Ricerca per Volume

SERIE B - EUROPA CENTRALE ORIENTALE E RUSSIA

INTRODUZIONE

1. La questione dell’Alto Adige/Stirol, 1960-1964

1.1. L’internazionalizzazione della controversia. Il presente volume sulla questione dell’Alto Adige-Sdtirol ha ad oggetto la fase che inizia con la lettera del 18 giugno 1960 del Cancelliere Federale della Repubblica austriaca, Raab, al Presidente del Consiglio italiano, Tambroni, nella quale per la prima volta annunciava l’intenzione del Governo austriaco di adire «quell’organizzazione il cui scopo, dichiarato nel suo statuto, è di ottenere con mezzi pacifici ed in conformità dei principi della giustizia e del diritto delle genti, l’assestamento e l’aggiustamento di liti internazionali, sviluppando così relazioni amichevoli tra i popoli» e si conclude all’indomani dell’ultimo dei «contatti riservati» fra Gaja e Kirchschläger, preparatori del successivo incontro bilaterale fra Ministri degli Esteri, a cui avrebbe fatto seguito l’inizio della «chiusura della controversia»; dunque, la fase nella quale si passa dall’impostazione bilaterale della controversia italo-austriaca sull’esecuzione dell’accordo De Gasperi-Gruber, l’«accordo di Parigi» del 5 settembre 1946, alla fase multilaterale dei due ricorsi austriaci all’ONU, per poi passare, successivamente, all’indomani del secondo ricorso all’ONU, a un’impostazione, invece, interna, con la nomina della Commissione di studio sui problemi dell’Alto Adige, anche detta «Commissione dei diciannove» (o Commissione Rossi), che coincide con l’inizio delle azioni terroristiche in Alto Adige, per giungere infine alla fase del «doppio binario», contemporaneamente sia bilaterale che interno, che a partire dall’incontro Saragat-Kreisky allo Château de la Muette, del 16 dicembre 1964, avrebbe portato all’incontro conclusivo fra Moro e Waldheim a Copenaghen, del 30 novembre 1969.

I temi di maggiore importanza del periodo considerato sono, quindi, da un lato, il dibattito all’ONU, momento saliente del tentativo austriaco di internazionalizzazione della controversia, e dall’altro i lavori della Commissione dei diciannove, momento saliente del tentativo italiano di riportarla sul piano puramente interno, tentativi entrambi sostanzialmente destinati al fallimento; ma, senza dubbio, a conferire alla questione un carattere drammatico, esorbitante rispetto alla dimensione diplomatica della controversia, è la serie di attentati terroristici, anche questi caratterizzati da fasi diverse, di diversa gravità e origine, che in effetti si sarebbe venuta a concludere nel 1968, poco prima della fine della controversia. Nella fase di cui parliamo, oltre a numerose ondate di attentati con l’esplosione di ordigni che causarono danni non irrilevanti, soprattutto in occasione della «notte dei fuochi», vi furono tre episodi che purtroppo causarono la morte di Giovanni Postal, di Gaspare Ezzen e di Vittorio Tiralongo, vittime dell’inutile tentativo di impedire le soluzioni di compromesso proprie di un negoziato diplomatico.

Se, dunque, la fase conclusiva dei contatti bilaterali italo-austriaci e dei contemporanei sondaggi interni con il Sdtiroler Volkspartei, presenta senza dubbio l’interesse di consentire di analizzare sia da un punto di vista metodologico (la «forma» e procedura della soluzione) sia da quello sostanziale (il contenuto di quello che sarà detto il «pacchetto» di misure) le trattative che condussero alla soluzione della questione, la fase documentata in questo volume permette di comprendere il percorso – o, per meglio dire, i percorsi – prescelti dalle due parti per raggiungere il proprio obiettivo, con le inevitabili correzioni della direzione inizialmente prescelta. Percorsi che hanno avuto l’effetto di prolungare, e non di poco, la durata della controversia, giungendo a limiti che hanno pochi precedenti nella storia delle relazioni internazionali; ma anche, forse, di raggiungere in modo più efficace il risultato finale, un risultato straordinario per le caratteristiche dell’accordo non scritto con cui la controversia si venne a concludere, e la stabilizzazione della questione, tuttora persistente a distanza di oltre mezzo secolo.

Infatti, anche in questa seconda fase, così come nella prima, dall’apertura (o sarebbe forse picorretto dire la riapertura) della controversia, con il memorandum austriaco dell’8 ottobre 1956, alla lettera di Raab del giugno 1960, e nella terza, dall’incontro allo Château de la Muette a quello di Copenaghen del 30 novembre 1969, l’impostazione strategica e tattica delle due parti non muta: il Governo italiano mantiene sempre ferma la propria posizione, così come enunciata alla riapertura della controversia, che l’Italia ha ottemperato ai propri impegni previsti nell’accordo di Parigi e che, pertanto, non ammette di dover avviare nessun negoziato con il Governo austriaco su questioni che ormai erano esclusivamente di carattere interno; mentre il Governo austriaco sostiene che, non essendo stato attuato l’accordo di Parigi con lo statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige, la questione deve essere oggetto di un nuovo accordo di natura politica, che sostituisca quello di Parigi. Da queste due opposte impostazioni deriva il carattere della questione nel periodo qui considerato: da parte italiana non si ammette mai di accettare un negoziato, ma tutt’al pisi è disponibili a «contatti» bilaterali con il Governo austriaco, si ritiene che l’Austria non possa sollevare altro che una questione giuridica, l’esecuzione o meno dell’accordo di Parigi, che questa non possa essere oggetto altro che del foro competente per le controversie giuridiche internazionali, la Corte Internazionale di Giustizia, e si rifiuta la stipulazione di un accordo per la «chiusura della controversia»; mentre il Governo austriaco considera che la mancata esecuzione dell’accordo di Parigi richieda la negoziazione politica, non giuridica, di un nuovo accordo, e si rivolge all’ONU affinché intervenga sulla controversia politica fra i due membri.

Il modo con cui queste due posizioni antitetiche sono state gradualmente avvicinate, senza alcuna rinuncia alle rispettive posizioni di principio, giungendo alla soluzione ibrida e idiosincratica di un incontro bilaterale nel quale una delle parti afferma unilateralmente quanto intende fare per venire incontro alle richieste dell’altra, senza che venga firmato alcun accordo e, quindi, senza che vengano assunti nuovi impegni, tali da poter essere la base di un nuovo contenzioso, e l’altra preannuncia, altrettanto unilateralmente, che, in caso di esecuzione di tali intenzioni enunciate, essa si dichiarerà soddisfatta, mediante il rilascio di una «quietanza liberatoria», è motivo non secondario di interesse per la vicenda documentata nel volume. E l’aver saputo mettere da parte, senza rinunciarvi, le posizioni di principio, per accettare una soluzione pragmaticamente soddisfacente e non lesiva di interessi primari, è indice di una civiltà giuridica e politica comune di infrequente riscontro nella realtà internazionale.

1.2. Le direttive del Governo italiano. Nel momento in cui, con la proposta formale italiana di adire la Corte internazionale dell’Aja e la lettera di Raab che annuncia la decisione austriaca di rivolgersi all’Assemblea delle Nazioni Unite, si apre la fase trattata nel presente volume, caratterizzata dall’internazionalizzazione della questione dell’Alto Adige, a cui succede il tentativo italiano di riportarla nell’alveo della politica interna con la nomina della Commissione dei diciannove, il Governo italiano è ancora presieduto da Fernando Tambroni (25 marzo 1960-26 luglio 1960) e il Ministero degli Affari Esteri è affidato ad Antonio Segni. La debolezza della posizione politica del Governo, i successivi scontri di Genova alla fine di giugno, le manifestazioni in Sicilia e la crisi parlamentare dell’inizio di luglio, portarono di lì a poco alle dimissioni di Tambroni, il 19 luglio, e alla formazione del nuovo Governo presieduto da Amintore Fanfani, il 26 luglio 1960, con Attilio Piccioni alla vicepresidenza e Antonio Segni al Ministero degli Affari Esteri, Governo destinato a rimanere in carica fino al 21 febbraio 1962. Elemento di continuità, dunque, nella politica estera di questa fase erano il politico sardo, già Presidente del Consiglio (Governo Segni II, 16 febbraio 1959-26 marzo 1960) e poi Ministro degli Esteri sia nel ministero Tambroni che nei due ministeri Fanfani III e IV, fino alla sua elezione alla Presidenza della Repubblica, a cui avrebbe fatto seguito l’interinato di Fanfani, e lo stesso Fanfani, sia Presidente del Consiglio che Ministro degli Affari Esteri nel Governo Fanfani II (2 luglio 195816 febbraio 1959) e nuovamente Presidente del Consiglio nei Governi Fanfani III (27 luglio 1960-22 febbraio 1962) e Fanfani IV (21 febbraio 1962-21 giugno 1963). Dopo l’apertura della Quarta Legislatura, la fase qui considerata della questione dell’Alto Adige si sarebbe quindi conclusa con il Governo di Giovanni Leone (21 giugno 1963 -4 dicembre 1963), con Piccioni agli Esteri, e infine con i due Governi presieduti da Aldo Moro, Moro I (4 dicembre 1963-22 luglio 1964) e Moro II (22 luglio 1964-23 febbraio 1966), con Giuseppe Saragat Ministro degli Esteri, fino alla sua elezione a Presidente della Repubblica il 28 dicembre 1964, alla fine della fase qui analizzata.

Le consultazioni fra i Ministeri competenti, che dovevano divenire numerose nella fase successiva, nel periodo di cui si occupa il presente volume furono solo quattro:

Data Partecipanti D.
18 novembre 1960 Fanfani, Piccioni, Segni, Pella, Scelba, Moro, Russo, Grazzi, Straneo 88
25 marzo 1961 Gonella, Piccioni, Segni, Fanfani, Scelba, Russo 132
22 maggio 1961 Fanfani, Piccioni, Segni, Scelba, Pella, trabucchi, Grazzi, Cattani, Fornari, Betteloni, De Rege, Princivalle 141
19 giugno 1964 Moro, Nenni, Piccioni, Taviani, Saragat, Reale, Gaja, Bellia, Giovenco, Fabiani 440

Le direttive del Governo italiano nel corso della fase oggetto del volume, come si è detto, non mutano rispetto all’impostazione iniziale, che possiamo definire l’impostazione «giuridica» della questione: il Governo italiano riteneva di aver attuato gli impegni assunti con l’accordo De Gasperi-Gruber con la legge costituzionale istitutiva della Regione Autonoma del Trentino-Alto Adige e pertanto affermava che la questione sollevata dall’Austria sulla mancata attuazione dell’accordo fosse di natura esclusivamente giuridica. Il Governo Tambroni, seguendo questa impostazione, punta a mantenere la questione sollevata dall’Austria nell’alveo di una controversia giuridica concernente l’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber, escludendo il diritto del Governo di Vienna a ingerirsi in quelle che l’Italia considera questioni interne, al di là dei suoi diritti relativi al trattato bilaterale, che l’Italia ritiene di poter dimostrare di aver rispettato.

Quando, il 18 giugno, giunge la lettera di Raab con cui l’Austria indica la propria volontà di adire l’Organizzazione delle Nazioni Unite, era ormai in atto la crisi del Governo Tambroni, che – come si è accennato – si concluse, dopo i disordini di Genova, Roma e Reggio Emilia, con le dimissioni rassegnate il 19 luglio 1960. Il 27 luglio si costituì quindi il nuovo Governo Fanfani e nella seduta del 2 agosto 1960, nel discorso di presentazione del nuovo Governo alla Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dichiarava che «[d]avanti all’ONU è stata portata recentemente dall’Austria la questione dell’Alto Adige, nonostante le misure prese dall’Italia nel quadro dei trattati esistenti, la nostra proposta di incontri ad alto livello, e l’offerta di sottoporre di comune accordo la decisione circa l’osservanza dei trattati alla Corte internazionale di giustizia. L’Italia ha fiducia nel senso giuridico dei membri dell’ONU, tanto più che quanto essa ha fatto per rispettare gli impegni assunti a tutela della minoranza italiana di lingua tedesca non puche farci onore; comunque assicuriamo il Parlamento che agiremo con serenità e fermezza per dimostrare la fondatezza delle tesi giuridiche e politiche dell’Italia di fronte al pretestuoso atteggiamento assunto dall’Austria con il suo ricorso all’ONU»(1).

A questa presa di posizione ufficiale e generale, fa tuttavia seguito la decisione su una serie di problemi pratici ineludibili: anzitutto quello se accettare l’iscrizione della questione sollevata dal Governo austriaco all’ordine del giorno dell’Assemblea delle Nazioni Unite o se opporvisi. La questione venne discussa, sulla base di un’analisi della Direzione Generale degli Affari Politici (D. 27), in una riunione del 6 agosto 1960 all’interno del Ministero, fra il Ministro, il Sottosegretario di Stato Russo, il Segretario Generale, l’Ambasciatore Ortona e il capo della Segreteria 10A, Ministro Betteloni, nella quale si raggiunse la decisione di non opporsi all’iscrizione della richiesta austriaca all’ordine del giorno, di cercare di far sì che venisse discussa prima della questione dell’Algeria, di non impegnarsi a fondo affinché la questione venisse deferita alla Commissione giuridica – il 6TH Committee (Legal Committee) – ma di non spingere affinché fosse assegnata alla Commissione giuridica, e di considerare la Commissione politica speciale – lo Special Political Committee – preferibile alla Commissione politica – il 1st Committee (Political and Security Committee) (D. 29).

Dopo che, il 24 settembre, il Governo italiano ebbe ottenuto il risultato di far accettare la riformulazione dell’item per l’ordine del giorno in «Status of THe German speaking element in THe Province of Bolzano (Bozen). Implementation of THe Paris Agreement of September 5, 1946», Segni, pronunciando il discorso di presentazione del bilancio del Ministero degli Affari Esteri alla Camera, espose le direttive che il Governo si era prefisso. Anzitutto il Ministro difese la decisione di non opporsi all’iscrizione della questione all’ordine del giorno, ribadendo tuttavia la posizione costantemente sostenuta dal Governo italiano dell’impostazione giuridica del problema e ottenendo la modifica della «vaga dizione» dell’item «minoranze austriache» in quella di «status degli abitanti della Provincia di Bolzano e applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber» e che la questione dovesse andare davanti alla Commissione politica speciale anziché alla Commissione giuridica. Segni ribadì che l’Italia aveva eseguito l’accordo De Gasperi-Gruber, cosa, del resto, riconosciuta dall’Austria fino alla nota dell’ottobre 1956, e quindi affermò che «[s]i tratta di vedere se abbiamo o no applicato l’accordo, se abbiamo applicato o no gli statuti. Pertanto, una tale questione non puessere decisa dall’ONU, ma deve essere decisa da un organo competente che, ripeto, è secondo noi la Corte internazionale dell’Aja»(2).

Il 3 febbraio 1961, in occasione del dibattito parlamentare che ebbe luogo all’indomani dell’incontro italo-austriaco di Milano e dell’attentato di Ponte Gardena del 29 gennaio 1961, Segni espose nuovamente la posizione del Governo, ma in modo piapprofondito e affrontando i problemi di fondo della questione dell’Alto Adige. Dopo aver premesso che il Governo non avrebbe mai consentito che essa si trasformasse in una questione sui confini dell’Italia, il Ministro degli Esteri affermò che era mal posta se si parlava di concessione di un’autonomia regionale alla Provincia di Bolzano; quest’ultima aveva già quei «poteri legislativi e amministrativi autonomi che costituiscono l’essenza delle strutture giuridiche dell’ente regione» e dei quali non disponeva nessun’altra Provincia tranne quella di trento. Il vero problema era che, quando si parlava di concedere l’autonomia regionale alla Provincia di Bolzano, si intendeva la separazione della Provincia di Bolzano dal nesso costituito dalla regione Trentino-Alto Adige, «nesso che noi riteniamo sempre indispensabile alla vita della stessa Provincia di Bolzano, per il suo sviluppo e in considerazione dei rapporti che natura ed economia hanno stabilito con la Provincia di trento». D’altra parte, doveva essere chiarito che, mentre il Governo non intendeva «attentare all’esistenza, alla vita del gruppo di lingua tedesca in Alto Adige», come di altre comunità linguistiche presenti all’interno dei confini italiani, ciò non doveva tuttavia voler dire isolare la popolazione di lingua tedesca: «il sistema di isolamento che si vuole instaurare», dichiarSegni, «è irrimediabilmente condannato dal mondo moderno. Mi pare anzi che questo sia il peggiore dei modi per conservare quelle caratteristiche del gruppo alle quali nessuno vuole attentare ma che dagli estremismi stessi di alcuni si pongono in una luce di inattualità e di contrasto al corso della vita e della civiltà moderna». La questione, spiegil Ministro, era un problema interno ed anche internazionale, a seguito dell’accordo De Gasperi-Gruber, e l’aspetto interno riguardava «le aspirazioni degli abitanti della Provincia di Bolzano sia di lingua tedesca sia anche di lingua italiana. [...] Pertanto l’aspetto interno ci porta a considerare il problema anche da questo punto di vista; ed i provvedimenti che il Governo italiano prenderà nella sua esclusiva sovranità per provvedere in quanto sia necessario al perfezionamento della applicazione dell’accordo già ricordato e dello statuto regionale saranno, perci, diretti anche a soddisfare le esigenze di popolazioni italiane, esigenze che ci sono certamente presenti». La controversia internazionale era stata aperta dal Governo austriaco nel 1956, quando esso fece presenti le proprie argomentazioni sull’esecuzione dell’accordo di Parigi, dando inizio a una discussione bilaterale che era durata fino al giugno 1960, fino a quando l’Austria, invece di rispondere alla lettera di Tambroni, decise di ricorrere all’ONU. Il ricorso si era poi concluso con la risoluzione del 31 ottobre, che aveva invitato le due parti a «riprendere i negoziati». Si era quindi ripreso il dialogo che «era stato interrotto per fatto unilaterale dell’Austria». Il Governo austriaco aveva bensì dichiarato di rinunciare al diritto di autodecisione, ma aveva ribadito la richiesta di autonomia regionale, che il Governo italiano non era disposto ad accettare, per cui l’incontro si era concluso con la constatazione dell’inconciliabilità delle due posizioni.

La costruzione dell’autonomia, affermò Segni, doveva essere affrontata con spirito di obiettività: il Governo intendeva «far sì che le forze naturali provochino quei fenomeni di convivenza pacifica che sono naturali fra gli uomini e che solo artificialmente possono venire ostacolati da una propaganda che non giova ad alcuno». Purtroppo, per, i recenti episodi degli attentati (quello di Ponte Gardena e quello alla casa del senatore Tolomei), dimostravano «quanta strada dobbiamo ancora percorrere per raggiungere questa convivenza amichevole» ed avevano dato luogo alla perquisizione della sede centrale della Südtiroler Volkspartei. Infine, Segni si rivolgeva alla minoranza etnica di lingua tedesca, «perché, oltre al problema di politica internazionale del quale mi sono occupato, vi è un problema che non riguarda pime solo, me come italiano, ma tutto il Governo; quello dei rapporti tra i cittadini di lingua italiana e quelli di lingua tedesca». Occorreva dunque riprendere le conversazioni, che dovevano consentire di far prevalere le opinioni dei moderati: «E ci dobbiamo porre un grande problema che noi vediamo sotto una certa luce, e mi fa piacere che diversi oratori lo vedano sotto la stessa luce. Il problema è che oggi esiste un’Europa occidentale che si va sempre più unificando ed eSPANdendo, e chissà che in questo problema non si debba anche inquadrare la vostra questione particolare. Vi sono certo i pericoli del futuro, che cioè questo piccolo incendio possa divampare. Questo non sarebbe certamente a vostro favore. Pensiamoci bene insieme, e soprattutto sgombrate dall’animo il sospetto che si voglia distruggere il vostro gruppo di lingua tedesca. Noi non vogliamo distruggerlo; pervoi dovete accettare certe situazioni di diritto, certe situazioni anche morali che si impongono assolutamente al popolo italiano. [...] La verità è che le questioni in cui vi sono popoli di lingua diversa messi a contatto sono sempre questioni difficili. Per nove o dieci anni si è potuto portare avanti in Alto Adige una convivenza che ha dato frutti positivi per quella regione; se essa è mancata e vi è stato un irrigidimento da una parte, che non è la nostra, è, in questa occasione, inutile indagarne i motivi. Vogliamo sopire, non acuire la polemica. Pensiamo invece per il futuro, pensiamo che se vogliamo veramente, eliminando i sospetti dei doppi fini, arrivare ad una conclusione, questa conclusione è nelle nostre mani. Agiamo con buona volontà, conformemente all’accordo di Parigi, e la soluzione certamente la troveremo. Questa è la linea che seguirà il Governo: l’esecuzione dell’accordo di Parigi»(3).

Sul tema dell’Alto Adige, all’indomani degli infruttuosi incontri di Milano, Klagenfurt e Zurigo e della «notte dei fuochi», che aveva preceduto quest’ultimo incontro, il 13 luglio 1961 Fanfani espose alla Camera dei Deputati la posizione del Governo italiano sulla «grave disputa», che purtroppo si era acutizzata, «con un paese, nonostante la normalità finora conservata nelle relazioni e negli scambi», a seguito del ricorso all’ONU con il quale il Governo austriaco aveva «preteso [...] di imputare all’Italia l’inadempienza dell’accordo De Gasperi-Gruber». Dopo che la risoluzione del 31 ottobre aveva riconosciuto la natura giuridica della questione e invitato i due governi a intendersi, si erano svolti gli incontri a Milano nel gennaio, a Klagenfurt a maggio e a Zurigo in giugno nei quali Segni aveva offerto il conferimento di «ampie deleghe»

dalla Regione alla Provincia di Bolzano, ma l’Austria aveva ribadito la sua pretesa a una «piena autonomia legislativa per l’Alto Adige» ed aveva dichiarato fallito il tentativo di intesa, proponendo di ricorrere a una commissione di inchiesta. Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 7 luglio, aveva quindi deciso di rispondere affermando che l’Italia era disposta a discutere sulle forme di garanzia, ma non avrebbe potuto accettare la proposta di una commissione d’inchiesta per accertare una questione che l’ONU aveva ormai definito e opponendo il ricorso ad un organo giurisdizionale, quale la Corte dell’Aja, previsto dalla Carta e dalla mozione dell’ONU nonché dalla Convenzione di Strasburgo. Tuttavia, disse Fanfani, «il ripetersi e l’estendersi anche fuori della Provincia di Bolzano dalle due parti del confine italo-svizzero di attentati, preannunciati in oscure minacce e previsioni già nei giorni scorsi nelle parole di esponenti politici austriaci, ha indotto martedì 11 corrente il Governo a sospendere la risposta alla nota suddetta e a inviare in sua vece una formale protesta. Le misure di sicurezza già prese in Alto Adige sono state frattanto estese ai nuovi settori minacciati dai dinamitardi. Per i cittadini austriaci che vengono in Italia e per gli italiani che si recano in Austria è stato ripristinato l’uso del passaporto con il visto. Alcuni cittadini austriaci residenti a Bolzano sono stati accompagnati alla frontiera per misure di sicurezza ed altri bene identificati e residenti in Austria saranno respinti se si presenteranno alla nostra frontiera. Con le misure già prese e con tutte le altre che si renderanno necessarie continueremo a difendere la tranquillità nella Provincia di Bolzano, al cui ordinato benessere secondo la Costituzione proseguiremo a provvedere. La sicurezza e l’ordine del nostro paese ispirerà ogni azione del Governo sia per quanto riguarda l’interno sia per le relazioni con i nostri vicini. Mentre invitiamo i cittadini italiani di lingua tedesca ad aver fiducia nell’equità e nello spirito democratico dello Stato, ammoniamo chicchessia a non contare su un inesistente spirito di rinunzia al rispetto della legge da parte delle autorità nazionali, ed avvertiamo che non è possibile fare coesistere una attività intimidatrice e violenta con buone relazioni e ricerca di pacifiche intese»(4).

Con la nuova legislatura, l’11 ottobre 1963 il Ministro degli Affari Esteri Piccioni, nel discorso di presentazione del bilancio del Ministero, espose nuovamente, in termini sostanzialmente simili, la posizione del Governo, in particolare sul problema dell’ordine interno e degli attentati, in vista dell’imminente incontro di Ginevra. Il Ministro richiamava la risoluzione dell’ONU del 31 ottobre 1961, che al terzo punto invitava «i due governi a non compiere atti che possano compromettere le loro buone relazioni reciproche» e affermava che il comportamento dell’Austria non era conforme a tale invito, sia per le accuse rivolte alla magistratura italiana, sia per l’insufficiente sorveglianza sulla frontiera con l’Italia, che non era tale «da costituire un serio ostacolo al passaggio dei terroristi e del loro materiale bellico in territorio italiano», giungendo a dire che «[l]’asilo politico accordato ai terroristi non putrasformarsi in una base per le attività illecite senza implicare una violazione delle norme internazionali». Piccioni quindi dichiarche i lavori della Commissione Rossi stavano per concludersi e che sulla base della relazione il Governo avrebbe studiato le sue proposte, augurandosi che da esse potesse «scaturire l’eliminazione di ogni ragionevole motivo di contrasto sull’applicazione degli accordi De Gasperi-Gruber, e che la maggioranza delle stesse popolazioni altoatesine di lingua tedesca trovi sodisfacenti le nuove misure che il Governo di domani adotterà a loro riguardo per migliorare ulteriormente il loro attuale regime»(5).

Dopo la formazione del Governo Moro, il 12 dicembre 1963 il nuovo Presidente del Consiglio pronunciil discorso programmatico alla Camera, nel quale si limita dichiarare: «Per quanto riguarda poi l’Alto Adige il Governo, nel pieno rispetto dei diritti dell’Italia, favorirà la giusta e pacifica convivenza delle popolazioni di lingua italiana e tedesca e dei ladini, tra l’altro utilizzando tempestivamente le conclusioni della Commissione dei 19 per assicurare tranquillità e fiducia nella regione»(6). A seguito della conclusione dei lavori della Commissione dei diciannove, al momento dell’avvio di quella che si riteneva sarebbe stata la conclusione della vertenza, il Presidente del Consiglio Moro pronunciil 6 agosto 1964 il suo vero primo discorso sulla questione dell’Alto Adige, indicando le direttive a cui si sarebbe poi attenuto fino all’incontro di Copenaghen. Moro anzitutto precische i «contatti» in corso fra l’Italia e l’Austria «non mirano affatto alla conclusione di un nuovo accordo internazionale». Basandosi sul programma dei quattro partiti di Governo, secondo cui da parte italiana si intendeva utilizzare le conclusioni della relazione dei Diciannove per assicurare la tranquillità e la fiducia nell’Alto Adige, il sondaggio che era in corso in quel momento a Ginevra tendeva «ad accertare se, ove certe misure siano autonomamente decise dal Governo di Roma, si possa nello stesso tempo realizzare la cessazione della controversia con l’Austria»: dunque, l’impostazione che avrebbe in seguito portato alla conclusione della vertenza. Con i «contatti» con l’Austria, come Moro con precisione li definiva, non riconoscendo l’esistenza di un negoziato fra governi, il Governo non intendeva infatti discostarsi dallo «spirito dell’azione intrapresa all’interno», dunque di risolvere un problema nazionale, ma intendeva assicurare che tale azione interna consentisse anche di chiudere la «controversia internazionale». L’istituzione della Commissione dei diciannove non aveva cancellato la necessità di trovare una soluzione alla controversia italo-austriaca, che la risoluzione dell’ONU del 30 novembre 1961 aveva invitato le parti a perseguire. In ogni caso, Moro assicurava il Parlamento che, nei contatti con l’Austria, il Governo non aveva receduto né intendeva recedere «dal nostro punto di vista, pivolte espresso, circa l’applicazione da parte italiana dell’accordo De Gasperi-Gruber: e voglio ribadire che, dal punto di vista italiano, la cessazione della controversia non dovrà comportare l’assunzione di obblighi internazionali maggiori di quelli risultanti dallo stesso accordo di Parigi»(7).


1 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta del 2 agosto 1960,p. 16124.


2 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta pomeridiana del 6 ottobre 1960, p. 17225.


3 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta del 3 febbraio 1961, pp. 19092-19102.


4 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta del 13 luglio 1961, pp. 23013-23014.


5 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura IV, Discussioni, seduta antimeridiana dell’11 ottobre 1963, pp. 2741-2742.


6 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura IV, Discussioni, seduta del 12 dicembre 1963, p. 3954.


7 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura IV, Discussioni, seduta del 6 agosto 1964,pp. 8966-8967.

2. Criteri di edizione

2.1. Criteri generali. Lo scopo del volume è limitato alla ricostruzione delle decisioni del Governo italiano nei rapporti con l’Austria per la gestione del problema altoatesino. La documentazione pubblicata è tratta dall’Archivio Storico-Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e pertanto riguarda essenzialmente le trattative fra il Ministero degli Esteri italiano e quello Federale austriaco e solo indirettamente anche il ruolo e l’azione del Presidente del Consiglio o di altri Ministeri. Tali limitazioni sono rilevanti, nel periodo qui considerato, in specie per la fase compresa fra l’istituzione della Commissione di studio per il problema dell’Alto Adige e la pubblicazione della sua relazione finale, la fase durante la quale venne compiuto il tentativo di riportare la gestione della vertenza sul piano interno e – come diremo in seguito – tale gestione sfuggì pressoché in modo completo al Ministero degli Affari Esteri. Per quanto riguarda la politica svolta da altri governi, anzitutto dal Governo Federale austriaco e da quelli che avevano maggiore influenza, soprattutto nella fase dei due ricorsi austriaci all’ONU, in particolar modo quello degli Stati Uniti, la documentazione si prefigge unicamente lo scopo di illustrare le informazioni sulla condotta e l’interpretazione delle intenzioni di quei governi e non la ricostruzione della politica da essi svolta.

2.2. Periodizzazione. Diversamente da quanto indicato nell’Introduzione al volume La questione dell’Alto Adige/Sdtirol: Lo sviluppo della controversia 1964-1969, si è ritenuto necessario – allo scopo di conferire unitarietà e completezza ai volumi in cui si è ripartita la documentazione – modificare la periodizzazione. La lettera di Raab del 18 giugno 1960, che è stata individuata come dies a quo del volume, chiude la lunga fase dei negoziati bilaterali aperti dal memorandum austriaco dell’8 settembre 1956, e apre quella dell’internazionalizzazione della controversia, che comprende i due ricorsi austriaci all’ONU. La seconda risoluzione dell’ONU, adottata il 28 novembre 1961, chiude, in sostanza, la fase multilaterale, mentre la nomina, da parte del Ministro dell’Interno, il 1° settembre precedente, della Commissione di studio dà avvio al tentativo italiano di riportare la controversia sul piano interno, tentativo che si prolunga fino alla pubblicazione del rapporto finale della Commissione, il 10 aprile 1964. Da tale momento si ritorna all’impostazione bilaterale, caratterizzata dalle riunioni della Commissione paritetica, che doveva preparare la soluzione della vertenza, parallelamente alla prosecuzione delle trattative sul piano interno con i rappresentanti altoatesini. Il dies ad quem del volume è stato pertanto individuato nella conclusione, alla fine di novembre 1964, dei colloqui Gaja-Kirchschläger che ebbero luogo all’indomani della quinta sessione dei lavori della Commissione mista (o paritetica) di esperti (la «Commissione di esperti per l’Alto Adige»), nominata dai due governi a seguito della decisione assunta nell’incontro Saragat-Kreisky a Ginevra del 25 maggio 1964. In realtà la fase successiva, della «conclusione della controversia», caratterizzata dal «doppio binario» parallelo, interno e bilaterale, era destinata a durare ancora un intero quinquennio, fino al novembre 1969.

2.2.1. Il primo ricorso all’ONU: dal 18 giugno al 31 ottobre 1960 e la prima risoluzione n. 1497 (XV). La lettera del 18 giugno 1960 del Cancelliere austriaco Julius Raab al Presidente del Consiglio italiano Tambroni conteneva la prima indicazione che secondo il Governo di Vienna esisteva una «differenza di opinione fondamentale» per la quale era competente l’ONU (D. 1). La comunicazione faceva seguito al promemoria del Governo italiano del 23 maggio, con il quale esso aveva dichiarato la disponibilità a deferire la questione dell’esecuzione dell’accordo di Parigi alla Corte prevista nella convenzione di Strasburgo del 1957. È quindi da questa comunicazione che pufarsi datare – come commentl’Ambasciatore a Vienna Guidotti – «la conclusione ben netta della fase diplomatica nella questione dell’Alto Adige» e il passaggio alla fase multilaterale della vertenza.

Con la lettera di Tambroni a Raab del 22 giugno e con quella di Guidotti a Kreisky del 25, entrambe consegnate dall’Ambasciatore a Vienna in occasione dei colloqui che ebbe il 25, il Governo italiano comunicò la proposta ufficiale di «deferire consensualmente alla Corte Internazionale di Giustizia la controversia relativa all’esecuzione da parte italiana dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946» (DD. 3 e 5). Il Ministro degli Esteri austriaco si dichiarsubito contrario alla proposta e il 28 giugno il Consiglio dei Ministri decise di proporre il ricorso all’ONU, decisione che Kreisky spiegequivalere implicitamente al rifiuto della proposta italiana (D. 7). Il ricorso austriaco venne depositato a New York il 6 luglio, con una lettera di Kreisky al Segretario Generale dell’ONU datata 23 giugno, come notOrtona «ante-datata in modo tale da spiegare ad ogni buon fine l’assenza, nel documento accluso alla lettera stessa, di una qualsiasi menzione della formale proposta italiana di un ricorso consensuale all’Aja» (DD. 13 e 18). Del resto, era pacifico che la decisione di ricorrere all’ONU fosse stata presa solo il 28 giugno, e quindi che la lettera al Segretario Generale non potesse essere antecedente a tale decisione (D. 35). Solo il 14 luglio Kreisky rispose alla lettera del 25 giugno, spiegando che la questione del Sud Tirolo era una controversia politica, in quanto «la richiesta presentata da parte austriaca all’Italia per la concessione di una autonomia alla odierna Provincia di Bolzano non deriva soltanto dall’Accordo Gruber-De Gasperi, ma è stata fatta valere per la prima volta già poco dopo il distacco del Tirolo del Sud» e che il Governo Federale il 28 giugno aveva deciso di ricorrere all’ONU (D. 19).

La documentazione sul primo ricorso austriaco all’ONU si concentra su tre argomenti principali: la decisione di non opporsi all’iscrizione del ricorso all’ordine del giorno; i negoziati per modificare la «dizione» dell’item; i negoziati per il testo della risoluzione.

Per quanto riguarda il primo argomento, si è già segnalato che il Governo italiano decise immediatamente di non opporsi all’iscrizione, giudicando improbabile il successo su questa strada e piopportuno concentrare gli sforzi per neutralizzare il tentativo austriaco. La decisione, in effetti già presa, venne quindi ufficialmente condizionata all’appoggio degli Stati Uniti e degli altri alleati a una modifica della formulazione dell’item così come indicato nel ricorso, nel quale si parlava del «problema della minoranza austriaca in Italia». Nonostante la decisione già presa, pertanto, il 24 vennero inviate istruzioni a tutte le Rappresentanze presso paesi membri dell’ONU di comunicare che il Governo italiano era orientato a opporsi all’iscrizione e di chiedere l’appoggio dei rispettivi governi (D. 36). Dopo aver raccolto le prevedibili risposte negative, l’11 settembre Segni invidelle nuove istruzioni di comunicare che il Governo italiano aveva deciso di rinunciare a provocare una votazione sull’iscrizione, ma che si attendeva il pieno appoggio dei governi amici nella discussione dell’argomento e, in primo luogo, sulla modifica della formulazione del punto da iscriversi all’ordine del giorno (D. 44). Si è quindi pubblicata la documentazione pirilevante sugli intensi negoziati per la formulazione dell’argomento all’ordine del giorno, conclusasi finalmente, grazie alla proposta canadese e all’appoggio britannico, il 23 settembre, con una formulazione giudicata positivamente dal Governo italiano (D. 53 e note 2 e 3 e D. 56). L’Assemblea Generale, quindi, nella seduta plenaria del 13 ottobre decise di riferire l’item alla Commissione Politica Speciale, che la esaminnelle sedute dal 18 al 27 ottobre.

Si aprì quindi la trattativa nella Commissione Politica Speciale sul testo della risoluzione. Dell’abbondante documentazione su tali trattative si sono selezionati i documenti che danno conto degli obiettivi a cui si decise di puntare, risultanti dal telegramma di Segni a Fanfani del 22 ottobre (D. 63) e dalla risposta di Fanfani del 24 (D. 64 e nota 4), e dei rapporti con i governi e gruppi di governi sui quali si concentril maggiore sforzo diplomatico, in particolare il gruppo degli «amici latino-americani», Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay ed Uruguay, che il 25 ottobre presentarono il testo di risoluzione concordato con la delegazione italiana e condussero la discussione sostenendone le ragioni, ai quali si aggiunsero in un momento successivo la Bolivia, Ceylon, Cuba, Cipro, la Danimarca, l’Ecuador, il Ghana, l’India, l’Iraq, l’Irlanda, la Giordania e il Messico; infine il 27 ottobre l’Argentina propose un emendamento appoggiato anche dal Canada e dalla Norvegia e la risoluzione venne approvata in quella seduta (DD. 65-72 e 76)8. Alla fine del dibattito, inoltre, Segni inviò un particolare ringraziamento al Segretario di Stato americano, Herter (D. 80). Dopo l’approvazione unanime da parte della Commissione Politica Speciale, il 31 la risoluzione n. 1497 (XV) venne approvata dall’Assemblea.

2.2.2. Gli incontri bilaterali successivi alla prima risoluzione (1° novembre 1960-18 luglio 1961): gli incontri di Milano, Klagenfurt e Zurigo. Dopo la conclusione della discussione all’Assemblea dell’ONU e a seguito della nota verbale austriaca, consegnata da Kreisky a Guidotti il 17 novembre, con la quale il Ministero degli Esteri austriaco proponeva di avviare le trattative previste nella risoluzione dell’ONU del 31 ottobre (D. 87), venne tenuta una riunione interministeriale a Villa Madama, il 18 novembre, con la partecipazione del Presidente del Consiglio, On. Fanfani, del Vice Presidente Piccioni, dei Ministri Segni, Pella e Scelba, del Segretario della Democrazia Cristiana Moro e del Sottosegretario agli Esteri Russo, e alla presenza del SegretarioGenerale,GrazziedelDirettoreGeneraledegliAffariPoliticidelMinisterodegli Esteri, Straneo. Nella riunione venne concordata l’opportunità «dell’iniziativa italiana, di proporre per primi all’Austria la ripresa dei negoziati per la questione dell’Alto Adige, sulla base della nota risoluzione delle Nazioni Unite in data 31 ottobre [1960]» e venne deciso «che per dare nuova prova della nostra buona volontà (anche ai fini di sfruttarla poi in sede internazionale) si accetta il punto 1° dell’iter austriaco, cioè l’incontro preliminare dei due Ministri degli Esteri» e che in tale occasione si sarebbero stabilite le modalità per le successive trattative, senza avanzare preclusioni nei confronti di «determinati membri della Delegazione austriaca», in particolare riguardo al Segretario di Stato Gschnitzer. Nella riunione, inoltre, il Presidente del Consiglio conferì l’incarico di gestire le trattative al Vice Presidente del Consiglio Piccioni, il quale avrebbe convocato «una speciale Commissione, composta dall’Ufficio Regioni, dai rappresentanti del Ministero degli Esteri e dell’Interno ed eventualmente di altri Dicasteri, man mano che ciò si ritenesse necessario». Infine, Piccioni fu incaricato anche dei contatti da prendere con esponenti dei partiti alto-atesini (D. 88). Queste ultime decisioni sono in contrasto con lo sviluppo successivo della gestione della questione, in quanto, a partire dalla nomina della Commissione dei diciannove da parte del Ministro dell’Interno, venne meno il coordinamento generale delle trattative della Vice Presidenza del Consiglio, sia per quelle sul piano bilaterale, affidate al Ministero degli Affari Esteri, sia per quelle sul piano interno, condotte dal Ministero dell’Interno e dalla Presidenza del Consiglio.


8 Vedi THe Status of THe German-Speaking Element in THe Province of Bolzano (Bozen). Implementation of THe Paris Agreement of 5 September 1946, Report of THe special Political Committee (Rapporteur: Mr. Angel Sanz Briz (Spain), in United Nations, General Assembly, XV Session, Agenda item 68, A(4553) del 28 ottobre 1960.

Come deciso nella riunione interministeriale, Segni diede istruzioni all’Ambasciatore a Vienna di dichiarare la disponibilità dell’Italia a un incontro a livello di Ministri degli Esteri, che si sarebbe potuto tenere a Parigi nei giorni fra il 16 e il 18 dicembre (D. 91). In effetti, si avviarono quelli che possiamo definire i «pre-negoziati», culminati nell’incontro a Parigi fra Segni e Kreisky del 14 dicembre (D. 106), sulle modalità dei futuri incontri bilaterali, se cioè queste dovessero iniziare con un colloquio fra i Ministri degli Esteri ovvero fra funzionari per «preparare il terreno», prevalendo la richiesta austriaca nel primo senso. Inoltre la documentazione dà conto del lavoro preparatorio da parte italiana, in modo particolare le notizie che si ebbero sugli orientamenti della controparte e le decisioni conseguenti. In questa fase si rivelimportante il contributo dell’Ambasciatore degli Stati Uniti a Vienna, MatTHews, che riferì sul risultato dei suoi colloqui con Kreisky (D. 95). Inoltre il Console Generale a Innsbruck, Bellia, fu in grado di fornire notizie precise sulla riunione che ebbe luogo nella Landhaus del capoluogo tirolese il 23 gennaio 1961, fra i rappresentanti della Sdtiroler Volkspartei e quelli del Land Tirol, che avrebbero fatto parte della delegazione austriaca all’incontro di Milano, nell’ambito della serie di consultazioni – con la partecipazione anche del Governo Federale – che si svolsero prima di tutti gli incontri bilaterali per definire la posizione dell’Austria (D. 114). Nella riunione i rappresentanti altoatesini relazionarono i tirolesi sui contatti avuti a Roma con la Presidenza del Consiglio e con la Direzione della Democrazia Cristiana, dai quali era risultato che «l’Italia sarebbe semplicemente disposta ad allargare, per Bolzano, l’attuale quadro dell’autonomia provinciale ma non acconsentirebbe al distacco dell’Alto Adige dal trentino». Da queste informazioni conseguì la decisione di irrigidire la posizione austriaca sulla richiesta dell’autonomia regionale per la sola Provincia di Bolzano(9).

Le decisioni italiane sulla condotta del negoziato risultano dalla lettera di Segni a Fanfani del 24 gennaio 1961 (D. 113). Sulla base di tali decisioni si svolse l’incontro di Milano fra Segni e Kreisky del 27-28 gennaio, di cui si pubblica il verbale italiano

(D. 115; vedasi anche il telespresso circolare di Straneo del 2 febbraio 1961, D. 119 e l’analisi dell’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, D. 123), alla fine del quale, come recita il comunicato congiunto, «[p]recisati gli attuali punti di vista, dalle due Delegazioni si è constatata la loro inconciliabilità».


9 Nella documentazione reperita non risultano altre notizie sui contatti diretti interni, fra Governo e rappresentanti dell’Alto Adige.

All’incontro di Milano fece seguito la presentazione del promemoria austriaco del 1° febbraio 1961 (D. 118), che Kreisky spiegall’Ambasciatore italiano rappresentare la «battuta iniziale nella nuova fase di negoziato», che conteneva delle «richieste massime, sulle quali si putrattare» (D. 120; si vedano anche l’appunto di Segni del 6 febbraio 1961, D. 124 e l’appunto della Segreteria 10A, D. 125). A completamento dell’incontro, come si era stabilito, gli austriaci presentarono un promemoria contenente le proposte da essi presentate verbalmente a Milano (D. 130) e il Governo italiano presentun documento contenente le proprie proposte discusse in quell’occasione

(D. 134), a cui replicuna nuova nota verbale austriaca del 25 aprile (D. 135).

In previsione del nuovo incontro, il 1° marzo si tenne un incontro a Innsbruck fra Kreisky ed esponenti sia tirolesi che altoatesini, sul quale il Console Generale fu in grado di fornire precise indicazioni al Ministero. Secondo tali informazioni, nella riunione si era «convenuto di non deflettere dalla richiesta dell’autonomia integrale per la sola Provincia di Bolzano, di far tutto il possibile per trascinare nuovamente l’Italia al tavolo delle trattative onde far risaltare, ove non venisse accolta la richiesta d’autonomia, il nuovo insuccesso di esse. Sarebbe così possibile all’Austria far constatare, all’interno e all’estero, l’inutilità di ulteriori negoziati. Si passerebbe poi alla seconda fase: agitare la questione altoatesina in campo internazionale proponendo rumorosamente quanto è previsto dalla risoluzione dell’ONU ma trascurando il ricorso alla Corte dell’Aja. Vale a dire tutto quanto poTRà difficilmente trovare consenziente l’Italia. Ultimo obiettivo resterebbe naturalmente quello di ritornare alle Nazioni Unite. Ogni illusione sulla possibilità di un pielastico atteggiamento tirolese e della Volkspartei altoatesina sembrerebbe ingiustificata, secondo l’unanimità dei giudizi locali» (D. 128).

Sulla base di questi preparativi, assai poco incoraggianti, si svolse l’incontro fra Kreisky e Segni a Klagenfurt del 24-25 maggio, sul quale si pubblica il verbale italiano (D. 143). Dal punto di vista italiano, come osservò il Direttore degli Affari Politici, Fornari, con l’incontro si era «raggiunto l’obiettivo indicato dal Comitato dei Ministri tenutosi a Villa Madama il 22 maggio 1961, cioè quello di tentare un ulteriore sviluppo alla fase dei negoziati bilaterali, devolvendo ad un gruppo di esperti italo-austriaci l’esame della materia in discussione» (D. 144). Si trattava della proposta discussa a Klagenfurt di attribuire la soluzione dei problemi a un «comitato di esperti» (D. 143). Facendo seguito a quanto discusso a Klagenfurt, nel mese di giugno si svolsero gli incontri a Zurigo fra le due delegazioni di esperti per preparare il successivo incontro fra i ministri, previsto per il 24 giugno, sui cui lavori si pubblicano i telegrammi inviati dal delegato italiano, Grazzi (DD. 149, 150, 153, 157 e 166).

Nella notte fra l’11 e il 12 giugno, immediatamente prima delle riunioni di esperti, vi fu una serie di attentati a Bolzano e in altre zone dell’Alto Adige, che distrussero alcune decine di tralicci dell’alta tensione e provocarono la morte del dipendente dell’ANAS Giovanni Postal, prima vittima degli attentati altoatesini. Nonostante gli attentati, le riunioni del comitato di esperti proseguirono ugualmente dal 13 al 17 giugno e da parte italiana si ritenne che essi fossero da attribuire a gruppi che intendevano interrompere le trattative e premere per un nuovo ricorso all’ONU, pressioni che si erano accentuate a seguito dell’arresto di Viktoria Stadlmayer (D. 152). Quindi, come previsto, il 24 giugno 1961 si svolse anche l’incontro fra Segni e Kreisky a Zurigo, di cui si pubblica il verbale italiano (D. 167). L’incontro si aprì con la contestazione, da parte italiana, sui recenti attentati, in merito ai quali risultava chiaro «che l’attività terroristica risponde ad una volontà direttiva che supera anche i confini dello Stato italiano» e che «incitamenti, istigazioni ed incoraggiamenti sono stati fatti anche in pubblico da personalità responsabili»; e, da parte austriaca, sull’azione repressiva delle forze dell’ordine italiane, inviate in Alto Adige «allo scopo di intimidire le popolazioni». Alla fine dell’incontro Kreisky, constatando che esisteva «una differenza di opinioni insormontabile», propose di «affidare ad una commissione di esperti internazionali conosciuti l’incarico di chiarire la situazione esistente in Alto Adige», mentre Segni ribadì la posizione italiana, che in caso di mancato raggiungimento di una soluzione si dovesse adire la Corte internazionale dell’Aja e Kreisky, infine, avvertì che se non si fosse trovato un accordo sul «mezzo pacifico», l’Austria si sarebbe rivolta al Segretario Generale dell’ONU. A seguito dell’esito dell’incontro, dunque, la questione che rimaneva da discutere era la scelta del «mezzo pacifico» a cui aveva fatto riferimento la risoluzione dell’ONU. Il Governo austriaco, con la nota verbale del 4 luglio, dichiardi considerare chiusa la fase delle trattative bilaterali e, sul secondo punto della risoluzione dell’ONU, propose di istituire una Commissione internazionale di inchiesta per «l’accertamento dei fatti e delle circostanze essenziali esistenti nel Tirolo del Sud», sulla base della Convenzione per l’eliminazione pacifica delle controversie internazionali dell’Aja del 18 ottobre 1907 (D. 175).

2.2.3. Il secondo ricorso all’ONU (18 luglio-30 novembre 1961): il negoziato sul «mezzo pacifico» e la risoluzione n. 1661 (XVI). Come ormai previsto, il 19 luglio Waldheim comunicall’Ambasciatore italiano a Vienna che il Consiglio dei Ministri il giorno precedente aveva conferito al Ministro degli Esteri il mandato di inviare la lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite per l’iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea della questione dello status della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano e dell’attuazione della risoluzione n. 1497 (XV) dell’Assemblea Generale, dunque dell’individuazione del «mezzo pacifico» per la soluzione della controversia (DD. 185 e 186), con l’obiettivo, come scrisse il Capo della Rappresentanza presso l’ONU, Zoppi, di internazionalizzare la questione, uscendo quindi dall’ambito dei negoziati bilaterali (D. 187).

Al Governo italiano, tuttavia, già all’inizio di agosto pervennero varie indicazioni nel senso che il Governo austriaco si trovava in una fase di difficoltà interna, anche in relazione alle vicende della questione del Sud Tirolo: in tal senso si espressero sia Waldheim (D. 189) sia Kreisky in un colloquio con Martino del 1° agosto, a seguito delle decisioni del Consiglio dei Ministri, svoltosi in sua assenza, il 28 luglio, nel quale erano state proibite le manifestazioni del Bergisel Bund a Innsbruck e, quindi, del timore che il dibattito all’ONU si trasformasse in un «processo a responsabilità austriache» nelle vicende degli attentati (D. 191). Alla fine di agosto, quando ormai si era delineato concretamente il «nuovo corso», rappresentato dall’istituzione della Commissione dei diciannove e quindi della trattativa «interna», venne ipotizzata la possibilità di un ritiro da parte austriaca del ricorso (DD. 194 e 196). In tal senso si espresse il Rappresentante all’ONU, Zoppi, quando ebbe dalla stampa notizia dell’istituzione della Commissione (D. 197). Tuttavia l’ipotesi venne esclusa da Kreisky nel colloquio che ebbe con Martino il 6 settembre (DD. 201 e 203). Visto, per, che il Governo austriaco auspicava di rinviare la discussione del ricorso a dopo la conclusione delle trattative interne, il Governo italiano comunicche, mentre non intendeva opporsi all’iscrizione, non avrebbe perappoggiato alcun rinvio e, anzi, intendeva anticipare la discussione, con l’intenzione di far rilevare negativamente la condotta dell’Austria e le «responsabilità austriache per [il] terrorismo» (DD. 205 e 206). Il 18 settembre il Governo italiano rimise a quello austriaco una nota nella quale esponeva la propria posizione sul nuovo ricorso all’ONU, che aveva interrotto le trattative, e faceva riferimento all’istituzione della Commissione di studio interna sul problema dell’Alto Adige (D. 208).

Questi contatti preparatori spiegano i due colloqui fra Segni e Kreisky a New York, il 21 e 22 settembre, nel corso dei quali il Ministro degli Esteri austriaco presentun appunto contenente una proposta informale, secondo la quale, nell’ipotesi di una conclusione positiva dei lavori della Commissione dei diciannove, le decisioni di questa avrebbero dovuto essere oggetto di un protocollo italo-austriaco, mentre in quella di un mancato accordo, ci si sarebbe dovuti accordare sul «mezzo pacifico», con il deferimento della questione a una Commissione arbitrale e di conciliazione (DD. 211 e 213; vedi anche DD. 214 e 215). Al primo appunto fece seguito un ulteriore promemoria, comunicato dal Direttore degli Affari Politici del Ministero degli Esteri austriaco, Wodak, che precisava la funzione della Commissione di conciliazione e di arbitrato e la relativa procedura (D. 218). Da parte italiana venne predisposto un appunto con cui si formulavano le controproposte sulla Commissione di conciliazione, trasmesso da Segni a Fanfani (D. 219 e Allegato e D. 222). Il 12 ottobre Waldheim consegnun appunto con una ulteriore proposta per la «Commissione per il componimento del conflitto» (D. 226, nota 2); un’altra proposta venne consegnata da Kreisky a Martino il 23 ottobre (D. 229). Il Ministero degli Esteri consegnun nuovo promemoria all’Ambasciata d’Austria il 9 novembre nel quale venivano posti quesiti riguardanti la posizione austriaca sulla Commissione, in particolare sul fatto che essa dovesse pronunciarsi secondo diritto (D. 244), a cui il Governo austriaco decise di accedere riconoscendo la natura giuridica della controversia, con il promemoria del 13 novembre (DD. 247 e 248). Il tentativo, che da parte italiana venne ritenuto strumentale (DD. 232 e 233), non porta una positiva conclusione e la delegazione italiana all’ONU si predispose alla discussione, prevista per l’inizio di novembre (DD. 224, 225, 227 e 234).

Il dibattito nella Commissione Politica Speciale, sedicesima sessione, dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sullo «status dell’elemento di lingua tedesca nella Provincia di Bolzano», iniziil 15 novembre con un lungo intervento di Kreisky(10), che premetteva di aver dichiarato, all’apertura dei negoziati con l’Italia nell’incontro di Milano, «THat a truly satisfactory solution of THe SouTH Tyrol problem could be achieved only by application of THe principles of THe right of sef-determination», per giungere alla conclusione che «[n]o agreement having been reached in THe substantive negotiations, Austria had proposed THat consideration should be given to applying THe provisions of operative paragraph 2 of General Assembly resolution 1497 (XV), and in THat connexion had proposed THe establishment of an international commission of inquiry to study THe facts and conditions on THe spot», mentre il Governo italiano aveva proposto il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia. Il giorno seguente vi fu la replica di Segni(11), il quale, dopo aver ripercorso le trattative, dichiarche, dopo la nota verbale austriaca del 4 luglio – che rigettava le offerte italiane considerando chiusa la fase dei negoziati mentre il Governo italiano si preparava a proseguire le trattative basandosi sulla nota verbale austriaca – vi era stato un nuovo scoppio di violenza, concludendo: «THat wave of violence, which had followed intense terrorist activity, had compelled THe Italian Government immediately to cope wiTH THe situation, and to charge Austria wiTH THe responsibility for it»: dunque, il Governo italiano collegava l’interruzione delle trattative e il nuovo ricorso al terrorismo. In sostanza Segni accusil Governo austriaco di aver violato la risoluzione 1497 dell’ONU, a cui si rivolgeva per la seconda volta. Il dibattito quindi proseguì il 21 e il 22 novembre.


10 United Nations, General Assembly, 16TH Session, Special Political Committee, 289TH meeting, Wednesday, 15 November 1961, pp. 149-150.

Al di là dei discorsi, la maggiore attenzione fu assorbita dalle trattative con le delegazioni potenzialmente favorevoli per la definizione della risoluzione. A tal fine il Governo italiano ottenne soprattutto l’appoggio degli Stati Uniti e del Regno Unito, che presentarono un progetto di risoluzione, insieme anche alla Francia, e premettero per la sua adozione, con l’appoggio di altre 14 delegazioni (Argentina, Cile, Cipro, Grecia, Guatemala, India, Indonesia, Irlanda, Panama, Per, Svezia, RAU, Uruguay e Yemen), respingendo il progetto presentato, d’accordo con il Governo austriaco, da India, Cipro e Indonesia, e ottenendo il 28 novembre l’approvazione all’unanimità della risoluzione n. 1661 (XVI) (D. 251). La conclusione del dibattito, in definitiva, fu considerata da parte italiana come «del tutto consona alle nostre aspettative», come osserv, facendone il bilancio, Zoppi (D. 253; per una descrizione dettagliata del dibattito e sulla preparazione della risoluzione si veda soprattutto DD. 254 e 255).

2.2.4. L’istituzione della Commissione di studio (o dei diciannove) (1° settembre 1961-10 aprile 1964). All’indomani della presentazione del secondo ricorso austriaco all’ONU l’Ambasciatore a Vienna, Martino, ebbe a suggerire di aprire una «terza via», quella delle trattative dirette con gli altoatesini, dunque la soluzione «interna» della controversia, adottando la proposta avanzata dal deputato della Sdtiroler Volkspartei, On. Roland Riz, nella seduta del 13 luglio 1961 della Camera dei Deputati: la nomina di una commissione parlamentare (D. 188)12.

La via della soluzione «interna» era già stata indicata dal Ministro dell’Interno, Scelba, il quale in occasione di vari incontri aveva sostenuto la necessità di trovare un accordo diretto con i rappresentanti degli altoatesini di lingua tedesca. All’indomani della «notte dei fuochi», il 13 giugno 1961, Scelba aveva indetto una riunione al


11 United Nations, General Assembly, 16TH Session, Special Political Committee, 290TH meeting,16 November 1961, pp. 151-154.


12 Sulla proposta di Riz vedi: Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta del 13 luglio 1961, p. 23029: «Due proposte – secondo la mia opinione – sarebbero meritevoli di un particolare esame e di una profonda meditazione del Parlamento e del Governo e sono certo che ella, onorevole Fanfani, abituato a trattare i problemi con concretezza, vorrà tenerne debito conto: 1°) attuare unilateralmente e sollecitamente quelle misure che il Governo italiano, tramite il suo ministro degli esteri, ebbe a proporre con le note consegnate all’Austria. Se tali misure sono state ritenute valide e legittime,è giusto e doveroso attuarle; 2°) nominare una Commissione parlamentare con l’incarico di esaminare in profondità tutto il problema in ogni suo aspetto e quindi anche la proposta di legge per l’autonomia, già da anni presentata alle due Camere, e ciper pervenire ad una soluzione che possa essere accettata da tutti. Credo infatti, onorevoli colleghi, che sia ritenuto interesse di tutti por fine con sollecitudine a tutte le questioni pendenti».

Viminale con la partecipazione di Silvius Magnago e i parlamentari della Provincia di Bolzano, Ebner, Mitterdorfer, Riz, Tinzl, Sand e Berloffa; il 18 giugno aveva poi convocato una ulteriore riunione a Bolzano con i sindaci della Provincia ed altre personalità locali, mentre venivano attuate le misure di ordine pubblico, ed aveva avuto un nuovo incontro con Magnago(13). Il 22 giugno Scelba aveva pronunciato un ampio discorso alla Camera sul terrorismo e sulle misure decise dal Governo, nel quale aveva ribadito la decisione di proseguire le trattative affermando: «Ciò che il gruppo etnico tedesco ha il diritto di chiedere a noi è che la sua posizione in Alto Adige non sia pregiudicata da interventi artificiosi dello Stato italiano, mai per altro praticati da tutti i governi che si sono succeduti dopo l’accordo De Gasperi-Gruber, tanto che oggi la posizione del gruppo etnico tedesco, alla distanza di 15 anni da quell’accordo, è divenuta piforte. E in questa politica il Governo intende proseguire, a meno che gli agitatori altoatesini e i loro ispiratori, mettendo in continuo pericolo la sicurezza di una provincia di confine e mantenendo nel timore permanente le popolazioni, non ci convincano, in futuro, anche contro ogni nostra buona volontà, del contrario»(14). Dopo il nuovo ricorso austriaco all’ONU, il 24 luglio, Scelba incontri cinque parlamentari della SVP e propose loro l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta, riprendendo la proposta di Riz del 13 luglio. Il 14 agosto il senatore Tinzl e il deputato Mitterdorfer comunicarono l’adesione della SVP e, poco dopo, Scelba li informdella decisione di Fanfani e Moro di costituire una commissione di studio, anziché una commissione parlamentare(15).

Già il 25 luglio Waldheim, in un colloquio con l’Ambasciatore italiano, disse che aveva appreso «con soddisfazione» dei contatti che i deputati altoatesini avevano avuto con Scelba, augurandosi che si potesse trovare una «via di intesa» diretta fra Governo italiano e altoatesini, dichiarazioni che, secondo l’Ambasciatore italiano, dimostravano l’esistenza di un «grave disagio», anche sul piano internazionale, nel Governo austriaco dopo gli avvenimenti che si erano svolti in Alto Adige a seguito degli attentati e i numerosi arresti e sequestri di materiale esplosivo, specie dopo i recenti articoli sul «Neue Zrcher Zeitung» sulle responsabilità austriache

(D. 189)16. Analoghe impressioni, di una certa debolezza e di un desiderio di individuare un nuovo corso, furono poi confermate in Martino anche da Kreisky nel colloquio del 1° agosto, nel quale il Ministro auspicava che «Roma e Bolzano» raggiungessero presto un accordo, che, tuttavia, avrebbe dovuto essere consacrato in un «protocollo italo-austriaco»: delineando quindi, in sostanza, il «doppio corso» che era destinato a portare alla soluzione la controversia (DD. 191, 194 e 196).

Dai documenti risulta pertanto che l’istituzione della Commissione di studio fu un’iniziativa piuttosto austriaca e altoatesina che non italiana, e che essa dipese proprio dall’interesse austriaco, dopo la presentazione del secondo ricorso all’ONU, di


13 Sugli incontri di Scelba con gli altoatesini, sulla base delle carte Scelba conservate presso l’IstitutoLuigi Sturzo, si veda F. Scarano, Le origini della Commissione dei 19 e il suo significato, in Dialogo vince violenza. La questione del trentino Alto Adige/Stirol nel contesto internazionale, a cura di G. Bernardini e G. Pallaver, Bologna, il Mulino, 2015, pp. 240-252 e 257-262.


14 Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta pomeridiana del 22 giugno 1961, pp. 22219-22231.


15 Vedi F. Scarano, Le origini, cit., pp. 251 e 257-258.


16Vedi in particolare: Kreiskys Kurs im Stirolkonflikt. Verzicht aus Koalitionsrksichten auf eine Gewissenserforschung, in «Neue Zcher Zeitung», n. 2730, 21 luglio 1961.

riportare la questione su un binario interno, riservandosi tuttavia, in ogni caso, il diritto di «ratificare» l’accordo. All’indomani dei colloqui fra Scelba e i parlamentari altoatesini del 14 agosto, Segni prese atto del «nuovo corso» delle trattative con l’Austria, dato che erano «proprio i rappresentanti dei nostri cittadini di lingua tedesca, che han richiesto queste trattative (discorso On. Riz alla Camera dei deputati) e non possiamo deluderli in questa sostanziale sconfessione dell’Austria». L’Italia quindi avrebbe comunicato al Governo austriaco che l’iniziativa maturata all’interno induceva ad attendere il risultato della «discussione interna», ciche avrebbe automaticamente giustificato il rinvio della discussione all’Assemblea dell’ONU (D. 195).

Il 1° settembre, con un decreto del Presidente del Consiglio, di concerto con il Ministro dell’Interno, venne quindi istituita, presso il Ministero dell’Interno, la Commissione, presieduta dall’On. Paolo Rossi, «con l’incarico di studiare i problemi dell’Alto Adige e di riferirne al Governo»(17). Con questa decisione la questione dell’Alto Adige venne riportata all’interno e di fatto spostata dalla competenza del Ministero degli Affari Esteri, che non aveva alcuna rappresentanza e non venne informato sugli sviluppi e sulle proposte discusse nel suo ambito. Le informazioni che giunsero, informalmente, al Ministero sono riassunte nella lettera di Betteloni, Capo della Segreteria 10A, a Zoppi, del 30 gennaio 1962 (D. 271). All’inizio di giugno 1962, a una richiesta di delucidazioni sui lavori della Commissione, Betteloni replicdi non sapere nulla ufficialmente ma di ritenere che fossero state «prospettate formule che implicano cambiamenti dello Statuto» e che la discussione sull’autonomia era da poco iniziata

(D. 306). Replicando al promemoria austriaco del 22 maggio, in cui si affermava che i lavori della Commissione non si stavano concludendo nei tempi previsti, Piccioni scrisse a Martino che non vi era motivo per chiedere per via diplomatica notizie su una Commissione che operava sul piano interno, precisando che «la Commissione stessa non ha finora dato al Governo alcuna informazione o indicazione sull’andamento dei propri lavori» (D. 307). Con una nota dell’11 giugno il Ministro dell’Interno Taviani richiaml’attenzione del Ministero degli Esteri sul carattere e sugli scopi della Commissione, «incaricata di “studiare i problemi dell’Alto Adige e riferire al Governo”», concludendo sull’inopportunità del «tentativo di spostare su un piano diverso i lavori e le conclusioni della Commissione», precisazione alla quale il Sottosegretario agli Esteri, Russo, rispose di concordare che i lavori della Commissione si limitavano al piano puramente interno, pur osservando che, come prevedibile, il Governo austriaco avrebbe agito nell’opposto senso di internazionalizzare la Commissione, e che la posizione italiana non era priva di «una certa contraddizione» (D. 317 e nota 2). Nel promemoria che l’Ambasciatore a Vienna consegnal Ministero degli Esteri il 19 luglio 1962, in risposta a quello austriaco del 18 giugno, il Governo italiano chiariva che, per la ricerca di un accordo sulla sostanza del problema, il «processo di esame interno in Italia» non rientrava fra gli elementi rilevanti e che i lavori che si stavano svolgendo sul piano interno «non possono pertanto formare oggetto di comunicazioni al Governo austriaco, né al Segretario Generale delle Nazioni Unite» (D. 319).

In sostanza, da un lato l’istituzione della Commissione aveva – nelle intenzioni del Governo e specie in quelle del Ministro dell’Interno – l’obiettivo di trasferire la


17 Sia il Rappresentante all’ONU, Zoppi, che l’Ambasciatore a Vienna, Martino, appresero dalla stampa l’istituzione della Commissione (DD. 197 e 200).

soluzione del problema sul piano puramente interno, negando quindi una funzione sul piano internazionale della Commissione di studio; dall’altro il Governo italiano affermava sul piano internazionale che i negoziati bilaterali dovevano attendere le conclusioni della Commissione, prestando il fianco alla contestazione dell’esistenza di una contraddizione. La Commissione di studio concluse i suoi lavori – dei quali poca o nessuna conoscenza si ebbe al Ministero degli Affari Esteri, fino all’ottobre 1963 – solo nei primi mesi del 1964 e il 10 aprile il Prof. Rossi consegnal Presidente del Consiglio la relazione finale, destinata, come vedremo più avanti, a costituire la base di partenza dei negoziati sia interni che bilaterali, con l’istituzione della Commissione di esperti italo-austriaca.

2.2.5. I rapporti bilaterali successivi alla seconda risoluzione dell’ONU (1° dicembre 1961-25 maggio 1964): gli incontri Piccioni-Kreisky di Venezia (31 luglio 1962) e di Ginevra (23 ottobre 1963). Lo scontro nella Commissione Politica Speciale, la mancata intesa sul «mezzo pacifico», l’istituzione della Commissione di studio e quindi l’attesa di un accordo in quella sede, che ci si attendeva sarebbe venuto alla luce in un tempo breve e che, secondo il Governo austriaco, avrebbe dovuto essere consacrato in un «protocollo» italo-austriaco, aprirono una lunga pausa nei rapporti bilaterali, destinata a protrarsi fino all’incontro di Venezia del 31 luglio 1962 e, in effetti, dopo quell’incontro, di contenuto interlocutorio, fino all’ottobre 1963 ed alla formazione del primo Governo Moro, il 5 dicembre 1963 e alla successiva pubblicazione della relazione della Commissione consultiva, il 10 aprile 1964, che avrebbe costituito l’avvio della nuova fase dei negoziati.

Il dibattito a New York, per quanto riguardava il problema del terrorismo, non aveva messo in seria difficoltà – come esso aveva probabilmente temuto – il Governo austriaco; ma, d’altra parte, a Vienna ci si era anche resi conto che da New York non sarebbe venuta una soluzione ad esso favorevole. Pertanto, come giudicava Martino, appariva «assai probabile che da parte austriaca non si avrà per ora intenzione di riprendere le conversazioni prima della conclusione dei lavori della Commissione Rossi» (D. 263). In effetti, dopo le dimissioni del Governo Fanfani III, il 2 febbraio 1962 e il nuovo incarico allo stesso Fanfani, con la formazione del Fanfani IV, anch’esso con Segni agli Affari Esteri fino al maggio 1962, l’8 marzo Kreisky consegnò a Martino un aide memoire con cui chiedeva la riapertura delle trattative (D. 275 e vedi DD. 277 e 279). Si aprì quindi una fase nella quale il Governo austriaco sollecitla ripresa delle trattative, mentre si svolgevano i lavori della Commissione di studio, i cui risultati sarebbero stati oggetto di negoziati; mentre da parte italiana si continua replicare che i lavori della Commissione si svolgevano solo sul piano interno e quindi non erano destinati ad avere ripercussioni sui rapporti bilaterali, ma che essi avrebbero dato la soluzione alla questione (D. 289). Come si spiegava nelle istruzioni ministeriali del 18 aprile: «l’atteggiamento italiano rimane quello già noto. Da un lato siamo favorevoli a quanto puservire a superare la controversia con l’Austria e quindi, in linea di massima, ai negoziati che le Nazioni Unite, accettando la nostra tesi, hanno raccomandato. Dall’altro vogliamo evitare quanto possa in qualsiasi modo interferire, direttamente o indirettamente, con lo svolgimento dei lavori della Commissione interna di Studio presieduta dall’On. Paolo Rossi» (D. 294 e vedi DD. 297 e 299). In sostanza, la po-sizione italiana era che si dovesse distinguere fra la controversia internazionale, che riguardava la contestazione da parte austriaca di non adempimento italiano all’accordo di Parigi, e quindi l’opportunità di individuare il «mezzo pacifico» per dirimere tale questione giuridica, e la ricerca di una soluzione soddisfacente sul piano interno, attraverso i lavori della Commissione di studio, che, per l’appunto, non doveva riguardare il Governo austriaco. Inoltre, il Governo italiano richiamava la risoluzione delle Nazioni Unite nella parte in cui raccomandava di non creare un clima avverso a una soluzione consensuale, e quindi la necessità che cessassero gli attentati. Indubbiamente il prolungarsi dei lavori della Commissione provocuno stallo che metteva in difficoltà la posizione assunta dal Governo italiano.

Il Governo austriaco sollecitripetutamente la ripresa dei negoziati, in particolare con il promemoria del 22 maggio (D. 303), a cui da parte italiana si repliccon una disponibilità a un incontro fra Ministri degli Esteri, che avrebbe potuto aver luogo a luglio, purché «adeguatamente preparato» (D. 310). Si svolse quindi un pre-negoziato sul contenuto del futuro incontro (DD. 311, 314, 318, 319, 320, 321, 323, 324, 325).

Sulla base dell’accordo sull’ordine del giorno si svolse quindi il previsto incontro a Venezia, il 31 luglio 1962, fra Piccioni e Kreisky, del quale si pubblica la bozza di verbale italiano (D. 326). Nel colloquio Kreisky assunse la posizione, prevedibile, che sarebbe poi stata costante da parte austriaca: propose di considerare risolti i problemi sui quali si fosse registrato un accordo unanime nella Commissione di studio e fare oggetto di trattative i punti rimasti aperti. A questa presa di posizione Piccioni repliccon quella che sarebbe poi divenuta la posizione costante del Governo italiano: i lavori della Commissione – di cui Piccioni rilevche il Governo austriaco era piinformato di quello italiano – sarebbero stati considerati dal Governo italiano nella loro «globalità» e peraltro esso non era vincolato neppure dalle conclusioni raggiunte all’unanimità, in quanto la Commissione non avrebbe preso decisioni, essendo puramente consultiva. Venne quindi convenuto che un successivo incontro si sarebbe tenuto, dopo la prevista conclusione dei lavori della Commissione, alla metà d’ottobre.

Prima del successivo incontro bilaterale, all’Assemblea Generale dell’ONU di settembre sia Kreisky che Piccioni pronunciarono dei discorsi di contenuto distensivo sullo stato della questione: Kreisky il 25 settembre(18) (D. 335) si espresse favorevolmente circa la nomina della Commissione di studio, e Piccioni il 28 si dichiarò fiducioso sul proseguimento dei negoziati e riconobbe che gli atti di terrorismo si erano ridotti(19). In un incontro a New York i due ministri concordarono che si sarebbe potuto tenere un nuovo incontro bilaterale alla fine di ottobre o all’inizio di novembre (D. 334).

Prima del nuovo incontro, il 12 ottobre si svolse a Innsbruck una riunione fra Kreisky e Steiner e gli esponenti del Governo del Tirolo (D. 337). Venne quindi concordato con il Governo italiano che l’incontro si sarebbe tenuto a Salisburgo il 7-8 novembre 1962; tuttavia emerse subito che l’inclusione nella delegazione austriaca di due membri del Governo tirolese (Wallnofer e Zechtl) avrebbe costituito un problema per l’Italia, anche perché vi era stata una ripresa di attentati all’inizio di ottobre e per


18 United Nations, General Assembly, 17TH session, Official Records, 1131st plenary meeting, Tuesday, 25 September 1962, p. 134.


19 United Nations, General Assembly, 17TH session, Official Records, 1136TH plenary meeting, Friday, 28 September 1962, pp. 121-122.

alcuni articoli di stampa su «Neues Oesterreich» sulle presunte torture a detenuti austriaci (DD. 338, 339 e 340). Negli incontri a Vienna dell’Ambasciatore italiano con Kreisky e Kirchschläger (DD. 341 e 342) le due posizioni si irrigidirono, tanto piquando da parte austriaca si aggiunsero nella delegazione Gschnitzer, Ermacora e Stadlmayer (D. 343). Il 3 novembre Piccioni decise di rinviare l’incontro (DD. 344, 345 e 346).

Il 18 novembre si svolsero le elezioni in Austria, dalle quali risultuna stretta maggioranza del Partito Popolare, e venne pertanto confermato come Cancelliere Alfons Gorbach. In vista di una probabile richiesta austriaca di riprendere i negoziati con l’inizio del nuovo anno, da parte italiana si pensdi prendere l’iniziativa di una proposta di incontro a livello dei Ministri degli Esteri (D. 347), senonché all’inizio di febbraio il Presidente del Consiglio, Fanfani, disse all’Ambasciatore italiano a Vienna, Martino, che non essendosi ancora formato il nuovo Governo austriaco ed essendo imminente lo scioglimento del Parlamento italiano per le elezioni politiche del giugno successivo, non era opportuno, in periodo elettorale, prendere impegni che avrebbero pregiudicato l’azione di un nuovo Governo. Pertanto si decise di proporre un ulteriore rinvio fino alla sua formazione (D. 349).

Dopo la nomina di Gorbach a Cancelliere, il 3 aprile, si svolse la visita di cortesia dell’Ambasciatore italiano (D. 352) e, pochi giorni dopo, a Kreisky, riconfermato Ministro Federale degli Affari Esteri (D. 354). A seguito della nota verbale austriaca, consegnata il 10 aprile al Ministro Plaja, Direttore Generale aggiunto degli Affari Politici, con cui il Governo Federale sollecitava la ripresa dei negoziati, Plaja poté replicare che purtroppo si erano persi mesi preziosi a causa delle «lungaggini che aveva richiesto la formazione del nuovo Governo austriaco», e rimandla ripresa a dopo le elezioni politiche italiane (D. 356 e nota verbale italiana del 7 maggio 1963, D. 360). Le trattative sull’Alto Adige rimasero quindi ancora congelate fino alla formazione del nuovo Governo italiano.

Fu dunque solo il 12 luglio 1963, dopo la formazione del Governo Leone, destinato comunque ad avere breve durata, che l’Ambasciatore a Vienna presentall’Austria una nuova nota verbale per la riapertura delle trattative, rimaste interrotte dall’incontro di Venezia del luglio 1962 (D. 369). Il Governo Federale repliccon una nota verbale del 24 luglio con cui accettava la proposta italiana e proponeva a sua volta che l’incontro avesse luogo a Salisburgo tra il 2 e il 5 settembre 1963, dunque quasi un anno dopo l’incontro che avrebbe dovuto aver luogo all’inizio di novembre 1962 (DD. 370 e 371). In vista dell’incontro, il 29 e il 30 luglio si svolsero dei contatti diplomatici fra Fornari, Direttore Generale degli Affari Politici, e il suo omologo austriaco, Kurt Waldheim, per concordare il contenuto dei colloqui. Da parte italiana Fornari chiarì due principi, definiti «non negoziabili»: era da escludersi in primo luogo che il Governo italiano avrebbe potuto concedere sul piano internazionale pidi quanto avrebbe accettato «sul piano interno», vale a dire con la relazione della Commissione Rossi; e in secondo luogo che esso non avrebbe accettato un accordo che costituisse una «novazione» dell’accordo di Parigi (D. 374). Nei negoziati successivi, in effetti, tali punti sarebbero stati sostenuti coerentemente, ma mentre il secondo principio era destinato a caratterizzare la conclusione della controversia, il primo invece non riuscì che parzialmente.

All’inizio di agosto una ripresa degli attentati terroristici in Alto Adige aprì una nuova fase di tensione e indusse il Governo italiano a comunicare, il 6 agosto, la decisione di rinviare la fissazione dell’incontro (D. 376); successivamente, a seguito di insistenze di Kreisky, Fornari comunicò all’Incaricato d’Affari austriaco la decisione di Piccioni di confermare la disponibilità per l’incontro di Salisburgo nella prima decade di settembre (D. 377). Ulteriori attentati a Bolzano, successivi alla sentenza del tribunale di trento della fine di agosto, indussero tuttavia Piccioni a far comunicare il 26 agosto all’Incaricato d’Affari austriaco a Roma che il momento non era favorevole per la ripresa di trattative (D. 380). Il Ministro degli Affari Esteri propose un incontro con Kreisky, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma Kreisky rifiutò, pur essendo prevista la sua presenza a New Tork, affermando – come riferì Piccioni – che «a New York la delegazione austriaca era stata sempre costretta a subire pressioni americane in senso favorevole alle nostre tesi» e che per questo motivo i tirolesi «vedevano di mal occhio» quella sede per gli incontri (D. 385). Con una nuova nota verbale del 7 settembre il Governo austriaco insistette per la fissazione di un incontro fra il 14 e il 18 ottobre (D. 386), invito che la nota italiana del 13 settembre accett(D. 391).

La polemica sui rinvii delle trattative e sugli attentati venne ripresa nell’intervento austriaco e in quello italiano all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 26 e 27 settembre. Kreisky, nella seduta del 26, espose il punto di vista austriaco sulle responsabilità del Governo italiano per i rinvii dell’incontro previsto per il novembre 196220 e Piccioni replicil 27 settembre con la ricostruzione italiana dei motivi di rinvio, che culminavano con il rilievo che l’arrivo di Waldheim a Roma, alla fine di luglio, per definire lo svolgimento dell’incontro, «coincided exactly wiTH THe resumption in Alto Adige of THe terrorist activities which had practically ceased during THe previous twelve monTHs»(21). A questa accusa Kreisky replic, a sua volta, dichiarando che, «[w]iTH regard to THe Italian charges THat Austria did not give any assistance to Italy to prevent terrorism, I wish to state here quite formally THat THe Austrian Government is ready at all times to submit THe conduct of its organs to any examination by international institutions or representatives of such institutions. We would warmly welcome an equal readiness on THe part of THe Italian Government regarding THe conduct of its organs in THis context»(22) (D. 396). Nonostante il peggioramento dello stato delle relazioni fra i due paesi, il 5 ottobre i due governi si scambiarono due note verbali per concordare la data e il luogo dell’incontro, in definitiva fissato a Ginevra per il 23 ottobre (D. 400 nota 3 e D. 401); l’8 ottobre inoltre l’Ambasciatore Toscano si incontrcon Kreisky per uno scambio informale in vista della riunione (D. 402)23. Come di consueto, in preparazione dell’incontro bilaterale, il 13 e 14 settembre 1963 si era svolta una riunione a Innsbruck tra rappresentanti della SVP, esponenti politici del Tirolo, il Ministro Kreisky e il Sotto


20 United Nations, General Assembly, 18TH session, Official Records, 1217TH plenary meeting, THursday, 26 September 1963, pp. 12-13.


21 United Nations, General Assembly, 18TH session, Official Records, 1218TH plenary meeting, Friday, 27 September 1963, p. 18.


22 United Nations, General Assembly, 18TH session, Official Records, 1219TH plenary meeting, Friday, 27 September 1963, p. 16.


23 In tale occasione Kreisky insistette ripetutamente sulle responsabilità tedesche negli attentati in Alto Adige, che erano organizzati a Monaco di Baviera; simili argomenti furono affacciati anche in seguito da rappresentanti austriaci.

segretario Steiner, nel corso della quale vennero discussi i risultati della Commissione di studio, noti ai rappresentanti altoatesini (D. 393). La decisione, come del resto già noto, era di accettare tutte le decisioni all’unanimità della Commissione, senza impegnarsi a considerare risolto il problema.

Con una preparazione, dunque, di oltre un anno, il 23 ottobre 1963 ebbe finalmente luogo l’incontro Piccioni-Kreisky, nella sala dell’Alabama del palazzo del Municipio di Ginevra. L’incontro ebbe un contenuto necessariamente interlocutorio, in quanto, da un lato, non era ancora stata completata e resa pubblica la relazione della Commissione consultiva, e, dall’altro lato, con il programma esposto da Nenni al Comitato Centrale del Partito Socialista si era aperta la prospettiva dell’«allargamento a sinistra» e quindi delle prossime dimissioni del Governo Leone, che dovevano essere rassegnate il 5 novembre, e si attendeva la formazione del nuovo Governo (DD. 407 e 422).

2.2.6. Le trattative per l’ingresso dell’Austria nella Comunità Economica Europea. Dopo le dimissioni di Julius Raab, nell’aprile 1961 e la nomina di Gorbach a Cancelliere, l’Austria avviil proprio avvicinamento alla Comunità Economica Europea. Dopo la conferenza dei Ministri dei membri dell’EFTA, il 27 e 28 giugno 1961, e la successiva domanda di accessione presentata dal Regno Unito e dalla Danimarca il 9 e 10 agosto, il 15 dicembre, sotto la guida di Bruno Kreisky, il Governo austriaco present, insieme agli altri due paesi neutrali, la Svizzera e la Svezia, la domanda di associazione economica prevista dall’articolo 238 del trattato istitutivo della Comunità Economica Europea(24). Nel maggio 1962 il Consiglio dei Ministri della CEE decise di iniziare delle audizioni sull’associazione dell’Austria e il 28 luglio 1962 Kreisky presental Consiglio dei Ministri della Comunità Economica Europea, a Bruxelles, una dichiarazione sull’economia austriaca in cui illustrava gli effetti di una futura associazione dell’Austria al Mercato Comune(25).

A seguito di un cauto sondaggio del Cancelliere Gorbach all’Ambasciatore italiano, Martino, circa la posizione del Governo sulla domanda di associazione austriaca e sulla possibilità che esso avrebbe potuto «creare difficoltà» in relazione al problema altoatesino, il Segretario Generale, Cattani, precische, pur non essendo l’Italia contraria in linea di principio, tuttavia vi erano dubbi che un’associazione fosse possibile, in quanto tale status era uno stadio temporaneo che avrebbe poi dovuto condurre allo status di membro (D. 352). Con questa cauta presa di posizione iniziun lungo processo che avrebbe portato alla decisione italiana di opporre il veto all’ingresso dell’Austria nella Comunità26 (D. 353). Di lì a poco, infatti, Cattani invile istruzioni alla Rappresentanza permanente presso la CEE di precisare che il Governo italiano, per il momento, intendeva prescindere dalla questione dell’Alto Adige in relazione ad un’eventuale associazione austriaca, ma che non appariva «né concepibile, né conforme allo spirito del trattato di Roma, che alla fine possano essere stabiliti legami


24 Nota del Ministro Federale per gli Affari Esteri Bruno Kreisky al Presidente del Consiglio dei Ministri della CEE del 15 dicembre 1961, in H. Mayrzedt-W. Hummer, 20 Jahre terreichische Neutralitäts und Europapolitik (1955-1975), Dokumentation (Schriftenreihe der Österreichischen Gesellschaft f Außenpolitik und Internationale Beziehungen 9/I), vol. I, Wien, Braumler, 1976, pp. 352-353.


25 Déclaration de Bruno Kreisky devant le Conseil des ministres de la CEE (Bruxelles, 28 juillet 1962), Archivio storico dell’Unione Europea, Bruxelles.


26 Vedi Documenti sulla Politica Internazionale dell’Italia, Serie B, La questione dell’Alto Adige/ Stirol: Lo sviluppo della controversia 1964-1969, a cura di F. Lefebvre D’Ovidio e A. Varsori, Roma, IPZS, 2019, t. I, pp. XXIV-XXXI.

organici e istituzionali tra la Comunità ed un Paese che persistesse in una politica di turbamento all’ordine pubblico di un altro Paese della Comunità stessa» (D. 361). Secondo Cattani – e questa fondamentalmente rimase la posizione italiana – «se una sistemazione dei problemi austriaci nel quadro europeo si rivelerà possibile, potremo esigere che essa influisca positivamente anche sui rapporti italo-austriaci e determini una evoluzione favorevole dell’atteggiamento del Governo austriaco per quanto riguarda l’Alto Adige» (D. 364 e Appunto allegato al D. 408). Data la posizione del Governo italiano, nell’incontro di Ginevra con Saragat Kreisky avanzun’esplicita richiesta di appoggio a favore dell’associazione dell’Austria (DD. 446 e 447).

2.2.7. I rapporti bilaterali dalla formazione del Governo Moro-Saragat e dalla conclusione dei lavori della Commissione di studio all’inizio dei lavori della Commissione italo-austriaca di esperti: gli incontri Saragat-Kreisky di Parigi (14 dicembre 1963) e di Ginevra (25 maggio 1964). Il 5 dicembre 1963 Aldo Moro costituì il suo primo Governo, con Giuseppe Saragat al Ministero degli Affari Esteri, e da quel momento si doveva, quindi, inaugurare una nuova fase delle trattative italo-austriache, condotta da Saragat, Moro, Gaja e l’ambasciatore e professore universitario Mario Toscano.

Il primo contatto fra Saragat e Kreisky ebbe luogo il 14 dicembre a Parigi, dove i due Ministri si erano recati per il Consiglio Atlantico (D. 410). Si trattava ancora di un colloquio interlocutorio, dato che la Commissione di studio non aveva ancora concluso i propri lavori, tuttavia Saragat espose sin da quel momento il principio, peraltro già affermato da Piccioni, che le proposte della Commissione avrebbero dovuto esser considerate come il contenuto di un accordo di «carattere globale» e non come la base di partenza per ulteriori negoziati: «ciche è importante è che il risultato sia globale», dichiarò Saragat; «cioè che – ripete – la conclusione segni la fine di una controversia e non il principio di un’altra».

Nella fase finale dei lavori della Commissione di studio, a partire dall’estate 1963, si iniziarono a conoscere e a esaminare i prevedibili contenuti delle conclusioni. L’8 giugno 1963, sulla base di notizie ancora approssimative, Fornari informPiccioni dell’orientamento di fondo, secondo il quale le conclusioni avrebbero fatto stato sia delle questioni sulle quali si fosse raggiunto un accordo con i rappresentanti di lingua tedesca, sia di quelle sulle quali tale accordo non fosse stato raggiunto, ma ancora il Ministero degli Esteri non conosceva il contenuto delle une e delle altre. In ogni caso, già sulla base di questa indicazione, Fornari arrivava alla conclusione che, «[p]er quanto infatti da parte italiana si voglia in avvenire continuare a sostenere che i lavori della Commissione di Studio hanno rilevanza solo sul nostro piano interno e non in alcun modo sul piano internazionale, pur è bene non nascondersi che in pratica e di fatto le conclusioni raggiunte dalla Commissione – quando tradotte nella suddetta relazione (che evidentemente non sarà possibile resti riservata) – avranno un peso determinante per quanti in sede internazionale avranno ad occuparsi del problema»: era inevitabile, infatti, che in qualunque organismo internazionale si sarebbero fatte pressioni sull’Italia affinché accedesse alle richieste altoatesine sulle quali non era stato raggiunto un accordo e considerasse «acquisiti e sorpassati i punti sui quali il rapporto della Commissione fa stato del raggiunto accordo unanime» (D. 365). Il 18 ottobre 1963 venne trasmesso al Ministero degli Esteri un appunto con i «Risultati della “Commissione dei 19”» nel quale veniva fornito un elenco delle misure proposte, in sostanza quelle che avrebbero formato poi il contenuto del cosiddetto «pacchetto» (D. 406). Anche il Governo austriaco disponeva di una conoscenza dettagliata sul contenuto delle proposte della Commissione e il 19 dicembre l’Incaricato d’Affari a Vienna, Calenda, fu in grado di trasmettere un appunto riservato austriaco nel quale si analizzavano le richieste dei rappresentanti di lingua tedesca prese in considerazione: delle 52 questioni definite indispensabili o importanti per il conseguimento dell’autonomia, 39 erano state completamente o sostanzialmente accolte e 13 rimanevano ancora irrisolte (D. 412, Allegato). Dunque, al momento della formazione del Governo Moro, dell’assunzione del Ministero degli Esteri da parte di Saragat e del primo incontro Saragat-Kreisky, le conclusioni della Commissione erano ormai note e i termini del successivo negoziato sostanzialmente prevedibili.

Nel periodo intercorrente fra l’incontro di Parigi e la consegna della relazione finale da parte del Presidente della Commissione di studio, Prof. Paolo Rossi, i due governi si confrontarono circa l’impostazione delle trattative successive. Da parte austriaca si affermò ripetutamente che le conclusioni raggiunte all’unanimità

dalla Commissione sarebbero state la base per un esame delle richieste non accolte all’unanimità, mentre da parte italiana si affermò ripetutamente che le conclusioni della Commissione sarebbero state considerate «globalmente», come risultato di una consultazione sul piano interno e che non vi era nessuna disponibilità ad aprire una discussione bilaterale sulle questioni non accettate dalla Commissione (si vedano in proposito le istruzioni di Saragat del 13 gennaio 1964, D. 414). Da parte dei funzionari competenti del Ministero degli Esteri italiano e dello stesso Ministro ci si rese conto che la relazione della Commissione avrebbe costituito un elemento potenzialmente pregiudizievole e difficilmente superabile nel negoziato diplomatico. Infatti, come Saragat scrisse a Moro il 21 maggio, alla vigilia dell’incontro con Kreisky, la situazione per l’Italia era peggiorata «da un punto di vista giuridico, diplomatico e politico» e la causa di tale peggioramento era la Commissione dei diciannove, non per il lavoro da essa svolto e la relazione, che era soddisfacente, ma «l’errore consiste nell’averla creata. Oggi quello che la Commissione ha deciso dovrà essere applicato anche senza il riconoscimento da parte dell’Austria del pieno adempimento dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Metodo sbagliato quindi perché il problema rimarrà aperto» (D. 431).

Il 10 aprile 1964 la relazione finale della Commissione di studio venne consegnata al Presidente del Consiglio(27) e il 20 aprile l’Ambasciatore austriaco comunicla richiesta di Kreisky di fissare un incontro fra Ministri a Ginevra nella seconda metà di maggio (D. 426). L’incontro si svolse il 25 maggio, in occasione della presenza dei due Ministri alla Conferenza mondiale del commercio (D. 432)28. Il principale risultato dell’incontro – altrimenti inconcludente – fu la decisione, su proposta di Saragat, di affidare a una Commissione di esperti di individuare «una piattaforma di lavoro sulla base dei suggerimenti della Commissione dei 19 e delle Risoluzioni delle Nazioni


27 Il testo fu stampato in edizione riservata con il titolo Relazione della Commissione di studio dei problemi dell’Alto Adige, Roma, Tipografia Ministero dell’Interno, 1964; fu in seguito edito in «Rivista di Studi Politici Internazionali», vol. 31, n. 2 (aprile-giugno 1964), pp. 275-321 e in «Relazioni Internazionali», 1964, pp. 611-623.


28 «Corriere della sera», 13 maggio 1964, p. 14.

Unite, per arrivare ad un accordo globale». La Commissione avrebbe dovuto riunirsi dopo il 15 giugno, alternando gli incontri a Roma e a Vienna, e in seguito, tra il 20 e il 25 luglio, si sarebbero nuovamente incontrati i Ministri.

2.2.8. I lavori della Commissione italo-austriaca di esperti (22 giugno-25 ottobre 1964) e l’incontro Saragat-Kreisky di Ginevra (7-8 settembre 1964). La delegazione italiana alla Commissione paritetica fu composta dal Ministro Plenipotenziario Roberto Gaja, capo delegazione, Direttore Generale Aggiunto degli Affari Politici, dal Prof. Riccardo Monaco, Capo del Servizio del Contenzioso Diplomatico, dal Ministro Plenipotenziario Franco Bellia, Capo del Servizio per l’Alto Adige, dal Vice Prefetto Domenico Fabiani, Capo dell’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, dai Prefetti Puglisi e Giovenco, funzionari del Ministero degli Interni, e dai Professori Leopoldo Elia e Vittorio Bachelet (D. 434, Allegato e nota 3). Quella austriaca fu composta dal Ministro Kirchschläger, Capo di Gabinetto di Kreisky al Ministero Federale degli Esteri, capo delegazione, dal Consigliere di Legazione Walser, Capo dell’Ufficio Sudtirol, dal Prof. Ermacora, esperto giuridico, dal Dott. KaTHrein, Direttore Generale del Governo Regionale tirolese, dal Prof. Gschnitzer e dalla Dottoressa Viktoria Stadlmayer (D. 436).

Come Saragat scrisse a Moro il 4 giugno, la delegazione italiana non avrebbe potuto prescindere dai risultati della Commissione di studio, che tuttavia dovevano essere considerati «nel loro complesso», considerando che alcune proposte erano state accolte all’unanimità, mentre su altre erano state espresse delle riserve; inoltre obiettivo fondamentale doveva essere quello di «chiudere definitivamente la controversia col Governo di Vienna, ottenendo il riconoscimento che abbiamo eseguito l’Accordo De Gasperi-Gruber», quindi quella che venne in seguito definita la «quietanza liberatoria», secondo una formula che pare fosse dovuta a Kreisky (D. 434). Le direttive a cui si sarebbe dovuta attenere la delegazione italiana risultano da un appunto di Fornari del 16 giugno (D. 439 e Allegato I) e dallo scarno verbale della riunione interministeriale che si tenne il 19 giugno presso la Presidenza del Consiglio, con la partecipazione del Presidente del Consiglio Moro, del Vice Presidente Nenni, dell’On. Piccioni, già membro della Commissione di studio, dell’On. Taviani, Ministro dell’Interno, dell’On. Saragat, Ministro degli Affari Esteri, dell’On. Reale, Ministro di Grazia e Giustizia, dei diplomatici Gaja e Bellia, e dei funzionari Giovenco e Fabiani (D. 440). Le trattative si sarebbero dovute impostare lungo due linee parallele o due «sondaggi» distinti: per definire, da un lato, gli «atti e documenti relativi alla conclusione della controversia» (la parte formale della conclusione della trattativa) e, dall’altro lato, le misure che il Governo italiano avrebbe assunto da un punto di vista interno e che il Governo austriaco avrebbe ritenuto «sufficienti per essere indotto a rilasciare una “quietanza liberatoria”». In particolare, nell’appunto si rilevava che, in merito alle misure avanzate dai commissari di lingua tedesca, non tutte quelle respinte dalla Commissione «appaiono precluse ad un possibile accoglimento in sede di riesame da parte degli esperti»: dunque, veniva sostanzialmente accolto il punto di vista espresso da Kreisky. Un elenco piristretto comprendeva invece le misure sulle quali era necessario mantenere, «in questa fase», un atteggiamento intransigente (Allegato II). L’appunto di Fornari, approvato con visto di Saragat e sulla base del quale Gaja predispose una versione «lunga», da lui firmata (vedi D. 439, nota 2), contiene dunque le istruzioni italiane per la Commissione di esperti e rappresenta il momento iniziale dell’impostazione che avrebbe caratterizzato tutta la trattativa successiva, fino all’incontro di Copenaghen, e presenta per la prima volta (nell’Allegato I) la sequenza di atti formali per la chiusura della controversia.

I lavori della Commissione italo-austriaca di esperti si svolsero in cinque sessioni, qui di seguito indicate:

Sessione Luogo e date D.
Prima sessione Ginevra, 22-27 giugno 1964 441
Seconda sessione Ginevra, 8-15 luglio 1964 442
Terza sessione Ginevra, 31 agosto-5 settembre 1964 445
Incontro Saragat-Kreisky Ginevra, 7-8 settembre 1964 446 e 447
Quarta sessione Ginevra, 28 settembre-3 ottobre 1964 451
Quinta sessione Ginevra, 21-25 ottobre 1964 454

Sui lavori della Commissione, che si svolsero a Ginevra, si pubblicano le relazioni finali di ciascuna sessione, redatte da Gaja, unitamente agli allegati alla prima relazione, e per le successive gli allegati modificati, senza tuttavia ripetere gli allegati che rimasero identici. Non si pubblicano inoltre i verbali delle riunioni.

Dopo la terza sessione dei lavori della Commissione, il 7 e 8 settembre si svolse un nuovo incontro bilaterale fra Saragat e Kreisky, anch’esso a Ginevra, con la presenza della Commissione italo-austriaca di esperti (D. 446). L’incontro si tenne all’indomani di una nuova ondata di attentati, il cui momento culminante fu l’uccisione a Selva dei Molini del carabiniere Vittorio Tiralongo, di Noto, terza vittima degli attentati altoatesini, dopo il cantoniere dell’ANAS Giovanni Postal il 12 giugno 1961 a Salorno e Gaspare Ezzen il 20 ottobre 1962 a Verona. Nonostante questo aspetto negativo e drammatico, vennero discussi in modo approfondito tutti gli aspetti dei due «sondaggi», sicché, in definitiva, l’incontro può essere considerato come l’inizio della trattativa vera e propria. Inoltre, a seguito dell’incontro, il 15 settembre Kreisky invia Saragat la proposta di un trattato di arbitrato e di conciliazione fra l’Austria e l’Italia, che nel Progetto di documenti relativi alla chiusura della controversia italo-austriaca sull’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber (prima stesura: Ginevra 21-25 ottobre 1964), predisposto nella quinta sessione dei lavori della Commissione italo-austriaca, fu incluso come «accordo per l’istituzione di un tribunale arbitrale italo-austriaco», ma che era destinata in seguito a essere sostituito dall’accordo concernente la modifica dell’art. 27 lett. A) della Convenzione europea per la soluzione pacifica delle controversie nei rapporti fra Italia e Austria, parafato a Vienna il 2 dicembre 1969 (D. 454)29.

Pertanto la quinta sessione si concluse con la constatazione di una serie di punti di disaccordo. Venne redatto un abbozzo dei cinque documenti relativi alla chiusura della controversia (la parte «formale») e venne redatto un elenco delle misure che il Governo italiano era disposto a concedere, rispetto al quale alla chiusura della terza sessione dei lavori non si era raggiunto un accordo su diciotto misure (vedi infra).


29 La questione dell’Alto Adige/Stirol, cit., t. I, pp. LX-LXIV.

In sostanza, come scrisse Gaja nella relazione sulla quinta seduta, il «sondaggio» era stato realizzato nella misura in cui, date le circostanze, cisi era rivelato possibile. I lavori della Commissione avevano avuto la funzione di «individuare, non solo le vie attraverso le quali potrebbe chiudersi la controversia, ma anche i piprofondi punti di resistenza di natura politica, evidentemente non suscettibili di essere affrontati e risolti in sede tecnica». Era inoltre apparso evidente che, dopo l’incontro Saragat-Kreisky del 7-8 settembre, il Governo austriaco aveva mostrato la tendenza a rinviare la chiusura della controversia e non intendeva giungere a una conclusione «se non tra alcuni mesi» (D. 454).

2.2.9. I contatti segreti Gaja-Kirchschläger di Londra (7-8 novembre e 4-5 dicembre 1964). Prima dell’apertura dei lavori della quinta sessione della Commissione di esperti, in un colloquio con Kirchschläger, Gaja rilevche l’atteggiamento della delegazione austriaca nella quarta sessione aveva dato «[l’]impressione che non si volesse – o non si potesse – giungere troppo rapidamente ad un accordo» e il Capo di Gabinetto di Kreisky confermò che, in effetti, «probabilmente [l’]opinione pubblica austriaca non era ancora matura per accettare un accordo», ma che Kreisky teneva comunque a mantenere aperti i contatti (D. 453). Si dovette giungere alla conclusione che, pur essendosi fatti rilevanti progressi nella redazione degli atti per la conclusione delle trattative, queste non potevano essere portate a termine nel breve periodo. Nella quinta sessione venne quindi convenuto che i presidenti delle due delegazioni, Gaja e Kirchschläger, si sarebbero tenuti in contatto per «esaminare ulteriori formule atte a diminuire il numero delle 18 questioni rimaste aperte» (D. 454).

Allo scopo di preparare un nuovo incontro fra Ministri degli Esteri, all’inizio di novembre si svolsero quindi i previsti «contatti riservati» a Londra fra i due capi delegazione della Commissione di esperti, Gaja e Kirchschläger. In merito a tali contatti si pubblicano i pochi documenti rinvenuti: la lettera di Kirchschläger a Gaja del 17 novembre 1964 (D. 456); la risposta di Gaja del 21 novembre 1964 (D. 458), nella quale si ipotizza un nuovo incontro il 27-28 novembre o il 4-5 dicembre, incontro che ebbe poi luogo il 4-5 dicembre (D. 458, nota 3)30.

2.2.10. Gli «atti formali» e le misure nei lavori della Commissione italo-austriaca di esperti. La «Relazione della Commissione di studio dei problemi dell’Alto Adige», consegnata dal Prof. Rossi al Presidente del Consiglio il 10 aprile 1964, costituì il punto di partenza delle successive trattative, fino al «pacchetto» di misure del novembre 1969. Essa conteneva una descrizione delle «Misure a favore delle minoranze linguistiche» che avevano formato oggetto di studio e delle «risultanze» a cui la Commissione era pervenuta, raggruppate per temi, con l’indicazione dei voti contrari registrati sulle singole proposte; una descrizione delle proposte sull’ordinamento autonomistico regionale e provinciale e sui poteri legislativi e amministrativi rispettivi; e una descrizione delle proposte in materia di tutela dei diritti dei gruppi linguistici e sulle garanzie giurisdizionali(31). In vista dei lavori della Commissione di esperti, l’ufficio competente del Ministero degli Esteri elaborò un elenco delle misure contenute nella relazione finale della Commissione di studio, che constava di 90 misure, ripartite


30 Ivi, pp. XXXVI-XXXIX.


31 Vedi nota 27.

per temi, sulla base del quale la delegazione italiana nella Commissione predispose i documenti per la discussione con i rappresentanti austriaci(32).

La Commissione seguì – come indicato nelle istruzioni – due linee parallele (o due «sondaggi»): l’esame degli «atti formali» e quello delle misure (vale a dire le proposte contenute nella relazione conclusiva della Commissione di studio) che il Governo italiano avrebbe potuto decidere di prendere a favore delle popolazioni altoatesine.

2.2.10.1. Gli «atti formali». Per quanto riguarda i primi, gli atti che avrebbero costituito il «calendario operativo» (lo «strumento bilaterale», secondo la formula austriaca), l’elenco da cui la delegazione italiana prese le mosse è contenuto nell’appunto di Fornari del 16 giugno (D. 439):

a) dichiarazione programmatica del Governo italiano al Parlamento sull’adozione dei provvedimenti in base alla relazione della Commissione di studio a favore della popolazione della Provincia di Bolzano;

b) atto del Governo austriaco, a seguito della dichiarazione programmatica parlamentare, con il quale avrebbe dichiarato di considerare cessata la controversia;

c) atto con il quale i due governi avrebbero portato a conoscenza delle Nazioni Unite la cessazione della controversia;

d) atto con il quale l’Italia e l’Austria, per eventuali successive controversie sull’interpretazione e l’applicazione dell’accordo di Parigi, avrebbero accettato la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia;

e) scambio di note con il quale i due governi avrebbero convenuto una stretta cooperazione in materia di polizia per tutti i fatti che possono turbare la situazione fra i due paesi;

f) impegno a sottoscrivere e ratificare il recente accordo sulla reciproca esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale. Rispetto a questa impostazione iniziale gli atti formali subirono una graduale trasformazione, che tuttavia non ne modificò l’essenza. Nella prima sessione dei lavori della Commissione venne raggiunta una «certa convergenza» sugli atti formali che avrebbero potuto formare il contenuto del «calendario operativo». Da essi erano scomparsi, rispetto alla proposta italiana, gli ultimi due atti (lo scambio di note sulla cooperazione di polizia e l’impegno a sottoscrivere e ratificare l’accordo sulla reciproca esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale) e l’atto che doveva sottoporre le future controversie sull’interpretazione e applicazione dell’accordo di Parigi alla giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia veniva sostituito da una «procedura arbitrale» (D. 441).

Nella seconda sessione venne concordato quali dovessero essere gli atti formali della chiusura della controversia, ma rimase oggetto di una «divergenza fondamentale» se, come volevano gli austriaci, gli atti dovessero essere compresi in un «protocollo» e formare oggetto di un accordo internazionale, ovvero, come affermava il Governo italiano, si dovesse trattare solo di una «serie di atti formali collegati fra loro da una semplice successione cronologica», dunque un «calendario operativo», secondo la formula che era destinata a prevalere (D. 442).


32 Vedi «Prospetto delle proposte contenute nella relazione della “Commissione di studio per i problemi dell’Alto Adige”», s.d., in Gabinetto 1964-1965, b. 14, fasc. 131. Altra versione, di identico contenuto, è intitolata «Sintesi della relazione della Commissione di studio per i problemi dell’Alto Adige», in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige.

Nella terza sessione i divergenti punti di vista emersi nella seconda sessione furono modificati in notevole misura (D. 445). Sulle dichiarazioni conclusive dei due governi, mentre la delegazione austriaca all’inizio della sessione era rimasta ferma sulla sua posizione che il Governo italiano si dovesse impegnare ad assumere le misure a favore della popolazione di lingua tedesca mediante la stipulazione di uno strumento giuridico internazionale, essa abbandonla richiesta di atto un bilaterale (quello che era stato indicato come «protocollo») e accolse l’impostazione italiana di due dichiarazioni indipendenti, chiedendo che la dichiarazione del Governo italiano e il voto parlamentare fossero oggetto di notifica a quello austriaco e che la dichiarazione di quest’ultimo fosse anche oggetto di notifica a quello italiano. Sulle modalità di risoluzione delle controversie future sull’esecuzione dell’accordo di Parigi, invece, la delegazione austriaca rimase ferma nella sua richiesta di costituire una commissione arbitrale, respingendo la proposta italiana di accordo per il deferimento delle controversie alla Corte Internazionale di Giustizia. Sulla comunicazione alle Nazioni Unite la delegazione austriaca confermla propria richiesta che venisse consegnato un rapporto congiunto, sul quale l’Assemblea Generale avrebbe dovuto adottare una risoluzione, mentre la delegazione italiana sostenne che fosse sufficiente un annuncio orale della chiusura della controversia, fatto da ognuno dei due Ministri degli Esteri, nel corso del dibattito innanzi all’Assemblea. Infine, per quanto riguarda gli strumenti interni non giudiziari di risoluzione di futuri problemi, la delegazione austriaca proponeva l’istituzione di una commissione mista italo-austriaca, ritenuta non accoglibile da parte della delegazione italiana.

Su questa base si svolse l’incontro Saragat-Kreisky di Ginevra, nel quale il Ministro degli Esteri italiano ribadì l’indisponibilità, già indicata in precedenza, ad assumere un nuovo impegno di carattere internazionale rispetto all’accordo di Parigi, e quindi la soluzione basata sulle due dichiarazioni dei due governi e sulla stipulazione di un accordo per il deferimento delle future controversie alla Corte Internazionale di Giustizia, che sarebbe quindi stato l’unico atto bilaterale a chiusura della controversia, e la posizione italiana negativa sulla commissione consultiva italo-austriaca. Inizialmente Kreisky insistette sulla formula del «protocollo» bilaterale e sulle altre richieste austriache ma nel corso dell’incontro rinuncialla posizione austriaca e ammise che la chiusura della controversia potesse realizzarsi mediante una serie di atti unilaterali, secondo la formula italiana; inoltre si convenne di raggiungere un’intesa su un accordo concernente l’istituzione di una commissione arbitrale che avrebbe dovuto conoscere secondo diritto sulle controversie riguardanti gli accordi fra i due paesi, unico accordo bilaterale che sarebbe stato sottoscritto a conclusione delle trattative, e circa la forma della comunicazione all’ONU. Fu quindi stabilito che il Governo austriaco avrebbe formulato la propria proposta sull’«istanza arbitrale» e sulla formula della comunicazione di cessazione della controversia all’ONU. Quindi, venne deciso che nelle successive sessioni della Commissione si sarebbe provveduto a redigere i testi per la dichiarazione del Governo italiano in merito alle misure che intendeva assumere, per la dichiarazione del Governo austriaco sulla cessazione della controversia (la «quietanza liberatoria»), per l’«istanza arbitrale» e per le modalità di comunicazione all’ONU (DD. 446 e 447). Come d’accordo, il 15 settembre Kreisky invila proposta austriaca di «trattato di arbitrato e di conciliazione tra l’Austria e l’Italia» (D. 449).

Nella quarta sessione, la Commissione procedette alla redazione dei cinque «atti formali», tuttavia rimanendo ancora distanti le rispettive posizioni sul contenuto di essi

(D. 451). Infine, nella quinta sessione della Commissione venne redatto il testo di un primo abbozzo dei cinque documenti previsti per gli «atti formali» della chiusura della controversia (D. 454), che in definitiva erano i primi quattro atti della proposta iniziale italiana; tuttavia la comunicazione all’ONU (lettera c) venne distinta in due atti separati da parte dei due governi e l’accordo sulla sottoposizione delle future controversie alla giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia venne sostituito dal trattato di arbitrato, proposto dal Governo austriaco.

In sostanza, dunque, può dirsi che alla fine dei lavori della Commissione di esperti era prevalsa la posizione italiana, sia riguardo al principio di una successione di atti formali collegati fra loro ma non contenuti in un atto bilaterale internazionale (il «calendario operativo», anziché il «protocollo» proposto dall’Austria), sia riguardo all’individuazione dei principali «atti formali», sulla formulazione dei quali, tuttavia, ancora sussistevano punti controversi e formule alternative. Inoltre, come si è detto, il trattato di arbitrato, proposto da Kreisky, sarebbe in seguito stato sostituito dal ritorno alla formula italiana (accordo sull’applicazione della convenzione istitutiva della Corte Internazionale di Giustizia): in definitiva, sull’impostazione della soluzione della controversia, può affermarsi che già alla fine dei lavori della Commissione di esperti il Governo italiano avesse conseguito l’accettazione pressoché integrale della propria posizione iniziale.

2.2.10.2. Le «misure» del «pacchetto». Per quanto riguarda le misure che il Governo italiano avrebbe adottato a favore delle popolazioni della Provincia di Bolzano, nella prima sessione della Commissione italo-austriaca di esperti, come si è detto, il punto di partenza fu costituito dalla relazione finale della Commissione di studio. Quest’ultima esponeva le «conclusioni» a cui la Commissione era pervenuta, alcune delle quali erano state approvate a maggioranza, con la descrizione di una serie di «misure», raggruppate in tre principali sezioni: I: Misure a favore delle minoranze linguistiche (da 1 a 12); II: Ordinamento autonomistico regionale e provinciale (da A a H); e III: Tutela dei diritti dei gruppi linguistici e garanzie giurisdizionali (da 1 a 11)33.

Dall’esposizione della relazione fu ricavato un elenco di 90 misure (o proposte)34. L’elenco iniziava con le misure sull’uso della lingua tedesca nella vita pubblica locale (da 1 a 5), sull’uso del tedesco nei procedimenti giudiziari (da 6 a 8), sulla revisione delle opzioni (da 9 a 11), sull’immissione nei pubblici uffici di elementi di lingua tedesca (da 12 a 15), sulle attività culturali (da 16 a 19), sull’edilizia popolare (da 20 a 22), sull’ordinamento scolastico (da 23 a 29), sul personale insegnante (30), sul lavoro e sul collocamento della mano d’opera (da 31 a 35), sui provvedimenti a favore dei ladini (da 36 a 39), su argomenti vari (da 40 a 52); quindi seguivano le misure sull’attribuzione alle Provincie autonome di trento e di Bolzano di competenze legislative primarie (53) e secondarie o terziarie (54), sull’attribuzione alle Provincie di competenze amministrative e di altre funzioni (da 55 a 71), le misure su demanio, patrimonio e finanze locali (da 72 a 74), con le quali si stabiliva la successione della Provincia


33 Relazione della Commissione di studio dei problemi dell’Alto Adige, citato.


34 «Prospetto delle proposte contenute nella relazione della “Commissione di studio per i problemi dell’Alto Adige”», citato.

nella proprietà dei beni e diritti demaniali e patrimoniali immobiliari dello Stato e della Regione (72), l’adeguamento delle finanze provinciali alle nuove competenze della Provincia (73) e la devoluzione diretta alla Provincia, da parte dello Stato di una percentuale di entrate erariali (74); infine seguivano le misure sul controllo sugli atti regionali e provinciali (75), sulla composizione di una commissione paritetica di dodici membri per le norme di attuazione dello Statuto e sulla composizione, in seno a tale commissione, di una commissione speciale per le norme di attuazione delle materie di competenza della Provincia di Bolzano, di sei membri (76), sulla composizione del Consiglio Regionale e dei Consigli Provinciali (77), sulla rappresentanza del Governo nella Regione e nelle Provincie (78), sull’attribuzione di competenze dallo Stato alla Regione (79), sulla tutela dei diritti dei gruppi linguistici e sulle garanzie giurisdizionali (da 80 a 90).

In preparazione dei lavori della Commissione di esperti, nelle istruzioni risultanti dall’appunto di Fornari del 16 giugno (D. 439), si prevedeva di ripartire le proposte della relazione finale della Commissione di studio in tre categorie: le raccomandazioni approvate all’unanimità, che non avrebbero dovuto formare oggetto di discussione; le raccomandazioni approvate a maggioranza, che avrebbero potuto essere oggetto di modifica e integrazione; e le raccomandazioni che erano state votate solo in sottocommissione, che gli esperti avrebbero potuto esaminare nel merito. La delegazione italiana avrebbe dovuto mantenere un atteggiamento di intransigenza solo sulle richieste avanzate dai commissari di lingua tedesca inserite in un elenco allegato alle istruzioni (D. 439, Allegato II):

«a) [r]edazione in sola lingua tedesca (anziché congiuntamente nelle due lingue) dei verbali dei procedimenti giudiziari nei quali siano in causa solo parti di lingua tedesca;

b) ogni richiesta che vada oltre quanto concesso dalla Commissione in materia scolastica (la quale – come si è detto – andrebbe anzi rivista e modificata);

c) passaggio del personale insegnante alle dipendenze della Provincia;

d) l’estensione dei poteri, in materia di ordinamenti dei Comuni, rispetto alle

offerte della Commissione;

e) l’attribuzione alla Provincia della materia riguardante i servizi antincendio;

f) l’estensione dei poteri, in materia di collocamento al lavoro rispetto alle offerte

della Commissione;

g) l’attribuzione alla Provincia delle materie “industria” e “credito”;

h) l’attribuzione del potere legislativo in materia di “ordinamento del diritto di residenza”;

i) qualsiasi ulteriore potere, oltre quello previsto dallo Statuto vigente in materia di Pubblica Sicurezza».

Sulla base dell’elenco di 90 misure, tratto dalla relazione finale, nella prima sessione della Commissione di esperti, da parte italiana, vennero predisposti tre elenchi: l’Elenco 1, contenente le 36 proposte sulle quali nella Commissione di studio si era raggiunta l’unanimità, che dovevano essere escluse dall’esame; l’Elenco 2, contenente le 18 proposte approvate a maggioranza in seduta plenaria; e l’Elenco 3, contenente le 37 proposte votate in sottocommissione, che corrispondeva alle misure da 53 a 90 dell’elenco tratto dalla relazione finale della Commissione di studio(35). A seguito della discussione con i delegati austriaci, i tre elenchi vennero sostituiti da una diversa numerazione, che individuava una lista A di 36 proposte su cui la Commissione di esperti si era espressa all’unanimità (corrispondente all’elenco n. 1); una lista B di 34 proposte che erano state concordate; e una lista C di 40 proposte «aperte», sulle quali nella prima sessione non era stato possibile trovare un’intesa (quindi in totale 110 proposte) (D. 441). La delegazione italiana riteneva che, della lista C, circa venti proposte avrebbero potuto essere approvate con alcune modifiche, mentre le altre venti proposte, di «importanza essenziale», avrebbero dovuto essere lasciate alla negoziazione fra i Ministri.

Nella seconda sessione dei lavori della Commissione (D. 442), la discussione si concentrsulle 40 questioni rimaste aperte (elenco C), che vennero ripartite in sei gruppi. Nella terza sessione dei lavori, la Commissione continula discussione su alcuni gruppi di misure, in particolare su quelle concernenti materie economiche, ripartite fra materie che sarebbero divenute di competenza della Provincia e altre che sarebbero rimaste di competenza regionale, sul settore dell’ordinamento scolastico, sul settore del lavoro e del collocamento della manodopera, sulle materie amministrative; mentre la delegazione italiana ribadì che rimanevano non negoziabili le proposte in materia di costituzione, soppressione e denominazione dei Comuni, di modifica delle circoscrizioni comunali, di diritto di residenza, di ordine pubblico, pubblica sicurezza e nuclei di polizia, di giurie popolari, di scioglimento dei Consigli Comunali, di segretari comunali, di verbalizzazione nella sola lingua tedesca dei procedimenti giudiziari e di servizi antincendi. A conclusione della terza sessione rimanevano, quindi, le 40 questioni ancora «aperte», sulle quali le due parti mantenevano posizioni diverse ma non inconciliabili, tranne quelle indicate come «non negoziabili» da parte italiana.

Nell’incontro Saragat-Kreisky di Ginevra, dell’8 settembre, il Ministro degli Esteri italiano dichiarche sui due terzi circa delle misure proposte dalla Commissione di studio (le liste A e B, per un totale di 70 misure) non vi era stata discussione, data la disponibilità italiana a seguire le indicazioni della Commissione nel quadro di una «soluzione globale della controversia»; mentre sulla maggior parte delle 40 questioni ancora «aperte» della lista C il Governo era disposto ad accogliere non solo le proposte della Commissione, ma su alcuni punti anche le richieste dei commissari altoatesini di lingua tedesca. In definitiva, l’elenco delle questioni da dirimere rimase quello che era stato adottato nella terza sessione e il loro esame venne rinviato alle successive sessioni dei lavori della Commissione di esperti (DD. 446 e 447).

Nella quarta sessione vennero nuovamente prese in esame le 40 questioni ancora «aperte» della lista C, e di esse ne vennero concordate 22, elencate nell’Allegato V della relazione di Gaja: pertanto le questioni sulle quali vi era una divergenza furono ridotte a 18, elencate nell’Allegato VI (D. 451). Alla fine della sessione, il 3 ottobre, la delegazione


35 In totale i tre elenchi contenevano quindi 91 misure. Si tenga tuttavia presente che, nelle varie versioni di quello che sarebbe stato il «pacchetto» di 137 misure, il progressivo aumento del numero di misure non corrisponde all’inserimento di nuove misure, bensì a una diversa numerazione delle stesse, precedentemente indicate con lettere nel caso di gruppi di misure su uno stesso tema. Per un raffronto fra le successive elencazioni si rinvia all’Appendice II in La questione dell’Alto Adige/Stirol, cit., t. II.

italiana presentuna proposta di misure, articolate sulla base delle modalità di adozione:

I: Misure da adottare con modifiche della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5, che approva lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige (da 1 a 25); II: Misure da adottarsi con la introduzione di nuove norme nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5 (da 1 a 26); III: Misure da adottarsi con norme di attuazione dello Statuto speciale (da 1 a 6); IV: Misure da adottarsi con legge ordinaria (da 1 a 10); V: Misure da adottarsi con provvedimenti amministrativi (da 1 a 3); VI: Misure che formeranno oggetto di esame da parte del Governo (da 1 a 13); VII: Procedura relativa all’esame congiunto dei problemi concernenti la Provincia di Bolzano (decreto del Presidente del consiglio dei Ministri); quindi, in totale, il nuovo elenco constava di 83 misure e la procedura per l’esame congiunto(36). L’articolazione delle misure del «pacchetto» rimase in seguito quella stabilita in questa occasione, ripartita in sezioni sulla base della fonte normativa.

Nella quinta sessione di lavori le due delegazioni predisposero un documento (in italiano e in tedesco) contenente l’elenco delle misure interne che avrebbe dovuto essere annesso alla dichiarazione del Governo italiano al Parlamento (D. 454). Quest’ultimo elenco era basato su quello presentato dalla delegazione italiana il 3 ottobre, al termine della quarta sessione, ma con numerose modifiche(37). A parte vennero elencate le diciotto questioni rimaste aperte.

Dunque, alla fine dei lavori della Commissione di esperti l’elenco di misure constava di 73 misure accettate e 18 ancora non accettate dalla delegazione italiana(38). Su questa base, dopo i colloqui riservati fra Gaja e Kirchschläger, venne formulata la «proposta globale italiana» sottoposta da Saragat a Kreisky all’inizio della fase della «chiusura della controversia».

3. Uffici del Ministero degli Affari Esteri All’interno del Ministero degli Affari Esteri la questione dell’Alto Adige rientrava nelle competenze dell’Ufficio V della Direzione Generale degli Affari Politici. Al momento in cui si apre il volume, Direttore Generale per gli Affari Politici era


36 «Misure a favore della popolazione altoatesina (offerte dalla Delegazione italiana nella IV sessione degli Esperti – 3 ottobre 1964 – che in qualche punto erano pilarghe di quelle al termine della Vsessione)», in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Commissione esperti in Ginevra, IV sessione.


37 Vedi «Progetto dei documenti relativi alla chiusura della controversia italo-austriaca sull’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber», ivi, fasc. Commissione italo-austriaca di esperti, V sessione; edito in La questione dell’Alto Adige/Stirol, cit., t. I, D. 2, Allegato I. L’elenco era ripartito in modo analogo a quello presentato alla fine della quarta sessione, ma constava di un numero inferiore di misure: I:Misure da adottare con modifiche della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5, che approva lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige (da 1 a 23); II: Misure da adottarsi con la introduzione di nuove norme nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5 (da 1 a 22); III: Misure da adottarsi con norme di attuazione dello Statuto speciale (da 1 a 5); IV: Misure da adottarsi con legge ordinaria (da 1 a 7); V: Misure da adottarsi con provvedimenti amministrativi (da 1 a 3); VI: Misure che formeranno oggetto di esame da parte del Governo (da 1 a 13); VII: Procedura relativa all’esame congiunto dei problemi concernenti la Provincia di Bolzano.


38 Se ne veda l’elenco in La questione dell’Alto Adige/Stirol, cit., t. I, D. 2, Allegato II. Secondo l’appunto di Gaja, s.d. (inviato il 9 dicembre 1964 al Ministro Gianfranco Pompei, Consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio), rispetto all’elenco delle liste A, B e C redatte in occasione della prima sessione della Commissione di esperti, sulla base della relazione della Commissione di studio, sulle 110 misure esaminate, alla fine della quinta sessione e dei «contatti riservati» erano state accolte 88 misure in conformità alle proposte della relazione, 4 erano state risolte in modo diverso, 8 in misura pifavorevole rispetto alla relazione e 10 in modo meno favorevole.

Carlo Alberto Straneo, seguito dal 15 maggio 1961 da Giovanni Fornari e, dal 18 settembre 1964, da Roberto Gaja, che avrebbe poi seguito direttamente le trattative fino all’incontro di Copenaghen.

Dall’ordine di servizio n. 20 del 12 giugno 1951 la materia fu assegnata all’Ufficio I della DGAP. L’8 agosto 1959 una nota interna della Direzione Generale istituì, all’interno della sua Segreteria, un ufficio speciale per la questione, denominato «Segreteria 10A», che tuttavia rimase un’articolazione interna della Segreteria. A capo della Segreteria 10A fu posto Giovanni Lorenzo Betteloni, seguito da Franco Bellia a partire dal 4 febbraio 1963. La Segreteria 10A fu soppressa con la circolare n. 9 del 25 marzo 1968, che ne trasferì le competenze all’Ufficio II, che dal 21 gennaio 1963 aveva la competenza per l’Austria.

4. Fondi utilizzati Le ricerche sono state effettuate presso l’Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. I documenti pubblicati sono tratti per la grande maggioranza dal fondo Alto Adige della Direzione Generale Affari Politici, Ufficio II. Si tratta di un fondo a sé stante, nel quale la Segreteria 10A e l’Ufficio II della DGAP hanno conservato la documentazione sulla questione altoatesina. In particolare, del fondo Alto Adige è stata consultata la sezione cronologica (1945-1969) e la sezione «Sviluppo della controversia». Il fondo rispondeva essenzialmente alla funzione di tenere a disposizione degli uffici che curavano la trattazione della questione tutta la documentazione rilevante. Nel 1981 il Prof. Pietro Pastorelli, allora capo del Servizio Storico e Documentazione, su incarico della Segreteria Generale, provvide a riordinare il fondo e a redigerne un indice.

Sono stati inoltre consultate le carte dell’Archivio di Gabinetto (1953-1961, 19611963, 1964-1965), il fondo Ambasciata a Vienna e le carte versate nel 2017 dalla Direzione Generale Unione Europea. Alcune lacune sono state colmate grazie ai fondi DGAP, Ufficio II, Austria, e Segreteria, Serie AA. Si sono inoltre consultate le raccolte dei telegrammi ordinari e segreti.

5. Riconoscimenti La pubblicazione di questo volume è dovuta alla decisione del Ministero degli Affari Esteri di mettere a disposizione degli storici e dei cittadini la documentazione sulla politica internazionale dell’Italia secondo criteri scientifici e oggettivi, senza alcuna finalità politica. Questo volume è stato realizzato dall’Unità per l’Analisi, la Programmazione e la Documentazione Storica, già diretta dalla Ministra Plenipotenziaria Giuliana Del Papa, ora dal Consigliere d’Ambasciata Pietro De Martin.

La preparazione del volume è stata realizzata dal personale archivistico della Sezione Pubblicazione Documenti Diplomatici. Le ricerche sono state svolte interamente dalla Dott.ssa Francesca Grispo, che ha anche curato la selezione, la trascrizione e la collazione dei documenti e l’allestimento del volume. La Dott.ssa Daniela Rizzotto ha collaborato attivamente e con competenza alle attività di ricerca e di allestimento del volume, curando altresì l’Appendice e l’Indice dei nomi. Senza la straordinaria competenza, la dedizione, l’attenzione ai particolari e la conoscenza dell’Archivio storico della Dott.ssa Grispo non sarebbe in alcun modo stato possibile realizzare questo volume.

Si ringraziano inoltre il Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento dell’Economia, e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in persona della Dott.ssa Claudia Spagnoli e della Sig.ra Ersilia Santi Amantini per l’impaginazione, l’allestimento e la stampa del volume, con la consueta cura e perfezione tecnica.

Anche questo volume, al pari di quello, precedentemente pubblicato, sul periodo successivo e conclusivo della vertenza altoatesina, è dedicato alla memoria del Prof. Pietro Pastorelli, impareggiabile conoscitore della politica estera italiana e della storia diplomatica della questione dell’Alto Adige.

Il curatore ha la sola responsabilità dei criteri di scelta e di edizione della documentazione pubblicata nonché della redazione dell’Avvertenza e dell’apparato critico. Le ricerche e la scelta dei documenti sono state ispirate a criteri di oggettiva ricerca storica e scientifica, nell’intento di offrire agli studiosi il materiale utile per la ricostruzione dei negoziati.

Infine, nell’affidare alle stampe anche questo volume non possiamo fare a meno di ricordare, ancora una volta, le vittime del terrorismo, che prese le mosse nel periodo trattato nel volume, e i diplomatici e funzionari del Ministero degli Affari Esteri italiano e quelli del Ministero Federale degli Affari Esteri austriaco, che, con pazienza e competenza, hanno reso possibile la soluzione di una così complessa vicenda.

Prof. Francesco Lefebvre D’Ovidio


DOCUMENTI
1

IL CANCELLIERE FEDERALE D’AUSTRIA, RAAB, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, TAMBRONI(1)

L. Vienna, 18 giugno 1960.

Sehr geehrter Herr Ministerpräsident!

In meinem Schreiben vom 23. März dieses Jahres an Ihren Amtsvorgänger, Ministerpräsident Segni, habe ich betont, wie sehr der Bundesregierung eine freundschaftliche Gestaltung der Beziehungen mit Italien durch eine gerechte Lung der Stirol-Frage am Herzen liegt und der Meinung Ausdruck verliehen, dass die gegenständlichen bilateralen Verhandlungen mit grster Eile weiter fortgefrt werden sollten. Ich habe aber auch keinen Zweifel darer gelassen, dass unserer festen Überzeugung nach eine solche Lung nur dann erreicht werden kann, wenn die italienische Regierung sich bereit findet, in konkrete Verhandlungen er die Autonomie f die Provinz Bozen einzutreten.

Die Bundesregierung hat demgemäss Ihr Schreiben vom 18. Mai d.J., dessen Erhalt ich mit Dank bestätige, mit grster Sorgfalt studiert, um darin Ansatzpunkte f eine zielfrende Wiederaufnahme der Verhandlungen zu finden. Sie hat auch das Pro Memoria vom 23. Mai d.J., das Botschafter Guidotti an diesem Tag dem Bundesminister f Auswärtige Angelegenheiten, Dr. Kreisky, erreicht hat, mit Aufmerksamkeit und Interesse zur Kenntnis genommen.

Ich bedauere ausserordentlich, feststellen zu msen, dass der Inhalt dieser beiden Dokumente zu dem Schluss zwingt, dass auf italienischer Seite nicht beabsichtigt ist, auf die Frage der Regionalautonomie f die Provinz Bozen einzugehen, die allein den eTHnischen und kulturellen Schutz der terreichischen Minderheit in Italien gewährleisten und sohin dem Gruber-De Gasperi-Abkommen Rechnung tragen wde, und die im rigen unserer Meinung nach angesichts der sonst gegenwärtig erall in der Welt in ähnlich gelagerten Fällen erhobenen Forderungen wirklich massvoll ist.

Unter diesen Umständen glaubt auch die terreichische Bundesregierung, dass eine grundsätzliche Meinungsverschiedenheit zwischen den beiden Regierungen besteht, f deren Bereinigung ihrer Auffassung nach in erster Linie jene Organisation zuständig ist, deren in der Satzung erklärtes Ziel es ist, durch friedliche Mittel und in Übereinstimmung mit den Grundsätzen der Gerechtigkeit und des Vkerrechtes die Ordnung und Regelung internationaler Streitfälle zu erzielen und so freundschaftliche Beziehungen zwischen den Vkern zu entwickeln.

Was schliesslich die mdliche Botschaft betrifft, die Sie, sehr geehrter Herr Ministerpräsident, durch Botschafter Guidotti ermitteln liessen, so danke ich Ihnen daf und werde mir erlauben, hiezu in der gleichen mdlichen Form, wie Sie dies getan haben, Stellung zu nehmen.

Ich mhte dieses Schreiben nicht schliessen, ohne nochmals hervorzuheben, dass die terreichische Bundesregierung bereit ist, alles in ihrer Macht Stehende zu tun, um eine befriedigende Lung dieses Problems herbeizufren. Sie werden aber, sehr geehrter Herr Ministerpräsident, daf Verständnis haben, dass dies nicht durch eine terreichische Zustimmung zur Nichtgewährung von Rechten geschehen kann, die unserer Meinung nach der terreichischen Minderheit in Italien nicht nur auf Grund eines internationalen Vertrages zustehen, sondern ohne die es auch nach allgemeinen demokratischen Grundsätzen einen echten Schutz f eine geschlossen lebende Minderheit nicht geben kann.

Mit dem Ausdruck meiner vorzlichen Hochachtung verbleibe ich Julius Raab TRADUZIONE Ecc.mo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, nella mia lettera del 23 marzo(2) u.s., diretta al suo predecessore, il Presidente del Consiglio dei Ministri Segni, ho rilevato quanto al Governo federale austriaco sta a cuore lo sviluppo di relazioni amichevoli con l’Italia mediante una soluzione giusta della questione dell’Alto Adige (Tirolo meridionale), e vi ho espresso l’opinione che le relative trattative bilaterali dovrebbero essere continuate con la pigrande sollecitudine. Pernon ho lasciato sussistere nessun dubbio che, secondo la nostra ferma convinzione, si poTRà conseguire una tale soluzione solo se il Governo italiano si trova disposto ad entrare in trattative concrete sull’autonomia per la Provincia di Bolzano.

Conseguentemente il Governo federale austriaco ha studiato con la pigrande accuratezza la sua lettera del 18 maggio u.s.3, il cui contenuto confermo ringraziandolene, per trovarvi punti di mossa per la ripresa efficace delle trattative. Il Governo austriaco ha pure preso nota, con attenzione ed interesse, del Promemoria del 23 maggio u.s.4, presentato quel giorno dall’ambasciatore Guidotti al Ministro federale degli Affari Esteri, il Dott. Kreisky.

Mi rincresce infinitamente di dover notare che, dal contenuto di questi due documenti, si è costretti di concludere che, dalla parte italiana, non esiste l’intenzione di occuparsi della questione dell’autonomia regionale per la Provincia di Bolzano, autonomia che sola garantirebbe la protezione etnica e culturale della minoranza austriaca in Italia, tenendo conto così dell’Accordo De Gasperi-Gruber, e che del resto, a nostro parere, nei confronti delle pretese messe innanzi presentemente da per tutto nel mondo in casi analoghi, è una rivendicazione realmente moderata.

In queste circostanze anche il Governo federale austriaco crede che fra i due Governi esiste una differenza di opinione fondamentale, per l’aggiustamento della quale, secondo la sua opinione, è competente in primo luogo quell’organizzazione il cui scopo, dichiarato nel suo statuto, è di ottenere con mezzi pacifici ed in conformità dei principi della giustizia e del diritto delle genti, l’assestamento e l’aggiustamento di liti internazionali, sviluppando così relazioni amichevoli tra i popoli.

Quanto al messaggio orale che ella, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, ha fatto trasmettere dall’Ambasciatore Guidotti(5), la ne ringrazio e mi permetterdi precisare il mio relativo punto di vista, nella stessa forma orale.

Non vorrei concludere questa lettera senza mettere in rilievo che il Governo federale austriaco è disposto a fare tutto il suo potere per addivenire ad una soluzione soddisfacente di questo problema. Perlei, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, avrà comprensione del fatto che cinon puesser fatto con un consenso austriaco al diniego di diritti che, a nostro avviso, non solo spettano alla minoranza austriaca in Italia in base ad un accordo internazionale, ma senza i quali, secondo i principi democratici generali, non puesistere nessuna vera protezione per una minoranza vivente su un territorio coerente.

La prego, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, di accogliere i sensi della mia pialta considerazione(6).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Scambio lettere. Edito in Ministero degli Affari Esteri, Alto Adige. Documenti presentati al Parlamento Italiano dal Ministro degli Affari Esteri On. A. Segni il 16 settembre 1960, Roma, Tipografia riservata del Ministero degli Affari Esteri, 1960 (d’ora in poi Libro Verde 1960), D. 31.


2 Recte: 26 gennaio.


3 Con la quale Tambroni aveva espresso a Raab la ferma volontà italiana di giungere ad un’intesa e la fiducia nel metodo delle conversazioni bilaterali per il superamento dei contrasti tra i due Paesi, così concludendo: «Ritengo insomma che una soluzione concreta debba essere studiata e possa probabilmente essere raggiunta mediante ulteriori e piapprofonditi scambi di vedute, che si svolgano in una atmosfera di “pacata concretezza” come ella stessa ha avuto occasione di dire. Ad essi, da parte mia, sono pronto a contribuire con ogni buona volontà e col fermo proposito di giungere a un’intesa consona ai rapporti di amicizia, che sono naturali tra i nostri Paesi» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Scambio lettere). Vedi anche D. 2, nota 3.


4 Riaffermava l’integrale esecuzione da parte italiana dell’Accordo De Gasperi-Gruber, la disponibilità a deferire la divergenza di valutazione giuridica esistente tra i due Governi circa tale esecuzione ad un’istanza prevista dalla Convenzione di Strasburgo del 1957 e la volontà di proseguire le conversazioni (ivi, fasc. Alto livello, maggio 1960).


5 Con Telespr. segreto urgente 10A/887/195 del 18 maggio Guidotti era stato incaricato di consegnare personalmente a Raab la lettera di Tambroni in pari data e al tempo stesso di comunicare verbalmente al Cancelliere la proposta di avviare conversazioni confidenziali preparatorie dell’incontro dei Ministri (ivi, fasc. Scambio lettere).


6 Con T. segreto urgente 20906/194 in pari data Guidotti così riferiva circa il colloquio avuto con Raab in occasione della consegna del presente documento: «Raab mi ha ricevuto stamane e mi ha consegnato lettera per Presidente Tambroni che spedisco domani mattina con plico aereo speciale. Come ho già segnalato con mio telegramma stampa 193 [pari data, non pubblicato] “Presse” di stamani pubblica pretesa corrispondenza da Bonn con la quale si dà notizia delle conversazioni confidenziali e si fanno anche i nomi di Schoener e Steiner quali fiduciari austriaci. Per la parte italiana viene nominato Quaroni. Unica inesattezza è che conversazioni si danno per già iniziate. Raab nel consegnarmi lettera, mi ha detto che sua intenzione era di comunicarmi verbalmente stamattina accettazione austriaca nostra proposta incontro preliminare e designazione delle due persone anzidette come suoi fiduciari. Purtroppo, ha proseguito, corrispondenza da Bonn pubblicata dalla “Presse”, che egli stesso per primo ha attribuito ai tirolesi e che in realtà è fabbricata a Vienna (allusione evidente a Gschnitzer o quanto meno ai suoi immediati collaboratori) rendeva necessaria dilazione di qualche giorno. Ha parlato di una o due settimane. Gli ho chiesto se avrebbe utilizzato questo tempo per riflettere sul da farsi oppure se decisione di accettare proposta era già presa. Mi ha risposto che decisione era presa e che probabilmente egli avrebbe designato il solo Schoener per incontro. Avendo quindi letto lettera, ho rilevato suo tono estremamente negativo ed ho osservato che essa sta in diametrale contradizione con idea che aveva originato nostra proposta incontro preliminare. Raab lo ha riconosciuto con singolare prontezza e chiarezza, ma mi ha fatto capire che sua libertà d’azione è estremamente limitata. Mi ha confermato comunque che egli, contro parere degli estremisti, desidera che incontro preliminare abbia luogo» (Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza). Guidotti aveva peraltro già espresso l’opinione che l’eventuale accettazione austriaca del proposto incontro preliminare sarebbe stata esclusivamente tattica essendo ferma la decisione di Vienna di ricorrere all’ONU e che pertanto fosse assolutamente necessario mantenere l’iniziativa facendo precedere all’annuncio del ricorso la proposta italiana di deferimento congiunto alla Corte dell’Aja (T. segreto 20372/189 del 15 giugno, ibidem). Per la risposta di Tambroni vedi D. 3.

2

L’AMBASCIATORE A WASHINGTON, BROSIO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 7533/26332. Washington, 21 giugno 1960.

Oggetto: Alto Adige.

Riferimento: Mio Telespresso n. 7094/2497 del 10.6.60.

Come già ho riferito con mio telespresso n. 7094/2497 del 10 giugno u.s., il Dipartimento è d’avviso che il Governo italiano non abbia ancora chiarito adeguatamente la sua posizione nei confronti di una eventuale richiesta austriaca di sottoporre la questione dell’Alto Adige al giudizio della Corte Internazionale. Il Dipartimento ritiene pertanto che l’Italia dovrebbe precisare in termini inequivocabili di essere pronta ad andare all’Aja, se l’Austria volesse portare la questione alla Corte. La posizione dell’Italia dovrebbe essere chiarita in questi termini sia ufficialmente a Vienna, sia di fronte all’opinione pubblica mediante qualche dichiarazione ufficiale.

A sostegno di questa loro raccomandazione gli americani adducono in particolare i seguenti argomenti:

- la lettera del Presidente Tambroni a Raab offre appiglio ad incertezze d’interpretazione(3). Essa indica difatti il ricorso all’Aja come l’inevitabile risultato finale di una trattativa bilaterale che prendesse le mosse dal memorandum austriaco, che l’Italia pernon è disposta a prendere come punto di partenza di un negoziato con l’Austria;

- la Corte Internazionale puprendere in esame solamente quelle controversie che vengono ad essa sottoposte per comune accordo delle parti in causa. Non precisando la propria posizione, l’Italia offre quindi all’Austria una buona giustificazione per chiedere all’ONU di raccomandare alle due parti in causa il ricorso alla Corte dell’Aja;

- se d’altra parte l’Italia precisasse tempestivamente, ed in termini inequivocabili, di essere disposta a sottomettere la questione al giudizio della Corte, essa verrebbe a trovarsi in una posizione assai pisolida nell’eventualità che l’Austria ricorresse invece all’ONU.

Sin qui quel che dicono gli americani. Per parte mia già ho rilevato nel mio precedente rapporto che la loro interpretazione delle precisazioni dall’Italia già fornite all’Austria è cavillosa. Il che comunque non toglie che noi si debba anche tenere conto della realtà, vale a dire che quelle precisazioni hanno di fatto lasciato alcune incertezze. Nel valutare poi le pressanti raccomandazioni degli americani c’è un punto fermo da tenere presente: se non vogliamo lasciare l’iniziativa all’Austria, e trovarci trascinati, quando essa meglio crede, sul terreno che pile conviene, non dobbiamo esitare a prendere le nostre decisioni e ad impostare la nostra linea d’azione. Non è molto il tempo, difatti, che ancora ci rimane per prevenire ed eventualmente controbattere le mosse austriache.

Che Vienna, rebus sic stantibus, sia ormai decisa a ricorrere all’ONU non mi pare possa piessere messo in dubbio. I pellegrinaggi dei suoi uomini di governo per il mondo negli ultimi mesi erano intesi a preparare il terreno, a suscitare simpatie, ad ipotecare voti. Nelle varie capitali, difatti, rispondendo, direi, ad una parola d’ordine, vediamo i rappresentanti austriaci comprensivi delle argomentazioni di chi vuole dissuadere Vienna dall’andare all’ONU, ed unanimi nel rispondere che il Governo si è pertalmente impegnato, da essere ormai prigioniero della propria azione.

Ogni dubbio d’altra parte non pi direi, sulle intenzioni, ma sulla decisione di Vienna di andare all’ONU, dovrebbe essere dissipato proprio dalle raccomandazioni che gli americani ci vanno rivolgendo. L’ultimo passo americano a Vienna è stato particolarmente energico. Altrettanto, a quanto riferisce Guidotti, lo è stato quello francese. Se malgrado tutto gli americani si rivolgono di nuovo a noi e ci chiedono di accettare esplicitamente il ricorso all’Aja è perché si rendono conto che a Vienna le loro parole hanno fatto qualche impressione, ma nulla pidi qualche impressione, e non sono valse a smuovere il Governo austriaco dai suoi proponimenti. Il che, debbo aggiungere, non mi sorprende. Gli austriaci, difatti, sanno benissimo che in definitiva le medesime ragioni per cui Washington tiene ad evitare la discussione sull’Alto Adige all’ONU, giocherebbero almeno in parte a loro vantaggio se a quella discussione si arrivasse ugualmente.

Dobbiamo tenere presente che quando si arrivasse a tale discussione, la posizione americana sarebbe essenzialmente regolata dai legami che determinano la linea d’azione degli Stati Uniti in quella sede. Già ne abbiamo una prova in materia di iscrizione all’ordine del giorno. Gli Stati Uniti sanno che vi sarebbero validi argomenti per votare contro l’iscrizione all’ordine del giorno; ma prevale il generale indirizzo della politica americana all’ONU e già ci è stato detto che, in linea generale, voterebbero per l’iscrizione. Analogamente, quando si venisse alla discussione sulla sostanza del ricorso austriaco, noi possiamo contare che gli americani terrebbero fede alla promessa di non appoggiare Vienna. Ma dobbiamo anche prevedere che il loro interesse di non alienarsi l’amicizia austriaca, la loro politica di appoggio alla Corte Internazionale, il desiderio di limitare per quanto possibile l’acredine del dibattito, li condurrebbe facilmente ad immergersi nell’alchimia societaria, alla ricerca di risoluzioni blande ed accettabili per tutti, finendo per dare all’Italia un appoggio pimodesto e limitato di quello cui avremmo diritto.

Gli americani stessi sanno tutto questo, e se oggi premono su di noi per ottenere che ci dichiariamo pronti di andare all’Aja, è perché in questa mossa vedono in realtà l’unico possibile mezzo che ancora consenta qualche possibilità di manovra intesa ad evitare il ricorso all’ONU.

Debbo dire ch’io sono d’accordo su questo, e che se vogliamo pertanto tentare ancora di evitare che l’Alto Adige si discuta all’ONU, una nostra dichiarazione, nel senso richiestoci dagli americani, dovrebbe essere fatta al pipresto, pur essendo dubbio che essa possa far cambiare strada a Vienna.

In ogni caso, tuttavia, ritengo che da parte nostra non dovremmo limitarci, per quanto riguarda la discussione sul merito della controversia, a difenderci dalle proteste e dalle rivendicazioni austriache, ma che dovremmo anche mettere bene in chiaro le nostre rivendicazioni e i nostri diritti. Allo stato attuale delle cose mi pare certo che, o via Nazioni Unite, o direttamente, la questione dell’Alto Adige finirà alla Corte dell’Aja. Sia in sede giuridica, sia nel caso di discussione all’ONU, in sede politica, sarebbe opportuno, a mio avviso, svolgere una azione riconvenzionale. Andiamo pure all’Aja, e dichiariamoci anzi tempestivamente pronti a farlo. A mio avviso, quindi, non dovremmo limitarci a lasciare alla Corte il compito di accertare se da parte italiana vi sia stata qualche violazione degli accordi Gruber-De Gasperi; ma dovremmo invece anche chiedere che venga ben stabilita e delimitata l’estensione dei diritti che questi accordi concedono all’Italia. Lasciamo pure, cioè, che la Corte chiarisca se i cittadini di lingua tedesca godono dei privilegi che questi accordi intendevano assicurare loro; ma chiediamo che essa chiarisca al tempo stesso i limiti entro i quali quei diritti possono essere esercitati nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano. Hanno le regioni e le provincie dell’Alto Adige, nell’ambito del loro potere legislativo autonomo, il diritto di emanare leggi che contrastino con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico nazionale? Se gli alto atesini hanno il diritto dell’insegnamento della lingua tedesca, quale dovere hanno d’altra parte di sottoporsi all’insegnamento della lingua italiana? È legittima l’opposizione degli elementi di lingua tedesca al libero movimento delle persone e alla libera immigrazione di italiani nella Regione dell’Alto Adige? Ha il Governo nazionale pieno diritto di estendere alla Regione dell’Alto Adige la validità dei propri provvedimenti legislativi e amministrativi relativi, ad esempio, all’edilizia popolare, allo sviluppo industriale, al rimodernamento dei sistemi di produzione agricola, ecc.?

Al medesimo criterio, io credo, potremmo forse utilmente attenerci se l’Austria portasse all’ONU, come essa sembra decisa a fare, la questione dell’Alto Adige. Sarebbe utile a mio avviso astenersi dal dare battaglia all’Austria in sede di iscrizione della questione all’ordine del giorno: non solamente avremmo difatti poche chances di vincere una battaglia del genere; ma un’eventuale vittoria sarebbe assolutamente di stretta misura e tale da poter giocare ai fini propagandistici pia favore dell’Austria che dell’Italia.

A prescindere anche dalla posizione degli Stati Uniti, favorevoli come si è detto all’iscrizione all’ordine dal giorno, è da tenere presente che voterebbero in favore con ogni probabilità la maggioranza dei Paesi afro-asiatici che sono gelosi delle loro prerogative e che tengono in linea generale ad evitare che la discussione su un qualsiasi argomento sia bloccata nella fase procedurale dell’iscrizione all’ordine del giorno. Se d’altra parte anche riuscissimo nel nostro intento in tale sede procedurale, il voto a nostro favore avrebbe un limitatissimo margine di maggioranza con probabili ripercussioni negative nei nostri confronti.

Mentre pertanto non sarebbe il caso, a mio avviso, di combattere contro l’iscrizione, sarebbe opportuno cercare di evitare che nella discussione sul merito l’Italia si trovasse semplicemente a controbattere le argomentazioni di una mozione austriaca; pertanto riterrei utile considerare l’opportunità di prendere noi stessi l’iniziativa e di presentare all’ONU una nostra contro-mozione allo scopo di neutralizzare i vantaggi politici che l’Austria si propone di ricavare portando la questione dell’Alto Adige all’ONU. Una contro-mozione del genere dovrebbe avere lo scopo di portare sul palcoscenico dell’ONU e dinanzi agli occhi dell’opinione pubblica mondiale l’intera politica austriaca nei riguardi dell’Alto Adige. Cipotrebbe essere fatto documentando le interferenze degli uomini di governo austriaci negli affari interni dell’Alto Adige, i loro contatti con i leaders della campagna anti-Italia in Alto Adige, i trascorsi nazisti degli elementi pifacinorosi, il carattere retrogrado delle disposizioni relative al maso chiuso, ecc. Potrebbe chiedersi se e quanto una simile politica sia compatibile con la neutralità dell’Austria e con una corretta politica di buon vicinato.

Mi rendo conto che una nostra azione in tal senso non mancherebbe di avere anche delle serie ripercussioni e di inacerbire in ogni caso i rapporti Italia-Austria. Essa, tuttavia, potrebbe anche avere dei considerevoli aspetti positivi che meritano di essere valutati adeguatamente:

- uno di essi è che la non interferenza negli affari interni degli altri Paesi rappresenta necessariamente uno dei capisaldi della politica americana e in genere dei Paesi occidentali, che avrebbero l’interesse di evitare, respingendo le nostre argomentazioni, di avallare le interferenze di Mosca e di Pekino negli affari interni di Paesi in cui essi si adoperano a promuovere infiltrazioni comuniste;

-in situazione analoga si troverebbero molti Paesi afro-asiatici che, raggiunta da poco l’indipendenza, soffrono in maniera marcata del complesso relativo ai maneggii veri o presunti delle maggiori potenze nei loro affari interni;

- l’argomento del nazismo non mancherebbe, d’altra parte, di essere visto con favore dai Paesi comunisti.

Se, infine, da parte nostra si decidesse di prendere in seria considerazione una manovra del genere avremmo anche migliori possibilità di ottenere che Stati Uniti Francia ed Inghilterra facciano pressioni anche assai pienergiche di quelle compiute sinora per ottenere che il Governo di Vienna metta giudizio e si astenga dal provocare una simile aspra discussione in seno alle Nazioni Unite. Da parte nostra avremmo tutte le giustificazioni: potremmo infatti sottolineare che eravamo ben disposti a mantenere la controversia sul piano giuridico accettando di sottometterla al giudizio della Corte; che abbiamo dato ampia prova sinora della nostra moderazione, ma che di fronte ad una insidiosa manovra austriaca intesa a politicizzare a suo vantaggio questa vertenza non potevamo astenerci dal prendere le iniziative necessarie alla piena difesa degli interessi italiani.


1 Ambasciata a Washington 1940-1973, b. 42, fasc. 1243.


2 Indirizzato per conoscenza all’Ambasciata a Vienna.


3 Nella lettera del 18 maggio (vedi anche D. 1, nota 3) Tambroni aveva affermato che il memorandum austriaco del 29 ottobre 1959 sosteneva tesi che l’Italia non avrebbe potuto condividere e che se la discussione fosse proseguita su tale base si sarebbe delineata una controversia di valutazione giuridica «la quale, non potendo venire risolta bilateralmente, potrebbe esserlo soltanto attraverso la competente istanza giuridica, ai sensi della Convenzione europea per il regolamento pacifico delle controversie, il cui deposito di ratifica è avvenuto, sia da parte austriaca che italiana, nel gennaio del corrente anno».

3

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, TAMBRONI, AL CANCELLIERE FEDERALE D’AUSTRIA, RAAB(1)

L. Roma, 22 giugno 1960.

Signor Cancelliere Federale, ho ricevuto, e la ringrazio, la sua lettera in data 18 corrente(2).

Poiché sono anch’io desideroso di assicurare con una volenterosa cooperazione le amichevoli relazioni dei nostri due Paesi e di trovare, nell’ambito dei Patti di cui essi sono parti, la soluzione dei problemi che esistono fra loro, non le nascondo che la sua comunicazione ha causato in me e nel Governo italiano un vivo senso di disappunto. Ella non punon ricordare che la proposta contenuta nella mia lettera precedente(3) era quella di studiare di comune accordo quali perfezionamenti potessero venir applicati nella Provincia di Bolzano senza pergiungere a quella totale autonomia fino alla quale il Governo italiano non puspingersi anche per esigenze di carattere costituzionale. Devo aggiungere che, secondo il nostro preciso e noto punto di vista, tale estensione non è contemplata dall’Accordo De Gasperi-Gruber, il quale costituisce l’impegno che il mio Paese è tenuto ad osservare.

Cimalgrado, nella sua lettera del 18 corrente, ella sembra porre come pregiudiziale l’accettazione da parte italiana della richiesta di totale autonomia: il che, ella vorrà ammettere, vale implicitamente a privare l’incontro, che io ho proposto tramite il nostro Ambasciatore(4), delle probabilità nelle quali fermamente credevo.

D’altra parte, nelle comunicazioni orali da lei fatte il 18 corrente all’Ambasciatore Guidotti(5), appare che in seguito ad una indiscrezione di stampa prodottasi a Vienna e della quale puanche intuirsi l’origine, la designazione delle persone di fiducia alle quali affidare l’incontro preliminare verrebbe ritardata eventualmente di due settimane.

Da questo desiderio di ritardo, unito alla insistenza sulla totale autonomia, si dovrebbe trarre la conclusione che una diretta trattativa bilaterale, quale era ed è sempre nelle nostre intenzioni che hanno condotto alla proposta di un incontro, non è ritenuta dal Governo austriaco idonea per una soluzione concordata.

Se tale nostra impressione fosse esatta, ella vorrà ricordare, Signor Cancelliere Federale, che nella mia precedente lettera avevo scritto che, qualora si constatasse che permane una divergenza fondamentale tra i nostri due Governi circa la completa esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber, sarebbe sorta una controversia la quale non potrebbe essere impostata e risolta se non nel quadro dei Patti, ai quali i due Paesi hanno aderito, per il regolamento pacifico delle controversie.

In tali circostanze il nostro Ambasciatore a Vienna ha ricevuto istruzioni di proporre ufficialmente al Governo austriaco di deferire consensualmente alla Corte Internazionale di Giustizia la controversia relativa all’esecuzione da parte italiana dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 19466.

Cichiaramente detto, se ella Signor Cancelliere potesse ritenere con certezza che fermo il punto di vista italiano da me espostole con lettera del 18 maggio l’incontro sia egualmente possibile, ne prenderatto con soddisfazione.

In attesa di una sua risposta, Signor Cancelliere Federale, le esprimo i sensi della mia pialta considerazione(7).

Tambroni


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, b. 4, fasc. Scambio lettere. Edito in Libro Verde 1960, D. 32.


2 Vedi D. 1.


3 Del 18 maggio, vedi anche D. 1 nota 4 e D. 2 nota 3.


4 Si riferisce alla comunicazione orale fatta da Guidotti a Raab circa la disponibilità di Tambroni ad un incontro, opportunamente preparato, con il Cancelliere (vedi D. 1, nota 5).


5 Vedi D. 1, nota 6.


6 Vedi D. 5.


7 Il presente documento venne trasmesso a Guidotti per l’inoltro e da questi consegnato a Raab il 25 giugno. Vedi D. 5, nota 3.

4

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 21932-21947/210-211. Vienna, 25 giugno 1960, ore 15,05 (perv. ore 19)2.

Oggetto: Lettera Presidente Consiglio a Raab.

210. Mio telegramma 2093. Accoglienze dei due destinatari alle rispettive lettere(4) sono state molto diverse. Raab mi ha pregato trasmettere suoi personali vivi ringraziamenti al Presidente del Consiglio. Ha aggiunto che egli rimane del parere che incontro preliminare possa essere utile, e si propone rispondere quanto prima al Presidente Tambroni. Non subito per mi ha avvertito, perché egli e suo Governo saranno nei prossimi giorni interamente assorbiti dalla imminente visita di Kruscev.

Avendo fatto presente che nostra proposta ricorso congiunto all’Aja rappresentava almeno nella fase attuale ultima occasione per risolvere nostra controversia in modo costruttivo e conforme alle tradizioni di civiltà di due Paesi amici e vicini, Raab lo ha riconosciuto con insolito calore e mi ha detto che apprezzava molto iniziativa italiana.

Ha aggiunto che questa volta si guarderà bene dal dare ad altri lettera del Presidente(5). Indiscrezione della «Presse» della settimana scorsa(6) era derivata dal fatto che imprudentemente egli aveva consegnato lettera precedente(7) al Segretario di Stato Gschnitzer il quale a sua volta l’aveva fatta vedere «a suoi amici tirolesi», con le note conseguenze.

Ha accennato anche in modo confuso (Cancelliere dava stamani impressione di uomo malato o comunque non nelle condizioni volute per affrontare imminente strenua maratona lunga visita Kruscev) alla possibilità designare Figl per incontro preliminare. Personalmente ne dubito, a meno che Kreisky non voglia cogliere questa occasione per tentare di rovinare definitivamente suo predecessore.

Ad ogni modo è mio dovere avvertire che prime reazioni Raab hanno valore soltanto limitato. Egli non è pil’uomo di prima; ed è costretto a subire non soltanto pressioni dei socialisti ma anche quelle sempre pivivaci del suo partito.

211. Mio telegramma 210.

Kreisky, premettendo che pensava ad alta voce, e su mia richiesta precisando che non (dico non) si trattava di presa di posizione ufficiale, mi ha esposto lungamente argomenti contrari ad accettazione nostra proposta.

Egli considera in primo luogo che questione Alto Adige sia politica e non giuridica, e che comunque occasione favorevole per adire congiuntamente tribunale dell’Aja sia già passata da molto tempo. Nel suo ultimo colloquio con Herter, Ministro aveva insistito fortemente perché Stati Uniti prendessero iniziativa proporre ai due Governi mediazione o comunque ricorso all’Aja. In questo caso Austria avrebbe certamente accettato. Ora per dopo che egli, Kreisky, ha fatto sì forti pressioni su partito popolare alto-atesino perché questo si adegui sua politica non è pipossibile tornare indietro.

Ha spiegato che capi alto-atesini avevano ceduto per tre volte:

1) rinunziando a portare questione all’ONU l’anno scorso;

2) rinunziando a imperniare ricorso quest’anno su autodecisione;

3) rinunziando proclamare diritto autodecisione a recente congresso straordinario. Dopo tante prove di buona volontà (Kreisky ha magnificato moderazione capi alto-atesini) sarebbe impossibile per Governo austriaco imporre rinunzia all’ONU.

Ho risposto freddamente che questi, dal suo punto di vista, potevano essere anche ragionamenti esatti, ma che Governo austriaco si trova ora di fronte ad un dilemma concreto: se accettare o rifiutare nostra proposta, e in caso rifiuto come evitare che cicrei all’ONU e nell’opinione pubblica mondiale impressione che Austria non è sicura del suo buon diritto.

Risposta Kreisky è stata caratteristica: Austria è sicura del suo buon diritto ma considera accordo di Parigi un cattivo accordo.

Ho osservato, alzandomi, che se Governo austriaco si metteva su questa strada avrebbe incontrato opposizioni ancora pivivaci ed unanimi di quante non avesse incontrato finora.


1 Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza.


2 La prima parte del presente documento (T. 21932/210), partita alle ore 15,05, pervenne alle ore 15,15 mentre la seconda (T. 21947/211) partì alle ore 18,30 e pervenne alle ore 19.


3 Vedi D. 5, nota 3.


4 Vedi DD. 3 e 5.


5 Questo intendimento di Raab veniva confermato a Guidotti da Fuchs in un colloquio del 27 giugno: «Incidentalmente [Fuchs] mi ha detto anche che Cancelliere (evidentemente applicando alla lettera proposito enunciatomi sabato scorso) ha chiuso lettera del Presidente Tambroni nel suo cassetto e si è finora rifiutato, malgrado ripetute richieste, di farla vedere persino a Kreisky» (T. segreto 22266/216 del 27 giugno da Vienna, in Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza). E ancora il 5 luglio, riferendo di una conversazione con Kreisky, Guidotti scriveva: «Mi ha detto anche che sino ad oggi non ha potuto avere copia della lettera Presidente Consiglio a Raab; questi ha dichiarato in dialetto oberosterreich che non la farà leggere a nessuno. PerciKreisky gli ha scritto ieri ufficialmente per chiedergliene comunicazione». Nella stessa occasione Guidotti riferiva anche di aver appreso da Kreisky che le risposte alle lettere di cui ai DD. 3 e 5 non sarebbero state consegnate prima della fine della settimana successiva (T. 23339/231 da Vienna, in Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza).


6 Vedi D. 1, nota 6.


7 Si riferisce alla lettera di Tambroni del 18 maggio (vedi D. 1, nota 3).

5

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY(1)

L. 4192. Vienna, 25 giugno 1960.

Signor Ministro, le recenti prese di posizione del Governo austriaco e in particolare la lettera in data 18 corrente(2) di S.E. il Cancelliere Federale al Presidente del Consiglio dei Ministri italiano rendono ormai evidente che il Governo austriaco insiste nel richiedere una estensione ed una diversa struttura dell’autonomia della Provincia di Bolzano che il Governo italiano non è disposto a prendere in considerazione, in quanto non è prevista dall’Accordo De Gasperi-Gruber firmato a Parigi il 5 settembre 1946, che pure assicura alla minoranza di lingua tedesca in Alto Adige salvaguardie internazionali molto maggiori di quelle di cui godono le minoranze in generale.

Così mentre il Governo italiano è convinto che l’esecuzione da esso data a tale Accordo è del tutto consona ad esso, il Governo austriaco la ritiene insufficiente. Al riguardo si è venuta pertanto a costituire fra i due Governi una controversia che il Governo italiano ritiene debba essere senza indugio affrontata ai fini del suo superamento e in relazione ai Patti internazionali di cui i due Stati sono parte.

Poiché l’Austria e l’Italia appartengono ambedue al massimo consesso internazionale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, una controversia giuridica come quella insorta tra i due Paesi è di competenza del principale organo giurisdizionale di tale Ente, e cioè la Corte Internazionale di Giustizia, al cui Statuto i due Stati partecipano. Secondo lo Statuto delle Nazioni Unite infatti le controversie giuridiche devono di regola essere sottoposte dalle Parti alla Corte Internazionale di Giustizia secondo le disposizioni dello Statuto della Corte.

D’altra parte l’art. I della Convenzione europea per il regolamento pacifico delle controversie, sottoscritta a Strasburgo il 29.4.1957 e ratificata sia dall’Austria che dall’Italia, dispone che le Alte Parti Contraenti sottopongano al giudizio della Corte Internazionale di Giustizia tutte le controversie giuridiche internazionali che sorgano tra di esse.

Il Governo italiano è altresì convinto che la procedura piappropriata per deferire una controversia giuridica al giudizio della Corte Internazionale di Giustizia, in particolare quando si tratta di due Stati legati da tradizionali rapporti di buona vicinanza e di amicizia come l’Austria e l’Italia, è quella dell’accordo a tal fine fra le Parti.

Il Governo italiano si onora pertanto proporre al Governo austriaco di procedere al deferimento consensuale alla Corte Internazionale di Giustizia della controversia relativa all’applicazione da parte italiana dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

Il Governo italiano confida che quello austriaco concorderà con esso nel ritenere tale procedura come la piidonea per risolvere definitivamente la controversia esistente tra di essi e per assicurare nel frattempo che tale controversia non incida sul normale andamento dei rapporti fra i due Governi né sul sereno sviluppo delle diverse popolazioni interessate alla questione.

La prego di voler gradire, Signor Ministro, l’espressione della mia pialta considerazione(3).

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, giugno 1960. Edito in Libro Verde 1960, D. 33.


2 Vedi D. 1.


3 Il presente testo fu trasmesso a Guidotti, perché lo inviasse a Kreisky a propria firma, con Telespr. segreto 10A/1136/209 del 23 giugno (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Scambio lettere). Con lo stesso telespresso veniva inviata anche, per l’inoltro, la lettera di Tambroni a Raab del 22 giugno (vedi D. 3). Entrambi i documenti vennero consegnati da Guidotti il 25 giugno (T. segreto urgentissimo 21920/209 del 25 giugno da Vienna, in Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza). Per la risposta di Kreisky vedi D. 19.

6

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLE AMBASCIATE IN CENTRO E SUD AMERICA(1)

T. 13260/c.2. Roma, 26 giugno 1960, ore 18.

Telespresso 10A/1036/c. del 10 giugno 1960.

Recente risposta Cancelliere Raab a Presidente Consiglio(3) costituisce irrigidimento austriaco su richieste ingiustificate e inaccettabili.

Con nuova lettera Presidente Consiglio a Cancelliere e nota Ambasciatore a Vienna(4), Governo italiano ha oggi proposto ufficialmente a Governo austriaco (senza con ciritirare l’offerta di un incontro tra Capi Governo) deferimento consensuale controversia fra di essi a Corte Internazionale Giustizia, come previsto da Statuto Nazioni Unite, nonché da Statuto Corte Internazionale e, in maniera tassativa, da Convenzione Europea per Regolamento Pacifico Controversie.

Questa nuova iniziativa italiana costituisce ulteriore prova evidente di fiducia nel nostro buon diritto, di elevato spirito di collaborazione internazionale e moderna visione dei rapporti fra Stati.

*V.E. vorrà porre in rilievo presso codesto Governo (e se del caso presso codesta opinione pubblica) significato ed importanza decisione italiana e logica attesa che Governo austriaco accetti proposta.

Cianche ai fini del passo di codesto Governo suggerito secondo citato telespresso ministeriale*.

Presente telegramma è inviato ai medesimi indirizzi del citato telespresso.


1 Telegrammi ordinari 1960, Circolari partenza, vol. III.

2 Testo analogo veniva trasmesso in pari data a tutte le Ambasciate e Legazioni con i telegrammi circolari nn. 13261, 13262 e 13263 (ibidem); il 25 giugno era stato inviato, con l’omissione del testo tra parentesi nel terzultimo capoverso e del periodo successivo, a Belgrado (T. 13264/265) e alla Santa Sede (T. 13272/7). Il brano tra asterischi è omesso nel testo inviato alle rappresentanze oltre cortina (Mosca, Varsavia, Bucarest, Budapest, Praga, Sofia e Tirana). Dei testi inviati venivano informate l’Ambasciata a Vienna e le Rappresentanze diplomatiche presso la NATO e l’OECE a Parigi, l’ONU a New York e Ginevra, la CEE e la CEEA a Bruxelles e il Consiglio d’Europa a Strasburgo (T. 13348/c. pari data, ibidem).


3 Vedi D. 1.


4 Vedi DD. 3 e 5.

7

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 22529/223. Vienna, 29 giugno 1960, ore 15,20 (perv. stessa ora).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Miei telegrammi n. 209-2112, 2133 e 2164.

Ho incontrato ieri sera Kreisky e Gschnitzer. Ho parlato a lungo con il primo, pibrevemente con il secondo.

Entrambi, su mia domanda, hanno successivamente dichiarato che decisione presa ieri dal Consiglio dei Ministri(5) equivale a respingimento nostra proposta adire congiuntamente Corte Internazionale. Kreisky ha aggiunto che risposta formale alla mia lettera del 25 giugno(6) mi sarà data prevedibilmente tra 15 giorni.

Ho dichiarato allora che oramai chiunque puconstatare che Governo austriaco, malgrado mio esplicito avvertimento del giorno prima al Segretario Generale, aveva preso una delle pigravi decisioni nella sua breve storia senza portare previamente a conoscenza della propria opinione pubblica termini esatti questione. Tutti e due si sono debolmente difesi. Ho impressione che Gschnitzer non avesse neppure afferrato vero significato di quanto era avvenuto. Avendogli rammentato che lui stesso mi aveva dichiarato essere contrario all’ONU e favorevole all’Aja, Segretario di Stato lo ha prontamente riconosciuto. Mi ha detto che questo era stato effettivamente, in origine, suo punto di vista ma che, avendo infine prevalso opinione favorevole ricorso all’ONU, egli aveva dovuto allinearsi con maggioranza.

Kreisky non (dico non) ha negato che stampa austriaca aveva omesso porre nel dovuto rilievo nostra proposta ufficiale, ma ha cercato sminuirne importanza. Mi ha detto alla fine che comunque non mancheranno in avvenire occasioni chiarire situazione; al che naturalmente ho risposto che, dopo decisione presa ieri dal Consiglio dei Ministri, qualsiasi chiarimento sarebbe arrivato troppo tardi(7).


1 Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza. 2 Vedi D. 5 nota 3 e D. 4. 3 T. 22088/213 del 26 giugno, con il quale Guidotti aveva riferito i commenti della stampa austria

ca ai passi italiani del 25 giugno (Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza).


4 Del 27 giugno (vedi D. 4, nota 5), con il quale Guidotti aveva informato di aver protestato con Fuchs per il modo in cui la stampa austriaca aveva presentato la proposta italiana di deferimento consensuale alla Corte dell’Aja.


5 Si riferisce alla scelta di presentare ricorso all’Assemblea Generale dell’ONU.


6 Vedi D. 5.


7 Vedi D. 8.

8

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 22555/224. Vienna, 29 giugno 1960, ore 18,01 (perv. ore 18,30).

Oggetto: Ricorso ONU. Questione Alto Adige.

Mio telegramma 2232.

A me sembra che questo sarebbe momento piopportuno per rilevare pubblicamente singolare comportamento Governo austriaco di fronte nostra proposta ufficiale.

Data delicatezza argomento, mia conferenza stampa e lettera ai giornali sono a mio avviso da scartare. Pubblica dichiarazione Governo potrebbe peressere in questo caso adeguata ed efficace.

È evidente che Governo austriaco ha messo piede in fallo. Ha dimostrato cioè di temere non soltanto giudizio imparziale e non politico circa sue pretese: ma anche di temere che propria opinione pubblica sia informata dei veri termini del dilemmae quindi della portata effettiva della decisione presa dal proprio Governo. È nostro interesse farlo rilevare, prima che tardivo chiarimento o rettifica tolga qualcosa al valore polemico nostra messa a punto.

Nostra dichiarazione dovrebbe includere seguenti punti:

1) comunicato APA, chiaramente ispirato dal Ballhaus, dà massimo e centrale rilievo al respingimento richiesta autonomia (omettendo tuttavia di menzionare proposta italiana di «studiare di comune accordo quali perfezionamenti potessero essere applicati nella provincia di Bolzano»).

2) Nostra proposta ufficiale e formale di sottoporre questione al giudizio Corte Internazionale viene presentata come semplice espressione di una opinione italiana circa opportunità di farlo.

3) Tutti giornali senza eccezione hanno seguito nella loro presentazione passi italiani impostazione data da comunicato APA. Sinora nessuno ha pubblicato notizie date da giornali italiani.

4) Nel pomeriggio del 2 giugno(3), ho pregato Segretario Generale di far presente al Ministro Kreisky mia preoccupazione e disappunto per tale strano comportamento.

5) Ciononostante, mattina seguente Consiglio dei Ministri ha preso decisione sottoporre questione all’ONU; ciche implica respingimento nostra proposta all’Aja, come mi è stato dichiarato da Kreisky e Gschnitzer. Nel passo del comunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri riguardante questione Alto Adige non (dico non) si fa parola della Corte dell’Aja, tanto meno della nostra proposta.

6) Persino dopo seduta Consiglio dei Ministri Gschnitzer prendendo parola in Parlamento si è limitato a dichiarare che recentemente Governo italiano aveva lasciato intendere (così si traduce parola tedesca «hahelegen») che ci dovremmo rivolgere al tribunale internazionale e non all’ONU.

È inutile dire che nostra eventuale dichiarazione sarà tanto piefficace quanto pisarà misurata.


1 Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza. 2 Vedi D. 7. 3 Recte: 27 giugno.

9

L’AMBASCIATORE A LONDRA, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 4482/23912. Londra, 30 giugno 1960.

Oggetto: Alto Adige. Viaggio di Selwyn Lloyd a Vienna.

Nel darci le informazioni di cui al mio telegramma del 27 giugno(3), Ross aveva fatto riserva di qualche ulteriore precisazione dopo letto il verbale di un’ultima conversazione fra Selwyn Lloyd e Kreisky, avvenuta poco prima della partenza del Foreign Secretary da Vienna e alla quale egli non era stato presente. Selwyn Lloyd aveva dettato tale verbale alla sua stenografa durante il viaggio di ritorno in aereo.

Ross ha dato ieri le sopra citate precisazioni. Esse non rivelano, peraltro, nulla di nuovo rispetto a quanto già sapevamo o potessimo prevedere.

Selwyn Lloyd ha cercato ancora per un’ultima volta di esporre al suo collega austriaco la inopportunità di un ricorso all’ONU e i rischi che un tale passo comportava per la stessa Austria. Aveva sostenuto che era assai preferibile discutere la vertenza con l’Italia in sede di negoziati bilaterali o alla Corte Internazionale. Kreisky ha risposto che qualunque concessione il Governo italiano si fosse indotto a fare in linea di fatto in trattative bilaterali rimaneva pur sempre una concessione e come tale avrebbe potuto essere col tempo modificata o ritirata, e ha ribadito il concetto che la vertenza è di carattere politico e non giuridico.

Piconfidenzialmente Kreisky ha detto a Selwyn Lloyd che egli aveva esercitato opera di moderazione presso i tirolesi, ma che questi si erano mostrati intransigenti e che ragioni di politica interna e di partito gli impedivano di opporsi, oltre un certo limite, alla pressione degli ambienti della Volkspartei senza compromettere la posizione del suo stesso partito in Tirolo.

Selwyn Lloyd si è rammaricato di tale situazione, mantenendo il proprio punto di vista, che cioè il ricorso all’ONU costituisce un errore.

In queste condizioni il Foreign Office non è stato sorpreso quando ieri è giunta la notizia che il Consiglio dei Ministri austriaco aveva optato per il ricorso all’Assemblea delle Nazioni Unite(4).


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 3.


2 Indirizzato per conoscenza all’Ambasciata a Vienna.


3 T. 22187/223, con il quale Zoppi aveva così riferito quanto dettogli da Ross: «Impressione complessiva è che austriaci si trovino in un “jam” e che pertanto difficilmente saranno in grado rinunziare ricorrere ONU: comunque, amichevole azione britannica verrà continuata. Ha soggiunto che Gschnitzer, col quale ha avuto conversazione, apparsogli non meno intransigente che nel febbraio scorso» (Telegrammi ordinari 1960, Gran Bretagna arrivo e partenza).


4 Con T. segreto precedenza assoluta 12802/131 del 20 giugno Grazzi aveva dato istruzioni a Zoppi di intrattenere Selwyn Lloyd a proposito dell’azione di sostegno alla posizione italiana sull’Alto Adige che questi si era offerto di svolgere in occasione del suo viaggio a Vienna, concludendo: «Così come stanno le cose appare opportuno che Selwyn Lloyd si limiti a sconsigliare il Governo austriaco dal portare la questione all’ONU anche sotto l’aspetto risoluzione Assemblea che chieda parere “consultivo” Corte Aja, essendo questo mero pretesto per tenere viva per anni questione all’Assemblea Nazioni Unite» (Telegrammi segreti 1960, Gran Bretagna arrivo e partenza). Sul colloquio intercorso in esecuzione delle istruzioni ricevute Zoppi aveva così riferito: «Selwyn Lloyd mi ha detto che si esprimerà con austriaci in termini molto recisi: 1. deplorerà che in risposta a Presidente Tambroni essi abbiano posto “condizioni” (ovviamente per noi inaccettabili); 2. insisterà nuovamente perché questione venga portata alla Corte dell’Aja e non all’ONU; 3. avvertirà che Gran Bretagna non (dico non) poTRà approvare ricorso all’ONU e che, ove adottassero tale linea condotta, gli austriaci si accorgeranno aver commesso uno sbaglio e se ne pentiranno (sic). Ho ricordato quanto dettogli da V.E. all’Aja e cioè che per parte nostra siamo sempre disposti a rimettere questione alla Corte Internazionale unitamente agli austriaci e che siamo assolutamente contrari a che ONU richieda alla Corte un parere consultivo. Egli aveva ben presenti questi due punti: si compiace del primo ed è d’accordo sul secondo» (T. segreto 21367/217 del 21 giugno, ibidem).

10

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 22929/203. New York, 1° luglio 1960, ore 22 (perv. ore 8,30 del 2).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Questo Ambasciatore Austria informatomi avere ricevuto telex da Vienna preannunciantegli arrivo istruzioni scritte per richiesta formale iscrizione questione Alto Adige ordine giorno prossima Assemblea.

Tali istruzioni sarebbero state accompagnate – secondo Matsch – da memorandum esplicativo già apprestato a Vienna. Comunicazione a Segretariato dovrebbe essere da lui avanzata entro prossima settimana. Matsch dettomi anche avere intenzione portare a conoscenza gruppo europeo istruzioni suo Governo informandolo «con rammarico» richiesta iscrizione questione.

Ho risposto a Matsch che non vedevo tale passo necessario tanto piche, anche se egli lo avesse solo brevemente motivato, avrei dovuto anche io «con rammarico» svolgere commenti in contrasto.

Di ciho avvertito collega inglese Dixon membro pianziano e co-presidente «de facto» gruppo stesso. Risultami ora che Dixon avrebbe dissuaso Matsch rilevandogli iniziativa del genere non avrebbe fatto altro che imbarazzare membri gruppo.

Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.

11

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 1759/11592. New York, 2 luglio 1960.

Oggetto: Alto Adige.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni in tema di Alto Adige si riassumono intorno a due proposizioni principali:

-la netta proposta italiana di adire consensualmente la Corte dell’Aja;

-la netta decisione austriaca di far invece ricorso alle Nazioni Unite.

I vantaggi che ci avrebbe apportato la proposta di adire la Corte sono stati già ampiamente illustrati a codesto Ministero da questa e da altre Rappresentanze perché si debba ulteriormente indugiare su di essi. Per quanto riguarda perle riverberazioni societarie di una simile decisione, vorrei ripetere quanto ebbi a scrivere sin dal 3 febbraio u.s. (mio rapporto n. 305), che cioè, dato che non si fosse riusciti a trarre da tale nostra mossa effetti sospensivi e conclusivi, rimanevano pur sempre i seguenti aspetti positivi:

1) di facilitare l’appoggio alla nostra posizione da parte di Paesi alleati ed amici ed incoraggiare quello dei Paesi indecisi, sia in fase di discussione per l’iscrizione all’ordine del giorno, sia in fase di dibattito di sostanza;

2) di darci una buona base di manovra nel caso che una risoluzione dell’Assemblea si rivelasse inevitabile, nel senso che potremmo adoperarci per indirizzare una tale risoluzione verso un invito (che alla nostra opinione pubblica potremmo presentare piuttosto come un invito all’Austria) di portare la questione alla Corte;

3) di consentirci di operare piagevolmente per sviare eventuali tentativi austriaci di ottenere in una tale risoluzione riferimenti all’autodecisione o anche raccomandazioni generiche che non tenessero sufficiente conto dell’esistenza e dei limiti dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Tali considerazioni mi paiono pienamente valide e ancora del tutto attuali oggi.

Citanto piin quanto la decisione austriaca, venuta immediatamente dopo le nostre proposte, è stata per di pispiegata dal Sottosegretario Gschnitzer come determinata dalla circostanza che non si tratta pidella interpretazione di un Accordo, e quindi di un problema giuridico internazionale, quanto di motivi politici. Il che, senza tema di essere accusati di travisamenti infondati e provocatori, possiamo facilmente sostenere voler significare che il Governo di Vienna considera ormai l’Accordo De Gasperi-Gruber come un bout de papier che non risponde pialla realtà politica, mirando invece esso a ben altro e cioè, con graduale crescendo ad autonomia, autodecisione, secessione. Tale dichiarazione di Gschnitzer, che faremmo bene a registrare il pipossibile verbatim, non poTRà ormai piessere ritrattata facilmente e poTRà farci buon gioco per la nostra tattica societaria a causa di due ordini di motivi:

a) perché potremo con ben maggior ragione sostenere, a chi volesse di nuovo indurci ad accordarci su formulette giuridiche tipo VI Commissione, art. 96 etc. etc., che, le intenzioni e le motivazioni austriache essendosi rivelate attraverso le decisioni di questi giorni e le parole di Gschnitzer ben meno conciliative, abbiamo tutto il diritto di non prestarci a giochi del genere;

b) perché sulla motivazione ormai politica della decisione austriaca potremo centrare molte nostre argomentazioni, in un campo in cui le Nazioni Unite sono particolarmente sensibili e comunque restie a operare ed a imporre decisioni e tanto meno modificazioni di accordi esistenti.

In sostanza, il ricorso all’Aja ci ha concesso di presentarci con una posizione legalmente e tecnicamente rafforzata di fronte alla discussione. Abbiamo dalla nostra parte gli articoli 2, paragrafo 7, 33, 36, paragrafo 3 della Carta; la risoluzione n. 171 della II Assemblea del 14 novembre 1947 che al punto C della parte operativa «raccomanda come una regola generale che gli Stati sottomettano le loro dispute legali alla Corte Internazionale di Giustizia» (invieral riguardo un appunto sulle interessanti discussioni che a tale risoluzione hanno portato). In tali circostanze mi sembra che potremo agevolmente far perno sulla semplice e logica proposizione secondo cui, avendo noi proposto di adire consensualmente la Corte e avendo l’Austria rifiutato di accogliere tale proposta, ogni raccomandazione dell’Assemblea che tale Corte additi come il foro da adire, diverrebbe e potrebbe comunque essere certo presentata da noi come un riconoscimento della fondatezza della nostra tesi e del nostro buon diritto e costituirebbe per l’Austria, che tale foro oggi ha ripudiato, una sconfitta o per lo meno una remora per l’avvenire. Tale proposizione bene giustifica per di pila riluttanza, da tutti noi sentita, da codesto Ministero, da Vienna e da altre Rappresentanze, ad adire la Corte per un parere consultivo sulla base di quella che oggi vorrebbe essere remissività nei confronti dell’Austria e domani significherebbe un incapsulamento «sine die» della questione all’Assemblea delle Nazioni Unite. E a questo riguardo, a chi rinnovasse nei nostri confronti sollecitazioni, potremmo dichiarare che avendo noi deciso per la «principale» (ricorso in sede contenziosa alla Corte), non vogliamo accedere a «subordinate», come quella della ricerca di un parere consultivo.

Insomma, l’obiettivo di ricondurre in campo il ricorso alla Corte mi sembra essere quello ancora piutile da perseguire, questa volta perpossibilmente con una ingiunzione dell’Assemblea che suoni approvazione a noi e disapprovazione agli austriaci.

La notizia delle decisioni di Vienna è ancora troppo recente perché si sia potuto da parte nostra qui svolgere un’azione capillare di accertamenti sul modo con cui essa è stata accolta e commentata nelle varie delegazioni. Dovrei dire che i primi segni sono per noi alquanto confortanti. Abbiamo riscontrato se non altro un segno di fastidio da parte di molti, e da parte di alcuni anche una netta avversione a imbarcarsi verso una discussione su una controversia del genere tra due Paesi occidentali. Mi riferisco in particolare ai sud-americani ed agli europei e cito quale esempio le prime reazioni, segnalate da me ieri(3), di Dixon, uomo abitualmente di estrema cautela, a Matsch quando questi lo ha interpellato manifestandogli il desiderio di far convocare il gruppo europeo per comunicare la notizia della decisione del suo Governo. Cito anche lo stesso Matsch che va in questi giorni muovendosi a destra ed a manca, sia pure per illustrare le determinazioni di Vienna (e questo egli fa zelantemente), ma non senza apertamente, o direi quasi querulamente, deplorare di essere stato messo da Vienna in una simile situazione.

Fatte tali premesse, vi è ora da chiedersi se sono mutati i termini per la tattica che noi dovremo seguire nelle varie fasi che ci attendono. E, malgrado sia oggi prematuro e difficile tali termini precisare, vorrei comunque in via preliminare, e come ho fatto in mie precedenti comunicazioni, dividere il problema in suoi tempi tecnici:

a) pre-iscrizione: ho telegrafato che avremo a giorni la notifica ufficiale di questo Ambasciatore austriaco al Segretariato. Ho già anche telegrafato(4) che per quel momento – mi riprometto naturalmente di segnalare non appena possibile il contenuto del memorandum austriaco (spero anzi di sapere qualcosa da Matsch prima che egli lo presenti) – converrebbe forse aver pronto un breve commento stampa illustrativo della nostra posizione. Ho creduto di suggerire ciperché il giorno in cui la notizia è trapelata molti di questi giornalisti mi hanno chiesto notizie sul nostro atteggiamento. Posso naturalmente io stesso da qua illustrare alla stampa locale i nostri punti di vista, ma un comunicato del Governo italiano avrebbe maggior effetto non solo qui, ma un po’ ovunque nelle varie capitali. Per comunicato stampa non intendo ovviamente un documento in cui si scoprano le nostre batterie – e molte di esse, a cominciare dai confortanti pareri ottenuti dai giuristi internazionali, ci conviene tener bene in serbo – ma soltanto un appunto in cui si puntualizzi brevemente quanto di conciliativo si è cercato di fare da parte nostra, il carattere giuridico della questione e la stretta osservanza da parte dell’Italia delle prescrizioni della Carta e della risoluzione dell’Assemblea. Sarebbe, a mio avviso, un modesto ma buon inizio di campagna pubblica da integrarsi gradualmente in seguito con informazioni e confutazioni sul merito(5).

L’esame del memorandum austriaco potrebbe poi anche consigliare di diramare subito un breve e succinto contro-memorandum illustrativo a tutte le Cancellerie e a tutte le delegazioni alle Nazioni Unite, nel quale dovremmo indicare la posizione generale italiana nei riguardi della questione(6). Va tenuto presente che, dal momento della richiesta di iscrizione, a quello della discussione di sostanza, possono passare circa dai tre ai quattro mesi. E che quindi, mentre da una parte conviene anche per un simile memorandum ufficiale non spendere tutti gli argomenti e lasciare aperte vie da battere in avvenire, d’altro canto non conviene neppure non reagire e lasciare che solo un documento a noi avverso influenzi chi ci giudicherà, senza che nessuna nostra confutazione, sia pure formulata in via preliminare e generica, riequilibri la conoscenza del problema verso le nostre posizioni. Comunque, con o senza memorandum, un’azione ufficiale dovrà essere accuratamente da noi svolta subito nei confronti delle argomentazioni contenute nel documento austriaco, anche perché una buona metà dei Paesi che compongono l’Assemblea hanno veramente scarsissime nozioni del problema.

b) Fase dell’iscrizione: riferisco un nuovo aspetto di tale fase, quale mi è stato accennato testé da un collega in contatto con rappresentanti del gruppo latino-americano: bloccare cioè la discussione in sede di Comitato Generale con una iniziativa, che sarebbe previamente concordata tra autorevoli delegazioni, con la quale, constatandosi che le due parti non hanno esplorato sufficientemente tutte le vie previste dall’art. 33, si demanda ad esse di esaminarle ulteriormente e si rinvia alla sessione successiva dell’Assemblea (1961) il problema, senza che su di esso abbia ad aversi neppure una discussione procedurale sull’iscrizione in Agenda. Cioffrirebbe i vantaggi: a) di evitare ora una discussione; b) di ottenere in tal modo un implicito rimprovero agli austriaci. Ciavrebbe peraltro gli svantaggi: a) di rinviare all’anno prossimo il problema;

b) di creare motivi di coartazione negli estremisti sud-tirolesi; c) di non far registrare chiaramente disapprovazione verso Vienna. Comunque, poiché di queste idee ho avuto notizia solo poco prima della partenza di questo corriere, mi riprometto di approfondire ulteriormente tale possibilità, anche con Hammarskjold, e di riferirne poi subito a codesto Ministero(7).

A parte tale, pur sempre dal nostro punto di vista discutibile, possibilità, esiste poi l’interrogativo, spesso da me posto, di bloccare o meno il problema nella fase della discussione sulla iscrizione. Le reazioni delle varie Cancellerie finora trasmessemi e sovratutto quella americana (di cui al telespresso di Washington n. 2633 del 21 giugno u.s.)8 mi sembrano lasciare la situazione ancora incerta. Mi pare d’altra parte di individuare una certa nostra propensione a non dar battaglia in tale sede. E forse questa puessere una mossa saggia, tenuto conto dell’incertezza su descritta e dell’irritazione che ne deriverebbe in Sud Tirolo, con conseguenze che non posso certo da qui valutare, ma che immagino potrebbero essere incresciose. Il bloccare l’iscrizione sarebbe come assopire momentaneamente una malattia con palliativi, senza consentire che essa si sfoghi, con la conseguenza che essa potrebbe sfogarsi piviolentemente dopo. È chiaro perche, se non dessimo battaglia in tale fase, dovremmo comunque assumere una posizione per nulla remissiva, ma di ben netta precisazione, per dimostrare le inconfutabili nostre buone ragioni, basate sopratutto sulle nostre ultime proposte per il ricorso all’Aja, ragioni che sono proprio quelle che ci inducono non solo a non temere ma a desiderare un dibattito di merito.

c) Fase del dibattito di sostanza: non vi è dubbio che la nostra posizione si è oggi alquanto rafforzata, e non vi è dubbio neppure che, come giustamente suggerisce

l’Ambasciata a Washington, dovremmo non assestarci solo su posizioni difensive, ma partire anzi all’attacco rilevando i nostri diritti e l’aspettativa che equamente anche su di essi la Corte dell’Aja si pronunci. Non spingerei la nostra azione, almeno rebus sic stantibus, verso la formulazione di una contro-mozione come suggerisce Washington. Il terreno delle Nazioni Unite è estremamente scivoloso e insidioso e se la pratica societaria ci insegna qualcosa, ciè che nelle Nazioni Unite vige sempre la legge della ricerca del compromesso e mai quella della delineazione di posizioni nette. Una nostra contro-mozione potrebbe farci rischiare di perdere quei vantaggi che abbiamo oggi certo acquisito e che certo diminuirebbero se sollecitassimo le varie delegazioni per dei pronunciamenti troppo chiaramente ostili ad un altro Paese membro. Preferirei additare invece due possibilità, sempre che fossimo in grado di mantenere fermo nelle Cancellerie e nell’azione societaria un certo atteggiamento di favore nei nostri confronti, che potremmo incoraggiare quale conclusione di un dibattito di merito:

1) cercare di ottenere una risoluzione che genericamente rinvii il tutto all’esplorazione delle vie previste dall’art. 33, e cioè negoziati, mediazione, conciliazione, sistemazione giudiziaria. Tutte cose non gradite agli austriaci e quindi per questo già di per sé stesse tali da poter essere considerate e presentate come un buon riconoscimento per noi;

2) meglio ancora poi una risoluzione che inviti le due parti ad adire consensualmente la Corte, il che è in pratica ciche codesto Ministero suggerisce con il suo telespresso n. 10A/719/c. del 15 aprile u.s. L’indicazione della Corte, di quella Corte il ricorso alla quale l’Italia aveva proposto e l’Austria rifiutato, sarebbe una chiara conferma che la via da noi auspicata era la buona, che il problema è giuridico e non politico, che il tentativo austriaco, insomma, non è stato incoraggiato e non è incoraggiabile. E sarebbe certo difficile all’Austria, se essa rifiutasse dopo una simile risoluzione di adire consensualmente la Corte, di riportare poi di nuovo il problema all’Assemblea successiva partendo da posizioni di forza.

Queste sono le strade che mi pare di intravedere per ora. Non so fino a che punto sia possibile, utile e dignitoso parlarne con gli austriaci (il mio collega Matsch non chiederebbe di meglio) allo scopo di esplorare, al di sopra delle intemperanze dei partiti, i metodi che meno danneggerebbero i rapporti tra i due Governi e in generale tra i due Paesi e che meno ecciterebbero dannosi e deprecabili estremismi(9). Le parole di Gschnitzer non incoraggiano a nutrire molta fiducia al riguardo, ma su tale aspetto chi pumeglio pronunciarsi è il nostro Ambasciatore a Vienna.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 12, fasc. Austria ONU.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington.


3 Vedi D. 10.


4 T. 22486/193 del 29 giugno, non pubblicato.


5 Annotazione di Grazzi a margine: «Sì».


6 Annotazione di Grazzi a margine: «Sì». Annotazione di Betteloni datata 2 luglio su altra copia: «Il Segr. Gen. mi ha precisato che S.E. il Ministro concorda con lui nel non “smascherare le batterie”. Quindi va bene che sia pronto, a ogni buon conto, il contromemorandum (già fatto e che non presentiamo almeno per ora) e che si prepari la risposta all’eventuale 2° e piampio documento austriaco, appena lo avessimo».


7 Vedi D. 15.


8 Vedi D. 2.


9 Annotazione di Grazzi a margine: «Assolutamente no!».

12

L’AMBASCIATORE A BONN, QUARONI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 8720/1833. Bad Godesberg, 4 luglio 1960.

Signor Ministro, ho tenuto ad intrattenere personalmente Brentano degli ultimi sviluppi della questione dell’Alto Adige, anche perché volevo approfittare dell’occasione per parlargli, francamente, se non proprio dell’atteggiamento del Governo tedesco di quello della Germania.

Per la questione in sé gli ho riassunto quanto da V.E. mi era stato comunicato.

Per quello che riguarda l’atteggiamento tedesco ho cominciato col dirgli che da parte nostra si sarebbe certo preferito che, rispondendo ad una interrogazione, fra le istanze competenti ad interpretare l’accordo De Gasperi-Gruber, egli non avesse menzionato anche le Nazioni Unite: questo poteva far pensare in Austria che il Governo tedesco fosse per lo meno non contrario al ricorso all’ONU.

Brentano ha cominciato col negarmi di averlo detto: avevo prevista questa sua prima reazione e mi ero portato lo stenogramma del dibattito. Brentano ha allora detto che l’interrogazione suppletiva lo aveva colto non preparato: la parola gli era sfuggita, se ne scusava: d’altra parte non ci poteva essere dubbio da parte austriaca; il Governo tedesco aveva pivolte fatto presente a Vienna il suo parere contrario al ricorso all’ONU. Gli ho osservato che c’era peranche da tener presente l’opinione pubblica italiana la quale avrebbe potuto non capire altrettanto bene.

Ho continuato spiegandogli che noi preferivamo certo non andare alle Nazioni Unite per non portare di fronte ad un tribunale di negri una questione fra europei: ma che non temevamo affatto il dibattito: tutta l’azione austriaca era una tipica manifestazione di razzismo pangermanico, e data l’atmosfera generale non troppo favorevole a queste tendenze, non temevamo certo di essere messi in minoranza. Ci dispiaceva solo che anche la Germania sarebbe stata coinvolta indirettamente in questa faccenda: la quale Germania stava perfacendo il possibile per essere coinvolta.

Come ultima cosa ho citato il congresso dei Gebirgsjäger a Monaco (mio telespresso n. 8599/1810 del 1 corr.)2: gli ho parlato delle collette che si facevano un po’ dappertutto, particolarmente nel Baden-Wttemberg, delle diramazioni in Germania di tutte le associazioni tirolesi: infine dell’atteggiamento della stampa. Sarebbe stato difficile per i tedeschi mostrare maggiore solidarietà verso le posizioni austriache.

Brentano, come mi aspettavo, ha risposto, per la stampa, che il Governo tedesco non la controlla: il che è vero; gli ho obbiettato che, per sulla stampa democristiana se non il Governo, almeno il partito, un certo controllo lo doveva pur avere; ora era appunto la stampa democristiana, specie quella provinciale, la piaccanita contro di noi. In occasione della nostra proposta di andare all’Aja, gli articoli piimparziali erano apparsi su di un giornale praticamente socialista.

Su sua richiesta, ho promesso a Brentano – ha fatto mostra di non saperne niente, ed è anche possibile che sia vero – di mandargli personalmente un florilegio di stampa democristiana. La stampa italiana, gli ho detto, fin qui, si è astenuta dal polemizzare: ma non potevo garantire che sarebbe stato sempre così: una polemica di stampa fra noi e la Germania in pieno fiorire di Europa sarebbe stata non proprio desiderabile.

Ho appena accennato alle voci che corrono in Italia su sussidi inviati da centri democristiani tedeschi alla Volkspartei: pur avendo – oltre a quello che mi è stato detto in Italia – tutte le ragioni di ritenere che effettivamente sia così, non avevo elementi di prova. Gli ho invece accennato alle interpretazioni che si potevano dare al fatto che Console ad Innsbruck era il suocero di Strauss: anche se si tratta di personalità assai modesta.

Brentano si è richiamato alla assoluta correttezza del Governo tedesco, di cui non potevo che dargli atto. Ho osservato perche era difficile fare una linea precisa di demarcazione fra Governo e paese; specie quando per paese si intendeva il partito al potere: e non c’era nemmeno, per il partito tedesco, la scusa delle correnti. Ed ho attirato la sua attenzione sulla differenza, notevole, fra la maniera con cui le autorità tedesche, centrali come periferiche, reagiscono contro qualsiasi azione o manifestazione favorevole agli algerini: e la maniera con cui si lascia fare tutto quello che concerne l’Alto Adige.

Non mi riprometto molto da questo mio nuovo intervento presso Brentano: ho voluto sopratutto mettere le mani avanti per quello che pusuccedere all’ONU, dove è inevitabile che si tocchi la corda del pangermanismo, corda che, si voglia o non si voglia, coinvolge anche la Germania. Non so se da parte tedesca si sarebbe potuto realmente influire sulla democrazia cristiana austriaca in senso moderatore – mi pare che in Austria soffi un vento di demagogia difficilmente controllabile –: penso perche, se pure ci sono stati, i passi tedeschi non siano stati veramente violenti.

Anche se negli ultimi tempi non si sono avute le escandescenze di qualche mese addietro, questa calma, relativa, non ci deve trarre in inganno: l’opinione pubblica tedesca non è certo dalla parte nostra: né l’atteggiamento migliora.

Per questo paese, colla sua tradizione di larghe autonomie municipali e regionali, resta difficile capire che l’amministrazione centrale interviene anche nelle minuzie locali, in Alto Adige, come nel Lazio o in Puglia: si è portati a considerare questo come una volontà politica verso le minoranze tedesche: sono due concetti del tutto differenti dell’organizzazione statale che si affrontano e che non è facile conciliare – ce ne accorgeremo, a suo tempo, quando si sarà andati piavanti sulla via dell’integrazione. Quello che per noi è solo ordinaria amministrazione e cattiva amministrazione, qui appare volontà di oppressione.

Sottolineando questo non intendo affatto sottovalutare il sentimento nazionalista e razziale in cui la questione dell’Alto Adige trova una eco naturale.

Ho già, pivolte, segnalato a V.E. che la campagna, appassionata, per la riunificazione, per Berlino, per i territori finiti in mani polacche o russe sta risvegliando il vecchio fondo nazionalista.

Il Cancelliere lascia fare, anzi incoraggia – pur essendo, lui stesso, nazionalista sì, ma di tutt’altra coloratura – perché ritiene che questo serva per la sua politica estera – impressionare l’Occidente con lo spettro delle aspirazioni nazionali frustrate –: e anche per marcare una differenza di pifra democrazia cristiana e socialisti. È vero anche che, oggi ancora, si tratta di un numero ristretto di agitati, sinceri o meno sinceri che siano, in mezzo ad una massa incline all’indifferentismo: ma tutti i movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra, cominciano sempre coll’essere il fatto di solo pochi agitati. Intanto si continua ed il tono si eleva. Il discorso tenuto pochi giorni addietro da von Hassel a Berlino – da notare che Hassel è, per il momento, il beniamino del Cancelliere, e tutti lo sanno – come tono, e come violenza, non aveva molto da invidiare, se non ai discorsi di Hitler almeno a quelli di Hugenberg.

Il nazionalismo spinto è difficilmente divisibile: non si puproclamare la passione di Lipsia, di Breslavia o di Kigsberg, senza piangere anche per Bolzano. A noi pusembrare ridicolo comparare gli altoatesini ai tedeschi di Polonia: qui, questo ridicolo lo si sente meno.

Corretto il Governo tedesco lo è stato, e lo è ancora, certamente: c’è certo chi si rende conto di quanto negativa l’esaltazione austriaca puessere per la causa tedesca: specie al Ministero degli Esteri, per cui ritengo, nel complesso, Brentano il pisincero di tutti, anche se non conta gran che. Ma anche lui ed il Ministero sono presi in questo ingranaggio; punon fare, ufficialmente, cose contrarie a noi; cercare di influire sugli umori del paese è tutt’altra cosa.

È qui che si fa sentire, particolarmente, il punto debole dei rapporti italo-tedeschi pivolte da me segnalato a V.E.: di essi, qui, non si occupa nessuno. Il Cancelliere si interessa, nell’ordine, della questione di Berlino – in quanto perno, oggi, dei rapporti Est-Ovest –, dei rapporti colla Francia, dell’Europa. Di noi si ricorda, ogni tanto, come chi si sveglia da un sonno profondo, quando teme che scantoniamo in materia di politica con l’Est, o quando c’è in ballo qualche cosa connessa coll’Europa. Il Ministero degli Esteri, scombinato come esso è, dall’alto al basso, non ha altra possibile iniziativa che seguire la voce del padrone.

Purtroppo, se l’Italia non esiste per la Germania, bisogna ammettere che la Germania pure non esiste per noi. In occasione della visita di Adenauer in Italia, con un rapporto a cui V.E. allora Presidente del Consiglio si degndedicare una certa attenzione, cercai di tornare su questo stato di cose ed i suoi inconvenienti: osservai, in particolare, che l’unica maniera in cui avremmo potuto controbattere le simpatie per le cause austriache era appunto sul piano generale dei rapporti italo-tedeschi.

Questo mio rapporto portalla visita, qui, di Caruso, e dell’On. Martino: poi di nuovo, la cortina dell’indifferenza è tornata a cadere: nemmeno la questione, apparentemente semplice, del corrispondente del «Popolo» è stata risolta.

Ma per tornare al particolare: dobbiamo noi continuare a lasciar passare inosservato questo atteggiamento della stampa, e di tanti circoli importanti tedeschi, come nel complesso abbiamo fatto fino ad ora?

Se noi entriamo in polemica, non ce la possiamo prendere con il partito liberale, anche se esso è stato, certo, uno dei piagitati sull’Alto Adige: dobbiamo entrare in polemica colla democrazia cristiana tedesca, che, del resto, questa polemica se la merita. Come si fa, per a mantenere ed a far capire una linea precisa di distinzione fra democrazia cristiana e Governo tedesco: fra democrazia cristiana e Cancelliere?

Dico questo perché, ai fini di una polemica di stampa, bisognerebbe che si muovesse la stampa cosiddetta indipendente e la stampa governativa è dipendente: perché, se si tratta di dir male della Germania, anche se non specificatamente per l’Alto Adige, alla stampa anche solo leggermente rosea sarebbe difficile domandare di fare di pi Un articolo o due, un po’ secchi, tirando in ballo dei fatti specifici come quelli di Monaco, possono forse anche essere utili per richiamare l’attenzione del Governo sui casi nostri: bisogna vedere – e su questo sarebbe difficile per me esprimere una opinione – se, una volta cominciato, siamo poi in grado di fermarci. Poiché, allo stato attuale delle cose, con tutto quello che si sta minacciando di complicazioni in tutti i settori, veramente non me la sento di abbassarmi all’incoscienza austriaca, ed anche tedesca, per accendere anche una polemica italo-tedesca. Tanto piche dubito molto che una nostra offensiva possa avere molto effetto: l’atteggiamento tedesco per l’Alto Adige è solo parte – come ho detto – di questa ripresa di nazionalismo, che ha scopi, e conseguenze, di ben pivasta portata.

Secondo me, torno a ripeterlo, l’unica cosa che si pufare di veramente utile, per cercare di influire sull’opinione politica tedesca, sarebbe provare a coltivare un po’ pii rapporti italo-tedeschi, sul piano bilaterale, ed a tutti i livelli. Così come l’atteggiamento tedesco per l’Alto Adige è parte di un insieme, così è solo l’insieme dei rapporti italo-tedeschi che puessere suscettibile di correggerlo. Una politica, certo, non di effetto immediato: ma tanto, temo, la questione dell’Alto Adige è una di quelle che siamo destinati a trascinarci dietro per molti e molti anni.

La prego di credere, Signor Ministro, ai sensi del mio devoto ossequio.

P. Q.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 3. 2 Non rinvenuto.

13

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 23526/209. New York, 6 luglio 1960, ore 17 (perv. ore 17,15).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Rappresentante austriaco mi ha comunicato, stamane presto, avere ricevuto attesi documenti da Vienna e accingersi presentare oggi formale domanda iscrizione problema Alto Adige in agenda prossima Assemblea sotto seguente titolo: «Il problema della minoranza austriaca in Italia». Matsch mi ha letto parte principale memorandum illustrativo di circa 5 pagine.

Premetto che memorandum non fa menzione riferimento lettera S.E. Presidente Tambroni a convenzione Strasburgo né a nostra proposta ricorso L’Aja(2). Esso contiene lunga disamina storica problema, a incominciare da 1915 e traccia discorso Kreisky in Assemblea anno scorso.

Di accordo De Gasperi-Gruber menziona solo prima frase articolo 2 e non seconda. Fa la storia contatti bilaterali rilevando che dopo due anni non hanno dato risultati. Parte piimportante è quella conclusiva in cui «in virtarticoli 10 e 14 della Carta Governo austriaco richiede che Assemblea Generale consideri controversia determinatasi tra Italia ed Austria a causa rifiuto Italia concedere autonomia Provincia Bolzano». In spirito articoli predetti si chiede anche che Assemblea apporti una giusta sistemazione (bring about just settlement) basata su principi democratici, autonomia amministrativa e di governo (self determination and self government), protezione esistenza minoranza austriaca come tale.

Mi riservo telegrafare altri punti memorandum non appena avravuto copia integrale(3).


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in Documenti sulla Politica Internazionale dell’Italia, Serie G, L’Italia all’ONU nel primo mandato in Consiglio di Sicurezza (1° gennaio 1959-31 dicembre 1960), a cura di E. Calandri e M.E. Guasconi, Roma 2024 (d’ora in poi DPII ONU), D. 267.


2 Vedi DD. 3 e 5.


3 Lo fece con T. segreto urgentissimo 23622/210 pari data. Il testo del memorandum, accompagnato da una lettera di Kreisky al Segretario Generale dell’ONU datata 23 giugno con la quale si proponeva l’iscrizione della questione «Il problema della minoranza austriaca in Italia» all’o.d.g. della XV sessione dell’Assemblea Generale, è in UN, General Assembly, Official Records, FifteenTH Session, Annexes, Agenda item 68, A/4395, 6 July 1960, Austria: request for THe inclusion of an item in THe provisional agenda of THe fifteenTH session, pp. 1-2. Edito in Libro Verde 1960, D. 34.

14

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, STRANEO, ALL’AMBASCIATORE A BONN, QUARONI(1)

L. riservata personale 10A/271 Segr. pol. Roma, 6 luglio 1960.

Carissimo, il Segretario Generale è stato in questi giorni all’Aja per la riunione preparatoria dell’incontro fra i Ministri degli Esteri dei Sei Paesi della Comunità Economica Europea che avrà luogo in quella medesima capitale il 18 corrente.

A richiesta italiana, è stato iscritto all’ordine del giorno della riunione dei Ministri «la questione dell’Alto Adige».

Grazzi mi ha detto che Carstens gli ha espresso la sua viva perplessità a che nella prossima conversazione politica dei Sei si parli di Alto Adige e ciperché il Governo Federale sarebbe imbarazzato a prendere posizione su una vertenza dalla quale esso intende rimanere estraneo.

Ritengo – e penso che tu lo potrai fare nella sede piopportuna – che occorrerebbe chiarire costì la cosa. Anzitutto da parte nostra non si intende «di discutere» la questione dell’Alto Adige ma semplicemente di esporre ai Sei il nostro punto di vista sulla vertenza con l’Austria.

In secondo luogo una dichiarazione del Governo Federale di agnosticismo in quella ristretta cerchia potrebbe dare una errata impressione agli altri quattro alleati. Noi confidiamo invece che il Governo Federale dimostrerà in quella occasione il suo apprezzamento per la nostra linea di condotta e per la nostra offerta all’Austria di proseguire le conversazioni bilaterali e, ove cinon fosse pipossibile, di adire congiuntamente la Corte dell’Aja: procedura questa che, se fosse stata accolta, avrebbe avuto il merito di evitare la possibilità di un dibattito sulla questione dell’Alto Adige all’Assemblea dell’ONU in termini politici di «self-determination and self-government». Un dibattito questo che se impostato su tali linee potrebbe suscitare infatti come reazione in molti altri Stati dubbi e timori di un risorto nazionalismo pantedesco.

Ringraziandoti anticipatamente per quanto vorrai discretamente fare al riguardo e in attesa di conoscere l’esito dei tuoi passi ti saluto molto cordialmente(2).

Credimi sempre

[Carlo Alberto Straneo]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960.


2 Nel fascicolo è presente il seguente appunto, privo di data e di firma, relativo agli argomenti da svolgere nella riunione dei sei Ministri degli Esteri all’Aja: «In tale sede potrebbe essere fatto stato dei seguenti concetti: È noto quanto l’Italia ha fatto per la salvaguardia della minoranza di lingua tedesca in Alto Adige. La situazione che si è venuta a creare è di assoluta libertà, di fioritura del carattere etnico tedesco e di benessere; milioni di turisti che passano per l’Alto Adige possono vederlo. L’Italia ha eseguito tutti gli obblighi derivanti dall’Accordo di Parigi, in particolare per quanto riguarda l’autonomia concessa, che risponde in pieno all’art. 2 e fu approvata dagli esponenti di lingua tedesca. L’Italia, pur di raggiungere una concordanza di vedute con l’Austria, è anche andata in alcuni settori al di là del dovuto. Purtroppo il Governo austriaco per motivi di politica interna, subisce la pressione di correnti che hanno scopi diversi ma tutti pericolosi. Il Governo austriaco ha quindi chiesto l’iscrizione dell’argomento all’Ordine del Giorno dell’Assemblea delle Nazioni Unite. L’Italia sa di non dovere temere risoluzioni a lei sfavorevoli ma depreca che la questione sia trattata in quella sede, sia perché ciconsente agli estremisti di mantenere viva l’agitazione, sia perché si tratta di una lite fra due Paesi occidentali, nonché di una rivendicazione per una minoranza tedesca. Anche per evitare ci il Governo italiano non solo è pronto a proseguire ad alto livello i contatti con il Governo austriaco, ma ha addirittura proposto di deferire tutta la questione alla Corte Internazionale di Giustizia. Procedura indicata dallo Statuto dell’ONU e richiesta dalla Convenzione europea per il regolamento pacifico delle controversie di Strasburgo, ma inoltre atta a risolvere definitivamente la questione evitando l’allargamento e l’inasprimento della polemica in campo politico. È forse prematuro precisare oggi la linea da seguire in Assemblea, ma è evidente che essa dovrà tendere [a] limitare la discussione in Assemblea e a porvi una conclusione definitiva. A tal fine saranno ovviamente opportuni stretti contatti fra le nostre Delegazioni, ma anche azioni concomitanti indirette e psicologiche. Ciè di particolare rilievo per quanto riguarda la Repubblica Federale di Germania, che non è membro delle Nazioni Unite. Per evitare che si creino equivoci nelle varie opinioni pubbliche nonché slittamenti polemici, è augurabile che dagli ambienti tedeschi e in particolare dalla stampa giunga all’Austria il consiglio, non già di disinteressarsi alla minoranza di lingua tedesca, ma bensì di mantenere la controversia nella sua naturale sede giuridica». Per la risposta vedi D. 20.

15

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 1767/11672. New York, 6 luglio 1960.

Oggetto: Alto Adige.

Riferimento: Mio telespresso n. 1759/1159 del 2 luglio 19603.

Ho ritenuto opportuno avere un colloquio con Hammarskjold prima della sua partenza per Ginevra per esaminare con lui il problema dell’Alto Adige quale si pone ora che il Governo austriaco ha deciso di adire le Nazioni Unite.

Ho innanzitutto cercato di accertare le reazioni di Hammarskjold sul progetto ventilato da qualche delegazione sud-americana ed accennatomi giorni fa, quello cioè di bloccare un esame del problema attraverso una previa intesa delle principali delegazioni di non discuterlo neppure in sede di Comitato Generale, richiedendosi invece alle due parti di esplorare ulteriormente le vie previste dall’art. 33 e rinviandosi l’esame stesso all’Assemblea successiva del 1961 (vedi telespresso citato). Avendo accennato ad Hammarskjold alle voci che avevo colto al riguardo, e che comunque mi riservavo di accertare, egli mi ha detto di non averne avuto ancora sentore, ma di nutrire molti dubbi sulla opportunità di una tale temporanea soluzione. Una volta che per un problema un Paese membro ha chiesto l’iscrizione, è proceduralmente corretto che il Comitato Generale ne discuta l’iscrizione stessa in Agenda. L’eliminazione di un «item» dall’Agenda senza una discussione sarebbe contrario alle regole procedurali prevalenti.

Non mi sono indugiato ulteriormente su tale tema, sul quale d’altra parte le sue reazioni non potevano essere diverse. Ho piuttosto discusso con lui il corso che la questione potrebbe avere. In sostanza Hammarskjold mi è parso, anche a decisione di Vienna avvenuta, tuttora giudicare non favorevolmente l’iniziativa austriaca. Mi ha chiaramente detto averne fatto parola con il Rappresentante austriaco Matsch che anch’egli aveva trovato molto perplesso ed ostile alla decisione del suo Governo. Nella discussione che avrà luogo sulla iscrizione del problema in Comitato Generale, l’Italia poTRà chiedere, come è prassi, di essere ascoltata, se non farà parte di tale Comitato già di diritto. In quella circostanza Hammarskjold è d’avviso che sarebbe piaderente alla prassi ed alle aspettative societarie che l’Italia non si opponga all’iscrizione. Il caso dell’Italia gli sembra essere particolarmente difendibile sulla base della proposta da essa formulata all’Austria per un ricorso consensuale alla Corte dell’Aja. Il Delegato italiano potrebbe far perno su tale proposta per rilevare che l’Italia non vede, dopo di essa, quali ragioni possano militare ad appoggio della richiesta di iscrizione austriaca, iscrizione alla quale l’Italia stessa comunque non si oppone, sicura delle sue buone ragioni. A una esposizione, così centrata, sul proposto ricorso all’Aja, il Delegato austriaco dovrà rispondere precisando perché, malgrado l’offerta italiana, il suo Governo ha voluto adire egualmente le Nazioni Unite. Alla mia osservazione che ovviamente da parte del Delegato austriaco si esporranno ragioni politiche, come pugià dedursi dalle dichiarazioni di Gschnitzer, Hammarskjold mi ha risposto che egli non vede come, malgrado tale esposizione in cui l’Austria poTRà anche precisare motivazioni di ordine politico, gli austriaci possano chiedere qualcosa d’altro che comporti, in definitiva, piche un giudizio dell’Aja.

Insomma, Hammarskjold vedrebbe favorevolmente la questione convergere verso una soluzione imperniata su una raccomandazione di rivolgersi alla Corte dell’Aja, sia in via contenziosa, sia in via consultiva. Circa tale secondo metodo, ho di nuovo posto in rilievo ad Hammarskjold che in base all’art. 96 della Carta il parere consultivo sarebbe da darsi all’Assemblea e non alle parti, con la conseguenza che l’Assemblea stessa verrebbe mantenuta a lungo investita della questione. Hammarskjold mi ha rilevato che se vi fosse un impegno tra i due Governi di rispettare il parere consultivo applicandolo nelle sue conclusioni, cipotrebbe anche costituire una soluzione. Gli ho rilevato le varie nostre ragioni e in primo luogo le difficoltà, in cui a causa di pressioni di politica interna, il Governo austriaco potrebbe trovarsi ad eseguire un tale impegno, anche se in un primo tempo fosse in grado e desideroso di porlo in atto. Comunque su questo punto Hammarskjold non ha insistito e d’altro canto la conversazione aveva carattere troppo preliminare ed esplorativo perché fosse il caso di approfondire ulteriormente tale aspetto.

In sostanza mi pare che le idee del Segretario Generale sull’argomento siano le seguenti:

1) lasciare che la questione faccia il suo corso nella fase dell’iscrizione;

2) non presentare formale opposizione all’iscrizione, pur confutando a scopo dialettico la base del ricorso austriaco;

3) favorire una confluenza di opinioni su un ricorso alla Corte dell’Aja.

Queste sono, beninteso, le sue opinioni, tanto piinteressanti a rilevarsi in quanto il Segretario Generale si trova a dover prendere in genere atteggiamenti distaccati e salomonici una volta che un problema è lanciato ufficialmente nell’arena societaria, con una formale richiesta di iscrizione. D’altro canto Hammarskjold, forse perché portato in prima istanza a cogliere gli aspetti tecnici e legali di una discussione, non vuole ancora intravedere quelle che potranno essere le tinteggiature politiche di un dibattito in cui è lecito pensare che si inseriscano elementi passionali e pressioni di politica interna, che si faranno sentire sul Governo austriaco col procedere del dibattito stesso.

Mi è sembrato comunque bene registrare le opinioni del Segretario Generale, sia perché egli si è espresso di nuovo in termini non favorevoli all’iniziativa austriaca e sia perché poTRà essere utile tenerne conto data l’influenza che per lo meno nella fase procedurale egli poTRà esercitare in argomento con i suoi consigli.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 12, fasc. Austria ONU.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington.


3 Vedi D. 11.

16

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI(1)

T. segreto urgentissimo 23634/235. Vienna, 7 luglio 1960, ore 12,50 (perv. ore 13).

Oggetto: Lettera Presidente Consiglio a Raab.

Mi riferisco alla conversazione telefonica di stamani(2). Assicuro V.E. che, nel consegnare 25 giugno u.s. lettera del Presidente Tambroni al Cancelliere(3), misi bene in chiaro che tanto lo spirito quanto la lettera della nostra comunicazione lasciavano aperta porta, sia all’incontro preliminare sia a quello fra i due Capi di Governo; e ciindipendentemente dalle posizioni rispettive. Anche nostra proposta adire congiuntamente tribunale dell’Aja non escludeva in alcun modo tale possibilità.

Unica condizione, come indicato chiaramente nell’ultima frase della lettera dell’On. Tambroni, è che da parte austriaca si ritenga possibile tale incontro. Noi ne avremmo preso atto con soddisfazione, come dice espressamente ultimo paragrafo lettera già citata.

Del resto, che azione sia stata fatta e accolta in tale spirito risulta chiaramente anche dalla reazione Cancelliere (mio telegramma 210)4 che parlin modo positivo dell’incontro preliminare, ritenendolo ancora utile, e fece accenni, da me riferiti, alla persona del futuro negoziatore.


1 Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza.


2 Si riferisce presumibilmente a quanto comunicatogli da Grazzi in ottemperanza ad istruzioni di Segni circa l’opportunità di fare un passo che rimarcasse la disponibilità italiana a proseguire trattative senza pregiudiziali (Segni a Grazzi, Appunto riservato in data 5 luglio, autografo, allegato al presente telegramma, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960). Sulla questione Grazzi così si esprimeva in una lettera al Capo Ufficio Relazioni Internazionali della Presidenza della Repubblica, Cippico, del 7 luglio: «… ho chiarito con Guidotti che occorre ripetere al Governo austriaco, sopratutto perché se ne possa fare stato sia sulla stampa sia di fronte alle Nazioni Unite, che le parole sopra riportate nel loro testo definitivo [si riferisce alla versione definitiva, decisa da Tambroni, dell’ultima frase della sua lettera a Raab del 22 giugno: «se ella potesse ritenere con certezza che fermo il punto di vista italiano da me espostole con lettera del 18 maggio l’incontro sia ugualmente possibile, ne prenderatto con soddisfazione»] avevano ed hanno il significato di rendere ancora possibile le conversazioni bilaterali sul terreno pratico e senza porre delle condizioni che renderebbero impossibile lo studio di misure concrete» (ivi, fasc. Scambio lettere). Si veda in proposito un comunicato ufficioso pubblicato il 7 luglio sulla stampa nel quale si legge: «nella sua lettera del 22 giugno scorso al Cancelliere Raab, il Presidente Tambroni ha proposto o una vigorosa ripresa delle trattative dirette con un incontro ad alto livello, ovvero il deferimento della controversia, di comune accordo, all’esame ed alla decisione da parte della competente Corte di Giustizia dell’Aja» (ivi, fasc. Alto livello, luglio 1960).


3 Vedi D. 3.


4 Vedi D. 4.

17

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato urgente 0252. Vienna, 8 luglio 1960.

Oggetto: Alto Adige. Linea politica austriaca.

Riferimento: Mio telegramma n. 2313.

La domanda che tutti si pongono in questi giorni è quale forma prenderà l’intervento dell’Austria all’ONU. Io mi guardo bene dal chiederlo; non foss’altro perché mi sembra che, dopo la decisione austriaca, l’era delle confidenze sia passata e sia venuto invece il momento di mostrare indifferenza e disinteresse. Entrando l’altro giorno nella stanza di Kreisky, per prima cosa ho detto che non ero venuto per parlare dell’Alto Adige, ma soltanto per sentire le sue impressioni e conclusioni circa la visita di Kruscev.

Questa dichiarazione l’ha talmente sorpreso che dopo un breve colloquio mi ha pregato di ripassare dopo per avere pitempo disponibile. Riferisco a parte quanto mi ha detto su questo argomento.

Ma se è bene ostentare noncuranza, non per questo è meno necessario studiare con la pigrande attenzione le mosse dell’avversario. E non alludo tanto al breve documento consegnato da Matsch al Segretario Generale dell’ONU, di cui V.E. ha già una copia. Questo vuole apparire obiettivo e moderato. E sebbene presti il fianco, come fa rilevare giustamente la nota dell’ANSA, all’obiezione che, per argomenti di questo genere, la procedura indicata è quella dell’Aja e non dell’ONU, il documento è una abile, appunto perché moderata, presentazione del caso austriaco.

L’impostazione sostanziale verrà pitardi, ed è quella, appunto, che deve essere l’oggetto del nostro studio. L’opinione pidiffusa è che la nostra proposta formale di sottoporre la questione all’Aja obbligherà l’Austria a desistere dalla nota formula di provocare un’«advisory opinion» della Corte. Così vorrebbe infatti la logica; a meno che la formula non venga mantenuta allo scopo di facilitare poi una ritirata sotto la copertura dell’ONU, cioè di portare all’approvazione di una risoluzione, accettata anche dalla delegazione austriaca, con la quale l’Assemblea inviterebbe le due parti a sottoporre la questione congiuntamente alla decisione della Corte Internazionale.

Si puosservare perche, venendo dopo la proposta italiana e il rifiuto austriaco, una risoluzione in questo senso suonerebbe aperta disapprovazione per il ricorso all’ONU; e, per l’Austria, accettarla equivarrebbe a riconoscere di aver commesso un errore.

Piprobabile è invece che si sia alla ricerca di una base completamente nuova. Perché è chiaro sin da ora che la nostra proposta del 25 giugno(4) ha rafforzato la nostra posizione diplomatica nella stessa esatta misura nella quale ha indebolito, anzi ha messo in crisi, quella austriaca; cioè ha già sortito il principale, e in realtà l’unico, effetto che ce ne ripromettevamo.

A parte l’ipotesi prospettata pisopra, se ne possono fare varie altre:

1) richiesta formale dell’autonomia integrale, appoggiata pisul diritto naturale dei popoli che sul testo dell’Accordo De Gasperi-Gruber. L’accento sul diritto naturale è una conseguenza inevitabile dell’aver rifiutato la legislazione della Corte. Si giustificherebbe così a posteriori l’argomento austriaco che la questione dell’Alto Adige è politica, non giuridica.

2) Messa in stato di accusa dell’Italia per aver violato i diritti fondamentali delle minoranze. Questa rappresenterebbe una versione piradicale della prima impostazione; e aprirebbe la porta, ora o in un avvenire pio meno lontano, a proposte molto piradicali.

3) Provocare in questa stessa sessione la richiesta dell’autodecisione, che potrebbe essere presentata da una Delegazione amica e compiacente. L’Ambasciatore d’America, per esempio, non ritiene gli austriaci per nulla incapaci di una simile manovra. Beninteso la proposta non passerebbe. Ma si conseguirebbe il vantaggio di affermare subito la posizione estrema, quella che, per unanime consenso, dovrà essere raggiunta in ogni modo l’anno prossimo o quello successivo.

***

In tutte e tre le ipotesi, ma sopratutto nella seconda e nella terza, dobbiamo essere preparati a sentirci accusare, pio meno apertamente, di fascismo. Le accuse saranno basate su una collezione disparatissima di dati ed indizi: dal processo di Fundres alle varie leggi e disposizioni del periodo fascista ancora in vigore, dalla composizione della maggioranza parlamentare dell’attuale Governo ai fasci littori che ancora fregiano alcuni edifici e monumenti di Bolzano, e così via. È essenziale preparare tempestivamente e con la massima cura la difesa e il contrattacco. Lo statuto e l’attività del Berg Isel Bund, fondato e tuttora presieduto onorariamente da Gschnitzer, e del cui Comitato direttivo fanno parte alcuni uomini del Governo, dovranno essere studiati attentamente, in relazione sopratutto con l’art. 9, par. 2, del trattato di Stato, il quale, come è noto, fa obbligo all’Austria di sciogliere qualsiasi organizzazione che conduca attività ostili contro una delle Nazioni Unite. Dovremo tenere pronto anche il prezioso articolo di Gschnitzer contro i matrimoni misti (mio telespresso n. 4672/1679 dell’11 settembre 1959), ed essere in grado di illustrare la rigorosa segregazione razziale che i capi altoatesini vorrebbero introdurre nell’edilizia popolare, negli asili e nelle scuole della Provincia; e infine mettere insieme un’ampia documentazione della stampa austriaca e tedesca che appoggia in modo pio meno aperto i motivi razziali della campagna.

Con la partenza di Kruscev l’Austria ufficiale e politica entra in vacanze, e non torna al lavoro prima del principio di settembre. Abbiamo percigiusto il tempo necessario; ma non un giorno da buttar via.

Il presente telespresso urgente viene trasmesso anche alla Rappresentanza Permanente Italiana presso le Nazioni Unite a New York e all’Ambasciata d’Italia a Washington.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Vedi D. 4, nota 5.


4 Vedi D. 5.

18

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 1785/11852. New York, 9 luglio 1960.

Oggetto: Alto Adige. Memorandum austriaco.

Riferimento: Mio telespresso n. 1759/1159 del 2 luglio 19603.

Le considerazioni che svolgevo con il mio telespresso della settimana scorsa mi paiono attuali tuttora, dopo cioè la presentazione del memorandum austriaco. Se mai anzi, forse l’impostazione del documento mi sembrerebbe rafforzarle. Vorrei innanzi tutto segnalare a codesto Ministero certi aspetti di tale documento che particolarmente colpiscono da questo osservatorio. Li enumererqui di seguito:

1) la data della lettera di Kreisky 23 giugno e la data della consegna della stessa ad Hammarskjold 6 luglio(4). Una lettera non impiega dalla Ballplatz al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite tredici giorni. Evidentemente la lettera è stata inviata dopo che fu conosciuto a Vienna il contenuto della seconda lettera di S.E. il Presidente del Consiglio Tambroni(5), ma antedatata in modo tale da spiegare ad ogni buon fine l’assenza, nel documento accluso alla lettera stessa, di una qualsiasi menzione della formale proposta italiana di un ricorso consensuale all’Aja. Assenza che comunque sarà sempre facile far notare se non altro perché una intenzione italiana di ricorso all’Aja era già implicita nella prima lettera di S.E. il Presidente del Consiglio al Cancelliere Raab(6);

2) la dizione dell’«item» per la sua iscrizione «Il problema della minoranza austriaca in Italia». Perché «austriaca» e non «di lingua tedesca» come normalmente si sarebbe dovuto dire e come si esprime lo stesso Accordo De Gasperi-Gruber? Lo scopo è a mio avviso duplice:

a) da una parte gli austriaci temono l’accusa di mirare a fini identificabili con quelli che cominciano di nuovo a perseguire le effervescenze pan-germaniche. Questo è certo lo scopo immediato e apparentemente principale: di cimi ha dato anzi conferma il collega Matsch confidandomi che su tale titolo dell’item il suo Ministro degli Esteri aveva meditato a lungo per poi decidersi per la dizione che allontanasse il pipossibile l’identificazione con il pan-germanismo aut similia;

b) d’altra parte, con la chiara menzione che la minoranza è «austriaca», il Governo di Vienna pugià, nei confronti delle istanze di politica interna piestreme, presentare la sua iniziativa, come ispirata zelantemente, anche se essa non menziona l’autodecisione, a una concezione del problema che è in linea con quella di coloro che guardano a miraggi pilontani;

3) il che mi porta a un’altra osservazione sul documento austriaco che mi sembra tanto pievidente quanto fondamentale. Il carattere cioè eminentemente politico-storico del documento. Esso risale al 1915: in ogni fase storica in esso ricapitolata si pongono in rilievo tanto le costanti aspirazioni della minoranza alto-atesina, quanto la costante mancanza di una qualsiasi soddisfazione di tali aspirazioni. In sostanza, il documento ripete le stesse caratteristiche del discorso di Kreisky alla XIV sessione dell’Assemblea Generale, discorso che malgrado uno specifico definito scopo palesava in tutta la sua intonazione e nella enumerazione delle circostanze storiche un afflato di totale revisionismo;

4) questo è poi chiaramente provato dal modo con cui viene menzionato l’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber. L’omissione della seconda parte dell’articolo mi pare stia tacitamente ma chiaramente a significare che il Governo di Vienna di oggi non intende considerare né validi né vincolanti i risultati delle consultazioni con i rappresentanti delle popolazioni interessate, quali previste dalla seconda frase dello stesso articolo 2, relativo al noto «quadro» in cui l’autonomia sarebbe stata concessa. L’assenso allora dato da quei rappresentanti era evidentemente, secondo il Governo austriaco di oggi, o non abbastanza rappresentativo o concesso sotto il pungolo o la pressione di circostanze storiche avverse e sfavorevoli. Quindi tale punto – che è invece al centro della tesi italiana – non è degno di menzione e viene ignorato. In sostanza, il documento rifà in dettaglio la storia del problema ovunque pufar risaltare aspirazioni alto-atesine e mancata loro soddisfazione, ma non là dove una responsabilità o un assenso austriaco o delle popolazioni locali potrebbero inficiare la tesi generale della soddisfazione mancata. Impostazione quindi a sfondo politico.

Passo ora ad esaminarne gli spunti tecnici che sono anch’essi meritevoli di riflessione.

Innanzi tutto il riferimento alle risoluzioni 217-C (III) del 10 dicembre 1948 e 532-B (VI) del 4 febbraio 1952. Per non appesantire la presente comunicazione, invio in comunicazione odierna a parte elementi dettagliati esplicativi sulla formazione, interpretazione ed esecuzione di tali risoluzioni. Mi basti qui osservare al riguardo che entrambe le risoluzioni si riferiscono all’attività della Sottocommissione per la Prevenzione delle Discriminazioni e la Protezione delle Minoranze, nella quale, come codesto Ministero ricorderà, già furono fatti dei tentativi da parte austriaca (vedi mio telespresso n. 403/203 del 29 gennaio 1960) di inserire in un modo sia pure soltanto generico e indiretto la questione che ci concerne. Comunque, il riferimento alle due suddette risoluzioni, malgrado possa avere carattere di impostazione generica non deve, per tale sua genericità, fuorviarci. Si tratta di risoluzioni che, in quanto menzionate nel memorandum esplicativo, possono anche rivelare una recondita intenzione del Governo austriaco sia di rifarsi ad esse nel contesto di una eventuale risoluzione e sia di perseguire uno scopo particolare tra i tanti cui esso pumirare: quello cioè di riportare alla ribalta il problema dello studio sulle misure protettive delle minoranze e in particolare di quella alto-atesina, studio di tipica competenza della Sottocommissione predetta. La convenienza di tentare tra le altre tale strada potrebbe spiegarsi con l’intenzione austriaca di buttarsi su di essa, nel caso di fallimento di tentativi su altri piani pinetti e specifici. Le due risoluzioni di cui sopra terrebbero insomma la strada aperta per studi che, dovendo essere sottoposti alla Commissione dei Diritti dell’Uomo e da questa all’ECOSOC e dall’ECOSOC all’Assemblea, a loro volta manterrebbero vivo il problema nell’agone delle Nazioni Unite. Ma è questa una posizione «subordinata» (peraltro sempre ben presentabile all’opinione pubblica austriaca) che non deve fuorviarci da quella «principale» la quale a mio avviso è quella insita nella menzione dell’art. 14 della Carta, articolo che parla di aggiustamenti («adjustments» nel testo inglese della Carta) e che rivela quella intenzione revisionistica che ho già sopra menzionato ed alla quale dobbiamoguardare a mio avviso con la pigrave e severa attenzione. È pur vero che nella parte conclusiva del documento austriaco si richiede autonomia per la Provincia di Bolzano, ma in essa si avanza anche una pigenerica domanda di «giusta sistemazione basata su principi democratici» attraverso la concessione di una «vera autonomia» che consenta la «protezione dell’esistenza della minoranza come tale». Parole che si prestano a una larga gamma di interpretazioni, ma che a mio avviso vanno inquadrate nella cornice generale del documento: cornice storico-politica e in quanto tale fortemente revisionistica. Cornice insomma in cui le finalità di «adjustments» quale insita in una applicazione dell’art. 14 puanche voler dire distruzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber e considerazione di nuovi strumenti che risalgano al 1915 e, perché no, anche prima.

Il collega austriaco che mi chiedeva ieri i miei commenti e al quale ho detto in via personale parole severe di notevole perplessità sul contesto del documento e sulle sue omissioni, mi diceva essere certissimo che il Governo di Vienna non mira che alla autonomia di Bolzano e che se richiesto, esso avrebbe preso pubblicamente e formalmente chiari impegni al riguardo. Gli ho risposto che ne dubitavo, perché tutto il congegno del documento non poteva non apparire insidioso in quanto mirante chiaramente a una duplice serie di scopi: quelli a breve termine centrati sulla autonomia di Bolzano e quelli a lungo termine non espressi, ma impliciti nel modo con cui esso cerca di aprire varie porte nell’avvenire, chiudendo invece tutte quelle del passato.

Tutto ci a mio avviso, dimostra che siamo ormai avviati a una lunga tenzone, tanto piimpegnativa quanto pericolosa. I prossimi mesi ci daranno modo di affinare tattica e strategia. Ma per quanto riguarda quest’ultima non posso non confermare che una chiara raccomandazione dell’Assemblea di adire la Corte dell’Aja sarebbe per noi ancora la pifavorevole soluzione, visto che, come dicevo nel mio telespresso citato, cinoi avevamo proposto e cigli austriaci hanno ignorato o ripudiato. Si puobiettare che non avendo accettato l’Austria la giurisdizione obbligatoria della Corte, non la si puforzare di andare all’Aja se essa non lo desidera. Non importa: il fatto che noi si sia accettato di andarvi, e che l’Austria rifiuti di andarvi con noi, poTRà porre quest’ultima in una posizione di grave difficoltà per il caso di ulteriori velleità avvenire per lo meno nel contesto delle Nazioni Unite. Tanto pipoi se si pensa che l’Austria è con noi firmataria della Convenzione di Strasburgo, chiaramente mandatoria in materia.

Quanto alla tattica, dovremo certo soppesarla accuratamente man mano che ci avviciniamo alle varie fasi procedurali. Mi pare che proprio perché l’impostazione austriaca è prevalentemente politica, ci faccia gioco tatticamente far invece emergere il pipossibile e ad ogni passo il carattere esclusivamente giuridico della questione e le contraddizioni tra l’impostazione politica del memorandum e il modo con cui viene contestata l’inadempienza da parte italiana dell’Accordo De Gasperi-Gruber. In verità il memorandum austriaco dice che l’Accordo De Gasperi-Gruber fu «interpretato» ed applicato in modo da svuotare la sua sostanza di ogni valore. Ora, l’articolo 36 2A dello Statuto della Corte dell’Aja specifica che primo compito della Corte è appunto quello di decidere sulla interpretazione dei trattati. Il memorandum austriaco muove quindi da una piattaforma che comporterebbe piuttosto un ricorso all’Aja. Comunque, il far risaltare il carattere giuridico della controversia è stato nostro compito non appena si è avuta notizia negli ambienti giornalistici della presentazione del memorandum austriaco. E codesto Ministero avrà rilevato che tale nostra tesi è stata con molta evidenza messa in luce in un articolo di ieri di Hamilton del «New York Times», che è forse il piautorevole giornalista operante nell’ambiente ONU e con il quale avevamo preso contatto non appena avuto sentore dell’imminente passo dell’Ambasciatore d’Austria. Vedo d’altra parte che tali tesi, impostate su una considerazione eminentemente giuridica del problema, sono le stesse contenute nel comunicato stampa testé diramato da codesto Ministero tramite ANSA.

Sempre nel quadro tattico, vorrei sin d’ora accennare, e accennare solamente, salvo a ritornarvi in modo pitecnico e dettagliato e comunque a riconsiderarlo alla luce degli sviluppi avvenire, ad alcune eventualità su cui mi sembra bene fissare la nostra attenzione. (Prescindo dall’esaminare, per non ripetermi, il problema del nostro atteggiamento in sede di discussione sull’iscrizione all’ordine del giorno, attendendo invece di conoscere le opinioni di codesto Ministero in argomento).

a) La prima di tali eventualità è quella di adire unilateralmente la Corte. Ciè possibile con una istanza scritta come previsto dall’articolo 40, paragrafo 1, dello Statuto della Corte e dall’art. 32, paragrafo 2, del Regolamento di procedura della Corte stessa. Vi sono nella storia della Corte alcuni casi di istanze unilaterali, di cui quello che pimi sembra interessante come utile indicazione è il caso dell’Antartica del 4 maggio 1955 in cui il Regno Unito presentistanza contro il Cile e l’Argentina per violazione di certi territori sotto sua sovranità in quella regione.

L’istanza non ebbe poi seguito per il rifiuto di quei Paesi che non avevano accettato la giurisdizione obbligatoria, di procedere come richiesto dal Regno Unito.

Una richiesta unilaterale alla Corte, se formulata tempestivamente, rafforzerebbe ancor di pila nostra impostazione e la nostra posizione morale e metterebbe l’Austria maggiormente in mora, ponendole l’alternativa di rispondere o no alla nostra istanza che la Cancelleria della Corte le notificherà. D’altro canto una mossa del genere avrebbe sapore fortemente anti-austriaco. E poiché da qui non posso giudicare fino a che punto polemico vogliamo spingere la nostra azione o continuare invece un colloquio col Governo di Vienna, accenno solo a tale eventualità per doverosa segnalazione. E d’altro canto potrebbe farci forse pigioco attendere e puntare su una raccomandazione che ci porti verso l’Aja per invito dell’Assemblea.

b) Se la questione fosse iscritta in Agenda, occorrerà considerare dove cercare di avviarla perché il carattere giuridico che noi vogliamo le venga riconosciuto, emerga il pipossibile. Mi rendo conto che, sempre mirando a una raccomandazione per un ricorso alla Corte in sede contenziosa, poTRà apparire particolarmente attraente il dirigere il problema nella VI Commissione, per il fatto stesso che essendo questa Giuridica, automaticamente ne deriverebbe un riconoscimento di tale carattere al problema stesso. Si poTRà meglio soppesare tale eventualità al momento in cui l’item sarà esaminato in Comitato Generale. Ma vorrei sin d’ora esprimere una parola di cautela perché, anche se la questione è di carattere giuridico, essa non è di quelle abitualmente trattate in VI Commissione. E sprecheremmo forse molte cartucce in una battaglia in cui le nostre intenzioni risulterebbero un po’ troppo cucite di filo bianco e nella quale una vittoria non sarebbe mai totale e decisiva in quanto il problema finirebbe pur sempre per essere dibattuto dall’Assemblea Generale. Anche qui comunque si tratta di vedere se e fino a che punto intendiamo o possiamo ancora procedere in modo nettamente polemico contro Vienna o se vi sono ragioni o circostanze, che allo stato attuale qui io ignoro, che consiglino una certa consultazione riservata tra i due Governi per addivenire a qualche soluzione a tutti e due utile, al di sopra delle istanze dei partiti politici.

Sempre per affinare la nostra tattica, vorrei infine attirare l’attenzione di codesto Ministero su due circostanze che mi sono suggerite dalla lettura del memorandum austriaco e dai contatti subito avuti con giornalisti e colleghi. Due circostanze che, nell’opera che sin da ora cerchiamo di impostare, sembrano già richiedere notevoli sforzi di persuasione da parte nostra:

1) da un lato da molti ci si chiede perché, se tanta autonomia abbiamo già concesso in linea pratica, non si viene incontro all’istanza austriaca di creare una regione autonoma a Bolzano, dato che cifinirebbe per essere una convalida «de jure» di una situazione esistente;

2) dall’altra parte si è rilevato da alcuni l’accenno del memorandum austriaco all’autonomia concessa ad altre regioni italiane, e ci si chiede perché non si potrebbe estendere agli alto-atesini il complesso delle concessioni fatte alla Sicilia ed alla Val d’Aosta.

Per entrambe tali questioni, che per ora ci vengono poste a scopo informativo, abbiamo naturalmente già esposto ed esponiamo argomenti opportuni. Ma non illudiamoci che tali argomenti possano fare facilmente presa, perché all’ignorante del problema e al non interessato direttamente, o al cauto delegato pronto al compromesso, è certo arduo spiegare difficoltà costituzionali o sottili sfumature caratteristiche dell’una o dell’altra autonomia, e tanto meno poi formulare accenni su mire revisionistiche dell’altra parte o esprimere accuse di tentativi ispirati ad afflati pan-germanici, ecc. Su questi due punti mi permetterei comunque di suggerire che in eventuali nostri documenti per le Cancellerie o in dichiarazioni sul problema vengano fornite spiegazioni il pipossibile persuasive e probanti.

Questo è quanto il documento austriaco mi ha indotto a segnalare a codesto Ministero. Tale documento ha certo delle debolezze e, dopo quanto da noi proposto in tema di ricorso all’Aja, vi sono dalla nostra parte dei notevoli punti di appoggio sopratutto per far emergere la giuridicità del problema. Cinondimeno non dobbiamo pensare che il Governo di Vienna non svilupperà azione ben piampia e profonda al momento dei dibattiti e neppure che l’ambiente societario non si rivelerà anche nel nostro caso pregiudizialmente portato a favorire compromessi salomonici. Inoltre non dobbiamo sin d’ora neppure sottovalutare la circostanza che, nel terreno delle Nazioni Unite e in tempi di Assemblea Generale, la questua dei voti viene fatta spesso in relazione alle varie questioni sul tappeto e che anche quest’anno non ci mancheranno problemi spinosi: basti pensare a quello dell’Algeria, se esso dovesse mai di nuovo dibattersi in un contesto fortemente polemico tra Francia e afro-asiatici.

Dobbiamo insomma apprestarci ad una battaglia dura e per questo mi sono permesso di additare, insieme ad alcuni aspetti positivi della nostra posizione a tutt’oggi, anche i primi punti in cui ci è stato possibile cogliere necessità di sforzi persuasivi nei nostri contatti in questi ambienti.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 13, fasc. XV Assemblea Generale ONU, I Memorandum austriaco del 6.7.1960.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington.


3 Vedi D. 11.


4 Vedi D. 13.


5 Vedi D. 3.


6 Del 18 maggio, vedi D. 2, nota 3.

19

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI(1)

L. 79.356-5 (Pol) 602. Vienna, 14 luglio 1960.

Sehr geehrter Herr Botschafter!

Ihre mir am 25. Juni ergebene Note habe ich sorgfältig studiert und beehre mich, hiezu in nachfolgender Weise Stellung zu nehmen:

Ihrer Ansicht nach, die offenbar mit der Auffassung der italienischen Regierung identisch ist, handelt es sich beim Stirol-Konflikt ausschliesslich um eine Meinungs-verschiedenheit er die Auslegung und Anwendung des Gruber-DeGasperi-Abkommens vom 5. September 1946 und somit um eine juristische Streitfrage, zu deren Schlichtung der Internationale Gerichtshof zuständig ist. Aus diesem Grunde berufen Sie sich auch auf die von Österreich und Italien ratifizierte europäische Konvention er die friedliche Beilegung von Streitigkeiten, welche f die Austragung juristischer Streitfragen den Internationalen Gerichtshof vorsieht. Sie schlagen darum der terreichischen Bundesregierung namens Ihrer Regierung vor, den Streitfall er die Anwendung des Pariser Abkommens durch Italien gemeinsam mit Italien dem Internationalen Gerichtshof zu unterbreiten.

Wie Ihnen bereits bekannt sein dfte, hat sich die terreichische Bundesregierung in ihrer Sitzung vom 28. Juni eingehend mit der Angelegenheit beschäftigt und ist zu dem Entschluss gelangt, die 15. Generalversammlung der Vereinten Nationen mit der Stirolfrage zu befassen.

F diese Entscheidung war vor allem die Tatsache ausschlaggebend, dass es sich bei der Auseinandersetzung um die Existenz und Zukunft der terreichischen Minderheit in Italien in erster Linie um eine Meinungsverschiedenheit politischer Natur handelt, deren Ursache in der Verweigerung gewisser f die Minderheit lebenswichtiger Rechte gelegen ist.

So resultiert beispielsweise die terreichischerseits gegener Italien erhobene Forderung auf Gewährung einer Autonomie f die heutige Provinz Bozen nicht etwa erst aus dem Gruber-De Gasperi-Abkommen, sondern wurde zum erstenmal bereits kurz nach der Abtrennung Stirols geltend gemacht. Sie wird auch heute noch, obwohl sie hhst massvoll und geeignet ist das Problem zu len, von Italien abgelehnt.

Da aber zur Austragung derartiger politischer Konflikte nicht etwa der Internationale Gerichtshof, sondern die Vereinten Nationen zuständig sind, hat die Bundesregierung diese als das f die Beilegung des Streitfalles am besten geeignete Forum erachtet und sah daher keine Mlichkeit, den italienischen Vorschlag zu akzeptieren.

Im rigen stimme ich mit Ihnen vollkommen in der Ansicht erein, dass die Austragung dieses Konfliktes, f den die terreichische Bundesregierung keinerlei Verantwortung treffen kann, nach Mlichkeit unter Vermeidung einer weiteren Belastung der Beziehungen zwischen Österreich und Italien erfolgen soll und f die betroffene Bevkerung mit keinerlei nachteiligen Rkwirkungen verbunden sein darf.

In diesem Sinne bitte ich Sie, sehr geehrter Herr Botschafter, den Ausdruck meiner vorzlichen Hochachtung entgegenzunehmen.

Kreisky TRADUZIONE Signor Ambasciatore, ho esaminato attentamente la sua nota consegnatami il 25 giugno(3) e mi onoro di prendere posizione come segue al riguardo:

Secondo il suo modo di vedere che ovviamente coincide con l’opinione del Governo italiano, si tratta, per quanto concerne il conflitto relativo al Tirolo del Sud, esclusivamente di una divergenza d’opinione sull’interpretazione e l’applicazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi del 5 settembre 1946 e quindi di una controversia giuridica, la cui soluzione è di competenza della Corte di Giustizia Internazionale. Per questa ragione ella si richiama anche alla Convenzione europea per il regolamento pacifico delle controversie che è stata ratificata dall’Austria e dall’Italia, la quale prevede il ricorso alla Corte di Giustizia Internazionale per le controversie giuridiche. Ella propone quindi al Governo Federale austriaco a nome del suo Governo di sottoporre di concerto con l’Italia alla Corte di Giustizia Internazionale la controversia sull’applicazione dell’Accordo di Parigi da parte dell’Italia.

Come le dovrebbe essere già noto, il Governo Federale austriaco si è occupato esaurientemente della questione nella sua seduta del 28 giugno ed è giunto alla decisione di interessare la 15a Assemblea Generale delle Nazioni Unite della questione del Tirolo del Sud.

Per questa decisione è stato determinante sopratutto il fatto che nella controversia relativa all’esistenza ed all’avvenire della minoranza austriaca in Italia si tratta in prima linea di una differenza d’opinione di natura politica, originata dal diniego di certi diritti d’importanza vitale per la minoranza.

Così per esempio la richiesta presentata da parte austriaca all’Italia per la concessione di una autonomia alla odierna Provincia di Bolzano non deriva soltanto dall’Accordo Gruber-De Gasperi, ma è stata fatta valere per la prima volta già poco dopo il distacco del Tirolo del Sud. Essa viene rigettata anche oggi dall’Italia, benché sia quanto mai moderata ed idonea a risolvere il problema.

Ma dato che per lo svolgimento di controversie politiche del genere non è competente la Corte di Giustizia Internazionale, bensì le Nazioni Unite, il Governo Federale ha considerato queste ultime come il Foro piadatto per il componimento della controversia e non ha quindi visto alcuna possibilità di accettare la proposta italiana.

Sono del resto pienamente d’accordo con lei nel ritenere che lo svolgimento di questa controversia, per il quale il Governo Federale austriaco non porta alcuna responsabilità, debba avvenire evitando, se possibile, ogni ulteriore aggravio alle relazioni fra l’Austria e l’Italia, e che non debba comportare delle ripercussioni negative di sorta per la popolazione interessata.

In questo senso, la prego, Signor Ambasciatore di gradire l’espressione della mia distinta considerazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960. Edito in Libro Verde 1960, D. 35.


2 trasmessa a Roma con Telespr. segreto urgente 4063/1543 del 18 luglio (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960). La lettera era stata consegnata a Guidotti il 16, come risulta dal T. 24982/242 in pari data con il quale l’Ambasciatore ne riassumeva i contenuti (Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza).


3 Vedi D. 5.

20

L’AMBASCIATORE A BONN, QUARONI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 25050/319. Bad Godesberg, 17 luglio 1960, ore 0,30 (perv. ore 1).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Lettera 271 del 6 corrente(2).

Abbiamo provveduto a chiarire portata nostro intervento circa questione Alto Adige durante prossimo incontro Ministri Esteri CEE.

Carstens ha a sua volta chiarito che egli non aveva inteso sollevare obiezioni nei confronti iniziativa italiana, di cui motivi si rendeva pienamente conto, ma soltanto preannunziare quale sarebbe stato motivato atteggiamento tedesco.

Non abbiamo mancato sottolineare errata impressione che silenzio tedesco potrebbe produrre su altri alleati ed abbiamo altresì osservato che, mentre ci rendevamo, a nostra volta, conto che Governo tedesco non potrebbe, per ovvi noti motivi, prendere apertamente quella posizione di simpatia a favore dell’impostazione italiana che confidenzialmente non ci è stata nascosta, contavamo che ristretto confidenziale foro dei sei Ministri offrirebbe garanzia evitare temute ripercussioni tanto interno Germania quanto in Austria (telespresso questa Ambasciata 8914/1887 del 7 corrente)3.

Carstens, pur ripetendo apprezzamento per procedura suggerita da Governo italiano e motivi che la ispirano, e pur assicurando che questione sarebbe stata riesaminata prima partenza per Aja, ha tuttavia manifestato dubbi circa assoluta confidenzialità discussione a sei. Pertanto, ha aggiunto, ogni indiscrezione di una presa di posizione tedesca a favore dell’uno o dell’altro contendente avrebbe avuto immediati effetti controproducenti. Senza contare che, se prendesse parola, Rappresentante tedesco difficilmente avrebbe potuto non fare stato preoccupazioni austriache per lunga durata procedura giudizio Corte Aja e conseguente pericolo ulteriore peggioramento situazione popolazione lingua tedesca Alto Adige. Pur prendendo atto nostra obiezione circa fondamento tale ultima preoccupazione dato effettivo progressivo miglioramento situazione, Carstens ha concluso che, tutto sommato, nelle presenti obbligate circostanze, migliore servizio che il Governo tedesco purendere ad alleato italiano è silenzio.

Riprendendo un accenno già fattoci alla fine della conversazione di cui al telespresso sopracitato, Carstens ha inoltre espresso parere che austriaci che recente visita Kruscev a Vienna ha reso ancora pipreoccupati circa conseguenze eventuale appoggio sovietico, non avrebbero cercato inasprire discussione Nazioni Unite sperando ottenere abbassamento tensione interna già attraverso sola presentazione caso ad Assemblea Generale. Ove tale risultato non fosse raggiunto Governo austriaco si sarebbe forse accontentato ottenere invito a ricorrere Corte Aja per parere consultivo che, secondo Vienna, avrebbe vantaggio molto pibreve del giudizio da noi proposto.

Atteggiamento Carstens va valutato nel quadro posizione generale assunta da Germania su questo argomento, su cui ho riferito con mio 8720/1833 del 4 corrente(4), e non va certo considerato come atteggiamento personale.

Esso vuol dire in altre parole che Governo tedesco nella questione in oggetto non intende prendere posizione a nostro favore, e neanche solo di critica politica austriaca, per cui, massima concessione che si sente di poter fare, a noi, visto atteggiamento sua opinione pubblica, è silenzio. È quindi assolutamente escluso che noi possiamo modificare questo atteggiamento.


1 Telegrammi segreti 1960, Germania arrivo e partenza.


2 Vedi D. 14.


3 Non pubblicato.


4 Vedi D. 12.

21

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI(1)

L. segreta 4062. Vienna, 18 luglio 1960.

Caro Umberto, trasmetto con questo corriere la lettera di Kreisky(2), in risposta alla mia nota del 25 giugno(3).

Per ora non ho neppure accusato ricevuta. Prima di farlo penso infatti che sia necessario fissare la nostra linea di condotta su un punto specifico. La lettera contiene frasi, precisamente quelle già messe in evidenza con il mio telegramma n. 2424, che non possiamo lasciar passare senza replica. Kreisky, non solo afferma che la questione dell’Alto Adige è politica e non giuridica, ma tenta addirittura di trasferirla sul piano del diritto naturale delle genti; in virTDel quale ogni minoranza nutre ed afferma l’aspirazione legittima a veder tutelata la sua esistenza secondo principii generali che rilevano pidella morale che del diritto positivo.

E tutto ci beninteso, senza abbandonare, per quel che vale, l’argomento giuridico delle inadempienze italiane agli obblighi assunti con l’Accordo De Gasperi-Gruber. Cosicché il Governo austriaco gioca su due quadri. Sull’uno ci accusa di non aver eseguito l’Accordo e, avanzando una interpretazione sua propria del medesimo, ci chiede di interamente adempierlo. Sull’altro afferma che la questione dell’Alto Adige è nata col distacco della regione dall’Austria; ed è dunque preesistente all’Accordo De Gasperi-Gruber e in un certo senso, come chiaramente si accenna nella lettera, è indipendente da esso. Un argomento che apre la porta, o la puaprire, a richieste ben piradicali.

Ora, ripeto, a me non sembra che ci possiamo tenere affermazioni di questo genere. L’unico punto da decidere è se ci convenga di farlo subito, in una mia seconda nota in risposta alla lettera di Kreisky, oppure se sia piutile riservare questi argomenti per il dibattito all’ONU.

Sarei piuttosto in favore della seconda soluzione. Tanto piche la lettera contiene un’altra affermazione estremamente discutibile; e cioè che il Governo austriaco non porta alcuna responsabilità per quello che Kreisky chiama il «conflitto» dell’Alto Adige. Mi sembra che la replica a questi due punti, per la loro natura, si confaccia pia un dibattito pubblico che ad una nota diplomatica. Se approvi questa proposta, mi limiterei perciad accusare ricevuta.

Ti sarcomunque grato se, data l’urgenza, vorrai farmi avere istruzioni telegrafiche(5).

Credimi, con il picordiale ricordo, il tuo aff.mo Gastone Guidotti


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960.


2 Vedi D. 19.


3 Vedi D. 5.


4 Vedi D. 19, nota 2.


5 Con T. 16335/135 del 22 luglio Grazzi rispondeva così indicando a Guidotti i concetti da esporre nella comunicazione a Kreisky: «accusare ricevuta e assicurare avere trasmesso a Governo italiano lettera alla quale esso darà seguito che riterrà del caso; far rilevare fin da ora a Kreisky che per Governo italiano molte delle affermazioni ed argomentazioni contenute in lettera citata saranno inaccettabili» (Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza). Per la comunicazione di Guidotti a Kreisky vedi D. 23.

22

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. urgente 0162. New York, 23 luglio 1960.

Oggetto: Alto Adige. Colloquio con Ambasciatore d’Austria.

Collega Matsch, che si era assentato per una decina di giorni in congedo negli Stati Uniti, al suo ritorno mi ha subito cercato per chiedermi se vi erano da parte italiana sviluppi nella considerazione del problema dell’Alto Adige dopo la presentazione del memorandum austriaco. Gli ho risposto che non vi era stato alcun sviluppo, che non avevo ricevuto indicazioni sull’atteggiamento ufficiale del mio Governo circa quel documento e, a sua domanda, che non sapevo se ci saremmo o meno opposti all’iscrizione in agenda del problema. Ho chiesto a Matsch se poteva lui dirmi se vi fossero stati ulteriori sviluppi a Vienna nello studio degli obiettivi che il Governo austriaco sperava di raggiungere. Matsch mi ha detto di non avere notizia di atteggiamenti ufficiali. Gli risultava che decisioni non erano ancora state prese ma che il suo Governo stava esplorando tre alternative di direzione verso cui indirizzare la sua azione nella prossima Assemblea: 1) ottenere raccomandazione per ricorso Corte Aja in sede contenziosa; 2) ottenere richiesta dell’Assemblea a Corte dell’Aja per parere consultivo; 3) ottenere risoluzione a carattere politico, carattere che Matsch non ha saputo specificarmi, ma che egli mi ha candidamente dichiarato non potrebbe raccogliere i due terzi.

Questo è quanto Matsch affrettatamente mi ha detto, in una pausa del dibattito del Consiglio di Sicurezza, sembrandomi piinteressato ad avere notizie da me, che ovviamente a darmene. Io non gliene ho fornite, e mi domando anche quanto «ferme» siano quelle alternative che egli mi ha accennato essere allo studio della Ballplatzhaus. Mi è sembrato comunque utile segnalarle a V.E. Avrcerto occasione nei prossimi giorni di tornare sull’argomento con il collega austriaco(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 12, fasc. Austria ONU.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington.


3 Vedi D. 25.

23

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY(1)

L.2. Vienna, 23 luglio 1960.

Signor Ministro, ho l’onore di accusare ricevuta della sua lettera n. 79.356-5 (Pol) 60 del 14 c.m.3 e di assicurarla di averne trasmesso il testo a Roma. Il Governo italiano si riserva di esaminare il contenuto della lettera e di darvi il seguito che riterrà opportuno.

Desidero tuttavia farle rilevare fin d’ora che molte delle argomentazioni e affermazioni contenute nella sua lettera saranno sicuramente considerate inaccettabili dal Governo italiano.

Voglia gradire, Signor Ministro, i sensi della mia pialta considerazione.

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960. Edito in Libro Verde 1960, D. 36.


2 Il documento reca il n. 4192, presumibilmente errato perché coincidente con quello della lettera di Guidotti a Kreisky del 25 giugno (qui pubblicata al D. 5) come identificata anche nel Libro Verde 1960, D. 33.


3 Vedi D. 19.

24

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, STRANEO, ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO REGIONI, E AD AMBASCIATE, RAPPRESENTANZE E LEGAZIONI(1)

Telespr. 10A/1374/c.2. Roma, 25 luglio 1960.

Oggetto: Richiesta austriaca di iscrizione all’ordine del giorno della XV Assemblea Generale delle Nazioni Unite del «Problema della minoranza austriaca in Italia».

Riferimento: Seguito telespresso n. 10A/1264/c. del 13.7.603.

Si trasmette in allegato il doc. A/4395 in data 6 luglio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite contenente il testo della lettera – che reca la data del 23 giugno 1960 – del Ministro degli Esteri austriaco al Segretario Generale delle Nazioni Unite per richiedere l’iscrizione all’ordine del giorno della prossima Assemblea Generale del «problema della minoranza austriaca in Italia», nonché il testo del relativo memorandum illustrativo allegato a tale lettera(4).

Al riguardo si notano alcune considerazioni che in via del tutto preliminare potranno essere fatte presenti quando opportuno.

Da un attento esame del memorandum di spiegazioni annesso alla lettera stessa non risultano motivi validi perché l’Assemblea Generale debba occuparsi della questione.

Il Memorandum esplicativo cerca, citando articoli dello Statuto delle Nazioni Unite e risoluzioni dell’Assemblea Generale, di dare alle questioni aspetti non puramente bilaterali.

Di fatto tale tentativo si dimostra del tutto infondato e il documento essenziale sull’argomento rimane l’Accordo De Gasperi-Gruber firmato a Parigi il 5 settembre 1946, sul quale anche il Memorandum esplicativo austriaco non puevitare di soffermarsi in modo particolare. Tale Accordo (che si riferisce ad una minoranza di lingua tedesca e non a una minoranza austriaca, come la lettera del Governo austriaco la definisce con termine inconsueto e suggestivo) assicura infatti alla minoranza delle salvaguardie che vanno ben al di là dei principi di carattere generale fissati in questa materia nei vari lavori delle Nazioni Unite. L’Accordo stesso, d’altra parte ha costituito una profonda innovazione ed ha regolato e risolto ogni precedente questione, il che sembra rendere superfluo, almeno per ora, di rettificare la presentazione, del tutto inesatta, fatta dal Governo austriaco degli avvenimenti precedenti al 1946.

Da parte nostra si è convinti di aver dato piena ed esatta esecuzione agli obblighi che ci derivano dall’Accordo in questione. In particolare è noto che fin dal 1948 è stata concessa una autonomia (di carattere primario e quindi non una sottoautonomia) che risponde a quanto disposto dall’art. 2 dell’Accordo stesso, sia per la sostanza che per la procedura con la quale fu stabilita.

In questi ultimi anni il Governo austriaco ha presentato nuove richieste in relazione all’esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Da parte italiana si è fatto ogni sforzo per giungere a una concordanza di vedute sull’argomento con il Governo austriaco. Anche negli ultimi tempi si è proposto a tal fine un incontro a alto livello.

Data perl’insistenza del Governo austriaco su tesi che il Governo italiano ritiene del tutto ingiustificate, quest’ultimo ha dovuto constatare l’esistenza di una controversia con il Governo austriaco circa l’esecuzione data da parte italiana all’Accordo De Gasperi-Gruber. Il Governo italiano ha pertanto proposto formalmente il 25 giugno u.s. a quello austriaco di deferire consensualmente tale controversia alla Corte Internazionale di Giustizia. Di cile Rappresentanze in indirizzo sono state a suo tempo informate telegraficamente(5).

Occorre invece rilevare come non soltanto la stampa austriaca e gran parte di quella di altri Paesi abbia ignorato la proposta italiana, ma di essa non si è fatto il benché minimo accenno nel Memorandum austriaco: e se la lettera reca la data del 23 giugno, quel Ministero degli Esteri fu autorizzato dal Consiglio dei Ministri soltanto il 28 giugno a richiedere l’iscrizione e cioè tre giorni dopo che a Vienna era stata avanzata la nostra proposta.

Il documento del Segretariato reca la data del 6 luglio, il che lascia credere che la lettera di Kreisky fu di fatto inviata ancor pitempo dopo la proposta italiana, che pure passa sotto silenzio.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 13, fasc. XV Assemblea Generale ONU, I Memorandum austriaco del 6.7.1960.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato alle Ambasciate ad Accra, Addis Abeba, Amman, Ankara, Assunzione, Atene, Bagdad, Bangkok, Beirut, Belgrado, Berna, Bogotà, Bonn, Bruxelles, Buenos Aires, Cairo, Canberra, Caracas, Ciudad trujillo, Città del Messico, Colombo, Conakry, Copenaghen, Djakarta, Dublino, Gedda, Guatemala, Helsinki, Karachi, Khartoum, Kuala Lumpur, L’Aja, La Paz, L’Avana, Lima, Lisbona, Londra, Lussemburgo, Madrid, Managua, Manila, Mogadiscio, Monrovia, Montevideo, Mosca, New Delhi, Oslo, Ottawa, Panama, Parigi, Porto Principe, Pretoria, Quito, Rabat, Rio de Janeiro, Saigon, San José, San Salvador, Santa Sede, Santiago, Seoul, Stoccolma, Tegucigalpa, Teheran, Tel Aviv, Tokio, tripoli, Tunisi, Varsavia, Vienna e Washington, alle Legazioni a Bucarest, Budapest, Kabul, Praga, Rango-on, Sofia, Taiz, Tirana e Wellington e alle Rappresentanze presso l’ONU a New York, presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo e presso la NATO a Parigi.


3 Non rinvenuto. Il riferimento è per l’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, per le Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington e per la Rappresentanza presso l’ONU a New York.


4 Vedi D. 13.


5 Vedi D. 6.

25

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 1904/13042. New York, 27 luglio 1960.

Oggetto: Questione dell’Alto Adige. Colloquio con l’Ambasciatore Matsch e il Direttore degli Affari Politici per l’Europa sud-orientale del Ministero degli Esteri austriaco.

Stamani, alla fine della riunione del gruppo europeo su cui riferisco a parte, ho avuto occasione di incontrarmi di nuovo con questo Ambasciatore d’Austria Matsch che ho visto accompagnato dal Signor Waldheim, già Ambasciatore d’Austria a Ottawa, e della cui presenza a New York ignoravo il motivo. Ho approfittato dell’incontro per dire a Matsch che avevo letto in un giornale italiano (mi riferivo al «Messaggero») la notizia che il Governo austriaco aveva proceduto a distribuire un secondo memorandum sulla questione dell’Alto Adige alle delegazioni presso le Nazioni Unite. Ho detto a Matsch che, poiché non mi risultava che tale distribuzione fosse già avvenuta, mi interessava conoscere se ad essa si stava procedendo in questi giorni. Matsch mi ha detto che avrebbe potuto meglio rispondermi il Signor Waldheim testé giunto da Vienna, dove egli ricopre ora le funzioni di Direttore degli Affari Politici per il settore sud-orientale europeo presso il Ministero degli Esteri austriaco. Questi mi ha dichiarato che non vi era nessun memorandum del genere in corso di distribuzione. Mi ha peraggiunto che gli uffici del suo Ministero stavano in questo momento elaborando un nuovo documento sul punto di vista austriaco che naturalmente dovrà essere pitecnico e pidettagliato del breve memorandum esplicativo con cui si era accompagnato da parte austriaca la richiesta di iscrizione della questione dell’Alto Adige all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale(3).

Gli austriaci mi hanno allora chiesto se avessimo da parte nostra in corso di elaborazione un memorandum di contro-risposta. Ho replicato che un lavoro del genere era certamente da prevedere anche da parte nostra, ma che non ero in grado di dire in quale occasione ed in risposta a quale delle iniziative austriache tale memorandum sarebbe stato da noi distribuito.

I miei due interlocutori si sono quindi mostrati molto interessati ad approfondire con me la questione dei nostri rapporti avvenire in sede ONU per il problema Alto Adige e mi hanno chiesto quale fosse la nostra posizione. Ho risposto che mi sarei recato a Roma fra breve per parlarne col mio Governo e che per ora detta posizione era chiaramente compendiata nelle lettere Tambroni-Raab(4). Il nostro punto di vista è che la questione è giuridica, riguarda la interpretazione di un trattato e in quanto tale deve essere se mai giudicata dalla Corte Internazionale di Giustizia. Ho anzi aggiunto che sarebbe molto utile per il Governo austriaco stesso che la questione fosse definita da tale Corte perché cirafforzerebbe Vienna nei confronti delle intemperanze, degli estremismi e delle esigenze future del Volkspartei sud-tirolese. La risposta che mi è stata data ha importanza perché mai sino ad oggi, se non altro dal mio «amico» Matsch mi si era parlato del problema dell’Alto Adige in termini politici così chiari e precisi come me ne ha parlato il Signor Waldheim. Egli mi ha detto infatti che non era pisoltanto il Volkspartei sud-tirolese, ma tutto il Governo austriaco che oggi sentiva vivamente l’aspetto politico del problema Alto Adige e proprio per questo esso aveva adito il foro politico delle Nazioni Unite non potendo piaccontentarsi di rimettersi all’azione della Corte. Egli mi ha quindi chiesto se parlando di Corte intendessi parlare di un parere consultivo da parte di essa o di un giudizio in sede contenziosa. Gli ho risposto che a mio avviso, se un intervento della Corte dovesse sollecitarsi, questo avrebbe dovuto essere per qualcosa che tagliasse la testa al toro, che non desse piadito a incertezze avvenire e che ponesse i Governi – e ho onestamente precisato ambedue i Governi – nella posizione di fare quello che la decisione giudiziale della Corte avrebbe indicato. I miei interlocutori mi hanno allora contestato che i pareri della Corte si ottengono solo dopo anni, anche 4 o 5 in alcuni casi. Ho risposto loro che questa era un’altra leggenda artatamente messa in giro da coloro che hanno voluto spostare il problema sul piano politico, in quanto che la Corte ha agito quasi sempre molto pirapidamente ed in ogni caso oggi è molto poco impegnata. Il Signor Waldheim ha ribadito che anche il periodo di un anno non è pitollerabile da parte del Governo austriaco dato che ormai la pressione politica era troppo forte: era assolutamente necessario ed inevitabile che il Governo austriaco spostasse la questione su un nuovo piano.

Sono stato allora io a chiedere che cosa il Governo austriaco si ripromettesse con tale azione: il Signor Waldheim mi ha risposto che ciche si voleva ottenere era una raccomandazione dell’Assemblea Generale all’Italia per una soluzione del problema che fosse di soddisfazione per l’Austria. Ho osservato al Signor Waldheim che la sua formula mi pareva troppo vaga e che certamente non dubitavo che il Governo austriaco avesse qualcosa di pipreciso in mente. Il mio interlocutore mi ha allora nettamente dichiarato che si voleva, attraverso la pressione politica dell’Assemblea, ottenere la concessione dell’autonomia alla Provincia di Bolzano. Gli ho osservato che l’azione a largo raggio già iniziata dall’Austria (non l’ho detto, ma mi riferivo implicitamente anche alla sua presenza a New York) e l’intenzione di battere il terreno politico in modo ormai così aperto, per di pifacendo quasi il processo – come appariva chiaro dai documenti austriaci – alla storia passata, rappresentavano per noi un segno estremamente indicativo: esso confermava quel dubbio che sempre aveva motivato le nostre perplessità da quando la questione si è acutizzata e cioè che la concessione dell’autonomia è solo un primo passo in una lunga catena di concessioni di cui era facile immaginare il finale auspicato da parte dell’Austria. Ho detto chiaramente al Signor Waldheim che a maggior ragione il dubbio solo di tale intenzione avrebbe ancor di piirrigidito la posizione italiana, intenzionati come eravamo a stroncare tale forma di pressioni su di noi sin dall’inizio. Gli ho anche detto che conoscendo gli umori dei miei colleghi alle Nazioni Unite, non avevo il minimo dubbio che l’Italia avrebbe avuto buon gioco in tale battaglia e che ne sarebbero derivate conseguenze per il Governo austriaco tali da consigliarlo a riflettere due volte prima di imbarcarsi in tale avventura.

Ho ritenuto di essere fermo e, ripeto, combattivo, anche se si tratterrà di una battaglia non facile, perché mi sembra sia sempre opportuno seminare un po’ di timore e di perplessità in chi dovremo poi affrontare in campo aperto. Il Signor Matsch frattanto teneva in tutta la conversazione un atteggiamento neutrale, tentando qualche volta di mormorare proposte quale quella di una dichiarazione solenne del Governo austriaco che con l’autonomia si sarebbe accontentato e quella di una autonomia con «garanzia» dell’ONU, mormorii che, ovviamente, non ho creduto di raccogliere. Rilevo ad ogni buon fine che nel corso della conversazione gli austriaci hanno toccato quei due punti che ho chiamato «di debolezza» nel mio telespresso n. 1785/1185 del 9 luglio(5) (perché non concedere l’autonomia in via di diritto quando si sostiene che tanto già si è concesso in via di fatto, perché non addivenire alle stesse concessioni accordate alla Val d’Aosta e alla Sicilia), lasciandomi così intendere che è anche, e molto, su di essi che verrà impostata l’azione austriaca.

I miei interlocutori mi hanno poi anche chiesto quale sarebbe stata la nostra posizione in tema d’iscrizione della questione nell’agenda. Ho risposto che non avevo ancora istruzioni ma che avevo l’impressione dai contatti con gli altri rappresentanti permanenti che se avessimo voluto impedirla avremmo avuto senz’altro possibilità di successo (mi è parso bene anche in questo caso dimostrare pisicurezza di quella che in realtà le circostanze non ci consentiranno di avere). Ho aggiunto che se non ci opporremo all’iscrizione cisarà soltanto perché l’Italia è tanto sicura della sua buona causa da desiderare il dibattito e perché non vuole, con un rifiuto a dibattere il problema, eccitare localmente situazioni suscettibili di condurre ad un peggioramento dell’atmosfera. Considerazioni suggerite, ho fatto osservare, da saggezza politica e non certo da timore.

Ho infine risposto al Signor Waldheim, marcando sempre un tono un po’ ipocritamente cortese, per non deviare dall’altrettanto ipocrita cortesia con cui mi erano state indirizzate dagli austriaci le varie domande che, insomma, la posizione italiana era la seguente: la popolazione altoatesina lamentava ingiustizie fatte nei suoi riguardi. Se tali ingiustizie erano dovute ad una interpretazione errata dell’Accordo De Gasperi-Gruber data dall’Italia, ciavrebbe potuto essere giudicato solo da quel foro che è quello piindicato per dirimere situazioni del genere. Dopo una sentenza resa da tale foro e se dopo di essa si fosse riconosciuto un torto da parte dell’Italia, soltanto allora il Governo austriaco poteva pretendere che la questione fosse chiusa come interpretazione di trattato e rimanesse viva nelle sue connotazioni politiche. Il volere dare ora invece un aspetto eminentemente politico al problema, come il Governo di Vienna stava facendo, era una indicazione di intenzioni sulle quali il Governo italiano non poteva non nutrire le piserie perplessità e formulare le pisevere riserve.

Tengo ad assicurare codesto Ministero che, come ho detto sopra, tutta la conversazione si è svolta nel modo pipersonale, direi quasi con studiata cordialità, e senza alcuna intonazione ufficiale. Per questo ho creduto, anche personalmente, di dichiarare che ci saremmo battuti a fondo se non altro perché i miei interlocutori non avessero la sensazione di incertezze o tentennamenti da parte nostra, anche in una conversazione occasionale ed a sfondo amichevole.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 3.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington.


3 Vedi D. 13.


4 Vedi DD. 1 e 3.


5 Vedi D. 18.

26

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 4332. Vienna, 28 luglio 1960.

Signor Ministro, la presentazione della nostra formale proposta di adire il tribunale dell’Aja, la ripulsa austriaca e la decisione di ricorrere all’ONU segnano la conclusione ben netta della fase diplomatica nella questione dell’Alto Adige.

Il problema ha cessato di essere bilaterale; dalla ricerca di una soluzione negoziata, si sta per passare ad un dibattito generale. Beninteso cinon vuol dire che fra qualche mese o qualche anno (piprobabile è il secondo termine) non si possa riprendere con profitto il colloquio con Vienna. Questo è anzi l’obiettivo costante che non dobbiamo mai perdere di vista; ad esso debbono essere coordinate e subordinate tutte le nostre iniziative, a New York, a Bolzano, nelle capitali alleate. Ma per il momento il colloquio è conchiuso. Ho portato l’altro giorno al Segretario Generale la nota di risposta a quella indirizzatami da Kreisky(2) (mio telegramma n. 252)3; come per tacito accordo, né lui né io abbiamo parlato di Alto Adige. L’episodio non è che un sintomo; il reciproco silenzio scaturisce dalla dialettica della situazione.

Da alcuni segni, tra cui quelli citati col mio telespresso urgente n. 0264, si direbbe che gli austriaci siano alla ricerca di una via d’uscita. Molti Governi erano contrari al loro ricorso all’ONU, prima ancora che l’Italia facesse la proposta dell’Aja. Ora lo sono di pi e con migliori ragioni. Di qui l’interesse del Governo austriaco alle formule di compromesso, come l’idea di ricorrere all’Aja, ma soltanto per averne un parere consultivo, o la singolare proposta danese di costituire un gruppo di mediazione.

In questa loro ricerca non sta certo a noi di aiutarli. Qualsiasi contatto in questo momento tradirebbe una preoccupazione che dobbiamo cercare in ogni modo di non avere, o avendola, di non palesare; perci e mi riferisco allo specifico quesito posto da Ortona a conclusione del suo rapporto n. 1759/1159 del 2 luglio(5), debbo esprimere parere nettamente contrario ad effettuare sondaggi, sia a New York, sia a Vienna. Pudarsi benissimo che a un certo momento, nella fase finale del dibattito all’ONU, si intraveda la possibilità di un accordo con l’Austria. Accordo, è inutile dirlo, puramente societario, senza alcun riferimento diretto alla soluzione del problema. Ma per ora tutto questo è prematuro. E oltre tutto, far confidenze agli austriaci, o ricercare le loro, vorrebbe dire in questo momento mancare a quella dignità che è ancor pinecessaria agli accusati che agli accusatori.

***

Dobbiamo dunque, almeno fino ad un certo punto, fissare la nostra linea di condotta indipendentemente da quello che sarà l’atteggiamento austriaco. È un’operazione di grande delicatezza e complessità per la quale potrebbe forse essere utile, ma di cinon sono giudice, una riunione di tutti i funzionari che sinora hanno contribuito sul piano politico alla trattazione del problema.

Ad ogni modo mio compito attuale è di indicare le linee naturali di sviluppo quali appaiono da Vienna. Nel cercare di fare il punto della situazione, ho presenti le giuste osservazioni formulate dall’Ambasciatore Ortona nei suoi ultimi rapporti del 2, 6, 9 e 13 luglio(6). Anzi, come è naturale, i miei argomenti, e molti dei giudizi, sono identici ai suoi.

I. Iscrizione. Sono sempre stato del parere che non ci convenga in alcun modo opporci all’iscrizione della questione all’ordine del giorno. L’esito sarebbe incerto, lo sforzo del tutto sproporzionato al risultato, il profitto, nella migliore delle ipotesi, precario. Se c’è un principio chiaro al quale dobbiamo ispirare tutte le nostre parole e azioni è di mostrare che non abbiamo paura di un dibattito. La prima occasione che ci si offre è di non rifiutarci ad aprirlo.

II. Memorandum italiano. Mi sembra giustissimo il suggerimento di Ortona di preparare un nostro memorandum, in risposta a quello austriaco. Dovrebbe essere il pipossibile breve e misurato. In esso dovremmo limitarci a schierare gli argomenti fondamentali che militano a nostra difesa; ma è essenziale che la loro formulazione sia curata in ogni minima sfumatura, tenendo presente l’effetto e la reazione che ogni singola posizione è destinata a produrre nella particolare atmosfera di New York, nelle Cancellerie dei Paesi alleati, e a Vienna. Perciogni parola dovrà essere pesata. E per non parlare che di un aspetto, dubito, ad esempio, che ci convenga di insistere sul carattere esclusivamente giuridico della questione. Siamo stati costretti a sostenere che il problema è giuridico per poterlo far rientrare nella categoria di quelli che possono e debbono essere decisi dall’Aja. Una posizione come questa, se espressa in termini troppo perentori, rende facile la replica austriaca, cioè che il problema è politico e non giuridico in quanto concerne i diritti e la sorte di un popolo. In realtà l’Alto Adige è un problema politico che nasce dagli obblighi assunti dall’Italia con un accordo internazionale e si intreccia al giudizio sul modo in cui questi obblighi sono stati adempiuti. È dunque un problema politico connesso con l’interpretazione e applicazione di un documento giuridico qual’è l’Accordo di Parigi.

III. Foro del dibattito. Di qui discende l’inopportunità di insistere sulla competenza della Commissione giuridica. Come dice benissimo Ortona, il nostro argomento sarebbe cucito di filo bianco(7). Ci conviene, a mio parere, lasciare che le cose prendano il loro corso naturale, e che il problema venga deferito alla seconda Commissione politica. E per dimostrare che non temiamo tale assegnazione ci conviene di far sapere, non appena l’iscrizione della domanda austriaca verrà in discussione nello Steering Meeting, che non abbiamo nulla in contrario a che venga assegnato alla Commissione ad hoc.

IV. Dibattito. Avendo passato quattro anni a New York, condivido di tutto cuore l’opinione di Ortona che sia impossibile prevedere, ancor meno determinare fin da ora, l’andamento della discussione. Cinon esclude naturalmente che già si possano individuare gli obiettivi ai quali sarebbe desiderabile giungere.

a) Giurisdizione dell’Aja: l’ideale sarebbe di ottenere dall’Assemblea Generale una risoluzione che raccomandasse alle due parti di sottoporre la disputa, per decisione, alla Corte Internazionale. Sarebbe questa una vittoria diplomatica clamorosa per l’Italia, una sconfitta per l’Austria. Avrebbe per effetto di bloccare il ricorso all’ONU nel modo e nelle circostanze piefficienti; cioè entro l’ONU e per mandato delle stesse Nazioni Unite. Basterebbe questo argomento per dettarci di fare ogni sforzo per raggiungere questo risultato. Una vittoria diplomatica di questa misura non costituirebbe soltanto una soddisfazione di prestigio, ma creerebbe una situazione nuova, con nuove possibilità di manovra. Detto questo, debbo aggiungere che non vedo bene come si possa condurre a buon porto una risoluzione di questo genere senza il consenso dell’Austria. Ora, le stesse ragioni che ci consigliano di ricercarla consiglieranno all’Austria di opporsi. E contro l’opposizione austriaca penso che sarà difficile raccogliere una maggioranza di due terzi. Molti esiterebbero a dare il loro appoggio ad una risoluzione che, senza far fare un solo passo avanti nella soluzione del problema, infliggerebbe una grave umiliazione all’Austria. E le esitazioni, a New York, sono madri degli emendamenti.

b) Advisory opinion: non è da escludere che, arrivati a un punto morto, si faccia strada da varie parti un movimento di opinione per chiedere all’Aja un semplice parere consultivo. V.E. forse ricorda che io fui, sin dal primo istante, decisamente contrario a questa procedura. La ragione era evidente. Introdotta in un momento in cui non avevamo ancora fatto la nostra proposta formale di adire la Corte Internazionale, cioè in un momento in cui si poteva ancora pensare che, facendola, avremmo bloccato il ricorso austriaco all’ONU, accettare tale formula avrebbe comportato per noi una rinuncia volontaria e anticipata a tutti i frutti della nostra futura iniziativa. Ora perl’Austria ha respinto la proposta italiana, e il dibattito all’ONU è divenuto inevitabile. Finché si pusperare, con o senza il consenso austriaco, di fare approvare nel corso del dibattito una risoluzione che raccomandi alle due parti la giurisdizione dell’Aja, abbiamo tutto l’interesse, e il dovere, di mostrarci inflessibili di fronte alla formula del parere consultivo. Ma quando l’andamento del dibattito avesse dimostrato che per questa raccomandazione mancano i due terzi dei voti, conviene domandarsi se un mutamento tempestivo di rotta, possibilmente prevenendo una proposta austriaca, o fatta a nome degli austriaci, non potrebbe ancora salvare il salvabile. Quale sarebbe infatti, in quelle circostanze, l’effetto di una raccomandazione in favore di un parere consultivo? La Corte, ammesso e non concesso che fosse disposta a dare questo parere consultivo, dovrebbe pronunciarsi sul merito del problema. Il giudizio sarebbe probabilmente salomonico. Cos’altro potrebbe fare l’Assemblea Generale, nell’anno prossimo o nel 1962, se non invitare le due parti a riprendere le trattative bilaterali, tenendo presenti le osservazioni della Corte?

In questa ipotesi ci troveremmo di nuovo ricondotti al punto di partenza: il negoziato diplomatico con l’Austria. Ora questo è un punto che è al tempo stesso inevitabile e auspicabile. Tutto sta di ritornarci in condizioni pifavorevoli di quelle che ci hanno forzato ad abbandonarlo. Il parere consultivo dell’Aja, riducendo la distanza tra le due posizioni rispettive, e bloccando quelle mire revisionistiche che così chiaramente affiorano nella campagna politica quotidiana e nei documenti diplomatici austriaci, servirebbe appunto a creare queste condizioni migliori.

V. Motivo pangermanistico. Rimango del parere già espresso sin dal 3 giugno 1959, con il mio telespresso urgente n. 0018, che l’argomento del pangermanesimo, o meglio del razzismo, è un’arma potenzialmente efficacissima, direi quasi risolutiva, ma che, in pratica, è molto pericoloso servirsene. E non soltanto per la ragione evidente che, di fronte all’atteggiamento rigorosamente corretto del Governo tedesco, documentare e misurare le accuse sarebbe difficile. Ancora pidifficile sarebbe evitare il sospetto che noi vogliamo agitare lo spettro del nazionalismo tedesco unicamente allo scopo di trarne pretesto per non fare nulla, e per nascondere il nostro proprio nazionalismo. Parlo con una certa conoscenza di causa. I pochi cenni che sono andato facendo qui a Vienna, con colleghi e amici sicuri, che si trovano per di piin condizioni ideali per verificare la sostanza delle mie caute affermazioni, non hanno trovato un’accoglienza entusiastica.

La verità è che, parlando di razzismo a questo punto, si rischia di urtare contro quei principi del fair play che, quando non fanno troppo scomodo, sono tanto cari ai Paesi anglosassoni. Le nostre posizioni dovrebbero essere percidefinite con la massima esattezza e discrezione, basate su fatti singoli e concreti e limitate quanto pipossibile all’Austria, meglio ancora ai capi altoatesini, guardandoci bene dallo sboccare, almeno per ora, in una requisitoria generale.

***

Ho detto al principio che per il momento è venuta meno ogni possibilità pratica per la trattazione naturale del problema, cioè per il negoziato diplomatico tra noi e l’Austria. A mio parere è un bene che sia così. Se riusciamo a mantenere tranquilla la situazione interna in Alto Adige (e questa è la condizione fondamentale dalla quale tutte le altre discendono), giungerà il giorno in cui l’Austria, convintasi che dalle Nazioni Unite non trarrà alcun profitto, sarà disposta a riprendere con noi il colloquio. Ma soltanto quando le sarà passata l’ebbrezza della ribalta mondiale sulla quale si illude di veder recitare il suo piccolo dramma. Questo pernon esclude, anzi a mio modo di vedere rende doppiamente necessario, che il Governo italiano svolga nel frattempo un’azione utilissima.

È stato sempre necessario, è divenuto ora urgente, che la Provincia di Bolzano sia governata con criterio politico e non amministrativo. Per criterio politico intendo una coscienza sempre viva e desta, in chi rappresenta l’autorità dello Stato nella Provincia, del metro assai diverso sul quale le sue azioni, e quelle dei suoi subordinati, sono misurate fuori d’Italia. La pigrande solerzia burocratica e amministrativa è del tutto, e congenitamente, incapace a fornire tale criterio. Soltanto un controllo politico, costante e coerente, della situazione locale puevitare il discredito, il ridicolo, il pericolo che certe misure comportano per noi.

Questo in termini generali. In termini piparticolari sarà necessario, a mio avviso, riprendere, incuranti dell’ostruzionismo posto in atto dalla Suedtiroler Volkspartei, la realizzazione di quel complesso di riforme e provvedimenti che vanno sotto il nome di proposte Kessler. Queste non costituiscono per noi, dal punto di vista giuridico, un impegno formale. Ma dal punto di vista politico il non attuarle significherebbe dar corso ad un processo di involuzione che potrebbe soltanto inasprire i contrasti in modo intollerabile.

La loro attuazione è certamente destinata a rimanere sterile di frutti nel presente; ma favorendo le delusioni e la rassegnazione di coloro che, in Alto Adige e in Austria, hanno fondato le loro ignare speranze sull’intervento delle Nazioni Unite, le riforme Kessler rappresentano la preparazione dell’avvenire.

La prego gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

Gastone Guidotti


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1960.


2 Vedi D. 23.


3 T. 26199/252 del 25 luglio da Vienna, non pubblicato.


4 Del 21 luglio, con il quale Guidotti, riferendo di uno scambio di battute tra Kreisky e Dillon, aveva richiamato l’attenzione sul possibile interesse austriaco per un intervento della Corte dell’Aja in funzione consultiva (Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 3).


5 Vedi D. 11.


6 Vedi DD. 11, 15 e 18. Il Telespr. riservato 1810/1210 del 13 luglio, contenente riflessioni sugli articoli 10 e 14 dello Statuto delle Nazioni Unite richiamati dal Memorandum austriaco, non è pubblicato (Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 3).


7 Annotazione di Segni a margine: «?? Ortona è di opinione contraria».

27

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI(1)

Appunto(2). Roma, 2 agosto 1960.

ALTO ADIGE. AZIONE PER L’ASSEMBLEA DELLE NAZIONI UNITE. ALCUNI PUNTI SU CUI PRENDERE DECISIONI La nostra azione, prima e durante la prossima Assemblea Generale, sembra doversi porre come suo principale e massimo scopo quello di concludere definitivamente quest’anno la trattazione del problema dell’Alto Adige in quella sede.

1. A tal fine non sembra indicato di battersi contro l’iscrizione all’o.d.g. Anche una nostra vittoria di stretta misura su tale punto potrebbe essere presentata dalla propaganda austriaca come un loro successo, dicendo: «Abbiamo avuto 40 voti a nostro favore; l’anno prossimo avremo la maggioranza». Affermazione forse inesatta ma, in quest’ipotesi, convincente e che rinforzerebbe gli estremisti, a Bolzano, a Innsbruck e a Vienna.

Soprattutto, una battaglia sull’iscrizione rischia di concludersi con una sconfitta. Molti Stati, a noi altrimenti favorevoli, non sono disposti ad opporsi all’iscrizione. Potremmo così trovarci a combattere sul merito con già acquisite delle posizioni a noi contrarie.

Una nostra non-opposizione all’iscrizione potrebbe essere presentata come frutto di sicurezza nella nostra posizione, rispetto verso l’Assemblea, desiderio di porre in luce le colpe austriache.

2. Vi sarebbe allora da decidere quando conviene che la questione sia discussa. Sembra vi sia generale consenso sulla convenienza che ciabbia luogo il pipresto possibile e prima della discussione delle questioni polemiche (per es. Algeria) sulle quali dovremo prendere una posizione sgradita ad alcuni. Ci saranno molti «do ut des»: conviene che il des preceda il do.

3. A quale commissione dell’Assemblea conviene che la questione sia deferita? Prima facie, quella giuridica, in quanto noi sosteniamo trattarsi di questione giuridica: pare perche la personalità dei membri della Commissione e il modo di lavorare di essa non diano affidamento. Sembrava che l’Austria, per non sollevare troppe preoccupazioni con la sua iniziativa, avrebbe proposto il deferimento a questa Commissione: ultimamente perla impostazione austriaca mira piuttosto alla politicizzazione della questione.

tra le due commissioni politiche converrebbe, semmai, quella speciale, cui vanno normalmente gli affari di minore importanza. In tale senso sarebbe orientato Hammarskjold.

Teoricamente la questione potrebbe anche andare alla Commissione Speciale, che si occupa spesso di minoranze.

4. L’impostazione che l’Austria darà alla questione non è ancora ben definita. Per ora e salvo sviluppi diversi, è da presumere che, in un modo o in un altro, essa si baserà sulla confusione fra tre terreni diversi, ma che si cercherà di rendere concomitanti:

a) l’Italia non ha eseguito l’accordo De Gasperi-Gruber, non dando la piena autonomia dovuta;

b) le Nazioni Unite proteggono le minoranze; devono assicurare la piena autonomia a quella «austriaca» in Italia;

c) l’assegnazione dell’Alto Adige all’Italia è stato un delitto. La volontà delle popolazioni va tenuta in conto. Siamo tanto moderati da non chiedere (per ora ...) l’autodecisione: ma il minimo che deve essere dato è la piena autonomia.

Da parte italiana, occorrerà distinguere con chiarezza tra i tre terreni su cui l’Austria cercherà di muoversi contemporaneamente e rispondere su ognuno di essi con tesi semplici; ad esempio sulle linee seguenti:

a) è questione che riguarda un giudice;

b) non è mai stato accolto il principio che la protezione delle minoranze implichi la concessione di un’autonomia. Qualunque principio si volesse affermare in questo campo dovrebbe avere applicazione generale;

c) non si puinvocare l’accordo De Gasperi-Gruber e al tempo stesso porlo in discussione. Parlare di volontà delle popolazioni, a proposito di frontiere consacrate in trattati, significa fare del revisionismo.

Avremo altre cose da dire. In difesa: scrupolo nell’esecuzione dell’Accordo; liberalità verso la minoranza; benessere e sviluppo di essa, ecc. In contrattacco: interferenze e sobillazioni austriache; violazione della neutralità austriaca; slealtà verso l’Italia degli agitatori in Alto Adige; razzismo; magari anche neo-nazismo e pangermanesimo. Occorrerà percurare che l’abbondanza di argomentazioni e di fatti non disperda la discussione e non confonda le idee dei delegati.

5. Bisognerà anche decidere la questione di documenti ufficiali da presentare all’ONU, cioè: se, quali, quando.

Conviene, cioè, che le nostre tesi siano esposte, precisamente ed esaurientemente, prima dell’Assemblea, in modo che possano essere meditate dai Governi, oppure conviene presentarle all’ultimo momento, in modo che l’Austria non possa tener conto delle nostre risposte nella presentazione all’Assemblea delle sue tesi?

Questo quesito non riguarda ovviamente le pubblicazioni illustrative o documentative, ma soltanto la presentazione delle nostre tesi.

6. Si pusupporre che l’Austria chiederà una risoluzione che ci inviti a concedere la piena autonomia. È pertuttora probabile che l’Austria – secondo idee ventilate da oltre 4 mesi – sia disposta a ripiegare su una risoluzione che, considerando che la questione ha un aspetto politico e uno giuridico, chieda su questo il parere consultivo dell’Aja. Sembra pacifico che dobbiamo opporci ad una risoluzione del genere, se non altro perché riporterebbe la questione in futuro all’Assemblea. Non mancano gli argomenti giuridici e procedurali a nostro favore. Non dobbiamo pernasconderci che una proposta del genere potrebbe apparire moderata e ragionevole.

Da parte nostra non dovremo mirare a una risoluzione anodina, che lascerebbe ulteriormente aperta la via dell’Assemblea, bensì a una risoluzione che inviti le parti a deferire, esse, la questione alla Corte (in sede contenziosa, per una sentenza definitiva). Se una risoluzione così formulata sembrasse a troppi troppo vicina alla tesi da tempo sostenuta dall’Italia, potremmo anche ripiegare su un invito all’Italia e all’Austria di esperire le procedure previste dagli accordi di cui sono parte.

Per ragioni tattiche poTRà perconvenire che una risoluzione in questo senso risulti di compromesso tra quella desiderata dall’Austria e quella proposta da noi o per conto nostro: in tal caso, converrà presentare o far presentare una mozione che suoni disapprovazione dell’iniziativa austriaca e dichiarazione di disinteresse da parte dell’Assemblea.

Va rilevato comunque che in una discussione in Assemblea intervengono molti elementi di imprevedibilità: occorre quindi lasciarci una certa elasticità nella tattica da seguire e nelle conclusioni cui mirare.

7. Occorre anche vedere se conviene, prima dell’Assemblea, prendere precisi accordi di collaborazione con terzi Paesi ed eventualmente quali dovrebbero essere tali accordi e con quali Paesi. Sembra, per esempio, che potremmo approfittare del rifiuto americano a battersi contro l’iscrizione all’ordine del giorno per cercar di far gravare sul Governo di Washington una certa responsabilità nell’escogitare e nel sostenere un’altra linea d’azione, nella discussione che la decisione americana rende inevitabile, tale da chiudere definitivamente la questione in quella sede.

8. In materia di documentazione, un grosso e importante lavoro è stato fatto dal Servizio Studi. Si tratta di 14 volumi (in tre copie) di raccolta di documenti, con ampi indici sommari e con alcune monografie, che riguardano la materia fino al ’54 compreso. Un approfondimento di tale materiale permetterà di trarre alcuni argomenti in nostro favore e soprattutto di non essere presi alla sprovvista dai molti argomenti che potrebbero essere tratti dagli austriaci.

Un lavoro di studio dei precedenti alle Nazioni Unite è in corso. Esso puessere importante a vari fini: ad esempio, protezione delle minoranze, autodecisione, competenza della Corte. Non è probabile che tale lavoro possa essere portato fino in fondo: i risultati sono comunque interessanti.

Meno concretamente si pone la raccolta di dati per il contrattacco. È pifacile affermare che documentare il carattere neo-nazista e pangermanista della campagna italiana o le interferenze austriache. Il Ministero degli Esteri ha raccolto un certo materiale: è stato richiesto di provvedere a tal fine, nella propria competenza, alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell’Interno: non si sa ancora con quali risultati.

9. Si allega l’elenco di pubblicazioni di propaganda(3) in approntamento o in considerazione.

Non ci possiamo illudere che il materiale elencato, anche se fosse realizzato in gran parte, giungerebbe a tutti quelli che ci interessano. Nel poco tempo che ci rimane, a parte naturalmente i contatti con i singoli giornalisti, sembra presentarsi una sola possibilità di un’azione pivasta e di effetto rapido: quella di valersi di una delle grandi imprese di «public relations» per films documentari, attualità cinematografiche e soprattutto televisione, nonché la stampa. Se si decidesse in tal senso, si potrebbe fare un contratto strettamente limitato, ad esempio 3 o 4 mesi, magari attraverso l’ENIT che da circa 10 anni ha un contratto in questo campo con una impresa del genere e ne è assai soddisfatta.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 6, fasc. Documento di lavoro.


2 Da un appunto di Grazzi presente nel fascicolo risulta che il presente documento fu discusso nella riunione ministeriale del 6 agosto (vedi D. 29).


3 Non pubblicato.

28

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI STRANEO(1)

Appunto(2). Roma, 4 agosto 1960.

L’Ambasciatore d’Austria è venuto a salutarmi prima della sua partenza per il consueto congedo estivo. Il discorso è naturalmente caduto sulla prossima discussione all’ONU della questione alto-atesina.

Ciche è interessante notare sono le intenzioni austriache così come appaiono attraverso alcune battute che l’Ambasciatore LoewenTHal ha avuto con me:

LoewenTHal: «Noi pensiamo che l’Accordo De Gasperi-Gruber non viene applicato convenientemente dall’Italia».

Straneo: «È un parere che non condividiamo, ma appunto perché consci di questa divergenza di interpretazione fra noi e voi, vi abbiamo proposto di sottoporci al giudizio dell’Aja».

LoewenTHal: «L’interpretazione giuridica dei tre articoli del trattato è assai difficile perché essi sono mal formulati. Occorre una interpretazione politica».

Straneo: «Debbo intendere che mirate ad una revisione dell’Accordo De Gasperi-Gruber?».

LoewenTHal: «Noi vogliamo conoscere attraverso una risoluzione dell’Assemblea o un parere consultivo dell’Aja quale fine l’Accordo De Gasperi-Gruber si propone di raggiungere e se le disposizioni contenute in esso sono idonee al raggiungimento di detto fine».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 12, fasc. Austria ONU.


2 Sottoscrizione autografa.

29

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI(1)

Appunto. [Roma, 6 agosto 1960]2.

ALTO ADIGE. AZIONE DELL’ASSEMBLEA DELLE NAZIONI UNITE Riunione del 6 agosto presieduta da S.E. il Ministro con la partecipazione del Sottosegretario di Stato Russo, del Segretario Generale, dell’Ambasciatore Ortona e del Ministro Betteloni.

È stato deciso, in linea di massima, di non battersi contro l’iscrizione all’o.d.g. dell’Assemblea della questione dell’Alto Adige(3).

È stata constatata la convenienza che la questione venga discussa pipresto possibile e sopratutto prima di quella dell’Algeria.

È stato deciso di non impegnarsi a fondo affinché la questione venga deferita alla Commissione giuridica e che è preferibile la Commissione speciale alla Commissione politica.

Tenuto conto di quanto già comunicato da noi a tutte le Cancellerie e del materiale di propaganda previsto, è stato deciso di non dare una risposta ufficiale al Memorandum austriaco del 6 luglio(4), per non rendere noti anzitempo tali punti su cui si baseranno le nostre tesi. Una replica verrà semmai fornita all’ulteriore piampio documento austriaco che risulta in preparazione.

Circa la risoluzione che eventualmente fosse approvata dall’Assemblea, è stato deciso che l’optimum sarebbe una risoluzione che inviti le parti a deferire la questione alla Corte Internazionale o almeno, in via secondaria, che inviti le parti ad esperire le procedure previste dagli accordi di cui sono parte, ma che, affinché la risoluzione risulti di compromesso, converrà siano preliminarmente avanzati una mozione o degli emendamenti pi«duri» verso l’Austria. Ove non fosse possibile raggiungere almeno la maggioranza semplice per un invito alle parti quale suaccennato, converrebbe probabilmente bloccare ogni risoluzione e procedere, subito dopo l’Assemblea, ad adire unilateralmente la Corte.

In materia di propaganda è stato deciso di non valersi dei servizi di un’impresa americana di Public Relations, anche su parere di Ortona.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 6, fasc. Opposizione iscrizione o.d.g. Assemblea ONU.


2 Il documento è privo di data, si riporta quella della riunione cui si riferisce.


3 Vedi D. 27, nota 2.


4 Vedi D. 13, nota 3.

30

[LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, SEGRETERIA 10A]1

Appunto(2). Roma, 11 agosto 1960.

L’AZIONE ITALIANA PER L’ALTO ADIGE IN VISTA DELLA ASSEMBLEA DELLE NAZIONI UNITE

1) È stata svolta da parecchi mesi un’ampia azione diplomatica presso tutti i Governi con cui abbiamo rapporti, naturalmente con modalità diverse. A seguito di essa, parecchi Stati avevano sconsigliato l’Austria dal ricorso all’Assemblea dell’ONU e molti altri ci hanno espresso, in maniera pio meno impegnativa, il loro consenso di massima alla nostra tesi in favore della procedura giuridica: cihanno fatto quasi tutti gli Stati europei e americani, ma anche vari Stati asiatici e africani: in totale 52.

È ovvio perche, per buona parte di tali Stati, non si pufare senz’altro affidamento su una coerente manifestazione di tale generico consenso, nelle complessità procedurali dell’Assemblea. Va notato perche 13 Paesi, anche se ben disposti verso di noi, ci hanno avvertito che, per ragioni di principio, dovranno votare a favore dell’iscrizione all’o.d.g. dell’Assemblea: fra essi Stati Uniti e RAU.

2) Il 6 luglio scorso fu distribuita la lettera (ed unito memorandum austriaco) con cui il Governo austriaco ha richiesto l’iscrizione della questione all’o.d.g. della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite(3). Si pose la questione se conveniva fornire una risposta ufficiale. Simile replica non è richiesta dalla prassi: né il carattere del documento austriaco – piuttosto generico e non impegnativo – la rende necessaria. D’altra parte le tesi e i fatti di cui per ora conviene fare stato da parte nostra sono stati ripetutamente portati all’attenzione delle Cancellerie. Andare per il momento piin là avrebbe servito a precisare prematuramente le nostre posizioni tattiche e le nostre argomentazioni e così a dar modo agli austriaci di rispondervi con ogni agio e di tenerne conto nella impostazione definitiva della loro azione. Fu deciso pertanto di tener di riserva ulteriori argomentazioni e di limitarsi per allora a un comunicato stampa.

3) Procede intanto l’approntamento della documentazione (esame dei precedenti storici e in particolare dei precedenti in sede Nazioni Unite in materia di protezione delle minoranze, competenza della Corte dell’Aja, ecc.) per essere in grado di procedere rapidamente al momento opportuno, sia prima che durante l’Assemblea, a rispondere in maniera esauriente tanto al memorandum austriaco già presentato, quanto a un eventuale ulteriore piimpegnativo documento, che risulta in preparazione (la stampa ne annuncitempo fa, erroneamente, la pubblicazione).

La difesa italiana, sia che essa si eserciti con documenti scritti, sia che si attui attraverso gli interventi orali, si baserà sui seguenti elementi (oltre al Libro Verde di cui appresso):

A. Argomenti di difesa: provvidenze già elargite o in corso di elargizione a favore della minoranza tedesca, nei vari settori (scuola, vita pubblica, giudiziaria ecc.); argomenti etnografici (scarso aumento della popolazione italiana immigrata; opzioni in seguito all’Accordo Mussolini-Hitler; concesso riacquisto di cittadinanza agli optanti ecc.); argomenti economici (incremento del benessere e dell’impiego; danni del «maso chiuso» rispettato dall’Italia in omaggio alla tradizione locale ecc.).

B. Argomenti giuridico-politici (trattati di pace che hanno assegnato due volte il territorio all’Italia e motivi di tale decisione; genesi dell’Accordo De Gasperi-Gruber e documentata soddisfazione degli ambienti austriaci e locali in tale epoca; ragioni per cui l’Italia ritiene che la controversia abbia carattere esclusivamente giuridico, ecc.).

C. Argomenti di contro offensiva, se ed in quanto necessari nella loro totalità (artificiosità del movimento fomentato ad Innsbruck; suoi substrati elettorali; erogazione di fondi per mantenere formazioni para-militari; non corrispondenza di tali azioni con il trattato di pace dell’Austria e col suo stato di neutralità; fondo razziale delle manifestazioni austriache, citando dati di fatto su manifestazioni e dichiarazioni recenti; sua collusione con la spinta pangermanista e neo nazista, ecc.).

4) D’altra parte, procede la nostra azione diplomatica.

Si effettueranno altresì missioni da parte di nostri uomini politici, con impostazioni diverse secondo gli Stati, ma sempre allo scopo effettivo di illustrare la questione e di richiederne un atteggiamento favorevole.

Sono previste missioni dell’On. Del Bo in Centro America e in Venezuela, dell’On. Mattarella nella maggior parte dell’America Meridionale, dell’On. Brusasca in Etiopia, Sudan e RAU e dell’On. Vedovato nei nuovi Stati africani, dove non abbiamo ancora Rappresentanze diplomatiche.

5) Si aggiunge ad ogni buon conto che sono in preparazione pubblicazioni, a cura della Presidenza del Consiglio, per illustrare l’adempimento italiano dell’Accordo De Gasperi-Gruber, nonché a scopo propagandistico. Il Ministero degli Affari Esteri sta terminando un Libro Verde, per rendere noti i documenti scambiati fra Governo italiano e Governo austriaco dal 1956 ad ora.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, agosto 1960.


2 L’attribuzione alla Segreteria 10A si evince dalle carte presenti nel fascicolo. Annotazione di Betteloni sul primo foglio: «Appunto mandato al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio. Edizione definitiva, con modifiche del Segretario Generale».


3 Vedi D. 13, nota 3.

31

L’INCARICATO D’AFFARI A WASHINGTON, PERRONE CAPANO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 28843-28844/893-894. Washington, 13 agosto 1960, ore 0,30 (perv. ore 6,30)2.

Oggetto: Questione Alto Adige.

893. Urgente. Telespresso V.E. 1001377/c.3.

Nell’illustrare ieri nostra posizione relativa a ricorso austriaco a Nazioni Unite ad Acting Assistant Secretary per Nazioni Unite Wallner discorso si è naturalmente portato su prossimo dibattito Assemblea. In sue controllate reazioni ho riscontrato qualche incertezza e riserva prudenziale circa condotta futura delegazione americana, caratteristica quel settore Dipartimento. Wallner tendeva intanto trincerarsi dietro necessità conoscere preventivamente orientamento Paesi europei, da cui molto sarebbe dipeso atteggiamento USA. Questione egli affermava essendo squisitamente europea, toccava ad europei indicare in primo luogo loro intendimenti.

Ho fermamente replicato. Ho ricordato che Italia erasi indotta su pressioni americane proporre ricorso all’Aja e che quindi Governo americano non poteva oggi assumere una posizione di retroguardia. Noi ci attendevamo non solo appoggio, che non mettevamo minimamente in dubbio, ma una iniziativa decisa e tempestiva intesa a troncare sin dall’inizio qualsiasi manovra dilatoria o diversiva, così pericolosamente facile a germogliare negli ambienti delle Nazioni Unite. Eravamo di fronte ad un caso tipico in cui potevasi e dovevasi esercitare leadership americana. Anziché andare a rimorchio occorreva sin dal principio far sapere chiaramente a tutti che America, considerando il problema prettamente giuridico, avrebbe votato solo una risoluzione che raccomandasse il ricorso all’Aja in sede giurisdizionale. Eravamo sicuri che un’azione intrapresa con chiarezza dall’America, perfettamente conseguente a quella che era stata la sua politica sin qui, avrebbe avuto pieno successo, dati gli appoggi di cui disponevamo.

Poiché Wallner, senza contraddirmi, insisteva sulla necessità di conoscere pensiero Paesi europei prima potersi pronunciare anche in questa fase del tutto preliminare, ho ribadito nostre tesi con dovizia particolari ed ho concluso che non avrei riferito a Roma prima che egli avesse avuto il tempo di meditare meglio sulla questione, perché altrimenti la sua prudenza sarebbe stata fraintesa e avrebbe profondamente allarmato mio Governo.

Il presente telegramma prosegue con quello avente numero di protocollo successivo.

894. Fa seguito al telegramma avente numero di protocollo precedente.

Esito di questo mio ragionamento non si è fatto attendere. Acting Assistant Secretary per Affari Europei White mi ha pregato di passare a vederlo stamane. Egli mi ha dichiarato di sua iniziativa che voleva rettificare l’impressione che potevano aver determinata in noi esitazioni Wallner. Egli poteva a nome Dipartimento dirmi che non vi era nessun mutamento nella posizione America che aveva come noto «fortemente premuto su Vienna e su Roma perché questione venisse risolta fuori delle Nazioni Unite attraverso trattative bilaterali o in caso fallimento con il ricorso all’Aja».

Dipartimento non solo non intendeva recedere da questa posizione ma voleva prendere iniziativa di parlarne esso stesso con le principali Cancellerie europee. Come in passato aveva di sua iniziativa consigliato Vienna e Roma ricorrere Aja sollecitando analoga azione da parte Parigi e Londra, anche questa volta Washington, in vista Assemblea, prenderà contatto con dette capitali per vedere se esse sono disposte appoggiarla nel senso da noi voluto.

Gli ho detto che questo procedere sembravami logico ed andava esteso ad altri Governi. White ha subito annuito precisando che non voleva farsene una questione tripartita come non era avvenuto in passato, quando si era anche interessato Bonn.

Non ho ritenuto di suggerire di prendere l’iniziativa in NATO non conoscendo intenzioni V.E. in proposito. Mi sono limitato a ripetergli che America doveva premere dentro e fuori Nazioni Unite per una risoluzione che raccomandasse semplicemente il ricorso all’Aja in sede giurisdizionale. Altre iniziative come quella di Raab e simili andavano stroncate sul nascere.

Segue rapporto con corriere odierno(4).


1 Telegrammi segreti 1960, Stati Uniti arrivo, vol. II.


2 La seconda parte del presente documento (T. 28844/894) partì alle ore 21 del 12 agosto.


3 Non rinvenuto.


4 Telespr. segreto 9297/3297 del 12 agosto, non pubblicato. Con T. segreto 17948/290 del 15 agosto Grazzi rispondeva: «La formula progettata costà corrisponderebbe ai nostri intendimenti. Anche l’iniziativa che è stata accennata alla S.V. sarebbe opportuna, se fatta in modo discreto e verso Governi sui quali gli Stati Uniti possono contare. È da escludere invece iniziativa in sede NATO il quale non sembra foro appropriato, anche a causa del carattere collettivo delle sue discussioni» (Telegrammi segreti 1960, Stati Uniti arrivo e partenza, vol. I).

32

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

L. personale. Roma, 13 agosto 1960.

Carissimo Presidente, nell’imminenza dell’Assemblea dell’ONU, che si occuperà della questione dell’Alto Adige, credo opportuno segnalarti talune situazioni, nei nostri rapporti internazionali, che vanno avviate a soluzione prima dell’Assemblea.

Jugoslavia. È probabile l’astensione, ma si potrebbe forse arrivare al voto favorevole al rinvio alla Corte dell’Aja. Ma vi è una questione di restituzione di opere d’arte in conseguenza del trattato di pace, che avvelena i nostri rapporti. Col Ministro della P.I. si è delineata una linea di azione: occorre seguirla senza ulteriori ritardi in modo da eliminare ogni frizione con la Jugoslavia.

Grecia. L’associazione della Grecia alla CEE ha sollevato difficoltà nei nostri dicasteri economici: occorrerebbe che, pur mantenendo la difesa dei nostri interessi, non si esagerasse creando attriti, che possono portare a conseguenze negative nei riguardi del voto all’ONU.

Tunisia. Oltre la grave questione della pesca, della quale ti ho parlato, vi sono anche altre questioni (importazione modesti quantitativi olii e vini) la cui soluzione, mentre non pupesare sulla nostra situazione interna, pufar evolvere verso un miglioramento i rapporti nostri con un Paese, nel quale, oltre a tutto, vivono 50.000 italiani.

Somalia. Siamo in trattative per l’accordo che stabilisce l’aiuto tecnico ed economico dell’Italia al nuovo Stato. Occorrerebbe da un lato che il Tesoro venisse incontro pirapidamente alle nostre esigenze, e che il Ministro delle Finanze non agisse separatamente dal Ministero degli Esteri per quanto riguarda le questioni attinenti al Monopolio banane, e che costituiscono una partita del nostro dare.

Faccio solo alcuni esempi per richiamare la tua attenzione sulla necessità di un maggior coordinamento nell’azione nostra verso altri Stati.

In merito alla procedura di discussione della questione dell’Alto Adige, occorrerà stabilire una linea concordata (magari anche in Consiglio dei Ministri date le precedenti discussioni) eventualmente sentiti i partiti che appoggiano il Governo.

Vi è una questione pregiudiziale, la competenza dell’ONU o della Corte dell’Aja, che è tutt’altro che pacifica.

Si è affermato talvolta, da parte italiana, che si tratta di una questiona politica interna, non di competenza dell’ONU: e questa tesi ha molte ragioni per sé, ma vi è anche una tendenza delle N.U. ad allargare la sfera della propria competenza: il che è probabile che avvenga anche per la questione dell’Alto Adige, una volta proposto il ricorso dell’Austria.

Percigli esperti consigliano di non porre la questione sul punto pregiudiziale della non iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea delle N.U. del ricorso dell’Austria, ma di inserire nella mozione, che verrà presentata dall’Austria a conclusione del dibattito, un emendamento col quale la questione venga dichiarata di competenza della Corte dell’Aja.

Questa procedura complessa sembra agli esperti la piconsona al nostro fine, ma essa passa attraverso la risoluzione di una serie di questioni. Anzitutto mi pare che, pur non opponendosi alla iscrizione nell’ordine del giorno, si dovrà pur sempre fare una riserva sulla competenza dell’ONU.

Iscritto il ricorso dell’Austria all’ordine del giorno, vi sarà questione sulla commissione, alla quale deferire il ricorso.

È probabile che l’Austria prospetti il deferimento alla Commissione giuridica, dalla quale si potrebbe arrivare alla conclusione di sentire subito la Corte dell’Aja come organo consultivo delle N.U. Tale soluzione presenterebbe il grave inconveniente di mantenere la questione perennemente all’ordine del giorno delle N.U.

Dai nostri esperti si suggerisce di chiedere che si deferisca la questione ad una commissione speciale, che meglio potrebbe portare alla soluzione desiderata (cioè rinvio alla Corte dell’Aja come organo giurisdizionale autonomo).

Converrà esaminare tutto questo complesso di questioni in una piccola riunione alla quale mi pare dovrebbe partecipare il capo della delegazione italiana alle N.U. On. Martino, e chi altri tu crederai.

Anche la Corte dell’Aja si presenta come organo giurisdizionale politico, e se noi abbiamo in nostro favore il parere di eminenti giuristi italiani e stranieri, è anche vero che ogni controversia, anche la pisicura, presenta sempre una certa alea nella decisione.

Con molti cordiali saluti e buon Ferragosto abbimi tuo

[Antonio Segni]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 6, fasc. Opposizione iscrizione o.d.g. Assemblea ONU.

33

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI, ALL’AMBASCIATA A WASHINGTON(1)

Telespr. segreto 10A/1533/c.2. Roma, 13 agosto 1960.

Oggetto: Alto Adige. Iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea.

Il Governo italiano rimane dell’opinione che la questione dell’Alto Adige non è tale da richiedere o meritare di essere trattata in sede di Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che è altra la sede competente e adatta per tale questione e che diversa è la procedura consona allo Statuto delle Nazioni Unite.

D’altra parte l’Italia non ha motivo di temere una discussione della questione in Assemblea, né ha nulla da nascondere, che anzi è nel nostro interesse che i termini reali della controversia siano conosciuti. Inoltre, dati i rapporti di fiduciosa e stretta collaborazione con il Governo americano, da parte nostra è stato tenuto in considerazione il punto di vista di codesto Governo, che ritiene di non potere, per ragioni di principio, discostarsi dalla prassi univocamente seguita negli ultimi anni di non opporsi alla iscrizione di qualsiasi argomento all’ordine del giorno dell’Assemblea.

In base a tali considerazioni il Governo italiano è oggi orientato, in linea di massima e salvo elementi nuovi, nel senso di non opporsi all’iscrizione della questione dell’Alto Adige all’ordine del giorno, pur elevando ogni opportuna riserva sull’idoneità della sede e sulla legittimità della procedura.

Una volta ammesso che la trattazione della questione da parte dell’Assemblea Generale abbia inizio, si pone il problema di come porvi un termine definitivo. La questione dell’Alto Adige, che in sede diversa riceverebbe soluzione definitiva, rischia invece in sede di Assemblea di costituire alla lunga un precedente pericoloso per molti Stati e dannoso per i rapporti internazionali in genere. Inoltre è nell’ovvio interesse dell’Occidente e di tutto il mondo libero che questo artificiale conflitto fra due Stati europei venga sgombrato definitivamente dal foro politico internazionale e ricondotto nella sua naturale sede giuridica. Infine gli estremisti, in Austria e fra i dirigenti della SVP, non perderanno né di virulenza né di influenza finché potranno accampare speranze di risultati dalle loro agitazioni attraverso pressioni internazionali sull’Italia.

Il problema di come chiudere definitivamente una discussione in sede di Assemblea Generale deve essere stato ripetutamente studiato dal Dipartimento di Stato, dato che esso da anni per ogni problema ha acconsentito a che tale discussione avesse inizio. E nel caso specifico il problema è certo meno difficile che in altri, dato che l’alternativa giuridica si pone qui in termini eccezionalmente chiari e convincenti.

Interesserà quindi in modo particolare conoscere l’opinione del Dipartimento di Stato circa la via che conviene seguire per ottenere lo scopo suaccennato. Si prega V.E. di voler porre questo quesito e al tempo stesso di far presente che il Governo italiano

– a maggior ragione avendo accettato il punto di vista del Governo americano circa l’iscrizione – fa pieno affidamento su un’azione energica e continuata della Delegazione americana a sostegno della posizione italiana.

Nell’esaminare con il Dipartimento di Stato il metodo migliore per giungere ad una conclusione definitiva, V.E. poTRà far cenno all’approvazione da parte dell’Assemblea di una risoluzione di disinteresse alla questione, che suoni sconfessione dell’iniziativa austriaca.

Si aggiunge per riservata informazione di V.E. che in effetti un risultato, meno improbabile e altrettanto conclusivo della trattazione in sede di Assemblea, potrebbe essere una risoluzione che invitasse le Parti ad adire (in sede contenziosa, per una sentenza) la Corte Internazionale. Non sembra peropportuno che si sia noi, oggi, a prospettare tale via di uscita(3).


1 Ambasciata a Washington 1940-1973, b. 42, fasc. 1243.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York.


3 Con Telespr. segreto 9479/3379 del 19 agosto Perrone Capano riferiva sul colloquio avuto con White in esecuzione delle istruzioni ricevute (Ambasciata a Washington 1940-1973, b. 42, fasc. 1243). Vedi anche D. 31.

34

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY(1)

L. Vienna, 13 agosto 1960.

Signor Ministro, S.E. il Segretario di Stato Prof. Gschnitzer ha creduto opportuno di utilizzare la prolusione ufficiale che egli ha tenuto al Seminario Diplomatico Internazionale di Klessheim, per fare, il 31 luglio scorso, alcune affermazioni e pronunciare contro l’Italia alcune accuse che non rispondono a verità.

Mi consenta l’E.V. di rettificare come segue tali affermazioni:

1) S.E. il Segretario di Stato ha detto che l’Italia ha proposto di adire la Corte dell’Aja soltanto dopo che l’Austria aveva annunciato di voler ricorrere all’ONU. La frase testuale è la seguente: «Als die Ergebnislosigkeit der Verhandlungen feststand und Oesterreich bereits die Befassung der UN angekuendigt hatte, schlug Italien, das vorher stets behauptet hatte, die Frage sei eine inneritalienische und daher der Kompetenze internationaler Instanzen entzogen, vor, die vom Europarat beschlossene Konvention zur friedlichen Beilegung von Streitigkeiten anzuwenden und demgemäss dem Internationalen Gerichtshof den Streitfall vorzulegen»(2).

Se S.E. il Segretario di Stato ha voluto riferirsi con tale frase ad atti e documenti di Governo, conviene notare che l’Italia ha ufficialmente proposto al Governo austriaco di ricorrere alla Corte Internazionale dell’Aja con la lettera del Presidente del Consiglio Tambroni in data 23 giugno(3), da me consegnata personalmente nella mattina del 25 giugno al Cancelliere Raab. Nella stessa mattina io ho avuto l’onore di consegnare personalmente a V.E. una mia lettera con analoga richiesta ufficiale(4).

La decisione del Governo austriaco di ricorrere all’ONU è stata invece adottata nella seduta del 28 giugno del Consiglio dei Ministri austriaco.

Se il Segretario di Stato intendeva invece riferirsi a manifestazioni non ufficiali di intenzioni, a V.E. è sicuramente noto che il Governo italiano e l’Ambasciata d’Italia a Vienna, ripetute volte hanno fatto sapere al Ballhaus che, se il Governo austriaco si riteneva leso dall’applicazione data dall’Italia all’Accordo De Gasperi-Gruber, non aveva che da ricorrere alla Corte Internazionale dell’Aja; il Governo italiano avrebbe senz’altro accettato tale ricorso. Questa è una chiara manifestazione delle intenzioni italiane, perché è infatti l’Austria, come parte lesa, che avrebbe dovuto ricorrere alla Corte dell’Aja se fosse stata sicura del suo buon diritto.

Inoltre, già la lettera del Presidente Tambroni in data 18.5.1960 e la comunicazione verbale che io ebbi l’onore, per incarico del mio Governo, di fare al Cancelliere Federale, contenevano l’annuncio chiarissimo che il Governo italiano, qualora il Governo austriaco avesse insistito nelle sue accuse, avrebbe proposto il ricorso alla Corte Internazionale.

2) Il Segretario di Stato, nel suo discorso, ha parlato della «immigrazione» italiana in Alto Adige come se questo fenomeno fosse continuato anche nel dopo guerra.

Ora, che tale fenomeno sia cessato dopo la caduta del regime fascista risulta invece nel modo pichiaro dal discorso pronunciato dallo stesso Segretario di Stato Gschnitzer a Innsbruck il 19 febbraio 1959, in occasione di una adunata di giovani contadini, in cui egli ha affermato, secondo il testo ufficiale APA: «In den letzten Jahren scheint die Zuwanderung so ziemlich zum Stillstand gekommen»(5).

Voglia gradire, Signor Ministro, l’espressione della mia pialta considerazione.

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 3, fasc. Gschnitzer. Edito in Libro Verde 1960, D. 37.


2 Si riproduce la traduzione presente in calce al documento edito nel Libro Verde 1960: «Quando risultchiara l’infruttuosità delle trattative e l’Austria aveva ormai annunciato che della questione si occupavano le Nazioni Unite, l’Italia, che prima aveva sempre affermato che la questione era di diritto interno italiano e percisottratta alla competenza di istanze internazionali, propose di applicare la Convenzione, decisa dal Consiglio d’Europa, per il regolamento pacifico delle controversie e di sottoporre di conseguenza la vertenza alla Corte Internazionale di Giustizia».


3 Recte: 22 giugno.


4 Vedi DD. 3 e 5.


5 Si riproduce la traduzione presente in calce al documento edito nel Libro Verde 1960: «Negli ultimi anni l’immigrazione sembra essersi quasi arrestata».

35

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, MOROZZO DELLA ROCCA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 4787/18632. Vienna, 20 agosto 1960.

Oggetto: Lettera di Kreisky richiedente l’iscrizione della questione alto-atesina all’ordine del giorno dell’ONU.

Nel caso in cui fosse sfuggito a codesto Ministero, richiamo l’attenzione sul fatto che la lettera con cui il Ministro degli Esteri austriaco Kreisky chiede al Segretario Generale delle Nazioni Unite l’iscrizione della questione alto-atesina all’ordine del giorno della prossima Assemblea Generale porta la data del 23 giugno(3).

Come è noto invece, solo il 28 giugno il Consiglio dei Ministri austriaco ha adottato la decisione ufficiale di ricorrere all’ONU.

D’altra parte la lettera del Presidente del Consiglio italiano Tambroni, diretta al Cancelliere Raab, e in cui proponeva il ricorso all’Aja porta la data del 22 giugno(4) ed è stata consegnata personalmente a Raab dall’Ambasciatore Guidotti la mattina del 25 giugno. Nella stessa mattina l’Ambasciatore Guidotti consegnava personalmente al Ministro Kreisky una lettera con analoga richiesta ufficiale(5).

Che la data del 23 giugno sia stata apposta a ragion veduta sulla suddetta lettera di Kreisky lo dimostra il discorso tenuto il 31 luglio al Seminario Internazionale per Diplomatici di Klessheim da Gschnitzer in cui egli ha detto che l’Italia ha proposto di adire la Corte dell’Aja soltanto dopo che l’Austria aveva annunciato di voler ricorrere all’ONU (vedasi telespresso di questa Ambasciata n. 4605/1776 del 15 agosto u.s.)6.

Sarebbe interessante poter appurare in quale data la lettera in questione sia stata effettivamente consegnata al Segretario Generale dell’ONU(7).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 12, fasc. Austria ONU.


2 Indirizzato per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York.


3 Vedi D. 13, nota 3.


4 Vedi D. 3.


5 Vedi D. 5.


6 trasmissione a Roma della lettera di Guidotti a Kreisky di cui al D. 34 (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 3, fasc. Gschnitzer).


7 A questo proposito il 2 settembre Ortona così scriveva a Guidotti: «Rilevo dal telespresso della tua Ambasciata n. 4787/1863 del 20 agosto che anche costì non è sfuggito il dettaglio della data della richiesta austriaca di iscrizione della questione alto-atesina all’ordine del giorno. Feci presenti le mie osservazioni su questo punto al Ministero col telespresso n. 1785/1185 del 9 luglio c.a. [vedi D. 18], cioè subito dopo la presentazione del documento austriaco al Segretariato. In particolare, riferendomi alla richiesta di precisazione su quando effettivamente sia stato presentato il memorandum austriaco al Segretariato, ti confermo che ciavvenne il 6 luglio e al riguardo telegrafai lo stesso giorno al Ministero [vedi D. 13]» (L. 2253, in Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 2).

36

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A WASHINGTON E ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. segreto 18433/299 (Washington) 176 (New York)2. Roma, 24 agosto 1960, ore 0,30.

Per tutti: Il Governo italiano è attualmente orientato in linea di massima e con riserva di nuovi elementi di giudizio, nel senso che la questione dell’Alto Adige non (dico non) debba essere iscritta all’ordine del giorno dell’Assemblea delle Nazioni Unite, dato che il foro competente è unicamente la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja.

Una netta decisione dell’Assemblea in questo senso appare pertanto l’eventualità pidesiderabile.

Solo per Washington: Si prega V.E. di svolgere azione opportuna e far conoscere o confermare con cortese urgenza quale atteggiamento assumerebbe codesto Governo in votazione su iscrizione all’ordine del giorno, nonché ogni altro eventuale elemento di previsione circa l’andamento di tale votazione.

Solo per Italnation New York: Si prega di far conoscere con cortese urgenza le previsioni di Organi Nazioni Unite e di V.E. circa il presumibile andamento della votazione per la iscrizione(3).


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 308.


2 Testo analogo, con l’eccezione dell’ultimo capoverso, veniva inviato a tutte le Rappresentanze accreditate presso i Paesi membri dell’ONU e, per conoscenza, a quelle accreditate presso i Paesi del blocco sovietico e presso i Paesi non membri delle Nazioni Unite (telegrammi segreti circolari 18434, 18435, 18436, 18437, 18438 e 18439 del 23 agosto, ore 24).


3 Per le risposte da Washington e New York vedi rispettivamente DD. 39 e 38.

37

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI BETTELONI(1)

Appunto 10A/16072. Roma, 24 agosto 1960.

ALTO ADIGE E ASSEMBLEA ONU. ISCRIZIONE ALL’ORDINE DEL GIORNO Il maggior pericolo, nella trattazione del problema dell’Alto Adige in Assemblea, è che essa rimanga aperta.

È infatti improbabile una risoluzione a noi sfavorevole. Contro una nostra netta e ben impostata opposizione, sembra che una risoluzione sostanziale dell’Assemblea (comunque non obbligatoria) difficilmente possa ottenere la maggioranza semplice e meno che mai quella di 2/3 necessaria per essere approvata.

Ma dannoso per noi sarebbe il semplice fatto che la questione l’anno prossimo possa tornare all’Assemblea, sia perché in Alto Adige gli estremisti ne trarrebbero forza e vigore, sia perché occorrerebbe continuare a subordinare al problema tanta parte della nostra azione internazionale, sia perché la ripetizione della discussione puprovocare in Assemblea uno slittamento a noi sfavorevole.

Occorre quindi mirare a una conclusione definitiva. Sotto questo aspetto la questione dell’iscrizione all’ordine del giorno va esaminata nelle 4 ipotesi praticamente possibili.

1) Se contro l’iscrizione si schierasse una maggioranza schiacciante, cipotrebbe avere un effetto, politico anche se non procedurale, di chiusura definitiva. Con gli elementi di cui finora si dispone, tale ipotesi non sembra probabile.

2) Che l’iscrizione venga bocciata con un piccolo scarto di voti. Nulla impedirebbe in tal caso all’Austria e agli estremisti di presentare cicome un successo: «Abbiamo ottenuto quaranta voti: l’anno prossimo avremo la maggioranza e obbligheremo l’Italia a concessioni». Il ragionamento non sarebbe esatto ma sarebbe convincente. La questione potrebbe essere presentata all’Assemblea l’anno prossimo con ottime probabilità di ottenere l’iscrizione.

3) Che l’iscrizione sia approvata a maggioranza contro una nostra opposizione per incompetenza. Tale ipotesi è da esaminare attentamente.

L’atmosfera e la prassi dell’Assemblea sono sempre pifavorevoli a non escludere alcuna questione dall’ordine del giorno. Lo Statuto dell’ONU è molto largo e generico sulla competenza dell’Assemblea (art. 10 ... poTRà discutere qualsiasi questione o qualsiasi argomento che rientri nei fini del presente Statuto: art. 14 ... poTRà raccomandare misure per il regolamento pacifico di qualsiasi situazione che, indipendentemente dalla sua origine, essa ritenga suscettibile di pregiudicare il benessere generale o le relazioni amichevoli fra le Nazioni ...). È certo pifacile far accettare dalla Assemblea, dopo esame, che una questione è di competenza della Corte che farle affermare, senza delibazione, la propria incompetenza.

Vari Stati ci hanno sconsigliato la battaglia sull’iscrizione: se ne allega l’elenco(3). Fra di essi si trovano gli Stati Uniti, la RAU e l’India. Anche Hammarskjoeld ha manifestato perplessità circa la possibilità di bocciare l’iscrizione.

Una nostra opposizione all’iscrizione, per incompetenza, rischierebbe di prendere di petto l’Assemblea stessa e di venire interpretata come frutto di sfiducia nelle nostre tesi e di scarsa considerazione verso le Nazioni Unite.

Logica conseguenza di un tale atteggiamento sarebbe per l’Italia di non partecipare e non assistere alle discussioni. Il precedente francese non è perincoraggiante. E, mentre la Francia di fronte all’Assemblea sostiene tesi non condivise da molti, l’Italia invece offre una chiara alternativa giuridica approvata da molti Stati e che a parecchi altri conviene, dati i loro problemi di minoranza.

Se invece, dopo essere stata battuta sull’iscrizione, l’Italia decidesse di partecipare alla discussione, essa la affronterebbe con argomenti già usati inutilmente e dopo una sconfitta pregiudiziale, che avrebbe impegnato in posizione a noi contraria parecchi Stati a noi favorevoli sul merito e che verrebbe presentata dall’Austria come un grande trionfo.

4) Che l’Assemblea approvi l’iscrizione di fronte a un atteggiamento italiano di disapprovazione dell’opportunità e di riserva per la competenza: che manifesti cioè la nostra opposizione, ma senza urtare e senza giungere a una votazione che ci ponesse in minoranza.

Un atteggiamento del genere non pregiudicherebbe le nostre posizioni e non aumenterebbe in alcun modo i nostri impegni nei riguardi di una qualsiasi eventuale decisione della Assemblea. Esso potrebbe essere presentato, sia in Assemblea sia alla nostra opinione pubblica, come dovuto a sicurezza nel nostro buon diritto e a desiderio di smascherare la campagna a noi ostile. In Assemblea tale atteggiamento potrebbe essere presentato inoltre come prova dello spirito di collaboratività dell’Italia e permetterci così di affrontare la discussione nel modo migliore, allo scopo di far rimandare la questione dall’Assemblea a una sede diversa, possibilmente attraverso un invito alle Parti di sottoporla alla Corte dell’Aja. L’Assemblea ha raccomandato una pilarga utilizzazione della Corte; abbiamo buoni argomenti per sostenere la giuridicità della questione; la nostra minoranza è in una situazione eccezionalmente favorevole: ma di queste e di analoghe considerazioni meglio ci si puvalere nella discussione sulla questione, per dimostrare la competenza della Corte, che in un’eccezione pregiudiziale di incompetenza della Assemblea.

Se la decisione definitiva del Governo italiano fosse presa in questo senso, converrebbe prenderla presto – e cioè appena si ritenga di dover scartare la speranza di maggioranza schiacciante contro l’iscrizione – affinché essa non possa apparire un ripiegamento dell’ultima ora e affinché essa possa essere opportunamente fatta valere con gli Stati che hanno consigliato tale linea di condotta.

Se invece si decidesse in via definitiva di opporsi all’iscrizione per incompetenza, converrebbe allora procedere immediatamente ad adire, noi soli, la Corte dell’Aja, per chiedere una sentenza dichiarativa sulla nostra esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber oppure per violazione da parte dell’Austria dell’art. 1 della Convenzione di Strasburgo (in relazione dell’art. 38) oppure per entrambi i motivi(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 6, fasc. Opposizione iscrizione o.d.g. Assemblea ONU.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Non pubblicato.


4 Sull’argomento si veda il seguente appunto di Straneo del 25 agosto: «A me sembra che questo ragionamento abbia un vizio di impostazione. L’altro giorno è stato deciso che l’Italia si opporrà alla iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea della questione dell’Alto Adige. Non mi pare che sia stato deciso di dichiarare che l’ONU sia incompetente. Il nostro ragionamento è questo: Vi è un accordo De Gasperi-Gruber. È nata una controversia circa la sua applicazione. Abbiamo cercato invano di metterci d’accordo con gli austriaci sia in via diplomatica sia proponendo incontri ad alto livello. Di fronte alla posizione negativa di Vienna abbiamo proposto all’Austria (in virTDella Convenzione di Strasburgo) di adire congiuntamente la Corte dell’Aja. Continuiamo a ritenere che il foro piadatto per discutere questa questione sia l’Aja e percivotiamo contro la iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea. Se l’Assemblea se ne occupa, trasforma in una grossa questione politica quella che è una controversia tra due Stati circa l’applicazione di un accordo bilaterale, incoraggia le mene di una minoranza ex nazista ecc. ecc. D’altronde l’Austria, che è uno Stato neutrale e legato da speciali obblighi in virTDel trattato di Stato, non pufomentare un movimento irredentistico. Se perdall’insieme delle dichiarazioni austriache risultasse (ciche a dire il vero sospettiamo da tempo) che il reale scopo che il Governo di Vienna persegue, per incitamento del Sottosegretario Gschnitzer, è quello di isolare la Provincia di Bolzano dall’insieme della penisola italiana per poi, attraverso plebisciti o autodeterminazioni, giungere al suo distacco e all’annessione della Provincia stessa al Tirolo meridionale, allora dovremmo essere noi a sollevare la questione all’ONU (Assemblea o, meglio, Consiglio di Sicurezza)» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 6, fasc. Opposizione iscrizione o.d.g. Assemblea ONU).

38

L’INCARICATO D’AFFARI DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, PLAJA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto per corriere 30693/370. New York, 25 agosto 1960 (perv. ore 18,30 del 26).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Telegramma di V.E. n. 1762.

1) Per una previsione relativa al presumibile andamento di eventuale votazione su iscrizione questione alto atesina ordine giorno da parte Comitato Generale prima ed Assembla Plenaria poi sembra vadano tenute presenti seguenti considerazioni preliminari sottolineate da questa Rappresentanza già nel rapporto n. 305 del 3 febbraio u.s. nell’esaminare dettagliatamente problema:

A) difficoltà inerenti apprezzamento atteggiamento di ben novantasei o piPaesi; si osserva al riguardo che quattordici di essi (quelli diventati indipendenti nel 1960) non hanno addirittura mai partecipato lavori Assemblea e in generale attività internazionale sì che non disponiamo neppure di elementi largamente indicativi; difficoltà apprezzamento poi è resa pimarcata dal fatto che l’argomento alto atesino non si inquadra negli schemi tradizionali delle discussioni societarie e cioè colonialismo e rapporti est-ovest, sì che anche per quegli Stati che da tempo partecipano lavori N.U. non possono trarsi che incerti elementi valutazione da confronti con precedenti votazioni;

B) nel determinarsi circa voto sull’iscrizione di una questione all’ordine del giorno dell’Assemblea ciascun Stato tiene conto solo in parte degli specifici elementi relativi alla questione da iscrivere, ispirandosi per altra parte a impostazioni di principio, spesso legalistiche, di carattere generale, e cianche al fine di mantenere una linea d’azione uniforme che consenta di trincerarsi dietro di essa di fronte a contrastanti richieste di Stati singoli in votazioni delicate. La pidiffusa di tali impostazioni di principio (e che in particolare gli Stati Uniti hanno in questi ultimi anni seguito) è che per principio non vada contestata iscrizione ordine del giorno di alcuna questione per assurda o avversa che sia;

C) in un foro quale le Nazioni Unite impostazioni, come l’austriaca, che contengono elementi facile demagogia tipo rispetto diritti dell’uomo e libera manifestazione volontà popoli – per quanto noi sappiamo tali riferimenti siano assolutamente infondati nel caso alto atesino – esercitano il loro richiamo; e agiscono in sede iscrizione quantomeno nel senso che Paesi, anche quelli che nel fondo sono vicini alla nostra impostazione sia in generale sia per loro particolari interessi, esitano a prendere pubblica posizione.

2) Quanto ad altri elementi che per converso vengono in considerazione nel pensare che voti singoli Stati abbiano ad orientarsi verso non iscrizione, essi sembra possano dividersi in tre categorie:

1) elementi che possono invocarsi a sostegno nostra tesi nei rispetti delle N.U.: a parte riferimenti specifiche riserve contemplate Statuto, il punto pisolido al riguardo è dato sovratutto dalla nostra offerta ricorso Corte Aja a sostegno affermazione che problema ha carattere giuridico; in minor misura possiamo far valere argomento che questione non ha carattere gravità tale da necessitare esame da parte Assemblea;

2) interessi collimanti ai nostri che singoli Stati possano avere per situazioni specifiche similari: richiesta austriaca solleva infatti per la prima volta in Assemblea un problema specifico di trattamento di minoranze; e inoltre possono vedersi nella richiesta stessa elementi che toccano questione generale della revisione dei trattati, l’una e l’altra sono questioni di principio alle quali singoli Stati sono suscettibili reagire scopo non pregiudicare loro specifici interessi ed impostazioni generali;

3) elementi relativi in generale posizione internazionale dell’Italia in confronto con quella dell’Austria; e da questo punto di vista hanno particolare rilevanza nostri vincoli alleanza così come possono averla nostri legami di amicizia con Paesi latino-americani.

Come questi vari elementi si combinino nell’apprezzamento di ciascun Stato, e fino a che punto essi giochino a nostro favore di fronte alle considerazioni ristrettive di cui al primo paragrafo di questo telegramma, è parso a questa Rappresentanza, sin da quando si prese in esame il problema, l’elemento fondamentale per una valutazione circa un’eventuale votazione sull’iscrizione.

3) È su questa base che questa Rappresentanza suggerì a suo tempo di procedere opportuni sondaggi onde disporre di maggiori elementi di apprezzamento su eventuale atteggiamento varie Cancellerie. Tali sondaggi sono stati effettuati. A quanto si pugiudicare da qui il risultato è piuttosto incerto. Le risposte almeno in questa prima fase non hanno rivelato in generale impegni in anticipo a nostro favore sul punto specifico dell’iscrizione, anche nelle Cancellerie ove sono stati dati invece favorevoli apprezzamenti sulla nostra tesi e sulla convenienza che la questione venga sottoposta alla Corte dell’Aja. E in varie Cancellerie ci sono state accennate quelle impostazioni generali relative alla libertà di iscrizione che ho indicato nel primo paragrafo di questa comunicazione.

