesino in questi tempi sulle braccia dell'Inghilterra. Probabilmente, il marchese di Lansdowne prima di pronunziarsi, vorrà rendersi conto delle diverse congiunture alle quali il proposto accordo potrebbe riferirsi. Ho accennato più sopra a tre casi: l) che si tratti per ora soltanto di una occupazione austriaca del sangiaccato di Novibazar, in base ai suoi legali diritti; 2) che l'Austria e la Russia chiedano alle Potenze regolare mandato pelloro intervento a due in Macedonia: 3) che le due Potenze, od una di esse, si arrischino ad entrarvi per propria autorità, sotto un pretesto qualsiasi. Per condurre con la necessaria chiarezza il desiderato scambio di idee col Governo britannico, mi sembra opportuno di considerare anticipatamente per conto nostro quanto si proporrebbe di fare in ciascuna di queste evenienze.

In attesa delle ulteriori istruzioni di V. E. alle quali cercherò per quanto sta in me di uniformarmi3 ...

190 1 Risponde al n. 182. 191 1 Cfr. n. 185. 2 È il telegramma segreto s.n. del 19 febbraio, che non si pubblica in quanto anticipa quanto detto più ampiamente nel testo.

192

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

T. RISERVATO 304. Roma, 20 febbraio 1904, ore 11,10.

La presente situazione nella penisola balcanica, specialmente per gli effetti che possano derivarne dagli attuali impegni della Russia nell'Estremo Oriente, ha formato oggetto d'un mio importante colloquio confidenziale con questo ambasciatore di Francia1 . Egli mi disse che il suo Governo partecipa al riguardo le giuste preoccupazioni del Governo italiano; che la Francia non potrebbe mai consentire a una azione isolata dell'Austria nei Balcani; che la maggiore garanzia contro questa eventualità in favore del mantenimento dello status quo era consistita finora nella opposizione degli interessi austro-russi; che la diminuzione dell'azione che a tale riguardo per necessità di cose potrà essere esercitata d'ora innanzi dalla Russia dovrà essere compensata da una più efficace affermazione dell'azione delle altre Potenze nel senso del controllo e del concerto europeo. Egli non dubitava che l'Italia si sarebbe associata a quest'ordine di idee e di azione. Io gli risposi dichiarandomi ben lieto per tali dichiarazioni ed esprimendo la mia piena adesione ad esse. Quanto al modo di procedere, io rilevai che tanto l'Italia che la Francia si trovano legate in alleanze politiche che impongono

diritti e doveri reciproci di lealtà; che in tale condizione di cose la procedura da seguire doveva essere quella che il Governo italiano e il Governo francese agissero ognuno dal canto proprio, per il migliore raggiungimento di quello scopo comune, presso i propri alleati; e che l'identità del fine permetteva ai due Governi di comunicarsi poi vicendevolmente l'esito delle loro pratiche. Il signor Barrère convenne completamente con me e così siamo rimasti d'accordo. Tutto ciò volli comunicare all'E.V. come norma del suo linguaggio e della sua azione.

191 3 Per il seguito cfr. nn. 193 e 20 l.

192 1 Tittoni ne aveva parlato a Barrère, già vari giorni prima (cfr. T. Barrère a Delcassé, del 31 gennaio, DDF, II serie, t. IV, n. 230) e di nuovo il 20 febbraio (ibid., n. 295). Barrère attribuì alla apertura di Tittoni l'importanza di una vera e propria svolta dell'Italia collaboratrice con la Francia e con la Gran Bretagna in Macedonia (ibid., n. 304).

193

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. RISERVATO 305. Roma, 20febbraio 1904, ore 11,10.

Confermo quanto ho scritto a V.E. nella lettera confidenziale che le ho spedito per corriere' rilevando che le dichiarazioni fatte dal conte Tisza alla Delegazione ungherese il 16 corrente danno alla lettera stessa ancor maggiore importanza. In relazione poi all'ultima parte della mia lettera le trascrivo il telegramma da me spedito in pari data al nostro ambasciatore a Parigi. (Riprodurre il telegramma n. 304 all'ambasciata a Parigi)2 . Mi riservo poi di rispondere al suo telegramma di ieri3 .

194

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. RISERVATO 306. Roma, 20 febbraio 1904, ore 11,50.

Mi riferisco alla lettera confidenziale che le ho spedito col corriere partito da Roma il 171• Ho avuto ieri una lunga conversazione con questo ambasciatore di Germania il quale mi ha detto che avrebbe scritto privatamente in proposito al conte Biilow. Egli mi aggiunse che riteneva opportuno che io avessi uno scambio di vedute personalmente col conte Goluchowski e che era d'opinione che la proposta sarebbe stata volentieri accolta. Io gli risposi che dal canto mio sarei stato lieto di ciò, ma che

2 Cfr. n. 192.

3 Si tratta del telegramma segreto s.n. dell9 febbraio, non pubblicato, per il quale cfr. n. 191,

nota 2, mentre per la risposta di Tittoni cfr. n. 201. Sull'argomento cfr. anche il telegramma di Bertie a Lansdowne del 19 febbraio e la risposta di Lansdowne in BD, vol. V, pp. 62 e 69. 194 1 Cfr. n. 184.

conveniva prima essere d'accordo sulla base del colloquio le cui premesse avrebbero dovuto essere le due seguenti: l) che qualunque cosa l'Austria intenda fare in relazione alla Macedonia essa ce ne dia prima comunicazione e con noi s'intenda in conformità del patto d'alleanza; 2) che l'Austria non proceda ad occupazione di qualunque parte dell'Albania e dellittorale Adriatico fermi rimanendo dal resto gli ulteriori accordi speciali. Tanto volli comunicare a V.E. per norma del suo linguaggio con codesto Governo. Io non ho nascosto al conte Monts che le ultime dichiarazioni del ministro Tisza alla Delegazione ungherese mi sono sembrate poco rassicuranti e che continuando l'Austria ad agire per proprio conto avrebbe grandemente indebolito il patto della Triplice Alleanza.

193 1 Cfr. n. 185.

195

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO A PECHINO, GALLINA

D. 8739/26. Roma, 20 febbraio 1904.

Ringrazio la S.V. per l'interessante rapporto in data 19 gennaio n. 121 , relativo al conflitto russo-giapponese.

La S.V., premesse alcune considerazioni circa l'atteggiamento del Governo cinese di fronte agli eventi che si stanno costì ora svolgendo, richiama la mia attenzione sulle prevedibili conseguenze che potrebbero derivare alle Potenze neutrali in genere ed all'Italia in ispecie dalla vittoria dell'una o della altra delle due Nazioni belligeranti.

Da ultimo la S.V., espressamente astenendosi dal formulare alcuna proposta, accenna all'eventualità che il R. Governo, in presenza delle mutate condizioni politiche ne li 'Estremo Oriente, abbia a tenere una linea di condotta più attiva in codeste contrade2•

A tale proposito è opportuno che io precisi alla S. V. quale sia l'indirizzo politico del R. Governo.

La necessità di concentrare le giovani energie della patria alla consolidazione e al miglioramento delle condizioni economiche e alla risoluzione degli incalzanti problemi sociali, ci rendono assolutamente alieni da ogni politica avventurosa d'occupazioni territoriali, alla quale è recisamente contrario anche lo spirito pubblico del Paese, tristemente provato da passate esperienze.

Ma non per questo una grande Potenza quale è e vuol rimanere l 'Italia, può disinteressarsi da nessuna delle grandi questioni che agitano la vita politica ed economica del mondo; e fra tali questioni quella dell'Estremo Oriente è in primissima

linea. È perciò che io seguo col più vivo interesse e con vigile attenzione gli avvenimenti che attualmente si svolgono in quelle estreme regioni. Alle future soluzioni e alla loro preparazione, in quanto possa contribuirvi l'azione diplomatica delle Potenze europee, l'Italia non può né deve eventualmente rimanere estranea senza pretendere per ciò una posizione sproporzionata all'entità dei suoi interessi. E l'azione d eli 'Italia in questo indirizzo tanto più potrà essere efficace ed utile, a sé stessa e ai comuni interessi europei, quanto meno desterà negli altri timori o sospetti. Nello svolgimento di questo programma pertanto io m'affido molto alla cooperazione intelligente della S.V., su cui so, fortunatamente, di poter fare sicuro calcolo.

195 1 Cfr. n. 144. 2 Fino a questo punto la minuta che si pubblica è dattiloscritta. Da qui alla fine è manoscritta con numerose correztom.

196

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 443/41. Pera, 21 febbraio 1904, ore 14.

Primo interprete r. ambasciata fu invitato jeri a recarsi a palazzo, ove gli venne fatta primo segretario sultano seguente comunicazione:«Dai rapporti confidenziali dell'ambasciatore ottomano a Roma appare che politica del Governo italiano s'ispira a sentimenti amichevoli verso la Turchia ed alla convenienza di contrastare mire politiche che si attribuiscono all'Austria-Ungheria, e che opinione pubblica, nonché stampa italiana, si dimostra favorevole a tale politica. Di fronte a queste informazioni sultano prega ambasciatore di far pervenire personalmente a S.M. il re espressione della sua soddisfazione e gratitudine». Suppongo che questa comunicazione sia stata provocata da qualche colloquio confidenziale di VE. con Rescid bey. Cangia, munito delle mie istruzioni generali, si è limitato rispondere che S.M. imperiale poteva fare assegnamento sull'amicizia personale di S.M. il re e sul sincero desiderio del

R. Governo di vedere mantenuto lo statu quo nella penisola balcanica, ma che Governo ottomano doveva, dal canto suo, procedere, senza indugio, alla applicazione effettiva delle riforme raccomandate dalle Potenze, allo scopo di porre fine al malcontento delle popolazioni macedoni.

Debbo segnalare all'E. V. che da qualche giorno si manifestano a Palazzo apprensioni circa contegno dell'Austria-Ungheria nelle questioni balcaniche. Da fonte confidenziale mi viene riferito avere palazzo ricevuti rapporti, che segnalano presenza di emissari austriaci nel vilayet di Kossovo. Sublime Porta non condivide, però, interamente apprensioni del Palazzo. Non è da escludere che la notizia, riferita all'E.V. col mio rapporto riservato 51, del 16 corrente1 , proveniente dali' addetto militare di Serbia, sia stata portata a conoscenza Palazzo ed abbia contribuito a destarne i timori.

I 96 1 Non pubblicato.

197

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 444/42. Pera, 21 febbraio 1904, ore 14.

Generale De Giorgis desidera che io trasmetta all'E.V. seguenti suoi personali apprezzamenti circa atteggiamento degli ufficiali austriaci, russi e tedeschi nelle ultime sedute della Commissione: «Le reticenze e le riserve che, nelle ultime sedute della Commissione, costituirono il contegno dilatorio solidale ed evidentemente concertato degli ufficiali austro-ungarici, russi e tedeschi, in ordine al problema del riparto dei territorii fra ufficiali aggiunti delle diverse nazionalità secondo il punto secondo delle decisioni di Mtirzsteg, hanno indotto generale presidente nel convincimento che cotale, uniforme contegno è essenzialmente inspirato dall'intendimento, probabilmente comune alle tre Potenze, di impedire che ufficiali italiani, i quali eventualmente parteciperanno alla riforma, abbiano ad esplicare opera propria nelle regioni prossime alla Albania. Aggiunti francese e inglese sembrano invece favorevoli all'azione italiana in dette regioni». Riluttanza dell'Austria-Ungheria e della Russia che ci siano assegnate circoscrizioni limitrofe a regioni albanesi, è stata già da me segnalata alla E.V. col mio telegramma 26, del l Ocorrente'. Risposta evidentemente evasiva, datami, ancora jeri, dal mio collega di Austria-Ungheria, di cui è cenno nel mio telegramma 402 , mi fa ritenere che nostra domanda, per ottenere circoscrizione Monastir, non ha incontrato favorevole accoglienza a Vienna ed a Pietroburgo. Malgrado questo stato di cose, e salvo ordine contrario di V.E., credo dover mantenere istruzioni al colonnello Signorile di dichiarare, se necessario, che egli non è autorizzato ad accettare, quale circoscrizione assegnata agli ufficiali italiani, che quella di Monastir.

198

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 325. Roma, 21 febbraio 1904, ore 21,50.

Il duca Avarna giungerà a Vienna mercoledì mattina. Egli reca, oltre alle lettere credenziali, una lettera tutta scritta di pugno di S.M. con la quale il nostro sovrano, accreditando per la prima volta un ambasciatore presso la Corte imperiale e reale ha voluto rivolgere all'imperatore, in termini molto affettuosi l'espressione dei suoi sentimenti personali.

2 T. riservato 439/40 del21 febbraio, non pubblicato.

197 1 Cfr. n. 166.

199

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 480/203. Parigi, 21 febbraio 1904 (perv. il 27).

Ringrazio V.E. di avermi fatto conoscere, con i suoi telegrammi del 12, 16 e 17 corrente 1 , la comunicazione degli Stati Uniti relativa alla neutralità della Cina, la risposta mandata da lei a Washington e le istruzioni impartite, in conformità della medesima, ai rr. rappresentanti a Pietroburgo, Tokio e Pechino2 .

Con il mio rapporto del 14 febbraio n. 408/1723 ho esposto quale è stata la mia azione presso questo Governo in ordine al suggerimento dato dai ministri d'Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna in Pechino ai rispettivi Governi per la neutralizzazione della zona occupata militarmente dalle forze internazionali nel Pechili. Non ho mancato di far notare, in quel rapporto, la nessuna premura dimostrata qui di rispondere ali 'invito nostro di concertarci in vista di tale comune interesse ed ho pure segnalata la riserva marcatissima, osservata dal signor Delcassé, nei suoi colloqui con me, circa la comunicazione degli Stati Uniti che, fino dal IO febbraio, giorno in cui fu fatta qui dal mio collega, il generale Porter, era da me conosciuta.

Il 17 di questo mese, nel corso della mia visita ebdomadaria al signor Delcassé, dissi a questo ministro degli affari esteri che, sebbene io non avessi ricevuto da lui alcuna risposta precisa alla mia comunicazione delli Il febbraio relativa alla neutralizzazione della zona occupata in Cina dalle forze internazionali, mi ero tuttavia spiegato tale silenzio dal fatto che il Governo di Washington con la sua comunicazione relativa alla neutralità della Cina, avea allargato la questione in guisa che, sotto certi rispetti, la proposizione dei ministri accreditati a Pechino poteva sembrare contenuta in quella degli Stati Uniti. Non mi soffermai a dimostrargli che fra le due proposizioni esistevano in realtà sostanziali differenze, poiché la neutralizzazione della zona occupata dalle forze internazionali costituirebbe un impegno che le Potenze che vi tengono presidio sarebbero sole a far rispettare, mentre la neutralità cinese è posta anzitutto sotto la salvaguardia della Cina stessa. Proseguii

2 Con T. 286 del 16 febbraio, non pubblicato.

3 Del R. 4081172 del 14 febbraio, si pubblica solo la parte finale: «in occasione delle sovraesposte comunicazioni avute con questo Governo, mi pare cosa da notare la estrema riserva con cui egli [Delcassé] è entrato ad esaminare i concetti relativi alla limitazione del campo delle operazioni guerresche quasi che egli temesse di pronunciarsi in un senso che potesse riuscire di imbarazzo o di danno ali' azione militare della Russia. Sarà forse opportuno tenere presente questa prima indicazione delle disposizioni nelle quali il Governo francese si trova poiché esse potrebbero essergli consigliate dal suo desiderio di praticare la neutralità benevola verso il suo alleato, ciò che lo metterebbe probabilmente in una situazione che non sarebbe quella degli altri Stati neutrali. Non ho ancora saputo se qui si pubblicherà un manifesto di neutralità. Pare che si desidererebbe farne a meno».

invece dicendo che dalle comunicazioni avute dal mio Governo risultava che l 'Italia avea risposto al Gabinetto di Washington essere essa disposta ad unirsi alle altre Potenze neutrali per raccomandare il rispetto della neutralità della Cina adoperando a tal fine una formala la quale, pur escludendo dalla dichiarazione di neutralità la Manciuria, dagli eventi guerreschi posta in condizioni speciali, non permettesse di argomentare che una menomazione del principio della sovranità cinese sovra quella regione sia da parte nostra riconosciuta. Non mi risultava che tale formala fosse stata da noi meglio precisata, né che altri l 'avesse cercata e proposta. Il signor Delcassé mi rispose poche cose, in termini mancanti di ogni precisione che bastavano però per indicare che la Francia avea essa pure aderito alla comunicazione degli Stati Uniti e conchiuse che già gli era stata rimessa una lunga dichiarazione di neutralità della Cina. Egli accennava evidentemente alla nota del 13 febbraio, rimessa a Tokio dal ministro cinese, ed al decreto imperiale della stessa data con cui tale neutralità è stata dichiarata a Pechino.

In un articolo pubblicato dal Temps, nel numero che porta la data di oggi e sotto la rubrica Propos diplomatiques, il signor Georges Villiers, articolista ufficioso del Ministero degli affari esteri, dà del negoziato relativo alla neutralizzazione del territorio occupato dalle forze internazionali ed alla neutralità cinese, una versione nella quale mi sembra vedere il deliberato proposito di mettere completamente in disparte l'Italia negli affari della Cina. Il suggerimento relativo alla neutralizzazione anzidetta sarebbe partito da Pechino in seguito ad una riunione dei rappresentanti degli Stati Uniti, della Francia, Germania e dell'Inghilterra e con l'assenso dei rappresentanti di Russia e del Giappone colà residenti. La comunicazione degli Stati Uniti relativa alla neutralità cinese sarebbe stata inviata soltanto a Londra, Parigi e Berlino. Le risposte concordanti dei tre Gabinetti sarebbero state espresse a Washington in questi termini: «La Cina sarà neutra a condizione che sia ben inteso che la Manciuria non è compresa, in ragione dello stato di guerra che vi esiste, nella neutralità e che questa per contro si applicherà alle concessioni estere, quella di Kiao-Tchéou alla Germania, Wéi-Hai-Wéi all'Inghilterra, Konan-Tchéou-Ouan alla Francia». II signor Hay avrebbe aderito alla interpretazione per tal guisa data alla sua comunicazione dal signor Delcassé, dal conte di Btilow e dal marchese di Lansdowne, trovando naturali le riserve da essi espresse le quali si riferiscono alla situazione speciale della Manciuria. Dopo di aver riferito come il Giappone e la Russia abbiano essi pure accettato la proposta del Governo degli Stati Uniti, il cronista politico del Temps esalta l'esito ottenuto in meno di dieci giorni e proclama che questo piccolo negoziato merita di essere considerato come un esempio che è desiderabile non venga perduto.

Se il racconto del giornalista ufficioso non collimasse con l'atteggiamento serbato dal signor Delcassé ogni volta che mi occorse di portare la mia conversazione con lui sovra questi affari, mi sarei astenuto dal sofferrnarrni così lungamente sovra un articolo di giornale. Né sarebbe nel proposito mio di lasciare, anche soltanto indirettamente, intendere qui eh 'io mi avveda della tendenza che ora, come nel 1894, si palesa, di voler considerare gli affari dell'Estremo Oriente come riservati, fra gli Stati europei, alla sola Francia, Russia e Germania. Si comprende che fin d'ora qui si valutino i vantaggi di una situazione nella quale i tre grandi Stati continentali europei si troverebbero riuniti di fronte all'Inghilterra isolata in Europa. Ma, dopo gli eventi che determinarono la chiusura della guerra cino-giapponese, gli affari di Cina reclamarono la nostra diretta azione ed in quell'Impero abbiamo interessi nostri e teniamo un presidio, cose tutte che ci fanno una situazione che non mi sembra possa essere disconosciuta da quegli stessi Stati che, in un momento di gravissima angoscia, non trovarono superfluo il concorso armato dell'Italia.

V.E. sarà molto meglio di me in grado di conoscere se il sospetto che nasce in me, del desiderio della Francia, probabilmente dettato da Pietroburgo, di limitare l'azione diplomatica, nella riaperta questione dell'Estremo Oriente, alle sole Potenze che vi ebbero una parte diretta nel 1894, abbia fondamento. A me preme di non trascurare l'indicazione dei sintomi che mi rivelano l'esistenza di tale proposito perché al Governo di Sua Maestà potrebbe interessare di prescrivermi fin d'ora il contegno che, a suo giudizio, meglio può convenirci per conservare, nella giusta misura degli interessi diretti ed indiretti nostri, la situazione che ci appartiene.

199 1 Si tratta dei telegrammi, non pubblicati, 250 del 12 febbraio, 279 del 16 febbraio e 285 sempre del 16 febbraio e non del 17.

200

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 445/44. Berlino, 22 febbraio 1904, ore 11 (perv. ore 11,50).

Corriere di Gabinetto, giunto jeri sera, mi ha rimesso lettera particolare di V.E. del 161• Farò col Biilow oggetto di una conversazione la prima parte relativa successione Pasetti; gli darò integrale lettura della seconda parte, e riferirò poi. Intanto mi sarebbe utile sapere se, di questa seconda parte, sia stato, in qualche modo, già fatto cenno a Vienna. Da quanto V.E. mi scrive, dovrei credere che non, ma per mia norma, nel parlare a Biilow, vorrei averne certezza.

201

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. S.N. Roma, 22 febbraio 1904, ore 17,30.

Rispondo suo telegramma riservato del 191•

Le mie comunicazioni furono fatte all'E.V. per sua notizia. Ma ella è autorizzato a fame oggetto di confidenziale colloquio col marchese di Lansdowne alla prima occasione propizia. Quanto alla interrogazione che ella mi rivolge relativamente al

20 l 1 Non pubblicato, ma cfr. n. 191, nota 2.

sangiaccato di Novi Bazar debbo anzitutto richiamare sua attenzione sulle dichiarazioni del conte Goluchowski quali risultano dal telegramma del conte Nigra 26 aprile 19032 riprodotto nei Documenti Diplomatici n. 623 serie CVII. Da essi risulta come acquisito, per consenso dell'Austria medesima, che essa non estenderà la sua occupazione nel Sangiaccato che in caso di minaccia della frontiera da essa occupata e che ad ogni modo ciò non potrebbe avvenire che previa intesa con la Turchia e dandone notizia alle Potenze firmatarie del Trattato di Berlino. Ma prescindendo da ciò e considerando il merito della questione, è indubitato che in questo momento di così gravi preoccupazioni e mentre tutte le Potenze dichiarano di fare ogni sforzo per il mantenimento della pace in Europa, un tale fatto da parte dell'Austria sarebbe tale per i probabili effetti nella penisola balcanica e per l'impressione nella opinione pubblica europea, da poter essere germe delle più gravi conseguenze. Ritengo perciò che le altre Potenze debbano adoperarsi in ogni modo e con contegno fermo e preciso per impedire che tale eventualità si verifichi. Appena ella sarà in grado di farmi conoscere le idee di lord Lansdowne in proposito la prego telegrafarmi.

200 1 Cfr. n. 184.

202

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, LANZA, A LONDRA, PANSA, E A PARIGI, TORNIELLI 1

T. 341. Roma, 22febbraio 1904, ore 22,15.

In seguito alla decisione presa dalla Commissione presieduta dal generale De Giorgis di procedere al riordinamento della gendarmeria senza attribuire agli ufficiali stranieri comando effettivo, l'ambasciatore d'Austria a Costantinopoli ebbe occasione di accennare col marchese Malaspina alla possibilità che, data tale esclusione del comando effettivo, convenisse di non concentrare in ciascun distretto ufficiali della stessa nazionalità, ma di distribuirli nelle varie circoscrizioni. Pare a me che tale proposta, qualora non incontri difficoltà tecniche, sia politicamente preferibile anche perché evita possibili dispute fra le Potenze e toglie dinanzi alla Turchia ed alle popolazioni indigene il sospetto di mire politiche interessate. Voglia comunicare a codesto Governo questo mio punto di vista ed otteneme possibilmente l'adesione. Nel qual caso sarebbe opportuno che analoghe istruzioni fossero spedite a Costantinopoli.

202 1 Ed. con alcune varianti in LV l 04, p. 159.

20 l 2 Cfr. serie III, vol. VII, n. 454.

203

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 489/212. Parigi, 22 febbraio 1904 (perv. il 27).

Per norma del mio linguaggio e della mia azione, V.E. mi ha comunicato, con il telegramma del 20 corrente 1 , l'importante dichiarazione fattale da codesto ambasciatore di Francia circa la situazione nascente in Turchia dalla presente guerra russogiapponese. Che la Francia vedesse nella opposizione degli interessi dell'AustriaUngheria con quelli della Russia nelle questioni della Turchia europea, una guarentigia del mantenimento dello statu quo e che essa considerasse per questo motivo scevra di pericoli l 'azione dualista che i due Imperi si erano arrogata, è cosa che il signor Delcassé ebbe ripetutamente a dirmi e che non mancai di riferire a tempo debito. Ma il Governo francese fece ora dire a V.E. che egli, nella situazione presente, partecipa alle giuste preoccupazioni nostre, che non potrebbe mai consentire ad un'azione isolata dell'Austria-Ungheria nei Balcani; che considera che una più efficace affermazione dell'azione delle altre Potenze nel senso del controllo e del concerto europeo dovrà compensare la diminuita azione che d'ora innanzi, per necessità di cose, la Russia potesse esercitare e che infine non dubita che l 'Italia si associerebbe a quest'ordine di idee e di azione.

Io stava appunto dirigendo la mia attenzione sovra la possibilità che la Francia cercasse di sostituirsi in qualche modo alla Russia, troppo occupata altrove, nella azione destinata a controbilanciare l'Austria-Ungheria nell'Oriente ottomano ed a preservarne gl'interessi nella misura dello statu quo, quando mi pervenne la comunicazione importantissima di V.E., della quale stimai poter fare un cenno, senza entrare né nei particolari, né nel merito di essa, con il signor Delcassé da me incontrato quel giorno stesso. Questo ministro però mi rispose ch'egli avea soltanto fatto rispondere dal signor Barrère a certe domande che V.E. gli avea fatte fare per lo stesso tramite e non nascondendo la sorpresa per l'importanza che gli pareva fosse da me attribuita alla cosa, si affrettò a dire che tutto ciò che egli sapeva delle intenzioni della Russia escludevano affatto che questa volesse rallentare la sua azione con l' Austria-Ungheria nelle questioni della Turchia europea e che dai rapporti pervenutigli recentemente risultava che l'esperimento della introduzione delle riforme avea in questo momento probabilità di riuscita maggiori che in passato. Né le circostanze di luogo e tempo, né l'indole di questa risposta mi avrebbero permesso di spingere il signor Delcassé a manifestarmi più chiaramente il suo pensiero. Mi limito pertanto a far conoscere con scrupolosa esattezza ciò che egli mi ha detto in proposito della dichiarazione sovra riferita perché, nelle presenti condizioni della politica internazionale, occorre più che mai che il valore di ogni comunicazione sia precisato.

Fino a questi ultimi tempi ebbi spesse volte l'impressione che l'ottimismo abituale del signor Delcassé nascondesse più che altro il suo desiderio di non manifestare la sua opinione sovra prevedibili eventualità. Non saprei se questa mia impressione sarebbe giusta applicandola ora al suo modo di prevedere gli eventi di Macedonia. Mi pare però di non cadere in errore nel credere che in questi affari, come in ogni altro, l'attuale ministro degli affari esteri metterà ogni suo studio ad assecondare le vedute e gli interessi della Russia dalla quale mi sembra imprevedibile che si possa aspettare una dichiarazione d'impotenza a controbilanciare l'azione austroungherese nei Balcani. Eppure, in fatto, ciò può prodursi ed avere conseguenze contro le quali non potremmo aspettare a premunirei in presenza di atti, o di fatti compiuti. L'Austria-Ungheria ha dal Trattato di Berlino dei diritti d'occupazione; essa potrebbe agire per mandato da sola, o con la Russia; né i pretesti le mancherebbero per un'azione alla quale si fosse preparata e decisa. Ma il concorso dato da tutte le Potenze garanti alla costituzione della forza di polizia in Macedonia pare avere quasi il carattere di un intervento comune delle medesime e, sotto questo rispetto, contiene un germe non trascurabile. Benché io mi permetta di notare qui questi vari punti che meritano la nostra osservazione, non dubiti V.E. che io voglia intempestivamente fame il soggetto qui di scambi di idee che da lei non mi siano ordinati. Le circostanze attuali delicatissime richiedono qui certamente che l'osservazione si faccia sempre più intensa, ma che l'azione sia strettamente collegata con quella che il Governo del re sarà per prescrivere.

203 1 Cfr. n. 192.

204

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 461/45. Berlino, 23 febbraio 1904, ore 21,55 (perv. ore 8 del 24).

Biilow si occuperà personalmente oggetto lettera Monts e lettera particolare dell'E.V. a me diretta il 16 corrente1 che gli ho comunicata. Questo Governo non teme che l'accordo russo-austriaco possa andare oltre mantenimento statu quo nei Balcani, ma dà naturalmente somma importanza nostre relazioni con l'Austria e Biilow sarà lieto secondare, nella misura del possibile, politica di V. E. verso l'Austria. A solenne conferma di questa politica feci valere fatto lettera autografa diretta all'imperatore d'Austria-Ungheria in occasione nomina Avama a Vienna. Circa nomina conte Liitzow a Roma credo che, allo stato delle cose, sia meglio non fare obiezioni e questo è anche il parere di questo Governo, tanto più che ricusando gradimento si farebbe cosa molto sgradita al conte Goluchowski, di cui conte Liitzow fu fino ad ora collaboratore al Ballplatz.

204 1 Cfr. n. 184.

205

APPUNTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

Roma, 23 febbraio 1904.

Oggi ebbi a palazzo Caffarelli un lungo colloquio confidenziale con l'ambasciatore d'Austria-Ungheria alla presenza dell'ambasciatore di Germania.

Come risultato di tale colloquio fu convenuto il testo, qui dentro unito, d'una lettera che il barone Pasetti invierà domani al conte Goluchowski.

ALLEGATO

L'AMBASCIATORE D'AUSTRIA-UNGHERIA A ROMA, PASETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI AUSTRO-UNGARICO, GOLUCHOWSKI

L. ... febbraio 19041•

Ho avuto l'onore di avere un colloquio confidenziale con S.E. il ministro Tittoni in presenza di S.E. l'ambasciatore di Germania. Il ministro accennò alle preoccupazioni che esistono tanto nell'opinione pubblica in Italia che nel Governo reale di faccia alla situazione nella penisola balcanica ed alla circostanza che la Russia si trova impegnata nell'Estremo Oriente.

Il Governo italiano è desideroso di ristabilire nei rapporti tra l'Italia e l'Austria-Ungheria la stessa armonia e fiducia di prima e quale tuttora regna tra l'Italia e la Germania. In questa idea il ministro Tittoni vorrebbe eliminare tutti gli elementi di possibile malinteso assicurando da parte sua di fronteggiare qualunque movimento della minoranza irredentista e prevenire in pari tempo tutto ciò che potrebbe destare irrequietezza in Italia.

Ciò si riferisce alla situazione nei Balcani e cioè alla preoccupazione che l'Austria-Ungheria possa contro il suo volere essere trascinata dagli avvenimenti ad intervenire colle armi. Il ministro Tittoni persuaso della lealtà della politica austriaca sarebbe lieto di aver in argomento un colloquio con S.E. il conte Goluchowski ritenendo che tale colloquio produrrebbe nell'opinione pubblica europea la più favorevole e tranquillante impressione e permetterebbe a lui di fare in seguito al Parlamento italiano dichiarazioni tali da rassicurare completamente i più diffidenti e togliere in Italia un pretesto di agitazione agli avversari dell 'alleanza con l'Austria.

Il ministro Tittoni, desideroso di affermare la Triplice Alleanza quale base della politica italiana in tutte le manifestazioni, vorrebbe che Austria, Germania e Italia fossero d'accordo nella questione più importante che interessa in questo momento l'Europa.

Egli parte dal punto di vista del mantenimento dello status quo nella penisola balcanica e vorrebbe in ogni caso che l'azione militare dell'Austria-Ungheria oltre le sue frontiere fosse preceduta da uno scambio d'idee colla Germania e coll'Italia.

Ciò non sarebbe in contrasto coll'intesa austro-russa riguardo alle riforme, alla quale l'Italia ha prestato e continuerà a prestare il maggior appoggio. Il compito di queste riforme è di mantenere la pace nei Balcani mediante provvedimenti d'indole amministrativa.

Il ministro Tittoni vorrebbe che Austria, Germania e Italia s'intendessero pel caso ove eventualmente si rendesse necessaria un'azione politica al di là del contenuto dei trattati e delle note scambiate circa l'Albania le quali naturalmente rimangono ferme e di pieno effetto.

205 1 Manca l'indicazione del giorno di partenza.

206

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO 350. Roma, 24 febbraio 1904, ore 14,5 5.

A complemento delle istruzioni da me verbalmente date alla E.V. mi affretto a comunicarle che ieri ebbi un lungo e importante colloquio confidenziale coll'ambasciatore d'Austria in presenza de li' ambasciatore di Germania relativamente ali' attuale situazione in rapporto con la penisola balcanica. Come risultato di tale colloquio, fu convenuto il testo di una lettera che il barone Pasetti invierà oggi stesso al conte Goluchowski1• Tale lettera contiene il riassunto delle dichiarazioni da me fatte durante il colloquio, e le quali vengono riassunte così: «Le preoccupazioni anzitutto destate in Italia dalla attuale situazione politica, e il mio desiderio d'eliminare ogni malinteso nei rapporti nostri con l'Austria. Mentre, a tale scopo, il Governo italiano assume impegno di fronteggiare ogni movimento irredentista e di prevenime le occasioni, è necessario dall'altro canto di dissipare le presenti preoccupazioni per l'eventualità d'una azione alla quale l'Austria contro sua volontà si trovasse trascinata nei Balcani. Gioverebbe a tale fine un mio colloquio col conte Goluchowski il quale colloquio rassicurerebbe l'opinione pubblica europea e darebbe modo a me di fare poscia al Parlamento tranquillanti dichiarazioni. Punti fondamentali del colloquio dovrebbero essere il mantenimento dello status quo, e che in ogni caso l'azione militare dell'Austria-Ungheria oltre le sue frontiere fosse preceduta da uno scambio d'idee con la Germania e coll'Italia. Ciò non sarebbe in contrasto con l'intesa austro-russa la quale è diretta a mantenere la pace nei Balcani mediante provvedimenti amministrativi. Le tre Potenze alleate rendendo così sempre più pratica e salda l'alleanza dovrebbero intendersi pel caso in cui si rendesse necessaria un'azione politica al di là dei trattati e delle note scambiate circa l'Albania le quali naturalmente rimangono ferme e di pieno effetto». Questa comunicazione ho voluto fare a V.E. per sua norma.

206 1 Cfr. n. 205.

207

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. RISERVATO 351. Roma, 24febbraio 1904, ore 16,15.

Facendo seguito alla mia lettera confidenziale1 mi affretto a comunicarle che ieri ebbi un lungo ed importante colloquio confidenziale con l'ambasciatore d'Austria in presenza dell'ambasciatore di Germania, relativamente all'attuale situazione in rapporto con la questione balcanica. Come risultato di tale colloquio fu convenuto il testo d'una lettera che il barone Pasetti invierà oggi stesso al conte GoluchowskF. Tale lettera contiene il riassunto delle dichiarazioni da me fatte durante il colloquio, e le quali vengono riassunte così. (Riprodurre il telegramma n. 350 fra i due segni rossi)3 . Questa comunicazione ho voluto fare alla E.V. perché ne informi confidenzialmente il conte Btilow.

208

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 469. Londra, 24 febbraio 1904, ore 19,50 (perv. ore 6,50 del 25).

Ho avuto oggi occasione di intrattenere marchese Lansdowne sull'argomento della lettera di V.E. del 16 1• Sua Signoria mi ha confermato essere interamente d'accordo con V.E. sul principio che, qualora l'aggravata situazione in Macedonia divenisse tale da esigere un qualsiasi intervento esteriore in quei territorii, ciò non si potrà verificare per iniziativa isolata di alcuna Potenza, ma soltanto col previo assenso e concorso di tutti i firmatari del Trattato di Berlino. Sua Signoria ammise pure che, in previsione di ogni possibile eventualità contraria, vi era luogo ad uno scambio di idee fra l'Inghilterra e l'Italia, aggiungendo essere desiderabile che vi partecipasse la Francia. Marchese Lansdowne essendosi limitato a codeste dichiarazioni generiche, non ho creduto opportuno di entrare per ora con lui in un esame più preciso delle diverse eventualità in questione, o misure concrete da contemplarsi. Mi riservo fare ciò, all'occorrenza, dietro le ulteriori istruzioni di V.E. riferendomi mia lettera particolare inviatale 19 andante per corriere2•

2 Cfr. n. 205, Allegato.

3 Cfr. n. 206. I segni rossi indicano la parole da «le preoccupazioni» a «norma».

2 Cfr. n. 191.

207 1 Cfr. n. 184.

208 1 Cfr. n. 185.

209

L'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 484/2. Vienna, 25 febbraio 1904, ore 9,35.

Ho rimesso oggi imperatore lettera autografa S.M. il re. Sua Maestà mi ha fatto benevola accoglienza e, ricordando precedente mia dimora Vienna, ha espresso piacere rivedermi capitale. Gli ho manifestato sentimenti sincera amicizia S.M. il re e vivo suo desiderio rinforzare e rendere più intimi legami due Corti. Gli ho fatto conoscere fermo proposito R. Governo mantenere salda alleanza e eliminare ogni malinteso atto offuscare nostri rapporti che desiderava riposassero reciproca fiducia. Sua Maestà si è espressa nel modo più amabile per il re, mi ha incaricato ringraziarlo sua lettera e fargli pervenire espressione migliori suoi sentimenti. Mi ha detto essere parimenti suo sincero desiderio rendere più intimi rapporti due Corti come due Governi, e che miglior via raggiungere intento consisteva parlarsi intera franchezza, per scartare tutti i malintesi. Ha avuto parole molto benevole per S.E. Nigra, rilevando opera, profittevole due Paesi, esercitata, durante sua missione, di cui eragli riconoscente. Si è compiaciuto presenza Governo VE. e S.E. Giolitti, ricordando sua energia. Si è intrattenuto quindi affari Balcani, manifestando voto che situazione possa migliorare, come facevano sperare assicurazione Bulgaria. Ha accennato, con elogi, esperienza fatta nostra gendarmeria Creta, ciò che avevalo spinto iniziativa per affidare comando gendarmeria Macedonia ufficiale italiano. Non si dissimulava però difficoltà che sua istituzione avrebbe incontrato, ma che queste come le altre che fossero sorte, potevano essere rimosse mercé buona volontà comune.

Discorso imperatore è stato lungo, dimostrativo lasciando in me impressione suo sincero desiderio consolidare, rendere più intimi rapporti due Governi 1 .

210

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. SEGRETO S.N. Roma, 25 febbraio 1904, ore 16.

VE. conosce mercé i miei precedenti telegrammi, lo scambio d'idee che, circa l'atteggiamento dell'Austria-Ungheria e della Russia nei Balcani, io ebbi con l'ambasciatore di Francia, e la comunicazione che ne diedi a codesto Gabinetto esprimendo l'avviso che l'azione dell'Italia e della Francia a Vienna e a Pietroburgo avrebbe avuto

maggiore probabilità di riuscita mercé l'appoggio dell'Inghilterra. L'ambasciatore britannico mi ha ora comunicato nei seguenti termini la risposta di lord Lansdowne 1• «Il Governo britannico è pronto ad appoggiare la politica suggerita dal ministro italiano dagli affari esteri, ed ha già significato ai Governi di Francia e d'Italia che, nella opinione del Governo di S.M. britannica, se la situazione nei Balcani dovesse subire un mutamento in peggio, diverrebbe inevitabile l'intervento delle Potenze contraenti del Trattato di Berlino. In tale eventualità la Gran Bretagna sarebbe pronta a prendere parte ad una conferenza o congresso, ma prima di aderire ad un tale procedimento, il Governo di S.M. britannica, considera che sarebbe necessario di addivenire, ad ogni buon fine, ad una intesa con talune tra le Potenze interessate alla politica da far prevalere. Discussioni non formali che lord Lansdowne ebbe con l'ambasciatore di Francia in Londra lo portano a supporre che sarebbe accettabile da parte del Governo francese la seguente soluzione che il Governo di S.M. britannica sarebbe pronto a proporre se chiaramente apparisse che il progetto favorito dalla Russia e dall'Austria-Ungheria è destinato a fallire. Tale soluzione sarebbe che la Macedonia diventi una provincia autonoma dell'Impero turco sotto un governatore da nominarsi dal sultano per il termine di un certo numero d'anni sopra raccomandazione delle Potenze firmatarie del Trattato di Berlino, o che vi sia una forma di controllo internazionale sulle finanze della provincia. Il Governo di S.M. britannica annette grande importanza ad una azione, in tempo utile, per guisa che possa avere l'effetto di scongiurare una guerra, e sarà lieto di cooperare a tal fine col Governo italiano». Ho ringraziato l'ambasciatore per la sua importante comunicazione, dichiarandogli che il Governo del re accetta interamente i concetti messi innanzi da lord Lansdowne. Reco anche a sua notizia che ambasciatore Barrère mi ha informato da parte di Delcassé che Governo francese ha subito iniziato pratiche con Governo russo propugnando programma su cui Governo francese è perfettamente d'accordo con Inghilterra e Italia2 .

209 1 Con R. 233/6 del 27 febbraio, non pubblicato, A varna riferì che analoghe dichiarazioni l'imperatore aveva fatto il giorno 26 in occasione della presentazione delle sue credenziali.

211

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A SOFIA, BORGHESE

D. 9477/20. Roma, 25 febbraio 1904.

Segno ricevuta e ringrazio la S.V. per il rapporto in data 9 corrente n. 361 , nel quale ella mi riferisce il colloquio da lei avuto con codesto presidente del Consiglio intorno ai rapporti di codesto Principato colla Turchia ed intorno alle accuse che codesto Governo muove alla Sublime Porta, la quale provocherebbe alla guerra mentre il Governo bulgaro starebbe bensì armandosi, ma solo come misura precauzionale desiderando la pace.

21 O1 Con promemoria del 24 febbraio, che non si pubblica. 2 La versione di Barrère in DDF, II serie, t. IV, n. 315. 211 1 È il rapporto confidenziale 84/36 che non si pubblica.

Mi compiaccio, in ogni modo, delle dichiarazioni fattele da codesto presidente del Consiglio circa il suo fermo proposito di attenersi ad una linea di condotta pacifica e altamente corretta.

E la S.V. vorrà in ogni propizia occasione, tenere in termini amichevoli tale linguaggio che lo confermi in così savì ed opportuni propositi.

212

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 205/2. Vienna, 25 febbraio 1904 (perv. il 29).

Ho l'onore d'informare l'E. V. che giunsi in Vienna il24 corrente. Nella giornata mi recai da SE. il ministro i. e r. degli affari esteri a cui rimisi la copia delle lettere reali che mi accreditano in qualità d'ambasciatore straordinario e plenipotenziario di

S.M. il re presso S.M. l'imperatore, nonché copia di quelle che pongono fine alla missione di SE. il conte Nigra.

Il conte Goluchowski mi fece la migliore accoglienza e ricordò gli amichevoli rapporti da me avuti con esso allorquando era suo collega a Parigi. S.E. mi notificò poscia che S.M. l'imperatore mi avrebbe ricevuto il giorno dopo in udienza solenne.

Nella conversazione che ebbi col conte Goluchowski 1 l'informai anzi tutto che

S.M. il re volendo dare alla missione che erasi compiaciuto affidarmi un carattere speciale mi aveva incaricato di rimettere nelle mani di S.M. l'imperatore una sua lettera autografa, di cui gli riferii la sostanza.

Feci quindi conoscere al conte Goluchowski, in conformità delle istruzioni impartitemi dalla E.V., il fermo proposito del R. Governo di mantenere salda l'alleanza che unisce l'Italia all'Austria-Ungheria e di rinforzare e rendere sempre più intimi i reciproci rapporti. Ricordai le dichiarazioni fatte dali' E.V. al Parlamento italiano e l'assicurai che il R. Governo condannava ogni manifestazione irredentista ed era risoluto ad impedirla e reprimerla, come ad eliminare ogni malinteso che potesse offuscare le nostre relazioni, che era suo sincero desiderio riposassero sopra una mutua fiducia. Rappresentai ad un tempo l'interesse che avevano i due Governi di scambiare le loro idee nelle questioni che stavano loro più a cuore per camminare d'accordo alfine di cooperare al mantenimento della pace ed all'armonia dei rispettivi interessi.

Nel fare appello alla sua fiducia a cui avremmo corrisposto con pari fiducia, gli feci conoscere che io mi sarei adoperato colla maggiore premura ad eseguire le istruzioni impartitemi dal R. Governo in tal senso e che tutti i miei sforzi sarebbero stati diretti per raggiungere l'intento, ma che questi non avrebbero potuto avere il desiderato effetto se non fossero sostenuti dalla benevolenza del Governo i. e r. e manifestai la speranza che essa non mi sarebbe venuta meno nell'adempimento della mia missione.

Il conte Goluchowski mi rispose2 che il Governo i. e r. era animato da eguali sentimenti verso il R. Governo e che alla sua volta si sarebbe adoperato nello stesso senso perché i reciproci rapporti fossero ispirati alla massima fiducia, che era richiesta dall'alleanza che univa i due Governi. Aggiunse che desiderando parlarmi colla maggiore franchezza non credeva potermi celare la penosa impressione che avevano prodotto in esso le manifestazioni irredentiste avvenute durante il Gabinetto precedente, circa le quali non aveva voluto fare allora accenno alcuno al R. Governo, ma che queste non avevano intaccate le relazioni delle due Corti e dei due Governi, che erano rimaste sempre corrette.

Si congratulò meco della presenza al Governo di SE. l'onorevole Giolitti, di cui era gli nota l'energia e di vedere VE. alla direzione del Ministero degli affari esteri.

Venne quindi a parlarmi delle notizie divulgate da certa stampa italiana circa i pretesi armamenti de li' Austria-Ungheria, che affermò essere del tutto infondate, in vista di un'occupazione dell'Albania e della Macedonia e mi dichiarò spontaneamente che la politica del Governo i. e r. non aveva alcuno scopo di espansione, né era suo desiderio di far conquiste nei Balcani, perché contrarie ai veri interessi della Monarchia, alle stipulazioni del Trattato di Berlino e susciterebbero un conflitto coli 'Italia non solo, bensì colla Russia. L'Austria-Ungheria non desiderava occupare l'Albania, né cercava farvi propaganda non avendo altro intento che lo sviluppo morale e materiale di quella regione, ma non voleva ad un tempo che fosse occupata dall'Italia e che questa si adoperasse ad italianizzarla, come aveva fatto conoscere nel tempo a SE. il marchese Visconti Venosta ed al mio predecessore.

A più riprese aveva fatto dichiarazioni esplicite al riguardo, né comprendeva come da taluni si persistesse a non prestarvi fede. Ma non credeva che il R. Governo dubitasse della lealtà del Governo i. e r. e della ferma sua intenzione di mantenere fedelmente gli impegni presi. Mi pregò quindi di dichiarare all'E.V. nel modo più formale che l'Austria-Ungheria non aveva alcuna intenzione di occupare l'Albania, né la Macedonia e che se circostanze impreviste, che credeva non avverrebbero, l'avessero costretta ad una azione non avrebbe mancato, prima di intraprenderla, di intendersi col

R. Governo, come avrebbe dovuto anzitutto intendersi colla Russia in forza dell 'accordo presente, nonché quindi colle altre Potenze firmatarie del Trattato di Berlino. Per quanto però riguardava l'occupazione di Novi-Bazar e Mitrowitza essa era una questione riservata dal trattato stesso ai Governi d'Austria-Ungheria e Turchia.

Nel corso della conversazione manifestai il desiderio del R. Governo di mantenersi in costante scambio di idee col Governo i. e r. rispetto all'applicazione delle riforme in Macedonia ed ai provvedimenti ulteriori che sarebbero per essere progettati circa un cambiamento nello statu quo dei Balcani, come era del resto stabilito negli accordi presi tra i due Governi ed essendo l'Italia dopo l'Austria-Ungheria e la Russia, la Potenza più interessata nelle quistioni balcaniche.

Al che il conte Goluchowski replicò che esso non avrebbe mancato di farlo, ma che, in forza dell'accordo con la Russia, avrebbe dovuto intendersi anzitutto col Governo i. e quindi anche colle altre Potenze firmatarie del Trattato di Berlino. Ricordò a tale proposito che la scelta di un generale italiano come comandante della

gendarmeria in Macedonia era dovuta all'iniziativa dell'imperatore, che aveva voluto dare una prova della sua fiducia al R. Governo.

Accennando alla situazione nei Balcani, il conte Goluchowski mi disse che essa sembrava migliorarsi e che le assicurazioni date dalla Bulgaria facevano sperare che non avrebbe preso occasione dalla guerra russo-giapponese per favorire i comitati rivoluzionari e manifestò la fiducia che l'applicazione delle riforme e specialmente l'istituzione della gendarmeria avrebbero condotto gradatamente alla pacificazione della penisola.

Il linguaggio del conte Goluchowski in questa prima conversazione mi sembrò improntato ad un carattere di grande franchezza ed al desiderio sincero di mantenere e rendere più intimi i rapporti tra i due Governi3•

212 1 Con T. 473 del24, non pubblicato, A varna aveva già trasmesso un più succinto resoconto del suo colloquio con Goluchowski.

212 2 Le dichiarazioni di Goluchowski furono trasmesse da Tittoni a Pansa con T. riservato 386 del 28 febbraio, non pubblicato.

213

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 110/39. Belgrado, 26 febbraio 1904 (perv. il 29).

Le due correnti già da me segnalate a V.E. con precedenti rapporti, continuano ad accentuarsi in Serbia. Da una parte un risveglio di russofilia, che si è manifestato in servizii divini per la vittoria delle armi russe con intervento dei principi e del Governo, indirizzi votati dalla Skupstina allo tzar e la partenza del principe Arsenio, fratello del re, per riprendere servizio nell'esercito russo. Dall'altra un inasprimento degli attacchi contro l'Austria in tutti i giornali, compreso l'organo del Governo. Trasmetto come esempio le traduzioni di alcuni di questi articoli de li'ufficioso Samouprava dove si accusa fortemente l'Austria di intendimenti aggressivi. Articoli sullo stesso tuono e più violenti pubblicano i giornali minori.

Concomitante a questa azione della stampa serba è quella del signor Balugdjitch corrispondente esclusivo qui della Neue Freie Presse, del Die Zeit e del Pester Lloyd il quale trasmette regolarmente telegrammi d'indole allarmante a' suoi giornali. Così la notizia che l'Austria avesse ordinato d'inviare nel Danubio dei monitori, sembra sia di sua esclusiva fabbricazione. Il signor Balugdjitch alla sua professione di corrispondente di giornali esteri cumula quella di segretario particolare di S. M. il re e di capo dell'ufficio della stampa al Ministero degli affari esteri.

Questa intonazione aggressiva verso l'Austria viene pertanto indubbiamente dal Governo; e perciò non è inutile ricercarne il movente.

Ora, per quanto sia in parte comprensibile il timore della Serbia che l'Austria avanzi nei Balcani, e per quanto non possa disconoscersi che il momento sia dei più delicati poiché lo status quo dei Balcani ora riposa presso che esclusivamente sulla lealtà dell' Austria, non può essere nell'interesse serbo di punzecchiare con così viva insistenza il suo potente vicino ed inasprire inutilmente rapporti già per se stessi tesi. Io sono venuto, dopo

un attento esame della situazione, alla conclusione che cause di carattere interno siano il vero movente di questa esagerata campagna antiaustriaca. Il Governo serbo cerca di suonare l'allarme in primo luogo per attirare l'attenzione delle Potenze sul Paese e spingerle a rinviare i loro ministri a Belgrado, accontentandosi per la questione degli ufficiali di una soluzione qualsiasi che assicuri il predominio del partito dei cospiratori a Corte.

Un secondo movente è quello di indurre la Skupstina, composta di rappresentanti rurali contrarì a nuove imposte, a votare progetti d'ordine militare per l'importo di parecchi milioni: intento nel quale pare sieno riesciti.

E finalmente per produrre un sentimento antiaustriaco profondo abbastanza per assicurare una base sempre più larga al partito radicale di tendenza russofila, ed allontanare la possibile formazione di un gruppo che assuma come programma politico l 'inaugurazione di rapporti amichevoli con l'Austria, indirizzo che già altra volta ha qui avuto il predominio.

Per quanto poca importanza abbia in Europa la stampa serba, la sua insistenza in questo tuono aggressivo non è completamente scevra di pericoli, e ripercuotendosi altrove può essere non senza influenza sui circoli politici e finanziarì già resi nervosi dalla guerra dell'Estremo Oriente e dalla situazione balcanica.

Ho però creduto non inutile tenerne discorso ali' E.V. 1

212 3 Non si pubblica il R. 206/3 del 25 febbraio, col quale A varna riferiva la buona impressione espressagli da Goluchowski sull'atteggiamento pacifico della Bulgaria.

214

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 511. Londra, 27 febbraio 1904, ore 7,40 (perv. ore 6,50 del 28).

Sulla base del telegramma di V. E. di ieri 1 , ho avuto una conversazione confidenziale con questo ambasciatore di Francia, il quale ha confermato, in termini analoghi, lo scambio di idee avvenuto fra lui ed il marchese Lansdowne sulle eventuali riforme da consigliarsi per la Macedonia. ll signor Cambon è ora di ritorno da Parigi, ove egli ebbe a trattenerne il signor Delcassé. Questi si sarebbe infatti dimostrato favorevole, in massima, ad una soluzione nel senso accennato, insistendo però sulla convenienza di non procedere a passi prematuri fino a che non risulti certamente l'insuccesso dell'azione attualmente in corso secondo il progetto austro-russo. Il signor Cambon mi ha detto avere ciò comunicato al marchese Lansdowne.

213 1 In relazione ai rapporti austro-serbi, si pubblicano qui due passi del R. 402/112 da Vienna del 18 marzo 1904, di A varna: «Avuto riguardo alla situazione in cui si trova la Serbia di fronte all'Austria-Ungheria è intàtti nel suo interesse mantenere i migliori rapporti con essa e di non provocare complicazioni coi Balcani giacché una azione qualsiasi, che fosse per esercitare in vista di realizzare le proprie aspirazioni nella vecchia Serbia o ostacolare l'opera della riforma col favorire le bande rivoluzionarie, non potrebbe che ridondare a suo danno e fornire forse l'occasione al Governo imperiale e reale di procedere ad una occupazione del sangiaccato di Novi Bazar al fine di tutelare i suoi interessi ... L'Austria-Ungheria non si fa illusione alcuna circa i sentimenti di cui è animata a suo riguardo la Serbia. Essa non ignora infatti che l'opinione del partito radicale che le è recisamente avverso è divisa dalla generalità della popolazione del vicino Regno».

214 1 Cfr.n.210.

215

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 384. Roma, 27febbraio 1904, ore 19.

In questo momento le due delegazioni hanno felicemente condotto a termine il loro lavoro con pieno e soddisfacente accordo su tutti i punti. Prego V.E. manifestarne a codesto Governo il nostro vivo compiacimento, con la sicura fiducia che il nuovo patto giovi a sempre meglio raffermare i rapporti di alleanza e di intima amicizia tra i due Paesi.

216

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 507/4. Vienna, 27 febbraio 1904, ore 19,25 (perv. ore 6,50 del 28).

Ambasciatore di Germania mi ha assicurato non essere esatta designazione conte Uitzow a Roma dovuta desiderio imperatore seguire politica più energica verso Italia né risultargli avere S.M. intenzione seguire tale linea di condotta. Partenza Pasetti motivata unicamente ragioni salute di lui, vivamente lamentata imperatore e conte Goluchowsky che avevano fatto insistenze personali indurlo restare Roma; designazione conte Liitzow avvenuta in forza diritto spettante primo capo sezione divenire titolare prima ambasciata vacante, e al non aver potuto essere nominato Londra note ragioni, ha negato essere egli ostile Italia e professare opinioni più clericali che maggioranza aristocrazia. Conte Liitzow, venuto a vedermi, si è dimostrato animato migliori sentimenti, e dichiarato si adopererà maggiore premura rendere più intimi nostri rapporti e farli riposare reciproca fiducia. Segue rapporto 1•

217

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VI ENNA, AVARNA

T. RISERVATO 385. Roma, 27 febbraio 1904, ore 2 3.

Ho riferito a S.M. il re, che li ha molto graditi i sentimenti a suo riguardo espressi per mezzo dell'E.V. da S.M. l'imperatore 1 . Le aggiungo poi che ho preso nota con soddisfazione delle rassicuranti dichiarazioni a lei fatte da S.M. l'imperatore

e dal conte Goluchowski2 . Quanto al sangiaccato di Novi Bazar, non contesto che la questione dal punto di vista giuridico sia così come il conte Goluchowski la pone. Ma confido d'altra parte che l'Austria facilmente comprenderà come l'attuale momento sarebbe il meno adatto per far uso della facoltà che il Trattato di Berlino le consente, e quale grave turbamento potrebbe determinare oggi tale fatto nella opinione pubblica europea. Del resto mi rassicurano anche a tale riguardo le dichiarazioni fatte l'anno scorso dal conte Nigra al conte Goluchowski medesimo quali risultano dal documento diplomatico n. 623 3 , serie CVII, e delle quali il R. Governo ha preso atto. Pertanto di fronte alle dichiarazioni rassicuranti di codesto Governo le quali mi vengono confermate anche da altre parti, ed essendo state presentate alla Camera delle interrogazioni che non posso indefinitamente rinviare, prevedo che non potrò sottrarmi dal fare dal canto mio qualche pubblica dichiarazione. In tale previsione se il conte Goluchowski entrasse nell'idea di un colloquio con me, sarebbe opportuno che esso avesse luogo sollecitamente. Questo le dico non per darle istruzioni di interpellare su ciò il conte Goluchowski, ma soltanto perché, presentandosene l'occasione e portando accademicamente i l discorso sull'argomento, ella sappia d'essere autorizzato ad entrare senz'altro in accordi concreti, nel senso che quanto all'epoca, gioverebbe a mio avviso che essa fosse quanto più prossima è possibile e quanto al luogo, anche in considerazione che il conte Goluchowski è venuto altra volta in Italia, volentieri verrei io in Austria, in una città intermedia che potrebb'essere per esempio Gratz, Salisburgo o Klagenfurt.

216 1 Si tratta del R. riservato 241/14, pari data, che non si pubblica in quanto analogo al seguente telegramma. Sulla conversazione con Avarna, avvenuta il giorno 26, Wedel aveva riferito lo stesso giorno, cfr. GP, vol XVIII/2, n. 5794.

217 1 Cfr. n. 209.

218

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, LANZA, E A LONDRA, PANSA

T. RISERVATO 386. Roma, 27 febbraio 1904, ore 24.

Comunico a V.E. per sua notizia che il conte Goluchowski, nel suo primo colloquio col duca Avarna, gli ha ... (V. telegr. in arrivo da Vienna, n. 473)1•

Per Berlino: Per ciò che riguarda il sangiaccato di Novi Bazar, ho risposto al duca Avarna2 che il R. Governo non contesta che la questione dal punto di vista giuridico sia così come il conte Goluchowski la pone, ma confida che l'Austria facilmente comprenderà come l'attuale momento sarebbe il meno adatto per fare uso della facoltà che il Trattato di Berlino accorda, e quale grave turbamento potrebbe determinare oggi tale fatto nella opinione pubblica europea. Ho soggiunto che mi rassicuravano anche a tale riguardo le dichiarazioni fatte l'anno scorso dal conte Nigra al conte Goluchowski, quali risultano dal documento diplomatico n. 623, serie CVJJ3, e delle quali il R. Governo ha preso atto.

1 Cfr. serie lll, vol. VII, n. 454.

2 Cfr. n. 217.

1 Cfr. serie lll, vol. VII, n. 454.

217 2 Cfr. n. 212.

218 1 Cfr. n. 212, nota l.

219

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 242/15. Vienna, 27 febbraio 1904 (perv. il 3 marzo).

Nel colloquio che ebbi ieri coli 'ambasciatore di Germania egli venne a parlarmi spontaneamente, in via confidenziale, dei nostri rapporti coli'Austria-Ungheria ed accennò a questo proposito alla persuasione in cui sembrava essere una parte della stampa italiana, secondo la quale il Governo i. e r. avrebbe l'intenzione d'occupare la Macedonia e l'Albania. Affermò che tale persuasione era, a suo convincimento, del tutto erronea, giacché l'Austria-Ungheria non aveva alcuna velleità di fare conquiste ed era anzi tutto intesa a mantenere, nell'interesse stesso della Monarchia, lo statu quo territoriale nelle sue adiacenze.

Ma se eventi imprevisti la forzassero, contrariamente alla sua volontà, a passare la frontiera, essa si restringerebbe ad aumentare le guarnigioni che teneva attualmente a Plevhes e a Priepolie, nel sangiaccato di Novi Bazar, per tutelare con forze sufficienti il territorio del sangiaccato stesso ed ostacolare conseguentemente l'eventuale azione che fosse per esservi intrapresa da uno degli Stati balcanici

Quantunque il Trattato di Berlino riservasse ali' Austria-Ungheria il diritto d'intendersi col Governo ottomano, qualora l'occupazione di quel territorio fosse resa necessaria, non credeva che fosse sua intenzione di prender piede a Novi-Bazar e molto meno a Mitrowitza, giacché l'occupazione di questa ultima città potrebbe forse crearle impicci colla Russia.

L'accordo austro-russo mirava al mantenimento dello statu quo nei Balcani. La sua conservazione era un'imperiosa necessità per le due Potenze al fine d'impedire che risorgessero tra loro le antiche divergenze.

Rispetto all'Albania l'Austria-Ungheria non aveva alcuna intenzione di occuparla, ma era suo desiderio che non fosse neppure occupata dall'Italia per evitare che il Mare Adriatico divenisse un lago italiano. Tale era l'opinione non solo del Governo i. e r., bensì degli uomini politici e specialmente di quelli ungheresi. E a questo proposito ricordò quanto avevagli riferito nel tempo il signor di Kallay, già ministro delle finanze dell'Impero ed amministratore della Bosnia e dell'Erzegovina, il quale passava in Italia allorquando egli, conte Wedel, si trovava all'ambasciata a Roma, come uno dei più caldi fautori dell'occupazione di quella regione. II signor de Kallay avevagli affermato che all'Austria-Ungheria non conveniva d'impadronirsi dell'Albania e che se questa le fosse stata offerta non avrebbe potuto che rifiutarne il dono, perché contrario agli interessi della Monarchia. Né credeva che fosse nell'interesse pure dell'Italia di impossessarsene, giacché la sua occupazione avrebbe richiesto un esercito di oltre l 00 mila uomini per assoggettare quelle popolazioni, per l'indole loro turbolenta, non avrebbero potuto essere domate che colle maggiori difficoltà.

Mi ha detto inoltre risultargli come l'imperatore ed il conte Goluchowski fossero animati dai migliori sentimenti verso l'Italia e che era loro sincero desiderio di rendere più intimi i reciproci rapporti.

Aveva avuto più volte occasione nei suoi colloqui col conte Goluchowski di convincersi della sincerità di tali disposizioni. Le dimostrazioni irredentiste, avvenute sotto il Gabinetto precedente, avevano prodotto sull'animo di lui una penosa impressione, ma nonostante ciò avernelo sempre trovato nelle medesime disposizioni concilianti ed amichevoli a nostro riguardo.

Conoscendo l'Italia, per la lunga dimora fattavi, egli sapeva, per esperienza, che non conveniva dare sempre troppa importanza a manifestazioni siffatte perché non rappresentavano il vero sentimento della maggioranza della popolazione, ma che credeva necessario nell'interesse dei nostri rapporti, che il R. Governo si adoperasse ad impedirle.

Feci conoscere al conte Wedel che tale era infatti la ferma intenzione del R. Governo e ch'esso desiderava sinceramente evitare ogni incidente, dissipare qualsiasi malinteso per rendere sempre più intimi i nostri rapporti e farli riposare sopra una mutua fiducia nell'interesse stesso dell'alleanza che era suo fermo proposito di mantenere salda e che di tali intenzioni io aveva data le più ampie assicurazioni al conte Goluchowski nella prima visita da me fattagli, dichiarandogli che ogni mia cura sarebbe diretta in tal senso e che avrebbe trovato in me l'esecutore fedele e premuroso delle istruzioni del R. Governo.

Il conte Wedel replicò che S.M. l'imperatore ed il conte Goluchowski tenevano in gran stima S.E. l'on. Giolitti, come l'E.V. e che il R. Governo poteva fare il maggiore assegnamento sul conte Goluchowski per i sentimenti amichevoli che nutriva verso l 'Italia e che la sua indole leale poteva affidarlo della sincerità dei suoi propositi, ma che conveniva aprirsi con esso con tutta franchezza e questa era la migliore via per raggiungere lo scopo che i due Governi si prefiggevano.

Le dichiarazioni fattemi dall'ambasciatore di Germania vengono a confermare quelle già precedentemente fattemi dal conte Goluchowski da me riferite nel rapporto

n. 223/6 del 27 corrente 1•

Ed una nuova conferma di esse io ebbi anche da parte del signor di Szogyény, ambasciatore d'Austria-Ungheria a Berlino, che trovasi qui in temporanea licenza e con cui intrattenni seguiti rapporti durante la sua precedente dimora in Vienna.

Nella visita fattami ieri egli mi ripeté quanto il conte Goluchowski avevami detto circa la politica del Governo i. e r. in Macedonia ed in Albania, la ferma sua intenzione di mantenere lo statu quo nei Balcani ed il suo sincero desiderio di rendere sempre più stretti i nostri rapporti assicurandomi, alla sua volta, che il R. Governo poteva fare il maggior assegnamento sulla sincerità dei suoi propositi.

Di fronte a queste ripetute conferme non mi sembra che si possa dubitare delle intenzioni del Governo i. e r. guarentite dalla lealtà dell'imperatore Francesco Giuseppe e dagli impegni presi. D'altra parte è da considerare che all'Austria-Ungheria preme anzitutto, nell'interesse suo stesso, di evitare ogni complicazione che muti lo statu quo attuale, giacché qualsiasi cosa che potesse modificarlo non potrebbe che scuotere la compagine della Monarchia ed esserle di gran nocumento e forse anche di rovina, avuto riguardo alle gravi difficoltà interne in cui si dibatte attualmente2 .

2 Una succinta relazione di quanto detto nel testo fu trasmessa da A varna con T. 506/3 del 27 febbraio, non pubblicato.

219 1 Sic, ma le dichiarazioni di Goluchowski furono riferite con R. 205/2 del 25 febbraio, per il quale cfr. n. 212. Il R. 223/6 è in realtà il R. 233/6 del 27 febbraio, per il quale cfr. n. 209, nota l, che riferiva le dichiarazioni fatte dall'imperatore Francesco Giuseppe.

220

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, GIOLITTI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, PEDOTTI

[Roma], 27 febbraio [1904].

La direzione del tiro a segno venne oggi a dirmi che tenevano un congresso di tiratori a Roma alla venuta del presidente della Repubblica francese, e che di ciò avevano parlato con te. Essi anzi volevano invitare anche una rappresentanza dell'esercito francese.

La cosa sarebbe molto grave e potrebbe dar luogo a guai nel campo politico. Perciò ti pregherei di non prendere impegni di sorta trattandosi di cosa che spetta alla presidenza del Consiglio di decidere.

221

L'INCARICATO D'AFFARI A CARACAS, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 184/137. Caracas, 28febbraio 1904 (perv. il 24 marzo).

Nel messaggio presidenziale letto dal generale Castro in seduta solenne al congresso federale, si rilevano le seguenti cortesi parole per l'Italia e la Germania: «Alle nostre relazioni colla Germania e coll'Italia, si presta, dal momento della loro riannodazione tutto l'interesse che esse esigono. Ambo queste Nazioni possiedono nel Venezuela importanti motivi di concordia ed i loro figli, stabiliti nel Paese da tempo, hanno trovato sempre fra di noi ogni specie di agevolazioni. Penso che non dobbiamo risparmiare sforzi allo scopo di attrarre alle nostre spiagge sani elementi etnici di quelle nazionalità, i quali mescolandosi coi loro compatrioti qui domiciliati, vengano, sotto lo scudo delle nostre leggi, a dedicarsi ad un lavoro fecondo a vantaggio di loro e del Paese che li accoglie con buona volontà».

Che sia desiderabile una corrente emigratoria tedesca italiana verso il Venezuela, ogni uomo di buon senso ne conviene in questi Paesi, ma lo straniero, specialmente l'emigrante, non vi ha ancora trovate le tanto decantate garanzie di giustizia e di sicurezza personale a cui il presidente dedica parecchie pagine nel suo messaggio.

Degni di qualche nota nel discorso del generale Castro sono le dichiarazioni in cui si qualifica di inaccettabile e di contrario alla sovranità territoriale il principio dell'arbitrato e della protezione diplomatica per giudicare i reclami stranieri: le giunte clasificadoras de creditos e l'alta corte federale sarebbero, secondo il Governo della Repubblica, i soli ricorsi ammissibili per liquidare i reclami nazionali o stranie

ri. La gravità di tale questione che ha provocato e può ancora provocare complicazioni internazionali non sfugge agli occhi del Governo venezuelano.

Finalmente il messaggio protesta chiamandole inique, inaccettabili e contrarie al protocollo contro le sentenze arbitrali pronunciate dalla Commissione mista del Messico e da quella del Belgio per la compagnia delle acque di Caracas; come ho già avuto l'onore di riferire a V. E. il Governo venezuelano cerca di ottenere una revisione di tali lodi ed è disposto ad impiegare ogni mezzo, in quanto gli riesca, per non adempiere ai suoi impegni verso quelle due Potenze.

Si era voluto nel messaggio presidenziale trattare della denuncia del nostro trattato del 1861, chiesta dal congresso l'anno scorso; si rinunciò a tal proposito probabilmente in seguito ad una mia recente conversazione col ministro delle relazioni esteriori in cui gli ricordai le promesse fattemi dal presidente e gl'inconvenienti di sollevare nuovamente tale spiacevole argomento 1 .

220 1 Ed. in NATALE, Giolitti e gli italiani, cit., p. 628.

222

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 521/47. Berlino, 29 febbraio 1904, ore 3,17 (perv. ore 18,15).

Conte Billow è ancora indisposto. Riferendomi all'ultimo periodo lettera particolare di VE. in data del 16 corrente 1 , la informo che egli desidera vivamente di recarsi in Italia nei giorni di Pasqua, ma non ha potuto, né può prendere decisioni. Essendo in quell'epoca assente S.M. l'imperatore, il cancelliere dell'Impero potrà allontanarsi solo nel caso in cui la situazione internazionale lo permetterà. Mi auguro che se non sarà possibile a VE. di incontrarsi con Biilow, sia invece agevole un amichevole incontro di S.M. il re con S.M. l'imperatore.

221 1 Del precedente R. 181/36 del 27 febbraio si pubblica il seguente passo: «Il generale Castro, abituato alla stampa di Caracas, che lo esalta al punto di paragonarlo ad Alessandro e Napoleone e perfino di chiamarlo il Nuovo Messia, mal può sopportare che i giornali stranieri, seguendo i principi di libertà accolti da tutte le nazioni civili, giudichino liberamente e appassionatamente uomini e cose, quando questo giudizio è sfavorevole a lui ed al suo sistema di Governo dispotico e dittatoriale».

222 1 Cfr. n. 184.

223

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 529/8. Vienna, 29 febbraio 1904, ore 8,35.

S.E. -Goluchowski mi disse notizie pretesi preparativi militari Governo austroungarico pubblicate questi ultimi giorni stampa austro-ungarica essere del tutto infondate. Pubblicazioni siffatte essere motivate da intrighi orditi nella Monarchia stessa contro Governo; provvedimenti cui esse alludono sono identici a quelli che regolarmente vengono presi ogni anno presente stagione da amministrazione militare. S.E. -Goluchowski mi ha pregato assicurare V.E. Governo austro-ungarico non pensa fare alcun preparativo militare di eventuali occupazioni.
224

L'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. PERSONALE 530/9. Vienna, 29 febbraio 1904, ore 8,35.

Essendosi offerta occasione propizia colloquio avuto oggi con conte Goluchowski ho portato accademicamente discorso su argomento ultima parte telegramma di

V. E. di ieri 1• S.E. Goluchowski mi ha detto essere lietissimo incontrarsi V.E. Però momento attuale sembrargli non molto opportuno perché avuto riguardo attuale nervosità opinione pubblica non solo italiana ma anche austro-ungherese incontro siffatto se avvenisse così subitamente avrebbe potuto, invece calmarla, eccitarla vieppiù e far supporre che nuove intese fossero state prese in vista eventualità avvenire. Eccitazione stampa due Paesi e anche resto Europa richiedeva suo parere rimettere incontro qualche settimana per esempio dopo Pasqua prima vacanze parlamentari due Paesi. Tale ritardo non avere inconvenienti essere anzi più utile scopo tranquillizzare opinione pubblica generale giacché avverrebbe data che era in seguito scioglimento nevi più propizia per eventuale recrudescenza attività comitati rivoluzionari e movimenti bande. Egli conta prendere dopo Pasqua breve licenza recarsi Abbazia. Credeva incontro che non fosse discaro V.E. potere avere luogo colà con minore disagio di lei potendovisi recare da Venezia. S.E. Goluchowski si è dimostrato sinceramente desideroso incontrarsi V.E. e considera tale abboccamento utile interessi comuni.

224 1 Cfr. n. 217.

225

IL MINISTRO DELLA GUERRA, PEDOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

NOTA RISERVATA PERSONALE 1554. Roma, 29 febbraio 1904.

A seguito ed a complemento delle comunicazioni fatte colla mia nota n. 267 del 23 corrente1 , ho il pregio di significare all'E.V. che l'addetto militare a Vienna ha ricevuto già da tempo istruzioni di tenere costantemente al corrente questo Ministero intorno ai preparativi militari dell'Austria-Ungheria relativi alla questione balcanica ed in prossimità della nostra frontiera.

Ciò premesso, trasmetto a V.E. copia della lettera n. 28 del nominato addetto, nella quale sono da notare non solo le notizie dei provvedimenti militari che vengono adottati dal Governo austro-ungarico in vicinanza della nostra frontiera, ma anche gli apprezzamenti che l'addetto stesso fa in proposito.

Né posso a meno di segnalare lo studio che pone l'Austria a colorire, con dichiarazione d'insignificanza, quei provvedimenti e progetti d'indole militare che possono interessarci, nell'evidente intento di premunirsi contro rimostranze che ci paresse opportuno di fare per qualche suo atto, che venisse ad urtare la nostra legittima suscettibilità.

ALLEGATO

L'ADDETTO MILITARE A VIENNA, DEL MASTRO, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, A VARNA

R. RISERVATO 28. Vienna, l?febbraio 1904.

Intorno alla voce diffusasi, di rinforzi nelle guarnigioni austriache del Tirolo, mi onoro riferire che a questo Ministero della guerra mi fu assicurato trattarsi esclusivamente dell'aumento di un regime di fanteria, e più precisamente del ritorno di truppe dell'esercito comune a Bolzano e a Mezzolombardo, di dove erano state allontanate, or è qualche anno, in seguito ad attriti avvenute tra esse e la popolazione. In seguito a premure ora fatte dai deputati e dai municipi, il Ministero della guerra s'è indotto tanto più volentieri a ristabilire quelle guarnigioni, in quanto possiede colà caserme erariali su cui gravano spese di manutenzione ed imposte, pur rimanendo da alcuni anni vuote.

In relazione a quanto sopra verranno in aprile, in occasione dei cambi di guarnigione, trasferiti da Vienna a Bolzano il Comando e due battaglioni del 3° reggimento cacciatori tirolesi, e da Vienna a Mezzolombardo un battaglione del reggimento stesso. Il quarto battaglio

ne travasi, come sempre a Trento. Senza la modificazione in parola, il reggimento avrebbe dovuto recarsi a Innsbruck, e da Innsbruck recarsi a Vienna il l o reggimento cacciatori tirolesi, il quale invece continuerà a rimanere a Innsbruck.

Quanto alle voci di mobilitazione, movimenti, concentramenti di truppe, nulla vi è di positivo finora, per quanto in qualche misura, sia da aspettarsi qualcosa di positivo per la prossima primavera, giusta quanto accennavo col precedente rapporto l o corrente, n. 20 ris. E senza voler dare per ora valore concreto alle disparate notizie corse e che continuano a correre in proposito, mi permetto, come l'anno scorso ho sempre smentito analoghe notizie pur allora diffusesi a più riprese, esprimere invece in quest'anno l'opinione in cui mi vado confermando -benché formali indizi finora manchino -che questa volta una qualche misura militare sia per essere presa nell'Austria-Ungheria in vista di possibili avvenimenti balcanici.

In quale senso possan esser prese tali misure, parrebbe, dalle idee che mi sono formate finora qui sul posto, che debba essere approssimativamente:

-concentramento delle truppe del VII e del IV Corpo d'Armata alle frontiere della Serbia, con invio della flottiglia danubiana verso Belgrado; -avanzata di truppe del XV Corpo, rincalzate da quelle del XIII, nel Sangiaccato di Novi-Bazar; -nessuna partecipazione dei Corpi d'Armata del territorio cisleitano a questi movimenti, per non toccare le forze stanziate in corrispondenza della frontiera italiana.

Ragione di tali provvedimenti sarebbe naturalmente, come ho già accennato nel precedente rapporto, di tener in soggezione le popolazioni serbo-montenegrine in caso d'una ripresa del movimento insurrezionale macedone e di un'eventuale guerra turco-bulgara; mentre se l'azione delle truppe austro-ungariche fosse dagli avvenimenti trascinata al di là delle frontiere, la presenza di Corpi di Armata intatti nella parte cisleitana della Monarchia costituirebbe un elemento di forza, e almeno di valore morale, contro l'agitazione de li'opinione pubblica italiana di fronte all'avanzata di truppe austro-ungariche in territorio balcanico.

Quanto alla notizia di un probabile concentramento a Trieste di circa 20.000 uomini, mi risulta ch'essa è pervenuta anche alle ambasciate di Inghilterra e Turchia in Vienna. A mio avviso però tali truppe non sarebbero destinate a Salonicco, come accennava un giornale di Graz nel telegramma c'ho comunicato con foglio 12 corrente n. 25, ma, o sbarcare a Ragusa per proseguire per ferrovia su Sarajevo, capace di un trasporto di soli 5000 uomini al giorno; -o a sbarcare a Ragusa o Cattaro per fermarsi nella regione di Crivosije e dell'Erzegovina, come minaccia contro le popolazioni montenegrine, che, è noto, non vedrebbero di buon occhio l'avanzata austro-ungarica attraverso il Sangiaccato.

225 1 Non pubblicata.

226

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATISSIMO S.N. Berlino, 29 febbraio 1904.

Come ne ho informato per telegrafo l'E.V. 1 , Btilow è stato in questi giorni indisposto e, seguendo la rigorosa prescrizione del suo medico, non ha visto alcuno. Per mezzo del barone Richthofen, e mediante biglietto che io ho scambiato con il cancelliere dell'Impero direttamente, ho eseguito le istruzioni che V.E. mi ha date colla sua lettera confidenziale del 16 febbraio2 e con i seguenti telegrammi.

Di quanto fa oggetto di quella comunicazione dell'E.V., Biilow mi aveva fatto dire di occuparsi e si è occupato, ne posso dare a lei formale assicurazione, personalmente. E io credo anche di poter affermare che questo personale intervento del cancelliere dell'Impero non è stato estraneo alla simpatica accoglienza che fu riservata a Vienna al duca di Avarna di Gualtieri, e meno ancora alle dichiarazioni spontanee e ben chiare fattegli dal conte Goluchowski, delle quali il cancelliere dell'Impero è stato informato da Vienna anche prima che io gli scrivessi. Siffatte dichiarazioni, le quali sono conformi ai propositi manifestati da [ ... p a Biilow sono da quest'ultimo ritenute ben sufficienti a fare sparire le apprensioni manifestatesi nei nostri circoli politici.

V.E. vorrà qui consentirmi una franca parola circa una prevenzione qui esistente per quanto si riferisce alla Triplice Alleanza. Non sono le tendenze espansionistiche dell'Austria-Ungheria che inquietano il cancelliere dell'Impero perché egli sa che esse non esistono. Lo preoccupa invece il presentimento dello spettacolo che i fautori del movimento irredentista daranno alla [ ...p in occasione della visita del presidente Loubet. A queste parole contenute in uno dei biglietti che il cancelliere dell'Impero mi ha diretto in questi ultimi giorni seguono le altre «già al momento della visita di S.M. il re a Parigi quei fautori hanno provato di uccidere la Triplice Alleanza gettandovi il ridicolo con le loro dimostrazioni dirette non solo contro l'Austria-Ungheria, ma anche contro il pangermanismo. È evidente che si sta preparando per la visita del presidente della Repubblica una seconda manifestazione di latinità. Per quanto mi concerne, malgrado tutte le manifestazioni possibili, io non cesserò di prendere la Triplice Alleanza sul serio fino a che gli uomini come Giolitti, Luzzatti, Tittoni, saranno al Governo. Ma io debbo fino d'ora contare colla possibilità d'aver a fare qui o altrove con temperamenti più sospettosi del mio e che difficilmente ammetterebbero che le dimostrazioni popolari reagenti senza ostacolo alcuno contro la politica estera del Gabinetto Giolitti non sono in realtà che un fuoco di paglia. Mi si crederà?».

Ho voluto riferire queste precise parole del cancelliere dell'Impero anche perché esse collimano con quanto io stesso, che mi trovavo al momento della visita del

2 Cfr. n. 184.

3 Gruppo indecifrato.

nostro augusto sovrano a Parigi, sentii in questi circoli di Corte e di Governo. Io ritengo le preoccupazioni del Biilow a nostro riguardo alquanto esagerate: lo dissi la scorsa estate e non mancherò di ripeterlo ad ogni opportuno momento. Ma sulle parole del cancelliere dell'Impero mi permetto di richiamare la speciale attenzione di lei poiché a quanto da esse risulta lo preoccupa, come egli mi scrive, «ben altrimenti che la pretesa politica di espansione del Gabinetto di Vienna».

226 1 Cfr. n. 222.

227

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. PARTICOLARE 275/103. Londra, l° marzo 1904.

In previsione della partenza del prossimo corriere, scrivo a V.E. per riassumere quello che mi sembra essere il risultato dei diversi telegrammi fra noi scambiati negli ultimi giorni riguardo agli affari di Macedonia.

La situazione alla quale si riferivano le considerazioni esposte nella mia lettera del 19 febbraio 1 in riscontro alla sua del 162 , riesce ora, se non erro, alquanto chiarita e modificata dalla risposta di lord Lansdowne e dalle disposizioni manifestate dal Governo francese, nonché dalle dichiarazioni del conte Goluchowski ch'ella si compiacque comunicarmi col suo telegramma del 28 3 .

Dalla conversazione avuta meco da questo ministro, come pure dalla comunicazione a lei fatta in suo nome da sir F. Bertie, appare infatti che Sua Signoria non rilevò-almeno in modo esplicito-l'allusione di V.E. all'eventualità di un intervento anglo-italiano n eli' Adriatico in contrasto ad una supposta azione isolata de li' Austria in Albania. Non so se il suo silenzio su quel punto importante delle aperture di V.E. all'ambasciatore, sia dovuto ad una reticenza adoperata da quest'ultimo nel comunicarle a lord Lansdowne stesso, il quale, prima di compromettersi a parlare di quel caso estremo, abbia forse preferito cominciare, come fece, a prendere la questione dal suo lato più generale. Di fronte a questa sua riserva e nel dubbio in cui ero circa i suoi motivi, io stimai prudente, dal canto mio, di non affrettarmi, in quel primo colloquio, a condurre il mio interlocutore su quel punto scabroso.

Il marchese Lansdowne adunque, alludendo in genere ad «una comunicazione costì fatta da V.E.», mi disse associarsi interamente al principio da lei espresso, che cioè qualora divenisse inevitabile un intervento nei Balcani, questo non potrebbe effettuarsi che per comune assenso e decisione delle Potenze firmatarie del Trattato di Berlino. Sua Signoria ammise, d'altra parte, che frattanto potrebbe utilmente aver luogo tra talune Potenze uno scambio ufficioso d'idee circa la politica da far prevalere nel caso di un constatato insuccesso del programma austro-russo di Mi.irzsteg: ed

2 Cfr. n. 185.

3 Cfr. n. 218.

egli accennò ad un progetto più radicale tendente alla creazione di una provincia autonoma di Macedonia, progetto che Sua Signoria supponeva non dispiacesse al Governo francese il cui rappresentante qui gliene aveva già fatto cenno in qualche sua conversazione confidenziale; la discussione più approfondita di una proposta di tal genere, se accolta in principio, potrebbe poi formare oggetto, a tempo opportuno, di una conferenza o altra simile riunione di tutti gli interessati.

Su quest'ultimo argomento ho avuto occasione d'intrattenermi col mio collega di Francia, il quale mi confermò avere, in alcune conversazioni accademiche, con lord Lansdowne, manifestato a Sua Signoria la propria convinzione che le cose di Macedonia non potrebbero, alla lunga, prendere assetto se non mediante una qualche combinazione del genere indicato. Ma, osservò M. Cambon, non erano quelle che opinioni sue personali, non dettate dal suo Governo, e da lui esposte in forma privata a lord Lansdowne, nello stesso modo in cui le aveva talvolta esposte a me ed anche all'ambasciatore russo in Parigi nostro antico collega in Costantinopoli: e il signor Nelidoff, egli soggiunse, aveva mostrato dividere personalmente le medesime idee4 . In seguito all'allusione a ciò fattagli ultimamente dal marchese Lansdowne, M. Cambon si era recato la settimana scorsa a Parigi per riferirne a M. Delcassé: e questi gli aveva significato che, senza contestare il merito del nuovo progetto in questione, il Governo francese in ogni caso riteneva che sarebbe prematuro metterlo innanzi, prima che il naufragio del programma austro-russo fosse ufficialmente constatato. Tornato ora in Londra, M. Cambon aveva comunicato a lord Lansdowne codesta risposta del suo ministro: lord Lansdowne aveva riconosciuto che un termine ragionevole doveva essere concesso per l'esperimento ora in corso, rilevando però la convenienza di non attendere, per uno scambio di idee in via preliminare, il momento in cui l'insufficienza delle tentate riforme o loro imperfetta applicazione ponesse l'Europa di fronte ad un nuovo scoppio dell'insurrezione. Questo concetto il marchese Lansdowne aveva espresso pure nei confidenziali colloqui avuti con me, osservando che già si era perduto molto tempo e che l'opinione pubblica in Inghilterra attendeva con impazienza un qualche positivo risultato a favore delle popolazioni della Turchia d'Europa. V.E. rammenterà a questo proposito le dichiarazioni anche recentemente ripetute da Sua Signoria in Parlamento, nel senso che il Governo britannico pur prestando un leale concorso alla tentata esecuzione del programma di Miirzsteg, si riservava la facoltà di intervenire, ali' occorrenza, con proposizioni più drastiche. M. Cambon mi diceva, in conclusione, che il rinvio indicato da M. Delcassé non era incompatibile colle viste del marchese Lansdowne, giacché nulla impediva che, senza sollevare la questione in termini formali, essa venisse frattanto ventilata in modo discreto nelle conversazioni confidenziali fra ministri e ambasciatori delle diverse Potenze, di maniera che, se a un dato momento ne sorgesse la necessità, queste non si trovassero sorprese dagli avvenimenti, ma avessero già davanti a sé l'embrione almeno di un nuovo progetto anticipatamente considerato: codesto scambio d'idee poteva del resto riguardarsi come fin d'ora iniziato, in quanto che il Gabinetto francese, per dovere di alleato, aveva certamente già comunicato ogni cosa a Pietroburga; e d'altra parte, le ultime notizie di Macedonia e la avvenuta ripresa delle trat

tative tra Sofia e Costantinopoli sembravano indicare una situazione meno tesa di quella che si presentava quindici giorni or sono.

Tutto ciò sembra appianare la via all'augurato ritorno della questione macedone nella giurisdizione del concerto europeo; e se ciò si avverasse, ne risulterebbero per ciò solo eliminate in gran parte le preoccupazioni che motivarono le recenti aperture di V.E. all'ambasciatore britannico. E ora sono venute ad aggiungersi le dichiarazioni spontaneamente fatte dal conte Goluchowski al nostro ambasciatore in Vienna, delle quali ella si compiacque darmi comunicazione col suo telegramma del 28 febbraio 5 , giuntomi ieri. Le reiterate formali assicurazioni che l'Austria-Ungheria non ha intenzione né desiderio di procedere ad occupazioni in Albania né in Macedonia e che se circostanze imprevedute la costringessero all'azione, essa non avrebbe mancato d'intendersi colle altre Potenze firmatarie del Trattato di Berlino, hanno certamente un assoluto valore, né sarebbe lecito dubitare della loro perfetta sincerità. Mi sia permesso accennare come questo sia conforme alla convinzione che, anche durante la mia missione in Costantinopoli, io ebbi occasione di esprimere, ogni qual volta si destarono al riguardo, contrari sospetti. Non erano tuttavia superflue queste rinnovate dichiarazioni, nel momento in cui, per circostanze sia pure accidentali, l'azione europea in quelle regioni ha sembrato cedere il passo all'iniziativa preponderante di due sole Potenze, iniziativa che, malgrado tutto, apriva il varco a legittime inquietudini.

V. E. avrà certamente notato nelle parole del conte Goluchowski la riserva da lui fatta del diritto spettante alla Monarchia riguardo al sangiaccato di Novibazar. Non era invero da attendersi che egli potesse fare rinuncia di un tale diritto. Nel precedente suo telegramma del 23 febbraio6 , riferendosi all'eventualità da me accennata che l'Austria-Ungheria si trovasse a un dato momento indotta ad invocar! o, V.E. dopo di averne segnalato le pericolose conseguenze, esprimeva il parere «che le altre Potenze debbano adoperarsi in ogni modo e con contegno fermo e preciso per impedire che tale eventualità si verifichi». Questo, in verità, mi sembra un punto assai delicato.

Sono noti i casi contro i quali l'Austria-Ungheria ha inteso guarentirsi quando essa fece ammettere a Berlino quella sua riserva: il caso di uno stato di anarchia in Albania, tale da minacciare la sicurezza della sua nuova frontiera; e (sopratutto) il caso di una unione della Serbia e del Montenegro che riuscisse a creare colà un potente Stato slavo con sbocco sull'Adriatico. La prima di codeste evenienze sembra essere, pel momento almeno, esclusa, dacché anche la recente ribellione di Diakovo si trovò impotente a svilupparsi; e quanto alla seconda, nulla indica che la temuta unione sia ora tra le cose probabili. Ma se avvenimenti impreveduti costringessero, malgrado suo, il Governo di Vienna a far valere il suo diritto, come potrebbero le altre Potenze impedirlo? Vi è, d'altra parte, a ritenere che uno stato di cose tale da indurre l'Austria-Ungheria ad un così grave passo molto difficilmente potrebbe essere un rivolgimento locale, limitato a quella regione, ma, secondo ogni verosimiglianza, esso solo si produrrebbe per contraccolpo di una guerra o conflagrazione generale in tutta la penisola: e in tal caso, l'eventuale avanzata austriaca nel Sangiaccato non potrebbe che costituire una parte dell'intervento europeo da decidersi allora, coll'assenso-o contrasto-di tutte le Potenze.

6 Cfr. n. 201.

Sotto questa punto di vista, l'occupazione di Novibazar potrebbe anche connettersi al caso menzionato come secondo nella mia precedente lettera del 19 febbraio, al caso cioè che in un dato momento l'Austria-Ungheria e la Russia chiedessero formalmente alle altre Potenze un mandato di intervento: al quale riguardo osservo che ciò non risulta, a rigore, escluso dalle dichiarazioni del conte Goluchowski. È quindi tanto più da augurarsi che lo scambio d'idee ora promosso dal marchese Lansdowne in previsione di un insuccesso del programma di Miirzsteg, riesca a ricondurre la questione sul terreno dell'azione europea dal quale essa non avrebbe mai dovuto uscire.

227 1 Cfr. n. 191.

227 4 Cfr. DDF. II serie, t. IV, n. 288.

227 5 Cfr. n. 212, nota 2.

228

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 259/26. Vienna, 1° marzo 1904.

Nel parlarmi ieri della situazione generale nei Balcani il conte Goluchowski mi disse che quantunque ogni pericolo non fosse ancora del tutto scomparso essa però aveva attualmente un carattere rassicurante.

Le notizie pervenute al Ministero imperiale reale degli affari esteri facevano ritenere come il Governo bulgaro ed i comitati rivoluzionari non fossero più intenzionati a provocare disordini né a turbare l'opera delle riforme. Tale cambiamento non era da attribuirsi a suo parere ad un sentimento di riguardo verso la Russia per i vincoli di sangue e di religione che ad essa li legava al fine di non cercar complicazioni nel momento in cui era impegnata nella guerra col Giappone. Credeva più tosto che i comitati rivoluzionari fossero stati costretti a modificare il loro contegno dalla mancanza di mezzi pecuniari.

Un certo riavvicinamento sembrava ora operarsi tra il Governo del Principato e la Sublime Porta. Dopo il suo recente ritorno da Sofia a Costantinopoli, l'agente bulgaro signor Nacevic mirava a dissipare la sfiducia che esisteva nell'animo del sultano e ad ottenere conseguentemente alcune concessioni per addivenire al ristabilimento dei buoni rapporti col Governo ottomano.

La Bulgaria chiedeva che la Sublime Porta provvedesse al rimpatrio dei fuggiaschi che erano a carico del proprio erario, che fossero riconosciuti i privilegi dell'esercito bulgaro coll'ammettere che i maestri addetti alle scuole bulgare in Macedonia non fossero obbligati a prestare una garanzia personale ciò che avrebbe condotto alla chiusura delle scuole stesse; che le stipulazioni del trattato di commercio bulgaro-turco non fossero intralciate con provvedimenti doganali eccezionali e che potessero essere applicate liberamente e che infine fosse accordata l'amnistia alle persone compromesse negli ultimi eventi.

La Sublime Porta non si dimostrava aliena dal condiscendere a tale domanda ma esigeva che il Governo bulgaro si impegnasse mediante promessa formale per iscritto che si sarebbe adoperato a por fine all'agitazione macedone nell'interno del Principato, ad impedire il passaggio delle bande sul territorio turco e ad osservare in generale una linea di condotta corretta.

Il conte Goluchowski mi parlò quindi di Sua Altezza Reale il principe Ferdinando della poca simpatia che godeva nella popolazione del Principato di cui non aveva saputo cattivarsi l'animo e della sua ambizione di cingere sul suo capo la corona reale. Non credeva però che a tale scopo mirassero gli uomini politici, giacché l'indipendenza del Principato ove fosse proclamata avrebbe privato la Bulgaria dei vantaggi di cui fruiva ed obbligata a trasferire a Sofia la sede dell'esarcato alla presenza del quale in Costantinopoli era specialmente interessata 1•

229

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

L. Berlino, l° marzo 1904.

Il cancelliere dell'Impero ristabilito dalla sua indisposizione mi aveva dato un appuntamento per iersera. Della conversazione che io ho avuto con lui rendo conto ora a V.E. Quanto egli ha detto a me nulla aggiunge di nuovo a ciò che ho riferito a lei colla mia lettera confidenziale del 29 scorso mese 1 , ma lo chiarisce ed illustra2 .

Il conte Btilow è lieto di vedere gradatamente dileguarsi i sospetti e sparire i malintesi che si erano prodotti nelle relazioni tra l'Italia e l'Austria, e si stima felice di potere spiegare l'azione sua allo scopo persuadere da un lato l'Italia della inesistenza di una politica di espansione dell'Austria, e di togliere dall'altro lato, le prevenzioni che a Vienna si erano fatte strada a nostro riguardo. Da rapporti giuntigli dall'Oriente, il conte Biilow aveva avuto notizia di voci che colà si facevano correre per attribuire mene agitatrici ed intenzioni espansioniste ora all'Italia, ora all'Austria. Queste voci sono da S.E. attribuite a chi cerca di mantenere e fomentare il disaccordo tra le due Potenze. Il cancelliere dell'Impero non vi annette speciale importanza, poiché egli sa che tanto a Roma quanto a Vienna, si vuole il mantenimento dello statu quo. La politica dei due Gabinetti [ ...pha il pieno appoggio del Governo imperiale, il quale non si tratterrà dal continuare ad adoperarsi perché tra Italia ed Austria si ristabilisca e regni la più completa fiducia.

Non è da questa parte che il conte Biilow si preoccupa per la salvezza della Triplice Alleanza, bensì per quanto si riferisce alle nostre relazioni colla Francia in occasione della visita del presidente Loubet alla Reale Corte. A questo proposito S.E.

2 Cfr. anche il telegramma di Biilow a Monts del6 marzo in GP, vol. XX/l, n. 6389.

3 Gruppo indecifrato.

accennava alle notizie fin qui divulgate sulle solennità del ricevimento e che menzionano, tra l'altro, vari di navi, riunione delle squadre francese ed italiana, riviste di esse ecc. Cose che non si videro in occasione di alcuna delle visite di S.M. imperatore e delle quali non si fece mai neppure parola.

Circa le modalità del ricevimento all'ospite francese il conte Biilow non creJe naturalmente conveniente di pronunziare e meno ancora di dare suggerimenti: facessimo noi pure a nostro migliore talento il programma delle feste. Come capo del Governo imperiale e come amico sincero dell'Italia, egli mi diceva, però, di non sapere prevedere le gravi conseguenze che, per la salvezza della Triplice Alleanza, avrebbe un'accoglienza ufficiale del presidente Loubet, la quale fosse di natura da lasciare nel pubblico l 'impressione che si tratti del capo di uno Stato con cui si hanno legami più intimi di quelli esistenti con l'imperatore di Germania e con imperatore Austria-Ungheria. A queste parole che io riferisco quasi testualmente, il cancelliere dell'Impero faceva seguire l'espressione di una non gradevole sorpresa causatagli dalla intervista che l'on. Giolitti avrebbe recentemente accordata ad un redattore del Mattino; l'accenno alla «indissolubile unione» tra Italia e Francia, lo hanno colpito in modo specialé.

Ho risposto a Biilow che io apprezzavo altamente i sentimenti da cui erano ispirate le sue parole, e che rispecchiavano quelle della opinione pubblica tedesca. Né circa la data della visita del presidente, né circa il programma delle feste ufficiali, io aveva informazioni dal mio Governo: di ciò io non potevo parlare. E non potevasi non tenere conto del fatto che il signor Loubet, per quanto presidente della Repubblica, è il primo capo di Stato cattolico, che viene a Roma, in ogni modo, però il mio Governo saprà certo evitare l'eccesso, e, segnatamente, quanto potesse contribuire ad accreditare l'opinione che la Triplice Alleanza sia già-come in Francia si vuole-morta e sepolta. Non sono dubbi i propositi; ben chiare furono le dichiarazioni di V.E. di volere, cioè, mantenerla salda e feconda dei suoi utili risultati, nell'interesse della pace, per il bene delle tre Potenze alleate. Per quanto concerneva poi l'intervista dell'an. Giolitti dissi al conte Btilow che io ne aveva avuto notizia dai giornali soltanto, e gli feci osservare che, prima mia impressione, era che fosse necessario stabilire se effettivamente era stato detto tutto ciò che venne riferito. L'attitudine degli uomini di Stato, come il conte Btilow ben sapeva, non si giudica su quanto è scritto nelle colonne dei giornali.

Dalla mia lettera confidenziale del 29 scorso mese e da questa, V.E. vede chiaramente quale è la preoccupazione di questo Governo. A più riprese, sulla base anche delle istruzioni che mi furono impartite dal Ministero lo scorso autunno, io mi sono applicato a dimostrare quanto essa è esagerata. Nel mentre, però, io mi esprimo qui in questo senso, non posso non richiamare la sua speciale attenzione su di essa. Fatta all'esagerazione la debita parte, è da ritenere per certo che qui non si ammetterà mai che per esporre al sole le nostre relazioni colla Francia abbia la Triplice Alleanza ad essere spinta all'ombra. Sulla fine della mia visita chiesi al conte Btilow se avesse preso già una decisione riguardo al suo viaggio in Italia. Egli mi rispose che aveva vivissimo il desiderio di recarsi da noi; che riteneva però molto difficile la realizzazione di esso e che, trovandosi lontano dalla Germania imperatore Guglielmo, la sua assenza contemporanea, nelle presenti congiunture politiche, avrebbe potuto produrre cattiva impressione.

Una intervista del conte Biilow con la E.V. sarebbe certamente venuta in buon momento. Se questa non potrà avvenire, un incontro del nostro augusto sovrano con l'imperatore sarebbe tanto più opportuno ed io mi permetto di rinnovare qui l'augurio che esso abbia a verificarsi; si intende senza solennità speciali.

228 1 Lo stesso l o marzo A varna spedì il rapporto 256/23 relativo alla gendarmeria in Macedonia. Se ne pubblica qui il passo seguente: «Quanto alla distribuzione delle sezioni nei vari vilayet tra gli ufficiali esteri, essa era rimasta in sospeso e rinviata ad un esame ulteriore. Nel farmi conoscere poscia che la sede del comando della gendarmeria sarebbe stata stabilita a Monastir, aggiunse che il generale De Giorgis avrebbe voluto far comprendere nell'organizzazione della gendarmeria i distretti albanesi, ma ch'egli aveva fatto osservare che ciò sarebbe stato in opposizione all'accordo di Miirzsteg che escludeva dalle riforme i detti distretti».

229 1 Cfr. n. 226.

229 4 La falsa intervista al Matin aveva preoccupato anche Holstein. Cfr. GP, vol. XX/l, n. 6388.

230

L'AMBASCIATORE DI GERMANIA A ROMA, MONTS, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

L. PARTICOLARE. [Roma], 1° marzo 1904.

Pour ne rien négliger j'ai pris des ordres ultérieurs de mon chef. Son télégramme est encore plus net que la dépèche de laquelle j'avais l'honneur de vous parler hier. L'Italie a maintenant à choisir, ou restriction de la visite française à la ville de Rome, ou fin de l'alliance. Je vous dis cela en ami sincère de l 'Italie et étant persuadé que nous aussi perdrons beaucoup en quittant la base de notre politique. J'ose encore espérer, cependant le moment est très grave. Et que deviendra la réconciliation à peine obtenue entre vous et Vienne? Vous perdrez un ami sincère, tout en gagnant un ennemi qui peut régler maintenant ses comptes des années demières, n'ayant plus !es mains liées par l'alliance et le troisième allié.

Veuillez croire qu'uniquement mon amitié personnelle pour vous et l'intérèt que je porte à l'avenir de votre belle patrie me dictent ces lignes privées et confidentielles. Je serais chaque moment prèt de réitérer ce que je vous écris, ou à vous, ou à Sa Majesté, car entre alliés il faut ètre sincère, et pour le moment nous le sommes encore, heureusement.

le suis très pressé, dinant chez !es anglais, excusez donc style et manque de suite dans ces lignes que je remets personnellement tout-à-l'heure à la Consulte.

231

IL CONSOLE A INNSBRUCK, BAROLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

R. 514/35. Innsbruck, 2 marzo 1904.

Il signor professar A. Galante mi ha fatto tenere l'accluso cenno sulle vicende di questa università italiana, da lui pubblicato sulla Nuova Antologia2 , senza indicazione del suo nome per ragioni ovvie a comprendersi; mi permetto però fame tenere una copia all'E.V., accennando che lo stesso professore mi disse che, per ragioni di opportunità, aveva alquanto accentuato l'accenno alla questione recente della università libera.

Pur troppo la questione si fa sempre più viva, ed è positivamente certo che, se il Governo non accorderà quanto si chiede dagli studenti italiani, si avranno, a non lontana scadenza, nuovi e più gravi disordini.

Se tre anni sono o fors'anche due soli si fosse accordato il trasporto delle cattedre parallele a Vienna, o la loro erezione in Trento, Gorizia e Rovereto, non vi è dubbio alcuno che la soluzione sarebbe stata non solamente accettata, ma anche gradita. Ora il Governo col ritardare, senza misura, la cosa continuamente e coll'avere a torto lasciato formarsi il postulato che tali cattedre devono essere portate a Trieste, rese la situazione più grave ed assai più difficile la soluzione.

Ho parlato con vari professori ed anche con qualche studente italiano (e non dei più inconciliabili ed irrequieti) ma da tutti si avanza ora recisamente la decisione: o Trieste o nulla.

Il trasporto delle cattedre parallele a Trieste è avversato assai dal Governo e dal partito pangermanico, e si capisce che non si voglia gettare in quella città un nuovo e potente fomite di disordini ed agitazioni; ma però il Governo potrebbe di certo riflettendo pensare che se porterà le cattedre a Gorizia, a Trento od in altra città italiana qualsiasi, non farà che creare un nuovo centro di agitazione, aumentando così senza rimedio il male temuto coll'estenderla.

Mia opinione personale, che viene però per quanto mi risulta divisa da non pochi, è che il Governo spera che il Parlamento, il quale verrà spinto in tale idea, abbia a respingere la cosa, e così permettere e giustificare il trasporto delle cattedre parallele in una minore città italiana; o il lasciare le cattedre stesse ancora ad lnnsbruck fino a che nuovi e più gravi disordini ne abbiano proprio ad imporre il trasloco. Pur troppo il fatto che ogni passo della questione viene preceduto sempre da violenze e da disordini generò naturalmente l'opinione che il Governo mai non cederebbe se non violentato; e quanto tale idea sia perniciosa e temibile perché profondamente penetrata in menti giovani ed eccitabili come gli studenti, ed in persone che agiscono puramente per ragione di partito come i dirigenti e capi delle fazioni socialiste eradicati trentini, è facile assai di pensarlo.

Disgraziatamente sono gli stessi errori che il Governo austriaco altra volta commise, e che ripete ora senza ricordarsi delle esperienze infelici fatte; errori che rendono per quanto concerne questa provincia irritati ed irrequieti gli animi; inasprite all'eccesso le relazioni fra le due nazionalità; arenate perennemente questioni economicamente ed amministrativamente vitali; e che nelle relazioni esterne rendono acri le relazioni col! 'Italia e producono di sovente dimostrazioni irritanti e spiacevoli.

231 1 Il testo che si pubblica è quello pervenuto ad Avarna e conservato nell'archivio dell'ambasciata a Vienna. 2 Nel fascicolo del l o febbraio 1904.

232

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

D. RISERVATO 10759/257. Roma, 3 marzo 1904.

Ringrazio l'E.V. per il rapporto del22 corrente n. 2031, e segnatamente le considerazioni suggeritele dal riserbo del signor Delcassé in connessione coll'articolo officioso del Temps, nel quale si tace completamente dell'Italia, come se questa dovesse stimarsi estranea alle cose dell'Estremo Oriente.

L'atteggiamento riservato del signor Delcassé si può forse anche spiegare con l 'indole speciale dei rapporti tra la Francia e la Russia, per cui poteva essere consigliabile, per codesto ministro degli affari esteri, di non pronunciarsi fin tanto che, circa la neutralità della Cina ed i termini della relativa dichiarazione, non gli fosse be:-~ :1oto il pensiero della Russia. Ad ogni modo, non ho bisogno di dire a V.E. che, se pure l'Italia non aspira ad avere nell'Estremo Oriente una posizione prominente, non intende certo, d'altra parte, considerarsi né lasciarsi considerare come disinteressata per quanto possa avvenire o svolgersi in queste contrade.

232 1 Cfr.n.l99.

233

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 438. Roma, 4 marzo 1904, ore 14,35.

Il r. console a Uskub mi ha telegrafato 1 che, qualora si verificasse la voce corsa in Macedonia che sarebbe affidata all'Austria la riorganizzazione della gendarmeria nel sangiaccato di Uskub, sarebbero da attendersi gravissimi disordini da parte dei rivoluzionari bulgari. Identica notizia sarebbe stata comunicata dal console inglese al proprio ambasciatore in Costantinopoli. In seguito a ciò ho telegrafato al marchese Malaspina2 , dandogli istruzioni di prendere occasione da tale notizia per intrattenere amichevolmente i colleghi di Austria e di Russia sulla convenienza, nel comune interesse delle riforme, di attribuire le zone fra le diverse Potenze in modo che a nessuna di esse fosse affidata quella zona nella quale si può supporre che essa abbia interesse ad esercitare una influenza d'indole politica. Prego pertanto V.E. di recare ciò a cognizione del marchese Lansdowne e chiedergli se partecipi al mio modo di vedere, e, se, in tale caso, sarebbe disposto a dare analoghe istruzioni.

234

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, P ANSA

T. RISERVATO 439. Roma, 4 marzo 1904, ore 14,35.

Le notizie che da più parti mi sono giunte mentre sono tali da rassicurarmi in ordine alla possibilità d'una azione dell'Austria nella penisola balcanica in contraddizione del Trattato di Berlino, non mi lasciano egualmente tranquillo per ciò che si rife

2 Con T. 437 del 4 marzo che non si pubblica.

risce al sangiaccato di Novi Bazar. Richiamandomi ai telegrammi precedentemente da me inviati alla E. V. e persistendo io nel ritenere che qualunque cosa possa formalmente disporre il Trattato di Berlino, il momento attuale sarebbe il meno opportuno per una estensione della occupazione austriaca nel Sangiaccato, prego V.E. opportunamente indagare quale sia il modo di vedere di codesto Governo su tale punto.

È opportuno che V.E. sappia che ieri l'ambasciatore di Francia mi dichiarò a nome del suo Governo ritenere che l'Austria non possa più dopo 25 anni valersi della clausola del Trattato di Berlino e ad ogni modo che ciò possa dar luogo a rimostranze delle altre Potenze costituendo un pericolo per la pace. Ambasciatore mi disse che in questo senso Francia avrebbe al riguardo scambio di vedute anche con Inghilterra. Di ciò V.E. può informare lord Lansdowne procurando di conoscere il suo pensiero preciso in argomento e quale presumibilmente sarebbe la sua attitudine qualora la temuta eventualità dovesse verificarsi 1•

233 1 T. riservato 546 del 2 marzo, non pubblicato.

235

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 128/49. Belgrado, 4 marzo 1904. (perv. 1'8).

Nel colloquio col signor Pachitch, di cui ho avuto l'onore di scrivere con rapporto di questa stessa data n. 481, il ministro degli affari esteri mi ha svolto pure quale sia il suo vero pensiero sulla situazione attuale; e poiché mi ha pregato di ritenere il suo discorso come confidenziale e personale, ne riferisco a parte ali'E.V.

Secondo il signor Pachitch, le assicurazioni ufficiali date dall'Austria-Ungheria in riguardo alla sua politica balcanica, sono sincere in quanto rispecchiano il pensiero di

S.M. l'imperatore e del conte Goluchowski, che ne è il fedele e convinto esecutore. La situazione però continua ad essere delle più delicate, poiché, a parte S.M. l'imperatore ed il suo ministro, tutte le altre sfere del Governo, e soprattutto le sfere militari austriache, sono concordi nel ritenere che si debba profittare del momento in cui la Russia è seriamente impegnata nell'Estremo Oriente, per attuare le antiche aspirazioni della Monarchia nella penisola balcanica. Di questo stato d'animo dei circoli politici e militari austriaci, egli era in grado di essere ben informato a cagione dei numerosi serbi che occupano in Austria alti gradi nella gerarchia civile e militare. Egli mi dimostrò pertanto il pericolo di questa pressione sull'animo dell'imperatore, il quale, a cagione dell'età avanzata, si ritiene non completamente refrattario alle influenze esterne, soprattutto se nuovi fatti, ora imprevedibili, ma pur sempre possibili, dessero al partito dell'azione

nuovi e validi pretesti d'intervento. Per questi motivi, pur constatando il notevole miglioramento prodotto nella situazione generale dalle recenti dichiarazioni austriache, il pericolo di complicazioni sussisteva tuttavia.

Profittai del tuono amichevole di questa conversazione per domandare al signor Pachitch se gli risultasse quanto mi era stato riferito intorno ad un emissario che si pretendeva circolasse nel sangiaccato di Novi Bazar per sollevare i serbi dicendosi inviato dal Governo di Belgrado. Egli mi rispose che il fatto era vero e che questo individuo si trovava ancora sui luoghi, per cui egli aveva ordinato che si tentasse di averne la fotografia per poterlo identificare e stabilire con precisione a nome di chi agisse, quantunque si sia già giustificati nel sospettarlo come agente austriaco.

Di questo fatto ho già informato V.E. col mio rapporto riservato del 2 corrente

n. 461 , insieme ad altri che tutto mi porta a ritenere fondati.

La doppia tendenza che, secondo il signor Pachitch, divide il Governo austriaco, potrebbe forse spiegare la contraddizione che esiste fra l'apparente sincerità delle dichiarazioni ufficiali e queste pericolose manovre.

234 1 Il 5 marzo Tittoni comunicò a Bertie quanto dettogli da Barrère. Questi avrebbe aggiunto: «La Francia non avrebbe visto di buon occhio una eventuale occupazione austriaca del sangiaccato di Novi Bazar» (BD, vol. V, p. 73).

235 1 Non pubblicato.

236

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO S.N. Roma, 5 marzo 1904, ore 14.

Decifri da sé. Trovo giuste osservazioni conte Goluchowski circa opportunità ritardare nostro colloquio1 . Andrò volentieri ad Abbazia dopo Pasqua. Però sarebbe necessario che nostro colloquio avesse luogo nella prima settimana dopo Pasqua perché nella seconda metà di aprile è fissata visita del presidente Repubblica francese al re d'Italia.

237

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

L. PARTICOLARE. Londra, 5 marzo 1904.

Avevo preparato la mia lettera del l o marzo1 per consegnarla al corriere qui giunto stamane, quando mi pervenne il nuovo telegramma di ieri dell'E.V. 2 concernente la questione della clausola del Trattato di Berlino relativa all'eventuale occupazione austriaca del sangiaccato di Novibazar.

2 Cfr. n. 234.

Confermando quanto sull'argomento era detto nel suo precedente telegramma del 23 febbrajo3 , circa i danni che sarebbero da attendersi se, in questo momento, l'Austria-Ungheria volesse valersi di quel suo diritto, ella m 'incaricava di indagare quale sarebbe su questo punto il preciso pensiero di lord Lansdowne e quale la sua attitudine ove si avverasse quel fatto. V.E. aggiunge averle codesto ambasciatore di Francia dichiarato ieri l'altro «a nome del proprio Governo, ritenere che l'AustriaUngheria non possa più, dopo 25 anni, valersi della clausola del Trattato di Berlino e che ad ogni modo ciò possa dar luogo a rimostranze delle altre Potenze, costituendo un pericolo per la pace».

Questa comunicazione assai grave m 'induce ad aggiungere qualche considerazione a quanto ebbi da ultimo occasione di scrivere a V.E. sullo stesso oggetto.

Nella mia risposta4 alla sua confidenziale del 16 febbrajo5 , avevo io stesso ricordato il noto articolo XXV e ciò a proposito della enumerazione che facevo dei diversi casi ai quali avrebbe potuto applicarsi o non applicarsi la proposta di un'azione anglo-italiana nell'Adriatico da lei allora messa innanzi e le condizioni della quale mi sembravano meritare di essere precisate. Citai quell'eventualità di Novibazar come meno impossibile dell'altra cui ella alludeva, di una invasione in Albania o Macedonia; ma non mi ero inteso di dire che nemmeno l'occupazione del Corridojo potesse effettuarsi dall'Austria per atto subitaneo, di sorpresa. Questo mio pensiero è anche meglio chiarito nella mia lettera successiva del l o marzo, nella quale segnalavo le circostanze eccezionali che sole potrebbero condurre il Gabinetto di Vienna ad invocare la nota clausola. Non è invero ammissibile che quel Governo voglia esporsi ad offendere l'alleata Italia, a destare le diffidenze dell'Europa nonché di una parte dei suoi propri sudditi, ed a provocare un'agitazione nell'intera Macedonia, tutto ciò per la piccola soddisfazione di annettersi qualche altro chilometro di ingrato territorio. Se dunque la temuta occupazione non può verificarsi se non per contraccolpo di uno stato di cose minaccioso in Albania, Serbia e Montenegro -cioè poi di una rivulsione di tutta la penisola-non vi è dubbio che quell'atto, se mai si avvera, si vedrà venire a distanza. Inoltre, l'Austria-Ungheria dovrà previamente intendersi al riguardo con la Sublime Porta, il che richiede generalmente più di 24 ore. E infine il conte Goluchowski ha sempre detto (come nel telegramma da V.E. ricordato del conte Nigra) che egli ne darebbe, se non altro, preventivo avviso alle Potenze. Tutto ciò sembra umanamente escludere il caso di una sorpresa; e quando la ora descritta situazione si presentasse, è lecito confidare che le Potenze interessate avrebbero allora il tempo per formolare le proprie osservazioni, oltrechè, come lo accennai, la cosa non si presentasse sotto la forma di una semplice occupazione austriaca del Sangiaccato, ma in connessione coll'intera situazione dei Balcani.

Io cercherò in un prossimo colloquio con lord Lansdowne, di scandagliare come ella me lo prescrive le disposizioni di Sua Signoria in vista di una tale eventualità; ma, fino a istruzioni contrarie di V. E., mi propongo di ciò fare in forma il più possibile incidentale, per modo da non produrre l'impressione di una nostra calcolata azione

4 Cfr. n. 191.

5 Cfr. n. 185.

ostile alla Potenza alleata. Quand'anche, del resto, io ponessi la questione nei termini precisi che il telegramma di V.E. sembra indicare, non è da attendersi che questo ministro vi risponda se non in modo molto evasivo. Ho già notato infatti come le prime aperture di V.E. a sir F. Bertie, sebbene miranti al caso di un'invasione contraria al Trattato di Berlino, sieno state passate sotto silenzio da Sua Signoria: tanto più è probabile che egli ripugni a pronunciarsi su di una domanda la quale implicherebbe una opposizione alla validità di una clausola formale di quel trattato.

Confesso che sono rimasto sorpreso da quanto V.E. mi riferisce sulle dichiarazioni fattele da codesto ambasciatore francese, in nome del suo Governo, che cioè questo riterrebbe «non potere più l'Austria-Ungheria, dopo 25 anni, valersi della citata clausola del Trattato di Berlino». Simili disposizioni di trattati conchiusi senza termine, cadono bensì talvolta in desuetudine, quando hanno cessato di esistere le circostanze che le hanno determinate. Ma non vedo come ciò possa dirsi della clausola di cui si tratta, connessa alla questione dei Balcani, rimasta immutata, -meno mutata certamente che no! sia per esempio la questione delle pescherie di Terranova ove la Francia esige oggi ancora la esecuzione letterale di vieti impegni assunti dall'Inghilterra a Utrecht nel 1713. Una simile teoria non sarà senza dubbio ammessa, fra altri, dalla Germania. Che il Gabinetto di Vienna poi si acconci a rinunciare a priori ad un diritto così solennemente acquisito, mi sembra una assoluta impossibilità. Bensì, quando gli risultasse che l'Italia avesse fatto il tentativo di organizzare una specie di pressione collettiva delle altre Potenze per costringerlo a quell'abbandono, non si può dubitare ch'esso ne proverebbe un profondo risentimento. Ciò mi appare così chiaro, che non posso difendermi dal pensare che M. Barrère, nel fare codesta mossa, abbia avuto appunto di mira un consimile risultato. Che egli cerchi così di indurci in tentazione è per parte sua, un atto di buona guerra. Ma spetta a noi l'apprezzare se il momento attuale sia opportuno per arrischiare una ferita, che potrebb'essere mortale, alle nostre alleanze ... Io credo che meglio si provvederà al pericolo contemplato da V. E., coltivando con prudenza l'intento che abbiamo in comune coll'Inghilterra, di cogliere cioè ogni occasione per far rientrare nell'ambito del concerto europeo la intesa questione dei Balcani. Codesto intento, assolutamente legittimo perché conforme ai trattati, dev'essere compatibile col mantenimento verso l'Austria-Ungheria dei rapporti di leale amicizia implicati dalla nostra alleanza; ed a parer mio, il trattare anche la questione di Novibazar con amichevoli rappresentazioni fatte, in momento opportuno, direttamente a Vienna, costituirà una guarentigia più efficace contro l'eventualità di un passo a noi sgradito di quel Governo, che non si possa sperarlo da una azione diplomatica offensiva come quella che le esibizioni di M. Barrère fanno balenare.

Valendomi della sua indulgenza o del carattere confidenziale di queste lettere, mi sono permesso di sottoporle con intera libertà le mie personali impressioni. Per non troppo indugiare il corriere, le scrivo con qualche fretta, epperciò la prego scusare se la fatta! e esposizione ne porta forse la traccia ...

236 1 Risponde al n. 224.

237 1 Cfr. n. 227.

237 3 Cfr. n. 201.

238

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 574/51. Pera, 6 marzo 1904, ore 19.

Mi riferisco al telegramma di V.E., n. 4372 . In varie circostanze, ed ancora recentemente, il mio collega d'Austria-Ungheria mi ha lasciato intendere che nel riservare agli ufficiali austro-ungarici il compito di organizzare gendarmeria nella zona di Uskub, il suo Governo non aveva in vista interessi speciali, ma riteneva che quella circoscrizione doveva esplicitamente essere loro assegnata, sia perché prossima al territorio occupato dall'Austria-Ungheria, *sia perché regione alla quale il Trattato di Berlino dà ad essa il diritto di estendersi; tale occupazione si inoltra nel vilayet di Kòssovo, fino al di là di Mitroviza. Ritengo fermamente che ogni mio amichevole accenno ad una soluzione che avrebbe di mira la rinuncia del!' Austria-Ungheria alla zona di Uskub, non avrebbe alcun risultato e renderebbe ancora più difficile un accordo sulla questione de !l'assegnazione delle circoscrizioni*. Barone Calice avendo altresì fatto chiaramente comprendere, da ultimo, che tale questione trovavasi oramai nelle mani dei Gabinetti cui spettava decidere, io non vedrei altra via per risolverla se non quella di una intesa diretta fra R. Governo e Gabinetto di Vienna.

239

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 582/21. Vienna, 7 marzo 1904, ore 20,20 (perv. ore 22,30).

Ho comunicato oggi telegramma di V.E., 5 sera 1 , conte Goluchowski, che mi ha detto sarebbe Abbazia tra cinque e dodici aprile, lietissimo avere con lei abboccamento che considera potrà essere utile rapporti reciproci. Ha ripetuto politica Governo imperiale essere franca, leale e consistere anzitutto mantenimento statu quo Balcani.

238 1 Ed., con l'omissione del brano tra asterischi, in LV 104, p. 171. 2 Cfr. n. 233, nota 2.

239 1 Cfr. n. 236.

240

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, A VARNA

T. 462. Roma, 7 marzo 1904, ore 19,30.

Avendomi Governo austro-ungarico per mezzo suo ambasciatore richiesto ufficialmente di riprendere i negoziati commerciali, prego V.E. significare al conte Goluchowski che noi siamo pronti a farlo e che anzi riteniamo sia bene non tardare oltre il prossimo mese di aprile. Intanto se al Governo ungarico riuscisse gradito noi saremmo disposti a mandare a Vienna e Budapest un uomo competente e discreto per preparare la soluzione della questione del vino che rimane sempre la preminente difficoltà. Questo nostro delegato sarebbe accreditato presso V.E. cui spetta riuscire in questa faccenda utile del negoziato commerciale.

241

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

D. 11545/85. Roma, 7 marzo 1904.

In seguito ai rapporti giunti a questo Ministero dal r.console generale in Tripo1i ed alle informazioni pervenute dalla Società antischiavista d'Italia, il R. Governo ha ragione di ritenere che ad onta delle disposizioni stabilite dalla convenzione di Bruxelles alla quale, come le altre Potenze, il Governo ottomano ha aderito, la tratta degli schiavi tuttora si esercita nei territori della Tripolitania.

In vista di ciò ed a far cessare un deplorevole stato di cose, il R. Governo sarebbe disposto a prendere l'iniziativa di un'azione concorde fra le Potenze intesa ad ottenere dalla Porta maggiori e più efficaci garanzie circa la effettiva applicazione delle norme stabilite dalla già rammentata convenzione.

In un rapporto inviato alla Società antischiavista d'Italia e dalla Società medesima trasmesso a questo Ministero, il padre Giuseppe Barrafranca prefetto apostolico della Tripolitania, credette concretare il sistema da adottarsi per adivenire al richiesto risultato nelle seguenti proposte:

l) Non essendo i neri schiavi sudditi turchi, per se stessi bensì sudditi di altri Stati, non devono considerarsi, come oggi si permette, quali sudditi ottomani, e, non essendoci rappresentanti politici o consolari degli Stati cui appartengono, è giusto che sian lasciati liberi nella scelta del proprio protettorato.

2) nnegro, qualora fosse incapace di fare una tal scelta, dovrebbe stare sotto la protezione di quel!' autorità consolare per mezzo della quale è stato liberato dalla schiavitù.

3) È assolutamente necessario che il negro sia libero nella scelta della sua educazione sia presso gli istituti delle missioni sia presso qualunque altra scuola per una professione, un'arte od un mestiere.

4) Qualora non si potesse ottenere nulla di quanto è esposto nei suddetti tre numeri, sarebbe necessario:

a) che il documento di manomissione, ossia di libertà, rilasciato allo schiavo dal Governo ottomano, non abbia valore se non è vidimato dall'autorità consolare a tal uopo incaricata in ciascuna di queste località;

b) che scoprendosi un negro con un documento di liberazione non vidimato dalla detta autorità consolare, sia esso considerato come contrabbando e siano puniti severamente i suoi conduttori, ed occorrendo egli stesso, giacché gli ingordi padroni, a forza di promesse, spauracchi o minacce, li inducono a dire ed a giurare quel che essi vogliono;

c) che qualunque negro in partenza o per l'estero o per luoghi lontani dalla Tripolitania, debba essere munito non solo del detto atto di manomissione, regolarmente vidimato, ma anche di un foglio di via firmato e sigillato dalla suddetta autorità consolare la quale vi dichiarerebbe il futuro domicilio del negro, e darebbe notizia all'agenzia antischiavista per registrarlo in quel luogo di sua nuova dimora.

Richiamato il r. console generale di Tripoli del suo parere in merito alle dette proposte, egli in suo rapporto a questo Ministero così si esprime':

Sarebbe veramente a desiderare che gli schiavi liberati, giusto quanto propone il padre Giuseppe da Barrafranca ai numeri l e 2 della sua memoria, potessero essere sottratti alla legislazione ottomana, ma la cosa mi sembra inattuabile. Una simile misura lederebbe infatti le prerogative sovrane del sultano che nessuna Potenza vorrà disconoscere, ammesso che la Turchia ha aderito al postutto all'atto generale di Bruxelles. Inoltre, non giova nasconderlo il protettorato dei negri da parte dei consolati creerebbe una situazione di cose non in armonia colle leggi patrie e sarebbe fonte di controversie infinite.

Fintanto che le Potenze non saranno in grado di assumere per conto proprio la protezione dei negri originari di Paesi da esse occupati sovranamente, questi dovranno, per ineluttabile necessità, essere soggetti alle leggi del Paese che li alberga.

Ciò non impedisce però che delle pratiche non possono essere intavolate colla Porta per richiedere serie garanzie circa l 'applicazione in Turchia delle disposizioni deli'atto generale di Bruxelles. Ed a tal uopo il Governo otto mano dovrebbe essere eccitato ad adottare le misure cui alle lettere a), b) e c) del citato memoriale del padre prefetto di Tripolitania, nonché a riconoscere, se non la protezione, la sorveglianza ufficiale dei consoli sui negri liberati.

Mi associo in ultimo completamente alla proposta n. 3 ), persuaso come io sono che il maggior colpo alla schiavitù così detta domestica sarà portato dall'edu

cazione e dall'istruzione, io faccio voti perché la Porta sia invitata ad eliminare ogni ostacolo al libero ricovero dei negri negli istituti delle associazioni antischiaviste da essa riconosciute.

Invitato da questo Ministero il r. console generale predetto sottoponeva inoltre all'esame delle autorità consolari di Francia e Gran Bretagna le proposte contenute nel memoriale del padre prefetto, e riferiva come esse si mostrassero assai scettiche sull'efficacia delle misure, alcuna delle quali, come ad esempio la l) e la 2), assolutamente inattuabili.

Essendo peraltro questo Ministero di avviso essere conveniente che il R. Governo prenda la iniziativa di quei passi verso la Porta intesi ad ottenere da questa una più rigorosa osservanza delle norme contenute nell'atto generale di Bruxelles, mi rivolgo alla E.V. affinché voglia sottoporre la questione all'esame di codesto Governo unitamente alla proposta di una azione collettiva delle varie Potenze presso il Governo ottomano, facendomi quindi conoscere quali siano in proposito le vedute di codesto ministro degli affari esteri.

Analoga comunicazione venne fatta alla r. ambasciata di Parigi e Londra2 .

241 1 R. 172/64 dell'Il febbraio, non pubblicato. Allegato al rapporto c'è il seguente appunto: «Vedere a Londra, a Parigi, a Berlino e a Bruxelles se sarebbero disposti ad un 'azione presso la Porta. Mettere bene la questione. Risposta preliminare».

242

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. S.N. Vienna, 7 marzo 1904.

Il presidente del Consiglio signor Korber ricevette la settimana scorsa una deputazione della delegazione municipale di Trieste composta dal podestà signor Sandrinelli dai deputati al Reichsrat signor Richetti e Depiera e dal delegato della deputazione di [ ...]1 signor Venezian.

La deputazione intrattenne il signor Korber della questione de li 'università italiana e fece risaltare la necessità di istituire la sede di essa a Trieste che offriva la possibilità per il suo conveniente sviluppo osservando che qualsiasi altra soluzione poteva essere causa di agitazione tra le popolazioni italiane dell'Austria.

Secondo quanto riferiscono i giornali il presidente del Consiglio avrebbe informato la deputazione essere intenzione del Governo di soddisfare il desiderio delle popolazioni italiane colla creazione di una scuola superiore che sarebbe per ora ristretta ad una facoltà giuridica con tutti i privilegi propri all'università e che il disegno di legge relativo sarebbe stato presentato nella prossima riunione del Reichsrat.

Quanto alla sede di essa il signor Korber fece conoscere che la questione formava tuttora oggetto de li'esame del Governo.

La deputazione venne quindi ricevuta dal ministro dell'istruzione pubblica che cottfermò l'intenzione òeì Governo di corrispondere al desiderio delle popolazioni italiane. Mi fece conoscere che la questione doveva essere definita in via legislativa e che spettava al Reichsrat di adoperarsi per ciò che riguardava la sede della scuola superiore di rimuovere gli ostacoli che il Governo prevedeva a tale riguardo.