4) Quanto a previsioni del Segretario Generale delle N.U. egli ha già in precedenti conversazioni con Ambasciatore Ortona lasciato comprendere sue perplessità (telespresso numero 1167 del 6 luglio scorso)3. A seguito invito V.E. precisare previsioni organi N.U. gli ho riparlato ieri della cosa. L’ho pregato di ben considerare la sua risposta e gli ho sottolineato con opportuni argomenti particolarità del caso rispetto ad ogni altro precedente N.U.; gli ho ricordato in modo speciale nostra offerta ricorso Corte Aja che rendeva inutile e dannosa discussione in Assemblea. Egli mi ha risposto che si rendeva conto questi argomenti ma dovendo dare una valutazione, e per quel che essa poteva valere, egli era propenso a ritenere che votazione avrebbe registrato maggioranza a favore iscrizione: a parte ogni altro elemento, prassi libertà iscrizione che ho sopra indicato apparivagli divenuta ormai quasi consuetudinaria. Ho ritenuto dirgli che noi facevamo valutazione differente della situazione e delle prospettive, e sono tornato a sottolineargli il carattere giuridico della controversia che potrebbe determinare in senso contrario all’iscrizione un maggior numero di Paesi di quanto forse, a lui e ad altri, sia possibile apprezzare in questo momento.

5) In questa situazione sembra che si possano al momento attuale fare le seguenti considerazioni riassuntive:

A) occorre in primo luogo per considerare possibilità opporsi iscrizione poter contare con alleati occidentali e principali Paesi latino-americani;

B) naturalmente anche giocando a nostro favore elemento di cui sopra e altri, vale forse la pena tener presente che le probabilità sono per una maggioranza di stretta misura e con numero rilevante astensioni;

C) esiste dunque, ed appare destinato a rimanere probabilmente fino all’ultimo momento, un notevole margine di incertezza e corrispondente rischio. Per restringere nella misura del possibile tale margine, azione disposta con invio all’estero note personalità è particolarmente utile. Mi domando se non possa anche giovare che, se non già fatto, richiesta nel senso di cui al telegramma in riferimento venga rivolta altri nostri rappresentanti all’estero su come presumibilmente si comporterebbero rispettivi Paesi in caso di voto sull’iscrizione, tenendo presente vari elementi e situazioni specifiche che giocheranno in ciascuna di tali decisioni. Un tale elemento informazione mi pare potrebbe essere particolarmente indicato per quanto riguarda sia gruppi Paesi che adottano atteggiamenti concordi ed il cui peso numerico è notevole (e cioè non solo Europa orientale ma anche arabi), sia alcuni Paesi suscettibili esercitare influenza su posizioni incerte quali, tra gli asiatici, India, Indonesia e Giappone.

6) Ho ritenuto fornire a V.E. in forma riassuntiva tutti elementi quali questa Rappresentanza puvederli da questa sede. Nessuno meglio dell’Ambasciatore Ortona attualmente costì poTRà fornire, a completamento, pertinenti elementi di commento e di valutazione personale.


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 309.


2 Vedi D. 36.


3 Vedi D. 15.

39

L’INCARICATO D’AFFARI A WASHINGTON, PERRONE CAPANO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 31177-31172/939-940-941. Washington, 29 agosto 1960, ore 19,30 (perv. ore 22 del 30)2.

Oggetto: Questione Alto Adige.

939. Urgente. Mio 9283.

Ho avuto oggi con Wilcox previsto lungo colloquio che aveva dovuto essere rinviato. Premessi precedenti questione e ragioni che determinavano chiara competenza Corte Internazionale, ho esposto a Wilcox tutti motivi che consigliavano non iscrizione in agenda Assemblea Generale ONU. Gli ho poi ripetuto due quesiti contenuti nel telegramma V.E. 2994 chiedendogli dirmi francamente suo pensiero, ed avvertendo allo stesso tempo che data imminenza rientro Ambasciatore Brosio saremmo tornati sull’argomento.

Wilcox mi ha dichiarato: Stati Uniti hanno fatto quanto in loro potere per sconsigliare Vienna portare questione all’ONU. Essi avevano sostenuto opportunità negoziato diretto e, in seconda istanza, deferimento questione in sede giurisdizionale all’Aja. Tale parere resta immutato. Tuttavia ora che austriaci chiedevano iscrizione in agenda Stati Uniti trovavansi confrontati da un serio e spiacevole dilemma rappresentato da desiderio evitare una pubblica discussione, che avrebbe opposto due Paesi amici, e da tradizione costantemente osservata da Governo americano non rifiutare iscrizione di qualsiasi questione. Egli condivideva nostre preoccupazioni ed impostazioni ma riteneva che Assemblea Generale si sarebbe pronunciata comunque in favore iscrizione visto che Statuto con suoi articoli 10, 11 e 14 prevedeva esplicitamente possibilità discussione qualsiasi questione.

Ho fatto rilevare a Wilcox che in primo luogo tradizione americana non era così univoca poiché vi erano state varie rilevanti eccezioni quali Marocco, Algeria, Cipro e quella della Cina. Eccezione quindi poteva ancora farsi senza violare principio a cui America tanto teneva: infatti, a ben guardare, un rifiuto iscrizione motivato da consiglio rinviare a massimo organo giurisdizionale ONU rappresentava di per sé, non un rifiuto considerare questione ma un differirla a Foro piappropriato e competente.

Procedura da noi proposta differenziavasi profondamente da quelle usate da altri Paesi e che avevano urtato maggioranza membri Assemblea: noi non volgevamo in definitiva le spalle alle Nazioni Unite ma ci rivolgevamo a quello che tra gli organi dell’ONU, in virtart. 92 Statuto è il Foro specificamente competente. Era una distinzione importante che Stati Uniti potevano invocare per sostenerci e convogliare voti maggioranza. Inoltre Dipartimento doveva tener presente che fisionomia Nazioni Unite era andata in questi ultimi tempi radicalmente mutando per afflusso nuovi membri, in gran parte privi esperienza e tradizioni. Cirichiedeva da parte tutti un aggiornamento dei metodi, in primo luogo quello di evitare discussioni superflue che nulla avrebbero aggiunto alla soluzione di talune specifiche controversie ma che al contrario avrebbero loro contribuito aggravarle. Infine se potevansi citare art. 10, 11 e 14 per chiedere iscrizione potevasi ad esempio invocare art. primo per dimostrare il contrario. Infatti non esisteva nessuna minaccia alla pace, situazione era tranquilla e disputa, vertendo intorno interpretazione di un trattato, era squisitamente giuridica donde competenza Corte Internazionale.

Il presente telegramma continua con quello avente numero successivo.

940-941. Il presente telegramma fa seguito a quello immediatamente precedente.

Wilcox, su cui tutti questi argomenti non avevano mancato fare impressione è ritornato al nocciolo della questione e cioè esaminare la realtà dell’ONU e miglior tattica da seguire. Egli comprendeva benissimo ragioni orientamento nostro Governo ma situazione andava esaminata tal quale presentavasi in suoi termini crudi: anche se Stati Uniti ritenessero essere interesse loro e Italia votare contro iscrizione, sarebbe impossibile raccogliere maggioranza sufficiente per bloccare iscrizione. Egli chiedevasi se veramente giovassimo nostra causa impegnandoci in una battaglia che con tutta probabilità era destinata essere persa. Noi indeboliremmo nostra posizione dando impressione rifuggire da discussione e psicologicamente disporremmo afro-asiatici a sostenere Austria mentre oggi potrebbero solo contentarsi iscrizione. Sua opinione era che fosse nel nostro interesse accettare dibattito con serenità. Anche una ipotetica astensione americana non servirebbe ai fini che ci proponiamo. Sperava che Governo italiano non avesse preso una decisione finale e che si regolasse dopo aver sentito il maggior numero possibile Paesi amici.

Gli ho risposto che avrei riferito sue osservazioni e che lo pregavo di riflettere su tutti argomenti addottigli tenendo presente anche quelli che erano intendimenti austriaci e posizione Vienna ricordava molto quella sovietica: sempre favorevole a discutere o agitare i problemi in termini generali e a rifuggire da ogni seria trattativa. Austriaci avevano incassato tutte nostre concessioni chiedendo sempre di pi avevano rifiutato incontro bilaterale e oggi sfuggivano ad un giudizio della Corte che avrebbe potuto, una volta per sempre, chiudere la disputa. Mia conversazione – ho ripetuto – non era che interlocutoria in attesa riprendere discorso appena Ambasciatore Brosio sarebbe rientrato in sede.

Wilcox ha concluso dicendosi pronto riprendere discussioni pur dovendomi ribadire suoi profondi dubbi che una qualsiasi azione possa riuscire a impedire iscrizione.

Wilcox me ne ha dato atto: ha riconosciuto esistenza eccezioni a regola americana non opporsi iscrizione aggiungendoci anzi quella del Guatemala. Questione Cina faceva caso a sé. Per altre trattavasi di episodi ormai lontani e resi praticamente irripetibili da presenza fortissimo gruppo afro-asiatico che rendeva improbabile, anzi impossibile, raggiungimento di una maggioranza contro iscrizione. Anche se per ipotesi Stati Uniti si adoperassero contro iscrizione andrebbero incontro a una sicura sconfitta.

Ho replicato che nostra proposta di adire la Corte offriva agli USA spunto per porre un limite a tendenza imperante portare ogni questione in Assemblea. Occorreva cominciare a distinguere tra questioni politiche e giuridiche. Nel caso specifico, in cui ponevasi per la prima volta problema di minoranze e implicavasi come fine ultimo revisione di un trattato, era urgente evitare stabilire un precedente pericoloso. Nessun Paese era immune da problemi minoritari, USA inclusi. Causa Nazioni Unite non veniva servita addossando ad organizzazione tutti i problemi. Bisognava distinguere tra questioni e valorizzare organo giurisdizionale ONU. Ciera anche in linea con politica ufficiale americana che stavasi adoperando per rafforzamento legge internazionale. Presidente Eisenhower erasi in due messaggi richiamato alla Corte e aveva proposto a Congresso sopprimere noto emendamento Connally.

Poiché Wilcox accennavami ad aspetti politici questione e a possibilità che Austria avesse bisogno dibattito per poter convincere sua opinione pubblica adire Corte, ho detto che problema aveva implicazioni politiche che andavano al di là attuali pretese austriache. Posizione Vienna era tattica in preparazione sviluppi futuri. Ma vi erano anche altri aspetti politici di ben pigrave portata che dovevano convincere USA non lasciar trasformare una questione giuridica in politica. Inoltre URSS ora stava a guardare ma se avesse intravisto possibilità speculare certamente lo avrebbe fatto.

Italia aveva svolto, anche per ripetute ammissioni Herter, ruolo assai importante in Nazioni Unite, ma sua azione sarebbe stata paralizzata se doveva far dipendere in futuro suoi voti e sua influenza, non irrilevante, da necessità non antagonizzare potente gruppo afro-asiatico(5).


1 Telegrammi segreti 1960, Stati Uniti arrivo, vol. II.


2 La prima parte del presente documento (T. 31177/939) pervenne alle ore 13,45 del 30 agosto, mentre la seconda (T. 31172/940-941) partì alle ore 15,30 del 30 agosto e pervenne alle ore 22 dello stesso giorno.


3 T. segreto 30514/928 del 25 agosto, con il quale Perrone Capano aveva riferito di aver intrattenuto in via preliminare White in esecuzione delle istruzioni di cui al D. 36 (Telegrammi segreti 1960, Stati Uniti arrivo, vol. II).


4 Vedi D. 36.


5 Per le ulteriori considerazioni di Perrone Capano in argomento vedi D. 41.

40

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, STRANEO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

Appunto segreto(2). Roma, 29 agosto 1960.

QUESTIONE ALTO ADIGE Ho preso discreti contatti con il Prof. Ago, con il Prof. Morelli e con il Prof. Monaco in merito alla posizione tattica che il Governo italiano si proporrebbe d’assumere sulla questione dell’Alto Adige.

I risultati della mia indagine possono così riassumersi:

1) Non sembra vi siano argomenti, sul piano giuridico, per sostenere con successo che l’Assemblea (e tanto meno l’Organizzazione delle Nazioni Unite) sia «incompetente» a discutere la questione alto-atesina.

Tutt’al pisi potrebbe tentare di sostenere che l’Assemblea non dovrebbe essere chiamata a deliberare in materia (On. Martino). Naturalmente noi possiamo sempre opporci alla iscrizione; manca per a quanto pare, una convincente tesi per suffragare la nostra opposizione.

2) Alla mia domanda se, ove ci opponessimo alla iscrizione sul piano giuridico, la nostra posizione sarebbe migliore ove avessimo effettivamente dato inizio unilateralmente ad una «requête» (azione di accertamento) presso la Corte dell’Aja, la risposta è stata in senso affermativo.

Mi è stato perosservato:

a) che questa nostra azione giungerebbe ormai un po’ troppo tardi;

b) che comunque la Corte dovrebbe convocare in giudizio anche l’Austria come parte in causa e che quest’ultima potrebbe sollevare varie eccezioni.

3) Vi sono perplessità sul piano giuridico anche nei riguardi della tesi che il foro competente a giudicare della questione alto-atesina sia quello indicato dalla Convenzione di Strasburgo. Infatti la Convenzione stessa esclude dalla procedura contemplata quelle questioni che sono nate precedentemente alla firma (e nel nostro caso alla ratifica da parte austriaca ed italiana) della Convenzione stessa.

In queste condizioni la battaglia sul piano giuridico non si presenta facile.

Esaminiamo ora la questione sul piano politico.

Nostra tattica dovrebbe essere quella di impedire che l’Austria possa riscuotere dei successi. Un primo successo essa potrebbe ottenere all’ONU vincendo la battaglia sull’iscrizione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 6, fasc. Opposizione iscrizione o.d.g. Assemblea ONU.


2 Sigla autografa.

41

L’INCARICATO D’AFFARI A WASHINGTON, PERRONE CAPANO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 9898. Washington, 30 agosto 1960.

Signor Ministro, ai miei telegrammi di ieri(2) ritengo di dover far seguito per fare il punto sulla situazione e per sottoporre all’E.V. alcune considerazioni sul problema dell’Alto Adige.

La risposta datami da Wilcox, nel corso del lungo ed amichevole colloquio, era scontata. Non era possibile attendersene una differente dati i precedenti e la costanza con cui l’America ha in questi ultimi tempi rispettata quella linea di condotta ribaditami ieri, in materia di iscrizione all’ONU.

Ho risposto a Wilcox che non consideravo la sua come definitiva; al rientro dell’Ambasciatore Brosio e del Segretario di Stato, entrambi assenti, avremmo ripreso la discussione. L’ho invitato pertanto a meditare sui seguenti argomenti che militano in favore della non iscrizione:

1) il problema è artificiale; l’Alto Adige è tranquillo e l’istigazione proviene d’olTR’Alpe con colorazioni pangermaniche e neo-naziste che debbono far riflettere;

2) il problema è di natura giuridica e non politica. Esso verte intorno all’interpretazione di un trattato e quindi va risolto in sede giuridica con una sentenza della Corte dell’Aja e non con un dibattito alle Nazioni Unite. Se se ne vuol fare una questione politica, come il memorandum austriaco lascia trapelare, allora la questione è pigrave ma non per noi, bensì per l’Austria. Essa non puallo stesso tempo reclamare l’applicazione di un trattato e considerarlo superato, tentando di riaprire una vecchia questione e di arrivare in ultima analisi alla revisione delle frontiere;

3) gli Stati Uniti respingendo l’iscrizione non si dipartirebbero dalla linea seguita sin qui perché in definitiva si tratta tra due organi dell’ONU: l’Assemblea e la Corte, di scegliere il piappropriato. Nel caso specifico non dovrebbero esistere dubbi poiché, ai sensi dell’art. 92 della Carta, la Corte è il principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite. Questo concetto poteva essere chiarito con una dichiarazione di voto nella quale, facendosi stato della natura giuridica della controversia, ci si pronunci in favore di un deferimento della questione alla Corte;

4) un simile modo di procedere sarebbe in linea con la politica sin qui raccomandata da Washington a Vienna ed a Roma. Un voto per l’iscrizione sarebbe invece in aperta contraddizione con la politica ufficiale del Dipartimento in materia di Alto Adige;

5) l’occasione era quanto mai propizia, data la chiarezza del caso in esame, per porre un freno all’indirizzo incontrollato di deferire ogni questione all’ONU. Di cisentivasi da tempo necessità e questo era il momento per tracciare una linea tra questioni giuridiche e politiche, e cominciare a distinguere tra competenze dell’ONU e quelle della Corte. Non potevasi ignorare che oggi all’ONU seggono troppi Paesi impreparati o addirittura immaturi, vedasi da ultimo il caso del Congo, per poter ciecamente seguire una linea che era forse valida fino a ieri. Poteva anche agli stessi Stati Uniti convenire il tracciare una linea di demarcazione tra questioni che meritano di essere portate in Assemblea e questioni che vanno decise in altri fori.

Dell’incapacità delle Nazioni Unite a giudicare le singole controversie in maniera equanime, e nel loro solo merito, senza farsi influenzare da altre considerazioni, il Dipartimento aveva avuto ampie prove e ragioni di dolersi. Mi richiamavo alle parole di Dulles sul pericolo, purtroppo rivelatosi esatto, di un doppio standard nei giudizi e nelle azioni: facilità nel condannare quando i problemi avevano carattere anti-coloniale e anti-occidentale e di ignorare quando era questione dell’URSS o della Cina (Ungheria e Tibet). Inoltre sino ad oggi nessun problema importante condotto dinanzi alle Nazioni Unite aveva trovato in quella sede una soluzione dalla Palestina al Kashmir, dalla Corea al Tibet e all’Ungheria, ecc. Quando si era arrivati a dei componimenti, come nel caso di Cipro, ciera avvenuto extra moenia. C’era proprio da chiedersi se, aprendo un dibattito all’ONU sull’Alto Adige si servissero gli interessi reali delle Nazioni Unite o delle parti. Accettando di discutere un problema di minoranze, non perseguitate e non sottoposte ad alcuna discriminazione di sorta, si apriva un autentico vaso di Pandora;

6) non esisteva nessuna minaccia alla pace e nemmeno violenze; malgrado questo l’Austria voleva portare la cosa alle N.U. Come non riflettervi e come non pensare al precedente che si veniva a stabilire, e che un giorno avrebbe potuto essere invocato contro gli stessi Stati Uniti per Portorico o per i negri, minoranze anche esse e non certo trattate come quelle dell’Alto Adige;

7) dai nostri sondaggi era risultato che molti Paesi esitavano a pronunciarsi. Una presa di posizione dell’America avrebbe potuto trascinare con sé la maggioranza. Non bisognava fare della questione della non opposizione all’iscrizione un feticcio e partire dall’assunto che la situazione sia in ogni caso immodificabile. Pochissimi Paesi non hanno minoranze mentre la maggioranza degli Stati asiatici ed africani ne hanno nel loro seno. Vi erano quindi elementi obiettivi in favore di una non iscrizione;

8) il nostro obiettivo consisteva nel risolvere la controversia. Volevamo evitare che la questione si allargasse e che una volta iscritta in agenda vi restasse, rinviata di sessione in sessione. Questo poteva solo evitarsi respingendo l’iscrizione e adoperandosi fermamente per far deferire la questione alla Corte in sede giurisdizionale. La manovra austriaca era evidente: evitare una decisione definitiva che chiudesse le discussioni, ma alimentare il dibattito per aver tempo di suscitare in Alto Adige quei disordini che non le era, sin qui, riuscito di provocare. Occorreva non prestarvisi. Agendo in questo senso gli americani avrebbero servito gli interessi dell’Occidente togliendo di mezzo una questione che avrebbe avvelenato i nostri rapporti non solo con l’Austria. I tempi erano mutati dal giorno in cui l’Italia aveva dovuto rassegnarsi al compromesso per trieste. La nostra opinione pubblica non avrebbe tollerato flessioni;

9) l’America aveva avuto molto da compiacersi dell’appoggio ricevuto dall’Italia in Consiglio di Sicurezza e in Assemblea, in situazioni difficili e vivacemente controverse. Questa nostra indipendenza di azione sarebbe venuta meno se alle Nazioni Unite venisse iscritta in agenda una questione, per noi così vitale, che ci costringesse a misurare i nostri voti in maniera da accattivarci le simpatie degli afro-asiatici per evitare ingiustizie ai nostri danni.

***

A queste argomentazioni poco o nulla Wilcox ha saputo obiettare. Egli si è trincerato dietro la linea di policy seguita dagli Stati Uniti anche quando i ricorsi erano ai suoi danni. Ha insistito sull’opportunità di non indisporre in partenza le Nazioni Unite e sopratutto il gruppo afro-asiatico, che tiene a fare delle N.U. il foro universalmente competente. Esso teme infatti che ogni infrazione alla regola diminuisca la sua influenza e la possibilità di difendersi in caso di necessità. Ragioni tutte fondamentali e che nemmeno l’America – a suo dire – riuscirebbe a smontare. Egli spesso mi è parso colpito dalla fondatezza di taluni argomenti ma allo stesso tempo prigioniero della linea di policy ormai qui radicata. Il succo del suo ragionamento era che per una questione di forma non si compromettesse la sostanza della questione. Per il miglior successo della nostra causa occorreva non dare impressione di temere una discussione. Sarebbe stato poi meno difficile manovrare per il deferimento alla Corte. (Su tal punto sono stati piespliciti con me funzionari del settore politico i quali mi hanno detto che dovevamo tener presente la necessità di non rendere pipesante il compito della Delegazione americana. A questa sarebbe riuscito pifacile adoperarsi nel senso da noi voluto se in un primo tempo non avesse contrastato l’Assemblea nella iscrizione). Wilcox insisteva sul concetto che l’Italia, avendo accettato, anzi proposto, di andare alla Corte, doveva sentirsi sufficientemente sicura del fatto suo. La proposta di andare all’Aja la poneva in una posizione di particolare favore per bene impressionare l’Assemblea e sarebbe stato rendere un favore all’Austria annullare tale effetto con una opposizione che, secondo lui, era destinata a fallire, anche se per ipotesi gli Stati Uniti si fossero astenuti. Il suo consiglio, poiché il colloquio era particolarmente amichevole, era di non impegnarci in una battaglia di esito piche mai incerto. I precedenti dell’Algeria, del Marocco, di Cipro ecc. non erano probanti poiché le questioni avevano poi finito per essere portate in Assemblea se pure con qualche ritardo. Era piproducente non opporsi per risparmiare le nostre forze da usarsi invece in Assemblea ai fini che ci proponiamo.

Per parte mia mi sono, dopo una serie di altre osservazioni, limitato a concludere che avrei riferito. Lo pregavo di riflettere su quanto gli avevo esposto in vista dei nostri ulteriori passi.

***

Poiché nel telegramma di V.E.3 si parla esplicitamente di un «orientamento di massima con riserva di ulteriori elementi di giudizio», vorrei dare il mio modesto contributo alla formazione di tale giudizio.

Sembra a me che convenga impegnarci in una battaglia per la non iscrizione solo se vi sia la certezza di vincere e di vincere bene: una vittoria di misura o con un margine non invalicabile non rappresenterebbe altro che un incentivo per l’Austria a riproporla l’anno prossimo o anche prima ove le riuscisse di provocare agitazioni serie in Alto Adige. Senza tale certezza ingaggiare la lotta avrebbe senso soltanto se si sia poi disposti a trarne tutte le logiche conseguenze in termini di ONU, e di ripercussioni in Italia e in Alto Adige.

Se questa non è la volontà del Governo italiano c’è da domandarsi quale convenienza potremmo noi avere a partire con la quasi sicurezza di un insuccesso per doverci poi in Assemblea battere in una posizione già logorata. Se come presumo l’offerta di sottoporre la questione alla Corte dell’Aja è stata fatta in buona fede, se come presumo dicendoci disposti ad andare all’Aja noi siamo sicuri di avere ragione, allora è meglio concentrarci su di essa perché sia l’Assemblea a raccomandare il ricorso a quel suo organo. A tal fine potrebbe essere giovevole l’azione che stiamo svolgendo solo se fatta a scopo tattico per impegnare maggiormente i Paesi, in posizione chiave, ad appoggiarci col loro voto e la loro influenza nell’ottenimento di una risoluzione a noi favorevole. Dovremmo cioè ripetere la manovra, già qui iniziata con successo, in virTDella quale Washington aveva cominciato a muoversi per sostenerci. Il voto di una risoluzione che demandi la questione all’Aja sarebbe, come giustamente ha osservato l’Ambasciatore Guidotti, un risultato talmente importante ed una vittoria per noi così totale, da far dubitare del suo ottenimento. Per questo occorre muoversi in modo da non rendere pidifficile l’azione dei nostri amici, sul terreno minato delle Nazioni Unite.

Le incertezze della situazione giustificano tutte le cautele del Governo italiano e Wilcox se ne è reso conto, e non ha manifestato sorpresa. Egli solo ci consigliava di non fare astrazione dalla realtà dell’ONU. Le sue obiezioni erano sul metodo e non sulla sostanza. Se a noi preme demandare la questione in sede Aja conviene in primo luogo concentrare la nostra azione sul gruppo europeo. Facendo perno su America, Inghilterra e Francia, non dovrebbe esserci impossibile ottenere che esso si pronunci nella sua totalità o quasi per l’Aja. Citrascinerebbe il gruppo latino-americano e molti afro-asiatici lasciando l’Austria in minoranza con solo limitati appoggi.

Una volta ottenuto il voto, all’Austria non resterebbero che due scelte: o accettare o rifiutare. Nel primo caso avremmo conseguito una piena vittoria, nel secondo il successo verrebbe accresciuto dalla squalificazione dell’Austria con una nostra conseguente maggiore libertà di azione. Fino ad oggi non abbiamo fatto che concessioni all’Austria in Alto Adige, domani potremmo cominciare, forti di questo rifiuto, ad applicare qualche giro di vite, passare alla controffensiva accusando gli austriaci di violazione dello spirito del trattato che, come controparte al nostro impegno, comporta l’abbandono da parte dell’Austria di aspirazioni irredentistiche e di azioni sobillatrici. Oggi ci conviene andare cauti e pazientare.

Tornando all’America mi sembra difficile – a giudicare dai colloqui avuti – che si possa ottenere un mutamento di rotta, al massimo potremmo strappare una astensione, di valore relativo ma che smorzerebbe l’impegno degli USA, ritenendo essi di avere giàfatto molto con l’astensione. È questa una considerazione per me troppo importante per poterla sottovalutare. Solo se i sondaggi in corso nelle altre capitali europee e nei Paesi chiave del mondo latino e afro-asiatico, ci dessero garanzie di successo potremmo procedere ad impegnare la battaglia contro la iscrizione, malgrado l’opinione americana.

Nel mio colloquio ho comunque anticipato che l’Ambasciatore Brosio avrebbe ripreso l’argomento al suo imminente rientro da Roma dopo i colloqui avuti costà, non volendo considerare definitiva la risposta datami da Wilcox per giunta in assenza di Herter. Ho ritenuto ugualmente mio dovere riferire esaurientemente e con tutti i possibili dettagli a V.E. su questa prima fase, anche perché dall’apertura della Assemblea ci separano solo pidi tre settimane.

Voglia gradire, signor Ministro, l’espressione del mio profondo ossequio(4).

[Carlo Perrone Capano]


1 Ambasciata a Washington 1940-1973, b. 42, fasc. 1243.


2 Vedi D. 39.


3 Vedi D. 36.


4 Per il colloquio di Brosio con Herter vedi D. 43.

42

L’AMBASCIATORE A LONDRA, ZOPPI, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO(1)

L. 5809. Londra, 31 agosto 1960.

Cara Eccellenza, come avrà visto dai nostri telegrammi abbiamo comunicato agli inglesi la nostra nuova posizione relativa all’iscrizione del ricorso austriaco per l’Alto Adige nella agenda della prossima tornata dell’Assemblea dell’ONU. Non sapendo quali considerazioni ci abbiano indotto ad assumere tale posizione abbiamo osservato che, trattandosi di un problema giuridico, non riteniamo che sia di competenza dell’ONU, ma che debba essere deferito all’Aja in base alla Convenzione di Strasburgo che Italia e Austria hanno sottoscritto e ratificato. Come abbiamo telegrafato il Foreign Office ha ora chiesto il parere della propria Delegazione a Nuova York e dal colloquio Ortona-Beeley possiamo già vedere quali siano gli orientamenti di quest’ultimo(2). Non posso nascondere che ho i miei dubbi sulla convenienza tattica e strategica di dare battaglia sull’iscrizione.

Il nostro argomento piforte è appunto quello secondo cui, trattandosi di una controversia giuridica, essa deve essere sottoposta alla Corte dell’Aja e non all’ONU.

Vitetti, con la conoscenza che ha dell’ambiente e delle regole procedurali, ha per parte sua formulato alcune obiezioni che ritengo valide (suo rapporto del 24 agosto 1960)3.

Non ho la stessa conoscenza dei regolamenti dell’Assemblea né dell’ambiente, ma sembra a me che se fossimo battuti sul punto dell’iscrizione, ciche in realtà risulterebbe battuta, o per lo meno indebolita, sarebbe la nostra tesi e quando la ripresenteremmo alla discussione successiva essa avrebbe già perduto parecchie penne. Senza contare il clamore di coloro che canterebbero vittoria e la delusione della nostra opinione pubblica.

Ci conviene esporci a tanto? Io credo di no.

I precedenti ci insegnano che alle Nazioni Unite tutti hanno ormai la tendenza ad ammettere tutte le discussioni. Molti Paesi inoltre, anche se nostri amici, possono avere degli scrupoli nel creare o non creare precedenti che possano un giorno venir loro opposti quando venissero in discussione problemi di loro interesse (si veda il rapporto di Martino del 30 c.m., sulla posizione dell’Irlanda)3. Quindi rischiare una sconfitta sin dal primo momento non mi sembra prudente.

Per queste ragioni l’Inghilterra non si è mai opposta alla iscrizione nell’Agenda della questione di Cipro e si è sempre ritenuto qui che la Francia abbia avuto torto di opporsi, peraltro senza successo, all’iscrizione della questione algerina. Sta bene che l’Alto Adige non è né Cipro né l’Algeria, ma certe distinzioni non sono il forte dei numerosi Stati, molti di recente costituzione e privi di tradizione giuridica, che si troveranno a dover discutere l’argomento.

A mio subordinato parere sarebbe meglio dire che riteniamo, in base all’art. 2 del Patto e in base alla Convenzione di Strasburgo, che la questione non è di competenza dell’ONU, che per non avendo nulla da nascondere, non ci opponiamo all’iscrizione, e ci limitiamo ad astenerci dal voto, salvo a far valere le nostre ragioni in sede di discussione. Un atteggiamento consimile sarebbe molto apprezzato internazionalmente e metterebbe il nostro caso in migliore luce che non una battaglia di arresto nella quale impegneremmo sin dall’inizio i nostri amici a sostenerci con poca convinzione date le difficoltà di successo: e molti, a cominciare dagli inglesi, non amano esser messi in minoranza.

In sostanza, mi sembra che non ci convenga rischiare di sollevare – come difficilmente riusciremmo a evitare che avvenisse – già in sede di procedura, la questione della distinzione fra controversia di natura politica e controversia di natura giuridica, distinzione che pur dovremmo fare per qualificare il nostro voto contrario all’iscrizione suscitando quindi repliche e controargomentazioni. Poiché, se cifacessimo, la conseguenza sarebbe che si avrebbe probabilmente una maggioranza favorevole all’iscrizione, con l’aggravante dell’equivoco suscitato dalla discussione sulla distinzione suddetta. E l’opinione dell’Assemblea potrebbe anche essere pericolosamente influenzata, nelle fasi successive, da un siffatto equivoco.

Mi creda con i picordiali saluti suo V. Zoppi


1 Carte del Sottosegretario di Stato Carlo Russo, b. 1, fasc. Austria, Alto Adige.


2 Beeley aveva riferito a Plaja di aver risposto alla richiesta di parere del Foreign Office esprimendosi negativamente riguardo alla possibilità di successo di una eventuale opposizione all’iscrizione, e sostenendo di non ritenere che la posizione italiana potesse essere danneggiata nel successivo dibattito di sostanza da un’eventuale sconfitta in sede di iscrizione. Nel corso della conversazione, Beeley aveva anche accennato ad un possibile orientamento del suo Governo, circa l’iscrizione, verso l’astensione (T. segreto 31141/378 del 29 agosto da New York, in Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 312).


3 Non rinvenuto.

43

L’AMBASCIATORE A WASHINGTON, BROSIO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 32360/956-957. Washington, 6 settembre 1960, ore 18,40 (perv. ore 1,30 del 7).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Miei 951 e 9522.

Oggi ho visto Herter col quale ho ripreso questione Alto Adige. Richiamandomi alle ragioni già ampiamente svolte da Perrone Capano(3) e da me con Wilcox e Merchant, ho insistito su ripercussioni politiche in Italia dell’imminente dibattito all’ONU nonché su eventuale maggiore difficoltà in cui si sarebbero trovati Stati Uniti per resistere a oblique manovre di compromesso in sede di Assemblea, ove non avessero obiettato all’iscrizione ordine del giorno. Ho pure sottolineato appoggio promessoci da alcuni Paesi quali Francia, Giappone, Brasile, Colombia, Venezuela e Bolivia.

Herter si è dimostrato pienamente al corrente della questione e delle ragioni pro e contro. Mi ha dichiarato che Governo americano, dopo maturo esame, persisteva nel ritenere che dal punto di vista tattico non convenisse opporsi all’iscrizione. Giudicava pure che data natura Assemblea non si potesse contare su un voto favorevole ma si dovesse anzi ritenere piprobabile uno scacco su tale posizione preliminare con effetti imprevedibili su successiva discussione in merito.

Malgrado tutto questo Governo americano desiderava dimostrarci che esso intendeva spalleggiarci pienamente nella tesi di rinviare problema a Corte Aja in sede giurisdizionale ritenendo fondata tale nostra posizione. A maggior dimostrazione di ciesso era disposto senz’altro a sostenerci anche nell’opposizione alla iscrizione se nostro Governo avesse mantenuto in modo definitivo attuale orientamento verso opposizione. Bisognava perche Governo italiano fosse ben deciso ad affrontare tutte le conseguenze della posizione presa, inclusa quella di un eventuale insuccesso preliminare con ripercussioni non esattamente prevedibili sul corso successivo della questione all’ONU. Egli rimaneva perciin attesa di una nostra definitiva scelta.

Ho ringraziato Herter per la comprensione dimostrata e per l’attenzione prestata alle nostre esigenze ed alle nostre ragioni. Gli ho aggiunto che mio Governo stava ancora raccogliendo elementi circa misure di appoggio prevedibile su questione iscrizione e circa probabilità di successo o di insuccesso. Certamente appoggio americano costituiva un elemento prezioso che sarebbe stato valutato da Roma in tutto il suo valore pur lealmente ammettendosi da Herter stesso che esso non sarebbe stato necessariamente decisivo.

Ritengo doveroso aggiungere che la meditata risposta di Herter deriva da una decisione presa in questi giorni a ragion veduta e dopo considerazione tutti elementi offerti da questa Ambasciata e da Ambasciata americana in Roma.

In sostanza americani hanno deciso di darci una prova di piena solidarietà ma nello stesso tempo hanno anche voluto lasciare a noi tutta responsabilità della scelta e della riuscita. Essi hanno voluto sottolineare che ci sosterranno senza riserve, ma sono tuttora persuasi che opposizione ad iscrizione non rappresenti la via migliore.

In queste condizioni sembrami che si presenti a noi chiara alternativa. O intendiamo affrontare opposizione ad iscrizione con rischio di possibile sconfitta non senza qualche effetto su corso ulteriore procedura oltreché immediato su pubblica opinione ed in Alto Adige. Oppure dopo piena valutazione di tutte le reazioni degli altri Paesi preferiamo svolgere in sede di iscrizione una opposizione di puro principio riservando vera battaglia e votazione a fase successiva. In questo caso potremmo chiedere e credo che ormai otterremmo da americani duplice impegno: primo, di sottolineare già in fase di iscrizione la competenza giurisdizionale dell’Aja in modo da evitare ogni equivoco rispetto a fase successiva; secondo, di svolgere nella discussione di merito un’azione a fondo di iniziativa, insistendo inflessibilmente per la rimissione definitiva della questione all’Aja, opponendoci ad ogni compromesso inteso a radicare questione presso Assemblea. Resto in attesa definitive istruzioni per riprendere discorso qui nel modo ed al momento opportuni.

New York informata(4).


1 Telegrammi segreti 1960, Stati Uniti arrivo, vol. II.


2 T. segreto urgente 31810/951 e T. segreto 31811/952, entrambi del 2 settembre, con i quali Brosio aveva riferito di aver intrattenuto Merchant sull’ipotesi di opposizione all’iscrizione della questione dell’Alto Adige all’o.d.g. della prossima Assemblea Generale dell’ONU (ibidem).


3 Vedi DD. 39 e 41.


4 Con T. segreto 35491/481 del 26 settembre da New York Segni così riferiva a Fanfani a proposito di una conversazione intercorsa con Herter: «A mia ferma impostazione problema Alto Adige Herterha dichiarato nel modo piesplicito che Governo americano e egli personalmente si sente impegnato prestarci ogni possibile appoggio anche perché, pur dichiarandosi pronto sostenerci su tesi non iscrizione, ci aveva a suo tempo suggerito non fermarci su tale tesi. Herter aggiunto aver dato recenti istruzionidelegato americano N.U. sostenere che questione deve essere trattata attraverso mezzi giuridici. Ciera stato già detto da WadsworTH allo Stearing Committee. Inoltre da consultazioni effettuate con varie Nazioni amiche risultato parere unanime questione avere carattere giuridico. Ringraziato Herter e dettogliche noi ci attendevamo da USA non solo suo appoggio ma anche suo attivo intervento presso altri Paesi. Anche su ciSegretario Stato dimostrato disposizione francamente favorevole. Egli attirato vivamentenostra attenzione su necessità chiarire termini problema particolarmente a nuovi Stati» (Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 359).

44

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLE AMBASCIATE A WASHINGTON, LONDRA E PARIGI E ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. segreto 19769/c.2. Roma, 11 settembre 1960, ore 23,50.

Solo per New York: Telegrafato a Londra, Parigi, Washington quanto segue:

Per tutti: La questione se opporsi all’iscrizione del problema Alto Adige all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata ulteriormente considerata dal Governo italiano in base agli ultimi elementi di giudizio raccolti.

Tali elementi hanno posto in luce il fatto che molti Governi, i quali approvano in linea di massima le tesi italiane sul problema, ritengono permalagevole far valere tali tesi in una discussione che riguardi l’iscrizione e ritengono per lo meno incerto il risultato di una eventuale votazione pro o contro l’iscrizione stessa.

Il Governo italiano rimane della convinzione che la questione alto atesina puessere risolta e dovrebbe essere trattata soltanto in sede giuridica e che per la trattazione di essa l’Assemblea Generale non è la sede né opportuna né idonea. D’altra parte la realtà della situazione è tale che il Governo italiano ha interesse che essa sia riconosciuta da tutti, sopratutto dopo il travisamento fattone dalla propaganda austriaca.

In base a tali considerazioni (ed in particolare tenendo conto dell’opinione amichevolmente espressa da codesto Governo, cui da parte italiana si attribuisce molto valore) il Governo italiano ha deciso che, pur facendo ogni riserva sulla sede competente e la procedura opportuna, esso è disposto a non provocare una votazione sull’iscrizione della questione alto atesina all’ordine del giorno.

Il Governo italiano tiene ad informare subito di cicodesto Governo, e pensa che esso vorrà concordare sull’opportunità che, pur evitandosi una votazione sull’iscrizione, già in sede di esame dell’ordine del giorno vengano espresse da parte della sua delegazione delle critiche dirette contro la procedura che l’Austria ha scelto.

Nel prendere la decisione sopra menzionata, nonostante gli argomenti numerosi e validi che potevano opporsi all’iscrizione, il Governo italiano mostra ancora una volta uno spirito di larga e costruttiva collaborazione in favore di una pacifica collaborazione fra Stati. Esso è sicuro che una tale decisione impegnerà ancora di picodesto Governo ad appoggiare decisamente la posizione italiana sulla giuridicità della questione, affinché si giunga alla definitiva chiusura della trattazione in sede assembleare della questione, e si eviti contemporaneamente che la questione stessa possa in futuro nuovamente ripresentarsi in quella sede.

Per raggiungere tale scopo sarà particolarmente indicata la stretta collaborazione già prospettata fra la delegazione di codesto Paese e la delegazione italiana.

Tale collaborazione deve in primo luogo manifestarsi sulla formulazione del punto da iscriversi all’ordine del giorno. La proposta austriaca suona «minoranza austriaca in Italia», mentre l’Accordo De Gasperi-Gruber parla di «abitanti di lingua tedesca della attuale Provincia di Bolzano». Ove rimanesse la formulazione austriaca che si distacca completamente dall’Accordo saremmo costretti ad opporci all’iscrizione. Per deferenza verso le Nazioni Unite siamo invece disposti ad accettare la formula «attuazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber» o analoga, sempre riservando naturalmente il nostro atteggiamento sul merito della questione.

Esclusivamente per New York da non trasmettere agli altri: Tutto cipremesso, V.E. continui ad esperire accurate indagini presso le altre delegazioni al fine di vedere se non sarebbe, malgrado tutto, possibile, anche all’ultimo momento, trovare una maggioranza contraria all’iscrizione stessa della questione(3).


1 Telegrammi segreti 1960, Circolari partenza. Edito in DPII ONU, D. 321.


2 Telegrammi di analogo contenuto vennero inviati ad Ambasciate e Legazioni in data 13 settembre (T. 19811/c. e T. 19830/c., in Telegrammi ordinari 1960, Circolari partenza, vol. IV).


3 Per la risposta da New York vedi D. 45.

45

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 33275/4142. New York, 12 settembre 1960, ore 24 (perv. ore 6,20 del 13).

Oggetto: Alto Adige.

Suo 19769/c.3.

Stamani approfittando riunione tra occidentali nel mio ufficio per Congo ho fatto presente miei tre colleghi americano, inglese e francese che pensiero Governo italiano su posizione da assumere circa Alto Adige si era maturato in ultimo Consiglio Ministri in modo che mi consentiva esporre loro quanto segue:

1. Governo italiano aveva seriamente valutato suggerimenti e consigli pervenutigli da loro tre Governi.

2. Questo non poteva peraltro ancora non obiettare a formulazione in agenda fatta da austriaci, formulazione che se fosse rimasta avrebbe significato una presentazione del problema tale da far giocare noto art. 2 paragrafo 7. Se tale formulazione fosse rimasta quindi delegazione italiana si sarebbe trovata in necessità non tener conto suggerimenti di non opporsi a iscrizione fatti da suoi alleati mentre essa avrebbe potuto considerare diversa formulazione che prevedesse riferimento ad accordo De Gasperi-Gruber ed eliminazione o sostituzione parola «austriaca».

3. Governo italiano sperava inoltre in netta presa posizione a favore tesi italiana da parte suoi alleati già in interventi nel corso riunione Comitato Generale.

4. Se si fosse ottenuto cambiamento formulazione item e confidando anche in dichiarazioni a suo favore in Comitato Generale, Governo italiano avrebbe raccolto suggerimenti alleati a non opporsi a iscrizione.

Miei interlocutori e particolarmente americano hanno palesemente mostrato apprezzare posizione loro delineata e mi hanno espresso fiducia che non sarebbe stato difficile addivenire a cambiamento formulazione.

Ho detto loro che era tutt’altro che sicuro che cosa si presentasse così facile dato che dizione proposta da Vienna aveva una seria implicazione e finalità politiche. Occorreva quindi agire prevedendo di non poter facilmente ottenere adesione austriaca ed esaminare metodo migliore per richiederlo. Mi sono naturalmente riferito ad eventualità di una proposta formale in sede di Comitato Generale, dichiarando a miei colleghi che non avrei certo mancato sollecitare interventi ai fini da noi desiderati anche da parte altri Paesi: ho rilevato che peraltro una proposta proveniente da uno di loro appoggiata avrebbe certamente avuto qualche utile affetto persuasivo in tale sede.

Americano mi ha allora detto che si sarebbe potuto tentare di arrivare a cambiamento della formulazione d’accordo con austriaci stessi. Gli ho subito risposto che questo Governo italiano non avrebbe né potuto né voluto mai fare. Ai miei reiterati dubbi egli mi ha detto che secondo i contatti avuti in passato con Vienna da parte rappresentanti americani poteva sperare che da parte americana stessa si fosse in grado esercitare utile opera convincimento. WadsworTH mi ha perchiesto di fargli conoscere esattamente formulazione che desidereremmo. Ho pregato sia lui che Dean (che settimana scorsa è succeduto a Dixon) e Berard di non fare ancora alcun cenno ad austriaco di tale mia comunicazione e reazione datami, desiderando io previamente conoscere se mio Governo sarebbe d’accordo a che uno di loro e nel caso concreto Governo americano svolgesse azione nei confronti di Vienna come proposto.

Quanto a formulazione item ho in via preliminare tentativa accennato che essa potrebbe essere «attuazione accordo tra Governi austriaco ed italiano del 5 settembre 1946 relativo ad Alto Adige». Mi sono riservato a far avere a WadsworTH desideri definitivi da parte italiana nel caso si accedesse all’idea di un contatto con austriaci. Naturalmente ritengo opportuno aggiungere a codesto Ministero che formulazione di cui sopra mi sembra quella estrema in nostro favore e tale da suscitare certo serie obiezioni austriache. Si potrebbero forse presentare agli americani altre alternative su cui ripiegare, ad esempio, «situazione minoranza lingua tedesca in Italia in relazione accordo italo-austriaco del 5 settembre ’46», se proprio inevitabile, un’altra pigenerica quale «situazione ecc. come sopra in relazione ad accordi internazionali esistenti» (il che costituisce riferimento a strumenti diplomatici che prevedono tutti immutabilità frontiera Alto Adige).

Sarei grato urgentissima risposta dipendendo da essa inizio necessari tentativi nostri con altre delegazioni per indurle a proposte e appoggiare azione formale in Comitato Generale nel caso che non si ritenesse opportuno autorizzare tentativo americano, potendo esso se sviluppato rivelarsi a carattere conciliativo(4).


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 324.


2 Il telegramma reca in aggiunta la priorità «precedenza assoluta».


3 Vedi D. 44.


4 Per la risposta di Segni vedi D. 46.

46

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. precedenza assoluta 19907/206. Roma, 13 settembre 1960, ore 22,15.

Il presente telegramma fa riferimento al n. 414 di V.E.2.

Approvo suo linguaggio. È preferibile *che formula non venga concordata previamente da americani*3 con austriaci, sarebbe infatti meglio che formula sia raggiunta a seguito di accordi con nostri principali amici e portata poi al Comitato Generale.

Attuale formula proposta da austriaci non è (dico non) accettabile poiché tende a superare gli accordi esistenti e a porli in dubbio, sia pure indirettamente, mirando quindi alla loro revisione il che non è nell’interesse di nessuno dei Membri delle Nazioni Unite. Inoltre, formula stessa, è in stridente contraddizione con quanto gli austriaci hanno sostenuto nelle conversazioni bilaterali con noi e solennemente riaffermato nella pirecente conferenza stampa del Ministro degli Esteri austriaco a Vienna: cioè che oggetto della controversia è la concessione dell’autonomia alla Provincia di Bolzano. Il che costituisce una questione di applicazione dell’accordo esistente. È chiaro che non ci conviene in nessuna maniera di uscire dal terreno che gli stessi austriaci hanno nettamente delimitato.

Formula che noi chiediamo agli Alleati di far prevalere anche senza il consenso austriaco è pertanto la seguente: «Attuazione dell’accordo fra Italia e Austria del 5 settembre 1946»(4).


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza. Edito in DPII ONU, D. 325.


2 Vedi D. 45.


3 Nell’originale del documento il testo tra asterischi è evidenziato in maiuscolo.


4 Con T. segreto 33890/433 del 16 settembre Ortona, mentre assicurava di essersi espresso con i colleghi americano, inglese e francese in base alle indicazioni ricevute, osservava: «Quanto poi a formulazione suggerita da V.E. mi permetto rilevare che uno dei punti che piè suscettibile dare fastidio ai vari Paesi qui alle N.U. nella richiesta austriaca è proprio quello che si discuta di una minoranza, poiché minoranze ve ne sono un po’ dappertutto e precedente è pericoloso. Austriaci hanno evidentemente usato tale locuzione non avendo potuto trovarne altra, per lo meno nel quadro loro finalità. Credo quindi che per quanto riguarda nostra azione qui ci converrebbe mantenere tale riferimento anche nel titolo tanto piche potremmo presentarlo a delegazioni piesitanti come formulazione che non si distacca troppo da quella austriaca. Vorrei suggerire formulare da parte nostra argomento come segue: “applicazione dell’accordo tra Italia ed Austria del 5 settembre 1946 relativo alla minoranza di lingua tedesca in Alto Adige” e sargrato telegrafarmi al riguardo massima urgenza» (Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 334). Con T. segreto 20261/220 del 17 settembre Segni rispondeva: «Non è possibile accettare la formulazione proposta da V.E. malgrado le osservazioni da lei avanzate, non soltanto perché cicreerebbe difficoltà presso la opinione pubblica italiana, ma anche sopratutto perché l’accordo non è relativo soltanto alla minoranza di lingua tedesca, ma concerne l’insieme delle popolazioni contemplate dall’accordo medesimo. Se si accettasse la sua formulazione, cipotrebbe influenzare l’eventuale giudizio della Corte dell’Aja, implicando riconoscimento da parte dello stesso Governo italiano che oggetto dell’accordo De Gasperi-Gruber è solo la minoranza tedesca, perciimplicitamente conducendo alla conseguenza che con molta probabilità potrebbe venire accolta la richiesta austriaca di creazione della regione autonoma di Bolzano. Perci ove non si potesse far prevalere in alcun modo la nostra formulazione “attuazione accordo De Gasperi-Gruber”, si potrebbe accettare come minor male la formulazione seguente: “attuazione dell’accordo italo-austriaco del 5 settembre 1946 sul trattamento degli abitanti di lingua tedesca in Alto Adige”. In via del tutto subordinata e ove non fosse assolutamente possibile ottenere la formulazione suddetta, si potrebbe infine accogliere la seguente formula: “applicazione dell’accordo (come sopra) sul trattamento della minoranza di lingua tedesca in Alto Adige”. (Ciperché la inclusione del sostantivo “trattamento” alleggerisce la portata che avrebbe una formula che riconosce che l’accordo De Gasperi-Gruber è soltanto relativo alla minoranza in se stessa, circoscritta ad una determinata zona geografica). Aggiungo che l’Onorevole Martino propone anche a tale riguardo di prendere contatto subito con Hammarskjoeld» (ibidem. Edito in DPII ONU, D. 336). La nuova formulazione dell’item, puntualizzava Segni all’On. Martino, sarebbe dovuta scaturire non da un accordo tra i Governi italiano e austriaco, come suggerito da un’apertura di Match a Ortona, bensì «in sede di Comitato dietro proposta di uno Stato amico. Si potrebbe ricorrere come ultima ratio ad accordo bilaterale solo se risultasse assolutamente impossibile ottenere l’adesione del Comitato per una delle tre formule prospettate da noi» (T. segreto 20320/226 del 19 settembre per New York, ibidem. Edito in DPII ONU, D. 339). Con successivo telegramma a firma Grazzi venivano date alla Rappresentanza a New York le seguenti ulteriori indicazioni: «Qualora non si riesce a fare ottenere dagli austriaci accettazione riferimento e stretta connessione con l’Accordo De Gasperi-Gruber puessere presentata da codesta Delegazione quale “ultima ratio” la seguente formula: “Statuto degli abitanti di lingua tedesca in Alto Adige”. Nel caso in cui tale formula viene accettata Delegato italiano vorrà dichiarare esplicitamente che essa viene accettata da parte italiana appunto perché essa impiega le stesse parole con le quali l’Accordo De Gasperi-Gruber del 5 settembre definisce la questione oggetto di una intesa internazionale fra Austria e Italia. Vorrà V.E. nel caso tale formula dovesse venire avanzata, fare previamente presente a Rappresentanti amici che essa costituisce un notevole sforzo da parte nostra e che rifiutandola delegati austriaci andrebbero contro la logica delle cose appunto per il fatto che la controversia fra i nostri due Paesi è identificata nell’Accordo che intercede fra essi e che è l’unico motivo per il quale noi non ci sottraiamo alla discussione presso le Nazioni Unite. Un rifiuto austriaco coonesterebbe perfettamente un rifiuto nostro a sottostare alla discussione. Per sua riservata informazione aggiungo che il vantaggio di tale formula è di impiegare l’aggettivo “tedesca” che ci dovrebbe assicurare una maggiore comprensione da tutti coloro che temono il sorgere del pangermanesimo e del razzismo» (T. segreto precedenza assoluta 20622/251 del 22 settembre, ibidem. Edito in DPII ONU, D. 350).

47

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A BONN E ALLE RAPPRESENTANZE PRESSO L’ONU A NEW YORK E PRESSO LA NATO A PARIGI(1)

T. segreto 20322/c. Roma, 19 settembre 1960, ore 17,40.

Solo per Italnation e Italnato: Ho telegrafato quanto segue a Bonn:

Per tutti: L’accenno polemico ed anti italiano sulla questione dell’Alto Adige nel discorso pronunciato ieri sera da codesto Ministro dei trasporti a Francoforte(2) – che corona una serie di manifestazioni a carattere tipicamente pangermanista per opera di uomini di Governo e di organi della stampa di codesto Paese – ci pone in un grave imbarazzo. Non soltanto la stampa di sinistra attacca la Germania e la sua posizione nell’Alleanza, ma perfino i giornali filo governativi ed indipendenti, riprendendo l’articolo del «Koelnische Rundschau» sono entrati in polemica con recenti affermazioni tedesche sull’Alto Adige capaci di profondamente turbare l’opinione pubblica italiana. Per contro, proprio questo Incaricato d’Affari di Germania ci ha detto che il Governo Federale prevede di venire fortemente attaccato all’ONU in materia «revanchismo» e si attende di essere in sua assenza difeso da tutti gli alleati della NATO. Ciè stato formalmente richiesto al Consiglio Atlantico dal Rappresentante tedesco nella seduta di mercoledì scorso 14 corrente.

Voglia V.E. intervenire al pialto livello facendo rilevare il pregiudizio che l’atteggiamento sopra lamentato reca alla posizione tedesca nel mondo, aggiungendo, per quanto riguarda il nostro Paese in particolare, che l’appoggio tedesco all’Austria nelle sue rivendicazioni sull’Alto Adige ci pucondurre non solo a non poterci schierare in sede NATO e ONU a difesa delle tesi tedesche ma ci costringerebbe, per motivi ovvi di difesa della nostra tesi per quanto concerne l’Alto Adige, a dover smascherare ciche è evidente, ossia che dietro l’azione sobillatrice austriaca sta il risorgente movimento razzista e pangermanista(3).


1 Telegrammi segreti 1960, Circolari partenza. Edito in DPII ONU, D. 340.


2 Le dichiarazioni del Ministro Seebohm, come riportate dall’Agenzia DPA, erano state le seguenti: «Noi siamo tedeschi e parliamo tedesco, non francese. Pertanto, non conosciamo la parola “revanche”. Noi siamo tedeschi e non italiani; pertanto non conosciamo il vocabolo “irredentismo”, un concetto che causa tante sofferenze alla popolazione del Tirolo del Sud. Noi parliamo tedesco e conosciamo invece le parole “Heimat” (patria) e “Heimweh” (nostalgia di patria)» (T. 20325/227 del 19 settembre per New York a firma Straneo, in Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza).


3 Con T. segreto 34798/448 del 21 settembre Quaroni riferiva che Globke, intrattenuto sulla questione, «non [aveva] potuto che deplorare quanto era accaduto e ammettere difficile situazione in cui tutto questo poteva porre Governo italiano», informandolo altresì che Seebohm era stato energicamente ripreso da Adenauer per quanto affermato (Telegrammi segreti 1960, Germania arrivo e partenza). Con successivo telegramma Quaroni aggiungeva: «Carstens mi ha detto che nel Consiglio dei Ministri ieri mattina è stato riconfermato che Governo germanico considera questione Alto Adige come di esclusiva competenza Austria e Italia: e che qualsiasi presa di posizione che si distacchi da questa linea di stretta neutralità è incompatibile con atteggiamento Governo germanico. … Carstens mi ha aggiunto che Seebohm è stato severamente ripreso da Cancelliere in Consiglio dei Ministri e non soltanto per quanto detto nei nostri riguardi ma anche per scarsa opportunità sue ripetute affermazioni irredentistiche: a rimproveri Cancelliere per quanto detto circa Alto Adige ha fatto accenni sufficientemente chiari tutta stampa tedesca» (T. segreto 34933/451 del 22 settembre, ibidem). Per la risposta da Parigi vedi D. 51.

48

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 34301-34307/449-448. New York, 19 settembre 1960, ore 3 (perv. ore 12,40)2.

Oggetto: Alto Adige.

449. Mio 4463.

Di nuovo Matsch è venuto vedermi in sala Assemblea durante dibattito Congo. Ritornava in quel momento da aver incontrato Kreisky ad aeroporto. Mi ha dato varie informazioni e posto alcune domande:

1) mi ha innanzi tutto preannunziato distribuzione domani secondo memorandum ufficiale austriaco. Sarà di centoquaranta pagine. tra altro verrà copiosamente corredato da allegati tra cui una nota lettera a Perassi che sarà commentata. Diversamente da primo memorandum(4) che sottaceva nostra proposta ricorso Aja nuovo documento dedica una parte a tale proposta rilevando che essa non ha potuto essere accolta perché anche se problema ha aspetti giuridici, quelli politici fanno premio su essi.

2) Matsch ha quindi detto a me, come so che va dicendo ad altri, che inglesi vorrebbero adoperarsi per addivenire a formula accettabile da due parti, a cominciare da problema iscrizione in Agenda. Secondo lui inglesi avrebbero addirittura fatto sondaggi in ambienti varie delegazioni soprattutto afro-asiatiche, ricevendone impressione che grande maggioranza, non volendo e non potendo, dato premere altre gravi questioni ad Assemblea, approfondire problema Alto Adige, era riluttante addentrarsi esame di fondo ed avrebbe pertanto favorito risoluzione tipo procedurale, quale ad esempio per costituzione «commissione buoni uffici». Ho detto a Matsch che non mi risultava inglesi svolgessero azioni del genere ma fossero orientati favore nostre tesi. Ho aggiunto che non vedevo come costituzione commissione buoni uffici potesse definirsi di tipo procedurale per non parlare difficoltà delimitare quadro sue attività che avrebbero sin da inizio fatto riemergere dissidio fra nostri punti di vista.

3) Matsch mi ha quindi chiesto se avevo riflettuto e se avevo qualcosa da dirgli su possibilità arrivare formulazione argomento da iscrivere che contemperi quella austriaca e quella italiana. Gli ho detto che eravamo decisi mantenere nostra formula (che gli ho finalmente precisato) e che ero sicuro che S.E. Martino in arrivo questa sera me lo avrebbe confermato. Matsch mi ha accennato averne parlato Kreisky a suo arrivo trovandolo non alieno mutamenti purché si fosse mantenuta locuzione «minoranza austriaca». Gli ho risposto che se vi erano parole cui particolarmente obiettavamo erano esattamente quelle due. Mi ha concesso che parola «austriaca» era in netto contrasto con locuzione usata in accordo De Gasperi-Gruber. Con apparente candidezza mi ha poi chiesto perché insistevamo tanto per mantenere riferimento tale accordo: gli ho illustrato diffusamente tutte nostre ragioni, trovandolo sempre pronto ad arrendersi in via personale. Mi ha poi timidamente offerto seguente altra formula «questione autonomia Provincia Bolzano». Gli ho risposto dicendogli che non potevo credere che egli volesse seriamente formularmi un tale suggerimento: gli ho infine osservato che Governo austriaco doveva rendersi conto che di fronte ad una iniziativa quale quella da esso presa alle Nazioni Unite nei confronti Italia minimo che poteva attendersi era che Italia si opponesse a formulazione argomento da iscrivere che essa riteneva ingiusta, dannosa alla causa e non riflettente adeguatamente estremi problema.

Continua col numero successivo.

448. Presente telegramma fa seguito al n. 4495.

4) Matsch mi ha allora detto che Kreisky non voleva porre eccessiva enfasi su questione che era certamente di proporzioni minori nei confronti di altre ben pigravi di cui sarà investita Assemblea. Kreisky sperava che discussione potesse mantenersi in termini non acrimoniosi e certo non quelli che caratterizzano attuali dibattiti in cui si contrappongono URSS e Occidentali. Gli ho detto che non era certo nostro desiderio inasprire ulteriormente situazione pur osservandogli in modo molto marcato che ricorso austriaco ONU aveva suscitato vivacissime acute reazioni in opinione pubblica italiana. Cifaceva sì che pur volendosi mantenere massima obiettività e correttezza da parte nostra ci saremmo trovati costretti a lottare a fondo per evitare che questione si trascini in avvenire, avveleni rapporti italo-austriaci e crei problemi interni nei due Paesi.

5) A questo punto Matsch mi ha confidenzialmente dichiarato che Kreisky gli aveva testé detto che una volta si fosse adottata una risoluzione all’ONU, «anche solo procedurale» quale ad esempio commissione buoni uffici Governo austriaco che aveva agito dietro pressione forze interne si proponeva dichiarare che con il conseguimento della risoluzione esso aveva assolto i suoi compiti e compiuto suo dovere, intendendosi questo nei confronti forze predette.

Mi ha ridetto quello altre volte da lui accennatomi che cioè se si fosse concessa da parte italiana autonomia Provincia Bolzano Governo austriaco avrebbe pubblicamente e solennemente dichiarato che «questione era da considerarsi risolta». Gli ho osservato che sviluppi avvenimenti e istigazioni provenienti da estremisti tirolesi facevano sorgere seri dubbi su possibilità Governo Vienna non cedere se non oggi in prossimo avvenire a nuove spinte estremiste. Ad esempio come si poteva da parte nostra nutrire minimo di tranquillità dopo incredibili dichiarazioni Gschnitzer di ancora due giorni fa. Matsch che non ha risparmiato un commento critico a tali comunicazioni mi ha comunque ripetuto che Kreisky gli aveva ancora stasera confermato intenzioni Governo austriaco di dare tali affidamenti. Matsch mi ha quindi detto che noi potevamo sempre contare su terzo bloccante per evitare risoluzione che ci fosse sfavorevole. Ho concluso rispondendogli che, come vi erano forze che premevano sul suo Governo, ricorso iniziato da Vienna aveva ora ovviamente spinto forze all’interno anche in Italia e che da tali circostanze obiettivo italiano doveva ovviamente ed inevitabilmente essere quello – ed avevamo fondati motivi per sperare in adeguata maggioranza – non tanto evitare risoluzione sfavorevole quanto ottenerne una che rimuovesse una volta per sempre problema da quell’agone in cui suo Governo lo aveva così avventatamente gettato. Conversazione con Matsch di stasera ha avuto come tante altre strani spunti di apparente buona fede ed arrendevolezza da parte sua ed ha registrato evidenti tentativi di pericoloso e sottile sondaggio. Come tale pertanto mi sembra sia bene considerarla(6).

Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 342.


2 La prima parte del presente documento (T. 34301/449) partì alle ore 9 e pervenne alla stessa ora, mentre la seconda (T. 34307/448) partì alle ore 3 e pervenne alle ore 12,40.


3 T. segreto 34272/446 del 18 settembre, non pubblicato.


4 Vedi D. 13.


5 Nota della Cifra in calce al documento: «Ricevuto testo completo per telex alle ore 12,40 per interruzione collegamento telex nella mattinata; diramazione ritardata per successiva richiesta di ripetizione; presente telegramma (n. 448) avrebbe dovuto recare il numero di protocollo 449 ed il precedente, cui questo fa seguito, avrebbe dovuto recare il numero di protocollo 448 anziché 449».


6 A questo proposito Segni dava le seguenti direttive: «In relazione al punto 5 del suo telegramma n. 448 ritengo opportuno che le delegazioni dei Paesi amici vengano sin da adesso e chiaramente poste da noi sull’avviso che la proposta della creazione commissione buoni uffici, che assai probabilmente non si mancherà di propagandare da parte austriaca, non sarebbe per noi in alcun modo accettabile» (T. segreto 20476/238 del 21 settembre per New York, in Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza).

49

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 5229/20402. Vienna, 19 settembre 1960.

Oggetto: Secondo Memorandum austriaco per l’ONU.

trasmetto qui accluso il secondo Memorandum austriaco(3) che è stato distribuito nel pomeriggio di oggi alle ore 17,30 dall’Ufficio Stampa della Cancelleria Federale ai rappresentanti dei giornali austriaci e stranieri.

Da una prima, affrettata lettura si possono rilevare i seguenti punti.

1) Il primo paragrafo, che porta il titolo «Sfondo storico», presenta una impostazione nettamente revisionistica; molto piaccentuata che nel primo Memorandum. Si mette in rilievo l’appartenenza secolare dell’Alto Adige all’Austria, le sue tradizioni di autonomia e reggimento democratico, le vicende per le quali la terra andperduta in aperto contrasto con i principi proclamati dal Presidente Wilson. Mi limito a citare la frase seguente:

«Non vi è percialcun dubbio che attraverso il distacco dall’Austria, dopo la prima guerra mondiale, del territorio dell’attuale Provincia di Bolzano, venne creato un problema altamente politico che sino ad oggi non ha potuto essere risolto».

2) Nel secondo paragrafo si affronta, per la prima volta in un documento ufficiale, la questione capitale della lettera con la quale i rappresentanti altoatesini si dichiararono soddisfatti del regolamento ottenuto con l’emanazione del Statuto Regionale. Si afferma che, nonostante il preciso obbligo contenuto nell’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber, la creazione della Regione Trentino-Alto Adige fu decisa dall’Assemblea Costituente italiana senza che alcun rappresentante altoatesino fosse consultato. I rappresentanti furono ascoltati soltanto dopo energiche proteste; e la consultazione riguardunicamente la determinazione delle competenze attribuite alla Regione.

«Essi poterono soltanto ottenere, prosegue testualmente il Memorandum, che alla Provincia di Bolzano venissero accordate entro la Regione alcune competenze autonome, per le quali tuttavia essi doverono dichiarare per iscritto al Presidente della Commissione parlamentare permanente, Deputato Tomaso Perassi, di essere soddisfatti della sistemazione avvenuta. Il testo di questa lettera era stato preparato (progettato) da parte italiana e fu sottoscritto dai rappresentanti sudtirolesi Erich Ammon e Otto von Guggenberg soltanto a condizione che lo Statuto venisse applicato in modo leale e liberale».

3) Il Memorandum fa quindi la storia delle conversazioni bilaterali con l’Italia. Ad un certo punto così si esprime:

«Dal 29 ottobre 1959 le trattative bilaterali sono cessate. La situazione, già tesa di per sé, ebbe a subire un ulteriore inasprimento allorché il Governo italiano alla vigilia del Natale 1959 emise un divieto di ingresso contro uomini politici austriaci, tra gli altri contro il Prof. Dott. Franz Gschnitzer, membro del Governo Federale e Segretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri, che sino allora aveva guidato le trattative bilaterali con l’Italia».

4) La proposta italiana di sottoporre la questione alla giurisdizione della Corte Internazionale non viene mai menzionata come proposta ufficiale. Né il documento (mia lettera al ministro Kreisky del 25 giugno 1960)4 viene citato, tanto meno pubblicato tra gli annessi. Si dice perad un certo punto: «Nella sua lettera del 18 maggio u.s.5 il Presidente del Consiglio Tambroni aveva ripetuto l’invito a continuare le trattative bilaterali e aveva accennato al fatto che l’Italia, nel caso che non si potesse raggiungere un accordo sull’autonomia, sarebbe stata pronta a sottoporre tale questione al tribunale Internazionale dell’Aja».

Un’allusione alla proposta viene ripetuta anche pioltre, e vengono quindi citati gli argomenti per i quali l’Austria non puaccettarla e deve invece insistere perché il problema sia dibattuto all’ONU. La frase rilevante è del seguente tenore:

«Il problema dell’Alto Adige non esiste soltanto dalla conclusione dell’Accordo menzionato pisopra (De Gasperi-Gruber), bensì già dal momento del distacco dell’Alto Adige dall’Austria».

Tuttavia, ed è questo un punto che deve fermare la nostra attenzione, non si ripete il trucco già tentato altra volta di presentare la richiesta austriaca di iscrizione del problema alle Nazioni Unite come precedente la nostra proposta di sottoporlo alla giurisdizione del tribunale Internazionale.

5) Circa la situazione interna in Alto Adige il Memorandum assicura che attraverso il rifiuto italiano di concedere l’autonomia promessa dall’Accordo De Gasperi-Gruber la popolazione si sente «ingannata».

«Un aspetto particolarmente tragico di questo stato di cose è dovuto al fatto che un altoatesino, se compare oggi innanzi al giudice, soltanto nell’ipotesi piimprobabile, pucontare di potersi far capire nella sua lingua materna perché tra coloro che dovrebbero amministrare la giustizia per questi 250.000 uomini si trovano in tutto soltanto cinque giudici sudtirolesi».

Dopo aver citato l’atteggiamento risoluto ma calmo della popolazione altoatesina, il Memorandum afferma: «Di fronte a tale atteggiamento stanno varie misure discriminatorie del Governo italiano contro la popolazione di lingua tedesca come ad esempio l’emanazione di divieti di riunione per la minoranza austriaca e numerosi arresti e fermi per motivi politici. Un caso particolarmente vistoso è rappresentato da un processo criminale-politico (allusione al processo di Fundres) nel quale furono emanate pene draconiane contro altoatesini».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 13, fasc. XV Assemblea Generale ONU, II Memorandum austriaco.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Non pubblicato.


4 Vedi D. 5.


5 Vedi D. 1 nota 4 e D. 2 nota 3.

50

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, STRANEO, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI(1)

Appunto riservato(2). Roma, 20 settembre 1960.

L’Incaricato d’Affari d’Austria ha chiesto di vedermi per una urgente comunicazione da parte del suo Governo.

Avendolo ricevuto stamane, il Signor Gudenus mi ha comunicato che il Governo di Vienna era venuto a conoscenza che noi facevamo opposizione alla iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea della formulazione austriaca: «Questione della minoranza austriaca in Italia» e avremmo avuto invece intenzione di proporre «Attuazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946». Il Signor Gudenus era incaricato di farmi sapere da parte del suo Governo che quest’ultima formulazione era per esso inaccettabile in quanto il Governo austriaco intendeva sollevare alle Nazioni Unite un problema politico e non già una questione di carattere giuridico.

Il Signor Gudenus ha detto che non aveva altro da aggiungere ed io mi sono astenuto dall’entrare in polemica con lui, anche per non scoprire le carte della nostra Delegazione all’ONU.

Il colloquio è durato esattamente un minuto.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 12, fasc. Austria ONU.


2 Sottoscrizione autografa.

51

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO LA NATO, ALESSANDRINI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 34805/255. Parigi, 22 settembre 1960, ore 2,30 (perv. ore 3).

Oggetto: Alto Adige.

Telegramma di V.E. 20322/c. del 20 settembre(2).

Conformemente alle istruzioni ricevute, ho oggi fatto, in seduta privata del Consiglio, dichiarazioni corrispondenti alla nostra posizione circa la questione dell’Alto Adige.

Ho legato il mio intervento alla richiesta tedesca di aiuto all’ONU da parte dei Paesi alleati in previsione di attacchi sovietici alla Repubblica Federale Tedesca (vedi mio telegramma in data odierna 254)3, ed ho dichiarato quanto segue: «Mi corre l’obbligo di legare il presente argomento ad un’altra questione che sarà pure presentata prossimamente alle Nazioni Unite: quella dell’Alto Adige. Mi riferisco in proposito alle comunicazioni che abbiamo fatto in sede di comitato politico e mi tengo a disposizione dei miei colleghi per qualunque chiarimento che essi abbiano a desiderare.

Devo ripetere nuovamente, anche per la comprensione di ciche dirin seguito, che la questione dell’Alto Adige è di carattere giuridico e non politico.

Sono sicuro che tutti i nostri alleati sono d’accordo con noi nel non desiderare che una questione politica grave abbia a sorgere nel seno della vecchia Europa. Essa recherebbe infatti, fra l’altro, un grave pregiudizio all’ordine e alla sicurezza di una parte della frontiera stessa della NATO.

Disgraziatamente la stampa tedesca, anche quella che è pivicina agli ambienti governativi, ha preso posizione contro l’Italia nella questione alto-atesina. Ma vi è di pi un membro del Governo tedesco, il signor Seebohm, ha pure, pubblicamente e nettamente, preso posizione contro l’Italia ed il suo intervento ha prodotto molta impressione poiché esso proviene da un rappresentante qualificato di un Paese amico ed alleato.

Voi comprenderete facilmente la difficoltà nella quale si trova il mio Governo di affermare all’ONU le intenzioni pacifiche della Germania e di difenderne gli intendimenti quando un membro del Governo tedesco fa delle dichiarazioni che possono essere considerate come eSPANsioniste e pangermaniste. Tali dichiarazioni possono d’altronde essere legate ad altre fatte per altre zone e voi comprendete certamente il pericolo che puderivarne.

Noi riteniamo che tali prese di posizione rappresentino un pericolo per la stessa Repubblica Federale Tedesca e favoriscono accuse contro di essa che noi siamo certi non hanno fondamento ma che possono entrare facilmente nel giuoco sovietico favorendo gli attacchi del signor Krusciov.

Se prese di posizioni polemiche non obiettive da parte della Germania Federale dovessero essere mantenute e se un appoggio alle pretese austriache dovesse essere continuato, l’Italia non potrebbe, nell’interesse stesso della alleanza, non trarre le sue conclusioni, anche in sede ONU.

Noi speriamo tuttavia che la posizione della Repubblica Federale Tedesca e quella dei suoi organi pirappresentativi nei riguardi del problema alto-atesino saranno al pipresto ristabilite conformemente all’amicizia esistente fra i due Paesi ed ai principi della solidarietà atlantica».

Von WalTHer ha preso, subito dopo, la parola per dichiarare che non aveva elementi ufficiali di informazione su quanto da me esposto. A titolo personale, egli ha fatto rilevare che la «Koelnische Rundschau» ad esempio non è un organo neppure ufficioso del Governo e che, d’altra parte, il Ministro Seebohm, come Capo del Dicastero delle Comunicazioni non ha potuto parlare in nome del Governo Federale. Bisogna anche considerare – ha aggiunto von WalTHer – che Seebohm è rappresentante nazionale dei profughi. Egli ha comunque assicurato che non avrebbe mancato di trasmettere al suo Governo le mie dichiarazioni(4).

Spaak è intervenuto con convinzione e calore appoggiando apertamente la nostra posizione, così come io l’avevo esposta. Egli ha fatto rilevare la diretta connessione tra l’interesse della Germania ad essere sostenuta contro eventuali attacchi sovietici e la aspettativa dell’Italia ad avere l’appoggio degli alleati per il deferimento della questione alla Corte dell’Aja.

«La solidarietà», ha detto Spaak, «deve giocare in quanto tale nei due sensi, fra Paesi alleati, ed è da riconoscere che la proposta italiana di adire un tribunale in materia è l’unica che possa portare alla soluzione di una disputa fra Paesi civili».

Spaak ha inoltre insistito sulla necessità che gli alleati si pronuncino chiaramente sulle loro intenzioni di appoggiare o meno la tesi italiana, e sulla opportunità che ciascun membro del Consiglio faccia conoscere eventuali divergenze di opinione. Tale procedura, egli ha fatto notare, è corrispondente a quanto si afferma nel rapporto dei tre saggi sulla necessarietà della consultazione preventiva fra gli alleati.

Richiesto di chiarimenti e precisazioni da parte di parecchi rappresentanti, ho lungamente intrattenuto il Consiglio su tutti gli aspetti della questione, sia segnalando, sulle linee del telespresso(5) di V.E. 19769/c. dell’11 settembre, in modo preciso la nostra posizione nei riguardi della procedura sia ricordandone i precedenti storici.

Ho tratto, dal complesso e lungo dibattito sempre improntato ad una evidente buona comprensione da parte dei miei colleghi, una favorevole impressione sulle loro disposizioni e sui loro intendimenti.

Alcuni di essi mi hanno chiesto se i loro rispettivi Governi sono stati opportunamente informati e documentati dai nostri rappresentanti: supponendo che così sia, ho risposto affermativamente.

I rappresentanti del Regno Unito, del Belgio, degli Stati Uniti e della Francia hanno espresso il loro pieno appoggio alla nostra posizione, sia per quanto riguarda la formula del punto da iscrivere all’ordine del giorno, sia per quanto si riferisce alla necessità di circoscrivere comunque la questione al campo giuridico deferendola alla Corte Internazionale dell’Aja.

Tutti, ed in particolare gli scandinavi, mi hanno pregato di continuare a fornire loro materiale di documentazione aggiornato e di far loro pervenire ogni utile, tempestiva informazione sugli sviluppi della questione.

Spaak ha riassunto la discussione affermando di essere assolutamente convinto del pieno fondamento delle nostre affermazioni e segnalando la chiarezza della impostazione da noi data al problema. Egli ha infine invitato i membri del Consiglio a raccomandare ai loro Governi di dare prova, in questa occasione, di una indispensabile solidarietà atlantica.

Informata Ambasciata Parigi e per corriere Ambasciata Londra.


1 Telegrammi segreti 1960, Rappresentanza permanente italiana NATO Parigi arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 351.


2 Recte: 19 settembre. Vedi D. 47.


3 T. segreto urgentissimo 34793/254 del 21 settembre, edito in DPII ONU, D. 346.


4 Con T. segreto 35782/264 del 28 settembre Alessandrini riferiva che von WalTHer gli aveva confermato di aver segnalato al suo Governo l’intervento italiano in Consiglio sull’Alto Adige. E aggiungeva: «Egli mi ha poi consegnato una lettera, della quale trasmetto il testo per corriere, con la quale, dopo essersi riferito ad analogo intervento dell’Ambasciatore Quaroni presso Carstens a Bonn, riconferma le dichiarazioni fatte da quest’ultimo al nostro Ambasciatore assicurando che “l’atteggiamento preso dal Governo Federale nella questione dell’Alto Adige non ha subito cambiamenti da parecchi anni e resta fino ad oggi immutato”. “Il Governo tedesco – prosegue la lettera – ritiene che si tratti di una questione di interesse esclusivo dei Governi italiano ed austriaco nella quale il Governo Federale conta conservare la pistretta neutralità. Qualunque dichiarazione non conforme a tale politica sarebbe contraria ai principi del Governo Federale”. La lettera conclude affermando che tale è “la interpretazione autentica” del Governo Federale nei riguardi della questione. L’Ambasciatore von WalTHer mi ha pregato di informare il Consiglio della sua comunicazione. Gli ho risposto che non avevo nulla in contrario a farlo. Ritenendo anzi utile che il Consiglio fosse informato delle assicurazioni tedesche, ho oggi, in seduta privata, dato notizia ai miei colleghi della comunicazione fattami da von WalTHer esprimendo la speranza che le sue assicurazioni valgano ad evitare qualsiasi malinteso fra i due Paesi amici ed alleati. Ho nuovamente espresso la nostra piena fiducia in un regolamento della questione conformemente agli accordi esistenti ed agli interessi dell’alleanza. Arichiesta di Spaak, ho dato notizia degli sviluppi della questione sotto l’aspetto procedurale ed ho approfittato dell’occasione per esprimere il nostro apprezzamento nei riguardi dei buoni uffici canadesi» (Telegrammi segreti 1960, Rappresentanza permanente italiana NATO Parigi arrivo e partenza).


5 Recte: telegramma. Vedi D. 44.

52

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto urgente 5290/2064. Vienna, 22 settembre 1960.

Oggetto: Secondo Memorandum austriaco per l’ONU.

Mio telespresso n. 5229/2040 del 19 settembre c.a.2.

Un esame piapprofondito del secondo promemoria presentato dal Governo austriaco conferma, a mio avviso, che uno dei punti pidelicati è precisamente quello già rilevato al paragrafo 2 del mio telespresso del 19 settembre.

È inutile dire che la lettera dei rappresentanti altoatesini è un documento chiave. È la vera ragione per la quale l’Austria non ha accettato la nostra proposta di deferire la questione al tribunale dell’Aja. E poiché questa è una ragione che non puessere detta, gli argomenti che Kreisky oppone alla nostra proposta sono, nel memorandum e in tutte le sue dichiarazioni ufficiali, estremamente deboli. In altre parole la lettera degli altoatesini è il punto pivulnerabile della posizione austriaca, ed è percinaturale che si faccia ogni sforzo, senza troppi scrupoli di verità, per screditarla.

Sinora, nei loro atti ufficiali, gli austriaci si erano astenuti dal prendere posizione in modo così circostanziato su questo punto centrale. Si ha l’impressione che abbiano tenuto in serbo i loro argomenti come un’arma segreta. Non possiamo peressere sicuri che, anche ora, li abbiano tirati fuori tutti. Dietro all’esposizione formalmente corretta che si legge nel memorandum, si possono nascondere ulteriori dettagli e ulteriori accuse. Dovremmo prepararci sin da ora per questa possibilità.

Ricordo che il 29 ottobre 1959, durante quella che fu l’ultima riunione delle due delegazioni, si sviluppuna discussione vivacissima su questo punto. Per maggiore semplicità trascrivo quanto ebbi a riferire in quell’occasione con il telespresso n. 5524/2002 del 30 ottobre 1959:

«Gschnitzer ha ricordato che nei colloqui di allora si convenne che l’unione delle due Provincie in una Regione avrebbe potuto realizzarsi soltanto se la popolazione la avesse liberamente approvata. Ora, secondo Gschnitzer, mancquesta libera approvazione che era condizione indispensabile. Mancanzitutto perché la Regione Trentino-Alto Adige fu decisa con l’art. 131 della Costituzione approvato nel “giugno 1947”, quindi prima di qualsiasi consultazione. La consultazione fu disposta all’ultimo momento, a cose fatte, sotto l’azione di pressioni politiche: se non avessero approvato lo Statuto i sudtirolesi rischiavano di perdere ogni forma di autonomia e di non ottenere che gli optanti potessero ritornare nella loro terra. Il Segretario di Stato ha sostenuto che era allora apparso chiaro che il nuovo Parlamento italiano sarebbe stato decisamente contrario alla creazione di autonomie regionali ed era quindi necessario ottenere che lo Statuto speciale passasse subito, altrimenti un suo rinvio alla successiva legislatura avrebbe significato un accantonamento sine die del progetto. Gschnitzer ricorda che, infatti, il Friuli attende ancora la sua autonomia regionale prevista dalla Costituzione. Secondo il Segretario di Stato l’approvazione dello Statuto era anche condizionata alla piena attuazione dell’art. 14 per cui praticamente tutta l’attività amministrativa autonoma della Regione doveva essere trasmessa alle due Provincie.

Ho ricordato che le consultazioni previste dall’Accordo ebbero realmente luogo e questo è documentabile. Una significativa ammissione in tal senso si rinviene perfino in una pubblicazione particolarmente critica verso l’Italia, lo studio del Sig. Alfons Benedikter “Mancata applicazione dell’Accordo di Parigi da parte dell’Italia”, inserita nel noto libro intitolato “Sudtirol”.

Ad ogni modo quanto affermava Gschnitzer contrastava con la lettera della ricordata approvazione scritta dei sudtirolesi (“ringrazio dell’amabilità con la quale ella ed i componenti dell’On. Commissione hanno voluto ascoltare le osservazioni da noi esposte in merito allo schema di Statuto ecc.”) in cui si parla di schema, cioè di progetto in elaborazione. La tesi della imposizione quindi non regge. Del resto, ho osservato, i sudtirolesi sono un popolo fiero e coraggioso: come è dunque possibile che nel 194748 non avrebbero trovato il coraggio di esprimere delle riserve, soltanto delle riserve? In seguito non sono certo mai mancati loro l’ardire e la possibilità di esprimere critiche e riserve ogni qualvolta hanno desiderato di farlo.

A questo punto un membro della delegazione austriaca, il Dr. Dengler, ha commesso l’imprudenza di suggerire a Gschnitzer un argomento per me inedito, affermando che la famosa lettera di approvazione della SVP era stata scritta dall’allora Capo dell’Ufficio zone di confine, Innocenti.

Ho subito reagito affermando che a noi non risultava assolutamente e chiedendo comunque al Sig. Dengler se era disposto a fare tale dichiarazione pubblicamente e per iscritto. Gli ho fatto notare che l’importante non è di sapere chi abbia redatto la lettera, ma chi l’ha firmata. E non è possibile che un partito, tanto piun partito autoritario come la SVP, si sia esposto al rischio di offrire ai suoi seguaci un simile spettacolo di viltà.

Ho osservato che, ad ogni modo, il ridursi ad usare simili argomenti mi sembrava un indice di grande debolezza.

Gschnitzer ha poi insistito sul fatto che la Regione è stata stabilita “nel giugno 1947” con l’approvazione dell’art. 131 della Costituzione.

Ho obiettato che per la creazione della Regione è stata necessaria una apposita legge successiva che è del febbraio 1948. Ad ogni modo, anche la decisione presa dalla Assemblea italiana non costituiva una novità per nessuno, come avevo già rilevato ricordando il leale comportamento di De Gasperi al riguardo».

Ho trascritto la lunga citazione perché questi mi sembrano, anche oggi, gli argomenti migliori a nostra difesa. Ma non è detto che siano tutti. Mi sembra sopratutto degno di nota l’accenno fatto da Dengler, che è un estremista notorio, l’occhio e il braccio di Oberhammer nel Ballhaus, e specialmente incaricato di sorvegliare e aizzare Gschnitzer. La mia reazione fu talmente forte che Dengler fece marcia indietro, e Gschnitzer si dette da fare per ricondurre la calma. Ma ebbi allora l’impressione, e la conservo anche oggi, che costui sapesse qualcosa di picirca un intervento del Prefetto Innocenti. Di questo intervento, ammesso naturalmente che ci sia stato, potrebbero rimanere tracce scritte, o comunque prove indirette. Sarebbe prudente perci a mio avviso, raccogliere d’urgenza testimonianze di persone, quali il Prof. Perassi, che certamente a tali manovre non hanno partecipato, ma sono state attori e osservatori integri e obiettivi in questa fase della vicenda.

Ripeto: la lettera è di tale importanza che se il tentativo austriaco di invalidarla dovesse anche solo parzialmente riuscire, la nostra posizione ne sarebbe gravemente scossa.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 13, fasc. XV Assemblea Generale ONU, II Memorandum austriaco.


2 Vedi D. 49.

53

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. segreto precedenza assoluta 20670/254. Roma, 23 settembre 1960, ore 13,45.

Ringrazio innanzi tutto per l’efficace azione svolta.

Quanto alla formula di cui al suo telegramma 4692, e lasciando a V.E. di giudicare secondo quanto risulterà da possibilità soltanto costì valutabili, la nostra preferenza va, in ordine decrescente, alla formula primitivamente proposta da V.E. e cioè «statuto dei cittadini di lingua tedesca nella provincia di Bolzano in relazione all’Accordo De Gasperi-Gruber».

Potremmo anche accettare formula proposta dai canadesi, purché la congiunzione «and» sia sostituita da due punti.

Infine formula proposta ieri a V.E., e cioè «status degli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano». Dovrà perfare in tal caso la dichiarazione di cui era cenno nel telegramma, e cioè che tale formula è accettata da parte italiana in quanto esattamente corrisponde alle parole dell’Accordo De Gasperi-Gruber(3).


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 353.


2 T. segreto massima precedenza assoluta 34979/469 pari data, con il quale Martino aveva riferito della mediazione canadese per la redazione di una nuova formulazione dell’item, così concludendo:«Tenuti presenti precedenti proposta mi sembra che alternative che si pongono sono le seguenti: 1. limitarsi soltanto a prima parte formulazione e cioè “status of THe German speaking inhabitants of THeprovince of Bolzano”. Questa alternativa perha inconveniente non ricordare in modo preciso trattato Parigi; 2. “status of THe German speaking inhabitants of THe province of Bolzano and THe implementation of etc.”; 3. “status of THe German speaking inhabitants of THe province of Bolzano. THe implementation of THe agreement etc.”; 4. potrebbero anche esserci due altre alternative che non abbiamo ancora fatto proporre a canadesi e cioè “status of THe German speaking inhabitants of THe province of Bolzano. Implementation (non cioè preceduto da articolo) of THe agreement etc.” oppure sostituzione del punto tra due frasi con due punti (che peraltro austriaci difficilmente approveranno). Sargrato indicarmi massima urgenza prima ore nove locali New York domattina eventuali preferenze possibilmente per telefono» (Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 352).


3 Con T. segreto precedenza assoluta 35195/473 del 24 settembre Martino riferiva di ulteriori prolungati contatti tra le due delegazioni, sempre per il tramite canadese, a seguito dei quali si era giunti alla seguente definitiva formulazione dell’item: «Status of THe German speaking element in THe province of Bolzano (Bozen). Implementation of THe Paris Agreement of September 5, 1946» (Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 355).

54

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA E ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. 21389/180 (Vienna) 294 (New York). Roma, 3 ottobre 1960, ore 24.

Solo per Vienna: Ho telegrafato ad Ortona quanto segue:

Per tutti: Qualora V.E. giudichi che localmente sia conveniente, voglia far circolare un documento attirando l’attenzione delle Delegazioni sull’aumento della campagna e delle pressioni irredentistiche che stanno svolgendosi ad Innsbruck, alle porte cioè della nostra frontiera. Si è dichiarato colà un lutto nazionale di quattro giorni per commemorare il «distacco del territorio» che venne assegnato all’Italia da due trattati di Pace, il primo dei quali firmato dall’Austria stessa. Tale campagna fa seguito alla distribuzione di manifestini, alla apposizione di scritte di sapore prettamente nazionalista che da mesi intrattengono fra i numerosi turisti che passando per il Tirolo si dirigono in Italia una atmosfera di artificioso allarme. Alle manifestazioni di Innsbruck partecipano non soltanto i rappresentanti di partiti locali ma anche le autorità di quel Governo regionale.

Vi è ogni motivo per ritenere trattarsi di una agitazione che si vuole da parte austriaca drammatizzare per dare la sensazione di uno stato di cose che non corrisponde affatto alla realtà e per cercare, traendo in inganno il giudizio dei Governi, di influire sull’animo dei loro delegati costì, alterando quindi in maniera del tutto artificiosa lo svolgimento della discussione.

Solo per Vienna: V.E. voglia intanto elevare formale protesta presso il Governo austriaco facendo osservare che tale modo di agire è contrario a quelle regole di correttezza in uso presso gli Stati che vogliono intrattenere relazioni di amicizia così come nostro intendimento(2).


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza.


2 Per la risposta da Vienna vedi D. 55.

55

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 36682/349. Vienna, 6 ottobre 1960, ore 14,29 (perv. ore 15,45).

Oggetto: Alto Adige.

Telegrammi di V.E. 180, 182 e 1832.

Ho eseguito stamani alle ore dieci, presso Cancelliere Raab, duplice passo di cui ai telegrammi di V.E. surriferiti.

Per quanto riguarda dichiarazioni fatte da Kreisky a Washington mi sono servito tanto del testo UPI telegrafatomi da codesto Ministero (che qui pernon è stato pubblicato) quanto di un testo abbreviato ma sostanzialmente analogo riportato stamani da alcuni giornali viennesi (mio telegramma stampa 348)3.

Cancelliere mi ha chiesto se e in quali termini Governo italiano intendeva dare pubblicità a questo passo. Ho risposto che protesta sarebbe stata certamente resa pubblica, che ignoravo termini esatti ma presumevo sarebbero stati identici istruzioni ricevute; cioè che tanto manifestazioni Innsbruck quanto dichiarazioni Kreisky sono contrarie a regole correttezza in uso presso Stati che vogliono intrattenere rapporti amichevoli, così come è nostro intendimento.

Cancelliere, che sino allora aveva ascoltato con attenzione dando persino qua e là segni di approvazione, mi ha dichiarato a questo punto che doveva respingere mia protesta, e che giornali austriaci sarebbero stati informati in questo senso.

Ho chiesto al Cancelliere se questo voleva dire che egli approvava tanto manifestazioni di Innsbruck quanto dichiarazioni Kreisky. Mi ha risposto che non (dico non) le approvava (ha aggiunto: «del resto lei conosce miei sentimenti verso Berg Isel Bund») ma che in Austria è politicamente e costituzionalmente impossibile impedire manifestazioni libero pensiero. PerciGoverno doveva respingere protesta italiana quale intromissione affari interni austriaci. Ho osservato che una manifestazione come quella di Innsbruck che ha tutto carattere di ufficialità e di una sia pure artificiosa e forzata unanimità, e ancor meno dichiarazioni fatte da Ministro Affari Esteri, non potevano in alcun modo essere qualificate come espressione privata opinione di un qualsiasi cittadino o gruppo di cittadini.

Conversazione ha proseguito in questo tono per circa mezz’ora; cortese in termini personali, vivace e polemica sul piano politico. Poiché Cancelliere pivolte ha detto che colpa risale al Governo italiano che in tanti anni, quando animi erano ancora calmi e disposti al compromesso, «non aveva fatto niente», ho ribattuto citando nostri recenti provvedimenti. E a mia volta ho rimproverato Governo austriaco per essersi lasciato trascinare in questa situazione avendo ceduto passo a passo, senza mai un tentativo di remora, alle pressioni degli estremisti.

Da notare anche una ammissione, significativa anche se strettamente personale, del Cancelliere: che cioè gli alto atesini non dico non vogliono tornare austriaci.

Infine Raab mi ha detto che queste nostre continue proteste «versavano olio nel fuoco». Ho risposto assicurandolo che voleva scherzare e che manifestazioni austriache, non proteste italiane, avevano questo effetto. Raab ha aggiunto (anche quest’ultima affermazione ho ribattuto con ovvi argomenti) che proteste italiane, e pubblicità che ad esse si vuol conferire, prestano perad iniziatori manifestazioni carattere campioni sentimento nazionale austriaco in impari lotta contro pipotente vicino(4).


1 Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza.


2 Per il T. 180 vedi D. 54. Con T. 21498/182 del 5 ottobre Grazzi aveva informato che l’indomani la stampa avrebbe dato pubblicità alla protesta di Guidotti per la dichiarazione di lutto per l’Alto Adige organizzata ad Innsbruck. Il testo del T. 21501/183 del 5 ottobre, ancora a firma Grazzi, era il seguente: «Secondo il testo UPI, in intervista 4 ottobre Washington, Kreisky avrebbe dichiarato: “Vienna vuole una dichiarazione decisiva dell’Assemblea per la sostanziale autonomia della provincia di Bolzano; in caso contrario vi saranno molte spiacevoli conseguenze poiché la popolazione interessata è realmente irritata per il diniego dell’autonomia”. Prego V.E., in occasione dell’udienza di Raab di richiamare l’attenzione del Cancelliere sulla minaccia pronunziata dal Ministro degli Esteri di “spiacevoli conseguenze”, la quale il Governo italiano non reputa consona alle usanze internazionali. Si intende dare pubblicità anche a questo ulteriore elemento di protesta» (ibidem).


3 T. 36684/348 del 6 ottobre, non pubblicato.


4 Il 3 ottobre Guidotti aveva peraltro consegnato a Fuchs una nota verbale di protesta per recenti dichiarazioni di Pittermann in esecuzione delle seguenti istruzioni di Segni: «Qualora effettivamente il Vice Cancelliere Pittermann avesse pronunciato la frase attribuitagli da stampa che ripeto “l’Austria ha riconosciuto nel 1946 contrattualmente la frontiera del Brennero, a condizione che venga concessa la piena autonomia ai connazionali del Tirolo del Sud”, V.E. vorrà nel modo pifermo rammentare a codesto Governo: a) che il solo accordo concluso tra l’Italia e l’Austria nel 1946 è l’accordo De Gasperi-Gruber; b) che l’Austria ha riconosciuto l’intangibilità della frontiera quale era al 1° gennaio 1938, con firma apposta a trattato di Stato 15 maggio 1955» (T. 21338/179 del 1° ottobre per Vienna, in Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza).

56

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI, AL PRIMO MINISTRO DI GRAN BRETAGNA, MACMILLAN(1)

L. Roma, 8 ottobre 1960.

Signor Primo Ministro, tengo anzitutto a ringraziarla per le dichiarazioni in appoggio alla tesi italiana che il delegato britannico presso le Nazioni Unite ha pronunziato il 23 settembre u.s. in sede di discussione al Comitato Generale per la formulazione con cui è stata iscritta all’ordine del giorno della quindicesima Assemblea delle Nazioni Unite la questione dell’Alto Adige.

Anche Lord Home, nella sua cordiale conversazione a New York del 27 u.s. con il Ministro degli Esteri Segni, ha dimostrato larga comprensione per il punto di vista italiano, che si riassume in sostanza nell’affermazione della natura giuridica del problema alto-atesino in quanto deriva dalla esistenza dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

Sicura del suo buon diritto e per un riguardo verso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, l’Italia non si è opposta alla iscrizione della questione stessa all’ordine del giorno dell’Assemblea, ma ritiene che una controversia politica sia fuori luogo e nociva agli interessi essenziali dell’Europa nella quale la Gran Bretagna ha parte così importante.

Cidetto desidero rinnovarle, Signor Primo Ministro, l’espressione della mia piferma fiducia che nei futuri sviluppi che la questione alto-atesina avrà nelle Nazioni Unite, la Gran Bretagna sia a fianco della sua alleata atlantica. Confido pertanto che il Governo britannico continuerà a dare ogni possibile appoggio al punto di vista italiano e ad esercitare anche la sua determinante influenza in tal senso sui Paesi membri del CommonwealTH.

Nell’attesa della sua gradita visita in Italia, la prego di gradire, Signor Primo Ministro, unitamente ai sensi della mia cordiale amicizia, gli atti della mia pialta considerazione(2).

[Amintore Fanfani]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 2.


2 Il 26 ottobre Clarke trasmise a Fanfani la seguente risposta di Macmillan: «Dear Prime Minister, I write to THank you for your letter of October 8 about THe Alto Adige item at THe United Nations. I entirely share your view THat THe continuance of THis dispute is liable to harm THe interests of us all in Europe, and it is my sincere hope THat we may be able to ensure THat THe debate at THe United Nations will do THe least possible harm to THe prospects of a real solution. I feel sure THat THis hope is shared by all our friends in THe CommonwealTH. THe Foreign Secretary and I are much looking forward to our visit to Rome in November, and to our talks wiTH you. Yours sincerely Harold Macmillan» (ibidem).

57

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI(1)

T. segreto 37642/576(2). New York, 13 ottobre 1960, ore 15,45
(perv. ore 21,10).
Oggetto: Alto Adige.
Sua lettera 526 dell’11 corrente(3).

È certamente opportuno ella faccia pervenire a Presidente Consiglio appunto su suggerimenti Prof. Ago. Documento dovrebbe essere perintegrato con maggiori elementi. Da parte mia condivido perplessità esposte in detto appunto circa opportunità nostro cambiamento di rotta.

Come ella sa, anche da Presidente del Consiglio, ho a lungo manifestato serie perplessità circa idea adire Corte dell’Aja: idea è stata tuttavia in passato insistentemente sostenuta da Ministero e formulata da mesi anche in sede internazionale sicché ora un nostro ripronunciamento non potrebbe non indebolire nostra posizione.

D’altra parte non mi sembra che neppure procedura collegio arbitrale offra minori inconvenienti del ricorso a Corte Aja.


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Non rinvenuta.

58

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, A NEW YORK(1)

R. 57502. Vienna, 13 ottobre 1960.

Signor Ministro, la presentazione da parte della delegazione austriaca, alla vigilia del dibattito innanzi al 2° Comitato Politico, del progetto di risoluzione per l’Alto Adige(3) rappresenta la fase iniziale della manovra. Parlo di fase iniziale perché, a meno che Kreisky, e i suoi consiglieri e sorveglianti, non abbiano perduto il senso comune, sembra poco probabile che essi possano nutrire l’illusione di far accettare dall’Assemblea Generale, tale e quale, o anche semplicemente con emendamenti minori, il progetto stesso. Dobbiamo anzi ritenere che questo primo tentativo possa paragonarsi piuttosto ad una schermaglia di avanguardia; e che la delegazione austriaca, per quanto abbagliata dal fanatismo, ricattata dagli estremisti, e accecata dai contrasti, abbia tuttavia già predisposto una o pimanovre di ripiego che dovranno svolgersi in tempi successivi, e per la quale o le quali è prudente per noi di presumere che gli austriaci si siano già assicurati l’appoggio di altre delegazioni.

Qui di seguito alcune brevi considerazioni suggerite dalla lettura del documento, e dalla conoscenza della situazione interna austriaca, e dei suoi retroscena. È superfluo aggiungere che non pretendo affatto sostituire, o anche semplicemente affiancare, la mia visione necessariamente sommaria delle cose a quella infinitamente pidettagliata e concreta della nostra delegazione sul posto.

1) Stupisce a prima vista che la delegazione austriaca abbia preferito aprire direttamente le ostilità, senza attendere che nel corso del dibattito altre delegazioni proponessero idee e soluzioni con essa concordate. L’iniziativa potrebbe essere attribuita ad un isolamento degli austriaci, al non aver essi trovato immediatamente amici pronti ad assumere in proprio la difesa del loro punto di vista; oppure anche, il che è piverosimile, alle pressioni impazienti degli estremisti che accompagnano Kreisky. Ma mi sembra poco probabile. Piprobabile è che il progetto di risoluzione costituisca una finta dietro la quale poi si stanno concentrando le forze per il vero attacco.

2) Stupisce anche che gli austriaci abbiano così rapidamente lasciato cadere l’idea sostenuta dallo stesso Gschnitzer, dai capi altoatesini, dai dirigenti tirolesi, e praticamente da tutta la stampa, di proporre l’invio di una Commissione sul luogo. Ma anche qui possiamo chiederci se l’abbandono sia sincero e reale, o se non sia, appunto, una finta. Dopo tutto il progetto di risoluzione, specie nei suoi consideranda, costituisce un atto di accusa completo contro l’Italia. Kreisky non pupensare che questo venga avallato dall’Assemblea, dove l’Italia dispone di amici potenti e numerosi. Di qui la possibilità, forse calcolata a priori, che di fronte alle obiezioni che non mancherà di sollevare una così recisa condanna si proponga che il mezzo migliore per accertare la verità dei fatti è di inviare sul posto una Commissione d’inchiesta.

3) Tutti hanno notato che nel progetto di risoluzione si parla ripetutamente di «minoranza austriaca», e non si parla neppure di sfuggita dell’Accordo De Gasperi-Gruber. In questa impostazione si riconosce, a mio modo di vedere, l’imposizione degli elementi estremisti, sopratutto di Oberhammer, su Kreisky. La sua pronta e quasi completa accettazione, in seno allo Steering Committee, delle modifiche imposte dall’Italia è stata molto criticata a Vienna, in Tirolo e, non dubito, in Alto Adige. La formulazione del progetto tenta, tardivamente, di riparare al cedimento e di ristabilire un’intransigenza in realtà già compromessa.

4) L’influenza degli estremisti si fa sentire ancora pichiaramente nella formulazione e nell’impostazione del documento. Se si pensa a tutte le assicurazioni, date anche nel passato pirecente, che l’azione austriaca si sarebbe svolta in termini moderati e obiettivi, si vede quanto cammino sia stato fatto in così breve tempo. Oberhammer e gli altri hanno inghiottito di mala voglia la rinunzia imposta dal Governo (rinunzia provvisoria, beninteso) alla richiesta di un plebiscito per l’Alto Adige. E sono stati sempre del parere che la moderazione, sia tattica che strategica, indebolisse la posizione austriaca e rafforzasse quella italiana. Percinel documento si prende la linea piintransigente consentita dalle circostanze e dall’impostazione originaria del problema. Il congegno che la risoluzione vorrebbe mettere in moto prevede la ripresa delle trattative su una base obbligata, e della quale si sa già che essa è inaccettabile per l’Italia; prevede anche che al termine di un anno le due parti riferiscano all’Assemblea sul risultato delle trattative. Questo naturalmente non puessere che zero, e gli estremisti se ne varrebbero per proporre ed imporre, a Vienna e a Bolzano, la richiesta dell’autodecisione.

5) In realtà tutta la manovra, anziché aggressiva, è difensiva. Mira cioè a precludere la strada ad una raccomandazione dell’Assemblea di deferire la questione per decisione alla Corte dell’Aja. Questo, sia detto di passaggio, dimostra ancora una volta come la nostra proposta del ricorso all’Aja sia la volta maestra della nostra posizione diplomatica. Gli austriaci se ne rendono conto e cercano con la loro iniziativa di sbarrare la strada ad una azione dell’Assemblea in quel senso. Probabilmente la manovra di preclusione si estende anche alla formula del parere consultivo da parte dell’Aja; formula che per molti mesi fu patrocinata dagli austriaci, ma che ora, probabilmente, verrebbe da essi respinta.

***

Al di là di queste osservazioni marginali non dobbiamo dimenticare che il dispositivo finale del progetto, una volta stralciati tutti i consideranda, si esprime in un invito alle due parti a riprendere le trattative dirette sulla base dell’autonomia regionale da accordarsi alla Provincia di Bolzano. Un tale schieramento rappresenta una grande forza e al tempo stesso una grande debolezza. Gli austriaci di tutti i colori hanno sempre avuto presente la possibilità, che, grazie al desiderio congenito nelle Nazioni Unite di lavarsi le mani dei problemi insolubili, quando non siano troppo acuti, tutto finisse in una vaga raccomandazione alle due parti di mettersi d’accordo direttamente. E hanno dichiarato che non la avrebbero accettata. Ora, dal gioco degli emendamenti e contro-emendamenti purisultare facilmente che l’idea originaria austriaca, eliminate tutte le critiche all’Italia, venga annacquata sino al punto di ridursi precisamente a questo invito platonico. Un simile finale non rappresenterebbe certamente un successo per noi, perché vorrebbe dire perpetuare, di anno in anno, il dibattito alle Nazioni Unite; con tutte le sue conseguenze, e tutte negative, interne ed esterne. Ma ancor meno rappresenterebbe un successo per gli austriaci, sopratutto dopo la presentazione del loro progetto di risoluzione. Kreisky e compagni si sono dunque esposti ad un rischio notevole. Dobbiamo presumere che il rischio sia calcolato. Il che sarebbe una prova di piche questa non è che la prima fase, e la meno impegnativa, della manovra austriaca.

Ma anche per noi il dispositivo della risoluzione presenta rischi non indifferenti. Perché, mentre dobbiamo presumere che ogni condanna dell’Italia verrà eliminata dal progetto finale, potrebbe benissimo accadere che dal parapiglia degli emendamenti venisse fuori qualcosa in cui il concetto fondamentale della ripresa delle trattative sulla base obbligata dell’autonomia regionale per la provincia di Bolzano venisse mantenuto.

Contro una simile possibilità naturalmente noi potremmo sempre tentare, e probabilmente con successo, di raccogliere il terzo bloccante dei voti. Ma questo potrebbe rivelarsi alla lunga un successo provvisorio e precario. L’anno prossimo l’Austria si presenterebbe nuovamente all’ONU; e anche se il calcolo segreto, che sta alla base di tutte le sue iniziative, che in Alto Adige scoppino nel frattempo disordini gravi, dovesse andare interamente fallito, possiamo essere sicuri che la situazione austriaca, e secondo ogni probabilità quella in Alto Adige, si sarà nel frattempo evoluta in senso sempre piradicale. Noi rischiamo percidi trovarci, negli anni prossimi, impegnati in uno scontro frontale sempre piviolento.

Contro questo pericolo, vista da Vienna, non esiste altra difesa che di impostare la nostra azione sul ricorso all’Aja. La nostra posizione di partenza è buona. Gli austriaci sono costretti a muoversi in termini equivoci e contraddittori. Non citano l’Accordo De Gasperi-Gruber, ma chiedono una autonomia il cui diritto puscaturire soltanto da esso; accusano l’Italia di non aver adempiuto ai propri obblighi, mentre noi affermiamo di averlo fatto. Si tratta dunque di una questione di interpretazione e, come tale, di una interpretazione che pue deve essere esaminata dal tribunale Internazionale dell’Aja.

Infine l’opposizione decisa dell’Austria a questa soluzione farebbe sì che una determinazione dell’Assemblea Generale che la raccomandasse, costituirebbe: a) una sconfitta diplomatica di prima grandezza, cioè un punto di partenza nuovo nella trattazione collettiva e bilaterale della questione; b) un punto fermo, difficilmente superabile, se non per futuri sviluppi all’ONU, quanto meno per un dilagare della questione dai suoi termini diplomatici attuali nella richiesta di un plebiscito per l’Alto Adige.

Voglia gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 7, fasc. XV Assemblea Generale ONU 1960, Commissione Politica Speciale, Progetti Risoluzione.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Vedi D. 61.

59

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO(1)

T. 37839/5922. New York, 14 ottobre 1960, ore 20 (perv. ore 2,10 del 15).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Ho telegrafato quanto segue a tutte nostre rappresentanze diplomatiche in America Latina:

Prego V.E. vedere al pipresto codesto Ministro degli Affari Esteri e fargli presente quanto segue a mio nome personale: «Delegazione austriaca ONU ha presentato progetto risoluzione che dovrebbe venire in discussione martedì 18 alla Commissione politica. Risoluzione, ignorando totalmente esistenza accordo Parigi anno 1946, raccomanda ripresa dei negoziati tra l’Italia Austria allo scopo erigere provincia Bolzano in regione autonoma con poteri legislativi e esecutivi e invita due parti sottomettere a sedicesima Assemblea (cioè nell’anno 1961) risultato negoziati.

Da informazioni confidenziali risulta che austriaci farebbero affidamento su appoggio Stati America Latina probabilmente contando su carattere ingannatorio risoluzione stessa.

Poiché trattasi in sostanza volere porre prime basi movimento secessionista perpetuando discussioni all’ONU, Governo e popolo italiano si attendono che codesto Paese mostri palesemente sua fraterna amicizia votando contro risoluzione austriaca che è per noi non soltanto inaccettabile ma nemmeno suscettibile di emendamenti. Si gradirà che vengano inviate urgenti istruzioni in tal senso a New York invitando codesta Delegazione ONU tenersi stretto contatto con la nostra per successiva azione.

Pregola assicurare telegrafando Delegazione New York».

Prego volere svolgere urgenza azione analoga presso codeste Ambasciate Paesi latini americani(3).


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Con T. segreto 38409/623/c. del 19 ottobre Segni impartiva alle Rappresentanze presso i Governi membri della Lega Araba analoghe istruzioni. Il testo del telegramma era il seguente: «Solo per Roma: Ho telegrafato quanto segue a tutte le nostre Rappresentanze diplomatiche presso Governi membri Lega: Per tutti: Nei confidenziali contatti intercorsi qui con rappresentanti Lega Araba sono emersi su problema Alto Adige commenti che ci danno qualche preoccupazione. Ci è stato fatto ad esempio qualche menzione a problema autodeterminazione e ci è stato detto che alcuni di detti Paesi attribuiscono a problema Alto Adige carattere politico riservandosi prendere in considerazione competenza Corte Internazionale dell’Aja solo qualora N.U. approfondissero problema carattere giuridico. Una eventuale evoluzione alcuni Paesi arabi è stata messa anche in relazione a un mutamento nostra politica su questione algerina. Prego V.E. in relazione atteggiamento codesto Governo intervenire immediatamente facendo presente che opinione pubblica e Governo italiano difficilmente potrebbero comprendere una posizione poco chiara o addirittura non favorevole su questione che ha per noi vitale importanza. Sviluppo rapporti italo-arabi e stabilimento di una fattiva solidarietà sono stati oggetto in questi ultimi anni di nostro costante interessamento. Valorizzi tale concetto appoggiandolo con argomentazioni e elementi del caso. Ulteriore sforzo in tal senso verrebbe seriamente intralciato da un favoreggiamento diretto o indiretto manovra austriaca da parte Delegazioni arabe N.U. Per evitare codesto Governo debba prendere difficili decisioni sarebbe opportuno che su questioni Alto Adige Lega Araba almeno lasciasse ogni membro favorevole libero agire individualmente» (Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 394).

60

IL CAPO DELLA DELEGAZIONE PRESSO L’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ONU, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 37852/5952. New York, 14 ottobre 1960, ore 22,30 (perv. ore 7,20 del 15).

Oggetto: Alto Adige.

Mio 5693.

Risoluzione austriaca di cui mio tele citato è stata oggi circolata ufficialmente da Segretariato. Ciha ovviamente intensificato contatti delegazioni. Con S.E. Ministro Segni abbiamo delineato tattica da seguire in questa fase immediata.

Poiché risoluzione austriaca A. non fa alcun riferimento accordo De Gasperi-Gruber B. ha chiare implicazioni revisionistiche C. non tiene alcun conto nuova formulazione item agenda abbiamo ritenuto ribadire che delegazione italiana considerava progetto risoluzione inaccettabile quasi provocatorio e non suscettibile di alcun emendamento. Abbiamo aggiunto e lasciato intendere che avremmo considerato ostile nei confronti Italia qualsiasi iniziativa da parte altre delegazioni atta favorire o emendare risoluzione genere.

Quanto ad eventualità di altre risoluzioni che tenessero conto dei desiderata italiani, abbiamo ritenuto preferibile non prevedere e precisare per ora tale eventualità lasciando intendere comunque che qualsiasi azione che non si centrasse strettamente su accordo De Gasperi-Gruber non potrebbe essere da noi assecondata. Poiché ieri sera erasi sparsa voce che austriaci cercassero ottenere cooperazione scandinavi ai quali Kreisky è particolarmente vicino per motivi di partito, S.E. il Ministro ha avuto insieme a me un lungo colloquio con Ministro Esteri norvegese Lange in cui si è approfondita materia.

Lange ci ha chiaramente detto che mentre aveva sperato fino a ieri di poter rimuovere austriaci da loro posizioni oltranziste, rigidità assoluta Kreisky aveva reso sterile qualsiasi tentativo. Lange è apparso rendersi conto nostre buone ragioni e consapevole inaccettabilità tesi austriaca sopratutto non essendo essa centrata su accordo esistente.

A domanda su suo atteggiamento in voto per risoluzione austriaca se essa rimanesse immutata Lange dichiarato non avere ancora deciso se astenersi o votare contro.

tra principali colloqui oggi segnalo quello da me avuto con Capo delegazione indiana Khrishna Menon in cui questo ha menzionato possibilità posizione astensione e accennato eventualità qualche iniziativa per altra risoluzione circa la quale ho ribadito non avremmo potuto accedere ad alcuna iniziativa che non si riferisse accordo 1946.

Per suo conto Ortona ha rivisto:

1. americani che S.E. il Ministro aveva ieri già sensibilizzato in colloquio con WadsworTH e ai quali è stato chiesto aiutarci per ora a ribadire nostra posizione strettamente negativa su risoluzione austriaca. Americani sono apparsi molto disposti seguirci;

2. inglesi che hanno dichiarato non avere ancora ricevuto particolari richieste da austriaci. Essi non hanno rinnovato alcun accenno a soluzioni quali parere consultivo o similia e sono apparsi comprensivi nostre ragioni;

3. danesi che hanno assicurato che mentre Krag aveva preso nota iniziativa durante estate per evitare che questione Alto Adige venisse a ONU non vi era ora intenzione da parte Governo danese muoversi in modo che potesse nuovamente originare obiezioni italiane;

4. tunisino che ha dichiarato riservare per ora propria opinione dopo attenta lettura nostro memorandum.

Altri colloqui si sono avuti da parte vari membri delegazione con altre delegazioni sopratutto arabe e africane. È apparsa ben centrata tempestivamente distribuzione avvenuta di prima mattina nostro memorandum e lettera(4) oltre che comunicato stampa in quanto venuti immediatamente a rincalzo risoluzione austriaca.

È prematuro fare deduzioni da contatti oggi che se mai avrebbero indicato tendenza molte delegazioni verso astensione. D’altro canto nostri documenti verranno sperabilmente ad essere considerati da varie delegazioni tra oggi e martedì [il 18], giorno per cui è confermato inizio discussione.

Nel frattempo continueremo intensa attività contatti.

S.E. Ministro vedrà domani Fawzi e offrirà anche colazione onore Presidente Assemblea con partecipazione ventina Capi delegazione. Inizio prossima settimana sarà possibile meglio giudicare se converrà insistere in atteggiamento soltanto di opposizione a risoluzione austriaca o anche prevedere qualche iniziativa da parte delegazioni amiche per progetto che tenga conto nostra posizione. Aggiungo che da persona vicina ambienti delegazione austriaca ci è stato detto che se fosse assodato che attuale testo risoluzione non otterrà sufficienti adesioni austriaci proporranno emendamenti o anche nuova mozione attenuata.

S.E. Ministro Segni prega comunicare quanto precede a Presidente del Consiglio.


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 386.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 T. 37560/569 del 13 ottobre, con il quale Ortona aveva trasmesso il testo del progetto di risoluzione consegnato dagli austriaci al Segretariato (Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I). Vedi D. 61.


4 Si riferisce al Memorandum del 12 ottobre e alla relativa lettera accompagnatoria a firma Martino (in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 9, fasc. XV Assemblea ONU, Alto Adige documenti italiani).

61

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 2802/1802. New York, 14 ottobre 1960.

Oggetto: Alto Adige. Progetto austriaco di risoluzione.

trasmetto il testo del progetto di risoluzione austriaco sull’Alto Adige quale oggi è stato diramato dal Segretariato delle Nazioni Unite (documento A/SPC/L.45)2.

Allegato A/SPC/L.45. 14 ottobre 1960.

THE STATUS OF THE GERMAN-SPEAKING ELEMENT IN THE PROVINCE OF BOLZANO (BOZEN) IMPLEMENTATION OF THE PARIS AGREEMENT OF 5 SEPTEMBER 1946

Austria: draft resolution THe General Assembly, Considering THat THe United Nations cannot remain indifferent to THe fate of minorities, Noting THat a dispute has arisen between Austria and Italy on THe problem of THe Austrian minority in Italy, Considering THat THe dispute centres on THe question of THe area to which substantial and effective regional autonomy should be granted in order to safeguard THe existence of THe Austrian minority, Noting THat bilateral negotiations conducted for years have so far not yielded satisfactory results concerning effective protection of THis minority by granting such autonomy to THe Province of Bozen/Bolzano where THe SouTH Tyroleans constitute a majority, Considering THat THe Italian constitution provides for autonomous regions and THat such regions already exist in Italy, Considering THat THe consent of THe freely elected representatives of THe SouTH Tyroleans seems essential to a satisfactory solution of THe problem, Considering THe repeatedly expressed will of THe SouTH Tyroleans to solve THe problem in accordance wiTH THe principles of THe Charter of THe United Nations, Concerned THat THe tense situation created by THe dispute might impair THe friendly relations between THe two countries,

1. Recognizes THe justified demand of THe SouTH Tyroleans for substantial and effective regional autonomy;

2. Recommends THat THe two parties concerned resume wiTHout delay negotiations aiming at THe establishment of THe Province of Bozen/Bolzano as an autonomous region wiTH legislative and executive power;

3. Invites THe two parties to submit a report on THe result of THese negotiations to THe General Assembly at its sixteenTH session.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 7, fasc. XV Assemblea Generale ONU 1960, Commissione Politica Speciale, Progetti Risoluzione.


2 UN, General Assembly, FifteenTH Session, Special Political Committee, Agenda item 68, A/SPC/L.45, 14 October 1960.

62

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto urgente 029. Vienna, 20 ottobre 1960.

Oggetto: Voci di un incontro Raab-Adenauer.

Secondo notizie, di cui mi è impossibile controllare l’esattezza, ma che provengono da fonte che almeno in questo caso dovrebbe essere bene informata, Raab e Adenauer si sarebbero incontrati quindici giorni fa a Monaco.

Oggetto delle conversazioni sarebbe stato l’Alto Adige. Il Cancelliere tedesco, dopo avere illustrato una volta di pil’impossibilità per il suo Governo di prendere partito per l’Austria, avrebbe fatto notare che il momento scelto per portare la questione davanti all’ONU era particolarmente inopportuno. L’Austria, perci non avrebbe potuto contare sull’appoggio tedesco.

Sin qui nulla di sorprendente. Ammesso che l’incontro ci sia veramente stato, Adenauer non poteva certamente tenere altro linguaggio. Interessante, semmai, sarebbe sapere chi ha suggerito, o chiesto, l’incontro: se Adenauer o Raab. Ma su questo punto l’informatore ha taciuto.

Quello che è un poco pisingolare è che, sempre secondo la stessa fonte, Adenauer avrebbe consigliato vivamente di ricercare un accordo diretto con l’Italia. E Raab si sarebbe dimostrato disposto ad accogliere tale consiglio. In particolare avrebbe fatto capire al Cancelliere che si incontrerebbe volentieri con il Presidente del Consiglio italiano.

***

Per chi viva in Austria e osservi quotidianamente la scena politica, la risposta di Raab appare verosimile. I due maggiori partiti politici, non solo fanno a gara nell’attribuirsi i meriti della campagna per l’Alto Adige, ma fanno a gara anche nello svalutare ognuno quello che l’altro ha fatto. Basta guardare i giornali di questi giorni. Per dare addosso all’Italia, tutti d’accordo. Ma quando si tratta di riferire sul dibattito che si svolge a New York, si vedrà che i giornali del partito popolare, («Kleines Volksblatt», «Neue Tageszeitung»), e quelli «indipendenti» («Presse», «Kurier») sono molto pronti a mettere sopratutto in rilievo gli ostacoli che la delegazione austriaca a New York, guidata dal socialista Kreisky, incontra sul suo cammino. Se Kreisky non fosse fiancheggiato daipopolari Gschnitzer e Oberhammer il riserbo si muterebbe in critica aperta. È questa la ragione, del resto, per cui Kreisky se li è portati dietro, e non se ne distacca mai.

Raab, poi, è in una situazione personale specialissima. Non è pipadrone del suo partito, non ha piuna parola decisiva da dire in questioni di politica estera. Il suo prestigio è scosso, il suo desiderio di ristabilirlo tenace. Se intravedesse la possibilità, attraverso un colpo maestro, di apparire come l’arbitro supremo che interviene al momento decisivo per salvare la situazione, ne sarebbe felice. È questa la ragione, del resto, per la quale, cosi incautamente e gioiosamente, accolse la prima proposta di un incontro personale con il Presidente Segni. Ma gioia e illusioni durarono poco. E non furono soltanto Kreisky e i socialisti ad avvelenare l’una e smontare le altre; ma anche, e in primo luogo, gli uomini del suo partito.

Perci anche ammettendo l’ipotesi che la notizia che mi è stata riferita sia esatta in tutti i suoi dettagli, si puessere sicuri che l’intenzione che viene attribuita al Cancelliere Raab ha carattere puramente velleitario. Egli sa oramai che noi non possiamo né vogliamo concedere l’autonomia regionale alla provincia di Bolzano; e sa anche che popolari e socialisti si coalizzerebbero per impedirgli categoricamente di accettare qualsiasi cosa di meno.

Queste considerazioni si applicano naturalmente al momento e alle circostanze attuali. Prima che Raab, o chi per lui, possa riprendere quella libertà di manovra che ora gli fa totalmente difetto, occorre che l’Austria, intendo il mondo politico austriaco, perda, una volta per sempre, molte delle sue illusioni. E per quanto ci riguarda c’è un solo modo per assicurarsi che le perda: infliggere al Governo austriaco una sconfitta all’ONU, impedire che scoppino disordini in Alto Adige; o che i sempre possibili incidenti isolati acquistino, per il nervosismo delle autorità locali o l’insofferenza di alcuni gruppi italiani, egualmente locali, carattere endemico. Le due condizioni sono intrecciate strettamente l’una all’altra, tanto che si pudire che fanno una sola. Allora e soltanto allora, quando le due condizioni saranno state solidamente assicurate, potranno essere ripresi utilmente i contatti per ricercare assieme una soluzione negoziata. Ho l’impressione nettissima che ne siamo ancora molto lontani.

Il presente telespresso urgente viene inviato anche alla Rappresentanza Permanente Italiana a New York e all’Ambasciata a Bonn.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 31.

63

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

T. segreto 38895/6402. New York, 22 ottobre 1960, ore 21,45 (perv. ore 4,30 del 23).

Oggetto: Alto Adige.

Considerato svolgimento dibattito su Alto Adige e tenendo conto elementi emersi da contatti avuti con delegazioni amiche ripromettomi, salvo tuo diverso avviso, impostare alternativamente come segue nostra azione nella fase conclusiva che avrà inizio lunedì prossimo [il 24], tenendo presente che dobbiamo tendere ad una soluzione che chiuda una volta per sempre dibattito in Assemblea.

Prima ipotesi pifavorevole è far presentare da Paese amico e sostenere risoluzione che contenga seguenti elementi:

consideranda che mettano in rilievo che vertenza italo austriaca concerne esclusivamente applicazione accordo De Gasperi-Gruber e accennino sia pure sommariamente all’esecuzione già data da parte nostra a tale accordo;

una parte dispositiva che esprima voto che parti riprendano conversazioni ed in caso disaccordo adiscano Corte Internazionale Giustizia.

Ove da parte austriaca si obiettasse a specifico riferimento a Corte Aja, si potrebbe addolcire formula esprimendo voto che due parti ricorrano appropriate procedure giurisdizionali previste da carta ONU e da accordi in vigore fra due Paesi.

Seconda ipotesi meno favorevole:

progetto risoluzione austriaco (ed eventualmente altro progetto) vengono respinti o ritirati o non viene presentato alcun progetto risoluzione. In tal caso Presidente Comitato riassume lavori constatando che nessun progetto è stato approvato e che larga (o maggioranza, a seconda dei casi) parte delegazioni si è pronunciata per ripresa conversazioni ed in caso di disaccordo, per applicazione articolo 33 carta ONU. In tal caso cercheremmo far emergere in tale dichiarazione riferimento a Corte Internazionale Giustizia. Anche con una conclusione questo genere, azione austriaca per mantenere problema alto atesino in ambito ONU subirebbe rude colpo.

Naturalmente agiremo per il meglio adeguandoci a concrete possibilità che offriranno sviluppi situazione(3).

Grato farmi conoscere tuo pensiero su quanto precede entro lunedì mattina(4).


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 401.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Su questa fase dei lavori Straneo così si era espresso in una lettera a Grazzi del 21 ottobre: «come avrai constatato dai nostri telegrammi le cose si sono finora svolte favorevolmente per noi in sede di Commissione e non c’è dubbio che vi è una maggioranza contraria alla risoluzione austriaca. Dobbiamo perora star bene attenti che l’Austria, cacciata per così dire dalla porta, non rientri dalla finestra. In fondo l’Austria non vuole che mantener viva la questione all’ONU ed è per questa ragione che si rifiuta di deferire la vertenza alla Corte dell’Aja. Dobbiamo perciguardarci anche dagli amici che, magari in buona fede, portano avanti certe soluzioni conciliative. Nei corridoi stiamo lavorando molto attivamente. Io ho avuto un colloquio piuttosto soddisfacente con Hassuna. Sarà molto difficile di evitare qualche risoluzione che non dia anche un po’ di soddisfazione a Kreisky, ma volevo assicurarti che abbiamo ben chiaro davanti agli occhi il pericolo sovraccennato» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 7, fasc. XV Assemblea Generale ONU 1960, Commissione Politica Speciale, Progetti Risoluzione). Gli stessi concetti venivano ribaditi da Straneo a Grazzi in una lettera del giorno successivo: «Sto bene attento a far sì che la cosa si conchiuda nel modo migliore cercando di calmare lo zelo di certi amici che vogliono ad ogni costo intromettersi per far da pacieri fra noi e l’Austria. Non vorrei che l’Austria, cacciata dalla porta con la coda tra le gambe, rientrasse poi col sorriso sulle labbra dalla finestra. Non so se mi spiego» (ibidem).


4 Per la risposta vedi D. 64.

64

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, A NEW YORK(1)

T. precedenza assoluta 22769/4202. Roma, 24 ottobre 1960, ore 21.

Tuo 6403.

Non ho bisogno di confermare che l’ideale perseguibile resta quello di una chiara ripulsa all’istanza austriaca. Mi sembra che le indicazioni contenute nel telegramma Esteri 4134 offrano una sufficiente latitudine per le vostre decisioni in relazione al risultato dei contatti con le Delegazioni amiche.

Ad ogni modo la prima formula descritta nel tuo telegramma si identifica, salvo che per il termine, all’incirca con quella propostati da qui.

La seconda formula invece lascia perplessi. La constatazione che nessun progetto sia stato approvato non fa risaltare sufficientemente l’infondatezza della richiesta austriaca; e d’altro lato l’articolo 33 della Carta è troppo vago e troppo vasto per escludere che la questione torni nuovamente alle Nazioni Unite; anzi il secondo comma dell’articolo stesso prevede esplicitamente tale ritorno.

Qualora non fosse assolutamente possibile fare approvare la formula numero uno, si dovrebbe cercare di fondere in parte con essa la formula numero due: nel senso di invitare nel quadro dell’articolo 33 le due parti a trovare un accordo e a ricorrere in caso di un mancato accordo «agli organi giurisdizionali previsti dalla Carta e dagli accordi che le due parti hanno liberamente sottoscritto».

Ti rinnovo cordiali auguri di felice conclusione per la difesa della nostra opera e dei nostri diritti.


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza. Edito in DPII ONU, D. 404.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Vedi D. 63.


4 T. 22676/413 del 22 ottobre, a firma Russo per Segni, il cui testo era il seguente: «La nostra tesi (sulla quale, come telefonato, il Presidente del Consiglio concorda pienamente) è che convenga non prestarsi a qualsiasi tentativo di compromesso, anche se fatto negli intendimenti piamichevoli, che abbia il risultato di mantenere aperta la possibilità di ritornare di fronte alle Nazioni Unite. A nostro avviso ciavverrebbe anche se l’invito a riprendere conversazioni bilaterali non venisse accompagnato dalla formula proposta in un primo tempo (telegramma 630) [T. segreto 38588/630 del 21 ottobre da New York, edito in DPII ONU, D. 396] di riferire all’ONU in caso di fallimento delle conversazioni. In fondo cicostituirebbe la vittoria della tesi austriaca che si propone sopratutto di politicizzare la questione di fronte ad un foro pericoloso per noi per molti motivi. D’altro lato è da ritenere che un esplicito richiamo alla Corte dell’Aja in caso di fallimento delle trattative (formula che resta ovviamente per noi preferibile) potrebbe non raccogliere la maggioranza indispensabile. A nostro avviso l’ostacolo potrebbe essere superato o proponendo che l’eventuale ricorso alla Corte dell’Aja avvenga per iniziativa di una delle parti, se non possibile congiuntamente, o riferendoci pigenericamente, invece che alla Corte dell’Aja, agli organi giurisdizionali previsti dalla Carta dell’ONU e dagli accordi liberamente sottoscritti dalle parti. Percia nostro avviso la migliore dizione potrebbe essere presso a poco del seguente tenore: “La Commissione raccomanda alle parti di riprendere conversazioni dirette sulla base dell’Accordo italo austriaco del 5 settembre 1946 e, qualora non si raggiunga un accordo entro un certo numero di mesi, di adire agli organi giurisdizionali previsti dalla Carta dell’ONU e dagli accordi che ambedue hanno liberamente sottoscritti”. Una formula simile, del resto, applicandosi alla Convenzione di Strasburgo, lascia aperte le possibilità di scelta tra le varie alternative e renderebbe difficile un rigetto da parte austriaca. Poiché è da pensare che gli amichevoli tentativi di terzi non permetterebbero di raggiungere una formulazione per noi totalmente soddisfacente, ci sembra opportuno non aspettare iniziative di terzi (contro le quali la nostra attitudine finirebbe con l’essere prevalentemente difensiva) bensì assumere iniziativa noi stessi presso Delegazioni amiche affinché esse presentino una formula alla quale avessimo già contribuito positivamente» (Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza. Edito in DPII ONU, D. 400).

65

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 39224/648. New York, 25 ottobre 1960, ore 20,30 (perv. ore 3,10 del 26).

Oggetto: Testo risoluzione presentato a nome Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay.

trasmetto testo risoluzione oggi presentato a nome Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay, previe intese con noi(2):

«THe General Assembly, having considered 13.68 of THe Agenda;

considering THat THe status of THe German-speaking element in THe province of Bolzano (Bozen) has been regulated by an international agreement between Austria and Italy, signed in Paris on 5 September 1946;

considering THat THe said agreement establishes a system designed to guarantee THe German-speaking inhabitants of THe said province THe enjoyment of THeir fundamental rights;

bearing in mind THat a misunderstanding has arisen between Austria and Italy in regard to THe implementation of THe above agreement;

1. Urges THe two parties concerned to resume negotiations wiTH a view to finding a solution for all differences relating to THe implementation of THe agreement;

2. Recommends THat if THe negotiations referred to in THe preceding paragraph do not lead to satisfactory result wiTHin a reasonable period of time, boTH parties should give favourable consideration to THe possibility of submitting THe said differences to THe appropriate judicial bodies;

3. Likewise recommends THat THe above-mentioned countries should refrain from any action which might impair THeir friendly relations».


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I.


2 UN, General Assembly, FifteenTH Session, Special Political Committee, Agenda item 68, A/ SPC/L.46, 25 October 1960, con lievi varianti.

66

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 39225/649. New York, 25 ottobre 1960, ore 20,30 (perv. ore 3,10 del 26).

Oggetto: Testo risoluzione presentato da Austria.

trasmetto testo riveduto risoluzione oggi presentato da Austria(2):

«THe General Assembly, having discussed THe question entitled “THe status of THe German-speaking element in THe province of Bolzano (Bozen). Implementation of THe Paris agreement of 5 September 1946”, noting THat a dispute has arisen between Austria and Italy on THis question and THat bilateral efforts to settle THe issue have so far not resulted in agreement, concerned THat THe tense situation created by THe dispute might impair THe friendly relations between THe two countries,

1. invites Austria and Italy to enter wiTHout delay into negotiations on THe implementation of THe Paris agreement of 5 September 1946 in order to find a just and democratic solution,

2. requests THe Secretary General to place himself at THe disposal of THe parties to provide THem wiTH any assistance THey might require during THe course of THe negotiations, eiTHer directly or by means of a representative».


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I.


2 UN, General Assembly, FifteenTH Session, Special Political Committee, Agenda item 68, A/ SPC/L.45/Rev.1, 25 October 1960.

67

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 39344/652. New York, 26 ottobre 1960, ore 19,20 (perv. ore 3,15 del 27).

Oggetto: Risoluzione per Alto Adige.

trasmetto progetto risoluzione oggi presentato da Ceylon Cipro Danimarca Equador Ghana India Iraq Irlanda Giordania e Messico(2):

«THe General Assembly, having considered item 68 of THe agenda, considering THat THe status of THe German speaking element in THe province of Bolzano (Bozen) has been regulated by an international agreement between Austria and Italy, signed in Paris on 5 September 1946, considering THat THe said agreement establishes a system designed to guarantee THe German speaking inhabitants of THe said province “a complete equality of rights wiTH THe Italian-speaking inhabitants wiTHin THe framework of special provision to safeguard THe eTHnical character and THe cultural and economic development of THe German speaking element”, bearing in mind THat a dispute has arisen between Austria and Italy in regard to THe implementation of THe above agreement, desirous of preventing THe situation created by THe dispute from impairing THe friendly relations between THe two countries,

1. invites Austria and Italy to conduct negotiations wiTHout delay on THe implementation of THe Paris agreement of 5 September 1946 in order to find a solution in conformity wiTH THe principles of justice and international law;

2. recommends THat in THe event of THe negotiations referred to in THe preceding paragraph not leading to satisfactory results wiTHin a reasonable period of time, boTH parties should give favourable consideration to THe possibility of seeking a solution of THeir differences by oTHer peaceful means of THeir own choice;

3. likewise recommends THat THe countries in question should refrain from any action which might impair THeir friendly relations».


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I.


2 UN, General Assembly, FifteenTH Session, Special Political Committee, Agenda item 68, A/SPC/L.49, 26 October 1960 (il documento riporta tra i Paesi proponenti anche Bolivia e Cuba).

68

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 39348/656. New York, 26 ottobre 1960, ore 22,30 (perv. ore 7,40 del 27).

Oggetto: Nuova bozza progetto risoluzione.

trasmetto testo completo nuova bozza progetto risoluzione sul quale si sono orientati seguenti quindici Paesi: Argentina, Brasile, Bolivia, Paraguay e Uruguay da un lato, Ceylon, Cipro, Danimarca, Ecuador, Ghana, India, Iraq, Irlanda, Giordania e Messico dall’altro(2):

«THe General Assembly, having considered item 68 of THe agenda, considering THat THe status of THe German speaking element in THe province of Bolzano (Bozen) has been regulated by an international agreement between Austria and Italy, signed in Paris on 5 September 1946, considering THat THe said agreement establishes a system designed to guarantee THe German speaking inhabitants of THe said province “a complete equality of rights wiTH THe Italian speaking inhabitants wiTHin THe framework of special provisions to safeguard THe eTHnical character and THe cultural and economic development of THe German speaking element”, bearing in mind THat a dispute has arisen between Austria and Italy in regard to THe implementation of THe agreement signed in Paris on 5 September 1946, desirous of preventing THe situation created by THe dispute from impairing THe friendly relations between THe two countries,

1. urges THe two parties concerned to resume negotiations wiTH a view to finding a solution for all differences relating to THe implementation of THe above agreement,

2. recommends THat in THe event of THe negotiations referred to in THe preceding paragraph not leading to satisfactory results wiTHin a reasonable period of time, boTH parties should give favourable consideration to THe possibility of seeking a solution of THeir differences by any means provided for by THe Charter, including THe international Court of Justice or any oTHer peaceful means of THeir own choice,

3. likewise recommends THat THe countries in question should refrain from any action which might impair THeir friendly relations».


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I.


2 UN, General Assembly, FifteenTH Session, Special Political Committee, Agenda item 68, A/ SPC/L.50, 27 October 1960, con lievi varianti.

69

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

T. segreto urgente 39349/6572. New York, 26 ottobre 1960, ore 24 (perv. ore 8 del 27).

Oggetto: Alto Adige.

Tarda ora stasera Rappresentanti Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay cui aggiuntasi Bolivia, accordandosi dopo lunga discussione con Rappresentanti dieci Paesi presentatori progetto risoluzione di cui a mio 6523 e mettendo praticamente da parte ogni istanza austriaca, hanno preparato testo nuova risoluzione che dovrebbero proporre per votazione pomeriggio domani.

trasmetto testo risoluzione in chiaro(4).

Poiché nuova risoluzione fa espresso riferimento ad accordo Parigi 1946 quale unico argomento controversia fra noi ed Austria, raccomanda ripresa negoziati fra i due Paesi e fa esplicito riferimento a Corte Internazionale Aja ho dato (dopo avere anche consultato Onorevole Medici Macrelli e Rossi) insieme a Martino nostra adesione di massima dato che amici latino-americani chiedevano conferma urgente per cristallizzare situazione che ci sarebbe altrimenti sfuggita di mano.

Segnalo amichevole e appassionata difesa del punto di vista italiano fatta da delegati Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay ed Uruguay ed in modo particolare opera Ambasciatore Amadeo che è riuscito a far accogliere tutte istanze italiane. Da registrarsi anche nuovi favorevoli interventi americano e francese.

Austria che ha già dovuto ritirare sua prima risoluzione, confermandosi risoluzione dei quindici, dovrebbe essere costretta a ritirare anche sua seconda.

Ignorasi peraltro finora sua reazione. Nostra ferma posizione di intransigenza ha dato suoi frutti.


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza. Edito in DPII ONU, D. 407.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Vedi D. 67.


4 Vedi D. 68.

70

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 39477/6592. New York, 27 ottobre 1960, ore 20 (perv. ore 6,30 del 28).

Oggetto: Alto Adige.

Mio 6573.

Risoluzione di cui mio citato cui si sono aggiunti Canadà, Norvegia, e Cuba è stata approvata unanimità. Segnalo che fino ultima ora stamane austriaci avevano tentato far cancellare riferimento Corte Internazionale. È stato quindi opportuno che da parte nostra non si insistesse ulteriormente per cambiamento dato che ciavrebbe riaperto pericolosamente tutto problema redazionale.

Delegato argentino nel presentare mozione ha ben marcato che ricorso ad «altri mezzi pacifici» si intendeva potesse avvenire solo per comune accordo: il che ho precisato anche io in mio intervento che trasmetto a parte(4).

Da notarsi anche che alla richiesta del Presidente se austriaci intendevano ritirare loro precedente risoluzione essi hanno semplicemente dichiarato non voler insistere per votazione(5).


1 Telegrammi segreti 1960, Delegazione permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Vedi D. 69.


4 T. 39478/660 pari data, edito in DPII ONU, D. 409.


5 Con successivo telegramma per Russo Segni aggiungeva: «Seguito al telegramma 659 richiamoti punto ivi contenuto circa dichiarazioni Amadeo come presentatore a nome tutti altri 18 firmatari mozione approvata. Amadeo chiarito che ricorso mezzi pacifici indicati mozione poteva avvenire soltanto comune accordo Italia e Austria. Giuristi membri nostra Delegazione, consultati prima e dopo stesura finale testo hanno concordato e ripetutamente espresso parere termine “loro propria scelta” riferirsi senza alcun dubbio a necessità manifestazione volontà comune. Dichiarazione austriaca non insiste per votazione secondo propria mozione e chiarisce anche netto contrapposto di essa con mozione approvata. Discussione ieri diversi delegati principalmente Ecuador hanno nuovamente dichiarato controversia avere natura giuridica» (T. 39557/664 del 28 ottobre, in Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I).

71

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 39479/661. New York, 27 ottobre 1960, ore 21,10 (perv. ore 6,30 del 28).

Oggetto: Alto Adige.

Inizio seduta odierna è stato circolato progetto di risoluzione di cui a mio 6482. Poiché era risaputo che esso era accettabile ad Italia ed Austria, seduta si è limitata a registrare alcune brevi dichiarazioni di circostanza. Le ha iniziate delegato argentino a marcare tra l’altro come alla risoluzione unanime si sia giunti sulla base testo di cui egli era stato promotore e ribadendo punti in essa a noi favorevoli.

Lo hanno seguito dieci altri oratori (Irlanda, Ecuador, Cipro, Messico, Cuba, Portogallo, Libano, Bolivia, Belgio ed Uruguay) tutti nel senso compiacersi per raggiunta risoluzione unanime con espressioni apprezzamento per costruttività dibattito. Seguenti hanno particolarmente di nuovo svolto alcune delle tesi da noi sostenute: Ecuador, Portogallo, Libano, Bolivia, Uruguay.

Kreisky ha formulato assai breve dichiarazione di cui trasmetto a parte riassunto diramato da Servizio Stampa ONU(3) in attesa trasmettere testo integrale.

Successivamente Ministro Segni ha precisato punto di vista italiano con dichiarazione che telegrafo a parte(4).

Dopo alcune battute procedurali provocate da alcune esitanti osservazioni australiane su formulazione in inglese di alcune parole del testo, Presidente Commissione ha proposto che in mancanza obiezioni risoluzione venisse considerata approvata unanimità il che è avvenuto.

Subito dopo si è avuta dichiarazione austriaca rinuncia messa ai voti propria risoluzione.

Passaggio formale in seduta plenaria si prevede lunedì prossimo [il 31]5.


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I. Edito in DPII ONU, D. 410.


2 Si riferisce evidentemente al testo di risoluzione trasmesso con il D. 65 come modificato nella seduta pomeridiana del 26 ottobre della Commissione Politica Speciale e trasmesso con il D. 68.


3 T. 39480/662 pari data, non pubblicato.


4 Vedi D. 70, nota 4.


5 Vedi D. 72.

72

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 39888/669. New York, 1° novembre 1960, ore 8,15 (perv. stessa ora).

Oggetto: Alto Adige.

Oggi [il 31 ottobre] Assemblea Generale ha concluso esame item relativo Alto Adige. Discussione iniziatasi con presentazione rapporto da parte «rapporteur» Comitato Politico Speciale. Ha quindi parlato Kreisky il quale, dopo ringraziamenti rituali ha ricordato che Delegazione austriaca aveva originariamente presentato risoluzione esprimente convinzione che una soluzione rapida e naturalmente di soddisfazione per alto atesini avrebbe potuto aversi soltanto se «fosse stata concessa sostanziale ed effettiva autonomia regionale a provincia Bolzano». Kreisky ha rilevato quindi che era sempre stata presente a sua Delegazione sin da inizio circostanza secondo cui Assemblea Generale avrebbe potuto solo raccomandare che negoziati fossero condotti tra due Stati interessati con scopo addivenire concessione diritto autonomia. Egli ha rilevato che trattato di Parigi dava «chiaro titolo»(2) per tale richiesta. Kreisky passando a commentare risoluzione osservato che essa richiedeva a due parti di cercare soluzione a «tutti» punti di divergenza concernenti esecuzione accordo Parigi. Egli commentato quindi che mentre in passato conversazioni si erano avute sul problema dato che Italia aveva sempre insistito su tesi che Austria mancava di titolo per partecipare a «negoziati veri e propri», tale situazione si sarebbe trovata «sostanzialmente mutata» se Assemblea Generale avesse sanzionato risoluzione adottata da Comitato. Kreisky ha dichiarato quindi che risoluzione raccomandava che in caso fallimento negoziati ambedue parti dovrebbero ricercare una soluzione attraverso i vari mezzi prevista da Carta che egli ha elencato traendoli da art. 33. Kreisky ha anche rilevato che stesse parole accordo di Parigi erano state incluse in preambolo risoluzione nel punto relativo a concessioni da estendere ad alto atesini. Delegazione austriaca vedeva con favore risoluzione presentata dato che essa era concepita in modo da creare fondamentali nuove condizioni per negoziato su problema Sud Tirolo.

Ha quindi parlato Onorevole Martino che ha esposto nuovamente tesi italiane e confutato alcuni dei punti sollevati da Kreisky, come risulta da testo integrale trasmesso da ANSA oggi.

Rappresentante messicano ha preso quindi la parola per congratularsi che si fosse trovato adeguato modo per ripresa negoziati tra le due parti e soprattutto auspicando che due parti stesse raggiungano intesa soddisfacente.

Ambasciatore argentino Amadeo ha fatto quindi precisa dichiarazione in cui ha rilevato tutti punti di nostro interesse contenuti in risoluzione e cioè:

1) assenza qualsiasi menzione problemi territoriali;

2) riferimento ad accordo De Gasperi-Gruber, solo punto di riferimento accettabile per discussione;

3) ripresa negoziati tra due parti;

4) deferimento in caso loro fallimento, ad altre procedure da scegliere di comune accordo tra cui notasi giudizio Corte Aja;

5) speranza che Assemblea non debba piessere investita problema dato che risoluzione menziona altre procedure. Ha quindi parlato brevemente delegato uruguaiano rilevando spirito cooperazione dimostrato da promotori risoluzione e parti in causa.

Presidente ha quindi notato che Comitato Politico Speciale aveva adottato risoluzione ad unanimità sollecitando analoga procedura voto, il che ha consentito immediata adozione risoluzione(3).


1 Telegrammi ordinari 1960, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. I. Edito in DPII ONU, D. 412.


2 Il testo reca, per errore, Tirolo.


3 Il testo della risoluzione approvata in Assemblea Generale corrisponde a quello trasmesso da Ortona con il D. 68 con la correzione, apportata in sede di approvazione in Commissione Politica Speciale, di alcune imperfezioni linguistiche nella versione inglese (Resolutions adopted on THe Reports of THe Special Political Committee, 1497 (XV), THe status of THe German-speaking element in THe Province of Bolzano (Bozen); implementation of THe Paris agreement of 5 September 1946 (909TH plenary meeting, 31 October 1960), in UN, Resolutions adopted by THe General Assembly during its FifteenTH Session, vol. I, 20 September-20 December 1960. General Assembly Official Records: FifteenTH Session, Suppl. 16 (A/4684), p. 5).

73

L’AMBASCIATORE A WASHINGTON, BROSIO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 11860/41602. Washington, 1° novembre 1960.

Oggetto: Alto Adige.

Ora che il dibattito all’ONU sull’Alto Adige si è felicemente concluso non sono forse inutili alcune considerazioni dal punto di vista di Washington.

1. I fatti, mi pare, hanno confermato la saggezza di non opporsi alla iscrizione della questione all’Ordine del Giorno. Questo ci ha posto sin dal primo momento in una posizione migliore privando gli austriaci di un facile spunto polemico, e togliendo lo State Department dall’imbarazzo di sostenerci in una posizione difficilissima.

2. Avendo impostata la nostra azione sul rispetto del trattato e sull’eventuale ricorso alla Corte dell’Aja, abbiamo dato ai nostri amici un fortissimo argomento per affiancarci dinanzi alla pidifficile delle Assemblee.

3. L’apporto americano è stato tempestivo, fermo ed esplicito. La nostra lineare politica NATO e il costante e coraggioso appoggio all’ONU, mi pare abbiano dato i loro frutti. Su questo vale forse la pena di riflettere, perché né la nostra buona causa né l’azione diplomatica sarebbero state sufficienti a far prendere all’America una posizione così netta e precisa. Tanto piche si trattava di assumerla nei confronti di un Paese amico a cui l’Amministrazione repubblicana è naturalmente attaccata, rappresentando esso l’unico tangibile successo della sua politica rivolta a far arretrare la frontiera comunista. Per una volta dunque il nostro atlantismo in primo luogo, l’europeismo e la costante politica filo-americana, nei suoi differenti aspetti, non

sono rimasti senza compenso. In un difficile ambiente ove i neutri sono fortissimi essi ci hanno valso l’appoggio di questo Governo e proprio contro un Paese neutraleprediletto. È vero che il Dipartimento aveva sempre condiviso l’opportunità di non portare la questione all’ONU e ci aveva incoraggiati a proporre il ricorso alla Corte, ma cinon sarebbe stato sufficiente a far assumere quella anticipata presa di posizione rivelatasi poi assai utile nella successiva condotta della nostra azione in seno alla Commissione Speciale. L’appoggio avrebbe potuto manifestarsi lo stesso mediante il voto, ma sarebbe stato ben pisfumato e riservato in tema di dichiarazioni, se fosse stato ispirato solo dal merito della questione e non anche dalla volontà di dare una prova di solidarietà. L’America invece non ha per noi esitato a parlare sin dall’inizio e a riprendere la parola nel momento picritico senza farsi intimorire dai furori di Kreisky e dalle escandescenze della stampa austriaca. «Noi, mi ha dichiarato ancora ieri Kohler, eravamo decisi a sostenervi sino in fondo e a uniformare la nostra condotta a quelli che erano i vostri desideri». E ci mi sembra, risponda a quanto effettivamente accaduto.

4. Esaminando con obiettività il risultato finale, credo si possa affermare che il successo italiano non poteva essere pipieno, se si tengono presenti le posizioni di partenza austriache e la natura di una Assemblea dimostratasi incoercibile anche dalle pigrandi potenze: vi abbiamo infatti visto un Kruschev numerose volte battuto, l’America superare l’ostacolo cinese con un margine ridottissimo di voti, e la stessa coalizione dei grandi neutrali condotta da Nehru fallire nel suo intento. Forzare oltre il limite raggiunto avrebbe potuto essere rischioso, mentre l’aver ottenuto il riconoscimento del carattere giuridico della questione, e la limitazione dei negoziati all’applicazione del trattato con possibilità di ricorrere alla Corte o ad altri mezzi di comune accordo accettati dalle parti, mi sembra risultato piche soddisfacente, corrispondendo a quella che fu l’offerta italiana contenuta nella lettera a Raab(3).

5. Nessuno poTRà ora impedire – è vero – all’Austria di ritornare all’ONU, ma la risoluzione ora approvata renderà certo tale ricorso assai meno facile. Tuttavia questa possibilità esiste e cidovrà indurci ad essere vigilanti. Per quanto mi riguarda non mancherdi continuare a seguire la questione con il Dipartimento e a tener d’occhio la stampa. Questa, come riferisco separatamente(4), ci è stata, grazie agli sforzi compiuti dalla Rappresentanza all’ONU e da questa Ambasciata, nettamente favorevole. Ma ora che abbiamo superato la prima prova dovremmo prepararci, attraverso una azione pivasta, a controbattere, o meglio a neutralizzare la possibilità di nuove offensive austriache, implicite nei discorsi di Kreisky e dei leaders dello SVP. Tali discorsi, in fondo, mal nascondono la coscienza di una sconfitta diplomatica subita, ma esprimono fin da ora la volontà di una rivincita, che si poTRà impedire solo con una politica ferma e lungimirante in Alto Adige e una assidua preparazione nel campo diplomatico.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 2.


2 Indirizzato per conoscenza all’Ambasciata a Vienna e alla rappresentanza presso l’ONU a New York.


3 Vedi D. 3.


4 Telespr. 11877/4177 in pari data, non pubblicato.

74

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 3025. New York, 1° novembre 1960.

Oggetto: Dibattito sull’Alto Adige alle Nazioni Unite.

Signor Ministro, la conclusione del dibattito sul problema dell’Alto Adige mi induce a sottoporre all’attenzione di V.E. alcune considerazioni. Mi limitera quelle di ordine prevalentemente tecnico, quali possono propriamente essere formulate dalla Rappresentanza Permanente, dato che V.E. assieme a S.E. Martino, avrà certo potuto trarre dirette e importanti conclusioni di natura politica dalla sua presenza qui. Penso sia comunque utile dare uno sguardo retrospettivo alla tattica che si è venuta man mano elaborando nei mesi precedenti il dibattito e riferire su quella adottata nel corso di esso: e ciallo scopo precipuo di accertare se e quali mezzi occorre studiare fin d’ora in previsione di un eventuale ritorno del problema nell’ambito dell’ONU.

Non vi è dubbio che ai fini delle nostre decisioni relative alla discussione all’ONU si ponevano due strade: quella di un aperto disconoscimento del dibattito societario, traducibile in una opposizione all’iscrizione in agenda e anche in una eventuale uscita dalla riunione, oppure quella di una accettazione, sia pure qualificata e condizionata, del dibattito stesso ovviamente alle migliori condizioni possibili per noi. Si trattava naturalmente di una valutazione altamente politica, commista percon importanti elementi tecnici inerenti alla nostra presenza nelle Nazioni Unite ealla nostra attività operativa nelle stesse. È sopratutto in funzione di tali elementi che questa Rappresentanza, sia nelle varie comunicazioni da essa inviate sin dai primi mesi dell’anno e al momento della presentazione del primo memorandum austriaco (rapporto n. 305 del 3 febbraio 1960 e telespressi n. 1159 del 2 luglio e n. 1185 del 9 luglio u.s.)2, sia nelle conversazioni avutesi a Roma e a New York, era venuta man mano esprimendosi nel senso che:

1) una nostra opposizione all’iscrizione in agenda della questione avrebbe potuto causarci forti delusioni, facendoci registrare una grave sconfitta proprio al momento in cui noi per la prima volta ci presentavamo con una questione nostra di fronte all’Assemblea dell’ONU e non risparmiandoci in ogni caso un dibattito;

2) una proposta di adire la Corte dell’Aja sarebbe stata utile ed opportuna (in quanto ci avrebbe dato – scrivevamo nelle comunicazioni del 3 febbraio e del 2 luglio

– «una buona base di manovra nel caso che una risoluzione dell’Assemblea si fosse rivelata inevitabile», consentendoci di «operare piagevolmente per sviare eventuali tentativi austriaci di ottenere in una tale risoluzione riferimenti all’autodecisione o anche raccomandazioni generiche che non tenessero sufficientemente conto dell’esistenza e dei limiti dell’Accordo De Gasperi-Gruber»);

3) avremmo dovuto prevedere che malgrado le debolezze e i difetti di cui avrebbe potuto risentire l’impostazione della questione da parte del Governo austriaco, «l’ambiente societario si sarebbe rivelato pregiudizialmente portato a favorire compromessi salomonici» (telespresso n. 1185 del 9 luglio);

4) sarebbe stato a nostro vantaggio incoraggiare, quale conclusione del dibattito di merito, una risoluzione invitante le due parti ad adire la Corte dell’Aja, in quanto «l’indicazione della Corte, di quella Corte il ricorso alla quale l’Italia aveva proposto e l’Austria rifiutato, sarebbe stata una chiara conferma che la via da noi auspicata era la buona».

Quanto al corso del dibattito, questa Rappresentanza, con il suo promemoria allegato alla lettera consegnata a V.E. il 30 settembre a New York(3), aveva espresso l’avviso che fosse opportuno «partire da un atteggiamento fermo e reciso», cercando di «far cadere con tattica intransigente un testo di risoluzione eventualmente presentato dalla parte avversaria, per giungere poi se del caso ad un compromesso il pifavorevole possibile alla nostra posizione». Tale memorandum concludeva rilevando che «un simile atteggiamento di cauto e negativo riserbo» non avrebbe dovuto escludere la possibilità «di proporre o comunque promuovere una eventuale risoluzione la quale, pur avendo qualche clausola di carattere compromissorio, avesse comportato anche la menzione di un ricorso alla Corte dell’Aja». E tale accenno mi era stato possibile fare dato che, come ebbi a segnalare con il mio telespresso n. 1458 del 23 agosto u.s.4, fin dall’estate scorsa il mio collega argentino mi aveva dato i piampi affidamenti di volersi mettere a nostra completa disposizione per conseguire un fine del genere.

Mi sembra che il corso e la conclusione del dibattito abbiano provato che tali impostazioni tecniche rispondevano alla realtà societaria, in quanto ponevano i limiti minimi e massimi delle nostre possibilità. Ed è stato di conforto per questa Rappresentanza il constatare che le opinioni di V.E. e di S.E. Martino sulle vie da battere si palesarono ispirate ad analoghe considerazioni. In realtà non vi è dubbio che – oltre agli errori e all’impudenza austriaci – hanno largamente giovato sia la nostra non opposizione all’iscrizione (da noi peropportunamente condizionata, in modo da inserire nel quadro ufficiale del dibattito gli aspetti del problema a noi favorevoli), sia la nostra proposta di ricorso all’Aja, sia infine la nostra tattica di intransigenza iniziale e di mobilitazione delle forze amiche solo nella fase finale del dibattito. Quanto a quest’ultima, credo di poter dichiarare che, in un ambiente come quello societario in cui la sola «dinamica» realmente operante è quella che promuove la conciliazione, perché si confonde conciliazione con pace (anche se non sempre è sicurezza), una diversa manovra da parte nostra avrebbe potuto rivelarsi dannosa se non fatale. Sarebbe stato innanzitutto difficilissimo, come tutti i precedenti di casi analoghi insegnano, provocare una votazione su una risoluzione controversa, dato che molte delegazioni desiderose di non esporsi avrebbero preferito trincerarsi dietro un gioco di emendamenti e controemendamenti. Ancora pidifficile sarebbe stato far accettare con due terzi di maggioranza la risoluzione dei sud americani, che incorporava tutte le nostre tesi, nessuna esclusa, e far cadere quella proposta dai dieci che incorporava anch’essa tutte le nostre tesi tranne una (la specifica menzione del ricorso all’Aja) e rifletteva tutti i successivi arretramenti austriaci. È pur vero che un nostro tentativo in tale senso avrebbe fatto emergere una totale intransigenza da parte italiana con buoni effetti nei confronti di certe correnti politiche del nostro agone interno, ma ciavrebbe reso gli amici, promotori della risoluzione a nostro favore, esitanti mentre gli altri membri del Comitato ne sarebbero risultati in grandissima parte a dir poco perplessi e alcuni di essi addirittura ostili nei nostri confronti. V.E. sa che tali esitazioni e perplessità furono da noi avvertite al momento in cui le due risoluzioni si trovarono sul tavolo dei delegati: e fu certo per virTDell’ispirato consiglio di V.E., del brillante intervento di S.E. Martino, delle rimostranze fatte al delegato irlandese e delle esortazioni ripetute ai delegati amici, che la situazione si mosse in quella occasione, dopo una battuta certamente per noi preoccupante, in senso decisamente favorevole alle nostre istanze, rendendo possibile ai rappresentanti sud americani di chiedere e ottenere l’inserimento della menzione specifica della Corte dell’Aja nel testo della risoluzione finale quando esso fu in seguito discusso nelle riunioni di quelli che erano intanto divenuti ben quindici promotori. È pur vero che tale menzione non è esclusiva e che essa accompagna quella di «altri mezzi pacifici» cui si potrebbe fare ricorso: ma è anche vero che è chiara l’indicazione – ed i precedenti societari lo confermano – che a tali mezzi si dovrà ricorrere se mai di comune accordo («by THeir own choice»), come d’altra parte è stato precisato marcatamente dal piautorevole dei presentatori, il delegato argentino, e dichiarato interpretativamente da V.E. nella dichiarazione finale.

In sostanza, un giudice obiettivo che conosca la tendenza al compromesso inevitabile in qualsiasi discussione societaria, non punon riconoscere che se compromesso vi è stato ciè avvenuto sulle nostre posizioni e dopo che gli austriaci avevano abbandonato tutte le loro. Il che dovrebbe essere meditato da coloro che giudicano negativamente la circostanza che l’Austria abbia votato a favore della risoluzione. L’Austria non poteva fare altro, dopo che essa aveva dovuto operare tre successive retrocessioni (dalla sua impostazione politica iniziale, dal tentativo da lei fatto di trovare promotori per un rinvio del problema all’anno prossimo, da quello ulteriore per immettere nel quadro il Segretario Generale) e dopo che essa aveva dovuto constatare che la menzione del ricorso all’Aja non era stata contrastata neppure da coloro che essa aveva creduto di mobilitare come propri sostenitori.

Con tutto cisaremmo ciechi e illusi se non ci ponessimo chiaramente il problema di un ritorno della questione alle Nazioni Unite il prossimo anno. La risoluzione, così come è stata formulata, potrebbe anche interpretarsi nel senso che l’Assemblea abbia voluto significare che la controversia va risolta al di fuori di essa attraverso trattative bilaterali e, in caso di loro fallimento, attraverso una procedura da decidersi di comune accordo dai due Governi. In questo senso è interessante la interpretazione che il delegato argentino ha dato della risoluzione nel rapporto al suo Governo, rapporto che segnalo a parte con altra comunicazione odierna (mio telespresso n. 3018/1918)4. In tale comunicazione come anche nelle sue dichiarazioni di ieri in Assemblea, il delegato argentino mette appunto in rilievo le circostanze in base alle quali l’Assemblea stessa non dovrebbe venire ulteriormente investita della questione. Ma tutto ciè per altro piuttosto interpretazione, non essendo esplicitamente detto nella risoluzione e sebbene possa risultare dalla impostazione generale della stessa.

In secondo luogo l’Austria potrebbe sempre cercare di addurre l’esistenza o l’insorgere di qualche elemento o fatto nuovo, tale da giustificare un ritorno della questione all’ONU. La prassi delle Nazioni Unite, in ultima analisi, è stata sempre nel senso che qualsiasi Stato membro ha diritto e facoltà di proporre l’esame di un problema di suo interesse da parte dell’Assemblea quando esso lo ritenga opportuno. Il solo modo per evitare una eventualità del genere sarebbe stato quello di far pronunciare l’Assemblea nel senso che essa, preso in esame problema, non si riconosceva picompetente ad esaminarlo, ma un tentativo del genere sarebbe stato altamente irrealistico, del tutto inusuale e votato a un sicuro diniego dell’Assemblea stessa.

D’altro canto, se un successo l’Austria ha conseguito, questo è stato di tenere avvinta la attenzione dell’Assemblea per pidi una settimana su tale questione: è certo quindi che a una ulteriore e crescente sensibilizzazione dell’opinione pubblica internazionale sul problema, l’Austria non rinuncerà. E d’altro canto gli articoli già apparsi sul «Die Presse» e su altri giornali di lingua tedesca un po’ ovunque in cui si predica pazienza e si preannuncia un ritorno all’ONU per gli anni avvenire, offrono di questo conferma.

Così che, anche se da parte nostra possiamo compiacerci di avere puntato su obiettivi strategici e aver seguito linee tattiche che hanno condotto a quello che unanimamente tutti i colleghi qui hanno giudicato un indubbio successo, dobbiamo fin d’ora, non fosse che per motivi di elementare cautela, prepararci a un ritorno del problema all’ONU in avvenire. Né è prematuro pensarci subito: direi anzi che mai come ora, dato che ci separano ancora molte settimane dalla fine di questa Assemblea, è necessario pensarvi. Mentre mi riservo di ritornare con successive comunicazioni(5) sul dettaglio di certi punti che maggiori riflessi possono avere sull’ambiente ONU e relativi particolarmente all’applicazione dei tre paragrafi operativi della risoluzione, vorrei intanto svolgere alcune considerazioni di ordine generale, e di una certa urgenza, quali si possono elaborare in questa sede:

1) mi pare chiaro e ovvio che occorra por mano subito allo studio del problema della ripresa dei negoziati. Vorrei a questo riguardo far presente che mentre i negoziati fino a ieri si svolgevano su un piano strettamente bilaterale, d’ora in poi, anche se su tale piano continueranno, essi si svolgeranno in presenza di una raccomandazione dell’ONU. Dobbiamo insomma prevedere che qualsiasi passo che faremo, qualsiasi concessione che accorderemo, qualsiasi richiesta che rifiuteremo potranno avere riflessi e ripercussioni societarie in dibattiti avvenire. Per questo mi permetterei di suggerire che tali negoziati vengano facilitati con una opportuna preparazione «in loco» nella Provincia di Bolzano includente sia provvidenze e sia iniziative di «relazioni pubbliche» che da una parte tengano conto degli interessi di quegli elementi moderati che so non mancare nello stesso elemento alto atesino di lingua tedesca e dall’altra facciano pesare sugli estremisti l’insuccesso delle loro tesi nel recente dibattito all’ONU. E quanto ai negoziati con gli austriaci, mi sembra siano necessarie immediate decisioni sul modo, tempi e finalità di una ripresa degli stessi, così che se ne possano trarre vantaggi utili ai nostri fini nell’ambito dell’ONU;

2) mi sembra necessario che si continui da parte dei nostri Uffici competenti, alla Presidenza del Consiglio e al Ministero degli Esteri, a raccogliere ed affinare una opportuna documentazione da valere ai fini polemici avvenire. Già solo i commenti della stampa sud-tirolese a Innsbruck e a Bolzano di questi giorni, che hanno così impudentemente falsato le decisioni dell’ONU, già solo i travisamenti delle implicazioni della risoluzione fatti dallo stesso Kreisky alla televisione e nella stessa ultima discussione in Assemblea plenaria e quelli che certo saranno da lui e piancora da Gschnitzer fatti al loro ritorno a Vienna, meriteranno di essere accuratamente registrati e catalogati. Giungerei anche a dire che se, come certo sarà, essi appariranno in netto contrasto con lo spirito delle decisioni adottate dall’ONU, varrebbe forse la pena di renderne edotte subito tutte le nostre Rappresentanze diplomatiche non tanto perché esse ne facciano oggetto di passi ufficiali, quanto perché esse siano opportunamente menzionate in conversazioni che potrebbero essere casuali per ora e divenire piufficiali in avvenire;

3) in una comunicazione che inviercon prossimo corriere(6), questa Rappresentanza cercherà poi di presentare a V.E. un quadro il pipossibile preciso degli atteggiamenti assunti dalle singole delegazioni in occasione del recente dibattito ed anche una valutazione il pipossibile fedele delle tendenze affiorate nei vari gruppi geografici, cercando di elaborarla in modo che i nostri Rappresentanti all’estero abbiano il polso dell’atteggiamento delle varie delegazioni, quale deducibile non solo dalle dichiarazioni ufficiali, ma anche dai contatti con loro avutisi. Mi sembra che, sulla base di tale valutazione, potrebbe palesarsi utile e opportuno che vengano svolti passi ufficiali presso le varie Cancellerie per ringraziare quei Governi che ci hanno prestato man forte (e lo stesso mi riprometterei di fare io di qua – come è d’uso – con lettere ai delegati permanenti degli stessi), mentre i nostri Rappresentanti diplomatici presso Paesi che meno ci sono stati vicini potrebbero cogliere le piopportune occasioni per manifestare per lo meno sorpresa per atteggiamenti da noi considerati non favorevoli. Direi insomma che ciche si impone ora è un processo di «digestione» presso le varie Cancellerie in cui i nostri Rappresentanti potranno opportunamente dosare apprezzamenti e deplorazioni, al fine da una parte di «fissare» in modo a noi favorevole certi Governi sulle posizioni favorevoli da loro assunte e dall’altra di «muovere» verso tali posizioni quei Governi che si sono dimostrati pitiepidi.

4) Rimane un ultimo settore da considerare, che non mi sembra essere meno importante, quello cioè dell’ambito ONU. Con saggezza il nostro Governo ha deciso di promuovere la discussione sull’Alto Adige al pipresto, per evitare che essa avesse a muoversi parallelamente con altre che avrebbero potuto rivelarsi per noi imbarazzanti. Cinon vuol dire perche, anche se la discussione sull’Alto Adige si è conclusa, gli atteggiamenti che assumeremo dopo di essa non saranno tenuti in conto dalle altre delegazioni per il caso che il problema che ci sta a cuore dovesse tornare in Assemblea l’anno prossimo. Non voglio con questo formulare suggerimenti nei confronti delle altre questioni che verranno successivamente in discussione e che potranno comportare importanti decisioni da parte nostra. Né voglio solo alludere ai problemi di carattere politico, tali e tante sono le occasioni, ad esempio nel campo economico, in cui il nostro voto poTRà avere importanza e significato ai fini predetti. Mi sembra perdi dover attirare l’attenzione di V.E. sul fatto che l’andamento non acutamente controverso del corso dei lavori testé conclusisi sull’Alto Adige in seno al Comitato Politico Speciale e il buon fondamento della nostra tesi ci hanno consentito di evitare schieramenti di voto troppo netti. Siamo anzi riusciti ad aggirare accortamente impegni che ci venivano sollecitati (vedi le richieste del Segretario della Lega Araba), mentre gli austriaci avevano dovuto gettare zavorra a destra ed a manca alla ricerca di suffragi. Ma poiché non sappiamo se e come il problema si porrà in avvenire e poiché è da presumersi che gli austriaci cercheranno di mutare le loro impostazioni in modo per noi imbarazzante, mi pare che, in questo dubbio, sia ovvia precauzione ritenere che nostri passi nel quadro ONU tra questa e la prossima Assemblea potranno ripercuotersi notevolmente su nostre istanze avvenire. E anche se, come è giusto non avvenga, non dobbiamo anteporre il problema dell’Alto Adige ad ogni nostra decisione di politica estera, è chiaro che, in relazione a tali nostre eventuali esigenze nell’ambito ONU, è per lo meno opportuno tener presente che decisioni assunte oggi in questo ambiente potranno avere importanti ripercussioni per noi domani.

Per quanto riguarda questa Rappresentanza, assicuro intanto V.E. che continueremo con ogni vigore a mantenere vivi i rapporti con i membri del gruppo latino-americano, alcuni dei quali hanno acquistato così alti meriti per noi in questi giorni (e mi riservo per essi di inviare a parte proposte per la concessione di onorificenze) e con quelli dell’ormai largo stuolo afro-asiatico, in continuazione dei contatti che, come ho spesso segnalato, sono andato coltivando ed intensificando in modo crescente negli ultimi mesi.

Voglia gradire, Signor Ministro, gli atti del mio devoto ossequio.

[Egidio Ortona]

P.S. Copia del presente rapporto è stata inviata alle Ambasciate di Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 7, fasc. XV Assemblea Generale ONU 1960, Conclusione dibattito, Risoluzione.


2 Vedi DD. 11 e 18.


3 L. 2597 Ortona a Segni, non pubblicata.


4 Non rinvenuto.


5 Vedi D. 82.


6 Vedi D. 76.

75

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

Appunto 10A/2246. Roma, 3 novembre 1960.

ALTO ADIGE Dopo la Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per la questione dell’Alto Adige si rendono necessarie decisioni, sia di linea politica che organizzative, in molti settori e di notevole entità.

Il settore che presenta maggiore urgenza è quello dei negoziati da riprendere con Vienna, secondo il primo paragrafo operativo della Risoluzione, che risponde alla tesi da noi sostenuta anche nella discussione alle Nazioni Unite. Indipendentemente dai dubbi che si possono avere circa l’esito di tali negoziati, è evidente che la loro ripresa va considerata nei suoi vari aspetti e con urgenza.

1) Sembra evidente la convenienza – anche in relazione alla Risoluzione – che l’iniziativa della ripresa dei negoziati risulti essere italiana. In attesa che siano precisate le idee del Governo italiano sulla procedura da seguire in tali negoziati, sembra intanto opportuno inviare al pipresto una comunicazione a questa Ambasciata d’Austria, per fare stato della nostra intenzione di riprendere i negoziati. Si unisce una bozza di nota verbale che dovrebbe essere inviata appena approvata(2), sempre che nel frattempo non sia pervenuto un analogo documento austriaco.

Non risulta infatti quando Vienna poTRà e vorrà muoversi al riguardo, ma è da presumere che il Governo austriaco riterrà conveniente che l’iniziativa al riguardo sia sua.

2) Quanto alla procedura da seguire nei negoziati, senza escludere che in un secondo tempo essi possano svolgersi a livello politico, sembra che la loro impostazione dovrebbe essere affidata a un nuovo Ambasciatore d’Italia a Vienna.

Il trasferimento di Guidotti è da tempo deciso, anche su richiesta dell’interessato. Non sembra quindi il caso di richiedere a lui di sobbarcarsi a questa nuova fase del lavoro.

Il suo successore dovrebbe essere un funzionario, oltre che di notevoli capacità, anche di grande prestigio. Ciper vari fini, tra i quali in primo luogo quello di dare al Governo austriaco (e non soltanto al Governo austriaco) la prova dell’interesse con cui il Governo italiano si accinge alla ripresa dei negoziati.

3) Quanto alla sostanza dei negoziati, occorre mettere a punto le offerte che potranno essere presentate da parte italiana. A tal fine sembra che dovrebbe essere costituita al pipresto una Commissione interministeriale, che potrebbe essere presieduta dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e composta dai rappresentanti dei Dicasteri interessati, tra i quali in primo luogo quello degli Affari Esteri.

Tale Commissione, oltre allo specifico compito suindicato, dovrebbe anche assicurare un picompleto coordinamento delle varie attività governative riguardanti l’Alto Adige e in particolare una pistretta integrazione degli aspetti interni ed esterni della materia e, di conseguenza, una maggiore disponibilità di argomenti e di strumenti per la nostra attività diplomatica e informativa in questo campo.

4) Sembra poi che l’azione bilaterale diplomatica con Vienna potrebbe essere utilmente fiancheggiata da contatti e scambi di vedute con gli esponenti del gruppo linguistico tedesco, da parte di rappresentanti del Governo oppure da parte di partiti governativi.

5) Appare infine necessario, in particolare in vista dei negoziati di cui si tratta ma anche ad altri fini, che il Ministero degli Affari Esteri abbia una conoscenza pidiretta e piapprofondita della situazione locale. Cipotrebbe essere assicurato – di fatto, e senza provvedimenti formali o appariscenti – inviando con una certa regolarità nostri funzionari in Provincia di Bolzano.

Sottopongo intanto queste considerazioni a V.E. per l’urgenza di una decisione al riguardo. Naturalmente vi sono molti altri aspetti della materia da esaminare appena possibile.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2 Vedi D. 85.

76

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 3028/19282. New York, 3 novembre 1960.

Oggetto: Discussione sull’Alto Adige. Atteggiamento dei vari Paesi.

Sciogliendo la riserva di cui al mio rapporto n. 3025 del 1 novembre(3) e a conclusione della discussione sull’Alto Adige, trasmetto qui unito un appunto(4) contenente una analisi riepilogativa dell’atteggiamento assunto dai vari Paesi sia attraverso i loro interventi (il cui testo è stato peraltro inviato a ciascuna Rappresentanza interessata) e sia quale apparso da loro iniziative o riscontrato in contatti con loro avutisi. Tale analisi inizia con una premessa di ordine generale per passare poi all’esame delle singole posizioni di gruppi geografici e di Paesi.

Da tale esame mi sembra di poter dedurre, almeno «rebus sic stantibus» e in stretta relazione con il dibattito testé avutosi le seguenti conclusioni, forzatamente alquanto sommarie ma cinon di meno meritevoli di riflessione:

a) dei Paesi europei quello che pici dovrà preoccupare e che pidovremo curare è l’Irlanda, date le iniziative prese nel corso della discussione e che essa poTRà cercare di ripetere, se del caso, in avvenire. Quella irlandese è una delegazione particolarmente influente ed attiva alle Nazioni Unite, specialmente tra i piccoli Paesi a tinta pio meno neutrale;

b) particolare attenzione dobbiamo porre anche al gruppo scandinavo non perché i Paesi che ne fanno parte abbiano mostrato atteggiamento particolarmente sfavorevole a noi, ma perché normale è la loro tendenza verso le posizioni di conciliazione. E a questo riguardo mi sembra che sarà sempre utile curare la posizione della Gran Bretagna in materia, sia perché ad essa gli scandinavi si ispireranno sempre notevolmente sia per la posizione di leadership che essa ha nel Gruppo dei 7;

c) lo stesso dicasi per i Paesi del CommonwealTH bianco, anch’essi tendenzialmente animati da istinti compromissori e irreducibilmente propensi ad azioni mediatorie;

d) la posizione degli Stati Uniti è stata di tale importanza e cordiale appoggio, che sembra conveniente mantenere da ora in poi agganciato il Governo americano su di essa con ogni possibile azione di costante sensibilizzazione;

e) dei Paesi latino-americani, non vi è dubbio che perplessità sono state originate e potrebbero esser fatte sentire al Governo messicano per l’atteggiamento distante dalle posizioni italiane assunto dal delegato Garcia Robles. Ma a parte tale particolare atteggiamento, pare superfluo porre in rilievo la grandissima importanza che puavere per noi e per le nostre posizioni societarie una «coltivazione» assidua di rapporti con i Paesi latino-americani. Tanto pitale coltivazione appare opportuna in quanto si tratta di Paesi che, oltre i particolari motivi di legami con l’Italia, sono suscettibili alla considerazione altrui e in questo momento sono per di pisoggetti a pericolosi allettamenti e pressioni per aderire a schieramenti non sempre vicini agli occidentali. Sotto ogni aspetto quindi e in presenza anche delle difficoltà in cui ci potremo spesso trovare nei confronti delle istanze degli afro-asiatici a causa dei nostri legami occidentali, mantenere vivissima la simpatia e i rapporti con i latino-americani sembra, anche per la questione specifica dell’Alto Adige, di essenziale importanza;

f) dei Paesi arabi conviene per quanto possibile capitalizzare sull’atteggiamento della RAU il quale anche se non totalmente favorevole a noi, ha offerto peralcuni spunti su cui si potrebbe far perno. È necessario invece compiere un notevole lavoro sulla Giordania per dissuaderla da prese di posizione così poco a noi favorevoli come quelle assunte. Nei confronti dei Paesi arabi resta poi sempre l’incognita delle conseguenze che potranno avere per noi gli sviluppi in seno all’ONU dei problemi palestinese e algerino;

g) quanto ai Paesi africani a sud del Sahara, l’esperienza del recente dibattito ha fatto emergere la necessità di una intensificazione di contatti con quell’area geografica, vuoi attraverso il ripetersi di missioni, vuoi attraverso la rapida istituzione di Rappresentanze diplomatiche per lo meno in capitali-chiave;

h) per quanto concerne i Paesi asiatici, non vi è dubbio che si tratta di un settore che, per tendenze al neutralismo o alle posizioni compromissorie, merita una costante azione informativa da parte nostra e uno sforzo particolare di sensibilizzazione sui problemi che ci interessano. E poiché sull’Alto Adige l’India ha preso, sia pure condizionatamente e non fino all’ultimo, atteggiamento di comprensione delle nostre tesi, varrà la pena coltivare in modo particolare i Rappresentanti di quel Paese, per l’influenza che essi potranno anche esercitare sulle altre Nazioni sopratutto del settore sudasiatico.

Queste, ripeto, sono considerazioni sommarie, e in alcuni casi, ovvie, dettate dall’esperienza delle recenti discussioni e riferite quindi al problema quale si è in esse posto e dibattuto. È chiaro che gli sviluppi dei prossimi mesi potranno indicarci, sia in funzione di circostanze di ordine generale e sia in relazione alla situazione in Alto Adige e ai rapporti con Vienna, come lievitare e sviluppare la nostra opera di propaganda e diffusione delle nostre tesi. Comunque sembrerebbe opportuno e necessario esaminare fin d’ora l’opportunità di alimentare le nostre sedi all’estero con un flusso costante di notizie e di documentazione che dovrebbe effettuarsi in modo organico e bene articolato allo scopo di servire quale utile norma di linguaggio dei nostri Rappresentanti e contrapporsi anche all’opera di propaganda che certamente l’Austria con tenacia e pervicacia svilupperà.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 7, fasc. XV Assemblea ONU, Commissione Politica Speciale, Atteggiamento Paesi membri ONU.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Vedi D. 74.


4 Non pubblicato.

77

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. riservato 61912. Vienna, 4 novembre 1960.

Signor Ministro, se V.E. me lo consente, mi propongo di svolgere qui appresso alcune brevi considerazioni generali sulla situazione politica e diplomatica, vista da Vienna, all’indomani della risoluzione sull’Alto Adige approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU.

1) La risoluzione, tanto per cominciare con una constatazione che manca di originalità, è di natura procedurale. Non tocca la sostanza del problema. Il contrasto rimane perciinvariato, negli stessi, identici termini, preesistenti all’inizio del dibattito. Da parte austriaca si chiede che la Provincia di Bolzano venga distaccata dalla Regione Trentino-Alto Adige e costituita in regione autonoma. Da parte nostra si sostiene che tale richiesta non trova fondamento negli obblighi assunti dall’Italia con l’Accordo De Gasperi-Gruber. Queste sono posizioni di partenza obbligate.

2) Se ne deve dedurre forse che noi possiamo e dobbiamo considerare le «trattative» raccomandate dall’ONU semplicemente come una meccanica continuazione e ripetizione delle «conversazioni» svoltesi a Vienna negli ultimi due anni? Evidentemente no. Un simile punto di vista potrebbe raccomandarsi soltanto come un mezzo infallibile per farci ritrovare l’anno prossimo a New York, puntuali all’appuntamento che gli austriaci già ci hanno dato, e naturalmente in condizioni peggiori di quest’anno.

Del resto le differenze tra prima e dopo il dibattito sono già indicate nella differente nomenclatura. Questa volta si tratta di iniziare trattative diplomatiche vere e proprie. Queste riguardano, ai termini della risoluzione, l’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Ne consegue che noi non ci possiamo rifiutare di discutere la richiesta austriaca di autonomia integrale; e gli austriaci non si possono rifiutare di discutere con noi una diversa soluzione del problema. Con questo il punto morto raggiunto nelle lettere scambiate tra il Presidente Tambroni e il Cancelliere Raab(3) è già superato. Il superamento, mi affretto ad aggiungere, è formale; le difficoltà obiettive rimangono.

3) Un’altra conseguenza, non meno importante della prima, è che, in una trattativa diplomatica vera e propria, sarebbe contrario al nostro pielementare interesse insistere nella prassi sinora seguita; che consisteva, come è noto, nel prendere, sotto la pressione delle richieste austriache, singole misure isolate in differenti settori, e nel comunicarle poi, man mano, a Vienna. A questo riguardo si puanzi affermare tranquillamente che la situazione è mutata in modo radicale. Oggi, se vogliamo raggiungere il massimo effetto diplomatico e propagandistico, dobbiamo seguire il metodo inverso. Prima ancora di aprire le trattative, dobbiamo esaminare, con criterio politico e non amministrativo, il massimo delle concessioni che si possono fare in ogni campo. Quindi, sempre prima dell’inizio, ci conviene riunirle in un blocco unico; e infine presentarle agli austriaci in quello che in linguaggio diplomaticoamericano si chiama un «package». È un metodo che ho pivolte raccomandato, in particolare con il mio rapporto n. 754 del 4 febbraio c.a. Ma quello che era allora un espediente preferibile e consigliabile, diventa ora, a mio modo di vedere, una necessità assoluta.

4) Perché infatti, data la nostra posizione di partenza, che è quella indicata pisopra, noi non possiamo offrire agli austriaci niente altro che la cosidetta soluzione di contenuto. Perché questa costituisca un dilemma, perché rappresenti agli occhi degli austriaci, e sopratutto a quelli dei terzi, una seria alternativa alla soluzione formale, occorre evidentemente che le varie concessioni vengano riunite e coordinate in un sistema unico. In altre parole: dobbiamo fare tutto quanto è umanamente possibile per rendere molto difficile agli austriaci di rifiutare la nostra offerta; e se loro la rifiutano, per presentare agli occhi del mondo la nostra offerta come ragionevole e generosa, il loro rifiuto come irragionevole e settario. Si noti che il ragionamento si applica in ogni caso, indipendentemente dal volume quantitativo delle concessioni che noi, a conti fatti, potremo offrire; anzi, quanto minore è il volume, tanto maggiore è l’opportunità e la necessità di ottenerne la massima concentrazione e peso specifico, riunendo le concessioni in un «pacco» unico.

5) Nello scegliere e mettere insieme il nostro materiale di negoziato con gli austriaci il punto di partenza naturale è costituito dalle cosidette proposte Kessler.

Queste, come è noto, prevedono un complesso di riforme nel campo della scuola; nell’applicazione degli articoli 13 e 14 dello Statuto (delega di funzioni da parte dello Stato e della Regione alla Provincia); nella posizione dei segretari comunali e in quella degli impiegati statali di lingua tedesca; negli uffici del lavoro; nella facoltà di impugnativa diretta delle Provincie contro le decisioni e leggi dello Stato; nella rappresentanza delle Provincie in seno al Consiglio dei Ministri. L’enunciazione fatta dal Consigliere regionale Kessler, sebbene naturalmente assai pidettagliata del semplice elenco che precede, è tenuta in termini volutamente generici. Se si vuole ora lanciare in profondità una manovra politica e diplomatica basata su tali proposte (e questo per la semplice ragione che si riconosce essere nostro interesse di farlo), occorre concretarle in una serie di corrispondenti misure pratiche. Il testo di tali misure dovrebbe essere approntato prima dell’apertura delle trattative e tenuto segreto sino allora.

Né ci dobbiamo domandare se le proposte saranno sufficienti a indurre il Governo austriaco ad accettare la soluzione proposta. A mio parere non lo sono. Ma questa è una dimensione che non abbiamo modo di misurare; e anche se l’avessimo, ci sarebbe inutile, perché noi non potremmo, per venire incontro agli austriaci, andare oltre al limite consentito dalla realtà politica italiana. È questo limite, invece, che è supremamente importante per noi di accertare in modo rigoroso. Le proposte Kessler, che un anno fa sarebbero state impensabili, rappresentano davvero, oggi, il massimo delle nostre concessioni? O non sarebbe possibile spingerci pioltre, e investire altri settori sui quali le richieste austriache, e relative recriminazioni, sono sicure ed immancabili? Sono a disposizione di V.E., qualora l’argomento la interessi, per indicare in concreto quali altre misure, per la conoscenza che ho della situazione austriaca, sarebbero a mio parere necessarie(4).

6) Ad ogni modo, il fatto che le proposte Kessler originarie siano state già respinte a limine dalla Suedtiroler Volkspartei e invalidate in partenza dalla propaganda austriaca, non è affatto decisivo. Non soltanto noi, anche gli austriaci e i capi altoatesini si trovano in una situazione nuova. D’altra parte il Governo italiano non ha mai fatto propri i principi esposti da Kessler; la loro enunciazione formale in sede di negoziato e, sopratutto, la loro articolazione in misure singole e concrete, costituirebbe un fatto diplomatico nuovo innanzi al quale il Governo austriaco verrebbe posto per la prima volta.

7) Uno degli ostacoli maggiori, che ho il dovere di far presente sin da ora, è che tutto quanto noi possiamo proporre in quest’ordine di idee verrà svalutato dagli austriaci come una concessione de facto, non fondata sul diritto interno e tanto meno su un impegno internazionale, e che percipuessere ritirata ogni momento. Questo vale, sia per le norme di attuazione che sarebbe necessario emanare, sia anche, ed a maggior ragione, per le deleghe di cui agli artt. 13 e 14 dello Statuto. Sarebbe nostro interesse, credo, prevenire questa obiezione lasciando intravedere la possibilità di una dichiarazione formale da parte del Governo. Le nuove norme amministrative acquisterebbero così il valore di una interpretazione (anche se non nella forma di un protocollo aggiuntivo) dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Questo per quanto riguarda il contenuto delle trattative. Per quanto riguarda i modi, mi limiterad esporre alcune osservazioni elementari, che si riferiscono al livello del negoziato e al suo ritmo.

Non credo che sia nostro interesse iniziare le trattative a Vienna, al livello prescelto sinora Ambasciatore-Segretario di Stato. Noi abbiamo formalmente escluso Gschnitzer dal negoziato. Nel momento attuale, tanto confermare la nostra esclusione, quanto ritirarla, sarebbe egualmente imbarazzante. Inoltre dobbiamo evitare con ogni cura di creare l’impressione che per noi nulla è cambiato, che vogliamo soltanto riprendere, con lo stesso spirito e sulle stesse posizioni, un colloquio che si era concluso un anno fa, per esaurimento naturale. Appunto per marcare la differenza tra le «conversazioni» e le «trattative» o, per essere piesatti, tra la prima e la seconda fase del negoziato mi sembra necessario concordare un livello pielevato.

Ma, mi affretto ad aggiungere, qualunque sia il livello e la composizione della nostra delegazione, non ci conviene affatto di opporci a che Gschnitzer sia incluso nella sua, a condizione che non ne sia il capo. Col tempo, il Segretario di Stato si è rivelato il nostro alleato piprezioso. Per ora parla ancora il linguaggio mielato che ha appreso a New York. Perfino Oberhammer si comporta da gentiluomo. Ma è facile predire che l’incantesimo durerà poco. Non passeranno molti giorni che l’uno e l’altro riprenderanno a dire delle enormità e, come si dice in americano, a mettersi il piede in bocca. Ora c’è un paragrafo della risoluzione, per noi prezioso, sebbene, naturalmente, anche quello sia a doppio taglio, che raccomanda ai due Paesi di astenersi da manifestazioni ostili. Mi sembra che sia nostro interesse fare uso cortese ma costante di questo paragrafo e segnalare per iscritto a questo Governo, volta per volta, per documentazione futura, gli spropositi che il Segretario di Stato e i suoi complici-rivali tra breve diranno. E gli spropositi appariranno tanto pistrampalati se Gschnitzer sarà tra i negoziatori.

La seconda osservazione è in riferimento al ritmo, al tempo della nostra azione diplomatica. Il commento austriaco di gran lunga piintelligente sulla risoluzione e le sue conseguenze è stato pubblicato sul «Neue Oesterreich» del 30 ottobre u.s. L’autore dell’articolo, Heribert Husinsky, rileva acutamente ad una ad una le gravi deficienze della risoluzione dal punto di vista austriaco. Ma la conclusione, nonostante tutto, è ottimista. Perché, in sostanza, lo Husinsky dice: «non ci scoraggiamo; gli italiani ricominceranno sicuramente con la solita tattica di ritardare e cavillare all’infinito. Spetta a noi, austriaci, denunciare pubblicamente il loro immobilismo e le loro manovre. E il dibattito all’ONU avrà servito precisamente a questo; ad assicurare una risonanza internazionale alle nostre accuse».

Non si potrebbe dire meglio. Come succede spesso, in guerra come in diplomazia, uno degli elementi vitali del successo (relativo) della nostra azione consiste nella celerità.

***

Di proposito mi sono astenuto dal formulare un giudizio sui meriti e demeriti della risoluzione. Prima di tutto non è affatto mio compito. E anche se lo fosse, il giudizio sarebbe irrilevante. Perché la risoluzione, in sé, non è né buona né cattiva. È suscettibile di divenire l’uno o l’altro a seconda della immaginazione e dell’ardire che sapremo spiegare, delle iniziative che sapremo prendere, di come, e dove, e quando le prenderemo; in una parola, di tutto quello che faremo, oppure ometteremo di fare. E nello stabilire il nostro piano d’azione, faremo bene a tener presente che, almeno nella persona di Kreisky, abbiamo a che fare con un avversario di provata statura e abilità.

Il criterio che ci deve guidare è del resto molto semplice. Ammesso che lo siamo mai stati prima (personalmente ne dubito) il tempo è passato per sempre in cui eravamo noi soli, Italia e Austria, a discutere di Alto Adige. Ora siamo stati invitati dall’ONU a riprendere le trattative dirette; ma queste si svolgono come un processo, in presenza di giudici e di spettatori. E in questo caso non è sempre facile distinguere gli uni dagli altri. Percile nostre parole come le nostre azioni debbono essere, una per una, pesate su questa bilancia ideale.

Il dibattito che si è svolto all’ONU, se realisticamente valutato, dovrebbe fornirci una scala approssimativamente esatta di questa bilancia. In realtà, se ci sarà o non ci sarà un altro dibattito a New York l’anno prossimo, e come si svolgerà, viene deciso nelle prossime settimane; e noi, pidi ogni altro, contribuiremo alla decisione.

La prego di voler gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3Vedi DD. 1 e 3.


4Per la successiva comunicazione di Guidotti in proposito vedi D. 93.

78

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI(1)

L. 6204. Vienna, 4 novembre 1960.

Caro Umberto, nel rapporto n. 61912, che parte con questo stesso corriere, troverai, a pagina 6, una breve allusione al paragrafo 3 del dispositivo finale della risoluzione approvata dall’Assemblea Generale.

Il paragrafo (cito il testo pubblicato dai giornali italiani) dice:

«Frattanto raccomanda che i due Paesi si astengano da qualsiasi atto che possa danneggiare i loro amichevoli rapporti».

Mi sembra notevole che la risoluzione parli dei «due Paesi», non dei Governi. Questo dovrebbe consentire, mi sembra, un’interpretazione piestensiva. Gli atti dai quali ci dovremmo astenere non sono soltanto quelli compiuti dai Governi (esempio: le riduzioni accordate dalle Ferrovie Federali austriache agli altoatesini per incoraggiarli a votare per la Suedtiroler Volkspartei domenica prossima). La dicitura dovrebbe, o potrebbe, includere anche quelle manifestazioni che, compiute da persone od organizzazioni estranee al Governo, sono tuttavia suscettibili di danneggiare gli amichevoli rapporti italo-austriaci.

Si dirà: ma come puuno Stato a reggimento democratico, come l’Austria o l’Italia, impedire la manifestazione di libere opinioni, anche se tali manifestazioni siano suscettibili di danneggiare, eccetera? A mio parere, in un modo molto semplice: sconfessandole. Se non lo fa, se ne rende complice.

Beninteso, un ragionamento così drastico si puapplicare soltanto in casi molto chiari. Te ne vorrei sottoporre uno, che non lo è al cento per cento, ma che potrebbe servire di test alla teoria.

Come ha riferito il Console Generale a Innsbruck con il telespresso n. 6983/815 del 28 ottobre(3), la Burschenschaft «Brixia», che detiene la presidenza di tutte le Burschenschaften «tedesche» in Austria, ha indirizzato un telegramma al Cancelliere Raab con il quale chiede che il Governo austriaco ponga senz’altro la richiesta dell’autodecisione. Il telegramma è stato pubblicato il 28 ottobre. Se porti la stessa data non lo posso dire. Perè certo che la Burschenschaft fa stato del dibattito all’ONU. Anzi parte da quella premessa per affermare la necessità di chiedere l’autodecisione.

Naturalmente casi di questo genere se ne ripeteranno a diecine. A noi conviene di scegliere soltanto quelli che sono gravi e patenti. Se, come prevedo nel mio rapporto, Gschnitzer ricomincerà tra pochissimo (dopo le prime visite al natio villaggio) a spalancare la bocca, avremo un manico inobiettabile per brandire la nostra protesta. Ma mi sembrerebbe peccato rinunziare a documentare piin dettaglio (perché è inutile dire che tutti questi passi dovrebbero essere fatti unicamente in vista della futura documentazione e dei futuri dibattiti) la vastità e profondità della Hetze che si conduce da mesi contro l’Italia. Tanto piche le Burschenschaften (sono le corporazioni studentesche, duellanti e trincanti, in falde rosse e pantaloni di daino bianchi) sono un’immagine popolare e facilmente riconoscibile del nazionalismo tedesco.

Conclusione: ti vorrei pregare di rifletterci un momento, se lo credi opportuno di far studiare il problema anche dal profilo giuridico, e di farmi conoscere il tuo pensiero; sia per il caso particolare della Brixia, sia per un’applicazione pigenerale del sistema(4).

Con il picordiale ricordo, credimi il tuo aff.mo Gastone Guidotti P.S. Accludo il ritaglio del «Tiroler Tageszeitung» con il testo originale del telegramma(5).

(Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2 Vedi D. 77.


3 Non rinvenuto.


4 Con T. 23413/200 del 6 novembre Grazzi rispondeva appoggiando le proposte qui avanzate


5 Non pubblicato.

79

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI(1)

L. segreta urgente 6207. Vienna, 4 novembre 1960.

Caro Umberto, non appena avuta notizia dell’approvazione da parte dell’Assemblea Generale della risoluzione sull’Alto Adige, ho riunito tutti i miei collaboratori e li ho pregati, quale che fosse il loro giudizio e impressione personale, di mostrarsi in pubblico apertamente soddisfatti del voto all’ONU.

Mi sono accorto poi che le istruzioni erano tutt’altro che superflue. L’atteggiamento dei miei colleghi stranieri si divide in due categorie: quelli che mi parlano come se fossi un malato grave, e cercano di incoraggiarmi; e quelli che mi fanno pio meno velate condoglianze.

Puoi facilmente immaginare con quali argomenti io illustri, punto per punto, i molti aspetti positivi della risoluzione. Perè evidente che le mie parole convincono poco. Vengono scontate come dettate dall’interesse e da preoccupazioni di prestigio.

Ora, non credo che questo atteggiamento degli ambienti diplomatici ci possa lasciare indifferenti. Non perché l’opinione individuale dei singoli rappresentanti e dei loro collaboratori abbia qualche intrinseco valore. Non ce l’ha. Ma perché il loro giudizio, a sua volta, puinfluire sullo stato d’animo, già di per sé euforico, del Governo austriaco, e spingendolo ad una valutazione sempre piottimistica della propria posizione, e quindi ad una intransigenza sempre maggiore.

Poiché i miei argomenti, come ho detto, sono sospetti, sto sollecitando discretamente i rappresentanti delle grandi potenze e quelli piamici perché facciano opera di persuasione tra gli altri colleghi.

Questo per quanto riguarda Vienna. Pudarsi che l’atteggiamento dei diplomatici qui accreditati sia, almeno in parte, il riflesso della propaganda austriaca. Ma non è escluso che l’impressione che gli austriaci abbiano segnato un punto essenziale a loro favore assicurandosi un’adeguata risonanza internazionale del problema, anche e sopratutto nei suoi futuri sviluppi, sia pidiffusa di quanto non si creda in Italia. Mi domando cosa si potrebbe fare per controbatterla. Poiché anche nelle altre capitali, e per le stesse ragioni, gli argomenti svolti dai nostri rappresentanti rischiano di essere accolti con ampio beneficio di inventario, mi domando se il mezzo migliore e il pisemplice per far conoscere universalmente la nostra opinione sulla risoluzione non sarebbe di incaricare tutte le Rappresentanze italiane all’estero di ringraziare il Governo presso il quale sono accreditate per il voto favorevole dato da esso alla risoluzione approvata dall’Assemblea. Sarebbe poi compito delle Rappresentanze di dare la massima pubblicità al ringraziamento, e di spiegarne le ragioni(2).

Con il picordiale ricordo, credimi il tuo aff.mo Gastone Guidotti


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 7, fasc. XV Assemblea Generale ONU 1960, Conclusione dibattito, Risoluzione.


2 Con T. 23413/200 del 6 novembre (vedi D. 78, nota 4) Grazzi informava che le iniziative proposte erano già in corso.

80

IL SEGRETARIO DI STATO DEGLI STATI UNITI, HERTER, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

L. Washington, 4 novembre 1960.

Dear Mr. Minister:

I was deeply touched by your letter of October 282 expressing your gratitude for THe support of THe United States Delegation to THe United Nations in THe debate on THe Alto Adige and especially for THe help of Under Secretary Merchant and Ambassadors WadsworTH and Willis. We are ever mindful of THe splendid assistance your Government has rendered to our common cause on innumerable past occasions, and I am indeed pleased THat we have been able to assist Italy in a question which touches you and your compatriots so deeply.

It was a great pleasure to have had THe opportunity to see you again while we were in New York. I am delighted to know THat THe outcome of THe debate has been satisfactory, and THe THoughtfulness expressed by your letter is heartwarming to me and to all THose officials who have been concerned wiTH THis problem.

WiTH warmest personal regards, Most sincerely, Christian A. Herter


1 Gabinetto 1953-1961, b. 2, fasc. 1.


2Non rinvenuta.

81

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI BETTELONI(1)

Appunto 10A/24762. Roma, 7 novembre 1960.

ALTO ADIGE: ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO Il lavoro che occorre sia svolto dal Ministero degli Affari Esteri nel prossimo periodo si rivolge a tre settori, del tutto distinti fra loro:

1) Negoziati. Si possono nutrire molti dubbi circa la possibilità che i negoziati bilaterali portino a un accordo con l’Austria. Non c’è dubbio invece che essi debbano essere affrontati con ogni serietà.

Da un lato occorre porsi con urgenza i vari «problemi procedurali», che hanno ovvia importanza, anche per il dopo.

Dall’altro occorre avere una visione chiara della materia negoziabile e cioè in primo luogo delle concessioni che il Governo italiano sarebbe, eventualmente, disposto a fare. Cirichiede uno studio approfondito e metodico delle varie idee che esistono in materia (art.14 dello Statuto, art.13 dello Statuto, diritto di impugnativa, concorsi statali, case popolari, ecc.). Occorre, in altre parole, sapere quel che l’Italia pu quando opportuno, dare: indipendentemente dalla decisione circa il momento e la sede in cui converrà farne stato.

Questo studio sembra debba esser fatto in comune da vari Ministeri, con la partecipazione continua del Ministero degli Affari Esteri.

2) «Altri mezzi pacifici». In vista della probabilità che i negoziati non conducano a un accordo, occorre avere, appena possibile, idee precise su ognuno degli «altri mezzi pacifici» che potranno venire in discussione, ai sensi del 2° paragrafo operativo della Risoluzione dell’Assemblea Generale.

Per parecchi di tali mezzi è certo che il nostro atteggiamento non poTRà essere che negativo: occorre peravere pronta l’argomentazione con cui rifiutarli, quando fossero proposti dall’Austria, onde evitare l’apparenza di negazione aprioristica e per far risultare che il nostro rifiuto si basa su una visione esatta e costruttiva.

Va anche studiato il modo migliore di insistere sulla nostra proposta di deferimento alla Corte Internazionale.

Occorre infine approfondire i vari aspetti di alcuni mezzi pacifici per giudicare se, a scopi di sostanza o a scopi puramente tattici, convenga da parte nostra assumere un atteggiamento possibilistico. Potrebbe essere utile infatti – se lo studio approfondito lo farà ritenere possibile – considerare una certa gamma di procedure per la risoluzione della controversia o almeno mettersi in grado di dimostrare di aver considerato tale varietà di procedure, piuttosto che essersi limitati a proporre unicamente la Corte Internazionale.

Sarebbe prematuro oggi prendere una qualsiasi decisione: ma è bene procedere al pipresto allo studio della materia, per avere gli elementi per una decisione prima dell’eventuale termine dei negoziati, in modo da poter «agganciare» le due fasi.

3) L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sembra sicuro che da parte austriaca, o almeno da parte di quegli ambienti che hanno finora dettato la politica austriaca, si intende riportare la questione all’Assemblea Generale del ’61.

Occorre svolgere fin da ora un’azione complessa per ostacolare tale proposito e per far sì che esso si realizzi eventualmente nelle condizioni a noi pifavorevoli.

Per l’azione svolta prima della passata Assemblea i Paesi membri si dividevano in poche categorie. Oggi invece è possibile un’azione molto piarticolata, in quanto abbiamo potuto conoscere l’atteggiamento di singoli Paesi: in altre parole, non potremo pilimitarci a mandare circolari, ma dovremo dare istruzioni esaurienti e diverse a parecchie nostre Rappresentanze.

Andranno così esaminati uno per uno i discorsi pronunziati in Commissione Speciale e in generale gli atteggiamenti ivi tenuti. In tutti i casi in cui siano stati espressi pareri a noi non favorevoli, bisognerà fornire argomenti ai nostri Rappresentanti per cercare di chiarire le idee o di modificare gli atteggiamenti dei singoli Governi.

Poiché ormai non ha piragione d’essere la preoccupazione di non contribuire a «gonfiare» il problema, bisognerà anche che le nostre Rappresentanze, o la maggior parte di esse, siano in grado di illustrare via via gli sviluppi della questione. In particolare parecchie di esse potranno far conoscere «atti inamichevoli» compiuti dall’Austria, in senso contrario al 3° paragrafo operativo della Risoluzione. Di tali «atti inamichevoli» va comunque tenuta una completa registrazione.

Appena le previsioni di un tentativo austriaco di ritornare all’Assemblea Generale fossero confermate, andranno poi fatti sondaggi in base ai quali stabilire la linea che a noi converrà tenere e andrà svolta l’azione piopportuna per ottenere appoggi a tale linea. Questa azione non puevidentemente essere immediata, ma andrà iniziata vari mesi prima dell’Assemblea e va predisposta al pipresto.

***

Per agire in questi tre settori «diplomatici», il Ministero degli Affari Esteri deve operare anche in altri campi.

4) Coordinamento nell’interno del Ministero. Cisi riferisce in primo luogo a tutto ciche direttamente o indirettamente, riguarda l’Austria. Bisogna, in altre parole applicare sempre picompiutamente una unità di direttive nei riguardi dell’Austria, sia in campo bilaterale sia in campo multilaterale.

Occorre peranche assicurare che la questione dell’Alto Adige e in particolare l’eventuale ritorno di essa all’Assemblea siano tenuti in conto nelle decisioni – in qualunque campo – che possano influenzare l’atteggiamento sul problema di terzi Paesi e soprattutto di quelli pisignificativi. È ovvio che non si tratta di subordinare ogni decisione al punto di vista Alto Adige, ma di non prescindere da questo.

5) Coordinamento tra i vari Ministeri. È essenziale rendere piefficiente tale coordinamento. Cinon puessere fatto che di accordo con la Presidenza del Consiglio e anzi in appoggio all’azione che la Presidenza va svolgendo per coordinare e accentrare l’attività governativa nei riguardi dell’Alto Adige.

Si è già suggerita la formazione di una Commissione interministeriale presieduta dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza: sarebbe utile che tale Commissione avesse una certa elasticità, sia nella composizione che nell’azione. Ad esempio, converrebbe che i Dicasteri tecnici vi fossero o no rappresentati secondo le questioni via via in discussione e che alle riunioni non partecipassero soltanto rappresentanti di organi governativi.

L’azione di tale Commissione potrebbe rivolgersi in primo luogo alla messa a punto delle concessioni di cui al punto 1) (negoziati). Essa dovrebbe peranche curare l’uniformità di atteggiamento dei vari Ministeri (in particolare per quanto riguarda l’assegnazione di personale).

La partecipazione ad essa del Ministero degli Affari Esteri dovrebbe, tra l’altro, mirare a che nell’azione governativa in materia vengano sempre tenuti presenti gli aspetti internazionali, sia diplomatico che propagandistico.

6) Conoscenza della situazione locale. Il Ministero degli Affari Esteri ha avuto finora della situazione in loco notizie né dirette, né complete, né tempestive. È ormai evidente la necessità di superare tale stadio. Per presentare nel modo migliore all’esterno la nostra politica verso l’Alto Adige e la situazione locale, occorre conoscerne gli sviluppi prima che siano resi pubblici e le decisioni quando sono ancora in elaborazione. Cidovrebbe permettere di farne la presentazione piefficace e organica, ma al tempo stesso consentirci di dare suggerimenti i quali, senza mirare a cambiamenti di fondo nella linea decisa dai Ministeri competenti, tendano a evitare quegli atti o quelle omissioni che senza vantaggi di sostanza peggiorano l’apparenza.

Bisogna, cioè, che il Ministero, attraverso soggiorni non appariscenti e non ufficiali di suoi funzionari in Alto Adige, abbia una conoscenza organica e approfondita della situazione e che d’altra parte esso partecipi con immediatezza agli scambi di informazione.

7) Stampa e propaganda. È questo un campo vastissimo, in cui sinora si è agito in maniera frammentaria ed empirica. Anche se i risultati non sono stati insoddisfacenti, è ormai necessaria un’azione vasta, metodica e completa. Questo settore merita naturalmente un esame separato. Si citano qui di seguito a puro titolo esemplificativo alcune possibilità di azione: corrispondenti esteri a Roma, viaggi di giornalisti stranieri in Alto Adige, azione su giornali esteri; azione attraverso giornali o agenzie stampa italiani; pubblicazioni a carattere turistico o polemico; iniziative locali; predisposizioni di lettere o di altre iniziative individuali; ecc.

Per svolgere l’azione necessaria in questo campo occorrono uomini e soldi.

***

Nella questione dell’Alto Adige la recente discussione dell’Assemblea Generale ha marcato la fine di una fase. Si puritenere che in tale fase il Ministero degli Affari Esteri, pur assegnandovi mezzi assai limitati, abbia svolto l’azione necessaria e in maniera non insoddisfacente. La nuova fase si presenta perdi maggiore complessità: d’altra parte in essa l’importanza della questione è diventata di palmare evidenza. Sarebbe una grave responsabilità non trarre da cile necessarie conclusioni ai fini dell’adeguamento degli strumenti del Ministero, non superare cioè l’organizzazione piuttosto empirica e artigianale, finora giudicata sufficiente.

Si puintanto domandarsi se conviene ormai mantenere l’attuale veste piuttosto criptica di Segreteria Politica 10A.

Indipendentemente da ci va rilevato che l’attuale organizzazione di tale Segreteria non è adeguata neanche allo svolgimento dell’azione connessa con i punti 1) (negoziati), 5) (coordinamento interministeriale), 6) (conoscenza della situazione locale).

Il punto 2) (studio di «altri mezzi pacifici») richiederebbe da solo l’assegnazione di un altro funzionario. Ove cinon fosse ritenuto opportuno, potrebbe provvedere ad esso il Contenzioso Diplomatico e uno o pidegli Uffici Politici.

Anche per il punto 3) (azione in vista della prossima Assemblea Generale) occorrerebbe l’assegnazione di almeno un funzionario. In caso contrario, ad esso potrebbero provvedere il Servizio ONU oppure gli Uffici Politici con competenza territoriale.

Quanto al punto 7) (stampa e propaganda), esso richiede una specifica attrezzatura (uomini e mezzi). Senza di essa, non sarebbe possibile provvedere a questo settore.

Chi si occupa esclusivamente di questa materia puritenere che vi siano delle considerazioni che consigliano di tenere unita la trattazione dei vari settori su accennati. Ma è questione questa che richiede ovviamente una decisione superiore, che sia presa da un angolo visuale pivasto e che contemperi le varie considerazioni pertinenti.

Quanto si tiene invece a sottolineare è la necessità che le responsabilità attribuite a chiunque dovrà occuparsi ex-professo di questo settore – che, a parte la sua importanza, è delicato e «sensitivo» – siano commisurate ai mezzi.

Si ritiene infine necessario segnalare l’urgenza di decisioni su tali problemi organizzativi, dato che l’azione sopra accennata va iniziata subito(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 1, fasc. Costituzione Ufficio 10/A.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Al presente documento è allegato il seguente appunto autografo di Grazzi per Betteloni datato 9 novembre: «Occorre prima di passare ad altre decisioni, stabilire due punti basilari: a) cambiare l’Ambasciatore a Vienna b) decidere se le trattative debbono essere iniziate subito dai Capi di Governo per rimandarle poi agli esperti, o inversamente c) se invece dei Capi di Governo, debbano essere iniziate dal nuovo Ambasciatore a Vienna o piuttosto da una personalità “ad hoc” (On. Martino?)».

82

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 3067/19672. New York, 7 novembre 1960.

Oggetto: Considerazioni in vista di una eventuale intenzione dell’Austria di riportare la questione dell’Alto Adige alla prossima XVI sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Riferimento: Mio rapporto n. 3025 del 1 novembre c.m.3.

Nel mio rapporto citato mi ero riservato di far presente ulteriormente a codesto Ministero considerazioni di dettaglio sulle implicazioni che la risoluzione approvata il 31 ottobre dall’Assemblea Generale sull’Alto Adige e in particolare i tre paragrafi operativi potrebbero avere in avvenire dal punto di vista della trattativa della questione nell’ambito dell’ONU.

In quel rapporto facevo presente le circostanze che dovevano farci ritenere molto probabili nuovi tentativi austriaci di riportare la questione nell’agone delle Nazioni Unite. Da allora e cioè soltanto dalla scorsa settimana le dichiarazioni ufficiali austriache e le pubblicazioni della stampa autorizzata mi sembrano inducano facilmente a far ritenere che le posizioni di base da cui l’Austria verosimilmente partirà per imbarazzarci in avvenire, e proprio nell’ambito delle Nazioni Unite, saranno le seguenti:

1) la risoluzione del 31 ottobre comporta e quasi prescrive un nuovo tipo di contatti tra Italia e Austria. Prima si trattava di «conversazioni» condotte su un piano strettamente bilaterale e in cui l’Italia poteva prendere atteggiamenti anche arbitrari. Il fatto nuovo è che la questione è ormai «internazionalizzata» e che non si tratta pidi conversazioni così delimitate, ma di veri e propri «negoziati» consacrati da una raccomandazione internazionale;

2) poiché la risoluzione è centrata sull’Accordo De Gasperi-Gruber e poiché al paragrafo 3 del preambolo si parla tra l’altro di «framework of special provisions to safeguard THe eTHnical character etc.», tali negoziati debbono indirizzarsi prevalentemente a quella parte dell’Accordo picollegata con tale «quadro» e cioè all’articolo 2 dell’Accordo stesso, proprio in quanto questo tratta in particolare il problema dell’autonomia che è il pivicino alle istanze predette;

3) quanto alla scelta di altri mezzi per la soluzione del problema in caso di fallimento di tali negoziati, è pur vero che la risoluzione menziona tra di essi specificamente la Corte dell’Aja, ma proprio perché l’Italia aveva indicato tale foro come il solo a cui ricorrere, e la risoluzione invece prevede il ricorso anche agli altri mezzi previsti dalla Carta, è da presumersi che non si sia voluto dare una particolare preferenza alla Corte e che quindi tutte le vie siano aperte ivi compresa quella di un ritorno in Assemblea.

Non voglio qui indugiarmi a denunciare la speciosità di tali impostazioni che ovviamente possono essere controbattute punto per punto specialmente se si pone mente alle posizioni da cui gli austriaci erano partiti. Vorrei invece, proprio in ragione di tali probabili argomentazioni di Vienna e della eventualità di un ritorno della questione all’ONU, far presenti quali vie a noi si aprono e quali provvidenze possono avere ripercussioni a nostro favore per il caso di una ripresa di discussione su tale argomento alla prossima Assemblea. Starà naturalmente a codesto Ministero di vedere quanto di tali aspetti sia da tenere in conto in relazione ad altre considerazioni e ad altre circostanze attinenti agli altri lati della questione.

È innanzitutto evidente che se la questione verrà riportata alle Nazioni Unite il punto di partenza di ogni nuovo dibattito sarà la risoluzione recentemente approvata. Ciascuna delle due parti, cioè l’Austria e l’Italia, vorrà dimostrare di avere agito nei mesi futuri nel modo piopportuno per attuare le disposizioni della risoluzione. Pertanto chi sarà in grado di meglio corroborare e presentare lo stato di adempimento nei riguardi di detta risoluzione, influenzerà a suo vantaggio l’eventuale nuova discussione. Cipremesso, mi soffermercome già detto in precedenza, sui tre distinti punti della parte operativa della risoluzione.

A) Nei riguardi della ripresa dei negoziati vari elementi vanno presi in considerazione: 1) innanzitutto penso che chi per primo avrà avuto l’iniziativa di tale ripresa poTRà a suo tempo invocarne il merito in una eventuale discussione in Assemblea e per questo sarebbe bene, almeno in base alle esigenze che si pongono all’ONU, che essa parta da noi. 2) Quanto alla questione dell’oggetto di tali negoziati, e nella presunzione che come sopra accennato l’Austria anche questa volta cercherà di centrarli sull’articolo 2 dell’Accordo di Parigi, dovremmo, mi pare, non rifiutare di esaminare tale aspetto del problema assieme agli altri, sia pure senza naturalmente dover raccogliere la nota impostazione pregiudiziale austriaca per cui si avrebbe senz’altro a partire dall’autonomia formale regionale per la Provincia di Bolzano. In sostanza cioè, se dovremo presentare in un eventuale ritorno della questione alle Nazioni Unite una posizione convincente, non possiamo escludere nei negoziati di parlare anche dell’aspetto dell’autonomia; e sarà nostra abilità, nel toccare questo punto centrale della controversia, far emergere quelle provvidenze che noi eventualmente potremo aver deciso o decidere come tali da dover soddisfare le istanze degli allogeni alto atesini dato che esse vanno o andrebbero ben al di là di quanto previsto dalle norme sui diritti dell’uomo e dagli studi elaborati nell’ambito delle Nazioni Unite. 3) Altro aspetto da prendere in considerazione nei riguardi dei negoziati è quello relativo alle persone che dovranno essere di essi incaricati,anche in relazione alle difficoltà sorte in passato nei riguardi di Gschnitzer. È inutile dica che una preclusione personale difficilmente sarebbe spiegabile in un’Assemblea del tipo delle Nazioni Unite e nel caso che noi si volesse aggirare l’ostacolo, occorrerebbe forse orientare la questione attraverso una diversa impostazione del livello e del quadro dei negoziati. 4) Sempre a proposito dei negoziati, un elemento che in un eventuale ritorno della discussione qui potrebbe certo esser fatto valere è l’«animus» con il quale, a parte le manifestazioni formali specifiche dei negoziati stessi, le parti si sono avviate ai negoziati. Da tale punto di vista, come ebbi già a suggerire col mio rapporto citato, una raccolta attenta dovrebbe essere, secondo me, disposta fin da ora al fine di catalogare le varie manifestazioni rilevanti da parte austriaca dalle quali possa risultare l’atteggiamento intransigente o fazioso con cui gli austriaci si sono preparati ai negoziati. Questo porta naturalmente come corrispettivo che si abbia da parte nostra a stare attenti a quante manifestazioni si faranno al riguardo, affinché non abbiano ad esserci in quell’eventuale momento rimproverati dall’Austria.

B) Venendo ora al secondo punto della risoluzione, quello relativo agli «altri mezzi» di soluzione della controversia nel caso che i negoziati non producessero risultati, varie questioni si pongono. l) In primo luogo se e quando convenga cominciare a precisare cosa significa l’espressione di «entro un tempo ragionevole» contenuta nella risoluzione. A questo riguardo mi sembrerebbe che in linea generale convenga raccorciare le distanze dei tempi per evitare che gli austriaci abbiano a farci traccheggiare nell’intento di presentarsi al prossimo giugno, data in cui si comincerà a parlare di eventuali iscrizioni in agenda, con una facile dimostrazione di mancata esecuzione da parte italiana delle prescrizioni, se per quell’epoca si sarà ancora nel pieno di una discussione o sul merito o sui «mezzi pacifici» cui far ricorso. Meglio insomma partire dal presupposto di termini abbastanza brevi per aver margine davanti a noi onde porci nella condizione di prendere eventualmente decisioni unilaterali con un certo tempo prima dell’Assemblea e con la possibilità di dimostrare che ogni altra via era stata previamente esperita.

2) Il punto poi che dobbiamo con particolare attenzione prevedere è l’eventualità che gli austriaci, in vista di un ritorno all’Assemblea, si preparino ad offrirci tutta una gamma di «altri mezzi pacifici», tutti pio meno da noi non desiderati. L’Austria, cioè, potrebbe tendere a presentarsi alla prossima Assemblea sostenendo come da parte sua è stata data prova della maggiore buona volontà proponendo un notevole numero di differenti mezzi pacifici di soluzione, mentre da parte italiana ci si è ostinatamente attenuti ad uno solo, quello del ricorso alla Corte dell’Aja. Per far fronte a questa presumibile posizione che potrebbe adottare l’Austria, mi pare che si pongono a noi due strade da seguire. La prima è quella di poter dimostrare che l’offerta di tanti mezzi pacifici da parte dell’Austria è impropria e non corrisponde all’orientamento deciso dalla risoluzione. In tale senso mi sembra che occorrerebbe approfondire uno studio giuridico relativo agli «altri mezzi pacifici» previsti dall’art. 33 della Carta. Occorrerebbe cioè vedere se e fino a che punto puessere sostenuta validamente in Assemblea la tesi che una invocazione generica a «mezzi pacifici» contenuta in un articolo normativo è comprensibile e ha un suo significato in relazione al fatto che un articolo generale è inteso a potersi applicare ad un numero indefinito di tipi di dispute e percifacendo l’esemplificazione dei mezzi pacifici, deve comprenderli tutti. Ma questo non significa che tutti i tipi di mezzi pacifici siano applicabili a tutti i tipi di dispute. Quando dal quadro generale normativo si scende ad un caso specifico, è evidente, dovrebbe potersi sostenere, che ad un determinato tipo di disputa sono applicabili, appunto per la sua stessa natura, non tutti i mezzi pacifici di soluzione previsti in via teorica, ma solo alcuni specifici. Questo è quanto d’accordo con noi ha, ad esempio, incisivamente sostenuto il Delegato argentino nel suo intervento in Assemblea il 31 ottobre. Quando insomma una delle parti in una disputa, nel caso nostro l’Austria, offre di adire mezzi pacifici che non hanno nulla a che fare con il tipo di disputa in questione, la sua offerta è fallace e fatta al solo scopo di esercitare una azione di disturbo e di mascherare la volontà vera di non voler arrivare ad una soluzione di quella specifica disputa adottando i soli mezzi pacifici che sono ad essa applicabili. Questa secondo me è la prima linea da studiare sin da ora e da seguire. La seconda linea di difesa contro la predetta eventuale impostazione austriaca sarebbe poi naturalmente quella di cercare, se soltanto ve ne è la possibilità, di non limitare ad una sola offerta – ricorso alla Corte dell’Aja – le possibilità di soluzione che si intende da parte nostra offrire all’Austria. Nelle conversazioni che ho avuto con i giuristi membri della nostra delegazione, è stato accennato all’eventualità di suggerire un ricorso a un collegio di giuristi, o a un comitato arbitrale di giuristi. Ma si è trattato di accenni a scopo esemplificativo. Su tale argomento, ovviamente non ho particolari elementi per pronunziarmi a fondo e sarebbe forse il caso di riprendere in esame il problema con nostri esperti giuridici.

C) Il terzo punto della risoluzione è quello che si riferisce alle azioni delle parti per il mantenimento di amichevoli relazioni. Mi pare che per quanto riguarda questo specifico punto che io considero un altro dei molti positivi aspetti ottenuti con la risoluzione, noi abbiamo certo una lista di lagnanze da presentare all’Austria molto superiore a quella che essi possono avere nei nostri riguardi. Questa lista di lagnanze andrebbe a mio modo di vedere preparata sin da ora molto attentamente, e tenuta presente per essere man mano utilizzata nel corso dei prossimi mesi sia nei contatti diretti con l’Austria sia altrimenti. La compilazione di tale lista rientra nel quadro di quella raccolta di documentazione che nel mio rapporto citato mi permettevo suggerire (punto 2) si iniziasse fin d’ora. Così come contemporaneamente conviene raccogliere e catalogare attentamente tutte quelle manifestazioni austriache che possano eventualmente servirci in un eventuale ritorno della discussione all’Assemblea a dimostrare che l’Austria e elementi responsabili austriaci non hanno fatto quanto richiesto dalla risoluzione per migliorare il clima delle relazioni fra i due Paesi. Se anche da parte nostra fosse necessario in tal senso qualche sacrificio io credo che questo punto ci offra possibilità di presentare una situazione a noi favorevole, così da render forse conveniente che ci prepariamo eventualmente a prendere qualche iniziativa.

Queste considerazioni, infine, non tengono naturalmente conto di quanto da parte nostra eventualmente possa essere fatto in loco ossia nell’Alto Adige stesso.

Nel mio rapporto citato parlavo di azione nel campo delle «relazioni pubbliche» e di provvidenze in generale. Quanto alla prima categoria mi riferivo in particolare alla mobilitazione degli interessi della popolazione quali possono esser sentiti dagli elementi pimoderati e obiettivi del gruppo etnico, come potrebbero essere quelli che attengono al campo economico, al traffico di frontiera, al turismo. trovar modo di far rilevare che un nuovo tentativo di offesa nei nostri confronti da parte austriaca potrebbe comportare delle irreparabili rotture quale denuncia dell’accordo, da qualsiasi parte essa provenga, con relative conseguenze negative nei settori predetti, potrebbe forse avere qualche effetto salutare.

Non spetta certo a questa Rappresentanza esprimersi specificamente in tale materia. Come anche per quanto concerne le «provvidenze» non sono certo in grado di pronunciarmi. Potrei tutt’al pisuggerire piche quelle da adottarsi, quelle da evitarsi: e cioè una indiscriminata rigidità da parte degli organi giudiziari e di polizia. Tutti ricordiamo le ripercussioni sproporzionatamente sfavorevoli avutesi nel luglio scorso per la condanna decisa contro l’affittacamere che aveva affisso un annuncio di locale da affittare solo in lingua tedesca.

Comunque, se una riprova del successo che abbiamo ottenuto con l’approvazione della risoluzione è necessaria, essa appare evidente proprio da questo, che cioè – a differenza di quanto chiedeva l’Austria sin dall’inizio – la risoluzione stessa non ci chiede formalmente alcuna specifica azione nel quadro locale; ma cinon toglie che la base fondamentale della disputa resti imperniata sulla situazione in effetti esistente in Alto Adige. Questo significa che nell’eventualità che si torni all’ONU, come già è stato fatto quest’anno, non si mancherà nella esposizione delle rispettive tesi austriaca e italiana di parlare anche di quella che è in realtà la situazione sul posto e di quello che è stato fatto o menonegli ultimi mesi. È questo un punto certo molto delicato da affrontare, e comprendo che sia proprio questo elemento sul quale abbiano a influire, molto di pidi quello che puo non pusuccedere qui alle Nazioni Unite, altre preoccupazioni di carattere internazionale e interno. Il che non toglie che a questa Rappresentanza corra l’obbligo di sottolineare che se si addivenisse a una ripresa di discussioni sull’Alto Adige all’ONU, non mancherebbe certo di fare un’ottima impressione in Assemblea e sicuramente ci guadagnerebbe ampi favori, l’eventuale possibilità che noi avessimo di testimoniare e documentare che le cose in Alto Adige non restano ferme, che un anno ulteriore ha portato a nuovi progressi ed a nuove manifestazioni del desiderio italiano di portare le relazioni fra i gruppi etnici ad un livello sempre migliore. Così come evidentemente invece giocherebbe nella presentazione del caso alle Nazioni Unite a nostro sfavore tanto una impressione di immobilità nella situazione, che evidentemente l’Austria avrà interesse a sottolineare, quanto e ancor pi– è inutile aggiunga – una eventuale situazione di incidenti e di tensione, superiore a quella attuale, che eventualmente dovesse manifestarsi nella regione.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 2.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington.


3 Vedi D. 74.

83

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI STRANEO(1)

Appunto(2). Roma, 8 novembre 1960.

QUALCHE COMMENTO SUL RAPPORTO DELL’AMBASCIATORE GUIDOTTI N. 6191 DEL 4 NOVEMBRE 19603.

1) La risoluzione dell’ONU è in effetti di carattere procedurale. Così la volevamo noi, mentre gli austriaci desideravano una decisione politica di fondo. È questo indubbiamente un primo importante punto al nostro attivo che non tutti sembrano valutare appieno.

2) Non credo che un alTR’anno ci troveremo all’ONU «in condizioni peggiori di quest’anno», come dice Guidotti.

Vi andremo sì, se l’Austria rifiuterà l’Aja, ma con una risoluzione, approvata quest’anno alla unanimità dall’Assemblea, la quale dice che la questione delle popolazioni di lingua tedesca nella Provincia di Bolzano è stata «regolata» dall’Accordo De Gasperi-Gruber. Saremo quindi in assai migliori condizioni per opporci ad una discussione politica e per far valere la nostra tesi che, trattandosi della interpretazione di un trattato, la vertenza tra noi e l’Austria è di natura giuridica e che è irragionevole per l’Austria di rifiutarsi di adire la Corte Internazionale.

3) Non è esatto quanto scrive Guidotti che questa volta si tratta di «iniziare» trattative diplomatiche vere e proprie. La risoluzione raccomanda di «riprendere» le trattative interrotte sulla applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. È un punto assai importante che è sfuggito a Guidotti. Sono d’accordo percon lui che non convenga (non ci è mai convenuto!) di riprendere il metodo di comunicare a Vienna a pezzi e a bocconi singole e successive misure isolate in differenti settori. Prima di riaprire le trattative con gli austriaci, occorrerà esaminare, dapprima nel Consiglio dei Ministri e poi con i rappresentanti delle popolazioni allogene alto-atesine, le concessioni che siamo disposti a fare. Fermo restando che non possiamo creare una Regione di Bolzano con parlamento proprio ed autonomia assoluta, così come chiede il Governo di Vienna, possiamo perstudiare di aumentare gli speciali poteri autonomi della Provincia, sulla base delle proposte Kessler, e andare anche oltre, se crediamo.

Io ritengo che una presa di contatto con la Suedtiroler Volkspartei a questo punto si imponga.

4) Vi è un punto debole e a noi contrario nella risoluzione approvata dall’ONU. Esso è costituito dal fatto che l’Assemblea ritiene che il trattamento delle popolazioni alto-atesine debba essere negoziato con Vienna. La realtà è diversa. Nella Provincia di Bolzano risiedono in maggioranza popolazioni di ceppo tedesco, ma vi è un grosso nucleo italiano che ha pure i suoi diritti e vi è anche una minoranza ladina. Il problema deve essere quindi studiato in loco e non già alla Farnesina o alla Ballhausplatz. Dobbiamo abilmente districarci da questo equivoco, che è poi una trappola, nella quale siamo caduti.

Non il diritto di negoziare, ma il diritto di rendersi edotta che l’Accordo De Gasperi-Gruber è convenientemente applicato, avrebbe dovuto esser stato riconosciuto all’Austria. Se Kreisky vanta un suo successo, lo fa perché l’Assemblea non ha saputo chiarire bene questo punto.

Comunque, così come stanno le cose è essenziale che il Governo italiano sposti la sua attenzione da Vienna a Bolzano per un concreto esame della questione.

Soltanto una volta raggiunta un’intesa con le popolazioni, si potrebbe considerare l’opportunità di un protocollo interpretativo dell’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber come propone Guidotti.

Io ritengo che bisognerebbe dire subito agli austriaci che siamo desiderosi di dar corso senza indugio alla risoluzione dell’ONU. Siamo pronti a riprendere le conversazioni, ma suggeriamo che, anziché condurle a Vienna al livello Ambasciatore-Sottosegretario come è stato fatto fin qui, bisognerebbe effettuarle, come da noi pivolte proposto, al livello Presidente del Consiglio-Cancelliere.

Poiché tuttavia è ovvio che un siffatto incontro al vertice deve essere convenientemente preparato, chiediamo un ragionevole lasso di tempo per poter elaborare proposte costruttive.

5) Sono lieto intanto che anche alla nostra Ambasciata a Vienna non sia sfuggita l’importanza di quella parte della risoluzione che invita i due Paesi ad astenersi da manifestazioni ostili.

D’ora innanzi ogni nostra eventuale protesta per manifestazioni di carattere irredentistico a Innsbruck o a Vienna dovrà basarsi su tale comma della risoluzione, ma è da augurarsi che avremo per un po’ di tempo un’atmosfera pitranquilla dato che gli austriaci non vorranno andar subito contro la raccomandazione dell’ONU.

Di questo lasso di tempo dovremmo approfittare per chiarirci le idee e vedere cosa di sostanziale possiamo concedere agli alto-atesini. Perché è chiaro che dobbiamo affrontare il problema con idee larghe generose e con spirito nuovo.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2Sottoscrizione autografa.


3Vedi D. 77.

84

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI GRAZZI(1)

Appunto(2). Roma, 10 novembre 1960.

PROPOSTE PER L’«ITER» IN MATERIA DI ALTO ADIGE

1. Inviare una comunicazione ufficiale al Governo austriaco per dire che siamo pronti ad iniziare le trattative al pipresto sulla base della nota Risoluzione delle Nazioni Unite, riservandoci di far conoscere le nostre proposte circa la procedura, e chiedendo a quel Governo di fare altrettanto. In tal modo, se necessario, si poTRà guadagnare un certo numero di settimane discutendo sulla procedura.

2. Procedere rapidamente, da parte nostra, ad una riunione al pialto livello politico, al fine che il Presidente del Consiglio ed i Ministri decidano sul contenuto da dare alle trattative, e circa i limiti massimi a cui ci sarà possibile giungere, sulla base del piano di massima già predisposto dalla Presidenza del Consiglio.

3. Ottenute le decisioni ad alto livello, installare immediatamente alla Presidenza del Consiglio, sotto la direzione del Sottosegretario di Stato, una ristretta Commissione che comprenda rappresentanti di questo Ministero e dell’Interno e che possa chiamare di volta in volta rappresentanti delle altre Amministrazioni interessate e altre persone competenti, al fine di tradurre in proposte pratiche le decisioni politiche di cui al punto precedente.

4. Decidere sulla procedura da adottare in merito ai negoziati.

Sembra da escludere che si possa iniziarli mediante un incontro al massimo livello tra esponenti del Governo italiano e di quello austriaco, poiché si rischierebbe di interrompere le conversazioni non appena esse si siano iniziate. Possono invece venir considerate le seguenti alternative:

a) incaricare l’Ambasciatore a Vienna, opportunamente assistito da nostri esperti, di condurre le trattative col Governo austriaco. Ciha lo svantaggio di provocare molto probabilmente la nomina di Gschnitzer a Capo della Delegazione austriaca;

b) chiedere agli austriaci di iniziare le trattative a Roma, i nostri rappresentanti venendo scelti a seconda del rango del negoziatore austriaco. Cipresenta l’inconveniente di trovarci sottoposti a pressioni austriache per immediate decisioni del Governo italiano;

c) proporre un incontro preliminare di «emissari» dei due Governi, in un luogo che non sia né Roma né Vienna, passando poi, eventualmente, ad un incontro superiore, per esempio, di Sottosegretari di Stato, per terminare con un incontro al massimo livello, ai fini o di consacrare una intesa dirimendo le difficoltà rimaste, o eventualmente anche di constatare l’impossibilità di un accordo, pur dimostrando di avere fatto quanto era in nostro potere per raggiungerlo.

Il rango degli «emissari» dipenderà dal rango dell’emissario austriaco; evidentemente il nostro emissario dovrà sempre essere assistito da esperti, in particolare da quelli dell’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio.

5. Già durante le trattative, dovrà essere preso in esame a Roma quale convenga essere il foro per esperire quei mezzi per risolvere la controversia previsti dalla mozione delle Nazioni Unite; se cioè insistere nella proposta della Corte Internazionale dell’Aja, o richiedere l’applicazione della Convenzione di Strasburgo, la quale, come è noto, oltre l’Aja, prevede anche le forme della conciliazione diretta e dell’arbitrato, ecc. trattasi di una decisione che oltre il suo contenuto politico (sia per le implicazioni interne sia per lo scopo di trovarci alle Nazioni Unite l’anno prossimo con le migliori carte in nostra mano) presenta anche lati giuridici che debbono essere attentamente vagliati.

6. Nel frattempo, occorre rinforzare l’opera di propaganda e di divulgazione delle nostre idee e delle nostre ragioni, anche durante le trattative. A tal uopo sembra indispensabile che:

a) l’Ufficio Regioni o altri esponenti politici del Governo prendano immediato contatto con gli esponenti dei partiti alto atesini per togliere a Vienna il monopolio della protezione degli interessi e delle aspirazioni delle popolazioni allogene;

b) tenere man mano al corrente le nostre Rappresentanze all’estero e gli Ambasciatori a Roma dei principali Governi amici circa l’evolversi della questione;

c) curare le trasmissioni radio, le notizie stampa e in genere tutte le forme di propaganda abituali in simili circostanze, atte a controbattere la propaganda austriaca, fatta con dovizia di personale e di mezzi. Sembra che tale azione debba essere fatta dai competenti uffici della Presidenza del Consiglio, sia pure assistiti dagli uffici del Ministero, in quanto solo la Presidenza del Consiglio ha i mezzi necessari e puricorrere a persone, anche estranee all’Amministrazione, particolarmente adatte a tale scopo.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2 Il documento fu portato all’attenzione del Ministro (L. 4/572 dell’11 novembre Grazzi a Guidotti, ibidem) e discusso nella riunione interministeriale del 18 novembre (vedi D. 88).

85

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ALL’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA(1)

Nota verbale 10A/25502. Roma, 16 novembre 1960.

Il Ministero degli Affari Esteri, mentre ha l’onore di richiamarsi alle varie comunicazioni fatte in materia da parte italiana sino al giugno scorso, tiene a confermare all’Ambasciata d’Austria, con preghiera di informarne il suo Governo, che il Governo italiano rimane disposto ad esaminare le divergenze di vedute tra i due Governi circa la valutazione dell’esecuzione data da parte italiana all’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

Il Ministero degli Affari Esteri si onora pertanto proporre di riprendere negoziati in vista di superare tali divergenze, in relazione all’invito espresso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella Risoluzione approvata il 31 ottobre 1960 con il paragrafo 1° della parte operativa formulato come segue: «sollecita le due parti a riprendere i negoziati col proposito di trovare una soluzione a tutte le divergenze relative all’applicazione del suddetto Accordo».

A tal uopo, il Ministero degli Affari Esteri ha l’onore di proporre che due o pipersone di fiducia dei due Governi si incontrino (ad una data da stabilire al pipresto) in una località italiana, oppure di un terzo Paese, quale ad esempio la Svizzera, al fine di concordare la procedura e di predisporre i mezzi piadatti a rendere quanto piproficui possibile successivi incontri ufficiali, a pialto livello, di rappresentanti dei due Governi.

Il Ministero degli Affari Esteri confida che il Governo austriaco vorrà convenire che, appunto per facilitare la possibilità che i primi incontri oggetto della presente Nota conseguano risultati concreti, è necessario che ad essi venga dato carattere del pistretto riserbo, evitandosi cioè ogni indiscrezione tanto circa il contenuto effettivo della presente proposta, quanto circa ogni altro elemento concernente l’incontro dei fiduciari predetti.

Il Ministero degli Affari Esteri, mentre rimane in attesa di conoscere le intenzioni del Governo austriaco, coglie l’occasione per presentare all’Ambasciata d’Austria le espressioni della sua pialta considerazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960. Edito in Ministero degli Affari Esteri, Alto Adige. Documenti presentati al Parlamento italiano dal Ministro degli Affari Esteri On. Segni il 19 settembre 1961, Roma, Tipografia riservata del Ministero degli Affari Esteri, 1961 (d’ora in poi Libro Verde 1961), D. 5.


2 Consegnata da Grazzi a LenTHal in pari data (T. segreto urgente 24078/208 del 16 novembre per Vienna, in Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza).

86

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 41793/419. Vienna, 17 novembre 1960, ore 19,30 (perv. ore 20,30).

Oggetto: trattative per Alto Adige.

Mi riferisco mia comunicazione telefonica di ieri.

Kreisky mi ha ricevuto stamani avendo sotto gli occhi telegramma di LowenTHal che riferiva sul suo colloquio di ieri sera con Segretario Generale(2). A sua volta mi ha consegnato breve nota verbale(3) nella quale Governo austriaco si limita a comunicare essere pronto ad iniziare «al pipresto» trattative raccomandate da ONU; e prega far conoscere punto di vista Governo italiano.

trasmetto traduzione per telegramma e testo per corriere(4). Kreisky non ha commentato incrocio delle due comunicazioni.

Mi ha detto perche desiderava espormi alcune sue idee circa tempi e procedura prossime trattative. Cinon costituisce ancora, ha aggiunto, presa di posizione ufficiale di fronte nostre proposte, ma piuttosto suoi «suggerimenti» personali.

Questi si possono così riassumere:

1) una prima presa di contatto potrebbe aver luogo tra V.E. e Kreisky verso il 15 dicembre a Parigi. Occasione sarebbe offerta da riunione Consiglio OECE alla quale normalmente intervengono anche Ministri Affari Esteri. In questo breve incontro Ministri dovrebbero essere assistiti unicamente da loro Consiglieri personali. Ha aggiunto che presenza Gschnitzer non sarebbe necessaria. Colloquio dovrebbe servire principalmente a concordare «orario» (time TABLE) dei prossimi incontri.

2) A questo colloquio potrebbe far seguito incontro di uno o due funzionari competenti per parte. Kreisky ha fatto nomi di Betteloni e Waldheim. Loro compito sarebbe mettere a punto data precisa della prossima conferenza, procedura e composizione rispettive delegazioni.

3) Conferenza vera e propria potrebbe aver luogo verso 15 gennaio in località da convenire. Kreisky ha menzionato, nell’ordine, Ginevra, Zurigo, Locarno. Ministri sarebbero allora accompagnati da rispettive delegazioni; di quella austriaca, ha aggiunto Kreisky, farebbe «certamente» parte Gschnitzer. Si dovrebbero individuare argomenti principali e nominare, con compiti specifici e limiti di tempo fissi e brevi, due o pigruppi di lavoro o studio.

4) A questa prima conferenza dovrebbe far seguito, presumibilmente a metà febbraio, una seconda nella quale, sulla base dei rapporti presentati dai gruppi di lavoro, verrebbero abbordate per la prima volta questioni di merito. A seconda dell’esito di tale discussione si potrebbe decidere se sia necessario e utile tenere altra o altre conferenze.

5) Conferenze dovrebbero essere tenute al livello Ministri Affari Esteri. Kreisky sembra scartare, evidentemente per note ragioni di rivalità interne, ipotesi incontri al livello Capi di Governo.

6) Kreisky prega vivamente Governo italiano di voler considerare possibilità includere nella propria delegazione, a titolo di esperti, due o tre rappresentanti alto-atesini. Ha spiegato lungamente suo concetto. Presenza alto-atesini (egli ha suggerito a titolo di esempio Presidente della Giunta Provinciale e uno-due Assessori, appunto perché trattasi di persone che rivestono cariche amministrative e non esclusivamente di partito) aiuterebbe Governo austriaco a scartare ingerenza nord-tirolesi e a resistere a loro pressioni.

7) Sebbene io abbia fatto presente simiglianza sua proposta numero due con la nostra Kreisky prega voler desistere da condizione segretezza anche per l’incontro tra funzionari. Ha detto testualmente: «non siamo pinella fase in cui segretezza potrebbe servire a qualche utile scopo. Inoltre io mi potrei impegnare a mantenere segreto, ma la cosa verrebbe certamente risaputa (trasparente allusione a indiscrezioni Gschnitzer su prime lettere Segni-Raab). E in questo caso Governo austriaco verrebbe a trovarsi ancora una volta in imbarazzo di fronte agli estremisti».

Alla fine del colloquio Kreisky ha detto che desidera parlare con me pia lungo alla fine prossima settimana, e per allora gradirebbe se possibile conoscere punto di vista Governo italiano su questi suoi suggerimenti(5).

Riferisco anche per corriere(6).


1 Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza.


2Si riferisce alla consegna a LenTHal della nota verbale italiana di cui al D. 85.


3Vedi D. 87.


4Vedi D. 87, nota 3.


5Per la risposta di Segni vedi D. 91.


6Vedi D. 89.

87

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Nota verbale 87.272-5 (Pol) 602. Vienna, 17 novembre 1960.

Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten bezieht sich auf die von der XV. Generalversammlung der Vereinten Nationen am 31. Oktober 1960 einstimmig beschlossene Resolution, derzufolge Österreich und Italien aufgefordert werden, Verhandlungen er die Stirol-Frage mit dem Ziele einer Lung aller sich aus dem Pariser Abkommen vom 5. September 1946 ergebenden Differenzen aufzunehmen.

In Entsprechung dieses Beschlusses der Generalversammlung der Vereinten Nationen beehrt sich das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten der Italienischen Botschaft mitzuteilen, dass die terreichische Bundesregierung bereit ist, die in der Resolution empfohlenen Verhandlungen so rasch als mlich zu beginnen.

Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten wäre der Italienischen Botschaft dankbar, wenn sie diesen Wunsch ihrer Regierung weiterleiten und deren baldige Stellungnahme bekanntgeben wde.

Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten benzt diese Gelegenheit, um der Italienischen Botschaft die Versicherung seiner ausgezeichneten Hochachtung zu erneuern.

TRADUZIONE Ministero Federale Affari Esteri si riferisce risoluzione adottata unanimità da quindicesima Assemblea Generale ONU 31 ottobre 1960, in seguito alla quale Austria e Italia sono invitate entrare in trattative su questione Tirolo Sud allo scopo risolvere tutte le controversie derivanti da accordo Parigi 5 settembre 1946.

In conformità tale decisione dell’Assemblea Generale, Ministero Federale Affari Esteri ha l’onore comunicare ad Ambasciata d’Italia che Governo austriaco è pronto iniziare al pipresto possibile trattative raccomandate in risoluzione.

Ministero Affari Esteri sarà grato ad Ambasciata d’Italia se essa vorrà inoltrare tale desiderio a suo Governo e se farà conoscere al pipresto atteggiamento di quest’ultimo(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960. Edito in Libro Verde 1961, D. 6.


2 Consegnata da Kreisky a Guidotti in pari data.


3 La traduzione fu trasmessa da Guidotti con T. 41814/420 del 17 novembre (Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza), mentre il testo tedesco venne inviato a Roma con Telespr. 6515/2562 del 18.

88

RIUNIONE INTERMINISTERIALE (Roma, 18 novembre 1960, ore 20,30)1

Appunto(2).

Alla riunione tenutasi a Villa Madama alle ore 20,30 del 18 novembre, hanno partecipato il Presidente del Consiglio, On. Fanfani, il Vice Presidente On. Piccioni, i Ministri Segni, Pella e Scelba, l’On. Moro e l’On. Russo.

Erano presenti il Segretario Generale e il Direttore Generale degli Affari Politici del Ministero degli Esteri, Grazzi e Straneo.

È stata innanzitutto constatata l’opportunità dell’iniziativa italiana, di proporre per primi all’Austria la ripresa dei negoziati per la questione dell’Alto Adige, sulla base della nota Risoluzione delle Nazioni Unite in data 31 ottobre.

Esaminato l’«iter» proposto dal Ministero degli Esteri(3), e quello verbalmente accennato dal Ministro Kreisky all’Ambasciatore Guidotti(4), è stato rilevato che le differenze principali vertono su due punti: anzitutto che soltanto da parte austriaca viene proposto un incontro preliminare tra i Ministri degli Esteri italiano ed austriaco, da tenersi a Parigi in occasione ad es. della firma della nuova Convenzione dell’OECE, al fine di stabilire i tempi dei successivi incontri; e dall’altro il diverso contenuto che da parte italiana ed austriaca si darebbe all’incontro tra fiduciari al rango di funzionari.

Infatti, da parte italiana si era proposto che i funzionari si incontrassero per stabilire non solo le modalità, ma anche i mezzi per rendere piproficui i successivi incontri a pialto livello. Da parte austriaca invece, si attribuirebbe ai funzionari l’unico incarico di stabilire la data e il luogo degli incontri a livello Ministri.

Dopo maturo esame, è stato deciso che per dare nuova prova della nostra buona volontà (anche ai fini di sfruttarla poi in sede internazionale) si accetta il punto 1° dell’iter austriaco, cioè l’incontro preliminare dei due Ministri degli Esteri. Sarà in tale sede che verranno stabilite le ulteriori modalità degli incontri, nonché le competenze di cui verrebbero incaricati i fiduciari. È stato anche stabilito che venga fatto noto in tale occasione al Ministro degli Esteri austriaco, che da parte italiana non si oppongono preclusioni a determinati membri della Delegazione austriaca (il che implicitamente vale per la cessazione del divieto di ingresso in Italia contro il Segretario di Stato Gschnitzer). Tale ultimo punto ha particolare valore specie nel caso in cui gli incontri ulteriori avessero luogo in Italia.

Riferendosi infine ai successivi punti sollevati dal documento del Ministero degli Esteri, il Presidente del Consiglio ha dato incarico al Vice Presidente On. Piccioni di curare la preparazione interna del contenuto delle trattative. Avendo l’On. Piccioni accettato, egli convocherà una speciale Commissione, composta dall’Ufficio Regioni, dai rappresentanti del Ministero degli Esteri e dell’Interno ed eventualmente di altri Dicasteri, man mano che cisi ritenesse necessario. È stata riconosciuta l’urgenza di procedere rapidamente ad un tale lavoro, tenendo anche conto del fatto che, accettandosi il punto 1° dell’iter austriaco, gli incontri dei fiduciari non potranno aver luogo se non dopo Natale.

L’On. Piccioni ha anche accettato di occuparsi personalmente dell’altra proposta del Ministro degli Esteri, e cioè dei contatti da prendere con esponenti dei partiti alto-atesini.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2Il documento è datato 19 novembre e reca il titolo «Progetto di verbale».


3Vedi D. 84.


4Vedi D. 86.

89

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 6521. Vienna, 18 novembre 1960.

Signor Ministro, mi riferisco al mio telegramma n. 4192.

Sebbene Kreisky, nel colloquio di ieri, abbia premesso che parlava «a titolo personale», che «pensava ad alta voce», ho avuto l’impressione che in realtà avesse già un’approvazione di principio dal suo Governo; o altrimenti che si ritiene sicuro di poterla ottenere quando voglia. Ci conviene pertanto, non fosse che per ragioni di speditezza, partire dalla presunzione che quelle che Kreisky chiama sue idee personali siano già le proposte formali del Governo austriaco. Possiamo così, senza perdere altro tempo prezioso, iniziarne subito l’esame concreto.

In realtà sono soltanto pochi i punti controversi sui quali occorre spendere parole e prendere decisioni. Non vedrei infatti alcun inconveniente ad accettare il suggerimento dell’incontro a Parigi tra V.E. e Kreisky (punto 1°), quello dell’incontro dei funzionari competenti (punto 2°), che coincide del resto con la nostra proposta, infine la data e il luogo della prima «conferenza» (punto 3°). Piin là di quella è inutile guardare per il momento. Siamo ancora nel campo della meccanica e della procedura, e soltanto con la seconda conferenza si abborderanno i problemi di fondo. Appunto perché su questi è da temere che le divisioni resteranno profonde e nette non ci conviene, mi sembra, mostrarci avari di consensi in una prima fase che, di sua natura, è tutta non impegnativa.

Vi sono pernelle proposte di Kreisky alcuni punti che richiedono indubbiamente meditazione e decisione politica. Sono i seguenti:

1) Livello degli incontri. Si tratta in sostanza di decidere se le trattative debbano essere condotte tra Ministri degli Affari Esteri oppure tra Capi di Governo. Ci saranno magari buoni argomenti obiettivi da portare in favore dell’una o dell’altra formula. Ma ce n’è uno, decisivo, che taglia, come si suol dire, la testa al toro. Sulla base della conoscenza che ho della situazione austriaca, posso assicurare V.E. che, almeno in una prima fase, un’esclusione di Kreisky ci sarebbe sicuramente dannosa, l’inclusione di Raab altrettanto sicuramente inutile. Voglio dire con questo che, se Kreisky fosse relegato al secondo posto, il suo amor proprio ne soffrirebbe; e, ferito, riuscirebbe facilmente, questo lo posso garantire, a paralizzare qualsiasi velleità conciliativa (perché nella migliore delle ipotesi non si tratterebbe di nulla piche questo) di Raab.

2) Presenza di Gschnitzer. Con il mio rapporto n. 9161 del 4 novembre(3) facevo presente: «Qualunque sia il livello e la composizione della nostra delegazione, non ci conviene affatto di opporci a che Gschnitzer venga incluso nella sua, a condizione che non ne sia il capo»; e ne spiegavo le ragioni. Alle quali conviene ora aggiungere quelle fatte presenti dall’Ambasciatore Ortona con il suo rapporto n. 3067/1967 del 6 novembre(4), nel quale si dice: «Una preclusione personale (nei riguardi di Gschnitzer) difficilmente sarebbe spiegabile in un’assemblea del tipo delle Nazioni Unite».

Del resto mi permetto di ricordare che anche negli ultimi sussulti vitali delle «conversazioni» svoltesi a Vienna non era mai stata prevista un’opposizione di principio a Gschnitzer quale membro della delegazione.

3) Segretezza dell’incontro tra funzionari. Lasciando da parte gli argomenti addotti da Kreisky (ma temo che abbiano qualche fondamento) mi domando se veramente ci convenga insistere sulla segretezza degli incontri. La risoluzione approvata dall’ONU, tra i tanti suoi effetti, buoni e cattivi, ha avuto quello di porre tutto ciche facciamo e faremo in materia di Alto Adige sotto un potente riflettore. Dobbiamo oramai concepire le trattative, e tutte le mosse diplomatiche che le precedono e le accompagnano, come qualcosa che si svolge in una stanza della quale non soltanto le quattro pareti ma anche il pavimento e il soffitto sono di vetro. Questo, se ce ne dimentichiamo, puessere ungrave inconveniente; ma possiamo anche metterlo a nostro profitto. È come un gioco del quale bisogna imparare le regole; chi le conosce meglio, vince la partita.

Naturalmente ci saranno buonissime ragioni, di altra natura, che ci hanno indotto a fare quella proposta. Ma in base alle regole del gioco è chiaro che, in questa fase, la segretezza puessere soltanto o superflua o dannosa.

4) Inclusione di rappresentanti altoatesini nella nostra delegazione. Vengo ora all’argomento piscabroso. A costo di sembrare ingenuo debbo dire che giudico sinceri, almeno in una certa misura, gli argomenti addotti da Kreisky. A quelli che ho riferito egli ha aggiunto una preghiera personale: di risparmiargli questa volta la necessità, che ha dichiarato essergli penosissima, di incontrarsi nuovamente in forma semi-clandestina con i capi altoatesini, a Innsbruck o altrove. Primo, modesto effetto del par. 3 della risoluzione.

Ma qualunque valore si voglia o possa dare a queste confidenze, è evidente che la questione va esaminata unicamente dal punto di vista del nostro interesse. A mio giudizio, non fa dubbio che un Magnago (che sarà probabilmente eletto Presidente della Giunta Provinciale al posto di Pupp) è un angelo di moderazione e di ragione al confronto di un Oberhammer o Widmoser. Detto questo, mi affretto ad aggiungere che mi rendo benissimo conto dei formidabili ostacoli, di ogni natura, che si opporrebbero a tale orientamento; e sono ostacoli dei quali non sta a me giudicare.

Con ulteriore rapporto avrei l’intenzione di prospettare a V.E. quali altre proposte, sopratutto nel campo della collaborazione economica, si potrebbero avanzare da parte nostra(5).

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2 Vedi D. 86.


3 Recte: 6191. Vedi D. 77.


4 Recte: 7 novembre. Vedi D. 82.


5 Vedi D. 96.

90

L’AMBASCIATORE A WASHINGTON, BROSIO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 12366/43662. Washington, 18 novembre 1960.

Oggetto: Alto Adige.

I nostri Ambasciatori a Vienna ed alle Nazioni Unite hanno in loro recenti rapporti(3) esaminata la questione dell’Alto Adige come essa si presenta dopo la risoluzione adottata dall’Assemblea dell’ONU. Le loro conclusioni ed i loro consigli non differiscono, anzi convergono su raccomandazioni dettate dalla conoscenza che essi hanno del problema per averlo a fondo trattato rispettivamente sul piano bilaterale e multilaterale. Ricavo d’altra parta dall’ANSA che il Segretario Generale ha convocato l’Ambasciatore d’Austria per intrattenerlo sull’argomento(4). Mi pare quindi venuto il momento anche per me di svolgere alcune considerazioni dall’angolo visuale di chi, libero dalle responsabilità dirette, puesprimere una opinione di ordine generale.

Condivido innanzi tutto il parere che noi si debba agire tenendo in mente che la questione poTRà essere riportata dinnanzi all’ONU. Se a tal fine appare raccomandabile che il primo gesto venga fatto dall’Italia, cimi sembra che sia stato già fatto con la iniziativa di Roma di convocare l’Ambasciatore d’Austria. Non avrei peralcuna fretta di stringere i tempi, se come tutti prevedono, le conversazioni difficilmente potranno portare a conclusioni accettabili per l’Austria: in tali condizioni non vedo quale interesse si possa avere ad arrivare alla prossima scadenza in fase di fallimento di trattative. Se invece a quel momento le conversazioni fossero ancora in corso, dovrebbe riuscire impossibile all’Austria ripresentare la questione all’ONU. L’esperienza di negoziati simili è che essi si protraggono nel tempo.

Condivido pure l’opinione di non opporsi all’inclusione di Gschnitzer nella delegazione austriaca. Questa mi sembra questione minore. Anzi direi ci danneggerebbe senza costrutto poiché dovrebbe convenirci portare il Gschnitzer al tavolo delle trattative per agganciarne le responsabilità e non lasciarlo libero di fare la fronda, Non mi pare invece che la risoluzione approvata dalla Assemblea Generale dell’ONU sia di natura procedurale e non tocchi la sostanza del problema. Riterrei invece che, sia nei «considerando» che nella parte operativa, la mozione ponga dei limiti ben chiari alla materia del contendere, e cioè alla sostanza della vertenza, riconducendola all’«implementation» dell’accordo di Parigi, che ha «regolato» la questione. In altri termini l’Austria non puavanzare richieste al di là od al di fuori dell’accordo, lamentarne l’imperfezione o l’incompletezza, dimenticarne la lettera per invocarne lo spirito, ecc.

Né mi sembra che i termini del contrasto siano identici a quelli preesistenti all’inizio del dibattito, e cioè che nella sua posizione di partenza la parte austriaca possa ripresentare tal quale la richiesta di autonomia per una provincia di Bolzano staccata dalla Regione Trentino-Alto Adige. Questa richiesta è stata esplicitamente presentata all’ONU attraverso la prima mozione austriaca(5) e non è stata accolta – a quanto risulta

– da nessuno degli intervenuti al dibattito, tanto che l’Austria ha ritirato la mozione, rinunciando a metterla ai voti. Questi precedenti – verbalizzati all’ONU – ci offrono un prezioso argomento su cui far leva.

Non mi sembra possibile inoltre accettare il sottile distinguere tra «negotiations» e «conversations» formulato dall’Ambasciatore Guidotti, perché altrimenti daremmo ragione a Kreisky per il quale i contatti ricominciano su basi «fondamentalmente nuove». La risoluzione dell’Assemblea Generale invita a «resume negotiations» per l’«implementation» e cioè a continuare le trattative interrotte a Vienna. Questo mi pare un punto fondamentale, rispetto al quale ho l’impressione, se non erro, che occorra assolutamente evitare di partire da una posizione di debolezza offrendo agli austriaci un punto di vantaggio che non si sono affatto guadagnati.

Il suggerimento dell’Ambasciatore Guidotti di preparare e presentare un package ha indubbiamente dei meriti, ma anche degli svantaggi forse maggiori. Il primo rischio è che il package, che dovrebbe rappresentare il limite invalicabile delle nostre concessioni, verrebbe con quasi assoluta certezza respinto perché insufficiente. La nostra fermezza a non fare nuove concessioni ci verrebbe imputata e darebbe subito l’occasione agli austriaci di dichiarare fallite le trattative per ritornare all’ONU e chiedere il passaggio alle fasi successive. Sembra a me che si dovrebbe applicare il procedimento opposto: accertare in effettivo segreto il limite massimo delle nostre concessioni, accertare tutte quelle concessioni che occorre chiedere agli austriaci, che elencherpitardi, e poi cominciare a trattare ogni questione. Alla fine – ove la rottura si palesasse inevitabile – tutte le nostre offerte potrebbero essere riunite in un package ed offerte per un prendere o lasciare. Comunque solo l’offerta finale ci darà quel titolo che è alla base del pensiero dell’Ambasciatore Guidotti.

Come dicevo dianzi non solo noi dobbiamo prepararci a fare delle ragionevoli concessioni – tenendo perpresente quello che felicemente disse Krishna Menon che non si putrasformare una minoranza in maggioranza – dobbiamo avere una lista pronta di contro-richieste. La sospensione della propaganda austriaca, la soppressione della propaganda razzista da parte degli alto-atesini, l’applicazione del bilinguismo non solo per i funzionari italiani ma anche per gli alto-atesini facendo sì che nelle scuole la lingua italiana sia effettivamente insegnata, etc. Se come è probabile vi saranno dei memoriali degli alto-atesini di lingua tedesca vi dovranno essere anche quelli degli alto-atesini di lingua italiana. Se elementi alloglotti assistessero la delegazione austriaca noi dovremmo portare come contrappeso rappresentanti italiani della provincia di Bolzano e elementi non appartenenti alla SVP. Cici potrebbe essere di prezioso aiuto in funzione dialettica e propagandistica. Dovremmo in altre parole far capire sin dal principio che l’applicazione dell’accordo deve essere bilaterale e che gli alto-atesini si debbono comportare da leali cittadini italiani e non come privilegiati sempre alla ricerca di nuovi benefici senza accollarsi i corrispondenti doveri.

Gioverebbe poi, al fine della preparazione diplomatica di una eventuale discussione all’ONU, tenere le Rappresentanze all’estero costantemente informate per l’azione presso le Cancellerie e possibilmente presso l’opinione pubblica. Io stesso mi trovera dover trattare con una Amministrazione nuova che avrà bisogno di essere subito orientata.

Ortona giustamente adombra il problema della nostra politica estera generale e quello delle sue ripercussioni sull’ONU in vista di un nuovo dibattito all’Assemblea. Comprendo queste sue preoccupazioni e cautele. Naturalmente è questione di limiti. Ma non mi sentirei di subordinare le esigenze fondamentali della nostra azione in campo internazionale a quelle societarie, specie ora che l’Organizzazione viene assumendo diversa fisionomia per l’afflusso di Paesi nuovi. Questo perrichiederebbe piampio discorso e maggiore meditazione, ragion per cui mi riservo, se del caso, di ritornarvi(6).


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 2.


2 Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Londra, Parigi e Vienna e alla Rappresentanza presso l’ONU a New York.


3 Vedi DD. 77 e 74.


4 Si riferisce alla consegna a LenTHal della Nota verbale di cui al D. 85.


5 Vedi D. 61.


6 Per i commenti di Guidotti al presente documento vedi D. 98.

91

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto 24324/209. Roma, 19 novembre 1960, ore 23,30.

Suo telegramma n. 4192.

Abbiamo esaminato con attenzione le proposte di Kreisky per la ripresa delle conversazioni italo-austriache ai sensi della risoluzione 31 ottobre.

Per dare prova di buona volontà e concordando sulla opportunità di stabilire preliminarmente una adeguata procedura per le conversazioni stesse, rinunciamo alla nostra proposta di iniziare la procedura con incontro funzionari e accettiamo di buon grado il punto primo della proposta austriaca (incontro Ministri Esteri). Quanto al giorno dell’incontro potremo concordare nel corso del mese corrente. Si rileva intanto che rappresentante Governo italiano all’OECE è Ministro Bilancio On. Pella: che 1415 dicembre vi sono a Bruxelles cerimonie matrimonio Re Baldovino: che io sara Parigi 16-17 e 18 dicembre per Consiglio Atlantico.

Pertanto incontro poTRà avvenire a Parigi nei giorni 16-17 o 18 suddetti(3).


1 Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 86.


3 Con T. segreto 42506/424 del 23 novembre Guidotti riferiva di aver fatto a Kreisky la comunicazione prescritta e di aver contemporaneamente da questi ricevuto la nota verbale di cui al D. 92 anticipandone il contenuto (Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza).

92

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria(2). Vienna, 23 novembre 1960.

Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten bezieht sich auf die dem terreichischen Botschafter in Rom am 16. November d.J. erreichte Verbalnote sowie die am 17. November d.J. dem italienischen Botschafter in Wien ergebene Note.

Die österreichische Bundesregierung nimmt mit Befriedigung zur Kenntnis, daβ die italienische Regierung den Wunsch Österreichs nach einer baldigen Aufnahme der Verhandlungen über Südtirol im Sinne der diesbezüglichen Beschluβfassung der Generalversammlung der Vereinten Nationen vom 31. Oktober 196o teilt. Was die weitere Vorgangsweise zur Realisierung dieses Wunsches betrifft, beehrt sich das Bundesministerium für Auswärtige Angelegenheiten darauf hinzuweisen, daβ es ihm von besonderer Wichtigkeit erscheint, die erste Kontaktnahme auf herer Ebene durchzufren. Zu diesem Zweck darf eine Fühlungnahme der beiden Auβenminister anläβlich der für Mitte Dezember d.J. anberaumten Tagung der OEEC in Paris vorgeschlagen werden. Im Anschluβ an diese erste Zusammenkunft sollte sodann das seitens des italienischen Auβenministeriums vorgeschlagene treffen der Funktionäre an einem neutralen Ort stattfinden, um die notwendigen Vorarbeiten f spätere offizielle Verhandlungen auf Regierungsbene zu leisten.

Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten erklärt sich mit den italienischerseits hinsichtlich des Ortes des Expertentreffens gemachten Vorschlägen durchaus einverstanden und würde einen Ort in der Schweiz hiefür begrüβen. Was den Zweck dieser Expertenbesprechungen betrifft, ist das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten jedoch der Auffassung, daβ diese sich auf die prozedurale Vorbereitung der Regierungsverhandlungen beschränken sollten, da eine meritorische Behandlung der strittigen Fragen durch diese Funktionäre mangels der notwendigen Vollmachten nicht mlich erscheint.

Nach Beendigung dieser Arbeiten schlägt das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten offizielle Verhandlungen auf Regierungsbene f Mitte Jänner 1961 vor. Nach Auswertung der Ergebnisse dieser Verhandlungen knte sodann eine weitere Zusammenkunft der Regierungsdelegation f Mitte Februar 1961 in Aussicht genommen werden.

Das Bundesministerium für Auswärtige Angelegenheiten hofft, daβ die oben vorgeschlagene Vorgangsweise die Zustimmung des italienischen Auβenministeriums findet und wäre f eine baldmliche Stellungnahme dankbar.

TRADUZIONE Il Ministero Federale per gli Affari Esteri si riferisce alla Nota Verbale consegnata a Roma il 16 novembre scorso all’Ambasciatore d’Austria(3), nonché alla Nota consegnata a Vienna il 17 novembre scorso all’Ambasciatore d’Italia(4).

Il Governo Federale austriaco prende atto con soddisfazione che il Governo italiano condivide il desiderio dell’Austria per quanto concerne un prossimo inizio delle trattative sul Tirolo del Sud, conformemente alla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960. Per quanto riguarda l’ulteriore procedura per la realizzazione di questo desiderio, il Ministero Federale per gli Affari Esteri si onora di far presente che gli sembra di particolare importanza che la prima presa di contatto venga effettuata a livello pielevato. A tale scopo si permette di proporre una presa di contatto dei due Ministri degli Esteri in occasione della riunione dell’OECE a Parigi prevista per la metà di dicembre. A seguito di questo primo incontro dovrebbe poi aver luogo la riunione dei funzionari in una località neutrale, come proposto dal Ministero degli Esteri italiano, al fine di svolgere i necessari lavori preliminari per future trattative ufficiali a livello governativo.

Il Ministero Federale per gli Affari Esteri si dichiara pienamente d’accordo con le proposte fatte da parte italiana per quanto concerne la località dell’incontro degli esperti e gradirebbe che fosse scelta una località in Svizzera. Per quanto riguarda lo scopo da perseguire in questi colloqui di esperti, il Ministero Federale per gli Affari Esteri è tuttavia del parere che essi dovrebbero limitarsi alla preparazione procedurale delle trattative a livello governativo, dato che non appare possibile una trattazione di merito delle questioni contenziose per mancanza dei necessari pieni poteri.

Il Ministero Federale per gli Affari Esteri propone che dopo la conclusione di questi lavori abbiano luogo trattative ufficiali a livello governativo verso la metà di gennaio 1961. Dopo una valutazione dei risultati di queste trattative potrebbe essere preso in considerazione un altro incontro delle delegazioni governative per la metà di febbraio del 1961.

Il Ministero Federale per gli Affari Esteri spera che la succitata procedura ottenga l’approvazione del Ministero degli Esteri italiano e sarebbe grato se questi volesse far conoscere appena possibile una sua presa di posizione in merito.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960. Edito in Libro Verde 1961, D. 8.


2 Consegnato da Kreisky a Guidotti il 23 novembre, vedi D. 91, nota 3.


3 Vedi D. 85.


4 Vedi D. 87.

93

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI(1)

L. riservata personale 6677. Vienna, 23 novembre 1960.

Caro Umberto, rispondo con qualche ritardo, del quale ti prego di scusarmi, alla tua lettera n. 10A/2501/237 dell’11 novembre(2), con la quale mi chiedi di farti conoscere in dettaglio quali altre misure, a mio parere, il Governo potrebbe prendere in considerazione al di là delle «proposte Kessler».

La cosa mi sembra difficile a farsi per iscritto, altro che in termini del tutto generali. E questo lo feci già con il mio rapporto n. 754 del 4 febbraio 1960 e con un appunto che porta la data del 15 dello stesso mese; ad ogni buon fine ne accludo copia. Fai attenzione alle date. Rapporto e appunto sono antecedenti al discorso pronunciato da Kessler (e non certamente inspirato da me) nel Consiglio Regionale di trento il 26 febbraio 1960. Segno evidente che le mie proposte erano obiettivamente determinate, e non frutto di fantasie personali.

Ora, in quel rapporto e sopratutto nel memorandum troverai anche accenni a varie altre misure che vanno appunto al di là di quelle contemplate da Kessler. Piin dettaglio sarebbe difficile, e sopratutto sarebbe poco produttivo, di scendere. Soltanto dal vivo scambio di idee, di informazioni, di precisazioni punascere un programma concreto, dettagliato, e che per di picorrisponda, condizione essenziale, alla realtà politica del momento.

Del resto converrai con me che è proprio per questa ragione che, da quando esiste una diplomazia, esiste anche, accanto al rapporto scritto, la consultazione orale. Il Ministero non ha giudicato necessario e opportuno di chiamarmi a Roma alla vigilia del dibattito all’ONU. Ammaestrato da questa singolare esperienza non troverei perciaffatto strano che non giudicasse opportuno di chiamarmi alla vigilia di trattative che sono la continuazione di quelle da me iniziate. A me basta di avere la coscienza tranquilla e, quel che piconta, la prova scritta di avere tempestivamente, onestamente e, permettimi di dirlo, anche coraggiosamente informato e consigliato il mio Governo(3).

[Gastone Guidotti]

Allegato Appunto riservato. Vienna, 15 febbraio 1960.

Eventuali modifiche dello Statuto speciale potrebbero interessare i punti seguenti:

-Art. 34: Potrebbe ammettersi che, come già il Presidente della Giunta Regionale, anchei Presidenti delle Giunte provinciali intervengano alle sedute del Consiglio dei Ministri per questioni che riguardano particolarmente le rispettive Provincie (come per la Val d’Aosta,art. 44).

-Art. 58: Si potrebbero trasferire al patrimonio della Provincia alcuni beni che per l’art. 58 sono della Regione e aggiungere ad essi «le cose d’interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico ed artistico da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo provinciale» (come è per la Sicilia, art. 33).

-Art. 83: Consentire che le leggi della Repubblica e della Regione possano essere impugnate dalla Provincia davanti alla Corte Costituzionale.

-Art. 84: Potrebbe essere sostituito con una formulazione analoga a quella dell’art. 38 dello Statuto per la Val d’Aosta: «nella Provincia di Bolzano la lingua tedesca è parificata a quella italiana», formula che corrisponderebbe letteralmente a quella dell’Accordo di Parigi.

-Denominazione «Stirol».

- Si potrebbe considerare l’inserimento di una norma analoga all’art. 14 dello Statuto della Val d’Aosta che prevede la costituzione del territorio della Valle in Zona Franca.

-Andrebbe anche esaminato se sia il caso di inserire norme per censire la popolazione secondo il criterio etnico.

-Norme che riconoscano e regolino la precedenza della mano d’opera locale.

-Varie altre eventuali modifiche possono essere suggerite da un pimeditato esame del progetto di legge dei Senatori Sand e Tinzl per la «regionalizzazione» della Provincia di Bolzano(4).

A parte le modifiche costituzionali, l’art. 13, 3° comma dello Statuto rimane una chiave importante, finora inutilizzata, perché consente allo Stato di delegare alle Provincie funzioni proprie della sua amministrazione. Rende quindi possibile estendere, se si vuole, i poteri amministrativi della Provincia. A tal fine si potrebbero tener presenti le piampie competenze richieste nel progetto di legge dei Senatori Sand e Tinzl.

L’art. 14 puservire notevolmente allo stesso scopo. La sentenza della Corte Costituzionale, giuridicamente ineccepibile, dice in sostanza che la delega è facoltativa per la Regione. Ma proprio per questa interpretazione consente di trasferire, volendolo, anche tutte le funzioni amministrative della Regione alla Provincia.

Le norme di attuazione per le scuole ancora da emanare, possono essere un altro mezzo per soddisfare (o deludere) le aspirazioni della minoranza. Andrebbe previsto anche l’insegnamento obbligatorio del tedesco nelle scuole italiane della Provincia (come suggerito da un nostro telespresso rimasto senza risposta).


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 2.


2Non pubblicata.


3Guidotti fu invitato a conferire a Roma ai primi di gennaio (T. 26364/224 del 22 dicembre per Vienna a firma Grazzi, in Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza).


4 Si riferisce alla proposta di legge costituzionale presentata in Senato il 12 dicembre 1958 (vedi Atti parlamentari, Senato della Repubblica, legislatura III, Disegni di legge e Relazioni, D. 315). Tale proposta era già stata presentata, con lievi differenze, alla Camera dei Deputati il 4 febbraio 1958 da Tinzl, Guggenberg e Ebner (Atti parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura II, Documenti, Disegni di legge e Relazioni, D. 3512). La versione presentata al Senato venne successivamente ripresentata alla Camera il 27 febbraio 1959 (ivi, legislatura III, Documenti, Disegni di legge e Relazioni, D. 899).

94

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. urgente 0312. Vienna, 25 novembre 1960.

Oggetto: Alto Adige. Soluzione de facto.

In una conversazione avvenuta qualche giorno fa tra il Consigliere di questa Ambasciata d’America ed il Ministro Waldheim quest’ultimo avrebbe espresso l’opinione che le future trattative per l’autonomia della Provincia di Bolzano dovranno svolgersi sulla base di una soluzione de facto. L’informazione mi è stata direttamente data dall’Ambasciatore MatTHews. Si dovrebbe cioè studiare una formula che consenta la realizzazione dell’autonomia, lasciando perintatta la cornice costituzionale della Regione Trentino-Alto Adige.

Waldheim, come noto, è stato membro della Delegazione austriaca all’ONU; è Direttore Generale degli Affari Politici europei, e come tale competente per i rapporti con l’Italia e per la questione dell’Alto Adige; inoltre è da presumere che Kreisky lo abbia in stima se lo ha designato (mio telegramma n. 419)3 come il suo uomo di fiducia per l’incontro preliminare tra funzionari.

Non si pudire dunque che sia un «outsider». Le sue parole dovrebbero avere un qualche peso. Tutto cipremesso, esiterei molto prima di concludere che Waldheim, parlando come ha fatto, rispecchiava il pensiero del suo Governo, o anche semplicemente quello personale di Kreisky. Gli austriaci hanno la singolare qualità di ritenersi completamente sciolti, quando parlano con stranieri, da ogni obbligo di lealtà, di sincerità e di coerenza. È piuttosto loro propensione e abitudine dire quelle cose che essi pensano facciano piacere all’interlocutore; non quelle che corrispondono al vero, o quanto meno ad una meditata convinzione personale.

Del resto, l’idea di una soluzione de facto è tutt’altro che nuova. Io l’ho sostenuta sin dal principio della mia missione, ed è su quella che con l’approvazione di S.E. il Ministro degli Affari Esteri di quel tempo, nell’ottobre del 1958, impostai le trattative con il Governo austriaco. E ciper la semplice, ma valida ragione che tale formula era la sola che ci consentisse di spiegare una certa libertà di manovra, pur rispettando quei principi di opportunità politica e realtà costituzionali che bisogna non toccare. A un certo momento furono gli austriaci (v. mio rapporto n. 754 del 4 febbraio u.s.) che la misero in circolazione; per rigettarla poi, non appena noi abbiamo fatto capire, pio meno indirettamente, che eravamo pronti a discuterla. Anzi, si pudire con molta approssimazione che, se si è giunti al contrasto aperto dell’ONU, è perché ogni tentativo di concordare con gli austriaci una soluzione de facto era fallito.

Anche oggi essa resta per noi la sola base possibile di negoziato; ed è per questo che mi sono permesso di raccomandarla calorosamente all’attenzione di V.E. col mio rapporto n. 6191 del 4 novembre c.a.4 scritto all’indomani della risoluzione approvata dall’ONU. Che ora ne parli anche Waldheim è interessante; e pu non necessariamente deve, essere significativo.

A questo proposito mi consenta V.E. di fare un’osservazione che non è così marginale quanto pusembrare. Vari giornali italiani hanno scritto di trattative e contatti tra la Democrazia Cristiana di trento e la Suedtiroler Volkspartei. Non pitardi del 23 novembre anche il «Kleines Volksblatt», organo del Partito popolare, accennava a proposte ed offerte fatte da parte italiana, che il giornale, naturalmente, si affrettava a dichiarare inaccettabili. Ora tali proposte ed offerte non possono essere altre che quelle Kessler; precisamente quelle che io col mio rapporto già citato del 4 novembre segnalavo a V.E. come la piattaforma naturale sulla quale raccogliere e ordinare il nostro materiale di negoziato.

In questo momento, alla vigilia delle trattative che si devono iniziare con l’Austria, i contatti tra i due partiti regionali possono essere variamente interpretati.

Ma c’è un punto che giova mettere sopra ogni altro in rilievo. In questi contatti, in sostanza, viene manipolata e trattata la stessa materia che domani farà oggetto delle trattative fra i due Governi. In realtà non ne abbiamo un’altra di ricambio; anche se possiamo e, a mio modesto parere, dobbiamo cercare di andare piin là delle proposte Kessler originali. C’è dunque il pericolo che, offrendo a trento quello che dovrebbe essere offerto pitardi in Svizzera, vengano svalutate in partenza le migliori, se non le uniche, carte del nostro gioco. Per questa ragione sarebbe forse consigliabile una certa prudenza nei contatti locali.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3Vedi D. 86.


4Vedi D. 77.

95

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgente 42824/427. Vienna, 26 novembre 1960, ore 12,03 (perv. ore 12,30).

Oggetto: Colloquio MatTHews-Kreisky.

Ambasciatore MatTHews è venuto oggi a trovarmi e mi ha riferito circa un colloquio avuto in questi giorni con Kreisky.

Ministro gli ha detto che avrebbe assunto responsabilità trattative soltanto se suo Governo lo avesse autorizzato a negoziare su una base di realtà pratica; cioè senza porre richieste che siano inaccettabili a priori da parte italiana. Naturalmente era necessario ottenere consenso sudtirolesi e, ciche è ancora pidifficile, nordtirolesi. PerciRaab e lui avranno un incontro con uomini politici delle due zone lunedì prossimo; non è chiaro se a Innsbruck o Vienna.

Quindi Kreisky ha ripetuto a MatTHews punto per punto e senza alcuna variante proposte già riferite col mio telegramma 4192. Ha confermato che a suo modo di vedere inclusione Magnago e Benedikter quali esperti nella Delegazione italiana faciliterebbe molto negoziati; non soltanto perché potrebbero ad ogni momento fornire necessarie indicazioni su punti concreti ma anche perché potrebbero esercitare un’azione moderatrice su elementi nordtirolesi che, a parere di Kreisky, sono molto piradicali e intrattabili. Inoltre presenza rappresentanti altoatesini sarebbe molto piutile quali membri Delegazione italiana che come privati semi clandestini alloggiati in un albergo di Ginevra o Zurigo.

A questo punto Ambasciatore gli ha chiesto come egli vedeva base pratica negoziato. Kreisky ha risposto in termini pigenerali ma sostanzialmente confermando quanto Waldheim aveva detto a Consigliere d’Ambasciata d’America (vedi mio telespresso urgente 031 che è partito col corriere di venerdì)3.

Ha aggiunto che prima richiesta sarebbe certamente per autonomia formale, ma di fronte immancabile ripulsa italiana si cercherebbe una soluzione pratica per la quale provincia di Bolzano otterrebbe sostanziale autonomia senza mutamenti costituzionali. Kreisky ha concluso dicendo che questa pernon si poTRà mai chiamare soluzione de facto; perché altrimenti nordtirolesi lo ammazzerebbero. Sotto tono scherzoso si cela probabilmente esigenza (già prospettata al punto 7 del mio rapporto 6191 del 4 novembre(4)) di una dichiarazione formale italiana confermante eventuali concessioni.

MatTHews ha commentato nel senso che tutto questo va accettato con molta riserva. Posizione attuale Kreisky, come già sue precedenti, pumutare da un momento all’altro senza il minimo preavviso. Incontro con rappresentanti tirolesi potrebbe essere decisivo a questo riguardo. Aggiungasi (perché mi risulta che egli ha tenuto discorsi analoghi in occasione sua ultima visita a Londra) che potrebbe trattarsi di manovra preliminare nell’intento di dimostrare massima apertura e buona volontà alla vigilia inizio trattative; salvo poi ripiegare dietro paravento sudtirolesi su posizioni non rischiose e non problematiche consueta intransigenza.


1 Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 86.


3 Vedi D. 94.


4 Vedi D. 77.

96

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto urgente 6742. Vienna, 30 novembre 1960.

Signor Ministro, a conclusione del mio rapporto n. 6521 del 18 novembre(2) accennavo alla possibilità di prendere noi l’iniziativa anche nel campo economico.

Perché la manovra abbia il rilievo dovuto, perché sia documentabile anche in futuro come una prova della volontà italiana di rinnovare e trasformare i rapporti tra i due Paesi, perché risulti con altrettanta chiarezza la cattiva volontà austriaca qualora la nostra proposta dovesse essere respinta, occorre che l’iniziativa sia grossa e vistosa. Nel campo economico, come del resto anche in quello politico, si possono prendere in considerazione iniziative singole, pio meno importanti; dalla convocazione della Commissione mista per l’Accordino, che gli austriaci ci hanno richiesto e che sinora noi non abbiamo concesso, sino ai grandi progetti di collaborazione industriale nel campo petrolifero prospettati dal Presidente dell’ENI.

Ma dal punto di vista politico, ideale sarebbe mettere assieme queste varie iniziative e suggerire all’Austria che vengano discusse in un incontro unico ad alto livello. Si potrebbe cioè proporre una vera e propria conferenza economica. I punti all’ordine del giorno (l’elenco è esemplificativo, e non pretende di essere completo) potrebbero essere i seguenti:

l) esaminare la possibilità di accordi volti ad impedire che l’appartenenza dei due Paesi a gruppi economici diversi possa arrestare o anche semplicemente rallentare lo sviluppo dei traffici. Sinora, come è noto, gli scambi di merci non hanno subito alcuna contrazione. Al contrario, le esportazioni italiane in Austria sono passate nei primi otto mesi del ’60 da 32,8 a 47 miliardi di lire; quelle austriache in Italia da 69 a 76 miliardi. Tuttavia le vere difficoltà cominceranno a partire dalla fine del ’61, quando cioè, accanto all’applicazione della Tariffa esterna, si avrà un altro notevole passo in avanti nella riduzione delle barriere doganali interne tra i Paesi del MEC.

Comunque, che il problema esista, che possa essere affrontato anche in via bilaterale e non soltanto come risultato di una trattativa globale tra il MEC e l’EFTA, mi sembra essere provato a sufficienza dalle conversazioni economiche austro-tedesche che hanno avuto luogo in questi giorni. Anzi, queste conversazioni, come ho riferito con il tel.sso n. 6641/2612 del 23 corr.3, sono un ulteriore segno della tendenza austriaca a premunirsi, mediante accordi bilaterali con i Paesi del Mercato Comune, contro le possibili diminuzioni delle correnti di esportazione verso tali Paesi. Ora, l’Italia è al secondo posto, dopo la Germania, nel commercio estero austriaco; un nostro interesse a studiare assieme le possibilità pratiche di un’eSPANsione dei traffici non puapparire che tempestivo e naturale.

2) Cooperazione industriale. Questa presenta già notevoli sviluppi. La Fiat ha da anni un accordo di montaggio con la Steyr che le permette di affermarsi sul mercato austriaco in un momento in cui, altrimenti, la concorrenza dei Paesi EFTA si farebbe pesantemente sentire. Altre grandi compagnie italiane, come ad es. l’Olivetti, la Necchi, le Cartiere Burgo, hanno importanti e vari interessi in Austria.

Ma naturalmente lo scambio di idee dovrebbe mirare pial futuro che al passato o al presente. Si potrebbero perciincludere nella discussione i progetti Mattei; eventualmente studiare una possibilità di collaborazione tra le due industrie siderurgiche sulla base dei nuovi procedimenti LD delle Vereinigte Eisen-und Stahlwerke. Le prime difficoltà sensibili e concrete nei rapporti economici tra i due Paesi sono apparse precisamente nel campo siderurgico, come una conseguenza del fatto che l’Italia è membro della CECA e l’Austria non lo è. Forse questa potrebbe essere una via per superarle.

3) Cooperazione su terzi mercati. Sinora questa cooperazione è esistita, in pratica, soltanto tra Austria e Germania; favorita dal fatto che le industrie pesanti dei due Paesi hanno origine comune e sono cresciute insieme, e che vincoli personali, passati e presenti, legano i dirigenti dell’una e dell’altra. Nel recentissimo incontro tra Popovic e Kreisky si è gettata la base per una collaborazione in questo campo anche con la Jugoslavia.

Mi rendo conto che, per l’Austria, la cooperazione con la Germania è pifacile, quella con la Jugoslavia, data la posizione rispettiva delle due economie, piinteressante che con l’Italia. E beninteso, in questo campo come in tutti gli altri, non si tratta di fare «regali» agli austriaci; bensì di ricercare una cooperazione che sia vantaggiosa per entrambi. Sono persicuro che una nostra proposta in questo senso lusingherebbe gli ambienti economici austriaci.

4) Tessuto connettivo tra i due Paesi. Nonostante l’ampiezza dei traffici questo manca quasi completamente. Da quando sono in Austria ho visto una sola visita italiana, quella del Ministro Rumor nel settembre scorso. Ebbe un successo notevole, sebbene si svolgesse in circostanze politiche particolarmente delicate. Altrimenti brilliamo per la nostra assenza. È lo stesso fenomeno lamentato tante volte dall’Ambasciatore Quaroni per quanto riguarda i rapporti tra Italia e Germania. Gli alberghi di Vienna sono sempre pieni di delegazioni economiche straniere. Ma tra queste non figura mai l’Italia.

Si tratterebbe dunque di riempire una lacuna che esiste, e salta agli occhi di tutti. Non pitardi di ieri, un industriale italiano che è anche Vice Presidente della Camera di Commercio, il Dott. Favetti della Burgo, ha proposto al Ministro Bock di convocare quanto prima a Milano una riunione di operatori dei due Paesi. La proposta, mi assicura Favetti, è stata accolta con entusiasmo. Korinek, Segretario Generale della Camera Federale di Commercio, si sarebbe assunto l’incarico di organizzare la partecipazione austriaca.

Questo futuro convegno potrebbe anche essere inquadrato nella conferenza economica di cui si parla. Verrebbe così ufficialmente promosso dai due Governi, eventualmente integrandolo con iniziative prese dallo Stato e da Enti pubblici; come ad es. visite reciproche delle associazioni industriali alle rispettive industrie, visite di membri del Governo nei settori tecnici, e così via.

***

Restano ora da esaminare due altri aspetti: il momento e la procedura. Per il momento, il ragionamento è molto semplice. Se l’iniziativa appare utile, bisogna prenderla subito, senza perdere un minuto di tempo. Le ragioni sono evidenti. La Risoluzione dell’ONU ha creato un’atmosfera, in buona parte artificiosa, di pacata riflessione, di professate disposizioni al compromesso. Ci sono molti buoni motivi, come è noto a V.E., per temere che questa luna di miele non abbia a durare a lungo. Quando si abborderanno le questioni di fondo, i contrasti riaffioreranno; e il minimo che si possa dire è che non saranno facili a superare.

Una nostra proposta fatta in questo momento, nei modi e con le premesse che mi permetto di esporre pisotto, assumerebbe tutto il valore di una mossa politica ardita e costruttiva. Fatta pitardi, quando i contrasti di fondo avranno di nuovo avvelenato l’aria ed eccitato le passioni, potrebbe apparire, e verrebbe sicuramente rappresentata dagli estremisti austriaci, come un tentativo italiano di deviazionismo; se non addirittura come una manovra fatta per indurre il Governo di Vienna a barattare la santa causa del Tirolo contro qualche misero vantaggio materiale. Il rifiuto diventerebbe allora facile, e noi perderemmo ogni profitto politico della nostra offerta.

Nella scelta dei modi e della procedura l’unico criterio razionale che ci deve guidare mi sembra che sia quello di assicurare all’iniziativa il massimo rilievo politico e, per ragioni evidenti, un’adeguata documentazione. Percila proposta dovrebbe essere fatta, verbalmente, alla prima occasione: cioè nell’incontro che V.E. avrà con Kreisky, la mattina del 13 dicembre, a Parigi. Dovrebbe essere seguita al pipresto da una lettera di V.E. in cui la proposta viene confermata e dettagliata. Analogamente, la premessa dell’iniziativa dovrebbe essere nettamente politica. Dovremo cioè presentare la nostra proposta come un mezzo che, a parere del Governo italiano, potrebbe contribuire a migliorare in modo decisivo, profittando dell’atmosfera creata dalla Risoluzione dell’ONU, i rapporti tra Italia e Austria. Al tempo stesso, per evitare, oggi e ancor piin futuro, il sospetto di aver voluto mascherare con ampie proposte in campo economico la pretesa «insufficienza» delle nostre concessioni politiche, per evitare anche il sospetto che il Governo italiano voglia reintrodurre nella nuova fase il vecchio sistema della trattativa generale, di cui l’Alto Adige non sarebbe di nuovo che un punto (come fu il famoso punto 5), dovremo dichiarare nettamente, a voce e poi per iscritto, che la nostra proposta è del tutto indipendente dalla trattativa politica e dal suo esito.

Formulata in questi termini e con queste premesse, dubito molto che la proposta italiana possa essere respinta. Gli ambienti economici sentono vivamente l’isolamento dell’Austria per effetto della sua esclusione dal Mercato Comune. L’EFTA non è popolare. Il Governo difficilmente potrebbe assumersi la responsabilità di rinunziare a un tentativo, sia pure un semplice tentativo, di accorciare la distanza tra l’Austria e uno dei pipotenti membri del MEC, che per di piè il suo miglior cliente dopo la Germania.

D’altra parte è chiaro che il fallimento ipotetico della trattativa politica potrebbe, non necessariamente dovrebbe, condannare alla sterilità le proposte economiche. Ma la volontà e il senso della nostra iniziativa rimarrebbero intatti; e costituirebbero domani, se ce ne fosse bisogno, una prova di illuminata volontà che è stata lasciata cadere dagli austriaci unicamente per effetto del loro fanatismo nazionale e intransigenza dottrinaria.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio(4).

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2 Vedi D. 89.


3 Non rinvenuto.


4 Per le osservazioni di Grazzi sul presente documento vedi D. 109.

97

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto urgente 034. Vienna, 2 dicembre 1960.

Oggetto: Negoziati per l’Alto Adige. Riunione preparatoria al Ballhaus.

Circa la riunione sull’Alto Adige tenuta al Ballhaus lunedì scorso [il 28 novembre], ho potuto raccogliere alcune notizie che mi sono state fornite in via strettamente confidenziale da questa Ambasciata d’America. Si tratta di indicazioni di carattere generale, trapelate malgrado lo sforzo austriaco di mantenere un comprensibile, assoluto riserbo.

Nella riunione ha finito per prevalere, non senza contrasti e riserve, la tesi sostenuta dal Ministero degli Esteri austriaco.È stata fissata una linea di massima in base alla quale il Ministro ha ora la possibilità di procedere al negoziato.

Kreisky avrebbe ottenuto un margine di azione o di manovra, tale da consentirgli di condurre una trattativa articolata. La richiesta dell’autonomia integrale e separata per Bolzano costituirà la posizione iniziale austriaca, ma non necessariamente quella finale. Di fronte cioè al prevedibile rifiuto italiano di accoglierla, l’Austria non si troverà nella situazione di dover dichiarare fallito il negoziato, ma poTRà ripiegare su posizioni e proposte, sempre esigenti, ma meno rigide. Si ritiene quindi che il negoziatore austriaco possa ora prendere in considerazione soluzioni piragionevoli, che rientrino nella cornice della cosidetta «Inhaltlung». Su questo punto non si hanno indicazioni specifiche.

Risulta, ed è interessante, anche il fatto che nel dibattito i rappresentanti della SVP si sarebbero mostrati meno intransigenti di quelli del Tirolo.

Da parte austriaca si ritiene che questa consultazione sia stata esauriente, e che non debbano quindi necessariamente seguirne altre prima dei negoziati, anche se cinon si puescludere in maniera assoluta.

***

Il fatto che ad un certo punto l’Austria possa decidersi ad abbandonare la posizione rigida dell’autonomia integrale, finora strenuamente mantenuta, è senza dubbio di fondamentale importanza; ma non autorizza all’euforia. Si apre per la prima volta la via ad una possibilità di intesa, che potrebbe peranche metterci in posizione molto difficile. Perché, naturalmente, se l’Austria fa questa grossa rinuncia ci chiederà molto nel quadro della «Inhaltlung». E se noi non saremo disposti o non potremo accogliere tutte le sue richieste, l’Austria ci addebiterà il fallimento del negoziato e poTRà sostenere, l’anno prossimo all’ONU, che malgrado la buona disposizione da lei dimostrata col non insistere sulla richiesta fondamentale, da parte italiana non si è voluta rendere possibile neppure la soluzione «de facto».

È confermato che alla riunione hanno preso parte funzionari del Ministero degli Esteri ed esponenti politici viennesi e tirolesi, i membri della SVP indicati nel mio telegramma n. 4312 e l’Ambasciatore LoewenTHal chiamato per consultazioni a Vienna.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2 Ovvero Magnago, Stanek, Benedikter, Brugger, Tinzl, Sand, Ebner e Mitterdorfer (T. segreto urgente 43190/431 del 29 novembre, in Telegrammi segreti 1960, Austria arrivo e partenza).

98

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 6809/26852. Vienna, 2 dicembre 1960.

Oggetto: Alto Adige.

Riferimento: Tel.sso dell’Ambasciata d’Italia a Washington n. 12366/4366 del 18 novembre u.s.3.

Ho letto con interesse le critiche numerose che l’Ambasciatore Brosio ha voluto dedicare alle valutazioni e ai suggerimenti formulati con il mio rapporto n. 6191 del 4 novembre(4), scritto all’indomani dell’approvazione da parte dell’Assemblea Generale della Risoluzione per l’Alto Adige.

Sono costretto, con rincrescimento, a mantenere e a confermare in pieno le mie posizioni. Mi viene peril dubbio di essere stato frainteso; e di questo, naturalmente, porterei io la colpa. Vedrpercise mi sia possibile per avventura rendere pichiara l’espressione del mio pensiero.

C’è un punto preliminare del quale vorrei sgomberare, per così dire, il tavolo. L’Ambasciatore a Washington è del parere che «se alla prossima scadenza (e presumo che con queste parole voglia dire la prossima Assemblea dell’ONU) le conversazioni fossero ancora in corso dovrebbe riuscire impossibile all’Austria ripresentare la questione all’ONU». Posso assicurare V.E. che non esiste una pisicura ricetta per far sì che l’Austria presenti un nuovo ricorso. Non passa giorno che, in una forma o in un’altra, questo o quel giornale, questo o quell’uomo politico austriaco, non ci rinfreschi la memoria su questo punto. Secondo il commento del «Neues Oesterreich», citato nel rapporto del 4 novembre, questa sicura aspettativa sarebbe la carta migliore nel nuovo gioco austriaco. A me sembra che noi dovremmo fare tutto il possibile per deludere calcoli così fiduciosi.

Questo, beninteso, non vuol dire che si debba accettare per intero e senza beneficio di inventario il time-TABLE proposto da Kreisky; vuol dire soltanto che bisogna ad ogni costo manovrare in modo da non esporci all’accusa, come dice Husinsky, «di voler ricominciare con la solita tattica di ritardare e cavillare all’infinito». Un nuovo ricorso austriaco sarà magari inevitabile; ma quello che è sicuramente evitabile, e dobbiamo evitare, è che ci colga in una posizione debole e scoperta. Perché non è affatto il momento in cui la trattativa si spezzerà (se avrà a spezzarsi) che è decisivo; ma le posizioni sulle quali avverrà la frattura.

Nel rapporto del 4 novembre scrivevo: «La risoluzione, tanto per cominciare con una constatazione che manca di originalità, è di natura procedurale. Non tocca la sostanza del problema». Credevo, confesso, che fosse elegante da parte mia scusarmi per la banalità della premessa, non pensavo che fosse necessario darne una dimostrazione. Ora, è esattissimo che la Risoluzione ha ricondotto la vertenza all’applicazione [dell’Accordo] De Gasperi-Gruber. Questo è stato il nostro grande successo, delineatosi nella prima discussione allo Steering Committee, consolidatosi poi nel corso del lungo dibattito nella prima Commissione. Ma né la Risoluzione, né in verità alcuno dei delegati, salvo pochi capricci di natura, ha fatto capire se la Provincia di Bolzano debba diventare una Regione autonoma oppure restare qual’è. L’Assemblea ci invita semplicemente a metterci d’accordo tra di noi; e qualora l’accordo non fosse possibile a ricorrere a quegli altri mezzi pacifici che sono previsti dallo Statuto. Ora, a me sembra abbastanza probabile (nel senso che i gesuiti di Pascal davano a questa parola) che la sostanza sia costituita dall’autonomia della Provincia di Bolzano, la procedura dalle trattative e dai «mezzi pacifici»(5).

Nel mio rapporto pivolte citato scrivevo:

«Il contrasto rimane perciinvariato, negli stessi, identici termini, preesistenti all’inizio del dibattito. Da parte austriaca si chiede che la Provincia di Bolzano venga distaccata dalla Regione Trentino-Alto Adige e costituita in regione autonoma. Da parte nostra si sostiene che tale richiesta non trova fondamento negli obblighi assunti dall’Italia con l’Accordo De Gasperi-Gruber. Queste sono posizioni di partenza obbligate».

Mi sembra difficile contestare l’esattezza di questa mia modesta osservazione. Chi viva in Austria e abbia, come me, la gioia di leggere ogni giorno la stampa austriaca, non puavere dubbi. Del resto, anche leggendo i giornali italiani, è possibile arrivare a conclusioni simili. Il «Corriere della Sera» del 1° dicembre intitola la sua corrispondenza: «Intransigenza per l’Alto Adige. Vienna chiederà l’autonomia provinciale».

Quello che invece è esatto, ma io l’ho detto con ogni chiarezza, è che, per effetto della Risoluzione, «noi non ci possiamo rifiutare di discutere la richiesta austriaca di autonomia integrale; e gli austriaci non si possono rifiutare di discutere con noi una diversa soluzione del problema». Da questa nuova situazione – perché è una nuova situazione – possono nascere possibilità nuove. Ma che le «posizioni di partenza obbligate» (ripeto di partenza) rimangano quelle di prima, è, mi dispiace di dirlo, fuori discussione.

***

Quanto alla distinzione tra «conversazioni» e «negoziati», io penso che sia nel nostro interesse di affermarla e sottolinearla(6). Qui si esce dalle constatazioni di fatto per entrare in materia che è veramente discutibile. La mia tesi è che le conversazioni di Vienna e le nostre proposte di un incontro al vertice naufragarono appunto perché gli austriaci avevano posto come condizione preliminare l’autonomia regionale per Bolzano. L’effetto primo della Risoluzione dell’ONU non è di invalidare tale pretesa austriaca, ma di raccomandare alle due parti una discussione senza pregiudiziali. È da questa premessa che ci conviene partire, è su questa base che ci conviene costruire il negoziato. È una posizione che è pifavorevole a noi che agli austriaci. Sta a noi di sfruttare tale vantaggio; ma non potremo mai riescirci se ci confiniamo nelle posizioni che prevalsero durante le «conversazioni».

Inoltre, noi siamo stati denunziati all’ONU per aver voluto, per tanti anni, evadere una discussione a fondo della questione. Quando finalmente ci siamo decisi ad accettarla, ne abbiamo svalutato la portata abbassando gli scambi di vedute che hanno avuto luogo a Vienna al livello di «conversazioni» non impegnative. È una tattica che non ci è andata bene; non vedo perché dovremmo ripeterla.

Le «trattative» sono, naturalmente, una continuazione delle «conversazioni», ma su un piano, e con modi, e con spirito diverso. In realtà le future «trattative» sono, molto piche una continuazione delle «conversazioni», la realizzazione, sanzionata dall’ONU, dell’iniziativa presa da V.E. col proporre al Cancelliere Raab una discussione libera e completa di tutti i nostri problemi. È in questa luce che ci conviene di presentarle – e di presentarci.

***

Vedo infine che l’Ambasciatore Brosio è contrario all’idea di riunire in un «package» le nostre proposte. Se la trattativa che sta per iniziarsi obbedisse veramente alla dialettica interna, ed esterna, del negoziato diplomatico normale, sarei lieto di dargli ragione. Ma io penso, come ho già detto tante altre volte, che la Risoluzione dell’ONU abbia aggiunto una dimensione nuova alla trattazione dell’Alto Adige. Se i negoziati falliscono, gli austriaci ripeteranno indubbiamente il tentativo di riproporre la questione alla prossima Assemblea. Mi sembra di capire che l’Ambasciatore Ortona, solo giudice competente in questa difficile materia, e con il quale sono lieto di constatare numerose e naturali convergenze di giudizio, non ritenga affatto escluso che ci riescano. Ora il punto di partenza del nuovo, eventuale e deprecabile dibattito sarebbe naturalmente quello che è stato il punto d’arrivo del vecchio; e cioè la Risoluzione approvata dalla XV Assemblea Generale. Percidobbiamo considerare le trattative che si apriranno come la continuazione ideale del dibattito testé concluso, e il preludio a quello che domani potrebbe aprirsi. In queste condizioni a me sembra che si debba fare urgente eccezione alle leggi normali del negoziato; e preoccuparci, anche e sopratutto, delle esigenze per così dire teatrali, pubblicitarie dello spettacolo. Dobbiamo cioè, se posso permettermi di citare me stesso, «fare tutto quanto è umanamente possibile per rendere molto difficile agli austriaci di rifiutare la nostra offerta; e se loro la rifiutano, per presentare agli occhi del mondo la nostra offerta come ragionevole e generosa, il loro rifiuto come irragionevole e settario».

Beninteso cinon esclude affatto che nel discutere i termini proposti nel «package» non si possa lasciar libero un certo margine di negoziato. Ma il procedimento di condurre trattative secondo il modello tradizionale, facendo concessioni a poco a poco, è, a mio modesto ma convinto modo di vedere, controproducente in questo caso.

***

È inutile dire che convengo pienamente con l’Ambasciatore a Washington circa l’opportunità di «avere una lista pronta di contro-richieste», a garanzia degli italiani residenti nella Provincia di Bolzano. Il contenuto di questa lista, assai piche delle richieste austriache, sarà perdeterminato dalle eventuali concessioni che saremo disposti a fare. È la ragione per la quale non ne ho fatto cenno nel mio rapporto(7).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Londra, Parigi e Washington e alla Rappresentanza presso l’ONU a New York.


3 Vedi D. 90.


4 Vedi D. 77.


5 Annotazione di Segni a margine: «Non è esatto: l’ONU ha fissato che il contrasto è sull’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber, è questo il nostro successo».


6 Annotazione di Segni a margine: «ma la risoluzione dell’ONU parla di riprendere».


7 Con Telespr. 7317/2871 del 29 dicembre Guidotti tornava così a commentare le affermazioni dell’Ambasciatore a Washington: «Ho letto le vivacissime osservazioni dell’Ambasciatore Brosio contenute nel suo telespresso n. 12386 [recte: 12366] del 18 novembre u.s. Per parte mia ne avrei una sola da fare ed è l’ultima. Il metodo che Brosio propone non è nuovo. Tutt’altro. È quello che è stato seguito sino ad oggi. Resistenza passiva, piccole concessioni alla spicciolata. Sommate l’una all’altra queste concessioni si sono rivelate pertutt’altro che piccole. In alcuni punti sono andate *al di là degli obblighi che l’Accordo De Gasperi-Gruber ci imponeva. Con il risultato finale che tutti possiamo constatare*. Il metodo che io mi permetto di suggerire è nuovo. Non posso davvero garantirne il successo. Ma a me sembra che ancor meno probabile sia il successo del metodo propugnato dall’Ambasciatore a Washington. Vi si oppone, in questo caso, la legge delle probabilità che è sempre l’alleata – che dico? – la complice della storia». Il brano riportato tra asterischi risulta sottolineato da Fornari, il quale annota margine: «ma che i nostri non hanno saputo prevedere!!! Un po’ meno filosofia e piserietà: sino qui e basta!» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, 5, fasc. Alto livello, novembre 1960). Con Telespr. 00521/221 del 13 gennaio 1961 Brosio replicava come segue: «Non mi pare che la mia risposta a Guidotti potesse essere qualificata vivacissima: certo essa era seria e diretta, come meritavano, credo, sia l’importanza dell’argomento, sia l’alta considerazione che io ho per il valore e la specifica esperienza di Guidotti. Poiché questi non prosegue la discussione, non la continuerio, e conchiudercome lui con una riflessione personale. Da quando mondo è mondo, dal giorno in cui il primo baratto fu negoziato, la tattica della trattativa non è cambiata. È sempre stato pericoloso esporsi subito con concessioni massime e come tali premature. A me pare imprudente cambiarla ora, a nostro rischio, e su una questione così delicata. Le innovazioni anche rivoluzionarie possono comprendersi sul merito delle questioni, ma i metodi e la tattica cambiano di meno, radicati come sono nella nostra psicologia pielementare. A mio avviso, soltanto con graduali approssimazioni si poTRà accertare il piimportante, ossia se le parti abbiano la volontà di accordarsi su posizioni le quali non sovvertano né pregiudichino le basi su cui si fonda l’accordo De Gasperi-Gruber» (ibidem). Per le osservazioni di Brosio al presente documento vedi D. 105.

99

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI BETTELONI(1)

Appunto 10A/26702. Roma, 3 dicembre 1960.

RAPPORTI ITALO-AUSTRIACI IN GENERALE Mentre ci si avvia a riprendere i negoziati italo-austriaci sarebbe certo desiderabile un miglioramento dell’atmosfera generale tra i due Governi e tra i due Paesi. Cipotrebbe accrescere alquanto le possibilità di successo dei negoziati stessi: in ogni modo limiterebbe gli effetti dannosi, da un punto di vista di politica generale, di un loro insuccesso e renderebbe piattivi i molti che in Austria desiderano mantenere i rapporti fra i due Paesi su un piano di normalità e di efficienza.

A tal fine la materia del contendere, cioè la questione dell’Alto Adige, non offre in sé molte possibilità di manovra. Il desiderio di migliorare l’atmosfera tra i due Paesi poTRà essere tenuto in conto per quanto riguarda il modo di presentare determinate decisioni italiane; non si puinvece per tale scopo effettuare concessioni o rinunciare a richieste o ad azioni utili per la nostra posizione: ad esempio, l’utilizzazione del paragrafo 3 della Risoluzione per porre l’Austria sotto accusa.

Quello che si puinvece tentare è di far sì che la questione dell’Alto Adige non oscuri tutto l’insieme dei rapporti fra i due Paesi, che sono così importanti e così complessi. Da molti mesi a questa parte l’attenzione, da una parte e dall’altra, è stata concentrata sulla controversia altoatesina: bisognerebbe oggi cercare di porre invece in evidenza tutti i restanti rapporti, nella loro vitalità e nella loro vastità.

Con riserva di piconcrete proposte dell’Ambasciata di Vienna, si potrebbe ad esempio studiare quanto segue:

-Azione sulla stampa (sui corrispondenti austriaci in Italia, sui corrispondenti italiani a Vienna, sui direttori dei giornali italiani) perché parli di pidei rapporti in generale.

- Ricerca di occasioni (fiere, inaugurazioni, congressi ecc.) per promuovere scambi di visite, nei due sensi, di Ministri tecnici e di altri uomini politici.

- Interessamento reciproco fra Enti similari dei due Paesi. L’ENI ha già rapporti molto importanti. Forse anche altri grandi complessi, statizzati o no, potrebbero dedicare un maggior interessamento ai rapporti con quelli analoghi austriaci: a parte gli eventuali risultati concreti, cipotrebbe condurre a rendere piintensa e soprattutto pievidente e nota la rete di contatti fra organismi economici dei due Paesi.

-Anche nel campo artistico e culturale gli scambi sono già importanti e numerosi: potrebbero essere accresciuti: certo potrebbe essere data loro maggiore risonanza, mediante azione sulla stampa, facendo presenziare alle maggiori manifestazioni personalità di primissimo piano ecc.

- Un settore di essenziale importanza per l’Austria è quello dei rapporti tra i sei ed i sette: in esso le idee dei due partiti al Governo non combaciano. Potrebbe essere opportuno mostrarci disposti a scambi di vedute in materia.

- Esistono vari campi tecnici che potrebbero offrire materia per studi e discussioni in comune: ad esempio le questioni riguardanti trieste e le vie di comunicazione fra i due Paesi, ma anche forse varie idee di zone franche, nonché gli scambi fra l’Italia Nord-orientale e l’Austria Sud-orientale.

Si tiene a sottolineare che non si tratterebbe di effettuare da parte nostra concrete concessioni né di giungere a realizzazioni importanti. Accordi a tal fine andrebbero sempre inseriti – secondo quanto si puaffermare nella fase attuale e in linea di massima – in quell’insieme di concessioni e di realizzazioni, che dovrebbe completare e rendere piappariscente e pigradita una eventuale intesa per l’Alto Adige. Ma è evidente che tali concreti risultati vanno previamente studiati da parte nostra e concordati con gli austriaci (sia tra i due Governi che tra gli Organismi interessati). Tale esame in comune potrebbe aver luogo nella fase attuale sia per predisporre i possibili accordi sia anche per sensibilizzare parecchi ambienti austriaci all’utilità di giungere a piproficui e pisereni rapporti fra i due Paesi.

Ove quanto sopra esposto venisse approvato, la materia andrebbe esaminata con le Direzioni Generali degli Affari Economici e delle Relazioni Culturali e con il Servizio Stampa. In seguito andrebbero interessati vari Dicasteri tecnici nonché quegli altri Enti che si ritenesse del caso.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2Sottoscrizione autografa.

100

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

Appunto 10A/26862. Roma, 5 dicembre 1960.

Il Ministro Kreisky aveva proposto (ed ella ha accettato) di tenere un primo contatto per stabilire i tempi dei successivi incontri. A questo dunque dovrebbe limitarsi la conversazione che V.E. avrà con lui a Parigi.

Sorge la questione di come regolare gli incontri futuri, tenendo presente che un successivo incontro di fiduciari è stato è vero accolto in principio anche dagli austriaci, ma soltanto allo scopo di esaminare questioni di procedura e non di fondo, come invece avevamo proposto noi.

Tutto considerato, è forse meglio limitare l’incontro dei fiduciari come gli austriaci desiderano, per non bruciare subito le carte in nostre mani, e per dare tempo all’Onorevole Piccioni di terminare il programma delle proposte da avanzare agli austriaci.

Se V.E. è d’accordo, l’incontro dei fiduciari, limitato dunque a questioni di procedura, potrebbe essere fissato nella prima metà di gennaio, in località che non sia né Roma né Vienna e che potrebbe essere tanto una città dell’alta Italia quanto una città della Svizzera.

Dopo questo incontro che dovrà fissare le procedure successive si dovrà far luogo a conversazioni di fondo le quali possono essere condotte direttamente dai Ministri degli Esteri, pure in una località di un terzo Paese ad esempio la Svizzera.

Risulta che Kreisky è deciso a tenere il negoziato nelle proprie mani e a non inserirvi il Cancelliere Raab. Conviene perfare un accenno a un incontro dei Capi di Governo, sia perché è l’idea suggerita da parte italiana fin dalla sua lettera a Raab di gennaio, sia per poter poi dire che avevamo fatto anche questa proposta rifiutata dall’Austria.

Nell’incontro dei Ministri, che potrebbe forse avere luogo alla fine di gennaio, verrebbe stabilito come proseguire il lavoro e in particolare il livello e le modalità con cui procedere allo scambio di proposte e di richieste e alla prima delibazione di esse.

Sarà al termine di questo lavoro che poTRà fissarsi l’incontro definitivo, nel quale i Ministri degli Esteri decideranno le questioni rimaste in sospeso e constateranno o la riuscita o il fallimento dei negoziati, in questo ultimo caso stabilendo – se possibile – la scelta del mezzo col quale dirimere la controversia giuridica.

Ho parlato prima di scambio di richieste, poiché pensiamo che ci convenga a noi stessi avanzare delle richieste agli austriaci: esse dovrebbero mirare a dare un carattere veramente definitivo all’intesa, che è nostro interesse di dare l’impressione fin dal primo momento di desiderare e di considerare seriamente.

Come V.E. ricorderà il Ministro Kreisky propose anche che delle delegazioni che precederanno il successivo incontro dei Ministri facciano parte anche esponenti alto-atesini. È questa una questione di Governo sulla quale è necessaria una decisione del Consiglio dei Ministri. A prima vista sembra che convenga, anche in vista di un eventuale successivo dibattito alle Nazioni Unite, mostrare una certa larghezza di idee al riguardo, per evitare che esponenti della Regione si presentino spontaneamente come osservatori e finiscano per frequentare esclusivamente la delegazione austriaca. D’altra parte il dare a esponenti della SVP, anche se moderati, uno status ufficiale di membri della nostra delegazione potrebbe costituire un precedente inopportuno. Converrebbe quindi evitare la costituzione di delegazione: non dovrebbe cioè trattarsi di Conferenze fra delegazioni ma di incontri fra Ministri degli Esteri: ognuno di questi poTRà valersi dei servigi e dei consigli di chi vorrà, quindi anche, nel caso di V.E. e quando ella lo riterrà del caso, di esponenti locali. Né è il caso che l’altra parte interferisca al riguardo.

Anche in relazione a cicredo opportuno ripeterle il suggerimento avanzatole in via breve, e cioè che sin dall’incontro del 13 dicembre ella possa annunziare a Kreisky che il divieto di entrata al Dr. Gschnitzer è stato tolto. Cifarebbe una ottima impressione, tanto piche il provvedimento avverrebbe nei giorni precedenti il Natale ed eviterebbe che la richiesta relativa le venisse avanzata da Kreisky stesso, ponendo V.E. in imbarazzo sia per respingerla sia per accettarla.

Unisco: a) una traccia di quello che V.E. potrebbe eventualmente dire a Kreisky e b) la Risoluzione dell’ONU.

Allegato Appunto.

CONCETTI CHE POTREBBERO ESSERE SVILUPPATI DA S.E. IL MINISTRO AL MINISTRO KREISKY L’Italia è disposta a riprendere con comprensione e liberalità l’esame delle divergenze con il Governo austriaco. Anche secondo la Risoluzione approvata dall’Assemblea Generale, la controversia fra i due Paesi riguarda esclusivamente l’esecuzione dell’Accordo di Parigi: tale concetto è ripetuto in ognuno dei 4 primi paragrafi della Risoluzione. Il 1° paragrafo operativo poi «sollecita le due parti a riprendere i negoziati col proposito di trovare una soluzione a tutte le divergenze relative all’esecuzione del suddetto Accordo». Il proposito italiano è in effetti di trovare una soluzione chiara e soprattutto definitiva a tali divergenze.

A questo fine sembra indicato prevedere che si giunga magari a un incontro di Capi di Governo: ma in un primo tempo possiamo accettare l’idea austriaca di procedere piuttosto ad un incontro di Ministri degli Esteri. Anche questo perdeve essere preparato a pibasso livello.

Da parte italiana era stato proposto un incontro di fiduciari: da parte dell’Austria lo si è accettato in principio ma si preferisce che essi si occupino esclusivamente di procedura, cioè di fissare il tempo, il luogo e le modalità dell’incontro fra Ministri. Mentre da parte italiana si sarebbe preferito che i funzionari svolgessero anche reciproci sondaggi sulla sostanza, si è perdisposti ad accettare il punto di vista austriaco. I funzionari che avranno tale incarico dovrebbero incontrarsi al pipresto possibile dopo le feste e in località non lontana dalle due capitali, in Italia settentrionale o in Svizzera.

Per quanto riguarda il successivo incontro tra Ministri, sembra opportuno che non vi sia alcuna preclusiva o interferenza dall’altra parte sulla scelta delle persone di cui ognuno dei due Ministri vorrà valersi. In nessuna eventualità verranno quindi posti ostacoli da parte italiana alla libera scelta del Ministro Kreisky in questa materia.

Da un punto di vista generale ci si augura che, per mantenere i negoziati in un’atmosfera di buona volontà, la discussione anche davanti alle opinioni pubbliche venga mantenuta nei limiti normali di trattative diplomatiche, cioè evitando artificiose pressioni della stampa o che siano fomentate manifestazioni propagandistiche.


1 Gabinetto 1953-1961, b. 2, fasc. 1.


2Sottoscrizione autografa.

101

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BETTELONI,

AL SERVIZIO DEL CONTENZIOSO DIPLOMATICO(1)

Appunto 10A/2685. Roma, 5 dicembre 1960.

In relazione alla ripresa dei negoziati con l’Austria circa l’esecuzione dell’Accordo di Parigi, e su istruzioni del Segretario Generale, si prega codesto Servizio di porre allo studio anche i seguenti punti, la cui definizione sotto il profilo giuridico appare di particolare interesse sia ai fini dell’impostazione dei negoziati stessi, sia – specie per quanto riguarda alcune delle decisioni, formulazioni ed argomentazioni considerate – in vista della nostra azione dopo un eventuale insuccesso dei negoziati stessi:

1) Sembra che un’eventuale intesa da raggiungersi avrebbe carattere o di accordo interpretativo dell’Accordo di Parigi o di accordo aggiuntivo dello stesso: in altre parole impegnandoci a determinate concessioni, o daremmo quanto già dovuto o ci assumeremmo nuovi doveri. Se, nella prima ipotesi, si desse in un certo senso all’intesa il carattere di interpretazione autentica dell’Accordo di Parigi, potrebbe sostenersi che con cil’Italia riconosce di non aver finora interpretato rettamente l’accordo stesso, il che potrebbe in futuro avere varie conseguenze sfavorevoli.

Impostando invece, di fatto se non nella forma, l’intesa come accordo aggiuntivo a quello di Parigi, dovremmo tener presente la possibilità di determinate reazioni e anche non perder di vista la tesi da noi sostenuta del carattere meramente giuridico della controversia. D’altra parte creeremmo peruna situazione pichiara e soprattutto avremmo motivo di chiedere in contraccambio determinati impegni del Governo austriaco, al cui mantenimento dovrebbe risultare subordinata la validità dei nostri impegni. Anzi, si potrebbe sostenere – almeno da parte della stampa – che se i futuri «negoziati» «riprendono» le precedenti «conversazioni» (perché trattano della stessa materia), si distinguono perda esse proprio per il fatto che le «conversazioni» erano in senso unico (richieste austriache e concessioni italiane), mentre i «negoziati» avranno carattere di reciprocità (richieste ed impegni di ognuna delle parti).

In tale ordine di idee le richieste da presentarsi da parte italiana potrebbero articolarsi nei tre seguenti settori:

a) garanzie atte ad evitare che l’accordo sia troppo facilmente rimesso in discussione da parte degli estremisti, ad esempio attraverso una iniziativa tirolese. Occorrerebbe al riguardo esaminare se sia sufficiente ottenere una dichiarazione da parte del Governo di Vienna oppure sia opportuno chiedere l’approvazione solenne delle Rappresentanze Parlamentari (centrali e regionali) direttamente interessate: cinon dovrebbe, beninteso, costituire titolo o pretesto per inserire il Parlamento di Vienna o il Landtag di Innsbruck nella discussione di questioni interne italiane.

Qualora fosse ritenuto opportuno formulare richieste nel senso predetto, l’approvazione del Parlamento di Vienna potrebbe essere assicurata se vi fosse un documento necessitante una ratifica, mentre per assicurarsi anche la previa approvazione del Landtag del Tirolo e impegnarne così la responsabilità, si potrebbe concordare che ognuno dei due Governi, prima di sottoporre il nuovo accordo alla ratifica del Parlamento, chiederà l’approvazione da parte di quegli organi regionali che giudicasse interessati alla materia. Cici darebbe modo, volendo, d’impegnare – per iniziativa puramente italiana – anche il Consiglio Regionale di trento e quello Provinciale di Bolzano.

b) Nel testo dell’Accordo dovrà risultare esplicitamente che con esso ogni ulteriore questione politica in materia viene definitivamente esclusa, in modo che l’Austria risulti accettare irrevocabilmente la soluzione data alla questione riguardante il gruppo allogeno, e che sia preclusa ogni futura richiesta che trascenda l’Accordo di Parigi e il nuovo accordo e che non si basi esclusivamente su di essi.

Dovrebbe anche essere precisato che eventuali divergenze sull’esecuzione dei due Accordi dovrebbero essere considerate bilateralmente e amichevolmente dai due Governi e, in caso di mancata intesa, sottoposte alla Corte Internazionale dell’Aja, che dovrebbe considerarle soltanto in relazione agli Accordi stessi.

c) Occorrerebbe anche che l’Austria si impegnasse sia ad astenersi da ogni propaganda anti-italiana o mirante a diminuire la lealtà del gruppo di lingua tedesca verso lo Stato italiano sia ad usare (eventualmente anche in relazione all’art. 9 del trattato di Stato) strumenti adeguati per impedire che una propaganda del genere venga promossa sul suo territorio (cidovrebbe, tra l’altro, comportare la smobilitazione del Berg Isel Bund e delle organizzazioni analoghe).

2) Nel caso di un insuccesso dei negoziati di sostanza, occorrerebbe procedere senza interruzione ad esaminare con l’Austria il seguito da dare al 2° paragrafo operativo della Risoluzione. A tal fine occorre disporre degli argomenti opportuni per sostenere che:

a) i «mezzi» fra cui scegliere sono solo quelli appropriati alla controversia;

b) che i «mezzi» politici (inchiesta, conciliazione, mediazione ecc.) non lo sono, data la natura di essa, come risulta anche dalla Risoluzione;

c) che il «mezzo» appropriato è il ricorso alla Corte.

Occorre anche esaminare se esistono altri «mezzi» (arbitrato, agenzie o accordi regionali) che a noi possa convenire – per motivi di fondo o di tattica – accettare o proporre.

3) Per l’ipotesi che anche il negoziato sul mezzo da adottare per risolvere la controversia termini senza che si raggiunga un’intesa, è necessario approfondire lo studio delle varie questioni relative a un nostro ricorso unilaterale alla Corte Internazionale dell’Aja in base alla Convenzione di Strasburgo (in proposito si richiamano anche le considerazioni della nostra Rappresentanza presso le Nazioni Unite nella prima parte del telespresso n. 1970/1370 del 13.8.19602) ed approntare fin da ora la nostra «requête» per poterla – nel caso – presentare con la tempestività che potrebbe rendersi necessaria.

In base alla predetta Convenzione infatti non sembra che l’Austria potrebbe rifiutare a priori la giurisdizione della Corte ma, semmai, chiedere alla Corte di dichiararsi incompetente. Nelle more di una decisione al riguardo, l’Austria troverebbe pidifficile – non perimpossibile – ricorrere nuovamente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

4) Appare opportuno porre allo studio anche le eccezioni che l’Austria potrebbe eventualmente opporre in via pregiudiziale davanti alla Corte Internazionale, in particolare: a) sulla natura giuridica o meno della controversia (anche in vista delle formulazioni di essa nella Risoluzione dell’Assemblea delle Nazioni Unite), e b) sulla circostanza che la questione deriva da fatti e situazioni anteriori all’entrata in vigore fra le parti della Convenzione di Strasburgo (ai sensi dell’art. 27 lett. a).

Sembra allo scrivente che quanto all’eccezione b), l’Austria, negando la competenza della Corte per motivi di «tempo», risulterebbe ricorrere ad un artifizio giuridico pur di sottrarsi al giudice naturale della questione: posizione politicamente e psicologicamente svantaggiosa. Anche nel caso che la Corte la accettasse, sembra che non verrebbe affatto pregiudicata la «giuridicità» della controversia (che è ciche a noi piinteressa); anzi questa potrebbe forse essere contemporaneamente riconosciuta dalla Corte. Infine se la Corte negasse la propria competenza per questo motivo di «tempo», l’Italia non sarebbe piobbligata in futuro ad accettare la giurisdizione della Corte sulla questione. L’accettazione italiana di essa avrebbe allora un carattere volontario: e ad essa si potrebbe anche, a un dato momento, porre un limite di tempo, mettendo così l’Austria di fronte a una grave e definitiva scelta fra la via politica e quella giuridica.

Bisogna anche disporre dell’argomentazione indicata per sostenere che il 2° paragrafo operativo fa una distinzione fra ogni altro «mezzo», per cui è necessaria la scelta concorde delle due parti, e il deferimento alla Corte, per cui tale concorde scelta non è postulata(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2 Non rinvenuto.


3 Alle presenti richieste di approfondimento rispose il Prof. Monaco, Capo del Servizio del Contenzioso Diplomatico, con un lungo appunto per la DGAP (n. 9/8494 del 31 dicembre) nel quale esaminava i problemi sollevati da Betteloni giungendo alla conclusione che per quanto riguardava la forma dell’atto conclusivo dei negoziati la preferenza dovesse essere data ad un accordo aggiuntivo anziché ad un accordo interpretativo (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960). Su tali conclusioni vedi D. 110.

102

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI STRANEO(1)

Appunto segreto(2). Roma, 7 dicembre 1960.

L’Ambasciatore d’Austria aveva chiesto giorni fa di essere ricevuto dal Segretario Generale per avere informazioni sui recenti colloqui romani di Macmillan, Debré e Popovic. L’Ambasciatore Grazzi gli ha fatto rispondere di non poterlo ricevere nel corso della corrente settimana ed allora egli è venuto oggi da me.

In apertura di colloquio ho detto al Signor LoewenTHal (il quale aveva espresso il suo disappunto per non essere stato ricevuto prontamente a pialto livello) che proprio stamane, dopo aver letto nelle corrispondenze da Vienna il sunto delle dichiarazioni fatte in tema di Alto Adige al Parlamento austriaco dal Ministro degli Esteri Kreisky, il Segretario Generale ed io ci domandavamo se potevamo in coscienza usare a lui, LoewenTHal, il medesimo trattamento di favore che di solito riserviamo ai rappresentanti dei Paesi nostri amici ed alleati, mettendolo cioè dettagliatamente e confidenzialmente al corrente dei colloqui qui avuti con uomini di Stato in visita ufficiale, quando il suo Ministro degli Esteri – se le informazioni di stampa erano esatte – continuava a mantenere pubblicamente nei riguardi del nostro Paese un contegno che, anche a non definirlo ostile, era per lo meno apertamente inamichevole, e quando non si usava all’Ambasciatore Guidotti la medesima cortesia di renderlo edotto dei colloqui viennesi di Kreisky con uomini di Stato stranieri. (Alludevo alla visita di Popovic a Vienna che aveva preceduto di qualche giorno quella romana).

LoewenTHal è rimasto assai sconcertato da questa preliminare, ma necessaria, dichiarazione ed ha assicurato che il suo Governo riservava a Guidotti un trattamento della pigrande cortesia e considerazione (sul che non ho dubbi) e di amichevole confidenza (sul che invece ho qualche riserva). Egli ha poi affermato che non era a conoscenza delle dichiarazioni parlamentari del suo Ministro.

Gli ho allora specificato che, mentre da parte nostra ci apprestavamo a dare con spirito aperto piena applicazione alla risoluzione dell’Assemblea dell’ONU, tenendone ben presenti sia le considerazioni preliminari che il dispositivo, da parte di Kreisky, prima ancora di iniziare contatti preliminari con noi, si lasciava intendere al Parlamento il disappunto del Governo austriaco perché l’ONU aveva rinviato la soluzione della questione alto-atesina a negoziati diretti italo-austriaci. Insopportabile poi che da parte del ministro Kreisky si facesse un chiaro accenno a problemi (questione di Cipro, Algeria) ed a Paesi (nuovi Stati africani testé venuti all’indipendenza) che non avevano nulla a che vedere con la questione in discorso. Che cosa voleva Kreisky e, per sua bocca, l’Austria? Si perseguiva a Vienna il sogno di una «indipendenza di fatto» dell’Alto Adige sotto l’egida delle Nazioni Unite? Non aveva forse l’Assemblea obbligato l’Austria a ritirare la sua prima risoluzione? E se questa era la mira austriaca, come potevamo aprire conversazioni costruttive sul piano bilaterale?

LoewenTHal mi ha allora detto anzitutto che Kreisky, essendo socialista, non poteva in realtà desiderare l’annessione del Sud Tirolo, un paese abitato da cristiano-sociali ostili alle sue idee politiche (al che ho replicato che facevo credito a Kreisky di prescindere nella sua politica estera da questioni di interesse personale e di partito) e che comunque, alcuni giorni fa, in una conversazione di uomini politici austriaci tenutasi a Vienna sotto la presidenza del Cancelliere Federale (conversazione alla quale LoewenTHal aveva partecipato), Raab si era mostrato apertamente conciliante e nessuno degli astanti aveva menzionato le parole indipendenza o annessione. Si era solo espresso l’avviso che il Governo austriaco avrebbe dovuto mirare ad ottenere la piena autonomia della provincia di Bolzano: con che la questione alto-atesina sarebbe stata definitivamente chiusa.

L’Ambasciatore LoewenTHal si è riservato di studiare il testo esatto delle dichiarazioni parlamentari di Kreisky, testo che abbiamo chiesto comunque telegraficamente all’Ambasciatore Guidotti(3).

Circa la «piena autonomia» della provincia di Bolzano mi sono ben guardato dal dare a LoewenTHal l’impressione che concordavamo su tale formula come base di discussione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2 Sigla autografa.


3 Guidotti trasmise il testo richiesto con il Telespr. 6919/2715 in pari data, sul quale Grazzi annot «Non è un bel discorso, ma mi sembra che non ci conviene di protestare» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960). Per il testo del discorso pronunciato da Kreisky al Nationalrat il 6 dicembre vedi Kreisky, Reden, vol. I, Wien, Verlag der Österreichischen Staatsdruckerei, 1981, pp. 204-212.

103

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, STRANEO, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI(1)

L. riservata personale 406 Segr. pol. Roma, 9 dicembre 1960.

Caro Gastone, in relazione alla tua segnalazione di ieri relativa a quanto ti ha detto Waldheim a proposito della mia conversazione con LoewenTHal(2), credo utile di inviarti qualche ragguaglio sul contenuto di quest’ultima anche perché ho l’impressione che il bravo Max abbia di proposito calcato la mano con il suo Governo.

LoewenTHal aveva chiesto giorni fa di essere ricevuto dal Segretario Generale per avere da lui qualche dettaglio sui colloqui qui svoltisi in occasione delle visite di Macmillan, Debré e Popovic. Grazzi gli aveva fatto rispondere che non poteva riceverlo nel corso della settimana e così LoewenTHal è venuto da me. Nota che l’avevo incontrato a pranzo la sera prima e che gli avevo spontaneamente già dato qualche ragguaglio sulla visita di Popovic.

Poiché LoewenTHal mi ha confidato di essere rimasto dispiaciuto e mortificato di non essere stato ricevuto dal Segretario Generale, gli ho detto (dichiarazione concordata precedentemente con Grazzi) che proprio quella stessa mattina (7 dicembre), dopo aver letto le corrispondenze da Vienna del «Tempo» e del «Messaggero» che sunteggiavano le dichiarazioni di Kreisky al Parlamento austriaco, ci eravamo chiesti, il Segretario Generale ed io, se potevamo in coscienza continuare ad usare a lui, LoewenTHal, il trattamento di favore che riservavamo agli Ambasciatori dei Paesi piamici, mettendolo minutamente al corrente dei nostri colloqui con uomini di Stato stranieri, e ciquando il suo Ministro degli Esteri – se le informazioni di stampa erano esatte – continuava ad usare pubblicamente nei nostri riguardi un linguaggio che, anche a non definirlo ostile, era per lo meno inamichevole.

Inutile dire che, nonostante questa premessa, ho ugualmente dato a LoewenTHal le informazioni del caso sui colloqui con Macmillan e Debré. Le informazioni su Popovic gliele avevo già date la sera prima. Inutile anche che aggiunga che le mie osservazioni sul discorso di Kreisky erano state fatte precedere dalla riserva cautelativa sopra accennata e che non potevano avere che carattere sospensivo.

In realtà ho chiesto a LoewenTHal di farmi avere al pipresto il testo del discorso di Kreisky (cosa che poi abbiamo chiesto anche a te). Finora questo testo lo ignoriamo, ma, da quanto tu stesso ci hai telegrafato, se il «purtroppo» del «Tempo» deve essere imputato ad un errore di traduzione, l’inammissibile riferimento al diritto di autodecisione e all’indipendenza degli Stati africani e di Cipro c’è. E cirende il discorso piche inopportuno stonato e quasi una doccia fredda.

A LoewenTHal ho specificato che, mentre da parte nostra ci apprestiamo a dare con spirito aperto piena applicazione alla risoluzione dell’ONU, tenendone ben presenti sia le considerazioni preliminari che i tre punti del dispositivo, le dichiarazioni di Kreisky lasciavano intravvedere che non vi era affatto da parte austriaca la medesima buona volontà.

Per quanto riguarda poi le informazioni, a me non constava che la Cancelleria Federale ti avesse compiutamente e spontaneamente ragguagliato sulla visita di Popovic a Vienna, così come io avevo fatto con lui per quella di Popovic a Roma. Desidero tuttavia chiarire che il colloquio non è stato burrascoso e che ci siamo anzi lasciati in modo cordiale.

Un altro particolare interessante: LoewenTHal mi ha detto di aver partecipato alcuni giorni fa a Vienna ad una riunione ristretta e ad alto livello presieduta da Raab. Argomento era la linea che avrebbe dovuto seguire il Governo austriaco nei negoziati con noi. Raab si sarebbe dimostrato particolarmente conciliante e da nessuno degli astanti sarebbe stata nominata la parola «indipendenza», «secessione» o «annessione». Si sarebbe invece espresso l’avviso di mirare ad ottenere la «piena autonomia», con che la questione potrebbe considerarsi da parte austriaca definitivamente chiusa.

Sono parole di LoewenTHal che conosco da un pezzo ed io mi sono ben guardato dal dargli l’impressione che concordavamo nel ritenere che tale ultima formula potrebbe costituire una base di discussione. Personalmente perritengo che non dovremmo porre agli austriaci nessuna preclusiva di persone o di argomenti e che dovremmo invece studiare con spirito aperto fino a che punto possiamo effettivamente spingerci. Per questo riterrei utile di incominciare con dei contatti «informal» di fiduciari e di prendere qualche tempo prima di passare al vero e proprio negoziato.

Credimi sempre tuo aff.mo C.A. Straneo


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 2.


2 Per il colloquio Straneo-LenTHal vedi D. 102. Con T. 44133/440 dell’8 dicembre Guidotti aveva riferito di aver appreso da Waldheim che Kreisky «[era] rimasto stupito e addolorato per dimostranze fatte ieri da Straneo a LoewenTHal a proposito del suo discorso in Parlamento», e che quanto riportato dal «Tempo» non corrispondeva al testo del discorso del Ministro. E così proseguiva: «Effettivamente citazione del testo, nei termini riferiti da Waldheim, è inesatta. In particolare risulta che Ministro ha detto: “Risoluzione dell’ONU ha soltanto Lediglich che è stato forse scambiato per Leider creato nuove premesse pertrattazione di questo problema”. In altro passaggio completamente separato dal primo, ha detto: “Soltantoquando conversazioni con Italia erano state interrotte senza risultato, quando non vi era pialcuna speranza per la mediazione di una terza potenza, e soltanto nel momento in cui diritto di autodecisione e di autoamministrazione si era manifestato in modo universalmente visibile e in maniera estremamente efficace attraverso indipendenza proclamata da diversi Stati dell’Africa e da Cipro, Governo austriaco dopo matura riflessionesi è deciso a portare questione innanzi all’ONU”» (Telegrammi ordinari 1960, Austria arrivo e partenza).

104

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO REGIONI(1)

Appunto. Roma, 10 dicembre 1960.

I PUNTI DI VISTA AUSTRIACO ED ITALIANO CIRCA LA PORTATA E L’APPLICAZIONE DELLE VARIE CLAUSOLE CONTENUTE NELL’ACCORDO DE GASPERI-GRUBER SULL’ALTO ADIGE

1) Eguaglianza di diritti a favore degli appartenenti al gruppo linguistico di minoranza rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle diposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca (Paragrafo 1, primo comma dell’Accordo)

Punto di vista austriaco La clausola, oltre a definire lo scopo generale dell’Accordo, è intesa a salvaguardare il gruppo linguistico tedesco, nel suo complesso, sotto i vari aspetti (giuridico, etnico, culturale ed economico). Discende, pertanto, dalla clausola in esame l’obbligo per l’Italia di conservare i caratteri particolari della zona e la consistenza della popolazione che vi abita. Contrasta con tale obbligo la politica del Governo italiano di favorire artificiosamente l’immigrazione in Alto Adige di elementi di lingua italiana, mentre i giovani del gruppo minoritario, non potendo trovare soddisfacente occupazione in loco, sono costretti ad emigrare all’estero.

Un aspetto particolare della «discriminazione» in danno del gruppo minoritario si ha nell’assegnazione degli alloggi popolari costruiti dallo Stato, per i quali sono largamente favoriti gli elementi di lingua italiana; e nella preferenza accordata ai lavoratori italiani nelle assunzioni di posti di lavoro e nella concessione della residenza.

Punto di vista italiano La clausola, che non è diretta alla tutela del gruppo considerato nel suo complesso, ma a quella dei singoli appartenenti al gruppo stesso, risulta applicata e garantita, per quanto attiene all’eguaglianza giuridica, sia dalle disposizioni generali contenute nella Costituzione italiana (art. 3 «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione … di razza, di lingua»; art. 6 «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche»), sia da quelle particolari al Trentino-Alto Adige contenute nello Statuto di autonomia regionale (art. 2 «Nella Regione, è riconosciuta parità di diritti ai cittadini qualunque sia il gruppo linguistico a cui appartengono e sono salvaguardate le rispettive caratteristiche etniche e culturali»).

In conformità di tali disposizioni, l’attività politica, culturale, sociale, ed economica del gruppo di minoranza è completamente libera.

Cipremesso, deve perrespingersi la pretesa austriaca che l’Accordo abbia fatto dell’Alto Adige una «riserva territoriale» che l’Italia dovrebbe conservare e garantire nelle sue caratteristiche particolari.

Tale pretesa, oltre che infondata in relazione all’Accordo, contrasta col diritto di libera circolazione interna sancito dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

Per se è vero che i cittadini italiani delle altre provincie sono liberi di stabilire la propria residenza in Alto Adige (attratti anche dal notevole benessere ivi esistente) il fenomeno stesso è contenuto (come è dimostrato in base ad inoppugnabili dati statistici) nei normali limiti delle migrazioni interne. Anzi, negli ultimi sette anni il numero degli immigrati in Alto Adige è inferiore a quello degli emigrati.

Cidimostra l’inesistenza di una politica italiana di immigrazione artificiosa verso l’Alto Adige.

Quanto alla lamentata emigrazione verso l’estero di giovani altoatesini di lingua tedesca in cerca di lavoro, devesi tener presente che il fenomeno stesso, peraltro limitato e di carattere prevalentemente stagionale, è causato dalla scarsa qualificazione professionale dei giovani del gruppo di minoranza e dalla esistenza in Alto Adige dell’istituto tradizionale del «maso chiuso», in base al quale la proprietà terriera passa al solo primogenito.

Per le case popolari, le competenze in materia sono state trasferite, col DPR 26 gennaio 1959, n. 28, dallo Stato alla Provincia. Se vi è stata una maggiore assegnazione di alloggi per gli elementi del gruppo italiano, ciè dovuto solo al maggior bisogno di sistemazione in cui versano gli stessi.

Nonostante questo inoppugnabile dato di fatto, con le norme di attuazione approvate col decreto sopracitato, è stata consentita per gli alloggi INA-CASA, che sono i pinumerosi, una deroga al criterio del bisogno (con evidente svantaggio del gruppo italiano) consentendo che essi vengano ripartiti fra gli appartenenti ai due gruppi etnici in proporzione all’entità dei contributi versati nei singoli Comuni e nel complesso della Provincia.

2) Concessione agli elementi del gruppo minoritario dell’insegnamento primario e secondario nella loro lingua materna (Paragrafo 1, secondo comma, lettera A)

Punto di vista austriaco L’unica specifica lamentela riguarda la mancanza di norme di attuazione per il trasferimento dallo Stato alla Provincia di Bolzano delle competenze che lo Punto di vista italiano Pur mancando tali norme d’attuazione (d’altronde, già predisposte e che potrebbero essere emanate al pipresto), devesi tener presente che, per soddisfare Statuto (artt. 11, n. 2 e 12, n. 2) le assegna per le scuole di ogni ordine e grado, esclusa solo l’Università.

alle esigenze del gruppo minoritario, lo Stato ha istituito in Alto Adige scuole di ogni ordine e grado (ne funzionano attualmente 453) riservate agli alunni appartenenti al gruppo suddetto. In esse l’insegnamento viene impartito esclusivamente in lingua tedesca, da docenti appartenenti allo stesso gruppo.

La gestione di tali scuole e la vigilanza sulle medesime è affidata ad un Vice-Provveditore di lingua tedesca e ad un corpo di ispettori e direttori didattici della stessa lingua.

Nei programmi prescritti per le scuole, sia elementari sia medie dell’Alto Adige, viene fatto posto largamente alla storia, alla tradizione, al folklore locali. E, poiché non esiste ancora, per la maggior parte delle materie, una letteratura locale di testi scolastici in lingua tedesca, si consente l’uso di testi austriaci, germanici e della Svizzera tedesca.