A quanto s'afferma il Governo non sarebbe disposto a stabilire la sede della scuola a Trieste per impedire le proteste di altre nazionalità che chiederebbero in tal caso un'identica scuola superiore l'istituzione della quale non potrebbe essere effettuata dal Governo. Per contro esso sarebbe deciso ad istituirla a Trento, Gorizia e Rovereto e quest'ultima città sembra sia quella che verrà prescelta.

Nel giorno stesso in cui la deputazione triestina era ricevuta dal presidente del Consiglio fu tenuta in Innsbruck un'adunanza del partito popolare germanico, in cui si deliberò di combattere colla maggiore energia l'istituzione di una scuola superiore non tedesca e di protestare contro l'intenzione di trasferire i corsi italiani di quella città a Trento perché con ciò si verrebbe a fare una nuova concessione al partito autonomo italiano che aggraverebbe l'antagonismo esistente tra i due elementi e ridonderebbe a danno di quello germanico. Si chiese quindi che i corsi italiani fossero trasferiti a Gorizia o a Vienna ciò che non sarebbe per nuocere gli interessi nazionali germanici.

Alla toro volta gli studenti italiani di Vienna tennero venerdì scorso una adunanza generale per rispondere alle risoluzioni prese dal partito germanico.

In questa adunanza fu votato un ordine del giorno nel quale si protestò contro l'intenzione del Governo di non voler stabilire l'università in Trieste, si dichiarò che la sua istituzione fuori di quella città centro della vita intellettuale italiana in Austria sarebbe una risoluzione irrisoria. Si raccomanda ai deputati italiani di non porre in rischio l'avvenire della nazionalità italiana e di adoperarsi nel Reichsrat nel senso delle sue aspirazioni ricorrendo anche all'ostruzionismo. E si eccitò infine la popolazione italiana ad esercitare un 'azione energica contro le scuole germaniche di Trento, Trieste, Gorizia e Pola che sono un oltraggio al sentimento nazionale.

Un'identica adunanza fu tenuta altresì dagli studenti italiani d'lnnsbruck, in essa si affermò il diritto della nazionalità italiana all'istituzione dell'università in Trieste e si fece conoscere il fermo loro proposito di non cessare dalla lotta finché tale scopo non fosse raggiunto.

Le risoluzioni prese dalla studentesca italiana fanno prevedere in una non lontana scadenza nuovi e forse più gravi disordini.

È da sperare però che essi non sieno per ripercuotersi nella studentesca del Regno col provocare dimostrazioni irredentiste che non potrebbero a meno di produrre qui una spiacevole impressione e che è nell'interesse del Regno di impedire e reprimere all'evenienza al fine di non oftùscare i nostri rapporti col vicino Impero che è sua intenzione di consolidare e rendere sempre più intimi.

241 2 Con DD. l l 546/273 e l 1554/87 del 7 marzo, che non si pubblicano, come non si pubblicano le risposte di Tornielli e P ansa, contenute rispettivamente nei RR. 72 l/306 del 13 marzo e 3 73/ l34 del 2l marzo. Sia Parigi che Londra risposero in modo negati v o. Per la risposta di Lanza cfr. n. 252.

242 1 Parola illeggibile.

243

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

L. PARTICOLARE. Parigi, 7 marzo l 904.

Le scrivo in questa forma particolare poiché il soggetto principale della mia lettera non entra propriamente nel campo di mia competenza.

Quando si cominciò a dire che il viaggio del presidente Loubet a Roma era fissato per la fine di aprile, e la guerra russo-giapponese non era ancora scoppiata, il principe Radolin, mio collega di Germania, parlandomi in amichevole colloquio, mi disse che probabilmente la visita del capo dello Stato francese coinciderebbe con la presenza d eli' imperatore Guglielmo UO nel Mediterraneo. Allora nessuno avea ancora detto che il programma del viaggio presidenziale comprenderebbe la fermata di Spezia e la rivista navale di Napoli.

Vernerdì scorso, 4 marzo, venne alla nostra ambasciata, mandatovi dal suo capo, il consigliere germanico e chiese se era esatta la notizia che il presidente della Repubblica si troverebbe in Italia il 23 od il 24 del prossimo mese. Gli fu risposto da uno dei segretari, essendo io in quel momento occupato, che non avevamo in proposito ufficiali informazioni, ma avevamo ragione di credere l'indicazione esatta. Il dì seguente m'incontrai con il principe Radolin, e, dopo di avergli lasciato il tempo di entrare in discorso, se gli conveniva di farlo, sul motivo per il quale egli mi aveva fatto chiedere l'informazione relativa al viaggio del presidente, vedendo io ch'egli serbava sovra di ciò il silenzio, mi scusai della mancanza di precisione nella risposta che dalla segreteria della mia ambasciata gli era stata mandata. Ciò che riguardava la data ed il programma si trattava a Roma con il signor Barrère. Il mio collega mi ringraziò di avergli fatto dire quanto io stesso ne sapeva, ma non trovò una ragione qualsiasi da addurre per spiegarmi la frettolosa interrogazione ch'egli mi avea fatto fare.

Ora mettendo insieme l'osservazione che il principe Radolin mi avea fatto circa la coincidenza del viaggio del signor Loubet a Roma con la presenza dell'imperatore di Germania nel Mediterraneo, con l'interrogazione recente circa la data dell'arrivo in Italia del presidente della Repubblica, mi nasce l'idea che questo ambasciatore tedesco sia stato egli stesso richiesto da Berlino di accertarsi qui di tale data e, se questa supposizione mia fosse fondata, V.E. comprenderebbe subito le deduzioni che se ne potrebbero fare. La più semplice e naturale sarebbe che l'imperatore voglia combinare il programma della sua crociera in Mediterraneo in guisa da tenersi lontano dalle nostre coste durante il periodo della visita francese. Ma anche l'altra e contraria supposizione è possibile principalmente se fosse vero che l'imperatore ebbe anche altre volte il progetto di procurarsi un incontro con il presidente della Repubblica francese 1•

*Non pare probabile che quel sovrano sia male informato delle disposizioni del sentimento pubblico francese in questo momento. Lo sarebbe però di certo se egli stimasse l'ora presente propizia per una sorpresa di questo genere ed in ogni caso sarà

bene che VE. sia stata avvisata che, nello stato di perplessità e di agitazione in cui si trovano i francesi dopo la dichiarazione di guerra della Russia con il Giappone, mancherebbe assolutamente ogni opportunità ad un colpo di scena di cui qui c'incolperebbero di essere stati i macchinisti*2 .

Mi astenni, dopo il telegramma di VE. del 30 gennaio3 , di occuparmi direttamente qui di ciò che concerne il viaggio pur cercando di tenermi informato di quanto avrebbe potuto interessare il R. Governo.

Le segnalai con il telegramma del 28 febbraio4 il battibecco dei giornali parigini quando l'agenzia Havas ricevette da Roma il programma della visita e l'indicazione della data della medesima. Quel battibecco durò poco e non degenerò in una polemica che sarebbe stata dispiacevole ed aftàtto inopportuna. Le ho segnalato il contegno imbarazzato del presidente che, per non dire troppo, dice niente. Ma se egli tace con me, ha parlato con altri ed a me sembra che, per essere nella verità, dobbiamo ritenere ch'egli è intenzionato di eseguire esattamente il programma della visita; ma stimo nello stesso tempo di aver abbastanza fatto presentire la possibilità di un rinvio al quale le circostanze della guerra russo-giapponese lo costringessero, perché se tale eventualità si verificasse, l'opinione pubblica nei due Paesi vi sia preparata.

Un'altra causa di perplessità è la situazione del Gabinetto. Le ultime votazioni non furono buone per il così detto bloc e le inquietudini che regnano sulla condizione delle forze marittime ha in questi giorni allargato le fenditure che già si erano prodotte nella maggioranza ministeriale. La sessione sarà interrotta a Pasqua. Ma la discussione sulla Marina difficilmente potrà essere rinviata a dopo le vacanze.

243 1 Sul ventilato incontro dell'imperatore di Germania con Loubet a Napoli, cfr. GP, vol. XX/l, nn. 6431-6442.

244

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 601/24. Londra, 9 marzo 1904, ore 3,50.

Ho comunicato al marchese Lansdowne tenore del telegramma di VE. n. 438 1 .

Sua Signoria mi disse aver egli pure ricevuto fino da dieci giorni or sono dal console britannico a Uskub un avviso analogo a quello segnalato dal r. ambasciatore in Costantinopoli, ma che sir N. O'Conor non si era pronunziato sul valore di quella notizia. Egli si riserva di interpellare quell'ambasciatore circa la possibilità di promuovere adesso una nuova distribuzione dei distretti per la gendarmeria pur osservando che dietro le ultime notizie i delegati sembravano ormai sul punto di intendersi, e che in tal caso sarebbe forse pericoloso di risollevare ab ovo quella questione perdendo un tempo prezioso in discussioni sopra punti secondari.

1 Non rinvenuto.

4 Non pubblicato.

Marchese Lansdowne mi disse nella stessa occasione che, se, come pareva indicarlo le notizie di Costantinopoli, divenisse ora necessario di procedere a un qualche atto collettivo di pressione per vincere le nuove resistenze della Sublime Porta contro applicazione delle riforme, il Governo britannico sarebbe disposto a prendervi parte. Sua Signoria intende con ciò dimostrare come egli sia pronto a prestare sincero ed assoluto concorso al programma austro-russo tino a che rimane una qualunque speranza tàrlo riuscire. Ma appunto questa dichiarazione mi lascia impressione che se sorgessero nuovi ostacoli il Gabinetto di Londra non tarderebbe molto a prendere l'iniziativa delle note sue proposte più radicali al che esso si trova spinto da reiterate dimostrazioni dell'opinione pubblica.

243 2 Il passo tra asterischi è edito in ToM~1AS1NI, L 'Italia alla vigilia della guerra, vol. l cit., pp. 380-381.

244 1 Cfr. n. 233.

245

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 602/25. Londra, 9 marzo 1904, ore 3.50 (perv. ore 9,30).

Ho parlato col ministro degli aftàri esteri, in fanna strettamente confidenziale, nel senso telegramma di V.E. 439 1; e qui riassumo la sua risposta: «In linea di diritto Lansdowne non crede che si possa considerare come perenta o menomata la facoltà conferita all'Austria-Ungheria dall'articolo 25 del vigente Trattato di Berlino. Egli anzi mette in qualche dubbio che le riferite dichiarazioni di Barrère gli siano state veramente commesse in quei tennini dal suo Governo. Marchese Lansdowne ammette, d'altra parte, che, data la presente situazione, il momento sarebbe certamente inopportuno per una pratica applicazione di quell'articolo, e che qualora positivamente risultasse aver ora Austria-Ungheria intenzione di valersene, sarebbe a cercarsi modo di rappresentare amichevolmente pericolo di un tale atto e dissuaderla. In linea di tàtto però, marchese Lansdowne non possiede verun indizio che una simile intenzione sia nutrita dal Gabinetto austriaco, né crede alla attuale esistenza di essa. Ad ogni modo marchese Lansdowne prende nota titolo di informazione strettamente personale della tàttagli comunicazione, proponendosi di invigilare con cura sull'argomento dei sospetti di cui si tratta e quando gliene risulti una qualunque conferma si riserva di conferirne ulteriormente con noi».

245 1 Clr. n. 234.

246

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 605/54. Pera, 9 marzo 1904, ore 11,40.

Mi riferisco telegramma di V.E. n. 471 1• In un colloquio avuto oggi col mio collega d'Austria-Ungheria, accennando all'articolo del Pester Lloyd segnalatomi daiI'E.V. e ad un telegramma da Salonicco pubblicato dalla Tribuna, il 4 marzo, gli chiesi se fossero esatte le notizie corse che il suo Governo avesse rinunziato all'intendimento di riservare ai propri ufficiali il compito di riorganizzare la gendarmeria nel distretto di Uskub. Barone Calice mi rispose che il suo Governo aveva manifestato intenzione di riservare questo distretto agli ufficiali austro-ungarici allorché commissione militare aveva deciso di iniziare riordinamento gendarmeria colla fonnazione di cinque battaglioni in altrettante località designate, il cui comando sarebbe affidato agli ufficiali stranieri. Questo progetto essendo stato abbandonato, e trattandosi ora di formare le circoscrizioni definitive, egli aveva chiesto in proposito istruzioni al suo Governo che non gli erano ancora pervenute. Barone Calice è proclive a pensare che la questione forma l'oggetto di scambi di vedute fra i Gabinetti, ma dichiara non avere alcuna informazione dal suo Governo. Ho colto questa occasione per richiamare attenzione del mio collega sulla convenienza, ne li 'interesse delle riforme, di attribuire le zone fra le diverse Potenze, in modo che a nessuna di esse sia affidata quella zona nella quale si può supporre che esse abbiano ad esercitare un 'influenza di indole politica. A questo riguardo barone Calice si mostrò riservato ed evitò pronunziarsi, ripetendo che ignorava istruzioni del suo Governo.

247

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. S.N. Roma, 9 marzo 1904, ore 20,30.

Intervista Giolitti pubblicata da giornale francese Matin e della quale ha parlato a

V. E. il conte Biilow1 è una pretta invenzione. A smentire detta intervista ed altra pubblicata ieri dal giornale italiano Secolo, Giolitti ha diretto alla stampa per mezzo dell'agenzia Stetàni un comunicato ufficiale sul quale prego di richiamare l'attenzione del conte Billow e che è così concepito: «Da qualche tempo giornali esteri ed italiani hanno

pubblicato o commentato interviste attribuite al presidente del Consiglio dei ministri. Siamo autorizzati a dichiarare che il presidente del Consiglio non ha accordata alcuna intervista e quindi quelle notizie e quei commenti non esprimono il suo pensiero»2 .

246 1 T. 471 dcll'?l marzo non pubblicato. L'articolo dell'uflìcioso Pcster Uoyd sosteneva la tesi <<di assegnare le zone più discusse alle Potenze meno interessate».

247 1 Cfr. n. 229.

248

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 309/60. Vienna, 9 marzo 1904.

Nella seduta di ieri della Camera austriaca i deputati tirolesi Escler Perathoner e Schraffl protestarono a nome di tutti i tedeschi del Tirolo senza distinzione di partito contro il progetto per l'istituzione della facoltà giuridica a Rovereto. Il dottor Escler fece rilevare come tale istituzione fosse in contrasto non solo con gli interessi dei tedeschi in particolare, ma bensì con quelli dello Stato in generale. Rovereto l'antica «Rofreiten>> sarebbe per tramutarsi in un centro di agitazione antitedesca; la deputazione tedesca del Tirolo non lo avrebbe mai tollerato e si opporrebbe sin d'ora con ogni mezzo alla creazione della facoltà giuridica in quella città.

Per contro i deputati tedeschi delle altre provincie non disapprovarono il progetto del Govemo e chiesero soltanto l'affidamento che l'erigendo istituto si limiterà alla sola facoltà di legge e che questa non servirà di base in avvenire alla creazione in altre città, Trieste per esempio, d'una vera e propria università.

Il club dei deputati italiani ha dal canto suo trasmesso al presidente dei ministri una comunicazione con la quale manifesta per il proprio malcontento per la inattesa ed infelice soluzione alla questione universitaria e riconferma le dichiarazioni costantemente formulate in proposito circa l'imperscrittibile necessità di istituire a Trieste e non in altra città quale essa sia, la nuova università italiana.

249

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 10 marzo 1904, ore 0,45.

Dopo avere ricevuto le lettere riservatissime dell'E. V. 1 , volli avere in proposito un colloquio confidenziale con questo ambasciatore di Germania. In tale colloquio il conte Monts mi confermò le preoccupazioni delle quali già ella si era fatto interprete,

249 1 Cfr. nn. 226 c 229.

ma aggravandole molto, e attribuendo alla prossima visita del presidente Loubet, per gli effetti che essa potrebbe esercitare sopra la solidità attuale della Triplice Alleanza, e sopra l'avvenire di essa, una importanza che mi è sembrata del tutto sproporzionata alla realtà delle cose2 . Invero, non la restituzione della visita, per se stessa, può meravigliare il Governo germanico; né potranno meravigliarlo le cortesie che il Governo italiano non potrà a meno di restituire all'ospite, né le accoglienze festose che faranno ad esso le nostre popolazioni di indole così tàcilmente espansiva, anche come risposta alle festose accoglienze fatte in Francia ai nostri sovrani. Ma d'altra parte è ferma intenzione nostra di evitare tutto ciò che potrebbe contribuire a dare alla visita una significazione assolutamente contraria alle intenzioni del Governo italiano non meno che a quelle del Governo germanico. Onde è che le preoccupazioni così vivamente manifestate dal conte Biilow non potrebbero avere una reale giustificazione che allora quando egli potesse dubitare dei reali intendimenti del Governo italiano in ordine alle sue alleanze; e un tale dubbio mai più che adesso sarebbe ingiusto e produrrebbe in me, se esistesse, dolorosa sorpresa e rammarico. Ho detto che è intenzione del Governo, per quanto dipenda da lui, di mantenere i tèsteggiamenti in ragionevoli proporzioni. È perciò che abbiamo escluso le visite a Torino e a Milano; abbiamo eliminata la visita alla Spezia per il varo di una corazzata; e abbiamo altresì evitate molte proposte di iniziative private, fra cui la gara nazionale, a Roma, delle società di tiro a segno, e altri progettati congressi. Quanto alla visita a Napoli, è da osservare che un ritorno di Loubet per la via di terra avrebbe probabilmente resa impossibile l'esclusione di una fermata a Torino o a Milano, con conseguenti dimostrazioni che avrebbero preoccupato il R. Governo assai più di quelle di Napoli, prive notoriamente di specifica significazione politica. Del resto ad accogliere e imbarcare il presidente Loubet non verranno a Napoli che tre navi francesi con due torpediniere: e si troverà presente nel golfo soltanto una divisione della nostra squadra; né questa divisione vi si recherà appositamente, ma si troverà nelle acque di Napoli, per la venuta dell'imperatore Guglielmo, e là poi rimarrà in attesa del presidente Loubet. Fu l'ambasciatore di Francia che ci espresse il desiderio di Loubet di ritornare da Napoli per mare. Avendo noi aderito a tale desiderio, non sapremmo ora trovar modo per ritirare l'adesione data. Ciò deve tener presente il conte Biilow, poiché senza di ciò avremmo anche procurato di omettere il passaggio da Napoli. Che se noi siamo risoluti a mantenere i festeggiamenti nei loro giusti confini, d'altra parte io sono non solamente disposto, ma desideroso di cooperare a qualche contemporanea manitèstazione che affermi dinanzi al mondo la lealtà e la serietà dei nostro vincoli di alleanza. Mi duole che a ciò non si presti in tutto la visita dell'imperatore Guglielmo per il suo carattere strettamente privato. Ma nulla toglie che il re nostro, invitato a colazione dall'imperatore a bordo della sua nave, scppure in fonna privata, colga l'occasione per pronunciare un saluto all'ospite augusto con vibrata intonazione politica. Di più ancora, voglia comunicare confidenzialmente al conte Biilow che tra il 5 e il 12 aprile è già concordato un convegno fra il conte Goluchowski c me ad Abbazia. Io sarei molto lieto se a tale convegno tosse terzo il conte Biilow, o se, venendo egli in quei giorni in Italia, volesse accordarne un altro

con me. Questo incontro dei tre ministri delle Potenze alleate basterebbe certamente da solo a togliere ogni timore delle impressioni o delle supposizioni delle quali si preoccupi il cancelliere dell'Impero germanico. E poiché V.E. mi dice che il conte Btilow difficilmente potrà lasciare la Germania durante l'assenza dell'imperatore, io gli propongo di recarmi da Abbazia ad incontrarlo in quella città della Germania meridionale che gli piacesse sceglier per trovarsi un giorno con me, per esempio Stuttgart, Nuremberg od altra. Questi colloqui alla vigilia della venuta di Loubet costituirebbero un fatto politico importantissimo, il cui significato non potrebbe essere da altri fatti diminuito. Quanto poi all'altro timore che la visita del presidente Loubert possa otlrire occasione in Italia a speciali dimostrazioni irredentiste, io ho fiducia che nulla accadrà che possa offendere le giustificate suscettibilità della comune alleata. L'opera del! 'attuale Governo è diretta ad esercitare in favore della Triplice Alleanza tutta la sua azione direttrice dell'opinione pubblica e ad usare, rigidamente ed energicamente, di tutte le facoltà che le leggi gli consentono per prevenire e per reprimere qualunque manifestazione adatta a turbare i suoi rapporti con i Governi alleati. È questo l'impegno fermo, preciso e leale che il Governo italiano assume di fronte a se medesimo. Del resto il fatto che la Triplice Alleanza non impedisce l'esistenza di rapporti amichevoli colla Francia ha contribuito a rendere popolare tra noi l'alleanza stessa. Le ripeto che le preoccupazioni del conte Billow mi hanno recato alquanta meraviglia e rammarico solo perché difficilmente riesco a giustificarle senza ammettere una qualche diffidenza sulla piena lealtà della nostra adesione alla Triplice Alleanza come base e orientamento di tutta la nostra politica estera. Io confido che le assicurazioni che l'E. V. saprà dare con quella autorità che le deriva dalla stima e dalla fiducia personale che così meritamente gode anche presso codesto Governo, varranno pertanto a dissipare le preoccupazioni non solo del conte Biilow, ma anche quelle delrimperatore che credo intravedere, e contribuiranno a confermare ai nostri rapporti con la Germania e con l'Austria quel carattere di piena confidenza reciproca, il cui conseguimento è l'obiettivo della mia azione politica. Attendo in proposito sue ulteriori comunicazioni3 .

247 2 Con T. s. n., pari data, Tittoni spediva a Vi enna analogo telegramma.

249 2 Cfr. il telegramma di Monts del 7 marzo, GP, vol. XX/l. n. 6390. Secondo Monts, la visi la di Loubet era fortemente voluta dal re, GP, vol. XX/L n. 6393.

250

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 609/22. Parigi, 10 marzo 1904, ore l, 15.

Delcassé, indisposto leggermente, non riceve. Prima di comunicargli osservazioni relative scambio ratifiche della convenzione arbitraggio 1 , faccio osservare che nostra convenzione è identica a quella della Francia coll'Inghilterra e la Spagna, che

lo scambio ratifiche coll'Inghilterra è stato eseguito il 25 febbraio, e che Spagna ha le sue ratifiche in pronto e chiede di procedere scambio subito. Se, da parte nostra, anche adducendo ragioni telegrafatemi da V.E., si esitasse a ratificare, si darebbe, probabilmente, luogo a commenti.

249 3 Non 'ono state trovate ulteriori comunicazioni di Lanza.

250 1 Con T. 473 del 9 marzo. non pubblicato, Titloni aveva comunicato: «L'accordo nostro di arbitrato con la Francia è già esecutivo come ivi è espressamente dichiarato dal giorno della firma e non mi sembra dov.:rsi ratitìcare•>.

251

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA

T. URGENTE CONFIDENZIALE 487. Roma, Il marzo 1904, ore 23,35.

Proposte delegati inglesi e italiano per accordo con Inghilterra non furono comunicate alla S.V. temendosi smarrimento corrieri, ed avendo richiesto Londra tàr\e a lei comunicare dal rappresentante britannico. Prego V.S. farmi pervenire su di esse eventuali sue osservazioni. Governo inglese non ci ha ancora fatto pervenire, al riguardo, sue comunicazioni. Per frontiera verso Lugh, non essendo stato possibile intendersi su linea indicata da capitano Colli nella relazione annessa al rapporto 22 agosto 1902 1 , delegato italiano, in via subordinata, accettò di raccomandare R. Governo adozione linea Daua, purché mediante accordo speciale fossero lasciate libere ai commerci Benadir attraverso territorio britannico sulla destra Giuba e del Daua vie comunicazione tra stazioni italiane Giuba e province meridionali etiopiche, fosse assunto impegno da Inghilterra di non stabilire stazioni commerciali, a monte di Lugh, in una zona da determinarsi. I delegati raccomandarono infine ai Governi obbligarsi dare istruzioni ai propri rappresentanti di appoggiare vicendevolmente loro azione presso Menelik per frontiera verso Rodolfo, e per soluzione politico-commerciale questione Lugh.

252

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 399/126. Berlino. 11 marzo 1904 (perv. il I 6).

Ho preso in attento esame quanto l'E. V. mi ha fatto l'onore di scrivermi col suo dispaccio n. 85 in data del 7 corrente1 intorno alla opportunità di pratiche da eseguirsi presso la Porta per la repressione della tratta degli schiavi in Tripolitania. Sto ora redigendo la comunicazione da rimettere a questo dipartimento degli esteri, nei termini da V.E. indicati. Prima, però, mi corre obbligo di fàrle presente quanto segue.

252 1 Cfr. n. 241.

Pur apprezzando debitamente il concetto dal quale è mosso il padre da Barrafranca sono anche io di opinione, al pari del r. console generale a Tripoli e delle autorità consolari di Francia e d'Inghilterra colà, che le misure da quel prefetto apostolico suggerite sono in parte inefficaci ed in parte inattuabili. Circa la convenienza che il Governo del re prenda la iniziativa di pratiche da eseguirsi concordemente dalle Potenze presso la Porta, allo scopo di ottenerne serie garanzie per l 'applicazione del disposto del! 'atto generale di Bruxelles, io naturalmente non ho da pronunciarmi. Ritengo però di non dover nascondere all'E. V. che, a mio parere, il Governo imperiale ben difficilmente si deciderà a far quelle pratiche. La linea di condotta che la Germania osserva, in principio, verso la Turchia e soprattutto gli imbarazzi presenti del Governo ottomano nei Balcani tratterranno verosimilmente il Gabinetto di Berlino dall'eseguir passi che costituiscano, in sostanza, nuove difficoltà per la Porta. Quando io avrò rimesso a questo segretario di Stato per gli affari esteri la comunicazione in discorso, essa verrà messa allo studio, sarà secondo tutta probabilità profondamente, esaurientemente esaminata ed il lavoro di ponderazione sarà tanto più lungo in quanto che la Germania non ha a T ripoli che un vice console (italiano) il quale dipende dal consolato generale a Tunisi. Questo approfondito studio prenderà, secondo il solito in questi casi, così lungo tempo che l'E.V. mi impartirà l'ordine di sollecitare una risposta, la quale io non potrei certo garantire, per le circostanze suesposte, conformi al desiderio di lei.

In questo stato di cose vedrà ella se sia il caso che io consegni la comunicazione che sto ora preparando per il dipartimento degli affari esteri. In attesa di un cortese suo cenno a questo riguardo2 , ....

251 1 Non pubblicato nel vol. VII della serie Il l.

253

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. RISERVATO S.N. Roma, 12 marzo 1904, ore 11,05.

Ricevo sue lettere particolari l o e 5 marzo 1• Ringrazio V. E. concordando pienamente nelle considerazioni in esse svolte.

20R

252 2 L'appunto allegato non si pubblica perché è la traccia della risposta. Al riguardo cfr. n. 297. 253 1 Cfr. nn. 227 e 237.

254

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 497. Roma, 13 marzo 1904, ore 19,30.

Mi riferisco al mio telegramma n. 270 1• Come I'E.V. sa, dopo quelle prime dichiarazioni, la questione della distribuzione delle zone fra le diverse Potenze venne sospesa, probabilmente in seguito all'affacciarsi delle difficoltà fra le quali certamente non ultima la intenzione nostra precisa, alla quale abbiamo trovato consenzienti i Gabinetti di Londra e di Parigi, di aver affidato il distretto di Monastir, qualora l'Austria insistesse nel reclamare per sé quello di Uskub. Ora il duca A varna mi telegrafa2 di aver avuto comunicazione dall'ambasciatore di Francia a Vienna che i Governi d'Austria e di Russia avrebbero chiesto a quello di Francia se consentisse ad accettare il compito di riorganizzare la gendarmeria nel distretto di Monastir. Voglia far rilevare a Jord Lansdowne come tale notizia dinoti l'intenzione dell'Austria e della Russia di considerare la distribuzione dei distretti fra le varie Potenze come una facoltà spettante non al concerto europeo, ma soltanto a quei due Stati. Ora anche a prescindere dal fatto che la competenza europea in tale questione è stata già riconosciuta col sottoporre la questione stessa alla Commissione militare di Costantinopoli, pare a me che quel principio non possa assolutamente essere accolto senza perdere d'un sol tratto tutto il terreno che in questi ultimi mesi si è guadagnato per attribuire carattere europeo alla soluzione della questione macedone, esistendo in ciò assoluta conformità di idee e di azione fra i Gabinetti di Londra e di Roma. Se per il carattere inevitabilmente politico della questione si è voluto sottrarla alla Commissione tecnica di Costantinopoli, ciò non toglie peraltro che essa debba essere risoluta per accordo fra tutti gli Stati. In questo senso sarebbe indispensabile che l'ambasciatore inglese a Vienna avesse istruzioni di parlare esplicitamente al conte Goluchowski. Quanto ai criteri da seguire per la attribuzione delle zone, io persisto nel ritenere che la migliore soluzione sarebbe quella di attribuire le zone fra le Potenze in modo che a nessuna fosse affidata quella zona nella quale si può supporre che essa abbia ad esercitare un'influenza di indole politica. Sarebbe questo il modo migliore per manifestare col fatto che nessun Stato intende di far prevalere nella soluzione della questione macedone i propri particolari interessi. Qualora peraltro l'Austria-Ungheria e la Russia non aderendo a quest'ordine di idee, l'Austria-Ungheria reclamasse per sé il distretto di Uskub, il Governo italiano stima che il distretto di Monastir sia assolutamente il solo che possa convenire all'Italia, ed è grato al Governo inglese che ha già dichiarato di voler appoggiare questa legittima nostra richiesta.

Io prego V. E. di riferirmi quali siano i precisi intendimenti di lord Lansdowne in materia, e quali siano le istruzioni che egli intende dare all'ambasciatore inglese a Vienna.

2 T. 626/30 del 12 marzo, non pubblicato.

254 1 Cfr. n. 176.

255

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL' AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA 1

T. 498. Roma, 13 marzo 1904, ore 19,30.

La comunicazione dell' E.V. contenuta nel telegramma n. 302 recami meraviglia e rammarico. Come ella rileverà dal mio telegramma n. 2703 a codesta r. ambasciata e dai telegrammi di risposta di codesto incaricato d'affari in data del 15 e 16 febbraio4 , il conte Goluchowski fu informato del nostro preciso intendimento di avere il distretto di Monastir, qualora non prevalendo, nella distribuzione dei distretti, il criterio del minor grado di interesse politico, l'Austria richiedesse il distretto di Uskub. Il conte Goluchowski rispondeva facendo comprendere di considerare la questione come prevalentemente tecnica, e rimettendo la decisione agli ambasciatori a Costantinopoli. Dopo di ciò nessuna altra comunicazione ci pervenne dal Gabinetto di Vienna *prima della notizia trasmessami dali' E.V. la quale è in aperta contraddizione colle precedenti dichiarazioni del conte Goluchowski. Voglia pertanto richiamare amichevolmente su ciò tutta l'attenzione di lui*. Io insisto nel ritenere che la migliore soluzione sarebbe quella di attribuire le zone fra le Potenze in modo che a nessuna fosse affidata quella zona nella quale si può supporre che essa abbia ad esercitare una influenza di indole politica.

Sarebbe questo il modo migliore per manifestare ancora una volta il concetto che nessuno Stato intende di far prevalere nella soluzione della questione macedone i propri particolari interessi. Qualora l'Austria-Ungheria non credesse di poter aderire a questo ordine di idee e reclamasse per sé il distretto di Uskub, il R. Governo nulla avrebbe da opporre, né ci minimamente altererebbe la sicurezza che esso ha, dopo le esplicite e leali dichiarazioni ricevute delle intenzioni del tutto disinteressate di quel Governo. Ma io non posso prescindere dalle condizioni dello spirito e della pubblica opinione italiana e dovrei perciò, come già ho dichiarato, reclamare per l'Italia il distretto di Monastir. Le difficoltà a ciò da parte dell'Austria-Ungheria non potrebbero derivare che dalla supposizione nel!' Italia di mire interessate che sarebbero in assoluto contrasto colla politica e colle dichiarazioni nostre. Voglia in pari tempo far rilevare al conte Goluchowski come la questione della attribuzione delle zone già portata dinnanzi alla Commissione militare di Costantinopoli, è stata anche con ciò riconosciuta come di competenza europea. Essa non potrebbe perciò in nessun modo venire risoluta, almeno in quanto si riferisce alla attribuzione dei distretti non reclamati dalla Russia e dali' Austria, per un semplice accordo fra quelle due Potenze. lo confido che il Governo austriaco riconoscerà la legittimità di queste nostre considerazioni e la necessità di non turbare in questo momento l'accordo fortunatamente sino a ora esistito fra le Potenze.

2 T. 626/30 del 12 marzo, non pubblicato.

3 Cfr. n. 176.

4 Si tratta dei TT. 372 del 15 febbraio e 387 del 16 febbraio, non pubblicati.

255 1 Ed., con alcune varianti e l 'omissione del brano fra asterischi, in LV I 04, pp. 175-176.

256

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELU

T. 499. Roma, 13 marzo 1904, ore 20.

S.M. il re ha firmato stamane la ratifica della nostra convenzione d'arbitrato con la Francia, che le sarà spedita domani. V.E. potrà così procedere allo scambio, però desidero che, prima di ciò fare, ella faccia presente al signor Delcassé le considerazioni contenute, a tale riguardo, nel mio secondo telegramma 1 , autorizzandolo ad astenersi dallo scambio se il signor Delcassé se ne mostra persuaso.

257

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 635/54. Berlino, 14 marzo 1904, ore 1,57.

Rispondo suo telegramma 493 1• Secondo programma stabilito, imperatore di Germania giungerà 24 corrente a Napoli, sul piroscafo del Norddeutschen Lloyd «Konig Albert>>, scortato dall'incrociatore «Friedrich Karl» e subito trasborderà sull' «Hohenzollem», che lo attende in quel nostro porto già fin dal l Ocorrente. L'imperatore ha con sé il suo stendardo e la bandiera ammiraglia, ma non si sa, a questo Gabinetto Marina, quale batterà entrando a Napoli. A mio avviso, data la forma privata del viaggio, non sarebbe il caso di rendere visita sovrano, bensì di limitarsi a salutare, secondo le regole internazionali, la bandiera che si vedrà issata. È prevedibile che la entrata nel porto Napoli avrà luogo come quella nei porti di Vigo e di Gibilterra sulle quali V.E. può facilmente avere informazioni ciò specie per Gibilterra ove trovasi un r. console. Per quanto concerne le visite, sono di parere, malgrado forma privata dell'arrivo, soltanto i comandanti militari e marittimi, il prefetto ed il sindaco abbiano a sollecitare, senza ritardo, l'onore di ossequiare S.M. l'imperatore. Sarebbe opportuno, inoltre, che le regie autorità si tenessero in contatto col comandante «Hohenzollern» per notizie ed eventuali accordi. Per quanto si riferisce incontro che

S. M. il re ritengo vorrà avere con S.M. l'imperatore di Germania, credo senza però poterlo affermare in modo positivo che i due sovrani siano già in diretta relazione.

257 1 T. dell3 marzo che non si pubblica.

256 1 Cfr. n. 250, nota l.

258

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 642/36. Vienna, 14 marzo 1904. ore 8,45.

Nel colloquio avuto oggi con ambasciatore di Francia, egli mi ha detto aver chiesto, pochi giorni dopo mio arrivo Vienna, a conte Goluchowski, per incarico di Delcassé, per quali ragioni Austria-Ungheria era contraria assegnazione Italia vilayet Monastir, mentre essa riservavasi vilayet Uskub. Conte Goluchowski aveva risposto che, a cagione situazione interna attuale Albania, assegnazione Italia vilayet Monastir avrebbe provocato opposizione Turchia per la diffidenza che nutriva verso di essa, né Austria-Ungheria desiderava, dal canto suo, attribuirsi quei vilayet. Quanto al vilayet Uskub, la sua assegnazione all'Austria-Ungheria non avrebbe potuto dar luogo alcuna abbiezione da parte Turchia 1•

259

IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 666/15. Addis Alem, 14 marzo 1904 1.

In questo momento Lagarde, sostenuto da Jlg, testé decorato in Francia, da Chefneux, da maomettano Hugues Leroux, espressamente inviato da Etienne, forza Menelik accordare Governo francese linea ferroviaria Gibuti-Caffa.

Menelik non si oppone concessione ad una società privata con capitali internazionali, ma non vuole che Governo francese ne abbia diritto esercizio e pieni diritti. Francesi minacciano accusare me perché credono consigli Menelik. Non fo che tutelare nostri interessi come da ordini avuti e come coscienza mi detta. Ferrovia GibutiCaffa in mano Governo francese rinnoverebbe qui ciò che avviene in Manciuria. Conquista pacifica della ferrovia è per noi più conveniente e pei francesi più efficace di una spedizione armata. Questa linea taglia metà Etiopia. Taglia metà nostri interessi e distacca per sempre Eritrea da Benadir. Adua fu una battaglia perduta, ma questo risultato francese sarebbe per noi perdita completa definitiva della Etiopia e non credo sia in noi facoltà fare oggi definitiva rinunzia a nome nostri nepoti. A che pro esigere ora da Inghilterra riconferma riconoscimento protocollo del 1891 se si conce

de Francia completamente sconvolgere statu quo. Promessa francese accettare libero transito Gibuti ha valore se è limitata influenza francese al levante Gibuti-Harrar, ma non è compenso adeguato pel vantaggio immenso che Francia esige. Questione è grave troppo decisamente minaccia nostri interessi; per ciò credo non lasciarsi impressionare da minaccie francesi né lusingarsi da promesse effimere. È indispensabile, credo, molta calma ed energia da parte nostra: io, intanto, procuro indurre Menelik temporeggiare, e attendo Harrington per fare agire questi. È bene oggi, come è posta questione, essa interessa più noi inglesi. Attendo istruzioni telegrafiche: mio stato salute mi può rendere inabile alla lotta da un momento all'altro2 .

258 1 Con T. riservato 688/32 pari data (trasmesso posteriom1ente. ma redatto anteriormente), A varna comunicava: «Ho rivisto oggi ambasciatore di Francia che mi ha detto conte Goluchowski avergli fatto conoscere Governi Austria-Ungheria e Russia avevano creduto offrire Francia vilayet Monastir. la sua assegnazione ad altra Potenza. verso cui Sublime Porta nutrisse diffidenza, potendo sollevare difficoltà».

259 1 Il telegramma fu trasmesso via Asmara il 17 marzo, ore 5,30.

260

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATISSIMO .. ./55. Berlino, 15 marzo 1904, ore 17,36 (perv. ore 21).

Faccio seguito al mio telegramma di ieri 53 1• Ebbi jer sera colloquio con Biilow, durante il quale, sulla scorta delle istruzioni contenute nel telegramma di lei del l 02 e in forma amichevole, cercai fargli comprendere quanto fossero esagerate le sue preoccupazioni per la visita del presidente della Repubblica. Dopo di avere reso omaggio ai sentimenti dai quali quelle preoccupazioni partivano, gli dissi che la Triplice Alleanza, agli occhi del Governo del re non meno che a quelli del Governo imperiale, è bene prezioso, che si comprendevano quindi i suoi timori di vederla scossa, ma che conveniva astenersi dallo esagerarli, avendo fede nella lealtà dei contraenti. A conforto della mia esposizione toccai, evitando però anche l'apparenza di dare spiegazioni, che non ci erano state, né potevano, in alcun modo, essere richieste, i punti in cui riassumesi il citato telegramma di V.E. Blilow, nelle sue risposte, riaffermò la sua piena fiducia nei propositi che un Governo, come quello di cui tànno parte Giolitti e V.E., ha per il saldo mantenimento della Triplice Alleanza. S.E. apprese con speciale soddisfazione della fiducia di lei, che nulla avverrà durante le feste per la visita presidenziale atto a dare arma in mano ai nemici della Triplice Alleanza e ai partiti sovversivi. Blilow poi si compiacque in modo del tutto speciale nel sentire che poche saranno le navi italiane che si troveranno a Napoli e che esse vi si recheranno in precedenza per l'arrivo dell'imperatore di Germania; in tali condizioni sarebbero cadute di per sé quelle [ ... pdi un affratellamento solenne della marina italiana e francese, del quale avevano tanto parlato già i giornali e che avrebbe ferito,

2 Cfr. n. 249.

3 Gruppi indecifrati.

diceva Biilow, il sentimento del popolo tedesco. Biilow è lieto che ella possa incontrarsi in Abbazia con conte Goluchowski e [ ... p di buon grado [ ... p convegno se assenza di S.M. imperatore non lo costringesse a non allontanarsi da Berlino. Gli sarebbe stato gradito incontro con V.E. anche altrove, ma questo pure non gli è possibile. Venendo però meno incontro dei ministri delle tre Potenze, Biilow ritiene che a VE. sarà agevole trovare occasione per riaffermare dinanzi al mondo, con una dichiarazione ufficiale solenne, la continuità e la saldezza dei legami delle tre Potenze, i quali non escludono la cordialità dei rapporti con la Francia. Biilow è anzi d'opinione che una tale opportunità, da lei abilmente colta, possa presentarsi durante la visita presidenziale. Conclusione: Biilow mi è sembrato jersera meno preoccupato, ma a togliere quello che resta delle sue primitive preoccupazioni varranno soltanto fatti come già le ho detto nel mio telegramma di iersera. Nel congedarmi ho domandato a Blilow in tono amichevole: «posso dire a Roma che le vostre preoccupazioni sono svanite?». Egli sullo stesso tono rispose: «ditelo pure, ma non ditelo troppo», e riprendendo il tono serio proseguì: «dite però pure a Governo italiano e Tittoni che io ho fede in essi, che in essi ripongo tutte le mie speranze, che durante la visita di Loubet nulla accadrà atto a indurre il popolo tedesco a ritenere e a costringere me a convenire che la Triplice Alleanza è virtualmente morta». Tralascio le allusioni fatte da Btilow all'alleanza dei tre Imperi che succederebbe alla rottura della Triplice Alleanza e lascerebbe noi in balia della Francia. Di ciò non è il caso di parlare essendo dei due Paesi comune desiderio e proposito, nel loro interesse reciproco, che non si spezzi la combinazione politica attualé

259 2 Per la risposta cfr. n. 287.

260 1 T. personale del 14 marzo, non pubblicato, che dava solo notizia del rinvio dell'incontro con Blilow a quella sera stessa.

261

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO 513. Roma, 15 marzo 1904, ore 22,45.

Rispondo suoi telegrammi personali nn. 32 e 361• Le confermo che nessuna offerta e molto meno accettazione, vilayet Salonicco è avvenuta da parte nostra. Quanto a supposta diffidenza Turchia essa è evidente pretesto. Posso ad ogni modo eventualmente autorizzarla affermare che contegno attuale Sublime Porta nostro riguardo è invece ispirato massima cordialità e confidenza.

n. 6395. 261 1 Cfr. n. 258 e nota l.

260 1 La versione di Biilow (secondo il quale il colloquio avvenne il giorno 15) in GP, vol. XXII,

262

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

D. 128841106. Roma, 15 marzo 1904.

La E.V. col rapporto del 14 febbraio u. s. n. 1931 informava questo Ministero di un suo colloquio col marchese di Lansdowne a proposito della ferrovia di GibutiHarrar.

Mentre prendo buona nota delle amichevoli dichiarazioni fattele in questa occasione dal marchese di Lansdowne, la prego di fargli conoscere che ne ho informato il maggiore Ciccodicola perché egli conformi la sua condotta nella questione della ferrovia etiopica, alla intesa esistente tra Italia e Inghilterra, mettendosi in relazione col suo collega inglese2 .

263

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MORRA DI LAVRIANO

T. 518. Roma, 16 marzo 1904, ore 19,15.

Mi riferisco mio telegramma n. 4951 . Il duca A varna mi manifesta la possibilità che, di fronte rinnovato rifiuto Francia assegnazione vilayet Monastir, questo possa venire reclamato Russia. Non credo verosimile tale notizia che avrebbe da parte della Russia aperto signitìcato di malanimo verso di noi, in contrasto con la cordialità dei nostri rapporti attuali. Voglia pertanto agire nel modo più pronto ed eftìcace per appurare cautamente se la notizia è vera e in tale caso per impedirne effettuazione. Qualora si allegasse pretesto supposte diffidenze Turchia ella è autorizzata rispondere avere il R. Governo segni non dubbi che contegno attuale Sublime Porta a nostro riguardo è invece ispirato massima intimità confidenza.

'Pansa rispose con R. 419/154 del 30 marzo, d'aver comunicato a Lansdowne: «Essere il nostro ministro in Addis Abeba stato avvertito, per norma delta sua condotta. di quanto si era fra noi detto circa t'eventualità di uno scambio d'idee colta Francia riguardo alta ferrovia Gibuti-Harrar>>.

262 1 Cfr. n. t78.

263 1 T. 495 del 3 t marzo. non pubblicato. con il quale Tittoni intòrmava Morra di Lavriano circa la notizia che la Francia non intendeva accettare il distretto di Monastir.

264

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. RISERVATO PERSONALE S.N. Roma, 16 marzo 1904.

Ricevuto telegrammi 54 e 55 1• Ringrazio notizie. Prego partecipare subito a Blilow che non potendo egli incontrarsi con me, S.M. il re vorrebbe condurmi con sé a Napoli e presentarmi a

S.M. l'imperatore per dare alla visita un carattere più spiccato. Prima però di decidere in proposito S.M. il re vorrebbe che Blilow ne avvertisse confidenzialmente l'imperatore per assicurarsi che la mia presenza gli riesca gradita. Attendo da V.E. risposta telegrafica in proposito al più presto possibile2 . S.M. il re desidera anche sapere se imperatore alla colazione gli rivolgerà un brindisi perché in tal caso si preparerebbe a rispondergli con spiccata affermazione politica. Anche su ciò mi occorrerebbe sollecita risposta telegrafica. S.M. il re visiterà a Napoli l'imperatore la mattina del

26. Prego rinnovare a BUlow mia assicurazione che cortesie a Loubet contenute nei limiti di doverosa ospitalità non possono e non devono, in alcuna guisa, influire su solidità Triplice Alleanza. Confermo che varo a Spezia non avrà luogo malgrado agenzia Havas lo includa nel programma delle feste per Loubet.

265

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 659/27. Londra, 17 marzo 1904, ore 3.

In via privata e confidenziale mi risulta confermato essere in corso importanti trattative tra l'Inghilterra e la Francia per un amichevole assestamento generale delle loro principali pendenze, e ciò sulle basi seguenti. l) Riguardo all'Egitto si sta negoziando in Parigi per stabilire le condizioni che la Francia accetterebbe per una conversione del prestito, nonché per certe modificazioni al decreto della Cassa del Debito, conservandone intatta, in principio, la costituzione. Spetterebbe poi, beninteso, al Governo inglese di procurarsi regolarmente dalle altre Potenze interessate il loro debito assenso alle proposte così concordate. 2) Circa il Marocco l'Inghilterra farebbe a favore Francia una dichiarazione di disinteressamento uguale a quella fatta a noi per la Tripolitania, con esplicita riserva a garanzia libertà e parità di trattamento in materia commerciale. La Francia provvederebbe poi a dare le debite soddisfazioni agli interessi della

Per la risposta cfr. n. 272.

Spagna. 3) L'Inghilterra rinunzierebbe ai suoi reclami contro i privilegi a sé riservati dalla Francia in Madagascar. 4) La Francia rinunzierebbe ai suoi diritti territoriali in Ten·anova, con riserva dell'esercizio della pesca e adeguate indennità ai propri sudditi interessati. 5) L'Inghilterra consentirebbe ad una modificazione dei confini nella regione del Niger in modo da assicurare le comunicazioni fra i diversi possessi francesi.

Non si è trovata per ora la possibilità di una transazione territoriale riguardo le Nuove Ebridi, ma si cercherà di migliorar in pratica attuale modus vivendi.

Queste trattative sono spinte con viva sollecitudine dall'ambasciatore di Francia allo scopo di approfittare delle disposizioni del Governo britannico, il quale, in previsione delle eventualità dell'attuale guerra, annette la massima importanza a consolidare sue relazioni colla Francia. In vista eziandio delle precarie condizioni attuali del Gabinetto Balfour 1 , credo si farà il possibile per addivenire ad una conclusione prima di Pasqua, anche a costo di rinunziare, per ora, alla definizione tassativa di qualche punto che offrisse difficoltà.

264 1 Cfr. nn. 257 e 260.

266

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 660/26. Londra, 17 marzo 1904, ore 3.

16 marzo. Lord Lansdowne mi ha informato che ieri questi rappresentanti di Austria-Ungheria e di Russia gli hanno proposto da parte dei loro Governi, che l'organizzazione della gendarmeria del distretto di Monastir venga assunta dagli ufficiali inglesi. Sua Signoria ha risposto non trovare a ciò obiezioni di massima, ma desidera sapere se quella proposta formasse parte di un sistema di distribuzione previamente gradito da tutti i Governi interessati.

Ho quindi nuovamente insistito presso questo ministro degli affari esteri per le soluzioni dalla E.V. raccomandate nel suo telegramma n. 4971, in seguito a che Sua Signoria ha oggi stesso risposto all'ambasciatore di Russia e all'incaricato d'affari austro-ungarico.

Egli li pregò di sottoporre al Governo le due seguenti alternative: l) assegnare Salonicco alla Russia, Monastir all'Inghilterra, Uskub alla Francia e i due distretti orientali all'Austria-Ungheria ed ali 'Italia; 2) se l'Austria-Ungheria insiste avere Uskub, assegnare Monastir all'Italia e i due distretti orientali alla Francia e Inghilterra. Nel caso che poi né l'una né l'altra di queste soluzioni ottenesse generale gradimento, lord Lansdowne aggiunse non avere difficoltà ad una estrazione a sorte di tutti i distretti fra le cinque Potenze.

Dietro mio suggerimento, Sua Signoria assentì a telegrafare all'ambasciatore d'Inghilterra a Vienna istruzione di intendersi col duca di A varna circa il procedimento di questo affare. Ad ogni modo, avendo io pure avuto occasione di spiegarmi oggi amichevolmente coi miei colleghi austriaco e russo dopo la loro conversazione con lord Lansdowne, la questione sarà ora se non altro pusla ìraucmlltilk a Vienm/.

265 1 Sulla difficile situazione parlamentare inglese Pansa riferiva con R. 3371122 del 15 marzo, che non si pubblica.

266 1 Cfr. n. 254.

267

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA 1

T. 527. Roma, 17 marzo 1904, ore 20.

Rispondo suo telegramma n. 262 . Le proposte di lord Lansdowne concordano perfettamente col mio modo di vedere e sono a mio avviso le sole adatte a mantenere l'accordo fra le Potenze ed a facilitare l'esecuzione delle riforme. Prego V.E. di manifestare questo mio pensiero a lord Lansdowne colla prima occasione e di esprimergli i miei personali ringraziamenti.

268

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 326/72. Vienna, 17 marzo 1904 (perv. il 23).

In un colloquio che ebbi ieri con l'ambasciatore di Francia il discorso essendo caduto sulle dichiarazioni fattegli dal conte Goluchowski, prima del mio arrivo in Vienna, circa la politica del!' Austria-Ungheria nei Balcani, di cui è cenno nel mio telegramma n. 11 del 2 corrente 1 , egli mi disse che nel prendeme atto avevagli rappresentato l'opportunità di farle ripetere al signor Delcassé dal nuovo ambasciatore d'Austria-Ungheria a Parigi, conte Khevenhiiller, allorquando si sarebbe recato a prender possesso del nuovo suo posto.

Il conte Goluchowski aveva osservato che spettava a Sua Maestà l'imperatore di decidere su tale questione.

Il marchese Reverseaux credette quindi di parlame al conte Khevenhiiller e gli chiese se gli sembrasse conveniente di intrattenerne Sua Maestà aggiungendo che il suo arrivo a Parigi sarebbe stato salutato con soddisfazione maggiore se avesse potu

2 Cfr. n. 266.

to portare di persona al Governo della Repubblica, da parte del Governo imperiale e reale, le dichiarazioni rassicuranti fattegli dal conte Goluchowski.

Sua Maestà l'imperatore, a cui il conte Khevenhiiller aveva sottomesso la cosa nell'udienza di congedo, avevalo informato che avrebbe ingiunto al conte Goluchowski di impartirgli le necessarie istruzioni, in seguito alle quali egli aveva riferito al signor Delcassé al suo giungere in Parigi le dichiarazioni in discorso.

Tali dichiarazioni, che sono conformi a quelle fattemi dal conte Goluchowski nella prima visita che gli feci dopo il mio arrivo in Vienna (rapporto n. 205/2 del 25 febbraio u.s.)2 , acquistano un'importanza maggiore essendo state ripetute al Governo della Repubblica dietro espresso ordine di Sua Maestà l'imperatore3 .

266 2 Con T. 526, pari data, Tittoni comunicò ad A varna: «io alla mia volta perfettamente consentendo in tali proposte del Governo inglese, la prego di mettersi subito in rapporto col suo collega d'Inghilterra concordando con lui la procedura più adatta per raggiungere lo scopo comune».

267 1 Ed. in LV 104, p. 108.

268 1 Non pubblicato.

269

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. CONFIDENZIALE 675/59. Pera, 18 marzo 1904, ore 7,02.

Mi riferisco al telegramma di V.E. 519 1• In un colloquio avuto oggi col mio collega di Austria-Ungheria avendo nuovamente insistito sulla opportunità di definire questione delle circoscrizioni, egli mi ha risposto di non avere ancora ricevuto da Vienna necessarie istruzioni. Osservo che pur supponendo che barone Calice non ignori vedute del suo Governo il fatto che Gabinetto di Vienna si è direttamente rivolto a quello di Parigi e siccome mi è stato riferito da ultimo anche al Gabinetto di Londra confermerebbe che egli non è autorizzato ancora a trattare questione coi miei colleghi e con me. Contegno del Governo austro-ungarico lasciando del resto chiaramente intravedere sua intenzione di giungere ad una soluzione che ci escluda da Monastir ogni mia insistenza al riguardo presso barone Calice tornerebbe vana. Mi permetto quindi esprimere avviso che converrebbe oramai avere col Gabinetto di Vienna una esauriente spiegazione per non esporci al pericolo di trovarci di fronte accordo o a decisione meno conforme ai nostri interessi2 .

2 Riguardo all'atteggiamento del Governo austro-ungarico in merito alla ripartizione dei distretti in Macedonia, Avarna, con R. 401/111 del 18 marzo, riferì di un colloquio avuto con Mérey, primo caposezione del Ministero degli esteri, nel corso del quale alla sua richiesta se fosse già stata risolta la questione della delimitazione delle circoscrizioni fra le Potenze: «Egli mi rispose che era tuttora in sospeso e che nessuna decisione credeva fosse stata presa in proposito dagli ambasciatori a Costantinopo

li. La risposta evasiva datami dal signor Mérey, che non può certo ignorare l'offerta fatta a Parigi e a Londra del distretto di Monastir, è una nuova prova della riserva che si tiene a questo R. Ministero degli affari esteri per tutto ciò che riguarda l'organizzazione della gendarmeria. Ed una tale riserva è mantenuta altresì dallo stesso conte Goluchowski non solo a mio riguardo, ma anche verso i miei colleghi d'Inghilterra e di Francia, a quanto mi riferirono, come ebbi a far conoscere alla E. V. nel mio telegramma n. 34 del 14 corrente» (telegramma che non si pubblica).

268 2 Cfr. n. 212. 3 Analoghe dichiarazioni rassicuranti sulle intenzioni di Goluchowski aveva fatto ad A varna il giorno 16 l'ambasciatore di Gran Bretagna (R. riservato 325/71 del 17 marzo, che non si pubblica). 269 1 T. 519 del 16 marzo, non pubblicato, con il quale Tittoni dava notizia del rifiuto da parte del Governo francese dell'offerta relativa al distretto di Monastir.

270

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 530. Roma, 18 marzo 1904, ore 15.

Avvertola per sua norma avere direttore politico Ministero affari esteri Pietroburga dichiarato generale Morra che la Russia non tiene affatto al vilayet di Monastir1 .

271

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 543. Roma, 19 marzo 1904, ore 18,15.

Ho telegrafato al r. ambasciatore in Londra acciocché preghi lord Lansdowne mandare senza indugio a codesto ambasciatore britannico precise istruzioni di fare accettare da Goluchowski l'una o l'altra delle tre soluzioni indicate nel mio telegramma n. 526 1• Importa che V.E. si adoperi presso Goluchowski nel senso stesso facendogli comprendere l'urgenza di una conclusione per la quale gli ambasciatori di Austria-Ungheria e di Russia a Costantinopoli, contrariamente alla affermazione sua, si dichiarano senza istruzioni e che deve quindi essere direttamente concordata tra i Gabinetti. V. E. può schiettamente dichiarare al conte Goluchowski che, qualora l'Austria-Ungheria rinunci al distretto di Uskub occidentale, noi rinunciamo del pari a Monastir, ma se l'Austria-Ungheria persiste nel volere il distretto occidentale di Uskub, noi dobbiamo dal canto nostro insistere per Monastir, che, in tale ipotesi, tanto più facilmente dovrebbe esserci concesso in quanto che dalla Francia fu rifiutato, la Russia si dichiara indifferente, e l 'Inghilterra lo accetterebbe solo se tutte le Potenze prestassero un consenso che, per parte nostra, non potremmo dare se non qualora l'Austria-Ungheria rinunci allo Uskub occidentale. È evidente, insomma, e

V.E. potrà facilmente dimostrarlo al conte Goluchowski che la sola possibile uscita dalle presenti difficoltà consiste nella adozione dell'una o dell'altre delle tre formule di lord Lansdowne, la quale soluzione raccoglierebbe, per quanto si può presumere, l'unanime assenso delle Potenze.

270 1 La notizia era stata comunicata da Morra di Lavriano con T. 664 del 17 marzo, non pubblicato. Con successivo T. 691123 del 19 marzo, non pubblicato, Morra aveva aggiunto: «Mi risulta che Governo russo si è deciso adoperarsi per persuadere Austria ad ammettere assegnazione Monastir all'Italia e sperare riescirvi».

271 1 Cfr. n. 266, nota 2.

272

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATISSIMO PERSONALE .../56. Berlino, 20 marzo 1904.

Ho potuto vedere subito stamane Btilow, questi non dubita che imperatore gradirà molto la conoscenza personale di lei e telegrafa a Sua Maestà che ella accompagnerà il nostro augusto sovrano a Napoli. Né io, né Btilow sappiamo se imperatore rivolgerà brindisi a Sua Maestà il re. Btilow ritiene però la cosa probabile ed io mi permetto quindi di segnalare opportunità che una risposta del nostro re abbia ad essere preparata per ogni evenienza. Si tratterebbe naturalmente di risposta nel caso in cui la colazione avesse luogo a bordo di nave tedesca perché se questa invece si effettuasse a bordo di una nave di Sua Maestà sarebbe, secondo gli usi, che il nostro sovrano prendesse primo la parola.

273

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATISSIMO .../57. Berlino, 21 marzo 1904, ore 17,30 (perv. ore 18,50).

A conferma del mio telegramma 561 , informo VE. avermi Btilow testé comunicato che S.M. l'imperatore di Germania sarà lieto fare a Napoli conoscenza personale di lei. S.M. l'imperatore ha pur risoluto in senso affermativo la questione del brindisi2 . Converrà quindi che la risposta del nostro augusto sovrano abbia ad essere tenuta pronta, ferma restando quanto a questo riguardo le ho telegrafato già.

2 La notizia era stata comunicata anche da Monts con un biglietto del giorno 21 a Tittoni.

273 1 Cfr. n. 272.

274

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 21 marzo 1904, ore 20.

Ringrazio V.E. telegramma n. 571• Prego partecipare al conte Btilow che per l'arrivo di S.M. l 'imperatore di Germania si troveranno a Napoli sette corazzate ed una squadriglia di cacciatorpediniere.

275

L'AMBASCIATORE A VIENNA, A VARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. PERSONALE 716/43. Vienna, 22 marzo 1904, ore 17,55.

Conte Goluchowski mi ha detto spontaneamente che contava partire quattro aprile Abbazia ove rimarrebbe fino 11 detto mese. L'avermi ripetuto tale informazione, mi ha lasciato impressione come se desiderasse conoscere da me data in cui avrebbe potuto incontrarsi con V. E. 1 .

276

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. CONFIDENZIALE 717/44. Vienna, 22 marzo 1904, ore 17,55.

Da informazioni personali che provengono indirettamente da questa ambasciata Russia risulta che Governo russo sarebbe stessa opinione Governo austro-ungarico non potersi assegnare Italia distretto Monastir a causa sfiducia che si pretende nutrirebbe contro essa sultano che troverebbe in tale assegnazione nuovo motivo opporsi organizzazione gendarmeria. Dette informazioni confermano inoltre quanto V.E. mi fece conoscere suo telegramma 530 1 Russia non tenere farsi assegnare Monastir che accetterebbe però se fosse rifiutato da altre Potenze.

275 1 Per la risposta cfr. n. 282. 276 1 Cfr. n. 270.

274 1 Cfr. n. 273.

277

IL MINISTRO DEGU ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA

0. CONFIDENZIALE I 4138/34. Roma, 22 marzo 1904.

L'ingegnere Ilg, trovandosi a Roma di passaggio, prima del suo ritorno costà, credetti non inopportuno avere con lui un colloquio. Di quanto fu trattato in esso è detto nel dispaccio diretto da questo Ministero in proposito al r. ambasciatore in Londra1 e che le comunico qui annesso.

L'ingegnere Ilg mostrassi molto ben disposto ad agevolare l'azione italiana in Etiopia, solamente chiese che non fosse ostacolata la compagnia costruttrice della linea Gibuti-Harrar nel proseguimento di essa fino ad Addis Abeba.

Le considerazioni generali che potevano indurre il R. Governo, d'accordo sempre con quello britannico, a tenere una linea di condotta favorevole alla Francia in questa questione sono esposte nell'annesso dispaccio, ed il r. ambasciatore che aveva incarico di avere in questo soggetto uno scambio di idee col marchese di Lasdowne riferisce il colloquio con questi avuto col rapporto parimenti unito2 e sul quale richiamo l 'attenzione della S. V

Dalla comunicazione in via confidenziale di questi documenti, e dai colloqui che l'ingegnere llg avrà certamente già avuti con lei, la S.V. vorrà trarre argomento per intrattenere in via preliminare ed amichevole sir Han·ington, per conoscere il pensiero, e per agire d'accordo nel senso dello scambio di vedute ammesso dai due Governi.

278

IL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A SOFIA, BORGHESE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 201/72. Sofia, 22 marzo 1904 (perv. il 28).

Mentre una diecina di giorni or sono questi circoli governativi aspettavano ad ogni momento di ricevere la notizia da Costantinopoli che l'accordo fra la Turchia ed il Pricipato era stato firmato, sabato scorso, il presidente del Consiglio mi dichiarò, non avere oramai più alcuna speranza in una intesa fra i due Governi.

S.E. si dimostrò di nuovo di un marcato pessimismo.

(D. riservato confidenziale 14128/332 del 22 marzo) con l'avvertenza seguente: «l due documenti sono stati inviati al maggiore Ciccodicola perché se ne giovi come norma di condotta d'accordo col suo collega d'Inghilterra».

Malgrado la buona volontà del Governo principesco, aggiunse il generale Petroff, è chiaro che la Sublime Porta cerca ogni pretesto per ritardare sempre, sempre rimettere, seguendo così la sua politica abituale, ed impedire che la tranquillità ed il benessere possano stabilirsi fra le popolazioni di Macedonia.

fl signor Nacovié, invero, cerca di scusare in un certo modo questa nuova dilazione, adducendo come unico motivo, i numerosi affari che in questo momento si stanno trattando a Costantinopoli, fra cui, principale, l'organizzazione della gendarmeria, e nutre ancora speranze che si possa fra poco addivenire ad una soddisfacente soluzione.

S.E. mi diceva che tutto era pronto oramai da diversi giorni, che i singoli articoli dell'accordo erano stati discussi ed accettati reciprocamente (salvo quello circa le riforme nel vilayet di Adrianopoli, per il quale la Porta non aveva dato risposta alcuna); ma che all'ultimo momento si era trovato il pretesto che tutto doveva essere nuovamente esaminato, studiato, discusso a Yildiz-Kiosk, prima che il sultano potesse apporvi la sanzione della sua firma.

Della situazione interna, il presidente del Consiglio si dichiarava assai soddisfatto, specialmente ora che il Governo ha ottenuto i crediti necessari per gli armamenti del!' esercito, e che grazie alle ultime elezioni suppletive la maggioranza sua alla Sobranie era ancora aumentata di circa 20 deputati.

Mi parlò S.E., ancora una volta, dei suoi timori a proposito di una eventuale azione dell'Austria nei Balcani. Ritengo però che, sul soggetto, il generale Petroff non mi abbia espresso tutto il suo pensiero. Mi fu infatti riferito da uno dei rappresentanti esteri, non delle grandi Potenze, che il presidente del Consiglio lungamente si era intrattenuto con lui circa un sedicente nuovo accordo intervenuto fra l'Austria e l'Italia per la questione albanese, accordo che costituirebbe, secondo lui, un grave pericolo per le provincie macedoni e forse anche per la Bulgaria.

A questo proposito devo aggiungere che in diversi giornali locali vennero pubblicati in questi ultimi tempi articoli che trattano l'eventualità di un simile accordo fra il Regno e la duale Monarchia.

Di uno di questi articoli, apparso oggi stesso nel Dnevnik, organo indipendente con tendenze piuttosto stambuloviste, ho l'onore ad ogni buon fine di trasmettere la traduzione, qui annessa 1 , alla E.V.

277 1 Cfr. n. 137. 2 Cfr. n. 178. Questo documento e quello di cui alla nota l, furono inviati anche a Tornielli

278 1 L'allegato non si pubblica. Tittoni rispose con D. 15777/31 del 1° aprile, di cui si pubblica il passo seguente: «Quanto alla supposizione di nuovi accordi tra l'Italia e l'Austria-Ungheria circa l'Albania, non occorre dire che essa è destituita d'ogni fondamento e sarà bene che, avendone l'opportunità, la S.V. smentisca formalmente tale notizia. l soli accordi esistenti fra i due Stati a tale riguardo sono quelli già da tempo intervenuti e che furono oggetto di pubbliche dichiarazioni in Parlamento a Roma ed a Vienna».

279

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MORRA DI LAVRIANO

T. 570. Roma, 23 marzo 1904, ore 14,50.

Mi affretto comunicare a V. E. seguente telegramma confidenziale che ricevo dal duca A varna: «Da informazioni personali ... » (riprodune telegramma n. 7171 fino alle parole «opporsi organizzazione gendarmeria»). Tali notizie mi meravigliano molto perché contraddirebbero quelle da V.E. comunicate2 . Voglia pertanto appurare la verità. Dal canto mio le rinnovo istruzioni già speditele, ripetendo che l'eventuale accettazione del vilayet di Monastir da parte della Russia, dopo che esso fu offerto e rifiutato dalla Francia e dalla Inghiltena e dopo la dichiarazione fatta a V.E. non tenere la Russia a quel vilayet, non potrebbe essere interpretata che come atto di malanimo contro di noi. Ripetole pure che pretesa sfiducia sultano è pretesto non serio smentito recisamente dalle dimostrazioni di fiducia che la Sublime Porta ci manifesta in questi ultimi tempi e che, ad ogni modo, sfiducia maggiore avrebbe il sultano per assegnazione Austria distretto Uskub. Gradirò sollecita risposta3 .

280

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 571. Roma, 23 marzo 1904, ore 18.

Relativamente assegnazione, alle varie Potenze, dei vilayet macedoni nei quali devesi procedere riorganizzazione gendarmeria, V.E. conosce atteggiamento

R. Governo; e cioè che si assegnino preferibilmente i vilayet con criterio inverso a quello del supposto o effettivo interesse politico; qualora tale criterio non venisse accolto, e l'Austria-Ungheria reclamasse per sé Uskub, l'Italia pretende per sé Monastir. Ora debbo confidenzialmente dirle che l'attitudine del Governo austro-ungarico verso di noi in tale argomento non appare ispirata a quella confidenza e franchezza che dovrebbe regolare i rapporti tra nazioni alleate. Infatti, mentre dapprima l'AustriaUngheria e la Russia portavano la questione alla Commissione militare di Costantinopoli reclamando l'Austria per sé Uskub, poi, probabilmente in seguito alla precisa nostra dichiarazione di reclamare in tal caso per noi Monastir, la questione fu tolta dalle stesse due Potenze alla Commissione militare facendo dichiarare che sarebbe

2 Con T. 728/25 del 23 marzo, non pubblicato, con cui Morra di Lavriano comunicava di aver ricevuto formale assicurazione circa l'appoggio del Governo russo all'assegnazione di Monastir all'Italia. 1 Con T. 730/26 del 23 marzo, non pubblicato, Morra di Lavriano confermava quanto riferito

con T. 728/25 pari data, riservandosi di raccogliere ulteriori notizie.

stata argomento di trattative dirette fra i Gabinetti. Da allora in poi, mentre il barone Calice rispondeva al marchese Malaspina che la questione si doveva decidere fra i Governi, il conte Goluchowski rispondeva al duca Avarna di considerarla come una questione tecnica che doveva decidersi a Costantinopoli. Intanto veniva a mia conoscenza che l'Austria-Ungheria e la Russia avevano, successivamente, offerto il distretto di Monastir prima alla Francia e poi alla Inghilterra, ma che l'una e l'altra avevano rifiutato, dandone comunicazione confidenziale a noi, con intendimento di dimostrare con ciò di volerei fare cosa gradita. D'altra parte fu dichiarato a Pietroburgo al generale Morra che la Russia non a tàrsi assegnare Monastir (sic). Ciò per altro non esclude che il Governo austriaco prema il Governo russo perché ciononostante reclami per sé quel vilayet. Questa esposizione dei fatti giustifica mio apprezzamento sulla attitudine dell'Austria-Ungheria a nostro riguardo. Voglia V. E. far rilevare a codesto Governo come questa mancanza di confidenza nuoccia a quella ripresa piena e leale di intimi rapporti con l'Austria che è nel comune programma. Voglia anche far rilevare come, dopo le dichiarazioni della Francia e dell'Inghilterra di appoggiare le nostre giuste richieste, si crei una situazione per la quale, in un argomento che ha acquistato carattere politico, l'Italia trova appoggio al di fuori della proprie alleanze contro le resistenze della alleata. L'argomento accennato a Vienna di una pretesa sfiducia del sultano contro assegnazione ltalia distretto Monastir1 è pretesto non serio, smentito recisamente dalle dimostrazioni di fiducia che la Sublime Porta ci manifesta in questi ultimi tempi. Ad ogni modo sfiducia maggiore avrebbe sultano per assegnazione Austria distretto Uskub. Io confido che codesto Governo vorrà contribuire a sollecitare soluzione soddisfacente di questa questione che è urgente risolvere anche ne Il 'interesse della concordia delle Potenze nell'attuazione delle riforme in Macedonia. Noi pertanto ci siamo associati alle proposte tàtte dal Governo inglese e riassunte nelle seguenti alternative:

l) assegnare Salonicco alla Russia, Monastir alla Inghilterra, Uskub alla Francia ed i due distretti orientali al! 'Italia ed Austria; 2) se l'Austria insiste per Uskub, assegnare Monastir alla Italia; 3) qualora nessuna di queste soluzioni ottenesse generale gradimento ricorrere a una estrazione a sorte. Gradirei molto che Biilow volesse telegrafare a Vienna al conte Wedel di intendersi in proposito con duca A varna.

279 1 Ctr. n. 276.

281

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA

T. 572. Roma. 23 marzo 1904, ore 18,20.

Replico telegramma n. 441• Pretesa sfiducia sultano assegnazione Italia distretto Monastir è ridicolo pretesto che nostre sicure informazioni da Costantinopoli smentiscono recisamente. Ad ogni modo sfìducia maggiore avrebbe sultano per assegnazio

2RO 1 Cfr. n. 276. 281 1 Cfr. n. 276.

ne Austria distretto Uskub. Quindi si rivela sommamente opportuno dilemma proposto da lord Lansdowne e che noi facciamo nostro. Io agisco energicamente presso Gabinetto Berlino2 e Pietroburgo\ ma occorre che V.E. si ponga senza indugio d'accordo con ambasciatore inglese, al quale lord Lansdowne ci assicura avere telegrafato istruzioni per fare d'accordo pratiche eftìcaci presso conte Goluchowski, facendo rilevare a costui che solo accettazione di una delle proposte di lord Lansdowne può assicurare accordo Potenze e cementare cordiale intesa austro-italiana da me vivamente desiderata e propugnata.

282

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. PERSONALE S. N. Roma, 23 marzo 1904, ore 19,30.

Replico telegramma n. 43 1• Io arriverò Abbazia tarda sera sette aprile con nave

R. Marina. Mattina otto aprile scenderò a terra per visitare conte Goluchowski cui V. E. può partecipare come definitiva data otto aprile per nostro incontro. Prego V. E. di venire ad Abbazia il sette aprile e di recarsi da me a bordo la mattina dell'otto di buona ora. Continuo tenere segreta notizia ritenendo opportuno che sia nota solo alla vigilia.

283

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE AL CAIRO, SALVAGO RAGGI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 191/55. Il Cairo, 23 marzo 1904 (perv. il 31).

Ieri venne da me lord Cromer ed incidentalmente mi accennò a negoziati che avrebbero ancora luogo fra il R. Governo e quello inglese per una intesa circa l'Abissinia.

Lord Cromer concluse, come sua opinione personale, che un accordo fra due sole delle tre Potenze interessate in quei Paesi non sarebbe consigliabile, perché susciterebbe le gelosie della terza Potenza lasciata da parte e si finirebbe ad arrivare alla conclusione, che invece devesi evitare con cura, cioè di far nascere attriti fra di

2R l 2 Cfr. n. 280.

3 Cfr. n. 279.

2R2 1 Cfr. n. 275.

esse. È quindi evidente che lord Cromer vedrebbe più favorevolmente un tentativo di intendersi tra l'Inghilterra, la Francia e l'Italia. Per quanto il rappresentante britannico abbia avuto cura di dirmi che manifestava semplicemente una sua personale opinione, mi è sembrato doveroso informame l'E.V. 1•

284

L'IMPERATORE DI GERMANIA, GUGLIELMO II, AL RE D'ITALIA, VITTORIO EMANUELE III

T. S.N. Napoli, 24 marzo 1904, ore 13,20.

Reçois mes remerciements chaleureux de ton aimable télégramme 1 qui m'est arrivé au moment mème de mon entrée dans le port de la bella Napoli. Me souvenant de l'hospitalité gracieuse reçue l'année demière par toi, la reine et le peuple italien à Rome, je me rejouis d'avance de te revoir demain.

285

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. 577. Roma, 24 marzo 1904, ore l 3,30.

Ho fatto pubblicare dali' agenzia Stefani che accompagnerò Sua Maestà il re a Napoli domani e ho pure fatto pubblicare dalla stessa agenzia il testo del telegramma diretto da S.M. il re a S.M. l'imperatore, così concepito: «Nel momento in cui tu tocchi il suolo d'Italia, ospite benvenuto e desiderato, allietandomi di rivederti presto, voglio intanto che il primo saluto ti venga da me, amico affezionato ed alleato fedele. Vittorio Emanuele».

Di ciò pregola dar comunicazione a codesto Governo.

L'opinione enunciata dal rappresentante britannico è sintomatica nel momento attuale, in cui è stato conchiuso l'accordo generale tra Francia e Inghilterra e le relazioni tra le due Potenze sono oltremodo cordiali. Il marchese di Lansdowne interrogato dal cavalier Pansa al riguardo disse che iord Cromer aveva dichiarato che la questione di un accordo italo-britannico per la Etiopia doveva essere seriamente ponderato. Il marchese di Lasdowne, poi, non è alieno dal far partecipare la Francia all'accordo che fosse già conchiuso dall'Italia e Inghilterra. e questo è anche il pensiero del R. Governo». Cfr. in proposito anche n. 298, nota 7.

2~4 1 Cfr. n. 2fì5.

283 1 Con D. segreto 2131 '1/96 del 2 maggio, il sottosegretario agli esteri, Fusi nato, rispose: «Ho letto con interesse il rapporto n. 191/55 del 23 marzo u.s. in cui si riferisce un colloquio con lord Cromer intorno ai negoziati tra Italia e Inghilterra per l'Etiopia.

286

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 737/58. Berlino, 24 marzo 1904, ore 18 (perv. ore 20).

Cancelliere dell'Impero che io ho visto a pranzo jersera è ritornato sull'argomento dimostrazione che avrà luogo in occasione della visita presidenziale, egli mi ha ripetuto le sue preoccupazioni determinate anche dalle recenti notizie pervenutegli da diverse parti. Billow non dubita che incontro di Napoli avrà salutare efficacia per la conservazione della Triplice Alleanza e che i discorsi privati ed ufficiali che i due sovrani scambieranno concorreranno a rinvigorirla, tanto nelle relazioni tra i due Governi e, quanto è più, di fronte consorzio delle Nazioni. Egli teme però ancora che all'incontro di Napoli faccia contrasto la successiva visita presidenziale, dove le dimostrazioni francofile possano diminuire quanto si è guadagnato prima. Io mi sono naturalmente studiato a combattere le preoccupazioni del cancelliere dell'Impero e credo che egli terrà conto di quanto ho potuto dirgli. Non nascondo però a V.E. che qui le nostre dichiarazioni producono un effetto relativo perché la sicurezza potrà essere data soltanto dallo svolgersi dei fatti. Se in occasione della visita presidenziale si avranno manifestazioni (e fra queste sono da mettere in primo luogo i brindisi tra

S.M. il re e il presidente nonché l'attitudine della Marina regia di fronte alla Marina francese) se avverranno manifestazioni la cui cordialità, il cui significato vadano oltre il limite consentito dai legami che ci uniscono alla Germania, il risultato dell'incontro dei due sovrani a Napoli sarà indubbiamente compromesso1 .

287

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA

T. 588. Roma, 24 marzo 1904, ore 19 1.

Ricevuto telegramma n. 15 1• Quando Ilg fu Roma mi interessò perché

R. Governo non ostacolasse proseguimento tèrrovia fino Addis Abeba, promettendo appoggio per tutte altre questioni. Risposi evasivamente e iniziai scambio idee con Londra per intenderei su azione concorde come anticipata leale applicazione proposizioni concretate nelle intese decembre scorso di Roma, sebbene su di esse non cono

sciamo ancora pensiero Governo inglese. Governo italiano e britannico ritengono costruzione ferrovia fino Addis Abeba potrebbe riuscire comune vantaggio se escluso ogni monopolio e se nuova linea nel tratto abissino abbia carattere internazionale con ,..;;,-";, ...diJP''"'"c:l•LaUL,a in LOilsigiw dei capitoli concernenti impresa. Se proposta seria in questo senso fosse presentata al Governo britannico disposto esaminarla d'accordo con noi. Le ho scritto a questo proposito il 22 marzo scorso2 .

Recente domanda francese ferrovia fino a Kaffa muta perfettamente situazione e tocca più o meno direttamente interessi Italia ed Inghilterra. Approvo quindi suo atteggiamento e la interesso a proseguire con ogni cautela nella sua azione, intendendosi con Harrington per mantenimento statu quo, secondo proposizioni concordate qui a Roma e a lei ben note. Comunico suo telegramma a Londra perché anche Harrington riceva opportune istruzioni.

Le raccomando massima circospezione per quanto riguarda relazioni con la Francia e che Italia ed Inghilterra vogliono mantenere termini cordiali amicizia.

286 1 Sugli stessi argomenti Biilow ebbe un secondo colloquio con Lanza il 26 marzo. GP, vol. XXII, n. 6398.

287 1 Cfr. n. 259.

288

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 25 marzo 1904, ore 22,30.

Ringrazio VE. comunicazioni confidenziali contenute suo telegramma 1• Non posso che confermarle quanto già ebbi a telegrafarle2 non senza esprimere il mio desiderio e la mia speranza che l'apprezzamento dei fatti da parte del Governo germanico sia ispirata ad un sentimento sincero di confidenza nei miei propositi senza del quale sarebbero vani tutti i miei sforzi. Voglio poi aggiungerle che il telegramma di S.M. il re del quale jeri le ho dato comunicazione3 venne interpretato qui in Italia come una notevolissima manifestazione politica voluta dal Governo italiano alla vigilia della venuta di Loubet. Ricordando il telegramma di VE. del 14 marzo4 nel quale si parla della nervosità di Monts e dell'aria vittoriosa di Barrère, posso assicurarle che, oggi, i termini sembrano invertiti.

2 Cfr. n. 264.

3 Cfr. n. 285.

4 Si tratta del T. personale .. ./53 del 14 marzo, non pubblicato.

287 2 Cfr. 277.

288 1 Cfr. n. 286.

289

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 765/50. Vienna, 26 marzo 1904, ore 8,45.

Ho parlato oggi conte Goluchowski senso istruzioni V. E. confermate suo telegramma 594 1• Conte Goluchowski mi ha detto Austria-Ungheria e Russia aver convenuto accordare Milrzsteg di non ammettere che alcuna Potenza potesse avere situazione privilegiata Macedonia. Tale situazione avrebbe acquistato Italia se oltre avere proprio battaglione Monastir questo distretto fosse divenuto sede ad un tempo comandante gendarmeria appartenente propria nazionalità. E siccome si considerava De Giorgis dover stabilirsi detta città ove risiedeva ispettore generale, così non erasi creduto assegnarla Italia. Austria-Ungheria essere accordo pienamente su ciò Russia. Opposizione contro tale assegnazione non essere quindi che una conseguenza stipulazione Milrzsteg e avrebbe avuto luogo contro qualunque Potenza che si fosse trovata situazione Italia. Non doversi cercare in essa altro motivo avendo Austria-Ungheria attestato Italia già suo buon volere col proporre comando gendarmeria generale italiano. Avendogli fatto conoscere che il generale De Giorgis non aveva mai avuto intenzione stabilire suo quartiere generale Monastir considerando Salonicco sede più conveniente, conte Goluchowski ha replicato che in tale caso Austria-Ungheria non avrebbe fatto obbiezioni contro assegnazione Italia, prima detti distretti. Però se per ragioni amministrative interessanti riforme fosse stato in seguito riconosciuto necessario trasferire quartier generale Monastir, battaglione italiano colà di stanza avrebbe dovuto far cambio con altro battaglione estero. Del resto questione sede quartier generale non lo riguardava essendo spettanza ufficiali esteri, generale De Giorgis e Governo ottomano, cui servizio si trovano. Mi disse infine avere già fatto conoscere ambasciatore d'Austria-Ungheria Costantinopoli quanto avevami esposto. È da notare che riserva messa ora innanzi da conte Goluchowski circa ulteriore trasferimento quartier generale Monastir non venne fatta mai colleghi di Francia, d'Inghilterra, allorquando intrattennero giorni fa della questione.

290

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 763/60. Berlino, 26 marzo 1904, ore 11.

Questa stampa accoglie colle espressioni della più grande soddisfazione le notizie relative al prossimo incontro 1 dei due sovrani a Napoli e manifesta il più alto compiacimento per i telegrammi già scambiati tra le loro Maestà, dei quali è messo

in rilievo valore politico. La Norddeutsche Allgemeine Zeitung ha, tra l'altro, seguente periodo: «La cordiale manifestazione colla quale S.M. il re ha dato il benvenuto al nostro sovrano, la sentita risposta dell'imperatore, nonché il ricevimento fattogli a Napoli sono salutati colla più viva simpatia in Germania dagli amici dell'Italia e della Triplice Alleanza».

289 1 T. 594 del 25 marzo, non pubblicato.

290 1 Sull'incontro, che ebbe luogo il giorno 24, riferì Monts con telegramma dello stesso giorno, cfr. GP, vol. XX/l, n. 6399.

291

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 881/369. Parigi, 26 marzo 1904 (perv. il 29).

A contèrma dei telegrammi con i quali, ieri, ho annunziato l'approvazione della Camera dei deputati e del Senato del progetto di legge per l'apertura di un credito di 450 mila franchi al Ministero degli affari esteri per il viaggio in Italia del presidente della Repubblica, unisco qui il resoconto delle tornate nelle quali i due rami del Parlamento hanno discusso e votato il progetto stesso 1•

La nessuna autorità degli oppositori ha messo in evidenza una volta dippiù l'alto significato politico del prossimo viaggio del signor Loubet, poiché anche fra coloro che più vivacemente combattono la politica interna del signor Combes e che con le loro forze riunite hanno nelle ultime tornate messo in serio pericolo l'esistenza del Gabinetto, si trovò soltanto una minima frazione per seguire, in questa circostanza, il programma di politica anti-italiana che il deputato Boni de Castellane portò alla tribuna. Nei voti che unanimamente hanno dato i centri e una parte della destra in senso favorevole al viaggio del presidente della Repubblica a Roma bisogna vedere un'importante e forse nuova manifestazione dell'opinione che ormai sa dividere gl'interessi politici ed economici che fanno deliberare alla Francia i buoni ed intimi rapporti con l'Italia, dagli interessi confessionali cattolici ai quali l'opinione stessa annette tuttavia singolare importanza. Se il progetto di legge fosse stato votato senza discussione, assai meno importante sarebbe stato il trionfo che la politica seguita dal signor Delcassé verso l'Italia ebbe ieri nel Parlamento francese. Questa ottenne indubbiamente l'unanimità dei voti di tutti coloro che potrebbero, in un epoca e in circostanze prevedibili, avere una posizione dirigente nel Governo di questo Paese 2•

291 1 Non si pubblicano. 2 Tittoni rispose con D. 15877/376 del ]0 aprile, del quale si pubblica il passo seguente: «Ringrazio l'E.V. di tali notizie, e mi compiaccio del modo in cui si è svolta e conclusa la discussione di cui si tratta».

292

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 27 marzo 1904, ore 20,30.

Sono lieto che stampa tedesca rilevi tutta l'importanza politica del convegno di Napoli 1• I brindisi dei due sovrani e il voto della Camera italiana sono una affermazione così solenne dell'alleanza che nessun tàtto in avvenire potrà attenuare. L'Italia quindi potrà ora adempiere liberamente ai doveri di ospitalità verso il presidente della Repubblica francese senza che ciò faccia pensare ad alcuno che i rapporti colla Germania possano menomamente risentirne. È bene che VE. faccia rilevare ciò al conte Bi.ilow il quale ritengo che ora sarà pienamente soddisfatto né temerà più che l'opinione pubblica tedesca possa allarmarsi delle cortesie che noi faremo al signor Loubet e dei rapporti di buona amicizia che desideriamo mantenere colla Francia. Ritengo anche che il conte Biilow sarà soddisfatto della menzione speciale del!' Austria fatta dal nostro sovrano nel suo brindisi2 . Coll'Austria siamo ora d'accordo circa il riparto dei vilayet macedoni per la gendarmeria avendo essa consentito che a noi venga assegnato Monastir. Così ogni possibile ragione di dissidio è rimosso3•

293

IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 791/17. Addis Alem, 27 marzo 1904 (perv. ore 12) 1.

Non ebbi risposta telegramma urgente 14 corrente n. 152 . Questione tèrrovia Gibuti-Caffa si complica. Chefneux ieri l'altro era riuscito ottenere nuova convenzione da Menelik, che, accortamente ingannato con equivoca interpretazione scrittura amarica, aveva ritenuta lui favorevole. Menelik invece veniva ad accettare fatto compiuto, dando nuovi vantaggi alla Società e, per essa, al Governo francese. Reggente legazione britannica, sollecitamente da me avvertito, poté indurre Menelik tornare sulla questione e farsi ripromettere avrebbe atteso arrivo Harrington, che si annunzia fra l Ogiorni. Terrò al corrente VE. di tutto e se Menelik persiste nell'attesa. Intanto

Menelik continua a chiedere mio consiglio e se mi disinteresso della questione avrò rimorso aver trascurato nostri interessi. Desidererei avere qualche direttiva, perché troppa responsabilità ricade su di me che, pur ritenendo fare bene, posso male interpretare pensiero di V.E.

292 1 Cfr. n. 290. 2 Con R. 378/96 del 27 marzo, che non si pubblica, Avarna trasmise i commenti della stampa governativa austriaca improntati a grande simpatia per l'Italia. 3 Barrère era al corrente della sostanza di questo telegramma e del successivo carteggio telegrafìco con Lanza. Cfr. DDF, Il serie, t. lV. nn. 378 e 389. 293 1 Trasmesso tramite Asmara il 29 marzo, ore 8. 2 Cfr. n. 259. La risposta era stata spedita il 24 marzo e non era ancora pervenuta a Ciccodicola. Cfr. n. 287.

294

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. PERSONALE 616. Roma, 28 marzo 1904, ore 20,30.

V.E. non avrà mancato di notare come l'incontro a Napoli del nostro sovrano coll'imperatore di Gennania abbia assunto per varie circostanze importanza di vero avvenimento politico internazionale, avendo dato occasione a una riaffermazione della Triplice Alleanza quale da parecchi anni non erasi verificata così cordiale e solenne. L'opinione pubblica italiana e la stampa europea hanno mostrato di ben comprendere ciò. Avendo occasione di intrattenersi su ciò col conte Goluchowski ella vorrà particolarmente fargli rilevare come S.E. il re, primo a pronunciare il brindisi all'imperatore, abbia voluto, nonostante il carattere privato del convegno, fare espressa menzione dcii 'augusto alleato comune.

295

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

T. 618. Roma. 29 marzo 1904, ore 13,25.

Incontro nostro sovrano con imperatore Germania e fatti che l'hanno accompagnato hanno dato occasione a qualche giornale non amico Italia a commenti malevoli e assurde supposizioni. V.E. sa meglio di ogni altro che alleanza Potenze centrali e amicizia Francia rappresentano ormai due essenziali direttive nostra politica estera. Lealtà che Italia porta nelle proprie alleanze deve essere migliore garanzia lealtà che noi portiamo nel voler mantenuta e rinforzata nostra amicizia Francia, che considero come più fortunato evento questi ultimi anni nostra politica estera. Con questa intonazione ho avuto ieri amichevole conversazione col signor Barrère 1 , e con la medesima intonazione, nelle forme che reputerà più adatte, desidero ella si intrattenga signor Delcassé, esprimendogli miei ringraziamenti per cordiali parole pronunziate al Parlamento relativamente ftal ia2•

2 Per la risposta di Tornielli cfr. n. 299.

295 1 Per la versione di Barrère cfr. DDF. Il serie, t. IV, n. 369.

296

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AGLI AMBASCIATORI A PIETROBURGO, MORRA DI LAVRIANO, E A VIENNA, AVARNA 1

T. 621. Roma, 29 marzo 1904, ore 18,30.

Autorizzo V. E. dichiarare che, chiedendo Monastir, noi accettiamo riserva eventuale spostamento ufficiali italiani da Monastir se ivi fosse trasferito quartier generale. Aggiunga poi che generale De Giorgis non ha difficoltà prendere impegno fissare mantenere quartier generale Salonicco e desidera anzi, per evitare future pressioni dalla Porta, che ciò sia stabilito per esplicita determinazione delle Potenze2• Prego

V. E. ottenere che istruzioni in questo senso siano da codesto Governo impartite al suo ambasciatore in Costantinopoli, acciocché, per opera della Commissione internazionale militare, si proceda senza indugio alla definitiva sistemazione della questione. *Dal canto nostro, inoltre, chiediamo formale assicurazione della cooperazione della Austria-Ungheria e della Russia per opporci ad ogni eventuale tentativo della Porta di far trasferire a Monastir la sede del quartier generale*.

297

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

D. 15279/122. Roma, 29 marzo 1904.

Ho letto con attenzione il rapporto della E.V. in data dell'Il marzo corrente n. 399/1261 . Il R. Governo non si dissimula le difficoltà di ottenere quanto si desidera, a riguardo degli uffici da eseguirsi dal Governo germanico presso la Sublime Porta per la repressione della tratta degli schiavi in Tripolitania, ma non crede di potersi dispensare dall'averlo tentato, trattandosi di argomenti delicati e di questioni che si riferiscono alla Tripolitania.

Per queste ragioni stimo utile che l 'E. V. presenti la memoria già preparata da codesta ambasciata, a codesto Governo.

2 Questo desiderio era stato suggerito da Malaspina con T. 786/70 del 28 marzo, del quale si pubblica la parte finale: «Non essendo. a parer mio, da escludere che Sublime Porta possa decidersi in avvenire, contrariamente ogni previsione. che sede quartier generale sia trasferita Monastir, ciò che porrebbe R. Governo e generale De Giorgis in difficile posizione, sarebbe utile, che l'accettazione per parte nostra della soluzione proposta da Calice sia preceduta da una dichiarazione del R. Governo ai Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo, intesa ad assicurarci della loro cooperazione per fare recedere Sublime Porta dall'eventuale decisione in tal senso. Mi sono astenuto tino ad ora dal fare qualsiasi comunicazione ai miei colleghi d'Austria-Ungheria e di Russia in base telegramma di V. E. 602. Sto ora in attesa delle istruzioni che piacerà alla E.V. impartirmi sull'argomento, e che gradirei le più sollecite possibili».

296 1 Ed. con l'omissione del brano tra asterischi in LV 104, p. 197.

297 1 Cfr. n. 252.

298

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

D. SEGRETO 15285/130. Roma, 29 marzo l 904.

Mi riferisco ai rapporti della E.V. del 5 e 17 febbraio scorsi n. 64 e 86 1 e specialmente alla corrispondenza scambiata con codesta ambasciata il 16 gennaio scorso (dispaccio n. 28) e il 14 febbraio scorso (rapporto n. 76f

La E.V. conosce, per averne avuta verbale comunicazione, le proposizioni che i delegati dell'Italia e dell'Inghilterra riunitisi qui in Roma ebbero a raccomandare ai rispettivi Governi il 19 dicembre 19033 in vista della conchiusione d'un accordo itala-britannico per le cose di Etiopia.

Invio all'E.V. copia dei documenti relativi all'accordo che sono destinati a rimanere segreti. Le sarò grato se vorrà su di essi sollecitare la risposta del Governo britannico.

Secondo le proposte dei delegati i due Governi dovrebbero obbligarsi e direttamente e per mezzo dei loro rappresentanti in Etiopia a mantenere continuamente un intero e franco scambio di vedute per quanto riguarda gli interessi delle due Potenze in Etiopia in modo da ottenere che la loro azione sia sempre diretta a tutela di essi; essi dovrebbero poi obbligarsi ad adoperarsi pel mantenimento dello statu quo politico territoriale in Etiopia. Quando l'ingegner Ilg nel gennaio scorso fece qui aperture per interessare il R. Governo a non ostacolare il proseguimento della ferrovia fino a Addis Abeba, io volli anticipare lealmente l'applicazione dell'accordo incaricando codesta ambasciata col dispaccio del 16 gennaio scorso di intòrmare il Governo britannico delle aperture fatte dall'ingegner Ilg allo scopo di intenderei per un'azione concorde nel comune interesse.

Il marchese di Lansdowne, secondo risulta dal rapporto del 14 febbraio scorso, dichiarò che il Governo britannico non aveva in massima nessun interesse né intenzione di ostacolare la costruzione della progettata ferrovia, purché fosse escluso ogni monopolio, e purché la nuova linea sul tratto abissino avesse carattere internazionale con relativa rappresentanza nel Consiglio di amministrazione dell'impresa dei capitali a questa concorrenti. Se una qualche seria proposta fosse avanzata in questo senso, soggiunse Sua Signoria, non vi sarebbe dubbio che d'accordo con noi essa sarebbe stata presa in benevola considerazione dal Governo britannico.

Ora, in data di Addis Alem 14 marzo, ci giunse l'unito telegramma del maggiore Ciccodicola4 con l'annuncio che il ministro Lagarde sostenuto da Ilg e Chetneux si adopera ad ottenere, pel Governo francese, la concessione della linea ferroviaria Gibuti Caffa. Al telegramma del r. ministro in Addis Abeba ho risposto con quello di cui unisco parimenti unica copia5 .

29R 1 Non pubblicati.

2 Cfr. nn. 137 e 17R.

'Cfr. n. R4.

4 Ctr. n. 259.

' Clr. n. 2X7.

La concessione domandata dal Lagarde non ha nulla a che vedere col progetto di proseguimento della linea fino a Addis Abeba di cui parlò Ilg a Roma, e muta interamente la situazione delle cose. Se essa fosse accordata al Governo francese, ne sarebbe turbato lo statu quo in Etiopia, quale fu contemplato nella proposta di accordo formulata a Roma nel dicembre scorso dai delegati italiano e britannico e si renderebbe impossibile di ottenere, nella eventualità contemplata nelle dette proposte, la continuità di territorio fra Eritrea e Somalia italiana.

Desidererei che la S.V. senza comunicare il telegramma del maggiore Ciccodicola facesse presente la situazione al marchese di Lansdowne allo scopo di intendersi su un 'azione comune su basi da concordarsi mentre dovrebbero essere date telegrafiche istruzioni al colonnello Harrington perché si adoperi presso Menelich, d'accordo col maggiore Ciccodicola, a fare [ ... ]6•

Del risultato del colloquio col marchese di Lansdowne gradirò essere telegraficamente informato7 .

299

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 803/30. Parigi, 30 marzo 1904, ore 7,15.

Risposta al telegramma 618 1• Delcassé, al quale nel corso di un colloquio avuto oggi ho ripetuto le cose telegrafatemi da V. E., senza dargli né l 'intonazione, né la forma di una dichiarazione, osservò che infatti la stampa tedesca ed austriaca sembra aver fatto il possibile per suscitare il malumore in Francia. Poi aggiunse: «Quando si ama veramente tanto una persona si dovrebbe cercare di evitare degli imbarazzi». Penso che, se queste manifestazioni si fossero prodotte prima della discussione nelle Camere francesi dei crediti per il viaggio, esse avrebbero potuto effettivamente nuocere; venendo tardi non hanno alcun effetto. Saranno qui dimenticate alla data della venuta del presidente della Repubblica in Italia.

29R 6 Parole illeggibili.

7 Allegato c'è il seguente appunto: «Questo parere espresso da Cromer è sintomatico e si può riannodarc allo stato di trattative in corso tra Francia e Inghilterra c alle attuali relazioni fra i due Paesi. Una volta stabilito l'accordo a due si potrà poi far accedere la Francia. A Martini. A Lanza». Con ogni probabilità l'appunto si riferisce al n. 283.

299 1 cti·. n. 295.

300

L'AMBASCIATORE A VIENNA,AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. PERSONALE .. ./58. Vie1ma. 30 marzo 1904. ore 19,40 (perv. ore 21,20).

Ho parlato oggi senso telegramma di VE. 616 1• Conte Goluchowski che mi ha detto che aveva appreso con soddisfazione manifestazioni riaffermanti Tripi ice Alleanza avvenute in questo momento incontro S.M. il re con S.M. l 'imperatore di Germania e che menzione fatta brindisi reale dall'augusto alleato comune era stato accolta con viva compiacenza. Ha aggiunto che, non ostante dimostrazioni irredentiste avvenute passato Gabinetto, non aveva mai dubitato sentimenti R. Governo e Italia favorevoli alleanza con Austria-Ungheria Germania.

301

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. .. ./63. Berlino, 3 l marzo l 904.

A cagione del giorno festivo di ieri stamane non si sono pubblicati i giornali. Posso assicurarla però che le notizie del convegno di Napoli verranno commentate nel modo più favorevole. Altrettanto favorevole è l'impressione di questo Governo.

S.M. l'imperatore che è lieto aver incontrato S.M. il re e VE. non ha ancora come è suo solito in tali circostanze tàtto tenere qui un rapporto particolareggiato ma ha telegrafato quanto sia rimasto soddisfatto dell'accoglienza ricevuta a Napoli e in modo speciale dei discorsi privatamente tenuti con S.M. il re. Noi abbiamo quindi tutto il motivo di compiacerci del risultato dell'incontro di Napoli. Poiché però io ho il dovere stretto di informare VE. di quello che pensa il Governo imperiale anche dopo quell'incontro debbo chiederle di permettermi richiamare anche oggi l'attenzione di VE. su quanto ho avuto l'onore di esporre col mio telegramma 58 in data 24 corrente'. Questo telegramma io qui debbo conformare dopo una mia conversazione avuta stamane alla Segreteria di Stato e come riassunto di tutta la corrispondenza scambiata con VE. a tale riguardo ella vorrà permettermi di dire: nessuno è in diritto di contestarci le nostre buone relazioni con la Francia, nessuno può trovare alcunché a ridire nella visita che il presidente della Repubblica restituisce a Sua Maestà, sono ugualmente naturali le cortesie che re, Governo e popolo rendono all'ospite. Qui però non si ammetterà mai né sarebbe conciliabile con la nostra attuale attitudine verso la Germania che venisse con

30 l 1 Cfr. n. 286.

eccessive [ ... ]2 menomato l'effettivo significato della Triplice Alleanza. Le festose accoglienze di Napoli non possono essere considerate come un lascia passare per qualsiasi manifestazione in occasione della visita presidenziale.

300 1 Cfr. n. 294.

302

IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI 1

T. 854/18. Addis Alem, 3l marzo 1904 1.

Come avevo accennato nel mio telegramma del 27 corrente2 , Menelik è riuscito farsi restituire da Chetneux convenzione, mentre abilmente avevasi fatta firmare, e finora niente altro fu conchiuso, perché Menelik non vuole accettare intervento di alcun Governo per l'esercizio linea ferroviaria. Ancora oggi Menelik mi ha assicurato avrebbe atteso Harrington, cosa sulla quale insisto per lasciare a lui [ ...PChefneux ed altri. Forse si faranno costà proteste da ambasciatore di Francia mia azione non fu applicata favorevolmente interessi Francia e d'accordo con Lagarde. Posso assicurarla che mai né Lagarde, né Chefneux ebbero condotta leale e franca, né mi richiesero mai una amichevole intesa, bensì ebbero sempre cura tener nascosto ogni loro progetto, ogni loro azione. Come è allora possibile esigere scambio accordo senza prima francamente intendersi su che cosa questo deve costituirsi? Continuerò tenere al corrente V.E.

303

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 406/115. Vienna, 3 I marzo l 904 (perv. il 6 aprile).

Secondo quanto il conte Goluchowski at1èrmò al mio collega di Francia, l'AustriaUngheria e la Russia (mio telegramma riservato n. 32 de114 corrente)' non credevano si potesse assegnare ali' Italia il distretto di Monastir, perché, a causa della sua vicinanza all'Albania, tale assegnazione avrebbe incontrato l'opposizione del sultano per la sfiducia che nutriva contro di essa, avuto riguardo alle aspirazioni che si pretendeva avesse verso quella regione, onde avrebbe da ciò preso occasione per sollevare nuove difficoltà al fine di non approvare il progetto d'organizzazione della gendarmeria.

2 Cfr. n. 293.

1 Nota del documento: «Tre gruppi errati».

Ma tale affermazione come l'altra dichiarazione fatta dal conte Goluchowski al marchese di Reverseaux, aver, cioè, «gli italiani» già accettato il distretto di Salonicco, furono riconosciute dall'E.V. come del tutto infondate, non avendo mai l'Italia accettato quel distretto ed essendo il contegno attuale della Turchia a nostro riguardo ispirato alla massima cordialità e confidenza (telegramma di V. E. n. 513 del 15 correntef

È da supporsi che l'offetia fatta dall'Austria-Ungheria e dalla Russia del distretto di Monastir dapprima alla Francia quindi all'Inghilterra (mio telegramma n. 30 e 41 del 12 e 18 corrente )3 , che non ignoravano la domanda deli' Italia, sia stata basata sui motivi istessi adotti dal conte Goluchowski a quest'ambasciatore di Francia.

Né mi risulta d'altra parte che in tale occasione sia stata fatta menzione dai rappresentanti d'Austria-Ungheria e di Russia del l 'impossibilità in cui si trovavano i loro Governi, in forza delle stipulazioni di Mlirzsteg, di assegnare Monastir ali 'Italia, perché tale assegnazione le avrebbe fatto acquistare in Macedonia una situazione privilegiata di fronte alle altre Potenze, qualora in quel distretto fosse stabilito ad un tempo il quartiere generale del comando della gendam1eria, alla testa del quale si trovava un generale italiano.

Di tale impossibilità però mi fece cenno il conte Goluchowski, allorquando mi adoperai presso di esso, al fine di vincere la sua opposizione contro l'assegnazione suddetta (mio telegramma n. 50 del 26 corrente)4 , basandosi sulla supposizione che il quartiere generale del comandante della gendarmeria doveva essere insediato in Monastir, mentre, da quanto V.E. mi riferì, il generale De Giorgis non aveva mai avuto l'intenzione di stabilirla colà, anzi riteneva dovesse essere preferibilmente fissato a Salonicco (telegramma di V.E. n. 594 del 25 corrente l

Da ciò si potrebbe desumere che l'opposizione del conte Goluchowski dovesse esser basata sopra altri motivi che non possono sfuggire ali'E.V. e su cui è ovvio di non insistere nel presente rapporto.

Ma egli finì per recedere dal suo proposito dopo che tutte le Potenze si dimostrarono tàvorevoli a quell'assegnazione mettendo però innanzi la nota riserva circa l'ulteriore trasferimento del quartiere generale del comandante della gendarmeria a Monastir (mio telegramma n. 50 del 26 corrente).

Di fronte al contegno tenuto dal conte Goluchowski in questa questione era poco probabile invero ch'egli si decidesse ad adoperarsi nel senso desiderato daiI'E.V. per fàr stabilire per esplicita determinazione delle Potenze, al tìne di evitare future pressioni della Sublime Porta, che il quartiere generale fosse mantenuto a Salonicco e molto meno a dare l'assicurazione formale di prestare la sua cooperazione ali' Italia nel caso in cui si dovesse opporre ad un eventuale tentativo della Sublime Porta di trasferirlo a Monastir (telegramma di V.E. n. 621 del 29 corrente)6 e ciò tanto meno in quanto che questo dovrebbe risiedere, a suo parere, nella città stessa in cui si trova l'ispettore generale, che aveva scelto a tale scopo Monastir come punto più centrale e più conveniente per l'applicazione delle rifonne.

303 è Cfr. n. 261.

1 T. riservato 626/30 e T. 679/41. non pubblicati.

~ Cfr. n. 2R9, nota l.

1 Cfr. n. 2X9.

" ctr. n. 296.

La riserva fatta dal conte Goluchowski fa prevedere che la questione sarà per risorgere in avvenire ove l'opinione da lui emessa fosse per farsi strada nella Commissione militare, ma è da sperare che l 'influenza che, sui suoi membri, sarà per esercitare il generale De Giorgis, che già si pronunziò contrariamente ad essa, riuscirà a far mantenere in Salonicco la sede del quartiere generale del comando della gendarmeria.

301 2 Gruppo indecifrato.

302 1 Trasmesso tramite Asmara il 4 aprile, ore 6,35.

303 1 Cfr. n. 258, nota l.

304

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA 1

Roma, 10 aprile 1904, ore 15, 15.

Le dichiarazioni a noi fatte dal conte Goluchowsky3 circa il quartiere generale della gendarmeria sono sostanzialmente in questi termini: che la determinazione della sede competente alla Commissione militare di Costantinopoli d'accordo con la Porta non può essere oggetto di decisione delle Potenze, ma che qualora Sublime Porta volesse trasferire quella sede a Monastir contrariamente al parere della Commissione militare e del generale De Giorgis, sarebbe venuto per le Potenze, il momento di agire. In vista di queste dichiarazioni, delle quali prendiamo atto, le nostre enunciazioni nella riunione di domani debbono essere concepite nel senso che, mentre chiediamo per noi il distretto di Monastir, siamo disposti ad accettare la riserva di un eventuale spostamento qualora Monastir divenisse la sede del quartiere generale della gendarmeria. Confido che potrà così essere definitivamente sistemata la questione, ormai urgentissima della gendarmeria.

305

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO 647. Roma, 2 apri le 1904, ore 15.

Il Corriere della Sera pubblica con la data di Pola notizie che qui riassumo. Sessanta ufficiali sono partiti da Trieste per Cattaro per preparare alloggi. La riserva ha avuto avviso di tenersi pronta alla prima chiamata. A Borgo Erizzo gli ufficiali studiano l'albanese. Alla Ditta Martinelli di Trieste sono state fatte offerte per la costruzione di due grandi capannoni per cavalli e si sono riprese le trattative per l'affitto del teatri

2 Inviato in pari data con T. 645 anche a Berlino, Pietroburgo, Londra e Parigi.

3 Erano state trasmesse da A varna con T. 807/57 del 3 marzo, non pubblicato.

Rossetti e Fenice in Trieste. Si crede che fra pochi giorni saranno in Trieste 20 mila uomini come prima spedizione. Molti grossi commercianti di Trieste hanno avuto avviso di sollecitare le spedizioni perché dal 6 aprile in poi le linee saranno impegnate per trasporti militari. Un telegramma da Vienna al Tagepost di Graz conferma questa ultima notizia significando che la direzione delle ferrovie ha prevenuto le ditte di Trieste che dal 6 al 14 aprile le spedizioni per la Croazia e la Bosnia-Erzegovina non saranno inoltrate. Intanto lo Stato Maggiore ispeziona i forti del nostro confine e gli ammiragli Minutillo e Ripper sono ora tornati a Trieste ed a Pola da Vienna dove erano stati telegraficamente chiamati. Non ho bisogno di segnalarle la gravità di queste particolareggiate notizie e segnatamente quella relativa alla sospensione dei trasporti privati. Desidero che V.E. si metta al più presto, e possibilmente entro domani, di telegrafarmi quanto in esse sia di vero e quello che se ne debba pensare 1•

304 1 Ed. con alcune varianti in LV 104, p. 203.

306

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. SEGRETO PERSONALE 648. Roma, 2 aprile 1904, ore 20.

Desidero che a proposito del prossimo viaggio del presidente Loubet V.E. parli costì con la più intera schiettezza. Non fu mai animo nostro compensare in certa guisa le cortesie fatte ali 'imperatore con quelle che si faranno al presidente. Con l'imperatore non vi furono semplici cortesie: fu una manifestazione solenne, una precisa affermazione, di fronte all'Europa, della vitalità della Triplice Alleanza, e noi volemmo espressamente che così fosse. Furono mia iniziativa la mia presenza al convegno, il telegramma e il brindisi del re. E la Camera italiana, col suo voto, diede rilievo alla manifestazione. Dopo ciò non vedo come la Germania possa avere ragione di allarmarsi per le accoglienze che si faranno a Loubet. Noi procureremo di contenerle in giusti limiti, ma non possiamo regolare l 'entusiasmo popolare che in parte soltanto potrà essere spontaneo, ma in buona parte sarà anche effetto di artificiale ed interessato incitamento per opera del partito estremo e di tutti gli anticlericali plaudenti all'attuale politica della Francia verso il Vaticano. Né potemmo convenientemente opporci alla partenza per mare espressamente richiesta da Loubet; potemmo bensì -né mancammo di farlo -toglierle ogni speciale significato col far trovare presente la nostra flotta all'arrivo dell'imperatore Guglielmo. In conclusione, se, come non ne dubito, Biilow è al pari di me convinto della necessità della Triplice Alleanza, per il bene dei due Paesi, egli deve col suo buon volere e con l 'efficacia della sua autorità personale, ajutarci a passare questo momento difficile e delicato della visita di Loubet senza che la Triplice Alleanza ne sia od anche solo ne appaja

menomamente otTuscata. Se egli a me si unisce, come vivamente lo desidero, noi potremmo far sì che, passata la visita e svanito il momentaneo clamore, la Triplice appaia, come fatto permanente, ancor più salda e vitale di prima; ed io ho troppa alta stima Jd caìlcclliere germanico per dubitare che egli non sappi2 discernere qt:~sto che è il vero aspetto della situazione, o che egli possa cedere a fugaci impressioni ed a momentaneo malumore. Confido che V.E. sappia, con la sua ascoltata parola, trasfondere nel cancelliere il convincimento e la fede che sono in me e che mi sono studiato di esprimere con questo mio telegramma 1•

305 1 Per la risposta cfr. n. 311.

307

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. PERSONALE S.N. Roma, 2 aprile 1904, ore 21.

Notizie Corriere della Sera hanno qui prodotto grande impressione anche perché Tagepost è ritenuto giornale semi-officioso. Anche a persone autorevoli sono qui giunte notizie private che confermerebbero disposizione sospensione servizio merci ferrovia dal 6 al 14 aprile per trasportare truppe Bosnia. Ritengo notizia inverosimile perché certamente conte Goluchowski, ove ciò fosse, avrebbe cercato pretesto per rimandare nostro incontro. Ad ogni modo attendo da V.E. notizie precise essendo questo il punto più importante e delicato della nostra politica internazionale'.

306 1 Lo stesso giorno Tittoni aveva avuto in argomento un colloquio con Monts, cfr. GP, vol. XX/l, n. 6400.

307 1 Per il seguito cfr. n. 308.

308

L'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 851/64. Vienna, 3 aprile 1904, ore 11,30.

In assenza Wedel attualmente a Carlsbad e non avendo potuto incontrare ambasciatore di Inghilterra, ho avuto oggi con l'ambasciatore di Francia una conversazione. Mi ha detto non avere indizio alcuno facente supporre che Governo imperiale e reale si prepari ad un'occupazione. Preparativi parziali militari da esso fatti, essere diretti difendere sua frontiera sud est e fronteggiare eventualità che fossero per sorgere. Governo imperiale e reale non avere, a suo parere, intenzione avventurarsi, almeno per ora in un'azione che potesse provocare complicazioni in Europa. Non avere, del resto, ragione di dubitare ripetute dichiarazioni conte Goluchowski. Conte Liitzow venuto ora visitarmi, parlandomi notizie pubblicate tempo fa dalla stampa italiana, mi ha riferito avergli S.M. l'imperatore ripetuto dichiarazioni già fattemi dal conte Goluchowski, Austria-Ungheria non volere seguire politica espansione, ma mirare mantenimento statu quo nei Balcani 1•

309

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. PERSONALE 651. Roma, 3 aprile 1904, ore 13,30.

Da tutte le parti continuano a giungere qui notizie allarmanti circa propositi Austria. Pare che Serbia e Turchia siano impensierite probabilmente avanzata Austria, e siano pronte resistenza armata. A Costantinopoli impressiona contegno imperioso rappresentante austriaco nella Commissione militare.

lo non posso dar peso a queste notizie che sono in contraddizione con quanto Goluchowski ha esplicitamente dichiarato a V.E. e ad ambasciatori Germania, Inghilterra e Francia e con quanto anche da Berlino e da Londra mi è stato assicurato. Tut

tavia credo opportuno che V.E. provochi subito amichevoli chiarimenti da Goluchowski perché mentre mia intervista con lui produrrà ottimo effetto se Austria mantiene impegni, nel caso non dovesse mantenerli e mirasse ad occupare Albania o parte Macedonia mio colloquio con Goluchowski produrrebbe effetto opposto e contribuirebbe a rompere irrimediabilmente alleanza. Per sua norma da domani a tutto il 6 aprile io sarò a Milano hotel Cavour dove prego telegrafarmi ...

308 1 Si pubblicano qui due passi del R. 426/127 del 4 aprile col quale Avarna riferiva notizie fornite dal console a Trieste sui supposti preparativi militari austriaci: «Posso però far conoscere all'E. V. che i miei colleghi, con cui conferii al riguardo. accolgono quelle notizie, alcune delle quali vennero loro riferite dai rispettivi consoli in Trieste, con molta calma e non vi prestano che una fede relativa, né credono che da esse si possa arguire che il Governo imperiale e reale si appresti in questo momento ad addivenire ad un'occupazione nella penisola balcanica ... ».«Ma tali preparativi militari, come risulta dalla detta mia corrispondenza, non avrebbero per iscopo, almeno per ora, al dire delle persone competenti come dei miei colleghi, di provvedere ad un'azione nei Balcani in vista di una occupazione. A quest'occupazione il Governo imperiale e reale non procederebbe, giusta quanto mi ha dichiarato il conte Goluchowski fin dalla prima visita eh 'io gli feci, che nel caso in cui la sua frontiera sud-est fosse minacciata».

310

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. .. ./66. Berlino, 4 aprile 1904, ore 16,10 (perv. ore 17,30).

Rispondo telegramma di V.E. n. 648 1 . V.E. può sicuramente contare su quel concorso che ella attende da me. Ho anche rinunziato a chiederle un congedo, di cui avrei bisogno per trovarmi al mio posto a disposizione del Ministero in occasione della visita presidenziale. Io credo che non durerò fatica nel convincere Bi.ilow della poca importanza da attribuire ad isolate esagerazioni popolari che si producessero in quella occasione. Ma non saprei come togliere presso il cancelliere dell'Impero, che non cede né ad impressioni fugaci, né a malumori momentanei, ogni significato sia a dimostrazioni del nostro popolo, nelle quali possa scorgersi l'opinione del Paese, sia a manifestazioni ufficiali od [ ... ]2 alle quali non rimanga estraneo il R. Governo. A questo riguardo non posso che richiamarmi a quanto ho avuto l'onore di esporle già con i miei telegrammi. Ora la parola è ai fatti; il Governo del re, sono certo, saprà dominare il loro svolgimento in modo che questo non contrasti colla solenne affermazione di Napoli per la Triplice Alleanza. Due punti ha in vista, in modo speciale, il Governo germanico e su di essi mi permetta di richiamare la sua speciale attenzione di nuovo: i brindisi di S.M. il re e l 'attitudine della nostra Marina militare. VE. comprende facilmente quanta misura sia indispensabile. Se, per esempio, a Napoli la Marina si affratellasse con la francese e di questo vi fossero affermazioni clamorose non sarebbero certamente le spiegazioni postume che potrebbero diminuire il significato di tale grave fatto. In conclusione: non sono le naturali cortesie verso l'ospite francese che qui faranno ombra, anche se in esse vi sarà qualche esagerazione dovuta al carattere espansivo delle nostre popolazioni, ma qui, malgrado tutti i nostri sforzi, non si riterrebbero mai per giustificate le manifestazioni che andassero oltre quel limite consentito dai nostri rapporti con gli alleati, del quale VE. ha nozione esatta.

2 Gruppo indecifrato.

3 l O 1 Cfr. n. 306.

311

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, A MILANO

T. .. .166. Vienna, 4 aprile 1904.

Ho intrattenuto oggi in via amichevole conte Goluchowski oggetto telegramma V.E. n. 651 1• Egli mi ha dichiarato modo più formale notizie riferite altro telegramma VE. n. 6472 non avere alcun fondamento, essere del resto da lui completamente ignorate. Secondo quanto supponevo movimenti truppe che ora avvenivano essere conseguenza cambio reggimenti varie guarnigioni che si effettuano di consueto ogni anno questa stagione. Ma quelle truppe non credeva raggiungessero loro totalità oppure cifra 20 mila uomini.

Mi ha pregato poscia ripetere V.E. politica Governo imperiale e reale non avere scopo espansione ma mirare unicamente mantenimento statu quo Balcani. Essere mio proposito restar fedele impegni presi con Italia e altre Potenze col trattato d'alleanza.

Rispetto sangiaccato Novi Bazar e Mitrovitza questione riguardare AustriaUngheria e Turchia. Governo imperiale e reale non intendeva rinunziare diritto convenutogli Trattato Berlino del quale non avrebbe profittato che nel caso in cui sua frontiera fosse minacciata o movimento insurrezionale sopravvenisse nel Sangiaccato ma intendeva evitare tale estremità.

Quanto conte Goluchowski mi ha incaricato ripetere V. E. conferma ciò che le riferii ossia mantenimento statu quo Balcani.

312

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 979/395. Parigi. 4 aprile 1904.

L'onorevole Boni de Castellane, nel discorso pronunciato per disapprovare il viaggio del presidente Loubet a Roma, si era servito, fra gli altri argomenti, anche di quelli che gli aveano suggerito i telegrammi di benvenuto scambiati fra le LL. MM. il re, nostro augusto sovrano e l'imperatore di Gennania1• Benché la fonna intima di quel reciproco saluto sembrasse indicare che esso non era destinato alla pubblicità della stampa periodica, tuttavia, poiché questa se ne era impadronita, non vi era dubbio che il signor de Castellane era nel pieno suo diritto di valersene per argomentarvi sopra.

2 Cfr. n. 305.

Seppi che il signor Delcassé avea fatto personalmente presso quell'oratore di destra un passo tendente a dissuaderlo dal prendere la parola contro un progetto di legge che avrebbe raccolto, malgrado la sua opposizione, la quasi unanimità dei voti. La Camera infatti non si lasciò commuovere da un discorso che, in altre circostanze, avrebbe prodotto un diverso effetto, ma che veniva pronunciato in un momento in cui la grande maggioranza avea prestabilito di affermare con il suo voto la distinzione che essa ormai fa fra le relazioni d'ordine politico-internazionale della Francia con l'Italia e quelle d'ordine politico-ecclesiastico, di carattere essenzialmente interno, che essa, od almeno una larga frazione di essa, intende avere con la Santa Sede2 .

Sarebbe però illusorio il credere che, fra le molte cose dette alla tribuna dall'onorevole Boni de Castellane, non ve ne fossero di quelle ch'egli non è solo oggi a pensarle. Il senso della opportunità avrebbe dovuto distorglierlo però di intrattenerne la Camera in tempo così inoppmtuno. Non è egli il solo che in Francia stima che la politica del buon accordo con l'Italia non avrà raggiunto il pieno suo svolgimento finché non sarà,

o rotta, od almeno caduta in discussione, l'alleanza nostra con la Germania. Né diverso può essere il sentimento di tutti coloro che, quando pure non lo dicono, subordinano tutte le mosse della politica generale di questo Paese all'idea del riacquisto delle provincie perdute. Bisogna riconoscere che vi è in questo Paese una potente disciplina di idee che impedisce manifestazioni inopportune le quali costituirebbero null'altro che un imbarazzo allo sviluppo della situazione internazionale della Francia. Si ebbe una prova dippiù di questa disciplina nel contegno della parte più importante della stampa all'annunzio dei brindisi scambiati a Napoli fra il re nostro e l'imperatore Guglielmo. Appena il rumore e le glosse che ne fece il coro del giornalismo tedesco ed austro-ungarico, ebbero per eflètto di provocare in gazzette secondarie qualche acerbo commento che veniva a dimostrare non essere qui del tutto dimenticato l'antico frasario.

Queste cose io avea diggià osservate, allorché mi pervenne il telegramma del 29 marzo3 con cui V.E. mi informò del colloquio amichevole da lei avuto, il dì prima, con codesto ambasciatore francese circa gli apprezzamenti e le supposizioni di alcuni malevoli giornali in ordine all'incontro di Napoli de' due sovrani ed ai fatti che lo accompagnarono. L'alleanza con le Potenze centrali e l'amicizia con la Francia rappresentando ormai le due essenziali direttive della nostra politica estera, la lealtà che l'Italia porta nelle sue alleanze deve essere la migliore guarentigia della lealtà che noi portiamo nel volere mantenuta e rinforzata la nostra amicizia con la Francia che consideriamo come il più fortunato evento, di questi ultimi anni, della nostra politica estera. Con questa intonazione di linguaggio e nella forma che avessi reputata meglio adatta, V.E. mi commetteva di esprimermi dal canto mio con il signor Delcassé al quale io dovea in pari tempo porgere ringraziamenti, in di lei nome, per le parole cordiali da lui pronunciate in occasione del dibattimento relativo alla legge per lo stanziamento del credito occorrente al viaggio del presidente della Repubblica a Roma.

Veramente in tale occasione e, diciamolo pur subito, insolitamente il linguaggio del ministro degli affari esteri di Francia avea fatto suonare alto che anzi tutta la politica fran

cese s'impernia nell'alleanza russa e, se essa ricerca le migliori relazioni anche con altre Potenze, ciò non può essere a discapito dell'osservanza di quell'alleanza. Se qualcuno, raffrontando le parole pronunciate qui nella presentazione al Parlamento dello schema di legge relativo al viaggio presidenziale alla Corte d'Italia, con quelle scambiate nei brindisi di Napoli, avesse voluto maliziosamente trovare in queste quasi la replica di un identico concetto, si sarebbe corso il pericolo di vedere venir fuori l'intimo pensiero di tanti e tanti francesi che l'alleanza franco-russa non espone il loro Paese all'eventualità di dover guerreggiare contro l'Italia, poiché nessuna rivendicazione d'interesse nazionale esiste tra i due Paesi, mentre non stanno proprio così le cose quando trattasi dell'alleanza italo-germanica.

Io mi dovetti dunque, in una conversazione che ebbi il 30 marzo con questo ministro degli affari esteri di Francia4 , preoccupare anzitutto di evitare ogni raffronto che potesse nascere, anche spontaneo, fra le due situazioni create dalle rispettive alleanze. Mi premeva naturalmente che, una volta dippiù, il signor Delcassé sentisse ripetere onestamente da chi ha l'onore di rappresentare l'Italia da parecchi anni in questo Paese che la politica nostra e gli intendimenti sinceri della medesima ci hanno permesso di stabilire le nostre relazioni con la Francia sulla base di un'amicizia solida e feconda per gl'interessi che legano il nostro a questo Paese, senza infrangere l'alleanza di cui l'Italia fa parte e senza venir meno agli impegni che essa ci crea. Ma né le condizioni di tempo, né altre circostanze mi avrebbero potuto suggerire di dare a dichiarazioni siffatte una forma diversa di quella di semplici osservazioni diluite in una conversazione piuttosto prolungata alla quale io diedi principio portando il discorso sovra gl'incidenti delle sedute parlamentari nelle quali la Camera ed il Senato aveano votato il credito per il viaggio a Roma del presidente della Repubblica. Il signor Delcassé tenne a mettere in sodo il carattere speciale delle quasi unanimi votazioni prodottesi in un momento in cui, nelle questioni che appassionano il Paese ed il Parlamento, la maggioranza che sostiene il Governo si è trovata ridotta a minime proporzioni. Egli entrò a parlare della ostinazione dell'onorevole De Castellane a portare alla tribuna tutto ciò che egli poté racimolare per suscitare mali umori fra i francesi e gli italiani. Qui si poneva naturalmente una mia osservazione circa il partito che questi avrebbe cercato di trarre dall'incontro di Napoli e dai brindisi ivi scambiati se questi fossero avvenuti un giorno prima. Indi proseguii dicendo che ciò che dall'onorevole deputato non era stato fatto, alcuni giornali erano andati facendo, eccitati come essi erano dal linguaggio non della stampa italiana, ma da quello del giornalismo di Vienna e di Berlino. In Italia il sentimento politico generale s'accordava perché la politica del Paese fosse mantenuta nelle linee direttive della rinnovata alleanza con le Potenze centrali e delle ristabilite amichevoli ed intime relazioni nostre con la Francia. La nostra lealtà non correva alcun pericolo nello sviluppo naturale di questa politica. Un colloquio recente che VE. avea avuto con S.E. Barrère sovra questo soggetto mi dispensava d'altronde d'insistere sovra questo argomento.

Mentre io svolgeva queste osservazioni evitando con studio ogni enfasi nel linguaggio, notai che l'espressione del viso del mio interlocutore si era d'improvviso oscurata. Egli si tratteneva visibilmente dallo esprimere qualche concetto suo che mi potesse riuscire malsonante. Vi era stato infatti, così egli disse, ripigliando a parlare, una vera esplosione d'entusiasmo tanto in Germania, quanto in Austria per la riaffer

mata Triplice Alleanza. Tutto ciò che in piccolo il signor de Castellane avea cercato di ottenere, la stampa di quei due Paesi tentava di conseguire eccitando il sentimento francese ed aizzandolo contro la politica di buoni rapporti con l 'Italia. Parevagli, così conchiuse il signor Delcassé, che quando si nutre un grande e sincero affetto per un amico, si procura di non creargli degli imbarazzi. ( On évite avant t aut de le gèner).

Il viaggio del presidente e le festose accoglienze che lo aspettano, le manifestazioni di reciproca amicizia e fiducia che si preparano e si verificheranno, nello stesso momento, in Italia per la visita di una delegazione del Consiglio municipale di Parigi alle principali città italiane e di larghe rappresentanze del commercio e dell'industria francese che si recano a Roma sull'invito di corporazioni nostre, formarono i soggetti con i quali trovai opportuno d'intralciare il colloquio mio con il signor Delcassé il quale, dal canto suo, non insistette affatto sovra le osservazioni piuttosto acri che ho sovra riferite.

La parte più importante e seria della stampa parigina non s'occupò, più dello stretto dovere, degli articoli dei giornali tedeschi ed austriaci che l'Agenzia Havas avea però messi in evidenza. L'assenza di ogni polemica fra le gazzette e la chiusura del Parlamento avvenuta quasi subito favoriscono l'oblio che sempre è facile in questo Paese quando vi è chi tenga desta l'attenzione del pubblico e, quando prossimamente il presidente Loubet sarà ospite di S.M. il re, si può prevedere che dei brindisi di Napoli conserveranno memoria soltanto quei pochi che degli interessi della politica esteriore fanno soggetto di perseverante osservazione. A costoro quei brindisi e il rumore che se ne è fatto, nulla hanno insegnato di nuovo e dal canto nostro non dovremmo sorprenderei delle deduzioni che più tardi altri cercasse di trarre dall'episodio presente. L'importante è, per un Paese come per un individuo, di non dissimulare la verità con inganno altrui e di ciò nessuno ci può fare addebito. Dal canto mio, senza sforzo di affermazioni solenni, fui lieto di aver potuto, anche in questa circostanza, assecondare la politica leale del R. Governo. Mi incombe però l'obbligo di dire, in tutta sincerità, come stanno le cose, od almeno come io le vedo. Se con mezzi che forse saranno di una diplomazia moderna altri cercasse di persuadere il Governo francese che in Italia l'opinione pubblica va per una via diversa, resterà sempre che qui, né prima, né ora, alcuna mia parola avrà autorizzato l'equivoco5 .

311 1 Cfr. n. 309.

312 1 Cfr.nn.284e285.

312 2 Un comunicato ufficioso francese del 7 aprile atrermava che a Roma Loubet non avrebbe incontrato il papa. 3 Cfr. n. 295.

312 4 La versione, molto succinta, fatta da Delcassé di questo colloquio è in DDF, II serie, t. IV, n. 385.

313

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 988/402. Parigi, 5 aprile 1904.

La pubblicità data alle trattative in corso fra i Gabinetti di Parigi e di Londra per risolvere, con un sistema di compensi, simultaneamente le principali questioni aperte fra i due Paesi, avea potuto far supporre che gli accordi fossero ormai stabiliti e che si soprassedesse, per breve tempo, alla firma degli atti per lasciare che l'opinione pubblica tanto in Francia che in Inghilterra manifestasse le sue prime impressioni.

Pare però che così non sia e che l'indiscrezione avvenuta circa il negoziato non ancora ultimato, debba attribuirsi al ministro delle Colonie inglesi. Il signor Delcassé ne avrebbe provata una vivissima contrarietà.