Alla istruzione impartita a cura dello Stato è poi da aggiungere quella professionale, curata direttamente dalla Provincia di Bolzano (diverse centinaia di corsi, frequentati attualmente da migliaia di giovani); nonché quella impartita dalle scuole private, ma legalmente riconosciute (nell’ultimo anno scolastico hanno funzionato: 29 scuole medie dei vari ordini e gradi, frequentate da circa 900 alunni).

3) Concessione dell’uso, su di una base di parità, della lingua tedesca e della lingua italiana nelle Pubbliche Amministrazioni, nei documenti ufficiali, come pure nella nomenclatura topografica bilingue (Paragrafo 1, secondo comma, lettera B)

Punto di vista austriaco La clausola intende garantire il riconoscimento del tedesco quale lingua ufficiale da usarsi alternativamente all’italiano. Invece, lo Statuto regionale (artt. 84 e segg.) e le relative norme di attuazione Punto di vista italiano La clausola garantisce solo l’uso del tedesco su di una base di parità con l’italiano. Pienamente conforme a tale impegno è la legislazione emanata dall’Italia con lo Statuto regionale e con le relative hanno riconosciuto al tedesco soltanto il carattere di lingua sussidiaria nei rapporti con gli uffici pubblici locali ed all’interno di essi, restringendo anche la tutela linguistica che la legislazione italiana anteriore all’Accordo (DL 22 dicembre 1945, n. 825) riconosceva al tedesco, ammettendo l’uso da parte degli uffici pubblici di tale lingua soltanto.

norme di attuazione (DPR 30 giugno 1951, n. 574; DPR 8 agosto 1957, n. 688; DPR 3 gennaio 1960, n. 103), che ha applicato il criterio dell’uso congiunto delle due lingue da parte degli uffici pubblici, invece di quello dell’uso alternativo.

È stato consentito tuttavia l’uso del solo tedesco, analogamente a quanto previsto dal DL n. 825 del 1945, soltanto nei rapporti interni tra uffici, vale a dire in quei casi in cui l’uso alternativo di tale lingua non contrasta col carattere ufficiale dell’italiano.

Cipremesso circa la portata effettiva della clausola, va tenuto presente che l’uso del tedesco non solo è liberissimo nella vita privata ma è anche costituzionalmente garantito nella vita pubblica. In base alla legislazione vigente in materia, i cittadini di lingua tedesca possono corrispondere – oralmente o per iscritto – in tedesco con gli Uffici e le Autorità locali dell’Alto Adige (ed anche del trentino, quando si tratti di Autorità od Uffici aventi competenza sull’intero territorio della Regione del Trentino-Alto Adige). Gli Uffici ed enti pubblici possono ugualmente corrispondere tra di loro in tedesco. Gli atti istruttori ed interlocutori degli uffici possono essere redatti in italiano o in tedesco. Chiunque puchiedere ed ottenere senza spese la traduzione degli atti istruttori ed interlocutori degli organi ed uffici pubblici della Provincia di Bolzano (citato decreto n. 688 del 1959).

L’uso del tedesco è, inoltre, liberamente ammesso in qualsiasi fase ed atto del procedimento giudiziario ed anche in fase di polizia giudiziaria e tributaria, nonché negli atti di stato civile, negli uffici tavolari, negli atti notarili (citato decreto n. 103 del 1960).

4) Riconoscimento agli appartenenti al gruppo di minoranza del diritto di ristabilire i nomi di famiglia tedeschi che siano stati italianizzati nel corso degli ultimi anni (Paragrafo 1, secondo comma, lettera C)

Punto di vista austriaco Punto di vista italiano Nessuna lamentela.

Ancor prima della stipulazione dell’Accordo di Parigi, il Governo democratico italiano aveva consentito che i cognomi trasformati in italiano all’epoca del fascismo potessero essere restituiti nella forma originaria tedesca, su richiesta degli interessati.

Tutti coloro che l’hanno richiesto

(1.140 casi), hanno potuto ottenere, così, il ripristino dell’originario cognome.

5) Eguaglianza di diritti a favore degli appartenenti al gruppo linguistico tedesco per l’ammissione ai pubblici uffici, allo scopo di attuare una pisoddisfacente distribuzione degli impieghi tra i due gruppi etnici (Paragrafo 1, secondo comma, lettera D)

Punto di vista austriaco La clausola non è stata correttamente applicata dall’Italia. Ciè dimostrato dalla circostanza che nei pubblici uffici non si è affatto raggiunta quella «soddisfacente distribuzione degli impieghi tra i due gruppi etnici» che costituisce lo scopo della clausola in esame.

Infatti, negli impieghi statali e locali in genere vi è una stragrande maggioranza di elementi di lingua italiana.

Per applicare correttamente la clausola, si dovrebbe prevedere il bando di concorsi speciali per gli uffici pubblici dell’Alto Adige; l’obbligo, per l’ammissione a tali concorsi, della conoscenza congiunta del tedesco e dell’italiano; la ripartizione dei posti in base al rapporto proporzionale tra i due gruppi linguistici locali.

Punto di vista italiano La clausola deve essere distinta in due parti, la prima (eguaglianza di diritti) costituisce l’impegno da attuare dall’Italia; la seconda (soddisfacente distribuzione degli impieghi tra i due gruppi etnici) rappresenta solo la finalità da raggiungere in concreto e, come tale, non pucostituire un impegno per l’Italia, data anche la scarsa frequenza dei giovani altoatesini di lingua tedesca ai concorsi per pubblici impieghi.

Cipremesso circa l’effettiva portata della clausola, va chiarito che l’Italia ha dato ad essa completa attuazione.

Infatti, in via generale, la Costituzione italiana assicura (art. 51) la piena uguaglianza dei cittadini per quanto attiene alla possibilità di accesso ai pubblici uffici. I cittadini di lingua italiana e quelli di lingua tedesca possono, quindi, prendere parte in condizioni di perfetta uguaglianza giuridica ai concorsi di ammissione alle carriere pubbliche.

Speciali disposizioni legislative ed amministrative sono, tuttavia, state prese al fine di facilitare ed incoraggiare l’ingresso nelle amministrazioni pubbliche degli appartenenti alla minoranza.

Per gli impieghi statali, il DPR 21 novembre 1951, n. 1396, prorogato col DPR 29 dicembre 1956, n. 1507, dispone che tutte le Amministrazioni statali in Provincia di Bolzano sono tenute a riservare una aliquota dei posti che vengono messi a concorso, a favore dei candidati aventi conoscenza della lingua tedesca. Questa puanche essere prescritta come materia obbligatoria di esame. Pei relativi concorsi è anche consentito ai candidati di lingua tedesca di sostenere tutte le prove di esame nella loro lingua (DPR 23.5.1960, n. 671).

Talvolta, come nel caso dei segretari comunali, lo Stato ha anche fatto luogo ad assunzioni di elementi tratti esclusivamente dai nativi della Provincia.

Per migliorare l’attrezzatura dei propri Uffici, le Amministrazioni sono state autorizzate ad assumere adeguati contingenti straordinari di esperti (traduttori ed interpreti) di lingua tedesca.

Per gli impieghi presso gli enti locali in genere, lo Stato – forzando un po’ l’interpretazione delle norme costituzionali (anche in questo caso non certo a vantaggio dei cittadini di lingua italiana) – ha consentito che presso la Regione, la Provincia, i Comuni e tutti gli altri enti locali, le assunzioni di personale avvengano in base al rapporto tra i due gruppi linguistici, con l’obbligo per tutti i candidati di sostenere la prova di lingua tedesca e con la facoltà per i candidati del gruppo minoritario, di sostenere tutte le prove di esame nella loro lingua madre.

L’insieme delle misure prese, oltre che assicurare il normale funzionamento bilingue dei principali servizi pubblici, statali e locali, dell’Alto Adige, ha consentito di migliorare, a favore del gruppo di lingua tedesca, il rapporto di distribuzione negli impieghi pubblici. Nei Comuni, in seno alla Provincia, nelle Istituzioni di beneficenza locali si è talvolta già raggiunta, e persino superata, nella ripartizione degli impieghi, la proporzione esistente tra i due nuclei di popolazione.

6) Concessione alle popolazioni dell’Alto Adige dell’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo nell’ambito della zona stessa. Il quadro nel quale detta autonomia sarà applicata sarà determinato consultando anche elementi locali rappresentanti la popolazione di lingua tedesca (Paragrafo 2)

Punto di vista austriaco La clausola intendeva garantire una completa e separata autonomia alla Provincia di Bolzano. Invece, l’Italia ha concesso alla Provincia stessa una potestà autonomistica limitata (concerne solo 17 materie), facendo analoga concessione alla Provincia di trento ed unendo le due Provincie nella Regione Trentino-Alto Adige (nel cui Consiglio i rappresentanti del gruppo linguistico tedesco sono in netta minoranza) alla quale lo Statuto ha assegnato il maggior numero di competenze.

Inoltre, pur tenendo fermo tale sistema autonomistico, si deve lamentare: la mancanza di norme di attuazione dello Statuto in diverse materie; «la restrizione della competenza legislativa provinciale operata con alcune norme già emanate»; la mancata applicazione degli artt. 13 e 14 dello Statuto che prevedono la delega alla Provincia di competenze amministrative dallo Stato e rispettivamente dalla Regione; il mancato riconoscimento alla Provincia del diritto di impugnare le leggi e Punto di vista italiano La clausola impegnava l’Italia a concedere «l’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo» alle popolazioni altoatesine. E tale impegno è stato puntualmente soddisfatto attraverso la erezione in entità autonoma della Provincia di Bolzano.

L’Accordo, tuttavia, non escludeva che una tale entità, potesse venir a fare parte di una entità autonoma maggiore, quale la Regione Trentino-Alto Adige.

Del resto, nel corso dei negoziati che precedettero la firma dell’Accordo la delegazione italiana, e per essa l’allora Presidente del Consiglio De Gasperi, fece chiaramente intendere a quella austriaca che l’Italia era decisa ad assicurare un sistema di ordinamento autonomo anche al trentino, e che tale ordinamento sarebbe stato collegato con quello dell’Alto Adige. Ci in considerazione, soprattutto della stretta interdipendenza delle economie e della comunanza di interessi tra le Provincie di trento e di Bolzano.

gli atti dello Stato lesivi della autonomia provinciale (c.d. legittimazione attiva riconosciuta alla Regione anche per la tutela degli interessi provinciali) e del diritto di presentare al Parlamento nazionale leggi-voto e progetti di legge.

Infine, numerose leggi della Provincia di Bolzano sono state rinviate ed impugnate dal Governo in base a motivi arbitrari e pretestuosi.

Da parte austriaca fu posta una sola condizione all’accettazione di una tale soluzione: quella, cioè, che essa venisse accettata dai rappresentanti della popolazione altoatesina di lingua tedesca.

Ora, il Governo italiano ha elaborato lo Statuto della Regione Trentino-Alto Adige in stretta consultazione con i rappresentanti del gruppo altoatesino di lingua tedesca ed in quella sede si è tenuto conto di tutte le osservazioni e proposte avanzate dai delegati della minoranza.

Cirisulta chiaramente da due lettere dirette, l’una al Presidente della Sotto-Commissione della Assemblea Costituente per gli Statuti regionali, l’altra al Presidente del Consiglio dei Ministri De Gasperi, con le quali è stata espressa la soddisfazione del gruppo di lingua tedesca per la promulgazione dello Statuto e per la autonomia ottenuta.

D’altronde, anche il Governo austriaco venne tenuto informato dello svolgimento delle consultazioni con la rappresentanza altoatesina circa la struttura autonomistica studiata per dare esecuzione alla relativa clausola dell’Accordo di Parigi.

Infine, è da ricordare che la necessità di un collegamento delle autonomie del trentino e dell’Alto Adige era stata affermata anche in un progetto di Statuto presentato nell’aprile 1947 dalla SVP, in cui si prevedeva la costituzione di due Regioni (trento e Bolzano) autonome che sarebbero state collegate da alcuni organi super regionali comuni. Quanto alle particolari lamentele austriache circa l’applicazione dello Statuto, va tenuto presente che:

- sono state emanate le norme di attuazione dello Statuto in quasi tutte le materie e i settori passati alla Provincia. Sono ancora da emanarsi norme di carattere generale solo in poche materie (ad es. pubblica istruzione), le altre norme ancora allo studio attenendo a settori particolari o marginali;

-l’art. 13 dello Statuto, che prevede le deleghe amministrative dallo Stato alla Provincia (come, d’altronde, alla Regione e agli altri enti locali) non è di facile applicazione, in quanto, dopo la creazione nel Trentino-Alto Adige della Regione e delle due Provincie, sono rimaste allo Stato soltanto poche competenze amministrative, per la maggior parte delle quali non si è finora palesata la necessità dell’applicazione dell’istituto della delega;

- l’art. 14 dello Statuto, che prevede le deleghe amministrative della Regione alla Provincia (come pure ai Comuni e agli altri enti locali), costituisce per la Regione, come sentenziato anche della Corte Costituzionale, non un obbligo, ma solo una facoltà. È vero che la Regione dovrebbe fare uso «normale» della delega, ma è anche vero, come si è detto, che la delega puessere data anche ad enti diversi dalla Provincia. Comunque, in concreto, la Regione ha delegato alla Provincia l’esercizio dei poteri amministrativi relativi a numerose leggi regionali;

- se è vero che la Provincia non pudirettamente impugnare le leggi e gli atti dello Stato e presentare al Parlamento leggi-voto e progetti di legge, ciha valore solo astrattamente in quanto la Regione, in concreto, né ha mai rifiutato la impugnativa proposta dalla Provincia di leggi e atti statali, né sarebbe contraria alla presentazione di leggi-voto e progetti che interessino la Provincia;

- il rinvio e l’impugnativa delle leggi provinciali è disciplinato da tassative disposizioni statutarie (per l’impugnativa vi è poi la garanzia del giudizio da parte della Corte Costituzionale).

A smentire l’accusa che le leggi provinciali vengono impugnate in base a motivi arbitrari e pretestuosi e che le norme di attuazione emanate tendano a limitare la competenza provinciale sta di fatto che i ricorsi dello Stato sono stati quasi tutti accolti dalla Corte Costituzionale, mentre sono stati quasi sempre respinti i ricorsi della Provincia contro le norme di attuazione.

È inoltre da considerare che in pratica molte volte il Governo ha consentito l’entrata in vigore di leggi provinciali che, a termine di Statuto, si sarebbero dovute censurare.

7) Revisione, in uno spirito di equità e di comprensione, del regime delle opzioni di cittadinanza, quale risulta dagli Accordi Hitler-Mussolini del 1939 (Paragrafo 3, lettera A)

Punto di vista austriaco Nessuna lamentela.

Punto di vista italiano In base al DL 2 febbraio 1948, n. 23, si è proceduto ad una generale «revisione» delle opzioni, a seguito della quale la quasi totalità degli ex optanti per la Germania (oltre 200 mila persone) hanno potuto riacquistare la cittadinanza italiana e 40.000 di essi, a suo tempo emigrati, ritornare a vivere in Alto Adige.

Furono esclusi dal riacquisto della cittadinanza ex decreto n. 23, in tutto, 4.106 (di cui 3.442 emigrati e 664 naturalizzati ma rimasti in Alto Adige). Si trattava, per lo pi di persone che avevano ricoperte alte cariche nelle organizzazioni militari e civili naziste ed avevano manifestato, nell’esercizio di esse, faziosità e odiosità antitaliana. È, tuttavia, da rilevare che, dei 664 naturalizzati non emigrati, esclusi dal riacquisto della cittadinanza italiana in sede di revisione delle opzioni, oltre la metà (335 persone) hanno ugualmente ottenuto, nel frattempo, la concessione della medesima in base alla legge generale sulla cittadinanza. tra i beneficiari di tale generosa misura, vi sono anche numerosi esponenti della SVP.

II Governo italiano provvide anche ad emanare leggi speciali per favorire il rientro dei rioptanti e il loro reinserimento nella vita locale.

8) Conclusione di un accordo per il reciproco riconoscimento della validità di alcuni titoli di studio e diplomi universitari (Paragrafo 3, lettera B)

Punto di vista austriaco Punto di vista italiano Nessuna lamentela. La clausola è stata generosamente applicata con l’Accordo per lo sviluppo culturale concluso tra Italia ed Austria il 14 marzo 1952.

In base ad esso sono stati, dapprima, ammessi al riconoscimento reciproco i titoli accademici, di grado primario, secondario e universitario, in 11 materie di carattere tecnico-scientifico, poi, nel 1956, i titoli in 7 materie di carattere giuridico-letterario.

9) Stipulazione di una convenzione per il libero transito dei passeggeri e delle merci tra il Tirolo settentrionale e il Tirolo orientale, sia per ferrovia che, nella misura pilarga possibile, per strada (Paragrafo 3, lettera C)

Punto di vista austriaco Punto di vista italiano Nessuna lamentela. L’impegno è stato tradotto in atto attraverso due distinte Convenzioni stipulate il 9 novembre 1948 col Governo austriaco, e rese esecutive, per quanto concerne l’Italia, con legge 5 dicembre 1950, n. 1211 e legge 5 dicembre 1950, n. 1253. Esse hanno rispettivamente regolato:

a) il transito facilitato ferroviario dei viaggiatori, dei bagagli registrati e delle merci sul percorso italiano compreso tra le stazioni austriache a nord della frontiera del Brennero e ad est della frontiera di San Candido;

b) il transito facilitato stradale tra il Tirolo settentrionale ed il Tirolo orientale, attraverso il territorio italiano.

Entrambe le Convenzioni sono ispirate a criteri della massima larghezza, tant’è vero che il sistema da esse introdotto ha continuato in questi 10 anni a funzionare senza dare luogo a nessun serio inconveniente o particolare difficoltà.

10) Conclusione di accordi speciali tendenti a facilitare un piesteso traffico di frontiera e scambi locali di determinati quantitativi di prodotti e di merci tipiche fra l’Austria e l’Italia (Paragrafo 3, lettera D)

Punto di vista austriaco Nessuna lamentela.

Punto di vista italiano L’attuazione, completa e soddisfacente, della clausola ha avuto luogo mediante la stipulazione di due distinti Accordi, il primo per il regolamento del traffico di frontiera, l’altro per la disciplina degli scambi locali di determinati prodotti.

Col primo stipulato il 2 agosto 1951 e reso esecutivo per l’Italia con la legge 25 febbraio 1953, n. 167, si è consentito agli abitanti di ben 96 Comuni (57 austriaci e 39 altoatesini) in base al semplice possesso di una tessera di frontiera, di circolare liberamente e soggiornare, per periodi che vanno da un minimo di 24 ore ad un massimo – a seconda dei bisogni e delle attività – di 3 mesi, nel territorio dell’Altro Paese, senza bisogno di alcuna particolare formalità.

Agli abitanti dei detti Comuni è consentito, altresì, di introdurre, nell’ambito della fascia di frontiera, i prodotti locali occorrenti al fabbisogno delle famiglie, in esenzione di dazi doganali, di tasse e di imposte.

L’Accordo prevede anche la concessione di appositi «lasciapassare» temporanei alle persone non munite della tessera di frontiera e che debbano recarsi occasionalmente oltre confine.

Col secondo Accordo, stipulato il 1° marzo 1949 e reso esecutivo per l’Italia con la legge 20 maggio 1951, n. 730, è stato ammesso lo scambio di prodotti tipici, compresi in elenchi periodicamente aggiornati, in esenzione da qualsiasi imposta o tassa di entrata o di uscita, tra l’intera Regione tren-tino-Alto Adige (anziché il solo Alto Adige) e il Tirolo-Vorarlberg (anziché il solo trentino).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.

105

L’AMBASCIATORE A WASHINGTON, BROSIO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 13425/47252. Washington, 13 dicembre 1960.

Oggetto: Alto Adige. Riferimento: Rapporto Ambasciata d’Italia a Vienna n. 6809/2685 del 2 corr.3.

Ho letto con grande interesse le acute risposte dell’Ambasciatore Guidotti alle mie osservazioni del 18 novembre(4) (Rapporto in riferimento). Debbo dire peronestamente che esse non mi convincono e che il procedimento da lui suggerito è, a mio avviso, pericoloso e inaccettabile.

Lascio da parte le questioni di parole, se si tratti ora di conversazioni o di negoziati. In questa materia le formule possono assumere significati diversi a seconda di chi le usa, e lo stesso Ambasciatore Guidotti, che nel rapporto del 4 novembre(5) affermava trattarsi ora di «iniziare trattative diplomatiche vere e proprie», nel rapporto del 2 dicembre esclude invece che «la trattativa che sta per iniziarsi obbedisca veramente alla dialettica interna ed esterna del negoziato diplomatico normale», giacché, «come già detto tante altre volte, la risoluzione dell’ONU ha aggiunto una dimensione nuova alla trattazione dell’Alto Adige», e «in queste condizioni a me sembra si debba fare urgente eccezione alle leggi del negoziato». Confesso che a volte tali sottili distinzioni mi disorientano, e quindi le lascio da parte, anche perché il dissenso fra di noi mi pare sostanziale ed importante.

***

Ed il punto mi sembra questo: ha ragione Guidotti quando dice che nessuno impedirà all’Austria di portare nei nostri negoziati (o conversazioni che dir si vogliano) la questione dell’autonomia regionale: ma la decisione da prendere è se noi dobbiamo o no, secondo il nostro diritto ed il nostro interesse, accettare tale terreno di discussione, o peggio ancora adottarlo di nostra iniziativa, facendo subito larghe, impegnative ed irrevocabili concessioni in quella direzione senza alcuna contropartita e senza la minima sicurezza che esse potrebbero davvero rimanere le ultime e non sarebbero invece il semplice preludio a cedimenti ulteriori e ben pidefinitivi.

***

Se non mi sbaglio, le proposte Kessler comportano non solo il completamento delle norme di attuazione dello Statuto Regionale, ma anche un allargamento delle competenze amministrative e legislative della provincia di Bolzano al di là dei limiti dello Statuto. L’Ambasciatore Guidotti proporrebbe di offrire, fin dall’inizio, l’attuazione di quelle proposte ed anche di pi lo dice chiaramente nel suo rapporto del 4 novembre, offrendo anche la sua collaborazione per indicare in concreto quali altre misure, oltre la proposta Kessler, sarebbero a suo parere necessarie.

Ma cisignificherebbe prendere come punto di partenza il progetto Kessler maggiorato. Il proposito di farne un punto inderogabile d’arrivo, tale da attirare su di noi l’approvazione dell’Assemblea dell’ONU e da inchiodare l’Austria su una posizione insostenibile, temo si risolverebbe in una illusione, smentita da una infinità di esperienze relative ad ogni negoziato. L’Austria respingerebbe le proposte (lo dice lo stesso Guidotti); infallibilmente spunterebbero le offerte di compromesso; e non sapremmo davvero dove andremmo a finire.

***

Ma a parte ci partendo dalle proposte Kessler noi ci metteremmo sul terreno viscido di una discussione politica dell’autonomia regionale, ed abbandoneremmo quello assai pisolido dell’interpretazione ed applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber. Su questo terreno noi ci siamo battuti all’ONU ed abbiamo vinto. Vinto nel senso che la manovra dell’Austria di imperniare la discussione sulla autonomia regionale è fallita; e vinto nel senso che le è stato riconosciuto unicamente il diritto alla fedele e intera applicazione dell’accordo. Da ciscaturisce pure che in caso di ulteriore dissenso su tale interpretazione ed applicazione dovranno cercarsi dei mezzi giuridici e non politici, di composizione della divergenza.

Ho l’impressione che col sistema suggerito dall’Ambasciatore Guidotti tutto questo sarebbe abbandonato, e il frutto della discussione alle Nazioni Unite sarebbe interamente perduto: la discussione sarebbe aperta senza pregiudiziali, il che se significa qualcosa, significa senza limiti precostituiti né in favore né contro l’autonomia, né in favore né contro il carattere giuridico della controversia, né in favore né contro il ricorso a un mezzo giuridico di sua decisione.

***

Sembra a me che tutto questo non convenga assolutamente, e bisogni invece tenere fermi i termini della controversia quali sono apparsi dalla discussione alle Nazioni Unite. Noi riteniamo di avere già perfezionato tutti gli strumenti legislativi necessari alla onesta applicazione dell’accordo. Non riconosciamo affatto che occorrano modifiche allo Statuto, perché ciequivarrebbe a un riconoscimento di passata inadempienza, che noi non ammettiamo. Siamo disposti a sentire con equità tutte le richieste austriache, e le indicazioni relative a possibili lacune nella interpretazione e nell’applicazione dell’accordo. Tocca all’Austria offrire tali indicazioni e formulare tali richieste. Se essa ritiene che dall’accordo scaturisca l’impegno di una autonomia regionale, noi lo neghiamo e chiediamo che la discussione di tale punto preliminare ed essenziale sia rimessa a un organo appropriato – che per noi è solo l’Aja – salvo poi a ritornare a discutere, ed eventualmente a decidere, ogni altro punto consequenziale.

***

Certo, nessuno poTRà impedire all’Austria di ripresentare la questione all’ONU l’anno prossimo. È anzi probabilissimo che lo faccia, perché è probabilissimo che l’accordo non si raggiunga. Ma altro è proporre la questione, altro è ottenerne la iscrizione all’ordine del giorno, ed altro ancora conseguire un successo di merito. Se l’Austria ritornasse all’ONU sulla sua pretesa dell’autonomia, noi ci potremmo far forti della discussione già avvenuta, che la costrinse a ritirare una apposita risoluzione ed ha circoscritto la disputa alla «implementation» del trattato. Potremmo inoltre riprendere la richiesta di rimettere la controversia alla Corte Internazionale, valendoci dei risultati già raggiunti nella discussione dell’autunno scorso.

Non vedo proprio perché dovremmo buttar via tutti questi risultati ed annullare tanti sforzi, per ricominciare tutto da capo nella vana speranza di creare una atmosfera favorevole a noi alla prossima Assemblea dell’ONU.

Certo l’Ambasciatore Guidotti si rende pienamente conto che quando raccomanda di «preoccuparci anche, e sopratutto, delle esigenze per così dire teatrali, pubblicitarie dello spettacolo», egli non fa che esprimere, in modo pittoresco, la esigenza di accettare la discussione sul terreno politico all’Assemblea, abbandonando quel rigido e faticoso terreno giuridico, al quale ci eravamo finora aggrappati nell’intento di indirizzare la controversia non alla Assemblea, ma alla Corte. Non bisognava allora pensarci prima? Io sono convinto che non bisognava pensarci prima e non bisogni pensarci nemmeno ora.

***

Comprendo che la via da me indicata puapparire arida e ingrata, priva di slanci generosi e di una visione larga. Ma così è purtroppo la questione dell’Alto Adige, dove noi ci troviamo in una condizione di resistenza e di conservazione, avendo contro di noi, diciamolo pure, tutto il lustro e l’attrattiva del facile richiamo che il diritto all’autodecisione nazionale possiede all’ONU. Gli austriaci sono ben decisi a sfruttare questo vantaggio a fondo. Il loro scopo è l’autodecisione e la separazione: ce lo hanno detto e ce lo dicono. Sperare di fermarli con una mezza autonomia, o con una autonomia intera, è vano: per loro queste non saranno che tappe verso ulteriori richieste. Sperare che l’Assemblea dell’ONU possa rapidamente e generosamente risolvere la questione in nostro favore, seppellendo le pretese austriache, è pure vano. Siamo sulla difensiva e ci resteremo: e su questa posizione una strategia di rapida manovra con risultati travolgenti è da escludere. Occorrerà tempo e pazienza, che sono poi le premesse indispensabili di ogni negoziato diplomatico, specialmente quando si ha solo da ritenere e non da prendere. Probabilmente ritorni all’ONU o tentativi di ritorno all’ONU ve ne saranno ancora parecchi negli anni avvenire. Nel frattempo noi dobbiamo essere giusti e liberali nell’applicare l’accordo, ma fermi nell’esigereche non si vada piin là. È la sola forza dialettica che abbiamo, all’infuori di quella (sostanziale e speriamo decisiva) che ci deriva dal nostro superiore peso politico e dalla nostra volontà. Credo occorra sfruttarla in pieno, e manovrando lentamente.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Londra, Parigi e Vienna e alla Rappresentanza presso l’ONU a New York.


3Vedi D. 98.


4Vedi D. 90.


5Vedi D. 77.

106

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

T. segreto precedenza assoluta 44980/14362. Parigi, 15 dicembre 1960, ore 10,35 (perv. ore 10,45).

Oggetto: Alto Adige.

Mi sono incontrato oggi(3) nella sede dell’Ambasciata d’Italia con il Ministro Kreisky per discutere la procedura per la ripresa dei negoziati previsti dalla risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea delle Nazioni Unite.

Il Ministro Kreisky ha detto che si sarebbero potute seguire due procedure: la prima, che egli ha definito induttiva, sarebbe quella di affidare a funzionari dei rispettivi Ministeri il compito di condurre i negoziati che potrebbero poi essere conclusi in un incontro dei due Ministri degli Esteri. La seconda, che egli ha definito deduttiva, sarebbe quella di incominciare invece da un primo incontro dei Ministri degli Esteri per uno sguardo generale sulla situazione incaricando poi i funzionari di elaborare i principali punti trattati.

Kreisky ha detto che preferiva la seconda soluzione in quanto egli come Ministro degli Esteri aveva una pilarga discrezionalità e possibilità di manovra dei suoi funzionari. Non ho avuto difficoltà ad aderire a tale punto di vista ed abbiamo in linea di massima concordato che una prima riunione dei due Ministri degli Esteri si sarebbe potuta tenere nella seconda metà di gennaio in una località italiana. Ho preferito indicare a Kreisky come luogo della riunione qualche città del Nord Italia in quanto egli aveva in animo di tenere la riunione anzidetta a Ginevra dando così al problema in discussione un piaccentuato carattere di «questione internazionale».

Poiché Kreisky mi ha detto che non avrebbe potuto non farsi accompagnare fin dalla prima riunione dal Sottosegretario Gschnitzer, gli ho detto che in conformità alle usanze internazionali non mettevamo nessuna preclusione ad alcun membro della sua delegazione, facendogli percosì comprendere che il Gschnitzer ed eventualmente il Widmoser potevano venire in Italia soltanto in quanto membri della delegazione austriaca.

Kreisky ha sollevato anche il problema della partecipazione ai negoziati di esponenti alto-atesini. Io gli ho detto fermamente che non ammettevo che della delegazione austriaca facessero parte cittadini italiani. Governo italiano si riservava, caso mai, di consultare esso gli esponenti delle popolazioni locali per conoscere meglio i loro desiderata. Ma doveva essere assolutamente escluso che questi entrassero in qualsiasi forma o veste nelle conversazioni tra i due Governi.

Siamo rimasti d’accordo che la riunione dei due Ministri degli Esteri non eccederà la durata di due giorni. Kreisky si propone in essa di esporre quale sarebbe, secondo il suo Governo, la «soluzione ideale» ed a questo proposito ha formalmente assicurato che da parte del Governo austriaco non vi è nessuna intenzione di sollevare questioni di frontiera od altre. Abbiamo convenuto che fisseremo attraverso i normali canali diplomatici la data ed il luogo della prima riunione che sarà poi seguita da contatti fra funzionari.

Il colloquio si è svolto in una atmosfera cordiale. Nel corso di esso Kreisky mi ha fatto presente le difficoltà che egli incontra per accontentare le richieste dei tirolesi ed io gli ho fatto rimarcare che anche da parte nostra avevamo degli importanti problemi di ordine interno e di opinione pubblica che dovevamo ben tenere presente. A questo riguardo gli ho espresso la necessità che la stampa dei due Paesi si occupi per il momento il meno possibile della questione e che sia evitata qualunque indiscrezione.

Il breve comunicato stampa di stasera(4) è redatto di comune accordo.


1 Telegrammi segreti 1960, Francia arrivo e partenza.


2trasmesso tramite l’Ambasciata a Parigi e indirizzato anche a Vienna.


3Il 14.


4Edito in Libro Verde 1961, D. 11.

107

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 7089. Vienna, 15 dicembre 1960.

Signor Ministro, che il periodo immediatamente precedente l’inizio di trattative diplomatiche importanti sia caratterizzato da un grande riserbo, da una eccezionale cautela di linguaggio da entrambe le parti, è cosa naturale. Quello che invece non è naturale, e anzi, si pudire, è senza precedenti, è che una delle due parti vada facendo «confidenze» ai pidisparati ascoltatori, mettendoli al corrente dei propri progetti e persino della propria tattica. È precisamente quello che avviene in Austria.

Le dichiarazioni ufficiali sono state, nella sostanza anche se non sempre nella forma, generiche e prudenti. Ma in una serie di conversazioni particolari che Kreisky ha avuto in queste ultime settimane con varie personalità, a Londra con Lord Home, a Vienna con gli Ambasciatori d’America e di India, e, ultima in ordine di tempo, con la nuova corrispondente del «Times» a Vienna, egli ha esposto, come in parte ho già riferito, i seguenti principi.

l) L’Austria inizierà le trattative con la richiesta dell’autonomia regionale per la Provincia di Bolzano.

2) Rendendosi conto, per che la richiesta è inaccettabile per l’Italia, si passerà poi a discutere sulla base di una soluzione di compromesso, ossia di contenuto, ossia de facto. Lasciando cioè inalterata la cornice costituzionale della Regione Trentino-Alto Adige, si cercherà di assicurare agli abitanti della Provincia di Bolzano il massimo possibile di quei diritti sostanziali, legislativi ed amministrativi, che l’autonomia comporta.

3) Il Governo austriaco desidera vivamente che della Delegazione italiana vengano chiamati a far parte, in qualità di esperti, anche dei rappresentanti altoatesini di lingua tedesca. Si afferma che cifaciliterebbe le trattative, in quanto risparmierebbe ai negoziatori austriaci i contatti semiclandestini che altrimenti dovrebbero pur mantenere con i rappresentanti stessi; e si manifesta la fiducia che i capi altoatesini, ai quali si attribuisce una maggiore arrendevolezza, facciano sentire in modo autorevole la loro influenza moderatrice sui tirolesi. E Kreisky non manca di aggiungere che una simile decisione sarebbe un primo segno palese di buona volontà da parte dell’Italia.

***

Le parole di Kreisky, da una conversazione all’altra, presentano poche e trascurabili varianti. In ogni modo, quel che è comune ad ognuno di questi colloqui «confidenziali» è che Kreisky, in nessun caso, ha raccomandato il segreto ai suoi interlocutori. Si è limitato a pregare la giornalista Dessa Born di non citarlo; aggiungendo perche poteva utilizzare, per sua informazione, tutto quanto le aveva detto. A nessuno, qui a Vienna, ha raccomandato di non dirmene niente.

Con il naturale e prevedibile risultato che io sono venuto a saperlo a poche ore di distanza; bisogna dunque dedurne che Kreisky voleva che io, e attraverso me il Governo italiano, fossimo informati di questi suoi propositi. Ora, non è mai avvenuto che alla vigilia di un negoziato il negoziatore riveli la sua posizione di partenza e, sia pure nel modo pigenerico, quella di arrivo. Se lo ha fatto, è evidente che Kreisky si ripromette dalla sua pretesa rivelazione uno scopo concreto.

Si possono fare varie ipotesi. La prima, la piottimistica, è che il Governo austriaco in generale, e Kreisky in particolare, si siano veramente pentiti e ravveduti, che abbiano riconosciuto i loro errori e formato l’onesto proposito di emendarsene in futuro. Che in alcuni uomini politici, e piancora in alcuni circoli economici, questo sentimento, frutto della lezione appresa all’ONU, sia sincero, sono disposto a crederlo. Ad esempio Raab, che ho incontrato l’altro giorno ad una colazione ufficiale, mi ha salutato con particolare cordialità; e con il suo solito modo di parlare indistinto mi ha detto che sperava molto dall’anno nuovo, che credeva ora alla possibilità di un accordo.

Ma se sono disposto a prestar fede alla sincerità, del resto non impegnativa, del Cancelliere, molto pidifficile mi riesce di credere in quella di Kreisky; il quale, del resto, si è guardato bene dall’esprimere, con me o con altri, un’analoga fiducia.

Secondo me il centro di gravità della posizione austriaca è da ricercarsi nella riunione tenutasi a Vienna il 28 novembre u.s. con la partecipazione di rappresentanti del Tirolo e dell’Alto Adige. Su quella riunione esistono due versioni differenti. La prima è quella datami il giorno dopo da Waldheim (mio telegramma n. 431)2. Secondo questa versione il Governo austriaco, vedendo che strappare, seduta stante, ai tirolesi il benestare ad una soluzione de facto sarebbe stato impossibile, avrebbe preferito non affrontare per il momento la questione fondamentale dell’autonomia regionale per la Provincia di Bolzano. Ma secondo la versione data da Kreisky a MatTHews, le cose si sarebbero svolte molto diversamente. Il Ministro avrebbe posto come condizione pregiudiziale per la condotta delle trattative una autorizzazione a trattare sulla base di una soluzione de facto. E questa autorizzazione sarebbe stata concessa (mio telespresso urgente n. 034 del 2 dicembre)3.

In apparenza le due versioni sono diametralmente opposte. Ma basta fare un’ipotesi per riconciliarle. Basterebbe cioè che Kreisky avesse detto: «A noi conviene per tante e tante ragioni di trattare sulla base della soluzione de facto. Una volta che saremo riusciti a portare gli italiani su questo terreno, avanzeremo pretese che per loro saranno egualmente inaccettabili. Con la conseguenza, per che la nostra posizione di fronte alle Nazioni Unite e nell’eventualità di un futuro dibattito, sarà enormemente rafforzata. Saremo cioè in condizione di poter dire che, nell’interesse della pace e di un accordo con l’Italia, abbiamo consentito persino al sacrificio di quella che è sempre stata la nostra richiesta minima: l’autonomia regionale per la Provincia di Bolzano. Ma abbiamo trovato gli italiani, come sempre, irriducibili anche su questo terreno».

Questa temo che sia la spiegazione pirazionale dell’atteggiamento, che altrimenti apparirebbe piche singolare, di Kreisky. Egli «confida» ai suoi interlocutori i suoi progetti, ma soltanto una parte; quella parte che è destinata a porre se stesso e il suo Governo nella luce pifavorevole. E ha tutto l’interesse a farlo in anticipo, in modo da assicurarsi che gli spettatori siano puntuali all’ultimo atto della commedia; il solo che gli preme.

In altre parole: Kreisky è passato da una posizione di intransigenza aperta ad una di intransigenza larvata, dissimulata sotto la maschera della professata disposizione al compromesso. Vorrei ingannarmi, ma temo che sia proprio così. Altrimenti sarebbe difficile ammettere che gli estremisti presenti alla riunione di Vienna abbiano accettato così di buon grado un’impostazione del negoziato che costituisce un clamoroso ripudio dei loro principi.

***

In ogni modo, anche se non possiamo essere matematicamente sicuri che tale ipotesi sia esatta, a me sembra salutare, e prudenziale, far sì che la nostra condotta del negoziato venga impostata su di essa. Per quanto riguarda la posizione diplomatica generale ritengo che le considerazioni che ebbi già a fare con i miei rapporti a V.E. n. 6191, n. 6521 e n. 67424 conservino anche oggi tutta la loro validità.

Va aggiunta peruna parte essenziale. Non ho parlato sinora, altro che di sfuggita, delle controrichieste che noi potremmo fare. Non l’ho fatto per la semplice ragione che la misura di queste è proporzionale, in senso matematico, alle misure delle concessioni che noi stessi saremmo disposti ad accordare. È evidente, ad esempio, che sarebbe difficile chiedere delle garanzie per quanto riguarda l’edilizia popolare se rimanessero nelle nostre mani, intatte, tutte le numerose possibilità di intervento amministrativo e politico che attualmente possediamo. Se invece fossimo, per ipotesi, disposti ad abbandonare qualcuna di queste facoltà, di tanto potremmo chiedere controassicurazioni austriache.

Ma ora, posti di fronte ad una tattica austriaca, ipotetica, ma della quale il minimo che si possa dire è che non è del tutto improbabile, conviene affermare un principio di portata generale. Le nostre controrichieste sono essenziali, non soltanto in se stesse ma anche per parare, almeno fino a un certo punto, alla manovra austriaca. Non dobbiamo cioè lasciare a Kreisky la libertà di darci scaccomatto, denunciando, quando gli piaccia, la nostra immobilità. Questa immobilità pue deve essere divisa almeno in parti eguali tra noi e gli austriaci.

E possiamo e dobbiamo manovrare in modo da poter dimostrare al mondo, nell’ipotesi che le trattative falliscano, che il Governo di Vienna ha cercato di ottenere molte garanzie per la maggioranza di lingua tedesca (nella Provincia di Bolzano), ma si è rifiutato di concedere quelle che noi chiedevamo a protezione della minoranza italiana.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

Gastone Guidotti


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2Vedi D. 97, nota 2.


3Vedi D. 97.


4Vedi DD. 77, 89 e 96.

108

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI(1)

L. 10A/2758. Roma, 20 dicembre 1960.

Caro Gastone, seguo naturalmente con molto interesse lo scambio di punti di vista in materia di Alto Adige cui, con te, partecipano altri fra i nostri principali Rappresentanti. Non mi pare necessario per il momento che il Ministero intervenga ex professo. Ci tengo pera far conoscere a te alcune mie idee in materia.

Sono intanto del tutto d’accordo con te che la «solita tattica di ritardare e cavillare all’infinito» non è né possibile né utile per noi e che «non è affatto il momento in cui la trattativa si spezzerà (se avrà a spezzarsi) che è decisivo; ma le posizioni sulle quali avverrà la frattura»(2). Non si potrebbe dire meglio. Aggiungo anzi che, se frattura ha da aversi, conviene la si abbia abbastanza presto, per lasciarci tempo e agio di manovra, in relazione al paragrafo 2 della Risoluzione et ultra, prima che si parli di un nuovo ricorso all’Assemblea.

Discorso pilungo merita la questione del «package». Concordo naturalmente sulla assoluta necessità che le concessioni cui saremo disposti formino un tutt’uno e che non vengano sprecate centellinandole. Dei dubbi ho invece sull’opportunità di fare stato, in maniera precisa ed impegnativa, di queste concessioni finché ci sia da attendersi che esse vengano rifiutate da parte austriaca. Per tre motivi: a) una concreta offerta di concessione, anche se rifiutata, sarebbe qualcosa di irrevocabile: eventuali posteriori negoziati con un interlocutore diventato ragionevole non potrebbero che prendere le mosse da essa; b) analogamente ipotetici «moderati» che in futuro accettassero le concessioni prima rifiutate da «estremisti», non potrebbero farsene un successo di fronte all’opinione pubblica austriaca o «sudtirolese»; c) in una eventuale nuova discussione in sede ONU, una documentata nostra disposizione a concessioni potrebbe sembrare un riconoscimento di non completa esecuzione dell’Accordo, e d’altra parte rischierebbe d’indurre i soliti confusionari di buona volontà nella tentazione di adoperarsi per trovare un quid medium fra le nostre offerte e le richieste austriache.

Mi rendo perconto del valore degli argomenti in senso opposto ed in particolare dell’opportunità di far risultare la nostra buona volontà e la nostra larghezza di idee. Mi domando perse le concessioni cui saremo disposti, anche facendo l’ipotesi pilarga, non si presenteranno in maniera troppo tecnica e complessa perché la loro effettiva consistenza appaia chiara al Delegato frettoloso e se quindi in sede ONU non basterebbe parlarne in via del tutto generica. Sempre in vista di tale sede, converrebbe anche cercare che la frattura (se frattura ci sarà) avvenga, piuttosto che su un rifiuto austriaco di nostre concessioni generose, su un nostro rifiuto di richieste austriache eccessive oppure su un rifiuto austriaco di dar un carattere definitivo ed irrevocabile all’eventuale intesa: così impostato (sempre che ci si riuscisse) il discorso sulla colpa dell’Austria sarebbe forse pisemplice ed efficace.

In pratica penso possa convenire, nel dare notizia del «package» agli austriaci, graduare l’ufficialità, l’impegnatività e la precisione della comunicazione, secondo l’impressione che via via avremo della possibilità di mettersi d’accordo.

Non sto a parlarti per ora della sostanza delle concessioni di cui si tratta, sia perché le idee al riguardo sono ancora in fase molto vaga e preliminare, sia perché confido che tu possa presto avere qui, di persona, dirette informazioni in materia.

Mi riservo di tornare sull’argomento.

Credimi sempre tuo

[Umberto Grazzi]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, novembre 1960.


2Si riferisce a quanto esposto da Guidotti nei DD. 77 e 98.

109

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, GRAZZI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI(1)

L. riservatissima 25980/114. Roma, 24 dicembre 1960.

Caro Gastone, il tuo rapporto 6742 del 30 novembre u.s.2 (che hai voluto segnalare a Caruso con lettera 6782 del 1° corr.3) è giunto quanto mai opportuno e tempestivo, perché anche in questi ambienti si è venuta affermando la convinzione che debba essere l’Italia a promuovere una ripresa dei rapporti italo-austriaci e a presentarla sotto una forma concreta e produttiva.

Si tratterebbe quindi di prospettare un’iniziativa non solo consistente, ma suscettibile di essere adeguatamente sfruttata ai noti fini tanto immediatamente che, all’occorrenza, in un secondo tempo.

Sulla base di tali premesse, mi domando anzitutto se sia consigliabile affrontare il delicato argomento dei rapporti tra un Paese CEE e un Paese EFTA, specie quando si voglia dare ai relativi contatti piena pubblicità.

È ovvio infatti che le Cancellerie dell’uno e dell’altro gruppo seguirebbero con la massima attenzione gli sviluppi della questione, rendendo in tal modo assai difficile il conseguimento di un risultato positivo e pieffettivo il rischio di un insuccesso, che nel caso specifico non mancherebbe di aver ripercussioni particolarmente negative.

Aggiungo che le notizie qui pervenute circa le conversazioni avute al riguardo dal Ministro Hartmann a Bonn non sembrano, malgrado tutto, tali da poterci consentire d’invocare un precedente e di seguire una linea già tracciata, anche senza voler tener conto del carattere piuttosto peculiare dei rapporti economici fra Germania e Austria.

Potremo tutt’al pi come gesto ed espressione di buona volontà, tenere al corrente le autorità austriache sui contatti in corso fra Paesi CEE e Paesi EFTA e in particolare su quelli italo-inglesi e italo-tedeschi.

Per quanto poi concerne gli altri argomenti da te suggeriti a titolo indicativo, temo che, pur essendo certamente da tenersi in considerazione, essi rientrino piuttosto nel settore privatistico (cooperazione industriale e su terzi mercati) e comunque non siano tali da poter assumere un rilievo sufficiente.

In linea di principio conveniamo dunque (e lo avrai constatato anche dall’atteggiamento che abbiamo assunto a proposito dell’«Accordino») sull’opportunità di un’apertura italiana verso l’Austria e in tale quadro sarebbe certamente interessante l’idea di una «Conferenza economica» che potesse trattare tutte le varie possibilità; ma in pratica la sua consistenza appare piuttosto incerta e si prospetta per conseguenza il pericolo, da te giustamente segnalato, che gli austriaci la considerino come una pura e semplice diversione o al massimo come un mercanteggiamento tra il cuore e la borsa.

Le precedenti considerazioni non tolgono tuttavia che convenga da ogni punto di vista potenziare, se possibile, e comunque mettere in maggior rilievo «il tessuto connettivo tra i due Paesi» (punto 4 e anche punto 2 della lettera): sarebbero pertanto auspicabili iniziative in tal senso che fra l’altro servirebbero a rimettere a fuoco il complesso dei rapporti italo-austriaci, oggi nell’ombra della questione atesina.

In particolare: frequenti scambi di visite, cogliendo all’uopo ogni favorevole occasione; contatti fra enti similari; piviva risonanza alle manifestazioni culturali e di altro genere e un’insistente opera di persuasione verso la stampa italiana e austriaca affinché non si limiti a parlare della polemica per l’Alto Adige, ma si occupi anche dei molti argomenti di comune interesse.

Si potranno altresì studiare – ma è materia che richiede ponderato esame – altri punti di piampie prospettive, quali ad esempio: una speciale utilizzazione del porto di trieste a vantaggio dei traffici austriaci; un opportuno adattamento e potenziamento della rete di comunicazione fra i due Paesi; lo sfruttamento dell’eventuale residuo di potenziale elettrico; un regime atto a facilitare gli scambi fra il nord-est italiano e il sud-est austriaco nel quadro dell’art. 3 par. D dell’Accordo De Gasperi-Gruber (beninteso l’iniziativa dovrebbe venire da parte austriaca e forse specificamente carinziana per non esporci all’accusa di voler annacquare il regime preferenziale a cavallo del Brennero).

Mi rendo conto che sarebbe auspicabile fare qualche cosa di pivistoso, ma, allo stato delle cose, non mi sembra che vi siano altre possibilità oltre quelle accennate: su di esse gradirei conoscere le tue osservazioni, allo scopo di poter passare ad una fase di attuazione(4).

Abbiti, caro Gastone, i miei picordiali saluti

[Umberto Grazzi]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2 Vedi D. 96.


3 Non pubblicata.


4 Con L. riservatissima in data 2 gennaio 1961 Guidotti rispondeva: «Mi rendo benissimo conto delle molte e insormontabili difficoltà che si oppongono alla realizzazione della mia proposta di una conferenza economica. Del resto questa, come ho cercato di spiegare con il rapporto n. 6742, era legata – in misura eguale – ad un particolare momento e ad una particolare forma. Percimi consolo tanto pifacilmente dell’impossibilità di attuarla in quanto il momento favorevole è già passato. Siamo oramai alla vigilia della prima discussione di sostanza in materia di Alto Adige. Gschnitzer, come hai visto dal mio telespresso n. 7299/2856 del 28 dicembre u.s. [non pubblicato], è uscito dal suo momentaneo riserbo e ha ripreso in pieno il vecchio tono e la vecchia musica. Fatta ora, la proposta sveglierebbe soltanto sospetti. Oramai, di due cose l’una: o le trattative felicemente approderanno, e in questo caso la manovra politica, ripeto politica, che io suggerivo diventa superflua. Oppure le trattative si incaglieranno in prevedibili secche, e allora la manovra diventa impraticabile. Beninteso anche le altre singole e minori iniziative presentano grande interesse. In circostanze politiche favorevoli, potrebbero anche esercitare una buona influenza sui rapporti generali fra i due Paesi. Ma, data la loro portata e il loro obiettivo, mi sembra che tali iniziative debbano essere esaminate sopratutto dal punto di vista dell’interesse economico che esse eventualmente presentino per noi. L’interesse politico è secondario. Ugualmente condizionate, e non condizionanti, alle circostanze politiche del momento sono quelle residue iniziative suggerite al punto 4) della mia lettera che mi sembra di capire siano le sole che rimangono in piedi: frequenti scambi di visita, contatti tra enti similari, ecc. Mi riserbo comunque di esporre ed illustrare a voce, in occasione del mio prossimo viaggio a Roma, le osservazioni che tu gentilmente mi chiedi su questi singoli punti» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, gennaio 1961).

110

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI STRANEO(1)

Appunto(2). Roma, 3 gennaio 1961.

Oggetto: Negoziati con il Governo austriaco sull’Alto Adige.

Ho letto l’appunto n. 9/8494 del 31 dicembre del Servizio del Contenzioso Diplomatico(3) ed in merito ad esso mi corre obbligo di fare alcune osservazioni:

I Il Prof. Monaco, di fronte all’alternativa se si debba proporre agli austriaci un Accordo interpretativo o un Accordo aggiuntivo, suggerisce di proporre la stipulazione di un Accordo aggiuntivo all’Accordo De Gasperi-Gruber.

Questa proposta a me sembra rischiosa per le seguenti ragioni:

a) anzitutto a noi interessa di restare il pipossibile aderenti alla Risoluzione del 31 ottobre 1960 approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU. La Risoluzione dice che lo status degli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano è stato «regolato» dall’Accordo De Gasperi-Gruber e che «una controversia è sorta tra i due Paesi circa l’applicazione» dell’Accordo stesso.

Noi abbiamo tutta la convenienza di restare ben fermi su quella posizione. Non v’è chi non veda che proporre la stipula di un accordo aggiuntivo è andare invece al di là e al di fuori delle stesse raccomandazioni dell’Assemblea, ed ammettere che la questione è stata regolata sì dall’Accordo De Gasperi-Gruber, ma non in modo definitivo.

b) Se ammettiamo il principio degli accordi aggiuntivi, ci mettiamo su di una china pericolosa senza sapere dove e quando potremo arrestarci.

Ritengo invece che la nostra tattica nel prossimo incontro di Milano dovrà essere la seguente:

1) dire agli austriaci che siamo desiderosi di dar seguito, nella lettera e nello spirito, alla Risoluzione dell’ONU.

2) Far loro osservare che la predetta Risoluzione è stata approvata all’unanimità, e percitanto da noi come dall’Austria, ed è questa la ragione per cui la vogliamo integralmente applicare. Tale precisazione mi sembra necessaria in quanto si viene a stabilire con essa fin da ora che una eventuale seconda risoluzione che non fosse da noi o dall’Austria approvata non legherebbe minimamente i due Stati: resterebbe una raccomandazione di carattere morale ma non certamente impegnativa.

3) Assicurare l’Austria che siamo animati dalla migliore volontà.

4) Affermare che faremo tutto il possibile per avvicinarci al suo punto di vista, ma dichiarare altresì fin dall’inizio che vi sono dei limiti che non possiamo valicare. Essi sono: il rispetto dei trattati esistenti, il rispetto della nostra Costituzione, interpretata sia pure nel modo pilargo, il rispetto di eventuali giudizi della Corte Costituzionale ed il rispetto della volontà del Parlamento. Entro questi limiti, siamo disposti ad esaminare ogni ragionevole proposta.

5) A questo punto darei la parola a Kreisky.

6) Poiché risulterà probabilmente dall’esposto di Kreisky che la diversità tra noi e l’Austria è una divergenza sull’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber, affermare subito che si tratta di una questione di interpretazione dell’Accordo. Civarrà a confermare il carattere giuridico della controversia.

7) Sarà difficile di metterci d’accordo con gli austriaci mediante negoziati bilaterali. Questo è chiaro. Tuttavia non vedrei nessun inconveniente di proporre a Kreisky di far studiare la questione da nostri funzionari specialmente delegati e di fargli capire fin da ora che, se ci mettessimo d’accordo, saremmo disposti a redarre un Protocollo interpretativo dell’Accordo De Gasperi-Gruber. (Intanto farei studiare al Contenzioso Diplomatico se un tale protocollo deve o non deve essere oggetto di ratifica parlamentare. Io crederei di no).

Comunque resta chiaro che non dovremmo parlare di Accordo ma di Protocollo, e non di «aggiuntivo» ma di «interpretativo».

8) Convengo che se il risultato dei negoziati sarà positivo, il protocollo nel quale essi saranno inseriti avrà la sostanza di un accordo bilaterale, nel senso che vi saranno menzionati obblighi italiani ai quali corrispondono obblighi austriaci. Insisto persulla convenienza di porci sin dal primo momento delle conversazioni sul terreno dell’interpretazione dell’Accordo di Parigi, per predisporci in tal modo la via per il ricorso alla Corte dell’Aja.

9) Il protocollo interpretativo da un lato dovrebbe contenere una comune dichiarazione sulla raggiunta concordanza sull’interpretazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber (e naturalmente specificherebbe l’interpretazione articolo per articolo) e dall’altro un impegno dell’Austria di accettare come definitiva la soluzione che verrà data dell’Accordo di Parigi secondo l’interpretazione concordata nel protocollo.

Certo – e qui convengo con l’appunto del Prof. Monaco – nel protocollo stesso andrebbe inserita anche una clausola per cui divergenze relative all’interpretazione ed esecuzione dell’Accordo dovranno essere superate amichevolmente con negoziati bilaterali tra i due Governi o, in difetto, sottoposte consensualmente alla Corte Internazionale di Giustizia (la cosiddetta clausola compromissoria).

II Passando ora a considerare l’ipotesi (piprobabile) che i negoziati non portino ad una composizione della controversia sulla base di una comune interpretazione dell’Accordo, credo ci converrà far valere il fatto che la Risoluzione a) ha già qualificato la controversia come giuridica, dicendo che essa attiene all’Accordo di Parigi, b) menziona la Corte Internazionale di Giustizia come anche inclusa fra i mezzi previsti dalla Carta.

Il Prof. Monaco afferma nel suo appunto che la Risoluzione dell’Assemblea dell’ONU raccomanda alle Parti di ricercare la soluzione della controversia «in particolare mediante ricorso alla Corte Internazionale» e che «la menzione espressa dalla Corte Internazionale nella Risoluzione pone in rilievo che l’Assemblea ritiene fra tutti i mezzi piappropriato il ricorso alla Corte». Questo noi sosterremo con gli austriaci, ma devo far presente che la Risoluzione dell’ONU dice «by any of THe means provided in THe Charter of THe United Nations including recourse to THe International Court of Justice or any oTHer peaceful means of THeir own choice»(4). Ora se è vero che la Corte è l’unico mezzo specificatamente citato è anche vero che darà modo agli austriaci di sostenere una tesi diversa. È prevedibile infatti che essi una volta messi alle strette sulla natura giuridica della vertenza, sosterranno la tesi del ricorso all’arbitrato o al regolamento giudiziario e affermeranno che il ricorso alla Corte figura nella Risoluzione soltanto a titolo di extrema ratio, dopo constatata l’impossibilità di esperire gli altri mezzi citati dalla Carta.

È chiaro che dovremo batterci duramente per ottenere dagli austriaci di poter ricorrere all’Aja consensualmente, ma è chiaro anche che non sarà facile portarli all’Aja con una nostra azione unilaterale; ma a cidobbiamo tendere.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1960, b. 5, fasc. Alto livello, dicembre 1960.


2 Sottoscrizione autografa.


3 A firma Monaco, relativo a questioni giuridiche inerenti ai negoziati per l’Alto Adige, vedi anche D. 101, nota 3.


4 Nota del documento: «cioè: “attraverso ciascun mezzo previsto dallo Statuto delle Nazioni Unite incluso il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia o attraverso ogni mezzo pacifico di loro scelta”. Si intende quindi di “comune scelta”».

111

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto 1127/6. Roma, 20 gennaio 1961, ore 22,45.

Telegramma n. 8 di V.E.2.

Pregola informare Ministro Kreisky che mi proponevo già di comunicargli personalmente il giorno 27 a Milano, in occasione del noto incontro, che Ministro Interno non (dico non) ha difficoltà a togliere il divieto di ingresso in Italia al Signor Gschnitzer a condizione che questi non svolga attività politica né pubblica néprivata in Italia. (È questa la formula che si riferisce alla presenza in Italia di tutti gli stranieri).

Mantengo tale mio proposito nello spirito di amicizia che intendo portare anche nelle conversazioni di Milano.

Per sua informazione e norma aggiungo che tale revoca diventerà operativa a partire dallo stesso giorno della comunicazione (cioè il 27 gennaio) e che preghiamo il Governo Federale di non lasciare trapelare notizia o darne comunicazione alla stampa, per non stabilire quella connessione tra revoca del divieto e condotta dei negoziati che lo stesso Governo Federale desidera evitare e anche per non suscitare polemiche inutili.

La medesima comunicazione viene fatta a questo Ambasciatore d’Austria domani sabato a mezzogiorno(3).


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 T. segreto urgentissimo 1766/8 in pari data (ibidem), con il quale Guidotti aveva riferito di una conversazione con Waldheim sull’equivoco sorto a proposito del carattere della revoca al divieto di ingresso di Gschnitzer in Italia: revoca che il Governo austriaco aveva inteso a tempo indeterminato e non come limitata al viaggio della delegazione austriaca a Milano. In particolare, Guidotti scriveva: «Waldheim ha concluso dicendomi a nome del suo Ministro che, se le cose stavano veramente così (revoca limitata ai viaggi ufficiali) Governo austriaco non vedrebbe possibilità di effettuare incontro a Milano: e suggerirebbe pertanto Ginevra. Per spiegare in qualche modo tale decisione ha aggiunto che sarebbe troppo umiliante per un Governo accettare che un suo membro rimanga escluso formalmente dal Paese col quale si iniziano trattative, e vi sia ammesso soltanto per eccezione».


3Con T. segreto urgentissimo precedenza assoluta 1989/9 del 22 gennaio (ibidem) Guidotti rispondeva di aver fatto a Kreisky la comunicazione prescritta, riferendone la preghiera di estendere la revoca del divieto di ingresso anche ad Oberhammer, considerato «molto piintrattabile di Gschnitzer»: «Ho obiettato che pernon era membro del Governo. Ma Kreisky sostiene che quale Capo del partito popolare tirolese e per autodefinizione Capo della Delegazione tirolese per l’ONU e per le trattative con l’Italia, Oberhammer ha nel momento attuale una posizione chiave. Dapprima non voleva neppure venire a New York evidentemente riservandosi di sabotare da Innsbruck azione Delegazione austriaca. Ora sarebbe oltremodo felice se gli venisse offerto demagogico pretesto per non venire a Milano e comunque per dissociarsi dalle trattative. Questo perpotrebbe avere sul negoziato gravi controcolpi che è nell’interesse di tutti evitare. Per tutte queste ragioni Kreisky rivolge vivissima preghiera a V.E. di voler considerare possibilità estendere revoca anche ad Oberhammer». Il 24 gennaio Grazzi dava a Guidotti le seguenti istruzioni: «La prego di comunicare al Ministro Kreisky che come ulteriore prova di buona volontà è stato deciso di concedere oltre che al Sottosegretario Gschnitzer anche ai Signori Oberhammer e Widmoser la revoca del divieto di ingresso in Italia. Nel fare la comunicazione predetta, V.E. vorrà chiaramente specificare: 1) la revoca vale a partire dal 27 corrente; 2) essa è a condizione che non se ne dia previa notizia alla stampa; 3) le leggi italiane fanno assoluto divieto agli stranieri di esplicare qualsiasi attività politica in Italia, pena cadere sotto disposizioni Legge Pubblica Sicurezza» (T. segreto urgente 1277/8, ibidem). Lo stesso giorno Guidotti informava di aver fatto sia a Kreisky che a Waldheim la comunicazione prescritta (T. segreto precedenza assoluta 2242/12, ibidem).

112

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI BETTELONI(1)

Appunto 10A/1052. Roma, 23 gennaio 1961.

ALTO ADIGE. CONTRACCAMBIO A NOSTRE CONCESSIONI In vista dei prossimi negoziati italo-austriaci è essenziale sapere cosa vogliamo ottenere con la concessione dei provvedimenti attualmente allo studio sotto la direzione del Vice Presidente On. Piccioni(3).

Il minimo è una dichiarazione austriaca, tale da escludere ulteriori rivendicazioni in via politica e da far sì che qualunque futura controversia sulla materia debba essere sottoposta a un giudice. Certo, è improbabile che l’Austria, oggi, accetti di impegnarsi in tale senso ma cinon cambia nulla al fatto che concedere i provvedimenti di cui sopra senza ottenere questo corrispettivo porterebbe le seguenti gravi conseguenze:

1) Non avremmo pimateria con cui negoziare, nell’ipotesi che a Vienna prevalesse in prosieguo di tempo una diversa mentalità e che vi trovassimo pertanto un interlocutore «moderato». È un’ipotesi certo non sicura ma del tutto possibile e che vari sintomi consigliano di tener sempre presente.

2) Daremmo piena giustificazione all’atteggiamento degli estremisti, i quali, senza rinunciare neanche alla pieccessiva delle loro rivendicazioni, avrebbero intanto ottenuto dei risultati sostanziali. I moderati non potrebbero sostenere piche l’ostinazione degli estremisti è contraria all’interesse concreto dei «Stiroler». Risulta infatti che i moderati – sia a Vienna che a Bolzano – nulla temono di pidi nostre concessioni gratuite in questa fase.

3) Consolideremmo in tutti – italiani, austriaci, «Stiroler» – la convinzione che è in corso uno slittamento che poTRà portare molto lontano. Nessuna dichiarazione del Governo italiano di futura rigidità varrebbe contro i fatti. Una convinzione del genere avrebbe conseguenze di portata notevole, soprattutto localmente ma anche nel resto d’Italia.

4) Dando a tali provvedimenti il carattere di concessione gratuita e – per logica conseguenza – doverosa, ci troveremmo a sostenere quest’anno alle Nazioni Unite di aver eseguito compiutamente l’Accordo mediante tali provvedimenti. Cifornirebbe all’Austria il modo di ricordare che l’anno scorso avevamo già sostenuto di aver eseguito compiutamente l’Accordo, senza tali provvedimenti, e di arguire pertanto che la nuova posizione italiana dimostra che la precedente era menzognera, il che toglierebbe molto credito anche alle nuove nostre affermazioni.

Di fronte alle Nazioni Unite poTRà aver una qualche utilità poter sostenere che siamo stati generosi nelle trattative con l’Austria, ma se tale generosità si sarà manifestata in concessioni gratuite è probabile che terzi la considererebbero piuttosto come una resipiscenza tardiva. L’Assemblea non è in grado di afferrare le sottigliezze della situazione né quindi la consistenza delle nostre concessioni o delle nostre offerte (del che possiamo felicitarci), quindi non è necessario poter fare stato in maniera precisa di tali concessioni od offerte. E, considerazione decisiva, non ci converrà mai, alle Nazioni Unite, entrare nel dettaglio della sostanza, specificando concretamente le concessioni per noi accettabili. Ciinfatti inviterebbe l’Assemblea a occuparsi attivamente della sostanza stessa e a ricercare il termine medio tra le nostre concessioni e le ulteriori pretese austriache. All’ONU dovremo invece batterci sempre sul metodo (soluzione giuridica) e mai sulla sostanza, cui potremo solo accennare in via sussidiaria e polemica.

Converrà quindi, in materia di concessioni, astenerci dal fare stato in maniera concreta e impegnativa delle nostre offerte, finché non sia da attendersi una accettazione austriaca. Ciallo scopo di esser liberi in futuro di presentare il nostro atteggiamento nel modo piadatto alle varie sedi e alle varie evenienze, affinché, pur risultando – genericamente – la nostra generosità, le nostre offerte non appaiano mai acquisite e pacifiche, né soprattutto sembri in alcun modo che noi ammettiamo di non avere finora eseguito l’Accordo.

Tali considerazioni non riguardano necessariamente l’attività politica locale (ad esempio, delega di determinate funzioni amministrative da parte della Regione), né, forse, le norme di attuazione ancora dovute. In questo campo possono anche prevalere aspetti pispecifici e alla relativa attività puesser dato il carattere di normale e scontato funzionamento pratico.

Tali considerazioni valgono invece in pieno per ogni impostazione di principio, in base alla quale il Governo italiano decidesse un insieme di provvedimenti, già offerti all’Austria e già da questa rifiutati.

Per precisa responsabilità d’ufficio lo scrivente ritiene doveroso sottolineare l’importanza dell’argomento, che richiede una meditata decisione responsabile, in quanto rischia di farci sprecare le poche carte di cui disponiamo per una intesa con l’Austria, di incoraggiare i nostri nemici, di scoraggiare i nostri amici, di scardinare la nostra linea di difesa.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, gennaio 1961.


2Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3Vedi D. 88.

113

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

L. 10A/1122. Roma, 24 gennaio 1961.

Carissimo, desidero riassumere i punti principali delle nostre conversazioni relative ai problemi dell’Alto Adige che si discuteranno a partire dal 27 corrente con il Ministro degli Affari Esteri austriaco.

Sul primo punto dell’autonomia completa della Provincia di Bolzano, si è rimasti d’accordo sulla impossibilità, anche in via di ipotesi, di consentire una discussione sul problema dell’autonomia; di proporre invece di studiare la regolamentazione legislativa (con leggi regionali) della concessione di ampie deleghe in forza dell’art. 14 dello Statuto e di assumere l’impegno da parte dello Stato di allargare la sfera delle deleghe da darsi in applicazione dell’art. 13 dello Statuto.

Sul secondo punto, l’eguaglianza nell’ammissione ai pubblici uffici, si è rimasti d’accordo di ammettere che si possa concedere ai dipendenti statali di lingua tedesca, a loro richiesta, di restare nelle sedi della Provincia di Bolzano dove si trovino scoperti posti in organico del loro grado.

Sul terzo punto, la parificazione delle lingue italiana e tedesca, si è convenuto che occorrerà prendere impegno di completare le norme di attuazione del bilinguismo, specie nel campo dei rapporti dei singoli con le autorità amministrative e giurisdizionali.

Sul problema dell’emigrazione in Alto Adige, richiamo l’attenzione sul fenomeno della minor percentuale di voti del SVP, che, secondo gli alto atesini di lingua tedesca, si sarebbe rivelato nelle ultime elezioni e che sarebbe dovuto all’accrescersi dell’elemento italiano.

Il Ministero dell’Interno dovrebbe fornirci tempestivamente gli elementi per rispondere su questa misura(3).

Cordialità.

[Antonio Segni]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, gennaio 1961.


2 Lettera identica fu inviata in pari data al Vice Presidente del Consiglio Piccioni, al Ministro di Grazia e Giustizia Gonella e al Ministro dell’Interno Scelba, rispettivamente con i protocolli n. 10A/111, 10A/113 e 10A/114 (ibidem).


3 Per la risposta di Scelba vedi D. 116.

114

IL CONSOLE GENERALE A INNSBRUCK, BELLIA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. riservatissimo 755/602. Innsbruck, 26 gennaio 1961.

Oggetto: Contatti tra altoatesini e tirolesi alla vigilia delle trattative di Milano per l’Alto Adige.

Secondo quanto ho potuto apprendere confidenzialmente, nella giornata del 23 corrente gli esponenti della SVP Benedikter, Brugger, Dietl, Magnago, Tinzl, Volgger e Stanek, avrebbero avuto nella nuova «Landhaus» di Innsbruck una serie di colloqui con i rappresentanti del Tirolo, Gschnitzer, Oberhammer, Zechtl, Ermacora e Stadlmayer che prenderanno parte alle prossime trattative italo-austriache di Milano. Ad una parte dei colloqui avrebbero assistito anche il Landeshauptmann Tschiggfrey, il segretario regionale dell’OeVP del Tirolo, Dr. Kurt Gattinger, nonché il membro della presidenza federale del Bergisel-Bund, Dr. Albin Oberhofer (deputato al Landtag e direttore della Camera di Commercio di Innsbruck).

Gli altoatesini avrebbero informato dettagliatamente i tirolesi sulla natura e portata dei contatti avuti recentemente, a Roma, con i membri del Governo italiano e con la direzione centrale della DC. Essi avrebbero riferito che l’Italia sarebbe semplicemente disposta ad allargare, per Bolzano, l’attuale quadro dell’autonomia provinciale ma non acconsentirebbe al distacco dell’Alto Adige dal trentino.

Si sarebbe quindi molto lontani dalla desiderata, piena autonomia per la sola provincia di Bolzano; le concessioni infatti che l’Italia sarebbe disposta a fare stabilirebbero una autonomia molto attenuata e non garantita legislativamente. Per quante assicurazioni siano state fornite da parte italiana, resterebbe sempre ipotetico – data anche la situazione politica interna italiana – il passaggio dalle parole ai fatti.

In definitiva, le impressioni romane degli altoatesini sarebbero state sostanzialmente negative. Sarebbe quindi stata posta la domanda: prendere o lasciare? Su quest’interrogativo la discussione si sarebbe protratta a lungo, non perché si siano manifestate intenzioni o atteggiamenti inclini al compromesso, ma per una diversa valutazione delle conseguenze che potrebbero derivare da un fallimento delle trattative milanesi a causa dell’atteggiamento intransigente austriaco.

Sembra comunque che abbia finito col prevalere la tesi dell’irrigidimento sulla richiesta dell’autonomia per la sola provincia di Bolzano. Gschnitzer ed Oberhammer sarebbero stati concordi nell’affermare che a Milano non si dovrà infatti negoziare alcuna intesa che non garantisca la piena autonomia per la sola provincia di Bolzano.

Mi è stato infine riferito che negli ambienti politici tirolesi non si dimostra eccessiva preoccupazione per l’eventuale fallimento delle trattative che, anzi, piche temuto sarebbe quasi auspicato. Si pensa che la responsabilità poTRà venirne attribuita all’Italia e che per l’Austria si riaprirà la via delle Nazioni Unite.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 31.


2Sottoscrizione autografa.

115

INCONTRO ITALO-AUSTRIACO (Milano, 27-28 gennaio 1961)1

Appunto.

Alle ore 10,15 nella Villa Comunale di Milano si sono riunite le Delegazioni italiana ed austriaca per la questione alto atesina(2).

Prende la parola il Ministro Segni:

Dà il benvenuto al Ministro Kreisky.

Sono molto lieto, Signor Ministro, dopo il nostro incontro di Parigi di riprendere le conversazioni sulla questione, come avevo proposto al Cancelliere Raab con lettera del gennaio 1960.

La ripresa del nostro negoziato avviene in forza della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in data 31 ottobre dello scorso anno.

La risoluzione è stata votata all’unanimità, e in particolare dall’Italia e dall’Austria ed è quindi impegnativa.

La risoluzione, come tutti ricordiamo, ha constatato che lo status di lingua tedesca è stato regolato dall’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, Accordo il quale stabilisce un sistema di garanzie per gli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano, e che la controversia sorta fra l’Austria e l’Italia riguarda la esecuzione di detto Accordo.

La risoluzione ha sollecitato le due parti a riprendere le trattative con il proposito di trovare una soluzione a tutte le divergenze relative all’esecuzione dell’Accordo stesso.

Noi riprendiamo questi negoziati, attenendoci alla risoluzione e con lo spirito di migliore volontà di addivenire alla conclusione delle divergenze.

KREISKY: Signor Ministro, la ringraziamo per le parole di accoglienza. Confermo quanto lei ha detto riguardo alla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Noi siamo perfettamente consci dell’importanza di tale risoluzione e siamo disposti a mantenerci nel quadro dato da questa risoluzione.

Prima di passare alla parte piconcreta delle nostre trattative, vorrei dire che penso che le trattative che si iniziano ora possono portare ad un’intesa tra i due Paesi.

SEGNI: Nelle nostre conversazioni di Parigi avevate manifestato il desiderio di esporci il punto di vista del Governo austriaco e percila pregherei di farlo.

KREISKY: Signor Ministro, nei colloqui fra di noi all’interno che hanno preceduto questa conferenza abbiamo ancora una volta esaminato a fondo il problema. Abbiamo fra l’altro constatato che la migliore maniera per condurre le trattative che qui iniziamo è di esporre i nostri problemi ed i nostri punti di vista con piena franchezza.

Vi devo premettere che dovrdire delle cose che probabilmente non sentirete volentieri; ciperdeve accadere per giungere finalmente ad una chiarificazione. La sincerità con cui esporremo i nostri problemi mira ad un solo scopo e cioè alla soluzione del problema dell’Alto Adige, che è premessa decisiva per gli ulteriori rapporti basati sulla cordialità e l’amicizia con l’Italia. Se posso chiudere con una frase queste mie dichiarazioni preliminari, penso che la frase possa essere la seguente: che noi in Austria, noi austriaci abbiamo una vera simpatia per l’Italia e gli italiani, che noi siamo legati con l’Italia da secoli di rapporti culturali, anzi direi che in Europa è difficile che due popoli siano così vicini, in un certo senso, come lo sono l’Austria e l’Italia.

Se quindi abbiamo portato sul tappeto questa questione lo abbiamo fatto per delle ragioni storiche, e con il desiderio di mantenere questi rapporti di amicizia con l’Italia.

È opinione di noi austriaci, degli abitanti del Tirolo del Nord, così come del Tirolo del Sud, che una soluzione veramente soddisfacente dei nostri problemi si potrebbe avere solo in base al diritto di auto-decisione.

Non esitiamo a dirlo: esaminando obiettivamente tale problema ognuno dovrebbe giungere ad una sola conclusione; che alla popolazione della Provincia di Bolzano deve essere data la possibilità di decidere a quale Paese intenda appartenere. Questa idea vi poTRà sembrare espressa in maniera un po’ estrema; pervi posso citare l’esempio di un simile problema che ha trovato una soluzione analoga.

Vi parlo della questione della Saar, che ha avuto molta importanza anche per i rapporti fra la Francia e la Germania.

Vorrei qui sottolineare e lo dico molto seriamente ed in piena franchezza, che il Governo Federale austriaco è conscio del fatto che una simile soluzione non è realizzabile e che il problema così posto potrebbe suscitare inquietudini in tutta l’Europa.

Noi abbiamo lungamente studiato questo problema ed abbiamo cercato di trovare una soluzione possibile. Bisognerebbe così trovare una soluzione accettabile sia per il Governo austriaco sia per gli abitanti e sia anche per l’Italia, in modo che anche da parte dell’Italia tale soluzione possa venire inquadrata nella struttura della vita del vostro Paese.

Studiando a fondo questo problema siamo giunti alla conclusione che, in vista della realizzazione dell’art. 2 dell’Accordo di Parigi, la soluzione migliore sarebbe una realizzazione piena dell’autonomia regionale dell’attuale Provincia di Bolzano. Sarebbe questa la migliore e la pifelice soluzione, e sarebbe anche la migliore via per assicurare dei rapporti di illimitata amicizia fra l’Austria e l’Italia.

Vorrei a questo riguardo sottolineare che da parte nostra conosciamo perfettamente le argomentazioni italiane che sostengono che tale autonomia rappresenterebbe il primo passo per ulteriori richieste. Dato che conosco le vostre riserve, ho detto subito l’importanza che noi annettiamo al diritto di auto-decisione per le popolazioni in questione e questo perché voi non abbiate l’impressione che qui noi cerchiamo di sottacere certe cose, cercando di condurre una politica a doppio senso.

Il Governo Federale austriaco che vuole sia realizzata l’autonomia regionale della Provincia suddetta, è deciso ad attenersi all’Accordo di Parigi in modo da trovare una soluzione soddisfacente per ambedue le parti. A questo riguardo vogliamo dire chiaramente ed espressamente che alla realizzazione di questo progetto da parte del Governo Federale austriaco non è legato alcun altro pensiero.

Appoggiando le richieste di autonomia per la Provincia di Bolzano il Governo Federale austriaco rinuncia ad altre proposte di soluzioni, che potrebbero andare ancora pioltre di questa. È appunto per il fondamentale scopo di ottenere con voi una collaborazione, che porterebbe a cementare validamente la pace nella parte libera d’Europa.

SEGNI: La ringrazio della sua precisa presa di posizione sul problema della soluzione dei rapporti italo-austriaci. Nel rispondere devo fare anzitutto una premessa. Il Governo italiano è animato dalla maggiore buona volontà di pervenire ad una soluzione delle divergenze relative all’esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber; e cinel desiderio sia di conservare migliori rapporti con uno Stato vicino ed amico, quale è l’Austria, sia di venire incontro ai desideri di un gruppo di cittadini dello Stato italiano.

Per questo motivo benché abbia la coscienza di avere adempiuto agli obblighi derivanti dal predetto Accordo, il Governo italiano è disposto ad esaminare tutte le ulteriori possibilità che vi siano nel quadro dell’interpretazione e dell’esecuzione dell’Accordo, per giungere ad un componimento delle divergenze che, essendo accettato dall’Austria, sia definitivo precludendo ogni altra contestazione. Devo fare due premesse: 1) non si deve mirare attraverso una cosiddetta interpretazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber, ad una revisione dell’Accordo stesso, perché cicontrasterebbe sia con la risoluzione delle Nazioni Unite, sia con l’Accordo che ha carattere definitivo; 2) questo nostro proposito di definizione è condizionato naturalmente all’accettazione delle medesime proposte, tali che esse decadono se non sono accettate.

In quanto alle proposte anzidette dobbiamo precisare che non possiamo accettare nessuna modificazione dell’ordinamento costituzionale, sia di quello della Regione Trentino-Alto Adige che di quello generale dello Stato. Ma, pur restando ferme queste premesse, vi è tutta una serie di possibilità di agire che noi riteniamo sia da esplorare se vogliamo veramente affrontare, nello spirito di arrivare ad una conclusione della controversia, le questioni anzidette.

Mi sembra che possiamo fermarci a questo punto anche perché vi sono altri problemi oltre questo.

KREISKY: Signor Ministro, noi abbiamo ascoltato i principi che lei ha esposto riferendosi all’adempimento dell’Accordo di Parigi e vorrei dire che un vero e proprio adempimento dell’Accordo di Parigi è possibile soltanto se alla odierna Provincia di Bolzano viene data l’autonomia regionale. Del resto basta leggere il testo dell’art. 2 dell’Accordo stesso. Leggendolo attentamente lei poTRà vedere che quanto è stato fatto non solo non corrisponde al testo dell’articolo ma anzi è in contrasto col medesimo.

SEGNI: Conosciamo bene il testo dell’articolo e riteniamo che già l’autonomia concessa corrisponda agli obblighi assunti. Anche se la Provincia di Bolzano conserva il nome di Provincia, l’amministrazione di essa ha dei poteri ben pilarghi e ben diversi strutturalmente da quelli delle altre Provincie italiane.

Io vivo in una Regione a Statuto autonomo – la Sardegna – in cui accanto alla Regione esistono tre Provincie. Nessuna di queste Provincie ha un ordinamento che si possa nemmeno lontanamente paragonare a quello delle Provincie di Bolzano e di trento. Basterebbe vedere lo Statuto della Sardegna per apprezzare e valutare la differenza sostanziale che esiste fra la posizione delle Provincie sarde rispetto alla Regione Sardegna, e la posizione della Provincia di Bolzano rispetto alla Regione Trentino-Alto Adige.

Nello Statuto Trentino-Alto Adige è concessa alla Provincia di Bolzano, come a quella di trento, una vera e propria autonomia. Come si legge nello stesso Statuto queste Provincie, oltre ad avere i diritti che derivano loro da norme speciali della Regione, hanno anche i diritti che spettano per l’ordinamento generale dello Stato alle singole Provincie. Facendo un parallelo fra i poteri di una delle Provincie che esistono nella Regione autonoma della Sardegna ed i poteri delle Provincie di Bolzano e di trento si vede che vi è una enorme differenza fra un ente autarchico come quello delle Provincie sarde e l’ente con poteri regionali che è costituito in realtà dalla Provincia di trento e da quella di Bolzano, che sono due Regioni e non due Provincie nel senso in cui la parola è normalmente accettata dalla nostra Costituzione. Se noi invece paragoniamo lo Statuto della Regione sarda con quello delle Provincie di Bolzano e di trento noi vediamo l’analogia che vi è fra i due tipi di Statuto. Noi vediamo che la Regione sarda ha una sua propria autonomia, molto differente e molto piristretta di quella della Sicilia. La Regione sarda ha dei poteri legislativi primari così come li hanno per un determinato gruppo di materie la Provincia di Bolzano e quella di trento.

Inoltre la Regione Sardegna ha una serie di competenze legislative secondarie così come ha competenze legislative secondarie la Provincia di trento e quella di Bolzano. Se noi confrontiamo i due Statuti vediamo che, per esempio, la Sardegna non ha poteri legislativi in materia di istruzione, pur essendo una Regione, mentre le Provincie di trento e di Bolzano hanno poteri legislativi in materia di istruzione post-elementare ed avviamento professionale.

In Italia non abbiamo un modello standard di Regione a Statuto speciale; abbiamo tanti Statuti diversi secondo la struttura, la situazione economica e via di seguito. Percidico che quando l’art. 2 parla di un potere legislativo ed esecutivo autonomo, queste Provincie hanno ricevuto effettivamente un tale potere legislativo ed esecutivo autonomo che né le Provincie di Sardegna né alcun’altra Provincia italiana ha avuto.

Credo superfluo accennare alla seconda parte dell’articolo per quanto sia importante. Al riguardo è interessante, ad esempio, la lunga discussione che si è avuta prima che la Costituente approvasse gli Statuti regionali – compreso quello della Regione Trentino-Alto Adige. Potremo citare al riguardo una serie di documenti se occorrerà. Questa questione dell’inquadramento delle Provincie con natura regionale in una Regione superiore che le riunisce è stata esaminata e discussa e sono state fatte molte proposte in proposito e si è arrivati alla soluzione che poi è stata accettata in modo esplicito.

Il concetto di una unità regionale delle due Provincie è un concetto che si è manifestato in molti modi.

Il progetto primitivo sottoposto alla Costituente era molto ristretto per le competenze legislative delle due Provincie. Fu attraverso una lunga discussione svoltasi tra i rappresentanti delle popolazioni interessate (ed anche con i rappresentanti del Governo austriaco) che fu accettata quella formulazione che poi la Costituente ha approvato.

Questa discussione si chiuse con il voto della Costituente e con la dichiarazione di pieno consenso degli interessati. Ci vorrebbe troppo tempo: non abbiamo qui forse la convenienza di esaminare tutta questa parte, la cui documentazione è stata esposta anche alle Nazioni Unite. Naturalmente possiamo peranche esaminarla, se il Signor Ministro lo desidera. Quello che non mi pare che si possa in nessun modo contestare è che la Provincia di Bolzano ha ricevuto poteri legislativi ed esecutivi autonomi dello stesso tipo di quelli che hanno le altre Regioni a Statuto speciale. La questione che si potrebbe fare è circa l’ampiezza di questi poteri non sul tipo. Circa l’ampiezza l’art. 2 non poneva alcuna precisa determinazione. Che gli Statuti fossero ritenuti rispondenti all’esecuzione dell’Accordo è dimostrato dall’assenza di rimostranze da parte delle popolazioni interessate e anzi dalla approvazione dei loro esponenti.

KREISKY: Prima di tutto vorrei dire che non sartanto imprudente da addentrarmi con lei in una dettagliata discussione di diritto costituzionale. (Ci sono perpersone che si mischiano in queste cose e che sono ancor meno competenti di me. Questa è la politica!) Lascerle questioni giuridiche a qualcun altro piesperto di me. Vorrei invece affrontare tre questioni di carattere politico e storico. Non discuto, e del resto non conosco a fondo l’argomento, sul fatto che le Provincie della Sardegna e altre Provincie italiane hanno un’ampiezza di attribuzioni inferiore a quelle dell’Alto Adige; permi sembra a questo riguardo che vi sia un fondamentale errore. Vorrei sottolineare infatti che la Provincia di Bolzano rappresenta un territorio sui generis.

Se non fosse stato così non sarebbe stato necessario un accordo tra due Stati riguardo anche all’ordinamento giuridico di tale Regione. Il Governo austriaco non avrebbe pensato di entrare in trattative con gli Stati vicini sulla sistemazione dei territori confinanti. Invece vi sono dei precisi accordi per il territorio che noi indichiamo con l’espressione Provincia di Bolzano e dovuti al fatto che la Provincia di Bolzano è stata un tempo parte del Tirolo e che in essa abita un quarto di milione di abitanti di origine austriaca che parlano la lingua tedesca. Siamo dell’opinione che le due parti contraenti dell’Accordo dovrebbero mettere in chiaro che, queste frontiere politiche, una volta determinate, bisogna almeno tener conto del fatto che la popolazione dell’Alto Adige appartiene ad un altro Paese.

L’esempio della Finlandia, per quanto riguarda l’Isola Aaland, dimostra come questioni del genere possono essere risolte; infatti la risoluzione del caso dell’Isola Aaland ha portato ad una completa tranquillità in quella parte del Nord Europa. Conosco particolarmente bene questa Regione del Nord Europa dove ho vissuto per molti anni. Naturalmente vi sono fra gli abitanti dell’isola degli insegnanti, dei pescatori, delle donne che volentieri farebbero parte della Svezia. Rimane peril fatto che la popolazione svedese non appoggia in nessun modo sforzi che mirassero a cambiare lo stato di cose attuale.

Riassumendo penso che un raffronto come quello che è stato fatto da lei non è possibile, dato che in questo caso si tratta del regolamento di un problema speciale. È esatto che l’Accordo di Parigi non ha delimitato la ampiezza delle attribuzioni: purtroppo. Noi, Signor Ministro, siamo pronti domani ad esporre quale pensiamo che dovrebbero essere queste attribuzioni per raggiungere delle soluzioni soddisfacenti per ambedue le parti. Adesso passo al secondo punto delle mie considerazioni.

Per quanto sia personalmente dell’opinione che puessere pericoloso su un piano politico e che pertanto bisogna a lungo riflettere prima di cambiare gli Accordi internazionali, sostengo perche, in determinati casi, è necessario prendere una simile decisione.

Nella vita politica degli Stati democratici dell’Austria e dell’Italia accade che vengano emanate delle leggi deliberate da uomini che, in quanto tali, sono soggetti a commettere degli errori. Allora si verifica nel nostro Stato democratico che noi rinnoviamo queste leggi perché abbiamo riconosciuto che le disposizioni che avevamo ideato non hanno avuto le conseguenze desiderate. Lo stesso io penso possa valere per il regolamento dell’Alto Adige. Posso anche ammettere che alcuni non si siano resi conto veramente della portata delle misure decise; devo dire perche, per quanto riguarda queste decisioni prese allora, attualmente l’intera popolazione dell’Alto Adige ed anche, a quanto mi risulta, alcune personalità politiche italiane pensano che esse non rappresentino una soluzione soddisfacente.

Permettetemi di essere sincero almeno in questa piccola cerchia. Con rammarico devo constatare che questi colloqui hanno luogo senza che alcun rappresentante dell’Alto Adige possa prendervi parte facendo delle dichiarazioni. Essi avevano espresso il desiderio di partecipare a questi colloqui; invece è stata data loro soltanto la possibilità di intervenire a pre-colloqui a Roma, se così li posso chiamare. Mi dispiace che essi non siano qui perché sono sicuro che essi sono in grado di discutere ancor meglio i problemi perché è dei loro problemi che si tratta e del loro avvenire. In questo modo inoltre avreste la possibilità di sentire dalle persone pidirettamente interessate, che sono completamente consce delle proprie responsabilità, come si sia giunti alla redazione dei documenti che fanno parte della vostra raccolta. In quanto al secondo comma dell’art. 2 si parla di una decisione che deve venir presa in accordo.

SEGNI: In consultazione, non d’accordo. Devo subito premettere che si parla di consultazioni, non di intesa. Consultazioni non significa intesa.

KREISKY: Non si tratta della traduzione letterale, ma del senso che bisogna dare. Prima di prendere una decisione mi consulto per sapere se l’altra parte è d’accordo con la mia decisione. Anche se questo non è decisivo per la mia decisione.

SEGNI: Una polemica giuridica.

KREISKY: Dato infatti che esiste una discrepanza di vedute con i rappresentanti dell’Alto Adige sullo stato delle cose e comunque dato che è stato fatto un Accordo internazionale su questo punto, è legittimo che si debbano discutere gli interessi delle popolazioni coinvolte in questo Accordo, con i loro rappresentanti.

GSCHNITZER: Signor Ministro, vorrei riferirmi soprattutto ad una frase che lei ha pronunciato. Lei ha detto che le Provincie di Bolzano e di trento hanno solo il nome di Provincia. Vengono definite Provincie ma si tratta in realtà di Regioni nel senso che viene stabilito dalla Costituzione.

SEGNI: Hanno poteri che spettano alle Regioni.

GSCHNITZER: Questo potrebbe dare l’impressione come se le esigenze esposte dal Ministro Federale sulle autonomie regionali fossero soltanto questioni di parole. Mi riferisco a «documenti di vita italiana» pubblicati dalla Presidenza del Consiglio l’8 ottobre 1960, nei quali si parla della Corte Costituzionale, della sua attività e della sua costituzione. Viene detto che la Corte Costituzionale ha sviluppato dei principi che si riferiscono alle caratteristiche dell’autonomia. tra i principi piimportanti ne viene elencato uno che voglio qui citare: le Provincie del Trentino-Alto Adige hanno strutture molto profondamente diverse e importanza diversa dalle Regioni.

Parlando delle trattative che si possono fare riguardo a certe facoltà ed attribuzioni per l’avvenire, è stato detto che in nessun caso puvenire in questione un emendamento della Costituzione della struttura della Regione. Invece noi in Austria siamo costretti certe volte a procedere ad un adattamento della nostra Costituzione. Le chiedo se in Italia non si possa fare altrettanto sempre che il principio da lei esposto non sia un principio incrollabile.

SEGNI: In primo luogo non vorrei sottovalutare l’importanza della questione politica cui ella ha fatto cenno in primo luogo. E proprio tale particolare situazione politica che ha portato a dare quello Statuto. Perché, altrimenti, si sarebbe fatta una sola Regione senza dare nessun potere regionale alle Provincie oppure non si sarebbe dato nemmeno lo Statuto regionale. La considerazione della particolare situazione delle popolazioni della Provincia di Bolzano è stata quella che ha portato a questa struttura particolare. Si è già tenuto allora conto di queste particolari situazioni. Quindi che la situazione della Provincia di Bolzano sia sui generis lo riconosciamo, ma appunto perché tale abbiamo dato quello Statuto.

Sul secondo punto che riguarda la ragione fra la Provincia di Bolzano e le isole Aaland non voglio addentrarmi in un problema che non conosco. Posso dire solo che c’è di mezzo il mare tra le isole Aaland e la Svezia: la situazione geografica puforse spiegare la questione giuridica.

In quanto all’ultima domanda: perché noi non vogliamo mutare la Costituzione? Debbo dire che il problema pone la questione della revisione degli Accordi.

Cioè un problema che uscirebbe fuori dalle questioni che stiamo esaminando. In quanto all’impossibilità di mutare la Costituzione si tratta di una questione grave e noi non desideriamo creare una situazione in cui la Costituzione cambi con facilità. Abbiamo nella Costituzione proprio un articolo che ci permette di stipulare certi trattati internazionali senza modificare la Costituzione. È questo l’art. 11 che è stato posto per evitare di modificare la Costituzione. Siamo in un periodo a distanza di 13 anni dalla promulgazione della Costituzione ed i rimproveri che ci fanno sono quelli di non avere eseguito la Costituzione. Abbiamo un grosso problema politico che vale per tutto, non solo per questa questione; abbiamo un problema politico di eseguire la Costituzione, non quello di rivederla. Oltretutto la Costituzione garantisce le minoranze: non vogliamo creare nuovi casi difficili. Le situazioni degli Stati sono diverse le une dalle altre e dipendono dalle situazioni storico-politiche.

KREISKY: Qui forse si tratta di un equivoco. Io non sono talmente presuntuoso dal dirvi di cambiare la Costituzione. Sarebbe come se un Paese straniero pretendesse di immischiarsi nelle cose interne di un altro Paese quale quella di cambiare la Costituzione. Voi stesso avete posto questa questione sul tappeto. Vorrei sapere perché avete sostenuto questa opinione.

SEGNI: Quale opinione? In che rapporto è con questa questione? Le leggi istitutive delle Regioni sono leggi costituzionali e sono state approvate dalla Costituente e fanno sostanzialmente parte della Costituzione. Ecco perché ho posto il problema giuridico-politico. Debbo aggiungere che furono le Regioni che in quel momento, nel 1948, chiesero che gli Statuti assumessero un carattere costituzionale. Anzi la Regione Sicilia, che aveva ottenuto questo solo parzialmente, ha ricorso alla Corte di Giustizia ottenendo la modificazione.

KREISKY: Voglio dire come parte contraente di questo Accordo che la prima parte dell’articolo 2 ha trovato applicazione incompleta; che i poteri legislativo ed esecutivo accordati a Bolzano non sono quelli di una Regione autonoma. Quindi proponiamo che alla Provincia di Bolzano vengano date tutte le attribuzioni ed i poteri che spettano ad una Regione autonoma. Se questo provoca dei cambiamenti nella struttura della Costituzione, su questo non posso giudicare. Certo voi già lo sapevate quando avete compilato e stilato l’art. 2 dell’Accordo.

Siamo quindi pronti, su sua richiesta, di fornirle – domani mattina o anche nel pomeriggio, ma preferiamo domani mattina – una elencazione dei poteri legislativi ed esecutivi che, secondo la nostra opinione, corrisponderebbero a quelli definitivi di una autonomia regionale. Noi ci siamo qui riuniti per un grande compito che è precisamente creare in questa parte di Europa le condizioni per portare ad una duratura e soddisfacente soluzione di quei problemi che investono la pacificazione fra i nostri Paesi. Vogliamo togliere ogni ostacolo all’ulteriore sviluppo dei rapporti amichevoli fra l’Italia e l’Austria e, anche piin là, nel quadro dell’integrazione europea.

Vorrei esemplificare quanto detto con un esempio. Sarei contento, se ci riesce, di creare in un periodo di tempo determinato un mercato comune per la libera Europa. Cisignifica che cadranno tutte le barriere doganali, e che, quindi, cadranno anche quelle fra l’Italia e l’Austria. Forse voi ricorderete, Signor Ministro, che in un periodo in cui si era lontani dalla realizzazione di questo nuovo progetto, si ebbe l’idea di una unione doganale tra Italia ed Austria. Si trattsolo di un’idea che allora, in altri tempi, è stata discussa seriamente. Naturalmente, l’idea dell’unione doganale europea è un’idea molto pigrande. Comunque non si pudiscutere che il giorno in cui verranno eliminate le barriere doganali fra Italia ed Austria, e questo sicuramente avverrà, cicostituirà un ulteriore contributo alla soluzione del nostro problema.

Tutto questo io ve l’ho detto per eliminare quella sensazione di diffidenza che forse sussiste, nel senso che, una volta concessa l’autonomia, questa rappresenti un passo che possa venire seguito da ulteriori sviluppi. Questo, voglio dirlo, non è assolutamente nella intenzione né del Governo austriaco, né, posso dirlo, del Parlamento austriaco. Noi vogliamo trovare una soluzione definitiva e che soddisfi sia una parte che l’altra. Penso che, in una forma o nell’altra, questa questione principale debba venire assolutamente risolta, altrimenti sorgerebbero delle complicazioni. Vi prego di non fraintendermi a questo riguardo. Intendo dire che se noi non risolviamo questa questione qui per la nostra tranquillità, continueremo le nostre divergenze che si sposteranno da un punto all’altro. Alla fine persarà concesso quello che dovrà essere concesso. E cidopo lunghe divergenze, mentre penso che si potrebbero eliminare tante possibili ragioni di acrimonia e di divergenze, se fossimo disposti a venirci incontro subito su questi punti.

SEGNI: Come già detto noi riteniamo di avere adempiuto con la Costituzione all’art. 2 il quale non dice che le popolazioni devono essere erette in Regioni. Noi abbiamo fatto di pi Siamo anche disposti a fare altro oltre quanto dicono le leggi costituzionali. Se invece il Governo austriaco mette questa alternativa, o questo o niente, allora …

Abbiamo proposto delle soluzioni diverse, se peril punto di vista del Governo austriaco è «questo o niente», noi ne prendiamo atto. Debbo dire che sono lieto delle dichiarazioni che ella ha fatto cioè che l’autonomia non è un primo passo per successive richieste. Sono anche lieto delle considerazioni fatte sulla unità economica dell’Europa, ma in questo problema l’alternativa che ci è stata posta non mi pare conforme allo spirito di arrivare ad una soluzione.

Un piccolo errore di traduzione all’art. 2 i poteri autonomi legislativi ed esecutivi «di natura regionale».

GSCHNITZER: Lei ha detto prima che la modificazione dell’ordinamento costituzionale italiano non è accettabile. Ora io sono a conoscenza che vi è un disegno di legge approvato alla Camera e che ora è stato presentato al Senato, che riguarda la nuova creazione di Regioni. In connessione con l’art. 6 si puvenire incontro alle esigenze della popolazione dell’Alto Adige senza per questo mettere in pericolo l’ordinamento costituzionale italiano.

SEGNI: C’è in corso al Senato da molti anni, e non si riesce a portarlo a fondo, il disegno di legge per la Regione del Friuli-Venezia Giulia. Esso rappresenta l’esecuzione delle disposizioni della Costituzione, se è cicui vuole fare accenno il Signor Gschnitzer.

GSCHNITZER: Si tratta di un disegno di legge per la creazione di nuove Regioni oppure la separazione di parti di Regioni in base a dei referendum territoriali.

SEGNI: Non ho detto che la Costituzione e la legge non si possano modificare. Peril procedimento che si deve eseguire è un procedimento estremamente complesso ed assai difficile. Sopratutto quello che ho detto concerne l’indirizzo politico che noi esprimiamo di non modificare la Costituzione, perché siamo ancora in fase di attuazione e non vogliamo distruggere la macchina mentre cerchiamo di farla camminare. Il Prof. Gschnitzer ha parlato di una legge sul referendum, ma è una legge di complemento, di esecuzione della Costituzione. Per quanto richiesto invece occorrerebbe un mutamento della Costituzione oltre che dello Statuto regionale.

GSCHNITZER: Vorrei dire al Signor Ministro che questo problema riferito alla Costituzione non è in contrasto con i principi affermati; e sono anzi dell’opinione che quanto proposto farebbe parte dell’esecuzione della Costituzione.

RUSSO: Abbiamo due tipi di referendum. Vi è il referendum per le leggi ordinarie che è previsto dall’art. 75 della Costituzione Italiana. Perché si possa indire un referendum occorre che vi sia una legge o un atto del valore di legge e che vi sia una richiesta da parte di cinque consigli regionali, o di 500.000 elettori. Questo è il tipo di referendum ordinario. Esiste poi un secondo tipo di referendum, regolato dall’art. 138 della Costituzione della Repubblica Italiana che si riferisce alle leggi di revisione della Costituzione che devono essere approvate con un determinato «quorum» dal Parlamento. Il referendum si aggiunge all’approvazione parlamentare, quando in Parlamento non si raggiunga il «quorum» dei due terzi dei voti. Non è sostitutivo di una deliberazione parlamentare, ma è un atto complementare che richiede una precedente delibera del Parlamento. La ratio legis di questo art. 138 è quella di rendere pidifficile le modifiche della Costituzione, per cui non basta solo la volontà del Parlamento, ma occorre volontà del Parlamento e referendum successivo. Pertanto, trattandosi di legge costituzionale è evidente che il referendum non puessere che su di un piano nazionale, rivolgendosi quindi alla generalità degli elettori italiani. Non credo che occorrano molte osservazioni di carattere politico per far capire i pericoli che possono esservi in un referendum di questo tipo, che porterebbe certamente a risultati che non corrisponderebbero né alla volontà nostra né a quella vostra. Una delle ragioni per cui si è voluto dare carattere costituzionale allo Statuto regionale è stata quella di garantire agli abitanti delle Regioni a Statuto speciale che il Parlamento non avrebbe potuto con legge ordinaria limitare i diritti che allora erano stati assicurati dagli Statuti regionali stessi. Quando da parte nostra si manifestano preoccupazioni per la revisione e le modifiche della Costituzione, accanto alle ragioni di principio enunciate dal Ministro Segni, vi è anche questa considerazione di carattere politico: che affrontare una revisione della Costituzione potrebbe portare non a maggiori garanzie ma forse alla riduzione delle garanzie esistenti.

SEGNI: Abbiamo dato questa spiegazione per chiarire un punto.

GSCHNITZER: Non è qui il caso di addentrarsi ulteriormente in discussioni giuridiche. Vorrei dire che questo disegno di legge si riferisce all’art. 132.

SEGNI: Gli articoli di legge per il referendum sono due. È vero che l’art. 132 è uno degli articoli che puessere oggetto di revisione, ad ogni modo l’art. 132 dice che si pu sentito il Consiglio regionale, disporre la fusione di Regioni o la creazione di nuove Regioni con un minimo di 1.000.000 di abitanti.

Abbiamo voluto chiarire la questione per scrupolo di coscienza. Vorrei ritornare all’affermazione già fatta: il Governo italiano è convinto che lo Statuto dell’Alto Adige, come è attualmente, risponde all’art. 2 dell’Accordo di Parigi.

KREISKY: A questo riguardo, Signor Ministro, vorrei porle la seguente domanda: perché lei è dell’opinione che la Provincia di Bolzano, in cui abitano pidi 250.000 alto atesini non possa avere la stessa posizione della Val d’Aosta, in cui si trovano molto meno abitanti di lingua straniera che nella Provincia di Bolzano? Perché determinati diritti sono stati dati agli abitanti della Val d’Aosta e non agli abitanti dell’Alto Adige?

SEGNI: Questa domanda pone un problema diverso. Il Governo italiano si è sempre dichiarato contrario ad una revisione dello Statuto perché noi riteniamo che lo Statuto corrisponda all’articolo.

KREISKY: È questione d’interpretazione. Devo dirvi che in questo punto le nostre opinioni sono divergenti. Per quanto riguarda l’articolo 2, si parla di esercizio di poteri legislativi ed esecutivi dei quali non vengono poste limitazioni. Percinon vedo perché tale esercizio di poteri legislativi ed esecutivi e autonomi non possano essere dati nella stessa misura almeno di quelli che sono stati dati agli abitanti della Val d’Aosta. Ritengo che questo non richieda una revisione dell’Accordo.

SEGNI: Ritengo che questo richiederebbe una revisione costituzionale e dell’Accordo. L’art. 131 parla di Regione Trentino-Alto Adige; l’art. 132 dovrebbe essere rivisto perché la nuova Regione non avrebbe un milione di abitanti e lo Statuto è anche esso una legge costituzionale. Ad ogni modo noi, dal punto di vista pregiudiziale, riteniamo che l’Accordo sia stato eseguito.

Riteniamo che l’Accordo sul piano costituzionale sia stato eseguito; tuttavia possiamo esaminare se vi sono possibilità di agire al di fuori della modificazione della Costituzione [e] dell’Accordo.

KREISKY: Quello che voglio ancora chiarire è questo: non voglio pidiscutere né voglio negare che il progetto per l’autonomia della Provincia di Bolzano porterebbe a certi cambiamenti legislativi. Questo non voglio discuterlo. Sostengo perche il progetto di dare l’autonomia alla Provincia di Bolzano non richiede assolutamente una revisione dell’art. 2 dell’Accordo Gruber-De Gasperi. Quando si parla di potere legislativo autonomo, non si parla di alcuna limitazione a questo potere, che quindi potrebbe venire esteso fino a quello che viene dato alla Valle d’Aosta o al Trentino-Alto Adige; tutto ci ripeto, non richiede una revisione dell’Accordo.

SEGNI: C’è una questione d’interpretazione dell’Accordo, che avrebbe bisogno di giudici.

KREISKY: Ho già detto che io la contraddico molto mal volentieri ma deve sapere che debbo contraddirla; deve capire che non contraddico per divertirmi. Purtroppo spesse volte ho dovuto contraddire: questo è accaduto anche durante le trattative per il trattato di Stato, con gli amici americani, con Molotov. Comunque è mio compito di contraddirla ogni volta che sia necessario. Tutto questo per dirle che devo assolutamente contraddirla quando sostiene che questa è una questione giuridica mentre è solo una questione di discrezionalità politica.

Signor Ministro, mi rendo conto che questa è una questione che dal punto di vista della politica interna del suo Paese è molto difficoltosa. Sta a lei giudicare come risolverla e fin dove si possa andare nell’interpretazione dell’articolo 2. Penso che bisognerebbe raggiungere una soluzione in questo senso, soprattutto riguardo alle attribuzioni di poteri alle popolazioni della Provincia di Bolzano e per raggiungere una pace duratura. Naturalmente questa valutazione lei deve fare per giudicare quanto vorrete concedere e quanto rischiate; ma è una decisione che bisogna prendere. La Val d’Aosta è una Regione tre volte pipiccola della Provincia di Bolzano; se quindi avete costituito questa Regione della Valle d’Aosta, a maggior ragione potreste applicare lo stesso regolamento per le popolazioni della Provincia di Bolzano. Mi rendo perfettamente conto che questo crea difficoltà di politica interna, ma bisogna parlare chiaro ed è per questo che noi abbiamo esposto tutto dinnanzi a voi. Ripeto che non abbiamo nessuna riserva mentale per quanto riguarda gli ulteriori sviluppi. Ci spiace inoltre che i rappresentanti dell’Alto Adige non abbiano potuto prendere parte a questi colloqui. Comunque, per siamo consci che anche per la parte della popolazione italiana della Provincia di Bolzano sussistono determinate preoccupazioni da parte vostra. Siamo quindi pronti a discutere il problema visto anche dall’altro lato, cioè che sia garantita la popolazione di parte italiana della Provincia.

SEGNI: Per quanto la questione sia di importanza politica, tuttavia la divergenza esistente fra noi verte sull’interpretazione dell’art. 2 dell’Accordo. Noi riteniamo di avere, nel campo costituzionale, adempiuto a questo Accordo. Voi dite di no; è per tanto una questione di interpretazione della formula. Se ci sono esigenze politiche, se vi sono certi desideri delle popolazioni della Provincia di Bolzano, a queste possiamo venire incontro con altre disposizioni che siamo disposti a studiare, sempre peral di fuori della revisione delle leggi costituzionali. In quanto alla questione marginale della mancata presenza dei rappresentanti delle popolazioni alto atesine, questa Delegazione è espressione del Governo e non ne possono pertanto fare parte elementi estranei al Governo. Sono stati sentiti largamente i rappresentanti della Provincia di Bolzano di lingua tedesca e di lingua italiana; il Governo ha voluto sentire largamente le espressioni delle popolazioni della zona.

Seduta pomeridiana del 27 gennaio 1961, ore 17,45

SEGNI: Se lei permette, Signor Ministro, vedrdi riassumere il nostro punto di vista esposto stamane. Nella riunione di questa mattina le Delegazioni italiana e austriaca hanno esposto ampiamente il punto di vista rispettivo con chiarezza e franchezza.

Questo, indubbiamente, è un fatto positivo, come positivo, a nostro giudizio, è il riconoscimento che le divergenze tra Italia ed Austria concernono esclusivamente l’esecuzione dell’Accordo di Parigi del settembre 1946. Tale riconoscimento, d’altronde, è conforme alla risoluzione unanime adottata alle Nazioni Unite il 31 ottobre dello scorso anno.

La Delegazione italiana ha in particolare posto in evidenza che lo Statuto della Regione Trentino-Alto Adige corrisponde pienamente all’art. 2 dell’Accordo di Parigi. Di conseguenza – secondo me – non puessere oggetto di trattative una qualsiasi modificazione di tale Statuto.

Ogni proposta oltre questi limiti tenderebbe in realtà alla revisione dell’Accordo di Parigi. Questo la Delegazione italiana ha tenuto a dire con la massima chiarezza. Cipremesso, appare piproficuo e pigiusto esaminare concretamente e dettagliatamente i singoli problemi, per cercare se sia possibile risolverla con comune soddisfazione delle parti interessate mediante specifici provvedimenti italiani. Questo metodo mira a risolvere le attuali divergenze italo-austriache in modo tale che sia escluso in futuro un contrasto in materia fra i due Paesi.

Il raggiungimento di una intesa sulla base delle proposte italiane dovrà rappresentare la soluzione definitiva delle divergenze esistenti. Se da parte austriaca si è disposti ad avviare trattative in questo spirito, da parte italiana si è pronti ad esaminare i seguenti punti:

A) in materia delle deleghe di funzioni amministrative sulla base degli artt.13 e 14 dello Statuto della Regione Trentino-Alto Adige;

B) ulteriori misure per favorire maggiormente l’accesso di cittadini di lingua tedesca ai pubblici impieghi;

C) completamento delle norme sul bilinguismo;

D) altri eventuali provvedimenti, nel quadro dello Statuto regionale, in favore delle popolazioni di lingua tedesca della Provincia di Bolzano. Un approfondito lavoro su queste linee dovrebbe consentire il raggiungimento di una intesa auspicabile per tutti.

Mi auguro che la Delegazione austriaca condivida questi nostri propositi.

KREISKY: Sono riconoscente, Signor Ministro, per avere riassunto la discussione di stamane. Per quanto riguarda i primi due punti: che trattano elementi positivi, siamo d’accordo. Non condividiamo peril punto di vista italiano per la seconda parte del suo riassunto, poiché non viene incontro ai desideri austriaci. Devo premettere che, per quanto riguarda questa seconda parte, il modo di vedere austriaco è completamente diverso dal modo di vedere italiano, riguardo soprattutto all’interpretazione dell’art. 2. Infatti, secondo l’Italia, l’art. 2 è stato interamente adempiuto.

Ogni tentativo di andare piin là di quello che è stato già fatto non viene ammesso da parte italiana, cioè il tentativo di andare piin là di quello che è stato fatto finora per adempiere all’art. 2 viene considerato dall’Italia come un tentativo inteso al cambiamento dell’Accordo di Parigi. Secondo l’opinione austriaca, nella pratica, l’art. 2 non è stato adempiuto nel modo che la parte contraente austriaca al momento della stipulazione dell’Accordo aveva immaginato. Mi risulta che, secondo l’opinione austriaca, ogni cambiamento della situazione della Provincia di Bolzano non comporterebbe una revisione dell’Accordo e che, anzi, se si desse l’autonomia regionale alla Provincia di Bolzano, questo rappresenterebbe un adempimento dell’Accordo.

Persono completamente conscio del fatto che sarà molto difficile superare questi contrasti.

Mi sono stati proposti quattro punti che rappresentano il quadro delle eventuali concessioni da parte italiana, se ho ben capito. Sarebbe perpiutile, per una migliore comprensione di tali proposte, poterle avere dinnanzi a noi per studiarle bene. Non voglio quindi fare alcuna osservazione precipitata riguardo a questi quattro punti. Tengo pera sottolineare che da parte austriaca l’unica soluzione del problema che noi possiamo immaginarci, è che alla Provincia di Bolzano venga data l’autonomia regionale. Sono pronto domani mattina a fornire da parte nostra alcuni chiarimenti che si riferiscono appunto a tale progetto. In questa precisazione del nostro punto di vista abbiamo badato ad attenerci ai regolamenti già applicati nella Costituzione Italiana. Abbiamo cioè preso in considerazione i progetti di soluzione che già esistono, del resto, nella legislazione italiana.

SEGNI: Mi scusi il Ministro Kreisky, ma c’è una contraddizione in quello che egli dice. Se il punto di vista austriaco rimane quello già espresso, è inutile passare all’esame dei singoli punti. Tutta la questione è qui ed è stata già esaminata e non c’è altro da fare. Se c’è questa pregiudiziale, l’esame dei quattro punti diventa inutile.

KREISKY: Secondo me, comunque, è necessario che si esprima la nostra opinione su questi quattro punti.

SEGNI: D’altronde vorrei dire qualche parola sul fatto dell’applicazione del n. 2 dell’Accordo. Come ho già detto stamane, lo Statuto fu votato dalla Costituente. Lo Statuto non è un atto di governo, è un atto della Costituente, quindi, ampiamente e pubblicamente discusso. A questa discussione parteciparono anche dei rappresentanti delle popolazioni di lingua tedesca dell’Alto Adige, che non avevano deputati alla Costituente. Possiamo fornire tutti i documenti di questa larghissima partecipazione alla discussione. Quindi fu eseguita largamente la consultazione prevista dal 2° comma dell’art. 2; e in seguito a questa consultazione furono introdotte numerose modifiche al progetto di Statuto (come risulta anche da uno scritto del Dott. Ammon, pubblicato sul «Dolomiten» del 30 gennaio 1948) tutte a favore degli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano.

Gli stessi rappresentanti della SVP ed, inoltre, il rappresentante Foglietti del partito socialdemocratico di lingua tedesca rilasciarono, dopo l’approvazione dell’Assemblea Costituente, delle dichiarazioni di piena soddisfazione, senza riserva alcuna. Di queste dichiarazioni possiamo dare il testo. Esse furono rilasciate dal rappresentante della Volkspartei e dal rappresentante del partito socialdemocratico; non solo, ma anche parecchi anni dopo, lo stesso Dott. Magnago riconobbe, nel dicembre 1951, la conformità dello Statuto all’Accordo De Gasperi-Gruber ed il testo delle sue dichiarazioni fu citato alle Nazioni Unite. Ma noi non vogliamo insistere troppo su questo punto; per quanto è mio debito farlo osservare.

Se, successivamente, sono sorte delle difficoltà, è evidente che queste possono essere derivate dall’applicazione e dall’esecuzione dello Statuto, ma non certamente dallo Statuto in sé. Percinoi abbiamo cercato di conoscere, per il chiarimento del problema, le richieste specifiche che l’Austria presenti riguardo ai cittadini di lingua tedesca della Provincia di Bolzano. Noi cerchiamo di venire incontro per risolvere questi singoli problemi. Un esame pratico di questi punti si potrebbe fare specialmente tra esperti di questioni regionali, ma se rimane la vostra pregiudiziale, tale esame diventa inutile.

KREISKY: Purtroppo, anche qui abbiamo una divergenza nelle nostre opinioni. Io non contesto che nel 1948, prima dell’attuazione dello Statuto, da parte dei rappresentanti alto atesini si siano potute esprimere delle speranze, appunto per una buona attuazione di tale Statuto, ma, purtroppo, l’esperienza ha portato a deludere queste speranze. Qui è stato fatto anche il nome del Dott. Magnago citato del resto anche dall’ONU. Quello che egli disse allora non era altro che una espressione delle sue speranze, mentre oggi alla luce dell’esperienza cinon varrebbe pi Sostengo, inoltre, che limitarsi a parlare solo dello Statuto non ci porta avanti, non solo, ma sostengo anche che limitarsi nella discussione soltanto a quello che lei ha stabilito come oggetto di tale discussione, limiterebbe appunto la possibilità dei nostri scambi di opinione. Se la discussione si limita entro quello che lei ha delimitato come cornice della discussione stessa, cioè lo Statuto, allora ho timore che le trattative non potranno adempiere allo scopo prefisso.

SEGNI: Parlare di speranza sull’applicazione dello Statuto, quando nel 1951 erano già trascorsi tre anni e mezzo, non mi pare esatto. Il Dott. Magnago ha parlato quando questa esperienza era stata già fatta. D’altronde lo Statuto era di una tale chiarezza che si poteva giudicarlo immediatamente appena promulgato.

Questi 4 punti, da me elencati, se possiamo farli esaminare dai tecnici, sono certamente tali da eliminare quegli inconvenienti che sono stati segnalati. Noi abbiamo questa convinzione.

KREISKY: Mi spiace di dover di nuovo contestare quanto lei ha detto. Lei dice che la dichiarazione del Dott. Magnago è stata fatta tre anni e mezzo dopo; ma tre anni e mezzo non sono sufficienti per farsi un’idea chiara di tali misure; quindi potevano sussistere ancora delle speranze. Debbo dire che in quel periodo mancavano determinate norme di attuazione, e del resto a tutt’oggi mancano delle norme di attuazione dello Statuto speciale.

SEGNI: Esatto!

KREISKY: Per quanto riguarda le altre attività amministrative delle Regioni, le direttive dello Statuto e della Costituzione sono quanto mai generiche e le norme di attuazione mancano o sono incomplete.

SEGNI: Riconosco che mancano delle norme per l’attuazione dello Statuto. Non mancano solo per l’Alto Adige, purtroppo, ma mancano per tutte le Regioni; il che, bene inteso, non è una scusa, perdipende dal fatto che le norme di attuazione sono emanate sentita la Commissione paritetica, ed io so per esperienza che vi è enorme difficoltà a far lavorare questa Commissione paritetica che è composta di numero uguale di rappresentanti dello Stato e di rappresentanti della Regione. Chiedo scusa dell’interruzione.

KREISKY: Devo ripetere che le dichiarazioni contenute in certi documenti rappresentano l’espressione di determinate esperienze ed è, quindi, difficile giudicare come un dato di fatto, l’espressione di tali speranze per appoggiare le proprie argomentazioni. Inoltre per quanto riguarda la Commissione paritetica della Regione essa è composta di 8 membri di cui uno solo di parte alto atesina e gli altri 7 sono italiani, il che crea una disparità.

SEGNI: Come avevo detto, questi quattro punti – che noi abbiamo formulato e che si possono con un lavoro di analisi dettagliata studiare molto pia fondo – rappresentano proprio l’espressione della volontà di venire incontro a quegli inconvenienti che negli ultimi anni si sono manifestati.

KREISKY: Non mi nascondo, Signor Ministro, che noi siamo molto delusi sul punto di vista da lei ora esternato. Noi siamo dell’opinione che solo una valutazione senza pregiudizi sull’adempimento dell’art. 2, che noi qui intendiamo come creazione di una autonomia regionale, ci porterebbe finalmente a superare la difficile situazione in cui noi ormai ci troviamo da diversi anni. Per noi, la soluzione di questo problema puavvenire solo sulla via di una realizzazione dell’autonomia regionale. Una soluzione di un così importante problema non puessere data soltanto da questi 4 punti ora da lei proposti.

SEGNI: Riconosco che il Ministro Kreisky non è soddisfatto e non si vuole discostare dal suo punto di vista. Mentre noi abbiamo fatto notevoli passi avanti, il Ministro Kreisky è rimasto allo stesso punto. Noi abbiamo fatto una valutazione senza pregiudizi dell’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Mi sono anche preoccupato di sentire l’opinione di uomini non del mio partito che hanno partecipato alle trattative che condussero all’Accordo. È mia convinzione che l’art. 2 sia stato fatto proprio nella previsione di questa forma particolare di autonomia; altrimenti non si spiega la seconda parte dell’articolo.

Il Governo italiano ed io personalmente, abbiamo il massimo desiderio di arrivare ad una conclusione delle nostre conversazioni. Riteniamo di avere fatto dei passi notevoli per assicurare quelli che erano gli scopi della riunione. Potrei fare una lunga e forse superflua discussione su questo punto.

Ma ritengo mia convinzione – tratta dal testo e dalla viva testimonianza di coloro che, ed alcuni di questi vivono ancora, hanno partecipato alle trattative – che la nostra interpretazione dell’art. 2 risponda alla volontà degli stipulanti. Se il Ministro Kreisky vuole dei maggiori dettagli, in questo momento non potrei darli perché si tratta di questioni molto complesse. Possiamo darglieli prossimamente. Sono sicuro che l’esame di queste proposte da parte degli esperti a conoscenza dei problemi non solo economici ma anche giuridici e politici, porterebbe a rilevare la vera importanza delle proposte stesse.

KREISKY: Prego di scusarmi, Signor Ministro, se devo ancora una volta ripetere il nostro punto di vista. Vi prego anche di scusarmi se, nello sforzo di meglio chiarire il problema, mi servirdi una formulazione pidura, se così posso dire. Noi abbiamo l’impressione che nell’Alto Adige un grande, massiccio malcontento sussista da parte della grande maggioranza della popolazione, e cioè di un quarto di milione di persone. In quanto al grado di malcontento che sussiste nella Regione, ci sono delle divergenze di opinione. So che da parte italiana, non qui, ma da parte italiana spesso si cerca di interpretare questo malcontento attribuendolo solo ad alcuni fanatici e non alla maggioranza della popolazione. Tali dichiarazioni contrastano del resto con i risultati delle ultime elezioni regionali, nelle quali il partito STVP ha ottenuto una grande quantità di voti di fiducia. I rappresentanti del medesimo partito hanno proposto una soluzione del problema al Parlamento italiano, soluzione la quale si appoggia sull’art. 2 che ha come oggetto la realizzazione di una autonomia regionale. Possiamo trarre la conclusione che la stragrande maggioranza degli alto atesini desiderano ed auspicano una tale soluzione. Questi argomenti mi sembrano per lo meno altrettanto validi quanto l’affermazione che dei rappresentanti alto atesini abbiano allora espresso la speranza che lo Statuto di autonomia allora creato potesse portare alla soluzione del problema. Per levare ogni tono di asprezza alla discussione e per non fare dei rimproveri che potrebbero creare senso di amarezza, non accennerai motivi che hanno portato all’atteggiamento degli alto atesini. Una cosa perqui voglio espressamente chiarire e cioè che nell’Alto Adige vi è molta delusione perché non è stato mantenuto nemmeno quel poco che era stato promesso. Ora, come massima concessione possibile da parte italiana, ci vengono elencati quattro punti il cui contenuto è molto generico e non impegnativo nei nostri riguardi e che del resto non ci offre un’idea chiara di quello che viene promesso. Questi quattro punti riguardano: (segue la elencazione dei quattro punti proposti dal Ministro Segni). Persisto nel sostenere che l’unica soluzione è l’attuazione della autonomia regionale, e non posso nascondere che una compilazione così generica, come quella che è stata fatta, non ci sembra la base piadatta per portare a buon termine le nostre trattative. Inoltre debbo sostenere che una siffatta formulazione rappresenta ancor meno di quello che fu promesso e dichiarato come possibile da parte di Kessler che era un rappresentante del partito di maggioranza, e che non è stato ritenuto soddisfacente da parte della SVP.

SEGNI: I quattro punti, come ho detto, potrebbero essere dettagliati; se ne vedrebbe allora l’importanza. Ma incomincio a dubitare della possibilità di una discussione in cui c’è un punto pregiudiziale da parte dei rappresentanti austriaci. Il dettaglio mostrerebbe che certamente queste proposte non rimangono indietro a quelle di Kessler, il quale, del resto, non rappresentava affatto il Governo italiano. Ad ogni modo, qualunque estensione noi diamo alle nostre proposte, ci urtiamo sempre in una pregiudiziale. Noi non sosteniamo che il malcontento sia opera solo di alcuni fanatici; persosteniamo che se c’è questo malcontento questo non è giustificato. Potremmo fare una lunga discussione, esaminare i singoli punti, vedere come in certi casi la situazione sia proprio il rovescio di come è dipinta. Ritengo che perderemmo del tempo ed inutilmente; siamo disposti a farlo ma di fronte ad una pregiudiziale dalla quale non ci si è mossi di un passo, riteniamo inutile di continuare la discussione, KREISKY: Il fatto che da parte austriaca il progetto italiano sia stato dichiarato non soddisfacente come unico scopo delle trattative non significa che noi affrontiamo queste trattative con dei pregiudizi. Penso che a noi spetti lo stesso diritto che spetta alla parte italiana. La parte italiana ha fatto dei progetti, anche noi, quindi, siamo pronti domani a dare delle precisazioni di quello che noi pensiamo debba essere l’attuazione dell’art. 2. Stando così le cose, ammetto che un ulteriore prolungamento delle conversazioni potrebbe portare a risultati poco postivi.

SEGNI: Stasera ci vedremo a pranzo e possiamo vedere se è possibile un altro incontro per domani mattina. Oppure possiamo fissarlo fin da ora. Va bene per le 10 e mezzo?

KREISKY: Va bene. (La seduta termina alle ore 19).

Seduta del 28 gennaio 1961 nella Villa Comunale di Milano delle Delegazioni italiana ed austriaca, ore 11,15

KREISKY: Signor Ministro, mi sono rotto la testa su come poter giudicare in modo migliore sulla situazione in cui ci troviamo. Riassumendo, voglio dirle le seguenti cose: da parte italiana sono state fatte quattro proposte anzi piesattamente sono stati formulati quattro punti diversi. Noi, su questi quattro punti, abbiamo l’impressione che essi non siano adatti per cambiare la situazione della popolazione dell’Alto Adige a un punto tale da raggiungere una certa soddisfazione (adopera sempre il termine Stirol).

Da parte austriaca, durante questi colloqui, è stato detto che solo la concessione dell’autonomia alla Provincia di Bolzano, così come ci viene promessa dall’art. 2 dell’Accordo, è in grado di darci una soluzione soddisfacente. Su questo punto persi sono verificate delle essenziali divergenze di opinione tra le due Delegazioni.

Ripeto che è importante che venga appagato il nostro desiderio di un’autonomia dell’Alto Adige, e che venga appoggiata la proposta fatta dai rappresentanti parlamentari dell’Alto Adige.

Io penso che solo così si possa giungere a regolare in modo duraturo i rapporti di amicizia tra i nostri Paesi.

Debbo dire sinceramente che ho l’impressione che le nostre opinioni siano talmente divergenti, al punto che non posso immaginarmi come ora, qui, possiamo giungere a superare questo contrasto di opinioni.

Sono dell’opinione che, per non far fallire queste trattative, e credo che nessuna delle parti sia interessata a questo, la migliore soluzione sia che da ambedue le parti venga elaborato un comunicato in comune, che esprima apertamente e chiaramente le opinioni delle due parti. In questo modo rispondiamo soddisfacentemente ai desideri dell’opinione pubblica, esponendo loro quali sono le opinioni che qui noi abbiamo sostenuto.

La seconda proposta è questa: che ogni Delegazione presenti per iscritto le proposte fatte durante le trattative. Da parte nostra siamo pronti a fornirvi un documento che contenga la concretizzazione dei nostri desideri riguardo all’autonomia della Provincia di Bolzano e riguardo, in questo senso, all’applicazione dell’art. n. 2.

Per quello che riguarda la parte austriaca, sono pronto ad includere nel comunicato la dichiarazione che noi sottoporremo al Governo Federale austriaco sia sui quattro punti proposti da parte italiana, come pure un resoconto su come si sono svolte queste trattative.

Saremmo felici se da parte italiana si fosse pronti a procedere in uguale modo, cioè a stilare un resoconto da sottoporre appunto al nostro Governo insieme alle nostre proposte.

Penso che così si potrebbe giungere ad una ulteriore formulazione nel comunicato, nel senso che ambedue le Delegazioni o ambedue i Ministri come meglio preferisce, dopo aver stilato questo resoconto ai Governi, sono pronti ad esaminare per via diplomatica quando potrebbe aver luogo un nuovo incontro.

SEGNI: (Il Ministro Segni, dopo essersi fatto rileggere dall’Ambasciatore Stra-neo il primo punto, così replica):

Prendo atto che il Ministro Kreisky ha confermato integralmente il suo punto di partenza, cioè la richiesta della sostanziale proposta presentata in Parlamento dal Senatore Tinzl. Prendo atto ancora che queste rivendicazioni sono motivate su una interpretazione dell’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

La richiesta austriaca è come ho detto ieri inaccettabile da parte nostra. La constatazione fatta della inconciliabilità dei due punti di vista è una conseguenza del fatto che il Governo austriaco si è mantenuto fermo sulla sua posizione iniziale. In ogni modo, passando alle proposte del Ministro Kreisky, per quello che riguarda il comunicato, cerchiamo di farlo, e sarebbe meglio mettersi subito al lavoro per vedere come conviene farlo. Sugli altri punti, mentre si prepara il comunicato, rifletterper dare una risposta.

Proporrei, quindi, di designare un gruppo per incominciare a stendere uno schema di comunicato. Il Ministro Kreisky sarà tanto gentile di volermi concedere qualche minuto per poter riflettere.

Possiamo sospendere allora un momento, in modo da prendere fra noi i necessari accordi in quanto i comunicati sono sempre le cose pidifficili di tutte le trattative.

(La seduta viene ripresa alle ore 12,55)

SEGNI: La richiesta austriaca è in contrasto con la corretta interpretazionedell’art. 2 dell’Accordo. È pacifico che, secondo la prassi normale, i due Ministri riferiranno ai loro Governi sullo svolgimento dei lavori. Il tramite appropriato per l’invio di eventuali documenti è ormai rappresentato invece dalle normali vie diplomatiche.

Propongo, altresì, infine, che i due Ministri degli Esteri si riservino di esaminare in via diplomatica l’ulteriore azione da svolgere sulla base della risoluzione delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960.

Mi pare che, ormai, si possa procedere a stendere il comunicato.

KREISKY: Il fatto che lei accenna, Signor Ministro, e cioè che i rispettivi punti di vista si sono rivelati come inconciliabili, è un fatto indubbiamente incontestabile.

E questo che sto per dire naturalmente è secondo il punto di vista austriaco.

L’inconciliabilità dei nostri punti di vista si deve ricondurre al fatto che, da parte italiana, eccetto piccole concessioni in pidi quanto finora è stato fatto, non è stata fatta alcuna proposta che potrebbe portare ad un valido cambiamento per la situazione Alto Adige. Ripeto che, eccetto una generica formulazione contenuta nei quattro punti proposta da parte italiana, non è stato proposto nulla che potrebbe portare ad un vero miglioramento della situazione.

La seconda ragione di questa inconciliabilità dei punti di vista si deve ricondurre al fatto che da parte italiana si è decisamente rifiutato l’esame di proposte austriache che, non lo nego, potrebbero anche portare certe conseguenze in campo legislativo.

Secondo la sua opinione, Signor Ministro Segni, secondo l’opinione della parte italiana, l’interpretazione dell’art. 2 sarebbe in contrasto con l’Accordo De Gasperi-Gruber.

Questa, naturalmente, non è l’opinione della Delegazione austriaca. Noi vi abbiamo annunciato che vi avremmo fatto vedere un memorandum che rappresenta la concretizzazione di quello che noi consideriamo il vero adempimento dell’art. 2.

Ho questo documento dinnanzi a me e sono pronto a consegnarvelo. Tuttavia, se lei persiste a dire che tutto questo dovrebbe avvenire per via diplomatica, io accetterquesta decisione(3). Vorrei percomunicarvi almeno i punti essenziali delle nostre proposte.

Penso che questo è tanto pinecessario, tanto piche noi siamo dell’opinione che un ulteriore esame di questo documento, fatto magari non oggi ma in altro momento, potrebbe essere un’ottima base per ulteriori colloqui e per delle vere trattative.

Noi constatiamo ora che alla Provincia di Bolzano sono stati concessi determinati poteri legislativi ed amministrativi; questi pernon bastano per mantenere ed assicurare i caratteri etnici e lo sviluppo economico e culturale della popolazione di lingua tedesca. La Delegazione austriaca, in accordo con il senso e con la lettera dell’Accordo di Parigi, fa le seguenti proposte:

- per assicurare il carattere etnico: completa parificazione delle lingue italiana e tedesca nella vita pubblica; pieni poteri legislativi ed amministrativi nel campo scolastico, dell’istruzione e dell’educazione; regolamento del diritto di residenza in modo da assicurare nel campo economico-sociale garanzie agli abitanti di tutti i gruppi etnici della popolazione;

- per assicurare lo sviluppo economico: poteri legislativi ed amministrativi nel campo di agricoltura e delle foreste, commercio e credito, industria e turismo, sanità pubblica, assistenza sociale e beneficenza; regolamento della questione del collocamento della mano d’opera, dando naturalmente la precedenza agli interessi di tutta la popolazione domiciliata nella Provincia di Bolzano; occupazione dei posti pubblici, tenendo conto del rapporto proporzionale della popolazione per assicurare lo sviluppo culturale; poteri legislativi ed amministrativi in tutti i rami della vita culturale, assicurando in modo particolare gli interessi culturali dei gruppi di popolazione che vivono nella Provincia; poteri legislativi sulla organizzazione dell’Amministrazione pubblica direttamente ed indirettamente attraverso enti ed istituti in tutti i campi della competenza autonoma, così come sui comuni, compresi i segretari comunali; poteri in campo delle tasse e delle finanze proporzionati all’adempimento dei compiti dell’autonomia, non assoluta ma solo in relazione ai gruppi etnici; infine si deve garantire pienamente la protezione degli interessi etnici, culturali ed economici della popolazione italiana della Provincia di Bolzano.

Siamo d’accordo sul terzo punto da lei prospettato riguardante ulteriori comunicazioni, e cioè che debbono avvenire per via diplomatica per stabilire l’ulteriore modo di procedere.

SEGNI: Allora possiamo sospendere per fare stendere il comunicato(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, gennaio 1961.


2 La Delegazione italiana era composta dal Ministro Segni, dal Sottosegretario On. Russo, dal Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Straneo, dal Capo della Segreteria 10A della DGAP Ministro Betteloni e dal Capo di Gabinetto Ministro Sensi, ed era accompagnata dai giuristi professori Monaco, Sperduti e Capotorti. La composizione della Delegazione austriaca era la seguente: Ministro Kreisky, Sottosegretario Gschnitzer, Ambasciatore Waldheim, Consigliere di Legazione Koller. Ad essi si affiancavano tre deputati (Prinke, Winter e Zeillinger), due rappresentanti del Governo tirolese (Oberhammer e Zechtl) e due esperti (Ermacora e Stadlmayer).


3 Il testo delle proposte austriache venne consegnato da Waldheim a Guidotti il 1° febbraio, vedi D. 118. Per il documento contenente le ulteriori concessioni italiane vedi D. 134.


4Il testo del comunicato, diffuso la sera del 28 gennaio, è edito in Libro Verde 1961, D. 13.

116

IL MINISTRO DELL’INTERNO, SCELBA, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

L. personale urgentissima 52/1122. Roma, 28 gennaio 1961.

Caro Segni, in relazione alla tua del 24 c.m.3 circa i problemi dell’Alto Adige ti trasmetto l’unito appunto in cui è espresso il pensiero di questo Ministero in ordine alle questioni prospettatemi.

Cordiali saluti Scelba Allegato Appunto.

Nulla si ha da osservare sul criterio di:

- non consentire una discussione sul problema dell’autonomia della Provincia di Bolzano, e di studiare, invece, il modo di ampliare le deleghe legislative, ai sensi degli articoli 13 e 14 dello Statuto;

-completare le norme di attuazione sul bilinguismo.

Per quanto, invece, concerne l’ammissione ai pubblici uffici, pur concordando sull’opportunità che si possa agevolare l’assegnazione alle sedi della Provincia di Bolzano dei funzionari statali di lingua tedesca, sembra che tale agevolazione non possa costituire un diritto degli interessati, né tramutarsi, poi, in una condizione di inamovibilità, dovendo rimanere integre le potestà dell’Amministrazione, quali previste dallo Statuto del personale statale, ad esempio, in tema di trasferimento per gravi motivi di servizio.

Inoltre, l’assegnazione a posti nella Provincia di Bolzano del personale stesso non dovrebbe superare i limiti delle percentuali relative alla consistenza numerica dei gruppi linguistici.

Circa il fenomeno della minor percentuale di voti del SVP, che, secondo gli altoatesini di lingua tedesca, si sarebbe rivelato nelle ultime elezioni per effetto dell’accrescimento dell’elemento italiano, è anzitutto da precisare che i valori percentuali del SVP rispetto al totale dei voti dati a tutte le liste sono i seguenti:

nel 1956 64,4% (regionali)

nel 1958 60,8% (politiche)

nel 1960 63,9% (regionali)

I motivi delle oscillazioni percentuali non possono ascriversi a cause obiettivamente discriminabili, essendo dovuti a un concorso di fattori di ordine vario. tra questi, appaiono di maggiore evidenza i due seguenti:

a) la diversa entità delle nuove leve elettorali tedesche rispetto a quelle degli italiani elettori residenti nella Provincia, dipendente dalla diversità dei tassi di natalità e di mortalità, che, inerendo al «movimento naturale» della popolazione, non costituisce, ovviamente, un fenomeno di ordine politico o sul quale la politica possa avere una qualche influenza;

b) la maggiore frequenza alle urne, nelle elezioni del 1960, degli elettori di lingua italiana rispetto a quelli di lingua tedesca, nei confronti delle elezioni del 1956. Infatti, nei Comuni dove è prevalente l’elettorato italiano (Bolzano, Bressanone e Merano) la frequenza alle urne è passata dal 90,5% al 91,7% (+1,2%), mentre negli altri Comuni, dove è prevalente l’elettorato di lingua tedesca, l’aumento è stato di appena lo 0,4% (da 92,8% a 93,2%).

Per quanto concerne il movimento migratorio – in ordine al quale si vorrebbe ravvisare, da parte austriaca, una politica italiana di sopraffazione del gruppo di lingua tedesca – va precisato che, secondo i dati ufficiali riportati nel «Libro Bianco» edito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – che si trascrivono nel prospetto seguente – non solo non si è verificato, negli ultimi anni, un incremento nella immigrazione di elementi di lingua italiana in Provincia di Bolzano, ma si è avuto, per converso, un bilancio passivo del movimento migratorio interno, in quanto le emigrazioni dalla Provincia di Bolzano hanno superato le immigrazioni nella medesima:

Anno Immigrazione Emigrazione Eccedenza
1953 14.733 13.766 967
1954 11.248 11.535 -287
1955 9.790 9.696 94
1956 10.495 10.344 151
1957 10.110 10.606 -496
1958 10.142 10.842 -700
1959 10.984 11.375 -391
--------- --------- ---------
Totale 77.502 78.164 -662

1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, gennaio 1961.


2Annotazione di Betteloni sul documento: «Visto da S.E. il Ministro».


3Vedi D. 113, nota 2.

117

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ORTONA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 329/2292. New York, 1° febbraio 1961.

Oggetto: Alto Adige. Conversazione con Ambasciatore Matsch.

Riferimento: Mio telespresso n. 328/2283.

Come ho riferito nel mio telespresso sopracitato, a cose fatte e cioè il giorno successivo alla riunione della Sottocommissione per le prevenzioni delle discriminazioni e per la protezione delle minoranze, il Rappresentante austriaco Matsch, mi ha telefonato per qualificarmi l’iniziativa da lui presa nella riunione predetta. Su quanto da lui dettomi al riguardo, riferisco nel corso della comunicazione relativa a quella particolare iniziativa e citata in riferimento.

Ritengo opportuno aggiungere qualche altra notizia sulla nostra conversazione. Ho osservato a Matsch che tale sua iniziativa aveva dato luogo già a commenti sopratutto da parte di giornalisti italiani qui accreditati, perché essa, quale che fosse l’intenzione pio meno innocua che ne era alla base, non poteva essere isolata dal generale andamento della trattativa della questione Alto Adige. Tanto pipoi quando i delegati austriaci a Milano non avevano dimostrato alcuna minima intenzione conciliativa, mantenendo ferme quelle tesi che avevano invece dovuto ritirare nell’ambito Nazioni Unite solo pochi mesi fa. Ho aggiunto a Matsch che qualsiasi azione proveniente da parte austriaca allo scopo di puntualizzare problemi di minoranze in questo momento e in queste condizioni non poteva non suscitare attenzione e dar luogo a interpretazioni e considerazioni non favorevoli. Matsch nel ribadirmi, con i suoi abituali accenti distensionistici, gli scopi non offensivi della sua recente azione, mi ha poi detto che egli non aveva nutrito alcuna illusione che da Milano potesse derivare un qualche risultato positivo troppo distanti essendo le impostazioni delle due parti per quanto riguarda la interpretazione da darsi all’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Mi ha quindi accennato alla possibilità che vi sia un altro incontro a Salisburgo, notizia che egli mi ha detto risultargli da pubblicazioni della stampa viennese. Non aveva alcuna speranza che anche da questo incontro potesse conseguire qualche favorevole sviluppo. Dopodiché si sarebbe finito per dover sottomettere il problema ad altre istanze. E a questo punto Matsch mi ha vagamente accennato all’eventualità che si potesse far ricorso consensuale alla Corte dell’Aja per un giudizio su certi aspetti strettamente giuridici della questione, mentre gli altri aspetti pipolitici avrebbero potuto esser oggetto di arbitrato internazionale. Su tale singolare idea Matsch non ha ulteriormente elaborato, né ho potuto approfondire con lui il significato della sua allusione essendo la nostra una conversazione telefonica. Non potrei neppure dire con certezza se egli ha parlato in via personale, come egli ha affermato di fare durante tutta la conversazione o se tale allusione abbia qualche radice a Vienna. Neppure mi pare facile immaginare come si potrebbero separare gli aspetti giuridici e politici di uno stesso problema in modo tale da renderne possibile l’esame da parte di due istanze internazionali diverse. Sta di fatto perche Matsch, come certamente codesto Ministero ricorderà da passate occasioni, bene o male, volente o nolente, per inavvertenza o calcolo ci ha spesso fornito qualche indicazione che è poi stata confermata dagli eventi e comunque ci è stata di una qualche utilità4. È per questo che ho ritenuto opportuno avvertire subito codesto Ministero degli accenni soprariferiti fattimi dal collega austriaco, sui quali ovviamente non mancherdi tornare con lui nel modo e all’occasione piopportuni per scandagliare meglio il suo pensiero.

Sarei intanto grato per mia norma di farmi conoscere se con l’incontro di Milano è da considerarsi esaurita la prima fase della trattazione del problema quale raccomandato dal 1° paragrafo operativo della risoluzione dell’ONU o se realmente è da prevedersi un altro incontro a Salisburgo prima che abbia a contemplarsi la seconda fase del deferimento del problema stesso all’esame di un’altra istanza secondo il disposto del par. 2 della risoluzione predetta(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961.


2 Indirizzato per conoscenza all’Ambasciata a Vienna.


3 Telespr. 328/228 pari data, con il quale Ortona aveva riferito circa l’iniziativa di Matsch di sollecitare in sede ONU la ripresa di trattazione del problema della protezione delle minoranze attraverso la presentazione di un progetto di risoluzione alla Sottocommissione competente (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 16, fasc. Minoranze alle N.U.).


4 Annotazione di Grazzi a margine: «Mai!!».


5 Annotazione di Grazzi a margine: «Lo informeremo a suo tempo. Altrimenti spiffererà tutto al suo impagabile collega austriaco». Sul primo foglio del documento Grazzi annotava ancora: «Straneo. Non credi sia il caso di scrivere una lettera personale a Ortona?», «Ma perché Ortona conversa tanto?! Non si è accorto ancora che il signor Matsch lo sta facendo fesso da mesi?». Con L. 10A/246 del 10 febbraio Straneo rispondeva come segue: «Rispondo all’ultimo paragrafo del tuo telespresso n. 329/229 in data 1° corrente per dirti che non è esaurita la fase di negoziato bilaterale sul problema dell’Alto Adige quale raccomandato dal 1° paragrafo operativo della Risoluzione dell’ONU. Avrai d’altronde visto nel frattempo il nostro telespresso n. 10A/160/c. del 2 febbraio 1961 [vedi D. 119]. Posso aggiungerti che i due Governi sono d’accordo in linea di massima che un secondo incontro dei Ministri degli Affari Esteri abbia luogo a Klagenfurt, quando ne saranno poste le premesse. Quanto al tuo collega Matsch mi sembra che egli sia del medesimo stampo degli altri diplomatici austriaci. Sono tutti cortesi, apparentemente candidi e – strano a dirsi – sembrano tutti non condividere le opinioni ufficiali di Vienna!» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961).

118

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria(2). [Vienna, 1° febbraio 1961]3.

Die Vereinten Nationen haben in ihrer Resolution vom 31. Oktober 1960 den Sinn des terreichisch-italienischen Abkommens vom 5. September 1946 bestätigt, wonach dieser Vertrag dazu bestimmt ist, den deutschsprachigen Bewohnern der heutigen Provinz Bozen «eine vollkommene Rechtsgleichheit mit der italienischsprechenden Bevkerung innerhalb des Rahmens von speziellen Massnahmen zur Sicherung des eTHnischen Charakters und der kulturellen und wirtschaftlichen Entwicklung des deutschsprachigen Elementes zu gewährleisten».

Der Provinz Bozen wurden in Durchfrung des Pariser Abkommens gewisse Gesetzgebungs- und Verwaltungskompetenzen eingeräumt. Diese reichen jedoch zur Sicherung des eTHnischen Charakters sowie der kulturellen und wirtschaftlichen Entwicklung der Stiroler nicht aus.

Die terreichische Bundesregierung unterbreitet daher der italienischen Regierung in Übereinstimmung mit dem Inhalt und Sinn des Pariser Vertrages f weitere Verhandlungen folgende Vorschläge:

A Sicherung des eTHnischen Charakters

1. Vollständige Gleichberechtigung der deutschen und italienischen Sprache im fentlichen Leben.

2. Volle Gesetzgebung und Verwaltung auf dem Gebiete des Schul- und Erziehungswesens.

3. Regelung des Wohnsitzrechtes im Sinne einer Sicherung der wirtschaftlichen und sozialen Interessen der in der Provinz Bozen ansässigen Angehigen aller Bevkerungsgruppen.

Sicherung der wirtschaftlichen Entwicklung

1. Gesetzgebung und Verwaltung in Land- und Forstwirtschaft, Handel, Kreditwesen, Industrie, Fremdenverkehr, Gesundheitswesen, Sozialfsorge sowie fentliche Wohltätigkeit.

2. Regelung der Arbeitsvermittlung im Sinne des Vorranges der Interessen der in der Provinz Bozen ansässigen Bevkerung.

3. Besetzung der fentlichen Stellen unter Berksichtigung des Bevkerungsverhältnisses.

Sicherung der kulturellen Entwicklung Gesetzgebung und Verwaltung in allen Bereichen des kulturellen Lebens unter besonderer Berksichtigung der kulturellen Interessen der in der Provinz ansässigen Bevkerungsgruppen.

B Gesetzgebung er die Organisation der fentlichen Verwaltung (unmittelbar und mittelbar durch Kperschaften und Institute) auf allen Sachgebieten der autonomen Zuständigkeit sowie er Gemeinden einschliesslich deren Sekretäre.

C Eine der Erflung der autonomen Aufgaben der Provinz angemessene Steuer- und Finanzhoheit.

D Der Schutz der eTHnischen, wirtschaftlichen und kulturellen Interessen der italienischsprachigen Bevkerung in der Provinz Bozen ist in vollem Ausmass zu gewährleisten.

TRADUZIONE Le Nazioni Unite nella loro risoluzione del 31 ottobre 1960, hanno confermato il senso dell’Accordo italo-austriaco del 5 settembre 1946, secondo il quale detto Accordo è diretto a dare agli abitanti di lingua tedesca della attuale Provincia di Bolzano «la piena parità di diritti con la popolazione di lingua italiana entro la cornice di disposizioni speciali intese a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico dell’elemento di lingua tedesca».

In attuazione dell’Accordo di Parigi, alla Provincia di Bolzano sono state concesse certe competenze legislative ed amministrative. Queste, tuttavia, non sono sufficienti a garantire il carattere etnico nonché lo sviluppo economico e culturale dei sudtirolesi.

Pertanto il Governo austriaco sottopone al Governo italiano, per ulteriori trattative, le seguenti proposte in armonia col contenuto e col senso dell’Accordo di Parigi.

A Salvaguardia del carattere etnico

1. Completa equiparazione della lingua tedesca e di quella italiana nella vita pubblica.

2. Pieni poteri legislativi ed amministrativi nel campo scolastico ed educativo.

3. Disciplina del diritto di domicilio nel senso di una salvaguardia degli interessi economici e sociali degli appartenenti a tutti i gruppi di popolazione che risiedono in Provincia di Bolzano.

Salvaguardia dello sviluppo economico

1. Poteri legislativi e amministrativi nei settori dell’Agricoltura e foreste, Commercio, Credito, Industria, Turismo, Sanità, Assistenza sociale e pubblica beneficenza.

2. Disciplina del collocamento nel senso della precedenza degli interessi della popolazione residente nella Provincia di Bolzano.

3. Assegnazione dei pubblici impieghi tenendo conto della proporzione etnica («rapporto di popolazione»).

Salvaguardia dello sviluppo culturale Poteri legislativi ed amministrativi in tutti i settori della vita culturale con particolare considerazione per gli interessi culturali dei gruppi di popolazione residenti nella Provincia.

B Poteri legislativi in materia di organizzazione della pubblica amministrazione (esercitati indirettamente e direttamente mediante Enti ed Istituti) in tutti i settori della competenza autonoma, nonché per i Comuni, compresi i loro segretari.

C Adeguati poteri fiscali e finanziari per l’espletamento dei compiti autonomi della Provincia.

D La protezione degli interessi etnici, economici e culturali della popolazione di lingua italiana nella Provincia di Bolzano dovrà essere pienamente garantita.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961. Edito in Libro Verde 1961, D. 14.


2 Consegnato da Waldheim a Guidotti il 1° febbraio e da questi trasmesso a Roma con Telespr. segreto 646/228 del 2.


3 Il documento è privo di data, si riporta quella indicata nel Libro Verde 1961.

119

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, STRANEO, A TUTTE LE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE(1)

Telespr. 10A/160/c.2. Roma, 2 febbraio 1961.

Oggetto: Alto Adige. Incontro di Milano.

1. L’incontro di Milano fra i Ministri degli Esteri dell’Austria e dell’Italia(3) ha segnato un momento importante nello svolgimento della questione dell’Alto Adige.

Sembra pertanto opportuno precisare alle Rappresentanze come ad esso si sia arrivati e come esso si è svolto, onde metterle in grado di fornire le informazioni e le precisazioni che esse riterranno del caso.

2. Come si ricorderà, questo Ministero propose il 16 novembre 1960 con Nota verbale a questo Ambasciatore d’Austria(4) che venissero ripresi i negoziati bilaterali, secondo l’invito di cui al I paragrafo operativo della Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in data 31 ottobre 1960. In un colloquio a Parigi il 14 dicembre 1960 fra S.E. il Ministro e il Ministro degli Esteri austriaco(5), fu concordato che a tal fine avrebbe avuto luogo un incontro tra di loro, che fu in seguito fissato per il 27 e 28 gennaio a Milano.

Il Ministro Kreisky espresse la speranza che rappresentanti della popolazione di lingua tedesca facessero parte della delegazione italiana. Cinon era possibile, trattandosi di una delegazione puramente governativa. Ma il Governo italiano – di ciè stata data notizia al Ministro Kreisky – ha ampiamente consultato rappresentanti di tutte le popolazioni interessate. Ciha avuto luogo in occasione dell’accurata preparazione data dal Governo italiano all’incontro di Milano, mediante un esame approfondito della materia, e in particolare con lo studio di vari ed importanti provvedimenti di carattere giuridico atti a venire incontro ai desideri espressi dall’altra parte.

Da parte italiana, inoltre, non solo ci si astenne da ogni presa di posizione polemica ma, in vista di creare un’atmosfera favorevole allo svolgimento dei negoziati, si decise di togliere il divieto di ingresso nei riguardi del Segretario di Stato austriaco Prof. Gschnitzer, del Capo per il Tirolo del partito popolare austriaco Dott. Oberhammer e del Segretario Nazionale del Bergisel Bund Dott. Widmoser(6). Il comportamento dei tre interessati non era certo stato tale da far nutrire fiducia che in futuro essi si sarebbero astenuti da interferire in questioni interne italiane, ma cinonostante il Governo italiano decise di passare oltre onde dimostrare la sua buona volontà e rendere pifacile al Governo austriaco di affrontare la materia con obbiettività e senza pregiudiziali.

Da parte austriaca vi erano state invece parecchie manifestazioni di uomini politici e di stampa non adatte a facilitare tale esame, in quanto ribadivano posizioni estreme ed esigenze rigide e non motivate. Esempi vengono forniti nell’allegato A(7).

Inoltre, mentre S.E. il Ministro era accompagnato dal Sottosegretario di Stato On. Russo, da funzionari e da esperti, il Ministro Kreisky era accompagnato, oltre che dal Segretario di Stato Prof. Gschnitzer e da funzionari, anche da parlamentari dei partiti del Governo (Winter – Österreichische Volkspartei e Prinkl – Sozialistische Partei Österreich) ma anche del partito di destra che è all’opposizione (Zeillinger) nonché da Oberhammer, che è alla testa dell’agitazione tirolese, e da Zechtl, suo collega socialista nella Dieta di Innsbruck. L’estremismo anti-italiano era quindi rappresentato dai suoi esponenti piqualificati.

3. Nonostante tutto ci da parte italiana si voleva far credito al Governo austriaco. Ma invece nell’incontro di Milano la linea austriaca fu di estrema rigidità. Il Ministro Kreisky inizila sua esposizione sostenendo addirittura che la migliore soluzione sarebbe stata l’autodecisione, uscendo così sia dall’Accordo di Parigi che dalla Risoluzione dell’ONU. Egli aggiunse beninteso che, per realismo e come sacrificio in vista della tranquillità dei rapporti fra Stati europei, l’Austria non avrebbe insistito per tale soluzione ma si sarebbe accontentata di una soluzione reperibile entro la cornice dello Stato italiano e che «non sarebbe stata considerata come un passo verso ulteriori sviluppi»: formula di cui è ovvia l’ambiguità.

La soluzione richiesta dal Ministro Kreisky, come minimo irriducibile, era sempre quella di una nuova larghissima autonomia de jure per la Provincia di Bolzano, corrispondente in sostanza a quella risultante dal progetto di legge presentato al Parlamento italiano dal Senatore Tinzl ed altri nel 1958/59. Secondo tale progetto di legge costituzionale, la Regione Trentino-Alto Adige cesserebbe di esistere e la Provincia di Bolzano acquisterebbe competenze tali da farne quasi un organismo a sé stante, sia pure all’interno delle frontiere italiane.

Si ricorderà che la stessa richiesta fu avanzata nel primo progetto austriaco di risoluzione, presentato al Comitato speciale dell’Assemblea delle Nazioni Unite, progetto che l’Austria dovette ritirare a seguito dell’assoluta mancanza d’appoggio di terzi Paesi.

Va rilevato che da parte austriaca non è stato prospettato alcun concreto problema né motivata alcuna specifica lagnanza. Ci si è limitati a ripetere in ogni seduta la richiesta pregiudiziale e apodittica di questa vastissima nuova autonomia, per cui l’Alto Adige rimarrebbe sì in Italia ma non farebbe piin realtà parte integrante dell’Italia. Ciconferma che le singole lagnanze, per cui la propaganda austriaca mena tanto rumore, sono presentate solo a scopo polemico, ma che l’Austria si rifiuta di discuterne a fondo, in quanto ciporterebbe a un esame concreto della materia, tale da rendere evidente l’infondatezza della posizione austriaca.

4. Da parte italiana si pose in rilievo prima di tutto che questa ripresa dei negoziati si svolgeva a seguito ed entro i limiti della Risoluzione dell’ONU e riguardava quindi esclusivamente le divergenze circa l’esecuzione dell’Accordo di Parigi. Pertanto non si poteva discutere che sull’esecuzione e sulla interpretazione di tale accordo: non certo di una sua revisione. Si notava inoltre che, essendo stata l’unanime Risoluzione approvata dai due Governi, essa aveva un valore impegnativo sia per l’Austria che per l’Italia.

In vista di cil’Italia non poteva accettare l’impostazione che da parte austriaca si tentava di dare al negoziato. L’Italia ritiene infatti di avere adempiuto agli obblighi dell’Accordo di Parigi e che in particolare la Costituzione italiana e specificamente lo Statuto di autonomia regionale hanno dato esatta esecuzione all’art. 2 dell’Accordo di Parigi, che riguarda la concessione di poteri autonomi. Lo Statuto risponde alle intenzioni dei firmatari dell’Accordo: esso fu emanato dopo consultazione e con l’approvazione dei rappresentanti di lingua tedesca: esso attribuisce alla Provincia di Bolzano poteri di natura superiore a quelli previsti per Regioni ordinarie (per non parlare delle Province non autonome) e invece di tipo analogo a quelli delle Regioni a Statuto Speciale. In vista di cida parte italiana non si era disposti a discutere richieste che implicassero modifica della Costituzione o dello Statuto: poiché questi corrispondono all’Accordo di Parigi, il pretenderne una modifica equivarrebbe in realtà a proporre una revisione dell’Accordo.

Da parte italiana si era invece disposti a studiare, con ogni buona volontà e spirito di collaborazione, adeguati provvedimenti, che non richiederebbero modifiche costituzionali. Pur non riconoscendo in alcun modo che permanessero obblighi inadempiuti, da parte italiana si era così disposti a fare uso delle facoltà consentite dalla Costituzione per venire incontro ai desideri dell’altra parte. Tale offerta era fatta esclusivamente allo scopo di pervenire ad una soluzione definitiva della controversia con l’Austria e quindi sotto la condizione che, a seguito dei prospettati provvedimenti, da parte austriaca si voglia giungere al riconoscimento della completa esecuzione, data da parte italiana, all’Accordo di Parigi. S.E. il Ministro esemplificava i settori in cui tali provvedimenti potevano essere presi, ricordando: le possibilità di deleghe di funzioni amministrative, da parte dello Stato e della Regione, di cui agli art. 13 e 14 dello Statuto regionale; la complessa materia del bilinguismo; le misure atte a ulteriormente promuovere l’afflusso di cittadini di lingua tedesca nel pubblico impiego, mediante particolari condizioni di favore; in altri settori, provvidenze intese, ad esempio, ad appoggiare iniziative locali per lo sviluppo economico e culturale della zona.

La risposta italiana era così di assoluta chiarezza circa i limiti che la coscienza di aver adempiuto ai propri obblighi e l’ordinamento costituzionale ponevano all’azione del Governo italiano, ma al tempo stesso di costruttivo proposito di adoperarsi entro tali limiti per il raggiungimento di una intesa.

5. Il Ministro Kreisky si rifiuTDi discutere sulle linee prospettate dal Governo italiano e si limita ribadire la richiesta rigida di una nuova larghissima autonomia. Egli poi constatche la divergenza fra i due punti di vista risultava al momento insuperabile. S.E. il Ministro dovette, con rincrescimento, prendere atto di tale constatazione.

6. La linea austriaca di così evidente intransigenza non rispondeva, a quanto si è potuto arguire, al desiderio del Ministro Kreisky. Si è potuto notare infatti che egli, come i funzionari del suo seguito, hanno tentato di dare un’apparenza di maggiore flessibilità e ragionevolezza alla posizione austriaca. Con tale intento fin dalla prima riunione Kreisky preannuncila consegna di un documento, in cui sarebbero state precisate le competenze che da parte austriaca si riteneva dovessero essere date alla Provincia di Bolzano onde assicurare il raggiungimento dello scopo dell’Accordo di Parigi. Era evidente che si voleva, con una presentazione articolata e meno aprioristica, rendere meno appariscente il carattere di estremismo della posizione austriaca, la sua rigidità e la portata politica delle sue richieste, intese ad estraniare la Provincia di Bolzano dal resto dell’Italia.

Ma gli altri componenti della Delegazione austriaca, in particolare i tirolesi, non consentirono al Ministro Kreisky neanche tale apparenza di flessibilità, tanto che del documento annunciato venne fatto stato, mediante lettura di un sommario di esso, solamente alla fine del negoziato, quando il Ministro Kreisky aveva già constatato la inconciliabilità dei due punti di vista.

Inoltre le richieste così esposte sommariamente dal Ministro Kreisky non costituivano alcuna innovazione nella posizione austriaca, in quanto corrispondevano nella sostanza a quel progetto di legge Tinzl, cui la Delegazione austriaca aveva già fatto riferimento per identificare la estensione dell’autonomia da essa richiesta. La posizione austriaca così espressa rimane quindi quella già nota e che non pudar luogo a discussione, né la preannunciata consegna per via diplomatica del documento sopra accennato porterebbe alcun nuovo elemento al riguardo.

7. Con il rifiuto austriaco si chiuse quindi il negoziato, il cui andamento è rispecchiato con esattezza dal comunicato congiunto emesso al termine di esso (allegato B)8. In questo comunicato l’Austria ha dovuto riconoscere che la controversia riguarda l’esecuzione dell’Accordo di Parigi e in particolare l’interpretazione dell’art. 2. Cinonostante l’Austria ha fatto stato ancora una volta di richieste che non possono trovare una giustificazione o una motivazione nell’Accordo stesso.

In tale situazione l’Italia, conscia del suo buon diritto e dello sforzo di comprensione e di liberalità da essa compiuto, non puche attendere che una ulteriore meditazione induca il Governo austriaco ad adottare un punto di vista piconciliabile con l’Accordo di Parigi. Se ciavverrà il Governo italiano sarà pronto a riprendere l’esame della materia. In caso contrario bisognerà passare, secondo il paragrafo 2 della Risoluzione delle Nazioni Unite, alla ricerca di un mezzo di soluzione della controversia, adatto alla natura di essa, quale risulta e dalla Risoluzione dell’ONU e dal comunicato congiunto di Milano.

Il Ministro Kreisky, dopo l’incontro di Milano, ha prospettato in dichiarazioni alla stampa la possibilità di un nuovo incontro dei due Ministri, che dovrebbe aver luogo a Salisburgo. Ciegli ha fatto presumibilmente allo scopo di far apparire ancora in corso i negoziati e di mascherare così il vicolo cieco in cui la linea seguita ha portato il Governo austriaco. In realtà peral momento attuale non vi è da prevedere certo un nuovo incontro. Fin che da parte austriaca non ci si porrà concretamente e lealmente sul terreno della esecuzione dell’Accordo, non esisterà infatti una base di negoziato.

In ogni caso da parte italiana si confida che l’Austria vorrà evitare quanto possa inasprire la controversia stessa. Com’è noto, in Alto Adige già il 29 gennaio ha avuto luogo un attentato e sono stati distribuiti manifestini chiedenti l’autodecisione. Dichiarazioni rilasciate da membri della Delegazione austriaca dopo l’incontro (allegato C)7 non sono tali da favorire un esame sereno. Ma nonostante ci il Governo italiano non vuole trarre la conclusione che da parte austriaca si intenda uscire dai limiti doverosi di una controversia tra due Stati amanti della pace né, in particolare, dai limiti della Risoluzione delle Nazioni Unite.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, gennaio 1961.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza all’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio e, al Ministero, agli Uffici della Direzione Generale degli Affari Politici, al CEUR, ai Servizi ONU e NATO, alle Direzioni Generali degli Affari Economici, dell’Emigrazione e delle Relazioni Culturali e ai Servizi del Cerimoniale, del Contenzioso Diplomatico e Stampa.


3 Vedi D. 115.


4 Vedi D. 85.


5 Vedi D. 106.


6 Vedi D. 111.


7 Non pubblicato.


8 Edito in Libro Verde 1961, D. 13.

120

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 3461/292. Vienna, 3 febbraio 1961, ore 10,30 (perv. ore 11,30).

Oggetto: Alto Adige.

Mio telegramma 273.

Kreisky ha chiesto improvvisamente di vedermi ieri sera. Riferendosi a mia recente conversazione con Waldheim, mi ha pregato di far sapere a V.E. quanto segue:

1. Egli ritiene che incontro di Milano(4) sia stato soltanto prima fase di trattative che prevede lunghe e complesse. Nell’insuccesso iniziale di Milano non (dico non) vede motivo pretesto di rottura, malgrado questo sia vivo desiderio di tutti gli estremisti al di qua e al di là del Brennero.

2. Memorandum austriaco segna battuta iniziale nella nuova fase del negoziato. Contiene cioè richieste massime austriache, sulle quali si putrattare.

3. Egli prega di fargli avere memorandum italiano di cui fu data lettura a Milano, che si riserva di sottoporre al suo Governo. Se, come spera e crede, Governo austriaco riterrà che questo possa essere considerato sufficiente come punto di partenza per nuove trattative, egli si propone di suggerire nuovo incontro che potrebbe avere luogo a Salisburgo.

4. Nei futuri contatti si dovrà dire apertamente da una parte e dall’altra quali richieste siano accettabili e quali no. Soltanto dopo questo chiarimento si poTRà dire se accordo sia impossibile e trattative definitivamente fallite. Invio per corriere in partenza oggi (manca)5.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 Il telegramma reca in aggiunta la priorità «precedenza assoluta».


3 T. segreto urgentissimo 3200/27 del 1° febbraio (ibidem), con il quale Guidotti aveva riferitoessergli stato consegnato da Waldheim il documento con le richieste austriache (vedi D. 118), con l’assicurazione che era identico a quello letto da Kreisky a Milano e con la preghiera di fargli avere il documento italiano di cui era stata data lettura durante quello stesso incontro. Su una copia del telegramma Betteloni annotava: «Ho chiarito a Winspeare che non c’è un documento italiano» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961).


4Vedi D. 115.


5Quanto comunicato da Kreisky venne riferito telefonicamente da Guidotti a Grazzi, il quale ne informil Ministro degli Esteri (L. urgentissima Grazzi a Segni del 3 febbraio, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961).

121

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. riservato 672. Vienna, 3 febbraio 1961.

Signor Ministro, mi riferisco ai miei telegrammi n. 27 e n. 292.

La consegna del memorandum austriaco, che trasmetto a parte(3), pone un problema pratico ed immediato. Cosa dobbiamo fare, quale pue deve essere il nostro atteggiamento, dopo il fallimento della conferenza di Milano(4)?

Il problema è tanto piurgente in quanto da parte austriaca la linea di condotta è già fissata. Kreisky ha dichiarato alla televisione, e ha ripetuto ieri sera a me, che egli non considera affatto le trattative come fallite e conchiuse; che, anzi, ritiene che siano appena iniziate. A questa dichiarazione ha accompagnato due atti che vanno interpretati nello stesso contesto. Ci ha fatto avere il suo memorandum; e ci chiede il nostro, di cui fu data lettura a Milano.

Vorrei lasciare da parte, perché mi sembra oziosa, ogni discussione o speculazione sulla sincerità di questo atteggiamento. Kreisky è un uomo molto intelligente. Puveramente farsi illusioni, e credere che il filo spezzato a Milano possa essere riallacciato?

Piprobabile è che si sia accorto del gravissimo errore commesso. Evidentemente Kreisky era partito con un piano d’azione che pio meno corrispondeva a quello pivolte da me preannunciato, e in particolare con il rapporto n. 7089 del 15 dicembre u.s.5. Cioè: aprire con la richiesta formale dell’autonomia integrale per la Provincia di Bolzano; di fronte al rifiuto italiano, lasciar cadere la richiesta formale e presentare come base di discussione una serie di proposte circa il contenuto concreto dell’autonomia. Nella conversazione di ieri sera Kreisky ha riconosciuto che questo era il suo piano; ha negato per il che è caratteristico dell’uomo, di aver commesso uno sbaglio nell’esecuzione. Sostiene cioè di aver fatto chiaramente capire, sin dal pomeriggio di venerdì, che egli stava per fare proposte di contenuto, non di forma.

Ma in realtà, cosa è accaduto a Milano? Il piano non ha funzionato, cioè non ha funzionato al momento dovuto; e il tempo era, come sempre, parte essenziale della manovra. Probabilmente per riguardo agli estremisti che facevano parte della sua delegazione, Kreisky ha prolungato di troppo la prima fase. Si è tenuto immobile sulla richiesta dell’autonomia integrale per tutta la mattinata e il pomeriggio di venerdì; cioè, praticamente, per tutta la durata del negoziato attivo. Nella mattina di sabato, quando mancava oramai il tempo, e ancora pil’atmosfera, per raddrizzare la situazione, ha finalmente aperto la seconda fase della manovra. Ma l’ha fatto male e troppo tardi. Male, perché non ha, per quanto mi risulta, accompagnato il suo testo con un commento verbale che valesse a chiarire il trapasso dalla prima alla seconda fase. Cioè non ha dichiarato apertamente che abbandonava la richiesta formale e intendeva iniziare le trattative sulla base di proposte per una soluzione di contenuto. Inoltre la manovra, già difettosa nella sua concezione, è stata eseguita troppo tardi, quando cioè con l’ostinata immobilità mantenuta durante tutta la giornata di venerdì Kreisky aveva già provocato il fallimento dell’incontro.

Ora persi è accorto dell’errore, e corre ai ripari. Giunti a questo punto, la questione non è pidi sapere se le trattative possano essere salvate, se un accordo possa essere ancora concluso. Almeno per l’avvenire immediato l’unica questione è di sapere chi porterà di fronte all’opinione pubblica mondiale, e in ultima analisi, di fronte alle Nazioni Unite, la responsabilità del fallimento. Mi dispiace di parlare in modo così meschino, perché, mi creda V.E., non è questo il concetto che ho della diplomazia e della politica. Ma purtroppo, dopo l’insuccesso di Milano, il gioco tra Italia e Austria è diventato una partita all’«uomo nero». Kreisky, con le dichiarazioni fatte alla televisione e il documento che è stato trasmesso, cerca di rifilarlo a noi. Se ce lo teniamo abbiamo perduto la partita. Bisogna stare molto attenti a che non rimanga nelle nostre mani.

Ora, l’unico modo di evitarlo è di esaminare con animo sgombro da pregiudizi il documento che Kreisky ci rimette. Dirsubito la mia opinione: le proposte sono inaccettabili, ma il documento non è indiscutibile.

Naturalmente l’esame deve essere fatto con due criteri distinti. L’uno è quello interno; cioè cosa il Governo, nella situazione politica italiana attuale, pue non pufare. L’altro è quale effetto lo stesso documento pucreare sull’animo di una terza parte, sia questa l’opinione pubblica in genere, o l’ONU, o la Corte Internazionale dell’Aja, o un collegio arbitrale, o il Consiglio d’Europa, o qualunque altra istanza si possa immaginare.

Disgraziatamente i due criteri non coincidono affatto. È una ragione di piper fare uno sforzo serio e onesto per metterci al posto di chi guarda dal difuori. Per esempio, il Governo italiano ritiene impossibile di prendere qualsiasi misura che renda necessaria l’emanazione di una legge costituzionale. Questo è un criterio che ha se non altro il merito della chiarezza. Ha peril difetto capitale di essere incomunicabile all’esterno. Anzi, dobbiamo fare tutto il possibile per mascherarlo con altri argomenti che abbiano circolazione anche all’estero.

***

Se pisopra ho detto che le proposte, a mio modo di vedere, sono inaccettabili ma discutibili, è perché alcune appaiono richieste legittime; voglio dire giustificate, o dall’Accordo De Gasperi-Gruber, o dallo Statuto Regionale. Altre infine sono formulate in modo così vago che, per quanta certezza noi possiamo avere circa il loro contenuto concreto, il rifiutare di discuterne farebbe, per dirla in breve, una pessima impressione.

Esempi: piena equiparazione delle due lingue. È sanzionata esplicitamente dall’Accordo De Gasperi-Gruber, nel suo testo inglese. La traduzione italiana è fatta in modo da giustificare, almeno in parte, l’art. 84 dello Statuto; cioè che la lingua tedesca è soltanto lingua d’uso, e la sola ufficiale è la lingua italiana. Disgraziatamente soltanto il testo inglese fa fede. Conclusione: non possiamo rifiutarci di discutere, anche se in ultima analisi fossimo costretti a respingerla, una richiesta che è fondata così chiaramente sull’Accordo di Parigi.

Potere legislativo e amministrativo in materia di scuole e di «educazione». A parte l’equivoco dell’ultimo vocabolo, le due competenze sono assicurate nel modo piesplicito alla Provincia dall’art. 11 dello Statuto.

«Disciplina del diritto di residenza nel senso di una salvaguardia degli interessi sociali ed economici degli appartenenti a tutti i gruppi etnici residenti nella Provincia di Bolzano». Sappiamo benissimo cosa vuol dire, e cosa vuole, la Suedtiroler Volkspartei quando parla di disciplina ecc. Ma possiamo noi rifiutarci di discutere della «salvaguardia degli interessi sociali ed economici» ecc.? Mi sembra difficile, nel 1961, che un governo democratico possa farlo.

Prendiamo un altro e ultimo esempio: potere legislativo ed amministrativo in materia di agricoltura e foreste, del commercio, del credito ecc. Segue un lungo elenco di materie. Si tratta in sostanza di quelle stesse per le quali le due competenze spettano nell’ordinamento attuale alla Regione. Ora noi sappiamo già che il potere legislativo non puessere trasmesso alla Provincia di Bolzano senza una legge costituzionale, che non vogliamo né possiamo fare. Ma il potere amministrativo puessere delegato secondo l’articolo 14 dello Statuto; anzi lo dovrebbe essere «normalmente». Come possiamo noi respingere in blocco una proposta di cui dobbiamo riconoscere che la metà è giustificata? E così avanti. Per quasi tutti i singoli punti del documento austriaco esiste la possibilità di distinguere tra ciche possiamo e ciche non possiamo accettare.

So benissimo che una discussione di questo genere non è facile né comoda, e che sarà anzi molto difficile tirarcene fuori senza lasciare l’impressione che, per timidità, per spirito di centralismo, per nazionalismo, per eccessivo legalismo, abbiamo respinto alcune richieste austriache che, in sé, non avrebbero nulla di oltraggioso. Ma ancora peggio, a mio avviso, sarebbe di rifiutarne, in questo momento e in blocco, la discussione.

Se volevamo farlo bisognava, come io stesso avevo suggerito a Milano, allorché gli austriaci erano ancora fermi sulla posizione formale e intransigente, dichiarare che su questa base non avremmo mai potuto trattare; e che per trattare era necessaria una dichiarazione esplicita che la delegazione austriaca desisteva dalla sua richiesta di autonomia integrale. Questa dichiarazione Kreisky non avrebbe mai potuto darcela; e il negoziato si sarebbe rotto in un punto forse per noi pifavorevole.

Beninteso, la mia era una tattica di rottura. Credo perciche V.E. abbia fatto bene a non seguire il mio consiglio. Resta il fatto che quello era l’unico mezzo per sottrarci ad una discussione, che già allora appariva sterile ed aspra. Esigere una simile dichiarazione, ora che ci è stato consegnato il documento (né potevamo rifiutarci di accettarlo), sarebbe peggio ancora che respingerlo come indiscutibile.

***

Si noti che, se noi volessimo dichiarare chiuse le trattative e passare senz’altro alla discussione del par. 2 della Risoluzione approvata dall’ONU, non incontreremmo la minima difficoltà a farlo. Kreisky ha avuto indubbiamente un’approvazione di principio del suo Governo nel prendere la posizione che ha preso. Ma cinon toglie che la sua sia una posizione solitaria. Mi permetto di raccomandare un’attenta lettura del mio telespresso n. 633/221 del 1° febbraio(6), che è partito con il corriere di ieri e contiene un’analisi ragionata dei principali articoli pubblicati in questi giorni. Due giornali che stanno ai poli opposti, la «Neue Tageszeitung» che passa per l’organo di Raab e il «Neues Oesterreich», che non è di nessun partito ma decisamente a sinistra, sono stati concordi nel dichiarare che il fallimento di Milano era senza rimedio. Non parliamo poi della «Presse» e dei giornali di Innsbruck che sono giubilanti e trionfanti nel fare la stessa constatazione, e nell’attribuirne all’Italia l’unica colpa.

È evidente dunque che se decidessimo di non trattare, troveremmo dei potenti alleati, e non sarebbe davvero la prima volta, tra gli estremisti austriaci. È evidente anche che si faciliterebbe così il rapido ricorso all’Assemblea Generale dell’ONU, con proposte sempre piradicali. Questa è la meta alla quale vorrebbero condurci, per una ripida scorciatoia, gli Gschnitzer e gli Oberhammer. Ci si arriverà lo stesso, forse, ma se ci si deve arrivare, è meglio che sia per altra via.

***

Da qualunque parte si guardi al problema, si torna sempre al punto di partenza: trattare. Beninteso dichiarando che prendiamo le proposte austriache soltanto come base di discussione, e precisando, ancora una volta, i limiti della trattativa. I quali del resto sono, ironicamente, quegli stessi che per due volte, a New York e a Milano, gli austriaci sono stati costretti a riconoscere, nei termini stessi da noi prescelti.

Non vedo neppure inconvenienti seri ad accettare la procedura suggerita da Kreisky: trattativa per via diplomatica allo scopo di spianare la strada ad un nuovo incontro. Si dirà: questo è un mezzo sicuro per non arrivarci mai. È probabilmente vero; ma il nostro interesse, in questo scambio di idee, è di far risaltare l’area di accordo, piche quella di disaccordo.

***

Dicendo tutto questo ho beninteso sempre presente alla mente che quanto va succedendo in Alto Adige: le azioni dinamitarde (sarebbe perbene individuarne ed arrestarne gli autori), le controazioni delle autorità italiane, le manifestazioni nazionalistiche, potrebbero domani, o forse oggi stesso, spazzare via tutte queste considerazioni e rendere assolutamente vano e praticamente inattuabile ogni proposito di negoziato.

Questa è perun’ipotesi possibile, sì, ma catastrofica. Non è compito della diplomazia considerare la catastrofe come un elemento del gioco politico. Qualora tale ipotesi si verificasse, ne discenderebbero molte conseguenze, alcune imprevedibili, altre, invece, sin da ora prevedibili. tra queste ultime è che le cose all’ONU si metterebbero infinitamente peggio per noi; e tale previsione sarebbe talmente sicura da rendere piche problematica per noi la possibilità di ritornare una seconda volta a New York.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

Gastone Guidotti


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961.


2 Vedi D. 120.


3 Vedi D. 118.


4 Vedi D. 115.


5 Vedi D. 107


6 Non pubblicato.

122

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgente 3855/34. Vienna, 6 febbraio 1961, ore 19,56 (perv. ore 20,30).

Oggetto: Alto Adige.

Mio telegramma 29 e mio rapporto 672 del 3 febbraio(2).

Kreisky, tramite Waldheim, mi prega di trasmettere invito per nuovo incontro con V.E. allo scopo riprendere trattative che, a parere Governo austriaco, sono state interrotte ma non spezzate a Milano. Ministro propone che seconda conferenza abbia luogo a Salisburgo al pipresto, se possibile entro la seconda metà di febbraio.

Precisando che parlavo a titolo personale, ho obiettato che mi sembrava pericoloso, specialmente dopo Milano, affrontare un nuovo incontro senza una seria preparazione che avrebbe indubbiamente richiesto del tempo. Waldheim mi ha risposto che Ministro si rende conto di cie si riserva di formulare quanto prima proposte concrete per preparazione adeguata(3).


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza. 2 Vedi DD. 120 e 121. 3 Per la risposta vedi D. 126.

123

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO REGIONI(1)

Appunto. Roma, 6 febbraio 1961.

SPECIFICAZIONE DELLE PROPOSTE DI PROVVEDIMENTI AVANZATE DA PARTE ITALIANA ALLA DELEGAZIONE AUSTRIACA NELLE CONVERSAZIONI DEI GIORNI 27 E 28 GENNAIO 1961, IN MILANO(2)

A. Delega di funzioni amministrative ai sensi degli artt. 14 e 13 dello Statuto Verrebbe delegato dalla Regione alla Provincia l’esercizio delle funzioni amministrative sia attinenti alle leggi emanate dalla Regione, sia discendenti dall’intervenuto passaggio di poteri dallo Stato alla Regione mediante norme di attuazione nelle seguenti materie:

-Circoscrizioni comunali (come da art. 4, n. 3 e 7 dello Statuto).

-Viabilità, acquedotti e lavori pubblici d’interesse regionale (art. 4, n. 5 dello Statuto).

Le Provincie verrebbero chiamate ad esercitare le funzioni attinenti all’esecuzione delle opere che interessano il proprio territorio.

-Miniere, comprese le acque minerali e termali, cave e torbiere (art. 4, n. 6 dello Statuto e DPR 30 giugno 1951, n. 574 - articoli 29 e 87).

-Impianto e tenuta dei libri fondiari (art. 4, n. 7 dello Statuto e DPR 30 giugno 1951, n. 574 - artt. 45 e 46).

-Agricoltura, foreste e corpo forestale, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali (art. 4, n. 9 Statuto e DPR 30 giugno 1951, n. 574 - artt. 17, 18, 19 e 86).

-Alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna (art. 4, n. 10 dello Statuto).

-Caccia e pesca (art. 4, n. 11 dello Statuto e DPR 30 giugno 1951, n. 5763, art. 86).

-Assistenza sanitaria ed ospedaliera (art. 4, n. 12 dello Statuto e DPR 18 febbraio 1958, n. 307).

-Ordinamento delle camere di commercio (art. 4, n. 13 dello Statuto e DPR 30 giugno 1951, n. 574, artt. 23 e 25).

-Comunicazioni e trasporti di interesse regionale (art. 4, n. 14 dello Statuto).

Verrebbero esercitate dalle Provincie le attribuzioni attinenti a servizi che interessino soltanto l’ambito provinciale.

-Sviluppo della cooperazione e vigilanza sulle cooperative (art. 4, n. 15 dello Statuto).

-Contributi di miglioria in relazione ad opere pubbliche eseguite dalla Regione e dagli altri enti pubblici compresi nell’ambito del territorio regionale (art. 4, n. 16 dello Statuto).

Verrebbero delegate alle Provincie le competenze riguardanti le opere eseguite da enti pubblici operanti nell’ambito provinciale.

-Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (art. 5, n. 2 dello Statuto e DPR 26 gennaio 1959, n. 97).

-Incremento della produzione industriale e delle attività commerciali (art. 5,

n. 3 dello Statuto).

-Ordinamento degli enti di credito fondiario, di credito agrario, casse di risparmio e casse rurali, nonché delle aziende di credito a carattere regionale (art. 5, n. 4 dello Statuto e DPR 15 novembre 1952, n. 2592).

-Utilizzazione delle acque pubbliche (art. 5, n. 5 dello Statuto e DPR 30 giugno 1951, n. 574 - artt. 8, 9, 11, 14 e 16).

-Opere idrauliche della quarta e quinta categoria (art. 5, n. 7 dello Statuto).

-Opere di bonifica (art. 5, n. 8 dello Statuto e DPR 30 giugno 1951, n. 574, art. 17).

-Previdenza ed assicurazioni sociali (Casse mutue di malattie) (art. 6 dello Statuto).

Inoltre potrebbe essere studiata la possibilità di concedere ulteriori deleghe amministrative, in aggiunta a quelle disposte con leggi regionali già emanate, nelle seguenti materie:

-Espropriazioni per causa di pubblica utilità non riguardanti opere a carico dello Stato (art. 4, n. 4 dello Statuto - vedi Legge regionale 17 maggio 1956, n. 7).

-Servizi antincendi (art. 4, n. 8 dello Statuto - vedi Legge regionale 20 agosto 1954, n. 24).

-Turismo e Industrie alberghiere (art. 4, n. 17 dello Statuto e DPR 27 marzo 1952, n. 354 - vedi leggi regionali: 24 giugno 1957, n. 14; 5 maggio 1958, n. 10; 23 agosto 1958, n. 18; 1° dicembre 1958, n. 29).

Deleghe di funzioni amministrative dallo Stato alla Provincia, ai sensi dell’art. 13 dello Statuto:

a) Occupazione operaia ed uffici del lavoro. Potrebbe essere presa in considerazione la eventuale delega di talune funzioni del Ministero del Lavoro alla Provincia, in vista di rassicurare il gruppo di lingua tedesca circa l’ordinato e legale svolgimento delle attività amministrative in materia di disciplina del lavoro.

b) Segretari comunali. Verrebbero delegate alla Provincia di Bolzano alcune funzioni attualmente esercitate dal Ministero dell’Interno e dall’Autorità Governativa locale in materia di amministrazione dei ruoli dei Segretari comunali.

c) Amministrazione dei beni appartenenti al Demanio artistico dello Stato. Verrebbero delegate alla Provincia talune attribuzioni ora esercitate dal Ministero della Pubblica Istruzione e dai dipendenti organismi locali nei confronti dei beni appartenenti al Demanio artistico dello Stato, aventi un particolare significato per la storia e la tradizione locale.

d) Potrebbero essere poste allo studio altre eventuali deleghe su richiesta degli organi provinciali, in settori che possano rivestire un particolare interesse locale.

B. Ulteriori misure per favorire l’accesso ai pubblici impieghi dei cittadini di lingua tedesca

-Estensione dell’obbligatorietà della conoscenza della lingua tedesca per le assunzioni agli impieghi, anche statali, nella Provincia di Bolzano.

-Verrà esaminata, inoltre, la possibilità di istituire ruoli speciali locali per determinati settori della pubblica amministrazione.

C. Completamento delle norme sul bilinguismo

- Sarà perfezionata l’attuale disciplina sull’uso del tedesco, tenendosi anche conto di eventuali richieste intese ad assicurare la piena equiparazione nell’uso delle lingue italiana e tedesca in settori ai quali non risultassero applicabili le norme sul bilinguismo sinora emanate.

D. Altri eventuali provvedimenti nel quadro dello Statuto a favore della popolazione di lingua tedesca

- Completamento delle norme di attuazione, con particolare riguardo alle seguenti materie: pubblica istruzione; approvazione dei bilanci regionali ex art. 73 dello Statuto; opere pubbliche; opere di pronto soccorso; istituzioni culturali (biblioteche, accademie, istituti, musei).

- Sarà, inoltre, presa in considerazione la possibilità di integrare alcune delle norme di attuazione dello Statuto già emanate per tener conto di inconvenienti manifestatisi o di nuove esigenze emerse nell’applicazione finora ricevuta dalle norme stesse (esempio norme sulle case popolari; sull’uso della lingua tedesca; ed altre eventuali).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961.


2Vedi D. 115.


3Recte: 574.

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI SEGNI(1)

Appunto(2). Roma, 6 febbraio 1961.

OSSERVAZIONI(3) A

1. Mi pare dovuto in forza al punto 1° dell’Accordo De Gasperi-Gruber: credo si possa fare con legge ordinaria.

2. Nessuna Regione italiana ha finora poteri legislativi e amministrativi nel campo scolastico (in tutto il campo scolastico). Occorre una modifica dello Statuto.

3. È in contrasto con la Costituzione.

Salvaguardia dello sviluppo economico

1. Richiede una modifica dello Statuto: passano dalla Regione alle Provincie le competenze di cui all’art. 4 n. 9, 10, 12, 13, 17, art. 5 n. 2, 3, 4, 8 dello Statuto regionale (e forse anche altri numeri).

2. Occorre una legge nazionale.

3. È compreso nell’Accordo De Gasperi-Gruber: occorre una legge nazionale.

Salvaguardia sviluppo culturale

Occorre una modifica dello Statuto: trasferimento alle Provincie di poteri dalla Regione (sopratutto n. 1°, 2 dell’art. 4) e attribuzioni poteri dello Stato.

B Occorre una modifica allo Statuto, se si vuole attribuire alle Provincie competenza sui Segretari Comunali: si potrebbe forse fare una legge nazionale per i Comuni non di prima categoria.

C Nessuna Regione ha autonomi poteri di imposizione se non in limitatissima misura (vedi Statuto Sardegna e Sicilia).

In sostanza resta la Regione trentino Alto Adige, ma praticamente svuotata di contenuto; la Provincia inoltre chiede attribuzioni che sono oggi dello Stato.

Per valutare meglio le richieste occorre averne dei maggiori dettagli: intanto occorre dettagliare le nostre offerte.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961.


2Minuta autografa.


3Il documento fa riferimento alle proposte austriache del 1° febbraio (vedi D. 118.)

125

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, SEGRETERIA 10A(1)

Appunto 10A/195. Roma, 6 febbraio 1961.

Oggetto: Osservazioni sulle proposte austriache del 2 febbraio 19612.

A Salvaguardia del carattere etnico

1. Completa equiparazione della lingua tedesca e di quella italiana nella vita pubblica.

2. Pieni poteri legislativi ed amministrativi nel campo scolastico e educativo.

A meno che la richiesta non intenda proporre la qualificazione di lingua ufficiale anche per il tedesco (in tal caso occorrerebbe una modifica dell’attuale articolo 84 dello Statuto che dichiara ufficiale la sola lingua italiana), si puritenere che la richiesta, soprattutto con i recenti provvedimenti in materia di uso del tedesco, abbia già trovato soddisfacenti attuazioni salvo che dinanzi all’autorità giudiziaria. Tali disposizioni infatti assicurano in tutta la vita pubblica l’uso alternativo dell’italiano e del tedesco là dove è possibile e comunque l’uso congiunto delle due lingue in ogni altro caso.

Ove venissero proposti concreti settori ai quali non risultassero applicabili i predetti criteri di piena equiparazione della lingua, essi potrebbero venire esaminati per l’adozione di ulteriori norme ad integrazione di quelle vigenti.

Il progetto Tinzl (art. 10) prevede un uso alternativo delle due lingue molto piesteso di quello consentito dalla attuale regolamentazione a scapito dell’uso congiunto.

Eccetto che, come accennato, per la qualifica di lingua ufficiale, provvedimenti in questo settore non dovrebbero richiedere modifiche costituzionali, lo studio di essi rientrerebbe nel 2° settore della proposta italiana(3).

La Provincia di Bolzano usufruisce fin da ora di poteri legislativi di grado secondario nel campo scolastico e dei connessi poteri amministrativi. Va tuttavia osservato che i poteri previsti dalle norme relative allo Statuto (art. 12, 13, 15) non hanno finora potuto essere assunti dalla Provincia per mancanza di norme di attuazione che spetta allo Stato di promuovere. Il progetto Tinzl (art. 6 n. 8 ed 11) prevede una disciplina della materia scolatica non dissimile da quella attualmente prevista dallo Statuto, salvo la qualifica primaria ossia

3. Disciplina del diritto di domicilio nel senso di una salvaguardia degli interessi economici e sociali degli appartenenti a tutti i gruppi di popolazione che risiedono in Provincia di Bolzano.

esclusiva (anziché secondaria o concorrente) della potestà legislativa edamministrativa rivendicata.

Su questo argomento si punegoziare anche escludendo modifiche costituzionali.

La richiesta contrasta col diritto di libertà di domicilio sancita dall’articolo 16 della Costituzione.

Il progetto Tinzl (art. 6 n. 4) attribuisce alla Regione potestà legislativa primaria al riguardo.

Lo Statuto non si occupa della materia.

Limitazioni al negoziato derivano quindi piuttosto dalla Costituzione.

Salvaguardia dello sviluppo economico

1. Poteri legislativi ed amministrativi nei settori dell’Agricoltura e foreste, Commercio, Credito, Industria, Turismo, Sanità, Assistenza sociale e pubblica beneficenza.

2. Disciplina del collocamento nel senso della precedenza degli interessi della popolazione residente nella Provincia di Bolzano.

I settori in questione sono dall’attuale Statuto attribuiti alla Regione tren-tino-Alto Adige anziché alla Provincia. Per alcuni di essi (Turismo e in parte Commercio e Sanità) la Regione ha delegato l’esercizio dei poteri amministrativi alla Provincia. Analoga delega potrebbe essere concessa anche ai sensi dell’art. 14 dello Statuto per le rimanenti materie richieste (1° settore della proposta italiana: deleghe amministrative della Regione).

Il progetto Tinzl rivendica competenze legislative primarie ed esclusive per un insieme di 32 materie, tra le quali di particolare importanza la Pubblica Sicurezza, il ricordato diritto di residenza, la legislazione sociale, il censimento, contro un totale di 17 attualmente riservate alla Provincia.

Ogni nuova competenza legislativa della Provincia richiede una modifica dello Statuto.

La precedenza in campo generico è già prevista dalla vigente legislazione. Una limitazione del diritto al lavoro collegato al diritto di residenza risulterebbe in contrasto con i su ricordati principi costituzionali e del tutto incongrua, quando

3. Assegnazione dei pubblici impieghi tenendo conto della proporzione etnica («rapporto di popolazione»).

si vanno aprendo vari mercati europei del lavoro alla libera circolazione della mano d’opera.

Il progetto Tinzl rivendica alla Provincia pieni poteri legislativi ed amministrativi in materia di diritto al lavoro e di collocamento (art. 6 n. 28) e stabilisce (all’art. 5) il principio della «precedenza assoluta» nell’accesso a tutti gli impieghi pubblici degli originari della Provincia di Bolzano.

A parte la questione dei principi, la competenza per gli uffici di collocamento potrebbe rientrare nelle deleghe amministrative dello Stato alla Provincia, che l’art. 13 dello Statuto consente e che devono essere fatte con legge.

Le assunzioni alle dipendenze degli uffici dell’attuale Regione e della Provincia di Bolzano sono già regolate in base al criterio della proporzionalità. Nulla vieta che la Regione titolare di potestà legislativa in materia di ordinamento dei Comuni stabilisca con propria legge l’estensione del criterio anche per le assunzioni alle dipendenze delle amministrazioni comunali.

Il criterio proporzionale non è stato finora accolto per le assunzioni alle dipendenze dello Stato, perché non sembra conforme al principio dell’uguaglianza dei cittadini per l’assunzione per i pubblici impieghi sancito dalla Costituzione.

Il progetto Tinzl (art. 5, comma 4) prevede che «gli impieghi pubblici compresi quelli dell’ordine giudiziario devono essere conferiti secondo il rapporto etnico e devono rimanere occupati secondo tale rapporto».

In questo campo, che corrisponde al 3° settore della proposta italiana, la necessità o meno di modifiche costituzionali dipende dalla maggiore o minore ampiezza dei provvedimenti.

Salvaguardia dello sviluppo culturale Poteri legislativi ed amministrativi La Provincia gode fin da ora di pote-in tutti i settori della vita culturale con ri legislativi ed amministrativi di ordine particolare considerazione per gli inte-primario nei settori della vita culturale di ressi culturali dei gruppi di popolazione maggiore rilievo locale (art. 11 n. 4 ed al-residenti nella Provincia. tri dello Statuto), salvo le radiodiffusioni.

Si suppone che a una tale estensione miri la presente richiesta.

Il progetto Tinzl (art. 6 n. 5) conferma la richiesta per i settori già ora acquisiti alla competenza provinciale aggiungendo le stazioni radio e la televisione.

Anche in questa materia, che pucorrispondere ai settori 1° e 4° della proposta italiana, un aumento delle competenze legislative richiede una modifica dello Statuto, quello delle funzioni amministrative puaver luogo ai sensi degli art. 13 e 14 dello Statuto.

B Poteri legislativi in materia di organizzazione della pubblica amministrazione (esercitati indirettamente e direttamente mediante Enti e Istituti) in tutti i settori della competenza autonoma, nonché per i Comuni, compresi i loro Segretari.

L’attuale Statuto conferisce alla Regione poteri legislativi di carattere secondario in materia di ordinamento dei Comuni, mentre riserva ai Comuni stessi, salvo l’osservanza dei principi generali che potranno essere stabiliti da una legge regionale, l’ordinamento del personale dei Comuni.

La disciplina dell’organizzazione del funzionamento degli Enti Pubblici che esercitano la loro attività anche fuori della Regione, è riservata dallo Statuto allo Stato (art. 55).

Tali settori vengono ora rivendicati alla Provincia con l’aggiunta delle competenze in materia di Segretari Comunali, materia che l’attuale ordinamento giuridico nazionale esclude dall’ambito dell’ordinamento dei Comuni, essendo, come è noto, il Segretario Comunale funzionario dello Stato. Occorrerebbe una legge comunale.

Il progetto Tinzl (art. 6 n. 2) attribuisce alla Provincia competenze primarie sulla organizzazione di tutti gli Enti Pubblici locali e sull’ordinamento dei Segretari Comunali.

Adeguati poteri fiscali e finanziari per l’espletamento dei compiti autonomi della Provincia.

C D La protezione degli interessi etnici economici e culturali della popolazione di lingua italiana nella Provincia di Bolzano dovrà essere pienamente garantita.

L’attuale Statuto attribuisce poteri fiscali (art. 62 e seguenti) soltanto alla Regione. Esso assicura peraltro alla Provincia, per l’espletamento dei propri compiti autonomi, i necessari mezzi finanziari mediante devoluzione di aliquote di entrate erariali (art. 67, 68) e l’assegnazione da parte della Regione di una quota delle entrate tributarie regionali ad integrazione delle finanze provinciali.

Il progetto Tinzl prevede (art. 74) una generale potestà per la Provincia di imporre con legge tributi propri in armonia con i principi tributari dello Stato. All’articolo 35 indica undici diversi cespiti di entrata rivendicati alla Provincia.

Innovazioni sostanziali in questo campo sembrano richiedere modifiche costituzionali.

La dizione è piuttosto vaga. Se intende confermare il principio della non discriminazione verso i gruppi linguistici da parte della Provincia nell’esercizio dei suoi poteri legislativi ed amministrativi, l’enunciazione appare superflua. Se invece – come sembra piprobabile – essa intende affermare il principio (che del resto è enunciato nel progetto Tinzl, art. 4), secondo cui la Provincia, nell’adozione dei provvedimenti legislativi ed amministrativi di propria competenza, persegue il fine di curare gli interessi e di utilizzare i mezzi finanziari a disposizione separatamente per singoli gruppi linguistici, quasi a volerli tenere segregati l’uno dall’altro, una tale concezione dell’azione pubblica sarebbe completamente estranea ed incompatibile con l’ordinamento giuridico italiano. Nella genericità della dizione non è chiaro se qualcosa possa esser fatto senza modifiche costituzionali. Cirientrerebbe eventualmente nel 4° settore della proposta italiana.

Nell’insieme le richieste riprendono i punti salienti del progetto Tinzl.

Da un punto di vista formale, tuttavia, manca ogni accenno alla richiesta della costituzione della Provincia in Regione Autonoma con conseguente denominazione di Stirol, concessione di propria bandiera e stemma ecc.

Circa la sostanza dei poteri rivendicati, le nuove richieste non parlano di alcune competenze previste invece dal progetto Tinzl, quali: espropriazione per pubblica utilità; miniere e prodotti del sottosuolo; acque pubbliche; elettrodotti; comunicazioni e trasporti di interesse regionale; stazioni radio e televisione; servizi antincendi e protezione civile; cooperazione; statistica e censimenti della popolazione, ecc. Naturalmente nulla esclude che, nelle intenzioni austriache, le richieste formulate così genericamente comprendano anche tali specifiche competenze.

Certo – in confronto al progetto Tinzl – manca ogni accenno al settore della pubblica sicurezza.

Manca, altresì, l’enunciazione del principio del diritto dei gruppi ad essere amministrati, in taluni campi, separatamente a migliore salvaguardia degli interessi e del carattere di ciascun gruppo.

Non si menziona altresì:

- l’attribuzione alla Provincia della competenza a stabilire pene pecuniarie e restrittive della libertà (art. 8 del progetto Tinzl);

-la potestà del riconoscimento delle persone giuridiche (art. 7 ivi);

- la soppressione del controllo della Corte dei Conti e la sostituzione con una Commissione di coordinamento di emanazione locale;

- la soppressione della facoltà del rinvio per riesame delle leggi provinciali che l’attuale Statuto riserva al Governo;

- la richiesta del diritto di impugnativa delle leggi dello Stato a favore della Provincia;

- la costituzione di un demanio provinciale (che potrebbe essere implicita nella richiesta di poteri fiscali e finanziari);

- partecipazione del Presidente della Provincia alle sedute del Consiglio dei Ministri nelle quali si discutono provvedimenti di interesse provinciale;

-l’esercizio del potere legislativo diretto da parte del popolo mediante referendum.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961.


2 Recte: 1° febbraio, vedi D. 118. La data qui indicata è quella del telespresso con cui Guidotti trasmise il documento a Roma.


3 Si riferisce alle proposte avanzate a Milano, vedi D. 115.

126

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto 2210/19. Roma, 7 febbraio 1961, ore 23,30.

A suo telegramma n. 342.

Prego V.E. voler fare presente a Ministro Kreisky che prendo atto suo desiderio riprendere trattative. Al riguardo V.E. vorrà aggiungere:

1. È anche desiderio del Governo italiano riprendere negoziati interrotti a Milano su comma 1° Raccomandazione Nazioni Unite e cioè sulla applicazione dell’accordo di Parigi.

2. Perché nuovo incontro possa condurre a risultati concreti è pernecessario che esso sia convenientemente preparato. Data seconda metà febbraio mi sembra pertanto troppo ravvicinata.

3. V.E. vorrà specificare che stiamo studiando con molta attenzione il promemoria austriaco contenente le note richieste(3). In via preliminare osservo tuttavia che esse sono formulate con scarsa precisione, ciche ne rende pidifficile un apprezzamento.

4. Sarà mia cura fare pervenire a Ministro Kreisky promemoria contenente proposte italiane che nei colloqui di Milano furono soltanto accennate.

5. Circa il luogo della riunione, faccio presente che la città di Milano venne scelta da Kreisky stesso mentre da parte nostra era stata proposta Venezia. Aderii immediatamente al desiderio di Kreisky rendendomi conto che egli desiderava poter appoggiare i servizi tecnici della delegazione al Consolato austriaco. Per analoga ragione preferisco a Salisburgo Klagenfurt e confido che Kreisky non avrà difficoltà ad accettare la mia richiesta(4).


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 122.


3 Vedi D. 118.


4 Con T. segreto 4168/36 dell’8 febbraio Guidotti informava che Kreisky considerava la comunicazione ricevuta «positiva e soddisfacente» e si dichiarava disponibile ad incontrare Segni a Klagenfurt (Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza). Il successivo 21 febbraio Grazzi dava a Guidotti le seguenti indicazioni: «L’esame delle richieste austriache, di cui a documento 1° corrente, ha già posto in risalto che – a parte alcuni punti che sono per noi del tutto inaccettabili – esse sono formulate in maniera troppo generica per consentirci una chiara visione dei desideri austriaci. Sarebbe perciopportuno che civenissero inviati dettagli maggiori. È da osservare che il mutamento del Cancelliere austriaco – sia in sé, dato l’atteggiamento sempre tenuto in materia di Alto Adige da Raab, sia per le eventuali ulteriori conseguenze sulla composizione del Governo austriaco – costituisce un elemento di incertezza, non adatto a facilitare per il Governo italiano il prendere quelle decisioni cui esso è disposto in vista di risolvere consensualmente e una volta per sempre la questione. Sembra perciche la data del 10 marzo, ventilata per l’incontro di Klagenfurt, sarebbe troppo ravvicinata» (T. segreto 2985/22 per Vienna, ibidem).

127

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 6065/46. Vienna, 23 febbraio 1961, ore 13,22 (perv. ore 14).

Oggetto: Alto Adige.

Telegramma di V.E. 222.

Ho fatto ieri sera comunicazione di cui al telegramma surriferito. Waldheim mi ha assicurato che ne avrebbe oggi stesso informato suo Ministro.

A titolo personale egli ha osservato che anche Kreisky si rendeva ben conto che documento austriaco peccava di imprecisione. Bisogna pertener presente che esso era stato il prodotto di lunghissime discussioni svoltesi tra i membri delle Delegazioni a Milano, e prolungatesi fino alle tre del mattino. Ambiguità e genericità del documento sono pertanto da considerarsi come risultato inevitabile di un compromesso tra coloro che vogliono proseguire le trattative e coloro che vorrebbero troncarle sin da ora. Secondo Waldheim sarà difficile apportare molte precisazioni ad un documento cui unico scopo è di tenere aperta la porta alle trattative; redatto in modo picompleto e concreto la chiuderebbe. Meglio sarebbe andare a Klagenfurt al pipresto, e lì, dopo breve discussione, incaricare esperti dei due Paesi di esaminare richieste austriache e proposte italiane allo scopo definire area di possibile accordo. Ho fatto ampie riserve a tale procedura.

Lì a Milano, ha proseguito Waldheim, sarebbe stato impossibile per Kreisky inserire nel Memorandum una rinunzia formale all’autonomia de jure. Situazione rimane identica anche oggi, aggravata perdal fatto che nel frattempo atteggiamento altoatesini si è notevolmente irrigidito. Mentre tirolesi compresi Oberhammer e Gschnitzer dimostrano almeno comprensione per necessità procedurale e tattica di proseguire trattative, capi altoatesini insistono perché venga posta chiara alternativa al Governo italiano se sia disposto o meno concedere autonomia de jure; e in caso di risposta negativa vorrebbero che trattative fossero immediatamente dichiarate chiuse.

Anche mutamento Cancelliere e rimpasto Gabinetto cui ho fatto discretissimo cenno non muteranno nulla, assicura Waldheim, a tale posizione. Nella questione dell’Alto Adige Gorbach è come Raab un moderato; ma certo non pi piuttosto meno del suo predecessore (in questo giudizio concordo interamente).

Infine Waldheim mi ha rammentato che mentre nostra richiesta relativa a documento austriaco giunge soltanto oggi (ho perobiettato che insufficiente precisione era già stata fatta da me presente l’8 febbraio(3)) noi stessi abbiamo per i primi, di nostra iniziativa, assicurato che faremo pervenire promemoria con proposte italiane che nei colloqui di Milano erano state soltanto accennate (par. 4 del telegr. di V.E. 19)3, Governo austriaco rimane pertanto in attesa di queste comunicazioni(4).

Ho ritenuto utile riparlare, sebbene fatte a titolo personale, osservazioni Waldheim perché, per quanto riguarda giudizio su situazione generale, esse coincidono con nota pubblicata stamani da «Presse», sulla quale mi permetto di attirare attenzione di V.E. Nota, che è datata da Vienna, proviene evidentemente da ambienti tirolesi che fanno centro su Gschnitzer e Oberhammer; e accusa Italia di aver ripreso tattica dilazionatrice traendo pretesto da rimpasto Gabinetto austriaco.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 126, nota 4.


3 Vedi D. 126.


4 A questo proposito il Ministro Winspeare Guicciardi annotava: «L’Ambasciatore Vanni d’Archirafi telefona che l’Onorevole Presidente del Consiglio, in relazione al telegramma da Vienna n. 46, ha ricordato che è d’accordo con il Ministro Segni di non mandare agli austriaci alcun documento contenente nostre proposte, se prima da parte austriaca non vengano formulati piprecisamente i punti di vista di Vienna sulla questione» (Appunto del 24 febbraio, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, febbraio 1961).

128

IL CONSOLE GENERALE A INNSBRUCK, BELLIA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. riservato 1749/2122. Innsbruck, 1° marzo 1961.

Oggetto: Incontro a Innsbruck tra Kreisky, esponenti tirolesi e altoatesini in previsione ripresa trattative con l’Italia.

Da fonte attendibile mi vien confermato che i risultati dei colloqui fra Kreisky e gli esponenti politici del Tirolo e dell’Alto Adige corrispondono alle indiscrezioni pubblicate il giorno successivo dall’organo di Oberhammer «Tiroler Nachrichten», riferite con telespresso a parte(3). Si sarebbe infatti convenuto di non deflettere dalla richiesta dell’autonomia integrale per la sola Provincia di Bolzano, di far tutto il possibile per trascinare nuovamente l’Italia al tavolo delle trattative onde far risaltare, ove non venisse accolta la richiesta d’autonomia, il nuovo insuccesso di esse. Sarebbe così possibile all’Austria far constatare, all’interno e all’estero, l’inutilità di ulteriori negoziati. Si passerebbe poi alla seconda fase: agitare la questione altoatesina in campo internazionale proponendo rumorosamente quanto è previsto dalla risoluzione dell’ONU ma trascurando il ricorso alla Corte dell’Aja. Vale a dire tutto quanto poTRà difficilmente trovare consenziente l’Italia.

Ultimo obiettivo resterebbe naturalmente quello di ritornare alle Nazioni Unite. Ogni illusione sulla possibilità di un pielastico atteggiamento tirolese e della Volkspartei altoatesina sembrerebbe ingiustificata, secondo l’unanimità dei giudizi locali.

Per quanto riguarda Kreisky mi si afferma che nell’attuale momento egli non sarebbe in grado di assumere un atteggiamento decisamente contrario alla volontà dei tirolesi. La sua posizione, dato il grave malcontento che regnerebbe negli ambienti economici austriaci per l’adesione alla zona di libero scambio dell’Austria, della quale egli è ritenuto il maggior responsabile, non gli lascerebbe molte possibilità di reazione. Sarebbe inoltre imprudente da parte sua attirarsi l’aperta ostilità del Tirolo nell’imminenza del prossimo rimpasto ministeriale. E cianche perché lo stesso Gorbach e la direzione centrale della Volkspartei, secondo una valutazione locale, non potranno osteggiare seriamente e senza gravi conseguenze l’atteggiamento intransigente tirolese, sino a quando esso continuerà ad essere approvato dagli esponenti della Volkspartei altoatesina. Questi sarebbero pertanto gli arbitri della situazione.

Per giungere a tali risultati Kreisky, mi si dice, avrebbe anche potuto restarsene a Vienna. Egli avrebbe perdesiderato confrontare, ai fini di un migliore orientamento, l’opinione del suo Ambasciatore a Roma sugli atteggiamenti, le reazioni e le intenzioni del Governo e dei partiti italiani con quella degli altoatesini. Ma sopratutto avrebbe inteso rinnovare la dimostrazione del principio che l’Austria agisce secondo la volontà della parte interessata e non chiede nulla pidi quanto gli altoatesini ritengono indispensabile ad assicurare la loro esistenza etnica, culturale ed economica.

Forse egli ha anche voluto rendersi personalmente conto sul posto dell’aria che spira attualmente in Tirolo e le constatazioni fatte saranno quasi certamente valse a scoraggiare eventuali sue velleità deviazionistiche dall’impostazione della politica tirolese per l’Alto Adige.

In Tirolo infatti domina attualmente incontrastata la cricca di Oberhammer che si rimorchia il Landeshauptmann Tschiggfrey. Circa quest’ultimo, non sono pochi a rimproverargli debolezza ed incapacità ad assolvere in modo autorevole ed indipendente le sue funzioni.

Citrova anche conferma nel comunicato pubblicato il 27 febbraio dalle «Tiroler Nachrichten» sulla riunione tenuta ad Innsbruck il 25 u.s. dal direttivo della Volkspartei tirolese; quest’ultimo intende imporre chiaramente, al prossimo governo Gorbach, l’inamovibilità di Gschnitzer dall’attuale sua carica alla Ballhaus, dando mandato a Tschiggfrey ed Oberhammer di far valere nei confronti della direzione centrale del partito questa volontà del Tirolo.

L’intransigenza tirolese di cui ho riferito con telespresso n. 1214/135 del 7 febbraio 19614 sembra così ampiamente confermata.

Mai forse come in questo momento è apparso tanto evidente il parallelismo della situazione dei due partiti gemelli: SVP dell’Alto Adige ed OeVP del Tirolo. Nell’uno e nell’altro sono pochi uomini spregiudicati, decisi e prepotenti a dominare il loro partito e la regione e, ciche è pigrave, l’intesa tra loro sembra veramente forte e senza incrinature.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 26.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Telespr. 1713/209 del 28 febbraio, non pubblicato. I colloqui si erano svolti ad Innsbruck il 24 febbraio.


4 Non pubblicato.

129

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 12282. Vienna, 2 marzo 1961.

Signor Ministro, mi riferisco al mio telegramma n. 523.

Sappiamo ora che entro questa settimana Waldheim mi consegnerà un documento nel quale saranno «precisate» le richieste austriache, quelle stesse che furono sommariamente enunciate a Milano.

A rigor di logica sarebbe bene aspettare che arrivi il documento, e leggerlo attentamente, prima di discutere quali linee di azione rimangano aperte, e quali siano le pivantaggiose per noi. Ma il tempo stringe, sopratutto nel senso che occorre evitare mosse affrettate; e in pratica dubito molto che il documento ci porti novità sensazionali. Poiché abbiamo chiesto delle precisazioni, queste ci vengono fornite. Sono state prese sotto dettatura da Kreisky e da Gschnitzer alla recente riunione di Innsbruck(4), nella quale dominavano di gran lunga i radicali, dalle due parti della frontiera. Sarà dunque un codice enciclopedico di tutte le escogitabili autonomie (e in modo particolare di quelle fissate nel noto progetto di legge presentato dai deputati altoatesini); mancherà soltanto, se dobbiamo credere a Waldheim, l’esplicita richiesta di sciogliere la Regione Trentino-Alto Adige e di costituire la Provincia di Bolzano in Regione autonoma(5).

Commentando il primo documento austriaco, quello che venne letto a Milano, e fu consegnato a me pochi giorni dopo(6), osservavo che le richieste erano inaccettabili ma non indiscutibili(7). Il nuovo documento, appunto perché sarà pipreciso, sarà certamente ancor piinaccettabile; in dubbio è soltanto se rimanga ancora discutibile. Ci possiamo cioè trovare, anzi con ogni probabilità ci troveremo, in una situazione nella quale dovremo decidere se respingere in blocco le proposte austriache perché troppo chiaramente inaccettabili – il che vorrebbe dire chiudere la porta alle trattative; oppure indicare quali sono discutibili e quali no – il che vorrebbe dire lasciarla socchiusa; oppure, infine, se non ci convenga eludere il dilemma e, rovesciando la situazione, a nostra volta proporne noi uno agli austriaci che sia altrettanto, e pi sgradevole di quello nel quale vorrebbero costringerci. Dico subito che personalmente sono in favore di questa terza alternativa.

Perché confesso che non mi posso sottrarre alla impressione che sino ad oggi non abbiamo sfruttato pienamente le molte, ed evidenti, debolezze della posizione austriaca. Per quanto il Governo italiano, nella questione dell’Alto Adige, possa sentirsi legato da mille impacci di politica interna, stiamo pur sicuri che il Governo austriaco lo è molto di pi Di conseguenza la sua posizione è pirigida della nostra, dunque piimmobile; e questo è difetto grave in chi deve andare all’attacco.

Ora, sta di fatto che, per un insieme di circostanze, curiosamente dovute ad errori austriaci, non nostri, e alla loro tempestiva rettifica, è l’altra parte che ha mantenuto, anche in questa fase, l’iniziativa. Il che puriscontrarsi, anche dal di fuori, nel fatto che all’incontro di Klagenfurt, se ci sarà, se ci poTRà essere, andremo su invito austriaco. Mi sembra che in avvenire dobbiamo stabilire i nostri programmi in modo da togliere, o almeno da guastare, questo piacere agli austriaci.

***

La prima domanda alla quale dobbiamo rispondere è se ci convenga respingere preliminarmente le richieste austriache, oppure accettare di discuterne.

A me sembra che non ci convenga di fare né l’uno né l’altro. Respingerle vorrebbe dire troncare, di nostra iniziativa, le trattative, prima ancora che siano realmente cominciate. Di fronte all’ONU, che ha invitato le due parti a trattare, saremmo noi a trovarci in colpa. Ci sono in diplomazia delle situazioni curiose in cui due avversari, che pure stanno ai poli opposti su ogni punto del problema che li divide, tuttavia hanno interesse a prendere la stessa, identica posizione. Come si è visto subito dopo Milano, Austria e Italia, in disaccordo su tutta la linea, sono perd’accordo nel mantenere in vita le trattative, o per meglio dire nel far sì che la responsabilità della rottura non ricada troppo chiaramente sul proprio Governo. Credo che la situazione, anche oggi, non sia cambiata.

D’altra parte impegnarsi in una discussione sulla base delle proposte austriache puessere molto pericoloso. Pericoloso sopratutto a causa del loro carattere clandestino e larvato. Perché in realtà gli austriaci non si sono mossi di un millimetro dalla loro posizione di intransigenza assoluta, che consiste nel chiedere l’autonomia integrale per la Provincia di Bolzano. Ma lasciando cadere la richiesta dell’autonomia formale, fanno finta di aver fatto un grande passo in avanti sulla strada del compromesso. Quello che ora ci chiedono non si chiama piautonomia integrale. Porta un altro nome, anzi molti altri diversi, innocenti nomi a seconda dell’argomento; bilinguismo, proporzione etnica negli impieghi statali, edilizia popolare e, sopratutto, autonomia legislativa. Ora, la distanza che separa il potere legislativo da quello esecutivo è piccola nella sostanza e nella pratica, visto che si tratta di materie prevalentemente, o in apparenza, tecniche; ma è invalicabile nella forma. Percidobbiamo cercare una piattaforma che sia meno insidiosa per noi. Altrimenti non sarà facile far capire agli stranieri per quale sottile ragione siamo disposti ad arrivare sino a un certo punto, ma non un pochino pilontano.

In realtà, tra respingere preliminarmente le richieste austriache oppure accettare di discuterle come sono, c’è una terza posizione intermedia. Noi abbiamo promesso di presentare a nostra volta un documento che precisi le concessioni accennate nel memorandum letto a Milano. A questo obbligo spontaneamente assunto (e sarebbe stato difficile non farlo) non credo che convenga pisottrarci. Dovremmo pertanto rispondere agli austriaci: «Abbiamo esaminato il vostro documento, eccovi ora il nostro. Esso contiene tutte le concessioni che il Governo italiano sarebbe disposto a fare se, ad accordo concluso, il Governo austriaco dichiarerà che la questione dell’Alto Adige è chiusa per sempre. Sta ora a voi, austriaci, di dire se le nostre posizioni sono abbastanza ravvicinate alle vostre per rendere utile quella discussione alla quale, per parte nostra, siamo pronti». Non una parola di commento sulle loro richieste. Sono gli austriaci che ci chiedono qualcosa, noi che offriamo; spetta a loro di decidere se le nostre offerte siano sufficienti per riprendere il negoziato.

Questo naturalmente non è che lo schema della risposta. L’efficacia della manovra dipende in modo decisivo da quello che avremo messo nel nostro memorandum. E su questo punto rimango dell’opinione che, sin dal principio, ho sempre avuto; cioè che ci convenga, sia per ragioni interne che per ragioni internazionali, di essere quanto pilarghi è possibile. Senza prendere impegni precisi, né sull’insieme né sul dettaglio, dovremmo tuttavia indicare una per una quelle misure che eventualmente saremmo disposti a discutere. La materia è la stessa di quella indicata nei quattro punti enunciati da V.E. a Milano. Ma, poiché si tratta di precisazioni che abbiamo spontaneamente offerte, dovremo naturalmente fornire dei dettagli che allora non furono forniti.

Quali? C’è uno studio preparato dalla Presidenza del Consiglio prima dell’incontro, nel quale sono elencate e discusse le varie misure che si potrebbero prendere. Discussione e commenti sono per uso interno. Ma l’elenco potrebbe servire di piattaforma alla nostra posizione.

I vantaggi sono a mio modo di vedere evidenti. Non poniamo pregiudiziali di sorta. Non entriamo subito in una discussione delle richieste austriache, delle quali altrimenti dovremmo dire senz’altro che sono al novanta se non al cento per cento inaccettabili. Presentiamo un complesso imponente di materie sulle quali l’Italia è pronta a discutere. Lasciamo aperta la via ad un nuovo negoziato. E per contro lasciamo per intero agli austriaci la responsabilità di dichiarare che non ne vogliono sapere.

Posso garantire a V.E. che una manovra di questo genere li metterebbe in grosse difficoltà. A sostenere l’opportunità di continuare le trattative Kreisky è praticamente solo. Gli altri lo seguono a malincuore soltanto perché riconoscono la sua superiore abilità e intelligenza. Si affidano a lui come un cliente cupido e violento si affida all’avvocato che gli dà a caro prezzo consigli irritanti, ma suasivi, di moderazione. E del resto quanto egli stesso sia malfermo, come sua disposizione interiore, sulle posizioni liberali che pubblicamente assume, basterebbe a dimostrare l’intervista allo «Spiegel» (mio telegramma n. 42)8; nella quale il Ministro ha parlato, non come Kreisky, forse neppure come Gschnitzer, ma come Oberhammer.

Si pudunque essere sicuri che la nostra risposta solleverà un alto e generale clamore. Coloro che non vogliono neppure l’autonomia, ma sognano l’annessione, reclameranno la rottura immediata delle trattative. È quanto di meglio ci potremo augurare. Kreisky vedrà il pericolo, e si darà molto daffare per convincere i suoi rozzi clienti che il momento non è ancora venuto per buttare tutto per aria. È dubbio che ci riesca.

***

Ma ammettiamo pure che ci riesca, che la risposta austriaca sia positiva, che Kreisky confermi l’invito a Klagenfurt. Il problema si trasferirebbe geograficamente, attorno ad un tavolo di negoziato. Le posizioni fondamentali rimarrebbero le stesse, ma diversi i punti di riferimento.

A Klagenfurt tutto dovrebbe essere regolato come un meccanismo di orologio. Dovremmo evitare ad ogni costo quella futile e paralizzante battaglia frontale delle due delegazioni al completo che si è avuta a Milano. In una pubblica parata di quel genere ogni manovra è impossibile; l’immobilità degli austriaci determina anche la nostra, e ci fa perdere quei vantaggi che la nostra relativa maggiore elasticità dovrebbe assicurarci. V.E. potrebbe percidichiarare all’inizio della conferenza che, avendo gli austriaci accettato di confrontare i due punti di vista, il nostro e il loro, si entra ormai in una fase di discussione concreta di singole materie. Questa discussione ha da svolgersi su due piani, prima su quello politico, in una riunione dei due Ministri assistiti soltanto dai loro consiglieri diretti; in un secondo tempo, quando l’esame politico avesse dato risultati positivi, tra esperti.

Ora, sin dalle prime battute, già nella riunione tra i due Ministri, dovremmo far valere il nostro punto di vista. Cioè noi non possiamo accettare il concetto dell’autonomia integrale perché oltrepassa lo spirito e la lettera dell’Accordo De Gasperi-Gruber, e perché, proposto dalla Delegazione austriaca a New York, fu respinto dall’Assemblea Generale unanime. E naturalmente non l’accettiamo, tanto nei suoi termini formali quanto in quelli sostanziali. Non vediamo cioè nessuna differenza tra la richiesta di un’autonomia formale e la richiesta di tante singole autonomie che, sommate insieme, danno lo stesso totale della prima. Perciuna trattativa puaver luogo soltanto a condizione che il Governo austriaco abbandoni decisamente la piattaforma dell’autonomia integrale, e che ne dia la prova dichiarandosi disposto a discutere le nostre proposte.

In un certo senso si ripeterebbe in questa seconda fase la situazione della prima: soltanto la nostra manovra, appunto perché siamo passati ad una fase successiva, si spinge piaddentro. Gli austriaci verrebbero a trovarsi ancora piprofondamente presi nelle morse dello stesso dilemma. Per liberarsene dovrebbero ripudiare il principio dell’autonomia integrale – e questo assicuro V.E. che nessun Governo austriaco pufarlo in questo momento.

Si obietterà che dal punto di vista austriaco la situazione puessere anche rovesciata. Cioè possono essere gli austriaci a porci innanzi al dilemma se siamo disposti o meno ad accordare certi poteri autonomi alla Provincia di Bolzano, in particolare l’autonomia legislativa per certe materie. Indubbiamente questa possibilità esiste. Sta a noi di non lasciarci trascinare su quel terreno. È proprio per questa ragione che poco pisopra dicevo che la nostra condotta a Klagenfurt, se ci si arriva, dovrà essere «montata» con l’esattezza di un meccanismo di orologio. Se persiamo noi a parlare per primi, se manteniamo fermi i punti di riferimento, se nonostante le capriole di Kreisky torniamo costantemente ad essi, ritengo che dovremmo poter prendere e mantenere noi l’iniziativa.

Dovremo cioè manovrare in modo da arrivare a una rottura sulle seguenti posizioni rispettive. L’Austria dichiara di non poter abbandonare la richiesta dell’autonomia integrale. E con questo dà la prova di non aver fatto il minimo sforzo per assicurare il successo di quelle trattative che erano state raccomandate dall’Assemblea Generale dell’ONU. Noi, invece, facciamo delle proposte che, pur rimanendo fermamente sul terreno dell’esecuzione e applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber, avrebbero consentito una generosa riforma del sistema. E le nostre proposte sono state respinte.

Mi sembra molto difficile che su posizioni definitive in questi termini si possa arrivare alla redazione di un comunicato comune; ma questo sarebbe il male minore. Importante è di dimostrare che l’atteggiamento austriaco è stato intransigente; il nostro ispirato al desiderio di un giusto compromesso.

***

Poiché il campo delle ipotesi non ha limiti si pufare anche quella che Kreisky riesca a convincere i suoi che neppure in quel momento è opportuno troncare il discorso. Ma anche se si dovesse giungere alla fase degli esperti, le posizioni rispettive non cambierebbero molto. Le discussioni tra esperti non farebbero che misurare in concreto la distanza tra i due punti di vista. Ma la constatazione che tale distanza è invalicabile puessere fatta soltanto sul piano politico, cioè in un nuovo incontro tra i due Ministri degli Esteri. E in quell’eventuale nuovo incontro, che sarebbe il terzo e sicuramente l’ultimo della serie, la posizione rimarrebbe fondamentalmente la stessa.

***

Che fare dopo il dichiarato fallimento delle trattative è questione che si colloca piin là nel tempo. Ma non credo che se ne possa pioltre differire l’esame. Perché le decisioni che dobbiamo prendere ora stanno in intimo rapporto dialettico con quelle che dovremo prendere pitardi, e quindi già ne presentono l’influenza; e, ancora piovviamente, questo è vero del rapporto inverso. È questa la ragione per cui si impone un esame immediato e simultaneo della situazione attuale e degli sviluppi futuri.

In questa fase la nostra posizione era già forte, ma l’intervista concessa da V.E. all’«Europeo» l’ha grandemente rafforzata. Avendo V.E. dichiarato che l’Italia si atterrà al giudizio dell’Aja qualunque esso sia (dichiarazione giuridicamente superflua ma politicamente indispensabile), il rifiuto austriaco di accettare la giurisdizione dell’Aja si rivela per quel che è: il riconoscimento che «une mauvaise querelle d’Allemand» si pusostenere in piazza, non in tribunale.

Detto questo, non c’è la minima probabilità che il Governo austriaco accetti in questo momento di sottoporre la disputa alla Corte Internazionale. Dobbiamo perciesaminare a fondo (so che questo esame viene fatto attualmente) se sia possibile per l’Italia presentare un ricorso unilaterale.

Se i nostri giuristi arrivano alla conclusione che la cosa è possibile, cade ogni dubbio. Quella è la strada che dobbiamo battere. Se invece i giuristi dovessero arrivare alla conclusione contraria, o rimanere molto dubbiosi sull’esito del ricorso unilaterale, non ci conviene forse, in vista della dicitura indifferenziata del paragrafo 2, di rifiutare di prendere in considerazione qualche altro mezzo. Quale potrebbe essere questo altro mezzo è questione che soltanto V.E. e il Governo, in base a considerazioni che sono quasi esclusivamente di politica interna, possono decidere. Mia impressione personale è che l’arbitraggio sarebbe pericoloso. L’istituto presenta delle analogie, fallaci perché esterne e formali, con i procedimenti dell’Aja. Perché, mentre la Corte Internazionale per sua natura è obbligata a considerare soltanto il lato giuridico di un problema, un gruppo arbitrale porterebbe il suo esame sopratutto sugli aspetti politici.

Ma qualunque sia la nostra scelta, non possiamo dimenticare che un elemento capitale, cioè l’impostazione delle nostre proposte, è come quelle costanti algebriche che si trasmettono su tutto lo sviluppo di un calcolo differenziale. Perci quando consideriamo la prima pedina da muovere sulla scacchiera, in questo caso la redazione del nostro memorandum esplicativo, dovremo considerare anche, in relazione ad essa, come in una vera partita di scacchi, tutte le altre successive mosse. Perché quello che avremo detto nel nostro memorandum ce lo ritroveremo, come elemento positivo o negativo, tanto nei risultati di Klagenfurt, o della conferenza degli esperti, o del terzo (e ultimo) incontro tra i Ministri degli Affari Esteri, quanto all’Aja, o a Strasburgo, o innanzi agli arbitri oppure, non ultimo, all’Assemblea Generale dell’ONU.

È su questo piano che la piccola strategia di cui si parla in questo rapporto si ripercuote sulla grande politica, e si identifica con un problema di importanza nazionale. Quello che puessere decisivo oggi per segnare momentaneamente un punto a nostro vantaggio in questa meschina schermaglia, poTRà domani esserlo ancora di pinel determinare un indirizzo politico fecondo.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

[Gastone Guidotti]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, marzo 1961.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 T. segreto 6804/52 del 28 febbraio, con il quale Guidotti aveva riferito che Waldheim gli aveva annunciato l’imminente consegna delle precisazioni al promemoria del 1° febbraio (vedi D. 118) e sollecitato l’invio delle proposte italiane (Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza).


4 Vedi D. 128.


5 A proposito della consegna del documento esplicativo Guidotti ancora l’11 marzo scriveva: «Ho chiesto a Waldheim cosa fosse successo del documento che dovrebbe contenere precisazioni delle richieste austriache, e che mi era stato promesso al pitardi entro fine della settimana scorsa. Waldheim, con aria imbarazzata mi ha risposto che documento approntato dagli uffici e in linea di massima già approvato da Kreisky aveva incontrato difficoltà in Consiglio Ministri. Sinora era stato impossibile raggiungere accordo completo su quali richieste specifiche includere nel documento e quali lasciar fuori. È stato deciso allora pur senza tenere una nuova riunione a Innsbruck di chiedere agli uomini politici tirolesi ed ai capi alto-atesini di esprimere loro punto di vista. Comunque documento sarà consegnato lunedì prossimo [il 13]. Waldheim non mi ha dato alcuna indicazione circa punti controversi; mi ha detto perche richiesta autonomia de jure non (dico non) verrebbe inclusa nel documento. Ho risposto freddamente che la cosa avrebbe fatto pochissima differenza se singole richieste dovessero equivalere ad autonomia massima ed integrale. Al tempo stesso Waldheim mi ha chiesto con insistenza a che punto fosse preparazione documento italiano da noi promesso. Ha precisato che Governo austriaco non (dico non) pensa di porre come condizione scambio simultaneo di due argomenti, ma che tuttavia per accelerare procedura sarebbe bene che anche nostro documento giungesse qui al pipresto» (T. segreto urgentissimo 8429/64, in Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza). Il promemoria austriaco fu consegnato a Guidotti il 13 marzo (vedi D. 130).


6 Vedi D. 118.


7 Vedi D. 121.


8 T. 5104/42 del 15 febbraio, non pubblicato.

130

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria. Vienna, 13 marzo 1961.

Zum Wunsch der italienischen Regierung, die anlässlich der Mailänder Verhandlungen seitens der terreichischen Delegation mdlich vorgebrachten und am 1. Februar d.J. dem italienischen Botschafter in Wien schriftlich ergebenen terreichischen Vorschläge zur Stirolfrage näher zu präzisieren, beehrt sich das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten nachfolgend Stellung zu nehmen. Hiezu darf grundsätzlich bemerkt werden, dass es sich bei den terreichischen Vorschlägen, wie schon im Mailänder Kommuniqué zum Ausdruck gebracht wurde, um legislative und administrative Kompetenzen handelt, die bereits im Autonomiegesetz-Entwurf der Stiroler Abgeordneten vom 4. Februar 1958 enTHalten sind.

Zur Präambel Zum ersten Absatz: wäre nichts zu bemerken. Zum zweiten Absatz: Gemäss Artikel 2 des Pariser Vertrages hätte es sich um regionale, autonome, legislative und administrative Befugnisse zu handeln. Eine sol-che Autonomie wde die volle legislative Gewalt, welche nur an die Grundsätze der Verfassung gebunden ist, bedeuten. Die regionale Gesetzgebung sollte nur durch eine Anfechtung beim Verfassungsgerichtshof suspendiert werden knen.

Die Ausung der regionalen Exekutivgewalt dfte nicht von Durchfrungsbestimmungen der Zentralregierung abhängig sein und mste auch die Funktionen der sogenannten halbstaatlichen Kperschaften, soweit sie in die regionale Gesetzgebungsgewalt fallen, umfassen.

Die Region mste zur Wahrung ihrer autonomen Rechte befugt sein, staatliche Gesetze und Verwaltungshandlungen beim Verfassungsgerichtshof wegen allfälliger Verletzung des Autonomiestatuts und der verfassungsrechtlichen Minderheitenschutzbestimmungen anzufechten.

Zum dritten Absatz: Diese Befugnisse wären der Provinz Bozen zusätzlich zu den schon bestehenden Kompetenzen zu gewähren.

Zu A Sicherung des eTHnischen Charakters ad 1): Zur Verwirklichung dieses Vorschlages erschiene es vor allem notwendig, Artikel 84 des jetzigen Regionalstatuts abzuändern. ad 3): Diese Regelung hätte Gegenstand der Gesetzgebung zu sein.

Sicherung der wirtschaftlichen Entwicklung Die unter Punkt 1) aufgezählten Kompetenzen sind lediglich beispielsweise zu verstehen.

ad 1): Unter den Begriff «Landwirtschaft» fallen u.a. auch die Bodenverbesserung (Bonifica), die Wasserbauten (opere hydrauliche) und die mit der Land- und Forstwirtschaft zusammenhängenden privatrechtlichen Beziehungen.

Der Begriff «Industrie» umfasst auch den Bergbau, jener des «Fremdenverkehrs» auch das Gastgewerbe.

Das Gesundheitswesen schliesst die Hygiene ein.

Unter dem Sammelbegriff «fentliche Wohltätigkeit» sind auch die Wohlfahrtseinrichtungen (opere pie) zu verstehen.

Zur Sicherung der wirtschaftlichen Entwicklung wäre auch die Zuständigkeit der Region f fentliche Gewässer, fentliche Arbeiten von regionalem Interesse, Verkehrs- und transportwesen von regionalem Interesse, Enteignungen sowie das Genossenschaftswesen und Grundbuch erforderlich.

ad 2): Soll Gegenstand der autonomen Gesetzgebung bilden.

ad 3): Knte im Bereich der staatlichen Verwaltung nur durch die Einfrung eigener Stellenpläne verwirklicht werden.

Sicherung der kulturellen Entwicklung Zu dem Bereich des kulturellen Lebens geht auch der Rundfunk und das Fernsehen, der Denkmalschutz und die fentlichen Archive.

Zu B Zur Organisation der fentlichen Verwaltung gehen auch die Gesetzgebung er Verwaltungspolizei, Feuerwehr, Zivilschutz sowie statistische Erhebungen.

Zu C Darunter hätte auch die Kompetenz f das gesamte fentliche Gut des Staates mit Ausnahme des f die Landesverteidigung und f die dem Staat verbleibenden Dienste bestimmten sowie jenes des «Ente Nazionale per le tre Venezie» zu fallen.

Zu D Zu diesem Zweck erscheint es notwendig, den Grundsatz der Gleichberechtigung der in der Region lebenden Bevkerungsgruppen sowie des Schutzes ihrer eTHnischen Eigenart und der kulturellen Eigenart des Gebietes verfassungsrechtlich zu verankern.

Abschliessende Erläuterung Das am 1. d.M. ergebene Dokument einschliesslich der nunmehrigen Erläuterungen hat lediglich die Regionalautonomie f die Provinz Bozen zum Gegenstand. Die anderen im terreichischen Memorandum vom 9.10.1956 enTHaltenen Punkte werden dadurch nicht berrt.

TRADUZIONE In relazione al desiderio del Governo italiano che vengano precisate pidettagliatamente le proposte austriache relative alla questione del Tirolo del Sud che sono state esposte verbalmente dalla Delegazione austriaca in occasione delle trattative di Milano e presentate per iscritto il 1° febbraio u.s. all’Ambasciatore d’Italia a Vienna(2), il Ministero Federale degli Affari Esteri ha l’onore di prendere la seguente posizione. Al riguardo ci si permette di far presente, in via di massima, che le proposte austriache, come è già stato espresso nel comunicato di Milano, concernono competenze legislative ed amministrative già contenute nel disegno di legge sull’autonomia dei Deputati del Tirolo del Sud del 4 febbraio 1958.

Preambolo Comma primo: Non vi sarebbe nulla da osservare.

Comma secondo: In base all’articolo 3 del trattato di Parigi dovrebbe trattarsi di poteri regionali autonomi, legislativi ed amministrativi. Tale autonomia significherebbe pieni poteri legislativi da collegarsi soltanto coi principi della Costituzione. La legislazione regionale potrebbe essere sospesa soltanto impugnandola di fronte alla Corte Costituzionale.

L’esercizio del potere esecutivo regionale non dovrebbe dipendere da norme esecutive del Governo Centrale e dovrebbe concernere anche le funzioni dei cosidetti Enti parastatali, in quanto essi rientrino nella sfera del potere legislativo regionale.

Per la tutela dei suoi diritti autonomi la Regione dovrebbe avere la facoltà di poter impugnare le leggi statali e gli atti amministrativi davanti alla Corte Costituzionale in seguito ad una eventuale violazione dello Statuto autonomo e delle disposizioni di legge costituzionali per la tutela delle minoranze.

Comma terzo: Questi poteri dovrebbero essere concessi alla Provincia di Bolzano in aggiunta alle competenze già riconosciutele.

A Salvaguardia del carattere etnico

1. Per la realizzazione di questa proposta sembra essere anzitutto necessaria una modifica dell’art. 84 dell’attuale Statuto regionale.

3. La regolamentazione di cui a questo punto dovrebbe avvenire per via legislativa.

Salvaguardia dello sviluppo economico Fra le competenze enumerate al punto 1 rientrano, ad esempio, le seguenti.

1. Rientrano fra l’altro nel concetto «Agricoltura» anche le bonifiche, le opere idrauliche ed i rapporti di diritto privato relativi all’economia agricola e forestale. Rientrano nel concetto «Industria» anche le miniere e in quello «Turismo» anche l’industria alberghiera. Nel settore sanitario rientra anche l’igiene. Il concetto generale «beneficenza pubblica» abbraccia anche le opere pie. Per la salvaguardia dello sviluppo economico sarebbe necessario che rientrassero fra le competenze della Regione anche le seguenti materie: acque pubbliche, lavori pubblici di interesse regionale, comunicazioni e trasporti di interesse regionale, le espropriazioni come pure le cooperative e i libri fondiari.

2. Dovrebbe rientrare nella sfera della legislazione autonoma.

3. Potrebbe realizzarsi per quanto concerne l’amministrazione statale soltanto con la creazione di alcuni ruoli.

Salvaguardia dello sviluppo culturale Rientrano nel campo della vita culturale anche la radiodiffusione, la televisione, la tutela dei monumenti ed i pubblici archivi.

B Si intendono come rientranti nel settore dell’organizzazione della pubblica amministrazione anche la legislazione in materia di polizia amministrativa, i vigili del fuoco, la protezione civile come pure i rilievi statistici.

C Questo punto concerne anche le competenze relative a qualsiasi proprietà statale ad eccezione di quelle per la Difesa del Paese e di quelle connesse coi servizi che rimangono di pertinenza dello Stato, come pure quelle dell’Ente Nazionale delle tre Venezie.

D A tale scopo sembra necessario che venga fissato con norme di diritto costituzionale il principio della equiparazione dei vari gruppi di popolazione che vivono nella Regione; il principio della tutela delle loro caratteristiche etniche nonché il principio della tutela delle caratteristiche culturali del territorio.

Chiarimenti conclusivi Il documento consegnato il 1° del mese, unitamente agli attuali chiarimenti, concerne unicamente l’autonomia regionale per la Provincia di Bolzano. Con esso non vengono toccati gli altri punti contenuti nel Memorandum austriaco del 9.10.19563.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, marzo 1961. Edito in Libro Verde 1961, D. 15. Il testo tedesco del promemoria, non presente nel fascicolo, è stato rintracciato in Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 26.


2 Vedi D. 118.


3 Con T. segreto urgentissimo 8661/67 del 13 marzo Guidotti riferiva di aver ricevuto da Waldheim il presente documento, così commentando: «Promemoria è soltanto di tre pagine. Poiché progetto primitivo ne comprendeva molte di piè evidente che discussioni che si sono svolte in questi giorni hanno avuto per effetto di condensare documento e rendere meno precise le precisazioni» (Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza). trasmettendo a Roma il promemoria l’Ambasciatore osservava inoltre: «Accettare come base di discussione le proposte austriache, così come sono, mi sembra fuori questione. Vorrebbe dire discutere con il Governo austriaco una autonomia che va infinitamente pilontano dell’ordinamento attuale, e che sarebbe tale da rendere illusoria l’appartenenza della Provincia di Bolzano, non soltanto alla Regione ma anche allo Stato. Percirespingere in blocco le proposte sarebbe la decisione pilogica e pionesta; ma è dubbio se sia la piabile. D’altra parte, essere noi a dire quali di tali proposte siano accettabili e quali inaccettabili significa, come V.E. osserva Milano, limitare al dieci per cento, dell’area proposta dagli austriaci, il campo del negoziato; e con ciattirare su di noi la pubblica colpa per aver troncato le trattative. Rimango percifermamente in favore dell’ultima soluzione da me prospettata. Cioè, rispondere limitandoci ad accusare ricevuta del documento austriaco; con l’occasione inviare il nostro per il quale ci siamo lasciati sollecitare già tre volte; infine lasciare agli austriaci la decisione se una discussione sia utile, o meno. In vista delle ripetute insistenze sargrato a V.E. se, per mia norma di linguaggio, vorrà farmi conoscere per quale data approssimativa sia prevista la consegna del memorandum italiano da noi promesso» (R. 1430 del 16 marzo, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, marzo 1961).

131

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. riservato 1544. Vienna, 24 marzo 1961.

Signor Ministro, mi riferisco al mio telegramma n. 77 e al mio telespresso n. 1543/653 in data 23 corr.2.

Il comunicato ufficiale che riferisce sui mutamenti ministeriali aggiunge: «la politica del Partito Popolare per il Sudtirolo rimane immutata».

L’affermazione è generica, ma nella sua genericità è indubbiamente esatta. Come potrebbe essere altrimenti? La richiesta dell’autonomia formale per la Provincia di Bolzano è stata posta per la prima volta dal Governo austriaco con il promemoria dell’8 ottobre 1956. Da allora molti altri e pilunghi passi sono stati fatti nella stessa direzione; non si torna facilmente indietro su questa strada. Quella che era allora la richiesta massima è divenuta ora, a New York e a Milano, la richiesta minima. In questo momento non vedo, per nessun Governo e nessun partito austriaco, la possibilità di ritirarsi apertamente da questa posizione. Si poTRà non parlare in tutte lettere del distacco di Bolzano dalla Regione; ma, come dimostra il secondo memorandum austriaco(3), si chiamerà la stessa cosa con altra parola.

Anche se il partito popolare, per ipotesi ad absurdum, sentisse la tentazione o la velleità di battere altra strada, il partito socialista non lo seguirebbe; anzi vedrebbe e coglierebbe nel tentativo dei rivali un’occasione per presentarsi come il difensore pifedele del nazionalismo tirolese.

La cacciata di Gschnitzer non pumutare nulla alla situazione di fondo. Ma beninteso sarebbe un errore in senso inverso sottovalutare l’avvenimento. Attorno alla sua posizione si è impegnata una prova di forza, la prima da tempo immemorabile, tra il gruppo tirolese e il partito popolare. Si ricordi che Oberhammer aveva chiesto categoricamente che Gschnitzer rimanesse al suo posto quale fiduciario diretto del Tirolo per la questione dell’Alto Adige. La posta in gioco non poteva essere definita pichiaramente. La lotta è durata a lungo, si è protratta con esito incerto sino all’ultima ora, e finalmente la richiesta è stata respinta, e Gschnitzer è stato sbarcato. Gorbach, o per meglio dire la corrente che lo sostiene, sono riusciti a fare quello che Raab da anni così volentieri avrebbe fatto e non ha mai osato neppure di tentare.

Perciquello che piconta, per i suoi riflessi sulla questione che ci interessa, non è tanto l’allontanamento di Gschnitzer quanto la sconfitta di Oberhammer. Un freno posto all’onnipotenza del gruppetto tirolese è la condizione prima per un futuro riesame del problema. Da sola è impotente a produrre risultati; ma se la cacciata di Gschnitzer fosse avvenuta con il consenso di Oberhammer, l’avvenimento sarebbe per noi privo di significato.

Nel valutare la possibilità di questi nuovi sviluppi conviene tener presenti anche alcune recenti manifestazioni di Gorbach. Quelle pubbliche e ufficiali sono state generiche. Le altre, e mi riferisco sopratutto a dichiarazioni che il futuro Cancelliere ha fatto a giornalisti italiani, sono meno impegnative ma piinteressanti. Per es., al corrispondente del «Corriere della Sera» ha detto che occorre ad ogni costo lasciare aperta la porta delle trattative. «E se questa dovesse stare per chiudersi, ha aggiunto, ci metterio il mio piede per impedirlo».

Ad altri giornalisti (cito testualmente il dispaccio trasmesso dal rappresentante dell’ANSA) ha dichiarato:

«L’essenziale è che ci sia la buona volontà da una parte e dall’altra. Bisogna innanzi tutto farla finita con gli estremisti di entrambe le parti. Noi ci rendiamo conto delle difficoltà italiane. Per questo siamo del parere che occorrerà attendere un’occasione favorevole. Si contribuirebbe molto ad agevolare la soluzione del problema se da parte italiana si prendessero provvedimenti di carattere legislativo e amministrativo».

Infine, quanto alle buone disposizioni di Steiner sappiamo, da contatti che si sono avuti con lui in passato e anche di recente, che esistono; altra cosa naturalmente è sapere se e quanto ci possiamo contare.

Quali sono gli effetti immediati e mediati che questi mutamenti, che non sono soltanto di persone, potrebbero avere sugli sviluppi della questione dell’Alto Adige? Anzitutto, direi, l’incontro di Klagenfurt, che era divenuto problematico, si affaccia di nuovo alla ribalta come molto piprobabile. Beninteso il memorandum rimane quello che è, né puessere mutato. Né vedo, francamente, come e perché un mutamento nel Governo austriaco possa rendere pifacile per noi accettarlo come base di discussione. Ma d’altra parte un nostro rifiuto diventa ancora pidifficile. Verrebbe presentato dagli austriaci, e interpretato dagli altri, come una prova di intransigenza aprioristica, che non vuol far credito di buona volontà neppure ad uomini nuovi e in una situazione nuova.

In che senso, dunque, sono mutate le prospettive? A mio parere unicamente nel senso che, se noi adottiamo le formule da me suggerite con i rapporti n. 1228 del 2 marzo e n. 1430 del 16 corrente(4), cioè se lasciamo al Governo austriaco la responsabilità di decidere se i negoziati debbano proseguire, o meno, possiamo contare, molto pidi ieri, sulla probabilità che il Governo austriaco risponda positivamente.

Questo per quanto riguarda la decisione di tenere un incontro. Una volta arrivati a Klagenfurt, la situazione non sarà certo molto mutata. È probabile che ci troveremo davanti la stessa delegazione ed è sicuro, non probabile, che ci ritroveremo di fronte alle stesse posizioni. Ma ci potrebbe essere qualche sfumatura in pio in meno, qualche maggiore morbidezza; e le conseguenze potrebbero essere già notevoli.

Con il vecchio team avremmo sicuramente urtato contro una dichiarazione, questa volta finale, di inconciliabilità. Con il nuovo, la cosa non è altrettanto sicura. Gorbach, se persiste nel suo proposito di tenere aperta la porta ai negoziati, potrebbe proporre di deferire la questione all’esame degli esperti. Si passerebbe così a quella seconda fase che inizialmente era stata prevista e voluta da Kreisky come il seguito naturale della conferenza di Milano, ma che la sua condotta irresoluta e la sua intempestività compromisero in quella prima battuta.

Potremmo addirittura metterci tacitamente d’accordo per tenere aperti i negoziati per molto tempo ancora. Non con l’illusione di raggiungere una soluzione, ma con lo scopo di guadagnare tempo.

Guadagnare tempo è una formula alla quale sono sempre contrario se non si accoppia ad una manovra destinata anche a guadagnare terreno. In questo caso la manovra potrebbe avere un senso preciso. Se le trattative dovessero chiudersi subito, se si dovesse passare immediatamente alla discussione del par. 2 della Risoluzione approvata dall’ONU, non credo che da parte austriaca si farebbe neppure un tentativo per mettersi d’accordo con noi sul ricorso all’Aja. tra qualche mese la situazione potrebbe essere mutata. Gorbach potrebbe convincersi e, quel che è piimportante, potrebbe convincere gli altri, che quella è l’unica possibile soluzione. Non perché il giudizio della Corte possa veramente risanare le ferite dell’Alto Adige e ricondurre la pace nei cuori. Ma perché potrebbe offrire l’unica possibilità, alla quale sinora, grazie a Kreisky, il Governo austriaco ha ostinatamente chiuso gli occhi, di circoscrivere una buona volta la sua responsabilità politica.

Per questo, non c’è affatto bisogno che il Governo riconosca che la questione è giuridica e non politica. Gli avversari dell’Aja, cioè tutti gli estremisti, avrebbero buon gioco a dimostrargli che non è vero; magari facendo scoppiare qualche tempestiva bomba in Alto Adige, a titolo di argomento a sostegno. Ma Gorbach potrebbe dire ai nostri altoatesini e ai suoi tirolesi: «il nostro interessamento all’Alto Adige si fonda unicamente sull’Accordo di Parigi. Non possiamo mettere a soqquadro l’Europa, semplicemente perché voi avete un’interpretazione dei diritti derivanti da tale accordo, e l’Italia ne ha un’altra. La nostra responsabilità come Governo austriaco si limita ad assicurare che un giudice indipendente decida quale delle due tesi è la giusta; e a sorvegliare poi che l’Italia esegua la sentenza. Al di là di questo non possiamo far nulla».

Se potravere con Gorbach, prima che raccolga la successione di Raab, un colloquio confidenziale gli dirprecisamente queste cose(5). Ma è evidente che per far prevalere una tesi di questo genere, occorreranno molta pazienza, molto tempo, molta forza. Gorbach dovrà dare altre e pidecisive battaglie; e non soltanto a Oberhammer ma anche a Kreisky. Di qui l’utilità, anzi la necessità di guadagnare tempo.

***

Guardare piin là diventa pura speculazione e indovinello. Perché l’avvenire non dipende soltanto dalla lotta che si rinnoverà ad ogni momento tra la nuova corrente popolare che è giunta al potere ed il gruppetto che fa capo a Oberhammer. Dipende anche, in misura decisiva, da quello che noi sapremo e potremo fare. So che alcuni autorevoli Ambasciatori, che si interessano alla questione dell’Alto Adige, suggeriscono il sistema delle piccole, graduali concessioni. Forse dimenticano che, sommate assieme, e addizionate al numero degli anni trascorsi (un’operazione impossibile in aritmetica, ma possibile in politica), queste piccole concessioni danno un risultato imponente. Imponente per lo slittamento della nostra posizione in Alto Adige, eguale a zero dal punto di vista del frutto politico che ne abbiamo tratto. Basta dare uno sguardo addietro, non piin là del ’56. In questi quattro anni e mezzo abbiamo concesso molto sul piano del diritto, ci è stato strappato moltissimo, si potrebbe dire tutto, sul terreno dei fatti. Esempio: in quasi 13 anni non abbiamo ancora emanato le norme di attuazione per le scuole tedesche. Ma il tempo non è andato perduto; quelle scuole sono divenute una fabbrica di odio inesorabile contro l’Italia e gli italiani.

In realtà la popolazione tedesca dell’Alto Adige, nella misura in cui la sua volontà è espressa dalla totalitaria SVP, è in aperta rivolta politica contro lo Stato italiano; possiamo sperare soltanto che non passi ancora a quella armata.

Nel nostro caso chi va piano va lontano; ma non ci arriva sano; rischia di arrivarci con le ossa rotte. Tanto vale raccogliere le forze, concedere tutto quello che deve e puessere concesso, e su questa piattaforma nuova restaurare finalmente l’autorità compromessa dello Stato.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

Suo dev.mo Gastone Guidotti


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, marzo 1961.


2 T. urgente 9906/77 del 22 marzo e Telespr. 1543/653 del 23 marzo, relativi ai mutamenti nella compagine di governo austriaca (rispettivamente in Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. I, e Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 26).


3 Vedi D. 130.


4 Vedi DD. 129 e 130, nota 3.


5 Vedi D. 133.

132

RIUNIONE INTERMINISTERIALE (Roma, 25 marzo 1961)1

Appunto(2).

GONELLA: 3a strada di Guidotti(3).

PICCIONI: Non si pudiscutere su base loro documento(4). Occorre mantenerci su nostra linea.

SEGNI: Bisogna tenerci slegati.

FANFANI: Bisogna (tutti d’accordo) a Consiglio Ministri mostrare documenti austriaci. Poi mandare nostro documento e proporre data per Klagenfurt. Vediamo vostro progetto(5).

letto il progetto SCELBA: Partire da principi poi formulare proposte concrete.

SEGNI: Le abbiamo fatte apposta generiche.

SCELBA: 1) osservato Accordo, disposti a concedere di pi maggiori garanzie costituzionali (ad es. impugnativa)

2) chiarire controversie su interpretazione Statuto

3) ulteriori poteri amministrativi. FANFANI: Discutete documento austriaco; offrire solo quanto siamo disposti a dare gratis; impugnativa basterebbe da sola. PICCIONI: Bisogna mantenere carte per il negoziato, se no si esaminerebbero proposte loro. RUSSO: Precisiamo, ma non impugnativa, non anticipiamola.

1) adempiuto obblighi

2) facoltativamente: delega, impiego, bilinguismo (obbiezione «delega non garantita» solo allora)

3) impugnativa. FANFANI: Giusto, se non dicono subito no. RUSSO: Ma se offriamo impugnativa, breccia nel limite costituzionale. Per Delega, Presidenza e Interno dovrebbero indicarci precisazioni.

SEGNI: Se riconosciamo modificando Statuto, abbandoniamo tesi di 8 anni «Statuto accettato da popolazione».

FANFANI: È possibile norma d’attuazione per impugnativa che interessi Provincia?

RUSSO: (De Magistris) Modifica regolamento regionale per quorum.

FANFANI: Partecipino solo quelli di Bolzano (o trento).

SEGNI: Corte annullerebbe.

RUSSO: Pericoloso se poi non lo manteniamo. Presidenza ponga quesito a Corte.

PICCIONI: Regione deve continuare a esistere o no? La si svuota. Se diamo tutte deleghe e le garantiamo, cosa ci si sta a fare Regione? FANFANI: Non è stato proposto. PICCIONI: Sì, da Scelba. Impugnativa, riduce a larva la Regione.

GONELLA: Delega deve essere discrezionale. Quorum sta bene, ma minoranza non pudiventare maggioranza. PICCIONI: Loro atteggiamento inficia funzionamento Regione. FANFANI: Andiamo all’origine. Impugnativa fu data a tutela minoranza. Accordo sbagliato, quando i comuni mistilingui passati a Bolzano. SEGNI: Deleghe limitate. PICCIONI: Le vogliono come fatto acquisito. SEGNI: Non competenze legislative. Poteri amministrativi, limitati, non pericolosi. Mi preoccupa modifica Statuto (non in sé, impugnativa). Colpo contro moderati. FANFANI: Bisogna lavorare con norme d’attuazione: escamotage concordato con Corte. SCELBA: Non è piproblema interno. Cerchiamo facciata. Presupposto è che è

stato osservato Accordo. Proposte concrete e garanzie giuridiche che non violati interessi minoranza. Corte Costituzionale Siciliana. PICCIONI: Non ripetiamo errori. SCELBA: Pilogico qualcosa del genere per minoranza. Corte capirebbe necessità, per raggiungere accordo con Vienna. Per deleghe essenziale è controllo. PICCIONI: Non lo accetteranno mai. FANFANI: Uguale a trento. Un minimo di cose dettagliate – sistematicamente –

di quanto daremo comunque.

1) accettare Klagenfurt e fissare data

2) accusare ricevuta documento Nostra posizione

1) chiarire poteri che Provincia ha

2) in quali settori siamo disposti a dare deleghe

3) lasciare intravvedere garanzie giuridiche (sinteticamente) disposti a discutere lamentele. Piccioni riunisca Scelba, Gonella e Russo (con Princivalle). SEGNI: Mi preoccupa si parli di garanzie, come se minoranza non l’avesse. Non accetteranno comunque. FANFANI: Allora proporrai di pi SEGNI: Ma non di ammettere nostro torto. C’è poi bilinguismo e pubblico impiego. PICCIONI: Parliamo di garanzie giuridiche, non di impugnativa. FANFANI: Presenza Pres. Giunta in Consiglio Ministri è fattibile con norma d’attuazione. SEGNI: Forse con Delega. SCELBA: Senza neanche voto consultivo. RUSSO: Interr. Piasenti. Meglio, attraverso Gava, che non insistano per risposta. SCELBA: Revoca divieto d’ingresso definitivo e revocabile in qualsiasi momento. FANFANI: Meglio troviate una formula. RUSSO: Risponde l’Interno? SCELBA: D’accordo con voi. FANFANI: Riunione da Piccioni martedì. SEGNI: Concetti non testo di risposta a Consiglio Ministri. Parere giuristi su ricorso unilaterale Aja molto sconfortante. Idea di parere consultivo da Assemblea a Corte. Pessimo. Se proposta di Arbitrato ventilata? (Svezia accennato). FANFANI: Non è problema attuale.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, marzo 1961.


2 La riunione si svolse a Villa Madama. Erano presenti: il Presidente del Consiglio Fanfani, il Vice Presidente Piccioni, il Ministro degli Affari Esteri Segni, il Ministro dell’Interno Scelba, il Ministro della Giustizia Gonella, il Sottosegretario agli Affari Esteri On. Russo, il Segretario Generale Ambasciatore Grazzi, il Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Straneo, il Capo dell’Ufficio Alto Adige Ministro Betteloni e il Dott. Pellizzari per l’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio (Appunto riservato del Gabinetto del Ministro in data 18 maggio, in Gabinetto 1961-1963, b. 10, fasc. 119). Il documento si pubblica nonostante sia la trascrizione di un appunto di Betteloni redatto durante la riunione e pertanto non del tutto comprensibile.


3 Si riferisce a quanto esposto da Guidotti nel D. 129.


4 Si riferisce al Promemoria austriaco del 13 marzo (vedi D. 130).


5 Si riferisce presumibilmente ad un appunto della Segreteria 10A della DGAP del 24 marzo dal titolo «Alto Adige. Progetto di comunicazione al Governo austriaco», utilizzato per la formulazione della Nota Verbale del 5 aprile (vedi D. 134).

133

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 16082. Vienna, 27 marzo 1961.

Signor Ministro, sono stato ricevuto stamattina da Gorbach al quale ho fatto il ragionamento già accennato con il mio rapporto n. 15443. Unisco una traccia, che avevo redatto per mio uso personale, delle cose che gli ho detto. È inutile aggiungere che ho premesso e marcato nel modo pichiaro che parlavo a titolo strettamente personale.

Il futuro Cancelliere mi ha ascoltato con grande attenzione e cortesia. Quando gli ho rammentato che era stato commesso un errore fatale rimettendo ai capi altoatesini, cioè a quel gruppo di estremisti che ha conquistato il controllo della Stiroler Volkspartei, il potere di dettare il corso della politica austriaca, quando gli ho detto che, a mio parere, era giunto il momento, ed era l’ultimo, di circoscrivere e limitare la responsabilità politica del Governo, il Cancelliere ha fatto ripetuti cenni di consenso. Meno ben disposto si è dimostrato nei riguardi della Corte dell’Aja; ammettendo perche anche questa avrebbe potuto essere presa in considerazione come ultima istanza qualora tutte le altre fossero cadute.

Una conclusione in un senso o nell’altro non c’è stata. Né mi aspettavo che ci potesse essere. Il colloquio è da considerarsi come un seme gettato nel solco. Perché il seme germogli ci vorrà del tempo, e ci vorranno molte altre condizioni propizie.

Nel congedarmi, il Cancelliere mi ha affidato un messaggio per V.E. Egli gradirebbe, se possibile, poter inserire nel discorso inaugurale che terrà in Parlamento, una dichiarazione circa l’incontro di Klagenfurt. Vorrebbe cioè poter dire che quell’incontro ci sarà, e all’incirca a quale data. Mi ha detto che gli basterebbe avere questa comunicazione circa una settimana prima del 19 aprile che è la data fissata per il discorso programmatico; ha aggiunto che sarà probabilmente assente da Vienna sino a dopo Pasqua.

Il che vorrebbe dire che entro il 12 aprile noi dovremmo:

1) far avere al Governo austriaco il nostro memorandum di cui nuovamente Gorbach ha sollecitato la consegna;

2) far sapere se siamo disposti ad andare a Klagenfurt; e a quale data, almeno approssimativa. Sargrato a V.E. se vorrà pormi in grado di fornire una risposta al Cancelliere Gorbach. La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio(4). Suo dev.mo Gastone Guidotti Allegato Appunto.

Le sono molto grato di avermi voluto fornire l’occasione di avere un personale scambio di idee con lei.

Desidero sottolineare che non ho ricevuto dal mio Governo alcun incarico di effettuare questo passo. Ma ho pensato che potesse essere utile di esporle la situazione come io la vedo e posso giudicarla dopo due anni e mezzo di attività a Vienna, ancor prima che ella assuma la piena responsabilità degli affari di Governo.

Vorrei anche premettere che non mi faccio alcuna illusione che il cambiamento di Governo ed il rimaneggiamento effettuato abbiano mutato qualcosa nella politica austriaca per il Sudtirolo. Al contrario, proprio perché non posso scorgere alcun mutamento, mi sembra urgente guardare dritto negli occhi a questa minacciosa situazione.

Ella avrà certo letto la risoluzione che è stata approvata dalla SVP il 25 marzo u.s. In essa è detto che deve essere fatto ancora un ultimo, ripeto, un ultimo tentativo per risolvere la questione nel senso dell’autonomia formale. Dopo questo ultimo tentativo, tuttavia, si eleverà la richiesta dell’autodecisione.

Contro l’autonomia formale, cioè contro il distacco della Provincia di Bolzano dalla RegioneTrentino-Alto Adige, si sono pronunciati tutti i Partiti italiani, dal comunista fino a quello neo-fascista. In una situazione come questa, cosa pufare un Governo? Il Governo italiano ha fatto l’unicacosa che poteva fare e cioè: pur essendo profondamente convinti che in base all’Accordo De Gasperi-Gruber non siamo tenuti ad istituire una separata Provincia autonoma di Bolzano, abbiamoproposto di sottoporre l’intera questione alla Corte Internazionale di Giustizia.

Inoltre, il Ministro Segni ha dichiarato che noi eseguiremmo in qualsiasi caso la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia. Con cinoi abbiamo aperto, e tenuto aperta una porta che pucondurre a tutte le soluzioni.

Tuttavia, questa proposta è stata respinta dal Governo austriaco; la porta è stata chiusa e sbarrata, con l’affermazione che la questione non sarebbe giuridica ma politica, e che in ogni caso un giudizio pronunciato da alcuni anziani signori all’Aja, non potrebbe influire in modo decisivo sulla situazione nel Sudtirolo.

Tuttavia, il quesito non è se il Sudtirolo sia un problema giuridico o politico, o in che misura un giudizio dell’Aja possa influire sugli sviluppi della situazione. Il quesito è come ed in qual modo il Governo austriaco possa circoscrivere e delimitare la propria responsabilità politica. Questo è di vitale importanza nella presente situazione.

Lei e io possiamo sperare ancora che ci sia un incontro a Klagenfurt, e che l’incontro, o altri successivi, diano qualche risultato positivo; ma bisogna anche prospettarci l’ipotesi di un niente di fatto.

Cosa accadrebbe allora? Si inizierebbe la discussione sul punto 2 della Risoluzione dell’ONU. Noi ripeteremo sicuramente la proposta relativa alla Corte dell’Aja. Se voi la respingete nuovamente e se i nostri due Governi non riescono ad accordarsi su di una soluzione alternativa, cosa farà l’Austria? Si impegnerà direttamente o indirettamente per la richiesta di autodecisione? Ciequivarrebbe a sollevare una rivendicazione territoriale (nel vocabolario politico attuale, le rivendicazioni territoriali si chiamano autodecisione). Quali sarebbero le conseguenze per l’Austria, per l’Italia, per l’Alto Adige, per la Germania, per l’intera Europa?

Noi ci troviamo ad un bivio. Il problema internazionale del Sudtirolo, nelle circostanze attuali, pudifficilmente venir risolto bilateralmente. Ma ancor meno poTRà essere risolto se l’Austria aderisce ad una richiesta di autodecisione. Se il comportamento del Governo austriaco rimane quello che è stato finora – cioè caratterizzato dal fatto che gli stessi sudtirolesi, e per loro un piccolo gruppo radicale in seno alla SVP, determinano la politica austriaca – allora la vostra responsabilità politica nella questione strariperà nello sconfinato. Vi troverete sempre picoinvolti in una lotta politica interna, che puanche portare alla violenza.

Queste non sono parole vuote. Se ella è bene informata al riguardo, saprà che ciè già cominciato. Se perlei accoglie la nostra proposta, allora potrebbe tenere ai sudtirolesi questo discorso: «Statemi bene a sentire; la partecipazione del Governo austriaco nella questione sudtirolese è, e puessere, esclusivamente fondata sull’Accordo De Gasperi-Gruber. Voi pensate, e così anche noi austriaci, che questo Accordo vi dà il diritto di erigere una Provincia autonoma di Bolzano. L’Italia è di parere diverso. La questione non poTRà essere risolta mediante trattative bilaterali ed ancor meno con la forza. Pertanto dobbiamo rimettere la decisione della questione ad una terza Parte; e l’unica Parte che possieda la necessaria autorità in materia, è la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, che l’Italia e l’Austria hanno riconosciuto come Foro Internazionale competente per la composizione di questioni controverse. Percinoi sottoporremo la questione, d’accordo con l’Italia, alla Corte di Giustizia dell’Aja. Al di là di questi limiti, il problema è una questione interna tra voi ed il Governo italiano. Perché una cosa è ben chiara: noi non potremo mai andare oltre la decisione della Corte di Giustizia dell’Aja».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 4, fasc. Alto livello, marzo 1961.


2 Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi D. 131.


4 Con T. segreto 6106/46 del 1° aprile Grazzi preannunciava l’imminente trasmissione a Guidotti del documento italiano, con istruzioni di rapida consegna (Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza). Vedi D. 134.

134

L’AMBASCIATA A VIENNA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA(1)

Nota verbale 17112. Vienna, 5 aprile 1961.

L’Ambasciata d’Italia a Vienna ha l’onore di far presente, su istruzioni del proprio Governo, quanto segue:

Il Governo italiano ribadisce la propria convinzione di aver adempiuto pienamente agli obblighi derivantigli dall’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946. In particolare, per quanto riguarda l’art. 2 di detto Accordo, ritiene che lo Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige vi abbia data intera esecuzione, come del resto è stato esposto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite col memorandum del 12 ottobre 19603, che non risulta di aver ricevuto replica da parte del Governo austriaco.

Nondimeno il Governo italiano, nell’intento di comporre definitivamente e in maniera soddisfacente le divergenze relative all’esecuzione dell’Accordo di Parigi, come auspicato dalla Risoluzione A/SPC/L.50, approvata all’unanimità dalla XV Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 31 ottobre 1960, si dichiara pronto ad esaminare con il pilargo spirito di comprensione ogni argomento concreto che interessi gli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano.

A questo effetto il Governo italiano, come già è stato fatto presente nell’incontro di Milano del 27-28 gennaio 19614, è disposto a studiare l’adozione di ulteriori misure facoltative nell’ambito dell’Accordo di Parigi e del vigente Statuto regionale, in particolare nei settori specifici che vengono menzionati in allegato.

L’esercizio di tali facoltà naturalmente non punon armonizzarsi con i doveri del Governo italiano, siano questi doveri d’ordine internazionale (ad esempio, quello di assicurare l’osservanza dei principi enunciati nella Dichiarazione del Diritti dell’Uomo), sia d’ordine interno quale tutore degli interessi di tutti i settori della popolazione italiana, compresi quindi anche gli effettivi interessi degli abitanti di lingua tedesca e degli abitanti di altre lingue della Provincia di Bolzano, nonché della armonica convivenza fra essi.

Il Governo italiano ritiene necessario ricordare i larghi poteri legislativi e amministrativi di cui la Provincia di Bolzano usufruisce, grazie allo Statuto speciale (istruzione postelementare, di avviamento professionale, elementare, media, classica, scientifica, magistrale, tecnica ed artistica; toponomastica; usi e costumi locali e istituzioni culturali; manifestazioni artistiche locali; urbanistica; tutela del paesaggio; usi civici, ordinamento delle minime proprietà culturali; artigianato; edilizia popolare; fiere e mercati; polizia amministrativa e polizia urbana e rurale; assistenza scolastica; vigilanza e tutela delle amministrazioni comunali, sulle istituzioni di assistenza e beneficenza, sui consorzi e sugli altri enti ed istituti locali) e ai provvedimenti ulteriori di considerevole interesse già emanati, in attuazione dello Statuto e delle clausole dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Il Governo italiano, tenuto conto di precedenti impegni internazionali, propone al Governo austriaco di scegliere per effettuare il progettato incontro fra i due Ministri degli Affari Esteri a Klagenfurt o il 26 (pomeriggio) ed il 27 aprile, oppure il 16 e 17 maggio.

L’Ambasciata d’Italia a Vienna coglie l’occasione per esprimere i sensi della sua pialta considerazione(5).

Allegato Nell’incontro di Milano del 27-28 gennaio tra i due Ministri degli Affari Esteri, fu proposto da parte italiana, tenendo conto delle finalità e delle considerazioni esposte, che la discussione avesse luogo in quattro campi, nei quali l’Italia era ed è tuttora disposta a prendere nuovi provvedimenti, di notevole importanza, i quali si aggiungerebbero ai provvedimenti già adottati. Il Governo italiano tiene a precisare nel modo piesplicito che esso avanza la proposta di esaminare con quello austriaco gli indicati campi, non perché ritenga di avere degli obblighi tuttora inadempiuti – il che non è – ma al preciso scopo di giungere rapidamente ed amichevolmente ad un superamento di tutte le divergenze esistenti, mediante una intesa che venga formulata e sancita in maniera tale da escludere per il futuro il rinnovarsi di una controversia con il Governo austriaco.

In concreto il Governo italiano è disposto ad esaminare l’adozione di singole misure nei seguenti settori:

I. Delega dello Stato e della Regione alla Provincia di Bolzano. Il Governo italiano è disposto all’adozione di disposizioni giuridiche che aumentino considerevolmente la delega di funzioni amministrative da parte della Regione attraverso modalità di applicazione dell’articolo 14 dello Statuto, che assicurino l’applicazione pilarga e pistabile dell’istituto della delega.

I principi che saranno dettati per l’attuazione dell’art. 14 troveranno applicazione anche nei confronti delle vigenti leggi regionali. Un’ampia applicazione dell’istituto delle deleghe porta a un sensibile allargamento dell’autonomia amministrativa attualmente esistente in modo da estenderla nei settori affidati dallo Statuto alla competenza regionale, compresi in particolare quelli economici (l’agricoltura, l’industria, il commercio, i lavori pubblici, il turismo, i trasporti). Ciavrà effetti in tutti i punti nei quali la Regione abbia competenze funzionalmente delegabili.

L’art. 13 dello Statuto speciale, d’altra parte, consente allo Stato di delegare funzioni proprie della sua amministrazione. Il Governo italiano è disposto a dare pilarga applicazione a tale articolo, in tutti, senza eccezione, i punti nei quali cisi presenti idoneo a risolvere concreti problemi. In particolare potranno essere delegate alla Provincia talune funzioni concernenti l’amministrazione dei ruoli dei Segretari Comunali. Inoltre la Provincia poTRà essere chiamata a partecipare come membro effettivo agli organi consultivi centrali per l’avviamento al lavoro e l’assistenza ai disoccupati.

Provvedimenti elaborati nei due sensi sopra accennati creeranno nella Provincia di Bolzano una situazione nuova per quanto riguarda l’esercizio di funzioni amministrative localmente decentrate, con conseguente notevole aumento dei poteri autonomi.

Ciavrà tra l’altro considerevoli riflessi nel campo finanziario in cui, agli attuali introiti dei bilanci locali, già considerevoli, si aggiungerà così l’amministrazione degli stanziamenti connessi alle funzioni amministrative delegate.

II. Partecipazione di cittadini di lingua tedesca agli impieghi pubblici. Le provvidenze già emanate, per favorire l’accesso ai pubblici impieghi dei cittadini di lingua tedesca, non hanno conseguito finora tutto l’effetto desiderato. Pertanto il Governo italiano è disposto ad adottare ulteriori provvidenze atte a rendere gli impieghi pubblici pidesiderabili per i cittadini di lingua tedesca, ad esempio insistendo sul bilinguismo e favorendone la permanenza in Alto Adige. Per eliminare quei fattori soggettivi che possono finora aver avuto un influsso negativo, il Governo italiano è pronto quindi ad esaminare anche importanti innovazioni nell’assetto dell’impiego statale (istituzione di ruoli speciali locali delle pubbliche amministrazioni, concorsi speciali per l’ammissione in detti ruoli, il requisito del bilinguismo per la partecipazione ai concorsi medesimi).

III. Bilinguismo. Con le norme vigenti sulla parificazione della lingua tedesca a quella italiana negli uffici pubblici e nei documenti ufficiali, come pure nella nomenclatura toponomastica bilingue, sono stati adempiuti gli obblighi dell’Accordo di Parigi. Da parte italiana si è tuttavia pronti ad elaborare in questa materia gli ulteriori perfezionamenti che servono a rendere l’uso delle due lingue sempre pipratico e funzionale. Perfezionamenti potranno essere introdotti, ad esempio, sia per quanto riguarda i procedimenti giudiziari e gli atti notarili, sia per quanto concerne i rapporti epistolari tra gli uffici pubblici locali, compresi quelli statali operanti in Alto Adige, il rilascio delle copie di atti istruttori o interlocutori nella lingua usata dai destinatari, nonché l’uso della lingua tedesca nelle insegne e mostre dei pubblici esercizi.

IV. Altre materie. L’elencazione dei campi di cui ai numeri I, II, III non vuole avere carattere tassativo ed esclusivo: è stato già fatto cenno nell’incontro di Milano della disposizione del Governo italiano ad esaminare l’opportunità di provvedimenti anche in altri campi.

In senso generale essi concerneranno l’adeguamento alla luce dell’esperienza, di norme riguardanti specifici argomenti. Piin particolare speciali disposizioni saranno messe allo studio per il funzionamento dell’istituendo tribunale amministrativo regionale, in relazione alla particolare situazione della Provincia di Bolzano.

Altri provvedimenti potranno mirare a una maggiore, diretta partecipazione di cittadini di lingua tedesca o di organi locali in determinate attività di interesse culturale (tutela delle cosedi interesse artistico o storico della Provincia, predisposizioni dei programmi e degli oraridelle radio-trasmissioni in lingua tedesca, revisione dei films e dei lavori teatrali in lingua tedesca).

Saranno inoltre contemplati concreti appoggi e facilitazioni a iniziative locali che mirino a promuovere «lo sviluppo culturale ed economico dell’elemento di lingua tedesca» (che ha già avuto un così notevole impulso) nella necessaria armonia e nell’inscindibile comunanza di interessi con le altre popolazioni.

V. Eventuali altre garanzie. Il Governo italiano è disposto a considerare l’adozione di eventuali altre disposizioni che, fornendo ulteriori concrete garanzie giuridiche all’elemento di lingua tedesca, per la tutela delle proprie caratteristiche storiche e culturali, potranno rivelarsi utili al fine di suggellare un accordo definitivo con il Governo austriaco sulla base delle proposte sopra esposte.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, aprile 1961. Edito in Libro Verde 1961, D. 16.


2 trasmessa a Vienna con Telespr. segreto 10A/532/11 del 1° aprile e consegnata a Fuchs il 5 (T. segreto 11518/94 del 5 aprile da Vienna, in Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza).


3 Vedi D. 60, nota 4.


4 Vedi D. 115.


5 Per la risposta austriaca vedi D. 135.

135

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Nota verbale 22.473-5 (Pol) 612. Vienna, 25 aprile 1961.

Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten beehrt sich, den Eingang der Verbalnote der italienischen Botschaft in Wien Nr. 1711 vom 5. April 1961 hlichst zu bestätigen und zu ihrem Inhalt nachfolgend Stellung zu nehmen:

Die Bundesregierung vermag die Auffassung der italienischen Regierung, wonach diese den ihr aus dem Pariser Vertrag vom 5. September 1946 erwachsenen Verpflichtungen in vollem Umfang nachgekommen sei, nicht zu teilen. Aus diesem Grunde sah sich die Bundesregierung im Verlauf der Jahre immer wieder genigt in diplomatischen Dokumenten sowie in zahlreichen mdlichen Erklärungen festzustellen, dass der Vertrag, vor allem was den Artikel 2 betrifft, nicht erflt ist und die daraus entstandene politische Situation dringend einer Lung bedarf.

Diesen Standpunkt hat auch der Bundesminister f Auswärtige Angelegenheiten als Leiter der terreichischen Delegation anlässlich der Behandlung der Stirolfrage durch die XV. Generalversammlung der Vereinten Nationen und während der Verhandlungen in Mailand eindeutig vertreten, weshalb die in der eingangs erwähnten Verbalnote aufgestellte Behauptung, die Bundesregierung habe den THesen des den Vereinten Nationen am 14. Oktober 1960 unterbreiteten italienischen Memorandums vom 12. Oktober 1960 nicht widersprochen, unverständlich erscheint.

Von dem Wunsche beseelt mlichst rasch eine gerechte und allseits zufriedenstellende Lung der Stirolfrage im Verhandlungswege zu finden, hat die Bundesregierung daher mit Genugtuung aus der Verbalnote entnommen, dass die italienische Regierung bereit ist, gemäss der Stirol-Resolution der Vereinten Nationen vom 31. Oktober 1960 jeden konkreten Vorschlag, der f die deutschsprachige Bevkerung der Provinz Bozen von Interesse sein knte, im Geiste weitgehender Verständigungsbereitschaft zu erpren.

Da die Bundesregierung jedoch grsten Wert darauf legt, eine endgtige und dauerhafte Regelung zu erzielen, die geeignet ist kftige Meinungsverschiedenheiten zwischen Österreich und Italien auszuschliessen sowie die Unzufriedenheit und Unruhe der deutschsprachigen Bewohner der Provinz Bozen zu beseitigen, glaubt sie sich mit der italienischen Regierung einer Meinung, dass anlässlich der bevorstehenden Verhandlungen in Klagenfurt nicht nur der italienische Vier-Punkte-Vorschlag, sondern auch die terreichischen Vorschläge eingehend behandelt werden msten. Dies erscheint umso mehr am Platze, als er alle Erwägungen juridischer Natur hinaus die politische Notwendigkeit besteht, eine Lung zu suchen und zu finden, die auch den Wschen und Vorstellungen der Stiroler entspricht.

Vor allem msen nach Ansicht der Bundesregierung nicht nur konkrete Massnahmen zur Fderung der kulturellen und wirtschaftlichen Entwicklung des deutschsprachigen Bevkerungsteiles, sondern auch solche zum Schutze des eTHnischen Charakters des in Frage stehenden Gebietes in die Wege geleitet werden.

Eine umfassende Stellungnahme zu den italienischen Vorschlägen, die nach Ansicht der Bundesregierung leider nicht geeignet sind die angestrebte Dauerlung zu ermlichen, darf den Verhandlungen selbst vorbehalten bleiben.

Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten benzt diese Gelegenheit, um der italienischen Botschaft den Ausdruck seiner vorzlichen Hochachtung zu erneuern.

TRADUZIONE Il Ministero Federale per gli Affari Esteri ha l’onore di accusare cortese ricevuta della Nota Verbale dell’Ambasciata d’Italia in Vienna n. 1711 del 5 aprile 19613 e di prendere la seguente posizione in merito al suo contenuto:

Il Governo Federale non pucondividere l’opinione del Governo italiano secondo cui detto Governo avrebbe pienamente adempiuto gli impegni derivanti per esso dall’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946. Per questa ragione il Governo Federale si è visto sempre costretto a ribadire nel corso degli anni in documenti diplomatici nonché in numerose dichiarazioni verbali che l’Accordo, sopratutto per quanto concerne l’art. 2, non è adempiuto e che la situazione politica che ne è scaturita ha urgente bisogno di una soluzione.

Questo punto di vista è stato chiaramente sostenuto anche dal Ministro Federale per gli Affari Esteri nella sua qualità di Capo della Delegazione austriaca durante la trattazione della questione del Sudtirolo da parte della XV Assemblea Generale delle Nazioni Unite e durante le trattative di Milano(4), per cui l’affermazione fatta nella precitata Nota Verbale, che il Governo Federale non avrebbe replicato alle tesi del Memorandum italiano del 12 ottobre 19605 e presentato alle Nazioni Unite il 14 ottobre 1960, appare incomprensibile.

Animato dal desiderio di trovare il pirapidamente possibile una soluzione giusta e soddisfacente per tutte le parti, della questione del Sudtirolo mediante trattative, il Governo Federale ha quindi dedotto con soddisfazione dalla Nota Verbale che il Governo italiano è disposto, conformemente alla Risoluzione sul Tirolo del Sud delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960, ad esaminare in uno spirito di larga comprensione ogni proposta concreta che potesse presentare interesse per la popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano.

Dato tuttavia che il Governo Federale attribuisce il massimo valore ad una soluzione definitiva e duratura, suscettibile di escludere future divergenze d’opinione fra l’Austria e l’Italia e di eliminare il malcontento e l’inquietudine degli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano, crede di essere d’accordo con il Governo italiano che in occasione delle prossime trattative di Klagenfurt debbano essere discusse esaurientemente, non solo la proposta italiana su quattro punti, ma anche le proposte austriache(6). Questo sembra tanto piopportuno in quanto al di sopra di tutte le considerazioni di natura giuridica vi è la necessità politica di cercare e di trovare una soluzione, che corrisponda anche ai desideri e alle idee dei sudtirolesi.

A parere del Governo Federale dovranno sopratutto trovare applicazione non solo delle misure concrete per promuovere lo sviluppo culturale ed economico della parte tedesca della popolazione, ma anche delle misure destinate alla tutela del carattere etnico del territorio in parola.

Si fa riserva di prendere posizione in maniera completa, in occasione delle trattative stesse, in merito alle proposte italiane che purtroppo non sono, a parere del Governo Federale, idonee a rendere possibile la desiderata soluzione definitiva.

Il Ministero Federale per gli Affari Esteri coglie la presente occasione per rinnovare all’Ambasciata d’Italia l’espressione della sua distinta considerazione(7).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, aprile 1961. Edito in Libro Verde 1961, D. 18.


2 Consegnata da Waldheim a Morozzo della Rocca il 25 aprile e da questi trasmessa a Roma in pari data (T. segreto 14660/136 da Vienna, in Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza, e Telespr. segreto urgente 2021/937 da Vienna, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, aprile 1961, entrambi del 25 aprile).


3 Vedi D. 134.


4 Vedi D. 115.


5 Vedi D. 60, nota 4.


6 Vedi DD. 118 e 130.


7 Per la risposta italiana vedi D. 138.

136

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto urgente 2259. Vienna, 11 maggio 1961.

Signor Ministro, in queste ultime settimane ho avuto due lunghe conversazioni con Kreisky, e varie altre con l’Ambasciatore Waldheim. Il primo mi ha esposto nelle sue linee generali, il secondo ha illustrato e commentato in dettaglio, le prospettive austriache per il prossimo incontro di Klagenfurt.

Mi sono astenuto sinora dal riferirne perché il Ministro, avvertendomi che erano queste sue idee personali, mi aveva pregato di non farlo. Ma ora è stato fatto un altro passo, anche se non l’ultimo, in avanti. Il Comitato interministeriale per l’Alto Adige ha sanzionato in linea di principio tali idee; e quel che è piimportante, queste sono state approvate anche nella riunione che ha avuto luogo qui lunedì scorso [l’8], alla quale hanno assistito i rappresentanti del Tirolo e dell’Alto Adige. L’approvazione, mi è stato detto, non è definitiva e non è di dettaglio. Ma è sufficiente per passare alla seconda fase, cioè per realizzare il desiderio di Kreisky di iniziarne assieme con noi, prima ancora di Klagenfurt, un esame comune e confidenziale. PerciLoewenTHal, convocato espressamente a Vienna, ne è ripartito con l’incarico di mettere V.E. al corrente del punto di vista austriaco(2). Contemporaneamente Kreisky mi ha invitato ad andare da lui domani sera.

Non ho ragione di pensare che la conversazione di venerdì [il 12] porterà alcuna sensibile variante a quello che sto per esporre. D’altra parte il tempo stringe, e mi sembra opportuno ed urgente riferire a V.E. quanto mi è stato detto. Anche se la mia esposizione dovesse coincidere con quella che ne farà LoewenTHal, tanto meglio; essa proverebbe la sua utilità dimostrandosi superflua.

***

Kreisky parte dalla premessa che a Klagenfurt dovremo anzitutto constatare l’impossibilità di metterci d’accordo sul fondo del problema. Questa impossibilità è sempre stata evidente e inoppugnabile, prima e dopo la conferenza di Milano(3); quanto è successo da allora, anche per l’intervento di fatti estranei al problema, ha reso ancora piinevitabile il fallimento.

Tuttavia la decisione è grave, e di tale gravità dobbiamo essere, e dimostrarci, coscienti. Quel che ora si chiude e si conchiude non è soltanto la breve fase finale, rappresentata dalle trattative raccomandate dal par. 1 della Risoluzione approvata dall’ONU; si conchiude in realtà tutto un periodo storico, quello della trattazione diretta del problema Alto Adige tra Italia e Austria. Questa trattazione poTRà essere ripresa domani, in altre circostanze, con altre premesse e su un altro piano. Resta il fatto che da oggi il problema cessa di essere bilaterale per divenire, in una forma o nell’altra, multilaterale.

Perci prima di aderire alla proposta austriaca, conviene soffermarci un momento per considerarla con attenzione.

È nel nostro interesse di prestare in questo momento il nostro concorso ad una dichiarazione di fallimento che gli austriaci presenteranno come la conseguenza fatale della nostra intransigenza aprioristica che, secondo loro, fece già naufragare l’incontro di Milano? O non ci conviene piuttosto di praticare sul negoziato qualche operazione di respirazione artificiale, di cui sappiamo già che è votata all’insuccesso ma che varrebbe a dargli, per qualche settimana o qualche mese, un sembiante di vita?

La risposta non è facile. Guadagnare tempo è, in sé e per sé, una manovra sterile. In questo caso potrebbe fare senso soltanto se avessimo in vista due obiettivi concreti e determinati: a) rinviare di qualche mese la discussione sui mezzi pacifici per risolvere la controversia, previsti dal par. 2 della Risoluzione approvata dall’ONU, allo scopo di evitare una ripulsa categorica da parte dell’Austria, che in questo momento è matematicamente certa, della nostra proposta di ricorrere alla Corte Internazionale dell’Aja; b) profittare del tempo così guadagnato per correggere alcune asprezze nella situazione politica in Alto Adige, e nei rapporti italo-austriaci, che non fanno parte integrante e indispensabile del problema (ad es. caso Stadlmayer, misure di polizia).

Se il primo di questi due obiettivi appare irraggiungibile, come verosimilmente lo è, se per il secondo mancano la volontà e l’accordo politico necessari, è inutile, a mio modo di vedere, cercare di guadagnare tempo.

Comunque, per chiudere queste considerazioni, l’unico mezzo pratico per prolungare l’agonia del negoziato sarebbe la costituzione di un comitato misto di esperti, che avrebbe il compito di esaminare le proposte delle due parti, misurare in concreto la distanza che le separa, e formulare proposte di compromesso. In sostanza si potrebbe proporre di iniziare quei negoziati raccomandati dall’ONU, che ora si vorrebbero dichiarare già conchiusi. Dubito che il Governo austriaco, messo di fronte ad una nostra proposta formale, possa respingerla. Comunque resterebbe a noi il vantaggio tattico di averla avanzata. Ma non ho bisogno di rammentare che anche questa medaglia ha il suo rovescio; la procedura degli esperti ci costringerebbe a chiarire il nostro pensiero e i nostri propositi pidi quanto forse non desideriamo, e persino pidi quanto in questo momento non ci convenga di fare.

***

Kreisky, poiché prevede il fallimento ufficiale delle trattative, deve anche prevedere che i due Ministri passino immediatamente dopo alla discussione sui mezzi pacifici, cui accenna la Risoluzione dell’ONU.

Ora, anche su questo punto, le prospettive di un accordo non sono affatto incoraggianti. La nostra posizione di partenza è la Corte Internazionale dell’Aja; come ho già detto, non esiste la minima possibilità che sia accettata dall’altra parte. La posizione austriaca è picomplessa. Non è escluso che, come a Milano, ci possiamo trovare di fronte ad una posizione di partenza e una di arrivo. La prima sarebbe rappresentata dalla Commissione d’inchiesta nominata dall’ONU. È la soluzione cara agli estremisti, di qua e di là del Brennero. Kreisky sa benissimo che noi la respingeremo senza discuterla, ed è per questo che da qualche tempo ne va ruminando una seconda, che ora è riuscito a far adottare in linea di principio dal suo Governo; una proposta che, almeno in apparenza, è pimoderata, e nella sostanza è certamente piinsidiosa. In breve Kreisky ci proporrà di accettare la procedura di conciliazione, quale è prevista dal titolo secondo della Convenzione europea per il regolamento pacifico di controversie internazionali.

Il Ministro pensa, o professa di pensare, che se i due Governi potessero mettersi d’accordo sul principio generale della conciliazione e costituire quindi una Commissione o Comitato nel quale siano rappresentati cinque Governi che godano della fiducia incondizionata delle due parti, il risultato sarebbe pio meno lo stesso di quello che si raggiungerebbe con il ricorso alla Corte Internazionale. Cioè un risultato medio, di compromesso, che dia in parte ragione all’uno e in parte all’altro. Con la differenza, per sempre secondo Kreisky, che le conclusioni della Commissione, se la sua composizione fosse sufficientemente autorevole, indicherebbero chiaramente agli estremisti austriaci sino a qual punto si puandare e non pioltre. Il Governo avrebbe così argomenti persuasivi per indurre i tirolesi del nord e quelli del sud ad accettare le raccomandazioni della Commissione.

Kreisky desidera che V.E., già prima di andare a Klagenfurt, sia informato di questa proposta; in modo da facilitarne la discussione amichevole, se possibile, un accordo; e comunque per far sì di evitare un urto frontale.

Prima di passare ad una formulazione ufficiale che ora, sia pure con le riserve notate pisopra, ha avuto luogo, Kreisky ha cercato di convincere me. È superfluo che io assicuri V.E. che non l’ho minimamente incoraggiato a pensare che una proposta del genere sia accettabile per noi. È vero che essa tiene conto, in un certo senso ed entro certi limiti, di quella necessità fondamentale che io vado illustrando da mesi; e cioè che il Governo austriaco limiti e circoscriva la sua responsabilità politica liberandosi finalmente dai suoi tirannici padroni tirolesi. Ma ne tiene conto in modo confuso, contraddittorio ed illogico, perché in ultima analisi le «raccomandazioni» della Commissione, appunto perché tali, non libererebbero affatto il Governo austriaco dalla necessità di far propria l’accettazione di proposte che, appunto per il carattere di compromesso che esse avrebbero, verrebbero sicuramente respinte dagli estremisti.

Questi in realtà hanno ben altro programma: vogliono tornare alle Nazioni Unite denunziando ed accusando l’Italia di cattiva volontà e cattiva fede, ottenerne la condanna, e sulla base di quella chiedere il diritto all’autodecisione. Questa è una procedura che non ha nulla di conciliativo, tanto meno di conciliante; e per il suo successo i promotori fanno conto su una vasta azione terroristica.

D’altra parte le stesse difficoltà, a dir poco, si presentano anche per noi. Il Parlamento italiano non ha ratificato, ha fatto anzi esplicita riserva per i titoli due e tre della Convenzione europea. Accettare la conciliazione sarebbe un atto politico discrezionale, teoricamente possibile ma che starebbe in contrasto appunto con tale riserva. Probabilmente il Governo, per impegnarsi con l’Austria, dovrebbe farsi dare un’approvazione di principio dal Parlamento. E anche se questa non fosse indispensabile, è chiaro che, volendo dar poi esecuzione alle raccomandazioni conclusive della Commissione di conciliazione, il Governo dovrebbe dar battaglia aperta per ogni singola legge o misura. Non potrebbe richiamarsi ad un impegno internazionale ratificato con l’approvazione di tutto il Parlamento; in altre parole verrebbe a trovarsi nella stessa situazione, e peggio, nella quale si troverebbe ora se volesse proporre al Parlamento, indipendentemente da qualsiasi raccomandazione emanante da un organo internazionale, le stesse identiche misure.

Ho esposto con la massima chiarezza, a Kreisky e a Waldheim, questi argomenti; e non mancher di ripeterli nella conversazione di domani. Ma la decisione è oramai presa; e non è certo questo il momento in cui il Governo austriaco possa fare macchina indietro.

***

Riassumendo: a Klagenfurt ci troveremo di fronte alla seguente situazione. Prima fase: una breve confrontazione dei punti di vista opposti e, se noi non ci opponiamo e non avanziamo la proposta degli esperti, un’unanime constatazione che le trattative bilaterali sono oramai fallite e debbono chiudersi. Seconda fase: si passa all’esame del par. 2 della Risoluzione approvata dall’ONU. Posizione italiana: ricorso all’Aja. La proposta viene respinta dall’Austria. Posizione austriaca: possibilmente una prima proposta (Commissione d’inchiesta inviata dall’ONU), seguita a pio meno breve distanza da una seconda, cioè l’adozione della procedura di conciliazione prevista dal titolo 2 della Convenzione europea. Se questa proposta viene respinta dall’Italia, il disaccordo è formale e completo, tanto sul par. 1 che sul par. 2 della Risoluzione.

Ho chiesto a Kreisky se gli sembrava saggio di bruciare così presto la candela, dandole fuoco dalle due parti. Mi ha risposto che a suo modo di vedere la prima fase è inevitabile, e in un certo senso è necessario che si chiuda, appunto per aprire la seconda. Ma la discussione sul par. 2, anche se rivelerà immediatamente differenze profonde nei rispettivi punti di vista, non dovrebbe inevitabilmente concludersi a Klagenfurt. Il comunicato ufficiale dovrebbe anzi precisare che i due Ministri hanno avuto un primo scambio di idee su questo argomento e che sono rimasti d’accordo di proseguire i contatti per le normali vie diplomatiche.

A questo disegno dovremmo, a mio parere, dare il nostro pivolenteroso concorso. Non vedo infatti cosa avremmo da guadagnare da una brusca interruzione di ogni contatto diplomatico con l’Austria. Sopratutto è nostro interesse evitare che si arrivi in questo momento ad un urto frontale sulla questione del ricorso all’Aja. Waldheim mi ha detto che a Vienna, lunedì scorso, i capi tirolesi e quelli altoatesini si sono pronunciati categoricamente contro. Ma poiché in pratica non esiste un’altra possibile soluzione del problema bilaterale italo-austriaco (sul piano interno, beninteso, la sentenza dell’Aja non avrebbe il potere di risolvere nulla), occorre lasciar aperta la porta ad un futuro ravvedimento. Dovremmo percievitare da parte nostra prese di posizione troppo nette perché queste provocherebbero altrettanta nettezza da parte austriaca; e questo non è nel nostro interesse. Come a Milano, il problema è sopratutto un problema di redazione del comunicato finale. Soltanto, la soluzione dovrebbe essere diversa.

Dopo la prima riunione V.E. potrebbe proporre a Kreisky un incontro a due o a quattro; allo scopo di eliminare il circo equestre che lo accompagna in queste occasioni. Potrebbe allora farsi sentire la voce della ragione. Dimostrando da una parte e dall’altra reciproca e naturale comprensione per i comuni ostacoli di politica interna, si potrebbe constatare un comune interesse a non compromettere l’avvenire, nella speranza che, calmati gli animi, si possa ritornare pitardi sulla stessa discussione con maggiori probabilità di successo.

***

Il Cancelliere Federale, al quale ho fatto ieri visita di congedo, mi ha pregato di trasmettere a V.E. e a S.E. il Presidente del Consiglio un suo messaggio personale. Se lo includo in questo rapporto, è perché la connessione mi sembra logica e naturale.

Gorbach mi ha rammentato che tutti i suoi sforzi tendono a non rompere i contatti, a mantenere aperta la porta al compromesso, a frenare gli estremisti, a limitare la loro perniciosa influenza. Si è detto sicuro che anche da parte italiana si hanno le stesse preoccupazioni e gli stessi propositi.

In questo ordine di idee mi ha parlato del caso Stadlmayer. Lo ha fatto con moderazione e dimostrandosi perfettamente al corrente della legge italiana che, a differenza di quella austriaca, non consente al Governo di prescrivere una linea di condotta al Procuratore della Repubblica. Ma ha aggiunto: «Tuttavia penso che il Governo potrebbe intervenire per accelerare al pipresto la fase istruttoria. Se la Signora Stadlmayer è veramente colpevole il Governo austriaco non intende difenderla. Ma il mantenerla in prigione fa di lei un’eroina nazionale e costituisce un ottimo argomento nelle mani degli estremisti». Dopo aver svolto gli argomenti che già sono stati comunicati all’Ambasciatore LoewenTHal, ho promesso al Cancelliere che avrei trasmesso queste sue osservazioni.

Mi consenta V.E. di aggiungere alcune considerazioni personali. La Signora Stadlmayer era sino a ieri poco conosciuta nel grande pubblico, pochissimo amata nei circoli politici tirolesi. È considerata uno strumento di Oberhammer, piintelligente di lui, ma appunto percipipericolosa e ancora meno popolare.

Se avessimo seguito in questo caso la procedura politicamente così intelligente che abbiamo seguito per il Signor Widmoser, cioè se avessimo fatto sapere confidenzialmente che la Signora Stadlmayer avrebbe fatto bene a non presentarsi alla frontiera italiana perché rischiava di passarla in un solo senso, credo che le proteste sarebbero state ben poche; e quelle puramente formali. In molti ci sarebbe stata anzi una segreta soddisfazione, in alcuni il tacito riconoscimento che il nostro provvedimento era pienamente giustificato.

Procedendo senza alcun preavviso al suo arresto ci siamo invece messi in una posizione difficile. Se riusciremo a dimostrare, non con indizi ma con prove inconfutabili, che la Signora Stadlmayer è colpevole di complicità in azioni terroristiche, la nostra azione sarà pienamente giustificata, il Governo austriaco ridotto al silenzio, il prestigio dei capi politici tirolesi, all’interno e all’estero, seriamente leso.

In qualsiasi altra ipotesi, le prospettive sono assai meno liete. La meno attraente di tutte, ma non la piimprobabile, è che si arrivi a un processo e a una condanna indiziari.

La Signora Stadlmayer sarà sicuramente nominata membro della Delegazione austriaca a Klagenfurt. L’unico punto in discussione è se la sua sedia al tavolo della conferenza sarà vuota o occupata. A mio modo di vedere sarebbe pivantaggioso per noi far sì che sia occupata dalla predetta Signora. Perché in queste condizioni e circostanze è troppo tardi per eliminare il danno; possiamo soltanto cercare di limitarlo.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

G. Guidotti


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961. 2 Vedi D. 137. 3 Vedi D. 115.

137

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

Appunto segretissimo(2). Roma, 12 maggio 1961.

L’Ambasciatore d’Austria, LoewenTHal, ha chiesto di vedermi con urgenza. L’ho ricevuto stamane: mi ha dichiarato di essere venuto a vedermi in via del tutto privata e non ufficiale per espresso incarico del Ministro Kreisky il quale desiderava infatti farmi sapere che aveva avuto luogo nei giorni scorsi a Vienna una seduta del Comitato Interministeriale per l’Alto Adige, presieduto dal Cancelliere Gorbach. Si è trattata l’opportunità della partecipazione austriaca al convegno di Klagenfurt: dopo una lunga e accanita discussione aveva prevalso l’opinione dei moderati di venire alla riunione nonostante che i recenti episodi avessero suscitato una forte reazione degli ambienti nazionalisti estremi del vicino Paese.

In tale occasione ha prevalso anche l’opinione di Kreisky di non ricorrere nuovamente alle Nazioni Unite in caso di mancato accordo; ma, escludendo il ricorso alla Corte dell’Aja anche a causa della lunghezza della procedura, sarebbe nei propositi austriaci di proporre all’Italia di fare appello, di comune accordo, ad un consiglio di conciliazione composto di tre o due Paesi nominati da ognuna delle parti, con un Paese presidente da designarsi di concerto.

Il vantaggio di questa soluzione sarebbe, secondo l’Austria, che il giudizio non avrebbe un carattere esclusivamente giuridico ma potrebbero venire considerati anche gli elementi politici della questione.

Nella mia risposta ho messo in rilievo che per l’Italia la strada maestra per risolvere il problema alto-atesino è sempre quella delle trattative bilaterali con l’Austria. Ritenevo d’altronde che le proposte che era nostra intenzione fare a Klagenfurt sarebbero piche soddisfacenti per lo spirito che le animava e per la loro comprensione. Qualora non fosse possibile giungere in tale sede ad una soluzione ritenevo che la strada dell’Aja fosse ancora la piindicata. Non vedevo, prima facie, quale vantaggio vi fosse nel creare un nuovo organismo per sostituire uno strumento già esistente.

L’Ambasciatore mi ha poi accennato all’arresto della Dottoressa Stadlmayer dicendomi che avrebbe fatto ottima impressione in Austria la concessione della libertà provvisoria a detta signora. Ho fatto presente che il potere esecutivo in Italia non puinterferire sulla Magistratura e pertanto la questione Stadlmayer dovrà seguire il corso che l’ordinamento giuridico italiano prevede.

L’Ambasciatore d’Austria mi ha infine pregato di voler considerare la sua comunicazione come strettamente personale e riservata. L’Austria si riservava eventualmente di farne, nel prossimo futuro, oggetto di un passo ufficiale.

L’ho assicurato in proposito(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca i timbri: «Visto da S.E. il Ministro» e «Visto dal Segretario Generale».


3 Vedi anche quanto riferito da Guidotti con il D. 136.

138

L’AMBASCIATA A VIENNA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA(1)

Nota verbale 2291. Vienna, 15 maggio 1961.

L’Ambasciata d’Italia ha l’onore di rispondere qui di seguito alla Nota Verbale del Ministero degli Affari Esteri n. 22-473-5/Pol 61 in data 25 aprile scorso(2).

Nella prima parte di tale nota viene constatato che da parte austriaca è stato ripetutamente ed autorevolmente affermato che l’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, soprattutto per quanto concerne l’art. 2, non è adempiuto. Da parte italiana non si è ignorata certo questa posizione del Governo austriaco: quello che nella Nota Verbale dell’Ambasciata d’Italia in data 5 aprile scorso(3) si è voluto porre in rilievo è che, mentre da parte italiana si era fatto stato dei motivi per i quali il Governo italiano era ed è convinto di avere adempiuto a quanto disposto nell’Accordo stesso, in particolare per quanto riguarda l’articolo 2, non risulta che da parte del Governo austriaco sia stata esposta l’argomentazione su cui dovrebbe basarsi l’opposto punto di vista.

Nella suddetta Nota Verbale del 5 aprile veniva citato in particolare il Memorandum italiano presentato il 12 ottobre 1960 in sede Nazioni Unite(4), nel quale sono state esposte su vari punti precise argomentazioni, e veniva constatato che a tali argomentazioni da parte austriaca non era stata fornita una replica. Si puricordare al riguardo che il Ministro degli Affari Esteri d’Italia nell’incontro di Milano si è dichiarato disposto a fornire al Ministro degli Affari Esteri d’Austria quegli ulteriori elementi che fossero ritenuti utili per meglio chiarire le tesi italiane circa l’esecuzione data all’Accordo di Parigi.

Il Governo italiano è tuttora pronto ad approfondire congiuntamente ogni punto riguardante l’esecuzione e l’interpretazione dell’Accordo di Parigi come ad esaminare ogni concreto argomento rilevante ai fini dell’esecuzione dell’Accordo, ed è altresì disposto ad adottare, in conformità all’ordinamento giuridico italiano, delle misure a suo parere non imposte dall’Accordo di Parigi, a condizione di giungere ad una soluzione di tutte le divergenze esistenti fra i due Governi circa l’esecuzione di detto Accordo(5).

È evidente che tale concreto esame in comune potrebbe svolgersi esclusivamente in relazione all’Accordo di Parigi e pertanto in esso non potrebbero venire in considerazione concetti o elementi che esulano dall’Accordo stesso.

Il Governo italiano rimane convinto che i negoziati fra i due Governi, e in particolare il prossimo incontro fra i due Ministri degli Affari Esteri a Klagenfurt, avranno buone possibilità di successo se essi verranno condotti secondo le precise indicazioni della Risoluzione dell’ONU e di conseguenza non partendo da richieste aprioristiche e non motivate ma dall’esame approfondito ed obiettivo di ogni singolo punto interessante l’esecuzione dell’Accordo, in vista di precisare le divergenze di valutazione e d’interpretazione, e quindi risolverle.

È a tal fine che da parte italiana nell’allegato alla Nota Verbale del 5 aprile si è fatto stato dei vari settori in cui la materia puessere suddivisa e sono state anzi prospettate specifiche possibilità di parecchi provvedimenti che, quantunque non richiesti dall’Accordo e non indispensabili per la sua esecuzione, il Governo italiano sarebbe tuttavia disposto a prendere onde superare le divergenze con il Governo austriaco e giungere così ad un regolamento definitivo ed esplicito della controversia.

L’Ambasciata d’Italia coglie l’occasione per confermare al Ministero degli Affari Esteri i sensi della sua pialta considerazione(6).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961. Edito in Libro Verde 1961, D. 21.


2 Vedi D. 135.


3 Vedi D. 134.


4 Vedi D. 60, nota 4.


5 Nella prima versione del testo qui seguiva la frase: «ai sensi del primo paragrafo della Risoluzione dell’Assemblea delle Nazioni Unite in data 1 ottobre 1960», cancellata nella redazione finale su indicazione di Segni, che a margine annotava: «ometterei perché pusembrare che la mozione dell’ONU ci imponga adempimenti extra accordo» (Progetto di risposta alla N.V. austriaca del 25 aprile, allegato all’Appunto 10A/736 di Betteloni dell’8 maggio, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961). trasmessa da Grazzi a Guidotti per la consegna con Telespr. segreto 10A/767/c. del 12 maggio (ibidem). Guidotti comunicdi aver consegnato la nota a Waldheim la sera del 15 maggio, segnalando che uno degli argomenti della conversazione in tale occasione intercorsa era stato la composizione delle delegazioni al prossimo incontro di Klagenfurt: «A mia volta ho chiesto composizione delegazione austriaca. Waldheim mi ha detto che decisione ufficiale sarà presa dal Consiglio Ministri che si tiene oggi, ma mi ha comunicato nomi a titolo confidenziale: è identica a quella di Milano [vedi D. 115, nota 2] eccetto che Steiner sostituisce Gschnitzer e questi, nella sua qualità di deputato, sostituisce Prinke che rappresentava Partito Popolare. Ho osservato brevemente che tale composizione non avrebbe certo fatto buona impressione in Italia. È esatto che per Signora Stadlmayer, sinché non sia condannata, vale sicuramente, in base alle norme generali diritto, presunzione di innocenza. Ma civale sul piano morale e giuridico; su quello politico sua inclusione nella delegazione pufacilmente essere interpretata come gesto di sfida. Quanto al Signor Oberhammer le sue recenti dichiarazioni sulla ricorrenza del 24 maggio non lo qualificano certo come un negoziatore di buona volontà. Altrettanto dicasi di Gschnitzer che, sortito dalla porta, rientra dalla finestra; e per di pirientra come Presidente, anche formalmente, di quel Berg Isel Bund di cui non aveva mai abbandonato direzione effettiva. Ho pregato Waldheim di far presenti al Governo le mie osservazioni, anche se fatte a titolo personale» (T. 17811/170 del 16 maggio da Vienna, in Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. I).

139

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO REGIONI(1)

Appunto(2). Roma, 16 maggio 1961.

Oggetto: Esame delle proposte austriache in vista dell’incontro di Klagenfurt.

Con la nota verbale del 25 aprile 1961 (All. 5)3 il Governo Federale austriaco ha espresso l’avviso che in occasione delle trattative di Klagenfurt debbano essere discusse esaurientemente non solo la proposta italiana sui noti quattro punti (Alleg. 1 e 4)4, ma anche le proposte austriache contenute nel documento del 1° febbraio 1961 (All. 2)5 e nella nota esplicativa del 13 marzo 1961 (All. 3)6.

Da quest’ultima nota si è potuto apprendere che le richieste austriache per l’Alto Adige vanno molto al di là di quanto potesse apparire dal documento del 1° febbraio(7) 1961 e, pur non accennandosi neppure in essa alla costituzione di una Regione del Sud-Tirolo separata dal trentino, appare evidente che ove si accogliessero le richieste dell’Austria, l’attuale Regione Trentino-Alto Adige rimarrebbe svuotata di quasi tutte le competenze legislative ed amministrative previste dallo Statuto.

Cipremesso, vengono di seguito riassunte (scrittura a spazio normale) le richieste austriache quali risultano dal coordinamento dei due documenti suindicati, facendole seguire dalle osservazioni e proposte di quest’Ufficio (scrittura a spazio ristretto)8:

PREAMBOLO In via generale e pregiudiziale, l’autonomia da concedere all’Alto Adige deve assicurare a questo l’esercizio di pieni ed autonomi poteri legislativi ed esecutivi.

L’attività legislativa si deve svolgere nel rispetto dei principi della Costituzione con esclusione, quindi, di ogni altro limite. Lo Stato pusospendere la legislazione regionale soltanto impugnandola davanti alla Corte Costituzionale.

L’esercizio dell’attività esecutiva deve essere pieno ed immediato (non condizionato, cioè, alla previa emanazione di norme di attuazione), e deve abbracciare anche le attività ora esercitate da enti parastatali relativamente a materie attribuite alla competenza legislativa regionale.

La Regione (Provincia) deve poter impugnare le leggi dello Stato e gli atti amministrativi di questo davanti alla Corte Costituzionale in seguito ad una eventuale violazione dello Statuto autonomo e delle disposizioni di legge costituzionali per la tutela delle minoranze.

Va premesso che tutte le rivendicazioni avanzate dall’Austria concernono la attuale Provincia di Bolzano. Le espressioni «regione», «regionale» e simili sono quindi da intendersi come riferite all’esistente Ente autonomo provinciale.

L’ordinamento autonomo reclamato per la Provincia è fondamentalmente diverso da quello sancito dallo Statuto vigente. Questo, infatti, prevede (a simiglianza degli Statuti delle rimanenti Regioni speciali già costituite), un triplice ordine di poteri legislativi, rispettivamente: primario (o esclusivo), secondario (o concorrente) terziario (o integrativo). La Provincia di Bolzano è titolare, per alcune materie, di potestà normative primarie e, per altre, secondarie.

Le prime, devono rispettare, oltre che i principi della Costituzione, anche i principi «dell’ordinamento giuridico dello Stato», gli «obblighi internazionali», gli «interessi nazionali» nonché «le riforme economico-sociali della Repubblica».

Le seconde, devono tenere conto dell’ulteriore limite costituito dal rispetto dei «principi stabiliti dalle leggi dello Stato».

A parte ogni considerazione sull’ampiezza – assolutamente sconosciuta all’attuale ordinamento autonomistico regionale – dei poteri rivendicati(9), è ovvio che ad una riforma di struttura del genere di quella proposta sarebbe dato di pervenire soltanto attraverso l’adozione di un nuovo Statuto o la modifica radicale di quello vigente.

Anche la richiesta di limitare alla sola impugnativa davanti la Corte Costituzionale, il potere di controllo dello Stato sulla produzione legislativa provinciale – là dove attualmente al Governo è anche concessa la facoltà di rinvio per riesame all’organo legislativo regionale o provinciale dei disegni di legge ritenuti viziati di incostituzionalità – richiederebbe una modifica del vigente Statuto.

Nel merito la richiesta non sarebbe da prendere in considerazione perché l’accoglimento di essa comporterebbe tutti quegli inconvenienti che si devono lamentare nei riguardi della Regione Siciliana, unica Regione nella quale non vige l’istituto del rinvio.

Circa l’esercizio dei poteri amministrativi, va notato che l’adozione di norme di attuazione appare indispensabile almeno nei casi in cui occorra regolare il passaggio di uffici o personale dello Stato alla Regione e, rispettivamente, alle Provincie di trento e di Bolzano. In pratica, tale passaggio è già stato operato con apposite norme di attuazione per quasi tutti i settori passati alla competenza provinciale (unico settore rilevante per il quale non si è ancora provveduto a cagione delle difficoltà insorte in sede di interpretazione delle disposizioni statutarie relative alla materia, è quello della scuola), sicché questa proposta assumerebbe rilevanza soltanto ove si ritenesse di ampliare qualitativamente e quantitativamente – in conformità alle richieste prese qui in esame – l’ambito dell’autonomia riservata alla Provincia di Bolzano.

In ogni caso l’accoglimento di essa comporterebbe la modifica dell’art. 13 dell’attuale Statuto (che assoggetta la potestà amministrativa della Regione e delle Provincie agli stessi limiti nei quali è circoscritta la potestà legislativa) e l’abrogazione dell’art. 95 dello Statuto medesimo, concernente le norme di attuazione.

L’estensione dei poteri esecutivi provinciali, o meglio la assunzione da parte della Provincia delle competenze amministrative degli organi parastatali e pubblici, richiederebbe ugualmente una modifica dell’attuale Statuto, poiché l’art. 55 di questo riserva «allo Stato la disciplina dell’organizzazione e del funzionamento degli enti pubblici che svolgono la loro attività anche al di fuori del territorio della Regione».

A parte ci, la richiesta (che ha verosimilmente come obiettivo immediato il passaggio alle dipendenze della Provincia della gestione INA-CASA) non sembra accoglibile perché sarebbe fonte di confusione e comprometterebbe la necessaria unità di indirizzo degli enti a carattere nazionale o interprovinciale.

Per quanto, infine, concerne il riconoscimento del diritto della Provincia di impugnare le leggi e gli atti amministrativi dello Stato, è noto che lo Statuto vigente (artt. 82-83), riserva tale diritto alla sola Regione Trentino-Alto Adige che lo esercita anche per conto delle due Provincie di trento e di Bolzano. Poiché la Corte Costituzionale (sent. n. 17 del 9 luglio 1956) ha escluso la possibilità di una interpretazione estensiva, la concessione di una analoga facoltà alla Provincia richiederebbe una modifica dello Statuto.

Concessioni ritenute possibili Poiché, tuttavia, non si disconosce l’obiettivo fondamento della doglianza austriaca al riguardo, quest’Ufficio ha studiato la possibilità di riconoscere l’eventuale legittimazione processuale attiva alla Provincia con apposita norma di attuazione, ovvero con una leggina di integrazione della legge 11 marzo 1953, n. 87 contenente «norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte Costituzionale»; o, infine, con l’adozione, ad opera del Consiglio regionale, di una possibile norma regolamentare interna, che stabilisca l’obbligo per la Regione di impugnare le leggi e gli atti dello Stato anche nel caso in cui la deliberazione relativa risulti votata soltanto dalla maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati rispettivamente alla Provincia di Bolzano e a quella di trento.

Quest’Ufficio non si dissimula che tutte e tre le suesposte soluzioni peccherebbero di incostituzionalità. L’unica concessione ritenuta compatibile con gli artt. 82 e 83 dello Statuto sarebbe il riconoscimento alle Provincie (con norma di attuazione e con una legge integrativa della legge 11 marzo 1953, n. 87 concernente il funzionamento della Corte Costituzionale) della facoltà di elevare conflitti di attribuzione nei confronti dello Stato, della Regione e dell’altra Provincia, e ciin quanto gli artt. 82 e 83 dello Statuto non trattano dei conflitti di attribuzione.

A SALVAGUARDIA DEL CARATTERE ETNICO l. Completa equiparazione della lingua tedesca e di quella italiana nella vita pubblica.

Per la formale equiparazione delle due lingue si renderebbe necessaria, come del resto espressamente riconosciuto da parte austriaca, la modifica dell’art. 84 dello Statuto che dichiara «ufficiale» la sola lingua italiana.

Nella sostanza, tuttavia, le norme legislative speciali che hanno attuato il bilinguismo in Alto Adige assicurano in tutta la vita pubblica l’uso alternativo del tedesco o dell’italiano là dove è possibile (ossia, negli atti istruttori o interlocutori degli organi ed uffici pubblici locali e nella corrispondenza tra i medesimi), e comunque l’uso congiunto delle due lingue in ogni altro caso (ossia, nella redazione di atti ufficiali destinati comunque alla generalità dei cittadini e dei provvedimenti aventi efficacia esterna).

Le norme suaccennate sono, in particolare, contenute nel DPR 8 agosto 1959, n. 688.

Concessioni ritenute possibili tra le possibili ulteriori concessioni poste allo studio, sono contemplate: l’obbligo per gli uffici ed organi pubblici di rispondere in tedesco alle lettere scritte in tale lingua da uffici ed organi pubblici locali; l’obbligo per i detti uffici ed organi di accompagnare con la traduzione in tedesco – anche senza che vi sia espressa richiesta in proposito – le copie di atti istruttori o interlocutori che siano richiesti dagli interessati; il consenso ad usare la sola lingua tedesca nelle insegne, mostre e vetrine degli esercizi pubblici; la facoltà di richiedere con semplice lettera raccomandata – anziché, com’è ora, a mezzo di Ufficiale giudiziario

– la traduzione di atti giudiziari notificati su istanza di parte, a cittadini di lingua tedesca; l’obbligo della compilazione nella doppia lingua delle schede del Casellario giudiziale, dei certificati penali e degli estratti e certificati degli Uffici tavolari.

A seguito della sentenza n. 1 del 1961 della Corte Costituzionale, pronunziata nei riguardi del DPR 3.1.1960, n. 103, contenente norme di attuazione in materia di uso del tedesco nei procedimenti giudiziari, si dovrà provvedere inoltre alla modifica dell’art. 13 del DPR stesso, al fine di permettere l’effettiva parificazione delle due lingue nella redazione degli atti notarili. L’attuale sistema prevedeva la facoltà di redigere gli atti suddetti in tedesco, soltanto se la lingua stessa fosse stata a conoscenza del notaio, dei testimoni e di tutte le parti interessate.

Ulteriori modifiche potranno essere studiate dietro segnalazione di inconvenienti che si verifichino nella pratica applicazione delle norme finora emanate.

Altre misure allo studio, quali ad es., la istituzione di ruoli speciali provinciali per gli impiegati statali e l’adeguamento alle esigenze della Provincia dell’istituendo tribunale regionale amministrativo, contribuirebbero indirettamente a migliorare la situazione per quanto attiene al regime linguistico locale(10).

2. Pieni poteri legislativi ed amministrativi nel campo scolastico ed educativo.

La Provincia usufruisce fin da ora di poteri legislativi e connessi poteri amministrativi di tipo primario, in materia di istruzione postelementare e di avviamento professionale ad indirizzo agrario, commerciale ed industriale e di tipo secondario, in materie di scuole materne, istruzione elementare, media, classica, scientifica, magistrale, tecnica, artistica e assistenza scolastica. Delle altre Regioni, soltanto la Sicilia ha una potestà legislativa e amministrativa altrettanto vasta nel campo della scuola.

Concessioni ritenute possibili Circa la materia scolastica, da parte italiana si offre di affrettare la emanazione delle norme di attuazione concernenti questa parte dello Statuto, favorevolmente considerandosi, in tale sede, alcuni postulati sostenuti da parte alto-atesina, quali: il diritto dei genitori alla libera scelta della scuola; la autonoma gestione delle scuole di lingua tedesca in seno al Provveditorato agli studi; il perfezionamento dell’istituzione di ruoli separati per gli insegnanti ed il personale delle scuole in lingua tedesca.

3. Disciplina del diritto di domicilio, nel senso di una salvaguardia degli interessi economici e sociali degli appartenenti a tutti i gruppi di popolazione che risiedono in Provincia di Bolzano (poteri legislativi ed amministrativi).

La materia della residenza e quella della occupazione operaia, che ad essa parzialmente si riconnette, è attualmente riservata allo Stato. L’attribuzione di potestà legislative ed amministrative primarie alla Provincia nei detti settori richiederebbe necessariamente la modifica del vigente Statuto.

Ma v’è di pi. La Provincia rivendica evidentemente le competenze in questione per dettare condizioni restrittive all’insediamento nei Comuni dell’Alto Adige dei cittadini di provenienza dalle restanti Provincie italiane, e cisarebbe in contrasto con l’art. 16 della Carta Costituzionale che, com’è noto, ha accolto il principio della piena libertà di domicilio e di residenza per i cittadini in tutto il territorio della Repubblica (tanto che lo stesso Stato ha ritenuto necessario abolire la legge contro l’urbanesimo), nonché con l’art. 120 della Carta medesima che vieta alle Regioni di adottare provvedimenti che ostacolino in qualunque modo la libera circolazione delle persone tra le Regioni.

Concessioni ritenute possibili Le concessioni allo studio da parte italiana, riguardano la sola occupazione operaia e contemplano, soprattutto: a) deleghe alla Provincia di competenze statali in materia di nomina di Commissioni varie previste dalle leggi sull’avviamento al lavoro e sull’assistenza ai disoccupati, ed in materia di autorizzazione ad allestire corsi di addestramento professionale; b) la consultazione dei Sindaci per la nomina «dei corrispondenti» incaricati del collocamento nei Comuni minori e la scelta di questi preferibilmente nel gruppo linguistico pinumeroso; c) la composizione delle Commissioni dette, in base al rapporto etnico delle categorie interessate; d) la partecipazione dei rappresentanti della Provincia alla Commissione Centrale per l’avviamento al lavoro e l’assistenza dei disoccupati, quando si debbano trattare materie attribuite alla competenza legislativa provinciale(11).

Nella nostra nota verbale in data del 5 aprile 1961 si è accennato soltanto a quest’ultima possibilità, tenendo di riserva le proposte di cui alle lettere a), b), e c) per il caso di andamento favorevole delle conversazioni di Klagenfurt.

Nessuna concessione è prevista nel campo delle iscrizioni anagrafiche e del diritto di residenza.

Tuttavia si potrebbe far presente alla Delegazione austriaca che nel censimento della popolazione previsto per l’ottobre di quest’anno sarà accertato – con tutte le garanzie di legge – anche il dato linguistico della popolazione dell’Alto Adige.

SALVAGUARDIA DELLO SVILUPPO ECONOMICO

1. Poteri legislativi ed amministrativi nei settori dell’«agricoltura e foreste» (ivi comprese le «bonifiche», le «opere idrauliche», i «rapporti di diritto privato relativi all’economia agricola e forestale»); del «commercio» del «credito» e dell’«industria» (comprese, in quest’ultimo termine, le «miniere»); del «turismo» (con annesso settore relativo alle «industrie alberghiere»); della «sanità» (e l’«igiene»); dell’«assistenza sociale» e della «pubblica beneficenza» (comprese le «opere pie»); nonché nelle altre materie indicate pioltre, sub lettera B).

Inoltre, nel novero delle competenze legislative ed amministrative provinciali dovrebbero rientrare le seguenti minori materie: «acque pubbliche», «lavori pubblici d’interesse provinciale», «comunicazioni e trasporti di interesse provinciale», «espropriazioni», «cooperative», «libri fondiari».

La quasi totalità delle materie elencate (salvo, spesso, una diversa e maggiore ampiezza insita nella formula con cui risultano indicate talune di esse) risulta dall’attuale Statuto attribuita alla competenza legislativa ed amministrativa (peraltro, nei tre vari gradi primario, secondario, terziario già ricordati), della Regione. Il passaggio delle stesse – anche soltanto parziale – alla Provincia non pueffettuarsi, ovviamente, se non mediante il ricorso ad una apposita e radicale modifica dello Statuto vigente.

L’accoglimento della presente richiesta svuoterebbe, è superfluo dirlo, la Regione di ogni contenuto, poiché a questa rimarrebbero, nel caso che la si volesse mantenere in vita, le sole seguenti materie: «ordinamento degli uffici regionali e del personale ad essi addetto»; «ordinamento degli enti para-regionali»; «viabilità e acquedotti di interesse regionale»; «alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna»; «caccia e pesca»; «contributi di miglioria in relazione ad opere eseguite dalla Regione e dagli altri enti pubblici compresi nell’ambito del territorio regionale»; «assunzione diretta di servizi di interesse generale eloro gestione a mezzo di aziende speciali». È interessante rilevare che le attuali richieste vanno anche al di là del progetto di Statuto presentato nel 1947 dalla SVP come l’«optimum» per la realizzazione dell’autonomia dell’Alto Adige. Infatti con detto progetto si attribuiva alle assemblee riunite delle due Regioni (trentino e Sud-Tirolo) la competenza a legiferare in quasi tutte le materie che ora si vorrebbero riservare alla competenza esclusiva della Provincia di Bolzano.

Nel medesimo progetto si prevedeva perfino la costituzione di un organo amministrativo comune ai due territori (Giunte unite) per «l’amministrazione di quelle materie e l’esecuzione di quei provvedimenti che loro saranno assegnati a tale scopo o dal presente Statuto o da deliberazioni concordi delle due assemblee».

Concessioni ritenute possibili Per venire incontro alla richiesta di ampliamento della sfera dell’autonomia provinciale, da parte governativa si è posto allo studio uno schema di norme di attuazione con le quali si tende ad impegnare la Regione a dare applicazione, nella misura picompleta ed ampia possibile, all’art. 14 dello Statuto che prevede la delega, in via normale, alle Provincie, ai Comuni e ad altri enti locali minori delle funzioni amministrative regionali nelle materie sopra indicate.

Inoltre, due schemi di disegni di legge già all’uopo predisposti a cura dello scrivente Ufficio e dal Ministero dell’Interno prevedono la delega di funzioni amministrative statali alla Provincia in materia di lavoro (giusta quanto già sopra accennato) e di amministrazione dei ruoli dei segretari comunali(12).

Altre eventuali deleghe potranno essere concesse in relazione a concreti problemi che potranno essere segnalati da parte austriaca.

Nel quadro di una piampia tutela degli interessi del gruppo etnico tedesco potrebbe prendersi in considerazione una interpretazione dell’art. 73 dello Statuto (concernente la dibattuta questione dell’approvazione del bilancio regionale) da darsi con norma di attuazione, in modo da garantire che l’approvazione in via sostitutiva del bilancio da parte del Ministero dell’Interno venga data tenendo conto delle osservazioni dei due Consigli provinciali di trento e Bolzano.

2. Disciplina del collocamento, nel senso della precedenza degli interessi della popolazione residente nella Provincia di Bolzano (poteri legislativi ed amministrativi).

Vale per questa richiesta quanto osservato nel commento al punto 3 lettera A, in relazione all’analoga e, comunque, connessa richiesta di poteri legislativi ed amministrativi di grado primario (o esclusivo) in materia di «diritto di domicilio».

Si aggiunge, soltanto, che la legislazione statale vigente garantisce già, entro certi limiti, la precedenza nell’assunzione al lavoro della mano d’opera locale.

La richiesta austriaca appare perci, sospetta e mira, evidentemente, ad impedire l’immigrazione in Alto Adige di operai provenienti da altre Provincie dell’Italia.

3. Assegnazione dei pubblici impieghi tenendo conto della proporzione etnica («rapporto di popolazione»). Creazione di alcuni ruoli speciali provinciali per dipendenti statali.

Le assunzioni negli uffici dell’attuale Regione e della Provincia di Bolzano sono già regolate in base al principio della proporzione etnica. Lo stesso potrebbe essere stabilito, con legge regionale, per le assunzioni alle dipendenze dei Comuni ed altri enti locali minori.

Il criterio della proporzionalità non è stato finora accolto per le assunzioni alle dipendenze dello Stato, sia perché ritenuto esorbitante rispetto all’Accordo De Gasperi-Gruber

– che richiede soltanto l’eguaglianza di diritti per l’ammissione ai pubblici uffici, allo scopo di attuare una pisoddisfacente distribuzione degli impieghi fra i due gruppi etnici – sia perché non sembra conciliabile col principio dell’uguaglianza dei cittadini per quanto riguarda il diritto di accesso agli uffici pubblici sancito dall’art. 51 della Costituzione. (Il dubbio, evidentemente, sussiste anche per le assunzioni alle dipendenze della Regione ed altri enti pubblici locali ma il Governo non ha ritenuto di impugnare il criterio della ripartizione etnica seguito in qualche legge regionale e provinciale appunto per raggiungere quella pisoddisfacente ripartizione degli impieghi auspicata dal patto di Parigi).

Concessioni ritenute possibili Allo scopo, tuttavia, di favorire l’accesso agli impieghi pubblici di cittadini di lingua tedesca questo Ufficio in aggiunta alle già notevoli facilitazioni introdotte con le leggi già emanate (riserva di posti a coloro che conoscono la lingua tedesca; facoltà per i cittadini di lingua tedesca di sostenere tutte le prove di esame in lingua tedesca) ha predisposto uno schema di disegno di legge che istituisce ruoli speciali del personale statale per la Provincia di Bolzano, e che prescrive, per le nuove assunzioni in detti ruoli, il requisito del bilinguismo(13).

SALVAGUARDIA DELLO SVILUPPO CULTURALE

1. Poteri legislativi ed amministrativi in tutti i settori della vita culturale (compresi: le radiodiffusioni, la televisione, la tutela dei monumenti ed i pubblici archivi).

La Provincia è già dotata di poteri legislativi ed amministrativi in materia di «usi e costumi locali e istituzioni culturali (biblioteche, accademie, istituti, musei) aventi carattere provinciale» (art. 11 n. 4 dello St.) e di «manifestazioni artistiche locali» (art. 11 n. 5 ivi).

Salvo quanto sarà per decidere la Corte Costituzionale, presso la quale pende un ricorso sul punto della possibilità o meno di comprendere tra le «manifestazioni artistiche locali» anche le «radiodiffusioni», si osserva che il conferimento alla Provincia di poteri nelle specifiche materie ora indicate da parte austriaca, non potrebbe essere disposto altrimenti che mediante una nuova norma costituzionale.

Concessioni ritenute possibili tra le possibili concessioni messe allo studio in vista dei negoziati italo-austriaci, figurano i seguenti provvedimenti:

a) uno schema di legge contenente «norme particolari per la tutela delle cose di interesse artistico o storico della Provincia di Bolzano» (vi si prevede l’obbligo di sentire il parere del Comitato di Coordinamento delle attività culturali, istituito con legge provinciale, ogni qualvolta gli organi statali preposti alla tutela delle cose di interesse artistico o storico debbano adottare provvedimenti riguardanti la conservazione, l’integrità, la sicurezza, la riproduzione, il godimento pubblico, delle cose medesime situate in Provincia di Bolzano);

b) uno schema di disegno di legge concernente «la approvazione dei programmi delle trasmissioni in lingua tedesca della Radio di Bolzano» (vi si propone di far partecipare un rappresentante della Provincia di Bolzano ed il Presidente della Consulta per il gruppo linguistico tedesco, alle sedute della Commissione Centrale chiamata a dar parere sui programmi trimestrali e sugli orari delle radiotrasmissioni, quando si debbano esaminare i programmi delle trasmissioni in lingua tedesca dalla Radio di Bolzano);

c) uno schema di emendamento aggiuntivo al testo del disegno di legge per la «revisione dei films e dei lavori teatrali» ora all’esame del Parlamento. (Con il proposto emendamento si delega al Commissario del Governo in trento, sentito il parere di apposita Commissione locale presieduta da un rappresentante della Provincia di Bolzano, la concessione del nulla osta per la proiezione in pubblico di films e per la rappresentazione in pubblico dei lavori teatrali in lingua tedesca)14.

B Poteri legislativi in materia di organizzazione della pubblica amministrazione (esercitati indirettamente e direttamente mediante Enti ed Istituti) in tutti i settori della competenza autonoma, nonché per i Comuni, compresi i loro segretari. (Si intendono compresi in tali settori anche: la polizia amministrativa, i vigili del fuoco, la protezione civile, le rilevazioni statistiche).

L’attuale Statuto (art. 5 n. 1) conferisce alla Regione Trentino-Alto Adige poteri legislativi (per altro di grado secondario) in materia di ordinamento dei Comuni. Non si ritiene compreso in detta materia lo Stato giuridico dei segretari comunali in quanto essi sono considerati funzionari dello Stato e, come tali, sono amministrati dal Ministero dell’Interno.

La disciplina dell’organizzazione e del funzionamento degli Enti pubblici che esercitano la loro attività anche fuori della Regione, spetta invece allo Stato (art. 55 St.).

I servizi antincendi e connesso ordinamento dei vigili del fuoco sono di competenza della Regione. La polizia amministrativa (salvo le attribuzioni in talune materie di pubblica sicurezza che ai sensi dell’articolo 16 dello Statuto sono esercitate dal Presidente della Giunta provinciale) e le rilevazioni statistiche sono di pertinenza statale.

La richiesta austriaca comporterebbe anche, a quanto sembra, il trasferimento alla Provincia dei poteri di riordinare a suo criterio anche l’organizzazione amministrativa e burocratica locale dello Stato nelle materie da trasferire alla sua competenza.

trattasi di una richiesta che va oltre i poteri concessi a tutte le altre Regioni, compresa la Sicilia.

Ovviamente l’attribuzione delle richieste competenze andrebbe disposta mediante una modifica strutturale dell’attuale Statuto.

Concessioni ritenute possibili Come si è già avuto occasione di accennare, tra le concessioni che potrebbero eventualmente ancora essere fatte, figura uno «schema di disegno di legge per la delega alla Provincia di Bolzano di alcune funzioni statali riguardanti i segretari comunali» (tra cui in particolare: le punizioni, i trasferimenti nell’ambito provinciale, la nomina dei reggenti e supplenti etc.)15.

Circa la materia statistica, si è già accennato al punto 3) della lettera A che si sta studiando, d’intesa con l’Istat, il modo di rilevare, in occasione del prossimo generale censimento della popolazione, il dato linguistico, il che varrebbe a facilitare l’applicazione delle disposizioni statutarie o di legge che collegano determinati effetti giuridici alla proporzione esistente tra gli abitanti dei vari gruppi linguistici della Regione o della Provincia di Bolzano.

C Adeguati poteri fiscali e finanziari per l’espletamento dei compiti autonomi della Provincia (sono comprese in questo punto le competenze relative alle «proprietà statali» situate nella Provincia – ad eccezione di quelle occorrenti per la difesa del Paese o per i servizi di pertinenza statale – ed i beni dell’Ente Nazionale per le tre Venezie).

La presente richiesta è un’ovvia conseguenza delle precedenti che mirano alla concessione di una pivasta competenza alla Provincia.

L’attuale Statuto attribuisce alcuni limitati poteri fiscali (art. 62 e segg.) alla Regione, mentre alla Provincia sono conservati i poteri fiscali riconosciuti alle altre Provincie di diritto comune. Esso assicura, peraltro, alla Provincia i mezzi finanziari che le necessitano in relazione alle speciali competenze riservate alla medesima (artt. 67-68) e l’assegnazione da parte della Regione di una quota delle entrate tributarie regionali ad integrazione delle finanze provinciali.

Circa i beni demaniali e patrimoniali dello Stato, va osservato che lo Statuto (artt. 57-58) ha previsto la costituzione soltanto di un demanio e patrimonio regionali al quale sono stati fatti affluire tutti i beni demaniali e patrimoniali già dello Stato ed aventi interesse esclusivamente regionale.

Per quanto attiene ai beni dell’Ente per le tre Venezie, nessun titolo puessere rivendicato dalla Regione o dalle Provincie sul patrimonio di detto Ente che gode di una sua autonomia anche nei confronti dello stesso Stato.

L’attribuzione di poteri quali quelli contemplati nel presente punto presuppone, per quanto sopra detto, una previa riforma delle attuali disposizioni statutarie relative alla materia.

D La protezione degli interessi etnici, economici e culturali della popolazione di lingua italiana della Provincia di Bolzano, assicurata mediante norme costituzionali che affermino: il principio della equiparazione dei vari gruppi di popolazione che vivono nella Regione (Provincia); il principio della tutela delle loro caratteristiche etniche; il principio della tutela delle caratteristiche culturali del territorio.

L’enunciazione di questo punto è piuttosto vaga. Se con esso si è inteso confermare il principio della non discriminazione verso i gruppi linguistici da parte della Provincia nell’esercizio dei suoi poteri legislativi ed amministrativi, una tale precisazione appare superflua. Se, invece – come sembra piprobabile, dato anche l’accenno alla tutela delle caratteristiche dei gruppi etnici e delle caratteristiche culturali del territorio – si è voluto affermare il principio secondo cui la Provincia, nell’adozione dei provvedimenti legislativi ed amministrativi di propria competenza, intenderebbe seguire il criterio di curare separatamente gli interessi dei gruppi linguistici in modo da cristallizzare le situazioni esistenti ed evitare ogni naturale osmosi e comunicazione tra i gruppi, una tale concezione dell’azione pubblica appare estranea e del tutto incompatibile con l’ordine costituzionale e giuridico della Repubblica.

CHIARIMENTI CONCLUSIVI Le richieste prospettate con i presenti documenti concernono il punto dell’autonomia reclamata per la Provincia di Bolzano, mentre per ogni altra rivendicazione vanno tenuti fermi i rimanenti punti sollevati col Memorandum sull’Alto Adige presentato dal Governo austriaco a quello italiano il 9 ottobre l(956).

Il Memorandum del 1956 conteneva doglianze in ordine all’esecuzione data dall’Italia alle clausole dell’Accordo di Parigi concernenti l’uguaglianza delle lingue, l’accesso agli impieghi pubblici degli alto atesini di lingua tedesca, e il regime di autonomia spettante alla Provincia di Bolzano. Nell’insieme le richieste risultavano formulate in termini molto pimoderati di quelle specificamente ora avanzate e ben pudirsi che queste hanno totalmente assorbito le prime. Non si comprende, perci, quale significato e valore sia da annettere alla riserva conclusiva in esame.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961.


2 Il documento è firmato dal facente funzioni di Capo dell’Ufficio Regioni, Senio Princivalle.


3 Vedi D. 135.


4 Allegato 1: proposte avanzate dalla Delegazione italiana all’incontro di Milano del 27-28 gennaio, vedi D. 115. Allegato 4: vedi D. 134.


5 Vedi D. 118.


6 Vedi D. 130.


7 Il testo reca, per errore, 2 febbraio.


8 Qui resa in corpo pipiccolo.


9 Nota del documento: «Si noti che la richiesta va anche oltre il progetto di legge Tinzl-Sand che all’art. 6 indica quali limiti alla potestà legislativa regionale, oltre ai principi della Costituzione, il rispetto degli obblighi internazionali ed i principi fondamentali democratici».


10 Nota del documento: «Si veda l’Appunto di quest’Ufficio in data 2 marzo 1961 pagg. 5, 7 e 8». L’appunto non si pubblica.


11 Nota del documento: «Vedi Appunto di quest’Ufficio in data 2 marzo 1961, p. 4».


12 Nota del documento: «Vedi Appunto di questo Ufficio in data 2 marzo 1961 pagg. 2 e 4».


13 Nota del documento: «Vedi Appunto di questo Ufficio 2 marzo 1961, p. 5».


14 Nota del documento: «Vedi Appunto di quest’Ufficio in data 2 marzo 1961, pagg. 9 e 10».


15 Nota del documento: «Vedi Appunto di quest’Ufficio in data 2 marzo 1961, pag. 4».

140

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI GRAZZI(1)

Appunto(2). Roma, 17 maggio 1961.

Dalle notizie ricevute sembra che gli austriaci a Klagenfurt dichiareranno di ritenere superflua la continuazione delle conversazioni dirette data la inconciliabilità delle due tesi contrapposte, e proporranno di passare subito alla seconda parte della risoluzione dell’ONU, cioè alla scelta comune del Foro in cui dirimere le controversie. A tal uopo, essi proporranno di ricorrere alla conciliazione (non all’arbitrato); non appare tuttora ben chiaro se con tale proposta essi si riferirebbero alla procedura prevista dall’art. 33 della Carta delle Nazioni Unite, oppure alla Convenzione di Strasburgo.

La posizione italiana non sarà pertanto facile. Sembra anzitutto che non ci convenga di dichiararci senz’altro d’accordo circa la chiusura della fase bilaterale; perci, per evitare che gli austriaci possano accusarci di voler tirare in lungo le conversazioni, si potrebbe proporre che si adunino delle Commissioni di Esperti, come suggerito dal documento italiano, per confrontare concordemente le richieste austriache e le proposte italiane. Contemporaneamente perconverrebbe ammettere che per via diplomatica si iniziassero scambi di vedute circa il passaggio al punto 2° della Risoluzione dell’ONU.

Per quanto riguarda le caratteristiche delle procedure di arbitrato e conciliazione nei due Fori delle Nazioni Unite e di Strasburgo, mi richiamo a quanto detto nell’appunto preparato dal Prof. Monaco(3). Comunque, da parte del Governo si dovrà decidere se, almeno in linea di principio, sia preferibile l’arbitrato alla conciliazione o viceversa, e se nell’uno o nell’altro caso preferire la procedura dell’art. 33 o quella della Convenzione di Strasburgo.

Ambedue le possibilità hanno, come ovvio, i loro vantaggi e i loro inconvenienti. In linea di massima la parola conciliazione poTRà forse essere meno ostica all’opinione pubblica italiana; ma la procedura sembra di fatto pipericolosa, perché fa intervenire in una controversia i Governi esteri e non determinate persone e sopratutto apre la via alle Commissioni di inchiesta, e ad altre formule del genere.

Tanto la conciliazione quanto l’arbitrato hanno poi e sopratutto lo svantaggio di far cadere la nostra tesi, che cioè la controversia è di natura giuridica e non politica; ciperché la Convenzione di Strasburgo separa nettamente le controversie giuridiche, che essa demanda all’Aja, da quelle di natura diversa, che vengono appunto rimesse alla conciliazione e all’arbitrato.

Già soltanto per questo motivo mi sembra che se mai noi dovremmo preferire la procedura prevista dall’art. 33, in quanto la distinzione tra campo giuridico e campo politico non è ivi contemplata. In tal caso, del resto, si potrebbe alle Nazioni Unite richiamarsi alla risoluzione dell’anno scorso che esplicitamente riconosceva essere la materia regolata dall’Accordo De Gasperi-Gruber, e quindi una controversia al riguardo non poter vertere che sull’applicazione e sull’interpretazione dell’Accordo stesso, ambedue le cose appartenendo essenzialmente al terreno giuridico.

In secondo luogo, il ricorrere alle Nazioni Unite anziché a Strasburgo pupresentare un vantaggio al quale taluni ambienti politici italiani (Saragat) se ne mostrano sensibili: e cioè che le decisioni delle Nazioni Unite possono anche non essere applicate, mentre lo debbono essere quelle che provengono da una decisione giurisdizionale, come sarebbe il caso di determinazioni che provenissero dagli Istituti previsti dalla Convenzione di Strasburgo.

Infine l’appello, in caso di non concordanza tra i punti di vista italiano ed austriaco, in un caso sarebbe demandato all’Assemblea di Strasburgo, e, nell’altro, alle Nazioni Unite. Ora, per lo meno a prima vista, mi sembra che l’Assemblea sia meno facile a manovrare a nostro favore, tanto per la piconsistente presenza di Stati scandinavi orientati verso l’Austria anche per ragioni di partito, quanto per l’atmosfera diciamo illuminista in senso politico che vi impera. Per contro, le Nazioni Unite, dato il molto maggior numero degli Stati partecipanti, offrono una gamma di possibilità a noi favorevoli ben pigrande; basta pensare agli Stati oltre cortina, i quali non possono non essere orientati contro il risorgere del pangermanesimo.

Se l’Austria (come sembrerebbe da notizie stampa) volesse rivolgersi in caso di insuccesso al Consiglio di Sicurezza invece che all’Assemblea, ho l’impressione che cisarebbe per noi ancora pifavorevole, data la composizione di esso e dato il fatto che in caso di mancata intesa vi sarebbe sempre l’Assemblea a cui si potrebbe ricorrere, in quell’atmosfera fluida che la caratterizza.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961.


2Sottoscrizione autografa.


3Non pubblicato.

141

[IL VICE CAPO DI GABINETTO DE REGE](1)

Appunto segreto(2). [Roma, 22 maggio 1961].

Nel corso di una riunione interministeriale tenutasi a Villa Madama il giorno 22 maggio 1961 ed alla quale hanno partecipato il Presidente del Consiglio On. Fanfani, il Vice Presidente del Consiglio On. Piccioni, il Ministro degli Affari Esteri On. Segni, il Ministro dell’Interno On. Scelba, il Ministro del Bilancio On. Pella, il Ministro delle Finanze On. trabucchi, gli Ambasciatori Grazzi, Cattani e Fornari, il Ministro Betteloni, il Consigliere De Rege, il Dr. Princivalle, si sono discussi i problemi dell’Alto Adige in previsione degli incontri di Klagenfurt (24-25 maggio 1961).

Al termine della riunione, il Presidente del Consiglio ha impartito le seguenti istruzioni per la delegazione italiana:

a) Tenere presente la mozione approvata dall’ONU il 31/10/1960 che ha riconosciuto che la controversia italo-austriaca verte soltanto sull’esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

b) Qualsiasi ulteriore concessione da parte del Governo italiano deve perciavvenire nel quadro dell’Accordo ed essere basata sulle disposizioni di esso.

c) La delegazione italiana deve percieventualmente proporre a quella austriaca di fissare un incontro apposito per individuare i punti su cui esiste una controversia circa l’esecuzione dell’Accordo. Evitare di farsi trascinare su una discussione in materia, ma rinviare ai lavori di una Commissione di esperti. Eventualmente prevedere una terza riunione per trarre le conclusioni di tali lavori.

d) Insistere sul valore e significato del paragrafo finale della nostra nota del 5 aprile(3), relativo alle «altre garanzie» da noi offerte agli alto-atesini: ad esempio partecipazione dei rappresentanti alto-atesini al Consiglio dei Ministri, lasciar intravedere ulteriori garanzie a favore della Provincia di Bolzano, quali la possibilità di ricorso alla Corte Costituzionale, deleghe non revocabili se non con maggioranza qualificata.

e) Il Governo italiano si sta consultando con il gruppo etnico (contatti avuti dall’On. Scelba). Le impressioni avute sono state buone. Questa è la via buona. Le difficoltà attuali derivano dal fatto che i contatti tra Roma e Bolzano si svolgono via Vienna e Innsbruck.

f) Tenere presente che la questione alto-atesina crea difficoltà interne anche al Governo austriaco. Occorre perciincoraggiare gli austriaci a giungere ad un accordo. Se le conversazioni dovessero fallire, bisognerebbe evitare anche il minimo dubbio che cisia avvenuto per colpa nostra. La mozione dell’ONU ci pone infatti in una situazione di vantaggio che non dobbiamo perdere.

In altre parole: la questione alto-atesina è stata definitivamente composta dall’Accordo di Parigi. Ora si tratta di completare l’esecuzione di questo e noi ammettiamo che, al riguardo, qualcosa è rimasto da fare e che, malgrado molto si sia già fatto, siamo pronti ad esaminare che cosa si puancora fare.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961.


2 Non datato e privo di firma. L’attribuzione si evince da una annotazione apposta nel margine superiore del documento, la datazione si ricava dalla riunione cui l’appunto si riferisce. Nello stesso fascicolo è presente una bozza di verbale della riunione, autografa di Betteloni, con la relativa trascrizione dattilografica.


3 Vedi D. 134.

142

L’AMBASCIATORE A BONN, QUARONI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 7955/1447. Bad Godesberg, 23 maggio 1961.

Signor Ministro, Vostra Eccellenza avrà già rilevato dai telegrammi stampa e da altre nostre comunicazioni una recrudescenza della campagna per l’Alto Adige.

Ne ho parlato, fra gli altri, molti, anche col Cancelliere nella mia ultima visita: la sua risposta è stata nell’ordine di idee che conosciamo.

Tutto questo è certo l’effetto della propaganda dell’Austria e dei suoi simpatizzanti locali: il deterioramento della nostra situazione è stato, negli ultimi mesi, notevole.

Persone che prima erano indifferenti ora non lo sono pi persone che erano addirittura ostili alla politica austriaca oggi lo sono di meno: anche se l’intensità decresce a mano a mano che ci si allontana dal sud, essa prende dovunque terreno.

tre provvedimenti nostri sono stati particolarmente presi di mira: l’arresto della dottoressa Stadlmayer, la proibizione dei costumi tradizionali per gli Schzen e la legge che ci dà il diritto di togliere la cittadinanza italiana agli ex optanti.

Nel segnalarle tutto questo non intendo affatto dire che noi dovremmo cambiare la nostra politica per far piacere ai tedeschi.

Come ebbi occasione di dirle, nel corso della mia ultima visita a Roma, i termini del problema sono in sé semplici. Se per noi ha una importanza eccezionale l’andare d’accordo colla SVP, o colla OVP, o coll’Austria bisogna che noi ci rassegniamo a concedere lo statuto regionale alla Provincia di Bolzano: qualsiasi altra soluzione non risolve il problema: credo che, anche volendo, da parte austriaca non sarebbe possibile fare altrimenti.

Se una politica di questo genere noi non la vogliamo o – il che è poi la stessa cosa

– non la possiamo fare, non ci resta altra alternativa che andare avanti tranquilli per la nostra strada, rassegnandoci al fatto che è una questione colla quale dovremo vivere per molti e molti decenni ancora; e quindi sopportare senza mostrare di allarmarci troppo, e le critiche tedesche o di altri e i fastidi che essa ci pudare alle Nazioni Unite ed altrove. Qualsiasi nervosismo nostro di fronte ad attacchi o alle incognite delle Nazioni Unite o di altra istanza internazionale indebolisce la nostra posizione e ci rende aperti a tutti i ricatti.

Il nostro grande vantaggio è che si tratta di una questione che interessa la razza germanica: profittiamo quindi della poca simpatia di cui i tedeschi godono nel mondo. Se in Alto Adige ci fossero degli slavi, la situazione sarebbe altrimenti pericolosa: per molti e molti anni ancora nessuno farà non solo una guerra ma anche molto di meno, per una causa nazionale tedesca.

Dovremmo per allo stesso tempo, cercare di continuare la politica seguita negli ultimi due anni, eliminare cioè una quantità di minute disposizioni, che non servono a gran cosa, ma che disturbano i sentimenti della popolazione allogena. Credo che in merito agli Accordi De Gasperi-Gruber si possa dire che noi li abbiamo osservati per le cose grandi, e non osservati per le cose piccole. Il che è sempre una cattiva politica: il mondo condona pifacilmente le grandi porcherie che le piccole.

Così per esempio – V.E. vorrà scusare la mia franchezza – non sono del tutto sicuro dell’opportunità del provvedimento che ha proibito l’uso dei costumi agli Schzen. I calzoncini corti e le calze bianche hanno, in Tirolo, come nella Baviera, nel Baden e nel Wuerttemberg, uno spiccato valore affettivo. Non credo che se gli allogeni saranno obbligati a vestire all’italiana saranno per questo molto piitalofili: la proibizione del costume nazionale offende tanta gente che non prenderebbe, altrimenti, una parte di primo piano a queste attività politiche.

trovo ottima invece la botta grossa, la legge che ci permette di privare della cittadinanza italiana gli optanti. Se è esatto – come ritengo lo sia – che in massima gli allogeni sono dominati da un gruppo di estremisti, l’unica cosa effettiva da provare è togliere di mezzo questi gruppi estremisti. La legge in questione, dovrebbe permetterci di privarli della cittadinanza italiana, e quindi di espellerli: che poi si divertano con loro gli austriaci ed i tedeschi.

Dal punto di vista di chi dovrà lavorare in Germania sarebbe certo meglio, in questa materia, un colpo secco e grosso, piuttosto che uno stillicidio prolungato. La Germania rispetta ancora la forza e la decisione: se noi togliamo di mezzo, di colpo, qualche centinaio o qualche migliaio di persone e li mandiamo fuori d’Italia, qui ci sarà certamente un urlio generale: poi, come al solito, avverrà qualche cosa nel mondo che distrarrà l’attenzione dell’opinione pubblica: se invece prendiamo dei provvedimenti staccati uno per volta, per ognuno di essi si riaprirà la polemica.

E se poi con questa cacciata degli estremisti uno spirito nuovo aleggerà nell’Alto Adige, anche qui ci si adatterà al fatto compiuto.

Ma tutto questo esula dalla mia competenza.

Quello su cui, al momento di lasciare la Germania, vorrei ancora una volta attirare l’attenzione di V.E. è che la questione dell’Alto Adige lavora in profondità, contro di noi.

Questo, ripeto, non vuol dire che noi dobbiamo sacrificare i nostri interessi nazionali alle tendenze razziste tedesche. Bisogna perricordarsi che esse ci sono, fanno rumore e giuocano contro di noi: non dobbiamo farci illusioni che protestando presso il Governo tedesco riusciremo a cambiare le cose. L’atteggiamento del Governo tedesco, quello stesso del Cancelliere, sono equivoci: lo ho segnalato a V.E. pivolte: sarebbe difficile del resto che fosse altrimenti: la politica interna, anche in Germania, è pivicina alla pelle di quella estera.

Noi abbiamo, in certa misura, facilitato il compito all’Austria ed ai suoi amici qui, con la nostra politica di assenza. Come ho già scritto altre volte, dubito dell’opportunità della politica di non dar corso agli inviti, numerosi e a vario livello, che ci sono stati rivolti di venire qui ad esporre il nostro punto di vista.

Anche questo non è perun elemento decisivo. Sul terreno specifico dell’Alto Adige noi ci troveremo sempre di fronte all’Austria in posizione di svantaggio. La nostra propaganda in Germania per avere successo dovrebbe essere fatta su di un altro piano; politica europea, politica atlantica, rapporti Est-Ovest, a mezzo dell’intensificazione dei rapporti italo-tedeschi su tutti i piani e in tutti gli ambienti. Su questo terreno saremmo noi in posizione di vantaggio e l’Austria in posizione di generale svantaggio.

Ma qui ci si urta contro la ferma e generale volontà italiana di ignorare la Germania. Ne ho fatto l’esperienza ed auguro miglior fortuna al mio successore.

Comunque, lo ripeto, bisogna che noi teniamo conto che la questione dell’Alto Adige giuoca, qui, in profondità contro di noi: e che le conseguenze sui rapporti italo-tedeschi ne possono essere gravi il giorno in cui non ci sia piAdenauer, il quale, quale che sia la correttezza del suo atteggiamento, non si è mai lasciato turbare da queste reazioni nelle grandi questioni di politica generale.

Facciamo pure in Alto Adige quello che crederemo in difesa dei nostri interessi. Ma non ci dimentichiamo che la politica europea che noi perseguiamo ci impone di convivere con la Germania: che è difficile nell’anno del Signore 1961 concepire una politica estera che non abbia l’appoggio dell’opinione pubblica. E che quindi se dobbiamo pestare i piedi al germanesimo in materia di tirolismo bisogna che cerchiamo di compensarlo occupandoci della Germania in quei settori dove questo sarebbe per noi possibile, anzi facile, solo che volessimo occuparcene.

La prego di credere, Signor Ministro, ai sensi del mio devoto ossequio.

P.Q.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 26.

143

INCONTRO ITALO-AUSTRIACO (Klagenfurt, 24-25 maggio 1961)1

Appunto(2).

Seduta plenaria del giorno 24 maggio 1961 ore 11,30-13

KREISKY: Signor Ministro, Signori, anche se la Costituzione della Repubblica Federale Austriaca preveda che il saluto ad un ospite straniero debba essere presentato dal Presidente della Regione che li ospita, il Presidente della Carinzia, mi è gradito porgere loro il saluto e l’augurio che le discussioni che oggi avranno inizio abbiano un esito favorevole.

Ora, in questa occasione, vorrei dire quanto ho già detto in altre occasioni, e cioè che è desiderio del popolo austriaco di stabilire rapporti di cordiale vicinato con il popolo italiano.

Come premessa a tutto questo, il Governo austriaco spera in una risoluzione favorevole del problema che viene qui posto sul tappeto, quello della minoranza austriaca nel Stirol. Vorrei sottolineare il fatto che, dato il breve tempo a nostra disposizione, sia il caso di stabilire un programma di lavoro. Pertanto, oggi, potremo discutere fino alle ore 13, per poi proseguire con lo stesso ritmo per le altre sedute.

(Seguono le dichiarazioni del Ministro Kreisky e quelle del Ministro Segni sulla Dott. Stadlmayer, sugli «Schzen» e sugli arrestati in Alto Adige, già rese note alla stampa)3.

SEGNI: Rispondendo ad una proposta che ci è stata fatta da un membro della Delegazione austriaca, penso che potremo dare alla stampa queste dichiarazioni all’inizio dei nostri lavori o alla fine della seduta, pernon prima delle ore 15.

KREISKY: Perché non prima delle ore 15?

SEGNI: Per poter dar tempo di effettuare le debite traduzioni e stendere, quindi, i comunicati.

KREISKY: D’accordo. Allora, giacché si parla della stampa, dovrei far considerare l’opportunità di diramare un comunicato stampa alla fine di ogni seduta o alla fine della giornata.

SEGNI: Sì.

KREISKY: Permetta, Signor Ministro, prima di passare all’oggetto della discussione, desidererei fare una osservazione. Fin dalla conferenza di Milano abbiamo cercato di esaminare a fondo il problema della minoranza sudtirolese, sia in Parlamento, sia al Governo, sia in sede della Commissione Speciale all’uopo nominata e, quindi, penso che la migliore soluzione sia quella di raggiungere una soluzione bilaterale. Ma la questione è se sarà possibile ottenerla. È opinione mia e del Governo austriaco che non dovrà essere preso alcun indirizzo preventivo se si giungerà a una soluzione, mentre indirizzi preventivi dovranno essere presi solo se non si poTRà arrivare a tale soluzione. Nel caso in cui non ci si mettesse d’accordo con contatti diretti, bisognerà appunto pensare ad altre soluzioni. Sono dell’opinione che potremo accordarci almeno per quanto concerne la seconda parte della risoluzione dell’ONU, cioè trovare l’accordo per quanto riguarda i mezzi pacifici di soluzione. Ciche ritengo importante in caso di insuccesso è di cercare di trovare, di comune intesa, a quale organo dovrà essere affidata la soluzione della controversia.

Ci sono per noi, a mio parere, 3 compiti:

1) raggiungere questo accordo bilaterale adesso;

2) in caso di mancato raggiungimento, trovare almeno una intesa sulla scelta del mezzo per la soluzione pacifica della controversia e

3) in caso negativo anche per questo secondo punto, trovare un accordo per scegliere l’istanza mediatrice che indichi il mezzo di soluzione pacifica.

RUSSO: Non una mediazione sul merito, ma uno strumento procedurale …

KREISKY: Vorrei all’inizio presentarvi le modalità della nostra tattica sul modo di svolgere le trattative. Penso che ci sia concesso di farlo apertamente fin dall’inizio, per dimostrare, come abbiamo cercato sempre di fare, che siamo pronti a collaborare in uno spirito amichevole per arrivare ad un qualsiasi accordo. Vorrei passare innanzitutto al primo punto della Risoluzione. Noi abbiamo esaminato attentamente il problema per una soluzione della questione riguardo l’Alto Adige e siamo dell’opinione che sarà possibile raggiungere una soluzione solamente se saranno ampliati i poteri amministrativi e legislativi, fino ad ora concessi in base allo Statuto di autonomia regionale all’Alto Adige; se verranno ampliati i poteri legislativi ed amministrativi di cui dispone adesso la Provincia di Bolzano nel quadro dello Statuto autonomo della Regione Alto Adige. Di certo bisogna pensare, principalmente, ad ampliare la competenza in campo legislativo e di conseguenza la competenza amministrativa, analogamente a quanto avviene per la Sicilia. L’attuazione dei diritti di autonomia non deve dipendere, per come è avvenuto fino ad ora, dalla attuazione di norme statali. Secondo quanto è contenuto nell’art. 2 dell’Accordo di Parigi, l’autonomia concessa alla Provincia di Bolzano dovrebbe comprendere una autentica autonomia regionale, tanto amministrativa quanto legislativa. Soltanto nella concessione di tali competenze si poTRà vedere una realizzazione dell’Accordo di Parigi.

Sono pronto a spiegare dettagliatamente che cosa intendiamo noi per simili competenze. Ragion per cui mi sembra importante parlare innanzitutto del problema della concessione delle competenze e voglio dire francamente anche il perché. Tutte le concessioni che fossero accordate da parte dell’Italia devono contribuire ad una vera soluzione del problema e dovranno perciessere date in modo che le popolazioni dell’Alto Adige non abbiano la sensazione che queste competenze possano essere loro ritirate in caso di cambiamenti di Governo o per altre circostanze. Occorre, perci trovare un ancoraggio legislativo di tali diritti.

SEGNI: Voglia precisare, per cortesia, quest’ultimo punto.

KREISKY: La situazione è che nelle popolazioni altoatesine esiste una marcata e francamente dichiarata sensazione di sfiducia. Dobbiamo portare a casa un risultato che soddisfi il piampiamente possibile le popolazioni interessate; noi non abbiamo alcuna altra intenzione. La nostra intenzione è solo quella di trovare una soluzione che possa soddisfare il quarto di milione di abitanti dell’Alto Adige. Non abbiamo dei «Pressure Groups» e se ve ne fossero ci opporremmo ad essi. Noi potremo, per avere l’approvazione della popolazione altoatesina soltanto se daremo loro la sensazione di aver raggiunto un accordo per cui ad esse siano conferiti dei diritti e non soltanto concessioni per atto di generosità. Perciè necessario che vengano attribuite alla Provincia di Bolzano competenze legislative e le corrispondenti competenze amministrative. Siamo dell’opinione che questo rappresenti una conseguenza dell’art. 2 dell’Accordo di Parigi. E sono pronto, in un secondo tempo a elencare dettagliatamente queste competenze.

SEGNI: Io direi di fermarci al primo punto perché lo spingersi fin da ora oltre, al secondo e addirittura al terzo, ci metterebbe in una condizione assolutamente sfavorevole. Ho apprezzato molto la franchezza con cui lei, Signor Ministro, ha espresso il punto di vista del suo Governo, e non mi pare il caso ora di fare una polemica sulla interpretazione dell’art. 2 dell’Accordo di Parigi. Ma voglio chiarire subito un punto che mi pare importante in confronto a tutti gli altri. La sicurezza invocata come essenziale per una nuova sistemazione della Provincia di Bolzano non richiede necessariamente la concessione di poteri legislativi. Nel pomeriggio, non credo che lo potremo fare stamane, faruna illustrazione della nostra Nota del 5 aprile(4). Spiegheri provvedimenti che puadottare il Governo italiano in base all’Accordo e che possono avere il carattere di assoluta stabilità non inferiore a nessuna altra stabilità giuridica. Noi abbiamo studiato di dare una certezza giuridica alle popolazioni della Provincia di Bolzano (e anche a quelle di trento, perché essa interesserebbe queste due Provincie). Noi effettivamente, con le disposizioni da adottare, costituiremmo dei veri diritti a favore delle popolazioni, non delle concessioni che si possano revocare ad ogni momento. Questo concetto, forse, nella Nota diplomatica non è stato spiegato a fondo, ma noi, nel pomeriggio, cercheremo di illustrare la natura, la stabilità giuridica, la certezza e la sicurezza dei diritti che sorgerebbero da tali provvedimenti, che sono indicati (alcuni dettagliatamente, altri solo sommariamente) nella nostra Nota del 5 aprile sotto la voce «eventuali altre garanzie». Faremo questo perché riteniamo che tale situazione di sicurezza sia giovevole a tutti e nell’interesse di tutti, quindi un esame della nostra Nota che vorrei fare nel pomeriggio, potrebbe portare a chiarificare la Nota diplomatica, la quale è di espressioni un po’ velate.

KREISKY: La ringrazio, Signor Ministro, per la comprensione che ha dimostrato nei confronti di questa esigenza di una sicurezza e di una stabilità. Tale sicurezza e stabilità – mi pare di capire – poTRà essere applicata solo in campo amministrativo, ma non comprende il conferimento di una legislazione autonoma, la quale è pure esplicitamente prevista dall’art. 2 dell’Accordo di Parigi.

[SEGNI:] Non vorrei ripetere l’illustrazione dello Statuto per l’Alto Adige che ho fatto a Milano, ma mi pare opportuno ripeterla sommariamente. Le Provincie di trento e Bolzano costituiscono in realtà delle Regioni! Noi abbiamo l’esempio della Sardegna che è una Regione divisa in tre Provincie; ebbene le tre Provincie sarde non hanno nessuno dei poteri che hanno, invece, le Provincie di trento e Bolzano. Quindi, le Provincie, nella struttura delle Regioni italiane hanno semplici competenze amministrative, ed anche molto limitate; mentre le Provincie di trento e Bolzano hanno il nome di Provincie, ma hanno dei veri caratteri regionali, cioè hanno poteri amministrativi e legislativi che le Provincie normali non hanno. Pertanto, la struttura delle due Provincie di trento e di Bolzano risponde a quella delle Provincie di carattere autonomo di cui parla appunto l’art. 2 dell’Accordo di Parigi. L’art. 11 e 12 dello Statuto Trentino-Alto Adige, stabilisce appunto che le Provincie hanno poteri di emanare norme legislative in materia scolastica ecc.

KREISKY: Per prima cosa vorrei evitare di fare un parallelo, per il momento, tra le competenze attribuite alla Regione sarda e quelle della Provincia di Bolzano, anche perché ritengo che lei, Signor Ministro, sia meglio di me informato in materia. So che ogni tanto, si rimprovera ad alte personalità politiche italiane di seguire l’esempio del defunto On. De Gasperi, il quale ha svolto con successo la propria attività a favore della nativa Provincia di trento. Io non voglio negare il fatto che i trentini stiano molto meglio degli abitanti della Sardegna per quanto riguarda l’autonomia, ma, non posso dire altrettanto per quanto riguarda l’Alto Adige! Se si potesse affermare che nelle Provincie di trento e Bolzano esiste la stessa omogeneità etnica che esiste nella Regione Sarda, si sarebbe trovato un argomento determinante. Potrei anche sottolineare in questa occasione ciche ho detto a Milano per quanto riguarda la Corte Costituzionale italiana. Ma vorrei pisemplicemente sottolineare che la diversa struttura della Provincia di Bolzano dalle altre Provincie italiane ha reso necessaria una regolamentazione nuova per l’ordinamento interno dello Stato italiano e fissata perfino da un accordo internazionale. Il problema poTRà trovare una soluzione definitiva solo se alle popolazioni dell’Alto Adige saranno concessi poteri legislativi ed amministrativi piampi di quelli che hanno ora.

Io penso che l’opinione pubblica italiana sia di questo parere, altrimenti non ci sarebbe stata offerta la possibilità di provvedimenti in applicazione degli articoli 13 e 14 dello Statuto di autonomia. Ciche è la prova che anche l’Italia prevede che bisogna allargare le competenze amministrative e legislative.

Se l’Italia è pronta a concedere tali competenze in campo amministrativo, dovrebbe essere pronta a concedere le stesse competenze anche in campo legislativo.

Io sono dell’opinione che tali competenze legislative debbono essere concesse alla Provincia di Bolzano.

SEGNI: Noi abbiamo proposto una serie di disposizioni, alcune delle quali consistono appunto nell’applicazione degli articoli 13 e 14. L’interpretazione delle nostre proposte fatta dal Ministro Kreisky, è inesatta. Noi parliamo dell’applicazione dello Statuto quale esso è.

La nostra nota riguarda una serie di provvedimenti anche al di fuori dello Statuto, percivorrei fare questa illustrazione che non posso fare ora, perché richiederà del tempo.

KREISKY: Signor Ministro, credo allora che nel pomeriggio potremo procedere a quanto da lei proposto: e cioè alla sua illustrazione della Nota italiana del 5 aprile e della sicurezza giuridica e della stabilità delle competenze; ed io, da parte mia, spieghercosa intendiamo, da parte austriaca, per le competenze autonome legislative ed amministrative che dovrebbero venire concesse alla Provincia di Bolzano.

Credo, quindi, che sia opportuno ora sospendere la seduta che riprenderemo, se crede, alle ore 16.

Seduta pomeridiana (inizio ore 16) del 24 maggio. Riunione in «piccolo gruppo»

SEGNI: (Ha illustrato i concetti della Nota Verbale del 5 aprile, che è sommaria):

1) Lo Statuto risponde all’Accordo di Parigi: è stato esposto a lungo all’ONU; basti ricordare la sua accettazione da parte dei rappresentanti locali;

2) Facciamo proposte per: a) dare applicazione pilarga allo Statuto; altre proposte sono al di fuori dello Statuto e corrispondono alle clausole (dell’allegato alla N.V. del 5.4.1961); b) dare soddisfazione ai desideri dei nostri cittadini; tutta la nostra legislazione di 15 anni mira a condizioni sociali e politiche tali da portare al progresso ed alla tranquillità dello Stato.

Nelle conversazioni anche prima e dopo l’ONU con elementi rappresentativi locali, abbiamo osservato che vi sono due concetti di base allo Statuto: oltre che l’unione delle due Provincie per interessi comuni, il decentramento. L’articolo 14 corrisponde all’art. 118 della Costituzione e ad altri di altri Statuti.

La reazione contro gli Staterelli portin Italia alla centralizzazione. Le Regioni sono state create come controreazione. Il decentramento incontra difficoltà pratiche, per questo l’art. 14 ha una applicazione limitata.

Proponiamo un’applicazione molto piampia dell’articolo 14, togliendo la delega dalla discrezionalità della Regione, dandole stabilità e sicurezza.

Vi sono vari modi tecnici per farlo: che non sia revocabile o modificabile senza una maggioranza tale da dover comprendere il gruppo tedesco. Anche per l’art. 13 si potrebbe fare qualcosa di analogo. Assicurare la stabilità della delega.

Per quanto riguarda i paragrafi 2 e 3 dell’allegato alla N.V. (5 aprile 1961):

-Accesso ai pubblici uffici: tentativi di facilitare i concorsi; indennità speciale (anche gli impiegati di lingua tedesca vogliono talvolta uscire dall’Alto Adige). Si propone qualcosa di pigrosso: (in Italia molti impiegati statali sono meridionali, mentre scarsi sono i settentrionali) prospettando dei ruoli locali. Si tratterebbe di una notevole deroga, che abbiamo rifiutato sempre. Si faciliterà ai «tedeschi» di rimanere nella zona, se lo vogliono. Con ciforziamo il concetto di parità. Esclusivamente a favore della Provincia di Bolzano.

-Bilinguismo: sono state adottate delle misure notevoli nel 1959. Sono possibili perfezionamenti. Possono studiarsi anche concretamente determinati problemi (v. allegato alla N.V., paragrafo 4).

Per quanto riguarda il paragrafo 5 dell’allegato alla Nota Verbale (Garanzie): si pufare uno studio piaccurato. Faccio una ipotesi, espressa in Parlamento anche da altoatesini: impugnativa di leggi statali. Per Statuto compete alla Regione, riteniamo sia possibile con legge ordinaria attribuirla anche alle due Provincie: cioè con stabilità.

Altra ipotesi da studiare è la partecipazione al Consiglio dei Ministri.

Non abbiamo esaurito lo studio delle possibilità: ho accennato a queste due ipotesi perché sollevate in Parlamento.

Si tratta d’importanti proposte, fatte per raggiungere un accordo (le altre Regioni le vorranno e le rifiuteranno). È uno sforzo fatto per particolari ragioni (caratteristiche) cui accennava il Ministro Kreisky. Un esame piapprofondito potrebbe trovare altri punti (esame che qui non possiamo fare) sempre per risolvere determinate questioni.

Vi è la possibilità anche di piani economici (come ho fatto fare per la Sardegna) per lo sviluppo economico-sociale, in relazione – non solo a Bolzano – anche ai rapporti amichevoli con l’Austria.

KREISKY: Ringrazio. Vorrei porre una domanda: lei ha parlato di leggi per ancorare concessioni amministrative e di leggi con maggioranza qualificata? Ma pregherei di darci l’opportunità di ripensarvi e proseguire domattina.

RUSSO: Articolo 14, delega della Regione. Puesservi la preoccupazione che sia revocabile ad nutum. Si potrebbe studiare una garanzia che per la revoca o la modifica della delega occorra ad esempio una maggioranza dei 3/4. Il che costituisce una maggiore garanzia che attraverso una legge costituzionale modificabile a maggioranza di 2/3 (i parlamentari tedeschi sono 5). Civale solo per l’art. 14, mentre l’art. 13 riguarda la competenza dello Stato.

(Varie domande di KREISKY)

Va studiato come, a fondo. O fissare nella stessa legge di delega la maggioranza occorrente per la revoca, oppure possono esservi altri modi.

Vogliamo fare intervenire il Consiglio Regionale, per giungere ad una soluzione soddisfacente per tutti e permanente.

KREISKY: Perché non la si ancora allo Statuto? Ognuno potrebbe impugnare una tale legge davanti alla Corte Costituzionale?

RUSSO: La revisione costituzionale crea dei problemi. La Costituzione sarebbe poi di nuovo modificabile. Quanto all’impugnabilità, riteniamo che l’art. 14 consenta una interpretazione larga che noi gli daremmo. L’impugnazione sarebbe da parte dello Stato e da parte della Regione. Lo Stato, in caso di accordo, non lo farebbe. La Regione, con la SVP (e con i convergenti) è sicura. Mentre non lo pufare il cittadino privato.

KREISKY: In Austria ogni cittadino puimpugnare, indirettamente, qualsiasi legge.

Ma pigrave è un altro argomento. Lo Stato non impugnerebbe. Già, il Governo di oggi. Ma il Governo fra 5 anni?

RUSSO: Una legge di applicazione istantanea come questa, puessere impugnata soltanto subito.

I privati non possono impugnare direttamente: solo davanti a giudici sostenere l’anticostituzionalità in materia di loro interesse.

KREISKY: Se ho capito bene l’essenziale è: le deleghe della Regione alla Provincia (senza discutere che cosa riguardino) verrebbero attribuite con decisione del Consiglio Regionale, con una clausola che prevedesse la revoca con maggioranza qualificata (la quale comprendesse i sudtirolesi). Poi si avrebbero determinate misure: un piano economico, dei ruoli speciali, l’impugnativa, ecc.

(Nulla ha detto sulle competenze legislative).

Pausa - La seduta riprende alle 18,30

KREISKY: Vorrei domattina porre altre domande su quanto ho oggi ascoltato.

Da parte nostra, chiarire quanto appare necessario per l’autonomia desiderata dai sudtirolesi in fatto di competenze aggiuntive, legislative ed amministrative. Essenziale è quanto desiderano i sudtirolesi, pidi quel che vogliamo noi: ci lasciamo guidare da essi.

(Legge elenco presentato per iscritto)5.

Per lo sviluppo economico, competenze legislative ed amministrative: agricoltura e foreste, miglioramento del suolo, acque, diritto privato riguardante tali campi.

In campo commerciale, industriale, minerario, bancario, turistico, alberghiero, della sanità, della previdenza, delle opere pie, dei lavori pubblici di interesse regionale, della espropriazione, dei trasporti e del traffico, delle cooperative, della occupazione (Arbeitsvermittlung) in senso di priorità degli elementi locali (Ansäszige).

Per lo sviluppo culturale: legislazione e amministrazione in tutti i campi di interesse culturale, radio TV, monumenti, archivi pubblici; legislazione ed amministrazione piena per la scuola.

Carattere etnico: completa parità delle due lingue; occupazione dei pubblici impieghi secondo il criterio proporzionale, con la creazione di quadri speciali; legislazione ed amministrazione: anagrafica e della residenza, nell’amministrazione pubblica, nei campi di competenza pubblica riguardanti i Comuni, i Segretari comunali, la polizia amministrativa, i vigili del fuoco, la difesa civile, la statistica.

Sono necessarie anche misure finanziarie per consentire tali autonomie.

Secondo gli ambienti competenti ciè necessario per avere una vera autonomia.

(Voi ci avete detto quanto è contenuto nella vostra N.V.; noi nella nostra).

RUSSO: Anche noi ci riserviamo di chiedere domani delle precisazioni. Pare che, accanto a quanto già indicato nella Nota Verbale austriaca, vi siano altre materie. Ad esempio: la difesa civile. Anche della RAI-TV si era detto di sentire le popolazioni; oggi si parla di competenza legislativa ed amministrativa (che non ha nessuna regione: infatti è un monopolio).

Per ciche concerne la competenza amministrativa mi richiamo a quanto detto dal Ministro Segni a proposito dell’art. 14 (deleghe).

Per quanto concerne la competenza legislativa, in alcune materie la Provincia ne ha già e ampia. Quella di maggiore interesse per la minoranza, riguarda l’istruzione e la scuola (artt. 11 e 12): questa seconda con limite costituito dalle leggi dello Stato, affinché il titolo di studio sia valido in tutta Italia. Quindi per tutti i tipi di scuole. Se si fa il confronto con altre Regioni: la Sardegna non ha alcuna competenza; la Sicilia minori; la Val d’Aosta di gran lunga minori.

Pufarsi una critica, che accettiamo: mancano norme di attuazione. Il ritardo non è da ascrivere a cattiva volontà del Governo, ma a difficoltà dei Sindacati (scolastici) di entrambe le lingue. Il Ministro Kreisky conosce tali difficoltà sindacali. Il Ministro Segni le ha incontrate anche per la Sicilia; e non sono state superate. Per le preoccupazioni degli insegnanti di essere limitati …

Ciriguarda comunque pile competenze amministrative che legislative, le quali sono già oggi esercitabili. Comunque le norme di attuazione costituiscono un nostro impegno.

Vi è competenza primaria della Provincia anche sulle istituzioni culturali (biblioteche, accademie, musei, ecc.), in quanto limitate alla Provincia.

Così per l’urbanistica ed i piani regolatori, per la difesa del paesaggio, per le manifestazioni artistiche.

Mi sono richiamato solo a uno dei punti enunciati dal Ministro Kreisky, per dimostrare che Bolzano è in sostanza una Regione con solo il nome di Provincia. Per evitare equivoci dovremmo parlare di due Regioni, unite in una super-Regione che le coordina.

Qui o in altra sede in maniera piapprofondita cipuessere mostrato anche per altri settori.

Ad esempio, per quanto riguarda l’agricoltura, si ha una competenza primaria in questioni di diritto privato, per cui esiste il «maso chiuso», che in Parlamento nazionale io non avrei approvato.

Si tratta solo di esempi e di accenni; ci riserviamo di ritornare sul tema nella prossima seduta.

KREISKY: Si puanche tornare sui dettagli, ma non sono uno specialista in materia di autonomia in Italia o a Bolzano e trento.

Posso essere franco in questo circolo ristretto? Non vi potete aspettare che noi si venga qui con un programma minimo come noi non possiamo aspettarci che voi veniate con un programma massimo.

Questa questione, del contenuto dell’autonomia e delle competenze aggiuntive, dovrebbe essere lasciata a degli esperti. Gli unici veri esperti sono gli abitanti del Sudtirolo.

La cosa pilogica sarebbe una riunione di esperti. Ma questa ha un senso se c’è un accordo sulla base:

1) ancoramento dei diritti;

2) disposizione a concedere nuove competenze legislative. Propongo che domani venga trattato di queste due questioni fondamentali. Nonché della vostra presa di posizione sulle nostre richieste.

SEGNI: Anche domani in «piccolo gruppo»?

KREISKY: Cominciamo in «piccolo gruppo», nella prima parte. La vostra replica alle nostre richieste la vorrei a delegazioni complete.

SEGNI: Vorrei anche questa in «piccolo gruppo»: le due parti sono correlate.

Aggiungo che già abbiamo parlato con esponenti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano (Scelba pochi giorni fa), che Kreisky ha detto essere i migliori esperti.

Non possiamo avere degli italiani come esperti internazionali.

KREISKY: Capisco, ma sarebbe opportuno averli qui per consultazione. Ognuno deve prendere le proprie responsabilità.

RUSSO: Questi cittadini sono e possono essere consultati (lo hanno fatto Piccioni e Scelba), ma nel quadro interno. Sarebbe senza precedenti averli in sede internazionale. Inaccettabile.

Vi sono due sfere distinte: nella sfera interna interessa consultarli; nella sfera internazionale esistono solo due Stati, ognuno considerato come una unità.

KREISKY: Ciè fuori discussione. Sono da sempre dell’opinione che la soluzione ottima sarebbe quella raggiunta all’interno. Sarebbe bello, se il Ministro Segni mi dicesse che il progetto Tinzl è in discussione al Parlamento.

Noi non abbiamo ambizioni di sorta.

Non vogliamo trovarci in un vicolo cieco. Esamineremo fra di noi; ancora non vedo come.

(Domani la seduta verrà ripresa alle 10,30).

Seduta del 25 maggio (ore 11) in «piccolo gruppo»

KREISKY: (Si scusa per il ritardo). Propongo che si lavori fino alle 13. Poi che ricominciamo alle 16. Fino a quando pensate che si duri?

SEGNI: Magari si potesse partire alle 18,30.

KREISKY: Direi di sì: va perevitata una pressione di tempo. Finiamo in piccolo comitato stamane. Alle 15,45 ci riuniamo con tutta la Delegazione, per riassumere i lavori.

KREISKY: Abbiamo meditato a fondo quanto ci è stato detto. Il problema principale del negoziato, secondo noi, è costituito dall’assicurazione dei diritti di autonomia della Provincia di Bolzano (che secondo noi purealizzarsi solo con una modifica dello Statuto); quindi, l’allargamento delle competenze legislative ed amministrative. Le questioni concrete dipendono da questi due punti.

Di quanto detto da voi, solo per ciche concerne l’ipotesi fatta per la garanzia circa la legiferazione regionale, poniamo alcune domande:

1) Come obbligare giuridicamente il legislatore, in una legge regionale, ad una maggioranza qualificata?

2) Oggi la delega non è obbligatoria e puessere data in via amministrativa; se lo diventasse, sarebbe sottoposta ad una maggioranza semplice.

3) La necessità di una maggioranza qualificata sarebbe riconosciuta soltanto come promessa politica, col pericolo di cambiamenti di indirizzo politico. (Anche se si ancorasse la delega costituzionalmente, rimane aperta la questione politica se si trova una maggioranza).

RUSSO: Rispondo per ora solo a queste tre domande.

Le nostre sono ipotesi di studio, da approfondire da parte di esperti giuristi. Il sistema è ipotizzato in due parti. La delega secondo l’art. 14 verrebbe resa obbligatoria e fissata con legge statale delegata, cioè con norma di attuazione, la quale si esaurisce con la sua emanazione.

KREISKY: Puessere ritrattata? RUSSO: No, solo una volta per ogni articolo. KREISKY: Ma è sempre possibile una legge ordinaria per ritrattarla. RUSSO: Ciè sempre possibile. KREISKY: Già. RUSSO: La seconda ipotesi è che sia fatto con una legge regionale.

Per quanto riguarda la prima ipotesi, si ritiene che una legge ordinaria non pucambiare una norma d’attuazione. Non ci sono precedenti. KREISKY: Come si puspiegare ciai contadini sudtirolesi? Essi vogliono una vera garanzia. SEGNI: Questa è la migliore garanzia. Una maggioranza qualificata obbligatoria per la revoca; cosa che non si verifica per una modifica costituzionale.

RUSSO: Per quanto riguarda la procedura (seconda parte) per la revoca o per la modifica, queste richiederebbero una maggioranza qualificata tale da essere impossibile senza il consenso dei consiglieri sudtirolesi. Si avrebbe quindi una garanzia maggiore che da una legge costituzionale (a parte i dubbi sulla possibilità di farlo con legge costituzionale).

Si parla di maggioranza qualificata per la revoca o la modifica, non per la delega.

Comprendo che si tratta di argomenti giuridici da trattare con cura da parte dei giuristi, per vedere se questi metodi danno la garanzia, sulla cui necessità concordiamo. (Sentiremmo i vari partiti locali anche su questo; all’interno). Importante è che noi riconosciamo la necessità di una garanzia delle deleghe.

Modo e forma vanno studiati da giuristi. Le deleghe creano uffici, non devono essere modificate.

KREISKY: Potrei porre moltissime domande (impugnabilità di una tale legge) ma trattandosi di ipotesi non definitive, facciamole pure esaminare. Ma, ripeto, ciè essenziale.

SEGNI: Un’aggiunta. Se la Regione revocasse con la maggioranza semplice? Vi sarebbero due sanzioni: il Commissario del Governo non darebbe il visto perché la revoca sarebbe illegittima. Nel conflitto di attribuzioni con la Provincia questa avrebbe il diritto di impugnativa davanti alla Corte Costituzionale.

KREISKY: La Provincia lo ha già per le leggi regionali.

SEGNI: Lo daremmo anche per le leggi statali.

KREISKY: Con una modifica costituzionale?

SEGNI: Crediamo di no; comunque è nostro problema.

KREISKY: Abbiamo sempre l’impressione di trovarci con la possibilità che queste garanzie siano impugnabili davanti alla Corte, da parte di un cittadino, attraverso l’autorità giudiziaria. Vi è il rischio che la maggioranza qualificata sia dichiarata anti-costituzionale.

SEGNI: Ipotesi accademica. KREISKY: Altre questioni. Come escludere un potere di controllo, di coordinamento, di sostituzione, alla Regione?

RUSSO: C’è una serie di problemi in questa materia, che è nuova. La costituzionalità della maggioranza qualificata puderivare dall’espressione «normalmente» dell’art. 14. Le caratteristiche della delega vanno esaminate a proposito della formulazione. L’istituto della delega consente varie possibilità.

KREISKY: Molte domande e molte risposte sono possibili. L’intero problema sarebbe risolto con una modifica dello Statuto. Il rischio di una legge costituzionale merita di essere corso pur di risolvere d’un tratto tutte le difficoltà. La modifica dello Statuto è, per ora, per noi l’unica garanzia concepibile. Quanto al contenuto dell’autonomia, aggiunte di competenze legislative sono necessarie per la soluzione.

Il prolungamento delle trattative ha soltanto un senso se vengono discussi questi due punti, e che siano accettati da voi.

Tutto dipende dall’opinione dei sudtirolesi sulla utilità dei nostri negoziati.

Se vi sarà la possibilità di un ritiro della cittadinanza con un atto amministrativo, la sovraeccitazione nel Stirol e in Austria porteranno ad una atmosfera tragica ed a una tragica evoluzione nei nostri rapporti. Lo dico esplicitamente in sede di «piccolo gruppo». È impossibile, in democrazia, questa aggiunta sanzione politica per la slealtà verso un Governo. Sarebbe lo scacco definitivo dei nostri sforzi bilaterali. Apposta non ne ho parlato in sede pipubblica, per non dare l’impressione di rivolgersi alla piazza.

Tutte le misure prese per il ritorno degli optanti sulla terra dei loro avi perderebbero ogni valore. Ci costringerebbe per l’intera questione ad un appello all’opinione mondiale e al ricorso a Fori mondiali, ciche sarebbe meglio evitare. Si creerebbe un movimento di protesta, il quale avrebbe anche serie reazioni in Germania, evoluzione che non è nell’interesse di nessuno di noi o nei nostri scopi, che sono quelli di giungere ad un regolamento bilaterale e pacifico.

SEGNI: Valuto l’importanza della precisazione di Kreisky di cui darnotizia al Ministro dell’Interno ed al Presidente del Consiglio. Si tratta di un emendamento presentato da un Senatore. La legge non è stata ancora approvata dal Senato.

Non riguarda gli altoatesini, ma tutti i naturalizzati e non è concepita come una rappresaglia. In ogni modo riferirsullo stato d’animo del Governo austriaco al riguardo; lo terrpersonalmente nella massima considerazione.

Tornando alla sostanza, noto con rincrescimento che si rifà la pregiudiziale che non possiamo accettare. Lo Statuto risponde all’Accordo di Parigi: vi sono dei testimoni che parteciparono alle trattative (Carandini, Brusasca, Martino).

Con la Nota Verbale italiana del 5 aprile e con le ulteriori delucidazioni ed ampliamenti sono state fatte delle proposte importanti e sostanziali. Le nostre discussioni qui ne mostrano l’importanza e si sono rivolte solo ad una parte. Altre, specialissime, esulano dallo Statuto e non hanno riscontro per la Val d’Aosta o altri gruppi etnici.

Se ci fermiamo alla pregiudiziale, la discussione si ferma senza che l’Austria si sia resa conto dell’importanza delle nostre proposte.

Propongo di accantonare (non di rinunziarvi) la pregiudiziale e di adottare un nuovo metodo di lavoro: (legge la formula) identificare le materie; le forme sono strumentali per i problemi concreti; identifichiamoli, nelle loro linee essenziali, discutiamoli per risolverli.

Esaminando le vostre richieste, dateci ieri sera per iscritto, ci sarebbero molte osservazioni da fare. Alcune riguardano le competenze legislative ed amministrative che la «Provincia Regionale» già ha; per altre vi abbiamo già fatto offerta (parità bilingue e quadri pubblico impiego). Senza polemica, noto che la vostra richiesta va oltre le precedenti.

Le nostre proposte, ne abbiamo coscienza, sono serie ed assicurano gli interessi delle popolazioni. trovo che dovrebbero essere studiate pia fondo.

KREISKY: Vorrei capire tecnicamente il vostro «nuovo metodo». Occorrerebbero dei negoziati. Come si svolgerebbero?

SEGNI: Come detto da Russo: far lavorare, anche rapidamente, un gruppo di esperti che studino i singoli problemi.

KREISKY: Cisignifica accettare il concetto italiano che non si debba discutere di questioni di principio, ma le singole questioni.

SEGNI: No. Ho detto di accantonare e non di rinunciare a pregiudiziali. Credo che un esame (delle proposte italiane) possa portare ad un cambiamento dell’opinione di Vienna e anche dei sudtirolesi, con cui saremo in contatto.

Anche la garanzia forma oggetto di studio da parte degli esperti.

KREISKY: Per mia informazione, siete pronti – per ciche riguarda lo sviluppo economico – ad esaminare una estensione delle competenze legislative?

SEGNI: Abbiamo detto di accantonare la pregiudiziale; così invece torna. Non vi chiediamo di rinunziare alla vostra. Né noi alla nostra. Accantoniamo.

KREISKY: Teoricamente lo comprende. Praticamente non vedo come. Parlare di questioni concrete senza parlare di competenze legislative non ha senso.

SEGNI: È questione di strumento. Lo sviluppo economico consente vari modi.

KREISKY: In quale altro modo puessere assicurato lo sviluppo economico?

SEGNI: Questa è materia di studio.

KREISKY: Occorre potersi mettere d’accordo su misure legislative concrete.

SEGNI: Potrebbero essere misure legislative od amministrative dello Stato.

KREISKY: Così le vostre questioni verrebbero esaminate, mentre i nostri punti di principio verrebbero rimandati (garanzie e competenze legislative).

RUSSO: Riconosciamo l’esigenza della garanzia, la cui determinazione è compito da affidare agli esperti. Il Comitato dovrebbe esaminare le nostre proposte e le vostre esigenze, salvo la modifica dello Statuto.

KREISKY: È tutto lì.

RUSSO: Riteniamo che un esame delle vostre esigenze dimostrerà che è possibile soddisfarle. Si tratta di un metodo pragmatistico. Dall’esame di problemi che esistono, senza anticipare questioni di principio che potrebbero emergere dopo il lavoro degli esperti.

KREISKY: Per la garanzia, non abbiamo altra idea che una modifica dello Statuto; non c’è da discuterne se non la ammettiamo.

SEGNI: Sono di opinione contraria: lo scopo è uguale. Lo studio poTRà portare a dei perfezionamenti.

KREISKY: Se dallo studio risultasse che per le garanzie sono necessarie delle modifiche allo Statuto, che cosa fareste?

SEGNI: È una ipotesi che riteniamo improbabile. Vi è una distinzione tra strumenti e problemi.

KREISKY: Quanto al soddisfacimento delle nostre richieste senza modifiche dello Statuto, i sudtirolesi non ci credono. Per sei anni hanno lavorato per l’applicazione dell’articolo 14 (e discusso anche con il Sottosegretario Russo) senza risultato. Sono amareggiati; non si fidano di voi e ormai neanche di noi.

RUSSO: Noi siamo altrettanto amareggiati. Quando il Ministro Segni era Presidente del Consiglio, ci hanno detto che, portata la cosa in campo internazionale, non volevano parlarne piall’interno: cosa che noi invece riteniamo preferibile.

Molti problemi ritenuti allora da loro come fondamentali sono stati poi risolti in maniera soddisfacente per loro e dimenticati.

Purtroppo è umano dimenticare quanto è stato ottenuto e pensare soltanto a quanto è rimasto aperto. Ad esempio il maso chiuso (critiche); titoli di studio (al di là di quanto era in nostro dovere); ricostruzione della carriera degli insegnanti; pensione agli ex-appartenenti alla Wehrmacht. Ognuno di questi problemi è stato posto come di interesse eccezionale. Appena approvato, non se ne è parlato pi(non polemicamente; ciinfatti succede dovunque). Ma è ingiusto non riconoscere gli atti di buona volontà del Governo, compiuti anche in condizioni difficili.

KREISKY: Non penso che la Delegazione austriaca possa venir convinta della funzionalità (Zweckmaessigkeit) del metodo di lavoro proposto.

In via di tentativo, potrei forse pensare non ad un «Comitato di esperti», ma ad un «Sottocomitato» cui dare mandato per lo studio delle questioni che il Ministro Segni dice di identificare, ma anche di tutte le altre questioni, anche quelle per le quali si fa la distinzione (infondata) di strumenti e sostanza, cioè anche la possibilità di una modifica dello Statuto. Per questa cosa potrei battermi, per farla accettare dal Governo. Per la proposta di Segni, no.

SEGNI: Riteniamo utile separare.

Non pregiudichiamo né voi né noi.

Per esempio, per assicurare lo sviluppo economico non bastano i mezzi della zona stessa. Competenze legislative non sarebbero una soluzione.

L’assistenza sociale delle Provincie agricole è di fatto pagata dalle Provincie industriali. Una separazione renderebbe impossibile il funzionamento (la rifiuterei per la Sardegna).

KREISKY: Non sono uno specialista, ma ho la sensazione che quanto chiestovi ieri corrisponde a ciche avviene in Sicilia, che è una zona anche piagricola.

SEGNI: Sì, ma la Sicilia non l’ha usato per l’assistenza sociale.

KREISKY: Sono relativamente giovane, ma da anni ricopro posti politici. So di molti esempi di cose richieste in negoziato che poi non vengono usate. (Datela, non la utilizzeremo).

(SEGNI: Ah, no).

KREISKY: Veniamo a concludere.

SEGNI: Rimandiamo a fra 15 giorni. Intanto possiamo studiare la cosa per via diplomatica.

Vi abbiamo fatto una proposta. Studiatela e diteci cosa ne pensate. Possiamo poi ritornare insieme.

KREISKY: Anche noi abbiamo fatto una proposta: un Sottocomitato che esamini anche quanto è necessario, per assicurare i diritti dei sudtirolesi, modificare lo Statuto e la questione della competenza legislativa.

SEGNI: Ma così il Sottocomitato si sostituirebbe a noi. Sta a noi trarre le conclusioni dalla identificazione dei problemi e dal loro esame.

KREISKY: Sono pronto a sottoporre cialla Delegazione ed al Governo; ma sussiste un problema di date. Ma il Sottocomitato verrebbe incaricato anche di esaminare quanto sia necessaria una modifica.

SEGNI: Non possiamo intenderci su questa strada. Le conclusioni spettano a noi.

KREISKY: Con ogni riserva: «Interruzione dell’incontro fino a … Al Sottocomitato l’incarico di identificare, lo studio sulla necessità di modifiche, e l’allargamento delle competenze legislative. Le Delegazioni dovranno poi esaminare le soluzioni proposte e l’insuccesso». Questo non pregiudica nulla.

SEGNI: Il senso della nostra proposta è di studiare (tramite esperti) il problema, per poi trarne noi la conclusione giuridica. La posizione austriaca non verrebbe pregiudicata.

KREISKY: Cinon escluderebbe che, dopo l’interruzione, ciascuno potrebbe ripresentare le sue richieste di principio.

L’attuale riunione dei Ministri viene sospesa per un breve periodo di tempo, per dare la possibilità di giungere ad una ulteriore chiarificazione della materia.

SEGNI: Siamo d’accordo sul Sottocomitato ma non ne facciamo stato (o forse sì, pensiamoci).

KREISKY: L’intervallo non dovrebbe esser lungo; il Sottocomitato ha bisogno di tempo, ma i Ministri non ne hanno.

SEGNI: Per quanto riguarda la data, telefono a Roma per il calendario.

KREISKY: Ne riparliamo oggi. Per ciche concerne il luogo, visto che l’incontro si è interrotto a Klagenfurt, potremmo riprendere a Klagenfurt.

SEGNI: San Remo?

KREISKY: Sarebbe difficile psicologicamente per noi. Zurigo andrebbe meglio. Il posto poTRà essere precisato in seguito; la data va comunicata subito. Pubastare un giorno.

«La seduta è interrotta per breve tempo allo scopo di giungere a chiarificazioni aggiuntive sui punti di vista emersi nel corso della discussione».

RUSSO: Se troviamo un accordo di procedura, meglio non riunirci oggi.

KREISKY: Mi è impossibile. La nostra Delegazione è un «gremium» politico, bilanciato. Per Segni qui è pifacile. Potremmo riunirci brevemente in pochi, alle 3,3/4 per mezzora.

Seduta del 25 maggio 1961 (ore 16), «piccolo gruppo»

KREISKY: Possiamo concordare, forse, una formula per la sospensione dell’incontro – con data fissata.

Viene concordata la data del 24 giugno. Di fatto si tratterà di un solo giorno, senza tuttavia dirlo.

«La riunione viene aggiornata al 24 giugno».

Viene proposto Klagenfurt (Laghi) e concordata Zurigo.

KREISKY: «L’attuale riunione dei Ministri degli Esteri viene aggiornata al 24 giugno allo scopo di un ulteriore approfondimento (Klarstellung) delle materie che formano oggetto delle discussioni (von Verhandlungen)».

RUSSO: Cosa facciamo nella seduta plenaria? Per evitare altre polemiche? Riassumeri lavori dal nostro punto di vista. Accenner leggermente, alla questione della nuova legge italiana sulla cittadinanza.

Seduta plenaria pomeridiana del giorno 25 maggio 1961 (ore 16,40-17,30)

KREISKY: Signor Ministro, ora che siamo riuniti in assemblea plenaria vorrei fare un breve riassunto dei risultati ai quali siamo giunti. Abbiamo avuto uno scambio di opinioni:

abbiamo potuto quindi apprendere che da parte italiana si ritiene che i diritti della minoranza altoatesina possano venire regolati senza ricorrere ad eventuali modifiche dell’attuale struttura giuridica.

Da parte nostra riteniamo che i diritti della minoranza altoatesina possano essere garantiti soltanto mediante una modifica dello Statuto regionale ed inoltre mediante la concessione alla Provincia di Bolzano di competenze nel campo legislativo ed amministrativo. In questo modo siamo giunti ad uno scambio di opinioni che non ha portato ancora ad una conclusione. Da parte austriaca è stata sottolineata la soluzione nel senso di una approvazione del progetto di autonomia presentato dai deputati dell’Alto Adige.

Vorrei pregarla, Signor Ministro, di esaminare ciche questa mattina è stato prospettato e cioè l’inquietudine che ha destato la notizia apparsa, cioè che l’Italia ha intenzione di emanare una nuova legge riguardante la cittadinanza. La prego, pertanto, di voler considerare questo argomento con la massima attenzione e serietà.

SEGNI: Spero che questi trenta giorni di rinvio, permetteranno di svolgere nelle vie normali un lavoro fruttuoso. L’assicuro che richiamerl’attenzione del Presidente del Consiglio sulla legge della cittadinanza, su cui abbiamo ampiamente discusso stamane.

Esprimo il mio augurio che la prossima riunione ci possa portare ad un componimento delle attuali divergenze.

Ringrazio vivamente il Ministro Kreisky e il Presidente della Carinzia per l’ospitalità che ci è stata data in una città così bella, in cui siamo stati lieti di soggiornare.

KREISKY: Possiamo, quindi, considerare, per ora, chiuse le trattative e ringraziare il Signor Ministro di essere venuto qui per poter svolgere le suddette trattative insieme a noi.

SEGNI: Sono stato molto lieto di conoscere questa regione così bella, anche se il tempo è stato assai limitato per poterne godere le bellezze(6).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961.


2 La Delegazione al seguito del Ministro Segni era così composta: Sottosegretario On. Russo, Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Fornari, Capo della Segreteria 10A della DGAP Ministro Betteloni, Capo di Gabinetto Ministro Sensi, Capo del Servizio Stampa Ministro Marieni. Quali esperti erano presenti i professori Monaco, Capo del Servizio del Contenzioso Diplomatico, Sperduti e Capotorti, i Vice Prefetti Princivalle e Fabiani (Presidenza del Consiglio) e il Consigliere Benuzzi. Di seguito la composizione della Delegazione austriaca: Ministro Kreisky, Segretario di Stato Steiner, deputati Gschnitzer, Winter e Zeillinger, esperti del Governo Regionale tirolese Consiglieri regionali Oberhammer e Zechtl, funzionari del Ministero degli Esteri Ambasciatore Waldheim, Consigliere Keller, Console Generale Dengler, Consigliere Fischer (segretario particolare del Ministro) e Consigliere Tarter (segretario particolare del Sottosegretario). Esperti: Prof. Ermacora e Consigliere regionale Stadlmayer.


3 Edite in Libro Verde 1961, DD. 23 e 24.


4 Vedi D. 134.


5 Il testo del promemoria rimesso dalla Delegazione austriaca a quella italiana è edito in Libro Verde 1961, D. 25.


6 Per il testo del comunicato finale vedi D. 146.

144

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1) Appunto 10A/8942. Roma, 29 maggio 1961.

Oggetto: Alto Adige. Lavori di esperti.

A Klagenfurt si è raggiunto l’obiettivo indicato dal Comitato dei Ministri tenutosi a Villa Madama il 22 maggio 19613, cioè quello di tentare un ulteriore sviluppo alla fase dei negoziati bilaterali, devolvendo ad un gruppo di esperti italo-austriaci l’esame della materia in discussione. Da parte austriaca accogliendo il nostro punto di vista non si è peraltro rinunciato alla pregiudiziale posta dal Ministro Kreisky – da noi non accolta – quella dell’ampliamento dei poteri legislativi alla Provincia di Bolzano, con conseguente modifica all’attuale Statuto regionale.

Attraverso il gruppo di esperti noi tenteremo – ma non ci facciamo molte illusioni sulla possibilità di riuscirci – di superare la pregiudiziale, discutendo ed approfondendo le materie che fanno oggetto della richiesta austriaca, pur dimostrando che esse – o quella parte di esse che siamo in grado di assecondare – possono essere soddisfatte anche attraverso deleghe amministrative.

A tale scopo mi sembra che i nostri esperti debbano aver presenti i seguenti tre obiettivi:

1) Condurre l’Austria a basare ogni sua richiesta su precisi motivi di insoddisfazione per la situazione locale e in relazione all’Accordo di Parigi.

Cidovrebbe infatti permettere, almeno per parecchie delle richieste, di ridimensionarle o di dimostrarne il carattere arbitrario. Un’azione di tal senso sembra non possa non avere inconvenienti e potere anche essere svolta lontano da Roma e da un gruppo di esperti italiani non numeroso.

2) Sviluppare la posizione italiana nei riguardi delle singole esigenze austriache, motivate come sopra, dimostrando alternativamente per ognuna, che:

a) è infondata nella situazione locale o in relazione all’Accordo di Parigi;

b) l’ordinamento giuridico esistente già vi corrisponde;

c) il reale interesse delle popolazioni oppure l’evoluzione della situazione – in particolare in senso supernazionale – la rendono incongrua;

d) i provvedimenti che da parte italiana si è disposti ad adottare possono soddisfarla, anche se con strumenti diversi da quelli richiesti dall’Austria.

L’ultima alternativa che ha carattere marcatamente costruttivo implica ovviamente un particolare impegno. La discussione in questo campo è quella che offre maggiore delicatezza, in quanto da un lato porta a fissare e a precisare le nostre possibili concessioni, dall’altro ne rende evidenti i limiti: essa rischia inoltre di porre in luce nuovi problemi finora non sollevati (ad esempio, quello degli enti che devono ricevere le deleghe). Tale discussione richiede pertanto: precise direttive governative, partecipazione da parte italiana di funzionari dell’Amministrazione interna – con competenze adeguate – nonché, per essere condotta in maniera seria e rapida, di svolgersi a Roma o nelle immediate vicinanze, onde consentire facili, esaurienti consultazioni e tempestive istruzioni.

3) Il fare stato di tutti i punti dell’Accordo De Gasperi-Gruber per i quali da parte austriaca non si muovono lagnanze nonché l’ampia serie di provvidenze (costituzionali, legislative ed amministrative) già prese da parte italiana per soddisfare agli obblighi dell’Accordo. I limiti posti dall’Austria all’ampiezza, alla organicità e al tempo del lavoro degli esperti rendono dubbia la possibilità di svolgere quell’azione in tal senso che era consentita dall’originaria proposta italiana.

***

Circa l’inizio dei lavori, sembra opportuno che si sia noi a proporre all’Austria che esso abbia luogo al pipresto, pur col proposito di dare la precedenza all’azione di cui al punto 1 (ed eventualmente al punto 3, in modo da lasciare disponibili ancora alcuni giorni per la redazione delle direttive necessarie per il punto 2 lettera d).

In quanto al luogo, una località nelle immediate vicinanze di Roma sembrerebbe indicata. Se da parte austriaca si insistesse su un terzo Paese – come mi fu accennato a Klagenfurt da Waldheim – dovremmo ripetere che si tratta di discutere materia che richiederebbe provvedimenti italiani di carattere interno, da studiarsi in maniera approfondita dai competenti Ministeri romani. In via di compromesso, si potrebbe forse acconsentire a che i lavori si svolgano in due fasi: la prima, piuttosto breve, a Vienna, onde condurre avanti per quanto possibile l’azione di cui al punto 1; la seconda, pilunga, a Roma, per procedere all’azione di cui al punto 2.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961.


2Sottoscrizione autografa.


3Vedi D. 141.

145

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 20164/199. Vienna, 31 maggio 1961, ore 12,47 (perv. ore 13,40).

Oggetto: Alto Adige: riunione esperti.

A proposito prossima riunione esperti, Waldheim, che ho veduto oggi, mi ha pregato far presente quanto segue:

1) Ministro si rende benissimo conto che nostro suggerimento di tenere riunione a Roma sarebbe di grande vantaggio per buon andamento lavori. Ma tirolesi, che già in partenza erano contrari alla riunione, si rifiutano ostinatamente dicendo che andata a Roma di Gschnitzer metterebbe in gioco suo prestigio e possibilmente sua sicurezza personale.

2) Poiché si dubita molto di poter superare tali resistenze si propone da parte austriaca che scelta cada su sede alternativa, cioè su Ginevra.

3) Qui si prevede che riunione possa durare circa dieci giorni. Sarebbe pertanto necessario cominciarla al pipresto affinché rapporto conclusivo possa essere nelle mani dei Ministri qualche giorno prima della nuova Conferenza prevista per 24 giugno a Zurigo. Waldheim propone che riunione abbia inizio 8 giugno; e in ogni caso non pitardi del 12.

4) Questione delle garanzie alle deleghe amministrative viene considerata qui come uno dei due elementi decisivi dell’incontro. Discussioni svoltesi a Klagenfurt non (dico non) hanno apportato chiarimento definitivo posizione italiana. Si esprime percidesiderio che da parte nostra delegazione venga approntata un’esposizione quanto pipossibile esauriente della o delle soluzioni da noi proposte.

5) Altro elemento importante è quello delle facoltà legislative. Qui ci si rende conto gravissime difficoltà che si oppongono a concessioni in tale campo. Ma esperienza Klagenfurt ha dimostrato che una franca discussione anche dei punti piscabrosi puschiarire atmosfera ed aprire nuove prospettive d’intesa. Verrebbe percimolto apprezzata una proposta italiana a questo riguardo.

Infine Waldheim mi ha detto che composizione delegazione austriaca non è ancora definitivamente approvata. Secondo ogni probabilità egli ne sarà il capo. Faranno parte Ministro Kirchschlager, Capo Divisione legale questo Ministero Affari Esteri, nonché Gschnitzer e Dengler. Quest’ultimo, attualmente Console Generale a Zagabria, è considerato un emissario diretto di Oberhammer. Waldheim, che naturalmente ne deplora nomina, mi ha detto che inclusione di Dengler e Gschnitzer è stata condizione sine qua non posta da tirolesi per accettare, pur con estrema riluttanza, nostra proposta riunione esperti. Egli conta tuttavia sulla collaborazione di Kirchschlager che effettivamente è ottimo elemento.

Prego fornirmi con ogni possibile urgenza risposta ai punti 2 e 32.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 Lo stesso 31 maggio Russo informava che si concordava sull’opportunità che la riunione avesse luogo al pipresto, possibilmente l’8 o il 9 giugno, e che si insisteva, per ragioni organizzative, perché essa avesse luogo a Roma o nelle vicinanze (T. segreto 10742/105 per Vienna, ibidem).

146

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AD AMBASCIATE E LEGAZIONI(1)

Telespr. riservato 10A/889/c.2. Roma, 31 maggio 1961.

Oggetto: Alto Adige. Incontro di Klagenfurt 24-25 maggio 19613.

Riferimento: Seguito tel.sso 10A/583/c. del 12.4.19614.

Allo scambio di documenti di cui al telespresso in riferimento, ha fatto seguito una risposta austriaca (all. 1)5 del 25 aprile – in cui il Governo austriaco dichiara di non considerare sufficienti le possibili concessioni di cui alla Nota verbale italiana del 5 aprile 19616 e fa riserva di una esauriente presa di posizione a Klagenfurt – e la replica italiana del 15 maggio (all. 2)7.

Nello stesso scorcio di tempo sono state presentate proteste austriache per l’arresto della nota agitatrice tirolese Dott. Viktoria Stadlmayer e per il divieto adottato circa l’uso in pubblico dell’uniforme del corpo degli «Schzen»(8). Da parte italiana è stato tra l’altro presentato il 18 maggio un promemoria che richiama l’attenzione del Governo austriaco sull’attività illegale per l’Alto Adige esercitata da cittadini austriaci (all. 3)9.

All’inizio della riunione di Klagenfurt il Ministro Kreisky ha ritenuto opportuno – presumibilmente anche per esigenze di opinione pubblica – di leggere una dichiarazione di protesta (all. 4)10 per l’arresto della dott. Stadlmayer, per il divieto dell’uso delle uniformi da parte degli «Schzen» e per l’azione di polizia in Alto Adige a seguito degli attentati che vi hanno avuto luogo.

Il Ministro degli Esteri ha risposto con le dichiarazioni di cui si acclude il testo (all. 5)11.

I negoziati si sono svolti la mattina del 24 in seduta plenaria ma – su suggerimento del Ministro Segni – il pomeriggio del 24, la mattina del 25 e nella prima parte del pomeriggio del 25 in seduta piristretta, presenti soltanto i due Ministri, i due Sottosegretari e pochi funzionari. Sono rimasti così esclusi dai lavori i rappresentanti di partiti politici nella Delegazione austriaca, tra i quali il Prof. Gschnitzer ed il dott. Oberhammer.

Da parte austriaca sono state ribadite le richieste già contenute nelle Note verbali del 1° febbraio e 13 marzo 196112 (allegate al telespresso in riferimento) di nuove amplissime competenze autonome, legislative ed amministrative, per la Provincia di Bolzano; la Delegazione austriaca ha anzi presentato un elenco (all. 6)13 che non solo non le riduce ma semmai le allarga.

Da parte italiana si è proseguito nello sforzo di buona volontà, illustrando e sviluppando le proposte, avanzate nella Nota del 5 aprile, circa il metodo di lavoro e circa alcune delle concrete misure che si è disposti a prendere in taluni settori. In particolare è stato posto in luce il proposito di dare ai nuovi provvedimenti, che saremmo disposti ad emanare pur di raggiungere un’intesa, una garanzia giuridica di stabilità e certezza.

Poiché la parte austriaca è invece rimasta su una posizione di rigidità e di incomprensione del valore di quanto da noi offerto, abbiamo prospettato un nuovo metodo di lavoro proponendo di identificare la materia, alla cui sistemazione si vuole lavorare. Come abbiamo osservato, le forme proposte da una parte come dall’altra sono strumentali alla soluzione di problemi concreti: conviene pertanto identificare queste nelle loro linee essenziali per discuterne e trovarne la soluzione.

Abbiamo proposto di affidare tale compito ad una Commissione di Esperti da nominare dai due Governi.

La Delegazione austriaca non ha, in un primo tempo, accettato questa proposta e ha anzi insistito sulla pregiudiziale di un riconoscimento preliminare italiano della pretesa necessità di concedere, mediante modifiche costituzionali, maggiori poteri legislativi alla Provincia di Bolzano. Questa pregiudiziale è per noi inaccettabile (oltre che perché richiede una legge costituzionale e cioè approvata con particolari maggioranze) perché non è basata sull’Accordo di Parigi, ma anche perché siamo convinti che quelle esigenze austriache che possano essere concretamente motivate sono risolvibili con altri strumenti.

Dopo prolungata discussione, è stato infine concordato di incaricare un Comitato misto delle due Delegazioni di approfondire la materia oggetto della discussione nei limiti consentiti dal breve termine. Tale Comitato dovrà fornire elementi per il nuovo incontro dei Ministri degli Esteri per il 24 giugno.

È stato infine redatto il seguente comunicato:

«Nei giorni 24 e 25 maggio si sono riuniti a Klagenfurt una Delegazione italiana e una Delegazione austriaca, presiedute dai rispettivi Ministri degli Esteri, On. Segni ed On. Kreisky, per svolgere nel senso e nei limiti della risoluzione unanimamente adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 31 ottobre 1960, negoziati sulle divergenze derivanti dalla esecuzione dell’Accordo di Parigi del 1946; sono stati così proseguiti i negoziati tenuti a Milano il 27 e 28 gennaio 1961.

Dopo un ampio esame dei rispettivi punti di vista, le parti hanno convenuto di aggiornare la riunione al 24 giugno prossimo, allo scopo di un ulteriore approfondimento delle materie che formano oggetto delle discussioni»(14).

***

La Delegazione austriaca in realtà non ha modificato affatto le sue richieste, che sono estesissime e non collegate all’Accordo di Parigi, né a specifici motivi di insoddisfazione per la situazione della minoranza di lingua tedesca. Essa perdifficilmente avrebbe potuto giustificare di fronte all’opinione internazionale una pura e semplice dichiarazione di insufficienza verso le rilevanti concessioni proposte da parte italiana e un rifiuto dell’esame approfondito e senza pregiudiziali per cui noi insistevamo.

Sul piano puramente procedurale, la Delegazione ha dovuto pertanto venire incontro alla posizione italiana, accettando di riprendere la discussione al livello Ministri dopo un tentativo, se pure limitato, di chiarificazione della materia da parte di esperti.

Tale minore rigidità tattica risponde forse anche ad un maggiore interesse austriaco ad eludere un risultato negativo delle trattative. Si ha infatti l’impressione che a Vienna crescano sia le perplessità nei riguardi della linea fin qui seguita, che lo scetticismo sui risultati cui potrebbe portare un ritorno della questione alle N.U., nonché le preoccupazioni per le conseguenze dell’artificiale politicizzazione della questione nei riguardi della posizione internazionale austriaca ed in particolare degli sviluppi europeistici.

A tale ordine di idee sembra essersi avvicinato il Ministro Kreisky, che mostra oggi di voler dividere con altri in seno al Governo austriaco ogni responsabilità per la materia; il che puderivare da una persuasione che questa non offre possibilità di successi. Da parte loro i nuovi dirigenti della OeVP (il Cancelliere Gorbach e il Segretario di Stato Steiner) sembrano non voler pregiudicare la situazione.

Tale pipreoccupata e forse pirealistica valutazione della situazione è la probabile causa del tentativo del Governo di Vienna di riprendere una certa libertà di azione nei confronti dell’estremismo di Innsbruck, che ha portato all’esclusione dei rappresentanti tirolesi dalla maggior parte delle sedute di Klagenfurt.

Sarebbe perdel tutto prematuro voler prevedere se tale tentativo porterà a risultati di sostanza o se in realtà il Governo di Vienna se ne varrà esclusivamente per coprire, con una nuova apparenza di moderazione, l’effettivo mantenimento della linea di rigidità fin qui seguita e che è possibile non si voglia abbandonare, anche nel caso perduri il divario con gli estremisti tirolesi, proprio per non fornire a questi degli argomenti. L’agitazione e l’ampia propaganda di carattere radicale che il Governo di Vienna ha consentito e favorito, rende infatti pidifficile per esso all’interno riprendere una effettiva libertà d’azione.

Si pucomunque osservare che l’incontro di Klagenfurt non ha pregiudicato lo sviluppo dei negoziati e ha anzi reso possibile di proseguirli con un metodo piserio e piconcreto, senza perpoter da ciconcludere che le trattative verranno in realtà condotte con tale metodo, né tanto meno che esse condurranno a un accordo sulla sostanza della questione, secondo il paragrafo 1 della risoluzione dell’ONU. Non si pupertanto escludere che si debba passare alla discussione del mezzo con cui risolvere la questione, secondo il paragrafo 2° della risoluzione stessa: ma da parte italiana, pur non paventando in alcun modo un confronto in sede internazionale, si auspica tuttora che si dimostri possibile raggiungere un’intesa in via bilaterale e ci si propone di continuare ad adoperarsi in tal senso.

Si lascia all’E.V. di giudicare se, in quali termini e limiti, convenga mettere al corrente verbalmente codesto Governo di quanto sopra esposto.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 5, fasc. Alto livello, maggio 1961.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato alle Ambasciate a Belgrado, Berna, Bonn, Bruxelles, Cairo, Copenaghen, Helsinki, Dublino, L’Aja, Lisbona, Londra, Lussemburgo, Mosca, New Delhi, Oslo, Ottawa, Parigi, Santa Sede, Stoccolma e Washington e alla Legazione a Praga. Indirizzato per conoscenza all’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, al Gabinetto del Ministero dell’Interno, all’Ambasciata a Vienna, alle Rappresentanze presso l’ONU a New York, presso il Consiglio Atlantico a Parigi, presso la CEE e la CEEA a Bruxelles e presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, alle Direzioni Generali degli Affari Politici (Servizi ONU-NATO-CEUR), degli Affari Economici, delle Relazioni Culturali e dell’Emigrazione e ai Servizi del Contenzioso Diplomatico, Stampa e Studi e Documentazione.


3 Vedi D. 143.


4 Riassumeva il contenuto dei documenti scambiati tra Italia e Austria dopo l’incontro di Milano (vedi DD. 118, 130 e 134).


5 Vedi D. 135.


6 Vedi D. 134.


7 Vedi D. 138.


8 Note verbali 3908-A/61 e 4013-A/61, rispettivamente del 3 e 6 maggio, edite in Libro Verde 1961, DD. 19 e 20.


9 Ivi, D. 22.


10 Ivi, D. 23.


11 Ivi, D. 24.


12 Vedi DD. 118 e 130.


13 Vedi D. 143, nota 5.


14 Edito in Libro Verde 1961, D. 26.

147

L’AMBASCIATORE A VIENNA, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 2556. Vienna, 1° giugno 1961.

Signor Ministro, mi riferisco al mio telegramma n. 1992.

Kreisky e Steiner sono tornati soddisfatti da Klagenfurt. La causa principale della loro soddisfazione è che per la prima volta, come non mancano di sottolineare, hanno potuto discutere con noi apertamente, in un’atmosfera distesa e persino amichevole, del problema centrale, cioè del contenuto concreto dell’autonomia per la Provincia di Bolzano.

È sempre difficile, o peggio ancora inutile, stabilire in questi casi un bilancio di profitti e perdite. A Klagenfurt il profitto, a mio parere, è stato comune; ed è bene che sia così. Ma il merito, questo pudirsi con sicurezza, è stato tutto nostro. Le posizioni austriache di partenza, come risulta per ultimo dal mio rapporto n. 2259 dell’11 maggio u.s.3, erano tutt’altre. Potevano sboccare soltanto nel fallimento dichiarato e precipitoso del negoziato di fondo, e nell’inizio, quasi altrettanto negativo, dei reciproci sondaggi per l’applicazione del par. 2 della risoluzione approvata dall’ONU. Kreisky non prevedeva affatto né un secondo incontro, né la Commissione degli esperti.

Da parte nostra si puinvece affermare tranquillamente che tutto si è svolto secondo le linee tracciate e approvate prima dell’incontro; sia nei punti di dettaglio che nell’impostazione generale. Quali sono, in ordine d’importanza, i risultati?

Anzitutto gli estremisti tirolesi per la prima volta sono stati separati dalla delegazione governativa vera e propria, e si sono trovati isolati; di qui il loro furore, che traspare in egual misura dal silenzio, dai pochi malevoli commenti, dalle violente discussioni interne. Tale risultato è stato raggiunto attraverso una nostra manovra diplomatica in profondità, avendo V.E. dimostrato nella sua lunga esposizione, che ha fatto molta impressione, che l’Italia era veramente disposta a fare concessioni importanti dal punto di vista obiettivo. Questa ha avuto per effetto immediato di dividere il campo austriaco. Né si tratta della solita divisione, platonica, velleitaria e inoperante, tra moderati ed estremisti. Questi sono concetti troppo spesso inconsistenti. Il contrasto questa volta divide piconcretamente coloro che, come Kreisky e Steiner, si rendono conto della difficoltà e del danno, per l’Austria, di respingere in blocco le proposte italiane, da coloro che, come Oberhammer e Gschnitzer, si rendono invece conto del pericolo che tali proposte rappresentano per le loro mire estremiste, e percidella necessità urgente e assoluta di respingerle senza discuterle. In fondo è la stessa reazione, vista da due lati opposti.

Questa divisione ha avuto la sua manifestazione estrinseca ed evidente allorché V.E. ha proposto, e Kreisky ha accettato, di abbandonare le sedute teatrali a delegazioni piene e recitazioni obbligate per adottare il metodo delle conversazioni tra gruppi ristretti. Ed è in questa seconda fase, e soltanto in questa, che l’atmosfera della riunione si è, come dicono gli austriaci, «gereinigt» (chiarita, purificata), approfondendo e, se sapremo mantenere il nostro vantaggio, rendendo insanabile la divisione dagli estremisti.

A Klagenfurt, tuttavia, si è avuto anche un altro mutamento; pisottile, ma ancora piimportante. Si tratta di un movimento non registrabile e definibile in termini quantitativi. Lo prospetto a V.E., non come qualcosa di definitivamente acquisito, ma come il primo accenno di una tendenza che soltanto gli sviluppi futuri potranno confermare, o disperdere.

Mi spiego: il punto di partenza austriaco originario era l’autonomia formale per la Provincia di Bolzano. Allorché si pass come avevo chiaramente previsto e predetto prima di Milano (mio tel.sso urgente n. 034 del 2 dicembre e mio rapporto n. 7089 del 15 dicembre u.s.)4, dall’autonomia formale a quella sostanziale, il progresso fu piapparente che reale. Infatti l’accento veniva spostato dalla piena autonomia per la sola Provincia di Bolzano ai pieni poteri legislativi per la medesima, sia pure entro la Regione Trentino-Alto Adige. L’una e l’altra riforma richiedono da parte nostra acrobazie legislative e costituzionali quasi identiche. A Klagenfurt, se non vado errato, c’è stato di nuovo uno spostamento, questa volta pireale che formale. Si è parlato, si parla tuttora, pidi garanzie che di poteri legislativi. Ora le prime si riferiscono, come è noto, soltanto ai poteri amministrativi.

Un esempio, e al tempo stesso una riprova indiretta, di questa interpretazione, la si putrovare in quanto mi ha detto ieri Waldheim. In tutti i colloqui che ho avuto sinora con lui l’accento cadeva, immancabilmente, sui poteri legislativi. Questa volta l’accento si era spostato sui poteri amministrativi, e sulle garanzie che noi possiamo offrire. Beninteso, come ho riferito con il telegramma n. 199, Waldheim ha parlato anche dei poteri legislativi. Ma il modo in cui l’ha fatto è stato significativo. Quasi a dire: «La questione delle garanzie sembrava un ostacolo insuperabile. Ora ci sembra di intravedere una soluzione accettabile. Perché non ci fate una proposta analoga sui poteri legislativi, anche se non di immediata realizzazione?».

Sono parole che giova meditare. Se le mie osservazioni sono esatte si viene delineando una situazione nuova nella quale garanzie e poteri legislativi non costituiscono pidue categorie distinte e inconfondibili, due passi separati in direzione di una meta unica. C’è ora, forse, la possibilità di stabilire un legame, irrazionale ma reale, tra due concetti che sono effettivamente eterogenei. Possiamo tentare cioè, rafforzando le garanzie delle deleghe amministrative sino al punto da renderle assolutamente inattaccabili agli occhi degli austriaci e degli altoatesini, di smussare, o quanto meno rinviare, le richieste sull’autonomia legislativa.

Il risultato non sarebbe disprezzabile. Per anni la politica austriaca è stata serva di un piccolo gruppo di estremisti tirolesi. La defenestrazione di Gschnitzer, come a suo tempo feci notare, è stata importante, non tanto perché si toglieva di mezzo un personaggio (che del resto rientra dalla finestra) che in ogni modo è pideterminato che determinante, ma perché l’operazione fu eseguita contro l’opposizione violenta del gruppo tirolese compatto.

Si arriva a Klagenfurt. Nel frattempo l’atmosfera generale è tutt’altro che migliorata. La conferenza di Milano è fallita. L’arresto prolungato della Signora Stadlmayer, i provvedimenti di polizia, la proibizione delle uniformi agli «Schzen», tutto questo aveva creato un’atmosfera ideale per i disegni degli estremisti tirolesi. Tuttavia, grazie a un concorso di circostanze, tra i quali dominanti sono la nuova posizione italiana e la presenza di un nuovo Governo austriaco, la situazione si è capovolta. Gli estremisti, anziché trionfare, sono stati sconfitti; anziché dettare la loro volontà al Governo, sono stati isolati.

Non si pucertamente parlare di risultati definitivi. Le difficoltà di un accordo rimangono ancora enormi e finiranno probabilmente col prevalere; ma la rottura, ne sono profondamente convinto, puora avvenire su posizioni a noi favorevoli.

E non soltanto da un punto di vista banalmente pubblicitario, per le schermaglie che dovremo forse un giorno, in caso di rottura finale, riprendere all’ONU. Ma anche per come ci lasceremo con gli austriaci, per come ci potremo ritrovare con loro un giorno pio meno lontano; sopratutto per l’effetto salutare che tali posizioni potranno avere sulla nostra «presenza» in Alto Adige.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.


1 G. Guidotti DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 6, fasc. Alto livello, giugno 1961.


2 Vedi D. 145.


3 Vedi D. 136.


4 Vedi DD. 97 e 107.

148

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATORE A LONDRA, QUARONI(1)

L. 10A/9902. Roma, 10 giugno 1961.

Carissimo, nell’incontro di Klagenfurt il Ministro Kreisky per l’eventualità che, sia la prima fase dei negoziati, quella sulla sostanza (par. 1° della Risoluzione ONU), sia la seconda fase, quella sul mezzo pacifico (par. 2° della Risoluzione ONU) non conducessero ad alcun risultato, ha accennato ad una «terza fase» dei negoziati nella quale i due Paesi dovrebbero mettersi d’accordo per chiedere ad una istanza internazionale di indicare loro «il mezzo pacifico» cui rivolgersi.

Da notizie apparse sulla stampa ed anche da accenni fatti in via confidenziale, pare che – almeno a quel momento – Kreisky pensasse a tal fine al Consiglio di Sicurezza, cui le due parti potrebbero in effetti rivolgersi secondo l’art. 38 dello Statuto delle Nazioni Unite.

Che l’Austria in effetti faccia una proposta ufficiale in tal senso è eventualità del tutto ipotetica. In primo luogo non è detto che falliscano i negoziati sia di sostanza che sul mezzo pacifico; in secondo luogo è tutt’altro che evidente l’interesse per l’Austria di rivolgersi al Consiglio di Sicurezza. Sarebbe quindi prematuro per noi assumere una posizione al riguardo o fare passi, anche semplicemente esplorativi, presso Paesi membri del Consiglio di Sicurezza.

Cinon toglie perche l’eventualità di una proposta austriaca nel senso accennato non è esclusa e che potremmo trovarci di fronte ad essa nello stesso incontro di Zurigo del 24 prossimo. Occorre pertanto disporre con urgenza dei possibili elementi per una decisione circa la posizione che converrebbe assumere di fronte ad una eventuale iniziativa del genere. Essenziale a tale riguardo sarebbe poter prevedere l’atteggiamento dei singoli membri del Consiglio di Sicurezza, nel caso questo fosse richiesto di indicare all’Italia e all’Austria il mezzo pacifico cui ricorrere a termini del 2° paragrafo della Risoluzione dell’Assemblea Generale in data 31 ottobre 1960.

Di particolare interesse sarebbe poter calcolare la probabilità di una decisione nel senso di indicare la Corte Internazionale di Giustizia (anche in relazione all’articolo 36 par. 3 dello Statuto) e cioè prevedere se una mozione in tal senso giungerebbe a votazione senza venire snaturata o resa troppo generica da emendamenti di compromesso (a tal fine occorre contare su 5 voti non favorevoli ad ogni eventuale emendamento) e accertare quanti voti favorevoli una mozione del genere potrebbe raccogliere.

In via puramente preliminare ed in base all’atteggiamento fin qui seguito, in particolare nella discussione in Assemblea Generale, si pupensare che a favore di una decisione in tal senso dovrebbero manifestarsi: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Turchia, Cile. In favore potrebbero anche manifestarsi Cina e Liberia: elementi di valutazione al riguardo potrebbero essere forniti dagli Stati Uniti, che sembrerebbero anche in grado di svolgere, quando del caso, un’azione di persuasione su quei due Governi. L’URSS ha finora dimostrato di non voler intervenire nella materia: per quanto contraria alla Corte Internazionale, non sarebbe senza precedenti (vedi controversia anglo-albanese – 1947) una sua astensione su una risoluzione che raccomandi il ricorso alla Corte.

Sull’atteggiamento della RAU, a noi non contrario ma neanche chiaramente favorevole, hanno influito fattori vari. La delegazione del Ceylon nell’Assemblea Generale fece un intervento favorevole alla posizione austriaca e fu tra i proponenti la mozione dei 10 Paesi, gradita all’Austria: l’aggravarsi dei problemi minoritari a Ceylon potrebbe perforse rendere quel Governo pisensibile al pericolo che sia creato un precedente di interessamento in senso politico delle Nazioni Unite a una specifica minoranza. Infine l’Ecuador assume un atteggiamento a noi contrario in conseguenza del conflitto con il Persu materia regolata da un trattato e che l’Ecuador non vuole venga sottoposto alla Corte: salvo fatti nuovi, tale considerazione potrebbe rimanere determinante.

Per meglio valutare la materia mi interesserebbe molto avere le tue considerazioni e le tue previsioni al riguardo.

È superfluo ribadisca che si tratta per ora di un semplice scambio di idee fra noi per nostro orientamento e che non è certo il caso di parlarne ai tuoi ospiti. Vorrei pregarti d’altra parte di farmi avere le tue considerazioni con la massima urgenza(3).

Con affettuosa devozione

[Giovanni Fornari]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2 Lettere analoghe vennero inviate da Fornari in pari data agli Ambasciatori a Bonn, Parigi, Il Cairo, Ankara, Washington e Mosca (rispettivamente con i protocolli n. 10A/991, 994, 995, 996, 997 e 998) e al Rappresentante italiano presso l’ONU a New York (prot. 10A/992), e in data 12 giugno, a firma Betteloni, agli Ambasciatori a Colombo e Monrovia (prot. n. 10A/993) (ibidem).


3Per la risposta vedi D. 160.

149

IL PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE DI ESPERTI PER L’ALTO ADIGE, GRAZZI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 22430/552. Zurigo, 14 giugno 1961, ore 17,55 (perv. ore 18,30).

Oggetto: Alto Adige.

Delegazione austriaca si è oggi notevolmente irrigidita(3) insistendo su ogni singolo punto per concessione deleghe competenze legislative a Provincia di Bolzano.

Alcuni accesi esponenti della Volkspartei fra cui noto Benedikter si sono precipitati qui allarmati, e prima conseguenza è stata che Presidente Delegazione austriaca ha ricevuto su ogni punto dichiarazioni scritte preparate da sua Delegazione da leggere in seduta, venendo così ad essere forzatamente limitato nella indispensabile elasticità di discussione.

Cidimostra bontà della tattica da noi prescelta: udire cioè lagnanze concrete su ogni punto, proporre rimedi nel campo delle deleghe amministrative, largheggiando al massimo nei limiti consentitici o proponendo altre possibili soluzioni: di modo che maggiore appaia responsabilità e mancanza di buon volere austriaca in caso di futura rottura.

Ho detto futura poiché ieri ho proposto che compiti attuali lavori siano quelli di confrontare opposte tesi nonché rispettive richieste ed offerte in modo da stabilire soltanto un bilancio sul quale si pronuncino in sede politica i rispettivi Ministri. Ma non escluderei che esponenti massimalisti facciano del loro meglio per far constatare sin da adesso la inconciliabilità delle opposte tesi. Il che non potrebbe che rafforzare la nostra Delegazione nell’intento di proseguire atteggiamento cooperativo dimostrato sin qui, con larghezza di dati facilmente documentabili in altre future sedute, se necessario.

Il Presidente austriaco mi ha riservatamente espresso viva riprovazione suo Governo circa attentati. Ho creduto utile fargli comprendere precisione della documentazione in nostre mani circa piano prestabilito da fuori, nonché rammaricarmi circa inefficiente seguito dato da suo Governo alla scoperta di materiale terroristico nel noto appartamento di Innsbruck.


1 Telegrammi ordinari 1961, Svizzera arrivo.


2 trasmesso tramite il Consolato Generale a Zurigo.


3 Si riferisce alla riunione della commissione mista di esperti per l’Alto Adige istituita a Klagenfurt i cui lavori, preparatori dell’incontro dei Ministri degli Esteri del 24 giugno, si svolsero a Zurigo nei giorni 13-17 giugno. Il 14 giugno Betteloni ne riferì per telefono, come risulta dal seguente appunto, privo di firma: «Betteloni comunica telefonicamente che le conversazioni con gli esperti austriaci si sono iniziate con l’esame delle richieste austriache per “provvedimenti atti a favorire lo sviluppo economico”. L’esame procede con sufficiente concretezza, ma non sono stati finora affrontati gli aspetti pidelicati dell’argomento: si è parlato ad esempio delle possibili “deleghe” ma non delle “garanzie”. Betteloni aggiunge che è troppo presto per esprimere un giudizio – e persino una impressione – sui possibili risultati dell’incontro» (DGAP, Alto Adige, 1961, b. 6, fasc. Alto livello, giugno 1961). La Delegazione di esperti italiana era composta come segue: Ambasciatore Grazzi, presidente; Prefetto Catenacci, Consigliere di Stato, Capo Gabinetto del Ministro dell’Interno; Ministro Betteloni, Capo della Segreteria 10A della DGAP; Prof. Monaco, Capo del Contenzioso Diplomatico; Vice Prefetti Princivalle, Giovenco e Fabiani. I membri della Delegazione austriaca erano l’Ambasciatore Waldheim, presidente, l’On. Prof. Gschnitzer, il Prof. Ermacora, il Ministro Kirchschläger e il Console Generale Dengler.

150

IL PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE DI ESPERTI PER L’ALTO ADIGE, GRAZZI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 22744/57-582. Zurigo, 15 giugno 1961, ore 22,45 (perv. ore 8 del 16).

Oggetto: Alto Adige.

L’impostazione data alle conversazioni da parte della Delegazione italiana, derivante del resto dall’incontro Klagenfurt(3), è stata quella di chiedere agli austriaci eventuali giustificazioni delle richieste presentate nei loro documenti, e di confrontare queste ultime con le possibilità venire loro incontro, facendo risultare che le conclusioni verranno tratte in sede politica dai Ministri degli Affari Esteri sulla base anche della valutazione del lavoro compiuto qui.

Nelle nostre esposizioni si è stimato utile mostrare il maggiore buon volere, valorizzando opportunamente le note proposte preparate dai competenti uffici della Presidenza del Consiglio e sviluppare in linea pratica le dichiarazioni di Klagenfurt. Cia scopo porre Governo austriaco in contrasto estremisti, allorché dovrà prendere le sue decisioni, e, qualora quest’ultimi portassero a fare rifiutare le numerose possibilità pratiche, di rendere seriamente difficile posizione austriaca di fronte ad un foro internazionale.

È apparso subito chiaro che divergenza fondamentale nelle concezioni rispettive verteva su tre punti:

1. concessione alla Provincia di Bolzano di potere legislativo in tutti singoli punti delle richieste austriache, mentre da parte italiana non si intende oltrepassare le deleghe di potere amministrativo;

2. insistenza per ottenere facoltà di limitare afflusso di lavoratori nella Provincia giocando sulla così detta protezione del gruppo etnico cercando di isolare Provincia Bolzano dal resto del territorio nazionale;

3. garanzie efficienti, qualunque siano per essere le concessioni che il Governo italiano in definitiva potrebbe fare, circa l’applicazione di esse sopratutto circa la non revocabilità. Al suo ritorno a Roma Delegazione dettaglierà il confronto delle richieste austriache degli elementi che sono stati forniti in risposta(4).

Debbo tuttavia aggiungere che a titolo personale, e sotto le piampie riserve di decisione governative, ho lasciato intravvedere possibilità, per sanare un divario che pare incolmabile in materia regolamentazione della mano d’opera della Provincia di Bolzano, di concedere affidamento per non facilitare attraverso ente controllato dallo Stato, creazione artificiosa di industrie nella Provincia di Bolzano.

È questa un’idea che venne ventilata un anno fa e di cui permettomi di raccomandare vivamente un pronto studio ai fini dare possibilità effettive ai negoziati del 24 giugno prossimo.

Anche questione delle garanzie sarà della maggiore importanza ed è da temere che darà luogo serie difficoltà. Essa verrà sul tavolo domani e ritornerquindi sull’argomento.


1 Telegrammi segreti 1961, Svizzera arrivo e partenza.


2trasmesso tramite il Consolato Generale a Zurigo con il numero particolare 1.


3Vedi D. 143.


4Vedi D. 158.

151

L’AMBASCIATORE AD ANKARA, LUCIOLLI, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. riservata. Ankara, 15 giugno 1961.

Caro Vanni, ho ricevuto la tua n. 10A/996 del 10 corrente(2) relativa al problema dell’Alto Adige, e desidero risponderti a volta di corriere.

Per quanto riguarda la Turchia, essendo arrivato qui meno di una settimana fa e presentando soltanto oggi le Credenziali, non ho la possibilità di esprimerti una opinione basata su impressioni dirette. Posso dirti perche, a quanto Favretti mi assicura, un nostro eventuale passo nel senso indicato nella tua lettera troverebbe una risposta favorevole e quindi un appoggio della Turchia alla nostra tesi in seno al Consiglio di Sicurezza.

Per quanto riguarda il Cile dovrei esprimere un’opinione analoga. Il Cile, con quasi tutti i Paesi latino-americani, vede con ostilità ogni discussione su frontiere stabilite dai trattati e, quando tali discussioni sorgono, è nettamente contrario a soluzioni basate su plebisciti, indagini in loco ecc., mentre favorisce procedimenti arbitrali di carattere giuridico (interpretativo dei trattati) anziché politico. Nel settembre scorso, trovandosi a Santiago il rappresentante cileno all’ONU, Daniel Schweitzer, l’avevo perfino convinto ad opporsi (se noi così volevamo, ma poi non l’abbiamo pivoluto) all’inscrizione della questione alto-atesina all’ordine del giorno. Due sole riserve debbo fare. La prima riguarda la generica riluttanza cilena a prendere posizioni «di punta», con connessa tendenza a favorire soluzioni di compromesso, sulle quali sembri concentrarsi l’attenzione della maggioranza. La seconda riguarda lo spirito «legalistico» dei cileni in genere e del suddetto Schweitzer in particolare, che pusentire il fascino di formule complicate e cavillose.

Credimi, coi piaffettuosi saluti Tuo Mario


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2Vedi D. 148, nota 2.

152

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 22775/233. Vienna, 16 giugno 1961, ore 13,30 (perv. ore 14).

Oggetto: trattative per Alto Adige.

In relazione richieste parlamentari italiani per eventuale interruzione trattative con Governo austriaco, permettomi ad ogni buon fine rilevare:

1) che Governo e stampa austriaca hanno unanimamente deprecato recenti attentati;

2) che Governo austriaco e particolarmente Ministro Esteri Kreisky hanno resistito finora a pressioni estremisti interrompere trattative con Italia, pressioni particolarmente accentuate in occasione detenzione Signora Stadlmayer;

3) che interruzione trattative è uno degli scopi dell’estremismo al fine di ritornare il pirapidamente possibile in sede ONU;

4) che, fatta ogni riserva circa fine ultimo che possano proporsi Governo e moderati austriaci in continuazione trattative, non si hanno elementi positivi per mettere in dubbio loro desiderio giungere ad amichevole conclusione questione;

5) che non puescludersi che attentati dinamitardi certamente deprecati da maggioranza opinione pubblica austriaca influiscano nel senso di agevolare conclusione trattative onde evitare gravi ripercussioni future sui rapporti italo-austriaci;

6) dato anche che vescovi e esponenti alto atesini hanno deprecato attentati e che Bergisel ha respinto ogni responsabilità esprimo sommesso avviso mia perplessità su istanze parlamentari che Governo italiano si assuma responsabilità interrompere trattative, fatto che sarebbe mal giudicato da moderati austriaci e alto atesini e le cui conseguenze potrebbero essere anche pipesanti di quel che possa oggi apparire.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.

153

IL PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE DI ESPERTI PER L’ALTO ADIGE, GRAZZI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 22894/592. Zurigo, 16 giugno 1961, ore 20,43 (perv. ore 23,20).

Oggetto: Alto Adige.

Si è terminato stamane esame dettagliato richieste austriache avendo conferma che i minori dettagli sono stati studiati dagli interessati allo scopo poter insistere sulla necessità delle piene facoltà legislative ed amministrative a favore Provincia Bolzano, il che naturalmente non puessere da noi preso in considerazione.

È nostra impressione che di fronte un desiderio del Governo austriaco raggiungere soluzione concordata, da parte estremisti si moltiplichino questioni e pretese allo scopo motivare fallimento trattative dirette del 24 corrente.

Molto dipenderà anche dalla questione delle garanzie la cui discussione avrà inizio questo pomeriggio. Prevedo che i lavori due delegazioni potranno essere terminati nella serata di domani sabato.


1 Telegrammi segreti 1961, Svizzera arrivo e partenza.


2trasmesso tramite il Consolato Generale a Zurigo con il numero particolare 2.

154

L’AMBASCIATORE A BONN, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato urgente 0332. Bad Godesberg, 16 giugno 1961.

Oggetto: Attentati dinamitardi in Alto Adige. Reazioni tedesche.

C’è qualcosa, nella concezione ed esecuzione degli attentati terroristici in Alto Adige, che li distingue dagli infiniti altri casi, in apparenza consimili. Mai, in Algeria, o in Francia, o nel Kenia, si era veduta una organizzazione così efficiente e rigorosa, una concentrazione di colpi così sapientemente scelti e vibrati con tanta veloce sicurezza nel giro di poche ore(3). Sono caratteristiche uniche, che tradiscono l’origine dell’azione, non foss’altro perché evocano ricordi ancora freschi nella memoria di tutti; si direbbe Skorszeny tornato alle sue gesta.

In altre parole: gli attentati in Alto Adige rappresentano, dalla fine della guerra ad oggi, la prima azione militare tedesca. Beninteso, dicendo tedesco, si lascia impregiudicata, anche perché irrilevante, la questione se gli agenti siano altoatesini, di nazionalità italiana, oppure cittadini austriaci, oppure, ciche appare meno probabile, almeno per quanto riguarda gli esecutori materiali, tedeschi veri e propri. Il popolo è unico, come uniche sono le esperienze di guerra che hanno reso possibili la concezione e il successo del piano.

Le reazioni della stampa tedesca, che ho segnalato con i telegrammi stampa di questi ultimi giorni, si guardano bene, naturalmente, dal manifestare coscienza di questo stato di cose. Tutt’al pisi punotare un certo nervosismo, e la solita tendenza alla ricerca dell’alibi. Molti giornali hanno l’aria di attribuire gli attentati a neofascisti, o perfino a comunisti italiani. E tutti sono unanimi nel condannare le esplosioni, nel distanziarsi moralmente, oltre che dai fatti, dal terrore come metodo politico. Né è neppure lontanamente il caso di mettere in dubbio la sincerità di tali riprovazioni; ma è una sincerità che non esclude, anzi coincide con l’opportunità.

Ad ogni modo il fatto che quanto è accaduto in Alto Adige porti così chiaramente il marchio militare tedesco merita tutta la nostra attenzione. Sopratutto se gli attentati dovessero continuare, e se le indagini della nostra polizia dovessero rimanere egualmente senza alcun successo, potrebbe farsi strada, in Germania e fuori, il timore che simili gruppi, diversi nella composizione ma uguali nella spietata efficienza a quello che ha agito in Alto Adige, possano domani organizzare colpi simili, ma in zone ben altrimenti delicate e dove reazioni e conseguenze potrebbero essere di ben altra portata. Perché quello che è veramente inquietante è la scoperta che sia possibile nel 1961 ricostituire, silenziosamente, macchine di guerra le cui caratteristiche principali sono di essere efficienti, anonime e portatili; ma non di riuscire a nascondere la propria origine.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 26.


2Indirizzato per conoscenza all’Ambasciata a Vienna.


3Si riferisce agli attentati terroristici del 12 giugno, la cosiddetta «notte dei fuochi».

155

L’AMBASCIATORE A BONN, GUIDOTTI, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. riservata 9194. Bad Godesberg, 16 giugno 1961.

Caro Vanni, rispondo a volta di corriere alla tua n. 10A/991 del 10 giugno(2).

È anche la mia impressione che questi progetti austriaci siano per ora nel vago. Kreisky, come sai, si era messo in testa che il migliore dei «mezzi pacifici» (secondo lui, il piaccettabile anche per noi) potrebbe essere la procedura di conciliazione. Ho cercato inutilmente di fargli capire che era vero precisamente il contrario. Se per da parte nostra, si lasciasse intendere che saremmo disposti ad accettare l’arbitrato, non è escluso che si possa raggiungere un accordo.

Nota bene: io personalmente non ho mai veduto l’arbitrato con favore. Lo ritengo anzi pericoloso, in sé e dal punto di vista interno. Ne parlo soltanto perché mi era sembrato di capire – ma puessere un’impressione sbagliata – che Grazzi e l’ufficio non fossero del tutto contrari.

Cerco ora di rispondere al tuo quesito. Mi sembra difficile ottenere dal Consiglio di Sicurezza una indicazione categorica della Corte Internazionale come unico organo giurisdizionale, in altre parole come unico «mezzo pacifico», cui le parti dovrebbero deferire la questione. Il Consiglio di Sicurezza ha caratteristiche diverse, d’accordo, da quelle di qualsiasi altro organo delle Nazioni Unite. Ma non sino al punto da essere insensibile o superiore alla tendenza dominante che consiste nello scegliere sempre la via di mezzo. Se la risoluzione approvata dall’Assemblea Generale, per quanto riguarda il punto vitale della giurisdizione della Corte Internazionale, finì in pesce, cifu dovuto principalmente al fatto che l’Austria aveva fatto sapere nel modo pichiaro che vi era contraria; e apparve subito evidente che contro tale atteggiamento sarebbe stato molto difficile raccogliere una maggioranza a favore della giurisdizione obbligatoria dell’Aja. Ho paura che anche in Consiglio di Sicurezza avverrebbe lo stesso.

A questo aggiungasi che la situazione è ora mutata, forse in modo radicale. La tua lettera è stata scritta prima degli attentati in Alto Adige. L’Austria, sinora, si è opposta alla Corte dell’Aja affermando che il problema era politico e non giuridico. Potremmo noi ora sostenere, e trovare volonterosi ascoltatori, che la questione dell’Alto Adige è esclusivamente giuridica? Se prima molti erano riluttanti, unicamente per non dare un dispiacere all’Austria, ad imporre la giurisdizione obbligatoria dell’Aja, ora quegli stessi, e altri ancora, avrebbero forse dubbi ed esitazioni di carattere pisostanziale.

Con questo non voglio dire affatto che si debba abbandonare una tesi che sinora è stata l’ancora maestra della nostra posizione diplomatica per l’Alto Adige. Ma è evidente che, se era difficile prima imporla all’accettazione degli altri, ora è divenuto pidifficile. E percimi sembra che ci convenga, sinché è possibile, evitare una prova di forza su questo punto.

Con il ricordo picordiale, credimi il tuo aff.mo Gastone


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2Vedi D. 148, nota 2.

156

L’AMBASCIATORE A PARIGI, BROSIO,

AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1) L. riservata 187. Parigi, 16 giugno 1961.

Caro Fornari, rispondo brevemente, data l’urgenza, alla tua 10 giugno 1961 n. 10A/9942 relativa all’Alto Adige. Tu del resto già anticipi, nella tua esauriente analisi della situazione, le previsioni che io ti posso dare per quanto riguarda la Francia e

– retrospettivamente, secondo la tua richiesta – Washington.

Certamente i francesi ci sosterrebbero. Ma non direi che gradirebbero la scelta della procedura dell’art. 38. Come ben sappiamo tutti, essi non amano le Nazioni Unite in generale; e meno ancora desiderano che esse si occupino di questioni di colonie, di ex colonie e di minoranze, il che essi hanno sempre considerato e considerano una ingerenza negli affari interni, contraria allo statuto stesso dell’ONU.

Si riparla molto, proprio in questi giorni, di internazionalizzazione del problema algerino, come una delle possibili conseguenze della sospensione delle trattative di Evian. Internazionalizzare vuol dire appunto riportare alle Nazioni Unite. Peyrefitte ha sostenuto che potrebbe essere anche vantaggioso alla Francia, ma non so fino a che punto cicoincida con le idee di De Gaulle, e certo non mi pare coincida con quelle del Quai d’Orsay.

In conclusione, avremo i francesi quantomeno tiepidi nell’apprezzare la procedura, anche se fermi inevitabilmente e quasi necessariamente, nell’appoggiarci in seno al Consiglio.

Quanto agli americani, sarei un po’ meno reciso: non tanto sul loro voto, che credo ci sarebbe favorevole, quanto sul loro entusiasmo, e quindi, anche sul grado della pressione che potrebbero esercitare su Cina, Liberia o altri Stati incerti. In fin dei conti Washington ci sostiene e ci sosterrà, ma non credo sorrida allo State Department l’idea di un nuovo scontro cogli austriaci. Cercheranno se possibile di attenuare e di sfumare l’aiuto a noi dato.

A questo punto mi domando: quale convenienza abbiamo a riportare la questione alle Nazioni Unite? Se lo faranno gli austriaci non potremo impedirlo, ma non vedo quale interesse abbiamo a dare il nostro consenso a priori, ai sensi dell’art. 38. Anche formalmente, questo articolo dice che il Consiglio puindicare una via di regolamento pacifico, ma senza pregiudizio delle disposizioni degli art. 33 a 37.

Politicamente poi è chiaro che quando si va al Consiglio, tutto pusuccedere – o la questione si ferma alla scelta del modo di regolamento pacifico, ed è ben difficile che il Consiglio deliberi netto e preciso il ricorso alla Corte Internazionale – attraverso emendamenti o compromessi pio meno forzati ci puportare verso altre vie, o lasciare un equivoco. Oppure, di fronte alle difficoltà di una scelta chiara o magari alla ripercussione di perduranti incidenti locali, puandare oltre e impadronirsi del merito della questione ai sensi dell’art. 34 (inchiesta).

Non vedo per noi l’utilità di esporsi col nostro consenso a tali eventualità: anche per le ripercussioni politiche interne, data la responsabilità che il Governo si assumerebbe. Anche qui i francesi, credo, ci consiglierebbero di tener duro, di guadagnare tempo, e di non perdere terreno. È vero che una politica o una tattica pienamente negativa sono facili da consigliare e appaiono sterili. Ma talora non vi è altra scelta. E se proprio si vuole una iniziativa, io la cercherei sul terreno nostro, non sul terreno altrui: al coraggio di mollare preferisco l’audacia del chiedere. Intendo dire che mi rivolgerei io direttamente alla Corte, come già si era progettato in passato. Ormai questa soluzione non dovrebbe pifar paura al Governo, dato che la soluzione della Corte è ormai digerita dal Parlamento e dalla pubblica opinione, ed anziché ostica, mi par divenuta quasi popolare.

Ti sargrato se mi vorrai tenere al corrente degli sviluppi, e intanto ti ricambio i saluti picordiali.

Sinceramente tuo aff.mo Manlio Brosio


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU,


2. 2 Vedi D. 148, nota 2.

157

IL PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE DI ESPERTI PER L’ALTO ADIGE, GRAZZI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto a mano 23139/59 bis(2). Zurigo, 17 giugno 1961 (perv. ore 13 del 18).

Oggetto: Alto Adige.

Le conversazioni con la Delegazione austriaca sono terminate dopo esame delle nostre offerte di garanzia. Poiché anche nostri giuristi avevano seri dubbi sulla costituzionalità della formula del quorum quale accennata a Klagenfurt(3), si è predisposta formula nuova cui testo sarà inviato a parte e che ci è sembrata esente da tale pericolo. Delegazione austriaca l’ha esaminata chiedendo chiarimenti ed elevando talune critiche ma dimostrando, col fatto di non pronunciarsi, che giudizio anche su di essa dipenderà da valutazione globale da parte del Governo di Vienna del confronto di idee che ha avuto luogo qui.

Come dichiarazione finale, la Delegazione austriaca ha nuovamente insistito sulla necessità della concessione di facoltà legislative, al che da parte italiana si è tornati a valorizzare la concreta portata delle nostre idee. Ho inoltre richiamato i due concetti accennati a Klagenfurt circa la possibilità della presenza del Presidente della Giunta Provinciale al Consiglio dei Ministri in veste consultiva, nonché circa lo studio delle possibilità di ricorso diretto della Provincia alla Corte Costituzionale contro leggi dello Stato.

Da parte dei membri della Delegazione italiana non sono mancate le spiegazioni giuridiche e tecniche atte a porre in giusto risalto la portata e la concretezza dei nostri interventi.

Non sono in grado di avanzare previsioni circa la decisione finale del Governo di Vienna. Abbiamo avuto tuttavia l’impressione di una accentuata divergenza di vedute tra gli estremisti e il rappresentante del Ministro degli Esteri, divergenza che la recente campagna di attentati potrebbe estendere. Ma temo che lo sforzo degli estremisti sarà tale da porre in forse le decisioni governative.

Qualora queste inclinassero invece verso un senso favorevole non escluderei che da parte austriaca possa venire proposta la stipulazione di uno strumento formale anche perché cicostituirebbe per il Governo viennese la piefficace delle garanzie, al di là di ogni formula giuridica che possa venire offerta. D’altro canto se si pervenisse ad una eventuale intesa bisognerebbe pure che essa trovasse espressione in uno scambio di note od in altro atto circa la cui convenienza o meno converrebbe subito procedere allo studio, anche per trovarsi pronti ad eventuali richieste che venissero fatte il 24 giugno.

Si puosservare del resto che fermo restando il principio fondamentale della nostra posizione, quale riconosciuto dalla raccomandazione dell’ONU (e cioè che la materia è regolata dall’Accordo di Parigi), fermo restando anche la base di tutta la nostra azione in questi ultimi dodici mesi (e cioè che l’Italia è convinta di avervi dato piena esecuzione), non sarebbe contraddittorio con tale posizione il riconoscere mediante un altro accordo internazionale che per misura di liberalità il Governo italiano ha voluto apportare alla applicazione dell’Accordo di Parigi taluni miglioramenti e precisazioni mediante norme di attuazione e leggi ordinarie. A qualsiasi impegno da parte nostra evidentemente dovrebbe in un atto del genere corrispondere un impegno austriaco di considerare per sempre terminata la vertenza.

Ho segnalato quanto precede per ogni eventualità e per il nostro esame preliminare, anche perché potrebbe essere che una offerta del genere valesse a rimuovere le ultime reticenze austriache, per quanto anche questa eventualità non mi appaia molto probabile.

La Delegazione parte domattina e redigerà un rapporto contenente un raffronto tra le richieste austriache e le nostre osservazioni di carattere tanto negativo quanto positivo(4).

Per mia parte sarò a Roma martedì [il 20] e mi terrò a disposizione di Vostra Eccellenza(5).


1Telegrammi segreti 1961, Svizzera arrivo e partenza.


2trasmesso tramite il Consolato Generale a Zurigo.


3Vedi D. 143.


4Vedi D. 158.


5Nota della Cifra: «Presente telegramma è stato consegnato alla Segreteria Generale al rientro della Delegazione italiana a Zurigo per le trattative sull’Alto Adige».

158

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO REGIONI(1)

Promemoria. [Roma, ...]2.

PROMEMORIA SULLE CONVERSAZIONI DI ZURIGO (13-17 giugno 1961)

I. A salvaguardia dello sviluppo economico.

1) Agricoltura e Foreste, migliorie del suolo, impianti idrici, rapporti di diritto privato riferentisi all’agricoltura e alle foreste.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nelle anzidette materie. Giustifica la richiesta assumendo che solo la piena autonomia consente la tutela degli interessi agricoli del gruppo etnico tedesco.

offerte La Delegazione italiana offre la possibilità di ottenere deleghe amministrative regionali nelle materie di cui all’art. 4, n. 9, 10, 11 e all’art. 5, n. 7 e 8 dello Statuto speciale (Agricoltura, Foreste e Corpo Forestale, patrimonio zootecnico ed ittico, Istituti fitopatologici, Consorzi agrari e Stazioni agrarie sperimentali; Apicoltura e Parchi per la protezione della flora e della fauna; Caccia e Pesca; Opere idrauliche e di bonifica).

2) Commercio, credito, industria, miniere, turismo ed industria alberghiera.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nelle anzidette materie. Denuncia la circostanza che, nonostante i poteri riconosciuti alla Provincia dall’art. 11, n. 13, dello Statuto in materia di «Fiere e Mercati», l’art. 26 delle Norme di attuazione di cui al DPR 30 giugno 1951, n. 574, esclude la Provincia da ogni potere in materia di «Fiere Internazionali» e percistesso da ogni competenza per quanto riguarda l’organizzazione della Fiera di Bolzano. Inoltre, lamenta che la Regione abbia dettato la LR 7 agosto 1959 recante: «provvidenze per il potenziamento dell’attività offerte La Delegazione italiana offre la possibilità di ottenere deleghe amministrative regionali nelle materie di cui all’art. 4, n. 6, 13 e 17 e all’art. 5, n. 3 e 4 (Miniere, cave e torbiere; Ordinamento delle Camere di Commercio; Turismo ed industrie alberghiere; Incremento della produzione industriale e delle attività commerciali; Ordinamento degli Enti di credito fondiario, di credito agrario, casse di risparmi e casse rurali, nonché delle Aziende di credito a carattere regionale). L’attuale ordinamento della Fiera di Bolzano è il risultato di accordi a suo tempo intervenuti tra lo Stato ed altri Enti operanti in Provincia e nella Regione, i quali tutti concorrono al finaneconomica regionale» e la LR 4 agosto 1959 recante «autorizzazione alla emissione di azioni al portatore nella Regione Trentino-Alto Adige»(3) senza tenere alcun conto degli interessi della popolazione di lingua tedesca, dedita prevalentemente alle attività agricole.

3) Sanità ed igiene.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nelle anzidette materie. In particolare, la Delegazione austriaca lamenta la scarsa percentuale di sanitari bilingui; la esiguità di sanitari appartenenti al gruppo etnico tedesco; il non riconoscimento nei concorsi sanitari ziamento dell’iniziativa. Si renderà percinecessario sentire preventivamente il parere di tali Enti sulle eventuali innovazioni. Per quanto riguarda le leggi industriali votate dalla Regione contro la volontà della minoranza, va osservato che i Consiglieri di lingua tedesca avevano chiesto che una parte del fondo destinato a finanziare la legge 7 agosto 1959 venisse utilizzato per finanziare leggi agricole, ma che tale richiesta era stata respinta dalla maggioranza regionale che si era riservata di considerare separatamente i bisogni dell’economia agricola regionale. La Delegazione italiana assicura che il Governo favorirà lo sviluppo industriale tenendo conto delle particolari condizioni dell’economia locale e incoraggiando le industrie, promosse localmente. A titolo personale, il Presidente della Delegazione manifesta il suo intendimento di raccomandare al Governo di evitare che aziende controllate dallo Stato impiantino nella Provincia nuove industrie al solo scopo di provocare un artificioso afflusso di lavoratori dalle altre Provincie, con conseguente pericolo di modifica delle caratteristiche economiche locali e del rapporto tra i gruppi etnici.

offerte La Delegazione italiana offre la possibilità di ottenere deleghe amministrative regionali nelle materie di cui all’art. 4, numero 12 dello Statuto speciale (Assistenza sanitaria ed ospedaliera). Inoltre, la Delegazione italiana fa presente che:

-Per quanto riguarda gli uffici sanitari dello Stato nella Provincia (Medico e Veterinario provinciali, personale addetto dell’anzianità conseguita presso ospedali e cliniche austriache, dei titoli di specializzazione conseguiti in Austria e dei requisiti preferenziali di carattere combattentistico. Queste ultime circostanze rendono difficile la partecipazione ed il successo degli appartenenti al gruppo etnico tedesco nei concorsi sanitari.

ai rispettivi uffici) trovano già applicazioni le disposizioni che prevedono una riserva di posti nei concorsi statali a favore degli elementi bilingui, nonché la possibilità per i candidati del gruppo di lingua tedesca di sostenere tutte le prove di esame nella propria lingua;

- Per quanto riguarda il personale sanitario locale (Medici e Veterinari condotti, Ostetriche condotte, personale ospedaliero, ecc.) in base alle Norme di attuazione contenute nel DPR 18 febbraio 1958

n. 307, i concorsi sono stati trasferiti alla competenza regionale. Risulta che la Regione nella sua legge sulla organizzazione degli uffici dipendenti e sullo stato giuridico del personale ha già stabilito il principio della obbligatorietà della conoscenza della lingua tedesca; quello della proporzionalità tra i due gruppi linguistici; e quello della facoltà per i candidati di lingua tedesca di sostenere tutte le prove di esame in lingua tedesca. Analoghi principi la Regione stessa si è dichiarata disposta ad accogliere per i concorsi sanitari. Circa la pratica ospedaliera, sia nei concorsi statali che in quelli regionali poTRà essere fatta la stessa valutazione della pratica svolta presso cliniche private o in qualità di professionisti privati in Italia e all’estero. Infine, per i titoli di specializzazione conseguiti in Austria i due Governi potranno negoziare l’eventuale estensione ad alcune di tali specializzazioni degli esistenti accordi culturali in materia di riconoscimento di titoli di studio. Il riconoscimento delle benemerenze combattentistiche è stato già legislativamente accordato con leggi 2 aprile 1958, n. 364 e 3 aprile 1958, n. 467. La Delegazione italiana si impegna di raccomandare ai competenti organi l’acceleramento delle relative procedure di riconoscimento.

L’insieme delle suesposte provvidenze e situazioni determinerebbe certamente un progressivo e soddisfacente aumento nel numero di sanitari appartenenti al gruppo di lingua tedesca.

4) Previdenza sociale, beneficenza pubblica e opere pie.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nelle anzidette materie. In particolare, la Delegazione austriaca ha fatto presente che le leggi italiane sulla previdenza sociale non consentirebbero l’applicazione delle relative provvidenze ad una categoria di «piccoli proprietari» caratteristica dell’Alto Adige. Questi piccoli proprietari sono anche lavoratori agricoli o artigiani che, tuttavia, prestano la loro opera presso terzi per un numero complessivo di giornate inferiore a quello minimo previsto dalla legislazione previdenziale vigente. Per quanto riguarda le opere pie, la Delegazione austriaca chiede la restituzione o la ricostituzione col ripristino dei fini originali di alcune opere pie ed istituzioni fra cui: i rifugi alpini, il Collegio Rainerum (Istituto di educazione per apprendisti), l’Asilo e la Fondazione Kofler. L’elenco completo di tali enti figura nel memoriale presentato nel 1954 dai parlamentari della SVP all’allora Presidente del Consiglio dei Ministri On. Scelba.

offerte La Delegazione italiana offre la possibilità di deleghe amministrative regionali, beninteso nei limiti dell’art. 6 dello Statuto speciale che nelle materie concernenti la previdenza e le assicurazioni sociali, attribuisce alla Regione una competenza integrativa delle leggi dello Stato. Per quanto riguarda la speciale categoria indicata dalla Delegazione austriaca, viene fatto presente che la Regione puper sua competenza estendere a detta categoria la legislazione previdenziale di fonte statale. Da parte italiana viene offerta la possibilità di deleghe amministrative regionali ai sensi dell’art. 5, n. 2 dello Statuto (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza). In merito alla richiesta di restituzione e ripristino delle Fondazioni e Corpi indicati da parte austriaca si promette l’interessamento per lo studio delle singole situazioni.

5) Lavori pubblici di interesse provinciale, Acque pubbliche, espropri.

richieste offerte La Delegazione austriaca chiede che ven-Premesso che in materia di lavori pubbligano concessi alla Provincia di Bolzano ci di interesse provinciale, la Provincia di poteri legislativi esclusivi ed i connessi po-Bolzano ha proprie competenze ammiteri amministrativi nelle anzidette materie. In particolare, per quanto riguarda la concessione delle acque pubbliche, la Provincia di Bolzano rivendica poteri in materia sia di utilizzazione delle acque pubbliche sia di concessione di grandi derivazioni a scopo idroelettrico. La detta Provincia rivendica anche il diritto di emanare proprie leggi in materia di contributi di miglioria, per poter percepire ed utilizzare localmente i relativi proventi.

nistrative in virTDella legge comunale e provinciale, la Delegazione italiana offre la possibilità di deleghe amministrative regionali per quanto attiene ai lavori di interesse regionale localizzabili nell’ambito provinciale (art. 4, n. 5 dello Statuto speciale). Analogamente potrebbe provvedersi in materia di acque pubbliche ed espropri (art. 4, n. 4 e art. 5, n. 5). Per quanto riguarda la concessione di derivazioni di acque pubbliche viene ricordato che la Regione ha già disposto con una recente sua legge la delega delle concessioni delle piccole e grandi derivazioni a scopo non idroelettrico, a favore della Provincia. Per le concessioni idroelettriche, che ai sensi dell’art. 10 dello Statuto speciale sono di competenza statale, si precisa che sono già state raggiunte intese di fatto fra la Regione e le Imprese concessionarie, in base alle quali le Imprese corrispondono in danaro le quote di energia che sarebbero tenute a fornire gratuitamente per le esigenze dell’economia locale. Con una legge regionale si stabilisce che il ricavato viene ripartito in quote parti tra le Provincie di trento e Bolzano. Una proposta di legge statale, d’intesa con la Regione, è in corso di esame per rendere permanente il sistema della conversione in danaro delle forniture di energia gratuita dovute dalle Imprese concessionarie. Circa i contributi di miglioria, viene precisato che la vigente legislazione sui Comuni e le Provincie consente già a queste di applicare e percepire contributi di miglioria per opere pubbliche realizzate dalla stessa. La Regione puemanare in questa materia soltanto norme di principio.

6) Comunicazioni e trasporti di interesse regionale.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nelle anzidette materie.

7) Cooperative e Libri fondiari.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nelle anzidette materie.

8) Collocamento al lavoro.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nella anzidetta materia, al fine di garantire la precedenza degli interessi della popolazione residente. In particolare, da parte austriaca si lamenta che la recente legge 10 febbraio 1961, n. 5, contenente norme abolitrici della precedente legislazione contro le migrazioni interne e l’urbanesimo, non abbia protetto gli interessi dei lavoratori della Provincia di Bolzano, restringendo al territorio della Provincia le condizioni di mobilità stabilite per i lavoratori residenti entro un raggio di 150 Km dai centri di lavoro contemplati dalla legge. In via subordinata, da parte austriaca viene richiesto che siano concesse deleghe amministrative in materia di lavoro e di collocamento ex art. 13 dello Statuto speciale.

offerte Da parte italiana viene offerta la possibilità di deleghe amministrative regionali nelle materie di cui all’art. 4 dello Statuto speciale (Comunicazioni e trasporti di interesse regionale).

offerte Da parte italiana viene offerta la possibilità di deleghe amministrative regionali nelle materie di cui all’art. 4, nn. 7 e 15 dello Statuto speciale (Impianto e tenuta dei libri fondiari; sviluppo della cooperazione e vigilanza sulle cooperative).

offerte Da parte italiana viene, anzitutto, premesso che la Costituzione italiana (art.

120) e gli impegni presi in sede di Mercato Comune non consentono alcuna restrizione in materia di circolazione della mano d’opera. Ed è nello spirito di tali principi che la recente legge ha abrogato i provvedimenti restrittivi sulle migrazioni interne e contro l’urbanesimo. La disposizione dell’art. 2 di detta legge, ritenuta limitativa da parte austriaca, è invece intesa ad agevolare la mobilità territoriale dei lavoratori, nel senso che consente a quelli di questi che si trovino nel raggio di 150 Km dai capoluoghi di provincia o dai centri industriali di non cambiare la propria residenza ai fini della loro iscrizione nelle liste di collocamento di detti centri. Da parte italiana si fa presente che le concessioni poste allo studio in questa materia prevedono: La Delegazione austriaca, dopo avere proceduto ad un esame preliminare delle offerte italiane, ha formulato le seguenti osservazioni:

a) la partecipazione della Provincia alle Commissioni indicate non è suscettiva di conseguire concreti effetti pratici, in quanto delle Commissioni stesse fanno parte per legge rappresentanti di uffici e di categorie estranei agli interessi dei lavoratori del gruppo di lingua tedesca. Attesa la composizione di tali Commissioni riuscirebbe impossibile garantire il rapporto etnico in seno alle stesse;

b) i «corrispondenti» hanno competenza solo nei Comuni pipiccoli, mentre nessuna concessione viene accordata per i ben più importanti Uffici del lavoro e di collocamento di Bolzano e dei centri maggiori della Provincia;

c) la semplice «consultazione» dei Sindaci non garantisce la nomina dei «corrispondenti» di lingua tedesca, e

a) deleghe alla Provincia di competenze statali in materia di nomina di Commissioni varie previste dalle leggi sull’avviamento al lavoro e sull’assistenza ai disoccupati, ed in materia di autorizzazione ad allestire corsi di addestramento professionale;

b) la consultazione dei Sindaci per la nomina «dei corrispondenti» incaricati del collocamento nei Comuni minori e la scelta di questi preferibilmente nel gruppo linguistico pinumeroso;

c) la composizione delle Commissioni dette, in base al rapporto etnico delle categorie interessate;

d) la partecipazione dei rappresentanti della Provincia alla Commissione Centrale per l’avviamento al lavoro e l’assistenza ai disoccupati, quando si debbano trattare materie attribuite alla competenza legislativa provinciale.

-Per quanto riguarda la composizione delle Commissioni, viene data assicurazione che le designazioni dei componenti delle stesse da parte degli Uffici ed Enti interessati puessere fatta in modo da permettere il rispetto del rapporto etnico, e ciin quanto il numero dei funzionari statali membri di diritto è minimo in confronto al numero dei membri elettivi.

-Circa gli Uffici del lavoro e di collocamento, si fa presente che la prevista istituzione di «ruoli speciali» per i dipendenti dello Stato in servizio nella Provincia, di cui si dirà in appresso, consentirà la immissione di un numero adeguato di elementi di lingua tedesca anche in tali uffici.

-Inoltre vengono date assicurazioni per quanto riguarda la eliminazione della espressione «preferibilmente», così come richiesto.

- La Delegazione segnalerà al Governo il desiderio che sia adottato, per la compocomunque con la espressione «preferibilmente» non si assicura la reale pre cedenza nelle scelte a favore dei candidati del gruppo etnico tedesco;

d) la composizione delle dette Commissioni dovrebbe rispecchiare il rapporto etnico non delle categorie interessate, ma della popolazione.

sizione delle Commissioni, il criterio del-rapporto esistente tra i gruppi di popolazione.

II. A salvaguardia dello sviluppo culturale.

l) Settori della vita culturale, compresi quelli della radiodiffusione, televisione, protezione dei monumenti e pubblici archivi.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nelle anzidette materie. Rivendica, in particolare, il passaggio alla stessa Provincia del materiale archivistico che interessa la storia locale, e la restituzione agli antichi proprietari di alcune opere d’arte detenute dallo Stato, tra cui le famose «Tavole di Vipiteno».

offerte Da parte italiana si fa presente che sono allo studio i seguenti provvedimenti:

a) uno schema di legge contenente «norme particolari per la tutela delle cose di interesse artistico o storico della Provincia di Bolzano» (vi si prevede l’obbligo di sentire il parere del Comitato di Coordinamento delle attività culturali, istituito con legge provinciale, ogni qualvolta gli organi statali preposti alla tutela delle cose di interesse artistico e storico debbano adottare provvedimenti riguardanti la conservazione, l’integrità, la sicurezza, la riproduzione, il godimento pubblico, delle cose medesime situate in Provincia di Bolzano);

b) uno schema di legge concernente «la approvazione dei programmi delle trasmissioni in lingua tedesca della Radio di Bolzano» (vi si propone di far partecipare un rappresentante della Provincia di Bolzano ed il Presidente della Consulta per il gruppo linguistico tedesco, alle sedute della Commissione Centrale chiamata a dar parere sui programmi trimestrali e sugli orari delle radiotrasmissioni, quando si debbano esaminare i programmi delle trasmissioni in lingua tedesca dalla Radio di Bolzano);

c) uno schema di emendamento aggiuntivo al testo del disegno di legge per la «revisione dei films e dei lavori teatrali» ora all’esame del Parlamento. (Con il proposto emendamento si delega al Commissario del Governo in trento, sentito il parere di apposita Commissione locale presieduta da un rappresentante della Provincia di Bolzano, la concessione del nulla osta per la proiezione in pubblico di films e per la rappresentazione in pubblico di lavori teatrali in lingua tedesca).

Per quanto concerne i monumenti, poTRà essere esaminata l’eventuale attribuzione al Demanio provinciale di beni di interesse artistico locale. In merito al materiale degli Archivi di Stato, chiarito che gli Archivi di Stato sono organizzati in Italia su un piano nazionale e che gli atti conservati negli archivi statali costituiscono un patrimonio inalienabile dell’intera Nazione, viene data assicurazione che la Delegazione raccomanderà al Governo italiano di prendere nella migliore considerazione le proposte che venissero avanzate da parte della Provincia, allo scopo di facilitare al massimo le possibilità di accesso agli Archivi di Stato e di consultazione del materiale custoditovi, da parte di Enti o privati cittadini dell’Alto Adige.

2) Scuole ed educazione.

richieste offerte La Delegazione austriaca chiede che ven-Da parte italiana si chiarisce che la Provingano concessi alla Provincia di Bolzano cia gode già di ampi poteri legislativi e ampoteri legislativi esclusivi ed i connessi ministrativi nel settore scolastico (art. 11, poteri amministrativi nelle anzidette ma-n. 2 e art. 12 n. 2 e 3 dello Statuto speciale). terie. Si dà, poi, assicurazione che verrà affrettata l’emanazione delle Norme di attuazione relative, favorevolmente considerandosi, in tale sede, l’accoglimento di alcune richieste del gruppo etnico tedesco, quali: il diritto dei genitori alla libera In relazione alle offerte italiane, la Delegazione austriaca chiede che venga in particolare chiarito a chi – Stato o Provincia – apparterrà la competenza legislativa e amministrativa in materia di:

-programmi di insegnamento;

-personale insegnante;

- amministrazione e organizzazione delle scuole.

scelta della scuola; la autonoma gestione delle scuole di lingua tedesca in seno al Provveditorato agli studi; il perfezionamento dell’istituzione di ruoli separati per gli insegnanti e il personale delle scuole di lingua tedesca. Sui quesiti posti dalla Delegazione austriaca, viene precisato che:

- i programmi di insegnamento competeranno alla Provincia nei limiti previsti dagli artt. 11, 12 e 13 dello Statuto speciale;

-il personale insegnante e quello degli uffici scolastici rimarrà alle dipendenze organiche dello Stato, per cui i provvedimenti concernenti lo stato giuridico ed economico di detto personale spetteranno agli organi statali. PoTRà tuttavia essere esaminata la possibilità di delegare alla Provincia l’esercizio di alcune funzioni amministrative statali. Gli uffici scolastici ed il personale amministrativo ad essi addetto saranno posti alla dipendenza funzionale della Provincia, per l’effettivo esercizio dei poteri amministrativi spettanti alla Provincia stessa, ai sensi dei ricordati articoli dello Statuto speciale;

- l’amministrazione e l’organizzazione delle scuole compete alla Provincia.

III. A salvaguardia del carattere etnico.

1) Piena equiparazione della lingua tedesca con quella italiana.

richieste offerte La Delegazione austriaca afferma che Da parte italiana si chiarisce che la pil’accordo di Parigi ha prescritto la piena recente legislazione in materia di uso equiparazione delle lingue italiana e te-della lingua tedesca ha in realtà attuato desca, mentre lo Statuto di autonomia ha un regime di piena equiparazione prati-sancito all’art. 84 la ufficialità della sola ca delle due lingue, consentendo in via lingua italiana. generale l’uso alternativo e limitando ai Rileva anche che la legislazione anteriore soli atti ufficiali l’uso congiunto delle all’emanazione dello Statuto e delle relative medesime.

Norme di attuazione consentiva un uso piliberale del tedesco nella vita pubblica locale. In particolare, vi si prevedeva l’uso alternativo delle lingue italiana o tedesca anche nei rapporti, in generale, tra gli uffici e all’interno dei medesimi.

Analogamente, prima della emanazione delle recenti Norme di attuazione, l’uso del tedesco nei procedimenti giudiziari avveniva, in pratica, in via alternativa e con minori oneri a carico dell’interessato. Si chiede che lo Stato regoli in modo soddisfacente l’uso alternativo delle due lingue.

Lo Stato è disposto a procedere ulteriormente in questa direzione dietro segnalazione di concrete esigenze che venissero rappresentate da parte del gruppo di lingua tedesca. Fin da ora sono allo studio provvedimenti che stabiliranno: l’obbligo per gli uffici ed organi pubblici di rispondere in tedesco alle lettere scritte in tale lingua da uffici od organi pubblici locali; l’obbligo per i detti uffici ed organi di accompagnare con la traduzione in tedesco – anche senza espressa richiesta in proposito – le copie di atti istruttori o interlocutori che siano richiesti dagli interessati; il consenso ad usare la sola lingua tedesca nelle insegne, mostre e vetrine degli esercizi pubblici; la facoltà di richiedere con semplice lettera raccomandata – anziché, com’è ora, a mezzo di ufficiale giudiziario

–la traduzione di atti giudiziari notificati, su istanza di parte, a cittadini di lingua tedesca; l’obbligo della compilazione nella doppia lingua delle schede del Casellario giudiziale, dei certificati penali e degli estratti e certificati degli uffici tavolari.

A seguito della sentenza n. 1 del 1961 della Corte Costituzionale è stato predisposto, altresì, uno schema di Norme di attuazione che consentirà l’effettiva parificazione delle due lingue nella redazione degli atti notarili nonché il rinnovo in lingua tedesca degli atti di polizia giudiziaria entro le 48

ore, in caso di arresto in flagranza.

2) Assegnazione dei pubblici impieghi secondo la proporzione etnica, mediante la creazione di appositi organici nel settore dell’Amministrazione statale.

richieste offerte La Delegazione austriaca insiste perché lo Da parte italiana si rende noto che, in Stato, nella regolamentazione della mate-aggiunta alle già notevoli facilitazioni ria, assicuri la proporzione etnica, tenuto introdotte con le leggi in vigore (riserva conto che nei pubblici concorsi i candidati di posti a coloro che conoscono la linguadi lingua tedesca si trovano in una situa-tedesca; facoltà per cittadini di lingua zione di sfavore dovendo competere con tedesca di sostenere tutte le prove d’ecandidati provenienti da tutta Italia. same nella loro lingua), il Governo puproporsi di adottare un provvedimentoche istituisce ruoli speciali del personale In merito alle offerte di parte italiana, la

Delegazione austriaca chiede assicurazioni che nella regolamentazione delleassunzioni sia rispettata la proporzioneetnica, che la stessa proporzione siaassicurata nella determinazione degliorganici speciali, che le Commissionigiudicatrici dei concorsi siano formatein modo da garantire un giusto rigorecirca l’accertamento del requisito dellaconoscenza della lingua tedesca.

statale per la Provincia di Bolzano, eche prescrive, per le nuove assunzioni indetti ruoli, il requisito del bilinguismo.Da parte italiana si ribadisce di non poter andare oltre le misure esposte, salvo raccomandare al Governo di esaminare favorevolmente la richiesta relativa alla formazione delle Commissioni giudicatrici.

3) Diritto di residenza a salvaguardia degli interessi della popolazione locale.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi nella anzidetta materia, allo scopo sopratutto di disciplinare il diritto di iscrizione anagrafica ed il diritto elettorale attivo.

offerte La Delegazione italiana ribadisce le questioni di principio già esposte in materia di collocamento di mano d’opera, che non consentono alcuna limitazione al diritto di residenza dei cittadini. Per la disciplina del diritto di elettoratoattivo il Governo poTRà raccomandarealla Regione l’applicazione dell’art. 19dello Statuto speciale, secondo il qualepuessere stabilito con legge regionaleil requisito della residenza nel territoriodella Regione per un periodo ininterrotto non superiore a tre anni.

IV. Organizzazione della pubblica amministrazione autonoma.

richieste La Delegazione austriaca chiede che vengano concessi alla Provincia di Bolzano poteri legislativi esclusivi ed i connessi poteri amministrativi in materia di organizzazione degli enti ed istituti che esercitano la loro attività, direttamente od indirettamente, nel territorio della Provincia. Sono compresi in tali settori: i Comuni e lo stato giuridico dei loro segretari; la polizia amministrativa; i vigili del fuoco, la protezione civile; le rilevazioni statistiche.

offerte La Delegazione italiana ha, anzitutto, esposto i principi generali dell’ordinamento regionale precisando che, ai fini della realizzazione funzionale degli istituti regionali, le Norme di attuazione sono necessarie per operare il trasferimento degli uffici e dei servizi statali passatialla competenza regionale. È un sistema generale che riguarda tutte le Regioni (e quindi anche le Provincie autonome) e la cui rigorosità è stata più volte affermata dalla Corte Costituzionale.

L’esercizio effettivo dei poteri in materia di organizzazione della pubblica amministrazione, nei sensi anzidetti, non dovrebbe essere subordinato alla preventiva emanazione di Norme di attuazione.

In particolare, nei riguardi delle richieste di parte austriaca è stato precisato:

-ai sensi dell’art. 55 dello Statuto speciale «spetta allo Stato la disciplina e l’organizzazione del funzionamento degli enti pubblici che svolgono la loro attività anche al di fuori del territorio della Regione»;

-i Comuni sono anch’essi enti autonomi nell’ambito dei principi fissati con leggi dello Stato, talché la loro autonomia deve ritenersi costituzionalmente garantita;

- per la gestione provinciale di servizi pubblici, le norme della legge comunale e provinciale e quelle del T.U. 15 ottobre 1925, n. 2578, assicurano già alla Provincia la piena competenza alla costituzione di apposite aziende;

- la massima parte delle competenze in materia di polizia amministrativa viene già esercitata dal Presidente della Giunta provinciale ai sensi dell’art. 16 dello Statuto;

-i servizi dei vigili del fuoco sono già in concreto organizzati su base provinciale ai sensi della vigente legislazione regionale in materia, mentre per la protezione civile sono ancora in corso gli studi per la eventuale disciplina del servizio;

- nessuna preclusione è prevista dalla vigente legislazione statale per le rilevazioni statistiche da parte degli enti pubblici, alla sola condizione di preventive intese con l’Istituto Centrale di Statistica, ai fini di assicurare la validità del metodo e la certezza dei risultati. La Delegazione italiana ha reso noto che il Governo è disposto a delegare alla Provincia alcune funzioni statali riguardanti i segretari comunali, tra cui, in particolare, le punizioni, i trasferimenti nell’ambito provinciale, la nomina dei reggenti e supplenti, ecc.

V. Finanza provinciale.

richieste La Delegazione austriaca chiede la concessione di adeguati poteri fiscali e finanziari per l’espletamento dei compiti autonomi della Provincia (sono comprese in questo punto le competenze relative alle «proprietà statali» situate nella Provincia

– ad eccezione di quelle occorrenti per la difesa del Paese o per i servizi di pertinenza statale – ed i beni dell’Ente Nazionale tre Venezie). Nel corso della discussione, la Delegazione austriaca ha precisato che tra i beni rivendicati vanno annoverati anche quelli posseduti nella Provincia dall’Opera Nazionale Combattenti e dall’Opera Nazionale Assistenza all’Infanzia delle Regioni di confine.

È stato anche chiarito che la Provincia chiede che le sia riconosciuto il potere di imporre propri tributi, e ciper essere messa in condizione di assicurarsi direttamente i mezzi occorrenti all’espletamento dei poteri autonomi che le competono, comprese le ipotesi di straordinario intervento in casi di eventi calamitosi che colpiscano le popolazioni e la economia locale.

offerte Da parte italiana viene precisato che la Provincia gode già di una piena autonomia finanziaria in base agli artt. 67, 68 e


69 dello Statuto, oltreché essere titolare delle imposte provinciali previste per tutte le Provincie della Repubblica. Viene anche precisato che l’eventuale delega di funzioni regionali alla Provincia non comporterà alcun onere per le medesime, restando a carico della Regione le spese occorrenti per l’esercizio delle funzioni delegate. Circa il potere di imporre tributi, viene fatto presente che, fermo il principio che, ai termini dello Statuto, tale potere non spetta alla Provincia se non nei casi e forme previsti per le Provincie di diritto comune, lo Stato interviene per le esigenze straordinarie dovute ad eventi calamitosi di particolare gravità, con provvidenze ed aiuti di carattere eccezionale. La Delegazione raccomanderà, ad ogni modo, al Governo di studiare la possibilità di concedere alla Provincia eventuali nuove entrate che si rendessero necessarie per assicurare il soddisfacente esercizio dei poteri autonomi. Per quanto riguarda la rivendicazione delle «proprietà statali» è stato chiarito che lo Stato ha già ceduto, ai sensi degli artt. 57 e 58 dello Statuto, il demanio di interesse locale ed il patrimonio disponibile alla Regione, in quanto ente di nuova costituzione, mentre la Provincia aveva già un suo demanio e patrimonio. Circa il patrimonio dei tre Enti indicati da parte austriaca, si precisa che si tratta di enti autonomi che perseguono specifiche finalità, al cui raggiungimento è destinato il relativo patrimonio. In merito, poi, ai beni rilevati dall’ENTV già di proprietà degli ex optanti, viene ricordato che l’art. 24 del DL 2 febbraio 1948, n. 23, ha fatto salve ad ogni effetto tutte le situazioni patrimoniali perfezionate in base agli accordi del 1939 e degli anni successivi sulle opzioni degli altoatesini. Cinon di meno una ingente aliquota di beni a suo tempo rilevati dall’Ente ma che erano rimasti nel materiale possesso degli ex proprietari, sono stati retrocessi gratuitamente a questi ultimi per un ammon

tare di oltre mezzo miliardo. Infine, si è

fatto presente che, in seguito ad intese prese con il Governo austriaco, agli ex proprietari è stato accordato il diritto di prelazione per quei beni che periodicamente l’Ente mette in vendita.

VI. Garanzie per le deleghe amministrative regionali.

richieste Da parte austriaca si premette che è interesse della Provincia di Bolzano che il sistema delle deleghe sia ancorato costituzionalmente, perché solo in tal modo si ha la certezza di una effettiva garanzia. Da parte austriaca si obietta che la proposta norma di attuazione non sembra possa impegnare la Regione oltre la previsione contenuta nell’art. 14 dello Statuto, anche in considerazione che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 39 del 1957, ha interpretato tale articolo in senso restrittivo. Si dubita, perci che l’emananda disciplina sarebbe in contrasto con la sentenza suddetta. In modo particolare si chiede di conoscere:

-cosa pufare il Governo se la Regione non emana le leggi di delega per i provvedimenti già in vigore, entro il termine previsto;

- cosa pufare il Governo se la Regione non mette in pratica, in tutti i casi, le deleghe;

offerte La Delegazione italiana illustra lo schema di Norme di attuazione dell’art. 14 dello Statuto speciale, inteso a dare contenuto vincolativo ed imperativo alle deleghe di funzioni amministrative per le leggi regionali che disciplinano le materie degli artt. 4, 5 e 6 dello Statuto stesso. Si precisa che resterebbero escluse dall’obbligo della delega le sole norme legislative regionali relative a funzioni amministrative che, per loro natura, siano incompatibili con l’istituto della delega ovvero per le quali si renda necessario, per giustificati motivi, l’esercizio diretto da parte della Regione. Si aggiunge che l’obbligo delle deleghe si riferisce non solo alle leggi emanande, ma anche a quelle già emanate(4), dovendo entro un anno la Regione disporre per queste ultime circa il modo di esercizio delle funzioni amministrative in esse previste.

-poiché la determinazione delle direttive è di competenza regionale, i deputati della Provincia di Bolzano, che sono in minoranza in seno al Consiglio regionale, potrebbero trovarsi in contrasto con la maggioranza per la determinazione delle direttive stesse, e, per altro aspetto, leggi regionali deliberate contro la volontà dei deputati della Provincia di Bolzano dovrebbero essere eseguite da questa anche se in contrasto con i propri interessi;

- se, tenuto conto della sentenza del 1957 della Corte Costituzionale, si prevede il mantenimento da parte della Regione dei poteri di controllo, sotto la forma della sostituzione, dei ricorsi e della revoca della delega: nel qual caso la garanzia che si intende offrire sarebbe praticamente illusoria;

-come si puimpedire che la Regione possa revocare le deleghe concesse;

-quale garanzia offre la formulazione dell’art. 1 dello schema di Norme di attuazione che la Provincia sarà preferita nella concessione delle deleghe.

Da parte italiana, sulle obiezioni mosse, si precisa:

-la norma di attuazione proposta non è che un completamento dell’art. 14 dello Statuto speciale, con il quale viene a formare un insieme organico. Nella sostanza, tale norma è intesa a dare un preciso contenuto alla locuzione «normalmente», nel senso di rendere normale ed obbligatorio l’esercizio della delegaed eccezionale il non esercizio. È chiaro quindi che si tratta di una garanzia costituzionale perché la violazione della norma di attuazione implica la violazione della norma dell’art. 14 dello Statuto. La disciplina studiata è pienamente conforme ai principi dettati dalla Corte Costituzionale;

-in caso di mancata concessione delle deleghe per le leggi regionali già emanate, la sanzione è quella dello scioglimento del Consiglio regionale per gravi violazioni di leggi, ai sensi dell’art. 27 dello Statuto. Viene, in proposito, chiarito anche che lo scioglimento del Consiglio regionale non implica necessariamente la decadenza dei Consigli provinciali, i quali rimarrebbero in carica fino alle nuove elezioni regionali;

-in caso che la Regione non metta in pratica nelle singole leggi future le deleghe, la Provincia puricorrere alla Corte Costituzionale, ai sensi dell’art. 82 dello Statuto, per violazione dell’art. 14 dello Statuto stesso e della relativa norma di attuazione. Volendo rafforzare ancora le garanzie si potrebbe stabilire un «quorum» speciale (es. dei 2/3) per le deliberazioni con le quali si intende riservare alla Regione l’esercizio di quelle funzioni amministrative che appaiono non delegabili ai sensi dell’art. 14;

-per quanto concerne le ipotesi di contrasti prospettate da parte austriaca in ordine alla fissazione di direttive per l’esercizio delle deleghe, si osserva che le direttive contenute nelle leggi regionali di delega sono previsioni di larga massima circa il modo di esercizio delle funzioni, che lasciano agli enti delegati ampia discrezionalità esecutiva dell’esercizio stesso. D’altra parte, è nella logica di ogni sistema democratico che l’organo deliberante abbia una maggioranza e una minoranza, e che le deliberazioni relative siano la espressione della volontà della maggioranza;

-secondo l’ordinamento giuridico italiano non è concepibile una delega senza che l’ente delegante eserciti un suo controllo, non sull’ente delegato, ma solamente sugli atti di questo emessi nell’esercizio delle funzioni delegate. Ai fini di apprestare ogni possibile contenimento della facoltà di revoca delle singole funzioni, il progetto allo studio prevede che la revoca sia condizionata al verificarsi di specifiche deficienze da accertarsi o contestarsi, in via amministrativa, oltreché al decorso di un termine per la regolarizzazione delle eventuali deficienze acclarate. Si

è preferita questa soluzione a quella della revoca delle deleghe condizionata dal raggiungimento di un «quorum» speciale (2/3

o 3/4), essendo parso preferibile ricorrere al «quorum» speciale solo nel caso di non concessione delle deleghe. L’esperienza delle deleghe finora concesse dimostra che fino ad oggi la Provincia, per la sua struttura, è stata preferita nella concessione delle deleghe.

La Delegazione italiana rende, infine, noto che, per completare il sistema delle garanzie, il Governo è disposto a porre allo studio la possibilità di fare intervenire il Presidente della Giunta provinciale di Bolzano alle sedute del Consiglio dei Ministri quando si trattino affari che interessino la Provincia, e di accordare alla Provincia stessa la legittimazione a ricorrere direttamente alla Corte Costituzionale per l’impugnativa di leggi statali.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 6 bis.


2 Il documento è privo di data, si assume come termine post quem il 17 giugno, chiusura delle conversazioni di Zurigo cui si riferisce.


3 Si riferisce presumibilmente alla Legge Regionale 10 agosto 1959, n. 11 e alla Legge Regionale 8 agosto 1959, n. 10.


4 Nota del documento: «tra le leggi regionali nelle quali si è fatto uso dell’istituto della delega dalla Regione alle Provincie, si possono ricordare le seguenti: LR 24 aprile 1953, n. 9 – Concessione di sussidi a favore di lavoratori agricoli, coltivatori diretti (piccoli proprietari, affittuari e mezzadri) di Comuni del Trentino-Alto Adige, colpiti dalle gelate della primavera del 1953; LR 31 dicembre 1955, n.32 – Disposizioni in materia di finanza locale; LR 17 maggio 1956, n. 7 – Espropriazioni per causa di pubblica utilità non riguardanti opere a carico dello Stato, da eseguirsi nella Regione; LR 24 giugno 1957, n.14 – Norme sulla disciplina dei rifugi alpini; LR 12 dicembre 1957, n. 20 – Agevolazioni per la costruzione di impianti antigelo e antibrina; LR 30 marzo 1958, n. 7 – Iniziative della Regione per le gelate della primavera 1957 e per le alluvioni dell’agosto dello stesso anno; LR 5 maggio 1958, n. 10 – Disciplina dei complessi ricettivi complementari a carattere turistico-sociale; LR 23 agosto 1958, n. 18 – Concessione di contributi alle Aziende di cura, soggiorno e turismo e alle Associazioni pro loco; LR 1° dicembre 1958, n. 29 – Delega alle Giunte Provinciali di trento e Bolzano di funzioni amministrative in materia di turismo e industria alberghiera».

159

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. 12315/131. Roma, 19 giugno 1961, ore 20,45.

Il Governo italiano non ha ancora potuto, per ovvi motivi di tempo, trarre le conclusioni dal lavoro degli esperti a Zurigo.

In sue conversazioni con Kreisky, in ogni modo, o con altri esponenti Governo austriaco, ella poTRà insistere su costruttivo atteggiamento italiano e, a titolo personale, accennare che:

1) è risultata confermata da lavoro esperti – quando ci si ponga su terreno di problemi concreti e si prescinda da finalità estranee ad Accordo di Parigi – l’utilità del metodo seguito;

2) da parte italiana, nonostante i gravi attentati ed in generale le attività di estremisti a cui non sono mancate ispirazioni di oltre confine, si rimane disposti tuttora a proseguire nella via delle dirette trattative, sempre che da parte austriaca si giunga mostrare intenzione univoca in stesso senso.

Il presente telegramma fa riferimento al suo 2412.


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza.


2 T. 23138/241 del 18 giugno, con il quale Martino aveva chiesto istruzioni in vista della sua prima visita protocollare a Kreisky (Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II). Il 20 giugno l’Ambasciatore rispondeva al presente telegramma riferendo: «Come stabilito ho reso oggi visita a questo Ministro Esteri cui ho consegnato copia delle rituali lettere di richiamo e di accreditamento. Kreisky ha tenuto mantenere colloquio nei termini di visita protocollare. Premettendo di voler riservare al futuro colloqui di natura politica ha solo genericamente accennato a particolare pressione opinione pubblica austriaca che pareva preoccuparlo aggiungendo tuttavia che sperava potessero trovarsi basi per accordo. Ho colto l’occasione per rappresentare a titolo personale argomenti indicati nel telegramma di V.E. non (dico non) mancando di sottolineare anche particolare sensibilità opinione pubblica italiana e necessità fare in modo che la ragione prevalga sulle passioni. Ritengo che termini piuttosto vaghi dichiarazioni Kreisky siano dovuti a desiderio non trasformare natura visita, nonché a presenza conversazione Capo Protocollo» (T. 23494/249 da Vienna, ibidem).

160

L’AMBASCIATORE A LONDRA, QUARONI,

AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. segreta 3828. Londra, 19 giugno 1961.

Caro Fornari, non è per me facile esprimere un parere sulle questioni che tu mi poni con la tua lettera del 10 giugno(2) (giuntami soltanto il 16) perché ignoro quali prospettive abbiano aperto – o chiuso – le conversazioni di esperti a Zurigo; e circa i possibili orientamenti dei differenti Membri del Consiglio di Sicurezza tu ne sai molto pidi me.

Per quello che riguarda gli inglesi, Prunas mi ricorda che essi sono stati fin dall’inizio favorevoli al ricorso della Corte dell’Aja nell’ipotesi di fallimento delle trattative bilaterali: dovrebbero, quindi, esserlo ancora. È pertanto probabile che, se da parte austriaca si dovesse adire il Consiglio di Sicurezza, non sarebbe troppo difficile persuadere gli inglesi a suggerire in quella sede il ricorso alla Corte Internazionale.

Da non dimenticare che la situazione degli inglesi è delicata. Sono nostri alleati ed hanno, per molte ragioni, interesse ad andare d’accordo con noi: ma sono anche legati all’Austria, fra l’altro dall’EFTA, e non vogliono certo prenderla di punta. È da supporre quindi che saranno in principio poco favorevoli al Consiglio di Sicurezza come a qualsiasi altra istanza che li obblighi a scegliere.

Dato questo e la loro tendenza istintiva di salvare capra e cavoli, non credo che possiamo aspettarci da loro una presa di posizione precisa, come la vorremmo noi: gli austriaci non possono, mi sembra, accettare la nostra tesi che la questione dell’Alto Adige è giuridica e non politica; essi vorranno degli emendamenti di compromesso, e ad almeno alcuni di questi emendamenti di compromesso gli inglesi non saranno contrari.

Comunque, in materia di inglesi, Prunas – che conosce l’ambiente molto meglio di me – è dell’opinione (qualora avessimo effettivamente delle indicazioni del proposito di Vienna di tentare tale via) che dovremmo parlare con loro al pipresto possibile, sia che si tratti di andare al Consiglio di Sicurezza, sia che si tratti di cercare di persuadere gli austriaci a non andarci.

Quanto alla mia opinione personale, così, a lume di naso, non sarei molto favorevole al Consiglio di Sicurezza.

Oltre a tutto io non sono così sicuro della Corte Internazionale. Sulla questione centrale, se cioè concedendo l’autonomia alla Regione Alto Adige trentino noi abbiamo o no violati gli accordi De Gasperi-Gruber dai documenti che sono a mia conoscenza, si dovrebbe presumere che la risposta della Corte dovrebbe essere favorevole per noi. Ma possiamo essere attaccati per tante altre cose che abbiamo fatto o non fatto in Alto Adige che il complesso del verdetto della Corte potrebbe riuscire assai ostico al Parlamento italiano. Anche la Corte ha una certa tendenza alle sentenze salomoniche; quindi, dando torto all’Austria sulla questione principale, potrebbe, per compenso, essere portata a dar torto a noi in tante altre cose. Anche la Corte di Giustizia va bene se noi la consideriamo come un alibi utile, esterno, per obbligarci a fare, all’interno, delle cose che altrimenti non avremmo il coraggio di proporre spontaneamente. Ma, se speriamo di trovare in essa un trionfo per la nostra causa, temo ci sbagliamo.

Noi, purtroppo, in Alto Adige gli accordi li abbiamo osservati nelle cose grandi e violati nelle cose piccole: ma, purtroppo, anche le cose piccole portano a strilli in Parlamento.

È difficile, penso, non andare alle Nazioni Unite se l’Austria insiste per andarci: ma, dovendoci andare, mi domando se l’Assemblea non è meglio del Consiglio di Sicurezza. All’Assemblea la logorrea è piconfusa: una maggioranza di due terzi contro di noi è improbabile: le sue decisioni sono sempre assai pivaghe. Ma, ripeto, conosco molto poco le Nazioni Unite quindi non è a me di pronunciarmi.

Per tentare di non andarci, il mezzo che possiamo adoperare è minacciare di sollevare la questione delle connivenze tedesche, e presentare la cosa non come una questione fra noi e l’Austria ma fra noi ed il nazionalismo germanico. Elementi di prova assoluti non ce ne sono: ma relativi ne abbiamo a sufficienza per montare un buon caso. Data la poca popolarità di cui gode la Germania nel mondo, data la posizione in argomento dei russi, se noi ci mettiamo su questo terreno siamo abbastanza sicuri del fatto nostro. E possiamo poi, eventualmente, rinunciare a farlo a condizione che ci si garantisca che il Consiglio di Sicurezza accetterà la soluzione che noi vogliamo: Corte di Giustizia senza compromessi. È sempre meglio trattare da una posizione di forza che dover pregare di non darci fastidio.

C’è naturalmente la Germania: è peruna scelta che noi dobbiamo fare. La questione dell’Alto Adige grava sui nostri rapporti con i tedeschi. O noi riteniamo che questo nostro conflitto con il mondo austriaco e germanico è dannoso alla causa generale, e allora bisogna prendere il coraggio a due mani ed affrontare le ire interne accettando quelle riforme per l’Alto Adige che possono appacificare le genti in pantaloncini corti: sappiamo già quale è il minimo necessario.

Se invece considerazioni di politica interna nostra hanno il sopravvento dobbiamo servirci di tutti i mezzi a nostra disposizione: sarebbe anzi da esaminare se non ci conviene di portare noi la questione al Consiglio di Sicurezza come minaccia alla pace

– attentati in serie – mettendo bene in luce le connessioni di tutto questo in Austria ed in Germania. E se dovesse essere l’Austria a portarla lei al Consiglio, domandare noi il cambiamento del titolo, trattando la questione come minaccia per la pace.

Se per noi prevalgono – come ritengo – le considerazioni di politica interna, bisogna che ci abituiamo ad infischiarcene di tutte le Nazioni Unite di questo mondo: guai se noi intratteniamo negli austriaci o in altri la speranza che con mezzi internazionali ci si puportare a mollare: allora vale molto meglio mollare in conversazioni dirette con gli austriaci. Bisogna assumere un atteggiamento tipo Francia o Africa del sud: e fare intendere chiaramente che tanto noi non accetteremo nessuna interferenza esterna, e che se ci vogliono portare alle Nazioni Unite, noi faremo chiasso in forma e maniera che sarà molto spiacevole per tutti. È l’unica maniera con cui potremo ottenere che gli altri, per primi i tedeschi, si adoperino per indurre l’Austria a non adire le Nazioni Unite.

Sull’argomento ho del resto già scritto poco prima di lasciare Bonn. Per l’Alto Adige noi non abbiamo che due alternative: o venire larghissimamente incontro ai desideri degli austriaci, o rassegnarci ad avere questa questione sulle spalle e a prenderne allegramente le conseguenze, decisi ad operare tutti i mezzi, interni od esterni, onesti o disonesti, che abbiamo a nostra disposizione. Perché se noi, avendo eliminata la prima ipotesi, esitiamo poi a far uso di mezzi radicali sia interni che esterni noi finiremo, de fil en aiguille, per essere trascinati Dio solo sa dove: avremo tutti gli inconvenienti del cedere senza i vantaggi di averlo fatto di nostra libera volontà.

Comunque ti sarmolto grato se mi vorrai tenere al corrente degli sviluppi della questione e delle nostre decisioni.

Credimi molto affettuosamente tuo P.Q.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2Vedi D. 148.

161

L’AMBASCIATORE AL CAIRO, MAGISTRATI, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. riservata 2398. Il Cairo, 20 giugno 1961.

Caro Vanni, ricevo oggi la tua n. 10A/995 del 10 giugno(2). Purtroppo, come ben conosci per personale esperienza, qualche volta una lettera ministeriale da Roma al Cairo impiega una decina di giorni!

Ma nel caso presente forse è stato meglio che cisia avvenuto perché una mia affrettata risposta non avrebbe potuto tener conto dei recentissimi avvenimenti, indubbiamente dolorosi, che si stanno verificando in Alto Adige anche con spargimento di sangue e che, qualora dovessero ripetersi, finirebbero per portare malauguratamente ad una diversa valutazione della questione, tanto in sede interna quanto – e cisarebbe pipreoccupante – in sede internazionale.

In altre parole l’odierna «prova di forza» potrebbe portare la discussione su altre basi con il rischio di rendere piduri ed eccitati i prossimi incontri. Dobbiamo quindi augurarci che si tratti di una breve parentesi, tale da non lasciare soverchio strascico e troppo dannose conseguenze.

Per venire, comunque, all’oggetto della tua lettera e alla tua cortese richiesta di conoscere il mio pensiero in merito all’eventualità di una proposta austriaca diretta a provocare un intervento del Consiglio di Sicurezza perché questo indichi il «mezzo pacifico» al quale l’Austria e l’Italia dovrebbero rivolgersi, ti dirche, a giudicare almeno da lontano, le posizioni interne del Consiglio stesso non dovrebbero essere cattive, data la sua attuale composizione e, sopratutto, l’intendimento sovietico di non volersi cacciare in un tale pelago assumendo troppo chiari e polemici atteggiamenti.

L’eventualità, quindi, che quell’organo delle Nazioni Unite possa indicare ai due contendenti un orientamento verso la Corte Internazionale di Giustizia dovrebbe essere tutt’altro da escludere. Naturalmente, come tu opportunatamente poni in rilievo, potrebbero venir fuori, attraverso compromessi, emendamenti non del tutto favorevoli. Ma se siamo convinti circa la necessità e l’opportunità di vedere prescelta quella Corte Internazionale, penso che, in un modo o in un altro, lo scopo finirebbe per essere raggiunto.

Per quanto concerne specificamente l’atteggiamento del Governo del Cairo, tu sei maestro nel conoscere che esso si trova spesso legato a formule pio meno imponderabili e vaghe ma comunque atte a permettergli di sbandierare quel suo ben noto atteggiamento di campione della libertà e dell’indipendenza. Basterà leggere, a tale proposito, il comunicato che è stato qui stilato in questi giorni a conclusione della visita ufficiale fatta a Nasser dal Presidente del Mali, per vedere come la ventata della crociata contro i cosidetti imperialismi oppressivi e via dicendo sia tuttora viva e vegeta. Sarà quindi necessario, al momento voluto, spiegare bene a questi nostri amici come una designazione della Corte Internazionale di Giustizia in tema di questione alto-atesina non sarebbe affatto un atto di «imperialismo reazionario» e che, di conseguenza, la RAU potrebbe darvi la sua adesione senza correre il pericolo di smentire la sua prassi politica ed il suo orientamento ideologico. In tale materia, come in altre, io dissento dal vecchio Zanardelli il quale preferiva «reprimere anziché prevenire»: e quindi attendo, nel caso, una tua parola in merito.

Per la Turchia, mi sentirei molto pitranquillo sempreché, anche nel suo caso, il terreno sia tempestivamente preparato.

La cosa preoccupante è che, per un motivo o per un altro, il mondo comincia ad interessarsi, attraverso le notizie di stampa – drammatiche in questi ultimi giorni – alla faccenda alto-atesina. E siccome esso è fatto, per la maggior parte, di incompetenti che credono di seguire, assumendo questo o quell’atteggiamento, l’impulso di una propria pretesa morale, bisogna davvero stare attenti!

Questa lettera ti giungerà dopo il nuovo incontro di Zurigo e cioè quando già qualche altra carta sarà stata giocata. E quindi unisco un rinnovato augurio per un successo delle nostre tesi nel nuovo imminente «incrocio dei ferri».

Buon lavoro e credimi sempre tuo aff.mo Massimo


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2Vedi D. 148, nota 2.

162

L’INCARICATO D’AFFARI DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, PLAJA, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 1790. New York, 20 giugno 1961.

Caro Vanni, in assenza dell’Ambasciatore Zoppi, ho ricevuto io la tua 10A/992 del 10 giugno(2): essa è infatti pervenuta qui solo col corriere di sabato 17. Data l’urgenza, e nel desiderio di fornirti qualche utile elemento di valutazione, mi permetto mandarti io alcune considerazioni ed osservazioni dettatemi in particolare dalla mia ormai lunga esperienza delle Nazioni Unite, salvo restando naturalmente la superiore valutazione che vorrà farne il titolare della Rappresentanza.

Come tu giustamente osservi, prevedere quale sarebbe l’atteggiamento dei membri del Consiglio di Sicurezza ove esso fosse richiesto di indicare, a richiesta congiunta dell’Italia e dell’Austria, il mezzo pacifico traverso cui cercare la soluzione della controversia in tema di Alto Adige è cosa che non punon lasciare quantomeno un notevole margine di incertezza, tanto piquando non è possibile o conveniente procedere a sondaggi diretti anche semplicemente esplorativi. In questo margine di incertezza l’esperienza mi porta a dare notevole peso ad una considerazione generale, ad un assioma, vorrei dire, delle Nazioni Unite: ed è che, nei riguardi di controversie bilaterali a carattere tutto sommato circoscritto ed esulanti dai temi politici fondamentali tipo colonialismo o rapporti est-ovest, i Paesi che devono pronunziarsi alle Nazioni Unite sentono vivamente il desiderio, pio meno aperto od espresso, di evitare di mettere a repentaglio i loro rapporti diretti con una delle parti per sostenere a fondo la soluzione desiderata dall’altra parte. Questo significa quantomeno che, là dove l’atteggiamento di un Paese dà adito a dubbio, è bene non essere ottimisti ed attenderci che detto Paese, nel desiderio di evitare quanto sopra, ceda alla tentazione del compromesso.

Cipremesso, quanto nella tua lettera scrivi circa la possibilità che il Consiglio di Sicurezza si pronunzi a favore di un ricorso all’Alta Corte di Giustizia mi pare del tutto esatto dal punto di vista tecnico Nazioni Unite(3) e tiene conto di quanto io stesso ebbi a far presente al riguardo a Betteloni qualche tempo fa. Ci sono cioè tre punti da tener sempre presenti nella nostra eventuale manovra.

a) il primo è quello di come esser sicuri che non si abbiano a produrre in Consiglio scivolamenti a noi sgraditi: tale sicurezza dipende dal poter noi contare su 5 voti di Stati disposti quantomeno ad astenersi su qualsiasi proposta (sia una risoluzione

o un emendamento o un voto separato ecc.) alla quale l’Italia sia contraria. Rilevo al riguardo che se è facile contare su tale minimo di 5 voti per soluzioni che ci siano chiaramente sfavorevoli, meno facile potrebbe essere mantenerlo per una risoluzione vaga e generica, ché allora ci sarebbe piuttosto da attendersi una pressione su di noi da parte dei nostri stessi amici perché dopotutto si accetti tale risoluzione che appunto per esser vaga e generica ci verrebbe presentata come innocua. Pericolosa puessere, al riguardo, una qualche mossa austriaca del tipo di quella di cui Matsch ci parlava vagamente tempo fa, cioè rinviare all’Aja gli aspetti giuridici e affidarsi ad una mediazione

o alcunché di simile per gli aspetti politici della vertenza;

b) il secondo punto è quello di calcolare se puprevedersi una maggioranza di 7 voti su una risoluzione di rinvio alla Corte ove ci riuscisse di farla giungere senza emendamenti compromissori al voto finale. Sono d’accordo nel ritenere che dovremmo poter contare, nell’ordine, su Stati Uniti, Francia, Turchia, Gran Bretagna e Cile; probabilmente anche sulla Cina. Il settimo voto non si presenta facile. Esclusi URSS e Ecuador, restano – nell’ordine di accessibilità alla nostra tesi – Liberia, RAU e Ceylon: ma trattasi proprio appunto di Paesi vivamente suscettibili a quella basilare tendenza a non compromettersi in una faccenda che non li tocca che ho descritto sopra, e su cui certo cercherà di manovrare l’Austria;

c) il terzo punto, tecnicamente, è che non vi sia veto da parte sovietica. Io dubito che l’URSS voglia impegnarsi così a fondo a fianco dell’Austria e penso invece che sul suo atteggiamento continuerebbero a pesare i motivi che nel dibattito in Assemblea

la tennero in posizione di totale astensione. Comunque ove una decisione a noi favorevole dovesse cadere solo per un voto sovietico la cosa avrebbe aspetti altrimenti per noi interessanti.

L’esistenza di questo margine di incertezza, che dubito si possa mai previamente eliminare, su quella che avrebbe ad essere una decisione del Consiglio di Sicurezza deve portarci a pensare a che significato e che importanza avrebbe per noi il fatto eventuale che il Consiglio dopotutto concludesse il suo esame o con una risoluzione vaga e generica o senza risoluzione alcuna.

Questo mi porta ad alcune considerazioni di carattere pigenerale. Il punto centrale di tutto questo è, secondo me, se allo stato attuale delle cose sia nostro interesse, e fino a che punto, rimettere ad un terzo la questione della scelta del mezzo attraverso cui risolvere la controversia alto atesina. È un cambio considerevole dal precedente atteggiamento, per cui tanto noi in passato insistemmo affinché fosse chiaro nella risoluzione dell’Assemblea che il ricorso a qualsiasi mezzo pacifico, a parte l’Aja, avesse ad avvenire «di comune scelta» e per cui tanto ci opponemmo a che il Segretario Generale venisse designato ad assistere le parti nella vertenza. A me pare ovvio che rimettere la decisione a un terzo comporta per noi rischi assai pinotevoli che per l’Austria, sia perché si tratta in sostanza di operare dopotutto su carne nostra, sia perché io sono dell’opinione che anche un rinvio all’Aja (il peggio cioè che possa capitare all’Austria) è cosa che deve premere piall’Austria che all’Italia. Ma, cichiarito, se per una ragione o per l’altra – e in politica possono esservene tante – si rivelasse conveniente accettare l’intervento di una terza parte, è logico pensare che il Consiglio di Sicurezza, per la sua composizione, è una terza parte che ci dà pigaranzie di varie altre immaginabili, il che è esatto.

Ma, e qui riprendo il filo del discorso di prima, se poi il Consiglio non riesce ad assolvere il suo compito, quale sarà stato in definitiva il risultato? Resterà il fatto che in principio noi avremo accettato di affidare a un terzo la scelta del mezzo pacifico, il che equivale a dire, entro certi limiti, il potere di intervenire nella vertenza. In avvenire quindi ci sarebbe pidifficile respingere un nuovo tentativo in questo senso, sia esso affidato di nuovo al Consiglio di Sicurezza (e la sua composizione a partire dall’anno venturo potrebbe esserci sempre meno favorevole(4)) o ad altro organo delle Nazioni Unite – perché non l’Assemblea o il Segretario Generale? – o ad altre istanze internazionali. E questa nostra accettazione non comporta inoltre, in linea generale, un riconoscimento implicito che dopotutto la nostra tesi centrale – che cioè si tratti di controversia giuridica sulla interpretazione dell’accordo di Parigi – cominci a vacillare? Sono concessioni queste sulle quali, una volta fatte, è difficile tornare indietro. E potrebbe in fondo esser questo lo scopo, intelligente e subdolo, della proposta Kreisky. Dopotutto questa si presenta, sia pure in maniera piabile, come una sottospecie dell’atteggiamento austriaco sin dall’inizio di questa faccenda: agitare il problema alle Nazioni Unite, rimettere quanto pipossibile una decisione alle istanze politiche, e attraverso tutto questo continuare a portare sull’Italia contemporaneamente pressione internazionale e pressione nel settore interno.

Naturalmente mi rendo conto delle difficoltà in cui una proposta di Kreisky intesa a rimettere al Consiglio di Sicurezza la decisione sul mezzo pacifico ci porrebbe dal punto di vista dell’opinione pubblica internazionale e particolarmente di quella societaria. A rigettarla tout court si corre il rischio di passare per intransigenti. Tu sai che da tempo sostengo che per non esser tacciati di intransigenza, già nella seconda fase prevista dalla risoluzione dell’Assemblea sarebbe conveniente che noi fossimo in grado di accettare – oltreché la Corte dell’Aja – anche qualche altro dei mezzi pacifici indicati dalla Carta e di dimostrare che un certo numero dei mezzi elencati a titolo indicativo nell’art. 33 non sono applicabili per natura al caso nostro: altrimenti l’Austria ce li proporrà tutti e noi risulteremmo respingerne molti e proporne uno solo. Ove a noi riuscisse di elaborare, già nella seconda fase, questo atteggiamento, ci sarebbe pifacile contromanovrare di fronte a una eventuale proposta di Kreisky di affidare al Consiglio la scelta del mezzo: e ciquantomeno condizionando una nostra accettazione (e penso ad esempio a che, nel deferire la decisione al Consiglio, si restringa il campo della scelta lasciata al Consiglio stesso, o si pongano limiti di tempo, o si citi anche in qualche modo l’art. 36, o si chiedano contropartite sul piano della sospensione dell’agitazione politica svolta da parte austriaca ecc.).

Tutte queste considerazioni partono naturalmente dalla convinzione che l’Austria stia ancora e sempre manovrando per ottenere il soddisfacimento delle sue tesi massime e cioè per uscire dal quadro dell’Accordo di Parigi e rimettere in gioco tutta la soluzione politica del problema alto atesino. Non ho alcun elemento per giudicare se Kreisky, e chi è dietro lui, preoccupato dalla grave piega che vanno prendendo gli eventi sia – come taluno dice – desideroso lui stesso di vedersi imporre un ricorso alla Corte. Sarebbe questo certo un elemento che muterebbe molti aspetti del problema. Ma mi rendo conto quanto in questo sottile gioco politico sia difficile, non dico sapere con qualche certezza, ma anche solo valutare con sufficiente margine di probabilità così sottili sfumature negli atteggiamenti politici dell’altra parte.

Sperando che queste mie considerazioni possano esserti di qualche utilità, e sempre a tua disposizione per ogni altro chiarimento, ti prego di gradire i miei pidevoti affettuosi saluti.

Tuo aff.mo Eugenio


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2 Vedi D. 148, nota 2.


3 Nota del documento: «Anche il richiamo all’art. 38 dello Statuto mi sembra tecnicamente esatto. Premetto che non risulta esservi mai stata in passato alcuna applicazione di questo articolo, nessuna controversia essendo stata mai rimessa al Consiglio d’accordo tra le parti sulla base di esso. Secondo l’interpretazione datavi durante i lavori preparatori dello Statuto, l’art. 38 è inteso a dare al Consiglio la possibilità di operare anche in casi non rientranti nelle ipotesi previste dagli articoli 33 a 37; ossia anche in controversie non minaccianti la pace e la sicurezza internazionali o meglio – come le hanno definite i vari relatori durante tali lavori preparatori – controversie di natura sussidiaria, o di carattere relativamente poco importante, o trovantisi allo stadio iniziale. Se il richiamo dunque a questo articolo ha per noi il vantaggio di un riconoscimento che si tratta di controversia non grave, per converso esso potrebbe venire interpretato come una rinunzia a far valere il principio dell’art. 36 par. 3 per cui il Consiglio deve tener presente che le controversie giuridiche vanno in regola generale deferite dalle parti all’Aja».


4 Nota del documento: «Nel 1962 la situazione dovrebbe già peggiorare. Alla Liberia si sostituirà l’Irlanda, che è tra le pisensibili alle istanze austriache. Al Ceylon si sostituirà Ghana da cui pure è difficile per noi aspettarsi piena comprensione. L’Ecuador, che per le sue note ragioni non è favorevole alla nostra tesi andrà via – è vero – ma non si sa ancora chi lo sostituirà. Al posto della Turchia potremmo avere o la Romania o, nella migliore delle ipotesi, le Filippine e nel cambio non ci guadagneremmo. Ed è da attendersi che nel 1963 e piin là le cose non abbiano a mettersi meglio. Da un momento all’altro poi possiamo vedere in Consiglio la Cina di Taiwan trasformarsi in quella di Pechino».

163

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO REGIONI(1)

Appunto(2). Roma, 21 giugno 1961.

PROPOSTE DI ULTERIORI CONCESSIONI A FAVORE DELLA POPOLAZIONE DI LINGUA TEDESCA DELLA PROVINCIA DI BOLZANO

(a seguito dell’incontro delle delegazioni italiana ed austriaca avvenuto a Zurigo nei giorni 13-17 giugno 1961)

Nell’incontro di Zurigo tra le delegazioni italiana ed austriaca per la questione dell’Alto Adige(3), da parte austriaca sono state avanzate delle richieste che ad avviso della Delegazione italiana potrebbero essere soddisfatte con provvedimenti da adottarsi in aggiunta a quelli già in precedenza proposti, senza che si debba procedere a modifiche dello Statuto.

Si tratta, in particolare, delle seguenti questioni:

-Industria e commercio L’art. 11, n. 13 dello Statuto riconosce competenza legislativa alle Provincie in materia di «fiere e mercati». L’art. 26 delle norme di attuazione (DPR 30 giugno 1951, n. 574) ha perlimitato tale competenza stabilendo che i provvedimenti concernenti fiere, mostre ed esposizioni aventi carattere internazionale, nazionale o interregionale sono adottati dal Ministero dell’Industria e del Commercio d’intesa con l’Amministrazione Regionale.

In tale modo la Provincia di Bolzano non ha, ad esempio, nessuna ingerenza nella fiera di Bolzano.

La Delegazione italiana ha riconosciuto fondata la lagnanza, benché la norma di attuazione non sia stata a suo tempo impugnata dalla Regione, nell’interesse della Provincia.

È stata prospettata alla Delegazione austriaca la possibilità di modificare la norma in senso favorevole alla richiesta della Provincia, ma nello stesso tempo è stata fatta presente l’opportunità di sentire prima gli enti interessati alla manifestazione fieristica di Bolzano, in quanto l’attuale assetto della Fiera è frutto di accordi che hanno consentito l’apporto finanziario dello Stato, della Regione e di altri enti locali.

-Sanità ed igiene Si lamenta da parte austriaca che nel settore della Sanità ed igiene gli elementi di lingua tedesca occupano un numero limitato di posti. Tale situazione sarebbe dovuta anche al fatto che ai concorrenti di lingua tedesca non vengono riconosciuti, nei concorsi, i titoli di specializzazione conseguiti in Austria e i titoli combattentistici per il servizio prestato nella «Wermacht».

La Delegazione italiana ha prospettato la possibilità che i Governi italiano ed austriaco si accordino per l’estensione ai titoli di specializzazione conseguiti in Austria degli accordi culturali già stipulati per il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in Austria.

Quanto alle benemerenze degli ex appartenenti alla Wermacht non resta che sollecitare presso i Ministeri della Difesa e degli Affari Esteri il completamento delle istruttorie previste dalla legge 2 aprile 1958 n. 364.

-Previdenza sociale Si lamenta da parte austriaca che la mancanza di competenza legislativa nella materia della previdenza sociale (lo Statuto prevede una competenza integrativa ma a favore della Regione) non consente di adottare speciali provvidenze per una categoria di piccoli proprietari dell’Alto Adige che non rientrano nelle categorie assistibili previste dalle leggi dello Stato e che, comunque, non sarebbero in condizioni di versare i contributi assicurativi.

La Delegazione italiana ha fatto presente che la Provincia potrebbe presentare alla Regione apposito progetto di legge; ma se la Regione non provvedesse lo Stato potrebbe disporre con propria legge.

-Assistenza e beneficenza pubbliche Gli altoatesini di lingua tedesca rivendicano due gruppi di istituzioni che in regime fascista furono trasformate nel fine (es. Istituto Rainerum per studenti e apprendisti, Asilo Kofler di Gries, Istituto Kofler per vecchi) o espropriate (Asili infantili e rifugi alpini).

La Delegazione italiana ha espresso l’avviso che per il primo gruppo di istituzioni (di cui occorrerà avere l’elenco completo) si possa studiare il modo di riparare.

Quanto al secondo gruppo occorre anzitutto che sia precisato di quali asili si tratta, mentre per i rifugi alpini (che non sono istituzioni di beneficenza) si è già escluso in passato che possano essere trasferiti all’Associazione Alpenverein Sudtirol i rifugi alpini di proprietà delle soppresse associazioni alpine (ed ora gestiti dal CAI) anche per motivi di carattere militare.

-Collocamento al lavoro Fra le concessioni offerte dall’Italia è compresa la consultazione dei Sindaci per la nomina dei componenti incaricati del collocamento nei Comuni minori (una settantina) e la scelta di essi «preferibilmente» nel gruppo linguistico pinumeroso.

Da parte austriaca si chiede che sia eliminata la parola «preferibilmente», vincolando così il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale a scegliere i corrispondenti nel gruppo linguistico pinumeroso.

Si chiede inoltre che la composizione della Commissione Provinciale di collocamento e le altre Commissioni minori previste nelle proposte italiane rispetti la proporzione etnica della popolazione, anziché quella delle categorie interessate.

Il Presidente della Delegazione italiana ha dichiarato di rimettere ogni decisione al riguardo al proprio Governo.

Circa il primo punto questo Ufficio osserva che la parola «preferibilmente» era stata posta per il caso che nel gruppo pinumeroso non si fosse trovata la persona idonea a disimpegnare le mansioni di corrispondente.

Il secondo punto è pidelicato perché rapportando la composizione delle Commissioni alla consistenza dei gruppi etnici della Provincia, gli italiani sarebbero sicuramente in minoranza (nel rapporto di due a uno).

Inoltre sembra pigiusto e pilogico riferirsi alle categorie interessate, come già si è fatto in precedenti casi (assegnazione degli alloggi INA-CASA, costituzione degli organi direttivi delle Casse Mutue).

-Contributi di miglioria in dipendenza di opere pubbliche provinciali La Provincia di Bolzano lamenta che non puimporre contributi di miglioria in relazione ad opere pubbliche eseguite dalla Provincia in quanto l’art. 4, n. 16, dello Statuto attribuisce la competenza legislativa in materia alla Regione.

Si è spiegato che alla Regione spetta soltanto la legislazione di principio, mentre l’applicazione dei singoli contributi spetta alla Provincia ai sensi della legge Comunale e Provinciale e del T.U. per la Finanza Locale.

Tuttavia, per tranquillizzare la Provincia al riguardo, poTRà essere emanata una norma di attuazione interpretativa (nel senso suindicato) della disposizione statutaria.

-Demanio artistico Da tempo la Provincia di Bolzano chiede che le vengano trasferiti i beni del demanio artistico e storico dello Stato esistenti nella Provincia di Bolzano.

Già in passato si esaminla possibilità di affidare alla Provincia la gestione di alcuni monumenti di interesse spiccatamente locale (es. Castel Tirolo a Tirolo, Castel Montanari a Laces, il Castello di Castelbello etc.).

Il Ministero della Pubblica Istruzione, interessato al riguardo, comunicdi ritenere preferibile il trasferimento dei monumenti al Demanio della Provincia, da disporsi con legge. La cosa fu lasciata cadere in seguito al parere contrario del Commissario del Governo, ma potrebbe essere ripresa in esame e se fosse risolta favorevolmente alla Provincia si renderebbe superflua la precedente proposta concernente la consultazione della Provincia quando si debbano prendere provvedimenti relativamente a detti beni.

-Archivi di Stato La Provincia di Bolzano vorrebbe poter disporre degli antichi documenti di interesse provinciale conservati presso gli Archivi di Stato (es. Atti amministrativi dell’ex Capitanato sulle acque, la pesca, le cooperative, la caccia).

La Delegazione italiana ha spiegato che gli Archivi di Stato hanno la proprietà di tutti gli atti di valore storico (anche di persone singole) e che non è possibile cederne una parte alla Provincia.

Ha tuttavia fatto presente che, a richiesta della Provincia, lo Stato poTRà, nei limiti consentiti, facilitarne la consultazione.

-Assegnazione dei pubblici impieghi Si dubita da parte austriaca che le norme sul bilinguismo nei pubblici uffici possano avere esito soddisfacente in quanto finora le commissioni giudicatrici hanno largheggiato eccessivamente nella prova di lingua tedesca. Si chiede che nelle commissioni giudicatrici siano chiamati membri di madre lingua tedesca.

Si chiede, inoltre, che l’istituzione dei ruoli provinciali sia estesa agli enti parastatali.

Il Presidente della Delegazione italiana si è riservato di raccomandare al proprio Governo che sia esaminato favorevolmente il problema di rendere pisevera la prova di lingua tedesca nei pubblici concorsi.

Quanto alla istituzione di ruoli provinciali del personale degli enti parastatali è stato fatto presente che, pur trattandosi di enti con ordinamento autonomo, si sarebbe esaminata la questione con buona disposizione.

-Diritto di residenza Poiché dall’Italia non si ritiene possibile di attribuire alla Provincia la competenza a disciplinare il diritto di residenza dei cittadini, si chiede da parte austriaca che sia almeno attuata la previsione dell’ultimo coma dell’art. 19 dello Statuto, il quale stabilisce che per l’esercizio del diritto elettorale attivo puessere richiesto il requisito della residenza nel territorio della Regione per almeno tre anni.

Premesso che la competenza a stabilire le norme per le elezioni regionali è della Regione, la Delegazione italiana ha dichiarato che il Governo potrebbe raccomandare alla Regione l’applicazione della suddetta disposizione.

Quanto al timore che l’Italia possa continuare ad incrementare l’immigrazione in Alto Adige di cittadini provenienti da altre Provincie, il Presidente della Delegazione italiana, a titolo personale, ha espresso l’opinione che se vi sarà un accordo completo su tutti i punti in contestazione, il Governo italiano potrebbe prendere l’impegno di non determinare – attraverso le Aziende di Stato o altrimenti – un artificioso trasferimento in Alto Adige di lavoratori da altre Provincie.

-Finanza provinciale Si lamenta da parte austriaca che alla Provincia non siano concessi dallo Statuto poteri per imposizione di tributi propri.

È stato fatto l’esempio di eventuali calamità pubbliche alle quali la Provincia (che ha competenza legislativa per le spese di pronto soccorso) non potrebbe far fronte con i mezzi ordinari.

È stato fatto presente alla Provincia che il Titolo VI dello Statuto (Finanza della Regione e delle Provincie) è modificabile con legge ordinaria e pertanto se vi saranno in questo campo specifiche e giustificate richieste da parte della Provincia il Governo poTRà esaminarle con la migliore disposizione.

-Beni dell’Ente tre Venezie già di proprietà degli ex optanti Si chiede che vengano trasferiti dall’ETV alla Provincia di Bolzano i beni degli ex optanti incorporati nel patrimonio dell’Ente.

La questione potrebbe essere esaminata benevolmente in occasione della discussione in Parlamento sui vari emendamenti proposti nei riguardi del disegno di legge per la modifica della legge istitutiva dell’Ente.

-Garanzie giuridiche per la concessione delle deleghe da parte della Regione Circa le garanzie giuridiche offerte dall’Italia per la concessione delle deleghe amministrative alla Provincia, la Delegazione austriaca ha formulato, fra l’altro, le seguenti obiezioni:

1) non vi è garanzia che la Regione conceda le deleghe;

2) la sanzione dello scioglimento del Consiglio Regionale, nel caso che la Regione non conceda le deleghe per le leggi già emanate, ricadrebbe anche sul Consiglio Provinciale, in quanto l’art. 27, ultimo comma, dello Statuto prevede che i componenti del Consiglio Provinciale disciolto continuano ad esercitare le funzioni di consiglieri regionali fino alle nuove elezioni ma non contiene la proposizione inversa.

Sul primo punto la Delegazione italiana ha prospettato la possibilità di subordinare la non concessione delle deleghe da parte della Regione al voto favorevole di almeno due terzi dei consiglieri assegnati alla Regione; tale restrittiva misura sarebbe giustificata dalla eccezionalità (prevista dallo Statuto) dell’esercizio diretto delle funzioni amministrative da parte della Regione.

Quanto al secondo punto la Delegazione italiana ha espresso l’avviso che con una norma di attuazione possa essere chiarito che, in caso di scioglimento del solo Consiglio Regionale, i Consigli Provinciali restano in carica sino alle nuove elezioni.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962.


2Il documento è firmato dal Capo dell’Ufficio Regioni, Senio Princivalle.


3Vedi da ultimo D. 158.

164

L’AMBASCIATORE A MOSCA, STRANEO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 1814. Mosca, 21 giugno 1961.

Caro Vanni, rispondo in via preliminare (molto preliminare) alla tua lettera 10A/998 del 10 corrente(2) giuntami ieri sera, riservandomi di considerare bene i problemi da te posti e di ritornarvi di qui a qualche giorno in modo piparticolareggiato.

Come ben sai, l’Unione Sovietica, a partire dal momento in cui ha creduto di ravvisare nell’azione di Hammarskjd delle tendenze ostili alla penetrazione comunista nel Congo, è piuttosto fredda nei confronti delle Nazioni Unite. Questa freddezza subisce vari gradi: essa puben definirsi avversione nei riguardi del Segretariato nella sua attuale composizione, diffidenza nei confronti del Consiglio di Sicurezza perché in esso ancora siede al posto della Cina il rappresentante di Chang-Khai-Shek, sospetto in genere verso tutti gli organi che dalle Nazioni Unite dipendono tranne quando si presenta un’occasione che puessere facilmente sfruttata in senso anti-occidentale.

In linea generale quindi si puprevedere che l’Unione Sovietica non vedrebbe con entusiasmo un intervento delle Nazioni Unite per la questione dell’Alto Adige. Se si è qui molto sensibili al pericolo costituito dal risorgere del pangermanesimo (parecchi miei colleghi del gruppo sovietico me ne hanno parlato con preoccupazione reale o pretesa che essa sia), si è anche opposti al principio di rimettere in discussione in un foro internazionale le frontiere e lo statu quo esistenti in Europa. Infine non credo che Krusciov voglia stabilire un precedente per cui anche la questione di Berlino potrebbe essere sottoposta al giudizio di un’assemblea o di una corte internazionale.

Allo stato delle cose riterrei quindi che la Delegazione sovietica all’ONU avrebbe istruzioni di mantenere anche quest’anno un atteggiamento di indifferenza sulla questione alto-atesina, ma tale atteggiamento potrebbe anche divenire chiaramente non favorevole ad un intervento qualsiasi delle Nazioni Unite nella questione dell’Alto Adige. Tuttavia, come ho detto pisopra, mi riservo di tornare sull’argomento possibilmente dopo aver discretamente e a titolo personale sondato l’opinione di questo Ministero degli Esteri.

Credimi sempre, tuo aff.mo Nicio


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2Vedi D. 148, nota 2.

165

L’AMBASCIATORE A WASHINGTON, FENOALTEA, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 6451. Washington, 21 giugno 1961.

Caro Fornari, rispondo con qualche ritardo alla tua lettera del 10 corr. m. n. 10A/9972, mescolatasi tra le molte carte arrivate mentre ero fuori di Washington insieme al Presidente del Consiglio.

Premetto che mi sono finora occupato solo superficialmente della questione dell’Alto Adige e vorrei quindi che non attribuissi al parere che tu mi chiedi un particolare valore. Maggiore importanza avrebbe, naturalmente, quello che avessi da dire circa gli atteggiamenti americani, o un mio avviso basato sulla conoscenza degli atteggiamenti americani: ma avendo tu nella tua lettera sconsigliato dal fare sondaggi per ora sulla questione da te sollevata, non posso avere ancora elementi assolutamente sicuri al riguardo.

Riassumo comunque quanto mi pare poter per ora dirti rispetto alla questione indicata nella tua lettera: eventualità di ricorso al Consiglio di Sicurezza perché esso indichi l’organo cui affidare la risoluzione della controversia fra l’Italia e l’Austria.

1) Per quanto riguarda l’atteggiamento degli Stati Uniti, tutto quello che sappiamo dell’atteggiamento tenuto finora dovrebbe indurci a credere che, qualora la questione venisse portata al Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti si pronuncerebbero nel senso di indicare la Corte dell’Aja: questa essendo stata, mi sembra, la loro costante posizione. Posso aggiungere, per maggior conforto, che anche pochi giorni or sono – come ho telegrafato – Tyler, parlando con Perrone, gli ha ripetuto che, se le conversazioni bilaterali fallissero, non vi sarebbe altra soluzione che adire la Corte dell’Aja. Questo tuttavia – preciso per doverosa cautela – è stato un accenno spontaneo di Tyler per la deprecabile ipotesi che le conversazioni bilaterali fallissero, e conferma che gli Stati Uniti sono orientati – così come noi desideriamo che siano – nel senso di vedere nella Corte dell’Aja l’organo idoneo a risolvere la controversia; ma la frase di Tyler non si riferisce all’ipotesi di una fase intermedia in cui la questione torni al Consiglio di Sicurezza: essa non è, in altre parole, la risposta alla domanda – che Perrone non gli ha fatto perché non era autorizzato a fargli – di che cosa gli Stati Uniti farebbero se la questione andasse in Consiglio di Sicurezza. In altre parole e in conclusione: l’atteggiamento tenuto costantemente su questa questione dagli Stati Uniti indica, e la frase di Tyler dell’altro giorno conferma, che gli Stati Uniti pensano che in caso di fallimento delle trattative si debba andare alla Corte dell’Aja: dobbiamo quindi ritenere probabile, ed anche molto probabile, che questo sarebbe ciche gli Stati Uniti direbbero ove la cosa andasse in Consiglio di Sicurezza: dico «probabile», ma non mi sento di dire, oggi come oggi, «sicuro» sia perché per poterlo dire dovrei porre qui il quesito di che cosa gli Stati Uniti farebbero ove la questione andasse in Consiglio di Sicurezza, sia perché (se vogliamo essere prudenti, anche senza essere pessimisti) la possibilità che gli Stati Uniti finiscano, in Consiglio di Sicurezza, per aderire ad una mozione «conciliativa» o di compromesso che possa raccogliere la maggioranza o magari l’unanimità dei votanti non mi pare dobbiamo scartarla senza averne avuto assicurazione esplicita e specifica.

2) Quanto all’atteggiamento degli altri membri del Consiglio di Sicurezza, non ho elementi per giudicare e mi rimetto alle tue previsioni: penso anche io che su alcuni di tali membri gli Stati Uniti potrebbero esercitare pressioni e che essi potrebbero, quando venisse il momento di fare un sondaggio, darci indicazioni al riguardo. Tuttavia, e ritengo che questo sia stato anche detto dalla nostra Rappresentanza alle Nazioni Unite, non bisogna mai dimenticare che, mentre esiste uno schieramento e una maggioranza pio meno predeterminabile per le questioni relative ai rapporti tra Occidente (in senso lato) e mondo sovietico, e un altro schieramento e un’altra maggioranza anch’essa pio meno predeterminabile sulla questione colonialismo-anticolonialismo, per le altre gli schieramenti sono fluttuanti e vige sempre la tendenza a soluzioni di compromesso. Se questo è vero, c’è da temere che se al Consiglio di Sicurezza si presentano due tesi – quella italiana per la Corte dell’Aja e quella austriaca contro la Corte dell’Aja, per cui pronunciarsi per la Corte dell’Aja sarebbe dare 100% di ragione all’Italia e 100% di torto all’Austria – si finisca ad una soluzione che lasci la porta aperta ad altre soluzioni, diverse da quella dell’Aja.

3) Se tu mi chiedi quindi la mia opinione sul nostro interesse alla questione, mi sembra, a prima vista, che dovremmo cercare, se possibile, di evitare che la questione vada al Consiglio di Sicurezza. È verissimo che l’articolo 36, comma III della Carta dice in sostanza che il Consiglio di Sicurezza è tenuto, quando una controversia ha carattere giuridico, ad inviare le parti dinanzi alla Corte dell’Aja: e questa norma esplicita dovrebbe pertanto garantirci. Ma, per altro verso, è proprio l’esistenza di questa norma che mi preoccupa perché, se il Consiglio di Sicurezza dovesse o volesse arrivare, per le ragioni dette innanzi, ad una mozione di compromesso, non indicante cioè in modo tassativo ed esclusivo la Corte dell’Aja, esso, per non porsi in contraddizione col disposto del predetto comma terzo dell’articolo 36, dovrebbe ammettere in qualche modo nella motivazione della sua decisione, che la controversia non è di natura soltanto ed esclusivamente giuridica. Lo sforzo dell’Austria è sempre stato precisamente quello di fare della controversia una controversia non giuridica ma politica, perché questo le apre tutte le possibilità e toglie ogni limite alle sue rivendicazioni. Se si va al Consiglio di Sicurezza, esso si troverà al dilemma: o indicare in modo tassativo la Corte dell’Aja dandoci ragione al 100%, oppure, per giustificare una mozione di compromesso, ammettere esplicitamente o implicitamente l’esistenza di elementi politici nella controversia e rimetterne così in questione quel carattere esclusivamente giuridico, il cui riconoscimento è il frutto piimportante che abbiamo riportato dalla votazione dell’Assemblea. È un rischio molto grosso e mi pare che, finché si pu occorrerebbe evitarlo: il nostro interesse primario e fondamentale riferendosi, prima ancora che all’organo che deve decidere la controversia, alla natura della controversia che è per noi giuridica e non politica. (Per chiarirti tutto il mio pensiero, ti dirche, se il problema dovesse porsi in tali termini, preferirei un organo anche diverso dalla Corte dell’Aja, ma il cui mandato fosse pur sempre quello di risolvere una controversia giuridica – interpretazione ed esecuzione degli Accordi di Parigi – piuttosto che un organo, magari a noi pifavorevole nella sua composizione della stessa Corte dell’Aja, ma che dovesse esaminare la controversia come controversia politica, o che la stessa Corte dell’Aja chiamata a giudicare ex aequo et bono). E il pericolo maggiore che io vedo nel Consiglio di Sicurezza non è quello che esso non indichi la Corte dell’Aja o indichi altri organi, ma quello che esso in qualche modo – nella decisione o nei «considerando» – ammetta che la controversia ha natura politica e non esclusivamente giuridica.

Ti ho esposto queste riflessioni così come mi sono venute alla penna e perché tu mi hai chiesto uno scambio di idee fra noi: ma desidero ribadire, perché tu le collochi nel giusto quadro e non dia loro piimportanza di quella che esse meritano, che quel che dico sulla questione dell’Alto Adige lo dico, per dir così, da dilettante, non avendola finora approfondita pidi altri nostri rappresentanti all’estero (avrcerto occasione di farlo in questa sede). Ed anche per quanto riguarda l’atteggiamento degli americani non voglio in alcun modo allarmarti: ripeto che tutto il loro atteggiamento finora, e la frase di Tyler dell’altro giorno, indicano che loro pensano alla Corte dell’Aja; e che questo fa presumere che tale sarebbe la tesi che sosterrebbero in Consiglio di Sicurezza, anche se non posso dartene la certezza categorica finché non possa esplicitamente sondarli su che cosa farebbero nell’ipotesi appunto che il Consiglio di Sicurezza fosse investito della questione.

Molti cordiali saluti.

Fenoaltea


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2Vedi D. 148, nota 2.

166

IL PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE DI ESPERTI PER L’ALTO ADIGE, GRAZZI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

Appunto. Roma, 22 giugno 1961.

Sin dall’inizio è apparso chiaramente che la Delegazione austriaca(2), sotto la spinta degli estremisti, domandava l’autonomia della Provincia di Bolzano, anche se la parola in sé stessa non era pronunziata. Venivano infatti richieste con la piviva insistenza le deleghe alla Provincia stessa delle facoltà legislative, il che avrebbe condotto alla formazione di un’isola nella Regione, isola nella quale gli italiani, a loro volta, si sarebbero trasformati in una minoranza.

Lo scopo di tale richiesta, oltre che rispondere ad un criterio ottico, apparve ancora pichiaro allorché l’insistenza austriaca si focalizznella domanda di delega legislativa in materia di diritti di stabilimento e di residenza, permessi di lavoro ecc. E fu proprio su questo punto che piviva si fece la battaglia, in quanto da parte italiana una simile pretesa venne respinta con tutti gli argomenti del caso.

Ma apparve anche chiaro che nella Delegazione austriaca vi era una duplice tendenza: quella del rappresentante del Ministero degli Esteri tendente ad una maggiore conciliazione, e quella degli estremisti, capeggiati dal già Sottosegretario di Stato Gschnitzer, che teneva, se così si pudire, prigioniero il suo stesso Presidente.

Inutile aggiungere che dietro le quinte manovrava il noto Benedikter, accompagnato da altri due elementi della Volkspartei.

Rendendosi conto di ci la Delegazione italiana diede alle conversazioni l’impostazione seguente:

1) prendere per base di lavoro le richieste austriache, riassunte dalle Note Verbali a suo tempo presentate all’Ambasciata in Vienna e schematizzate in un documento analitico confrontato fra le due Delegazioni;

2) per ognuno dei punti contenuti in tale documento offrire degli elementi precisi, in modo che possa apparire chiaro in futuro dinanzi a un foro internazionale da un lato la buona volontà italiana, e dall’altro la intransigenza austriaca;

3) tener conto del fatto che o gli austriaci avrebbero accettato le offerte italiane che non sono mai uscite dalla delega di funzioni amministrative, ed in tal caso il negoziato dei Ministri avrebbe avuto esito favorevole, o le avrebbero respinte; in questo secondo caso la buona volontà italiana avrebbe posto in maggior risalto la cattiva volontà austriaca e percisi poteva largheggiare nella apparente massa delle concessioni;

4) su tale linea venne offerto, a titolo personale, dal Presidente della Delegazione il suggerimento di un eventuale impegno italiano di non fomentare artificialmente la creazione di industrie dipendenti dagli enti controllati dallo Stato; e venne opportunamente sottolineata la possibilità di concedere alla Provincia il diritto di ricorrere alla Corte Costituzionale anche contro i provvedimenti governativi oltre che di ammettere il Presidente della Giunta Provinciale alle sedute del Consiglio dei Ministri a titolo consultivo. Infine venne esaminato il problema delle garanzie nei suoi maggiori dettagli e tenendo conto non solo del desiderio austriaco di ancorare le eventuali concessioni alla irrevocabilità di esse, ma anche di non prestare il fianco ad eventuali ricorsi alla Corte Costituzionale da parte di interessati, ricorsi che avrebbero potuto annullare le concessioni in parola.

E fu proprio dallo scarso interesse dimostrato da parte austriaca circa tali ultimi tre punti che fu possibile dedurre l’inconciliabilità delle pretese degli estremisti. Ma in tal modo il Governo austriaco è stato posto ad un serio bivio, allorché dovrà prendere la decisione definitiva che poTRà essere da noi opportunamente valorizzata presso quel foro internazionale che poTRà venire scelto sulla base del punto II della Raccomandazione delle Nazioni Unite.

Se dovessi fare una previsione, essa sarebbe nettamente negativa. Non escluderei peraltro che il Governo austriaco, conscio delle difficoltà in cui è stato posto, non abbia ad avanzare alcune pretese che potrebbero coonestare una decisione favorevole presso gli estremisti: e tra tali richieste porrei anzitutto quella della concessione di alcune, se pur limitate, facoltà legislative (le quali, è opportuno ricordare, necessiterebbero la modifica dello Statuto regionale) e quella di un vero e proprio accordo internazionale che fornirebbe la migliore delle garanzie circa la non revocabilità delle concessioni.

È superfluo aggiungere che il contributo dato dai nostri delegati, e principalmente dal Consigliere di Stato Catenacci, è stato prezioso: la conoscenza della materia, la precisione degli elementi raccolti e la chiarezza delle contro-esposizioni hanno recato al Presidente della Delegazione il piefficiente ausilio.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961.


2 Si riferisce agli incontri degli esperti a Zurigo nei giorni 13-17 giugno, vedi DD. 149, 150, 153, 157, 158 e 163.

167

INCONTRO ITALO-AUSTRIACO (Zurigo, 24 giugno 1961)1

Appunto.

Seduta antimeridiana del 24 giugno 1961, ore 10,452

SEGNI: (Dopo aver letto la dichiarazione preliminare(3), aggiunge).

Oltre alle proposte già formulate dagli esperti, che si mantengono naturalmente ferme, gli esperti stessi avevano espresso alcune riserve su talune questioni. Sono in grado ora di risolvere qualcuna di tali questioni e nel corso della discussione potremo precisare questi punti rimasti in sospeso.

KREISKY: Signor Ministro degli Esteri, in risposta alle sue dichiarazioni vorrei dichiarare ora, all’inizio dei nostri lavori, in nome del Governo austriaco che, per quanto riguarda ciche lei ha esposto in merito alla serie degli attentati, il Consiglio dei Ministri ha reso noto chiaramente che considera qualsiasi mezzo violento, da qualsiasi parte possa venire, come un mezzo politico da condannarsi in ogni caso severamente. Il Governo austriaco ha anche chiarito e reso noto che, nello spirito della Risoluzione delle Nazioni Unite, per quanto riguarda il problema dell’Alto Adige, la soluzione migliore è quella che deve essere presa adottando mezzi pacifici.

Signor Presidente, per quanto riguarda le sue dichiarazioni, secondo le quali questa attività terroristica sarebbe preparata sul suolo austriaco e sarebbe organizzata da parte austriaca, debbo ricordare nuovamente che il Governo italiano non ci ha mai fornito i necessari documenti e le necessarie prove per dare a noi la possibilità di giudicare su tali fatti. A parte ci vorrei anche sottolineare il fatto che un Governo democratico non ha la possibilità di controllare tutti gli atti dei propri cittadini e debbo anche aggiungere che noi non abbiamo mai fatto osservazioni per quanto riguarda atti terroristici compiuti da cittadini italiani; o meglio, non abbiamo mai attribuito al Governo italiano la responsabilità di atti terroristici.

Per quanto riguarda la presenza nella Delegazione austriaca di un membro che in Italia è stato accusato di diversi fatti e delitti, vorrei innanzi tutto fare due precisazioni. Tutto ciche ho potuto sapere finora riguardo a questi fatti è che la persona in questione è stata trattenuta in carcere ingiustamente; personalmente sono piche mai convinto di quanto ho ora detto. Vorrei inoltre basarmi sul principio di diritto accettato in tutti i Paesi del mondo e cioè che, finché non si è dimostrata la colpevolezza di una persona, questa persona deve essere ritenuta innocente; quindi, fino a questo punto, non ho nessun diritto di fare delle discriminazioni nella Delegazione austriaca.

Signor Ministro, ho voluto ricordare e chiarire all’inizio delle conversazioni l’atteggiamento del Governo austriaco, ma vorrei anche rilevare la grande agitazione e la grande inquietudine che ha sollevato in Austria il procedimento degli organi esecutivi italiani. Questo fatto ci fa ritenere che l’organo esecutivo italiano abbia ricevuto tali direttive che hanno rafforzato il convincimento che tale organo sia stato inviato in Alto Adige allo scopo di intimidire le popolazioni. I due giovani altoatesini che sono morti non avevano avuto nulla a che fare con qualsiasi atto terroristico, quindi possono essere considerati innocenti riguardo a qualsiasi atto che possa essere loro imputato. Pertanto, questi due giovani sono delle vittime innocenti di una determinata situazione, vittime innocenti poiché erano all’oscuro delle misure che erano state prese in questa circostanza, misure che non erano state portate a conoscenza nel loro luogo di residenza. Da parte del Governo austriaco è necessario sottolineare che tutto ciin aperto contrasto con il terzo punto della Risoluzione dell’Assemblea delle Nazioni Unite. In questo terzo punto è scritto che gli Stati debbono astenersi da qualsiasi fatto che possa impedire una risoluzione pacifica della controversia.

Il Governo Austriaco si riserva quindi di iniziare i dovuti passi al riguardo(4).

Per quanto riguarda, cito le sue parole Signor Ministro, le proposte costruttive che sono state fatte da parte italiana a Klagenfurt ed anche nelle ultime conversazioni tra gli esperti a Zurigo, mi riservo di parlarne pitardi, quando saremo in possesso dei chiarimenti che sono stati annunciati.

SEGNI: Signor Ministro, devo fare qualche osservazione circa le sue dichiarazioni. Debbo innanzi tutto respingere l’affermazione che le forze inviate in Alto Adige abbiano lo scopo di intimidire le popolazioni; esse hanno solo lo scopo di impedire la prosecuzione di atti criminosi e ne hanno sventati già diversi nel corso della settimana, dei quali alcuni molto importanti.

Non posso nemmeno non contestare le dichiarazioni che le vittime, di cui tutti noi lamentiamo la perdita, fossero all’oscuro della situazione: radio, manifesti in lingua tedesca e italiana, ecc. hanno avvertito le popolazioni di astenersi dal compiere certi determinati atti e di evitare certi determinati atteggiamenti.

Il Governo italiano ha pivolte richiamato l’attenzione del suo Governo su fatti verificatisi nei mesi scorsi in riferimento a propaganda e a dichiarazioni di persone autorevoli. Ad esempio, gli esplosivi, le munizioni, le armi destinati in Italia sono stati trovati nell’abitazione di un esperto di problemi altoatesini ad Innsbruck. Il Governo austriaco, dopo che il fatto era stato denunciato da un giornale tedesco, ha comunicato di avere iniziato un’azione della quale, per non si è avuta pialcuna notizia.

KREISKY: Signor Ministro degli Esteri, vorrei fornirle la prova del fatto che il Comune, o meglio i Comuni di residenza dei due giovani uccisi hanno avuto notizia soltanto dopo l’uccisione delle misure che erano state prese e che avrebbero dovuto essere comunicate alle popolazioni. Per quanto riguarda poi la notizia trasmessa per radio, c’è da considerare che delle persone che lavorano tutto il giorno non hanno poi, a sera, né occasione né tempo di ascoltare notizie radiofoniche. Insisto, quindi, ancora una volta, sulla responsabilità della diffusione di tali notizie comunicate dopo l’uccisione dei due giovani.

SEGNI: I Sindaci non dovrebbero avere, secondo legge, nessuna comunicazione; tali comunicati debbono essere fatti direttamente alle popolazioni attraverso la radio e attraverso manifesti.

KREISKY: Ma questi manifesti non erano stati affissi nei Comuni di residenza dei due giovani uccisi; questo è quanto ci hanno comunicato i funzionari responsabili della Provincia, cioè che i Sindaci hanno avuto incarico di far affiggere tali manifesti, ma i manifesti stessi sono giunti ai Sindaci solo dopo che i giovani erano stati uccisi.

Per quanto riguarda la seconda questione da lei citata, sul ritrovamento di armi ed esplosivi ad Innsbruck, voglio rilevare che le Autorità austriache sono intervenute immediatamente, hanno messo al sicuro il materiale ed hanno iniziato una regolare inchiesta giudiziaria. Questa inchiesta è ancora in corso e sono state date istruzioni di terminarla al pipresto possibile e non so se sia già stata terminata in questo momento. Questa è una prova della coscienza con cui agiscono le autorità giudiziarie e amministrative austriache.

SEGNI: Non vorrei continuare una polemica; altrimenti potrei far rilevare che questo materiale è stato scoperto prima da un giornale e poi dall’autorità di polizia; d’altronde i giornalisti dimostrano spesso molta abilità.

KREISKY: Credo anch’io che i giornalisti sappiano spesso le cose prima dell’autorità.

SEGNI: Sì, alle volte i giornalisti sono piabili della polizia; comunque, saremmo grati al Governo austriaco quando ci vorrà comunicare i risultati dell’inchiesta.

KREISKY: È una cosa che dovrà accadere senz’altro, poiché è già stato iniziato un processo giudiziario.

SEGNI: Nella discussione tra gli esperti, alcuni problemi erano rimasti riservati alla decisione dei due Governi dato che gli esperti non avevano creduto di poter decidere in merito.

Mi pare che una delle riserve riguardasse la Fiera di Bolzano. L’ordinamento attuale risulta da una norma di attuazione la quale, a suo tempo, era stata emanata in seguito a parere del Comitato Misto, Stato e Regione, e avrebbe potuto essere impugnato davanti alla Corte Costituzionale, mentre non fu impugnato. L’ordinamento attuale della Fiera, come hanno detto gli esperti, è il risultato di un accordo tra la Provincia di Bolzano, la Regione e la Città di Bolzano che contribuiscono tutte alla Fiera stessa. Non c’è dubbio che se i suddetti Enti si trovassero d’accordo a rinunciare a taluni contributi, si potrebbe anche arrivare ad un diverso ordinamento. Noi non ci rifiutiamo di riprendere in esame il problema, il quale potrebbe essere risolto, ormai, dato che le norme di attuazione sono state emanate con una legge dello Stato italiano. Noi potremmo quindi soddisfare le richieste che non sappiamo se vengano dalla Città di Bolzano o dalla Provincia.

Altro problema – io esaminersolo i piimportanti di quelli discussi dagli esperti delle due Delegazioni – è quello che nella Provincia di Bolzano si creano delle industrie da parte di enti parastatali. Per quanto mi consta, nessuna nuova industria è stata istituita in Provincia di Bolzano dopo la recente guerra, né statale, né di privati. In ogni modo, noi possiamo anche trovarci d’accordo se si raggiunge con il Governo austriaco un’intesa, quello che si dice un «gentleman agreement» di non istituire delle nuove industrie al solo scopo di creare un artificioso afflusso di abitanti nella Provincia; ma in questo dopoguerra cinon si è mai verificato; né del resto, con tutte le richieste che il Governo ha per creare nuove industrie nelle diverse Regioni d’Italia, sarà difficile al Governo italiano di evitare la creazione di industrie nella Provincia di Bolzano.

Un’altra questione che ha un’importanza politica notevole è stata sollevata: quella della iscrizione nelle liste elettorali solo dopo tre anni di residenza. La norma risulta da una legge regionale che fu introdotta proprio per permettere l’esercizio di voto ai riottanti. È una legge regionale perché le leggi elettorali sono leggi regionali. Comunque, riconosciamo che si potrebbe riprendere in esame la questione per porre il limite dei tre anni di residenza.

Altra questione è il riconoscimento dei titoli di studio, per meglio dire dei titoli di specializzazione conseguiti in Austria. Si poTRà anche qui trattare, con un accordo fra i due Governi, per tutti, non solo per i cittadini dell’Alto Adige, ma per tutti i cittadini italiani e i cittadini austriaci che abbiano conseguito titoli di specializzazione nei due Paesi. Ripeto, non sono titoli di studio, ma titoli di specializzazione, perché i titoli di studio sono già stati riconosciuti con un Accordo. Qui si fa riguardo specialmente ai laureati in medicina.

Altro problema che gli esperti non hanno trattato è quello dell’autonomia comunale, che naturalmente noi intendiamo difendere tanto per i Comuni di lingua tedesca quanto per i Comuni bilingui.

Un’altra questione particolare riguarda l’Ente delle tre Venezie. Ci sono state, durante il corso delle discussioni degli esperti, alcune questioni che non sono state chiarite. Anche queste questioni si potrebbero risolvere stabilendo che una parte dei beni già devoluti alle tre Venezie e dei quali tale Ente sia ancora in possesso, perché alcuni sono stati già restituiti ai legittimi proprietari, se ancora esiste, puessere restituita.

Il problema che ha preoccupato gli esperti mi pare che sia soprattutto quello fondamentale della sicurezza giuridica delle deleghe. Su questo, un esame tra giuristi potrebbe chiarire meglio la portata delle nostre proposte, che mi pare diano sufficiente garanzia. Solo di fronte ad un testo legislativo si poTRà apprezzare la sicurezza del sistema delle deleghe, che è stato affrontato, ma non sufficientemente approfondito. Ci sono altre questioni di dettaglio, ma non credo di parlarne ora. Per esempio, il riconoscimento delle benemerenze combattentistiche per l’assunzione negli impieghi, è stato lamentato che non è stato attuato e riconosciuto con la legge ’48, ora si sta provvedendo a riconoscerla, le procedure sono in corso, il riconoscimento dà diritto di preferenza alle assunzioni, ecc. Non è facile, comunque, accertare la qualità di combattente, se si trattasse di combattenti dell’esercito italiano si potrebbe avere presto la documentazione, ma ci troviamo di fronte a combattenti della Wermacht e quindi è il Governo germanico che è in possesso di tale documentazione. Per questo, siamo a disposizione per qualunque altro chiarimento.

KREISKY: Signor Ministro, Signori, penso che esista tra noi una differenza fondamentale di punti di vista per quanto riguarda il modo pirapido di concludere queste nostre trattative. Il punto terminale di tutte le nostre discussioni era sempre quello della sicurezza, dell’ancoraggio giuridico di tutte le concessioni che sono state fatte e di altre concessioni avvenire. Noi abbiamo pivolte sottolineato quale è la forma che noi riteniamo piadatta per queste garanzie e cioè da una parte sarebbe un cambiamento dello Statuto regionale e dall’altra l’attribuzione delle competenze legislative.

Noi abbiamo dato l’incarico agli esperti di esaminare la forma di tali garanzie e questo incarico non ha portato a nessuna soluzione. Ella stessa, ci ha detto qualche cosa a Klagenfurt, qualche cosa che ella stessa ha considerato come ipotesi; noi eravamo anche disposti ad esaminare dettagliatamente tali ipotesi, ma si è dimostrato che tali ipotesi non sono state utili. Era stato quindi detto da parte italiana che si sarebbero presentate proposte concrete riguardo a questa questione, proposte concrete che, per non sono state ancora presentate. Ripeto, queste proposte concrete oggi non sono state ancora portate a nostra conoscenza e questo è un problema di primaria importanza.

Signor Presidente, la ragione della nostra insistenza è dimostrata dal fatto che nello stesso momento in cui lei accennava alla possibilità di un compromesso per evitare la creazione artificiosa di industrie a Bolzano, il Ministro Scelba ha annunciato una grande campagna di sviluppo industriale per la protezione e il rafforzamento del gruppo linguistico italiano.

SEGNI: Credo che il Ministro Scelba sia stato frainteso, noi non abbiamo in corso nessun progetto di istituire delle industrie parastatali a Bolzano, perse un privato vuole istituire un’industria dove crede piopportuno, noi non abbiamo il diritto di impedirglielo. Abbiamo anche talune notizie di industriali tedeschi, germanici, che vorrebbero venire in Provincia di Bolzano.

KREISKY: Capisco ci ma voglio sottolineare che il Ministro Scelba ha accennato a piani concreti, cioè ha parlato di progetti dell’IRI, il che significa di una industria statale. Lei ha accennato anche, Signor Ministro, alla questione riguardante diritti di voto, ma vorrei rilevare che questi sono sistemi che definirei omeopatici per risolvere gli urgenti problemi della immigrazione forzata.

SEGNI: Sulla immigrazione devo essere estremamente preciso: il Governo italiano non ha mai favorito alcuna immigrazione ufficiale in nessuna Provincia d’Italia. Questo lo dimostra il fatto che nella Provincia di Bolzano il numero degli italiani è proporzionalmente aumentato in misura minore della popolazione italiana di lingua tedesca. Vorrei dire che sono stato, per ragioni di salute, nella Provincia di Imperia e la terza parte della popolazione di quella Provincia è costituita da elementi di altre Regioni, i quali si sono stabiliti in Liguria e vanno sempre aumentando in misura tale che i liguri diverranno presto minoranza. Eppure, il Governo italiano non è intervenuto affatto artificiosamente in queste immigrazioni. Ma desidero ricordare anche un’altra cosa, e cioè che c’è un articolo della nostra Costituzione che garantisce il libero movimento dei cittadini nello Stato italiano; inoltre, abbiamo stabilito nel 1957 un trattato internazionale che garantisce il libero movimento della mano d’opera nei vari Paesi del MEC.

È questa una legittima preoccupazione del Ministro Kreisky, lo capisco, perè una preoccupazione che non ha nessun riscontro nei fatti se li guardiamo con obiettività.

Era meglio tirar fuori la questione dell’immigrazione perché il Governo italiano non ha mai stabilito una cosa del genere e la libertà di movimento è garantita dalla nostra Costituzione.

KREISKY: Non abbiamo dei documenti concreti poiché non è stato effettuato negli ultimi tempi alcun censimento nella Provincia di Bolzano, perdisponiamo di documenti riguardanti gli elettori e da cirisulta che il numero di voti dati ai partiti italiani è superiore a quello dato ai partiti tedeschi.

SEGNI: Lei è certo che non ci siano cittadini di lingua tedesca che abbiano votato per il PSI e per il PCI? Io non lo escludo.

KREISKY: Questo lo potrei escludere praticamente del tutto, perché riferendomi alle tradizioni politiche, se vi fosse un così grande desiderio per ci ossia il desiderio di cittadini di lingua tedesca a votare per un partito italiano, sarebbe già stato creato un partito socialista di lingua tedesca. Se, dunque, i cittadini dell’Alto Adige decidessero di romperla con il proprio partito per andare in un altro, avrebbero creato, prima di far ci un proprio partito socialista.

SEGNI: I voti comunisti in Italia giungono dalle pidiverse e segrete provenienze.

KREISKY: Lo credo (ride). Comunque, non ritengo che le tradizioni e la situazione politica possano portare gli altoatesini a votare per il partito comunista, pertanto ritengo che debba escludersi tale eventualità.

Ora non vorrei prolungare la discussione accennando anche al fatto che nelle elezioni comunali a Bolzano il numero dei voti italiani si è accresciuto di piproporzionalmente di quello dei voti tedeschi, ma sono pronto a fornire una relazione in cui è dimostrato come le Autorità italiane incrementino tale situazione.

SEGNI: Le Autorità italiane non possono favorire nessuna trasmigrazione perché non hanno nessun elemento per favorire questa immigrazione. Quando abbiamo una situazione come quella esistente nell’Italia Meridionale che è sovrappopolata e ove le condizioni di vita sono veramente difficili è naturale che queste popolazioni abbiano il diritto, in base alla Costituzione italiana, di trasferirsi altrove e cioè in quelle Province le quali hanno necessità di questa mano d’opera. L’Italia del Nord, ad esempio, in alcuni anni si pudire abbia cambiato fisionomia, specialmente in alcune Province per il movimento naturale di immigrazione che si è verificato: l’esempio di Imperia che ho prima citato è piche eloquente. Pertanto, debbo perrilevare che l’immigrazione verificatasi nella Provincia di Bolzano si puconsiderare minima nei confronti di quello che è avvenuto in altre Province. Tengo a sottolineare che quanto ho detto non è per una polemica, ma è proprio perché vorrei che non si sviluppasse questa idea che le Autorità italiane favoriscono una immigrazione nella Provincia di Bolzano.

KREISKY: Signor Ministro, mi dispiace di doverla contraddire di nuovo; io potrei fornire ad ogni momento la prova del fatto che sono state le Autorità italiane, della Provincia e della Regione, che cercano di incrementare tale immigrazione.

SEGNI: Non credo che le Autorità abbiano interesse di aumentare la popolazione. La cosa che maggiormente cercano di evitare i Prefetti è appunto l’immigrazione perché essi alle volte si trovano della gente che giunge sul luogo per trovare lavoro e poi non sanno invece come usarla.

KREISKY: Signor Presidente, la credo senz’altro per quanto riguarda tutte le altre Province italiane, esclusa perla Provincia dell’Alto Adige in quanto voglio rilevare il fatto che a qualsiasi politica di snazionalizzazione appartiene anche il movimento di immigrazione.

SEGNI: Ma noi non l’abbiamo fatta questa politica di snazionalizzazione.

KREISKY: Mi risulta perche le Autorità locali hanno fatto cie non l’avrebbero potuto fare se non avessero avuto i mezzi e le istruzioni dalle Autorità centrali. Voglio sottolineare il fatto che nel Parlamento italiano i rappresentanti dell’Alto Adige non hanno possibilità di esporre tali problemi.

SEGNI: Questa possibilità l’hanno sempre: presentano una interpellanza, una mozione ed ecco che hanno questa possibilità.

KREISKY: Voglio far rilevare il fatto che prendendo in considerazione il periodo 1948-1960, e cioè un periodo relativamente breve di dodici anni, i voti tedeschi sono aumentati del 22%, mentre quelli italiani hanno subìto un aumento del 46%. Nessuno poTRà dirmi che i partiti italiani abbiano svolto una politica talmente affascinante da attirare anche i voti tedeschi. Vorrei inoltre sollevare il problema piserio riguardante il fatto che se anche la popolazione di lingua tedesca è aumentata, questa non è una prova del benessere di tale popolazione, perché non si puconsiderare prova di benessere l’aumento di attività dei cittadini di lingua tedesca, dato che il benessere della popolazione di lingua italiana, pur avendo una quota pibassa di attività, è aumentato in maggior misura.

SEGNI: Questa è la conseguenza di una politica fatta contro l’industrializzazione. Sono i responsabili della SVP di questa politica assurda che va contro gli interessi della popolazione, perché loro fanno una politica di contro-industrializzazione favorendo invece la politica agraria che ha una economia povera.

RUSSO: Che non vi sia stata una volontà di snazionalizzazione da parte italiana in questo dopoguerra è dimostrato da tre fatti che mi permetto di ricordare: 1) la politica da noi seguita in materia di riopzioni, andando al di là, in tale politica, di quelli che erano gli impegni e gli obblighi di carattere internazionale da noi assunti. Se veramente avessimo voluto ridurre il numero di cittadini di lingua tedesca, avremmo potuto farlo con notevole facilità di fronte alle gravi responsabilità di alcuni di coloro che hanno richiesto l’opzione, mentre siamo andati oltre le leggi internazionali; 2) per quanto riguarda l’immigrazione in Provincia di Bolzano questa ha un indice nettamente inferiore a quello di tutte le Province dell’Italia Settentrionale; quindi, Signor Ministro, non solo non vi è stata una artificiosa pressione, ma se mai intervento vi è stato, esso è stato in senso contrario, opposto a quello da lei lamentato. L’immigrazione in Bolzano è un terzo dell’indice della immigrazione nella Provincia di Torino; 3) per quanto riguarda l’incremento secondo i dati di censimento dei due gruppi etnici nel decennio ’48-’58, debbo dire che vi è stato un incremento del gruppo etnico tedesco del 14,49% di fronte ad un incremento del gruppo italiano del 12,94%. Lei si è riferito all’aumento dei voti italiani nelle città della Provincia, ma occorre tener presente che vi è stata una corrispondente diminuzione di voti nei Comuni minori.

SEGNI: C’è un fatto che non si puconfutare e cioè che nel ’48 i rappresentanti del Consiglio comunale della SVP erano tredici; nel ’52 erano quindici e quindi si è riscontrato un aumento dei propri rappresentanti.

RUSSO: Per quanto riguarda il problema giuridico il Ministro Segni ha ricordato la Costituzione della Repubblica Italiana e gli accordi del MEC per quanto riguarda la mano d’opera in riflesso alla sua libera circolazione; ma mi permetto di aggiungere che esiste anche «la Carta dei Diritti dell’Uomo» nello Statuto delle Nazioni Unite, che impedisce che si ponga divieto alla libera circolazione della mano d’opera all’interno del territorio degli Stati appartenenti all’Organizzazione internazionale.

Ad ogni modo, fatte queste premesse di carattere giuridico, noi siamo disposti

– lo ha dichiarato il Ministro Segni – a studiare la forma di un impegno per evitare qualunque creazione artificiale e artificiosa di industrie nella Provincia di Bolzano, aventi il fine di aumentare in loco la popolazione di lingua italiana. Per quanto riguarda il problema specifico del collocamento della mano d’opera, abbiamo detto a Klagenfurt e lo hanno precisato i nostri esperti a Zurigo, che noi proponiamo che lo Stato deleghi alla Provincia le sue competenze in materia di nomina delle Commissioni, che i Sindaci dei Comuni minori siano consultati per la nomina di corrispondenti incaricati per il collocamento, che la scelta dei corrispondenti sia data al gruppo linguistico pinumeroso del Comune e che la composizione delle Commissioni per il collocamento della mano d’opera sia istituita in base al rapporto etnico delle categorie interessate. Per quanto riguarda la partecipazione del rappresentante della Provincia nella Commissione centrale, si pustabilire che la Provincia di Bolzano abbia il suo rappresentante tutte le volte che si tratta di materie che interessano la Provincia di Bolzano. Possiamo quindi assicurare che non solo non vi è volontà, ma anche che non vi è stata mai azione da parte dello Stato italiano di imporre una politica di snazionalizzazione in Alto Adige e siamo pronti ad esaminare con la controparte austriaca i metodi ed i mezzi per dare concrete garanzie che questo non si possa verificare in avvenire.

KREISKY: Questo è stato di nuovo esaminato, ma ci ha sempre portato alla questione delle garanzie. Da parte italiana ci è stato detto che sarebbero state emanate delle sicure garanzie, ma non ci è stato comunicato mai qualcosa di concreto al riguardo. Gli esperti hanno avuto appunto il compito di esaminare tali garanzie, ma finora non ci è stato portato alcun elemento che ci dia la sicurezza di tali garanzie. Ma per terminare una volta per tutte questa questione e per non lasciare senza risposta gli argomenti ora esposti dal Signor Sottosegretario di Stato, vorrei aggiungere ancora delle osservazioni. Io non ritengo che sia un argomento valido da parte di uno Stato democratico, e qui voglio scusarmi della mia sincerità, di portare come argomento, come questione, come oggetto, delle cose che sono state fatte per riparare.

SEGNI: Perabbiamo ammesso molti ex nazisti. RUSSO: … che secondo la legge non avevano titoli per essere riammessi. KREISKY: Riguardo a questo argomento ci arriverpitardi.

Un altro argomento da esporre è il fatto che uno Stato non dovrebbe avere il diritto, la possibilità di decidere quale lingua debba essere parlata in una determinata regione, quando questa regione parla una lingua per periodi che durano da centinaia di anni; uno Stato non dovrebbe avere il diritto di decidere se delle persone che vi hanno abitato da secoli possano continuare ad abitare in questa regione oppure no.

Per quanto riguarda la riammissione di elementi nazisti, vorrei pregarla di risparmiarci dal dover riesaminare la situazione e considerare statistiche riguardanti quanti nazisti e quanti fascisti siano stati riammessi nell’amministrazione. Io posso considerarmi uno degli esperti della storia del fascismo in Austria che ha avuto importanza determinante per quanto riguarda il socialismo ed ho avuto contatti con Modigliani, Turati e lo stesso Sforza e quindi non vorrei ora fare delle considerazioni sull’influsso che puaver avuto in un primo momento il fascismo sugli altri Paesi del mondo. Questo è valido per le organizzazioni para-militari, per il saluto, ecc. ecc. Ma questo non purappresentare per noi un punto di discussione, sono ritornato su questo argomento soltanto perché da parte italiana è stata rilevata la generosità di aver riammesso elementi nazisti.

SEGNI: Vorrei spiegare che non è stata una generosità di riammettere in Italia dei cittadini che volontariamente avevano abbandonato la cittadinanza italiana e anche combattuto contro l’Italia.

KREISKY: Questo porta necessariamente ad una seconda replica: che cosa puessere considerato volontario in una certa dittatura?

SEGNI: Un certo numero di cittadini italiani di lingua tedesca sono rimasti italiani e quindi era volontaria.

KREISKY: Ma questo ci porterebbe a dover discutere la difficile problematica di tutta questa epoca; ma ciche riguarda la questione di essere stato nell’esercito contro l’Italia, bisogna sottolineare il fatto che gli italiani sono stati a fianco dei tedeschi e i tedeschi a fianco degli italiani per un tempo e che poi gli italiani sono stati contro i tedeschi. Mi permetto di poter concludere questo discorso con una constatazione, e cioè che in questo periodo sono esistite due Italie, come sono esistite due Germanie.

SEGNI: Purtroppo la Germania è stata una sola, non c’è stata una rivoluzione contro Hitler come c’è stata una rivoluzione contro Mussolini.

KREISKY: Ma in questi stessi giorni, ricorre l’anniversario di un evento che dimostra che vi sono state rivoluzioni, c’è stata questa rivolta di generali in Germania che puessere paragonata alla rivoluzione di Badoglio. Voglio sottolineare il fatto, anche se non sono qui per difendere la Germania …

SEGNI: (interrompendo): Né noi vogliamo attaccare la Germania, vogliamo fare solo una constatazione di fatti.

KREISKY: Voglio rilevare che l’Italia è stata per metà occupata dagli Alleati e quindi gli italiani hanno avuto piaiuto nella loro lotta di liberazione, in un certo senso. Noi sappiamo quanto potente sia un apparato di dittatura e quale ruolo, di influenza, ha sullo spirito lo sgretolamento e soprattutto quale pressione economica esso eserciti.

Vorrei passare adesso ad un altro argomento e vorrei dimostrare con delle cifre la situazione pratica e cioè che nella popolazione dell’Alto Adige il 27,39% è rappresentato da popolazioni non nate nella Provincia stessa e tale percentuale del 27,39% è la pialta di tutte le Regioni italiane.

SEGNI: Mi permetta di contestare questa sua affermazione: io vengo da una Provincia in cui i nati della Provincia stessa hanno una percentuale del 30%, non parlo della mia Provincia, bensì della Provincia dove sono ora stato: Imperia.

KREISKY: Questa è una Provincia del tutto particolare perché ha uno sviluppo del tutto particolare.

Per quanto riguarda la questione, vorrei portare un esempio: i profughi dell’Istria che sono affluiti nella Provincia di Bolzano sono 2.704, mentre nella Provincia di trento sono 1.243, cioè nella Provincia di Bolzano è stata fatta affluire la percentuale pialta di questi profughi.

Avrei da aggiungere dell’altro per quanto riguarda questi rilievi statistici, ma ritengo che non potremmo arrivare alla stessa conclusione di questo dibattito e vorrei quindi aggiungere qualcosa d’altro.

Vorrei sottolineare il fatto che tutti i tentativi che vengono fatti da parte italiana per distrarre le nostre preoccupazioni e per calmare i nostri timori vengono fatti in un modo quasi incredibile; mi riferisco al decreto-legge che si trova al Parlamento italiano riferendosi alla revoca della cittadinanza. Questo progetto di legge ha destato un senso di insicurezza tra le popolazioni dell’Alto Adige ed è quasi logico che esse abbiano tutto il dritto di pretendere delle garanzie su quanto viene loro concesso, garanzie su ciche viene promesso e per tutti i loro diritti.

Vorrei quindi passare a discutere il problema di fondo, e cioè in qual modo venga garantita questa sicurezza agli abitanti dell’Alto Adige, perché ritengo che questa discussione debba avvenire tra noi dato che gli esperti non sono pervenuti a nessun risultato in merito a ci SEGNI: Su questo punto gli esperti che sono qui presenti mi hanno detto di aver lungamente discusso delle garanzie, naturalmente intendo parlare delle garanzie per la stabilità delle deleghe. Abbiamo già detto a Klagenfurt che la garanzia che consideriamo migliore era quella della concessione di deleghe attraverso leggi modificabili solo con la maggioranza di tre quarti, perché se vi è la maggioranza dei tre quarti la revoca non puavvenire senza il voto favorevole dei deputati del Consiglio Regionale di lingua tedesca che sono 16 su 48.

KREISKY: Vorrei rilevare che già a Klagenfurt era stata considerata l’ipotesi di lavoro ed espressa l’opinione che questo non rappresentasse alcuna sicurezza.

SEGNI: A Klagenfurt erano state fatte due obiezioni. La prima di tali obiezioni era che la legge di delega poteva essere impugnata dalla Regione o dallo Stato. Noi abbiamo esaminato a fondo la questione e riteniamo che la clausola per cui la revoca della delega non possa avvenire che con determinata maggioranza sia una clausola perfettamente costituzionale, quindi la delega diviene veramente irrevocabile, mentre qualunque altra legge, anche una legge costituzionale, puessere sempre revocata; questa qui, invece, diverrebbe irrevocabile di fatto, dato che su 48 consiglieri 16 sono di lingua tedesca: quindi la massima garanzia di stabilità e il massimo che la nostra legislazione conosca.

KREISKY: Vorrei ricordare ciche ho già detto in altre occasioni, e cioè che non posso considerarmi un esperto giurista e non posso rispondere immediatamente a tutti gli argomenti giuridici, ma sarpronto, dopo l’intervallo della colazione, di fornirle una risposta scritta; ma vorrei rilevare il fatto che considerando bene, la delega non è una vera e propria autonomia, si tratta di una competenza sulla quale ha il diritto di esercitare il controllo e di impartire direttive l’Autorità regionale sovrapposta. Quindi non si tratta di un ampliamento dei diritti autonomi degli alto-atesini.

Mi permetta di pensare un momento parlando ad alta voce: se una cosa del genere potesse venire realizzata, darebbe luogo ad una infinità di controversie e accrescerebbe certo il numero di quelle stesse controversie che già esistono tra la Regione e la Provincia per quanto riguarda le competenze amministrative. Questo è un argomento politico: nessuno puaffermare praticamente che una materia già regolata da una legge non possa venire regolata con un’altra legge. Questo accade molto spesso perché diverse leggi sono concorrenti fra di loro, perché trattano dello stesso argomento, ed ogni volta lo trattano in modo diverso e non esiste alcun altro modo per appianare delle controversie se non rivolgendosi alla Corte Costituzionale. A cisi deve anche aggiungere la sfiducia nei riguardi di una soluzione artificiosa. Io stesso, in Austria, non consiglierei al mio partito di accettare simile soluzione soprattutto in vista delle imprevedibili conseguenze che cipotrebbe portare.

Da contrapporre a tutto questo, noi, da parte nostra, abbiamo una proposta molto chiara: cioè questa soluzione sarebbe rappresentata dal fatto di dare agli abitanti dell’Alto Adige autonomia regionale che già possiede la Regione Trentino-Alto Adige, perché soltanto con questa soluzione, questo modo puessere considerato giusto, opportuno, giuridico. Con le competenze legislative si avrebbe una soluzione chiara e giusta che non darebbe luogo a controversie, poiché altrimenti si darebbe luogo ad una ridda di discussioni, di controversie giuridiche, dalle quali sarebbe difficile uscire.

SEGNI: Mi riservo di rispondere a questo nel pomeriggio, dato che mi pare che l’ora sia già avanzata. Debbo perprima far rilevare due cose: nessuna soluzione è immune da inconvenienti nel campo giuridico ed anche la soluzione proposta da loro ne avrebbe moltissimi; in secondo luogo, mentre noi abbiamo fatto molti passi avanti dalle nostre primitive proposte, noto che il Governo austriaco è rimasto sempre sulle stesse posizioni.

Credo che possiamo rivederci verso le ore 16.

KREISKY: D’accordo. La seduta termina alle ore 13.

Seduta pomeridiana del 24 giugno 1961, ore 17

SEGNI: Vorrei dare una risposta al Ministro Kreisky, se permette.

KREISKY: Senz’altro.

SEGNI: Mi permetterinnanzi tutto una piccola interpolazione sui dati elettorali che sono stati citati stamane. Nelle ultime elezioni del 1952-’56-’60, il numero degli elettori che hanno votato per la SVP è stato in percentuale costante, rispetto al numero dei votanti il numero degli eletti è sempre stato invariato: 15 Consiglieri regionali su 22 della Provincia di Bolzano; invece notiamo che nelle elezioni politiche del ’58 la percentuale dei votanti per la lista SVP è leggermente inferiore al 64%. Questo dimostra che le oscillazioni in percentuale non dipendono affatto dalla misura della popolazione; si puspiegare in mille modi: lo vediamo continuamente anche nelle Province dove non c’è differenza di lingua e dipende anche dal fatto che gli italiani generalmente votano di pinelle elezioni politiche e votano di meno nelle elezioni regionali. Questo dimostra che le oscillazioni non sono in relazione alla popolazione, ma in relazione all’affluenza degli elettori. Quindi, le differenze di percentuali non ci sono. Prendendo in esame elezioni dello stesso tipo, infatti, vediamo che le percentuali dei votanti sono sempre costanti e non possiamo nemmeno escludere che nelle elezioni vi siano varie correnti di popolazione che sentono pil’influenza della classe che l’influenza della lingua.

Ad ogni modo, il tasso costante è questo e nelle ultime tre elezioni regionali la percentuale dei voti della SVP è stata sempre uguale ed anche il numero dei Consiglieri eletti è stato il medesimo. Ma come giustamente ha detto stamane il Ministro Kreisky queste questioni sono secondarie, ma anche da questi elementi si pudimostrare che i componenti delle popolazioni sono dal ’52 in poi invariati e questo si pudedurre dal numero delle percentuali degli elettori.

Mi pare intanto che sia opportuno dare una risposta anche al riguardo delle garanzie. Il Ministro ha detto stamane che la garanzia unica è quella di una modificazione dello Statuto. Se noi dobbiamo fare un calcolo realistico dovremo considerare che è pifacile modificare una legge costituzionale che non modificare quella legge regionale di cui io ho parlato, cioè la legge che concede le deleghe, perché sarebbe, per una disposizione della legge stessa, modificabile solo con una maggioranza tale che non si possa raggiungere senza il concorso dei sedici Consiglieri di lingua tedesca, cioè 15 Consiglieri della Provincia di Bolzano e 1 Consigliere della Provincia di trento. Quindi, come stabilità della norma ne ha piuna di questa natura che una norma costituzionale che come la si fa la si puanche riformare. Questo per la stabilità.

Circa poi a quanto accennato, sia pure brevemente in merito al controllo dell’esercizio dei poteri, dobbiamo innanzitutto dire che se si tratta di un controllo di legittimità, come puconfigurarsi un controllo di legittimità, non sfugge nemmeno alla legge regionale non solo ogni atto amministrativo, ma non sfugge nemmeno, come dicevo, la legge regionale, quindi noi potremo nella legge di delega stabilire proprio che il controllo sia un controllo di pura legittimità, identico, analogo a quello che lo Stato ha attraverso la Corte Costituzionale, anche sulla legge regionale. Quindi, anche dal punto di vista del controllo, noi possiamo formulare una disposizione che dia le garanzie necessarie.

Chiedo scusa di questa dissertazione al Ministro Kreisky e della mia dichiarazione che forse pusembrare troppo semplice, ma è proprio perché io sono profondamente convinto che attraverso una delega congegnata bene nel senso che noi abbiamo indicato, si possono soddisfare tutte le esigenze dei cittadini italiani di lingua tedesca ed è proprio con profonda convinzione che vi prego di esaminare tale formula senza pregiudiziali. Questa soluzione che noi offriamo è fatta in un momento in cui gli animi sono accesi, ma accesi non sono i nostri animi mentre la proponiamo, noi siamo pacati, siamo sereni e cerchiamo veramente di trovare una strada per la conciliazione; non vorrei che questa potesse essere un’occasione perduta.

Voglio ripetere proprio quello che la mia coscienza non di Ministro degli Esteri, né di uomo di Governo, ma di uomo semplice che ha sempre visto le situazioni del suo Paese con schiettezza e sincerità, per dire al Ministro Kreisky che la nostra proposta va seriamente meditata prima di essere respinta.

KREISKY: Sono molto grato al Signor Ministro perché si è sforzato di nuovo di chiarire ai nostri occhi l’opinione del Governo italiano; sono anche convinto del fatto che lei, Signor Ministro, non solo considera la serietà della situazione, ma considera anche da parte sua seriamente la possibilità di risolverla. Proprio lei, Signor Ministro, ha accennato al fatto di quanto sia grande l’inquietudine, o meglio, l’irritazione tra le popolazioni dell’Alto Adige, ma vorrei pregarla, come io cerco di sforzarmi in tutti i modi di comprendere il punto di vista italiano, così vorrei che lei si sforzasse da parte sua di comprendere il punto di vista austriaco. La Delegazione austriaca è qui per difendere un gruppo di popolazione che ha dovuto affrontare una quantità di delusioni di cui forse lei, Signor Ministro, non si rende conto. Vorrei quindi spiegarle le ragioni per le quali io ritengo e noi riteniamo che non siamo del suo parere sulla questione delle deleghe.

Voglio esprimere la mia convinzione personale: se quanto si dice ora fosse stato detto o realizzato nel 1948 ed anche dopo il 1948 le cose sarebbero ad un punto diverso. Già nel 1948, quando il Governo italiano ha dato lo Statuto di autonomia alla Regione Trentino-Alto Adige ha assunto lo specifico impegno della equiparazione delle due lingue, l’esercizio dell’amministrazione regionale da parte delle due Province in fatto di delega, la piena autonomia per quanto riguarda la costruzione delle case popolari, l’autonomia scolastica, la suddivisione degli introiti regionali tra le Province; sotto l’influsso di tali assicurazioni i due rappresentanti, che vengono sempre citati da voi, i due uomini della SVP che erano stati presenti alle trattative, alla fine del gennaio 1948, e cioè alla fine delle trattative, hanno dichiarato verbalmente al «Dolomiten»: «La Provincia ha le competenze amministrative per quelle materie in cui ha le competenze legislative e inoltre, in linea di massima, in quelle materie in cui la Regione ha competenze legislative», quindi da cirisultava una completa separazione amministrativa.

Il diritto di voto è legato ad un obbligo di residenza per tre anni; per quanto riguarda la scuola, l’uso della lingua tedesca è stato assicurato per ciche concerne l’educazione e l’ordinamento scolastico; l’uso della lingua tedesca e l’equiparazione delle due lingue non solo sono assicurati tra le autorità, ma sono assicurati anche fra organi amministrativi della Regione, della Provincia e dei Comuni.

Se dovessi esprimere l’opinione delle popolazioni dell’Alto Adige dovrei dire che il Governo italiano dopo tredici anni ci offre una parte di ciche ci aveva assicurato nel 1948 e in fondo sotto forma di norme di attuazione le cui garanzie giuridiche ci appaiono molto dubbie. Le norme dello Statuto di autonomia sono state nel corso dei tredici anni di applicazione dello stesso Statuto molto ristrette e svuotate del loro contenuto, sia da nome di attuazione che da sentenze della Corte Costituzionale. Quindi, le offerte che vengono fatte ora non si avvicinano neppure a quelle che sono state offerte nel 1948 e che hanno perciportato all’approvazione dello Statuto di autonomia. Quindi voglio rilevare di nuovo il fatto che noi non possiamo ritornare a queste popolazioni portando loro meno di quanto era stato assicurato nel 1948, poiché essi non hanno pifiducia e ci considererebbero cattivi loro rappresentanti. Se noi tornassimo dagli alto-atesini portando loro delle proposte che noi stessi valutiamo pilimitate ancora di quelle che sono state fatte loro nel 1948 essi ci considererebbero dei cattivi difensori dei loro punti di vista, poiché a noi è stato affidato dall’Accordo di Parigi l’incarico di difendere i loro interessi. Queste proposte non verrebbero mai accettate e ci verrebbe rinfacciato che noi non abbiamo difeso gl’interessi delle popolazioni alto-atesine come invece è stato anche stabilito nella Risoluzione dell’ONU.

Per quanto riguarda la questione inerente alla Fiera di Bolzano, oppure ai patrimoni dell’Ente delle tre Venezie o all’Opera Combattenti ed anche per quanto riguarda i patrimoni che sono stati confiscati durante l’epoca fascista, la ricostruzione di fondazioni, l’equiparazione dei combattenti alto-atesini con i combattenti italiani; per quanto riguarda tutte queste questioni siamo dell’opinione che esse debbono essere discusse direttamente con i rappresentanti dell’Alto Adige. Tutte queste questioni rappresentano da anni oggetto di discussione senza risultato. E danno anche esse origine, come altre questioni che abbiamo ricordato, ad una grande sfiducia.

Per quanto riguarda poi la questione delle così dette garanzie, vorrei ricordare che ho sempre parlato delle garanzie dei diritti degli alto-atesini come possono essi derivare dall’Accordo di Parigi. Ciche riguarda, infine, le deleghe, la questione della revocabilità di queste deleghe, vorrei ricordare che, secondo l’opinione austriaca, queste deleghe non costituiscono l’adempimento del trattato di Parigi; e vorrei anche ricordare questa che puessere una lacuna del nostro modo di pensare, comunque vorrei rilevare che noi non vediamo alcun motivo logico, cioè non siamo in grado di arrivare logicamente alla conclusione che le proposte italiane risulterebbero una garanzia efficace per l’esecuzione di quanto sarebbe promesso agli alto-atesini; non solo che questo verrebbe eseguito, ma anche che verrebbe sempre mantenuto. La nostra logica non ci permette di vedere cinelle proposte italiane.

Noi non abbiamo neppure dei motivi fondati di fiducia sul fatto che queste deleghe possano essere mantenute in vigore per sempre, perché come queste deleghe vengono concesse mediante una legge, esse potrebbero essere revocate mediante un’altra legge.

L’introduzione di una particolare maggioranza qualificata per la decisione riguardo ad una tale legge, secondo la nostra opinione non rappresenta una sicurezza effettiva, perché lo Statuto non prevede per le leggi regionali, escluso l’articolo 49 concernente una decisione di conferma di una legge, la prova della maggioranza qualificata; quindi l’introduzione di una tale maggioranza qualificata, che è stata anche discussa nella Commissione di esperti, porterebbe sempre con sé un carattere di incostituzionalità, avrebbe cioè sempre il difetto di incostituzionalità.

Vi sarebbero, naturalmente, tanti altri argomenti da portare a conferma di quanto ho detto a questo riguardo; ma vorrei ripetere di nuovo che non troviamo da parte nostra in nessun modo soddisfacente una tale soluzione e quindi non consideriamo questa, ripeto, una soluzione.

Per riassumere vorrei dire che ci sono quattro motivi per cui noi siamo costretti a rifiutare queste proposte:

1) perché non consideriamo le deleghe un adempimento dell’Accordo di Parigi;

2) perché di fatto ci viene offerto meno di quanto era stato offerto nel 1948, cioè 13 anni fa ai rappresentanti dell’Alto Adige;

3) poiché ciche da parte italiana ci si offre ora non viene considerato da parte nostra un adempimento delle garanzie dei diritti degli abitanti dell’Alto Adige quali li avevamo chiesti noi;

4) poiché nel clima di sfiducia e di delusione in cui si trovano ora le popolazioni alto-atesine non avrebbe pialcun senso pratico continuare la discussione in materia.

Vorrei ora con la stessa serietà dimostrata da lei, Signor Ministro, a conclusione di quanto ho detto, aggiungere quanto segue: è un segreto conosciuto da tutti come in tutti i casi di politica vi siano due gruppi di punti di vista e due gruppi di uomini; al primo di questi gruppi appartengono gli uomini i quali per la loro esperienza personale, per la loro vita, per la loro età, per il loro temperamento ed anche per la loro inclinazione personale tendono a trovare soluzioni per via di compromessi e discussioni; l’altro gruppo di uomini è formato da quelli che non credono a simili soluzioni. Se posso chiamare il primo gruppo il gruppo degli uomini picalmi, pipazienti, definirei il secondo gruppo un complesso di uomini piimpazienti e quindi piradicali, per così dire. La tragedia di tutto questo è che i negoziatori hanno il grave compito di trovare soluzioni che siano accettabili non solo per loro, cioè per gente naturalmente inclinata a negoziare, ma devono trovare pure soluzioni per gli altri che per temperamento non trovano utile negoziare. Basandomi su otto anni di esperienza con uomini difficili vorrei poter anche affermare che il gruppo che ho definito radicale è formato dai pigiovani, dai pivivaci e che difficilmente puessere soddisfatto. Quindi, non si pufare altro che cercare di togliere di mezzo i motivi che destano la loro impazienza, la loro vivacità ed il loro carattere radicale per eliminare i motivi del loro radicalismo; ma i motivi del loro radicalismo si possono individuare nella situazione quale è quella di oggi. Noi non possiamo quindi che considerare questo, siamo qui, Signor Ministro degli Esteri, credo sinceramente, proprio per eliminare i motivi di questa insoddisfazione, di questa impazienza. L’unico sistema per giungere a cida parte nostra va trovato nel concedere una piena autonomia regionale alla Provincia di Bolzano e modificare lo Statuto regionale nel senso proposto dai deputati dell’Alto Adige, e mi appello di nuovo a lei per continuare a trattare su questo punto. Noi proponiamo una soluzione, come abbiamo già fatto a Milano, che ha già di per sé un grande carattere di compromesso. Lei stesso, Signor Ministro, sa meglio di me come esista un’altra richiesta che viene fatta sempre piinsistentemente da parte delle popolazioni alto-atesine. Noi proponiamo una soluzione entro i confini d’Italia nei limiti della struttura costituzionale italiana, poiché l’Italia ha la istituzione della autonomia regionale e, come noi riteniamo giusto, proponiamo una soluzione che si trova entro i limiti dell’Accordo che abbiamo stipulato. E vi offriamo una dichiarazione solenne ed ufficiale fatta dal Governo austriaco davanti al suo Parlamento secondo la quale vengano soddisfatte le esigenze dell’Accordo di Parigi.

Questo è quanto avevo da dire riguardo all’argomento, ma se lei mi concede altri cinque minuti vorrei dire brevemente quello che proporrei se l’Italia non fosse in grado di accettare tale soluzione.

Non interrompiamo le nostre trattative ma cerchiamo di metterci d’accordo per quanto riguarda la seconda parte della Risoluzione delle Nazioni Unite, ciche viene detto sotto le parole «con mezzi pacifici». Se faccio questa proposta non è perché io sono un seguace di metodi radicali, poiché sono dell’opinione che noi due personalmente, le nostre due Delegazioni, i nostri due Governi se non riescono a trovare una soluzione per quanto riguarda questa questione sostanziale dovremmo almeno metterci d’accordo su quale altra strada da seguire, poiché sono dell’opinione che soltanto se le popolazioni dell’Alto Adige riusciranno a capire che malgrado le difficoltà si è cercato di portare a termine questa discussione, si è ritenuto di negoziare, soltanto in tal modo si poTRà calmare una certa irrequietezza e l’inquietudine esistente. Soltanto se noi daremo la prova alle popolazioni dell’Alto Adige che malgrado le difficoltà a cui stiamo andando incontro, malgrado l’impossibilità nel momento di arrivare tra di noi ad un’intesa, malgrado queste difficoltà dicevo, tutti siamo convinti che ci sono sempre delle vie per risolvere la vertenza. Solo se noi daremo tale convinzione alle popolazioni alto-atesine solo allora saremo in grado di arginare l’irrequietezza, l’inquietudine, il senso di mancanza di sicurezza che regna nelle popolazioni dell’Alto-Adige.

SEGNI: Mi permetta, Signor Ministro, di fare qualche osservazione sul contenuto delle nostre proposte. Mi permetto dissentire dal Ministro Kreisky nel dire che oggi offriamo meno di quanto era stato proposto nel 1948. Questo non è esatto, mi dispiace dirlo ma, ripeto, non è esatto.

Parlo dei punti piimportanti di cui abbiamo discusso oggi, perché sulle altre questioni che riguardano l’equiparazione delle due lingue, la questione scolastica ed altro se ne è già parlato a Klagenfurt e ne riparlerà, poi, il Sottosegretario Russo.

Per per la questione dello Statuto della Regione Trentino-Alto Adige si parla di deleghe normali non obbligatorie, per noi il passo è molto grande. C’è una differenza essenziale e siamo certamente in un territorio molto piavanzato da quello dell’art. 14, ripeto: molto piavanzato.

Il Ministro Kreisky ha detto che questa norma sarebbe incostituzionale in quanto si disporrebbe una maggioranza, un «quorum», particolare per la revoca delle deleghe stesse; ebbene, l’articolo 49 prevede già un caso di maggioranza qualificata. Ma non è detto che questo sia il solo caso, possiamo con un’altra legge aggiungere degli altri casi. Per precisare accettando lo Statuto stesso il concetto di maggioranza qualificata, l’estendere questo concetto sia una cosa perfettamente costituzionale. Questo per quello che riguarda il punto centrale, ma vi sono altri punti di cui parlerà il Sottosegretario.

Come punto essenziale è la questione del radicalismo e dell’estremismo del quale ha parlato il Ministro Kreisky. Se noi avessimo accettato la tesi estremista non avremmo fatto questo incontro, avremmo per esempio votato alla Camera, due giorni or sono la mozione del Partito Sociale Italiano. Devo dire con tutta franchezza che questa soluzione estremista non porta alcun frutto, né io penso ad un mutamento di confine per l’Italia perché questa è una cosa assolutamente impossibile! Tale impossibilità trova la sua garanzia nella forza del popolo italiano ed è solo in questa forza e nella forza del popolo italiano che ciè impossibile.

Del resto io ritengo che il Ministro Kreisky non sia un estremista e penso che anche il Ministro Kreisky ritenga che io non sia un radicale ed allora voglio dirgli con tutta franchezza che le mie proposte fatte al Governo austriaco a Milano e anche prima si siano sviluppate e abbiano avuto dei mutamenti positivi da Milano in poi. Mi pare che mentre le proposte del Governo italiano, ripeto, abbiano avuto uno sviluppo positivo notevole, da parte austriaca si è rimasti fermi al punto di partenza. In fondo mi sembra che lo stesso Ministro Kreisky abbia riconosciuto questo quando ha detto che questa cosa sarebbe stata accettabile dieci anni or sono. Io rinnovo l’invito che ho già rivolto prima al Ministro Kreisky di riflettere profondamente su quanto noi proponiamo, è una cosa seria e notevole, noi non vogliamo assolutamente diminuire nulla al gruppo italiano di lingua tedesca e le nostre proposte hanno lo scopo, anzi, di assicurarne lo sviluppo, in armonia naturalmente con gli interessi di tutta la Nazione.

Ci sono note le questioni delle deleghe e quello a cui ha accennato il Ministro Kreisky sulle equiparazioni delle due lingue, sulle case popolari, sull’autonomia scolastica, sulla divisione degli introiti patrimoniali, e qui siamo di fronte all’applicazione dello Statuto e siamo nel campo dell’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Questa non è una applicazione dello Statuto, ma una applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Se io non ho parlato di questo è perché la questione assorbente principale era l’altra, quella dei poteri della Regione, ma su questo punto mi pare che una breve risposta dovremo darla e, se il Ministro Kreisky permette, prego il Sottosegretario Russo di fare la sua breve esposizione.

RUSSO: Qui due problemi sono di fronte al nostro esame: il primo riguarda il tema definito assorbente dal Signor Ministro Segni ed è quello dell’autonomia dei limiti e delle caratteristiche dell’autonomia regionale della Provincia di Bolzano. Per quanto riguarda questo tema il Ministro Kreisky si è riferito in particolare all’argomento dell’autonomia scolastica. È già stato osservato da parte nostra a Klagenfurt e lo hanno precisato gli esperti a Zurigo, come la Provincia di Bolzano abbia la pienezza di poteri legislativi ed amministrativi nel settore scolastico. Rimangono da emanare norme di attuazione per la scuola, ma come avemmo già occasione di dichiarare a Klagenfurt, il Governo italiano è pronto ad emanare nel pibreve tempo possibile queste norme di attuazione. Ho avuto già occasione di ricordare che il ritardo non è dovuto a cattiva volontà del Governo italiano, ma a difficoltà sindacali sollevate tanto dagli insegnanti di lingua italiana quanto dagli insegnanti di lingua tedesca. Gli uni e gli altri pensavano che il loro stato giuridico fosse garantito maggiormente dallo Stato piuttosto che dall’Amministrazione provinciale.

Il secondo punto riguarda lo Statuto secondo l’esposizione del Ministro Kreisky e concerne la questione dei diritti elettorali. L’art. 19 dello Statuto dell’Alto Adige prevede la possibilità che si stabilisca il diritto di residenza nella Regione dopo un periodo non interrotto superiore a tre anni. Ha già ricordato il Ministro Segni che quando fu varata la legge elettorale, furono proprio i rappresentanti di lingua tedesca che chiesero che non si usasse questa facoltà del diritto dei tre anni; eravamo nel momento delle elezioni. In ogni modo, ripeto, il Governo italiano è d’accordo che sia data la piena attuazione a questa facoltà prevista dall’art. 19 dello Statuto dell’Alto Adige.

La seconda parte dell’esposizione del Ministro austriaco riguarda argomenti al di fuori dello Statuto dell’Alto Adige.

Sul tema del bilinguismo, norme molto importanti sono entrate in applicazione con decreti presidenziali negli anni 1959 e 1960 e cifu fatto per iniziativa del Ministro degli Esteri Segni che era allora Presidente del Consiglio.

Come abbiamo esposto a Klagenfurt e come hanno ribadito i nostri esperti a Zurigo, siamo pronti su questa materia a prendere altri provvedimenti riferentisi alle esigenze del bilinguismo per la Provincia di Bolzano.

Abbiamo anche offerto, e sottolineiamo l’importanza dell’offerta, la creazione di ruoli speciali provinciali per funzionari dello Stato della Provincia di Bolzano, in modo da consentire agli appartenenti del gruppo etnico di lingua tedesca la partecipazione all’Amministrazione pubblica dello Stato italiano.

Ci siamo richiamati nella esposizione di questa mattina ai problemi inerenti all’Ente delle tre Venezie e all’Opera Nazionale Combattenti perché tali argomenti erano stati sollevati nella riunione degli esperti di Zurigo. Ci hanno chiesto delle precisazioni e abbiamo ritenuto opportuno fornirle in questa sede.

Concludendo, Signor Ministro, io credo che se si esamina seriamente ed obbiettivamente il complesso delle offerte di parte italiana per la loro entità, per la loro concretezza esse rispondono pienamente a tutte le esigenze che sono state prospettate da parte austriaca. Riteniamo che questi problemi debbano essere affrontati nella loro realtà concreta e al di fuori di posizioni astratte e di pregiudiziali.

Un’ultima osservazione, me la consenta, Signor Ministro. Lei ha parlato di sfiducia e di delusione: è chiaro che ogni accordo presuppone per l’una e per l’altra parte un’atmosfera di fiducia reciproca, qualunque accordo che partisse in un’atmosfera di sfiducia perderebbe di significato fin dal momento in cui si realizza.

KREISKY: Vorrei iniziare con ciche ha detto nelle sue conclusioni il Signor Sottosegretario cioè che gli accordi che non siano basati sulla reciproca fiducia perdono il loro valore; io voglio ricordare che noi qui trattiamo in nome degli alto-atesini e voglio di nuovo sottolineare che gli alto-atesini non hanno questa fiducia. Questa è la tragicità della situazione. Ma vorrei anche dire che cisi basa sull’esperienza storica degli alto-atesini e di questa opinione sono anch’io. Quando ho detto che se tredici anni fa le cose fossero state diverse, queste trattative avrebbero avuto un corso del tutto diverso; così non voglio affermare il concetto espresso dalla Delegazione italiana che tutto ciriguarda l’Accordo di Parigi. Voglio soltanto ripetere ciche hanno detto i rappresentanti dell’Alto Adige e cioè che essi hanno accettato lo Statuto fidandosi di determinate promesse che erano state loro fatte.

Per quanto riguarda l’osservazione di carattere giuridico e di carattere costituzionale e di carattere giuridico-regionale, voglio dire che per molte questioni in questo caso debbono esistere anche nella stessa parte italiana differenze di opinione. Così, riferendomi al verbale delle conversazioni degli esperti, potrei rilevare che la Commissione di esperti italiani ha sottolineato il fatto che nell’articolo 14 non è detto che la Regione «puesercitare» ma «esercita», quindi ha un carattere imperativo. La parola «normalmente» dovrebbe significare quindi che la Regione deve trasferire le competenze di regola. Nell’art. 49 io non trovo nulla che accenni ad una maggioranza qualificata al di sopra della maggioranza assoluta.

SEGNI: La maggioranza qualificata è già una maggioranza assoluta, la maggioranza normale è la maggioranza dei presenti, la maggioranza normale è in realtà un quarto piuno.

KREISKY: Conosco una quantità di persone nel Parlamento austriaco che saprebbe come cavarsela in questo caso, ma ciprovocherebbe una serie ininterrotta di problemi, di controversie, di delusioni.

Potrei aggiungere delle osservazioni alle questioni sollevate dal Sottosegretario Russo, ma credo che queste osservazioni si ridurrebbero alla lettura di elenchi che mi vengono forniti dai miei esperti.

Per quanto riguarda la questione dei tre anni di residenza per il diritto al voto, esiste già una legge che è stata fatta prima del 1948, esiste poi una legge del 1952 che è stata decisa dalla Regione contro la SVP che non contiene questa clausola dei tre anni; infine la Regione ha deciso una legge comunale con la clausola dei tre anni ed in ultimo il Governo ha rifiutato questa clausola dei tre anni dichiarando che essa è valida soltanto per le elezioni regionali. Tutto questo ci porterebbe ad una discussione da cui sarebbe difficile uscirne.

Per quanto lei ha detto, Signor Ministro, all’inizio, che la forza del popolo italiano garantisce i confini, non vorrei litigare con lei su questo argomento. Ma tutte le richieste politiche non hanno mai tenuto conto di che cosa puessere realizzato e di che cosa puessere attuato. Il carattere di impossibilità di realizzazione di una richiesta non ha mai impedito che la richiesta possa venire avanzata. Penso che se si desidera una popolazione soddisfatta in questi confini ai limiti dello Stato, credo che se noi non raggiungeremo un accordo voi non avrete ai vostri confini una popolazione soddisfatta. Uno Stato non purendere soddisfatte delle popolazioni deportandole o eliminandole perché penso che con una simile legge si scatenerebbe una valanga a cui credo sarebbe difficile porre argine. Io debbo dire che una eventuale adozione di questa legge creerebbe un tale stato di mancanza di diritto nel senso politico che l’Austria si vedrebbe costretta ad intervenire davanti a tutti gli organi e le istituzioni internazionali ai quali appartiene per sollevare proprio questa questione.

Sarebbe inconcepibile per noi che una simile legge fosse concepita in un Paese democratico e non credo che una tale legge sarà decisa. Ma voglio fare ora una proposta concreta: tra di noi esiste una differenza di opinioni insormontabile sulla situazione in Alto Adige, da parte italiana si considerano le cose in un modo, mentre da parte nostra si considerano esattamente in modo contrario, e noi non riusciamo a superare questa differenza di opinioni. Accordiamo, quindi, sul fatto di affidare ad una Commissione di esperti internazionali conosciuti l’incarico di chiarire la situazione esistente in Alto Adige. Dovremmo ambedue proporre i nomi dei membri della Commissione e quanto a noi, austriaci, promettiamo di sottometterci, di accettare i risultati del rapporto di tale Commissione. Questo porterebbe certamente ad una chiarificazione del problema e faciliterebbe qualsiasi altra eventuale soluzione.

SEGNI: Avevo rivolto l’invito a meditare ancora sulle nostre proposte e se anche noi dovremo esaminare il punto 2 della Mozione delle Nazioni Unite, quest’invito io lo ripeto.

KREISKY: Noi abbiamo troppo rispetto per le argomentazioni esposte da lei, Signor Ministro, e dal Sottosegretario Russo per non considerarle con la massima serietà possibile. Questo lo faremo senz’altro.

SEGNI: Quanto al passaggio al punto secondo mi pare che le Nazioni Unite e lo stesso Statuto ci consiglino il ricorso alla Corte Internazionale dell’Aja. Si tratta di una Corte di altissimo valore giuridico e politico ed è quindi logico e naturale per una controversia di questo genere.

KREISKY: Vorrei dire – e questo non appaia come una mancanza di rispetto – che io non mi attendevo altro che questa proposta venisse fatta da parte italiana.

RUSSO: Questa è la dimostrazione di come sia chiara la nostra linea.

KREISKY: Ciè stato da parte italiana detto e annunziato pivolte e lo abbiamo anche letto ieri nella corrispondenza del «New York Times».

SEGNI: Lo abbiamo detto anche alle Nazioni Unite. Io non ho parlato con il corrispondente del «New York Times».

KREISKY: Cidimostra come sia salda la sua posizione in questo giornale.

SEGNI: Grazie.

KREISKY: Nella Risoluzione è detto: «Mezzi pacifici di propria scelta», cisignifica anche mediante propria elezione, cioè mediante scelta di entrambe le parti per il raggiungimento del medesimo risultato. Nella Risoluzione viene anche detto: «Ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia» cioè «inclusa la Corte Internazionale di Giustizia» ma «inclusa» non significa «soprattutto», ragione per cui siamo legati all’articolo dello Statuto che si occupa di questa questione, atteniamoci all’ordine. Abbiamo iniziato con i negoziati che stiamo ancora facendo e arriviamo al punto seguente che parla di «inchieste» e noi abbiamo proposto queste inchieste. Quindi, stiamo in qualche modo seguendo l’ordine previsto dallo Statuto dell’ONU; la risoluzione giuridica viene in fondo, prima di questa esistono altre proposte come la mediazione, ecc. Perci non ci allontaniamo dal primo punto, passiamo al secondo e per questo abbiamo proposto l’inchiesta, questa sarebbe la cosa migliore, perché cirappresenterebbe una concreta e completa base per le discussioni e di nuovo confermo che noi ci impegniamo a riconoscere i risultati che questa Commissione di inchiesta emettesse.

SEGNI: Ma allora il concetto cambia completamente: non è piuna Commissione d’inchiesta, ma sarebbero dei giudici.

KREISKY: Volevo riconfermare che quando questa Commissione internazionale ci dirà che la situazione si trova in questi termini, noi accetteremo i risultati di questa Commissione.

SEGNI: Cisignifica, le ripeto, che non è una semplice Commissione d’inchiesta che ha il semplice scopo di fare degli accertamenti, delle indagini, ma si tratta di un giudice.

KREISKY: Noi non porremo in dubbio quello che sarà stabilito da questa Commissione.

SEGNI: Ad ogni modo, quanto detto dall’art. 33, non è un ordine che significa una preferenza da dover seguire.

KREISKY: Questo è giusto e non posso mettere in dubbio che bisogna per forza seguire quell’ordine; ma poiché non si tratta di un ordine alfabetico, posso sempre presupporre che il legislatore compiendo questo ordinamento abbia avuto qualche fine, e cioè abbia voluto elencare secondo la logica uno dopo l’altro tutti i sistemi che potrebbero essere adottati per trovare una soluzione.

SEGNI: Potremmo fare una lunghissima discussione, perché effettivamente riteniamo che l’art. 33 si debba applicare tenuto conto non secondo il mezzo di soluzione, ma tenuto conto della natura della controversia e delle possibilità che hanno i mezzi per risolverla.

KREISKY: Io rinnovo la nostra proposta e ritengo che il nostro compito sarebbe molto facilitato se ci rivolgessimo ad una Commissione di esperti che si recasse sul posto.

SEGNI: Noi possiamo ritenere che un organo che giudichi sia piadatto di un organo che faccia una inchiesta. Se questo organo fa una inchiesta e non giudica, i suoi risultati non hanno importanza; se fa una inchiesta ed emette un giudizio sui risultati ottenuti, non è piuna Commissione di inchiesta, ma è un giudizio.

KREISKY: Non sono della sua stessa opinione.

SEGNI: Pregherei di adottare un altro sistema di lavoro. Intanto il Ministro Kreisky ci ha assicurato di tener presenti le nostre proposte e quindi il sistema delle trattative dirette rimane ancora come un filo di speranza che possa portarci alla soluzione. In quanto alla proposta del Ministro Kreisky riguardo all’inchiesta, ce la voglia precisare attraverso le normali vie diplomatiche e noi risponderemo a nostra volta e spiegheremo il perché abbiamo fatto la nostra proposta di deferire la questione alla Corte Internazionale di Giustizia.

KREISKY: Voi ci avete pregato di esaminare la questione, cosa che noi faremo e vi comunicheremo i risultati di quest’esame per iscritto e per via diplomatica. In questa nota se diremo che non possiamo seguire le proposte italiane indicheremo i motivi per cui non possiamo accettarle ed in questa stessa nota, in questo caso, proporremo questa Commissione di inchiesta. Da parte italiana, nella contronota avete detto che sarà proposta la Corte Internazionale dell’Aja. Contemporaneamente, per noi proporremo che se non riusciremo ad accordarci in merito faremo la proposta di rivolgerci al Segretario Generale delle Nazioni Unite affinché ci aiuti a superare questa difficoltà sulla scelta dei «mezzi pacifici».

SEGNI: Di questo non ce ne preoccupiamo perché mi pare che sia troppo presto.

KREISKY: Lei, Signor Ministro, è disposto a continuare a trattare anche domani mattina, oppure stasera stessa dopo l’invito? Perché vi sarebbero ancora alcune questioni da chiarire.

SEGNI: Su questo punto mi pare che la discussione non approderebbe a nulla; noi aspettiamo una proposta concreta scritta ed ancor pigiustificata da parte del Governo austriaco. Se poi vogliamo continuare la conversazione sul primo punto non abbiamo nessuna difficoltà a discuterlo.

KREISKY: Noi abbiamo esaminato attentamente tutti i problemi e sono dell’opinione che una discussione sul primo punto non arriverebbe ad alcun risultato concreto. Noi torneremo a riflettere di nuovo su questa ultima osservazione che lei ha fatto, la esamineremo attentamente a fondo e nel corso dei prossimi giorni, al pipresto possibile, vi manderemo una risposta in forma di Nota Diplomatica. Inoltre noi vi proporremmo in questa nota quale mezzo dovrebbe essere adottato e vorrei esporre la speranza che sia possibile arrivare ad un accordo per la scelta di uno di questi mezzi. Noi aggiungeremo anche in questa nota un suggerimento su ciche dovrebbe essere fatto se non si arriverà ad un accordo sulla scelta del mezzo. Posso chiedere se lei, Signor Ministro, ha eccezioni da fare circa la continuazione della discussione sulla scelta di un mezzo pacifico?

SEGNI: A me pare opportuno che vi sia questo scambio di note, potremo ritrovarci dopo che un incontro sarà stato preparato.

KREISKY: Penso che proprio questa discussione sulla scelta del «mezzo pacifico» potrebbe salvare le trattative dal naufragio.

SEGNI: Saremo sempre pronti a riprendere la discussione quando ci verrà fatta una proposta dettagliata.

KREISKY: Su che cosa? Sulla scelta del «mezzo pacifico»?

SEGNI: Sulla risposta alle nostre proposte e sulla scelta dei «mezzi pacifici».

KREISKY: Ho già detto prima molto chiaramente che noi consideriamo queste proposte italiane non accettabili e come non adatte a fornire la soluzione; cinon è detto che riesamineremo attentamente queste proposte e daremo una risposta. Ma già da oggi posso dire che abbiamo esaminato il piattentamente possibile queste proposte e sin d’ora posso dire che in queste proposte non troviamo nessun argomento valido che possa contribuire a far cambiare la nostra opinione. Sono del parere che bisognerebbe tuttavia mettersi d’accordo sul «mezzo pacifico» per non ritardare di pila soluzione.

SEGNI: Abbiamo bisogno di una proposta bene specificata e scritta ed a questa proposta risponderemo subito. Potremo anche poi ritrovarci dopo.

KREISKY: Lei dunque desidera una proposta specificata sulla scelta del «mezzo pacifico». Questa proposta possiamo farla anche domani.

SEGNI: Bisogna che ci dia il tempo di esaminarla.

KREISKY: Non posso costringerla certamente ad una decisione, comunque sono pronto a fornire domani, dopo che avremo riesaminato queste proposte, il definitivo punto di vista di parte austriaca.

SEGNI: La proposta che ci è stata fatta pochi momenti fa ha bisogno di essere da noi vista nei suoi termini precisi e domani non potremmo rispondere. Il Ministro Kreisky aveva già detto di farci conoscere la proposta in via diplomatica noi ci impegniamo di far pervenire la nostra risposta al pipresto possibile.

KREISKY: Proporrei di riunirci domani mattina per discutere di nuovo questa questione conclusiva.

SEGNI: Quale questione?

KREISKY: Volevo dire che siamo disposti a comunicare che cosa noi intendiamo sotto il punto due e che siamo disposti a comunicare sotto forma di Nota Diplomatica, sempre domani mattina, quale è il nostro definitivo punto di vista.

SEGNI: È meglio che ce lo inviate attraverso le normali vie diplomatiche, in modo che noi possiamo rispondervi pensandoci su.

KREISKY: Va bene.

SEGNI: Noi risponderemo rapidamente. Allora, per il comunicato? Cosa facciamo?

KREISKY: Lei mi chiede in questo momento se ha molto senso fare un comunicato comune dopo quanto è stato discusso e dopo quanto è accaduto. Potrei fare una proposta per quanto riguarda il comunicato: noi ci riuniremo di nuovo questa sera dopo il pranzo che presumibilmente terminerà verso le ore 22 per decidere sulla opportunità

o meno di un comunicato comune. SEGNI: Dato che alcuni componenti la nostra Delegazione non parteciperanno alla cena potrebbero intanto preparare uno schema di comunicato.

KREISKY: Sono d’accordo, così, dopo, le trattative saranno molto pibrevi. Forse sarà possibile trovare un’alternativa che possa rappresentare l’attuale stato delle cose.

RUSSO: Si poTRà fare una breve verbalizzazione sulle posizioni rispettive.

SEGNI: Da parte nostra indichiamo gli Ambasciatori Grazzi e Fornari per prendere contatto con quelli che voi riterrete opportuno di designare.

KREISKY: Da parte nostra indichiamo l’Ambasciatore Waldheim e il dott. … Allora, ci rivedremo di nuovo dopo il pranzo.

Alla stampa diremo che abbiamo ancora una seduta in programma.

SEGNI: D’accordo(5).

La seduta termina alle ore 19,306.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 6, fasc. Alto livello, giugno 1961.


2 La Delegazione italiana al seguito del Ministro Segni era composta dal Sottosegretario On. Russo, dal Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Fornari, dal Capo del Servizio Stampa Ministro Marieni, dal Capo della Segreteria 10A Ministro Betteloni, dal Capo di Gabinetto Ministro Sensi, dal Consigliere Benuzzi, dai professori Monaco, Sperduti e Capotorti e dai Vice Prefetti Princivalle, Giovenco e Fabiani. La composizione della Delegazione austriaca era la seguente: Ministro Kreisky, Sottosegretario Steiner, deputati Gschnitzer, Winter e Zeillinger, esperti del Governo Regionale tirolese Consiglieri regionali Oberhammer e Zechtl, funzionari del Ministero degli Esteri Ambasciatore Waldheim, Consigliere Proksch, Console Generale Dengler, Consigliere Fisher segretario del Ministro, Consigliere Tarter segretario del Sottosegretario. Esperti: Ministro Kirchschläger, Prof. Ermacora e Consigliere Regionale Stadlmayer.


3 Il testo della dichiarazione preliminare di Segni era il seguente: «Signor Ministro, ella vorrà certamente riconoscere la buona volontà che il Governo italiano ha dimostrato perché i nostri incontri possano essere fruttuosi. Mi basterà rammentare la dichiarazione che ebbi a fare alla Televisione italiana l’11 del corrente mese, dichiarazione nella quale manifestai fra l’altro il convincimento che si sarebbe potuto trovare una soluzione soddisfacente di una controversia che minacciava di aggravarsi. Desidero anche ricordare i seri sforzi costruttivi compiuti dalla Delegazione italiana nell’incontro di Klagenfurt [vedi D. 143] e quelli effettuati dagli esperti italiani nel più recente incontro di Zurigo [vedi DD. 158 e 163]. Subito dopo la mia dichiarazione televisiva ed in stridente contrasto con essa, ha avuto inizio in Alto Adige una serie di attentati chiaramente diretta, con preordinata volontà, a paralizzare gli sforzi del Governo italiano per una definitiva e ragionevole soluzione della vertenza. Non ho certo bisogno di rifare qui in dettaglio la storia degli atti terroristici che hanno avuto luogo in queste ultime settimane: basti rilevare che nelle notti dell’11 e del 12 giugno sono stati effettuati ben 47 attentati, che hanno determinato danni inestimabili non solo per le distruzioni direttamente causate, ma anche per l’intralcio prodotto alla attività economica ed in genere alla vita della Regione. Non puesservi il minimo dubbio che questi attentati sono stati concepiti, diretti ed eseguiti nel modo pimeticoloso ed efficace e che essi non possono quindi che fare capo ad una organizzazione disciplinata ed esperta. Mi corre l’obbligo, Signor Ministro, di farle presente nel modo piesplicito che dagli elementi raccolti dal Governo italiano (cito fra gli altri il materiale di propaganda, le armi e gli ordigni esplosivi di diversa provenienza) risulta chiaro che l’attività terroristica risponde ad una volontà direttiva che supera anche i confini dello Stato italiano. Ma v’è di pi incitamenti, istigazioni ed incoraggiamenti sono stati fatti anche in pubblico da personalità responsabili. Il Governo austriaco è certamente al corrente di tutto ci e non è pertanto necessario che le citi casi particolari. Debbo peralmeno richiamare la sua attenzione sulle gravi responsabilità che incombono, in ogni caso, su chi, avendone l’autorità e la possibilità, non ha tempestivamente scoraggiato l’attività degli elementi estremisti, attività che ha purtroppo provocato delle vittime: sia il generoso lavoratore perito nel tentativo di rimuovere un ordigno che avrebbe causato ingenti danni, sia due giovani vittime della funesta propaganda estremista. Deprechiamo sinceramente questi luttuosi incidenti, la cui responsabilità, ripeto, ricade sugli organizzatori e mandanti, oltre che sugli esecutori, anche al di là del confine italiano e su quanti, specie in posizioni di responsabilità, hanno scatenato una inaudita ed ingiustificata campagna di odio contro il mio Paese, ed hanno così voluto ostacolare la effettiva ricerca di un’equa intesa. Debbo ricordare, Signor Ministro, che l’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite raccomandal Governo austriaco come a quello italiano di astenersi da qualsiasi atto che potesse danneggiare i loro amichevoli rapporti. Vorrei chiederle se i fatti che ho esposto siano in armonia con lo spirito e con la lettera della risoluzione. Non renderei del resto un buon servizio a questa elevata causa, se non attirassi, nel modo pichiaro e fermo possibile, l’attenzione di Vostra Eccellenza sul grave errore che commettono coloro, i quali esercitano pressioni sul Governo italiano per mezzo della violenza: ebbene, Signor Ministro, debbo dichiarare che giammai l’Italia sarà indotta con tali mezzi a concessioni e rinunzie né giuridicamente né moralmente dovute. Il Governo italiano ha tutto il diritto di ritenere che l’atmosfera creata contro ogni suo buon volere sia tutt’altro che propizia a serene e costruttive conversazioni (e la presenza nella Delegazione austriaca di persona nei cui riguardi è in corso in Italia un procedimento penale non è certo destinata a facilitare le conversazioni stesse). Nonostante tutto cinoi siamo venuti qui decisi a collaborare con la Delegazione da lei presieduta allo scopo di trovare per mezzo di negoziati bilaterali una soluzione soddisfacente per ambo le parti e ci auguriamo di trovare nella Delegazione austriaca lo stesso spirito e la stessa buona volontà» (edito in Libro Verde 1961, D. 30).


4 Il testo di questa dichiarazione di Kreisky è edito, con lievi varianti, ivi, D. 31.


5 Per il testo del comunicato congiunto, diramato il 25 giugno: ivi, D. 32.


6 Per il testo delle dichiarazioni di Segni in Conferenza stampa a Zurigo a chiusura della riunione e di quelle analoghe rilasciate alla stampa al suo rientro a Roma: ivi, DD. 33 e 34.

168

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY(1)

L. Zurigo, 25 giugno 1961.

Signor Ministro, alla fine delle nostre conversazioni(2) sento ancora una volta il dovere di coscienza di rinnovarle nel modo pipressante la preghiera, già ripetutamente rivoltale nel corso delle due sedute di ieri, di voler ulteriormente riflettere sulle proposte che ho avuto l’onore di farle a nome del Governo italiano.

L’incontro di Zurigo aveva come oggetto un esame congiunto delle conclusioni a cui erano pervenuti gli esperti dei nostri due Paesi nelle loro recenti riunioni(3). Come V.E. sa sono stato lieto non solo di confermarle tali conclusioni, ma di svilupparle e concretizzarle, sciogliendo anche varie riserve lasciate aperte dagli esperti su punti di rilevante importanza.

Sono convinto che le proposte da me formulate sono perfettamente idonee a soddisfare le effettive esigenze dei cittadini italiani di lingua tedesca. Ella stessa ha convenuto sull’obbiettiva consistenza delle mie offerte ed ha solo rilevato che, se esse fossero state fatte alcuni anni fa la vertenza che oggi ci occupa non sarebbe sorta perché con le soluzioni prospettate si sarebbe adempiuto sia all’Accordo che allo Statuto. Mi consenta di dirle che se tali soluzioni erano allora obbiettivamente eque e capaci di risolvere il problema altoatesino, non vedo perché esse non debbano avere oggi il medesimo valore.

Non credo sia necessario tornare ad esporle ora i dettagli delle soluzioni medesime sulle quali ho creduto mio dovere dilungarmi e insistere tante volte: mi consenta perdi ripetere che esse assicurano al gruppo etnico di lingua tedesca, di cui il Governo italiano intende rispettare le caratteristiche ed il libero sviluppo nel quadro degli ordinamenti italiani, maggiori possibili garanzie e piena sicurezza.

Ella ha avuto l’amabilità di dichiarare, nel momento stesso in cui respingeva le proposte del Governo italiano, che apprezzava lo sforzo da esso compiuto e si riservava di approfondirne lo studio.

Mi auguro che, nonostante la rigida e vorrei dire, se me lo consente, affrettata posizione assunta dalla Delegazione austriaca, tale studio possa avere qualche positivo sviluppo, entrando finalmente nell’esame dei problemi concreti e reali ed evitando impostazioni generiche e le pregiudiziali, che hanno impedito finora alla Delegazione austriaca un vero e proprio dialogo con quella italiana. Mi auguro così, per ritornare all’accenno fatto da V.E. alle difficoltà a lei derivanti dal contrasto fra gli elementi estremisti, irragionevoli e violenti e quelli moderati, realistici e sereni, che questi ultimi abbiano ad avere la prevalenza sui primi.

Ove cinon dovesse malauguratamente avvenire, per quanto concerne gli accenni da lei fatti alla fine della nostra riunione pomeridiana all’esecuzione del punto 2 della Risoluzione delle Nazioni Unite dell’ottobre scorso non posso non confermarle che esamineremo con la massima attenzione le proposte che ella si è riservata di far pervenire al Governo italiano attraverso i normali canali diplomatici, sempre convinto tuttavia che, data la natura della controversia confermata dalla Risoluzione delle Nazioni Unite, l’organo naturalmente idoneo a risolvere la vertenza in caso di mancato accordo bilaterale sia la Corte Internazionale di Giustizia.

Voglia scusare, Eccellenza, se ho creduto di insistere ancora una volta su quanto precede conscio della necessità di fare tutto il possibile per la soluzione del delicato problema che ci occupa nell’interesse delle popolazioni dell’Alto Adige e dei buoni rapporti fra i nostri due Paesi.

Gradisca, signor Ministro, l’espressione picordiale della mia profonda stima(4).

[Antonio Segni]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 6, fasc. Alto livello, giugno 1961.


2 Vedi D. 167.


3 Vedi DD. 158 e 163.


4 Per la risposta vedi D. 176.

169

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, A TUTTE LE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE(1)

T. 12803/c. Roma, 26 giugno 1961, ore 22,10.

Tanto da dichiarazioni da me fatte quanto da comunicato congiunto emesso a conclusione incontro, V.E. avrà potuto avere prime impressioni su incontro svoltosi Zurigo sabato 24 con Ministro austriaco Affari Esteri(2).

Per suo orientamento e norma di linguaggio aggiungo seguenti notizie e considerazioni.

1. Nonostante loro carattere costruttivo nostre proposte sono state respinte da Delegazione austriaca, rimasta rigidamente ancorata a sue posizioni di partenza (completa autonomia Provincia Bolzano), come esplicitamente riconosciuto da stesso Sottosegretario Steiner in sue pubbliche dichiarazioni.

2. Emanazione comunicato congiunto, concordata da due Delegazioni al termine loro secondo incontro e cui testo (nel quale sostanzialmente si riconosce nostro atteggiamento costruttivo e quello negativo degli austriaci) era stato redatto in collaborazione, veniva improvvisamente rifiutata da parte austriaca. Solo dopo lunghe trattative e a seguito nostro fermo atteggiamento si è giunti alle 4 del mattino a sua pubblicazione nel testo da noi previsto.

3. Per quanto da parte austriaca si sia accolto nostro invito a meditare nuovamente su nostre proposte e sia stata promessa risposta scritta, andamento negoziati bilaterali lascia pensare ci si avvii a constatare loro fallimento. È bene perregistrare e far registrare che questo sarà dovuto soltanto a intransigenza austriaci che, ripeto, non si sono mossi da loro posizioni partenza.

4. Kreisky ha dichiarato, anche in seduta plenaria conferenza, che Governo austriaco deve adeguarsi a richieste dei «radicali» (sic) – cioè degli estremisti – e non è in grado sottrarsi loro pressioni. Nel registrare tale dichiarazione, non possiamo non domandarci con preoccupazione quali possano essere gli effetti di tale constatazione, non solo sui negoziati ma anche su futuri sviluppi situazione, dato che estremisti possono identificarsi con mandanti recenti attentati dinamitardi.

5. Ci proponiamo comunque esaminare con ogni attenzione risposta scritta checi è stata promessa. È peraltro opportuno tenere fin d’ora presente che preannunciata proposta austriaca di scegliere, tra i mezzi pacifici per risoluzione controversia cui si riferisce 2° punto nota Risoluzione Nazioni Unite, Commissione d’Inchiesta non è per noi accettabile, in quanto non (dico non) è mezzo appropriato risolvere controversia. Infatti, come risulta da Risoluzione ONU, questa verte esclusivamente su esecuzione Accordo Parigi. Occorre quindi ricorrere ad istanza che, in primo luogo, sia in grado statuire circa interpretazione Accordo e circa rispondenza o meno ad esso di esecuzione datavi da parte italiana e che inoltre sia in grado dare al riguardo decisione definitiva ed obbligatoria per le parti. Commissione di Inchiesta non risponde né all’uno né all’altro requisito.

Da parte nostra si è insistito su Corte Internazionale dell’Aja.

6. Nel corso discussioni, Kreisky ha accennato anche possibilità ricorrere Segretario Generale N.U. perché, in mancanza di accordo, suggerisca alle parti mezzo pacifico piidoneo per risolvere controversia. A prescindere da indelicatezza far appello a Segretario Generale senza presentirlo, ci sembra prematuro prospettarci fin da ora anche fallimento eventuali negoziati per scelta mezzo pacifico quando ancora non è neppure del tutto esaurita fase negoziati diretti. Comunque ciè indicativo dello spirito con cui austriaci si predispongono negoziati e converrà farlo rilevare.

Si lascia a V.E. giudicare su opportunità valersi parzialmente o totalmente notizie e considerazioni che precedono nel tenere al corrente codesto Governo sviluppi questione. Documentazione relativa (dichiarazioni, comunicati, ecc.) le vengono inviati per corriere aereo.

Solo Italdipl Parigi: Prego informare Italnato. Solo Washington: Prego informare Italnation.


1 Telegrammi ordinari 1961, Circolari partenza, vol. III.


2Vedi D. 167.

170

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 24807/275. Vienna, 27 giugno 1961, ore 22 (perv. ore 22,30).

Oggetto: Alto Adige.

Mi sono incontrato oggi con Ambasciatore Waldheim che mi ha preannunciato consegna, verso fine corrente settimana o inizio prossima, nota in cui primo verrà risposto in maniera definitiva su inaccettabilità proposte italiane(2) e pertanto chiusura discussione su prima parte risoluzione ONU. Secondo verrà proposto ed illustrato ricorso a Commissione inchiesta in adempimento secondo punto risoluzione ONU e Governo austriaco attenderà risposta Governo italiano in breve se pur ragionevole termine, trascorso il quale esso intenderebbe rivolgersi Segretario Generale ONU perché indichi mezzo pacifico per risoluzione controversia o a mia specifica domanda, dato atteggiamento stampa austriaca che sembrerebbe considerare esaurita anche discussione su secondo punto, per cui non resterebbe che secondo ricorso ONU, Waldheim mi ha dato atto che non possono considerarsi svoltesi trattative su predetto secondo punto e non ha perciescluso che possano aversi anche nuove conversazioni bilaterali sopra di esso. Waldheim ha aggiunto che potrebbe concordarsi mezzo decisivo tra tesi Commissione inchiesta e Corte Aja.

Waldheim mi ha poi ripetuto che tali sue dichiarazioni erano fatte naturalmente a titolo personale, pur ritenendo che questa sarà la strada seguita da suo Governo dopo Consiglio Ministri odierno e dopo rientro da Londra di Kreisky che avverrà giovedì prossimo [il 29].

Durante conversazione Waldheim mi ha anche detto:

1) che purtroppo le ultime conversazioni di Zurigo si sono svolte in atmosfera poco propizia creatasi a seguito ultimi avvenimenti Alto Adige e che sarebbe stato meglio un rinvio, pur rendendosi conto della difficoltà che potesse essere proposto sia da una che dall’altra parte;

2) che autonomia Provincia Bolzano è sostenuta con pari intransigenza da nordtirolesi e da altoatesini.

Waldheim mi ha fatto comprendere che Governo austriaco non purisolvere problema contro volontà questi ultimi e che poTRà porre fine controversia soltanto intervento organo internazionale, anche se questo non dovesse accogliere totali richieste altoatesini. Solo questo modo Governo austriaco potrebbe persuadere altoatesini negando qualsiasi suo ulteriore appoggio a loro maggiori pretese.

Davanti mie rimostranze per aver reso pubblica lettera personale V.E. a Kreisky(3), Waldheim mi ha detto che Ministro aveva letto testo a membri Delegazione austriaca allora riuniti e che essi, in atmosfera poco propizia, anziché considerarla quale ultimo ponte per trattative bilaterali l’avevano giudicata come nuovo e ultimo motivo polemico.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 167.


3Vedi D. 168.

171

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’INCARICATO D’AFFARI DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, PLAJA(1)

L. 10A/1155. Roma, 28 giugno 1961.

Caro Eugenio, come avrai visto dal nostro telegramma(2) e dalle notizie stampa, da parte austriaca a Zurigo(3) è stata avanzata la proposta, per il caso di fallimento dei negoziati anche sul paragrafo 2 della Risoluzione, di rivolgersi al Segretario Generale dell’ONU per l’indicazione del mezzo pacifico cui ricorrere per la risoluzione della controversia.

Di fatto il Ministro Kreisky durante le sedute si era limitato ad accennare a questa possibilità in via ipotetica e non impegnativa, «pensando ad alta voce». È stato soltanto dopo la fine delle riunioni che da parte austriaca si è fatto stato di questa idea come se fosse stata fatta una vera e propria proposta.

Da parte italiana in seduta fu detto soltanto che sembrava prematuro e inopportuno studiare cosa fare in caso di fallimento dei negoziati sul paragrafo 2 che non erano ancora cominciati, tanto piche speravamo ancora di poter proseguire quelli sul paragrafo 1.

Quando, dopo la seduta, abbiamo saputo che da parte austriaca si voleva fare stato dell’idea, abbiamo aggiunto che ci pareva oltretutto irriguardoso sollevare pubblicamente la questione senza che fosse stato presentito il Segretario Generale stesso.

Di tutto cipenso sia opportuno che notizia esatta pervenga al Signor Hammarskjd prima che gliene giungano versioni tendenziose da parte austriaca.

Quanto all’idea in sé è ovvio che essa ci lasci molto perplessi, per motivi su cui è superfluo mi soffermi con te.

Sarebbe comunque interessante conoscere la reazione del Segretario Generale all’iniziativa austriaca nonché gli orientamenti in base ai quali egli potrebbe verosimilmente impostare la sua risposta ad un eventuale passo presso di lui, nonché – siamo sempre evidentemente nel campo della pura ipotesi – una sua eventuale azione.

Mi rendo pienamente conto di quanto sia delicato effettuare un sondaggio al riguardo, che non dovrebbe lasciare impressioni di atteggiamento negativo nostro nei riguardi della persona o delle funzioni del Segretario Generale, ma che d’altra parte non dovrebbe assolutamente suonare incoraggiamento a un suo interessamento all’argomento né, sopratutto, mettere in dubbio il principio che il mezzo pacifico appropriato è dettato dal carattere stesso della controversia e quindi non richiede indicazioni da parte di enti od uffici internazionali.

Per non rischiare di esporre te, avevo anzi pensato di pregare Spinelli di esplorare a titolo puramente personale lo stato d’animo costì.

Spinelli passerà di qui nei prossimi giorni, ma non so dove sia diretto né quando arriverà costì.

Ho tenuto quindi ad esporti anche questa seconda parte della questione perché tu ti regoli come meglio credi.

Per la prima parte, quella espositiva che riguarda quanto successo a Zurigo, potrai invece procedere senz’altro a darne costì notizia nel modo piindicato(4).

[Giovanni Fornari]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2 Vedi D. 169.


3 Vedi D. 167.


4 Per il seguito vedi D. 174.

172

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 30962. Vienna, 30 giugno 1961.

Signor Ministro, volendo fare un bilancio dopo la conclusione delle conversazioni bilaterali italo-austriache di Zurigo(3), mi pare che da parte italiana non si possano avere scrupoli né per la tattica seguita, né per la natura e l’entità delle offerte fatte agli altoatesini.

A Klagenfurt(4) V.E. era riuscita ad avviare le conversazioni su un binario che avrebbe potuto condurre a concrete discussioni e positivi risultati. Tale chiarezza di impostazione doveva invece mettere in luce l’irriducibile intransigenza del radicalismo tirolese e l’impotenza del Governo austriaco di fronte a tanto estremismo. Kreisky doveva scontare l’estromissione dei radicali dalla seduta di Klagenfurt diventando il loro prigioniero a Zurigo. La delegazione austriaca sedette infatti in permanenza fino alla partenza di quella italiana, tanto che si impossess lesse, interprete commentla lettera da V.E. indirizzata personalmente al Ministro Kreisky al momento di partire(5).

La realtà è che i tirolesi non vogliono nessun’altra conclusione che non sia quella della completa autonomia della Provincia di Bolzano, non potendo, almeno per ora, ottenere l’autodecisione.

D’altra parte non si pucontare, almeno stando così le cose, su un’azione moderatrice del Governo austriaco, che ha dimostrato di essere succube dei tirolesi. I tirolesi non vanno nemmeno pia Vienna: è il Governo austriaco che è andato a Innsbruck, nella persona del Sottosegretario Steiner per ottenere l’approvazione a quanto deciso dal Consiglio dei Ministri sul contenuto della nota che ci dovrebbe essere trasmessa in questi giorni.

Concludendo: le offerte concrete fatte agli austriaci costituivano sufficiente oggetto di seria trattativa se l’altra parte avesse voluto sinceramente pervenire al regolamento pacifico della controversia. L’atteggiamento austriaco e tirolese hanno dimostrato che, salvo una nostra resa a discrezione, avanzare maggiori offerte, posto che ci fosse margine, sarebbe stato non solo inutile ma gravissimo errore, ponendoci in condizione di ulteriori e inammissibili capitolazioni sia nell’ipotesi di un futuro nuovo negoziato, sia se si dovesse comparire dinnanzi ad un terzo organo per risolvere la controversia.

***

Si tratta ora di trovare il «mezzo pacifico» per risolvere la questione. La scelta comporta una grave responsabilità, non soltanto perché si deve puntare sull’organo piidoneo a «darci ragione», ma anche perché la scelta di un organo piuttosto di un altro vale a caratterizzare la natura della controversia, e cioè a qualificarla o come controversia politica o come controversia giuridica. Tanto piche dalla risoluzione delle Nazioni Unite si evince una impostazione giuridica della controversia.

L’atteggiamento da assumere involge quindi una responsabilità tanto piseria di fronte al tentativo austriaco di politicizzare ad ogni costo la questione e possibilmente di investirne di nuovo, prima o poi, le Nazioni Unite.

Questo tentativo si profila oggi con la proposta, che non manca di una certa abilità, di rivolgersi al Segretario Generale delle Nazioni Unite, perché aiuti le parti a ricercare il mezzo pacifico cui dovrebbero rivolgersi, ma che non nasconde la speranza di una evoluzione, nel senso che, domani, detto Segretario Generale possa essere investito dell’oggetto del contendere e che, dopodomani, lo stesso Segretario Generale possa eventualmente investire della controversia le Nazioni Unite.

***

La Cancelleria di Vienna assume oggi l’atteggiamento di chi, non avendo potuto convincere gli estremisti tirolesi ad una ragionevole soluzione, si rivolge di buon grado ad un terzo giudice, alla cui decisione i tirolesi dovranno rassegnarsi. Questo atteggiamento è pertutt’altro che remissivo e il Governo austriaco non mancherà di sostenere, come ha fatto sinora, tutte le piestreme tesi dei tirolesi, senza esclusione di colpi. Non ci sarebbe da meravigliarsi che, ad una qualunque reazione degli estremisti tirolesi alla decisione di un terzo arbitro, il Governo austriaco vi si associasse, per gli stessi motivi per cui non ha avuto finora il coraggio di indurli alla ragionevolezza.

D’altra parte, nel mio recente colloquio con Waldheim(6) ho avuto l’impressione che questi ondeggiasse tra un intermediario che cercasse di avvicinare i punti di vista dei due Paesi e un organo giudicante la cui decisione avrebbe dovuto essere obbligatoriamente eseguita.

***

È quindi da non escludersi che qui si dia già come scontato il disaccordo anche sul punto 2 della risoluzione delle Nazioni Unite e si consideri come inevitabile un ritorno all’ONU, senza del quale, del resto, non avrebbero avuto senso né gli attentati alla dinamite né lo sfruttamento propagandistico della «strage degli innocenti» ad opera delle «barbariche» truppe italiane.

Ciimplica pertanto una rapida decisione sulla nostra linea di condotta in previsione che nemmeno la seconda parte delle trattative volga a buon fine.

D’altra parte un accordo presenta aspetti obiettivamente difficili, se, come è certo, gli austriaci si opporranno ancora una volta alla Corte dell’Aja. Infatti, nella fase attuale, dovremmo accordarci su due punti:

a) organo da interporsi tra le parti in veste di intermediario o in veste di organo giudicante;

b) delimitazione dell’oggetto della contesa e cioè formulazione di quesiti specifici sui quali l’intermediario od organo giudicante dovrebbe dare risposta.

Voglio, per brevità, considerare superabili le difficoltà sul punto a) per indicare quali scogli si incontrerebbero poi sul punto b) quando, per esempio, da parte austriaca si volesse formulare il quesito «tout court» se l’Accordo De Gasperi-Gruber ha voluto porre in essere oppure no l’autonomia della Provincia di Bolzano, nel preordinato intento di appoggiare poi la tesi dell’autonomia invocando quelle già esistenti nel quadro dell’ordinamento costituzionale italiano per la Sardegna e la Sicilia e cercando di superare l’ostacolo di impossibilità di modifica della Costituzione italiana sostenendo che nulla puimpedire l’esecuzione di un obbligo contenuto in un accordo internazionale.

***

A mio sommesso avviso bisognerebbe dunque decidere il nostro atteggiamento, la nostra linea di condotta, nella previsione che fallisca ogni accordo anche sul mezzo pacifico, e che tale atteggiamento possa essere assunto tempestivamente, onde prevenire iniziative austriache.

Inoltre tale atteggiamento deve essere deciso rapidamente perché è probabile che il Governo austriaco cerchi di «bruciare le tappe».

L’Ambasciatore Waldheim non ha escluso l’apertura di una nuova trattativa bilaterale per la scelta del «mezzo pacifico», ma non escluderei che, per un preteso ritardo da parte nostra a rispondere alla nota austriaca, attualmente in gestazione, nella quale probabilmente non verrà fissato un termine per la risposta, oppure sotto il pretesto che la nostra risposta non offrirebbe elementi positivi per un concreto accordo, il Governo austriaco, spinto anche dai radicali, ricorra improvvisamente o al Segretario Generale delle Nazioni Unite o ad altro Organo, o magari alle stesse Nazioni Unite.

In conclusione, l’ipotesi che puverificarsi in meno che non si creda, si puridurre a questi termini: le parti non si sono accordate né sul punto 1) né sul punto 2) della risoluzione delle Nazioni Unite. Il Governo austriaco riporta la questione alle Nazioni Unite e la riporta presto, magari improvvisamente per non dar tempo all’Italia di prevenirla in altro modo.

Pul’Italia sottrarsi dal comparire un’altra volta davanti alle Nazioni Unite, oppure deve affrontare un nuovo dibattito da cui potrebbe non uscirne forse così felicemente come la volta precedente? Pul’Italia invece assumere un autonomo e coraggioso atteggiamento, volto a regolare la questione dell’Alto Adige direttamente, lasciando da parte l’Austria e le Nazioni Unite?

Quesiti gravi cui il Governo è chiamato a dare una chiara e sollecita risposta.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961.


2 Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi D. 167.


4 Vedi D. 143.


5 Vedi D. 168.


6 Vedi D. 170.

173

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO(1)

L. 3098. Vienna, 30 giugno 1961.

Cara Eccellenza, ti mando copia del rapporto riservato indirizzato al Presidente Segni(2). Come vedrai esso parte dalla premessa piuttosto pessimistica che fallisca il tentativo di accordo con l’Austria anche sul punto 2 della Risoluzione delle Nazioni Unite e che l’Austria riporti la questione all’ONU.

La mia conclusione è che cipuavvenire pipresto di quello che non ci immaginiamo e che quindi dovrebbe essere deciso subito l’atteggiamento da assumersi, anche perché esso dovrebbe eventualmente essere annunciato senza lasciarci prevenire da iniziative austriache.

Francamente temo che il ritorno alle Nazioni Unite finisca per corrodere a poco a poco la nostra posizione, aumentare la petulanza degli estremisti e, quello che è peggio, gli atti di terrorismo, deteriorare maggiormente le nostre relazioni con l’Austria. Mi domando quindi se non sia meglio affrontare subito una posizione picoraggiosa che, se sostenuta con fermezza e coerenza, potrebbe avere riflessi positivi sopratutto sulle Nazioni Unite, dove la maggioranza degli Stati preferisce sempre vedere i problemi risolti direttamente dagli Stati interessati.

Permettimi di pensare a voce alta e di schematizzare così quella che potrebbe essere una via da seguire:

1) L’Italia si rivolge unilateralmente e tempestivamente alla Corte Internazionale dell’Aja per «foro prorogato» invitando formalmente l’Austria a comparire volontariamente.

2) Nel promuovere tale azione l’Italia dichiara di riconoscere che l’Accordo Gruber-De Gasperi, quale accordo internazionale, deve essere sottoposto alla Corte dell’Aja, competente ad interpretarlo e a giudicare se e fino a che punto è stato eseguito.

3) L’Italia dichiara peranche che al di fuori dei limiti giuridici di quell’accordo non esiste questione politica tra l’Italia e l’Austria relativa all’Alto Adige. Puesistere un problema politico in Alto Adige, come ne sono esistiti e ne esisteranno in altre regioni. Ma si tratta di problema interno di competenza esclusiva del Governo italiano e che puformare oggetto di intese soltanto con i rappresentanti delle popolazioni interessate.

4) Nel mentre il Governo italiano invoca la Corte dell’Aja quale organo competente per decidere nei limiti degli obblighi a suo tempo assunti con il Governo austriaco, dichiara formalmente di essere pronto a trattare con gli esponenti altoatesini e soltanto con essi i problemi che li interessano, non tollerando ulteriormente intromissioni d’olTR’Alpe, intromissioni che sinora sono servite solo a rendere pidifficile la soluzione della questione, ad avvelenare l’atmosfera, a provocare il terrorismo in Alto Adige, a sottoporre a dura prova le relazioni tra l’Austria e l’Italia.

5) Il Governo italiano senza attendere le decisioni di chicchessia, attuerà senza indugio le generose concessioni che erano state offerte in sede di trattative con l’Austria e che un deprecabile estremismo ha respinto.

6) Contemporaneamente il Governo italiano promuove e passa all’esecuzione di alcune opere e piani per il progresso dell’economia e della cultura in Alto Adige: aeroporto, autostrada, Università bilingue, insegnamento obbligatorio del tedesco nelle scuole italiane dell’Alto Adige ecc. ecc. (La reazione dei vari Magnago alla creazione dell’Università svelerà le mete intime del radicalismo altoatesino).

Naturalmente questa o altra analoga linea politica sarà fattibile ed efficace a condizione: a) che sia decisa in breve tempo, tempestivamente e globalmente annunciata, comunicata a tutte le Cancellerie prima che l’Austria abbia fatto la prima mossa; b) che si sappia di avere il consenso della gran maggioranza del Parlamento; c) che si sia decisi a perseverare in tale politica e a non deflettervi quali che possano essere le reazioni; d) che si abbia la possibilità di controllare la situazione e l’ordine pubblico in Alto Adige.

Dopodiché mi dovrei … corazzare per resistere ai colpi dei … «cecchini»!

[Enrico Martino]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 26.


2Vedi D. 172.

174

L’INCARICATO D’AFFARI DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, PLAJA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 25579/414. New York, 4 luglio 1961, ore 8 (perv. ore 8,50).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Lettera Direttore Generale Affari politici 10/11552 e telegramma ministeriale 1633.

1) Ho chiesto vedere oggi Hammarskjoeld e gli ho illustrato esattamente condizioni nelle quali Kreisky ha menzionato a Zurigo idea rivolgersi Segretario Generale per indicazione mezzo pacifico e considerazioni da noi fatte in quella sede(4). Egli mi ha ringraziato e mi ha detto che ero io il primo ad informarlo. Mi ha lasciato intendere che austriaci avevano non (dico non) recente passato alluso con lui a possibilità introdurre in qualche modo Segretariato Generale nel quadro della vertenza – come del resto hanno tentato di fare nella passata discussione in Assemblea – ma in forma del tutto generica e incidentale che non (dico non) aveva particolarmente ritenuto sua attenzione. Mi ha detto in particolare che rappresentanza austriaca qui non (dico non) gli ha parlato dopo Zurigo (osservo al riguardo che probabilmente si riserva farlo al suo ritorno qui fra pochi giorni Ambasciatore Matsch attualmente in congedo a Vienna). Tanto piquindi apprezzava mia comunicazione.

2) Se devo giudicare da prima reazione Hammarskjoeld non mi sembra che, seppure egli aveva avuto notizia precisa della dichiarazione di Kreisky (egli mi ha detto che non la conosceva, per quanto cipossa apparire contraddizione con fatto che in conferenza stampa recente – mio 4025 – gli fu fatta una domanda che avrebbe dovuto attirare sua attenzione), egli la avesse particolarmente rilevata. Ha infatti dimostrato qualche sorpresa ed ho la sensazione che informazioni circa pubblicità data da Kreisky non (dico non) lo abbia favorevolmente impressionato.

3) Commentando ulteriormente la cosa Hammarskjoeld mi ha detto che ove avvicinato dagli austriaci in merito ad una idea quale quella suddetta egli avrebbe molto esitato ad incoraggiarli (anzi una volta ha impiegato le parole «non encouraging»). Mi è parso che egli nel dirmi ciavesse anche presente, per quanto non (dico non) me lo abbia specificatamente menzionato, nostra reazione negativa quando fu proposto corso passata Assemblea intervento Segretario Generale. Mi ha aggiunto di ritenere in linea di principio che meccanismo implicante Segretario Generale possa essere preso eventualmente in considerazione soltanto quando per le disposizioni di entrambe le parti in una disputa sia conciliatoria ed anche in tal caso solo come «last resort». Inoltre elementi pubblicati che tendono intempestivamente esporre Segretario Generale sono fattori negativi. Evidentemente, mi ha ancora detto, base sua risposta ad eventuale sondaggio austriaco sarebbe che comunque Segretario Generale non potrebbe immaginare alcuna azione se non su richiesta entrambe le parti non esistendo attualmente alcuna decisione organi Nazioni Unite che possa autorizzarlo anche indirettamente intervenire.

4) Quanto infine a eventuale azione Segretario Generale qualora in linea pura ipotesi venisse investito ricerca mezzo pacifico (e rispondo anche qui a particolare quesito lettera 1155), escludo naturalmente ogni accenno al riguardo nel colloquio con Hammarskjoeld, si possono solo fare congetture. Dovendone fare, io sarei portato a pensare che per sua natura Hammarskjoeld sarebbe incline a considerare aspetto politico controversia: penso che tenderebbe a scartare in tutto o in parte mezzi che fossero stati richiesti da una sola delle parti, e ad orientarsi verso mediazione o buoni uffici che tornerebbero tra l’altro a devolvere alla responsabilità delle parti una decisione finale (attraverso ricerca mediatore e termini mandato). Ma naturalmente trattasi ripeto solo congetture.

5) Colloquio mi ha anche dato occasione per informare opportunamente in via incidentale Hammarskjoeld degli sviluppi diplomatici della questione sulle linee del telegramma ministeriale 12803/c.6. In tale quadro ho illustrato particolarmente nostra convinzione che mezzo pacifico da adottare, se verrà confermato fallimento negoziati prima fase, sia dettato da carattere stesso della controversia.


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 Vedi D. 171.


3 T. 13155/163 del 30 giugno, ritrasmetteva alla Rappresentanza a New York il T. segreto urgente 24990/277 del 29 giugno da Vienna con il quale Martino aveva segnalato la concreta possibilità che il Governo austriaco investisse il Segretario Generale dell’ONU della ricerca del mezzo pacifico (rispettivamente Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza e Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza).


4 Vedi D. 167.


5 T. 24614/402 del 27 giugno da New York, non pubblicato.


6 Vedi D. 169.

175

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Nota verbale 26.301-5 (Pol) 612. Vienna, 4 luglio 1961.

Die terreichische Bundesregierung hat die Vorschläge der italienischen Regierung nochmals einer eingehenden Prung unterzogen.

Die terreichisch-italienischen Expertenbesprechungen in Zich brachten Klarheit er das Ausmass und den Charakter der italienischen Vorschläge. Italien ist diesen Vorschlägen zufolge nicht bereit, der Provinz Bozen autonome Verwaltungsbefugnisse einzuräumen und noch weniger, die bestehenden unzulänglichen Gesetzgebungsbefugnisse zu erweitern. Italien ist lediglich bereit, verschiedene Verwaltungsfunktionen an die Provinz zu delegieren. Hiezu kommt, dass die von italienischer Seite angebotene Garantie f die Verwaltungsdelegierung unbefriedigend ist.

Die von der italienischen Regierung angebotene Delegierung von Verwaltungsfunktionen stellt f sich allein keine besondere Massnahme zum Schutze des Volkscharakters und der kulturellen und wirtschaftlichen Entwicklung der Stiroler dar, da nach Entscheidungen des italienischen Verfassungsgerichtshofes einer Delegierung das hierarchische Prinzip wesensmässig innewohnt. Die Provinz unterliegt also bei Ausung solcher delegierter Verwaltungsfunktionen dem Weisungs-, Kontroll- und stellvertretenden Entscheidungsrecht der Region. Darerhinaus ist die Region im Zuge eines Rechtsmittelverfahrens in der Lage, die von der Provinz in Vollziehung der delegierten Funktionen gesetzten Akte wieder abzuändern. Die Delegierung von Verwaltungsfunktionen stellt somit keine wirkliche autonome Vollzugsgewalt dar.

Die von der italienischen Regierung aufgezeigten Mittel zur Sicherung der Vornahme der Delegierungen durch die Region und die Nichtzurknahme einmal ausgesprochener Delegierungen knen in keiner Weise als ausreichend erscheinen. Im Hinblick auf die bisher vom italienischen Verfassungsgerichtshof in ständiger Rechtssprechung angewendeten strengen Auslegungsgrundsätze ist die terreichische Bundesregierung nicht erzeugt, dass mit einer Durchfrungsbestimmung zu Artikel 14 des Sonderstatuts der Regionalrat jetzt und in Zukunft gezwungen werden knte, die Verwaltungsfunktionen an die Provinz zu delegieren.

Tatsache ist, dass der Regionalrat schon durch 13 Jahre von der im Artikel 14 des Statuts bereits imperativ gegebenen Vorschrift nur in verschwindendem Masse Gebrauch gemacht hat. Die terreichische Bundesregierung sieht angesichts des Wortlauts der italienischen Verfassung (Art. 64) keine Sicherheit daf, dass durch eine solche Durchfrungsbestimmung ein Quorum f Abstimmungen im Regionalrat eingefrt werden kne, das im Statut nicht vorgesehen ist. Eine solche Bestimmung wde daher stets von der Gefahr der Aufhebung durch die Verfassungsgerichtsbarkeit bedroht sein.

Die terreichische Bundesregierung stellt zu den von der italienischen Delegation gemachten Vorschlägen fest, dass sie nicht einmal das Ausmass jener Verpflichtungen erreichen, welche die italienische Regierung bei Erlassung des Autonomie statuts bereits im Jänner 1948 den Stirolern gegener eingegangen ist.

Die terreichische Bundesregierung glaubt, in diesem Zusammenhang darauf hinweisen zu msen, dass eine Erflung dieser von der italienischen Regierung 1948 den Stirolern gegener eingegangenen Verpflichtungen durch die seiTHer erlassenen, die autonomen Rechte beschränkenden Durchfrungsbestimmungen unmlich gemacht wurde. Darerhinaus haben verschiedene Entscheidungen des italienischen Verfassungsgerichtshofes, welche auf Antrag italienischer Regierungen erflossen sind, die Rechte der Provinz Bozen entscheidend eingeschränkt.

Die terreichische Bundesregierung kann daher von ihrer von jeher vertretenen Ansicht, dass das gegenwärtige Autonomiestatut an sich nicht die Erflung des Pariser Abkommens darstellt, nicht abgehen.

Die verschiedenen angekdigten organisatorischen Massnahmen, wie z.B. zur Verbesserung der Stellenbesetzung in den staatlichen und halbstaatlichen Ämtern, des erleichterten Gebrauches der deutschen Sprache in den Ämtern, oder der Fderung gewisser Sektoren des kulturellen Lebens, sind nach Ansicht der terreichischen Bundesregierung nicht geeignet, eine befriedigende Lung herbeizufren, zu welcher es der Einfrung des eTHnischen Proporzes, der verfassungsmässigen Gleichberechtigung der beiden Sprachen in der Provinz und der uneingeschränkten Gesetzgebungs- und Verwaltungsbefugnis auf dem kulturellen Gebiet bedfte.

Auf den f die Sicherung des eTHnischen Charakters der Volksgruppe besonders wichtigen Gebieten des Wohnungsbaues und der Arbeitsvermittlung wurden effektive Massnahmen verweigert.

Die terreichische Regierung sieht sich daher nach neuerlicher eingehender Überprung der italienischen Vorschläge angesichts der dargestellten Mängel in deren Inhalt und Umfang nicht in der Lage, diese als ausreichendes Mittel zur Sicherung des eTHnischen Charakters sowie der wirtschaftlichen und kulturellen Entwicklung der Stiroler Volksgruppe anzusehen. Nachdem jede Änderung des Statutes, insbesondere zwecks Übertragung wesentlicher gesetzgebender Kompetenzen auf die Provinz abgelehnt worden ist und sich die italienische Delegation nicht bereit gefunden hat, er diese terreichische Forderung zu verhandeln, betrachtet die terreichische Bundesregierung die bilaterale Verhandlungsphase als abgeschlossen.

Die terreichische Delegation hat in Zich vorgeschlagen, in Verhandlungen er Punkt 2 der Resolution der Generalversammlung der Vereinten Nationen vom 31. Oktober 1960 einzutreten, der die Anwendung anderer friedlicher Mittel im Falle des Scheiterns der bilateralen Verhandlungen vorsieht. Die terreichische Delegation hat in diesem Zusammenhang die Einsetzung einer Internationalen Untersuchungskommission angeregt und eine Präzisierung ihrer diesbezlichen Vorschläge in Aussicht gestellt. Im Nachfolgenden werden daher die von italienischer Seite gewschten Erläuterungen gegeben:

Aufgabe der Internationalen Untersuchungskommission soll es sein, durch eine unparteiische und gewissenhafte Prung die f eine friedliche Bereinigung des Streitfalles wesentlichen Tatsachen und Verhältnisse in Stirol festzustellen, um auf diese Weise die Bereinigung des Streitfalles zu erleichtern.

Die terreichische Bundesregierung schlägt vor, dass diese Untersuchungskommission aus je einem Vertreter Österreichs und Italiens sowie aus je einem Vertreter zweier Staaten, die Italien namhaft macht, sowie aus je einem Vertreter zweier Staaten,die Österreich namhaft macht sowie aus einem Vorsitzenden bestehen soll. Der Vorsitzende soll durch die sechs Mitglieder der Untersuchungskommission gewählt werden. Er soll nicht ein Staatsangehiger der bereits in der Untersuchungskommission vertretenen Staaten sein. Im Falle einer Nichteinigung innerhalb einer bestimmten Frist er die Wahl des Vorsitzenden sollte der Generalsekretär der Vereinten Nationen gebeten werden, die Ernennung des Vorsitzenden der Untersuchungskommission vorzunehmen.

Die Untersuchungskommission soll in Bozen ihren Sitz haben und ermächtigt sein, ihre Tätigkeit im ganzen Gebiet der Provinz Bozen auszuen. Sie soll berechtigt sein, sich der deutschen, italienischen und einer von der Kommission selbst gewählten offiziellen Sprache der Vereinten Nationen zu bedienen. F die Arbeit der Untersuchungskommission und deren Verfahren sollen im rigen die Bestimmungen der Artikel 13, 14, 18, 19, 21, 22, 23, 25 (2), 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35 und 36 des Übereinkommens zur friedlichen Erledigung internationaler Streitfälle von 18. Oktober 1907 Anwendung finden. Der Kommission soll es gestattet sein, Zustellungen im Bereiche der Provinz Bozen unmittelbar vorzunehmen und Zeugen und Sachverständige, deren Vernehmung auf Antrag einer der Parteien oder von amtswegen beschlossen wird, ohne Vermittlung einer tlichen oder zentralen Behde zu laden.

Die zu untersuchenden Tatsachen und Verhältnisse sowie die Benennung der Vertreter der sechs Staaten und andere notwendige technische Fragen sollen in einem Untersuchungsabkommen zwischen der terreichischen und der italienischen Regierung vereinbart werden, dessen Verhandlung unverzlich stattfinden soll.

TRADUZIONE Il Governo Federale Austriaco ha nuovamente sottoposto ad un esauriente esame le proposte del Governo italiano(3).

Le conversazioni italo-austriache degli esperti a Zurigo hanno chiarito le dimensioni e il carattere delle proposte italiane. Secondo tali proposte l’Italia non è disposta ad accordare alla Provincia di Bolzano poteri amministrativi autonomi e ancor meno ad ampliare gli insufficienti poteri legislativi esistenti. L’Italia è disposta unicamente a delegare alla Provincia varie funzioni amministrative. A tale riguardo risulta che la garanzia offerta da parte italiana per le deleghe amministrative è insoddisfacente.

La delega di funzioni amministrative offerta dal Governo italiano non rappresenta di per se stessa alcuna misura speciale per la salvaguardia del carattere etnico e dello sviluppo culturale ed economico dei tirolesi del Sud, poiché in base a decisioni della Corte Costituzionale italiana la delega è essenzialmente fondata sul principio gerarchico. Dunque la Provincia nell’esercizio di tali funzioni amministrative delegate è sottoposta al diritto di dare direttive, di controllo e di rappresentanza della Regione. Oltre a cila Regione mediante una procedura legale è in grado di modificare nuovamente gli atti compiuti dalla Provincia nella esecuzione delle funzioni delegate.

La delega di funzioni amministrative non costituisce pertanto alcun vero potere esecutivo autonomo.

I mezzi indicati dal Governo italiano per assicurare l’attuazione delle deleghe da parte della Regione e che non vengano revocate le deleghe già concesse, non possono in alcun modo apparire sufficienti. In considerazione dei severi principi di interpretazione applicati fino ad ora dalla Corte Costituzionale italiana nella sua costante giurisdizione, il Governo Federale non è convinto che con una disposizione esecutiva dell’art. 14 dello Statuto speciale, il Consiglio regionale possa essere costretto a delegare ora e in avvenire alla Provincia, le funzioni amministrative.

È un fatto che il Consiglio Regionale per 13 anni ha fatto uso soltanto in misura trascurabile di quanto prescriveva già in forma imperativa l’art. 14 dello Statuto. In considerazione del testo della Costituzione italiana (art. 64) il Governo austriaco non ha alcuna sicurezza che con una tale norma di attuazione possa essere introdotto un Quorum per le votazioni nel Consiglio Regionale, che non è previsto dallo Statuto. Una tale disposizione sarebbe pertanto soggetta al pericolo di essere abrogata da parte della Corte Costituzionale.

Nei riguardi delle proposte fatte dalla Delegazione italiana, il Governo Federale constata che esse non raggiungono nemmeno la misura degli impegni che il Governo italiano si era assunto nei confronti dei sudtirolesi già nel gennaio 1948 in occasione della emanazione dello Statuto autonomo.

In relazione a ciil Governo Federale austriaco crede di poter rilevare che l’attuazione di questi impegni assunti dal Governo italiano nel 1948 nei confronti dei sudtirolesi è stata resa impossibile dalle norme di attuazione emanate da allora, che limitano i diritti autonomi.

Oltre a ci varie decisioni della Corte Costituzionale italiana pronunciate su proposta del Governo italiano hanno limitato in maniera decisiva i diritti della Provincia di Bolzano.

Pertanto il Governo austriaco non puderogare dal suo punto di vista sempre sostenuto, che l’attuale Statuto autonomo, per se stesso non costituisce l’attuazione dell’Accordo di Parigi.

I vari provvedimenti organizzativi preannunciati, come per esempio per il miglioramento dell’assegnazione dei posti negli uffici statali e parastatali, per facilitare l’uso della lingua tedesca negli uffici, oppure relativi allo sviluppo di certi settori della vita culturale, secondo il punto di vista del Governo Federale austriaco non sono atti a portare una soddisfacente soluzione, la quale esige l’introduzione della proporzione etnica, l’equiparazione costituzionale delle due lingue nella Provincia e l’illimitato potere legislativo e amministrativo nel campo culturale.

Nei settori particolarmente importanti della salvaguardia del carattere etnico del gruppo nazionale, dell’edilizia e del collocamento della manodopera sono stati negati provvedimenti effettivi.

Il Governo austriaco, dopo nuovo esauriente esame delle proposte italiane, in considerazione delle manchevolezze descritte circa il loro contenuto e la loro estensione, non è in grado di considerare le stesse come un mezzo sufficiente per la salvaguardia del carattere etnico, nonché dello sviluppo economico e culturale del gruppo etnico sudtirolese. Dato che è stato rifiutato qualsiasi cambiamento dello Statuto, in modo speciale per il trapasso di competenze legislative essenziali alla Provincia e che la Delegazione italiana non è stata disposta a trattare su questa richiesta austriaca, il Governo Federale austriaco considera come chiusa la fase delle trattative bilaterali.

La Delegazione austriaca ha proposto a Zurigo di entrare in trattative sul punto 2 della Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960 che prevede l’applicazione di altri mezzi pacifici nel caso del fallimento delle trattative bilaterali. In relazione a cila Delegazione austriaca ha proposto la costituzione di una Commissione Internazionale d’inchiesta ed ha annunciato una precisazione delle sue proposte a tale riguardo. Qui di seguito vengono esposti i chiarimenti richiesti da parte italiana:

Sarebbe compito della Commissione Internazionale di inchiesta, con un esame imparziale e coscienzioso, l’accertamento dei fatti e delle circostanze essenziali esistenti nel Tirolo del Sud, per una chiarificazione pacifica della controversia, onde facilitare in tal modo la sua soluzione.

Il Governo Federale austriaco propone che tale Commissione di inchiesta sia composta da un rappresentante dell’Italia, da un rappresentante dell’Austria, come pure dai rappresentanti di due Stati indicati dall’Italia e dai rappresentanti di due Stati indicati dall’Austria, nonché da un Presidente. Il Presidente dovrà essere eletto dai sei membri della Commissione d’inchiesta. Non deve essere cittadino degli Stati già rappresentati nella Commissione d’inchiesta. Nel caso che non si raggiunga un accordo entro un dato termine sulla elezione del Presidente, si dovrebbe pregare il Segretario Generale delle Nazioni Unite di procedere alla nomina del Presidente della Commissione d’inchiesta.

La Commissione d’inchiesta dovrà avere la sua sede a Bolzano ed essere autorizzata a svolgere la sua attività in tutto il territorio della Provincia di Bolzano. Dovrà essere autorizzata a servirsi della lingua tedesca, italiana e di una lingua ufficiale delle Nazioni Unite che sarà scelta dalla Commissione stessa. Per il lavoro della Commissione d’inchiesta e la sua procedura, dovranno trovare applicazione le disposizioni degli articoli 13, 14, 18, 19, 21, 22, 23, 25 (2), 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35 e 36 della Convenzione per la eliminazione pacifica delle controversie internazionali del 18 ottobre 1907. Alla Commissione dovrà essere permesso di effettuare direttamente notifiche nel territorio della Provincia di Bolzano e di convocare testimoni o esperti i cui interrogatori siano stati decisi su proposta delle parti, oppure in via d’ufficio, senza il tramite di autorità locali o centrali.

I fatti e le situazioni da esaminare come pure la nomina dei rappresentanti dei sei Stati e le altre necessarie questioni tecniche dovranno essere concordati in un «Accordo per l’inchiesta» fra il Governo austriaco e quello italiano e le trattative in merito dovrebbero avere inizio immediatamente(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961. Edito in Libro Verde 1961, D. 35.


2 Consegnata da Kreisky a Martino il 4 luglio e da questi trasmessa a Roma il giorno stesso con Telespr. urgente per corriere aereo speciale 3127/1613 (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961).


3 Si riferisce alle proposte avanzate dall’Italia a Zurigo, vedi D. 167.


4 Un appunto della Segreteria Generale allegato ad una copia del telespresso di trasmissione segnala che il Ministro appose sull’originale di quel documento la seguente annotazione: «I motivi del rifiuto sono inconsistenti: preparare nota di risposta anche a proposito dell’ingiustificato no al punto 1». Nel fascicolo è presente il seguente appunto autografo di Segni, senza data: «1. Nel rifiutare la nostra proposta, la nota austriaca pone l’accento sulla mancanza di garanzie alla sicurezza dei poteri legislativi concessi con le deleghe. Il problema è confusamente esposto, nella nota austriaca: si confonde il controllo, del delegante, sull’esercizio della delega con la revocabilità della (legge di) delega. Il problema deve essere separato nei suoi diversi elementi, per dimostrare la stabilità ed indipendenza, che puraggiungersi con il sistema di deleghe proposte. Occorre sopratutto vedere quali sono le sentenze della Corte Costituzionale citate, per chiarire che nulla hanno a che fare col nuovo ordinamento proposto. In ogni modo, si deve inserire una frase la quale dica che se le garanzie fornite non sono sufficienti, si possono studiare di accordo altre garanzie. 2. Occorre spiegare che l’inchiesta è in contrasto colla mozione approvata e riproporre la Corte dell’Aja che se ha bisogno di fare una istruttoria, anche sul luogo, ha i mezzi per farlo». Il Presidente della Repubblica commentava il contenuto della Nota verbale austriaca nei seguenti termini: «Austriaci evidentemente orientati per ritorno all’ONU, il che per noi non facile. A dir di no, manchiamo in primo luogo di riguardo a Hammarskjd, a dir di sì difficile prevedere le conseguenze. Non potremmo allora vedere di convogliare la controversia in Consiglio Europa o altra istituzione europea (Cattani espertissimo in materia) nella quale: meno “orecchianti” e pipossibilità influire sui pochi presenti tutti europei. Insistere sull’Aja puconvenire, ma solo in via di principio perché non ci riusciremo. D’altra parte è difficile a questo punto per noi negare una qualche specie di giudizio o parere internazionale» (Comunicazione di Cippico per Cattani, appunto in data 6 luglio in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961). Per la risposta al presente documento vedi D. 208.

176

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

L.2. Vienna, 4 luglio 1961.

Herr Aussenminister!

Ich bestätige den Erhalt Ihres Briefes vom 25. Juni 1961, den mir Botschafter Martino in Zich ergeben hat. Was den Gegenstand Ihres Schreibens betrifft, so hatte ich inzwischen Gelegenheit, der italienischen Regierung den von mir während der Zicher Besprechungen dargelegten Standpunkt auch schriftlich bekanntzugeben.

Ich habe damit einer von Ihnen in Zich gäusserten Bitte entsprochen und hoffe, dass die in der Note des terreichischen Aussenministeriums vom 4. dieses Monats enTHaltenen Erläuterungen die von Ihnen gewschten Erklärungen gebracht haben.

Ich fle mich indessen veranlasst, auf zwei Stellen Ihres Briefes einzugehen, da diese offenbar irrtliche Auslegungen der von mir in Zich gemachten Erklärungen beinhalten. Es handelt sich um die im dritten Absatz Ihres Schreiben enTHaltens Feststellung, dass ich selbst den objektiven Inhalt Ihrer Angebote zugegeben und lediglich betont hätte, dass, «wenn diese Vorschläge vor einigen Jahren gemacht worden waren, der Streitfall, der uns heute beschäftigt, gar nicht entstanden wäre, da man durch die aufgezeigten Lungsmlichkeiten sowohl das Abkommen als auch das Regionalstatut erflt hätte». Sie stellten in diesem Zusammenhang fest, dass, wenn derartige Lungsvorschläge damals objektiv gerecht und geeignet waren, das Problem Stirol zu len, Sie nicht verstehen knen, warum diese heute nicht denselben Wert besitzen sollen. In der Anlage ermittle ich Ihnen den Wortlaut meiner diesbezlichen Erklärung aus dem von der terreichischen Delegation angefertigten Protokoll der Zicher Verhandlungen.

Sie haben in Ihrem Schreiben eine weitere Ausserung von mir wiedergegeben, nämlich hinsichlich der Schwierigkeiten, die sich f uns aus dem Gegensatz zwischen den extremen, unvernftigen und gewalttätigen Elementen und jenen, die gemässigt, realistisch und abgeklärt eingestellt sind, ergeben.

Da es sich auch hier um eine unrichtige Wiedergabe und daher missverstandliche Auslegung meiner Erklärungen handelt, gestatte ich mir, Ihnen den Wortlaut meiner diesbezlichen Erklärung aus dem Zicher Protokoll beizufen. Ich hoffe, dass die Angelegenheit damit ihre notwendige Aufklärung gefunden hat.

Im rigen bitte ich Eure Exzellenz versichert zu sein, dass ich mir der Notwendigkeit bewusst bin alles zu tun um eine Lung herbeizufren, die die Zustimmung der Stiroler Bevkerung finden kann.

Empfangen Sie, Herr Minister, den Ausdruck meiner ausgezeichneten Hochachtung.

[Bruno Kreisky]

TRADUZIONE Signor Ministro degli Esteri, confermo ricevuta della sua lettera del 25 giugno 19613 che mi è stata consegnata dall’Ambasciatore Martino a Zurigo. Per quanto concerne l’oggetto della sua lettera, ho avuto nel frattempo la possibilità di rendere noto anche per iscritto al Governo italiano(4) il punto di vista da me esposto durante le conversazioni di Zurigo(5). Sono così venuto incontro ad una preghiera da lei espressa a Zurigo e spero che le spiegazioni contenute nella Nota del Ministero degli Esteri austriaco del 4 corrente abbiano portato le delucidazioni da lei desiderate.

Mi vedo frattanto indotto ad entrare in merito a due brani della sua lettera, poiché questi contengono delle interpretazioni ovviamente erronee delle dichiarazioni da me fatte a Zurigo. Si tratta della constatazione contenuta nel terzo capoverso della sua lettera, secondo la quale io stesso avrei riconosciuto il contenuto obiettivo delle sue offerte ed avrei soltanto rilevato che, «se queste proposte fossero state fatte alcuni anni fa, non sarebbe sorta la controversia che ci occupa oggi, dato che con le possibilità di soluzione indicate, sarebbero stati attuati sia l’Accordo che lo Statuto Regionale». Lei ha stabilito a tale riguardo che se analoghe proposte di soluzione erano allora obiettivamente giuste ed idonee a risolvere il problema del Tirolo del Sud, lei non pucomprendere perché queste non dovrebbero avere oggi lo stesso valore. Le trasmetto in allegato il testo della mia relativa dichiarazione dal verbale delle trattative di Zurigo, compilato dalla Delegazione austriaca(6).

Nella sua lettera ella ha riprodotto un’altra mia affermazione, e cioè per quanto concerne le difficoltà risultanti per noi dal contrasto fra gli elementi estremi, irragionevoli e violenti e quelli che hanno un atteggiamento moderato, realistico ed illuminato.

trattandosi anche qui di una riproduzione inesatta e quindi di una interpretazione delle mie affermazioni che pudar luogo a dei malintesi, mi permetto di unirle il testo della mia relativa dichiarazione dal protocollo di Zurigo(7). Spero che la questione abbia trovato con cila sua necessaria spiegazione.

Del resto prego la Eccellenza Vostra di essere certa che sono conscio della necessità di fare di tutto per arrivare ad una soluzione, che possa trovare il consenso della popolazione sudtirolese.

Gradisca, Signor Ministro, l’espressione della mia distinta considerazione.

Allegato I AUSZUG AUS DEM PROTOKOLL DER NACHMITTAGSSITZUNG IN ZÜRICH VOM 24. JUNI 1961 Erklärung Bundesminister Dr. Kreisky’s

«Die terreichische Delegation verhandelt hier f eine Bevkerungsgruppe, die ein Mass an Enttäuschung erlebt hat, von dem ich glaube, dass Sie sich keine richtigen Vorstellungen machen. Ich will Ihnen jetzt sagen, warum ich glaube, dass ich keine Mlichkeit sehe, die Frage der Delegierungen so zu sehen, wie Sie sie sehen. Ich bin perslich davon erzeugt, dass, wenn Sie das, was Sie jetzt hier sagen, 1948 gesagt und verwirklicht hätten, vieles anders wäre als es heute ist. Schon 1948 hat sich die italienische Regierung bei Erlassung des Autonomiestatuts den Stirolern gegener unter anderem zu folgendem verpflichtet:

Gleichberechtigung der beiden Sprachen, Frung der Regionalverwaltung durch die Provinzen (praktisch also eine Delegierung), volle Verwaltungsautonomie in Sachen des Volkswohnbaues, die Schulautonomie und Aufteilung der Regionaleinkfte auf die Provinzen.

Unter dem Eindruck dieser Zugeständnisse haben die Vertreter der Stiroler Volkspartei, und ich zitiere die beiden Herren, die immer wieder von Ihnen in der Vergangenheit zitiert wurden und die damals an den Verhandlungen beteiligt waren, nämlich Erich Amonn und Otto Guggenberg, Ende Jänner 1948 nach diesen Verhandlungen in den “Dolomiten” wtlich erklärt:

“Die Provinz hat die Verwaltungsbefugnisse hinsichtlich jener Materien, in denen sie die Gesetzgebungsbefugnisse hat und ausserdem grundsätzlich auch auf jenen Gebieten, auf denen die Gesamtregion die Gesetzgebungsbefugnisse hat”. Eine vollständige Verwaltungsteilung erscheint daher gewährleistet. Das Wahlrecht ist an den Wohnsitz von drei Jahren gebunden. Auf dem Gebiet des Schulwesens wurde die Beteiligung der deutschen Sprachgruppe an der Schulordnung und Schulverwaltung gesichert. Die Gleichstellung der deutschen Sprache nicht nur im Verkehr mit den -Behden, sondern auch mit Region, Provinz und Gemeinde wurde gewährleistet.

Wenn ich also heute zu dem zurkkomme, so wden diese Leute mir mit Recht sagen, dass die italienische Regierung nach 13 Jahren einen Teil dessen anbietet, was sie uns im Jahre 1948 bereits zugesichert hat und dies auch nur in der Form von Durchfrungsbestimmungen, deren rechtliche Garantie äusserst zweifelhaft ist.