Ad ogni modo, voluta, o non voluta, l'indiscrezione ebbe per effetto che la stampa discutesse la questione delle relazioni della Francia con 1 mgbiilt:rra con i <:tmpiezza compatibile con l'ignoranza in cui l'opinione pubblica è rimasta, nell'un Paese e nell'altro, dei particolari dei negoziati compensi. In sostanza, se si dovessero ricapitolare le principali manifestazioni prodottesi nella stampa dei due Paesi, si arriverebbe a conchiudere che, in massima, sono entrambi favorevoli senza entusiasmo. Né in Francia si hanno obbiezioni pregiudiziali alle concessioni da fare all'Inghilterra in Egitto. Né in Inghilterra esistono obbiezioni siffatte contro le concessioni reclamate dalla Francia in Marocco. Nei due Paesi però il giudizio finale è riservato a quando si conoscerà la misura delle concessioni e si potrà valutare la proporzione dei compensi. È nell'ordine naturale delle cose che l'opinione dei due Paesi sia venuta per tal guisa preparandosi ad un pacato giudizio.

Intanto è sorta, a fianco di questa, un'altra questione che merita l'attenzione generale. Non si tratta di un concetto politico nuovo. Si rimette in discussione un'idea che altre volte fu vagheggiata principalmente in Inghilterra. È la stampa russa, il Novosti, se non erro, al quale tenne dietro la Correspondance politique di Vienna, che rimise in circolazione l'idea che all'accordo franco-inglese dovrà seguire, come complemento di una stessa opera, l'intesa anglo-russa la quale darà al componimento convenzionale degli interessi divergenti dei due Paesi, una base solida e durevole. Che il re Edoardo fosse, fin da quando era ancora principe ereditario, acquisito personalmente a questa politica che vagheggiò l'ultimo Gabinetto liberale inglese al momento in cui Nicola no salì al trono, non vi è dubbio. Che l'Inghilterra, con la Russia e la Francia abbia in Asia interessi gravissimi minacciati dal risveglio delle nazioni asiatiche, è pur vero. Che l'unione dei tre Paesi europei potrebbe essere condotta dall'identità degli interessi comuni che essi hanno da difendere, non si potrebbe escludere in modo assoluto. Forse non sono cose mature; ma sono germi visibili. La Correspondance politique vi vede i sintomi di una politica inglese a grandi vedute. Ho letto in qualche giornale francese che la parte del sensale fra l'imperatore delle Indie e lo tsar spetta alla Francia. Sono congetture tìnora, ma potrebbero prendere consistenza di fatti e questi sarebbero di tale gravità che la loro previsione non converrebbe fosse tardiva.

312 5 Per la risposta cfr. n. 331.

314

L'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 430/130. Vienna, 5 aprile 1904.

Dopo la prima conferenza avuta dal commendator Miraglia col signor Suzzara capo della sezione commerciale a questo Ministero imperiale e reale degli affari esteri e col signor Mihalovich consigliere al Ministero stesso credetti opportuno di profittare d'un colloquio ch'ebbi col conte Goluchowski per intrattenerlo alla mia volta dei prossimi negoziati commerciali tra l'Italia e l'Austria-Ungheria.

Rappresentai anzitutto al conte Goluchowski il vivo desiderio del R. Governo di addivenire ad un accordo e di risolvere in modo soddisfacente per ambedue i Paesi la questione dei vini che era per noi della massima importanza.

Il Governo del re non poteva sacrificare gli interessi di quelle province che vivono dell'esportazione dei loro prodotti vinicoli che si effettuano in gran parte in Austri~Ungheria ed era sua intenzione di dirigere tutti i suoi sforzi per ottenere adeguate agevolezze che potessero compensare le perdite loro cagionate dalla cessazione della nota clausola.

D'altra parte era da considerare che qualora la questione dei vini non avesse potuto ricevere un'equa soluzione i prossimi negoziati sarebbero stati resi oltremodo ditììcili giacché non dovevasi dimenticare come il nostro bilancio commerciale si saldava con un disavanzo notevole a vantaggio di questa e che noi avremmo dovuto a buon diritto reclamare compensi per evitare il danno che avremmo subito se i nostri scambi fossero rimasti sul piede attuale. E un trattato che non avesse assicurato al Paese tali compensi non sarebbe stato approvato dal Parlamento italiano.

Un danno maggiore sarebbe poi per risultarne ai nostri rapporti in generale giacché il rifiuto di dare soddisfazione alle giuste nostre domande avrebbe potuto provocare vive manifestazioni nel Regno contro il Governo che sarebbe stato accusato di non aver saputo tutelare sufficientemente gli interessi del Paese e avrebbero conseguentemente recato grave pregiudizio ali' alleanza.

Era quindi un bisogno imperioso per i due Governi di ovviare a qualsiasi turbamento nelle relazioni commerciali reciproche e gli sforzi comuni dovevano esser diretti ad impedire che un contracolpo potesse prodursi sui rapporti politici se un conflitto fosse per avvenire sul terreno commerciale.

E a questo proposito ricordai al conte Goluchowski che in presenza delle difficoltà che incontrava la stipulazione delle clausole dei vini il suo predecessore aveva detto al commendator Miraglia che trovavasi in quell'occasione a Vienna per negoziarla che l'alleanza non doveva a suo parere esser messa a cimento per alcuni furti di vino e che avrebbe fatto il possibile per eliminare quelle difficoltà per addivenire ad un accordo.

Aggiunsi che la presenza a Vienna di una personalità come il commendator Miraglia dimostrava l'importanza che il R. Governo annetteva alla questione ed il suo vero desiderio di definirla con soddisfazione comune ed espressi la speranza che alla sua volta si sarebbe adoperato in un tal senso presso i ministri competenti.

Il conte Goluchowski cominciò col dirmi che non comprendeva come l'AustriaUngheria avesse potuto stipulare coll'Italia la clausola dei vini che era stata causa per il Governo imperiale e reale di non pochi impacci specialmente colla Francia che egli aveva potuto eliminare cedendo sulla questione della capitolazione in Tunisia e prendendo ad un tempo l'impegno che la clausola non sarebbe stata più rinnovata nel nuovo trattato.

Osservò che avevasi avuto torto in Italia di non preparare l'opinione pubblica ali' eventualità della cessazione.

Se la questione dei vini cagionava gravi difficoltà al R. Governo non minori ne produceva al Governo imperiale e reale perché ambedue le parti della Monarchia reclamavano energicamente di esser protette contro l 'importazione dei vini italiani perché dannoso alla produzione ed al commercio rispettivi.

Nell'accennare poi alle varie proposte esaminate nella Conferenza di Roma circa le quali non erasi conversato espresse le speranze che si sarebbe potuto trovare una via di mezzo per addivenire ad un accordo ma aggiunse che l'Austria-Ungheria non era in grado di fare all'Italia favori speciali che non fossero concessi alle altre Nazioni. Ignorava ancora quale risultato avessero avuto (sic) la conferenza tenutasi col commendator Miraglia ed i delegati del Ministero imperiale e reale degli affari esteri e se e quali proposte egli avesse presentate.

Feci conoscere al conte Goluchowski che la proposta fatta dal commendator Miraglia aveva per scopo di stabilire un dazio di favore per i vini di tutte le provenienze d'Italia importati per le vie di terra. Questa proposta non poteva esser considerata in alcuna guisa come contraria alla clausola della nazione più favorita perché il trattamento sarebbe stato eguale per tutti i vini presentati a qualunque delle frontiere di terra e perché l'Austria-Ungheria faceva più per alcuni prodotti come il caffè, il cacao, il thè ecc. ecc. una differenza di trattamento tra l'importazione per terra e quella per mare.

Il conte Goluchowski rispose che non conosceva bene la questione ma gli sembrava che fosse stata esaminata tempo fa e riconosciuta come inammissibile. Del resto avrebbe invitato il signor Suzzara a riferirgli in proposito ed a mettere il commendator Miraglia in comunicazione cogli altri membri della Commissione doganale e commerciale austro-ungarica.

Conchiuse col manifestare il suo sincero desiderio di addivenire ad un accordo e col dichiararmi che si sarebbe adoperato per conciliare gli interessi reciproci ma ch'egli non era che un intermediario tra i Governi tra le due parti della Monarchia, giacché la questione era di loro competenza e doveva essere da loro risolta di comune accordo.

Dall'insieme del discorso del conte Goluchowski che si è dimostrato animato delle migliori intenzioni mi è sembrato trarre l'impressione che egli sia convinto della necessità di addivenire ad un accordo nell'interesse dei nostri rapporti politici. E tale impressione ho avuto altresì nei colloqui da me avuti col signor Suzzara e con lo stesso conte Ltitzow.

Ma alcune parole dette alla sfuggita ed in via privata dal signor Suzzara al commendatore Miraglia sembrerebbero far supporre esser intenzione del Governo imperiale e reale di non ricercare tale accordo sulla questione che maggiormente ci interessa giacché si vorrebbe trattare la voce vini al pari di qualsiasi altra voce del nuovo trattato.

315

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 874/37. Londra, 6 aprile 1904, ore 9,45.

Rispondo al dispaccio di V.E. n. 1301 , contenente telegramma del r. ministro in Addis Abeba in data 14 marzo2 . Al Foreign Office mi vennero oggi mostrati due telegrammi di quell'incaricato d'affari britannico dai quali risultava quanto segue: gli agenti francesi sono riusciti a

2 Cfr. n. 259.

far sottoscrivere da Menelik in data 25 marzo, un accordo relativo al noto prolungamento della ferrovia di Gibuti; ma l'imperatore si accorse che il testo firmato non era esattamente conforme alla minuta prima sottopostagli, e conteneva certe clausole contrarie alle sue intenzioni. Menelik dichiarò, quindi, di non voler dare sanzione definitiva a quel testo, mentre i francesi insistono per il suo mantenimento. Questione rimaneva così ancora in sospeso alla data 30 marzo.

Tutto ciò che precede si riferirebbe però alla solita ferrovia per Addis Abeba e non al progetto di una nuova linea ferroviaria per Kaffa, della quale non fanno menzione detti telegrammi, né si ha conoscenza veruna al Foreign Office.

Questo attende ora più precise informazioni dal colonello Harrington, il cui ritorno in Addis Abeba, deve essere imminente.

Questo Governo non si trova ancora in grado di pronunziarsi circa progetto di accordo segreto anglo-italiano, annesso al dispaccio di V.E. citato3 , né è da attendersi che quell'affare potrà essere risoluto a breve scadenza, mentre l'attenzione del marchese Lansdowne è ora interamente assorbita dai negoziati per l'intesa generale colla Francia.

315 1 Cfr. n. 298.

316

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, A MILANO

T. .. ./69. Vienna, 6 aprile 1904.

Avendo invitato r. console generale Trieste meglio accertare fondamento notizie da esso trasmesse circa affitto teatri Fenice e Rossetti e le altre contenute telegramma

V.E. n. 647 1 egli mi ha telegrafato trattative con direzione quei teatri e ditta Martinelli aver luogo ogni anno con Municipio essendo esso obbligato provvedere alloggi truppe in arrivo non essere stato per anco annunziato. A Borgo Erizzo esservi un frate che professa albanese nella scuola normale, ignorare però se insegna privatamente ufficiali. Avere un mese fa alcuni ufficiali primo e tredicesimo corpo riserva ricevuto ordini tenersi pronti. Preteso rifiuto ricevimento merci private ferrovie Bosnia-Erzegovina essere stato cagionato cambi guarnigione come mi è confermato altresì r. console Serajevo non sia mobilitazione truppe e risulta ad un tempo da nota ufficiosa comparsa oggi Fremden-Blatt.

Queste informazioni riducono al loro giusto valore notizie divulgate Corriere della Sera.

315 3 È il progetto di accordo del 19 dicembre 1903. 316 1 Cfr. n. 305.

317

IL CONSOLE A ZARA, CAMICIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 884. Zara, 8 aprile l 904, ore l 3.

Facendo seguito al rapporto 29 marzo n. 601 , trascrivo a VE. telegramma ora giuntomi da Cattaro dal comandante piroscafo nazionale «Molfetta»: «Arrivato Cattaro, imperiale e reale autorità marittima mi chiese pennesso verificare passaporti passeggeri; attenendomi istruzioni, accondiscesi, purché disarmati. Gendarmi non vollero sottoporsi sitTatta condizione e mano armata, spianandomi contro il fucile, volevano salire a bordo. Quantunque facessi stendere bandiera nazionale sul ponte, si ostinarono, facendosi aiutare da picchetto armato. Si interpose imperiale autorità marittima, e, per evitare sangue, tolsi bandiera nazionale dal ponte, e gendarmi entrarono. La perquisizione nulla trovò di anormale». Quanto precede avvenne iersera. Vado ora governatore protestare contro la violazione condizione visita. Prego telegrafarmi istruzioni2 .

318

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AD ABBAZIA

T. 694. Roma, 8 aprile 1904, ore 21,50.

Si è verificato ieri a Cattaro uno spiacevole incidente che qui riassumo. Richiesto in questi giorni dal luogotenente di agevolare alle autorità locali nei porti dalmati la revisione dei passaporti a bordo dei piroscafi della «Puglia» e non esistendo a Cattaro una r. agenzia consolare, il r. console in Zara aveva verbalmente concordato che in via provvisoria, e in attesa di istruzioni del R. Governo, gli agenti locali in Cattaro potessero accedere sul piroscafo per lo scopo predetto alla condizione di presentarsi non armati. Quel console telegrafa ora quanto segue: «Trascrivo a VE. telegramma ... (vedi telegramma n. 884 da Zara) 1». Parmi che data la presenza del duca A varna e del conte Goluchowski l'incidente possa essere opportunamente discusso e risoluto costì, prima che se ne impossessino la stampa e l'opinione pubblica. L'incidente identico di Riva di Trento 4 anni fa ci ammonisce come incidenti di questo genere possano assumere gravi proporzioni e minacciare i buoni rapporti tra i due Stati, mentre provvedendo immediatamente il Governo austriaco potrebbe più facilmente accordarci soddisfazione la quale potrebbe consistere nel riconoscimento dell'avvenuta mancanza e nella punizione dei colpevoli. Quanto all'apprezzamento della questione dal punto di vista del diritto, la nostra ragione, a prescindere dali' art. 16 della convenzione 15 maggio

2 Per il seguito cfr. n. 318. 318 1 Cfr.n.317.

1874 e dal conseguente obbligo di avvertire l'autorità consolare, riposa sull'accordo che sarebbe intervenuto tra il r. console ed il luogotenente. Non posso per altro tacerti che il r. console si limitò a una dichiarazione verbale la quale potrebbe dar modo al luogotenente, fors'anche in buona fede, di dichiarare di non aver posto attenzione o data importanza a11a conrlizione del non dover essere i gendarmi armati. Ciò non diminuirebbe la violenza e la brutalità dell'atto, ma attenuerebbe la nostra posizione. Di questo mio scrupolo ho creduto doveroso avvertirti. Bisognerà ad ogni modo udire risposta luogotenente. Al console in Zara ho telegrafato di attendere istruzioni2 .

317 1 Non pubblicato.

319

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO l 059/436. Parigi, 8 aprile 1904 (perv. il 25).

L'emendamento Leygues, introdotto nella legge che vieta l'insegnamento alle congregazioni religiose, ha per effetto di conservare i noviziati di quelle fra le medesime che hanno scuole nelle colonie francesi ed all'estero. La discussione di questo emendamento alla Camera dei deputati e nella stampa, ha dato luogo alla riproduzione degli argomenti tante volte addotti per dimostrare che la protezione delle missioni cattoliche è stata sempre il mezzo più efficace di espansione della influenza francese e della propagazione della lingua e della cultura di questo Paese principalmente in Oriente. Non avrebbe perciò molto interesse per il R. Governo che io chiamassi la sua attenzione sovra questo soggetto se non convenisse notare ciò che fu scritto, a tale riguardo, in un articolo del Temps, sotto la data del 21 marzo, relativamente a ciò che la Francia aspetta dali' opera delle scuole congreganiste in Tunisia.

«On sait quelle est, dans la Régence, l'importance de la question nationale. On y compte, contre 28.000 français, 9.000 italiens. Ces italiens, la France, de toute nécessité, doit s'appliquer à se les assimiler. Et, pour cette assimilation, l'instrument le meilleur est l'école. Or, les traités confèrent à l'Italie le droit d'entretenir en Tunisie des écoles italiennes qui, ayant pour le Gouvernement italien un caractère politique, assurent aux élèves, grace aux générosités de leur budget, des avantages qu'ils ne trouvent pas dans les écoles lai'ques françaises. Nous soutenons, cependant, la concurrence italienne; et nous la soutenons grace aux écoles congréganistes françaises, dont I'action sur la piété des italiens immigrés est considérable et dont le consul d 'Italie, M. Carlotti, dans le Bollettino dell'Emigrazione, reconnaìt la prospérité. Merite-t-on d'ètre traité de réactionnaire et de clérical parce qu'on est ému d'un tel aveu et qu'on hésite à désarmer la France devant la rivalité étrangère?».

Non inclino ad attribuire agli articoli dei giornali, anche i più autorevoli, un 'importanza maggiore di quella che essi meritano. Ma quando, come nel Temps del 21

marzo, è espresso, direi quasi con sincerità ingenua, un pensiero che per i francesi prende quasi forma e valore di assioma, non posso fare a meno di prestarvi attenzione. E tale forma e valore hanno per certo le parole che la Francia deve di necessità assimilare l'elemento italiano numericamente preponderante in Tunisia. A più riprese, ed oggi una volta dippiù, mi convenne mettere sotto gli occhi del R. Governo ciò che è nell'intimo pensiero della Francia a tale riguardo e ciò non per suscitare diffidenze e dissidi, ma a semplice titolo di avvertimento perché del novennio per il quale furono conchiuse le nostre convenzioni per la Tunisia, sette anni sono diggià trascorsi.

318 2 T. 695 dell'8 aprile, che non si pubblica.

320

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AD ABBAZIA

T. PRECEDENZA ASSOLUTA 697. Roma, 9 aprile 1904, ore 11,30.

Il r. console a Zara telegrafa:«... (vedi telegramma in arrivo n. 891)1».

Questo telegramma, facendo scomparire ogni dubbio da me espresso nel telegramma di jeri2 , pone nostre ragioni sopra terreno solidissimo. Reputerei pertanto opportuna sufficiente soddisfazione consistente in una manifestazione ufficiale di rincrescimento del luogotenente imperiale al console e punizione colpevoli.

321

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 896/39. Londra, 9 aprile 1904, ore 12,55.

Si conferma la conclusione, avvenuta ieri, de li 'accordo anglo-francese. Mi riservo trasmettere alla E.V. testo uftìciale 1•

320 1 T. del 9 aprile del quale si pubblica il passo seguente: «Ho l'onore di informare V.E. che il luogotenente imperiale deplora accaduto di jersera a Cattaro, promettendo punizione trasgressione suoi ordini». 2 Cfr. n. 3 18. 321 1 Sui commenti della stampa italiana all'accordo dell'8 aprile riferiva Barrère il l O aprile, in DDF, Il serie, t. V, n. 7.

322

IL CAPITANO ALBERTI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 908/33. Berbera, 9 aprile 1904 1.

Ultime notizie recano Mad Mullah dirigersi Illig. Generale, ammiraglio d'accordo proposto Londra agire contro Mad Mullah. ln questo momento operazione può essere favorevole ai nostri interessi.

323

IL DIRETTORE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA, LEONARDI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

NOTA RISERVATISSIMA 6744. Roma, 10 aprile 1904.

Credo opportuno di comunicare a V.E. il seguente rapporto del prefetto di Roma: «Con riferimento a precedente corrispondenza pregiomi manifestare alla E.V. che nel pomeriggio del 24 marzo in via Foro Traiano n. 25 piano 3° e precisamente nella abitazione del generale Ricciotti Garibaldi, ebbe luogo una riunione dei maggiorenti della colonia albanese d'Italia allo scopo di prendere accordi per un piano organico d'azione.

I convenuti erano 14 tra cui il signor Lorecchio Anselmo, direttore del giornale La Nazione Albanese di Roma, l'avvocato Lusi, direttore del periodico La Nuova Albania di Napoli, il signor Musacchio presidente dell'associazione albanese di Palermo, il signor Dominici Manlio pubblicista di Roma, il generale Danis ed il colonnello Schirò.

A quanto mi è stato riferito si sarebbe deciso di dare un nuovo e vigoroso impulso al partito albanese esistente in Italia, in modo da essere pronti ad ogni evenienza, temendosi che da un momento all'altro l'equilibrio dei Balcani possa essere turbato.

Il generale Ricciotti Garibaldi avrebbe espresso il proposito non appena dovessero scoppiare le ostilità nella penisola balcanica di organizzare contemporaneamente un esercito di volontari per invadere Trento e Trieste.

All'uopo sarebbe stato deciso di diramare un proclama segreto per tutta l'Italia onde organizzare potentemente i sotto comitati locali e costituire delle schiere di volenterosi pronti a prendere le armi al primo appello.

Con tale proclama si raccomanderebbe inoltre di tenere conferenze pro-Albania, di fare propaganda a mezzo della stampa, e sopratutto di aprire sottoscrizioni per raccogliere fondi.

Decisero di mantenere il massimo segreto su tali deliberazioni. Da ultimo procedettero alla nomina del segretario generale del Consiglio italiano pro-Albania nella persona del suddetto Bennici Mani io.

Mi si riferisce che tra breve un deputato e probabilmente l'onorevole Luigi Gaetani di Laurenzana parlerà alla Camera sulla questione albanese»'.

322 1 Trasmesso tramite Aden il l O aprile alle 5,55.

324

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL CONSOLE GENERALE A SALONICCO, MILAZZO

T. RISERVATO 713. Roma, 11 aprile 1904, ore 15,45.

Rispondo suo rapporto l 09 1• Pur comprendendo, apprezzando sentimenti da cui la S. V. fu mossa, debbo ricordar le che rr. agenti ali'estero non possono né devono impegnarsi in manifestazioni aventi carattere politico senza avere prima ottenuto autorizzazione Ministero, e devo quindi dolermi che ella non si sia attenuto a tale norma. Il R. Governo che si appresta a degnamente accogliere il capo riverito della Nazione amica vede con la maggiore soddisfazione ogni popolare partecipazione a tali feste. Ma le manifestazioni ufficiali specialmente ali 'estero non devono eccedere quelle seguite in occasione della prima visita di altri capi di Stato alleati od amici. Credo che al punto in cui sono le cose non sarà possibile ritornare sul già fatto.

Ella peraltro vorrà fare almeno apparire quanto meno è possibile il carattere ufficiale della iniziativa ed impedire che, sia per l'astensione come per la qualità degli inviti e per i discorsi che saranno pronunziati, la dimostrazione possa assumere un carattere contraddicente agli intendimenti del R. Governo.

325

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 718. Roma, li aprile 1904, ore 19.15.

Come era prevedibile l'incidente di Cattaro è oggetto di commenti spiacevoli da parte di tutta la stampa italiana e preoccupa la pubblica opinione. Mi si annunzia anche la presentazione di una interrogazione alla Camera. È di comune interesse pertanto che l'incidente venga risolto con la massima sollecitudine e in modo soddisfacente. La cosa dovrebbe tanto più riuscire facile in quanto che lo stesso luogotenente imperiale ha dichiarato al r. console a Zara di deplorare il fatto', e ha promesso punizione trasgressione suoi ordini. Una dichiarazione ut1ìcialc dello stesso luogotenente che deplori il fatto c ne esprima il rincrescimento e una seria punizione dei colpevoli mi pajono appunto i termini sufficienti ma indispensabili di una soluzione.

323 1 Sui maneggi irredentistici di Ricciotti Garibaldi cfr. TOMMASII\1, L 'Italia alfa vigilia della guerra, vol. I. cit., pp. 415-416.

324 1 Non rinvenuto.

325 1 Cfì·. n. 320, nota l.

326

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, COSTANTINOPOLI, LONDRA, PARIGI E PIETROBURGO

T. 721. Roma, 12 aprile 1904, ore 17.30.

I colloqui che io ebbi, ad Abbazia, col conte Goluchowski, hanno lasciato in me la migliore delle impressioni. L'esame della situazione ci ha messo in grado di constatare la piena consonanza di vedute nelle questioni d'ordine generale, non che il fermo proposito di entrambi i Gabinetti di perseverare nella intimità di rapporti e comunicazioni che meglio giovi, secondo lo spirito dell'alleanza, alla più efficace tutela dei rispettivi interessi.

Per quanto concerne la questione balcanica abbiamo riconosciuto e riconfermato il comune intendimento di adoperarci, con ogni nostro sforzo, per il mantenimento dello status quo. Infine, per quanto concerne la questione commerciale, il conte Goluchowski mi diede formale assicurazione del suo massimo buon volere e del suo vivo desiderio che si possa giungere ad un equo e soddisfacente accordo. Comunico quanto precede a VE. per sua informazione e norma di linguaggio 1•

327

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. RISERVATO 723. Roma. 12 aprile 1904, ore 17,30.

Ricevuto telegramma 37 1 . Un telegramma di Ciccodicola, in data 31 marzo2 , reca che Menelik è riuscito farsi restituire da Chefneux convenzione ferroviaria, che abilmente gli era stata tàtta firmare, e che fino a quella data nulla era stato conchiuso, attendendo Mcnelik l'arrivo di Harrington. Son preoccupato del ritardo frapposto da Gabinetto inglese a rispondere circa progetto accordo segreto, poiché temo che nei negoziati per l'intervenuta intesa generale tra Francia c Inghilterra possa essere stato direttamente o indirettamente pregiudicato il nostro negoziato. Recenti dichiarazioni di lord Cromer al marchese Salvago mi confermano in questo timore3 . Lord Cromer infatti, che sappiamo essere stato consultato sul progetto accordo segreto, ebbe a manifestare una opinione personale che un accordo tra due sole delle tre Potenze interessate in Etiopia non sarebbe consigliabile, perché costituirebbe le gelosie della terza Potenza lasciata da parte. È evidente che lord Cromer, il cui pare

'Cfr. n. 302.

3 Cfr. n. 283.

re nelle cose africane ha gran peso al Foreign Office, vedrebbe più favorevolmente un accordo a tre. Desidererei che V.E. trovasse modo e occasione di toccare con tatto la delicata questione per conoscere l'intimo pensiero del marchese di Lansdowne. Per sua esclusiva personale conoscenza, è bene sappia che io non vedrei difficoltà, a certe determinate condizioni, che all'accordo italo-inglese per l'Etiopia accedesse poi la Francia.

326 1 Un resoconto ben più ampio dell'incontro fece Goluchowski a Wedel. che lo trasmise a Biilow il 14 aprile, cfr. GP. vol. XX/l, n. 640 l.

327 1 Cfr. n. 315.

328

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 938/70. Berlino, 13 aprile 1904, ore 5,28.

Il recente accordo franco-inglese non è stato ancora notificato a questo Governo. Circa accoglienza che il Governo imperiale fa a questo accordo speciale, specialmente per quanto si riferisce al Marocco, non potrei meglio fare che ripetere le misurate dichiarazioni fatte ieri dal cancelliere dell'Impero al Reichstag. Noi non abbiamo motivo di ritenere, disse il cancelliere dell'Impero, che l'accordo sia in qualche modo diretto contro altre Potenze, e vediamo in questo un coefficiente per il mantenimento della pace. Nel Marocco e Mediterraneo, in generale, i nostri interessi sono essenzialmente d'ordine economico, perciò desideriamo che nel Marocco regnino la tranquillità e l'ordine, non abbiamo motivo di ritenere che una Potenza qualsiasi disconosca

o leda i nostri interessi colà. Più non ha detto Biilow, né credo dirà. Che qui siano lieti dell'accordo franco-inglese non affermerei. Certo non vi sono poi indizii sufficienti per ritenere che questo Gabinetto, il quale altra volta ha fatto pesare la sua parola nella questione del Marocco, veda tuttaltro che volontieri che questa si incammini verso una soluzione senza che esso sia chiamato ad interloquire.

329

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 944/40. Londra, 13 aprile 1904, ore 10,55 (perv. ore 19,20).

Ho ricevuto il telegramma di V. E. n. 723 1• Anche al Foreign Office si ebbe conferma avere Menelik ricuperato la nota convenzione Chefneux. Nulla si sa ancora circa atteso ritorno del capitano Harrington ad Addis Abeba.

Quanto al nostro progetto di accordo, credo potere escludere positivamente che il suo oggetto sia stato in alcun modo menzionato nei recenti negoziati anglo-francesi.

Circa il parere di lord Cromer, mi fu detto soltanto aver egli risposto che quelle proposte meritavano attento esame, ma è probabile egli abbia pure menzionato l'opportunità di una simultanea intesa colla Francia quale sarebbe indicata dalla presente situazione.

Avendo veduto oggi marchese Lansdowne, mi sono limitato sollecitare, in nome di V.E., una risposta, e Sua Signoria si riservò di considerarla, scusandosi del non avere avuto agio di occuparsene in questi ultimi giorni. Nel corso della conversazione, ed a titolo di mia impressione puramente personale, ho poi accennato che quando si fosse fra noi concluso un accordo vi sarebbe forse vantaggio a invitar Francia a parteciparvi. Marchese Lansdowne essendosi, come lo prevedevo, mostrato in massima favorevole a codesta idea, ho insistito sulla convenienza di cominciare con un accordo a due tra noi, anziché aprire negoziati a tre, i quali per ciò stesso riuscirebbero più difficile esito. Sua Signoria avendo approvato anche questo punto di vista, gli dissi che ne scriverei a V.E. come di mia iniziativa.

329 1 Cfr. n. 327.

330

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 941/74. Vienna, 13 aprile 1904, ore 21.

Ho parlato col ministro degli affari esteri oggi nel senso del telegramma di V.E.

n. 7181 , rappresentandogli necessità dare incidente Cattaro pronta soluzione indicata da V.E. Conte Goluchowski rispose ciò che segue: inchiesta prescritta al riguardo non è ancora ultimata. Non si può però contestare diritto autorità e gendarmeria col salire a bordo visitare navi estere mercantili e postali che sono acque territoriali Monarchia. Non è quindi giustificata opposizione capitano nave italiana «Molfetta», né uso poco regolare da essa fatto bandiera nazionale. Ignora, del resto, quanto sarebbe stato convenuto in proposito tra il r. console e luogotenente Zara. Riconosce tuttavia avere autorità imperiale reale Cattaro commesso mancanza, non avvertendo, prima di salire a bordo, il console d 'Italia in Zara, conformemente articolo 16 Convenzione 1874. Aspettava informazioni complementari, dopo di che avrebbe incaricato ambasciata austro-ungarica a Roma far conoscere a V.E. che deplora mancanza suddetta, che provvedimenti sarebbero stati presi per impedire ripetersi inconvenienti, e che severa ammonizione verrebbe data coloro che eransene resi co\pevoli2 .

2 Per il seguito cfr. n. 332.

330 1 Cfr. n. 325.

331

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

D. 1784 7/424. Roma, 13 aprile 1904.

Ho letto, con speciale interesse, il rapporto di V. E. in data 4 aprile, n. 979/395 1•

Dopo avere ricordato il discorso recente de li'onorevole Bo n i de Castellane, circa il prossimo viaggio del presidente Loubet a Roma, l'E.V. ha riferito il linguaggio di codesta stampa, in occasione dei recenti brindisi scambiati tra S.M. il re nostro augusto sovrano, e S.M. l'imperatore di Germania. Inoltre V.E. mi ha fornito particolareggiati ragguagli sul colloquio da lei avuto, in proposito, col signor Delcassé il 30 marzo u.s.

Mentre la ringrazio per le notizie e per le considerazioni espostemi, non posso che approvare, pienamente, le parole di V.E. dirette, in tale circostanza, a codesto signor ministro degli aftàri esteri.

332

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VI ENNA, AVARNA

T. 733. Roma, 14 aprile 1904, ore 12,30.

Rispondo al suo telegramma n. 741 . Le dichiarazioni del conte Goluchowski mi meravigliano laddove egli dichiara di ignorare l'accordo intervenuto fra il console in Zara e l'imperiale luogotenente e sembra voler giudicare e risolvere l'incidente prescindendo da tale accordo. Voglia fare rilevare come sia impossibile per noi di accettare questa base di discussione e di soluzione. Il punto di partenza del nostro reclamo non è e non può essere che l'accordo intervenuto secondo il quale la visita a bordo non poteva essere fatta che da agenti senza armi. È questo accordo che pienamente giustifica la resistenza del capitano e rende gravissima la violenza dei gendarmi che giunsero fino al punto di spianare i fucili contro di lui. Si tratta di una aperta mancanza ad un patto dovuta non so se a disobbedienza, od a trascuratezza nel trasmettere gli ordini. Su ciò spetta al Governo austriaco di indagare. Ma si tratta in ogni caso, di una violazione veramente grave in sé e per il modo in cui venne compiuta e per il quale una punizione dovrebbe essere certamente maggiore di una semplice ammonizione.

332 1 Cfr. n. 330.

331 1 Cfr. n. 312.

333

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL CONSOLE GENERALE A CANEA, NEGRI

T. 734. Roma, 14 aprile 1904, ore 16,15.

Con viva meraviglia e vivo rincrescimento apprendo notizia soppressione insegnamento obbligatorio italiano codeste scuole suo rapporto n. 441• Tale provvedimento è in aperta opposizione con lo spirito se non con la lettera delle assicurazioni date dal principe Giorgio e dalla S.V. comunicate a questo Ministero con telegramma del 13 febbraio2 . L'avere pubblicato soltanto adesso il decreto già firmato fin dal 24 gennaio aggrava ancora la cosa dando al mantenimento del provvedimento il significato di un atto precedentemente voluto. Voglia pertanto francamente far noto questi sentimenti del R. Governo al principe Giorgio, aggiungendogli che se egli deve tener conto della irritabilità cretese, io non posso prescindere dalla opinione pubblica italiana che giustamente si sente offesa da atti rivolti contro la cultura e la lingua nazionale ancora più che contro il Governo e non comprende un indirizzo politico come quello seguito sinora dall'Italia dal quale l'Italia ricava simili risultati.

Voglia in pari tempo dirigere a codesto Governo un nota scritta ispirata a tali sentimenti concludendo che il R. Governo rinunzia a sollevare formalmente un incidente, solo perché può rendere atto della dichiarazione fattale dal signor Vorcades relativamente alle intenzioni di codesto Governo di rendere poi nuovamente l'italiano obbligatorio per tutti.

334

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 955/76. Vienna, 15 aprile 1904, ore 0,30.

In assenza del conte Goluchowski partito oggi per Budapest, come già telegrafai ieri a V.E., ho parlato con primo capo sezione sull'incidente di Cattaro, attenendomi strettamente istruzioni che V.E. mi ha dato con suo telegramma n. 733 1• Signor de Mérey mi ha detto risultare da ulteriori informazioni trasmesse luogotenente Zara che accordo tra esso e r. console era realmente intervenuto, e che istruzioni conforme medesimo erano state impartite ai comandanti i vari porti della Dalmazia. Ma anche esse non erano ancora pervenute Cattaro alla data in cui avvenne incidente. Ha

aggiunto però che accordo non avrebbe potuto essere stipulato da luogotenente, né essere ratificato dal Governo imperiale e reale non essendo conforme convenzione 1874, e non spettando a quel funzionario interpretare atti internazionali. Autorità Cattaro non avendo quindi avuto ancora tempo debito condizioni accordo, aveva agito secondo diritto spettante ogni autorità qualsiasi Paese di visitare navi mercantili e postali che sono proprie acque territoriali. Però, non avendo avvertito prima di salire a bordo r. console Zara aveva commesso mancanza deplorata dal Governo imperiale e reale. In conseguenza, era stato telegrafato, prima della mia visita all'incaricato d'affari austro-ungarico a Roma di fare a V.E. comunicazioni riferite mio telegramma di ieri n. 742• A mia richiesta de Mérey informerà oggi stesso il conte Goluchowski di quando ebbi a fargli conoscere.

333 1 Non pubblicato. 2 T. 337/8 del 13 febbraio, non pubblicato, con il quale Negri comunicava che il principe Giorgio aveva assicurato la nomina di un nuovo insegnante di lingua italiana, in sostituzione del precedente. 334 1 Cfr. n. 332.

335

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL CONSOLE A ZARA, CAMICIA

T. 743. Roma, 15 aprile 1904, ore 16.

In relazione alla recente sua domanda di istruzioni di massima circa le visite a bordo dei nostri piroscafi, debbo avvertirla che il diritto delle autorità locali di esercitare perquisizioni a bordo delle navi mercantili straniere nelle loro acque non può essere in principio contestato, né da noi particolarmente fu mai contestato di fronte all'Austria-Ungheria. Tutto ciò che possiamo e dobbiamo pretendere è la osservanza di quanto prescrive l'art. 16 della convenzione 15 maggio 1874, e cioè il previo avviso all'autorità consolare. Per quanto concerne Cattaro, debbo avvertirla confidenzialmente che il Governo di Vienna non crede poter riconoscere la validità dell'accordo intervenuto col luogotenente. Importa quindi che ella si tenga in comunicazione col luogotenente, e quante volte questi, per istruzione che gli giunga da Vienna, disdica l'accordo, e si debba quindi tornare al procedimento normale anche per Cattaro, dove non esiste agente consolare italiano, converrà che d'urgenza ella avverta i capitani della «Puglia» di non opporsi all'accesso di agenti locali, ancorché armati, purché questi dichiarino di avere avvertito lei come r. console avente giurisdizione nel distretto. Quanto all'incidente del 7 aprile a Cattaro pendono tuttora le trattative.

334 2 Cfr. n. 330.

336

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 751. Roma, 15 aprile 1904, ore 23,55.

Ricevuto telegramma 40 1• Sono lieto marchese Lansdowne condivida nostro modo di vedere circa convenienza partecipazione della Francia all'accordo anglo-italiano per l'Etiopia. Ambasciatore di Francia mi ha dichiarato recentemente che nelle questioni Etiopia Governo francese non desidererebbe di meglio che intendersi con Italia. Ciò mi fa ritenere che in occasione prossima venuta presidente della Repubblica francese Delcassé mi terrà parola delle cose di Etiopia. Ciò mi porrebbe in imbarazzo se per quel tempo l'accordo italo-britannico non fosse conchiuso. Prego V.E. di volere informare confidenzialmente di quanto precede codesto ministro degli affari esteri facendogli presente il comune interesse di sollecitare la firma dell'accordo onde le due Potenze possano sicuramente concordemente vedere il modo migliore di preparare l'intesa con la Francia.

337

IL REGGENTE L'AGENZIA E IL CONSOLATO GENERALE AL CAIRO, ANCILOTTO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 250/73. Il Cairo, 15 aprile 1904 (perv. il 20).

Ho l'onore di segnare ricevuta all'E.V. del dispaccio del 5 corrente n. 75 1 , con il quale ella mi comunica un rapporto del r. console in Tripoli di Barberia sui lavori già iniziati e sulla guarnigione stabilita nella baia di Solum da questo Governo.

Ho avuto occasione di vedere il ministro degli affari esteri, che, da me interpellato in argomento, mi dichiarò nulla sapere dei lavori stabiliti o iniziati per la costruzione di una ferrovia che potrebbe unire Solum con Alessandria.

Sta il fatto che il khedivé ha fatto costruire un primo tronco di ferrovia da Mariut nella direzione di Tripoli e che presto ne farà un secondo di cento chilometri in continuazione. Come mi dichiarò Boutros pascià, si tratta di un affare assolutamente privato di Sua Altezza che vorrebbe aprire uno sbocco di prodotti delle terre vicine di sua proprietà.

Su questo argomento, ha riferito ampiamente il marchese Salvago con i rapporti del 26 febbraio scorso n. 36 e 2 aprile scorso n. 652 .

Il progetto forse si allargherà più tardi, ma, per ora, non si pensa certo alla costruzione di una ferrovia costosissima per la lunga percorrenza e improduttiva per i Paesi che dovrebbe attraversare.

2 Non pubblicati.

In una conversazione ch'ebbi più tardi con lord Cromer, avendo accennato all'argomento in parola, il rappresentante britannico mi smentì categoricamente si pensi a costruire una ferrovia a Solum. Aggiunse non esistere in questa località alcuna guarnigione e che solo, di tanto in tanto, vi si mandano delle pattuglie di dieci o venti uomini per differenti servizi.

Invio, qui unito, un prospetto delle forze anglo-egiziane scaglionate lungo la costa ovest di Alessandria, prospetto datomi dal capitano Hunter.

Lord Cromer approfittò dell'occasione per fare vive proteste d'amicizia all'Italia. Aggiunse che sapeva che il R. Governo si preoccupava degli avvenimenti in Tripolitania, talora in base a notizie infondate, e che rinnovava personalmente l'assicurazione della leale attitudine del suo Paese di fronte agl'interessi della Nazione amica.

336 1 Cfr. n. 329.

337 1 Non pubblicato.

338

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA

Roma, 16 aprile 1904, ore 15,40.

Sua Maestà ha molto gradito e ricambia il saluto dell'imperatore di Etiopia lieto che questa nuova opera di civiltà2 alla quale hanno collaborato i due Paesi amici giovi ai comuni interessi politici e commerciali.

A lei che tanto si adoperò per la riuscita della non facile impresa mi è grato esprimere mio speciale compiacimento.

339

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 757. Roma, 16 aprile 1904, ore 23.

Incidente di Cattaro. Ieri si recò da me il principe Schonburg per ripetermi sostanzialmente le dichiarazioni preannunziate dall'E.V. nel telegramma n. 76 1• lo la prego pertanto di voler far comprendere a codesto Governo che nessuno più di me è alieno dal dare all'incidente una importanza superiore a quella che merita. Ma non potrei prescindere anche volendolo dalla assoluta necessità di fornire spiegazioni soddisfacenti le quali tolgano ogni pretesto a coloro che nella Camera e fuori si apprestano a profittare dell'incidente per i loro fini politici. Codesto Governo propone una soluzione che, partendo dalla promessa di ignorare l'accordo intervenuto fra il

33R 1 Il telegramma tù trasmesso via Asmara.

è Con ogni probabilità si ritèrisce all'avvenuto allacciamento telegrafico tra Asmara e Addis Abeba.

luogotenente e il console, conclude con una ammonizione alle autorità di Cattaro per il mancato avviso all'autorità consolare italiana. Ora giova ricordare che tutto l'incidente fu cagionato dal rifiuto opposto dal capitano a permettere l'accesso ai gendarmi armati. Fu in seguito a ciò che i gendarmi appianarono i fucili minacciando fuoco, e fu soltanto la remissione del capitano che prudentemente cedette nonostante le contrarie istruzioni ricevute, quella che impedì conseguenze ben più gravi. Qualora potessi seguire il Governo austro-ungarico nel suo desiderio di ignorare l'accordo intervenuto, io per prima cosa dovrei disapprovare e far punire il capitano. Ma anche prescindendo da ciò la verità è che è impossibile trovare la soluzione a un incidente prescindendo dalla causa che ha dato origine ali 'incidente medesimo. L'accordo intervenuto che fu la unica causa dell'incidente deve essere anche necessariamente il punto di partenza per la sua soluzione. E siccome l'esistenza dell'accordo non può venire né viene contestata, codesto Governo può scegliere l'una o l'altra di queste vie: o accettare l 'accordo salvo magari a denunciarlo subito per l'avvenire, o non accettarlo. Nel primo caso, premesso che l'accordo fu convenuto il 29 marzo e l'incidente avvenne il 7 aprile, e che dal suo canto il r. console adempì l'obbligo di avvertire immediatamente i capitani della Società «Puglia», deve essere accertato a carico di chi stia la responsabilità della violazione dell'accordo stesso da parte austriaca; e cioè se a carico di chi non trasmise gli ordini o a carico di chi non vi obbedì. Accertati i responsabili, essi dovranno essere puniti in modo adeguato all'ingiusta violenza fatta al capitano e alle gravissime conseguenze che potevano derivarne. Il Governo austro-ungarico può invece scegliere l'altra via e non accettare l'accordo allegando che il luogotenente non aveva poteri per stipularlo. Ma in tale caso per separare di fronte al Governo italiano la responsabilità sua da quella del luogotenente, esso non potrà a meno di sconfessare il luogotenente e proporzionatamente punirlo. Non mi pare possibile impostare diversamente la questione e trovare una soluzione al di fuori delle due predette ipotesi, né saprei, al di fuori di esse, come poter trovare una conveniente risposta alle interrogazioni già presentate alla Camera dei deputati. Devo ancora insistere sulla opportunità di poter trovare una soluzione quanto più sollecitamente sia possibile. Qualora ella lo creda opportuno, la autorizzo a consegnare a codesto Governo una nota verbale concepita in conformità del presente telegramma.

339 1 Cfr. n. 334.

340

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 760. Roma, 17 aprile 1904, ore 12,55.

Facendo seguito mio telegramma di ieri 1 e per facilitare soluzione dell'incidente, pare a me che la formula da proporre al conte Goluchowski in aggiunta alle dichiarazioni fattemi in suo nome dal principe Schonburg potrebbe essere questa:

nel caso in cui codesto Governo persista a non voler riconoscere l 'accordo intervenuto fra il console e il luogotenente, che il Governo stesso dichiari ciò a noi deplorando il fatto del luogotenente e autorizzandoci a fare alla nostra volta in questo senso pubblica dichiarazione. Nella contraria ipotesi dovrà essere severamente punito il funzionario che non trasmise gli ordini a Cattaro o colui che avendoli ricevuti non li fece eseguire. N eli 'un caso e n eli 'altro, per evitare il rinnovarsi di così spiacevoli incidenti noi chiediamo al Governo austro-ungarico che consenta la nomina di un r. agente consolare a Cattaro, e qualora tale nomina per speciali ragioni non potesse essere consentita, non dubitiamo che non troverà difficoltà la nomina invece di un delegato consolare nell'identica forma e per gli stessi effetti del delegato di Riva di Trento, in conformità della nota verbale 12 maggio 1900 diretta da codesto Ministero degli affari esteri alla r. ambasciata. lo non potrò mai abbastanza insistere sulla necessità di risolvere sollecitamente l'incidente. Voglia I'E.V. dire al conte Goluchowski che la mia vera e unica preoccupazione in tak insistenza deriva dal vivissimo desiderio che ho d'impedire che l'incidente venga sempre più sfruttato come avviene dai nemici di quell'indirizzo di politica che il R. Governo è risoluto ad avere nei rapporti coli'Austria-Ungheria.

340 1 Cfr. n. 339.

341

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 994/81. Vienna, 19 aprile 1904, ore 2,30.

Ho parlato oggi col ministro degli affari esteri nel senso telegrammi di V.E. nn. 757 e 760 1• Gli feci conoscere alternative esposte insistendo pronta soddisfacente soluzione incidente Cattaro. Conte Goluchowski mi ha detto credere che franche e leali dichiarazioni fatte fare a V. E. dal signor principe di Schonburg e rincrescimento espresso accaduto avesse soddisfatto R. Governo. Sembrargli d'altra parte che ad incidente siffato non si dovesse attribuire troppa importanza, specialmente tra Stati alleati. Ho replicato era intàtti pensiero di V.E., la cui insistenza per soluzione proposta era motivata unicamente vivissimo, sincero desiderio incidente non dovesse essere sfruttato nemici quella politica che il R. Governo era risoluto seguire con l'Austria-Ungheria. Conte Goluchowski, nell'accennare poscia alternativa secondo la quale Governo imperiale non riconoscendo accordo intervenuto tra il console e luogotenente Zara, deplorava fatto di questi, e autorizzava V.E. fare a sua volta dichiarazione pubblica in tal senso. Mi ha detto che non poteva prendere decisione in proposito dovendo prima interpellare presidente del Consiglio da cui dipendeva questione, ma che avrebbe conferito con esso domani e avrebbe fatto pervenire risposta.

Quanto alla istituzione agenzia e delegazione consolare italiana a Cattaro, non poterla ammettere, essendo quel porto militare; ma, per evitare ripetersi inconveniente accaduto, autorità locale, attenendosi strettamente articolo 16 convenzione 1874, avrebbe dato tempo necessario r. console Zara recarsi Cattaro per assistere visita navi italiane.

341 1 Cfr. nn. 339 e 340.

342

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 996/83. Vienna, 19 aprile 1904, ore 2,30.

Nel colloquio avuto oggi conte Goluchowski, discorso caduto incontro Abbazia, mi ha detto essere stato lietissimo sua personale conoscenza e pienamente soddisfatto conversazioni avute seco lei, franchezza cui erano state improntate. Conte Goluchowski sarebbesi espresso nello stesso senso coll'ambasciatore di Germania, a quanto mi viene riferito, da questi 1•

343

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 1001/72. Berlino, 19 aprile 1904, ore 17,30.

Conte Goluchowski ha fatto tenere a questo ambasciatore d'Austria-Ungheria, perché ne dia notizia al cancelliere dell'Impero, una lunga relazione del convegno con V. E. in Abbazia1• Conte Goluchowski rende conto delle conversazioni avute con lei e delle dichiarazioni scambiate. La particolareggiata relazione, di cui il mio collega austro-ungarico mi ha dato lettura confidenziale, tocca tutti i punti trattati dal conte Goluchowski con V.E., e si dilunga specialmente circa le questioni dell'Albania e di Novi Bazar. Circa questione commerciale conte Goluchowski si è riservato ulteriori comunicazioni. La relazione termina colla espressione della viva soddisfazione del conte Goluchowski per il suo completo accordo con lei e con le più lusinghiere espressioni per la persona di lei.

343 1 La relazione fu comunicata a Wedcl. Cfr. GP, vol. XX/I, n. 640 l.

342 1 Cfr. infàtti il rapporto citato di W ed el a Biilow in GP, vol. XX/l, n. 640 l.

344

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 1002/73. Berlino, 19 aprile 1904, ore 17,30.

Il segretario di Stato per la marina, che io ho incontrato iersera, mi ha detto quanto S.M. l'imperatore sia restato soddisfatto delle accoglienze di Napoli, e quanto abbia ammirato la nostra Marina, segnatamente le nostre recenti costruzioni navali.

S.M. l'imperatore ha scritto all'ammiraglio Tirpitz ordinandogli la «costruzione delle navi come le italiane». Nel corso della conversazione, ho potuto notare anche, da quanto con molta riserva mi ha detto l'ammiraglio, che qui è tutt'altro che sparita la preoccupazione per la rivista navale di Napoli in occasione della visita del presidente Loubet per questo «spettacolo navale che, fino ad ora, non aveva avuto l'eguale per quest'avvenimento del giorno». Io mi sono adoperato di rimettere nella sua vera luce il prossimo convegno navale di Napoli. Ma non so se le mie allegazioni sia presso l'ammiraglio Tirpitz, sia presso altri uomini di Governo, più autorizzati a parlare della cosa, raggiungeranno lo scopo. Questo mio dubbio sarebbe tanto più giustificato se fossero vere le notizie dei giornali, secondo le quali le proporzioni del convegno navale di Napoli andrebbero oltre quanto ella mi diede, coi suoi precedenti telegrammi, istruzioni di dire al cancelliere dell'Impero.

345

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA

T. 772. Roma, 19 aprile 1904, ore 22,55.

Incidente Cattaro. Voglia far comprendere conte Goluchowski non essere il

R. Governo che attribuisce importanza all'incidente, ma l'opinione pubblica e i deputati i quali avendo presentato interrogazioni alla Camera pongono il Governo nella necessità di rispondervi in modo soddisfacente. Se tutto il torto è dalla parte delle autorità austriache, come non pare dubbio, non comprendo come specialmente fra Stati alleati codesto Governo non lo debba riconoscere dando a noi adeguata soddistàzione. Neppure mi sembra giustificata la resistenza che codesto Governo oppone a soddisfare il desiderio espresso nel telegramma n. 7601• Non trattasi di istituire né agenzia né delegazione, ma semplicemente autorizzare il r. console a Zara di indicare in Cattaro una persona scelta col consenso del Governo austriaco, con l 'unico mandato di ricevere dalle autorità locali le notificazioni prescritte dali'art. 16 della

Convenzione e assistere se lo giudichi opportuno alle visite e operazioni di dogana e di polizia. Tale persona non potrebbe esercitare nessuna funzione consolare; non godrebbe di alcun diritto né privilegio o immunità né potrebbe far uso di alcun segno esteriore inerente all'autorità consolare. L'avviso da darsi volta per volta al console a Zara perché si rechi a Cattaro sarebbe di esecuzione evidentemente impossibile data distanza dei luoghi e relativa difficoltà delle comunicazioni e rappresenterebbe garanzia non seria, e assolutamente irrisoria.

345 1 Cfr. n. 340.

346

IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1006/25. Addis Abeba, 19 aprile 1904 1•

S.M. imperatore, al quale ebbi l'onore comunicare telegramma di V.E. del 15 corrente2 , mi ha incaricato di notificarle i suoi vivi ringraziamenti sicuro che il compiacimento del nostro augusto sovrano, gli auguri del Governo del re rappresentano per lui nuova affermazione di cordiale amicizia ed assicurato successo al benessere Eritrea, Etiopia. Mi permetta Eccellenza, esprimerle la mia riconoscenza per le sue parole con le quali volle rilevare il mio modesto lavoro.

347

L'INCARICATO D'AFFARI A CARACAS, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 389/82. Caracas, 19 aprile 1904 (perv. il 21 maggio).

Ebbi occasione d'incontrarmi ieri col generale Raffaele Reyes che travasi di passaggio a Caracas nel suo viaggio di ritorno a Bogotà ove, fra breve, egli prenderà possesso della presidenza della Repubblica.

Avevo già conosciuto il futuro presidente durante la mia missione al Messico, all'epoca del Congresso pan-americano ed il mio colloquio col noto uomo di Stato fu inspirato a molta cordialità.

Accennando al suo recente viaggio in Italia, egli mi narrò come gli avvenimenti di Panama e il troppo affrettato riconoscimento di quella Repubblica dalle Potenze

2 Cfr. n. 338.

europee lo costrinsero a serbare in Europa un atteggiamento riservato che gl'impedì di entrare in rapporti diretti coi vari Governi.

Ciononostante, animato da sentimenti conciliativi, il nuovo presidente amico e grande ammiratore del generale Diaz presidente del Messico, aspirerebbe a mettere il suo Paese sulla via dell'ordine e del progresso, stringendovi maggiormente i legami di amicizia colle Nazioni europee ed americane, ristaurando il credito della nazione e chiamando l'immigrazione europea a fecondare le grandi risorse del vasto territorio colombiano.

Alludendo ad alcuni rapporti da lui indirettamente tenuti con V.E. per mezzo di codesto ministro della Repubblica argentina, il generale Reyes mi ha espresso la sua fiducia che questi primi passi saranno seguiti da trattative per la prossima nomina di un ministro d'Italia a Bogotà e d'un ministro colombiano a Roma. Un tal riavvicinamento fra i due Governi è da lui desiderato tanto per migliorare la posizione internazionale del suo Paese, quanto per studiare ed attuare il progetto di stabilire verso la Colombia una corrente immigratoria italiana di cui egli si mostra grande fautore; gli emigranti delle nostre province meridionali, più adatti ai climi degli altipiani equatoriali, sembrano al distinto viaggiatore ed uomo di Stato un ottimo elemento di organizzazione sociale e di prosperità economica.

Non appena nell'agosto p.v. avrà preso possesso del suo posto il futuro presidente, secondo egli stesso qui accennò, avrebbe l'intenzione di occuparsi del miglioramento delle relazioni fra la Colombia e l'Italia; secondo lui, la condizione del desiderato riavvicinamento dovrebbe essere il lasciare al più presto cadere in dimenticanza tutte le questioni pendenti ed i reciproci lamenti che hanno potuto inasprire i rapporti fra le due Nazioni.

346 1 Trasmesso tramite Asmara il 20 aprile, ore 8,30.

348

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1012/85. Vienna, 20 aprile 1904, ore 8,15.

Mérey venne a dirmi che Goluchowski avevalo incaricato di farmi sapere che «Governo imperiale e reale non riconosceva accordo intervenuto tra autorità provinciale e console d'Italia Zara; che deplorava malinteso, che era esso derivato, e che autorizzava V.E. fare dichiarazioni pubbliche in tal senso». Ha aggiunto che Governo imperiale e reale non era in grado di parlare del luogotenente, perché, sebbene questi fosse in realtà sconfessato colla dichiarazione che l'accordo non era riconosciuto, non poteva, d'altra parte, sconfessarlo pubblicamente, essendo egli rappresentante diretto dell'imperatore in Dalmazia. Anzi mi ha chiesto, in nome conte Gulochowski, pregare V.E. non voler fare cenno, nelle dichiarazioni pubbliche che sarà per fare, della persona stessa luogotenente, bensì dell'autorità provinciale di Zara. Ho creduto fare osservare Mérey che non mi sembrava che espressione «malinteso» fosse molto appropriata alla circostanza, non essendo avvenuto, a quanto mi risultava, malinteso alcuno; ma egli ha osservato che l'accordo non poteva essere stipulato, giacché non spettava al luogotenente, né al console d'Italia di interpretare convenzione 1874.

349

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 777. Roma, 20 aprile 1904, ore 22,35.

Mandi subito presso direttore Neue Freie Presse persona fidata, assicurandolo, in nome ministro Luzzatti, legato amicizia con quella redazione, che notizie trasmesse al giornale da Roma, per pubblicare come provenienti da Berlino, o Francoforte, relative offerte tedesche per conversione rendita italiana, sono assolutamente false'. Ministro Luzzatti prega amichevolmente redazione di smentire, per conto proprio, recisamente, tali notizie, per amore del vero, e come amici dell'Italia, e consiglia giornale stare in guardia2 .

350

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 477/181. Londra, 20 aprile 1904.

Ritorno in questo momento dal Foreign Office, dove ebbi col marchese Lansdowne una conversazione sull'argomento del progettato accordo per l'Etiopia. Sua Signoria vi era stata da me preparata con un biglietto scrittogli tre giorni or sono, nel quale (tenendo conto del telegramma di V.E. del 16) 1 io gli accennavo alla probabilità che su quell'affare ella venisse forse interpellata da M. Delcassé nell'occasione del prossimo viaggio presidenziale a Roma e suggerivo l'opportunità di sollecitare possibilmente una conclusione, per modo da mettere V.E. in grado di regolare all'occorrenza il suo linguaggio col ministro francese degli affari esteri.

Trovai che il marchese Lansdowne si era fatta una breve nota dei diversi punti del progetto del 19 dicembre2 ed avendogli io chiesto che cosa egli generalmente ne pensasse, Sua Signoria mi rispose che quelle proposte meritavano certamente un accurato esame ma che esse gli parevano tali da poter formare base di discussione per un soddisfacente accordo. Si passarono quindi da noi in sommaria rassegna ciascuno di quei punti. Circa il punto l o (intesa generica fra i due Governi e rispettivi agenti) Sua Signoria osservò soltanto che si potrebbe trovare una formula più concisa per

2 Per la risposta ctì-. n. 358.

2 Sul progetto di accordo del 19 dicembre, cfr. n. 84.

esprimerne il concetto. Nemmeno contro il punto 2° (mantenimento dello statu quo in base agli esistenti accordi) egli non sollevò obbiezioni. Il 3° (relativo alle concessioni industriali eccetera) venne pure approvato in sostanza. Del punto 4°, Sua Signoria ammise senz'aìtro la prima parte (astensione di ingerenza negli affari interni dell'Etiopia). Quanto alla seconda parte, concernente l'eventuale appoggio da prestarsi a tale o tal altro futuro pretendente alla successione al trono, egli rilevò che qui si entrava sul terreno delicato dell'intesa da tenersi segreta, per non offuscare inutilmente Menelik e risparmiare false interpretazioni e inquietudini di terze Potenze: e ciò si applicava tanto più alle previsioni contemplate nel punto S0

Parlando delle nostre aspirazioni a stabilire, in certe eventualità, una zona di comunicazione fra l'Eritrea e la Somalia italiana, mi accorsi che il marchese Lansdowne riteneva che da noi si mirasse a crearla mediante un'estensione dei nostri possessi lungo la costa, cioè all'est dell'Abissinia. Gli feci osservare che, secondo le intenzioni da VE. espresse, la zona in questione doveva invece girare attorno all'Abissinia propriamente detta, dalla parte di ponente. Lo stabilire, infatti, quella comunicazione lungo la costa, verrebbe a traversare l'hinterland dell'attuale colonia francese di Gibuti, provocando necessariamente la protesta della Francia, la quale non potrebbe rinunciare al proprio contatto coli' Abissinia, oggetto appunto dei suoi progetti ferroviari eccetera: ora tanto più che si tratta di combinare la partecipazione della Francia ai nostri accordi, non si può non tener conto della parte che ad essa spetterebbe, il giorno in cui gli avvenimenti conducessero ad un'estensione dei possessi delle tre Potenze in quelle regioni. Sulla carta che avevamo sott'occhio, la quale portava indicazioni della linea stabilita dal protocollo anglo-italiano del marzo 1891,-protocollo che, osservai, sì trattava appunto di confermare, -feci rilevare come quella linea lasciasse uno spazio sufficiente per la comunicazione territoriale da noi desiderata, nella futura eventualità che ora si considerava.

Il marchese di Lansdowne mi parve apprezzare il fondamento di queste ragioni. Non potrei dire se col cenno fattomi di una nostra eventuale estensione lungo la costa, Sua Signoria avesse in animo di non precludere un possibile futuro congiungimento della Somalia inglese colle regioni del Nilo già contenute nella sfera di influenza britannica, o se veramente egli avesse così interpretato l'intenzione dell'articolo so del nostro progetto. Ad ogni modo, ho creduto necessario di mettere bene in chiaro questo punto.

Alludendo poi al desideratum espresso nel secondo documento preparato a Roma il 19 dicembre, relativamente all'adozione della linea di confine lungo il Daua, Sua Signoria mi disse ritenere che questa modificazione potrebbe adottarsi a nostro vantaggio.

Quanto precede mi sembra confermare l'impressione da me riportata che questo ministro è generalmente disposto in senso tàvorevole alla conclusione del desiderato accordo. Egli mi disse però che la nostra conversazione di oggi non poteva costituire che uno scambio d'idee preliminare, dovendo egli riservarsi di esaminare più davvicino i diversi lati della questione e intendersi su di essa col primo ministro e cogli altri colleghi del Gabinetto in essa più particolarmente interessati. Sua Signoria mi promise di occuparsene e di farmi tenere tra breve una memoria scritta nella quale sarebbero esposti i suoi intendimenti. Alludendo alla prossima visita del presidente e del ministro degli affari esteri francese a Roma ed alla probabilità che questi intrattenesse VE. delle cose di Etiopia, ripetei al marchese Lansdowne come sarebbe opportuno ch'ella si trovasse posta in grado di rispondere alle sue aperture sulla base di un accordo già stabilito coll'Inghilterra. Ma allo stato delle cose, è evidente ed io dovetti convenire della materiale impossibilità che un simile accordo riesca conchiuso e sottoscritto entro i pochi giorni che ci separano da quella visita. Oltre ai punti sostanziali che nmarranno forse a discutersi, vi è la questione non inùiff'erenLe ùtlìa redazione che richiederà molta attenzione. E questa sarà tanto più necessaria, in vista appunto della comunicazione che sarebbe a farsi al Governo francese dell'accordo stesso. È inutile dissimularsi che il primitivo progetto era, nel suo spirito, informato ad una certa diffidenza, se non altro, verso i progetti della Francia. Ora invece che si è venuti al consiglio -a parer mio opportunissimo -di farvi partecipare quella Potenza, è evidente che una qualche modificazione -e non soltanto di forma -sarà indispensabile. Nella nuova situazione, sono possibili due metodi: o invitare senz'altro il Governo francese a un negoziato a tre, sulle basi contemplate; o conchiudere anzitutto l'accordo fra noi e l 'Inghilterra, comunicandolo poi alla Francia, con riserva di introdurvi gli emendamenti ad aggiunte che questa ponesse come condizione del proprio assenso. Come lo riferii a V.E. col mio telegramma del 133 , io ho raccomandato al marchese Lansdowne questo secondo metodo, facendo notare la considerazione delle lungaggini e complicazioni inseparabili da una trattativa a tre; ma ad esprimere questo avviso, che confermai anche oggi a Sua Signoria, io fui indotto principalmente dall'idea di sollecitarla così a conchiudere prontamente, come V.E. me ne aveva manifestato il desiderio. Ora però rimane escluso, come prevedevo, che l'accordo possa essere firmato prima dell'incontro di VE. con M. Delcassé ed in tale stato di cose io non so quale modo di procedere sia da lei preferito. Se una previa intesa definitiva coll'Inghilterra le sembra più conveniente, vi è il caso che ella possa evitare quel discorso col ministro francese, o, prendendone egli l'iniziativa, attenersi ad una risposta in termini generici. Io farò ad ogni modo il possibile per sollecitare e comunicarle in tempo utile la proposta che il marchese Lansdowne ha promesso di concretare, e l'averne conoscenza la metterà meglio in grado di risolversi a seconda del caso e farmi tenere le sue istruzioni4 .

349 1 Su questa voce messa in giro per provocare una caduta della rendita italiana e per creare ostacoli alla azione di Luzzatti per realizzare la sua conversione al tre e mezzo per cento, voce messa in giro in occasione della visita di Loubet, cfr. DDF, Il serie, t. V, nn. 39 e 49.

350 1 Cfr. n. 336.

351

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1021/86. Vienna, 21 aprile 1904, ore 4,45.

Ballo di Corte avuto luogo ieri notte principe e principessa di Galles nell'intrattenersi meco S.M. l'imperatore dissemi Gulochowski avergli riferito essere pienamente soddisfatto scambio idee avuto con V.E. Abbazia e franchezza cui furono improntate loro conversazioni; compiacquesi amabile accoglienza fatta da S.M. il re suo ambasciatore conte Liitzow, che non dubitava avrebbe adempiuto sua missione zelo e impegno, ma aggiunse che egli non era Pasetti, di cui riconosce servizi e lamentava partenza.