Die Bestimmungen des Autonomiestatuts wurden im Laufe ihrer dreizehnjährigen Anwendung durch Durchfrungsbestimmungen und Urteile des Verfassungsgerichtshofes weitgehend ausgehlt.

Die derzeitigen italienischen Angebote reichen daher nicht einmal an jene heran, deren Erflung den Stirolern 1948, wie es aus italienischen Dokumentensammlungen hervorgeht, zugesagt wurden und nur diese Zusagen waren der Grund zur Zustimmung zu diesem Statut.

Ich mhte Sie bitten, diese Argumente zu berksichtigen und uns verstehen, wenn wir erklären, dass wir diese Angebote, die weniger sind als 1948 in eindeutigster Weise zugesagt wurden, unseren Leuten nicht bringen knen. Sie wden uns nicht mehr glauben und uns als leichtgläubige Unterhändler bezeichnen. Wir haben eine Verpflichtung, die in der UNO-Resolution genauc festgelegt ist und zu der wir laut Pariser Abkommen verpflichtet sind.

Wir wden mit dem Resultat zurkkommen, das weit unter dem liegt, was 1948 zugesagt wurde. Die Stiroler, deren Interessen wir auf Grund des Pariser Abkommens wahrzunehmen haben, wden uns f schlechte Sachverwalter ihrer Interessen halten. Das knen wir nicht, das wde man nie annehmen und man wde uns vorwerfen, dass wir ihre Interessen, deren Vertretung uns auch durch die UN-Resolution neuerlich aufgetragen wurde, nicht entsprechend wahrgenommen haben”.

In derselben Sitzung frte Bundesminister Kreisky später aus:

“… wenn ich gesagt habe, dass vor 13 Jahren diese Verhandlungen sich anders abgespielt hätten, so habe ich nicht die italienische Interpretation des Pariser Abkommens akzeptiert, sondern nur wiederholt, was die Frer der Stiroler erklärt haben. Sie haben im Vertrauen auf gewisse Zusagen das Regionalstatut akzeptiert …”».

Allegato II AUSZUG AUS DEM PROTOKOLL DER NACHMITTAGSSITZUNG IN ZÜRICH VOM 24. JUNI 1961 Erklärung Bundesminister Dr. Kreisky’s

«Ich mhte mit demselben Ernst, mit dem Sie geschlossen haben, abschliessend sagen: Es ist ein offenes Geheimnis, dass es, wie bei allen politischen Fragen, auch in dieser Frage zwei Gruppen von Menschen und daher von Auffassungen gibt.

Eine, die durch Erfahrung, durch Alter, aus Temperament und, wenn Sie wollen, aus Neigung, zu Lungen hinstrebt, die am Verhandlungstisch sich finden lassen. Eine andere Grupp ist die, die an solche Lungen nicht glaubt. Wenn wir die eine gemässigt und geduldig nennen, so mhte ich die andere, die ungeduldige und etwas radikalere nennen.

Die tragik aller Unterhändler ist es, dass sie Lungen zu finden haben, die von jenen akzeptiert werden msen, die mit diesen Verhandlungen im Prinzip nicht einverstanden sind. Ich mhte aus einer vieljährigen Erfahrung mit oft sehr schwierigen Leuten sagen, dass ich glaube, dass man die jungen und temperamentvollen Leute wahrscheinlich nie wird wirklich zufriedenstellen knen. So kann man nichts anderes tun, als die Grundlagen ihrer Unzufriedenheit und Ungeduld zu beseitigen und ihnen den Anlass ihres Radikalismus zu nehmen. Aber dieser Anlass liegt in den Verhältnissen wie sie heute sind und wir sind hier, glauben Sie mir, um die Ursache dieser Unzufriedenheit und Unsicherheit zu beseitigen. Dies geht aber, nachdem wir diese Frage immer wieder gestellt haben, durch nicht anderes, als durch die Herbeifrung und Verwirklichung der vollen Regionalautonomief die Provinz Bozen, das heisst, durch die Änderung des Regionalstatuts in dem Sinn, wie es die Stiroler Abgeordneten vorgeschlagen haben. Ich appelliere nochmals an Sie, mit uns er diese Frage zu verhandeln».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961.


2 Consegnata da Waldheim a Martino il 7 luglio e da questi trasmessa a Segni con L. 3189 in pari data (ibidem).


3 Vedi D. 168.


4 Vedi D. 175.


5 Vedi D. 167.


6 Vedi Allegato I.


7 Vedi Allegato II.

177

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 25719/287. Vienna, 5 luglio 1961, ore 8 (perv. ore 8,15).

Oggetto: Alto Adige.

Kreisky, nel consegnarmi la nota che riassumo in telegramma a parte e cui testo spedisco per corriere aereo(2), mi ha detto:

1. che se non si raggiungerà accordo su mezzo pacifico (ed egli è piuttosto pessimista), Governo austriaco è deciso a riportare questione all’ONU. Non sa ancora sotto quale titolo e cioè se unicamente per riferire su negoziati negativamente conclusi o se per chiedere indicazione mezzo pacifico;

2. che, oltre Commissione inchiesta o ricorso Segretario Generale ONU, egli penserebbe a Commissione conciliazione che potrebbe sentire le delegazioni delle due parti per proporre una «autonomia de facto» che poi potrebbe essere accettata dalle due delegazioni;

3. che nel dibattito di domani alla Camera Gschnitzer parlerà di autodecisione (anche se lo volessero, mi ha detto, dirigenti Volkspartei non avrebbero il potere di impedire a Gschnitzer di parlarne) rappresentanti socialisti parlerebbero solo di autonomia, seguiti probabilmente da qualche deputato popolare. Egli particolarmente sosterrà ancora autonomia;

4. che perse non si arriva ad una soluzione fra qualche mese altoatesini invocheranno autodecisione e da quel momento sarà troppo tardi per l’Italia concedere autonomia oggi richiesta;

5. che invece, ove questa fosse concessa, Austria sarebbe disposta a riconoscere solennemente frontiera con Italia, venendo così anche incontro a suggerimenti avanzati da qualche Paese;

6. che egli ritiene ormai definitivamente chiuse le conversazioni su punto 1) risoluzione ONU; che tuttavia si potrebbe avere forse spiraglio per ripresa se Governo italiano fosse disposto discutere prendendo a base autonomia come richiesto da altoatesini.

Nel prendere atto delle sue dichiarazioni gli ho detto che a titolo personale non potevo nascondergli alcune mie immediate reazioni e cioè:

1. che auspicavo che non si arrivasse a chiedere autodecisione proprio per le conseguenze imprevedibili a cui, come egli stesso mi aveva detto, si poteva andare incontro. D’altra parte egli era politico troppo realistico per non rendersi conto che una delle conseguenze pisicure era che richiesta autodecisione rafforzava tesi già da noi affacciata che richiesta autonomia mascherasse ulteriore richiesta autodecisione, tesi che mi pareva avesse già giocato a nostro favore in sede internazionale;

2. francamente non vedevo valore e utilità solenne garanzia austriaca di garantire frontiere dal momento esse riposano su già esistenti trattati ed accordi e che, malgrado ci già oggi si vorrebbe chiedere o si minaccia di chiedere in futuro l’autodecisione;

3. che per quanto riguarda spiraglio «appena percettibile» di cui a precedente punto [6]), non potevo che ricordargli nostra posizione a riguardo dal punto di vista politico ed economico. D’altra parte atteggiamento tenuto da Delegazione austriaca che non ha ceduto di un solo millimetro da intransigente domanda di autonomia in sede trattative che V.E. aveva cercato a Klagenfurt avviare su piano di piampio respiro non ha offerto la minima base, sotto nessun profilo, per una discussione utile e positiva, contrariamente ai seri sforzi fatti da parte italiana.

Aggiungo che, nel consegnarmi la nota, Kreisky mi ha detto che stava preparando la risposta alla lettera di V.E.3 ma unicamente per correggere alcune sue [inesattezze] su dichiarazioni che egli stesso avrebbe fatto durante le trattative di Zurigo.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 175.


3Vedi D. 168. Per la risposta di Kreisky vedi D. 176.

178

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 3178. Vienna, 5 luglio 1961.

Signor Ministro, mi permetto intrattenerla brevemente sulla mia conversazione con il Ministro Kreisky, a complemento e chiarimento del telegramma inviato ieri(2).

1) Mentre nella Nota consegnatami(3) il Governo austriaco si limita a proporre una Commissione d’inchiesta, Kreisky, dopo aver accennato all’eventuale ricorso al Segretario Generale dell’ONU perché indichi un mezzo pacifico per la soluzione della controversia, ha proposto la nomina consensuale di una Commissione di Conciliazione con il compito di redigere un progetto di autonomia «de facto» della Provincia di Bolzano. Non ha tuttavia escluso che potrebbe essere concordata un’altra via. Egli perè piuttosto pessimista sulla possibilità di raggiungere un accordo sul mezzo pacifico. Forse egli intravvede che da parte nostra non si voglia andare oltre la Corte Internazionale dell’Aja.

Mi sia consentita qualche osservazione:

a) nella Nota non si è parlato del ricorso al Segretario Generale dell’ONU e anche nella conversazione Kreisky vi ha appena accennato. È difficile dire se cilo si è fatto perché il Segretario Generale non è stato ancora «presentito» o se essendolo stato il Governo austriaco ne è stato scoraggiato, quantomeno come ricorso unilaterale; b) ho l’impressione che il Governo austriaco cerchi di evitare un terzo organo o arbitro che debba pronunziarsi con decisione vincolante per le parti. È noto che gli estremisti vorrebbero svincolare la questione dai limiti dell’Accordo Gruber-De Gasperi e portare la questione all’ONU sperando che questa, anche sotto la pressione degli avvenimenti verificatisi e che potrebbero verificarsi in Alto Adige, sia indotta a pronunciarsi sulla vertenza in termini puramente politici e quindi in accoglimento della istanza della completa autonomia. Essi pensano che un qualunque mezzo pacifico o finirebbe per dare ragione all’Italia o arriverebbe a una soluzione di compromesso che non realizzerebbe la voluta autonomia della Provincia. Quindi il Governo austriaco putenere a bada per ora gli estremisti proponendo un mezzo il cui giudizio possa non essere vincolante e quindi, occorrendo, non accettabile.

2) Poiché Kreisky non era stato molto chiaro nel dirmi che il Governo austriaco era deciso a ricorrere all’ONU, mi sono fatto precisare se tale ricorso era subordinato al mancato accordo con l’Italia sul punto 2 della Risoluzione dell’ONU. Mi ha risposto affermativamente. Ma tuttavia non ne sarei sicuro. Kreisky mi aveva infatti parlato di volersi assicurare un «posto» nell’ordine del giorno della prossima Assemblea dell’ONU, riservandosi in un secondo tempo di stabilire l’oggetto e i limiti del dibattito. Quindi, come già ho avuto l’onore di segnalare(4), non mi meraviglierei che, quantomeno prima che possa essere troppo tardi per l’iscrizione della questione all’ordine del giorno dell’Assemblea o per scadenza di termini o per sovrabbondanza di argomenti, il Governo austriaco presenti il ricorso all’ONU, senza attendere che si esaurisca il dialogo sul punto 2 della Risoluzione dell’ONU. I radicali infatti sono impazienti e aumentano le pressioni sul Governo, come ho oggi telegrafato.

3) Kreisky dopo avermi confermato che il Governo austriaco considera chiuse le trattative sul punto 1 della Risoluzione dell’ONU, mi ha detto che la sola possibilità per riprendere eventualmente le trattative sarebbe quella che l’Italia fosse pronta a discutere sulla base dell’autonomia richiesta dagli altoatesini, che nelle parole di Kreisky significa dare alla Provincia di Bolzano gli stessi poteri che attualmente ha la Regione Trentino-Alto Adige.

Dopo avergli ricordato che la Provincia di Bolzano ha già una sua autonomia e accennato ancora una volta le ragioni per cui l’Italia non puaderire all’autonomia come richiesta da parte austriaca, gli ho fatto intendere che d’altra parte il passato atteggiamento di assoluta intransigenza mantenuto dalla Delegazione austriaca non lascerebbe sperare nulla di concreto, nemmeno se fosse possibile accettare la sua nuova proposta. Kreisky non ha risposto.

(Non so fino a che punto possa considerarsi una attenuazione della richiesta di completa autonomia il passo conclusivo della nota in cui si dice che il Governo austriaco considera come chiusa la fase delle trattative bilaterali «dato che è stato rifiutato qualsiasi cambiamento dello Statuto, in modo speciale per il trapasso di competenze legislative essenziali alla Provincia e che la Delegazione italiana non è stata disposta a trattare su questa richiesta austriaca»).

Kreisky mi ha poi detto che il suo atteggiamento nel dibattito del giorno dopo in Parlamento sarebbe stato moderato «limitandosi» a sostenere l’autonomia per l’Alto Adige, mentre Gschnitzer avrebbe parlato di autodecisione né a impedirlo sarebbero riusciti gli stessi dirigenti del suo partito.

Kreisky è poi passato alla seconda parte delle sue dichiarazioni in pacato e gustato tono patetico-intimidatorio.

Fra qualche mese gli altoatesini chiederanno l’autodecisione; l’Italia allora non sarà piin tempo nemmeno a concedere l’autonomia; sarà come una palla uscita dal fucile di cui si ignora l’ultimo destino; la questione si allargherà ad altri Paesi; il movimento per l’autonomia si estenderà ad altri territori; il problema si complicherà perché mentre l’Austria è disposta, una volta concessa l’autonomia alla Provincia di Bolzano, a garantire come intangibili le frontiere con l’Italia, altrettanto non sarebbero disposte a fare altre potenze occidentali per la frontiera Oder-Neisse. Ancora una parola e Kreisky avrebbe dovuto concludere che se non diamo l’autonomia a Bolzano sarà la guerra.

La mia risposta non è stata così preoccupata come forse Kreisky pensava.

Non mi pare che si possa seriamente pensare che il Governo tedesco nella situazione in cui si trova di dover difendere Berlino, difendibile fra l’altro solo se gli Stati Uniti lo vorranno, possa far propria la questione dell’Alto Adige e tanto meno patrocinare altri irredentismi. Né che la stessa Austria già preoccupata che una adesione al MEC possa provocare le reazioni russe si arrischi di intraprendere una politica di modifica di frontiere.

Nel telegramma ho riferito le mie reazioni sulla eventuale richiesta di autodecisione e sulle inutili dichiarazioni di garanzia delle frontiere già assicurate con i trattati in vigore. Ho fatto intendere a Kreisky che per l’Austria patrocinare l’autodecisione significa venire meno al rispetto di quei trattati, e in particolare al trattato di Stato.

Sarà stata una pura coincidenza ma nell’odierno dibattito parlamentare Gschnitzer, contrariamente a quanto ieri mi aveva detto Kreisky, non ha parlato di autodecisione.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

[Enrico Martino]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961.


2 Vedi D. 177.


3 Vedi D. 175.


4 Vedi D. 172.

179

L’INCARICATO D’AFFARI DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, PLAJA, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. riservata 20422. New York, 5 luglio 1961.

Caro Vanni, le considerazioni che vorrei fare seguire al mio telegramma del 3 corrente(3) relativo alla conversazione con Hammarskjold in tema di Alto Adige sono le seguenti.

1. In primo luogo un commento sul fatto alquanto strano che egli mi abbia detto di non sapere, prima che glielo dicessi io, di quanto annunziato da Kreisky alla conferenza stampa. Io, premesso che intendevo parlargli brevemente di Alto Adige, ho cominciato dicendo che egli certo sapeva che il Segretario Generale era stato menzionato nel corso dell’incontro italo austriaco di Zurigo e che si teneva da parte italiana a fargli sapere come erano andate esattamente le cose. Allora Hammarskjold mi ha interrotto per dirmi che no, non aveva alcuna notizia di questo fatto ed era quindi assai interessato ad ascoltarmi. Nel corso del colloquio mi ha poi detto che non aveva sentito nulla dopo Zurigo dagli austriaci (e questo è comprensibile dato che il Rappresentante Permanente Matsch è partito da qualche tempo e tornerà il 7 corrente, e la Rappresentanza è qui in mano a un giovane attaché appena giunto). Ma d’altra parte, come ricordi, alla conferenza stampa del 26 giugno un giornalista domandad Hammarskjold, sia pure senza menzionare Kreisky né Zurigo, se avesse ricevuto una richiesta di mediazione da parte dell’Austria nella vertenza alto atesina: possibile che né a lui né ad alcuno dei suoi collaboratori sia venuta poi la curiosità di chiedere il motivo di una simile domanda; possibile inoltre che nessuna delle informazioni apparse al riguardo sulla stampa austriaca, italiana e, immagino, svizzera sia venuta a sua conoscenza? Devo aggiungere inoltre che quando, subito dopo questo colloquio, ho parlato brevemente con Cordier questi invece mi è sembrato ricordare sia pure genericamente la notizia data da Kreisky a Zurigo. Con una personalità così complessa ed un diplomatico così abile quale è Hammarskjold difficile tirare una conclusione certa. Quel che mi pare poter dire è che, sia che conoscesse o che non conoscesse la cosa, egli teneva a marcare con me che da parte sua non vi aveva dato rilevanza o posto interesse.

2. Questo ad ogni modo ha importanza relativa perché dopotutto è un dettaglio. Piinteressante registrare quel che mi ha detto, a mia domanda, circa la sua reazione ad un eventuale sondaggio austriaco. Forse anche perché comprendeva benissimo, anche se io ho usato linguaggio diplomatico, che non ero certo andato a parlargli per suscitare un suo interesse all’argomento ma anzi per fargli sentire l’opposto e perché ricordava i precedenti dello scorso autunno in Commissione Politica Speciale Hammarskjold mi ha ripetuto due o tre volte che ad un eventuale sondaggio austriaco non risponderebbe in maniera incoraggiante. Con quale convinzione lo farebbe non saprei dire. In fondo l’idea che due Paesi europei possano rivolgersi a lui per farlo in pratica arbitro in una delicata vertenza non vedo perché dovrebbe in sé dispiacergli; tanto piche essere formalmente solo arbitro in materie di procedura è piagevole e meno pericoloso che assumersi una gestione arbitrale di sostanza. Quello che invece io sono convinto non sarebbe per piacergli è che attorno a questa sua possibilità di intervento si istaurasse una pubblica polemica o, piin là, un eventuale dibattito in un organo delle Nazioni Unite. Su questa linea, il fatto che Kreisky abbia già dato pubblicità alla sua idea o proposta o intenzione come vogliano chiamarla lo ha certo colpito sfavorevolmente; anche perché, mi sentirei di aggiungere, avendo identificato l’idea in fase polemica con una delle due parti della vertenza la ha in parte screditata.

3. Questo mi porta al punto centrale delle mie considerazioni. La verità è che quel che il Segretario Generale pensa o dica allo stato attuale delle cose non ha relativa

mente molta importanza. Ossia lo ha solo nel senso da te individuato nella lettera(4), e cioè che voglia e possa far qualcosa per scoraggiare gli austriaci dall’insistere su questa strada. E da questo punto di vista ritengo che il colloquio che ho avuto con lui sia stato assai utile in quanto gli ha fatto ben comprendere, se mai egli avesse potuto aver dubbi, qual’è la nostra posizione al riguardo. Ottima inoltre l’idea vostra di interessare anche Spinelli il cui giudizio e consiglio Hammarskjold apprezza in maniera del tutto speciale.

In realtà un intervento di Hammarskjold nel senso suggerito da Kreisky, o altro, puimmaginarsi solo o se richiesto da entrambe le parti della controversia, e non da una sola (e questo egli mi ha in tutte lettere detto che lo sottolineerebbe agli austriaci se mai tendessero a dimenticarlo) oppure se raccomandato da una risoluzione di un organo delle Nazioni Unite. Esaminiamo le due ipotesi, per vedere sino a che punto potremmo essere messi in imbarazzo dagli austriaci ove intendessero proseguire su questa strada.

4. Sotto il primo aspetto – proposta di ricorrere ad Hammarskjold congiuntamente

– la questione si pone per noi pio meno negli stessi termini di quella dell’eventuale proposta di Kreisky di affidare congiuntamente la scelta del mezzo pacifico al Consiglio di Sicurezza secondo ti scrissi nella mia n. 1790 del 20 giugno(5). Una proposta di Kreisky cioè fatta in questo senso – e ancor pise suggerisce alternativamente Consiglio Sicurezza o Segretario Generale (e perché no Assemblea) – e da noi respinta rischia di farci passare per intransigenti. Rinvio quindi a quello che su questo aspetto della intransigenza ti ho scritto allora. Volendo usare specifici argomenti per non accettare la proposta di Kreisky oltre quello, fondamentale, che trovo così chiaramente espresso nella tua lettera, che «il mezzo pacifico appropriato è dettato dal carattere stesso della controversia e quindi non richiede indicazione da parte di enti internazionali» (l’ho ripetuto ad Hammarskjold varie volte) se ne putrovare qualche altro, quale quello di non voler esporre persona e istituzione del Segretario Generale in un momento così delicato per esse ad una ulteriore non facile prova, di non voler stabilire precedenti così delicati, di aver gli austriaci tolto ogni chance alla cosa dando pubblicità prematura. Restano poi sempre aperte, nel quadro di manovra, la possibilità di allargare il nostro atteggiamento e renderlo pielastico – ché qui sta a mio modo di vedere la soluzione del problema della «intransigenza» – o attraverso nostre controproposte non accettabili all’Austria, come l’austriaca lo è a noi, o attraverso il condizionamento di una nostra eventuale accettazione.

5. Quanto alla seconda ipotesi, che cioè Kreisky possa cercar di ottenere che ad Hammarskjold sia affidata la scelta del mezzo pacifico da una risoluzione dell’Assemblea (per vari motivi mi pare irrealistico che egli possa pensare a una decisione in tal senso del Consiglio di Sicurezza), mentre mi pare in verità possibile che Kreisky decida in definitiva seguire questa strada e riconosco che una tale mossa ci creerebbe notevole imbarazzo, pure sarei portato a pensare che, di fronte ad una nostra eventuale decisa opposizione, finirebbe per prevalere la considerazione generale che ho fatto tante volte e che cioè non si troverebbe una maggioranza di Paesi disposta a imporci questa soluzione voluta dall’Austria. Naturalmente questo comporterebbe per noi, ad evitare sempre commenti relativi all’«intransigenza», una difesa e manovra che dovremo studiare e condurre molto attentamente, tenendo presenti le considerazioni che ho fatto pisopra a proposito della prima ipotesi e che ho svolto in generale in tema di intransigenza nella mia lettera n. 1790.

6. Due parole mi restano da aggiungere sulle congetture che ho fatto nel mio telegramma a proposito di quella che sarebbe l’azione di Hammarskjold ove investito della scelta del mezzo pacifico. Egli è per sua natura portato a considerare l’aspetto politico generale di una situazione e, in una disputa, a cercare di indurre le parti a compromettere. Se posso spingere un po’ pioltre questa speculazione, penso che egli dunque in primo luogo cercherebbe di adoperarsi con «quiet diplomacy», e prendendo tutto il tempo necessario, per mettere d’accordo noi e l’Austria su un determinato mezzo pacifico o su una formula ibrida accettabile ad entrambi. Cioè egli cercherebbe di far opera di mediazione o di buoni uffici nella stessa ricerca del mezzo pacifico. Non riuscendovi o cercherebbe di non dar corso all’incarico o finirebbe per orientarsi a suggerire, pio meno chiaramente, che le parti adottino come mezzo pacifico qualcosa di tipo mediazione. Il tutto poi è difficile a rendere in poche parole: perché l’arte di Hammarskjold è, una volta messo in una questione, di tentare, cercare e muoversi con molta abilità a cercare di compiere opera di conciliazione e riavvicinamento; sì che una volta investito della cosa non escluderei, anche in sede di ricerca procedurale, suoi eventuali accenni, o tentativi o sforzi che dir si voglia per andare al cuore della vertenza e vedere quali possibilità di conciliazione sostanziali esistono.

Scusami la lunga lettera. Ma in cose così delicate mi preme dirti sempre tutto quel che penso. Spero di non averti tediato. Credimi coi piaffettuosi saluti tuo aff.mo Eugenio


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Vedi D. 174.


4 Vedi D. 171.


5 Vedi D. 162.

180

L’AMBASCIATORE A BONN, GUIDOTTI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 10212/1936. Bad Godesberg, 6 luglio 1961.

Signor Ministro, mi riferisco al mio telegramma n. 4602.

Il colloquio con Adenauer, che era di ottimo umore, è stato singolarmente cordiale. Non per questo sono mancati gli spunti polemici. Il Cancelliere si rifiuta di ammettere che in Germania ci sia un solo uomo politico «responsabile e intelligente» (l’attribuzione che egli fa di questi due epiteti è notoriamente parca) che abbia mai pensato di prendere partito per l’Austria o anche semplicemente per gli altoatesini.

Se io gli domando: «E Seebohm?», mi risponde con voce strascicata: «Jaaa, der Seebohm», e accompagna la voce con una smorfia maliziosa che dice esattamente quello che vuol dire: che Seebohm non è né intelligente né responsabile. Ma il Cancelliere va anche piin là; e negando la stessa evidenza, si rifiuta di ammettere che una buona parte dei tedeschi, quando ci pensa, fa in cuor suo causa comune con gli altoatesini. Egli sostiene che soltanto una minoranza infima di gente totalmente sprovvista di seguito nel Paese pensa all’Alto Adige. L’immensa maggioranza semplicemente l’ignora.

Gli faccio notare che cipuanche esser vero, ma che altrettanto allora potrebbe dirsi degli austriaci o addirittura della popolazione di lingua tedesca in Alto Adige. La meccanizzata demagogia dei nostri tempi fa sì che piccolissimi gruppi di pressione possano imporre le proprie follie alla massa degli indifferenti e dei riluttanti. Ora, basta leggere i giornali tedeschi, quando si occupano dell’Alto Adige, per accorgersi che pochi si danno la pena di guardare in fondo al problema.

In sostanza Adenauer è rimasto in apparenza impermeabile alla mia esposizione; il che gli permette comodamente di negare l’esistenza di scomodi fatti. In compenso, con poca logica ma con il consueto senso politico, ha mostrato immediatamente di preoccuparsi delle conseguenze sui rapporti tra Italia e Germania di questi fatti la cui esistenza egli nega. Perci quando gli ho chiesto di darci una prova concreta della sua buona volontà, di buon grado mi ha promesso di intervenire subito, venerdì prossimo, presso i direttori dei grandi giornali, dei «pivicini al Governo», mi ha detto; e in seguito di svolgere un’azione di persuasione negli ambienti politici tedeschi. Non ci rimane che attendere i risultati, se ce ne saranno, di questa sua azione.

***

Perché questo è il punto; se ci possiamo attendere qualche risultato, e quale, dall’azione che il Cancelliere ci ha promesso di svolgere. A mio avviso sarebbe ingenuo farsi troppe illusioni. Se l’Alto Adige fosse uno di quei problemi (ammesso che ce ne siano) che si esauriscono in una sola crisi, isolata, violenta e irripetibile, l’intervento del Cancelliere potrebbe essere decisivo. La stampa in Germania non è piné meno libera che in tutti gli altri Paesi occidentali; in questioni di politica internazionale che non tocchino troppo profondamente le passioni popolari (e per l’Alto Adige non siamo ancora a questo punto), il Governo, se alza la voce, pufarsi ascoltare. Se ne sono avuti esempi di recente.

Purtroppo l’Alto Adige non è una sola fiammata. Non ho bisogno di dire a V.E. che siamo appena al principio dell’affare, e che per quanto ci riguarda, siamo passati dall’inerzia alla difensiva. Poiché, nonostante tutti i dinieghi del Cancelliere, una buona parte del popolo tedesco parteggia di tutto cuore per la minoranza dell’Alto Adige, e nessuno è contro, le collusioni saranno frequenti e fatali. L’Alto Adige, temo, durerà pia lungo di Adenauer; né l’autorità del Cancelliere, né quella, certamente minore, dei suoi successori, potranno impedire che questa sorda, ma non muta, solidarietà dei tedeschi per l’Alto Adige seguiti a trovare i suoi sbocchi naturali.

Contro questa prospettiva a lungo termine, che non è di mesi ma di anni, dovremo inserire la questione dell’Alto Adige nel quadro della nostra politica verso la Germania; facendo in modo che l’una non danneggi l’altra irreparabilmente. V.E. mi consentirà di tornare pitardi sull’argomento.

La prego di gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio ossequio.

[Gastone Guidotti]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 6 bis.


2 T. segreto urgentissimo precedenza assoluta 25766/460 del 5 luglio (Telegrammi segreti 1961, Germania arrivo e partenza), con il quale Guidotti aveva anticipato in sintesi quanto qui piampiamente esposto.

181

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 26165/292. Vienna, 7 luglio 1961, ore 17 (perv. ore 17,30).

Oggetto: Alto Adige.

Ambasciatore Waldheim mi ha convocato per consegnarmi lettera risposta Kreisky a V.E.2 e per dirmi:

1. che 19 luglio scade termine per presentare ONU domanda iscrizione questione Alto Adige e che pertanto questo Ministero gradirebbe ricevere entro 15 luglio nostra risposta relativa trattative per ricerca mezzo pacifico di cui a punto 2 risoluzione ONU;

2. in ordine pensa che trattative potrebbero avvenire a mezzo delegazioni o per via diplomatica;

3. che comunque trattative non dovrebbero trascinarsi a lungo onde dare possibilità ricorrere all’ONU quanto meno entro 19 agosto, termine per ordine del giorno supplementare ONU.

A mia precisa domanda Waldheim non ha escluso che ricorso all’ONU potrebbe essere promosso entro 19 luglio nonostante nostra risposta se questa non contenesse elementi positivi per raggiungere un accordo.

Secondo Waldheim risposta potrebbe essere considerata insufficiente se non fosse abbastanza chiaro nostro abbandono tesi Corte Internazionale dell’Aja e non contenesse offerta accordarsi su uno degli altri mezzi indicati nella risoluzione dell’ONU.

Interlocutore mi è sembrato piuttosto pessimista su possibilità raggiungere l’accordo. Secondo Waldheim eventuale ricorso all’ONU avrebbe scopo decidere mezzo pacifico cui le parti dovrebbero affidare soluzione controversia.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 176.

182

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. 14015/148. Roma, 11 luglio 1961, ore 23,35.

Governo italiano a motivo ripetersi attentati Alto Adige è venuto nella determinazione di sospendere temporaneamente a partire ore 18 giorno 12 corrente applicazione Accordo italo-austriaco 28 dicembre 1955 per abolizione reciproca visti d’ingresso.

Pregasi V.E. notificare (ai sensi dell’art. 8 dell’Accordo medesimo) tale decisione codesto Governo.

Sono state date istruzioni ad Italconsul Strasburgo(2) effettuare analoga notifica Segretario Generale Consiglio d’Europa ai sensi art. 7 Accordo europeo 13 dicembre 1957 per circolazione persone(3).


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza.


2 Con T. 14017/47 in pari data (Telegrammi ordinari 1961, Francia (Consolati) arrivo e partenza, Strasburgo).


3 In ottemperanza alle presenti istruzioni, lo stesso 11 luglio Calenda comunicava telefonicamente al Ministero degli Esteri austriaco la decisione italiana, confermata per iscritto con la Nota 3222 presentata in pari data. Lo stesso giorno Vienna diramava il seguente comunicato: «L’Ambasciata d’Italia a Vienna ha reso noto oggi alle ore 18 al Ministero degli Affari Esteri Federale che il Governo italiano ha deciso di ripristinare il sistema dei passaporti e dei visti per i viaggi degli austriaci in Italia a partire da mercoledì 12 luglio p.v. alle ore 18. Governo Federale austriaco presenterà contro questa misura la pienergica protesta, in cui preciserà che non esiste alcun motivo che possa giustificare il passo adottato. Tale misura del Governo italiano contraddice allo spirito della collaborazione europea che aveva trovato una evidente espressione nella abolizione dei visti e dei passaporti. Governo austriaco tanto pideplora questo sviluppo in quanto esso si è sempre sforzato di impedire che vertenza sul Sud Tirolo si trasferisse ad altri settori delle relazioni italo-austriache» (T. urgente 26687/299 da Vienna, in Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II). Il 12 luglio LenTHal presentava a Cattani una nota verbale di protesta per il rispristino del regime dei visti tra Italia e Austria (Nota verbale 6121-A/61, edita in Libro Verde 1961, D. 38), protesta respinta da parte italiana con la Nota verbale 10A/1431 del 21 luglio (ivi, D. 40). Il 12 luglio Calenda, con riferimento a quanto affermato nel comunicato del Consiglio dei Ministri austriaco del giorno precedente relativamente alla possibilità di un nuovo ricorso all’ONU in caso di mancato raggiungimento di un accordo bilaterale, così commentava: «In precedente seduta Consiglio Ministri si era occupato della questione in termini analoghi (vedi telespresso questa Ambasciata 3157/1627 del 6 corrente) [non pubblicato]. Questione Alto Adige è stata quindi volutamente trattata per pubblicare predetto comunicato dopo attentato Verona e ribadire così volontà austriaca adire ONU per cercare di calmare estremisti palesando intransigenza nei nostri riguardi. Provvedimenti italiani non erano stati allora ancora presi. Allorché li ho comunicati e per tale motivo ho parlato due volte con Waldheim, ho avuto chiara impressione che dietro suo serio e preoccupato imbarazzo, dico imbarazzo, si nasconda timore, condiviso da Governo, che da parte nostra si sposti fuoco e si faccia Governo austriaco direttamente responsabile, piche per situazione Alto Adige per sua tolleranza verso organizzazioni ed attività paranaziste in Austria. Così facendo, attenzione opinione pubblica mondiale non sarebbe picentrata su problema autonomia mentre invece sviluppi questione passerebbero in primo piano ritorcendosi contro Austria. Così spiegomi insistenza con cui mi si chiedono “motivi” nostri provvedimenti» (T. urgentissimo 26762/300, in Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II).

183

L’AMBASCIATORE A VIENNA MARTINO(1)

Appunto. [Roma, 13 luglio 1961]2.

L’Ambasciatore Waldheim mi ha detto(3):

- che il Governo austriaco avrebbe intenzione di ricorrere alle Nazioni Unite prima del 19 luglio; - che avrebbe sospeso il ricorso fino al 15 luglio, purché a quella data avessimo presentato la risposta alla nota austriaca relativa alle conversazioni intercorse(4).

Tuttavia mi ha aggiunto che il ricorso all’ONU avrebbe potuto essere proposto nonostante la consegna della nostra nota di risposta in detto termine, qualora tale nota non fosse giudicata positiva ai fini di un concreto accordo sul mezzo pacifico di cui al punto 2) della risoluzione dell’ONU.

In via esemplificativa mi ha fatto capire che la nostra risposta non sarebbe stata ritenuta positiva qualora non risultasse l’abbandono della nostra richiesta di adire la Corte Internazionale dell’Aja, con la implicita od esplicita adesione di essere disposti a trattare sulla ricerca di uno dei mezzi previsti dalla risoluzione dell’ONU in connessione alla Carta delle Nazioni Unite.

Cipremesso, la risposta da parte nostra deve essere, nella sua parte conclusiva, formulata in modo che:

1) Non rappresenti una rinuncia implicita o esplicita al ricorso alla Corte dell’Aja. È necessario quindi evitare ogni formulazione con la quale, dichiarandosi disposta ad esaminare altri mezzi, questa dichiarazione non rappresenti un superamento della Corte dell’Aja, che dovrà invece costituire sempre la nostra prima tesi, se si deve ritornare alle Nazioni Unite;

2) che tuttavia lasci la porta aperta a conversazioni su tale questione, in modo che il Governo austriaco non possa interrompere ogni ulteriore dialogo, senza porsi in una situazione di responsabilità al riguardo.

Cipremesso, questa o altra analoga, potrebbe essere la formulazione conclusiva della nostra risposta:

«Per tutto quanto si è detto sopra, il Governo italiano ritiene che la Corte Internazionale dell’Aja sia l’organo indicato per la risoluzione della controversia. Confida che il Governo austriaco voglia aderire a questa tesi e dichiararsi pertanto disposto a presentare congiuntamente ricorso alla Corte dell’Aja, raggiungendo i seguenti scopi immediati:

- iniziare senza indugio una procedura idonea a risolvere la controversia e nello stesso tempo a rasserenare l’atmosfera tra i due Paesi e, in particolare, a frenare le impazienze degli estremisti, i quali, aperta la via della soluzione della questione a mezzo di Organo internazionale, non avrebbero piragione di abbandonarsi ad atti di sfiducia e di impazienza.

Il Governo italiano non vede quale altro mezzo pacifico possa adempiere, come la Corte dell’Aja, a risolvere una controversia come la presente, la cui natura giuridica è stata delineata e configurata dalla risoluzione delle Nazioni Unite, e con una sentenza internazionale che debba chiudere definitivamente la controversia insorta.

Se il Governo austriaco, tenuto conto di quanto sopra, ha un altro mezzo da proporre che adempia alle stesse finalità, il Governo italiano è pronto ad esaminarlo con tutta la buona volontà di pervenire ad un accordo per le normali vie diplomatiche o a mezzo di trattative bilaterali da svolgersi da apposita delegazione.

A tal fine il Governo italiano attende fiducioso una risposta da parte del Governo austriaco».

Con questa formulazione della parte conclusiva della nota, mi pare che non si rinunci per nulla alla tesi della Corte dell’Aja, in quanto si dichiara che «il Governo italiano non vede altro mezzo idoneo». Nello stesso tempo si offre la possibilità di discutere anche altro mezzo, purché abbia gli stessi requisiti.

Di fronte a questa formulazione, il Governo austriaco puseguire le seguenti vie:

1) Considerare non positiva la risposta italiana e dichiarare pertanto chiuse le conversazioni anche sul punto 2) della risoluzione delle Nazioni Unite e conseguentemente presentare ricorso all’ONU. In questo caso il Governo austriaco si troverebbe dalla parte della colpa perché il Governo italiano non si è rifiutato di esaminare qualunque altro mezzo proposto dal Governo austriaco.

2) Il Governo austriaco risponde dichiarando di accettare il colloquio e proponendo uno o pimezzi di risoluzione pacifica, che possono essere da noi ad uno ad uno respinti, perché carenti di uno o di entrambi i requisiti che offre la Corte dell’Aja: giudizio di natura giuridica e sentenza vincolante per le parti.

3) Il Governo austriaco offre congiuntamente, alternativamente o successivamente i mezzi pacifici previsti dallo Statuto delle Nazioni Unite o altri, fino a che non si arrivi, ad esempio, all’arbitrato o comunque ad un mezzo rivestente i requisiti e le finalità che ci proponiamo di raggiungere attraverso la Corte dell’Aja e, in questo caso, si potrebbe arrivare ad un accordo col Governo austriaco.

Concludo, permettendomi di mettere ancora una volta in evidenza che la formulazione sopra proposta non rappresenta, e questa è la cosa piimportante, nessuna espressa o tacita rinuncia alla Corte dell’Aja come mezzo pacifico per la risoluzione della controversia. E d’altra parte non varrebbe la pena di fare delle pericolose ammissioni in contrasto a ci data la poca, per non dire nessuna, probabilità di raggiungere un accordo in merito col Governo austriaco il quale, tutt’al pi pumirare a strappare da noi una rinuncia alla Corte dell’Aja, perché non possiamo pi con probabilità di successo, sostenere tale tesi davanti alle Nazioni Unite(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961.


2 Data risultante da una annotazione archivistica apposta sul documento.


3 Vedi D. 181.


4 Vedi D. 175.


5 Per la risposta alla Nota austriaca del 4 luglio vedi D. 208.

184

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1) Telespr. 3232/16722. Vienna, 13 luglio 1961.

Oggetto: Ripristino visti per l’Italia. Ripercussioni nei circoli politici austriaci.

Come ho telegrafato (vedi telegramma n. 300)3 e come ulteriori contatti mi hanno in questi giorni confermato, la preoccupazione austriaca, dopo i provvedimenti presi da noi in materia di visti, è che essi rappresentino una nuova impostazione del problema da parte nostra. Se così non fosse è ovvio che il limitare l’afflusso degli austriaci in Italia col sistema dei visti conseguirebbe proprio l’effetto che gli estremisti intendono raggiungere: il boicottaggio turistico del nostro Paese da parte degli austriaci, finora fallito.

E si noti bene che questo boicottaggio non è fine a se stesso o diretto a scopo economico, ma principalmente a quello di rendere sensibile la popolazione austriaca al problema «nazionale»; questa sensibilità significherebbe partecipazione e consenso alle loro tesi.

Finora la posizione rispettivamente italiana ed austriaca sulla questione era strettamente giuridica la prima (interpretazione del trattato), politica la seconda. Tutti gli sforzi austriaci sono stati intesi a deteriorare la nostra posizione e farla cambiare di piano da giuridico a politico. La manovra austriaca ha tuttavia pur essa un limite: la questione politica intanto puessere dibattuta con qualche successo se resta confinata al problema del principio di autonomia dell’Alto Adige o magari al diritto di autodeterminazione degli altoatesini.

Invece, come ho detto, la preoccupazione di questi circoli politici – e questa potrebbe anche spiegare l’impazienza con cui viene attesa la nota italiana – è che oggi si possa essere di fronte ad una nuova impostazione italiana della questione altoatesina che, tralasciando gli aspetti giuridici di interpretazione del trattato, voglia sottolineare che gli attentati ed i sabotaggi rivelano una organizzazione paramilitare che non si pufar risalire ai montanari delle Dolomiti e mettere in luce come l’azione dei terroristi provi che le organizzazioni estremiste siano dei veri e propri centri di una politica nazista.

Dalla passiva acquiescenza ai propositi degli estremisti ad una corresponsabilità negli atti dei terroristi da parte del Governo Federale, il passo sotto un profilo politico – non giuridico – è assai breve; gli stessi obblighi imposti dal trattato di Stato potrebbero essere facilmente invocati con grave detrimento della politica generale dell’Austria.

Pochi dubbi devono sussistere in ogni persona di buon senso che, presentato il problema sotto questo aspetto, anche in sede ONU la posizione dell’Austria non riscuoterebbe molte simpatie.

Questo preoccupa il Governo di Vienna il quale, perduto ogni potere di controllare i radicali, sente che l’iniziativa gli pusfuggire anche sul piano internazionale. Forse mai si è verificato così puntualmente la favola dello stregone stregato.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 22, fasc. Rispristino visti ingresso e esenzioni visti.


2Sottoscrizione autografa.


3Vedi D. 182, nota 3.

185

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 27821/329. Vienna, 19 luglio 1961 (perv. ore 20,35).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Ci siamo rivolti alla Ballhaus per avere chiarimenti su portata mandato conferito ieri da questo Consiglio Ministri a Ministro Esteri di presentare rapporto all’ONU su questione Alto Adige e in particolare su termini e modi «prenotazione» esposti in ordine giorno prossima Assemblea ONU, di cui alla intervista Kreisky(2).

Waldheim ci ha detto che ieri sono state impartite istruzioni rappresentante austriaco ONU rimettere lettera a Segretario Generale significando che Governo austriaco desiderava iscrivere all’ordine del giorno Assemblea questione Alto Adige, riproponendola sotto il seguente titolo: «Lo stato dell’elemento di lingua tedesca nella Provincia di Bolzano. Piena attuazione della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960»(3).

Questo Ministero Esteri ha ricevuto comunicazione telegrafica predetto rappresentante che lettera è stata rimessa.

Waldheim ha tuttavia aggiunto che Governo austriaco considerava chiuse trattative su prima parte risoluzione, ma aperte quelle sulla seconda parte.

Non si è mancato di far rilevare la singolarità di questa procedura del «piede in due staffe» la cui impressione non poteva essere che sfavorevole.

Waldheim ha risposto che iscrizione questione ordine del giorno ONU non dovevasi considerare mezzo pressione ma dettata da necessità non lasciare decadere termini. Ha pertanto espresso speranza che possa raggiungersi accordo aggiungendo tuttavia che Governo Vienna considera Commissione inchiesta miglior mezzo pacifico per regolare controversia, ma che tuttavia è pronto esaminare eventuale controproposta italiana purché non (dico non) sia quella del ricorso all’Aja.


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II.


2 Si riferisce alla conferenza stampa tenuta da Kreisky dopo il Consiglio dei Ministri del 18 luglio, per la quale vedi D. 186. Di seguito il passo relativo all’Alto Adige del comunicato emesso al termine del Consiglio dei Ministri, come trasmesso da Martino: «Nell’odierno Consiglio Ministri, Governo Federale, dopo una relazione su questione Sudtirolo, ha autorizzato Ministro Federale Affari Esteri a fare all’ONU una relazione sulla sorte della risoluzione dell’Assemblea Generale del 31 ottobre 1960 e ad adoperarsi, nel caso che non sia possibile raggiungere intesa tra Austria ed Italia su secondo capoverso risoluzione ONU su Sudtirolo, affinché organi delle Nazioni Unite a ciidonei vengano invitati a dare loro aiuto per la realizzazione della risoluzione. Governo Federale ritiene urgente una rapida intesa su scelta dei mezzi pacifici che sono idonei per soluzione conflitto Sudtirolo, in considerazione della situazione nel Sudtirolo che segue con inquietudine. Governo Federale ha ripetute volte respinto in modo inequivocabile l’uso della violenza. Proprio perché Governo si è tanto distanziato nel modo pideciso da questi metodi, esso putanto meno condividere parere che soluzione del problema del Sudtirolo sia possibile mediante vaste azioni militari e di polizia. Rivolge quindi a tutti coloro che prendono parte a questo conflitto invito di ritornare all’adozione di quei metodi pacifici, che soli sono atti a garantire soluzioni durature di controversie politiche. Governo Federale rimane come prima – e sottolinea questo con particolare insistenza – dell’opinione che concessione autonomia regionale alla Provincia di Bolzano, come essa risulta da accordo di Parigi, costituisca la soluzione migliore e pirapida del problema sudtirolese» (T. 27624/325 del 18 luglio, ibidem).


3 Con T. precedenza assoluta 27749/436 dello stesso 19 luglio (Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II) Plaja comunicava: «Rappresentante permanente austriaco informami avere ricevuto ieri sera ore 20 istruzioni suo Governo presentare immediatamente richiesta iscrizione ordine giorno prossima Assemblea questione altoatesina con seguente titolo: “THe status of THe German speaking element in THe Province of Bolzano (Bozen). Implementation of Resolution 1497 (XV) of THe General Assembly of THe United Nations of 31 October 1960”. Egli ha subito provveduto in conseguenza. Matsch ha aggiunto che memorandum accompagnamento non (dico non) gli è ancora pervenuto e che lo attende nei prossimi giorni». La lettera di Matsch al Segretario Generale dell’ONU in data 18 luglio è in UN, General Assembly, SixteenTH Session, A/4802, 18 July 1961. Il Memorandum illustrativo fu trasmesso da Matsch al Segretario Generale in data 25 luglio (ivi, A/4802/Add. 1, 25 July 1961, edito in Libro Verde 1961, D. 42).

186

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato urgente 3341/17282. Vienna, 19 luglio 1961.

Oggetto: Alto Adige. Conferenza stampa di Kreisky.

La conferenza stampa di Kreisky è stata tenuta in concomitanza con la decisione austriaca di ricorrere nuovamente all’ONU e di fare il passo a tal fine necessario prima della scadenza dei termini («di prenotarsi in tempo» ha detto Kreisky).

Dalle dichiarazioni del Ministro degli Esteri emergono vari punti degni di attenzione:

1) Circa la mediazione americana Kreisky ha fatto capire che non vi è stata, ovviamente, una richiesta frontale; ma dal tono piuttosto evasivo della sua risposta si intuisce che non si puescludere l’intenzione austriaca di effettuare qualche cauto sondaggio.

2) Quanto alla eventualità di un ricorso italiano al Consiglio di Sicurezza, Kreisky ha voluto mostrare con un certo atteggiamento di sfida che l’iniziativa non preoccuperebbe affatto il Governo austriaco, il quale sarebbe pronto ad accettare il confronto.

3) Circa il ripristino dei visti per l’Italia, egli ha affermato di non credere che la misura farà effetto all’ONU e di ritenere che per vari Paesi l’effetto potrebbe semmai essere negativo. In questa opinione è trasparente un riferimento polemico nei riguardi di Portisch e forse anche del Sottosegretario Steiner. Negli ambienti politici locali si ritiene infatti che il noto articolo di Portisch sia stato pubblicato d’intesa con Steiner, per dare fastidio a Kreisky.

4) In relazione all’attività terroristica Kreisky ha dichiarato che sono in corso attive indagini, misure di polizia ed anche procedimenti giudiziari.

5) Circa le dichiarazioni di Oberhammer, Kreisky si è difeso dietro lo schermo fragile e artificioso della smentita data dall’interessato, ma si è sentito replicare dal corrispondente del «New York Times» che il testo diramato dall’AP risultava essere una versione edulcorata delle dichiarazioni effettivamente fatte dall’esponente tirolese.

6) Kreisky non ha cercato di difendere Stanek: ha difeso la direzione della SVP nel suo insieme: cinon significa tuttavia che l’attività di certi singoli membri non sia da disapprovare, egli ha detto.

Lo stesso concetto Kreisky ha ripetuto per l’Austria: la reputazione del Paese non puessere pregiudicata dall’azione di piccoli gruppi che non vogliono le trattative e di cui il Governo non è responsabile.

7) Kreisky è stato aspro ed ha usato espressioni sferzanti una sola volta, cioè quando ha voluto condannare il progetto di legge italiano che prevede la possibilità di privare della cittadinanza i rioptanti, e leggermente ironico quando ha preteso mettere l’«estremista» Onorevole Martino sul piano degli estremisti tirolesi.

Un aspetto particolarmente interessante delle dichiarazioni è che, accennando ai mezzi pacifici per la soluzione della controversia, Kreisky non ha menzionato né la Commissione d’inchiesta, né alcun altro mezzo, ma ha anzi affermato che le trattative per questa scelta non sono esaurite e che esiste tutta una serie di «peaceful means» previsti dalla Carta dell’ONU. Queste dichiarazioni sono sembrate ispirate a moderazione e a ragionevolezza, quasi un cauto regresso su di una posizione pielastica.

D’altra parte, questo era il minimo che ci si potesse attendere da un uomo provvisto di sensibilità politica. Perché l’aspetto pirilevante della congiuntura in cui la politica austriaca è entrata ieri, è che l’Austria ha deciso ufficialmente di ricorrere all’ONU mentre ammette, e non potrebbe negarlo, che le trattative bilaterali sulla scelta dei mezzi pacifici sono ancora in corso. Né ha molto valore l’obiezione che essa potrebbe ritirare il proprio ricorso se prima dell’Assemblea Generale si raggiungesse un accordo. Le trattative su questo punto sono iniziate da poco e si trovano già a doversi svolgere in un clima innaturale ed inquieto, sotto la pressione di un appello all’ONU che non punon turbarne il corso. In particolare, noi dovremmo continuare questi negoziati con un partner che, col suo affrettato ricorso all’ONU, mostra di non avere alcuna fiducia nella loro riuscita.

Questa situazione nuova deve essere particolarmente valutata per fissare anche formalmente le responsabilità che l’Austria si è assunta col suo modo di agire. In vista delle reazioni che quest’ultima decisione austriaca avrebbe sollevato, è naturale che Kreisky abbia cercato di mostrare ieri prudenza e moderazione, usando di un’arte nella quale si è troppo specializzato per essere convincente.

Si trasmette in allegato un ampio resoconto sull’intervista(3).


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 6.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York e all’Ambasciata a Bonn.


3 Non pubblicato.

187

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 2193/14932. New York, 19 luglio 1961.

Oggetto: Alto Adige. Ricorso austriaco alla XVI Assemblea Generale.

Mi scuso in primo luogo di scrivere un rapporto che risulterà necessariamente un po’ lungo. Ma si tratta di un rapporto di impostazione e prometto di essere pibreve in seguito.

1. Con la presentazione formale della richiesta di iscrizione della questione alto-atesina all’ordine del giorno della prossima Assemblea, decisa ieri dal Consiglio dei Ministri e immediatamente mandata ad attuazione, il Governo austriaco ha dunque dato esecuzione al proposito preannunciato, e che del resto io non dubito avesse già in mente nel momento stesso in cui l’anno scorso concludemmo il dibattito, di riportare la questione nel foro politico delle Nazioni Unite. Ad essa infatti non premeva tanto «negoziare» con l’Italia (e infatti si pudire che non negozi, quanto internazionalizzare la questione per mettere in moto una qualche procedura suscettibile di far prevalere, attraverso un meccanismo diverso da quello dei contatti bilaterali, le sue rivendicazioni. E perciessa aveva sostanzialmente di mira di arrivare al pipresto alla discussione sul punto 2 della risoluzione. Non conosco le ultime battute che hanno preceduto la decisione finale di Vienna. Certo la precipitazione con cui gli austriaci hanno provveduto contrasta con il modo di procedere che essi seguirono lo scorso anno. Essa risponde probabilmente a necessità di politica interna sulle quali possono aver tra l’altro influito il desiderio di dimostrare infondate le voci circolate negli ultimi giorni circa ripensamenti in seno al Governo austriaco e circa preoccupazioni austriache per le ripercussioni negative delle attività terroristiche in Alta Italia. Potrebbe anche essere, nella pifavorevole ipotesi, che, avendo deciso di riportare la questione all’ONU, l’Austria lo abbia fatto subito anche nella speranza di calmare i piagitati estremisti e di influire, indirettamente almeno, sui terroristi. Quel che vorrei per mio conto dire è che nessun vero obbligo procedurale, dal punto di vista del regolamento delle Nazioni Unite, aveva l’Austria di presentare il ricorso ora anziché ad altra data entro il 20 agosto, poiché tra i ricorsi presentati 60 giorni prima dell’inizio dell’Assemblea e quelli presentati 30 giorni prima non vi è alcuna differenza sostanziale e l’unica differente conseguenza è che formalmente i primi compaiono nell’agenda provvisoria originale mentre i secondi sono inclusi nell’agenda supplementare.

Puessere anche che nel fatto di aver sin da ora introdotto la richiesta e dimostrato così la ferma intenzione di provocare un nuovo dibattito il Governo austriaco possa aver anche in mente di esercitare pressione su noi e sui nostri alleati. Abituato, dal clima creatosi in Austria, a queste forme di pio meno larvato ricatto il Governo austriaco puforse pensare che noi, per tanti motivi di politica generale tra i quali naturalmente la nostra politica europeista, si possa dopotutto preferire ad un dibattito altra soluzione, quale ad esempio l’intervento del Segretario Generale come proposto da Kreisky dopo Zurigo; e che i nostri principali alleati, preoccupati in particolare che si rivanghi nel pangermanismo, nel nazionalismo e nel revisionismo di marca tedesca mentre preme sempre pigrave la crisi di Berlino, possano aver interesse a intervenire presso di noi perché si accetti una qualche forma di mediazione al fine di evitare il dibattito pubblico. Una eventuale preoccupazione austriaca di tale natura potrebbe peraltro essere sfruttata anche da parte nostra in quanto sembra a me inevitabile che questa volta non si debba pimostrare, verso il pericolo del risorgere del pangermanismo, quella cautela che dimostrammo lo scorso anno: tra l’altro la campagna austriaca nei confronti dell’Alto Adige rivela caratteristiche analogie con quella condotta nei confronti dei Sudeti dopo l’Anschluss.

2. Vorrei ora prospettare su questo ritorno della questione alle Nazioni Unite alcune considerazioni dall’angolo visuale di questa Rappresentanza, ripetendo anche naturalmente argomenti già svolti in passato ma rivedendoli alla luce dell’esperienza del dibattito oltreché naturalmente delle nuove situazioni di fatto.

La formulazione dell’argomento da parte austriaca è, come era da attendersi, generica. Il Governo austriaco ha evitato al riguardo l’errore dello scorso anno, che lo obbligal primo ripiego in sede di Comitato Generale, e presenta la questione nella formulazione pisemplice ed accettabile alle Nazioni Unite. Null’altro cioè che la continuazione da parte dell’Assemblea dell’interessamento già svolto lo scorso anno. È sparita dalla formulazione la parte del titolo dello scorso anno precisante che si trattava della «applicazione dell’accordo di Parigi», che a noi particolarmente interessava. Matsch naturalmente ci ha subito detto, quando glielo abbiamo fatto osservare, che un tale richiamo doveva considerarsi implicito visto che la Risoluzione 1497 (XV) della quale l’item austriaco chiede l’esecuzione esplicitamente inquadra la questione nel citato accordo. Comunque, osservo, non ci dovrebbe esser difficile, in fase di iscrizione, ottenere la reintroduzione di quelle parole ove ci appaia opportuno richiederlo.

L’obiettivo dell’azione austriaca non è altrimenti precisato che come «applicazione della Risoluzione 1497 (XV)». Stando alle dichiarazioni fatte da Kreisky al Parlamento il 5 corrente e a quanto detto da Waldheim a Martino il 7 corrente (telespresso ministeriale 10A/1282/c. del 10 corrente)3 scopo principale del ricorso dovrebbe esser quello di ottenere una decisione circa il mezzo pacifico attraverso cui la controversia dovrebbe essere regolata. Forse il memorandum austriaco fornirà qualche ulteriore indicazione al riguardo. Tale memorandum esplicativo, che (articolo 20 del regolamento dell’Assemblea) deve accompagnare ogni richiesta di iscrizione, verrà, secondo ci ha detto Matsch, presentato nei prossimi giorni dato che il relativo testo non gli era ieri ancora stato inviato da Vienna: non è del resto insolito che tale memorandum segua la richiesta anche a qualche distanza di tempo(4). Comunque non è naturalmente detto, ed anzi è improbabile, che anche tale memorandum ci dia tutte le indicazioni sugli obiettivi che l’Austria perseguirà nel dibattito: conviene infatti sempre in tal genere di dibattito mantenere un margine notevole di manovra e non svelare all’altra parte tutti gli elementi del gioco: e ciè tanto pinecessario, mi pare, all’Austria poiché essa deve mantenere un occhio alle esigenze della parte radicale dell’opinione pubblica che magari, malgrado l’andamento delle cose in Commissione Politica Speciale lo scorso anno, vorrà che l’impostazione austriaca parta da posizioni estreme richiedenti senz’altro l’autonomia completa per l’Alto Adige.

3. Di fronte alla richiesta austriaca il quesito che naturalmente dobbiamo esaminare è quale atteggiamento convenga all’Italia. Parlo naturalmente solo sul piano Nazioni Unite. Premetto che io ritengo che l’atteggiamento da noi adottato dopo Zurigo nel senso di insistere perché tanto la prima o eventualmente la seconda fase fossero ancora esplorate e non venissero precipitosamente dichiarate chiuse, sia stato, anche per gli attuali e futuri riflessi alle Nazioni Unite, senz’altro il piopportuno e conveniente. È bene che la porta sia chiusa dall’Austria e non da noi. È un altro argomento che potremo usare per dimostrare con quanta pazienza e volontà di riuscire abbiamo esplorato le possibili vie di soluzione bilaterali e cimalgrado l’intransigenza e le provocazioni austriache tradotte fra l’altro nelle responsabilità di Vienna ed Innsbruck nell’attività terroristica in Italia Settentrionale. Anche l’atteggiamento energico, ma sempre mantenuto in termini di completa responsabilità e di contenuta serietà, adottato nei confronti austriaci in relazione all’allargamento dell’attività terroristica è stato in questi ambienti valutato in forma che, ritengo, riuscirà difficile alla parte austriaca ritorcere, come certo cercherà di fare, ai nostri danni. Quanto poi agli episodi terroristici in sé in generale ne abbiamo sentito fare in questi ambienti una valutazione del tutto sfavorevole per gli austriaci.

Cipremesso l’interrogativo che si presenta è se da parte nostra abbia ad adottarsi ora una qualche iniziativa specifica, o se come lo scorso anno sia preferibile solo mantenersi sulla difensiva e limitarsi a contrastare la manovra austriaca. È un punto questo che ricorre ad ogni nuova svolta della controversia alto-atesina e che in passato abbiamo, e a me pare saggiamente, risolto accantonando le velleità di iniziativa a favore della posizione difensiva. È certo infatti, e questo vale anche ora, che le Nazioni Unite, essendo esse in controversie del tipo della nostra portate al compromesso, sono in linea generale fonte di disillusione per chi chiede e tanto piquanto pisi chiede o si spera di ottenere: l’Austria ne ha fatto l’anno scorso l’amara esperienza.

Comunque, comprendendo come l’interrogativo si riproponga in questi giorni anche in relazione alle responsabilità austriache negli incidenti terroristici ed alla reazione di opinione pubblica suscitata in Italia, vorrei riesaminare le tre eventualità di iniziative in seno alle Nazioni Unite che teoricamente ci sono aperte. Naturalmente mi rendo conto che sono queste situazioni nella cui valutazione pesano altri fattori oltre quelli che qui posso aver presenti io, ed in particolare necessità di politica interna che possono essere determinanti anche se errate nel piano internazionale. Ma a me spetta principalmente nell’esame che segue l’aspetto societario.

Le tre eventualità di iniziative suddette sono: a) che noi si investa della questione il Consiglio di Sicurezza; b) che si presenti un controricorso all’Assemblea; c) che si ricorra unilateralmente all’Aja. Al di fuori di queste tre iniziative restano da considerare le modalità di manovra e di contrasto nei confronti della richiesta austriaca. Esaminerbrevemente una per una queste varie situazioni.

A. Possibilità di nostre iniziative

4. In teoria, come è noto, un eventuale ricorso al Consiglio di Sicurezza potrebbe rivestire due diversi profili. Da un lato quello inteso a richiamare l’Austria per le sue responsabilità negli episodi terroristici ed a farla per così dire diffidare dal continuare in un atteggiamento che li incoraggia. Dall’altro quello di ottenere da esso, a preferenza dell’Assemblea, una indicazione, nel senso da noi desiderato e cioè verso la Corte Internazionale di Giustizia, sul modo futuro di avviare e risolvere la controversia. Non è detto naturalmente che in un dibattito questi due profili ed obiettivi non possano combinarsi, secondo le necessità e le convenienze tattiche di manovra.

Comprendo tutta la delicatezza della prima delle suddette ipotesi. Quello che solo penso e debbo dire da qui è che, malgrado noi si abbia certo carte da giocare in un tal genere di eventuale dibattito societario (almeno a quanto posso sommariamente giudicare, perché manco naturalmente di dettagli circa i concreti elementi di prova delle dirette responsabilità austriache che ci è stato finora possibile reperire), pure penso che non ci riuscirebbe di far prevalere una decisione di precisa deprecazione per l’Austria. Aggiungo che un eventuale dibattito naturalmente non sarebbe confinato all’aspetto specifico delle responsabilità austriache ma si estenderebbe inevitabilmente al complesso della questione alto-atesina e porterebbe quindi principalmente su cose e fatti e persone di casa nostra (dopotutto le persone coinvolte direttamente nell’attività terroristica sono cittadini italiani), con tutti gli evidenti inconvenienti e suscettibilità e reazioni di una opinione pubblica estremamente sensibilizzata. In sostanza, malgrado il quadro pifavorevole che ci offre il Consiglio rispetto all’Assemblea dal punto di vista della composizione, penso che rimarrebbe valido anche in questo caso, e pur potendosi sperare in qualche accentuazione pisfavorevole agli austriaci che a noi, quanto è stato scritto dai miei predecessori sulla tendenza al compromesso ed alle formule anodine che si manifesta negli organi societari a proposito di questo tipo di controversie bilaterali a carattere tutto sommato circoscritto. Cisignifica in sostanza che un eventuale dibattito presumibilmente potrebbe concludersi o senza una risoluzione o con una risoluzione che considerando lo stato di tensione esistente nell’area nonché prendendo nota delle nostre dichiarazioni e di quelle austriache, raccomandi a tutti quanti «concerned» di stare tranquilli e di adoperarsi pacificamente per una soluzione.

Le considerazioni di cui sopra relative alla tendenza al compromesso si applicano a mio modo di vedere anche alla seconda ipotesi sotto cui potrebbe adirsi il Consiglio. Ma questo aspetto è già stato esaminato varie volte da questa Rappresentanza sotto il profilo della eventuale possibilità di ottenere dal Consiglio una decisione di rinvio alla Corte di Giustizia o di affidare concordemente con l’Austria al Consiglio la indicazione del «mezzo pacifico» di soluzione (lettera al Direttore Generale Affari Politici 1790 del 20 giugno 1961)5 e non starquindi a ripetermi.

È da domandarsi inoltre se e come in linea generale un nostro eventuale ricorso al Consiglio verrebbe capito anche da parte dei nostri alleati, nel senso che io temo rischi di costituire un «anticlimax» nell’atmosfera generale internazionale tutta tesa intorno ai seri e gravi problemi del momento. Quanto alla opinione pubblica io penso che in fondo un ricorso all’ONU viene sempre un po’ considerato la difesa del debole di fronte al prepotente: e non rischierebbe una nostra iniziativa di venir presentata in certi ambienti come un atto di debolezza e di cessione?

5. Passo ora alla seconda delle tre possibili alternative di nostra iniziativa, quella di un controricorso all’Assemblea. È questa una possibilità che non scarterei a priori. Se essa abbia a prendersi in seria considerazione poTRà anche dipendere, a parte eventuali nuovi sviluppi nell’area e a parte solite possibili esigenze di politica interna, dalla formulazione degli argomenti che l’Austria sottoporrà a spiegazione della sua richiesta e che conosceremo meglio quando essa presenterà il prescritto memorandum di accompagnamento. Nel senso che se tali argomenti fossero particolarmente polemici ed estremi un controricorso potrebbe esser meglio compreso qui che non se essi si limitassero, come l’indicazione del titolo lascerebbe pensare, a una esposizione dell’andamento dei negoziati bilaterali e ad una richiesta che l’Assemblea precisi ulteriormente il cammino da seguire. Nella valutazione del pro e del contro è inoltre da tener presente che un controricorso ci obbligherebbe in qualche modo a precisare fin dall’inizio un obiettivo specifico della nostra azione, il che potrebbe in futuro esporci alla costatazione che esso non è stato raggiunto permettendo alla propaganda avversa di vantare come successo l’inevitabile compromesso.

6. La terza ipotesi di nostra iniziativa è quella che si riferisce alla possibilità di un ricorso unilaterale all’Aja. Se non sbaglio, l’esame fatto in passato, da diplomatici e giuristi, fu che un tale ricorso unilaterale – nell’attuale fase di attrito con l’Austria e di preparazione di un ritorno della questione in Assemblea – non appare consigliabile a) perché è lungi dall’esser sicuro che la Corte si dichiarerebbe competente, e cicostituirebbe per noi un serio insuccesso propagandistico b) perché lo spirito, anche se forse non la lettera, della Risoluzione 1497 (XV) è che Italia ed Austria ricorrano a un mezzo

pacifico congiuntamente, sì che una nostra richiesta unilaterale potrebbe venir considerata come un tentativo di forzare le cose alle Nazioni Unite e di cercare di evitare per vie traverse un dibattito c) perché un tale ricorso non avrebbe effetto sospensivo delle iniziative austriache in Assemblea (clausola sub judice). Non mi pare che l’avere l’Austria presentato ora il ricorso all’Assemblea o la nuova situazione prodottasi per l’intransigenza austriaca e le sue responsabilità negli incidenti terroristici abbiano diretto riflesso su questa valutazione, dal punto di vista internazionale, di tale ipotesi.

B) Problemi in relazione alla presentazione della richiesta austriaca

7. Vengo ora alla seconda parte delle mie considerazioni, quelle relative non a nostre eventuali iniziative, ma ai vari problemi che pone la presentazione della richiesta di iscrizione austriaca. Per non appesantire oltremodo questo rapporto, traccerqui sommariamente un quadro generale di tali problemi, salvo a entrare poi in successive comunicazioni in qualche dettaglio per quelli di essi che lo richiedano: e con lo scopo precipuo intanto di vedere se l’elencazione che qui di seguito ne faccio e l’approccio generale ad essi corrispondono con gli elementi che codesto Ministero ha già elaborato per suo conto al riguardo. Esaminerseparatamente le differenti fasi relative a un tale ricorso.

Nella fase precedente alla iscrizione i problemi si presentano in forma, mutatis mutandis, analoga all’anno scorso. In primo luogo si pone il quesito se, quando gli austriaci presenteranno il prescritto memorandum esplicativo noi dovremo o no rispondere subito con un nostro contro-memorandum. L’anno scorso optammo per il no, considerato anche che queste risposte ai memoranda introduttivi sono l’eccezione e non la prassi societaria. Ed io sarei propenso per lo stesso atteggiamento quest’anno salvo che naturalmente sostanza e forma del documento austriaco non consiglino invece un tal genere di risposta. Comunque, con o senza contro-memorandum, un’azione ufficiale dovrà subito esser accuratamente da noi iniziata nei confronti delle argomentazioni austriache ad evitare che siano solo queste ultime ad influenzare il formarsi di una preliminare opinione da parte delle varie Cancellerie e delle delegazioni qui.

Gli altri punti da considerare in fase di preiscrizione non riguardano direttamente le Nazioni Unite e mi limiterquindi ad elencarli per completezza di esposizione. Si tratta dell’azione diplomatica intesa ad assicurarci l’appoggio delle Cancellerie (curando particolarmente gli amici la cui posizione fu basilare per noi l’anno scorso e quei Paesi per converso che pici crearono difficoltà), dell’eventuale invio in tale quadro di missioni speciali (io in verità al riguardo non sarei tanto incline a considerarle, perché di fronte ai vantaggi hanno lo svantaggio di ingrandire molto sul piano internazionale il problema; e comunque lo limiterei a quei soli Paesi nei quali i nostri Rappresentanti diplomatici lo consigliassero) e del condizionamento della nostra opinione pubblica e della stampa. Quest’ultimo punto ci fu causa l’anno scorso di qualche difficoltà nel senso che la nostra stampa tanto si lasciandare all’inizio a prospettive ottimiste – basate sulle prime dichiarazioni di delegati che furono pressoché tutti a noi favorevoli

– che poi quando si giunse al risultato finale, quello che è certo stato un serissimo scacco austriaco – e quindi un ottimo risultato per noi – per poco non deluse. Anche a questo occorrerà pensare a suo tempo, affinché i limiti – a favore e contro di noi – di un dibattito all’ONU siano bene illustrati all’opinione pubblica e ai rappresentanti della stampa e sia evitato per quanto è possibile una eccessiva sensibilizzazione che non pugiovare alla retta valutazione delle cose, e per contraccolpo, puconsigliare atteggiamenti e decisioni non avvedute.

Vi è poi, a partire fin da questa prima fase, tutto il problema della nostra informazione e propaganda. Avra trattarne separatamente. Vorrei qui solo notare che, a parte documentazioni, memoriali pio meno ufficiali, conferenze stampa etc. è da attendersi che si riverseranno sulle delegazioni e sul Segretariato ONU pioggia di lettere ed appelli dall’Alto Adige, dal Tirolo, dalla Germania: come già in certa scala avvenne l’anno scorso. Sono iniziative queste solo assai relativamente spontanee. Anche qui occorrerà vedere se e come eventualmente da parte italiana reagire.

8. Passando ad esaminare la fase dell’iscrizione in agenda si ripropone l’interrogativo che ci tenne fino all’ultimo così in sospeso lo scorso anno. Fare opposizione o no all’iscrizione? E se non la si fa vi sono altre strade e modi da seguire già in sede di iscrizione per migliorare la nostra posizione?

Non stara ripetere in dettaglio tutte le considerazioni pio meno tecniche relative alla possibilità di opporsi all’iscrizione. Rinvio per esse a comunicazioni passate della Rappresentanza (rapporto n. 305 del 3 febbraio 1960, telespresso 2423/1423 del 31 agosto 19606, telegramma 370 del 25 agosto 19607 etc.). In sostanza, si tratta di esaminare, come primo e fondamentale elemento, se una tale opposizione avrebbe possibilità di successo. Fu sottolineato l’anno scorso, ed a parer mio a ragione, e lo sostenni unitamente ai miei colleghi nell’apposita riunione tenuta a Roma, che il margine di una tale operazione era assai dubbio e ristretto, e tale da comportare fino all’ultimo, malgrado sondaggi e passi diplomatici, un notevole elemento di rischio. Vediamo se dall’anno scorso ad oggi le cose sono cambiate.

Da un lato potrebbe sostenersi per opporsi al dibattito che la risoluzione adottata lo scorso anno è finale, nel senso che l’Assemblea Generale ha indicato le vie che le parti debbono seguire per sistemare la questione senza che essa debba esser di nuovo sollevata alle Nazioni Unite: è la tesi affermata l’anno scorso a conclusione del dibattito dal Delegato argentino (telespresso 3018/1918 del l novembre 1960)8: ma in verità non la credo capace di far molta presa, tanto pidata la impostazione moderata che, col titolo scelto, l’Austria appare voler dare alla questione, nel senso cioè di chiedere all’Assemblea di completare il suo compito precisando il mezzo pacifico che le parti devono adottare, se esse sono state incapaci di trovarlo di comune accordo. Inoltre potrebbe sostenersi che le ultime battute dei negoziati bilaterali della prima e seconda fase sono state indebitamente accelerate, e condotte con poca buona fede e sotto sfavorevoli auspici, sì che dando altro tempo la Risoluzione 1497 potrebbe ancora trovare esecuzione. Potrebbe infine pensarsi che alcuni Paesi siano riluttanti quest’anno piche l’anno scorso a veder tornare la questione in Assemblea, per motivi differenti di ordine generale (evitare di suscitare, come ho già accennato, ombre pangermaniste, nazionaliste e revisioniste specie nel momento in cui l’Occidente avrà a far fronte alla crisi di Berlino; non sovraccaricare un’Assemblea che sarà già assai difficile e pesante; riluttanza a pronunziarsi in una disputa tra due parti, nel timore che la posizione assunta turbi le relazioni del Paese che si pronunzia per una delle due parti stesse etc.).

Dall’altro lato sta il fatto che la questione è già stata dibattuta in Assemblea e, come lo studio dei casi precedenti dimostra, vi è una tendenza societaria a considerare incongruente che una questione sollevata già una volta venga, ad una seconda richiesta, respinta. Ricordo un solo caso in cui ciavvenne, la seconda discussione della questione di Cipro. Ma l’Inghilterra dovette impegnarsi a fondo, né in sostanza il dibattito fu evitato perché in realtà si trasferì in sede procedurale di iscrizione, e poi la composizione dell’Assemblea era allora ben differente. Altro fatto nuovo è l’aggravamento della situazione nell’area e la serietà della tensione nei rapporti italo-austriaci che hanno dato ulteriore e serio rilievo internazionale al problema.

Sono questi elementi il cui riflesso sull’orientamento dei vari Paesi in sede di iscrizione non è facile giudicare. Io sarei portato a ritenere prevalenti gli elementi che rendono pidifficile quest’anno che non l’anno scorso una eventuale opposizione all’iscrizione, che del resto non so neppure come sarebbe giudicata da vari settori della nostra opinione pubblica. Esiterei a suggerire di mia iniziativa a codesto Ministero, come si fece lo scorso anno, un sondaggio nelle Cancellerie, ma certo che se per caso l’ipotesi della opposizione all’iscrizione venisse considerata, solo tale trafila potrebbe, mi pare, cercar di ridurre il margine di incertezza di una decisione.

Una sottospecie, in fondo, della opposizione all’iscrizione potrebbe esser quella di cercar di ottenere dall’Assemblea un rinvio della iscrizione all’anno venturo. Conosco un caso in cui cisi fece, e fu nel 1951 per la questione del Marocco. Alcuni degli argomenti sopra esposti in favore della non iscrizione potrebbero fare maggior presa se non si trattasse di respingere la richiesta austriaca tout court ma rinviarla di un anno, con ciimplicitamente l’Assemblea indicando alle parti di fare un nuovo sforzo sulle vie della Risoluzione 1497 (XV).

Sempre in fase di iscrizione restano infine da considerare le questioni del titolo da includere nell’agenda e quella della Commissione in cui dibattere la questione. Già si vide l’anno scorso quanto la prima puesser importante. Fin da ora mi sembra, come ho detto sopra, che potremo a suo tempo chiedere che sia riprodotto nella sua totalità il titolo adottato lo scorso anno, reintroducendo la parte che l’Austria ha soppresso e che mette piformalmente in luce il quadro, quello dell’accordo di Parigi, in cui la questione va trattata. Quanto alla Commissione è tradizione in verità che una questione ritorni nella sede in cui è stata alle precedenti sessioni discussa, né vedo motivo in verità per cambiare tale sede ossia la Commissione Politica Speciale, per gli stessi motivi che furono esposti l’anno scorso da questa Rappresentanza.

9. Entrare qualche po’ a fondo nell’esame dei problemi che porrà la fase del dibattito di sostanza mi pare alquanto prematuro. Basti per ora qualche accenno. Quelle che per ora posso immaginare come linee pio meno di una nostra impostazione del dibattito sono a) che i negoziati sulla sostanza non hanno proceduto perché da parte austriaca si è insistito sempre intransigentemente sulla pregiudiziale dell’autonomia istituzionale per la Provincia di Bolzano, il che è tanto pigrave in quanto tale atteggiamento è contrario alla volontà dell’Assemblea manifestata l’anno scorso quando specificamente rifiuTDi prendere in alcuna considerazione questa richiesta contenuta nel primo progetto di risoluzione austriaco e che l’Austria per conseguenza ritir l’Austria va dunque invitata a intavolare finalmente negoziati senza pregiudiziali; b) che se l’Austria insistesse in tale pregiudiziale ci troveremmo apertamente di fronte ad una questione di interpretazione giuridica dell’accordo del 1946 e la via appropriata per risolvere tale pregiudiziale è quella giurisdizionale e in particolare la Corte dell’Aja; occorrerà naturalmente a questo riguardo modulare questa nostra giusta impostazione con quegli altri accorgimenti atti ad evitare che, l’Austria opponendoci una gamma di differenti mezzi pacifici o anche accettando parzialmente le vie giurisdizionali come contropartita di un qualche intervento mediatore, si dia noi l’impressione di intransigenza; e c) che l’Austria ha gravemente mancato alla raccomandazione della risoluzione adottando atteggiamenti ostili all’Italia che si sono spinti alla incitazione e complicità nelle azioni terroristiche in Alta Italia.

Questo per la parte relativa alla ulteriore trattazione diplomatica della controversia. Ma anche in Assemblea potremmo naturalmente sollevare, come nella ipotesi del ricorso al Consiglio esaminata pisopra, la questione delle responsabilità austriache negli incidenti terroristici in Alta Italia e cercare di ottenere che la risoluzione finale includa elementi al riguardo, per quanto anche qui sia difficile immaginare – allo stato attuale delle cose e salvo nuovi pigravi sviluppi – che venga in definitiva adottata altro che una formulazione generica deprecante la violenza e auspicante tranquillità e ricerca di soluzione pacifica.

Sia che l’impostazione austriaca abbia a limitarsi alla richiesta di indicazione del mezzo pacifico, sia che in definitiva riproponga il problema in forma del tutto aperta, è da pensare che nella sua argomentazione la parte austriaca toccherà e svolgerà tutti i temi che già impieglo scorso anno, dalle pio meno larvate minacce di autodecisione, all’accusa di violazione di un trattato internazionale e di disconoscimento dei diritti dell’uomo etc. Sono i punti ai quali dovremo uno ad uno ancora una volta ribattere.

10. Un’ultima considerazione vorrei fare. Potrsbagliarmi, ma nel tentativo di richiamare l’attenzione sul problema, gli estremisti vorranno far coincidere con la discussione alle Nazioni Unite una recrudescenza di attività terroristica. Inutile rilevare che una tale coincidenza non faciliterebbe certo il dibattito e contribuirebbe a magnificarlo e forse a farlo deviare in modo imprevedibile tanto pise si dovessero anche avere nostre attività repressive o comunque altri incidenti. Ma non insisto su questo tema perché sono sicuro che esso sarà già ben presente alle nostre autorità in vista delle possibili misure precauzionali.

Queste le considerazioni che mi detta, in vari punti ancora in modo sommario e necessariamente teorico, il ritorno della questione alto-atesina alle Nazioni Unite in relazione alla richiesta di iscrizione ieri presentata dall’Austria. Mi riservo naturalmente di tornare man mano sopra quei punti per cui il precisarsi degli ulteriori eventi lo renderà consigliabile.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2/1.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Parigi, Vienna e Washington. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Ritrasmissione del D. 181.


4 Il memorandum esplicativo austriaco fu presentato il 25 luglio, vedi D. 185, nota 3.


5 Vedi D. 162.


6 Riferimento errato, si tratta presumibilmente del Telespr. 2423/1523 del 31 agosto, non pubblicato.


7 Vedi D. 38.


8 Non rinvenuto.

188

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO,

AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 3431. Vienna, 24 luglio 1961.

Caro Fornari, dopo il ricorso del Governo austriaco alle Nazioni Unite penso che non presenteremo pila nota verbale sulla continuazione delle conversazioni(2). Mentre da una parte sarebbe una ingenuità sapendo che intanto non si approderebbe a nulla, dall’altra sembra evidente che non possiamo prestarci al gioco e al comodo di Vienna. Resta a vedere se non si debba dire pinulla o se convenga far sapere che «electa una via non datur recursus ad alteram».

All’ONU potremo considerarla una rottura unilaterale delle trattative e poTRà farci giuoco la tesi che è opportuno riprenderle. Intanto ho visto che il Ministro ha detto che si tratta di una questione tra il Governo italiano e un gruppo di cittadini italiani. La reazione della stampa austriaca a tale affermazione è stata minore di quella che poteva prevedersi. Probabilmente è l’effetto di due circostanze concomitanti, che hanno messo in disagio questi circoli politici. Da una parte la nostra nota(3) e i pesanti articoli di stampa americani e specialmente svizzeri sulle responsabilità austriache di quanto è accaduto in Italia, dall’altra l’avere imboccato la strada dell’ONU con prospettive tutt’altro che rosee.

Penso che all’ONU avremo ora due tesi primordiali: continuazione delle trattative non esaurite con il Governo austriaco o quantomeno deferimento della questione all’Aja per competenza. Augurabile sarebbe tuttavia che si aprisse una terza via: quella di serie trattative dirette con gli altoatesini. Quale ideale soluzione potrebbe essere per l’ONU l’indicare un mezzo che la dispensi dall’entrare in merito e che, per giunta, potrebbe apparire il piidoneo, perché, in definitiva, nella specie, non si tratta di dover accontentare Vienna o i tirolesi del nord, ma gli altoatesini, soli interessati. E quale magnifica soluzione potrebbe essere per noi per scrollarci dalle spalle l’accordo di Parigi e eliminare ogni interferenza d’olTR’alpe. I risultati negativi dell’intervento del Governo austriaco, i disastrosi effetti materiali e morali degli attentati, i danni economici sofferti dall’Alto Adige, i numerosi arresti operati, la minaccia della legge sulla revoca della cittadinanza, sono elementi tutti che hanno indotto certamente molti altoatesini alla riflessione. Mi pare che a Bolzano si cominci a desiderare che la cosa venga trattata in casa. La proposta dei socialcomunisti di indire una conferenza a Bolzano per esaminare la questione non respinta dagli esponenti della SVP è stato un primo indizio. L’intervento alla Camera dell’On. Riz ne è stata una esplicita conferma. Successivamente le dichiarazioni del Consigliere Regionale Brugger mi sembrano particolarmente significative. Egli non solo ha ripreso la proposta dell’On. Riz sulla nomina di una Commissione parlamentare, ma ha detto cose particolarmente interessanti. «L’esito negativo dei colloqui italo-austriaci – ha detto – non è dipeso dal fatto che l’Austria abbia assunto come base l’autonomia integrale della Provincia di Bolzano, ma dalla circostanza che le controproposte italiane non contenevano le garanzie necessarie a radicare per un lungo periodo ciche avrebbe ottenuto il gruppo linguistico tedesco». Prendendo Brugger sulla parola ci sarebbe base per trattare.

Infine ho visto che il Consigliere Regionale Ziller, democristiano, ha parlato espressamente di apertura di un colloquio fra i rappresentanti del gruppo linguistico tedesco e lo Stato italiano. Non so se ci sono state reazioni favorevoli da parte dei rappresentanti del gruppo linguistico tedesco.

Gli estremisti nordtirolesi appaiono piuttosto isolati, il Governo di Vienna preoccupato della strada imboccata, mentre i due partiti della compagine governativa sembrano all’agguato per rovesciarsi addosso vicendevolmente la responsabilità di questo «bubbone»; gli altoatesini potrebbero improvvisamente diventare finalmente soggetto anziché oggetto della controversia e apparire agli altri come degli angeli salvatori. Ci sono probabilità?

Gradisci i miei picordiali saluti(4).

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961.


2 Si riferisce alla risposta alla nota verbale austriaca del 4 luglio, per la quale vedi D. 175.


3 Del 12 luglio, vedi D. 189, nota 2.


4 Con L. 10A/1621 del 9 agosto Fornari rispondeva segnalando il proseguimento di contatti riservati tra il Ministero dell’Interno e rappresentanti altoatesini del gruppo linguistico tedesco e preannunciando l’imminente invio della risposta alla nota austriaca del 4 luglio, così concludendo: «Come vedi, invece di scegliere la via del silenzio in campo bilaterale e la sola discussione in sede ONU, abbiamo deciso un’azione parallela che riteniamo ci dia qualche vantaggio anche per lo sviluppo della questione all’Assemblea dell’ONU» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961).

189

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 3462. Vienna, 25 luglio 1961.

Signor Ministro, dopo che l’Ambasciatore Waldheim mi aveva consegnata la nota di risposta alla nota italiana di protesta per gli ultimi attentati dinamitardi in Italia(2), abbiamo avuto una conversazione durante la quale il mio interlocutore mi ha fatto dichiarazioni che mi sembrano assai importanti.

Egli ha iniziato chiedendomi se sapessi nulla circa la risposta italiana alla nota austriaca relativa alla continuazione delle conversazioni sul punto 2 della risoluzione dell’ONU(3). Mi ha aggiunto che l’Ambasciatore LoewenTHal aveva a suo tempo comunicato che la nota sarebbe stata consegnata dopo che questo Governo avesse risposto alla nostra di protesta.

Dopo di che Waldheim mi ha detto di aver letto con soddisfazione che i Parlamentari altoatesini avevano avuto contatti con il Ministro Scelba e che, a quanto sembra, erano usciti soddisfatti dal colloquio. Egli percisi è augurato che si possa trovare una via di intesa direttamente tra il Governo italiano e gli altoatesini. Dopo tutto, ha soggiunto, quello che noi abbiamo fatto lo abbiamo fatto per realizzare i desideri degli altoatesini.

A questo punto Waldheim mi ha detto che da parte austriaca si sarebbe desiderosi di esaminare «qualunque» proposta di un mezzo pacifico per risolvere la controversia da qualunque parte essa venisse: anche da lei stesso personalmente, ha soggiunto.

Egli ha poi ripreso sostenendo che in ogni caso non sarebbe conveniente continuare le conversazioni che fossero una pura e semplice ripresa di quelle di Zurigo. Infine ha tenuto a sottolineare che il Governo federale ha sempre sostenuto la richiesta di una autonomia della Provincia di Bolzano attraverso mezzi legali ed ha quindi condannato e condanna sia richieste che vadano al di là dell’autonomia e sia dichiarazioni come quella di Oberhammer che esprimano consenso e appoggio per mezzi illegali a raggiungere lo scopo.

A conclusione del colloquio mi ha ripetuto quello che ci aveva fatto sapere in precedenza e cioè che il ricorso all’ONU non ha voluto significare per nulla una interruzione delle trattative col Governo italiano. Su mia richiesta mi ha informato che da parte austriaca è già stato inviato a New York un breve «explanatory memorandum» a sostegno del ricorso già fatto, ma che esso si limiterebbe a motivare il ricorso stesso per ottenere dalle Nazioni Unite la indicazione di un mezzo pacifico, qualora prima della riunione dell’Assemblea non si sia raggiunto un accordo fra i due Governi.

Le dichiarazioni di Waldheim sono il segno del grave disagio in cui è venuto a trovarsi il Governo per la piega presa dagli avvenimenti dopo le pubblicazioni della «Zurcher Zeitung» e di altri giornali sulle responsabilità austriache, dopo l’insorgere della lotta interna tra i due partiti al potere, dopo le felici operazioni di polizia in Alto Adige.

Le azioni del Governo di Vienna sono certamente in ribasso sul piano internazionale e la discussione all’ONU rappresenta un’incognita pericolosa e comunque non una strada per risolvere la questione che si è andata sempre piaggravando. Ho la sensazione che si sia diffuso il timore che responsabilità di personalità austriache possano allargarsi come una macchia d’olio.

Mi sembra molto significativa la soddisfazione di Waldheim, apparsa piuttosto sincera, che la questione possa essere regolata direttamente tra il Governo italiano e gli altoatesini. Questo dimostra l’abbandono e l’isolamento degli esponenti di Innsbruck. Ed è stata pure significativa l’apertura fattami sulla buona disposizione della Ballhausplatz di esaminare una qualunque proposta su un mezzo pacifico da qualunque parte essa venga.

Altro punto interessante è stato praticamente il ripudio delle conversazioni svoltesi a Zurigo: ripudio che mi è parso concernesse sia l’impostazione delle tesi di merito sia la composizione delle delegazioni.

Circa le mie reazioni, ho detto di non avere né notizie né istruzioni sull’eventuale nostra risposta relativamente alla continuazione delle conversazioni sul secondo punto della risoluzione dell’ONU. E con ciho detto la verità, perché non conosco le ultime decisioni di V.E. Immagino che il ricorso del Governo austriaco all’ONU, i sondaggi costì per aprire un dialogo con gli altoatesini, la nuova apertura di Waldheim abbiano creato una situazione nuova per cui la nota di risposta non verrà pipresentata o quanto meno nei termini nei quali era stata redatta. Ho poi preso nota che il Governo austriaco non intende andare né al di là della richiesta di autonomia, né perseguirla attraverso mezzi illegali.

Non ho tuttavia mancato di far presente che se queste fossero state fin da principio le intenzioni del Governo di Vienna, poco si spiega perché siano stati inclusi nella delegazione austriaca ben quattro esponenti di Innsbruck dove non si è mai fatto mistero di volere l’autodeterminazione dell’Alto Adige, e di cui è sempre stata nota l’intransigenza. Che d’altra parte la insistenza sulla richiesta di una completa autonomia aveva reso impossibile ogni utile colloquio. A questo proposito Waldheim, pur non facendo intendere di voler venir meno alla richiesta di autonomia, ha fatto un accenno nel senso che essendosi limitati ad offerte di deleghe amministrative non si era creata una base pur minima di discussione.

Poiché desidero far conoscere subito a V.E. il tenore della conversazione, non oso trarne frettolose conseguenze che meritano un attento e ponderato esame. Mi riservo pertanto di tornare in argomento. Mi pare tuttavia di poter dire che il nostro atteggiamento nell’immediato futuro poTRà essere sopratutto determinato dallo sviluppo di ulteriori contatti tra il Governo italiano e gli altoatesini e dalla nuova atmosfera di Vienna che sembra indicare nuove possibilità. Quindi se le aperture di Waldheim possono anche apparire interessanti e tali da non lasciar cadere, è perprobabile che il tempo lavori ancora per noi. Tuttavia questo tempo è breve in quanto bisognerebbe lasciare maturare e far maturare una situazione propizia prima dell’inizio dell’Assemblea delle Nazioni Unite.

Voglia gradire, Signor Ministro, gli atti del mio profondo ossequio.

[Enrico Martino]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, luglio 1961.


2 Si riferisce alla Nota verbale 27.567-5 (Pol) 61 del 21 luglio con la quale l’Austria, rispondendo alla Nota verbale italiana 10A/1322 del 12 luglio, ne respingeva le accuse di responsabilità per gli atti di terrorismo in Alto Adige (entrambe le note sono edite in Libro Verde 1961, rispettivamente DD. 41 e 37).


3 Vedi D. 175.

190

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 2247/15472. New York, 28 luglio 1961.

Oggetto: Commento al memorandum austriaco sull’Alto Adige.

Pochi commenti possono farsi, mi sembra, al memorandum austriaco che ho trasmesso col telespresso n. 2233/1533 del 26 c.a. (qui unito in copia per Washington, Parigi, Londra, Bonn e Vienna)3.

La prima osservazione che si pufare è che la presentazione di esso, come già l’iscrizione del problema nell’agenda della XVI Assemblea, sono stati fatti con un notevole anticipo rispetto alle date necessarie. E ciil memorandum stesso riconosce là dove dice che il Governo austriaco si è risolto a procedere «in good time», ma senza precisare il perché di questo anticipo. Per civalgono le supposizioni e i commenti già fatti da questa Rappresentanza col telespresso n. 2193/1493 del 19 luglio u.s.4.

La seconda osservazione è che il memorandum si presenta di facile confutazione.

In primo luogo è facile opporre alla precipitazione con la quale da parte austriaca si è unilateralmente dichiarato fallito il negoziato previsto dalla prima parte della risoluzione dell’ONU, che tale fase non viene da noi considerata come chiusa se gli austriaci si inducono veramente a negoziare. Infatti essi non hanno seriamente negoziato in quanto ci hanno sempre chiesto l’autonomia assoluta della Provincia di Bolzano come «préalable» ad ogni discussione. Tale richiesta essi avevano già presentato nel loro progetto di risoluzione sottoposto alla Commissione Politica Speciale e lo avevano poi ritirato di fronte alla constatazione che non avrebbe ottenuto la necessaria maggioranza. Poiché essi hanno portato la controversia all’ONU debbono essere coerenti con sé stessi e con le procedure che hanno scelto. Non potevano né dovevano quindi riproporci in sede di applicazione di una risoluzione societaria, ciche già avevano lasciato cadere alle Nazioni Unite e tanto meno dovevano insistervi.

Da parte nostra consideriamo che l’autonomia prevista dall’accordo De Gasperi-Gruber è stata attuata con la menzione della Regione Trentino-Alto Adige e con le speciali provvidenze adottate per la Provincia di Bolzano, e non riteniamo invece che lo stesso accordo preveda quella forma di completa autonomia legislativa e politica che già gli austriaci reclamano per la Provincia di Bolzano.

Se da parte austriaca si ritiene invece che l’accordo De Gasperi-Gruber contempli tale autonomia, mentre noi siamo di parere diverso, ci troviamo di fronte ad una controversia relativa all’interpretazione di un trattato per risolvere la quale è piche fondata la nostra richiesta che si ricorra alla Corte Internazionale. Se invece da parte austriaca non si insiste in tale pregiudiziale, ma si ricerca un accordo pratico allora noi siamo persuasi che i negoziati bilaterali non possono dichiararsi chiusi e anzi che, continuandoli, e mettendoci finalmente a negoziare in modo costruttivo una soluzione si troverà. Per questa ragione riteniamo che sia prematuro passare sin da ora alla seconda parte della risoluzione.

Né in diversa maniera puessere interpretata la mancata risposta italiana alla nota austriaca del 4 luglio 19615, date le circostanze che hanno indotto il Governo di Roma a rinviare il momento della sua risposta. Circostanze che vanno anche interpretate come un’inosservanza da parte di Vienna del 3° paragrafo operativo della risoluzione dell’Assemblea.

Conviene perquesta volta, secondo me, esser pronti a passare anche alla controffensiva tenendo presente la possibilità che Kreisky, se non altro per accontentare gli estremisti austriaci, si lasci andare, nel suo intervento ad attacchi polemici alla nostra politica in Alto Adige.

A questo scopo è necessario riproporzionare il problema prospettandolo nei suoi esatti termini: dalle Alpi alla Sicilia vivono 50 milioni di italiani, di cui una infinitesima minoranza di 240.000 persone sono di lingua germanica e si sono stabiliti nel corso dei secoli nelle valli immediatamente al sud del confine austriaco. A queste 240.000 persone l’Italia ha garantito con gli accordi De Gasperi-Gruber il rispetto del loro libero sviluppo culturale, economico e sociale e gli strumenti necessari e sufficienti per effettuare tale garanzia. Non esitiamo a ritenere che si tratti della minoranza meglio trattata al mondo. E così essa ha considerato sé stessa sino a quando elementi razzisti e nazisti del Tirolo austriaco hanno iniziato una campagna di sobillazione che presenta molte analogie con quella condotta nei confronti dei «Sudeti» (lo riconosce anche l’«Economist» del 22 luglio 1961), dopo che l’Austria era venuta a fare parte del Terzo Reich. Non è un mistero per nessuno che in Austria, e particolarmente nel Tirolo austriaco, si sta ricreando un movimento a base razzista e pangermanista al quale la saggezza dei Governanti della Repubblica Federale di Bonn ha invece saputo opporsi. Basti ricordare il convegno dei profughi di lingua germanica tenutosi vari mesi fa a Vienna. A quel convegno per altro non figuravano rappresentanti dell’Alto Adige, perché non ne esistono. La minoranza di lingua germanica compresa entro i confini italiani, è stata l’unica che non sia stata cacciata dal paese che abita. Benché molti italiani abbiano dovuto lasciare città e paesi che abitavano da secoli, l’Italia non solo non ha espulso la minoranza di lingua germanica, ma ha consentito anche a coloro che nel 1938 avevano optato per la cittadinanza germanica e chiesto di trasferirsi nel Terzo Reich, di riprendere la cittadinanza italiana: si tratta di 90.000 persone su 240.000 (mi pare) di cui 15.000 si erano già trasferiti nel Terzo Reich prima dello scoppio della guerra, e che abbiamo lasciato ritornare.

La campagna promossa dagli elementi nazisti del Tirolo del nord, ha scopi e fini che vanno oltre quelli ufficialmente reclamati per la Provincia di Bolzano. Ciche si chiede equivarrebbe ad una forma di indipendenza, alla creazione di uno Stato nello Stato e verrebbe a porre la Provincia di Bolzano, geograficamente in territorio italiano, alle dipendenze politiche degli agitatori di Innsbruck, preludio ad ancor piseri inconvenienti. È anche per questi motivi che gli accordi De Gasperi-Gruber hanno contemplato quella forma di autonomia amministrativa che è stata concessa e di cui le popolazioni locali si dichiararono allora pienamente soddisfatte, e non altra.

Non dovremmo infine mancare di rilevare come da parte austriaca non si sia ottemperato a quella parte della risoluzione che raccomandava di non aumentare la tensione. Sono infatti continuati da parte di uomini politici austriaci, in contrasto con l’atteggiamento italiano, discorsi palesemente diretti sia a rendere pidifficile il negoziato, sia ad incitare all’intransigenza. Questi discorsi hanno avuto la loro influenza nella preparazione e nell’attuazione degli atti terroristici predisposti in territorio austriaco e attuati in territorio italiano i quali ultimi ancora una volta confermano quali siano le vere origini e gli inconfessati propositi di coloro che spingono il Governo austriaco su di una via quanto mai pericolosa.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 6 bis.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato anche alle Ambasciate a Washington, Parigi, Londra, Bonn e Vienna.


3 Per il memorandum austriaco vedi D. 185, nota 3.


4 Vedi D. 187.


5 Vedi D. 175.

191

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 29557/362. Vienna, 1° agosto 1961, ore 23 (perv. ore 24).

Oggetto: Alto Adige.

Ho avuto oggi lunga conversazione con Kreisky(2) da cui ho tratto conferma disagio e difficoltà in cui dibattesi Governo austriaco e stesso Ministro Esteri.

Ritengo che quanto dettomi da Kreisky sia frutto di decisioni Consiglio Ministri riunitosi in sua assenza in seduta straordinaria il 28 luglio che, tra l’altro, vietmanifestazione Innsbruck del Berg Isel Bund.

Sembrami evidente che qui si tema che dibattito ONU si trasformi in processo a responsabilità austriache e che pertanto si voglia evitarlo. Kreisky si è augurato che nostro Governo non voglia «ottenere vittoria su Austria (dopo quella del 1948)», ma che esso desideri, così come Governo austriaco, giungere accordo su questione Alto Adige. Secondo Kreisky è questo momento pifavorevole perché estremisti nord-tirolesi sono isolati, non avrebbero piinfluenza su esponenti altoatesini, mentre atti terroristici sono pressoché cessati ed inoltre (anche se non me lo ha detto a chiare lettere) perché Governo austriaco non potrebbe essere meglio disposto di quello che è attualmente.

Kreisky, che evidentemente ha incarico salvare coalizione governativa, mi ha dichiarato che è pronto ad affrontare estremisti e a condurre rapide trattative. Senonché mentre trattative italo-austriache potrebbero riguardare problema garanzie a concessioni italiane, egli ha poi ripiegato, per quanto riguarda sostanza concessioni, su trattative dirette tra Governo italiano ed esponenti altoatesini, come unica strada per risolvere questione. Infatti oramai Governo austriaco non potrebbe concludere a condizioni meno favorevoli di quelle che potrebbero raggiungere direttamente altoatesini.

È sintomatico, per non dire incredibile, che Governo austriaco si dichiari ora impotente a risolvere quella che qui era definita l’unica, o principale, o fondamentale questione di politica estera dell’Austria ed anzi speri che Bolzano gli eviti un dibattito all’ONU su una questione responsabilità per la quale non troverebbe sostegno da nessuna parte (Ambasciatori Stati Uniti, RAU e Polonia e cioè Rappresentanti tre schieramenti proprio oggi mi confermavano seria situazione in cui si è posto Governo austriaco).

In sostanza Kreisky auspica che Roma e Bolzano raggiungano presto un accordo. Ma ha aggiunto che poiché la irrevocabilità delle deleghe amministrative non potrebbe essere garantita senza modifica della nostra Costituzione, l’accordo dovrebbe essere concretato in un protocollo italo-austriaco, contenente clausola secondo cui tutte le eventuali future divergenze dovrebbero essere risolte dinanzi ad organo internazionale che potrebbe essere anche Corte Aja.

Governo austriaco avrebbe già fatto conoscere questo nuovo atteggiamento ad esponenti altoatesini. Tuttavia per ovvie ragioni opera di persuasione presso di essi su merito controversia non puessere che assai limitata.

Ritengo tuttavia probabile che Governo austriaco, desideroso raggiungere accordo, cercherà fare possibile perché essi siano moderati nelle richieste.

Kreisky ha concluso dicendo di essere a nostra completa disposizione. Egli potrebbe anche incontrarsi con V.E. in territorio neutro, per esempio Parigi, magari segretamente. Potrebbe farsi assistere soltanto da Steiner e da Waldheim.

Allo stato attuale tale incontro potrebbe apparire superfluo dato che sembrerebbe che tutto dipende da accordo tra Roma e Bolzano. È perprobabile che Kreisky, raggiunto accordo di massima con V.E., speri poter poi influire su altoatesini.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2La conversazione avveniva in occasione della consegna da parte di Kreisky della Nota verbale 28.221-5 (Pol) 61 che rispondeva alla Nota verbale italiana 10A/1460 del 26 luglio respingendone le accuse di responsabilità per gli attentati in Alto Adige (entrambe le note sono edite in Libro Verde 1961, rispettivamente DD. 44 e 43). Lo stesso 1° agosto Martino aveva telegrafato di aver ricevuto da Kreisky la nota unitamente a «tre copie di lettere del Ministro degli Interni diramate a suo tempo per prevenire atti illegali in Italia», e aveva osservato: «Nel farmi consegna di ciKreisky si è augurato che nota venga considerata esauriente per dimostrare irresponsabilità Governo austriaco e mi ha detto che suo testo era stato mantenuto in termini moderati nell’intento favorire atmosfera per ulteriore trattazione questione altoatesina» (T. segreto 29504/361 da Vienna, in Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.

192

L’AMBASCIATORE A BONN, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 11877/22722. Bonn, 3 agosto 1961.

Oggetto: Alto Adige. Ricorso austriaco alla XVI Assemblea Generale.

Riferimento: Rapporto della Rappr. presso le N.U. n. 2193/1493 del 19 luglio u.s.3.

Ho letto con vivo interesse il rapporto dell’Ambasciatore Zoppi sulle prospettive del futuro dibattito sull’Alto Adige innanzi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Di massima concordo con le sue osservazioni e conclusioni. Un solo punto mi sembra tuttavia richiedere una attenta interpretazione. A pag. 3 Zoppi scrive:

«sembra a me inevitabile che questa volta non si debba pimostrare, verso il pericolo del risorgere del pangermanismo, quella cautela che dimostrammo lo scorso anno: tra l’altro la campagna austriaca nei confronti dell’Alto Adige rivela caratteristiche analogie con quella condotta nei confronti dei Sudeti dopo l’Anschluss».

Ora, su questo aspetto della questione, che è tra i piimportanti, ci sono due osservazioni fondamentali da fare.

La prima è che nessun argomento, se usato con accortezza e misura, ha un’efficacia paragonabile a quello del «pangermanesimo». Lo si è visto l’alTR’anno a New York. Lo si vedrà, anche pie meglio, quest’anno. Ha infatti pigiovato alla nostra posizione la recente ondata di terrorismo, di qualsiasi nostra pensabile azione diplomatica o di propaganda. La ragione è semplice: gli attentati, come ho già scritto, portano il marchio, facilmente individuabile, di un’azione militare condotta da veterani delle SS. L’opinione pubblica, in tutti i paesi, fuorché in Germania, indietreggia di fronte a questo fantasma. Il semplice sospetto, non provato né provabile, di trovarci, a soli 15 anni dalla disfatta totale, di fronte a una macchina militare tedesca sarebbe sufficiente a rovinare anche una causa molto migliore.

È altrettanto evidente, per e vengo con questo alla seconda osservazione, che lo strumento va usato con molta, direi con raddoppiata, cautela. Poiché ho espresso molte volte gli stessi concetti, e non potrei far altro che parafrasare precedenti rapporti, chiedo venia di citare me stesso. Scrivevo il 30 giugno(4):

«Quando due anni fa, per la prima volta, si parldella possibilità di un dibattito all’ONU, e da varie parti si sosteneva l’opportunità di far valere a New York l’argomento delle complicità germaniche, io scrissi un rapporto per mettere in guardia contro i suoi pericoli. Feci presente che l’Alto Adige, se prendevamo questa strada, avrebbe avvelenato i nostri rapporti con la Germania, turbato l’equilibrio e l’armonia dell’Alleanza e delle Comunità sulle quali riposa la nostra posizione internazionale. Sono ancora oggi, e piche mai, di quel parere».

***

Come si possono conciliare queste due opposte esigenze? Non è facile, ma è necessario, e deve esser fatto. Oltre tutto, scaricare tutta la colpa addosso alla Germania è un tema favorito dalla propaganda comunista. Servendocene incautamente, non solo faremmo il loro gioco ma spunteremmo rapidamente la punta e il taglio dell’argomento. Mi affretto ad aggiungere che sono convinto che anche Zoppi la pensa così; ed è per questa ragione che, in principio, ho parlato di interpretazione.

Lo scoglio puessere, almeno in parte, evitato concentrando il fuoco delle nostre accuse sul «pangermanismo», sul «razzismo», se si vuole sul «nazismo», in Austria. Ce n’è ampiamente materia. Se si ritiene indispensabile, e mi sembra che lo sia, accennare alle affiliazioni di queste correnti austriache con gruppi tedeschi ed agli aiuti di tutti i generi che ne ricevono, dovremmo farlo con misura; se possibile, contrastando l’attività di questi gruppi con il contegno corretto del Governo Federale.

Vorrei dare un esempio concreto di questo tipo di argomentazione, tanto piche esso potrebbe offrire uno sviluppo interessante alla nostra azione. Il Berg Isel Bund ha acquistato ormai una celebrità non invidiabile. Il suo nome è associato all’estremismo irredentistico e, sebbene di quest’ultima associazione personalmente io dubiti, al terrorismo attivo. Possiamo percicontare sull’effetto e l’eco che avrebbero le nostre accuse. Se messa con le spalle al muro, c’è da scommettere che la Delegazione austriaca sosterrà che il Bund è un’associazione privata con la quale il Governo non pucondividere alcuna responsabilità. Ora, ci sono vari modi di controbattere quest’affermazione (nel consiglio direttivo figurano i nomi di tutti i pirappresentativi uomini politici austriaci). Ma il piefficace, a mio modo di vedere, sarebbe di produrre uno o pibiglietti della lotteria che ogni anno il Berg Isel mette in vendita pro Sudtirolo. I biglietti dell’anno scorso portano infatti, come segnalai a suo tempo, le firme riunite di Kreisky e di Gschnitzer.

Ripeto, gli attentati possono aver prodotto qualche danno materiale, ma hanno grandemente rafforzato la nostra posizione diplomatica. Il terrorismo dell’Alto Adige parla con una eloquenza che la nostra Delegazione all’ONU, alla prossima Assemblea Generale, difficilmente potrebbe eguagliare.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2/1.


2 Indirizzato per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York e alle Ambasciate a Londra, Parigi, Vienna e Washington.


3 Vedi D. 187.


4 Documento non rinvenuto.

193

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 30293/377. Vienna, 8 agosto 1961, ore 21,50 (perv. ore 22).

Oggetto: Associazione Austria al MEC.

Sottosegretario Steiner mi ha detto che Ambasciatore LoewenTHal avrebbe riferito impressione riportata da conversazione avuta costì su possibilità veto italiano ad associazione Austria a MEC perdurando insoluta questione Alto Adige e mi ha chiesto se avevo notizie piprecise su atteggiamento nostro Governo in proposito. Ha aggiunto che da parte austriaca si è sempre cercato mantenere separate questioni politiche da questioni economiche. Ho risposto ignorare nostro atteggiamento in proposito. A titolo personale potevo assicurare Steiner che latitudine nostre concessioni a altoatesini non è mai stata condizionata da possibilità o meno adesione Austria a MEC; d’altra parte confidavo che egli si rendesse conto che spirito e scopi non soltanto puramente economici che hanno guidato creazione MEC presuppongono nei suoi membri e associati salde relazioni amichevoli e pertanto assenza tra essi di problemi che già in partenza turbino o possano turbare in futuro armonia bilaterale con riflessi multilaterali.


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II.

194

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 30956/389. Vienna, 14 agosto 1961, ore 23 (perv. ore 24).

Oggetto: Alto Adige.

Telespresso ministeriale 10A/1618/28 del 9 agosto(2).

Data festività ferragosto poTRò consegnare nota mercoledì [il 16] pomeriggio o giovedì mattina. Colgo occasione dilazione per rappresentare per scrupolo e subordinatamente situazione come appare da qui:

1) Governo austriaco fa affidamento su trattative tra Roma e Bolzano dopo contatti tra Ministro Scelba ed esponenti alto atesini. Infatti presentemente non potrebbe riprendere trattative con noi senza attenersi volontà esponenti Bolzano. Desiderando tuttavia che questione venga risolta è probabile che nei limiti possibile e quanto meno indirettamente faccia pressione su Bolzano per raggiungimento accordo. Ho infatti ragione ritenere che a tal fine esponenti questo Governo o partito maggioranza mantengano contatti con SVP;

2) questo Governo trovasi in serio «impasse» dopo ricorso Nazioni Unite fatto manifestamente su pressioni Innsbruck e forse quando Ministro Esteri credeva potere ancora forzare situazione. Da mia conversazione con Sottosegretario Steiner ho tratto impressione che qui si desidererebbe ritirare o rinviare discussione ONU. Egli mi ha detto che cipotrebbe avvenire se fosse raggiunto accordo Roma-Bolzano o se trattative arrivassero fase da ritenersi assai probabile favorevole conclusione. Mi ha manifestato incertezza atteggiamento soltanto qualora pur perdurando trattative ne fosse incerto traguardo, perché in tal caso eventuale processo ricorso ONU e successivo fallimento trattative esporrebbe Governo a gravi critiche da parte ogni settore circa «ingenuità» via seguita;

3) penso che in questa ultima ipotesi rivolgerci d’accordo Corte Aja in caso fallimento trattative Roma-Bolzano potrebbe avere probabilità accoglimento contro recesso ricorso ONU. Cipotrebbe offrirci possibilità liberarci per sempre ipoteca ONU che, se non quest’anno, in futuro, dovrebbe esserci assai pifastidiosa per mutamento atmosfera e situazione politica generale;

4) nonostante desiderio Vienna che si raggiunga accordo Roma-Bolzano esiste qui preoccupazione che Governo austriaco venga definitivamente messo da parte;

5) devo aggiungere situazione critica Governo di cui viene oramai generalmente condannata politica seguita per Alto Adige, mentre, dopo dimissione Oberhammer, si cominciano a chiedere dimissioni Ministro Esteri;

6) mi pare esistano in sostanza condizioni favorevoli per «farci offrire» (a seguito eventualmente di nostra opportuna azione in proposito) soluzioni che possano essere conformi ai nostri desideri, facendoci trovare in posizione di forza;

7) dichiarazioni Vostra Eccellenza a Commissione Esteri che noi siamo assolutamente pronti affrontare dibattito ONU ha accentuato nostra posizione forza, tanto piche Governo austriaco ha preoccupazione che noi intendiamo in quella sede esporre tutte responsabilità austriache su attentati in Italia, che hanno oggi contribuito isolare Governo Vienna. Stampa viennese ha infatti cominciato a criticare ricorso a ONU.

Per converso tenore nostra nota pudare impressione che Governo italiano abbia considerato esaurienti risposte austriache a nostre note circa responsabilità;

8) nella specie poi nostra offerta trattare su punto due risoluzione ONU pudare speranze o motivi politici per accedere ad altro mezzo pacifico diverso da Corte Aja, mentre al punto in cui siamo non sarebbe forse difficile che stesso Governo austriaco ripiegasse spontaneamente su questa ultima via;

9) tutto cipremesso, permettomi rappresentare a V.E. se non ritenesse per avventura opportuno ritardare quanto meno di qualche giorno o fino a che non fossero fatte esplorazioni nei sensi sopraindicati, presentazione nota che potrebbe oggi ridare «vitalità» motivi polemici a questo Governo nel momento in cui, per la sua intima crisi, sembrerebbe proclive cercare lui stesso soluzione a vicolo cieco in cui si è cacciato;

10) pur rendendomi perfettamente conto motivi che hanno consigliato decisione presentazione nota, penso che eventuale breve dilazione consegna non possa pregiudicarne scopi;

11) qualora V.E. non ritenga necessario rispondermi presenternota come sopra indicato(3).


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 trasmetteva la nota verbale italiana di risposta a quella austriaca del 4 luglio da consegnare al Governo di Vienna.


3 Con T. urgente 16859/188 del 16 agosto Cattani rispondeva dando istruzioni di soprassedere alla consegna della nota in vista di un suo aggiornamento (Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza). Per il testo della nota, presentata il 18 settembre, vedi D. 208.

195

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, [AL CAPO DEL SERVIZIO COORDINAMENTO DELLA SEGRETERIA GENERALE, WINSPEARE GUICCIARDI]1

L. personale(2). Abano Terme, 16 agosto 1961.

Carissimo Ambasciatore, ripeto (spero in maniera piprecisa) quanto ho scritto ieri a De Rege e telefonato stamane a lei.

Dopo che trattative dirette con i rappresentanti parlamentari dei cittadini italiani di lingua tedesca si sono iniziate ed hanno portato ad un accordo sulla costituzione di un comitato di studio dell’intera questione alto atesina ai fini della sua soluzione, il quadro delle nostre trattative con l’Austria si è sostanzialmente mutato. Sono proprio i rappresentanti dei nostri cittadini di lingua tedesca, che han richiesto queste trattative (discorso On. Riz alla Camera dei deputati) e non possiamo deluderli in questa sostanziale sconfessione dell’Austria.

Pur muovendosi su piani diversi le trattative (con l’Austria e con i nostri cittadini di lingua tedesca) sono sempre condotte ad un fine unico: soddisfare a talune esigenze del gruppo di cittadini italiani di lingua tedesca. Pue vuole l’Austria arrogarsi il diritto di ottenere, attraverso trattative con l’Italia, una situazione diversa (migliore o peggiore) di quanto puottenersi dagli alto atesini attraverso il meccanismo di discussione interna messo in atto.

Percinella nota(3) io direi all’Austria molto chiaramente che l’iniziativa maturata all’interno consiglia (o un verbo piforte) di attenderne i risultati (in modo da prendere una posizione che permetta pifacilmente di ottenere alle N.U. un rinvio alla successiva sessione); poi ripeterei all’incirca, in forma abbreviata ed ipotetica, la risposta che, in merito alla nota cui rispondiamo, era stata già preparata.

Mi pare anche che (oltre alla logica dei fatti) rinunciare a quest’arma per paralizzare l’Austria non ci sarebbe perdonato dall’opinione pubblica italiana specie se alle N.U. le cose si mettessero male. Telefoni anche a Russo, per averne il parere. Cordiali saluti aff.mo suo Segni


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961.


2 Autografa. La lettera non riporta l’indicazione del destinatario, che dall’esame della documentazione presente nel fascicolo si presume possa essere individuato in Winspeare Guicciardi.


3 Si riferisce alla risposta alla Nota verbale austriaca del 4 luglio (vedi D. 175), che sarà consegnata il 18 settembre (vedi D. 208).

196

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 37472. Vienna, 18 agosto 1961.

Signor Ministro, a circa un mese dall’inizio della nuova sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite mi pare opportuno soffermarmi sulle due possibili alternative di sviluppo della questione dell’Alto Adige, e cianche a chiarimento e completamento del contenuto del mio pensiero espresso nel mio telegramma n. 3893:

A) discussione della questione dinnanzi all’ONU;

B) possibilità di evitare tale discussione a seguito di ritiro del ricorso da parte del Governo austriaco.

Sub A) Qualora la discussione all’ONU sia inevitabile, mi pare manifesto che il nostro tema fondamentale dovrà essere, da una parte, l’illustrazione delle responsabilità austriache in relazione alle attività terroristiche prodottesi in Alto Adige e altrove, e, dall’altra, le manifestazioni pio meno aperte in favore dell’autodecisione, di cui praticamente la richiesta di autonomia integrale della Provincia di Bolzano non sarebbe che un primo passo.

Si tratta, in sostanza, dei due argomenti che hanno reso impopolare l’Austria rispetto alla questione altoatesina sia presso le Potenze occidentali che a quelle orientali.

Ed è sopratutto per il timore di una discussione su tale tema che il Governo austriaco è oggi preoccupato di affrontare il dibattito all’ONU, malgrado il ricorso da esso stesso intempestivamente presentato per aderire almeno in parte alle istanze degli estremisti di Innsbruck, che pretendevano che il Ministro degli Esteri si recasse personalmente a New York per informare il Segretario Generale dell’ONU sulla situazione creatasi in Alto Adige.

Mi pare perciindispensabile che nulla sia fatto da parte nostra che indebolisca questo tema di discussione o che possa comunque ingenerare nel Governo austriaco l’opinione che noi intendiamo accettare la discussione solo sull’impostazione da esso prescelta.

È pertanto necessario non dare l’impressione che le due note consegnateci dal Governo austriaco sulla responsabilità4, che noi abbiamo denunciato nei suoi confronti, siano state da noi ritenute esaurienti e cioè atte a scagionarlo, e che non intendiamo ritornarvi sopra.

Bisogna ricordare che noi avevamo fatto sapere al Governo austriaco che avremmo risposto alla sua nota del 4 luglio(5) soltanto quando esso avesse risposto alle nostre note relative alle dette responsabilità. Data questa correlazione, la consegna della nostra nota di risposta a quella austriaca del 4 luglio, senza dire al Governo di Vienna che le note da esso presentate non sono per noi dirimenti delle sue responsabilità e senza fare nemmeno alcuna riserva in proposito, pudare l’impressione del contrario e quindi pregiudicare su tal punto il nostro atteggiamento in sede ONU.

Sub B) Attualmente il Governo austriaco desidera vivamente non soltanto evitare il dibattito all’ONU, ma che la questione dell’Alto Adige giunga ad una soluzione. È inutile che ripeta qui la successione degli avvenimenti da circa un mese a questa parte che hanno profondamente modificato l’orientamento del Governo austriaco in materia. Basti ricordare che la politica austriaca, centrale e periferica, in materia ha prodotto una seria crisi nella stessa compagine governativa con riflessi nei singoli partiti e sul Paese, ben pivasti e profondi del prevedibile.

Per questo motivo è stata qui accolta con viva soddisfazione la notizia dei contatti tra il Ministro Scelba e gli esponenti altoatesini al fine di giungere ad una soluzione della controversia.

Le conversazioni avute con Waldheim il 24 luglio, con Kreisky il 1° agosto e successivamente con Steiner(6), mi hanno convinto quanto qui si desidererebbe venisse chiusa questa questione, che, definita prima la fondamentale questione di politica estera, si è in realtà risolta in una grossa questione di politica interna, e come si cerchi per intanto di evitare di presentarsi all’Assemblea dell’ONU.

Credo che, d’altra parte, siamo anche noi desiderosi che la questione venga chiusa. Il momento per arrivare ad un accordo mi pare molto favorevole. Non ci possiamo illudere che tutte le circostanze che pesano oggi sul Governo austriaco e sugli altoatesini permangano in avvenire, o, quanto meno, permangano con la stessa intensità. L’atmosfera sul piano internazionale pu col tempo, mutarsi. L’avvento di nuove forze politiche in Austria, meno compromesse, puridare baldanza e farle ridiventare piintransigenti: potrebbe loro essere facile rinnegare la passata politica e godere sul piano internazionale maggiore fiducia e simpatia.

D’altra parte, se non c’è motivo oggi per noi di soverchia preoccupazione per il nuovo dibattito all’ONU, comunque sempre fastidioso, non possiamo essere altrettanto sicuri di quello che puriservarci l’avvenire: i Paesi Afroasiatici rappresentano sempre un’incognita; gli stessi Paesi comunisti potrebbero anche mutare atteggiamento, se ciloro convenisse ad altri fini, una volta rassicurati che la politica austriaca non mira ad una modifica di frontiere.

Cipremesso, vediamo come si presenta il quadro delle possibilità odierne.

Lo sviluppo delle attuali trattative Roma-Bolzano preclude, almeno per il momento, ogni altra trattativa di fondo tra Roma e Vienna. Gli austriaci me lo hanno detto apertamente e, ripeto, con una certa soddisfazione. È diventato percianacronistico invitare il Governo austriaco a riprendere le trattative tanto sulla questione di fondo quanto sulla ricerca del mezzo pacifico.

Se vogliamo tuttavia dare una risposta alla nota del 4 luglio, anche e sopratutto per gli effetti che puavere in sede ONU, puessere utile invece lamentare la intempestività del ricorso, quando permaneva tuttora aperta la possibilità di continuare le trattative su entrambi i punti della risoluzione dell’ONU.

In questa situazione mi pare buona tattica evitare ogni iniziativa che possa ingenerare il sospetto che noi temiamo il dibattito all’ONU e a tal fine sono state particolarmente felici le dichiarazioni di V.E. davanti alla Commissione degli Esteri della Camera.

Chi oggi si trova in un vero «impasse» è il Governo austriaco e sondaggi per uscirne sono già stati fatti da Kreisky e da Steiner. Con tutta probabilità altri ne verranno fatti prima che si apra la sessione dell’Assemblea dell’ONU.

Sarebbe naturale il ritiro o l’aggiornamento del ricorso all’ONU qualora si raggiungesse un accordo tra Roma e Bolzano, oppure se le trattative avessero talmente progredito da ritenere prossima una favorevole conclusione.

È invece probabile che prima del dibattito alle Nazioni Unite le trattative saranno ancora in corso, ma non con prospettive di sicuro esito. In tal caso il Governo austriaco, suo malgrado, sarebbe riluttante a recedere dal ricorso o ad aggiornarlo. Infatti, non soltanto gli estremisti, ma tutta l’opinione pubblica austriaca avrebbero buon giuoco nel rimproverare al Governo una tale ingenuità se le trattative dovessero poi fallire.

A questo punto si potrebbero offrire due strade:

l) che il Governo austriaco ci proponga (a seguito di nostra idonea azione in proposito) di ritirare il ricorso, previo accordo di ricorrere insieme alla Corte dell’Aja se le trattative dovessero fallire o qualora si protraessero oltre un certo termine. Questa soluzione «ottimistica» riposa persu due circostanze: la persistenza da parte austriaca della volontà di sottrarsi al dibattito all’ONU e la nostra persistente indifferenza di fronte al dibattito stesso. Questa ipotesi si basa anche sulle recenti dichiarazioni di Kreisky che il Governo austriaco non avrebbe difficoltà ad aderire alla proposta italiana di ricorrere all’Aja, se non si trattasse di un giudizio di lunga durata.

È inutile sottolineare il vantaggio di una tale eventuale soluzione, che ci libererebbe in futuro dalla spada di Damocle dell’ONU, qualora le trattative Roma-Bolzano dovessero fallire.

2) Il Governo austriaco preoccupato di essere estromesso dalla questione, a mezzo Kreisky ha già proposto (v. mio telegramma n. 362)7 di concretare l’eventuale accordo Roma-Bolzano in un protocollo italo-austriaco, in cui si prevede fra l’altro la competenza della Corte dell’Aja o di altro mezzo scelto dalle parti per eventuali future controversie.

Penso che sia difficile estromettere l’Austria. Non lo accetterebbero probabilmente gli altoatesini, né forse lo si potrebbe fare con efficacia giuridica con ripudio unilaterale dell’Accordo di Parigi. Senza dire che dubito che sarebbe conveniente il farlo, se si potesse giungere a stabilire con l’Austria i limiti ben precisi dei suoi futuri interventi ed ottenere dal Governo austriaco definitive rinunce di fronte alle non abbandonate richieste di autodeterminazione.

Se quindi si prevede che l’Austria non poTRà essere estromessa, si potrebbero, con cautela, coltivare contatti sulla base della proposta Kreisky, cui mi ha accennato anche Steiner, con lo scopo:

a) di rassicurare il Governo austriaco che non sarà estromesso;

b) di ottenere, conseguentemente, che il Governo austriaco influisca sugli altoatesini per la conclusione degli accordi Roma-Bolzano (mentre, nel dubbio di una sua estromissione, sarebbe portato – specialmente Kreisky – ad assumere atteggiamenti di intransigenza circa l’autonomia da concedersi agli altoatesini e ponendosi magari in contrasto con questi);

c) di tranquillizzare il Governo austriaco sulla serietà delle intenzioni italiane di giungere ad una conclusione e pertanto di far ritirare o aggiornare il ricorso presentato alle Nazioni Unite, anche se le trattative Roma-Bolzano non fossero ancora in stadio avanzato.

Come V.E. ricorda, il desiderio del Governo austriaco di arrivare a concludere questa questione si è anche manifestato attraverso le separate (reciprocamente ignorate) proposte di Kreisky e di Steiner di avere incontri segreti con V.E. (Kreisky) o con qualche personalità politica italiana (Steiner). Cirientra nel serrato gioco che si sta svolgendo tra i due partiti al Governo e potrebbe quindi essere pericoloso avvicinare l’uno o l’altro, senza crearsi un avversario.

Di fatto ci troviamo di fronte ad un problema di governo che ora trova la sua naturale sede di sviluppo e di soluzione alla Ballhaus. È qui che possono essere fatti i migliori sondaggi e specialmente al livello funzionari. Una occasione potrebbe essere offerta quando presenteril testo definitivo della nota preannunciata. Se V.E. me ne vorrà dare istruzioni, potrei, al lume di quanto ho avuto l’onore di esporre, sondare il terreno nei sensi da V.E. ritenuti piopportuni.

È manifesto che la trattativa di fondo è primordiale e fondamentale; ma non va sottovalutata la trattativa diplomatica che dovrà consacrare gli eventuali nuovi accordi e sopratutto determinare con chiarezza i rapporti futuri con l’Austria su un problema così importante.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio profondo ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961.


2 Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi D. 194.


4 Si riferisce alle note verbali del 21 luglio e del 1° agosto per le quali vedi rispettivamente DD. 189 nota 2 e 191 nota 2.


5 Vedi D. 175.


6 Vedi DD. 189, 191 e 194.


7 Vedi D. 191.

197

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 2507/17072. New York, 18 agosto 1961.

Oggetto: Alto Adige.

Solo dalla stampa ho appreso della iniziativa dell’On. Ministro dell’Interno di costituire una commissione per lo studio del problema alto-atesino e della adesione data dai parlamentari della Volkspartei a tale iniziativa. Della quale per altro non conosco i dettagli.

Nemmeno ho avuto sinora commenti da parte del Ministero ai miei telespressi n. 2913/1493 del 19 luglio 1961 e n. 2247/1547 del 28 luglio 19613.

Poiché l’iniziativa dell’On. Scelba convalidata, a quanto rilevo dalla stampa, dall’intero Governo, è suscettibile di avere ripercussioni favorevoli all’ONU sino al punto di far rinviare la discussione richiesta per la prossima Assemblea dal Governo austriaco, mi permetto sin da ora far presente che due ipotesi potrebbero in tal caso verificarsi:

1) i due Governi, italiano e austriaco, di comune accordo farebbero presente allo «Steering Committee» che, nella nuova situazione venuta a crearsi, essi ritengono di soprassedere per questo anno alla discussione della questione. Tale soluzione verrebbe accolta qui con unanime soddisfazione. Essa tuttavia non è di mia competenza nel senso che trattasi di un accordo fra i due Governi da prendersi direttamente fra Roma e Vienna(4).

2) In mancanza di tale accordo, sia perché l’Austria vi si rifiutasse, sia perché da parte nostra si preferisse non proporlo a Vienna, ritengo che ci converrebbe presentarci all’ONU informandola dell’avviamento di negoziati diretti per il Governo e i rappresentanti delle popolazioni locali e sostenendo in pari tempo che una discussione, in tale nuova situazione, ci appare pel momento superflua se non pericolosa. Che se tuttavia l’Austria insistesse e il Comitato Generale credesse opportuno iscrivere l’«item» nell’agenda non ci opporremmo(5). Simile contegno, specie in un momento in cui le Nazioni Unite sono state così bistrattate da parte francese, sudafricana e portoghese, non mancherebbe di suscitare molta simpatia nei nostri riguardi(6).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2/1.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi DD. 187 e 190.


4 Annotazione di Segni a margine: «Non credo che dobbiamo essere noi a fare questa proposta».


5 Annotazione di Segni a margine: «Mi pare opinione da sottoporre al Cons. Ministri».


6 Con decreto del Presidente del Consiglio, di concerto con il Ministro dell’Interno, in data 1° settembre, veniva costituita presso il Ministero dell’Interno una Commissione «con l’incarico di studiare i problemi dell’Alto Adige e di riferirne al Governo». La Commissione era composta dagli Onorevoli Paolo Rossi (Presidente), Lucifredi (Vice Presidente), Ballardini, Baracco, Berloffa, De Unterrichter, Ebner, Mitterdorfer, Piccoli, Riz, Sand e Tinzl, dal Presidente della Giunta regionale del Trentino-Alto Adige Dalvit, dal Presidente della Giunta provinciale di Bolzano Magnago, dal Presidente della Camera di Commercio di Bolzano von WalTHer, dal Presidente della Camera di Commercio di trento Detassis, dal Presidente dell’Unione Generale dei Ladini Prugger, dai Professori Palumbo e tramarollo (esperti) e dal Vice Prefetto Fabiani (Segretario). La Commissione, nota anche come Commissione Rossi dal nome del suo presidente o come Commissione dei 19 dal numero dei suoi componenti, si insediava al Viminale il 13 settembre.

198

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1) R. segreto 38402. Vienna, 25 agosto 1961.

Signor Ministro, l’attenzione del Governo austriaco, di questi circoli diplomatici e politici e delle Cancellerie di molti Paesi è oggi rivolta allo sviluppo delle conversazioni tra il Ministro Scelba e gli esponenti altoatesini. La nomina della Commissione per l’esame del problema dell’Alto Adige e la notizia che il Governo italiano e il Ministero degli Esteri sono pienamente consenzienti con l’azione del nostro Ministro degli Interni hanno accresciuto sia l’interesse allo svolgimento di tali conversazioni sia la fiducia sulla loro serietà e quindi sulla possibilità di una loro favorevole conclusione.

Come ebbi già occasione di segnalare, quando V.E., nell’intervento fatto alla Commissione degli Esteri, disse che «la questione altoatesina è essenzialmente una questione di rapporti tra il Governo italiano e un gruppo di cittadini italiani, sia pure di lingua tedesca» e che «il volerla trasferire sul piano internazionale non fa che inasprirla, mentre, l’iniziare o il condurre volenterosamente dei colloqui diretti con gli interessati potrebbe offrire maggiori possibilità di soluzione», la reazione della stampa locale fu quasi nulla, e persino consenziente, malgrado che fino a poco tempo prima si fosse vantata la internazionalizzazione del problema e sostenuto che gli altoatesini non sarebbero che una parte di popolazione austriaca ingiustamente strappata alla madre patria.

In seguito, gradualmente, in quasi tutti i settori si manifestpio meno apertamente il desiderio che tra Roma e Bolzano si trovasse un accordo. La Ballhaus e in particolare il Ministro Kreisky lo hanno oramai apertamente dichiarato.

Non voglio ripetere ancora una volta i fattori esterni ed interni che hanno determinato il nuovo atteggiamento nel Governo austriaco che, almeno al momento, appare del tutto sincero.

Così stando le cose è evidente l’importanza delle trattative e i pericoli che deriverebbero da un eventuale loro fallimento.

Sul piano internazionale non ci si arresterebbe probabilmente a un sentimento di delusione, ma potrebbe essere messa in dubbio la buona volontà del Governo italiano. Il Governo e la stampa austriaca non mancherebbero di invocare tale insuccesso come riprova che il mancato accordo con l’Italia da Milano a Zurigo non fu dovuto all’intransigenza di Vienna e di Innsbruck ma bensì alla negata soddisfazione da parte italiana dei reali interessi degli altoatesini di cui l’Austria non era stata che un portavoce e un legittimo difensore.

D’altro canto, qualora dovesse venir meno un’intesa Roma-Bolzano, diventerebbe problematica per non dire impossibile una ripresa di negoziati con il Governo austriaco: questo infatti non potrebbe sostituirsi agli esponenti altoatesini per trattare e concludere un accordo su basi da questi ultimi rifiutate e citanto piquando da parte del Governo italiano si è cercato di metterlo da parte come una controparte con cui era stato impossibile trattare.

Senza dire, infine, che tale fallimento farebbe il giuoco degli estremisti, che già contano su un insuccesso per denunciare l’Italia all’opinione pubblica internazionale, per accusare i moderati, quantomeno, di ingenuità, per avere avuto fiducia nel Governo italiano e per riprendere, di conseguenza, l’agitazione, sia sul piano politico e propagandistico, sia, possibilmente, a mezzo di bombe al plastico.

Riassumendo, la via intrapresa, dati anche gli spunti offertici dagli stessi esponenti altoatesini, è la migliore che in questo momento si potesse seguire, ma essa impegna ad ogni sforzo per raggiungere una favorevole conclusione, dovendosi tenere presente le pericolose conseguenze di un eventuale insuccesso.

D’altro lato il momento, per trattare un accordo, come ho già avuto occasione di riferire a V.E., è particolarmente favorevole sia sul piano internazionale, sia su quello della politica interna austriaca.

Occorre pertanto non trascurare ogni fattore od elemento che possa essere di ausilio ad una positiva soluzione della questione.

Pu a tal fine, far qualcosa il Governo austriaco? Possiamo noi fare, allo stesso fine, qualcosa con tale Governo?

Io penso di sì.

Il Governo austriaco auspica una soluzione diretta, e possibilmente, rapida, per superare «l’impasse» in cui si trova ed evitare una nuova discussione alle Nazioni Unite. La sua azione per favorire una conclusione alle trattative Roma-Bolzano pusvolgersi su due binari:

a) fare opera di moderazione e di persuasione presso gli esponenti altoatesini: specialmente gli esponenti del partito popolare austriaco possono influire su quelli della SVP. A quanto mi risulta il Sottosegretario Steiner per esempio è in contatto con questi ultimi e il Presidente del Consiglio Gorbach puintervenire, anche personalmente, presso Magnago, di cui egli ha molta stima;

b) rintuzzare all’interno le pio meno aperte opposizioni degli estremisti a un compromesso e le loro manovre per farlo fallire. Il recente divieto delle manifestazioni di Innsbruck e il sacrificio di Oberhammer ha dimostrato che il Governo austriaco, ove lo voglia, pumettere un freno alle velleità degli estremisti. E tanto pilo poTRà fare nel prossimo avvenire quando avvenute le elezioni in Tirolo non sarà piinfluenzato, nella sua condotta, da calcoli elettoralistici.

Ora se è vero che il Governo austriaco ha sufficienti motivi per contribuire ad una soluzione della questione, ritengo che noi non possiamo restare passivi e ci convenga invece fare qualcosa per incoraggiarlo in tal senso.

Infatti se da un lato il Governo austriaco desidera che si raggiunga un accordo Roma-Bolzano, dall’altro non purestare indifferente alla prospettiva che l’Austria possa essere definitivamente estromessa, come se non fosse mai esistito un accordo Gruber-De Gasperi. Tale ipotesi non puche influire negativamente sul suo atteggiamento. Come V.E. sa, sia Kreisky che Steiner mi hanno espressamente parlato di un protocollo italo-austriaco che dovrebbe consacrare gli eventuali accordi Roma-Bolzano. Bisogna tener conto che Kreisky è uomo che non sa perdere ed è capace di renderci la vita difficile con i pidisparati interventi aperti o sotterranei, qualora avesse il sospetto che lo si voglia aggirare.

Nel mio precedente rapporto a V.E.3 ho già avuto l’onore di far presente che, per quanto «prima facie» possa attrarre l’idea di estromettere definitivamente l’Austria da questa questione, di fatto non mi pare che cisia attuabile e forse non sarebbe neppure conveniente, in vista specialmente della possibilità di regolare definitivamente con l’Austria in termini chiari la questione «Alto Adige» nel quadro dei futuri rapporti fra i due Paesi.

Pertanto, se si conviene sulla ineluttabilità o sulla utilità di tale accordo italo-austriaco, mi pare opportuno far sapere a Kreisky e a Steiner nel momento piadatto, che qualora le trattative in corso andassero a buon fine saremmo disposti ad agganciarle al protocollo italo-austriaco da essi ventilato. Contatti del genere non sono prematuri. trattare i termini del protocollo quando ancora si ignora se si raggiungerà un accordo Roma-Bolzano sarebbe certo un voler porre «il carro davanti ai buoi»(4).

Ma dire agli austriaci fin da ora che se a un tale accordo si perverrà esso sarà consacrato in un protocollo comune, non solo servirà a far superare ogni perplessità del Governo austriaco per aiutare la conclusione, ma avrà influenza anche sulla sostanza stessa delle trattative perché, con la sicurezza di avere un protocollo italo-austriaco che garantisca le nuove obbligazioni italiane, altoatesini e austriaci potranno essere piarrendevoli durante le trattative. Non bisogna infatti dimenticare che, ultimamente, sia qui che in Alto Adige le maggiori eccezioni alle offerte italiane riguardarono la asserita insufficienza di garanzie alla irrevocabilità delle deleghe dei poteri amministrativi che siamo disposti a concedere.

Questi contatti con il Governo austriaco mi sembrano piche opportuni anche per il fine piimmediato: quello di facilitare il ritiro del ricorso presentato alle Nazioni Unite. Se il Governo austriaco avrà la sensazione della serietà delle trattative e la certezza che non sarà lasciato fuori del giuoco, sarà facilmente indotto alla cancellazione del ricorso dall’ordine del giorno dell’Assemblea, anche se le trattative non saranno pervenute a una fase di imminente conclusione.

D’altra parte nella previsione che esse dovessero malauguratamente fallire potremmo anche tentare, come ho già avuto occasione di prospettare, di «farci proporre» che, in tale eventualità, ci si rivolga insieme alla Corte dell’Aja, allontanando così definitivamente la spada di Damocle delle Nazioni Unite.

Nel rappresentare a V.E. la suddetta linea di condotta non ho mai perduto di vista la mia impressione che il Governo austriaco farà il possibile per evitare, per intanto, il dibattito all’ONU e che, trovandoci oggi in posizione di forza, non ci conviene prendere iniziative, ma assecondare eventuali «avances» austriache se esse corrispondono a fini a noi graditi. Ma è evidente che è necessario far maturare le condizioni perché tali «avances» ci vengano fatte, attraverso la scelta della tattica migliore riferita al tempo, alle persone e all’evolversi della situazione politica austriaca che sarà presa in esame nel prossimo Consiglio dei Ministri annunciato per il 12 settembre.

Mi pare intanto indifferibile quantomeno un’azione di esplorazione prima di tale riunione per influire eventualmente sul suo corso. A tal fine mi permetto chiedere a V.E. di volermi opportunamente orientare. Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

Enrico Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, agosto 1961.


2 Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi D. 196.


4 Annotazione a margine di Segni: «No. Per ora non far nulla».

199

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO IL CONSIGLIO D’EUROPA, BOMBASSEI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato urgente 1057/957. Strasburgo, 29 agosto 1961.

Oggetto: Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa e Alto Adige.

Riferimento: Mio telespresso 1052/952 in data 28 agosto corrente(2).

Mentre col sopra citato telespresso in data di ieri avevo accennato a codesto Ministero la eventualità di iniziative tedesche o austriache intese a sollevare nella tornata di settembre della Assemblea Consultiva la questione alto-atesina, mi onoro riferire ora un fatto nuovo testé prodottosi.

Il Relatore della Commissione Politica, On.le Maurice Macmillan (conservatore; figlio del Premier inglese), ha qui rinviato, per la diffusione, il testo riveduto del progetto di Rapporto che egli presenterà in aula a nome della Commissione medesima e, fra l’altro, vi ha aggiunto un brano relativo all’Alto Adige.

Come poTRà essere rilevato dall’accluso documento AS/Pol(13)412, contenente appunto tale progetto di Rapporto (v. pagg. 2, 3 e 21), il Macmillan dichiara, dopo un breve preambolo di carattere introduttivo, che l’Assemblea dovrebbe interessarsi dell’argomento e potrebbe avanzare dei suggerimenti a tre livelli: 1) a quello nazionale, raccomandando alle due Parti la moderazione e negoziati bilaterali; 2) a quello europeo, in vista della ricerca di un compromesso nell’ambito del Consiglio d’Europa (come nel caso della Saar, aggiunge!) con l’accordo dei due Paesi interessati; 3) a livello Nazioni Unite, appoggiando il rinvio della questione a quella Organizzazione.

Le tre proposte si presentano naturalmente, nelle intenzioni del loro autore, come alternative fra loro.

Infatti, il Macmillan scrive che, nel caso in cui fosse accolta la seconda (ed egli evidentemente quando dice Consiglio d’Europa pensa essenzialmente alla Assemblea) dovrebbe venire nominata una speciale Commissione parlamentare incaricata di elaborare un compromesso; ovvero la stessa Commissione politica dovrebbe ricevere il mandato o di studiare essa stessa tale compromesso oppure di esaminare il problema e riferire poi in sede plenaria.

Come si vede, se la prima ipotesi evocata dal Macmillan potrebbe essere anche, in definitiva, di nostro gradimento, le altre due si orienterebbero invece in senso nettamente contrario alle nostre posizioni.

Come conclusione (pag. 21), il Relatore chiede che la Commissione politica prenda una decisione con urgenza e formuli, di conseguenza, un progetto di raccomandazione.

In relazione a quanto precede, ove codesto Ministero ritenga che sia preferibile evitare – in questo momento – un dibattito sull’argomento, nel corso del quale gli interventi austriaci e italiani non potrebbero probabilmente non assumere toni vivacemente polemici, occorrerebbe che venissero presi subito gli opportuni contatti con i nostri parlamentari che fanno parte della Commissione politica – la quale si riunirà a Parigi, per esaminare il Rapporto, il 5 settembre p.v. – affinché essi possano far presenti i motivi per i quali le proposte del Macmillan dovrebbero venire, per ora almeno, accantonate e quindi soppresse nel testo; o comunque concordare, prima della seduta, una linea di condotta comune.

Ad ogni buon fine ricordo che i nostri rappresentanti nella Commissione politica sono, come titolari, l’On. Bettiol, l’On. Badini-Confalonieri ed il Senatore Santero; come supplenti, l’On. Montini, l’On. Matteotti ed il Senatore Dardanelli.

A me sembra che se il quadro del Consiglio d’Europa puin teoria venire anche considerato fra quelli entro cui potrebbe essere eventualmente ricercato, per mezzo di intese bilaterali, il mezzo pacifico di conciliazione fra Italia ed Austria raccomandato dalle Nazioni Unite, una discussione prematura sul piano parlamentare – pur non offrendo aspetti soltanto negativi – potrebbe presentare dei rischi. Sopratutto quello di peggiorare la atmosfera. Non sta a me giudicare se convenga affrontare tali rischi, se si rivelasse possibile di evitarli (e di cipotranno essere giudici esclusivamente i nostri rappresentanti a Parigi). Posso solo osservare che se si giungesse al varo di una raccomandazione, essa non potrebbe aggiungere nulla di pifavorevole a noi di quanto già contenuto in quella n. 213, votata il 17 settembre 1959.

D’altro canto, non si puignorare che in molti settori dell’Assemblea – animati dalle migliori intenzioni e preoccupati del dissidio «nazionalista» sorto fra due Paesi membri – esiste la convinzione che l’Organo parlamentare del Consiglio d’Europa non possa ignorare la controversia e mancare a quello che è ritenuto – a torto o a ragione – il suo dovere di cercare di facilitare la ricerca di una soluzione nell’ambito della «famiglia europea».

Al riguardo, credo di sapere che il Presidente dell’Assemblea pensi che – a titolo sostitutivo di un ampio dibattito, di cui intravede anch’egli i pericoli – potrebbe forse essere opportuno che egli stesso, nel suo discorso introduttivo, facesse un accenno all’Alto Adige per rammentare il voto già emesso a suo tempo dalla Assemblea e per auspicare che Italia ed Austria vogliano conformarvisi. Così – egli sembrerebbe ritenere – si potrebbe dare una certa soddisfazione alla Assemblea e considerare l’argomento chiuso per la prossima tornata.

Se egli agisse così, mi pare che non avremmo nulla da perdere e che anzi una siffatta presa di posizione – che venendo dal seggio presidenziale sarebbe certo molto prudente – potrebbe essere conforme al nostro interesse. Naturalmente, peraltro, c’è sempre da scontare che alle parole dell’On. Federspiel sia fatto eco dai banchi austriaci e che la discussione si apra così ugualmente. Ma una siffatta ipotesi non appare comunque, a priori, evitabile in nessun caso.

Su quest’ultimo punto, cioè sull’idea di una eventuale iniziativa della Presidenza, gradirei conoscere il riservato pensiero di massima di codesto Ministero(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa.


2 Non pubblicato.


3 Con Telespr. 10A/1820/c. del 1° settembre indirizzato all’Ambasciata a Parigi e, per conoscenza, all’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, alle Ambasciate a Londra, Vienna e Bonn e alla Rappresentanza presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, Fornari, trasmettendo il presente documento, dava ai rappresentanti italiani nella Commissione Politica dell’Assemblea Consultiva, per il tramite dell’Ambasciata a Parigi, le seguenti indicazioni: «Mentre in linea di principio una discussione in Assemblea Consultiva sull’Alto Adige, che richiamasse la risoluzione del 17 settembre 1959, potrebbe anche avere una utilità, è certo che oggi, quando la questione è già stata riportata alle Nazioni Unite, una discussione in quella sede non sembra offrire vantaggi di sorta. In ogni modo l’iniziativa del signor Macmillan sembra inopportuna, gratuita e tale da impostare una eventuale discussione nel modo meno produttivo. Va in primo luogo ricordato che, per le controversie riguardanti minoranze, l’Assemblea approvall’unanimità due anni fa la raccomandazione di una specifica procedura e cioè l’applicazione della convenzione europea per il regolamento pacifico delle controversie. Sulla controversia in argomento, riguardante una minoranza, Macmillan ritiene invece il caso di fare tre suggerimenti, nessuno dei quali richiama tale raccomandazione o è nell’ordine di idee di essa. Secondo il terzo suggerimento poi verrebbe raccomandato il ricorso alle Nazioni Unite, già presentato dall’Austria il 18 luglio scorso. Né è chiaro perché l’Assemblea Consultiva dovrebbe occuparsi proprio ora di una controversia, col rischio di rincuorare quelle correnti estremiste che recentemente hanno perduto influenza, nonché di intralciare quegli scambi di idee che il Governo italiano ha intrapreso con gli esponenti delle popolazioni interessate, onde giungere a svuotare la disputa. Un’ultima osservazione, sia pure di dettaglio, puessere fatta sul brano del rapporto riguardante l’Alto Adige. In esso – per un territorio italiano, la Provincia di Bolzano – viene tradotto in inglese e preposto a quello italiano il termine tedesco, termine che oltretutto si riferisce pipropriamente non al solo Alto Adige ma ad Alto Adige e trentino insieme. Questo Ministero riterrebbe pertanto opportuno che i parlamentari italiani membri della Commissione Politica (titolari On. Bettiol e On. Badini-Confalonieri, Sen. Santero; supplenti On. Montini, On. Matteotti e Sen. Dardanelli) cercassero di evitare il riferimento all’Alto Adige nel rapporto o almeno di modificare l’impostazione di tale riferimento, alla quale sembra si possa reagire con una certa concretezza. Fra l’altro potrebbe essere rilevato che una discussione sull’Alto Adige – se non opportunamente preparata e se impostata su una base sbagliata (quale quella proposta) – non potrebbe non far luce anche sulle responsabilità austriache per gli attentati terroristici e sugli aspetti pangermanisti dell’agitazione anti-italiana, il che non appare desiderabile, particolarmente in questo periodo. Si purilevare d’altra parte che, se l’Assemblea Consultiva ritiene di non potersi sottrarre a dare in qualche modo segno di interessamento in materia, sembra particolarmente opportuna l’idea del Presidente dell’Assemblea stessa, di fare un accenno all’Alto Adige nel suo discorso introduttivo “per rammentare il voto già emesso a suo tempo dall’Assemblea e per auspicare che Italia ed Austria vogliano conformarvisi”. Poiché questo Ministero non avrà modo di prendere contatti con i parlamentari italiani membri della Commissione Politica, che si riunisce il 5 corrente a Parigi, si prega codesta Ambasciata di voler portare alla loro cortese attenzione, per il seguito che essi vorranno darvi nella Commissione Politica stessa, le considerazioni sovraesposte» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa). Il 5 settembre veniva istituita in seno alla Commissione Politica una Sottocommissione per l’Alto Adige composta da Struye, presidente, Macmillan, relatore, Bettiol e Ebner per l’Italia, Toncic e Strasser per l’Austria e Elmgren membro neutro (T. segreto 33494/1410 del 6 settembre da Parigi, in Telegrammi segreti 1961, Francia arrivo e partenza).

200

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO(1)

L. Vienna, 31 agosto 1961.

Cara Eccellenza, leggo sulla stampa che si starebbe varando la Commissione parlamentare per l’Alto Adige. Immagino che la Farnesina resti estranea dalla sua composizione. Tuttavia mi sia lecito osservare che se la struttura dovesse essere quella profilata dal giornale «Alto Adige» del 29 agosto, essa, per l’esiguo numero dei parlamentari inclusi, fatta eccezione di quelli della Regione Trentino-Alto Adige, e dei partiti rappresentati, mi sembrerebbe poco rispondente allo scopo di preparare una relazione e fare proposte destinate, probabilmente, ad essere esaminate e delibate dal Parlamento.

Ma non è su questo che desidero particolarmente intrattenerti.

Avevo già letto in precedenza che detta Commissione sarebbe stata nominata ai primi di settembre e che in breve tempo avrebbe dato il suo responso. Non è difficile immaginare chi abbia fretta. Si approssima rapidamente la scadenza dell’ONU e non si vuole perdere l’«autobus». Gli intransigenti scontano già l’insuccesso dell’iniziativa italiana e sperano di trarre proprio dall’operato della Commissione, che difficilmente giungerà concorde a una conclusione, elementi per sostenere all’ONU il buon diritto degli altoatesini e la cattiva volontà del Governo italiano.

Ora, non bisogna nasconderci una realtà: che se a Vienna non si ha nessuna voglia di affrontare una nuova discussione all’ONU, non così la pensano gli intransigenti e probabilmente una qualche parte di altoatesini che vedono nell’ONU la tribuna ideale per continuare ad agitare sia oggi che in futuro il problema, poco preoccupandosi dei motivi per cui il Governo di Vienna vorrebbe evitare, almeno nella presente situazione, il dibattito.

È quindi agevole immaginare che sono in azione due tendenze contrastanti: se riesce a prevalere sul tempo quella degli intransigenti che sarà anche quella di Bolzano, Vienna non poTRà sottrarsi e dovrà rassegnarsi ad affrontare la nuova avventura al Palazzo di Vetro.

Ora, poiché credo che tutto sommato anche noi desideriamo evitare i pericoli e i fastidi del dibattito, bisogna favorire la tendenza di Vienna, occorre fare in modo che questa non sia battuta nel tempo da iniziative e atteggiamenti della corrente contraria che ne imbriglierebbero la libertà d’azione.

Il Governo di Vienna deve avere il tempo e la possibilità di influire su Bolzano affinché colà non si voglia bruciare le tappe e al fine di dare gli opportuni consigli sulla sostanza delle trattative.

Poiché, ripeto, si tratta anzitutto di azione tempestiva, ho ritenuto opportuno di suggerire nei miei due ultimi rapporti al Ministro n. 3747 del 18 agosto e n. 3840 del 25 agosto(2) quella che mi pare essere la strada migliore per indurre il Governo di Vienna ad una azione in tal senso.

Non ho sinora ricevuto il minimo segno di quello che in proposito si pensi costì. I giorni oramai incalzano ed una anche minima trama diplomatica ha bisogno di un certo tempo. Tanto piche nella specie si tratterebbe di condurla non solo frontalmente alla Ballhausplatz ma anche a mezzo di esponenti politici dei due partiti che abbiamo la possibilità di avvicinare.

Occorre, in sostanza, che il Governo di Vienna abbia la possibilità di decidere la sua politica ed eventualmente imporla prima che la tesi della opportunità o della inevitabilità del dibattito all’ONU si imponga nella stampa, e quindi nell’opinione pubblica, con tale estensione e intensità che il Governo ne debba tener conto. Tanto piche cipotrebbe accadere prima delle elezioni in Tirolo e quindi in condizioni da influenzare ancora una volta il corso della politica del Governo austriaco sulla questione dell’Alto Adige.

Oltre a cinon possiamo ignorare che Kreisky e Steiner mi hanno fatto precise proposte a cui non abbiamo dato nessuna risposta, nemmeno interlocutoria.

Decidiamo prima che sia troppo tardi e operiamo in modo che non ci debbano restare scrupoli.

Pudarsi che mi sbagli ma ho l’impressione che stiamo logorando una situazione favorevole, in cui, fra l’altro, una volta tanto, potrebbe dimostrarsi utile il ritorno ai tradizionali metodi della diplomazia, purtroppo oramai troppo spesso superati dalla concezione e qualche volta dalla illusione che le questioni possano essere piagevolmente trattate ai pialti livelli.

[Enrico Martino]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961.


2Vedi DD. 196 e 198.

201

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 33568/433. Vienna, 6 settembre 1961, ore 21 (perv. ore 22).

Oggetto: Alto Adige.

Mio 4142.

Riassumo brevemente conversazione avuta stamane con Kreisky.

Egli ha esordito accennando alla riunione di ieri a Innsbruck (vedi telegramma 429)3 asserendo che la questione era stata profondamente dibattuta raggiungendosi un perfetto accordo fra tutte le parti interessate: i due partiti austriaci, i nord tirolesi e i sud tirolesi; vi erano infatti presenti deputati alto atesini. Nella riunione:

1) si sarebbe giudicata positivamente la costituzione della nuova Commissione(4) anche se con qualche riserva sia per i limiti del suo mandato sia per la sua composizione. (Il Ministro ha aggiunto di avere appreso con soddisfazione la nomina del-l’On.le Paolo Rossi a Presidente della Commissione);

2) si sarebbe deciso di insistere sulla iscrizione della questione alto atesina nell’ordine del giorno dell’ONU in attesa dei lavori della Commissione e di chiedere un rinvio della trattazione di qualche mese, per esempio a novembre.

Kreisky è poi ritornato sulla proposta di consacrare in un protocollo italo-austriaco le eventuali conclusioni delle trattative Roma-Bolzano.

Alla mia osservazione sulla inopportunità che la Commissione lavorasse sotto la pressione di una «scadenza» dinanzi all’ONU, la reazione del Ministro fin qui suadente ed invitante è stata significativa. Con tono quasi aspro e con un salto logico che la mia obiezione non giustificava, ha esclamato di sapere benissimo che V.E. desidera discussione ONU per denunciare responsabilità austriache. Ha aggiunto, in tono di sfida, che in questo caso egli avrebbe richiesto commissione d’inchiesta internazionale nella sola Austria. Ritornato tranquillo Kreisky ha proseguito che si potrebbe accordare per circoscrivere dibattito in sede ONU alla sola scelta di un mezzo pacifico. Ha per infine, proposto di riprendere conversazioni per scegliere mezzo pacifico al di fuori ONU.

Alternando sempre un tono suadente con uno minaccioso mi ha voluto far capire che se non si accettasse l’idea del protocollo, non si potrebbe evitare la formazione a Bolzano in seno al partito popolare di un gruppo che si opporrebbe a qualunque accordo senza la promessa di tale protocollo.

Rivelatore è stato anche che, non richiesto, Kreisky a questo punto ha voluto smentire affermazioni stampa italiana che siano pervenute lettere minatorie a componenti alto atesini della Commissione; glielo avrebbero smentito gli stessi alto atesini convenuti a Innsbruck.

Kreisky ha poi tenuto a smentire categoricamente e concitatamente passi di altre potenze presso Austria in relazione questione Alto Adige. Vera e propria irritazione egli ha infine manifestato accennando alla notizia pervenutagli secondo cui Governo italiano si opporrebbe associazione Austria al MEC pendente questione alto atesina. Egli ha asserito che due questioni non erano collegabili e che se l’avessimo fatto l’Italia sarebbe stata mal giudicata in altri paesi MEC.

A ciribattuto con gli argomenti già usati con Steiner (vedi mio telegramma 377)5.

Kreisky ha poi asserito di avere dovuto resistere ad Innsbruck a forti pressioni perché in sede internazionale non si agitasse la questione delle torture inflitte da polizia italiana ad alto atesini arrestati e di avere visto molte testimonianze e certificati medici.

Infine egli mi ha detto di non andare subito a New York perché iscrizione questione ordine del giorno avverrebbe «de plan» e non esigeva sua presenza mentre si recherà a Strasburgo per «discutere questioni concernenti l’EFTA» (vedasi invece quanto comunicato con telegramma 428)6.

Mi riservo di esporre personalmente maggiori dettagli e illustrare nuova situazione.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 T. 32935/414 del 1° settembre, con il quale Martino aveva segnalato di essere stato convocato da Kreisky per il giorno 6 (Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II).


3 T. 33497/429 del 6 settembre (ibidem): trasmissione del testo del comunicato diramato al termine della conferenza tenutasi ad Innsbruck il giorno precedente. Il testo trasmesso era il seguente: «A Innsbruck ha avuto luogo sotto Presidenza Capitano Regionale Tschiggfrey la consueta conferenza su questione Tirolo del Sud alla quale hanno preso parte fra l’altro Kreisky, Steiner, Gschnitzer e l’intero Governo Regionale del Tirolo. Ministro Kreisky ha fatto ampia relazione su stadio attuale questione Tirolo del Sud. Ne è seguita lunga discussione nella quale è stato giudicato in linea di principio positivamente insediamento da parte Governo italiano Commissione studio per problema Tirolo Sud. Politica Tirolo Sud seguita da Governo Federale è stata nuovamente approvata a unanimità. È stato manifestato con l’occasione desiderio tenere politica Tirolo del Sud, come finora, al di fuori contese politicamente interne e di svolgerla anche in avvenire in pistretta intesa con rappresentanti qualificati tirolesi Sud». Successivamente Calenda informava che per gli altoatesini avevano preso parte alla riunione Magnago, Tinzl, Volgger e Brugger (T. 33625/434 del 7 settembre, ibidem).


4 Vedi D. 197, nota 6.


5 Vedi D. 193.


6 T. 33496/428 del 6 settembre, riferiva la notizia stampa della costituzione della Sottocommissione per il Tirolo del Sud della Commissione politica del Consiglio d’Europa (Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II).

202

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto urgente 3969/21112. Vienna, 7 settembre 1961.

Oggetto: Alto Adige. Ricorso austriaco alla XVI Assemblea Generale.

Anche il pisemplice bilancio della diatriba con l’Austria circa la questione dell’Alto Adige porta alla conclusione che le principali ragioni del nostro successo dell’anno scorso alle Nazioni Unite sono state le seguenti:

1) iniziale richiesta dell’Austria pio meno coperta, ma evidente, di autodeterminazione per il popolo altoatesino (leggi: modifica della frontiera);

2) richiesta di autonomia regionale (leggi: anticamera della richiesta di autodeterminazione);

3) fonti poco chiare ma comunque pericolose che hanno mosso la campagna per le rivendicazioni degli altoatesini (leggi: pangermanesimo, revanscismo nazista ecc. ecc.);

4) il desiderio di non dibattere a lungo pubblicamente una questione riguardante una regione situata nel cuore dell’Europa (leggi: timore di sfruttamento da parte dei Paesi comunisti e almeno di alcuni Paesi afro-asiatici).

Successivamente ulteriori avvenimenti hanno giocato in nostro favore:

1) terrorismo in Alto Adige, con chiare responsabilità austriache e che potevano essere messe agevolmente in collegamento con attività in territorio germanico se in proposito non si fosse voluto seguire una politica di consapevole prudenza;

2) un acuirsi dell’attività delle correnti revansciste e pangermaniche, in quanto indubbiamente si sono intensificati i rapporti tra Tirolo e alcuni centri germanici (Wie-sbaden-Stoccarda-Monaco), mentre in territorio germanico è aumentata la propaganda a favore dell’autodeterminazione e comunque dei pretesi diritti altoatesini. Basterebbe in proposito ricordare l’afflusso di fondi che dal territorio germanico pervengono alla Berg Isel Bund per lo sviluppo della cultura in Alto Adige, ma che, nella migliore delle ipotesi, si concreta in forti spese per la propaganda a favore dell’autodeterminazione e della campagna contro l’Italia.

Sono indubbiamente questi elementi che ci mettono in una posizione favorevole e che ci possono consentire di superare ancora una volta lo scoglio delle Nazioni Unite qualora si debba affrontare una nuova discussione.

La nostra Rappresentanza presso le Nazioni Unite ha realisticamente osservato(3) che se dovessero continuare gli attentati in Alto Adige e si avesse l’impressione che questi siano frutto spontaneo senza mene e collegamenti di oltre frontiera evidentemente l’ambiente delle Nazioni Unite potrebbe modificare l’impressione negativa del terrorismo sviluppatosi fino ad oggi in cui non è stato difficile vedere il frutto di eccitamenti e di aiuti materiali di oltre Brennero.

Poiché la questione per l’Alto Adige non si chiuderà purtroppo tanto presto nel tempo, è necessario non tralasciare alcun argomento che valga per ora e per il futuro a chiarire la reale situazione e a volgerla a nostro favore. A tal fine viene evidentemente in gioco la connessione fra l’agitazione altoatesina, sia essa limitata alla richiesta di autodeterminazione o a quella di una intransigente autonomia, legate o no alla campagna terroristica, con l’elemento germanico.

L’Ambasciatore Guidotti è giustamente preoccupato(4) che in un dibattito alle Nazioni Unite sia portata in ballo la Repubblica Federale. Mi rendo perfettamente conto di tali preoccupazioni sia per lo sfruttamento che ne potrebbe essere fatto da parte dell’Unione Sovietica e satelliti nel momento in cui è così viva la questione di Berlino e per converso della preoccupazione dei Paesi occidentali, sia per quanto riguarda i nostri rapporti con il Governo Federale.

D’altro canto non posso concordare con chi sostiene che noi dobbiamo mostrare di gradire l’appoggio che sono disposti a darci i Paesi comunisti, sia per difendere indirettamente la linea Oder-Neisse, sia per approfittare del pangermanesimo e revanscismo nazista per legittimare la loro attuale politica verso la Germania. È chiaro che gli appoggi comunisti sono limitati ai loro esclusivi momentanei interessi. Non ci sarebbe percida meravigliarsi che, superati i diretti obiettivi del momento, l’Unione Sovietica e satelliti potrebbero in un domani appoggiare in pieno la proposta austriaca di completa autonomia regionale se con tale politica, ad esempio, potessero conquistare in Alto Adige maggiori consensi per il partito comunista.

Limitare pertanto il nostro campo d’azione alle responsabilità austriache in un momento, fra l’altro, in cui il Governo austriaco si è dato da fare per rifarsi, mi sia consentito il termine, una «verginità», significherebbe rinunciare al 50% della nostra difesa. Non possiamo dimenticare che la questione dell’Alto Adige non finirà tanto presto: cianche se riuscissimo a raggiungere, in termine pio meno breve, sia un accordo Roma-Bolzano sia un accordo col Governo austriaco.

Il problema dell’irredentismo altoatesino andrà, nel tempo, oltre di noi. Avrà sempre il suo centro di eSPANsione a Innsbruck, ma esso sarà influenzato molto pida Monaco e da tutta la Germania che non da Vienna. Bisogna quindi approfittare dell’oggi per mettere le premesse per la politica di domani.

Su questo atteggiamento tedesco oggi e in futuro non ha lasciato dubbi il nostro Ambasciatore a Bonn nel suo rapporto a V.E. in data 6 luglio(5) quando, dopo una acuta analisi, ha concluso dicendo che dovremo inserire la questione dell’Alto Adige nel quadro della nostra politica verso la Germania.

Tutto cipremesso, concordo con quanto scritto dall’Ambasciatore Zoppi, anche con le sue successive attenuazioni, che «questa volta non si deve pimostrare, verso il pericolo del risorgere del pangermanesimo, quella cautela che dimostrammo lo scorso anno: tra l’altro la campagna austriaca nei confronti dell’Alto Adige rivela caratteristiche e analogie con quella condotta nei confronti dei Sudeti dopo l’Anschluss». Si potrebbe al piattenuare la dizione «pangermanesimo» con quella di «revanscismo nazista». E poiché sulla indispensabilità di valersi di un tale argomento non mi pare vi possano essere dubbi, quello che si pufare è di separare, come Guidotti propone, il Governo Federale dall’attività dei gruppi pangermanistici e neo-revanscisti che pullulano in Germania e che costituiscono la maggiore molla della prepotenza tirolese e della intransigenza altoatesina. Al confronto l’influenza di Vienna impallidisce.

Ma se tale distinzione puessere fatta pubblicamente per amore di colleganza internazionale, altro linguaggio deve tenersi sia in sede NATO, sia al Governo tedesco per quanto riguarda l’atteggiamento di quest’ultimo. Non possiamo sacrificare la difesa dei nostri diritti sull’Alto Adige, mentre esso tollera manifestazioni che potrebbe in gran parte evitare e da cui potrebbe almeno nettamente distanziarsi. Anche il Governo austriaco ci aveva sempre detto che in nome della libertà e dei principi democratici esso non poteva prendere determinati provvedimenti, ma quando si è accorto che gli avvenimenti volgevano contro i suoi interessi, il Governo ha saputo impedire due manifestazioni irredentistiche e revansciste ad Innsbruck, ha proceduto ad arresti e ha preso netta posizione contro gli attentati e contro gli estremisti di Innsbruck. Il Governo di Bonn ha vietato il Partito comunista (e in cisi pudire è quasi l’unico fra i Paesi democratici): è strano che non possa impedire movimenti di natura spiccatamente revanscista e nazista e comunque così ambigui e dai sinistri riflessi.

Chi danneggia la Germania rispetto all’Unione Sovietica e ai Paesi comunisti non è la nostra eventuale denuncia di questi pericolosi movimenti, ma è l’esistenza dei movimenti stessi che il Governo Federale tollera. Adenauer sorride, distaccato, quando il nostro Ambasciatore gli parla di questi movimenti perché egli sembra considerarli del tutto marginali. Ma per il solo fatto che a torto o a ragione da una parte i sovietici, e dall’altra noi stessi, per un altro motivo, non li consideriamo così marginali, il Capo del Governo tedesco dovrebbe tenerli in maggiore considerazione e prendere gli opportuni provvedimenti.

Purtroppo è da pensare che Adenauer e il Governo di Bonn temano, per ragioni politiche interne, di prendere iniziative del genere. L’irredentismo altoatesino e il pangermanesimo in genere è infatti forse molto pidiffuso e sentito fra la popolazione tedesca di quello che non rappresentino le associazioni dichiaratamente irredentistiche. Ma è per questo motivo che bisogna fin da ora e cioè quando queste manifestazioni possono costituire un immediato pericolo per la Germania e per tutti noi prendere un fermo atteggiamento. Per analoghi motivi puspiegarsi la tiepidezza del Governo Federale quando gli è stato chiesto un intervento, che altri Governi hanno fatto, presso il Governo austriaco dopo gli attentati terroristici. Ora non vi è dubbio che il Governo della Repubblica Federale per le strette relazioni economiche e sentimentali esistenti fra i due Paesi ha maggiori e piefficaci possibilità di altri governi nell’intervenire presso quello austriaco specie in un campo in cui viene direttamente coinvolto il buon nome tedesco.

La discussione sul revanscismo nazista in sede ONU deve sopratutto preoccupare i tedeschi e gli austriaci e quindi anche se non abbiamo intenzione di condurre l’attacco fino a coinvolgere responsabilità del Governo Federale, dobbiamo in questa fase dare a vedere al Governo tedesco il pericolo che a cisi possa fatalmente arrivare se esso non prende una decisa posizione e non interviene presso il Governo austriaco nelle forme e nella misura che gli possono essere consentite. Il nostro interesse non è quello di coinvolgere il Governo tedesco. Abbiamo anzi interesse contrario, e cioè che il Governo tedesco si distanzi nettamente e condanni tutti i movimenti irredentistici, pangermanisti e neo-revanscisti che in qualunque modo aiutano la sobillazione in Tirolo e in Alto Adige. La condanna anche da parte del Governo tedesco ci favorirà, in questo senso, molto di piche non una sua responsabilità e toglierà nello stesso tempo un’arma in mano all’Unione Sovietica contro di esso.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 10, fasc. ONU, 2/2.


2 Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Washington, Parigi, Londra, Bruxelles e Bonn e alla Rappresentanza presso l’ONU a New York. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Vedi D. 187.


4 Vedi D. 192.


5 Vedi D. 180.

203

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 34269-34310/455-456. Vienna, 12 settembre 1961, ore 17,30 (perv. ore 20)2.

Oggetto: Alto Adige.

455. Waldheim mi ha convocato per chiedermi in vista prossima Assemblea Nazioni Unite:

1) nostra reazione al fatto che Austria ha posto questione altoatesina a ordine del giorno;

2) quale fosse nostro punto di vista in merito a titolo proposto per iscrizione; ha aggiunto che qualora fossimo contrari a sottotitolo potrebbesi ritornare a formulazione scorso anno per quanto riferimento ad accordo De Gasperi-Gruber fosse esplicitamente menzionato in risoluzione a cui attuale sottotitolo si riferisce. Egli mi ha detto inoltre che da telegramma ricevuto ieri aveva appreso da Matsch che questione era stata iscritta punto primo Commissione politica speciale ma che ciera avvenuto per iniziativa Segretariato Generale e non austriaca. Ha concluso affermando che sarebbe opportuno che davanti a Steering Committee i due Paesi si fossero presentati d’accordo per «evitare acrimoniosi dibattiti». Egli mi ha precisato che non era per timore di tali dibattiti che avanzava tale richiesta ma per consentire alla commissione di Bolzano di lavorare serenamente. Egli desidererebbe essere orientato prima della sua partenza per New York sui predetti punti. Waldheim ha molto, anzi scopertamente insistito su opportunità evitare dibattito in sede Steering Committee (chiedendomi anche assoluto segreto con la stampa su questo punto); ha poi affermato che, evitando tale dibattito, si sarebbe potuto eludere per il momento anche quello in Assemblea e davanti Comitato politico qualora ci fosse stato accordo di rinviare tutto a novembre. A tale epoca se lavori commissione avessero progredito favorevolmente Austria avrebbe potuto dichiarare, dopo decisione Gabinetto, «rinunciare» a discussione: secondo Waldheim a quello stadio ricorso non potrebbe essere «ritirato». Su recente iniziativa a Consiglio Europa Waldheim è stato evasivo mostrando non apprezzarla: evidentemente copriva suo Ministro.

456. Seguito mio 455.

Waldheim avendo sottolineato pivolte opportunità evitare dibattito Steering Committee per lasciare «serenamente lavorare commissione», ho ritenuto di rispondergli a titolo personale che commissione avrebbe potuto lavorare serenamente solo se Austria avesse ritirato ricorso e avesse dato chiari segni di voler reprimere attentati sciogliendo organizzazioni coinvoltevi. Che altrimenti estremisti altoatesini avrebbero reso pidifficile lavoro commissione incoraggiati da oltre frontiera; ho aggiunto che questa operazione di incoraggiamento e di sobillazione, già evidente in stampa austriaca che attribuisce talvolta commenti persino ad ambienti Ballhaus, trovava conferma in partecipazione riunione Innsbruck (vedi telegramma 434)3 elementi altoatesini estremisti.

Da tutto colloquio è emerso per me chiaro timore austriaco dovere affrontare attuali condizioni dibattito ONU.

Mi permetto perciesprimere subordinato parere che oggi non abbiamo alcun interesse favorire gioco austriaco tenere aperta questione a ONU, evitando, per il momento, aperto dibattito. Se dovessimo evitarlo commissione dovrà lavorare effettivamente sotto pressione esterna, se non del Governo austriaco in quanto tale, certo degli estremisti tirolesi forti loro passate collusioni con personalità Governo stesso. D’altra parte nostro successo ONU, se non risolverebbe problema altoatesino, in sé stesso solo col tempo risolvibile, renderebbe piprudenti in avvenire responsabili politica austriaca nel patrocinare rivendicazioni estremiste per Alto Adige e screditerebbe azione fin qui svolta da Innsbruck dando forza ad elementi effettivamente moderati.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 La prima parte del presente documento (T. 34269/455) partì alle ore 17,30 e pervenne alle ore 18,30, mentre la seconda parte (T. 34310/456) partì alle ore 19,30 e pervenne alle ore 20.


3 Vedi D. 201, nota 3.

204

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

T. segreto urgentissimo 34921/531. New York, 16 settembre 1961, ore 20,22 (perv. ore 20,40).

Oggetto: Alto Adige.

1) Se ben comprendo appunto allegato a tua lettera del 14 settembre(2) propone come obiettivo nostro quello di evitare un dibattito quest’anno. Esclusa opposizione a iscrizione, si conterebbe di manovrare altrimenti in questo senso. Ipotesi da voi in particolare considerata è premere a tal fine – sia su Austria sia su altri – col prospettare alternativa o discussione subito o rinvio a futura Assemblea.

2) Premetto innanzitutto che «discussione subito» significherebbe discussione verso il 10 ottobre poiché è previsto che Comitato Politico Speciale inizi solo verso quella data suoi lavori. Non ho elementi per giudicare fino a che punto una discussione a quella data possa in verità costituire problema o imbarazzo per austriaci.

3) Noi possiamo adoperarci evitare dibattito quest’anno in due modi o cercando ottenere subito una decisione in Comitato Generale e poi in Assemblea rinviante esame richiesta austriaca a futura sessione (art. 40 regolamento), o manovrando in pratica per respingere man mano questione verso fine sessione Assemblea per conseguire che in definitiva non venga di fatto discussa per ristrettezza di tempo.

4) Decisione immediata avrebbe vantaggio eliminare fin da ora dubbio per quanto riguarda questa sessione (che potrebbe anche riprendere come scorso anno dopo interruzione dicembre), ma anche svantaggio di fissare sin da ora nuova iscrizione per anno venturo. Essa avrebbe soltanto aspetti favorevoli a noi nella presentazione a opinione pubblica.

5) Per pronunziarsi su vera possibilità ottenere in Comitato Generale prima e in Assemblea poi questa decisione immediata occorrerebbero piapprofonditi sondaggi. In linea generale osservo che per quanto alternativa rinvio a ulteriore sessione sia specificatamente prevista da art. 40 regolamento, ricordo peraltro pochissimi precedenti in cui cisia stato fatto per argomenti di attualità politica. Dovendo esprimere un necessariamente sommario giudizio ritengo che sarebbe difficile ad ottenersi di fronte a ferma opposizione [Austria] che è parte attrice.

6) Una osservazione di indole generale è che in questo delicato momento internazionale anche nostri migliori amici si attendono che questione non (dico non) venga discussa adesso. Questo gioca a nostro favore portando tali amici ad essere in linea di principio favorevoli a nostra manovra rinvio almeno a fine sessione nella speranza che in definitiva argomento venga accantonato. Gioca peraltro a nostro favore rendendoli corresponsivi a eventuale nostra alternativa per discussione immediata.

7) Alternativa discussione immediata e rinvio ad Assemblea futura, se pucostituire argomento che noi possiamo ripiegare dietro le quinte ai fini rinvio, non è argomento che possiamo presentare formalmente in sede iscrizione questione in Comitato Generale e in Assemblea. Oltre a obiezioni già da voi considerate in paragrafo 3 dell’appunto, ci verrebbe fatto presente che si tratta colà di decidere solo su iscrizione, mentre decisione su tempi discussione spetta piin là alla Commissione competente e cioè alla Commissione Politica Speciale.

8) Tutto sommato per parte mia sarei sempre dell’avviso espresso ultima parte mio 5203, sempreché qualche dichiarazione austriaca in sede iscrizione non ci obblighi assumere diverso atteggiamento.

Qualora vostro nuovo orientamento avesse ulteriormente a precisarsi pregoti urgentemente informarmene perché tempo stringe(4).


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 Non rinvenuta.


3 T. segreto 34592/520 del 14 settembre, nel quale Zoppi scriveva: «Per parte mia consiglierei non (dico non) sollevare obiezioni né formulare riserve (se austriaci taceranno) quando item verrà menzionato da Presidente Comitato Generale. Questi rileverà che non vi sono osservazioni, dichiarerà “item iscritto” e passerà a menzionare altro item» (Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza).


4 Con T. 19191/233 del 17 settembre Fornari rispondeva: «In attesa formulazione istruzioni ufficiali e definitive penso possa esserti utile avere, a titolo del tutto personale, altre notizie circa attuale orientamento quale si è anche precisato in riunione venerdì sera [il 15]. 2. Effettivamente qui si preferirebbe che già Comitato Generale si pronunziasse, su proposta di delegazione amica, per rinvio a sessione futura. È peraltro da prevedere, da sondaggi fatti qui e a Vienna, opposizione austriaca. 3. Se convenga porre apertamente questione in Comitato Generale ovvero limitarsi in tale sede ad accenno che offra appiglio per eventualmente affrontare questione in sede Commissione Politica Generale è cosa che poTRà decidersi, come tu dici (tuo 531) e noi pensiamo, soltanto dopo piapprofonditi sondaggi. 4. Anche in caso rinvio questione a Commissione Politica Generale si ritiene qui preferibile che discussione abbia luogo all’inizio suoi lavori: ci riserviamo comunque sottoporre all’On. Ministro tue considerazioni» (Telegrammi copie uniche 1959-60-61 partenza).

205

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

Appunto(2). Roma, 16 settembre 1961.

Ho ricevuto stamane questo Ambasciatore d’Austria che aveva chiesto di vedermi d’urgenza.

A seguito della conversazione di ieri, egli mi ha chiesto se ero in grado di precisargli se da parte italiana ci si sarebbe o meno opposti, in Comitato Generale, all’iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea delle Nazioni Unite della questione dell’Alto Adige.

Gli ho risposto che, per quanto una decisione definitiva non si sarebbe potuta prendere che all’ultimo momento, non ritenevo che, dato anche il precedente dello scorso anno, avremmo avuto ragioni per opporci. Potevo perconfermargli che ci saremmo opposti, per le ragioni che gli avevo già ieri accennato e che gli ho ripetuto, a rinviare la discussione di due mesi(3).

LoewenTHal, a proposito di questo punto, mi ha detto che egli aveva comunicato a Vienna il punto di vista che gli avevo espresso ieri; aveva avuto incarico di dirci che da parte austriaca si richiedeva il rinvio proprio perché si temeva che una discussione immediata avrebbe potuto creare, con le sue inevitabili polemiche, un’atmosfera non propizia ai lavori della Commissione.

Gli ho risposto che probabilmente sarebbe stato preferibile evitare ogni discussione, ma che non mi sembrava si dovesse troppo sopravalutare il pericolo al quale egli accennava; ad ogni modo, mi sembrava che, tra i due intendimenti, quello austriaco potesse portare maggior danno ai lavori della Commissione che non quello italiano.

LoewenTHal mi ha domandato allora se avessi qualche altro suggerimento da dare, sia pure soltanto a titolo personale. Gli ho risposto che ciche avrebbe risolto la questione, sarebbe stato il ritiro della richiesta austriaca di iscrizione dell’item all’ordine del giorno, per quanto – ho aggiunto – una condanna aperta del terrorismo che potesse venire dalle Nazioni Unite, ed alla quale ero certo che anche l’Austria si sarebbe associata, poteva anche presentare dei vantaggi. Un altro suggerimento che potevo dare era quello che da parte austriaca si dichiarasse che, in caso che i lavori della Commissione, insediata testé in Italia, non fossero giunti a risultati concreti, l’Austria avrebbe accettato di sottoporre la questione alla Corte dell’Aja.

A prescindere da tali suggerimenti, ciche mi sembrava essenziale, nell’interesse tanto dell’Austria quanto dell’Italia, era di facilitare i lavori della Commissione di cui sopra e di evitare ogni atto che potesse pregiudicarli. Se in questo senso egli avesse qualche suggerimento da farmi, non avrei mancato di riferirne all’E.V.

Siamo rimasti d’accordo con LoewenTHal che se egli avesse qualche altra notizia da Vienna in relazione a quanto gli avevo detto, mi avrebbe telefonato lunedì [il 18] mattina.

Nel corso della conversazione, LoewenTHal mi ha detto che Kreisky aveva rinviato la sua partenza per New York e si sarebbe quindi trattenuto a Vienna ancora per qualche giorno.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Nel corso del colloquio del giorno precedente, sugli stessi argomenti qui riferiti, Fornari aveva sostenuto che il rinvio della discussione di due mesi si sarebbe tradotto «in un inammissibile mezzo di pressione sulla Commissione di studio insediatasi avant’ieri a Roma» (Appunto Fornari in data 15 settembre, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961).

206

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLE RAPPRESENTANZE PRESSO LA NATO A PARIGI E PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. 19291/245 (Parigi) 241 (New York). Roma, 18 settembre 1961, ore 23,30.

Solo per Italnation: Ho telegrafato quanto segue Italnato:

Solo per Italnato: Riferimento telespresso ministeriale 01123 del 2 settembre e suo 3052.

Per tutti: Circa Alto Adige – salvo nuove iniziative austriache che consiglino diverso atteggiamento – nostro orientamento sarebbe di non opposizione in sede di Comitato Generale ad iscrizione della questione altoatesina per trattazione in Assemblea, ma anzi in favore di anticipare quanto possibile la discussione, anche perché attesa di essa non pesi su lavori Commissione studio. Quest’ultimo scopo potrebbe anche essere raggiunto attraverso decisione – che potrebbe venir proposta da delegazione amica o neutra – che rinvii questione a futura Assemblea.

Ci attendiamo che Paesi alleati vogliano:

1) appoggiarci in anzidetti orientamenti;

2) rilevare che atteggiamento austriaco ha impedito che la Risoluzione ONU ricevesse seguito, nonché responsabilità austriache per terrorismo (vedi note verbali in materia)3;

3) adoperarsi affinché discussione in Commissione Politica Speciale ponga un termine a tentativi austriaci valersi Nazioni Unite per complicare e snaturare questione Alto Adige, che va risolta o attraverso concrete intese dirette o attraverso sentenza definitiva Corte Aja.

Codesta Rappresentanza vorrà infine assicurare Paesi alleati che nostra delegazione a New York si manterrà in stretto contatto con loro rispettive delegazioni su sviluppi questione in loco.


1 Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza.


2 T. urgente 34773/305 del 15 settembre con il quale Alessandrini proponeva di prospettare in Comitato Politico «la gravità degli ultimi incidenti e le responsabilità che ricadono sugli istigatori, allo scopo di influire sull’atteggiamento di quei Paesi che in passato non hanno tenuto alle Nazioni Unite l’atteggiamento che avremmo potuto attenderci» (Telegrammi ordinari 1961, Francia. Rappresentanza permanente italiana NATO Parigi arrivo e partenza). Il Telespresso 01123 non è stato rinvenuto.


3 Vedi D. 208, nota 5.

207

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 35108/484. Vienna, 18 settembre 1961, ore 17 (perv. ore 17,20).

Oggetto: Questione altoatesina.

Consegnata a Ministro Kreisky nota di cui telegramma V.E. 2142. Egli partirà domani per New York per affrontare discussione in Steering Committee preannunciata da nostra delegazione. Si è dichiarato, naturalmente, pronto discutere questione di fondo anche fra due o tre settimane. A mia osservazione su inaccettabilità termine verso novembre mi ha risposto che rinvio potrebbe avvenire verso fine sessione, per esempio, primi dicembre. Da parte austriaca si vorrebbe attendere, per ulteriore eventuale rinvio, se non una soluzione questione attraverso commissione di studio quanto meno atmosfera creatasi durante lavori ai fini probabile soluzione.

Resto convinto necessità discutere questione il pipresto possibile, oltre che per ragioni già fatte presenti in passato, anche per seguenti altre che sottometto a V.E.:

1) eventuale discussione verso fine sessione potrebbe effettivamente finire per ridursi a solo punto ricerca mezzo pacifico o a ridurre discussione potrebbe eventualmente concorrere anche preannunciato memorandum austriaco che fosse nel frattempo sottoposto ad esame vari Paesi o ad apposita commissione;

2) sia o non sia oggi nei propositi del Governo austriaco, esiste pericolo che durante corso sessione ONU delegazione austriaca mercanteggi voti a favore altri Paesi al fine di farsi promettere voto su propria mozione che venisse discussa in fine sessione.

È probabile che da parte delegati austriaci (quali ad esempio Steiner) si voglia far comprendere opportunità per loro politica interna graduali rinvii lasciando sperare finale rinvio a nuova sessione. Ma in conclusione si vorrà sempre contropartita, tenendo anche presente che nessuna decisione poTRà essere presa senza Kreisky.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 T. 19050/214 del 15 settembre, con il quale Segni confermava la data del 18 settembre per la consegna della Nota verbale italiana di risposta a quella austriaca del 4 luglio (Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza). Vedi D. 208.

208

L’AMBASCIATA A VIENNA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA(1)

Nota verbale(2). Vienna, 18 settembre 1961.

L’Ambasciata d’Italia a Vienna ha l’onore di richiamarsi alla Nota Verbale in data 4 luglio 19613 con cui il Ministero Federale degli Affari Esteri ha voluto por fine al negoziato previsto dal punto 1) della Risoluzione 1497 (XV) adottata dall’Assemblea Generale il 31 agosto 1960 e passare al punto 2) di tale Risoluzione.

Per quanto convinto che cifosse ingiustificato e comunque prematuro, poiché l’esame della sostanza della controversia non era affatto esaurito, il Governo italiano, nel suo incessante sforzo di giungere a una soluzione, era disposto anche ad esaminare con quello austriaco questo secondo punto.

Invece il Governo austriaco, affrettatamente e dando prova di manifesta sfiducia nella continuazione delle trattative, già il 18 luglio chiese l’iscrizione della questione all’ordine del giorno della XVI Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tale iniziativa sembra difficilmente conciliabile con la Risoluzione 1497 (XV) dell’Assemblea Generale votata anche dalla Delegazione austriaca, dato che le trattative dirette a dare esecuzione al punto 2) della Risoluzione stessa erano appena nella fase preliminare.

A tale passo, il Governo austriaco si decise senza che alcun termine perentorio lo rendesse necessario. Infatti la richiesta d’iscrizione all’ordine del giorno avrebbe potuto essere fatta senza alcun pregiudizio durante gli ulteriori trenta giorni successivi.

La sorpresa del Governo italiano è tanto piforte in quanto da parte di nessuno dei due Governi erano state sollevate riserve sull’utilità di continuare le trattative in esecuzione della Risoluzione delle Nazioni Unite. Anzi lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, nel suo discorso alla Camera dei Deputati del 13 luglio, volle pubblicamente ribadire questa volontà di continuare a negoziare, pronunziando le seguenti parole con riferimento alla Nota Verbale austriaca del 4 luglio:

«Il Consiglio dei Ministri nella sua riunione del 7 corrente, aveva deciso di rispondere a questa Nota negando l’asserzione austriaca che ogni tentativo di intesa fosse stato esperito, rilevando la permanente frettolosità dimostrata dall’Austria nel passare da formali tentativi d’intesa al ricorso ad altri mezzi di risoluzione, e ricordando che, se si fosse trattato di garantire le profferte fatte, l’Italia era disposta a discutere sulle forme piidonee di garanzia: in ogni caso non potendo accettare la proposta di una Commissione d’inchiesta in loco per accertare una questione che l’ONU ha ormai ben definito giuridicamente e diplomaticamente nella sua mozione, e ad essa opponendo il ricorso ad un organo giurisdizionale, quale la Corte dell’Aja, previsto dalla Carta e dalla mozione dell’ONU, nonché dalla Convenzione di Strasburgo»(4).

Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano notava poi che il ripetersi e l’estendersi degli attentati aveva indotto il Governo italiano a sospendere la risposta alla Nota Verbale del 4 luglio. Su questa grave materia si rinvia alle Note Verbali del Ministero degli Affari Esteri italiano all’Ambasciata d’Austria a Roma n. 10-A/1322 in data 12 luglio 1961, n. 10-A/1460 in data 26 luglio 1961, n. 10-A/1850 in data 7 settembre 1961, n. 10-A/1894 in data 12 settembre 19615.

Sebbene, in vista di quanto sopra esposto e in particolare alla richiesta austriaca di iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale, non sia attuale uno scambio di vedute fra i due Governi in relazione alla Risoluzione 1497 (XV), il Governo italiano ritiene del caso chiarire certi aspetti della situazione e precisare le rispettive posizioni, esponendo le seguenti considerazioni in relazione a quanto trattato nella Nota Verbale del 4 luglio.

In primo luogo, per quanto riguarda il passaggio all’esame del punto 2) della Risoluzione 1497 (XV), è da ricordare che la raccomandazione contenuta nel punto 2) stesso va compresa tenendo conto dell’insieme della Risoluzione e anzitutto delle sue premesse. In queste è precisato che la controversia tra l’Italia e l’Austria riguarda, come il Governo italiano ha sempre sostenuto, l’esecuzione dell’Accordo di Parigi. Intorno a tale esecuzione le Parti divergono in conseguenza delle contrastanti posizioni da esse assunte circa la interpretazione dell’Accordo stesso. D’altronde anche ulteriori dichiarazioni delle Parti hanno confermato che la controversia verte sull’interpretazione e sulla esecuzione di un accordo internazionale. Ciconvalida l’opinione a piriprese espressa da parte italiana che il mezzo piindicato per la risoluzione della controversia in argomento è la Corte Internazionale di Giustizia e per questo il Governo italiano si oppone al ricorso ad una Commissione Internazionale di Inchiesta. Il Governo italiano si riserva di illustrare piampiamente al momento opportuno la sua posizione.

Per quanto riguarda invece i negoziati bilaterali, va ricordato che sin dalla ripresa delle trattative nello scorso gennaio a Milano(6), risultche le contrastanti posizioni circa l’esecuzione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946 non consentivano di trovare un terreno d’intesa che sul piano di soluzioni pratiche, da ricercarsi in base all’esame di concreti problemi.

Il Governo italiano sollecitl’adozione di tale metodo di lavoro e nel successivo incontro di Klagenfurt(7) fu stabilito di affidare l’esame della materia ad un gruppo di esperti. Il Governo italiano presentun insieme di proposte, che sono state illustrate sia nel corso dei lavori degli esperti sia nel successivo incontro dei Ministri degli Esteri a Zurigo(8).

Tali proposte si estendevano a tutti i settori in questione e prospettavano provvedimenti concreti e di notevole importanza. Va naturalmente tenuto presente che questi provvedimenti si sarebbero aggiunti all’insieme di quelli già da tempo presi dal Governo italiano e con i quali esso ha adempiuto agli obblighi derivanti dall’Accordo di Parigi.

Così, prendendo a titolo di esempio il settore dei poteri autonomi, va osservato che la Provincia di Bolzano dispone già di poteri legislativi ed amministrativi autonomi della stessa natura di quelli di cui godono le Regioni autonome esistenti nello Stato italiano. In particolare essa è fornita di poteri legislativi autonomi in materia di: ordinamento degli uffici provinciali; istruzione di ogni ordine e grado

– salvo la universitaria – e assistenza scolastica; toponomastica; usi e costumi, istituzioni culturali e manifestazioni artistiche locali; urbanistica, piani regolatori, tutela del paesaggio; usi civici; ordinamento di proprietà fondiarie e di comunità familiari rette da antichi statuti e consuetudini; artigianato; case popolari; fiere e mercati; polizia locale urbana e rurale. Nelle stesse materie la Provincia ha poteriamministrativi autonomi. È superfluo rilevare che le competono altresì i poteri amministrativi che hanno le Provincie italiane non autonome; né vanno dimenticati certi poteri speciali di pubblica sicurezza e in materia di vigilanza sui Comuni ed altri Enti locali.

Nel corso dei negoziati il Governo italiano ha prospettato la devoluzione di poteri amministrativi, mediante nuova regolamentazione delle deleghe da parte della Regione, per quasi tutte le materie attribuite dallo Statuto alla competenza legislativa ed amministrativa regionale, come è stato precisato e chiarito nelle conversazioni di Zurigo.

Analogamente, in ognuno degli altri settori, si sono offerti specifici provvedimenti in aggiunta a quelli con cui l’Italia ha già dato esecuzione all’Accordo di Parigi, nelle singole clausole e nell’insieme.

Il carattere costruttivo delle proposte italiane risulta anche dal fatto che il Governo italiano, per venire incontro ad una esigenza prospettata dal Governo austriaco, ha offerto di rendere stabili le deleghe sopraindicate, nel quadro d’una applicazione estensiva dell’art. 14 dello Statuto speciale.

Nonostante l’ampiezza e l’importanza delle proposte italiane, il Governo austriaco ha mantenuto integralmente la sua posizione di partenza, consistente nel pretendere una nuova e completa autonomia della Provincia di Bolzano in termini che non sono affatto contemplati dall’Accordo di Parigi. L’atteggiamento austriaco è così rimasto in sostanza quello espresso nel primo progetto di risoluzione presentato avanti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dalla Delegazione austriaca: va ricordato cha la Delegazione austriaca dovette ritirare tale progetto per l’assoluta mancanza di consensi e che finì per aderire alla Risoluzione approvata, che invitava le Parti a circoscrivere il negoziato nel quadro rigoroso dell’Accordo di Parigi.

Il Governo austriaco, rimanendo sulla posizione precedente ai negoziati, ha respinto le proposte italiane e non ha modificato il proprio atteggiamento neppure a seguito del ripetuto e pressante invito del Ministero degli Affari Esteri italiano a voler ulteriormente meditare su di esse. Quanto alle ragioni addotte dal Governo austriaco esse non appaiono giustificate e mostrano anzi che le proposte italiane non sono state sottoposte ad un esame esauriente ed obbiettivo.

A parere del Governo italiano tali proposte avrebbero richiesto un esame piattento e meritato un positivo atteggiamento da parte del Governo austriaco. I provvedimenti che ne costituiscono l’oggetto, aggiungendosi all’insieme di quelli che hanno di già assicurato l’esecuzione dell’Accordo di Parigi, erano idonei ad apportare, per il loro contenuto e la loro estensione, ulteriori notevoli vantaggi per la popolazione italiana di lingua tedesca.

Il Governo italiano è, come sempre, animato dal fermo intento di salvaguardare le caratteristiche e il libero sviluppo di tale popolazione. Né l’atteggiamento non costruttivo del Governo austriaco pudistogliere il Governo italiano da tale intento per cui anzi esso ha recentemente preso l’iniziativa, cui hanno aderito gli esponenti delle varie popolazioni interessate, per un esame congiunto della situazione locale in vista del superamento delle difficoltà.

L’Ambasciata d’Italia a Vienna si avvale dell’occasione per presentare al Ministero Federale degli Affari Esteri i sensi della sua pialta considerazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961. Edito in Libro Verde 1961, D. 55.


2 Consegnata da Martino a Kreisky lo stesso 18 settembre.


3 Vedi D. 175.


4 Atti parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta del 13 luglio 1961, p. 23014.


5 Per le prime due note verbali citate vedi rispettivamente D. 189 nota 2 e D. 191 nota 2, le ultime due sono edite in Libro Verde 1961, DD. 49 e 50.


6 Vedi D. 115.


7 Vedi D. 143.


8 Vedi D. 167.

209

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto urgente 4136/2203. Vienna, 19 settembre 1961.

Oggetto: Alto Adige. Procedura dinanzi all’ONU. Conversazione col Ministro Kreisky.

Con telegramma odierno (n. 484)2 ho riferito circa la mia conversazione con Kreisky, al quale ho consegnato la nostra nota di risposta alla nota austriaca del 4 luglio u.s.3.

Poco ho da aggiungere a quanto ho riferito.

Come spesso gli accade Kreisky, pur dietro una superficiale cortesia, ostentava un atteggiamento distaccato per non dire di sgradevole indifferenza.

Circa la possibilità di una discussione della questione davanti all’ONU in un termine relativamente breve (2-3 settimane) Kreisky, preoccupato oggi di mostrare debolezze, ha ostentato la massima sicurezza. Al mio rinnovato accenno sulla inopportunità di rinviare la discussione ad epoca tale da porre praticamente un termine ai lavori della Commissione di Studi, Kreisky mi ha risposto che anche il Ministro Scelba avrebbe manifestato al Sig. Magnago e ai suoi amici l’opportunità di un rinvio della procedura pendente tra Austria ed Italia. Gli ho risposto che anche se un accantonamento o quanto meno un rinvio sine die avrebbe potuto essere desiderabile per poter lasciare lavorare tranquillamente la Commissione, a quanto mi risultava direttamente sia il Ministro Scelba che l’On. Paolo Rossi non erano per nulla favorevoli ad un rinvio di 2-3 mesi perché ciavrebbe pesato sull’atmosfera e sui lavori stessi della Commissione di Studi.

Alla conclusione della conversazione il Ministro Kreisky mi ha accennato che la questione all’ONU avrebbe potuto essere rinviata verso la fine della sessione, e cioè per es. i primi di dicembre. Durante tale periodo se anche non si sarà giunti ad una soluzione della questione, si avrà perla possibilità di constatare l’atmosfera creatasi al fine di giudicare le probabilità o meno di una soluzione favorevole; lasciando così intendere che in caso di constatazione positiva la questione potrebbe essere rinviata ad altra sessione. È manifesto che nel caso inverso la Delegazione austriaca insisterebbe per la discussione della questione.

Debbo ricordare in proposito che anche il Sottosegretario Steiner mi ha accennato alla possibilità di rinviare la discussione della questione verso la fine della sessione. A questo riguardo debbo riaffermare i pericoli di accedere alla procedura «pianificata» dal Governo austriaco sia per gli argomenti che ho ripetutamente esposti in passato sia per le ragioni particolarmente sottolineate nel suddetto telegramma.

Non possiamo comportarci come se non vi fossero stati gli attentati e non avessimo accertato le responsabilità austriache. Una discussione fatta ora metterebbe in seria difficoltà la Delegazione austriaca ed il risultato non puche essere tale da accentuare la responsabilità della politica condotta dal Governo di Vienna. È opportuno profittare della situazione per scoraggiare l’Austria a farsi anche in futuro troppo solerte paladina degli altoatesini subendo il ricatto di Innsbruck. È difficile che una situazione favorevole come l’attuale si presenti di nuovo. Mentre è quasi certo che se questo Governo dovesse superare facilmente le attuali difficoltà, esso sarebbe indotto a tenere sempre pivivo il problema. L’ultima mossa davanti al Consiglio d’Europa, il richiamo alla Saar adombrato nella risoluzione presentata da Macmillan Junior(4) ci deve insegnare che il Governo austriaco e in particolare Kreisky non demordono di darci ancora fastidi in futuro.

Una discussione appare pertanto quanto mai opportuna non tanto per risolvere un problema, quanto per convincere i governanti austriaci, già così prossimi ad esserlo, a non calcare ulteriormente quella strada che già molta parte dell’opinione pubblica austriaca ha condannato.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961.


2Vedi D. 207.


3Per la nota austriaca e la nota di risposta italiana vedi rispettivamente DD. 175 e 208.


4Vedi D. 199.

210

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segretissimo 4139/22042. Vienna, 19 settembre 1961.

Oggetto: Alto Adige. Ricorso austriaco all’ONU. Colloquio confidenziale con Steiner.

Con mio telegramma n. 4823 ho riferito sabato scorso sulla lunga conversazione che ho avuto con Steiner, che ho invitato a colazione in via del tutto confidenziale.

Ritengo opportuno completare quanto già riferito con alcune interessanti dichiarazioni del Sottosegretario austriaco.

1) Il Governo austriaco desidera che i lavori della Commissione di Studi per l’Alto Adige si svolgano in atmosfera serena e perciritiene opportuno che la discussione della questione davanti alle Nazioni Unite si debba svolgere nel mese di novembre. Se nel frattempo i lavori della Commissione facessero bene sperare per l’avvenire, l’Austria potrebbe acconsentire di aggiornare la discussione all’anno prossimo.

Un rinvio, sin d’ora, all’anno prossimo non sarebbe possibile per due ragioni: a) poiché tale rinvio, mal compreso dalla popolazione tirolese, potrebbe influire negativamente sulle prossime elezioni in Tirolo (22 ottobre); b) poiché un tale aggiornamento essendo inviso ai radicali potrebbe segnare la caduta di Magnago a tutto favore degli estremisti e quindi a danno di una soluzione concordata della questione dell’Alto Adige.

Queste due ragioni hanno indotto sia lo stesso Steiner sia Tschiggfrey, capo del Governo regionale tirolese, a dissuadere gli altri membri del Comitato di politica estera del Partito Popolare che unanimemente avrebbero voluto rinunciare alla procedura iniziata dall’Austria davanti all’ONU.

2) Secondo Steiner sarebbe opportuno che l’Italia non facesse eccessivo assegnamento sugli altoatesini pimoderati di Magnago che, per quanto persone sagge e degne di stima, avrebbero perpoco seguito in Alto Adige sulla linea moderata da essi sostenuta.

3) La Commissione di Studi, salutata con molto favore, non ha suscitato, almeno per il momento, eccessivo ottimismo sia per la sua composizione sia per i suoi compiti. Si pensava che la Commissione sarebbe stata paritetica e invece non lo è; che avrebbe esaminato il progetto Tinzl per un’autonomia per la Provincia di Bolzano e invece così non è; che avrebbe dovuto suggerire soluzioni mentre dovrebbe limitarsi solo a riferire.

4) Prospettatasi la possibilità di una prossima discussione su tutti i termini della questione Steiner ha osservato che qualora noi avessimo voluto denunciare le responsabilità austriache negli attentati, la Delegazione austriaca avrebbe chiesto che una Commissione internazionale si recasse in Austria per far accertare l’infondatezza di tali accuse. Come è noto, anche Kreisky mi aveva detto la stessa cosa. Inoltre Steiner ha accennato, come già Kreisky, al tema delle «torture» della polizia italiana come eventuale reazione alle nostre accuse. A questo proposito desidero riferire la mia viva reazione a questo argomento di limitata portata polemica rispetto alle ondate di attentati, di disastri e di atti terroristici effettuati in Italia.

5) Alla mia osservazione che in sostanza l’attuale linea della politica austriaca nella questione dell’Alto Adige in realtà non differisce da quella passata, nonostante sembrava da piparti che quest’ultima fosse stata condannata e che se ne volesse intraprendere una nuova, Steiner mi ha risposto che è necessario procedere con una certa gradualità. Mi ha ricordato, come indizi della nuova politica, l’allontanamento di Oberhammer, la proibizione di manifestazioni provocatorie ad Innsbruck, le misure prese dalla polizia e dalla magistratura austriaca contro gli elementi pericolosi.

6) Infine Steiner ha cercato di farmi comprendere che un rinvio verso la fine della sessione potrebbe essere il preludio a un rinvio alla successiva sessione.

7) «Tocca a me di marciare per primo sul campo minato»: questa è stata la premessa di Steiner cui sono seguite parecchie dichiarazioni che hanno rivelato il contrasto tra lui e Kreisky, nonché i metodi seguiti da quest’ultimo nella sua attività politica.

«Come prima mandava avanti Oberhammer e Gschnitzer per poi apparire egli un moderatore, così ora manda avanti me in modo da poter imputare a me e al mio partito eventuali scivolamenti, pronto perad accorrere se le cose si mettono in modo che possa profilarsi un qualche successo».

8) Nella primavera scorsa, mentre Steiner si trovava in congedo a Vienna, Kreisky gli propose di assumere la direzione dell’Ufficio Alto Adige alla Ballhausplatz. Steiner rifiuTDichiarando esplicitamente al Ministro che considerava radicalmente sbagliata la politica seguita dall’Austria su questo problema e quindi non intendeva assumere un simile incarico. Un mese dopo il Partito Popolare designava Steiner quale Sottosegretario agli Esteri. La collaborazione si iniziava pertanto già su un contrasto circa la politica sull’Alto Adige fino allora seguita.

9) Kreisky ha accusato in passato Steiner di aver fornito alla «Zcher Zeitung» gli argomenti che dettero luogo ai noti attacchi al Ministro. (Kreisky a suo tempo aveva fatto risalire tali attacchi anche a Gruber).

Steiner aveva risposto a Kreisky invitandolo ad accusarlo pubblicamente, premettendogli tuttavia di aver incaricato il suo avvocato di reagire immediatamente in tribunale contro attacchi del genere da chiunque fossero venuti.

Steiner ha invece confermato quanto già riferito da questa Ambasciata, e cioè che fu Kreisky a svelare al Mler, direttore del quotidiano svizzero, i programmi delle forze neo-naziste negli attentati in Alto Adige «conosciuti, come asserì Kreisky stesso, da almeno la metà dei membri del Governo austriaco». Kreisky si proponeva di ottenerne un articolo contro di noi e contro i tedeschi denunciando la nostra intransigenza come causa del mancato accordo e le ingerenze tedesche per gettare cattiva luce sul regime di Adenauer e su certi movimenti tedeschi.

10) A proposito dell’arresto del Prof. Burger, Steiner ha detto che esso è avvenuto non appena le autorità austriache sono venute a conoscenza della sua attività. Tuttavia Steiner ha lamentato il fatto che il «Deutscher Verfassungsschutz» (la famosa organizzazione Gehlen, servizio di controspionaggio tedesco) pur avendo le prove a carico del Burger fin dallo scorso aprile, si decise di comunicarle agli austriaci soltanto in agosto.

Dalle varie dichiarazioni e ammissioni di Steiner si pudesumere quanto segue:

1) la esistenza di un effettivo contrasto tra il Partito Popolare ed il Ministro Kreisky, piancora che con il Partito Socialista; tuttavia per ragioni varie e specialmente in vista delle elezioni tirolesi si è arrivati ad un comune accordo circa la politica immediata del Governo austriaco sulla questione dell’Alto Adige e in particolare sulla procedura da seguirsi davanti alle Nazioni Unite.

2) Nonostante che Steiner abbia voluto fare intendere che davanti alle Nazioni Unite il rinvio potrebbe avvenire per gradi onde non prendere di petto i radicali tirolesi e altoatesini, per poi giungere eventualmente ad un rinvio definitivo alla prossima sessione, in realtà non si vuole perdere l’occasione, ove occorra, di premere sulla Commissione di Studi e discutere la questione prima della fine della sessione. Cidesumo dalla circostanza che anche Kreisky mi ha espressamente dichiarato che un rinvio definitivo dipenderà dai risultati che si saranno raggiunti, quanto meno sul terreno psicologico, dalla Commissione di Studi.

3) A conclusione, ancora una volta si deve ritenere che la dichiarazione di voler rinviare il dibattito a novembre o dicembre per poter permettere alla Commissione di Studi di lavorare tranquillamente in realtà maschera, da una parte il desiderio di voler mettere in mora la Commissione stessa, dall’altra di evitare nelle prossime settimane un dibattito scottante per l’Austria.

Per il Governo austriaco rinviare il dibattito dopo l’eventuale fallimento delle trattative Roma-Bolzano, e comunque anche all’anno prossimo, significa guadagnare un tempo prezioso sia per superare le difficoltà della politica interna, e in particolare il contrasto fra i due partiti, sia per far dimenticare tutta la serie di attentati terroristici che hanno diminuito il prestigio dell’Austria in sede internazionale, mentre l’attenzione verrebbe portata sui motivi del fallimento delle conversazioni Roma-Bolzano, tanto pigrave dopo il fallimento dei colloqui italo-austriaci.

La dichiarazione di Steiner che il Comitato di politica estera del Partito Popolare era contrario a continuare la procedura davanti alle Nazioni Unite è assai eloquente: ma se l’Austria riuscisse ad evitare il dibattito destinato a sottolineare le sue gravi responsabilità e nello stesso tempo servirsi della pendenza della questione davanti all’ONU per alimentare le aspirazioni degli estremisti e influenzare la Commissione di Studi, avranno avuto ragione coloro che si sono opposti alla rinuncia della procedura davanti alle Nazioni Unite. E la stessa stampa e opinione pubblica che avevano fin qui condannato la politica austriaca e in particolare l’aver portato la questione davanti alle Nazioni Unite a tutto favore di un ragionevole negoziato con l’Italia, potranno essere indotte a rivedere la loro posizione fino ad oggi contraria alla politica del Governo austriaco che, alla fin fine, porta il nome di «linea Kreisky».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 7, fasc. Alto livello, settembre 1961.


2 Indirizzato per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York.


3 T. segreto precedenza assoluta 34922/482 del 16 settembre, con il quale Martino aveva riferito in sintesi quanto qui pidiffusamente esposto, insistendo sull’opportunità, «qualora non si raggiunga altro accordo, richiedere discussione al pipresto onde ottenere che, per seconda volta, Austria debba disilludersi su atteggiamento ONU nei suoi confronti» (Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza).

211

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 35888/5592. New York, 22 settembre 1961 (perv. ore 4,30 del 23).

Oggetto: Attività Ministro Segni a New York.

Ho profittato mio soggiorno a New York per intrattenere, tanto su questione Alto Adige quanto su altri argomenti di carattere generale, miei vari colleghi qui convenuti per Assemblea Nazioni Unite.

Ho così incontrato Ministri Esteri Danimarca, Venezuela, Tunisia, RAU Somalia e Capi delegazioni, oltreché dei predetti paesi, anche dell’Argentina, Brasile e Cile. Ho avuto poi lunghi cordiali colloqui, oltreché con Home (mio telegramma 552)3 con Popovic, Hosaka(4) e Green.

Da parte di tutti i miei interlocutori si è mostrato nutrire serie preoccupazioni per possibili sviluppi situazione generale con particolare riferimento questione Berlino. Ho trovato generale comprensione per nostra posizione per negoziati; da parte degli occidentali si condivide in special modo nostra convinzione necessità presentare fronte unico e solidale; anche nell’esigere che negoziato non deve significare accettazione posizioni sovietiche.

Abbiamo parlato anche questione sostituzione Hammarskjoeld: ho riscontrato generale diffidenza verso nota idea sovietica «troika», anche da parte paesi non impegnati. Questi ultimi si muovono peraltro con estrema prudenza per evitare in questo campo atteggiamenti che li pongano con troppa evidenza in contrasto con sovietici.

Kreisky ha chiesto vedermi: in due lunghi colloqui avuti con lui nella mia residenza, mi ha illustrato lungamente alcune sue nuove proposte su questione Alto Adige, sulle quali mi riservo di riferire al mio ritorno anche perché sono in attesa memorandum in cui esse saranno precisate e che ci è stato promesso per stasera(5). A Kreisky ho naturalmente fatto presente che mi riservavo fargli conoscere nostre reazioni dopo un piapprofondito esame.

Ho avuto oggi lungo colloquio con Rusk sul quale mi riservo riferire a voce.


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3T. segreto 35619/552 del 21 settembre da New York, non pubblicato.


4trattasi presumibilmente di Zentaro Kosaka, Ministro degli Affari Esteri del Giappone.


5Vedi D. 213, Allegato.

212

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 35890/5612. New York, 22 settembre 1961 (perv. ore 4,30 del 23).

Oggetto: Alto Adige.

Per conoscenza trascrivesi seguente telegramma inviato alle altre nostre Rappresentanze in America latina:

«Comitato Generale ha iscritto a ordine del giorno Assemblea Nazioni Unite questione Alto Adige con seguente formulazione: “Lo status degli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano. Applicazione della risoluzione 1497 (15) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960”.

Non abbiamo ritenuto opporci iscrizione ispirandoci medesimi criteri che ci guidarono anno scorso e cioè deferenza e fiducia verso massimo organo Nazioni Unite, fedele ai principi della Carta e fondatezza nostre ragioni.

Non possiamo peraltro non rilevare che richiesta austriaca ci è parsa premeditata e inopportuna. Infatti trattative bilaterali raccomandate da risoluzione 1497 non potevano dirsi ancora esaurite per ciche concerne sostanza negoziati e non erano ancora iniziate per scelta mezzo pacifico.

D’altra parte lavori Commissione di studio testé insediata in Italia e che comprende come è noto principali rappresentanti minoranza di lingua tedesca – e che anche da parte austriaca è stata salutata con soddisfazione – debbono svolgersi in atmosfera serena al di fuori di ogni pressione.

A cinon pucerto giovare una discussione quale quella che si svolgerà a New York, che non poTRà non avere spunti polemici, anche perché in essa saremo costretti rilevare anche responsabilità austriaca per attentati terroristici.

Infine discussione stessa in periodo non certo esente gravissime preoccupazioni per tutto il mondo libero non pucerto giovare a interessi occidentali.

Allo stato attuale delle cose è dunque da prevedere che discussione in seno Commissione politica speciale avrà luogo. Quanto a data in cui avverrà dibattito riservansi ulteriori comunicazioni.

Pregasi V.E. voler intrattenere al pipresto su quanto precede, nei modi che riterrà piopportuni, codesto Governo.

Vorrà inoltre aggiungere che contiamo su amicizia di codesto Governo e su collaborazione della sua Delegazione a New York per risoluzione che contenga condanna terrorismo e confermi principi contenuto risoluzione anno scorso. V.E. vorrà altresì esprimere codesto Governo mio rammarico non aver potuto ancora compiere, per ragioni indipendenti mia volontà, visita progettata. Vorrà aggiungere che sarei lieto esaminare possibilità realizzare visita stessa prossimo mese ottobre, ove data convenga costà, prima di tornare New York e cioè tra il 10 e 20. Prego telegrafarmi Roma ove sardi ritorno domani prego altresì farsi interprete mio rammarico non poter trattenermi oltre New York, come avrei desiderato, per presentare miei omaggi codesto Presidente della Repubblica e intrattenermi con Ministro degli Affari Esteri, ma discussione Parlamento bilancio Affari Esteri richiede mia presenza Roma».


1 Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO(1)

L. riservata personale. [Roma, 25 settembre 1961]2.

Caro Martino, come avrai visto, per una intesa pio meno tacita in Comitato Generale non è stata presa la parola sull’Alto Adige ed il relativo item è stato iscritto senza discussione.

Attualmente si trova al primo posto dell’o.d.g. provvisorio del Comitato Politico Speciale, ma naturalmente l’ordine definitivo verrà stabilito, per propria autonoma decisione, dal Comitato stesso. Pensiamo in ogni modo di avere la discussione verso il 20 ottobre.

Avrai visto che Kreisky, accompagnato da Steiner, ha avuto due colloqui con il Ministro, in casa di Zoppi(3). L’atmosfera è stata cortese. Gli austriaci hanno fatto delle proposte che, se dovessero condurre ad intese, eviterebbero la discussione all’ONU. Su nostra richiesta le hanno poi formulate su un pezzo di carta, confidenziale e non ufficiale, che ti allego in originale e traduzione, per tua riservata conoscenza. Si tratta di idee già prospettate con te. Non sto a commentarle per ora perché voglio fartele avere al pipresto. Aggiungo solo che il punto 2) segue una precisa disamina fatta a voce e che per il punto 4) lettera b) secondo quanto mi ha detto Waldheim, l’«und» di «Schieds-und Vergleichskommission» potrebbe diventare «oder» e cioè la Commissione invece che di Arbitrato e Conciliazione potrebbe essere alternativamente di Arbitrato o di Conciliazione.

Il Ministro, con cui sono tornato ieri da New York, si propone di sottoporre la proposta di Kreisky a un esame governativo al pipresto. Intanto ci saranno sempre diinteresse quelle notizie e quei pareri che tu volessi farci avere in materia. È evidente che una decisione sul seguito da dare alla iniziativa austriaca va presa al pipresto(4).

[Giovanni Fornari]

Allegato Appunto confidenziale(5). New York, 22 settembre 1961.

1) Um eine zusaetzliche Verbesserung des Verhandlungsklimas der von der italienischen Regierung eingesetzten Suedtirol-Kommission herbeizufuehren, koennte von oesterreichischer Seite eine neuerliche Erklaerung abgegeben werden, wonach ein erfolgreicher Abschluss der Arbeiten der Kommission begruesst werden wuerde.

2) Bundesminister Kreisky und Staatssekretaer Steiner werden sich dafuer einsetzen, dass die oesterreichische Regierung die Haltung der Mehrheit der Suedtirol-Kommission unterstuetzt, soferne diese auch eine eindeutige Mehrheit der gewaehlten Suedtiroler Vertreter in der Kommission in sich schliesst.

3) Im Falle einer positiven Beendigung der Kommissions-arbeiten wuerden die Beschluesse der Kommission zur Grundlage eines Protokolls zwischen der oesterreichischen und der italienischen Regierung gemacht werden, wobei die beiden Staaten uebereinkommen, dass in Zukunft auftretende Meinungsverschiedenheiten ueber diese Vereinbarungen der Entscheidung des IGH vorbehalten bleiben.

4) Fuer den Fall, dass die Arbeiten der Suedtirol-Kommission kein positives Ergebnis bringen, sollte schon jetzt Einvernehmen darueber hergestellt werden, das Problem durch ein anderes friedliches Mittel zu loesen und folgende Moeglichkeiten wohlwollend in Erwaegung zu ziehen:

a) Vermittlung durch einen Dritten, der das Vertrauen beider Teile geniesst, zwecks Heranziehung eines anderen friedlichen Mittels.

b) Den Streitfall einer Schieds- und Vergleichskommission zu unterbreiten, wobei sich beide Teile im vorhinein verpflichten, die Entscheidung dieser Kommission als bindend zu betrachten.

Die endgueltige Vereinbarung sollte entweder auf diplomatischem Wege, zweckmaessigerweise durch die beiderseitigen Botschaften in Wien und Rom oder durch direkte Gespraeche auf Ministerebene getroffen werden(6).

TRADUZIONE(7)

1) Per ulteriormente migliorare il clima delle trattative della Commissione per il Sudtirol istituita dal Governo italiano, da parte austriaca potrebbe essere emessa una nuova dichiarazione, nella quale verrebbe accolta con favore una conclusione positiva dei lavori della Commissione.

2) Il Ministro Kreisky ed il Sottosegretario Steiner si adopereranno affinché il Governo austriaco appoggi le tesi della maggioranza nella Commissione per il Sudtirol, in quanto essa comprenda una inequivocabile maggioranza dei rappresentanti sudtirolesi eletti, membri della Commissione.

3) Nel caso di una conclusione positiva dei lavori della Commissione le decisioni della Commissione stessa verrebbero assunte come base di un protocollo fra il Governo italiano e quello austriaco, nel quale i due Stati converrebbero di sottoporre alla decisione della Corte Internazionale di Giustizia le divergenze di opinione che potessero sorgere nel futuro riguardo a tali intese.

4) Nel caso che i lavori della Commissione per il Sudtirol non conducano ad alcun risultato positivo, dovrebbe sin d’ora essere raggiunto un accordo per risolvere il problema mediante un altro mezzo pacifico e per prendere in favorevole considerazione le seguenti possibilità:

a) Mediazione di un terzo, il quale goda la fiducia di entrambe le parti, allo scopo dell’adozione di un altro mezze pacifico.

b) Deferimento della controversia a una Commissione arbitrale e di Conciliazione, impegnandosi le due Parti in anticipo a considerare vincolante la decisione di tale Commissione.

L’accordo definitivo dovrebbe concretarsi o per via diplomatica, opportunamente tramite le Ambasciate dei due Paesi a Vienna e a Roma, oppure mediante conversazioni dirette a livello di Ministri.

P.S. Nel consegnare questo Appunto il Direttore degli Affari Politici austriaco ha aggiunto che la preposizione «e» della seconda riga del paragrafo 4) b)8 potrebbe mutare in «oppure».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, ottobre 1961.


2 Il documento è privo di data, si riporta quella dell’appunto con il quale la Segreteria DGAP lo trasmise alla Segreteria 10A.


3 Vedi D. 211.


4 Per la risposta vedi D. 215.


5 Annotazione di Fornari sul primo foglio: «Consegnatomi da Waldheim a New York 22.9.61 ore 20,30». Lo stesso Fornari annotava in calce al documento l’informazione di cui al post scriptum della traduzione.


6 Il testo tedesco, non presente in allegato al documento, è in DGAP, Uff. II, Alto Adige, b. 8, fasc. Alto livello, dicembre 1961.


7 Il documento reca in testa la dicitura: «traduzione non ufficiale». Edito in Ministero degli Affari Esteri, Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci dal 22 settembre 1961 al 28 settembre 1962, Roma, Tipografia riservata del Ministero degli Affari Esteri, 1962 (d’ora in poi Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci), D. 1.


8 Si riferisce alla prima riga del paragrafo 4b.

214

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato urgente 2848/19482. New York, 27 settembre 1961.

Oggetto: Questione alto atesina. Nuove proposte austriache.

A seguito del mio telegramma n. 5683 mi consenta V.E. qualche osservazione circa le proposte austriache avanzate da Kreisky e precisate nel promemoria confidenziale del 22 settembre(4) di cui Fornari mi ha lasciato copia. Osservazioni che naturalmente si riferiscono sovratutto agli eventuali riflessi in seno alle Nazioni Unite, come è di mia competenza.

Mi pare che in definitiva si è avuta qui in occasione dei colloqui di V.E. con Kreisky una ulteriore fase dei negoziati diretti italo-austriaci dopo quelle di Milano, Klagenfurt e Zurigo: è possibile almeno che da parte austriaca si tenda a darvi tale interpretazione. Il fatto che essa sia avvenuta nella riservatezza e senza previ annunci pubblici (pregio questo dei contatti cui offre il destro l’ambiente delle Nazioni Unite) non cambia la sostanza. La sostanza è che il discorso che l’Austria aveva voluto considerare interrotto a Zurigo nonché con la presentazione del nuovo ricorso all’ONU e che noi abbiamo sempre sostenuto essere tuttora aperto (e mi riferisco alla nota verbale a Vienna del 18 settembre nonché al memorandum recentemente distribuito all’ONU)5 è stato ristabilito. E questo tanto sul punto 1° (soluzione sostanziale della vertenza, alla quale si riferisce la prima parte delle nuove proposte austriache) quanto sul punto 2° (ricerca del mezzo pacifico – vedi seconda parte delle nuove proposte austriache) della risoluzione dello scorso anno dell’Assemblea.

La mossa austriaca è stata abile. Vienna poTRà all’occorrenza ed al momento venuto sostenere, di fronte ai nostri alleati e sul piano della propaganda in generale, di aver voluto venir incontro al nostro punto di vista che le vie delle trattative dirette non erano state ancora completamente esplorate, e per di pidi essere venuta incontro con proposte diverse dalle sue impostazioni precedenti (e dico in modo particolare per il mezzo pacifico) tali quindi da essere presentate come conciliatorie. E intanto ha conseguito che il dibattito alle Nazioni Unite resti in sospeso e venga ritardato, che è la posizione, per tanti motivi, meno conveniente per noi.

Come ho telegrafato, mi pare che la logica della nostra impostazione, e del resto a ben guardare anche il nostro vero interesse a lunga scadenza, ci deve portare ad esplorare pia fondo questo nuovo «mood» austriaco, sia esso in cattiva o in buona fede. Qui Steiner, Waldheim e Matsch continuano a ripeterci ad ogni occasione che Vienna vede nell’attuale momento un’occasione ottima per adoperarsi nel senso che ha sempre desiderato e che non sempre le è stato possibile, e cioè incoraggiare i moderati ad isolare gli estremisti, e che essa spera che tutto questo si traduca nell’accettazione da parte dei moderati alto atesini di una soluzione di fondo che gli austriaci sarebbero lieti di considerare come costituente il punto finale alla vertenza (salvo il ricorso all’Aja in caso di difficoltà interpretative). Sia questo verità, o sia solo un modo austriaco per temporeggiare, e per metterci tatticamente in maggiori difficoltà in futuro, fatto sta che non vedo come si possa sottrarci dal proseguire con la dovuta serietà questa ripresa del dialogo. E si va verificando quanto dall’anno scorso questa Rappresentanza prevedeva: che l’Austria allarga la gamma delle sue proposte (in materia di mezzo pacifico ne abbiamo ora tre: la Commissione di Inchiesta, la Commissione Arbitrale e di Conciliazione, la mediazione di un terzo per la ricerca del mezzo pacifico) rischiando di far apparire ad un uditorio superficiale, quale sarebbe quello delle Nazioni Unite nella prossima discussione, come intransigente la nostra posizione ancorata alla proposta unica del ricorso all’Aja.

Se dunque riprenderemo il corso dei negoziati diretti per via diplomatica, come suggerito nel promemoria austriaco del 22 settembre, conviene – a parte la sostanza del negoziato nella quale non entro – tenere anche presente l’aspetto dei tempi del dibattito alle Nazioni Unite. Con la loro mossa gli austriaci sembrano riusciti a smontare la nostra alternativa: o discussione immediata o rinvio all’anno venturo, togliendoci la possibilità di insistere sulla prima di esse; ed infatti già abbiamo dovuto rinviare. Non ci resta che cercare di adoperarci per conseguire dall’Austria, al momento in cui riprenderemo questi negoziati diretti ed anche indirizzando opportunamente su Vienna le pressioni dei Paesi amici (che non chiedono di meglio che questo rinvio), il rinvio all’anno venturo.

Ove riscontrassimo nei nostri ulteriori contatti con gli austriaci qualche disposizione in questo senso potremmo loro suggerire una formula quale la seguente. Il Presidente della Commissione Politica Speciale potrebbe annunziare che Italia e Austria hanno ripreso negoziati diretti e che altri elementi positivi si sono sviluppati che lasciano adito a buone speranze per il futuro: e potrebbe quindi invitare le parti a rinviare all’anno venturo la discussione. Magari qualche altro influente Rappresentante potrebbe parlare analogamente. La premessa naturalmente è sempre quella: che cioè il Governo austriaco voglia accettare il rinvio. Ma la formula che propongo potrebbe consentire pifacilmente ad esso di farlo, presentando la cosa alla sua opinione pubblica come corrispondente ad appelli rivolti alle due parti da influenti settori dell’Assemblea e cui l’Austria non avrebbe potuto opporsi senza dar prova di intransigenza e senza provocare sfavorevoli reazioni. Un modo di salvare la faccia che potrebbe rivelarsi utile.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, ottobre 1961.


2Indirizzato per conoscenza all’Ambasciata a Vienna.


3T. segreto 36321/568 del 27 settembre, relativo ai tempi della discussione in Commissione Po

litica Speciale (Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza).


4 Vedi D. 213, Allegato.


5 Vedi D. 208. Il testo del memorandum presentato dalla Delegazione italiana all’ONU il 22 settembre è in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2/1 (UN, General Assembly, SixteenTH Session, A/4884, 22 September 1961).

215

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. segreta. Vienna, 29 settembre 1961.

Caro Fornari, ho ricevuto la tua lettera(2) con l’appunto confidenziale maturato dalle conversazioni di New York sul quale, come puoi comprendere, non mi è tanto agevole interloquire data la sua genericità e schematicità, ma sopratutto non conoscendo quanto verbalmente ha preceduto la redazione di tale appunto.

Mi pare tuttavia che si possa parlare di risultato positivo se si riuscirà a concludere, prima della data fissata per la discussione del ricorso all’ONU, un accordo per cui, in caso di sfavorevole esito dei lavori della Commissione per l’Alto Adige, le parti si impegnano di ricorrere ad un arbitrato, con la conseguenza non soltanto di ottenere il recesso da parte austriaca dal ricorso attuale ma sopratutto di escludere ogni ulteriore ricorso all’ONU.

Cisempre che venga costì considerato che tutto sommato un arbitrato sia meglio della Corte dell’Aja. Mi era sembrato che da Zurigo in poi l’orientamento della Farnesina fosse in quel senso.

La dichiarazione di cui al punto 1) puessere opportuna da un punto di vista politico e psicologico sia per accreditare sul piano internazionale la Commissione come mezzo per risolvere la controversia sia per fugare le diffidenze e le riserve che erano state sollevate da parte austriaca sulla sua composizione e sui limiti dei suoi compiti.

Circa il punto 2) immagino che il compito di Kreisky e di Steiner presso il Governo austriaco perché questo appoggi la tesi della maggioranza della Commissione debba esaurirsi nel breve spazio di tempo che ci separa dall’eventuale accordo, nel quale è il Governo austriaco che dovrebbe assumersi direttamente tale impegno.

Cipremesso mi pare tuttavia che una tale clausola presenti pipericoli che vantaggi. Infatti:

a) è un modo di introdurre il Governo austriaco nel dialogo come terzo interlocutore;

b) l’impegno del Governo austriaco di sostenere le tesi che ottengono determinate maggioranze lo autorizza, inversamente, a respingere quelle, e saranno le piimportanti per noi, che quelle maggioranze non ottengono, a tutto favore della resistenza degli altoatesini;

c) non c’è da farsi illusioni che le tesi che pici stanno a cuore ottengano la «inequivocabile» maggioranza dei membri altoatesini. Anche i pimoderati, che, a ogni piè sospinto, saranno minacciati di essere considerati dei traditori, il pidelle volte, nella migliore delle ipotesi, si asterranno;

d) infine una tale clausola snatura il mandato della Commissione che è prevalentemente consultivo, che esprimerà dei voti, ma che non dovrà pervenire ad alcuna decisione.

Quindi, concludendo, sopprimerei puramente e semplicemente una clausola del genere.

Durante le riunioni svoltesi a Roma mi sono reso perfettamente conto delle perplessità del Ministro di assumere sin d’ora l’impegno di consacrare in un protocollo italo-austriaco l’accordo che si dovesse raggiungere. Tuttavia, tenuto conto che si dovrà pur sempre concludere il «colloquio» tanto clamorosamente svoltosi con l’Austria, non mi preoccuperei troppo di un impegno quale quello formulato genericamente al punto 3). A quel momento si dovranno infatti concordare le concrete clausole di quel protocollo e si avrà modo di non pregiudicare l’avvenire, ma anzi di chiedere, eventualmente, con solenni dichiarazioni che l’Alto Adige ha cessato di essere una questione tra i due Paesi sotto ogni punto di vista.

D’altra parte qualora si raggiunga un accordo all’interno, non sarà il Governo austriaco che lo poTRà silurare. Sull’opportunità di tale impegno mi permetto infine richiamare i miei rapporti inviati in proposito al Ministro(3).

Sul punto 3) resta peraltro valida la mia osservazione che non si puparlare di «decisioni» della Commissione, in quanto che l’eventuale accordo riposerà su altre basi.

Vengo infine al punto 4), che è indubbiamente quello fondamentale del progetto di accordo.

Deferire, in caso di fallimento del mandato della Commissione, la controversia ad un arbitrato la cui decisione sia vincolante per le parti e con ciescludere ulteriori ricorsi all’ONU mi parrebbe il miglior risultato possibile. Non mi nascondo che l’ipotecare l’avvenire col ricorso ad un arbitrato potrebbe costituire una remora alla conclusione di un accordo conseguente dai lavori della Commissione per l’Alto Adige. Ma tale possibilità mi sembra piuttosto remota e varrebbe comunque correrne il rischio pur di evitare nuovi ricorsi alle Nazioni Unite politicamente malvisti da una parte della opinione pubblica italiana e sopratutto sempre pericolosi per la politicizzazione della questione. Non bisogna dimenticare che le Nazioni Unite restano il fine ultimo dei radicali ed estremisti tirolesi che sperano col passare del tempo in un mutamento dell’atmosfera politica e dell’atteggiamento favorevole di altri Paesi al fine di ottenere il massimo raggiungibile.

Forse mi mancano gli elementi per valutare il vero significato della formula «Commissione arbitrale e di conciliazione». Si potrebbe infatti immaginare che quando si parla di arbitrato si intenda un giudizio obbligatorio per le parti, mentre quando si parla di «conciliazione» si abbia in mente un tentativo di avvicinare i punti di vista delle parti senza l’emissione di una decisione vincolante. Il dubbio sembra superato dalla susseguente frase, in verità molto chiara, «impegnandosi le due parti in anticipo a considerare vincolante la decisione di tale Commissione». Ma altro dubbio si aggiunge quando tu mi dici che secondo Waldheim la Commissione potrebbe eventualmente essere alternativamente o di Arbitrato o di Conciliazione.

È probabile che la mia perplessità derivi dalla circostanza che quando si è parlato alla Ballhausplatz di Commissione di conciliazione sia Kreisky sia Waldheim attribuivano a tale eventuale Commissione il compito di sentire le parti e di proporre un progetto che le parti avrebbero anche potuto respingere. È probabile infine che la diversa terminologia abbia attinenza soltanto alla struttura della Commissione, ma anche in tale ipotesi la cosa deve essere esaminata con la massima attenzione.

Comunque l’eventuale accordo non puprescindere dal precisare sia gli estremi della composizione della Commissione sia lo specifico riferimento all’Accordo di Parigi quale oggetto della contesa. Bisogna evitare il pericolo che l’eventuale giudizio arbitrale possa avere per oggetto i temi e i risultati della Commissione di Studio che possono avere un diverso e anche piampio oggetto dell’Accordo di Parigi.

Formulazioni generiche non potrebbero infatti che far sorgere fin dall’inizio delle difficoltà; la impossibilità di raggiungere un’intesa sulla composizione della Commissione o sull’oggetto della controversia farebbe cadere nel nulla lo scopo principale dell’accordo.

Un’ultima osservazione: non puescludersi che con l’offerta di un progetto di accordo Kreisky non miri in realtà che all’immediato scopo di ottenere il rinvio della discussione. Le troppe formule ventilate al punto 4) e l’accenno a eventuali trattative tra i due Ministri degli Esteri potrebbero far pensare che egli cerchi di guadagnare tempo. Ora, come ben tu dici, una decisione va presa al pipresto. Va presa, anzi, nel giro di pochi giorni. Così come in brevissimo termine dovrà essere stilato e consegnato agli austriaci per via diplomatica un testo di accordo da «prendere o lasciare», dicendo chiaramente che non intendiamo lasciar passare la data che verrà fissata per la discussione.

Concludo con una osservazione che poteva anche essere la premessa di quanto ho scritto.

Stiamo forse raccogliendo il frutto di una accorta politica di fermezza determinata da una precisa valutazione della situazione che si è via via creata in Austria senza esserci lasciati fuorviare né dalle «serenate» né dalle minacce; a New York siamo stati giustamente malleabili alle «avances» di Kreisky e di Steiner; ma se per avventura si lasciasse passare la data che sarà fissata per la discussione del ricorso austriaco all’ONU senza concludere il progettato accordo, e senza discutere, forse avremo perduto per sempre una così favorevole occasione.

Sondati giorno per giorno, vorrei dire ora per ora, gli ambienti vicini alla Ballhausplatz e ai vari circoli politici di Vienna appare sempre pievidente il timore della discussione davanti all’ONU.

Quindi uno è il dilemma che deve essere posto in chiari termini al Governo austriaco: o accordo o discussione. Ed essere eventualmente decisi a farla, perché, in mancanza di un accordo, la politica austriaca di questi ultimi tempi riceverebbe un tale «colpo» da far rinsavire il Governo di Vienna per l’avvenire.

Di fronte a questa precisa difesa dei diritti italiani mi pare che non possano che essere cortesemente declinati gli eventuali inviti di altri Stati ad evitare la discussione, inviti che potranno invece essere rivolti con altrettanta sollecitudine agli austriaci per convincerli a concludere un modesto accordo quale quello progettato.

[Enrico Martino]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 31.


2Vedi D. 213.


3Vedi da ultimo il D. 198.

216

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO IL CONSIGLIO D’EUROPA, BOMBASSEI, AL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BETTELONI(1)

L. 11812. Strasburgo, 30 settembre 1961.

Carissimo, come mi era stato preannunziato ed avevo telegrafato(3), il Ministro Kreisky nel suo intervento alla Assemblea Consultiva non ha accennato all’Alto Adige.

Egli ha perdiscorso abbastanza a lungo del problema, a titolo privato, con un piccolo gruppo di alti funzionari del Consiglio d’Europa, dopo un pranzo alla Rappresentanza austriaca.

Non mi pare che, nel corso della conversazione, abbia espresso idee inedite ma – ad ogni buon fine – ti riferisco succintamente i punti che mi sono parsi pisalienti del racconto che ho potuto raccogliere da due o tre dei presenti.

In linea generale, Kreisky ha affermato che il Governo austriaco desiderava vivamente veder chiusa definitivamente la questione, affinché questa non rimanesse un peso permanente sulle relazioni italo-austriache.

Ha confermato che Vienna non pensa a rivendicazioni territoriali, ma al riguardo ha aggiunto – con una argomentazione superficiale ma suscettibile di avere una certa presa sui non avvertiti – che Roma dovrebbe rendersi conto di quanto sia difficile per l’Austria di spiegare agli alto-atesini (ed ai tirolesi) che il diritto di autodeterminazione dei popoli, riconosciuto solennemente per tutti e per il quale si rischia tanto a Berlino, non putrovare applicazione nei loro confronti.

Venendo poi a parlare di aspetti piparticolari, Kreisky ha narrato di aver detto a New York a S.E. il Ministro (verso il quale ha avuto espressioni di deferente simpatia e di molto riguardo) che la istituzione della Commissione interna italiana era da lui vista col massimo favore e che il Governo austriaco avrebbe considerato pienamente accettabili tutte quelle soluzioni che gli esponenti delle popolazioni alto-atesine avessero potuto ritenere soddisfacenti.

Ha peraccennato che, in tale eventualità, le decisioni adottate avrebbero dovuto essere trasferite, poi, sul piano internazionale attraverso una intesa bilaterale e sancite in un istrumento formale. È parso che egli pensasse ad una specie di protocollo interpretativo da aggiungersi all’Accordo De Gasperi-Gruber.

Per il caso in cui non si giungesse per la nuova strada a risultati positivi, Kreisky – ripetuta la sua ostilità verso il ricorso alla Corte dell’Aja nella fase attuale – non ha escluso che il «mezzo pacifico» potesse essere ricercato nel quadro del Consiglio d’Europa, per mezzo di un Organo concordato fra le due Parti per via di compromesso speciale e con mandato ad hoc (Commissione di conciliazione, collegio arbitrale o arbitro unico); pera due condizioni: che fosse l’Assemblea delle Nazioni Unite a rinviare la controversia a questa Organizzazione regionale e che la questione venisse esaminata «ex aequo et bono».

È evidente che con quest’ultima pregiudiziale egli intendeva riaffermare il vecchio punto di vista austriaco che il dissidio non è di carattere esclusivamente giuridico, ma anche politico.

Come ad attenuare peraltro questa impostazione, diametralmente opposta alla nostra, e per non dare l’impressione di volerla proiettare anche nel futuro, Kreisky ha soggiunto che le conclusioni cui dovesse giungere l’Organo di conciliazione potrebbero poi rivestire forma giuridica con l’eventuale impegno che la Corte dell’Aja sarebbe stata competente a conoscere i possibili dissidi che dovessero sorgere in sede di applicazione.

Cianche – ha lasciato intendere – onde salvaguardarsi da nuovi ritorni di fiamma da parte di minoranze estremiste alto-atesine o tirolesi.

Infine, Kreisky ha dichiarato che non si poteva ancora dire se un dibattito alle Nazioni Unite avrà luogo o meno. Egli è sembrato quasi «sperare» di poterlo evitare, se i lavori della Commissione Rossi avessero portato una tempestiva schiarita. A dimostrazione di questo suo stato d’animo «aperto», ha addotto che non aveva fatto alcun piano relativo ad un suo ritorno a New York.

È inutile aggiungere che non sono evidentemente in grado di garantire al cento per cento la assoluta aderenza di quanto sopra al pensiero di Kreisky, dato che non ho ascoltato personalmente le sue parole e che nessuno ha preso appunti. Siccome tuttavia, come ho accennato, la fonte di informazione non è stata unica, mi sembra che – fatti i confronti fra le varie versioni, del resto sostanzialmente concordanti – il senso della conversazione sia stato quello che ho cercato di delineare e che, tutto sommato, riflette – specie sul terreno della procedura futura – tesi che non ci erano certo ignote.

Con tante cose affettuose, credimi tuo Giorgio


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa.


2 Annotazione di Fornari datata 7 ottobre sul primo foglio: «Visto da S.E. il Ministro».


3 T. 36135/92 del 25 settembre, non pubblicato.

217

IL CONSIGLIERE BENUZZI(1) AL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BETTELONI(2)

L. New York, 2 ottobre 1961.

Caro Bib ho ricevuto sabato la tua del 26 s.n. e 10/A 2003, del 27 10/A 2017, i «Dolomiten» e gli «atteggiamenti»(3). Grazie di cuore di tutto. Vedo che marciate forte per le pubblicazioni. Sono lieto che quest’anno ne sono fuori, almeno in parte.

Qui l’opuscolo sulla stampa è in corso di traduzione. Ve ne faravere le copie richieste. L’ho tosato delle punte pangermanistiche pipungenti: tu sai che agli americani non piace che battiamo quest’anno quel chiodo. Ne ha parlato Blue (Capo servizio Eur. Occ. dello State Dept.) a Luciolli (v. telegramma di Wash. da voi frattanto rifischiato)4 e l’ha ripetuto a me con enfasi in un nostro occasionale incontro a Washington durante lo scorso weekend.

Sabato [il 30 settembre] ho visto per tre quarti d’ora Waldheim, anzitutto per parlargli del «Neues Oesterreich», secondo il quale saremmo stati noi a richiedere il rinvio della discussione a dopo il 22 (v. tel. Italnation 578)5, poi del «Freiheit fuer Suedtirol» (telespr. Vienna 4186/2236 ed allegato appunto)6.

Naturalmente si è parlato anche del fondo della questione. Ha incominciato col raccontarmi quanto la cosa sia sentita in Austria, dove nessuno pudimenticare l’amaro distacco di popolazioni che per 500 anni hanno fatto parte dell’Impero. Gli ho risposto che come triestino potevo testimoniargli che neppure in Italia nessuno ha dimenticato l’amara perdita di Pola, che già ai tempi di Dante – 750 anni fa – era parte d’Italia, ma non per ciabbiamo creato o tollerato la creazione di qualche Berg Isel Bund.

Cinonostante, ha proseguito Waldheim, saremmo felici (wir – il Ministero e il Governo) se si potesse non parlarne pi Discutere il problema dell’Alto Adige all’ONU significherebbe «so viel Schmutz aufwerfen» (sollevare tanto fango) che non ne potrebbero non approfittare i nemici dell’Occidente. «Non mi fraintenda» ha aggiunto «non è che abbiamo paura della discussione».

Gli ho chiesto perché allora hanno chiesto l’iscrizione all’agenda. Per sole ragioni di politica interna – mi ha risposto – e per di pifrattanto si era arrivati al «Wendepunk» – punto di viraggio, dato dagli attentati (evidentemente quelli del 9 settembre). Essi hanno fatto «sgonfiare tutto»: hanno messo a nudo gli estremisti e permesso al Governo austriaco di distanziarsene e di colpire un mandante e reso il Governo austriaco stesso pilibero di agire in campo internazionale. Gli ho ribattuto che a mio personale vedere era una presa di posizione un po’ troppo semplicistica. Io, se fossi austriaco, non potrei non solidarizzare con questi poveri giovinetti abbagliati da 5-6 anni di sottile propaganda. Anzi dispererei dell’avvenire della mia gente – se fossi austriaco – se i giovani del mio Paese non si fossero finalmente gettati nella mischia per farla finita con l’oppressione dei loro fratelli d’oltre confine. (Waldheim sgranava gli occhi e scuoteva la testa come per dire «ma guarda un po’ questo qui dove vuol arrivare?). Era logico ed inevitabile che succedessero gli attentati: il Governo austriaco non puoggi distanziarsi da essi dopo aver almeno tollerato per anni ed anni la piintensa propaganda. E poi, il Governo austriaco non è tanto «libero» in campo internazionale se Kreisky il 5 settembre è andato a conferire con i signori di Innsbruck prima di prepararsi per l’ONU. Sarà «libero» solo quando Vienna avrà finalmente compiuto il gran passo del «los von Innsbruck».

Waldheim m’ha detto che a suo vedere le elezioni ad Innsbruck porteranno al potere solo dei moderati. Oberhammer ad esempio non ha neppure posto la sua candidatura. Nella delegazione non vi saranno membri tirolesi se non Gschnitzer o forse due altri deputati. Tutto l’affare s’è sgonfiato, ha perso di virulenza. «Lei dice, los von Innsbruck» – mi ha detto – «ma la struttura regionale del Governo austriaco non lo ammette in senso assoluto. I pareri delle regioni vanno intesi». Sì qui all’ONU si puanche non parlarne pipurché vi sia qualche pur minimo indizio (Anzeichen) che la Commissione di Studio possa abbozzare una proposta di soluzione soddisfacente per il gruppo linguistico tedesco. Ha ripetuto il «sia pur minimo» mostrando la falange del dito. (Mi domando oggi se la scissione dell’SVP non possa essere accettato come «Anzeichen» sufficiente?). E di questo «Anzeichen» ha bisogno per l’opinione pubblica, sopratutto tirolese.

Per quanto riguarda la Commissione ho detto che la serietà d’intenti di chi l’ha costituita e di coloro che ne sono membri è fuori di discussione. Se si vuole che essa lavori in tutta serenità e dia presto quegli auspicati «Anzeichen» della sua costruttività non dovranno esservi in campo internazionale prese di posizione che possano essere interpretate come mezzi di pressione per accelerarne o indirizzarne i lavori.

Waldheim si è mostrato d’accordo: percihanno proposto novembre.

Io gli ho opposto le nostre ben note obiezioni ed ho concluso che noi avremmo voluto la discussione o subito per sbarazzare la strada alla Commissione o nient’affatto. Non ho insistito ulteriormente né sull’uno né sull’altro corno del dilemma perché non mi sentivo autorizzato a farlo.

Poi abbiamo parlato di Vienna, di te (tanto male) e del pie del meno.

Nonostante alcune punte polemiche la nostra conversazione è stata cordialissima. Non so come la pensino Kreisky e Steiner, ma ho la netta sensazione che Waldheim sarebbe felicissimo di veder accantonato per quest’anno il dibattito, purché si trovi per l’Austria un pretesto plausibileper farlo. Sono perciò lieto che Fornari abbia oggi dato via libera a Zoppi perché esplori se un terzo in Commissione Politica Speciale non possa suggerire all’Austria ed a noi di rinviare il dibattito per un anno.

All’ONU ho parlato a lungo anche con l’australiano Hood, che l’anno scorso non si è meritato certamente la gratitudine italiana. Quando glielo ho rilevato si è scusato dicendo che il suo atteggiamento cavilloso era determinato esclusivamente dalle sue preoccupazioni per la Nuova Guinea. Comunque mi è parso molto austrofilo. Quando era a Bonn prima di essere destinato a Ministro Consigliere presso l’ONU ha fatto vari giri turistici in Alto Adige e non conoscendo una parola d’italiano ma masticando un po’ di tedesco è facile arguire quali punti di vista abbia assorbito e quali no.

L’ho erudito a dovere e spesso mi ha espresso la sua candida meraviglia con dei «I never THought of THat» o «THat I did not really know». Mi riservo di completare l’opera iniziata, d’accordo con il suo Capo Missione (che conosco da Canberra dov’era Segretario Generale) e che ha combinato il primo incontro.

Infine: Fornari ha detto oggi a Zoppi al telefono che avete chiesto precisazioni a Vienna circa il promemoria del 22 settembre. Gradiremmo conoscere – se non vi dispiace – cosa avete chiesto …

Se si dovesse discutere dell’Alto Adige gli austriaci faranno arrivare anche Gudenus, che già figura sulla lista della Delegazione.

Voglimi sempre bene, ricordati di me quando si parla delle promozioni di dicembre e avvisami quando conti di venire qui.

Affettuosi saluti Felice


1 Membro della Delegazione italiana alla XVI Assemblea Generale dell’ONU.


2 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 1, fasc. Ufficio 10/A.


3 La lettera del 26 settembre non è pubblicata, gli altri documenti citati non sono stati rinvenuti.


4 Si riferisce presumibilmente al T. segreto 36007/1074 del 23 settembre da Washington, non pubblicato.


5 T. 36916/578 del 1° ottobre da New York, non pubblicato.


6 Non rinvenuto.

218

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 37296-37324/528-529. Vienna, 4 ottobre 1961, ore 16 (perv. ore 19)2.

Oggetto: Alto Adige.

528. Ho visto ieri sera Kreisky che stava per partire per Graz dove ha luogo riunione partito socialista.

Egli mi ha fissato appuntamento per domani pomeriggio. Avendogli fatto presente urgenza ottenere chiarimento di cui telegramma V.E. 2413, egli ha pregato questo Direttore Affari Politici consegnarmi stamani promemoria su punto quattro note proposte austriache(4) che trascrivo tradotto qui di seguito:

«Commissione di conciliazione e di arbitrato (elementi per un accordo di conciliazione e di arbitrato da concludersi tra l’Austria e l’Italia).

Compito: regolamento della questione sud tirolese ex aequo et bono nel senso dell’accordo del 5 settembre 1946 e col fine di assicurare la salvaguardia del carattere etnico e dello sviluppo culturale ed economico della popolazione di lingua tedesca del Sud Tirolo.

Composizione: rappresentanti di sette Stati, tre nominati dall’Austria e tre dall’Italia; il Presidente dovrà essere scelto dai sei Stati prescelti. Nel caso che non si dovesse in un ragionevole periodo di tempo raggiungere un accordo sul Presidente, la nomina dello stesso dovrebbe avvenire attraverso il Presidente dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa.

Decisioni: la decisione della Commissione di conciliazione e di arbitrato deve essere per entrambe le parti vincolante e venire fissata per iscritto in un apposito strumento. Eventuali divergenze di opinione sull’interpretazione ed applicazione della decisione di conciliazione e di arbitrato devono a loro volta essere decise attraverso un tribunale arbitrale di composizione analoga a quella della Commissione di conciliazione e di arbitrato, ovvero attraverso la Corte Internazionale di Giustizia»(5).

Segue altro telegramma.

529. Seguito telegramma 528.

Ho detto a Wodak che avrei trasmesso costì testo appunto per puro debito ufficio. Infatti esso era lungi dal chiarire precedente proposta ed anzi la peggiorava specialmente rispetto a alternatività (arbitrato o conciliazione) di cui aveva parlato Waldheim. Potevo comunque dirgli fin da ora che impostazione è tale che non (dico non) avrebbe potuto essere presa in considerazione.

Ripeterstesse cose domani a Kreisky con cui ho appuntamento alle 186. Resto in attesa di eventuali istruzioni o suggerimenti(7).


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II.


2 La prima parte del presente documento (T. 37296/528), partita alle ore 16, pervenne alle ore 16,20 mentre la seconda (T. precedenza assoluta 37324/529) partì alle ore 18,55 e pervenne alle ore 19.


3 T. 20491/241 del 3 ottobre con il quale Fornari, con riferimento alle nuove proposte austriache (vedi D. 213, Allegato), pregava Martino di «chiedere precisazioni sul mezzo pacifico proposto dall’Austria ed in particolare sulla Commissione di Arbitrato, che, a differenza da quella di Conciliazione, puper sua natura assicurare una soluzione definitiva ed obbligatoria», così proseguendo: «Interessa accertare se da parte austriaca si pensa ad organo che decida in base a concetti giuridici; infatti da parte italiana non si è e non si sarà disposti ad accettare un mezzo pacifico il quale non si occupi esclusivamente della interpretazione ed esecuzione Accordo di Parigi» (Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza).


4 Vedi D. 213, Allegato.


5 Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 2.


6 Vedi D. 221.


7 Il 5 ottobre Martino comunicava ancora: «Kreisky mi ha consegnato stasera nuovo appunto conforme testo telegrafato ieri con telegramma 528 con la sola sostituzione del termine “Commissione” alla formula “Commissione di Conciliazione e di Arbitrato”. Verbalmente mi ha aggiunto che potranno essere eventualmente apportate modifiche circa richiamo accordo Parigi e formulazione compiti Commissione nonché circa sua composizione. Riservomi riferire su conversazioni» (T. segreto urgente 37520/540, in Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza. Il Promemoria consegnato da Kreisky a Martino il 5 ottobre è edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 3). Per la risposta vedi D. 222.

219

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

L. 10A/20862. Roma, 4 ottobre 1961.

Caro Presidente, ti mandai l’altro giorno copia del foglio in cui da parte austriaca erano state precisate le offerte avanzate nel colloquio che ho avuto con Kreisky a New York(3).

Come avrai visto, vari punti sono inaccettabili. Ad esempio, la frase «le decisioni della Commissione stessa verrebbero assunte come base di un Protocollo ...» legherebbe le mani al Governo italiano nei riguardi della Commissione di Studio oltre a rendere questa rilevante in sede internazionale. Quanto al mezzo pacifico proposto in via alternativa nell’ultimo punto del documento, il linguaggio usato è talmente generico che non consente neanche di valutare l’effettiva serietà delle intenzioni austriache. (Abbiamo chiesto precisazioni su questo punto).

Per quanto le proposte siano insufficienti, ritengo che sarebbe un errore di non dar seguito all’apertura austriaca. Da un lato, cici metterebbe in contraddizione con noi stessi, in quanto abbiamo sostenuto e sosteniamo di essere pronti a negoziare, dall’altro rinunceremmo a esplorare una possibilità che puanche mostrarsi interessante. Penso infatti che per il lavoro della Commissione sarebbe utile se fosse raggiunto un accordo con l’Austria circa un mezzo giudiziario cui ricorrere nel caso che la controversia non venga risolta direttamente. Ciinfatti svuoterebbe le prospettive revisionistiche che, per quanto irrisorie, servono nell’opporsi a ogni ragionevole intesa.

In vista dell’opportunità di proseguire i contatti con gli austriaci, ho fatto preparare una formulazione di massima di un’eventuale intesa preliminare, formulazione che andrebbe considerata non come controproposta ma come auspicabile punto di arrivo del negoziato. In tale formulazione non si parla della Commissione di Studio ma di un’eventuale decisione del Governo italiano di prendere altri provvedimenti: tale enunciazione appare piprudente e meno impegnativa. Circa il mezzo pacifico, al punto 2 vengono formulate tre alternative. Beninteso con gli austriaci dovrebbe essere fatto [stato] solo della prima – arbitrato puro e semplice – e anche di essa soltanto al momento opportuno e quale importante concessione. Infatti (se anche nella sostanza tale scelta risponderebbe in pieno all’istanza italiana di mezzo giudiziario) formalmente si distaccherebbe dalla proposta italiana per la Corte dell’Aja.

Le altre due alternative sono picomplesse, in quanto una contempla un periodo di conciliazione e l’altra un’alternativa tra varie procedure. Di fatto per(in base all’art. 8 nel trattato italo-austriaco e all’art. 38 nella Convenzione di Strasburgo) si finirebbe sempre per giungere a un mezzo giudiziario (nel primo caso l’arbitrato o la Corte; nel secondo caso la Corte): ma la procedura sarebbe pilunga e pifaticosa. Tali ipotesi vengono quindi prospettate soltanto per consentirci in caso di necessità una certa gamma di possibilità, differentemente desiderabili ma tutte preferibili al prolungarsi della controversia internazionale.

Se vogliamo approfondire questo tentativo di intesa preliminare offertoci dall’Austria, bisogna farlo subito. Non vogliamo infatti che serva da pretesto per un breve rinvio della discussione alle Nazioni Unite, la quale vorremmo avesse inizio – se l’Austria non decide di rinunciarvi per quest’anno – il 23 prossimo.

Vorrei quindi parlare della cosa al prossimo Consiglio dei Ministri e a tal fine ti unisco la formulazione sopra accennata, con allegato il sunto, l’estratto ed il testo rispettivamente dei tre accordi internazionali cui viene fatto riferimento a proposito del mezzo pacifico(4).

Molto cordialmente, tuo

[Antonio Segni]

P.S. Giunge ora un telegramma da Vienna con le precisazioni richieste(5): la formula austriaca per la «Commissione di Conciliazione e Arbitrato», che tra l’altro insiste sull’«ex aequo et bono», è inaccettabile. Cinon toglie per a mio avviso, l’opportunità di non essere noi a chiudere il dialogo e di mettere a punto intanto le nostre idee su quello che potremmo, in caso, essere disposti ad accettare.

Allegato I Ministri degli Affari Esteri d’Austria e d’Italia si sono incontrati il giorno ... a ... ed hanno constatato il comune desiderio dei loro Governi di porre un termine definitivo alla controversia riguardante «lo status dell’elemento di lingua tedesca nella Provincia di Bolzano (Bozen). Esecuzione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946».

1. Al riguardo è stata presa in considerazione l’eventualità che il Governo italiano, a seguito di studi attualmente in corso con esponenti delle popolazioni interessate, emani una serie di provvedimenti considerati soddisfacenti dalla maggioranza degli esponenti del Gruppo di lingua tedesca partecipanti a detti studi e che si aggiungerebbero all’insieme dei provvedimenti con i quali il Governo italiano, a suo avviso, ha già dato completa esecuzione all’Accordo di Parigi.

I due Ministri degli Affari Esteri concordano nel ritenere tale eventualità assai desiderabile.

Il Ministro degli Esteri d’Austria ha dichiarato che in tale eventualità il Governo austriaco considererebbe cessata la controversia.

Della serie di provvedimenti il Governo italiano darebbe notizia al Governo austriaco e i due Governi constaterebbero la cessazione della controversia in apposito documento, contenente altresì disposizioni dirette ad impedire l’insorgere di ulteriori difficoltà nei rapporti tra i due Governi e ad assicurare il superamento di eventuali divergenze mediante ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia.

2. Per l’ipotesi che non si giunga alla cessazione della controversia nel modo sopra indicato, i due Ministri degli Affari Esteri, allo scopo di assicurare una pronta e definitiva risoluzione della controversia mediante ricorso ad un mezzo pacifico scelto di comune accordo, hanno convenuto:

(di deferire la controversia a un tribunale arbitrale, conformemente alle disposizioni del titolo IV capitolo III della Convenzione dell’Aja del 1907)

(di far ricorso alle procedure previste negli articoli 1, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11 del trattato di Amicizia, di Conciliazione e di Regolamento Giudiziario tra l’Italia e l’Austria del 6 febbraio 1930)

(di applicare nel suo complesso la Convenzione per il Regolamento Pacifico delle Controversie di Strasburgo 1957).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, ottobre 1961.


2 Lo stesso testo fu inviato in pari data al Vice Presidente del Consiglio Piccioni (prot. 10A/2087) e al Ministro dell’Interno Scelba (prot. 10A/2088).


3 Vedi D. 213, Allegato.


4 Nel fascicolo è presente soltanto il testo degli articoli del trattato di Amicizia, di Conciliazione e di Regolamento Giudiziario italo-austriaco citati nell’Allegato.


5 Vedi D. 218.

220

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 37425/536. Vienna, 5 ottobre 1961 (perv. ore 17).

Oggetto: Alto Adige.

Proposta consegnatami ieri da Wodak circa mezzo pacifico (mio telegramma 529)2 e dichiarazione Steiner che esclude soluzione giuridica questione (mio telegramma 533)3 mi pare non lascino dubbi su impossibilità accordo prima data dibattito ONU. D’altra parte conversazioni bilaterali condotte in questa fase, già strombazzate da responsabili politica estera austriaca e da stampa daranno motivo a Governo austriaco, in assai probabile ipotesi disaccordo, per sostenere davanti Nazioni Unite che conversazioni bilaterali suggerite per Risoluzione ONU sono state esaurite negativamente anche su secondo punto. E cifarebbe cadere nostro argomento che ONU debba consigliare ripresa conversazioni intempestivamente interrotte con ricorso avanzato da Governo austriaco.

Poiché noi abbiamo fatto comprendere sia in ultima Nota Verbale a Governo austriaco(4), sia in memorandum diffuso a ONU(5) che conversazioni erano state interrotte a seguito ricorso austriaco mi pare che con chiarezza si possa riconfermare che non possiamo condurre conversazioni che si svolgerebbero sotto pressione pendenza questione a ONU, mentre d’altra parte austriaci si agitano presso americani, svedesi ed altri affinché accettino loro punti di vista e perché intervengano presso di noi. Potremmo non escludere possibilità ripresa conversazioni ma solo a condizione che Governo austriaco ritiri formalmente ricorso. A tal fine sembrami opportuno non prestarsi a gioco austriaco col respingere «tout court» dichiarazioni e proposte austriache in modo da far ritenere che un ulteriore dialogo con Vienna sarebbe oramai inutile.

La nostra tesi che questione deve avere soluzione giuridica (d’altra parte suffragata dalla Risoluzione ONU) sarà sostenuta invece davanti a Nazioni Unite. Per ora mi parrebbe conveniente limitarci ad ascoltare austriaci e far loro comprendere che una seria trattativa non puavvenire finché questione pende davanti ONU così come non continuammo le conversazioni dopo che Governo austriaco avanzil ricorso.

Dovrebbe essere facile ad amici americani ed altri rendersi conto che buona volontà V.E. e Governo italiano è stata frustrata da intempestivo ricorso ad ONU mentre sua presentazione avveniva sulla piattaforma delle violenze verbali e scritte di estremisti e della stampa austriaca nonché di una organizzatissima rete terroristica non ignota a uomini responsabili austriaci e dalla cui azione il Governo austriaco ha cercato di distanziarsi solo quando si è accorto che invece di tornare utile alla causa le bombe al plastico stavano per pregiudicarla e per provocare gravi ripercussioni alla politica interna austriaca.

Sarebbe anche opportuno poi rilevare come nel momento in cui in Alto Adige si sta maturando una situazione pifavorevole a ragionevole componimento questione, siano oltremodo inopportuni e pericolosi interventi austriaci cominciati con convocazione Innsbruck 5 settembre scorso del Senatore Tinzl e degli esponenti radicali altoatesini, nettamente differenziandoli dai pimoderati, fino a gratuita pubblica dichiarazione Steiner che popolazione altoatesina non accetterebbe soluzione giuridica.

Per intanto sarebbe utile avere ogni ragguaglio possibile su conversazioni avute da Steiner al Dipartimento di Stato e reazione quest’ultimo.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 218.


3T. urgentissimo 37392/533 del 5 ottobre, non pubblicato.


4Vedi D. 208.


5Vedi D. 214, nota 5.

221

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 37519/541. Vienna, 5 ottobre 1961 (perv. ore 24).

Oggetto: Alto Adige.

Seguito mio 5402. Riassumo dichiarazioni e impressioni tratte dal mio odierno colloquio con Kreisky:

1) colloqui in corso per quanto riservati sono abbastanza pubblici perché non se ne attenda esito. Pertanto qualora dovessero concludersi sfavorevolmente poTRà esserne reso noto corso e in particolare rifiuto Governo italiano di accedere alle proposte austriache.

Cimi conferma che scopo non ultimo delle «avances» austriache è stato quello di riprendere di fatto le trattative sul mezzo pacifico onde concludere che conversazioni anche sul secondo punto risoluzione ONU sono fallite.

2) D’altra parte il raggiungimento dell’accordo su basi così incerte circa la qualificazione della Commissione avrebbe da una parte lo scopo di farci abbandonare definitivamente ogni istanza per la Corte dell’Aja senza d’altra parte raggiungere nemmeno lo scopo di un arbitrato secondo diritto.

3) Kreisky non mi ha nascosto che accordo sarebbe utile a sostegno dei «moderati» di Bolzano che peregli sembra non identificare nel gruppo di Ebner ma in quello di Magnago.

Ho poi ben capito in che cosa consisterebbe l’appoggio che questo accordo offrirebbe agli alto-atesini: «mezzo» per ottenere «qualcosa di pi di quello che verrà loro offerto a conclusione dei lavori della Commissione di studio.

4) Infine, secondo Kreisky, la mediazione per la ricerca di un mezzo pacifico di cui alla proposta fatta nell’appunto di New York(3) potrebbe essere svolta per esempio o da un collegio di Stati o dal Presidente dell’Assemblea dell’ONU.

Data impostazione trattative da parte austriaca e scopi ultimi che Kreisky si propone, mi pare opportuno esaminare se non convenga troncare attuali contatti e comunque trovare la via perché da parte austriaca non ci venga imputato il fallimento delle conversazioni né si possano dichiarare così esaurite le trattative dirette anche sul secondo punto.

In particolare, dato lo sfruttamento che da parte austriaca si vuole fare degli attuali contatti, come preannunciatomi oggi da Kreisky, sfruttamento già iniziato con pubblicità data a colloqui di New York e con intervista di Steiner il quale ha già addirittura scontato un incontro di V.E. con questo Ministro Esteri, mi domando se non convenga prendere un atteggiamento deciso, che ci servirebbe al prossimo dibattito in sede ONU.

E cioè dare atto che ci sono state delle «avances» da parte austriaca, riconfermare che le conversazioni dirette sono sempre a preferirsi, ma che non possono essere riprese finché è ancora pendente l’intempestivo ricorso all’ONU che ne provocl’interruzione.

Solo V.E. poTRà giudicare se non sia opportuno che una presa di posizione del genere venisse fatta dal Consiglio dei Ministri di domani.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 218, nota 7.


3Vedi D. 213, Allegato.

222

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA E ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. 20988/248 (Vienna) 278 (New York). Roma, 8 ottobre 1961, ore 15,10.

Solo per Vienna: Suoi 528 e 5402.

Solo per Italnation: Ho telegrafato quanto segue all’Ambasciata a Vienna:

Per tutti: In relazione al documento presentatole da Wodak il 4 corrente si osserva quanto segue:

1) per la questione posta nella prima parte (ipotesi favorevole circa i lavori della Commissione), non concordiamo con la formulazione austriaca; mentre ci riserviamo eventualmente di proporre una diversa formulazione, riteniamo che sia necessario risolvere in primo luogo i problemi riguardanti l’ipotesi contraria e cioè la scelta del mezzo pacifico.

2) Per quanto riguarda tale scelta, il documento austriaco segna un netto peggioramento di fronte a quello consegnatomi da Kreisky il 22 settembre a New York(3) già di per sé non soddisfacente. In particolare osservo che:

a) la composizione dell’organo con gli Stati invece che con gli individui ne fa in sostanza mediatore (anche se le Parti si impegnano ad accettarne le decisioni). Tale composizione pertanto non corrisponde alla natura della controversia e crea inoltre inutili ed inaccettabili interferenze di altri Stati;

b) la formulazione esplicita del principio «ex aequo et bono» chiaramente denota l’intenzione revisionistica. Porre per organo proposto questo principio come direttiva della sua azione significherebbe domandare ad essa di non (dico non) attenersi ai termini reali della controversia ma statuire esclusivamente su intera materia ex novo;

c) anche la formulazione dell’incarico dimostra l’intenzione di oltrepassare l’Accordo di Parigi e quindi va contro la risoluzione delle N.U. la quale formula esclusivamente in termini dell’Accordo di Parigi la controversia sull’Alto Adige.

3) In vista di quanto sopra la proposta austriaca dovrebbe sostanzialmente essere migliorata per potere rispondere a:

a) la natura della controversia, sorta perché il Governo austriaco sostiene che l’Italia non ha interpretato ed eseguito rettamente l’Accordo di Parigi;

b) la risoluzione dell’ONU, che sia in premessa che nella parte operativa considera la controversia circoscritta a tale Accordo;

c) la necessità di giungere, nel modo pisemplice e valendosi di strumenti di sperimentata efficacia, ad una soluzione definitiva ed obbligatoria della controversia.

4) Secondo il Governo italiano, a tali esigenze, si risponderebbe nel modo migliore e tale da offrire le piserie garanzie, facendo ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia.

Il Governo italiano in ogni modo è disposto a proseguire gli scambi di vedute con il Governo austriaco e ad esaminare con buona volontà i suoi pareri e le sue proposte, che si augura siano basati sui punti fondamentali già riconosciuti dai due Governi.

Infatti, anche se l’attesa di confronto in Assemblea Generale, che non poTRà mancare di dar rilievo a contrapposizioni anche aspre, non (dico non) sarebbe conciliabile in via logica con i negoziati bilaterali e non (dico non) favorisce il loro buon andamento, rimaniamo disposti ad approfondire ogni possibilità di avviare la controversia a soluzione(4).

Solo Italnation: Prego di comunicare all’Ambasciata a Washington.


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza.


2 Vedi D. 218.


3 Vedi D. 213, Allegato.


4 Con T. 38141/559 del 10 ottobre Martino rispondeva: «Ho esposto a Kreisky presente Waldheim osservazioni e rilievi di cui a telegramma di V.E. Ho trovato Kreisky meno reattivo del solito. Circa composizione Commissione mi ha fatto capire che si poTRà parlare di individui anziché di Stati. Meno arrendevolezza ho trovato circa formulazione principio “ex aequo et bono”. Non vi è stato perassoluto irrigidimento ed è probabile che si cerchi formula sostitutiva. Fra un paio di giorni mi sarà consegnato nuovo documento [vedi D. 226, nota 2]. Kreisky mi ha poi chiesto se abbiamo intenzione di trattare anche gli altri punti di cui al documento consegnato a New York in quanto per lui le varie proposte costituiscono un tutto inscindibile. Ho risposto di non avere informazioni al riguardo, ma potevo dire che noi desideriamo anzitutto trattare scelta mezzo pacifico per ipotesi che compito Commissione di Studi non giunga a buon fine. Kreisky ha cercato dare impressione che da parte austriaca si farà il possibile per avvicinamento a nostre tesi» (Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II).

223

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALLE AMBASCIATE A BRUXELLES, LONDRA E STOCCOLMA(1)

Telespr. riservato 10A/2110/c.2. Roma, 9 ottobre 1961.

Oggetto: Consiglio d’Europa e Alto Adige.

Riferimento: Teles. ministeriale n. 10A/2051/c. del 2.10.19613.

Come è noto il Signor Macmillan jr, relatore della Commissione Politica del Consiglio d’Europa, inserì nel suo progetto di rapporto tutto un brano su «SouTH Tirol-Alto Adige», sostenendo la necessità che il Consiglio d’Europa si occupasse della questione e prospettando le seguenti possibilità:

(a) At THe national level; THe dispute being left to THe two countries, wiTH appeals for restraint on boTH sides, and suggestions for talks being made by THe Assembly.

(b) At THe European level; THe Council of Europe trying to work out a compromise as in THe case of THe Saar. THis would require THe consent and support of boTH parties concerned.

(c) At THe United Nations level; THe Assembly recommending THat THe dispute be referred to THe United Nations.

Puapparire sorprendente che si sia voluto sollevare la questione altoatesina in un organo di Strasburgo, proprio in questo momento in cui essa è già davanti alle Nazioni Unite e in cui per di pisi stanno facendo nuovi sforzi in sede interna italiana. Il Signor Macmillan, in contatti avuti a Roma, dove era venuto per i lavori di un’altra Commissione, ha sostenuto che l’iniziativa era stata presa anche per evitare una discussione in Assemblea Consultiva e che certo sarebbe stato meglio fosse stata presa prima, per cercare di evitare il ricorso austriaco all’ONU.

Nella seduta del 5 settembre a Parigi della Commissione Politica fu cancellata dal rapporto di Macmillan la parte surriportata, ma fu decisa la costituzione di una Sottocommissione «to examine THe question of SouTH Tyrol/Alto Adige and to make such proposals as might be deemed appropriate», con la seguente composizione:

- Senatore Struye, belga; Elmgren, svedese; Macmillan jr, inglese; Strasser e Toncic, austriaci; Bettiol ed Ebner, italiani (quest’ultimo, della SVP, fu nominato su proposta dei parlamentari italiani).

Non è chiaro al momento quali concrete funzioni la Sottocommissione per l’Alto Adige possa svolgere: è evidente comunque che esse non potrebbero essere che di studio e di esame, in quanto la Sottocommissione non ha specifici titoli di competenza. Del resto alla stessa Assemblea Consultiva lo statuto del Consiglio d’Europa non attribuisce funzioni in materia di regolamento delle controversie. A questo compito infatti, nella cornice del Consiglio d’Europa, è stato provveduto con la Convenzione per il regolamento pacifico delle controversie, Strasburgo 1957, cui del resto proprio in questo settore l’Assemblea Consultiva, con la Risoluzione unanime del 17 settembre 1959, rimandle parti che avessero controversie in materia di minoranze.

È d’altra parte ovvio che da parte italiana, mentre in materia di Alto Adige non si rifugge da alcun confronto che permetta di meglio far conoscere la realtà e mentre si intende mostrare sempre un atteggiamento di riguardo verso gli organismi internazionali, non si è comunque disposti ad accettare che sia un organo politico a statuire in una materia puramente giuridica quale quella dell’esecuzione di un trattato.

Si aggiunge, ad ogni buon fine, che il Signor Macmillan ha anche affermato che la Sottocommissione sembrava orientata, sia pure per ora in via preliminare e non impegnativa, nel senso di ritenere che la controversia, se non risolta con negoziati diretti, dovesse essere sottoposta a un organo giudiziario.

***

Il Presidente del Comitato Senatore Struye si è rivolto al nostro Rappresentante a Strasburgo per chiedergli, con la lettera unita in copia(4), «una documentazione che permetta di prendere conoscenza dei termini del problema e di aprire in seguito una discussione circostanziata». Per lo stesso tramite quando saranno pronte gli verranno fatte pervenire le seguenti pubblicazioni in inglese e in francese:

- L’accordo De Gasperi-Gruber sull’Alto Adige (Libro bianco della Presidenza del Consiglio, 1960)

-Libro verde 1960

-Libro verde 1961

-Memorandum italiano alle Nazioni Unite 1960

-Memorandum italiano alle Nazioni Unite 1961

- Progetti di risoluzione presentati all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e Risoluzione approvata.

È certo opportuno che i membri di terzi Paesi della Sottocommissione siano ampiamente informati e bene orientati sull’argomento, per evitare un andamento inopportuno dei loro lavori, che rischi di interferire con le possibilità che in altra sede eventualmente si presentassero di ricondurre la controversia al suo giusto terreno, o che richieda una presa di posizione energica del Governo italiano. Va inoltre tenuto presente che, di fronte all’istituzione di una Commissione di Studi da parte del Governo italiano e all’organizzazione di una corrente moderata nella SVP, gli estremisti ricorrono ad ogni mezzo anche propagandistico, per impedire un’intesa, tentando di esacerbare l’atmosfera e di accreditare illusorie prospettive revisionistiche: già la costituzione della Sottocommissione in questione è stata presentata dalla propaganda antiitaliana come un successo austriaco e come una implicita presa di posizione del Consiglio d’Europa a favore della «non giuridicità» della questione.

Vedrà V.E. quale azione conviene che sia svolta presso il membro della Sottocommissione appartenente a codesto Paese. Ella poTRà ritenere utile fornirgli direttamente gli stessi libri che sono stati mandati al Presidente o anche quelle altre pubblicazioni che hanno carattere meno ufficiale e pipolemico, che le verranno prossimamente inviate. Potrebbe inoltre essere fatta valere, direttamente o per i tramiti ufficiali piopportuni, ogni utile considerazione sia riguardo alla questione dell’Alto Adige nei suoi vari aspetti, sia in relazione a interessi politici di carattere generale.

È da tener presente che la prossima riunione della Sottocommissione avrà luogo a Parigi l’8 novembre p.v.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza all’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno, alle Ambasciate ad Ankara, Atene, Bonn, Copenaghen, Dublino, L’Aja, Lussemburgo, Oslo, Parigi e Vienna, alla Rappresentanza presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo e al Servizio CEUR della DGAP.


3 trasmetteva documentazione relativa all’istituzione della Sottocommissione per l’Alto Adige della Commissione Politica del Consiglio d’Europa (Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 4). Sull’argomento vedi D. 199.


4 Non pubblicata.

224

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLE AMBASCIATE NEI PAESI NATO E ALLE RAPPRESENTANZE PRESSO L'ONU A NEW YORK E PRESSO LA NATO A PARIGI(1)

T. 21124/c.2. Roma, 10 ottobre 1961, ore 19,15.

Solo per Italnation e Italnato: Alle Ambasciate nei Paesi NATO viene telegrafato quanto segue:

Per tutti: Mi riferisco al telespresso ministeriale n. 10A/2021/c.3.

La Commissione Politica Speciale dell’Assemblea Generale ha fissato la discussione sull’Alto Adige al terzo punto del suo ordine del giorno. Essa dovrebbe quindi aver luogo presumibilmente verso la fine di ottobre.

Da parte austriaca ci si mostra preoccupati per la prospettiva della discussione, ma finora non si è voluto o potuto rinunciare ad essa.

Il Governo austriaco ci ha fatto talune aperture(4) e da parte nostra esamineremo a fondo ogni possibilità di intesa; fin d’ora dobbiamo perrilevare che le proposte sin qui avanzate da parte austriaca (che prevedono un organo di composizione politico e con incarichi extra giuridici) appaiono inadeguate, anche perché in aperta opposizione con l’impostazione data alla controversia italo-austriaca nella Risoluzione dell’Assemblea Generale del 19605.

Da parte nostra attendiamo senza preoccupazioni il dibattito in sede di Commissione Speciale: le responsabilità austriache per gli attentati e l’ostruzionismo austriaco per l’applicazione della Risoluzione citata infatti hanno ulteriormente rafforzato la posizione italiana. Non possiamo ciononostante non riconoscere che il dibattito rischia di aggravare inutilmente i lavori dell’ONU con una disputa che non contribuirebbe certo a rasserenare l’atmosfera internazionale e nemmeno a migliorare gli stessi rapporti bilaterali italo-austriaci; inoltre il dibattito darebbe occasione a polemiche che non potrebbero non ripercuotersi sull’atmosfera dei lavori della Commissione di Studio, di cui al citato telespresso.

In Austria molti ambienti si augurerebbero che fosse evitato il dibattito all’ONU ma gli estremisti, sempre influenti a Vienna, vi si oppongono energicamente. Alcuni Stati hanno già consigliato al Governo austriaco di evitare la discussione. Un’azione in tal senso di altre Cancellerie e di altre Delegazioni all’ONU potrebbe essere utile.

Se il dibattito invece avrà luogo, i Paesi di buona volontà dovrebbero tener presente due finalità:

1) l’attività terroristica dovrebbe risultare condannata e controproducente per lo scopo che i responsabili se ne proponevano, e cioè di drammatizzare e politicizzare internazionalmente la controversia;

2) da parte italiana è stato fatto tutto il possibile per risolvere la controversia: offerte sostanziali all’Austria; proposte di deferimento alla Corte Internazionale di Giustizia; nonché costituzione sul piano interno di una Commissione per uno studio concorde con le popolazioni interessate. Occorre che il dibattito all’ONU favorisca a sua volta il componimento della controversia, ribadendo l’impostazione datavi dalla Risoluzione del 1960 e scoraggiando l’Austria dal rifiutarsi ulteriormente ad una soluzione ragionevole.

È attualmente prematuro fissare le modalità con cui dovrebbe svolgersi il dibattito. Cidovrà essere fatto a New York al momento opportuno.

Le Rappresentanze in indirizzo vorranno avvalendosi altresì del vario materiale informativo che è stato diramato interessare il rispettivo Governo onde dia istruzioni alla sua Delegazione di concordare con la Delegazione italiana la propria linea di azione, in vista del raggiungimento delle finalità sopra esposte.

In particolare V.E. vorrà rappresentare costà che contiamo sull’azione dei Governi alleati Solo per Washington: e soprattutto del Governo americano Solo per Italnation e Italnato: «Solo per Washington» e soprattutto del Governo americano Per tutti: sia per una possibile azione diretta a convincere gli austriaci a rinunziare alla discussione sia, nell’eventualità contraria, per un appoggio durante il dibattito alla nostra linea di azione e per una favorevole conclusione di questo.

Si prega di telegrafare l’esito dei suoi passi a Roma ed a Italnation.


1 Telegrammi ordinari 1961, Circolari partenza, vol. IV.


2 Indirizzato alle Ambasciate ad Ankara, Atene, Bruxelles, Copenaghen, L’Aja, Lisbona, Lussemburgo, Oslo, Ottawa, Parigi, Washington e Londra. Telegrammi di analogo contenuto venivano inviati in pari data a tutte le rappresentanze (telegrammi circolari 21122, 21123, 21125 e 21126, ibidem).


3 Del 28 settembre, a firma Fornari: considerazioni sull’inopportunità del ricorso austriaco (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, dicembre 1961).


4 Vedi DD. 213, Allegato e 218.


5 In senso analogo si era espresso Fornari con Telespr. segreto 10A/2112/c. del 9 ottobre: «… Se ed in quanto il nuovo atteggiamento austriaco è dovuto ad una pichiara comprensione della situazione e ad un desiderio d’intesa esso non puche essere ben accolto da parte italiana. Non si puperescludere che si tratti soltanto di una mossa tattica dell’Austria che miri a condurre affrettatamente a un punto morto questo negoziato dell’ultima ora, per dimostrare l’impossibilità di qualsiasi ulteriore negoziato; senza tener conto che non è con i giorni contati e nell’atmosfera di polemica che precede il dibattito all’ONU, che un negoziato pusvolgersi con buone prospettive. Come che sia, da parte italiana si proseguirà ancora questo tentativo di raggiungere un’intesa. Non ci si punascondere perche le proposte austriache, che in sostanza rimangono ferme sul revisionismo nei riguardi dell’Accordo di Parigi, non consentono per ora grande fiducia sul risultato. Si puritenere che, finché incomba il dibattito all’ONU, i moderati austriaci saranno prigionieri degli estremisti e che pertanto soltanto dopo l’atteggiamento austriaco potrebbe diventare piragionevole e costruttivo. Cicostituisce un ulteriore motivo perché da parte italiana, una volta acconsentito alla richiesta austriaca di effettuare il dibattito dopo le elezioni tirolesi, si insista affinché questo non sia di troppo rimandato oltre tale data. …» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, ottobre 1961).

225

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI,

AL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI(1)

L. segreta 413 Segr. pol. Roma, 14 ottobre 1961.

Caro Zoppi, ti ringrazio per quanto hai voluto farmi presente con la tua del 9 ottobre n. 30842; le osservazioni e le considerazioni in essa esposte – come in quella da te diretta il 7 a Fornari (n. 3083)2 e da lui mostratami – ci permettono di completare, con la visione del problema quale è visto da New York, l’elaborazione del pensiero della Farnesina su tutti i suoi complessi e non facili aspetti, esteri ed interni.

Un primo risultato di tale elaborazione lo avrai trovato nei telegrammi circolari inviati alle varie nostre Rappresentanze all’estero(3), che ti abbiamo inviato – per filo quello diretto alle Rappresentanze nei Paesi NATO, per aereo gli altri – e che si sono incrociati con le tue lettere; dalla loro lettura ti sarai reso conto che molte delle tue preoccupazioni sono anche le nostre.

Ti confermo perche ho dei dubbi sulla tua affermazione secondo la quale sarebbe stato un errore il non lasciar cadere le aperture fatteci costà da Kreisky(4). Non ti sembra che avremmo proprio fatto il giuoco degli austriaci aiutandoli a giustificare il ricorso alle Nazioni Unite, basato proprio sul fatto che i negoziati tanto sul punto 1) quanto sul punto 2) della Risoluzione del 1960 potessero considerarsi falliti? Kreisky ci avrebbe, allora sì, trattato di «cattivi intransigenti» come tu scrivi, sostenendo che il nostro rifiuto di negoziare era la miglior prova della fondatezza del ricorso austriaco e che noi stessi avevamo riconosciuto – per usare le tue parole – «che ormai la questione era di competenza dell’ONU»; il che significava riconoscere noi stessi che essa, a nostro avviso, non poteva piformare oggetto di negoziati bilaterali!

Non credi che, invece, il fatto di aver agganciato gli austriaci a dei negoziati svuota di per sé stesso il loro ricorso? Infatti se dimostriamo – e ci aiuta a farlo proprio il pezzo di carta che ci hanno consegnato – che negoziati sono ancora in corso (e lo saranno ancora, con ogni probabilità, quando comincerà il dibattito costà, che è percinostro interesse avvenga al pipresto) cadrà automaticamente il motivo del loro ricorso e non dovrebbe allora essere difficile ottenere o l’invito a ritirarlo – come da te suggerito – o una risoluzione che raccomandi alle Parti di continuare i negoziati stessi. Se essi dovessero fallire prima, faremo sempre in modo che ciavvenga per evidente colpa austriaca e non nostra.

Del resto che non fosse il caso di lasciar cadere l’apertura fattaci fu riconosciuto all’unanimità in una riunione presieduta dal Ministro e svoltasi nella tua residenza, anche te presente; mi si dice, anzi, che tu osservasti che sarebbe stato particolarmente utile se gli austriaci ci avessero scritto che erano pronti ad accettare la Corte dell’Aja per le controversie che avessero potuto sorgere nel futuro, perché cirafforzasse la tesi italiana sulla competenza anche attuale di detta Corte. E mi si aggiunge che fu proprio in seguito ai risultati di detta riunione che il Ministro decise di «riagganciare» Kreisky il giorno seguente e di esplorare pia fondo il suo pensiero.

E così sono cominciati questi negoziati, dei quali hai l’eco attraverso i nostri telegrammi.

Ora, o (prima ipotesi) essi riescono rapidamente – ciche sembra difficile – e allora la questione si chiude con reciproca soddisfazione; ovvero (seconda ipotesi) saranno ancora in corso quando si aprirà il dibattito, e allora dovremmo cercare di ottenere o che il ricorso sia ritirato su invito di un terzo Paese, o che sia approvata una risoluzione auspicante la continuazione del negoziato sulle basi votate lo scorso anno, o che il dibattito termini senza risoluzione; ovvero (terza ipotesi che noi faremo di tutto per evitare) i negoziati saranno falliti, ma cipotrebbe accadere soltanto per l’intransigenza austriaca, che diverrebbe ancor pipalese dopo la nuova attuale fase di negoziati, nell’esigere anche per il mezzo pacifico una soluzione che esca dai termini e dalle premesse della Risoluzione 1960: anche in tal caso si tratterà di ottenere una risoluzione che confermi energicamente tali premesse e tali termini.

Da quanto precede, come dai telegrammi circolari che ti abbiamo mandato, ti renderai conto di come vediamo il futuro dibattito e la sua conclusione.

Dovremo, cioè, innanzi tutto centrare l’attenzione della Commissione sul terrorismo (e sulle responsabilità austriache) e chiederne la condanna anche in relazione al punto 3 della nota Risoluzione. Poi sostenere che i negoziati di cui al punto 1 della Risoluzione 1960, che eravamo e siamo disposti a continuare, hanno subìto un tempo di arresto di fronte all’intransigenza austriaca; che attualmente è in corso, da parte di apposita Commissione di cui fanno parte anche personalità rappresentative degli elementi di lingua tedesca, un approfondito studio della questione; che è opportuno nell’interesse generale che i lavori di detta Commissione si svolgano in un’atmosfera di serenità «al di fuori di ogni pressione»; e che, infine, siamo sempre disposti a trattare per la scelta del mezzo pacifico per la soluzione della controversia, ma che questo non puavere per oggetto che l’interpretazione o l’esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Il dibattito dovrebbe terminare o senza risoluzione, o con una risoluzione che, come tu scrivi, «deplori l’aggravamento della tensione derivante dagli atti terroristi e di quanti se ne sono assunti la responsabilità» e che inviti le parti a riprendere o a continuare il negoziato.

Ieri sera ha qui avuto luogo una riunione, presieduta dal Ministro, dei principali membri della Delegazione italiana che si accingono a venire costà; si è trattato, piche altro, di un ampio e utile scambio di idee, dal quale non è perrisultato alcun nuovo elemento che modifichi le linee essenziali del nostro orientamento, quale ti ho sopra esposto. Naturalmente la Delegazione conserva la piampia libertà di manovra.

Quanto al nostro telegramma n. 2785, ci rendiamo conto delle tue perplessità, in relazione anchea quanto hai scritto a Fornari con la tua 3083. Tieni però presente che qui vi sono fortissime esitazioni a soffermarsi sul punto 1 del memoriale austriaco: e allora non rimane che discutere sul punto 2, che del resto è il piimportante. E tanto meglio se, per esso, gli austriaci mostreranno di volersi avvicinare alla nostra tesi: ma ci sembra pericoloso cominciare già a parlare noi di un arbitrato, pur essendo disposti a considerarlo come un soddisfacente punto di arrivo. Stiamo comunque approfondendo l’esame della questione anche con l’Ambasciatore Martino, giunto ieri da Vienna.

[Attilio Cattani]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, ottobre 1961.


2 Non rinvenuta.


3 Vedi D. 224.


4 Vedi D. 213, Allegato.


5 Vedi D. 222.

226

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. 21766/262. Roma, 16 ottobre 1961, ore 24.

Riferimento suo telegramma 5672.

a) Non dubitiamo che la nuova proposta austriaca sia mossa da un sincero desiderio di intesa, ma in primo luogo dobbiamo constatare che anche questa formulazione non rispecchia i veri termini della controversia, discostandosi anche dalla definizione che ne è stata data nella Risoluzione delle Nazioni Unite. Il compito da attribuire ad organo che fosse prescelto dovrebbe essere indicato come segue: «Regolamento della controversia tra Italia ed Austria circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946».

È indispensabile chiarimento su questo punto. Soltanto da concordanza di idee su materia del contendere poTRà derivare l’intesa circa procedura e istanza cui rivolgersi per una soluzione.

b) Sembra perdi poter già fin d’ora porre in rilievo al riguardo che è necessario e nell’interesse delle due Parti che eventuale intesa sul mezzo pacifico sia sufficientemente precisa da esser poi tradotta in pratica senza contrasti di idee tali da rimetterla in discussione. Occorre quindi che l’organo concordato non soltanto abbia capacità di emettere una sentenza definitiva e obbligatoria ma che i poteri e la procedura ne siano definiti con esattezza. Cisembra praticamente ottenibile solo mediante riferimento a un istrumento internazionale adatto allo scopo.

È anche in base a tali considerazioni che il Governo italiano ha proposto un ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, anche se esso rimane disposto a prendere in considerazione eventuali proposte austriache, sempre che queste rispondano a indispensabili requisiti(3).


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza.


2 T. segreto 38462/567 del 12 ottobre (Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza), con il quale Martino aveva trasmesso la seguente traduzione del documento consegnatogli lo stesso giorno da Waldheim: «Commissione per il componimento del conflitto fra l’Austria e l’Italia in merito alla questione del Tirolo del Sud. Compito: Regolamento della questione del Tirolo del Sud conformemente all’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946 e ai sensi della Risoluzione della quindicesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960, nella quale lo scopo del predetto accordo è circoscritto nella creazione di un sistema che deve garantire la protezione del carattere etnico e dello sviluppo culturale ed economico della parte di popolazione di lingua tedesca nel Tirolo del Sud. Secondo il parere dell’Austria la Commissione poTRà assolvere questo compito nel modo migliore, se si lascerà guidare nelle sue decisioni dai principi dell’equità. Composizione: 7 membri (singole persone), di cui tre nominate dall’Austria e tre dall’Italia. I sei membri eletti dall’Austria e dall’Italia eleggono un settimo membro come Presidente. Nel caso di un mancato accordo sull’elezione del Presidente, la nomina del Presidente dovrà avvenire, entro un termine adeguato, attraverso il Presidente dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa. Decisione: (idem come nel documento precedente) [vedi D. 218]». Il promemoria austriaco è edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 7.


3 Con T. 39140/574 del 17 ottobre Calenda rispondeva: «Eseguito passo di cui telegramma 262. Waldheim mi ha osservato: 1) che su accettabilità nostra impostazione problema solo Kreisky e probabilmente addirittura Cancelliere potevano decidere; 2) in conseguenza, risposta quesiti da noi posti e di cui a punti 1 e 2 telegramma citato potrebbe darmela venerdì [il 20] o sabato dopo ritorno Kreisky da giro elettorale previsto giovedì mattina. Da spunti conversazioni mio interlocutore che ha sempre parlato a titolo personale, come ha tenuto precisarmi, mi è parso chiaro: 1) che l’obiettivo dell’Austria continua ad essere quello di farci uscire dal quadro strettamente giuridico dell’accordo di Parigi; ed anzi si tende ad una vera e propria novazione dell’accordo; 2) che egli tenesse a sottolineare come attuali scambi per via diplomatica possano considerarsi come trattative per ricerca mezzo pacifico; ed in queste l’Austria stava dimostrando ogni buona volontà; 3) che quando qui si parla di “Commissione” come mezzo pacifico si pensa al titolo secondo e terzo della Convenzione di Strasburgo e che pertanto in particolare scelta che si offrirebbe è tra quel tipo di arbitrato e quella Commissione di conciliazione» (Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II). Per il seguito della questione vedi D. 229.

227

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 3264/21642. New York, 18 ottobre 1961.

Oggetto: Discussione della questione dell’Alto Adige alla XVI Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

1. Avvicinandosi il momento in cui sarà necessario effettuare una scelta circa la linea di condotta da seguire per la discussione eventuale del punto sull’Alto Adige in seno al Comitato Politico Speciale, conviene forse esaminare succintamente le alternative che si presentano a noi.

2. Una prima alternativa potrebbe consistere in una impostazione essenzialmente polemica del dibattito. Si sottolineerebbero in essa le responsabilità austriache negli atti terroristici. Si richiamerebbe l’attenzione sulla posizione ostruzionistica assunta dal Governo di Vienna nel corso delle conversazioni bilaterali allorché esso si ostina chiedere soltanto una cosa, l’autonomia completa della Provincia di Bolzano, mentre già nel corso del dibattito dello scorso anno le Nazioni Unite avevano implicitamente rigettato tale impostazione costringendo gli austriaci a ritirare il progetto di risoluzione presentato al riguardo. Si potrebbe altresì deplorare la cattiva volontà nel condurre il negoziato bilaterale e la fretta dimostrata nel considerare esaurito il punto 1 della risoluzione dello scorso anno, il che risulta non solo dalla dichiarazione al riguardo fatta da Kreisky a Zurigo e dalle successive note austriache, ma anche dalla singolare coincidenza tra le manifestazioni terroristiche e le conversazioni a due. L’atto di accusa contro Vienna sarebbe poi completato dalla critica delle proposte avanzate dagli austriaci circa la ricerca del mezzo pacifico, la Commissione di inchiesta non essendo uno strumento idoneo a risolvere il problema dell’applicazione degli Accordi De Gasperi-Gruber, ma piuttosto un mezzo per mantenerlo aperto. Così, le offerte successive austriache partono sostanzialmente dal presupposto che l’Italia non abbia attuato gli Accordi di Parigi e mirano a risolvere la questione su una base nuova che va al di là della mera interpretazione giuridica del protocollo De Gasperi-Gruber. Nello stesso tempo si illustrerebbe la posizione assunta dall’Italia nel corso dell’ultimo anno. Si ribadirebbe la nostra disposizione al negoziato bilaterale nei limiti della decisione delle Nazioni Unite e la nostra tesi, nell’eventualità di un loro fallimento, della scelta quale mezzo pacifico di una decisione giurisdizionale.

Con una impostazione polemica del genere potremmo cercare di ottenere dal Comitato alternativamente due decisioni. O di approvare una risoluzione nella quale si deplorino gli atti terroristici e si invitino le parti a riprendere i negoziati bilaterali, oppure che non si voti nessuna nuova risoluzione.

Una impostazione del genere andrebbe forse incontro a certe correnti della nostra opinione pubblica, ma accentuerebbe la tensione locale e nei nostri rapporti con Vienna. D’altra parte, l’ipotesi di nessuna decisione da parte delle Nazioni Unite dopo che l’anno scorso se ne è approvata una, presenta localmente maggiori difficoltà.

3. La seconda alternativa potrebbe invece consistere in un dibattito in sostanza pio meno tacitamente concordato preventivamente con l’Austria al fine di esaminare il punto dell’ordine del giorno senza perturbare la distensione attuale.

L’Austria esordirebbe illustrando in termini moderati la linea di condotta fin qui seguita. Esaurita l’esposizione delle proprie proposte accennerebbe all’esistenza di alcuni elementi che possono lasciar sperare in una evoluzione positiva della situazione (divisione nel partito degli abitanti di lingua tedesca e costituzione della Commissione interna di studio italiana). Al termine del suo discorso Kreisky direbbe che, pur mantenendo le sue interpretazioni, l’Austria non avrebbe nulla in contrario a che fosse votato un progetto di risoluzione che già sarebbe stato presentato da terzi Stati e sul cui contenuto si dirà meglio appresso.

A nostra volta, sempre in termini fermi ma moderati, illustreremmo la linea di condotta fin qui seguita ed il nostro pensiero sugli attentati, sul negoziato e sulla situazione. Rileveremmo peraltro che, negli ultimi tempi, alcune misure di polizie adottate, sia pure tardivamente, dal Governo di Vienna, inducono a sperare che finalmente si possa arrivare ad una soluzione della questione in un clima di serenità. Accenneremmo pure alla creazione di un raggruppamento nuovo dei rappresentanti degli abitanti di lingua tedesca ed alla istituzione di una Commissione di studio interna che ci auguriamo possa lavorare in pace e le cui conclusioni, pur costituendo un fatto puramente interno, potrebbero aiutare ad eliminare la questione. Nella conclusione, pur affermando di non modificare le nostre concezioni, dichiareremmo di non avere nulla in contrario a che il Comitato approvi il progetto di risoluzione sopra accennato.

Tale progetto di risoluzione sarebbe molto semplice. Nei consideranda deplorerebbe gli atti terroristici e nella sostanza inviterebbe nuovamente le parti ad applicare integralmente la risoluzione dello scorso anno.

Questo tipo di discussione misurata ed in certo senso in tono minore esaurirebbe senza turbare l’atmosfera attuale il punto dell’ordine del giorno. Si avrebbe un rilancio delle trattative su entrambi i punti della risoluzione dello scorso anno. L’Austria non ritirerebbe la propria domanda di iscrizione, ma accetterebbe una decisione che non sarebbe limitata alla ricerca del mezzo pacifico e riaprirebbe la via al negoziato bilaterale. Una soluzione del genere potrebbe forse deludere le aspettative di alcune correnti della nostra pubblica opinione e riuscire pure ostica agli austriaci. Essa consentirebbe tuttavia di non interrompere l’evoluzione positiva della questione ed andrebbe pure incontro all’atmosfera di fastidio esistente all’ONU.

4. Queste due alternative rappresentano le due differenti linee fondamentali di «approach»: ciascuna di esse è naturalmente suscettibile di contemperamenti sì che possono immaginarsi varianti intermedie.

5. Resta poi sempre da considerare la possibilità di un’altra ipotesi. Nell’eventualità in cui agli austriaci, allegando impegni di Kreisky o altrimenti, riuscisse di portare la discussione a novembre inoltrato, diminuirebbe forse il rischio per noi di evitare del tutto il dibattito all’ONU rinviando progressivamente di fatto la discussione ad una futura Assemblea. È difficile ottenere un ritiro formale da parte del Governo austriaco, ma ad esso si arriverebbe sostanzialmente lo stesso di fatto.

È una procedura questa che presenta certo dei rischi e va contro alle ragioni (eco degli attentati, aspettative per i lavori della Commissione di studio, coincidenza con altri dibattiti polemici all’ONU) che ci hanno spinto ad affrettare la discussione della questione dell’Alto Adige. Ma non è nemmeno escluso che, nella strozzatura finale dei dibattiti, si accentui la pressione sull’Austria affinché essa non complichi le cose insistendo sulla discussione di un problema minore e che dà noia e fastidio. Ed è sempre possibile ricorrere alla formula, da me prospettata in passato, secondo cui si potrebbe a qualche momento inscenare ad uso delle opinioni pubbliche, un coro di appelli nella Commissione Politica Speciale per invitare le parti a desistere dal dibattito.

6. La valutazione politica finale di tutte queste ipotesi non pucerto essere fatta da qui e va al di là dei miei compiti. Tuttavia, proprio al fine di agevolare questa scelta, ho ritenuto opportuno esporre succintamente le principali alternative che posso configurare dal mio osservatorio.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 4.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Londra, Parigi, Vienna e Washington.

228

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 4555/24532. Vienna, 19 ottobre 1961.

Oggetto: Attuale fase della controversia altoatesina nei rapporti italo-austriaci.

Dopo l’ultima riunione del Partito altoatesino a Bolzano, il Signor Magnago ed altri suoi esponenti sono stati «tenuti a rapporto» ad Innsbruck da Kreisky e dai maggiorenti tirolesi; era presente questa volta anche l’On. Ebner.

Qui si esulta per l’esito della riunione; ve ne è ragione e non sarebbe bene che per falso amor proprio facessimo finta di non accorgercene. Il successo va attribuito al binomio Magnago-Kreisky o, se si preferisce, Kreisky-Magnago.

In taluni ambienti, anche da noi, il Magnago, forse anche a causa di anni di propaganda dei «moderati austriaci» viene presentato come un «moderato», come un uomo del giusto mezzo.

Ora è proprio vero il contrario ed io che l’ho conosciuto personalmente in Germania durante qualcuno dei suoi giri di propaganda non ho dubbi nell’asserirlo. Aggiungo che non è dal suo passato militare nella Wehrmacht che deduco il mio giudizio. Magnago è un fanatico; solo lo è freddamente, senza scoperte impulsività; è aggressivo e riservato, sa essere suadente e perentorio; una certa elasticità latina del tutto superficiale nasconde l’essenziale durezza germanica. Egli non è conseguenziale come sempre i tedeschi, ma logico come spesso i latini e pronto a far mostra di piegarsi alle circostanze senza tuttavia abbandonare la primitiva rotta.

Magnago è sopratutto l’uomo di Vienna e di Innsbruck; è l’uomo su cui a Vienna si conta piche su ogni altro e che percici viene presentato – l’ho sentito pivolte da uomini di questo Governo – come un «moderato».

Non esagero nel dire che finora una possibile sconfitta di Magnago da parte della corrente «Ricostruzione» veniva qui considerata con costernazione.

È per rinforzarlo, per dargli opportuni consigli, per indicare agli altri dove stava l’Austria che, dopo il lancio di «Ricostruzione» Kreisky, al suo ritorno dalle vacanze, invitil 5 settembre scorso Magnago ed altri quattro estremisti altoatesini ad Innsbruck per partecipare a quella riunione in cui è stata decisa sia la linea di condotta da seguire in Alto Adige nei riguardi della Commissione di studio sia l’azione dell’Austria in campo internazionale. Nessun «moderato» vero o presunto venne invitato a quella riunione.

Non so se codesto Ministero si sia soffermato su questa prassi formalmente assai grave, per cui il Ministro degli Esteri di un Paese straniero tiene pubblicamente consiglio con un gruppo di cittadini di un altro Stato a proposito di una vertenza con questo in una questione in cui essi sono direttamente in causa. Se anche si volesse sorvolare sulla questione formale e si volesse dare per buona l’ipotesi che in quel momento Kreisky intendesse dare dei consigli di prudenza e cautela, a dimostrare il contrario vi è la circostanza che fra i convocati altoatesini non vi fu un solo moderato.

Ebbi a fare presente con rincrescimento questa constatazione al Sottosegretario Steiner ed egli, imbarazzato, mi rispose che i «moderati» sarebbero stati anche essi invitati ma che … non erano venuti. Al che mi fu facile ritorcere che ciera anche pispiacevole perché dimostrava che il Governo austriaco non aveva seguito che fra gli estremisti, il che non ritenevo.

Mi pare che questa prassi del Governo austriaco potrebbe essere posta nel dovuto rilievo in sede Nazioni Unite e presso coloro che mostrano di avere fiducia nell’atteggiamento moderato dell’Austria.

Mi pare inoltre che sarebbe nostro stretto dovere far presente al Governo di Vienna che queste riunioni sono da noi considerate come una grave ingerenza nella nostra politica interna.

Per quel che ci riguarda piimmediatamente, cioè lo sviluppo stesso della controversia, queste riunioni si inquadrano nella politica a doppio binario attualmente svolta dal Kreisky ed a lui particolarmente congeniale.

Da un lato egli continua ad assicurare le correnti piintransigenti di Bolzano e gli estremisti di Innsbruck dell’appoggio del Governo di Vienna; dall’altro dopo essere riuscito a riaprire il colloquio con noi, interrotto a seguito degli attentati, presentando successivamente una serie di proposte estremamente vaghe e spesso fumose, tenta di dimostrare di aver fatto tutti i possibili tentativi per raggiungere un accordo sulla scelta del mezzo pacifico. Egli così spera di parare alla nostra possibile accusa davanti all’ONU di avere di nuovo ricorso senza prima espletare tutti i punti della Raccomandazione dell’Assemblea.

Sulla scelta del mezzo pacifico – l’essenza stessa del problema internazionale – la sua posizione non è cambiata di un ette. Kreisky considera il problema puramente politico e tutta la sua azione è diretta a smuoverci dal terreno giuridico dell’applicazione del trattato.

Sere fa, avendo avuto occasione di parlargli lungamente, egli ebbe ad uscirsene con questa affermazione: Che lo si voglia o no i trattati di pace (l’Accordo De Gasperi-Gruber è parte del nostro) divengono presto «obsolete»; di qui la necessità di novarli di tanto in tanto. Il «favorevole risultato» riportato dall’Austria all’ONU lo scorso anno, si deve vedere appunto sotto questo angolo: è stata ammessa internazionalmente la novazione dell’accordo italo-austriaco; questa volta si tratta di discutere i termini della «novazione».

Non mi dilungo su queste opinioni del Kreisky e sulle conseguenze a cui andremmo incontro se vi ci piegassimo; è peraltro certo, dato l’altro binario su cui corre l’immaginazione del Ministro degli Esteri, che se riuscissimo ad accordarci sul mezzo pacifico, questo, così già preparato, sarebbe la spina pipericolosa per un favorevole andamento dei lavori della Commissione di studio. Precostituitosi questo appello straordinario ed internazionale, gli altoatesini non avrebbero ragione di mostrare né buon senso, né arrendevolezza e l’Austria rimarrebbe il «deus ex machina» di qualsiasi evoluzione del problema.

***

Il dibattito all’ONU è qui generalmente temuto; lo stesso Kreisky lo teme, ma egli è migliore giocatore dei modesti dirigenti della politica austriaca e naturalmente continua a fidare sia sulla sua attività per dissuadercene, sia nell’intervento americano perché esso non abbia luogo. Ed a questo proposito è significativa l’insistenza con cui gli austriaci tentano di provocare incontri ad altissimo livello. Suggerimenti diretti o indiscrezioni della stampa non sono mancati: potrebbe offrirne lo spunto sia la visita del Ministro dell’Agricoltura Hartmann a Roma per l’Assemblea della FAO, sia quella dei principali esponenti socialisti per il Congresso Internazionale di Roma, sia infine quella di Gorbach e di Kreisky, il 4 novembre, per il genetliaco di Sua Santità.

Ovviamente la sola cosa che qui si teme è che noi attacchiamo all’ONU sul tema degli attentati e dell’organizzazione terroristica. Se infatti potrebbe essere difficile stabilire la diretta responsabilità giuridica del Governo austriaco in tali eventi criminosi, la responsabilità politica è manifesta nell’avere tollerato e nel continuare a tollerare le associazioni a cui quegli eventi sono imputabili. Da questa prima constatazione nasce di conseguenza la responsabilità giuridica dell’Austria per la palese violazione degli impegni assunti coll’art. 9 del trattato di Stato.

Che Kreisky continui a correre il rischio del dibattito all’ONU risponde, oltre che ad alcune caratteristiche psicologiche del personaggio, anche alla situazione politica in cui si è imprudentemente cacciato.

Avere fornito ai sovietici l’argomento base contro l’associazione dell’Austria al Mercato Comune costituisce la pesante accusa qui mossagli da tutti; tanto grave e persistente da rendere probabile la sua estromissione dal Ministero degli Affari Esteri in caso di un rimaneggiamento del Governo. Un successo nella questione altoatesina è il solo modo di riacquistare credito e popolarità. Per raggiungerlo egli non pusepararsi dagli estremisti di Innsbruck i quali altrimenti, denunciandone pubblicamente le passate collusioni, ne comprometterebbero in modo irrimediabile la posizione politica.

Davanti a questa situazione sarebbe assolutamente vano attendersi un ammorbidimento della linea fin qui seguita dal Kreisky. Egli vorrà bensì mostrarci un’apparente arrendevolezza ma solo a scopo ostensivo e di manovra in campo internazionale. Né in questo momento si pucontare su diverso atteggiamento da parte dei popolari. Questi non approvano la politica del Kreisky nella questione altoatesina sopratutto perché preoccupati che essa possa avere spiacevoli conseguenze nei riguardi della desiderata associazione al Mercato Comune, ma seguiranno Kreisky finché l’insuccesso o il successo della sua politica permetterà loro o di condannarla come personale del Ministro o di attribuirsene il merito come partecipi della coalizione.

Ora l’insuccesso della politica del Kreisky puessere registrato solo alle Nazioni Unite e solo da una nostra precisa accusa che:

1) gli attentati e le organizzazioni terroristiche costituiscono la prova che il Governo austriaco non ha osservato la base stessa della Raccomandazione dell’ONU;

2) che l’esistenza delle associazioni estremiste in Austria, anzi la palese indulgenza nei loro confronti viola l’articolo 9 del trattato di Stato.

Lo shock politico determinato da una nostra decisa presa di posizione davanti alle Nazioni Unite battendo appunto quei tasti avrebbe in Austria decisive dirette ed indirette conseguenze.

Questo naturalmente sente Kreisky ed è perciche dal 5 settembre si è adoperato perché la corrente di Magnago non riuscisse soccombente di fronte a quella nuova capitanata da Ebner.

Non è perciimprobabile che essendo ora riuscito a rimettere in sella Magnago egli cerchi di persuadere gli estremisti di Innsbruck a dargli la possibilità di ritirare formalmente il ricorso all’ONU tanto imprudentemente avanzato la scorsa estate.

Ed è questo il significato che occorre dare alla riunione di ieri ad Innsbruck.

In questo caso, non avendo pinulla da temere da parte degli estremisti di Innsbruck, egli avrebbe ristabilito la situazione a suo favore; la via dell’ONU rimarrebbe aperta per il futuro mentre il ritiro del ricorso quest’anno verrebbe portato a prova clamorosa della moderazione austriaca; le trattative per la ricerca del mezzo pacifico ormai impostate; i lavori della Commissione di studio controllati da Vienna. Gli attentati ed il terrorismo definitivamente archiviati come «ragazzate» che potranno semmai essere evocate di nuovo ad esempio della disperazione in cui si dibattono gli altoatesini perseguitati dal dispotismo italiano.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 4.


2 Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Londra, Parigi, Bonn e Washington, alla Rappresentanza presso l’ONU a New York e al Consolato Generale a Innsbruck.

229

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 39918/598-599. Vienna, 23 ottobre 1961, ore 22 (perv. ore 24).

Oggetto: Alto Adige.

Kreisky mi ha consegnato seguente nuovo testo proposte dopo nostre osservazioni di cui a telegramma 262 del 17 corrente(2):

«Commissione per il componimento del conflitto tra l’Austria e l’Italia sulla questione del Sud Tirolo.

Compito: Regolamento del conflitto tra l’Austria e l’Italia sull’applicazione dell’accordo di Parigi del 5 settembre 1946, che ai sensi della risoluzione della 15a Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960 ha per scopo la creazione di un sistema per la protezione del carattere etnico e dello sviluppo culturale ed economico della parte di popolazione di lingua tedesca in Sud Tirolo.

Composizione: Sette membri (singole persone), di cui tre nominate dall’Austria e tre dall’Italia. I sei membri eletti dall’Austria e dall’Italia eleggono un settimo membro come Presidente. Nel caso di un mancato accordo sulla elezione del Presidente, la nomina del Presidente dovrà avvenire, entro un termine adeguato, attraverso il Presidente dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa.

Procedura: La procedura sarà regolata in uno speciale accordo tra l’Italia e l’Austria. Per questo accordo servirebbero di base le disposizioni degli articoli da 12 a 17 della Convenzione europea per la composizione pacifica delle controversie del 29 aprile 1957.

Decisione: La decisione della Commissione sarà vincolante per entrambe le parti e verrà fissata per iscritto in un apposito strumento. Eventuali divergenze di opinione sulla interpretazione e sull’applicazione della decisione saranno a loro volta decise mediante un tribunale arbitrale o attraverso la Corte Internazionale di Giustizia»(3).

In base tale testo:

a) è stata accolta nostra osservazione circa compito organo giudicante tuttavia con richiamo a scopo accordo Parigi di cui a risoluzione ONU mutilata in punto essenziale;

b) è stata eliminata frase «ex bono et aequo» e cimi è stato fatto particolarmente rilevare;

c) gli articoli da 12 a 17 Convenzione Strasburgo sono stati indicati per esemplificazione. Tuttavia riferimento è significativo permanenza intenzioni austriache sfuggire carattere giuridico controversia. È probabile che tale proposta sia stata fatta nella speranza che noi controproponiamo articoli Capitolo terzo Convenzione, per noi inaccettabile stante contenuto articolo 19 (che esclude controversie giuridiche di cui all’art. 1°) e articolo 26 (che riprende formula ex bono et aequo);

d) è mantenuta ancora vaga definizione organo giudicante. Tanto Kreisky che Waldheim hanno insistito perché noi proponiamo altra procedura.

Pure essendo difficile valutare intenzioni ultime Governo austriaco, non escluderei che esso non voglia esporsi con proposte definitive onde non essere indotto ad ulteriori cedimenti(4).


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 226.


3Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 11.


4Per il seguito della questione vedi D. 234.

230

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 40110/639. New York, 25 ottobre 1961, ore 1 (perv. ore 7).

Oggetto: Alto Adige.

Mio 6272.

Matsch e Wodak hanno dato stamani a Plimpton risposta Governo austriaco noto passo americano 19 corr. Americani ci hanno dato al riguardo seguenti confidenziali dettagli.

Governo austriaco ha preso nota che americani sono pronti ad effettuare noto pubblico appello in sede Commissione Politica Speciale per facilitare rinunzia dibattito alto atesino. Esso sarebbe dal suo canto pronto rinunziare dibattito perché sia previamente raggiunto accordo tra italiani e austriaci su due punti e cioè cosa si farebbe:

a) in caso Commissione italiana studio raggiunga risultati positivi;

b) in caso detta Commissione non li raggiunga. Matsch ha poi sviluppato solo punto b) di cui sopra sostenendo che nel corso contatti Roma Vienna successivi a incontro Ministri New York, austriaci hanno fatto ad italiani concessioni su quattro punti e cioè:

1) nome della prevista Commissione Arbitrale;

2) che questa sia composta sette persone e non Stati;

3) che nei «terms of reference» non (dico non) si includa formula «ex aequo et bono» e

4) altri aspetti procedura relativa attività tale predetta Commissione. Resta

– ha aggiunto Matsch – solo un punto ed è quello relativo inclusione in «terms of reference» della nota frase «sistema che deve garantire protezione carattere etnico ecc. ecc.». Su questo punto italiani sarebbero intransigenti mentre non dovrebbe esservi difficoltà trattandosi di formula coperta da accordo Parigi ed inclusa anche in preambolo risoluzione 1497. Matsch ha concluso facendo presente a Plimpton opportunità che State Department eserciti pressione su italiani per accettazione tale richiesta austriaca. Accettata la quale, Austria rinuncerebbe dibattito.

Plimpton mi ha detto di avere espresso a Matsch sua amara delusione per risposta che considerava negativa e per posizione austriaca che a suo modo di vedere pregiudicava lavori Commissione studio. Sconsigliava da parte sua a State Department effettuare alcun specifico passo presso italiani senso suddetto (e noi gli abbiamo detto che certo non avremmo compreso un passo del genere), restando peraltro decisione al riguardo allo State Department.

Ho detto a Plimpton che posizione austriaca parevami immutata: in sostanza dibattito continua a venire usato come arma pressione da parte austriaci per ottenere qualcosa sia sul piano bilaterale sia sul piano interno (Commissione studio), proprio come da tempo noi siamo andati avvertendo amici. Ho aggiunto che atteggiamento austriaco ci convince ancora di pinecessità procedere dibattito al pipresto.

Telegrafato Roma e Washington.


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 T. 39489/627 del 20 ottobre, con il quale Zoppi aveva informato circa il passo di Plimpton presso Match per una rinuncia al dibattito all’ONU (Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II).

231

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 40270/648. New York, 25 ottobre 1961, ore 23 (perv. ore 8 del 26).

Oggetto: Alto Adige.

Suoi 22411/3162.

In base notizie contenute tele in riferimento mi propongo presentare ad americani ed inglesi e francesi nel modo seguente situazione rispetto attuale scambio vedute in relazione quanto fatto loro presente da Matsch (miei 639 e 642)3. A stato attuale nulla lascia prevedere probabile rapida conclusione tale scambio vedute. Situazione è infatti differente da come prospettata da Matsch. In realtà per quanto riguarda quattro punti sui quali austriaci sostengono aver fatto concessioni a italiani osserviamo:

a) non è vero che abbiano ceduto su nome Commissione perché se è esatto che da ultima formula sottopostaci è sparito appellativo «di conciliazione» è altrettanto vero che è sparito appellativo «di arbitrato» che poteva eventualmente interessare Italia chiarendo carattere giudiziario e finale della Commissione stessa;

b) quanto a formula ex aequo et bono essa è in effetti sparita formalmente da ultima formula sottopostaci ma senso generale formula stessa dimostra che Austria in realtà continua pensare che nella valutazione Commissione abbiano ad entrare altri elementi che non quelli giuridici inerenti interpretazione ed applicazione Accordo Parigi;

c) quanto a procedura che dovrebbe regolare attività costituenda Commissione (articoli da 12 a 17 Convenzione Strasburgo) non si tratta di concessione ma di proposta ex novo che deve essere tuttora valutata da noi appieno, ma che in linea principio ci pare indicativa permanenza intenzioni austriache sfuggire riconoscimento carattere giuridico controversia;

d) quanto a membri Commissione Austria ha in effetti accettato nostro suggerimento che debba trattarsi di individui e non Stati ma nel quadro generale suindicato trattasi di concessione minore.

Quanto poi ad ultimo punto che secondo austriaci resta da risolvere e che essi considererebbero minor rilievo esso costituisce in sostanza punto centrale dei «terms of reference». E se è vero che nota espressione cui inclusione è richiesta da Austria è contenuta in Accordo Parigi e in preambolo risoluzione 1497, non è men vero che essa in tali documenti fa parte di un contesto generale: isolarlo e centrare su essa decisione Commissione, come vorrebbero austriaci, è evidente deformazione che non possiamo accettare e che testimonia ancora una volta intenzioni revisionistiche.

In sostanza concluderei atteggiamento austriaco in questo scambio punti di vista testimonia permanere differenze assai notevoli riferentisi al fondo stesso controversia e permanere sforzo austriaco uscire da ambito Accordo Parigi. In tali condizioni nostra posizione permane che austriaci appunto per il fatto che scambi punti vista sono in corso, potrebbero rinunziare a dibattito: ma ove non lo ritengono possibile noi dobbiamo insistere perché dibattito abbia luogo al pipresto. Prego telegrafarmi se interpreto in tal modo esattamente pensiero codesto Ministero(4).

Telegrafato Roma Washington.


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 T. segreto 22411/c. del 25 ottobre indirizzato alla Rappresentanza presso l’ONU a New York e alle Ambasciate a Vienna, Washington e Londra, con il quale Cattani aveva rappresentato l’improbabilità di una rapida conclusione degli scambi di vedute in corso e l’opportunità di ottenere un sollecito inizio del dibattito all’ONU qualora Vienna non fosse disposta a ritirare il ricorso (Telegrammi segreti 1961, Circolari partenza). Il T. urgente 22402/316 pari data ritrasmetteva a New York i DD. 226 e 229 (Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza).


3 Per il T. 639 vedi D. 230. Con T. segreto urgentissimo precedenza assoluta 40197/642 del 25 ottobre Zoppi aveva riferito che Matsch aveva fatto un passo formale presso i delegati inglese e francese «rappresentando posizione austriaca nei contatti Roma Vienna post conversazioni New York come estremamente comprensiva richiesta italiana e chiedendo Governi inglese e francese intervenire presso italiani perché accettino loro proposta su quello che secondo austriaci sarebbe punto ultimo in discussione» (Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II).


4 Con T. urgente 22558/320 del 26 ottobre Segni approvava quanto esposto invitando Zoppi ad intrattenere le delegazioni in tal senso (Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York partenza).

232

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK E ALLE AMBASCIATE A LONDRA, PARIGI, WASHINGTON E VIENNA(1)

T. 22598/c. Roma, 27 ottobre 1961, ore 4.

Per Italnation New York telegramma min. 3202. Per Londra Parigi Vienna Washington 22531/c.3.

Solo per Vienna: Londra, Parigi, Washington e Italnation New York è stato telegrafato quanto segue:

Per tutti: Tutte le varie formule proposte da parte austriaca, sia pure in forma diversa, tendono a definire la controversia in maniera complessa e non (dico non) solo in termini di esecuzione dell’Accordo di Parigi.

Le pretese «concessioni» da cui gli austriaci vorrebbero trarre merito, sono o la rinuncia alla tesi insostenibile (quale una Commissione di conciliazione composta di Stati) o il ripiegamento su formule piambigue. Né puessere considerata una concessione il riferimento all’Accordo di Parigi o alla Risoluzione dell’ONU: il tentativo di discostarsi da tali testi è piuttosto prova di intendimenti revisionistici.

Anche la rinuncia all’inserzione del concetto «ex aequo et bono» ha scarso significato finché da parte austriaca si sostiene, come ha detto Platzer, che il «riferimento dovrebbe lasciar chiaramente comprendere che la questione non (dico non) è meramente giuridica».

In effetti persistono negli austriaci finalità revisionistiche nei riguardi dell’Accordo di Parigi.

L’argomentazione austriaca è quindi del tutto infondata ed è intesa a giustificare in qualche modo il rifiuto opposto dall’Austria alla proposta americana. Tale rifiuto non (dico non) è dovuto alla speranza di ottenere risultati concreti dal dibattito alle Nazioni Unite, ma in primo luogo alla difficoltà per Kreisky (bersaglio di tante critiche interne) di recedere dalla posizione assunta, nonché forse alla speranza di usare l’attesa del dibattito come mezzo di pressione sul Governo italiano per il negoziato in corso e sulla Suedtiroler Volkspartei per favorirne l’irrigidimento.

È anche in vista di ciche il Governo italiano non è disposto ad acconsentire ad ulteriori rinvii del dibattito.

È deplorevole che da parte austriaca si sia voluto servirsi del negoziato in corso, violandone la riservatezza, come argomento polemico verso terzi Paesi.

Nonostante tutto cida parte italiana si intende proseguire nel negoziato, anche prima del dibattito all’ONU, nella speranza che a Vienna finisca per prevalere la ragionevolezza, nel senso di accettare:

a) che la controversia venga definita con esattezza (anche secondo la Risoluzione 1497) solo come riguardante l’esecuzione dell’Accordo di Parigi e cioè di natura giuridica;

b) che la scelta del mezzo pacifico derivi logicamente dalla definizione suddetta e sia tale che assicuri la soluzione della controversia con una decisione definitiva sulla rispondenza all’Accordo del 1946 della esecuzione data ad esso dall’Italia.

Sul negoziato ed in particolare sulla posizione italiana si trasmetteranno ulteriori elementi.


1 Telegrammi ordinari 1961, Circolari partenza, vol. V.


2Vedi D. 231, nota 4.


3Del 26 ottobre, ritrasmetteva il D. 231 e il telegramma ivi citato alla nota 4 (Telegrammi ordinari

1961, Circolari partenza, vol. V).

233

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI(1)

L. 4652. Vienna, 27 ottobre 1961.

Caro Cattani, dai miei telegrammi odierni(2) avrai rilevato l’andamento delle conversazioni con gli austriaci e delle difficoltà per condurli su una base accettabile di trattative.

Non escluderei che, con pazienza, si possano anche portare a posizioni piavanzate verso di noi.

Ho saputo che il Governo austriaco ha risposto negativamente al passo americano perché venisse ritirato il ricorso all’ONU. Tale rifiuto non mi meraviglia. Gli austriaci confidavano e confidano di arrivare ad un accordo sul mezzo pacifico prima del dibattito. Contemporaneamente sono convinti che se essi rinunciano al dibattito, da parte nostra non si avrebbe pinessuna intenzione e volontà di arrivare ad un accordo su detto mezzo pacifico. Per conseguenza, se avessero risposto positivamente agli americani, i quali evidentemente lo avrebbero subito riferito a noi, avremmo immediatamente eluso ogni ulteriore trattativa.

Vero o non vero, essi hanno e avevano questa sensazione e non potevano perciche rifiutare.

Dalla conversazione molto chiara e aperta che ho avuto ieri con Waldheim, non so se nascerà una nuova proposta piconcreta da parte degli austriaci.

Se così fosse, io resto ancora dell’opinione che bisognerebbe non perdere un minuto per arrivare ad una conclusione prima del dibattito, sempreché, naturalmente, si possa concludere con una soluzione che soddisfi ogni nostra esigenza.

Ma, se a tale conclusione non si arriva, bisogna assolutamente insistere per la discussione e, occorrendo, discutere veramente.

Waldheim mi ha detto che, dato che prima del dibattito non si poTRà concludere, sarebbe bene ottenere un rinvio del dibattito stesso. A questo certamente mirava da tempo Kreisky, con l’apertura fatta per nuove conversazioni. Se noi ci presteremo ancora una volta ai piani austriaci, finiremo veramente per passare dal banco degli accusatori a quello degli imputati.

Sarà una mera circostanza, ma, dopo il passo americano mi è stata consegnata ieri da Waldheim, in risposta alle nostre Note sulle responsabilità austriache, una Nota polemica e talvolta dura, che sembra indicare un segno di riscossa da parte austriaca.

Non escluderei comunque che di fronte ad un nostro deciso atteggiamento gli austriaci non possano essere tuttavia indotti all’ultimo momento a ricedere dal ricorso su richiesta congiunta di alcuni Stati.

Gradisci i miei picordiali e deferenti saluti E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 9, fasc. ONU, 2.


2 T. segreto urgente 40479/606 e T. segreto 40551/607 (Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza) relativi ad uno scambio di vedute avuto con Waldheim sull’ultima formula austriaca per la Commissione arbitrale e sull’ipotesi di rinvio del dibattito. La conversazione avveniva in occasione della consegna a Martino di una nota verbale di risposta a quelle italiane sulle responsabilità austriache per gli attentati(Nota verbale 32.352-5 (Pol) 61 del 26 ottobre, edita in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 12).

234

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. 22704/276. Roma, 28 ottobre 1961, ore 1.

Per quanto riguarda il nuovo testo datole da Kreisky il 23 corrente(2) vanno intanto fatte le seguenti considerazioni:

1) Nella formulazione del compito, si cerca tuttora, anche se in maniera meno vistosa che precedentemente, di creare sovrastrutture su quella che è la chiara e non contestabile definizione della controversia. L’uso di brani trasposti e variati della Risoluzione 1497 tende a snaturare il significato di questa pur mostrando di richiamarla.

2) Avendo accettato il principio di rinviare a uno strumento internazionale per la procedura, non si comprende perché si voglia poi discostarsene per la composizione e la decisione.

In particolare, se veramente si accetta il concetto che la decisione sia vincolante, non è chiaro perché si voglia ricorrere a un mezzo che per la sua natura, quale risulta dalla procedura cui vien fatto riferimento, non è concepito per prendere delle decisioni.

3) Né appare plausibile che, con tante convenzioni internazionali disponibili per le due parti, si vada a scegliere proprio una parte della Convenzione di Strasburgo non accettata dall’Italia che, come è noto, formulall’atto della ratifica la relativa riserva.

4) Ciè tanto pigrave in quanto la procedura proposta è espressamente prevista dalla Convenzione per le controversie non giuridiche.

Voler considerare tale una controversia riconosciutamente riguardante l’applicazione di un trattato, denota che da parte austriaca si mantengono finalità revisionistiche nei riguardi dell’Accordo di Parigi. Tendenze del genere, di cui sono ovvi i pericoli e che rispondono alle idee degli estremisti, non potranno in nessuna forma trovare consenziente il Governo italiano, cosciente delle sue responsabilità non solo verso il proprio Paese ma anche verso la tranquillità dell’Europa.

5) Se invece da parte austriaca si accetterà senza riserve il presupposto che la controversia deve rimanere nei limiti giuridici che sono ad essa propri e che non puessere risolta con una procedura che possa condurre a una anche parziale revisione dell’Accordo di Parigi, da parte italiana si sarà disposti ad esaminare con ogni buona volontà qualunque proposta che da tale dato di fatto logicamente discenda.

Si prega V.E. di voler svolgere tali cinque considerazioni a codesto Ministero degli Affari Esteri ed in quelle altre sedi che riterrà indicate.

Sembrerebbe opportuno in aggiunta a ciche V.E., a titolo strettamente personale, svolgesse la seguente linea di pensiero.

Il Governo italiano, come ella ha potuto constatare nella sua visita a Roma, rimane desideroso e intenzionato di raggiungere già in questa fase una soluzione, basata in particolare sull’intesa per il mezzo pacifico.

Al fine di raggiungere tale intesa esso potrebbe anche eventualmente essere disposto ad accettare una soluzione diversa da quella finora da esso propugnata, sempre-ché consona ai principi fondamentali cui non si poTRà in alcun caso rinunciare(3).

Non ci si puaspettare che, se anche il Governo italiano fosse disposto ad accettare tale diversa soluzione, esso faccia di cistato prima del dibattito alle Nazioni Unite, senza essere sicuro che ciconduca all’intesa.

La tesi che il Governo italiano sostiene anche in tale sede, per la scelta della Corte Internazionale di Giustizia, è infatti troppo logica e forte perché esso pensi a modificarla senza la certezza di un’intesa.

Il presente telegramma si riferisce ai suoi 598-599.

Con riferimento al suo telegramma n. 6054, si prega di far inoltre presente che il Governo italiano che non ha ancora ricevuto il testo della Nota Verbale austriaca, si riserva appena possibile di dare ad essa una risposta(5).


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria partenza.


2 Vedi D. 229.


3 Il testo reca, per errore, enunciare.


4 T. 40446/605 del 27 ottobre da Vienna (Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II): riassunto del testo della nota verbale austriaca di cui al D. 233, nota 2.


5 La risposta alla nota verbale austriaca fu consegnata all’Ambasciata d’Austria il 10 novembre (Nota verbale 10A/2420 pari data, edita in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 16). Per la risposta al presente documento vedi D. 237.

235

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLE AMBASCIATE A VIENNA E LONDRA E ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. segreto 22834/c. Roma, 29 ottobre 1961, ore 15,30.

Solo per New York e Londra: A Italdipl Vienna è stato telegrafato quanto segue:

Per tutti: La discussione sul terzo punto all’ordine del giorno della Commissione Politica Speciale, cioè la questione dell’Alto Adige, dovrebbe avere inizio nella settimana susseguente al 5 novembre, probabilmente all’inizio di essa.

Vogliamo sperare da parte nostra che l’Austria renda possibile prima di tale data un risultato positivo del negoziato diretto.

Anche se cinon avvenisse, troveremmo strano ma significativo che l’Austria, avendo chiesto l’iscrizione della questione all’ordine del giorno per esaurimento dei negoziati bilaterali, insista per mantenervela nonostante che essa abbia constatato che il negoziato poteva essere ripreso.

Ad ogni modo, se la discussione avrà luogo, è necessario che essa non venga rimandata ulteriormente. Infatti è già stato rilevato che per i lavori della Commissione di Studio interna l’attesa del dibattito polemico in sede ONU costituisce un fattore non (dico non) favorevole e che quindi tale scadenza va superata al pipresto.

Ma un altro motivo sostanziale per escludere ulteriori tergiversazioni è costituito proprio dall’esistenza del negoziato. Da un lato il Governo italiano non purinunciare, in attesa del dibattito, a certe riserve e precauzioni del negoziato stesso (come dal terz’ultimo capoverso del mio telegramma 276)2. Ma sopratutto il Governo italiano non è disposto a negoziare sotto pressione, ed un eventuale tentativo austriaco di rimandare il dibattito alle Nazioni Unite confermerebbe che si vuole servirsi di cicome mezzo di pressione.

Pertanto è evidente che, dalla data in cui la Commissione Speciale inizierà la discussione dell’argomento seguente all’aparTHeid fino alla data in cui la discussione sulla questione dell’Alto Adige avrà termine, il Governo italiano non considererà possibile proseguire il negoziato diretto.

D’altronde si ricorda che da parte italiana si è già venuti incontro al desiderio degli austriaci, accettando spontaneamente il rinvio della discussione a dopo le elezioni in Tirolo e che l’iscrizione della questione altoatesina al terzo punto dell’Agenda della Commissione Politica Speciale è stata concordata fra le due Parti e fissata dalla Commissione stessa senza discussioni o riserve.

Pertanto si prega V.E. di far presente a codesto Ministero degli Affari Esteri che non dubitiamo che da parte austriaca ci si atterrà, nel caso si giunga al dibattito davanti alle Nazioni Unite, a quanto stabilito per ciche concerne la data d’inizio del dibattito medesimo(3).

Solo per New York: Si prega informare Italdipl Washington.


1 Telegrammi segreti 1961, Circolari partenza.


2Vedi D. 234.


3Per la risposta vedi D. 237.

236

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

L. Roma, 30 ottobre 1961.

Caro Presidente, per il caso che avvengano a Roma degli incontri con il Cancelliere austriaco, ti riassumo i termini ultimi della questione.

Il sorgere del movimento Aufbau credo abbia operato pinegativamente che positivamente; Magnago resta sempre contrario al movimento e l’uomo dell’«Austria» dove i suoi contatti con quegli uomini di Stato sono continui.

È quindi probabile che la tesi piavanzata (autonomia piena della Provincia di Bolzano) sarà sostenuta dalla maggioranza dei membri eletti, di lingua tedesca, nella Commissione presieduta da P. Rossi. Percila nota proposta austriaca, nella prima parte (come ebbi già a dirti)2, cioè in quella che internazionalizzi i provvedimenti che il Governo italiano prenderà a seguito degli studi della Commissione stessa, non è accoglibile: essa rimette sostanzialmente ai membri di lingua tedesca della Commissione il giudizio dell’adempimento, o meno, a mezzo dei provvedimenti presi, dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Anche la seconda parte della proposta, che riguarda la scelta del mezzo pacifico, ha, come saprai, formato oggetto di ampio scambio di vedute fra noi e l’Austria. Noi abbiamo sempre mantenuto fermo che il mezzo pacifico deve aver carattere di giuridica soluzione della controversia; l’Austria ha finora sempre rifiutato, cercando di sottrarsi in pari tempo alla discussione della controversia alle Nazioni Unite. Per forzare la mano, abbiamo ieri telegrafato all’Ambasciatore Martino(3) di comunicare che si sospendano le conversazioni sulla proposta Kreisky dalla data per la quale è previsto l’inizio della discussione all’ONU sino a che non avrà avuto luogo.

Credo che, effettuata questa discussione, i lavori della Commissione Rossi e le nostre trattative bilaterali, potranno avere una maggiore libertà.

[Antonio Segni]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, ottobre 1961.


2Vedi D. 219.


3Vedi D. 235.

237

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 41010/612. Vienna, 31 ottobre 1961, ore 20,30 (perv. ore 21).

Oggetto: Alto Adige.

Ho avuto stamane lunga conversazione con Ambasciatore Waldheim al quale ho illustrato punto di vista Governo italiano di cui ai telegrammi di V.E. 276 e 22834/c.2.

Relativamente contenuto telegramma 22834/c. Waldheim mi ha detto che Governo austriaco, fedele precedente intesa, non (dico non) intende sollevare eccezioni o chiedere rinvio dibattito dopo discussione problema aparTHeid. Si è augurato tuttavia che prima del dibattito conversazioni in corso possano concludersi positivamente.

Dopo di che Waldheim mi ha consegnato nuovo testo proposte austriache(3). Per quanto riguarda mezzo pacifico procedura mi sono fatto fornire chiarimenti su testo, dal quale potrebbe desumersi che Commissione proposta sia qualcosa di diverso da organo previsto in convenzioni 1899 o 1907, dato che documento austriaco fa riferimento a dette convenzioni soltanto per procedura. Egli mi ha detto, e mi sono fatto ripetere, che una volta stabilito compito organo giudicante, si potrebbe fare riferimento puramente e semplicemente all’una o all’altra convenzione tanto per l’organo quanto per la procedura. Solo dovrebbero essere apportate modifiche ad alcune clausole di procedura oggi non rispondenti allo scopo. Per cisi è riferito a recenti conversazioni del Prof. Monaco col Ministro Kirchschlaeger e mi ha dato un appunto a titolo indicativo.

Per quanto riguarda invece compiti organo giudicante, si insiste da parte austriaca su citazione scopo accordo di Parigi contenuta anche in risoluzione ONU.

Ad ogni buon fine comunico che Waldheim mi ha detto che eventuale accordo su mezzo pacifico deve essere ratificato da Parlamento aggiungendo tuttavia che non ritiene potrebbe sorgere alcuna difficoltà.


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II.


2 Vedi DD. 234 e 235.


3 Il nuovo testo, trasmesso a Roma da Martino in pari data, era il seguente: «Commissione per il componimento del conflitto fra l’Austria e l’Italia sulla questione del Sud Tirolo. Compito: Regolamento del conflitto fra l’Austria e l’Italia sull’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, che, ai sensi della risoluzione della XV Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 31 ottobre 1960, prevede la creazione di un sistema, “che deve garantire agli abitanti di lingua tedesca della predetta Provincia una completa uguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nella cornice di disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca”. Composizione: Sette membri (singole persone), di cui tre nominate dall’Austria e tre dall’Italia. I sei membri eletti dall’Austria e dall’Italia eleggono un settimo membro come Presidente. Nel caso di un mancato accordo sulla elezione del Presidente, la nomina del Presidente dovrà avvenire, entro un termine adeguato, attraverso il Presidente dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa. Procedura: La procedura davanti alla Commissione dovrà essere regolata nell’Accordo tra l’Austria e l’Italia mediante il quale verrà istituita la Commissione stessa. A tale proposito potrebbero ragionevolmente (sinngemäss) servire di base – in quanto non contrastino con altre parti di questa proposta – le disposizioni procedurali: a) del terzo capitolo della Convenzione per la soluzione pacifica di controversie internazionali del 29 luglio 1899, oppure b) lo stesso capitolo della Convenzione omonima del 18 ottobre 1907. Decisione: La decisione della Commissione sarà vincolante per entrambe le parti e verrà fissata per iscritto in un apposito strumento. Eventuali divergenze di opinione sulla interpretazione e sull’applicazione della decisione saranno a loro volta decise mediante un tribunale arbitrale o attraverso la Corte Internazionale di Giustizia» (Telespr. riservato 4679/2513, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, ottobre 1961). Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 14.

238

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. riservato 41070/667. New York, 1° novembre 1961 (perv. ore 10,30).

Oggetto: Alto Adige.

Americani su istruzioni Dipartimento ci hanno informato di quanto segue in relazione prossimo dibattito Alto Adige.

a) Dipartimento non è convinto che nostri motivi per immediato dibattito siano buon argomento perché teme invece che tale dibattito possa interferire negativamente su attività Commissione studio: peraltro non intende assolutamente interferire su nostra azione a riguardo e non ci chiede quindi di rinviare. Tale rinvio sarebbe stato suggerito nel caso data dibattito fosse stata anteriore a visita dirigenti austriaci Roma in occasione anniversario pontificio nella speranza che potesse in tale occasione prodursi qualche utile contatto: ma discussione aparTHeid porta ormai comunque inizio dibattito a data successiva tale visita;

b) americani per quanto riguarda sostanza dibattito intendono seguire analogo atteggiamento scorso anno;

c) Dipartimento spera che sarà a noi possibile evitare «forti termini di denunzia degli austriaci che porterebbero a simile risposta da essi e in tal modo nuocerebbero attività Commissione studi e andamento negoziati bilaterali».

Ai tre punti predetti abbiamo risposto d’accordo con On. Martino come segue:

a) ancora una volta abbiamo spiegato che eliminazione dibattito toglierà ad Austria ed alto atesini in Commissione studio tentazione dimostrarsi irragionevoli nella vana speranza ottenere incoraggiamenti a ONU; altrettanto vale nei riguardi negoziati bilaterali con Austria;

b) prendiamo nota con soddisfazione;

c) purtroppo nessun affidamento possiamo dare a riguardo che anzi è inevitabile che da parte nostra si indichino chiaramente responsabilità austriache in violazione punto tre risoluzione scorso anno. Manifestazioni terroristiche e prove responsabilità austriache che abbiamo sono tali che non ci consentono passarvi sopra in dibattito che non noi ma austriaci hanno voluto e per il quale malgrado ammonimenti ancora insistono. A parte ogni altra considerazione opinione pubblica italiana non consentirebbe impostazione che non denunziasse gravi responsabilità austriache.

Colleghi americani qui ci hanno aggiunto che Dipartimento aveva lasciato Delegazione libera esercitare eventuale altro passo presso austriaci per insistere su rinunzia dibattito per tutta sessione ma essi non si proponevano procedervi sembrando tale passo inutile e anzi controproducente. Abbiamo insistito perché tornassero farne parola Matsch anche se in forma attenuata o personale: abbiamo confidato loro in via del tutto segreta che in questi giorni facevamo passo a Vienna per dire che a partire da fine dibattito aparTHeid consideravamo sospesi contatti bilaterali finché dibattito su Alto Adige fosse tolto di mezzo. Questo nostro passo e prossima visita Roma Kreisky potevano produrre atteso risultato e nuovo passo americano avrebbe potuto contribuirvi.

Americani ci hanno infine chiesto a quale tipo risoluzione conclusiva andassimo pensando. Abbiamo detto che decisione finale non era ancora presa considerando noi ancora tra l’altro possibilità che dibattito termini senza risoluzione. Ad ogni modo ritenevamo che una risoluzione avrebbe dovuto contenere:

a) deplorazione terrorismo;

b) invito proseguire negoziati diretti;

c) indicazione precisa Corte Aja in caso fallimento negoziati.

Americani ci hanno infine detto che non avevano ancora deciso se pronunziare intervento in dibattito o meno: abbiamo osservato che ove vi fosse stato un certo numero interventi silenzio americano specie quando anno scorso avevano parlato, sarebbe stato da noi registrato sfavorevolmente.

Telegrafato Roma Washington.


1 Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II.

239

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. riservato 41185/669. New York, 2 novembre 1961, ore 7,30 (perv. ore 8,30).

Oggetto: Alto Adige.

Mio 6672.

Americani ci hanno informato aver parlato ad austriaci esponendo loro, in termini appropriati, i tre punti su cui ci hanno intrattenuto ieri. Ciallo scopo di sottolineare loro a) che non (dico non) intendono esercitare alcuna azione per ritardare dibattito e cimalgrado continuino a ritenere che meglio sarebbe evitare del tutto dibattito stesso nella presente sessione e b) che non (dico non) intendono esercitare su Italia alcuna azione quale quella desiderata da austriaci intesa far includere in terms of reference eventuale connessione nota frase riferentesi alla salvaguardia carattere etnico ecc. ecc., c) che americani considerano terminata loro azione di «honest brokers» intesa a cercare evitare dibattito e d) che infine quando dibattito si farà austriaci non possono aspettarsi da americani differente atteggiamento da quello anno scorso.

Interlocutore americano ci ha detto che reazione austriaca a tale comunicazione è stata assai emozionale. In modo particolare austriaci hanno insistito su opportunità appoggio americano ad eventuale mossa che a termine dibattito aparTHeid, austriaci facessero per ulteriore rinvio dibattito. Detto interlocutore aveva ricavato impressione che austriaci stiano considerando seriamente di avanzare al momento opportuno proposta in questo senso nel Comitato politico speciale.


1 Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II.


2Vedi D. 238.

240

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 41272/615. Vienna, 2 novembre 1961, ore 20 (perv. ore 20,30).

Oggetto: Alto Adige.

Seguito mia conversazione telefonica con Ambasciatore Fornari. Confermo di avere comunicato a Waldheim contenuto telegramma di V.E. 276 del 28 ottobre(2) ivi compreso punto cinque, e che il testo con le nuove proposte austriache già predisposto mi è stato consegnato da Waldheim durante lo stesso colloquio(3).

Colgo occasione per riconfermare che nel corso dei miei colloqui alla Ballhaus ho sempre fatto presente che presupposto di un eventuale accordo è quello di considerare controversia come giuridica e che per tale motivo riusciva a noi estremamente difficile discostarci da tesi Corte Internazionale (vedi da ultimo mio telegramma 607)4. Desidero in particolare ricordare quanto esplicitamente e senza possibilità di equivoci dissi a Steiner 12 ottobre u.s., ripetendolo poi a Waldheim nel corso dello stesso giorno: a Steiner che metteva in dubbio la nostra volontà di raggiungere accordo nel corso delle presenti conversazioni risposi che egli si sbagliava; che peril limite alla nostra sincera volontà di accordarci era dato dal riconoscimento che nella specie trattasi di questione giuridica e che senza un tale riconoscimento il disaccordo poteva protrarsi anche per venti anni.

Poiché da parte austriaca si è già dato segno di voler utilizzare presso terzi in conversazioni in corso, ed anche alterando contenuto, mi domando se non potrebbe essere opportuno fissare in un appunto scritto anche confidenziale nostre eventuali osservazioni a nuove proposte austriache, nonché presupposti indispensabili per un auspicabile accordo(5).


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 234.


3Vedi D. 237.


4Vedi D. 233, nota 2.


5Vedi D. 244.

241

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK E ALLE AMBASCIATE A LONDRA, PARIGI, VIENNA E WASHINGTON(1)

T. segreto 23470/c. Roma, 7 novembre 1961, ore 24.

Solo per Vienna: A Italdipl Londra Parigi Washington e Italnation è stato da me telegrafato quanto segue:

Per tutti: Le ultime proposte dell’Austria, delle quali si è tenuta al corrente l’E.V., sono state oggetto di un esame accurato dal quale è emerso che i rispettivi punti di vista non sono soltanto separati da questioni di dettagli, come si viene asserendo da parte austriaca, ma da una questione che concerne il fondo stesso del problema e cioè la natura della controversia. Dalla definizione esatta di tale natura dipendono sia la scelta del mezzo pacifico per risolverla, sia i criteri ai quali l’organo giudicante dovrebbe attenersi.

Pertanto oggi abbiamo fatto presente al Direttore Generale degli Affari Politici austriaco, che si è trattenuto a Roma dopo la partenza del Cancelliere Gorbach e del Ministro degli Esteri Kreisky(2), che ci sembrava, nell’interesse della chiarezza del negoziato e ad evitare equivoci futuri, indispensabile risolvere in via preliminare la questione se da parte austriaca si riconoscesse che la controversia, essendo sorta dall’applicazione dell’Accordo di Parigi – come riconosciuto anche dalla Risoluzione delle Nazioni Unite del 1960 – andava risolta «secondo diritto» e ci siamo riservati di fargli pervenire un promemoria scritto con l’esatta formulazione del nostro quesito al pipresto(3).

Waldheim si è riservato di comunicare a Vienna il quesito e di farci avere al pipresto una risposta.

Tutto lascia prevedere peraltro che la risposta austriaca non poTRà giungerci prima della partenza per New York della Delegazione italiana per il dibattito alle Nazioni Unite, di cui è previsto per lunedì tredici corrente l’inizio.

Quanto precede per sua conoscenza e norma di linguaggio.

Solo per Londra Parigi e Washington: nonché per l’interessamento che V.E. vorrà svolgere affinché codesto Governo rinnovi alla sua Delegazione a New York le istruzioni di appoggiare efficacemente l’azione della nostra Delegazione che sarà presieduta da me.


1 Telegrammi segreti 1961, Circolari partenza.


2 Gorbach e Kreisky erano stati a Roma per le cerimonie in occasione dell’anniversario dell’inizio del pontificato di Giovanni XXIII (4 novembre). Waldheim e Steiner, pur non facendo parte della delegazione, erano a Roma per eventuali consultazioni (T. 41561/621 del 5 novembre da Vienna, in Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II). Sull’incontro avuto con Fanfani e Segni in occasione della visita, Gorbach rilasciò alla stampa austriaca le seguenti dichiarazioni: «Domenica [il 5] nostra Delegazione è stata ospite del Presidente Consiglio Ministri italiano, Fanfani, ad una colazione cui hanno partecipato anche Ministro Esteri Segni, Ministro Interni Scelba e alti funzionari. Questo primo incontro dopo tre anni, tra un Capo di Governo italiano e un Capo di Governo austriaco è durato complessivamente tre ore. Durante colloquio si è presentata occasione di trattare tutti i problemi e questioni internazionali che hanno un interesse per le due parti. Naturalmente si è parlato anche del problema sudtirolese. Dimostrerebbe di non conoscere le regole della politica internazionale chi pensasse che una sola conversazione, per quanto lunga ed esauriente, potesse risolvere o addirittura far sparire un così difficile problema. Ma posso dire che nel corso della conversazione le due parti hanno esposto francamente i propri punti di vista. In questa occasione si è manifestata chiaramente necessità e disposizione di condurre immediatamente problema sudtirolese ad una giusta soluzione. Il Capo della Direzione Affari Politici Occidentali del Ministero Esteri austriaco, Ambasciatore Waldheim, giunto a Roma la settimana scorsa con Sottosegretario Steiner, vi è rimasto per esaminare e trattare ulteriormente sul posto alcune questioni di dettaglio del problema sudtirolese. Concludendo, vorrei ripetere la mia constatazione fatta al principio: la visita a Roma ha offerto alla nostra Delegazione l’occasione per preziose conversazioni e la possibilità di esporre i principi fondamentali della nostra politica e di cercare partendo da questa base la soluzione di questioni ancora aperte» (T. 41652/623 del 6 novembre da Vienna, ibidem).


3 Vedi D. 244.

242

IL CAPO DELLA DELEGAZIONE PRESSO L’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ONU, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 41845/6932. New York, 7 novembre 1961, ore 20,30 (perv. ore 2,10 dell’8).

Oggetto: Alto Adige.

Preoccupato da vari indizi che indicavano freddezza Delegazione Argentina anche nei riguardi prossima trattazione questione Alto Adige, ho avuto un franco colloquio con Amadeo. Egli mi ha confermato in via del tutto confidenziale aver ricevuto giorni fa direttive del suo Governo nel senso che Argentina dovrà in dibattito quest’anno mantenersi completamente passiva salvo nel voto finale a comportarsi su linee anno passato; tali direttive, concludeva comunque Buenos Aires, potranno essere seguite da ulteriori istruzioni. Amadeo mi ha aggiunto che tale atteggiamento Governo argentino dipende dal fatto che esso è scontento posizione Governo italiano su varie questioni che toccano vivamente interesse argentino e specialmente:

a) conseguenze del MEC in generale (telespresso urgente Rappresentanza 053 del 21 ottobre)3 e in particolare delle misure adottate nel quadro MEC da Italia contro importazione carni bovine;

b) recente sequestro a favore interessi privati di un aereo argentino che se ho ben compreso portava in Italia cardinale argentino.

Amadeo era molto spiacente situazione determinatasi a seguito detta direttiva che impediva a sua Delegazione avere in discussione su Alto Adige quella parte di attivo e vorrei dire principale avvocato tesi italiana che tenne scorso anno. Aveva impressione che se da parte italiana fosse possibile fare un gesto indicante buona volontà superare queste difficoltà momentanee sarebbe ancora possibile far modificare direttiva stessa; in tal senso interpretava riserva Buenos Aires circa possibilità nuove ulteriori istruzioni.

Segnalo questo non solo e non tanto per importanza che puavere per noi anche quest’anno in dibattito alto-atesino appoggio attivo Argentina: a questo stiamo già adoperandoci ovviare cercando puntare su qualche altro Paese latino-americano amico e particolarmente Percui Delegato Belaunde gode particolare prestigio.

Ma quanto ho sentito da Amadeo, che conferma atteggiamento tenuto in corso questa Assemblea da Delegazione Argentina, testimonia di un deteriorarsi relazioni italo-argentine tradizionalmente così amichevoli, del quale non avevo altrimenti sentore e che ritengo vada esaminato con ogni dovuta serietà. Non solo ma temo che simili reazioni, con riflessi su dibattito alto-atesino, potremmo avere anche da altre delegazioni latino-americane, come certi interventi vivacemente anti MEC in dibattito su questioni economiche lasciano intravvedere.


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Non rinvenuto.

243

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA E ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. segreto 23643/281 (Vienna) 363 (New York). Roma, 9 novembre 1961, ore 23,30.

Solo per Italnation New York: Per l’Onorevole Martino.

Ho telegrafato quanto segue a Vienna:

Per tutti: Confermando la telefonata dell’Ambasciatore Fornari, non posso non esprimere il mio stupore per il tentativo austriaco presso il Presidente della Commissione Politica Speciale per ottenere un nuovo rinvio della discussione per l’Alto Adige. A tale proposito, basti che ricordi che oltre alle assicurazioni espresse dall’Ambasciatore Waldheim sia a V.E. sia all’Ambasciatore Fornari qui a Roma, lo stesso Ministro Kreisky, quando io gli chiesi se egli potesse accettare di iniziare il 16 invece che il 13, risposemi o il 13 o alla fine sessione.

Pertanto vi è da domandarsi in quale forma debba aver luogo un’intesa con l’Austria, anche puramente procedurale, perché si possa essere certi che da parte austriaca ci si attenga ad essa.

Solo per New York: Come intesi, conto vederti all’aeroporto di Fiumicino sabato mattina [l’11] dopo arrivo tuo aereo e prima mia partenza ore 10,45 per scambiare notizie e idee.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.

244

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ALL’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA(1)

Promemoria(2). Roma, 9 novembre 1961.

In relazione alle «nuove proposte austriache» presentate all’Ambasciatore d’Italia a Vienna in data 31 ottobre 19613, il Ministero degli Affari Esteri ha l’onore di attirare l’attenzione dell’Ambasciata d’Austria sulla necessità, al fine di consentire al Governo italiano di definire il proprio atteggiamento, di chiarire alcuni punti preliminari essenziali delle dette «proposte» che risultano ancora oscuri, nonostante i chiarimenti ripetutamente richiesti dall’Ambasciata a Vienna, e pertanto si onora di formulare i seguenti quesiti:

1. Concorda il Governo austriaco sul punto che il regolamento della controversia tra l’Italia e l’Austria, detta controversia concernendo esclusivamente l’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, deve essere fatto «secondo diritto»?

2. Negli intendimenti del Governo austriaco, l’organo, al quale secondo le sue proposte i due Governi deferirebbero il regolamento secondo diritto della controversia che li divide, è da considerarsi un tribunale arbitrale basato sul Cap. 1 del Titolo IV della Convenzione dell’Aja del 29 luglio 1899 per il regolamento pacifico delle controversie internazionali; oltre che tenuto a conformarsi, per quanto non diversamente disposto con accordo fra le Parti, alle regole di procedura del Cap. 3 di detto Titolo IV?

3. Ritiene il Governo austriaco che nel proposto accordo per l’istituzione dell’organo previsto al precedente punto 2 sia essenziale fare menzione altresì della questione di cui ai punti 1, 2 e 3 delle proposte austriache presentate a New York il 22 settembre u.s.4; in caso affermativo insiste il Governo austriaco sulle formulazioni in detti punti prospettate?5


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, novembre 1961. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 15.


2 Consegnato da Fornari a Waldheim in pari data.


3 Vedi D. 237.


4 Vedi D. 213, Allegato.


5 Per la risposta austriaca vedi D. 248.

245

L’AMBASCIATORE A BRUXELLES, GHIGI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservatissimo 3939/18202. Bruxelles, 9 novembre 1961.

Oggetto: Questione Alto Adige. Riunione della Sottocommissione dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa.

Riferimento: Mio telegramma n. 281 di ieri(3).

Questa Ambasciata era stata cortesemente informata dal Presidente del Senato belga, Paul Struye, che l’8 corrente si sarebbe riunita a Bruxelles – sotto la presidenza dello stesso Struye – la Sottocommissione designata dall’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa per interessarsi al problema dell’Alto Adige.

L’On. Bettiol è intervenuto ieri alla seduta insieme al deputato alto-atesino di lingua tedesca Ebner, ai deputati austriaci Toncic e Strasser e al Senatore svedese Elmgren. Il deputato britannico Macmillan, che avrebbe dovuto essere il relatore, non è venuto a Bruxelles, ed è stato deciso che Struye assuma anche le funzioni di relatore.

Iersera l’On. Bettiol mi ha rimesso il testo del comunicato stampa, che ho subito telegrafato a codesto Ministero (mio 281) e mi ha informato dell’andamento della riunione.

Riferisco qui di seguito quanto dettomi dall’On. Bettiol nel corso del colloquio.

La riunione si è aperta con un esposto dell’On. Toncic che il mio interlocutore mi ha riassunto come segue. Il deputato austriaco ha condannato le manifestazioni di violenza ma ha sottolineato l’esistenza di una responsabilità comune dell’Italia e dell’Austria sul problema alto-atesino e sulla necessità di pacificazione della zona. Tale responsabilità comune deriverebbe dal fatto che esiste l’Accordo De Gasperi-Gruber, dall’inserimento di tale Accordo nel trattato di pace, dalla risoluzione dell’ONU che ad esso si riferisce, dalla situazione particolare esistente in quella zona di frontiera. Secondo Toncic permane sia in Austria che tra la popolazione alto-atesina un senso di frustrazione e di malessere: si risente tuttora l’ingiustizia dell’attribuzione dell’Alto Adige all’Italia – anche se non si rimette in questione tale attribuzione – né si è spenta l’eco della mancata accettazione, da parte degli Alleati, della solenne petizione loro rimessa dopo la guerra da 175 mila alto-atesini. Ciche, secondo il deputato austriaco, viene risentito in modo particolare è che non sia stata concessa all’Alto Adige quella autonomia provinciale nel cui quadro la popolazione di lingua tedesca si sarebbe trovata in maggioranza anziché costituire – come in effetti si verifica – una minoranza nel quadro regionale. All’osservazione dell’On. Bettiol che lo statuto regionale era stato accettato come soddisfacente dagli esponenti alto-atesini, Toncic ha risposto che ciera vero; ma si trattava di accettazione di uno statuto unilateralmente elaborato e predisposto soltanto da parte italiana; al che l’On. Bettiol ha ribattuto che invece gli alto-atesini erano stati man mano interpellati nel corso dell’elaborazione dello statuto stesso.

Toncic ha proseguito affermando che l’Italia ha sempre inteso l’autonomia in termini restrittivi, sia sotto l’aspetto linguistico che sotto altri aspetti; ed ha rilevato che ciaveva ripetutamente trovato conferma nell’atteggiamento della Corte Costituzionale su questioni scolastiche. La situazione è insoddisfacente, anche se da parte italiana si afferma il contrario: e del fatto che essa sia insoddisfacente è convinta la SVP che rappresenta la stragrande maggioranza degli abitanti di lingua tedesca della zona.

Secondo Toncic è un errore di insistere sulla competenza della Corte dell’Aja, in quanto non si tratta di problema esclusivamente giuridico. Vi sono invece in esso numerosi aspetti psicologici e politici che la Corte non puvalutare. Non si tratta di lagnanze per singoli casi di non applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Le lagnanze sono lagnanze di tutto il gruppo etnico perché i diritti del gruppo stesso non sono rispettati. Non vi è un’equiparazione completa della lingua tedesca a quella italiana nei pubblici uffici: il tedesco, che naturalmente dovrebbe essere in eSPANsione, è invece in via di restrizione. Manca l’elemento tedesco nei pubblici uffici; e così via. Nell’incontro di Zurigo l’Italia ha proposto una delega dei poteri della Regione alla Provincia: è una soluzione che non puessere considerata soddisfacente poiché non vi sono garanzie che tale delega non verrà poi revocata o ridotta.

Da parte austriaca, ha proseguito Toncic, la Commissione nominata dal Ministro Scelba è vista con interesse: essa costituisce un progresso. Se, come egli si augura, essa darà buoni risultati occorrerebbe raccoglierli in un protocollo italo-austriaco: le eventuali contestazioni che potessero sorgere sull’applicazione di tale protocollo dovrebbero essere giudicate da una Commissione arbitrale composta da tre italiani e tre austriaci i quali dovrebbero nominare il proprio Presidente (in caso di mancato accordo su tale nomina, essa verrebbe effettuata dal Consiglio d’Europa).

L’On. Bettiol, per parte sua, ha letto ed illustrato – con riferimento anche ai documenti messi a disposizione dalla Sottocommissione – l’ampio promemoria fornitogli da codesto Ministero. Tenuto conto dell’atmosfera in cui si è svolta la riunione e di altre considerazioni, egli ha omesso di leggere le pagine da 2 a 7 (sommario etnico-storico-geografico) nonché – da pagina 17 a pagina 20 – alcune delle indicazioni piesplicite sui legami e responsabilità dirette del Governo austriaco nei riguardi dell’attività terroristica.

L’intervento dell’On. Ebner non avrebbe avuto – secondo il mio interlocutore – carattere animoso né sleale; tuttavia il deputato alto-atesino ha sottolineato gli aspetti politici della questione ed ha lasciato intendere la necessità che si vada oltre i termini dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Nel richiamarsi alle dichiarazioni di Toncic sulla mancanza dell’elemento tedesco nei pubblici uffici, l’On. Ebner ha messo in evidenza le difficoltà che i cittadini italiani di lingua tedesca incontrano, per ragioni obiettive, nei concorsi di ammissione alle carriere statali; nonché la difficoltà per essi, ove siano entrati a far parte dell’Amministrazione, di essere destinati in Alto Adige. Altra ragione di lamentela manifestata dall’Ebner è che la strutturazione del problema scolastico rimane ancora nelle mani dello Stato o della Regione anziché della Provincia.

Il Senatore Struye, per parte sua, avrebbe osservato che nell’insieme non gli sembrava che vi siano dei punti profondamente contrastanti. Ha espresso la convinzione che in fondo si tratta di contrasti in famiglia, da risolvere nell’ambito del Consiglio d’Europa anziché in seno alle Nazioni Unite dove intervengono i negri e gli asiatici.

Essendo stato proposto dai parlamentari austriaci e dall’On. Ebner che Struye (il quale, come sopra indicato, è diventato anche relatore della Sottocommissione) si rechi anche a Bolzano oltre che a Roma ed a Vienna, l’On. Bettiol ha rilevato l’inopportunità della proposta, mettendo in evidenza che qui non si tratta affatto di una Commissione d’inchiesta ed accennando al pericolo che una visita in loco – propagandisticamente sfruttata dagli estremisti – possa essere ulteriore fonte di disordini e di atti di violenza. Struye ha concordato con tali argomentazioni ed è stato deciso che egli si limiterà a recarsi a Roma (dove l’On. Bettiol prevede egli intenda andare prima di Natale) e a Vienna. Struye ha chiesto all’On. Bettiol di fargli possibilmente avere un appunto che chiarisca il carattere della delega dei poteri della Regione alla Provincia e le garanzie di permanenza da cui tale delega sarebbe accompagnata. Egli ha manifestato il suo desiderio di incontrare, nel corso della sua visita a Roma, il Presidente del Consiglio, l’E.V., il Presidente della Regione e quello del Consiglio Provinciale di Bolzano nonché i parlamentari alto-atesini.

Lo svedese Elmgren, secondo quanto dettomi dall’On. Bettiol, si è completamente astenuto dal prendere la parola nel corso della riunione.

In sede di redazione del comunicato stampa, dato il richiamo al «Consiglio d’Europa e allo spirito che lo anima», l’On. Bettiol ha richiesto ed ottenuto che si inserisse il periodo in cui si afferma che la soluzione deve essere nel quadro dell’Accordo del 1946 e nello spirito della Risoluzione 156 e della Raccomandazione 213 dell’Assemblea Consultiva nonché della Risoluzione dell’ONU del 31 ottobre 1960.

I membri della Sottocommissione, mi ha detto l’On. Bettiol, sono rimasti d’accordo di non riunirsi se non dopo le visite del Presidente Struye a Roma e a Vienna. Lo stesso Struye ha perlasciato intendere che a suo avviso, se la discussione all’ONU sarà inconcludente, occorrerà che il Consiglio d’Europa prenda una decisione, tanto piche tale sarebbe stata la volontà manifestata dalla Commissione Politica dell’Assemblea Consultiva nel corso di una riunione alla quale sarebbero intervenuti – da parte italiana – gli Onorevoli Montini e Santero.

Secondo quanto dettomi dal mio interlocutore, la riunione si è svolta in una atmosfera di spirito europeo, pur emergendo la fermezza delle tesi sostenute dall’una e dall’altra parte.

Ho ritenuto opportuno di riferire in dettaglio le informazioni datemi dall’On. Bettiol, anche in vista dell’imminente dibattito all’ONU sulla questione alto-atesina.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 T. 41945/281 pari data, riportava il testo del comunicato stampa emanato al termine della riunione della Sottocommissione per l’Alto Adige dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa (Telegrammi ordinari 1961, Belgio arrivo e partenza).

246

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A BUENOS AIRES E ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU A NEW YORK(1)

T. segreto 23644/181 (Buenos Aires) 364 (New York). Roma, 10 novembre 1961, ore 1,30.

Oggetto: Atteggiamento della delegazione argentina sulla questione dell’Alto Adige.

Solo per New York: Suo 6932.

Per On. Martino.

A Buenos Aires è stato telegrafato quanto segue:

Solo per Buenos Aires: Telegramma ministeriale 1803.

Per tutti: È stato registrato da parte del Governo italiano con dolorosa perplessità l’improvviso indizio di freddezza da parte della delegazione argentina all’ONU nei nostri riguardi che non punon venire interpretato quale un preludio all’atteggiamento passivo argentino nel dibattito sull’Alto Adige all’ONU.

Poiché pare che tale freddezza sarebbe stata provocata dalle reazioni del Governo argentino circa le note questioni sull’importazione di carni bovine e il caso Gronda, V.E. vorrà rappresentare costì la viva sorpresa del Governo italiano per l’incomprensibile rilievo politico che è stato dato da parte argentina ai due episodi sostanzialmente marginali nei rapporti tra i due Paesi, che sono improntati a reciproca leale collaborazione e solidarietà ribadite anche nel corso delle recenti manifestazioni ad altissimo livello.

Citanto piche la questione delle carni bovine è stata oggetto della nostra buona volontà come risulta dal telegramma ministeriale 23383/c.4 e per quanto riguarda il sequestro di beni di proprietà dello Stato argentino avvenuto oltre un anno fa il Governo italiano si è immediatamente adoperato affinché avesse luogo il dissequestro ottenendo tale risultato solo dopo pochi giorni. D’altra parte questa Ambasciata argentina è al corrente dei continui sforzi del Governo italiano intesi a tutelare gli interessi argentini di fronte agli attacchi giudiziari di Gronda.

V.E. vorrà sottolineare altresì che da parte italiana è stata recentemente autorizzata l’operazione di costruzione del gasodotto Comodoro Rivadavia-Buenos Aires da costruirsi a cura dell’ENI con un nostro impegno finanziario pari a $ 200 milioni oltre a 100 milioni di dollari di interessi e con termini di pagamento fino a 15 anni a favore dell’Argentina. Questa concessione italiana, per cui il Presidente Frondizi ha esplicitamente manifestato un grande interesse, rappresenta un notevole contributo per l’attuazione di piani di sviluppo economici in Argentina, e cisecondo espresse dichiarazioni delle autorità argentine.

Inoltre, da parte italiana si è disposti ad esaminare con favorevole disposizione la partecipazione ai noti grandi progetti di bonifiche e di impianti idro-elettrici Chocon-Cerro Colorado, per cui il Presidente Frondizi ha sollecitato l’interessamento italiano.

Infine non è da dimenticare che l’Argentina è in testa tra tutti i Paesi del mondo a cui l’Italia ha concesso facilitazioni creditizie ed assicurazioni a carico dello Stato di crediti all’esportazione.

Come V.E. sa è mia intenzione visitare l’Argentina: visita che potrebbe aver luogo dopo il dibattito all’ONU sulla questione dell’Alto Adige e che presuppone naturalmente un’atmosfera propizia(5).


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 Vedi D. 242.


3 T. 23631/180 del 9 novembre, ritrasmetteva a Buenos Aires il D. 242 (Telegrammi ordinari 1961, Argentina arrivo e partenza).


4 Del 6 novembre, non pubblicato.


5 Con T. segreto 42305/216 dell’11 novembre l’Ambasciatore a Buenos Aires, Babuscio Rizzo, riferiva dei colloqui avuti sulla questione con il Direttore Generale degli Affari Politici e con il Sottosegretario agli Esteri. Con successivo T. segreto 42596/218 del 13 novembre l’Ambasciatore dava conto del colloquio avuto con il Ministro degli Esteri Carcano sugli stessi argomenti in esecuzione delle presenti istruzioni, riportando le assicurazioni ricevute circa l’appoggio che la Delegazione argentina, fidando in un impegno italiano per la soluzione delle questioni in sospeso, avrebbe garantito (Telegrammi segreti 1961, Argentina arrivo e partenza). Il 14 novembre Segni, a New York in occasione del dibattito all’ONU, intratteneva sulla questione l’Ambasciatore Amadeo (T. 42591/722, in Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II). Con T. segreto 24269/419 per New York del 16 novembre Russo riferiva a Segni: «Ho ricevuto oggi questo Ambasciatore Argentina che mi ha consegnato Memorandum con cui, preso atto del pronto interessamento Governo italiano per favorevole soluzione problemi importazioni carni e caso Gronda, comunica che Delegazione argentina New York voterà a favore tesi italiana e, se necessario, interverrà nel dibattito in nostro appoggio» (Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza).

247

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 42205/636. Vienna, 10 novembre 1961, ore 19 (perv. ore 19,30).

Oggetto: Alto Adige.

Seguito mio telegramma 6332.

Secondo Steiner Consiglio Ministri austriaco avrebbe deciso riconoscere natura giuridica questione Alto Adige; malgrado ciegli pensa che Governo italiano non sarebbe disposto accordarsi su scelta mezzo pacifico conseguente a tale riconoscimento. Non so quanto supposizione Steiner sia fondata. Mi rendo d’altra parte conto perplessità addivenire accordo, nonostante legittima aspettativa austriaca dopo che Governo Vienna ha via via accolto nostre eccezioni a sue varie proposte. Consapevolezza avere a disposizione organo giudicante in caso fallimento lavori Commissione di Studio per Alto Adige potrebbe infatti far pensare a possibile irrigidimento delle richieste dei rappresentanti alto-atesini, mentre mantenendo incertezza su tale mezzo pacifico essi potrebbero essere indotti accordarsi su posizioni moderate. Inoltre puapparire opportuno mantenere da parte nostra tesi Corte Aja nel presupposto che Governo austriaco non riuscirà raggiungere in sede ONU maggioranza su altro mezzo. Potrebbe anche pensarsi essere possibile raggiungere accordo, su stesse basi oggi raggiungibili, anche dopo eventuale fallimento lavori Commissione Studi per Alto Adige. Mi rendo infine conto perplessità rimettere a terzo organo decisione su questione tanto importante per nostro Paese.

Dopo aver lungamento meditato sull’indiscutibile peso di tali argomenti devo in coscienza sottoporre a V.E. le seguenti argomentazioni:

1) se è vero che Governo Vienna è disposto a riconoscere che controversia è di natura giuridica e pertanto ad accettare un collegio arbitrale è perché oggi è preoccupato di un dibattito nel quale dovrebbero emergere tutte le responsabilità austriache negli attentati che hanno causato tanta emozione in Italia e all’estero con particolare riguardo all’attività delle associazioni che hanno svolto azioni ostili contro l’Italia (vietate dall’articolo nove del trattato di Stato evidentemente applicabile nei confronti di tutti i membri delle Nazioni Unite «nati e nascituri»).

2) Qualora, in mancanza di un accordo, il dibattito si svolga, anche se puscontarsi un risultato praticamente sfavorevole per l’Austria, il Governo di Vienna non avrà piun particolare interesse a concordare un mezzo pacifico direttamente con noi ma pivolentieri si rimetterà all’ONU ben fidando nella vocazione al compromesso di questa organizzazione per cui nel contrasto difficilmente poTRà essere accolta nostra tesi circa Corte dell’Aja (per la quale del resto già l’anno scorso non abbiamo trovato una maggioranza).

3) La posizione di forza in cui ci troviamo oggi, la stasi degli attentati, la voluta moderazione della stampa austriaca, non devono illuderci sul loro perpetuarsi. Nostra posizione di forza cui corrisponde moderazione austriaca in tutti i sensi trovano un limite nel desiderio austriaco di superare l’attuale «impasse», limite che verrebbe meno non appena l’Austria fosse costretta ad affrontare lo sbaraglio di una discussione all’ONU.

4) Per nostra fortuna si puoggi sostenere che la questione dell’Alto Adige non ha una qualificazione politica (anche se molti Stati l’anno scorso all’ONU l’hanno considerata tale). Ma non possiamo escludere una sua futura maggiore internazionalizzazione e politicizzazione qualora qualche terzo Stato la faccia propria o per una acutizzazione della situazione in Alto Adige o nei rapporti tra noi e l’Austria. Né dobbiamo al riguardo sottovalutare per intanto l’appropriazione che della questione ha fatto il Consiglio d’Europa, i due membri – deputati fra l’altro – possono avere la tendenza a considerarsi indipendenti nel giudizio rispetto alle opinioni dei loro Governi.

5) Per converso, un collegio arbitrale che giudichi secondo diritto, dopo che le parti hanno riconosciuto che la questione dell’Alto Adige è di natura giuridica (e a cisarebbe sufficiente il richiamo all’articolo 38 della convenzione dell’Aja del 1904), ed in sostanza che interpreti l’accordo di Parigi secondo rigorosi canoni che non possono andare oltre la volontà delle parti, non pucostituire stimolo a far fallire lavori Commissione di Studio, perché un tale organo arbitrale non puallettare così come non alletta oggi la Corte di Giustizia dell’Aja.

6) Né d’altra parte putemersi che conclusioni Commissione Studio possano costituire basi per ulteriori richieste in altra sede perché immagino che qualora si profilasse non adesione elementi alto-atesini a dette conclusioni lavori verrebbero anticipatamente sospesi.

7) Accordo su mezzo pacifico eliminerebbe possibilità nuovo ricorso all’ONU e pertanto pericolo politicizzazione questione sia in quella che in altra sede. Sotto questo aspetto sottolineo ancora una volta importanza, se raggiungibile, che Governo austriaco riconosca senza equivoci giuridicità questione. Deve tenersi conto che in caso fallimento lavori Commissione Studi oggetto prossimo ricorso all’ONU dell’Austria si limiterebbe veramente a sola richiesta indicazione mezzo pacifico mentre tale fallimento peserebbe su Assemblea dopo quello delle trattative dirette.

V.E. sa che ho sempre sostenuto che Governo austriaco avrebbe fatto ogni possibile sforzo per evitare dibattito ONU; che, inversamente, per le stesse ragioni, noi dobbiamo discutere, senza esclusione di argomenti, per farlo rinsavire per il futuro; che questa nostra odierna posizione di forza avrebbe tuttavia potuto condurci a raggiungere un accordo con l’Austria in termini per noi soddisfacenti; che a tal fine in settembre avevo chiesto il mandato di sondare le intenzioni austriache da una parte insistendo sulla esclusiva competenza della Corte di Giustizia dell’Aja, dall’altra promettendo al Governo austriaco di regolare anche con esso la controversia qualora i lavori della Commissione di Studi si fossero conclusi positivamente. Successivamente la situazione si è modificata. Le conversazioni iniziatesi a New York sembrano giunte, se Steiner ha detto il vero, alla possibilità di un accordo su un arbitrato sotto certi aspetti preferibile alla stessa Corte dell’Aja. Respingere una tale conclusione deve costituire oggetto di seria meditazione. Tutti ci auguriamo successo esito lavori della Commissione di Studio. Ma mentre la predisposizione di un mezzo pacifico che giudichi secondo diritto non pupregiudicare esito lavori detta Commissione, eventuale fallimento suo compito riporterà questione in sede internazionale e potrebbe imputarsi a Governo avere perduto occasione inquadrare questione nei suoi termini giuridici sia rispetto all’Austria sia rispetto a Paesi tutti delle Nazioni Unite che avevano raccomandato alle parti di scegliere d’accordo mezzo pacifico. E cisenza dire che tale netto inquadramento migliorerebbe tenore risoluzione Nazioni Unite nata da contrasto tra opposte tesi circa natura giuridica o politica della questione e che ho indicato a titolo esemplificativo.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 T. segreto precedenza assoluta 42073/633 del 9 novembre, con il quale Martino aveva già riferito le opinioni di Steiner qui esposte (ibidem).

248

L’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Promemoria 9645-A/61. Roma, 13 novembre 1961.

In risposta al Promemoria consegnato il 9 novembre a.c. dall’Ambasciatore Fornari al Ministro Waldheim(2), l’Ambasciata d’Austria si onora precisare come segue il suo punto di vista:

1) Il Governo federale austriaco concorda col Governo italiano sul punto che la decisione della commissione per il regolamento della controversia tra l’Austria e l’Italia relativa all’Alto Adige deve essere adottata «selon le droit». Il Governo federale austriaco si basa a questo riguardo sulla considerazione che con cinon viene leso il diritto della commissione ad applicare tutte le specie di interpretazione e, quindi, anche l’interpretazione secondo il senso e lo scopo dell’accordo del 5 settembre 1946.

2) Il Governo federale austriaco ritiene che l’aver espressamente stabilito nella propria proposta che la decisione della commissione dovrebbe essere vincolante per entrambe le parti e che per la procedura della commissione si dovrebbe applicare, in linea di massima, il Terzo Capitolo del IV Titolo di una delle convenzioni dell’Aja per il regolamento pacifico delle controversie internazionali del 1899 o del 1907 chiarisca sufficientemente il carattere della commissione e le sue funzioni.

3) Il Governo federale austriaco non ritiene necessario che nel proposto accordo per l’istituzione della commissione per il regolamento della controversia tra l’Austria e l’Italia relativa all’Alto Adige siano menzionate le questioni di cui ai punti 1, 2 e 3 delle proposte presentate a New York il 22 settembre 19613.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, novembre 1961. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 17.


2 Vedi D. 244.


3 Vedi D. 213, Allegato.

249

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 43248/7572. New York, 17 novembre 1961, ore 23 (perv. ore 5 del 18).

Oggetto: Alto Adige.

Ho telegrafato quanto segue Ambasciata Londra: «Ci è stato riferito che questa Delegazione britannica si disporrebbe assumere in dibattito Alto Adige atteggiamento che appaia il pipossibile equidistante tra posizione italiana e posizione austriaca.

Voglio augurarmi che notizia sia inesatta: non posso infatti credere che inglesi vogliano mettere su stesso piano alleata Italia che specie in questi ultimi tempi tante prove sta dando sua comprensione posizioni inglesi, ed Austria neutrale.

Voglia V.E. esprimersi in tal senso con codesto Governo chiedendogli che anche da parte britannica si metta in luce in intervento carattere giuridico della questione che riguarda unicamente applicazione trattato internazionale. Tenga presente che dibattito avrà inizio lunedì 20 corrente e che eventuali istruzioni dovrebbero pertanto pervenire questa Delegazione inglese prima tale data».


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.

250

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

T. urgente 43404/7682. New York, 19 novembre 1961, ore 0,10 (perv. ore 7,30).

Delegazione americana d’accordo con quelle francese e britannica ci ha sottoposto seguente schema risoluzione su questione Alto Adige:

«L’Assemblea Generale Ricordando Risoluzione 1497;

Notando con soddisfazione i negoziati che sono in corso fra le due Parti interessate e lo stabilimento della Commissione Scelba;

Notando inoltre che il problema resta ancora insoluto;

Invita a nuovi sforzi tra le due Parti interessate per trovare una soluzione consona ai paragrafi operativi 1, 2 e 3 della Risoluzione su menzionata».

Predette Delegazioni intenderebbero far presentare detto progetto da terzi Paesi tra cui Irlanda e Svezia.

Ho autorizzato nostra Delegazione a tenersi in contatto con americani mostrando apprezzare loro amichevole interessamento. Ad essi abbiamo dunque detto che testo poteva interessarci con seguenti modifiche:

a) Eliminazione menzione Commissione Studio e ciperché mi pare preminente interesse evitare che internazionalizzando portata Commissione stessa si dia appiglio per il futuro acché suoi lavori siano oggetto interferenze esterne e suoi risultati oggetto dibattito in sede internazionale mentre è nostro interesse che Commissione conservi carattere organo interno, come ancora ho precisato nel mio intervento.

b) Sostituzione termine «problema» che appare troppo vago con quello di «controversia» corrispondente a quello usato risoluzione scorso anno.

c) Un qualche riferimento agli atti di violenza.

d) Qualche ritocco di forma.

Abbiamo insistito che fosse chiaro che un testo così modificato poteva ad ogni modo costituire solo punto di arrivo, ossia non suscettibile di compromessi, il che implicava che prima della sua presentazione formale in attuale fase iniziale dibattito si avesse su esso accettazione Austria. In tale attesa abbiamo sottolineato essere essenziale evitare che detto testo venisse considerato o comunque apparisse come progetto di ispirazione italiana.

Tanto abbiamo fatto per motivi tattici, per evitare che ove non accettato da Austria questa provochi al riguardo detto testo emendamenti a noi non favorevoli.

In realtà testo in questione respinge impostazione austriaca quale esposta ancora da ultimo da Kreisky nel suo intervento in Commissione e confermando risoluzione scorso anno sottolinea sostanzialmente inutilità ricorso austriaco. E difficoltà mi pare appunto che a tale testo possa acconciarsi Austria.

Confermo che atmosfera generale dibattito è molto fredda ed incerta. Naturalmente siamo andati e ci andiamo adoperando per menzione esplicita Corte Giustizia quale unico mezzo soluzione al di fuori negoziati bilaterali, e ancora oggi ne ho parlato a Rusk. Le stesse circostanze che incontrammo anno scorso non consentono su questo punto miglioramento formula precedente risoluzione, peraltro nostra azione al riguardo avrà almeno funzione controbilanciare effetti eventuali richieste austriache.

Ti sargrato di farmi conoscere tuo parere.


1 Telegrammi copie uniche 1959-60-61 arrivo.


2trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.

251

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, FANFANI(1)

T. segreto urgente 43999/7972. New York, 24 novembre 1961, ore 5,30 (perv. stessa ora).

Oggetto: Alto Adige.

Riassumo brevemente per tua informazione svolgimento e conclusione dibattito Alto Adige Commissione politica speciale Nazioni Unite.

Come previsto, Delegazione austriaca respinse noto progetto anglo-franco-americano(3). Essa promosse invece presentazione da parte Cipro India Indonesia progetto diretto soprattutto inserire nella vertenza un ulteriore intervento Nazioni Unite mediante designazione organi o persone incaricate facilitare esecuzione risoluzione scorso anno. Progetto stesso conteneva inoltre vari elementi apparentemente innocui ma che nel complesso avrebbero pregiudicato notevolmente nostra posizione(4).

Dato quanto precede, ho ritenuto opportuno assumere atteggiamento opposizione totale e in mio discorso ieri sera ho chiarito espressamente ragioni che a cimi inducevano. In una serie di contatti confidenziali ho inoltre invitato tutte delegazioni amiche votare contro progetto medesimo.

Ho invece evitato presentazione di un nostro progetto risoluzione che ci avrebbe esposto a successivi emendamenti suscettibili svisarne completamente natura nonché presentazione nostri emendamenti a progetto tripartito sia perché tenevo dare a nostra opposizione medesimo carattere integrale sia perché ci saremmo esposti al rischio che alcuni dei nostri emendamenti non raccogliessero maggioranza.

Nostro rigido atteggiamento ha reso naturalmente pivivace dibattito. Kreisky è ricorso stamane ad accese pretese sevizie inflitte dalla nostra polizia ai detenuti alto-atesini, ma dopo mia secca replica si è astenuto dall’insistere.

Stamane anglo-americani offertoci nuovamente loro buoni uffici per presentazione loro precedente progetto assicurandoci inoltre avrebbero adempiuto a tutte condizioni da noi poste ed in particolare:

1) previa adesione austriaca;

2) impegno considerare testo come definitivo, escludendo qualsiasi emendamento;

3) eliminazione menzione commissione studio;

4) sostituzione termine controversia al termine problema nel terzo preambolo.

È risultata invece opportunità evitare espresso accenno ad atti di violenza, dato che, dopo accuse mosseci da Kreisky, esso avrebbe potuto essere attribuito anche a pretesi eccessi polizia italiana, mentre la conferma del terzo paragrafo operativo risoluzione scorso anno contiene accenno chiaro anche se implicito a necessità evitare atti violenza.

Tale conclusione dibattito ci è apparsa subito piconveniente che prosecuzione atteggiamento puramente negativo confronti progetto tripartito. Si era infatti delineata in seno al Comitato vasta tendenza all’astensione, sicché era da temere un risultato non chiaro.

D’altra parte progetto anglo-americano corrisponde perfettamente a tesi da noi sostenuta secondo cui:

1) nuovo ricorso austriaco a Nazioni Unite era «ingiustificato e intempestivo» essendo ancora in corso conversazioni bilaterali in applicazione risoluzione scorso anno;

2) non restava quindi a Nazioni Unite che da confermare risoluzione medesima la quale aveva chiaramente delineato natura controversia e delimitato portata relativa azione;

3) era opportuno confermare invito ad astenersi da atti suscettibili turbare buoni rapporti italo-austriaci, come implicito riferimento ad attività terroristica e sua alimentazione da parte austriaca.

D’altra parte posizione rigida da noi mantenuta fino all’ultimo ha convinto austriaci non avere alcuna possibilità inserire nella vertenza nuovi elementi e sviluppare intervento Nazioni Unite, sicché essi hanno aderito progetto anglo-americano.

Cipro India Indonesia hanno chiesto essere essi a presentare nuovo progetto. Abbiamo accolto richiesta a condizione progetto fosse presentato anche da un certo numero delegazioni latino-americane europee ed arabe che in maggioranza si erano espresse in termini a noi favorevoli.

Votazione all’unanimità tale progetto ha sancito totale insuccesso manovra austriaca ripresentare in termini nuovi questione alto-atesina ed allargarne portata(5).


1 Telegrammi segreti 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo e partenza.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 Vedi D. 250.


4 Il testo del progetto di risoluzione proposto il 22 novembre da Cipro, India e Indonesia era il seguente: «THe General Assembly, Recalling its resolution 1497 (XV) of 31 October 1960, Having heard THe statements of THe representatives of Austria and Italy THat THe two parties in conformity wiTH THe above resolution conducted bilateral negotiations between January and June 1961 but have so far been unable to find a solution of THeir differences as to THe implementation of THe Paris agreement of 5 September 1946, and failed to agree as to anoTHer peaceful means of solution, as provided by THe said resolution, Considering THat a peaceful and just solution should be found, Invites THe two parties concerned to continue THeir efforts in bilateral negotiations toward a solution on THe basis of THe Paris agreement of 5 September 1946 as recommended by THe General Assembly resolution 1497 (XV), Recommends THat in THe event of failure of such efforts THe parties agree upon THe designation of organs or persons for THe purpose of facilitating THe furTHer implementation of THe said resolution 1497 (XV), FurTHer recommends THat THe countries in question continue in refraining from any action which might impair THeir friendly relations» (UN, General Assembly, SixteenTH Session, Special Political Committee, Agenda item 74, A/SPC/L.77, 22 November 1961).


5Il 28 novembre l’Assemblea Generale approvall’unanimità il testo della proposta di risoluzione anglo-franco-americana trasmesso dalla Commissione Politica Speciale che accoglieva le prime due richieste di modifica avanzate dalla parte italiana di cui al D. 250 (Resolutions adopted on THe Reports of THe Special Political Committee, 1661 (XVI), THe status of THe German-speaking element in THe Province of Bolzano (Bozen) (1067TH plenary meeting, 28 November 1961), in UN, Resolutions adopted by THe General Assembly during its SixteenTH Session, vol. I, 19 September 1961-23 February 1962. General Assembly Official Records: SixteenTH Session, Suppl. 17 (A/5100), p. 10). Sulle modalità di approvazione della risoluzione Zoppi riferì quanto segue: «Oggi come previsto Assemblea plenaria ha adottato definitivamente senza alcun dibattito risoluzione su questione alto-atesina proposta da Commissione politica speciale. Relatore si è limitato a riassumere molto brevemente dati di fatto andamento dibattito Commissione dopo di che Presidente ha annunziato che risoluzione era adottata come in Commissione alla unanimità» (T. 24648/827 del 29 novembre, in Telegrammi ordinari 1961, Rappresentanza permanente italiana ONU New York arrivo, vol. II).

252

IL CONSOLE GENERALE A INNSBRUCK, BELLIA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. 13146/11602. Innsbruck, 30 novembre 1961.

Oggetto: Il Tirolo e la risoluzione dell’ONU.

Dopo il ritorno da New York dei membri tirolesi della delegazione austriaca non si è mancato di procedere, tanto negli ambienti del governo regionale quanto in quelli dei partiti, del Bergisel-Bund, ecc., ad un attento esame dell’andamento del dibattito all’ONU, degli atteggiamenti assunti dai vari Paesi, del comportamento italiano ed infine del risultato finale costituito dalla risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea Generale dell’ONU.

Da quanto è stato possibile apprendere confidenzialmente da varie fonti, mi sembra potersi dedurre che nelle valutazioni dei risultati conseguiti all’ONU non esista concordanza di giudizi. Il tentativo infatti di vantare un successo facendo credere che l’Italia non sarebbe riuscita ad evitare la discussione della questione altoatesina e l’approvazione della risoluzione, puservire per ingannare il gran pubblico ma non puesser preso sul serio da chi ha interesse a vedere le cose come stanno e sottolineare che di un successo austriaco non è il caso di parlare. Perché infatti non mancano coloro che vedrebbero con grande sollievo posta la parola fine a questa contesa che oltre ad inasprire i rapporti con l’Italia sollecita il nazionalismo, minacciando così di esercitare nel Paese una sempre pipericolosa influenza ed il risorgere di non desiderate nostalgie, alimentate ora anche dai successi e dal parziale avvento al potere del partito liberale tedesco.

Ma interessante per noi non è tanto sottolineare l’esistenza di divergenze nella valutazione dei risultati del ricorso austriaco all’ONU, dato anche che si tratta di divergenze destinate a non avere alcuna o assai limitata influenza, quanto invece di rilevare come il «nulla di fatto» ottenuto all’ONU non abbia scoraggiato minimamente i tirolesi che dell’Alto Adige hanno fatto il problema dominante e quasi una questione personale. Costoro, irriducibilmente nemici di qualsiasi possibilità di compromesso, pur registrando con un certo rincrescimento la constatazione che il «Sudtirolo» non ha ancora raggiunto l’auspicata risonanza internazionale, non nascondono tuttavia la loro ferma intenzione di ritornare nuovamente l’anno venturo all’ONU. Per essi, come del resto ha affermato molto chiaramente lo stesso ministro Kreisky, importa una sola cosa: non lasciar trascorrere alcuna assemblea generale dell’ONU senza che si discuta la questione altoatesina. Ovvii gli scopi, ma che cosa determina un simile atteggiamento? Evidentemente la convinzione che non si poTRà mai raggiungere un’intesa con l’Italia. E perché? Perché non la si desidera, o per lo meno perché si ritiene ad Innsbruck che l’Italia non sarà mai disposta ad accettare l’unica soluzione cui si mira in Tirolo: l’autonomia che dovrebbe sancire, attraverso il dominio dell’elemento tedesco in Alto Adige, lo stato di soggezione ad Innsbruck di quella provincia, secondo la formula che sommessamente viene usata negli ambienti locali: «governare la provincia italiana dell’Alto Adige». E non occorre molta fantasia per ammettere che cinon rappresenterebbe, almeno nelle intenzioni, che il primo passo per la realizzazione della riunificazione del Tirolo.

Si puesser quasi certi che l’atteggiamento irriducibile austriaco non muterà. La richiesta dell’autonomia continuerà ad esser sostenuta rigidamente e cisi pudedurre dalla fermezza che si manifesta al riguardo in Tirolo. L’azione austriaca, secondo quanto si afferma negli ambienti del Bergisel-Bund, sarebbe particolarmente rivolta, come in passato:

1) a conservare l’agganciamento dei dirigenti della Volkspartei altoatesina;

2) a contribuire con ogni mezzo a promuovere il fallimento della corrente «Aufbau» e di qualsiasi altra iniziativa che possa minacciare di sottrarre al dominio ed all’influenza tirolesi il partito unico di lingua tedesca del «Sudtirolo», che viene considerato la chiave di volta della situazione;

3) ad evitare ad ogni costo una qualsiasi soluzione di compromesso della questione altoatesina;

4) ad insistere nel dare risonanza internazionale al problema;

5) a riprendere ed intensificare, se necessario, l’azione terroristica in Alto Adige, soprattutto dopo che si sono dimostrati esagerati i timori delle reazioni antiaustriache che si sarebbero potute avere all’ONU.

Circa l’ultimo punto l’associazione userebbe tutta la sua influenza per evitare persecuzioni ai dinamitardi. Essi vanno considerati, secondo il Bergisel-Bund, come combattenti per la libertà ed anche se non possono essere per ora pubblicamente esaltati come tali o come eroi nazionali, non devono essere perseguitati in Austria. E cianche perché si rischierebbe di rendere assai difficile in futuro il reclutamento di elementi disposti a tutto osare. Che questa musica non sia gradita ai socialisti è evidente. Sembra difficile infatti poter distinguere tra «patrioti» austriaci o tirolesi, come a parole vorrebbe il Bergisel-Bund, e movimenti, organizzazioni e uomini neo-nazisti, tanto piche il Bergisel-Bund non purinunciare a sollecitare la collaborazione e l’aiuto, specie economico, di certi ambienti della Germania occidentale; questi, attraverso la «Kulturwerk fuer Suedtirol», danno all’associazione austriaca ed alla stessa Volkspartei atesina un contributo essenziale.

L’opposizione austriaca alla proposta di un ricorso alla Corte dell’Aja – nuovamente avanzata dall’Italia – viene decisamente confermata anche per il futuro. Le inconfessabili aspirazioni austriache presuppongono infatti che al problema altoatesino sia conservata un’impostazione politica e non giuridica. Solo così si puconservare l’illusione di avere un margine di manovra piampio e pisicuro e di poter avanzare, ove si presentino circostanze favorevoli, la richiesta dell’autodecisione.

Da questo insieme di atteggiamenti, che ribadiscono ancora una volta le aspirazioni di certi ambienti tirolesi, non sembra si possa trarre una visione molto incoraggiante. Se ed in qual misura si possa nutrire la speranza di ravvedimenti futuri, di mutamenti della politica austriaca per l’Alto Adige, cidipende in larga misura dalla concreta possibilità di spezzare il legame che unisce Bolzano ad Innsbruck attenuando così l’influenza che gli ambienti tirolesi sono in grado di esercitare su Vienna.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 10, fasc. ONU, 2/3.


2Sottoscrizione autografa.

253

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 3682. New York, 1° dicembre 1961.

Oggetto: Dibattito sull’Alto Adige alla XVI Assemblea Generale dell’ONU.

Signor Ministro, vorrei fare alcune considerazioni sull’andamento del dibattito di quest’anno sulla questione alto atesina ed esporre alcune conclusioni anche avuto riguardo all’avvenire.

Il dibattito si è posto quest’anno in forma e termini differenti dell’anno scorso. Vari fattori hanno influito: a) il ricorso dell’Austria era intonato a moderazione e portava ad un esame procedurale anziché sostanziale della vertenza. b) Negoziati erano attivamente e seriamente in corso tra noi e gli austriaci in precedenza e durante il dibattito stesso, nel corso dei quali l’Austria veniva facendo successivi ravvicinamenti quantomeno formali a certe nostre posizioni; e tanto per motivi contingenti attinenti al dibattito, quanto per motivi a pilunga scadenza attinenti alle stesse possibilità di riuscita del negoziato, conveniva a noi evitare in sede Nazioni Unite di far cosa che potesse renderci responsabili della loro rottura. c) Pronunziatissimo, assai piche lo scorso anno, era l’imbarazzo dei vari Paesi membri a prendere posizione sulla questione, e generale quindi il desiderio di non trattare se possibile l’argomento o, dovendo farlo, di sbarazzarsene in modo rapido e senza impegnarsi. d) Le manifestazioni terroristiche, elemento che l’anno scorso non esisteva, ci davano una notevole arma di pressione sull’Austria e su vari altri Paesi (principalmente i nostri alleati occidentali, che erano preoccupatissimi di eventuali ripercussioni negative in senso antigermanico di un tale aspetto) per conseguire che l’Austria mantenesse un atteggiamento dimesso e remissivo – il che è stato; senza peraltro che di tali manifestazioni potesse in realtà attendersi una formale deplorazione dell’Assemblea, data l’avversione di principio dei Paesi anticolonialisti a pronunciarsi contro gli atti di violenza in generale, che essi nella lotta per la liberazione dei popoli coloniali considerano non solo leciti ma necessari.

e) L’esistenza della Commissione di Studio dava infine in generale, ed anche se poche delegazioni comprendessero in dettaglio di che si trattava, la sensazione che le cose fossero in moto anche sul piano della possibilità di sviluppi interni capaci di svuotare la vertenza italo-austriaca del suo contenuto.

Questi fattori influivano nel senso di rendere meno impegnativo e pispiccio il dibattito, ma pidifficile l’esito a noi favorevole del quale peraltro non ho mai dubitato. Nell’atmosfera di generale disinteresse e di freddezza e nel quadro moderato e procedurale introdotto dall’Austria, poteva esservi solo il pericolo che molte delegazioni dessero relativa importanza ai dettagli di formulazione di una risoluzione di carattere puramente procedurale, e non comprendessero facilmente la nostra assoluta opposizione ad accettare quanto gli austriaci chiedevano e che, ammaestrati dall’esperienza dello scorso anno, mantenevano su un piano che agli occhi dei pirischiava presentarsi come non irragionevole. Si limitavano infatti gli austriaci fondamentalmente a chiedere che, in vista delle difficoltà incontrate finora nei negoziati bilaterali e qualora esse avessero a confermarsi, venisse raccomandato alle parti di far ricorso ai buoni uffici di persona o organo scelto di comune accordo per ravvicinare le posizioni non sull’impegnativo piano sostanziale della vertenza ma su quello della ricerca del mezzo pacifico cui devolvere la soluzione del problema. E in previsione di ciha richiesto moltissimo impegno ed è stata assai assidua l’azione che la nostra Delegazione ha avuto a svolgere per spiegare che sotto questo aspetto blando di raccomandazione procedurale, la cui esecuzione era per di pilasciata pienamente all’accordo delle parti, si celava una sottile azione di pressione austriaca intesa ad introdurre un elemento di mediazione al fine ultimo di far uscire la vertenza dal quadro dell’Accordo di Parigi e di introdurre nella sua soluzione elementi di valutazione diversi da quelli interpretativi giuridici del predetto Accordo che sono i soli che l’Italia considera ammissibili.

È questo il quadro nel quale da parte italiana si è qui manovrato. La nostra linea di condotta quindi ha tenuto conto di questa prevalente atmosfera del dibattito ed è stata correlazionata all’esistenza di contatti con gli austriaci le cui probabilità di sviluppo – come ho detto pisopra – si è inteso non lasciar cadere. A quest’ultimo proposito rilevo che ancora il giorno prima che si arrivasse alla conclusione del dibattito gli austriaci qui, nella pressione su di essi suscitata dall’andamento della discussione, presentavano ad un membro della nostra Delegazione nuove proposte per l’accordo sul mezzo pacifico, che comportavano una qualche ulteriore flessione nel loro atteggiamento. Anche questo un risultato, e non trascurabile a mio avviso, della ferma ma duttile condotta delle cose da parte italiana prima e durante il dibattito.

Sulla base di quanto precede, la linea d’azione della Delegazione italiana è stata di insistere sul fatto che le possibilità di un approccio bilaterale, tanto alla questione sostanziale che alla ricerca del mezzo pacifico, quale previsto dalla risoluzione dell’Assemblea dell’anno scorso, erano lungi dall’essere esaurite; e che quindi l’Assemblea, la quale in verità avrebbe anche potuto non prendere alcuna decisione quest’anno, ove dopotutto avesse voluto adottare una qualche risoluzione non poteva che limitarsi a riaffermare quella dello scorso anno. Questa linea di condotta ha trovato il crescente consenso delle delegazioni che sono intervenute nel dibattito, soddisfatte anche – va pur detto – che essa evitasse loro la necessità di impegnarsi pia fondo. Nel farla valere abbiamo sottolineato che essa comportava da parte italiana un atteggiamento di moderazione e di compromesso che non andava sottovalutato: in particolare le responsabilità austriache per gli attacchi terroristici dei mesi scorsi ci avrebbe dato titolo ad un irrigidimento di atteggiamento e ad un richiamo, sia pure indiretto, all’Austria sul quale non insistevamo solo per spirito di conciliazione. Questa linea di condotta ci ha in definitiva valso l’accoglimento della nostra impostazione e l’adozione di quella risoluzione riaffermante la decisione dello scorso anno che auspicavamo.

Non mi dilungherqui sull’andamento del dibattito e sui dettagli del come la nostra azione si sia esplicata. Ad integrazione delle comunicazioni telegrafiche inviate man mano, trasmetto a parte un appunto riepilogativo delle varie fasi e la relativa principale documentazione(2). In riassunto, quanto al dibattito, va detto che gli interventi delle altre delegazioni sono stati brevi e poco impegnativi: essi hanno occupato solo tre sedute, e da parte nostra ed austriaca è stata necessaria una notevole azione per incoraggiare delegati a parlare.

Quanto all’elaborazione della decisione finale essa ha avuto tre fasi: 1) all’inizio del dibattito gli americani, con l’appoggio degli inglesi e dei francesi – desiderosi tutti di ridurre e comprimere il dibattito stesso – ci esprimevano il desiderio di adoperarsi per far passare un testo non polemico riaffermante la risoluzione dello scorso anno: coincidendo questo con il risultato che noi ci attendevamo, abbiamo accondisceso ad una tale azione, previe alcune modifiche al testo sottopostoci. Gli austriaci persi dichiaravano fortemente contrari a tale testo che tra l’altro metteva chiaramente in luce l’inutilità del loro nuovo ricorso; chiedevano che il nuovo testo comportasse un passo, sia pure piccolo, al di là della risoluzione dello scorso anno. 2) Mentre il testo anglo-franco-americano veniva così temporaneamente accantonato, gli austriaci muovevano mari e monti per trovare tra quei Paesi che avevano sostenuto l’anno scorso la loro tesi chi accettasse di introdurre un progetto di risoluzione che costituisse questo passo in pida loro desiderato. Da parte nostra si accentrava verso detti Paesi la nostra azione di chiarimento e di persuasione. Nelle loro gestioni i delegati austriaci trovavano la collaborazione dello, in verità screditato, rappresentante di Cipro. Assieme, riuscivano in definitiva a convincere solo i rappresentanti dell’India e dell’Indonesia ad associarsi nella presentazione del noto testo. 3) Delle tre tattiche intese a far cadere questo testo di ispirazione austriaca – presentazione di un testo di ispirazione italiana o presentazione di emendamenti o semplice fermo rigetto del testo – abbiamo scelto, dopo consultazioni con gli amici tra i quali in primo luogo l’argentino Amadeo, quella del fermo rigetto. Di fronte a questo atteggiamento, si profilava una situazione in cui al testo di ispirazione austriaca sarebbero andati non pidi 12-15 voti. I suoi promotori, senza neppure pitentare successivi mercanteggiamenti, accettavano quindi il testo anglo-franco-americano quale da noi desiderato; lasciando ai delegati austriaci l’ingrato compito di trovare, per giustificare la loro accettazione di un testo che pochi giorni prima avevano respinto con fermezza, motivi ed argomentazioni che in verità non hanno qui convinto nessuno.

Questa conclusione è dunque stata del tutto consona alle nostre aspettative nel dibattito. Da un punto di vista formale costituiva la chiara constatazione della inutilità del nuovo ricorso austriaco all’ONU. Da un punto di vista sostanziale evita per noi qualunque nuovo impegno. Né per ciabbiamo dovuto dare alcuna contropartita. In particolare anzi si è evitato di veder incluso nella risoluzione un riferimento alla Commissione di Studio per l’Alto Adige: se è vero che anche l’Austria non si mostrava dopotutto troppo desiderosa di avere tale riferimento, non è men vero che una menzione di tale Commissione le avrebbe attribuito una rilevanza internazionale che a noi non conviene e avrebbe consentito in futuro all’Austria di puntare pifacilmente su un suo eventuale insuccesso per esercitare su di noi rinnovate pressioni in sedi internazionali. Per quanto concerne infine una eventuale riaffermazione pidecisa ed esplicita del deferimento della vertenza alla Corte dell’Aja, mentre l’atmosfera generale non permetteva di sperarvi, era d’altro canto da chiedersi se, in questa fase, fosse davvero nostro interesse di ottenerla, quando cioè – se ho ben compreso – è in corso in sostanza da parte nostra un riesame, a proposito del quale vi è chi ritiene che debba ben studiarsi se dopotutto l’istanza della Corte non si presenti per noi meno favorevole di altra istanza giudiziaria di tipo arbitrale alla cui accettazione gli austriaci potessero essere condotti.

Alcune considerazioni finali. Ho visto nella stampa le dichiarazioni con cui da parte austriaca si è cercato di trovare di fronte all’opinione pubblica interna motivi di soddisfazione nel dibattito e nella risoluzione. Sono quanto meno sforzate e, per quanto riferiscono dati di fatto, smentibili in quanto false. In realtà l’Assemblea ha anche questa volta agito in senso che dovrebbe scoraggiare l’Austria. Dall’esperienza del dibattito dello scorso anno, l’Austria ha profittato per affinare la sua tattica, e la sua delegazione qui ha evitato alcuni errori che fece l’anno scorso: ma questo non le ha valso il risultato sperato.

Malgrado ci non mi pare sia da attendersi sic et simpliciter che l’Austria desista da questa sua azione in sede ONU, salvoché naturalmente possa ragionevolmente sganciarsene a seguito di positivi risultati nei negoziati bilaterali. L’unica cosa vera, infatti, tra le tante pio meno inesatte dette da Kreisky, Steiner ed altri al loro ritorno in patria, è che il foro dell’ONU – anche se nella risoluzione di quest’anno come già in quella dell’anno scorso nulla è detto al riguardo – resta sempre aperto a nuove istanze austriache.

In questa prospettiva, vorrei far presente che naturalmente in una eventuale discussione l’anno venturo l’impostazione che ci ha valso il successo quest’anno offrirebbe una assai meno convincente base: a due anni dalla originaria raccomandazione, il motivo secondo cui le probabilità bilaterali non sono state sufficientemente esplorate avrebbe, è evidente, suono diverso da quello che ha avuto quest’anno e difficilmente si presterebbe a nascondere fondamentali divergenze. Ancora pidelicata e difficile quindi si presterebbe per noi la manovra e, ove l’Austria mantenesse la moderata impostazione di quest’anno, temo che la tendenza a suggerirci un qualche intervento mediativo, sia pure limitato alla ricerca procedurale del mezzo pacifico e sia pure condizionato all’accordo delle due parti per la sua scelta, avrebbe qualche forza, piche quest’anno. Naturalmente non è motivo questo che debba avere eccessiva rilevanza nelle nostre decisioni sostanziali. Ma costituisce elemento di pi a mio modo di vedere, per incoraggiarci nei mesi avvenire a continuare ad esplorare con serietà e decisione le possibilità di avviare la vertenza, e particolarmente l’aspetto della ricerca del mezzo pacifico, verso una soluzione (ed i pirecenti contatti con gli austriaci mi pare tutto sommato che non escludano questa possibilità) che avrebbe appunto come risultato collaterale quello di evitare un nuovo ricorso austriaco all’ONU l’anno venturo.

V.E. sa che per parte mia avevo manifestato qualche dubbio sulla convenienza per noi di avviare nuovi negoziati bilaterali alla vigilia della discussione all’ONU e ciin quanto vi era già la tendenza, su cui Vienna faceva leva, a rinviare il pipossibile la discussione e l’esistenza di tali negoziati poteva influire in senso contrario al nostro desiderio di discutere la questione al pipresto possibile. Ho inoltre sempre ritenuto che convenisse esporre l’Austria a subire una nuova delusione. Ciessendo avvenuto, ritengo si debba ora giungere ad una conclusione positiva del negoziato.

Voglia gradire, Signor Ministro, gli atti del mio devoto ossequio.

[Vittorio Zoppi]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 4.


2Vedi D. 254.

254

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU ZOPPI(1)

Appunto(2). New York, 3 dicembre 1961.

RIEPILOGO DEL DIBATTITO SULLA QUESTIONE ALTO ATESINA ALLA COMMISSIONE POLITICA SPECIALE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE N.U. XVI SESSIONE – 15-23 NOV. 1961

Il dibattito si iniziava in una atmosfera generale alquanto distaccata e distratta. La maggior parte delle delegazioni degli altri Paesi era fino a pochi giorni prima dell’inizio convinta che malgrado tutto il dibattito non avrebbe avuto luogo; solo l’arrivo dei Ministri degli Esteri d’Italia e Austria aveva fatto comprendere che esso invece si sarebbe tenuto. Ma, cinonostante, la diffusa sensazione che contatti bilaterali tra Austria e Italia erano in corso lasciava ancora pensare ai piche il dibattito avrebbe potuto essere limitato alla esposizione del punto di vista delle due parti interessate dopodiché l’adozione di una decisione di carattere pio meno procedurale concordata di antemano avrebbe consentito di chiudere per questa sessione l’esame del problema, evitando ai terzi Paesi l’imbarazzo di partecipare e di prendere posizione.

Infatti dopo che il 15 novembre parlava Kreisky ed il 16 rispondeva il Ministro Segni, ancora nessun’altra delegazione si era iscritta a parlare, malgrado vari solleciti del Presidente della Commissione, il quale di fronte a questo stato di cose decideva di iniziare la discussione di un altro argomento.

Nel pomeriggio del giovedì 16, il delegato americano nella Commissione Politica Speciale Plimpton ci consegnava un breve testo di progetto di risoluzione (All. 1)3; aggiungeva essere esso stato messo a punto in consultazione con i delegati inglese e francese. Esso si ispirava al desiderio, che da parte italiana si era andato manifestando nelle coulisses delle Nazioni Unite e nelle Cancellerie amiche, che la discussione quest’anno terminasse con un semplice rinvio alla risoluzione dell’anno scorso. Plimpton chiedeva quali fossero le nostre reazioni al testo in questione, che veniva mostrato per ora solo a noi. Se noi ritenevamo che potesse interessarci, gli americani avrebbero sondato irlandesi e svedesi per vedere se avrebbero voluto farsene promotori (il che evidentemente comportava che irlandesi e svedesi, prima di impegnarsi, sondassero a loro volta gli austriaci).

Il testo in questione corrispondeva effettivamente nelle sue linee generali alle nostre aspettative. Avevamo infatti considerato, come conclusione a noi favorevole del dibattito, una delle tre seguenti possibilità: o che esso terminasse senza alcuna risoluzione, o che esso comportasse una risoluzione finale puramente procedurale prendente atto delle relazioni presentate dalle due parti e dichiarante terminato il dibattito, o che esso vedesse approvata una breve risoluzione riaffermante quella dello scorso anno. Queste tre possibili conclusioni comportavano tutte infatti in linea formale l’accoglimento della nostra tesi che i negoziati non potessero considerarsi esauriti e che quindi il nuovo ricorso austriaco alle Nazioni Unite era stato inutile; in linea sostanziale comportavano poi per l’Austria, ove volesse comprenderlo, una nuova scoraggiante esperienza suscettibile di riflettersi sul futuro dei negoziati bilaterali.

Provvedevamo da parte nostra ad alcune modifiche al testo anglo-franco-americano presentatoci. Ne eliminavamo in particolare la menzione alla Commissione italiana di Studio per l’Alto Adige. Vi includevamo poi, sovratutto al fine di concederci qualche margine di manovra, un paragrafo di deplorazione degli atti di terrorismo sul quale la nostra delegazione era già da allora concorde che non si avrebbe avuto ad insistere fino a fondo, per vari motivi compreso tra essi quello che un richiamo all’Austria in proposito poteva già considerarsi implicito nella formulazione dell’ultimo paragrafo del testo progettato, là dove esso faceva della raccomandazione di astenersi da azioni inamichevoli parte integrante, in certo senso, del negoziato.

Consegnavamo questo testo modificato (All. 2)4 a Plimpton la mattina del 17. Poiché per noi il testo in questione costituiva naturalmente un punto di arrivo, e quindi non potevamo accettare che fosse sottoposto a modificazioni e compromessi (a parte il paragrafo menzionante specificamente il terrorismo), ci si poneva un problema di tattica. Occorreva evitare cioè che il testo circolasse con il crisma di progetto ispirato dall’Italia, perché ciavrebbe favorito la manovra di contrapporvi un progetto di risoluzione di ispirazione austriaca e di tentare poi di trovare tra i due una via di mezzo. Agli americani dicevamo dunque che il testo era solo parzialmente di nostra soddisfazione, che potevamo soltanto accettarlo alla fine del dibattito in linea di compromesso come prova del nostro spirito conciliativo, e che quindi spettava a loro, nello spirito di amicizia nei nostri riguardi in cui si erano mossi, di evitare che dalla sua intempestiva o erronea diffusione ne derivasse per noi un danno. Pertanto nei loro ulteriori contatti essi dovevano assolutamente evitare che il testo apparisse come ispirato dall’Italia, ed era da escludere che esso potesse essere formalmente presentato se non si trovava prima modo di farlo accettare all’Austria. Gli americani ci davano piena assicurazione al riguardo, indicandoci che il loro successivo passo si sarebbe limitato a sottoporre il testo stesso, con opportune raccomandazioni di riservatezza e cautela negli ulteriori sondaggi, alle delegazioni irlandese e svedese. Il che veniva fatto.

La delegazione svedese sondava sul testo in questione gli austriaci. Questi reagivano in modo fermamente negativo anche presso gli americani, protestando energicamente per una mossa che ritenevano favorisse esclusivamente l’Italia. Gli austriaci poi intensificavano sforzi e contatti già in precedenza intrapresi ed intesi a promuovere un testo di risoluzione favorevole alla loro tesi, la quale – è bene ricordarlo – comportava, come esposta nei memorandum ufficiali e ripetuta continuamente nelle coulisses delle Nazioni Unite, che l’Assemblea facesse qualche raccomandazione alle parti per introdurre in sostanza il principio di una mediazione nella ricerca del «mezzo pacifico» cui affidare la risoluzione della vertenza alto atesina. Gli austriaci si rivolgevano a tal fine alle delegazioni dei Paesi che l’anno scorso avevano pifavorito le loro tesi. La loro prima richiesta era che tale mediazione o azione di buoni uffici fosse affidata al Segretario Generale delle Nazioni Unite o al Presidente dell’Assemblea Generale Slim. Venuti a conoscenza di queste manovre austriache, svolgevamo intensa azione presso le delegazioni in questione illustrando ancora una volta a loro la nostra posizione e le nostre esigenze e scoraggiandole dallo schierarsi a favore delle richieste austriache: e va riconosciuto che molte di tali delegazioni l’anno scorso apertamente mossesi a favore dei progetti austriaci quest’anno in definitiva non lo hanno fatto (e cito in particolare quelle del Ceylon, Danimarca, Ghana, Iraq, Irlanda e Messico). Inoltre provvedevamo a chiarire al Segretario Generale ed a Slim la nostra opposizione ad ogni forma di mediazione, naturalmente per motivi che nulla avevano a che fare con le loro persone; ne ricevevamo assicurazione che essi non avrebbero accettato di considerare la cosa che se le due parti fossero state d’accordo nel desiderarlo.

Queste varie manovre convincevano l’ambiente delle delegazioni che ormai un dibattito per quanto ristretto era inevitabile. Noi stessi, mentre ci eravamo astenuti fino allora dall’incoraggiare gli amici a parteciparvi, limitandoci ad assicurarci che essi fossero pronti a farlo in caso di necessità, sollecitammo allora che vari delegati si iscrivessero, tanto piavendo il Presidente della Commissione fissato il termine di lunedì 20 per la chiusura della lista degli oratori. Né questa nostra azione fu facile, nella generale apatia e desiderio delle delegazioni di non prendere posizione.

In definitiva parteciparono al dibattito 31 delegati. Sul tenore di tali interventi e sull’atteggiamento in generale delle delegazioni riferisco a parte(5). In generale gli interventi sono stati brevi ed hanno evitato la sostanza della vertenza; essi hanno principalmente riaffermato la necessità che una soluzione sia raggiunta attraverso negoziati bilaterali e sottolineato che le rispettive delegazioni non avrebbero potuto votare nell’attuale dibattito a favore di alcuna risoluzione che non ricevesse il consenso delle parti stesse. Questi interventi occuparono solo tre sedute, una il 21 e due il 22 novembre.

La seduta del 21 novembre si apriva con una replica di Kreisky all’intervento del Ministro Segni del 16. Kreisky si diffondeva sovratutto a trattare della differenza tra l’autonomia che l’Austria chiede per l’Alto Adige e quella concessa dall’Italia alla Regione Trentino-Alto Adige. Respingeva le accuse italiane relative alle responsabilità austriache per gli atti di terrorismo. Seguiva una vibrata replica dell’On. Martino centrata proprio su tali responsabilità. Questo scambio veniva a sottolineare ad una Commissione apatica ed indifferente, e come tale capace di non dare importanza ad aspetti di dettaglio di una risoluzione, la delicatezza del problema e l’importanza per l’Italia della relativa decisione che la Commissione si avviava a prendere. L’atmosfera, che l’impostazione austriaca aveva in un certo senso ovattata, ne risultava notevolmente sensibilizzata.

Questo andamento delle cose incoraggiava la delegazione italiana a seguire, per quanto riguarda la conclusione del dibattito, la linea adottata, che era quella di non tradurre in alcun progetto di risoluzione i nostri desiderata in materia di conclusione del dibattito, ma attendere piuttosto che l’Austria si scoprisse. Visto il rifiuto austriaco di accettare il testo anglo-franco-americano, d’accordo con gli americani esso non veniva piin quei giorni portato avanti o altrimenti diffuso, in attesa del momento favorevole per introdurlo, come fino dall’inizio inteso, quale testo finale. Gli austriaci frattanto continuavano ad adoperarsi perché vedesse la luce il testo a loro favorevole e trovavano nel delegato di Cipro (malgrado noi lo avessimo ripetutamente avvicinato e anche avessimo fatto interessare presso di lui i colleghi greco ed inglese) un attivo avvocato della loro tesi. Ad ogni buon fine e per essere pronti a tutte le necessità la delegazione italiana metteva a punto un testo che poteva essere eventualmente fatto circolare non ufficialmente quale rappresentante le massime richieste italiane: unisco, per documentazione, tale testo (All. 3)6 sottolineando peraltro che in definitiva esso non è mai uscito dall’ambito della nostra delegazione e che del resto era generale impressione che difficilmente avrebbe trovato delegazioni disposte a farsene promotrici anche a semplice scopo tattico, allo scopo cioè di forzare una risoluzione di compromesso.

In definitiva il delegato cipriota, continuamente spronato dagli austriaci, convinceva i delegati indiano (anche qui malgrado nostri numerosi interventi) ed indonesiano a unirsi a lui nella presentazione del testo contenuto nel documento A/SPC/L.77 (All. 4)7. Prima di presentare tale testo, il cipriota contattava ripetutamente gli americani perché essi considerassero la possibilità di aggiungere al testo anglo-franco-americano un paragrafo contenente quello che era il punto centrale del testo L.77 e cioè il paragrafo operativo contenente la raccomandazione per l’eventuale designazione di «organi o persone» allo scopo di agevolare l’applicazione della risoluzione dello scorso anno. I colleghi americani ci consultavano confidenzialmente su tale mossa e questo ci dava occasione di confermare loro la nostra opposizione non solo naturalmente a che questo paragrafo venisse incluso nel testo anglo-franco-americano, ma all’iniziativa cipriota in generale ed ad ogni concessione sul testo anglo-franco-americano quale da noi riveduto; ci dava inoltre maniera di ricordare loro in generale l’assoluta necessità che ci si mantenesse fermamente negativi di fronte alle manovre austriache dato che l’intervento di Plimpton nel dibattito, che era stato meno caloroso nei nostri riguardi di quello del delegato americano nella discussione dello scorso anno, poteva avere incoraggiato gli austriaci.

Il testo di ispirazione austriaca veniva introdotto ufficialmente il 22 novembre, alla fine della seduta del mattino, dal delegato di Cipro. Subito dopo prendeva brevemente la parola l’On. Martino per dichiarare che l’Italia non poteva accettare tale testo, riservando piampie spiegazioni ad una successiva seduta. Un tale intervento fu ritenuto necessario affinché si sapesse subito, ed in particolare dalle delegazioni che preparavano ad intervenire nel dibattito nella seduta notturna dello stesso 22, che il testo proposto era da noi respinto.

Quanto alla tattica per contrastare tale progetto si presentavano a noi tre possibilità. O la presentazione di un testo contenente i desiderata massimi italiani (quale quello da noi preparato – all. 3), o la presentazione di emendamenti o, tout court, il rifiuto netto di considerare il testo come base di possibili compromessi. Procedevamo ai convenienti sondaggi tra le delegazioni durante il pomeriggio del 22 e particolarmente consultavamo per una obiettiva valutazione delle nostre possibilità l’influente delegato argentino Amadeo. Frattanto formulavamo, per ogni necessità, i possibili emendamenti (vedili nell’all. 5)8. Dopo alcune esitazioni dello stesso Amadeo, il cui parere era per noi importante anche perché egli si proponeva di impegnare a fondo la sua delegazione sulla formula tattica che avessimo prescelta anche presso gli altri latino-americani, giungevamo alla conclusione che la tattica migliore da seguire era quella dell’opposizione al testo cipriota senza presentare né controproposte né emendamenti. In un intervento nella seduta notturna (All. 6)9 il Ministro Segni esponeva tra l’altro le ragioni dettagliate di questo nostro atteggiamento. Inoltre nel corso della stessa seduta notturna ci adoperavamo intensamente presso le varie delegazioni, chiedendo loro di votare contro il testo cipriota: in questa azione collaboravano con noi gli argentini presso i latino-americani ed i francesi presso gli africani del gruppo di Brazzaville. Riscontravamo crescenti consensi nei vari settori, poiché le delegazioni, che avevamo tutte curato nei giorni precedenti e su cui agivano anche le insistenti pressioni da noi esercitate per tramite diplomatico normale, ci assicuravano nella grande maggioranza che non avrebbero votato a favore del testo a noi non accetto. I nostri calcoli ci portavano a pensare che non pidi 12-15 delegazioni – tutte neutraliste – avrebbero votato per il testo cipriota, mentre il resto si sarebbe schierato o nel voto contrario o nell’astensione, con prevalenza di quest’ultima.

Ad analoghe constatazioni devono essere giunte le delegazioni proponenti e gli stessi austriaci. Fatto sta che la mattina del 23 novembre la tattica da noi adottata ha portato i suoi frutti. La seduta si apriva con un ultimo intervento di Kreisky nel quale egli debolmente rispondeva a varie nostre precedenti dichiarazioni: il tono dell’intervento restava anche questa volta moderato e solo da questa linea si dipartiva quando, per rispondere alla nostra denunzia della responsabilità austriaca in materia di terrorismo, citava pretesi eccessi della polizia italiana: il che provocava una secca replica del Ministro Segni. Le preoccupazioni dei nostri avversari di avviarsi ad una votazione umiliante per l’Austria, e quelle dei nostri amici di dover partecipare con il loro voto a tale umiliazione, hanno confluito nel desiderio di cercare una via d’uscita. E questa ha potuto solo trovarsi nel testo che fin da vari giorni prima noi avevamo considerato come non solo accettabile ma desiderabile quale conclusione finale del dibattito. I promotori del testo L.77 contattavano gli americani e questi, dopo consultazione con noi, proponevano come testo finale non discutibile il noto testo anglo-franco-americano a suo tempo rifiutato dall’Austria, eliminando d’accordo con noi il paragrafo relativo agli atti di violenza. Tale eliminazione, che avevamo prevista fin dall’inizio del dibattito, diveniva anche opportuna dopo che le accuse relative a pretesi eccessi della polizia italiana fatte da Kreisky nel suo ultimo intervento avrebbero consentito agli austriaci di affermare che la deplorazione degli atti di violenza si riferiva anche a tali eccessi.

I promotori del testo L.77 che – dopo il nostro fermo atteggiamento della sera prima – nei loro interventi nella mattina del 23 fecero vere acrobazie per presentare la loro posizione come non contraria alle tesi italiane, consigliarono gli austriaci, che ancora rifiutavano, di accettare tale testo e chiesero poi di presentarlo essi stessi in sostituzione del loro originario, con un capovolgimento di fronte così completo e così poco usuale che ha provocato ampi commenti non certo favorevoli alla serietà della condotta delle delegazioni stesse. Abbiamo accolto questa soluzione a condizione che nella presentazione si associassero un certo numero di delegazioni europee, latino-americane ed arabe che ci erano state vicine nella condotta delle cose. Tutto civeniva elaborandosi nel corso di una interruzione di una mezz’ora nella seduta decisa all’uopo dalla Commissione. Al termine di tale sospensione il testo finale (All. 7)10 veniva presentato dalle seguenti 14 delegazioni (Argentina, Cile, Cipro, Grecia, Guatemala, India, Indonesia, Irlanda, Panama, Per Svezia, RAU, Uruguay e Yemen). Esso veniva adottato dalla Commissione all’unanimità, senza neppure porlo ai voti, dopo che Kreisky e il Ministro avevano preso brevemente la parola per significare la loro accettazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 10, fasc. ONU, 2/3.


2 trasmesso a Roma con Telespr. 3868/2568 del 4 dicembre indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Mosca, Parigi, Vienna e Washington e alla Rappresentanza presso il Consiglio Atlantico a Parigi.


3 Per il testo del progetto vedi D. 250.


4 Corrisponde al testo approvato in Assemblea Generale (vedi D. 251, nota 5) con l’eccezione del seguente paragrafo, ivi non riportato: «Deploring THe acts of violence which have impaired THe friendly relations between Austria and Italy».


5 Vedi DD. 253 e 255.


6 Di seguito il testo dell’Allegato 3: «Progetto contenente i nostri massimi desiderata (21 novembre 1961). THe General Assembly, Recalling its resolution 1497 (XV); Considering THat THe dispute between Italy and Austria concerning THe implementation of THe Agreement stipulated by THe two countries on 5 September 1946 remains unsettled; Desirous to avoid THat THe dispute and deplorable acts of violence should impair THe friendly relations between THe two countries; 1. Recommends THat THe two parties concerned continue negotiations on THe basis of THe above mentioned resolution; 2. Recommends THat, should such negotiations not lead to a complete agreement between THe parties wiTHin a reasonable time limit, THe remaining differences should be referred to THe International Court of Justice; 3. Renews to THe two countries concerned THe recommendation to refrain from any action which might impair THeir friendly relations».


7 Vedi D. 251, nota 4.


8 Di seguito il testo dell’Allegato 5: «Progetto nostri eventuali emendamenti al Doc. A/ SPC/L.77. 1. In paragraph 2 of THe preamble substitute THe words after “statements of THe representatives of Austria and Italy” wiTH THe following: “THat THe dispute concerning THe implementation of THe Paris Agreement of September 5, 1946 remain unresolved”; 2. Insert a new preambular paragraph n. 3 as follows: “noting on THe oTHer hand wiTH satisfaction THat negotiations are still taking place between THe two parties concerned”; 3. Substitute THe present preambular paragraph n. 3 (THe one beginning wiTH “considering THat”) wiTH THe following: “desirous to avoid THat THe dispute and THe continuation of deplorable acts of violence should impair THe friendly relations between THe two countries”; 4. In operative paragraph n. 1 substitute THe words “on THe basis of” wiTH THe words “wiTH a view to finding a solution for all differences relating to THe implementation of THe Paris Agreement of 5 September 1946”; 5. Substitute THe second operative paragraph wiTH THe following: “Recommends THat, should such negotiations not lead to a complete agreement between THe parties wiTHin a reasonable period of time, THe remaining differences should be referred to THe International Court of Justice or to anoTHer appropriate jurisdictional body”; 6. Insert a new operative paragraph n. 3 as follows: “deplores THe acts of violence which have impaired THe friendly relations between Austria and Italy”; 7. In THe present operative paragraph n. 3 substitute THe words: “FurTHer recommends” wiTH THe words “Renew THe recommendation” and THe words “continue refraining” wiTH THe word “refrain”».


9 Allegato 6: «Dichiarazioni del Ministro Segni alla seduta notturna del 22 novembre 1961 alla Commissione Politica Speciale», non pubblicato.


10Vedi D. 251, nota 5.

255

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 3869/25692. New York, 5 dicembre 1961.

Oggetto: Questione dell’Alto Adige. Atteggiamento delle varie delegazioni.

Riferimento: Precorsa corrispondenza(3).

Ritengo opportuno esporre succintamente l’atteggiamento assunto dalle varie delegazioni nel dibattito di quest’anno alle Nazioni Unite sulla questione dell’Alto Adige. Ho già riassunto telegraficamente a codesto Ministero il tenore degli interventi fatti nel corso della discussione. Vorrei ora esprimere un apprezzamento complessivo della posizione presa dai differenti Paesi.

Vanno fatte in proposito alcune osservazioni preliminari. Come ho già riferito nel mio rapporto a S.E. il Ministro(4), il dibattito ha presentato quest’anno caratteristiche diverse di quelle che ebbe nella scorsa sessione. L’impostazione data quest’anno da parte austriaca era modesta e limitata ad uno specifico aspetto di carattere formalmente procedurale: come tale non richiedeva pronunciamenti impegnativi sul fondo del problema da parte delle delegazioni di cui quindi favoriva il generico desiderio di evitare, per quanto possibile, di prendere chiare posizioni. In secondo luogo, l’ambiguo atteggiamento tenuto fino all’ultimo dal Governo viennese circa la sua effettiva volontà di arrivare alla discussione, ha portato come conseguenza che, da una parte e dall’altra, l’azione diplomatica in seno all’ambiente delle Nazioni Unite sia stata relativamente meno intensa di quello che non lo sia stata l’anno scorso. Il dibattito poi è stato di breve durata, e gli austriaci hanno acceduto con una rapidità qualche po’ inattesa alla soluzione di rinvio sostanziale della questione che veniva incontro alle nostre aspettative. Ciha comportato che non molte siano state in definitiva le delegazioni che hanno assunto atteggiamenti precisi o che hanno avuto occasione di testimoniare con fatti le buone disposizioni genericamente manifestateci.

In realtà molte delegazioni si sono rifugiate in un prudente attendismo. Un certo numero ha comunque accolto esplicitamente nei relativi interventi – e sia pure con differenti sfumature – la nostra impostazione per quanto riguarda la giuridicità della controversia e la necessità di risolverla con il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia nel caso di fallimento di trattative bilaterali. Altre, poche in verità, si sono situate a favore della tesi austriaca sulla natura politica della questione. La quasi totalità delle delegazioni, peraltro, riteneva in fondo che la questione non dovesse essere drammatizzata e, per quanto concerne la risoluzione conclusiva, si delineava propensa a non votare in favore di un testo che fosse inaccettabile ad una delle due parti.

Naturalmente anche quest’anno hanno avuto principale influenza sull’atteggiamento delle delegazioni nel dibattito elementi estranei alla valutazione specifica dei termini della controversia. Sono quegli stessi che questa Rappresentanza aveva posto in evidenza lo scorso anno allorché aveva compiuto un analogo esame dell’atteggiamento dei singoli Paesi: stato dei rapporti bilaterali di ciascun Stato con l’Austria e l’Italia; posizione politica generale dei vari Paesi; problemi specifici che potevano presentare una qualche analogia con quelli dell’Alto Adige; una certa tendenza alla solidarietà da parte di piccoli Paesi a favore di uno dei loro; e – non ultimo – la personalità di alcuni delegati ai quali, in un dibattito su una questione che ha dopotutto una risonanza limitata, i relativi Governi hanno lasciato una notevole autonomia.

Paesi NATO Gli Stati Uniti hanno avuto anche quest’anno una parte di primo piano. La loro delegazione si è tenuta in stretto contatto con la nostra, tanto nella fase preparatoria che nel corso del dibattito. Preoccupati degli aspetti negativi del dibattito all’ONU hanno svolto nelle settimane precedenti il suo inizio un’azione – che noi auspicavamo – diretta ad evitare il dibattito stesso. Resosi questo inevitabile si sono adoperati, anche presso di noi, perché il tono risultasse moderato e quasi smorzato e perché il dibattito si concludesse al pipresto. ln questo spirito hanno preso l’iniziativa, cui hanno associato inglesi e francesi, per l’elaborazione di quella che è poi stata la risoluzione conclusiva. Pur sotto la forma di un’azione di «honest broker» tra le due parti che, pidello scorso anno, questo intervento americano ha voluto avere, esso è sempre stato ispirato in senso a noi favorevole, tanto che molte sono state qui e a Washington le rimostranze ed i tentativi della parte austriaca di far modificare l’atteggiamento assunto. Anche se l’intervento del rappresentante americano nel dibattito è stato, sul fondo del problema, qualche po’ deludente sovratutto se confrontato a quello dello scorso anno, e anche se alcune esitazioni da parte della delegazione ci hanno fatto ritenere ad un certo momento consigliabile un intervento stimolatore ad alto livello a Washington, pure l’atteggiamento americano è stato complessivamente ispirato ad amicizia e comprensione nei nostri riguardi ed è stato uno dei fattori importanti della conclusione a noi favorevole del dibattito.

L’appoggio della Francia si è manifestato non solo attraverso un ottimo intervento del suo delegato e la sicurezza che avremmo in ogni caso potuto contare con il suo voto, ma anche mediante l’aiuto datoci nell’avvicinare ed illustrare le nostre tesi ai Paesi del gruppo di Brazzaville orientandoli in senso a noi favorevole. Quanto alla Gran Bretagna, se l’intervento del suo delegato nel dibattito e la sua partecipazione all’elaborazione del testo di iniziativa americana hanno avuto aspetti a noi favorevoli, va peraltro menzionato che alcune incertezze nell’atteggiamento del suo delegato hanno lasciato comprendere che le istruzioni originarie del Foreign Office erano abbastanza caute e tenevano conto delle suscettibilità austriache. Tanto è vero che il delegato inglese ci prospettla possibilità di un atteggiamento di astensione – in particolare sul testo di risoluzione di ispirazione austriaca – che ci consigliun passo ad alto livello a Londra.

I Paesi del Benelux ci sono stati assai vicini. Non sono intervenuti nel dibattito, né era nostro particolare interesse che cifacessero. Ma in ogni momento ci hanno assicurato che avrebbero uniformato completamente il loro voto al nostro. E la delegazione dell’Olanda in particolare è stata molto attiva nel raccogliere e scambiare con noi notizie e valutazioni.

L’intervento del delegato della Turchia è stato pienamente conforme alle nostre tesi. Bene orientato è stato nel suo intervento anche il delegato ellenico.

Paesi europei Dei Paesi europei hanno parlato la sola Jugoslavia, che ha domandato un proseguimento delle trattative, aggiungendo che era compito delle Nazioni Unite trovare una formula soddisfacente per le due parti e la Spagna che è stata a noi vicinissima.

Assai riservati quest’anno sono stati i Paesi scandinavi. Il che ha, in un certo senso, rappresentato un allontanamento dalla nostra posizione della delegazione svedese che, l’anno scorso, aveva svolto una parte a noi favorevole, mentre ha costituito un miglioramento per gli altri scandinavi il cui atteggiamento era stato alquanto riservato lo scorso anno.

L’atteggiamento irlandese è stato nettamente picomprensivo quest’anno rispetto alla precedente sessione. Cipu in parte, attribuirsi anche al fatto che il delegato irlandese in seno alla Commissione Politica Speciale non fosse piquel O’Brien – le cui disavventure nel Katanga hanno ricevuto un notevole rilievo nella stampa in questi giorni – che aveva assunto una posizione ostile nei nostri confronti.

Hanno sempre mantenuto un atteggiamento di rigoroso astensionismo i delegati del blocco sovietico. Si pucongetturare che nel caso di un voto il loro atteggiamento sarebbe stato in linea di massima – per motivi ben noti e che nulla hanno da vedere con la controversia italo-austriaca – pifavorevole a noi che agli austriaci.

Paesi latino-americani Molto importante, come già l’anno scorso, è stato l’appoggio datoci dai Paesi latino-americani e pispecialmente dall’Argentina, dal Brasile, dal Cile, dalla Colombia, dal Panama e dal Per All’inizio vi sono stati da parte argentina alcuni tentennamenti dovuti alle note ragioni attinenti ad alcune questioni in sospeso tra i due Paesi. Ma l’azione di chiarimento svolta qui, a Roma ed a Buenos Aires ha consentito di superare le difficoltà, sì che in definitiva abbiamo avuto anche quest’anno nella delegazione argentina, e nel suo Capo l’Ambasciatore Amadeo, non solo valido sostegno delle nostre tesi, ma anche autorevole consiglio e preziosi elementi di valutazione.

Anche gli altri Paesi sopracitati non hanno mancato di appoggiarci, e quasi tutti i loro delegati, pur non escludendo eventuali ricorsi ad altri mezzi di soluzione della vertenza, hanno espressamente indicato nella Corte Internazionale di Giustizia il mezzo piadeguato per risolvere la controversia nell’ipotesi che non si addivenisse ad un componimento in via diplomatica di essa.

Unica voce apertamente discordante tra i latino-americani è stata quella del delegato messicano che ha voluto riesumare i suggerimenti ventilati da Garcia Robles l’anno scorso, ricordando anche se senza insistervi la possibilità di negoziati da svolgersi con l’ausilio del Presidente dell’Assemblea Generale. In generale la posizione della delegazione messicana aveva dato luogo a nostre preoccupazioni, anche perché ripetutamente erano corse voci di sue iniziative per progetti di risoluzione a favore delle richieste austriache: tanto che è stato ritenuto necessario svolgere qui vari passi presso il Capo della delegazione, per dissuaderlo. L’intervento del delegato messicano risultavere influenzato il Guatemala e l’Ecuador i quali, peraltro, dopo un’opportuna azione da parte nostra, si allinearono su posizioni a noi vicine.

Paesi arabi Nell’insieme, l’atteggiamento dei Paesi arabi è stato, quest’anno, picomprensivo di quanto non lo sia stato l’anno scorso. Non hanno mancato di influire in questo senso sia la posizione assunta lo scorso anno dalla delegazione italiana nel dibattito sulla questione dei rifugiati palestinesi, sia l’influenza del Segretario Generale della Lega Araba con il quale la nostra delegazione ha avuto ripetuti contatti.

Va in particolare ricordato l’atteggiamento a noi favorevole del delegato yemenita, che oltre a pronunciare un intervento in cui ha, senza riserve, aderito alle nostre tesi, ha svolto un’azione presso le altre delegazioni arabe. Anche positivo è stato il Libano, il cui intervento è stato favorevole alle nostre tesi.

Le delegazioni libica, araba unita, irachena, giordanica e marocchina ci hanno lasciato capire che avrebbero evitato di votare in favore di una soluzione che fosse da noi osteggiata. Nettamente pipositiva nei nostri riguardi è stata comunque la delegazione giordanica, il cui atteggiamento l’anno scorso fu invece, come si ricorderà, a noi così sfavorevole. Piriservati sono stati tunisini, arabo sauditi, sudanesi e siriani. Quale sarebbe stato poi l’atteggiamento di questi Paesi qualora si fosse dovuti addivenire ad un voto contrastato non è certo dato sapere.

Stati africani Incerto era anche l’atteggiamento delle delegazioni africane, alcune delle quali fanno capo a Governi con i quali non abbiamo ancora allacciato diretti rapporti diplomatici e presso i quali non si erano potuti compiere quei passi che, invece, erano stati effettuati presso tutti gli Stati in cui abbiamo una nostra rappresentanza diplomatica.

Per quanto la collaborazione della Francia ci garantisse in qualche modo per quanto concerneva la maggior parte degli afro-francesi, non era possibile prevedere fin dove gli africani in generale si sarebbero spinti in nostro favore. Citanto piche il richiamo al principio dell’autodecisione – leitmotiv di tutti i discorsi austriaci – provoca sempre reazioni positive in essi. Orbene, gli interventi di tutti i delegati africani – con l’eccezione della sola Liberia che ha accennato all’opportunità per le Nazioni Unite di escogitare qualche meccanismo che potesse aiutare le parti a risolvere la controversia – sono stati favorevoli alla nostra impostazione. Mali, Dahomey – che ha parlato a nome del gruppo di Brazzaville – e Ghana sono intervenuti con diverse sfumature nel senso da noi desiderato.

Il richiamo fatto dal Ministro Segni alla dichiarazione afro-malgascia di Monrovia, sugli obblighi degli Stati di non permettere che si preparassero sul loro territorio azioni contro terzi Stati non ha mancato di essere in qualche modo ripreso sia dal delegato del Dahomey che da quello di Ghana, che hanno deplorato gli atti di violenza.

Potrebbe forse dare qualche indicazione sui motivi di un appoggio così caloroso da parte degli Stati africani neutralisti, la battuta che uno dei loro delegati si lascisfuggire, allorché discuteva della questione con un nostro collega: «Si comincia col parlare di autonomie e si finisce col Katanga» (sic).

Paesi asiatici La Cina ha aderito a tutte le nostre tesi; l’Iran ha insistito sulla necessità di continuare i negoziati per un accordo di sostanza prima di esaminare quello che potrebbe essere il mezzo pacifico piadatto per risolvere la controversia; la Cambogia che ha riconosciuto il carattere giuridico della vertenza ma ha ritenuto indispensabile l’accordo delle parti per la scelta del mezzo pacifico di risoluzione della controversia. Vicinissima invece alle tesi austriache è stata, come era da attendersi, la delegazione afghana che è giunta ad affermare di credere che «la frontiera ideale tra i due Stati sarebbe quella che tenesse conto del desiderio liberamente espresso dalle parti». Pisfumato è stato il delegato di Ceylon che ha messo l’accento sulla necessità di continuare i negoziati, indicando nella Corte uno dei mezzi ai quali le parti potevano ricorrere in caso di mancato accordo.

Un accenno particolare mi sembra meritino le tre delegazioni che hanno presentato il primo progetto di risoluzione, che da parte italiana si è subito dichiarato inaccettabile.

Si deve, credo, fare una distinzione tra i motivi che hanno fatto agire gli indiani e quelli che hanno mosso le altre delegazioni.

Da parte indiana, oltre forse ad un desiderio di agevolare uno Stato neutro se non neutralista, c’è stata la preoccupazione di fornire anche in questo caso una soluzione di compromesso. È noto quanto i rappresentanti di New Delhi siano attivi in seno alle Nazioni Unite per estendere ed affermare la loro influenza nell’ambito societario. Anche nella questione dell’Alto Adige non si è saputo da parte indiana resistere alla tentazione di voler dare una nuova prova di saggezza politica e di abilità diplomatica. Peraltro, di fronte al deciso rifiuto italiano di accettare un progetto del genere, gli indiani hanno fatto rapidamente marcia indietro.

Per il delegato cipriota, invece, hanno giocato tre motivi diversi. Anzitutto quello della vanità personale. Se è piccolo il Paese del Sig. Rossides, se è limitato il numero dei componenti la sua delegazione, viceversa è grande la sua ambizione di avere sempre un ruolo di primo piano. Per cui – quasi fosse fornito del dono dell’ubiquità – lo si vede apparire in tutti i Comitati al momento della discussione di questioni importanti. In secondo luogo i ciprioti non potevano non essere favorevoli ad un Paese che rivendicava maggiori autonomie affermando di avere rinunciato a chiedere il diritto dell’autodecisione per non turbare la pace europea. Infine ha certamente giocato contro di noi la reazione istintiva di solidarietà del delegato di un piccolo Paese verso un altro.

La netta presa di posizione del nostro delegato contro il primo progetto di risoluzione e l’intervento del nostro Ambasciatore a Nicosia hanno finito con l’indurre anche il Sig. Rossides a non insistere nel suo progetto di risoluzione. Devo peraltro mettere in rilievo che le spiegazioni date dal Ministro Kyprianou a Solari – e che questi ha esattamente refutato – sulla base di informazioni date da Rossides, stanno a dimostrare quanto infido sia il delegato cipriota che ha fatto al suo Governo un quadro della situazione non certo conforme alla verità. Il nostro punto di vista era stato chiarito con la massima precisione. E l’Ambasciatore Rossides è un uomo troppo intelligente per non aver capito i motivi della nostra opposizione a trattative italo-austriache nelle quali si inserisse una terza parte, allargando e snaturando l’oggetto del negoziato. Le spiegazioni che egli ha fornito al suo Governo erano quindi speciose e le sue affermazioni circa il suo desiderio di favorire la nostra posizione potevano apparire fondate solo a chi non conosceva il problema.

Per quanto concerne l’Indonesia, infine, va fatto presente che qualsiasi sua azione piche mai in quei giorni era condizionata dalla questione della Nuova Guinea olandese. Le analogie esistenti tra i due casi hanno indotto la delegazione indonesiana a insistere sulla necessità di risolvere su un piano politico la questione, svalutando gli aspetti giuridici e ponendo invece in particolare rilievo l’opportunità di un accordo bilaterale sulla questione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 10, fasc. ONU, 2/3.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Bonn, Londra, Mosca, Parigi, Vienna e Washington e alla Rappresentanza presso il Consiglio Atlantico a Parigi.


3 Vedi DD. 253 e 254.


4 Vedi D. 253.

256

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI, ALL’AMBASCIATORE A BRUXELLES, GHIGI(1)

L. 10A/2660. Roma, 10 dicembre 1961.

Caro Ghino, ti prego di volere svolgere al Presidente Struye, a nome di S.E. il Ministro e nel modo che riterrai migliore, le considerazioni che seguono e quelle analoghe che riterrai opportune.

Il Governo italiano, come è noto, segue con la maggior simpatia l’attività del Consiglio d’Europa, verso il quale esso ha dimostrato spirito di collaborazione: esso ha appreso con interesse la costituzione di un Sottocomitato di Studio per l’Alto Adige e cisopratutto per la personalità che è stata scelta a presiederlo, dato il prestigio, l’ampia visione politica e il profondo equilibrio che distinguono il Presidente Struye. Del resto, da un punto di vista generale il Governo italiano ritiene che un qualunque esame approfondito di quanto puinteressare nella situazione altoatesina, consentendo una pichiara visione della realtà al di là delle posizioni propagandistiche e polemiche, non puche svuotare molte allegazioni e illazioni senza base. Non c’è nulla infatti di quanto riguarda l’Alto Adige che il Governo italiano abbia interesse o desiderio di nascondere.

Anche la discussione alle Nazioni Unite, per quanto sia stato inopportuno provocarla, ha portato elementi di chiarezza. In particolare perché ha fatto completamente fallire il tentativo austriaco di far affermare dall’Assemblea Generale principi nuovi e di farle consigliare l’intervento di un terzo (organo o persona) fra le parti che le spinga a un accordo sulla sostanza o anche soltanto sul mezzo pacifico cui ricorrere: un incarico del genere, che andrebbe contro la posizione italiana, non avrebbe infatti possibilità di riuscita (sia il Presidente dell’Assemblea che il Segretario Generale dell’ONU fecero sapere che non l’avrebbero accettato) e oltre tutto rischierebbe di far fallire un’intesa diretta fra le parti, sembrando offrire per quanto illusoriamente un’alternativa a tale intesa. La nuova unanime risoluzione dell’Assemblea Generale si limita così a riaffermare la precedente risoluzione del 1960 e a ribadire la necessità che la questione sia risolta mediante un’intesa tra le parti. Del resto quasi tutte le Delegazioni che hanno preso la parola si sono espresse in tal senso, pur affermando in maggioranza che, se a un mezzo pacifico occorresse rivolgersi, il piindicato sarebbe il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia. Da un punto di vista europeo è di conforto il fatto che gli Stati appartenenti alle Comunità, ma anche parecchi altri Stati europei, si sono mostrati pienamente solidali con la posizione italiana e che nessuno Stato europeo ha appoggiato l’Austria, dimostrando così di rendersi conto dei pericoli, anche per l’Europa, a cui puportare il tentativo di politicizzare la questione, forzato al Governo austriaco dagli estremisti.

La risoluzione delle Nazioni Unite dovrebbe essere quindi di buon auspicio per i negoziati bilaterali. In questa fase sembra che tali negoziati possano svolgersi, piuttosto che sulla sostanza della questione, per la ricerca di un mezzo pacifico cui ricorrere: è evidente che questo non potrebbe essere che puramente giuridico e tale da escludere qualsiasi animus revisionistico o qualsiasi interpretazione pregiudiziale o unilaterale dell’Accordo di Parigi. Nello stesso ordine di idee si pupensare che la Risoluzione delle Nazioni Unite dovrebbe essere di buon auspicio anche per la Commissione Interna di Studio, che costituisce oggi la migliore speranza per un miglioramento della situazione, in quanto in essa ha luogo un realistico e concreto confronto dei vari interessi su quel piano interno che consente di tener conto di ogni elemento: è evidente di contro che sul piano internazionale null’altro puentrare in considerazione che l’Accordo di Parigi, nella sua retta interpretazione e nella sua esatta applicazione, in quanto è inconcepibile che l’Italia, che già accettper la minoranza di lingua tedesca salvaguardie internazionali che non hanno parallelo, acconsenta a impegni che in un modo o in un altro vadano al di là di esse.

Dello svolgimento di queste e di quelle altre considerazioni che riterrai utili, vorrai poi trarre esplicitamente le seguenti conclusioni.

Nella situazione attuale – quale si presenta dopo la Risoluzione delle Nazioni Unite, durante i lavori della Commissione e nella prospettiva dei negoziati bilaterali – sembra che il Sottocomitato del Consiglio d’Europa debba evitare qualsiasi iniziativa per la quale in futuro potrebbero ad esso essere attribuite responsabilità per un eventuale fallimento o dei lavori della Commissione di Studio o del negoziato bilaterale, in quanto potesse essere sostenuto che il Sottocomitato stesso aveva complicato la situazione o offerto alternative tali da diminuire l’interesse di qualcuno all’intesa diretta.

È infatti nell’interesse generale – e non solo in quello delle Parti – che questo esperimento di intervento del Consiglio d’Europa in una materia così delicata non venga pregiudicato da una intempestività di svolgimento e che pertanto l’attuale fase di studio venga prolungata fino a quando sia possibile rendersi esattamente conto di quale poTRà essere la conclusione piopportuna e piutile cui giungere.

Ti prego di voler svolgere appena possibile, a nome di S.E. il Ministro, l’intervento di cui sopra presso il Presidente Struye, che dovrà ovviamente essere improntato alla massima considerazione verso di lui e servire a denotare il pisentito interesse nei suoi riguardi.

Potresti inoltre, se lo riterrai opportuno, consegnare al Presidente Struye il testo, che qui si allega(2), dei due discorsi pronunciati da S.E. il Ministro sull’argomento davanti al Comitato Politico Speciale delle Nazioni Unite.

Per completezza di tua informazione ti allego una lettera del Presidente Struye al Rappresentante Permanente presso il Consiglio d’Europa e il telegramma di istruzione inviato a questo per la risposta(3).

[Attilio Cattani]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa.


2Non presente nel fascicolo.


3 L. Struye a Bombassei del 28 novembre e T. segreto 26282/78 (Strasburgo) 147 (Lussemburgo) in realtà inviato il 12 dicembre, relativi alle modalità di svolgimento della prevista visita di Struye a Roma (rispettivamente DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa e Telegrammi segreti 1961, Francia (Ambasciata e Consolati) arrivo e partenza, Strasburgo). Per la risposta di Ghigi vedi D. 258.

257

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto per corriere 46773/704. Vienna, 15 dicembre 1961 (perv. ore 19,30 del 16).

Oggetto: Alto Adige.

Il Ministro Kreisky dopo il suo ritorno da New York ha avuto una conversazione di circa un’ora con questo Ambasciatore di Germania. Egli era molto irritato per l’esito del dibattito e inasprito contro l’Italia per la resistenza ad accogliere le pretese degli altoatesini e del Governo austriaco.

Durante la conversazione, e questo è stato evidentemente l’argomento principale, Kreisky ha cercato di convincere l’Ambasciatore tedesco sull’opportunità di una mediazione del suo Governo per risolvere la questione. L’Ambasciatore Janz mi ha detto di avergli fatto presente che dati i rapporti esistenti tra l’Italia e la Germania, non è possibile che quest’ultima si intrometta nella questione nella quale anzi vuole mantenere una stretta neutralità. Ha cercato inoltre di calmare Kreisky («lei conosce il suo temperamento», ha aggiunto) facendogli comprendere che dopo tutto l’Austria ha perduto la guerra come la Germania, aggiungendo che egli pensa che ad una soluzione si arriverà.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.

258

L’AMBASCIATORE A BRUXELLES, GHIGI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI(1)

L. riservatissima 4541. Bruxelles, 20 dicembre 1961.

Caro Attilio, mi riferisco alla tua lettera n. 10A/2660 del 10 corrente(2).

Ho parlato stamane, come d’intesa, con il Presidente Struye. Mi sono con lui espresso molto apertamente nel senso indicato nella lettera, avvalendomi degli argomenti ivi contenuti e di altri analoghi.

Il mio interlocutore si è manifestato nettamente ricettivo. Ha mostrato di rendersi conto ed acconsentire agli argomenti che venivo esponendogli; mi ha assicurato, e ripetutamente, che la Sottocommissione non ha – e lui personalmente meno ancora

– alcuna ambizione di svolgere funzioni di mediazione, né di costituire il benché minimo intralcio allo svolgimento di trattative bilaterali. Essa è nata, egli ha detto, perché esistendo una divergenza fra due Paesi membri è bene che il Consiglio d’Europa non dimostri di disinteressarsene. L’idea di farlo andare a Vienna ed a Roma è stata avanzata, ed egli è tornato due volte su questo punto, proprio dal deputato italiano Ebner. Voleva comunque assicurarmi, anche a titolo personale, che egli aveva – e intendeva mantenere – il massimo rispetto per i nostri interessi ed i nostri sentimenti nazionali. Ha aggiunto molto chiaramente che potevamo star tranquilli circa l’attività della Sottocommissione da lui presieduta che – ove possibile – desiderava rendersi utile, ma non intendeva intralciare in alcun modo le iniziative in atto. Si rendeva conto che occorreva che le conversazioni bilaterali si svolgessero senza che altre istanze potessero rallentarle o fornire motivo agli austriaci per sottrarvisi una volta di pi Ha poi manifestato molto interesse per l’attività della Commissione di studio ed ha accennato risultargli che essa sarebbe già giunta alla formulazione di talune proposte concrete aggiungendo che possibilmente gradirebbe – a titolo personale – di conoscerne il tenore: lascio a te di giudicare sull’opportunità di venire incontro a tale ultimo suo desiderio. Mi ha infine precisato di aver concordato con Bombassei di recarsi a Roma dall’11 al 13 gennaio p.v.

Come potrai rilevare, il colloquio non poteva andare meglio, né il mio interlocutore poteva manifestarsi piricettivo. Ti aggiungo che, da tutto l’insieme, ho tratto la sensazione che egli fosse sincero. Con tutto cinon ti nascondo che, sulla persona di Struye e su quello che poTRà essere il suo comportamento, mantengo la riserva che avevo avanzato sia nella mia lettera a Fornari(3), sia nella conversazione avuta con te in argomento. La persona è molto troppo estrosa per potersi escludere che non si comporti domani in un modo diverso da quello che oggi sinceramente pensa. E cisopratutto se gli altri, in occasione della sua visita a Vienna, sapranno solleticare la sua vanità pidi quanto saremo disposti a farlo noi. Purtroppo la politica estera è per Struye una vocazione tanto pisentita in quanto il suo e gli altri partiti non gli hanno mai consentito di esercitarla: e appunto per questo rimango d’avviso che la tentazione di «fare qualche cosa», per lui, rimarrà forte. Permane, insomma, il rischio che l’istinto prevalga sulla ragione: nel qual caso temo sarebbe altrettanto facile sottrargli la trattazione della questione quanto è agevole portar via l’osso ad un vigoroso mastino …

Credimi, caro Attilio, il tuo affezionato Ghino G.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 15, fasc. Consiglio d’Europa.


2Vedi D. 256.


3L. riservatissima 3877 del 2 novembre, non pubblicata.

259

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto per corriere 47562/712. Vienna, 22 dicembre 1961 (perv. ore 22 del 23).

Oggetto: Rapporti italo-austriaci.

Mio telespresso urgente 082.

Circa i rapporti tra Austria e Italia Kreisky mi ha detto di auspicare fecondi accordi commerciali, anche sul piano strettamente dei Governi, tenuto conto che i due Paesi hanno vasti settori di industrie nazionalizzate. Egli avrebbe personalmente favorito l’installazione di industrie italiane in Austria, quale, ultimamente, la Montecatini, e pensa che potrebbero essere conclusi accordi nel campo degli studi e dell’industria chimica. Fecondi potrebbero diventare anche i rapporti culturali dato che il popolo austriaco è aperto alla cultura italiana forse piche a quella tedesca. In sostanza auspica stretti e amichevoli rapporti con l’Italia, così come con la Svizzera e la Jugoslavia, con la quale, ultimamente, le relazioni sono assai migliorate.

Non mi faccio illusioni che le dichiarazioni di Kreisky circa l’intensificazione dei rapporti tra i due Paesi non siano state che una «esca» per cercare di renderci pi«elastici» nella soluzione del problema dell’Alto Adige. Devo tuttavia ammettere che l’aspirazione di avvicinare l’Austria a noi come alla Svizzera e alla Jugoslavia potrebbe e dovrebbe costituire una sincera e saggia politica da parte di Kreisky il quale, coerentemente al suo indirizzo politico e alle nuove preoccupazioni nei rapporti con la Russia, deve allontanare il sospetto non soltanto di un virtuale Anschluss economico e spirituale già in atto con la Germania, ma altresì che la politica austriaca è volta alla collaborazione con Stati democratici verso i quali la Russia ha motivo di simpatia o di non particolare sospetto.

Per quanto riguarda l’Alto Adige c’è stato soltanto qualche accenno: poiché a conclusione delle sue dichiarazioni sulla possibilità di pistrette relazioni con l’Italia gli avevo accennato alla opportunità, per facilitare l’adempimento dei suoi voti, di risolvere definitivamente la questione dell’Alto Adige, d’altra parte artificialmente gonfiata, perché non potevo pensare che egli credesse veramente alla «oppressione» degli altoatesini. Kreisky mi ha eccepito che non dovevo limitarmi a prendere in considerazione l’opinione pubblica di Vienna che pusembrare fiacca al riguardo, mentre in altre regioni e particolarmente in Tirolo il problema è vivamente sentito.

Gli ho osservato come estremisti e radicali in queste questioni si riducono in realtà a gruppi ristretti tanto che l’esperienza ha insegnato che soluzioni avvenute in termini ben diversi da quelli pretesi da nazionalisti o radicali, anche di buona fede, hanno in realtà suscitato minori reazioni di quelle previste o temute dai governanti.

Concludo infine con una dichiarazione di Kreisky che merita di essere particolarmente sottolineata.

La vera organizzazione degli attentati in Italia, per cui si è svolto il processo di Graz e si svolgeranno altri processi contro cittadini austriaci, sarebbe in territorio germanico. Non conviene all’Austria né all’Italia, così mi ha detto, sollevare questa questione, sulla quale per lui non sembra esservi ombra di dubbio.

Il tentativo di rigettare la colpa degli attentati sui tedeschi – anche perché conosce la riluttanza degli alleati nel sollevarne il velo – non è nuovo in Kreisky. Il precedente della «Neue Zurcher Zeitung» insegni. Ma, dopo quella infelice esperienza e sopratutto dopo che i processi in corso lasciano pensare che effettivamente il Governo austriaco sia venuto in possesso di elementi sulla organizzazione terroristica piampi che non quelli che possono apparire da un processo, la grave dichiarazione di Kreisky dovrebbe essere considerata, in normale distensione di animi, con un peso diverso da quello di analoghe dichiarazioni fatte in passato. Cerchertuttavia di fare opportuni sondaggi in proposito perché malgrado le rinnovate affermazioni di Kreisky continuo a nutrire dubbi.


1 Telegrammi segreti 1961, Austria arrivo e partenza.


2 Pari data, con il quale Martino aveva riferito una conversazione con Kreisky su temi di attualità (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, dicembre 1961).

260

L’AMBASCIATORE A MOSCA, STRANEO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 4839/21892. Mosca, 28 dicembre 1961.

Oggetto: Alto Adige.

Riferimento: Telespresso Ambasciata d’Italia Washington No. 11329/4326 del 19 dicembre 19613.

Ho letto con interesse le considerazioni svolte dall’Ambasciatore Fenoaltea in merito alla posizione in cui potrebbe venire a trovarsi l’Austria nei futuri dibattiti all’ONU sulla questione dell’Alto Adige. Esse sono senza dubbio pertinenti.

Pressioni sull’Austria per dissuaderla dall’avanzare domanda di far parte del Mercato Comune sono già state fatte da parte sovietica. Mi riferisco a questo proposito a quanto scrivevo il 2 dicembre corrente (telespresso diramato dal Ministero degli Esteri con suo A 2/25433/c. del 16 stesso mese)3. E non escludo affatto che tali pressioni possano esser rinnovate in modo pipesante. Anzi a me consta che un pro-memoria al riguardo è già stato rimesso a questa Ambasciata d’Austria.

Fenoaltea, partendo da una premessa esatta, osserva che l’Austria potrebbe essere indotta a chiedere agli Occidentali una soddisfazione (sull’Alto Adige), in riconoscimento delle resistenze opposte dal Governo di Vienna alle pressioni sovietiche perché non entri nella CEE. Cisembra assai probabile e del resto mi par difficile che, nonostante l’abilità della nostra Delegazione, si possa continuare all’infinito ad isolare l’Austria all’ONU. La nostra posizione è di affermare che sono in corso delle conversazioni bilaterali (sincere da parte nostra) per chiarire determinati equivoci e per dar sempre una migliore applicazione all’Accordo De Gasperi-Gruber. Quindi tutto l’Accordo e niente di piche l’Accordo. La questione dovrebbe pertanto rimanere sul piano italo-austriaco e, in mancanza di una conciliazione dei due punti di vista, dovrebbe esser sottoposta al giudizio dell’Aja. Ma è evidente che se le nostre conversazioni con l’Austria non raggiungessero alcun progresso e se l’Austria continuasse a rifiutarsi di adire la Corte Internazionale di Giustizia, poco alla volta verrebbero a formarsi le premesse, anche giuridiche di un intervento dell’Assemblea per dirimere la controversia in atto. Ed è proprio quello che vuole Vienna. Coloro dunque che affermano che dobbiamo sforzarci di raggiungere un accordo con l’Austria ragionano a fil di logica. Il discorso fila infatti a perfezione ma è un sofisma.

Zoppi e Fenoaltea hanno ragione quando consigliano il Governo di fare ogni sforzo per poter chiudere al pipresto la questione su di una base bilaterale. Il guaio è perche gli austriaci non vogliono giungere a questa conclusione, a meno della completa secessione della Provincia di Bolzano dalla Regione Trentino-Alto Adige, sicché la nostra buona volontà, per raggiungere lo scopo predetto, dovrebbe esser sottoposta ad una ben dura prova. Senza contare che dovremmo guardarci dal porre noi stessi, con le nostre stesse mani, le premesse di quella vera e propria rivendicazione territoriale alla quale i tirolesi non hanno mai rinunciato.

Ed ecco allora che la questione non appare pitanto semplice come sembrava. Invocare la santità dei trattati non vale se uno Stato riesce a dimostrare che le sue frontiere politiche non corrispondono a quelle etniche e tanto pise riesce a convincere l’opinione pubblica mondiale che le frontiere politiche sono quelle che sono, e cioè a suo dire inique, perché derivano da imposizione a seguito di una guerra perduta. È proprio questo che il Governo di Vienna, senza dichiararlo in tutte lettere, cerca di insinuare all’ONU.

Nella questione alto-atesina la posizione sovietica è nota (e credo che il ragionamento valga per la Polonia, la Cecoslovacchia ed anche per la Jugoslavia). L’Unione Sovietica preferisce di non intervenire, a meno che noi non impostassimo la controversia in chiave di pericolo pangermanista. In questo caso l’Unione Sovietica interverrebbe sì, seguita dai suoi satelliti e sparerebbe grosso contro l’aggressività dei pangermanisti e revanscisti tedeschi. Non chiederebbe nulla di meglio! Ma questi voti d’oltre cortina noi non li vogliamo. Sono, per usare una espressione adoperata da noi in politica interna, voti non richiesti e nemmeno graditi.

Quale è allora la posizione che ci conviene di assumere?

A me sembra che a noi non restino che tre alternative: denunciare decisamente il Governo di Vienna a quella stessa tribuna dell’ONU per favoreggiamento di azioni che tendono a turbare la pace internazionale; ovvero adattarci a perdere una parte del territorio conquistato a prezzo di tanti sacrifici nella prima guerra mondiale; o infine cercare (ed è questa terza soluzione la preferibile) di incapsulare l’Austria d’accordo coi nostri Alleati nel Mercato Comune e pagarle in termini di vantaggi economici la rinuncia definitiva all’irredentismo tirolese. Altre soluzioni non mi sembrano che palliativi(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 7, fasc. ONU.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alle Ambasciate a Washington e Vienna e alla Rappresentanza presso l’ONU a New York.


3 Non rinvenuto.


4 Annotazione di Cattani a margine su altra copia: «anche questa terza via è, temo, un palliativo anche se di pio meno effimera durata».

261

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 47945-47946/723-724. Vienna, 29 dicembre 1961 (perv. ore 24).

Oggetto: Alto Adige.

723. A seguito istruzioni telefoniche mi sono oggi recato da questo Direttore Generale Affari Politici Ambasciatore Wodak per manifestargli preoccupazioni del Governo italiano qualora dovessero partecipare cittadini italiani all’annunciata riunione presso questo Governo circa questione Alto Adige. Un tale fatto non potrebbe essere accettato né dal Governo né dall’opinione pubblica italiana e non mancherebbe di ripercuotersi nella controversia per Alto Adige e nelle stesse relazioni tra i due Paesi. Ambasciatore Wodak mi ha risposto che Ministro Kreisky già in conferenza stampa aveva escluso partecipazione cittadini italiani a detta riunione e stesso Wodak poteva assicurarmi che nella lista invitati non è incluso alcun cittadino italiano. Mi ha tuttavia confermato che Kreisky aveva detto che rappresentanti altoatesini sarebbero stati consultati.

Ho allora replicato che noi consideriamo inammissibili anche riunioni «preparatorie» quali ad esempio quelle del 5 settembre e del 19 ottobre ad Innsbruck in cui Kreisky, Ministro degli Esteri di uno Stato straniero, ha convocato cittadini e persino parlamentari italiani. Wodak mi ha risposto che egli avrebbe subito riferito al Ministro Kreisky tenore mio passo specialmente per quanto riguardava mia precisazione.

Poiché Wodak mi ha accennato alla naturalezza dei contatti Governo austriaco con altoatesini dato che, come spesso Kreisky ha detto, Governo austriaco si considera loro avvocato, ho creduto esprimere a Wodak francamente mio pensiero nei seguenti termini.

tra Italia ed Austria esiste accordo Parigi sulla cui interpretazione ed esecuzione c’è contrasto tra due Paesi.

L’Austria in forza tale accordo è parte in causa ed è per questo che l’abbiamo accettata come interlocutore. Ma non le riconosciamo affatto la veste di avvocato degli altoatesini. Ed è perciche ero sorpreso che Governo austriaco ritenesse di consultare esponenti altoatesini, cittadini italiani, ogni volta che esso Governo deve decidere la linea di condotta da seguire nella questione. Esprimevo pertanto l’avviso che era bene eliminare equivoci al riguardo.

Mentre attendiamo sviluppi passo, parmi opportuno sottolineare ancora una volta pericolo riunione. Come attraverso ricorsi all’ONU Governo austriaco mira a novazione accordo Gruber-De Gasperi, così con periodiche riunioni con esponenti altoatesini cerca instaurare una prassi nei rapporti tra Austria e nostra minoranza tale da creare una specie di novazione di fatto nei loro legami, sì da pervenire ad una specie di condominio italo-austriaco in Alto Adige.

E pertanto qualora, nonostante passo effettuato, atteggiamento Governo austriaco dovesse apparire insoddisfacente sottopongo a Vostra Eccellenza opportunità svolgere intervento presso Cancelliere (che non so quando sarà informato da Kreisky sul nostro passo), che è anche Presidente nuova apposita Commissione per Alto Adige, per fargli presente in modo formale che contatti di altoatesini con membri Governo austriaco sono da noi considerati come gesti poco amichevoli e quindi pregiudizievoli per relazioni fra due Paesi e comunque tali da farci riconsiderare opportunità, finché non siano chiariti equivoci, di riprendere conversazioni fra due Governi.

724. Mio 723.

Poiché Wodak ha accennato all’opportunità di contatti con gli esponenti altoatesini in relazione allo sviluppo dei lavori della Commissione di studio ho ritenuto opportuno precisare che avevo l’impressione che da parte austriaca si stesse assumendo un errato atteggiamento anche a tale riguardo. Ho ricordato infatti che rientrando da New York il Ministro Kreisky aveva dichiarato che soltanto le risultanze di detta Commissione avrebbero potuto fornire la base per la ripresa delle conversazioni con l’Italia sul punto uno della Risoluzione dell’ONU (dichiarazioni riprese in certo senso dalla «Presse» che ha scritto che i lavori della prossima Conferenza di Vienna erano ostacolati dal fatto che quelli della Commissione di studio non sono ancora terminati).

Ora se potevo convenire con Wodak che i lavori di detta Commissione sono attesi anche oltre i confini dei due Paesi perché potrebbero segnare un punto risolutivo alla questione, doveva restare ben chiaro che trattasi di una Commissione del Governo italiano, a carattere interno, e che non ritenevo che noi potessimo essere disposti a far diventare oggetto di discussione e trattative con il Governo austriaco i lavori in corso né i risultati di tali lavori.

Ed è perciche sarebbe stato bene che da parte austriaca si lasciasse lavorare in pace detta Commissione, evitando quindi i contatti con esponenti altoatesini onde non provocare dannose e controproducenti interferenze. Poiché Wodak mi ha richiamato a continue dichiarazioni di Kreisky e di altri circa il desiderio del Governo austriaco a che altoatesini scelgano loro stessi soluzione che preferiscono, ho dovuto replicare che le dichiarazioni di ieri di Steiner (vedi telegramma 718)2 come molte altre in passato dello stesso Ministro Kreisky circa i termini di una soluzione mi sembravano inconciliabili con tale proposito perché valgono soltanto ad irrigidire gli altoatesini nelle loro posizioni(3).


1 Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II.


2 T. 47787/718 del 28 dicembre, riportava quanto affermato da Steiner alla stampa circa l’importanza di aver riportato la questione dell’Alto Adige all’ONU e l’obiettivo di continuare a trattarla coerentemente nel campo politico e di trovare «il giusto rapporto col nascente grande mercato comune europeo nel campo economico» (ibidem).


3 Con T. 174/2 del 4 gennaio 1962 Segni rispondeva: «Pregasi far conoscere appena possibile sviluppi del passo effettuato da V.E. con Wodak. Sembra effettivamente necessario assicurarsi fin da ora che esso sia conosciuto anche da Cancelliere. Inoltre, qualora sviluppi passo suddetto non escludessero nuovi e quasi istituzionalizzati incontri fra organi governativi austriaci e un partito italiano, dovrà, come prospettato da V.E., essere esaminata opportunità intervento presso Cancelliere» (Telegrammi ordinari 1962, Austria partenza). Per il seguito della questione vedi D. 265.

262

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. riservato 5413. Vienna, 29 dicembre 1961.

Signor Ministro, con mio telegramma del 10 dicembre(2) ho segnalato la concessione della libertà provvisoria a tre degli imputati in relazione agli atti terroristici commessi in Italia. In tale provvedimento intravvedevo un fatto che, data la gravità delle imputazioni, andava al di là di quello che poteva essere un atto di clemenza in vista delle festività natalizie per assurgere alla pericolosa indicazione di un nuovo atteggiamento verso gli arrestati e in particolare verso l’attività delle organizzazioni neonaziste e terroristiche a sfondo patriottardo. Mi permettevo percirappresentare la convenienza di fare un passo presso il Governo austriaco lamentando la gravità del fatto, specialmente in relazione alla opportunità di non turbare ed anzi di favorire la necessaria atmosfera per la ripresa delle conversazioni sul problema dell’Alto Adige, seguendo le indicazioni delle Nazioni Unite.

Che l’interpretazione di tale provvedimento, per la sproporzione tra la clemenza usata e la gravità delle imputazioni, non fosse che il primo atto di una modifica dell’atteggiamento verso gli imputati e verso l’attività criminosa da essi posta in essere, mi pare confermato dai successivi atti di clemenza nei confronti di altri arrestati e del Welser, recentemente condannato dal tribunale di Graz.

Alla notizia del provvedimento e al commento della «Volksstimme» ha seguito il giorno dopo la netta presa di posizione della «Die Presse», che pur non essendo pil’organo di Molden, continua, anche con il nuovo proprietario, a mantenere un indirizzo politico analogo al precedente, avendo conservato la stessa direzione e gli stessi redattori. Anche il Comitato di azione contro l’antisemitismo ha protestato presso il Ministro della Giustizia.

Detti provvedimenti hanno in realtà costituito una sorpresa per tutti, se si tiene conto che, in contrasto ad essi:

1) i socialisti avevano espressamente chiesto che venissero approvate norme pidrastiche per reprimere l’attività neonazista e terroristica austriaca;

2) recentemente in un comunicato del Consiglio dei Ministri era detto che il Governo avrebbe respinto ogni tentativo di pressione da parte di «federazioni e associazioni» in favore di persone coinvolte in procedimenti giudiziari in corso.

È quindi evidente, anche per la indiscriminazione dei provvedimenti presi, che si è andati al di là, ripeto, di un atto di clemenza determinato da commozione natalizia. E citanto pise si pensa alla esiguità, in taluni casi, della cauzione imposta per la libertà provvisoria. Senza dire, per contro, che la cauzione imposta all’imputato Sauer di

150.000 scellini, evidentemente non è uscita dal suo certamente modesto patrimonio, ma pipresumibilmente dai fondi largamente raccolti dalla Berg-Isel-Bund.

Perché questo nuovo improvviso atteggiamento del Governo austriaco e in particolare dei socialisti che fino a pochi giorni fa parevano i pidecisi ad affrontare e a sradicare i covi del terrorismo messo in atto da membri di associazioni che, fra l’altro, impingono contro il trattato di Stato?

È da pensare che il Governo abbia in realtà subito delle pressioni di particolari ambienti e associazioni, a cui esso non ha potuto sottrarsi per le minacce che tali pressioni hanno accompagnato.

È qui il caso di ricordare che il «Salzburger Nachrichten», commentando il processo di Graz, intitolava tale commento: «Un posto vuoto sul banco degli accusati» e anche le recenti parole del Rettore dell’Università il quale rilevava che se gli studenti arrestati erano indubbiamente colpevoli, tuttavia essi non avevano mai conosciuto Hitler e l’hitlerismo, e che percierano da ricercarsi coloro che a tali atti illeciti li avevano indotti.

In questa occasione ancora una volta non si pufare a meno di richiamare alla mente il grande interrogativo che permane dopo la denuncia di corresponsabilità di uomini del Governo austriaco sollevata a suo tempo dalla «Neue Zcher Zeitung», e dopo la strenua difesa, mai smentita, fatta dal Ministro degli Esteri austriaco del pinotevole estremista tirolese, il Dott. Oberhammer.

Con il processo di Graz, come prima con la destituzione di Oberhammer, pareva che il Governo austriaco si fosse finalmente deciso a fare piazza pulita di tutto questo attivismo criminoso, che non soltanto guastava i rapporti con l’Italia pregiudicando anche la soluzione del problema dell’Alto Adige, ma poneva l’Austria in cattiva luce sul piano internazionale, e infine (e questo è stata forse la maggiore preoccupazione austriaca) rischiava di mettere in pericolo il trattato di Stato attraverso una denuncia del Governo russo.

Si è potuto anche pensare, per un momento, che il processo di Graz fosse stato un atto di coraggio, perché, effettivamente, come è stato poi rimproverato da qualche settore tirolese, si erano forniti alla giustizia italiana elementi atti a consacrare la responsabilità degli imputati arrestati in Italia e per i quali ancora è in corso l’istruttoria. Ma d’altra parte l’Austria non aveva potuto fare a meno di mettere in moto una macchina che serviva a paralizzare, da una parte, una eventuale iniziativa russa, mentre dall’altra era atta a dimostrare alle Nazioni Unite che ormai era superata ogni nostra protesta per le corresponsabilità del Governo austriaco negli attentati dinamitardi, dal momento che la giustizia austriaca dimostrava di voler colpire senza discriminazione i responsabili di tale attività.

Quali che siano i motivi che hanno determinato questo nuovo atteggiamento, è certo che esso si risolve nel creare una atmosfera di maggiore benevolenza e comprensione per questi imputati che già gli avvocati di difesa a Graz avevano indicato come eroi nazionali, chiedendo persino l’ampliamento della imputazione e il loro deferimento alle Corti di Assise, dove la pena avrebbe potuto in teoria essere pigrave, ma dove per con assai maggiore probabilità, la giuria li avrebbe assolti per le «nobili» finalità che essi si erano proposte.

***

Ma è probabile che un motivo piimmediato abbia determinato questa nuova politica. È stata prima auspicata dal Ministro degli Esteri austriaco, e poi recentemente dallo stesso annunciata, una prossima riunione di tutte le parti interessate alla questione dell’Alto Adige per decidere la nuova politica da seguirsi in materia. Non vi ha dubbio che il Governo austriaco ha sempre considerato come parti pidirettamente interessate, prima ancora degli altoatesini, i tirolesi di Innsbruck e pispecialmente i radicali e gli estremisti facenti capo quasi tutti al Berg-Isel-Bund.

Nella prossima riunione essi saranno quindi piche mai presenti: ma quale avrebbe potuto essere il loro atteggiamento nel momento in cui si trovavano in carcere, quali imputati, coloro che direttamente o indirettamente erano stati da essi spinti a combattere «per la libertà del Sudtirolo» e che, a seguito di tale mandato, erano finiti in carcere?

È presumibile che essi non avrebbero piavuto «peli sulla lingua», come suol dirsi, e avrebbero invocato la politica che fino all’altro ieri, se non proprio ieri, era stata comune per connivenza o tolleranza con il Governo austriaco.

Non possiamo dimenticare che persino il Capo del Governo, quando ha cercato di distanziarsi dagli atti di terrorismo, non ha mancato di versare una lacrima per la sorte degli altoatesini che si trovavano in carcere e delle loro famiglie: in allora, come è noto, si era ancora lontani dalla intenzione di procedere ad arresti in Austria, malgrado sia chiaramente risultato dal processo di Graz che alcuni di quegli imputati avevano commesso le loro azioni dieci mesi prima del loro arresto, e che tali azioni fino da allora fossero conosciute dalla polizia e dalle Autorità austriache.

Cipremesso, è facile presumere come i radicali e gli estremisti di Innsbruck finiranno per avere, ancora una volta, il sopravvento nella prossima riunione di Vienna e che sarà ripresa una linea di intransigenza, anche se da tale riunione uscirà un comunicato blando e forse possibilista nei termini, onde, sopratutto, non indisporre le Cancellerie dei Paesi che avevano raccomandato sia la ripresa delle conversazioni amichevoli tra Italia e Austria, sia l’astensione da ogni atto che possa turbare le relazioni tra i due Paesi.

***

Dati questi presupposti, io mi permetto di suggerire ancora una volta a Vostra Eccellenza se non sia il caso di richiamare formalmente sui fatti che precedono l’attenzione del Governo austriaco.

Questo nuovo atteggiamento puriaprire la politica non soltanto della intransigenza e della violenza verbale, ma anche quella del plastico.

E noi dobbiamo essere pronti, stabilendone le premesse, a parare sul piano diplomatico eventuali nuovi atti di violenza.

Non mi stancherdi ricordare che le associazioni naziste o comunque terroristiche sono un problema che non deve essere considerato solo nell’ambito del problema dell’Alto Adige, ma bensì sul piano della politica europea. La denuncia di questa pericolosità non deve costituire un privilegio della Russia, ma bensì impegnare tutte le Nazioni occidentali, e proprio per impedire che la Russia finisca per aver ragione e costringere noi, per motivi di cooperazione occidentale, a non poter solidarizzare con Mosca, nonostante che da tale attività siamo i pidirettamente colpiti. Sembra che a New York nessuno fosse disposto ad emettere una condanna contro l’Austria per le azioni terroristiche in Italia, anche pur ammettendo che essa potesse esserne responsabile. Ho letto che taluni pensano che in realtà le bombe al plastico fatte scoppiare in Italia non possono impressionare molto gli altri Stati se tali azioni si comparano con quelle che hanno sconvolto l’Algeria, il Congo e recentemente anche la Francia. Queste azioni, svalutate per non pervenire a logiche conseguenze di condanna, vengono perconsiderate gravi solo quando si teme che se ne possa far risalire la responsabilità alla Germania, tanto che abbiamo assistito a pressioni di vario genere dei «Paesi amici», perché non denunciassimo a fondo, davanti alle Nazioni Unite, le responsabilità austriache in quanto potessero involgere anche responsabilità germaniche. Ciha consentito all’Austria di uscire da un incubo che l’aveva perseguitata per mesi, tanto da considerare una vittoria l’esito del dibattito all’ONU, e di guardare ora, in fondo, con minore preoccupazione eventuali atti terroristici, per i quali il Ministro degli Esteri ha già messo le mani avanti, dicendomi, come ho riferito(3), che la responsabilità del terrorismo risale alla Germania.

Come si pudar torto al Ministro degli Esteri quando, con tale tesi, egli sa di salvare il suo Governo e il suo popolo perché la Germania è un «tabu» intoccabile? Non è stata questa la tesi che egli ha diffuso in tutte le Cancellerie, per cui tutti ci hanno consigliato prudenza e moderazione?

Mi parrebbe quindi opportuno non soltanto fare i dovuti passi col Governo austriaco, ma segnalarli immediatamente a tutte le Cancellerie o, per lo meno, a quelle che pici interessano facendo chiaramente conoscere ai Paesi alleati che la loro prudenza condurrà proprio al risultato opposto a quello che si propongono, perché consentirà il mantenimento di una situazione che provocherà al momento opportuno (se già esso non è in corso) un intervento preciso della Russia con cui, purtroppo, questa si proporrà finalità, nei confronti dell’Austria e del problema europeo, ben pilontane di quelle che non sia la semplice soppressione dei focolai di nazismo e di terrorismo.

Mi pare infine determinante un’ultima considerazione. Con il processo di Graz erano venute alla luce responsabilità del Berg-Isel-Bund attraverso confessioni degli stessi imputati che d’altra parte appartenevano a detta associazione. Rivelazioni non meno importanti al riguardo dovevano attendersi dai prossimi processi a carico degli imputati a cui ora è stata concessa la libertà provvisoria. Non è quindi da escludersi che il nuovo «corso» che si vuole dare a questi processi sia stato determinato fra l’altro dalla circostanza di non portare nuovi elementi contro il Berg-Isel-Bund, sempre difeso dalle alte sfere politiche, la quale associazione si è affrettata dopo il processo di Graz a negare puramente e semplicemente la verità di quanto gli imputati avevano affermato. Ora è evidente che finché esisterà il Berg-Isel-Bund resterà sempre vivo il problema dell’Alto Adige qualunque sia la soluzione pio meno provvisoria che ad esso si volesse dare e pertanto esso resterà sempre un elemento di discordia fra noi e l’Austria.

Mi parrebbe quindi opportuno e tempestivo un passo che colleghi la nostra preoccupazione per i recenti atti di clemenza con quanto risultato dal processo di Graz a carico del Berg-Isel-Bund (in particolare l’atto di accusa fornisce preziosi elementi).

E non sarà inopportuno riesaminare anche la possibilità di fare un passo preciso chiedendo lo scioglimento del Berg-Isel-Bund e delle altre associazioni terroristiche a sensi dell’art. 9 del trattato di Stato, prima che un analogo passo lo faccia la Russia la quale, fra l’altro, potrebbe promuoverlo nei confronti di tutte le associazioni meno il Berg-Isel-Bund in quanto questo svolge attività ostile soltanto nei confronti dell’Italia.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

[Enrico Martino]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 6 bis.


2 Riferimento errato, si tratta presumibilmente del T. 47088/709 del 19 dicembre: considerazioni sulla concessione della libertà provvisoria a Norbert Burger, GTHer Schweinberger e Hans Hubert Sauer (Telegrammi ordinari 1961, Austria arrivo, vol. II).


3 Vedi D. 259.

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

DIREZIONE GENERALE PER GLI AFFARI POLITICI E LA SICUREZZA INTERNAZIONALE UNITÀ PER L’ANALISI, LA PROGRAMMAZIONE E LA DOCUMENTAZIONE STORICA Sezione Pubblicazione Documenti Diplomatici

DOCUMENTI SULLA POLITICA INTERNAZIONALE DELL’ITALIA

SERIE B EUROPA CENTRALE, ORIENTALE E RUSSIA

LA QUESTIONE DELL’ALTO ADIGE/SÜDTIROL 1960-1964

Tomo II

(1° gennaio 1962-9 dicembre 1964)

ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO ROMA MMXXVI Finito di stampare nel mese di marzo 2026 a cura dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A.

Documenti sulla Politica Internazionale dell’Italia

Con decreto n. 1012/bis/313 del 10 luglio 2015 il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Paolo Gentiloni ha istituito il Comitato scientifico per la pubblicazione dei documenti diplomatici italiani. Su iniziativa del Comitato, approvata dagli organi del Ministero, è stato deciso l’avvio di una nuova collana di edizioni dei documenti diplomatici, organizzata in forma tematica anziché cronologica e quindi articolata in sezioni relative alle grandi aree geografiche e ai grandi problemi della politica estera italiana, fermo restando che, all’interno di ciascun volume, i documenti saranno presentati, come sempre, in ordine cronologico.

Con decreto n. 4852/660 bis del 16 ottobre 2025 il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Antonio Tajani ha rinnovato il Comitato per un ulteriore quinquennio.

La nuova collana, intitolata Documenti sulla Politica Internazionale dell’Italia, si articola nelle seguenti serie:

Serie A – Europa occidentale e Unione europea Serie B – Europa centrale, orientale e Russia Serie C – Stati Uniti d’America, Canada e NATO Serie D – Medio Oriente e Africa Serie E – Asia e Oceania Serie F – America centrale e del Sud Serie G – Organizzazioni internazionali e questioni globali La raccolta presenta una selezione dei documenti conservati – per la quasi totalità

– nell’Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri, eventualmente integrati da documenti tratti da altri archivi, e ha lo scopo di mettere a disposizione degli studiosi il materiale piampio e rappresentativo possibile per consentire la ricostruzione delle linee fondamentali di politica internazionale del Governo italiano. La ricerca dei documenti e la revisione redazionale sono effettuate, come per la raccolta I Documenti Diplomatici Italiani, dai Funzionari Archivisti di Stato dell’Unità per l’Analisi, la Programmazione e la Documentazione Storica della Direzione Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza Internazionale, sotto la direzione dei curatori nominati dal Ministero degli Affari Esteri. I curatori hanno la responsabilità scientifica esclusiva della scelta dei documenti e della cura dell’apparato critico, con l’assistenza della Sezione Pubblicazione Documenti Diplomatici.

DIREZIONE GENERALE PER GLI AFFARI POLITICI E LA SICUREZZA INTERNAZIONALE UNITÀ PER L’ANALISI, LA PROGRAMMAZIONE E LA DOCUMENTAZIONE STORICA COMITATO SCIENTIFICO PER LA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI DIPLOMATICI ITALIANI Presidente Prof. Francesco Lefebvre D’Ovidio, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Vice Presidente Prof. Antonio Varsori, Università degli Studi di Padova Componenti Prof.ssa Raffaella Baritono, Università di Bologna “Alma Mater Studiorum” Prof. Massimo Bucarelli, Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Prof.ssa Elena Calandri, Università degli Studi di Padova Prof.ssa Elena Dundovich, Università di Pisa Prof. Italo Garzia, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” Prof.ssa Maria Eleonora Guasconi, Università degli Studi di Genova Prof. Leopoldo Nuti, Università degli Studi “Roma tre” Prof.ssa Daniela Preda, Università degli Studi di Genova Prof. Luca Riccardi, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale Prof. Guido Samarani, Università Cà Foscari di Venezia SERIE B EUROPA CENTRALE, ORIENTALE E RUSSIA Responsabile della serie Prof. Francesco Lefebvre D’Ovidio Curatore del volume Prof. Francesco Lefebvre D’Ovidio Responsabili della ricerca storico-diplomatica Dott.ssa Francesca Grispo, Funzionario Archivista di Stato Dott.ssa Daniela Rizzotto, Funzionario Archivista di Stato

D O C U M E N T I

263

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 33. Vienna, 5 gennaio 1962.

Signor Ministro, verso la metà di gennaio, come ho avuto l’onore di comunicare(2), si riunirà a Vienna la speciale Commissione per l’Alto Adige presieduta dal Cancelliere Gorbach. È molto probabile che in tale riunione venga deciso il nuovo corso della politica che il Governo intenderà seguire.

Mi pare pertanto opportuno ipotizzare brevemente quelli che possono essere il punto di vista e la prossima linea di condotta del Governo austriaco e tratteggiare quella che potrebbe essere la politica che noi dovremmo piopportunamente seguire.

Come ho già riferito in passato, la reazione austriaca all’esito dell’ultimo dibattito davanti all’ONU è stata, volendo sintetizzare, duplice: da un lato si è provata delusione perché l’unica istanza contenuta nel ricorso austriaco – scelta di un mezzo pacifico

– non è stata accolta; dall’altro soddisfazione perché l’Austria, e particolarmente il Governo e il Berg Isel Bund, sono usciti indenni dalle accuse di responsabilità per gli attentati terroristici. (trascuro i vari tentativi di dimostrare che l’Austria abbia riportato un successo, che tutt’al pipossono essere spiegati per alcune richieste che, prima del dibattito, pareva che la delegazione italiana volesse avanzare e cioè: competenza della Corte dell’Aja e condanna del terrorismo in Alto Adige).

In realtà prima del dibattito era prevalente la preoccupazione per una condanna delle responsabilità austriache che non la speranza dell’accoglimento della richiesta austriaca, tanto che si puntava su un rinvio fino all’esito dei lavori della Commissione di Studio perché, in caso di risultato negativo, sarebbe diventata piattuale e pifondata l’istanza per la ricerca di un mezzo pacifico.

Indici di tale preoccupazione (l’Italia vuole stravincere, ebbe a dirmi a suo tempo il Ministro Kreisky) sono stati, prima l’iniziativa a New York di riprendere le trattative, poi l’accettazione dei nostri punti di vista secondo cui la questione doveva essere giudicata secondo diritto e risolta, in caso di mancato accordo, con la procedura di arbitrato stabilita da una delle due Convenzioni dell’Aja del 1896 o del 1907.

A dibattito avvenuto il Governo austriaco deve essere giunto a questa conclusione: che i timori erano stati eccessivi, ma che, d’altra parte, all’ONU è difficile, almeno in un immediato futuro, trovare una maggioranza a favore delle richieste austriache.

***

Cipremesso, è probabile che il Governo austriaco possa seguire la seguente linea di condotta.

Le Nazioni Unite hanno invitato le parti a riprendere le conversazioni sul punto 1) (al fine di risolvere sostanzialmente la controversia) e sul punto 2) (al fine di trovare un mezzo pacifico, estraneo alle parti per giungere a tale soluzione) della sua precedente risoluzione.

Sul punto 1) il Ministro Kreisky ha già fatto intendere che al momento attuale, al punto cui erano giunte le trattative dirette, mancano i presupposti per una ripresa delle conversazioni. Tali basi potrebbero essere invece fornite dall’esito dei lavori della Commissione di Studio per l’Alto Adige che, per brevità e agevole comprensione, vorrei, in seguito, chiamare Commissione Rossi dal nome del suo Presidente.

Pur non accedendo all’idea di Kreisky che non possano essere riesaminati ex novo impostazione e termini dei negoziati già intrapresi che a Zurigo hanno incappato in un pregiudiziale irrigidimento degli elementi estremisti (ricordo che Waldheim ebbe ad accennarmi a suo tempo che potevano essere riprese le conversazioni lasciando da parte tutte le passate impostazioni), mi pare invece essere effettivamente problematica una feconda ripresa di conversazioni sul punto 1) dal momento che la Commissione Rossi, pur considerata la sua natura interna, ha per finalità la ricerca di una soluzione del problema attraverso il suo esame con i massimi esponenti altoatesini. Pericolosa invece l’affermazione che i risultati di detta Commissione possanodiventare oggetto di rinnovate trattative dirette fra i due Paesi. È evidente che questi ultimi dovrebbero, nell’idea di Kreisky, costituire un punto di partenza per ottenere ulteriori concessioni.

Appare pertanto assai probabile che da parte austriaca non si avrà per ora intenzione di riprendere le conversazioni prima della conclusione dei lavori della Commissione Rossi.

Ma propenderei a credere che contrariamente alla fretta di risolvere il problema che l’Austria aveva dimostrato in questi ultimi due anni, ora si pensi di poterne eventualmente differire la soluzione.

Gli altoatesini, nonostante le grida disperate e le bombe, in realtà non sono oppressi, come hanno cercato di far credere. Bolzano, Innsbruck, Vienna possono quindi continuare a protestare, mentre gli altoatesini, lungi dall’essere perseguitati nelle persone o nelle cose, godono di tutte le libertà fondamentali che consentono loro di rendere partecipe il mondo delle loro asserite sofferenze e di godere per intanto la protezione morale e materiale del Governo di Vienna e del Berg Isel Bund che possono amplificare, anche in sede internazionale, le loro proteste e le loro richieste.

Nulla di meglio quindi che continuare in questa politica, in attesa che sul piano internazionale si sia creato un clima pipropizio per le loro istanze.

C’è una tendenza in casa nostra a considerare che la soluzione della questione non è poi così urgente perché alla fin fine le Nazioni Unite mai ci imporranno una soluzione a noi sgradita. È facile invece che da parte austriaca si opini, ed in questo caso con molto senso di realismo se si fa analogia con le molte questioni, nate dopo la guerra, oggi risolte o no, che il problema non sta nell’ottenere una soluzione da parte dell’ONU ma nel servirsi dell’ONU e di qualunque altro arengo internazionale, vedi ad es. Consiglio d’Europa, per internazionalizzare sempre di piil problema, in modo che se ne debbano occupare anche le meno volonterose e le pidistratte Cancellerie, gli Enti internazionali, la stampa e l’opinione pubblica.

Se è vero infatti che le Nazioni Unite hanno risolto ben pochi problemi è vero perche questi sono stati ampiamente conosciuti proprio attraverso quel Foro, che in quel Foro i vari Stati hanno assunto differenti atteggiamenti e che una parte di questi, anche se di minoranza, hanno finito per creare un particolare clima politico-morale rispetto alle dette questioni tale da influire sulla loro soluzione a dispetto dell’irrigidimento che gli Stati, chiamati a fare concessioni, avevano assunto al principio. E qualche volta anzi sotto pressioni politiche e morali, spesso rivoltesi in compiacenza verso la violenza, essi hanno dovuto finire per cedere molto di pidi quello che avrebbero potuto consentire all’inizio.

Da parte austriaca si pensa che il problema dell’Alto Adige pilo si internazionalizza pidiventa politico e meno giuridico, diffondendosi via via la conoscenza e la simpatia per le istanze degli altoatesini; che in seguito non sia pisoltanto l’Afghanistan a sostenere l’autodecisione, mentre altri Paesi, come ad esempio il Portogallo e l’Olanda, delusi per le loro vicende a Goa e nella Nuova Guinea, affievoliscano il loro appoggio alla tesi della giuridicità della questione dell’Alto Adige.

D’altra parte, se per ben due volte le Nazioni Unite hanno invitato le parti a risolvere direttamente la questione è legittimo per lo meno il dubbio sull’esito di una terza risoluzione nello stesso senso qualora si constati che le parti sono state invano sollecitate per un accordo diretto.

Intanto altro motivo di attesa è dato dalla procedura in corso davanti al Consiglio d’Europa. È vero che il Consiglio d’Europa non puimporre alcuna soluzione; ma anche una semplice raccomandazione che propendesse verso istanze altoatesine avrebbe pur sempre un valore morale che potrebbe risolversi in un non trascurabile fattore politico. Fonte abbastanza informata mi ha riferito che sia Kreisky che Steiner verso la primavera cercherebbero di far leva proprio sul Consiglio d’Europa. Né bisogna dimenticare che Kreisky ha avuto occasione di dichiarare che il Consiglio d’Europa potrebbe diventare al momento opportuno su raccomandazione dell’ONU, il famoso mezzo pacifico per risolvere la controversia.

Per concludere su questi possibili motivi di dilazione austriaca alla soluzione del problema mi pare non debba dimenticarsi l’alternativa che da tempo si sono proposti gli estremisti tirolesi: o riuscire a far cedere l’Italia direttamente o in sede internazionale attraverso la violenza oppure non avere fretta e adire pazientemente anno per anno (tesi Gschnitzer) le Nazioni Unite per tenere sempre vivo il problema, per fare sempre qualche passo avanti fino a che circostanze favorevoli o un piattivo interessamento delle Nazioni Unite non obblighino l’Italia a concedere agli altoatesini quanto da essi richiesto.

***

Mi permetto tuttavia sottoporre a V.E. un altro possibile motivo di dilazione di natura completamente diversa.

Un problema, piurgente di quello dell’Alto Adige, che in questo momento preoccupa il Governo austriaco è quello dell’associazione al MEC.

In passato noi abbiamo fatto intendere al Governo austriaco che avremmo potuto opporci ad una adesione o associazione dell’Austria al MEC finché non fosse stata risolta la questione dell’Alto Adige. E ciperché un legame del genere presuppone una fiduciosa, leale e oserei dire calorosa collaborazione che non puaversi tra due Stati fra cui pende una questione come quella dell’Alto Adige, che ha condotto persino ad atti terroristici nei quali l’Austria ha assunto tante responsabilità.

In questa situazione non è da escludersi che il Governo austriaco possa essere indotto a ostentare una politica di possibilismo nella questione dell’Alto Adige e, conseguentemente, cercare di rinviarne la soluzione, in modo che nel frattempo maturino i termini e le condizioni per una sua associazione al Mercato Comune. Le cose potrebbero maturare fino al punto che gli altri membri del MEC, e magari anche gli Stati Uniti, possano rivolgerci amichevoli quanto pressanti inviti a non subordinare una questione all’altra, dato l’interesse di raggiungere l’integrazione economica europea.

***

Se queste ipotesi sull’atteggiamento austriaco sembrano ragionevoli mi pare che convenga pensare senza indugio a prevenire pregiudizievoli programmazioni del Governo austriaco. E conseguentemente:

1) è necessario prevenire interferenze austriache e tirolesi sui lavori della Commissione Rossi. Ma sopratutto evitare che l’esito della Commissione Rossi diventi ineluttabilmente oggetto di discussioni con il Governo austriaco.

Nella conversazione che ho avuto recentemente con l’Ambasciatore Wodak, questi mi ha detto che ci attribuiva troppo senso di «politica realistica» per non capire che ormai tutti attendevano i risultati di detta Commissione tanto pidopo che, egli mi ha detto, a New York la nostra delegazione si sarebbe ampiamente valsa della sua esistenza quale argomento presso le varie delegazioni per giungere alla nuova decisione interlocutoria emessa dalle Nazioni Unite.

Al mio rilievo che trattasi di Commissione interna italiana e che noi non potremmo mai consentire che l’esito dei suoi lavori diventi oggetto di una nuova discussione col Governo austriaco, Wodak si è corretto dicendo che era noto il progetto di Kreisky che non era quello di discutere i risultati della Commissione Rossi ma di consacrare detti risultati in un Protocollo italo-austriaco, al fine di chiudere la vertenza anche sul piano internazionale. Come V.E. sa, io sono stato fautore di un approfondimento della proposta Kreisky proprio per evitare una discussione sui risultati della Commissione Rossi e mettere l’Austria con le spalle al muro – accettare o non accettare – di fronte a quanto potesse essere deciso dopo i lavori di detta Commissione. Il fatto che Kreisky, dopo aver inizialmente sostenuto con la sua abituale risolutezza questa sua tesi, l’abbia poi di fatto abbandonata potrebbe essere un segno di quanto poteva esserci vantaggioso l’accoglierla. E mi domando se ora, nelle more dei lavori della Commissione Rossi, non convenisse trovare il modo di riprenderla.

2) Mi pare invece difficile, almeno per ora, una eventuale ripresa delle conversazioni sul mezzo pacifico. A parte che essendosi imposta la possibilità del dialogo sul punto l della risoluzione dell’ONU non si vede come si potrebbe passare senz’altro al punto 2, sarebbe pericoloso per noi proporre di trattare questo punto dal momento che abbiamo sempre sostenuto che la questione doveva essere risolta direttamente dalle parti e che, in ogni caso, l’unico mezzo per risolverla non poteva e non puessere che la Corte dell’Aja. Dovremmo quindi in ogni caso attendere una mossa austriaca. Ma il Governo austriaco non è pipressato come lo era alla vigilia del dibattito. E non sarà, finché si offriranno altre possibilità e finché avrà tempo a disposizione, disposto a riprendere le trattative sulle basi in cui esse erano ultimamente terminate.

3) Mi pare invece che sarebbe conveniente prendere senza indugio una ferma posizione per quanto riguarda l’eventuale associazione dell’Austria al MEC. Prima che le cose maturino troppo mi pare che sarebbe opportuno far sapere a tutti i membri del Mercato Comune, e in modo inequivocabile, che noi non prenderemo in considerazione la richiesta di associazione dell’Austria al Mercato Comune finché non sarà risolto il problema dell’Alto Adige. In tal modo i nostri «partners» invece di fare a noi a suo tempo amichevoli pressioni per farci desistere da tale posizione, avranno tutto il tempo per dare dei buoni consigli all’Austria circa la soluzione del problema altoatesino.

(Mi permetto far notare che dicendo di non prendere in considerazione la «richiesta» di associazione è implicito che resta salva ogni altra eccezione alla effettiva associazione).

4) Mi parrebbe inoltre opportuno proporsi di non tralasciare di mettere l’Austria con le spalle al muro, via via che se ne presenti l’occasione, per quanto riguarda l’esistenza di qualunque associazione che operi ai danni dell’Italia, ma in modo particolare all’esistenza del Berg Isel Bund, che costituirà per noi una perenne istigazione alla violenza e alla autodecisione in Alto Adige.

5) E infine mi domando se non sia venuto il momento di far comprendere all’Austria, che non ha né la coscienza né una solida spina dorsale di una neutralità, che le è stata soltanto imposta, la importanza di una vera politica di amicizia tra i due Paesi che sia qualche cosa di pidelle consuete buone relazioni fra Paesi confinanti. La Russia sta con gli occhi aperti spiando ogni atto di avvicinamento dell’Austria alla Germania, al di là dei legami già esistenti. Un approfondimento di collaborazione in tutti i campi fra i nostri due Paesi insospettirebbe molto meno i russi che tutto sommato non considerano l’Italia pericolosa e comunque la giudicano certo pidemocratica della Germania, se non fosse altro per la forte ipoteca che essi hanno nel nostro Paese con il partito comunista. A questa politica dovrebbero essere spinti sopratutto i socialisti austriaci contrari ad ogni forma di Anschluss con la Germania, specialmente alla Germania di Adenauer, e comunque pisensibili alle lamentele e alle proteste sovietiche, ma anche almeno una parte del partito populista che raccoglie certamente elementi democratici contrari ad un nuovo infeudamento alla Germania.

Per rilevare l’importanza dell’Italia per l’Austria occorre, fra l’altro, ricordare il debito di molti miliardi che annualmente abbiamo verso l’Austria per il deficit della bilancia commerciale. Su questo punto mi riservo di ritornare in argomento.

In sostanza mi pare che sarebbe opportuno impostare una politica di ordine generale, a prescindere e al di là della questione dell’Alto Adige, da condursi attraverso la diplomazia, attraverso intelligenti articoli di stampa e forse anche parallelamente dai partiti italiani e austriaci affini fra di loro. L’impostazione di questa politica varrebbe per lo meno a dimostrare se veramente l’Austria vuol uscire dal vicolo chiuso in cui si è messa con l’Italia attraverso la questione dell’Alto Adige, o se vuole invece persistere in una politica «provinciale» che finirà per avere ripercussioni ad essa sfavorevoli sul piano di una politica europea.

Gradisca, Signor Ministro, i sensi del mio profondo ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, gennaio 1962.


2 Con T. 328/4 dello stesso 5 gennaio Martino, mentre riferiva di aver richiesto un colloquio con Kreisky in merito al passo effettuato il 29 dicembre (vedi D. 261), aveva segnalato che la Commissione per l’Alto Adige presieduta da Gorbach si sarebbe riunita il 18 gennaio (Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I).

264

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 730/20. Vienna, 10 gennaio 1962, ore 15,30 (perv. ore 16).

Oggetto: Alto Adige.

Steiner ci ha detto che durante colloqui con Struye piche del merito si è parlato del mezzo pacifico(2). Da cipuarguirsi che Governo austriaco vada orientandosi verso Consiglio Europa come mezzo pacifico da farsi eventualmente designare a Nazioni Unite.

A questo proposito ricordo che in conferenza stampa del 29 novembre (vedi mio telespresso 2713)3 Kreisky ha dichiarato che lavori Sottocommissione Consiglio Europa non possono condurre a concreti risultati dato che occorre unanimità e che quindi Italia potrebbe porre veto. Mentre «se ONU deferisce la questione al Consiglio d’Europa, dandogli mandato come ad uno dei mezzi pacifici, allora decisione pudiventare interessante e meritevole di considerazione». Ricordo anche incidentalmente informazione che avevo avuto da buona fonte che Kreisky e Steiner già si proponevano di rilanciare Consiglio Europa nella prossima primavera.


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Sui colloqui viennesi di Struye Martino aveva riferito come segue: «Da contatti avuti con Segretario di Struye, Hunt, abbiamo appreso che egli ha avuto conversazioni oltre che con uomini di Governo austriaci solo con esponenti tirolesi fra cui Tschiggfrey e Gschnitzer, non con alto-atesini. Ha rifiutato intervista a “Freiheit fuer Suedtirol” e a dirigenti “Notring fuer Suedtirol” dai quali si voleva che egli principalmente prendesse posizione su problema autodeterminazione e questione presunte torture nostra polizia. Egli avrebbe riportato impressione particolarmente favorevole da colloquio con Gorbach e moderazione quest’ultimo» (T. urgente 663/16 del 9 gennaio, in Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I).


3 Non rinvenuto.

265

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 781/21. Vienna, 10 gennaio 1962 (perv. ore 21,30).

Oggetto: Alto Adige.

Seguito mio 42.

Questa mattina, durante ricevimento in occasione presentazione auguri a Capo dello Stato, Kreisky mi ha espresso l’opportunità di vederci subito dopo la riunione che questa Commissione Alto Adige terrà il 21-22 corrente anziché il 18 come comunicato. Evidentemente Kreisky intendeva informarmi sulle decisioni che saranno state prese. Ho fatto presente al Ministro che avevo chiesto di vederlo nei giorni scorsi ma che non avevo avuto alcuna risposta. Ha sorvolato dicendomi che se lo desideravo potrebbe vedermi principio prossima settimana perché in questi giorni deve assentarsi da Vienna.

Ho così compreso che egli ha inteso eludere risposta a mia precisa richiesta fatta a Wodak circa eventuali incontri con altoatesini(3).

Invece Steiner in conversazione con Consigliere di questa Ambasciata dopo aver detto che Cancelliere Gorbach era a conoscenza nostro passo affermava punto di vista di questo Governo di avere diritto mantenere contatti con esponenti altoatesini se non altro circa applicazione ed esecuzione accordo di Parigi. È quindi probabile che altoatesini anche se non parteciperanno a riunione detta Commissione, prima di questa saranno convocati qui o altrove per consultazioni.

A parte affermazioni Steiner, è grave che siano mantenuti a livello Governo periodici e quasi istituzionali contatti con cittadini italiani non per informarsi circa applicazione ed esecuzione accordo di Parigi, che oramai sembrerebbe superfluo, ma per decidere politica da seguire nei confronti dell’Italia. Comunque dopo recisa affermazione Steiner mi pare quanto mai indispensabile nostra precisa e formale presa di posizione onde non far pensare a nostra acquiescenza a tale tesi. Pertanto a seguito telegramma di V.E. 24 resto in attesa istruzioni(5).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 263, nota 2.


3 Vedi D. 261.


4 Vedi D. 261, nota 3.


5 Con T. 1307/34 del 15 gennaio Martino comunicava ancora: «Ministro Kreisky ha oggi dichiarato che a prossima Conferenza che si terrà a Vienna per questione Alto Adige non parteciperà alcun altoatesino e che altoatesini non parteciperanno mai a riunioni ufficiali. Mi ha invece detto che continueranno come in passato consultazioni dirette e che tali contatti sarebbero una diretta conseguenza dell’accordo di Parigi e anche delle due risoluzioni dell’ONU. Ho risposto a Kreisky di non concordare con questa tesi e che facevo in proposito ogni riserva ribadendo invece quanto era stato oggetto della mia comunicazione all’Ambasciatore Wodak (vedi mio 724) [vedi D. 261]». La questione sarà menzionata nell’appunto consegnato da Martino a Kreisky l’8 marzo successivo relativo alle rimostranze italiane rimaste senza seguito, vedi D. 278.

266

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, AL MINISTERO DELL’INTERNO E AD AMBASCIATE E RAPPRESENTANZE(1)

Telespr. riservato 10A/90/c.2. Roma, 17 gennaio 1962.

Oggetto: Visita a Roma del Presidente della Sottocommissione per l’Alto Adige della Commissione Politica dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa (10-13 gennaio 1962).

Riferimento: Telespresso n. 10A/2468/c. del 15.11.19613.

Proveniente da Vienna dove si è trattenuto dal 7 alla mattina del 10 gennaio, il Presidente Struye è giunto a Roma alle 11,45 dello stesso 10 gennaio 1962.

Come è noto nella riunione dell’8 novembre 1961 della sopraindicata Sottocommissione(4), il Senatore Struye, che è anche Presidente del Senato belga e Ministro di Stato, è stato incaricato di effettuare una visita nelle due capitali, allo scopo di prendere contatto con i rispettivi Governi ed anche, a Roma, con rappresentanti della Regione Trentino-Alto Adige e della Provincia di Bolzano.

Si allega il programma svolto dal Sen. Struye nel corso della sua visita a Roma(3).

Nel corso delle conversazioni, che hanno avuto luogo anche con funzionari di questo Ministero, è stata illustrata al Presidente Struye l’effettiva situazione in Alto Adige e la necessità di tenere ben distinti l’aspetto internazionale del problema, che si basa soltanto sull’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, e l’aspetto interno di esso, che è caratterizzato in questo momento dai lavori della Commissione di Studio per l’Alto Adige nominata dal Ministro dell’Interno.

È stato ribadito dal Sen. Struye che il suo viaggio ha carattere puramente informativo e che, come egli ha rilevato anche a Vienna, non vi è alcun proposito di mediazione.

Il Sen. Struye si propone di riunire la Sottocommissione il 17 corrente, allo scopo di presentare ad essa il suo rapporto(5).

All’atto della sua partenza il Presidente del Senato belga Struye ha rilasciato alla stampa le seguenti dichiarazioni:

«Ho avuto a Vienna e a Roma, dove sono stato accolto con la massima cortesia, lunghe conversazioni con i capi di Governo ed i Ministri interessati. Mi è parso che la vertenza si avvii sulla strada che avevo preconizzato a Strasburgo. A titolo personale sottolineo l’interesse pratico di tale strada di buona volontà. Conviene definire chiaramente le ultime serie lagnanze, come per esempio la carenza di magistrati di lingua tedesca, per eliminarle. Ho avuto incontri con deputati e senatori che rappresentano al Parlamento italiano le popolazioni di lingua tedesca e con il Presidente dell’Assemblea Regionale, ed ho riportato l’impressione che da ambedue le parti si stia compiendo un netto sforzo di reciproca comprensione. I parlamentari dell’Alto Adige mi hanno fatto un vivo elogio del Presidente della Commissione italiana per lo studio dei problemi della Regione (Commissione Rossi). Essi hanno tenuto a sottolineare che finalmente, grazie a questa Commissione, si procede ad una discussione diretta tra Roma e la Regione, e sperano molto nelle conclusioni cui sarà possibile giungere. Comunicherla prossima settimana alla Sottocommissione del Consiglio d’Europa i risultati della mia missione e pregheri suoi membri di aggiornare qualsiasi nuova discussione fino alla pubblicazione di tali conclusioni o fino ai fatti che ne potranno seguire. Aggiungo che il Ministro dell’Interno Scelba mi ha lasciato intravedere la possibilità della soppressione dell’obbligo del visto per i passaporti tra Italia e Austria, a condizione che cessino gli attentati in Alto Adige e che la situazione lasci sperare una distensione».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 15, fasc. Sottocommissione per l’Alto Adige del Consiglio d’Europa.


2 Sottoscrizione autografa. Diretto alle Ambasciate ad Ankara, Atene, Bonn, Bruxelles, Copenaghen, Dublino, L’Aja, Londra, Lussemburgo, Oslo Parigi, Stoccolma e Vienna, alle Rappresentanze presso l’ONU a New York e presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo e, per conoscenza, al Servizio del Contenzioso Diplomatico e alla DGAP Uff. I, CEUR e Servizio ONU.


3 Non pubblicato.


4 Vedi D. 245.


5 Vedi D. 267.

267

IL SECONDO SEGRETARIO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO IL CONSIGLIO D’EUROPA, LAURIOLA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 2027/3-4. Strasburgo, 20 gennaio 1962, ore 24 (perv. ore 9,45 del 21).

Oggetto: Relazione Presidente Struye Sottocommissione Alto Adige.

Sottocommissione Alto Adige Assemblea Consultiva Consiglio d’Europa riunitasi ieri, con l’intervento Onorevoli Toncic, Czernetz, Ebner e Montini (questo ultimo a scopo informativo in assenza Onorevole Bettiol), per ascoltare relazione Presidente Struye su sua recente missione Vienna e Roma.

Senatore Struye, dopo aver accennato ad ottime accoglienze riservategli in entrambe le capitali e a buoni commenti stampa (quantitativamente maggiori a Vienna con tendenza sopra valutare sue competenze e funzioni), ha dichiarato avere evitato incontri che non fossero ufficiali aggiungendo senza peraltro precisare quali, di essersi rifiutato di ricevere a Vienna rappresentanti di organizzazioni private austriache.

Struye ha detto che scambi vedute sono stati particolarmente aperti e cordiali e egli ne ha tratto impressione che situazione si presenti molto incoraggiante e vada considerata con ottimismo dal momento, sopratutto dopo creazione Commissione dei 19, che problema è stato posto in termini realistici. Lodevolissima l’opera dell’Onorevole Rossi e della Commissione i cui lavori Struye ha trovato già impostati proprio nel senso dei suggerimenti che egli stesso pensava di dare e sull’esito dei quali nutre molta fiducia.

Parlare di autonomia culturale ed economica è, a suo avviso, una formula vaga che puallargarsi o restringersi senza limiti ben definiti. Conviene pertanto parlare di cose precise e secondo metodo pragmatico che non escluda precise direttive nel settore della amministrazione della giustizia e del miglioramento della situazione economica della Regione.

A proposito «pretese eccessive polizia nei riguardi detenuti» Presidente ha riferito che a Roma se ne è fatto cenno, ma che questione è rimasta nell’ambito delle pregiudiziali poste da Ministro Scelba circa necessità informazioni precise e doveroso riserbo in sede istruttoria. Onorevole Scelba avrebbe dato assicurazione punire in maniera esemplare eventuali colpevoli.

Ministro dell’Interno avrebbe altresì lasciato intravedere possibilità abolizione visti tra l’Italia e Austria ove non si verifichi un peggioramento della situazione e cessino attentati in Alto Adige.

Presidente Struye ha poi riferito che da parte italiana è stata manifestata una decisa riluttanza contro interventi internazionali. A tale proposito egli ha definito posizione del Consiglio d’Europa il quale non intende intervenire nel senso vero e proprio della parola, ma nel caso in cui si ritenesse che «qualcuno dovrebbe offrire i suoi buoni uffici questi dovrebbero essere Consiglio d’Europa piuttosto Nazioni Unite».

Concludendo Struye, nell’esprimere giudizio positivo circa opportunità suo viaggio, ha fatto presente necessità evitare due eccessi: l’uno che Consiglio d’Europa svolga ruolo «casse-pieds» (sic!) e l’altro che, in attesa risultati Commissione 19 (i cui processi verbali Onorevole Rossi avrebbe promesso inviare Sottocommissione), Consiglio d’Europa si disinteressi problema.

A relazione Presidente non ha fatto seguito alcuna discussione.

Membri Sottocommissione, ove nel frattempo non si verificassero fatti nuovi, si riuniranno ufficiosamente trenta marzo p.v. a Parigi in occasione riunione Commissione Politica Assemblea Consultiva e decideranno in tale sede data prossima riunione Sottocommissione.


1 Telegrammi ordinari 1962, Francia Consolati arrivo e partenza (Strasburgo).

268

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto(2). Roma, 20 gennaio 1962.

ALTO ADIGE. RIPRESA DEI NEGOZIATI CON L’AUSTRIA La Risoluzione 1661 (XVI) delle Nazioni Unite, aderendo alla tesi da noi sostenuta, ha ripreso la raccomandazione, già rivolta alle Parti l’anno precedente, di raggiungere un’intesa, attraverso negoziati diretti, o sulla sostanza della controversia (punto 1)

o sul ricorso a un mezzo pacifico per la soluzione della controversia (punto 2).

Anche in considerazione di tale Risoluzione da noi promossa, appare urgente decidere l’atteggiamento da tenere in questa materia.

1. Per quanto riguarda la sostanza della controversia (punto 1 della Risoluzione 1497-XV) non sembra che attualmente possa essere fatto alcunché. Se la Commissione Rossi porterà a risultati positivi, il problema verrà evidentemente svuotato e ridimensionato. In tal caso rimarrebbe forse da esaminare l’eventuale «registrazione» con l’Austria di alcuni di tali risultati e della soluzione della controversia così raggiunta. Non si vede percome oggi, ignorando quali possano essere i risultati della Commissione, questo aspetto possa essere approfondito.

2. Quale che sia la fiducia nei risultati della Commissione Rossi, è doveroso aver presente fin d’ora l’ipotesi che essa non conduca ad un’intesa e che non sia possibile un accordo con l’Austria sul merito della controversia.

Per tale ipotesi al Governo italiano si ripresenta l’alternativa fra il tentare di risolvere la controversia con un mezzo giudiziario e l’accettare un prolungamento di essa per un tempo indefinito.

La scelta è, cioè, tra il mirare ad una sentenza internazionale, che potrebbe obbligarci a determinate concessioni, e il preferire invece una prova di resistenza fra i due Paesi, nella fiducia che essa consenta di evitare il rischio di decisioni obbligatorie, a noi non completamente favorevoli. Tale seconda eventualità comporterebbe ovviamente inconvenienti già noti, ma che occorre avere sempre presenti:

- la subordinazione della nostra azione internazionale alla esistenza di questo problema, con il conseguente condizionamento della nostra posizione in molte questioni e in molti settori, di per sé estranei al problema;

- le ripercussioni locali sfavorevoli ad un’intesa fra i gruppi etnici e che finora hanno giocato a favore degli estremisti della SVP;

- il pericolo che, nella gara di resistenza, si stanchino prima i nostri amici e che si arrivi gradualmente ad un qualche slittamento nelle attuali posizioni con un avvio a procedimenti di conciliazione o di mediazione;

- un accentuarsi dello squilibrio insito nella posizione austriaca che, dannoso in primo luogo per l’Austria, puperavere conseguenze spiacevoli per l’Europa intera in generale e in particolare per l’Italia e per la Germania.

La scelta in favore dell’azione mirante alla soluzione giudiziaria della questione fu in realtà fatta quando venne proposto all’Austria il ricorso alla Corte dell’Aja. Si tratta ora di vedere se il Governo italiano è deciso a proseguire in tale ordine di idee.

3. Ove si ritenga di proseguire un’azione mirante ad una soluzione giudiziaria, il ricorso ad un arbitrato giuridico appare l’eventualità preferibile e, a un tempo, meno improbabile.

Preferibile: in quanto un tribunale arbitrale, se impostato secondo le idee dei nostri giuristi, darebbe affidamento, pidella Corte dell’Aja, di applicare in effetti criteri giuridici.

Meno improbabile: in quanto l’Austria, che è impegnata a torto o a ragione ad una posizione negativa di fronte alla Corte dell’Aja, è giunta invece a fare proposte scritte che si avvicinano notevolmente all’arbitrato come noi ce lo configuriamo.

La decisione di principio circa un ricorso a un arbitrato giuridico appare urgente: i modi e i tempi in cui dare eventualmente esecuzione ad una decisione del genere (e che vengono esaminati qui di seguito al punto n. 4) potranno anche essere decisi in un secondo momento. È invece necessario – si ripete – fissare al pipresto l’atteggiamento di fondo in materia, per poter impostare a tempo l’orientamento della nostra politica, nonché per essere in grado di rispondere ad iniziative austriache.

È ovvio che una decisione di tale natura non possa essere presa che in sede governativa. Si potrebbe peraltro incaricare fin d’ora l’Amministrazione di predisporre tutti gli elementi di valutazione ai fini della decisione governativa, valendosi anche della collaborazione e, comunque, interpellando:

-i giuristi, perché approfondiscano e confermino il parere già dato;

- i nostri rappresentanti tanto alle Nazioni Unite quanto nelle capitali maggiormente interessate alla questione (Austria, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti);

- i parlamentari che sono stati delegati all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nei due anni in cui vi si è discusso di Alto Adige: On. Gaetano Martino, Macrelli, Medici e Paolo Rossi.

4. Nell’ipotesi che il Governo decidesse che è accettabile il ricorso ad un arbitrato giuridico, rimarrebbe da stabilire quando e come dar seguito a tale decisione.

Si punotare intanto che nella discussione all’ONU è stata l’Italia ad insistere sulle possibilità offerte da un negoziato e che quindi sarebbe in primo luogo a nostro sfavore se un negoziato del genere ritardasse eccessivamente, in quanto cicreerebbe l’impressione che l’atteggiamento da noi assunto all’ONU non rispondeva ad un effettivo proposito del Governo italiano. Il prolungarsi dell’interruzione nei contatti italo-austriaci inficerebbe piuttosto la nostra posizione che quella austriaca.

È ovvia d’altra parte la necessità di non fare alcunché che possa pregiudicare i lavori della Commissione Rossi o l’atmosfera in cui essi si svolgono: un negoziato con l’Austria per un ricorso all’arbitrato non dovrebbe pertanto in alcun modo sembrare di dare per scontato o probabile un insuccesso di essi. Di tale preoccupazione del resto fu tenuto il debito conto nel negoziato che ha avuto luogo fra settembre e novembre. Un’eventuale intesa con l’Austria in materia dovrebbe e potrebbe anch’essa essere formulata in maniera adatta.

Si puavere invece qualche riserva circa l’utilità di intraprendere il negoziato con l’Austria per il ricorso ad un tribunale arbitrale solo dopo la fine dei lavori della Commissione Rossi (aprile?) e solo nel caso di un loro insuccesso. Si è già accennato alla necessità di mostrare zelo nei riguardi della Raccomandazione delle Nazioni Unite; inoltre il fallimento del tentativo d’intesa all’interno, nella Commissione, potrebbe portare ad un peggioramento nell’atmosfera tra i due Paesi, tale da pregiudicare anche l’intesa per l’arbitrato, con la conseguenza di precludere ogni via di risoluzione della controversia.

Sembra infine che lo stabilire che la sola alternativa a un’intesa nella Commissione sarà il ricorso a un mezzo giudiziario, toglierebbe ogni appiglio alle speranze accampate dagli estremisti di giungere di fatto a una revisione dell’Accordo De Gasperi-Gruber e renderebbe sempre pievidente l’interesse, per tutto il gruppo di lingua tedesca, di accettare all’interno concrete concessioni, aderenti alla realtà, piuttosto che perseguire attraverso il ricorso giudiziario risultati del tutto aleatori e comunque circoscritti. Cidovrebbe avere effetti favorevoli per i lavori della Commissione; su tale aspetto potrebbe d’altronde essere specificamente interpellato l’On. Paolo Rossi.

5. Per concludere – sempre nell’ipotesi di una decisione favorevole all’arbitrato giuridico – mentre non sembra comunque possibile precedere con nostre decisioni quelle che l’Austria stesse per prendere nella prossima riunione a Vienna della nuova Commissione per il Stirol, occorre essere in grado al pipresto di far fronte, con chiarezza di scopi, a qualunque atteggiamento prenda l’Austria.

Ove da parte austriaca si riprendesse il discorso sull’arbitrato, converrebbe proseguirlo con concretezza e precisione.

Ove da parte austriaca si volesse tentare altre vie, bisognerebbe riprendere invece il discorso dove fu interrotto a novembre. Anche nell’ipotesi che l’Austria rifiutasse di trarre le conclusioni logiche da quanto essa ebbe ad accettare in novembre, sarebbe utile avere chiarito la situazione, in quanto cici consentirebbe, alternativamente, di far risultare la malafede dell’Austria o, meglio, di indirizzare gli organismi internazionali e i Paesi che pida vicino seguono la materia verso una strada che l’Austria ha già, per iscritto, accettato.

Ove infine non ci fosse un’iniziativa austriaca nel prossimo futuro, converrebbe o esser noi a proporre ufficialmente di riannodare il negoziato interrotto in novembre o fare, in via non ufficiale, delle aperture che inducano l’Austria ad agire in tale senso(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, febbraio 1962.


2 Sottoscrizione autografa.


3 In relazione al presente appunto Segni così scriveva a Fornari: «Caro Ambasciatore, probabilmente il Governo si dimetterà in questi giorni: non è perciin condizioni di prendere decisioni (si ricorderà che in settembre la decisione fu contraria all’arbitrato). Persi pufare il lavoro preparatorio, di cui alle lettere A e B della pag. 4. Cordialità» (L. autografa, 24 gennaio, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, febbraio 1962). Il riferimento è alle lettere A e B da lui apposte a margine rispettivamente del primo e del terzo alinea dell’ultimo capoverso del punto 3.

269

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. segreta 2812. Vienna, 23 gennaio 1962.

Caro Fornari, come puoi vedere dal mio telegramma n. 573 sembra che qui si sia molto perplessi sul prendere una decisione circa la ripresa o meno delle conversazioni dirette con l’Italia. Sembra cioè che ci sia una tendenza (degli estremisti) di non riprendere le conversazioni ed un’altra invece che le vorrebbe riprendere.

Secondo una voce raccolta oggi da un giornalista italiano di cui naturalmente non posso assicurarti la fondatezza, sembrerebbe che LenTHal, che ha assistito qui alla riunione tenuta per la questione dell’Alto Adige, verrebbe incaricato di sondare le nostre intenzioni al riguardo. C’è quindi il pericolo che loro vogliano prendere le loro decisioni definitive dopo essere venuti a conoscenza di tali nostre intenzioni e quindi con tutti i pericoli che potrebbe comportare una manifestazione del nostro punto di vista ivi compreso quello di attribuire a noi la responsabilità della ripresa o meno dei negoziati. Vedete quindi voi se e a quale punto sia il caso di essere molto prudenti in proposito.

Come vedrai dal sopracitato telegramma, le decisioni austriache sono state ancora demandate ad una speciale riunione di Gabinetto che non si sa quando verrebbe tenuta e che potrebbe essere quindi rinviata fino ai sondaggi fatti da LenTHal alla Farnesina.

Mi pare che ci troviamo ora ad una svolta molto delicata che va seguita con molta attenzione.

Gradisci, caro Fornari, i miei picordiali saluti.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 2, fasc. Conferenza di Vienna per Sud Tirolo.


2 Annotazione sul primo foglio: «Visto dal Segretario Generale».


3 T. 2244/57 pari data, con il quale Martino aveva riferito circa la riunione della Commissione per il Sudtirolo del giorno precedente, dalla quale era emersa la resistenza tirolese all’ipotesi di ripresa delle conversazioni per iniziativa austriaca sostenuta da Gorbach e Kreisky. Con T. 2252/58 dello stesso 23 gennaio Martino segnalava inoltre che presumibilmente alla riunione avevano partecipato esponenti SVP, osservando che le assicurazioni date da Kreisky al riguardo (vedi D. 265, nota 5) «significavano soltanto che della partecipazione alla riunione di rappresentanti altoatesini non si sarebbe fatto cenno nei comunicati ufficiali» (Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I).

270

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto. Roma, 30 gennaio 1962.

Ho ricevuto stamani questo Ambasciatore d’Austria, il quale mi ha rimesso la Nota verbale(2) in cui si acclude una traduzione che egli mi ha dichiarato avere carattere soltanto ufficioso. Gli ho detto che avremmo esaminato attentamente la nota, che mi sembra perredatta in termini pacati che sembrano segnare il ritorno alla normale prassi diplomatica(3).

2. Mi sono valso dell’occasione per attirare l’attenzione dell’Ambasciatore sulle dichiarazioni del Sottosegretario Steiner di cui ai telegrammi n. 73 e 74 dell’Ambasciata a Vienna(4). Gli ho detto che non potevo nascondergli la nostra sorpresa per il fatto che un membro del Governo austriaco avesse ritenuto di rilasciare alla stampa tali dichiarazioni di carattere certamente poco amichevole, ciche da parte di membri del Governo italiano era stato finora accuratamente evitato. LoewenTHal mi ha assicurato che avrebbe segnalato al suo Governo questa mia osservazione.

3. La conversazione ha poi toccato l’argomento della recente Conferenza tenutasi a Vienna per decidere l’atteggiamento austriaco sulla questione dell’Alto Adige(5). Egli mi ha detto che era stato deciso che il Ministro degli Esteri avrebbe convocato il nostro Ambasciatore per metterlo al corrente dei risultati della Conferenza stessa, ma che la convocazione era stata poi sospesa in seguito al recente incidente (restituzione delle rispettive Note Verbali). Tutto lascia pensare che si tratta di un semplice rinvio. Sembra che la comunicazione dovesse avere per oggetto l’intenzione del Governo austriaco di riprendere a suo tempo i negoziati con l’Italia, sottolineando peraltro il sincero desiderio di Vienna di non intralciare od ostacolare in alcun modo con qualunque iniziativa – di negoziati o di altro genere – il lavoro della Commissione presieduta dall’Onorevole Rossi.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, febbraio 1962.


2 Nota verbale 870-A/62 del 29 gennaio, con la quale l’Austria rispondeva alla Nota verbale italiana 10A/186 del 27 gennaio rigettandone le accuse di responsabilità per gli attentati in Alto Adige. La citata nota italiana respingeva, confutandone le affermazioni, la Nota austriaca in pari data (n. 795-A/62) con la quale Vienna aveva a sua volta respinto una precedente Nota italiana (n. 10A/161 del 25 gennaio) ancora relativa alle responsabilità austriache per gli atti di terrorismo in Alto Adige. Tutte le note sono edite in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, DD. 18, 19, 20 e 21.


3 A proposito della consegna della nota austriaca Calenda commentava: «A tre giorni da respingimento nostra nota [del 25 gennaio] mi pare che atteggiamento austriaco possa spiegarsi nel modo seguente: con tale gesto, accompagnato da asserzione che contenuto nota ledeva prestigio austriaco, questo Governo ha inteso sfuggire necessità di una risposta in cui avrebbe dovuto contestare fatti assodati da sua stessa magistratura ed affrontare con noi problema sua responsabilità in atti terroristici fin qui eluso. Inoltre, a tale grave decisione questo Governo, ha contribuito calcolo che clima creato da campagna su pretese torture fosse il pifavorevole per tentare un gesto sprezzante ed arrischiato. Questa ipotesi è avvalorata da fatto che segretezza nostro documento non obbligava questo Governo a una immediata presa posizione. Con nota odierna [del 29 gennaio] si cerca di far dimenticare gesto compiuto e si ritorna a pacato linguaggio diplomatico per dare come acquisito risultato che Governo austriaco con esso si riprometteva: sbarazzarsi cioè di un colpo questione responsabilità che rappresenta sua massima preoccupazione. Manovra è grossolana. A mio subordinato parere, non (dico non) dovremmo assecondare manovra austriaca, né permettere, neppure per un momento, illusione che essa possa avere successo, se non vogliamo pregiudicare nostre posizioni in vertenza per Alto Adige. Atteggiamento austriaco in questa occasione conferma che per noi questione responsabilità deve rimanere pregiudiziale a ulteriore trattazione problema» (T. 3031/77 del 30 gennaio, in Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I).


4 Con T. 2885/73 del 29 gennaio Calenda aveva trasmesso il seguente testo APA delle dichiarazioni di Steiner ad una riunione a Vienna del partito popolare: «Sembra che l’Italia voglia cancellare con nuove accuse contro l’Austria la cattiva impressione sorta in seguito alla conoscenza delle condizioni delle prigioni sudtirolesi e a causa della tardiva reazione degli organi centrali italiani. Essa vuole intraprendere ancora una volta “il tentativo di incolpare nuovamente”, dopo che la pubblica opinione mondiale ha riconosciuto, dal corretto atteggiamento del Governo austriaco, che l’Austria non ha responsabilità alcuna per gli attentati terroristici. Pare che l’Italia, per la preoccupazione di trattative bilaterali con l’Austria – che non si possono evitare, data la risoluzione dell’ONU – conduca nuovamente una manovra diversiva con la guerra di note. Una tale specie di politica estera mi sembra che sia espressione di debolezza interna. Sino a quando non ha la forza di guardare in faccia la realtà, l’Italia cadrà da una delusione nell’altra. Ma per quanto tempo ancora si vuol giocare con la sorte dei 250.000 sudtirolesi? Passando a parlare della questione delle torture, il Sottosegretario Steiner ha detto che a suo parere essa non purisolversi con la premiazione di organi della polizia presunti meritevoli, ma soltanto con un chiaro distanziamento dai sadisti delle proprie file. Queste torture – ha concluso – non sono invenzioni propagandistiche austriache, ma purtroppo un fatto amaro e molto doloroso». Il T. 2886/74 in pari data riportava osservazioni di Calenda in argomento (ibidem).


5 Vedi D. 269.

271

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BETTELONI, AL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI(1)

L. 10A/209. Roma, 30 gennaio 1962.

Caro Ambasciatore, in relazione alla richiesta di cui alla tua lettera del 19 gennaio(2) non sono in grado di darti notizie dettagliate. Non solo non siamo membri della Commissione Rossi (nessun «governativo» lo è) ma non veniamo neanche tenuti ufficialmente al corrente dei lavori di essa e anche privatamente le notizie che riceviamo non sono né regolari né dettagliate.

Quanto mi risulta al momento è che:

a) la prima fase dei lavori è stata prevalentemente dedicata ad una discussione generale sull’insieme dei problemi, senza che si trattasse di prendere decisioni definitive o, meglio, di concordare concrete proposte. In sostanza si è rimasti sul piano della esposizione dei punti di vista.

b) Nelle riunioni pirecenti sono stati affrontati temi concreti:

a) il problema dell’uso della lingua tedesca negli uffici, negli atti civili, ecc.;

b) il problema dei pubblici impieghi, e della partecipazione ad essi dei cittadini del gruppo di lingua tedesca;

c) il problema della revisione delle opzioni.

Nel corso di tali riunioni si è riscontrato un orientamento positivo di tutti i membri della Commissione; le decisioni che sono state prese sono state quasi unanimi e si è visto che certe questioni possono essere risolte.

c) Per quanto riguarda il termine dei lavori secondo i «tecnici» la relazione della Commissione potrebbe essere pronta per la fine del mese di aprile o per la metà di maggio, salvo che nel frattempo si presentino difficoltà di notevole rilievo. Invece in sedi pielevate si parla di marzo, ma sempre in via puramente ipotetica.

Come vedi, non posso essere esauriente né metterti in grado di dare notizie sostanziose agli americani (con i quali non converrebbe forse accennare il punto c).

Non mancherdi informarti quando mi perverranno novità di un qualche interesse.

In fatto di previsioni personali poi ti posso dire che Rossi non ha modificato il suo ottimismo. Per conto mio penso che sarebbe perfetto raggiungere lì un accordo e che non conviene mai fare affidamenti sulla perfezione.

Con i saluti piamichevoli tuo dev.mo

[Giovanni Lorenzo Betteloni]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 7, fasc. ONU.


2 L. 54 con la quale Zoppi, dando seguito ad una richiesta americana di informazioni, aveva sollecitato notizie sui lavori della Commissione dei 19 (ibidem).

272

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI, ALL’AMBASCIATA A WASHINGTON(1)

Telespr. 10A/291/c.2. Roma, 7 febbraio 1962.

Oggetto: La CEE e l’Austria. La questione dell’Alto Adige.

Riferimento: Telespresso dell’Ambasciata in Washington n. 550/250 in data 23 gennaio 19623.

Col telegramma n. 394 questo Ministero ha fornito indicazioni circa il modo in cui vengono considerati i problemi riguardanti i rapporti fra CEE e Paesi europei neutrali.

Tenendo presente le argomentazioni costì ripetutamente esposte dal Dipartimento di Stato (vedi per ultimo il telespresso in riferimento) e nel quadro delle possibilità accennate al punto 4 del telegramma sopra citato(5), da parte italiana non si sarà certo alieni dal considerare la posizione dell’Austria come degli altri neutrali, Svezia e Svizzera, alla luce dei particolari legami economico-commerciali che legano quei Paesi con i membri del MEC, tanto pipoi se il MEC dovesse allargarsi con una adesione inglese.

Naturalmente in tale quadro non si poTRà mancare dal considerare attentamente la misura degli impegni che l’Austria come gli altri due predetti Paesi potranno prendere nel campo politico, ai fini di sottoscrivere le finalità in tal campo perseguite dalla Comunità Europea.

È vero che la questione dei rapporti fra CEE e Austria non poTRà essere esaminata nel merito prima che sia stata definita una politica delle associazioni, in rapporto anche alnegoziato per l’adesione della Gran Bretagna alla CEE. È perfin da adesso necessario porre in chiaro che la questione stessa non poTRà comunque essere affrontata finché esista fra Austria e Italia un problema politico che incide sull’insieme dei rapporti tra i due Paesi.

È infatti evidente che da parte italiana non si poTRà consentire a un esame dei rapporti fra Austria e CEE finché la questione dell’Alto Adige, artatamente gonfiata e snaturata dal Governo austriaco, non sarà stata avviata a una soluzione e non avrà cessato di costituire un serio problema politico fra i due Paesi.

In previsione del viaggio che farà costì il Cancelliere Gorbach (v. telespresso dell’Ambasciata in Vienna n. 280/138 del 23.1.1962)3 si prega V.E. di rendere nota in maniera esplicita al Dipartimento di Stato la posizione italiana sopra delineata, illustrandone sia i motivi che la inderogabilità.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 15.


2 Indirizzato per conoscenza all’Ambasciata a Vienna, alla DGAE e all’Ufficio CEUR della DGAP.


3 Non rinvenuto.


4 T. segreto 2130/39 (Washington) 41 (Londra) del 30 gennaio relativo ai negoziati CEE-Gran Bretagna, nel quale Cattani tra l’altro scriveva che dai recenti colloqui italo-britannici di Londra «emerge che circa Paesi neutrali europei nostro atteggiamento è piuttosto quello di non incasellarli in una delle due categorie degli aderenti o degli associati ma piuttosto considerare eventualmente terza categoria di Paesi con cui ricercare possibilità accordi particolari e “ad hoc” Paese per Paese» (Telegrammi segreti 1962, Stati Uniti d’America partenza).


5 Nella schematizzazione dell’orientamento italiano a proposito dell’estensione dell’area comunitaria, il testo del punto 4 era il seguente: «Per Paesi europei restii o impossibilitati abbracciare finalità politiche Comunità ci sembra non possa ovviamente prescindersi da considerazione legami ed interessi commerciali esistenti anche con essi in ambito europeo. D’altro canto proprio a causa caratterizzazione politica di cui sopra non ci sembrerebbe di poter considerare formule associative piene e dovrebbero pertanto prevedersi solo accordi speciali di carattere commerciale ed eventualmente di cooperazione economica. Naturalmente, poiché GATT riconosce situazione particolare soltanto ad unioni doganali e zone libero scambio, problema rapporti con neutrali dovrà affrontarsi anche da angolo visuale impegni GATT».

273

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto. Roma, 7 febbraio 1962.

Nel corso della riunione tenuta presso di lui il 6 febbraio 1962, con la partecipazione del Sottosegretario Russo e degli Ambasciatori Cattani, Fornari e Martino, S.E. il Ministro è giunto alle seguenti conclusioni:

1. Va ripetuto agli austriaci, valendosi di occasioni adatte, che nessun Governo italiano sarà in alcun caso disposto e in grado di concedere in sede internazionale, bilaterale o multilaterale, pidi quanto o quanto esso è disposto a concedere in sede interna, e cioè in relazione ai lavori della Commissione Rossi.

2. Per contrastare la campagna sui pretesi maltrattamenti, le cui conseguenze possono essere gravi, S.E. il Ministro si propone di insistere presso il Ministro Gonella per la nomina di una commissione medica italiana che accerti l’attuale stato di salute dei detenuti alto-atesini.

Fornari chiederà a Toscano di documentare la somiglianza fra l’attuale campagna anti-italiana per le pretese torture e la campagna nazista di calunnie contro Polonia e Cecoslovacchia per «atrocità».

3. In attesa della costituzione del nuovo Governo si soprassederà a nuovi scambi di Note Verbali col Governo austriaco a proposito delle questioni che hanno già formato oggetto di scambi di corrispondenza, come quelle di cui alle nostre Note Verbali del


25 e del 27 gennaio(2). Non si invierà pertanto nemmeno una risposta alla Nota Verbale dell’Ambasciata d’Austria del 29 gennaio(2), anche perché non si ritiene del caso di inviare nell’attuale periodo né una risposta blanda o che si limiti a contestare le affermazioni della suddetta Nota, né d’altra parte una risposta di piaccentuato carattere polemico e che riguardi anche altri argomenti: si ritiene infatti che quanto tenda a rinfocolare la polemica senza aggiungere nuovi dati probanti in materia di responsabilità austriaca rischi, nel momento attuale, di favorire in Austria gli estremisti piuttosto che i moderati.

4. L’Ambasciatore Martino ritornerà nei prossimi giorni a Vienna.

5. Se egli verrà convocato al Ministero degli Esteri austriaco per essere informato delle decisioni cui si è giunti in Austria dopo la recente riunione di Vienna(3), egli si limiterà a dire che trasmetterà tale comunicazione al suo Governo. Egli si varrà al tempo stesso dell’occasione per ricordare le rimostranze italiane (a proposito di: dichiarazioni di Gorbach e di Steiner, attacchi al Ministro Scelba, partecipazione di alto-atesini alle elaborazioni delle decisioni austriache) rimaste senza seguito, e chiedere che esse ricevano una risposta adeguata. In tale eventualità egli farà poi avere al Ministero degli Esteri austriaco un promemoria in cui verrà fatto stato della suaccennata comunicazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, febbraio 1962.


2Vedi D. 270, nota 2.


3Vedi D. 270.

274

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATORE A BRUXELLES, GHIGI(1)

L. riservata personale 10A/453. Roma, 26 febbraio 1962.

Caro Ghino, l’attività del Presidente Struye e della sua Sottocommissione si è svolta per ora in maniera da non suscitare nostre critiche serie. Aggiungerche nella relazione presentata da Struye a Strasburgo, come appare dal verbale della riunione, vi sono vari elementi positivi. Accennerqui solo ai suoi ripetuti riferimenti alle soluzioni attuate in Belgio per la salvaguardia di quella minoranza di lingua tedesca, che ci sembrano in definitiva utili, specie perché riguardano soluzioni concrete di problemi concreti, e ciin contrasto con la rivendicazione di una autonomia politica che è sempre stata avanzata aprioristicamente da parte austriaca.

Su un punto le sue idee possono persollevare qualche perplessità, quello dell’avversione al deferimento della questione alla Corte Internazionale di Giustizia. Non c’è stata beninteso una sua presa di posizione esplicita al riguardo, ma da vari elementi risulterebbe orientato nel senso che, se mai dovesse essere chiesto l’avviso di un’autorità giudiziaria, questa andrebbe ricercata nel quadro del Consiglio d’Europa.

Ti unisco un appunto al riguardo(2).

È certo prematuro porci problemi concreti. Speriamo che la Sottocommissione non abbia mai da approfondire il problema: né possiamo stabilire oggi cosa fare in tale ipotesi.

Non conviene perlasciar cristallizzare idee che potrebbero esserci di svantaggio.

Vorrei quindi prospettarti la possibilità che tu, se concordi in questo modo di vedere, trovi un’occasione per parlare a titolo personale dell’argomento con Struye. Potresti forse prendere lo spunto dalle notizie inesatte date a Vienna (telespresso n. 10A/148/c. del 24.1.1962)2, per rilevare che la Corte dell’Aja non è soltanto l’organo giudiziario delle Nazioni Unite ma è anche il massimo tribunale internazionale e che nessun altro organo giudiziario equivalente esiste nella cornice del Consiglio di Europa (c’è solo la Corte dei Diritti dell’Uomo, di competenza ovviamente circoscritta) tanto che quando a Strasburgo si vuole far riferimento a un organo giudiziario si richiama la Corte dell’Aja.

Beninteso un discorso del genere, che non ha carattere di urgenza, mirerebbe a impedire che si radichino in Struye idee inopportune. Non si tratterebbe invece in alcun caso di dargli l’impressione che da parte nostra già si facciano concreti suggerimenti o si pensi a un qualche rinvio alla Convenzione di Strasburgo del ’57 per il regolamento pacifico della controversia. Un’iniziativa in tale senso non è oggi neanche da prendere in considerazione, in primo luogo perché nulla vogliamo fare che suoni a sfiducia nel risultato dei lavori della Commissione Rossi, ma anche perché nessuna decisione è stata finora studiata circa l’atteggiamento da prendere (nella Sottocommissione di Strasburgo e altrove) se la controversia con l’Austria ritornasse di scena.

Sento che probabilmente lascerai codesta sede verso il 10 marzo: ti rinnovo, con l’affetto di sempre, l’espressione del mio rammarico e della mia amicizia. Ti invio egualmente questa mia, sia perché forse potrai vedere Struye anche prima della tua partenza e nessuno poTRà tenergli un discorso con l’autorità e l’abilità con cui potrai farlo tu, sia perché, ove cinon fosse possibile, essa poTRà servire di norma all’Incaricato d’Affari o al tuo successore.

Un caro abbraccio

[Giovanni Fornari]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 8, fasc. Consiglio d’Europa.


2Non pubblicato.

275

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 7296/144. Vienna, 8 marzo 1962, ore 23 (perv. ore 24).

Oggetto: Alto Adige.

Ministro Esteri Kreisky dopo avermi espresso compiacimento e rallegramenti per conferma V.E. a Dicastero Esteri mi ha intrattenuto su opportunità di arrivare ad una soluzione del problema dell’Alto Adige esponendomi motivi di natura internazionale ed interni che consiglierebbero pervenire tale risultato. Ha pertanto auspicato contatti orientativi al livello da stabilirsi per decidere argomenti e scopi conversazioni. A conclusione egli mi ha consegnato aide memoire del seguente tenore:

«XVI Assemblea Generale dell’ONU ha accettato il 28 novembre 1961 all’unanimità la Risoluzione 1661 (XVI) che nella sua parte operativa invita Austria e Italia intraprendere ulteriori sforzi per trovare soluzione problema sud-tirolese ai sensi dei paragrafi operativi 1, 2 e 3 della Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU 1497 (XV) del 31 ottobre 1960.

Ai sensi di questa Risoluzione il Governo austriaco si dichiara pronto di riprendere il pipresto possibile le trattative a suo tempo interrotte al fine di un regolamento del problema sud-tirolese»(2).

A mia volta dopo avergli dichiarato che avrei riferito costì quanto da lui detto e inviato testo aide memoire ho fatto presente al Ministro Kreisky mia personale opinione che converrà anzitutto rasserenare atmosfera per i tanti fatti spiacevoli successi in questo frattempo e contrastanti con art. 3 della Risoluzione dell’ONU. Ho detto che per sua comodità gli lasciavo un appunto, scritto per suo uso personale, nel quale accennavo ad alcuni dei passi da noi fatti su circostanze precise a cui non era stata data alcuna risposta soddisfacente. Tale appunto è sostanzialmente conforme al testo inviatomi a tal fine da Ambasciatore Fornari(3).

Ministro Kreisky mi ha dichiarato che non intende dare pubblicità a aide memo-ire consegnatomi e che ne darebbe notizia soltanto quando in sede pubblica gli fosse richiesto se sono stati ripresi i contatti con Governo italiano a sensi della Risoluzione dell’ONU(4).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Promemoria 63.668-5 (Pol) 62, edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 25. Di seguito il testo tedesco consegnato a Martino: «Die XVI. Generalversammlung der Vereinten Nationen hat am 28. November 1961 einstimmig die Resolution 1661 (XVI) angenommen, die in ihrem operativen TeilÖsterreich und Italien auffordert, weitere Anstrengungen zu unternehmen, um eine Lung des Stirolproblems im Sinne der operativen Paragraphen 1, 2 und 3 der Resolution der Generalversammlung der Vereinten Nationen 1497 (XV) vom 31. Oktober 1960 zu finden. Im Sinne dieser Resolution erklärt sich die terreichische Regierung bereit, die seinerzeit unterbrochenen Verhandlungen zum Zwecke der Regelung des Stirolproblems so bald als mlich wieder aufzunehmen» (trasmesso a Roma con Telespr. 996/536 del 9 marzo, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962).


3 Vedi D. 278.


4 Sul colloquio con Kreisky Martino riferì pidiffusamente con il D. 277.

276

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 958/5072. Vienna, 8 marzo 1962.

Oggetto: La politica estera austriaca: relazioni dell’Austria con gli altri Stati. Riferimento: Rapporto n. 1547/547 della Rappresentanza presso le Nazioni Unite(3).

Tutte le ragioni addotte dall’Ambasciatore Zoppi hanno certamente la loro parte nel voto austriaco all’ONU sulle questioni dell’Angola e di Cuba. Esse trovano la loro origine, anche se non si esauriscono, nell’«impasse» in cui si è venuto a trovare il Governo di Vienna per avere posto al centro della sua politica estera la questione altoatesina e fatto affidamento su un intervento dell’ONU per risolverla nel senso da esso auspicato. Ancora oggi Kreisky cerca di ostentare autocompiacimento per i risultati ottenuti dalla sua politica societaria. Poche settimane fa al Consiglio Federale egli ancora diceva:

«Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo perraggiunto qualche cosa: abbiamo potuto internazionalizzare la questione del Sudtirolo. Abbiamo attraverso trattative ottenuto la legittimazione per le trattative, poiché due risoluzioni dell’ONU riconoscono che l’Austria ha il diritto di occuparsi della questione, cosa che originariamente era stata contestata dal Governo italiano».

Lo stesso concetto ripeteva in una riunione del Partito socialista a Salisburgo or è qualche giorno.

La caratteristica pibrillante della tattica politica di Kreisky è quella di coprire piobiettivi alla volta. Mentre col suo atteggiamento intransigente e radicale egli intendeva soddisfare i sentimenti patriottici degli austriaci dimostrando di sapere fare meglio dei Popolari la politica che magari sarebbe stata propria di questi; dall’altra per le forze che egli sollecitava allo scopo di guadagnare voti all’ONU spostava l’ago della politica austriaca verso quelle posizioni neutralistiche che, anche se non confessate, gli sono picongeniali. Esse infatti – al di fuori ed al di là di ogni concezione ideologica – appagano in lui il desiderio di poter essere di scena e di «dire la sua» sui pigrandi problemi internazionali. Ché tra le altre differenze esistenti fra neutralità e neutralismo, quella otticamente pievidente è che la prima esige tanta discrezione e cautela quanto il secondo impone ostentata e proclamata presenza.

Questa politica in campo nazionale e societario si innestava con indiscutibile logica in quella europea attraverso la Zona di Libero Scambio ed il Consiglio d’Europa. Nella vitalità della prima il Ministro austriaco coltivava le possibilità di un ponte economico fra il Mercato Comune ed il Comecon nello spirito della Commissione Economica Europea di Ginevra. Nel secondo egli si manteneva accostato a quei Paesi che nell’organismo di Strasburgo, facendo da freno ai membri della Comunità a Sei, vedevano piuttosto uno strumento di unificazione culturale e giuridica e sociale, ma non politica.

Ma proprio per svolgere un’attiva politica societaria e procurarsi i voti dei nuovi Paesi, il Ministro ha finito per urtare – come è stato riferito – molti Paesi europei ed infastidire persino gli Stati Uniti. Belgi, francesi, olandesi sono dovuti intervenire per atteggiamenti austriaci che ledevano loro gravi interessi. I neutri, usualmente assai prudenti e circospetti, non hanno neppure gradito i continui paragoni e distinguo espressi da Kreisky in materia di neutralità con discorsi privati e pubblici, interviste e conferenze. Il Governo Federale tedesco non ha amato – a parte la tendenza politica di Kreisky già tanto osteggiata – i tentativi, dissimulati ma persistenti, di far risalire l’estremismo tirolese ad influenze tedesche che egli era costretto ora a moderare ora tollerare per timore del peggio.

L’Unione Sovietica, che aveva mostrato considerazione se non simpatia per il binomio Raab-Figl – le relazioni fra i due Paesi non furono alterate neanche durante la rivolta ungherese – si è mostrata insofferente per la riviviscenza dei movimenti a sfondo nazista, e sospettosa delle disquisizioni né univoche né coerenti sulla neutralità.

Gli stessi Stati Uniti, come si diceva e fu segnalato, pur sempre indulgenti verso un Paese situato in una posizione tanto nevralgica al confine fra i due blocchi, hanno registrato con noia talune intempestività della politica austriaca. Vedasi per esempio le lettere di Kreisky a Rusk in materia di organizzazione economica dell’Europa in un momento assai delicato della politica europea (la crisi dell’EFTA). In queste per tono, sussiego ed autorità le parti sembravano invertite e Kreisky appariva quasi il Ministro di una grande potenza, che si facesse interprete degli interessi dei singoli Paesi europei.

***

Tuttavia nella sua formulazione teorica iniziale la politica di Kreisky era comunque ben connessa in una specie di «neutralità attiva» che procurasse i vantaggi ma non i rischi della neutralità e del neutralismo. Questa concezione piintellettualmente brillante che non solidamente fondata nella realtà, cioè sul peso specifico di questo Paese, è entrata in crisi col tramonto della Zona di Libero Scambio. È stato sufficiente che nel mosaico di questo schema cerebrale un tassello venisse a mancare perché il tutto ne fosse pregiudicato. Si è avuta così la controprova di quella legge, ferrea per un uomo politico, di non impostare piani la cui riuscita dipende da fattori da lui non controllabili: il miraggio di Kreisky è stato di assegnare all’Inghilterra nell’EFTA uno scopo lontano di terza forza che il pragmatismo inglese non si era posto in modo né assoluto né perentorio.

La crisi dell’EFTA ha presto posto in evidenza tutti lati negativi della politica di Kreisky alla quale comunque i Popolari si sono sempre adeguati. Per la forza stessa delle cose il problema numero uno della politica estera è diventato quello dell’avvicinamento al Mercato Comune; un problema assai complicato per la sua stretta connessione con altri vitali per la neo-repubblica austriaca: problemi economici, ma sopratutto politici vertenti sui rapporti con i principali Stati confinanti: Italia, Germania (pericolo dell’Anschluss economico), Unione Sovietica (problema della neutralità). Per la stessa forza delle cose, quello che finora era stato artificiosamente proclamato il problema numero uno della diplomazia austriaca – l’Alto Adige – si è trovato non solo declassato, ma anzi quasi condizionato dall’altro. Per le componenti naziste e pangermaniche venute ormai fuori chiaramente e divenuto percimotivo di conflitto interno, questo problema ha aggravato l’altro e ha posto in evidenza gli errori di fondo della politica estera di Vienna.

Per i partiti al Governo essendo legati in una coalizione, questa crisi non è risolvibile sul piano parlamentare, si cerca quindi di pararla con tentativi di graduali correzioni.

La prima rettifica è avvenuta proprio nella politica societaria. Dopo la sessione di novembre dell’ONU vi sono state numerose dichiarazioni di uomini politici, tra cui lo stesso Kreisky, con le quali si è asserito che la via dell’ONU non era la piadatta a risolvere il problema altoatesino. Pirecentemente il Segretario di Stato agli Esteri Steiner in una riunione di partito criticava il suo Ministro con le seguenti parole:

«Noi dobbiamo condurre una politica di vera amicizia coi nostri amici tradizionali in Europa, e non lasciarci trascinare da considerazioni opportunistiche per ottenere, per esempio all’ONU, il favore di popoli extra europei. Importantissimi problemi della nostra politica estera, come il problema del Sudtirolo e naturalmente la questione della chiarificazione dei nostri rapporti col MEC, esigono una continuazione di questa politica dell’amicizia tradizionale in Europa» (v. tel.sso n. 453/240 del 2 febbraio u.s.)4.

Il punto di vista di Steiner si spiega dalla convinzione diffusasi in Austria, e da Steiner stesso dichiarata nel recente Congresso del Partito popolare ad Innsbruck, che l’ONU non risolverà mai nel merito la questione dell’Alto Adige. Tutt’al pici si attende in seno alle Nazioni Unite un aiuto sulla scelta del mezzo pacifico che dovrebbe regolare la questione altoatesina. E si è capito che i Paesi europei in fondo potrebbero funzionare da mediatori fra le due parti per la ricerca di tale mezzo pidi quello che non lo possano fare i Paesi extra europei. Quindi soltanto una politica di amicizia con i Paesi europei puristabilire un certo equilibrio con i legami esistenti tra l’Italia ed i Paesi del MEC e della NATO e comunque la tradizionale amicizia che la lega ai Paesi europei.

L’accostata verso i Paesi europei si era del resto già delineata allorché per le pressioni austriache venne costituita presso il Consiglio d’Europa la nota Sottocommissione per l’Alto Adige.

Dopo un non brillante excursus extra-europeo la politica viennese ritorna dunque in Europa. Ma questo ritorno non si effettua senza difficoltà: lo prova la reazione sovietica al voto sulla mozione mongola all’ONU. È probabile che questa reazione sarebbe stata meno vivace se gli austriaci non avessero accentuato il loro atteggiamento con la valorizzazione fattane dall’Ambasciatore Matsch.

È piche certo che Kreisky abbia dato il suo assenso a quella che potremmo chiamare la politica neo-europea dell’Austria; meno probabile che egli abbia dato istruzioni a Matsch di sottolineare nella questione di Cuba il voto negativo dato alla mozione filo-sovietica. In cisi puvedere forse meglio l’influenza di Steiner, personaggio assai piscoperto e lontano da sfumature e delicatezza di termini.

Non so fino a che punto il Dipartimento di Stato abbia rilevato questo atteggiamento austriaco che comunque non sembra si sia ancora concretato in una nuova netta direttiva politica. Presso questa Ambasciata degli Stati Uniti si ignorava per esempio l’episodio del voto cubano; né poi gli è stata data molta importanza. I sovietici per contro sempre attentissimi alle cose austriache hanno, come si sa, reagito.

È comunque assai grave e rivelatore dello scarso livello politico di questa classe dirigente di avere impostato una politica che incontra simultaneamente sospetto, diffidenze o fastidio in tutti e tre i suoi maggiori Stati confinanti: l’Italia, l’Unione Sovietica e la Repubblica Federale.

Il vero insegnamento che Vienna dovrebbe trarre dalle difficoltà incontrate da alcuni mesi nella sua politica estera è che la neutralità esige prudenza e pacatezza, respinge atteggiamenti di punta, non sopporta sopratutto come premessa un’instabilità psicologica, per non dire politica, che sembra di regola in questo Paese.

In attesa che cisi produca, la situazione in cui l’Austria si è messa tanto incautamente pugiocare a nostro favore e sopratutto questo dovremmo tenere presente nel trattare la questione altoatesina.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 7, fasc. ONU.


2 Sottoscrizione autografa. Indirizzato per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York e alle Ambasciate a Washington, Mosca, Londra, Parigi e Bonn. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Non rinvenuto.


4 Non pubblicato.

277

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 9942. Vienna, 9 marzo 1962.

Signor Ministro, faccio seguito al mio telegramma di ieri sera(3) per riferirle pidiffusamente sulla conversazione che ho avuto con questo Ministro degli Esteri.

A seguito della comunicazione che era stata presentata costì una Nota all’Ambasciatore austriaco in relazione alle gravi frasi pronunciate dal Sottosegretario Steiner ad Innsbruck contro il Governo e le autorità italiane(4), non era pimio compito entrare in merito alla questione. Me ne ha accennato tuttavia Kreisky dicendomi che Steiner non conosceva ancora il testo della nostra protesta e che quindi si riservava di parlarne con lui. Ha cercato di spiegare l’atteggiamento di Steiner dicendo che in quella sede ha parlato come esponente del Partito e non come Sottosegretario di Stato. Ho ribattuto che le frasi di Steiner non si giustificano nemmeno se avesse parlato in detta veste, ma che comunque un Sottosegretario di Stato agli Esteri non pumai dimenticarsi di essere tale.

Dopo di che Kreisky si è soffermato sulla pubblicazione apparsa sull’«Arbeiter Zeitung», relativa al Ministro Scelba, attribuendo il fatto ad una intemperanza di giovani giornalisti, ma escludendo in modo assoluto che vi abbia avuto mano qualche dirigente del Partito socialista anche se tale giornale è l’organo del partito stesso.

Cipremesso, Kreisky con una delle sue conversazioni pacate, con toni talvolta «patetici» e percipipericolose, è passato all’argomento principale per cui aveva chiesto di vedermi.

Secondo Kreisky sarebbe ora il momento di arrivare ad una soluzione della questione dell’Alto Adige, onde l’opportunità di riprendere le conversazioni in conformità alla Risoluzione dell’ONU. In questo momento gli estremisti, dopo quanto è successo nel Berg-Isel-Bund, sono isolati e ciconsente al Governo di Vienna una maggiore libertà di azione. Questa situazione perpotrebbe modificarsi. Il Partito popolare dal quale ormai dipende l’esistenza del Berg-Isel-Bund, dopo che i socialisti se ne sono allontanati, non avrà il coraggio di scioglierlo. Poco a poco gli estremisti troveranno il modo di riprendere quota. Né puescludersi che ricomincino attentati terroristici che, secondo Kreisky, sarebbe ormai pacifico che vengano organizzati dall’OAS. Mi ha fatto anche un accenno al radicalismo di un’ala del Partito popolare di cui vari membri fanno parte anche del Governo. Uomini che si erano già compromessi in passato con attività nazista e pangermanista il cui abito mentale non è cambiato.

L’Austria deve oggi fare una politica di amicizia con i Paesi confinanti del Sud e dell’Ovest. Tale politica non esclude naturalmente una politica di amicizia e collaborazione con la Germania, ma tenendo sempre presente l’esistenza del trattato di Stato. D’altro canto egli pensa che l’intonazione del nuovo Governo italiano e l’atteggiamento verso una politica distensiva, pur mantenendo la fedeltà alla NATO, possono essere elementi atti ad agevolare una soluzione per l’Alto Adige nel quadro europeo.

Un motivo per cui, secondo Kreisky, le Cancellerie dei due Paesi dovrebbero riprendere il discorso per l’Alto Adige sarebbe anche quello di frenare estremisti e radicali esistenti nell’Alto Adige che stanno conducendo una lotta contro la tendenza pimoderata e favorevole alla continuazione delle conversazioni attualmente in corso nella Commissione di Studi per l’Alto Adige.

Con la sua proposta egli non intende tuttavia né pregiudicare né essere pessimista sulla conclusione dei lavori di detta Commissione. Kreisky non ha precisato quale dovrebbe essere l’oggetto immediato delle conversazioni. Cidovrebbe essere determinato da un primo incontro orientativo. Si potrebbe per esempio, secondo Kreisky, riprendere i contatti per poi agire eventualmente dietro le quinte onde agevolare la soluzione del problema in seno alla Commissione di Studi qualora si verificassero punti di frizione che potessero mettere in difficoltà i lavori stessi. Oppure un contatto potrebbe essere anche utile per predisporre una soluzione della questione non soltanto sul piano interno italiano ma anche su quello dei rapporti italo-austriaci, data la pendenza della controversia fra i due Paesi. Altro oggetto potrebbe essere quello di trovare di comune accordo un mezzo pacifico per l’ipotesi che i lavori della Commissione di Studi non conducessero a risultati soddisfacenti. Ma egli non ritiene tuttavia attuale una discussione su quest’ultimo tema.

Per quanto riguarda il modo ed il livello dei contatti egli ha accennato ad un inizio di contatti sul piano diplomatico oppure anche, e sembrerebbe preferirlo, un contatto fra i due Ministri degli Esteri accompagnati dai Sottosegretari e dai due Ambasciatori perché si determinino oggetto, modo e tempi delle conversazioni ed eventualmente in detta occasione procedere alla nomina di una ristretta Commissione con l’incarico di seguire gli avvenimenti e dare i suggerimenti del caso.

Alla conclusione della sua conversazione, che aveva dato l’impressione di mantenersi su un piano generico e di sondaggio, egli mi ha consegnato l’Aide Mémoire di cui ho telegrafato il testo, nel quale in sostanza si dichiara che il Governo austriaco è pronto a riprendere le conversazioni. La cosa l’avevamo del resto già prevista quale seguito della conferenza sull’Alto Adige che si era tenuta alla Ballhaus nel gennaio scorso, ma i cui risultati non ci erano stati resi noti perché, come mi ha detto Kreisky, questi ha suggerito di attendere la costituzione del nuovo Governo.

Come ho già telegrafato, secondo le intese non sono entrato in merito alle sue dichiarazioni, ma a titolo personale gli ho espresso l’opinione che il presupposto di un qualsiasi inizio di conversazioni doveva essere un rasserenamento dell’atmosfera fra i due Paesi, avvelenata da tanti fatti provenienti da parte austriaca per i quali ci eravamo lamentati senza avere avuto soddisfazione. Poiché avevo portato con me un appunto che elencava tali fatti, gli ho detto che glielo lasciavo per sua memoria(5). Kreisky mi ha risposto che l’avrebbe esaminato e che sperava di poterci dare risposte soddisfacenti.

Mi limito almeno per ora ad esprimere «prima facie» il mio sommesso avviso sul tenore e il contenuto della conversazione di Kreisky:

1) Il passo per la ripresa delle conversazioni era atteso. È evidente che dopo la risoluzione dell’ONU il Governo di Vienna non poteva restare completamente inattivo senza sfuggire all’accusa di non tutelare sufficientemente gli interessi degli altoatesini.

2) L’indeterminatezza sugli argomenti che dovrebbero essere affrontati alla ripresa delle conversazioni puda una parte essere spiegata sia dall’esistenza della Commissione di Studi i cui risultati sono oramai attesi anche in sede internazionale, sia dal tentativo di agganciarci su temi che possono diventare pericolosi per il parallelismo con i lavori della Commissione di Studi.

3) Se da una parte potrebbe essere utile un intervento del Governo austriaco qualora fatto a buon fine presso gli esponenti altoatesini, membri della Commissione di Studi, dall’altra appare molto pericolosa l’idea espressa da Kreisky che le conversazioni fra le due Cancellerie dovrebbero servire ad aiutare la soluzione della controversia in seno alla Commissione di Studi. Ciinfatti finirebbe per determinare un’interferenza continua nei lavori della Commissione di Studi col rischio di determinarne il fallimento.

4) Non vi è dubbio che un altro dei motivi per la ripresa delle conversazioni è il timore del Governo austriaco di restare tagliato fuori dalla conclusione di un accordo. Realisticamente dobbiamo tuttavia ammettere che di fatto, per l’influenza che il Governo di Vienna esercita su Magnago ed altri, questi non accetteranno mai un accordo se non su previa consultazione con Vienna e dopo che si siano assicurati che venga contemporaneamente definita la controversia anche tra Vienna e Roma.

5) Per quanto riguarda il mezzo pacifico Kreisky mi ha detto, e cisembra contrastare con le intenzioni che mi aveva poco tempo fa manifestato Steiner, che non ritiene che sarebbe attuale affrontare tale argomento. Egli ha cercato di farmi credere che cipotrebbe suscitare nuove reazioni da parte dei radicali tirolesi. Se cifosse vero, si dovrebbe concludere che questi ultimi avrebbero a suo tempo criticato, e ciè anche verosimile, le trattative per giungere ad un arbitrato. È perpensabile che in realtà accettare oggi trattative dirette sul mezzo pacifico, vorrebbe dire riprenderle dal punto in cui sono state interrotte, e cioè sulla base degli ultimi documenti scambiati per un accordo su un arbitrato, mentre da parte austriaca si pusperare di accantonare dette trattative, che come è noto erano state spinte a fondo per evitare la discussione all’ONU, per cercare altre vie quali quella del Consiglio d’Europa; e cispecialmente dopo le dichiarazioni del Senatore Struye cui si è riferito anche Steiner nel suo ultimo discorso ad Innsbruck.

Completer ove occorra, queste impressioni sorte da una immediata valutazione delle dichiarazioni fattemi da Kreisky. È certo che ci troviamo di fronte ad una nuova svolta e che è opportuno esaminare a fondo e decidere la via che dobbiamo seguire tenendo conto da una parte che non potremmo lungamente sottrarci alla ripresa delle conversazioni, benché abbiamo bene il diritto per ora di chiedere un completo e definitivo chiarimento dei rapporti fra i due Paesi la cui atmosfera si mantiene pesante per colpa austriaca (e l’ultimo discorso di Steiner ad Innsbruck ne è ancora una volta la prova), dall’altra che c’è il pericolo di essere agganciati in conversazioni prima che sia stata ben decisa una chiara linea di condotta da seguire nelle sue prossime e ultime conseguenze.

Su cimi permetterdi ritornare esprimendo a V.E. il mio sommesso avviso. Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

E. Martino popolare circa la responsabilità delle autorità italiane per pretesi maltrattamenti a detenuti altoatesini implicati


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2 Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi D. 275.


4 Il riferimento è a quanto dichiarato da Steiner il 4 marzo al Congresso regionale tirolese del Partito in attività terroristica. Tali dichiarazioni erano state fatte oggetto di una Nota verbale di protesta (n. 10A/543, in data 8 marzo), cui l’Austria risponderà ribadendo le accuse di maltrattamenti e la richiesta di istituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti (Nota verbale 2135-A/62 del 13 marzo). Con successiva Nota verbale (n. 10A/722 del 28 marzo) il Ministero degli Affari Esteri prenderà atto delle rettifiche austriache al testo delledichiarazioni di Steiner rilevando l’istruttoria giudiziaria in corso per i pretesi maltrattamenti e deprecando il carattere propagandistico dell’informazione fornita all’opinione pubblica austriaca. Le note verbali sopra citate sono edite in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, DD. 23, 27 e 32.


1 Vedi D. 278.

278

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 995. Vienna, 9 marzo 1962.

Caro Fornari, in risposta alla tua cortese lettera del 23 febbraio(2) e a conferma di quanto ieri telegrafato (n. 144)3, ti mando copia definitiva dell’appunto che ho lasciato al Ministro Kreisky in relazione agli argomenti sui quali noi aspettiamo una risposta da parte austriaca.

Come ti avevo telefonato, ho preferito lasciare l’appunto a Kreisky seduta stante per il timore che egli mi dicesse che la mia esposizione era stata sufficiente senza necessità che gliela confermassi per iscritto. E mi è parso anche opportuno che esso non dovesse essere considerato un documento formale limitandomi perci per la parte forma, ad usare la carta intestata dell’Ambasciata.

Colgo l’occasione per unirti copia del rapporto che ho indirizzato oggi al Ministro(4) a seguito del mio telegramma di ieri.

Gradisci i miei picordiali saluti E. Martino Allegato Appunto(5). Vienna, 8 marzo 1962.

En dehors des questions concernant les responsabilités pour l’activité terroriste, qui ont été l’objet de nombreuses Notes Verbales du Ministère des Affaires Etrangères italien à l’Ambassade d’Autriche à Rome, il y a les questions suivantes au sujet desquelles le Gouvernement italien est toujours dans l’attente d’une réponse satisfaisante du cé autrichien, en relation aussi au point 3 de la résolution 1497 et à la résolution 1661 de l’Assemblée Générale des Nations Unies:

1) Ecriteaux et pancartes sur les routes autrichiennes Il s’agit d’inscriptions murales qui existent le long de la route nationale Innsbruck-Brenner dont quelques unes demandaient l’annexion du Sud Tyrol à l’Autriche et de pancartes ol’on voit une carte géographique du Tyrol, y compris la province de Bolzano, avec sous-titres en trois langues: «N’oubliez jamais – un seul Tyrol». Ces pancartes on les trouve sur le versant autrichien deus routes du Brenner, de Resia et de Prato alla Drava.

De cette question le Gouvernement autrichien a été saisi avec les Notes Verbales, n. 117 du 9 janvier 1961 de l’Ambassade d’Italie à Vienne, n. 10A/1460 annexe 1 du 26 juillet 1961 du Ministère italien des Affaires Etrangères et avec un Aide Mémoire du 5 octobre 1961 remis par l’Ambassade d’Italie à Vienne.

2) Consultations périodiques du Gouvernement autrichien avec citoyens italiens sur la question du Tyrol du Sud Il s’agit de l’usage suivi par le Gouvernement autrichien de convoquer périodiquement à Innsbruck ou à Vienne, pour des consultations avec membres du Gouvernement Fédéral ou Régional, des dirigeants de la SVP, c’est à dire d’un parti politique italien.

A ce sujet l’Ambassadeur d’Italie à Vienne a exprimé à plusieurs reprises les doléances du Gouvernement italien: entre autres le 3 juin 1960, le 29 décembre 1961 et plus encore récemment.

3) Campagne anti-italienne pour les prétendues tortures auxquelles la Police italienne aurait soumis les personnes arrêtées en relation à l’activité terroriste Cette campagne dans laquelle le Berg Isel Bund s’est particulièrement distingué par ses publications, largement reprises par de nombreux journaux autrichiens, a été aussi alimentée par des déclarations de quelques unes parmi les plus hautes Autorités de la République Fédérale autrichienne. En relation à la mort de M. Anton Gostner les dites Autorités ont considéré les accusations portées aux organes de police italienne comme des «faits» déjà établis, sans toutefois apporter des preuves pour justifier leur attitude.

L’Ambassadeur d’Italie à Vienne en exprima le 15 janvier au Ministère Fédéral des Affaires Etrangères la surprise et l’étonnement du Gouvernement italien.

4) Attaques de la presse autrichienne contre le Ministre de l’Intérieur italien Le 19 janvier dernier le «Kleine Volksblatt» et la «Neue Tageszeitung», organes d’un parti de la coalition, ont publié des attaques calomnieuses contre le Ministre italien de l’Intérieur, toujours en relation avec la question des prétendues tortures.

Le jour même l’Ambassadeur d’Italie protesta auprès du Sous-Secrétaire d’Etat aux Affaires Etrangères qui déclara ne pas avoir connaissance des deux articles et se réserva d’examiner la question.

Les attaques contre le Ministre italien de l’Intérieur ont été réitérées par l’«Arbeiter Zeitung» dans ses éditions du 22 et 23 février dernier. La publication a été l’objet d’une démarche de l’Ambassadeur d’Italie auprès du Ministère Fédéral des Affaires Etrangères.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2 L. 10A/440, con la quale Fornari aveva trasmesso a Martino una bozza di testo dell’appunto da consegnare a Kreisky di cui al presente documento (ivi, fasc. Alto livello, febbraio 1962).


3 Vedi D. 275.


4 Vedi D. 277.


5 Edito, in italiano, in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 24. Per la risposta austriaca vedi D. 288, Allegato II.

279

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1) Telespr. segreto urgente 022. Vienna, 12 marzo 1962.

Oggetto: Richiesta austriaca di riprendere contatti per questione Alto Adige. Riferimento: Mio telegramma n. 144 e mio rapporto a V.E. n. 994 del 9 marzo u.s.3.

Mi riferisco a comunicazione fattami da Kreisky per ripresa conversazioni dirette e a colloquio che ha preceduto consegna relativo documento.

Pur essendo prematura valutazione vere intenzioni e finalità ultime Governo austriaco, mi pare debbano meditarsi seguenti considerazioni:

1) non possiamo respingere a priori che Governo austriaco sia ben intenzionato a raggiungere accordo e che veda nella Commissione di Studi per l’Alto Adige la chiave di tale soluzione. Dobbiamo anzi approfittare apertura fattami da Kreisky per saggiare limiti buona volontà austriaca.

2) Delusione su possibilità risolvere questione di fondo in sede internazionale; perdurante «complesso» responsabilità austriache per passata attività terroristica, non fugato da artificiosa e spettacolare propaganda per pretese torture; «scandalo» e rottura in seno Berg-Isel-Bund che hanno squalificato tirolesi estremisti, impossibilitati, almeno attualmente, esercitare serie pressioni; preoccupazione apertamente denunciata da stesso Governo austriaco per attività movimento neo-nazista e pangermanista; necessità riportarsi a stretta politica neutralità e a non fornire motivi contro trattato di Stato; desiderio trovare via per inserirsi nell’economia del Mercato Comune, che puessere raggiunta soltanto con consenso italiano; dovrebbero costituire motivi plausibili per ritenere che Governo austriaco sia finalmente pervenuto a ragionevole conclusione che occorre chiudere vertenza per Alto Adige.

3) D’altra parte, di fronte a richiesta austriaca riprendere conversazioni, occorre non soltanto evitare che nostro eventualmente prolungato silenzio possa esserci rimproverato quale tattica dilazionatrice, ma anzi cogliere occasione per prendere iniziativa impostazione termini, modi e tempi per soluzione questione e sua procedura. Cici è oggi facilitato dalla generica apertura fattami da Kreisky che ci consente esprimere nostro punto di vista. Occorre pertanto agire tempestivamente, prima che ci venga rinnovato invito riprendere trattative in termini piprecisi.

4) Nostra linea di condotta potrebbe pertanto, a mio sommesso avviso, articolarsi su seguenti punti:

a) il maggior ostacolo per iniziare colloqui utili e positivi e per raggiungere soluzione è oggi di natura sopratutto psicologica e recente esperienza ha dimostrato quanto tensione esistente tra i due Paesi per attentati terroristici abbia negativamente influito su precedenti trattative. Occorre quindi, anzitutto, che da parte austriaca siano poste in essere tutte quelle misure e ci vengano date le soddisfazioni indispensabili per distruggere l’atmosfera di sfiducia. Mi riferisco in proposito anche a nostra ultima nota per dichiarazioni Steiner a Innsbruck(4) e all’appunto da me consegnato a Kreisky(5).

Occorre inoltre che non soltanto venga dato bando a dannose campagne di stampa e ad ogni polemica, ma anche che la stampa contribuisca a creare un’atmosfera di fiducia circa una desiderabile soluzione della controversia. Ciè possibile, ove il Governo austriaco lo voglia, se si tiene conto del controllo diretto che i partiti della coalizione hanno su alcuni quotidiani e della tendenza dei piimportanti giornali indipendenti, che riterrei disposti a sostenere una politica di distensione;

b) il mezzo per risolvere la questione esiste: la Commissione di Studi perl’Alto Adige. È pertanto su risultati di tali studi e sulle conseguenti decisioni del Governo italiano che bisogna credere e creare pertanto l’atmosfera di fiducia. Se quel mezzo fallisce non è pensabile che un Governo italiano possa concedere per

altre vie pidi quello che è disposto a concedere attraverso una franca e generosa intesa direttamente agli altoatesini. E, comunque, tale fallimento non potrebbe che riaprire un nuovo periodo di non auspicabili contrasti;

c) poiché il Ministro Kreisky sembra ritenere che tale mezzo sia il piidoneo per la soluzione della controversia, noi possiamo concordare con lui che i due Governi debbano fare il possibile perché attraverso tale mezzo si giunga ad un positivo risultato;

d) i due Governi hanno evidentemente possibilità di facilitare il conseguimento di questo risultato: quello italiano accogliendo nei limiti del possibile la richiesta altoatesina; quello austriaco rendendosi conto dei limiti di questo «possibile» e frenando fin da ora le impossibili aspirazioni degli altoatesini. Un aiuto indiretto a tal fine sarebbe anche quello di stroncare la influenza di Innsbruck su Bolzano e di consigliare a Magnago un avvicinamento ai punti di vista della corrente «Aufbau»;

e) questa condotta dei due Governi puessere molto piutile che non iniziare conversazioni parallelamente ai lavori che la Commissione sta svolgendo. L’idea affacciata da Kreisky di riprendere le conversazioni e di creare eventualmente una speciale Commissione perché segua i lavori della Commissione per l’Alto Adige, in modo da consentire eventualmente ai due Governi di intervenire per concorrere a superare eventuali punti di attrito in seno alla Commissione, è da scartarsi. Anzitutto perché cisignificherebbe snaturare la Commissione stessa, che è organo consultivo, e poi perché creerebbe una pericolosa interferenza. Praticamente a poco a poco l’oggetto di studio della Commissione diventerebbe oggetto di discussione fra i due Governi;

f) una volta che i due Governi decidono di riporre la loro fiducia sulla soluzione della questione attraverso la Commissione di Studio, devono evitare, anche per evidenti ragioni psicologiche, l’inizio di trattative che possano in qualche modo diminuire quella fiducia, quale sarebbe la ricerca di un mezzo pacifico per il caso che non si raggiungesse una soluzione positiva;

g) sembrano del pari premature conversazioni per una definizione della controversia tra i due Governi per l’ipotesi che i lavori della Commissione di Studi conducessero a soluzioni soddisfacenti. Tanto piche in tal caso sarà agevole ai due Governi di prendere atto, nelle normali forme, che l’Accordo Gruber-De Gasperi sarà stato adempiuto.

Concludendo:

Adempiute le condizioni dei suddetti punti a) e b), potremo dichiararci lieti di riprendere i colloqui con gli austriaci al fine, almeno in un primo tempo, di dichiararci d’accordo sui punti da c) a g). Il che puavvenire tuttavia per normali canali diplomatici o eventualmente a pialto livello. Ma, in quest’ultimo caso, dovrebbe trattarsi di un incontro avente lo scopo di emettere un comunicato nel quale, dopo aver fatto opportuni accenni al passato, si dia atto che i due Governi guardano alla Commissione di Studi come al mezzo piidoneo per giungere ad una soluzione della controversia e pertanto ne auspicano e, occorrendo, ne aiutano la favorevole conclusione; e pertanto si astengono da premature conversazioni dirette di altra natura, pur mantenendo gli opportuni contatti.

Se Vostra Eccellenza concorda con questa linea di condotta, potrebbe darmi istruzioni perché, con opportuni contatti, possa prepararne lo svolgimento. Questi contatti sarebbero inoltre utili per renderci conto delle vere intenzioni e finalità austriache.

Permettomi insistere sulla opportunità di prevenire ogni ulteriore passo austriaco perché, in ogni caso, è meglio dover discutere su un programma di nostra impostazione che non su specifiche richieste austriache: in sostanza ci conviene assumere una posizione attiva che non una passiva di resistenza.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2 Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi DD. 275 e 277.


4 Vedi D. 277, nota 4.


5 Vedi D. 278, Allegato.

280

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 1014. Vienna, 12 marzo 1962.

Caro Fornari, mi pare che ci troviamo perfettamente d’accordo nel ritenere che la Commissione di Studi per l’Alto Adige possa e debba essere la chiave di volta per la soluzione della controversia con gli altoatesini.

Ma oramai questa idea si è generalizzata e mi pare che se ne vada convincendo anche Vienna. Del resto già a New York anche il nostro Ministro se ne era reso conto se si era parlato di impegnare l’Austria ad accettarne i risultati qualora la maggioranza dei membri altoatesini della Commissione fosse stata favorevole.

Sull’importanza della Commissione e per evitare che essa possa involontariamente cadere in pericolose ammissioni specialmente al lume delle dichiarazioni fatte a Strasburgo dal Senatore Struye, ho redatto alcune considerazioni che ti allego. Per tua informazione le ho anche inviate al Capo del Governo che mi aveva espressamente chiesto il parere sull’importanza che personalmente annettevo alla Commissione di Studi, al Ministro Taviani quale successore del Ministro Scelba con cui ebbi colloqui in proposito, nonché al Sottosegretario Russo.

Gradisci i miei picordiali saluti Martino Allegato Appunto. Vienna, 10 marzo 1962.

CONSIDERAZIONI SULLA IMPORTANZA DELLA COMMISSIONE DI STUDI PER L’ALTO ADIGE QUALE MEZZO PER DIRIMERE LA RELATIVA CONTROVERSIA

1) La Commissione di Studi per l’Alto Adige, per quanto di natura interna, è ormai considerata anche sul piano internazionale un mezzo idoneo, se non addirittura il mezzo determinante, per risolvere la questione. Qualora si dovesse giungere a risultati negativi, cicostituirebbe una grossa delusione, probabilmente con riflessi nocivi nei nostri riguardi sia per il senso di disagio che ne deriverebbe, sia perché la propaganda potrebbe trovare facili, anche se superficiali, argomenti per sostenere la scarsa buona volontà mostrata dal Governo italiano per giungere finalmente a una soluzione della controversia sul piano interno. È auspicabile pertanto che si possa arrivare ad una conclusione positiva.

2) Quando dico «conclusione positiva» intendo dire soluzione definitiva del problema, in modo da escludere successivi ricorsi ad altri «mezzi pacifici». Tale conclusione dovrebbe perciessere accettata dal Governo austriaco e chiudere così anche la controversia con esso pendente, sorta per la divergenza dei punti di vista sulla attuazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi.

3) Penso che il momento possa essere favorevole per quanto riguarda la volontà austriaca di arrivare ad una definizione della controversia. E il Governo austriaco pufarlo, se lo vuole, consigliando moderazione e realismo agli esponenti altoatesini.

Lo «scandalo» scoppiato in seno al Berg-Isel Bund, che raccoglieva tutti gli estremisti di Innsbruck, ha fatto perdere a costoro in questo momento buona parte della loro nefasta influenza. Quindi se Vienna vuole, puora trattare il problema senza lasciarsi troppo influenzare da Innsbruck ed agendo direttamente su Magnago e gli altri(2).

In sostanza oggi si riconoscono pio meno esplicitamente errori del passato e si cerca di ridurre la controversia nei giusti limiti della applicazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi(3).

4) Da una parte se il mezzo piidoneo per raggiungere la soluzione appare essere in questomomento la Commissione di Studi per l’Alto Adige, dall’altra il suo insuccesso vorrebbe dire una ripresa di trattative dirette italo-austriache, rese pipesanti dal predetto fallimento e in cui difficilmente si potrebbero, per una parte o per l’altra, conseguire risultati pisoddisfacenti di quelli che potrebbero raggiungersi direttamente con gli altoatesini.

5) La nostra attenzione perdeve essere portata su due possibili pericoli:

a) da parte austriaca si cercherà di riprendere le conversazioni dirette per la scelta di un mezzo pacifico nell’ipotesi che non si raggiunga una conclusione definitiva attraverso i lavori della Commissione di Studi. Lo scopo sarebbe quello di risolvere, diciamo così sul piano procedurale, la controversia attualmente pendente. Il rimetterne infatti la decisione ad un terzo organo farebbe formalmente venire meno ogni motivo soggettivo e oggettivo di convinzione per indurre l’Austria a risolvere la controversia. Infatti questa potrebbe sostenere che oramai la soluzione è demandata ad un terzo organo e diverrebbe per noi molto pidifficile servirci di argomenti quale quello ad esempio del nostro assenso ad un qualsiasi accordo tra l’Austria e il MEC.

Questo tentativo austriaco si propone anche una seconda finalità: cercare di ottenere il massimo possibile attraverso i lavori della Commissione di Studi, e dopo aver ottenuto ci far rimettere al «mezzo pacifico» precedentemente concordato ogni decisione sulle richieste massime avanzate dagli altoatesini e non accettate dal Governo italiano. In una parola ottenere per intanto il 70% e portare quindi la discussione sul rimanente 30%. (Mentre è evidente che in questo caso sarebbe meglio allora sottoporre ad un terzo organo tutte quante le pretese altoatesine);

b) il secondo pericolo è che gli austriaci possano praticamente arrivare allo stesso risultatoattraverso il metodo di lavoro della Commissione di Studi, qualora cioè ogni argomento esaminato dalla Commissione di Studi venisse a costituire un punto acquisito a favore degli altoatesini(4).

In sostanza il pericolo risiederebbe appunto nel fatto che la Commissione di Studi possa arrivare a delle conclusioni verbalizzate e comunque scritte o rese note per almeno un largo numero di richieste degli altoatesini. Queste finirebbero per fare stato e sarebbe difficile per il Governo italiano sia rifiutarle, sia riproporle al giudizio di un terzo organo (il c.d. mezzo pacifico). È chiaro che soltanto i punti non accettati finirebbero per essere oggetto dell’eventuale esame di un terzo, con il rischio, naturalmente di una soluzione di compromesso.

6) Non conosco il metodo di lavoro seguito dalla Commissione ma presumo che per evitare detto pericolo:

a) cerchi di raccogliere le opinioni di tutti senza pervenire a vere e proprie conclusioni scritte pro o contro ogni singola richiesta;

b) secondariamente non proceda ad un esame delle singole richieste partendo da quelle meno importanti per giungere soltanto alla fine alle richieste fondamentali: finalità che sembra si siano proposti gli altoatesini. Ad esempio qui mi si è fatto osservare che tutto finora è andato

abbastanza bene perché le questioni da risolvere non erano troppo difficili ma che i punti pigravi devono essere ancora esaminati: e con cisi allude chiaramente alla richiesta di un ampliamento dei poteri legislativi della Provincia di Bolzano.

7) Concludendo sarebbe opportuno che prevalesse il metodo di discutere molto e di scrivere poco e sopratutto che la Commissione come organo non arrivasse a nessuna conclusione su ogni singola questione (ma mantenesse al Governo la globalizzazione del negoziato anche da un punto di vista sostanziale). Il Governo a sua volta dovrebbe decidere nel suo complesso, con larghezza e con criterio politico, quanto è possibile accordare agli altoatesini. Indi comunicare agli stessi la soluzione o le soluzioni che il Governo propone che dovrebbero essere o rifiutate o accettate in blocco allo scopo di chiudere definitivamente la controversia.

A tal fine è anche opportuno chiarire ogniqualvolta se ne presenti l’occasione che la Commissione di Studi è una Commissione puramente consultiva e che non puaccadere, come mostra di pensare il Senatore Struye, che essa proponga al Governo delle soluzioni che non potrebbero da questo essere respinte.

8) Qualora gli altoatesini accogliessero le offerte del Governo italiano, non soltanto queste dovrebbero essere accettate quale definitiva esecuzione e applicazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi, ma dovrebbero essere attuate soltanto alla condizione che il Governo austriaco concordi sulla definitiva chiusura della controversia.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1961, b. 8, fasc. Alto livello, dicembre 1961.


2 Nota del documento: «Val la pena di rilevare fra l’altro che il processo di Roma è stato accolto qui con relativa obiettività: è stato riconosciuto in definitiva che le pene sono state giuste, mentre c’è stato un coro di lamentele perché passeggiano liberi in Austria i veri colpevoli, e cioè i mandanti dei condannati di Roma».


3 Nota del documento: «Non si deve dimenticare che, dopo le interferenze dichiaratamente naziste e come tali qui esplicitamente riconosciute, la questione altoatesina ha assunto aspetti che pongono in serio pericolo lo stesso assetto interno del Paese e ne compromettono la posizione internazionale avuto riguardo agli impegni assunti col trattato di Stato. D’altra parte lo stesso Governo di Vienna ha pure un interesse immediato alla soluzione della questione per porsi in condizione di trovare una via per legarsi in qualche modo alla Comunità Economica Europea, via condizionata evidentemente dall’assenso dell’Italia».


4 Nota del documento: «Alla domanda se in caso di successo della Commissione di Studi il Governo e il Parlamento italiano avrebbero accettato le loro proposte, il Senatore Struye, riferendo alla Sottocommissione per l’Alto Adige della Commissione politica dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, ha risposto che egli vedrebbe assai male che la Commissione di Studi arrivasse a conclusioni accettabili e che poi il Governo italiano rifiutasse di accoglierle ed ha “insistito” sul fatto che le concessioni una volta riconosciute giuste potrebbero difficilmente essere ritirate da un qualunque Governo italiano».

281

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

Appunto(2). Roma, 16 marzo 1962.

ALTO ADIGE. INIZIATIVA AUSTRIACA PER LA RIPRESA DEI NEGOZIATI Il passo fatto da Kreisky con Martino in vista della ripresa dei negoziati(3), rende nuovamente attuale il problema dei rapporti con l’Austria sulla controversia altoatesina, in sé.

Per le decisioni di fondo circa l’atteggiamento che conviene seguire, sarà ovviamente determinante il risultato della Commissione Rossi, il termine dei cui lavori è previsto per la fine di aprile o il principio di maggio. Occorre quindi in via preliminare esaminare due possibili ipotesi.

Successo della Commissione. Il Presidente Rossi seguita ad essere fiducioso al riguardo. Si puanche pensare che l’influenza che il Governo austriaco puavere sull’atteggiamento dei Commissari di lingua tedesca sia in questo momento esercitata piuttosto in senso positivo. Il Governo austriaco, anche secondo quanto ha riferito l’Ambasciatore a Vienna, mostra una qualche maggiore indipendenza dagli estremisti, attualmente isolati e in posizione di accusati a seguito della crisi del Berg-Isel-Bund: inoltre il Governo austriaco vorrebbe modificare la impostazione della sua politica estera, togliendo l’accento dal problema del «Suedtirol», in vista di una posizione internazionale austriaca piequilibrata e degli auspicati legami con la CEE. Va rilevato perche non si puessere sicuri della durata di questa fase «positiva» e ciper la provata capacità di recupero degli estremisti e per l’avvicinarsi delle elezioni politiche dell’autunno.

Se la Commissione Rossi porterà a proposte concrete, concordate fra tutti suoi membri e destinate ad un seguito positivo da parte del Governo e del Parlamento, il problema altoatesino verrà, è ovvio, svuotato di contenuto e un eventuale perdurare di una posizione polemica austriaca rimarrebbe senza base né politica né morale. Da un punto di vista diplomatico, le questioni che potrebbero rimanere da risolvere, sarebbero, se anche delicate, certo circoscritte e non gravi.

Insuccesso della Commissione Rossi. La conseguenza piprobabile sarebbe un ritorno della questione in sede multilaterale: ONU e Consiglio d’Europa, senza che un foro escluda l’altro. È da rilevare che all’ONU – come Zoppi ci ha anche di recente confermato – si è intensificata l’atmosfera di fastidio per la questione, fastidio verso entrambe le parti, e che difficilmente potremmo una terza volta bloccare ogni decisione a noi sgradita col puro e semplice rinvio ad ulteriori negoziati; il Consiglio d’Europa poi (Assemblea Consultiva, Sottocommissione per l’Alto Adige) sarà pidisposto delle Nazioni Unite ad entrare nella sostanza del problema. Ci troveremo insomma di fronte ad un perdurare indefinito di questa pesante ipoteca sulla nostra azione internazionale.

L’alternativa meno preoccupante rimarrebbe quella di un accordo con l’Austria per il ricorso ad un mezzo giudiziario, prendendo le mosse dal fatto che in novembre il Governo austriaco aveva riconosciuto che la questione va risolta secondo diritto. In tale caso si rischia peraltro non soltanto che misure, che il Governo italiano era disposto a prendere in via spontanea e in sede interna a seguito dei lavori della Commissione Rossi, gli verrebbero invece imposte da un organo internazionale, ma anche che questo indichi la necessità di provvedimenti già negati in sede interna.

È evidente che, fino a che perdura la incertezza sui risultati della Commissione Rossi, occorre mantenere un atteggiamento che tenga conto di entrambe le ipotesi suaccennate.

Non possiamo rifiutarci ad un negoziato, perché ci– in caso di insuccesso della Commissione – pregiudicherebbe la nostra posizione in sede ONU, dove siamo stati noi a propugnare la ripresa dei negoziati. Né, di contro, possiamo accettare qualcosa che esautori la Commissione Rossi e porti alla trattazione in sede diplomatica di questioni che essa esamina in sede interna, o ci impegni ad una specifica azione in caso di successo della Commissione stessa.

Tenendo presenti questi concetti, si è preparata l’allegata bozza di promemoria(4) di risposta a quello consegnato l’8 corrente da Kreisky a Martino. A voce questi, nel consegnare il promemoria al Ministro Kreisky potrebbe svolgere le seguenti considerazioni.

Sembra rispondere all’interesse e al desiderio del Governo austriaco, come risponde agli interessi e al desiderio del Governo italiano, oltre che delle popolazioni dell’Alto Adige, che la Commissione Rossi ottenga un risultato positivo, sul quale cioè si trovino d’accordo i membri di essa di lingua tedesca come quelli di lingua italiana. Ci domandiamo se la notizia di una ripresa del negoziato ufficiale fra i due Paesi non potrebbe essere interpretata come prova di sfiducia nel risultato della Commissione e diminuire quindi l’impegno degli interessati nello sforzo di intesa necessario per il successo. Ci sembra che di tale aspetto della questione vada tenuto conto e gradiremmo conoscere al riguardo il pensiero del Ministro degli Esteri austriaco(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2 Sottoscrizione autografa. Annotazione di Fornari sul primo foglio: «Visto e approvato da S.E. il Ministro».


3 Vedi DD. 275 e 277.


4 Vedi D. 283, Allegato.


5 Per il seguito vedi DD. 283, 284 e 286.

282

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 1108/5912. Vienna, 16 marzo 1962.

Oggetto: Politica austriaca per l’Alto Adige in relazione alla crisi del Berg-Isel-Bund.

Nella pubblica discussione che ferve in Austria attorno alle vicende del Berg-Isel-Bund, il Partito popolare, attraverso la propria stampa, ha cercato di accreditare l’opinione che l’associazione di Innsbruck non avesse mai esercitato alcuna influenza sulla politica ufficiale austriaca per l’Alto Adige ed ha messo in dubbio che l’attuale isolamento dei radicali tirolesi possa costituire un reale vantaggio per il raggiungimento di un accordo.

Sembra pertanto opportuno chiarire come stanno realmente le cose e confutare tali tesi, ispirando in tal senso, se codesto Ministero lo ritiene opportuno, anche alcuni nostri organi di stampa.

Il Berg-Isel-Bund è stato finora la pivasta ed influente associazione austriaca che si occupasse della questione dell’Alto Adige. La crisi irrimediabile e profonda scoppiata di recente in seno a questo organismo ha dato luogo, tra l’altro, ad un fenomeno insolito nella pubblicistica interna del Paese che da tanto tempo si occupa del problema «sudtirolese». Ha dato via libera alla discussione e alla critica là dove aveva regnato per anni un conformismo che non ha nulla da invidiare a quello tipico dei regimi totalitari.

Tutto questo doveva accadere. Coloro – e non sono pochi – che ora in Austria deplorano questo libero sfogo ritenendolo lesivo degli interessi della minoranza tedesca, confondono i termini del rapporto di causa ed effetto: mostrano cioè di non rendersi conto che la causa del male è stata proprio la precedente mancanza di discussione e di critica, così innaturale in regime di democrazia, imposta per un malinteso superiore interesse della «causa sudtirolese». Non che sia del tutto mancata in passato qualche voce coraggiosa e cosciente che si è differenziata dal coro conformista, ma si è trattato di manifestazioni sporadiche e subito sommerse.

Ora ci è capitata la ventura di sentir ripetere per bocca di personalità e di organi d’opinione austriaci osservazioni che andavamo facendo da tempo, ad esempio che il Berg-Isel-Bund svolgeva attività illegali, era una associazione estremista, coinvolta nelle attività terroristiche, che seguiva vie e finalità diverse da quelle statutarie e contrarie agli impegni internazionali del proprio Paese rivendicando la riannessione dell’Alto Adige all’Austria, era fortemente inquinata da tendenze pangermaniste e ne-o-naziste, agiva in senso contrario agli stessi interessi altoatesini, ecc. Tutte cose che fino a poche settimane fa in Austria venivano respinte con sdegno come pure e semplici manifestazioni di italica perfidia.

In questa nuova orchestrazione, tuttavia, non sono mancati, da parte di alcuni circoli popolari, tentativi intesi a deplorare che attorno a queste vicende del Berg-Isel-Bund si sia acceso un dibattito così vivace ed «inopportuno» per gli interessi del Sudtirolo, a sostenere che il Berg-Isel-Bund è semplicemente un’associazione e non ha nulla a che fare con la politica ufficiale austriaca per l’Alto Adige, ed a rigettare su alcuni dirigenti del Berg-Isel-Bund tutta la colpa di quello che oggi si imputa all’associazione irredentista di Innsbruck.

È comprensibile che il Berg-Isel-Bund costituisca oggi un grosso imbarazzo specie per il Partito popolare che, sia pure assieme agli altri due partiti, ha sempre avuto una parte preponderante nella vita dell’associazione e che ora si trova nella scomoda posizione di governarla da solo, dopo l’abbandono dei socialisti e dei liberalnazionalisti. Sembra che un tentativo della direzione popolare di ritirare anch’essa i propri membri dal Bund sia fallito di fronte all’opposizione degli esponenti tirolesi del Partito.

Tuttavia è preoccupante che tesi del genere possano ancora trovare sostegno presso il Partito che ha la maggiore responsabilità di governo.

Quanto alla opportunità o meno del dibattito apertosi, abbiamo già espresso all’inizio la nostra opinione. Per il resto, è esatto che il Berg-Isel-Bund è un’associazione; ma sarebbe invero troppo semplice e puerile trincerarsi su di una posizione così formalistica. Il Berg-Isel-Bund è una associazione che è stata sempre considerata come un importante strumento della politica austriaca per l’Alto Adige: strumento di propaganda per eccitare gli animi, e quindi di pressione, per dimostrare che il Governo agiva sotto la spinta di incontenibili passioni popolari. Come ammettono ora fonti austriache, il Berg-Isel-Bund è stato concepito come una specie di «avanguardia della politica del Governo Federale». Come tale il Berg-Isel-Bund è stato sempre appoggiato, sostenuto, sovvenzionato e strenuamente difeso dal Governo austriaco. Il Bund ha avuto per lungo tempo una innegabile, forte influenza diretta sulla politica estera ufficiale. Basti pensare che per cinque anni è esistita una specie di unione personale tra Berg-Isel-Bund e Governo: Gschnitzer era infatti al tempo stesso il capo dell’associazione estremista e l’uomo di governo incaricato della politica ufficiale austriaca per l’Alto Adige. Mentre egli conduceva sul delicato problema conversazioni e trattative che dovevano basarsi sul pieno, univoco riconoscimento dell’Accordo di Parigi, nella scheda di adesione al Berg-Isel-Bund figuravano stampate queste sue parole: «… Bisogna riparare all’ingiustizia! Autodecisione per il Sudtirolo! Questa è la voce del popolo. Il Berg-Isel-Bund ha il compito di esprimere questa opinione e di intervenire senza riserve per il diritto e per la giustizia. Perciaderite al Berg-Isel-Bund, l’Unione per la difesa del Sudtirolo».

Basti ricordare che delle alte cariche dell’associazione hanno fatto parte per anni lo stesso Ministro Kreisky ed uomini come il Ministro dell’Istruzione Drimmel ed il Sottosegretario all’Interno Kranzlmayer; che nelle delegazioni ufficiali austriache sia all’ONU sia nelle trattative con l’Italia – oltre a Kreisky e Gschnitzer – figuravano sempre dirigenti del Berg-Isel-Bund come Oberhammer, il socialista Zechtl, la Signora Stadlmayer (ora si apprende, e citorna a suo credito, che da circa due anni è stata estromessa perché contraria a certi estremismi) ed altri.

Ministri come Kreisky e Gschnitzer hanno apposto la loro firma sulle cartelle delle lotterie con cui il Berg-Isel-Bund raccoglieva quei fondi che sappiamo come venissero poi utilizzati da un amministratore come Widmoser. Per non parlare delle dichiarazioni di altissimo elogio per l’attività ed i meriti del Berg-Isel-Bund fatte da tante eminenti personalità di governo e politiche austriache, che non citiamo solo per mancanza di spazio.

Il Ministro Kreisky oggi afferma che non purestare in un’associazione nella quale non riesce a prevalere una linea moderata; ma non si pudimenticare che egli ha appartenuto per anni al Bund e lo ha sempre difeso ben sapendo che l’associazione di Innsbruck non ha mai agito in conformità ai suoi fini statutari, non si è mai proposta una linea moderata ed anzi non ha mai lasciato sorgere alcun dubbio sul suo estremismo e sulle sue vere finalità. Kreisky del resto ha sostenuto pivolte che l’autodecisione sarebbe la soluzione «pigiusta», ma l’Austria vi deve purtroppo rinunciare, non per rispetto dell’Accordo di Parigi e degli altri trattati, ma perché realisticamente deve rendersi conto che la richiesta di autodecisione non è destinata a trovare un adeguato appoggio nei consessi internazionali.

Circa i suoi veri fini il Berg-Isel-Bund – bisogna riconoscerlo – non ha mai lasciato sussistere dubbi. Li ha gridati e scritti migliaia di volte nelle piazze e nelle sue pubblicazioni: il ritorno dell’Alto Adige all’Austria, determinando le condizioni per il ricorso all’autodecisione. È pertanto logico ed evidente che i suoi rappresentanti nelle trattative si proponevano il preciso scopo di evitare qualsiasi accordo, di boicottarlo in ogni modo perché una intesa sarebbe stata in contrasto con la meta del Berg-Isel-Bund. E quando il boicottaggio interno non bast si ricorse a quello esterno delle bombe, come fu alla vigilia di Zurigo, dopo i sintomi favorevoli che a Klagenfurt avevano fatto sorgere qualche speranza.

Basti ricordare che regolarmente, prima di ogni importante decisione politica, il Ministro ed il Sottosegretario agli Esteri si sono recati ad Innsbruck per consultazioni nell’ambito di un comitato per il «Sudtirolo» composto in gran maggioranza se non per intero da dirigenti del Berg-Isel-Bund.

L’influenza del Bund veniva esercitata per due vie distinte e concorrenti: da un lato direttamente sul Governo di Vienna; dall’altro sui dirigenti politici della minoranza in Alto Adige, naturalmente nel senso piradicale ed intransigente. Abbiamo letto in questi giorni sulla stampa austriaca che «la Stiroler Volkspartei, la cui voce avrebbe potuto essere da sola decisiva nel giudicare quello che vuole e quello di cui ha bisogno il Sudtirolo, fu anch’essa contraria a questa direttiva (di invocare il diritto di autodecisione) che perle è stata dettata dall’amministratore federale del Berg-Isel-Bund Widmoser sotto la minaccia di elevare accusa di tradimento a danno del popolo», e che «Widmoser invitava funzionari della Stiroler Volkspartei ad Innsbruck per aizzarli contro la direzione della SVP ed indurli a seguire un indirizzo piradicale». E naturalmente l’intransigenza di Bolzano si rifletteva sull’atteggiamento del Governo di Vienna ed il circuito dell’influenza negativa del Berg-Isel-Bund era in tal modo completo. Il Berg-Isel-Bund è dunque la sintesi di tutta una politica sbagliata.

Tenuto conto della situazione ora brevemente ricordata, è tanto pisorprendente leggere proprio sull’organo centrale di stampa del Partito popolare austriaco una sfida come questa:

«La propaganda italiana ha sempre tentato di presentare il Berg-Isel-Bund e le correnti affini, allo scopo di un indebolimento del fronte austriaco, come un ostacolo per la soluzione del problema sudtirolese; ma le esperienze dei negoziati italo-austriaci ci insegnano che con l’eliminazione di tali ostacoli non ci si avvicina in alcun modo alla soluzione del problema del Sudtirolo. La chiarificazione della situazione nel Berg-Isel-Bund è cosa gradita. Ora si vedrà se avranno effettivamente ragione coloro che darebbero volentieri all’Austria la colpa del fatto che la questione del Sudtirolo sia rimasta tuttora insoluta».

Propaganda? Dopo tutto quello che è venuto fuori, dopo tutto quello che in Austria si sta gridando da ogni parte sul Berg-Isel-Bund, c’è da rimanere veramente allibiti nel sentire che qualche pensatore politico austriaco definisce ancora come «propaganda per un indebolimento del fronte austriaco» le considerazioni italiane che indicavano nel Berg-Isel-Bund «un ostacolo alla soluzione del problema» per via di negoziato. A meno che non si pensi tuttora che le vie del Berg-Isel-Bund – l’estremismo, l’irredentismo, il revisionismo e perfino le bombe – fossero veramente atte ad agevolare un accordo bilaterale, idonee cioè a piegare la controparte.

Ma a parte questo, non si capisce a quali «esperienze di negoziati» i popolari intendano riferirsi poiché finora in tutte le trattative che hanno avuto luogo si è fatta sentire nella nostra controparte la deleteria influenza delle correnti radicali rappresentate dal Berg-Isel-Bund. E simili affermazioni fanno purtroppo temere che negli uomini il cattivo spirito del Berg-Isel-Bund sopravviva all’associazione stessa ora in disfacimento.

Ma quello che ogni persona responsabile dovrebbe ormai comprendere in Austria, è proprio che non si tratta di disciogliere qualche associazione o di mutarne il nome, o di sostituire alcune persone, o di trovare qualche capro espiatorio, continuando a procedere con lo stesso modo di pensare.

Disgraziatamente è vero che molto tempo è passato senza poter raggiungere un accordo. Ma se in Austria si continua a ragionare in termini di propaganda polemica, cioè di «cattiva volontà italiana», di «tattica dilatoria di Roma», di «machiavellismo italiano» e simili, l’accordo non si raggiungerà mai. Alla luce degli avvenimenti bisogna essere ciechi per non rendersi conto che nella politica austriaca vi sono stati sinora fin troppi elementi per legittimare i sospetti italiani e frustrare ogni negoziato: mire irredentiste e comunque evidenti finalità revisioniste o novatorie; il respingimento della proposta italiana di sottoporre le divergenti interpretazioni dell’accordo di Parigi ad un organo internazionale qualificato come la Corte di Giustizia dell’Aja; l’abbinamento delle istanze di autonomia e di autodecisione come alternative: cioè o l’autonomia secondo l’interpretazione austriaca o altrimenti l’autodecisione (che comunque veniva sempre indicata come un diritto irrinunciabile e imprescrittibile); ed una politica intesa ad esercitare pressioni sull’Italia mediante campagne diffamatorie, mediante ricorsi ad organi politici internazionali sempre intesi, in definitiva, a denunciare l’Italia di fronte al mondo come un paese incivile e retrivo che, nella civilissima Europa, opprime una piccola pacifica minoranza negandole i suoi diritti pielementari. Ciallo scopo di premere dall’esterno sull’Italia per costringerla a capitolare di fronte alle pretese austriache.

Soltanto di questo genere sono le vere ragioni che per tanti anni hanno reso impossibile una auspicabile soluzione concordata. Se l’Austria comprenderà questo, allora l’accordo diverrà facile. Perché l’accordo presuppone come condizione indispensabile la virTDi riflettere sulle esperienze fatte e di saperne trarre il necessario insegnamento per iniziare un nuovo, proficuo dialogo. Per attraversare il «ponte di vetro» bisogna riuscire a liberarsi del fardello dei propri errori e dei propri risentimenti. Altrimenti il ponte si spezza.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 26, fasc. Organizzazioni irredentistiche austriache.


2 Sottoscrizione autografa. Diretto per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York e alle Ambasciate a Washington, Londra e Bonn.

283

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. 10A/654/22. Roma, 20 marzo 1962.

Oggetto: Ripresa negoziati per l’Alto Adige.

Riferimento: Tel.sso n. 996/536 del 9.3.62 di cotesta Ambasciata(2).

Si trasmette qui unito il testo di un promemoria che V.E. vorrà, ove concordi, consegnare personalmente a codesto Ministro degli Affari Esteri, in risposta a quello da lui rimessole l’8 corrente.

Verbalmente ella vorrà inoltre svolgere al Ministro Kreisky le seguenti considerazioni:

Sembra rispondere all’interesse e al desiderio del Governo austriaco, come risponde agli interessi e al desiderio del Governo italiano, oltre che delle popolazioni dell’Alto Adige, che la Commissione Rossi ottenga un risultato positivo, sul quale cioè si trovino d’accordo i membri di essa di lingua tedesca come quelli di lingua italiana. Ci domandiamo se la notizia di una ripresa del negoziato ufficiale fra i due Paesi non potrebbe essere interpretata come prova di sfiducia nel risultato della Commissione e diminuire quindi l’impegno degli interessati nello sforzo di intesa necessario per il successo. Ci sembra che di tale aspetto della questione vada tenuto conto e gradiremmo conoscere al riguardo il pensiero del Ministro degli Esteri austriaco.

Allegato Promemoria(3).

Si fa riferimento all’Aide-Mémoire del Ministero Federale degli Affari Esteri Zl. 63.668-5 (Pol) 62 in data 8 marzo 19624.

Il Governo italiano ha appreso con interesse dall’aide-mémoire succitato che il Governo austriaco è pronto, ai sensi della Risoluzione 1661 (XVI) presa il 28 novembre 1961 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a riprendere al pipresto le trattative per un regolamento del «Stirolproblem».

Da parte sua, il Governo italiano è sempre convinto che è interesse comune e generale che siano superate «tutte le divergenze fra i due Governi relative all’esecuzione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946»; (questa e non «Stirolproblem» è la definizione esatta e consacrata della materia in contestazione). Il Governo italiano permane animato dal desiderio di contribuire al raggiungimento dello scopo suaccennato e la sua azione continuerà a tendere ad esso, anche in armonia con le Risoluzioni 1497 (XV) e 1661 (XVI) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

A proposito della citata Risoluzione 1661 (XVI) dell’Assemblea Generale, è opportuno rilevare che essa collega con i paragrafi 1, 2 e 3 della Risoluzione 1497 (XV) la richiesta di ulteriori sforzi delle due Parti per trovare una soluzione. Cisignifica, come fu autorevolmente posto in risalto da chi proponeva la Risoluzione, che «THere cannot be satisfactory negociations in an atmosphere which is not free from “action which might impair … friendly relations”». Al riguardo sembra desiderabile, per facilitare l’auspicato risultato, che si ponga ogni cura nell’evitare ed impedire azioni del genere e che le segnalazioni di uno dei due Governi in materia attinente ad esse ricevessero dall’altro Governo, con la possibile tempestività, il seguito del caso ed in ogni modoesauriente risposta.

Per concludere, il Governo italiano è sempre pronto ad esaminare con il Governo austriaco la situazione in vista dei negoziati, onde giungere a liberare i loro rapporti dalle divergenze sopra definite, conformemente alle due citate Risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, aprile 1962.


2Vedi D. 275, nota 2.


3Il promemoria, datato 27 marzo, fu consegnato da Martino a Kreisky il 28, vedi DD. 286 e 289. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 28.


4Vedi D. 275.

284

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO(1)

L. 10A/658. Roma, 21 marzo 1962.

Caro Martino, con lo stesso corriere riceverai il telespresso n. 10A/654 del 202 con cui ti si manda il testo della risposta da dare all’Aide-Memoire di Kreisky (tuo telegramma 144)3 e si aggiungono delle considerazioni che tu potrai fare a voce. Naturalmente tali istruzioni sono state approvate dal Ministro: ho firmato io il telespresso per non ritardarne, a causa dei vari viaggi a Ginevra, Lussemburgo ecc., l’invio. Vedrai che, mentre si evita (come è ovvio) di menzionare per iscritto la Commissione Rossi, ti preghiamo di sottolineare a voce con Kreisky l’importanza di evitare quanto possa complicarne i lavori o pregiudicarne l’esito. In tale ordine di idee, mentre ci pareva molto opportuna la riservatezza che Kreisky ti aveva assicurata, saremmo in principio orientati ad adottare per i contatti fra i due Governi una procedura che non attiri l’attenzione dell’opinione pubblica (e cioè piuttosto, ad esempio, tramiti diplomatici che incontri dei Ministri).

Il fatto nuovo, come ci siamo detti stamane per telefono, è la fuga avvenuta costì circa l’iniziativa austriaca(4), con una notizia che dà una portata e una concretezza al passo austriaco che questo non ha e che viene interpretata dai nostri corrispondenti costì (non senza una certa logica) in chiave non amichevole verso la Commissione Rossi.

Non ti nascondo che questa fuga ha creato qui un certo disappunto, in quanto sembra in contraddizione con i propositi che ti ha espresso Kreisky (non risulta infatti che si sia avuta quella richiesta in «sede pubblica» che costituiva l’unica riserva da lui fatta circa una possibile pubblicità). Vedi te se, anche in relazione al telespresso citato, fare stato costì di questa nostra sorpresa e suggerire che, visto che la notizia è trapelata e che non si pusmentire il nocciolo di verità che contiene, da parte austriaca venga in qualche modo fatto risaltare il carattere preliminare dell’iniziativa austriaca e come questa non significhi sfiducia o perdita di interesse per la Commissione Rossi né miri a esautorarla o a una mise en demeure di essa. Oltretutto da Vienna (in questa occasione e in un precedente articolo della «Presse») si seguita a prevedere la conclusione dei lavori della Commissione per luglio o oltre, mentre a quanto risulta essi dovrebbero terminare ben prima.

Per parte nostra, come d’accordo telefonicamente, cerchiamo di evitare fin che possibile una presa di posizione, sulla «fuga» circa l’iniziativa austriaca, in attesa che da costì venga un chiarimento.

Cari saluti, aff.mo Vanni Fornari Telegrafa non appena avrai consegnato il promemoria e parlato in proposito(5).


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 11.


2 Vedi D. 283.


3 Vedi D. 275.


4 Si riferisce alla corrispondenza del «Frankfurter Allgemeine Zeitung» del 20 marzo (vedi anche D. 285).


5 Vedi D. 286.

285

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. riservata personale 1210. Vienna, 23 marzo 1962.

Caro Fornari, ho ragione di pensare che la corrispondenza del «Frankfurter Allgemeine Zeitung» del 20 corrente (vedi miei telegrammi n. 159 e n. 163)2 è stata ispirata da Kreisky. Mi permetto attirare la vostra attenzione sopratutto sull’ultimo periodo di non facile traduzione.

In sostanza mi pare che Kreisky si proponga di internazionalizzare la Commissione di Studio per l’Alto Adige. In altre parole egli sembra proporre che i due Governi si dovrebbero mettere d’accordo per riconoscere la validità dei lavori della Commissione di Studio, al fine che quanto acquisito non venga poi posto nel nulla qualora non si dovesse arrivare ad una conclusione della vertenza.

Sono evidenti gli scopi e la pericolosità di una tale idea. Questa idea evidentemente nasce da parecchie considerazioni:

I lavori della Commissione di Studio, come appare ormai da molte dichiarazioni, si sono svolti finora soddisfacentemente per gli altoatesini. Non pitardi di qualche giorno fa il Capo Ufficio dell’Alto Adige presso la Ballhaus ha detto in via confidenziale ad un mio collaboratore che gli altoatesini sono molto soddisfatti dell’andamento dei lavori e che alcune competenze legislative sarebbero state loro riconosciute in tale sede durante la trattazione delle questioni culturali. Ed egli si è domandato: «Ma accetterà poi il Governo italiano la raccomandazione della Commissione?».

Da cisi puarguire come si sia ormai interessati all’acquisizione delle raccomandazioni della Commissione di Studio, magari forse anche dei suoi verbali, con un preventivo riconoscimento del Governo italiano a mezzo di un apposito scambio di note con il Governo austriaco.

Comunque, non bisogna dimenticare che il Senatore Struye, su ispirazione di Vienna, ha dichiarato che quello che la Commissione di Studio avrà riconosciuto come giusto a favore degli altoatesini difficilmente poTRà essere non accettato dal Governo italiano.

Ricordo ancora l’idea espressami a suo tempo da Steiner che la Commissione potesse servire per acquisire parecchie delle richieste degli altoatesini per poi rimandare eventualmente i punti non accettati dalla Commissione alla decisione di un terzo organo. Kreisky in questo momento sembra meno interessato a discutere sul mezzo pacifico e mi posso spiegare il perché. trattare immediatamente la questione del mezzo pacifico significherebbe innanzi tutto non potersi allontanare da parte austriaca dall’arbitrato giuridico che prima di New York era stato praticamente accettato: d’altro canto non lascerebbe pimargine al Governo austriaco per trattare direttamente ulteriori concessioni a favore degli altoatesini ed acquistarecosì ulteriori meriti presso di loro. È inoltre possibile che quando gli altoatesini fossero riusciti ad ottenere già una buona parte delle loro richieste, non avrebbero forse pimolto interesse ad arrivare a conclusioni definitive (tesi fra l’altro dei radicali di Innsbruck) in quanto le ulteriori rivendicazioni potrebbero essere agitate in un tempo successivo.

Ma non voglio divagare. Vorrei solo ritornare sull’idea di Kreisky di internazionalizzare la Commissione di Studio e lo faccio per sottolineare ancora una volta il pericolo che di fatto la Commissione di Studio finisca per essere l’organo decidente della questione, e ciattraverso verbali e decisioni scritte e approvate che o prima o dopo diventeranno di ragione pubblica.

Un’ultima osservazione: la pubblicazione del «Frankfurter Allgemeine Zeitung» costituisce evidentemente un «ballon d’essai» di Kreisky. Non mi meraviglierebbe perche quest’ultimo tra poco rendesse anche pubblica questa idea o altre analoghe o ce la proponesse ufficialmente. Una sua presa di posizione in proposito sarebbe pericolosa perché poi gli riuscirebbe difficile recedere dai suoi punti di vista specialmente se si tiene conto che ogni pubblica dichiarazione o atteggiamento di uomini politici in Austria vanno ormai inquadrandosi in un clima pre-elettorale. Ed è questa una delle ragioni per cui mi ero permesso di consigliare col mio telespresso urgente n. 02 del 12 marzo(3) di prendere possibilmente noi l’iniziativa facendo conoscere, attraverso i normali canali diplomatici, qual’è il nostro punto di vista.

[Enrico Martino]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 11.


2 Con T. 8790/159 del 21 marzo Martino aveva trasmesso il seguente testo della corrispondenza da Vienna del «Frankfurter Allgemeine Zeitung»: «Il Ministro degli Esteri austriaco Dr. Kreisky ha consegnato all’Ambasciatore d’Italia a Vienna una nota in cui il Governo austriaco attira l’attenzione di quello italiano sul fatto che la risoluzione per l’Alto Adige dell’ultima Assemblea Generale dell’ONU impegna l’Italia e l’Austria ad effettuare un nuovo tentativo per un regolamento della questione sudtirolese mediante trattative bilaterali. Il Governo viennese chiede ora a Roma come l’Italia intenda ottemperare a questo invito delle Nazioni Unite e propone per parte sua di riprendere le conversazioni bilaterali per l’Alto Adige. Kreisky vede di preferenza trattative al livello di Ministri, tuttavia in cerchia ristretta. Nel documento austriaco viene messo in evidenza che l’Austria segue con grandissima attenzione il lavoro della Commissione italiana per l’Alto Adige, nella quale uomini politici italiani trattano direttamente con rappresentanti del gruppo etnico alto-atesino per un regolamento del problema dell’Alto Adige. A Vienna si riconosce il lavoro finora svolto dalla Commissione e non lo si vuole disturbare in alcun modo. Tuttavia l’Austria ha aspettato molto a lungo a sollecitare nuove trattative bilaterali, ma ora in considerazione del tempo trascorso ha ritenuto cinecessario. Originariamente a Vienna si intendeva attendere il risultato dei lavori della Commissione per l’Alto Adige prima di una ripresa delle trattative bilaterali. Sembrava che la Commissione dovesse terminare i suoi lavori alla fine di marzo. Recentemente invece il termine è stato differito fino alla prossima estate. Da parte austriaca si ritiene molto importante che questa Commissione italiana per l’Alto Adige venga in qualche modo ancorata, e ne resti una documentazione, mediante uno scambio di note austro-italiano, in modo che un giorno essa non possa cadere nel dimenticatoio in caso di un eventuale fallimento dei suoi sforzi» (Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I). Commentando brevemente la corrispondenza, Martino aveva espresso l’opinione che fosse stata ispirata dallo stesso Kreisky (T. 8958/163 del 22 marzo, ibidem).


3 Vedi D. 279.

286

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo precedenza assoluta 9741/177. Vienna, 28 marzo 1962 (perv. ore 22,20).

Oggetto: Alto Adige.

Ho illustrato e consegnato a Ministro Kreisky aide memoire nonché svolto verbalmente considerazioni di cui a dispaccio 10/564/22 del 20 corrente(2).

Insistenza Kreisky su utilità intavolare conversazioni per parare eventuali difficoltà che dovessero sorgere in seno Commissione di studio mi ha fornito spunto per prospettargli che un inizio trattative darebbe impressione sfiducia verso Commissione e aumenterebbe pericolo interventi diretti su Commissione di studio che ha carattere esclusivamente interno e non internazionale. Poiché Kreisky insisteva che strada da lui indicata era la migliore per arrivare a conclusione positiva, ho ribadito mia personale opinione che per giungere veramente a soluzione conveniva per il momento lasciare lavorare tranquillamente Commissione che sembrava aver dato fino ad oggi buoni frutti. Kreisky ha detto che si rendeva conto di tutte le buone ragioni e che avrebbe riflettuto parlandone anche con Gorbach e Steiner. Ma ha soggiunto che gli pareva comunque opportuno riprendere trattative partendo da presupposto successo lavori Commissione studio, al fine di concordare modalità per chiudere successivamente questione tra Italia ed Austria. Gli ho risposto che anche cimi pareva prematuro, non avendo tale aspetto questione motivi urgenza; egli avrebbe potuto ripensarci per parlarcene successivamente. Kreisky allora mi ha detto che avremmo continuato il colloquio prossimamente.

Da insistenza Kreisky ho tratto sensazione che da parte austriaca si voglia in qualche modo riprendere trattative, da una parte per non venire accusati di disinteressarsi della questione, dall’altra, e sopratutto, per timore che questa possa essere risolta lasciando completamente da parte Governo austriaco.

Nel ricordargli «fuga» dell’aide memoire da lui consegnatomi ultimamente(3) gli ho detto che noi avremmo intenzione non rendere pubblica né questa mia visita, né promemoria consegnatogli, raccomandandogli tuttavia, qualora da parte austriaca si avesse intenzione di darne notizie, di informarci onde concordare presentazione. Egli mi ha risposto d’essere d’accordo con noi di non rendere pubblica la cosa.

Durante conversazione ho insistito con Kreisky su preliminare necessità migliorare atmosfera tra due Paesi soffermandomi anche su pericolo di iniziare conversazioni se atmosfera non è rasserenata. Debbo infine ricordare che non appena Kreisky mi ha fatto sedere nel suo studio mi ha annunciato arresto altoatesino Klotz come prova buona volontà Governo austriaco per migliorare rapporti fra due Paesi.

Kreisky mi ha inoltre consegnato i due appunti e il memorandum integralmente trasmessi stamane(4). Mi riservo riferire piampiamente sia su conversazione che su detti documenti(5).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2Recte: 10A/654/22, vedi D. 283.


3Vedi anche D. 284.


4Vedi D. 288.


5Vedi DD. 287 e 289.

287

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 1358/7122. Vienna, 28 marzo 1962.

Oggetto: Alto Adige. Considerazioni sui documenti consegnatici dal Ministro Kreisky il 27 corrente(3).

I documenti consegnatimi da Kreisky il 27 corrente, e già trasmessi a codesto Ministero, si prestano ad alcune considerazioni.

È ormai evidente che ad un certo momento gli austriaci si sono accorti che noi stavamo mettendoli in mora e sono corsi ai ripari. Di qui le loro proteste ricordate nel documento consegnatoci ieri (visti; Zechtl; divieto per giornali e giornalisti austriaci) e la riesumazione delle trattative per le questioni economiche (intesa a far risaltare che in questa materia siamo noi in mora). Sulle pendenze relative ai beni riferisco a parte.

Al tempo stesso, con l’altro documento, da parte austriaca si intende dimostrare di aver risposto esaurientemente a tutti i nostri rilievi.

In realtà vi è da osservare che:

1) Per la questione delle responsabilità austriache si evita di riaprire la discussione dando per «esaurienti» le risposte fornite con le note verbali.

2) Per i tabelloni, si ricorre ad un argomento formalistico. Per questo sarà bene sentire anche il parere di un legale. Ad ogni modo, anche se dal punto di vista strettamente giuridico la risposta risultasse fondata, non è credibile che le Autorità non possano in alcun modo intervenire in casi del genere.

Per le scritte irredentiste che figurano lungo le strade federali, invece, non ci è stata data alcuna risposta.

3) Quanto alle consultazioni, si è ricorsi di nuovo ad un argomento formalistico: gli altoatesini non hanno preso parte a consultazioni ufficiali del Governo; sono solo stati sentiti dagli uffici competenti. In questa risposta è contenuto tuttavia un elemento positivo in quanto vi è implicita l’ammissione che consultazioni ufficiali sarebbero illecite. Il Governo austriaco non si è evidentemente sentito di rivendicare un proprio diritto di consultare direttamente gli altoatesini.

4) La parte pidura delle risposte austriache è quella relativa alle torture. L’unico elemento positivo che vi si rinviene è nella affermazione che «il Governo austriaco è lungi dal voler accusare il Governo italiano …». A parte questo persi riafferma in pieno la tesi che le torture ci sono state, che il Governo austriaco ne ha ampia documentazione, e si arriva ad un tentativo di invertire le posizioni: non solo l’Italia non dovrebbe obiettare nulla, ma dovrebbe anzi essere grata all’Austria per la moderazione ed il riserbo di cui ha dato prova non essendosi ancora servita del pesante materiale d’accusa di cui dispone da tempo, ad evitare un ulteriore peggioramento dei rapporti bilaterali.

5) Anche la risposta sulla questione degli attacchi di giornali austriaci al Ministro Scelba contiene un elemento positivo («per quanto gli attacchi di stampa contro membri del Governo italiano vengano deplorati dal Governo austriaco …») che perè subito contraddetto dal tenore delle rimanenti argomentazioni austriache. Infatti, il Governo «deplora», ma i partiti governativi, attraverso i loro organi ufficiali di stampa, non deplorano affatto, ma anzi, valendosi della libertà di stampa, hanno lanciato attacchi offensivi al Ministro dell’Interno italiano. Insomma coloro che compongono il Governo austriaco attaccano e deplorano al tempo stesso i loro attacchi. Inoltre va rilevato che, mentre gli attacchi di cui trattasi sono stati pubblici, la deplorazione viene ora espressa in via riservata e quindi resta ignorata dal pubblico.

***

Il ripensamento austriaco, diretto a fare qualche cosa per migliorare l’atmosfera tra i due Paesi, è comprovato molto pidagli arresti di dinamitardi in corso (Klotz, Welser, ecc.), che da questi documenti con cui gli austriaci hanno sopratutto voluto tentare di parare il nostro colpo, rispondendo almeno formalmente alle nostre lamentele e creandosi una contropartita sul piano delle proteste per atteggiamenti contrari al punto 3) della risoluzione dell’ONU. In tal modo la Ballhaus ha cercato di salvare la faccia presentandosi, sotto questo aspetto, come debitrice solvente ed al tempo stesso come creditrice.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3Vedi D. 288.

288

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 1318/6872. Vienna, 29 marzo 1962.

Oggetto: Documenti consegnati dal Ministro degli Esteri Kreisky all’Ambasciatore Martino il 27 marzo 1962.

A seguito della trasmissione per via Telex del 28 corrente trasmetto in originale ed in traduzione i documenti consegnatimi dal Ministro degli Esteri Kreisky il 27 marzo scorso. Essi consistono in un promemoria su carta non intestata, datato Vienna 27 marzo 1962, riguardante le conseguenze economiche dell’accordo Hitler-Mussolini del 1939, un appunto su carta del Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten, senza data, in cui si risponde alle nostre doglianze espresse anche recentemente su vari aspetti delle relazioni italo-austriache ed un appunto su carta intestata del Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten, senza data, nel quale ci vengono chiesti chiarimenti su alcuni provvedimenti di polizia da noi adottati(3).

Allegato I Promemoria. Vienna, 27 marzo 1962.

Nel 1955 hanno avuto luogo a Roma tra l’Austria e l’Italia delle trattative concernenti richieste patrimoniali austriache già denunciate nel 1947. Dopo l’interruzione senza risultato delle predette trattative le autorità austriache si sono ripetutamente sforzate di ottenere una continuazione delle trattative stesse, ma questi sforzi sono rimasti senza risultato. Da parte italiana non è stato mai risposto né ad un dettagliato promemoria che nel giugno 1960 venne consegnato all’Incaricato d’Affari in Vienna, né ai numerosi interventi dell’Ambasciatore d’Austria a Roma.

Le richieste austriache si riferiscono in parte alle conseguenze determinate dall’Accordo di trasmigrazione Mussolini-Hitler del 1939, in parte all’espropriazione di proprietà terriere alle frontiere della Carinzia e del Tirolo eseguite invocando esigenze di carattere militare.

I danneggiati e le loro organizzazioni hanno ripetutamente provocato interpellanze parlamentari dirette al Governo Federale nelle quali si lamentava l’inadempienza di giustificatissime richieste ovvero la violazione dell’Accordo di protezione italo-austriaco del 24 giugno 1925 concernente i diritti dei proprietari di terre situate ai confini.

L’Austria ha potuto quasi senza eccezioni regolare i problemi di diritto patrimoniale derivati dal periodo di guerra, sia nei confronti degli Stati occidentali, sia nei confronti della Jugoslavia. Persino gli Stati del blocco orientale si sono sempre dimostrati disposti a condurre trattative con l’Austria in merito a dette questioni. Deve venire quindi qualificato come altamente sorprendente e spiacevole che solo il Governo italiano eviti da molti anni un qualsiasi colloquio su questa materia(4).

Allegato II Appunto.

Circa i rimproveri mossi dal Governo italiano in relazione ad una responsabilità del Governo austriaco concernente gli attentati dinamitardi, è stata presa posizione esaurientemente in numerose note verbali del Ministero Federale per gli Affari Esteri.

Quanto ai vari punti ancora aperti secondo il parere dell’Ambasciata d’Italia(5), si fa presente quanto segue:

1) Tabelloni e scritte sulle strade nazionali austriache Il Ministero Federale per gli Affari Esteri ha esaminato la questione. In considerazione del fatto che i tabelloni incriminati si trovano su terreni privati, non vi è mezzo giuridico per poterli rimuovere.

2) Presunte consultazioni periodiche del Governo austriaco con cittadini italiani in merito al problema del Tirolo del Sud Per quanto concerne questa affermazione, è stato precisato ripetutamente da parte del Governo austriaco che rappresentanti sudtirolesi non hanno mai preso parte a colloqui nell’ambito del Governo austriaco. I rappresentanti sudtirolesi vengono consultati solo di volta in volta dagli uffici austriaci competenti per la trattazione del problema del Tirolo del Sud, avendo l’Austria per comprensibili motivi interesse a conoscere il parere di coloro che sono direttamente interessati.

3) Presunta campagna anti italiana in relazione al trattamento usato a detenuti sudtirolesi sottoposti ad istruttoria Per quanto concerne le lagnanze contenute nel Pro-Memoria dell’Ambasciata d’Italia del

15.1 c.a. il Ministro degli Esteri austriaco ha già preso posizione in occasione della consegna di questo Pro-Memoria da parte dell’Ambasciatore d’Italia. Il Ministro degli Esteri Federale Kreisky ha dichiarato in tale occasione che il Governo austriaco dispone di materiale di documentazione che compromette gravemente le autorità di polizia italiane. Spetterà ai tribunali italiani oppure ad una Commissione d’inchiesta istituita dal Governo italiano, di esaminare la sostanza. In considerazione del materiale di prova a disposizione del Governo austriaco e della moderazione di cui si è dato finora prova in questa questione, si dovrebbe essere meravigliati da parte austriaca per il fatto che l’atteggiamento austriaco venga male interpretato, in modo così incomprensibile, da parte del Governo italiano. Il Governo austriaco è lungi dal voler accusare il Governo italiano, ma l’Austria dovrebbe richiedere energicamente l’attuazione di una severa inchiesta sui fatti. Anche le dichiarazioni di membri del Governo austriaco in merito a tale questione dovrebbero essere comprese nel senso di tale richiesta.

4) Attacchi di giornali austriaci contro il Ministro dell’Interno italiano Per quanto gli attacchi di stampa contro membri del Governo italiano vengano deplorati dal Governo austriaco, si deve ciononostante rilevare che, in base all’articolo 13 della Legge fondamentale dello Stato, i giornali sono liberi di riferire secondo il loro giudizio. Per quanto concerne le notizie di stampa circa i maltrattamenti di detenuti sudtirolesi durante l’istruttoria, si deve precisare che le prime comunicazioni in merito sono apparse in Italia (nel giornale «Dolomiten») e che queste notizie sono state riprese solamente pitardi dalla stampa austriaca e da quella internazionale. L’Austria ha mantenuto in questa questione un grande riserbo per evitare un ulteriore aggravamento delle relazioni austro-italiane. Questo lo dimostra il fatto stesso che il Governo austriaco è in possesso dall’estate dello scorso anno del relativo materiale di documentazione, senza averne fatto uso(6).

Allegato III Appunto.

1) Ripristino dell’obbligo dei visti e dei passaporti per i cittadini austriaci che si recano in Italia Il Governo italiano ha, con effetto dal 12 luglio dell’anno scorso, ripristinato l’obbligo del visto e del passaporto per i cittadini austriaci che intendono recarsi in Italia(7). Lo stesso giorno il Governo austriaco ha protestato contro tale misura con una nota verbale consegnata dall’Ambasciatore d’Austria a Roma. I motivi addotti dal Governo italiano con la nota del 22 luglio dello scorso anno per giustificare tale misura, non possono essere considerati soddisfacenti dal Governo austriaco.

In occasione della visita del Presidente Struye a Roma l’allora Ministro dell’Interno italiano Scelba ha comunicato che l’Italia considerava la possibilità di una revoca dell’obbligo dei visti e dei passaporti. Un tale passo non è fino ad ora avvenuto.

2) Divieto d’ingresso per il Consigliere Regionale Zechtl Il 15 gennaio il Ministro degli Esteri Kreisky ha espresso all’Ambasciatore d’Italia la sorpresa del Governo austriaco per questa misura ed ha chiesto di avere possibilmente immediate informazioni sui motivi che hanno indotto ad essa il Governo italiano. Per la stessa questione è intervenuto anche l’Ambasciatore d’Austria a Roma.

Da parte del Governo italiano non si è avuta finora alcuna presa di posizione ufficiale su questa questione.

3) Divieto di introduzione in Italia di alcuni giornali austriaci; divieto di ingresso italiano per giornalisti austriaci L’Ambasciatore d’Austria a Roma ha sollevato la questione il 26 febbraio c.a. al Ministero degli Esteri italiano. La presa di posizione italiana resa nota col promemoria del 13 marzo non menoma gli argomenti addotti nel passo compiuto dall’Ambasciatore d’Austria sulla questione(8).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Nella trasmissione via Telex del 28 marzo i tre documenti citati risultano identificati con le lettere A, B e C e corrispondono rispettivamente agli allegati I, III e II del presente documento. I testi sono editi in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, DD. 29, 30 e 31. Per la risposta italiana vedi D. 294.


4 Di seguito il testo originale del documento: «Im Jahre 1955 hatten in Rom zwischen Österreich und Italien er schon im Jahre 1947 angemeldete terreichische Vermensansprhe Verhandlungen stattgefunden. Seit ihrem ergebnislosen Abbruch waren die terreichischen Behden wiederholt vergeblich bemt gewesen, eine Fortsetzung herbeizufren. Weder ein aufrliches Memorandum, das im Juni 1960 dem italienischen GeschäftsTRäger in Wien erreicht worden war, noch die zahlreichen Interventionen des terreichischen Botschafters in Rom sind von italienischer Seite jemals meritorisch beantwortet worden. Bei den terreichischen Ansprhen handelt es sich teils um Folgen des Hitler-Mussolini-Umsiedlungsabkommens aus dem Jahre 1939, teils um Enteignungen von Grundbesitz an der Kärtner und Tiroler Grenze, die unter Berufung auf militärische Erfordernisse vorgenommen worden sind. Schon wiederholt haben die Geschädigten und ihre Organisationen parlamentarische Anfragen an die Bundesregierung veranlasst, in denen er die Nichterflung wohlberechtigter Ansprhe bzw. die Verletzung des terreichisch-italienischen Schutzereinkommens vom 24. Juni 1925 betreffend die Rechte der Grenzgrundbesitzer Beschwerde gefrt wird. Österreich konnte die in der Kriegszeit entstandenen vermensrechtlichen Probleme im Verhältnis zu den Weststaaten und auch zu Jugoslawien nahezu ausnahmslos bereinigen. Selbst die Ostblockstaatenhaben sich stets bereit gezeigt, er diese Fragen mit Österreich entsprechende Verhandlungen zu fren. Es muss daher als hhst erstaunlich und bedauerlich bezeichnet werden, dass nur die italienische Regierung seit vielen Jahren jeglichen Besprechungen in dieser Sache ausweicht».


5 Vedi D. 278, Allegato.


6 Di seguito il testo originale del documento: «Zu den im Zusammenhang mit den Sprengstoffanschlägen von der italienischen Regierung erhobenen Vorwfen hinsichtlich einer Verantwortlichkeit derOesterreichischen Regierung wurde in zahlreichen Verbalnoten des Bundesministeriums f Auswärtige Angelegenheiten erschfend Stellung genommen. Zu den verschiedenen, nach Ansicht der italienischen Botschaft noch offenen Punkten ist folgendes auszufren: 1) Tafeln und Aufschriften an terreichischen Bundesstrassen. Das Bundesministerium f Auswärtige Angelegenheiten hat die Angelegenheit geprt. Im Hinblick darauf, dass sich die inkriminierten Tafeln auf Privatgrund befinden,besteht keine gesetzliche Handhabe zu ihrer Entfernung. 2) Angebliche periodische Konsultationen der terreichischen Regierung mit italienischen Staatsangehigen er das Stirolproblem. Zu dieser Behauptung ist seitens der terreichischen Regierung wiederholt festgestellt worden, dass StirolerVertreter niemals an terreichischen Regierungsbesprechungen teilgenommen haben. Stiroler Vertreter werden lediglich von Zeit zu Zeit durch die f die Behandlung des Stirolproblems zuständigenterreichischen Stellen konsultiert, da es f Oesterreich aus verständlichen Grden von Interesse ist, die Ansicht der unmittelbar Betroffenen zu hen. 3) Angebliche anti-italienische Kampagne im Zusammenhang mit der Behandlung von Stiroler Untersuchungsgefangenen. Zu den im Pro Memoria der italienischen Botschaft vom 15.1. d.J. enTHaltenen Beschwerden hat der terreichische Aussenminister bereits anlässlich der Ueberreichung dieses Pro Memoria durch den italienischen Botschafter Stellunggenommen. Bundesminister Kreisky hat bei dieser Gelegenheit ausgefrt, dass die terreichische Regierung er Dokumentenmaterial verft, welches die italienischen Exekutivorgane schwer belastet. Eswerde Sache der italienischen Gerichte, bezw. einer von Seiten der italienischen Regierung einzusetzenden Untersuchungskommission sein, den Sachverhalt aufzuklären. Angesichts des der oesterreichischen Regierung zur Verfung stehenden Beweismaterials und der bisher in dieser Sache an den Tag gelegtenMässigung mse man terreichischerseits erstaunt sein, dass von Seiten der italienischen Regierungdas terreichische Verhalten in so unverständlicher Weise missgedeutet werde. Es liege der terreichischen Regierung fern, die italienische Regierung zu beschuldigen, doch mse Oesterreich mit Nachdruck die Durchfrung einer strengen Untersuchung der Vorfälle verlangen. Auch die Erklärungenterreichischer Regierungsmitglieder zu dieser Frage seien im Sinne dieses Verlangens zu verstehen. 4) Angriffe terreichischer Zeitungen gegen den italienischen Innenminister. Sosehr die Presseangriffe gegen italienische Regierungsmitglieder von der terreichischen Regierung bedauert werden, muss dennoch darauf verwiesen werden, dass es auf Grund des Artikel 13 des Staatsgrundgesetzes von 1867 erdie allgemeinen Rechte der Staatsbger den Zeitungen freisteht, nach eigenem Ermessen zu berichten.Was die Pressemeldungen er die Misshandlungen Stiroler Untersuchungsgefangener anlangt mussfestgestellt werden, dass die ersten Meldungen hierer in Italien (in der Zeitung “Dolomiten”) erschienen sind und diese Meldungen erst später von der terreichischen und von der internationalen Presse ernommen wurden. Oesterreich hat in dieser Frage grosse Zurkhaltung get, um eine weitereBelastung des terreichisch-italienischen Verhältnisses zu vermeiden. Dies beweist allein schon dieTatsache, dass die terreichische Regierung seit dem Sommer vergangenen Jahres im Besitze entsprechenden Dokumentenmaterials ist, ohne hievon Gebrauch gemacht zu haben».


7 Vedi D. 182.


8 L’appunto austriaco del 26 febbraio e il promemoria italiano del 13 marzo sulla questione del divieto di diffusione in Italia delle «Tiroler Nachrichten» sono editi in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, DD. 22 e 26. Di seguito il testo originale del documento di cui all’Allegato III: «1) Wiedereinfrung des Visums- und Passzwanges f terreichische Staatsangehige durch Italien. Die italienische Regierung hat mit Wirkung vom 12. Juli vergangenen Jahres f terreichische Staatsangehige, die nach Italien reisen wollen, die Pass- und Visumspflicht wieder eingefrt. Die terreichische Regierung hat am selben Tag durch eine vom terreichischen Botschafter in Rom erreichte Verbalnote gegen diese Massnahme protestiert. Die von der italienischen Regierung in der Note vom 22. Juli v.J. zur Begrdung dieser Massnahme herangezogenen Grde knen von der terreichischen Regierung nicht als befriedigend betrachtet werden. Anlässlich des Besuches von Präsident Struye in Rom hat der damalige italienische Innenminister Scelba mitgeteilt, Italien erwäge eine Aufhebung der Pass- und Visapflicht. Ein solcher Schritt ist bisher nicht erfolgt. 2) Einreiseverbot f Landesrat Zechtl. Am 15. Jänner hat Bundesminister Kreisky dem italienischen Botschafter gegener das Befremden der terreichischen Regierung er diese Massnahme ausgedrkt und um mlichst umgehende Information er die Grde, welche die italienische Regierung dazu veranlasst haben, ersucht. In derselben Sache ist auch der terreichische Botschafter in Rom vorstellig geworden. Seitens der italienischen Regierung ist in dieser Angelegenheit bisher noch keine offizielle Stellungnahme erfolgt. 3) Italienisches Verbot der Einfuhr gewisser terreichischer Zeitungen; italienisches Einreiseverbot f terreichischen Journalisten. Die terreichische Botschaft in Rom hat die Angelegenheit am 26. Februar l.J. im italienischen Aussenministerium anhängig gemacht. In der soeben mit Pro Memoria vom 13. März bekanntgegebenen italienischen Stellungnahme werden die anlässlich der Démarche der terreichischen Botschaft geltend gemachten Argumente nicht entkräftet».

289

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. 13542. Vienna, 30 marzo 1962.

Signor Ministro, in esecuzione delle istruzioni di V.E., su cui ho riferito con telegramma n. 1773, ho espresso a Kreisky la perplessità su una ripresa del negoziato ufficiale in pendenza dei lavori della Commissione Rossi al cui risultato positivo siamo tutti interessati. Un annuncio del genere potrebbe infatti essere interpretato come prova di sfiducia sui risultati della Commissione ed ingenerare nello stesso tempo un affievolimento degli sforzi dei membri della Commissione per giungere ad una intesa.

Kreisky, riprendendo l’argomento della sua ultima conversazione, mi ha detto che la Commissione deve ancora affrontare le questioni pidifficili, quale quella dell’autonomia, e che pertanto trattative parallele fra i due Governi potevano aiutare a superare tali difficoltà. Per avallare meglio la sua tesi ha spinto il suo argomento fino a questa ipotesi: che i membri altoatesini della Commissione, che secondo Kreisky sarebbero tutti dei moderati, potrebbero non volersi assumere la responsabilità di accettare, ad esempio, soluzioni di compromesso preoccupati delle probabili reazioni del gruppo piestremista fra gli altoatesini: in tal caso il Governo austriaco potrebbe intervenire per frenare le pretese degli estremisti dichiarando di non essere disposto ad appoggiarle.

Ho osservato a Kreisky che i suoi argomenti convalidavano la mia tesi. E cioè che l’inizio di trattative partirebbe da un presupposto di sfiducia verso un risultato positivo della Commissione, mentre, d’altra parte, un intervento, attraverso la ripresa di negoziati diretti, sui lavori della Commissione non poteva che produrre effetti negativi. E cisenza dire che il Governo austriaco puintervenire a mitigare, se lo vuole o lo crede possibile, le pretese degli estremisti, senza bisogno che siano state iniziate trattative dirette fra i due Governi.

Ho anche fatto presente come una trattativa sul piano dei due Governi non puinterferire in qualche modo su una Commissione di natura strettamente interna e consultiva qual’è la Commissione Rossi.

Poiché mi risultava che fino ad oggi i lavori si sono svolti soddisfacentemente mi pareva opportuno che si lasciasse lavorare in pace la Commissione, che al momento sembra costituire lo strumento piefficace per pervenire ad un positivo risultato. E poiché Kreisky aveva insistito sull’opportunità di arrivare ad una soluzione della controversia al pipresto possibile, malgrado che il Partito popolare nutra preoccupazioni a tale proposito in vista delle elezioni politiche, la via pisicura per arrivare a tale conclusione era quella da una parte di non turbare i lavori della Commissione e dall’altra di migliorare l’atmosfera ed i rapporti fra i due Paesi.

Concludevo dicendo che comunque mi pareva opportuno attendere almeno per un certo tempo i prossimi sviluppi dei lavori della Commissione. Kreisky mi ha risposto che si rendeva conto del peso dei miei argomenti, su cui desiderava riflettere e parlarne anche con il Cancelliere Gorbach e con Steiner. Kreisky, per convincermi, ha tuttavia cercato di battere anche un’altra via sostenendo che una ripresa di trattative non implicava di per sé stessa sfiducia nella Commissione, ma anzi poteva partire dal presupposto che i lavori della Commissione dessero un risultato positivo: in vista di tale ipotesi si poteva nel frattempo trattare per accordarci sul modo di regolare la controversia tra i due Paesi.

Senonché gli ho osservato che la cosa mi pareva prematura, mentre d’altra parte non si sarebbero evitati gli effetti negativi che, come già gli avevo prospettato, avrebbe potuto produrre la notizia di una ripresa di trattative dirette.

Mi pareva quindi fosse opportuno ponderare bene il problema tenendo anche conto che era comunque presupposto indispensabile per una ripresa di trattative, a cui in principio non ci rifiutavamo, il ristabilimento di un clima di fiducia fra i due Paesi.

Kreisky ha concluso che nell’attesa di approfondire la cosa, era meglio rinviare a data successiva la continuazione del nostro colloquio.

***

La mia impressione è che Kreisky si renda conto delle difficoltà di intavolare nuove trattative dirette nel momento in cui i lavori della Commissione si prospettano sotto una luce positiva. Tuttavia ritengo che egli insisterà perché tali trattative vengano iniziate sopratutto per due motivi: il primo per la pressione esterna in tale senso da parte di alcuni gruppi particolarmente tirolesi. È di questi giorni la risoluzione del Partito popolare del Tirolo con cui si chiede che alle prossime trattative con l’Italia partecipino rappresentanti del Nord e del Sud (sic!) Tirolo. È evidente il timore di Innsbruck che la questione possa essere risolta senza o addirittura contro la volontà dei tirolesi.

Il secondo motivo è l’analogo timore del Governo austriaco che la questione venga risolta praticamente senza il suo intervento ponendolo così non soltanto in una difficile posizione di prestigio, ma estromettendolo dalla questione dell’Alto Adige anche per il futuro. (È nota la vecchia idea già espressa a suo tempo da Kreisky che l’accordo raggiunto attraverso la Commissione Rossi dovesse venire consacrato in un Protocollo italo-austriaco che prevedesse anche un eventuale organo per dirimere eventuali ulteriori controversie).

D’altro canto ho l’impressione che Kreisky vorrebbe effettivamente porre fine alla questione anche perché, dopo averla lui stesso per tanto tempo deteriorata, vorrebbe forse dare l’impressione di averla con la sua abilità portata a conclusione. Effettivamente il Partito socialista ha meno preoccupazioni di quello popolare circa i riflessi negativi di natura elettorale per una eventuale soluzione di compromesso. La massa dei suoi elettori è certo molto picontenta di vedere risolta la questione che non del modo come possa essere risolta. Inversamente i popolari che abbracciano molto elettorato di destra, possono effettivamente essere un po’ pipreoccupati per una soluzione che, come tutte le soluzioni di compromesso, potrebbe creare malcontento in alcuni settori.

***

Dopo il mio colloquio dell’8 marzo e la conseguente consegna dell’appunto che ricordava inadempimenti austriaci di fronte a nostre specifiche richieste e lamentele(4), Kreisky si è evidentemente reso conto che non si potevano riprendere delle trattative fino a che non fosse avvenuto un ampio chiarimento fra i due Paesi.

Ed è per ciche in occasione della visita che io avevo sollecitato, egli mi ha fatto trovare due appunti(5) di cui uno vuol essere una risposta a nostre precedenti richieste e l’altro contiene alcune lamentele di parte austriaca. A parte (tel.sso n. 1358/712 del 28.3.62)6 esamino pia fondo il contenuto di tali documenti.

Qui desidero rilevare soltanto che da parte austriaca c’è stato uno sforzo per soddisfare le nostre richieste: sforzo che forse non è giunto all’obiettivo da noi desiderato in quanto, fra l’altro, alle dichiarazioni di uomini politici e di giornali austriaci apparse sulla stampa si risponde con un appunto di natura tale da renderne difficile per noi la pubblicità.

Le richieste austriache (visti, Consigliere Regionale Zechtl, introduzione in Italia di giornali austriaci) potrebbero anche da noi essere prese in considerazione a condizione che effettivamente il Governo austriaco dia prova, come sembrerebbe volere fare attraverso i recenti arresti di Klotz e di Welser, di mutare completamente rotta e alla condizione che non si verifichino piattentati terroristici in Italia, che facciano capo come in passato al territorio ed organizzatori austriaci, e che l’eventuale abolizione del visto non porti a contatti di natura propagandistica fra tirolesi e altoatesini.

Una conversazione su questi argomenti, che potrebbe sfociare eventualmente in una notizia data alla stampa in cui ci si limiti a dire che si cerca anzitutto attraverso i normali canali diplomatici di migliorare l’atmosfera fra le due parti, potrebbe per il momento essere utile ad allontanare l’attuazione della specifica richiesta di iniziare conversazioni bilaterali. Poiché Kreisky è molto probabile mi convochi di nuovo nella prossima settimana, sarebbe opportuno rendere note a Kreisky le nostre reazioni, positive o negative che siano, ai due appunti che egli mi ha consegnato. Potrebbe anche essere esaminata l’opportunità di prendere in considerazione la eventuale apertura di conversazioni in relazione al Promemoria che Kreisky mi ha consegnato circa le richieste patrimoniali austriache(7). Se infatti si potesse in linea di principio dare una risposta positiva, questa potrebbe essere utile al Ministro Kreisky per resistere ancora, se egli veramente ne ha l’intenzione, alle pressioni perché si riprendano le trattative sulla questione dell’Alto Adige. Infatti una nostra risposta affermativa sia pure generica darebbe a lui un punto di vantaggio.

In attesa delle istruzioni che V.E. riterrà opportuno impartirmi in vista del prossimo incontro con questo Ministro degli Esteri, voglia gradire i sensi della mia alta considerazione(8).

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3Vedi D. 286.


4Vedi D. 275.


5Vedi D. 288, Allegati II e III.


6Vedi D. 287.


7Vedi D. 288, Allegato I.


8Vedi D. 294.

290

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria 65.415-5 (Pol) 62. Vienna, 10 aprile 1962.

Die terreichische Regierung hat die Ausfrungen der im Aide Mémoire der italienischen Regierung vom 27. März 1962 enTHaltenen Stellungnahme zur Frage der Wiederaufnahme der bilateralen Verhandlungen gemäss Resolution 1661 der XVI. Generalversammlung der Vereinten Nationen vom 28. November 1961 mit Interesse zur Kenntnis genommen.

Im Sinne der Ausfrungen des letzten Absatzes dieses Aide Mémoires, in dem sich die italienische Regierung bereit erklärt, «mit der terreichischen Regierung die Lage in Hinsicht auf Verhandlungen zu erpren, um ihre Beziehungen gemäss den beiden zitierten Resolutionen der Generalversammlung der Vereinten Nationen von den vorerwähnten Meinungsverschiedenheiten zu len», ersucht die terreichische Regierung um ehestmliche Mitteilung, wann die italienische Regierung zur Aufnahme dieser Verhandlungen bereit ist.

Die terreichische Regierung schlägt ferner vor, ein derartiges treffen auf der Ebene der Aussenminister der beiden Staaten durchzufren.

TRADUZIONE Il Governo austriaco ha preso atto con interesse delle affermazioni di cui alla presa di posizione del Governo italiano, contenuta nell’Aide Mémoire del 27 marzo 19622 relativo alla questione della ripresa delle trattative bilaterali, conformemente alla risoluzione 1661 della XVI Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 28 novembre 1961.

Conformemente alle affermazioni contenute nell’ultimo capoverso di questo Aide Mémoire, nel quale il Governo italiano si dichiara pronto «a esaminare con il Governo austriaco la situazione in vista di negoziati onde giungere a liberare i loro rapporti dalle divergenze sopra definite, conformemente alle due citate risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite», il Governo austriaco prega di voler comunicare il pipresto possibile quando il Governo italiano sia disposto ad iniziare questi negoziati.

Il Governo austriaco propone inoltre di effettuare un incontro del genere al livello dei Ministri degli Esteri dei due Stati(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, aprile 1962.


2 Vedi D. 283, Allegato.


3 trasmettendo a Roma il testo del promemoria Martino scriveva: «Dopo la consegna del promemoria Ministro Kreisky ha cercato con gli argomenti già noti di spiegarmi indispensabilità fissare almeno una data per un preliminare incontro fra i due Ministri degli Esteri eventualmente accompagnati dai due Sottosegretari, dai due Direttori degli Affari Politici e dai due Ambasciatori. Egli mi ha fatto comprendere che date varie circostanze (Pasqua, elezioni presidenziali italiane, viaggio Gorbach in America, riunione Ministri Esteri Paesi neutrali) incontro potrebbe essere fissato per mese giugno tanto piche, secondo previsioni, al pitardi entro maggio dovrebbero concludersi lavori della Commissione di studio. In detto incontro dovrebbe essere esaminata la situazione del momento ed eventualmente essere deciso inizio di vere e proprie conversazioni di cui dovrebbe essere stabilito oggetto. Se richiesta Kreisky puavere effettivamente qualche motivazione di natura politica interna non sembra dubbio che persista la preoccupazione che si giunga ad una soluzione della questione con esclusione del Governo austriaco. Da parte mia ho ancora una volta esposto i pericoli dare notizia inizio eventuali trattative prima che Commissione Rossi abbia terminato i suoi lavori» (T. segreto precedenza assoluta 11596/206 del 10 aprile, in Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza). Vedi anche D. 293. Per il seguito della questione vedi D. 297.

291

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. precedenza assoluta 11900/211. Vienna, 12 aprile 1962, ore 19 (perv. ore 19,45).

Oggetto: Alto Adige.

Mi riferisco a diramazione APA di ieri datata da Roma ma manifestamente ispirata dalla Ballhaus(2). È probabile che si sia voluto evitare diramazione da Vienna a sole 24 ore da mio colloquio con Kreisky(3), ma espediente (inammissibile per una agenzia seria di stampa) è del tutto trasparente e non annulla inopportunità comunicazione e suo piriposto significato. Promemoria consegnatomi da Kreisky ma sopratutto sue dichiarazioni al riguardo davano impressione non voler forzare tempi del proposto incontro dei Ministri degli Esteri e tanto meno l’inizio trattative il cui oggetto, secondo Kreisky, avrebbe dovuto essere determinato dai Ministri stessi dopo un esame della situazione.

Se da una parte puesserci utile riconoscimento che Commissione studio costituisca mezzo idoneo per risolvere controversia, devonsi peraltro respingere tesi internazionalizzazione che di essa vuole farsi collegandola con mezzi pacifici previsti da Carta Nazioni Unite, nonché implicita deduzione che, a tal fine, membri altoatesini detta Commissione costituirebbero controparte rispetto membri italiani. È poi considerazione fuori della normalità che si debbono svolgere trattative per decidere il da farsi in relazione tre diverse alternative, mentre è evidente che trattative possono spiegarsi quando una delle tre diverse ipotesi si sia verificata.

In realtà è chiaro desiderio Governo austriaco forzare situazione onde non restare escluso da soluzione questione inserirsi possibilmente nell’attività della Commissione di studio e in seguito nelle decisioni che al riguardo dovranno prendere il Governo ed il Parlamento italiano.

Inoltre nel presentare la proposta di riprendere trattative ad un fine puramente procedurale si vorrebbe in realtà perseguire seguente scopo: discutere e giungere ad un accordo prima che Commissione studio, Governo e Parlamento italiano abbiano deciso la questione al fine di:

a) Acquisire come base di future conversazioni fra i due Governi i verbali della Commissione studio per l’ipotesi che questa dovesse interrompere i lavori (vedi pubblicazione «Frankfurter Allgemeine» di cui mio telegramma 159)4.

b) Accordarsi sul mezzo pacifico per ipotesi fallimento lavori Commissione studio (nota tesi Steiner).

c) Ristabilire il modo in cui l’accordo conseguito dai lavori possa divenire anche accordo tra l’Italia e l’Austria, qualora i lavori della Commissione si concludano positivamente (vecchia tesi Kreisky).

Ma intanto anche semplici comunicazioni quali quelle dell’APA non possono non avere ripercussioni sui lavori Commissione studio specialmente per loro influenza su membri altoatesini che potrebbero sperare in appoggio austriaco per loro rivendicazioni durante e dopo i lavori della Commissione studio e cercare pertanto ritardare corso di essi in attesa ripresa dialogo fra i due Governi.

Mi domando se non convenga, nel modo e nelle forme ritenute piopportune, al fine di stroncare ulteriori manovre care ai dirigenti della Ballhaus:

1) Respingere tesi che Commissione studio possa essere considerata quale organo internazionale, comunque internazionalmente rilevante tenuto conto del fondamento della controversia (accordo di Parigi).

2) Prendere atto che tuttavia da parte austriaca se ne riconosce valore quale mezzo per risolvere controversia.

3) E pertanto far conoscere che in vista della prossima conclusione dei suoi lavori, il Governo italiano, preoccupato di giungere ad una reale soluzione della controversia come auspicato dalla risoluzione dell’ONU, ritiene opportuno che la ripresa delle trattative con il Governo austriaco venga subordinata all’esito dei lavori della Commissione studio.

Del resto analogo provvedimento ha ritenuto opportuno seguire l’apposita sottocommissione del Consiglio d’Europa onde non turbare l’andamento dei lavori della predetta Commissione. Ritengo che una presa di posizione in proposito valga anche a far comprendere agli altoatesini che ancora una volta il giuoco di Vienna rischia di costituire un pericolo anziché un aiuto per la loro causa.

Il Governo di Vienna deve da parte sua rendersi conto della necessità di essere prudente se veramente vuole che si giunga ad una soluzione della controversia come sembra aver dato segno in questi ultimi tempi; se poi invece vuole ancora una volta perseguire una politica tirolese anziché una politica austriaca, e pertanto una politica negativa, è tanto meglio smascherarlo e non prestarsi alle sue manovre. Poiché, malgrado tutto, non escluderei ancora la prima ipotesi, è molto meglio denunciare i suoi passi falsi e dire chiaramente quale è il nostro punto di vista, ogni altra via potrebbe dare impressione volessimo sottrarci trattative per non addivenire a soluzione controversia.

È significativo che testo diramazione APA sia stato pubblicato soltanto da ufficiosa «Wiener Zeitung». «Neues Osterreich» l’ha pure riprodotta ma datandola da Bolzano. Altri giornali non hanno riportato testo. Popolare «Kleines Volksblatt» ha ripreso comunicato ma mutandone contenuto (vedi mio telegramma 210)5 cituttavia non pumutare sostanziale contenuto comunicazione APA che corrisponde a vecchie e nuove idee espresse da Kreisky e dal Governo austriaco.


1 Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I.


2 Il testo del servizio APA, come telegrafato da Martino, era il seguente: «Lavori Commissione Parlamentare di studio per Sudtirolo, la quale continuerà a riunirsi ogni settimana il giovedì e il venerdì, procedono in un’atmosfera tranquilla. Clima viene definito come assolutamente positivo dai sette rappresentanti del Sudtirolo. Su una serie di questioni (numero impiegati statali, questione scolastica, questione linguistica) si è potuto raggiungere accordo. Altre questioni sono ancora aperte, non tanto perché non si sia potuto o voluto risolverle, ma perché esse non sono state finora trattate. Nonostante ciproblemi dei quali la Commissione deve occuparsi vengono giudicati dai partecipanti come molto complessi, e si consiglia di stare in guardia contro un ottimismo prematuro. In circoli vicini al Ministero degli Esteri italiano si indica che lavori Commissione finiranno tra metà e fine di maggio: ma d’altra parte a suo tempo si era indicato che lavori sarebbero finiti già in marzo o in aprile. La cosiddetta “Commissione dei 19” si è del resto ridotta ad una “Commissione dei 18”, perché deputato democristiano Lucifredi si è ritirato. Tuttavia i lavori della Commissione non hanno finora sofferto di questo ritiro. Recentissima richiesta di Vienna di fissare una data per trattative al livello Ministri e Sottosegretari agli Affari Esteri in conformità risoluzione ONU non deve essere considerata – così si spiega da fonte austriaca competente – come un’azione in concorrenza con lavori Commissione studio. Austria – si aggiunge – considera anche Commissione Parlamentare di studio come uno dei mezzi pacifici previsti dallo statuto delle Nazioni Unite ed essa stessa ha proposto due anni e mezzo fa costituzione di una simile Commissione con partecipazione sudtirolesi. Si precisa che nella richiesta di fissazione di una data si tratta piuttosto di questione di procedura per esecuzione risoluzione ONU, e cioè per caso cui si debba decidere che cosa avviene qualora lavori Commissione di studio dovessero giungere ad una conclusione positiva, qualora dovessero essere interrotti per lungo tempo oppure ancora qualora dovessero fallire» (T. 11734/209 dell’11 aprile, ibidem).


3 Vedi D. 290, nota 3.


4 Vedi D. 285, nota 2.


5 T. 11835/210 del 12 aprile, non pubblicato.

292

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 1603/837. Vienna, 13 aprile 1962.

Oggetto: Atteggiamento del Governo e dei partiti in Austria nei confronti dell’estremismo.

Nei mesi scorsi si è andato sviluppando in Austria un processo politico che attraverso singole manifestazioni non sempre vistose, ha sensibilmente modificato la posizione di questo Paese nella questione altoatesina.

I singoli avvenimenti, tutti in qualche modo tra loro connessi, sono noti. Sarà tuttavia utile ricordarne alcuni.

- La crisi del Bergisel-Bund continua, ed è apparso ormai chiaro che l’associazione non è salvabile come forse aveva sperato il Governo in un primo momento. Sono emerse troppe e troppo gravi sue responsabilità passate, ed anche presenti, ed i suoi contrasti interni si confermano profondi e insanabili. Tutto questo ha messo in crisi pro tempore le forti posizioni estremiste.

- La coalizione governativa ha dovuto risolvere nei mesi scorsi uno dei pigravi dilemmi. Possiamo facilmente immaginare quale sia stato il travaglio attraverso cui il Governo è giunto a prendere una decisione, combattuto tra l’esigenza di colpire le azioni illegali sempre pimanifeste, di non aggravare le proprie responsabilità continuando a chiudere gli occhi sulle attività dei dinamitardi da un lato, e dall’altro il timore di processare persone fino a poco tempo fa influenti – o comunque ascoltate – nella politica ufficiale e quindi pericolose per le rivelazioni che per difendersi potrebbero fare, le esitazioni a procedere anche contro altoatesini a cui è stato concesso il diritto d’asilo, e le preoccupazioni per le reazioni interne che tutto questo poteva provocare.

Riferisco a parte sulla questione dei processi. Comunque tutto fa ritenere che ormai si voglia procedere decisamente contro le persone implicate in attività illegali, qualunque sia la loro posizione personale. I casi pirilevanti sono quelli di Pfaundler, di Oberhammer e di Klotz. Secondo voci in circolazione sarebbe prossima anche l’incriminazione di Widmoser.

-A questo proposito sono state particolarmente interessanti le ultime dichiarazioni dei Ministri dell’Interno e della Giustizia, entrambi socialisti, sulle misure «contro le attività destinate a preparare altri attentati terroristici in Alto Adige». Afritsch (Interno) ha affermato tra l’altro che «sono emersi chiari indizi sulla partecipazione di membri del Bergisel-Bund ad un attentato dinamitardo. Il partito socialista ha deciso l’uscita dei suoi membri da questa associazione e, tenuto conto degli ultimi episodi, anche altri democratici e patrioti dovrebbero seguire questo esempio. Purtroppo, nel partito popolare ed in certi circoli conservatori del Tirolo non si rinviene la stessa chiara decisione di combattere ogni forma di terrorismo».

Broda (Giustizia) ha dichiarato che «gli austriaci non vogliono aver nulla a che fare con quelle avventure dilettantistiche la cui assurdità ed inaccettabilità è evidente per ogni persona ragionevole. Queste avventure sono già costate numerosi sacrifici … Chi nonostante tutte le diffide viola le leggi, ne sentirà tutta la severità». Concludendo il Ministro ha reso noto che prossimamente si svolgerà «tutta una serie di processi riguardanti il Sudtirolo», ed ha poi citato i casi Pfaundler, Burger, Oberhammer e Klotz.

-Accanto a queste prese di posizione si pucollocare anche un articolo dell’organo ufficiale socialista, l’«Arbeiter Zeitung», che contemporaneamente ha espresso una netta condanna nei riguardi di ogni forma di terrorismo. In esso si legge tra l’altro:

«Coloro che fanno saltare i tralicci nel Sudtirolo non possono essere considerati dei patrioti. Certo non patrioti austriaci, perché l’Austria poTRà solo subire dei danni se si avvelenano le sue relazioni con l’Italia e con i Paesi democratici dell’Occidente e se viene rovinata la sua reputazione nel mondo. Questi terroristi non sono neppure dei patrioti sudtirolesi … Gli attentati dinamitardi possono servire soltanto a disturbare le trattative in corso e ad impedire un accordo. La popolazione sudtirolese sostiene già da tempo che non si fa del patriottismo se si arrecano gravi danni economici e politici al Sudtirolo. La condanna del terrorismo è un punto sul quale sono d’accordo gli ambienti politici responsabili in Austria …».

Finora il terrorismo era stato pivolte deplorato, ma nessuno in Austria aveva pronunciato una condanna così drastica.

Come si vede tutti i segni della risolutezza di procedere su questa strada vengono dai settori socialisti, e cisi spiega. Al tempo del processo di Graz non era stato difficile predire che il meccanismo delle responsabilità, una volta messo in moto, non si sarebbe pipotuto arrestare. Questo sviluppo è stato accelerato da alcune circostanze particolari: ad esempio il fatto che i socialisti nel loro insieme – anche se qualche loro singolo esponente non è tranquillo – fossero certo molto meno compromessi dei popolari e quindi avessero un loro interesse a che le responsabilità venissero a galla; il fatto che i Ministri della Giustizia e dell’Interno siano socialisti e quindi abbiano tutto l’interesse a colpire queste attività illecite sia per le responsabilità dirette che le loro cariche comportano, sia per le ragioni di partito sopra accennate. Secondo una voce attendibile, Afritsch ha già preparato un decreto di scioglimento del Bergisel-Bund, e Gorbach lo avrebbe indotto a tenerlo ancora nel cassetto, ma di pinon pufare. Si è appreso che è un socialista perfino il Capo della Polizia di Stato, Consigliere Franz Rupertsberger, incaricato di svolgere le indagini per tutte le attività clandestine relative all’Alto Adige e che alle Direzioni di Pubblica Sicurezza sono state impartite istruzioni strettamente confidenziali di far conoscere tutto ciche possa in qualche modo compromettere i funzionari delle Sezioni regionali del Bergisel-Bund anche quando si tratti di fatti ormai lontani.

- Queste situazioni relative ai rapporti tra i due partiti di Governo sono sensibilizzate dal clima pre-elettorale che regna ormai in Austria. Abbiamo già visto che il Ministro dell’Interno nelle sue dichiarazioni sopra ricordate non ha risparmiato un diretto rimprovero ai popolari, ed è sintomatico che questi ultimi non abbiano reagito su questo punto. Ma lo scontro piaspro fra i due partiti si è avuto sul progetto Broda per la protezione della «pace interna». Come è noto si trattava di una iniziativa socialista per adottare disposizioni penali pisevere nei casi di vilipendio della Repubblica austriaca e delle sue istituzioni democratiche e nei casi di attività neonaziste, di intolleranza razziale e religiosa.

I popolari si sono opposti al progetto e si sono difesi male di fronte all’aspra reazione socialista. Anche alla base di questa disputa c’è l’Alto Adige, perché l’iniziativa è sorta a seguito degli atti di violenza e di terrorismo, a seguito dei fermenti neonazisti che la politica austriaca per il Sudtirolo ha favorito e messo in evidenza. La crisi del Bergisel-Bund è scattata sul respingimento di una risoluzione che avrebbe dovuto confermare la fedeltà alla Repubblica austriaca e il rispetto delle sue leggi, e l’attuale Capo provvisorio del Bund ha invitato all’indulgenza verso coloro che non hanno potuto strappare dal loro cuore l’ideale del grande Reich. Il partito popolare ha tradito la vera ragione del suo rifiuto sostenendo che per varare queste disposizioni di legge il momento attuale non è conveniente, che non c’è urgenza, che la questione poTRà essere riesaminata in seguito. È chiaro che solo le elezioni in vista possono aver indotto i popolari a respingere queste misure malviste dai settori di destra tra cui essi raccolgono voti. Krainer e Gorbach furono a suo tempo gli artefici di una vasta operazione politica intesa a normalizzare la situazione interna dando un colpo di spugna sul passato dei cittadini austriaci, ad immettere di nuovo nella vita politica tutti coloro che avevano avuto compromissioni o legami col passato nazista del Paese: una specie di sanatoria generale che molto contribuì a dare alla corrente popolare della Stiria la forza e la posizione politica dominante di cui gode tuttora. È quindi naturale che, anche se i buoni argomenti difettano, i popolari non intendono dare una approvazione che pudeterminare forti fughe di voti verso il «partito della libertà», a tutto vantaggio dei socialisti.

Come si è detto all’inizio, un processo che sta modificando la posizione austriaca è in atto ed è sospinto da motivi di concorrenza tra i due partiti della coalizione, quegli stessi motivi che in passato li avevano indotti a gareggiare in nazionalismo. E l’attuale processo è stimolato dall’aria elettorale che spira in Austria. Il panorama politico austriaco presenta oggi un Oberhammer caduto e che sta per essere processato, un Widmoser nelle stesse condizioni, uno Gschnitzer che non è riuscito a risalire la china, un Kreisky divenuto estremamente prudente sulla questione. Il Bergisel-Bund, la roccaforte degli estremisti, è così agonizzante per un processo di disintegrazione interna, che ormai il fatto del suo eventuale scioglimento d’autorità ha perduto molto valore. Una volta si sarebbe trattato di sciogliere la centrale dell’estremismo; ora si tratterebbe di dare il colpo di grazia ad un organismo che sta morendo da sé. Non si puescludere che il Bergisel-Bund riesca in qualche modo a ricostituirsi, ma sarà sempre la sopravvivenza di un clamoroso fallimento.

Un tempo chi non faceva l’estremista non faceva carriera politica in Austria e finiva per bruciarsi. Ora si rischia di bruciarsi facendo troppo gli estremisti, almeno in questo momento.

Il quadro politico ci presenta inoltre un Governo che, dopo molte incertezze, appare deciso ad andare avanti senza piremore con i processi e l’azione di polizia. Dal sacco dei processi usciranno fuori molti panni sporchi, molti particolari interessanti sulla storia della politica austriaca per l’Alto Adige. E noi ne potremo trarre vantaggi notevoli, specie perché avremo ancora maggiori prove degli errori della passata politica e quindi delle responsabilità austriache per aver esasperato questa controversia e frustrato le possibilità di un suo componimento. Ma d’altra parte dobbiamo anche tener conto che, sotto questo aspetto, in avvenire l’Austria poTRà difendersi meglio che nel passato. Essa poTRà sostenere di aver processato e condannato i responsabili di attività illegali, austriaci e perfino altoatesini, di aver disciolto associazioni estremiste o colpito i loro capi, di aver preso misure di polizia per estirpare ogni attività criminosa o sospetta; e poTRà valorizzare questa sua opera col peso dei fatti e di una vasta documentazione.

Quello che sta accadendo in Austria è la prova pisicura che questo Governo, pur respingendo e contestando sul piano polemico le nostre accuse relative alle sue responsabilità, ne ha sentito tutto il peso, la gravità e la fondatezza, e si è preoccupato di correre ai ripari per non trovarsi di nuovo su una posizione così scoperta e rischiosa.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 19.

293

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SEGNI(1)

R. segreto 16072. Vienna, 13 aprile 1962.

Signor Ministro, come avevo previsto, il Ministro Kreisky non ha lasciato passare molto tempo per convocarmi e comunicarmi la richiesta del Governo austriaco perché venga fissata l’epoca per la ripresa delle trattative bilaterali in conformità alle due risoluzioni dell’ONU(3). Il Ministro Kreisky con un linguaggio volutamente pacato, preoccupato di evitare atteggiamenti che potessero in qualche modo dare l’impressione di ultimatum, mi ha spiegato come un primo incontro a livello di Ministri degli Esteri potrebbe essere praticamente fissato verso giugno, come ho già telegrafato(4). L’incontro potrebbe avvenire o a Roma o a Vienna o anche in un Paese neutro come per esempio in Svizzera. Ha insistito sull’opportunità di tale incontro sopratutto perché il Governo austriaco vorrebbe in tal modo avere un argomento per spuntare le pressioni dei tirolesi e in genere dell’opinione pubblica austriaca che non riesce a comprendere perché il Governo austriaco non faccia nulla nonostante l’invito delle Nazioni Unite di riprendere le trattative bilaterali.

Dall’esposizione del Ministro sembrava quasi che l’incontro di per sé stesso, a prescindere dai concreti argomenti da trattare, sarebbe stato sufficiente a galvanizzare l’opinione pubblica interna. Nel primo incontro infatti, mi ha detto Kreisky, ci si potrebbe limitare a esaminare la situazione ed eventualmente stabilire un ordine del giorno delle future trattative. Tuttavia egli ha poi cercato di persuadermi dell’opportunità di iniziare contatti bilaterali al fine di scambiarsi ad esempio informazioni sullo sviluppo dei lavori della Commissione di Studio. A questo punto mi ha detto che si è trovato per esempio nella necessità di fare al Consiglio dei Ministri un rapporto sullo sviluppo dei lavori della Commissione di Studio, ma che naturalmente tale rapporto ha dovuto tener conto di una sola «campana». Gli ho osservato che da parte nostra non avremmo potuto dargli molti particolari perché i membri della Commissione di Studio sono tenuti al segreto e pertanto ben poche sono state finora le notizie che ci sono pervenute circa il merito dei lavori. Sapevamo soltanto che le cose pareva andassero abbastanza bene come ne ha dato recentemente atto il Signor Magnago che ha voluto nell’occasione anche spiegare che se i lavori si prolungano è perché la Commissione desidera pervenire a conclusioni dopo approfondito esame.

Altro argomento che mi ha ancora una volta ripetuto è quello di accordarsi sul modo nel quale poTRà essere risolta la questione sul piano italo-austriaco partendo dall’ipotesi che la Commissione di Studio conduca a conclusioni positive. Come ho già avuto occasione di esporre a V.E.5, i motivi principali che spingono il Governo austriaco ad aprire i colloqui sono da una parte il desiderio di calmare l’opinione pubblica sopratutto tirolese, dall’altra, e questo è forse lo scopo principale, il timore di trovarsi di fronte ad un fatto compiuto restando fuori della contesa.

È difficile poi giudicare quanto in questa richiesta austriaca giuochi il desiderio di Kreisky di conservare una parte di primo attore tanto pinecessaria dopo le vicende poco fortunate della politica altoatesina fin qui condotta da Vienna, e cispecialmente in vista delle elezioni, e quanto, dall’altra, la spinta di Steiner e del gruppo popolare indubbiamente pisensibile alle pressioni della federazione tirolese del partito.

Nonostante che Kreisky abbia cercato di dare ad un inizio di conversazioni attraverso i due Ministri degli Esteri un carattere di presa di contatto e non impegnativa, non è da escludersi che in realtà una volta iniziate le conversazioni vengano fatte pressioni per trattare determinati argomenti.

Il comunicato APA diramato nei giorni scorsi (mio telegramma n. 209)6 puconsiderarsi una riprova che con l’inizio delle conversazioni il Governo austriaco si propone delle finalità ben determinate sulle quali mi sono già diffuso col mio telegramma n. 2117 e che percinon le ripeto ma che comunque devono ritenere la nostra particolare attenzione.

Quali che siano i motivi della richiesta austriaca essa va comunque esaminata con molta attenzione onde non doverci trovare «in mora» ed essere così accusati di voler sfuggire agli obblighi derivanti dalle risoluzioni dell’ONU.

Avevo sperato di potere allontanare il nuovo passo di Kreisky riprendendo magari con Waldheim il colloquio in relazione agli appunti che mi aveva consegnato Kreisky il 28 marzo(8).

Nella presente situazione penso che si potrebbe seguire questa via. Potrei avvicinare Waldheim per dirgli che penso che il Governo italiano non poTRà dare una risposta all’Aide Mémoire consegnatomi da Kreisky fino a dopo l’elezione in Italia del Presidente della Repubblica. Poiché lo stesso Kreisky mi ha accennato alla possibile elezione di V.E. alla pialta carica dello Stato, il Governo austriaco si renderà certamente conto che V.E. non puimpegnare l’eventuale successore per un incontro di così grande importanza. E che pertanto una risposta non poTRà essere data che dopo l’elezione presidenziale.

Nel frattempo pervorrei far presente a Waldheim che prima di un incontro del genere è indispensabile migliorare decisamente le relazioni fra i due Paesi, attraverso l’eliminazione di tutti i contrasti ancora esistenti e di cui sono indice gli appunti consegnatimi dal Ministro Kreisky, e preparare inoltre un’atmosfera di fiducia sia per i lavori della Commissione di Studio sia per l’eventuale ripresa di colloqui italo-austriaci.

Grato se potravere istruzioni in proposito voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio(9).

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, aprile 1962.


2Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3Vedi D. 290.


4Vedi D. 290, nota 3.


5Vedi D. 289.


6Vedi D. 291, nota 2.


7Vedi D. 291.


8Recte: 27 marzo, vedi D. 288.


9Per il seguito della questione vedi D. 294.

294

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. segreto 10A/852/27. Roma, 18 aprile 1962.

Oggetto: Alto Adige. Scambi di vedute con il Governo austriaco.

Riferimento: Telegramma di V.E. del 10 aprile c.a.2.