350 3 Cfr. n. 329. 4 Pansa comunicò un sommario resoconto del colloquio con T. segreto l O 13/42 del 21 aprile, ore 0,05, non pubblicato.

352

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 1025/75. Berlino. 21 aprile 1904, ore 5,33.

Da vari giorni non avevo veduto il cancelliere dell'Impero, né lo avevo cercato. Sull'argomento delle feste per la visita del presidente Loubet, io gli aveva già detto quanto poteva servire a ristabilire la verità circa i festeggiamenti in onore dell'ospite francese. Iersera ho avuto, però, l'occasione di intrattenermi con lui dopo un pranzo di famiglia in casa sua. Le mie allegazioni non sono restate senza effetto; ho infatti trovato il conte Biilow meno inquieto e penetrato di quelle difficoltà di Governo alle quali ella mi accennava nei suoi telegrammi 1• Egli ha fiducia che a lei riuscirà di vincere, e fa sicuro assegnamento sulla saggezza e sul tatto politico del Governo, specialmente per quanto si riferisce alla rivista navale di Napoli, ed alle nostre solenni manifestazioni ufficiali.

353

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. RISERVATO S.N. Roma, 21 aprile 1904, ore 13,25.

È vero che proporzioni rivista navale Napoli sono aumentate oltre quanto comunicai V.E. miei precedenti telegrammi. Ma ciò non soltanto non avvenne per volontà del R.Governo ma si compì in modo che non riuscì a noi possibile d'impedirIo. Invero quando io telegrafai a V.E., il numero delle navi francesi a noi annunziate' era appunto quale le fu da me comunicato, e altrettante sarebbero state le navi nostre. Posteriormente senza nessuna precedente apertura officiosa ci giunse una nota ufficiale del Governo francese il quale ci annunziava che il numero delle navi francesi che si sarebbero recate Napoli per fare scorta al presidente della Repubblica sarebbe notevolmente aumentato. V.E. facilmente comprende come non era possibile a noi d'opporre un rifiuto, e come d'altronde il numero delle navi italiane presenti nella rada di Napoli non potesse essere minore di quelle francesi. Del resto non è qualche nave di più o di meno che può alterare il significato delle feste ma bensì l'ambiente e il momento politico in cui esse si svolgono; e, specialmente dopo i convegni di Napoli e di Abbazia, non v'è uno solo in Italia che attribuisca ai prossimi festeggiamenti qualunque significazione che in qualunque modo possa attenuare il valore poli

tico della Triplice Alleanza. E se il conte Billow riterrà che l'opinione pubblica del suo Paese lo desideri, non mancherà il modo dopo le feste di provocare una nuova opportuna occasione che ancora una volta dinanzi al mondo riaffermi la solidità e la intimità dei nostri patti politici.

352 1 Cfr. per esempio il n. 306.

353 1 Con T. 832/32 del 4 aprile, non pubblicato, Tomielli aveva comunicato: «Questo ministro degli affari esteri mi comunica che la flotta che accompagnerà il presidente della Repubblica a Napoli sarà composta di tre corazzate e varie controtorpediniere di cui non se ne precisa il numero».

354

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA 1

T. RISERVATO 781. Roma, 21 aprile 1904, ore 22.

Portate a Bosaso da un messo fidato sono state consegnate il 25 marzo u.s. al comandante la squadriglia dei nostri sambuchi tre lettere del Mullah senza data2 . Le lettere portano un timbro speciale, ma non sapremmo pronunciarci sulla loro autenticità. In esse il Mullah ripete le sue proteste di amicizia verso l'Italia, domanda al

R. Governo di poter trafficare nei porti, di occupare il territorio di Mudug e del Nagal, e di interporsi per far cessare la guerra fra lui e gli inglesi, che invoca vadano via dal suo Paese.

Per debito di lealtà, prego E.V. comunicare quanto precede al marchese di Lansdowne per il caso egli abbia qualche comunicazione da farle per una eventuale risposta al Mullah. Per parte mia, debbo far presente che, ove malauguratamente il Mullah non fosse preso o battuto, e il Governo inglese attuasse il progetto preannunciatoci dal capitano Al berti per la difesa del protettorato del Somaliland, il Mullah sarebbe rinviato nel nostro territorio, e il Governo italiano, non intendendo fare una spedizione in Somalia, dovrebbe venire ad accordi col Mullah o direttamente od indirettamente per mezzo dei due sultani protetti.

355

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, FUSINATO, AL MINISTERO DELL'INTERNO

NOTA URGENTE RISERVATA. Roma, 21 aprile 1904.

Com'è noto a V.E. le ambasciate e legazioni estere presso la Santa Sede per le speciali condizioni in cui si trovano, non prendono parte ai festeggiamenti nazionali.

Accadrà pertanto, e me ne fu anzi dato confidenziale avviso, che in occasione del passaggio pel corso Umberto I del corteo in onore del signor Loubet, la legazione di Prussia che ha sede nel palazzo Odescalchi non avrà alcun segno speciale.

Di ciò credo opportuno informare VE. affinché provveda perché siano dati agli ufficiali di pubblica sicurezza ordini di una speciale sorveglianza di quella legazione al fine di evitare qualunque spiacevole incidente.

354 1 Ed. con alcune varianti, in LV 103, pp. 18-19. 2 La notizia era stata trasmessa dalla nave «Colombo» con T. 934/35 del 13 aprile, non pubblicato. Le lettere erano state spedite a Roma dal console ad Aden il 31 marzo.

356

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 522/175. Vienna, 21 aprile 1904.

La proposta del deputato Dvorzak per l 'ampliamento delle scuole superiori di Brunn e di Praga ha porto occasione al deputato italiano Lenassi di pronunciare un discorso per sostenere la necessità di creare un'università i tal i an a a Trieste. «L'argomento che oggi si discute, egli disse, ci dà nuovo motivo a dolerci della differenza di trattamento cui deve sottostare la nazionalità italiana di fronte alle altre. Se una di queste si lamenta che le sue scuole superiori sono neglette, noi siamo al punto di doverla invidiare, poiché malgrado l'opera nostra quasi secolare, neppur una sola università ci è stata concessa. L'istituzione di una facoltà giuridica a Rovereto è un palliativo escogitato dal Governo per non soddisfare i veri bisogni della cultura italiana che non potrebbe appagarsi di una simile soluzione. Cinquecentocinquanta studenti italiani sono inscritti nelle università austriache, un altro centinaio nelle scuole superiori d'Italia, mentre le tre facoltà di Czermowitz non contano tutte insieme quattrocento allievi. Ciò dovrebbe essere argomento sufficiente a sfatare l'asserzione di certuni che un 'università italiana non avrebbe che pochi frequentatori. Questi dati provano inoltre il sacrosanto diritto degli italiani d'Austria ad avere una propria università. Questa non potrebbe sorgere che a Trieste, nostra capitale morale, città privilegiata per la sua posizione, per le sue facili comunicazioni e per il numero dei suoi istituti scientifici. Trieste, va tenuto conto anche di ciò, offrirebbe per l'università un milione di corone, cui si aggiungerebbero i contributi delle cinque province italiane di molti privati cittadini».

L'oratore rivolse infine una parola di plauso a Rovereto per la sua abnegazione e dopo aver vivamente contestate tutte le ragioni poste innanzi dal Governo contro la creazione dell'università italiana a Trieste ha concluso dicendo che il vero motivo di tale opposizione va ricercato nel fatto che l'Austria persiste nell'antica e tradizionale sua politica poliziesca, cui (sic) non osa affrontare neppure l'attuale presidente del Consiglio che è pur stimato uomo di idee moderne.

Il discorso dell'onorevole Lenassi è considerato in questi circoli della deputazione italiana come uno dei più importanti pronunciati sull'argomento. Esso fu accolto con frequenti interruzioni dai deputati tedeschi e con vivi applausi dalla deputazione italiana e d'altri membri del Parlamento.

357

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1033/20. Belgrado, 22 aprile 1904, ore 4,40.

Mi è stato ufficialmente assicurato che gli ufficiali cospiratori hanno lasciato quest'oggi la Corte. I rappresentanti esteri considerano esaurita la questione 1•

358

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1032/88. Vienna, 22 aprile 1904, ore 5,45.

Seguito pratiche mezzo persona di fiducia da me fatte presso direzione Neue Freie Presse, giusta telegramma di V. E. n. 7771 , giornale pubblica oggi breve articolo ove si dichiarano assolutamente false notizie relative offerta tedesca conversione rendita italiana. Si aggiunge, poi, a richiesta Banca commerciale Milano, non essere intervenuta di recente, circa questione conversione rendita trattativa, né questa essere nemmeno in vista in tempo determinato.

359

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 783. Roma. 2 2 aprile 1904, ore 12, 15.

Incidente Cattaro. Non posso a meno di esprimerle il mio vivo rammarico nel vedere come nulla indichi ad una soluzione dello spiacevole incidente la quale possa da noi essere presentata come soddisfacente. Riconosciuta gravità incidente, esclusa qualsiasi responsabilità da parte italiana, noi lasciamo che Governo austriaco cerchi

dove preferisce un responsabile e lo punisca, ma non può chiederci di accontentarci della soluzione che ci propone, perché esprimere rincrescimento, deplorare malinteso non implica riconoscimento colpa, responsabilità, e io esporrei me e i rapporti italoaustriaci ai più aspri attacchi alla Camera. Non è possibile che fra Stati alleati ed amici, sinceramente animati da buon volere, non si trovi accomodamento soddisfacente. A tale proposito voglia proporre questa diversa soluzione sulla base che i due Governi si mantengano estranei alla questione. Come già le comunicai con mio telegramma 7181, il luogotenente ebbe a dichiarare al nostro console che deplorava il fatto e che sarebbero stati puniti i trasgressori ai suoi ordini. Io non credo che conte Goluchowski vorrà sconfessare anche in ciò quel funzionario. Che il luogotenente dia quindi corso a quella promessa ed io potrò annunziare la questione come direttamente risoluta tra autorità locali. Se nessuna soluzione soddisfacente ci viene offerta, non rimarrebbe a me che esporre alla Camera i fatti, facendo rilevare come il luogotenente abbia prima convenuto un accordo che il Governo ha sconfessato, e abbia promessa poi una punizione alla quale il Governo non ha dato corso e che in questa duplice sconfessione è da ricercare la causa che ha impedito una diversa soluzione. Quanto al modo di prevenire ripetersi incidente, V.E. avrà già fatto rilevare conte Goluchowski come non abbia serietà, data la distanza dei luoghi, l'avvertimento fatto da Cattaro al console in Zara perché assista alla visita. Una soluzione pratica, nel comune interesse, è quella da me proposta che, accettata da codesto Governo per il caso di Riva di Trento, non vedo per quali motivi potrebbe venire rifiutata adesso. Le rinnovo autorizzazione di presentare nota verbale, qualora V.E. lo ritenga opportuno.

357 1 Con R. 234/78 del 23 aprile Romano Avezzana riferiva più ampiamente sull'argomento e concludeva: «Se è lecito commentare questo incidente ora ch'esso è chiuso, non si può nascondere che la soluzione datagli è puramente formale. poiché le alte cariche conferite agli u!Ttciali che lasciano il palazzo, le numerose pubbliche prove della fiducia reale e lo stesso ultimo ritardo posto all'esecuzione dell'ukase che li rimuoveva dalla Corte hanno tolto ogni carattere di punizione o disgrazia al loro allontanamento. Il successo ottenuto dalla diplomazia europea può perciò parere discutibile, e questo dubbio esito è dovuto a quelle impellenti ragioni d'ordine interno sulle quali io attirai l'attenzione del ministro dell'Austria, allorché egli mi parlò della divisata dimostrazione contro gli u!Ttciali».

358 1 Cfr. n. 349.

360

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. PERSONALE S.N. Roma, 22 aprile 1904, ore 13,55.

Corre la voce nei circoli diplomatici del possibile trasloco a Parigi di questo ambasciatore d'Inghilterra. Qualora ella avesse ragione di credere che la voce ha fondamento prego V.E., nella forma che riterrà opportuna, di far sapere a lord Lansdowne che sir Rennell Rodd sarebbe persona particolarmente grata a S.M. il re e quindi al suo Governo'.

360 1 Successore di Berti e come ambasciatore a Roma fu Egerton. Rennell Rodd lo diventò nel 1908.

359 1 Cfr. n. 325.

361

IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1039. Addis Abeba, 22 aprile 1904 1.

Mentre Chefneux, Ilg tentano ancora ogni mezzo per riuscire ad un accordo con Mene1ik per ferrovia Gibuti, Lagarde chiede Harrington iniziare con lui trattative per definire la questione fra Inghilterra-Francia. Tale condotta Lagarde sembra, parmi, che Governo francese non prende in nessuna considerazione nostra posizione e nostri interessi in Etiopia.

Harrington mi ha detto oggi che Governo britannico ha assegnato a Menelik 250 mila franchi annuali in compenso conclusione trattato frontiere e agevolazioni per eventuali lavori idraulici allo Tzana. Harrington stesso non mi ha nascosto che tale assegno annuale a Menelik è mezzo convincente in sua mano per renderlo docile alla sua volontà.

E io devo far rimarcare a V.E. che di fronte a espedienti tanto convincenti degli inglesi ed energia tanto attiva e spiegata dai francesi il nostro lavoro si renderà presto inutile ed il nostro prestigio sarà del tutto scosso.

362

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1049/89. Vienna, 24 aprile 1904, ore 5.

Ho comunicato oggi conte Goluchowski soluzione proposta da V.E. circa incidente Cattaro, di cui il telegramma 783 1• Conte Go1uchowski mi ha detto non poter accettare. Luogotenente dichiara punire trasgressori suoi ordini, perché non gli sembrava che realmente trasgressori esistessero e che non era, del resto, ammissibile che si reclamasse una punizione come si trattasse della Turchia. Ma che accettava, in massima, che luogotenente dichiarasse deplorare incidente, esprimendo suo rincrescimento e rendendo responsabili coloro che avessero mancato suoi ordini dopo che fosse stata eseguita inchiesta. Ma prima di pronunziarsi definitivamente in proposito doveva conferire con presidente del Consiglio da cui dipendeva luogotenente. Ho osservato nuovamente conte Goluchowski che trasgressione ordini luogotenente meritava punizione e ho insistito presso esso perché colpisse coloro che si erano resi colpevoli per gravi conseguenze che ne erano risultate, ma conte

362 1 Cfr. n. 359.

Goluchowski ha persistito sua dichiarazione non potersi trattare di punizione. Egli mi ha pregato esprimere V.E. suo desiderio conoscere, giusta quanto erasi usato precedentemente circostanza identica, tenore dichiarazione che sarebbe per fare Camera dei deputati circa soluzione incidente. Riguardo persona da indicare in Cattaro da console d'Italia Zara consenso Goveniv ;.,lp;.:.;"';.; ..:.ù:. Cont::: Colu· chowski mi ha detto che persona suddetta non poteva essere funzionario italiano perché Governo imperiale reale non ammetteva in Cattaro, che era porto militare, qualità che non aveva Riva, alcun funzionario estero. Ma che scelta persona avrebbe potuto cadere sopra suddito austro-ungarico. Prima però pronunziarsi doveva interpellare presidente del Consiglio e ministro della guerra, tale questione essendo loro competenza. Durante colloquio conte Goluchowski mi ha fatto intendere che avrebbesi potuto incaricare visita navi italiane Cattaro agente consolare Ragusa. Al che ho osservato che stesso inconveniente si sarebbe forse prodotto, causa distanza due località e mancanza comunicazioni giornaliere.

361 1 Trasmesso tramite Asmara il 23 aprile, ore l 0,50.

363

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 804. Roma, 25 aprile 1904, ore 19,30.

Incidente Cattaro. Parmi che il conte Goluchowski non abbia bene apprezzata la mia condotta quando disse le che noi insistiamo per chiedere ali'Austria una punizione come se si trattasse della Turchia1 . Io ho chiesto ciò che in pari condizioni dal canto mio immediatamente e spontaneamente avrei dato e questo parmi unico criterio che possa essere assunto nei rapporti fra Stati amici ed alleati su piede di perfetta uguaglianza. Potrei piuttosto dolermi io che il conte Goluchowski parli di una inchiesta da fare oggi dopo 18 giorni che l'incidente è avvenuto, e preventivamente dichiari che in nessun caso l'inchiesta potrà condurre ad una punizione, il che sembrerebbe dimostrare che nostra domanda non viene presa in seria considerazione. Ma tutto ciò è secondario. Essenziale è trovare soluzione soddisfacente con quella amichevole disposizione di spirito che non può mancare tra Goluchowski e me. L'inchiesta di cui nel telegramma n. 742 di VE. deve ormai essere compiuta. Suppongo che codesto Governo intenderà di comunicarcene i risultati come fu fatto per l'incidente di Riva con nota verbale indirizzata a codesta ambasciata il 9 dicembre 1899. Dall'inchiesta deve essere risultato per colpa di chi gli ordini del luogotenente non furono trasmessi in tempo. Questa persona responsabile sia punita conformemente promessa formale luogotenente ed io considererò incidente esaurito. In caso contrario Goluchowski comprenderà che non mi rimarrebbe altra via fuorché espor

2 Cfr. n. 330.

re alla Camera con scrupolosa esattezza come fatti si svolsero rilevando come altra soluzione sia stata resa non possibile e superflua per aver codesto Governo sconfessato gli impegni del luogotenente. Io comprendo che questa dichiarazione spiaccia a codesto Governo ma essa non sarebbe che la esposizione di un fatto che io, del resto, sarò lieto di evitarla purché mi si fornisca qualche altra soddisfacente dichiarazione da fare. Quanto al delegato consolare a Cattaro io avrei preferito per ogni riguardo che la sua istituzione fosse il risultato di un accordo da Governo a Governo, ma se anche per ciò si incontrano da parte del Governo austriaco difficoltà non superabili vorrà dire che il console a Zara provvederà esso direttamente d'accordo con le autorità locali in conformità articolo 16 ultimo capoverso della Convenzione alla nomina di un delegato il quale al termine della convenzione stessa potrà essere cittadino italiano. Voglia infine pregare Goluchowski di una risoluzione prima del 4 maggio perché il 5 si riapre la Camera ed io inevitabilmente dovrò il giorno stesso rispondere alle interrogazioni. Dopo ciò io esprimo confidenzialmente a VE. la mia ferma convinzione che Governo austriaco pur di evitare il grave fatto della comunicazione della sconfessione di un luogotenente cederà nostre giuste moderate domande. Evidentemente Goluchowski non è convinto che la mia insistenza è determinata sopra ogni altra cosa dalla preoccupazione della ripercussione che una soluzione non soddisfacente dell'incidente eserciterebbe sovra tutto in questo momento sopra la pubblica opinione relativamente ai rapporti italo-austriaci. D'altra parte mi rendo conto dello strascico di malumore che lascerebbe certamente in codesto Governo una dichiarazione come quella da me minacciata, e non vorrei che un fatto di non grave importanza intrinseca come l'incidente di Cattaro influisse in qualunque modo sopra una situazione politica che non senza fatica vado ricostruendo. Qualora pertanto l'E.V. si convincesse in modo assoluto che codesto Governo piuttosto che accondiscendere mia richiesta si acconcerebbe alle dichiarazioni da me minacciate, e soltanto in questo caso, l'autorizzo come di sua iniziativa esclusivamente personale e sotto esplicita riserva della mia approvazione a ricondurre la questione sul terreno proposto primieramente al Governo austriaco conformemente telegramma n. 74 di VE. e secondo il quale si prescinderebbe dall'accordo del luogotenente col console. Il Governo austriaco esprimerebbe rincrescimento, deplorerebbe il fatto del mancato avviso e annunzierebbe di avere data severa ammonizione autorità Cattaro colpevoli. In pari tempo si annunzierebbe di avere preso provvedimenti d'accordo tra i due Governi per evitare ripetersi inconvenienti. Tali provvedimenti dovrebbero consistere nella nomina del delegato consolare nel senso del mio telegramma n. 7723; al quale proposito non comprendo perché codesto Governo dovrebbe opporsi a consentire come effetto di comune accordo la nomina di un cittadino italiano come delegato consolare a Cattaro, nomina che l'articolo 16 della convenzione ci consente di fare con atto unilaterale.

363 1 Cfr. n. 362.

363 3 Cfr. n. 345.

364

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1062/43. Londra, 26 aprile 1904, ore 1,30.

Ricevo in questo momento dal marchese Lansdowne il promemoria sugli accordi per l'Etiopia, al quale si riferisce il mio rapporto 20 aprile1• Lo spedisco stasera stessa in originale con la speranza che V.E. possa prenderne conoscenza, ove ciò fosse utile prima della partenza di Delcassé.

Il promemoria riproduce a titolo di base di discussione lo scambio di idee tra noi avvenuto, notando che le esposte proposizioni non devono riguardarsi come ufficialmente messe innanzi dal Governo britannico.

Come ho accennato nel citato rapporto, le proposizioni concernenti Etiopia non alterano sostanzialmente il progetto di Roma.

Promemoria conclude coll'osservare che, se le disposizioni del progetto concernenti un'eventuale disgregamento dell'Abissinia devono rimanere segrete rispetto ad altri, sarebbe desiderabile per contro di fame comunicazione ufficiale alla Francia, nulla essendovi di ostile ad essa nel contemplato accordo. Nelle proposizioni del marchese Lansdowne venne infatti omesso ultimo paragrafo del nostro articolo 5.

Nel promemoria stesso si trova pure incorporato oggetto del nostro secondo protocollo del 19 dicembre2 limitatamente però al libero transito delle carovane in territorio britannico ed alla parità di trattamento nelle eventuali stazioni commerciali inglesi sul Juba e il Daua, ma senza menzionare cessione di territorio. Su questo punto che, del resto, non riguarda la Francia mi riservo di nuovamente parlare al marchese Lansdowne.

365

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1079/90. Vienna, 2 7 aprile 1904, ore 8, 15.

Ho parlato oggi col conte Goluchoswki, nel senso telegramma di V.E. n. 8041, sulla necessità risolvere più presto possibile incidente Cattaro con la punizione colpevoli, pel ritardo trasmissione ordini luogotenente. Conte Goluchoswki mi ha ripetuto non potersi trattare in alcun modo punizione; del resto, secondo rapporto perve

nuto dal luogotenente, risultava non avere mai parlato r. console italiano Zara punizione, bensì rendere responsabili coloro che avevano mancato di seguire i suoi ordini. Gli ho nuovamente rappresentato che la insistenza di V.E. era determinata unicamente vivo desiderio impedire che l'incidente fosse sfruttato nemici politica da lei seguita verso Austria e che di fronte impossibilità ottenere soluzione richiesta, non le restava che fare Camera dei deputati dichiarazione identica telegramma suddetto. Conte Goluchoswki avendo insistito non ammettere in modo assoluto soluzione desiderata, ed essendosi dimostrato piuttosto disposto a acconciarsi dichiarazione con alcune aggiunte però atte ad attenuare incidente, ho creduto valermi autorizzazione di V.E. col proporgli, come mia iniziativa personale, e sotto la riserva di chiedere sua approvazione, ricondurre questione terreno primieramente da esso proposto, di cui mio telegramma n. 742 , ciò a cui egli non ha avuto difficoltà acconsentire. Ma avendogli detto dovere annunziare ad un tempo, che si erano presi provvedimenti d'accordo coi due Governi impedire ripetersi incovenienti, e che questi provvedimenti consistevano nomina delegato consolare, senso suo telegramma n. 7723 , conte Goluchoswki ha dichiarato tenere a che incidente non fosse confuso con la questione di detta nomina. Avrebbe bensì dichiarato avere Governo imperiale reale presi provvedimenti suddetti, ma quanto a nomina persona da indicarsi a Cattaro, richiedeva esame e scambio di corrispondenza col presidente del Consiglio e ministro della guerra per prenderla. Ho osservato che la Convenzione 1874 autorizza

r. console inviare delegato per rappresentarlo visite, e che questi, a termini convenzione stessa, poteva essere suddito italiano.

Conte Goluchoswki ha risposto nomina non poteva cadere, in ogni caso, sopra suddito italiano per ragioni già espostemi essendo Cattaro porto militare. Prego V.E. farmi conoscere se io posso dichiarare conte Goluchoswki che ella approva proposta da me fattagli mia iniziativa personale, giusta sue istruzioni.

364 1 Cfr. n. 350. Il promemoria di Lansdowne non è stato pubblicato in quanto riassunto nel presente telegramma. 2 È la dichiarazione che segue al «Preambolm>. Cfr. n. 84. 365 1 Cfr. n. 363.

366

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 27 aprile 1904, ore 19.

Ho, indirettamente, notizia di forti malumori di questo ambasciatore di Germania per il modo come si svolgono feste in onore presidente Repubblica francese 1• La cosa non mi sorprende dopo quanto V.E. ebbe a comunicarmi. Mentre io seguito a fare quanto posso in quanto può da me dipendere per evitare le esagerazioni, sono del resto con

3 Cfr. n. 345.

vinto che passate le feste un più giusto e sereno apprezzamento dei fàtti sostituirà le attuali disposizioni d'animo che io attribuisco in buona parte alle condizioni politiche della Germania e alla posizione personale del conte di Biilow. Qualora pertanto questi avesse ad intrattenerla su ciò, ella troverà nei miei precedenti telegrammi personali l'indirizzo e la norma per la risposta. Ciò che a me veramente spiacque fu il linguaggio di qualche giornale Italiano amico del Ministero e specialmente della Tribuna dove non manco di far giungere incessantemente le mie raccomandazioni più vive. Se il conte Biilow le parlasse di ciò voglia apertamente rispondere che R. Governo ha deplorato e disapprovato quel linguaggio. Ma voglia in pari tempo ricordargli che condizioni stampa in Italia sono assai diverse che in Germania. Particolannente da noi esistono bensì giornali amici Ministero ma non giornali ufiiciosi in proprio senso e azione che Governo può esercitare sulla stampa rimane quindi molto limitata e imperfetta. Ciò d'altronde è compensato dal fatto che il pubblico non dà vera importanza particolarmente in politica estera che ai comunicati ufficiali o alle dichiarazioni parlamentari del Governo. Sinora il conte Monts non ha avuto occasione di parlarmi direttamente ma suppongo che lo farà dopo finite le feste. Io sarò lieto d'avere con lui le più franche spiegazioni. Nel comune interesse sarà peraltro opportuno che egli si astenga dal manifestare l'animo suo con forme troppo crude e non consuete che, mentre potrebbero offendere doverose suscettibilità da parte nostra, non sono le più adatte per amichevoli spiegazioni quali si convengono fra Stati amici e alleati su la base di una piena e leale confidenza reciproca. Vedrà I'E.V. se e in quale misura possa convenire che ella con l'abituale suo tatto faccia cenno di ciò a conte Biilow qualora se ne presentasse la propizia occasione.

365 2 Cfr. n. 330.

366 1 Monts aveva avuto un colloquio il 26 aprile con Luzzatti. Cfr. GP, vol. XX/l n. 6408 e DDF, Il serie, t. V, n. 85. Sul contegno di Monts cfr. GP, vol. XXII n. 6404 e inoltre nn. 6405, 6407, 641 O, 6411,6412.

367

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. SEGRETO 815. Roma, 27 aprile 1904, ore 19,30.

R. ministro Adis Abeba telegrafa in data 22 corrente: «Mentre Chefneux, Ilg tentano ancora ogni mezzo per riuscire ad un accordo con Menelik per ferrovia Gibuti, Lagarde chiede Harrington iniziare con lui trattative per definire la questione fra Inghilterra Francia» 1• Sebbene non possa dubitare dell'atteggiamento amichevole del rappresentante britannico, ricordo, ad ogni buon fine, che precedenti dichiarazioni del marchese di Lansdowne all'E.V. ci assicuravano che qualsiasi proposta francese per soluzione questione ferrovia sarebbe stata da Governo britannico esaminata d'accordo con Governo italiano. E ciò conformemente al costante concorde atteggiamento, tenuto nella questione dai due rappresentanti d'Italia e d'Inghilterra in Etiopia, e alla lettera e allo spirito delle proposizioni formulate a Roma nel dicembre scorso, proposizioni in massima accettate dal marchese di Lansdowne. Prego pertanto E.V. di voler di ciò tenere subito parola a codesto ministro degli affari esteri, pregandolo

d'impartire al colonnello Harrington istruzioni di agire d'accordo col suo collega d'Italia. Essendo già aperta la linea telegrafica Eritrea-Scioa, le istruzioni possono essere spedite e ricevute nello stesso giorno.

,., .~0

367 1 Ctr. n. 361.

368

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. PERSONALE .../80. Berlino, 28 aprile 1904, ore 16,30 (perv. ore 18).

Prego far proseguire subito per Napoli se ministro è partito.

Avevo spedito telegramma n. 791 quando barone Richthofen mi ha espresso il desiderio di recarmi da lui per oggetto telegramma V.E. di oggi2 . Come è naturale abbiamo parlato, anche delle feste presidenziali. Il segretario di Stato si è espresso innanzi tutto in termini che mi permettono di confermare quanto a lei ho telegrafato poco fa. Per ordine del conte Bulow mi ha messo poi al corrente della promessa da lei data, secondo quanto ha riferito il conte Monts, che cenno della Triplice Alleanza sarebbe stato fatto in uno dei brindisi. Conte Blilow è vivamente dolente perché a questa promessa sia mancata pratica esecuzione. Egli non ci vuole però creare difficoltà; in questo intento il massimo riserbo sarà conservato dal Governo e dalla stampa. Il cancelliere fa però sicuro assegnamento sulla dichiarazione fatta dall'E.V. al conte Monts che a Napoli non saranno pronunziati brindisi e desidera che ella sappia come egli ritenga «assolutamente indispensabile» che a feste terminate sia colta dal Governo occasione «per una manifestazione ufficiale», la quale tolga ogni dubbio sui propositi rispetto alla Triplice Alleanza in genere ed alla Germania in specie3 .

369

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPJNA

T. 820. Roma, 28 aprile 1904, ore 16,35.

Pregola telegrafarmi se veramente codesto ministro di Grecia ha chiesto l 'appoggio degli ambasciatori delle Grandi Potenze per la soluzione dell'incidente grecoturco di Smirne, e quale accoglienza abbia avuto tale apertura.

Ella vorrà mantenersi al proposito nel più completo riserbo 1•

2 Cfr. n. 366.

3 Versione di Richthofen in GP, vol. XX/l, n. 6413.

368 1 Non rinvenuto.

369 1 Per il seguito cfr. n. 385.

370

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. PERSONALE S.N. Berlino, 28 aprile 1904, ore 16,35.

Conte Biilow è partito ieri da Berlino per recarsi ad incontrare l'imperatore a Karlsruhe. Quando tornerà vedrò di fargli parola dell'attitudine del conte Monts 1• Per quanto si riferisce in generale allo svolgimento delle attuali feste non potrei certamente riferire che esse siano viste qui senza rincrescimento. Devesi però riconoscere che questo Governo in nessun modo ha lasciato scorgere il suo vero sentimento dal giorno in cui il presidente della Repubblica mise il piede sul suolo italiano. Nessuna manifestazione che potesse essere a noi sgradita si ebbe né da parte sua, né, sotto la sua diretta pressione, da parte della stampa tedesca, la quale pur trova vasi in presenza delle provocazioni della stampa francese ed anche di parte della stampa italiana! Il Governo italiano come mi diceva ieri il barone Richthofen ben conosce le difficoltà in cui si trova ora il Governo imperiale. L'ospite francese non può essere ricevuto con cortesia minore di quella di cui furono oggetto i nostri augusti sovrani a Parigi, e, d'altra parte, non è facile oggi reagire contro le esagerazioni francofile messe in scena dai partiti avanzati in prima linea dai repubblicani e dagli anti-clericali. Ma le dimostrazioni francofile si sono prodotte non solo per cura di quei partiti; in ogni angolo d'Italia vi fu una fioritura di entusiasmo francese; la francofilia galvanizzò anche, sotto gli auspici di rr. consoli, le nostre colonie all'estero e giunse persino a consacrare a Tunisi l'oblio di ingiuria non antica. In tal modo la manifestazione francofila andò anche più di là del limite al quale qui si era preparati. Della nostra fede agli impegni solennemente contratti a tale riguardo qui nessuno dubita. Ma lo svolgimento di fatti, cui il Governo del re non poté opporsi, ha la sua importanza speciale per l'avvenire perché nessuno oggi può dire quale sarebbe la linea di condotta del Governo quando più tardi si consolidasse nella nazione quel sentimento che ha animato le recenti manifestazioni. Io credo, per conto mio, che la nube dei rapporti tra l'Italia e i suoi alleati potrà presto dileguarsi se il Governo del re seguirà nella pratica quella politica che corrisponde alle sue dichiarazioni. Qui vive fiducia nella saggezza deli'E.V. ed io non dubito menomamente che ella, meglio che con spiegazioni, sulla base dei fatti riuscirà a fare rivivere qui sulla serietà italiana quella piena confidenza che si conviene fra Stati amici e che è indispensabile tra alleati.

370 1 Cfr. n. 366.

371

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1080/91. Vienna, 28 aprile 1904, ore ...

Conte Goluchowski mi ha dichiarato jeri accettare proposta relativa incidente Cattaro da me presentatagli propria iniziativa giusta istruzione di V.E. 1 che riconobbe corrispondere quella da esso fatta. Tale proposta, che gli feci conoscere avrei sottoposto approvazione di V.E., consiste nell'esprimere rincrescimento, deplorare mancanza avviso console d'Italia Zara e dare ammonizione coloro che eransene resi colpevoli.

372

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, PAULUCCI DE' CALBOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 1216/502. Parigi, 29 aprile 1904 (perv. il 2 maggio).

La larghissima parte data dai giornali italiani ai commenti che i periodici francesi consacrano alla visita del presidente della Repubblica alle Loro Maestà, dispensa questo ufficio dal compito di riassumerne i lunghi e numerosi articoli dedicati a sì grande evento.

Ma la corrispondenza della r. ambasciata accuserebbe una lacuna deplorevole se l'importante plebiscito con cui la stampa francese saluta il compiuto ravvicinamento dei due Paesi, fosse da questo ufficio passato completamente sotto silenzio. L'odierna dimostrazione dell'opinione pubblica francese riveste invero troppa importanza per non essere segnalata in apposito rapporto all'attenzione del R. Governo, come uno degli indici più sicuri dei sentimenti dai quali questo popolo è adesso a nostro riguardo animato.

La sincera e completa riconciliazione cui la presenza del primo magistrato della Repubblica nella nostra capitale dà oggi il più forte suggello, è sentita da questa stampa e spiegata come la conseguenza naturale dei comuni interessi economici, dei gloriosi ricordi storici, della fraternità di razza e della mutua stima.

Se nel partito repubblicano pochissime sono le voci discordi, rari pure appaiono nel campo monarchico gli organi che osino combattere apertamente la politica estera della Francia rispetto al nostro Paese. Si tratta di pochi giornali così di scarsissima importanza come di limitata diffusione o che di autorità hanno solo il nome. Tutti i loro sforzi sono diretti a rammentare che l'Italia resta pur sempre schierata coi nemi

ci della Francia e tutti i loro lamenti vertono sulla presenza del signor Loubet in Roma, che segnerebbe la rottura di quel patto dieci volte secolare in forza del quale la figlia primogenita della Chiesa era pur sempre rimasta il precipuo sostegno del papato e la protettrice naturale del cattolicismo nel mondo intero.

Ma la convinzione della grande maggioranza si è già troppo radicalmente formata perché questi strali possano oggi colpire nel segno e queste geremiadi commuovere e sollevare il sentimento cattolico in favore del potere temporale.

La lealtà della politica seguita dal Governo di Sua Maestà non potea certo conseguire maggior trionfo.

Che se una parte della stampa, che pur ci è amica, anticipando gli eventi, non nasconde certe speranze di nuovi aggruppamenti politici, niuno però si nasconde che la Triplice perdura oggidì e che il trattato che ci lega alle Potenze centrali fu anzi non ha guari apertamente rinnovato. Ma l'alleanza dell'Italia con l'AustriaUngheria e la Germania non è più agli occhi della stampa francese quel terribile ordigno di guerra diretto contro il loro Paese. Vi ha qualche cosa di mutato: il carattere puramente e prettamente pacifico della nostra adesione alla Triplice, che non incontrava che increduli, è ammesso oggi con una facilità che sino a pochi anni or sono sarebbe stato follia sperare. Non ci si pone più l'altero dilemma: o con noi, o contro di noi; lo spirito pubblico sente che la fedeltà dell'Italia alle pattuite alleanze, fedeltà che aggiunge anzi credito alla serietà dei nostri impegni, è pienamente compatibile coi legami della nuova amicizia consacrata dal viaggio trionfale del presidente in Italia.

371 1 L'istruzione era stata data col T. 804, per il quale cfr. n. 363.

373

IL MINISTRO DI GRAN BRETAGNA A BOGOTÀ, WELBY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 62/34. Bogotà, 29 aprile 1904 (perv. l' 11 giugno).

Riferendomi al mio rapporto in data 6 febbraio ultimo scorso n. 25/161 ho l'onore di trasmettere all'E.V., qui accluse2 , le copie delle note scambiate fra questa legazione e il ministro degli affari esteri in Bogotà, circa la ripresa delle relazioni diplomatiche fra Italia e Colombia.

Il signor Rico ha presentato le sue dimissioni da ministro degli affari esteri e lo ha sostituito il signor Francesco di P. Mateus, il medesimo che firmò il Protocollo di Parigi nel 1886, il quale mi ha manifestato il suo personale interesse per portare a fine, senza ritardo, le trattative relative a tale assunto, desiderando che la sua firma apparisca nel convegno che ali' effetto sarà celebrato.

2 Gli allegati mancano.

Credo non possa presentarsi una occasione più propizia della presente per addivenire alla ripresa delle relazioni stesse, in vista del sincero desiderio espresso dal signor Mateus di vedere realizzato tal fatto a soddisfazione del Governo di Sua Maestà. Perciò spero che l'E.V. vorrà prestarmi tutto il suo appoggio per giungere al fine desiderato.

Il signor Mateus mi ha pure manifestato il desiderio perché, nella mia qualità di ministro inglese, presenti un progetto di protocollo per definire le quistioni ancora pendenti e fissare i preliminari per il modo con cui i due Paesi devono procedere.

Mi ha lasciato ancora comprendere, il signor Mateus, che il Governo di Colombia vedrebbe con piacere che il cavalier Codazzi fosse incaricato, in missione speciale, di rappresentare il Governo italiano in tale occasione.

Per parte mia sto a dichiarare specialmente che nessun accomodamento potrebbe essere più soddisfacente per me, di quello di poter offrire al signor Codazzi, da parte del Governo d'Italia, una tal forma d'apprezzo e stima, in compenso di tutto l'interesse disinteressato e del lavoro da egli prestato durante questi ultimi cinque anni agli interessi italiani in Colombia, perché senza la sua valevole assistenza, debbo constatarlo, non si sarebbe potuto arrivare al punto in cui siamo, non solamente riguardo alla quistione Cerruti, ma ancora nella applicazione del lodo spagnuolo.

Siccome ho la sicurezza che l'E.V. mi presterà il suo appoggio e non porrà difficoltà nessuna per la sistemazione di un affare che riveste tanta importanza per il commercio dei due Paesi, procederò a discutere le basi di un protocollo che sottoporrò alla approvazione di V.E., e aspetterò una cortese e sollecita risposta in proposito. È mio vivissimo desiderio poter giungere a un soddisfacente risultato prima di terminare la mia missione qui, la quale, probabilmente terminerà dentro di un anno.

Oggi stesso trasmetto al mio Governo la copia del presente rapporto e quelle delle note qui accluse.

373 1 Cfr. n. 159.

374

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 831. Roma, 30 aprile 1904, ore 13.

Comandante in capo forze navali inglesi Indie orientali ha da Aden telegrafato il 27 corrente al nostro augusto sovrano annunciandogli la presa di Illig. Prego V.E. di voler far ringraziare per mezzo codesto Governo il comandante Atkinson. Tenni parola a sir Francis Bertie delle dichiarazioni Forster alla Camera dei deputati, poiché dai resoconti dei giornali sembrava potersi rilevare che codesto Ministero della guerra avesse accennato alla cessazione della guerra contro il Mullah dopo che questi fosse cacciato dal protettorato britannico. Ambasciatore Inghilterra telegrafò in proposito al marchese Lansdowne il quale rispose che il signor Forster parlò alla Camera dei Comuni della riduzione delle forze inglesi operanti in Somalia, essendo impossibile di continuare le operazioni su larga scala nella presente stagione dell'anno e che quindi la versione data dai giornali non era esatta. Questa risposta non ci rassicura perfettamente per l'avvenire se si pon mente al progetto di riordinamento del protettorato già preannunciatoci e alle dichiarazioni ultime del conte Percy, che, se sono esatti i resoconti dei giornali, affermano risultato operazioni inglesi essere stato la cacciata del Mad Mullah dal territorio britannico in territorio italiano. Io desidererei pertanto che V.E. trovasse modo di intrattenere amichevolmente lord Lansdowne sui futuri propositi di codesto Governo in Somalia, cessata la stagione delle pioggie.

375

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MORRA DI LAVRIANO

T. PERSONALE 832. Roma, 30 aprile 1904, ore 19.

Sarò grato a V.E. se, in momento opportuno, attingendo informazioni a fonte sicura, ella potrà comunicarmi le vere impressioni di codesto Governo in ordine al recente accordo anglo-francese e in quanto il Governo russo ne sia stato preventivamente informato, e se vi è probabilità anche lontana di accordo tra l'Inghilterra e la Russia pel tramite della Francia1•

376

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 833. Roma, 30 aprile 1904, ore 19,35.

Alle dichiarazioni da farsi conformemente al telegramma di V. E. n. 91 1 osservo anzitutto che telegramma n. 742 parlava non di semplice ammonizione ma di severa ammonizione. Naturalmente dopo un mese dall'avvenuto incidente non potrà parlare di ammonizione da dare ma di ammonizione già data. Cosicché ultima frase rimarrebbe così concretata: «fu data severa ammonizione autorità Cattaro che eransene rese colpevoli». Quanto nomina delegato consolare non comprendo perché Goluchowski voglia mantenere tale questione separata incidente mentre in realtà direttamente ne dipende. Non posso poi assolutamente consentire nella restrizione che egli vorrebbe introdurre alla convenzione escludendo facoltà console delegare per assi

2 Cfr. n. 330.

stenza visite cittadino italiano. Goluchowski ha voluto precisamente rinchiudersi art. 16 Convenzione e noi per amore di pace abbiamo condisceso seguirlo nel suo ordine d'idee. Ma bisogna pure allora che accetti detto articolo nella sua integrità. Io ritengo che riuscirà facile a V.E. persuaderlo col testo dell'articolo in mano che la dizione assoluta dell'articolo riconoscendo facoltà console farsi rappresentare da suo delegato esclude qualsiasi restrizione. L'essere Cattaro piazzaforte è fatto puramente interno dell'Austria estraneo alla Convenzione della quale abbiamo il fermo diritto di chiedere l'osservanza. Non mi pare possibile che di fronte ad argomentazioni così giuste Goluchowski voglia persistere in una attitudine che implicherebbe un aperto disconoscimento di obblighi internazionali. Le aggiungo che quattro interrogazioni furono presentate alla Camera sullo spiacevole incidente. Prego di sollecita risposta che mi auguro favorevole contando sulla premura ed energia di V.E.3 .

375 1 La risposta non è stata rinvenuta.

376 1 Cfr. n. 371.

377

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 30 aprile 1904.

Telegrammi di V.E. giuntimi Napoli troppo tardi 1 . Ad ogni modo era impossibile impedire nulla. Presidente Loubet accentuò sempre più manifestazioni pubbliche in favore Italia alle quali non si poteva non corrispondere. A Monts io non feci promesse ma dissi che avrei procurato appagare suoi desideri. Non fu possibile far menzione alleanza nel brindisi di Roma malgrado mia proposta perché Loubet pregò non farlo facendo rilevare che ciò sarebbe stato contrario qualunque precedente tanto più che egli avrebbe parlato solo dell'Italia omettendo qualsiasi allusione all'alleanza franco-russa o all'accordo franco-inglese. Quanto a brindisi Napoli fu Loubet che prese iniziativa parlare e re non poté dispensarsi, rispondere. Del resto oramai che tutto è finito parmi che valga meglio evitare qualsiasi recriminazione e piuttosto avvisare subito alla via da tenere perché risulti chiaro che l'amicizia colla Francia non ha alterato in nulla la Triplice Alleanza e i rapporti dell'Italia colla Germania. È quindi giustissimo quanto Biilow afferma circa necessità pubblica manifestazione da parte nostra. E questa manifestazione potrà avvenire al più presto e nella forma la più seria e concludente cioè mediante discorso che io farò alla Camera rispondendo a varie interpellanze sulla politica estera che gli sono state presentate. Camera riprenderà sedute giorno cinque maggio ed io spero poter far fissare giorno nove per discussione interpellanze. Prego V.E. informare di Biilow adoperandosi con tatto per predisporlo favorevolmente. V.E. gli farà presente opportunità di attendere mio discorso Camera nel quale io ripeterò e confermerò le dichiarazioni che feci nel

377 1 Cfr. nn. 368 e 370.

novembre scorso e che furono accolte in Germania con tanto favore. V.E. ove ne abbia modo e creda opportuno il farlo potrà rilevare opportunità che anche conte Monts si astenga dal manifestarmi recriminazioni. Per il giorno in cui parlerò alla Camera mi occorre essere informato esattamente delle vere intenzioni e disposizioni di codesto Governo perciò veda V.E. di mantenere contatto con BUlow ed anche possibilmente con imperatore e di telegrafarmi quanto è opportuno che io sappia. Vorrei conoscere anche se discorso imperatore Karlsruhe debba ritenersi come sfogo di momentaneo malumore verso la Francia, ovvero se rilevi proposito di adottare politica risolutamente aggressiva verso di essa.

376 3 Cfr. n. 382.

378

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. PERSONALE S.N. Anzio, 30 aprile 1904.

Ministro Delcassé nei suoi colloqui con me mi ha detto che sperava che lord Lansdowne sarebbe andato a Parigi e che quivi si fosse trovato anche conte Lamsdorff. Inoltre senza affermarlo esplicitamente mi ha fatto intravedere che accordo franco-inglese non sia soltanto un regolamento d'interessi tra le due Potenze, ma un preludio ad un probabile accordo anglo-russo e ad una politica di maggiore intimità tra Inghilterra e Francia coll'intento di isolare la Germania. Mi occorre avere al riguardo le più sicure e più precise informazioni ed all'uopo mi affido all'avvedutezza di V.E. 1•

379

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 567/199. Vienna, 30 aprile 1904 (perv. il 7 maggio).

La maggior parte dei giornali viennesi dedica lunghi commenti ai brindisi scambiatisi a Roma fra S.M. il re ed il presidente della Repubblica.

La Neue Freie Presse trova che il passaggio più importante del brindisi reale è, dal punto di vista politico, quello in cui si parla dell'opera comune pel mantenimento della pace, poiché esso dimostra il desiderio di evitare ogni interpretazione che possa far credere al più piccolo screzio fra l 'Italia e gli altri membri della Triplice Alleanza.

Del resto, secondo il giornale predetto, la differenza esistente fra l'intesa franco-italiana e l'alleanza con le Potenze centrali risulterebbe sufficientemente accentuata nel brindisi di S.M. il re. Quanto al brindisi del signor Loubet, esso è la sincera espressione della formula «accordo degli interessi con le simpatie». Entrambi i discorsi, al pari di quelli scambiati a Napoli poche settimane or sono, sono solenni manifestazioni di pace e come tali saranno ovunque accolti con la più grande simpatia.

La Zeit ravvisa nella visita fatta dal signor Loubet a S.M. il re e nella sua astensione dal recarsi in Vaticano un grande trionfo dell'Italia. Tre decenni sono appena trascorsi dacché un sovrano della «figlia primogenita della Chiesa» negava il suo consenso all' occupazione di Roma. Oggi la Francia riconosce solennemente Roma come capitale dell'Italia unita. È questo un fatto d'importanza mondiale. La Zeit trae da ciò argomento per dimostrare che se finora la mancata restituzione di visita da parte del sovrano d'AustriaUngheria ha potuto se non giustificarsi almeno trovare scuse -che del resto non furono mai riconosciute in Italia -essa potrebbe da oggi in poi portare una scossa alla Triplice Alleanza, quale i nemici di quest'ultima non sono ancora pervenuti ad arrecarle.

Il Fremdenblatt non ha finora commentato i brindisi, limitandosi a riferirmi un riassunto in modo del resto da metteme in evidenza lo spirito pacifico e l'assenza d'ogni contrasto con le relazioni esistenti fra l'Italia e gli Stati alleati.

La Wiener Allegemeine Zeitung dice che il pensiero dominante dei due brindisi è stata l'idea di pace, alla quale è chiamata a cooperare l'amicizia tra la Francia e l'Italia, poiché quest'amicizia non ha la tendenza a sciogliere gli antichi nodi e non mira a togliere valore alla Triplice. A tale concetto rispondono l 'incontro dei sovrani a Napoli, il convegno d'Abbazia e nel passato la prontezza con la quale l 'Italia ha rinnovato l'alleanza. Il vero significato delle feste di Roma è semplicemente che i vecchi malintesi tra la Francia e l 'Italia sono del tutto scomparsi.

La Montags Revue osserva che, malgrado tutto, gli avversari della Triplice non possono dichiararsi soddisfatti. Il recente accordo anglo-francese distrusse le intenzioni dell'Italia di conseguire una posizione predominante nel Mediterraneo con l'aiuto della Francia. Il Ministero degli affari esteri italiano ha quindi dato prova di accorgimento e di prudenza recandosi ad Abbazia prima della visita del signor Loubet. Egli ha saputo così far comprendere ai francesi che gli interessi dell'Italia non dipendono unicamente dai favori della Francia.

Il clericale Vaterland si sforza di dimostrare che la decantata affinità delle due razze francese ed italiana non ha fondamento e che le antiche lotte fra le due stirpi avrebbe dovuto piuttosto separarle che unirle.

Il Reichswehr dice che la visita di Loubet è il coronamento di un lavorio di riavvicinamento. Il re d'Italia ha però fatto risaltare nei due brindisi di Roma la differenza che passa fra accordi ed alleanze. Il Reichswehr riassume le proprie impressioni col dire che, se il cuore dell'Italia è con la Francia, il suo cervello rimane con la Triplice.

L'Extrablatt osserva che i brindisi parlano del passato, ma non fanno allusioni all'avvenire. I francofili nemici della Triplice ne devono essere delusi. La sola previsione per l'avvenire che si possa trarre dalla visita del signor Loubet è lo scioglimento del concordato e la separazione completa fra Chiesa e Stato in Francia.

La Oesterreichische Volkszeitung riconosce che il riavvicinamento franco-italiano non può porgere motivi a preoccupazione che esso è anzi una garanzia di più per la pace.

Quest'ultimo concetto è in fondo quello che predomina nella stampa viennese non tendenziosa. Essa non ravvisa infatti nessun atto o parola men che corretti verso la Triplice da parte dell'Italia nella circostanza presente e sa trovare argomento per mettere in giusta luce la visita del signor Loubet, nel precedente incontro dell'imperatore di Germania con S.M. il re e nel recente convegno di Abbazia1•

3 78 1 La risposta non è stata rinvenuta.

380

IL MINISTRO A LISBONA, GUASCO DI BISIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. CONFIDENZIALE 155/58. Lisbona, 30 aprile 1904 (perv. il 6 maggio).

Quest'oggi, giorno in cui il ministro degli affari esteri riceve i capi-missione, appena sono io entrato nella sua camera, egli, che abitualmente lascia incamminare da me la conversazione, prese per primo la parola per rallegrarsi della visita del presidente della Repubblica a S. M. il re, nostro augusto sovrano, in Roma e complimentarmi perché tutto fosse proceduto in perfetto ordine nell'entusiasmo di tutta Italia. Egli voleva poi sapere come si fosse comportato il Vaticano e se Merry del Val avesse espresso il desiderio di vedere Delcassé. A questa domanda la mia risposta fu facile, breve e conforme a verità: non sapevo assolutamente nulla di più di quanto hanno pubblicato i giornali e perciò non ero nel caso di appagare al suo desiderio, e poi ho soggiunto che l'Italia è grata alla Francia che per la prima ha sfatato il superstizioso timore di mali immaginari al sovrano che vadi a Roma contro il beneplacito del Vaticano.

Wenceslao de Lima continuando il suo discorso, interrotto per poco dalle mie parole su riferite, mi svelò, in modo confidenziale e sotto la promessa di non fame parola con chiunque, (né immagino sia un'idea astratta, e nulla ancora in concreto) che il Governo portoghese avrebbe desiderato che il re di Portogallo fosse stato il primo capo d'uno Stato cattolico a far visita al re d'Italia in Roma, ma che fu abbandonata l'idea allora che si venne a conoscere che erano in corso trattative tra il Governo d'Italia e quello di Francia per lo scambio delle visite a Parigi ed a Roma, a punto per non attraversarle («entravem). Che far seguire la visita del re di Portogallo immediatamente dopo quella del presidente della Repubblica di Francia non era conveniente, parergli più opportuno lasciar passare un po' di tempo ma che si cercava un'occasione per effettuarla: «la mia convinzione personale è che la visita avrà luogo» così terminò il ministro. Fu allora che io ribattei: ma ben inteso nella capitale del Regno, e nessuna scusa nessun pretesto per proporre un'altra città, il mio re per il primo non lo vorrebbe e tutta Italia è con lui d'accordo: essa accoglierebbe il re di Portogallo collo

stesso favore e collo stesso entusiasmo con cui ha accolto il presidente della Repubblica francese. Come l'E.V. vede, ed ho l'onore d'accertarglielo, mi sono attenuto in tutto e per tutto alle istruzioni che le piacque impartirmi col dispaccio del 17 dicembre 1903 (ufficio diplomatico 70951 1126)1• Due fatti sono dunque ben stabiliti, primo: il Governo portoghese progetta la visita del suo re al nostro sovrano in Roma; secondo: l'iniziativa è tutta sua. E così penso debba essere per la dignità della Patria nostra. Ora poi se l'E.V. crede che io debba destramente profittare delle cose dettemi in confidenza da

S.E. il ministro degli affari esteri per tradurre in concreto l'idea astratta mi farebbe cosa grata d'impartirmi gli ordini del R. Governo a questo riguardo.

379 1 Diverso da quello di Avarna fu il giudizio dell'ambasciatore di Francia a Vienna, Reverseaux, sui commenti della stampa e dell'opinione pubblica austriache in merito al viaggio a Roma di Loubet. Cfr. DDF, II serie, t. V, n. 95.

381

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO S.N. Berlino, 2 maggio 1904, ore 6,05 (perv. ore 23).

Ho comunicato al barone Richthofen il contenuto del telegramma di V.E. di ieri l'altro1 per la parte di cui ella mi aveva dato istruzioni di informarne il conte Biilow. Il Governo imperiale, mi ha detto Richthofen, è grato a V.E. per la cortese partecipazione e resta inteso del procedimento che ella si è proposto per la sua dichiarazione. Raccomanda, però, che queste siano chiare e categoriche, perché, soltanto in tal modo, esse potranno far sparire le nubi che girano ora nell'orizzonte italo-germanico. Se le dichiarazioni di V.E. lasciassero a desiderare per precisione di intenti, esse sarebbero ben lungi dal giovare ai cordiali e fiduciosi rapporti tra i due Paesi. Il Governo imperiale non intende affatto recriminare ora che tutto è finito. È restato, però, dolente che la solennità navale di Napoli abbia preso proporzioni diverse da quelle che io, per ordine di V.E., avevo lasciato prevedere qui; che non si sia parlato della Triplice Alleanza nei brindisi, dopo che si era lasciato sperare che ciò sarebbe avvenuto; e che siasi pronunciato brindisi a Napoli, dopo la assicurazione che ciò non avrebbe avuto luogo. Governo imperiale avrebbe preferito di non venire esposto a sorprese, ma di conoscere ciò cui doveva attendersi; così si sarebbe reso conto in tempo debito di esigenze indicategli da noi con franchezza di amici, e con lealtà di alleati.

Ho fatto anche parola, in via del tutto amichevole, di quanto ella mi ha telegrafato circa attitudini del Monts2 e mi lusingo che le mie raccomandazioni non restino senza risultato.

2 Cfr. n. 366. Sulla scarsa stima personale che Monts aveva per Tittoni riferiva Barrère a Delcassé il 21 maggio cfr. DDF, li serie, t. V, n. 164. Sempre secondo Barrère, il solo statista italiano per il quale Monts aveva un'alta stima era Luzzatti. Anche Barrère, come Monts, nutriva scarsa stima per Tittoni, cfr. ibid., t. V, nn. 264 e 265.

380 1 Cfr. n. 77.

381 1 Cfr. n. 377. La versione di Richthofen del colloquio con Lanza in GP, vol. XX/l, n. 6413.

382

L'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1107/95. Vienna, 2 maggio 1904, ore 6,55.

Conte Goluchowski, con cui ho conferito oggi, ha accettato che proposta da me fatta propria iniziativa, dietro istruzioni di V.E., sia formulata senso telegramma di

V.E. 833 1• In conseguenza mi ha pregato dichiarare formalmente a V.E. che: «Governo imperiale e reale esprimeva suo rincrescimento, deplorava emissione avviso console d'Italia Zara e che severa ammonizione fu data autorità Cattaro che se ne erano rese colpevoli». Quanto alla nomina delegato console Cattaro gli ho dato lettura testo articolo 16 convenzione 1874 e gli ho fatto conoscere che V.E. non poteva ammettere che alcuna restrizione fosse fatta facoltà da esso attribuita r. console Zara farsi rappresentare in Cattaro da suddito italiano per la visita navi. Gli ho dichiarato quindi che R. Governo aveva diritto insistere per riconoscimento quella facoltà e piena osservanza convenzione. Conte Goluchowski mi ha detto che non era sua intenzione sollevare imbarazzi, che non contestava facoltà attribuita r. console da articolo 16, e che si sarebbe conformato a quanto in esso si prescriveva. Non aveva quindi difficoltà ammettere in massima che r. console Zara scegliesse come suo delegato agente società «Puglia» in Cattaro, se questa ne avesse uno in quel posto in sua mancanza altro suddito italiano colà residente, ma che scelta dovesse essere fatta previo consenso del Governo imperiale e reale. Egli era in corrispondenza in proposito con Presidenza del consiglio che non sembrava alieno dal consentire pure in massima su ciò. Ha aggiunto che era ben inteso che detta persona non poteva esercitare alcuna funzione consolare, né godeva alcun diritto privilegio immunità, né far uso di alcun segno estero inerente autorità consolare. Essa non doveva avere che unico e solo incarico rappresentare r. console visita navi italiane. Conte Goluchowski ha riservato però diritto Governo imperiale e reale non riconoscere più tale qualità in detta persona qualora commettesse cosa non fosse di sua convenienza.

383

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 111/146. Londra, 2 maggio 1904, ore 10,45 (perv. ore 8,20 del 3).

Sull'argomento del telegramma di V. E. del 27 aprile, n. 815 1 , mi venne assicurato al Foreign Office non aversi qui ancora notizia di recenti aperture francesi circa la questione della ferrovia abissina. Non è infatti ancora pervenuta qui alcuna comunica

383 1 Cfr. n. 367.

zione del colonnello Harrington dopo il suo ritorno in Adis Abeba che avrebbe avuto luogo soltanto due o tre giorni orsono. Quando vi fossero novità ne sarò informato.

382 1 Cfr. n. 376.

384

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. .. ./81. Berlino, 2 maggio 1904, ore 18,08 (perv. ore 20,55).

Rispondo per ora ali 'ultima parte del telegramma di V.E. ieri l'altro1•

Nel suo ultimo discorso al Reichstag conte Btilow delineò le relazioni internazionali della Germania come segue: «con gli alleati, con gli amici, con la Francia. T rapporti verso la Francia, disse, sono pacifici e tranquilli: tali rimarranno, per quanto dipende da me». È assolutamente da escludersi che la Germania intenda di iniziare una politica di aggressione verso la Francia. L'accordo anglo-francese fece gridare all'isolamento della Germania, e contro il clamore generale il conte Btilow ebbe pena difendersi. La visita presidenziale in Italia e le provocazioni della stampa francese rafforzano in Germania il malcontento contro la politica estera del Governo imperiale. Nella stampa, malgrado le pressioni del Governo intente a contenerne le manifestazioni, non mancò il ricordo alla politica tradizionale del principe Bismarck coronata da costante successo, e fu richiesto un autorevole monito all'indirizzo della stampa provocatrice. In queste condizioni venne il discorso imperiale di Karlsrhue. Di fronte agli avvenimenti recenti il popolo tedesco, memore di gloriose e fortunate prove, non deve perdere la fiducia in se stesso e nei suoi destini, anche se dovesse farsi valere da solo. Questo è il significato delle parole sovrane, che valgono anche a rafforzare la posizione del conte Biilow in presenza degli attacchi cui questo è esposto. Inviai il testo del discorso di Sua Maestà col mio rapporto n. 223 del29 aprile u.s. 2 .

385

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MALASPINA

T. 841. Roma, 2 maggio 1904, ore 22.

Incidente greco 1• Autorizzala qualora ella lo ritenga opportuno associarsi uffici suoi colleghi presso Sublime Porta, ma nella forma più amichevole verso quest'ultima di guisa che suo intervento non apparisca tanto diretto ad appoggiare un reclamo

2 Non pubblicato.

contro la Turchia quanto piuttosto a voler cooperare ad una conveniente soluzione, premendo a noi molto più i buoni rapporti con la Turchia che quelli con la Grecia della cui attitudine in questi ultimi tempi non abbiamo da lodarci.

384 1 Cfr. n. 377.

385 1 Cfr. n. 369.

386

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

D. RISERVATO 21421/182. Roma, 2 maggio 1904.

Desiderando dare a V.E. contemporanee e definitive istruzioni per trattare insieme le due questioni del riscatto del Benadir e dell'easement di Kisimajo, rispondo ora al rapporto di lei del 3 aprile scorso n. 164 1•

Circa la prima questione non ho che a confermarle il mio telegramma di istruzioni del 31 marzo scorso2 , aggiungendo solo che il terzo argomento da me accennato, che cioè la somma da noi offerta è appunto quella indicataci come minimum dal marchese di Lansdowne, non è corroborata che dalla nota del Foreign Office del 21 novembre scorso che io, per verità, interpretai nel senso espresso nel mio telegramma.

Ella può quindi accennare anche a questa interpretazione come argomento di natura morale che ci è stato guida nel perseguimento del negoziato.

Ora a me interessa che la questione sia prontamente definita, con la riserva s'intende dell'approvazione parlamentare; e sia definita con quel maggior vantaggio che alla S.V. riesca di poter ottenere colle basi che le furono da me indicate. Il Governo britannico dovrebbe darci questo segno di buon volere nel!'aderire alla nostra domanda, tenendo presente che gli stessi suoi agenti a Zanzibar sir S. Rogers e sir Charles Eliot ritenevano somme sufficienti pel riscatto, lire sterline 140.000 il primo, e lire sterline 120.000 il secondo.

Ma, anche che fosse accettata la somma di lire sterline 144.000, dovrebbe in questa somma esser compresa la concessione che noi domandiamo per Kisimajo.

Nella stazione di Kisimajo l'Italia gode gia speciali facilitazioni in virtù dell'articolo 3 del protocollo anglo-italiano del 24 marzo 1891 3 , così concepito: «Il y aura dans la station de Kisimayou et son territoire égalité de traitement entre sujets et protégés des deux Pays, soit pour leur personnes, soit è l'égard de leur biens, soit enfin en ce qui concerne l'exercice de toute sorte de commerce et d'industries».

2 T. 641 del 31 marzo, non pubblicato, relativo al riscatto del Benadir.

3 Cfr. serie Il, vol. XXIV, n. 151.

Ora si tratterebbe di ottenere una striscia di terreno nella baia di Kisimajo che, partendo da un punto della baia segua la costa fino al Giuba di fronte a Giumbo. La sua lunghezza sarebbe di quasi nove miglia marittime e comprenderebbe il sentiero lungo il litorale e sarebbe delimitata a est dal mare, all'ovest da una linea parallela al sentiero dal quale detta linea non si allontanerebbe che per uno spazio di quasi cinquecento metri.

Con questa ampiezza noi ci proponiamo:

l) di costituire nella baia di Kisimajo una piccola stazione con deposito di carbone, magazzini piccoli, sbarcatoi etcetera ove le nostre navi da guerra possano rimanere durante il periodo in cui la navigazione costiera è resa impossibile al Benadir dal monsone di sud-ovest;

2) di collegare, mediante giusta stazione intermedia, Zanzibar al Benadir avvicinando di molto alla nostra colonia le navi che, nel periodo suddetto, sono ora costrette a rimanere a Zanzibar;

3) di assicurare le comunicazioni per via di terra con la colonia del Benadir, quando la costa benadiriana è chiusa.

Io non saprei come più precisare la nostra domanda, poiché mentre codesto Governo sembra deciso ad escludere la cessione territoriale, noi desideriamo che la concessione stessa non si risolva in un diritto di passaggio revocabile.

Se, pertanto la concessione dovesse anche risolversi sotto la pura e semplice forma di easement (facilitazioni) è necessario che essa sia tale da assicurarci lo stabilimento di una stazione navale sulla baia di Kisimajo e le comunicazioni col Benadir. Su Giumbo unisco una piccola cartina illustrativa.

386 1 Con il R. riservato 431/164 del 3 aprile, Pansa chiedeva a Tittoni di precisargli se le argomentazioni che egli avrebbe dovuto portare a sostegno della richiesta relativa al riscatto del Benadir, si fondassero semplicemente sulla sua interpretazione della nota del Foreign Office del 21 novembre, o se fossero invece contenute in qualche dichiarazione o corroborate da comunicazioni precedentemente intercorse con l'ambasciatore britannico.

387

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 848. Roma, 4 maggio 1904, ore 15,45.

Faccio seguito al mio telegramma in data 30 aprile scorso1 per dirle che nuove dichiarazioni conte Percy alla Camera dei Comuni fanno sentire sempre più necessità conoscere quali siano propositi di codesto Governo in Somalia dopo cessata la stagione delle piogge. Conte Percy, secondo un telegramma Stefani da Londra del 2 corrente, avrebbe detto che fu per ordine del Governo britannico che le truppe si impadronirono del forte di Illig, alla presenza delle truppe italiane, e che l 'Inghilterra non si propone di continuare le sue operazioni in Somalia. Sul primo punto è noto che fu col consenso ed alle condizioni volute dal Governo italiano che avvenne sbarco Illig; sul secondo punto desideriamo di sapere se si tratti di sospensione e di cessazione di operazioni di guerra.

Non possiamo credere che dopo la cooperazione leale e costante da noi data all'Inghilterra in Somalia e le condizioni da noi poste a siffatta cooperazione, codesto Governo ritenga come buon risultato della campagna lo avere ricacciato il Mullah in territorio italiano. Se questo dovesse essere il risultato finale, il R. Governo non intendendo fare spedizioni in Somalia, dovrebbe provvedere alla riorganizzazione del suo protettorato sulla base di accordi diretti col Mullah. Prima però di fare questo, il Governo del re sarebbe anche disposto ad interporsi per la eventualità che l 'Inghilterra volesse venire ad intesa col Mullah pel nostro tramite.

Di tutto ciò desidero che la S.V. tenendo presenti miei precedenti telegrammi 21 2 e 30 aprile tenga parola al marchese Lansdowne. Gradirò conoscere al più presto la risposta, ed in ogni modo prima del l Ocorrente, giorno in cui dovrò rispondere in Parlamento ad interpellanze che mi sono state mosse in proposito.

387 1 Cfr. n. 374.

388

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. PERSONALE 853. Roma, 4 maggio 1904, ore 23,10.

Dichiarazioni laconiche ed inesatte fatte alla Camera dei Comuni da codesto Governo e dalle quali si rileverebbe che lo scopo della campagna contro il Mullah fu di cacciarlo nel territorio italiano mentre invece Inghilterra si era con noi impegnata di fare il possibile perché ciò non avvenisse producono cattiva impressione nella pubblica opinione e danno motivo alla stampa di opposizione di attaccare vivacemente il Ministero.

Giornale d'Italia conclude così un suo articolo:

«Queste dichiarazioni fatte dal Governo inglese alla Camera dei Comuni e le risa con cui la Camera accolse le allusioni ali 'Italia dimostrano: l) che il Mullah fu spinto dagli inglesi nel nostro territorio; 2) che gli impegni presi dali 'Inghilterra, quando l'Italia concesse il loro passaggio per Obbia, di impedire l'entrata del Mullah nel nostro protettorato, non furono mantenuti; 3) che alla resa dei conti in tutta questa benedetta faccenda della Somalia, l'Italia ha avuto il danno e le beffe».

Queste conclusioni sono ingiuste, ma devo riconoscere che le inopportune risposte dei sottosegretari inglesi alla Camera dei Comuni le hanno provocate. È necessario quindi che io abbia spiegazioni per potere rispondere esaurientemente agli attacchi che mi saranno mossi in Parlamento. Sarebbe utile se Governo inglese trovasse modo di fare alla Camera dei Comuni altre dichiarazioni esponendo gli accordi intervenuti coll'Italia, e parlando con maggior riguardo e simpatia del nostro Paese.

387 2 Cfr. n. 354.

389

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

L. PARTICOLARE. Londra, 1-5 maggio 1904.

In attesa del corriere cui potrò affidare questa mia lettera, le scrivo per assicurarla che terrò presente la raccomandazione fattami (col suo telegramma personale del 22 scorso)1 a favore di sir Rennell Rodd. Gli sono amico da oltre dieci anni e conoscendo le sue distinte qualità, non mi sorprende che anche in Roma egli sia riuscito ad inspirare molte simpatie. Temo però che la sua nomina immediata ad un posto di ambasciatore sia cosa assai difficile. Pensi che egli viene il quarto nella lista dei segretari. E vi è da osservare che in Inghilterra la carica di ambasciatore non è, come da noi, una funzione, assegnata con patente ad un ministro plenipotenziario, ma è vero e proprio grado della carriera: sicché si tratterebbe per Rodd di saltare non solo i suoi tre colleghi segretari più anziani, ma anche l 'intera serie di ministri di prima e di seconda classe. Vi furono bensì esempi recenti di giovani ambasciatori come Herbert e Hardinge (per i quali già un poco si brontolò nel corpo diplomatico) ma entrambi avevano già il grado di ministro plenipotenziario; mentre questo di Rodd sarebbe un caso senza precedenti, e lei sa quanto l'amministrazione inglese sia conservatrice e rispettosa dei diritti acquisiti. Ciononostante, approfitterò della prima occasione favorevole per far conoscere a lord Lansdowne il voto di Sua Maestà e del suo Governo. L'occasione non potrà però presentarsi prima che, venendo sul tappeto la candidatura pel posto di Parigi, possa considerarsi come probabile la vacanza di quello di Roma. Nel parlare giorni sono delle cose di Francia con lord Lansdowne, mi venne il destro di domandargli in via accademica se fosse in vista il successore di sir Edmund Monson. Ma egli mi rispose che ancora non se ne trattava. Monson raggiungerà soltanto nell'ottobre i suoi limiti d'età e, per un posto così importante come quello di Parigi, vi saranno molti elementi da prendersi in considerazione. Bertie, come amico personale del re, ha buone chances, ma queste sono tutt'altro che sicure. Si aggiunge la circostanza della posizione un po' dubbia del Gabinetto Balfour, la quale contribuisce a renderlo esitante a pregiudicare con una nomina anticipata di alta importanza politica, una decisione che potrebbe spettare ad eventuali successori.

Rodd, in partenza ora per Roma, venne ieri sera a pranzo da me, ma io non gli feci veruna allusione all'affare dell'ambasciata. Vista sopratutto la scarsezza dei suoi atouts, sarebbe un cattivo servizio il fargli nascere illusioni probabilmente destinate a rimanere senza effetto. Io ritengo che egli personalmente se ne renda pieno conto, ma non così la moglie. Per dirle tutto, aggiungerò anzi che qui le si fece qualche carico dell'essersi un po' troppo agitata per la promozione prematura del marito, già quando il posto di Roma si fece vacante l'altra volta per il ritiro di Currie. Questo, beninteso, fra noi.

Ho ricevuto ieri sera il suo telegramma relativo agli affari di Somalia2 . Ad esso rispose anticipatamente un mio rapporto3 che dovrebbe giungerle domani o dopo, nel quale appunto riferii una conversazione avuta in proposito con lord Lansdowne. Il suo telegramma mi fa accorgere che in quel mio rapporto, alludendo alle due dichiarazioni qui fatte alla Camera, circa la cessazione delle ostilità e circa la cacciata del Mullah in territorio italiano, le ho, per disattenzione, attribuite entrambe al ministro della guerra, mentre invece la paternità della seconda frase, poco felice, appartiene a lord Percy. Ciò, del resto, nulla cambia alla cosa in sé. La cessazione delle ostilità, mi ha detto il marchese Lansdowne, deve intendersi soltanto in senso relativo, trattandosi di giungervi gradatamente, col trasforrnarle in opportune misure di difesa; e quanto al Mullah, egli non escluse che frattanto si esamini da noi la possibilità di entrare con lui in qualche negoziato.

Giacché le sto scrivendo, mi occorre ancora rammentare che non ho poi ricevuto alcun avviso circa lo scambio d'idee ch'ella si proponeva di iniziare personalmente con Monsieur Delcassé durante il suo soggiorno in Italia, sui progettati accordi etiopici. Né so se le sia giunta in tempo la memoria di lord Lansdowne4 che in proposito le spedii la sera del 25 aprile. Ma penso che su questo argomento mi porterà forse qualche suo cenno il prossimo corriere.

PS. 5 maggio.

Riferendomi al suo telegramma di ieri l'altro5 , le mando qui unita la quietanza del «Press Cutting Office» al quale pagai le dovute l Oghinee.

Colgo pure l'occasione per confermarle la mia risposta circa la temporaria destinazione del marchese Carignani alle funzioni di suo segretario particolare. Egli è persona discreta, coscienziosa e di eccellenti maniere e vado certo che ella lo troverà sotto ogni rapporto adatto al posto delicato al quale le piacque chiamarlo.

Il corriere è arrivato ieri, ma senza notizie circa l'affare dell'accordo etiopico, il che mi fa pensare che ella non avrà avuto occasione di parlarne con Monsieur Delcassé.

Approfitto per contro del ritorno del corriere stesso, per segnalarle ricevuta dei due suoi nuovi telegrammi di ieri sera (nn. 848-853)6 relativi entrambi alle cose di Somalia. Il primo di essi rinnova in sostanza la richiesta di schiarimenti circa la cessazione o sospensione delle ostilità inglesi contro il Mullah o torna sull'idea dei nostri eventuali negoziati con quest'ultimo. Il non far ella menzione del mio rapporto del 28 aprile, mi fa dubitare che questo abbia subìto un più lungo ritardo che io non prevedessi (forse per essere stato impostato dai servi dopo la chiusura del sabato), senza di che, le avrei telegrafato fin dal principio. Comunque, ritengo che quel rapporto le sarà ora pervenuto e da esso ella avrà rilevato quanto mi disse sull'argomento in questione il marchese di Lansdowne. Egli è ancora molto occupato dalle interpellanze nella Camera dei lords sulla Macedonia. Ma cercherò di rivederlo in questa settimana e di farmi, possibilmente, meglio precisare da lui le disposizioni del Governo inglese, sebbene, come lo riferii, queste si trovino tuttora allo studio.

3 R. del 28 aprile, non pubblicato.

4 Cfr. n. 364.

5 Non pubblicato.

6 Cfr. nn. 387 e 388.

Il suo secondo telegramma allude più specialmente all'abuso fatto dai nostri giornali d'opposizione delle parole di lord Percy circa la cacciata del Mullah dal territorio britannico. Come ella lo osserva, le illazioni dell'articolo da lei citato non sono giuste. Le risa degli avversari del Governo, indicate nel resoconto della Camera dei Comuni, non si indirizzavano all'Italia ma al Governo stesso, cui si rimprovera la sproporzione fra le enormi spese delle tre campagne ed il loro effetto così limitato. L'impegno assunto verso di noi era di far il possibile per impedire che il Mullah penetrasse nel Benadir e questo fu ottenuto mediante la condotta delle operazioni sempre tendenti a spingerlo verso il nord; ma lo stesso impegno non poteva ugualmente applicarsi alle regioni settentrionali, a meno che non avessimo dal canto nostro mandato gente a ricacciarlo verso la Somalia inglese, come anzi qui un poco si sperava che da noi si facesse, allo scopo di prenderlo fra due fuochi. Quelle regioni furono sempre, del resto, la dimora abituale del Mullah, il quale era venuto in origine da Mudug donde si era poi recato a scorazzare ora di qua ed ora di là di quegl'incerti confini. Non si vede quindi che egli possa ora arrecarci più danni di prima, essendo anzi probabile che questi siano minori ora dopo le sue sconfitte, che non lo fossero quando egli si trovava alla testa di migliaia di seguaci, e in quei deserti poi, vi dev'essere ben poco da danneggiare.

Tutto ciò non toglie che sia abbastanza spiegabile l'impressione prodotta sul pubblico, tanto in Italia che in Inghilterra, dal fatto dell'azione di Illig, eseguita in territorio italiano da tre navi inglesi, mentre la nave italiana pure presente non vi partecipava. Volendosi mantenere in modo assoluto la decisione stabilita dal ministro Morin che «nessuna forza italiana doveva per nessun conto mettere piede a terra», sarebbe forse stato meglio di evitare in quell'operazione anche la presenza del «Volturno». Questa mise in evidenza in modo palpabile quell'antinomia fondamentale che, è inutile dissimularselo, vi è stata in tutta la recente campagna: il fatto cioè di operazioni armate di polizia, eseguite da forze straniere in un territorio di altra Potenza, senza la partecipazione di questa. Una volta ammesso, come fu, questo principio, certe conseguenze imbarazzanti erano inevitabili: giacché però vi erano buone ragioni per ammetterlo, mi pare che sia il caso di esporre francamente tali ragioni al pubblico interessato. L'Italia, per circostanze che è inutile rivangare, si è trovata condotta a proclamare la sua sovranità in Paesi dove questa non può essere, per ora, assolutamente effettiva; il giorno in cui sorse colà un Mullah, quella proclamazione le avrebbe, a rigor di logica, imposto l'obbligo di ristabilirvi la pubblica tranquillità, a guarentigia dei propri protetti e dei vicini; ma per ragioni evidenti, ciò non poteva da noi farsi; l'Inghilterra invece credette dovervisi accingere per proprio conto e, ad un certo momento, essa ci chiese il passaggio per le sue truppe; si aveva certamente il diritto legale di negarlo, ma non ugualmente se ne aveva il diritto morale, di fronte ai nostri doveri di buon vicinato che la situazione non ci permetteva di compiere in modo più attivo; né un rifiuto sarebbe stato conveniente e, in considerazione delle facoltà che in ogni caso avrebbe spettato a quella Potenza di espellere il Mullah dal proprio territorio, e per l'interesse comune di affrettare il ristabilimento di una quiete relativa in quelle regioni; nel concedere il richiesto passaggio, si mise però per condizione che fosse prevenuta una irruzione del Mullah nel Benadir, e ciò fu fatto; inoltre, si dichiarò anticipatamente all'Inghilterra che se eravamo disposti a prestar! e assistenza nelle possibili operazioni marittime, non volevamo però impegnarci in spedizioni od operazioni di terra delle quali non si potrebbe poi calcolare lo sviluppo; que

sta dichiarazione essendo stata accettata dal Governo inglese, tutto ciò che avvenne fu la conseguenza prevista dali' intesa così stabilita.

Questo non sarà un ragionamento eroico, ma esso ha, se non altro, il merito della sincerità e credo che sarebbe apprezzato dalle persone sensate tanto in Italia come in Inghilterra.

Così mi riservo ad ogni modo di esprimermi con lord Lansdowne che cercherò di vedere al più presto, e di quanto ne risulterà farò avvisata V.E. per telegrafo.

389 1 Cfr. n. 360.

389 2 Cfr. n. 374.

390

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 259/88. Belgrado, 6 maggio 1904 (perv. il 10).

Ho l'onore di accusare ricevuta e di ringraziare V.E. per il dispaccio 2 maggio

n. 23 1 col quale ella si è compiaciuto farmi conoscere che il Governo di Sua Maestà considerava chiuso l'incidente degli ufficiali cospiratori.

La conoscenza dell'esatto pensiero di V.E. in tale questione mi ha permesso infatti di dissipare un certo allarme che il ritorno in Italia del marchese Imperiali aveva destato in queste sfere governative, dove si temeva che il ritardo frapposto alla partenza degli ufficiali dopo la presentazione delle lettere di richiamo del conte Magliano avesse prodotto a Roma qualche malumore.

Ho potuto così rispondere alle domande rivoltemi in proposito dal signor Pachitch che il viaggio del ministro aveva motivi personali completamente estranei alla politica ed agli affari di Serbia, aggiungendo che il Governo di Belgrado aveva già ricevuto troppe prove dei sentimenti amichevoli dell'Italia per dare una diversa interpretazione ad un fatto puramente accidentale.

391

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

L. Londra, 6 maggio 1904.

Ritorno in questo momento dal Foreign Office, in tempo per rimettere al corriere in partenza stasera quest'altro codicillo alla mia già lunga lettera1• Non mi riuscì di trovare il marchese Lansdowne ma, vista l'urgenza del temine del lO indicato dal suo telegramma2 , feci fare a Sua Signoria la mia commissione per

2 Cfr. n. 387.

intermediario del sotto segretario di Stato, al quale esposi il voto di V.E. circa le desiderate dichiarazioni da farsi alla Camera dei Comuni ecc. ecc. Il risultato fu che il marchese di Lansdowne mi promise di far sì che, nella seduta di lunedì prossimo (9), si promuova in un modo qualunque una nuova interrogazione circa la spedizione di Somalia e le operazioni di Illig. Vi risponderà lord Percy dicendo: che l'azione delle navi inglesi ad Illig si svolse in conformità di un piano previamente stabilito col Governo italiano; che, in base ad esso, la nave italiana colà presente non aveva a prender parte all'attacco, ma che essa avrebbe, in caso di bisogno, prestato assistenza; che, in genere, fino dall'inizio della recente campagna, il Governo italiano aveva comunicato al Governo inglese la sua intenzione di non prendervi parte con proprie truppe; che però vi era da essere grati al\ 'Italia per il permesso accordato di passare pel suo territorio, senza di che non sarebbe stato possibile di eseguire la campagna stessa.

Non ho mestieri di notare che, se queste dichiarazioni saranno formulate in termini così laconici, ciò è in omaggio al sistema costantemente qui usato per simili risposte ufficiali alle interrogazioni dei deputati.

Di quanto precede la informerò stasera per telegrafo3 .

390 1 È il D. 21336/23 che non si pubblica.

391 1 Cfr. n. 389.

392

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. 862. Roma, 7 maggio 1904, ore 11, 15.

Gradirei per la verità che nelle dichiarazioni che saranno fatte lunedì da codesto Governo alla Camera dei Comuni fosse ben rilevato il fatto che le dichiarazioni fatte e mantenute dal R. Governo furono di non impegnare sue truppe in operazioni di terra ma che peraltro promise e mantenne sua cooperazione per le operazioni sia militari sia di polizia che potevano essere compiute dal mare. Pregola portare subito mio desiderio a conoscenza del marchese Lansdowne. E pregola altresì di telegrafarmi lunedì immediatamente dopo seduta il riassunto esatto delle dichiarazioni che saranno fatte affinché possa essere esattamente comunicato ai giornali.

391 3 T. 1147/52, spedito alle ore 23,10 che non si pubblica perché ripete quanto detto nel testo.

393

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO .../85. Berlino, 7 maggio 1904, ore 17,40 (perv. ore 19).

Biilow ha desiderato avere una nuova conversazione con me circa gli ultimi avvenimenti in Italia 1 . Non le ripeterò quanto egli mi disse nel lungo colloquio, né quanto io gli risposi sulla base delle istruzioni di lei, ripetendo non farei che riprodurre quanto a lei ho telegrafato già su questo soggetto. Riassumo le cose dettemi da Biilow al più breve, cioè: gli ultimi avvenimenti in Italia hanno lasciato nel Governo imperiale e ne li'opinione pubblica in Germania la impressione che l'Italia intende essere più amica della Francia, avversaria della Germania, che alla Germania stessa, sua alleata; lo che qui non si ammetterà mai. Io, confermando quanto a lei ho riferito, ritengo che questa impressione si dileguerà per i fatti che corrisponderanno agli obiettivi di quella che V.E. ha dichiarato ripetutamente volere essere la sua politica. Allo scomparire di questa impressione gioveranno grandemente le dichiarazioni che ella ha promesso di fare quanto prima alla Camera, ed io non dubito che esse saranno coronate da successo, quando confermeranno ciò che ella disse lo scorso novembre, ma anche la solenne manifestazione di S.M. il re nell'incontro di Napoli. Biilow accennò, più di una volta, a voci corse, pare raccolte dalla Tribuna, secondo le quali accordo politico verrebbe stretto tra i Gabinetti di Roma e Parigi. Vedrà

V.E. se non sia il caso di dare qualche franca spiegazione qui, ovvero di smentire2 . Credo mio dovere, poi, avvertire che l'impressione, di cui ho fatto più sopra cenno, può ripercuotersi anche sul terreno della politica commerciale. Non è da dimenticare che il trattato di commercio, recentemente concluso da noi colla Germania ha da essere votato dal Reichstag, e che già in questo Parlamento il Governo imperiale è stato rimproverato di avere fatto il patrocinatore delle nostre esportazioni.

394

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 618/227. Vienna, 7 maggio 1904.

Come l'E.V. avrà potuto rilevare dai rapporti nn. 184 1 e 1992 che ebbi l'onore di dirigerle in data del 26 e 30 aprile scorso la visita del presidente della Repubblica francese a Roma è stata considerata dalla stampa austriaca con perfetta serenità e

2 Per la risposta di Tittoni, cfr. n. 398.

2 Cfr. n. 379.

quale una nuova manifestazione di pace scevra di qualsiasi contrasto coi rapporti esistenti tra l 'Italia e gli Stati alleati.

Qui si riconosce anzi si desidera che l'Italia intrattenga, nell'interesse stesso dell'alleanza, amichevoli rapporti cogli altri Stati onde il suo riavvicinamento alla Francia fu accolto con sincera soddisfazione perché non aveva altro scopo col comporre le antinomie esistenti, che di mantenere la pace al consolidamento della quale mira appunto la Triplice.

Quantunque non s'ignorino le vive simpatie che si nutrono in Italia per la Francia e che ebbero una conferma nelle visite suddette, tuttavia esse non danno luogo per ora ad alcuna inquietudine perché si ritengono una conseguenza naturale della affinità di razza che unisce i due popoli.

Non si vedrebbe certo di buon occhio che esse conducessero coll'andar del tempo ad una intimità di rapporti maggiore di quella che esiste e che deve esistere cogli Stati alleati, ma non si dubita della lealtà dei propositi dell'Italia il cui interesse la spinge a mantenersi fedele agli impegni presi e si ha poi la massima fiducia nelle persone che trovansi attualmente al Governo il contegno del quale si riconosce non potrebbe essere più corretto né meglio corrispondente alle relazioni d'alleanza e d'amicizia che lo lega ai due Imperi centrali.

Tale è l'impressione che ho potuto ritrarre dai colloqui da me avuti in questi giorni in via privata con varie personalità politiche.

A questo proposito il signor Néy, il capo di sezione, mi fece conoscere spontaneamente che al Ministero degli affari esteri erasi rilevato con soddisfazione come la maggiore correttezza fosse seguita nelle accoglienze e nei festeggiamenti cui quella visita aveva dato luogo.

393 1 La versione di Btilow in GP, vol. XX/I, n. 6414.

394 1 R. 537/184 del26 aprile, non pubblicato.

395

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 621/230. Vienna, 7 maggio 1904 (perv. il13).

In questi ultimi giorni hanno avuto luogo delle conferenze fra deputati tedeschi ed italiani, nelle quali sono state prese in esame con uno spirito conciliativo le divergenze esistenti fra loro in relazione al contegno che la deputazione italiana sarebbe per adottare alla Camera di fronte alla presente situazione parlamentare.

In questi colloqui si sarebbe rilevato che la composizione di tali divergenze specialmente rispetto alla questione universitaria italiana, non incontrerebbe insuperabili difficoltà tanto da parte degli italiani che da quella dei tedeschi. Il progetto governativo della facoltà giuridica di Rovereto non ha trovato accoglienza simpatica in alcuna parte della Camera. I tirolesi tedeschi vi sono decisamente contrari non meno degli italiani, sebbene per differenti ragioni. Si sarebbe quindi pensato ancora una volta a Trieste e il deputato Malfatti avrebbe manifestato l'avviso che la creazione d'una Scuola superiore di commercio a Trieste, cui venissero successivamente aggiunte una facoltà giuridica ed una filosofica, avrebbe assai meglio risposto ai voti degli italiani che non la istituzione di una facoltà isolata di valore pratico molto incerto. I deputati tedeschi avrebbero però espresso il dubbio che un progetto per una Scuola superiore di commercio italiana a Trieste non fosse per prestarsi a più gravi discussioni ed a più fiera opposizione di qualunque altro progetto per una Scuola superiore in Trieste.

I colloqui suddetti non ebbero carattere strettamente politico e di partito, ma furono piuttosto scambi d'idee fra persona e persona, quasi in forma privata. Se essi possano tradursi in accordi concreti e possano avere influenza sull'azione parlamentare della deputazione italiana come di quella tedesca, è cosa che pel momento non è dato di provvedere molto più che un'occasione in cui ciò si possa rivelare non è [ancora] alle viste (sic) Essi possono tuttavia considerarsi come un avvicinamento verso migliori relazioni fra tedeschi ed italiani e, come tali, ho stimato non inutili a segnalarli a VE.

396

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA

T. 868. Roma, 8 maggio 1904, ore 16.

Ho comunicato a Londra quanto la S. V. ultimamente mi telegrafò circa la questione ferrovia Harrar-Addis Abeba 1 . R. ambasciata a Londra mi telegrafa2 non aversi al Foreign Office notizia di recenti aperture francesi in proposito, non essendo pervenuta alcuna comunicazione del colonnello Harrington dopo il suo ritorno in Addis Abeba. Governo britannico promette informarci ulteriormente.

397

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T.l159/53. Londra, 9 maggio 1904, ore 9,30.

Risposta fatta oggi da Iord Percy alla Camera dei Comuni dice: «Operazioni di Illig furono condotte dietro un piano prestabilito tra i due Governi. Nave italiana era pronta a prestare assistenza in caso di bisogno. Proposito del Governo italiano di non agire con truppe in terra era stato previamente notificato al Governo britannico. Ciò

2 Cfr. n. 383.

non menoma, però, i servizii resi dal Governo italiano col permettere uso del suo territorio per operazioni militari, le quali non avrebbero potuto compiersi altrimenti».

Telegramma di V.E. n. 862 1 , essendomi giunto sabato troppo tardi perché potessi rivedere marchese Lansdowne, già assente, scrissi al Foreign Office per fargli suggerire aggiunte desiderate da V.E. circa le operazioni da noi compiute da mare, ma devo ritenere che Sua Signoria non tornò in tempo per far modificare dichiarazioni già preparate. Quelle osservazioni potranno, del resto, essere introdotte nelle dichiarazioni analoghe che V.E. avrà a fare, per nostro conto, in Parlamento, del che avverto, ad ogni buon fine, lord Lansdowne che devo vedere stasera.

396 1 Cfr. n. 367.

398

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 10 maggio 1904, ore 14.

*Ella è autorizzata a smentire presso codesto Governo nel modo più assoluto che qualunque accordo politico di qualunque natura sia stato nella presente occasione concluso o stia per concludersi fra i Gabinetti di Roma e Parigi'. Mancherebbe per un tale accordo anche la materia non essendovi in questo momento nessuna speciale questione pendente tra i due Governi ed essendo un accordo politico d'indole generale inconciliabile con lo spirito del nostro patto d'alleanza al quale intendo di mantenermi pienamente lealmente fedele* 2 . Del resto non ho mancato di esprimermi con il signor Delcassé con la maggiore franchezza e lo ho trovato in tutto ragionevole e consenziente nel ritenere che la sincera amicizia con la Francia sia perfettamente compatibile con la fedeltà alle nostre alleanze, insistendo sugli intenti essenzialmente pacifici della politica francese. Quando il giorno della partenza del presidente della Repubblica da Napoli giunse il testo del discorso dell'imperatore Guglielmo, il signor Delcassé non mancò di notarne con me l'intonazione alquanto aggressiva specialmente per l'allusione alle disfatte francesi. Ma mi aggiunse che appunto per l'indirizzo pacifico della politica francese egli non avrebbe né rilevata né fatta rilevare la durezza delle parole imperiali. Quanto alle dichiarazioni che io farò alla Camera fra pochissimi giorni, esse, per quanto riguarda le nostre alleanze, saranno esplicite e analoghe a quelle da me fatte nello scorso dicembre. Non taccio poi alla E. V. che ho ragione per ritenere che il persistente stato di diffidenza di codesto Governo sia in buona parte tenuto vivo dalle comunicazioni del conte Monts il quale ha espresso qui i medesimi dubbi a lei manifestati dal conte di Btilow, non senza aggiungere qualche manifestazione di poca fiducia nella mia lealtà.

398 1 Risponde al n. 393. 2 Il brano fra asterischi è edito, in traduzione tedesca, in GP, vol. XXII, n. 6417.

397 1 Cfr. n. 392.

399

IL MINISTRO DI GRAN BRETAGNA A BOGOTÀ, WELBY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1194. Bogotà, l O maggio, 1904, ore ... (perv. ore 7 del15).

Mateus, già ministro di Colombia in Roma, nominato ministro degli affari esteri per dimissioni Rico, desidera io esprima a V.E. il suo interesse personale in riprendere relazioni. Propone come più pratica maniera, immediata derogazione decreto 1897, sospendente relazioni. Per facilitare queste e soddisfare colombiane suscettibilità, vuole io gli indirizzi nota esprimente simile desiderio da parte del R. Governo. Prego V.E. darmi istruzioni telegraficamente in proposito, ritenendo io essere importantissimo per gli interessi italiani approfittare favorevole opportunità. Rapporti febbraio 6, aprile 29 1•

400

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, MALVANO, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

D. 22724/190. Roma, 10 maggio, 1904.

Frequenti rapporti nel r. console generale di Hodeida, mi tengono al corrente dei tristi avvenimenti che stanno svolgendosi nello Yemen, ove le popolazioni della campagna sono in piena rivolta ed il Governo turco ha perduto non solo ogni potere ma anche ogni prestigio.

Nell'eventualità che per opera dell'Inghilterra avesse a seguire un mutamento dello statu quo in quelle regioni, l'Italia, data la sua posizione nel Mar Rosso, specialmente dopo l'azione esercitata sulle coste arabiche contro i pirati, non potrebbe essere lasciata in disparte.

Presentandosene opportuna occasione, voglia indagare quali siano gli intendimenti di codesto Governo non senza accennare alla considerazione che ad un mutamento dello statu quo l'Italia non potrebbe assistere indifferente1 .

400 1 Tittoni si espresse in senso analogo con il D. 35228/305 del 19 luglio, non pubblicato.

399 1 Cfr. nn. !59 e 373.

401

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO A LISBONA, GUASCO DI BISIO

D. 2285/46. Roma, 11 maggio 1904.

Col rapporto in data 30 aprile n. 155/581 la S.V. mi ha riferito che, nell'ultimo ricevimento ebdomadario, codesto ministro degli affari esteri le ha, di sua iniziativa, parlato dell'eventualità di una visita di S.M. il re di Portogallo al nostro augusto sovrano.

Mentre approvo il linguaggio da lei tenuto in tale circostanza, sono d'avviso che la

S.V. abbia a continuare a mantenersi al riguardo sul più cauto riserbo, evitando di risollevare per parte sua questo argomento, acciocché non si supponga che V. S. sia stata, eventualmente, incaricata dal R. Governo di provocare nuove dichiarazioni in proposito.

È, infatti, opportuno che, ove la opportunità di una visita di S.M. il re Carlo dovesse essere ulteriormente ventilata, ciò avvenga in seguito a spontanea iniziativa di codesto Governo.

402

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 1355/566. Parigi, 11 maggio 1904.

Ancorché dalla ordinaria nota che qui si comunica alla stampa dopo ogni Consiglio dei ministri non risulti che in quello tenutosi all'Eliseo il 5 di questo mese sia stata esaminata la protesta del papa per il viaggio a Roma del presidente della Repubblica, si è saputo tuttavia, da un'altra ufficiosa comunicazione fatta a qualche giornale, che in quello stesso consiglio il Governo ha preso la deliberazione di respingere assolutamente, tanto nella sostanza quanto nella forma, la protesta pontificia 1 .

Nel Temps dell'8 di questo mese comparve sovra questo soggetto un articolo, assai rimarcato, intitolato: «Une faute», del quale la stampa italiana ha però esagerato l'importanza. Esso non emana né dalla redazione abituale del giornale, né dal signor Darien, l'articolista uscito di recente dall'amministrazione degli affari esteri con la quale mantiene frequenti ed intime relazioni. Opera di un redattore occasionale, l'articolo non rappresenta le idee del signor Delcassé il quale, al nunzio che se ne lagnava, negò che in esso possa vedersi una sua, anche soltanto lontana ed indiretta, inspirazione. Parlandone con me, lo stesso signor Delcassé notava che né la fattura dell'articolo, né la ruvidità della forma erano nella nota ordinaria del giornale.

Ben più che l'articolo del Temps avrebbe meritato l'attenzione della stampa italiana, quello editoriale, pubblicato il giorno stesso dai Débats. Esso è inspirato infatti a quegli stessi concetti che determinarono l'unanimità del voto parlamentare per i crediti relativi al recente viaggio del signor Loubet. Con finezza di stile, ma con singolare precisione di pensiero, il grande giornale conservatore esclude di volere discutere con il papa le ragioni della distinzione che si vuol fare fra capi di Stato eretici o cattolici e quelle per cui si accetta che i Governi cattolici tengano in Roma i loro rappresentanti presso il re e non si ammette per contro che il rappresentato venga in persona a visitare il sovrano. Ma l'articolista dei Débats diventa singolarmente affermativo quando scrive: «Nous avons des devoirs envers le Saint-Siège; mais ils ne vont pas jusqu'à lui sacrifier !es intérèts de notre Pays: or c'est notre intérèt d'entretenir de bons rapports avec l'Italie .... il n'y a rien dans notre politique extérieure -nous ne parlons que de celle-là-qui vise le pape et dont il puisse se sentir atteint. Mais lui-mème peut-il demander aujourd'hui aux Gouvernements catholiques de se condamner à un état d'infériorité notoire à l'égard des Gouvernements hérétiques en ce qui concerne leur relations avec l'Italie? Eh quoi! L'Allemagne et l'Angleterre auraient, pour le succès de leur politique internationale des moyens d'action qu'on nous refuserait? Une telle exigence serait-elle admissible? Pourrait-elle mème ètre énoncée? Y aurait-il enfin une antinomie irréductible entre !es droits qui appartiennent à toutes !es Puissances et !es devoirs qu'on imposerait seulement à quelques-unes? Comment le croire? En tout cas nous aurions des réserves à faire, et des plus catégoriques, contre ce qu'il y aurait là d'excessif». E tutto questo è detto in un articolo che conchiude col dire che la protesta pontificia non deve essere presa al tragico e che una polemica col papa su questo tema sarebbe puerile.

Questo infatti è il pensiero che ha dominato in coloro che, accostandosi eccezionalmente alle frazioni governative, nel voto per il viaggio del presidente della Repubblica a Roma, determinarono in Parlamento la più larga ed imponente manifestazione della evoluzione prodottasi nel sentimento pubblico francese circa il carattere delle relazioni che esso intende avere con l'Italia e quello che esso attribuisce ai suoi rapporti con la Santa Sede. Nella quale manifestazione sta molta parte dell'importanza dell'avvenimento compiutosi con generale soddisfazione dei francesi, poiché se il viaggio si fosse compiuto per volontà di una sola frazione del partito repubblicano, i suoi effetti sarebbero stati, nei rapporti fra l'Italia e la Francia, meno considerevoli di quelli che oggi si possono intravvedere.

401 1 Cfr. n. 380.

402 1 Cfr. infatti il telegramma di Delcassé a Nisard, ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, del 6 maggio, in DDF, II serie, t. V, n. 96.

403

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1183. Belgrado, 13 maggio 1904, ore 1,10 (perv. ore 16,45).

Questo agente bulgaro è partito ieri l'altro per Sofia per preparare tra il principe di Bulgaria ed il re di Serbia un incontro che, secondo quanto mi viene riferito, avverrebbe domani a Nisch.

Da questo convegno si aspettano effetti importanti, sperandosi che da esso risulti un accordo anche di natura politica con la delimitazione delle rispettive sfere d'influenza in Macedonia, rendendo possibile un'intesa completa fra i due Stati per un'azione comune nei Balcani 1 .

404

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. PERSONALE .. ./91. Berlino, 13 maggio 1904, ore 10,30 (perv. ore 12,40).

Mi sono procurato ieri sera un incontro con Biilow per avere occasione smentire ufficialmente, come VE. me ne diede autorizzazione 1 , le voci di accordi politici tra Roma e Parigi. Biilow accolse con soddisfazione la mia comunicazione e mi disse che ne avrebbe informato subito imperatore2 . Se di quelle voci siasi fatto eco Monts non potei accertare. Posso assicurarla in coscienza che non i rapporti di Monts ma le proporzioni prese dalle feste per Loubet hanno prodotto impressione nel Governo imperiale e che ad esse fa riscontro quella verificatasi nell'opinione pubblica come constata ad ogni occasione: l'impressione di temere di perdere un amico fidato.

2 La versione di BUio w del colloquio in GP. vol. XX/l n. 6417. Si tenga presente che, con appunto per Biilow del 2 maggio, Holstein non escludeva che la Triplice potesse dirsi finita (GP, vol. XX/l, n. 6416).

403 1 Cfr. in proposito quanto riferiva A varna con R. 656/250 del 14 maggio di cui si pubblica solo il seguente brano: «Il signor Gaccow con cui m'incontrai la vigilia della mia partenza da Budapest mi confermò le informazioni che ebbi l'onore di trasmettere all'E.V. col mio rapporto n. 223 del 7 corrente relativamente alla missione del signor Rizov a Belgrado. Egli non aveva ricevuto ancora notizie ufficiali circa l'esito di quella missione che aveva avuto per scopo di eliminare i malintesi esistenti ed operare un ravvicinamento tra i due Paesi. Ma gli risultava in via indiretta che il signor Rizov era stato incaricato altresì d'iniziare preliminari per trovar modo di regolare di comune accordo la questione delle scuole e delle chiese bulgare e serbe in Macedonia. La Bulgaria era disposta a riconoscere i diritti che la Serbia accampava sulla vecchia Serbia e sopra una parte del sangiaccato di Uskub quantunque le popolazioni bulgare colà residenti fossero in numero maggiore di quelle serbe. Ma non poteva ammettere che le sue pretese si estendessero sui territori siti al nord di Monastir ove i diritti della Bulgaria erano incontestati. Riconosceva tuttavia l 'utilità di procedere colla Serbia ad uno scambio di idee sopra le questioni che formavano oggetto delle rispettive divergenze ed un cambiamento andavasi ora operando nell'opinione pubblica dei due Paesi in favore di una intesa atta a tutelare gli interessi reciproci nei Balcani».

404 1 Cfr. n. 398.

405

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

D. 23126/198. Roma, 13 maggio 1904.

Per opportuna informazione dell'E.V., le trasmetto, qui accluso, in copia, un rapporto del r. ambasciatore in Madrid, relativo ai negoziati tra Francia e Spagna circa il Marocco1• Sarò grato all'E.V. se vorrà procurare di assumere, e quindi riferirmi, precise informazioni riguardo alle notizie in esso rapporto contenute 2 .

406

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 1382/576. Parigi, 13 maggio 1904.

Sebbene il Peti! Journal non tenga più il primo posto per la tiratura fra i giornali parigini, non credo che questa sia caduta molto al di sotto del milione di copie. In ogni caso il carattere del giornale non è mutato, poiché la sua principale linea direttiva è quella di andare a seconda dell'opinione generalmente adottata dalla borghesia francese.

Epperò per una serie non interrotta di anni il Peti! Journal, diretto dal bresciano Marinoni, divenuto milionario e cittadino francese, fu sistematicamente ostile all'Italia e non trascurò occasione alcuna per denigrare il nostro Paese.

Una delle forze del giornale è costituita da una serie di rimarchevoli articoli che si stampano sotto la firma Thomas Grimm i quali trattano, con singolare dottrina e maestria, in una forma facile e chiara, le quistioni che, nell'attualità, offrono maggiore interesse per la numerosa clientela. È perciò che acquista un'importanza considerevole l'articolo, pubblicato sotto la firma sovr'indicata, nel Peti! Journal delli 12 maggio circa la potenza economica dell'Italia. È un quadro sommario, in forma sobria, delle condizioni che il risveglio economico ha creato al nostro Paese e nel

2 Con R. 725/266 del 16 giugno Pansa precisava che il rapporto in questione non conteneva che «i desiderata della Società geografica di Madrid pel riconoscimento delle aspirazioni della Spagna nel Marocco». Per quel che riguardava i negoziati franco-spagnoli, essi risultavano trattati esclusivamente a Parigi, non a Londra. Le voci diffuse dalla stampa relative alla firma di un accordo definitivo erano da smentire, anche se la conclusione dei negoziati si profilava ormai imminente.

quale, con rapidi confronti, si accenna alla forza relativa dell'Italia e della Francia per arrivare a conchiudere che il pubblico francese deve rallegrarsi del consolidamento della nostra potenza poiché i pegni di una pace durevole permettono di pensare a moltiplicare gli scambi fra i due Paesi.

Per tutti coloro che sono a giorno del posto che il Petit Journal ha tenuto e tiene nella stampa periodica francese, l'articolo che io segnalo, ha una importanza sintomatica delle più considerevoli perché un simile linguaggio sarebbe impossibile in quel diario se non corrispondesse ad un profondo mutamento prodottosi nell' opinione francese a nostro riguardo 1•

405 1 È il R. 3031105 del 7 maggio, nel quale Silvestrelli riferiva su una memoria presentata dalla Società geografica spagnola al Governo di Madrid sulla questione del Marocco. Si pubblica del rapporto il passo finale: «Tale memoria non contempla l'eventualità dell'annessione, o del protettorato francese sul Marocco, ed, anziché ad una spartizione di territori, mira ad un'espansione pacifica e commerciale della Spagna nell'Impero del Sultano e ad una tutela da esercitarsi su di esso, in comune colla Francia. È perciò che, nelle circostanze presenti, non sembra poter fornire una base ai negoziati di Parigi, parendomi difficile che la Francia consenta ad obbligarsi, esplicitamente, od implicitamente, a rispettare lo statu quo politico del Marocco, o ad esercitarvi un condominio insieme alla Spagna».

407

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATOREA VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO 892. Roma, 14 maggio 1904, ore 14,50.

Ignoro quando precisamente si inaugureranno le Delegazioni a Budapest e quando il conte Goluchowski parlerà. Ad ogni buon fine desidero che VE. porti subito a conoscenza di lui che in occasione della attuale discussione del bilancio degli affari esteri io dovrò fare pubbliche dichiarazioni e che secondo tutta probabilità ciò avverrà nella seduta di martedì. Per ciò che riguarda l'Austria-Ungheria io ricorderò il convegno di Abbazia con i termini della maggiore deferenza personale verso il conte Goluchowski, dirò come le mutue dichiarazioni furono tali da potersi considerare come pienamente soddisfacenti da ogni punto di vista e insisterò particolarmente nell'affermare come i rapporti fra i due Stati sono oggi ispirati alla maggiore confidenza e fiducia reciproche. Ma prima di fare tali dichiarazioni ho necessità di sapere che le dichiarazioni del conte Goluchowski saranno inspirate ai medesimi sentimenti e avranno la medesima intonazione. Di ciò prego VE. di procurarmi la precisa assicurazione prima di martedì.

408

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1198/104. Vienna, 15 maggio 1904, ore 19 (perv. ore 20,05).

Ho fatto conoscere oggi contenuto telegramma di V.E. n. 892 1 , primo capo sezione Ministero degli affari esteri imperiale e reale, che mi ha promesso comunicarlo telegraficamente oggi stesso conte Goluchowski Budapest, e sperava farmi

sapere risposta domani. Signor Mérey non dubita che, nella esposizione politica estera che avverrà domani Delegazioni, conte Goluchowski farà, per ciò che riguarda Italia dichiarazioni inspirate ai medesimi sentimenti di quelli che V.E. si propone di fare Parlamento circa Austria-Ungheria2 .

406 1 Allegato al rapporto un ritaglio del Peti! Journal, del 12 maggio, che non si pubblica. 408 1 Cfr. n. 407.

409

IL REGGENTE IL CONSOLATO GENERALE A BUDAPEST, CHIARAMONTE BORDONARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1207/46. Budapest, 16 maggio 1904, ore 18,40.

Nel suo odierno discorso Delegazioni, conte Goluchowscki ha cominciato col riconoscere finiti i malintesi coll'Italia, grazie energica attitudine amichevole attuale Governo. Ha dichiarato averne avuto conferma convegno V.E. Abbazia, aggiratosi su principi conservatori adottati anche dall'Italia specialmente nella questione balcanica.

Rallegratosi di questa preziosa garanzia di pace, ha parlato accordo anglo-francese, guerra russo-giapponese, ed, a lungo, riforme Macedonia. Quanto a trattati di commercio, riconoscendone gravissime difficoltà, senza entrare in particolari, ha detto confidare felice soluzione necessaria ambedue parti contraenti. Trasmetto all'E.V. stasera traduzione integrale discorso 1•

Il mio colloquio con S. E. il signor Tittoni si aggirò nei limiti di quei principì conservatori che dirigono sempre la nostra politica e che anche l 'Italia ha adottato, specialmente per ciò che rignarda la questione balcanica.

Nella nuova constatazione di questo fatto sta una preziosa garanzia di pace, che si aggiunge quale fattore altrettanto importante a tutte quelle garanzie, con cui da ogni parte ci si sforza di circondare lo svolgimento tranquillo e prosperoso degli avvenimenti nel nostro continente».

Il discorso di Goluchowski conteneva inoltre severe critiche al Governo ottomano per la lentezza con cui applicava le riforme richieste per la Macedonia.

408 2 Così infatti assicurò Goluchowski, come riferì Avarna con T. 1206/106 del 16 maggio, non pubblicato.

409 1 Con R. 785/141, pari data, di cui si pubblica il passo seguente: «Anche quegli spiacevoli incidenti verificatisi in Italia, a cui accennai nel mio ultimo discorso, e che furono originati da solitari sforzi di certi politicanti d'occasione e fanatici agitatori, devono oggi considerarsi come appartenenti al passato, grazie alla condotta cauta, energica e strettamente fedele all'alleanza dell'attuale Governo, e il mio recente incontro ad Abbazia col signor ministro degli esteri italiano non poté che rafforzare il mio riconoscimento che la cura di relazioni intime e piene di fiducia tra noi e il Regno vicino non è meno apprezzata altamente nei circoli politici competenti di Roma, che in mezzo a noi, giacché tanto lì quanto da noi si riconosce che a queste relazioni deve essere conservato il suggello della più leale reciprocità, accrescendo il loro altissimo compito.

410

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 609/227. Londra, 18 maggio 1904 (perv. il 27).

Mi è pervenuto il dispaccio di V.E. del 30 aprile (n. 177)1 il quale mi confermava in sostanza le preceduti comunicazioni relative alla questione delle ferrovie in Abissinia.

Come ne avvisai per telegrafo il 2 di questo mese2 , ero stato assicurato al Foreign Office non essersi qui avuto notizia, fino allora, di alcuna recente apertura francese riguardo a queJI'affare. Ma oggi il marchese di Lansdowne mi disse, di sua iniziativa, che l'ambasciatore di Francia era venuto poco prima a parlargliene, aJiudendo altresì alla eventualità di accordi generici riguardo all'Abissinia, ai quali il Governo francese sarebbe stato disposto a partecipare insieme all'Inghilterra ed all'Italia. Sua Signoria aveva risposto a monsieur Cambon che egli infatti era stato negli ultimi tempi in comunicazione con l'Italia su quegli argomenti e che entrambi i Governi si proponevano appunto di dame cenno in un momento opportuno al Gabinetto di Parigi col quale essi desideravano di mettersi d'accordo in vista di stabilire una linea di condotta comune, sia riguardo alle questioni ferroviarie, come anche ai casi di ordine politico e territoriale che potrebbero presentarsi in Etiopia. Monsieur Cambon si era riservato di riferire codeste aperture al proprio Governo e di chiederne le istruzioni. Il marchese di Lansdowne, pregandomi di informare di quanto precede la E.V., soggiunse che egli attenderebbe nuove comunicazioni sia da Roma che da Parigi per intendersi circa il seguito che converrebbe dare al proposto negoziato.

Noto che, dopo il telegramma n. 751 pervenutomi il 16 di aprile3 , io non ricevetti più da V.E. nuove indicazioni circa questo affare. Non mi sono quindi trovato in grado di informare il marchese di Lansdowne se ella avesse avuto occasione di tenerne parola con i rappresentanti francesi, in seguito al memorandum di Sua Signoria che ebbi l'onore di spedirle in data del25 aprile n. 1884 .

41 O1 Non pubblicato.

2 Cfr. n. 383.

3 Cfr. n. 336.

4 Non pubblicato, ma cfr. n. 364. Allegata al documento pubblicato nel testo la seguente traccia di risposta telegrafica: «Telegrafare che la questione della ferrovia deve esser trattata insieme con quella degli accordi generali e che prima è necessario firmare l'accordo italo-inglese». Questa e altre analoghe tracce di risposta sono probabilmente di mano di Agnese.

411

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO 1226/54. Londra, 19 maggio 1904, ore 19.

Marchese Lansdowne mi ha pregato di sollecitare possibilmente da V.E. una risposta alla comunicazione fatta da codesto ambasciatore d'Inghilterra per l' adesione dell'Italia al decreto kevidiale sulle finanze egiziane previste dal recente accordo anglo-francese. Sua Signoria mi disse essersi già sostanzialmente assicurato assenso della Russia ed ho avuto impressione che riuscirebbe qui molto gradita un'amichevole deliberazione del! 'Italia non troppo indugiata.

412

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TTTTONI

R. RISERVATO 608/226. Londra, 19 maggio 1904 (perv. il 27).

Ho avuto occasione di intrattenere il marchese di Lansdowne nel senso del suo telegramma del l o aprile (n. 641) 1 e del dispaccio del 2 maggio (n. 182)2 , relativi al progettato riscatto del canone pel Benadir ed ali' easement che si desidera procurare per l'approdo delle nostre navi a Kisimajo.

Quanto al riscatto, ricordo che col primo dei citati dispacci mi informava avere da ultimo offerto a sir Francis Bertie una somma complessiva di lire sterline 144.000, la quale ella riteneva rappresentare appunto la cifra già indicataci dal marchese di Lansdowne, mentre quella di lire sterline 160.000, ora messa innanzi dall'ambasciatore inglese, avrebbe implicato un ritorno di questo Governo sulla sua primitiva domanda. Avendole io chiesto se quest'ultimo argomento si fondasse su qualche comunicazione a me sconosciuta, oppure soltanto sulla nota inglese del 21 novembre, la quale non si prestava assolutamente a tale interpretazione, V.E. mi fece conoscere avere infatti inteso di riferirsi a quella nota.

Nel discuterne col marchese Lansdowne, mi limitai quindi ad accennargli, fra altri argomenti, che con la nostra ultima offerta di lire sterline 144.000 avevamo per verità ritenuto di aderire interamente alla sua domanda, e che anzi ci eravamo a ciò risolti coll'idea che vi si dovesse equamente comprendere la soddisfazione del nostro desiderio relativamente al porto di Kisimajo.

Su quest'ultimo punto, gli schiarimenti contenuti nell'ultimo dispaccio di V.E. e l'annessovi schizzo, mi permisero di esporre chiaramente al marchese di Lansdowne i

2 Cfr. n. 386.

termini della nostra richiesta. Dietro suo invito, gli promisi di fargli tenere una copia dello schizzo stesso e Sua Signoria-che stava in partenza per l'Irlanda-si riservò di esaminarlo al suo ritorno nella prossima settimana e di farmi conoscere gli intendimenti del suo Governo tanto sulla questione di Kisimajo come su quella del riscatto.

Circa il diritto di passaggio, ecc., lungo quelle nove miglia di costa, non vi è a dissimularsi che il maggiore ostacolo nascerà dalla condizione della sua perpetuità, difficile riuscendo il far sì che esso non equivalga, praticamente, ad una cessione territoriale che, come sa V.E., venne fino dal principio esclusa dalle autorità britanniche.

Farò tuttavia quanto sta in me per ottenere una soluzione, valendomi della benevola disposizione che il marchese di Lansdowne mi ha dimostrato a soddisfare, nel limite del possibile, il Governo di Sua Maestà.

412 1 Non pubblicato.

413

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 610/228. Londra, 19 maggio 1904 (perv. il 27).

In questo momento è venuto da me l'ambasciatore di Francia col quale ebbi una conversazione sull'argomento del mio precedente rapporto'. Il suo Governo, mi disse monsieur Cambon, lo aveva incaricato di intrattenere il marchese Lansdowne delle difficoltà sollevate dall'agente britannico in Addis Abeba riguardo alla progettata continuazione della ferrovia di Gibuti in Abissinia; esso riteneva che quell'opposizione, effetto di una situazione politica ormai modificata, non aveva in oggi più ragione di mantenersi; la Francia non avendo alcuna intenzione di fare di quella ferrovia uno strumento di invasione o di illegittima ingerenza in Etiopia, sarebbe anche disposta ad una qualche revisione delle clausole della nota concessione che potevano dar ombra all'Inghilterra; in ogni caso, vi era luogo ad esaminare amichevolmente la questione, per vedere di giungere ad un qualche compromesso. A questo affare della ferrovia, soggiunse il mio collega, si limitavano le istruzioni da lui ricevute; ma nel corso della conversazione col marchese di Lansdowne, avendogli questi fatto allusioni a certi scambi d'idee avvenuti circa le cose d'Etiopia fra Londra e Roma, egli (Cambon) aveva espresso l'opinione che la Francia come Potenza confinante all'Abissinia, potrebbe essa pure utilmente partecipare ad un'intesa con l'Inghilterra e l'Italia, in vista delle eventualità politiche che fossero un giorno per verificarsi in quel Paese. Il marchese Lansdowne gli aveva risposto accennandogli all'intenzione sua e nostra di procedere anche su codesta questione in buon accordo colla Francia.

Monsieur Cambon, a quanto egli mi disse, partirà posdimani per Parigi, ove si tratterrà durante la prossima settimana; egli approfitterà del suo soggiorno per riferire

queste cose a monsieur Delcassé e chiedere le sue istruzioni per modo da essere messo in grado di iniziare, al suo ritorno il proposto scambio d'idee col marchese di Lansdowne, e con me pure qualora io fossi autorizzato ad occuparmene.

Del contenuto del presente e del precedente mio rapporto darò sommario avviso telegrafico a V.E. Pensando poi che potrebbe pur giovare al conte Tomielli di averne cognizione, approfitterò del nostro corriere, in partenza stasera, per farli passare, a sigillo alzato, sotto gli occhi del mio collega di Parigi.

413 1 Cfr. n. 41 O. Cfr. in proposito Cambon a Delcassé, 18 maggio, in DDF, II serie, t. V, n. 148.

414

L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 291/100. Belgrado, 19 maggio 1904 (perv. il 23).

Col telegramma n. 24 in data di ieri 1 ho avuto l'onore di fornire a V.E. quelle informazioni che sul contenuto del convegno di Nisch mi è stato possibile di raccogliere da fonti autorevoli; informazioni che mi sono state confermate dallo stesso agente bulgaro, colonnello Hessaptcheff, il quale, per la cordialità dei rapporti personali ed anche per istruzioni ricevute dal suo Governo, suole spesso rallentare quella naturale riserva che gli è imposta dall'ufficio coi rappresentanti d'Italia e di Russia.

Secondo quanto mi venne per tal modo riferito, gli argomenti trattati in quella occasione avrebbero confermato il carattere politico insito nel fatto stesso dell'incontro dei due sovrani dopo le numerose manifestazioni del reciproco desiderio di una più intima intesa fra i due Stati concretata in un accordo economico ed in numerose pubbliche dimostrazioni.

Secondo quanto mi si disse i due principi ed i loro ministri riconoscendo la necessità di rafforzare la reciproca posizione dei due Paesi nei Balcani ponendo ali 'unisono l'indirizzo delle rispettive politiche, convennero di uniformare la propria attitudine ai seguenti principì:

l) mantenimento della pace nei Balcani;

2) appoggio all'opera di riforme che le Potenze cercano di attuare in Macedonia;

3) prevalenza del concetto di una eventuale autonomia della Macedonia su quello di una delimitazione delle sfere d'influenza.

Non debbo nascondere che su questo punto io dissi al signor Hessaptcheff di nutrire qualche dubbio, tanto parevami inverosimile che in così breve giro di tempo cadessero quelle profonde divergenze e pregiudizi che avevano negli ultimi trenta anni rese sterili tutte le infinite discussioni avvenute su questo terreno; e solo dietro la formale assicurazione dell'agente che un'intesa (verbale) su questa questione nel senso sopra indicato era avvenuta, io mi decisi a dame notizia telegrafica.

Con maggior circospezione si è espresso il ministro degli affari esteri col quale mi sono intrattenuto a lungo relativamente all'oggetto ed agli effetti del convegno di Nisch esprimendogli il compiacimento col quale la notizia di questa nuova manifestazione degli intimi rapporti inaugurati fra i due principali Stati balcanici sarebbe stata accolta in Italia.

E qui apro una parentesi per riferire come il signor Pachitch mi disse che egli ed il Governo serbo avevano appreso con viva soddisfazione e gratitudine le parole con le quali V.E. aveva manifestato al signor Milovanovitch la sua soddisfazione per il ravvicinamento serbo-bulgaro, e che molto conforto essi traevano dalle ripetute assicurazioni che questo movimento godeva la simpatia dell'Italia, aggiungendo che di questo argomento avrebbe fatto oggetto di un suo dispaccio al ministro serbo in Roma.

Tornando al convegno, dopo avermi confermato tutto quanto ho già in varii rapporti esposto a V.E. circa la portata degli accordi economici intervenuti e la tendenza verso un'unione doganale nei limiti consentiti dalle relazioni e dagli impegni commerciali con gli altri Stati, il signor Pachitch mi disse che egli considerava l'incontro dei due principi nelle circostanze attuali come pegno di un ulteriore sviluppo dei buoni rapporti fra i due Stati in una forma più concreta, ammettendo essere sua aspirazione di giungere ad un accordo positivo di natura politica al quale l'ambiente attuale gli sembra molto favorevole.

Mi confermò pure che una intesa verbale era stata facilmente raggiunta nel colloquio di Nisch rispetto ai due punti già sopra citati, e cioè: mantenimento della pace nei Balcani ed appoggio all'opera di riforma delle Potenze in Macedonia.

Ma avendogli io domandato se non era avvenuto un accordo anche circa il modo di considerare la questione macedone dal punto di vista delle aspirazioni nazionali della Serbia e della Bulgaria, egli cercò di evitare la questione dicendo soltanto: credo che c'intenderemo anche su questo punto.

L'impressione da me riportata, anche da discorsi tenuti con altri personaggi bene informati, è che di questo accordo politico del quale il signor Pachitch mi ha parlato come di un'aspirazione attuabile ma ancora futura si sieno invece già gettate le basi. Ma non sarei sorpreso se su di esso i due Governi decidano di mantenere uno scrupoloso segreto.

Un accordo infatti che importasse anche obblighi militari sarebbe nel momento attuale, malgrado ogni dichiarazione contraria, una implicita manifestazione di sfiducia nelle ripetute dichiarazioni pacifiche dell'Austria contro la quale, per quanto di natura difensivo, sarebbe diretto, e ciò i due Governi balcanici vorranno probabilmente evitare. Così l'intonazione data ai giornali ufficiosi è diretta a calmare le apprensioni ed i commenti che i migliorati rapporti serbo-bulgari hanno suscitato nella vicina Monarchia. Ma il timore che questa avanzi in Macedonia alla prima occasione favorevole permane latente ed intenso mentre ogni notizia che annunzii un nuovo rovescio della Russia in Estremo Oriente produce nei bulgari e nei serbi un senso di sgomento e di isolamento che li spinge ad unirsi, evitando, però, di provocare la potente vicina.

Per questi motivi non sarà facile, temo, conoscere così presto gli eventuali impegni che i Governi di Sofia e Belgrado saranno, secondo le mie impressioni, per prendere a reciproca garanzia2 .

414 1 T. 1217/24 del 18 maggio, che non si pubblica perché anticipa quanto detto più distesamente nel testo.

414 2 Per la risposta cfr. n. 4 30.

415

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1229/55. Londra, 20 maggio 1904, ore 2,50 (perv. ore 8).

Marchese Lansdowne mi ha detto che ambasciatore di Francia gli ha parlato ieri della ferrovia Gibuti, in vista di un possibile accomodamento amichevole, mostrandosi pure disposto a partecipare alla trattativa di ordine politico e territoriale riguardante Etiopia. Marchese Lansdowne avendogli manifestato le nostre comuni disposizioni favorevoli anche colla Francia, Cambon si recherà sabato a Parigi per promuovere, in proposito, istruzioni di Delcassé. Di quanto precede ho, ad ogni buon fine, informato Tomielli approfittando del corriere partito stasera latore di un mio rapporto per V. E. 1 .

416

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1233/108. Vienna, 20 maggio 1904, ore 5,35.

Dichiarazioni importanti fatte da V.E. Parlamento 1 politica estera Italia sono commentate oggi con viva simpatia stampa viennese, che constata come esse corrispondano del tutto a quelle fatte dal conte Goluchowski Delegazioni per ciò che riguarda la massima cordialità e fiducia, cui sono ispirati rapporti due Governi e conformità loro vedute nelle questioni balcaniche2 . Signor de Mérey, che ho veduto oggi, mi ha dimostrato sua piena soddisfazione per perfetta armonia che esisteva tra ambedue quelle dichiarazioni3 .

415 1 Cfr. n. 413. In realtà il corriere era latore anche del n. 41 O. Cfr. inoltre il n. 421. 416 1 Il 18 maggio. 2 Non si pubblica il R. 675/256 del 20 maggio col quale Avarna riferiva i commenti della stampa austriaca. 3 Il discorso di Tittoni lasciò invece sostanzialmente scontento Barrère (DDF, Il serie, t. V, n. 144).

417

IL MINISTRO A LISBONA, GUASCO DI BISIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 190/71. Lisbona, 20 maggio 1904 (perv. il 26).

Ieri, essendomi recato da S.E. il presidente del Consiglio dei ministri per appoggiare un reclamo del signor Ricciardi agente di società importatrici di grano e segale, ho avuto occasione di parlare lungamente con lui. Da una parola all'altra il discorso venne a cadere sulla nota pontificia di protestazione indirizzata dopo la visita del presidente Loubet a Roma. S.E. Hintze Ribeiro pare consideri l'invio di tale nota come un errore della Curia romana, che si è messa nel caso o di vedersi respinta la nota, o di riceverne risposta evasiva.

Avevo già saputo alcuni giorni fa che il ministro degli affari esteri aveva rivolto a questo ministro di Francia molte domande dirette, a quanto mi disse lo stesso Rouvier, ad indicare al Governo portoghese quale attitudine dovesse prendere in questa occasiOne.

S.E. il presidente del Consiglio che mi è sembrato non volersi fermare sull'argomento della nota-protesta, di punto in bianco l'ha cambiato ripetendomi su per giù quanto mi aveva detto il ministro degli affari esteri circa il desiderio del Governo portoghese che il re Carlo faccia visita al nostro re in Roma. Al compimento di questo desiderio non mette certamente ostacolo la volontà del re Carlo, che (sono parole di Hintze Ribeiro) affezionatissimo ai suoi parenti di casa Savoia brama ravvicinarsi ad essi. Il presidente del Consiglio personalmente è propenso a questo viaggio; egli si studia di poterlo effettuare senza turbare la tranquillità del Paese. Non bisogna dimenticare che, quantunque la maggior parte della popolazione in Portogallo sia liberale, il clero però ha qui ancora una grande forza, ed il clero dipende dal Vaticano.

L'essersi mantenute le relazioni diplomatiche tra il Vaticano e la Francia dopo il viaggio del presidente della Repubblica è un buon precedente ed un'ottima arma nelle mani di Hintze Ribeiro per impedire la rottura delle relazioni del Vaticano col Portogallo nell'eventualità di una visita di re Carlo a Roma, che era uno degli spauracchi, e forse il maggiore, contro la visita reale.

Mi sono limitato a replicare ciò che avevo detto al ministro degli affari esteri, ed ho ascoltato attentamente dimostrando coll'espressione del mio volto di approvare tutto ciò che io udivo da lui, e mi onoro di riferirlo all'E.V.

418

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO ... Berlino, 21 maggio 1904, ore 17,40 (perv. ore 21,30).

Non ho potuto prima d'ora riferire a V.E. le impressioni qui prodotte dal discorso da lei pronunciato alla Camera dei deputati 1• Giornali hanno taciuto, salvo qualche manifestazione isolata di nessun conto. Il cancelliere de li 'Impero non era visibile, trovandosi presso Sua Maestà, ovvero occupato in Consiglio dei ministri. Come sulle recenti dichiarazioni di Goluchowski, così anche su quelle di lei, questa stampa non si è pronunciata perché tardiva era la parola di ordine venuta dalla Cancelleria federale. Biilow dovendo di nuovo assentarsi da Berlino, mi ha inviato, in assenza del segretario di Stato, il signor Miihlberg a dirmi che ha ammirato l'abilità di cui V.E. ha dato prova nel suo discorso: che le dichiarazioni di lei non hanno dissipato i timori che ella lamentava, sia per le comunicazioni di Monts, sia per i miei telegrammi; che, infine, egli (Biilow) sperava che l'avvenire gli desse torto. Con questa comunicazione sarebbe da ritenere esaurito lo scambio di dichiarazioni circa quanto è accaduto in queste ultime settimane.

Non ci conviene ... (?)2 perché non sarebbe della nostra dignità, dar spiegazioni; conviene bensì andare avanti per la nostra strada fedeli ai nostri impegni uniformando ad essi i nostri atti3 .

419

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. RISERVATO .. ./109. Vienna, 21 maggio 1904.

Mi risulta che il conte Goluchowski non avrebbe intenzione di accusare ricevuta o di prendere atto della protesta fatta da papa Pio X per il viaggio in Roma del presidente della Repubblica francese, il cui testo fu portato a sua conoscenza da questo nunzio apostolico monsignor Granito di Belmonte.