1) In relazione al nuovo passo austriaco del 10 corrente e al Promemoria consegnatole dal Ministro degli Affari Esteri Kreisky(3), l’atteggiamento italiano rimane quello già noto. Da un lato siamo favorevoli a quanto puservire a superare la controversia con l’Austria e quindi, in linea di massima, ai negoziati che le Nazioni Unite, accettando la nostra tesi, hanno raccomandato. Dall’altro vogliamo evitare quanto possa in qualsiasi modo interferire, direttamente o indirettamente, con lo svolgimento dei lavori della Commissione interna di Studio presieduta dall’On. Paolo Rossi. Sarà pertanto opportuno che ella sottolinei verbalmente ma chiaramente che a tal fine riteniamo che l’esame congiunto della situazione, di cui agli alinea 1 e 2 di detto Promemoria, abbia luogo soltanto al termine dei lavori della Commissione Rossi. Anche codesto Governo si è mostrato convinto che ciè necessario. Il che d’altronde è logico, in quanto la Commissione sembra oggi offrire la via pidiretta per giungere ad una situazione che consenta il superamento della controversia e quindi il ritorno a un’atmosfera di cordiale collaborazione fra i due Governi.

Un accordo che si raggiungesse in seno alla Commissione consentirebbe al Governo italiano di assecondare piagevolmente le aspirazioni del gruppo di lingua tedesca: in sede internazionale invece l’atteggiamento del Governo italiano non potrebbe non attenersi a principi di diritto internazionale che non richiederebbero concessioni del genere.

Si aggiunge, esclusivamente per informazione di V.E., che, se l’esaminare adesso con il Governo austriaco l’ipotesi di un insuccesso della Commissione rischierebbe di diminuire la fiducia e l’impegno dei suoi membri, il porre oggi il problema di cosa fare in sede internazionale nel caso di un suo successo potrebbe avere conseguenze anche piserie. Sembra infatti che costì non ci si raffiguri con chiarezza la situazione cui potrebbe condurre un esito positivo dei lavori della Commissione. Il precisare prematuramente e in via astratta i punti di vista dei due Governi potrebbe pertanto dar luogo a contrasti tali da avere contraccolpi nella Commissione; mentre è probabile che, a cose fatte, le idee dei due Governi possano pifacilmente concordare, dato il comune interesse al superamento della controversia e il proposito del Governo italiano di facilitarlo. Essenziale è dunque evitare oggi da parte nostra qualunque presa di posizione o espressione che possa indurre il Governo austriaco, attraverso i contatti che di fatto esso ha – direttamente o indirettamente – con i membri di lingua tedesca della Commissione, a influire negativamente sui lavori di questa.

2) Del resto Kreisky ha accennato a giugno per il proposto esame della situazione da parte dei due Governi e tale periodo sembra poter conciliare le due esigenze sopra accennate, almeno a quanto oggi è dato prevedere. Appare quindi opportuno registrare tale suggerimento austriaco senza sollevare ad esso obiezioni. La data poTRà essere precisata in base allo svolgersi dei fatti: da parte nostra ci proponiamo di evitare ogni indugio non necessario.

3) Puperapparire conveniente, da vari punti di vista, iniziare, anche prima del prospettato esame della situazione in relazione alla controversia di fondo, scambi di vedute su altri argomenti, cosa che consentirebbe sperabilmente di constatare su determinate questioni la conciliabilità dei due punti di vista e quindi di migliorare l’atmosfera e di sgombrare il terreno da ostacoli che si sono andati frapponendo a un’intesa fra i due Governi. Inoltre l’avviare tali scambi di vedute potrebbe facilitare costì, come rileva V.E.4, la resistenza alle impazienze degli estremisti.

Su tali «altri argomenti» si uniscono un Promemoria (allegato A) e due Appunti (allegati B e C) in risposta a quelli che le furono consegnati da Kreisky il 7 marzo(5). Vedrà V.E. se limitarsi a leggerli o se invece, come puessere preferibile, consegnarli. A voce ella poTRà poi osservare che un ulteriore scambio di documenti scritti su questi argomenti non sembra atto a condurre ad un chiarimento delle relative questioni (si vedano tra l’altro i punti 1 e 3 della risposta all’Appunto B ed il preambolo della risposta all’Appunto C) e che invece uno scambio di vedute effettuato verbalmente consentirebbe un esame pirapido, piaderente ai fatti e meno intralciato dalla necessità di mantenere rigidamente delle divergenti posizioni di principio.

Ella poTRà inoltre rilevare che nelle allegate risposte, senza naturalmente recedere dalle nostre posizioni, abbiamo evitato ogni nuovo spunto polemico e che lasciamo aperta la via a un esame del contenzioso patrimoniale e finanziario. Anche per quanto riguarda l’obbligo dei visti e dei passaporti non escludiamo favorevoli sviluppi. Si aggiunge infine che i proposti scambi di vedute potrebbero estendersi eventualmente anche ad argomenti non accennati negli allegati A, B e C.

4) Passando a considerare la procedura piindicata per gli scambi di vedute su tali «altre questioni» nonché, a suo tempo, sulla controversia circa l’esecuzione dell’Accordo di Parigi, il punto di vista italiano è che essi possano opportunamente aver luogo per via diplomatica. Sembra di contro di dubbia utilità e praticità l’idea di fissare fin d’ora un incontro fra i due Ministri. V.E. poTRà al riguardo far rilevare che l’attuale Governo deve, com’è noto, presentare le sue dimissioni al nuovo Presidente della Repubblica, che verrà eletto prossimamente: spetterà evidentemente al Ministro degli Esteri del nuovo Governo predisporre i suoi incontri bilaterali. Inoltre, da un punto di vista sostanziale, il proposto esame, che non puche essere preliminare, non richiede certo una procedura che presenta – e lo si è potuto constatare ripetutamente – degli aspetti anche di opinione pubblica che non sono i pifavorevoli per un lavoro concreto e scevro da pregiudiziali. Nulla esclude naturalmente – ed anzi da parta italiana è vivamente auspicato – che in un secondo tempo si possa dar luogo a un incontro dei Ministri degli Esteri, quando il lavoro preparatorio consentisse di prevedere per un tale incontro un risultato sostanziale, tale da corrispondere alle aspettative che esso susciterebbe.

5) Si aggiunge infine (e si richiamano i telegrammi di V.E. del 5 e del 7 corrente)6 che le indiscrezioni e le presentazioni inesatte che in questa materia hanno avuto luogo costì non possono che intralciare il raggiungimento degli scopi che i due Governi si prefiggono. Si vuole bensì pensare che esse fossero dovute in primo luogo a preoccupazioni di carattere interno e cioè al desiderio del Governo austriaco o del Ministro degli Esteri di far risaltare il loro attivo interessamento al «problema dell’Alto Adige» (non è escluso, ad esempio, che l’errata definizione della Commissione Rossi, quale «mezzo pacifico» ai sensi dello Statuto dell’ONU, miri anche a far accettare a codesta opinione pubblica l’indugio nella ripresa del negoziato, nonché a prepararla ad una presentazione favorevole di un eventuale risultato positivo dei lavori della Commissione). Cinon toglie perche gli effetti ne potrebbero essere deprecabili: essi non potrebbero certo esser fatti risalire al Governo italiano. Che anzi da parte nostra ci siamo finora astenuti, per non dare adito a polemiche, da ogni rettifica o precisazione pubblica: è perevidente che tale amichevole e responsabile silenzio non potrebbe ripetersi indefinitivamente.

È d’altra parte da rilevare che ogni polemica, ogni presentazione unilaterale, ogni comunicazione intempestiva potrebbero avere effetti negativi sui lavori della Commissione Rossi, oltre che sui contatti fra i due Governi. Ci conviene ripeterlo, sarebbe contrario in primo luogo agli interessi del gruppo di lingua tedesca, il quale non pusperare di ottenere in altra sede risultati pari a quelli cui potrebbe dar luogo la Commissione.

V.E. vorrà richiamare l’attenzione del Ministro degli Esteri su tali considerazioni, facendo rilevare che civien fatto esclusivamente al fine di evitare che ulteriori ostacoli si frappongano al raggiungimento dell’auspicata intesa(7).

Allegato A Promemoria.

Le questioni di carattere patrimoniale di cui al promemoria del giugno 1960 stanno da tempo formando oggetto, da parte delle competenti Autorità italiane, di attento ed ampio esame, che è stato talvolta reso picomplesso e pertanto pilento dalla loro formulazione non sufficientemente determinata.

Numerose questioni comprese nel documento del 1947 sono già state felicemente risolte e non si pupertanto imputare alle Autorità italiane, che ormai hanno regolato quasi tutte le questioni analoghe esistenti con altri Paesi, se nel settore in argomento non è stata ancora raggiunta una soluzione integrale.

Non si esclude comunque la possibilità di procedere nel prossimo avvenire ad uno scambio di idee in proposito con le competenti Autorità austriache per chiarire l’impostazione e la proponibilità delle questioni avanzate da entrambe le Parti e tuttora insolute, allo scopo di avviarle verso una soddisfacente sistemazione.

Allegato B Appunto.

Con riferimento al promemoria del Ministero Federale degli Affari Esteri contrassegnato con la lettera «B»(8) e consegnato il 27 all’Ambasciatore d’Italia a Vienna, si precisa quanto segue:

1. Ripristino dell’obbligo dei visti e dei passaporti per i cittadini austriaci che si recano in Italia L’affermazione che «i motivi addotti dal Governo italiano con la Nota del 22 luglio u.s. non possono essere considerati soddisfacenti dal Governo austriaco» sembra di carattere così generale e aprioristico da non consentire una risposta e da non facilitare un chiarimento dei rispettivi punti di vista.

Si rileva d’altra parte che, anche secondo le affermazioni del Presidente Struye cui si riferisce il documento austriaco, le speranze espresse a suo tempo dal Ministro dell’Interno italiano circa un’eventuale revisione del provvedimento in questione erano condizionate e rivolte ad un futuro non immediato.

È evidente che una decisione di abolire l’obbligo dei visti e dei passaporti corrisponderebbe all’auspicata evoluzione della situazione in senso positivo.

2. Divieto di ingresso per il Consigliere Regionale Zechtl Come rilevato anche recentemente, rientra nelle facoltà di ogni Governo vietare l’ingresso nel proprio territorio a cittadini stranieri per motivi d’ordine pubblico e di sicurezza pubblica. In seguito alla richiesta verbale fatta dal Ministro per gli Affari Esteri il 15 gennaio u.s. all’Ambasciatore d’Italia a Vienna erano state interessate le competenti autorità italiane al caso del Consigliere Regionale Zechtl. Queste hanno percomunicato di non ritenere possibile, per il momento, una revisione del provvedimento in questione.

3. Divieto di introduzione in Italia di alcuni giornali austriaci; divieto di ingresso in Italia per giornalisti austriaci Anche a questo riguardo da parte austriaca si afferma soltanto che la posizione italiana resa nota col Promemoria del 13 marzo «non menoma gli argomenti addotti nel passo compiuto dall’Ambasciatore d’Austria sulla questione». In mancanza di una piarticolata critica della presa di posizione italiana anche questa affermazione austriaca non appare consentire risposta.

Si richiama d’altra parte la richiesta italiana di informazioni circa l’asserito divieto di ingresso dei numeri del 26 gennaio 1962 dei quotidiani «Die Presse», «Kronen Zeitung», e «Neues Oesterreich».

Allegato C Appunto.

Con riferimento al Promemoria del Ministero Federale degli Affari Esteri contrassegnato con la lettera «C»(9) e consegnato il 27 marzo 1962 all’Ambasciatore d’Italia a Vienna, si precisa quanto segue:

All’inizio dell’appunto austriaco viene affermato che «circa i rimproveri mossi dal Governo italiano in relazione ad una responsabilità del Governo austriaco per gli attentati dinamitardi, è stata presa posizione esaurientemente in numerose Note Verbali del Ministero Federale per gli Affari Esteri».

Al riguardo si deve purtroppo rilevare che le Note Verbali inviate in questa materia dal Governo austriaco sembrano contenere risposte solo su alcuni punti o parziali o marginali della materia. I principali fatti e le considerazioni piimportanti contenuti nelle Note Verbali italiane non risultano aver ricevuto risposta da parte austriaca: si è pronti a documentare analiticamente tale affermazione.

1. Scritte e tabelloni sulle strade austriache Da parte austriaca è stato fatto stato che per la rimozione dei tabelloni sussiste una difficoltà giuridica per la ragione che essi si trovano su terreni privati.

Tale circostanza non cambia ovviamente il carattere dei tabelloni sotto l’aspetto internazionale e si confida pertanto che verrà trovata la maniera per far rimuovere i tabelloni stessi, che, è il caso di ricordare, sono stati eretti ad opera del Berg Isel Bund.

Si ricorda con l’occasione che da parte italiana si attende una risposta alla Nota Verbale n. 117 del 9 gennaio 1961 dell’Ambasciata d’Italia a Vienna riguardante le scritte apposte lungo la strada federale tra Innsbruck e il Brennero, alcune delle quali chiedono l’annessione dell’Alto Adige all’Austria.

2. Consultazioni periodiche del Governo austriaco con cittadini italiani Il Governo italiano non puche prender atto della formale dichiarazione del Governo austriaco che «rappresentanti del Suedtirol non hanno mai preso parte a conferenze nell’ambito del Governo austriaco». Per quanto riguarda le consultazioni dei detti rappresentanti da parte di «uffici austriaci competenti per la trattazione del problema del Suedtirol» motivate «dall’interesse austriaco a conoscere il parere di coloro che sono direttamente interessati», si deve richiamare quanto esposto nella Nota Verbale 10A/1850 del 7 settembre 196110: «L’accordo De Gasperi-Gruber … non conferisce peraltro in alcun modo al Governo Federale austriaco un “mandato giuridico” per la “rappresentanza” di tale popolazione».

3. Campagna antitaliana per pretesi maltrattamenti della Polizia italiana verso gli arrestati in relazione alla attività terroristica Per questo punto si rimanda alla Nota Verbale 10A/722 del 28 marzo 1962 del Ministero degli Affari Esteri all’Ambasciata d’Austria a Roma(11).

Si puaggiungere che spetta ovviamente alla competente autorità giudiziaria conoscere quanto sia rilevante per il giudizio circa le denunce presentate.

4. Attacchi della stampa austriaca contro il Ministro italiano dell’Interno Si prende atto che gli attacchi della stampa austriaca contro l’allora Ministro italiano dell’Interno vengono deplorati dal Governo austriaco.

Va pernotato che tale deplorazione non è stata resa pubblica. D’altra parte non sembra sufficiente invocare la libertà di stampa per giustificare tali insulti, tanto piche essi sono stati pubblicati da giornali che notoriamente fanno capo ai Partiti che sono al Governo.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, aprile 1962.


2 Vedi D. 290, nota 3.


3 Vedi D. 290.


4 Vedi D. 289.


5 Recte: 27 marzo, vedi D. 288. I tre documenti italiani sono editi in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, DD. 34, 35 e 36.


6 Rispettivamente T. 10885/194 e T. segreto 11211/202, relativi ad indiscrezioni della stampa austriaca sul passo italiano del 27 marzo.


7 Per l’esecuzione delle presenti istruzioni Martino ritenne preferibile intrattenere Waldheim e in tal senso fu autorizzato. Vedi D. 297.


8 Vedi D. 288, Allegato III.


9 Vedi D. 288, Allegato II.


10 Edita in Libro Verde 1961, D. 49.


11 Vedi D. 277, nota 4.

295

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO(1)

L. 1703. Vienna, 20 aprile 1962.

Caro Russo, mi permetto attirare la tua attenzione sulla presente fase dei nostri rapporti con il Governo austriaco in relazione alla questione dell’Alto Adige.

Il Governo di Vienna si è, dapprima, dichiarato disposto a riprendere trattative dirette in adempimento alla risoluzione dell’ONU(2). Abbiamo risposto che anche noi eravamo pronti, ma contemporaneamente abbiamo fatto presente che ci pareva opportuno attendere i risultati della Commissione di Studio(3). Facevamo anche intendere la necessità di ritornare alla corretta prassi di rispondere alle note diplomatiche. E ciin relazione alla circostanza che il Governo austriaco aveva lasciato inevase molte delle nostre richieste e lamentele. Kreisky, prevedendo questa nostra ultima richiesta, mi consegnava tre appunti(4): uno per rispondere alle nostre richieste; un altro per ritornare su lamentele austriache cui noi non avevamo risposto; il terzo per chiedere che vengano iniziate trattative per la questione dei beni della Val Canale.

Successivamente Kreisky mi consegnava un altro Aide Mémoire(5) con cui proponeva un incontro fra i due Ministri degli Esteri.

Noi abbiamo mantenuto il piassoluto silenzio.

Mi rendo perfettamente conto della opportunità di rinviare al massimo l’inizio di trattative dirette: ma il nostro silenzio rischia di farci mettere pubblicamente in mora, mentre noi abbiamo la possibilità non solo di evitare questo pericolo ma di raggiungere l’intento di prorogare i contatti diretti tra i Ministri e pertanto l’inizio di vere e proprie trattative.

Avevo suggerito per esempio l’opportunità di un colloquio con Waldheim circa la nostra soddisfazione o meno sulle risposte dateci alle nostre lamentele (di cui qualcuna certamente insoddisfacente come quella della asserita impossibilità di far togliere i cartelli irredentistici sulla strada del Brennero) e la necessità di migliorare i rapporti fra i due Paesi anche attraverso un adeguato atteggiamento della stampa.

Mi pareva anche opportuno rispondere qualche cosa circa la richiesta di trattare la questione dei beni della Val Canale ed eventualmente dichiararci disposti in linea di massima ad esaminare la questione dei visti a determinate condizioni.

Tenendo vivo il colloquio attraverso i normali canali diplomatici potevamo offrire qualche argomento al Governo austriaco che a torto o a ragione dice di temere pressioni da parte dei tirolesi.

Se per ora puessere giustificata una mancata risposta sul richiesto incontro dei Ministri degli Esteri data la possibilità che il Presidente Segni possa essere eletto alla suprema carica dello Stato, per cui è comprensibile che non possa impegnare il suo eventuale successore, sarebbe meno logico che si attendesse a sollevare eccezioni quali quelle da me accennate, fino a dopo le elezioni presidenziali: cipotrebbe dare l’impressione che si cerchi volutamente di differire l’inizio di trattative nonostante la nostra comunicazione ufficiale di essere pronti a farlo. Sarebbe stato bene quindi che il colloquio da me ventilato (che potrebbe avvenire anche costì) precedesse l’elezione presidenziale per poi magari continuarlo e coltivarlo anche dopo per tutto il tempo necessario.

Oggi ci troviamo in una situazione favorevole perché in definitiva anche il Governo austriaco intravede nella Commissione di Studio la sola possibilità di risolvere la questione senza ricorrere ad istanze internazionali.

L’evolversi degli avvenimenti in Austria ci ha anche dato ragione sul nostro passato atteggiamento; non dobbiamo percon un’inattività che puapparire inspiegabile se non addirittura pretestuosa, dare agli austriaci delle armi che possano farci apparire in difetto, mentre noi ci troviamo in una posizione di vantaggio.

Mi pare che convenga dare una mano al Governo austriaco perché possa far fronte alle temute nuove offensive dei tirolesi e dell’opinione pubblica austriaca. Se poi gli scopi del Governo austriaco vanno al di là di una ragionevole valutazione della situazione la nostra buona volontà servirà a mettere alla prova la sua buona fede.

D’altra parte il Governo austriaco, e specialmente per iniziativa dei Ministri socialisti, ha intrapreso una seria lotta contro terroristi e Berg-Isel-Bund e noi dobbiamo in qualche modo dimostrare di appoggiare questa nuova politica Non pitardi di ieri un funzionario della Ballhaus, alludendo alla scadenza per ricorrere all’ONU e al pericolo che prima di allora non si sia profilata una seria soluzione del problema, mi diceva che talvolta si puessere obbligati a fare (e si riferiva ad un nuovo eventuale ricorso all’ONU) quello che non si vorrebbe fare.

Ora io credo che il Governo austriaco veda tutt’altro che con favore un nuovo ricorso alle Nazioni Unite. Ma noi dobbiamo fare il possibile per evitare che esso ci possa accollare la responsabilità di avervelo costretto, e credo che noi possiamo farlo senza eccessivo costo.

Naturalmente c’è da augurarsi che la Commissione di Studio finisca non soltanto soddisfacentemente, ma tempestivamente i suoi lavori.

Gradisci i miei picordiali e deferenti saluti(6)

E. Martino

294, incrociatosi con il presente documento.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, aprile 1962.


2 Vedi D. 275.


3 Vedi D. 286.


4 Vedi D. 288.


5 Vedi D. 290.


6 Per le istruzioni da Roma circa la continuazione del dialogo con il Governo austriaco vedi D.

296

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 403. New York, 20 aprile 1962.

Caro Fornari, ho letto il telespresso n. 10/830/c. del 14 aprile u.s.2 col quale mi avete mandato copia dei tre promemoria che il Governo di Vienna ha dato a Martino. Mi pare che il gesto austriaco possa interpretarsi in due modi: o come una manovra di ritirata abilmente camuffata con qualche ritorno offensivo, o come la precostituzione di un dossier in preparazione di un nuovo ricorso all’ONU. Per parte mia sarei propenso a non sottovalutare la seconda interpretazione e cimi preoccupa assai perché, come ti ho già scritto, un terzo ricorso austriaco alle Nazioni Unite non potrebbe esaurirsi nel modo a noi favorevole come i primi due. Non so se i nostri uomini di Governo se ne rendano esatto conto, ma ritengo sia nostro dovere avvertirli in tempo utile per le decisioni del caso.

Ciche mi preoccupa è da un lato il fatto che non è ancora stata data esecuzione nemmeno iniziale alla risoluzione dell’ultima Assemblea e dall’altro, o insieme, il fatto che la Commissione ha protratto i suoi lavori oltre il previsto ed ha davanti a sé ancora il problema piscabroso.

Capisco l’«optimum» cui vorremmo arrivare. Noi vorremmo concludere favorevolmente i lavori della Commissione e poi dire a Vienna che li abbiamo favorevolmente conclusi e che una soluzione è stata trovata «in consultazione con i rappresentanti delle popolazioni locali» e che quindi la partita è chiusa conformemente alla lettera ed allo spirito dell’Accordo di Parigi. Evitando così di internazionalizzare l’intesa raggiunta attraverso un suo «endorsement» formale da parte austriaca. Tutto civa bene, ma a condizione che si arrivi rapidamente alla conclusione dei lavori e che questa conclusione sia positiva.

All’Austria non sfuggirà questa nostra intenzione e difatti le sue proposte alla vigilia del dibattito qui erano, come ricorderai, piprocedurali che di sostanza e prevedevano i due casi e cioè che la Commissione giungesse ad un accordo o che non vi giungesse.

Io sarei del parere che un incontro tra i due Ministri abbia luogo – un incontro preparato, nel senso che esso debba rappresentare una ripresa di contatto senza affrontare il fondo del problema, tanto per interrompere le more. Non vi è nulla di male secondo me a che si constati che la Commissione lavora. Tanto piche se la Commissione fallisse, la questione ritornerebbe in pieno sul piano internazionale bilaterale o societario. Quindi non dovremmo aver paura di veder menzionata la Commissione sino a che tale menzione non comprometta l’avvenire ossia il carattere che vorremmo dare all’intesa con gli esponenti locali, se a tale intesa, come speriamo, si perverrà.

Ciche conviene prevenire è un ricorso dell’Austria all’ONU e tu sai che questo ricorso, lo scorso anno, essa lo presentil 18 luglio.

Credimi, con molti cordiali saluti, tuo aff.

V. Zoppi


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, marzo 1962.


2Ritrasmissione dei documenti qui pubblicati in allegato al D. 288 e del D. 287.

297

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 1875/9742. Vienna, 3 maggio 1962.

Oggetto: Alto Adige. Scambi di vedute con il Governo austriaco.

Come ho già telegrafato(3), venerdì scorso, 27 aprile, mi sono recato da Waldheim in adempimento delle istruzioni ricevute con il telespresso n. 10A/852/27 del 18 aprile(4). Ho detto a Waldheim quanto segue:

Da parte italiana si è dedicata la piattenta considerazione alla comunicazione fattami dal Ministro Kreisky il 10 aprile u.s.5 e si concorda sull’opportunità di addivenire col Governo austriaco ad un esame congiunto della situazione al fine di superare la controversia sorta sull’esecuzione dell’Accordo di Parigi; e ciin applicazione della raccomandazione che, secondo la tesi italiana, fu adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 28 novembre scorso.

Da parte italiana si ritiene tuttavia che un tale esame congiunto della situazione non sia opportuno prima della fine dei lavori della Commissione Interna di Studio presieduta dall’On. Paolo Rossi. Ragioni evidenti impongono di evitare con ogni cura qualsiasi possibilità di interferenza esterna su quei lavori che dalle due parti sono considerati il miglior mezzo per eliminare la controversia.

È chiaro d’altra parte che, attraverso un accordo raggiunto in seno alla Commissione predetta, il Governo italiano potrebbe piagevolmente venire incontro alle aspirazioni del gruppo di lingua tedesca. In sede internazionale, infatti, esso non poTRà attenersi che alle norme di diritto internazionale le quali non esigono concessioni come quelle che potrebbero venir deliberate in sede interna.

È d’altronde presumibile che i lavori della Commissione abbiano termine prossimamente e che si possa così procedere a quei contatti che sono desiderati da ambedue i Governi.

A parte ci va considerato che l’imminenza dell’elezione del Presidente della Repubblica italiana rende praticamente impossibile per ora ogni decisione circa un incontro ad alto livello da parte di un Governo che deve presentare le sue dimissioni al nuovo Presidente.

Poiché è convinzione italiana che un miglioramento dell’atmosfera nei rapporti fra i due Paesi, da considerarsi pregiudiziale per giungere ad una soluzione, possa essere agevolato dall’appianamento di altre questioni inerenti al contenzioso italo-austriaco, da parte nostra si ritiene conveniente procedere a degli scambi di vedute su tali altre questioni, ancor prima del prospettato esame congiunto della situazione in relazione alla controversia di fondo.

A questo punto ho consegnato all’Ambasciatore Waldheim i tre Promemoria nei quali sono illustrate le principali questioni o argomenti a cui il Governo italiano intende riferirsi, aggiungendo che gli scambi verbali di vedute su di essi potrebbero estendersi anche ad altri argomenti.

Ho poi continuato ed aggiunto che secondo il punto di vista italiano questi scambi di vedute dovrebbero essere svolti per via diplomatica in modo da sgomberare il terreno in vista di eventuali incontri ad alto livello. Incontri del genere, infatti, sono auspicabili solo se gli indispensabili lavori preparatori indicano la possibilità di raggiungere risultati sostanziali: cioè tali da corrispondere alle aspettative che simili incontri certamente susciterebbero nell’opinione pubblica dei due Paesi.

Da parte italiana si desidera inoltre sottolineare l’opportunità di evitare in futuro indiscrezioni e presentazioni inesatte del problema, in quanto certamente esse non possono che ostacolare il raggiungimento degli scopi che i due Governi si prefiggono. (Così, per esempio, da ultimo nella nota diffusa dall’APA l’11 aprile(6), la presentazione assolutamente inesatta e infondata della Commissione di Studio come «uno dei mezzi pacifici previsti dallo Statuto delle Nazioni Unite»). Gli effetti di tali indiscrezioni, presentazioni o pubbliche interpretazioni non possono essere che dannosi ed essi non potrebbero certo essere fatti risalire al Governo italiano. Infatti da parte italiana, proprio nell’intento di non riaprire polemiche, si sono fin qui evitate rettifiche o precisazioni di carattere pubblico. È perevidente che tale silenzio, dettato da senso di responsabilità ed informato a spirito amichevole, non potrebbe per ovvie ragioni prolungarsi indefinitamente.

È dunque opinione italiana che per agevolare i lavori della Commissione Rossi e per migliorare le relazioni tra i due Paesi si debba evitare ogni polemica, ogni presentazione inesatta del problema ed ogni comunicazione intempestiva.

Waldheim mi ha detto di rendersi conto di quanto gli avevo esposto, rinnovandomi tuttavia la preoccupazione del Governo austriaco di poter essere sottoposto a pressioni da parte di radicali e di impazienti al fine che vengano effettivamente riprese le trattative tra l’Austria e l’Italia in base alla risoluzione dell’ONU. Il Governo austriaco temerebbe poi che si possa arrivare alla scadenza del termine per il ricorso all’ONU (e qui Waldheim ha parlato della scadenza di luglio) senza aver concluso nulla e avendo anzi perduto del tempo qualora la Commissione di Studio non dovesse dare buoni risultati. Mi ha anche aggiunto che secondo notizie provenienti da Roma sembrava che la Commissione di Studio dovesse tardare molto la conclusione dei lavori, senza dire che, anche dopo tale conclusione, l’«iter» per una soluzione sarà ancora abbastanza lungo dovendo poi intervenire il Governo e il Parlamento italiani.

Ho osservato a Waldheim che le notizie cui egli si riferiva erano notizie diffuse dall’agenzia di stampa austriaca stranamente provenienti da Roma, mentre esse davano l’impressione che la loro origine fosse del tutto austriaca. (Vedi mio telegramma n. 211)7. A tutt’oggi le previsioni erano invece nel senso che la Commissione di Studio stesse accelerando i suoi lavori in modo da finirli al pipresto.

D’altra parte non vedevo quale oggetto potrebbero avere delle trattative fra l’Italia e l’Austria prima che fossero terminati i lavori della Commissione di Studio (che oramai è pacificamente riconosciuta come il mezzo piidoneo) per arrivare ad un superamento della controversia nata dall’applicazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi.

Poiché Waldheim mi aveva accennato che lo scopo piimmediato di nuove trattative potrebbe essere quello di accordarsi sul mezzo pacifico per risolvere la controversia qualora i lavori della Commissione di Studio conducessero ad esito negativo, mi è stato agevole rispondergli:

1) che fino ad oggi i lavori si sono svolti soddisfacentemente; e su cisono concordi anche membri altoatesini quali Magnago e l’On. Riz, e che quindi sarebbe stato quanto meno di cattivo auspicio mettersi a trattare tale pessimistica ipotesi;

2) che, se fino ad oggi i lavori si sono svolti soddisfacentemente, dovrebbe escludersi che i lavori della Commissione di Studio possano concludersi in un totale fallimento. Al peggio si potrebbe prevedere che si manifestino disaccordi soltanto su alcune questioni che potrebbero condurre a un positivo riesame di esse tra il Governo italiano e gli altoatesini o trovare altrimenti soluzioni senza ricorrere ad un mezzo pacifico estraneo.

In questa situazione mancherebbe oggi una base concreta per poter discutere sul mezzo pacifico e comunque sul mezzo pacifico piidoneo per superare tali presunte difficoltà.

Per quanto riguardava l’opinione pubblica austriaca, a parte che la piconsapevole si è oramai resa conto che l’unica via in questo momento è quella di attendere le conclusioni della Commissione di Studio, per calmare i settori piimpazienti poteva sempre trovarsi, come avevo accennato, il modo di instaurare un dialogo per via diplomatica su altre questioni, dimostrando così che lo scopo dei due Governi è quello di raggiungere una generale intesa su tutti i problemi.

Infine gli ho ancora ripetuto che i presupposti per incontri ad alto livello sono quelli di chiarire completamente l’atmosfera fra i due Paesi, eliminando alcuni motivi di attrito (quali per esempio campagne di stampa polemiche o calunniose, cartelli e scritte lungo la strada del Brennero) e comunque preparare detti incontri ponderatamente e seriamente.

Infine poiché Waldheim ha fatto cenno al problema dei visti, gli ho detto che ancora in questi giorni ero venuto a conoscenza che l’attività degli amici di Oberhammer continua a svolgersi in Alto Adige nonostante l’esistenza dei visti (fonte On. Riz) e che quindi purtroppo la situazione non è ancora tale da darci tranquillità. Comunque saremmo lieti di poter pervenire alla loro abolizione quando fosse scomparso con l’aiuto delle autorità austriache ogni pericolo di attentati e di propaganda ostile contro il nostro Paese e contraria al ristabilimento di una normale convivenza in Alto Adige.

***

Della mia conversazione con Waldheim dava notizia, il giorno successivo, la «Die Presse» nella quale si diceva, tra l’altro (vedi mio telegramma 239)8 che «si riconosce da parte italiana l’importanza della risoluzione dell’ONU che suggerisce la continuazione degli sforzi bilaterali fra Roma e Vienna e si riconosce anche, a tale proposito, che l’inizio di tali trattative diventa a poco a poco necessario».

Questa «fuga» dovuta con tutta probabilità a Steiner (vedi mio telegramma n. 243)9 puessersi proposta una duplice finalità: da una parte il tentativo di volerci «compromettere» per quanto riguarda trattative dirette con il Governo di Vienna, indipendentemente dall’esito della Commissione di Studio per l’Alto Adige; dall’altra, con benevola interpretazione, il desiderio di calmare le impazienze dei radicali i quali certamente tendono a rappresentare l’Italia come animata dalla volontà non soltanto di dilazionare le trattative, ma anche di voler lasciare da parte il Governo austriaco nella soluzione del problema eventualmente raggiunta direttamente con gli altoatesini.

Riterrei perche quest’ultimo timore non sia soltanto dei radicali tirolesi. Non oserei estenderlo a tutto il Governo austriaco, ma certamente la stessa preoccupazione ha Kreisky e, in questo momento forse anche di pi Steiner che è pivicino agli ambienti tirolesi. Non è senza significato che Steiner mi abbia detto che i risultati della Commissione di Studio dovranno essere approvati da tutta la Volkspartei, cioè a dire anche da quei radicali altoatesini che non fanno parte della Commissione di Studio e che oggi sono forse anche i pidiretti portavoce dei tirolesi di Innsbruck.

Malgrado che Steiner mi abbia detto che da parte del Governo austriaco si faccia tutto il possibile perché i lavori della Commissione di Studio terminino soddisfacentemente, non posso dimenticare le riserve che egli stesso mi fece in passato sul raggiungimento di un accordo su tutti i punti né la sua dichiarazione sull’opportunità di accordarsi sul mezzo pacifico per far decidere da esso le questioni che, in sede di Commissione di Studio, restassero insolute. In sostanza, ho l’impressione che gli elementi piradicali seguano da vicino i lavori della Commissione e cerchino di fare pressioni su Magnago che non soltanto non vuol correre il rischio di passare come un «traditore» degli interessi altoatesini, ma sopratutto cerca di barcamenarsi fra le varie tendenze del partito per schierarsi con la maggioranza del partito e così conservare il suo posto.

Occorre quindi seguire con molta attenzione la situazione sia in sede di lavori della Commissione di Studio, sia a Bolzano, mentre per parte mia non mancherdi segnalare, come di consueto, ogni indicazione che contribuisca a far comprendere l’atteggiamento del Governo austriaco e quello di persone e gruppi interessati alla questione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, maggio 1962.


2Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3T. segreto 13603/238 del 27 aprile, con il quale Martino aveva anticipato in sintesi quanto qui pidiffusamente esposto (Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza).


4 Vedi D. 294.


5 Vedi D. 290.


6 Vedi D. 291, nota 2.


7 Vedi D. 291.


8 T. 13653/239 del 28 aprile da Vienna, non pubblicato.


9 T. segreto 13903/243 del 30 aprile da Vienna, non pubblicato.

298

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 1975/10302. Vienna, 11 maggio 1962.

Oggetto: L’Austria ed i ricorsi all’ONU.

Difficile è stata la convivenza tra il Cancelliere Gorbach e Kreisky durante la loro recente visita negli Stati Uniti. Steiner, promosso «coram populo» quasi a primo collaboratore del Cancelliere in politica estera, me ne ha parlato non senza compiacimento.

Gli episodi raccontati sono diversi ed in verità non meritano ulteriore cronaca dopo quanto è già stato segnalato da questa Ambasciata sulle vicissitudini che hanno accompagnato la preparazione del viaggio.

Questo in fondo è stato voluto dalla direzione del partito popolare non tanto per lo scopo particolare di ottenere l’appoggio americano alla pistretta associazione alla Comunità Europea compatibile con la neutralità, quanto come missione rituale per dimostrare nella preparazione del confronto elettorale che il partito continua a godere del favore americano a preferenza del partito socialista e che al Cancelliere Gorbach si riconoscono internazionalmente i meriti ed il prestigio che circondarono Raab e Figl.

Alla stessa insegna verrà intrapreso il viaggio a Mosca: non è necessario essere pio meno rosei per non urtare i russi.

Dati questi propositi la presenza di Kreisky sul piano di partito e di politica estera non solo era superflua ma imbarazzante. Non è stato difficile per il Cancelliere, data anche la poca simpatia che egli ha per il suo Ministro, di marcarla cercando di ecclissarlo anzi di allontanarlo ostentamente da sé. È vero peraltro che la presenza di Kreisky, sul piano della politica interna austriaca, ha funzionato da parafulmine dati i magri risultati concreti in materia di associazione alla Comunità Europea; ché altrimenti i socialisti non avrebbero mancato di farne colpa al partito rivale.

***

Il conflitto ha comunque avuto un riflesso che ci riguarda. La socialista «Express» ha pubblicato che, secondo quanto riferito dal giornalista americano Switon, presente ad una riunione, a cui non partecipava Kreisky, ma il Cancelliere con i suoi amici di partito, vi si sarebbe espressa l’opinione che per la questione altoatesina non fosse piil caso di adire l’ONU (telegramma n. 253)3.

La Ballhausplatz pubblicava perciil comunicato trasmesso con telegramma n. 2544. L’informazione non veniva smentita ma rettificata.

L’Ufficio Stampa Federale, per conto suo, eccepiva che la notizia pubblicata dall’«Express» non era poi ... «tragica».

L’«Express» riprendendo la polemica ha insistito sulla verità dei propositi tenuti a New York dai popolari; li ha criticati ed in polemica con l’Ufficio Stampa Federale li ha qualificati scandalosi.

Una frase dell’articolo, che comunque si allega(5), merita di essere rilevata: là dove si dice che quei propositi «tolgono ogni effetto al salutare spavento che suscita sempre a Roma l’appello all’ONU».

Allo stato attuale delle cose un nuovo ricorso all’ONU è qui evocato unicamente per premere su di noi, per incuterci un «salutare spavento». Ed è a questo fine che, come si ricorderà, l’ha evocato Waldheim nel recente colloquio avuto con lui(6). Ma è una minaccia che nessuno dei due partiti si sentirebbe oggi di porre in atto.

Ragioni elettorali fanno desiderare ai due partiti di giungere ad una soluzione della controversia prima del confronto. Piimperiose nei socialisti, pisfumate nei popolari: i primi cercherebbero di sfruttarla come una propria vittoria nell’agone internazionale; i secondi, che non potrebbero essere defraudati della loro parte di vittoria, ne prenderebbero occasione per riassumere il controllo del partito in Tirolo.

Un nuovo ricorso all’ONU, che cadrebbe proprio in clima elettorale, sarebbe nocivo agli uni ed agli altri: potrebbe rinforzare la sola destra contaminata di nazismo e di pangermanesimo.

Ma ci sono altri motivi che sconsigliano almeno quest’anno un ritorno a New York, motivi tutti legati agli avvenimenti verificatisi in seno al Bergisel-Bund, all’esodo da questo del partito socialista, alle pesanti responsabilità austriache negli attentati che verranno sempre pialla luce dopo i processi dei maggiori istigatori ed organizzatori. Sarebbe infatti per noi facile negare ogni spontaneità popolare al movimento insurrezionale altoatesino, e provare ad abundantiam per le stesse ammissioni austriache che esso si è prodotto per iniziativa ed incitamento del Paese confinante e di gruppi di estremisti da questo favoriti. La stessa resipiscenza austriaca manifestatasi negli ultimi mesi aggrava le responsabilità precedenti.

Motivi infine di indirizzo generale di politica estera fanno ritenere quanto mai improbabile un nuovo ricorso austriaco.

La via dell’ONU fu un’espressione di quella politica personale istaurata da Kreisky alla Ballhaus e che nella questione altoatesina si è esplicata in collusione non di finalità ma di contingenze con gli estremisti tirolesi. Dissi altra volta quanto le iniziative societarie di Kreisky s’inquadrassero nell’ambizione di far svolgere all’Austria una parte di primo piano sulla scena internazionale. Per ogni Cancelleria ed ogni Ministro degli Esteri il problema di prendere posizione riguardo alle singole questioni che si agitano davanti all’Assemblea e nei corridoi dell’ONU è di per sé spinoso. La caccia ai voti, quando si tratta di questioni in cui si è direttamente coinvolti, diventa oltre tutto estremamente ingrata per i problemi di «do ut des» che essa implica.

Per l’attivismo e la vanità del Ministro degli Esteri austriaco questo problema si converte in un’opportunità per poter esteriorizzarsi e per entrare di traverso nei grandi problemi internazionali sviluppando quella politica fra neutralità e neutralismo che è di sua caratteristica invenzione.

In tale quadro i suoi insuccessi all’ONU non sono stati che relativi: ma hanno allarmato i popolari per le conseguenze che già si profilavano nella politica estera generale del Paese. Ed è appunto perciche, come si ricorderà, nella riunione invernale del partito popolare al Semmering si avanzarono forti riserve su un’accentuazione sempre pimarcata dell’indirizzo societario patrocinato dal Ministro degli Esteri socialista e fu avanzata come ricambio una politica pi«europea» che in materia di Alto Adige sarebbe stato facile sviluppare e promuovere nelle organizzazioni europee.

Questa è in verità la tendenza patrocinata da Steiner: una pressione su di noi meno aggressiva che non all’ONU, ma picontinua, tenace e insidiosa. La quale, alla lunga, potrebbe infastidirci di pi contro di essa meno facilmente potremmo far convergere maggioranze a nostro favore proporzionalmente così importanti come quelle guadagnate all’ONU; pidelicato sarebbe per noi sfuggire ad incomode mediazioni o ad interessati buoni uffici avanzati in nome della solidarietà europea.

È perciche, anche se quest’anno un ricorso austriaco all’ONU appaia assai improbabile, non vanno sottovalutate le possibilità di Vienna di mantenere sempre vivo il problema in modo che in futuro possa sfruttare a suo vantaggio quella politica anti-estremista seguita negli ultimi mesi che, come si è detto, non puportare per il momento in campo internazionale interamente i suoi frutti, ma che domani potrebbe rovesciare la situazione interamente a nostro svantaggio.

Mentre dunque mi sembra del tutto improbabile, almeno per la prossima sessione, un ricorso del Governo austriaco all’ONU, non escluderei che si miri piuttosto a coltivare la procedura pendente di fronte al Consiglio d’Europa. Cideve attirare tutta la nostra attenzione specialmente nell’ipotesi che un giorno la questione dovesse essere agitata davanti all’Assemblea di Strasburgo.

In un colloquio con l’On. Benvenuti, venuto a Vienna per l’inaugurazione dell’Esposizione dell’Arte del ’400, questi mi ha manifestato le sue preoccupazioni qualora il problema dovesse dibattersi in detta Assemblea perché, a suo dire, l’eventuale dibattito potrebbe assumere impensati sviluppi in quanto, tra l’altro, esisterebbe un gruppo di membri nordici, accennandomi specialmente a danesi, che sembra rivolgano le loro simpatie verso gli altoatesini, popolo di lingua tedesca dominato da uomini del sud.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 7, fasc. ONU.


2 Sottoscrizione autografa.


3 T. 14674/253 del 7 maggio da Vienna, non pubblicato.


4 Il testo del comunicato trasmesso era il seguente: «In relazione ad una notizia riprodotta da un giornale viennese del mattino di oggi, relativa ad una presa di posizione della delegazione governativa austriaca sulla questione del Tirolo del Sud si precisa quanto segue: da parte austriaca è stato sempre fatto presente negli Stati Uniti in relazione alla questione del Tirolo del Sud che il punto di vista dell’Austria è immutato. In adempimento alla risoluzione dell’ONU dell’anno scorso, l’Austria ha proposto ripetutamente all’Italia lo svolgimento di trattative bilaterali sul problema del Tirolo del Sud. È stato inoltre fatto presente che la Commissione per il Tirolo del Sud è attualmente al lavoro in Italia, che l’Austria si compiace di questi lavori e che li segue con grande interesse. Gli ulteriori passi austriaci nella questione del Tirolo del Sud dipenderanno quindi dal risultato delle trattative con l’Italia. In tutti i casi occorrerà attuare la risoluzione delle Nazioni Unite» (T. 14751/254 del 7 maggio da Vienna, in Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I).


5 Allegato non presente nel fascicolo.


6 Vedi D. 297.

299

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto 10A/10412. Roma, 18 maggio 1962.

Oggetto: Alto Adige. Ipotesi sui risultati della Commissione Rossi e ripresa dei negoziati con l’Austria.

1. Da parte italiana si è preferito rimandare l’inizio di nuovi negoziati con l’Austria sull’Alto Adige, in attesa della conclusione dei lavori della Commissione Rossi. Ci si è naturalmente preoccupati di far risultare – anche con la proposta di iniziare nel frattempo l’esame di altre questioni pio meno connesse anch’esse con l’Alto Adige – la buona volontà dell’Italia in relazione a tali negoziati, che fu essa di fronte all’ONU a richiedere: si è perconsiderata prevalente la necessità di non interferire, con un vero e proprio negoziato sul merito, con i lavori della Commissione, il cui termine è attualmente previsto per il mese di giugno.

L’atteggiamento che converrà seguire in materia di negoziati con l’Austria poTRà essere dunque fissato solo quando si delineerà con chiarezza il risultato dei lavori della Commissione. Puperforse considerarsi opportuno predisporre fin da ora, per non farci sorprendere dagli eventi e per evitare pericolosi indugi, la nostra futura linea di condotta, in relazione alle varie eventualità che possono presentarsi e che a fini pratici, possono essere riportate a due ipotesi fondamentali:

a) La Commissione riuscirà a presentare una relazione che costituisca in effetti una soluzione globale e concordata di tutte le questioni prospettate.

b) La conclusione dei lavori della Commissione sarà negativa oppure verrà aggiornata oppure non sarà di fatto impegnativa per il gruppo di lingua tedesca.

2. Verificandosi l’ipotesi positiva a), la posizione diplomatica italiana verrebbe molto rafforzata e difficilmente l’Austria potrebbe rilanciare il problema in sede internazionale. C’è da attendersi piuttosto che da parte austriaca si cercherà di intervenire nella soluzione così raggiunta o comunque di farla registrare internazionalmente. Da parte nostra non sarebbero necessarie iniziative e potremmo limitarci a far fronte nel modo piopportuno a quelle che prenderebbe l’Austria.

3. La opposta ipotesi b) porrebbe nel campo internazionale problemi seri e delicati. Non è probabile che, in questo caso, l’Austria sarebbe disposta a rimandare la ripresa del negoziato e a lasciare passare le scadenze ONU (nel 1961 richiese la iscrizione il 18 luglio). D’altra parte, se non fosse chiarita la nostra posizione, un nuovo scontro all’ONU si presenterebbe in maniera poco favorevole per noi e l’attesa di esso potrebbe favorire un irrigidimento del gruppo di lingua tedesca in sede interna.

Sembra pertanto necessario studiare, per tale ipotesi, una nostra iniziativa chiarificatrice. Potremmo cioè – appena i lavori della Commissione fossero giunti ad un punto tale da avvalorare l’ipotesi b) – predisporre tempestivamente la ripresa del negoziato.

4. Tale negoziato dovrebbe svolgersi in un primo tempo sul Par. 1 delle Risoluzioni dell’ONU e cioè sulla sostanza del problema. Al riguardo potremo ripresentare le proposte fatte a Zurigo (rilevando che cifacciamo liberamente in quanto tali proposte non ci vincolano pi essendo state allora avanzate soltanto per risolvere definitivamente la questione in quella sede e in quel momento) e dire che siamo disposti a discutere sulla base di esse (dopo quell’ulteriore esame austriaco che abbiamo sempre invocato), ma non su basi diverse. Un simile atteggiamento – che risponderebbe, pare, all’attesa dell’opinione pubblica pisensibile ai problemi di frontiera – mirerebbe in primo luogo a far risultare che quanto elaborato in seno alla Commissione Rossi costituisce un fatto puramente interno e non ci impegna in sede internazionale, ed anche a portare a una conclusione rapida del negoziato sulla sostanza (Par. 1), che non sembra offrire alcuna possibilità di successo e il cui prolungarsi rischierebbe di impegnarci a qualche ulteriore concessione senza giungere a un accordo e senza migliorare la nostra posizione tattica.

5. Si dovrebbe poi passare alla discussione sulla scelta del mezzo pacifico (Par. 2 delle Risoluzioni ONU). Al riguardo converrà probabilmente insistere con decisione per la scelta di un mezzo giudiziario: a tal fine occorrerebbe fossero tempestivamente stabilite a livello governativo le condizioni cui tale mezzo dovrebbe sottostare onde essere per noi accettabile, anche in relazione al negoziato che ebbe luogo nell’autunno scorso, durante il quale l’Austria era stata indotta ad abbandonare di fatto la sua opposizione a un mezzo giudiziario, avvicinandosi all’accettazione di un arbitrato giuridico.

6. L’atteggiamento italiano quale sopra accennato dovrebbe insomma mirare a due scopi:

Primo: rendere meglio sostenibile la nostra posizione in sede ONU, col fare stato di un serio negoziato da noi voluto e presumibilmente non concluso, nonché possibilmente facendo risultare che il problema è circoscritto alla scelta di un mezzo giudiziario, circa il quale le idee delle due parti non dovrebbero essere troppo discoste. (Considerazioni analoghe sembrano valide, di massima, anche per un eventuale approfondito interessamento del Consiglio d’Europa).

Secondo, per il caso che la possibilità di soluzione in sede interna fosse tuttora aperta: chiarire al gruppo di lingua tedesca che l’alternativa non sarebbe (come cercheranno di presentarla gli estremisti e forse il Governo austriaco) fra l’accontentarsi dei risultati ottenibili attraverso la Commissione e il partire da essi per strappare ulteriori concessioni per via diplomatica, ma bensì fra l’accettare i risultati ottenibili attraverso la Commissione e la prosecuzione indefinita del conflitto nel quale, sulla sostanza, l’Italia si manterrebbe rigidamente alla posizione di Zurigo mentre, per la procedura, il mezzo pacifico eventualmente prescelto non potrebbe essere che giudiziario.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, maggio 1962.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale». Annotazione di Segni datata 22 maggio sul primo foglio: «Il n. 3 mi pare oramai superato».

300

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segretissimo precedenza assoluta 16775/283. Vienna, 21 maggio 1962 (perv. ore 14,40).

Oggetto: Questione Alto Adige.

Personalità altamente qualificata di solito vicina Cancelliere mi ha sollecitato conversazione pregandomi mantenere assoluto segreto sia su sua identità sia su sua iniziativa.

Mi ha detto di sapere che tra qualche giorno Kreisky mi chiamerà a colloquio per consegnarmi promemoria col quale si rinnoverà invito formale a riprendere negoziati in base risoluzione ONU.

Affinché questa insistenza da parte austriaca non sia da noi male interpretata egli ha cercato persuadermi che ripresa conversazioni è indispensabile data «instabile» situazione Tirolo. Governo austriaco viene accusato sua inattività riguardo questione Alto Adige mentre si avvicina termine adire Nazioni Unite. Secondo radicali anche qualora si dovesse giungere a soluzione questione attraverso Commissione studi, merito si dovrebbe attribuire piuttosto a bombe e attentati, che spinsero Governo italiano nominare Commissione, che non a Governo austriaco.

Pendente tale inattività riesce impossibile a Governo austriaco e in particolare a partito popolare che controlla maggior parte popolazione tirolese, svolgere presso quest’ultima opera di persuasione alla pazienza e all’attesa. Attuale relativa calma in Tirolo e su stampa circa questione Alto Adige non potrebbe in questa situazione durare a lungo. Solo incontro ad alto livello potrebbe galvanizzare opinione pubblica.

Da parte mia ho ricordato ancora una volta intempestività e pericoli tale incontro.

Mio interlocutore ha allora ribattuto proponendo intesa preventiva su comunicato eventuale incontro e avanzandone abbozzo nei seguenti termini: «Conversazioni italo-austriache hanno avuto luogo in esecuzione risoluzione dell’ONU. Ambedue i Governi sono rimasti d’accordo di non parlare della sostanza del problema prima della conclusione degli sforzi interni italiani per risolverlo nel caso che a quel momento non si fosse ancora giunti ad una soluzione. Ambedue le parti hanno concordato che non vanno intrapresi passi a carattere internazionale fin quando non sia conosciuto l’esito degli sforzi interni italiani».

Ha anche accennato poi a possibilità concordare modo risolvere questione sul piano bilaterale qualora sul piano interno italiano si raggiungesse soluzione positiva controversia. Cipotrebbe anche avvenire con scambio di note e cioè: notifica raggiunto accordo da parte italiana e dichiarazione da parte austriaca di prenderne atto e di considerare adempiuto accordo Gruber-De Gasperi.

Egli ha infine aggiunto che non sarebbe stato facile persuadere Kreisky ad esporsi fino a tale punto in eventuali contatti preliminari su basi predette e che anzi le avrebbe respinte se avesse subodorato da chi era partita iniziativa. Egli sperava tuttavia riuscire per interposta persona. Ma a tal fine sarebbe stato necessario un nostro accordo di massima. Questa era la ragione della sua apertura giacché non poteva correre rischio di un nostro rifiuto a eventuale proposta formale.

Mi sono limitato ad ascoltare e ripetere nostre osservazioni di fondo su inopportunità incontro ad alto livello in questo stadio della controversia, riservandomi di riferire.

Su ragioni inatteso sondaggio permettomi osservare che se esso ci conferma desiderio ambedue partiti austriaci giungere ad incontro, per popolari esso è assai pipronunciato per particolari interessi elettorali in Tirolo.

Ho ritenuto opportuno riferire subito a V.E. su tale sondaggio, quanto meno al fine, almeno per il momento, di ricevere eventuali immediate istruzioni che ritenesse opportuno impartirmi in relazione a prossima convocazione da parte di Kreisky che mi è stata confidenzialmente annunciata in questo colloquio.

Sargrato se su quest’ultimo si vorrà mantenere massima riservatezza.


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.

301

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 17040/288. Vienna, 22 maggio 1962 (perv. ore 23).

Oggetto: Alto Adige.

Proposta di cui mio tele 2832 mi pare meriti attento esame per seguenti considerazioni:

1) Con essa si riconosce che questione puessere risolta internamente e quindi unilateralmente, dall’Italia.

2) Non indica un termine preciso per eventuale trattazione questione di fondo tra due Paesi, nell’ipotesi che in sede interna non venga risolta. Tuttavia, con le parole «esito sforzi interni italiani» sembra logico doversi intendere che bisognerà attendere non solo esito lavori Commissione studi ma altresì decisioni che a seguito di tali lavori e altri eventuali contatti con altoatesini poTRà prendere Governo italiano.

3) Astensione di adire vie internazionali fino a che non sia conosciuto «esito degli sforzi italiani» dovrebbe riferirsi non solo a Nazioni Unite ma altresì a Consiglio Europa. È vero che in quest’ultimo caso potrebbe sostenersi che tale organismo si è mosso e agisce per propria iniziativa, ma un accordo del genere fra due Governi dovrebbe, quanto meno indirettamente, influire su Consiglio Europa nel senso di indurre astenersi dal trattare ulteriormente questione.

4) Procedura suggerita (scambio di note) per chiudere vertenza fra due Paesi, qualora in sede interna questione venga risolta, apparirebbe la piopportuna perché Governo austriaco riconoscerebbe esplicitamente che accordo Gruber-De Gasperi è stato adempiuto, senza con cidar vita a nuovo accordo fra due Paesi.

Naturalmente occorre evitare qualunque formulazione per cui si possa intendere che risultati lavori Commissione studi possano diventare oggetto trattazione fra i due Governi.

Termini della proposta in questione, assai moderati rispetto a scopi che in precedenza Kreisky voleva, sembrano dimostrare estremo desiderio austriaco reinserirsi in questione dopo creazione Commissione studi verso la quale fu portata massima attenzione anche da organismi internazionali, specialmente quando per la politica condotta da Governo austriaco e per attentati, si era avuta impressione dell’impossibilità di un accordo fra due Governi. Ma nello stesso tempo sembra evidente desiderio trovare modo esimersi da ricorso ONU, che potrebbe diventare per Governo austriaco pressoché inevitabile per pressioni altoatesini qualora neiprossimi mesi apparisse ancora incerta e lontana soluzione questione. È probabile che proposta cui trattasi possa rivelare sede trattazione contenuto e aspetti meno ottimistici di quelli emergenti dal relato estemporaneo dettatimi [sic], ma fino a prova del contrario mi pare che proposta debba essere studiata senza indugio perché, qualora si ritenesse positiva, incontro ad alto livello con conseguente comunicato preventivamente concordato dovrebbe avvenire «prima» della conclusione lavori Commissione studi. Infatti dopo esito di quest’ultima non soltanto potrebbe mutare atteggiamento austriaco ma sopratutto sarebbe difficile poter identificare «gli sforzi interni italiani» soltanto nell’atteggiamento che Governo italiano assumerà nei confronti di tale risultato(3).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 300.


3Sull’argomento vedi anche DD. 304 e 308.

302

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 17041-17042/289-290. Vienna, 22 maggio 1962 (perv. ore 23).

Oggetto: Alto Adige.

289. Malgrado convocazione per stamane Kreisky, all’ultimo momento trattenuto in Consiglio Ministri, ha pregato Steiner di ricevermi. Questi, presente anche Waldheim, mi ha consegnato promemoria relativo ripresa conversazioni dirette che ho tramesso integralmente per telescrivente(2).

Non ho mancato esprimere mia meraviglia su circostanza che non si sia tenuto conto nostri argomenti su inopportunità iniziare trattative parallele ai lavori della Commissione studio ma sopratutto che senza presentirci si sia voluto senz’altro indicare in un documento scritto delle date per un incontro Ministri Esteri su cui potevamo non essere in principio contrari, nel presupposto tuttavia che esso avvenisse dopo la conclusione lavori Commissione studio.

In ogni modo ho fatto presente che potrebbe essere assai pregiudizievole un incontro a così alto livello senza una adeguata preparazione su oggetto conversazioni. Su ciSteiner ha convenuto.

Mi pare evidente che comunque la fissazione di una data deve essere preceduta da un completo accordo su tale oggetto. Naturalmente potremmo essere interessati affrettare tempi qualora si ritenesse opportuno prendere in seria considerazione proposte di cui mio 283, su cui sono ritornato con mio 2883.

290. Seguito mio 289. Steiner mi ha consegnato promemoria relativo visti con Austria trasmesso per telex(4).

Ho detto a Steiner che lamentele di ordine e motivo religioso non avevano ragione di essere perché anche per cittadini cattolici di altri Stati esiste ancora necessità visto, né reggeva osservazione fattami da Waldheim presente al colloquio, che Austria è solo Stato d’Europa sottoposto ai visti da parte nostra perché egli sapeva in quale anormale situazione eravamo stati spinti a tale provvedimento. Steiner mi ha allora ricordato colloquio Scelba-Struye aggiungendo che dato che attentati sono cessati obbligo del visto potrebbe essere revocato. Cisecondo Steiner avrebbe migliorato anche atmosfera in vista di una possibile soluzione questione Alto Adige. Ho ribadito che esiste tuttavia ancora una sensibile propaganda di elementi tirolesi su elementi alto atesini e che abolizione del visto potrebbe facilitare «calate» di tirolesi qualificati a Bolzano o altrove che sarebbero particolarmente pericolose nel momento delicato in cui alto atesini devono rendersi conto realtà e avere spirito moderazione per giungere a auspicata soluzione problema che pili interessa. Ho concluso dicendo che competenti Autorità italiane non perdevano di vista problema e si auguravano poter al pipresto vedere normalizzate relazioni tra due Paesi(5).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 303.


3Vedi DD. 300 e 301.


4 Promemoria 67.335-5 (Pol) 62, con il quale il Governo di Vienna chiedeva l’abolizione dell’obbligo del visto per i cittadini austriaci in ingresso in Italia, evidenziando come questo fosse un ostacolo anche ai viaggi dei pellegrini austriaci verso la Santa Sede (edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 38).


5 Il 13 giugno Martino consegna Waldheim due promemoria di risposta, relativi rispettivamente alla ripresa dei contatti diretti e all’obbligo dei visti. Per il primo vedi D. 310; il testo del secondo, trasmesso a Vienna per l’inoltro con Telespr. riservato 10A/1167/36 del 6 giugno, era il seguente: «L’obbligo del visto e del passaporto ha dovuto essere ripristinato nei riguardi dei cittadini austriaci per motivi, che non sussistono evidentemente per i cittadini di altri Stati membri del Consiglio d’Europa e dell’OCSE: non si pupertanto parlare di discriminazione ma di diversa situazione. Per quanto riguarda l’obbligo del visto per i cattolici che intendono recarsi in Vaticano, si ricorda che esso vige per i cittadini di moltissimi Stati, anche di prevalente fede cattolica. Non appare in alcun modo che ciabbia costituito o costituisca motivo di preoccupazione in sede competente, dove si conosce l’impegno posto da parte italiana nel facilitare l’afflusso di stranieri che interessi la Santa Sede» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, giugno 1962. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 42).

303

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria 67.334-5 (Pol) 62. Vienna, 22 maggio 1962.

Die terreichische Regierung hat die vom italienischen Botschafter in Wien am

27. April d.J. als Antwort auf das Aide Mémoire der terreichischen Regierung vom

10. April d.J. mdlich bekanntgegebene Stellungnahme der italienischen Regierung zur Frage der Wiederaufnahme der bilateralen Verhandlungen gemäss den Resolutionen 1497 (XV) vom 31. Oktober 1960 und 1661 (XVI) vom 28. November 1961 der Generalversammlung der Vereinten Nationen mit Interesse zur Kenntnis genommen.

Was die Ansicht der italienischen Regierung betrifft, es solle zuerst die italienische Studienkommission f Stirol ihre Arbeiten beenden, mhte die terreichische Regierung darauf hinweisen, dass sie dem seit Monaten immer wieder in Aussicht gestellten baldigen Abschluss der Arbeiten der Kommission mit grosser Geduld entgegengesehen hat. Sie darf in diesem Zusammenhang daran erinnern, dass schon der terreichischen Regierungsdelegation, die zu den Geburtstags- und Krungsfeierlichkeiten des Heiligen Vaters in Rom weilte, anlässlich eines Mittagessens bei Ministerpräsident Fanfani ein Abschluss der Arbeiten der Kommission f Ende März d.J. als wahrscheinlich bezeichnet worden war. Später wurden bei den verschiedensten Anlässen als voraussichtlicher Abschlusstermin die Monate April und Mai d.J. genannt.

Obwohl die terreichische Regierung ihrerseits alles getan hat, um das f den Fortgang der Arbeiten der Kommission fderliche ruhige Klima zu schaffen, ist durch das wiederholte Hinausschieben des Abschlusstermins in Österreich eine gewisse Unruhe entstanden, die auch in der hiesigen fentlichen Meinung ihren Niederschlag gefunden hat.

Die terreichische Regierung mhte auch nicht unerwähnt lassen, dass sie er den Fortgang der Arbeiten in der Kommission seitens der italienischen Regierung bisher keine offizielle Information erhalten hat.

Sosehr sich die terreichische Regierung dessen bewusst ist, dass die Mitglieder der italienischen Studienkommission f Stirol auch ausserhalb der Kommissionsarbeit verschiedene Funktionen auszuen haben, ist sie dennoch der Ansicht, dass die Erledigung so wichtiger Fragen eine intensivere Durchfrung von Sitzungen beziehungsweise die Abhaltung einer durchgehenden Sitzungsperiode f angezeigt erscheinen lassen wde.

Schliesslich muss die terreichische Regierung auf eine mlichst rasche Erflung der zitierten Resolutionen der Generalversammlung der Vereinten Nationen grsten Wert legen, Die terreichische Regierung vermeint, dass eine baldige Erflung dieser Resolutionen nicht nur einem dringenden Anliegen der Stiroler Bevkerung entsprechen sondern auch dem Vertrauen gerecht werden wde, das die Weltorganisation in die Bereitschaft der Mitgliedstaaten, ihre Empfehlungen zu befolgen, gesetzt hat.

Die terreichische Regierung mhte daher, sosehr sie f den Wunsch der italienischen Regierung, dass die Arbeiten der Neunzehner-Kommission in keiner Weise beeinTRächtigt werden sollen, Verständnis hat, nochmals nachdrklich auf die Notwendigkeit verweisen, so bald als mlich Verhandlungen auf Ministerebene er die Erflung der Resolutionen 1497 (XV) und 1661 (XVI) der Generalversammlung der Vereinten Nationen aufzunehmen. Als mliche Daten käme seitens der terreichischen Regierung die Zeit zwischen dem 2. und 5. Juni und zwischen dem

12. und 18. Juni d.J. in Betracht. Als Ort hief wäre die terreichische Regierung mit Wien oder Rom beziehungsweise mit einer anderen terreichischen oder italienischen Stadt, aber auch mit jeder anderen zu diesem Zweck geeigneten europäischen Stadt einverstanden.

TRADUZIONE Il Governo austriaco ha preso atto con interesse del punto di vista del Governo italiano reso noto verbalmente dall’Ambasciatore d’Italia in Vienna il 27 aprile scorso(2) quale risposta al Promemoria del Governo austriaco del 10 aprile scorso(3) in merito alla questione della ripresa delle trattative bilaterali secondo le Risoluzioni 1497 (XV) del 31 ottobre 1960 e 1661 (XVI) del 28 novembre 1961 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda il parere del Governo italiano che prima la Commissione italiana di studi per l’Alto Adige debba terminare i suoi lavori, il Governo austriaco desidererebbe osservare che ha atteso con grande pazienza la fine dei lavori della Commissione che da mesi viene continuamente prospettata. Esso pua tale riguardo ricordare che era stata prospettata come probabile la conclusione per la fine di marzo di quest’anno già alla delegazione governativa austriaca che ha soggiornato a Roma in occasione delle festività per l’incoronazione e il compleanno del Santo Padre, durante un pranzo offerto dal Presidente del Consiglio Fanfani. Pitardi in varie occasioni la conclusione dei lavori è stata data probabile per i mesi di aprile e maggio di quest’anno.

Benché il Governo austriaco abbia intrapreso da parte sua tutto il possibile per creare il clima di tranquillità favorevole per la continuazione dei lavori della Commissione, si è formata in Austria una certa inquietudine a causa del ripetersi del rinvio del termine di conclusione dei lavori stessi, inquietudine che ha anche trovato una sua risonanza in questa opinione pubblica.

Il Governo austriaco non vorrebbe tralasciare di menzionare che non ha sinora ricevuto da parte del Governo italiano nessuna informazione ufficiale sull’andamento dei lavori della Commissione.

Per quanto il Governo austriaco sia consapevole che i membri della Commissione di studi italiana per l’Alto Adige esplicano anche al di fuori dei lavori della Commissione stessa differenti funzioni, esso è non di meno del parere che il disbrigo di questioni così importanti richiederebbe rispettivamente una opportuna intensificazione delle riunioni o lo svolgimento di un periodo continuo di sedute.

Il Governo austriaco infine attribuisce il pigrande valore all’adempimento, il pisollecito possibile, delle citate Risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU. Il Governo austriaco ritiene che un sollecito adempimento di queste Risoluzioni non corrisponda solamente ad una urgente richiesta della popolazione sudtirolese ma corrisponderebbe anche alla fiducia che l’Organizzazione mondiale ha riposto nella sollecitudine con la quale gli Stati membri eseguono le sue raccomandazioni.

Il Governo austriaco desidererebbe pertanto, pur avendo comprensione per il desiderio del Governo italiano affinché i lavori della Commissione dei 19 non vengano in nessun modo pregiudicati, far rilevare ancora una volta insistentemente la necessità di riprendere il pipresto possibile trattative sul piano ministeriale in merito all’adempimento delle Risoluzioni 1497 (XV) e 1661 (XVI) della Assemblea Generale dell’ONU. Quali date possibili da parte del Governo austriaco potrebbero venir prese in considerazione il periodo tra il 2 e 5 giugno e tra il 12 e 18 giugno di quest’anno. Quale località il Governo austriaco sarebbe d’accordo per Vienna o Roma, come pure per un’altra città italiana o austriaca, od anche per ogni altra adatta città europea.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, maggio 1962. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 37.


2 Vedi D. 297.


3 Vedi D. 290.

304

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI AD INTERIM, FANFANI(1)

R. segreto 2259. Vienna, 25 maggio 1962.

Signor Presidente, con miei successivi telegrammi(2) ho avuto l’onore di riferire a V.E. dell’apertura fattami, sia pure in forma molto confidenziale, da persona particolarmente qualificata al fine di concordare il comunicato che potrebbe essere emesso al termine di un incontro tra i Ministri degli Esteri dei due Paesi.

Alla detta apertura mi sono limitato a rispondere che avrei naturalmente riferito a V.E. Ho tuttavia rappresentato il pericolo che un incontro a così alto livello potesse risolversi con effetti negativi, il che costituirebbe manifestamente un grave pregiudizio per la soluzione della controversia. Non ho mancato di far presente che purtroppo spesso si sono avute da parte austriaca indiscrezioni sull’oggetto delle conversazioni e che, quindi, anche un comunicato concordato in anticipo potrebbe di fatto perdere il suo valore positivo se poi si cercasse di portare la conversazione su argomenti non menzionati nel comunicato per poi darne informazioni o farne oggetto di indiscrezioni.

Non so quali saranno le determinazioni di V.E. e del Governo rispetto alla detta apertura che, a mio sommesso avviso, come ho avuto l’onore di riferire, presenta elementi positivi, sempreché naturalmente si voglia da parte austriaca restare nei termini indicati dal testo del comunicato che, sia pure in linea di massima, mi è stato indicato. Ma se il nostro atteggiamento fosse positivo al riguardo, e si ritenesse pertanto opportuno l’incontro dei due Ministri degli Esteri su tale base, mi permetterei di suggerire che l’incontro non si svolga soltanto tra V.E. ed il Ministro degli Esteri austriaco, ma tra V.E. da una parte ed il Cancelliere Gorbach ed il Ministro Kreisky dall’altra. La presenza di Gorbach ci darebbe una maggiore garanzia di rispetto di quanto fosse stato anticipatamente convenuto e nello stesso tempo legherebbe molto di piil Ministro degli Esteri alle decisioni che venissero prese. D’altra parte l’apertura come ho fatto intendere, proviene da parte di un esponente del Partito Popolare e quindi, per questo solo fatto, potrebbe essere prima ostacolata e poi pregiudicata dal Ministro degli Esteri.

Qualora V.E. ritenesse di accogliere questo mio suggerimento, sarebbe comunque consigliabile soprassedere ad un eventuale sondaggio fino a che non si fosse raggiunto l’accordo sul comunicato da emanarsi, in quanto questo deve essere evidentemente accettato anche dal Ministro degli Esteri il quale, come ho accennato, potrebbe ostacolarlo se sapesse che l’incontro di V.E. anziché avvenire con lui solo dovesse avvenire anche con il Cancelliere.

Come ho già riferito, il mio interlocutore mi ha detto che la proposta sull’oggetto delle conversazioni e sul relativo comunicato ci verrebbe fatta da parte austriaca se da parte nostra facessimo conoscere al mio stesso interlocutore che essa verrebbe esaminata con favorevole atteggiamento. Per ora, pertanto, dovremmo limitarci, sempre che sia stata presa una decisione in tal senso, a comunicare tale nostro favorevole atteggiamento lasciando agli austriaci di formulare piesattamente la proposta stessa. Il che ci consentirebbe anche di dire che non appena raggiunta l’intesa al riguardo poTRà essere stabilita la data dell’incontro(3).

La prego di gradire, Signor Presidente, l’espressione del mio ossequio.

[Enrico Martino]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, maggio 1962.


2 Vedi DD. 300 e 301.


3 In una lettera a Fornari del 1° giugno Martino avrebbe manifestato il proprio disappunto per la mancata reazione di Roma alla proposta austriaca: «Mi rendo conto delle difficoltà sia per esservi trovati alla vigilia del cambio del titolare del Dicastero sia per arrivare ad una ponderata decisione in merito. Per ovvi motivi mi pareva tuttavia opportuno che la cosa fosse mantenuta “calda” prima che altri eventuali sopravvenienti motivi potessero far cambiare l’orientamento austriaco attribuendone poi a noi la causa per aver lasciato decadere la proposta. Non ti nascondo che se la proposta si presentava in termini degni di considerazione è anche perché sia io che Calenda avevamo, senza minimamente comprometterci, lavorato in modo che in detti termini ci fosse presentata» (L. riservata personale 2395, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, giugno 1962). Vedi anche D. 308.

305

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 2408/1252. Vienna, 31 maggio 1962.

Oggetto: Atteggiamento del Governo austriaco nei confronti dell’estremismo per l’Alto Adige.

In questo periodo l’atteggiamento del Governo austriaco nei riguardi dei processi a carico di persone implicate nelle attività terroristiche in Alto Adige, costituisce l’aspetto esteriore piinteressante della politica altoatesina in Austria, e deve ritenere la nostra pivigile attenzione.

Il Governo infatti sembra tuttora dibattersi nel dilemma se procedere decisamente sulla via dei processi o cedere invece alle pressioni che si sono sviluppate per indurlo ad archiviare o a rinviare i procedimenti giudiziari già annunciati.

È evidente che tali pressioni fanno leva su di una discrezionalità che il Governo austriaco in questo caso dovrebbe effettivamente avere. Sembra cioè che il Governo, nel caso in questione, non possa semplicemente trincerarsi dietro il principio della assoluta indipendenza dell’autorità giudiziaria, dato che la qualificazione «politica» dei processi gli consente di intervenire con poteri discrezionali particolari. E cia prescindere da ragioni pigenerali, dovute alla speciale struttura politica di questo Paese, basata sulla coalizione e sulla cosiddetta Proporz che riducono a poca cosa la validità del principio della divisione dei poteri. (Proprio il Cancelliere Gorbach ebbe a dichiarare in passato: «L’aspetto sgradevole del Comitato di Coalizione è che se non sopprime del tutto la divisione dei poteri fra Governo, Parlamento e Giustizia, la rende per lo meno confusa»).

Come ho segnalato, forti dubbi, incertezze e perplessità erano esistiti in passato. Proprio quando sembrava che il Governo austriaco avesse superato tali remore e si fosse deciso a perseguire i colpevoli (fu data notizia dell’arresto o della incriminazione di numerosi responsabili del terrorismo e si ebbero ferme dichiarazioni pubbliche dei ministri competenti; vedi miei telespressi n. 1577/821 del 7 aprile(2) e n. 1603/837 del 13 aprile(3)) si intensificarono e si moltiplicavano gli sforzi intesi a farlo recedere da quella via; e si è arrivati al punto che lo stesso Governo regionale tirolese si è fatto ormai promotore di questa azione e ne ha investito ufficialmente il Governo Federale col quale sta svolgendo una specie di negoziato.

Della vasta azione per bloccare i processi si sono avute soltanto notizie frammentarie. È certo che essa fu iniziata dalla direzione estremista del Bergisel-Bund. Uno dei suoi promotori fu lo stesso Pfaundler che, appena ebbe notizia della imputazione a suo carico, dichiar pubblicamente che se lo avessero processato non avrebbe avuto piscrupoli a parlare. Era un evidente tentativo di ricatto per fermare la macchina della giustizia che si era messa in movimento.

Si è poi avuto notizia di un primo intervento tirolese (effettuato dal Landeshauptmann Tschiggfrey, dal Consigliere popolare Wallnoefer e dal Consigliere socialista Zechtl) presso il Ministro della Giustizia Broda. L’intervento non ebbe successo. Poco tempo dopo, il 14 aprile, ebbe luogo ad Innsbruck un colloquio tra i rappresentanti del Governo regionale tirolese e del gruppo di lingua tedesca dell’Alto Adige con il Ministro della Giustizia austriaco. Sembra che in tale occasione Broda abbia ammesso che dal punto di vista giuridico e da quello politico sarebbe possibile argomentare sia in favore, sia contro la celebrazione dei processi di Graz; egli tuttavia si dichiarava favorevole al loro svolgimento. Il Governo regionale tirolese ha quindi redatto un memorandum nel quale ha ribadito le ragioni che consiglierebbero l’archiviazione dei processi o almeno il loro rinvio a dopo che si saranno svolti gli analoghi procedimenti in Italia. Il memorandum è stato inviato a tutti i Ministri del Governo Federale.

Il 30 corrente ha avuto luogo a Vienna l’annunciata riunione tra i rappresentanti del Governo tirolese e quelli del Governo Federale. Sull’avvenimento l’APA ha diramato il seguente comunicato:

«Su istanza del Governo regionale tirolese, il Landeshauptmann del Tirolo, Tschiggfrey, assieme con due altri membri del Governo tirolese, il Consigliere Wallnoefer (popolare) e il Consigliere Zechtl (socialista), ha parlato oggi col Cancelliere Gorbach per illustrare il memorandum sul Sudtirolo trasmesso al Governo Federale alla metà del mese. Il Cancelliere Gorbach ha ricevuto la delegazione tirolese in presenza del Vice Cancelliere, del Ministro degli Esteri, del Ministro della Giustizia, del Ministro dell’Interno e di altri componenti del Governo Federale. Ai membri del Governo tirolese, dopo la loro esposizione, è stato comunicato che il prossimo Consiglio dei Ministri si occuperà della questione da essi illustrata. I membri del Governo regionale tirolese hanno preso atto di questa comunicazione».

La prossima seduta del Consiglio dei Ministri avrà luogo martedì 5 giugno.

Circa il contenuto del memorandum del Governo regionale tirolese, ricordo l’estratto che ne ha dato la «Presse» del 29 maggio (vedi mio telegramma n. 301 in pari data)2 ed invio l’ultimo numero del foglio «Freiheit fuer Suedtirol» che lo riassume, nonché una traduzione dell’articolo di Fellner apparso sul «Neues Oesterreich» del 30 maggio, che costituisce l’esposizione piampia delle tesi sostenute dai fautori della campagna contro i processi. Tali tesi, comunque, sono centrate su un argomento base: bisogna evitare di fornire una assistenza giudiziaria all’Italia, e quindi «contro il Sudtirolo», nei processi a carico di austriaci ed altoatesini, assistenza che scaturirebbe inevitabilmente dai processi in Austria e sarebbe indiretta, ma non per questo meno efficace.

Quanto alla posizione assunta dai partiti politici sulla questione, gli ambienti nazionalisti di destra e la maggioranza dei popolari sono contro i processi. Comunisti e gran parte dei socialisti sono in favore. tra i socialisti è da ritenere che Kreisky, per ragioni personali, non veda di buon occhio questi processi, ma la sua posizione non gli consente di prendere pubblicamente posizione contro di essi. Va inoltre tenuto presente che nell’ambito del Governo tirolese l’archiviazione dei processi è sostenuta anche dai socialisti rappresentati da Zechtl. È evidente che i popolari hanno molte ragioni per temere questi processi e che pertanto i socialisti, anche per ragioni elettorali, hanno interesse a spingere perché essi vengano celebrati.

Per concludere, il Governo austriaco non ha ancora preso una decisione definitiva, ma ha già mostrato una certa cedevolezza di fronte alle pressioni e sta riconsiderando l’intera questione. Probabilmente il processo Pfaundler si farà alla fine di giugno, ma per gli altri il Governo non fisserà scadenze e non prenderà impegni di tempo.

Questa sarebbe già una posizione grave e compromettente. Perché in questo caso si tratta di imputati che hanno organizzato atti di terrore e di violenza e sulle cui responsabilità non sussistono dubbi. Ora, anche ammesso che formalmente il Governo abbia la discrezionalità di fare o non fare questi processi, il decidere di accantonarli o di rinviarli sine die solo per ragioni di opportunità politica, cedendo alle pressioni degli estremisti e degli stessi imputati, sarebbe un atto di aperto favore nei riguardi dei dinamitardi ed incoraggerebbe coloro che in Austria e in Alto Adige si propongono di continuare sulla via della violenza. Un simile atteggiamento quindi, riaggraverebbe di colpo, in una misura senza precedenti, le responsabilità del Governo austriaco in relazione al ricorso alla violenza nella questione dell’Alto Adige.

Ma anche a prescindere dalle decisioni che prenderà il Consiglio dei Ministri, queste responsabilità si accentuano automaticamente nella stessa misura in cui il Governo mostra di essere sensibile alle pressioni degli estremisti ed accede a trattare con loro su una questione di questa natura.

È pertanto evidente il nostro particolare interesse a seguire gli sviluppi della questione per trarne le conseguenze del caso. Mi riservo di riferire ulteriormente sull’argomento.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 15 bis.


2Non pubblicato.


3Vedi D. 292.

306

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BETTELONI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO(1)

L. Roma, 4 giugno 1962.

Caro Martino, col tuo telespresso n. 2118/1101 del 18 maggio poni un quesito cui non posso rispondere e non voglio non rispondere(2).

Ti scrivo pertanto in via personale per confermarti che ufficialmente nulla sappiamo della Commissione. Né abbiamo chiaro a cosa effettivamente porteranno i suoi lavori né come essi vengano considerati nei vari ambienti decisivi.

Credo perdi capire che nello svolgersi delle discussioni siano state prospettate formule che implicano cambiamenti dello Statuto e che la discussione sull’autonomia, da poco iniziata, presuppone un abbandono o un accantonamento delle pregiudiziali di massima avanzate da una parte e dall’altra.

Questo è quanto credo sapere: ho voluto informartene, anche se evidentemente non ti puservire «per norma di linguaggio». Mi domando se, quando colleghi stranieri si informano in questo campo, non conviene limitarci, anche per mancanza di pisostanziose risposte, a dire che non abbiamo dettagli sui lavori della Commissione, che si svolgono del tutto al di fuori del Ministero degli Esteri, come è logico, visto che a noi interesserà solo di sapere se si metteranno d’accordo e non come.

Con i saluti picordiali aff.

Gian Lorenzo Betteloni


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 19.


2 Il riferimento è alla richiesta di Martino di conoscere quale fondamento avesse l’ipotesi avanzata in una nota da Roma dell’Agenzia tedesca DPA secondo la quale «alcune delle raccomandazioni della Commissione [di studio per l’Alto Adige] potrebbero essere attuate solo attraverso modifiche costituzionali dello Statuto» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 7, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige).

307

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. riservato 10A/1178/372. Roma, 7 giugno 1962.

Oggetto: Alto Adige. Ripresa negoziati con l’Austria.

Riferimento: Comunicazione del 22.5.19623.

Si trasmette in allegato il testo del promemoria che V.E. vorrà consegnare a cotesto Ministero degli Esteri(4) in risposta al promemoria austriaco del 22 maggio u.s.

Verbalmente V.E. poTRà tra l’altro rilevare come nel nostro promemoria sia stato omesso ogni accenno polemico, onde evitare quanto possa ritardare il conseguimento intanto di una concordanza di vedute sulla procedura da seguire.

Così, nonostante che il promemoria austriaco del 22 maggio indugi inopportunamente in considerazioni fuori luogo sulla Commissione di Studio, da parte nostra non si è voluto precisare per iscritto che, svolgendosi i lavori della Commissione stessa esclusivamente sul piano interno, non vi è motivo perché per via diplomatica ci vengano chieste notizie o dati suggerimenti al riguardo. A voce cipoTRà opportunamente essere fatto. Si aggiunge, per notizia di V.E., che la Commissione stessa non ha finora dato al Governo alcuna informazione o indicazione sull’andamento dei propri lavori.

In relazione alle considerazioni svolte nel promemoria austriaco circa la sollecitudine da porre nell’esecuzione delle raccomandazioni rivolte agli Stati membri dalle Nazioni Unite, ella poTRà poi sottolineare che da parte italiana si è disposti ad ogni ragionevole sollecitudine, ma che l’essenziale, anche nei riguardi delle Nazioni Unite, è che le parti si adoperino nel modo piindicato per conseguire effettivamente gli obbiettivi fissati: né esistono termini di scadenza tali da limitare un sufficiente e conveniente svolgimento del negoziato.

V.E. potrebbe altresì trovare il modo di ricordare la proposta da lei ripetutamente avanzata (anche in relazione a concetti espressi nel promemoria consegnato da V.E. l’8 marzo scorso)5 di procedere a scambi di vedute fra i due Governi su altre questioni, diverse dalla controversia sull’esecuzione dell’Accordo di Parigi ma collegate con la situazione creatasi fra i due Governi; tali scambi di vedute sembravano infatti piindicati di ulteriori scambi di documenti per condurre a chiarimenti fra i due Governi e a contribuire così a migliorare l’atmosfera ed a sgombrare il terreno da ostacoli che si sono andati frapponendo ad un’intesa fra di essi.

Circa l’opportunità che un eventuale incontro dei Ministri degli Affari Esteri sia opportunamente preparato, V.E. poTRà, ove lo ritenga del caso, ricordare che il promemoria austriaco chiariva che la ripresa del negoziato veniva proposta anche per esigenza di parte dell’opinione austriaca. Cisembra costituire un ulteriore motivo di assicurare che l’andamento dell’incontro non sia tale da deludere le aspettative che esso susciterebbe e quindi di procedere ad una adeguata preparazione per via diplomatica, le cui modalità potranno essere fissate al pipresto di comune accordo.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 19.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Vedi D. 303.


4 Vedi D. 310.


5 Vedi D. 278, Allegato.

308

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO(1)

L. segreta 2548/1324. Vienna, 9 giugno 1962.

Caro Russo, ho ricevuto col corriere speciale il promemoria con le relative istruzioni (telespresso n. 10A/1178/37 del 7 giugno)2.

Ho preso nota che non avete ritenuto opportuno rispondere all’apertura fattami in via confidenziale, di cui ai miei telegrammi n. 283 e n. 2883.

Come puoi immaginare avrei gradito conoscere le reazioni ministeriali al riguardo quanto meno per mia norma di condotta. In questa situazione mi trovo persino costretto ad evitare il mio altolocato interlocutore naturalmente ansioso di conoscere il nostro punto di vista. Se avete ritenuto di non rispondere a tale apertura devo ritenere che abbiate delle ben fondate ragioni. Personalmente sono tuttavia preoccupato delle conseguenze psicologiche. La stessa persona che mi ha fatto l’apertura ha già avuto in passato il «dente avvelenato» contro di noi per il mancato accordo sul mezzo pacifico; dopo che aveva spiegato tanta attività per far aderire il suo Governo al nostro punto di vista (arbitrato giuridico): non vorrei che ora si ripetesse una analoga situazione di animosità unicamente perché non abbiamo tenuto in nessuna considerazione (nemmeno negativa) una proposta che certamente non era stata fatta senza l’assenso del Cancelliere Gorbach.

Quali che fossero gli scopi che ci si proponeva da parte austriaca con tale apertura, è certo che uno di essi era quello di bloccare le impazienze degli estremisti tirolesi e di mantenere sulla stampa austriaca piresponsabile quella linea di moderazione e di attesa sulla questione fondamentale dell’Alto Adige che oramai persegue da qualche tempo.

Avevo segnalato come il Governo austriaco cercasse in quest’ultimo periodo di trovare con noi un punto di incontro onde evitare, come esso desidera, di dover ricorrere alle Nazioni Unite, nonostante le pressioni tirolesi.

Due ultime circostanze parevano esserne il segno palese:

a) l’apertura fattami onde concordare preventivamente il comunicato da emettersi a seguito dell’incontro dei Ministri degli Esteri, lasciando intendere una certa latitudine sui termini dell’accordo;

b) la mancata pubblicità alle date che ci erano state indicate per riprendere le conversazioni dirette.

A questo riguardo non posso non ricordare l’efficacia delle mie reazioni con Steiner al momento in cui mi consegnil promemoria(4), che non esitai a giudicare un «ultimatum» che avrebbe causato cattive impressioni; devo tuttavia onestamente sottolineare che già in precedenza, al momento stesso in cui mi fu fatta la nota apertura, si era voluto espressamente «ammorbidire» il contenuto del promemoria stesso.

In questo clima di perplessità in cui gli austriaci temono di fare dei passi falsi, mi dispongo a consegnare il promemoria che mi avete mandato in risposta a quello austriaco del 22 maggio u.s. con la concomitante dichiarazione che è stato omesso «ogni accenno polemico».

Senonché, anche a prescindere dalla polemicità o meno del promemoria, mi pare che nella sostanza gli austriaci ne trarranno una impressione negativa.

La frase che sul piano interno si pugiungere a «risultati tali da far sì che la controversia internazionale non avrebbe piragionevoli motivi di sussistere» sembra scritta apposta per dar ragione alle preoccupazioni austriache, che da parte italiana si voglia lasciare completamente fuori dal gioco il Governo austriaco. Da questa frase si passa improvvisamente ad un’altra, completamente opposta, con cui ci si dichiara pronti a riprendere il negoziato «allo scopo di comporre tutte le divergenze tra i due Governi relative all’esecuzione dell’Accordo di Parigi».

Non si capisce bene se con tale frase si intenda assecondare le intenzioni austriache circa la ripresa delle conversazioni o se invece si voglia esercitare una pressione nel senso che se non ci lasciano il tempo di regolare internamente la questione, noi proponiamo di riprendere le conversazioni al punto in cui furono lasciate a Zurigo.

Se si è voluto porre agli austriaci un’alternativa su cui debbono riflettere (ed io stesso non mancai di farlo rilevare a Steiner quando mi consegnl’Aide Mémoire del 22 maggio), mi pare che nel clima e al momento attuale sia poco opportuno porre tale alternativa per iscritto. Arrivo anzi a dire che si poteva anche soprassedere per il momento a rispondere al promemoria per accordarci invece, in base all’apertura fattami, sull’oggetto delle eventuali conversazioni dei Ministri degli Esteri anche in termini diversi da quelli propostimi in detta apertura.

Un’ultima considerazione: nel promemoria ci si dichiara disposti ad un eventuale incontro tra i Ministri degli Esteri che potrebbe aver luogo in luglio dopo adeguata preparazione. L’indicazione di luglio l’avrei evitata. Mentre da una parte essa dà l’impressione che noi vogliamo procrastinare l’incontro, dall’altra ci impegna mentre potrebbe darsi che gli avvenimenti si svolgessero in modo che gli austriaci potrebbero ritenere opportuno di rinviare la riunione ad altra epoca. Se noi dicessimo che siamo favorevoli all’incontro, che deve essere adeguatamente preparato, e che dopo tale preparazione si poTRà stabilire la data dell’incontro stesso, non pregiudicheremmo nulla e egualmente arriveremmo al mese di luglio, dato che ci troviamo già a metà di giugno. La fissazione poi della data dipenderà naturalmente dall’agenda del nostro Ministro.

Dopo quanto ho scritto precedentemente sull’apertura fattami non voglio naturalmente insistere sugli aspetti positivi dell’apertura stessa. Ti sarei pergrato se tu volessi rileggere attentamente quanto contenuto nel mio telegramma 283 e specialmente in quello n. 288, che mi permetto allegare in copia.

Per scrupolo ho voluto scriverti tutto quanto sopra, dettato non solo dal ragionamento, ma sopratutto dalla valutazione dell’atmosfera e degli atteggiamenti psicologici che noi controlliamo a Vienna in questo momento.

Prima di ricevere il vostro corriere Waldheim mi aveva convocato per mercoledì prossimo [il 13] alle 10. Non ho idea di quello che voglia dirmi. Penso che egli possa farmi qualche «avance» per decantare la situazione. Ritengo opportuno quindi consegnare l’Aide Mémoire (che non mi pare presenti carattere di urgenza specialmente dopo la convocazione di Waldheim) dopo che avrparlato con Waldheim(5).

Gradisci, cara Eccellenza, i miei picordiali e deferenti saluti E. Martino tenuto di due articoli di stampa italiani considerati offensivi (T. 19913/329 del 13 giugno da Vienna, in


1DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, giugno 1962.


2Vedi D. 307.


3Vedi DD. 300 e 301. Vedi anche D. 304.


4Vedi DD. 303 e 302.


5Il 13 giugno Martino fu intrattenuto da Waldheim non sulla questione in oggetto ma sul contenuto di due articoli di stampa italiani considerati offensivi (T. 19913/329 del 13 giugno da Vienna, in Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. I), e lo stesso giorno gli consegnil promemoria. Per il seguito vedi D. 311.

309

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO(1)

L. 10A/1217. Roma, 12 giugno 1962.

Caro Martino, la tua lettera in data 9 giugno(2) mi è pervenuta ieri e tengo ad assicurarti che essa come quanto ci hai comunicato con i telegrammi n. 283 e n. 2883 sono stati da noi esaminati con la maggiore attenzione e che il promemoria inviatoti è stato redatto dopo la piattenta valutazione delle tue considerazioni.

Si è ritenuto opportuno, per considerazioni di carattere internazionale, di porre l’accento sulla nostra buona volontà di riprendere il negoziato e di giungere ad un incontro dei Ministri degli Esteri. Si parla di «adeguata preparazione»: è evidente che in questa espressione è compreso anche l’oggetto delle conversazioni e il comunicato conclusivo e quindi rimane aperta la via indicata nei telegrammi citati.

Non si è ritenuto invece opportuno esprimersi, sin da ora, su tale possibilità. Abbiamo tra l’altro qualche preoccupazione che, attraverso una formulazione quale quella proposta, gli austriaci abbiano intenzione di considerare acquisito quanto concordato in sede di Commissione Rossi e di discutere in sede internazionale soltanto i problemi rimasti aperti in quella sede.

Tale ipotesi (da te spesso avanzata) trova conferma in notizie riservatissime, ora pervenuteci, di una riunione che Sand, Magnago, Benedikter, Dietl e Brugger hanno avuto la mattina del 2 corrente nella sede del Governo Regionale di Innsbruck con il Ministro Kreisky, il Sottosegretario Steiner, il Governatore del Tirolo Tschiggfrey, il Vice Governatore Gamper, il Prof. Ermacora ed il Presidente Federale del «Berg Isel Bund» dr. Kranebitter.

Nel corso di tale riunione si sarebbe concordato di trattare con Roma solamente sugli argomenti su cui non si fosse raggiunto un accordo in seno alla Commissione dei «19»; nel caso che le trattative venissero rinviate, Kreisky avrebbe dichiarato che il Governo di Vienna farebbe iscrivere all’ordine del giorno dell’ONU la questione altoatesina.

Penso che dopo la consegna del promemoria e dopo il tuo colloquio con Waldheim vorrai nuovamente riferirci in modo da metterci in grado di riesaminare l’argomento; penso che potrebbe essere anche opportuno che tu venissi a Roma a conferire, perlasciando a te di decidere al riguardo.

Con i miei picordiali saluti

[Carlo Russo]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, giugno 1962.


2Vedi D. 308.


3Vedi DD. 300 e 301.

310

L’AMBASCIATA A VIENNA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA(1)

Promemoria(2). Vienna, 13 giugno 1962.

In relazione al Promemoria del Ministero degli Affari Esteri d’Austria del 22 maggio scorso(3), l’Ambasciata d’Italia desidera in primo luogo ricordare l’impegno che il Governo italiano ha sempre posto alla soluzione della controversia con il Governo austriaco riguardante l’esecuzione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946. Da parte italiana si è sempre ritenuto che la controversia poteva essere risolta mediante negoziati tra i due Governi e ci si è adoperati ripetutamente al tal fine, prendendo varie iniziative ed accogliendo quelle austriache. Anche nelle discussioni davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite fu esposta tale convinzione dal Governo italiano, mentre le Risoluzioni 1497 (XV) e 1661 (XVI) si esprimono parimenti a favore dei negoziati tra i due Governi. Anche posteriormente alla seconda di dette Risoluzioni il Governo italiano ha pivolte ribadito lo stesso punto di vista, ad esempio nel discorso programmatico tenuto di fronte al Parlamento il 3 marzo u.s. dal Presidente del Consiglio del Ministri(4), nel Promemoria rimesso dall’Ambasciatore d’Italia a Vienna al Ministro degli Affari Esteri austriaco il 28 marzo u.s.5 e nelle comunicazioni verbali fatte dal detto Ambasciatore all’Ambasciatore Waldheim il 27 aprile u.s.6.

D’altra parte il Governo italiano, costantemente animato dal fermo intento di venire incontro alle legittime esigenze della popolazione italiana di lingua tedesca della Provincia di Bolzano, non è stato distolto da tale intento dalle vicende della controversia con il Governo austriaco. Cilo ha portato, fra l’altro, a dare inizio in sede interna ad un esame congiunto di varie materie rilevanti, al fine di identificare ogni utile mezzo per il miglioramento della situazione locale e per il superamento di difficoltà.

Tale esame, svolgendosi esclusivamente sul piano interno, ha un oggetto e puispirarsi a criteri, che non entrano in causa in sede internazionale. Poiché d’altra parte da esso, concorrendo determinate condizioni, possono derivare risultati tali da far sì che la controversia internazionale non avrebbe piragionevoli motivi di sussistere, si era preferito finora evitare qualunque iniziativa che rischiasse di turbarne i promettenti sviluppi: e il Governo austriaco aveva mostrato di condividere tale legittima preoccupazione.

Con il Promemoria del 22 maggio, da parte austriaca viene peraltro concretamente proposta la ripresa del negoziato a breve scadenza. Da parte italiana, con il proposito di concorrere in ogni maniera al conseguimento di risultati positivi, si accoglie di buon grado tale proposta e si è peraltro pronti a riprendere senza indugio il negoziato sulla base delle Risoluzioni 1497 (XV) e 1661 (XVI) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, allo scopo di comporre tutte le divergenze tra i due Governi relative all’esecuzione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

Da parte italiana si è anche pronti a considerare un incontro dei due Ministri per gli Affari Esteri. Si ritiene perche un tale incontro, il quale dati i precedenti impegni del Ministro per gli Affari Esteri italiano potrebbe aver luogo in luglio, dovrebbe essere adeguatamente preparato in modo da predisporre le condizioni migliori per assicurare il carattere costruttivo dell’incontro stesso. Cipotrebbe esser fatto riprendendo al pipresto il negoziato per via diplomatica.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 15 bis. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 41.


2 trasmesso a Vienna con Telespr. 10A/1178/37 del 7 giugno (vedi D. 307) e consegnato da Martino a Waldheim il 13.


3 Vedi D. 303.


4 Recte: il 2 marzo (Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura III, Discussioni, seduta del 2 marzo 1962, p. 27606; Senato della Repubblica, legislatura III, Assemblea, Resoconto Stenografico, seduta del 2 marzo 1962, p. 24230).


5 Vedi D. 283, Allegato.


6 Vedi D. 297.

311

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 20307/343. Vienna, 15 giugno 1962, ore 21 (perv. ore 21,30).

Oggetto: Alto Adige.

Riferisco sommariamente quanto mi ha detto Ministro Kreisky a seguito nostro promemoria 13 corrente(2).

Kreisky si rende conto opportunità che incontro Ministri sia adeguatamente preparato. Ministri potrebbero essere assistiti dai Sottosegretari, Direttori Affari Politici e due Ambasciatori accreditati nelle singole capitali.

Secondo Kreisky conversazioni potrebbero svolgersi nei seguenti termini:

1) Governo italiano dovrebbe comunicare a Segretario Generale ONU non essere ancora in grado presentare rapporto definitivo su risultati Commissione studio. Governo austriaco da parte sua comunicherebbe detto Segretario Generale aver preso nota con soddisfazione sforzi italiani per arrivare a soluzione positiva che, se raggiunta, dovrà essere base di un accordo fra due Paesi nello spirito risoluzione ONU.

2) Governo italiano dovrebbe fornire in via confidenziale informazioni su sforzi italiani per risolvere questione pur riconoscendosi da parte austriaca che essi hanno natura del tutto interna.

3) Potrebbero inoltre essere trattate tutte altre questioni che potessero facilitare rapporti e atmosfera tra due Paesi.

4) Governo italiano dovrebbe dichiarare essere disposto abolire regime [visti]. Kreisky proporrebbe per incontro una seguente data: nove-dieci-undici-dodici-quattordici luglio oppure giorno da scegliersi tra venti e ventisei luglio.

Quanto sopra sarà meglio precisato da promemoria che mi verrà consegnato domattina da Waldheim(3) perché durante colloquio odierno non era ancora pronto. Riservo pertanto miei commenti a dopo detta consegna(4): mi limito sottolineare tuttavia sin d’ora singolarità proposte austriache, in particolare per quanto riguarda punto 1).

Desidero altresì sottolineare rapidità con cui Kreisky ha accolto proposta incontro Ministri per luglio e ha prospettato suo piano. Tale rapidità puessere messa anche in relazione desiderio approfittare assenza Steiner che ritornerà soltanto lunedì [il 18] da Svezia.


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 310.


3 Vedi D. 314.


4 Vedi D. 315.

312

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO,

AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1) Telespr. riservato 2629/13562. Vienna, 15 giugno 1962.

Oggetto: Attuale fase della controversia italo-austriaca.

Dopo l’ultimo «promemoria» austriaco(3) e la contemporanea apertura fattaci in segreto(4) mi pare opportuno riassumere brevemente le posizioni di uomini e partiti austriaci di fronte allo stato attuale della vertenza.

La quale ha subito una svolta dopo la crisi sorta in seno al Bergisel-Bund, la proibizione ai suoi membri socialisti di continuare a darvi la loro adesione ed il deferimento all’autorità giudiziaria di alcuni personaggi austriaci e altoatesini pidirettamente implicati negli attentati(5).

Indubbiamente il primo processo di Graz ed i fatti da esso emersi – così come la nostra insistenza a mantenere al centro della questione gli attentati e la partecipazione austriaca – sono all’origine di questo sviluppo. Il quale, se fosse condotto fino in fondo, presenterebbe per il Governo di Vienna il vantaggio di rifarsi le mani nette e di riprendere la posizione di onesto protettore della minoranza per ottenere in sede internazionale la garanzia dei suoi diritti.

Ma questo sviluppo è stato arrestato dall’imminenza delle elezioni generali. Non è dubbio che i socialisti – Kreisky eccettuato perché picompromesso dai suoi contatti con gli agitatori tirolesi – lo avrebbero favorito. I popolari, temendo le ripercussioni sul loro feudo tirolese, hanno proposto che i processi fossero rinviati all’autunno per un supplemento di istruzione. Intanto essi pernon evitano gli attacchi degli estremisti che li accusano di avere abbandonato se non tradito la causa dei «sudtirolesi».

Di qui la necessità per tutti di «fare qualche cosa»; di dimostrare cioè che l’Austria continua ad incalzarci per una soluzione a lei favorevole della vertenza.

Questa è la ragione degli sforzi perseguiti da Vienna da qualche mese per ottenere un incontro ad alto livello. Pretesto è di dovere dare seguito alla Risoluzione delle Nazioni Unite. Minaccia è che altrimenti dovrebbe di nuovo presentare il ricorso.

Dietro questa ansia di un incontro si devono peraltro distinguere due fini diversi che non sono comunque comuni a tutti i membri del Governo austriaco.

Gorbach e Steiner, che potremmo chiamare i moderati del Partito Popolare, sarebbero disposti ad un incontro di facciata (in cui il comunicato fosse anche preparato preventivamente). Cidarebbe loro modo di dimostrare ad un tempo ed ai tirolesi che Vienna è sempre egualmente sensibile alla questione ed all’opinione pubblica austriaca che il Cancelliere, col riassumere nelle sue mani la politica estera austriaca, è riuscito a disincagliarla anche dal pitemibile scoglio; un incontro con noi coronerebbe i viaggi a Londra, Washington, Parigi, Berna e Mosca.

Kreisky invece molto probabilmente, pur tenendo all’incontro, non ci terrebbe affatto a porre i punti sugli «i» prima di esso. Tutto ci deve fare ritenere – la conseguenzialità è una delle caratteristiche dell’uomo – che egli non ha affatto abbandonato l’idea di un nuovo accordo tra i due Paesi anche se si raggiungesse la soluzione delproblema attraverso la Commissione di Studio. È lì che egli ci vuole trascinare; è la sua arra principale sia nei riguardi del suo partito sia nei riguardi dei popolari per dimostrare la sua valentia come Ministro degli Esteri e riproporre la sua candidatura ad un posto che per lui è sempre pivacillante.

La via che egli conta di seguire per giungere ad un nuovo accordo è costituita dai lavori della Commissione Rossi. Se egli riuscisse ad introdurre i lavori della Commissione Rossi nei negoziati italo-austriaci egli avrebbe raggiunto la meta.

Oggi come oggi, dunque, questo è il pericolo che si profilerebbe in un eventuale incontro: la versatilità del Ministro, la sua spregiudicatezza nel parlare con la stampa, sono tutti elementi che dovremo ad un certo punto saper contrare.

A questo punto occorrerà tuttavia precisare che per grande che sia l’avversione dei popolari per Kreisky, essi lo seguirebbero su tale strada ove questa avesse probabilità di successo. Essi infatti pensano di premere su di noi perché in sede di Governo si accettino i risultati della Commissione se su questi hanno concordato tutti i suoi componenti; ovvero di negoziare in via bilaterale i punti su cui in sede di Commissione si fossero registrate delle divergenze.

Questi propositi tuttavia non hanno per i popolari alcuna urgenza di attuazione. Mentre Kreisky vorrebbe poter risolvere il problema prima delle elezioni per sostenere la sua debolissima posizione in seno al suo partito ed alla coalizione, ai popolari è sufficiente mettervi una sordina ed aspettare tempi migliori. Essi desiderano mostrare all’elettorato tirolese che mantengono il loro interessamento per una soluzione a loro pigradita del problema, ma, anche, come si diceva, che per i loro tempestivi interventi si è ristabilita la posizione internazionale dell’Austria così compromessa da Kreisky.

Le aperture fatteci vanno perciviste in questo quadro: non si tratta tanto di risolvere il problema che ci divide ma di prendere tempo e sopratutto, e con urgenza, dimostrare alla galleria che la questione non è sfuggita dalle mani dell’Austria, la quale mantiene la sua pressione su di noi.

Bisogna infine tenere conto che i contatti fra i rappresentanti della nostra minoranza e questo Governo non si sono mai interrotti. È vero che già qualche tempo fa Gorbach avrebbe dato a Magnago consigli di moderazione e prudenza; ma si puessere certi che i tirolesi avranno cercato, forse ad eccezione di Steiner, di operare in senso contrario. Così pure so da fonte molto attendibile che all’Assemblea della Volkspartei che avrà luogo terminati i lavori della Commissione Rossi, si recherebbe lo stesso Steiner.

Sono tutti questi elementi che consiglierebbero di non far cadere l’apertura confidenziale fattaci recentemente proseguendo il sondaggio sia allo scopo di meglio scoprire la nuova tattica di Vienna sia per legare gli austriaci, preventivamente, nell’eventualità di un incontro, ad un’impostazione del problema a noi favorevole e cioè evitando che essi possano comunque, magari anche di traverso, interferire sull’analisi del problema fatta dalla Commissione Rossi, che deve rimanere rilevante solo a fini interni.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Vedi D. 303.


4 Vedi DD. 300 e 301.


5 Vedi anche DD. 292 e 316.

313

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 20640/350. Vienna, 18 giugno 1962, ore 16,50 (perv. ore 17).

Oggetto: Alto Adige.

Oggi Waldheim mi ha consegnato promemoria di cui mio 3432 cui testo integrale ho inviato separatamente(3).

Proposta circa comunicazione che Governo italiano dovrebbe fare a Segretario Generale ONU se non fosse stata messa per iscritto avrebbe dovuto considerarsi una delle non rare «boutades» di Kreisky. Infatti:

1) questione non pende avanti a ONU la quale ha raccomandato alle parti risolverla direttamente senza fissare alcun termine né stabilendo che su questione, risolta o no, si debba ritornare davanti ad essa;

2) Governo italiano che non è stato attore non ha pertanto nulla da dire a ONU: poTRà interloquire davanti detto organo solo se costrettovi un’altra volta da Governo austriaco;

3) è chiaro che Governo italiano non puprestarsi a fin troppo evidenti scopi di detta proposta i quali tendono, per indicare i principali:

a) a far sì che Italia riconosca competenza ONU nella questione al punto doversi giustificare se ancora non si è pervenuti risolvere controversia

b) riuscire in tal modo far internazionalizzare lavori Commissione studio

c) a far sì che Italia concordi su indispensabilità di un accordo italo-austriaco anche se si arrivasse alla soluzione della questione attraverso vie interne italiane: tale riconoscimento verrebbe praticamente fatto anche davanti ONU attraverso lettera che Governo austriaco intenderebbe inviare a Segretario Generale con nostra approvazione.

Proposta che durante colloqui fra due Ministri Esteri quello italiano dovrebbe informare su andamento lavori Commissione studio contiene evidentemente il non nascosto proposito interloquire e intervenire eventualmente su lavori stessi.

Circa proposta trattare questione turismo (abolizione visto) devono essere sempre tenuti presenti noti motivi perplessità: possibilità di una ripresa di disordini in Alto Adige (che stesso Kreisky, a scopo pio meno polemico, non esclude) ma sopratutto pericolo lasciare via libera a propagandisti e istigatori tirolesi in Alto Adige in un momento delicato quale quello conclusione lavori Commissione studio.

Naturalmente abolizione visto verrebbe qui rappresentata come un successo del Governo austriaco specialmente dopo passo(4) e campagna stampa di questi ultimi tempi.

Resta comunque evidente che se si ritenesse opportuno arrivare a tale provvedimento esso dovrebbe avere adeguata contropartita.

A titolo personale ho già fatto presente a Waldheim, dopo che l’ho vista redatta per iscritto, ingenuità e assurdità della proposta di una nostra comunicazione a ONU. Allo stesso ho fatto presente che lavori Commissione studio non possono costituire oggetto discussione fra i due Ministri Esteri.


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 311.


3 Vedi D. 314.


4 Vedi D. 302, nota 4.

314

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria 68.766-5 (Pol) 62. Vienna, 18 giugno 1962.

Bezugnehmend auf das Aide Mémoire der italienischen Botschaft vom 13. Juni

d.J. sowie auf die zwischen dem Herrn italienischen Botschafter und dem Herrn Bundesminister f Auswärtige Angelegenheiten am 15. Juni d.J. stattgefundene Aussprache werden im Nachfolgenden die Vorschläge f ein Aussenministertreffen im Juli

d.J. zusammengefasst:

I. Zusammensetzung der beiden Delegationen Die Delegationen sollten mlichst limitiert sein. Zweckmässigerweise hätten die beiden Außenminister, Staatssekretäre und Politischen Direktoren sowie die unbedingt erforderlichen Hilfskräfte daran teilzunehmen.

II. Gegenstand der Besprechungen a) Information der terreichischen Delegation durch die italienische er die bisherigen inneritalienischen Massnahmen zur Lung des Problems.

b) Erflung der UN-Resolutionen (terreichischer Vorschlag).

Die italienische Regierung hätte ein Schreiben an den Generalsekretär der Vereinten Nationen zu richten, in dem sie auf die bisherigen UN-Resolutionen Bezug nimmt und darauf hinweist, dass sie im Sinne dieser Resolutionen bemt ist, im innerstaatlichen Rechtsbereich eine Lung des Problems zu finden. Die zu diesem Zweck errichtete Kommission beschäftige sich seit mehreren Monaten mit dem Problem, sei aber trotz Fortschritten auf verschiedenen Sachgebieten noch zu keinem endgtigen Ergebnis gelangt. Die italienische Regierung hoffe jedoch, dass es ihren weiteren Bemungen gelingen werde, eine befriedigende Lung des Problems im Sinne der UN-Resolutionen zu finden.

Im Falle der Absendung eines solchen Schreibens der italienischen Regierung an den Generalsekretär der Vereinten Nationen wde die terreichische Regierung nach entsprechender Information durch die italienischen Regierung ebenfalls ein Schreiben an den Generalsekretär der Vereinten Nationen richten, in dem sie die Mitteilung der italienischen Regierung er die innerstaatlichen Bemungen zur Regelung des Streitfalles zur Kenntnis nimmt und auch ihrerseits der Hoffnung Ausdruck verleiht, dass der schliessliche Erfolg der innerstaatlichen italienischen Bemungen die Grundlage f ein Übereinkommen der beiden Staaten im Sinne der UN-Resolutionen bilden werde.

c) Diskussion allgemeiner Fragen wie z.B. Reiseverkehr, Überlandgrundstke etc.

III. Termin des Ministertreffens Von terreichischer Seite werden folgende Termine vorgeschlagen: 9., 10., 11., 12., und 14. Juli d.J. oder ein Zeitpunkt zwischen dem 20. und 26. Juli d.J. Die Frage des Ortes f das Ministertreffen bleibt noch zu vereinbaren.

TRADUZIONE Con riferimento al promemoria dell’Ambasciata d’Italia del 13 giugno c.a.2 come pure al colloquio intercorso tra l’Ambasciatore d’Italia ed il Ministro Federale degli Affari Esteri il 15 corrente(3), vengono qui di seguito riassunte le proposte per un incontro dei Ministri degli Esteri in luglio:

1. Composizione delle due delegazioni Le delegazioni dovrebbero essere, se possibile, poco numerose. Sarebbe opportuno che ne facessero parte i due Ministri degli Esteri, i Sottosegretari di Stato ed i Direttori Generali degli Affari Politici ed i collaboratori strettamente indispensabili.

2. Oggetto delle conversazioni a) Informazioni alla delegazione austriaca, da parte italiana, sulle misure interne finora prese per la soluzione del problema.

b) Adempimento della risoluzione dell’ONU (proposta austriaca).

Il Governo italiano dovrebbe indirizzare uno scritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite nel quale riferendosi alle risoluzioni dell’ONU sinora emanate fa presente che ai sensi di queste risoluzioni si sforza di trovare una soluzione del problema nell’ambito del diritto interno. La Commissione creata a tale scopo si occupa di questo problema da parecchi mesi, non è pergiunta a nessun definitivo risultato nonostante i progressi fatti in diversi settori. Il Governo italiano spera peraltro che i suoi ulteriori sforzi possano portare ad una soddisfacente soluzione del problema ai sensi delle risoluzioni dell’ONU.

Nel caso dell’invio di tale scritto da parte del Governo italiano al Segretario Generale delle Nazioni Unite, il Governo austriaco dopo le adeguate informazioni da parte del Governo italiano invierebbe a sua volta uno scritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite nel quale prende atto della comunicazione del Governo italiano sugli sforzi interni per il regolamento della controversia ed anche da parte sua esprime la speranza che il successo finale degli sforzi interni italiani costituisca la base per un accordo tra i due Stati ai sensi delle risoluzioni dell’ONU.

c) Discussioni di questioni di carattere generale come ad esempio turismo, proprietà d’oltre frontiera ecc.

3. Date per l’incontro dei Ministri Da parte austriaca vengono proposte le seguenti date: 9, 10, 11, 12 e 14 luglio oppure una data tra il 20 ed il 26 luglio.

La questione concernente il luogo dell’incontro tra i Ministri rimane da concordare(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, giugno 1962. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 43.


2 Vedi D. 310.


3 Vedi D. 311.


4 Per la risposta italiana vedi D. 319.

315

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

R. 2764. Vienna, 22 giugno 1962.

Signor Ministro, il promemoria consegnatomi lunedì [il 18] da Waldheim(2) riassume praticamente quanto mi aveva detto Kreisky venerdì scorso [il 15]3 salvo qualche variante.

Non si parla tuttavia della «confidenzialità» delle informazioni che il Governo italiano dovrebbe fornire a quello austriaco circa le misure prese in Italia per la soluzione del problema dell’Alto Adige.

Né si parla pi d’altra parte, della comunicazione che, secondo Kreisky, il Governo italiano avrebbe dovuto fare al Segretario Generale delle N.U. di non essere ancora in grado di «presentare un rapporto definitivo» sull’esito dei lavori della Commissione di Studio.

Gli scopi della Ballhaus con tale proposta restano tuttavia gli stessi. E cioè quelli di provocare una iniziativa del Governo italiano nei confronti delle N.U. riconoscendone così indirettamente e direi permanentemente la competenza sulla questione dell’Alto Adige nonché di internazionalizzare i lavori della Commissione di Studio.

Le proposte contenute nel promemoria appaiono pertanto inaccettabili e sostanzialmente diverse da quelle sottopostemi confidenzialmente circa un mese fa(4).

Steiner, sondato in proposito, ha fatto capire di essere rimasto estraneo alla nuova iniziativa di Kreisky e alla compilazione del promemoria, elaborato durante la sua assenza da Vienna. Nella presente situazione egli ha detto che starebbe a noi di fare delle controproposte.

Presa visione del promemoria consegnatomi da Waldheim, non ho mancato di esprimere a quest’ultimo le mie spontanee reazioni sulla inaccettabilità della proposta che il Governo italiano si rivolga all’ONU per le ragioni che ho avuto l’onore di telegrafare (n. 343)3, e citanto pise si tien conto del passato atteggiamento dell’Italia che ha sempre sostenuto l’esclusiva competenza della Corte dell’Aja sulla questione.

Waldheim ha voluto giustificare la proposta austriaca quale mezzo idoneo per evitare il ricorso all’ONU, ricorso che, in mancanza di un’intesa con il Governo italiano, potrebbe divenire inevitabile sotto la pressione dell’opinione pubblica che ha visto trascorrere un altro anno senza che si sia pervenuti «a qualche cosa» di concreto.

Non ho mancato di osservargli come suoni stonato il porre il problema sotto l’unico riflesso di evitare il ricorso all’ONU concependo quest’ultimo come una pressione nei nostri riguardi. Mi pareva che in tal modo si perdesse di vista quello che dovrebbe essere lo scopo principale dei due Governi e cioè la ricerca della via migliore attualmente possibile per risolvere il problema.

Ogni Governo non punon essere sensibile ai moti dell’opinione pubblica. Ma non fino al punto di imboccare una strada sbagliata, tanto piquando nella specie l’opinione pubblica si riduce ai noti gruppi di radicali tirolesi e forse altoatesini i quali, in sostanza, non vogliono accordo diretto, considerato frutto di compromesso, e ritengono che si debba arrivare alla completa autonomia della Provincia di Bolzano agitando continuamente, come a suo tempo disse Gschnitzer, il problema davanti alle N.U. o in altri Fori internazionali.

Il problema, ho osservato a Waldheim, deve porsi in termini assai diversi: se il Governo di Vienna ritiene che gli sforzi interni italiani costituiscano, almeno per il momento, il migliore mezzo per arrivare a risolvere la questione, è chiaro che esso non pulasciarsi influenzare da una parte, peraltro limitatissima, dell’opinione pubblica austriaca. Non puin sostanza riaprire le «ostilità» con un nuovo ricorso all’ONU solamente per compiacere i radicali di Innsbruck.

Fino a che punto il Governo austriaco è intenzionato a ricorrere nuovamente all’ONU?

Solo rispondendo a questo [quesito] si pustabilire entro quali limiti ci possiamo muovere per evitare un nuovo ricorso all’ONU con tutti i fastidi ed effetti negativi che pucomportare al fine di una soluzione della controversia.

Dopo l’esperienza dell’anno scorso credo che il Governo austriaco non abbia avuto né abbia tuttavia alcuna voglia di ritornare al Palazzo di Vetro. Gli sforzi per dimostrare il successo nel dibattito della sessione scorsa non sono valsi a dissipare la convinzione che in quella sede si sia mostrato piuttosto fastidio per questa questione da parte delle delegazioni di vari Paesi e che difficilmente l’Austria poTRà ottenere risultati apprezzabili.

Ma quest’anno c’è un elemento nuovo: le elezioni politiche austriache che si svolgeranno in autunno.

Conviene al Governo o meglio ai due partiti politici che lo compongono riaccendere pubblicamente la questione dell’Alto Adige?

Kreisky, che sembra sempre volersi mettere fuori causa come se lui ed il suo partito costituissero gli elementi piarrendevoli del gioco, mi ha «confidato» che una parte del partito populista vorrebbe lasciare le cose come stanno: non turbare, in una parola, l’ambiente prima delle elezioni (una riprova di cisi potrebbe desumere dall’apertura confidenziale che mi era stata fatta circa l’oggetto dell’incontro dei due Ministri). Esisterebbe per sempre secondo Kreisky, un’altra corrente del partito populista che teme le reazioni degli ambienti tirolesi, se il Governo di Vienna resta inattivo, con ripercussioni sfavorevoli sull’elettorato notoriamente in grande maggioranza populista in Tirolo. E questa parte chiede qualcosa di piconcreto nell’attività del Governo, quale potrebbe essere, secondo Kreisky, un’intesa con noi sulla base del promemoria consegnatomi.

In realtà credo che sarà fatto il possibile per evitare il ricorso all’ONU, per il quale, salvo gli intransigenti tirolesi, nessuno sente propensione.

Ma il Governo avrà bisogno di una formula pio meno di facciata per poter giustificare tale rinuncia.

Non mi pare esservi dubbio che anche [a] noi convenga che almeno quest’anno non si parli di ONU, per avere tranquillamente il tempo di condurre a fine gli sforzi per una soluzione interna della questione. Senza l’assillo di tale ricorso è verosimile che ci sia possibile preparare una «offerta» agli altoatesini da «prendere o lasciare» in toto.

Ma per arrivare a cioccorre che nei limiti del possibile veniamo incontro al Governo austriaco nel senso di trovare una formula idonea a giustificare di fronte alla propria opinione pubblica il suo comportamento di inattività e di attesa.

Del resto l’avere noi accettato in principio l’incontro fra i due Ministri degli Esteri e avendone anche indicata l’epoca, è manifesto che non possiamo tardare a decidere il nostro atteggiamento.

Mi rendo conto che non è facile prendere in considerazione e fare una controproposta al promemoria di Kreisky.

La proposta fattami in via confidenziale da parte populista si sarebbe prestata meglio ad una trattativa.

Non vi si parlava di ONU e si accennava soltanto alla circostanza che, perdurando gli sforzi interni italiani, non solo non vi era motivo di ricorrere ad organi internazionali, ma i due Governi si sarebbero astenuti dal parlare della sostanza del problema prima della conclusione di tali sforzi.

Se è anche nota l’intenzione del resto già apertamente manifestata e ancora recentemente ribadita nella riunione di Innsbruck cui hanno partecipato anche altoatesini, acché i risultati della Commissione di Studio diventino, specialmente per i punti contrastati, oggetto delle conversazioni fra i due Governi, bisogna riconoscere che nella proposta che mi era stata fatta non si accennava a cie non lo si poteva indurre nemmeno implicitamente.

Mi domando, quindi, se non sia il caso di riprendere in esame la predetta formula, studiando tuttavia come inserirla nel colloquio, dato che Steiner ci ha fatto comprendere che non pupiesserci presentata da parte austriaca dopo la proposta di Kreisky. Tuttavia in termini opportunamente modificati essa potrebbe costituire la base di una nostra controproposta.

***

Mi rendo conto della necessità che i lavori della Commissione di Studio mantengano la loro caratteristica di attività interna italiana e che non debbano pertanto in nessun modo essere internazionalizzati. Ma da ciad ignorarli come se non esistessero è un passo lungo.

Mi sia concesso ricordare che l’anno scorso a New York nei contatti con gli austriaci si accennperfino ad eventuali maggioranze in seno alla Commissione di Studio eventualmente vincolanti il Governo di Vienna; dei lavori di tale Commissione si parlpio meno dietro le quinte dell’Assemblea dell’ONU per ottenere il risultato poi conseguito; il Senatore Struye ne ha parlato espressamente a Roma e il Presidente della Commissione di Studio gli ha recentemente promesso di riferire al Consiglio d’Europa sui risultati dei lavori; tutte le principali Cancellerie e le loro rappresentanze all’estero chiedono notizie dell’andamento di tali lavori, ritenuti fondamentali per la soluzione della controversia; nello stesso nostro promemoria del 13 giugno scorso(5) se anche non si è parlato esplicitamente della Commissione, si è tuttavia indirettamente accennato alla sua attività sostenendo di confidare che attraverso quella via si possa giungere a risolvere la controversia in modo da farla cessare anche a livello internazionale.

Mi pare che per evitare ogni pericolo di possibile internazionalizzazione la strada migliore sia quella di dire «expressis verbis» che noi ci rifiutiamo alla internazionalizzazione dei risultati di questa attività puramente interna e che sul piano internazionale per noi esiste soltanto la rigorosa applicazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi.

***

Se non si aderisce ad una formula di rinvio della trattazione diretta della questione tra i due Governi, a causa della pendenza dei lavori della Commissione di Studio, sia pure prospettata sotto altri nomi, che cosa possiamo proporre come oggetto dell’incontro dei Ministri degli Esteri cui abbiamo aderito?

Si potrebbe essere tentati di dire che trattative dirette hanno senso se si riprende la discussione al punto in cui era stata lasciata a Zurigo, in quanto tra i due Governi la controversia riguarda l’esecuzione dell’accordo di Parigi e non altro.

Senonché gli austriaci ci eccepirebbero l’inutilità di continuare le conversazioni sulla sostanza del problema, di cui già avevano dichiarato il fallimento l’anno scorso, per passare alla discussione sul mezzo pacifico.

Ma a parte che una risposta del genere non eviterebbe il ricorso all’ONU, anzi probabilmente spingerebbe il Governo austriaco a farlo nella speranza che nelle more prima della discussione in Assemblea si raggiunga un accordo sul mezzo pacifico, non mi pare che noi abbiamo interesse ad impostare tale manovra. Se noi riteniamo possibile una soluzione della questione sul piano interno, abbiamo invece tutto l’interesse a congelare o quanto meno ritardare trattative dirette con il Governo austriaco. Noi cioè abbiamo interesse a che il Governo italiano, attraverso i lavori della Commissione di Studio ed eventualmente con incontri diretti con i rappresentanti altoatesini, pervenga ad una soluzione che ottenga il consenso della parte piqualificata della popolazione altoatesina.

Se si raggiungesse questo, il Governo di Vienna molto difficilmente potrebbe assumersi la responsabilità di respingere una tale soluzione, mentre sul piano internazionale si potrebbe verificare un consenso nei nostri riguardi.

Quindi mi pare opportuno procedere senza scosse a cercare con formule il meno possibile impegnative che il Governo italiano possa continuare nei suoi sforzi interni.

Una risposta al promemoria austriaco nel senso di riprendere le trattative dirette, abbandonate a Zurigo, potrebbe forse avere effetto, e poteva forse averlo ancora di piin passato, soltanto notificando la contemporanea intenzione di sospendere i lavori della Commissione di Studio cui in fondo gli altoatesini hanno fatto credito.

Ma anche in questo caso non mi sentirei di prevedere le reazioni austriache.

Qualunque sia la strada che si voglia seguire, mi pare in ogni modo opportuno che il nostro atteggiamento sia definito al pipresto in modo che non si arrivi all’incontro del Ministri, ormai scontato per luglio, senza una preliminare chiara intesa con il Governo austriaco sull’oggetto e praticamente su quella che dovrà essere la conclusione di tale incontro.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

[Enrico Martino]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 3, fasc. Alto livello, giugno 1962.


2 Vedi D. 314.


3 Vedi D. 311.


4 Vedi DD. 300 e 301.


5 Vedi D. 310.

316

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 2877/14462. Vienna, 28 giugno 1962.

Oggetto: Politica del Berg-Isel-Bund. Passività di Vienna.

Alcuni recenti episodi dimostrano palesemente il cedimento o quanto meno la passività del Governo di Vienna di fronte agli estremisti ed ai terroristi(3). È di qualche giorno fa la nomina per acclamazione in seno al Berg-Isel-Bund del Tirolo di Widmoser ed Oberhammer a presidenti onorari della Lega. È di ieri l’assoluzione di Pfaundler e l’archiviazione del processo previsto per Oberhammer.

Solo pochi mesi fa – precisamente nel marzo – la Lega fu ad un punto dallo scioglimento. Il rifiuto da parte di alcuni suoi dirigenti di giurare fedeltà alla Repubblica austriaca fece scandalo. Il Partito socialista dichiarincompatibile per i suoi membri appartenere alla Lega ed al Partito. Il Governo annuncii processi dei dinamitardi; la stampa rievocper la prima volta in extenso le loro imprese ed i loro fini non solo in contrasto con la politica dello Stato austriaco, ma addirittura chiaramente intesi alla sua eversione.

Ma da quel momento stesso in molti ambienti popolari si cercil modo di salvare l’associazione tentandone un’ostensiva epurazione. Il solo fatto di riproporre Gschnitzer come suo supremo moderatore, privando delle cariche piin vista i Widmoser e gli Oberhammer, ci dice come la manovra fosse di facciata; Gschnitzer è stato il primo infatti a porre il problema in termini sempre piaccesi ed intransigenti.

Mentre questa manovra era ancora in sviluppo sul piano federale il Governo del Tirolo, facendo propria la causa degli estremisti, strappava a Vienna il rinvio dei processi dei principali imputati negli atti dinamitardi. Questo primo cedimento del Governo federale ha ridato forza agli estremisti, i quali, nella riorganizzazione del Berg-Isel-Bund in Tirolo, ottenevano che Widmoser ed Oberhammer fossero eletti a presidenti di onore dell’associazione.

Ha fatto seguito la celebrazione a Graz del processo a carico di Pfaundler, da circa un anno e mezzo imputato confesso di avere nascosto armi da servire ai terroristi che avrebbero poi agito in Alto Adige. Egli si è presentato in tribunale accompagnato dal Vice Capitano che gli cedeva la destra. Gli facevano ala i principali agitatori tirolesi e alcuni degli stessi imputati al primo processo. Lo spiegamento è stato intimidatorio e baldanzoso. Il processo stesso si è concluso in una farsa. Il Presidente della Corte ha lasciato praticamente dirigere lo svolgimento all’avvocato difensore, il quale ha escusso i testi a carico senza controinterrogatorio da parte del Pubblico Ministero. I testi stessi hanno fatto figura di imputati. Il vero imputato, sorretto ed esplicitamente approvato nel corso della deposizione dai giurati, dopo l’assoluzione pubblicamente li ringraziava.

Com’è stata possibile questa farsa dati i termini dell’atto d’accusa e le stesse impudenti confessioni dell’imputato? La risposta non ammette dubbi. Varie volte in pubblico ed in privato il Pfaundler aveva minacciato, ove condannato, di coinvolgere personalità ed uomini di governo austriaci. Egli è giunto perfino a mostrare ad un inviato di un grande giornale italiano lettere da lui indirizzate ad alcune di tali personalità in cui le metteva in guardia.

Quasi immediatamente dopo il processo veniva brevemente lanciata la notizia che quello contro Oberhammer era stato archiviato.

***

Appare chiaro, come si diceva, che il rinvio dei processi, accordato da Vienna ai tirolesi, ha costituito la svolta che ha ridato vigore ai tirolesi ed agli estremisti. Il rinvio sostenuto dai popolari, timorosi di perdere voti in Tirolo in favore della destra, è stato certamente determinato da ragioni elettorali. Il processo di Graz rappresenta un trionfo per agitatori ed estremisti i quali si fanno piforti e del contegno dei giurati e della passività dei giudici. Le «Salzburger Nachrichten», l’organo pivicino agli ambienti nazisti, già oggi esulta e dà corpo alla scusa, avanzata dai difensori di Pfaundler, secondo cui i servizi segreti italiani avrebbero provocatoriamente messo assieme una specie di trappola in cui sarebbe caduto l’innocente Pfaundler.

Tutto fa dunque ragionevolmente ritenere che agitatori ed estremisti non si contenteranno di queste vittorie parziali, ma manterranno la pressione e continueranno nell’intimidazione. Non è senza significato che il 1° giugno, cioè dopo il rinvio dei processi, si è avuto di nuovo una di quelle riunioni, presieduta da Kreisky e da Steiner a cui hanno partecipato i tirolesi e gli altoatesini a noi piostili. Steiner, in camera caritatis e davanti alle nostre rimostranze, ci ha detto che in tali riunioni sono stati dati consigli di moderazione. Probabilmente ciè vero, ma non è da escludere che gli estremisti tirolesi si siano valsi della presenza di Kreisky e di Steiner per dimostrare agli altoatesini che il Governo di Vienna continua ad appoggiarli, al fine di conservare presso di essi credito e prestigio, indispensabili per far prevalere in definitiva le loro tesi piintransigenti.

Davanti a questa situazione una nostra passività non sarebbe opportuna. Mi rendo perfettamente conto che non potremmo «protestare» ponendo in causa la magistratura austriaca. Ma sarebbe deleterio non cogliere l’occasione per rappresentare a questo Governo come i nuovi avvenimenti siano in contrasto con l’asserita buona volontà di giungere prima ad una chiarificazione dell’atmosfera e poi ad una soluzione della controversia fra i due Paesi. Nel nuovo quadro che gli estremisti vanno delineando, incoraggiati dalla passività del Governo di Vienna, ci si puattendere tutto, meno la realizzazione di quei fini. A questo proposito attiro la particolare attenzione di codesto Ministero sul rapporto n. 11235/492 del 22 corrente del Console Generale ad Innsbruck(4) che per lunga esperienza dell’ambiente tirolese giunge alle mie medesime conclusioni.

Non vorrei tuttavia tralasciare dall’osservare che questo complesso di fatti indebolisce la posizione dell’Austria sotto il profilo internazionale. L’acquiescenza pio meno rassegnata agli attivisti di Innsbruck riproduce, anche se, almeno per ora, solo su scala minore, il comportamento del Governo austriaco alla vigilia e durante i famosi attentati dell’estate scorsa.

Alla luce di questi nuovi fatti appare chiaro che il progressivo distanziamento dalla politica patrocinata da Innsbruck abbozzatosi nei mesi scorsi, abbia avuto un colpo d’arresto. Mi sembra quindi che sarebbe nostro interesse di rilevarlo esplicitamente, ponendo in rilievo che il chiaro abbandono della linea estremista rimane per noi elemento indispensabile per giungere alla soluzione del problema, mentre per intanto è necessario per la ripresa e il successo dei contatti sul piano bilaterale.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 15 bis.


2Diretto per conoscenza al Consolato Generale a Innsbruck.


3Vedi anche DD. 292 e 312.


4Non rinvenuto.

317

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI AFFARI ESTERI, RUSSO, AL MINISTERO DELL’INTERNO(1)

Telespr. riservato 10A/1324. Roma, 3 luglio 1962.

Oggetto: Alto Adige. Commissione di Studio.

Riferimento: Foglio codesto Ministero n. 1042/1530 in data 11 corr.2.

È superfluo confermare che il Dicastero scrivente concorda perfettamente con il Ministero dell’Interno nel ritenere inopportuno ogni tentativo di rendere rilevanti i lavori della Commissione di Studio per l’Alto Adige su un piano diverso da quello, puramente interno, che le è proprio per la sua istituzione e le sue finalità.

Era prevedibile d’altra parte che da parte austriaca si agisse in senso opposto cioè per «internazionalizzare» (nel senso su espresso) la Commissione. Non è certo da nascondere che la forza stessa delle cose, per la coincidenza di fatto delle materie, pufavorire una certa confusione fra gli sforzi fatti in sede interna e la controversia esistente in sede internazionale. Da parte italiana ci si è sempre adoperati per evitare una confusione del genere; e anche quando, per impedire che in sede internazionale venissero prese iniziative tali da nuocere al clima dei lavori della Commissione, è stato fatto stato delle speranze offerte dai suoi lavori, ciè stato fatto sempre in maniera né formale, né giuridica, né impegnativa e soltanto in discorsi davanti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite o in colloqui governativi del gennaio scorso a Roma col Presidente Struye (preceduti dall’invio di documenti che, a quanto risulta, fu effettuato nell’ottobre 1961 dall’allora Ministro dell’Interno ai membri della Sottocommissione del Consiglio d’Europa) e, in via verbale, anche con la parte austriaca.

Non si pudel resto negare che, fin quando si rimane su formulazioni di carattere generale, esista una certa contraddizione fra l’insistenza (cui non dovremo mai rinunciare) sulla irrilevanza in sede internazionale dei lavori della Commissione e la possibilità, di cui è stato fatto stato, che a seguito di tali lavori la controversia con l’Austria per l’esecuzione dell’Accordo di Parigi venga a perdere la sua ragion d’essere (vedi telespresso n. 10A/1237/c. del 15.6.1962)3.

Occorre pertanto vedere in termini piconcreti l’interesse italiano nei vari aspetti della materia. In tale pispecifico campo, sembra che la prima preoccupazione nostra debba essere quella – per il caso la Commissione di Studio non giunga in questo periodo a una proposta globale, che soddisfi e impegni l’elemento di lingua tedesca

– che da parte austriaca si possa in qualche modo dare per acquisite le formulazioni parziali (contenenti di fatto delle proposte di concessioni) raggiunte nella Commissione e cercare di strappare per via diplomatica ulteriori concessioni sui punti per i quali l’elemento di lingua tedesca nella Commissione non si sia dichiarato soddisfatto. È evidente che una simile possibilità sarebbe pericolosa quanto ingiustificata. Quanto possa essere stato formulato fino adesso in Commissione puavere ragion d’essere solo in vista di una concorde soluzione del problema su piano interno; esso dovrebbe pertanto risultare, ci si augura, soltanto nel contesto di una proposta globale di soluzione accettata ed impegnativa per l’elemento di lingua tedesca; comunque, essa non dovrebbe in alcun modo costituire un elemento per il negoziato internazionale. Come si è accennato, da parte italiana nulla è stato fatto finora per via diplomatica che possa legittimare l’accennato tentativo austriaco, ed è stata tenuta sempre ben presente la necessaria distinzione. In relazione all’ultimo passo austriaco (vedi telespresso

n. 10A/1273/c. del 26 giugno u.s.)4, sembra ora giunto il momento di formulare per iscritto e piesplicitamente il principio sovraesposto.

Nell’altra ipotesi, che la Commissione raggiunga in questo periodo una conclusione su tutta la materia, tale da soddisfare e impegnare l’elemento di lingua tedesca, la posizione italiana in campo internazionale verrebbe evidentemente molto facilitata. Anche per tale caso occorre lasciare impregiudicata la libertà di azione del Governo italiano in campo diplomatico. Non sembra peraltrettanto urgente porre fin da adesso in termini precisi questo problema: si rimanda al riguardo alle considerazioni svolte nelle istruzioni mandate all’Ambasciatore a Vienna col telespresso n. 10A/852/275 punto I ultima parte, inviato a codesto Ministero in allegato al telespresso n. 10A/930/c. del 4 maggio 19626.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 7, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige.


2 Dell’11 giugno, indirizzato alla Segreteria 10A della DGAP e per conoscenza all’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, con il quale il Ministro dell’Interno, Taviani, con riferimento alla rilevata tendenza della Sottocommissione per l’Alto Adige del Consiglio d’Europa «a voler affermare una diretta connessione fra i propri lavori e quelli che sta svolgendo la Commissione di studio nominata da questo Ministero nel settembre scorso», sottolineava l’opportunità di ribadire la non rilevanza internazionale degli studi interni italiani: «… questo Ministero ritiene di dover richiamare l’attenzione di codesto Dicastero sul carattere e sugli scopi della Commissione governativa, la quale, come risulta dal decreto istitutivo, è stata incaricata di “studiare i problemi dell’Alto Adige e riferire al Governo”. Sembra, quindi, che il tentativo di spostare su un piano diverso i lavori e le conclusioni della Commissione sia nocivo all’utilità dei contributi che il Governo si era proposto di acquisire con la nomina della Commissione stessa. Vorrà, pertanto, codesto Ministero valutare l’opportunità di far rilevare nelle competenti sedi i precisi limiti assegnati alla Commissione di cui trattasi» (ibidem).


3 trasmissione alla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e ad Ambasciate e Rappresentanze del D. 307.


4 trasmissione alla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e ad Ambasciate e Rappresentanze dei DD. 314 e 311.


5 Vedi D. 294.


6 Non pubblicato.

318

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. segreto 10A/1411/40. Roma, 17 luglio 1962.

Oggetto: Alto Adige. Scambio di vedute con il Governo austriaco.

Riferimento: Comunicazione di V.E. del 18 giugno 19622.

1. Si unisce un Promemoria di risposta a quello consegnato da codesto Ministero degli Esteri il 18 giugno scorso(3).

2. Come V.E. noterà, si è ritenuto necessario, di fronte alle proposte austriache, procedere ad una precisazione circa la non rilevanza internazionale degli studi interni italiani. Anche per le considerazioni esposte nel telespresso n. 10A/852/27 del 18 aprile 19624, ultima parte del punto 1), ci si è limitati in questa occasione a fare tale precisazione per «i lavori in corso».

3. Dal Promemoria risulta altresì confermato che da parte nostra si è disposti a procedere all’incontro fra i due Ministri degli Esteri, quando esso fosse stato opportunamente preparato.

A tal fine sarebbe utile conoscere in primo luogo come la parte austriaca, che ha proposto l’incontro stesso, si raffigura l’oggetto di esso.

Ella dovrebbe pertanto limitarsi ad informarsi sulle idee di codesto Governo, cercando di chiarirne gli effettivi intendimenti e a riservarsi di comunicare tali idee a Roma e di far poi conoscere il nostro pensiero.

Dallo scambio di vedute, cui darà luogo la consegna da parte di V.E. del Promemoria allegato, potrebbe emergere la proposta di un prossimo incontro, ad esempio, dei Direttori Generali degli Affari Politici, che servisse a delibare la materia e ad assicurarsi dell’opportunità di un ulteriore incontro dei Ministri. Una possibilità del genere verrebbe da noi presa nella migliore considerazione.

4. Siamo sempre pronti a procedere anche a scambi di idee su altri argomenti. Questi non potrebbero ovviamente esser soltanto quelli che interessano codesto Governo. Al riguardo va precisato alla parte austriaca che i proposti scambi di vedute su altri argomenti sono da noi visti come miranti – in primo luogo ma non esclusivamente

– a risolvere le serie perplessità che non possiamo non nutrire davanti a certi avvenimenti recenti, che V.E. ha dettagliatamente segnalato, quali ad esempio il consolidarsi del Berg Isel Bund in mano delle correnti piestreme e la sua rinnovata attività propagandistica, nonché la cessazione, almeno apparente, di ogni attività delle Autorità austriache per reprimere e prevenire il terrorismo, con l’assoluzione di Pfaundler e il rinvio degli altri processi, mentre – salvo eventualmente poche eccezioni – imputati e condannati sono a piede libero.

Converrebbe che ella elencasse verbalmente gli accennati avvenimenti in maniera sufficientemente precisa e dettagliata da autorizzarci, qualora necessario, a fare stato in futuro di tale comunicazione.

Nell’illustrare le nostre preoccupazioni, ella vorrà poi sottolineare che cinon viene fatto a scopo polemico, ma onde porre in luce in via collaborativa l’obbiettiva necessità che da parte austriaca si sappia evitare il rinnovarsi di una situazione che potrebbe essere pregiudizievole al fine dello sperato superamento del problema, nonché difficilmente conciliabile con il ripristino dei rapporti amichevoli, che i due Paesi hanno il comune interesse di intrattenere in tutti i settori(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio-agosto 1962.


2 Vedi D. 313.


3 Per il Promemoria austriaco vedi D. 314, per il promemoria di risposta, consegnato il 19 luglio, vedi D. 319.


4 Vedi D. 294.


5 Per la risposta vedi D. 320.

319

L’AMBASCIATA A VIENNA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA(1)

Promemoria 3196. Vienna, 19 luglio 1962.

Con riferimento al promemoria del Ministero degli Esteri austriaco del 18 corrente(2), si desidera esporre le seguenti considerazioni:

1) Come già precedentemente rilevato da parte italiana, il negoziato indicato nella Risoluzione 1497 (XV) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riguarda la controversia internazionale fra i due Paesi circa l’esecuzione dell’Accordo di Parigi. La Risoluzione suddetta contempla una ricerca di accordo sia sulla sostanza del problema (par. I) sia sul mezzo pacifico cui ricorrere se necessario (par. II). Da parte italiana si è pronti a procedere in tale senso.

Gli elementi rilevanti ai fini sopraccennati sono quelli già posti in luce nelle precedenti fasi del negoziato. Fra di essi non vi è evidentemente quel processo di esame interno in Italia cui è stato fatto cenno. Quali che potranno essere le conclusioni di tale esame nonché eventualmente i risultati e le conseguenze di esse, è evidente che i lavori attualmente in corso si svolgono su un piano esclusivamente interno e secondo criteri e con finalità di carattere interno. Tali lavori non possono pertanto formare oggetto di comunicazioni al Governo austriaco, né al Segretario Generale delle Nazioni Unite.

2) Da parte italiana si concorda con quanto proposto da parte austriaca circa la composizione delle due Delegazioni per il proposto incontro dei Ministri degli Esteri.

3) Circa la data di tale incontro, da parte italiana non si pongono preclusive: si ritiene che esso potrebbe aver luogo alla data pivicina che poTRà essere precisata di comune accordo, non appena sarà stato preparato un fruttuoso risultato dell’incontro stesso, cosa per cui da parte italiana si è pronti ad adoperarsi subito e nella maniera piindicata.

4) Da parte italiana si è altresì disposti, come è noto, a procedere a scambi di vedute su altri argomenti atti a condurre fra i due Governi a chiarificazioni, il che, tra l’altro, sarebbe nello spirito del richiamo fatto nella Risoluzione 1661 (XVI) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al par. 3 della Risoluzione 1497 (XV).

Civale in particolare per quanto riguarda i motivi di talune note preoccupazioni, che sviluppi recenti hanno rinnovato, la cui eliminazione contribuirebbe certo a far svolgere in una pifavorevole atmosfera il negoziato di cui ai punti precedenti.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 15 bis. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 46.


2 Recte: 18 giugno, vedi D. 314.

320

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 24921/401. Vienna, 19 luglio 1962, ore 15 (perv. ore 16,40).

Oggetto: Alto Adige.

Stamane ho consegnato aide memoire(2) a Ministro Kreisky illustrandolo come da istruzioni V.E.3. Riferendomi a punto 4 promemoria non ho mancato elencare recenti avvenimenti che hanno suscitato nostre perplessità e preoccupazioni rappresentandoli nei termini di cui dette istruzioni.

Ministro è rimasto piuttosto deluso, anzi direi quasi indispettito da nostra risposta a aide memoire austriaco(4), che ha considerato negativa perché respingendo proposta austriaca circa oggetto conversazioni non avanzerebbe controproposta. Ho fatto rilevare Kreisky che non era esatta sua interpretazione perché mentre proposta austriaca è estranea a risoluzione ONU, noi chiediamo che in ottemperanza detta risoluzione venga trattata questione di fondo.

Prima entrare in argomento circa oggetto eventuali conversazioni egli mi ha indicato come data incontro 25/26 luglio lasciando intendere che eventualmente incontro potrebbe avvenire 30/31 stesso mese.

In sostanza Kreisky è sembrato voler sottolineare che da parte austriaca si chiede che incontro avvenga indipendentemente da formulazione o meno oggetto conversazioni e tanto meno da accordo su comunicato finale.

Comunque mi ha detto che da parte austriaca ci verrà comunicato possibilmente domani programma conversazioni accennandomi che esso potrebbe riferirsi anche a futura procedura, ivi compreso esame del mezzo pacifico.

Ho fatto presente Kreisky che a me pareva indispensabile prima di fissare data, stabilire oggetto conversazioni ricordando che non vi sarebbe nulla di peggio del fallimento incontro e ciproprio in vista sia soluzione finale del problema sia reazioni opinione pubblica interna della quale da parte austriaca si vuole tenere conto.

Dopo conversazione con Kreisky ho avuto conversazione con Waldheim preoccupato trovare un accordo al fine arrivare adeguatamente preparati a incontro Ministri. Anche Waldheim mi ha accennato grave difficoltà formulare nuova proposta dato che nostra risposta non avrebbe offerto alcuno spunto.

Riprendendo un accenno già fatto da Kreisky, Waldheim pareva tuttavia orientato nel senso iniziare conversazioni con un esame generale problema su base risoluzione ONU per poi continuarle settembre prossimo.

Riservomi tornare in argomento dopo consegna preannunciato nuovo documento austriaco(5).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 319.


3 Vedi D. 318.


4 Vedi D. 314.


5 Vedi D. 321. Per le ulteriori considerazioni di Martino vedi D. 322.

321

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria 70.486-5 (Pol) 622. Vienna, 20 luglio 1962.

VORSCHLAG FÜR DIE TAGESORDNUNG DES AUSSENMINISTERTREFFENS

1) Allgemeiner Gedankenaustausch er das Stirolproblem.

2) In Erflung der Resolutionen Zl. 1497 (XV) und 1661 (XVI) der Generalversammlung der Vereinten Nationen Besprechung nachstehender nicht taxativ aufgezählter Fragen:

Sprachenproblem: Vollständige Gleichberechtigung der deutschen und der italienischen Sprache in allen Bereichen des fentlichen Lebens;Optantenproblem: Nochmalige Überprung durch die italienische Regierung der szt. abgewiesenen etwa 200 Reoptionsgesuche;

Aufnahme von Stirolern in staatliche und halbstaatliche Stellen auf der Grundlage des eTHnischen Proporzes. Garantien der Unversetzbarkeit nach ausserhalb der Provinz. Gesonderte Stellenausschreibungen, gesonderte Wettbewerbe (concorsi) f in der Provinz zu vergebende Stellen;

Volkswohnbau: Prazisierung des Art. 11, Z. 11 des Autonomiestatuts, dahingehend, dass diese Bestimmung den gesamten, zur Gänze oder teilweise aus fentlichen Mitteln finanzierten Wohnbau umfasst;

Kulturfragen wie Gesetzgebung und Verwaltung der Provinz in allen Bereichen des kulturellen Lebens unter besonderer Berksichtigung der kulturellen Interessen der in der Provinz ansässigen Bevkerungsgruppen, auch hinsichtlich Rundfunk und Fernsehwesen (lokales Programm f die Provinz);

Schulfragen, wie Gesetzgebung und Verwaltung der Provinz im Schul- und Erziehungswesen betreffend Kindergärten, alle Schultypen und Fortbildungsinstitutionen mit Ausnahme der Hochschulen. Übernahme des gesamten Lehr- und Schulverwaltungspersonals in den Personalstand der Provinz;

Arbeitsvermittlung: Gesetzgebung und Verwaltung der Provinz in Angelegenheiten der Arbeitsvermittlung, einschliesslich der Arbeitsämter, im Sinne des Vorranges der in der Provinz ansässigen Bevkerung;

Wohnsitzrecht: Gesetzgebung der Provinz er das Wohnsitzrecht im Sinne einer Sicherung der wirtschaftlichen und sozialen Interessen der in der Provinz ansässigen Angehigen aller Bevkerungsgruppen;

Kompetenzen der Provinz auf wirtschaftlichem Gebiet. Diese msten Gesetzgebung und Verwaltung insbesondere auf folgenden Gebieten einschliessen: Land- und Forstwirtschaft, einschliesslich Obst- und Weinbau, Jagd- und Fischereiwesen, Tierschutz, Bodenverbesserung, Wasserbauten;

Handel, Angelegenheiten der Handelskammern;

Kreditwesen;

Industrie;

Bergbau;

Fremdenverkehr und Gastgewerbe;

Öffentliche Bauten. Verkehrswesen;

Gesetzgebung der Provinz er die Organisation der fentlichen Verwaltung auf allen Sachgebieten der autonomen Zuständigkeit der Provinz, einschliesslich Angelegenheiten der Gemeindesekretäre, Statistische Erhebungen in der Provinz;

Steuer- und Finanzhoheit der Provinz in einem Ausmass, welches der Provinz gestattet, ihren autonomen Aufgaben zu entsprechen.

3) Meinungsaustausch er andere, die bilateralen Beziehungen Österreichs und Italiens betreffende THemen.

TRADUZIONE PROPOSTA PER L’ORDINE DEL GIORNO DELL’INCONTRO DEI MINISTRI DEGLI ESTERI

1) Scambio di vedute generale relativo al problema del Sudtirolo.

2) In adempimento delle Risoluzioni 1497 (XV) e 1661 (XVI) della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, discussione sulle questioni enumerate non tassativamente qui di seguito:

Problema linguistico: completa equiparazione delle lingue italiana e tedesca in tutti i settori della vita pubblica; Problema degli optanti: ulteriore riesame da parte del Governo italiano delle circa duecento domande di riopzione respinte sinora;

Assunzione di sudtirolesi negli impieghi statali e parastatali in base alla proporzione etnica. Garanzia della non trasferibilità fuori della Provincia. Particolari offerte di posti, particolari concorsi per i posti da assegnare nella Provincia;

Edilizia popolare: precisazione dell’articolo 11 n. 11 dello Statuto di autonomia, in modo che questa disposizione comprenda per intero o in parte la costruzione di alloggi finanziati con mezzi pubblici;

Questioni culturali, quali la legiferazione e l’amministrazione da parte della Provincia in tutti i campi della vita culturale con particolare riguardo agli interessi culturali dei gruppi di popolazione residenti nella Provincia, anche con riguardo alla radio e alla televisione (programma locale per la Provincia);

Questioni scolastiche, quali la legiferazione e l’amministrazione da parte della Provincia nel settore educativo e scolastico su quanto riguarda i giardini d’infanzia, ogni tipo di scuola e di istituti di avviamento ad eccezione delle scuole superiori (Hochschulen). Passaggio di tutto il personale insegnante e dell’amministrazione scolastica nell’organico del personale della Provincia;

Collocamento della mano d’opera: legiferazione e amministrazione da parte della Provincia nelle questioni del collocamento della mano d’opera, inclusi gli uffici del lavoro, nel senso di dare la precedenza alla popolazione residente nella Provincia;

Diritto di residenza: legiferazione da parte della Provincia sul diritto di residenza nel senso di garantire gli interessi economici e sociali agli appartenenti a tutti i gruppi della popolazione risiedenti nella Provincia;

Competenze della Provincia nel settore economico. Queste dovrebbero comprendere poteri legislativi e amministrativi in modo particolare nei seguenti settori: Agricoltura e foreste, comprese la frutticultura e la viticultura, caccia e pesca, protezione degli animali, migliorie del suolo, costruzioni idriche;

Commercio, questioni delle Camere di Commercio;

Credito;

Industria;

Miniere;

Turismo e industria alberghiera;

Costruzioni pubbliche, traffico;

Legislazione da parte della Provincia sull’organizzazione dell’Amministrazione pubblica in tutti i settori di competenza dell’autonomia provinciale, ivi comprese le questioni concernenti i Segretari comunali e le ricerche statistiche nella Provincia;

Sovranità finanziaria e fiscale della Provincia in misura tale da permettere a quest’ultima di adempiere ai propri compiti autonomi.

3) Scambio di vedute su altri temi riguardanti i rapporti bilaterali tra l’Austria e l’Italia.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 47.


2 Consegnato da Waldheim a Martino il 20 luglio e da questi trasmesso a Roma nel testo italiano con T. 25177 dello stesso giorno.

322

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato 3339/1548. Vienna, 23 luglio 1962.

Oggetto: Preparazione diplomatica dell’incontro dei Ministri degli Esteri italiano ed austriaco.

Riferimento: Mio telegramma n. 4012.

A scioglimento della riserva di cui al mio telegramma n. 401 desidero ora in particolare segnalare che, in ottemperanza alle istruzioni di cui al dispaccio n. 10A/1411/40 del 17 u.s.3, venendo con Kreisky sugli argomenti su cui potrebbero avvenire scambi di idee, ho ricordato specificamente che si sono verificati recentemente in Austria alcuni avvenimenti che hanno suscitato perplessità e preoccupazioni nel Governo italiano per le ripercussioni che essi possono avere sulle relazioni tra i due Paesi.

A tale riguardo ho ricordato:

1) il rinvio dei processi già ufficialmente annunziati il 4 aprile u.s. dal Ministro della Giustizia Broda contro persone responsabili dell’organizzazione terroristica in Alto Adige;

2) il modo con cui si è svolto il processo, nonché il tenore della sentenza emessa dall’autorità giudiziaria austriaca nel caso Pfaundler;

3) la decisione che, almeno secondo fonti giornalistiche, sarebbe già stata presa di sospendere la procedura giudiziaria contro Oberhammer;

4) la riorganizzazione del Berg-Isel Bund sulle stesse basi di prima – Oberhammer e Widmoser rimangono membri d’onore della piforte Federazione, quella del Tirolo – nonostante che sia stato riconosciuto il carattere pangermanista e neonazista dell’Associazione e benché la sua responsabilità nell’organizzazione degli attentati in Italia sia stata riconosciuta dagli stessi tribunali austriaci. Ho ricordato che nell’ultimo attentato compiuto allo Stelvio è risultato implicato, secondo fonti austriache, il Vice Presidente della Sezione tirolese del Berg-Isel Bund.

Ho fatto presente che il Governo italiano non sottolinea tali avvenimenti a scopo polemico, ma perché convinto della necessità che da parte austriaca si dovesse e si debba fare tutto il possibile non solo evidentemente per evitare la ripresa di un’attività terroristica ed il ritorno ad una situazione di tensione tra i due Paesi, ma sopratutto operare in modo che gli estremisti e le organizzazioni a cui essi fanno capo vengano isolati e non interferiscano pinella impostazione e nella formulazione della politica austriaca nei nostri riguardi. Ho tenuto a marcare che una tale azione da parte del Governo austriaco sarebbe in particolare conforme allo spirito del punto 3) della Risoluzione dell’ONU sulla questione altoatesina.

Kreisky ha ripreso tali argomenti opponendovi una debole difesa e limitandosi praticamente ad osservare che le autorità giudiziarie austriache sono restie a condannare per reati ritenuti di natura politica. Interessante la sua affermazione che, contrariamente a tante diffuse «dicerie», egli non avrebbe mai fatto parte del Berg-Isel Bund.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962.


2Vedi D. 320.


3Vedi D. 318.

323

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto 17958-17959/175-176. Roma, 24 luglio 1962, ore 162.

175. Suo 4103.

In relazione a proposte austriache per ordine del giorno del progettato incontro Ministri Esteri, E.V. vorrà costì consegnare Appunto di risposta redatto su linee seguenti:

1) Si deve nuovamente insistere (vedi Promemoria consegnato da V.E. a Ministro Kreisky 28 marzo c.a.)4 che materia discussione fra due Governi è controversia circa esecuzione Accordo di Parigi. Questa è definizione data anche in Risoluzione Assemblea Generale Nazioni Unite, che non accettrichiesta riconoscere esistenza problema diverso.

2) Enunciazione proposta non è semplice elencazione questioni, ma tende a pregiudicare relative soluzioni: non è pertanto indicata per ordine del giorno.

Circa sostanza controversia è superfluo riaffermare che Governo italiano è convinto di aver dato esecuzione a Accordo Parigi. Esso durante precedenti fasi del negoziato si dichiardisposto ad adottare, nel quadro degli attuali ordinamenti costituzionali dello Stato e della Regione, adeguati provvedimenti a favore della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano in alcuni campi specificati pur di giungere allora a chiudere definitivamente la controversia con il Governo austriaco. Il Governo italiano è tuttora disposto in linea di massima a rinnovare le suddette offerte e a proseguire la discussione in relazione a punto primo Risoluzione ONU 1497 (XV).

3) Si fa riferimento a quanto esposto al riguardo nel Promemoria consegnato al Ministro Federale degli Affari Esteri il 19 luglio u.s.5 ed a voce dall’Ambasciatore d’Italia in occasione della consegna di esso(6).

176. Il presente telegramma fa riferimento a quello avente n. 175 prot.

Confermole che siamo disposti procedere a incontro fra due Ministri Esteri non appena sia stato chiarito come esso dovrà svolgersi ed in particolare quale risultato esso poTRà raggiungere, in maniera da escludere rischi di un insuccesso che peggiorerebbe situazione.

A tal fine documento consegnatole 20 corrente non (dico non) sembra portare alcun contributo. Occorre pertanto che costì le vengano chiarite effettive intenzioni austriache.

Per orientamento V.E. si possono prospettare al riguardo seguenti ipotesi:

A) ove da parte austriaca si intenda procedere a negoziato su sostanza, da parte nostra saremmo pronti ad acconsentirvi ma esclusivamente sulla base chiarita al punto 2 del telegramma citato.

Criteri diversi, che possano eventualmente essere tenuti in conto nei lavori Commissione Rossi, non hanno motivazione internazionale, né di essi potrebbe in alcun modo essere discusso parallelamente in sede diplomatica;

B) nel colloquio del 19 da parte austriaca (suo 410)7 è stato detto che documento per ordine del giorno incontro Ministri si sarebbe riferito anche ad esame ricerca del mezzo pacifico. Documento consegnatole 20 corrente non ne fa invece cenno.

In perdurante mancanza chiarezza di propositi austriaci non si puescludere che le venga prospettata opportunità avviare discorso anche su tale aspetto della materia. Da parte nostra non ci potremmo rifiutare ad iniziativa atta a facilitare superamento controversia, ma non ci possiamo nascondere delicatezza dell’argomento; oltretutto annuncio al riguardo avrebbe ripercussioni che andrebbero accuratamente valutate.

Eventualità d’intesa per dare avvio a conversazioni su ricerca di mezzo pacifico cui eventualmente ricorrere richiederebbe pertanto adeguata e approfondita preparazione;

C) accenni fattile sembrano peraltro indicare che costì si pensi anche ad eventualità che proposto incontro abbia carattere interlocutorio e che esso si concluda con intesa di riprendere conversazioni al momento piopportuno: in tale senso saremmo disposti a venire incontro a Governo austriaco (anche in relazione a presunte richieste della sua opinione pubblica) ed in tale caso sarebbe sufficiente avere previamente impostato comunicato con cui fare stato del risultato incontro.

Sempreché si potesse giungere in tempo utile a necessari chiarimenti, non saremmo contrari a effettuare incontro 30-31 luglio. Quanto a località pensiamo a Venezia(8), ma preghiamola non avanzare proposta in tal senso in quanto dobbiamo accertarci possibilità logistiche(9).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 La seconda parte del presente documento (T. 17959/176) fu spedita alle ore 16,45.


3 T. segreto 25158/410 del 20 luglio (Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza), con il quale Martino aveva riferito che Waldheim gli aveva consegnato il testo delle proposte austriache per l’ordine del giorno del prossimo incontro dei Ministri (vedi D. 321).


4 Vedi D. 283, Allegato.


5 Vedi D. 319.


6 Vedi DD. 320 e 322.


7 Recte: 401, vedi D. 320.


8 A proposito della sede dell’incontro, Martino aveva già sostenuto l’opportunità che si svolgesse in Italia per evitare pressioni tirolesi sulla delegazione austriaca (Telespr. 3139/1568 del 13 luglio, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, b. 4, fasc. Alto livello, luglio-agosto 1962).


9 Per il Promemoria consegnato da Martino in esecuzione delle presenti istruzioni vedi D. 324.

324

L’AMBASCIATA A VIENNA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA(1)

Promemoria 3299. Vienna, 25 luglio 1962.

In relazione ai tre punti di cui al promemoria Zl. 70.486-5 (Pol) 62 del Ministero Federale degli Affari Esteri del 21 luglio(2), relativo all’Ordine del Giorno del progettato incontro dei Ministri degli Esteri dei due Paesi, l’Ambasciata d’Italia ha l’onore di far presente quanto segue.

Circa il punto 1) da parte italiana si deve nuovamente insistere che la materia in discussione tra i due Governi è la controversia circa l’esecuzione dell’Accordo di Parigi. Questa è la definizione data anche nella Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che non accettla richiesta di riconoscere l’esistenza di un problema diverso.

Circa il punto 2) si fa presente che l’enunciazione della proposta austriaca non è una semplice elencazione di questioni, ma tende a pregiudicare le relative soluzioni: non appare pertanto appropriata per un Ordine del Giorno.

Per quanto riguarda la sostanza della controversia è superfluo riaffermare che il Governo italiano è convinto di aver dato esecuzione all’Accordo di Parigi. Esso durante le precedenti fasi del negoziato si dichiardisposto ad adottare, nel quadro degli attuali ordinamenti costituzionali dello Stato e della Regione, adeguati provvedimenti a favore della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano in alcuni campi specificati, pur di giungere allora a chiudere definitivamente la controversia con il Governo austriaco. Il Governo italiano è tuttora disposto, in linea di massima, a rinnovare le suddette offerte ed a proseguire la discussione in relazione al punto 1) della Risoluzione dell’ONU 1497.

Circa il punto 3) il promemoria di questa Ambasciata del 19 luglio(3) nel suo punto

4) esprimeva l’opinione del Governo italiano sugli altri argomenti che potrebbero formare oggetto dello scambio di vedute tra i due Ministri degli Esteri. L’Ambasciatore d’Italia consegnando il citato promemoria ebbe occasione di illustrare piampiamente tale punto di vista(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 48.


2 Recte: 20 luglio, vedi D. 321.


3 Vedi D. 319.


4 Vedi D. 322. Il presente promemoria fu consegnato da Martino a Waldheim, e illustrato in base alle istruzioni di cui al D. 323, la mattina del 25 luglio. Nel pomeriggio dello stesso giorno Waldheim consegna Martino il testo della nuova proposta austriaca di ordine del giorno (vedi D. 325).

325

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Promemoria 70.728-5 (Pol) 622. Vienna, 25 luglio 1962.

VORSCHLAG FÜR DIE TAGESORDNUNG DES AUSSENMINISTERTREFFENS

1) Diskussion er die Durchfrung des Pariser Abkommens vom 5. September 1946;

2) Diskussion er die Erflung der Resolutionen 1497 (XV) und 1661 (XVI) der Generalversammlung der Vereinten Nationen;

3) Meinungsaustausch er andere, die bilateralen Beziehungen Österreichs und Italiens betreffende THemen.

TRADUZIONE PROPOSTA PER L’ORDINE DEL GIORNO DELL’INCONTRO DEI MINISTRI DEGLI ESTERI

1) Discussione sull’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946;

2) Discussione sull’adempimento delle Risoluzioni 1497 e 1661 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite;

3) Scambio di vedute su altre questioni riguardanti relazioni bilaterali tra Austria e Italia(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962. Edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 49.


2 Consegnato da Waldheim a Martino il 25 luglio, vedi D. 324 nota 4.


3 Con T. segreto precedenza assoluta 25754/420, pari data, Martino riferiva sul colloquio avuto con Waldheim in occasione della consegna della presente proposta, trasmettendone il testo e aggiungendo: «Per quanto riguarda comunicato finale da parte austriaca si è pronti includere un paragrafo in cui si dica “che le conversazioni si sono svolte in uno spirito costruttivo e che i negoziati bilaterali saranno continuati in un prossimo avvenire”. A mia richiesta Waldheim ha precisato che con tale formula da parte austriaca si veniva incontro nostro desiderio non menzionare lavori in corso in Italia per soluzione interna problema. Paragrafo sopraindicato costituirebbe sostanza comunicato che verrebbe redatto secondo usuali formule diplomatiche, con esplicito richiamo a Risoluzioni ONU. Da parte austriaca si desidererebbe che incontro avvenisse 31 corrente. Poiché Kreisky partirà domani sera o dopodomani mattina per Bruxelles qui si sperain una risposta entro domani sera. Da parte austriaca non sarebbe sollevata eccezione ad eventuale fissazione Venezia quale sede incontro» (Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza). Quanto riferito nel telegramma era oggetto lo stesso giorno di una conversazione telefonica tra Martino e Plaja, nel corso della quale l’Ambasciatore a Vienna valutava positivamente la proposta austriaca, «anche in relazione al fatto che gli austriaci hanno lasciato completamente cadere la loro precedente richiesta che nel comunicato vi fosse un qualche riferimento ai lavori della Commissione Rossi o anche solo agli sforzi condotti sul piano interno italiano» (Appunto Plaja del 25 luglio, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962). Il 26 luglio venivano concordati la data dell’incontro e il testo del comunicato stampa apparso sui quotidiani il giorno successivo.

326

INCONTRO ITALO-AUSTRIACO (Venezia, 31 luglio 1962)1

Appunto(2).

PICCIONI: Int[roduzione] (v. appunto)3.

KREISKY: Non è continuazione conferenza Zurigo, perché nel frattempo sono stati fatti seri sforzi interni italiani. Personalmente sono stato sempre di opinione che la strada di trattative con gli alto atesini fosse la strada migliore. Quello che importa è che siano soddisfatti gli alto atesini anche se riconosciamo essere sempre difficile che una minoranza sia soddisfatta.

L’esistenza della Commissione interna è stata accolta molto favorevolmente a Vienna, come io ed il Sottosegretario Steiner abbiamo pivolte dichiarato.

Riprendendo conversazioni Zurigo correremmo il rischio di compromettere i lavori della Commissione Rossi.

Il Governo austriaco è disposto accettare senz’altro le proposte accettate dagli alto atesini.

Rimane il problema di alcune questioni controverse su problemi decisi a maggioranza senza che gli alto atesini partecipino alla formazione della maggioranza.

Desidero formulare una proposta: abbiamo due risoluzioni delle Nazioni Unite e quanto prima si riunirà l’Assemblea delle Nazioni Unite. Dato che dopo Zurigo vi è stata la Commissione Rossi non dovremmo discutere del punto secondo (ricerca del mezzo pacifico). Concorda con quanto dichiarato dal Ministro Piccioni al suo arrivo a Venezia: siamo entrati in una nuova fase delle trattative.

Da parte austriaca siamo fermamente decisi a seguire una politica che corrisponda alla formazione di questa nuova fase.

Alla fine di queste considerazioni introduttive vorrei anche proporre di non discutere ora il terzo punto riservandone la discussione al pomeriggio.

PICCIONI: Ringrazia per le cortesi parole introduttive del Ministro Kreisky.

Quanto a continuare o meno le trattative di Zurigo siamo d’accordo che dopo Zurigo vi sono stati seri tentativi interni italiani di risolvere il problema. Avevo solo sottolineato come le proposte di Zurigo fossero ancora attuali.

Occorre affrontare definitivamente una questione: se le trattative bilaterali sono idonee a risolvere il problema o se pure occorre invece richiamarsi a trattative dirette con gli alto atesini.

È evidente che le conclusioni devono essere soddisfacenti per gli alto atesini ma non possiamo ammettere che gli alto atesini partecipino a trattative internazionali essendo essi cittadini italiani. Né possiamo accettare che si parta per le trattative internazionali dai punti controversi della Commissione Rossi. Le conclusioni della Commissione Rossi devono essere globali. Qui si pone il problema della scelta tra due strade: o continuare le trattative bilaterali o esaminare globalmente le conclusioni della Commissione Rossi(4).

Concordiamo invece per l’esame del primo punto della risoluzione Nazioni Unite, accantonare per ora il secondo, esaminare nel pomeriggio il terzo punto.

È esatto che siamo di fronte ad una nuova fase delle trattative: cisignifica dare alle trattative un corso che consenta di giungere ad una conclusione positiva non solo per il bene degli alto atesini ma per il miglioramento dei rapporti tra Austria e Italia.

La Commissione Rossi è del tutto indipendente dal Governo che si è fatto scrupolo di rispettarne l’autonomia riservandosi naturalmente di valutarne i risultati.

KREISKY: Siamo convinti che dobbiamo risolvere il problema attraverso trattative dirette.

Né a Milano né a Klagenfurt né a Zurigo abbiamo preteso che gli alto atesini partecipassero alle trattative come consulenti del Governo austriaco.

Vi sono stati in questo senso progressi con la Commissione Rossi, anche se avremmo preferito che la Commissione fosse stata costituita su basi paritetiche.

Ammetto che anche noi non avremmo potuto fare di pi Anche in Austria esiste una Commissione per i rapporti con la minoranza slovena, anche se il problema è molto pifacile. Propone il seguente procedimento per i nostri lavori:

a) considerare risolti i problemi per i quali vi è stata unanimità nella Commissione Rossi;

b) fare oggetto di trattative i punti rimasti aperti nella Commissione Rossi.

Vi sono problemi per i quali gli alto atesini non sono per ragioni interne in grado di accettare compromessi, compromessi potrebbero invece essere accettati dal Governo austriaco. In questo modo il Governo austriaco prenderebbe su di sé una grande responsabilità.

Concludendo: la soluzione migliore sarebbe quella di attendere la conclusione dei lavori della Commissione Rossi, dopo potremmo esaminare i risultati globali e fare oggetto di trattative le questioni controverse.

PICCIONI: Ho ascoltato con piacere il riconoscimento della utilità delle conversazioni bilaterali, anche se le ultime proposte ne riducono considerevolmente la portata. Non possiamo accettare il rilievo per la mancanza di alto atesini alle trattative internazionali poiché la loro presenza avrebbe leso il principio della sovranità nazionale.

La Commissione Rossi ha risolto il problema nel modo piappropriato ponendo la consultazione con gli alto atesini sul piano interno.

Per quanto riguarda i lavori della Commissione Rossi sottolineo la globalità dei lavori della Commissione, il che non rende possibile accogliere la proposta austriaca di discutere bilateralmente i problemi rimasti aperti nella Commissione Rossi.

Oltre tutto la proposta austriaca comprometterebbe gli stessi lavori della Commissione, provocando irrigidimento degli alto atesini sui punti rimasti aperti. Sottolineo come il Governo austriaco sia piinformato del Governo italiano sui lavori della Commissione austriaca.

La proposta austriaca potrebbe essere definita dai giuristi «leonina».

I lavori della Commissione Rossi sono ancora in corso: quando saranno terminati il Governo li esaminerà globalmente, indipendentemente se le conclusioni su singoli punti saranno prese alla unanimità o a maggioranza. Ripeto che la Commissione Rossi è commissione interna e consultiva.

KREISKY: Desidero ancora ripetere e sottolineare che il Governo austriaco non ha mai pensato di limitare o di interferire sulla sovranità italiana.

Pertanto non abbiamo mai chiesto che gli alto atesini partecipassero come consulenti del Governo austriaco alle trattative, ma solo che fossero posti in condizione di esprimere il loro parere.

Se la Commissione Rossi fosse stata costituita prima ci saremmo risparmiati molto.

Per quanto riguarda le decisioni prese a maggioranza esse non contribuiranno a risolvere il problema.

PICCIONI: Precisa che la Commissione non prenderà alcuna decisione perché essa è consultiva.

KREISKY: Le informazioni sui lavori della Commissione Rossi il Governo austriaco le ha avute da agenzie d’informazioni (Italia) e da giornali italiani (per es. Alto Adige).

A questo punto si pone la domanda: che cosa dobbiamo discutere nelle nostre trattative bilaterali se voi non accettate la nostra proposta di discutere sui problemi rimasti aperti nella Commissione Rossi?

PICCIONI: Nelle mie dichiarazioni di apertura ho posto il problema: o trattative bilaterali sulla base di Zurigo o attendere le conclusioni della Commissione Rossi.

Ciche non è possibile «tertium non datur» è discutere su di una parte dei lavori della Commissione Rossi. Ripete ancora una volta che il Governo italiano non è in alcun modo vincolato anche dalle proposte fatte alla unanimità perché la Commissione è consultiva.

Ripete l’alternativa formulata all’inizio: o discutere sulla base delle proposte di Zurigo o aggiornare la discussione a dopo la conclusione della Commissione Rossi e le decisioni che il Governo italiano prenderà su queste proposte.

KREISKY: Mi sono espresso poco chiaramente e ciha ingenerato un equivoco.

La mia proposta è questa: lasciamo lavorare serenamente la Commissione Rossi. Dopo i lavori della Commissione e dopo l’esame compiuto dal Governo italiano ci riuniremo nuovamente e esamineremo globalmente il problema. Avremo davanti a noi un elenco di problemi che corrisponderanno grosso modo a quelli già esaminati dalla Commissione. Puessere che i risultati siano largamente positivi e in questo caso ne prenderemo volentieri atto. Potrebbero invece restare questioni risolte in modo non soddisfacente e in questo caso discuteremo di questo insieme.

PICCIONI: La discussione bilaterale non puvertere che sull’accordo De Gasperi-Gruber.

KREISKY: D’accordo, ma vi è controversia tra noi sull’ambito dell’accordo De Gasperi-Gruber. Questa controversia possiamo risolverla solo o con trattative bilaterali o con un arbitrato.

Noi siamo dell’opinione che conviene discutere bilateralmente. Il nostro atteggiamento è molto cooperativo, perché la nostra intenzione è di risolvere il problema.

Il nostro atteggiamento è molto vicino al vostro perché non vogliamo perpetuare il conflitto.

PICCIONI: Concorda che le posizioni rispettive non sono lontane. Con molta franchezza intende chiarire che sul piano interno o in trattative bilaterali il Governo italiano è disposto a essere pilargo che in sede internazionale (ONU).

Propone il seguente iter:

a) attendere le conclusioni della Commissione Rossi;

b) il Governo italiano esaminerà le conclusioni liberamente(5);

c) vi sarà poi un nuovo incontro bilaterale italo-austriaco per esaminare il problema nella sua globalità.

KREISKY: Quanto ha detto corrisponde alla nostra proposta. Dopo colazione avremo un colloquio confidenziale con il Ministro che ci consentirà di chiarire ancora le rispettive posizioni.

Sei mesi fa sono stato in Alsazia e ho pensato come sarebbe utile se gli alto atesini potessero rappresentare un ulteriore collegamento tra Italia e Austria. A questo punto sorgono tre questioni:

1) occorre tener conto degli oppositori. Essi potrebbero dire quando la Commissione finirà i suoi lavori?

2) e quando il Governo italiano deciderà sulle conclusioni della Commissione?

3) quale posizione prenderemo all’ONU? Vorrei pregarvi di rispondere alle mie prime due domande, mentre mi riservo di presentare un progetto per il terzo punto.

Ritiene utile presentare un rapporto comune all’ONU, dichiarando che le trattative continuano. Si tratterebbe di un rapporto interlocutorio in cui dichiariamo che ci sforziamo di risolvere i problemi aperti.

Potremmo poi fare due rapporti all’ONU, concordandone tra noi il testo.

Sottolinea ancora una volta il vivo desiderio austriaco di evitare discussioni alle Nazioni Unite. In Austria vi sono forze che premono per il ritorno all’ONU. Il rapporto comune rappresenta la soluzione migliore.

PICCIONI: Tenere conto degli oppositori. Anche in Italia non mancano gli oppositori, che ci accusano di eccessiva arrendevolezza. Non mancano neanche gli oppositori della Commissione Rossi.

Sul termine dei lavori della Commissione Rossi il Governo non è competente in materia, ritiene perche la conclusione sia prossima.

Il Governo italiano esaminerà poi le conclusioni senza alcuna volontà di fare ostruzionismo.

Per quanto riguarda le Nazioni Unite le nostre conversazioni si svolgono in base al primo punto della risoluzione delle Nazioni Unite; non occorre quindi né rapporto congiunto né rapporti separati alle Nazioni Unite. Nei discorsi che i due Ministri degli Esteri faranno all’Assemblea potranno accennare in modo costruttivo allo stato della questione dell’Alto Adige.

Pensa sia bene preoccuparci della stesura del comunicato, che deve essere equilibrato, rasserenante e con prospettive di accordo.

KREISKY: Per quanto riguarda la questione di fondo: è bene preparare un comunicato. Da parte austriaca se ne occuperanno il Direttore degli Affari Politici Ambasciatore Waldheim e l’Ambasciatore a Roma.

Nel pomeriggio discuteremo del terzo punto dell’ordine del giorno, anche di questo si dovrà parlare nel comunicato.

Il comunicato dovrebbe anche contenere un accenno a questioni ovvie tra Stati confinanti (abitanti della Val Canale, problemi ferroviari, questioni patrimoniali). Vi è poi il problema dei visti per il passaporto.

PICCIONI: Teme che si indebolisca il comunicato parlando di questioni particolari. In ogni modo non ha obbiezioni di principio.

Seduta pomeridiana, ore 17,156

KREISKY: 1) Per quanto riguarda le trattative di merito esse avranno un senso solo quando la Commissione avrà terminato i suoi lavori e il Governo italiano si sarà pronunziato su di essi. Altrimenti vi sarebbero trattative parallele.

2) Si pone allora il problema del calendario. Se si consulta il calendario un’epoca ragionevole appare essere la metà d’ottobre. Cici coprirebbe dall’accusa d’aver prolungato troppo le trattative.

3) È opportuna una consultazione su quanto i due Ministri dichiareranno alle Nazioni Unite sul problema dell’Alto Adige. PICCIONI: Sul primo punto concorda sull’inutilità di un lavoro parallelo a quello della Commissione.

Sul secondo punto in linea di massima concorda con la data indicata da Kreisky. Occorre perconsiderare che in ottobre vi sarà probabilmente il vertice politico europeo in Roma. Preferisce percisi indica nel comunicato la data in modo pigenerico: propone in autunno.

Sul terzo punto concorda sullo scambio tra le due parti della parte delle dichiarazioni all’ONU riguardanti l’Alto Adige e ciper evitare polemiche o necessità di rettifiche.

KREISKY: Per la data preferirebbe si indicasse «entro la fine di ottobre».

PICCIONI: Ritiene preferibile la formula «entro l’autunno» per evitare poi necessità di rinvii. In sede di fissazione della data si terrà conto che vi è la volontà di tenere l’incontro entro il mese di ottobre.

KREISKY: Accede alla proposta di Piccioni: «nel corso dell’autunno».

Così concorda sul fatto che i due Ministri faranno dichiarazioni all’inizio del dibattito generale alle Nazioni Unite sull’Alto Adige e metteranno l’altra parte a conoscenza preventiva del testo delle rispettive dichiarazioni.

Passiamo ora a considerare il punto terzo della risoluzione delle Nazioni Unite.

PICCIONI: Si lagna per la ripresa di attività degli estremisti e per la ricostituzione del Berg Isel Bund, per l’assoluzione di Pfaundler, per il rinvio «sine die» dei processi contro i terroristi. Sono fatti che testimoniano l’esistenza di uno spirito pericoloso per i buoni rapporti tra i due Paesi. Ricorda infine il permanere di iscrizioni gravemente ingiuriose per il nostro Paese sulla strada statale da Innsbruck al Brennero.

KREISKY: Per quanto riguarda il Berg Isel Bund esiste nella legislazione austriaca una legge che vieta lo scioglimento di associazioni per le ragioni indicate dal Ministro Piccioni. Pertutti i maggiori esponenti politici dopo che hanno conosciuto l’azione del Berg Isel Bund lo hanno abbandonato.

Per quanto riguarda il processo Pfaundler, *ricorda che vi è stata in un altro caso sentenza di condanna. Nel caso Pfaundler*7 la decisione è stata presa da una giuria popolare dopo che il Governo, nei limiti dei suoi poteri, aveva spostato la sede del processo da Innsbruck a Graz.

Gli attentati si collegano anche ad azioni neo-fasciste (fascisti belgi, OAS ecc.).

Pfaundler è stato avvantaggiato dal fatto di aver preso parte alla resistenza.

Per le iscrizioni ingiuriose i giuristi hanno detto che non vi è nulla da fare: assicura che farà riesaminare il problema.

KREISKY: Vi sono poi anche lagnanze da parte austriaca.

1) Vi è prima di tutto l’obbligo dei visti per i passaporti e cita a questo proposito statistiche sul movimento turistico verso l’Italia. Dato che il clima è migliorato propone che il problema sia riesaminato.

2) Divieto di ingresso in Italia di giornalisti e di giornali austriaci.

3) Espulsione di tipografi austriaci da Bolzano. Cita alcuni casi.

PICCIONI: Sui casi singoli non ha elementi per affrontare la discussione: ne prende nota per esaminarli alla luce delle leggi italiane, che sono leggi essenzialmente liberali. Ha motivo di ritenere che se provvedimenti sono stati presi vi erano gravi ragioni per la loro adozione.

Per quanto si riferisce alle lagnanze espresse da parte italiana, ribadisce il loro fondamento e sottolinea come tale atteggiamento contrasta con la volontà di avere buoni rapporti con l’Italia. Si augura che il Governo vorrà prendere in seria considerazione il punto di vista italiano.

Per quanto riguarda i visti il Governo esaminerà il problema in relazione all’atmosfera esistente tra i due Paesi.

KREISKY: Ringrazia Piccioni per le sue dichiarazioni.

Spera che l’esame del problema dei visti si concluda positivamente. La grande maggioranza degli austriaci ama l’Italia, vi è una esigua minoranza di fanatici che odia piancora che l’Italia la democrazia austriaca. La simpatia per l’Italia è dimostrata dal grande numero di turisti austriaci in Italia e dalla crescente influenza del modo di vivere italiano in Austria (automobili, moda, spettacoli ecc.).

Non si puin alcun modo parlare di ostilità austriaca contro l’Italia.

PICCIONI: Cominciate a cancellare le scritte da Innsbruck al Brennero!

KREISKY: Non basta la calce per cancellare le scritte; assicuro che esamineremo il problema. Sottolinea ancora l’influenza che l’Italia ha sul modo di vivere austriaco.

Termina facendo una proposta concreta su questioni patrimoniali, Val Canale, problemi ferroviari ecc.

PICCIONI: Per questi problemi e per altri che potranno essere avanzati da parte italiana si poTRà iniziarne l’esame per via diplomatica.

KREISKY: Ritiene opportuno che si inizino su questi argomenti vere e proprie conversazioni.

PICCIONI: Interesseremo i nostri Ambasciatori per la messa a punto di questi problemi(8).

La seduta ha termine alle 18,45.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1965, b. 5, fasc. Alto Adige. Verbali incontri Zurigo-Milano-Klagenfurt-Venezia e Ginevra (23.10.1963).


2 Redatto da Russo (minuta autografa in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio-agosto 1962). L’incontro si svolse presso la Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore. Nell’intestazione del documento: «Bozza di verbale». Da una lettera di Betteloni a Zoppi del 6 settembre si evince che non furono messi a punto verbali ufficiali dell’incontro (L. 10A/1708, ibidem). Al seguito del Ministro Piccioni erano presenti il Sottosegretario agli Esteri On. Russo, il Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Fornari, l’Ambasciatore a Vienna Martino, il Prof. Toscano, Capo del Servizio Studi al Ministero degli Affari Esteri, il Capo della Segreteria 10A della DGAP Ministro Betteloni, il Capo di Gabinetto Ministro Vinci, il Capo del Servizio Stampa Consigliere Smoquina, il Consigliere Benuzzi (DGAP), il Vice Prefetto Fabiani (Presidenza del Consiglio), il Primo Segretario Attolico (Gabinetto del Ministro) e il Terzo Segretario Bandini (DGAP). Della Delegazione austriaca facevano parte il Ministro Kreisky, il Sottosegretario Steiner, l’Ambasciatore a Roma LenTHal, il Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Waldheim, il Segretario di Legazione Matscher, Capo dell’Ufficio Alto Adige, e l’Addetto all’Ambasciata a Roma Tschofen.


3 Al documento risulta unito il seguente testo: «1) Utilità delle conversazioni bilaterali. Il Governo italiano è particolarmente lieto di questo incontro. Esso corrisponde alla posizione che abbiamo sempre auspicata e cioè quella di trattative bilaterali dirette tra i due Governi circa il problema dell’applicazione degli accordi De Gasperi-Gruber. 2) Oggetto delle conversazioni. Fatta questa premessa, vediamo ora in quale modo puessere articolata la nostra conversazione. Ci troviamo qui riuniti sulla base della risoluzione dell’ONU la quale ha per oggetto tre punti specifici: 1) discussione sul problema di fondo della applicazione degli accordi di Parigi; 2) ricerca di un mezzo pacifico per l’eventualità che le conversazioni sul punto uno dovessero fallire; 3) astensione da qualsiasi misura che, pendendo queste trattative, potesse peggiorare i rapporti tra i due Paesi. 3) Discussione sul punto uno della risoluzione dell’ONU. Sulla questione di fondo il Governo italiano ha presentato a Zurigo delle proposte concrete. Queste proposte non sono state accolte allora dalla Delegazione austriaca. Il Governo italiano ritiene tuttavia che a Zurigo non si sia esaurita la discussione sulla questione di fondo e questa posizione è stata pienamente accolta dall’Assemblea dell’ONU, la quale ha invitato i due Governi a riprendere le trattative sul punto primo. Il Governo italiano è pronto a riprendere la discussione dalla posizione di Zurigo. 4) Commissione Rossi. All’indomani dell’incontro di Zurigo il Governo italiano, animato dal desiderio di risolvere ogni problema relativo allo statuto degli abitanti di lingua tedesca dell’Alto Adige, ha ritenuto opportuno procedere alla nomina di una Commissione interna, alla quale partecipano sia parlamentari, sia rappresentanti della minoranza di lingua tedesca, sia esperti al fine di approfondire ulteriormente l’esame della situazione. Come ho detto, si tratta di una Commissione interna, del tutto indipendente dal Governo, la quale formulerà, al termine dei suoi lavori, delle proposte che saranno oggetto della massima attenzione. Data la natura di tale Commissione, il Governo italiano non è in grado di riferire in questa sede sui progressi avvenuti nei lavori della Commissione Rossi. Esso si augura tuttavia che essa porti a proposte per una soluzione globale. 5) Le due alternative per la discussione odierna. A questo punto si presentano dinanzi a noi due alternative. Si potrebbe cioè, da una parte, procedere immediatamente alla discussione sulla questione di fondo partendo dalle proposte di Zurigo, le quali, a nostro avviso, hanno rappresentato notevoli concessioni da parte italiana. In effetti, nonostante il nostro convincimento di avere pienamente adempiuto all’applicazione degli accordi De Gasperi-Gruber, il Governo italiano si è dichiarato disposto a considerare la possibilità di adozione di altre misure destinate a migliorare ulteriormente l’applicazione di detti accordi. Siamo sempre pronti a procedere in questa direzione. D’altra parte potrebbe convenire attendere la conclusione degli sforzi interni per risolvere la questione. In questa ipotesi potremmo riprendere le nostre conversazioni pitardi. Entrambe le possibilità sono di nostro gradimento».


4 In merito ai lavori della Commissione Rossi, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio 1962 è presente un appunto non firmato, presumibilmente proveniente dal Ministero dell’Interno, datato 25 luglio avente come oggetto «Orientamenti di massima manifestati dalla Commissione dei 19 per quanto riguarda le questioni che formano oggetto della controversia alto-atesina». Nel documento sono elencate le seguenti otto materie discusse dalla Commissione con l’indicazione dell’esito della relativa votazione (all’unanimità, con voto contrario o con riserva): 1) Uso della lingua tedesca; 2) Revisione delle opzioni; 3) Assunzione negli impieghi dello Stato (e pubblici) di elementi di lingua tedesca; 4) Attività culturali; 5) Edilizia popolare; 6) Scuola; 7) Materia del lavoro; 8) Ordinamento autonomo della provincia di Bolzano.


5 La trascrizione dattiloscritta reca: «bilateralmente», la minuta autografa reca invece «liberamente».


6 L’indicazione di orario è tratta dal testo autografo.


7 Il brano tra asterischi, omesso nella trascrizione dattiloscritta, è tratto dal testo autografo.


8 Sulle richieste austriache fu redatto dalla Segreteria 10A il seguente appunto, datato 2 agosto: «La Delegazione austriaca ha avanzato a Venezia richieste relative alle seguenti “altre questioni”: 1) obbligo dei visti; 2) espulsione 4 cittadini austriaci già residenti a Bolzano; 3) divieto di ingresso per l’On. Zechtl; 4) divieto di diffusione in Italia del “Tiroler Nachrichten”; 5) divieto di ingresso in Italia per giornalisti austriaci; 6) questioni patrimoniali; 7) accordo per le stazioni ferroviarie e tronchi di confine. Il Ministro Kreisky ha inoltre avanzato diretta richiesta a S.E. il Ministro Piccioni per l’esame d’un provvedimento di grazia a favore dei condannati di Fundres» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio-agosto 1962). Per le considerazioni di Fornari in argomento vedi D. 328. Il comunicato congiunto emanato a conclusione dei colloqui è edito in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, D. 50.

327

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, A TUTTE LE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE(1)

T. 18831/c.2. Roma, 3 agosto 1962, ore 23,30.

Con riserva di inviare per corriere ulteriori elementi in merito, si riassumono qui appresso, a complemento notizie contenute nel relativo comunicato(3), punti essenziali incontro italo-austriaco di Venezia:

1) Da parte italiana sono state prospettate due possibilità:

a) riprendere negoziato su sostanza controversia circa esecuzione accordi Parigi. In tal caso da parte italiana si era disposti rinnovare offerte [fatte] in incontro Zurigo e che non erano state sufficientemente valutate da Austria.

b) Lavori Commissione Rossi si svolgono su piano puramente interno; in essi possono essere tenuti in conto criteri, che non entrano in giuoco in sede internazionale, dove si tratta soltanto di controversia su esecuzione di un trattato. Cinonostante, a seguito eventuale esito positivo lavori Commissione e decisioni che a riguardo Governo italiano ritenesse di prendere, controversia internazionale potrebbe trovarsi senza ragionevole motivo di sussistere. In relazione tale eventualità da parte italiana si era disposti rimandare negoziati con l’Austria.

2) Da parte austriaca si è tentato in un primo tempo di fare di negoziato diplomatico metodo complementare allo studio interno, nel senso risolvere con quello questioni che internamente rimanessero aperte. Dopo reazione italiana motivata da necessità tenere chiaramente distinte sede interna e sede internazionale, da parte austriaca si è accolta alternativa di cui sopra a paragrafo b).

3) È stato pertanto concordemente deciso di riprendere il negoziato a data da stabilirsi nel corso del prossimo autunno.

4) In tale decisione è implicita rinuncia da parte austriaca richiedere iscrizione della questione in ordine del giorno prossima Assemblea Generale Nazioni Unite.

5) Da parte austriaca è stato proposto che due Governi facciano rapporto congiunto Assemblea Generale su stato questione. Da parte italiana si è rilevato carattere non usuale tale procedura: notizie in merito potrebbero essere invece inserite da ciascuno dei due Ministri degli Esteri nel loro intervento nel dibattito generale con cui ha inizio Assemblea Nazioni Unite. In tale senso si è concordato.

In conclusione si puconstatare che conversazioni si sono svolte in atmosfera distesa e che, se da parte austriaca si mostrerà coerenza nel seguire atteggiamento assunto in questa occasione, incontro stesso poTRà marcare inizio di una nuova fase.


1 Telegrammi ordinari 1962, Circolari partenza, vol. V.


2 Indirizzato anche alle Rappresentanze presso l’ONU a New York e presso la NATO a Parigi.


3 Il riferimento è al comunicato congiunto emanato a conclusione dell’incontro di Venezia, per il quale vedi D. 326, nota 8.

328

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto 10A/15312. Roma, 4 agosto 1962.

Oggetto: Incontro di Venezia, «Altri argomenti».

Il Ministro Kreisky a Venezia, nel parlare di «altri argomenti», ha chiesto che il Governo italiano riesaminasse un certo numero di questioni(3). Al di là delle questioni singole e dei loro termini tecnici, conviene porsi il problema politico dell’atteggiamento di massima che il Governo italiano vorrà assumere verso le richieste austriache.

Si punotare in via preliminare che, essendo l’atmosfera tra i due Paesi migliorata, sembra conveniente ricercare quelle soluzioni positive che siano tecnicamente possibili. Di contro, poiché esistono dei nostri desiderata verso il Governo austriaco, sia per quanto riguarda campi specifici sia per l’atteggiamento sulla questione dell’Alto Adige in genere, converrebbe cercare di ottenere dall’Austria, in cambio delle positive soluzioni di cui sopra, quanto a noi possa interessare.

A tali effetti la questione di gran lunga pirilevante è quella dell’abolizione dell’obbligo dei visti e dei passaporti. Tale obbligo costituisce un disturbo per innumerevoli cittadini austriaci e una evidente differenza di trattamento – ben motivata

– fra l’Austria e gli altri Stati dell’Europa libera: la revoca di esso costituisce un interesse notevole, anche ai fini di politica interna, per il Governo austriaco e pertanto ci fornisce un valido mezzo di negoziato. È evidente che l’abolizione dell’obbligo in questione potrebbe avere dei riflessi di pubblica sicurezza e in relazione all’afflusso di terroristi tirolesi in Alto Adige: per provvedere a tale aspetto della questione, che non appare comunque quello prevalente, potrebbero essere previste determinate misure, quale l’estensione della lista per il respingimento alla frontiera. Sembrerebbe pertanto opportuno ottenere, in via riservata, i necessari previ consensi (in particolare dal Ministro dell’Interno) all’abolizione dell’obbligo dei visti e dei passaporti per i cittadini austriaci, per poi trattarne per via diplomatica con il Governo austriaco onde trarne il piconveniente corrispettivo in vista del miglioramento della situazione fra i due Paesi. La recente scarcerazione di Klotz pone in luce la necessità di non procedere con troppa urgenza ad annunciare nostre decisioni in senso liberale e di farle precedere da opportuni chiarimenti dell’atteggiamento austriaco.

Il Ministro Kreisky ha poi sollevato alcuni casi singoli di divieti d’ingresso. Tali minori questioni potranno essere considerate alla luce delle decisioni d’insieme che V.E. volesse prendere, sia pure solo entro quel margine che il competente Ministero dell’Interno riterrà possa essere lasciato alle valutazioni di politica estera dalle considerazioni di pubblica sicurezza, che esso poTRà considerare prevalenti.

Le questioni patrimoniali, di competenza della Direzione Generale Affari Economici, richiedono tuttora approfonditi accertamenti per poter arrivare ad una chiara ed aggiornata definizione della nostra posizione e in particolare dell’opportunità o meno di intraprendere un negoziato e delle possibilità pratiche che possano esistere, di venire incontro, in vista di considerazioni politiche, alle richieste austriache.


1 Gabinetto 1961-1963, b. 11, fasc. 120.


2Sottoscrizione autografa.


3Vedi D. 326, nota 8.

329

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI, A TUTTE LE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE(1)

Telespr. segreto 10A/1563/c.2. Roma, 10 agosto 1962.

Oggetto: Alto Adige. Incontro di Venezia.

Riferimento(3): Comunicazione ministeriale del 3 agosto 19624; Tel. n. 10A/1547/c. del 7 agosto 19625.

A complemento della comunicazione in riferimento e del materiale trasmesso con telespresso n. 10A/1530/c. del 6 agosto corrente(6), si ritiene utile svolgere le considerazioni seguenti sull’incontro di Venezia, onde V.E. sia compiutamente informata al riguardo, anche per sua norma di linguaggio.

1) Come è noto, il Governo austriaco in questo ultimo periodo si era andato preoccupando di riequilibrare in senso pieuropeistico la propria linea politica. Basti qui ricordare che il ripetuto deferimento della questione dell’Alto Adige all’ONU e la conseguente ricerca della benevolenza degli afroasiatici avevano portato l’Austria, oltre che ad attaccare l’Italia, anche ad assumere una posizione non favorevole verso la Francia sull’Algeria, verso il Belgio sul Congo, verso i Paesi Bassi sulla Nuova Guinea. E tutto cisenza alcun risultato positivo. Invece di recente l’interesse austriaco ai rapporti con l’Europa Occidentale si è palesato anche nella visita del Cancelliere Gorbach a Mosca, oltre che in quelle alle capitali occidentali.

Anche sotto tale aspetto, il Governo austriaco avrebbe visto quest’anno con accresciuta preoccupazione, oltre che con speranze ulteriormente ridotte, una terza discussione davanti all’Assemblea Generale. D’altra parte esso riteneva che la rinuncia a ricorrervi doveva essere giustificata mediante una nuova prova di interessamento alla questione dell’Alto Adige; cisopratutto di fronte agli ambienti estremisti, i quali conservano un notevole peso, anche se formalmente messi al margine del negoziato bilaterale (i loro rappresentanti non hanno accompagnato Kreisky a Venezia).

È questo, si puritenere, uno dei motivi per cui da parte austriaca si è insistito per procedere ad un incontro dei due Ministri degli Esteri, pur nella prospettiva che esso avesse un carattere interlocutorio.

S.E. il Ministro, nella linea costruttiva da noi tenacemente seguita attraverso i vari e talvolta sorprendenti atteggiamenti austriaci, ha acconsentito all’incontro, come a tutto quello che potesse incoraggiare il Governo austriaco ad assumere una posizione piragionevole sulla questione. E cinonostante che la prospettiva di andare una terza volta davanti all’Assemblea Generale fosse da noi considerata per nulla preoccupante, anche se del tutto inutile.

2) Il risultato dell’incontro di Venezia deve significare che da parte austriaca non si vuole porre ostacoli a che, su un piano puramente interno italiano, si proseguano gli sforzi per giungere ad un’intesa generale.

Le prospettive al riguardo permangono positive; esse si andranno concretando se i rappresentanti politici del gruppo di lingua tedesca nella Commissione di studio saranno in effetti disposti ad accettare, in maniera impegnativa e definitiva, una sistemazione ragionevole. Non ci si punascondere che sull’atteggiamento che assumeranno tali rappresentanti potranno avere una influenza notevole gli ambienti tirolesi e, con essi, il Governo di Vienna. Circa il senso in cui verrà esercitata tale influenza non è ancora dato di esprimersi.

3) Come accennato nella comunicazione in riferimento, da parte austriaca si è tentato ancora una volta di agganciare in qualche modo il negoziato diplomatico fra i due Paesi ai lavori della Commissione interna di studio, presieduta dall’On. Paolo Rossi.

Tale tentativo è stato respinto da S.E. il Ministro: esso conferma perla necessità di rendere chiaro in ogni occasione che i lavori della Commissione si svolgono su un piano puramente interno (e oltre tutto in maniera indipendente dal Governo). Nel caso auspicabile che tali lavori conducessero ad una conclusione positiva, questa verrà esaminata con la massima attenzione e con ogni buona volontà dal Governo. Il risultato di cipoTRà essere un insieme di provvedimenti tali da favorire la piarmonica convivenza dei diversi gruppi di popolazione.

Cia sua volta potrebbe far sì che la controversia italo-austriaca per l’esecuzione dell’Accordo di Parigi non avesse piragionevole motivo di sussistere. Ma tale indiretta correlazione non comporta in alcun modo che da parte austriaca si abbia il diritto di intervenire in materia, né che i criteri che vengano tenuti in conto nella Commissione possano comunque essere addotti in sede internazionale, dove si tratta e putrattarsi esclusivamente della esecuzione di un accordo.

Cisignifica, in altre parole, che il Governo italiano pu sotto determinate condizioni e per motivi di varia natura, essere disposto a certe concessioni in sede interna e verso i propri cittadini, mentre rimane escluso che esso, perdurando la controversia, potrebbe acconsentire a concessioni uguali (o tanto meno maggiori) in sede internazionale.

Tale concetto, anche in relazione alle molte dichiarazioni inesatte riportate dalla stampa austriaca, va tenuto sempre presente, di fronte a ogni possibile ipotesi.

4) A Venezia è stato anche parlato in via generica di altri argomenti aperti nei rapporti fra i due Governi: per essi è stata espressa da parte di ognuno dei due Ministri l’intenzione di procedere all’interno ad un attento esame.

In materia di tali «altri argomenti», merita di essere rilevato che da parte nostra, anche in relazione al punto 3° della Risoluzione 1497 (XV) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sono state ricordate le nostre preoccupazioni per le attività terroristiche e in particolare per i recenti avvenimenti in Austria, atti ad incoraggiare i terroristi e pertanto a rinnovare tali preoccupazioni (consolidamento del Berg Isel Bund in mano degli estremisti, assoluzione di Pfaundler, rinvio a data indeterminata degli altri processi austriaci per responsabilità connesse al terrorismo ecc.). Per la prima volta in questa occasione da parte austriaca non sono state semplicisticamente negate le nostre documentate affermazioni, ma si è cercato di giustificare l’insufficiente azione del Governo austriaco con gli scarsi poteri che l’antiquata legislazione in materia gli attribuirebbe nei riguardi delle associazioni, con gli effetti dell’istituto della giuria popolare, nonché invocando dei pretesi collegamenti fra le attività terroristiche e il «neo-fascismo internazionale» in Francia, Belgio e Germania: affermazione che non risulta per adesso suffragata da prove o da indizi.

5) Per concludere, la nuova fase iniziata con l’incontro di Venezia dovrebbe, secondo il pensiero del Governo italiano, essere caratterizzata dalla ricerca da una parte e dall’altra di quanto possa, direttamente o indirettamente, agevolare il superamento della controversia e dall’astensione da quanto possa invece complicarla o comunque ripercuotersi sfavorevolmente sui rapporti fra i due Governi.

Beninteso perdurano in Austria forze organizzate ostili all’evoluzione sopraccennata; inoltre il cosiddetto «problema del Suedtirol» rimane elemento importante nella politica interna austriaca e di esso si valgono interessi complessi, ideologie superate e correnti con finalità equivoche. Occorre pertanto seguire con attenzione quanto da parte austriaca si andrà facendo o dicendo, anche in terzi Paesi.

Comunque da parte italiana, secondo la linea da noi sempre seguita, si confida che l’Austria darà ora prova di una visione pirealistica e che pertanto la controversia – in attesa di risolversi – rientrerà ormai nei limiti che le sono propri, consentendo di considerare superata la fase piaspramente polemica dei rapporti fra i due Paesi.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, luglio-agosto 1962.


2 Sottoscrizione autografa. Diretto per conoscenza all’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, al Gabinetto del Ministero dell’Interno, alle Direzioni Generali degli Affari Economici, delle Relazioni Culturali, dell’Emigrazione e degli Affari Politici e ai Servizi del Cerimoniale e Stampa del Ministero degli Affari Esteri.


3 Il primo documento in riferimento è per le rappresentanze diplomatiche, il secondo per i destinatari per conoscenza.


4 Vedi D. 327.


5 Ritrasmissione del D. 327 agli stessi destinatari di cui alla nota 2 ad esclusione del Servizio Stampa e con l’aggiunta della DGPS del Ministero dell’Interno.


6 Non pubblicato.

330

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. segreto 10A/1730/c.2. Roma, 11 settembre 1962.

Oggetto: Abolizione obbligo passaporti e visti per cittadini austriaci.

Il Governo italiano è venuto nella determinazione di ripristinare l’applicazione dell’Accordo italo-austriaco del 28 dicembre 1955 sulla abolizione reciproca dei visti d’ingresso, applicazione sospesa nel luglio 19613 in conseguenza dei noti eventi verificatisi in Alto Adige.

Tale decisione verrà annunciata dal Ministro dell’Interno il 14 prossimo e verrà applicata dal giorno successivo, 15 settembre.

Codesta Ambasciata vorrà dare comunicazione al Ministero degli Affari Esteri austriaco di tale decisione, ponendo in risalto il significato del gesto italiano che, prescindendo da alcuni noti aspetti non incoraggianti della situazione in Austria per quanto riguarda l’attività anti-italiana, vuole portare un decisivo contributo alla normalità dei rapporti fra i due Paesi. Il Governo italiano fa così fiducia agli effettivi propositi del Governo austriaco, che dovrebbero condurlo a prendere da parte sua misure ugualmente adatte a consolidare la distensione e ad evitare manifestazioni non consone alla nuova situazione.

Per evitare ogni prematura indiscrezione, la comunicazione a codesto Ministero degli Affari Esteri della decisione del Governo italiano andrà data poco prima dell’annuncio che di essa verrà fatto dal Ministero dell’Interno: si prega a tal fine di far sapere a che ora sarà fissato l’appuntamento presso codesto Ministero degli Esteri in cui verrà fatta la comunicazione. Si provvederà ad informare il nostro Ministero dell’Interno perché possa fare l’annuncio immediatamente dopo tale ora.

Codesta Ambasciata vorrà lasciare anche una comunicazione scritta, in relazione al suddetto Accordo italo-austriaco del 28 dicembre 1955 e a seguito di quella fatta l’11 luglio 1961.

Codesta Ambasciata vorrà altresì chiarire che nei riguardi dei cittadini austriaci il Governo italiano considera ripristinate anche le disposizioni di cui all’accordo europeo del 13 dicembre 1957 sulla circolazione delle persone. In tal senso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa verrà informato dalla Rappresentanza Permanente Italiana presso il Consiglio d’Europa.

A voce sarà poi opportuno accennare che rimane vieppinecessario per la sicurezza pubblica in Italia l’evitare l’ingresso nel territorio italiano di tutti i cittadini austriaci implicati nell’attività sovversiva o nell’agitazione antitaliana. Non si dubita che la liberalità della decisione verso la generalità dei cittadini austriaci rende indispensabile un controllo tanto pipreciso verso determinati individui e che pertanto, per eventuali respingimenti alla frontiera, si eviteranno manifestazioni di sorpresa o di disappunto, che sarebbero del tutto ingiustificate e rischierebbero di diminuire il valore distensivo della abolizione dell’obbligo del visto e del passaporto.

Si trasmette in allegato il testo del Comunicato che verrà diramato dal Ministero dell’Interno(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 14, fasc. Visti ingresso cittadini austriaci.


2 Diretto per conoscenza all’Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e al Servizio Stranieri della DGAP.


3 Vedi D. 182.


4 Non pubblicato. La decisione italiana venne comunicata al Ministero Federale degli Affari Esteri con la Nota verbale 3903, consegnata da Calenda a Kreisky il 14 settembre (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 14, fasc. Visti ingresso cittadini austriaci). Vedi anche D. 331.

331

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 3933/19462. Vienna, 16 settembre 1962.

Oggetto: Soppressione del visto con l’Austria. Colloquio con Kreisky.

Riferimento: Telespresso ministeriale n. 10A/1730 dell’11 corrente(3).

Lontani da Vienna non è facile rendersi conto dell’importanza che si annetteva al problema del visto da parte del Governo austriaco.

Il malumore e l’irritazione degli austriaci per un provvedimento che rendeva meno facile recarsi in Italia si riversava principalmente se non unicamente sul Governo e sugli estremisti: l’uno per avere permesso che la disputa giungesse a quel punto, gli altri per averla provocata.

Malumore ed irritazione a cui erano sensibili perfino gli estremisti tirolesi che da un lato rimproveravano a Vienna di non essere sufficientemente duri con noi, mentre nel contempo le facevano carico di non riuscire ad ottenere la soppressione del visto. Me lo raccontava giorni fa Steiner, costretto ad affrontare questi ambienti di Innsbruck ogni settimana ed a cui egli tentava di far capire la contraddizione del loro assunto e soprattutto come la seconda richiesta fosse logicamente inconciliabile con la loro propaganda di non recarsi in Italia.

L’obbligo del visto è infine stato sentito come una bruciante discriminazione dell’Austria rispetto agli altri Paesi europei. Giustificato dalle agitazioni degli estremisti, esso costituiva una tacita ma continua accusa verso questo Paese di essere ancora indulgente verso i residui nazisti e pangermanisti, cioè verso quei movimenti che esso si affanna da tre decenni a ripudiare come non austriaci.

Dato gli umori della popolazione il visto era divenuto il grosso problema della congiuntura preelettorale, e le correnti dissidenti dei due partiti al Governo rimproveravano apertamente i loro leader al potere di avere trattato tanto male il problema altoatesino. Il numero dei visti concessi giornalmente dai Consolati italiani costituiva infatti un continuo plebiscito contrario alla politica ufficialmente seguita.

I Consolati italiani in un anno hanno rilasciato circa un milione di visti, il che significa che, computati i bambini, pidi un austriaco su sette ha visitato l’Italia.

Non so fino a che punto noi siamo stati sensibili a questo plebiscito: certo non l’abbiamo rilevato come argomento politico. Ma da esso dovremmo dedurre almeno una prevalente indifferenza dell’opinione pubblica austriaca per il problema che ci riguarda e soprattutto avversione per i metodi impiegati dai gruppi di pressione tirolesi, per i loro argomenti e per la loro propaganda.

Kreisky, a cui in quanto socialista si rimproveravano non necessarie collusioni con gli estremisti, ne faceva pidegli altri le spese.

***

Consapevole quindi dell’importanza politica del nostro gesto e dell’aiuto che davamo al Ministro degli Esteri, ho ritenuto piopportuno fargli personalmente la comunicazione di cui al dispaccio n. 10A/1730 dell’11 corrente, e di valermi percidel mio diritto di chiedergli udienza.

Egli mi ha ricevuto senza indugio ed appena appurate le ragioni della mia visita mi ha interrotto pregandomi di trasmettere al Presidente On. Piccioni le parole di cui al mio telegramma n. 4974. Ma la soddisfazione trasparente nel volto del Ministro esprimeva un sentimento che andava assai pioltre di quelle stesse parole. Si è quindi lasciato andare a proteste di amicizia per il nostro Paese che almeno con i tirolesi gli aveva pinociuto che giovato, perché per loro non si è mai sufficientemente duri con gli italiani.

Ripresosi, e quasi ad equilibrare le precedenti espressioni, egli ha voluto darmi un’interpretazione politica del nostro gesto definito molto opportuno alla vigilia della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite perché dimostravamo come fossimo sensibili all’eco che il nostro conflitto vi poteva avere.

Queste parole, un po’ ambigue ed insinuanti, mi permettevano di riprendere la conversazione e di sviluppare al Ministro gli argomenti di cui alla seconda parte del dispaccio.

Gli ho detto in sostanza che sarebbe stato inesatto interpretare il nostro gesto come una mossa tattica, ma che invece la sua spontaneità ed unilateralità gli potevano rivelare(5) i suoi fini pilontani e profondi. L’accordo raggiunto a Venezia di come trattare la questione di fronte alle Nazioni Unite ci soddisfaceva pienamente e gli ho ricordato che Waldheim stesso mi aveva assicurato pochi giorni prima che da parte austriaca si sarebbe stati disposti a scambiarsi anche i testi dei discorsi da pronunciarsi dai due Ministri davanti all’Assemblea. Quindi non erano certo dubbi sull’andamento della discussione all’ONU che avevano dettato la decisione del nostro Ministro degli Esteri, ma invece piuttosto la convinzione che, migliorando sempre di pii rapporti fra i due Paesi, si sarebbe riusciti ad isolare gli estremisti ed a stringere tali legami da ridurre la controversia alle sue reali proporzioni. Riaccennando alle stesse espressioni usate da Kreisky – «atmosfera di Venezia» – gli aggiungevo che da parte nostra si era persuasi, appunto da quell’atmosfera, che il nostro atto spontaneo ed unilaterale avrebbe trovato rispondenza nelle intenzioni e nei fini del Governo austriaco.

Se questo era il significato del gesto del Governo italiano quanto ai fini, la scelta del tempo non dipendeva dall’imminente Assemblea dell’ONU. Il Governo italiano e la pilarga opinione pubblica del nostro Paese tenevano ai migliori rapporti con il popolo austriaco senza distinzione di partito – l’affluenza degli austriaci in Italia malgrado le non buone relazioni fra i due Governi ci confermava le medesime aspirazioni di questo Paese. Citenuto presente non sarebbe stato saggio fare perdurare equivoci in Austria, subire la campagna degli estremisti e quasi indurre i partiti in concordanza soprattutto in periodo preelettorale a discettare se fosse opportuna una politica pio meno dura (altra espressione del Ministro Kreisky) verso l’Italia.

Kreisky ha annuito calorosamente e mi ha detto che avrebbe fatto una dichiarazione alla stampa che ci avrebbe interamente soddisfatto.

Gli ho detto infine che da parte italiana ci si attendeva a che il fatto del respingimento alla frontiera di persone o implicate negli attentati o dichiaratamente antiitaliane o comunque da noi ritenute indesiderabili, non suscitasse malumori o sorprese. Il Ministro non ha fatto osservazioni e mi ha congedato con molta cordialità con nuove espressioni di simpatia per il Presidente On. Piccioni, ringraziandomi per avergli annunciato personalmente la soppressione del visto.

Incontratolo di nuovo prima alla celebrazione della Festa Nazionale del Messico e poi ad un ricevimento dato a Schbrunn al Corpo Diplomatico, egli mi ha domandato se avessi già trasmesso il suo messaggio al nostro Ministro degli Esteri e la seconda volta, tra l’altro, se la sua dichiarazione fosse stata gradita in Italia.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 14, fasc. Visti ingresso cittadini austriaci.


2 Sottoscrizione autografa. Diretto per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York. Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Vedi D. 330.


4 Con T. segreto precedenza assoluta 31766/497 del 14 settembre Calenda aveva già informato di aver fatto a Kreisky la comunicazione prescrittagli, così riferendo: «Kreisky, molto soddisfatto, mi ha pregato di trasmettere con urgenza a V.E. i suoi pivivi ringraziamenti per un gesto che così efficacemente e tempestivamente risponde ad atmosfera creatasi tra lei, Eccellenza, lui stesso e le rispettive delegazioni durante recente conferenza di Venezia. Nell’esprimere suo compiacimento e anticipando quello del Governo austriaco egli si è detto fiducioso che soppressione del visto contribuirà a distendere ulteriormente rapporti tra due Paesi secondo i reciproci naturali interessi» (Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza).


5 Il testo reca, per errore, rilevare.

332

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 3938/19502. Vienna, 16 settembre 1962.

Oggetto: Colloquio con Steiner. Soppressione del visto.

Riferimento: Tel.sso minist. n. 10A/1730 dell’11 corrente(3); mio rapporto n. 3933/1946 in data odierna(4).

Fatta al Ministro Kreisky la comunicazione di cui al mio rapporto n. 3933/1946 in data odierna, ho cercato di mettermi in contatto con il Segretario di Stato Steiner che sapevo in conferenza con il Cancelliere e con i maggiorenti del Partito Popolare austriaco, affinché la notizia della soppressione del visto non arrivasse a lui e soprattutto al Cancelliere via radio e dopo conclusasi la conferenza. Sarebbe stata fra l’altro una perdita di prestigio di fronte ai colleghi di partito.

Ho potuto prevenire Steiner tempestivamente. Avuta poi occasione di vederlo la sera stessa, egli ha tenuto ringraziarmi per il pensiero ed ad esprimermi anche a nome del Cancelliere il compiacimento per la decisione presa dal Presidente On. Piccioni.

Steiner mi ha detto che considerava il gesto molto opportuno e tempestivo. Ha fuggevolmente accennato, quasi interrogandosi interiormente, che forse in clima preelettorale esso avrebbe profittato piai socialisti che ai popolari. Poi ha proseguito dicendo – e l’espressione del viso aggiungeva alle parole – di essere particolarmente soddisfatto perché nell’ambito del Tirolo la soppressione del visto avrebbe giovato soprattutto a lui.

La posizione di Steiner, come egli stesso mi ha ripetutamente spiegato e come mi ha sottolineato di nuovo ieri sera, è particolarmente difficile. Egli, che com’è noto non è deputato, ha il posto di Segretario di Stato agli Esteri, essendo tirolese ma come fiduciario del Cancelliere Gorbach e per far in politica generale da controaltare a Kreisky. Aspira ora ardentemente a divenire deputato per assicurarsi la sola piattaforma che gli consenta di tentare di realizzare ben pialte ambizioni.

La difficoltà della sua posizione nasce dalla necessità di fare una politica moderata – quella voluta da Gorbach – e di non urtare i circoli tirolesi. È un po’ la quadratura del circolo. Negli ambienti estremisti passa per un pericoloso moderato e questi si sforzano di non farlo entrare in lista: si noti che in Austria non vi è lista nazionale e quindi la sua iscrizione dipende dai tirolesi.

La sua posizione dopo l’incontro di Venezia si era ulteriormente indebolita, fatto segno a Innsbruck ad attacchi sempre piduri. Egli vi passa ormai tre giorni alla settimana per prepararsi il suo collegio e parare i colpi dei suoi avversari. Mi diceva che giovedì 13 corrente ha avuto una riunione a Innsbruck durata 11 ore con i dirigenti del Partito Popolare per dimostrare la sua tesi: di non essere cioè amico dell’Italia perché sosteneva una politica di moderazione e di accordo, giacché ogni diversa politica non avrebbe aiutato l’Alto Adige, ma solo fatto vincere le elezioni ai socialisti. Sono argomenti, egli commentava, che non fanno presa su un uditorio che per un quarto è composto di agitati e per gli altri tre quarti riunisce persone che dell’ostilità all’Italia fanno in questo momento una professione per opportunismo e speranza di sollevarsi a vedette politiche.

La soppressione del visto – come risultato di Venezia – era un argomento forte per difendere la sua politica di «moderazione» e se non fosse riuscita a far tacere gli estremisti, sarebbe stata favorevolmente avvertita dal corpo elettorale.

Nel congedarmi Steiner mi ha ripetuto che il Cancelliere era stato assai sensibile alla decisione presa dal Presidente On. Piccioni in cui riponeva molta fiducia per una normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi.

Ho ormai una consuetudine abbastanza lunga con Steiner per essere persuaso che tra le sue pecche non vi è l’insincerità. Diretto e privo di cavilli nelle sue argomentazioni, non ha infingimenti. Scoperto nelle sue ambizioni è perfino disarmante. La sua profonda avversione per Kreisky, che egli non si cura né di velare né di contenere, è certo in parte dovuta alla radicale – tirolese – ostilità verso il socialismo, ma molto probabilmente anche ad un chiaro contrasto di due caratteri e ad un subcosciente desiderio di rassomigliargli nella facilità dell’approccio e nella scettica spregiudicatezza. Ma il raffronto psicologico dei due uomini, per quanto per noi interessante, mi farebbe uscire dal tema del presente rapporto.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 14, fasc. Visti ingresso cittadini austriaci.


2 Sottoscrizione autografa. Diretto per conoscenza alla Rappresentanza presso l’ONU a New York. Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Vedi D. 330.


4 Vedi D. 331.

333

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato urgente 052. Vienna, 16 settembre 1962.

Oggetto: Colloquio con Waldheim.

Riferimento: Mio rapporto n. 3933/1946 in data odierna(3).

Ero appena tornato dal colloquio con questo Ministro degli Esteri che il Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Waldheim mi chiamava per domandarmi su istruzioni di Kreisky se avessi potuto incontrarlo nel pomeriggio (del 14 corrente) per scambiare delle idee circa il problema dei visti e dei respingimenti alla frontiera.

Ho avuto così una riprova di quanto incalzante sia il modo di lavorare impresso dal Ministro alla Ballhausplatz.

Dopo il suo compiacimento per la soppressione del visto, anche Waldheim – e molto piesplicitamente – ha voluto interpretare la nostra decisione come dettata dall’imminente sessione delle Nazioni Unite. Gli ho perciripetuto quanto già riferito con il rapporto indicato in riferimento.

Poi Waldheim è venuto alla questione che piinteressava il Ministro, cioè a coloro che probabilmente avrebbero potuto essere oggetto di respingimento alla frontiera. Mi ha domandato di fargli dei nomi e soprattutto se avessimo potuto dar loro delle liste di tali persone. Mi ha accennato al Deputato socialista tirolese Zechtl, che non sarebbe un estremista e che dovremmo togliere dalla lista.

Gli ho risposto che della questione non ero informato nei particolari, ma che avevo solo avuto istruzione di comunicare al Ministero degli Esteri austriaco che da parte nostra ci attendevamo che eventuali respingimenti alla frontiera non fossero oggetto di manifestazioni di sorpresa o di disappunto che avrebbero rischiato di diminuire il valore distensivo del provvedimento.

A titolo personale ho aggiunto di potergli dire che non esistevano liste di austriaci indesiderabili, bensì una lista di stranieri la cui presenza in territorio italiano era considerata non gradita, e che questa prassi era seguita da tutti i Paesi del mondo. Gli ho aggiunto che non è il Ministero degli Esteri a compilare tale documento e che esso, proprio perché concerne molti Paesi, è un documento segreto: io stesso non avevo avuto ragioni di servizio per consultarlo.

Waldheim mi ha obbiettato che nel caso di Gschnitzer avvertimmo il Governo austriaco che non gli si sarebbe permessa l’entrata in Italia. Ho risposto che allora non ero a Vienna ma che supponevo che, facendo quegli parte del Governo austriaco, era stato probabilmente per cortesia che ne avevamo informato il Ministero degli Esteri.

Nel congedarmi Waldheim si è di nuovo rallegrato per la distensione che si sta schiudendo nei rapporti fra i due Paesi e mi ha informato che al rientro del Ministro degli Esteri, del Segretario di Stato Steiner e del Segretario Generale del Ballhaus Bielka da New York, egli vi si recherà per assumere la direzione della Delegazione austriaca.

***

È certo che il respingimento alla frontiera di personaggi pio meno pericolosi per la loro ostilità verso di noi puprovocare dei nodi nei migliorati rapporti italo-austriaci ed è altrettanto certo che per le pressioni di Innsbruck Vienna comincerà ad infastidirci su questo punto.

Ne è stato sintomo immediato l’articolo apparso oggi sulla «Die Presse» a firma del solito Gatterer, il quale, sapendo di essere lui stesso in rubrica, non ha aspettato un momento per sollevare la questione con trasparente ostilità (vedi telegramma n. 503)4.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 14, fasc. Visti ingresso cittadini austriaci.


2 Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Vedi D. 331.


4 T. 31951/503 del 15 settembre da Vienna, non pubblicato.

334

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 33147/5322. New York, 24 settembre 1962, ore 24 (perv. ore 8,15 del 25).

Oggetto: ONU-Alto Adige.

Mi sono incontrato oggi con Kreisky in vista discorsi che egli pronuncerà domani ed io il 28 p.v. Kreisky ha detto che esporrà nota posizione suo Governo circa questione Alto Adige ma che lo farà in termini moderati ed esprimendo un certo ottimismo circa ulteriore andamento conversazioni bilaterali. Non ci ha consegnato testo ma lo farà domattina. D’altra parte dato che nostro intervento sarà successivo al suo, ci regoleremo in conformità. Gli ho fatto presente necessità non riaprire qui polemica anche per non disturbare attuale migliorata atmosfera e di non trasformare esposizione in dibattito. Si è anche parlato del prossimo incontro e si è in massima convenuto che questo potrebbe aver luogo Salisburgo ultimi due giorni ottobre o sei e sette novembre. Decisione definitiva verrà presa e resa pubblica al nostro ritorno nelle rispettive capitali(3).


1 Telegrammi ordinari 1962, ONU Italnation New York arrivo, vol. II.


2trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU.


3 I discorsi di Kreisky e Piccioni all’Assemblea Generale dell’ONU, per la parte relativa all’Alto Adige, sono editi in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci, DD. 51 e 53 (UN, General Assembly, Official Records, SeventeenTH Session, 1131st Plenary Meeting, Agenda Item 9, 25 September 1962, pp. 134-135 e ivi, 1136TH Plenary Meeting, 28 September 1962, pp. 221-222).

335

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 33323/540. New York, 26 settembre 1962 (perv. ore 9).

Oggetto: Discorso Ministro Esteri austriaco ONU.

Mio 5392.

Discorso Ministro Esteri austriaco, pronunciato in fine di giornata(3) in un’aula non molto affollata e non molto attenta, ha dato impressione a gran parte delegati con cui ho avuto occasione di parlarne che questione Alto Adige sia entrata in fase piresponsabile e che esposizione lunga, meticolosa e ovviamente qua e là inesatta ma nel complesso non polemica, fosse fatta «for THe records» e per la platea austriaca e tirolese.

Discorso ci era stato consegnato stamattina da rappresentanza austriaca ed ho provveduto a farne inoltrare da ANSA testo integrale per parte relativa Mercato Comune e Alto Adige. Non credo quindi necessario attirare attenzione su punti pisignificativi e sul suo tono generale.

A parte inesattezze, linguaggio usato, il fatto che stesso Ministro Esteri abbia premesso che si trattava del punto di vista austriaco, gli accenni alla nuova atmosfera prevalente per due Paesi, nei riguardi di questo problema, hanno dato a intervento Kreisky una intonazione sostanzialmente distensiva e nel complesso rispondente a atmosfera reale con incontro di Venezia.


1 Telegrammi ordinari 1962, ONU Italnation New York arrivo, vol. II.


2 T. 33304/539 del 25 settembre, con il quale Zoppi aveva riferito sul dibattito pomeridiano in Assemblea Generale riservandosi di commentare il discorso di Kreisky in separata comunicazione.


3 Il 25 settembre.

336

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto. Roma, 5 ottobre 1962.

In relazione all’eventualità di un prossimo incontro per l’Alto Adige tra V.E. e il Ministro Kreisky, di cui si è parlato nella recente conversazione da lei avuta a New York col Ministro austriaco(2), vorrei che ella mi consentisse di svolgere in via preliminare alcune considerazioni su alcuni aspetti di fondo della questione.

A Venezia si decise praticamente il rinvio dei contatti tra i due Governi in vista degli sforzi «interni» che avevano luogo in Italia; un nuovo incontro non potrebbe pertanto non rifarsi a questi. In altre parole il prossimo incontro si pupresentare in maniera diversa a seconda dello stato in cui si troveranno in quel momento i lavori della Commissione Rossi.

A tale riguardo si possono, mi sembra, formulare tre ipotesi.

1) La Commissione sarà riuscita a formulare un insieme di proposte con l’approvazione della grande maggioranza dei suoi membri, compresi quelli di lingua tedesca. In altre parole, la Commissione avrà potuto raggiungere un compromesso tra la «velina Rossi» e le controproposte altoatesine. (Mi guardo bene dall’entrare nel merito dell’una, come delle altre: vi sono naturalmente limiti che non potranno mai essere superati).

In tal caso, qualora da parte del Governo si decida di tradurre in appositi provvedimenti o disegni di legge tali proposte, la controversia italo-austriaca sarà praticamente svuotata di contenuto. Non soltanto in sede bilaterale, ma anche di fronte ad istanze internazionali in sedi multilaterali (Nazioni Unite, Consiglio d’Europa, ecc.), la nostra posizione sarebbe definitivamente rafforzata. In tale situazione, il nuovo incontro con Kreisky potrebbe essere affrontato con piena tranquillità pur necessitando sempre di un’accurata preparazione.

2) Potremmo invece avanzare l’ipotesi che la Commissione Rossi concluda i suoi lavori prima del nuovo incontro senza raggiungere lo scopo per il quale era stata creata.

Potrebbero configurarsi due sottoipotesi: che essa si limiti a constatare il fatto che non si è potuto raggiungere alcun accordo, ovvero che essa registri un’intesa avvenuta su alcuni punti, elencandone altri sui quali invece la maggioranza del gruppo di lingua tedesca non si sia potuta accordare con gli altri membri della Commissione per una soluzione di compromesso e rendendo così impossibile un’intesa globale; per quanto concerne, per l’incontro italo-austriaco, a me sembra che le due sottoipotesi possano considerarsi insieme.

Ci verremmo allora a trovare in una situazione assai imbarazzante. Infatti, in caso di constatazione di fallimento tanto totale, quanto parziale, non rimarrebbe che riprendere i negoziati bilaterali sulla sostanza della questione. Questi sarebbero perdestinati al fallimento, in quanto da parte del Governo non si poTRà mai concedere per via diplomatica neppure una parte di quello che in sede di Commissione Rossi la maggioranza dei membri italiani avesse rifiutato, né da parte del Governo austriaco ci si poTRà accontentare in via diplomatica di qualcosa di meno di quanto richiesto in sede interna dalla SVP. Non rimarrebbe quindi che iniziare negoziati per la ricerca del mezzo pacifico.

In altre parole, l’incontro non potrebbe finire che col constatare pio meno apertamente il fallimento dei negoziati bilaterali e con l’iniziare lo studio del «mezzo pacifico»: con l’aggravante, per rispetto alla situazione di un anno fa, che, anche in sede di arbitrato giuridico (e, vorrei aggiungere, di Corte Internazionale dell’Aja) la vertenza fatalmente si concentrerebbe sulle materie sulle quali non si è raggiunto un accordo in sede interna. Si finirebbe quindi col trovarsi di fronte all’alternativa di rifiutare l’eventuale sentenza del giudice internazionale ovvero di accettare in sede internazionale quel compromesso cui non si fosse ritenuto possibile arrivare in sede interna.

Pertanto l’incontro di Salisburgo, in questa seconda e negativa ipotesi, rischierà di segnare un indebolimento della nostra posizione oltre che di dare un avvio ad una nuova fase di acuta polemica tra i Paesi.

3) Altra ipotesi è che la Commissione (la quale non si è piriunita dopo l’incontro di Venezia) non abbia ancora ripreso i suoi lavori o non abbia compiuto progressi veramente sostanziali prima dell’incontro italo-austriaco.

A meno che un rinvio o un rallentamento dei lavori della Commissione non sia stato concordato preventivamente sotto banco in seno alla Commissione stessa d’accordo con i membri alto-atesini di essa in vista, ad esempio, del comune interesse di posporre ogni decisione alle prossime elezioni politiche italiane, la posizione italiana, tanto rispetto agli austriaci quanto in campo internazionale, potrebbe andare risultando in definitiva simile a quella prospettata sotto il n. 2 e cioè estremamente debole. In tale ipotesi si poTRà sostenere, infatti, da parte austriaca che da parte italiana si è cercato e si cerca soltanto di trascinare le cose in lungo e di guadagnare tempo, in particolare per superare la scadenza Nazioni Unite, senza serie intenzioni di perseguire la via della conciliazione, non attenendosi pertanto allo spirito della risoluzione delle Nazioni Unite; e noi abbiamo parecchi indizi che tale tesi troverebbe una certa comprensione presso molte Cancellerie anche in Paesi amici e ancor pia New York o a Strasburgo.

Ho ritenuto di attirare l’attenzione dell’E.V. sulle considerazioni che precedono perché penso che esse possano portare un contributo al quadro generale della situazione, che dovrà essere esaminata e approfondita a livello di Governo in tutti i suoi aspetti prima dell’incontro di Salisburgo.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, ottobre 1962.


2Vedi D. 334.

337

IL CONSOLE GENERALE A INNSBRUCK, BELLIA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. 23180/7622. Innsbruck, 16 ottobre 1962.

Oggetto: Incontro ad Innsbruck tra Kreisky e Steiner ed esponenti del Governo regionale del Tirolo per l’Alto Adige.

Nel tardo pomeriggio di venerdì 12 corrente il Ministro Kreisky e il Sottosegretario Steiner si sono incontrati ad Innsbruck con gli esponenti del Governo regionale del Tirolo Tschiggfrey, Wallner, Gamper, Zechtl e Lackner.

Contrariamente a certe notizie di stampa ispirate dalla locale Volkspartei, all’incontro non andrebbe attribuita alcuna particolare importanza, né la presenza di Kreisky in Tirolo sarebbe da mettere in relazione con l’incontro medesimo.

Da parte socialista si afferma infatti che il compagno Kreisky sarebbe venuto in Tirolo per ragioni personali e di partito e solo su pressioni di Steiner avrebbe approfittato dell’occasione per un semplice scambio di idee sulla questione altoatesina con alcuni membri del locale Governo regionale. In merito si fa infatti osservare come non sarebbe stata necessaria alcuna relazione di Kreisky sull’intervento per l’Alto Adige avvenuto all’Assemblea Generale dell’ONU sia perché erano colà presenti i rappresentanti del Tirolo, sia perché Steiner ne aveva già ampiamente riferito ad Innsbruck. Anche per quanto riguarda l’incontro di Salisburgo del mese venturo con il nostro Ministro degli Esteri non sarebbero stati necessari preventivi accordi ed intese. L’incontro medesimo avverrebbe infatti sotto l’evidente ipoteca delle elezioni i cui risultati, qualunque essi siano, non potranno mancare di dargli solo un carattere preliminare di ulteriori e piimpegnativi contatti.

Nelle intenzioni austriache si tratterebbe piche altro di tenere l’Italia impegnata in conversazioni dirette secondo le risoluzioni dell’ONU, sanzionando così l’iniziativa austriaca. Non trovandosi ancora la questione altoatesina ad una svolta decisiva ed essendo stata ripetutamente discussa e convenuta la linea di condotta generale che il Governo austriaco intende mantenere (sostenere cioè la richiesta dell’autonomia per la Provincia di Bolzano, d’intesa con gli altoatesini) non si ritiene opportuno mettere in risalto quelle che sono state soltanto conversazioni occasionali in un incontro che non ha dato e non poteva dar luogo a nuove impostazioni del problema.

Contro queste considerazioni che i socialisti fanno circolare per ridimensionare la portata ed il significato dell’incontro del compagno Kreisky con gli esponenti tirolesi, si oppone invece l’atteggiamento della Volkspartei che tende a gonfiarne l’importanza e ad attribuirgli il carattere ufficiale di una vera e propria relazione di Kreisky ai tirolesi.

Gli ambienti della Volkspartei lasciano poi intendere che a Kreisky sarebbero state chieste spiegazioni sulle cause che lo avrebbero spinto a manifestare tanto ottimismo al suo ritorno da New York, ottimismo non certo giustificato, si dice, dalle dichiarazioni fatte all’ONU dal Ministro degli Esteri italiano che vengono definite caute, misurate, indicative delle vere intenzioni italiane e tutt’altro che atte ad ispirare ottimistiche previsioni. Ed ancora sarebbe stato fatto osservare al Ministro Kreisky l’inopportunità della scelta del mese di novembre per il prossimo incontro con il suo collega italiano.

Sul tema ottimismo Kreisky si sarebbe limitato a confermare le sue favorevoli impressioni sull’andamento dei lavori della Commissione dei 19 ed avrebbe fatto rilevare l’opportunità di conservare l’atmosfera di distensione inaugurata a Venezia che servirebbe, tra l’altro, a scoraggiare i nazionalismi troppo accesi e ad incoraggiare un piimpegnativo interesse delle sfere democratiche italiane nel quadro del nuovo orientamento di centro-sinistra dell’attuale Governo.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 119.


2Sottoscrizione autografa.

338

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 36509-36516/567-568. Vienna, 18 ottobre 1962 (perv. ore 1 del 19)2.

Oggetto: Alto Adige.

567. Suoi 2393 e 2414.

Ho conferito direttamente con Ministro Esteri, il solo che avrebbe potuto informarmi circa senso e contenuto che da parte austriaca ci si propone di dare ad incontro di Salisburgo(5). Ho comunicato a Kreisky che V.E. era disposto ad adottare suo programma aderendo a proposta che incontro abbia luogo 7-8 novembre. Kreisky mi ha pregato di ringraziare V.E. per tale cortesia. Indi ha spontaneamente parlato degli scopi e dell’oggetto delle conversazioni.

Secondo Kreisky potrebbe essere adottato ordine del giorno di Venezia. Pernel prossimo incontro non si potrebbe restare su termini generali ed interlocutori ma occorrerebbe affrontare esame di qualche questione concreta sulla quale si possa prevedere il raggiungimento di un accordo. tra tali questioni una potrebbe essere quella della lingua.

Per quanto riguarda la delegazione austriaca essa, in linea di massima, sarebbe composta da: Ministro Esteri, Sottosegretario Steiner, Direttore Affari Politici, Ambasciatore d’Austria a Roma e da due membri del Governo tirolese. Questi ultimi non farebbero perparte della delegazione quali rappresentanti di detto Governo. Loro presenza in delegazione mentre non ostacolerebbe una possibile cooperazione servirebbe a Governo austriaco per fare avallare risultato lavori da esponenti di una regione da cui partono le maggiori critiche verso operato Governo Vienna.

Le spontanee dichiarazioni di Kreisky, dopo mia comunicazione sul nostro assenso a data incontro, mi hanno consentito di esprimere mie «personali reazioni».

Prendevo atto che, in sostanza, da parte austriaca si intendeva riprendere conversazioni bilaterali su base accordo Gruber-De Gasperi. Ritenevo che su cinon vi potesse essere opposizione da parte nostra. Tuttavia non potevo fare a meno di osservare che tale via mi pareva difforme da impostazione che a conversazioni future si era inteso dare a Venezia, di attendere cioè esito sforzi interni italiani. Tuttavia se la proposta di Kreisky tendeva in sostanza a riprendere le conversazioni al punto in cui giunsero a Zurigo, pensavo che non vi potessero essere obiezioni da parte nostra. Tuttavia poiché Kreisky mi sembrava troppo ottimista su possibilità di raggiungere facilmente un accordo su determinate questioni mi pareva di dovergli, a titolo personale, ricordare che tale suo ottimismo non doveva basarsi su eventuali risultati raggiunti in seno alla Commissione Rossi. Come è stato detto ripetutamente, tale Commissione, non governativa e semplicemente consultiva, ha esaminato liberamente problema dell’Alto Adige prescindendo da accordo De Gasperi-Gruber. Una trattativa sul piano bilaterale tra i due Governi non poteva invece discostarsi da stretta interpretazione dell’accordo di Parigi. Nessuna delegazione italiana potrebbe oggi fare stato di eventuali voti espressi da Commissione Rossi, del resto tuttora riservati, prima ancora che essi siano sottoposti ad esame Governo italiano.

Dovevo inoltre esprimere la mia perplessità su composizione delegazione austriaca che veniva ad assumere una qualificazione ben diversa da quella di Venezia. La presenza di due membri del Governo tirolese non poteva che influire negativamente sulle conversazioni, E cisenza dire che presenza a Salisburgo, cui Kreisky aveva accennato, di altri funzionari tirolesi quali esperti, anche se non membri della delegazione, non poteva che condizionare atteggiamento stessa delegazione austriaca.

Concludevo rilevando che stessa circostanza che fossero state previste due giornate di lavoro mi induceva ad ipotizzare una particolare laboriosità delle trattative.

Kreisky non ha naturalmente receduto da idea di addivenire all’incontro. Ma mi è sembrato «toccato» da mie osservazioni. Mi ha detto che sarebbe opportuno esaminare ancora insieme oggetto conversazioni aggiungendo che eventualmente conferenza avrebbe potuto concludersi anche prima dei due giorni previsti.

Infine, mentre in un primo tempo era parso impaziente di accordarsi circa diramazione notizia incontro, egli ha poi concluso su opportunità attendere osservazioni ed eventuali controproposte di V.E. in relazione a quanto mi aveva comunicato.

Durante conversazione ho richiamato attenzione Kreisky su effetti negativi per atmosfera conversazioni di fatti quali ultimo attentato in Alto Adige ed articolo «Neues Oesterreich» di cui a telegramma 241.

568. Seguito mio 567.

Come ho avuto occasione di segnalare (vedi mio 557)6 da parte del Partito Popolare non si vede con favore (ne ho avuto nuova conferma) incontro Salisburgo dovuto a iniziativa Kreisky. D’altra parte popolari non possono oramai opporsi a tale iniziativa senza sfuggire a critiche.

Kreisky, che recentemente ha dichiarato intravedere come possibile prossima soluzione questione Alto Adige, spera evidentemente raggiungere qualche risultato positivo su questione particolare come quella della lingua per confermare suo ottimismo e dimostrare indispensabilità intervento Governo austriaco per raggiungere soluzione su ogni singola questione già trattata in sede Commissione Rossi.

Egli cerca riacquistare sua posizione presso tirolesi ed altoatesini, sia dimostrando vitalità e utilità conversazioni bilaterali sia, soprattutto, rimettendo nel circolo esponenti tirolesi (addirittura due membri del Governo di Innsbruck) che gli avevano recentemente fatto colpa di essere stati esclusi da Venezia e da New York. (Circa presenza esponenti tirolesi all’ONU richiamo spiegazioni Waldheim di cui a mio telegramma 5207)8.


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 La prima parte del presente documento (T. 36509/567), partita ad ora non nota, pervenne alle ore 22,15 del 18 ottobre, la seconda (T. 36516/568) partì alle ore 24 e pervenne alle ore 1 del 19.


3 T. segreto 25007/239 del 16 ottobre con il quale Fornari, comunicando la disponibilità di Piccioni ad incontrare Kreisky a Salisburgo nei giorni 7 e 8 novembre come da questi proposto, aveva dato le seguenti indicazioni: «Nel comunicare ci sarà opportuno che V.E. colga occasione per procedere a titolo personale a sondaggi circa senso e contenuto che da parte austriaca ci si propone di dare a prossimo incontro. Comeella ricorda, a Venezia le due parti si trovarono d’accordo su opportunità rimandare inizio negoziati in attesa vedere se “sforzi interni italiani” potevano condurre a decisioni tali da avere ripercussioni favorevoli anche su oggetto controversia internazionale fra Austria e Italia. Ove da parte austriaca si preferisca porre termine a tale attesa senza aspettare conclusione detti “sforzi” (sulla quale non si pucontare per inizio novembre), da parte nostra siamo pronti assecondare tale desiderio e dare subito inizio negoziati raccomandati in punto 1° Risoluzioni Nazioni Unite, riprendendo proposte Zurigo. Se invece da parte austriaca si pensi che incontro Salisburgo debba avere come quello Venezia carattere interlocutorio, da parte nostra siamo pronti adeguarci a tale impostazione, anche in relazione a quelle che possono essere preoccupazioni di carattere interno di codesti uomini di Governo. In tale ipotesi pernon sembra che a Salisburgo potrebbero essere fatte constatazioni diverse o maggiori di quelle già fatte a Venezia. Da parte italiana poTRà essere fatto stato di provvedimenti presi in senso distensivo: sarebbe augurabile che da parte austriaca si potessero fare comunicazioni equivalenti» (Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza).


4 Con T. 25064/241 del 17 ottobre Fornari aveva invitato Martino a segnalare i toni poco opportuni di un recente articolo del «Neues Oesterreich» sul tema delle presunte torture a detenuti austriaci (Telegrammi ordinari 1962, Austria partenza).


5 trattasi dell’incontro concordato tra Kreisky e Piccioni a New York il 24 settembre, vedi D. 334.


6T. segreto urgentissimo 35530/557 dell’11 ottobre, non pubblicato.


7Secondo Waldheim gli esponenti tirolesi si erano recati a New York come osservatori, «su iniziativa e a spese del Governo regionale tirolese», e non facevano parte della delegazione ufficiale austriaca all’ONU (T. 32895/520 del 22 settembre, in Telegrammi ordinari 1962, Austria arrivo, vol. II).


8Per la risposta vedi D. 339.

339

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto urgente 25645/248. Roma, 22 ottobre 1962, ore 15,30.

Suo 5672.

1) Anche alla luce di alcuni dei concetti espostile da Kreisky appare necessario ed urgente procedere chiarimenti reciproci circa impostazione del prospettato incontro Salisburgo, onde ovviare a serie perplessità che altrimenti si dovrebbero avere al riguardo.

2) Va rilevato intanto che presenza in delegazione austriaca di due membri tirolesi (oltre eventuale assistenza di esperti tirolesi) rischierebbe di avere un effetto negativo sulle discussioni. Esperienza dimostra infatti che tale presenza tende a dare impronta di rigidità e polemicità a discussione. Presenza tirolesi darebbe poi impressione di un distacco da linea seguita in incontro Venezia (in cui tirolesi erano assenti) e ritorno a linea seguita in precedenti incontri del 1961 (in cui tirolesi erano presenti).

Di conseguenza loro inclusione in delegazione austriaca cambierebbe radicalmente natura dell’incontro, quale era stato prospettato a New York a On. Ministro. In tale caso dovremo riconsiderare ex novo nostra posizione circa opportunità di un incontro, che avrebbe carattere e prospettive diversi da quelli previsti.

3) Cia maggior ragione data recente recrudescenza attentati, carattere dei quali sembra denotare abbandono di ogni minimo scrupolo umanitario e che richiede chiara presa di posizione Governo austriaco. Mentre ci attendiamo quindi esplicita dichiarazione ufficiale di condanna di questa attività terroristica, in mancanza della quale incontro dei due Ministri potrebbe apparire inutile, sarà opportuno che V.E. esprima sin d’ora Ministro Kreisky anche nostra attesa che autorità austriache si adoperino efficacemente onde separare nettamente, con i fatti oltreché con le parole, loro responsabilità da quelle dei noti circoli tirolesi.

4) Quanto poi al fondo delle idee di Kreisky, si deve rilevare che perdura e anzi viene esplicitamente affermato proposito di giungere a sovrapporre e confondere negoziato diplomatico e «sforzi interni italiani». A parte fatto contingente che risultati di tali sforzi non sono noti né tanto meno sono stati sottoposti a Governo, essi (come abbiamo sempre affermato e come è stato riconosciuto da Kreisky) costituiscono un elemento puramente interno che di per sé non incide sui termini della questione internazionale.

5) In realtà occorre convincersi che davanti ai due Governi o, per meglio dire, davanti al Governo austriaco sta una scelta che non puessere elusa:

a) il Governo austriaco puscegliere di attendere per riprendere negoziati diplomatici che si chiarisca quali potranno essere conseguenze degli sforzi interni italiani (Commissione Rossi, sia detto per inciso, sembra avviarsi a fase conclusiva, che non verrebbe certo affrettata da prospettiva di un incontro Ministri Esteri). Siamo pronti a seguire Governo austriaco in tale atteggiamento, ma dobbiamo osservare che in tal caso non si vede cosa a Salisburgo possa essere aggiunto – né in discussione né in comunicato – a quanto constatato di comune accordo a Venezia.

b) Governo austriaco pudi contro proporre di riprendere negoziato a sensi punto uno Risoluzione ONU, interrotto a Zurigo.

Da parte nostra abbiamo ripetutamente affermato di essere disposti a ci ma beninteso tenendo conto soltanto dei termini in cui si pone questione internazionale che è esclusivamente una controversia circa esecuzione di un trattato. Tali termini non possono essere in alcun modo modificati da discussioni che abbiano avuto luogo all’interno di uno dei due Stati, nelle quali possono essere tenute in conto considerazioni irrilevanti in sede internazionale. Occorre che tale punto partenza negoziato sia ben chiaro, onde non rischiare che ci si trovi immediatamente di fronte a un contrasto per il quale non sia stata predisposta via di uscita.

Ove su tale punto vi fosse invece chiaro consenso, potremmo acconsentire da parte nostra che negoziato avesse inizio con esame questione lingua, sulla quale è stato riscontrato a Zurigo un minore divario fra posizioni austriaca e italiana e nella quale noi porteremo ogni volontà. Da tale esame – è bene dirlo esplicitamente – non poTRà perderivare soluzione a sé stante della questione: è soltanto nel quadro generale di un accordo globale che questa come le altre questioni singole potranno trovare loro soluzione.

6) Si prega V.E. di esporre con ogni chiarezza a codesto Governo considerazioni di cui sopra.

Sembra essenziale infatti che non sussistano equivoci o differenze di impostazione tali da poter provocare conclusione negativa di incontro: essa non potrebbe non avere ripercussioni contrarie a desideri dei due Governi.

In vista di cisembra indicato concordare previamente linea di quella che dovrà essere presentazione del risultato dell’incontro stesso(3).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 338.


3Per la risposta vedi D. 340.

340

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 37406-37436/585-586. Vienna, 24 ottobre 1962, ore 20 (perv. ore 0,10 del 25)2.

Oggetto: Incontro Salisburgo.

585. Kreisky è rientrato da Oslo ieri sera. Quindi soltanto oggi ho potuto fargli comunicazioni secondo istruzioni di cui a telegramma 2483.

Dopo dettagliata esposizione nostro punto di vista Kreisky mi ha risposto consultando ogni tanto appunto probabilmente preparato dopo rapporto di LoewenTHal su conversazioni con Cattani. Kreisky mi ha detto:

a) incontro Salisburgo è piche mai opportuno perché contrasta con finalità estremisti e dinamitardi che sono quelle di impedire conversazioni dirette e soluzione questione Alto Adige tra Roma e Vienna;

b) presenza membri tirolesi in delegazione austriaca è necessaria per stroncare accuse estremisti tirolesi che Governo austriaco cerchi soluzione tradendo interessi altoatesini mentre egli è convinto che non sarà di pregiudizio in corso conversazioni che si svolgeranno nello spirito e nell’atmosfera creati a Venezia. Poiché anch’egli è preoccupato del buon andamento conversazioni non insisterebbe su presenza rappresentanti tirolesi se non fosse convinto che essi non costituiranno elemento di pregiudizio. Egli si augura pertanto che Governo italiano non voglia sollevare eccezioni su composizione delegazione austriaca, eccezioni che d’altra parte Governo austriaco dovrebbe respingere in base alla prassi seguita dai paesi che mantengono tra loro buone relazioni;

c) per quanto riguarda oggetto conversazioni Kreisky prende atto che non si voglia parlare dei lavori della Commissione di studio ma ritiene che sia opportuno cominciare a discutere qualche problema concreto. Insiste sul problema della lingua quale quello che puprovocare meno attriti fra le due parti. Altri oggetti potrebbero essere trattati qualora lo si desideri da parte italiana. Se si vuol parlare anche degli attentati egli è disposto a farlo per eventualmente condannarli ancora una volta drasticamente;

d) egli non ritiene che nell’incontro di Salisburgo si debba trattare di un accordo fra due delegazioni nemmeno su una questione particolare come quella della lingua. Sarebbe sufficiente poter dire nel comunicato che esame del problema della lingua ha segnato dei progressi;

e) se da parte italiana si ritiene che due giorni siano troppi per conversazioni incontro potrebbe esaurirsi anche in un solo giorno. Egli tuttavia proporrebbe che conversazioni comincino ad esempio verso ore 11 del giorno 7 e finiscano praticamente nello stesso giorno, dedicando invece mattinata del giorno 8 alla stesura del comunicato;

f) Kreisky ha ancora insistito perché da parte italiana si facciano eventuali proposte sull’oggetto delle conversazioni facendo intendere che comunicato finale dovrebbe redigersi nello stesso spirito del comunicato di Venezia e esprimersi in termini naturali sul merito delle conversazioni.

586. Seguito mio 585. Da conversazione con Ministro Kreisky ho tratto impressione che egli:

a) non intenda recedere né da effettuazione incontro a data fissata né da composizione delegazione austriaca;

b) sia molto pielastico su oggetto conversazione e su loro contatto onde evitare insuccesso conversazioni alla vigilia delle elezioni.

Benché egli stesso sembri prevedere in sostanza limitato risultato di tale incontro, è evidente che egli si propone di raggiungere fra gli altri due obiettivi assai importanti:

1) inserimento in tutte le conversazioni future di rappresentanti qualificati del Governo tirolese alla cui pressione evidentemente il Governo di Vienna non riesce pia resistere;

2) ripresa delle trattative sulle questioni di fondo nel momento in cui si parla di prossima conclusione dei lavori della Commissione Rossi onde evitare il pericolo, già in passato ventilato dagli stessi austriaci, che questo Governo possa restare fuori da una soluzione che si dovesse raggiungere a seguito dei lavori di detta Commissione. La pendenza di tali trattative darebbe la possibilità al Governo austriaco di intervenire direttamente o indirettamente in contraddittorio con noi sulle questioni adottate in sede interna e sulle relative proposte di soluzione o addirittura di riprendere in sede bilaterale le questioni che fossero giunte ad un punto morto in sede di lavori della Commissione Rossi. Debbo a questo riguardo segnalare la significativa dichiarazione fattami da Kreisky che radicali tirolesi vorrebbero che fosse trattata subito questione dell’autonomia della Provincia di Bolzano.

Parmi pertanto evidente il pericolo degli obiettivi che si propone Kreisky che se possono restare in sordina per convenienza contingente nell’incontro di Salisburgo spiegheranno tutto il loro peso nei successivi incontri.

L’inserimento dei membri tirolesi significa fra l’altro considerare ancora una volta la questione altoatesina come una questione tirolese anziché una questione austriaca. Inoltre ritorno del Governo austriaco a vecchia strada dimostra ora fra l’altro come esso manchi di coraggio di fronte a rinnovate pressioni estremismo e radicalismo tirolese che ha già ottenuto in passato a seguito aperto intervento del Governo di Innsbruck provvedimenti di clemenza a favore dinamitardi già condannati e accantonamento processi di cui era già stata annunciata celebrazione.

Sotto questo profilo è evidente che malgrado delicatezza quanto meno formale della nostra eccezione in relazione all’inclusione di membri tirolesi nella delegazione austriaca sostanzialmente sia giusta la preoccupazione espressa da V.E. e che non ho mancato di sottolineare a Kreisky che presenza tirolesi segnando distacco da linea seguita nell’incontro di Venezia (da cui tirolesi erano assenti) e ritorno a linea seguita in precedenti incontri del 1961, cambi radicalmente la natura dell’incontro quale era stata prospettata a V.E. a New York(4).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 La prima parte del presente documento (T. 37406/585), partita alle ore 20, pervenne alle ore 21,15 mentre la seconda (T. 37436/586) partì alle ore 22 e pervenne alle ore 0,10 del 25.


3 Vedi D. 339.


4 Per la risposta vedi D. 341.

341

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto urgentissimo 26477/256. Roma, 31 ottobre 1962, ore 16,30.

Suoi 585 e 5862.

Irrigidimento Kreisky in suo nuovo atteggiamento non punon sorprendere.

Da parte S.E. Ministro, in contatti New York e anche successivamente, si era dimostrata amichevole comprensione per preoccupazioni elettorali austriache, accettando prendere in considerazione un incontro che difficilmente poteva avere concreto contenuto, oltretutto perché attuale Governo austriaco a quel momento sarebbe virtualmente al termine sua esistenza.

Abbiamo mantenuto tale collaborativo atteggiamento anche dopo ripresa attentati.

Sarebbe stato lecito attendersi che la parte austriaca avrebbe apprezzato nostra buona volontà, per lo meno astenendosi da nuove richieste atte a complicare prospettato incontro.

Non ci si punascondere invece che costì non solo non si è corrisposto ad accondiscendenza italiana ma si è tentato anzi di approfittarne, per modificare linea seguita a Venezia e che a New York pareva si volesse mantenere.

Grave a tal fine è proposta inclusione in delegazione austriaca di membri tirolesi. È bensì vero che essa investe di per sé esclusivamente responsabilità austriaca: ma da parte nostra non potremmo esimerci dal trarne le dovute conseguenze. Già semplice allargamento numerico di delegazione significherebbe rinuncia a carattere costruttivamente confidenziale di incontro Venezia, in cui Ministri erano accompagnati soltanto diretti collaboratori. Ma inserimento in delegazione di tirolesi avrebbe significati ben pigravi, come già prospettato da V.E. a Ministro Kreisky e che è superfluo qui ripetere: si aggiunge che oltretutto, venendo annunciato inaspettatamente (anche APA 19 corrente non ne faceva cenno: vedi suo 5703) dopo recenti attentati, inserimento tirolesi verrebbe indubbiamente interpretato come prova di timore nei riguardi di ambienti, cui collegamenti diretti e indiretti con terroristi sono indiscussi, e proposito di appeasement nei loro confronti.

Inclusione tirolesi farebbe acquistare carattere del tutto nuovo a incontro: sarebbe in tal caso necessaria accurata e approfondita preparazione per poter giudicare responsabilmente se incontro puessere accettato.

In tale ipotesi – si purilevare per orientamento di V.E., ma non per comunicazioni a codesto Governo – sarebbe da escludere che incontro abbia luogo in prima metà di novembre; ma ciavverrebbe per forza di cose e non per nostro desiderio.

Se invece per composizione delegazione fosse deciso tenersi a pifunzionale prassi seguita in periodo recente, si ritiene che altri punti non dovrebbero presentare serie difficoltà. Da un lato infatti sembra ormai riconosciuto che non vi puessere connessione tra studi interni e negoziato diplomatico e che ripresa di questo – il quale non puessere che globale – implica rinuncia ad attendere risultati di studi interni; dall’altro lato noi rimaniamo disposti, nei limiti di quanto consentitoci da senso di responsabilità, venire incontro a desideri Ministro Kreisky.

In relazione a quanto precede, appare urgente giungere a necessarie decisioni circa punto preliminare riguardante composizione delegazione: si prega V.E. adoperarsi a tal fine(4).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 340.


3 T. 36663/570 del 19 ottobre da Vienna, non pubblicato.


4 Con T. segreto precedenza assoluta 38653/599 del 1° novembre Martino rispondeva: «Ho comunicato a Kreisky contenuto telegramma di V.E. 256. Si è riservato darmi risposta domani circa inclusione o meno dei tirolesi in delegazione. Dopo avere tentato addossarci responsabilità per eventuale annullamento incontro a causa presenza tirolesi, egli ha, in fine di conversazione, avanzato idea che conferenza potrebbe essere rinviata trovando opportuni motivi ad una data da fissare sin d’ora. Mi sembra che Kreisky in realtà non voglia rendere pubblica nostra opposizione a presenza tirolesi, né d’altra parte voglia che incontro venga meno, senza preventivo accordo per nuovo incontro. In attesa risposta Kreisky, potrebbe intanto essere esaminata eventualità aderire rinvio, qualora egli persista in tale idea, purché naturalmente motivi di esso siano concordati. Circa data potremmo in tal caso suggerire che essa sia fissata quando sarà costituito nuovo Governo austriaco» (Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza). Per il seguito della questione vedi D. 343.

342

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 38476/596. Vienna, 31 ottobre 1962, ore 16,26 (perv. ore 18,30).

Oggetto: Alto Adige.

Su richiesta Kreisky ho avuto stamane una conversazione col Ministro Kirchschlager che mi aveva chiesto se avevo nulla da comunicargli relativamente all’incontro di Salisburgo. Ho fatto presente a Kirchschlager che la crisi di Cuba e la discussione del bilancio degli Esteri davanti al Parlamento italiano avevano tenuto impegnato S.E. che ritenevo pertanto che risposta potesse giungere soltanto tra oggi e domani. A titolo personale ho poi ritenuto fare alcune considerazioni.

Ritenevo che la proposta del Governo austriaco di includere nella delegazione membri del Governo tirolese avesse svisato natura e contenuto della conversazione di cui si era parlato a New York e che perciaveva reso difficile una pronta risposta da parte italiana. Governo austriaco aveva già dato prova di essersi reso conto che presenza rappresentanti tirolesi in delegazione non fosse producente ai fini di una concreta e definitiva soluzione del problema dell’Alto Adige. Mi riferivo al riguardo a Klagenfurt, a Venezia e a New York. Ma presenza tirolesi non era soltanto questione da rendere pio meno difficoltosi colloqui, bensì di qualificare questione altoatesina come un problema tirolese piuttosto che austriaco. Da parte italiana non puammettersi che Innsbruck possa essere piinteressata che la capitale di un altro land al problema dell’Alto Adige. Alto Adige è ormai provincia italiana e non possiamo riconoscere pretese rivendicatorie da parte di Innsbruck, pretese manifestate in varie riprese e che costituiscono programma ultimo anche nel ricostituito Berg Isel Bund.

Sembra per esempio inammissibile che a Innsbruck debba esistere un ufficio «Suedtirol» il cui capo dovrebbe fra l’altro far parte della delegazione austriaca. Per risolvere definitivamente questione bisogna che Governo di Vienna si convinca che problema è un problema austriaco e non di Innsbruck e che esso è limitato alla interpretazione ed esecuzione dell’Accordo Gruber-De Gasperi, Accordo intervenuto tra Governo di Vienna ed il Governo di Roma.

Dopodiché ho detto a Kirchschlager che francamente mi attendevo qualcosadi pida parte del Governo austriaco dopo recenti attentati in Italia. È stata naturalmente molto apprezzata netta condanna da parte del Governo austriaco, ma essa non è stata seguita da fatti che sarebbero stati indubbiamente opportuni, quali per esempio ripresa dei processi contro responsabili precedenti attentati (processi in realtà accantonati) e tanto meno da provvedimenti contro cittadini italiani rifugiatisi in Austria che pur risultavano imputati. Ho colto pertanto occasione alludendo a Klotz ed altri per ricordare a Kirchschlager che asilo politico non è previsto per chi svolga attività diretta contro suo Paese d’origine(2).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Per il seguito vedi D. 343.

343

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 38739/601. Vienna, 2 novembre 1962 (perv. ore 21).

Oggetto: Alto Adige.

Kirchschlaeger mi ha comunicato che Governo austriaco non purinunziare a presenza tirolesi (Wallnoefer, Capo dell’Ufficio Alto Adige del Governo regionale di Innsbruck e Zechtl, Consigliere regionale socialista) in delegazione, aggiungendo che Innsbruck pretendeva che oltre i suddetti facessero parte della delegazione anche Gschnitzer, Ermacora e la signora Stadlmayer. Poiché mi ero intrattenuto con mio interlocutore su ipotesi concordare motivi e data per eventuale rinvio, Kirchschlaeger mi ha successivamente telefonato per dirmi che Kreisky l’aveva incaricato di comunicarmi che non potrebbe essere invocato altro motivo di rinvio che quello della presenza dei tirolesi in delegazione.

È probabile che questa comunicazione di Kreisky non sia che un tentativo di forzarci la mano nella credenza che una tale dichiarazione possa preoccuparci, come è possibile che egli abbia effettivamente intenzione che si addivenga ad una tale dichiarazione per creare contrasti in seno al partito popolare. Popolari desidererebbero infatti, come mi consta direttamente, mantenere segreto, almeno durante vigilia elettorale, su questione, incautamente sollevata, della partecipazione tirolese.

Mi pare comunque opportuno che comunicazione che V.E. mi farà su impossibilità aderire a proposto incontro del 7-8 novembre possa costituire anche testo da dare alla stampa qualora Kreisky faccia immediate indiscrezioni eventualmente difformi da quelle che possono essere ragioni da noi invocate.

Nella ipotesi che Kreisky possa all’ultimo momento recedere da quanto sopra prego suggerirmi motivi che potrei concordare con austriaci per giustificare rinvio incontro(2).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2Per la risposta vedi D. 344.

344

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto precedenza assoluta 26692/257. Roma, 3 novembre 1962, ore 15.

Telegramma di V.E. n. 6012.

Prendiamo atto che da parte austriaca si mantiene proposito far partecipare a prospettato incontro Salisburgo una delegazione comprendente membri tirolesi. Come già fatto presente, decisione del genere darebbe a incontro carattere differente da quello che pareva concordato e tale da rendere necessaria preparazione, che non ha invece avuto luogo, e quindi breve rinvio.

Presentazione opinione pubblica di questo rinvio dovrebbe, secondo noi, essere positiva e concordata, onde non avere ripercussioni negative su atmosfera fra due Paesi e non comportare pause in contatti tra di essi.

A tal fine esso potrebbe di comune accordo essere motivato, ad esempio, con situazione politica internazionale, che impone a Ministri Esteri particolari responsabilità in altri campi e che non ha loro consentito dedicarsi necessaria preparazione incontro e allontanarsi dalle rispettive capitali.

Se Ministero Esteri austriaco preferisce invece motivare rinvio – in comunicati ufficiali o meno – facendo risultare contrapposizione di punti di vista circa partecipazione ad incontro e carattere di questo, ci costringerebbe a necessarie precisazioni e conseguente(3) polemica.

In tale caso dovremmo infatti ricordare che incontro Salisburgo, come delineato in scambio di idee intercorso 24 settembre New York(4), doveva avere carattere analogo a quello Venezia, cioè di incontro amichevole e confidenziale fra due Ministri accompagnati da diretti collaboratori.

Diverso intendimento austriaco, di cui prima comunicazione le è stata data 18 ottobre(5), cambierebbe completamente natura di incontro portandolo sulla linea di quelli di Milano e Zurigo, e facendone una riunione di delegazioni piuttosto che di Ministri.

Inoltre dovremmo far notare che, per quanto composizione delegazione austriaca rientri nella competenza di codesto Governo, suo mutamento comporterebbe anche diversa composizione della nostra, ciche richiederebbe approfondito esame e quindi tempo.

Inoltre partecipazione di particolari esperti, che è comprensibile in fase piavanzata, comporta discussione pianalitica e rigida, per cui è necessaria accurata preparazione, tale da assicurare che incontro abbia esito non controproducente.

Cambiamento idee austriache circa natura incontro – per il quale non si vede alcuna motivazione obiettiva – impone pertanto un rinvio, se non necessariamente del negoziato, di quella particolare forma o momento del negoziato che è incontro Ministri degli Esteri.

A queste constatazioni di cui faremmo stato, se in Austria si tornasse ad aggressività propagandistiche, è da supporre che stampa italiana, e non soltanto italiana, aggiungerebbe supposizioni o giudizi non favorevoli per Governo austriaco. Ad esempio, potrebbero essere fatte illazioni circa connessione tra rinnovata influenza politici tirolesi e prossime elezioni; circa relazione di data tra nuovo atteggiamento austriaco e recenti attentati terroristici, circa coincidenza ennesimo tentativo austriaco di dare carattere «locale» a controversia puramente internazionale, con pubblicità data a manifesti di organizzazioni estremisti e di chi addirittura si proclama autore molti attentati; circa connessione debolezza autorità interne austriache verso persone e organizzazioni connesse con terrorismo, con abdicazione Governo austriaco a sua esclusiva competenza in sede internazionale.

Si rischierebbe così di tornare ad un clima di scarsa comprensione fra le due opinioni pubbliche, tale da disperdere la migliorata atmosfera che ha seguito a incontro Venezia e da non facilitare sforzi intesi a superamento controversia, né consolidamento buoni rapporti.

Cisarebbe conseguenza di presentazione non opportuna che fosse data a rinvio incontro Ministri: di essa non potremmo in alcun modo ritenerci responsabili. Come sopra precisato, siamo infatti pronti anzi desiderosi di trattare tale rinvio in modo che esso si inserisca, senza ripercussioni negative, in prosecuzione costruttivi contatti fra due Governi(6).


1 Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 343.


3 Il testo reca, per errore, conseguenze.


4 Vedi D. 334.


5 Vedi D. 338.


6 Con T. segreto urgente 38933/603 del 4 novembre Martino riferiva di aver comunicato a Kirchschläger il contenuto del telegramma «sottolineando in modo particolare pericolose conseguenze di eventuale inopportuna presentazione nostra richiesta rinvio» (Telegrammi segreti 1962, Austria arrivo e partenza).

345

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

R. segreto 47822. Vienna, 16 novembre 1962.

Signor Ministro, il rinvio dell’incontro di Salisburgo e la previsione che una prossima riunione dei Ministri degli Esteri non possa aver luogo prima del gennaio venturo consentono di fare il punto della situazione e di studiare i modi ed i tempi del nostro atteggiamento nel prossimo futuro.

A tal fine mi pare che si debba cominciare con l’esaminare i motivi e le finalità che gli austriaci si proponevano con il progettato incontro di Salisburgo.

È probabile che esso sia nato da una iniziativa estemporanea del Ministro Kreisky, mentre si trovava a New York, a fini elettorali. Ma successivamente l’incontro assunse ben altro scopo e significato specialmente dopo la riunione avvenuta il 14 ottobre a Innsbruck tra i dirigenti altoatesini, gli esponenti del Governo locale, il Sottosegretario Steiner e il Ministro degli Esteri. Fu certamente a seguito di tale riunione che si decise che due membri del Governo tirolese dovessero essere inclusi nella delegazione austriaca e che nelle conversazioni dovessero essere affrontate questioni concrete per la soluzione della controversia. Se è vero che il Ministro degli Esteri, durante le conversazioni avute con me, si accontentasse di trattare la questione della lingua ed altre questioni minori, anche estranee alla controversia dell’Alto Adige, non bisogna dimenticare che, come lo stesso Ministro Kreisky mi disse, da parte dei tirolesi si voleva affrontare subito la questione dell’autonomia della Provincia di Bolzano. Queste due richieste avevano uno scopo ben preciso e nascevano dalla constatazione dello stato cui erano giunti i lavori della Commissione Rossi.

Per quanto non mi siano noti esattamente i risultati dei lavori di tale Commissione, mi pare di arguire attraverso indiscrezioni di stampa e dichiarazioni di uomini politici che, mentre su molte questioni singole si sono raggiunti risultati soddisfacenti, ci si trovi ora arenati sul punto relativo all’autonomia della Provincia di Bolzano. Le proposte fatte attraverso la «velina» Rossi sarebbero state gradite dagli altoatesini ma da essi non ritenute sufficientemente soddisfacenti.

In questa situazione è spiegabile come gli altoatesini ed in particolare i dirigenti della SVP siano riluttanti ad aderire ad un accordo sulle basi di detta velina, e cianche per timore delle reazioni di Innsbruck, e puntino oramai ad un miglioramento di tali offerte attraverso l’intervento di Innsbruck e di Vienna.

Ricordo in proposito che a suo tempo un parlamentare italiano ebbe a dirmi che durante un colloquio con Magnago questi gli aveva confessato che le richieste degli altoatesini non potevano prescindere dalla volontà di Innsbruck. D’altra parte lo stesso Ministro Kreisky in uno dei recenti colloqui ebbe a dirmi che in questo momento bisognava trovare il modo di aiutare Magnago che si trova in difficoltà a resistere contro le pressioni degli estremisti del suo Partito.

Ed ecco che in questa situazione il Governo di Vienna entra in scena per riprendere le trattative bilaterali, e farvi partecipare due «rappresentanti del Governo del Tirolo» onde ridare fiducia agli altoatesini, sulla base dei risultati della Commissione Rossi e raggiungere in via bilaterale nuovi traguardi.

Improvvisamente è caduta quindi la tesi sostenuta nei mesi scorsi anche dal Ministro degli Esteri che il Governo di Vienna avrebbe accolto con favore una soluzione che fosse stata raggiunta direttamente dal Governo italiano col consenso delle popolazioni altoatesine. In sostanza si è ritornati alla vecchia tesi di dare nuova vita al negoziato bilaterale da svolgersi successivamente o parallelamente ai lavori della Commissione Rossi per migliorarne i risultati o per inserirsi, allo stesso fine, nel loro svolgimento.

Ma se questo è un pericolo già valutato in passato, la nuova mossa austriaca di includere nella delegazione austriaca due membri del Governo tirolese (espressamente si parla di tale loro qualità nel comunicato austriaco che ha annunziato il rinvio dell’incontro di Salisburgo) contiene un pericolo anche maggiore del primo.

Tale pretesa sposta completamente la natura del negoziato fra il Governo austriaco e quello italiano. Non bisogna dimenticare che se abbiamo accettato il contraddittorio col Governo austriaco è perché è con esso che abbiamo sottoscritto l’Accordo di Parigi. Noi quindi riconosciamo il Governo di Vienna quale nostro legittimo contraddittore unicamente nei limiti della interpretazione e della esecuzione dell’Accordo di Parigi. Sotto tale profilo abbiamo anche sempre sostenuto che si tratta di una controversia giuridica e che quindi la questione, se non sarà risolta fra le due parti in contrasto, dovrà essere risolta da un organo di natura giuridica, e abbiamo sempre respinto la tesi del Governo austriaco che si tratterebbe di una questione di natura politica.

Senonché il Governo austriaco ritorna a politicizzare la questione, ed in certo senso in modo pipericoloso per noi, quando pretende che la questione non interesserebbe soltanto il Governo di Vienna ma altresì quello tirolese.

Perché interessa al Governo tirolese?

Perché a Innsbruck, malgrado i trattati di pace, si sostiene che l’Alto Adige fa parte integrante del Tirolo, che esso sarebbe stato ingiustamente distaccato in virTDi un cattivo trattato e che la meta ultima deve essere quella di ricongiungere tale territorio al Tirolo del Nord.

Non c’è membro del Governo tirolese o del Bergisel Bund, non c’è nessun tirolese che si occupi della questione che non sostenga pio meno apertamente questa tesi e che [non] la consideri come la meta ultima da raggiungere: ogni accordo non potrebbe essere che considerato un compromesso e quindi una tappa per raggiungere la meta ultima, e in ogni caso non deve tenere conto dell’Accordo Gruber-De Gasperi al quale praticamente non si riconosce alcun valore, come di cosa superata. Il Governo tirolese ha già predisposto ed ha in piena attività gli strumenti per raggiungere quel fine dal suo ufficio Alto Adige alle varie associazioni facenti capo al Bergisel Bund.

Esaminata la pretesa austriaca sotto questo profilo è evidente che il problema non si riduce alla semplice considerazione se la presenza dei tirolesi possa o meno favorire la soluzione della controversia e tanto meno considerarla sotto l’aspetto formale della prassi seguita in sede internazionale circa il rifiuto di membri di una delegazione proposta da un Governo straniero. Nella specie si tratta di un problema politico che deve suggerirci ogni sforzo per opporci alla richiesta di Vienna proprio per la ragione inversa per cui esso pretende che nella sua delegazione siano compresi membri del Governo tirolese.

Ma anche a prescindere da tali considerazioni, meritevoli di un attento esame, mi pare manifesto che nessun accordo poTRà essere raggiunto in sede bilaterale col Governo austriaco se il Governo di Vienna non si libererà dalla intromissione di esponenti politici tirolesi che non saranno mai disposti a venire a transazioni per il timore di essere discreditati presso le loro popolazioni. Quindi accettando un dialogo di tale fatta bisogna già considerarne il fallimento ed essere preparati a presentarci di fronte ad organi internazionali per il regolamento della questione. Tanto vale quindi fare della presenza dei tirolesi una condizione per la ripresa o meno del negoziato.

Per raggiungere una soluzione della controversia bisogna battere strada completamente diversa da quella che ci vorrebbe far imboccare il Governo di Vienna.

Questa strada non puessere che quella di una soluzione interna italiana.

Il Governo italiano, conclusi i lavori della Commissione Rossi (e sarebbe augurabile che si concludessero al pipresto possibile anche se ancora sussistono punti controversi), dovrebbe fare delle proposte concrete e globali agli altoatesini. Si dovrebbe far loro comprendere che quelle proposte rappresentano il massimo che il Governo italiano pufare. Che nessun intervento di Innsbruck o di Vienna pumodificarle in meglio, e che se gli altoatesini non accettano tutto il complesso delle proposte, esse saranno completamente accantonate e che una trattativa internazionale non pusvolgersi che nella stretta osservanza ed applicazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi.

Mi pare ovvia la considerazione che sia molto piconveniente una soluzione direttamente concordata con le popolazioni dell’Alto Adige che non una soluzione contrattata con il Governo di Vienna.

Ricordo sempre a questo proposito quanto ebbe a confidarmi l’On. Riz e cioè che noi dobbiamo evitare un accordo con Vienna perché esso sarebbe pur sempre considerato un compromesso onde la controversia risorgerebbe dopo pochi anni, mentre una soluzione avrebbe ben pistabile base se raggiunta col consenso delle stesse popolazioni altoatesine. Soluzione che del resto dovrebbe finire per convenire a qualunque serio e responsabile governo di Vienna, il quale potrebbe sempre invocare in futuro la volontà espressa dagli stessi altoatesini per esimersi dal rifarsi tutore di una questione ingrata con un Paese vicino ed in un avvenire destinato ad una sempre maggiore integrazione europea.

È naturale che non deve trattarsi del consenso dei soli sette membri altoatesini della Commissione Rossi ma di pivasti strati della popolazione rappresentati, in ipotesi, da sindaci, esponenti della finanza, del commercio, dell’industria e della cultura.

Vorrei concludere queste mie osservazioni dicendo che tanto piriusciremo ad isolare Vienna da Innsbruck e Innsbruck da Bolzano tanto pisarà agevole raggiungere una soluzione sul piano interno. Ma vorrei dire di pi anche se questo possa sembrare paradossale. Erreremmo nel considerare che un miglioramento delle relazioni col Governo di Vienna possa condurre alla soluzione della controversia se il Governo di Vienna non rompe i ponti con Innsbruck e se tale miglioramento pudare la sensazione agli altoatesini che con l’appoggio di Vienna e quindi con trattative bilaterali tra i due Paesi essi possano raggiungere soluzioni pifavorevoli che non quelle ottenibili direttamente col Governo italiano. E vorrei dire, tra parentesi, che non dobbiamo fidare troppo nella migliorata atmosfera con Vienna se si tiene conto che in realtà questo Governo non ha fatto nulla e non pare abbia intenzione di fare nulla per distruggere le velleità e le pretese di Innsbruck che finiscono poi per sboccare in azioni violente sul nostro territorio.

Dopo queste osservazioni e premesse mi permetterei di abbozzare alcuni temi della nostra azione che mi sembrerebbero opportuni sia dal punto di vista tattico che per il raggiungimento dei fini ultimi:

1) far conoscere alla Ballhaus al pipresto possibile le nostre eccezioni per quanto riguarda l’inclusione di membri del Governo tirolese nella delegazione austriaca, facendone pertanto una questione preliminare alla ripresa delle trattative. Si eviterebbe in tal modo di sollevare una eccezione quando il Governo di Vienna dovesse proporci nuovamente una delegazione con membri tirolesi, eccezione che potrebbe essere male interpretata e portata a pretesto per ottenere un nuovo rinvio;

2) far discretamente sostenere in via ufficiosa e dalla stampa responsabile, possibilmente anche straniera, come l’inclusione di membri del Governo tirolese nella delegazione austriaca costituisca una pericolosa politicizzazione della questione che non puservire altro che ad allontanare la soluzione della controversia e che pertanto sarebbe giusto e logico che il Governo italiano si opponesse a una tale pretesa. Posso dire che anche in certa parte dell’opinione austriaca e dei rappresentanti della stampa straniera di qui l’argomento sarebbe ben compreso;

3) pur tenendo fermo il desiderio di un continuo miglioramento di atmosfera tra i due Paesi non mancare di segnalare e di prendere posizione su quanto da parte austriaca si fa o non si fa contro un effettivo miglioramento di tale atmosfera;

4) cercare di far concludere al pipresto i lavori della Commissione Rossi ed addivenire a proposte concrete per la soluzione della controversia in modo da mettere gli altoatesini di fronte alla responsabilità di accettare o meno. Nel contempo cercare di allontanare la ripresa dei negoziati diretti con l’Austria i quali non potranno che sovrapporsi e intralciare la soluzione della controversia sul piano interno. Ma, ripeto, tali proposte concrete bisognerebbe avviarle prima che ci troviamo nuovamente di fronte alla richiesta austriaca di ripresa delle trattative bilaterali.

Se è vero che in tutta questa controversia noi siamo i convenuti, è anche vero, a mio sommesso avviso, che è giunto il momento di prendere noi l’iniziativa della azione futura onde non essere destinati a sollevare sempre eccezioni alle iniziative austriache, eccezioni che alla lunga per quanto infondate potrebbero dar luogo a malevole interpretazioni circa la nostra vera volontà di raggiungere la soluzione della controversia.

Un’azione chiara, vigorosa e decisa sembra essere la piappropriata per raggiungere la soluzione della controversia e per convincere in sede internazionale sulla nostra buona volontà.

Voglia gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio devoto ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b. 4, fasc. Alto livello, dicembre 1962.


2Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».

346

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 5222/25312. Vienna, 14 dicembre 1962.

Oggetto: Interessi dei tirolesi alla questione dell’Alto Adige.

Durante la conversazione con l’Ambasciatore Waldheim (vedi mio telespresso n. 5220/2529 in data odierna)3 è affiorata di nuovo la questione della presenza dei membri del Governo tirolese nella delegazione per le trattative sulla questione dell’Alto Adige.

Ancora una volta Waldheim ha fatto un accenno all’interesse dei tirolesi nella questione e all’opportunità della loro presenza nella delegazione onde ottenere pifacilmente l’avallo per un accordo bilaterale.

Per l’ennesima volta ho detto a Waldheim come mi sembra errata l’impostazione che Innsbruck debba essere particolarmente interessata al problema dell’Alto Adige a differenza ed anzi a preferenza delle altre parti austriache ed osavo dire dello stesso Governo austriaco. Basti pensare che tale interesse si origina dalla tesi che l’Alto Adige è una parte che è stata staccata dal Tirolo e che quindi i tirolesi debbono fare il possibile per arrivare un giorno all’annessione. In realtà non esiste che un accordo Gruber-De Gasperi sottoscritto dal Governo di Vienna e sul quale il Governo di Vienna è competente e abilitato a decidere se esso è stato rispettato o meno a parte italiana.

A questo riguardo bisogna porre attenzione quando si citano casi pretesi analoghi in cui in talune delegazioni sono stati inclusi cittadini di zone interessate alle questioni in discussione, perché si rischia di cadere in un grosso equivoco. Per esempio, in alcune trattative tra l’Austria e l’Ungheria circa il territorio del Burgenland, che oggi appartiene all’Austria, sono stati inclusi, a quanto mi è stato detto, cittadini del Burgenland. Il che è spiegabile perché si trattava di una questione che interessava il Burgenland. Negli accordi economici settoriali la prassi è anche comune: l’esempio piinteressante perché riguarda Alto Adige e Tirolo è quello dell’«Accordino» dove sono appunto in causa interessi economici delle due Regioni.

Ma il nostro caso, oserei dire, è completamente opposto. Qui si tratta di discutere sui diritti degli altoatesini abitanti su un territorio che appartiene indiscutibilmente all’Italia. Non è per nulla in giuoco alcun interesse tirolese salvo quello, che noi dobbiamo respingere a priori, di un preteso diritto di Innsbruck non soltanto a tutelare i cittadini dell’Alto Adige, ma di ottenere un giorno la sua annessione al Tirolo. Ed è per ciche noi, respingendo il principio che membri del Governo tirolese devono far parte della delegazione austriaca, respingiamo implicitamente ogni preteso diritto di Innsbruck sull’Alto Adige.

Durante la conversazione Waldheim mi ha di nuovo accennato alla prassi relativa alla composizione delle delegazioni e alla gravità di rifiutare alcuni membri di una delegazione proposta dal proprio Governo. Ho concordato con la tesi di Waldheim nei limiti in cui il rifiuto di alcuni membri possa essere determinato in ragione della «persona». Ma nella specie ci troviamo di fronte ad una questione di natura assolutamente politica per cui la inclusione di membri del Governo tirolese assume una particolare qualificazione, cui il nostro Governo ha il diritto di interloquire su tale inclusione.

Infine ho osservato a Waldheim che non era molto convincente l’argomento che la presenza di tirolesi nella delegazione potesse favorire una soluzione attraverso il loro avallo. Le parti troppo vivamente interessate a una questione del genere non possono mai essere disposte ad addivenire a compromessi, anche se personalmente ritenuti indispensabili, onde non apparire dei «traditori» della causa.

Ho accennato ad un precedente che ci riguarda da vicino: quello di trieste. È evidente che non si sarebbe giunti alla soluzione cui si è pervenuti, indispensabile anche se dolorosa, qualora la questione avesse dovuto essere risolta da triestini o da istriani.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1962, b.


2, fasc. Questioni interne austriache con riflessi Alto Adige. 2 Sottoscrizione autografa.


3Riferiva uno scambio di idee con Waldheim sul tema delle liste di frontiera (DGAP, Uff. II, Alto

Adige, 1962, b. 2, fasc. Conferenza di Vienna per Sud Tirolo).

347

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. segreto 10A/2422/60. Roma, 27 dicembre 1962.

Oggetto: Negoziato sull’Alto Adige.

L’unito appunto, sul negoziato con l’Austria per l’Alto Adige, è stato sottoposto all’Onorevole Ministro, che lo ha approvato.

Con riserva delle considerazioni che V.E., in attesa che venga costituito il nuovo Governo austriaco, volesse far conoscere, ella è pertanto pregata di effettuare un passo, quale delineato nell’appunto, presso il Ministro degli Affari Esteri, appena questi avrà assunto (o riassunto) la carica.

Tale passo mira: a far risultare in questa fase una iniziativa italiana ispirata a buona volontà e rispondente alle Raccomandazioni dell’ONU; a far risultare che siamo disposti – con modalità diverse secondo che Kreisky sia o no confermato – a un incontro di Ministri, pur non ritenendolo necessario né insistendo affatto perché sia tenuto, in quanto siamo pronti ad adottare un’altra procedura; ad accennare eventualmente alla necessità di una scelta fra le alternative delineate al paragrafo 3 dell’appunto, senza beninteso entrare per ora nel merito delle singole soluzioni prospettate sub a), b) e c)2.

Allegato Appunto(3). Roma, 20 dicembre 1962.

Oggetto: Alto Adige. Negoziato con l’Austria.

1) Sembra probabile che uno dei primi atti del nuovo Governo austriaco, quando sarà costituito, sarà quello di riproporci quell’incontro dei Ministri degli Esteri che non ha avuto luogo il 7 e 8 novembre.

Si pone pertanto il quesito se a noi convenga attendere un’iniziativa austriaca oppure precederla con una nostra proposta, da avanzare appena formato il Governo austriaco. L’essere noi a riprendere il discorso con l’Austria presenterebbe, sembra, due vantaggi:

- forniremmo chiara prova della nostra buona volontà nel dare esecuzione alle raccomandazioni dell’ONU. Con ci nel caso sorgessero difficoltà e ritardi per una ripresa del negoziato, sarebbe pifacile dimostrare che essi non derivano da un nostro proposito di procrastinazione; in altre parole, il prevenire di alcuni giorni una iniziativa austriaca potrebbe consentirci – ove determinate circostanze ce lo consigliassero – di meglio presentare un rinvio di ogni seguito concreto;

- assumendo noi l’iniziativa di una ripresa del dialogo potremmo dare a questo l’impostazione per noi piconveniente, piuttosto che limitarci a reagire a quella che verrebbe data da una iniziativa austriaca.

2) Ove le considerazioni di cui sopra fossero approvate, quale potrebbe essere la nostra iniziativa? Evidentemente dire all’Austria che siamo pronti a riprendere al pipresto il dialogo sull’Alto Adige, secondo una procedura che a noi convenga.

L’Austria, se lasciata fare, chiederà presumibilmente un incontro di delegazioni presiedute dai Ministri. Ciriproporrebbe il problema dell’inclusione dei tirolesi (non sarebbe facile per Kreisky o per un suo successore di rinunciarvi) e, per noi, il dilemma se accettare, dando così nuovo fiato agli estremisti, o irrigidirci su una negativa che, da un punto di vista formale, non si presenta molto facile a difendere sul piano internazionale.

Converrebbe pertanto in una nostra iniziativa fare stato del fatto – innegabile – che il negoziato invocato dall’ONU non richiede necessariamente l’incontro di delegazioni presiedute dai Ministri e che un incontro del genere, presentando determinati problemi e comportando notevoli indugi, non è il metodo adatto a questa fase.

Dopo formulato esplicitamente questo principio, potremmo o limitarci a chiedere di conoscere le idee austriache o aggiungere invece (eventualmente solo oralmente e in via non impegnativa) accenni concreti a metodi specifici.

Se Kreisky non fosse confermato agli Esteri, potrebbe pensarsi ad esempio ad un incontro fra i due Ministri degli Esteri, senza delegazioni e non limitato alla discussione sull’Alto Adige, ma che dia luogo ad uno scambio di idee su tutte le questioni di maggiore interesse, bilaterali o multilaterali, compreso l’Alto Adige: ciservirebbe anche a fare conoscere i due Ministri. L’incontro potrebbe avere luogo in occasione di una visita del nuovo Ministro degli Esteri austriaco a Roma, oppure quando i due Ministri coincidessero in una località estera per riunioni multilaterali (incontri del genere hanno avuto luogo a Parigi nel dicembre 1960 e a New York nell’ultimo settembre).

Se invece Kreisky rimanesse alla Ballhausplatz, dato che è con lui che fu concordato l’incontro di Salisburgo, potremmo ritornare all’idea di effettuarlo, ma sottolineando che nell’incontro si dovrebbe soltanto fare una scelta fra varie procedure, quindi in tale occasione non vi sarebbe negoziato, quindi non dovrebbero esserci delegazioni, quindi non si porrebbe il problema della presenza dei tirolesi. Se poi i due Ministri decidessero di dar luogo a negoziati attraverso delegazioni, queste, in tale ipotesi e in tale secondo momento, potranno comprendere svariati esperti.

Altra possibilità sarebbe quella di proporre adesso al Governo austriaco che vengano tenute riunioni di funzionari, che approfondiscano la materia e facciano suggerimenti ai due Governi sull’ulteriore seguito: sarebbe la procedura meno rischiosa e, forse, la pifunzionale. Del resto, una decisione in tale senso potrebbe anche scaturire nell’eventuale suaccennato incontro di Ministri.

3) A quale scopo – indipendentemente dal metodo prescelto – dovremmo mirare in questa fase?

L’Austria cerca (cirisulta sempre pichiaramente) di sovrapporre i lavori della Commissione Rossi e i negoziati internazionali, per sommare alle concessioni concordate sul piano interno quelle altre che si vorrebbe strappare in via diplomatica.

L’interesse nostro di contro è di porre in chiaro la distinzione fra le singole alternative che si presentano e, pertanto, la necessità di operare una scelta fra di esse. Le alternative sono:

a) attesa dei risultati della Commissione Rossi;

b) negoziato diplomatico sulla sostanza della controversia;

c) negoziato diplomatico per concordare il «mezzo pacifico».

a) La soluzione sul piano interno rimane la piaugurabile, in quanto potrebbe meglio aderire alla realtà dei problemi in loco e non richiederebbe nostri ulteriori impegni o concessioni sul piano internazionale. Cibeninteso soltanto nell’ipotesi che dai suoi lavori derivi una soluzioneglobale del problema intero, impegnativa per il gruppo di lingua tedesca: di contro un documento, che contenga solo formule per questioni parziali e che non implichi una accettazione definitiva del gruppo di lingua tedesca, servirebbe soltanto a pregiudicare la nostra posizione diplomatica.

Al buon esito della Commissione il Ministero degli Esteri puportare un contributo: far chiaramente risultare che il negoziato diplomatico di sostanza non puservire di «complemento» ai lavori della Commissione. A tal fine si potrebbe concordare con gli austriaci di rimandare ancora una volta i negoziati di sostanza, in attesa della conclusione della Commissione, oppure (e, forse, meglio) si potrebbe invece procedere a tali negoziati, magari durante una pausa dei lavori della Commissione, onde giungere rapidamente a constatare l’inutilità di essi e a sgomberare così il terreno da ogni illusione al riguardo.

Anche da tale punto di vista sembra opportuno che venga concordato in sede governativa una «tabella di marcia» della Commissione, che tenga anche conto delle scadenze elettorali italiane.

b) Un eventuale negoziato diplomatico di sostanza dovrebbe partire dalla posizione da noi assunta a Zurigo e condurre il pirapidamente possibile alla constatazione della perdurante inconciliabilità dei due punti di vista, nonché dell’impossibilità per i nostri interlocutori di ottenere altrettanto in sede diplomatica di quanto saremmo disposti a dare in sede interna.

c) trattative per concordare il mezzo pacifico cui ricorrere offrono l’unica alternativa reale ad una soluzione sul piano interno. D’altronde, un accordo per un eventuale ricorso ad un mezzo giudiziario ben definito potrebbe avere un effetto positivo sui lavori della Commissione Rossi, in quanto porrebbe un limite alle speranze dei cittadini di lingua tedesca, come ai mezzi di pressione dei tirolesi. Probabilmente è ancora possibile concordare con l’Austria il ricorso (qualora necessario) ad un tribunale arbitrale, meglio precisando quanto gli austriaci ebbero già ad accettare nell’autunno del 1961.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2Per la risposta vedi D. 348.


3Parimenti redatto da Fornari.

348

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

R. segreto 75. Vienna, 9 gennaio 1963.

Signor Ministro, dopo il mio ultimo rapporto a V.E.2 non posso che concordare con quanto contenuto nell’appunto inviatomi con telespresso del 27 dicembre u.s. (n. 10A/2422/60)3 circa una nostra iniziativa in materia di negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.

1) Tale iniziativa è senz’altro opportuna sia per dimostrare la nostra seria intenzione di arrivare ad una soluzione della controversia, sia per impedire che il Governo austriaco possa impostare tempi e metodi della prossima procedura cercando di sfruttare al massimo i risultati che, sia pure parziali ed in modo non formale, possano scaturire dai lavori della Commissione dei 19, dalle trattative bilaterali fra i due Governi, nonché dal dibattito in sede di Sottocommissione per l’Alto Adige presso il Consiglio d’Europa e persino, eventualmente, da un nuovo dibattito all’ONU.

Il recentissimo scritto del Sottosegretario agli Esteri, Steiner(4), uno dei candidati al Dicastero degli Esteri, conferma ancora una volta come da parte austriaca si punti, almeno per ora, tanto sui risultati della Commissione dei 19, che secondo lui dovrebbero formare oggetto di approvazione o meno da parte del Partito popolare sudtirolese, quanto sulle trattative dirette austro-italiane.

2) Tale iniziativa mi pare dovrebbe consistere nel comunicare immediatamente al nuovo Governo che noi siamo pronti ad iniziare le trattative dirette preferibilmente con delegazioni non presiedute dai Ministri. Qualora i lavori delle dette delegazioni progredissero positivamente, potrebbe allora esaminarsi l’opportunità di un nuovo incontro fra i Ministri degli Esteri. Data questa premessa, potrebbe procedersi alla formazione delle delegazioni senza un ulteriore incontro dei Ministri degli Esteri. (Eventualmente questi potrebbero incontrarsi al fine di stabilire questa od altra piappropriata procedura per condurre le trattative).

A questo fine potrebbe valere l’argomento che questioni di tanta complessità, difficilmente risolubili in 24 o in 48 ore, possano essere trattate da delegazioni presiedute continuamente dai Ministri degli Esteri con il pericolo, del resto constatato, che alla fine di ogni incontro l’esito pio meno negativo possa risultarne accentuato, oltre al rischio di logorare alla lunga le stesse relazioni personali fra i due Ministri degli Esteri.

3) La comunicazione di cui sopra dovrebbe essere fatta immediatamente dopo la formazione del nuovo Governo austriaco preferibilmente e preliminarmente al Cancelliere, Capo del Governo. E questo sopratutto nella ipotesi che dovesse essere riconfermato a capo del Dicastero degli Esteri il Ministro Kreisky, che difficilmente potrebbe essere disposto a mutare procedura.

Qualora invece venisse nominato un nuovo Ministro la nostra comunicazione potrebbe essere preceduta o accompagnata da un invito al nuovo Ministro a recarsi a Roma per conoscere V.E., come si propone nell’appunto, e per fare insieme un esame non soltanto della questione dell’Alto Adige, ma di tutte le questioni pendenti o interessanti i due paesi. In quell’occasione potrebbe allora essere determinata anche la procedura per le trattative sull’Alto Adige.

4) L’ipotesi di proporre fin d’ora al Governo austriaco che vengano tenute riunioni di funzionari perché approfondiscano la materia e facciano successivamente proposte al Governo non mi pare tempestiva né opportuna. Nel momento attuale in cui piacuta si fa la lotta fra i due partiti per assumere la direzione del Dicastero degli Esteri una tale proposta o cadrebbe nel vuoto o potrebbe essere ben accolta dal Ministro degli Esteri tuttora in carica per dimostrare come la trattativa per l’Alto Adige non venga meno malgrado la crisi di governo e volgere pertanto la nostra proposta a fini politici personali.

***

Passando all’esame delle tre alternative indicate nell’appunto inviatomi dal Ministero non vi è dubbio che esse meritino un attento e approfondito esame.

a) La scelta della prima alternativa, che è quella di attendere i risultati della Commissione Rossi, ha un senso se da parte nostra si prevede di poter condurre rapidamente a termine i lavori della Commissione e sopratutto se si ha la speranza di poter raggiungere una soluzione sul piano interno. In sé stessa questa soluzione è indubbiamente augurabile per addivenire ad un risultato definitivo e «italiano» del problema.

Un limite al proseguimento di questa via puessere dato soltanto dal pericolo che, non raggiungendosi un accordo, gli ulteriori sviluppi di questa procedura possano costituire dei punti acquisiti a favore degli altoatesini tali da fare stato in altre sedi ove dovesse dibattersi il problema.

È d’altra parte evidente che comunque la scelta di questa alternativa potrebbe esserci consentita da parte austriaca soltanto se a Vienna e a Bolzano ci si convincesse che i lavori della Commissione possano concludersi al pipresto.

b) La seconda alternativa, e cioè ripresa immediata del negoziato diplomatico, puo esserci imposta di fatto dagli austriaci che non intendano aspettare i risultati della Commissione Rossi o puessere da noi preferita al fine, quanto meno, di arrivare alla constatazione che sulla base della interpretazione dell’Accordo di Parigi non puessere concesso agli altoatesini quanto essi pretendono.

La ripresa delle trattative dirette, specialmente se avviene durante una «pausa» dei lavori della Commissione Rossi, dovrebbe tuttavia far comprendere agli austriaci che essi non possono inserirsi neppure di fatto nei lavori di detta Commissione. Dovrebbe così servire a far cadere le speranze sia di Vienna che di Bolzano che le trattative bilaterali possano essere un complemento o un aiuto ai lavori o ai risultati della Commissione.

La scelta di questa alternativa potrebbe in sostanza costituire una spinta per poi far procedere pipositivamente i lavori della Commissione Rossi.

c) Nell’appunto ministeriale viene prospettata un’ultima alternativa e cioè quella di rinunciare praticamente alla trattativa sul merito della controversia e di passare senz’altro alla trattativa per concordare il mezzo pacifico nell’intento di raggiungere l’accordo press’a poco nei termini pio meno concordati nell’autunno del 1961. Si dice nell’appunto che un accordo su un mezzo giudiziario ben definito potrebbe avere un effetto positivo sui lavori della Commissione in quanto porrebbe un limite tanto alle speranze dei cittadini di lingua tedesca quanto ai mezzi di pressione dei sudtirolesi.

Questa tesi presenta indubbiamente aspetti molto positivi, alla condizione perche sia stata esperita prima la seconda alternativa e cioè quella delle trattative dirette sulla sostanza della controversia.

In una parola, occorre presentarsi di fronte all’eventuale organo giudicante sulla base dei risultati raggiunti nelle trattative bilaterali, altrimenti si rischia di fare il giuoco degli austriaci i quali si presenteranno davanti ad esso con i verbali e le risultanze dei lavori della Commissione Rossi.

L’organo giudicante deve essere invece informato di quelli che saranno stati i limiti delle concessioni del nostro Governo in sede di trattative bilaterali e cioè sulla base della interpretazione dell’Accordo Gruber-De Gasperi. Mettendo in tal modo in evidenza il punto di vista del Governo italiano sarà pifacile sostenere che i risultati raggiunti in sede di Commissione Rossi non possono fare stato in quanto la Commissione aveva uno scopo puramente consultivo.

Mi pare che soltanto con questa impostazione l’esperimento delle alternative b) e c) poTRà costituire un monito per gli altoatesini e pertanto una spinta a concludere sulle basi che si potrebbero raggiungere in sede interna italiana. Voglia gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio devoto ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2 Vedi D. 345.


3 Vedi D. 347.


4 Si riferisce ad un articolo di Steiner sulla «Presse» del 5 gennaio trasmesso a Roma con Telespr. 42/24 in pari data (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963).

349

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. segreta 437. Vienna, 1° febbraio 1963.

Caro Fornari, desidero informarti sul mio incontro con il Presidente del Consiglio avvenuto poche ore prima della mia partenza per Vienna.

Durante la conversazione si è naturalmente parlato del problema dell’Alto Adige e dell’iniziativa da prendersi non appena formato il Governo austriaco, secondo le istruzioni a suo tempo da me ricevute(2).

Il Capo del Governo ha concordato sull’opportunità di una mia visita al Cancelliere del nuovo Governo austriaco, che con tutta probabilità sarà Gorbach, per manifestargli il nostro desiderio di giungere ad una soluzione pacifica della questione possibilmente attraverso la procedura della Commissione Rossi e per rappresentare l’opportunità di un incontro dei due Ministri degli Esteri per esaminare la situazione e decidere eventualmente l’ulteriore corso dei contatti bilaterali.

Senonché dato che il Governo austriaco non è ancora formato ed il nostro entrerà tra poco nel limbo dei «Governi di affari», egli non riterrebbe opportuni né possibili incontri per trattare il problema dell’Alto Adige prima della formazione del Governo che nascerà dalle prossime elezioni in Italia.

L’attuale Governo non puin periodo preelettorale prendere impegni con il Governo austriaco né vincolare la libertà d’azione del nostro futuro Governo anche per ciche concerne la migliore procedura da seguirsi in avvenire per la soluzione della vertenza.

Il mio passo, opportuno per bloccare o quanto meno condizionare una eventuale iniziativa austriaca, dovrebbe tendere a convincere il Cancelliere sulla reciproca utilità di aspettare che entrambi i nuovi governi abbiano piena libertà d’azione e la possibilità di assumersi, con la prospettiva della durata di una intera legislatura, la responsabilità di una soluzione della controversia.

Pertanto se nel frattempo non si fosse raggiunta una intesa attraverso la Commissione Rossi, potrebbe prospettarsi l’utilità di un incontro dei Ministri degli Esteri dei due nuovi governi, non appena formato il Governo italiano.

In sostanza, tra il punto di vista del Capo del Governo e le istruzioni da me ricevute si puravvisare una discordanza piapparente che sostanziale.

In realtà il ritardo tra la formazione del Governo austriaco e l’avvicinarsi della scadenza della legislatura e del Governo italiano pone il problema sotto una prospettiva diversa da quella che si presentava quando sono state predisposte le istruzioni inviatemi. Infatti, oggi la nostra iniziativa, pur sempre opportuna nei termini suddetti, non ha pibisogno del mordente che a mio avviso sarebbe stato indispensabile alcune settimane fa per prevenire quella austriaca, che il nuovo Governo avrebbe certamente presa se si fosse tempestivamente formato. Ma oramai la stessa iniziativa presa nel prossimo avvenire verrebbe ad urtarsi contro una situazione politica obiettiva cui il Governo austriaco dovrà arrendersi.

Pertanto, ferma restando la mia visita al Cancelliere, qualora il nuovo Governo austriaco insistesse, nonostante tutto, per una ripresa delle conversazioni bilaterali, resterà a decidersi il nostro atteggiamento tenuto conto anche dei tempi e dei modi con cui ci venisse proposta tale ripresa.

Ti sarei grato se volessi comunicarmi il vostro pensiero al riguardo(3).

Gradisci i miei picordiali saluti E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2Vedi D. 347.


3Per la risposta vedi D. 350.

350

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO(1)

L. segreta 10A/228. Roma, 8 febbraio 1963.

Caro Martino, ti ringrazio per quanto mi hai scritto nella tua lettera 437 del 1° febbraio corrente(2) in merito al tuo incontro con il Presidente del Consiglio.

Sembra ormai prescelta la data del 16 febbraio per lo scioglimento da parte del Capo dello Stato dei due rami del Parlamento: e poiché è prevedibile che la costituzione del nuovo Governo austriaco sia posteriore a tale data, l’iniziativa della tua visita al Cancelliere, secondo le direttive contenute nell’appunto allegato al telespresso 10A/2422/603, va ora considerata, come tu scrivi, sotto una nuova prospettiva.

Ne ho parlato all’On. Ministro, il quale concorda perché nella tua visita al Cancelliere del nuovo Governo austriaco tu gli faccia presente come, dopo lo scioglimento delle Camere, un «Governo d’affari» non possa ovviamente prendere impegni vincolanti la libertà d’azione del futuro Governo, anche per ciche concerne la migliore procedura da seguirsi in avvenire per la soluzione della vertenza sull’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Sarebbe perciutile aggiungere che qui si pensa, in armonia con le raccomandazioni dell’ONU, di riprendere le trattative bilaterali, ma si riterrebbe opportuno per ambo le parti attendere che i due nuovi Governi conseguano la necessaria libertà d’azione e quindi la possibilità di assumere la responsabilità di una soluzione della controversia.

Non va inoltre trascurato un accenno alla possibilità che, nel frattempo, si possa raggiungere una intesa interna attraverso la Commissione Rossi. Nel qual caso la ripresa dei negoziati verrebbe ad assumere una diversa prospettiva.

Penso che questa traccia di istruzioni corrisponde alle direttive dateti dal Presidente del Consiglio alle sue idee. Se hai qualche dubbio, scrivimene(4).

I picari saluti tuo

[Giovanni Fornari]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2 Vedi D. 349.


3 Vedi D. 347.


4 Con Telespr. segreto 10A/308 del 21 febbraio Cattani, richiamando l’avvenuto scioglimento delle Camere e la convocazione dei comizi elettorali per il prossimo 28 aprile, confermava le istruzioni a Martino: «V.E. è pregata di far presente al Cancelliere che, dopo lo scioglimento del Parlamento, un Governo a carattere transitorio non puovviamente assumere impegni vincolanti la libertà d’azione del futuro Governo, tenendo per di piconto del fatto che contemporaneamente anche l’attuale Governo austriaco ha il carattere di un “Governo d’affari”. Si deve perconfermare la nostra piena intenzione di riprendere, in armonia con le raccomandazioni dell’ONU, le trattative bilaterali, pur sottolineando l’opportunità che ambo le parti attendano di avere Governi con carattere di stabilità» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963). Per la risposta di Martino vedi D. 352.

351

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 9988/141. Vienna, 3 aprile 1963, ore 15 (perv. ore 15,30).

Oggetto: Dichiarazioni del Cancelliere Gorbach.

Mio 1392.

Prima impressione che emerge da dichiarazioni Cancelliere per la parte di politica estera in occasione presentazione Governo a Camera è primaria importanza attribuita approccio austriaco al Mercato Comune. Secondo posto riservato a questione Alto Adige per ampiezza e dettagli esposizione corregge parzialmente tale impressione.

Dichiarazioni Gorbach al riguardo dimostrano inoltre persistenza noti punti di vista Governo austriaco. In particolare:

1) dichiarazione fedeltà ad accordo 1946 è legata interpretazione che esso preveda «creazione autonomia regionale legislativa e amministrativa»;

2) lavori Commissione 19 non escludono trattative bilaterali che nuovo Governo intende invece «riprendere decisamente al pipresto possibile»;

3) risultati Commissione 19 dovrebbero costituire oggetto delle trattative bilaterali, nonostante nostre ripetute dichiarazioni in contrario;

4) significativa – data specialmente occasione in cui fu pronunciata – dichiarazione Cancelliere valorizzante opera Commissione Consiglio Europa e pubblico ringraziamento ad attività Senatore Struye.

Soltanto ultima frase, forse perché pronunciata dopo accenno a lavori Commissione Strasburgo, sembrerebbe alludere a possibile soluzione non necessariamente legata ad «autonomia regionale legislativa ed amministrativa».


1 Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I.


2 T. precedenza assoluta 9959/139 in pari data con il quale Martino aveva riferito sulla dichiarazione programmatica di Gorbach in Parlamento riportandone la seguente parte relativa alla questione dell’Alto Adige: «Il problema del Sudtirol continua ad essere una questione che tiene occupato il Governo nella massima misura. Essa fa parte dei piimportanti problemi di politica estera che attendono di essere risolti. L’Austria sta all’accordo stipulato con l’Italia il 5 settembre 1946, che prevede la creazione di un’autonomia regionale legislativa ed amministrativa. Il Governo austriaco è del parere che l’istituzione di questa autonomia regionale corrisponderebbe ai legittimi interessi del gruppo etnico sudtirolese e nello stesso tempo garantirebbe una pacifica e costruttiva convivenza fra i due popoli. Il Governo è dell’opinione che la Commissione dei 19 potrebbe portare il problema sudtirolese pivicino a una soluzione e da parte sua ha fatto tutto il possibile per incoraggiare la sua attività. Pernon si pufare a meno di rilevare che le due risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU per il Tirolo del Sud attendono ancora di essere eseguite. Per questo motivo il Governo austriaco ha cercato in passato di avviare nuovamente le trattative bilaterali. In seguito a note circostanze le trattative riprese nello scorso anno col Governo italiano hanno subito una sospensione. Sarà compito del nuovo Governo di riprendere decisamente le trattative bilaterali al pipresto possibile e di sollecitare una pronta esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite per il Tirolo del Sud. È da sperare che in queste trattative possano venire inclusi i risultati della Commissione dei 19. Con soddisfazione e con sincera gratitudine – ha aggiunto il Cancelliere – il Governo austriaco prende atto dell’opera intrapresa dal Consiglio d’Europa, con la creazione di una propria Commissione, per la soluzione della questione sudtirolese. Esso ringrazia specialmente il Presidente di questa Commissione il Presidente del Senato (belga) Paul Struye, per i suoi sforzi. Nello spirito della Comunità Europea dovrebbe essere possibile trovare una soluzione che assicuri i diritti vitali del gruppo etnico sudtirolese e corrisponda alle sue tradizioni di libertà e di autoamministrazione» (ibidem).

352

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 10202-10203/144-145. Vienna, 4 aprile 1963 (perv. ore 3,30 del 5)2.

Oggetto: Colloquio Martino-Gorbach su rapporti italo-austriaci.

144. In conformità precedenti istruzioni(3) ho fatto visita cortesia a Cancelliere Gorbach per rallegrarmi anche a nome Presidente Consiglio italiano per riconferma incarico e per formazione nuovo Governo. Ho aggiunto che Governo italiano che sarà costituito dopo elezioni del 28 aprile riprenderà di buon grado normale colloquio con nuovo Governo austriaco su tutte le questioni esistenti tra l’Austria e l’Italia.

Cancelliere Gorbach dopo ringraziamenti di circostanza mi ha subito chiesto se pendenza elezioni in Italia potesse anche influire su andamento dei lavori della Commissione dei 19. Ho risposto che cinon mi sembrava probabile in quanto Commissione lavora indipendentemente dalla attività di Governo. Mi domandavo piuttosto se non potesse aversi qualche ripercussione per fatto che non tutti i parlamentari alto-atesini membri della Commissione sono candidati al Parlamento. Cancelliere Gorbach mi ha detto di confidare molto su esito positivo lavori Commissione dei 19 che secondo lui avevano avuto favorevoli sviluppi.

Si è richiamato in proposito a colloquio avuto con Presidente Fanfani in occasione visita Roma per anniversario incoronazione Sua Santità4.

Dato che egli stesso era entrato in argomento su lavori Commissione dei 19 gli ho fatto presente opportunità di non creare equivoci circa possibilità che lavori Commissione Rossi possano divenire oggetto delle conversazioni bilaterali fra i due Governi. Commissione dei 19 sta esaminando problema alto-atesino indipendentemente da accordo di Parigi, mentre è ovvio che nelle conversazioni bilaterali non possiamo che attenerci alla stretta interpretazione di tale accordo.

Cancelliere ha reagito dicendo che prendeva nota mia precisazione «ad referendum», ma che non desiderava pronunciarsi in merito.

Avendo presenti timori spesso manifestatimi in passato da autorevoli personalità austriache circa possibilità che Governo di Vienna venisse completamente ignorato ove fosse raggiunto un accordo in sede di Commissione, ho aggiunto che a titolo personale ritenevo che eventuale soluzione sul piano interno possa far stato fra i due Governi.

Gorbach è sembrato ricettivo a questa ipotesi e, mutando improvvisamente argomento della conversazione, mi ha chiesto se Governo italiano aveva esaminato e preso posizione sulla domanda di associazione dell’Austria al Mercato Comune.

Ho risposto che non avevo notizie che una cosa del genere fosse stata fatta.

A questo punto, con sorprendente franchezza, Cancelliere mi ha chiesto se ritenevo che Governo italiano avrebbe potuto creare difficoltà ad associazione Austria in relazione al problema dell’Alto Adige.

Ho cominciato col rispondere che problema dovrà essere anzitutto esaminato nella competente sede dei sei membri della Comunità; che associazione Austria a MEC presentava certamente aspetti delicati tenuto conto impegni trattato di Stato austriaco e presupposti politici trattato di Roma.

Quanto all’eventuale correlazione fra associazione Austria alla CEE e problema alto-atesino ho detto che non mi risultava che Governo italiano avesse preso posizione in proposito.

A titolo personale ho ritenuto di aggiungere che date finalità trattato di Roma l’esistenza di buoni rapporti politici è un presupposto necessario fra i suoi associati: era quindi evidente che eliminazione di eventuali controversie non poteva che facilitare esame dei problemi dell’associazione di singoli Paesi.

Cancelliere mentre da un lato mi ha detto che sarebbe spiacevole connessione tra due problemi, dall’altro mi ha chiesto – e cimi sembra particolarmente significativo – quando pensavo che potessero concludersi lavori della Commissione Rossi. Ho naturalmente risposto che non ero in grado di fare previsioni in proposito ma che probabilmente Governo austriaco era meglio di me informato sulle difficoltà sostanziali che hanno impedito finora raggiungimento di un accordo in quella sede. Superamento di tali difficoltà avrebbe potuto forse portare ad una soluzione del problema pirapidamente di quanto non sarebbe stato possibile per mezzo di trattative bilaterali.

Da quanto sopra esposto è evidente che visita di cortesia si è trasformata, per iniziativa stesso Cancelliere, in conversazione politica di particolare significato.

Sua domanda specifica circa atteggiamento italiano su richiesta associazione Austria a CEE, e fatto che stesso Cancelliere me l’abbia direttamente posta, conferma esistenza di serie preoccupazioni Austria a questo riguardo.

Mi pare che di quanto emerso dalla odierna conversazione con il Cancelliere dovremo tener conto nella formulazione della nostra futura linea di condotta.

145. Mio 144.

Nel corso conversazione odierna con Cancelliere, avendomi egli chiesto se da parte italiana vi erano desideri particolari da esprimere, ho parlato della questione della repressione terrorismo in Austria. Ho detto che ci attendevamo che autorità austriache assumessero un atteggiamento risoluto contro tutti i responsabili degli atti terroristici in Italia, aggiungendo che noi abbiamo impressione che fino ad oggi in Austria si sia stati troppo indulgenti pure verso quelle persone che già erano state ritenute responsabili di atti terroristici.

Gorbach ha tenuto ad esprimermi netta deplorazione Governo austriaco contro atti terroristici e condanna loro esecutori e mi ha chiesto di segnalargli personalmente in futuro ogni caso specifico di terrorismo nel quale noi ritenessimo che autorità austriache non avessero preso o non prendessero adeguati provvedimenti.

Esauriti argomenti maggiori Cancelliere mi ha chiesto se al di fuori della questione dell’Alto Adige vi erano da fare, da parte italiana, richieste su alcune questioni.

Ho ricordato che noi siamo venuti incontro a desiderio austriaco di aprire conversazioni su problema beni della Val Canale aggiungendo che da parte nostra non si tendeva ad altro che a continuare sviluppo relazioni culturali e commerciali, tenendo particolarmente conto, per queste ultime, del deficit annuale della nostra bilancia commerciale con l’Austria.

Ho voluto anche sottolineare come nostra politica a favore sviluppo tali rapporti sia stata finora guidata da desiderio tenere isolato problema dell’Alto Adige da insieme relazioni italo-austriache.

Cancelliere si è dichiarato d’accordo e ha concluso che eliminazione problema alto-atesino poTRà favorire sempre di pitali rapporti, tenuto anche conto della simpatia che popolo austriaco ha per quello italiano.


1 Telegrammi segreti 1963, Austria arrivo e partenza.


2 La seconda parte del presente documento (T. 10203/145) partì il 5 aprile. Il T. 144 reca la priorità: «precedenza assoluta».


3 Vedi D. 350.


4 Vedi D. 241, nota 2.

353

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI CATTANI(1)

Appunto 4/268/c. Roma, 5 aprile 1963.

Ho ricevuto oggi, a sua richiesta, l’Ambasciatore d’Austria. Egli si è dichiarato molto lieto di avere ricevuto istruzioni dal suo Governo di ringraziare vivamente il Governo italiano per l’atteggiamento tenuto nella riunione ministeriale di Bruxelles nella quale è stato deciso di dare incarico alla Commissione di studiare il problema della eventuale associazione dell’Austria al Mercato Comune e di fare alla prossima sessione del Consiglio una relazione circa le conclusioni tratte da tale esame. Mi ha ricordato che tempo addietro mi aveva fatto una richiesta di appoggio italiano alle intenzioni austriache e pregato di fargli avere possibilmente una risposta orientativa al riguardo del Presidente del Consiglio e dell’Onorevole Ministro. Ho ritenuto [ag]girare questa sua insistenza sulla passata richiesta, domandandogli se una risposta formale gli appariva realmente necessaria visto che il nostro concorso alle decisioni di Bruxelles costituiva evidentemente un orientamento di massima positivo; mi sembra che il migliore corso era proprio quello adottato in tale occasione, anche perché gli studi della Commissione ci metteranno meglio in grado di vedere in che forma ed in che limiti pu da parte di tutti i membri della CEE ed anche da parte nostra, venirsi incontro alla domanda dell’Austria.

A titolo personale ho ripetuto a LoewenTHal quanto già dettogli in altre occasioni che cioè ero assai dubbioso che fosse veramente immaginabile un’associazione dell’Austria ai termini dell’articolo 238 in quanto per noi l’associazione di un Paese europeo è uno stadio temporaneo che deve condurre ulteriormente allo stato di membro pieno, il che non mi sembrava nella possibilità e nell’interesse di un Paese neutrale. Cinon toglie che noi riconosciamo che naturalmente il problema degli interessi economici austriaci esiste e deve in qualche modo trovare una formula di comune soddisfacente soluzione.

L’Ambasciatore mi ha chiesto se pensavo che fosse realmente in definitiva possibile trovare quella soddisfacente soluzione. Ho detto che essendoci la volontà politica, questa non dovrebbe essere impossibile. Ma il problema è complesso anche nei riflessi del GATT. Altro ostacolo che dovevo ricordare è che pare difficile che l’Austria possa partecipare ai benefici simultanei del MEC e dell’EFTA; ma di tutto cisi vedrà meglio dopo gli studi della Commissione CEE.

Mi sono poi riferito al colloquio di stamane tra Martino e Gorbach(2), che al di là di un primo contatto protocollare dopo l’istallazione del nuovo Governo, aveva avuto un contenuto ampio e generale. Mi era in esso sembrato di rilevare la preminente importanza politica che da parte austriaca si dà al problema dell’associazione dell’Austria al MEC. Ho creduto opportuno dire che naturalmente il problema alto-atesino era da noi sentito sempre presente. Al riguardo ho espresso apprezzamento in termini generali delle dichiarazioni pubbliche del Cancelliere.

Mi è parso anche opportuno rilevare l’accenno contenuto in tali dichiarazioni ai risultati della Commissione dei Diciannove. La formulazione usata da Gorbach mi pareva ripetere un certo equivoco. Era bene essere chiari al riguardo e Martino aveva opportunamente puntualizzato la cosa. In linea generale, se si ha fede nei risultati della conclusione dei lavori della Commissione, non si puseriamente pensare a discussioni di sostanza in sede bilaterale. Dei risultati della Commissione nulla vieta ai Governi di prendere atto, ma non è da pensarsi che si possa trasferire un atto interno in un atto internazionale.

Ho detto inoltre chiaramente che gli austriaci non devono nutrire illusioni sulla possibilità che certi risultati vengano ottenuti nella Commissione dei Diciannove e che altri supplementari possano conseguirsi nelle trattative bilaterali. Negoziati di sostanza tra i due Governi potrebbero immaginarsi in due ipotesi: o cioè che i lavori della Commissione dei Diciannove siano da considerarsi falliti, o che si trovino in periodo di stasi e giudicati non suscettibili di arrivare alle conclusioni desiderate dagli alto-atesini. Nei due casi le conversazioni bilaterali non avrebbero potuto portare che sui soli punti rilevanti secondo l’accordo De Gasperi-Gruber, quali ben noti agli austriaci secondo le posizioni già da noi delineate nei precedenti incontri. Naturalmente questo non significa che i Ministri degli Esteri non possano incontrarsi. Il colloquio di Martino con Gorbach era appunto inteso a chiarire che da parte nostra un tale incontro era sempre considerato. Ma il problema certo da tenersi presente era quale contenuto fosse possibile dare all’incontro e quale riflesso potrebbe avere l’incontro stesso sulla concreta e vera soluzione del problema, che è quello che a noi ed agli austriaci deve stare veramente a cuore.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2Vedi D. 352.

354

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 10573/153. Vienna, 8 aprile 1963, ore 23 (perv. ore 24).

Oggetto: Alto Adige.

Mio 1502.

Ho fatto visita a Ministro Kreisky riconfermato a Capo Ministero Affari Esteri. Ho presentato personali rallegramenti V.E. per tale riconferma, cui si è mostrato sensibile incaricandomi porgere V.E. suoi ringraziamenti.

Conversazione si è iniziata su temi generali quali ad esempio elezioni politiche italiane. Indi Ministro, nel constatare compiacimento evoluzione democratica dei Governi europei che volgerebbero verso partiti e principi socialisti, si è chiesto con perplessità se Krusciov si adeguerà a questa evoluzione o riterrà come per il passato interlocutori pivalidi Governi conservatori. Questa preoccupazione derivava dalla sua stessa esperienza di governo attraverso i contatti avuti con i sovietici.

Passando a problemi che ci riguardano direttamente Ministro mi ha pregato comunicare a V.E. che il Governo austriaco è pronto riprendere conversazioni bilaterali su questione Alto Adige e che secondo lui Salisburgo resterebbe pur sempre sede piadatta per prossimo incontro fra i due Ministri degli Esteri. Ho creduto opportuno rispondere che non avrei mancato di fare tale comunicazione a V.E., ma che manifestamente a venti giorni dalle elezioni politiche italiane era da escludere che attuale Governo potesse esaminare tale proposta e che soltanto nuovo Governo poTRà prendere decisione in proposito. Kreisky mi ha dichiarato rendersi perfettamente conto di questo ma che comunque desiderava che fin da ora si sapesse quale è atteggiamento Governo austriaco in proposito.

È fuori dubbio che Kreisky punta sempre sulla sua carta preferita delle conversazioni bilaterali sia perché tirolesi vi sono pisensibili sia sopratutto perché egli vuole mantenere e sviluppare questione su piano internazionale. Egli non ha invece parlato della Commissione dei 19.

Permettomi fin da ora ricordare opportunità cui V.E. si era già orientata di prevenire tale richiesta (che Kreisky comunque rinnoverà appena sarà formato nuovo Governo italiano) facendo tempestivamente conoscere nostro punto di vista al riguardo, affinché non debba apparire quasi una eccezione(3) alla richiesta austriaca anziché una nostra iniziativa sulla migliore procedura da seguire.


1 Telegrammi segreti 1963, Austria arrivo e partenza.


2 T. 10483/150 del 7 aprile, con il quale Martino preannunciava la visita protocollare a Kreisky di cui al presente documento (Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I).


3 Presumibilmente: accessione.

355

L’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Nota verbale 2835-A/632. Roma, 9 aprile 1963.

L’Ambasciata d’Austria presenta i suoi complimenti al Ministero degli Affari Esteri e, per incarico del proprio Governo, si onora portare a sua conoscenza quanto segue:

Il giorno 4 novembre 1962 l’Ambasciatore d’Italia a Vienna ha trasmesso al Ministero Federale degli Affari Esteri la proposta del Signor Ministro degli Affari Esteri, On. Piccioni, di rinviare le trattative bilaterali concernenti l’Alto Adige, già previste per i giorni 7 ed 8 novembre 19623. Questa richiesta fu motivata con la circostanza che l’intenzione di far partecipare alle trattative rappresentanti del Governo Regionale del Tirolo modificava il carattere delle trattative stesse e richiedeva, pertanto, un periodo supplementare di preparazione.

In relazione a questa proposta ed ai sensi delle dichiarazioni programmatiche fatte dal Signor Cancelliere Federale il 3 aprile corrente(4), il Governo Federale austriaco si onora proporre la ripresa delle trattative bilaterali concernenti l’Alto Adige.

A questo proposito si fa presente che, nonostante siano trascorsi pidi due anni dalla loro adozione, le Risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1497 (XV), del 31 ottobre 1960 e n. 1661 (XVI), del 28 novembre 1961 non hanno finora avuto un’attuazione di merito. Già questa ragione fa apparire urgente una pronta ripresa delle trattative bilaterali in oggetto.

L’Ambasciata d’Austria si vale dell’occasione per rinnovare al Ministero degli Affari Esteri gli atti della sua pialta considerazione(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Ministero degli Affari Esteri, Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige (dal 5 novembre 1962 al 5 ottobre 1963), Roma 1963 (d’ora in poi Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige), D. 14.


2 Consegnata da LenTHal a Plaja il 10 aprile, vedi D. 356.


3 Vedi D. 344.


4 Vedi D. 351.


5 Per la risposta vedi D. 360.

356

IL DIRETTORE GENERALE AGGIUNTO DEGLI AFFARI POLITICI, PLAJA, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 10 aprile 1963.

Ha chiesto di vedermi stamani l’Ambasciatore d’Austria. Egli mi ha consegnato l’unita nota verbale(3) contenente la proposta ufficiale austriaca di ripresa delle trattative bilaterali concernenti l’Alto Adige.

Da parte mia gli ho detto che egli certo conosceva la nostra posizione al riguardo, puntualizzata ancora nei giorni scorsi nelle conversazioni dell’Ambasciatore Cattani con lui stesso e dell’Ambasciatore Martino con il Cancelliere Gorbach nonché con il Ministro Kreisky(4). (Di quest’ultima LoewenTHal non era a conoscenza e gliene ho riassunto i termini di fatto). Cioè che in linea generale e come sempre per il passato non vediamo difficoltà a considerare un incontro tra i due Ministri degli Esteri. Naturalmente alla vigilia delle elezioni non era il caso di parlare della cosa con maggiore dettaglio. Era certo peccato che, a causa delle lungaggini che aveva richiesto la formazione del nuovo Governo austriaco, si fossero persi al riguardo, per difetto austriaco, tanti mesi.

A proposito poi della nota verbale, mi è sembrato opportuno osservare che la motivazione in essa fatta del rinvio dell’incontro previsto per il 7-8 novembre 1962 non era a mio modo di vedere esatta. Per quanto riguarda infine la eventuale sostanza dell’incontro dei Ministri ed in generale le nostre idee in materia di trattazione internazionale del problema altoatesino ho detto che non era necessario mi dilungassi, bastando che mi riferissi alla recente conversazione avuta dall’Ambasciatore con il Segretario Generale.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3 Vedi D. 355.


4 Vedi rispettivamente DD. 353, 352 e 354.

357

IL CONSIGLIERE A VIENNA, CALENDA, AL DIRETTORE GENERALE AGGIUNTO DEGLI AFFARI POLITICI, PLAJA(1)

L. riservata. Vienna, 11 aprile 1963.

Caro Eugenio, come ti dicevo, il senso un po’ ellittico di quella frase nel nostro telegramma n. 1442 si spiega col pilungo discorso dei rapporti da voi stessi diramati con telespressi n. 10A/2267/c. del 3 dicembre 1962 e n. 10A/114/c. del 18 gennaio 19633.

È stato male non averlo citato, come non avere citato il vostro appunto(4) in relazione al quale il rapporto fu scritto; ma cicapita come quando trattando «ab illo tempore» una questione, infine limitata, impropriamente si finisce per scriverne così come se ne parla dandosi per intese e consentite alcune premesse.

Ho notato pure che la nuova nota austriaca(5) con la richiesta di un incontro ti ha sorpreso, e la tua sorpresa è inoltre suonata come mia colpa di non avertela preannunciata: «Ma come – mi hai detto – sono così amichevoli i vostri rapporti con la Ballhaus!?».

I nostri rapporti con la Ballhaus sono ottimi; oserei dire «purtroppo» sono ottimi come i vostri con LenTHal ed i suoi: a prescindere dai nostri talenti diplomatici. Nel caso particolare, il giorno prima che la richiesta fosse stata ufficialmente avanzata a Roma me ne avevano data notizia verbalmente dicendomi che era stata già «avanzata», ma equivocando in effetti sul fatto che le istruzioni erano state sì trasmesse mentre l’Ambasciatore austriaco non ne era stato ancora latore.

Di qui la mia telefonata di ieri sera non avendo ricevuto ancora nessuna vostra segnalazione del passo di LenTHal.

Ma vengo al mio «purtroppo» che pusembrare paradossale.

Gli ottimi rapporti che noi intratteniamo con gli austriaci e che da ambo le parti si tiene ad ostentare, quasi che la controversia altoatesina ne fosse solo un neo, mentre da parte nostra mirano a circoscrivere e diminuire l’importanza della questione nella speranza di una sua pirapida soluzione, da parte austriaca tendono a dissimulare la fermezza con cui essi tendono al raggiungimento del risultato voluto.

Qui si ritiene che ostentando e coltivando buoni rapporti fra Roma e Vienna si è in grado di farci scivolare pifacilmente nella soluzione auspicata: la novazione dell’accordo De Gasperi-Gruber proprio agendo attraverso la Commissione dei 19. Gli austriaci ne hanno sorvegliato fin dal principio gli sviluppi mantenendo contatti seguitissimi anche a livello Governo con i dirigenti piradicali della SVP. Non credo di essere molto lontano dal vero dicendo che una parte delle responsabilità dell’attuale impasse nei lavori della Commissione proviene da questa influenza. Essi contano sul fatto che non potremo pirecedere dalle concessioni già accordate in quella sede e sulla speranza di potere negoziare per conto della SVP le ulteriori richieste della minoranza.

Viceversa se i rapporti Roma-Vienna divenissero meno buoni non solo quella speranza non potrebbe essere coltivata ma il Governo correrebbe il rischio che la parte moderata dell’opinione altoatesina accomuni nel fallimento dei lavori della Commissione oltre i radicali locali anche Vienna stessa.

Del resto perché tra gli assidui visitatori del Governo austriaco e di quello tirolese troviamo tutti gli estremisti ma mai un moderato di rilievo? Se qui si fosse voluto influire favorevolmente sui lavori della Commissione avrebbero potuto farlo in cento modi e da tempo; invece essi desiderano l’impasse, ma non ne desiderano il fallimento ed è perciche ci coprono di cortesie e di «boniments».

Per riassumere gli austriaci:

a) non desiderano il successo dei lavori della Commissione temendo di essere esclusi dai loro risultati;

b) paventano il loro fallimento perché altrimenti l’oggetto della controversia internazionale sarebbe riportato alla sua origine e cioè all’esegesi del trattato;

c) vogliono invece proprio «l’impasse» dei lavori della Commissione per poter col tempo ottenere che le istanze su cui si è arenata la Commissione stessa possano divenire oggetto dei colloqui bilaterali o venire portate davanti ad un organo internazionale.

Questo è sempre il punto di vista e la tattica di Kreisky nonché la ragione di riprendere al pipresto i colloqui per inserirvi i punti controversi sui lavori alla Commissione. Questa tesi è stata condivisa fino a qualche mese fa anche dai popolari. Oggi ho l’impressione che Gorbach si voglia sbarazzare della controversia (leggi per il Mercato Comune); ma fino a che punto ha concrete possibilità di intervento per modificare la politica del suo ministro socialista? Pensa solo alla possibilità che questi ha di ostentare contro i popolari di essere il vero paladino dei tirolesi.

Quindi almeno per qualche tempo Kreisky continuerà ad insistere per colloqui ed incontri; nei quali non solo conta di fare «la prima donna» in un momento in cui le sue competenze sono assai limitate, ma con la sua dialettica e il suo simpatico approccio «bon enfant» (non escludendo la minaccia di ampliare la disputa in altre sedi internazionali) cercherà di farci scivolare dove lui vuole.

Credimi molto affettuosamente e una Buona Pasqua a tutti i tuoi tuo Carlo


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2Vedi D. 352.


3Diramazione rispettivamente del D. 345 e del D. 348.


4Vedi D. 347, Allegato.


5Vedi D. 355.

358

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

R. segreto 13632. Vienna, 12 aprile 1963.

Signor Ministro, dopo la formazione del nuovo Governo austriaco, le dichiarazioni programmatiche del Cancelliere Gorbach(3), le conversazioni da me avute con quest’ultimo e col Ministro degli Esteri Kreisky(4), nonché dopo la recentissima nota austriaca(5) sulla ripresa delle conversazioni bilaterali, mi pare opportuno fare il punto della situazione.

1) La formazione del nuovo Governo austriaco non presenta apparentemente fisionomia molto diversa da quello precedente. Peralcuni elementi caratterizzano una nuova situazione che deve essere tenuta in considerazione per i nostri futuri movimenti:

a) il Ministro Kreisky è rimasto a capo del Dicastero degli Esteri, ma ne sono state diminuite le competenze perché il problema dell’integrazione europea è stato trasferito al Ministero del Commercio presieduto dal popolare Bock. In conseguenza il problema piimportante rimasto a Kreisky è quello dell’Alto Adige e quindi egli sarà naturalmente indotto a spiegarvi una maggiore attività quale piattaforma fra l’altro del suo successo di uomo politico;

b) la trattazione dei due problemi piimportanti da parte di due Dicasteri differenti diretti fra l’altro da Ministri dei due differenti partiti della coalizione rende pidifficile la possibilità di creare eventualmente una correlazione fra i due problemi onde agevolarne la soluzione.

2) Se i rapporti tra i due partiti nella precedente coalizione governativa erano già sensibilmente di contrasto, oggi sono assai pitesi e condurranno ad una lotta sorda e concorrenziale fra i Ministri dei due differenti partiti. Cinon agevolerà certo la soluzione di problemi dove occorrerà convergenza di vedute e disposizione ad accettare quei piccoli o grandi compromessi che sono connessi ad ogni soluzione in sede internazionale.

3) Le dichiarazioni relative al problema dell’Alto Adige lette da Gorbach al Parlamento, redatte indubbiamente da Kreisky, riflettono in sostanza il punto di vista del precedente Governo in materia. Una nota particolarmente nuova è stato l’accenno, importante per la persona che l’ha pronunciato e per la tribuna da cui è stato emesso, alla tesi che i lavori della Commissione dei 19 dovrebbero formare oggetto delle trattative bilaterali dirette fra i due Stati.

Si tratta di una idea sopratutto cara a Kreisky. Cime lo fa desumere la circostanza che quando nel successivo colloquio col Cancelliere gli esposi chiaramente la nostra contrarietà ad una tale tesi, egli mi rispose di aver ascoltato il mio esposto soltanto «ad referendum».

4) Durante la mia conversazione con il Cancelliere, a parte la precisazione di cui sopra, ho notato – come ho già riferito a V.E. – che Gorbach punti sui lavori della Commissione dei 19 come la strada migliore per risolvere la questione.

Il punto pinotevole della conversazione è stata la correlazione cui Gorbach ha accennato tra la questione dell’Alto Adige e l’eventuale associazione dell’Austria al MEC. Il Cancelliere in sostanza ha rivelato come egli tenga primariamente all’associazione dell’Austria al MEC e desideri di eliminare al pipresto possibile la questione dell’Alto Adige se la soluzione pufavorire l’associazione dell’Austria da parte dell’Italia.

5) L’atteggiamento di Kreisky nella successiva conversazione che ho avuto con lui è stato nettamente differente da quello di Gorbach. Egli non soltanto non mi ha parlato dell’associazione dell’Austria al MEC, problema che gli è stato tolto di mano, e nemmeno della Commissione dei 19. Egli ha parlato unicamente della ripresa al pipresto possibile delle conversazioni dirette. Egli, come ho già osservato in precedenza, vede nelle trattative dirette la piattaforma non soltanto della sua attività e dell’eventuale suo successo politico, ma altresì la strada per mantenere la questione sul piano internazionale arrivando possibilmente ad un nuovo accordo che sottoponga anche per l’avvenire l’Italia ad organi internazionali per la eventuale inesecuzione di clausole dell’accordo da raggiungersi.

6) La sua combattività e tenacia in proposito è dimostrata dal fatto che, mentre mi aveva dichiarato di rendersi perfettamente conto che l’attuale Governo italiano non era in grado di riprendere le conversazioni, egli decideva poi improvvisamente di far presentare costì una nota chiedendo espressamente la ripresa delle conversazioni stesse. Resta a vedere se questo eccesso di zelo sia stata una mossa felice.

Di questo panorama occorre tener conto per conoscere la scacchiera su cui dovremmo fare le nostre mosse. Poiché sembra evidente un diverso orientamento tra Gorbach e Kreisky, occorrerà in primo luogo trovare il modo, senza urtare la suscettibilità del Ministro degli Esteri, di far conoscere il nostro punto di vista direttamente al Cancelliere.

Questa preoccupazione si manifestsopratutto dopo il rinvio della progettata riunione di Salisburgo onde parvero opportune iniziative sui modi e tempi delle future trattative per non rimanere nella posizione dell’eterno convenuto che muova eccezioni, talvolta giudicate cavillose e dilatorie. Da ciderivarono le istruzioni di V.E. di comunicare a questo Cancelliere, non appena fosse stato formato il Governo, quale era il nostro punto di vista in merito al futuro delle conversazioni. Mi riferisco all’appunto inviatomi con telespresso del 27 dicembre u.s. (n. 10A/2422/60)6.

Senonché l’eccessivo ritardo nella formazione del Governo austriaco, mentre nel frattempo veniva sciolto in Italia il Parlamento, fece venir meno la possibilità di esporre a Gorbach quali erano le nostre proposte per il futuro nel momento in cui il Governo italiano non ha intenzione di prendere in esame e di rispondere ad eventuali iniziative austriache. È perciche ricevetti successive istruzioni(7) di limitarmi ad esprimere il desiderio di una ripresa di conversazioni bilaterali rimandando perogni iniziativa in proposito al Governo italiano che nascerà dalle elezioni del 28 aprile.

Mi fu pertanto agevole dire al Cancelliere che il nuovo Governo italiano sarebbe stato certamente ben lieto di cominciare i colloqui con il nuovo Governo austriaco su tutte le questioni pendenti fra le parti, cosa che oramai non poteva pifare l’attuale Governo. Gorbach se ne rese ben conto preoccupandosi significativamente soltanto se la vacanza elettorale avrebbe influito sui lavori della Commissione dei 19.

Kreisky, pur essendosi reso conto di tutto ci ha creduto di precipitare le cose facendo presentare una nota per la ripresa delle trattative. Egli da una parte ha la preoccupazione che i lavori della Commissione Rossi possano giungere ad una conclusione senza il proprio intervento e dall’altra vuole tenerci sempre nella posizione del convenuto onde avere pipossibilità di far apparire le nostre eccezioni come cavillose e pretestuose.

Ma, a mio parere, questa volta la sua mossa non mi sembra sia stata molto felice, se noi vi ribattiamo con una risposta sia pure interlocutoria ma esauriente. Se, come immagino, noi risponderemo che il desiderio del Governo italiano di riprendere le conversazioni non è mai venuto meno, come del resto io stesso ebbi a dichiarare qualche giorno fa al Cancelliere Gorbach (sia pure allargando il concetto dei colloqui a tutte le questioni pendenti), che l’attuale Governo non è in grado per ovvie ragioni di accogliere la richiesta austriaca e che ogni iniziativa in merito alla ripresa delle trattative spetterà al nuovo Governo italiano, chiuderemo il colloquio, e la nota austriaca si sarà rivelata del tutto intempestiva. Infatti dopo una risposta del genere il nuovo Governo italiano non sarà pitenuto a rispondere a quella nota austriaca, ma sarà invece in grado, agendo con tempestività, di notificare il nostro punto di vista in materia che potrebbe essere, se il nuovo Governo italiano concorderà con esso, come penso, quello già espresso da V.E. nelle istruzioni a suo tempo inviatemi, che ho sopra ricordato.

A me pare che lo scopo fondamentale di questa nostra iniziativa dovrà essere quello di non opporre eccezione a domanda ma di opporre piuttosto una tesi ad un’altra tesi. Dovremmo essere cioè noi a mettere una volta tanto gli austriaci nella condizione di doverci dire di no o di proporre modifiche o tentare scappatoie alle nostre richieste. Se da parte nostra si persisterà in questo ordine di idee dovrà essere nostra cura di trovare il modo di muoverci tempestivamente ed opportunamente anche a vari livelli senza urtare suscettibilità in modo che il Governo austriaco venga globalmente a conoscere il nostro punto di vista.

Abbiamo per intanto ancora alcune settimane per studiare meglio l’oggetto ed il fondamento delle nostre proposte ed i modi e tempi delle nostre mosse.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2 Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Vedi D. 351.


4 Vedi DD. 352 e 354.


5 Vedi D. 355.


6 Vedi D. 347.


7 Vedi D. 350.

359

L’AMBASCIATORE A BONN, GUIDOTTI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1) Telespr. riservato 9141/12022. Bonn, 1° maggio 1963.

Oggetto: Rapporti bilaterali italo-tedeschi. Films italiani e Alto Adige.

Su mia richiesta ho avuto ieri con Carstens una conversazione che era mia intenzione riservare unicamente al tema dei rapporti bilaterali tra Italia e Germania. Malgrado la durata del colloquio che si è protratto per pidi un’ora, il Segretario di Stato mi ha trattenuto per parlarmi anche di un altro argomento di politica generale. Su questo riferisco a parte con lettera al Segretario Generale.