Tale informazione mi è stata riferita in via riservata da uno dei miei colleghi a cui il conte Goluchowski l'avrebbe comunicato di persona.

2 Gruppo indecifrato; il punto interrogativo è del decifratore.

3 Per la risposta di Tittoni cfr. n. 425.

418 1 Sul discorso di Tittoni del 18 maggio Monts aveva riferito a Blilow lo stesso giorno 21 (CP, vol. XX/I, n. 6419).

420

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 1457/612. Parigi, 21 maggio 1904 (perv. il 26).

Da dopo che nell' Humanité, giornale dell'onorevole Jaurès, del 17 corrente, è stata pubblicata la circolare del cardinale Merry del Val ai Governi degli Stati cattolici per protestare contro la visita fatta dal presidente della Repubblica francese a S.M. il re d'Italia in Roma, la questione dei rapporti fra il Governo francese e la Santa Sede ha preso nell'interesse pubblico un assoluto predominio. Tutti i giornali vi hanno consacrato e vi consacrano articoli dimostrandosi, si può dire, unanimi a proclamare che la Curia vaticana ha commesso un gravissimo errore. Di questo errore però alcuni si dolgono e si dimostrano impensieriti, altri invece si rallegrano come di un atto che costituirà il passo decisivo verso la separazione dello Stato dalla Chiesa.

L'imperfezione della sostanza e della forma del documento pontificio fece nascere dei dubbi sovra la sua autenticità. Affermasi che esso non sia in tutto conforme alla protesta che, indirizzata alla Francia, era stata rimessa qui per il tramite dell'ambasciatore francese accreditato presso il pontefice. Come già scrissi 1 , di quest'ultimo documento, di cui il pubblico ignorava il testo, il Consiglio dei ministri, qui tenutosi il 5 corrente, aveva deliberato di respingere tanto la sostanza che la forma, e questa deliberazione parve soddisfare la grande maggioranza dei francesi. Di questa deliberazione non era stata fatta però la consueta comunicazione alla stampa. Essa si era conosciuta per le informazioni ufficiose che ne avevano avuto alcuni giornali. Il 19 di questo mese invece l'agenzia Havas ha pubblicato una nota alla quale pare si sia voluto dare, anche per la forma, una particolare gravità.

«Les ministres, dice la nota, se sont réunis exceptionnellement ce matin en consei! à l'Elysée, sous la présidence de M. Loubet. Le conseil s'est occupé de la protestation papale publiée par !es journaux. Il a décidé de s'assurer tout d'abord de l'authenticité de ce document, qui n'est pas conforme à celui remis au Gouvernement, et il s'est mis d'accord sur !es suites qu'il conviendra d'y donner le cas échéant».

È cosa naturale che le parole di questo comunicato siano state commentate in vari sensi. Ho sentito narrare che già nel Consiglio dei ministri del 5 corrente riuscisse difficilmente al signor Delcassé di ottenere da una parte dei suoi colleghi che si acquietassero alla formula con cui il Governo francese avrebbe significato al Vaticano di non essere disposto a dare peso alla sua protesta. Ma pare che questo ministro degli affari esteri si lusingasse che il testo del documento rimarrebbe segreto o che per lo meno non sarebbe gettato nella pubblicità in questo momento. Come invece sia riuscito all'onorevole Jaurès di procurarsi la circolare pontificia del 28 aprile che, in alcune frasi, aggraverebbe la nota rimessa al signor Nisard, non si sa bene. Inclinano alcuni a ritenere che quelli fra i ministri che aveano trovato troppo

rimessivo l'atteggiamento del collega degli affari esteri, non vi siano rimasti completamente estranei.

Che cosa poi si sia voluto indicare con la riserva di voler accertarsi anzi tutto della autenticità della circolare papale, non è facile a spiegare. Hanno potuto forse i componenti del Gabinetto non propensi ad atti di vigore, lusingarsi che la Santa Sede nel frattempo troverebbe il modo di porgere delle accettabili attenuazioni? Ovvero quegli stessi ministri vollero soltanto guadagnare pochi giorni di tempo ed evitare un atto preso ab irato?

Intanto si erano annunziate per la tornata d'ieri alla Camera dei deputati delle interpellanze ed una mozione dell'onorevole Gérault-Richard la quale, se fosse stata mantenuta dal suo autore, avrebbe avuto il grave inconveniente di associare ad un saluto del Parlamento francese al Parlamento italiano, un atto di protesta della Francia contro la Sede pontificia e di far giungere l'atto stesso attraverso la pubblicità che esso era destinato ad avere nella Camera italiana. Non è certo che il signor GéraultRichard si sia reso conto della incorrettezza della sua proposizione ch'egli anzi difende nella Petite République contro il Temps ed altri diari; ma ciò che più importa è che, nella tornata d'ieri, egli ha rinunziato a presentarla.

Anche da parte degli interpellanti, sono tre, si fece prova di non soverchia impazienza e, sebbene l'ambiente della seduta fosse eccezionalmente agitato, prevalse il consiglio del signor Combes in seguito al quale fu deciso di rimettere al venerdì 27 corrente lo svolgimento delle interpellanze stesse. Il presidente del Consiglio avea esortato la Camera a tenersi fedele al suo programma di lavoro che riserva le sedute del venerdì alle interpellanze e rispondendo a chi avea proposto che quelle relative alla protesta pontificia fossero messe all'ordine del giorno della tornata di martedì 24, disse non esservi urgenza di discutere perché gli autori delle interpellanze ed i componenti del Governo si troveranno certamente martedì prossimo in presenza di fatti compiuti (resoconto ufficiale della seduta del 20 maggio pag. 1117).

Quali saranno questi fatti compiuti sui quali la Camera sarà chiamata ad emettere il suo voto? La nota relativa al Consiglio dei ministri del 19 corrente lascia presentire che le risoluzioni del Governo sono già prese, ma non dice quali esse siano. Però generalmente non si dubita che il richiamo dell'ambasciatore presso la Santa Sede sia stato deciso e che prima di martedì prossimo sarà il fatto compiuto annunziato dal signor Combes. I tre interpellanti, onorevole Paul Meunier, Hubbard ed Allard, si propongono di chiedere al Governo quale condotta intenda adottare di fronte alla protesta papale. È probabile che le loro domande si trasformeranno in una discussione sovra gli atti che il Ministero avrà diggià egli stesso eseguiti.

Non è agevole il prevedere le proporzioni di un conflitto che incomincia nelle condizioni che mi parve utile precisare in questo rapporto. La misura dell'interesse che esso eccita nell'opinione francese a qualunque tendenza questa sia inclinata, può dare quella del posto che le questioni ecclesiastiche tengono tutt'ora in Francia.

420 1 Cfr. n. 402.

421

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 1464/617. Parigi, 21 maggio 1904 (perv. il 27).

Dal mio collega di Londra ebbi comunicazione dei rapporti in data 18 e 19 corrente (n. 609/277 e 61 0/228)1 relativi entrambi ali 'apertura di uno scambio di idee iniziato da lord Lansdowne con quell'ambasciatore di Francia circa accordi generici da stabilire fra l 'Inghilterra, la Francia e l 'Italia per l'Abissinia.

Risulterebbe dal linguaggio tenuto con il cav. Pansa dal ministro degli affari esteri inglese ed ancor più da quello del signor Cambon, che il metodo che ci eravamo prefissi di seguire )imitandoci per ora a trattare con la sola Inghilterra, dovrà essere abbandonato2 . E probabilmente V.E. troverà necessario di farmi conoscere in proposito le sue istruzioni.

422

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

Roma, 22 maggio 1904, ore 12.

Viste le amichevoli insistenze di codesto Governo2 e l'importanza che esso annette alla questione, ho deciso di dare l'adesione del R. Governo al noto decreto kediviale, prima ancora di attendere le informazioni chieste al Cairo, e ho voluto che l'adesione sia senza condizioni. Non dubito che codesto Governo, apprezzando questa prova della nostra costante amicizia verso l'Inghilterra, vorrà dimostrare eguali disposizioni nella risoluzione delle questioni africane pendenti fra i due Governi. Identica comunicazione verbale ho fatta testé a questo ambasciatore d'Inghilterra.

421 1 Cfr. nn. 410 e 413. 2 Per i commenti di Tomielli su tale scambio di idee cfr. n. 431. 422 1 Con T. 933, pari data, notizia di questo telegramma fu data a Berlino, Parigi, Pietroburgo, Vienna e al Cairo. 2 Cfr. n. 411.

423

L'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. CONFIDENZIALE 342/247. Atene, 23 maggio 1904 (perv. il 28).

Ho avuto oggi con S. E. il signor Theotoki, in occasione d'una visita di semplice cortesia che ebbi a fargli, un colloquio che ritengo non privo di interesse, specialmente se lo si mette in relazione coi commenti sollevati nella stampa greca dall'azione italiana nella Bassa Albania, commenti che ho avuto cura di riferire regolarmente aii'E.V.

Il signor Theotoki mi disse che il Governo ellenico, ed anzi la Grecia tutta, nutre sentimenti di vivissimo affetto e di memore riconoscenza per l'Italia e pel

R. Governo. La Grecia conta, egli aggiunse, sulla protezione della sua potente sorella. Osservò, tuttavia, che, appunto in ragione dei vincoli di affetto che la legano all'Italia, la Grecia non aveva potuto astenersi dal constatare con dolorosa meraviglia l'azione spiegata dall'Italia in Epiro.

La stessa denominazione di Bassa Albania data in Italia all'Epiro, denota, secondo il signor Theotoki, l'intenzione di strappare alla Grecia questa regione, che pure il Trattato di Berlino le aveva attribuito.

L'Italia, secondo il signor Theotoki, seppure, pel momento, ha di mira il mantenimento dello statu quo, ed ammesso anche che non abbia aspirazioni di conquiste dirette per l'avvenire, ha in vista la costituzione di uno stato autonomo albanese. Né a ciò avrebbe la Grecia ragionevole motivo di opporsi, se l'azione italiana non fosse diretta a comprendere in questo futuro Stato anche l 'Epiro, regione, a quanto egli afferma, completamente greca.

La Grecia non vede con sospetto né l'estendersi dell'insegnamento della lingua italiana, che riconosce essere il principale mezzo di comunicazione in questa parte del Mediterraneo, né l'aumento del commercio e dell'industria italiana, a cui, anzi, il signor Theotoki ritiene sia aperto un vasto campo nello stesso regno di Grecia. Essa constata solo con dolore che, contrariamente ai principi stessi che hanno presieduto alla sua unità, l'Italia contrasti alla Grecia quello sviluppo nazionale, a cui questa crede di aver diritto.

Nel corso di tale conversazione, che non ebbe carattere per nulla ufficiale, ma puramente confidenziale ed amichevole, il signor Theotoki, ch'è di Corfù, accennò all'azione che dal titolare di quel r. consolato generale viene esercitata in Epiro, azione, però, di cui dichiarò di non lamentarsi per nulla, e della quale, malgrado la mia insistenza, non poté darmi, non dico nessuna prova, ma neppure alcun indizio positivo.

Egli poi, e ciò ritengo sia di speciale interesse, accennando, pur senza nominarla, ali' Austria, si espresse in questi termini. Da quella parte noi non abbiamo nulla a temere: abbiamo avuto dichiarazioni ed impegni pienamente rassicuranti .

Non starò a ripetere all'E.V. le obbiezioni e le risposte da me date al signor Theotoki. Sostenni che l'azione italiana, dove essa esiste, è contenuta in limiti ben modesti ed ha in vista semplicemente il mantenimento dello statu quo territoriale e l'incremento del commercio e dell'industria. Aggiunsi che la Grecia non poteva dubitare dei sentimenti amichevoli dell'Italia e del R. Governo.

Senza annettere soverchia importanza a quanto mi è stato detto e che più sopra riferisco, non posso fare a meno di notare che un tale discorso, in bocca di un presidente del Consiglio, che parla con un diplomatico estero, è sintomatico.

Per quel che riguarda il r. console generale a Corfù, ritengo mio dovere di osservare, che, per quanto mi consta, l'opera sua è assolutamente corretta e degna di encomio. Osservo che Corfù, come lo stesso signor Theotoki ebbe a riconoscere, è un osservatorio di primo ordine per quel che riguarda I'Epiro.

424

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 940. Roma, 24 maggio 1904, ore 11,50.

Dichiarazioni fatte a V. E. dal signor Suzzara che negoziati con l 'Italia non potranno essere intavolati che verso la fine di giugno mi ha recato rammarico e sorpresa. Nel protocollo accordo provvisorio i due Governi si sono impegnati a fare il possibile perché il negoziato fosse ripreso ai primi di maggio e perché ai primi di luglio Parlamento italiano suole prorogarsi fino novembre e perché scadendo accordo provvisorio ai primi di ottobre mancherebbe, tardando, il tempo per concludere utilmente. Faccio assegnamento sulla premura ed energia di V.E. perché voglia far presenti tali gravi considerazioni al conte Goluchowski insistendo per la immediata ripresa del negoziato. La dichiarazione del signor Suzzara mi è giunta del tutto inaspettata anche perché il conte Ltitzow negli ultimi colloqui con me mi aveva mostrato molta premura per riprendere negoziato. Ho fiducia che il conte Goluchowski si adopererà efficacemente perché non avvenga ritardo che sarebbe contrario protocollo firmato dalle due parti. Attendo risposta telegrafica 1•

425

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA

T. PERSONALE S.N. Roma, 24 maggio 1904, ore 13,40.

Convengo pienamente con V.E. che non ci convenga per sentimento di dignità insistere in spiegazioni presso codesto Governo 1• Però a lei devo dire che mie dichiarazioni ripetute calorose ed esplicite a favore della Triplice Alleanza che V.E. troverà

425 1 Risponde al n. 418.

nel testo del discorso da me inviatole meritavano migliore accoglienza da parte del conte di Blilow. Il complimento circa l'abilità del mio discorso rivolto a V. E. da parte del conte di Btilow non può piacermi e devo considerarlo come ironico visto che io non avevo cercato né preteso di esser abile ma sopratutto ho procurato e credo di essere stato chiaro e sincero. E poiché a me sembra di aver detto quanto si poteva per dimostrare la saldezza della nostra fede nell'alleanza e che di ciò il conte di Biilow non sembra voglia tener conto devo sospettare che abbia qualche fondamento la voce che trova credito in alcuni circoli politici e cioè che la Germania cominci a considerare più come un imbarazzo che come un vantaggio I' alleanza con I 'Italia e che cerchi con tutti i modi di persuadere la Russia a tornare aii'alleanza dei tre imperatori. Noi per parte nostra continueremo a dimostrare coi fatti la nostra fedeltà aii'alleanza e certamente non daremo pretesto alcuno alla Germania per dire che siamo noi che vogliamo distaccarcene, però raccomando all'E.V. di esercitare la più accorta e continua vigilanza per conoscere quali sono le vere intenzioni di codesto Governo e tenermene informato.

424 1 Cfr. n. 426.

426

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1260/113. Vienna, 25 maggio 1904, ore 8,10.

Ho esposto oggi al signor de Mérey considerazioni svolte nel telegramma di

V.E. n. 9401 , insistendo vivacemente per ripresa negoziati commerciali. De Mérey mi disse che non avrebbe mancato riferirne per telegrafo al conte Goluchowski a Budapest. Ha osservato, però, come sua personale opinione, che ripresa negoziati commerciali non sembravagli ora possibile, non avendo Governo imperiale e reale esaminato ancora domande R. Governo, cui scambio con queiie austro-ungariche non avrebbe potuto effettuarsi che domani. Tale esame avrebbe richiesto quindici giorni, almeno, ciò che avrebbe obbligato ritardare negoziati commerciali fino alla metà o fine di giugno; loro ripresa era poi resa difficile anche dal doversi iniziare tra giorni negoziati commerciali con la Germania che faceva vive premure in proposito e le cui domande, presentate da più tempo, erano state già esaminate. D'altra parte Governo imperiale e reale era interessato anzi tutto colla Germania ad intavolare negoziati commerciali perché costituivano la base di quelli da intavolarsi con altre Potenze, ed erano poi in relazione con negoziati commerciali con l'Italia. Riconosceva tuttavia valore di iniziare al più presto possibile questi negoziati, ma per motivi suddetti, dubitava che ciò potesse avvenire prima metà o fine giugno, tanto più che negoziatori austro-ungarici coli 'Italia erano queiii stessi che si sarebbero recati ora a Berlino. Ciò nondimeno, avrebbe interessato conte Goluchowski nel senso desiderato da V.E.

426 1 Cfr. n. 424.

427

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. PERSONALE .. ./98. Berlino, 25 maggio 1904, ore 17 (perv. ore 19).

Se V.E. mi accorda autorizzazione che le ho domandata col mio rapporto del 23 corrente n. 256 1 , risponderò a voce al telegramma dell'E.V. direttomi jeri2• E, se ella lo desidera, mi recherò da qui direttamente a Roma prima andare a Torino. Intanto però tengo ad assicurarla, e lo faccio in tutta coscienza, che nella attitudine del conte Btilow non havvi almeno per ora, alcun secondo fine. La Germania tiene alla alleanza colla Italia e nella saldezza dei patti esistenti. Essa ha interesse non minore che noi: è appunto il timore di vedere scemata efficacia vincoli che preoccupa *Biilow. Io mi studiai di precisare nelle mie comunicazioni a V.E. l'impressione prodotta in questo Governo e nell'opinione pubblica germanica dalle eccezionali accoglienze fatte all'ospite francese dalle manifestazioni francofile di tutta l'Italia. Quell'impressione fu profonda, e se le mie comunicazioni non la rendessero esattamente ella certo potrebbe in esse riscontrare forse una attenuazione, ma non una esagerazione. Sotto siffatta profonda impressione Btilow non sa difendersi dal timore che i nostri nuovi rapporti con la Francia, la proclamata fratellanza nostra colla avversaria della Germania non abbia ad avere, prima o dopo, una decisiva influenza su li'indirizzo della nostra politica internazionale. Il tempo* 3 porterà spero migliori consigli e le preoccupazioni di Btilow spariranno quando i fatti avranno corrisposto alle ripetute, calorose esplicite dichiarazioni di lei a favore Triplice Alleanza. Ora non è più il caso di discutere; il continuare in spiegazioni come ella stessa riconosce non sarebbe della nostra dignità. Anche qui del resto si è disposti a lasciare tempo al tempo. Per non intralciare svolgimento naturale degli avvenimenti so anzi che Btilow, seguendo il mio consiglio, ha ripetuto a Monts l'istruzione di astenersi da ogni recriminazione e di informare suo eventuale linguaggio alla più scrupolosa correttezza e moderazione.

2 Cfr. n. 425.

3 La parte del testo fra asterischi era stata omessa per errore e fu trasmessa da Lanza con successivo T ..../] 00 del 26 maggio.

427 1 Non pubblicato.

428

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 703/269. Vienna, 25 maggio 1904 (perv. il 29).

I giornali di Vienna continuano ad occuparsi della domanda di crediti straordinari fatta in seno alle Delegazioni dall'amministrazione della guerra. La Zeit pretende sapere che i nuovi armamenti furono determinati da ragioni diverse da quelle che furono esposte alla commissione del bilancio. Secondo questo giornale le diffidenze dell' Austria verso l 'Italia non sarebbero venute meno malgrado il convegno di Abbazia, specialmente rispetto alla politica balcanica de li'Italia il cui indirizzo sarebbe inconciliabile con gli interessi della Monarchia austro-ungarica. Sarebbe appunto in seguito a tali sospetti che il Governo comune avrebbe abbandonato il programma sin qui seguito del graduale armamento per adottare quello dell'armamento rapido e completo. La Reichspost dice che le nuove esigenze militari manifestano chiaramente l'intenzione di consolidare la difesa delle coste adriatiche la cui grande estensione si può ritenere tutt'altro che sufficientemente protetta dalle due basi di operazioni così distanti fra loro quali sono Pola e Cattaro e dalle poche fortificazioni di Ragusa e di Sebenico.

La Neue Freie Presse non arriva a spiegarsi questo repentino cambiamento di sistema nella domanda dei crediti militari ed arriva a concludere che il ministro comune della guerra esagera l 'urgenza dei provvedimenti proposti, poiché la situazione internazionale, come si è rilevato dalle dichiarazioni del conte Goluchowski, non è certo inquietante. Le sue domande non sono dunque giustificate a meno che non abbia ragioni speciali che non vuole comunicare alle Delegazioni.

A tutti questi commenti risponde un comunicato ufficioso comparso nel ?ester Lloyd del 21 corrente, del quale l'E.V. avrà probabilmente avuto notizia dal r. consolato generale in Budapest. È noto, dice il giornale citato, che il ministro della guerra ha dimostrato nel modo più categorico non esistere alcuna relazione tra i crediti domandati e la presente situazione politica, infatti né il conte Goluchowski né il conte Tisza hanno avuto occasione di parlare dei crediti nei loro discorsi. Se dopo ciò si prestasse fede ai romori che si fanno correre di non lontani pericoli di guerra e specialmente di possibili conflitti coll'Italia, si darebbe prova di cattiva volontà. Basterebbe por mente a quanto espose il ministro degli affari esteri italiano pochi giorni or sono per convincersi che la politica di status quo da lui proclamata per i Balcani è la stessa di quella propugnata dall' Austria-Ungheria. Circa il convegno di Abbazia entrambi i ministri ebbero ad esprimersi in analoghi termini di soddisfazione, né si saprebbe quindi comprendere in che e come si possa sospettare il loro disaccordo. Che cosa si chiede in più? In realtà esiste una piena armonia fra i due Governi come al tempo di Visconti-Venosta, allorquando fu constatato che gli interessi dell'Austria-Ungheria e quelli dell'Italia rispetto all'Albania erano assicurati nel miglior modo dalla conservazione dello status quo. Le relazioni personali fra i due uomini di Stato hanno quel carattere di mutua fiducia che risponde in modo adeguato a quelle dei due Stati alleati e i loro discorsi non permettono di accordare alcun credito alle fiabe messe in giro da certi giornali in questi ultimi tempi.

In un colloquio da me avuto in questi giorni col primo capo sezione del Ministero imperiale e reale degli affari esteri egli venne a parlarmi spontaneamente delle notizie divulgate dalla Zeit e mi informò che aveva creduto di segnalarle al conte Goluchowski chiedendogli se non gli sembrasse conveniente di farle smentire.

S.E. Goluchowski avendo annuito a tale proposta, egli mi fece conoscere che avrebbe fatto inserire una breve nota in proposito nel Fremdenblatt e nella Politische Correspondenz, che è comparsa infatti n eli' odierno numero del primo dei detti giornali.

Essa è del tenore seguente: «In una corrispondenza datata da Vienna e comparsa in uno degli ultimi numeri del Times, venne rilevata la notizia recata ultimamente da un giornale locale, ma rimasta però voce isolata, giusta la quale durante le presenti discussioni in seno alle Delegazioni sarebbe stato fatto un accenno ai nostri rapporti con l'Italia per motivare i crediti militari. Contro simile asserzione basti il constatare che in nessuna delle dichiarazioni fatte alle Delegazioni dai membri del Governo comune si può trovare un sol passo che possa giustificare quella supposizione».

429

IL GENERALE DE GIORGIS AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1267. Salonicco, 26 maggio 1904, ore 3,30 1.

Stante istruzioni tassative, situazione e notizie contraddittorie armamenti, intenzioni Austria-Ungheria, sembra necessario conoscere vero stato delle cose. Propongo incarico colonnello Signorile ricognizione Albania, Serbia, nel ritornare in ltalia2 . Prego rispondere telegraficamente.

430

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, ROMANO AVEZZANA

D. RISERVATO 25900/34. Roma, 28 maggio 1904.

Col rapporto in data 19 maggio n. 291/1001 V.E., confermando il suo telegramma del 18 corrente n. 242 , mi ha fornito alcune notizie, di carattere confidenziale, raccolte costì da fonti autorevoli, circa il recente convegno di Nisch, fra i due sovrani di Serbia e di Bulgaria.

La S.V. mi riferisce, altresì, che codesto ministro degli esteri ebbe a dichiararle di aver appreso con sentimenti di gratitudine le parole di soddisfazione da me rivolte al riguardo, recentemente, a questo rappresentante diplomatico di Serbia per l'avvenuto riavvicinamento serbo-bulgaro.

Da ultimo la S.V. ha accennato alla possibilità che siansi già concordate fra la Serbia e la Bulgaria le basi di un accordo di natura politica; accordo, circa il quale si manterrebbe costì il più scrupoloso segreto, per ovvie considerazioni di convenienza di fronte ali' Austria.

La ringrazio in particolar modo pei ragguagli forni timi neli 'interessante suo rapporto.

Mentre la prego di continuare ad indagare riservatamente ed a riferirmi in proposito, le confermo il nostro compiacimento per le migliorate relazioni politiche fra i due Stati balcanici.

Il Governo del re potrà, poi, a maggior ragione, compiacersi delle determinazioni prese nel convegno di Nisch, qualora risultassero esatte le informazioni confidenziali fornitele da codesto agente bulgaro, ed in parte confermate alla S.V. dal signor Pasié, circa l'atteggiamento della Serbia e della Bulgaria, relativamente all'assetto eventuale della Macedonia (specie dal punto di vista delle aspirazioni nazionali dei due Stati), nonché in ordine all'opera delle riforme, già in corso di attuazione in quelle contrade.

429 1 Trasmesso tramite il consolato di Salonicco. 2 li colonnello Signorile aveva rinunciato alla carica di aggiunto alla commissione internazionale per la gendarmeria macedone. Al suo posto era stato destinato il tenente colonnello Albera. 430 1 Cfr. n. 414. 2 Cfr. n. 414, nota l.

431

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA 1

L. PARTICOLARE CONFIDENZIALE. Parigi, 28 maggio 1904.

Il marchese Pallavicina mi rimise il piego da lei affidatogli. I documenti in esso contenuti mi permisero di farmi un concetto preciso di cose sulle quali i discorsi fattimi alla Consulta mi aveano lasciato molti dubbi. Ed il primo era che io non fossi riuscito ad afferrare il progetto che formava argomento dell'iniziato scambio di idee con Londra. Ora so che non ho capito per la sola ragione che il progetto è ancora in uno stato di nebulosità che lo rende inconcepibile a chicchessia. Noi aspiriamo a passare sul corpo dell'Etiopia, non all'Est perché vi sta la Francia, ma all'Ovest, cioè verso la regione niliaca. Ma dove mai passerà l'Inghilterra che nella zona bassa soggetta alle enormi inondazioni per gli annuali dislivelli delle acque, ormai sa di non potere stabilire la via di comunicazione Egitto-Capo? L'Inghilterra, se non dismette completamente il progetto di tale linea (e perché Io dismetterebbe?), ha bisogno di passare essa stessa sull'altipiano etiopico. Sappiamo noi la parte che essa farebbe a se stessa nella eventualità della spartizione? Se Io sapessimo, potremmo vedere per dove a noi pure sarebbe possibile stabilire la congiunzione fra l 'Eritrea e la Somalia

od in Benadir. Poi viene in linea la questione se l 'esecuzione di tali progetti sia compatibile con l'interesse francese rappresentato dalla linea di penetrazione GibutiAddis Abeba e oltre verso il Caffa. lo capisco gli affari al modo antico; ma mi pare che le questioni territoriali non dovrebbero trattarsi altrimenti che con dei sicuri e ben prestabiliti capisaldi. Ora, dopo l'ispezione delle carte da lei favoritemi ho acquistato la certezza che nulla è stato fatto in questo senso.

La scrittura singolare che porta firme italiane ed inglesi e che a Roma pare sia considerato come una convenzione ed a Londra come un semplice appunto di colloqui, riesce, come tutto il resto, assai poco concludente dopo il memoriale (altro semplice appunto di colloquio fra lei e lord Lansdowne) inglese del 20 aprile.

La sola cosa sostanziale che risulta da quest'ultimo documento è che lord Lansdowne mette tutto in fascio ciò che, nelle conversazioni di Roma, riguarda direttamente od indirettamente la Francia e ci fa sapere formalmente di non essere disposto a trattare con noi «behind the back ofthe French Govemment».

Poi secondo il metodo inglese, senza aspettare di sapere se la cosa ci convenisse, il marchese di Lansdowne ha parlato con Cambon etc.

Ora a me era stato detto dal nostro ministro degli affari esteri che egli stimava opportuno di intendersi prima con Londra e di parlare a Parigi soltanto quando un'intelligenza fosse stabilita con l'Inghilterra. Anche a me pareva che, atteso lo stato embrionale di un'intesa nella quale neppure le linee ideali del riparto territoriale erano stabilite, convenisse procedere gradatamente e cioè prima intendersi con Londra e poscia ricercare l'accordo formale con Parigi.

Se non conoscessi gl'inglesi, sarei incline a supporre in lord Lansdowne il partito preso di mandare tutto al diavolo con l'aggiunta di nous déservir con la Francia. Comunque di tutto ciò sia, ora resta, in linea di fatto, che Lansdowne ha parlato con Cambon che Cambon ha parlato a lei e probabilmente avrà parlato a Delcassé. All'ambasciata inglese a Parigi si aspettano ad una trattativa con la Francia insieme all'Italia relativamente all'Abissinia.

Partendo da Roma io ero rimasto con il nostro ministro nella intelligenza precisa di non fare cenno di questa faccenda a Delcassé finché le pratiche con l'Inghilterra non fossero giunte ad un sufficiente grado di sviluppo. Finora non ho avuto altre istruzioni. Tuttavia, nella mia visita di mercoledì 25 al signor Delcassé, ho prima domandato se Mr. Paul Cambon era a Parigi, ed avutane risposta affermativa, portai di botto il colloquio sovra la discussione fatta alla Camera italiana sulla questione della nostra posizione nell'Africa orientale a fianco dell'Inghilterra ecc. Era nel mio proposito di provocare una sortita qualsiasi di Delcassé sovra la faccenda abissina di cui Cambon lo aveva, secondo ogni probabilità, intrattenuto; invece Delcassé mi ha lasciato dire ed è rimasto muto come un pesce.

Le mando questa indicazione per quello che vale. Ma a me sembra che valga almeno quanto basta per dedurre o che Delcassé, informato da Londra e non da noi, delle nostre aspirazioni, sarà stato molto male impressionato a nostro riguardo, o che egli avrà nessuna disposizione ad entrare in trattative per l 'avvenire dell'Abissinia né con l'Inghilterra, né con l'Italia, ciò che in sostanza sarebbe ben naturale.

Tempo addietro, io mi ero permesso di suggerire al ministro di far dire qui semplicemente, ma in modo fermo, che noi consideravamo la concessione che il negus facesse ad una Compagnia ferroviaria del monopolio di costruzione o di esercizio di tutta la rete etiopica, come contraria ai nostri interessi e che conseguentemente avremmo agito presso il Menelik in senso assolutamente contrario ad una tale concessione. Mi fu risposto allora che erano in corso altre cose più importanti e che non conveniva dare corso alla mia suggestione.

Ed ora ella ne sa quanto ne so io di questo affare che mi pare entrato in una fase nella quale sarà più facile che s'ingarbugli che non si abbia a sviluppare con vantaggio nostro.

Le rimando le carte ed insieme anche la minuta del suo rapporto 19 maggio 610/228 al Ministero2 . Affido il pacco al signor Bunsen, che si reca domani a Londra. Cambon non si fece vivo nei passati giorni ed a me non conviene troppo di andarlo a ricercare.

431 1 La lettera è edita nel! 'articolo di E. SERRA, Giuseppe Tornielli Brusati di Vergaro, in Storia e Politica, I 963, pp. 357-359.

432

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1303/51. Parigi, 30 maggio 1904, ore 12,55 (perv. ore 15,40).

Agenzia Havas ha da Roma 28 corrente avere V.E. dichiarato in Senato che il caso di vacanza del trono di Abissinia è stato oggetto di accordo speciale fra l'Italia, la Francia e l'Inghilterra. Non conoscendo io l'esistenza di tale accordo, segnalo ali 'E. V., ad ogni buon fine, telegramma della Agenzia Ha vas 1 .

433

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. PERSONALE S.N. Roma, 30 maggio 1904, ore 15.

Per quanto forse possa apparire superfluo prego V.E. di voler richiamare alla prima occasione l'attenzione del marchese di Lansdowne sul fatto che, nel mio ultimo discorso alla Camera dei deputati pur dichiarando il nostro accordo con l'Austria in ordine questione balcanica, volli marcatamente ricordare in pari tempo l'accordo con l'Inghilterra e colla Francia. Voglia adesso ripetergli in mio nome che particolarmente l'accordo coll'Inghilterra con la quale abbiamo avuto occasione di constatare identità di vedute e d'intenti rimane la base della mia politica e che io desidero che i due Gabinetti continuino a mantenersi al proposito in scambio costante di comunicazioni.

432 1 Per la risposta di Tittoni cfr. n. 434.

431 2 Cfr. n. 413.

434

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, TORNIELLI

T. 986. Roma, 30 maggio 1904, ore 22.

Notizia Agenzia Havas mi 1 reca meraviglia. Al Senato io dichiarai che buoni rapporti esistenti tra Italia, Inghilterra e Francia escludono possibilità di qualsiasi dissenso tra loro circa Abissinia e non altro. Ciò risulta da resoconto ufficiale. Prego

V.E. far pubblicare subito rettifica2 .

435

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, DE MARTINO

T. 990. Roma, 31 maggio 1904, ore 5.

Messi abissini vengono costà mandati da Menelik per ottenere da sultano iradé riconoscente diritti Etiopia su monastero Der el Sultan a Gerusalemme. Due abissini sono stati al Cairo perorare loro causa presso Patriarcato copto, aiutati da r. agenzia. Assemblea dignitari copti esaminata questione si è dichiarata contraria abissini, ammettendo soluzione consistente nel riconoscimento agli abissini del diritto di visita del convento ricorrendo all'espediente delle due chiavi. R. Governo si è molto interessato questione in base studi fatti da r. consolato Gerusalemme a codesta ambasciata ben noti, ma ha dovuto conchiudere che, allo stato delle cose, non si possa ottenere più che il mantenimento dello statu quo con l'espediente delle due chiavi. Nondimeno, poiché i due abissini vogliono costì ritentare la prova, non solo la autorizzo ad appoggiarli presso la Sublime Porta, ma desidero che fin da ora e senza neppure aspettare la loro azione, la S.V. faccia conoscere a codesto ministro degli affari esteri tutto l'interesse che noi portiamo ad una favorevole soluzione e gli faccia in pari tempo comprendere che se la questione dovrà avere una favorevole soluzione desideriamo che ciò accada col nostro intervento, come, del resto, ce ne dà diritto lo stesso iradé del sultano che riconosce ali 'Italia la facoltà di provvedere alla tutela delle ragioni degli etiopi in Palestina. A lei poi soggiungo confidenzialmente che se per una parte a noi preme di contentare gli abissini, ancora più e soprattutto ci preme che essi non possano ottenere senza di noi ciò che per mezzo nostro non poterono.

2 Con T. 987, pari data, non pubblicato, la stessa comunicazione fu fatta a Pansa con l'incarico di smentire la notizia se fosse stata pubblicata dai giornali inglesi. Lo stesso giorno Tittoni fece smentire dalla Stefani la notizia della Havas.

434 1 Cfr. n. 432.

436

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, CICCODICOLA

T. 988. Roma, 31 maggio 1904, ore 15,15.

Agenzia Havas annunciò avere io dichiarato Senato che il caso vacanza trono Etiopia era stato oggetto di accordo speciale fra Italia, Francia e Inghilterra1• Notizia è fantastica, avendo io solamente dichiarato al Senato, come risulta da resoconto ufficiale, che buoni rapporti esistenti fra Italia, Inghilterra e Francia escludono possibilità qualsiasi dissenso tra loro circa Abissinia. Ho pregato r. ambasciatore Parigi far pubblicare rettifica, ma intanto ne informo V.E. pel caso sia necessario parlame con Menelik.

437

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, AGLI AMBASCIATORI A LONDRA, PANSA, E A PARIGI, TORNIELLI

T. 994. Roma, 31 maggio 1904, ore 20.

(Per Londra) Ho ricevuto rapporti 18, 19 maggio nn. 227,2281•

(Per Parigi) Ho ricevuto rapporto 21 maggio n. 6172 .

(Per tutti e due) Governo francese ha grande interesse risolvere questione ferrovia Harrar-Adis Abeba. A questo proposito, Lagarde ed Harrington hanno domandato a Ciccodicola quali siano nostre intenzioni, e in quale misura noi intenderemmo concorrere alla spesa per prosecuzione ferrovia. A noi conviene che questione ferroviaria sia trattata insieme con quella relativa ad un accordo generale sulle cose di Etiopia. Desideriamo a !l'uopo attendere arrivo Ciccodicola che lascerà Gibuti il 18 giugno p.v.

Intanto ritengo necessario concretare nostra intesa con Inghilterra sulla base del recente scambio di comunicazioni (per Londra) tra V.E. ed il marchese di Lansdowne (per Parigi) tra r. ambasciatore Londra ed il marchese di Lansdowne; (per tutti e due) ritengo ciò possa farsi molto opportunamente, non contenendosi nella intesa nulla di ostile per la Francia, e dandoci maggior forza nel trattare poi con la Francia su basi già prestabilite.

(Per Londra) Mi riservo pertanto di inviare venerdì per corriere lo schema d'accordo che vorremmo fosse firmato prima di aprire le trattative con la Francia.

2 Cfr. n. 421.

436 1 Cfr. n. 434.

437 1 Cfr. nn. 410 e 413.

438

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO 505/212. Costantinopoli, 31 maggio 1904 (perv. il 9 giugno).

Il generale De Giorgis mi ha scritto di avere informato l'E.V. della proposta fattagli dall'agente austriaco, signor von Miiller, circa la costituzione di una commissione formata dai due agenti civili e dal generale stesso sotto la presidenza di Hilmi Pascià, nella quale sarebbe avvenuto un periodico scambio di notizie in ordine alle riforme, compresa la riorganizzazione della gendarmeria. Il generale De Giorgis declinò senz'altro la proposta, appoggiandosi ad opportune considerazioni d'ordine generale e speciale. Il signor Mi.iller avendo allora propugnato il concetto di tenere delle riunioni periodiche nelle quali vi sarebbe stato scambio di idee circa le riforme, compresa la parte non tecnica della riorganizzazione della gendarmeria, il generale De Giorgis rispose che ciò avrebbe dovuto formare argomento di decisione fra i Governi interessati e che ad ogni modo la riorganizzazione della gendarmeria è questione essenzialmente tecnica.

Nell'informarmi di quanto precede, il generale mi dichiarava di ritenere la proposta austriaca come inopportuna e dannosa alla riorganizzazione della gendarmeria.

All'E.V. non sarà però sfuggito come la proposta del signor Mi.iller costituisca un tentativo di invadere quella sfera di azione riservata per decisione delle Potenze alla competenza esclusiva del generale italiano. Essa è inoltre contraria alle decisioni di Mi.irzsteg. E poiché, come sempre più chiaramente apparisce, la riorganizzazione della gendarmeria sembra la sola fra le riforme in Macedonia destinata ad avere qualche pratico risultato, la proposta dell'agente civile austro-ungarico avrebbe avuto per risultato di annullare in gran parte i considerevoli vantaggi morali che all'influenza italiana debbono derivare dal fatto che quella speciale impresa si trova affidata alla direzione di un generale italiano.

Mi proponevo di telegrafarne a V.E. per segnalar le l'opportunità di provvedere e per chiederle d'impartirmi istruzioni a norma del mio linguaggio coi rappresentanti austro-ungarico e russo. Considerando però che la comunicazione del generale De Giorgis doveva nel tempo istesso essere pervenuta all'E.V., stimai conveniente di discorrerne prima, in via personale, con gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra allo scopo di fornire maggiori ragguagli in proposito a V.E. Ma dalle conversazioni che ebbi con quei capi missione potei tosto rilevare che, per l'ostilità con cui essi avevano accolto la proposta del signor Mi.iller, si poteva questa volta evitare alla r. ambasciata un'azione diretta che gli interessati avrebbero considerata assai sfavorevole e sarebbe pertanto stata di non facile esecuzione e non priva di inconvenienti.

Tanto sir Nicholas O'Conor quanto il signor Constans avevano avuto notizia della proposta commissione non già dai loro colleghi d'Austria-Ungheria e di Russia, ma dai loro aggiunti militari in Macedonia. Toccando di questo argomento premisi che ne parlavo in via personale, che non avevo istruzioni del mio Governo e chiesi all'uno ed all'altro ambasciatore quale impressione avessero riportato dalla proposta del signor von Mi.iller, che, aggiunsi incidentalmente, avrebbe per effetto di collocare i loro rispettivi ufficiali in Macedonia alla dipendenza degli agenti civili.

Il signor Constans mi fece conoscere che egli condivideva ed approvava interamente l'avviso del generale De Giorgis; che il progetto avanzato costituiva una modificazione delle decisioni di Miirzsteg quali furono accettate dalle Potenze; queste avevano d'accordo convenuto che un generale presiedesse alla riorganizzazione della gendarmeria con propria responsabilità; ora questa responsabilità si voleva dividere con gli agenti civili e ciò avrebbe prodotto danno e confusione. Il signor Constans conclude dichiarando che avrebbe senz'altro rifiutato, per quanto concerne lui e gli ufficiali francesi, la proposta austriaca. D'altronde, soggiunse, il generale De Giorgis non avrebbe mai accettato «cette espèce de tutelle».

In una seconda conversazione il signor Constans mi disse che l'ambasciatore di Russia gli aveva discorso dell'argomento e che egli aveva senz'altro espresso il suo modo di vedere e le sue eventuali intenzioni.

L'ambasciatore britannico considerava anch'esso come del tutto inopportuno il progetto von Miiller e non mi nascose di disapprovarlo interamente: era sua intenzione di accordarsi al riguardo con il suo collega di Francia. E successivamente, dopo averne discorso non so se col suo collega di Austria o di Russia, il signor O'Conor mi fece conoscere che il progetto stesso poteva ritenersi come naufragato.

In tale occasione sir Nicholas O'Conor mi disse che, in via del tutto amichevole, si permetteva farmi notare come in divergenze di siffatto genere convenisse che l'ambasciata d 'Italia mantenesse uno speciale riserbo di fronte ali' ambasciata d'Austria per non creare diffidenze; e con ciò intendeva fare discreta allusione alle fasi che precedettero l'inizio delle riforme e l'assegnazione del vilaiet di Monastir all'Italia, ed alla nostra situazione particolare derivante dal fatto che il generale incaricato della riorganizzazione della gendarmeria è un italiano.

L'E.V. è meglio di me in grado di giudicare della bontà del consiglio espresso in via personale ed amichevole da sir N. O'Conor. Io, ad ogni modo, ho creduto opportuno astenermi dall'eseguire presso i colleghi d'Austria-Ungheria e Russia qualsiasi pratica per oppormi alla proposta von Miiller, pensando pure che, qualora fosse diversa l'intenzione di VE., me ne avrebbe dato ordine telegrafico, appena ricevuta la comunicazione da Salonicco del generale De Giorgis.

E d'altra parte, grazie all'opportuno rifiuto del generale De Giorgis ed all'attitudine degli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra, si otteneva il risultato desiderato senza l'intervento diretto del R. Governo e della r. ambasciata, intervento che in avvenire potrebbe forse, per altre circostanze, rendersi necessario.

439

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 101/283. Vienna, 31 maggio 1904 (perv. il 5 giugno).

Siccome l'E.V. ne sarà stata informata dal r. consolato generale in Budapest, la Delegazione austriaca e successivamente quella ungherese hanno votato il bilancio del Ministero degli affari esteri manifestando entrambe la loro soddisfazione e fiducia per la politica estera del Governo.

Nella seduta plenaria della Delegazione austriaca vennero particolarmente notati i discorsi che dopo la relazione del marchese di Bacquehem furono tenuti dai delegati Zaffron, Baernreither e Kramarz. Il primo di essi rilevò l'importanza della nazionalità croata nella politica balcanica dell'Austria. I croati, a suo dire, sarebbero destinati ad essere gli intermediari della civiltà europea presso i popoli balcanici allorquando tosto

o tardi Macedonia e Albania reclameranno l'indipendenza. Ma non è in ciò solo che la loro utilità per la Monarchia potrebbe manifestarsi, ma bensì ancora nell'essere l'unico elemento di difesa dell'Adriatico e fortissimo ostacolo alle aspirazioni dell'Italia per il predominio su questo mare. Il Baernreither nell'esprimer la propria fiducia nel Governo si compiacque delle dichiarazioni fatte in proposito dal conte Goluchowski. Il Kramarz volle dimostrare che, se l'Austria non sa accaparrarsi le simpatie dei popoli balcanici, ogni suo tentativo in quelle regioni sarà vano, visto che la presente situazione non comporta il potervisi imporre con la forza, e tanto più che ora la politica balcanica dell'Italia mette la Monarchia di fronte a gravi pericoli. L'Italia cerca di guadagnarsi gli slavi meridionali in favore dei suoi piani che l'Austria stessa s'incarica di assecondare con la sua politica anti-slava. Se invece gli slavi dei Balcani vedessero che l'Austria sa adempiere alla sua missione storica di protettrice di tutte le nazionalità, si dileguerebbe in loro l'istintivo terrore dell'influenza germanizzatrice.

Ma una ben maggior attenzione attrassero la relazione del dottor Falk ed il discorso del conte Tisza in seno alla Delegazione ungherese. Il delegato Falk, re latore del bilancio degli affari esteri, espresse la propria soddisfazione nel constatare come sia esclusa la possibilità che i rapporti intimi con l 'Italia possano essere turbati dalle voci diffuse da agitatori circa pretesi fini speciali della politica balcanica dell'Austria. Elogiò l'energia del Governo italiano nella repressione di queste agitazioni; se esistevano ancora dei dubbi il convegno di Abbazia li disperse. Le recenti dichiarazioni di Tittoni definirono in modo confortante le relazioni amichevoli esistenti fra i due Stati offrendo in pari tempo la garanzia che l'Austria e la Russia possano contare sul serio appoggio dell'Italia nell'azione da esse intrapresa in Oriente. La relazione del dottor Falk constata infine l'inalterata vitalità della Triplice e la continuazione dell'intesa austro-russa. Il discorso del conte Tisza prese le mosse da un'interpellanza con la quale il delegato Rakowsky gli chiedeva se l'Austria-Ungheria avesse l'intenzione di intervenire colle armi in Macedonia, per tracciare il programma della politica orientale della Monarchia. Il presidente del Consiglio incominciò dal dimostrare la necessità di mantenere all'Austria-Ungheria la posizione di grande Potenza e parlando quindi dell'importanza e dei fini della Triplice dichiarò esser merito di questa alleanza se molte questioni che racchiudevano il germe di conflitti furono regolati pacificamente. Trattando poi direttamente del problema balcanico, si richiamò alle dichiarazioni fatte dal conte Goluchowski, il quale affermò come il Governo non faccia una politica ostile alla Turchia. Coloro che sostengono il contrario favoriscono i nemici della Monarchia che hanno provocato in alcuni circoli italiani e turchi la falsa credenza che l'Austria-Ungheria segua ne' Balcani una politica di conquista. Il principio della politica balcanica della Monarchia sta invece nel mantenimento dello statu quo e nella simpatia verso i popoli balcanici, in vista di migliorare le condizioni di questi ultimi e di dar loro modo di progredire, ma con mezzi pacifici, pur restando sotto il Governo ottomano. Questo è pure lo scopo della «intesa cordiale» con la Russia. Nessuno dei due Stati vuole avere un'influenza predominante né Balcani, ma neppure tollererebbero che vi fosse esercitata da altri.

Alcuni giornali viennesi commentano l'importante discorso di Tisza. Il Fremdenblatt vi ritrova i grandi principi della politica estera austro-ungarica e cioè il mantenimento della pace e lo sviluppo pacifico delle questioni balcaniche principi che ormai sono entrati nello spirito pubblico in Austria e in Ungheria in modo così stabile e diffuso che chiunque cerca popolarità ha bisogno di ricorrere ad essi e fame proclamazione. La Neue Freie Presse è convinta che le dichiarazioni del conte Tisza produrranno profonda impressione non solo in Turchia e negli Stati balcanici, ma anche in alcuni circoli italiani. Esse sono, secondo il giornale suddetto, una nuova prova della politica disinteressata d eli' Austria-Ungheria nei Balcani e so n destinate ad eludere le differenze in mala fede e le insinuazioni dei suoi nemici. La Zeit combatte il discorso del conte Tisza e trova che le spese sostenute dalla Monarchia non sono in proporzione colla posizione internazionale ch'essa vuoi sostenere, ma è voce quasi isolata, l'opinione della stampa più accreditata essendo invece favorevole alle dichiarazioni del presidente del Consiglio ungherese, nelle quali si riconosce una rimarchevole rispondenza con quelle fatte dal conte Goluchowski e sopra tutto con l'opinione pubblica delle due parti della Monarchia.

440

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. 1318/60. Londra, 1° giugno 1904, ore 10,35 (perv. ore 6 del 2).

Ho parlato al marchese Lansdowne nel senso del telegramma di V. E. n. 8681 , circa progettato accordo per la Etiopia. Sua Signoria si mostrò disposta a prendere in pronto esame il nuovo testo, di cui V.E. ha annunciato invio. Egli fece, però, abbiezione all'idea di addivenire nelle attuali circostanze alla firma definitiva a due di quell'accordo dopo che se ne è già parlato col Governo francese, rilevando che, qualora la successiva adesione di quest'ultimo rendesse necessario un qualunque emendamento, fosse pure soltanto di forma, riescirebbe spiacevole il dover modificare un atto già firmato. In seguito, però, alle osservazioni da me sottopostegli, marchese Lansdowne mi si mostrò disposto a stabilire anzitutto con noi il testo delle disposizioni sulle quali si cadesse tra noi d'accordo per poi presentarlo in quella forma concreta a Parigi. Avendo io suggerito che in tal caso quel testo potrebbe almeno essere da noi preventivamente parafato, Sua Signoria non mi vi si mostrò contrario, insistendo egli soltanto sulla convenienza che non sia esclusa possibilità di una qualche eventuale modificazione che si rendesse necessaria, prima che l'atto sia sottoscritto in forma rigida definitiva.

440 1 Sic, ma è il n. 437.

441

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

D. SEGRETO 26725/231. Roma, 1° giugno 1904.

Le confermo il mio telegramma del 31 maggio1 . Restituisco ali 'V. E. il memorandum comunicatomi col rapporto del 25 aprile

u.s. n. 1882 per il caso che costà non se ne sia tenuto copia, e le invio lo schema dell'accordo che, salvo lievi modificazioni di forma, risponde alle formule proposte da lord Lansdowne.

L'art. l è accettato nella redazione desiderata.

Nell'art. 2 è stato soppresso l'accenno alla colonia francese di Gibuti.

L'art. 3 è immutato.

Quanto all'art. 4, osservo che, trattandosi di questione particolare nella quale non si è ancora d'accordo su punti sostanziali, e per di più non riguardando essa la Francia, sembra opportuno tralasciarne ogni menzione in una convenzione di ordine generale, riservandoci di trattarla separatamente con uno scambio di note, e ciò anche perché la discussione su questo punto non ritardi la firma dell'accordo.

L'art. 5 che diventa 4 non è stato modificato che lievemente nella forma allo scopo di ottenere una maggiore chiarezza.

L'art. 6, che diventa 5, è stato sostanzialmente mantenuto nella prima parte, ma nella forma delle primitive proposte dei delegati, per esprimere una più chiara determinazione dei rispettivi interessi dei due Governi. A questo proposito, confermo la interpretazione da lei data al marchese di Lansdowne (rapporto 20 aprile u.s. n. 181)3 circa il vero significato della formula relativa alle comunicazioni tra l'Eritrea e la Somalia.

Fu soppresso il secondo capoverso secondo il desiderio manifestato da lord Lansdowne, dovendosi l'accordo comunicare alla Francia.

Però in quell'articolo è contenuta l'unica garanzia che abbia l'Italia, e che dia efficacia all'accordo con l'Inghilterra in caso di disgregazione dell'Etiopia. Quindi, se ali'accordo accede la Francia, è evidente che in esso l 'Italia troverà altre e diverse guarantige, ma ove l'accordo a tre, per una ragione qualsiasi, non avvenga, è evidente che quel capoverso dovrà essere ristabilito. E però desidero che su questo punto l'E.V. abbia dal marchese di Lansdowne le più formali assicurazioni.

L'art. 6 è aggiunto al duplice fine di mantenere segreto l 'accordo verso ogni altra Potenza e di dar modo di comunicarlo alla Francia per la desiderabile adesione di quest'ultima.

L'E.V. è autorizzata a firmare l'accordo così come le viene trasmesso. Nel caso si propongano variazioni, desidero esserne subito telegraficamente informato. Quando l'accordo sia firmato, si converrà con codesto Governo sul modo più opportuno di ottenere ad esso la partecipazione della Francia.

2 Non pubblicato, ma cfr. n. 364.

3 Cfr. n. 350.

ALLEGATO

Essendo comune interesse dell'Italia e dell'Inghilterra di mantenere l'integrità dell'Impero etiopico, di stabilire una guarantigia reciproca per ogni possibile mutamento in Etiopia, anche in vista di una successione al trono, e di ottenere che l'azione dei due Stati per la tutela degli interessi nei possedimenti italiani e britannici prossimi all'Etiopia e nell'Etiopia stessa, si svolga in modo che non ne venga nocumento agli interessi di alcuna delle due Potenze, Italia e Inghilterra convengono nel seguente accordo:

l) Le due Potenze si obbligano a rendere l'un l'altro pienamente, informati i loro rappresentanti in Etiopia e a cooperare per la protezione dei propri rispettivi interessi. Nel caso che i rappresentanti italiano e britannico non possano intendersi, essi dovranno riferirne al proprio Governo, sospendendo intanto ogni azione.

2) Italia e Inghilterra si obbligano a cooperare per il mantenimento dello statu quo politico-territoriale in Etiopia quale risulta determinato dai seguenti accordi e dallo stato di fatto attualmente esistente:

a) Protocolli italo-britannici del24 marzo e 15 aprile 1891 e 5 maggio 1894, e accordi susseguenti che li hanno modificati;

b) Trattato italo-etiopico l O luglio 1900;

c) Trattato anglo-etiopico 15 maggio 1902;

d) Nota aggiunta al succitato trattato in data dell5 maggio 1902;

e) Accordo anglo-francese per I'Harrar del2-9 febbraio 1888;

f) Protocolli franco-italiani de124 gennaio 1900 e lO luglio 1901 per la delimitazione dei possedimenti dell'Italia e della Francia nella regione costiera del Mar Rosso e del Golfo di Aden.

3) Per quanto si riferisce alle domande di concessioni agricole, commerciali e industriali in Etiopia, le due Potenze si obbligano a che i loro rappresentanti agiscano in comune accordo in modo che le concessioni da farsi nell'interesse di uno dei due Stati non siano di danno agli interessi de Il' altro.

4) In caso di disputata successione al trono o di altri interni mutamenti in Etiopia i rappresentanti d'Italia e d'Inghilterra si manterranno in un contegno neutrale, astenendosi da qualsiasi intervento negli affari interni del Paese, e limitandosi alla azione che sia concordemente ritenuta necessaria per la protezione delle legazioni, delle vite degli stranieri e dei comuni interessi delle due Potenze.

Se uno dei due Governi ritenga preferibile un candidato alla successione, non potrà promuoverne la candidatura senza un previo accordo con l'altro Governo.

5) Se gli avvenimenti conducano a una disintegrazione dell'Impero etiopico i due Governi si obbligano a cooperare affinché una eventuale sistemazione dei territori avvenga in base agli accordi enumerati nell'art. 2 e con quelle modificazioni che siano considerate necessarie per la salvaguardia degli interessi britannici e dell'Egitto nel bacino del N ilo e degli interessi italiani in Etiopia, per quanto riguarda l'Eritrea e la Somalia (compreso il Benadir) e specialmente nella zona intercedente tra questi possedimenti italiani, onde ottenere che tra di essi non vi sia soluzione di continuità.

6) Il presente accordo dovrà rimanere segreto; potrà solo esser comunicato alla Francia nell'intento di ottenere l'accesso di essa all'accordo stesso.

441 1 Cfr. n. 437.

442

L'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO CONFIDENZIALE 414/258. Atene, 1° giugno 1904.

Faccio seguito al mio rapporto n. 342/247 del23 maggio u.s. 1 .

In un colloquio confidenziale da me avuto giorni sono con S.E. il signor Romanos, ministro degli affari esteri, credetti opportuno di richiamare la di lui attenzione sulle dichiarazioni fattemi dal signor Theotokis relativamente all'Albania.

Osservai innanzi tutto che, se da noi l'Epiro viene incluso nell'Albania, non doveva certo meravigliarsene il Governo ellenico, il quale tiene nei suoi uffici delle carte navali nelle quali la regione attigua alla Grecia è appunto designata sotto il nome generico di Albania.

Aggiunsi che, con mia dolorosa meraviglia, avevo notato una grande rassomiglianza fra le parole rivoltemi dal signor Theotokis e quanto pubblicano intorno all'Albania i giornali ateniesi, diversi dei quali appartengono al partito governativo.

Espressi la certezza che le parole del signor Theotokis erano andate al di là del suo pensiero e che il signor Romanos, di cui avevo sempre avuto occasione di costatare i sentimenti amichevoli ed equanimi, non avrebbe mancato di esercitare la sua influenza onde evitare spiacevoli incidenti.

Accennai, poi, alle allusioni fattemi dal presidente del Consiglio contro il comm. De Gubernatis ed espressi il timore che il signor Theotokis fosse influenzato dal prefetto di Corfù, probabilmente mal disposto verso il nostro console generale in seguito all'incidente Pizzolante, e da influenti elettori locali.

Il signor Romanos mi assicurò che nulla gli constava contro il comm. De Gubernatis e che egli avrebbe esercitato la sua azione in senso conciliativo. Questo colloquio si svolse nel modo il più amichevole e cordiale.

443

IL CONSOLE GENERALE A SALONICCO, MILAZZO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. RISERVATO l 046/184. Salonicco, l o giugno 1904 (perv. il 6).

Come già ebbi a riferire coi miei precedenti rapporti, l'arrivo in Salonicco del generale De Giorgis e le sue visite d'ispezione a Monastir, Uskub, Drama e Serres unitamente agli ufficiali esteri di Francia, Italia, Austria, Russia, Inghilterra, destinati

ad attuare l'importante riforma della gendarmeria, hanno prodotto ovunque la più favorevole impressione, prova ne siano le festose accoglienze, che dappertutto si ebbe il generale De Giorgis in quelle sue ispezioni, e che segnalai a suo tempo a V.E.

In seguito a tale venuta del nostro generale, queste popolazioni, già tanto travagliate dalla insurrezione dello scorso anno, hanno ora sentito rinascere le più vive speranze d'un migliore avvenire, onde molto confidano nell'opera di lui, e degli ufficiali esteri sopra menzionati.

Di tutte le riforme intanto, oggetto del noto accordo di Mtirzsteg, la sola, che finora accenna ad avere un risultato favorevole, si è appunto la riorganizzazione della gendarmeria, che mercé l'elevata competenza del nostro generale e la fiducia ch'egli ha saputo inspirare alle autorità turche, dà buono affidamento di potere essere attuata con soddisfacente risultato, se, beninteso, il generale De Giorgis rimarrà qui fino alla fine della sua missione, e se, al medesimo non mancherà il largo appoggio del sultano, che attualmente non cessa di prodigargli con la più viva e sincera simpatia.

Nel riferire quanto precede, godo di potere aggiungere, che secondo i rapporti a me fin qui pervenuti e secondo quelli ricevuti altresì dai miei colleghi, un primo salutare effetto dell'arrivo in Macedonia del nostro generale e degli altri ufficiali esteri, è stato quello di vedere in breve migliorate sensibilmente le condizioni della pubblica sicurezza, il che non è davvero un risultato di poco conto, quando si consideri in che grave stato erano ridotte in questi ultimi tempi le condizioni della vita pubblica e privata in Macedonia, e soprattutto nell'interno, per cui è da augurare che tale miglioramento possa sempre più accentuarsi in avvenire, al che, sono certo, molto contribuiranno la presenza degli ufficiali esteri, e quella soprattutto del nostro generale sotto la cui alta direzione si va ora attuando l'importante riforma della gendarmeria 1•

r. ambasciata seguendo, in conformità delle vedute del R. Governo, un concetto più politico che tecnico, non condividesse in ogni questione il suo modo di vedere».

442 1 Cfr. n. 423.

443 1 Sul generale De Giorgis cfr. quanto riferiva a Tittoni Malaspina, che si trovava a Roma, con lettera personale riservata del l o giugno: «Il generale De Giorgis veniva a lagnarsi meco, in termini talvolta molto vivaci, della situazione poco decorosa in cui trovavasi di fronte alle lentezze della Sublime Porta nell'accettare le proposte delle Potenze, situazione che la r. ambasciata avrebbe dovuto, a parer suo, prevedere e risparmiargli. Mostrava inoltre la massima diffidenza verso il contegno degli ambasciatori d'Austria-Ungheria e di Russia e le mire delle due Potenze, le quali, a suo avviso, non erano sincere nei loro intendimenti e solo desideravano intralciare la riforma della gendarmeria e trovare un pretesto per un intervento militare in Macedonia. Addimostrava pure meco una grande contrarietà per il fatto che la

444

L'AMBASCIATORE A BERLINO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. .. ./102. Berlino, 2 giugno 1904, ore 16,55 (perv. ore 17,55).

Jersera ho preso congedo dal conte Bulow. Della nostra conversazione ne riferirò a voce: posso intanto dirle di aver potuto constatare che le mie previsioni cominciano a realizzarsi. I timori del cancelliere dell'Impero non sono spariti, ma i giorni trascorsi dalle feste presidenziali ad oggi hanno portato a miglior consiglio. Parto per Torino, da dove mi recherò quanto prima costì. Se ella desiderasse che io affretti la mia venuta, le sarei grato di telegrafarmi a Torino, ove sarò domani sera 1•

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

D. 26747/289. Roma, 2 giugno 1904.

Ringrazio l'E.V. del rapporto in data 25 corrente n. 2691 , relativo agli apprezzamenti espressi da codesti giornali su una supposta relazione fra la domanda di crediti straordinari fatta in seno alle Delegazioni dall'amministrazione della guerra2 e le attuali relazioni dell'Austria-Ungheria coll'Italia.

Dopo la opportuna pubblicazione del comunicato ufficioso del Pester Lloyd e dopo la smentita del Fremdenblatt, di cui è parimenti menzione nel detto rapporto, è da sperare che la stampa austro-ungarica si asterrà ora da commenti nel senso qui sopra accennato i quali, pur quando risultino e siano dichiarati infondati, possano tuttavia lasciare nella pubblica opinione qualche traccia di non buone impressioni.

444 1 A Roma Lanza si incontrò con Monts, sforzandosi di rassicurarlo sulla fedeltà dell'Italia alla Triplice (Monts a Biilow, 11 giugno, in GP, vol. XX/l, n. 6421). 445 1 Cfr. n. 428. 2 Cfr. in proposito n. 459.

446

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA

T. SEGRETO l 020. Roma, 4 giugno 1904, ore 14,55.

Interpreto suo telegramma del l o corrente1 nel senso che l'accordo debba bensì essere firmato a due con successiva accessione della Francia, ma che prima della firma sia comunicato a Parigi per evitare che debba essere modificato dopo firmato. Se questo è il pensiero del marchese Lansdowne, come, del resto, non potrebbe altrimenti essere, io non ho difficoltà che testo sia semplicemente parafato e che prima della firma definitiva sia comunicato al Governo francese salvo trattare poi per l'accessione della Francia dopo firmato da Italia ed Inghilterra.

447

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

T. SEGRETO 1342/61. Londra, 5 giugno 1904, ore 18, 15 (perv. ore 6 del 6).

Ierisera ho ricevuto il dispaccio di VE. del l 0 giugno1 col nuovo progetto di convenzione circa Etiopia; secondo intesa col marchese Lansdowne, gli comunicherò domani questo progetto affinché egli possa farlo tradurre ed esaminarlo prima che io mi rechi a parlargliene. Circa l'art. l per il quale il dispaccio di V.E. dice essersi accettata redazione desiderata dal marchese Lansdowne, noto che il suo memorandum del 20 aprile suggeriva la omissione del secondo inciso come non necessario a specificare in una convenzione. Quanto al dubbio accennato nel telegramma di VE.

n. 10202 , Lansdowne mi disse soltanto, come le riferii, che egli non riteneva opportuno dare al nostro eventuale accordo una forma rigida e definitiva prima di avere accertato se, in vista della desiderata adesione della Francia, non divenisse necessario di introdurvi qualche emendamento. Sua Signoria non mi parve ancora deciso tra la convenienza di firmare in ogni caso una convenzione a due, oppure trattare per una convenzione a tre sulla base della nostra preventiva intesa. Credo che egli si riservi di pronunciarsi sopra questo punto dopo di avere sentita la risposta francese alla comunicazione che gli si farebbe del nostro accordo.

Fu appunto allo scopo di dare a questo una maggiore consistenza che suggerii di parafarlo prima di procedere a quella comunicazione.

446 1 Cfr. n. 440. 447 1 Cfr. n. 441. 2 Cfr. n. 446.

448

L'AMBASCIATORE A LONDRA, PANSA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, TITTONI

R. 676/250. Londra, 5 giugno 1904 (perv. il 9).

Conformemente al desiderio espressomi da V.E. col suo telegramma del 30 maggio u.s. 1 ho approfittato di una mia conversazione col marchese di Lansdowne sugli affari di Macedonia, per accennarg