Ho cominciato con l’osservazione, che è esatta, che i due Governi si trovano in questo momento molto vicini l’uno all’altro nella considerazione e trattazione dei comuni problemi internazionali: per non citare che i principali, evoluzione del Mercato Comune, ingresso dell’Inghilterra, Kennedy-round, Forza atomica multilaterale NATO. Questo è un fatto di fondamentale importanza che si inquadra nei vincoli di alleanze militari e di integrazione economica che legano i due Paesi, e al tempo stesso li trascende. Ma appunto per questa ragione è bene sorvegliare attentamente quanto avviene nel campo piristretto dei rapporti bilaterali. Bisogna evitare assolutamente che entrino in azione degli elementi negativi, suscettibili di turbare quell’armonia che è necessaria per mantenere e sviluppare un’intensa collaborazione nel campo internazionale. Di questi elementi negativi due assumono particolare rilievo, che possono, molto all’ingrosso, essere segnati al passivo dei due rispettivi conti: uno è quello dei films italiani, ai quali in Germania si vuole attribuire carattere antitedesco; l’altro è la questione dell’Alto Adige. In questo ordine ho trattato gli argomenti e ne riferisco a V.E.

1) Films antitedeschi. Valendomi con molta prudenza di quanto codesto Ministero mi aveva comunicato con il suo telespresso n. 11/666/c. del 2 aprile c.a.3, nonché dell’appunto relativo alla riunione interministeriale tenutasi costà il 1° febbraio u.s.3, giuntomi con l’ultimo corriere, ho osservato che si potevano notare tre aspetti distinti della questione, sebbene naturalmente collegati tra di loro. Il primo riguarda la produzione dei films; il secondo l’azione che pusvolgere il Governo italiano; il terzo la valutazione che dei films stessi e dell’azione svolta dalle nostre Autorità si fa in Germania. I films, ho detto, vengono prodotti in Italia in condizioni di piena libertà artistica e finanziaria; e ne ho spiegato le ragioni, i principi, il meccanismo. A differenza di quanto comunemente si crede in Germania la nostra censura si riferisce soltanto al profilo del buon costume, non a quello politico. I sussidi vengono corrisposti secondo uno schema fisso di ripartizione, ed accordati sulla base di un parere sui meriti artistici del film stesso, che viene espresso da una commissione completamente indipendente, della quale non fanno parte funzionari. Entro questi stretti limiti l’azione del Governo italiano pusvolgersi soltanto attraverso costanti richiami alla delicatezza del problema; ed è diretta tra l’altro ad evitare che, in futuro, alla rappresentazione di certi films venga conferito un carattere ufficiale. Tutto questo il Governo lo fa sino al limite delle sue possibilità, e naturalmente nel rispetto piscrupoloso delle norme costituzionali. Quello che conta è che esso sia conscio del problema e faccia di tutto per evitare di inasprirlo. E a questo proposito ho citato anche quanto mi aveva detto il Presidente Fanfani nel marzo scorso.

Resta infine la valutazione che di tutto cisi fa in Germania. I limiti della nostra azione vengono generalmente misconosciuti. I films sono presentati come uno sfogo di odio, e di rancore, e di invidia contro il popolo tedesco. Il Deputato Martin, della CDU, presidente della Commissione culturale al Bundestag, ne ha fatto addirittura il suo cavallo di battaglia. Con singolare disinvoltura ha interpretato a suo modo i risultati di una riunione che era stata tenuta a Parigi, in sua presenza, tra produttori italiani, tedeschi e francesi. Ha affermato che gli italiani si erano impegnati a vietare la produzione di films antitedeschi; ciche non risulta, anzi risulta il contrario, dal comunicato diramato dopo la riunione. Di fronte all’immancabile reazione e smentita italiana il Sig. Martin ha creduto opportuno accusare di malafede i nostri rappresentanti. È naturale che dopo questo episodio, che del resto non è il primo, gli ambienti italiani interessati si siano convinti che trattare con il Sig. Martin è operazione di dubbio profitto.

Del resto il problema generale, ho proseguito, è altrettanto presente e delicato in Germania quanto in Italia. Ho citato il caso dello «Stellvertreter», il dramma che fa in questo momento furore a Berlino, che in forma di volume costituisce il pigrande successo librario dell’annata. Il dramma, come è noto, mette in scena la figura di Papa Pio XII, al quale l’autore, con violenza inaudita, muove l’accusa di non aver elevato, durante la guerra, la sua voce contro lo sterminio degli ebrei, e di aver così mancato al suo dovere di rappresentante di Cristo in terra (di qui il titolo «Stellvertreter»). Non mi risulta, ho concluso, che nonostante le ripetute proteste della Nunziatura e lo scandalo sollevato nell’opinione pubblica cattolica, il Governo fosse riuscito a fare qualcosa. Se azione del Governo c’è stata, si potrebbe osservare che essa ha conseguito risultati contrari a quelli cui mirava. Il dramma è divenuto il pipopolare delle scene tedesche e le dominerà ancora per molto tempo. Carstens ha riconosciuto ridendo che l’osservazione era esattissima. E con questo si è chiusa la prima parte della conversazione.

***

2) Questione dell’Alto Adige. Premetto che nella trattazione di questo argomento, naturalmente il piimportante, mi sono servito di materiale vario; anzitutto della copiosa documentazione trasmessa dal Ministero con telespresso n. 10A/00545 del 30 marzo u.s.3, di articoli pubblicati dalla stampa tedesca, delle interessanti e precise segnalazioni del nostro Console Generale a Monaco di Baviera, nonché di un rapporto del Console Generale a Berlino. A Carstens ho detto che, nonostante che la questione sia oggetto di frequenti contatti tra l’Ambasciata e gli Uffici dell’Auswaertiges Amt, mi sembrava ora che fosse venuto il momento di esporla in modo picompleto ed a pialto livello. Siamo infatti alla vigilia e in presenza di due ordini di fatti che potrebbero nuovamente rendere attuale ed acuta la questione dell’atteggiamento tedesco – e delle reazioni italiane. Si aprirà tra poco in Italia un grosso processo contro gli imputati degli attentati compiuti nel ’61. Possiamo essere sicuri, ho detto, che nel corso di questo processo verranno fuori elementi gravi ed incresciosi a carico di organizzazioni e di persone tedesche. Pio meno parallelamente a questo si svolgerà un altro processo relativo alle accuse di sevizie che sarebbero state commesse da organi della polizia italiana contro gli imputati. Se l’esperienza del passato insegna qualcosa, possiamo essere altrettanto sicuri che, non foss’altro come manovra diversiva, alcuni settori dell’opinione pubblica tedesca riporteranno sulla scena le accuse così ampiamente propagate due anni fa. Dobbiamo aspettarci cioè una nuova campagna di «Greuelgeschichten», secondo la formula già nota e provata, e che risponde del resto, almeno in parte, alla tecnica dell’azione terroristica. Non per nulla è stato accertato che singoli agenti avevano ricevuto l’ordine, qualora venissero arrestati, di controbattere le accuse affermando che erano stati torturati. Il secondo fatto, non meno grave, è la ripresa degli attentati in Italia. Ho rammentato al Segretario di Stato che, nel ’61, l’ondata di attentati aveva avuto per obiettivo e teatro principale il territorio stesso dell’Alto Adige. Con la conseguenza inevitabile che la stagione turistica si era chiusa con un disastroso passivo; e che la stessa popolazione altoatesina, e in particolare la classe abbiente, era insorta, non soltanto contro il terrorismo, ma anche contro il radicalismo totalitario, il monopolio politico, della SVP. Questa volta, come del resto i nostri servizi di sicurezza avevano previsto da tempo, si vuole evitare la ripetizione dell’errore commesso in passato. Gli attentati vengono percidiretti contro obiettivi fuori dell’Alto Adige. Ma l’organizzazione, i metodi, gli scopi politici rimangono identici; ed è da temere che la polizia, nelle sue indagini, vada scoprendo, oggi come allora, prove, o indizi, di complicità, se non addirittura di ispirazione tedesca.

È proprio questo insieme di circostanze che rende necessario – ho concluso – un esame approfondito della questione, e, da parte del Governo tedesco, vigilanza e coscienza dei pericoli insiti nella situazione. Per questa seconda parte avevo preparato un breve memorandum in tedesco di cui accludo copia(4). Ma a voce l’ho corredato e completato di molte altre informazioni che, data la loro delicatezza, e in alcuni casi la difficoltà di provarle, mi è sembrato preferibile non mettere per iscritto.

Ho diviso la mia esposizione in quattro parti: associazioni, persone fisiche, stampa, viaggi di personalità tedesche in Alto Adige. Per quanto riguarda le associazioni ho fatto una descrizione completa di quelle la cui esistenza ci è nota, soffermandomi naturalmente pia lungo sul «Kulturwerk f Stirol». Di questo fanno parte, ho detto a Carstens, secondo nostre informazioni ripetutamente controllate e degne di fede, almeno tre Ministri federali: Ewald Bucher, Giustizia, FDP; Werner Dollinger, Tesoro, CSU; Hans Christoph Seebohm, trasporti, CDU; forse anche Wolfgang Mischnick, Ministro per le vittime di guerra, FDP. Ne fanno parte inoltre alcuni deputati al Bundestag: Ertl (FDP) che è il presidente dello stesso «Kulturwerk»; Jaeger (CSU); Jaksch (SPD); Hoefler (CDU); Schneider (FDP); Schutz (CSU). Ho osservato che il «Kulturwerk» è nato come il ramo tedesco del «Berg Isel Bund», una associazione apertamente irredentistica, che gli stessi tribunali austriaci hanno riconosciuto come profondamente coinvolta nell’azione terroristica. Nonostante che negli ultimi tempi il «Kulturwerk» abbia usato qualche precauzione esteriore per tagliare i piapparenti legami con il troppo compromesso «Berg Isel Bund», resta il fatto che il suo periodico, «Suedtirol in Wort und Bild», che era prima organo comune delle due associazioni, è rimasto ora, con lo stesso titolo e la stessa veste, organo del solo «Berg Isel Bund»; ma, caso strano, seguita a stamparsi come prima a Rosenheim. Ho rievocato le dichiarazioni fatte in varie occasioni dal «Kulturwerk» e dai suoi rappresentanti, i frequenti contatti con esponenti della SVP; per ultimo l’incontro segreto di Magnago, Dietl, Brugger e Zelger con i dirigenti del «Kulturwerk», a Monaco, nel gennaio del ’63.

Circa la destinazione effettiva dei fondi raccolti dal «Kulturwerk», le autorità italiane competenti nutrono dubbi assai fondati che parte di essi sia destinata a sostenere le spese della lotta politica che dovrebbe condurre a richiedere il diritto di autodeterminazione per la Provincia di Bolzano. Risulterebbe che a certe iniziative culturali patrocinate dal «Kulturwerk» sono state destinate in realtà somme inferiori a quelle ufficialmente comunicate; fonti fiduciarie assicurano che altre somme vengono consegnate da emissari del «Kulturwerk» a cittadini austriaci legati alle associazioni terroristiche, che poi le trasferiscono clandestinamente in Italia. È dimostrato che il cittadino tedesco Paul Peternell, membro del «Kulturwerk», ha consegnato somme in denaro acittadini italiani implicati negli attentati del 1961. È noto infine il caso del cittadino italiano Mumelter, attualmente sotto processo per aver ritrasmesso al «Suedtirol in Wort und Bild», allo scopo di finanziare la propaganda italiana svolta dall’austriaco Widmoser attraverso quel periodico, somme ricevute dal «Kulturwerk» per scopi culturali.

Per quanto riguarda le responsabilità di singoli cittadini della Repubblica Federale ho rammentato a Carstens i nomi dei tedeschi già arrestati o fermati: Albert Meurer, Johann Klein e August Schlegl. Questi hanno affermato di essere membri di un’associazione diretta dal tedesco Hans Saurer. Ho fatto il nome di Hans von Langen, suicidatosi in carcere, e dei tre altoatesini Verdorfer, de Biasi e Waid che, arrestati dalla polizia, furono trovati in possesso di documenti tedeschi intestati a falso nome; dell’austriaco HelmuTH Hoernberger, arrestato dalla polizia austriaca e trovato ugualmente in possesso di una carta di identità falsa; infine di Norbert Burger che si vanta di essere uno degli organizzatori degli attentati, che ha trovato rifugio in Baviera ed è in possesso di un passaporto tedesco con falso nome. Ho infine citato un fatto gravissimo e significativo. Secondo le conclusioni cui è giunta la polizia di Berlino occidentale, il giovane Bischoff, autore degli attentati dinamitardi contro il Muro e l’Ufficio dell’Intourist, e recentemente ucciso mentre nella propria abitazione manipolava materiale esplosivo, apparteneva sicuramente agli stessi circoli terroristici che agiscono in Italia. Tutto ci ho concluso, dimostra su quale vasta rete di favoreggiamento, di omertà e di complicità tedesche possono contare, di qualsiasi nazionalità essi siano, i terroristi che agiscono in Italia.

Ho parlato quindi della campagna condotta dalla «Nnberger Zeitung» e, ciche è pigrave, di un articolo del «Rheinischer Merkur» che ripete senza varianti le accuse di sevizie ai danni degli altoatesini già apparse quasi un anno prima su varie pubblicazioni austriache e tedesche.

Infine ho accennato, con prudenza ma con la necessaria chiarezza, ai continui viaggi, alle ripetute vacanze di personalità tedesche in Alto Adige. Ho detto che naturalmente ne eravamo ben lieti, quando si poteva essere sicuri che le vacanze servivano unicamente a ricreare lo spirito e il corpo. Ma purtroppo non era sempre così. Ho citato l’esempio del Ministro della Giustizia Bucher il quale, secondo un’informazione dell’«Alto Adige», avrebbe parlato pubblicamente del sindaco di Vipiteno come di un eccellente candidato del SVP. Ho accennato anche alla periodica villeggiatura di un forte gruppo di deputati CSU del Parlamento regionale bavarese. Questi hanno l’abitudine di trascorrere ogni anno le loro vacanze pasquali in Italia. Ogni volta si parla di varie città, Venezia, Verona, Padova. Ma quando si tratta di decidere è sempre una città dell’Alto Adige che ha l’onore di essere prescelta. Quest’anno il Console Generale a Monaco di Baviera aveva tempestivamente richiamato l’attenzione delle autorità bavaresi sul fatto singolare e ricorrente, avvertendo che il ripetersi di questo fenomeno gettava un’ombra di sospetto sulla celebrazione pasquale; perché anche con la migliore volontà non sarebbe stato facile per i deputati del Landtag evitare contatti che avrebbero potuto facilmente essere male interpretati. Ma nonostante tale tempestivo avvertimento la meta è stata anche quest’anno una città dell’Alto Adige.

Al termine della mia lunga esposizione Carstens, che aveva preso continuamente appunti e mi aveva fatto varie domande, mi ha chiesto cosa io pensavo che si potesse fare. Il Segretario di Stato non ha negato la serietà della cosa. Ma ha prospettato le difficoltà. Ognuno dei fatti da me citati presentava aspetti diversi: stampa, associazioni, deputati federali e regionali, privati cittadini. Per quanto riguarda in modo particolare la stampa le difficoltà di agire senza sollevare reazioni in senso contrario erano enormi. Bastava leggere le critiche della maggior parte dei giornali al Governo e ai partiti della coalizione per convincersene. Ho lasciato passare in silenzio questa replica di rito. La mia opinione personale è che l’Ufficio Federale per la Stampa esercita sui giornali, nelle questioni di politica estera, un controllo molto piprofondo e minuto di quanto il Governo ammetta, e comunemente si creda. Ma è difficile fare simili obiezioni senza aver l’aria di negare uno degli aspetti pivitali della democrazia. Mi sono limitato perciad osservare che il centro delle complicità tedesche era in Baviera, e in Baviera il centro era nel «Kulturwerk». Il Governo avrebbe potuto fare almeno due cose: richiamare la seria attenzione delle autorità regionali bavaresi sul pericolo che la loro negligenza possa danneggiare i rapporti internazionali della Repubblica Federale; richiamare l’attenzione degli uomini politici tedeschi che, evidentemente in buona fede, prestano il loro nome, sia pure in forma clandestina, la loro opera e fattiva collaborazione al «Kulturwerk», e in genere alla causa altoatesina.

Su questa nota si è chiusa la già lunga conversazione. Non mi ripropongo risultati concreti immediati. Mi è sembrato perutile fare il punto alla situazione di oggi. Se, come è tutt’altro da escludere, questa dovesse domani inasprirsi, potremmo richiamarci a quanto è stato fatto ora presente e riprendere l’argomento, se necessario, ad un pialto livello e con rinnovata urgenza.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 16, fasc. Rapporti italo-tedeschi con riguardo Alto Adige.


2Il documento reca il timbro «Visto dal Segretario Generale».


3Non rinvenuto.


4In italiano in allegato al documento, non pubblicato.

360

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ALL’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA(1)

Nota verbale 10A/7352. Roma, 7 maggio 1963.

Il Ministero degli Affari Esteri presenta i suoi complimenti all’Ambasciata d’Austria e, riferendosi al contenuto della Nota presentata il 9 aprile u.s.3, rileva con interesse che essa corrisponde al desiderio costantemente manifestato da parte italiana di continuare i negoziati bilaterali e di dare piena attuazione alle Risoluzioni delle Nazioni Unite del 1960 e del 1961.

Tale atteggiamento è stato riconfermato il 4 aprile u.s.4 quando l’Ambasciatore d’Italia a Vienna riprese contatto con il Cancelliere Federale subito dopo la costituzione del nuovo Governo austriaco. In tale occasione infatti l’Ambasciatore ha nuovamente espresso il punto di vista del Governo italiano, pienamente favorevole alla linea suindicata. Linea che già nello scorso novembre aveva guidato il Governo all’intesa per la riunione di Salzburg, il cui breve concordato rinvio fu dovuto ad un elemento interpretativo sul carattere dell’incontro, insorto a seguito di una richiesta austriaca innovatrice avanzata quasi alla vigilia dell’incontro stesso.

Tale rinvio si è protratto pidel previsto per circostanze di carattere interno austriaco.

Anche nella sua prima visita al riconfermato Ministro degli Esteri Federale(5) l’Ambasciatore d’Italia ha rinnovato le considerazioni illustrate al Cancelliere, pur rilevando l’impossibilità di dare un seguito immediato alla ripresa delle trattative a causa della necessità di attendere l’inizio di attività del nuovo Governo italiano. Della quale necessità il Ministro ha peraltro dichiarato di rendersi perfettamente conto.

Sarà pertanto cura del nuovo Governo italiano di provvedere a riprendere contatto con il Governo austriaco in merito a quanto precede.

Il Ministero degli Affari Esteri si avvale dell’occasione per esprimere all’Ambasciata d’Austria i sensi della sua pialta considerazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 16.


2 Consegnata da Fornari a LenTHal il 7 maggio.


3 Vedi D. 355.


4 Vedi D. 352.


5 Vedi D. 354.

361

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI, ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO LA CEE E LA CEEA A BRUXELLES E ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto 11267/839 (Bruxelles) 85 (Vienna). Roma, 25 maggio 1963, ore 17,30.

Oggetto: Associazione Austria CEE.

Solo per Vienna: È stato telegrafato nostra Rappresentanza Permanente presso Comunità Europea quanto segue:

Solo per Italrap Bruxelles: Suoi 309 e 3242.

Per tutti: In vista prossima discussione Consiglio circa problema eventuale associazione Austria a CEE precisasi ulteriormente pensiero questo Ministero al riguardo. Da parte nostra intendiamo esaminare e cercare risolvere problema basandoci unicamente su considerazioni e con spirito obiettività.

Intendiamo cioè prescindere, in questo momento e in questo particolare problema, da questione altoatesina anche se, ovviamente, non ci sembra né concepibile, né conforme allo spirito del trattato di Roma, che alla fine possano essere stabiliti legami organici e istituzionali tra la Comunità ed un Paese che persistesse in una politica di turbamento all’ordine pubblico di un altro Paese della Comunità stessa.

Con questa premessa chiara ed inequivoca continuiamo a ritenere – e su questo ci sembra convengano tutti gli altri Governi dei Paesi Comunità – che sarebbe opportuno si approfondisse prima iniziare contatti tra Commissione e austriaci, tutti i problemi economici e politici posti da richiesta Governo Vienna. Non si puinfatti disconoscere loro complessità inerente sopratutto sia a posizione particolare neutralità austriaca e sia, in campo economico, a legami Austria con EFTA. Quanto a presa di contatto con rappresentanti Governo austriaco quale richiesto da Commissione potremmo anche dare nostro consenso a posizione assunta da belgi e lussemburghesi (con accettazione cioè proposta francese per mandato studio a rappresentanti permanenti, congiuntamente a mandato Commissione «approfondire problema ciche le permetterebbe – pur senza esplicita autorizzazione Consiglio – avere contatti con missione austriaca a Bruxelles») purché tale attività Commissione avesse valore e limiti soltanto di una piapprofondita ricognizione dei problemi che si pongono e che non paiono chiariti nella documentazione finora raccolta: cicomunque non dovrebbe costituire in qualche modo premessa ed impegno ad un negoziato vero e proprio di qualsiasi natura.

Anche da parte francese in occasione colloqui Wormser a Roma scorso sabato [il 18]3 è stata riconosciuta estrema complessità problemi predetti e è stato detto che è semmai a causa di tale complessità che non si vuole scoraggiare ricognizioni approfondite da parte Commissione.

Solo per Vienna: Poiché problema trovasi ancora in fase esame a livello tecnico è preferibile che V.E. non ne accenni a codesto Governo, riservandosi semmai dopo prossima riunione Consiglio di illustrare picompiutamente nostre disposizioni(4).


1 Telegrammi segreti 1963, Austria arrivo e partenza.


2 T. segreto 14419/309 del 16 maggio e T. 15301/324 del 23 maggio (rispettivamente in Telegrammi segreti 1963, Belgio arrivo e partenza, e Telegrammi ordinari 1963, Italrap Bruxelles arrivo, vol. I), con i quali Venturini aveva riferito sul tema della possibile procedura di adesione dell’Austria al MEC.


3 Si fa riferimento ai colloqui avuti da Wormser al Ministero degli Affari Esteri aventi ad oggetto, principalmente, le relazioni multilaterali tra i Paesi membri della CEE e la Gran Bretagna.


4 Per il seguito vedi D. 364.

362

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO(1)

L. 10A/869. Roma, 25 maggio 1963.

Caro Martino, grazie delle comunicazioni(2) con cui ci hai segnalato le recenti nuove manifestazioni da parte austriaca sottolineanti la nota pretesa che i risultati della Commissione dei 19 abbiano ad essere discussi sul piano bilaterale. Mi sembra che né Wallnoefer e neppure Gschnitzer siano attualmente personalità tali da richiedere per forza di cose che quanto essi dicono abbia una immediata nostra messa a punto ufficiale. Mentre quindi, secondo il tuo suggerimento vedremo di provvedere a riprendere in via ufficiosa (attraverso un’agenzia di stampa) queste manifestazioni per puntualizzare come esse siano in pieno contrasto con il nostro punto di vista, se a queste manifestazioni debba darsi una risposta piufficiale e diretta è per noi questione di un giudizio di convenienza. Altro era naturalmente l’accenno fatto da Gorbach, e giustamente sia tu che noi l’abbiamo immediatamente ripreso e ribattuto(3).

Cipremesso, lascio a te decidere se e come, presentandosene l’occasione, ripetere costì che noi vediamo la eventuale sostanza delle conversazioni bilaterali in maniera del tutto diversa da quanto ipotizzato in queste manifestazioni austriache. E mi richiamo al riguardo ai noti telespressi di istruzione di questo Ministero(4). In tale occasione potresti forse far rilevare fino a che punto possa giungere l’equivoco, quando Wallnoefer si lascia sfuggire un lapsus linguae quale quello contenuto nella sua dichiarazione là dove, secondo il testo giunto a noi, egli qualifica la Commissione dei 19 di italo-austriaca.

Cinon toglie che per l’avvenire teniamo sempre ben presente quanto tu raccomandi nel tuo telegramma 2335. Vedremo fra qualche giorno se sarà considerato conveniente ed opportuno da parte dei nostri uomini politici responsabili rilevare e puntualizzare meglio l’argomento, eventualmente includendo un passo nel discorso programmatico del nuovo Governo. Noi ci proporremmo di suggerirlo (se tu sei d’accordo) ma non so se con tanti problemi delicati esistenti tale inclusione sarà considerata appropriata.

Noi ci teniamo anche pronti qui ad insistere presso il Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri quando essi saranno designati, affinché prendano in considerazione la necessità di inviare subito, appena cioè ultimata la procedura parlamentare di fiducia al Governo, la nota di cui parlammo, riaffermante il nostro proposito di avere al pipresto conversazioni bilaterali(6). Vorremmo almeno questa volta, secondo anche da te ripetutamente raccomandatoci, precedere nei tempi gli austriaci. Ma anche questo temo non sarà facile. È da attendersi perfino che da parte austriaca si tenti, sempre ai soliti fini della loro opinione pubblica interna e della preparazione di elementi a loro favorevoli in una eventuale sede internazionale, di mantenere l’iniziativa avanzandoci una nuova richiesta di conversazioni bilaterali nell’intervallo precedente la votazione della fiducia al Governo. Cercheremmo in tal caso, per quanto ci riguarda qui, di evitare la cosa: ma naturalmente una simile richiesta pusempre essere fatta per corrispondenza.

Credimi, [Attilio Cattani]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, gennaio-maggio 1963.


2 T. 14943/221 del 20 maggio e T. segreto precedenza assoluta 15236/233 del 22 maggio, non pubblicati.


3 Vedi DD. 352 e 353.


4 Vedi D. 350.


5 Il riferimento è all’opportunità di mantenere una posizione ferma di fronte alle pretese austriache.


6 Vedi D. 369.

363

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, SEGRETERIA 10A, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 5 giugno 1963.

Per opportuna conoscenza dell’E.V., si riassumono qui appresso alcune notizie, ricevute dal Console Generale in Innsbruck e dal Vice Commissario del Governo a Bolzano, su recenti attività del Ministro degli Esteri austriaco attirando la sua attenzione sopratutto sulla seconda parte del presente Appunto.

Il Dr. Kreisky, ha tenuto il 17 maggio u.s. all’Università di Innsbruck una conferenza sul tema «Questioni di politica estera austriaca» impostata principalmente sul tema dell’integrazione economica europea e sulla necessità per l’Austria di trovare il modo per inserirsi nel suo processo. A questo proposito il Ministro ha tenuto – tra l’altro – a «confutare l’opinione comune» secondo cui l’Italia avrebbe intenzione di ostacolare un’eventuale adesione dell’Austria alla Comunità Economica Europea. «L’Austria ha cercato sempre di isolare, nelle trattative con l’Italia, il problema dell’Alto Adige dagli altri problemi – ha detto Kreisky – e nego assolutamente che l’Italia, basandosi sulla controversia altoatesina, voglia impedire l’associazione del nostro Paese al MEC».

Prendendo lo spunto da questo accenno alla controversia altoatesina il Ministro degli Esteri ha tenuto a sottolineare il valore della risoluzione adottata dall’ONU in materia, risoluzione che avrebbe dato «l’impulso ad una revisione da parte dell’Italia del problema altoatesino». Kreisky ha citato a questo proposito un intervento dell’esponente della SVP bolzanina Brugger che sostenendo questo concetto nel corso del recente dibattito sul bilancio della Regione Trentino-Alto Adige, ha sottolineato a nome degli altoatesini il successo della politica estera austriaca che ha mirato negli ultimi anni ad «internazionalizzare» il loro problema.

Proseguendo sul tema Kreisky ha affermato che l’Italia deve fare ogni sforzo in seno alla Commissione dei 19 per risolvere in maniera soddisfacente i problemi ancora aperti. L’Austria intende poi chiedere che le trattative bilaterali tra Roma e Vienna vengano riprese al pipresto possibile.

***

Lo stesso giorno il Ministro Kreisky ha presieduto ad Innsbruck una riunione cui hanno partecipato da parte italiana numerosi esponenti altoatesini guidati dal Dott. Silvius Magnago, Presidente della SVP e membro della Commissione dei 19 e da parte austriaca, oltre al Ministro Kreisky, il Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri Dr. Ludwig Steiner, il Landeshauptmann del Tirolo Dr. Hans Tschiggfrey, l’ex Sottosegretario agli Esteri Prof. Franz Gschnitzer ed il Consigliere del Governo Regionale del Tirolo Dott. Eduard Wallnoefer. La riunione aveva lo scopo di concordare l’ulteriore azione che dovrà essere svolta dalla Delegazione austriaca nel corso delle prossime trattative con il Governo italiano sulla vertenza per l’Alto Adige.

Il Presidente della SVP Magnago ha informato i presenti circa i pirecenti sviluppi dei lavori della «Commissione dei 19» e si è dichiarato sostanzialmente soddisfatto dell’andamento dei lavori stessi.

Successivamente è stata esaminata l’opportunità di accettare incondizionatamente le concessioni che il Governo italiano manifestasse eventualmente di accordare, sulla base delle proposte che verranno formulate dalla Commissione dei 19 o di avanzare delle riserve su alcuni punti, quali quelli interessanti la scuola, gli uffici del lavoro e le industrie.

Alcuni esponenti altoatesini hanno proposto di accettare come soddisfacenti le sole concessioni relative a quelle materie per le quali si fosse raggiunta una intesa in seno alla Commissione dei 19 e di sollevare riserve relativamente alle altre richieste, onde mantenere sempre aperta la questione altoatesina.

A tale riguardo il Ministro Kreisky avrebbe esplicitamente dichiarato che il Governo austriaco intende avviare ad una sollecita definizione il problema dell’Alto Adige, rivelatosi particolarmente dannoso e oneroso per l’Austria, sia sotto l’aspetto economico che dal punto di vista politico. Egli avrebbe fatto presente che l’Austria ha interesse ad entrare nel MEC e che appunto per cideve fare ogni sforzo per eliminare ogni malinteso nelle relazioni con il nostro Paese, in dipendenza del problema dell’Alto Adige, anche per evitare che, da parte italiana, siano poste remore all’ingresso dell’Austria nella organizzazione economica europea.

Egli avrebbe quindi esortato gli esponenti altoatesini ad impegnarsi perché la vertenza possa essere sollecitamente definita(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Annotazione manoscritta sul primo foglio: «Visto dal Segretario Generale e dal Direttore Generale AP».


3 Con T. urgente 16845/260 del 6 giugno Martino riferiva l’informazione che alla riunione di Innsbruck del 18 maggio (sic) «sarebbero state impartite istruzioni a Magnago ed agli esponenti altoatesini facenti parte della Commissione dei 19 di ottenere alla chiusura dei lavori della stessa una relazione di minoranza e, nel caso che cinon venisse accettato, che le richieste degli altoatesini rimaste insoddisfatte alla fine dei lavori risultassero nella relazione finale come punti su cui non era stato possibile raggiungere l’accordo. In tal modo, fatto stato dei punti acquisiti, verrebbe lasciata aperta la possibilità agli austriaci di discutere sui punti rimasti controversi eventualmente nelle conversazioni bilaterali con noi e comunque in altro momento in sede internazionale e davanti al Consiglio d’Europa o altrove» (Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I).

364

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI, ALL’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO(1)

L. 47/11652/43. Roma, 7 giugno 1963.

Caro Martino, con telegramma n. 85 del 25 maggio(2), nel prospettarti le linee generali della nostra attuale posizione sul problema dei rapporti CEE-Austria, avevamo lasciata aperta la eventualità che tu illustrassi agli austriaci, dopo il Consiglio CEE testé conclusosi, i nostri orientamenti.

Riceverai, con il corriere, il telespresso 47/11421 del 4 giugno(3) che riassume l’andamento della discussione al Consiglio, e che contiene una indicazione delle valutazioni e degli orientamenti della Commissione, quali risultano dall’allegato pro-memoria confidenziale del Commissario Rey: sono tesi piuttosto massimaliste, che non potremmo certo condividere a priori ed in questa fase in cui manca ancora del tutto quella ricognizione approfondita dei complessi problemi politici ed economici che la domanda austriaca solleva. Comunque abbiamo sottoposto tale documento della Commissione ad uno studio preliminare anche da parte delle nostre Amministrazioni tecniche.

Quanto agli aspetti procedurali, dall’ultimo Consiglio CEE sono effettivamente scaturiti quei contatti esplorativi tra Commissione e Missione austriaca a Bruxelles, giustificati per l’appunto dalla necessità di approfondire lo studio dei vari problemi. Anche noi vi abbiamo consentito, ma con la ben precisa riserva ed intesa – d’altra parte formulata anche da altre Delegazioni – che i contatti stessi non significano inizio di negoziato o di pre-negoziato, e non costituiscono affatto nemmeno un impegno ad aprire negoziati: precisi interventi in questo senso sono stati fatti al Consiglio dal Ministro Colombo e dal Sottosegretario Martino.

Questa è, e rimane, la nostra posizione sul piano procedurale, anche se ci rendiamo conto che formule del genere inevitabilmente comportano un certo margine di elasticità; e citanto pipoi in una questione in cui alcuni Paesi della CEE sono indubbiamente propensi a qualche forzatura procedurale suscettibile di influire indirettamente anche sulla sostanza.

E quindi veniamo al problema di fondo, comprese, per quanto ci concerne in modo esclusivo, le connessioni indirette e possibili anche con la questione dell’Alto Adige.

Anzitutto dobbiamo tener presente che il problema non si presenta ora sotto il profilo di una alternativa per il sì o per il no di una sistemazione CEE-Austria.

La possibilità di una soluzione dei rapporti dell’Austria con la Comunità è ancora largamente condizionata agli sviluppi ulteriori sul piano comunitario, e ad un processo di maturazione e di verificazione che sarà verosimilmente lento e di cui non sarebbe possibile prefigurare ora il quadro definitivo comunque quanto mai incerto. Non sappiamo cioè, nessuno dei Sei e ci vorrà del tempo per saperlo, se in ultima analisi una soluzione adeguata e soddisfacente poTRà essere trovata e di quale ampiezza complessiva, nei suoi aspetti commerciali, tariffari ed economici e nei suoi riflessi politici.

Che all’Austria si possa tenere aperto uno spiraglio o una finestra sul Mercato Comune appare anche a noi abbastanza logico e naturale, e cidel resto risponde ad una realtà che già esiste e che è a tutti evidente. Che di contro debba e possa invece trattarsi di spalancarle le porte risulterà, ci sembra fin d’ora, impossibile, e lo smentiscono del resto a priori le stesse eccezioni finora sollevate dagli austriaci.

A quale punto tra un massimo e un minimo poTRà eventualmente collocarsi l’atteggiamento concorde di tutte le parti in causa rimane da vedere. Questo porta alla seguente considerazione: che cioè le concessioni all’Austria potranno essere pio meno grandi o piccole, ma che anche la questione dell’Alto Adige puessere messa e pesare sull’altro piatto della bilancia in modo vario.

Fondamentalmente, riteniamo che se una sistemazione dei problemi austriaci nel quadro europeo si rivelerà possibile, potremo esigere che essa influisca positivamente anche sui rapporti italo-austriaci e determini una evoluzione favorevole dell’atteggiamento del Governo austriaco per quanto riguarda l’Alto Adige.

La nostra azione per realizzare questa esigenza non potrebbe certo esaurirsi in questa fase iniziale e preliminare, come non potrebbe essere lasciata solo ad una fase ulteriore e pifinale. Ma dovremo di volta in volta, in base appunto agli sviluppi della questione, cogliere tutte le occasioni che potranno presentarsi per convincere o premere sugli austriaci, direttamente o indirettamente.

La stessa situazione di una domanda austriaca, ormai isolata, cioè sganciata dai due altri neutrali e non pineppure nell’ampia cornice del negoziato inglese, appare offrire maggiori possibilità di atteggiamenti elastici da adeguarsi di volta in volta alla evoluzione complessiva della questione e in sintonia con i nostri interessi sul problema dell’Alto Adige.

Né è solo questa «prospettiva in divenire» che consiglia di assumere posizioni di elasticità, ma è anche il complesso delle incognite che permangono su tutti i problemi di estensione dell’area comunitaria tuttora aperti e insoluti, per non parlare di quelli che vengono posti a loro volta dai negoziati tariffari in sede GATT.

In conclusione, sul piano comunitario da una parte dobbiamo valutare con la massima attenzione l’opportunità di prendere posizioni che non ci facciano accusare di mancanza di spirito cooperativo, nel faticoso processo di ripresa comunitaria che speriamo di poter malgrado tutto avviare. Ma dall’altra anche dobbiamo evitare di accettare impostazioni che in definitiva pregiudichino i nostri interessi nei confronti dei problemi alto atesini. Circa questi ultimi dobbiamo far comprendere a Vienna che una sistemazione CEE-Austria non avrebbe per noi alcun senso se non contribuisse ad un duraturo miglioramento dei reciproci rapporti ed inculcare e rendere operante questo concetto con una azione che, a seconda dei casi poTRà apparire talvolta incoraggiante, ma altre volte dovrà esplicarsi in severi ammonimenti.

Sono, queste, valutazioni e considerazioni di ordine generale e preliminare, che potranno essere meglio definite solo ad un superiore livello politico, quando il nuovo Governo sarà stato formato e poTRà dedicare la sua attenzione a questo che, fra i vari problemi internazionali del momento, ha indubbiamente un suo posto preminente.

Ritengo che potrai fin d’ora trarne spunto per orientare il tuo linguaggio ed anche per rappresentare costì, sia pure in termini molto generali, le nostre disposizioni di massima facendo opportunamente intendere anche, e sopratutto, le nostre aspettative(4).

Credimi sempre tuo Cattani


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 20.


2Vedi D. 361.


3Non pubblicato.


4Per la risposta vedi D. 366.

365

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto riservato(2). Roma, 8 giugno 1963.

Secondo quanto viene riferito, la Commissione di Studio per l’Alto Adige si preparerebbe nei prossimi giorni a terminare i suoi lavori presentando al Governo una relazione la quale esporrebbe le conclusioni facendo stato in un modo o in un altro tanto delle decisioni raggiunte con l’accordo dei membri di lingua tedesca, quanto dei punti sui quali tale accordo non è stato conseguito.

All’inizio dei lavori della Commissione il principio della globalità di una soluzione sembrava affermato nonostante la resistenza dei membri di lingua tedesca: sembrava, cioè, prevalsa l’opinione che la Commissione dovesse prospettare, nella sua relazione, soltanto una soluzione «globale» della questione. In essa, cioè, all’adesione dei membri di lingua italiana a talune richieste di quelli di lingua tedesca doveva corrispondere l’accettazione, da parte di questi, di altri punti di vista dei primi.

Ora, da talune notizie pervenuteci, sembra invece che questo principio si sia andato affievolendo, anche per non avere forse tutti i membri di lingua italiana realizzato le implicazioni sul piano internazionale dello slittamento da detto principio di globalità.

Non conosciamo esattamente quali siano i punti sui quali la Commissione non ha conseguito l’accordo dei membri di lingua tedesca; peraltro, nella presunzione che si tratti di punti rilevanti, si ritiene necessario fare presente ancora una volta, secondo l’opinione già ripetutamente espressa in passato, i pericoli che, sul piano della trattazione internazionale della questione alto-atesina, comporterebbe una tale conclusione dei lavori della Commissione.

Per quanto infatti da parte italiana si voglia in avvenire continuare a sostenere che i lavori della Commissione di Studio hanno rilevanza solo sul nostro piano interno e non in alcun modo sul piano internazionale, pur è bene non nascondersi che in pratica e di fatto le conclusioni raggiunte dalla Commissione – quando tradotte nella suddetta relazione (che evidentemente non sarà possibile resti riservata) – avranno un peso determinante per quanti in sede internazionale avranno ad occuparsi del problema.

Potremo cioè forse ancora evitare in avvenire, assumendo una posizione intransigente, che i risultati della Commissione vengano posti formalmente a base delle trattative bilaterali con gli austriaci (per quanto anche qui non si vede come – se non con un atto aperto di rottura – impedire che la parte austriaca vi si riferisca e se ne faccia forte). Ma certo non potremo evitare che in sede internazionale multilaterale (ad esempio nella Sottocommissione del Consiglio d’Europa o alle Nazioni Unite) i rappresentanti dei differenti Paesi considerino i risultati dei lavori della Commissione come qualcosa di concretamente esistente e tale da dovere essere tenuta presente in primissimo piano per ogni soluzione della vertenza. Di qui è molto breve il passo al vederci sottoposti a pressione, in queste sedi internazionali, per accedere a quelle richieste degli altoatesini di lingua tedesca per le quali il rapporto della Commissione fa stato non essersi raggiunto accordo; essendo cosa naturale per un esaminatore qualche po’ superficiale (quale è il rappresentante di un Paese non direttamente interessato ad un problema) di considerare acquisiti e sorpassati i punti sui quali il rapporto della Commissione fa stato del raggiunto accordo unanime.

Ci si rende conto naturalmente anche delle difficoltà e dei pericoli insiti in una alternativa differente da quella attualmente considerata dalla Commissione per la conclusione dei suoi lavori, tanto piche l’unica vera alternativa sembrerebbe quella che la Commissione, ove non sia in grado di raggiungere un accordo globale con i membri di lingua tedesca, non presenti alcun rapporto. Non spetta naturalmente al Ministero degli Esteri una valutazione completa di questa alternativa. Da un lato essa crea problemi e pericoli la cui portata non ci si nasconde. Dall’altro ci si potrebbe domandare se un tale atteggiamento non avrebbe qualche possibilità di influire sui membri di lingua tedesca come mezzo di convinzione perché adottino in extremis un atteggiamento ragionevole sui punti che restano controversi, messi come essi sarebbero di fronte all’alternativa di non ottenere nulla o di sottoscrivere globalmente un complesso di misure che potrebbe essere già considerato un risultato assai superiore alle aspettative che gli alto-atesini potevano nutrire solo un paio di anni fa. Inoltre una alternativa quale quella prospettata potrebbe forse anche essere prospettata nel senso di sostenere che, di fronte alla impossibilità di raggiungere oggi un accordo globale, la Commissione non ha concluso i suoi lavori ma potrebbe riprenderli non appena le circostanze lo consigliassero(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Annotazione manoscritta sul primo foglio, datata 15 giugno: «Parlatone con S.E. il Ministro che autorizza l’Amb. Fornari di esprimere queste nostre preoccupazioni – in via riservata – all’On. Paolo Rossi». Per il seguito vedi D. 368.

366

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI AFFARI ESTERI, CATTANI(1)

L. segreta 2145. Vienna, 14 giugno 1963.

Caro Cattani, ho preso buona nota degli orientamenti sulla questione CEE-Austria e le eventuali possibili connessioni dirette e indirette con la questione dell’Alto Adige di cui alla tua lettera del 7 corrente (n. 47/11652/43)2.

Mi rendo perfettamente conto della delicatezza dei due problemi date le difficoltà di un inserimento dell’Austria nel Mercato Comune e conseguentemente del peso pio meno importante che il rapporto CEE-Austria poTRà assumere sulla soluzione della questione altoatesina.

L’analisi che tu fai corrisponde ad una ponderata e approfondita disamina delle difficoltà e prospettive quali si rivelano allo stato attuale ed in realtà è difficile di dissentirne.

Tuttavia poiché prima di ricevere la tua lettera avevo messo su carta alcune idee in proposito, mi permetto riferirtele affinché tu veda quanto possano collimare con le tue e se da esse putrarsi lo spunto per qualche utile suggerimento.

Come è noto da parte austriaca non si è mancato di sondare il nostro atteggiamento sulla richiesta di associazione al MEC in relazione alla pendenza della questione altoatesina sia in conversazioni sollecitate dall’Ambasciatore d’Austria a Roma, sia nella mia conversazione del 4 aprile con il Cancelliere Gorbach(3) il quale non ha esitato a manifestare le sue preoccupazioni sulla possibilità che l’Italia condizioni il problema dell’integrazione dell’Austria nel Mercato Comune con quello dell’Alto Adige. Che questa sia una preoccupazione diffusa lo ha rivelato anche, sia pure per negarla, il Ministro Kreisky nella sua recente conferenza a Innsbruck (vedi telespresso 3788/437 di Innsbruck del 18 maggio)4.

È noto infine che sia da te che da me si è fatto intendere che il fondamento del trattato di Roma è che si tratta di un patto tra amici, siano essi gli stipulanti o i successivi aderenti o associati, e che quindi tra loro non possono esistere problemi politici tanto acuti come quello dell’Alto Adige, per il quale non si rifugge nemmeno dal terrorismo.

Pertanto se gli stessi austriaci, che tengono quanto mai a un patto con il Mercato Comune, prevedono e temono la possibilità che noi stabiliamo una interdipendenza tra i due problemi, mi pare che non vi sia dubbio che abbiamo in mano una carta che si presta a essere convenientemente giocata.

***

Mi rendo conto di alcune obbiezioni.

Per poterle collegare occorre che tra le due questioni vi sia un certo equilibrio, una certa proporzione che giustifichi un «do ut des». Per il momento non si vede come la richiesta di associazione da parte dell’Austria possa andare molto lontano se si considera:

1) che il trattato di Roma prevede delle obbligazioni o comunque dei presupposti di natura politica che l’Austria non intende accettare sopratutto perché in contrasto con il trattato di Stato che obbliga l’Austria ad una assoluta neutralità.

2) Che anche un accordo piattenuato di quello dell’associazione troverà una netta opposizione di Mosca che ripetutamente non ha perso occasione di mettere in guardia Vienna su quello che ha in progetto di fare.

3) Che anche noi siamo interessati al mantenimento della neutralità e dell’indipendenza dell’Austria e che percinon possiamo non preoccuparci che un approfondimento dei rapporti economici e finanziari fra Germania e Austria, già tanto intensi, finisca per dare luogo ad una Anschluss economica tale da rasentare una unione politica. Tale è la preoccupazione che anche in passato si è sempre avuta circa i patti di unione doganale.

***

Pur tenendo presenti tali premesse sembra tuttavia probabile che ad un accordo si arriverà sia per l’atteggiamento di comprensione già manifestato da alcuni Stati, quali la Germania, sia perché in definitiva Mosca non tirerà troppo la corda specialmente se poTRà ottenere dall’Austria qualche assicurazione sullo sviluppo dei reciproci scambi commerciali, sia perché noi, quantomeno da soli, non sembra che potremo farci paladini della neutralità e indipendenza austriaca al punto da non aderire ad un accordo che gli altri Paesi del MEC fossero disposti ad accettare.

***

In questa situazione, e dato che gli austriaci sperano di andare abbastanza lontano, mi pare che noi avremmo tutte le carte in regola per non prendere in considerazione la richiesta austriaca, che ripeto è una richiesta di associazione, fino a che sarà pendente la questione dell’Alto Adige che si fa sempre piacuta proprio per l’intransigenza e il radicalismo, sfociante nel terrorismo, che esistono in Tirolo ed in Baviera.

È evidente che quando ci trovassimo già di fronte a un progetto di soluzione «all’acqua di rose» potrebbe essere per noi difficile metterlo sulla bilancia di una questione certamente complessa come quella dell’Alto Adige.

Ma appunto perché ci troviamo di fronte ad una maggiore richiesta di cui non siamo autorizzati a prevedere fin d’ora tutti gli sviluppi e proprio perché essa non è approfondita noi possiamo puramente e semplicemente assumere una posizione tanto ferma quanto negativa.

Se noi aderiamo ad esaminare la richiesta austriaca noi stessi non potremmo che ammetterne le difficoltà di realizzazione e ciassumendo ci metteremmo ipso facto nella situazione di non poterla pibilanciare con la questione dell’Alto Adige.

Quindi quanto piappare probabile che un eventuale accordo con l’Austria non possa andare tanto lontano, tanto pi– mi sembra – dovremmo assumere un atteggiamento negativo alla richiesta austriaca finché permanga insoluta la questione dell’Alto Adige.

Se noi ci inoltrassimo sulla strada dei contatti con gli austriaci e della ricerca di una possibile soluzione, rischieremmo di diminuire via via le possibilità di condizionarla fino a non perderle completamente quando l’accordo con l’Austria dovesse ridursi a proporzioni tali da considerare noi stessi l’impossibilità di bilanciarlo con la questione dell’Alto Adige.

E tanto meno, ripeto, lo potremmo fare quando noi stessi avessimo passo passo seguito le trattative e contribuito in definitiva a raggiungere le basi di un possibile accordo.

E quello che dico per le trattative va inteso anche per le «esplorazioni» attualmente in corso in seno del MEC, perché è proprio attraverso queste esplorazioni che ci si accorgerà che la montagna non poTRà che partorire un topolino.

Quindi mentre una posizione negativa assunta ora poTRà anche essere criticata ma non per il motivo della inadeguatezza delle questioni poste sulla bilancia, poTRà essere resa impossibile in seguito sol che si profilasse questa inadeguatezza e tanto meno quando tutti gli altri Paesi del MEC, nonché gli Stati Uniti ritenessero opportuno e urgente concludere un accordo sulle basi già raggiunte.

Abbiamo quindi fortunatamente una carta importante da giocare: lo stesso Governo austriaco prevede che la giuocheremo: non mi sembra che vi sia quindi ragione di rinunciarvi. Per contro potremo far sapere al Governo austriaco che superata la questione altoatesina noi esamineremo benevolmente la loro richiesta. Non dico che possiamo promettere di essere i paladini della richiesta, anche perché un paladino naturale già l’Austria lo trova nella Germania, ma potremo tuttavia dimostrarci comprensivi, sia tenuto conto del volume degli scambi già esistenti fra i due Paesi e della necessità di aumentare le nostre importazioni verso l’Austria, sia perché se ad un accordo si addiverrà, come è probabile, non potremo essere noi soli ad opporci e se altri si opporranno noi potremo, con soddisfazione dell’Austria, farci mediatori di una buona intesa.

Se mi è lecito sintetizzare il mio punto di vista, vorrei dire che dato l’interesse che l’Austria pone alla questione e la sua convinzione di giungere a una favorevole soluzione, tanto pinoi fossimo pessimisti in proposito tanto pidovremmo assumere subito un atteggiamento negativo: è evidente infatti che se si sapesse di poter giungere ad un vero e proprio patto di associazione (cidi cui perdubitiamo) potremmo allora anche in seguito, per l’importanza che esso assumerebbe per l’Austria, rifiutare il nostro consenso fino alla soluzione della questione dell’Alto Adige.

Poiché a Bruxelles nell’ultima riunione si è già aderito in linea di massima allo studio e all’esame del problema anche attraverso contatti con rappresentanti austriaci, mi pare che sia piche tempestiva una nostra presa di posizione in proposito.

Si tratterebbe quindi di scegliere l’espressione piidonea di una posizione negativa che potrebbe andare dal condizionamento di una questione all’altra giustificato anche erga omnes per i termini della impostazione politica e per i metodi di violenza proposti, messi in azione o tollerati per la questione altoatesina dal Governo e da autorevoli circoli politici austriaci fino al condizionamento, per esempio, dell’esame della richiesta austriaca di associazione al MEC ad analoghe intese con gli altri neutrali, Svezia e Svizzera (come proposto nell’appunto della Dir. Gen. Affari Politici di cui alla lettera di Fornari n. 12/635 del 3 giugno)4, o alle intese con la Gran Bretagna, salvo recedere dalla condizione in tempo successivo a seconda dello sviluppo della questione altoatesina.

Io per mio conto mi atterrper ora alle tue istruzioni di rendere operante il concetto dell’opportunità di dirimere la controversia altoatesina con un’azione che, «a seconda dei casi sarà incoraggiante, ma altre volte si esplicherà in severi ammonimenti».

[Enrico Martino]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 20.


2Vedi D. 364.


3Vedi rispettivamente DD. 353 e 352.


4Non pubblicato.

367

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto riservatissimo(2). Roma, 18 giugno 1963.

In occasione di una riunione conviviale di carattere privato, ho avuto ieri sera, presente anche il Ministro Gaja, un colloquio con il Dr. Ludwig Steiner, Segretario di Stato per gli Affari Esteri austriaco, venuto a Roma nella circostanza dell’ultimo novendiale celebrato per la morte di Giovanni XXIII.

Dopo alcune cordiali considerazioni di carattere generale sui rapporti italo-austriaci, siamo venuti a parlare dell’Alto Adige.

1. Ho detto francamente a Steiner che mi sembrava vi fosse un profondo malinteso nella concezione austriaca, quale appariva anche dalle ultime dichiarazioni di Kreisky(3), sul contenuto del prossimo negoziato italo-austriaco. Il Ministro degli Esteri sembrava ritenere infatti che, considerando senz’altro come acquisite le conclusioni su cui nella Commissione Rossi si poteva considerare esser stata raggiunta una base di accordo, i Governi di Roma e di Vienna avrebbero dovuto portare il loro esame, e quindi il negoziato, sui punti sui quali l’accordo non si era verificato.

Non occorreva molto per rendersi conto che tale punto di vista era sostanzialmente irreale. Non era infatti concepibile che un qualsiasi Governo italiano, dopo che la Commissione Rossi aveva rifiutato di far proprie talune soluzioni in una libera discussione con i rappresentanti delle popolazioni interessate, si dichiarasse disposto a cedere al riguardo sotto la pressione di un Governo straniero. Era invece pilogico e piaderente alla realtà considerare che i problemi esaminati dalla Commissione Rossi costituivano un unico complesso e che, se alcune concessioni potevano essere fatte su alcuni di essi da una parte, ad esse dovevano corrispondere analoghe e reciproche concessioni su altri punti in discussione.

Steiner ha subito annuito dicendo che la tesi esposta da Kreisky era una tesi personale e non rispecchiava l’atteggiamento del Governo austriaco.

Kreisky, con il suo atteggiamento, oltre a cercare di seguire una linea di mercanteggiamento continuo, tendeva in sostanza a mantenere aperta la questione, anche per motivi di politica interna austriaca. Proprio per questi motivi Steiner (e, in sostanza, la Volkspartei) erano invece favorevoli ad un «package deal» atto a porre termine definitivamente alla questione e ad aprire nuove vie alla collaborazione tra i due Paesi. Ho ritenuto di sottolineare a Steiner che questa concezione dell’attuale situazione del negoziato mi sembrava la piintelligente e la pirealistica, e l’unica, sopratutto, che poteva portare a risultati concreti.

2. Ammesso il concetto del «package deal», Steiner ha rilevato che da parte austriaca non si aveva alcuna notizia sopra i lavori della Commissione Rossi; e questa ignoranza rendeva pidebole, dal punto di vista interno, la posizione del Governo austriaco rispetto agli estremisti tirolesi e viennesi.

Gli ho subito risposto scherzosamente che, in linea di fatto, l’Ambasciatore d’Austria a Roma, LoewenTHal, mi era sempre sembrato ottimamente informato sopra lo svolgimento dei lavori della Commissione. Steiner ha comunque insistito sul fatto che uno scambio di vedute sopra i risultati raggiunti, sotto la forma di una qualche comunicazione ufficiale o ufficiosa del Governo italiano al Governo di Vienna, sarebbe stata molto utile.

3. Nell’ipotesi, che sembrava ormai possibile, che la Commissione Rossi raggiungesse un accordo di massima sul «package deal», Steiner era d’avviso che i due Governi dovessero dare atto attraverso una dichiarazione (comune o non comune) o in altra forma della fine della controversia.

Ho interrotto Steiner dicendogli che era necessario dissipare subito un possibile equivoco. Se da parte austriaca si pensava poter giungere, attraverso questa forma, a un’aggiunta, a un codicillo, ad una mascherata piampia interpretazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber, era bene che si rendesse conto che, a mio avviso, nessun Governo italiano avrebbe potuto mai accogliere qualcosa di simile. Se invece si fosse trattato di trovare la maniera per dichiarare definitivamente chiusa, pubblicamente, la controversia italo-austriaca, non sarebbe stato difficile trovare anche tecnicamente il modo per farlo.

Steiner mi ha assicurato rendersi conto del mio punto di vista, che egli personalmente condivideva. Ha aggiunto che poteva intanto dirmi che, nell’ipotesi esaminata, il Governo austriaco era disposto, in linea di principio, a rilasciare una dichiarazione solenne secondo la quale la controversia sull’Alto Adige doveva ritenersi definitivamente chiusa.

Steiner ha poi accennato alla opportunità che un qualsiasi tipo di intesa italo-austriaca comportasse una procedura atta a dirimere eventuali controversie al riguardo.

Si era parlato, in altre occasioni, di un eventuale ricorso alla Corte di Giustizia Internazionale dell’Aja. Questa istanza, o altre che a noi sembrassero piopportune, avrebbero potuto essere prese in considerazione appunto al fine di attribuire, in futuro, un carattere giuridico, e non politico, ad eventuali controversie.

4. Per quanto non vi sia ancora una decisione di massima al riguardo e per quanto anche da parte americana sia stata sconsigliata ogni azione dell’Austria in tal senso, Steiner ha accennato al fatto che non sembra che Kreisky abbia completamente scartato la possibilità di un ricorso austriaco alle Nazioni Unite, possibilità che egli riteneva tuttavia controproducente.

Gli ho fatto francamente rilevare che da parte italiana non si temeva affatto, ed anzi in qualche settore si auspicava, una simile mossa austriaca, da cui poteva risultare riconfermata la nostra ottima posizione e che avrebbe potuto dare all’Austria l’impressione concreta di un suo isolamento, alle Nazioni Unite, in merito alla questione in esame.

5. Steiner si è espresso in maniera molto dubitativa circa la possibilità che il Governo austriaco possa sopravvivere, alla lunga, all’attuale crisi, che ha trovato il suo pretesto nelle discussioni circa il ritorno in Austria di Otto d’Asburgo.

Comunque, se tale crisi non si verificasse, si porrebbe, appena costituito il nuovo Gabinetto italiano, il problema di un nuovo incontro tra i Ministri degli Esteri dei due Paesi. È, questo, un punto su cui Kreisky ha sempre insistito, anche in relazione alla politica di dinamismo formale che egli persegue e che è alla base dei viaggi che egli si propone di fare in vari Paesi di Europa, ad est e ad ovest della cortina di ferro.

Secondo Steiner un incontro tra i Ministri degli Esteri dei due Paesi sarebbe tuttavia inutile e forse dannoso se non fosse possibile dare ad esso un reale contenuto. A mio avviso, converrebbe, quindi, rinviare l’incontro stesso fino al momento in cui potesse essere esaminata in concreto una definitiva conclusione della controversia (che dovrebbe essere opportunamente preparata per via diplomatica) o, quanto meno, indirizzare l’incontro stesso all’esame della procedura con cui una tale conclusione poTRà essere esaminata e approvata dai due Governi.

Un incontro tendente a creare esclusivamente un’atmosfera di cordialità come quello di Venezia(4), non sarebbe molto utile, ad avviso di Steiner, nel momento attuale e metterebbe il Governo austriaco in difficoltà dinanzi agli estremisti tirolesi.

Parlando sempre a titolo personale, ho fatto presente a Steiner che, se vogliamo essere realisti, un incontro tra i Ministri, avente come contenuto concreto l’esame definitivo di una soluzione dei problemi dell’Alto Adige, sembrava prematuro. Sarebbe stato quindi probabilmente preferibile, da un punto di vista obiettivo, di rinviare un convegno di tal genere, come egli sembrava suggerire. Si doveva, al tempo stesso, evitare che cipotesse dare l’impressione che la questione era accantonata per iniziativa o colpa italiana. Si poteva, a quest’ultimo proposito, pensare che, nel periodo necessario per la preparazione di un incontro tra i due Ministri, e, a tale scopo, si riunissero Commissioni di studio a livello funzionari.

6. Steiner ha poi insistito sopra il vivo interesse che si prova a Vienna per l’eventuale ingresso dell’Austria nel Mercato Comune. A questo proposito, ho fatto presente che da parte nostra non si era collegata tale questione con quella dell’Alto Adige. Dovevamo tuttavia tenere presente che un accordo in proposito presentava aspetti non facili a risolvere e che quindi era logico che esso trovasse in certi settori, sia in Italia che, del resto, negli altri Paesi del MEC, delle forti obiezioni di carattere tecnico. Occorreva evitare (e del resto questo valeva, inversamente, anche per la parte austriaca) che i settori interessati, per dare maggiore valore alle loro obiezioni, tendessero a trasferirle su un campo politico, richiamando di volta in volta la questione dell’Alto Adige. Anche da questo punto di vista mi sembrava ovvio che noi avremmo potuto mostrarci molto picomprensivi degli interessi dell’Austria per un suo accordo col Mercato Comune se i nostri rapporti bilaterali non fossero stati turbati da alcuni ... malintesi.

Steiner ha sottolineato in tale occasione l’interesse austriaco a mantenere prettamente separate le due questioni non soltanto dal punto di vista teorico ma anche nel tempo, dato che il Governo di Vienna dovrebbe ad ogni costo evitare di dare l’impressione che la questione dell’Alto Adige possa essere sacrificata all’interesse del Paese di essere associato alla CEE.

7. Data l’incertezza della situazione politica interna austriaca, Steiner ha fatto presente di non ritenere di poter fare previsioni molto concrete sui prossimi sviluppi della questione altoatesina, ma si è riservato di farci sapere eventuali suoi punti di vista personali al riguardo, qualora nelle prossime settimane si dovesse assistere a qualche chiarimento della situazione.

Steiner ha aggiunto che, durante il suo soggiorno a Roma, egli ha preso lungamente contatto con la Segreteria Generale della Democrazia Cristiana (Scaglia) sia per l’esame dei rapporti interpartitici fra la Volkspartei e la Democrazia Cristiana, sia sulla stessa situazione in Alto Adige. Nuovi suoi contatti con la Democrazia Cristiana sono previsti intorno al 15 luglio e dovranno aver luogo a Roma od a Venezia.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Si riferisce presumibilmente a quanto dichiarato da Kreisky il 14 giugno in conferenza stampa.


4 Vedi D. 326.

368

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto riservatissimo(2). Roma, 20 giugno 1963.

Sono stato ieri ricevuto dall’On. Paolo Rossi che, secondo le istruzioni ricevute(3), ho riservatamente intrattenuto sulle nostre preoccupazioni a proposito delle implicazioni che sul piano internazionale potrebbe avere un eventuale slittamento della Commissione da lui presieduta verso conclusioni che si allontanino dal noto principio di globalità.

L’On. Rossi, dopo avere attentamente ascoltato la mia esposizione, mi ha detto rendersi perfettamente conto di tali preoccupazioni ed essere sua ferma intenzione non consentire il temuto slittamento. Ha aggiunto che già, nella riunione che aveva avuto luogo nella mattinata a semplice carattere interlocutorio, aveva chiaramente affermato, rivolgendosi sopratutto ai membri altoatesini, che egli non intendeva che i lavori della Commissione si concludessero segnando anziché la fine, come era nei suoi scopi, l’inizio di una nuova lite.

Egli intende attenersi fermamente a tale principio. Qualora gli altoatesini insistessero ulteriormente nelle loro riserve, si propone di chiudere i lavori constatando il dissenso non soltanto su alcune delle questioni trattate, ma su tutto il loro complesso. Cioè – anche a suo avviso – i lavori della Commissione devono terminare con un «package deal»; soltanto su qualche piccola questione del tutto marginale potrebbe ammettersi la constatazione di punti di vista divergenti.

Tale suo proposito è, del resto, facilitato dall’atteggiamento assunto dai membri italiani della Commissione. Questi sono pronti a ritirare il loro assenso alle soluzioni suggerite all’unanimità qualora analoga unanimità non si raggiunga su tutte le questioni in discussione.

L’On. Rossi ha aggiunto che egli spera di essere ormai al termine dei lavori e di potere presto presentare la sua relazione; mi ha pregato di assicurare riservatamente V.E. che della relazione stessa egli intende dare, in via personale, conoscenza all’E.V., oltreché al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Interno, prima di sottoporla alla Commissione.

Ho ringraziato a nome di V.E. l’On. Rossi, col quale siamo rimasti d’accordo di rimanere in contatto.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige.


2Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3Vedi D. 365, nota 3.

369

L’AMBASCIATA A VIENNA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA(1)

Nota verbale 25522. Vienna, 12 luglio 1963.

L’Ambasciata d’Italia presenta i suoi complimenti al Ministero degli Affari Esteri Federale e, a seguito anche della Nota Verbale del Ministero degli Affari Esteri italiano n. 10A/735 del 7 maggio 19633, ha l’onore di far presente quanto segue:

Il Governo italiano, nel confermare ancora una volta la sua adesione a quanto prescritto dalle Risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1497 (XV) del 31 ottobre 1960 e n. 1661 (XVI) del 28 novembre 1961 nel senso di giungere, mediante negoziati bilaterali, alla soluzione di tutte le divergenze relative all’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, si mantiene favorevole, come l’Ambasciatore d’Italia ebbe a dichiarare al Cancelliere Federale il 4 aprile u.s.4, ad un incontro fra i Ministri degli Affari Esteri dei due Paesi.

Naturalmente un incontro del genere sarà tanto piutile, quanto maggiore poTRà essere il progresso che, in seguito ad esso, potranno segnare i negoziati bilaterali. Infatti, da una sua conclusione che non apparisse positiva, non potrebbe non derivare un appesantimento tale da influire negativamente anche sul futuro sviluppo dei negoziati stessi.

Il Governo italiano ritiene perciche un tale incontro debba essere accuratamente preparato ed è pronto ad iniziare, con la collaborazione del Governo austriaco, tale preparazione. Nell’intento di agevolarne l’attuazione esso sottopone pertanto alcuni suggerimenti all’attenzione del Governo Federale.

Animato dal medesimo spirito amichevole e costruttivo che inspirl’incontro di Venezia del 31 luglio 19625 e tenuto conto del fatto che il prossimo negoziato, se vorrà avere un contenuto concreto, richiederà, assumendo come base gli scambi di vedute avvenuti nei precedenti incontri, un nuovo particolareggiato esame delle proposte fatte a suo tempo da parte italiana, il Governo italiano si domanda se non sia il caso di prevedere, allo stato attuale dei fatti, che i Ministri degli Affari Esteri dei due Paesi, in questo nuovo progettato incontro possano concordare, dopo uno scambio di vedute di carattere generale, di affidare i negoziati raccomandati nelle citate risoluzioni delle Nazioni Unite a delegazioni di funzionari austriaci ed italiani, incaricati di esaminare congiuntamente le questioni sollevate da parte austriaca sull’applicazione dell’accordo di Parigi.

L’incontro dei due Ministri degli Affari Esteri potrebbe, così, aver luogo anche a breve scadenza.

Qualora, per da parte austriaca lo si ritenesse preferibile, il Governo italiano sarebbe disposto, sempre nell’intento di favorire lo svolgimento dei negoziati bilaterali, a concordare senz’altro che essi siano affidati a delegazioni di funzionari, lasciando al progettato incontro dei due Ministri, da tenersi in tal caso, in un secondo tempo, il compito di esaminare le conclusioni cui dette delegazioni fossero giunte.

Il Governo italiano rimane in attesa di conoscere in proposito il pensiero del Governo Federale.

L’Ambasciata d’Italia si avvale dell’occasione per esprimere al Ministero degli Affari Esteri Federale i sensi della sua pialta considerazione(6).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 19.


2 Testo trasmesso da Fornari a Martino con Telespr. segreto 10A/1137 del 9 luglio con l’indicazione di presentarlo alla Ballhaus appena avesse avuto notizia del voto di fiducia della Camera dei Deputati al Governo (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige). La nota fu consegnata da Martino a Bielka il 12 luglio.


3 Vedi D. 360.


4 Vedi D. 352.


5 Vedi D. 326.


6 Il testo della presente nota fu diramato con Telespr. segreto 10A/1198/c. del 18 luglio con le seguenti osservazioni: «La Nota scioglie l’impegno contenuto in quella rimessa il 9 maggio u.s. [recte: il 7 maggio] all’Ambasciatore austriaco in Roma (vedi telespresso in riferimento) [Telespr. 10A/758/c. del 9 maggio, non pubblicato] e cioè che da parte nostra si era pronti, non appena formato il nuovo Governo, a riprendere le trattative bilaterali in ottemperanza alle Risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1960 e 1961. La proposta italiana di riprendere i negoziati, prevenendo un probabile analogo passo da parte austriaca, ci permette di impostare la forma procedurale del negoziato nel modo ritenuto da noi piconveniente. L’iniziativa non puinoltre apparire all’opinione pubblica mondiale che come una riprova della buona volontà italiana e si contrappone alla tendenziosa propaganda austriaca la quale ci ha sovente presentati come maestri nell’arte di tirare in lungo le questioni per poi insabbiarle. Qualora poi l’Austria intenda nuovamente ricorrere all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il passo italiano toglierebbe vigore ad una altrimenti possibile argomentazione austriaca in merito alla mancata applicazione delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, che hanno invitato i due Paesi a trovare una soluzione della controversia mediante negoziati bilaterali» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, giugno-luglio 1963). Per la risposta austriaca vedi D. 371.

370

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 24 luglio 1963.

Ho ricevuto stamani, a sua richiesta, questo Ambasciatore d’Austria il quale mi ha consegnato l’acclusa Nota Verbale(3), che risponde a quella da noi rimessa giorni or sono a Vienna(4).

In detta Nota si accolgono sostanzialmente le nostre proposte: si propone che il previsto incontro dei Ministri degli Esteri abbia luogo a Salisburgo in una data compresa tra il 2 ed il 5 settembre e si aggiunge che, al fine di preparare tale incontro ed elaborare l’ordine del giorno, potrebbe essere inviato a Roma nei prossimi giorni qualche funzionario del Ministero Federale degli Esteri.

Ho innanzitutto fatto rilevare all’Ambasciatore d’Austria che quanto egli era venuto a comunicarmi lo avevo già letto stamani sui giornali italiani e non potevo non esprimergli la mia sorpresa per la poca correttezza del procedimento.

Egli mi ha risposto di essere rimasto egli stesso sorpreso della pubblicazione e di aver subito attirato telefonicamente l’attenzione del suo Ministero degli Esteri, dove avevano mostrato altrettanto stupore, non sapendo a chi attribuire l’indiscrezione (!)

Passando ad illustrarmi il contenuto della Nota, LoewenTHal mi ha precisato che per i contatti preliminari di cui sopra era stato designato il Direttore politico del Ministero degli Esteri Waldheim, col quale già, come V.E. ricorda, abbiamo avuto numerosi contatti nel passato; questi sarebbe pronto a venire a Roma anche nei prossimi giorni (ha parlato di lunedì 29) in modo da rispettare le ferie di agosto. Ha insistito con me perché cercassi di dargli una risposta al pipresto, almeno per il viaggio di Waldheim.

Ho detto a LoewenTHal che naturalmente non potevo essere in grado di dargli una risposta se non dopo aver portato a conoscenza del Governo la comunicazione da lui fattami ed averne ricevuto le relative istruzioni. A titolo personale gli ho poi chiesto se vi fosse qualche speciale argomento del quale Waldheim si proponesse di intrattenerci. LoewenTHal mi ha subito precisato, evidentemente per prevenire una mia osservazione, che da parte austriaca non si ha intenzione di intrattenerci sui lavori o sui risultati della Commissione dei Diciotto; come è detto nella Nota Verbale si tratta invece di parlare dell’Ordine del giorno della Conferenza dei Ministri ed eventualmente di avere un primo scambio di idee sul «come» dichiarare di comune accordo chiusa la vertenza italo-austriaca per l’Alto Adige nell’eventualità che essa venisse risolta sul piano interno. Non ho ritenuto di dover approfondire l’argomento e la conversazione è così terminata.

Mentre mi riservo di intrattenere pidiffusamente l’E.V. sui vari aspetti dell’incontro che si potrebbe avere a Roma con Waldheim, le sarei grato se volesse farmi conoscere se si possa comunicare il nostro assenso alla venuta del Direttore politico austriaco. Superfluo aggiungere a tale proposito che piche di una proposta austriaca si tratta dell’accettazione da parte austriaca di una proposta italiana(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro «Visto da S.E. il Ministro che dispone di dar seguito» e l’annotazione manoscritta datata 25 luglio a seguire: «per ora, alla venuta di Waldheim».


3Vedi D. 371.


4Vedi D. 369.


5Al presente documento è allegato il seguente appunto di Fornari: «L’On. Ministro Piccioni mi ha autorizzato a comunicare agli austriaci che eravamo d’accordo sulla venuta di Waldheim. Ne ho telefonato all’Ambasciatore d’Austria e siamo rimasti d’accordo che Waldheim sarebbe venuto da me lunedì 29, ore 17,30». Sull’incontro Fornari-Waldheim vedi D. 374.

371

L’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Nota verbale 5991-A/632. Roma, 24 luglio 1963.

L’Ambasciata d’Austria, per incarico del Ministero Federale degli Affari Esteri, si onora portare a conoscenza del Ministero degli Esteri italiano quanto segue:

Il Governo austriaco ha l’onore di accusare ricevuta della Nota Verbale del Governo italiano n. 2552 del 12 luglio 19633.

Il Governo austriaco ha preso atto con soddisfazione che il Governo italiano ha accolto la proposta del Governo austriaco, presentata con Nota Verbale dell’Ambasciata d’Austria a Roma n. 2835-A/63 del 9 aprile a.c.4, relativa ad una sollecita ripresa dei negoziati bilaterali al livello dei Ministri per gli Affari Esteri ai sensi delle risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1497 (XV) del 31 ottobre 1960 e n. 1661 (XVI) del 28 novembre 1961.

Il Governo austriaco condivide l’opinione del Governo italiano che l’incontro dei Ministri dovrebbe portare a risultati reali e che ogni sforzo dovrebbe essere compiuto per avviare il problema dell’Alto Adige ad un’effettiva soluzione. A questo riguardo il Governo austriaco ritiene, tra l’altro, importante apprendere a che punto si trovi l’esauriente esame dell’attuazione dell’Accordo di Parigi promosso dal Governo italiano.

Da parte austriaca si propone, per l’incontro dei Ministri degli Affari Esteri, una data compresa tra il 2 e il 5 settembre p.v. e, come luogo, la città di Salisburgo.

Al fine di preparare tale incontro e di elaborare l’ordine del giorno, il Governo austriaco è disposto ad inviare a Roma, ad una data piravvicinata possibile, funzionari competenti del Ministero Federale degli Affari Esteri per conferire con funzionari del Ministero degli Affari Esteri italiano.

Il Governo austriaco rimane in attesa di conoscere il punto di vista del Governo italiano circa le proposte di cui sopra.

L’Ambasciata d’Austria, nel portare quanto precede a conoscenza del Ministero degli Affari Esteri, si vale dell’occasione per rinnovargli gli atti della sua pialta considerazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 21.


2 Consegnata da LenTHal a Fornari in pari data, vedi D. 370.


3 Vedi D. 369.


4 Vedi D. 355.

372

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA,

AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. segreta urgente 2793. Vienna, 26 luglio 1963.

Caro Ambasciatore, il difficile compito che la diplomazia austriaca cerca oggi di risolvere è quello di inserirsi formalmente nel dialogo Roma-Bolzano senza compromettere i risultati della Commissione dei 19. La soluzione di questo problema permetterebbe infatti a Vienna e Innsbruck di mantenere quel «droit de regard» sulla questione altoatesina che è loro indispensabile per mantenere e legittimare la propria influenza sugli sviluppi interni della Regione italiana.

Nell’attuale fase della controversia questo scopo si puraggiungere solo forzando l’«ordine del giorno» della futura Conferenza, cercando così di fare operare al negoziato un vero salto qualitativo: da un esame dell’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber nel senso delle raccomandazioni dell’ONU ad un esame dei risultati della Commissione dei 19, assunta implicitamente quasi a strumento da noi stessi creato per attuare le medesime raccomandazioni. Verrebbe così mantenuto il carattere internazionale della controversia che, da parte nostra, con la creazione della Commissione si intendeva appunto superare.

Dati questi obiettivi è chiaro che la determinazione dell’ordine del giorno diventi il punto cruciale del futuro negoziato: quello che permetterà o meno lo sviluppo della manovra austriaca.

È perciche ad un compito tanto arduo sul piano diplomatico – e che pare che la Ballhaus abbia assunto con qualche esitazione solo dopo approfondite consultazioni con Innsbruck e con i dirigenti della Volkspartei – è stato delegato il funzionario piabile e pisuasivo del Ministero degli Esteri austriaco, l’Ambasciatore Waldheim.

Da un punto di vista di tecnica negoziale, dopo gli spunti che ho potuto qui cogliere in questi ultimissimi giorni, mi pare che oggi al Governo di Vienna si offrono due vie:

a) la ripresa delle conversazioni bilaterali con un ordine del giorno che comprenda le questioni nelle quali gli altoatesini non hanno ottenuto totale soddisfazione in sede di Commissione di Studio. Bolzano, passate a Vienna «le carte» riguardanti quei punti (o almeno i punti principali) nei quali le «raccomandazioni» della Commissione non sono ritenute da essi accettabili, lascerebbe al suo «avvocato difensore» di cercare di far meglio, ottenendo cioè qualcosa di piattraverso le trattative bilaterali o il mezzo pacifico.

Impresa disperata per gli austriaci a meno di supporre in noi un tale spirito autolesionista da lasciarci trascinare a fare in sede internazionale maggiori concessioni di quelle ritenute possibili in sede interna;

b) dopo aver riconosciuto che il Governo italiano non puandare oltre le raccomandazioni della Commissione, concordare con l’Italia una procedura internazionale (Aja, arbitrato, Commissione mista) alla quale gli altoatesini, attraverso Vienna, possano ricorrere in caso di mancato adempimento da parte del Governo di Roma degli impegni assunti con la Commissione dei 19. Ciequivarrebbe al superamento, forse anche formale, dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

***

Si tratta, come si vede, di una soluzione massima sulla base della internazionalizzazione dei risultati della Commissione migliorati; ovvero di una soluzione di ripiego che comporterebbe l’internazionalizzazione dei lavori della Commissione sulla base dei risultati già raggiunti.

Se difficile appare il compito della diplomazia austriaca, certo non facile appare quello della nostra: massimamente nell’ipotesi a) che sarà verosimilmente il punto di partenza della missione Waldheim.

Meno di un anno fa Kreisky, per ottenere l’incontro di Salisburgo, propose di «far finta» di trattare(2). Suggerì cioè di inserire nell’ordine del giorno un problema, quello della lingua, sul quale i punti di vista italiano ed austriaco erano vicini, mentre in sede di Commissione pare si fosse giunti ad una «raccomandazione» unanime. Allora si trattava appunto di «far finta di negoziare» lasciando alla Commissione il tempo di concludere i suoi lavori e di precostituirsi un prezioso «precedente» per il futuro col riesame in sede bilaterale, anche se puramente formale, di un problema trattato dalla Commissione.

Oggi la situazione è radicalmente diversa (la Commissione ha concluso; non esistono impellenti motivi elettorali). Affrontando la discussione su problemi sui quali la Commissione di Studi si è già pronunciata all’unanimità, gli austriaci non possono sperare di ottenere alcun vantaggio per Bolzano. Anzi, se noi ci astringessimo alla nostra posizione di mantenerci sulle proposte di Zurigo si troverebbero subito nella singolare situazione di ottenere meno di quanto è stato già «promesso» agli altoatesini. Mi parrebbe dunque che l’unica maniera efficace e concreta di difendere la nostra tesi sul carattere interno della Commissione sarebbe quella di non farci trascinare ad una formulazione dell’ordine del giorno (quella che con ogni probabilità proporrà Waldheim) in cui figurino le questioni non risolte dalla Commissione (anche se ovviamente a Roma per gli austriaci non sarà necessario definirle tali) contrapponendo, ad esempio, l’ordine del giorno di Zurigo.

Un tale atteggiamento avrebbe il vantaggio di incoraggiare Bolzano ad accettare i risultati della Commissione facendole perdere la speranza che essi possano essere migliorati.

Ma questo stesso nostro atteggiamento spingerebbe Vienna verso l’ipotesi b). Poiché tuttavia la realizzazione di questa ipotesi presupporrebbe un’accettazione «in toto» dei risultati della Commissione da parte degli altoatesini a soddisfazione delle loro rivendicazioni, poTRà diventare conveniente per Vienna di influire su quella decisione in senso favorevole all’accettazione dei risultati stessi.

Il problema – non pinecessariamente immediato – sarebbe allora quello di ridurre al minimo le pretese di internazionalizzazione riassunte al punto b) (le ha formulate l’organo del Partito Popolare, vedi mio telegramma n. 158)3.

In questa ipotesi si riaprirebbero per noi maggiori possibilità di manovra che potrebbero consistere sia nella proposta di dichiarare chiusa la controversia in un atto bilaterale, sia in quella di legare l’accordo De Gasperi-Gruber ad una precisa istanza internazionale nel caso di contestazioni sulla sua applicazione.

Pur rendendomi conto dell’estrema complessità dell’attuale fase della controversia e del fatto di non disporre di tutti gli elementi della questione, mi è sembrato doveroso prospettarti queste ipotesi sulla base di qualche contatto avuto in questi giorni e di un’esegesi, per quanto possibile accurata, della «campagna di stampa» che nella prospettiva della Conferenza la Ballhaus ha lanciato in tutta la stampa austriaca con sospetto sincronismo.

Spero che mi perdonerai se ho scritto direttamente a te guidato dall’idea di non «ostentarmi» in un telespresso, ben pilieto di potere contare sulla tua benevola approvazione personale.

Credi con l’occasione agli atti del mio devoto pensiero Carlo Calenda P.S. Spero che non me ne vorrai se ho informato il mio Ambasciatore di questa lettera.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Commissione dei 19 (Rossi).


2 Vedi D. 338.


3 Riferimento errato, si tratta presumibilmente del T. urgente 22544/358 del 25 luglio con il quale Calenda aveva trasmesso il testo di un servizio del «Volksblatt» dedicato alla ripresa dei contatti bilaterali (Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I).

373

IL MINISTRO CONSIGLIERE ALLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, TALLARIGO, AL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BELLIA(1)

L. 563. New York, 26 luglio 1963.

Caro Franco, ti chiedo infinite scuse per non aver trovato il tempo gli ultimi giorni con la visita di THant di venire a fare una chiacchierata con te come ci eravamo ripromessi.

Al mio rientro in sede sono stato due volte avvicinato dall’Amb. Matsch con le solite domande indiscrete sulla Commissione Rossi. Gli ho risposto che noi stessi non ne sapevamo niente.

A sua volta egli ha «volunteered» ogni possibile informazione sulla partecipazione di Kreisky ai lavori della prossima Assemblea Generale che, come vi ho scritto, giungerà il 17 settembre e partirà il primo ottobre (nei giorni 22, 23 e 24 egli sarà a Washington).

Se da qui ad allora la questione Alto Adige non sarà iscritta e ti faccio notare che il primo termine (19 luglio) è già passato, l’unica prevedibile incidenza del problema Alto Adige nei lavori della XVIII Assemblea Generale saranno gli accenni che ad essa vorranno fare i due Ministri degli Esteri nei discorsi che, come d’uso, essi pronunceranno durante il dibattito generale in Assemblea Generale.

Come vedrai dai precedenti, l’anno scorso gli austriaci dettero ampio sviluppo all’argomento. Noi viceversa adottammo la tattica di trattarlo brevemente in tono di ordinaria amministrazione e assicurando che le trattative bilaterali erano in corso in ottemperanza alle risoluzioni dell’Assemblea Generale.

Nella fase precedente ai discorsi si sviluppun minuetto di inchini e falsi sorrisi che avrebbe dovuto essere la riprova dell’atmosfera dell’incontro di Venezia(2) ma che in realtà fu l’indice della persistente reciproca diffidenza.

A quanto credo di ricordare, a Venezia i due Ministri si erano ripromessi di mostrarsi in precedenza il testo delle dichiarazioni che ciascuno di essi avrebbe fatto sull’argomento Alto Adige.

La cosa naturalmente avrebbe dovuto essere una riprova dello spirito di collaborazione instaurato a Venezia e quindi apparentemente destinata ad evitare che i due discorsi assumessero un tono polemico in contrasto con quanto era stato concordemente dichiarato al termine dell’incontro di Venezia.

Gli austriaci l’intendevano differentemente. Come ricorderai (telegramma ministeriale 18631/c. del 4 agosto 1962)3 essi avevano inizialmente mirato a fare un rapporto congiunto alla Assemblea Generale sullo stato della questione. Da parte italiana si rilevil carattere inusitato di tale procedura e si finì per concordare che ognuno dei 2 Ministri degli Esteri inserisse nel suo intervento nel dibattito generale una parte dedicata all’Alto Adige. Gli austriaci percontinuavano a pensare alla prassi che pisi poteva avvicinare alla dichiarazione congiunta. Da un lato quindi cercarono di sapere cosa avremmo detto noi, senza aver troppa fretta di dirci cosa avrebbero detto loro, dall’altra manovravano perché i due discorsi fossero pronunciati l’uno di seguito all’altro.

Kreisky si iscrisse e noi ci iscrivemmo a qualche giorno di distanza. Gli austriaci manovrarono allora per spostare la data del loro discorso e affiancarsi al nostro. Noi aspettammo che si fossero ben coincés nella nuova data e a nostra volta spostammo la nostra.

Per quel che riguarda il testo dei due discorsi finimmo per comunicarcelo poco prima che fossero pronunciati.

Intanto il Segretariato, essendo stato ormai pubblicato l’ordine provvisorio dell’agenda dell’Assemblea Generale, ci ha chiesto, come avviene ogni anno, di voler, se possibile, comunicare la data nella quale il nostro Ministro degli Esteri interverrà nel dibattito generale. Su questo punto potrai prendere contatto con Majoli e Vinci (e forse Toscano). Si potrebbe indicare uno dei giorni in cui Kreisky è a Washington, salvo poi ad accordarsi all’ultimo momento col Segretariato per spostarla se Kreisky ricomincerà le manovre dell’anno scorso.

Tutto cinaturalmente è subordinato a quel che accadrà da qui ad allora. Ho tenuto comunque ad informarti per tempo dei dettagli di contorno del problema.

Vi è infine un’altra questione su cui vorrei attirare la tua attenzione. Con vostro telespresso 10/1198/c. del 18 corrente ci avete trasmesso copia della nota da noi presentata a Vienna il 12 corrente(4) per dichiararci pronti a riprendere le trattative bilaterali in base alle Risoluzioni 1497 (XV) e 1661 (XVI), rispettivamente del 31 ottobre 1960 e del 28 novembre 1961, dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Mi domando se non possa essere opportuno trovare il modo di portare cia conoscenza del Segretario Generale, senza naturalmente farne oggetto di un passo formale.

Per quanto egli non si sia mai molto occupato del problema Alto Adige, penso che non possa non aver notato che nel corso della visita in Italia nessun cenno gli è stato fatto del problema mentre da parte austriaca gliene era stata riempita la testa quando si era recato l’anno scorso a Vienna.

Penso che egli abbia apprezzato la nostra discrezione, ma non vorrei che domani qualche interessato gli insinui il dubbio che tale riserbo sia dovuto al fatto che noi ci sentiamo in difetto di fronte alle Nazioni Unite.

Potrebbe quindi essere utile ch’egli sappia che abbiamo preso l’iniziativa di riaprire i negoziati bilaterali. Poiché egli faceva visita al Presidente Leone il 10 mattina, proprio mentre si discuteva la fiducia, non poTRà non notare la sollecitudine con cui ci siamo rivolti agli austriaci e trarne conferma della nostra correttezza e buona volontà.

A voi valutare i vantaggi e svantaggi di un tale gesto. Personalmente sarei favorevole. Anche se non è probabile che THant possa essere chiamato a interessarsi del problema, non credo che lo si possa escludere a priori. Egli ha influenza sugli afroasiatici e il suo punto di vista potrebbe domani avere un notevole peso.

Quali i rischi e gli inconvenienti? Evidentemente non è nostro interesse sottolineare la competenza delle Nazioni Unite, ma d’altra parte resta il fatto che esistono già due risoluzioni e che non potremo mai impedire agli austriaci di invocarle.

L’altro rischio è che qualsiasi nostro gesto metta in moto l’attivismo austriaco. Matsch mi ha già domandato se si era parlato della questione con THant. Gli ho risposto che le parole Alto Adige (e tanto meno quelle sul Sud Tirolo) non erano state mai pronunciate nel corso dei colloqui romani e che glielo potevo garantire perché ero stato personalmente presente a tutti. Non so se mi ha creduto perché essendo tendenzialmente bugiardo non crede alla sincerità degli altri. Comunque è probabile che lo abbia già domandato a THant. Ad ogni modo, parlandone al Segretario Generale, gli direi che si tratta di una informazione personale e che non consideriamo utile dare troppa pubblicità a questi contatti bilaterali, che tanto maggiore probabilità di successo potranno avere quanto meno se ne parlerà e quanto pisi avrà cura di non turbarli con interventi esterni e con reazioni di opinione pubblica. E credo che si possa contare sulla sua discrezione.

Resto in attesa di vostre cortesi istruzioni(5).

Credimi con i picordiali saluti tuo Paolo (Tallarigo)


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, agosto-settembre.


2 Vedi D. 326.


3 Riferimento errato.


4 Vedi D. 369.


5 Bellia rispondeva trasmettendo a Tallarigo l’approvazione di Fornari alla proposta di informare U THant della recente iniziativa italiana e la sua indicazione di provvedervi «in forma personale», come «atto di deferenza e collaborazione» (L. 1286 dell’8 agosto, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, agosto-settembre). Con L. 606 del 17 agosto Tallarigo riferiva a Bellia di essersi espresso con U THant come da indicazioni ricevute (ibidem).

374

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 29 luglio 1963.

Secondo le istruzioni di V.E.3, ho ricevuto oggi il Direttore Generale degli Affari Politici di Vienna, Ambasciatore Waldheim.

Ho iniziato il colloquio con un chiaro accenno alle notizie apparse sui giornali della mattina a proposito della ripresa dell’azione dinamitarda; «ancora – ho precisato – non ne avevamo i dettagli, ma certamente se da parte austriaca si accedesse alla nostra richiesta tante volte ripetuta di una riservata collaborazione dei servizi di polizia austriaca con i nostri, non sarebbe difficile riuscire a evitare gli attentati stessi».

Ho poi tenuto a specificare che il nostro incontro, a livello funzionari, e i nostri scambi di vedute non avrebbero avuto alcun carattere impegnativo per i rispettivi Governi.

L’Ambasciatore Waldheim, dopo aver espresso la sua amarezza per le azioni sconsiderate di elementi estremisti, mi ha risposto che avrebbe riferito al suo Governo su quanto gli avevo fatto presente; non vedeva permolte concrete possibilità di collaborazione tra le due polizie, per ragioni costituzionali di politica interna.

Passando poi all’oggetto delle conversazioni, ha affermato che scopo della missione affidatagli era quello di preparare un ordine del giorno per l’incontro di V.E. col Ministro Kreisky. Esigenze di politica interna imponevano al Governo austriaco che l’incontro non si risolvesse in una pura manifestazione, interlocutoria, di buona volontà. Pregato di illustrarmi le sue idee in proposito, mi ha sottoposto l’opportunità che nell’ordine del giorno si facesse chiaro cenno ad un reciproco esame dei risultati raggiunti dagli sforzi italiani sul piano interno, dandomi così indiretta conferma del tentativo austriaco di trasferimento sul piano bilaterale dei lavori e dei risultati della Commissione Rossi. Senza un esame di quanto raggiunto nella Commissione, secondo l’Ambasciatore Waldheim, un incontro non avrebbe potuto avere la concretezza auspicata.

Da parte mia ho tenuto innanzitutto, per evitare qualsiasi malinteso, a mettere in chiaro due punti, che – gli ho detto – erano da considerarsi non negoziabili: 1) è da escludere qualunque possibilità che sul piano internazionale, bilaterale o plurilaterale, il Governo italiano sia disposto a concedere pidi quello che, in un package deal, consenta sul piano interno; 2) è parimenti da escludere che il Governo italiano possa accettare di sottoscrivere con l’Austria un qualsiasi impegno che si traduca comunque in una «novazione» dell’Accordo di Parigi.

Gli ho quindi ribattuto le nostre note esigenze di attenerci, bilateralmente, all’esame dell’applicazione dell’Accordo di Parigi e, comunque, gli ho fatto notare che se l’incontro fosse stato confermato per la data proposta dal Governo austriaco, la Commissione Rossi non avrebbe ultimato i suoi lavori che potranno dirsi conclusi solo a presentazione al Governo italiano della relazione finale del Presidente.

Si è allora parlato dell’eventualità di rimandare l’incontro a chiusura definitiva dei lavori della Commissione, ciche puperpresentare – tanto per gli austriaci, quanto anche per noi – vantaggi e svantaggi. Si è accennato anche alla possibilità di un incontro in occasione della prossima Assemblea Nazioni Unite.

Si è finito col convenire di sottoporre ai Ministri la proposta di incontrarsi nella prima decade di settembre (5-6) a Salisburgo, al termine della quale i Ministri potrebbero decidere di rivedersi a New York in occasione dei lavori dell’Assemblea delle Nazioni Unite.

Parallelamente si è discusso l’ordine del giorno del primo incontro.

Waldheim ha insistito per immettervi un accenno preciso agli «sforzi del Governo italiano sul piano interno» per l’applicazione dell’Accordo di Parigi.

Ho da parte mia fatto comprendere che potevamo accettare soltanto un ordine del giorno che non si riallacciasse ai lavori della Commissione ed, alla fine, dopo lunga e in certi momenti vivace discussione, si è concordato di sottoporre all’approvazione dei rispettivi Ministri degli Esteri la seguente formulazione:

1. Scambio di informazioni sullo stato attuale delle iniziative intese a dar seguito alle raccomandazioni delle risoluzioni delle Nazioni Unite (1960-1961) per trovare una soluzione a tutte le divergenze relative all’applicazione dell’Accordo di Parigi.

2. Scambio di vedute sugli altri problemi che interessano i rapporti bilaterali(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, Parte generale.


2Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3Vedi D. 370, nota 5.


4Vedi anche D. 375.

375

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 30 luglio 1963.

Stamane si sono concluse le conversazioni con l’Ambasciatore Waldheim(3) per preparare l’incontro di V.E. col Ministro Kreisky, a Salisburgo.

Ieri sera dopo il pranzo offerto agli ospiti austriaci, la conversazione si era particolarmente centrata sulla eventuale partecipazione di rappresentanti del Governo tirolese nella Delegazione austriaca, e, quindi, nelle conversazioni politiche che V.E. avrà col Ministro Kreisky, partecipazione che non eravamo disposti ad ammettere.

Stamane, in un ampio scambio di vedute in proposito con l’Ambasciatore Toscano e il Ministro Vinci, si è studiata una soluzione che appare salvaguardare tanto i nostri interessi, quanto certe esigenze prospettateci da parte austriaca.

L’incontro si articolerebbe nel modo seguente: in primo luogo una riunione delle rispettive Delegazioni – formate nel modo che ciascuna parte riterrà piconveniente

– in seduta plenaria, nel corso della quale prenderanno la parola soltanto i Ministri e soltanto per esporre i rispettivi punti di vista sullo stato attuale della controversia. Non ne seguirà alcuna discussione: i Ministri si limiteranno a convenire sull’opportunità di creare un Gruppo di lavoro diretto a studiare la formula giuridica migliore per chiudere a suo tempo la controversia italo-austriaca sull’applicazione dell’Accordo di Parigi e per precostituire il sistema giurisdizionale appropriato, al fine di prevenire o dirimere l’eventuale risorgere della stessa controversia. Tale Gruppo di lavoro comincerà le sue riunioni nel pomeriggio e poTRà poi continuarle anche dopo l’incontro di Salisburgo in sedi e in modi da concertare.

I Ministri, quindi, converranno di rivedersi tra di loro nel pomeriggio per la discussione dell’ordine del giorno sottoposto a V.E. con appunto precedente.

Nessuna ulteriore riunione plenaria avrà luogo.

L’Ambasciatore Waldheim, nel riservarsi di sottoporre al Ministro Kreisky la proposta di cui sopra, ha espresso una certa fiducia che essa possa venire approvata.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Alto livello, Parte generale.


2Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3Vedi anche D. 374.

376

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 6 agosto 1963.

Secondo le istruzioni di V.E., ho stamani convocato l’Incaricato d’Affari d’Austria.

Ho premesso che egli non si sarebbe certo meravigliato se, come primo argomento, lo avessi intrattenuto sugli ultimi attentati in Alto Adige e se, nel rimettergli un Pro-memoria contenente alcuni dati tecnici fornitici dalla Polizia sulla provenienza austriaca del materiale esplosivo, lo pregavo di attirare in proposito la piseria attenzione del suo Governo(3).

Non volevo in questa occasione insistere nuovamente sul nostro punto di vista, tante volte segnalato al Governo austriaco, in merito ad una sua diretta o indiretta responsabilità. Fatto sta che anche questa volta il materiale utilizzato dai dinamitardi risultava di provenienza di oltre frontiera. Ripetutamente avevamo sollecitato una collaborazione tecnica tra le due Polizie in relazione alle misure da prendere per evitare il ripetersi di atti terroristici: ma senza ottenere alcun risultato. Waldheim aveva in proposito accennato a obiezioni di carattere costituzionale(4): in tutti i Paesi democratici esistono peraltro contatti tra i rispettivi competenti Servizi, diretti a prevenire azioni delittuose; comunque, anche a prescindere da forme di collaborazione tecnica, ci domandavamo se il Governo austriaco non disponesse realmente, nella sua competenza, di alcun mezzo per accertare le origini degli attentati e scoprirne le complicità, le connivenze e gli incoraggiamenti.

Ho infine aggiunto che – come già ne avevo prevenuto l’Ambasciatore Waldheim

– questa ondata di attività terroristica non rendeva possibile fissare la data del progettato incontro dei Ministri degli Esteri. In Italia l’opinione pubblica, a torto o a ragione, non avrebbe compreso l’annunzio di un incontro a carattere distensivo e collaborativo dopo fatti nei quali molti italiani vedevano una responsabilità austriaca, vicina o lontana.

All’obiezione fattami dall’Incaricato d’Affari che uno degli obiettivi degli estremisti era proprio quello di far naufragare l’incontro dei Ministri, e alla domanda rivoltami se rimandando l’incontro non si facesse proprio il gioco di tali estremisti, ho risposto che a volte si era purtroppo costretti a subire le conseguenze di determinati atti: non volendo le conseguenze, occorreva eliminare le cause e, cioè, gli atti stessi.

A proposito del progettato incontro, ho inoltre fatto presente – secondo le istruzioni di V.E. – che esso, come già avevamo constatato nella conversazione con l’Ambasciatore Waldheim, non avrebbe potuto avere che un carattere interlocutorio. Infatti per l’epoca suggerita dal Governo austriaco non si sarebbe ancora conosciuta la relazione dell’On. Rossi e sarebbe quindi mancato uno degli elementi necessari all’esame della situazione. Da parte austriaca era stato fatto presente – è vero – che l’incontro era desiderato anche al fine di rispondere alle critiche di quei gruppi austriaci che rimproverano al loro Governo una certa inazione per l’Alto Adige, sopratutto dopo un anno di stasi del dialogo bilaterale. Ci dovevamo perchiedere, entrambe le parti, se tale argomento era valido, dato che presto o tardi il carattere dell’incontro sarebbe apparso quale esso era veramente, e cioè soltanto interlocutorio: tanto pivigorose sarebbero allora state le critiche.

In tale situazione pensavamo fosse piopportuno che l’incontro avesse luogo a New York nel periodo in cui entrambi i Ministri degli Esteri avrebbero partecipato ai lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e cioè tra il 20 ed il 30 settembre.

Ciavrebbe permesso anzitutto di constatare – ci auguravamo – la cessazione o l’affievolimento dell’azione terrorista, consentendo così di superare quelle difficoltà di opinione pubblica, cui avevo precedentemente accennato. In secondo luogo, era piprobabile che per quell’epoca si avesse qualche maggiore indicazione sul contenuto della relazione dell’On. Rossi, ciche renderebbe il dialogo piconcreto.

L’Incaricato d’Affari austriaco ha ascoltato attentamente e ha assicurato che avrebbe subito trasmesso a Vienna il contenuto della nostra conversazione; non avrebbe mancato di farci conoscere al pipresto le reazioni del suo Governo. Si è poi detto sicuro di interpretare anche il pensiero di quest’ultimo, esprimendo il suo addolorato particolare rammarico per gli atti terroristici, rilevando come essi fossero stati subito condannati dai principali giornali austriaci, della qual cosa anche la stampa italiana ha dato atto(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Si riferisce all’attentato del 28 luglio alla linea ferroviaria Milano-Como e a quello del 4 agosto alla linea elettrica di Campo Tures. Il Promemoria è edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 24.


4 Vedi D. 374.


5 Per il seguito vedi D. 377.

377

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 7-8 agosto 1963.

È venuto stamane a vedermi l’Incaricato d’Affari d’Austria. Mi ha detto che il Ministro Kreisky lo aveva incaricato di esprimerci la sua costernazione per la nostra comunicazione (mio appunto del 6 agosto)3 e i suoi dubbi sull’opportunità di rinviare il progettato incontro di Salisburgo. In primo luogo, detto rinvio si traduceva in una capitolazione di fronte ai terroristi, i quali si proponevano, con la loro azione, proprio di disturbare i contatti in corso; in secondo luogo era evidente che un incontro dei due Ministri a New York anziché a Salisburgo avrebbe avuto un significato ben diverso e un valore minore; in terzo luogo, gli sviluppi della politica interna austriaca potevano portare ad una situazione fluida verso la metà di settembre – epoca in cui avrà luogo il congresso della Volkspartei – ed esigere quindi la sua presenza a Vienna.

Per tali ragioni egli rivolgeva un caldo appello a V.E. perché volesse riconsiderare, alla luce di detti motivi, la proposta d’incontro a New York.

Ho naturalmente risposto che non avrei mancato di portare subito a conoscenza di V.E. il messaggio del Ministro Kreisky. A titolo personale non potevo pernon osservare che i tre motivi esposti non mi sembravano tali da modificare i nostri punti di vista. Circa il terrorismo, non potevo infatti che ripetere quanto gli avevo detto il giorno precedente e cioè che non si potevano evitare le conseguenze di determinati fatti, quando questi si verificavano: occorreva invece provvedere perché essi non accadessero. Circa il minor valore d’un incontro a New York, riconoscevo che il suo significato sarebbe stato ben differente se avesse avuto luogo in Austria, ma non potevo che insistere sul fatto che avrebbe comunque avuto un carattere interlocutorio: se fatto a Salisburgo cisarebbe risultato ancor pievidente e si sarebbe prestato maggiormente ad ovvie critiche. Circa l’eventualità che il Ministro Kreisky fosse impossibilitato a recarsi a New York, mi auguravo che cinon si verificasse; in quel caso, comunque, un incontro a Salisburgo avrebbe potuto avere luogo, con ancor maggiore concretezza, dopo il ritorno del nostro Ministro degli Esteri da New York.

L’Incaricato d’Affari ha insistito trattarsi di un appello di carattere anche personale del Ministro Kreisky, che teneva molto alla effettuazione dell’incontro a Salisburgo. In quanto alla mia obiezione sulla prevedibile interlocutorietà dell’incontro, ha osservato che si era previsto di programmare, durante lo stesso, un successivo incontro a New York, nonché di affidare a una delegazione di funzionari l’eventuale studio di determinati argomenti. Ciavrebbe dato l’impressione che era in atto un programma di collaborazione e di contatti.

Roma, 7 agosto 1963.

***

In base alle istruzioni di V.E., ho convocato stamane l’Incaricato d’Affari d’Austria al quale ho detto che V.E., presa conoscenza del messaggio del Ministro Kreisky, acconsente in linea di massima a prevedere un incontro a Salisburgo nella prima decade di settembre.

Ho aggiunto, a titolo personale, che a tale decisione aveva contribuito anche la chiara condanna degli atti terroristici espressa sia dal Cancelliere Gorbach che dal Ministro Kreisky, nonché l’atteggiamento di buona parte della stampa austriaca. Mi sembrava tuttavia preferibile non si informasse ancora la stampa – tuttora sotto l’impressione degli atti terroristici – di questo incontro. Non potevo inoltre non ripetergli che, qualora gli attentati continuassero – ciche mi auguravo non dovesse accadere

– l’atmosfera che si sarebbe creata ci avrebbe costretti a riconsiderare la nostra posizione, tenendo conto della reazione dell’opinione pubblica. In quanto alla data precisa e al contenuto dell’incontro, avremmo potuto riparlarne dettagliatamente verso la fine di agosto, sulle linee di quanto avevamo discusso con Waldheim(4). Ripensando a quanto avevamo detto allora, mi sembrava che le previste Delegazioni di funzionari e di esperti avrebbero potuto riunirsi in un secondo tempo, anche per non accrescere il numero dei partecipanti alla riunione.

L’Incaricato d’Affari d’Austria ha affermato che riteneva d’interpretare anche il pensiero del Ministro Kreisky esprimendo la sua sincera soddisfazione e i suoi vivi ringraziamenti.

Roma, 8 agosto 1963.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Vedi D. 376.


4 Vedi DD. 374 e 375.

378

IL CONSOLE GENERALE A INNSBRUCK, MANCA DI VILLAHERMOSA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. riservato 6397/7752. Innsbruck, 22 agosto 1963.

Oggetto: Colloqui tra il Governo Regionale tirolese e la SVP di Bolzano per fissare la linea di condotta per il prossimo incontro italo-austriaco.

Stando a notizie ed indiscrezioni raccolte in questi ambienti si sono svolti nelle scorse settimane alcuni colloqui tra esponenti della SVP e del Governo tirolese per un aggiornamento reciproco sulla situazione e per la messa a punto dell’indirizzo da adottare, da parte austriaca, nel prossimo incontro dei Ministri degli Esteri.

A quanto pare, l’intesa sulla linea di condotta è stata raggiunta sollecitamente e senza grandi difficoltà ed avrebbe dovuto essere sanzionata in una riunione – fissata per una data tra il 20 e il 28 agosto – alla quale era previsto dovesse partecipare anche Kreisky.

Nel frattempo persi è riaperta in Alto Adige la nuova fase terroristica che (come riferisco con Telespr. n. 6396/774 del 22.8.63)3 ha suscitato forti perplessità in questi ambienti e che potrebbe mettere forse in pericolo il prossimo incontro italo-austriaco. Nel caso in cui i colloqui venissero rinviati a data pilontana sarebbe dunque probabilmente necessaria una serie di nuovi colloqui tra Innsbruck e Bolzano, specie se nel frattempo venisse anche compilata e resa nota la relazione della Commissione dei 19.

Per il momento, comunque, l’intesa tra Innsbruck e Bolzano è stata raggiunta su una formula che, a volerla sintetizzare nei suoi termini essenziali, sarebbe la seguente: accettare tutte le concessioni che l’Italia è disposta a fare, senza allontanarsi perdalla richiesta di una «vera e propria autonomia» per la Provincia di Bolzano, formula assai ampia e vaga che consentirebbe di lasciare aperta la partita, anche per un eventuale ritorno all’ONU, l’anno prossimo.

In sostanza, né i tirolesi né gli esponenti della SVP sembrano disposti sinceramente verso un compromesso ragionevole. All’ondata di euforia e di ottimismo che aveva circondato, in questi ambienti, la nascita della Commissione dei 19, sembra essere succeduta una valutazione molto picritica accompagnata dalla convinzione che, attraverso l’organismo consultivo, non verrà raggiunto l’obiettivo di una piena autonomia provinciale per Bolzano, quale viene inteso dai tirolesi. E non si dimostra affatto di voler capire che le eventuali concessioni che l’Italia poTRà fare in applicazione degli studi della Commissione, si avvicineranno al limite oltre il quale, per favorire ulteriormente il gruppo di lingua tedesca in Alto Adige, si dovrebbero inevitabilmente danneggiare gli interessi degli italiani.

Per quanto si pugiudicare da Innsbruck sembra probabile che Kreisky, partecipando nel corso di questo mese o pitardi ad una riunione conclusiva con gli esponenti della Volkspartei bolzanina e dei tirolesi, non potrebbe far altro che accedere al loro punto di vista. Egli stesso ha infatti ripetutamente dichiarato (e Magnago si è preoccupato recentemente di ribadirlo) che spetta ai sudtirolesi e ad essi soltanto di accettare o respingere le concessioni italiane. Kreisky, a quanto si dice, usa generalmente tornare a Vienna da Innsbruck con un verbale delle riunioni tenute in Tirolo per mettersi al sicuro da eventuali accuse ed attacchi futuri. La sua libertà di manovra è quindi assai limitata.

Per il caso che le trattative di Salisburgo dovessero subire un notevole rinvio, non bisogna dimenticare poi che l’esecutivo della SVP ha preso l’impegno di sottoporre ad un’assemblea straordinaria i risultati dei lavori della Commissione dei 19. Conseguentemente basandosi sullo svolgimento che hanno avuto finora le assemblee del partito degli altoatesini di lingua tedesca, è difficile immaginare che possa aversi un responso diverso da quello che sarà la linea imposta dal direttivo, composto essenzialmente dai «duri». Se questo giudicherà insoddisfacenti i risultati dei lavori della Commissione, le proposte di questa potranno quindi facilmente figurare come respinte dal popolo sudtirolese, rafforzando così la posizione della SVP e dei suoi esponenti piradicali.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, agosto-settembre.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Non rinvenuto.

379

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 25892/451. Vienna, 27 agosto 1963, ore 24 (perv. ore 2 del 28).

Oggetto: Alto Adige.

In relazione colloquio avvenuto ieri fra l’Ambasciatore Fornari e codesto Incaricato d’Affari austriaco(2) l’Ambasciatore Bielka, Segretario Generale alla Ballhaus, mi ha convocato per comunicarmi quanto segue: Ministro Kreisky, che trovavasi in Carinzia, è rimasto sorpreso e amareggiato circa proposta di effettuare a New York incontro già proposto per Salisburgo.

Secondo Kreisky opinione V.E. ed in generale della Farnesina era che terroristi miravano e mirano ad impedire incontro fra i due Governi e pertanto rinvio progettato incontro costituirebbe gesto in favore scopi da essi perseguiti. Anche altri argomenti fatti presenti a codesto Incaricato d’Affari circa comportamento polizia austriaca e atteggiamento questa stampa non sarebbero convincenti perché polizia avrebbe agito secondo norme internazionali e stampa è libera.

Comunque incontro a New York non sarebbe possibile perché Kreisky non intenderebbe recarsi colà se non a sessione avanzata, per ragioni di politica interna austriaca. Dopo avere quindi respinto validità nostre argomentazioni, Bielka mi ha detto che Kreisky sarebbe tuttavia disposto accedere ad un breve rinvio. Sarebbe anche disposto a che incontro avvenisse, per eventuali ragioni di contingenza, in Austria o in Italia o anche un Paese neutro.

Bielka mi ha detto che col Ministro non aveva parlato dell’epoca in cui l’incontro avrebbe potuto avvenire. Successivamente, e a titolo personale, Bielka mi ha aggiunto che egli pensava che il rinvio non poteva andare oltre due o tre settimane.

Data l’esposizione fattami da Bielka ho ritenuto opportuno a mia volta far presente quanto segue: il Governo Leone aveva dato prova di buona volontà perché nel giorno stesso in cui otteneva la fiducia del Parlamento aveva proposto al Governo austriaco un nuovo incontro dei Ministri degli Esteri per risolvere la questione dell’Alto Adige. Subito dopo V.E. aveva accettato che l’Ambasciatore Waldheim venisse a Roma per prendere accordi sull’incontro da effettuarsi a Salisburgo. Purtroppo suo incontro con Ambasciatore Fornari(3) già avveniva nel clima dei primi attentati in Alto Adige.

Sia in quell’occasione che successivamente(4) non si è mancato di far presente agli austriaci che se gli atti terroristici fossero continuati, essi non avrebbero potuto non avere ripercussioni sul progettato incontro; a tutt’oggi questi attentati non accennano a terminare. Se puessere vero da una parte che lo scopo dei terroristi è quello di evitare l’incontro fra i rappresentanti dei due Governi, non puescludersi tuttavia, dall’altra, che col terrorismo si voglia influenzare il Governo italiano perché faccia le massime concessioni.

Ho aggiunto che, a torto o a ragione, l’opinione pubblica italiana non puin questo momento dimenticare circostanza che la polizia austriaca che aveva dovere di vigilare sopra elementi come Klotz e Amplatz, da noi ripetutamente indicati quali esponenti delle organizzazioni terroristiche, li abbia, prima, lasciati andare nella vallata dello Zillertal, parallela a quella dove si sono svolti gli attentati, e ne abbia poi addirittura perdute le tracce.

Ho pure insistito sull’atteggiamento della stampa austriaca, ricordando fra l’altro recente editoriale quotidiano popolare di Graz, nonché dichiarazioni fatte in Germania da Burger che spiegano il terrorismo come pressione per ottenere il massimo a favore degli altoatesini.

La proposta di V.E. di effettuare l’incontro a New York costituisce una ulteriore prova di buona volontà. Infatti secondo le intenzioni di V.E. non si sarebbe trattato di un puro incontro casuale ma in sostanza di trasferire in altra sede incontro che avrebbe dovuto svolgersi a Salisburgo. La lontananza del luogo dove piè viva l’emozione degli attentati avrebbe attenuato ripercussioni psicologiche sull’opinione pubblica dei due Paesi. Nella presente situazione infatti il Governo italiano avrebbe avuto tutte le ragioni per chiedere un rinvio dell’incontro sine die.

Fin qui i termini essenziali della conversazione.

Se mi è lecito un commento, è evidente che stesso Ministro Kreisky si è reso conto dell’impossibilità di effettuare progettato incontro a Salisburgo nella prima settimana di settembre; ha escluso l’incontro New York perché non potrebbe svolgersi con quelle solennità che egli avrebbe desiderato per soddisfare l’opinione pubblica interna e perché non avrebbe potuto trasferire a New York la progettata Delegazione comprendente anche i tirolesi.

La proposta austriaca di procedere ad un breve rinvio costituisce tuttavia implicitamente un’accettazione del nostro punto di vista sull’impossibilità di un incontro a Salisburgo a così breve scadenza. Un rinvio di qualche settimana, come Bielka mi ha fatto capire, potrebbe essere accettato anche dall’opinione pubblica austriaca alla quale, penso, potrebbe essere motivato con l’opportunità di attendere relazione Commissione Rossi.

Circa epoca, penserei che da parte austriaca potrebbe essere accettata data per fine settembre od anche prima decade ottobre.

Bielka mi ha detto augurarsi che risposta, anche a mezzo codesto Incaricato d’Affari, possa essere data al pipresto.


1 Telegrammi segreti 1963, Austria arrivo e partenza.


2 Vedi D. 380.


3 Vedi D. 374.


4 Vedi DD. 376 e 377.

380

[IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI], AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 27 agosto 1963.

Secondo le istruzioni di V.E., ho convocato ieri sera l’Incaricato d’Affari d’Austria al quale ho comunicato che, nonostante ogni migliore volontà, il Governo italiano non ritiene favorevole il momento attuale per un incontro in Austria dei Ministri degli Affari Esteri: ciin considerazione tanto dell’atmosfera determinata dagli atti terroristici, quanto dell’atteggiamento per lo meno ambiguo di gran parte della stampa austriaca che, se da un lato depreca gli atti di violenza, dall’altro quasi si sforza di giustificarli. Qui non erano inoltre sfuggiti i commenti, a dir poco offensivi, di gran parte della stampa austriaca sulle presunte torture di cui sono incolpati i carabinieri sotto giudizio a trento. tra pochi giorni si avranno le sentenze e, sia nel caso di assoluzione che di condanna, le reazioni immancabili al di qua e al di là del Brennero non avrebbero certamente contribuito a creare quella atmosfera serena, necessaria al buon successo dell’incontro.

Pertanto – ho concluso – ci sembrava preferibile di aggiornare l’incontro dei Ministri di un paio di settimane; esso potrebbe avere luogo a New York, in occasione dell’imminente sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Alla sua obiezione che l’incontro a New York non avrebbe avuto la stessa importanza che se fosse tenuto a Salzburg, ho replicato che a New York esso non avrebbe dovuto essere casuale ma debitamente preannunciato ed organizzato.

FroelichsTHal, nel prendere atto della mia comunicazione, che avrebbe subito riferito a Vienna, mi ha detto che essa avrebbe certamente causato il pivivo disappunto del Governo austriaco; un incontro a Nuova York non avrebbe certo avuto il rilievo ed il valore di quello già progettato, «perché alle Nazioni Unite tutti i Ministri degli Esteri sogliono vedersi e visitarsi». Al che ho subito ribattuto che non immaginavamo, per New York, un incontro quasi casuale, o una visita di cortesia, ma una vera e propria seduta di lavoro dei due Ministri, assistiti dai loro principali collaboratori.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 L’attribuzione a Fornari risulta dal D. 379.

381

IL CONSOLE GENERALE A INNSBRUCK, MANCA DI VILLAHERMOSA, AL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BELLIA(1)

L. 6568. Innsbruck, 27 agosto 1963.

Caro Franco, gli ultimi sviluppi della questione altoatesina (conclusione dei lavori della Commissione dei 19, prossima ripresa degli incontri italo-austriaci ad alto livello, riacutizzarsi della attività terroristica in Sudtirolo) m’inducono ad esporti, a titolo personale, alcune considerazioni di carattere generale alla luce dell’esperienza acquisita in loco in questi miei primi mesi di permanenza ad Innsbruck.

Riesaminando con spirito obbiettivo i numerosi e interessanti rapporti inviati a Roma negli ultimi anni dai miei predecessori, si è maturata in me la convinzione che da qualche tempo in qua un certo, non trascurabile cambiamento di atmosfera si è determinato in questi ambienti pio meno sinceramente interessati ad una ragionevole composizione della vertenza italo-austriaca sull’Alto Adige.

Se si considera, infatti, l’acredine, la tendenziosità, la violenza persino, che hanno caratterizzato il pensiero e spesso l’azione dei circoli politici tirolesi nell’ultimo quinquennio non si punon riconoscere che, da vari mesi a questa parte, qualche cosa è mutato e un nuovo clima, formalmente meno ostile, è subentrato a quello palesemente infesto degli anni scorsi.

Vari personaggi, noti per la lor intraprendenza e il loro malanimo nei nostri riguardi, sono praticamente scomparsi dalla scena politica locale od hanno messo in sordina la loro deprecabile attività. Altri, pur mantenendo posti di rilievo, si sono visti costretti a porre un freno alla loro esuberante loquacità, facendo raramente parlare di sé (tanto per esser chiari, classificherun Oberhammer e un Widmoser fra i primi, un Gamper e un Gschnitzer tra i secondi).

In pubbliche manifestazioni non si assiste pia intollerabili episodi come quello della corona di spine trascinata per le vie della città ad esprimere il «martirio» delle popolazioni sudtirolesi «soggiogate» dall’imperialismo italiano, e la stessa stampa ha mitigato il proprio atteggiamento (ti prego di accogliere cum granu salis questa mia affermazione) dando esempio, talora, persino di ragionevolezza (alludo sopratutto a quei giornali non legati agli interessi ed alle direttive di determinati settori politici). E sì che le occasioni non sarebbero davvero mancate, per sostenere elegantemente la causa dell’unità tirolese, nell’anno in cui si celebra il seicentenario dell’annessione del Land alla casa d’Absburgo!

Per di pinon va sottovalutato il fatto che il Bergisel-Bund, desautorato, vegeti oggi, precariamente, all’ombra dei suoi antichi protettori, elemosinando persino aiuti finanziari alle associazioni consorelle d’oltre frontiera.

Nei contatti che ho avuto e che continuo periodicamente ad avere coi pirappresentativi uomini politici della regione, ho tratto invece l’impressione di trovarmi di fronte a persone che, pur essendo, ovviamente, dall’altra parte della barricata, ascoltano e fan mostra di comprendere, anche se non di condividere, il nostro punto di vista. Alludo principalmente ai pieminenti rappresentanti del Governo Regionale e del partito popolare come ad es. il nuovo Landeshauptmann Edoardo Wallner e il Bgermeister Alois Lugger, ambedue considerati come gli uomini pirappresentativi del Land e destinati, a quanto sembra, a tenere per lungo tempo in mano le redini della politica locale (se le loro ambizioni non li porteranno pilontano).

Se a queste considerazioni si aggiunge il fatto che da parte italiana sono stati compiuti recentemente notevoli sforzi per venire incontro alle aspirazioni delle popolazioni sudtirolesi (uso questa espressione per indicare gli altoatesini di lingua tedesca) e se si tien conto della felice istituzione della Commissione dei 19 e dei lavori da questa compiuti in un clima di relativa serenità, non è forse azzardato sostenere che si apre quest’oggi un periodo particolarmente favorevole per una possibile distensione e, forse, per una ragionevole soluzione dello spinoso problema.

Orbene, così stando le cose, non si dovrebbe a mio modesto avviso lasciarci sfuggire questa occasione per addivenire ad una reale e duratura distensione. Se, come sembra, siamo entrati nell’ordine di idee di elargire ai sudtirolesi quelle concessioni che riteniamo lecito e giustificato di dar loro, ebbene, una volta stabilito il da farsi, compiamo il passo a cuor leggero e col sorriso sulle labbra, evitando quelle reticenze e incomprensioni che hanno già impedito, purtroppo, tre lustri or sono, di sanare forse definitivamente questa dolorosa ferita.

E qui si arresta la prima parte del mio discorso. Consentimi ora di passare a considerare l’altro aspetto della situazione, che vorrei definire «negativo», e che trova espressione nella funesta attività, negli atteggiamenti inconsulti, nei propositi pio meno reconditi e confessabili, di certi circoli responsabili tirolesi e non tirolesi soltanto.

Il fenomeno piappariscente e sotto alcuni aspetti allarmante è indubbiamente quello della ripresa dell’attività terroristica che, oltre ai danni materiali a noi inflitti ed al grave pericolo in cui pone numerose vite umane, minaccia di invelenire nuovamente l’atmosfera che stava andandosi così faticosamente e lentamente rasserenando.

Non mi soffermera valutare la gravità degli atti dinamitardi in sé stessi, sulla quale non spetta a me di tranciare giudizi. Desidero soltanto attirare l’attenzione sulla responsabilità di certi ambienti e di certe persone che palesemente agiscono – o meglio si astengono dall’agire – in modo da permettere il perpetuarsi di tale criminosa attività.

Vari processi a carico di noti e confessi terroristi si sono conclusi in una farsa, non senza l’inammissibile intervento, talvolta, dello stesso potere esecutivo presso quello giudiziario; i piaccesi attivisti sono liberi di circolare in tutto il territorio della Federazione anche in zone che dovrebbero essere loro interdette; l’obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità di polizia non viene pirispettato, senza che vengano adottate le necessarie misure da parte degli organi responsabili; i fuorusciti sudtirolesi non son tenuti ad osservare un domicilio coatto come sarebbe logico, lecito e doveroso.

Per giunta, quegli organi di stampa che ancora mantengono una posizione ostile e provocatoria sono proprio quelli legati ad uno dei due partiti di maggioranza da cui essi potrebbero facilmente esser costretti a mutare atteggiamento.

Di fronte a questa situazione il Governo di Vienna che fa? Consente ai propri funzionari di concedere delle inaudite interviste come quella del consigliere di polizia Rupertsberger recentemente pubblicata dalla «Stampa». Non si oppone a che i pinoti e pericolosi criminali si aggirino nei pressi della frontiera italiana, come è avvenuto recentemente nella Zillertal dove il noto Kurt Welser è stato visto pernottare nella Berliner Hte. Esso si limita per bocca del Cancelliere e del Ministro degli Esteri a deplorare l’attività criminosa senza far seguire alle parole i fatti.

Di fronte a queste prove di evidente malafede sorge innanzi tutto, a mio avviso, l’imperiosa necessità di individuare le precise responsabilità degli uni, per impedire che esse paralizzino la favorevole evoluzione manifestatasi nel pensiero e nella azione degli altri. Come arrivarvi?

Indubbiamente la piimmediata e spontanea reazione sarebbe quella di procrastinare gli incontri previsti (ciche darebbe molto fastidio al Governo di Vienna) condizionandoli a un preciso e categorico impegno di stroncare energicamente l’attività di questi temerari avventurieri. Non vorrei tuttavia che tale linea di condotta, che puapparire a prima vista la pilogica, la pifruttuosa e la pisemplice, possa domani rivelarsi, alla luce della realtà, anche la pisemplicistica.

Qual’è, mi chiedo infatti, lo scopo che si prefiggono i dinamitardi coi loro insani disegni? Dove vogliono in definitiva arrivare? Che essi intendano limitarsi a esercitare una pressione psicologica sull’Italia per indurla a concedere in sede di negoziati pidi quanto si era proposta di fare, sembrami, sotto alcuni aspetti, un’ipotesi che pecca di un certo grado di ingenuità.

I terroristi sono, tutto sommato, dei radicali, dei fanatici, degli esaltati e la loro infatuazione li porta molto piin là del proposito di conseguire un accordo vantaggioso. Essi non hanno rinunciato all’idea di una completa autonomia, prima, dell’autodecisione e della riannessione, poi. Essi puntano pertanto, a mio giudizio, sul fallimento ed ancor meglio sulla soppressione di quelle trattative che potrebbero por fine, una volta per sempre, all’annosa questione. Essi mirano, in una parola, a tener aperto, a tempo indeterminato, un contrasto che essi ritengono indispensabile ai loro piani, in attesa di un momento storico pifavorevole. Siamo guardinghi, pertanto, ed evitiamo di prestarci ingenuamente al loro giuoco, regalando, proprio con le nostre mani, quello che essi si sono prefissi di conseguire.

Cercando dunque di conciliare le nostre buone disposizioni per trovare un piano d’intesa coi piavveduti e ragionevoli avversari, e la ferma decisione di mostrarci intransigenti verso gli irresponsabili perpetuatori di questa caotica situazione, mi sembra che la via pisaggia da seguire sarebbe quella di non desistere, da un lato, da ogni possibile tentativo di conciliazione (tenuto conto naturalmente delle esigenze imposteci dalle prevedibili reazioni dell’opinione pubblica italiana) e dimostrare dall’altro, nel corso delle trattative stesse, una irremovibile volontà nel pretendere, da parte degli organi responsabili austriaci, un segno concreto di salutare ravvedimento.

Se il Governo di Vienna manterrà poi, per l’ennesima volta, un atteggiamento agnostico e provocatorio (e il prossimo processo di Milano sarà a tale riguardo un importante banco di prova) l’eventuale arenamento delle trattative porrà in chiara luce a quale delle due parti siano da addebitarsi le pigravi e indiscutibili responsabilità.

Concludendo, noi dovremmo procedere contemporaneamente su due binari di marcia paralleli: quello della distensione e della conciliazione verso gli uomini comprensivi e di buona volontà; quello dell’intransigenza piassoluta verso coloro che tale conciliazione cercano di impedire con ogni mezzo lecito ed illecito.

Non posso terminare questo lungo sproloquio, senza fare un breve accenno ad un ultimo, delicatissimo problema che rivestirà per noi, in un secondo tempo, un carattere d’estrema e vitale importanza: quello che, in una parola, potrebbe definirsi il problema delle garanzie.

È noto infatti come sulle ultime finalità da raggiungere, estremisti e moderati, intransigenti e tolleranti, sia dall’una che dall’altra parte del Brennero, si trovino talvolta sostanzialmente d’accordo, pur dissentendo sui metodi di attuazione dei loro piintimi disegni.

Ho segnalato, proprio nei giorni scorsi(2), come in seguito ad una riunione svoltasi recentemente ad Innsbruck, alcuni esponenti del SVP e i rappresentanti del Governo tirolese abbiano deciso di adottare, nel corso delle prossime trattative, la seguente linea di condotta: accettare, per adesso, tutto quello che l’Italia è disposta a concedere, senza tuttavia ipotecare l’avvenire e compromettere così gli eventuali, ulteriori sviluppi della situazione, in un pilontano domani.

In questa riserva mentale, in questo inconfessato e inconfessabile proposito di non chiudere definitivamente la porta a nuove e pipesanti rivendicazioni, sta a mio giudizio il pericolo maggiore dell’auspicata intesa coi sudtirolesi, da un lato, e con gli austriaci dall’altro. Pericolo tanto pigrande, in quanto esso proviene non dagli ambienti estremisti che non fanno mistero dei loro propositi radicali, bensì da quegli elementi che noi consideriamo comprensivi e concilianti ed ai quali siamo indotti, non senza una certa giustificazione, di attribuire delle sincere e costruttive intenzioni di compromesso.

L’importanza e la delicatezza del problema non mi consente certo di approfondirne, in poche righe, i molteplici e preoccupanti aspetti. Basterà solo fuggevolmente accennare ch’esso è destinato a mettere a dura prova tutte le nostre migliori risorse di prudenza e oculatezza, e che dovrà impegnare, al momento opportuno, le nostre menti piprovvedute pel ritrovamento di un’adeguata formula di garanzia, che ci metta al sicuro, anche in un lontano avvenire, dalle pigravi e dolorose sorprese.

Coi miei picordiali saluti, credimi, caro Franco, tuo aff.

Enrico Manca di Villahermosa


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, agosto-settembre.


2Vedi D. 378.

382

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 28 agosto 1963.

L’Incaricato d’Affari austriaco è venuto stamani a visitarmi.

Nel colloquio egli si è espresso, presso a poco, nello stesso senso delle comunicazioni fatte a Vienna al nostro Ambasciatore dal Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Ambasciatore Bielka, e di cui al suo telegramma n. 4513.

Agli argomenti addottimi in favore della tesi austriaca non ho mancato di replicare con quelli già noti ed esposti in precedenti appunti(4), oltreché con quelli espressi da Martino a Bielka.

L’Incaricato d’Affari ha aggiunto che, poiché l’incontro a New York per le ragioni già da lui addotte non era possibile, il Ministro Kreisky insisteva perché V.E. volesse riconsiderare la possibilità che esso potesse avere luogo a Salisburgo – o eventualmente in Italia – prima della partenza di V.E. per gli Stati Uniti. Se cinon fosse stato ritenuto assolutamente possibile, lo si sarebbe potuto ritardare d’una ventina di giorni, non oltre peri primi giorni di ottobre.

L’Incaricato d’Affari ha poi affermato – premettendo che esprimeva il pensiero del Ministro Kreisky ma al di fuori del passo ufficiale – che il suo Ministro era oggetto di attacchi e di pressioni assai vivaci da parte di certi circoli politici e di larghi settori dell’opinione pubblica austriaca, che lo accusavano d’avere accettato di trascinare i negoziati durante un anno. Anche per questo era obbligato a insistere perché, se l’incontro dovesse essere rinviato ad ottobre, venisse fin d’ora stabilita in modo preciso la data in cui dovrebbe aver luogo. Unica alternativa cui il Ministro Kreisky non avrebbe potuto sottrarsi, era altrimenti quella di riportare la questione alle Nazioni Unite, cosa che egli avrebbe preferito evitare per non peggiorare i rapporti tra i due Paesi.

Ho ribadito che non avevamo alcuna ragione di temere un nuovo ricorso alle Nazioni Unite, non solo perché avevamo tutte le carte in regola, ma anche perché avremmo avuto molte cose da dire.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Vedi D. 379.


4 Vedi DD. 376, 377 e 380.

383

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ALL’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA(1)

Nota verbale 10A/1440. Roma, 31 agosto 1963.

Il Ministero degli Affari Esteri presenta i suoi complimenti all’Ambasciata d’Austria e, a seguito di precedenti comunicazioni, ha l’onore di fare presente quanto segue.

Come è noto all’Ambasciata d’Austria, già nel corso degli scambi di vedute che ebbero luogo a Roma con l’Ambasciatore Waldheim il 29 e il 30 luglio(2) e che coincisero con la ripresa di atti di terrorismo sul territorio italiano, a proposito del previsto incontro in Salisburgo dei due Ministri degli Esteri, da parte italiana si dovette far rilevare che naturalmente l’incontro stesso presupponeva, nell’interesse stesso del suo proficuo andamento, che l’atmosfera generale dei rapporti tra i due Paesi non venisse nel frattempo turbata dal ripetersi di atti dinamitardi e dalla posizione di influenti e pertanto non trascurabili organi di stampa austriaci ai fini della valutazione di detta atmosfera.

In relazione a cied alla situazione venutasi a creare in seguito all’intensificarsi degli atti di terrorismo, di cui si è fatto cenno tra l’altro nei vari memoranda consegnati all’Ambasciata, non è stato finora possibile addivenire alla fissazione della data dell’incontro.

Essendo ormai nel frattempo divenuta imminente l’improrogabile partenza per New York di S.E. il Ministro per partecipare alla XVIII Assemblea Generale delle Nazioni Unite, anche nell’intento di venire incontro al desiderio del Governo di Vienna di effettuare al pipresto possibile, nonostante le azioni terroristiche, la presa di contatto tra i due Ministri, prospetta all’Ambasciata d’Austria la convenienza che il Governo austriaco riconsideri la proposta già fatta verbalmente(3) che il progettato incontro dei Ministri si svolga a New York in occasione della loro presenza alla XVIII Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Qualora fosse impossibile a S.E. il Ministro Kreisky di recarsi a New York, l’incontro dei Ministri degli Esteri potrebbe aver luogo nel mese di ottobre a data da stabilire di comune accordo, in relazione all’andamento dei lavori dell’ONU ed ai precedenti impegni dei due Ministri e sempreché nuove azioni terroristiche ed altre circostanze nel senso sopra accennato non interferiscano nuovamente sull’atmosfera tra i due Paesi.

Il Ministero degli Affari Esteri si avvale dell’occasione per esprimere all’Ambasciata d’Austria i sensi della sua pialta considerazione(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 29.


2 Vedi DD. 374 e 375.


3 Vedi D. 380.


4 Per la risposta vedi D. 386.

384

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. precedenza assoluta 26452/482. Vienna, 2 settembre 1963 (perv. ore 18,40).

Oggetto: Manifestazione anti-italiana.

A seguito protesta fatta verbalmente sabato sera mentre era ancora in corso manifestazione anti-italiana ad Innsbruck, ho consegnato oggi pomeriggio a Segretario Generale Ballhaus seguente nota verbale:

«L’Ambasciata d’Italia presenta i suoi complimenti al Ministero degli Esteri ed ha l’onore di far presente quanto segue:

Nel pomeriggio di sabato 31 agosto verso le ore 18 ha avuto luogo una manifestazione anti-italiana, già preannunciata fin dalla sera antecedente, davanti alla sede del Consolato Generale d’Italia ad Innsbruck. Alcune centinaia di persone dopo aver lanciato grida ostili ed insulti volgari contro l’Italia hanno compiuto atti vandalici contro l’edificio consolare.

L’Ambasciata d’Italia eleva formale protesta per l’avvenuta manifestazione, per l’insufficiente protezione dell’edificio consolare e per la passività mostrata dalle competenti autorità austriache nel prevenire prima e nel disperdere poi la manifestazione.

Malgrado infatti le assicurazioni fornite verbalmente la mattina del 31 agosto dal Ministero Federale degli Esteri alla Ambasciata d’Italia e quelle date ad Innsbruck dagli organi di polizia al Consolato Generale d’Italia, è avvenuto che le autorità austriache responsabili non hanno preso l’iniziativa di sciogliere la manifestazione neppure quando il carattere di essa è andato degenerando ed ha avuto inizio il danneggiamento della sede consolare italiana, né sono riuscite ad impedire che dei manifestanti, dopo che una delegazione era stata ricevuta dal Capo del Governo regionale tirolese, si recassero in serata agli edifici dove ha sede il dopolavoro ferroviario italiano e dove alloggiano funzionari ed impiegati delle ferrovie italiane dello Stato, compiendo nuovamente atti vandalici, tanto pigravi e pericolosi in quanto negli alloggi vivono anche i familiari dei predetti impiegati.

L’Ambasciata d’Italia attende di conoscere l’esito degli accertamenti fatti al riguardo e le misure prese contro i responsabili di così gravi fatti.

Nel fare riserva, a nome del Governo italiano, di ogni eventuale altra comunicazione al riguardo, l’Ambasciata d’Italia coglie l’occasione per presentare al Ministero Federale degli Esteri gli atti della sua pialta considerazione»(2).


1 Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I.


2 Nota verbale 3141, edita in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 30. Il Ministero degli Affari Esteri Federale rispondeva esprimendo rincrescimento per i fatti accaduti e respingendo le accuse di passività rivolte alle autorità di pubblica sicurezza austriache, facendo presente che «la dimostrazione è stata ovviamente una conseguenza dell’eccitazione destata in tutta la popolazione austriaca dalla sentenza di trento» (Nota verbale 35612-5 (Pol) 63 consegnata da Waldheim a Martino il 6 settembre e da questi trasmessa a Roma lo stesso giorno con T. 26972/497, in Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I. La nota è edita in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 31, con la data del 7 settembre). A proposito della sentenza di assoluzione dei carabinieri accusati di maltrattamenti nei confronti di detenuti altoatesini emessa dal tribunale di trento, con T. 26246/469 del 30 agosto Martino aveva trasmesso la seguente comunicazione APA: «In una riunione di funzionari il Segretario di Stato Dott. Steiner ha dichiarato oggi, secondo quanto apprende il servizio stampa del partito popolare, che la sentenza del tribunale di trento è motivo di profonda costernazione dal punto di vista politico. Tale assoluzione è tanto piinspiegabile, in quanto anche la stampa italiana, notoriamente non favorevole agli altoatesini, ha riconosciuto, nelle cronache del processo come provato il fatto che vi erano state delle torture. Senza dubbio, ha detto il Dott. Steiner, questa assoluzione deve essere considerata come un colpo basso contro quella politica che propugna una soluzione del problema altoatesino esclusivamente con mezzi legali. Inoltre una tale sentenza è fatta anche per scuotere la fiducia che la popolazione altoatesina possa trovare protezione giuridica e giustizia nello Stato italiano. La sentenza di trento è certo la notizia peggiore che abbiamo avuto dall’Alto Adige dopo la ripresa dell’attività terroristica» (Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I).

385

IL CONSIGLIERE A VIENNA, CALENDA, ALL’AMBASCIATORE TOSCANO(1)

L. Vienna, 5 settembre 1963.

Caro Ambasciatore, stamane ho avuto un lungo colloquio con Steiner, di cui ti darin breve il succo.

Egli mi ha comunicato che si recherà con Kreisky all’ONU dove rimarrebbero dal 23 settembre al 10 ottobre. Non ritiene tuttavia possibile che possa aver luogo a New York una conferenza, aggiungendo anche che già noi ci eravamo impegnati a tenerla, magari in un paese neutrale (Ginevra), fra il 4 ed il 10 ottobre. Richiamata la sua attenzione sulla discordanza delle date, egli mi ha detto che effettivamente si sarebbe potuto riunire la conferenza nella seconda metà di ottobre. Ho naturalmente fatto riserva sulla convenienza di questa data per il calendario del Ministro da me non conosciuto.

Ho fatto tutti i possibili sforzi per convincerlo che New York era la naturale sede di una conferenza nell’attuale atmosfera in Tirolo ed Alto Adige. Non riuscendo ad oppormi alcun motivo ragionevole me ne ha infine dato due abbastanza significativi l’uno per il suo aspetto psicologico, l’altro per il suo contenuto concreto.

Egli mi ha detto che a New York la delegazione austriaca era stata sempre costretta a subire pressioni americane in senso favorevole alle nostre tesi, che i tirolesi ne erano ormai consapevoli e che quindi vedevano di mal occhio quella sede. Poi ha aggiunto, quasi a tagliare la testa al toro, che i tirolesi e soprattutto Wallnofer non sarebbero potuti venire a New York per i festeggiamenti, che cadranno in quel periodo, a celebrazione del seicentesimo anniversario dell’unione del Tirolo alla casa d’Asburgo.

In sostanza i tirolesi si sono opposti vuoi per il presunto sostegno americano alle nostre tesi – «la questione dell’Alto Adige è una questione europea» mi ha ripetuto pivolte – sia per non essere disponibili.

Sono in verità giustificazioni in sé abbastanza derisorie vista l’importanza che avrebbe potuto assumere una vera conferenza fatta a New York, ma che inquadrate nel resto della conversazione mi offrono qualche spunto interessante.

Oggi Steiner, in quanto moderato – ciche egli è effettivamente – è completamente fuori giuoco. Sotto la completa influenza del governo tirolese, allineatosi a sua volta sulle posizioni estremiste, egli teme personalmente di farci qualunque concessione che possa essere risaputa a Innsbruck. In sostanza i popolari del governo di Vienna sono trascinati da quelli di Innsbruck. Questi come è noto hanno preso a pretesto il processo di trento per giustificare gli attentati ignorando che questi ultimi sono ricominciati ben prima.

Rivelatore è stato per esempio che egli mi abbia detto che per quanto vicine possano essere le conclusioni della Commissione ad un’accettabile soluzione della controversia, il processo, nonché le ultime prese di posizione del direttivo della Volkspartei rischiano di rimettere tutto in giuoco.

Malgrado tutti questi aspetti negativi sui quali Steiner ha insistito, non penso tuttavia che ci troviamo in una posizione da cui non si possa uscire e che anzi le tue idee hanno anche maggiori possibilità di svilupparsi. Steiner non ha escluso che i due Ministri si potessero vedere all’ONU. Ovviamente non lo poteva escludere. Ma non lo poteva escludere anche perché come è poi risultato da una conversazione avuta dall’Ambasciatore con Waldheim ho l’impressione che Kreisky intenda riprendere il dialogo al pipresto per cercare una soluzione soddisfacente. Non avendo pipreoccupazioni elettorali, con un panorama pivasto di quello tirolese, le sue personali responsabilità nell’avere acceso la questione allontanandosi nel tempo, egli si trova in un’altra posizione politica.

Tieni per esempio presente che è di ieri una nuova presa di posizione dell’esecutivo socialista contro il Berg Isel Bund: ha un’importanza non indifferente per il clima che qui regna.

Cosicché riuscirà piagevole intessere con lui un dialogo a New York ed a lui ed a Steiner si potranno fare presenti quegli argomenti che avrebbero dovuto costituire la sostanza della conferenza. L’assenza dei tirolesi faciliterà i contatti e gli austriaci potranno essere assai piaperti che con una delegazione alle costole. Alla susseguente conferenza in terreno neutrale si lascerebbe di mettere il sigillo a quanto deliberato a New York. Così oltretutto, in una fase assai delicata, gli austriaci se la vedrebbero da soli con i propri tirolesi.

Evidentemente se non vogliamo fare una politica di intransigenza, noi abbiamo bisogno degli austriaci perché gli altoatesini accettino le conclusioni della Commissione. Mi è sembrato d’altra parte significativo che Steiner mi abbia detto di suggerire in Italia che si faccia il possibile per predisporre a quelle conclusioni i maggiorenti moderati della minoranza di lingua tedesca: gli Ammon, i Pupp, gli Ebner ecc. ecc. e cioè tutte quelle personalità di organizzazione che non si identifichino nel direttivo della Volkspartei.

Spero di non essere stato troppo deludente. Colgo comunque l’occasione per inviarti i migliori saluti e molti ringraziamenti per la tua cortesia tuo Carlo Calenda P.S. Ho poi informato l’Amb. del passo che avevi fatto e del suo risultato.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Alto Adige. XVIII Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

386

L’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Nota verbale 7232-A/632. Roma, 7 settembre 1963.

L’Ambasciata d’Austria presenta i suoi complimenti al Ministero degli Affari Esteri e, in risposta alla sua Nota Verbale del 31 agosto u.s.3, ha l’onore di comunicare, per incarico del Ministero Federale degli Affari Esteri, quanto segue:

Il Ministero Federale degli Affari Esteri ha preso atto, con profondo rammarico, che il Governo italiano non è in grado di accettare la data per un incontro dei Ministri degli Esteri ai primi di settembre a.c., proposta dal Governo austriaco con Nota Verbale del 24 luglio u.s.4 e accettata in linea di massima da parte italiana nei susseguenti colloqui. Questa circostanza è tanto pida deplorare in quanto gli sforzi austriaci, in atto da molti mesi per concordare una data, sono falliti finora per motivi da ricercarsi esclusivamente dalla parte italiana.

Come già comunicato, nei giorni 7 e 28 agosto u.s., al Signor Direttore Generale per gli Affari Politici del Ministero degli Affari Esteri dall’Incaricato d’Affari austriaco a Roma(5), il Governo austriaco non puconcordare sui motivi che da parte italiana vengono addotti per un rinvio del progettato incontro dei Ministri degli Affari Esteri, poiché, secondo l’opinione austriaca, nel fissare la data per un incontro dei Ministri degli Affari Esteri, inteso a contribuire ad avviare il problema piimportante che grava sui rapporti reciproci di politica estera ad una conclusione, è completamente errato lasciarsi influenzare dalle manovre di alcuni terroristi, condannate nella maniera pinetta dal Governo austriaco e dall’opinione pubblica austriaca, tenendo conto anche del fatto che, agendo così, i terroristi verrebbero posti in condizione di impedire ogni volta un incontro dei Ministri degli Affari Esteri.

D’altra parte, per motivi già comunicati oralmente, il Ministro Federale degli Affari Esteri non si vede in grado di fissare l’incontro dei Ministri a New York.

Tenuto conto degli impegni già assunti o da assumersi da parte del Ministro Federale degli Affari Esteri e considerando che un rinvio dell’incontro dei Ministri a tempo indeterminato non potrebbe essere accettato da parte austriaca, il Governo austriaco ritiene indispensabile fissare sin d’ora una data per un incontro dei Ministri degli Affari Esteri nel mese di ottobre p.v., che le due parti si impegnano ad osservare. A questo riguardo il Ministro Federale Kreisky preferirebbe una data tra il 14 e il 18 ottobre p.v.

Il Ministero Federale degli Affari Esteri attende con interesse una possibilmente sollecita presa di posizione del Governo italiano.

L’Ambasciata d’Austria si vale dell’occasione per rinnovare al Ministero degli Affari Esteri gli atti della sua pialta considerazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 32.


2 Consegnata da FrichsTHal a Fornari il 9 settembre.


3 Vedi D. 383.


4 Vedi D. 371.


5 Vedi DD. 377 e 382.

387

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE POLITICA DELL’ASSEMBLEA CONSULTIVA DEL CONSIGLIO D’EUROPA, STRUYE, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

L. Strasburgo, 7 settembre 1963.

Monsieur le Ministre, Lors de la réunion qu’elle a tenue à Paris le 2 septembre 1963, la Commission politique de l’Assemblée du Conseil de l’Europe a de nouveau évoqué, dans le cadre de ses discussions sur la politique générale du Conseil de l’Europe, le différend entre l’Italie et l’Autriche au sujet du Haut-Adige/Tyrol du Sud.

La Commission politique a été informée par ses membres italiens et autrichiens que les négociations bilatérales qui devaient reprendre prochainement entre les deux gouvernements intéressés avaient dêtre remises à plus tard.

Sans méconnaître la difficulté du problème, elle m’a chargé de vous faire savoir qu’elle souhaitait vivement que les négociations puissent reprendre le plus t possible afin de parvenir, dans un esprit de coopération européenne, à une solution accepTABLE pour les parties en cause. Ce voeu de la Commission politique a été émis à l’unanimité.

Veuillez agréer, Monsieur le Ministre, l’assurance de mes sentiments les plus dévoués.

Paul Struye


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 15, fasc. Sottocommissione per l’Alto Adige del Consiglio d’Europa.


2 Nel fascicolo è presente la seguente minuta di risposta, su carta intestata del Ministro e senza data: «Signor Presidente, mi riferisco alla sua lettera del 7 settembre 1963 con la quale ella mi ha messo a conoscenza dell’auspicio espresso all’unanimità dalla Commissione Politica dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa, nella sua riunione del 2 settembre scorso, per la ripresa del negoziato con il Governo austriaco in merito alla vertenza sorta circa le modalità di esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Il Governo, di cui ho l’onore di far parte, nel costante spirito di collaborazione europea che ispira la sua azione politica ed ai sensi delle Risoluzioni in proposito approvate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, propose fin dai primi giorni della sua entrata in carica al Governo austriaco la ripresa del negoziato bilaterale, e accett che un incontro fra i Ministri degli Esteri avesse luogo a Salisburgo nella prima decade di settembre. Di fronte al verificarsi in Alto Adige di atti di violenza compiuti a fini intimidatori da parte di pochi terroristi e di fronte all’eco che tali atti hanno trovato in certa stampa, il Governo italiano, convinto che un incontro fra i Ministri degli Esteri, per raggiungere i frutti auspicati, non punon svolgersi in un’atmosfera non turbata da manovre o passioni, ha proposto che l’incontro, (che sarebbe stato in tal modorinviato di pochi giorni) avesse luogo, anziché a Salisburgo, a New York, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Poiché il Governo austriaco non ha ritenuto di accedere a tale proposta, il Governo italiano ha aderito a che l’incontro dei Ministri degli Esteri si svolga nel mese di ottobre, ed auspica vivamente che non intervengano fatti nuovi che possano rendere pidifficili le relazioni fra i due Paesi e l’atmosfera del negoziato. Voglio assicurarla, in questa occasione, che il Governo italiano, nonostante le difficoltà incontrate e nonostante le ingiustificate accuse che in proposito gli sono state rivolte, ha cercato e cercherà sempre di continuare, fino alla sua fruttuosa conclusione, il negoziato con l’Austria e ha dato e darà la sua opera per la creazione, fra i due Paesi, di quelle premesse psicologiche che sembrano essenziali per il raggiungimento di un’intesa feconda e duratura, confidando che anche il Governo austriaco vorrà dare la sua opera nello stesso spirito. Voglia gradire, Signor Presidente, i sensi della mia alta considerazione». Da una annotazione sul documento risulta che l’originale della lettera fu portato da Cattani a New York per la firma del Ministro. Dal fascicolo non risultano indicazioni sull’effettivo invio.

388

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 9 settembre 1963.

Ho ricevuto stamane l’Incaricato d’Affari d’Austria che già da sabato [il 7] aveva chiesto di vedermi al pipresto.

Prima che FroelichsTHal mi consegnasse la Nota Verbale, qui allegata(3), ho ritenuto opportuno esprimergli le nostre vive rimostranze per quanto detto dal Ministro Kreisky nel suo discorso al Municipio di Vienna(4). Lo facevo – ho aggiunto – sicuro di interpretare il pensiero del Governo, il cui atteggiamento sarebbe peraltro stato deciso dopo un accurato esame del testo completo del discorso, giuntoci soltanto nella giornata di ieri, domenica. Tenevo comunque a sottolineargli quanto simili atteggiamenti fossero contro-producenti a tutti i fini.

Sulla sostanza della prima parte della Nota Verbale, gli ho poi replicato ripetendo gli argomenti già fatti presenti. Per la proposta di tenere l’incontro dei Ministri degli Esteri tra il 14 ed il 18 ottobre, ho assicurato che l’avrei sottoposta a V.E. pur ribadendo il concetto che esso non poteva naturalmente non essere in certo qual modo condizionato dal clima politico che si fosse nel frattempo determinato: cisopratutto per assicurarne il successo, cui entrambi eravamo interessati.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Vedi D. 386.


4 Vedi D. 389, nota 3.

389

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. segreto 3258/17582. Vienna, 9 settembre 1963.

Oggetto: Discorso di Kreisky. Peggioramento dei rapporti italo-austriaci.

Le aspre dichiarazioni di Kreisky(3) sono state tanto pideludenti in quanto si poteva ragionevolmente prevedere che, dopo la presa di posizione relativamente moderata del suo partito, egli avrebbe continuato o a tacere o avrebbe evitato di inasprire l’atmosfera dei due Paesi magari coprendosi delle sue stesse funzioni di Ministro degli Esteri. Senonché egli ha imboccato una strada del tutto opposta ed ha scelto un’occasione – la riunione degli austriaci residenti all’estero – che vanno seriamente meditate nella prospettiva di un nostro riesame del problema sotto il profilo internazionale.

A mio subordinato parere va prima di tutto escluso che egli abbia obbedito ad un repentino scatto di collera. Avevo avuto l’occasione di incontrarlo la sera prima all’Ambasciata del Brasile. Avvicinatosi a me col migliore dei sorrisi, mi ha preso da parte e poi, con brusco cambiamento di espressione, mi ha investito violentemente, protestando per i rinvii dell’incontro, per l’offesa personale con cifattagli dal nostro Ministro, per le «torture» dei carabinieri e l’opera della nostra magistratura. Ho cercato di ammansirlo prospettandogli che il rinvio della conferenza di qualche settimana non era di grande danno sopratutto perché a New York si sarebbe potuto procedere ad una preliminare presa di contatto nella quale sia da una parte che dall’altra si sarebbero potute dire apertamente tante cose, che la pubblicità della conferenza avrebbe reso meno facile esprimere. In questo senso cadeva ogni offesa nei suoi riguardi, ma anzi era una dimostrazione dell’interesse e della considerazione che il nostro Ministro aveva per lui e le sue opinioni sia personalmente che come il piqualificato rappresentante dell’Austria. Avendomi poi annunciato che avrebbe detto le medesime cose in un discorso pubblico, l’ho pregato vivamente di esaminare la possibilità di riconsiderarle alla luce di quello che gli dicevo, sentendomi addirittura autorizzato ad esprimergliele nel nostro desiderio di migliorare le relazioni con l’Austria.

Successivamente il Segretario Generale Bielka pure incontrato occasionalmente mi ha detto che aveva fatto analoga opera di persuasione e di ammorbidimento.

Si pone così il problema di quale sia l’obbiettivo di Kreisky nell’assumere quell’atteggiamento così contrastante con quello suo di poco precedente. È indubbio che, convinto di una presunta debolezza del nostro Governo, egli ci voglia «fare paura» ponendoci in una posizione difensiva, tanto pifavorevole per l’Austria dopo gli attentati qui organizzati (le interviste dei dinamitardi ai giornali tedeschi lo provano sufficientemente, l’asilo ai terroristi, malgrado le leggi austriache (v. telespresso n. 3229/1739 del 6 settembre)4 ed il sostegno almeno morale qui loro mai mancato)5.

Ma il motivo principale resta un altro, sebbene non distinto, ma connesso col primo. È stato da me riassunto nel telegramma n. 5066.

A rimorchio degli estremisti ed impossibilitato per passate collusioni ad impedirne le malefatte, il problema di Kreisky è stato sempre quello di non contrastarli ma di metterli almeno per un tempo a tacere procurando tali vantaggi all’Austria con una novazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber da permetterle di controllare gli sviluppi della situazione in Alto Adige. Gli estremisti – nei quali confluiscono, oltre ai gruppi di tirolesi intransigenti, pangermanisti e nazisti – non hanno mai condiviso il «radicalismo moderato» del Ministro che pur manterrebbe alla questione un crisma austriaco. Essi hanno continuato a premere, forti delle passate collusioni che li rende impunibili, per cercare di convertire il problema in un problema germanico. L’Alto Adige è un tema, anzi il pretema della riunificazione, dell’assetto unitario che si dovrebbe dare al mondo tedesco. Di qui gli investimenti tedeschi in Alto Adige, l’attività del «Kulturwerk» diretto da sudeti, la mobilitazione della stampa, sopratutto provinciale, allo scopo di protestare per le pretese persecuzioni subite in Alto Adige dalla minoranza tedesca ripetendo pedissequamente quanto già fecero nell’epoca hitleriana per giustificare le aggressioni all’Austria, alla Cecoslovacchia, alla Polonia.

Davanti a queste pressioni, Kreisky si è sempre fatto scudo delle disposizioni della popolazione altoatesina, favorevole ad altre soluzioni del problema: la completa autonomia.

La sua attuale aspra presa di posizione è in relazione allo apparente irrigidimento della Volkspartei di Bolzano: questo gli consiglia di tenersi pronto ad una generale reimpostazione del problema al di là delle concessioni già offerte dalla Commissione e qui perfettamente note.

In questa situazione il problema per noi è di come contrastare questo piano appena abbozzato.

Una prima impressione potremo certo averla a New York dove sono sicuro che gli austriaci cercheranno di prendere contatto con noi. L’utilità di questo contatto risiede nel fatto che esso nel pifavorevole dei casi poTRà costituire una pre-conferenza, ma sopratutto ci darà la possibilità di aprirci con fermezza sfuggendo ad ogni pubblicità e di allargare il discorso ai negativi sviluppi dei rapporti italo-austriaci nel caso di una mancata soluzione del problema o addirittura di un inasprimento di esso(7).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, agosto-settembre.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Si riferisce al discorso pronunciato il 7 settembre al Municipio di Vienna in occasione dell’inaugurazione del convegno degli austriaci residenti all’estero, nel corso del quale Kreisky aveva duramente criticato le richieste italiane di rinviare l’incontro dei Ministri contestandone le motivazioni (T. precedenza assoluta 27046/505 del 7 settembre da Vienna, in Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. II). Consuccessivo telegramma Calenda informava che in data 12 settembre detto testo era stato trasmesso dalla Ballhaus a tutte le Rappresentanze diplomatiche accreditate a Vienna (T. 28569/571 del 21 settembre, ibidem).


4 Non pubblicato. 5 Annotazione a margine di Fornari su una copia del documento: «Non credo che K[reisky] sia così ingenuo da pensare che pu“farci paura”!».


6 T. segreto urgente 27096/506 del 7 settembre nel quale Calenda, commentando le dichiarazioni di Kreisky, scriveva: «Irrazionalità, parzialità, emotività degli argomenti usati dal Ministro, il quale peraltro è noto per sue collere a freddo, servono nel discorso a nascondere reali motivi che lo hanno indotto ad assumere tale atteggiamento. Sono questi motivi che vanno dunque valutati al di là di ogni nostra pur legittima reazione. tra i motivi piimportanti vi sono certamente i seguenti: 1) personale irritazione per impressione – sappiamo quanto infondata – di essere stato da noi giocato con i vari rinvii della conferenza per la quale aveva ostentato ottimismo fino all’ultimo, supponendo che non avremmo tenuto conto degli attentati e della situazione alla frontiera; 2) sensazione che i moderati in Alto Adige ed in Tirolo sono stati scavalcati e messi a tacere dai gruppi estremisti, sparuti di numero, ma forti di influenze e che egli rischi di essere messo in fuori gioco; 3) calcolo non precludersi possibilità, ove crisi in Alto Adige dovesse aggravarsi, di porsi a guida di maggiori rivendicazioni tirolesi ed altoatesine» (Telegrammi segreti 1963, Austria arrivo e partenza).


7 Annotazione di Fornari datata 16 settembre in calce ad una copia del documento: «Che buona parte degli estremisti abbia l’animus di cui parla Calenda è, per me, certo; le successive deduzioni mi sono un po’ meno chiare. Kr[eisky] ha tentato in tutti i modi di avere l’incontro con Piccioni; è solo dopo i nostri rifiuti (non discuto se abbiamo avuto ragione o torto), che egli si è inalberato: questo fatto mi sembra non suffraghi il “piano” di cui ci parla intelligentemente Calenda».

390

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, ALL’AMBASCIATORE TOSCANO(1)

L. segreta 3252. Vienna, 9 settembre 1963.

Caro Ambasciatore, non mi pare sia il caso che mi dilunghi ad analizzare i punti deboli del discorso di Kreisky(2). Sono self-evident, dalla mancanza di ogni riferimento alla recrudescenza del terrorismo (di base in Austria) per spiegare l’aumento di tensione in Alto Adige, al disinvolto tentativo di far passare l’azione giudiziaria austriaca nei confronti dei terroristi, come un’azione modello, dimenticando che dell’«intera serie di processi» preannunziati da Broda nell’aprile 1962, i maggiori non hanno avuto luogo ed in particolare non ha avuto luogo quello contro Burger, che è notoriamente uno dei principali organizzatori degli attuali attentati.

Ma, ripeto, i punti deboli sono fin troppo evidenti: la cosa pigrave dell’intero discorso – a parte forse l’affermazione che le torture sono state provate al processo di trento – è il tono, che è stato, non è possibile negarlo, apertamente provocatorio.

Questa constatazione ripropone l’interrogativo principale: perché Kreisky ha parlato con una tale violenza?

Egli era stato particolarmente moderato in questi ultimi tempi: si era espresso con notevole ottimismo sulla Commissione di studio e persino sulle possibilità di soluzione globale del problema. Sulla ostica questione delle liste di frontiera aveva dato delle risposte singolarmente moderate in Parlamento, a piriprese.

Sul processo di trento aveva accuratamente evitato di esprimersi anche dopo la sentenza, mentre si susseguivano dichiarazioni e prese di posizione di una violenza inaudita; poi in una riunione del partito socialista era stata approvata una mozione di generica condanna delle torture perché «contrarie ai diritti dell’uomo», senza espresso riferimento a trento e neppure agli altoatesini.

Era legittimo supporre che la posizione del partito fosse anche quella di Kreisky. Anche il passo riservato alla questione nel comunicato del Consiglio dei Ministri di venerdì [il 6], pur criticabile, poteva apparire un compromesso tra i punti di vista contrastanti di popolari e socialisti(3).

A 24 ore di distanza da quel comunicato, il Ministro degli Esteri socialista si è espresso, anche sulla questione del processo, con un tono senza precedenti.

Anche se il carattere dell’uomo suggerisce di tener conto, nella valutazione del discorso, del risentimento personale per il rinvio dell’incontro – la sera prima del discorso mi ha detto, alterato «sono stato tre volte personalmente offeso dal Governo italiano» – ho l’impressione che il motivo principale debba essere un altro: la valutazione che egli fa oggi della situazione in Alto Adige o piuttosto nella SVP.

A questo riguardo non dispongo di elementi di prima mano, tranne la grave mozione votata dalla SVP, in assenza di Magnago, sull’attribuzione delle competenze nel settore dell’ordine pubblico. Temo che Kreisky possa ritenere l’orientamento della attuale direzione della SVP suscettibile di portare ad un irrigidimento del partito tale da rendere non utilizzabili i risultati della Commissione Rossi: la sua presa di posizione odierna potrebbe allora servirgli per impostare ex-novo la sua linea politica per l’Alto Adige, ancorata negli ultimi due anni alla «Commissione».

Se questa interpretazione fosse esatta, le responsabilità di Kreisky, lungi dall’essere attenuate, uscirebbero aggravate. Un uomo politico responsabile avrebbe dovuto scegliere in questo difficile momento la via della moderazione per scoraggiare i radicali di Innsbruck e di Bolzano e non quella di accodarsi alle correnti estreme il cui obiettivo è ora quello di sabotare un accordo interno sulla base della relazione Rossi, rilanciando con conseguenze imprevedibili la controversia.

Un’ultima osservazione, se me lo consenti, caro Ambasciatore: quest’ultimo episodio conferma una volta di piche abbiamo a che fare con gente che nella tolleranza e condiscendenza crede di vedere un motivo di debolezza. Sarebbe bene che ne tenessimo conto per il futuro e se, ad esempio, considerando che il terrorismo non è una calamità del cielo, dovessimo ritenere indispensabile che le autorità austriache prendano seri provvedimenti, (divieti di soggiorno se non processi nei confronti di «rifugiati» altoatesini e complici) faremmo bene, a mio modesto parere, a dirlo senza riserve, facendone una pregiudiziale irrinunciabile alla ripresa dei colloqui politici.

Noi possiamo contare che saranno gli stessi austriaci a prendere l’iniziativa a New York di vederci. Essi desiderano tirare tutto il possibile vantaggio dall’offensiva qui a Vienna, dagli attentati e dall’irrigidimento della SVP. Sarà quello forse il momento per allargare il discorso oltre la Relazione della Commissione e di parlare dell’insieme dei rapporti bilaterali e delle modificazioni che in questi potrebbero avvenire ove l’Austria non rispettasse gli obblighi di buon vicinato (violazioni del diritto d’asilo, v. telespresso n. 3229/1739 del 6 settembre)4 e quelli pigenerali del suo status. Sperando che questi elementi non ti siano completamente inutili, [Carlo Calenda]


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 20.


2 Vedi D. 389, nota 3.


3 Il passo in questione, trasmesso da Martino con T. 26975/500 del 6 settembre, era il seguente: «Il Ministro Federale Dottor Kreisky ha fatto al Governo Federale una esauriente relazione sulla situazione delle trattative con l’Italia. Il Governo Federale condanna le torture alle quali sono stati soggetti i detenuti sudtirolesi ed esprime il suo stupore sul singolare comportamento del rappresentante dello Stato italiano (vertreter des italienischen Staates) al processo di trento. Governo Federale ha deciso, a richiesta del Ministro Federale per gli Affari Esteri, d’incaricare quest’ultimo di esaminare i fatti divenuti noti in questo processo, ai sensi della convenzione europea dei diritti dell’uomo e di riferire al pipresto in merito al Governo Federale» (Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. I).


4 Non pubblicato.

391

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ALL’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA(1)

Nota verbale 10A/15212. Roma, 13 settembre 1963.

Il Ministero degli Affari Esteri presenta i suoi complimenti all’Ambasciata della Repubblica Federale austriaca e, riferendosi alla Nota Verbale n. 7252-A/63 del 7 settembre corrente(3), ha l’onore di far conoscere quanto segue:

Le argomentazioni sostenute dal Governo austriaco per attribuire al Governo italiano il ritardo nella ripresa del negoziato bilaterale non appaiono corrispondere alla realtà dei fatti.

Come è noto, il Governo italiano il 12 luglio u.s.4, sin dal primo giorno della sua entrata in funzione, prese l’iniziativa di proporre esso stesso tale ripresa; di fronte alla positiva risposta austriaca del 24 luglio(5) si era concordato, a Roma, col Direttore degli Affari Politici del Ministero Federale degli Esteri(6), come luogo dell’incontro Salzburg e come data il 5 o il 6 settembre.

In tale occasione, si era anche auspicata la permanenza di un clima distensivo tra i due Paesi come presupposto all’effettuazione dell’incontro dei Ministri. Si verific al contrario, un aumento dell’attività dei terroristi che indusse il Governo italiano, costretto a tener conto delle reazioni dell’opinione pubblica, a suggerire che l’incontro avesse luogo – a pochi giorni di distanza da quello previsto a Salzburg – a New York ove i due Ministri degli Esteri si sarebbero recati in occasione della XVIII Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite(7). Di fronte peralle insistenze del Governo austriaco perché l’incontro fosse mantenuto in Salzburg alla data prevista, il Governo italiano volle nuovamente venire incontro al desiderio austriaco e comunicl’8 agosto(8), la sua adesione di massima, subordinandola naturalmente al fatto che non si inasprisse ulteriormente l’atmosfera dei reciproci rapporti.

Si ebbe invece a constatare, verso la metà di agosto, oltre a un ulteriore sviluppo dell’azione terroristica in Alto Adige – che passdagli attentati alle opere agli agguati alle persone –, l’inizio in Austria, di una campagna di stampa ostile ciche costrinse il Governo italiano a riproporre New York come luogo dell’incontro(9).

Il Governo austriaco parve rendersi parzialmente conto delle buone ragioni italiane perché il 28 agosto(10) rispose suggerendo che l’incontro avesse luogo in altra località, anche in Italia, prima della partenza del Ministro degli Esteri italiano per New York.

Il 31 agosto(11) il Governo italiano, dato l’intensificarsi della campagna ostile in relazione anche alla sentenza di trento insistette perché l’incontro dei Ministri degli Esteri – che nel pensiero del Governo italiano si sarebbe dovuto svolgere nella medesima forma e con gli stessi scopi di quello progettato per Salzburg – avesse luogo a New York nell’occasione sopra ricordata: se cinon fosse stato possibile, l’incontro avrebbe potuto concordarsi per un’epoca immediatamente successiva.

Da tutti i fatti innanzi esposti risulta chiaramente che il ritardo dell’incontro dei due Ministri degli Esteri non puattribuirsi a cattiva volontà da parte italiana, ma a circostanze che non sono certo imputabili al Governo italiano.

Nonostante quanto precede, il Governo italiano, fedele alla linea di condotta costantemente prefissasi di raggiungere una soddisfacente soluzione delle divergenze in atto, è disposto – qualora da parte austriaca non si voglia riconsiderare la possibilità dell’incontro dei Ministri degli Esteri a New York – ad accettare la proposta contenuta nella Nota cui si risponde che l’incontro dei Ministri degli Esteri abbia luogo nel mese di ottobre, a data da precisarsi ulteriormente e possibilmente, secondo il desiderio austriaco, tra il 14 e il 18, sempre che nuove circostanze del genere di quelle lamentate, non lo sconsiglino.

Il Ministero degli Affari Esteri si vale dell’occasione per esprimere all’Ambasciata della Repubblica Federale austriaca i sensi della sua pialta considerazione(12).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 33.


2 Consegnata da Fornari a FrichsTHal il 13 settembre.


3 Recte: 7232, vedi D. 386.


4 Vedi D. 369.


5 Vedi D. 371.


6 Vedi D. 374.


7 Vedi D. 376.


8 Vedi D. 377.


9 Vedi D. 380.


10 Vedi D. 382.


11 Vedi D. 383.


12 Per la risposta vedi D. 395.

392

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BELLIA(1)

L. segreta 3296. Vienna, 13 settembre 1963.

Caro Franco, riceverai probabilmente questa mia quando la risposta agli austriaci sarà già stata messa a punto(2). Comunque desidero ugualmente accennartene.

Uno dei punti sui quali la campagna di stampa antitaliana sviluppatasi in questi giorni ha insistito è stato quello secondo cui mentre i giudici pronunziavano l’assoluzione di trento, il Governo italiano, prendendo spunto dalle «legittime» reazioni austriache, chiedeva il rinvio «a tempo indeterminato» dell’incontro dei Ministri degli Esteri.

Dopo di che l’Austria, sempre volenterosa, ha proposto un incontro per metà ottobre. Non devo dire a te quanto sia falso tutto ci Personalmente ritengo che sia stato un errore di impostazione da parte nostra quello di continuare a ripetere: ci incontriamo il giorno tale «se l’atmosfera sarà buona» oppure «se saranno cessati gli attentati». Sarebbe stato molto pilogico dire: prendete le misure di internamento e di repressione necessarie e ci incontreremo il giorno dopo. In altre parole o l’Austria è responsabile di questi attentati, sia pure indirettamente, ed allora abbiamo il diritto di chiedere che prenda adeguate misure di polizia prima di trattare oppure il terrorismo è autonomo ed allora non si pupretendere di subordinare l’incontro alla sua cessazione.

Da questo nostro errore di impostazione ha tratto pretesto Kreisky per il suo incredibile discorso(3). Comunque sia, dato come sono andate le cose, oggi uno dei punti da chiarire è che a fine agosto, prima di trento, quando abbiamo chiesto il rinvio abbiamo noi stessi proposto non solo l’incontro all’ONU ma anche una conferenza, in località da destinare, ai primi di ottobre. Questa precisazione servirebbe a sottolineare l’assurdità dell’attacco di Kreisky, sui cui veri fini sono già in parecchi qui ad interrogarsi.

Ti abbraccio con affettuosa simpatia Carlo


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, agosto-settembre.


2 Vedi D. 391.


3 Vedi D. 389, nota 3.

393

IL CONSOLE GENERALE A INNSBRUCK, MANCA DI VILLAHERMOSA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. segreto 6898/8772. Innsbruck, 19 settembre 1963.

Oggetto: Incontro ad Innsbruck tra rappresentanti della SVP, esponenti politici del Tirolo, il Ministro degli Esteri Kreisky e il Sottosegretario Steiner.

Riferimento: Telegramma ministeriale in data 14.9.19633, Telegramma in data 16.9.19634 e Telespresso n. 6397/775 del 22.8.1963 di questo Ufficio(5).

Notizie e indiscrezioni raccolte confidenzialmente confermano che nei giorni 13 e 14 corrente si sono svolti ad Innsbruck una serie di incontri tra esponenti della SVP, del Governo regionale tirolese, rappresentanti dei partiti politici del Tirolo, il Ministro Kreisky ed il Sottosegretario Steiner.

Da quanto mi è stato possibile apprendere i primi colloqui avrebbero avuto luogo nella sede del Governo regionale del Tirolo nella mattinata del 13 corrente. Ad essi avrebbero partecipato: Kreisky, Steiner, il Consigliere di Legazione Matscher, il Landeshauptmann Wallner, il Vice Landeshauptmann Gamper in rappresentanza della Volkspartei, il Landesrat Rupert Zechtl in rappresentanza del partito socialista, Mahnert in rappresentanza del partito liberal-nazionale (FPOe), il Prof. Dr. Felix Ermacora e la delegazione della SVP guidata da Magnago. In quest’ultima sarebbero stati riconosciuti: Benedikter, Brugger, Dietl, Volgger e Tinzl.

Nel corso della riunione sarebbe stata dedicata particolare attenzione all’esame dei seguenti punti:

1) risultati dei lavori della Commissione dei 19 e bilancio delle concessioni che si pusperare di ottenere dall’Italia, 2) testo della risoluzione votata dal Comitato esecutivo della SVP il 4 corrente, 3) processo di trento e futuro procedimento contro i terroristi a Milano, 4) azione del Governo di Vienna e intervento austriaco all’ONU.

Per l’atteggiamento da assumere nei riguardi del tentativo italiano di raggiungere una soluzione della vertenza altoatesina attraverso la Commissione dei 19, le indiscrezioni trapelate consentono di confermare che la linea generale sulla quale avrebbero concordato i partecipanti alla riunione sarebbe quella già segnalata col telespresso di questo Ufficio citato in riferimento. Accettare cioè le concessioni italiane senza impegnarsi a considerare definitivamente risolto il problema, insistere poi sulla richiesta di una «autentica autonomia» per la Provincia di Bolzano. Questa richiesta, proprio per il carattere vago del concetto su cui si appoggia, avrebbe il vantaggio di non precludere la possibilità di ulteriori richieste. Secondo l’opinione di alcuni, infatti, il clima politico attuale consentirebbe addirittura di puntare sulle richieste contenute nell’ultima risoluzione del Comitato esecutivo della SVP, sfruttando gli effetti psicologici che si ritiene abbia ottenuto la violenta campagna scatenata contro la sentenza del tribunale di trento.

Del processo contro i carabinieri si sarebbe discusso a lungo; gli esponenti della SVP avrebbero consegnato a Kreisky una nuova serie di documenti che dovrebbero dimostrare «in maniera inconfutabile» i sistemi usati dalla polizia italiana per strappare le confessioni ai detenuti. Si sarebbe particolarmente insistito sulla necessità ed opportunità di far conoscere questi documenti al «mondo intero» sopratutto per i riflessi che queste rivelazioni potranno avere sullo svolgimento del processo ai dinamitardi, fornendo, tra l’altro, validi argomenti alla difesa.

Kreisky avrebbe poi svolto una relazione, descrivendo gli interventi e le dichiarazioni del Governo, sia in risposta alla nota italiana per il rinvio delle trattative con l’Austria, sia nei confronti della sentenza di trento. Dopo aver annunciato che il suo intervento all’ONU sul problema altoatesino avrà probabilmente luogo il 26 corrente, nel quadro del rapporto generale sulla politica estera austriaca, Kreisky ne avrebbe tratteggiato l’impostazione.

Egli vorrebbe anzitutto dimostrare all’assemblea dell’ONU come l’Italia abbia, usando una tattica temporeggiatrice, rivelato di essere restia a risolvere con le trattative bilaterali prescritte dalle risoluzioni dell’ONU, la vertenza altoatesina. Questo atteggiamento, allontanando nel tempo la speranza di una soddisfacente soluzione, avrebbe spinto – secondo l’Austria – gli impazienti all’azione, fornendo al terrorismo argomenti e giustificazioni per le sue imprese.

Kreisky intenderebbe inoltre respingere le accuse italiane sulla pretesa inazione dell’Austria nei confronti dell’organizzazione del terrorismo dimostrandone l’infondatezza. Informerebbe poi l’Assemblea delle Nazioni sullo svolgimento del processo di trento e, servendosi della documentazione in suo possesso, attaccherebbe i «metodi inumani» usati dalla polizia italiana contro i detenuti altoatesini. Per rendere ancora piefficace il suo intervento pare che Kreisky intenda preannunciare un ricorso alla Commissione per i diritti dell’uomo di Strasburgo contro la sentenza di trento. Ermacora, presente come esperto giuridico alla riunione, avrebbe confermato la sussistenza degli estremi per questa denuncia.

Nel pomeriggio dello stesso 13 settembre si sarebbe svolta un’altra riunione tra Steiner, Matscher, Wallner, Senn (dell’Ufficio «Sudtirol» del Governo regionale) ed Ermacora. Si sarebbe discusso dell’invio a New York di una delegazione tirolese in «appoggio» a quella ufficiale austriaca. Kreisky, assente dalla riunione perché recatosi a Salisburgo, avrebbe espresso in mattinata qualche perplessità sull’opportunità di tale iniziativa, ma aveva poi finito col cedere agli esponenti tirolesi, interessati a riaffermare il principio che, ovunque si discuta dell’Alto Adige, il Tirolo deve essere presente. Si finiva così col decidere per l’invio di una delegazione tirolese a New York (vedi tel[espresso] n. 6880/872 in data 19 settembre di questo Ufficio)6.

Altre riunioni avrebbero avuto luogo nella mattinata del 14. Kreisky e Matscher si incontravano nuovamente con i delegati tirolesi designati per il viaggio all’ONU; gli esponenti della SVP, a loro volta, avevano colloqui con Senn, Ermacora, Scheidle e Wallner. Si sarebbe parlato, tra l’altro, dell’invio di un rappresentante della SVP a New York, senza perraggiungere una decisione. L’argomento principale in discussione sarebbe stato invece l’organizzazione e lo svolgimento dell’assemblea straordinaria della SVP, da convocare per l’esame del rapporto conclusivo della Commissione dei 19 (cf. ultimo capoverso del mio tel. in riferimento). Ritenendosi che il testo della relazione verrà reso noto ai primi di ottobre e in previsione di un possibile incontro italo-austriaco entro lo stesso mese, si sarebbe riconosciuta l’opportunità di far prima dichiarare da un’assemblea della SVP «insufficiente» e «insoddisfacente» il risultato dei lavori della Commissione per dare all’Austria la possibilità di tornare ad insistere sulla richiesta di una «autentica» autonomia provinciale.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, agosto-settembre.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 T. 21390/194 (Vienna) 18 (Innsbruck), con il quale Fornari aveva chiesto di essere informato di eventuali incontri di esponenti della SVP con personalità austriache (Telegrammi ordinari 1963, Austria partenza).


4 T. 22922/7 da Innsbruck, non pubblicato.


5 Vedi D. 378.


6 Non pubblicato.

394

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO IL CONSIGLIO D’EUROPA, MARIENI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 28907/64. Strasburgo, 24 settembre 1963, ore 23,45 (perv. ore 8 del 25).

Oggetto: Riunione Sottocommissione Alto Adige.

Mio 632.

In margine corrente sessione Assemblea consultiva Consiglio Europa ha avuto luogo oggi, sotto presidenza Senatore Struye, riunione Sottocommissione incaricata seguire questione Alto Adige.

Seduta aperta con dichiarazioni Presidente il quale, dopo aver riferito su stato questione Alto Adige e su sua corrispondenza personale Onorevole Rossi, suggerito che Sottocommissione torni a riunirsi allorché verranno rese note conclusioni Commissione dei 19. Struye proposto quindi pubblicare comunicato stampa contenente deplorazione atti terrorismo e voto che Commissione dei 19 possa terminare al pipresto suoi lavori. Presidente ha poi aggiunto che sin dall’inizio riunioni Sottocommissione egli aveva insistito affinché Sottocommissione facesse prova di una discrezione molto grande precisando che «bisognava evitare di dare impressione che Consiglio d’Europa volesse imporsi ma che altra parte Sottocommissione aveva sempre insistito per marcare suo interesse riguardo questione allo scopo arrivare a una soluzione in uno spirito europeo».

È poi intervenuto On. Gonella il quale ha messo in rilievo opportunità che Commissione deplorasse atti di terrorismo compiuti in Alto Adige negli ultimi mesi. Egli ha aggiunto che, in sede discussione bilancio ministeriale dell’Interno, Parlamento italiano è stato informato da Governo che Commissione 19 ha testé concluso suoi lavori. Oratore ha rilevato essere questo importante fatto positivo ed ha concluso facendo presente che terrorismo non poTRà distrarre Governo italiano dal proseguire(3) duplice obiettivo: elaborare, sulla base conclusioni Commissione dei 19, iniziative interne dirette a risolvere controversia alto-atesina; continuare non appena ristabilito clima di serenità negoziati diretti italo-austriaci.

Per gli austriaci è intervenuto Toncic il quale dopo aver sottolineato valore lavori Sottocommissione, che ha sempre formulato sue proposte ad unanimità, ha chiesto che in comunicato stampa venissero inseriti voti affinché due parti riprendano prossimamente i negoziati bilaterali. Toncic suggerito altresì che Struye prenda ulteriori contatti con On. Rossi.

Presidente ha accettato suggerimento austriaco precisando che tali contatti potevano avere luogo Roma o eventualmente Bruxelles dove On. Rossi avrebbe espresso intenzione recarsi per partecipare riunione Movimento Europeo.

Nella discussione intervenuto anche ex Onorevole Ebner il quale si è limitato a confermare che lavori Commissione 19 sono terminati e che conclusioni verranno probabilmente approvate in riunione 2-3 ottobre p.v.

Riunione Sottocommissione conclusasi infine con approvazione comunicato stampa da me trasmesso con precedente telegramma.

Suddetta riunione svoltasi in atmosfera sostanzialmente moderata, senza particolari spunti polemici da parte austriaci i quali non hanno fatto alcun accenno recenti attentati verificatisi in Austria. Particolarmente decisiva è stata la presenza On. Gonella il quale in elaborato e persuasivo intervento e, sopratutto, con deciso atteggiamento in precedenti colloqui privati con rappresentante austriaco, è praticamente riuscito a bloccare intenzione austriaca, da vari giorni palesata, portare discussione questione Alto Adige in Assemblea.

Telegrafato Roma e Vienna.


1 Telegrammi ordinari 1963, Italrap Strasburgo arrivo e partenza.


2 T. 28898/63 in pari data, con il quale Marieni aveva trasmesso il testo del comunicato stampa diramato al termine della riunione di cui al presente documento (ibidem).


3 Recte: perseguire.

395

L’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Nota verbale 7756-A/632. Roma, 24 settembre 1963.

L’Ambasciata d’Austria, per incarico del Ministero Federale degli Affari Esteri e in risposta alla sua nota verbale n. 10A/1521 del 13 settembre c.a.3, si onora comunicare al Ministero degli Affari Esteri quanto segue:

Il Governo austriaco vorrebbe esimersi dal ripetere le ragioni per cui esso ritiene che gli sforzi austriaci in corso da molti mesi per concordare una data per trattative bilaterali sono finora falliti per cause da ascriversi esclusivamente alla parte italiana. Esso, inoltre, ritiene di potersi esimere anche dal ripetere le ragioni per cui il Ministro Federale degli Affari Esteri non si vede in grado di fissare a New York l’incontro tra i Ministri degli Affari Esteri.

Il Governo austriaco ha, per preso atto con soddisfazione che il Governo italiano è disposto ad accettare la proposta austriaca, avanzata con nota verbale n. 7332-A/63 del 7 settembre c.a.4, di tenere l’incontro tra i Ministri degli Affari Esteri nel prossimo mese di ottobre, possibilmente nel periodo tra il 14 e il 18 ottobre.

Tuttavia il Governo austriaco deve fare presente che esso non puaccettare la condizione «che nuove circostanze del genere di quelle lamentate non sconsiglino» di tenere tale incontro, cui il Governo italiano subordina nuovamente la sua disposizione di massima alla ripresa delle trattative bilaterali. A prescindere dall’inopportunità politica di lasciare che le azioni di alcuni terroristi influiscano sulla fissazione della data di un incontro tra i Ministri degli Affari Esteri, si tratta, nella specie, di condizioni il cui adempimento si sottrae alla sfera d’azione del Governo austriaco.

A parte ci occorre rilevare che il punto primo della parte operativa della Risoluzione 1497 (XV), ribadita dalla Risoluzione 1661 (XVI) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, «raccomanda urgentemente alle due parti di riprendere le trattative allo scopo di trovare una soluzione di tutte le divergenze concernenti l’attuazione dell’Accordo di Parigi».

La precitata Risoluzione affida alle due parti tale incarico in maniera inequivocabile e senza porre condizioni di qualsiasi specie.

Concludendo il Ministero Federale degli Affari Esteri desidera fare presente che, in occasione della presenza a New York dei Ministri degli Affari Esteri delle due parti, nulla si oppone a contatti tra di loro ed i rispettivi seguiti allo scopo di preparare l’incontro tra i Ministri degli Affari Esteri previsto per il mese di ottobre.

L’Ambasciata d’Austria si vale dell’occasione per esprimere al Ministero degli Affari Esteri gli atti della sua pialta considerazione(5).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 38.


2 Consegnata da LenTHal a Fornari il 24 settembre unitamente alla Nota verbale 7755-A/63 del 23 di risposta alla Nota verbale italiana 10A/1522 del 13 che esprimeva il disappunto di Roma per le reazioni austriache agli esiti del processo di trento (entrambe le note sono edite in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, rispettivamente DD. 37 e 34).


3 Vedi D. 391.


4 Recte: 7232, vedi D. 386.


5 Per la risposta vedi D. 401. Riferendo a Piccioni sul colloquio avuto con LenTHal in occasione della consegna delle due note verbali austriache, Fornari scriveva: «Mentre invio con primo corriere aereo testo note austriache, aggiungo che LoewenTHal mi ha detto, dopo avermi consegnato note, che si augurava che esse rappresentassero punto finale a “spiacevole fase polemica” e segnassero inizio di nuova “fase costruttiva” nei reciproci contatti. Gli ho risposto che, mentre dovevo riservare a V.E. ed al Governo ogni decisione circa ulteriore seguito, non potevo non osservare che responsabilità della polemica era da farsi risalire in primo luogo a Governo austriaco e che quindi da esso dipendeva rasserenamento atmosfera. A tale proposito, mentre dovevo rettificare molte delle osservazioni contenute nelle due Note Verbali (e non sto qui a ripetere argomenti facilmente immaginabili di cui mi sono servito), non potevo non attirare sua attenzione su nuove dichiarazioni fatte da Kreisky alla televisione tedesca il 20 settembre (telegramma ministeriale n. 239) di cui gli ho letto alcuni brani. Mi ha detto di escludere che esse – e sopratutto la parte che si riferisce a lavori Commissione dei 19 – rappresentassero effettivamente pensiero del suo Ministro e si è riservato farmi avere in proposito maggiori precisazioni. Infine, essendosi accennato anche ad attentati verificatisi ieri in Austria, gli ho dichiarato – come da accordi precedentemente intercorsi con Presidenza del Consiglio e con Ministero Interni – che, pur essendo convinto che attentati non potessero farsi risalire a responsabilità di elementi italiani, ero in grado di dichiarargli ufficialmente che competenti autorità italiane erano sempre pronte dare loro massima collaborazione per repressione terrorismo» (T. precedenza assoluta 22572/241 (New York) 207 (Vienna) del 24 settembre, in Telegrammi ordinari 1963, Italnation New York partenza). Nelle citate dichiarazioni alla televisione tedesca Kreisky aveva contestato le motivazioni addotte dall’Italia a sostegno delle ripetute richieste di rinvio dell’incontro dei Ministri e sostenuto la necessità di riprendere le trattative bilaterali, ritenendo illusorio che la soluzione del problema sudtirolese potesse scaturire dai lavori della Commissione dei 19 i quali, nonostante i rilevanti risultati raggiunti, lasciavano insolute molte questioni decisive (T. precedenza assoluta 22527/239 del 24 settembre per New York, ibidem). Sull’argomento vedi D. 404.

396

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 29308/5222. New York, 28 settembre 1963, ore 4 (perv. stessa ora).

Oggetto: Replica Kreisky a discorso On. Ministro Piccioni.

Kreisky ha voluto replicare oggi pomeriggio a mio intervento di stamane(3) respingendo tanto connessione fra punti uno e tre note risoluzioni Assemblea quanto responsabilità Austria per atti terroristici in territorio italiano e dichiarandosi disposto accettare in suo territorio Commissione internazionale per accertare fatti. Ha rivendicato diritti ogni Governo formare propria delegazione come crede e sottolineato che Governo austriaco ha abitudine includervi rappresentanti Governi regionali se interessati a questioni oggetto negoziati. Ha citato a tale riguardo precedente incontri Milano e Klagenfurt.

Sino all’ultimo egli era stato indeciso se fare o meno uso diritto di replica. Alla fine ha dovuto cedere proprio a pressioni di quei rappresentanti regionali che lo hanno seguito New York e che vorrebbe imporci al tavolo del negoziato, ciche appunto nel mio discorso avevo dichiarato politicamente inopportuno. Di fronte alternativa attendere sino lunedì per una risposta che avrebbe prolungato polemica o prendere subito la parola, ho scelto quest’ultima soluzione che mi è parsa piopportuna e piefficace replicando che dichiarazioni Kreisky non mi erano sembrate né convincenti né pertinenti e che ribadivo punto per punto contenuto mio intervento di stamane. Ho concluso che poiché da ambo le parti si era dimostrata volontà negoziare meglio fosse dar seguito a tale proposito anziché procedere con repliche e controrepliche(4).


1 Telegrammi ordinari 1963, Italnation New York arrivo, vol. II.


2trasmesso tramite la Rappresentanza presso l’ONU che lo invianche a Washington per corriere.


3Il 27 settembre.


4I testi dei discorsi dei Ministri all’Assemblea Generale dell’ONU, per la parte relativa all’Alto Adige, sono editi in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, DD. 39 e 40 (UN, General Assembly, Official Records, EighteenTH Session, 1217TH Plenary Meeting, Agenda Item 9, 26 September 1963, pp. 11-13 e ivi, 1218TH Plenary Meeting, 27 September 1963, pp. 18-19; ivi, 1219TH Plenary Meeting, 27 September 1963, p. 16 per le successive repliche di entrambi).

397

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. urgentissimo 29418/605. Vienna, 28 settembre 1963 (perv. ore 21).

Oggetto: Discorso radiofonico Cancelliere Gorbach.

Mio 601 per Esteri e 3529 per Italnation New York(2).

Passaggio riservato da Gorbach ad attentati in Austria lascia veramente interdetti per sua impostazione acritica.

Cancelliere infatti ha voluto accompagnare sua condanna con considerazioni e parallelismi inaccettabili con analoghi attentati avvenuti recentemente in Alto Adige. Solo qualche settimana fa stesso Gorbach aveva condannato «con indignazione» recrudescenza attività terroristica in Alto Adige (vedi tele 385)3; oggi riprende discreditata tesi che atti di violenza in Alto Adige sono dovuti a «disperazione» di singoli appartenenti ad un gruppo etnico privato dei suoi diritti.

tralascio affermazione singolare in questo contesto, circa mancanza problemi minoranze in Austria, nel rilevare che misure di sicurezza ora preannunciate – in particolare maggiore vigilanza a frontiera – incrinano palesemente tesi, sostenuta da Governo austriaco e ribadita da Kreisky anche ad Assemblea ONU, secondo cui autorità austriache avevano fatto tutto il possibile per prevenire attività terroristica.

D’altra parte misure di sicurezza che Cancelliere ha personalmente preannunciato corrispondono atmosfera di allarme che si è qui diffusa.

Mi sembra sempre pievidente che oggi si raccolgono in Austria frutti tolleranza praticata, sempre con l’alibi dell’Alto Adige, verso pericolosi gruppi di estrema destra ma che, persino dopo ultimi avvenimenti, si esiti a perseguire e colpire tali elementi.

Prego telegrafare New York con n. 35324.


1 Telegrammi ordinari 1963, Austria arrivo, vol. II.


2 T. 29377/601 (Roma) 3529 (New York) pari data, con il quale Calenda aveva trasmesso la parte del discorso radiofonico di Gorbach relativa ai recenti attentati in Austria nel testo diffuso dall’APA (ibidem).


3 T. 23987/385 del 7 agosto da Vienna, non pubblicato.


4 Nota del documento: «Provveduto per Italnation».

398

IL CAPO DELLA RAPPRESENTANZA PRESSO L’ONU, ZOPPI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. 3237/22372. New York, 28 settembre 1963.

Oggetto: Questione alto-atesina. Interventi di S.E. il Ministro e Kreisky in dibattito generale.

Riferimento: Mio telegramma in data di ieri(3).

Con lo scambio di repliche che si è avuto ieri pomeriggio fra Kreisky e S.E. il Ministro – e su cui l’Onorevole Piccioni ha telegrafato ieri – si è chiusa questa nuova fase societaria della questione alto-atesina per la XVIII sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Questo ritorno polemico della questione dell’Alto Adige in Assemblea plenaria non ha avuto in realtà una larga eco nella maggioranza (afro-asiatica) dei membri che conoscono poco e male il problema e comunque lo considerano marginale e pertinente esclusivamente alla «provincia» europea.

Viceversa le Rappresentanze occidentali hanno seguito attentamente i due interventi e le due successive repliche. Pur prevedendosi un inizio decisamente polemico, da parte di Kreisky, il tono dell’intervento austriaco è parso in genereeccessivo. È anche stato notato che l’argomento Alto Adige aveva occupato una parte troppo vasta in un intervento che per la sede in cui è stato pronunciato avrebbe dovuto invece essere sopratutto dedicato a problemi di carattere e d’interesse generale.

La fermezza della risposta italiana è stata quindi perfettamente compresa come è stato apprezzato il maggior senso di responsabilità dimostrato dal Ministro degli Esteri italiano che pur rispondendo agli argomenti ed ai cavilli del Ministro Kreisky ha saputo ridimensionare la polemica e ridare le dovute proporzioni ad un argomento che tanto nell’ambiente delle Nazioni Unite che in quello europeo è considerato marginale rispetto a molti altri problemi di interesse pigenerale.

Per opportuna documentazione di codesto Ministero trasmetto 15 esemplari del testo italiano, 10 del testo inglese e 10 del testo francese del discorso di S.E. il Ministro (2 per l’Ambasciata in Vienna), 6 copie del discorso di Kreisky (2 per l’Ambasciata in Vienna).

Allego, infine, 6 esemplari del verbale integrale provvisorio della seduta dell’Assemblea Generale (A/PV.1219) del pomeriggio del 27 settembre in cui è riprodotto il testo della replica di Kreisky e quello della controreplica dell’On. Piccioni (2 esemplari per l’Ambasciata in Vienna)4.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Alto Adige. XVIII Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


2 Diretto per conoscenza all’Ambasciata a Vienna.


3 Vedi D. 396.


4 Gli allegati non si pubblicano.

399

L’AMBASCIATORE TOSCANO AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. New York, 3-4 ottobre 1963.

Caro Vanni, facendo seguito al telegramma odierno(2) desidero riassumere il contenuto della lunga conversazione avuta con Waldheim. Egli mi ha cercato ripetutamente e, secondo le istruzioni del Ministro, mi sono deciso a fissare l’ora per l’incontro solo dopo due giorni.

La conversazione ha avuto inizio con una critica approfondita del comportamento austriaco. Ho detto che le dichiarazioni di Kreisky, di Steiner e del Consiglio dei Ministri non potevano essere da noi considerate come atti amichevoli. Se l’Austria riteneva di avere le prove dei nostri atti di terrorismo avrebbe potuto fare ricorso alla Corte del Consiglio d’Europa, ma cinon autorizzava ad insultare pubblicamente la nostra magistratura. Ho sottolineato l’ignoranza di Kreisky circa l’ordinamento italiano ed il fatto che non avessimo pubblicamente messo in rilievo questa circostanza. Un altro punto debole della posizione austriaca era rappresentato dal fatto che tutte le loro accuse si rivolgevano contro una sentenza che ancora non era passata in giudicato. Che attendessero prima il giudizio di secondo grado e poi avrebbero potuto esprimere una opinione e fare ricorso a Strasburgo. La connessione tra il punto 1 e il punto 3 della risoluzione del 1960 era evidente e non ci voleva gran che a sottolinearla. Comunque noi non conosciamo due categorie di risoluzioni, di una delle quali è lecito chiedere l’applicazione con insistenza, mentre per l’altra categoria si puammettere che essa sia impunemente violata.

La citazione dell’articolo 9 del trattato di Stato preoccupa indubbiamente gli austriaci. Ho altresì sottolineato il fatto che tutte le volte che i tirolesi erano stati inclusi nella Delegazione austriaca, gli incontri avevano avuto dei risultati negativi, il che non era avvenuto per quelli di Venezia e di New York. Era comunque incontestabile il fatto che, non avendo i tirolesi partecipato agli ultimi due incontri italo-austriaci, la loro inclusione nella delegazione rappresentava un fatto nuovo. Noi non contestavamo la liceità giuridica della inclusione dei tirolesi, ma Vienna avrebbe dovuto anche tener conto delle conseguenze negative di tale inclusione sull’andamento dei lavori.

Waldheim ha dato le solite spiegazioni riferendosi all’eccitazione dell’opinione pubblica ed alla difficile situazione governativa.

Si è parlato quindi dell’epoca e della località dell’eventuale convegno tra i Ministri degli Esteri. Secondo l’intesa avuta col Ministro ho chiesto dapprima Venezia, al che Waldheim ha insistito per Salisburgo. Quando si passa parlare di una località neutrale, l’idea di Lugano – idea gradita al Ministro – è apparsa subito accettabile.

Come ho telegrafato, gli austriaci non hanno difficoltà a ritardare di qualche giorno la data dell’incontro tenendo anche conto del fatto del dibattito per il bilancio degli Esteri alla Camera. In vista della riunione dell’UEO all’Aja, l’idea di un incontro alla vigilia potrebbe forse semplificare le cose. Da Lugano si potrebbe tornare in macchina rapidamente a Milano e prendere l’aereo per Amsterdam.

Ho insistito molto sul fatto che sarebbe necessario, per non pregiudicare ulteriormente le cose, che gli austriaci si astengano dal fare qualsiasi dichiarazione prima dell’incontro. Aggiungo, ma forse sarà opportuno che ne parliate a Roma con LoewenTHal, che converrebbe mantenere segreta la data (anche in vista di eventuali azioni terroristiche).

Per ciche concerne la durata dell’incontro, essa è prevista in una sola giornata. L’ordine del giorno e la composizione delle delegazioni sarebbero esattamente quelli previsti in occasione delle tue conversazioni a Roma con Waldheim del luglio scorso(3). Sul contenuto di tali conversazioni non sono entrato se non per sottolineare, a titolo esclusivamente personale, che, qualora l’incontro avesse luogo prima dell’approvazione del rapporto finale della Commissione dei 19, potrebbe risultare utile che gli austriaci facessero sapere ai loro amici che l’approvazione all’unanimità di tale rapporto faciliterebbe le cose. Secondo quanto ebbe a dire, a suo tempo, l’On. Scelba(4), il Governo italiano considererà con tanta maggiore attenzione le raccomandazioni che gli saranno fatte dalla Commissione per l’Alto Adige all’unanimità. Sotto tale profilo, ho espresso l’opinione – sempre a titolo personale – che quanto meno i rappresentanti di lingua tedesca nella Commissione cercheranno di puntualizzare la loro posizione, tanto meglio sarà per loro, evitando così reazioni e precisazioni ulteriori da parte dei delegati italiani.

Sempre a titolo personale, mi sono sforzato altresì di spiegare a Waldheim che sarebbe bene che a Vienna non si nutrisse alcuna illusione circa la possibilità di indurre il Governo italiano a concedere agli alto atesini una autonomia superiore a quella che gli sarà proposta dalla Commissione di Studio. Tale Commissione avrebbe potuto utilmente coprire le responsabilità del Governo. Era assai poco verosimile, a mio avviso, che, dopo due anni di studio, ad un certo momento, il Governo dicesse che gli era stato chiesto troppo poco e presentasse al Parlamento delle leggi con concessioni superiori per gli alto atesini di lingua tedesca.

Waldheim mi ha detto di rendersi pienamente conto della validità delle considerazioni che gli andavo via via esponendo ed ha promesso di fare del suo meglio per indurre il Ministro Kreisky ad appoggiare tali idee. Mi ha detto tuttavia che la cosa non era così semplice data la posizione di alcuni settori parlamentari. Matsch ha detto a Zoppi che Kreisky avrebbe telefonato due volte ieri alla Rappresentanza per avere notizie del colloquio di Waldheim con me. Lo stesso Waldheim mi ha detto che, probabilmente, al suo ritorno a New York lunedì venturo, Kreisky cercherà di vedermi.

Ho concluso la mia conversazione dicendo che, se effettivamente gli austriaci volevano arrivare a risolvere la questione e porre termine alla controversia, avevano davanti a loro un’occasione magnifica favorendo una conclusione unanime dei lavori della Commissione dei 19. Se invece gli austriaci avevano delle riserve mentali di ordine territoriale oppure non desideravano arrivare ad alcun accordo, allora non avevano altro che da continuare sulla strada nella quale si erano incamminati in questi ultimi tempi.

Questo il succo della mia conversazione con Waldheim.

Immagino che avrai avuto, come ho scritto a Gaja, dalla Segreteria Generale copia del progetto di discorso per il Ministro alla Camera. La parte relativa agli affari politici è stata scritta interamente da me, indipendentemente dall’appunto preparato per Vedovato. Spero che tale parte incontri la tua approvazione.

Se non ricever, da parte del Ministro, l’invito a rientrare prima, arrivera Roma domenica mattina 13 ottobre.

Nell’attesa di presto rivederti, ti invio molti affettuosi saluti.

Tuo aff.

Mario P.S. Ho avuto oggi (4 ottobre) una conversazione con Steiner dietro richiesta di quest’ultimo. Le novità sono poche, ma abbastanza interessanti.

In primo luogo – come ho telegrafato a parte(5) – gli austriaci hanno scoperto che per raggiungere Lugano ci vorrebbe molto tempo non esistendo una comunicazione aerea da Vienna. Kreisky suggerisce pertanto Ginevra e il passo austriaco a Roma indicherà tale città.

Steiner, naturalmente, ha difeso con pivigore di Waldheim lo «stato di necessità» in cui egli ed i suoi colleghi di Governo si sarebbero venuti a trovare dopo la sentenza di trento per fare delle dichiarazioni pubbliche. Egli ha tuttavia esplicitamente ammesso che la correlazione da noi fatta tra il punto 1 e 3 della Risoluzione dell’ONU è innegabile. Egli ammette inoltre che la polizia austriaca avrebbe potuto fare un po’ di pi ma non molto di pi dato il numero esiguo di unità di cui essa e l’esercito consistono.

Piincoraggiante è stata la discussione circa l’avvenire. Steiner mi ha detto di rendersi conto che siamo arrivati ad una svolta decisiva del negoziato. Egli riparte domani sabato [il 5] per l’Austria e pensa di incontrarsi con i tirolesi per far loro comprendere la necessità di facilitare l’approvazione all’unanimità della relazione della Commissione dei 19 e l’impossibilità assoluta per il Governo italiano di concedere alcunché di pi È difficile dire quanto gli austriaci possano essere sinceri, ma, almeno a parole, Steiner è stato categorico ed ha dato l’impressione di essere rimasto persuaso del mio ragionamento.

Waldheim, nel telefonarmi stamane in albergo per chiedermi di incontrare all’ONU, dopo il discorso del Negus, Steiner, mi ha confermato anche che Kreisky desiderava vedermi lunedì [il 7] pomeriggio(6).

A titolo personale e confidenziale Steiner, ad un certo momento, mi ha detto che tutte le somme per le attività irredentistiche vengono da Monaco di Baviera. Steiner personalmente avrebbe detto ai tirolesi (sic) di non dare danari finché la questione dell’Alto Adige non sarà regolata con l’Italia(7).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Alto Adige. XVIII Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


2 T. segreto urgentissimo 29869/540 del 3 ottobre da New York, con il quale Zoppi aveva succintamente informato sull’incontro Toscano-Waldheim di cui al presente documento (Telegrammi segreti 1963, Italnation New York arrivo e partenza).


3 Vedi DD. 374 e 375.


4 Il riferimento è presumibilmente al discorso pronunciato il 13 settembre 1961 al Viminale in occasione dell’insediamento della Commissione di studio per i problemi dell’Alto Adige.


5 T. segreto urgente 30084/547 del 5 ottobre da New York, non pubblicato.


6 Per il colloquio di Toscano con Kreisky vedi D. 402.


7 Il presente documento fu inviato in forma di Appunto a Vinci e Cattani con lettere del 4 ottobre. Sulla conversazione con Steiner Toscano riferiva ancora con il seguente Appunto segreto datato 7 ottobre inviato, unitamente all’Appunto di cui al D. 402, a Vinci (lettera in data 8 ottobre), Fornari e Cattani (lettere in data 9 ottobre): «Vorrei aggiungere al resoconto da me inviato sulla mia conversazione con Steiner i due punti seguenti involontariamente omessi. l) Sempre a titolo personale e confidenziale, Steiner mi ha detto di sospettare che l’attentato terroristico compiuto in Austria non sia opera di italiani, ma ripeta l’operazione effettuata l’anno scorso al monumento di Hofer. Egli mi ha detto di non avere ancora le prove assolute al riguardo, ma di ricercarle con il massimo impegno. Se la cosa gli riuscirà, egli si ripromette di dare una severa lezione agli autori dell’operazione. 2) Steiner mi ha detto altresì che, all’indomani del processo di trento, Kreisky aveva perduto ogni speranza nella possibilità di un negoziato con l’Italia e pensava di essere incoraggiato da parte dei tirolesi ad una rottura definitiva delle trattative con noi. Secondo la versione di Steiner, Steiner avrebbe preceduto Kreisky nella gita a Innsbruck e la conclusione delle sue conversazioni con i tirolesi sarebbe stata che bisognava assolutamente evitare di chiudere definitivamente la porta ai negoziati con l’Italia. Allorché Kreisky incontri tirolesi sempre secondo la versione di Steiner – egli avrebbe esordito manifestando il suo pessimismo. Con sua sorpresa i tirolesi gli avrebbero invece ripetuto le conclusioni concordate con Steiner» (Gabinetto 1961-1963, b. 11, fasc. 120; DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, ottobre-dicembre).

400

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

Appunto(2). Roma, 5 ottobre 1963.

Ho ricevuto questa mattina, a sua richiesta, l’Ambasciatore d’Austria, che mi ha consegnato la Nota Verbale qui unita in copia(3).

Prima che egli potesse illustrarmela, gli ho, a mia volta, presentata ed illustrata la nostra(4).

L’Ambasciatore ha subito rilevato che la data da noi proposta del 23 ottobre corrispondeva a una di quelle indicate anche dal Ministro Kreisky come possibile per l’incontro. Circa la località, l’Ambasciatore ha fatto presente di aver ricevuto istruzioni di insistere perché venga accettata la città di Salzburg.

Ho replicato che, data la psicosi che si era venuta a determinare in Austria in seguito agli ultimi avvenimenti, si preferiva da parte italiana che l’incontro avesse luogo a Venezia, tanto piche tale città rievocava il clima distensivo della riunione dello scorso anno.

Si è allora esaminata la possibilità di scegliere una città in un Paese neutrale e abbiamo entrambi convenuto sull’opportunità di una tale scelta: LoewenTHal ha indicato, a titolo di suggerimento, Ginevra.

Mi sono riservato di riferire a V.E. e di comunicargli dopodomani lunedì [il 7], una risposta definitiva; secondo le intese verbali successivamente intervenute con Capo di Gabinetto di V.E. gli comunicherdunque lunedì il nostro benestare.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, ottobre-dicembre.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».


3 Nota verbale 7986-A/63 del 4 ottobre, esprimeva la fiducia del Governo Federale che l’incontro tra i Ministri avesse luogo al pipresto (edita in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 41).


4Vedi D. 401.

401

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ALL’AMBASCIATA D’AUSTRIA A ROMA(1)

Nota verbale 10A/16842. Roma, 5 ottobre 1963.

Il Ministero degli Affari Esteri presenta i suoi complimenti all’Ambasciata d’Austria e riferendosi alla sua Nota Verbale 7756-A/63 del 24 settembre u.s.3 ha l’onore di comunicare quanto segue.

Non è senza stupore che il Ministero degli Esteri ha preso visione di quanto affermato nella Nota Verbale surriferita circa l’asserita responsabilità italiana per il fallimento degli sforzi austriaci di concordare una data per la ripresa delle trattative bilaterali sull’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946.

Una simile asserzione non sembra riflettere la realtà dei fatti, ciche, per quanto riguarda l’incontro dei Ministri degli Esteri, risulta fra l’altro evidente dal testo stesso della Nota Verbale in riferimento, là dove si rende noto che il Ministro Federale degli Affari Esteri, per ragioni che si è preferito non precisare, non ha potuto aderire alla proposta italiana di tenere a New York l’incontro dei Ministri degli Esteri. Il Ministero degli Affari Esteri non puche rammaricarsi che si sia così lasciata sfuggire un’occasione per la ripresa dei negoziati.

Quanto al fatto che i Ministri degli Affari Esteri dei due Paesi non si siano incontrati durante gli ultimi dodici mesi, il Governo italiano, che desidera uno sviluppo rapido dei negoziati bilaterali con l’Austria, è il primo a deplorare non soltanto questa circostanza, ma ancora di pile ragioni che l’hanno determinata. Tali ragioni sono state largamente esposte dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Senatore Piccioni nel suo recente discorso alle Nazioni Unite(4) ed il Ministero degli Affari Esteri non ha quindi ragione di ritornare sull’argomento.

Il Ministero degli Esteri desidera a questo proposito richiamare l’attenzione dell’Ambasciata d’Austria sul fatto che lo svolgimento di trattative bilaterali non presuppone necessariamente incontri a livello dei Ministri degli Esteri. Esse si possono svolgere, e si sono di fatto svolte, anche attraverso normali contatti diplomatici, o attraverso incontri a differenti livelli; e tutto cista chiaramente ad indicare come le trattative bilaterali non siano mai venute meno attraverso contatti e missioni, cui da parte italiana si è sempre aderito. Tale costruttivo atteggiamento italiano è sempre partito dal concetto, tuttavia, che un incontro al pialto livello e cioè a livello dei Ministri degli Esteri, potesse avvenire solo quando fosse stato adeguatamente preparato in una opportuna atmosfera e cioè quando esso potesse portare a risultati concreti.

Il Ministero degli Affari Esteri deve peraltro precisare che il Governo italiano mentre conferma la sua intenzione di attenersi alla raccomandazione di cui al paragrafo 1° della parte esecutiva delle Risoluzioni delle Nazioni Unite n. 1497 in data 31 ottobre 1960 e n. 1661 del 28 novembre 1961, ritiene nello stesso tempo che tale raccomandazione non possa essere disgiunta da quelle altre contenute nelle medesime Risoluzioni ed in particolare da quella di cui al par. 3°, che impegna le due parti ad astenersi da qualsiasi azione atta a turbare le loro relazioni amichevoli.

Tutto cipremesso, il Governo italiano conferma di essere d’accordo che l’incontro dei due Ministri degli Esteri abbia luogo nella data il pipossibile ravvicinata e propone che esso abbia luogo il mercoledì 23 del corrente mese, in località da concordare, in modo che possa svolgersi nelle condizioni piidonee ad assicurarne il miglior risultato.

Il Ministero degli Affari Esteri si avvale dell’occasione per porgere all’Ambasciata della Repubblica Federale austriaca i sensi della sua pialta considerazione.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Note verbali e appunti su negoziato con l’Austria per l’Alto Adige. Edito in Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige, D. 42.


2 Consegnata da Fornari a LenTHal il 5 ottobre.


3 Vedi D. 395.


4 Vedi D. 396.

402

L’AMBASCIATORE TOSCANO(1)

Appunto segreto. New York, 8 ottobre 1963.

La conversazione con Kreisky richiesta dagli austriaci e prevista per lunedì ha avuto invece luogo solo oggi pomeriggio martedì 8 ottobre, sempre su richiesta austriaca. Si è trattato di un colloquio abbastanza lungo e, per quanto non troppo incoraggiante, forse utile al fine di farsi un’idea dell’atteggiamento che gli austriaci probabilmente terranno in occasione dell’incontro di Ginevra. Naturalmente, la conversazione era a titolo personale e non ufficiale, cosa questa che ho tenuto a mettere bene in rilievo fin dall’inizio, ma sulla quale anche Kreisky ha insistito in quanto molti degli argomenti da lui esposti sono di natura abbastanza delicata. Anzi, egli mi ha pregato di riferire solo oralmente al Ministro.

1. Il primo argomento sollevato da Kreisky concerne l’appoggio dato dai tedeschi all’azione irredentistica e terroristica dei tirolesi. Non solo il capo di detti terroristi si troverebbe a Monaco di Baviera in un appartamento facilmente individuabile dalla polizia, ma egli non sarebbe in alcun modo molestato nelle sue attività. Inoltre, e cisarebbe ancora pigrave, autorevoli parlamentari e personalità tedesche premerebbero su Kreisky e sul Governo austriaco per fare della questione tirolese un «test case» delle rivendicazioni tedesche. A loro avviso, non è la protezione di una minoranza o la richiesta di un’autonomia ciche conviene ai tedeschi, perché un’impostazione del genere non fa comodo a nessun membro delle Nazioni Unite, perché ogni Stato ha delle minoranze nell’ambito del proprio territorio. I tedeschi vorrebbero invece che Kreisky sollevasse la questione dell’autodeterminazione il che sarebbe per loro assai piconveniente come «test case» delle loro rivendicazioni. Secondo Kreisky, tra qualche anno, ove la questione non fosse risolta, diverrebbe prevalentemente una contesa italo-tedesca.

Al mio rilievo che, in tale ipotesi, finiremmo per essere avvantaggiati dalla probabile reazione contro il pangermanismo, Kreisky mi ha risposto di essere di opinione del tutto diversa. A suo avviso, la Germania finirà per essere sempre pila potenza maggiormente ricca del continente e piutile agli americani, i quali, se oggi sono pressoché indifferenti al problema degli altoatesini, potrebbero, in un determinato momento, trovarsi nella necessità di appoggiare presso di noi le rivendicazioni germaniche. Con ogni probabilità, il ritiro di Adenauer peggiorerà ulteriormente le cose. Questi concetti Kreisky avrebbe esposto personalmente a Dean Rusk, Per quanto in tale presentazione di Kreisky possa avere largo posto il desiderio di apparire (verso di noi e gli americani) come un uomo che sa resistere all’impostazione germanica, tuttavia è indubbio che vi è un fondo di vero nell’affermazione secondo cui a Monaco di Baviera si trova il centro del finanziamento delle attività degli irredentisti tirolesi.

2. Il secondo argomento sollevato da Kreisky, ripete alcune considerazioni già fattemi da Steiner e si riferisce al convincimento del Governo austriaco secondo cui il recente attentato avvenuto in Austria non sia stato opera di italiani. Kreisky mi ha detto anche lui di non avere ancora nelle proprie mani la prova assoluta di quello che egli afferma, ma, secondo il Ministro degli Interni austriaco (che è un socialista), da molti indizi si puarrivare alla conclusione che degli italiani non potevano avere commesso un attentato del genere che richiedeva una perfetta conoscenza della lingua, delle abitudini e della località. Pure Kreisky – oltre a Steiner – sembra desiderare una cosa sola e cioè di entrare rapidamente in possesso delle prove necessarie per smascherare chi ha cominciato a portare il terrorismo in territorio austriaco.

3. Siamo venuti quindi a parlare delle prospettive di azione immediata in vista dell’incontro di Ginevra.

Kreisky ha ascoltato le mie tesi circa l’opportunità di favorire una decisione unanime della Commissione dei Diciannove e l’improbabilità che il Governo italiano possa – in aggiunta alle proposte formulate dalla predetta Commissione – presentare poi al Parlamento altri disegni di legge ancora piliberali.

Kreisky ha detto di convenire con me sull’opportunità di battere tale via, ma, nello stesso tempo, ha dichiarato di essere sicuro di incontrare negli ambienti tirolesi una resistenza accanita e forse insuperabile.

Secondo Kreisky i problemi da considerare nel prossimo incontro di Ginevra sarebbero sostanzialmente tre.

In primo luogo, trovare il modo di consacrare in un qualche strumento diplomatico, la cui forma potrebbe essere concordata e comunicata alle Nazioni Unite, l’intesa sulle nuove misure che il Governo italiano intenderà prendere. Avendogli io obiettato che, verosimilmente, il Governo italiano non sarebbe stato disposto ad internazionalizzare quelle misure che eventualmente andassero al di là degli accordi De Gasperi-Gruber, Kreisky mi ha risposto sostenendo la tesi – purtroppo non del tutto infondata – secondo la quale sarebbe assai difficile distinguere ciche il Governo italiano intenderà fare in applicazione degli Accordi De Gasperi-Gruber e ciche sarà invece la conseguenza della propria liberalità. Comunque Kreisky ritiene che una qualche comunicazione di questo genere all’ONU sia indispensabile.

In secondo luogo, Kreisky pensa all’opportunità di studiare un organo giurisdizionale cui deferire tutte le eventuali controversie future italo-austriache sull’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber. Potrebbe trattarsi tanto della Corte Internazionale di Giustizia, come di un tribunale arbitrale ad hoc. L’organo giurisdizionale comunque prescelto avrebbe il compito di risolvere sul piano strettamente giuridico ogni controversia futura. Se ad esempio – Kreisky osservava – a un certo momento gli altoatesini volessero un numero maggiore di funzionari di lingua tedesca nell’amministrazione, l’accertamento del buon fondamento o meno di tale richiesta non dovrebbe pirientrare nelle responsabilità del Governo di Vienna.

In terzo luogo, Kreisky si domanda che cosa poTRà essere fatto a proposito delle richieste avanzate dagli altoatesini di lingua tedesca e respinte dalla Commissione. Egli stesso – apparentemente – mostra di essere incerto circa quella che potrebbe essere la via piconveniente da seguire. Se il Governo austriaco discutesse la cosa con il Governo italiano ed eventualmente raggiungesse un accordo con noi, accordo che, inevitabilmente, sarebbe al di sotto delle richieste tirolesi, l’Austria finirebbe per essere accusata di non avere saputo proteggere tali aspirazioni e pertanto la cosa converrebbe a Vienna solo fino a un certo punto. Un’altra via potrebbe consistere nel prevedere che, a un dato momento, i parlamentari altoatesini di lingua tedesca discutano con il Governo italiano quei loro problemi che ritenessero non ancora risolti. Ho risposto che mi rendevo perfettamente conto di tale questione che era stata già sollevata a Venezia da Kreisky, ma che una discussione del genere mi pareva prematura. Solo l’esperienza risultante dall’applicazione delle eventuali nuove misure che il Governo italiano avrebbe deciso in accoglimento delle proposte della Commissione dei 19, avrebbe potuto darci utili indicazioni. D’altra parte, ove il Governo italiano non avesse potuto avere il fondato convincimento che le proposte della Commissione dei 19 fossero considerate soddisfacenti, non avrebbe avuto interesse ad attuarle.

Kreisky mi ha inoltre accennato alla possibilità che, qualora un Governo di centro-sinistra in Italia decidesse di attuare le regioni in tutta la penisola, si considerasse l’opportunità di avere anche per l’Alto Adige una regione separata. Gli ho risposto che, se l’intera penisola avrà le regioni, cidipenderà soltanto dal fatto che ciè previsto dalla nostra Costituzione. Tale Costituzione, d’altra parte, prevede una sola regione per il trentino e l’Alto Adige. Pertanto l’argomento che vale per istituire le regioni nell’intera penisola gioca precisamente contro la proposta avanzata da Kreisky.

4. Nell’eventualità di un accordo finale con l’Italia, Kreisky pensa poi di chiedere al Presidente Segni un qualche atto di clemenza per i condannati altoatesini onde creare una nuova atmosfera psicologica. Gli ho risposto che un’idea del genere dovrebbe giocare d’ambo i lati a cominciare dall’eliminazione delle scritte irredentistiche alla frontiera del Brennero.

5. Nel corso della conversazione, sempre a titolo personale, ho ricordato che, per quanto il Governo italiano non intenda collegare la questione dell’associazione dell’Austria al Mercato Comune con quella dell’Alto Adige, pure, ad un determinato momento, sarà il Parlamento italiano a fare tale collegamento. Kreisky non ha molto gradito questo mio rilievo e, comunque, mi ha detto che tale questione non ha piun carattere di urgenza come aveva in passato e che l’associazione al Mercato Comune richiederà almeno un paio di anni prima di venire alla fase conclusiva.

6. Avviandoci al termine della conversazione, Kreisky ha voluto sottolineare ancora una volta come egli sia fautore di un’intesa con l’Italia anche contro il suo interesse personale. Se egli andasse alla ricerca della popolarità – mi disse Kreisky

– egli dovrebbe evitare un accordo. Gli ho risposto che questa era esattamente la posizione nella quale si veniva a trovare il Ministro degli Esteri italiano tanto che, del suo discorso all’ONU, i giornali americani e italiani avevano riportato per esteso solo la parte relativa all’Alto Adige. Kreisky ha altresì aggiunto – sempre a titolo confidenziale – che, personalmente, come socialista, non considerava con favore certe posizioni dei tirolesi, i quali sono essenzialmente dei conservatori. Il giorno in cui essi avranno l’autonomia, da una parte saranno i primi a difendere i loro ponti ed i loro impianti elettrici e, dall’altra, dato che l’autonomia costa molto, si troveranno sempre nella necessità di aver bisogno di aiuti finanziari da parte del Governo di Roma. E, quando si bussa a cassa, non si puessere troppo scortesi, osservava Kreisky. Come socialista, invece, Kreisky pensa che, una volta risolta la questione, converrà favorire a Bolzano le correnti progressiste fautrici dell’industrializzazione della regione, correnti che oggi, per solidarietà di razza, i socialisti non possono appoggiare.

7. Kreisky mi ha detto di aver scritto personalmente tutti i suoi interventi per aver studiato a fondo la questione. Egli si era chiesto pivolte perché, al termine della prima guerra mondiale, l’Austria aveva perduto l’Alto Adige, mentre aveva ricuperato i territori austriaci occupati dall’Ungheria e dalla Jugoslavia. A suo avviso, ciera avvenuto per due ragioni. In primo luogo, perché la collaborazione con l’Italia – specialmente sul piano economico – era stata sempre ritenuta a Vienna indispensabile. In secondo luogo, perché l’Austria aveva raccolto le conseguenze di quello che avevano seminato quegli stessi ambienti tirolesi che oggi vogliono l’autonomia a Bolzano. Fu, ricordava Kreisky, precisamente nella Dieta tirolese che la richiesta per un’autonomia del Tirolo meridionale (trentino) favorita dai socialisti era stata respinta dalla maggioranza dei tirolesi di Innsbruck. Nel loro conservatorismo essi avevano gettato il seme del distacco dell’Alto Adige. Kreisky mi ha altresì parlato con poca simpatia dell’attuale opposizione di Innsbruck all’eventuale costituzione di un’Università a Bolzano e di un Consolato austriaco a Bolzano. Gli ho risposto che la frontiera del Brennero era stata fissata al termine della prima guerra mondiale ed ivi mantenuta al termine della seconda per l’interesse comune di avere una linea di netta separazione con il mondo germanico. Wilson, che pure era contro il Patto di Londra, non solo non aveva fatto obiezioni al Brennero, ma ci aveva dato di pidello stesso Patto di Londra, mentre, nel 1947, quella del Brennero era stata, per le stesse ragioni, la sola delle nostre frontiere a non essere non modificata.

In conclusione, non direi che questa lunga conversazione sia stata troppo incoraggiante né saprei dire fino a che punto Kreisky sia stato sincero e quali siano state le ragioni per cui egli ha voluto incontrarsi con me. Con tutto cimi sembra che, dalle parole del Ministro degli Esteri austriaco, si possa quanto meno avere utili indicazioni circa la linea di condotta che egli si propone di assumere in occasione dell’incontro di Ginevra. A proposito di quest’ultimo, ho espresso il convincimento che converrebbe cercare di evitare di rendere pubblica la data in anticipo, onde evitare di accrescere gli atti di terrorismo alla sua vigilia. Kreisky ne ha convenuto, pur dichiarando che la cosa non era molto semplice. Nel congedarmi mi ha detto che l’incontro di Ginevra non avrebbe pipotuto restare sulle linee generali come quello di Venezia, ma che avrebbe dovuto registrare dei progressi concreti(2).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, ottobre-dicembre.


2 Con L. segreta 20066 del 25 ottobre da Bad Godesberg Guidotti commentava a Fornari: «Quanto Kreisky e Steiner hanno, con perfetta sincronizzazione, raccontato a Toscano [vedi anche D. 399] è senza dubbio, come tu osservi giustamente, una manovra tattica: vorrei aggiungere che è una tattica non nuova, perché già dieci anni fa, per es., l’allora Vice Landeshauptmann del Tirolo, Mayr, insisteva nel segnalare a Paulucci tutte le visite individuali e collegiali di bavaresi in Alto Adige, additandogliele addirittura come imprese cripto-naziste. È da domandarsi anche fino a che punto questo ricorrente richiamo degli austriaci alle responsabilità dei tedeschi in tema di irredentismo altoatesino non sia ispirato dal desiderio di provocare quello che si dice di voler evitare; e cioè che la controversia diventi prevalentemente una contesa italo-tedesca. Il fatto relativamente nuovo, e comunque interessante, è il riferimento alla centrale dei finanziamenti, esplicitamente indicata nel Kulturwerk: senza ovviamente rivelare la fonte, faremo tesoro della notizia che il capo dei terroristi si troverebbe a Monaco di Baviera in un appartamento facilmente individuabile dalla polizia. Se il passo informativo avrà un seguito e questo portasse ad un risultato concreto, sarebbe davvero sorprendente» (ibidem).

403

IL CAPO DELLA SEGRETERIA 10A DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, BELLIA, AL CONSIGLIERE A VIENNA, CALENDA(1)

L. segreta 10A/1760. Roma, 15 ottobre 1963.

Caro Carlo, dall’Ambasciata degli Stati Uniti ho avuto confidenzialmente l’appunto che allego, in merito al colloquio fra Rusk e S.E. il Ministro. Come vedi il punto di vista americano è piuttosto favorevole alla nostra posizione.

Ti prego farlo vedere all’Ambasciatore.

Con affettuosi saluti tuo aff.

Franco Allegato Appunto riservato.

THe Foreign Minister introduced THe subject of Alto Adige and said THat THis situation had grown so bitter over THe past few weeks THat it THreatened relations between THe Austrian and Italian Governments. He asked wheTHer THe Secretary, should he meet THe Austrian Foreign Minister in New York, would counsel moderation and less heavy handedness to Kreisky in his dealings wiTH THe Italian Government on THis matter. THe Secretary asked exactly what THe Austrians want in Alto Adige. THe Foreign Minister explained THat THe German-speaking SouTH Tyrolese demand full autonomy, but THat THe Italian Government sees THis as THe first step toward eventual integration wiTH Austria. THis, of course, would mean an alteration of THe Italian border at THe Brenner Pass. A special commission set up by Italy had been at work for THe past two years exploring whatever concessions could be made such as various forms of cultural autonomy, but no plans could be considered THat would alter THe border. THe Secretary said THat he would not only counsel moderation on THe Austrian Foreign Minister but would also indicate disapproval of any action leading to alteration of recognized national borders. Ambassador Fenoaltea THen pointed out THat THe issue at present is not a change in THe border but full autonomy for THe people of THe area.


1 Ambasciata a Vienna, Versamento 2019, b. 20.

404

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, PICCIONI(1)

R. segreto 3756. Vienna, 17 ottobre 1963.

Signor Ministro, alla vigilia dell’incontro italo-austriaco non ho da segnalare elementi che modifichino le ultime prese di posizione austriache o che facciano intravvedere nuovi orientamenti della delegazione austriaca a Ginevra.

Mi pare tuttavia doveroso sottolineare due circostanze:

1) la dichiarazione fatta recentemente dal Ministro Kreisky alla televisione tedesca secondo cui sarebbe «estremamente ingenuo ed illusorio credere che la relazione della Commissione dei 19 porti alla soluzione del problema altoatesino».

2) La dichiarazione dello stesso Ministro, ripetuta al suo rientro da New York, secondo cui, mentre l’Italia è dell’opinione che le risoluzioni dell’ONU prevedano trattative soltanto se viene rispettato anche il terzo punto (astensione da ogni attività che possa influenzare sfavorevolmente le reciproche relazioni), l’Austria non pone alcuna limitazione alla effettuazione delle trattative, tanto piin caso di avvenimenti che esulano dal controllo del Governo e delle autorità.

Purtroppo non c’era da illudersi che il Governo austriaco, ed in particolare i tirolesi, fossero facilmente disposti ad accettare che la relazione della Commissione dei 19 potesse portare alla definitiva soluzione del problema altoatesino. È ormai vecchia la tesi austriaca, espressami anche apertamente in passato, che nella Commissione dei 19 si sarebbe certamente raggiunto l’accordo su alcune questioni, ma che altre sarebbero rimaste insolute e che queste ultime avrebbero dovuto essere trattate bilateralmente ed eventualmente sottoposte ad arbitrato. È pergrave che Kreisky, nella sua qualità di Ministro degli Affari Esteri e capo della delegazione austriaca, abbia fatto pubblicamente una dichiarazione così impegnativa e drastica quale quella sopra ricordata.

Quindi, sotto questo profilo, penso che l’incontro di Ginevra non si preannunci particolarmente incoraggiante.

Per quanto riguarda la dichiarazione citata al punto 2) – del resto già espressa in sede ONU – è significativo che l’Austria ritenga che si debbano fare le trattative indipendentemente dall’adempimento o meno del punto 3 delle risoluzioni dell’ONU.

Tuttavia il collegamento tra i due punti della risoluzione – così chiaramente dimostrato da V.E. nei suoi interventi a New York(2) ed al Parlamento italiano(3) – ha una base non solo morale e giuridica ma anche politica. Non è possibile infatti trattare serenamente un problema, e tanto meno risolverlo, se vi sono motivi che rendono pitesi i rapporti tra i due Paesi.

La tesi del Ministro Kreisky secondo cui gli atti terroristici sono avvenimenti che esulano dal controllo del Governo e delle autorità non è sostenibile. Le responsabilità dell’Austria in proposito sono obiettive ed irrefutabili e si possono riassumere in due punti principali:

a) mancate misure di sicurezza nei confronti degli altoatesini riparati in Austria perché ricercati in Italia dopo gli attentati del giugno-luglio ’61;

b) mancata effettuazione di processi, ufficialmente preannunciati, contro cittadini austriaci implicati nell’attività terroristica. Il legame tra queste omissioni del Governo austriaco e la ripresa degli attentati non è contestabile.

Le autorità austriache hanno consentito o tollerato che i rifugiati altoatesini continuassero a risiedere nelle vicinanze della frontiera con l’Italia anche quando l’attività terroristica di qualcuno di loro, come, ad esempio, Klotz, era stata accertata da un tribunale austriaco. Di un gruppo di tali rifugiati la polizia austriaca ha ammesso di aver perso le tracce, in concomitanza con la ripresa degli attentati.

Altrettanto precise sono le responsabilità austriache nel rinvio sine die dei processi a carico di cittadini austriaci coinvolti nell’attività terroristica. Uno dei maggiori organizzatori del movimento terroristico è attualmente Norbert Burger che ha persino illustrato la sua attività in dichiarazioni-stampa. Di lui e di altri 12 suoi complici il Ministro della Giustizia Broda annunciil 5 aprile 1962 il processo: a tutt’oggi questo processo, la cui istruttoria era 18 mesi fa «praticamente conclusa» non ha ancora avuto luogo, né vi sono indizi che lascino ritenere che sarà fatto in un prossimo futuro.

È infine da ricordare che da parte austriaca non si è voluto addivenire ad una collaborazione fra le polizie dei due Paesi, nonostante che ad un certo momento il Governo austriaco ci avesse segnalato, a mezzo di questo Ambasciatore di Svizzera, l’inizio di una nuova attività terroristica, su cui le autorità di polizia di Innsbruck avevano certamente dati piconcreti di quelli assolutamente vaghi che ci furono forniti.

Non so se e fino a qual punto nell’incontro di Ginevra si parlerà di questa questione. Essa resta tuttavia della massima importanza per noi, non solo per i suoi riflessi sull’opinione pubblica italiana ma anche per il ricorrente tentativo austriaco di presentare il terrorismo quale conseguenza della «disperazione» degli altoatesini, al fine di politicizzare la questione per uscire dal quadro dell’accordo De Gasperi-Gruber.

Voglia gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio devoto ossequio(4).

[Enrico Martino]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, ottobre-dicembre.


2 Vedi D. 396.


3 Discorso pronunciato l’11 ottobre alla Camera dei Deputati in sede di approvazione del bilancio del Ministero degli Affari Esteri (Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, legislatura IV, Discussioni, seduta antimeridiana dell’11 ottobre 1963, p. 2741).


4 Annotazione di Cattani sul primo foglio: «Mi pare si dovrebbe parlare di quanto espone Martino nel colloquio ristretto del pomeriggio del 23 a Ginevra».

405

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, SEGRETERIA 10A(1)

Promemoria segreto(2). [Roma, 18 ottobre 1963]3.

L’incontro tra i Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria è stato preparato con le conversazioni svoltesi a Roma il 29 e 30 luglio 19634 tra i Direttori Generali degli Affari Politici dei Ministeri degli Esteri austriaco ed italiano.

In quell’occasione fu concordato che l’incontro avrebbe potuto articolarsi nel modo seguente:

Una seduta plenaria al mattino cui interverrebbero i due Ministri degli Esteri accompagnati dalle rispettive delegazioni. Nel corso di tale seduta plenaria prenderebbero la parola unicamente i Ministri e solo per esporre i rispettivi punti di vista sullo stato attuale della controversia. Non ne seguirebbe alcuna discussione ed i Ministri, dopo i loro interventi, si limiterebbero a convenire sull’opportunità di creare un Gruppo di lavoro avente il compito di studiare la formula giuridica migliore per chiudere, a suo tempo, la controversia italo-austriaca sull’applicazione dell’Accordo di Parigi e per stabilire un sistema giurisdizionale idoneo a prevenire o dirimere l’eventuale risorgere della stessa controversia (di cui al paragrafo A, comma 2 e 3 dell’Appunto allegato).

I Ministri quindi converrebbero di rivedersi da soli nel pomeriggio per la discussione del seguente ordine del giorno:

1) Scambio di informazioni sullo stato attuale delle iniziative intese a dar seguito alle raccomandazioni delle Risoluzioni delle Nazioni Unite (1960-61) per trovare una soluzione a tutte le divergenze relative all’applicazione dell’Accordo di Parigi.

2) Scambio di vedute sugli altri problemi che interessano i rapporti bilaterali italo-austriaci.

Il punto primo dell’ordine del giorno è formulato in modo da rendere inevitabile uno scambio di idee sulle prospettive aperte dalle misure allo studio sul piano interno da parte italiana. Al riguardo si rimanda al comma 1 del paragrafo A dell’Appunto allegato.

La discussione del secondo punto dell’ordine del giorno potrebbe vertere sugli argomenti di cui ai paragrafi B e C dell’Appunto allegato.

Allegato Appunto segreto. Roma, 17 ottobre 1963.

ELENCO DI POSSIBILI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE TRA I DUE MINISTRI DEGLI ESTERI A) Argomenti riguardanti la sostanza del negoziato.

1. Commissione di Studio per l’Alto Adige.

(Il Governo italiano non poTRà mai concedere agli altoatesini pidi quanto è contemplato nell’Accordo di Parigi e di quanto riterrà di accogliere delle proposte risultanti dalla Relazione Rossi, nella loro globalità. Occorre tener presente che le conclusioni della Commissione dei 19 non sono ancora accessibili perché lo schema della Relazione Rossi è stato presentato ai Commissari soltanto il 14 ottobre, in via ufficiosa. In una successiva riunione i Commissari faranno conoscere le loro osservazioni e le loro proposte di modifica. In seguito il Presidente poTRà disporre la stesura definitiva della Relazione). In allegato 1 copia di un appunto riassuntivo dei punti principali della Relazione Rossi(5).

2. Accenno in linea di massima alla formula per dichiarare bilateralmente chiusa la vertenza, qualora la Commissione di Studio approvi la Relazione Rossi ed il Governo italiano decida di accogliere in tutto o in parte le sue conclusioni. La ricerca della formula poTRà essere deferita ad un Gruppo di lavoro.

3. Scelta di un organo giuridico cui dovrebbero devolversi in futuro le eventuali controversie sorte dall’interpretazione dell’Accordo di Parigi. In allegato 26.

B) Argomenti che esulano dalla sostanza del negoziato ma che i Ministri degli Esteri potrebbero eventualmente discutere.

1. Atti non amichevoli compiuti da parte austriaca in contrasto col punto 3 delle Risoluzioni delle Nazioni Unite.

(trattasi degli atti di cui al promemoria allegato alla nostra Nota Verbale n. 10A/1522). Vedi Libro Verde in allegato 37.

2. Applicazione del diritto d’asilo (sulla base di quanto contenuto nell’appunto accluso). In allegato 48.

3. Associazioni austriache in contrasto con l’art. 9 del trattato di Stato (sulla base di quanto contenuto nell’appunto allegato). In allegato 59.

4. Sentenza di trento (sulla base di quanto contenuto nell’appunto allegato). In allegato 610.

C) Argomenti che potrebbero essere sollevati dal Ministro Kreisky.

1. Cittadini austriaci iscritti in rubrica di frontiera per respingimento. Si potrebbe rispondere sulla base di quanto affermato con Note Verbali consegnate da questo Ministero all’Ambasciata d’Austria e dall’Ambasciata in Vienna al Ministero degli Esteri austriaco. (Non esiste rubrica particolare per l’Austria. Austriaci cui viene rifiutato il visto d’ingresso sono iscritti in rubrica generale di respingimento per aver comprovatamente svolto attività diretta contro l’Italia. Comunque, il numero di cittadini austriaci iscritti in lista generale di respingimento è stato molto ridotto. Ad esempio, in ossequio principio libertà di stampa, attualmente nessun giornalista austriaco è iscritto nelle liste di frontiera; anche quelli che hanno assunto posizioni del tutto contrarie alle tesi italiane possono entrare liberamente in Italia).

2. Associazione dell’Austria al Mercato Comune.

(Benché la competenza sui contatti tra Austria e Mercato Comune sia stata trasferita dal Ministero degli Esteri austriaco a quello del Commercio Estero – Ministro Bock – Kreisky potrebbe parlarne. Si potrebbe ripetere che il Governo italiano intende prescindere in questo particolare problema dai riflessi della questione altoatesina anche se, ovviamente, non ci sembra né concepibile né conforme allo spirito del trattato di Roma che possano essere stabiliti legami organici ed istituzionali tra la Comunità ed un Paese che persistesse in una politica di turbamento dell’ordine pubblico in un altro Paese della Comunità stessa. Inoltre nessun Governo italiano sarebbe in grado d’ottenere dal Parlamento la ratifica dell’eventuale trattato di associazione tra l’Austria ed il MEC se proseguisse la pressione estremista e sovversiva in Alto Adige).

3. Invito del Capo della Polizia italiana al Dr. Josef Holaubeck, Capo della Polizia austriaca, a visitare alcune città italiane. Vedi appunto in allegato 711.


1 Gabinetto 1961-1963, b. 11, fasc. 120.


2 Il presente documento fa parte di un dossier predisposto per il Ministro Piccioni in occasione dell’incontro di Ginevra.


3 Il promemoria è datato 16 ottobre, data errata in quanto fa riferimento ad un allegato datato 17 ottobre il quale a sua volta fa riferimento ad un ulteriore allegato (n. 1) datato 18 ottobre.


4 Vedi DD. 374 e 375.


5 Qui pubblicato al D. 406. Gli altri allegati non si pubblicano.


6 Allegato 2: Documenti italiani ed austriaci sull’Alto Adige 1961-62, Negoziato sul punto II della Risoluzione ONU n. 1497 (XV) (estratto di documenti editi in Alto Adige. Documenti italiani ed austriaci).


7 Allegato 3: Documenti diplomatici sulla vertenza per l’Alto Adige.


8 Allegato 4: Appunto del Servizio del Contenzioso diplomatico in data 23 settembre con il seguente oggetto: «Alto Adige. Cittadini italiani altoatesini riparati in Austria ed operanti ai danni dell’Italia».


9 Allegato 5: Appunto del Servizio del Contenzioso diplomatico in data 15 ottobre con il seguente oggetto: «Il trattato di Stato con l’Austria e gli obblighi derivanti per il Governo austriaco dall’art. 9».


10 Allegato 6: Appunto del Servizio del Contenzioso diplomatico in data 11 ottobre con il seguente oggetto: «Sentenza del tribunale di trento del 28 settembre 1963 nel processo contro alcuni carabinieri».


11 Allegato 7: Appunto della Segreteria 10A della DGAP in data 17 ottobre con il seguente oggetto: «Capo della Polizia austriaca Dr. Josef Holaubeck. Visita in Italia».

406

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO REGIONI(1)

Appunto(2). Roma, 18 ottobre 1963.

RISULTATI DELLA «COMMISSIONE DEI 19»

1) La Relazione predisposta dalla Commissione di studio auspica l’adozione di un notevole insieme di provvedimenti e misure, di cui si unisce a parte un preciso elenco(3).

2) La proposta fondamentale appare quella intesa ad ampliare le competenze legislative attribuite alle Provincie di trento e di Bolzano dagli articoli 11 e 12 del vigente Statuto (e che riguardano le materie: 1) ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto; 2) istruzione postelementare e di avviamento professionale ad indirizzo agrario, commerciale ed industriale; 3) toponomastica, fermo restando l’obbligo della bilinguità nel territorio della Provincia di Bolzano; 4) usi e costumi locali, istituzioni culturali (biblioteche, accademie, istituti, musei) aventi carattere provinciale; 5) manifestazioni artistiche locali; 6) urbanistica e piani regolatori; 7) tutela del paesaggio; 8) usi civici; 9) ordinamento delle minime proprietà culturali, anche agli effetti dell’art. 847 del Codice civile; ordinamento dei «masi chiusi» e delle comunità familiari rette da antichi statuti o consuetudini; 10) artigianato; 11) case popolari;

12) porti lacuali; 13) fiere e mercati; 14) opere di pronto soccorso per calamità pubbliche; 15) polizia locale urbana e rurale; 16) scuole materne; istruzione elementare, media, classica, scientifica, magistrale, tecnica ed artistica; 17) assistenza scolastica) con l’aggiunta delle seguenti altre materie (che attualmente spettano alla Regione):

-viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse provinciale;

-miniere, comprese le acque minerali e termali, cave e torbiere;

-caccia e pesca;

-comunicazioni e trasporti, di interesse provinciale;

- turismo ed industria alberghiera, compresi le guide ed i portatori alpini e le scuole di sci;

- utilizzazione delle acque pubbliche scorrenti esclusivamente nel territorio della Provincia, eccettuate le grandi derivazioni;

-assunzione diretta di servizi pubblici;

- opere idrauliche della IV e V categoria, nonché opere della III categoria di cui alla lettera c) dell’art. 6 del T.U. 25 luglio 1904, n. 523, sulle opere idrauliche;

- agricoltura, foreste e corpo forestale, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali;

-alpicoltura e parchi, per la protezione della flora e della fauna; - opere di prevenzione e di pronto soccorso e calamità pubbliche;

- costituzione, soppressione e denominazione dei Comuni; modificazione delle circoscrizioni comunali;

-autorizzazioni in materia di finanza locale;

-pubblica sicurezza per quanto attiene agli esercizi pubblici e spettacoli pubblici;

-servizi di prevalente interesse provinciale.

(La richiesta dei Commissari di lingua tedesca comprendeva, anche, le materie: ordinamento dei Comuni; industria e commercio; credito; ed altre di minore rilievo, ma la maggioranza della Commissione ha ritenuto di proporre la conservazione di tali materie alla Regione).

3) Alle Provincie saranno attribuite anche le funzioni amministrative correlative alle materie indicate al punto 2) sopra, ed altre numerose specifiche funzioni in settori la cui legislazione rimane riservata alla Regione o allo Stato (tra cui funzioni in materia di P.S.; maggiori funzioni di controllo sugli enti locali e simili).

4) In tema di uso della lingua tedesca, si sono sostanzialmente accolte le istanze dei Commissari di minoranza, intese ad assicurare un’applicazione effettiva e il pilata possibile del principio della parità linguistica.

5) Anche per i punti relativi alla immissione di elementi di lingua tedesca nei pubblici uffici, si indicano soluzioni gradite alla generalità della Commissione, e che prevedono una riserva di posti proporzionata al rapporto esistente tra la consistenza della popolazione di lingua tedesca dell’Alto Adige e quella dell’intera popolazione nazionale (all’incirca il 0,5 per mille della totalità dei posti dei ruoli statali); e la garanzia di stabilità nella sede di Bolzano, salvo deroghe, per casi eccezionali, contenute entro percentuali limitate.

6) La materia scolastica riceverebbe, anch’essa, un assetto nuovo, con l’attribuzione alla Provincia di piprecisi poteri legislativi ed amministrativi ed organizzando i Provveditorati agli studi in modo da garantire una autonoma gestione delle scuole di ciascun gruppo linguistico (italiano, tedesco e ladino).

(La parte di lingua tedesca aveva chiesto anche il passaggio alla Provincia del corpo insegnante, ma la maggioranza della Commissione, tenendo conto della volontà contraria manifestata dalle categorie interessate, ha respinto la proposta).

7) Importanti misure vengono raccomandate per diverse altre materie, tra cui quella delle «case popolari», nella cui accezione si comprende l’edilizia sociale; dei «segretari comunali», dei quali si propone la destatalizzazione con conseguente passaggio alle dipendenze dei Comuni; del lavoro ed occupazione della mano d’opera, con l’accoglimento del principio della precedenza nel collocamento al lavoro per i residenti nella Regione, e l’attribuzione di competenze legislative ed amministrative per alcuni aspetti di tale materia; delle rilevazioni statistiche; della tenuta delle anagrafi; degli Archivi di Stato ecc. ecc.

(I Commissari di lingua tedesca avevano chiesto che fosse attribuita alla Provincia piena competenza a legiferare in materia di collocamento al lavoro, ma la maggioranza ha ritenuto sufficiente la concessione di una competenza di grado cosiddetto integrativo, per l’adattamento delle leggi dello Stato ai particolari bisogni locali).

8) Garanzie e rimedi speciali sono previsti a tutela del principio di parità dei gruppi linguistici (si consente l’impugnativa delle leggi regionali e provinciali anche ad opera dei Consiglieri di minoranza; si concede a questi uno speciale interesse a ricorrere contro gli atti della Pubblica Amministrazione ritenuti lesivi degli interessi del gruppo linguistico di appartenenza; si accorda alla Provincia il diritto di impugnare direttamente davanti la Corte Costituzionale le leggi dello Stato; si prevede una base paritetica per le Giunte popolari; ecc. ecc.).

9) Infine, si propone l’adozione di provvedimenti specifici, tra cui: il riconoscimento di Enti ed Istituti del gruppo linguistico tedesco; il risarcimento per espropriazioni subite da Enti o privati di lingua tedesca; l’abolizione del nulla osta dell’Autorità Militare per i trapassi di proprietà; il riconoscimento di alcuni titoli di studio conseguiti all’estero e attualmente non omologabili, ed altri simili.

Allegato ELENCO DELLE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE «ROSSI»

1) Uso della lingua tedesca nella vita pubblica locale

a) Accanto al principio della ufficialità della lingua italiana stabilito dall’art. 84 dello Statuto sancire quello della parificazione, nella Regione, della lingua tedesca a quella italiana.

b) A chiarimento della generale espressione «pubblica amministrazione», i cui uffici ed organi sono tenuti, in base all’art. 85 dello Statuto, a corrispondere in lingua tedesca con i cittadini che in tale lingua ad essi si rivolgono, specificare che nel concetto di «pubblica amministrazione» rientrano anche gli uffici giudiziari e i servizi di pubblico interesse.

c) Libero uso del tedesco nelle insegne, mostre, tabelle, etc. (modificare, quindi, l’art. 18

T.U. legge di P.S.).

2) Uso del tedesco nei procedimenti giudiziari

a) La Commissione ha preso atto di uno schema di decreto presidenziale elaborato dal Ministero di Grazia e Giustizia e contenente modifiche al DPR 3 gennaio 1960, n. 103 per la parte relativa all’uso del tedesco nei casi di flagranza di reato e di redazione di atti notarili, la precedente disciplina di tale ultimo settore essendo stata ritenuta inadeguata dalla Corte Costituzionale (sent. n. 1 del 1961).

b) Ha raccomandato l’accoglimento, nella emananda disciplina, [del]la esclusione – tra gli atti che gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria possono compiere nei casi di flagranza – dell’interrogatorio delle parti, quando queste non conoscano la lingua dell’interrogante.

c) Nella redazione degli atti notarili le scritture autenticate dal notaio dovrebbero essere formulate anche nella sola lingua tedesca, salvo l’obbligo di impiegare le due lingue nella redazione di quella parte del contesto che sia eventualmente soggetta a trascrizione od altra forma di pubblicità.

d) La Commissione ha raccomandato la modifica di alcune parti del DPR n. 103 onde consentire la redazione degli atti processuali anche in una sola lingua, su richiesta concorde delle parti e quando l’ufficio aderisca alla richiesta stessa.

3) Revisione delle opzioni

La Commissione ha raccomandato: la sollecita definizione di una trentina di domande di riacquisto ex novo della cittadinanza italiana da parte di ex optanti, in corso di istruttoria; la fissazione di un congruo termine per chiedere la cittadinanza ex novo agli ex optanti che finora non si sono avvalsi di tale facoltà; la revisione di alcune domande che sarebbero state a suo tempo respinte dal Governo in base a valutazione del comportamento tenuto dagli interessati in epoca anteriore alla stipulazione dell’accordo De Gasperi-Gruber del 1946.

Tutte queste situazioni interesserebbero circa 300 ex optanti.

4) Immissione nei pubblici uffici di elementi di lingua tedesca

a) Garanzia di un numero di posti negli uffici locali dello Stato e degli enti pubblici a carattere nazionale riservato agli appartenenti al gruppo di lingua tedesca, la cui entità potrebbe essere commisurata al rapporto esistente tra la consistenza della popolazione di lingua tedesca nell’Alto Adige e quella dell’intera popolazione nazionale (all’incirca 250.000/50.000.000 = 0,5%), con valutazione riferita, amministrazione per amministrazione, al complesso dei dipendenti statali (es. per il Ministero dell’Interno: numero complessivo dipendenti dell’amministrazione civile 7.300; 0,5% - n. 36: oggi presso l’ufficio del Vice Commissario prestano servizio n. 45 funzionari).

b) Garanzia di stabilità nella sede di Bolzano, salvo il trasferimento d’ufficio, fuori provincia, per casi eccezionali, giustificati da particolari esigenze di servizio, e per una ristretta percentuale dei posti complessivi spettanti al gruppo di lingua tedesca.

5) Attività culturale

a) Modifica dell’art. 11, n. 4: «tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare di carattere locale».

b) Modifica dell’art. 11, n. 5: «manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative d’interesse locale, anche con i mezzi radio-televisivi».

c) Adozione di provvedimenti intesi ad accelerare l’esame dei films e delle opere teatrali in lingua tedesca da rappresentare in Provincia di Bolzano o ad assicurare la partecipazione al servizio di censura di elementi appartenenti al relativo gruppo linguistico nonché agevolazioni fiscali per l’importazione di films in lingua tedesca.

d) Ripartizione fra Stato e Provincia del materiale custodito nell’Archivio di Stato di Bolzano.

6) Edilizia popolare

Modificare la dizione «case popolari» di cui all’art. 11, n. 11 in «edilizia sociale» oppure in quella «edilizia comunque sovvenzionata, totalmente o parzialmente da finanziamenti a carattere pubblico».

b) Nella competenza provinciale andrebbe compresa la costruzione di case ad opera dell’INA-Casa, con inclusione di programmi di futura realizzazione che dovrebbero passare alla competenza di nuovi enti successori della gestione INA-Casa.

7) Ordinamento scolastico

a) Passaggio alla competenza primaria delle Provincie delle materie «scuola materna» ed «assistenza scolastica» che attualmente figurano tra le materie di competenza secondaria (art. 12).

b) Attribuzione alla competenza primaria della Provincia della materia «edilizia scolastica», che è, in atto, di pertinenza dello Stato.

c) Adozione di una esplicita norma da cui risulti che nelle materie in cui le Provincie hanno competenza legislativa esercitano anche le relative potestà amministrative, senza che occorra previa emanazione di norme di attuazione.

d) Circa l’assetto dei Provveditorati agli Studi, lo Stato nominerebbe per la Provincia di Bolzano un Intendente agli Studi, in sostituzione dell’attuale Provveditorato, con il compito di

coordinare l’attività degli Intendenti scolastici, nominati quest’ultimi dalla Provincia, uno per ciascun gruppo di scuole (italiane, tedesche, ladine), ed aventi competenza ad amministrare le scuole del rispettivo gruppo linguistico.

e) Il personale amministrativo dei Provveditorati agli Studi di trento e di Bolzano nonché il personale amministrativo di tutte le scuole di ogni ordine e grado delle due Provincie passano alle dipendenze delle rispettive Provincie.

f) L’iscrizione alle scuole dei vari gruppi linguistici deve avvenire in base all’istanza del padre o di chi ne fa le veci.

g) Nelle scuole elementari l’insegnamento della seconda lingua viene impartito dalla terza classe.

8) Personale insegnante

Sulla base delle opinioni espresse dai diretti interessati, la Commissione si è pronunciata favorevolmente al mantenimento di tutto il personale insegnante alle dipendenze organiche dello Stato.

9) Lavoro e collocamento della manodopera

a) Garanzia del diritto di precedenza nel collocamento al lavoro per i residenti nella Regione, con attribuzione alle Provincie della competenza legislativa primaria per regolare detto diritto.

b) Attribuzione alle Provincie di competenza legislativa secondaria in materia di «apprendistato, libretti di lavoro, categorie e qualifiche».

c) Attribuzione alle Provincie di competenza legislativa integrata in materia di «collocamento ed avviamento al lavoro, organizzazione e funzionamento degli uffici competenti e loro coordinamento».

10) Ordinamento autonomistico a) trasferimento dalla Regione alle Provincie delle competenze legislative primarie in materia di:

-viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse provinciale

-miniere, acque minerali e termali, cave e torbiere

-caccia e pesca

-comunicazioni e trasporti di interesse provinciale

- turismo ed industria alberghiera

- utilizzazione delle acque pubbliche scorrenti esclusivamente nel territorio della Provincia, eccettuate le grandi derivazioni

-assunzione diretta di servizi pubblici

- opere idrauliche di IV e V categoria, opere della III categoria, di cui alla lettera c) dell’art. 6 T.U. 25 luglio 1904, n. 523, sulle opere idrauliche

- agricoltura, foreste e corpo forestale, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali

-alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna - opere di prevenzione e di pronto soccorso e calamità pubbliche

- costituzione, soppressione e denominazione dei Comuni, modificazione delle circoscrizioni comunali

- autorizzazioni in materia di finanza locale (aumenti di imposte, tasse e contributi, comprese le imposte di consumo, eccedenze delle sovrimposte fondiarie)

-pubblica sicurezza per quanto attiene agli esercizi pubblici e spettacoli pubblici.

b) Attribuzione alle Provincie di competenze amministrative ed altre modifiche allo Statuto:

- oltre la vigilanza e la tutela sugli enti locali, facoltà dello scioglimento e sostituzione temporanea dei loro organi

-poteri amministrativi in materia di igiene e sanità

-requisito della bilinguità per il personale addetto all’assistenza sanitaria ed ospedaliera

-obbligo per la Regione di sentire i Consigli provinciali in sede di normazione regionale sull’industria e commercio

- parere della Giunta provinciale per le nomine alle cariche sociali delle Casse di risparmio

- diritto di informazione sui dati statistici riguardanti i settori di competenza legislativa ed amministrativa della Provincia; facoltà di svolgere nei settori medesimi, con modalità da concordarsi con l’ISTAT, indagini statistiche proprie; diritto di informazione sui servizi anagrafici, anche ai fini di sollecitare le autorità competenti per i provvedimenti in materia

-distacco di nuclei di polizia a disposizione dei Presidenti della Giunta regionale e delle Giunte provinciali per l’osservanza delle leggi e dei regolamenti regionali e provinciali

- devoluzione del controllo di legittimità sugli atti della Regione e delle Provincie (in atto esercitato da una delegazione della Corte dei Conti) ad una Commissione (con sezione staccata per Bolzano) composta pariteticamente di rappresentanti dello Stato e delle Provincie

- trasferimento alle Provincie dei beni e dei diritti demaniali e patrimoniali di natura immobiliare, sia dello Stato che della Regione, in corrispondenza delle materie che verranno passate alla competenza provinciale. Sono esclusi il demanio militare ed i beni relativi ai servizi di carattere nazionale finché duri tale loro destinazione

-legittimazione attiva delle Provincie per i ricorsi alla Corte Costituzionale

-partecipazione del Presidente della Provincia alle sedute del Consiglio dei Ministri

- costituzione di due Commissariati del Governo di cui uno avente sede in trento con competenza per le attività della Regione e della Provincia di trento e l’altro avente sede in Bolzano per quelle di questa ultima Provincia

-Eliminazione dell’art. 73 dello Statuto, che demanda in certi casi al Ministero dell’Interno di approvare i bilanci della Regione.

-Eliminazione dalle materie di competenza legislativa regionale (art. 5, n. 1, Statuto) de «l’ordinamento delle Provincie».

-Garanzie per i gruppi linguistici, sia in sede di formazione delle leggi regionali e provinciali sia mediante ricorsi popolari contro atti e provvedimenti lesivi degli interessi del gruppo linguistico.

-La istituzione, in sede al costituendo tribunale di giustizia amministrativa di una Sezione speciale per Bolzano, con composizione che preveda la parità di rappresentanza del gruppo linguistico tedesco, e con uso della lingua tedesca.

-Speciale composizione del Consiglio di Stato, con inserimento di magistrati del gruppo linguistico tedesco, allorché il medesimo giudichi in secondo grado rispetto al tribunale regionale.

-Formazione della Commissione paritetica delle norme di attuazione dello Statuto nel senso che i sei membri non statali dovrebbero essere designati 2 dal Consiglio regionale, 2 dalla Provincia di Bolzano e dalla Provincia di trento, purché 3 dei 12 membri complessivi siano del gruppo di lingua tedesca.

-Passaggio del personale dalla Regione alla Provincia.

-Mantenimento dell’attuale coincidenza della carica di Consigliere regionale e provinciale, portando a 70 il numero dei consiglieri regionali e stabilendo che lo scioglimento del Consiglio regionale non comporta quello dei Consigli provinciali, ma solo il rinnovo dei medesimi, mentre lo scioglimento dei Consigli provinciali non determina la cessazione della carica di Consigliere regionale.

-Delega al Presidente della Regione ed al Presidente della Provincia, secondo l’ambito della competenza, delle attribuzioni prefettizie in materia di riconoscimento di persone giuridiche private.

-Tutela penale delle norme regionali e provinciali.

-Riordinamento del Conservatorio musicale di Bolzano.

-Riconoscimento della personalità giuridica dell’Associazione Reduci e Vittime di guerra di lingua tedesca.

-Riordinamento delle giurie popolari, per prevederne una composizione su base etnica.

-Istituzione di due vice-presidenti della Giunta provinciale di Bolzano di cui uno del gruppo linguistico minoritario.

-Garanzia al gruppo di minoranza di essere rappresentati in seno alle Giunte municipali.

-Erogazione delle attività assistenziali e sociali in proporzione alla consistenza dei gruppi ed al loro fabbisogno.

-In materia elettrica la istituzione dell’ENEL non deve pregiudicare i diritti regionali in materia idroelettrica e di utilizzazione di acque pubbliche.

-Modifica delle leggi elettorali per favorire la elezione di rappresentanti parlamentari della Provincia di Bolzano, in proporzione ai gruppi linguistici.

-Per compensare la Regione delle competenze di cui sarebbe diminuita in quanto devolute alla Provincia, si dovrebbero assegnare alla stessa delle nuove, con riferimento a quelle di competenza di altre Regioni a Statuto speciale.

-Passaggio dei segretari comunali alle dipendenze dei Comuni, secondo lo stato giuridico della legge regionale.

-Discrezionalità della delega regionale a favore delle Provincie.

-Interpretazione dell’art. 69 dello Statuto nel senso che la materia quivi prevista riguarda anche la finanza locale.

-Modifica codice penale, con particolare riguardo al concetto di vilipendio della Nazione, nel senso che anche l’offesa alle tradizioni, alla lingua ed alla cultura di una minoranza linguistica è da considerare reato.

-Riordinamento della circoscrizione giudiziaria del tribunale di Bolzano.

-Autorizzazione dell’Autorità Militare per atti di alienazione di beni nelle zone di confine (abolizione della autorizzazione stessa).

-Ente tre Venezie, liquidazione dello stesso e devoluzione dei beni alla Provincia.

-Riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in Austria ed in Germania.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige.


2Redatto dal Vice Prefetto Fabiani, segretario della Commissione di studio per l’Alto Adige.


3Si riproduce in allegato al presente documento.

407

INCONTRO ITALO-AUSTRIACO (Ginevra, 23 ottobre 1963)1

Appunto(2).

Ore 10

PICCIONI: (Legge il testo preparato)3.

KREISKY: Esordisce presentando i membri della Delegazione austriaca al presente incontro. Essi sono: il Segretario di Stato agli Esteri Ludwig Steiner; il rappresentante del Governo regionale tirolese, sig. Wallner (che partecipa per la prima volta a queste trattative, ma di cui Kreisky mette in rilievo le doti di equilibrato uomo politico, benché non appartenente al suo stesso partito); il signor Zechtl, membro del Governo regionale tirolese; l’Ambasciatore Waldheim, il signor Kirchschlaeger, sostituto Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, e i signori THalberg, Capo del Servizio Informazioni del Ministero Affari Esteri austriaco e Matscher, anch’egli del Ministero Affari Esteri austriaco(4).

Ringrazia quindi per le parole introduttive pronunciate dal Ministro Piccioni dichiarando di avere assai apprezzato il tono amichevole con il quale sono state pronunciate. Con l’occasione, tiene ad esprimere i sentimenti di amicizia del Governo austriaco per l’Italia. Anche se la questione non ha diretta relazione con i problemi in discussione, tiene a ricordare che il Governo austriaco ha attualmente in corso trattative per un avvicinamento dell’Austria al Mercato Comune e quindi a tutti i membri di quest’ultimo. Di ciegli ha voluto far menzione per ricordare che l’Austria desidera mantenere strette relazioni con tutti i membri del MEC.

Continua osservando che in questi ultimi anni il Governo austriaco ha dimostrato molta pazienza per gli sforzi fatti dal Governo italiano per avvicinarsi ad una soluzione della questione alto-atesina sul piano interno e deve quindi dichiararsi purtroppo d’accordo con l’osservazione fatta dal Ministro Piccioni che questi sforzi hanno durato pia lungo del previsto.

Quanto al rapporto conclusivo della Commissione Rossi, egli interpreta la formulazione usata al riguardo dal Ministro Piccioni (che aveva osservato che il rapporto stesso non era ancora disponibile nella sua forma definitiva), nel senso che il Governo italiano abbia poi intenzione di comunicare al momento opportuno la conclusione del rapporto al Governo austriaco.

Dall’esposizione del Ministro Piccioni, Kreisky rileva inoltre l’opinione, espressa dal Ministro italiano, che non sarebbe realistico attendersi da trattative internazionali risultati maggiori di quelli contemplati e suggeriti dalla Commissione di studi. Pur considerando che l’argomentazione non abbia una logica troppo stretta, non puche prenderne atto, senza perpoter accettare in principio una limitazione alle trattative col Governo italiano.

Pone quindi un quesito: per quanto è a sua conoscenza, debbono esservi problemi che la Commissione ha lasciato aperti e insoluti: che ne sarà di tali questioni?

PICCIONI: Risponde subito complimentandosi con Kreisky per la sua conoscenza del contenuto del rapporto della Commissione di studio. Quanto a lui, dichiara di non esserne ancora perfettamente informato e di non sapere quindi a quali questioni il Ministro Kreisky intenda alludere. Comunque, al momento opportuno, queste verranno esaminate dal Governo italiano.

KREISKY: Osserva che l’Italia è certamente pigrande dell’Austria e puquindi darsi che i problemi italiani siano maggiori e che il Governo italiano abbia meno possibilità di seguire ognuno di essi in dettaglio. Rileva, comunque, che la sua conoscenza deriva da una attenta lettura della stampa sul problema dell’Alto Adige.

PICCIONI: Si chiede se le notizie stampa siano sempre esatte.

KREISKY: Conviene che forse non lo sono sempre, ma d’altra parte in Austria circolano anche pubblicazioni in lingua tedesca di agenzie di stampa italiane («Italia»). In mancanza di informazioni dirette dal Governo italiano, quello austriaco si deve pertanto basare su tali fonti.

Passa quindi ad accennare ad alcune questioni su cui desidererebbe che la Conferenza potesse arrivare a risultati concreti.

Riferendosi ad un accenno del Ministro Piccioni, secondo cui il rapporto della Commissione Rossi sarebbe pronto per la pubblicazione, chiede se il rapporto stesso farà anche menzione delle opinioni discordanti: la cosa è tanto piimportante in quanto la composizione della Commissione non è paritetica com’era stato previsto e promesso esplicitamente dal Ministro Scelba. Qualora la composizione della Commissione fosse stata paritetica, l’esposizione dell’opinione della minoranza non sarebbe stata infatti superflua.

In secondo luogo osserva che, indipendentemente dalla conoscenza del contenuto del rapporto della Commissione, i problemi che essa era stata chiamata a risolvere erano di triplice natura, dapprima quelli di facile soluzione; in secondo luogo quelli per i quali non era stato possibile trovare una soluzione concordata. Ma vi è, in proposito, una terza categoria di problemi che concernono aspetti nuovi della situazione interna alto-atesina che il Governo italiano dovrebbe cercare di risolvere anche nell’interesse di quella minoranza. Per fare un esempio, cita il miglioramento della situazione scolastica, che dovrebbe estendersi in Alto Adige anche in favore della minoranza locale, di pari passo con i provvedimenti presi a favore della scuola nelle altre parti d’Italia.

Dopo essersi riservato di presentare pitardi idee piconcrete al riguardo, precisa tuttavia di essere convinto che si tratta in tutti i casi di problemi che non possono venire discussi su un piano bilaterale e che sono pertanto di esclusiva competenza del Governo italiano.

Concludendo, sottolinea nuovamente che il Governo austriaco resta animato dallo stesso spirito di collaborazione menzionato nel suo intervento dal Ministro Piccioni ed esprime quindi il suo vivo rincrescimento per l’intromissione nella questione sud-tirolese di elementi o fattori illegali.

PICCIONI: Ringrazia Kreisky per la sua esposizione e si ripromette di esporre brevemente le sue osservazioni.

Afferma di aver ascoltato con piacere che avranno luogo colloqui che riguardano l’associazione dell’Austria al MEC. Augura di vivo cuore che la strada da percorrere per arrivare ad una felice conclusione sia agevole per il Governo austriaco.

Giustifica la durata dei lavori della Commissione di studio con la complessità dei problemi affrontati. Ribadisce che quando il rapporto finale della Commissione sarà stato approvato – e si augura che ciavverrà nei prossimi giorni – esso sarà sottoposto all’esame finale del Governo che ne trarrà le sue deduzioni. Non vi è dubbio che dopo quell’esame da parte del Governo italiano, il Governo austriaco sarà informato delle deduzioni del Governo italiano.

Lo stesso vale per quanto si riferisce ad eventuali future proposte di concessioni.

Afferma che si poTRà certo tener conto delle risultanze di minoranza della Commissione. Civale anche per i due gruppi di questioni citate dal Ministro Kreisky cioè il gruppo su cui si è raggiunto pieno accordo ed il gruppo su cui non è stato possibile che questo accordo si verificasse.

Riconosce che tra i problemi di uno Stato moderno ve ne sono alcuni che interessano le minoranze. Riconosce che il problema dell’istruzione pubblica è fondamentale e deve essere affrontato secondo le particolari esigenze delle minoranze interessate. Per concludere e raccogliendo la stessa conclusione del Ministro Kreisky, afferma che non sarà mai abbastanza deprecata l’intrusione di elementi illegali di violenza o calunnia nelle trattative. Aggiunge l’augurio che non si presentino intrusioni di questa natura a turbare l’atmosfera dei lavori attuali.

KREISKY: Ringrazia il Ministro Piccioni specialmente per le sue benevoli espressioni a proposito degli sforzi compiuti dal Governo austriaco per raggiungere un «arrangement» economico con il MEC. Queste manifestazioni sono particolarmente importanti dato che l’Italia è al secondo posto nelle relazioni economiche austriache.

Ringrazia poi per le assicurazioni fornite dallo stesso Ministro Piccioni circa la comunicazione al Governo austriaco delle deliberazioni cui giungerà il Governo italiano sulla base dei risultati della Commissione di studio.

Desidera evitare una difficile e lunga discussione sull’applicazione del concetto di diritto di sovranità, ma si dichiara soddisfatto dell’assicurazione che i pareri divergenti della minoranza verranno resi anch’essi noti insieme alle conclusioni della Commissione stessa. Solo in tal modo, infatti, il Governo italiano poTRà avere un quadro completo dei lavori compiuti dalla Commissione di studio.

Si dichiara altresì soddisfatto per il modo aperto con cui il Ministro Piccioni si è espresso circa la soluzione di nuovi problemi attinenti la minoranza in Alto Adige.

Quanto al seguito delle trattative italo-austriache, chiede il parere del Ministro Piccioni.

PICCIONI: Suggerisce un altro incontro allo stesso livello di Ministri degli Esteri al pipresto possibile, e cioè non appena saranno conosciute le conclusioni della Commissione Rossi e il nuovo Governo avrà avuto modo di esaminarle e di trarne a sua volta le proprie conclusioni. In quel momento, un incontro tra i due Ministri degli Esteri poTRà uscire dagli schemi precedenti e affrontare la sostanza concreta dei problemi.

KREISKY: Dichiara che la Delegazione austriaca è d’accordo con questi suggerimenti, tenendo soprattutto conto della seconda parte (concernente l’affidamento che il nuovo Governo italiano sarà disposto a trattare). Ricordando tuttavia l’accenno del Ministro Piccioni che trattative bilaterali non potrebbero in nessun caso ottenere di pidelle decisioni prese dal Governo italiano sulla base dei risultati delle conclusioni della Commissione, si chiede che cosa succederà, in tal caso, dei problemi rimasti ancora aperti.

PICCIONI: Dichiara di avere già esposto chiaramente le posizioni italiane in ordine alle trattative bilaterali e alle conclusioni della Commissione: è illusorio pensare di oltrepassare i limiti posti dalle conclusioni della Commissione e ripete che è difficile che siano prospettate soluzioni diverse da quelle suggerite da esperti che si sono dedicati a questi problemi con tanto impegno e per tanto tempo.

KREISKY: Deve dichiararsi per la prima volta di opinione contraria. Richiamandosi alla sua esperienza decennale di Governo, osserva che in tante occasioni ha sperimentato che sul piano governativo (politico) si sono trovate soluzioni che sono andate al di là di quelle proposte dagli esperti, pur continuando a muoversi sul terreno della realtà.

PICCIONI: Conviene di aver constatato anch’egli che a volte i Governi oltrepassano o deviano dalle conclusioni dei loro esperti, ma ogni volta si è trattato di decisioni prese con piena responsabilità.

KREISKY: Si compiace di trovarsi di nuovo d’accordo con il Ministro Piccioni ed esprime la speranza che il Governo italiano sia disposto a fare qualche cosa di piper i problemi in discussione di quanto suggerito dagli esperti.

PICCIONI: In teoria non trova nulla da eccepire.

KREISKY: E allora passiamo alla pratica.

PICCIONI: Quando ne avremo gli elementi.

KREISKY: Ma potrebbe intanto essere utile svolgere fin da ora alcune considerazioni sia pure non impegnative al riguardo, dato che è un problema di cui i due Governi dovranno occuparsi, pur essendo la Delegazione austriaca conscia del fatto che le trattative dovranno avvenire nell’abito di principi da cui il Governo italiano non pudiscostarsi.

Per eliminare possibili equivoci, affronta quindi qualche questione concreta:

1) Chiede quale sia l’atteggiamento del Governo italiano sulle questioni che la Commissione di studio Rossi ha lasciato aperte.

PICCIONI: La risposta spetta al futuro Governo italiano.

KREISKY: Osserva che il Ministro Piccioni avrà certamente stretti contatti con i partiti che formeranno il nuovo Governo e potrebbe quindi dargli qualche indicazione in proposito. PICCIONI: Risponde che non si puipotecare fin da questo momento la futura formazione del Governo italiano. KREISKY: Ribadisce che per gli austriaci si tratta di problemi molto importanti. PICCIONI: Conferma che per il Governo italiano questi problemi sono subordinati alle conclusioni della Commissione. KREISKY: Ne conviene, ma sottolinea che l’Austria non ha intenzione di perpetuare il problema.

2) Si chiede quale carattere poTRà avere un eventuale accordo italo-austriaco e questo perché è desiderio austriaco di evitare di continuare la disputa con l’Italia per l’eternità.

PICCIONI: Assicura che nemmeno il Governo italiano ha questa malvagia intenzione, ma ricorda d’altra parte che un proverbio italiano ammonisce di non porre il carro davanti ai buoi.

KREISKY: Informa che anche in Austria esiste lo stesso proverbio, ma giustifica questi suoi quesiti con l’esigenza di esaminare fin da ora la via per evitare il ripetersi dell’attuale situazione, che ha visto la costante ripercussione di dispute giuridiche nel campo delle controversie politiche.

PICCIONI: È completamente d’accordo su questo punto.

KREISKY: Desidera eliminare equivoci: il Governo austriaco non ha nessun piacere di continui litigi con l’Italia in seno a Organismi Internazionali, ma è perfettamente conscio del fatto che divergenze di opinioni, in questo campo, si trasformano in controversie che ricadono in quello politico.

PICCIONI: Spera e si augura che non vi siano in futuro altre controversie, ma ritiene che, se ve ne fossero, esistono già le risoluzioni dell’ONU che possono servire di schema per il superamento anche di future divergenze. Ma proporre fin da adesso la via di composizione di future controversie, quando non si sa ancora quale soluzione poTRà avere la controversia attuale, sembra in realtà intempestivo.

KREISKY: Conviene che le risoluzioni dell’ONU contengono già alcune indicazioni ma ritiene, cimalgrado, che sia importante stabilire fin da ora una via ben determinata per la composizione di future controversie.

PICCIONI: Ritiene invece che sia bene non farlo troppo presto perché questo non serva da incentivo per alimentare altre controversie, mentre è nostro interesse eliminarle al pipresto per sempre.

KREISKY: Osserva che l’esperienza dimostra che in genere sono proprio gli Stati molto litigiosi che concludono pisovente convenzioni per la composizione di possibili controversie tra loro.

PICCIONI: Osserva che cidipende dalla temperatura di litigiosità dei vari Stati.

KREISKY: Osserva a sua volta che per l’Austria questa temperatura è forse conseguenza del secolare influsso italiano.

Desidera quindi dire alcune cosa a integrazione di quanto affermato in precedenza. Propone che per la preparazione del prossimo incontro si istituisca un Comitato di esperti composto di tre o quattro persone per parte.

PICCIONI: Dichiara di non potersi impegnare in questo senso, data la particolare situazione interna italiana. Ritiene d’altra parte che la preparazione del prossimo incontro possa e debba avvenire attraverso i normali canali diplomatici.

KREISKY: Chiede se questo significhi che attraverso tali canali si possa decidere la istituzione dell’eventuale Comitato.

PICCIONI: Risponde in senso negativo nel senso, cioè, che attraverso i canali diplomatici si dovrebbe preparare solamente il prossimo incontro.

KREISKY: Afferma di non aver ben capito: dati i numerosi incontri già avvenuti tra Ministri, sarebbe bene che al prossimo incontro si arrivasse a conclusioni concrete.

PICCIONI: Questo dipende dall’attività che esplicheranno i normali canali diplomatici.

KREISKY: Chiede se civuol dire che con questo si escludono gli esperti.

PICCIONI: Risponde in senso affermativo.

KREISKY: Osserva che deve pensarci.

Propone quindi la ripresa dei lavori per il pomeriggio alle ore 16 in riunione ristretta(5) e alle ore 18 per una breve riunione plenaria conclusiva.

PICCIONI: Si dichiara d’accordo, purché la riunione plenaria non significhi che si voglia ricominciare a discutere daccapo su tutti i problemi.

KREISKY: Osserva che le due Delegazioni sono qui per discutere e che non si deve pertanto partire dalla premessa di voler invece evitare discussioni.

Riunione plenaria, ore 18

KREISKY: Inizia rilevando che la Delegazione austriaca ha inteso il significato della odierna discussione nel senso che una prossima conferenza dello stesso genere dovrebbe aver luogo subito dopo le conclusioni raggiunte dal Governo italiano sul rapporto della Commissione di studio. La Delegazione austriaca prende volentieri nota della comunicazione del Ministro Piccioni che la questione è considerata importante dal Governo italiano e che ci si puaspettare da parte di questo stesso Governo l’intenzione di trattarla rapidamente nella sua sostanza.

Concorda sull’opportunità di esprimere nel comunicato lo spirito di collaborazione che ha animato l’odierno incontro.

PICCIONI: Si associa alle conclusioni di Kreisky confermandosi d’accordo che la prossima conferenza tra i due Ministri degli Esteri abbia luogo subito dopo le decisioni che avrà preso il Governo italiano sulle conclusioni della Commissione Rossi. Condivide il compiacimento del Ministro Kreisky per l’impostazione da dare alla prossima conferenza, intesa ad affrontare la sostanza dei problemi.

Per quel che concerne le questioni bilaterali ribadisce che il Governo italiano farà del suo meglio per risolverle nel modo migliore. Si dichiara d’accordo che il comunicato rifletta lo spirito delle odierne conversazioni. Formula infine un caloroso augurio che seguendo la strada oggi intrapresa si arrivi nel tempo pirapido possibile a una conclusione definitiva. «Con questa speranza e con questo convincimento ci accingiamo a un lavoro che ci auspichiamo il picostruttivo possibile. Quando dico “noi”, intendo il Governo italiano di domani al quale trasmetterle conclusioni, i voti e i propositi cui siamo giunti nell’odierno incontro».

KREISKY: Sottolinea il particolare augurio che a una soluzione si possa arrivare in un tempo pibreve di quello sinora impiegato.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 3, fasc. Documenti incontro Ginevra, ottobre.


2 Predisposto dalla Segreteria 10A della DGAP. L’incontro si svolse nella Sala dell’Alabama del Municipio.


3 Di seguito il testo del discorso di Piccioni: «Signor Ministro, saluto lei e i membri della sua Delegazione a nome della mia Delegazione e mio personale, formulando l’augurio che il nostro incontro possa servire a ricreare l’atmosfera costruttiva ed amichevole stabilitasi nelle nostre conversazioni di Venezia lo scorso anno. Non credo sia il caso qui di ritornare dettagliatamente sulle cause che hanno ritardato questo nostro incontro, cause da noi già esposte all’ONU e alla Camera dei Deputati e che qui riconfermiamo. Ciche vorrei oggi soprattutto, è di esaminare con spirito realistico i termini della questione e rilevare a che punto essa si trovi. Nell’ultima fase delle nostre trattative dirette, e cioè, a cominciare dall’incontro di Venezia, abbiamo trovato, se non sbaglio, un punto comune di intesa. Dopo l’esperienza negativa di Zurigo, abbiamo pensato che fosse preferibile seguire un nuovo approccio, vale a dire che convenisse attendere i risultati degli sforzi compiuti sul piano interno italiano prima di continuare l’esame dei termini della nostra controversia sull’esecuzione degli Accordi De Gasperi-Gruber. Si è trattato, lo riconosco, di una attesa – anche se dovuta a motivi assolutamente obiettivi – pilunga del previsto, ma ormai, fra pochi giorni, verrà presentato al Governo italiano il rapporto finale della Commissione di Studio. Dato che, oggi, non abbiamo ancora davanti a noi un documento definitivo e dato che tale documento dovrà essere valutato dal Governo italiano in modo autonomo e collegiale, non mi è possibile prendere posizione circa le conclusioni che il documento, nella sua forma finale, poTRà contenere. Del resto, come noto, il Governo di cui ho l’onore di far parte, ha preso l’impegno di rassegnare, tra pochi giorni, le sue dimissioni e, quindi, una sua presa di posizione al riguardo sarebbe oltre tutto intempestiva. Sono tuttavia convinto che il futuro Governo italiano, quando si troverà in presenza delle conclusioni espresse dalla Commissione di Studio, non mancherà di prendere con prontezza le appropriate decisioni, che, sono certo, saranno sempre animate da uno spirito di liberalità e di comprensione. A questo punto tuttavia vi è una osservazione che ritengo di dover fare; sarebbe illusorio supporre che un qualsiasi Governo italiano possa, da una parte, accogliere le conclusioni della Commissione di Studio e, dall’altra, essere pronto, in trattative su di un piano esterno, ad ulteriori concessioni sui punti che la Commissione di Studio non avesse ritenuto di poter approvare. Non sarebbe cioè realistico ritenere che un futuro Governo italiano possa superare, in una trattativa internazionale, quei limiti che le discussioni di una Commissione altamente qualificata hanno dimostrato invalicabili. Calcoli di tal fatta sarebbero inattuali in qualsiasi Paese e potrebbero soltanto rallentare od impedire quelle soluzioni che invece sarebbe nell’interesse di tutti adottare nel pibreve tempo possibile. Vorrei ancora una volta sottolineare che, sia la composizione della Commissione, sia la competenza dei membri che ne hanno fatto parte, sia l’impegno che essi hanno mostrato nel corso dei lavori, sia i vari contatti avuti dalla Commissione stessa con vasti strati della popolazione dell’Alto Adige, fanno ritenere che tale organismo, in oltre due anni di tempo, abbia avuto la possibilità di approfondire largamente le varie questioni in esame. Ed è un organismo – si noti bene – che ha agito in piena libertà ed indipendenza. Sarebbe difficile ammettere, quindi, che possano essere ideate e prospettate altre misure, diverse da quelle che sono oggi suggerite da esperti, i quali, lo ripeto, per così lungo tempo sono stati impegnati esclusivamente in un lavoro tanto approfondito ed accurato. D’altra parte, per quanto concerne la sostanza del problema, non vanno neppure perduti di vista altri punti essenziali di riferimento. Le nostre conversazioni bilaterali hanno luogo in base ad una Risoluzione dell’ONU, che ha per oggetto l’esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Al riguardo, la posizione del Governo italiano è stata enunciata in termini inequivocabili. Riteniamo di avere già adempiuto ai nostri impegni internazionali. Non siamo tuttavia alieni dal ricercare una loro migliore applicazione. Ora, quando il Governo italiano avrà corrisposto ai suggerimenti della Commissione di Studio, non solo sarà stata migliorata l’applicazione fin qui data all’Accordo De Gasperi-Gruber, ma nessun dubbio poTRà giuridicamente sussistere sul fatto che l’Italia ha adempiuto ai propri impegni internazionali in misura oltre modo liberale. A quel momento è da escludere che il Governo italiano possa essere disposto a discutere sul piano esterno ulteriori ipotetiche iniziative che amplierebbero gli impegni internazionali oggi esistenti. Desidero essere molto franco: perché ritengo che convenga, nell’interesse comune, non indugiare su posizioni non sufficientemente realistiche. Abbiamo voluto questo incontro, non perché ritenessimo che esso potesse essere conclusivo, ma perché pensavamo che costituisse, ancor piche una prova di buona volontà e ancor piche un’occasione per scambiarci le nostre idee su alcuni aspetti essenziali del problema, un passo avanti nell’“iter” della nostra controversia. E questo passo avanti ci sembra possa consistere nella constatazione che la via che avevamo già scelto è sempre la pigiusta e la piattuale. Se noi potremo mantenere tale comune convincimento, ritengo che vi siano fondate ragioni per essere ottimisti».


4 La Delegazione al seguito del Ministro Piccioni era così composta: Sottosegretario On. Martino, Ambasciatori Fornari e Martino, Ambasciatore Prof. Toscano, Prof. Monaco, Ministri Vinci e Bellia, Consigliere d’Ambasciata Smoquina, Prefetto Giovenco (Capo Ufficio Regioni del Ministero dell’Interno), Vice Prefetto Fabiani (Capo Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio), Consiglieri di Legazione Conte Marotta, Pignatti Morano e La Rocca.


5 Non è stata rinvenuta documentazione su tale riunione.

408

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

Appunto(2). Roma, 5 dicembre 1963.

La questione dell’Alto Adige sembra sia destinata ad entrare nelle prossime settimane in una fase dinamica. Sullo sfondo del processo iniziatosi a Milano contro i terroristi altoatesini, il quale pucausare ripercussioni negative in Austria e Germania, elementi essenziali di tale fase sono, da un lato, la prossima conclusione dei lavori della cosiddetta Commissione Rossi; dall’altro, il progresso delle trattative per l’adesione dell’Austria alla CEE.

1) Lavori della Commissione dei Diciannove (o Comm. Rossi).

È tuttora all’esame il progetto di rapporto finale che dovrebbe essere firmato da tutti i membri. A tale proposito sembra essenziale che il documento stesso contenga in qualche modo una dichiarazione, da parte dei rappresentanti della minoranza altoatesina, secondo la quale l’adozione globale delle varie misure contenute nella relazione finale avrebbe un effetto positivo sulla risoluzione definitiva della controversia altoatesina. A tal fine sembrerebbe essenziale la partecipazione di V.E. alle riunioni che dovranno prendere in esame la parte conclusiva del progetto di relazione.

2) Adesione dell’Austria alla CEE.

Si tratta di questione che sta vivamente a cuore del Governo austriaco. È previsto a questo proposito che la Commissione CEE presenti il suo rapporto in argomento verso la fine di gennaio. Ora è ovvio il nostro interesse a che il negoziato di Bruxelles non giunga a una conclusione positiva per l’Austria se non successivamente ad una soluzione soddisfacente della questione altoatesina. Ci converrebbe pertanto, da un lato accelerare l’iter delle proposte contenute nella relazione finale della Commissione dei Diciannove, dall’altro, cercare di ottenere un rinvio della discussione del rapporto della Commissione CEE da parte del Consiglio dei Ministri. A questo proposito potrebbe esaminarsi l’opportunità di discutere preliminarmente l’argomento in via bilaterale con Bonn, esponendo esplicitamente le nostre preoccupazioni: cipotrebbe essere fatto per via diplomatica e, se le date lo consentissero, anche in occasione della visita del Cancelliere Erhard a Roma.

3) Contatti con gli austriaci.

Potrebbe essere utile, date queste premesse, un contatto riservato con gli austriaci, dopo che la Commissione Rossi avrà presentato le sue conclusioni e dopo che il Governo le avrà delibate, in modo da esaminare eventuali formule che possano portare ad una soluzione del problema, connessa con l’attuazione delle proposte della Commissione dei Diciannove.

Si allega, in merito a quanto sopra, un piampio appunto espositivo.

Allegato Appunto.

La controversia italo-austriaca sull’applicazione degli accordi De Gasperi-Gruber sta probabilmente per entrare in una fase dinamica. Elementi essenziali di tale nuova fase, che danno alla questione possibilità di rapido sviluppo, sono da un lato la prossima conclusione dei lavori della cosiddetta Commissione dei 19, dall’altro il progresso delle trattative per l’associazione dell’Austria alla CEE.

In questa situazione sembra opportuno che l’attenzione del Ministero degli Affari Esteri sia indirizzata non soltanto all’evoluzione dei singoli fattori sopra indicati, ma anche al loro coordinamento.

I) Come si è accennato, la Commissione dei 19 dovrà approvare, nelle prossime settimane, il suo rapporto finale. Elemento essenziale di tale rapporto, a giudizio di questo Ministero, è che esso concluda con la valutazione positiva, da parte di tutti i membri della Commissione, delle proposte da essa avanzate al Governo, proposte che dovrebbero essere indicate, nel loro complesso, come atte a porre termine alla controversia relativa all’applicazione degli accordi di Parigi.

Sembra tuttavia che negli ambienti del Ministero dell’Interno tenda a prevalere la tesi secondo la quale converrebbe che il Governo italiano fosse pienamente libero di dare o di non dare seguito, secondo una sua decisione autonoma, alle proposte della Commissione. A tal fine pare si intenda ammettere che, anche per quanto concerne i membri di lingua tedesca della Commissione, le loro proposte abbiano carattere puramente indicativo e non vincolante né per loro stessi, né per le organizzazioni che rappresentano.

Questa presentazione delle conclusioni raggiunte durante i lavori della Commissione sembra particolarmente pericolosa, in quanto, anziché tendere a chiudere la controversia, sembra fornire motivi di risollevare «ad infinitum» i problemi che sono stati approfonditi dalla Commissione Rossi.

Vi è, inoltre, un altro nuovo elemento che deve essere tenuto presente: e cioè il fatto che il programma dell’attuale Governo italiano contiene l’impegno di prendere in seria considerazione le proposte della Commissione dei 19; e quindi impone al nostro Governo un obbligo che ne limita in qualche modo, almeno moralmente, la libertà di azione, senza che a tale obbligo corrisponda, ove vengano accettate le tesi del Ministero dell’Interno, un’adeguata contropartita per quanto concerne la minoranza altoatesina.

Si è pertanto d’avviso che convenga impegnare il pifortemente possibile i rappresentanti della minoranza di lingua tedesca in seno alla Commissione Rossi ad una valutazione positiva degli effetti che l’attuazione delle misure proposte dalla Commissione stessa potrebbe avere per una risoluzione definitiva della controversia altoatesina.

A tal fine sembrerebbe opportuna la partecipazione di V.E. alla riunione che risulterebbe dover aver luogo nel corso della prossima settimana presso la Presidenza del Consiglio al fine di prendere in esame la parte conclusiva del progetto di relazione della Commissione dei 19.

II) Varie indicazioni lasciano pensare che il Governo austriaco non abbia desistito dalla sua intenzione di chiedere al Governo italiano di considerare la possibilità di effettuare, a suo tempo, ulteriori concessioni in favore della minoranza di lingua tedesca dell’Alto Adige proprio su quei problemi, rispetto ai quali le proposte degli altoatesini sono state respinte dalla Commissione dei 19. Si tratta di proposte il cui numero è estremamente limitato, ma il cui contenuto è considerato particolarmente pericoloso per gli interessi italiani. Da parte nostra è stato detto chiaramente a Kreisky, a Ginevra(3), che il Governo italiano non accetterebbe di discutere e di internazionalizzare eventuali problemi concernenti misure in favore della minoranza di lingua tedesca che uscissero dal quadro giuridico dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Per evitare tale pericolo occorrerebbe tuttavia mettere appena possibile allo studio la possibilità di una dichiarazione del Governo austriaco (qualunque sia la forma che essa potrebbe in definitiva assumere) dichiarazione secondo la quale, con l’attuazione delle misure previste dalla Commissione Rossi, il Governo italiano ha attuato soddisfacentemente gli impegni presi con gli accordi di Parigi; col che la controversia italo-austriaca sulla loro applicazione deve ritenersi sostanzialmente chiusa.

Si tratta, certo, di un obbiettivo importante e su cui è prevedibile che gli austriaci cercheranno di evitare di prendere precisi impegni. Ma si tratta di un obbiettivo essenziale, che occorre cercare di raggiungere con ogni priorità.

A tale scopo potrebbe essere esaminata l’opportunità di qualche forma di contatti preliminari e non ufficiali con gli austriaci, subito dopo che la Commissione Rossi avrà presentato definitivamente le sue proposte e dopo che il Governo italiano avrà avuto modo di delibarle, almeno in forma preliminare.

III) Dato l’interesse dimostrato dall’Austria alla sua associazione al Mercato Comune – associazione che costituisce uno dei punti essenziali del programma dell’OVP – si purilevare che la nostra posizione nei confronti austriaci, per quanto concerne la questione altoatesina sarà piforte se le trattative con gli austriaci su tale problema precederanno l’accettazione della richiesta austriaca di associazione alla CEE.

È ovvio quindi che la presentazione della proposta alla Commissione dei 19, la delibazione di essa da parte del nostro Governo, e per lo meno, un contatto preliminare col Governo austriaco, dovrebbero avere luogo prima che le trattative di Bruxelles relative alla associazione dell’Austria al Mercato Comune, entrino in una fase di carattere conclusivo.

Il negoziato di Bruxelles non dovrebbe giungere poi ad una conclusione positiva se non successivamente ad una soluzione soddisfacente della questione altoatesina. Da parte nostra dovremmo tuttavia evitare che la nostra eventuale opposizione a Bruxelles ad ulteriori progressi del negoziato con l’Austria ci porti in una posizione di isolamento o ci induca a prese di posizione che potrebbero essere nocive. Si deve tenere presente al riguardo che un primo esame del rapporto della Commissione della CEE al Consiglio dei Ministri in merito all’associazione dell’Austria dovrà aver luogo verso la fine di gennaio; il rapporto stesso dovrebbe poi essere discusso dal Consiglio in febbraio.

È da ritenere che, una volta giunti alla discussione in sede di Consiglio dei Ministri, potremmo trovarci in una situazione non facile. Non mancherebbero infatti certamente all’Austria validi avvocati, dato in particolare l’atteggiamento favorevole alle istanze austriache del Governo di Bonn. Potremmo quindi vederci costretti a porre formalmente in quella sede il «veto» determinato dalla pregiudiziale altoatesina che abbiamo per ora solo adombrato per il caso permanga l’attuale stato di tensione.

Sembrerebbe pertanto opportuno discutere, preliminarmente, l’argomento, in via bilaterale, con Bonn in questo frattempo, esponendo esplicitamente le nostre preoccupazioni. Il che potrebbe essere eventualmente fatto anche in occasione della prevista visita a Roma del Cancelliere Erhard, specialmente se la data di essa dovesse essere troppo vicina alla presentazione del rapporto della Commissione CEE al Consiglio dei Ministri.

In base ai risultati di tale consultazione bilaterale si potrebbe poi decidere se convenga chiedere subito anche il rinvio della prima discussione, prevista in febbraio, facendo opportunamente rilevare agli altri membri della Comunità che la situazione dei rapporti italo-austriaci non è ancora tale da giustificare previsioni da una prossima chiarificazione e che in tali condizioni giudicheremmo preferibile rimandare ad epoca pipropizia l’esame da parte del Consiglio dei Ministri del rapporto della Commissione.

In sostanza, da questo momento, la nostra posizione potrebbe tendere a rovesciarsi, sembrando essere nostro interesse di affrettare i tempi sia per la conclusione dei lavori della Commissione Rossi, sia per il seguito che poTRà essere loro dato, sia per la ripresa del negoziato conclusivo con l’Austria proprio in considerazione dei termini che ci sono imposti dal negoziato di Bruxelles.

IV) Vi sono poi altri fattori che possono essere tenuti presenti per quanto riguarda i pirecenti sviluppi del problema altoatesino.

a) da parte austriaca si sono notati in questi ultimi tempi, alcuni segni di stanchezza, che sono stati accompagnati da indicazioni tendenti a dimostrare un desiderio concreto di porre termine alla controversia con l’Italia;

b) sempre in questo clima puessere rilevato il positivo esito dato da esponenti del Governo tirolese ad una nostra presa di contatto, ciche sembra poter portare ad una notevole distensione dell’atmosfera dei nostri rapporti;

c) il nuovo Cancelliere tedesco, Erhard, è sembrato disposto a prendere misure concrete per impedire l’attività di appoggio alle pretese degli estremisti austriaci che trovava certi ambienti, soprattutto bavaresi [sic].

Queste disposizioni del neo Cancelliere potrebbero essere meglio accertate in occasione del suo viaggio a Roma nel corso del quale, come nel corso di precedenti incontri italo-tedeschi, dovrebbe essere fatto un opportuno accenno al problema.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige.


2Sottoscrizione autografa.


3Vedi D. 407.

409

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

R. segreto 44082. Vienna, 6 dicembre 1963.

Signor Ministro, in questa fase di attesa della controversia per l’Alto Adige e sopratutto dopo il viaggio di questo Ministro degli Esteri Kreisky in Germania ho ritenuto opportuno chiedergli un colloquio per avere da lui direttamente notizie e impressioni sulle prospettive generali della politica austriaca. Chiesto il colloquio quando ancora si trovava in Germania mi ha immediatamente ricevuto non appena rientrato a Vienna.

La conversazione è stata assai cordiale e distensiva. Egli mi ha detto di avere parlato con il Cancelliere Erhard sul problema dell’integrazione dell’Austria nel Mercato Comune. Kreisky avrebbe fatto presenti le difficoltà che si presentano per un’eventuale adesione dell’Austria al MEC sia per le possibili reazioni russe sia per quelle dei Paesi dell’EFTA, sia infine perché anche in seno al Governo austriaco non tutti sarebbero concordi sulla soluzione del problema.

Quindi Kreisky mi ha detto che qualora la Commissione di Studio del MEC dovesse eventualmente suggerire una soluzione, il Governo austriaco si troverebbe in difficoltà a dare una risposta in questa fase preliminare e potrebbe preferire rimandarla a quando già si fosse in sede di negoziati veri e propri.

Sembra che Erhard abbia chiesto a Kreisky quali secondo lui potrebbero essere le reazioni degli altri Paesi del MEC alla richiesta di associazione. Kreisky avrebbe risposto che egli ritiene che la Francia tutto sommato non farebbe difficoltà e che probabilmente non ne farebbe nemmeno l’Italia dato che fra i due Paesi dopo l’incontro di Ginevra si sarebbe creato un clima pifavorevole.

Kreisky si sarebbe poi intrattenuto brevemente con Erhard sul problema dell’Alto Adige. Erhard avrebbe detto che il Governo tedesco vuol essere completamente neutrale nella questione dato che non considera il problema dell’Alto Adige come un problema tedesco ma che naturalmente desidererebbe che si arrivasse ad una soluzione.

L’unica parte della Germania che si interessa pidirettamente della questione – egli mi ha aggiunto – sarebbe la Baviera. Mi ha inoltre confermato che in Germania i veri agitatori del problema sono i rappresentanti dei rifugiati tedeschi i quali agitando il problema altoatesino pensano di porre in futuro in causa la questione di tutte le minoranze tedesche che si trovano attualmente nei confini di altri Paesi. Ora Kreisky ha tenuto a farmi osservare – e non so fino a quale punto lo abbia fatto notare a Erhard – che gli altoatesini sono antichi cittadini austriaci diventati per ragioni storiche cittadini italiani, ma che pur essendo di lingua tedesca non possono essere considerati come una minoranza tedesca.

Kreisky ha infine aggiunto che egli durante le varie conferenze fatte in Germania in quest’ultima settimana tutte le volte che ha accennato al problema dell’Alto Adige, ha insistito nel concetto che, mentre la soluzione ideale sarebbe l’autodeterminazione, il Governo austriaco, d’accordo con i sudtirolesi, si limiterebbe a chiedere una larga autonomia sulla base dell’Accordo di Parigi.

Kreisky non si è sbilanciato circa la possibilità o meno di giungere favorevolmente ad una rapida soluzione del problema. Tuttavia mi ha detto che un vantaggio per la soluzione di esso sarebbe la conferma di Magnago a capo della Suedtiroler Volkspartei, aggiungendomi che pur non avendo i dirigenti politici austriaci la possibilità di premere sugli elettori del Partito sudtirolese, avrebbero perlasciato intendere diffusamente l’opportunità che Magnago possa essere rieletto con la pigrande maggioranza possibile.

Alla fine della conversazione il Ministro degli Esteri mi ha detto che si augurava di incontrare il pipresto possibile V.E.: sperava anzi di vederla in occasione della riunione del Consiglio d’Europa che si terrà prossimamente a Parigi(3).

Le dichiarazioni che Kreisky mi ha fatto, seppure interessanti, non sono tali da meritare un largo commento. La cosa piimportante mi sembra essere quella del tentativo di Kreisky di svalutare nella sostanza e nel tempo l’associazione dell’Austria al MEC, mentre è notorio quanto questa stia a cuore sopratutto ai popolari e come lo stesso Kreisky ultimamente ne avesse dichiarato la necessità. Ho l’impressione che questa svalutazione abbia voluto sottolinearla particolarmente per farmi capire che non potrebbe avere molto peso, almeno per il momento, l’eventuale connessione da parte nostra fra la soluzione del problema dell’Alto Adige e l’appoggio dell’Italia alla associazione dell’Austria al MEC.

Voglia gradire, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, ottobre-dicembre.


2Il documento reca il timbro: «Visto da S.E. il Ministro».


3Vedi D. 410.

410

COLLOQUIO DEL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT, CON IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY (Parigi, 14 dicembre 1963, ore 17,30)1

Appunto(2).

Presenti da parte italiana da parte austriaca Ministro Saragat Ministro Kreisky Ambasciatore Fornari Ambasciatore Waldheim Ambasciatore Toscano Il colloquio inizia con la constatazione, fatta da entrambe le parti, che la vertenza italo-austriaca per l’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber dovrebbe avvicinarsi alla fine con la prossima conclusione dei lavori della Commissione dei

19. Il Ministro Kreisky rileva che potrebbe esservi ancora qualche difficoltà dovuta al fatto che nel prossimo febbraio avrà luogo il Congresso della SVP e che quindi da parte alto-atesina potrebbero esservi esitazioni in vista dei dibattiti del Congresso stesso; pensa che se – come augura – alla presidenza del partito verrà rieletto l’Onorevole Magnago – che considera un moderato – le cose potranno mettersi favorevolmente.

Avendo egli fatto un accenno alla necessità che si possa creare una atmosfera favorevole alle future trattative, il Ministro Saragat fa rilevare che la continuazione di atti terroristici influirebbe naturalmente in modo assai negativo sulle trattative stesse. Kreisky assicura che da parte austriaca sono state prese tutte le misure possibili per evitare qualsiasi incoraggiamento e qualsiasi connivenza con atti del genere.

Il Ministro Saragat espone allora quello che a suo avviso poterebbe essere l’iter dei futuri contatti: è prevedibile che entro l’anno la Commissione dei 19 possa aver presentato il suo rapporto finale, le cui conclusioni formeranno subito oggetto di accurato esame da parte del Governo italiano. Sottolinea che la conclusione e i relativi accordi devono avere carattere globale e definitivo, essendo desiderio del Governo italiano di porre la parola fine alla questione e non già di concluderne una fase per riaprirne subito dopo un’altra. Si poTRà allora prevedere un primo incontro italo-austriaco al livello funzionari, per mettere a punto un successivo incontro a livello Ministri degli Esteri che dovrebbe avere carattere conclusivo.

Il Ministro Kreisky si dichiara d’accordo con la procedura proposta dal Ministro Saragat. Quanto alla relazione finale della Commissione dei 19, egli si augura che essa possa essere approvata all’unanimità; gli risulta peraltro che da parte alto-atesina si tiene molto a che nella relazione stessa si faccia cenno almeno alle riserve che su tali punti sono state o potrebbero essere espresse dalla minoranza di lingua tedesca. Il Ministro Saragat rileva che ciche è importante è che il risultato sia globale; cioè che

– ripete – la conclusione segni la fine di una controversia e non il principio di un’altra.

Il Ministro Kreisky afferma che da parte austriaca si tiene a che venga depoliticizzata fin dall’inizio qualunque questione che possa nascere in un avvenire anche lontano; suggerisce quindi di prevedere fin d’ora un mezzo giuridico per comporre le eventuali divergenze; vede in proposito tre possibilità: 1) una Commissione d’arbitrato stabilita ad hoc d’accordo tra i due Governi; 2) il ricorso alla Corte Internazionale dell’Aja; 3) il ricorso ad una delle forme di arbitrato previste dai trattati vigenti come, ad esempio, quello con cui venne creato il Consiglio d’Europa.

Aggiunge, peraltro, che si tratta per il momento di sue idee esclusivamente personali.

Il Ministro Saragat conclude affermando che gli sembra prematuro parlare di tali questioni che potranno essere esaminate a tempo debito; esprime perla sua personale preferenza per l’eventuale ricorso a un foro come quello della Corte Internazionale dell’Aja, già previsto dagli attuali trattati, piuttosto che il ricorso ad altre forme di giurisdizione che rischiano di politicizzare la questione, ciche da parte austriaca come da quella italiana si vuole per l’appunto evitare.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, ottobre-dicembre.


2 Predisposto dalla DGAP. L’incontro si svolse all’Hotel Raphael. Il documento reca il timbro: «Visto dal Segretario Generale».

411

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 37610/760. Vienna, 16 dicembre 1963, ore 20,30 (perv. ore 21).

Oggetto: Questione alto-atesina.

Steiner mi ha convocato stamane per informarmi in via confidenziale del rapporto fattogli da Waldheim sull’incontro di V.E. col Ministro Kreisky sabato [il 14] a Parigi(2).

Egli ha iniziato dicendosi gradevolmente sorpreso che in tale colloquio siasi manifestato in modo chiaro quanto solo potevasi supporre dopo incontro di Ginevra(3) e cioè effettivo cambiamento in posizione ufficiale italiana. V.E. si sarebbe mostrato favorevole a discutere con austriaci questioni non risolte da Commissione 19 purché soluzione derivatane fosse considerata globale. Tale disposizione sembravagli assai opportuna soprattutto perché non avrebbe fatto cader solo su Magnago responsabilità accettazione dell’eventuale soluzione della controversia. Non che Austria fosse felice di assumersi questa parte di responsabilità ma egli lo riteneva necessario per dare forza Magnago davanti correnti piradicali.

Ha proseguito dicendomi di ritenere possibile che delegazioni dei due Paesi al livello funzionari esaminino verbali della Commissione dei 19 per vedere in che modo ulteriormente avvicinare problemi non risolti e studino le garanzie da concordare per assicurare il funzionamento dell’accordo.

Pur mancandomi elementi che mi consentissero di valutare esposizione Steiner, mi è sembrato opportuno a questo punto chiedergli a quale tipo di accordo definitivo egli alludeva. Steiner ha escluso di pensare ad un nuovo accordo che sostituisse quello di Parigi.

Sottolineando che parlavo a titolo del tutto personale gli ho detto di ritenere che per noi sarebbe stato impossibile dipartirci dal quadro dell’accordo De Gasperi-Gruber, la controversia essendo contenuta – come del resto è riconosciuto dalle stesse risoluzioni dell’ONU – nel problema se da parte nostra fosse stato eseguito o meno quell’accordo. In questo senso le raccomandazioni della Commissione dei 19 avevano il significato di precisare gli impegni assunti a Parigi.

Per quanto concerne le garanzie di applicazione dell’accordo ritenevo che da parte nostra si era certamente favorevoli ad addivenirvi proprio per meglio fissare, in termini giuridici, la materia del contendere, togliendole ogni esca politica.

Uscire da quel quadro con un nuovo accordo significava non tanto accogliere un principio revisionistico dei trattati, di per sé assai discutibile, ma soprattutto fare opera di incitamento presso movimenti che gonfiando periodicamente quel problema lavoravano per altri fini e certo in senso ostile a buone relazioni italo-austriache.

Steiner si è dichiarato d’accordo dicendomi che da parte austriaca non si voleva rimettere in causa l’accordo De Gasperi-Guber in quanto tale. Ho avuto l’impressione che non fosse un’affermazione fatta per compiacenza. Difatti nel corso della conversazione è emerso chiaramente come gli austriaci siano in fondo preoccupati dell’entità delle forze pangermaniste e neonaziste che speculano sul problema e che fino a poco tempo fa essi ritenevano solo marginali.

A termine della conversazione in cui si sono trattati altri aspetti della questione dei quali riferirseparatamente ho tenuto a riaffermare a Steiner di avergli parlato a titolo personale in base agli spunti che egli mi aveva cortesemente offerto.

Da parte sua il Sottosegretario ha avuto parole di simpatia e di augurio per essere stato ella designato a dirigere il nostro Ministero degli Esteri.


1 Telegrammi segreti 1963, Austria arrivo e partenza.


2Vedi D. 410.


3Vedi D. 407.

412

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, ALL’AMBASCIATORE TOSCANO(1)

L. segreta. Vienna, 19 dicembre 1963.

Caro Ambasciatore, mi è riuscito di avere, in via del tutto confidenziale e privata, un appunto riservato in cui al Ballhaus è stato fatto il punto sui lavori della Commissione dei 192.

Il documento è della massima segretezza in quanto è stato concepito ad uso esclusivamente interno al fine di orientare in maniera precisa gli uomini politici austriaci ai quali spetta una valutazione definitiva della controversia altoatesina quale si presenta dopo i lavori della Commissione. In questo senso lo ritengo della massima importanza per noi.

Le raccomandazioni della Commissione sono state catalogate rigidamente in relazione alla loro importanza agli effetti della «autonomia» dell’Alto Adige. L’analisi fatta dagli austriaci giunge alla conclusione che quattro delle richieste «indispensabili» ai fini dell’autonomia non appaiono accolte dalla Commissione. Riguardano le seguenti materie:

-industria

-espropriazioni

-risparmio e crediti

-pubblica sicurezza e polizia amministrativa.

Per altre sei richieste, anch’esse «indispensabili» ai fini dell’autonomia, le raccomandazioni fatte dalla Commissione lasciano sostanzialmente non risolte le questioni, in quanto le concessioni parziali prospettate sono insufficienti.

Si tratta delle seguenti materie:

-collocamento mano d’opera

-acque pubbliche e condutture elettriche

-costruzioni idriche e regolamento di torrenti

-statistica e censimento popolazione

-riconoscimento persone giuridiche private

-poteri polizia della Giunta provinciale.

Per una settima materia, «strade e lavori pubblici», l’interpretazione della raccomandazione non sarebbe univoca, secondo il documento, potendo andare da una soluzione del tutto soddisfacente ad una completamente insufficiente.

Circa le raccomandazioni della Commissione relative a materie definite «importanti» ai fini dell’autonomia che lascerebbero «sostanzialmente non risolte» le questioni relative, il documento ne indica due:

-l’igiene e sanità pubblica

-l’ordinamento delle Camere di Commercio.

Riassumendo, dell’insieme di 52 questioni definite «indispensabili» oppure «importanti» ai fini del conseguimento dell’autonomia, il documento afferma che 39 sarebbero completamente o sostanzialmente risolte attuando le raccomandazioni della Commissione.

***

Nel preambolo del documento si fanno tuttavia alcune riserve. Si afferma infatti che alcune raccomandazioni sono formulate in maniera così generale che solo il disegno di legge consentirà di precisarne la portata (si fa riferimento in particolare alla questione della sovranità della Provincia in materia fiscale).

Inoltre un’esplicita riserva è fatta circa le garanzie previste per salvaguardare il principio di parità dei gruppi linguistici: secondo il documento il funzionamento del «meccanismo» di protezione sarebbe in grado di «paralizzare una qualsiasi amministrazione autonoma».

***

Nella conversazione che ho avuto quando ho ricevuto il documento mi sono mantenuto molto riservato, anche perché non ho gli elementi necessari per sostenere una determinata posizione. Pur tuttavia a titolo personale non ho mancato di manifestare una certa delusione per il massimalismo che il documento esprime formulando il fondato dubbio che un irrigidimento su alcune richieste poteva complicare assai la soluzione della controversia.

A questo riguardo non ho potuto portare come esempio che il preteso controllo del settore industriale facendo rilevare come la SVP si è sempre manifestata contro l’industrializzazione della Regione in senso del tutto antimoderno e contrariamente ad ogni interesse dello sviluppo stesso della Regione.

A questo riguardo mi è stato detto che su quel problema la posizione austriaca poteva non essere rigida e che il documento aveva solo valore indicativo quasi a porre in evidenza i progressi che la Commissione dei 19 aveva permesso di fare alla soluzione del problema tenendo presente da una parte le nostre proposte di Zurigo e dall’altra quella che qui si vorrebbe fosse la meta finale, cioè l’attuazione delle proposte contenute nel progetto di legge Tinzl-Sand.

Comunque credo che possa essere utile al Ministero ed a te in particolare di conoscere confidenzialmente la posizione austriaca rispetto ai lavori della Commissione.

Con molti auguri per le prossime feste, credimi con viva simpatia tuo Carlo Calenda Allegato Appunto.

VALUTAZIONE SCHEMATICA DEI RISULTATI DELLA COMMISSIONE DEI 19

Preambolo Il Signor Segretario di Stato ha suggerito in un’osservazione di «presa visione», di cui al n. 35.962-5 (Pol) 63 del 18 ottobre 1963 di tentare soltanto ad uso interno del Ministero Federale per gli Affari Esteri, una valutazione schematica dei risultati della Commissione dei 19, secondo i punti di vista qui di seguito menzionati:

A) Significato dei vari oggetti trattati dalla Commissione dei 19 ai fini di un’autonomia. A tale riguardo si dovrebbero usare qui i tre seguenti principi di suddivisione: (a) quello che è indispensabile per l’autonomia, (b) quello che è importante per l’autonomia, (c) questioni secondarie per l’autonomia;

B) Misura nella quale si è venuti incontro alle rivendicazioni dei sudtirolesi nei singoli oggetti trattati dalla Commissione e precisamente secondo la seguente suddivisione: (1) questioni integralmente risolte, (2) questioni risolte in parte in maniera soddisfacente, (3) questioni in pendenza.

Si farà di seguito il tentativo di una siffatta valutazione. A titolo integrativo ed illustrativo si pustabilire quanto segue:

l) Le basi di lavoro di questo tentativo di valutazione sono – come per l’esame già presentato ad opera del Sottocomitato – i risultati della Commissione dei 19 fino alla conclusione dei suoi lavori in merito in data 23 luglio. Il tentativo di valutazione si basa del resto anche sul sistema del predetto esame del Sottocomitato. Nella presente valutazione non si tiene conto della bozza della relazione conclusiva, distribuita per la prima volta ai membri della Commissione il 14 ottobre 1963, sul cui testo definitivo sono ancora in corso delle trattative. Dopo la diramazione del testo definitivo della relazione conclusiva si dovrebbe modificare in maniera corrispondente il tentativo di valutazione.

2) Per quanto concerne la valutazione del punto di vista menzionato sotto la lettera A) (importanza di un determinato oggetto per l’autonomia), non è stato preso come base di valutazione un modello teorico di autonomia, ma si è tenuto conto della situazione di fatto e delle necessità nel Suedtirol nell’attuale situazione storica. Per questa ragione per esempio sono stati definiti soltanto «importanti» (y) i punti «rappresentanza proporzionale dei gruppi etnici in organi collegiali nella Regione e nella Provincia» (I/3), «nuovo regolamento della rappresentanza dei gruppi etnici al Parlamento» (I/4), ecc., dato che questi oggetti – per quanto possano essere anche teoricamente di decisiva importanza per la protezione della minoranza – non sono, almeno dal punto di vista del gruppo etnico tedesco, di attualità per l’attuale situazione nel Suedtirol e che sono stati messi in discussione effettivamente anche soltanto dal gruppo etnico italiano. Nella valutazione dell’importanza delle singole competenze in campo economico e sociale, si è tenuto ugualmente conto dell’importanza della relativa materia per l’economia sudtirolese. Per questa ragione per es. le competenze sulle «miniere» (II/13) hanno potuto essere definite soltanto «importanti» (y), dato che l’attività mineraria non ha una funzione preponderante nell’economia sudtirolese, mentre per es. le competenze sul «turismo» e «industria alberghiera» (II/10), sulle «acque pubbliche e condutture di energia» (II/14), su «costruzioni idriche e regolamento dei torrenti» (II/15) hanno dovuto essere indicate come «indispensabili» (x) poiché queste materie fanno parte delle basi dell’economia del Suedtirol.

Ci sarebbe inoltre da tener conto qui che non tutte le proposte della Commissione dei 19 hanno potuto essere messe in correlazione con la richiesta autonomia regionale, ma che esse sono in altra guisa d’importanza per assicurare il carattere etnico e lo sviluppo culturale, economico e sociale del gruppo etnico sudtirolese. Questo vale per es. per la proposta di «abolizione delle servitmilitari» (II/18), per la «definizione definitiva delle opzioni» (I/17). In questi casi si è proceduto alla valutazione delle proposte della Commissione in base alla sua importanza per la vita della minoranza sudtirolese.

3) Per quanto concerne la valutazione di cui al punto di vista descritto sotto B) (misura nella quale si è venuti incontro alle rivendicazioni dei sudtirolesi nei singoli oggetti trattati dalla Commissione), il sottoscritto per motivi d’opportunità ha ampliato di un punto la suddivisione suggerita dal Signor Segretario di Stato, modificandola in parte, sicché la suddivisione è ora la seguente: a) questioni integralmente risolte; b) questioni risolte sostanzialmente, anche se non in maniera del tutto soddisfacente; c) questioni sostanzialmente non risolte – le concessioni parziali sono insufficienti; d) questioni in pendenza.

4) Le proposte della Commissione dei 19 sono, in diversi punti, non ancora mature per essere trasformate in leggi od ordinanze, e cioè esse contengono spesso soltanto dei concetti fondamentali, sui quali si potrebbe costruire un disegno di legge, un’ordinanza, destinato a realizzare queste proposte. Così per es. la Commissione si è limitata per quanto concerne la questione estremamente importante della sovranità fiscale della Provincia autonoma di Bolzano (III/17) soltanto alla enunciazione del principio che le finanze della Provincia saranno adattate all’estensione delle competenze della Provincia.

In altri punti per es. le proposte della Commissione non sembrano essere state studiate a fondo nelle loro conseguenze giuridiche o pratiche. Questo vale per es. per il meccanismo giuridico di protezione «politica», estremamente complicato, previsto dalla Commissione, nell’interesse del principio dell’uguaglianza dei gruppi linguistici (I/6) che, se dovesse essere attuato, sarebbe adatto, secondo il parere dello scrivente, a paralizzare una qualsiasi amministrazione autonoma.

5) Il seguente tentativo di valutazione è stato ponderato a fondo. Lo scrivente è peraltresì conscio del carattere problematico di ogni schematizzazione, specialmente quando si tratta, come qui, di inserire dei dati di fatto diversi e spesso molto complessi, in uno schema relativamente approssimativo. Un ulteriore perfezionamento dello schema ne ridurrebbe perla chiarezza.

6) Poiché il contenuto dei singoli oggetti trattati nella Commissione dei 19 è estremamente vario, non si puinterpretare ciascuno di questi oggetti come un’unità matematica e calcolare sulla base del presente schema di valutazione una percentuale delle questioni regolate e delle questioni in pendenza. Un simile calcolo non avrebbe un qualsiasi valore di riconoscimento.

7) Il presente tentativo di valutazione rappresenta un documento di lavoro interno che potrebbe costituire la base per un’eventuale unica presa di posizione del Ministero Federale

per gli Affari Esteri in merito al risultato della Commissione dei 19. Come il Signor Segretario di Stato ha già fatto presente nella sua osservazione di «presa visione», dovrebbe essere quindi assolutamente evitato che questo tentativo di valutazione diventi noto al di fuori del Ministero e che se ne deduca già sin d’ora la futura presa di posizione del Ministero Federale per gli Affari Esteri in merito al risultato della Commissione dei 19.

Tentativo di valutazione Spiegazione dei segni convenzionali:

A) (importanza di un determinato oggetto per l’autonomia): x = indispensabile per l’autonomia; y = importante per l’autonomia; z = secondario per l’autonomia.

B) (misura nella quale si è venuti incontro nei singoli oggetti alle rivendicazioni dei sudtirolesi):

a = questioni del tutto risolte;

b = questioni sostanzialmente risolte anche se non in maniera del tutto soddisfacente;

c = questioni sostanzialmente ancora non risolte – le concessioni parziali sono insufficienti; d = questioni non risolte.

I. Garanzia del carattere etnico e dello sviluppo culturale.

1. Denominazione tedesca del Paese: a, z

2. Uso della lingua: b, x

3. Rappresentanza proporzionale dei gruppi etnici negli organi collegiali nella Regione e nella Provincia: a, y

4. Nuovo regolamento della rappresentanza dei gruppi etnici al Parlamento: a, y

5. Diritti dei gruppi etnici nel campo della legislazione regionale e provinciale: b, y

6. Ricorso contro leggi ed ordinanze amministrative per violazione del principio di uguaglianza: a, y

7. Assegnazione degli impieghi: b, x

8. Collocamento al lavoro: c, x

9. Residenza e diritto elettorale: a, x

10. Edilizia popolare: a, x

11. Autonomia scolastica: b, x

12. Autonomia culturale: b, x

13. Distribuzione dei mezzi pubblici fra i gruppi etnici: a, x

14. Disposizioni sulla delega di competenze, funzioni ed uffici dello Stato alla Regione, dallo Stato alla Provincia, dalla Regione alla Provincia: a, y

15. Riconoscimenti di titoli di studio: a, y

16. Protezione giuridico-penale della minoranza: a, y

17. Sistemazione definitiva delle opzioni: a, y

II. Garanzia dello sviluppo economico e sociale.

1. Assistenza pubblica, sussidi: a, x

2. Igiene e sanità pubblica: c, y

3. Servizio sanitario e cura ospedaliera: a, y

4. Economia agricola e forestale: b, x

5. Caccia e pesca: a, y

6. Economia delle malghe, piante e parchi naturali per animali: a, y

7. Bonifica agraria: a, y

8. Industria: d, x

9. Commercio: a, x

10. Turismo e industria alberghiera: a, x

11. Espropriazioni: d, x

12. Strade e lavori pubblici: a (o c, a seconda dell’interpretazione della proposta della Commissione), x

13. Miniere: a, y

14. Acque pubbliche e condutture elettriche: c, x

15. Costruzioni idriche e regolamento dei torrenti: c, x

16. Comunicazioni e trasporti: b, x

17. Risparmio e crediti: d, x

18. Abolizione delle servitmilitari e delle restrizioni nel campo del diritto sull’edilizia, che pesano sulla proprietà vicina alla frontiera: a, y

III. Organizzazione della legislazione ed amministrazione autonoma; sovranità fiscale e patrimoniale.

1. Ordinamento comunale: b, x

2. Ordinamento delle Camere di Commercio: c, y

3. Pompieri, protezione civile: b, y

4. Pubblica Sicurezza, polizia amministrativa: d, x

5. Prestazioni di servizio pubbliche di carattere regionale e provinciale: b, x

6. Statistica e censimento popolare: c, x

7. Riconoscimento di persone giuridiche e private: c, x

8. Sanzioni penali: b, x

9. Delega generale di competenze amministrative in base all’art. 14 dello Statuto per l’autonomia: b, x

10. Presidente e Vice Presidente della Commissione regionale e provinciale: a, z

11. Partecipazione del Presidente della Commissione regionale alle sedute del Consiglio dei Ministri: a, y

12. Poteri di polizia della Commissione regionale: c, x

13. Commissario del Governo: a, y

14. Controllo sulla legalità degli atti amministrativi della Provincia: a, y

15. Ricorso contro leggi dello Stato da parte della Provincia: a, x

16. Patrimonio pubblico della Provincia: b, x

17. Sovranità fiscale della Provincia: b (per quanto valutabile), x

18. Riannessione amministrativa della zona bassa (Unterland): a, y

19. Riconoscimento della personalità giuridica dell’Associazione Combattenti e Mutilati di Guerra sudtirolesi: a, y

Questioni integralmente risolte Questioni risolte sostanzialmente, anche se non in maniera del tutto soddisfacente Questioni sostanzialmente non risolte Questioni non risolte
a b c d
30 indispensabili x 8 11 7 4
22 importanti y 18 2 2 -
2 secondarie z 2
54 28 13 4

1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Commissione esperti, Prima sessione.


2 Vedi Allegato.

9 13
413

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

Telespr. riservato urgente 10A/22812. Roma, 27 dicembre 1963.

Oggetto: Colloquio fra il Ministro Saragat ed il Ministro degli Esteri austriaco: Parigi, 14 dicembre 1963.

Riferimento: Telegr. di codesta Ambasciata del 163 e del 21 dicembre 19634.

Il riassunto qui allegato(5), vertente sui principali punti del colloquio svoltosi a Parigi tra il Ministro Saragat ed il Ministro Kreisky, puessere considerato come un vero e proprio verbale.

Dal testo del documento, V.E. vorrà rilevare quanto gran parte di ciche il Sottosegretario Steiner ha detto a codesta Ambasciata sulla sostanza del colloquio appaia differente da quanto i due Ministri degli Esteri abbiano effettivamente detto. Particolarmente per ciche riguarda «l’effettivo cambiamento nella posizione ufficiale italiana» circa la possibilità di risolvere bilateralmente con gli austriaci le questioni rimaste insolute dopo la conclusione dei lavori della «Commissione di Studio».

In sostanza, anche da quanto successivamente detto dall’Ambasciatore Waldheim a codesta Ambasciata a commento dell’incontro dei due Ministri degli Esteri, sembrerebbe che il Sottosegretario Steiner abbia impostato la sua interpretazione piuttosto a «wishful THinking» che ad esatta corrispondenza con quanto detto dai due Ministri degli Esteri. Infatti, come risulta dal documento allegato, da parte del Ministro Saragat si è tenuto, tra l’altro, a mantenere fermo il principio della globalità della conclusione della vertenza, diretta ad impedire il suo riaprirsi sulle questioni non risolte.

Circa il dubbio espresso dall’Ambasciatore Waldheim sul momento in cui sarebbe opportuno che si svolgesse l’eventuale incontro preparatorio a livello funzionari, da parte nostra si penserebbe, ovviamente, che tale incontro dovrebbe svolgersi dopo che fossero state trasmesse al Governo le conclusioni della Commissione di Studio e dopo il conseguente esame governativo.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1963, b. 2, fasc. Negoziati per l’Alto Adige con l’Austria, ottobre-dicembre.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Vedi D. 411.


4 T. segreto urgente 38127/774, con il quale Calenda aveva così riferito: «In odierno colloquio Waldheim ha spontaneamente tenuto a parteciparmi sua ottima impressione circa primo incontro avuto da V.E. con Ministro Kreisky. Egli mi ha detto che da ambedue le parti si era orientati in modo che un nuovo incontro fra due Ministri fosse preparato da apposite delegazioni. Ha poi aggiunto di non avere tuttavia ancora ben chiaro il momento in cui sarebbe stato meglio che si incontrassero le due delegazioni: se prima o dopo che al nostro Governo fossero state trasmesse le raccomandazioni della Commissione di studio. Pur essendosi molto diffuso nel parlarmi dell’atmosfera dell’incontro di Parigi, che confermava quella di Ginevra, Waldheim, diversamente da Steiner, non è uscito dal riserbo quanto a prospettare impostazione che qui ci si attende verrà data da parte nostra a future conversazioni» (Telegrammi segreti 1963, Austria arrivo e partenza).


5 Vedi D. 410.

414

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto 733/2. Roma, 13 gennaio 1964, ore 17,20.

Oggetto: Alto Adige.

Suo 7 e precedenti(2).

Dichiarazioni di codesto Ministro Esteri alla televisione austriaca hanno qui destato sorpresa per l’impostazione che il Governo austriaco mostra di dare ai negoziati sull’applicazione dell’Accordo di Parigi.

Sarà opportuno che V.E. ne intrattenga Ministro Kreisky, facendo in particolare presenti seguenti considerazioni, oltre a quelle altre che ella riterrà appropriate:

1) Nell’incontro di Venezia da parte italiana si affermche nostro Governo non avrebbe potuto ammettere di partire, nel negoziato con l’Austria, dai punti controversi della Commissione di Studio per l’Alto Adige e si precische la soluzione offerta dalle conclusioni della Commissione stessa avrebbe dovuto avere carattere globale.

2) Nel successivo incontro di Ginevra si affermchiaramente che Governo italiano, dopo avere esaminato conclusioni Commissione di Studio, avrebbe informato Governo austriaco su deduzioni che avrebbe tratto a seguito di quell’esame. Successivamente a Parigi si è aggiunto che si sarebbe per allora potuto prevedere un primo incontro a livello funzionari per mettere a punto un successivo incontro a livello Ministri degli Esteri che dovrebbe avere un carattere conclusivo della vertenza.

3) Oggetto del negoziato con austriaci si limita, anche secondo note Risoluzioni Nazioni Unite, ad applicazione Accordo di Parigi e non già alla ricerca astratta delle condizioni di un’autonomia ideale. Governo italiano non esclude possibilità di misure destinate a migliorare applicazione stessa. Ma è chiaro che esso non (dicesi non) poTRà negoziare, in trattative con Governo austriaco, quelle questioni per le quali la Commissione dei 19 non abbia potuto adottare e proporre opportune soluzioni. Non è realistico pensare che sul piano di una trattativa internazionale si possano risolvere problemi sui quali personalità competenti ed esperte quali i componenti della Commissione stessa non siano riusciti a trovare, nonostante lunghi ed accurati esami, terreno di possibili intese.

4) Come fu detto a Ginevra e ripetuto a Parigi, Governo italiano si accinge a prossima fase negoziati, che si augura conclusiva, con i migliori propositi e con l’intento di porre termine a controversia che turba rapporti tra due Paesi vicini che tanti motivi avrebbero per essere amici. Ma nell’interesse stesso della riuscita del negoziato desidera confermare ancora una volta sua posizione, onde evitare equivoci o malintesi che non potrebbero non danneggiare negoziato stesso. D’altra parte procedimento immaginato a Vienna, tendendo a conferire alla minoranza poteri decisori, equivarrebbe in realtà allo svuotamento totale della funzione conciliativa ed equilibratrice della Commissione(3).


1 Telegrammi segreti 1964, Austria partenza.


2 Con T. 497/7 dell’8 gennaio Martino, riferendo su quanto dichiarato la sera precedente da Kreisky alla televisione austriaca, aveva osservato: «Mentre, da una parte, Kreisky dà prova che sono state esaminate in Austria le conclusioni della Commissione dei 19, dall’altra dichiara che resteranno in pendenza grandi ed importanti questioni che dovranno essere ancora (e lo dà per scontato) discusse in sede bilaterale con il Governo italiano dopo che questi ne avrà tratto le dovute conclusioni. Nel delineare i tempi attraverso cui si dovrà giungere alla ripresa delle conversazioni bilaterali, sembra abbastanza evidente che egli fa dipendere una possibile soluzione della controversia solo da queste ulteriori discussioni con il Governo italiano. Dichiarazioni ci sembrano importanti soprattutto perché è la prima volta che così autorevolmente viene presa posizione dopo l’incontro di Ginevra e dopo la pratica conclusione dei lavori della Commissione dei 19». Il testo dei passi salienti delle dichiarazioni di Kreisky era stato trasmesso dallo stesso Martino con T. urgentissimo 462/5 in pari data (Telegrammi ordinari 1964, Austria arrivo, vol. I).


3 Per la risposta vedi D. 415.

415

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto precedenza assoluta 1187/13. Vienna, 15 gennaio 1964 (perv. ore 23,45).

Oggetto: Alto Adige.

Telegramma V.E. 2 del 13 gennaio(2).

Mi sono oggi incontrato con questo Ministro Esteri. Ho premesso che dovevo fargli alcune comunicazioni al fine di evitare malintesi e preparare una migliore atmosfera per ulteriore fase trattative questione Alto Adige.

Il mio Governo riteneva opportuno ed indispensabile comunicare tali precisazioni, specialmente a seguito di dichiarazioni di uomini politici austriaci autorevoli circa l’oggetto di ulteriori conversazioni bilaterali.

Sono quindi passato ad esporre a Kreisky punto per punto contenuto telegramma V.E. Prima che arrivassi alla fine della mia esposizione Kreisky, resosi conto dell’importanza delle dichiarazioni, ha chiamato a partecipare al colloquio Ministri Waldheim e Kirchschlaeger.

Prima reazione di Kreisky è stata considerazione che ancora una volta da parte nostra si cercherebbe cambiare oggetto delle conversazioni quale già previsto in precedenza. Indi ha aggiunto che egli non puaccettare che in prossime conversazioni sia esclusa trattativa su questioni rimaste aperte dopo i lavori della Commissione dei 19 ed eventualmente dopo decisioni del Governo italiano che egli evidentemente immagina non poter andare al di là di quanto avrà deciso Commissione dei 19. Egli quindi ritiene che in prossime conversazioni ha diritto di porre in discussione qualunque questione che secondo lui rientri nel quadro dell’accordo De Gasperi-Gruber.

Secondo mio interlocutore in ultime conversazioni a Parigi(3) si sarebbe rimasti d’accordo che sarebbe stata discussa ogni questione rimasta in sospeso e che da parte italiana si desiderava soltanto arrivare ad un finale e globale compromesso che potesse definitivamente chiudere la questione. Waldheim ha confermato le dichiarazioni di Kreisky.

A questo punto mi sono permesso osservare a Kreisky che da relazione da me avuta circa colloquio V.E. a Parigi mi risultava che si era parlato di un eventuale nuovo incontro fra i due Ministri degli Esteri, preceduto da contatti tra funzionari, ma non che si fossero assunti impegni circa questioni da trattare in relazione raccomandazioni Commissione. A questo punto Kreisky ha cercato di attenuare dichiarazione dicendo che a Parigi non si erano avute conversazioni ufficiali e che quindi era possibile che da parte italiana si potesse modificare il proprio punto di vista.

Egli ha perfatto richiamo a conversazioni Ginevra dicendo che colà sarebbe stata promessa comunicazione al Governo austriaco delle conclusioni che il Governo italiano avrebbe tratto dall’esame dei lavori della Commissione dei 19 e che pertanto questa comunicazione non poteva avere altro senso, a suo giudizio, che quello di discuterne nelle future conversazioni fra i Ministri degli Esteri.

Richiamandosi poi ancora una volta al colloquio di Parigi mi ha detto di essere d’accordo per una riunione dei Ministri degli Esteri preceduta da un incontro di funzionari, precisandomi tuttavia che questo contatto dovrebbe limitarsi alla preparazione dell’incontro dei due Ministri senza discussione di questioni di merito e a condizione che non si pensasse a pidi un incontro fra funzionari.

Kreisky non ha dissimulato suo disappunto per nostra comunicazione ed ho avuto impressione che ad esso sia dovuta sua affermazione che egli non poTRà attendere molto tempo prima di sollecitare nuovo incontro fra i Ministri degli Esteri dovendo tenere presente scadenza termine per proporre nuovo eventuale ricorso a Nazioni Unite.

Riservomi riferire a V.E. pidiffusamente sull’argomento(4).

Prego telegrafare a Italdipl Washington con numero 2405.


1 Telegrammi segreti 1964, Austria arrivo.


2 Vedi D. 414.


3 Vedi D. 410.


4 Vedi D. 416.


5 Nota del documento: «Non è stato provveduto per Washington». Il telegramma fu trasmesso a Saragat a New York con T. segreto precedenza assoluta 1054/12 del 16 gennaio indirizzato alla Rappresentanza presso l’ONU.

416

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

R. segreto 4082. Vienna, 24 gennaio 1964.

Signor Ministro, la comunicazione che il 15 corrente su istruzioni di V.E. ho fatto a questo Ministro degli Esteri(3) è stata quanto mai opportuna e necessaria perché intervenuta nel momento in cui il Governo austriaco aveva già praticamente fatto il punto della situazione al fine di impostare questa ulteriore delicata fase della questione altoatesina.

Il tenore della nostra comunicazione mi pare adombri implicitamente i tempi ed i modi con cui il Governo italiano intenderebbe impostare lo sviluppo della controversia. Le decisioni, tanto sul merito della questione, quanto sulla procedura da seguire nel negoziato con Vienna, dovrebbero essere prese, data la sollecitudine con cui il Governo austriaco intende affrontare il problema, il pipresto possibile.

Per qualche tempo la Farnesina ha potuto ignorare, quantomeno formalmente, l’esistenza della Commissione dei 19 ed i suoi lavori perché essa, nata sopratutto come una emanazione del Ministero degli Interni, aveva carattere interno e si proponeva di risolvere la questione altoatesina esaminandola sotto tale profilo. Non ci si pupernascondere che via via la sua attività ha finito per influenzare, quantomeno indirettamente, l’andamento delle trattative bilaterali fra i due Governi, e che oggi le sue conclusioni stanno diventando il «punctum dolens» fra noi ed il Governo austriaco.

Le intenzioni ed i propositi del Governo austriaco, con poco margine di errore, possono così sintetizzarsi:

1) La Ballhaus dopo aver esaminato i risultati della Commissione dei 19, sostanzialmente finiti, è pervenuta alla conclusione che restano ancora pendenti «grandi ed importanti questioni», la cui soluzione a favore degli altoatesini è ritenuta indispensabile per addivenire ad una soluzione della controversia.

Il Governo austriaco si attende di discutere tali questioni insolute alla ripresa delle trattative con il Governo italiano.

Il primo obiettivo di Vienna è quindi chiaro: acquisire tutto quello che la Commissione ha raccomandato di concedere a favore degli altoatesini ed in piottenere, attraverso le trattative bilaterali, quello che gli altoatesini non hanno ottenuto in detta sede.

2) Oltre che a raggiungere una pisoddisfacente soluzione rispetto alle conclusioni della Commissione dei 19, il Governo austriaco spera di dar vita ad un nuovo accordo fra i due Paesi, a carattere novativo rispetto a quello Gruber-De Gasperi, anche se si cercherà di presentarlo come una esecuzione di quello di Parigi.

Dal punto di vista di Vienna un eventuale nuovo accordo internazionale oppure l’ampliamento dell’accordo di Parigi avrebbe come risultato di aumentare le possibilità di intervento austriache in Alto Adige fino ad arrivare ad una forma di condominio italo-austriaco nella regione.

3) Qualora non si raggiungesse un accordo in future trattative bilaterali, scegliere un mezzo pacifico, da una parte nell’intento di far avallare davanti ad esso quanto la Commissione dei 19 avrà suggerito ed eventualmente il Governo italiano avesse offerto a favore degli altoatesini, e dall’altra per affrontare le questioni rimaste insolute allo scopo di ottenere soddisfazione almeno su una parte di esse.

Anche questo è un vecchio programma espostomi a suo tempo in chiare parole dal Sottosegretario Steiner.

Di fronte a tali propositi ritengo che dovremmo ora finalmente fissare una concreta e decisa linea politica che da una parte includa le maggiori concessioni possibili a favore degli altoatesini, ma dall’altra segni i limiti, per noi invalicabili, al di là dei quali sarebbe pregiudicata la stessa appartenenza dell’Alto Adige all’Italia.

Non è mio compito di entrare nel merito delle conclusioni a cui è pervenuta la Commissione dei 19. Saranno il Ministero degli Interni ed il Governo collegialmente che dovranno decidere sull’ampiezza delle concessioni e sulla maniera di effettuarle. Sarà il Governo che dovrà decidere se alcuni diritti, che puessere giusto riconoscere agli altoatesini, debbano necessariamente essere protetti attraverso il conferimento di pieni poteri alla Provincia in determinate materie, anziché, ad esempio, emanando delle norme che autolimitino il potere centrale e regionale senza lasciare la popolazione di lingua italiana alla mercé delle decisioni della Provincia di Bolzano, oppure stabilendo controlli e garanzie da parte di speciali organi su tutte le materie decise dalla Provincia.

Quello che ci deve particolarmente preoccupare in questa sede è che la procedura ed il metodo che si intendono seguire da oggi in poi non pregiudichino il problema di fondo nei suoi riflessi internazionali, tenendo conto appunto che pende una controversia di natura internazionale fra il Governo italiano ed il Governo austriaco.

La creazione della Commissione dei 19 è stato un generoso tentativo di risolvere un problema che, per la sua natura, dovrebbe essere un problema unicamente interno.

Da parte austriaca si sono tuttavia seguiti con favore i lavori di tale Commissione perché essi potevano far acquisire punti positivi alla causa altoatesina, senza pregiudicare la definizione della controversia pendente per la quale occorre il beneplacito del Governo austriaco.

Quest’ultimo che già attendeva le conclusioni della Commissione come un preliminare impegno per il Governo italiano, si attende ora che lo stesso Governo italiano faccia proprie quelle conclusioni, le offra agli altoatesini e magari a Vienna in modo che il suo diventi un vero e proprio impegno moralmente e politicamente irretrattabile.

Pertanto se era prevedibile che le conclusioni della Commissione dei 19 potessero costituire un documento compromettente sul piano internazionale, sarebbe grave se quelle o altre conclusioni dovessero diventare conclusioni del Governo italiano e venissero notificate come tali agli austriaci, in modo pio meno formale. Ciperché, pur armato del migliore ottimismo, non penso, come ho già detto, che il Governo austriaco accetterebbe tali e quali le conclusioni del Governo italiano.

Naturalmente l’argomento principale della Ballhaus per giustificare questi obiettivi massimi sarà quello di trincerarsi dietro i diritti e le speranze degli altoatesini – contenti loro, contenta la Ballhaus mi sono sentito dire pivolte – così come dietro la necessità di tener presenti le esigenze di Innsbruck e di prevenire per il futuro le violenze degli estremisti.

Poiché l’argomento, almeno nella fase attuale della controversia, puconsiderarsi almeno in parte fondato, mi pare che l’unica via possibile sia quella di trattare direttamente con gli altoatesini nei modi, nelle forme e attraverso i canali ritenuti piopportuni.

La posizione negoziale di Vienna è determinata oggi dal fatto di considerare acquisito il rifiuto degli altoatesini ad una soluzione globale del problema sulla base della relazione dei 19 e dalla speranza di poterci strappare maggiori concessioni; la posizione negoziale degli altoatesini è determinata dalla convinzione, alimentata anche da Vienna, che passando a questo punto «le carte» al Governo austriaco essi potranno ottenere concessioni maggiori di quelle raccomandate dalla Commissione.

Se sussiste equivoco circa le intenzioni italiane la nostra posizione diventerà sempre pidifficile sui due fronti, facendo svanire le possibilità di una soluzione accettabile della controversia.

Occorre pertanto non soltanto evitare equivoci, che sarebbero altrettanto dannosi al Governo di Vienna che a noi (per non parlare degli altoatesini), ma illustrare chiaramente ad austriaci ed altoatesini le conseguenze cui vanno incontro supponendo migliorabili i risultati della Commissione.

Premesse le considerazioni fin qui fatte, la nostra impostazione del problema potrebbe essere oggi, a mio subordinato parere, la seguente:

I lavori della Commissione dei 19 sono di natura interna. In base ad essi si putrattare solo direttamente con gli altoatesini ma non con il Governo austriaco. Se gli altoatesini non accettano una soluzione globale sulla base dei 19 bisognerebbe considerare chiuso questo tentativo di soluzione interna e riprendere la trattativa con il Governo austriaco. Vani dovrebbero essere gli sforzi austriaci per trattare sulla base della Commissione dei 19. Se il Governo austriaco vorrà discutere sul merito, si poTRà riprendere tutta la questione ex novo o meglio partendo da Zurigo(4) attraverso due apposite delegazioni, riprendendo, meglio concretizzata, la proposta di cui alla nostra Nota Verbale del maggio 19625.

Altrimenti si aprirà il negoziato sul mezzo pacifico.

Lo scopo principale di questa impostazione dovrebbe essere quello di indurre gli altoatesini a non respingere troppo a cuor leggero le sostanziose concessioni che sulla base dei 19 potrebbero ottenere in breve tempo come «soluzione globale».

Posti nettamente di fronte ad una alternativa è probabile che essi si rendano conto che davanti ad un organo internazionale, dove si troveranno rappresentanti di Paesi che conoscono i problemi delle minoranze, non sarà tanto facile ottenere tutto quanto essi pretendono. Potrebbe essere così spianata la via ad una «soluzione interna» alla quale, naturalmente, occorrerebbe trovare un modo, allora, di associare Vienna, che in sostanza dovrebbe prendere atto di tale soluzione.

Una impostazione come quella da me delineata potrebbe inoltre far riflettere lo stesso Governo austriaco: per quanto questi si troverebbe infatti a dover «giocare sul velluto» se le concessioni raccomandate dalla Commissione fossero da considerare «acquisite» a favore degli altoatesini, per altrettanto si verrebbe a trovare in una situazione difficile (e di grave responsabilità nei confronti di Bolzano) se dovesse discutere con noi prescindendo dalle conclusioni della Commissione. Questa prospettiva potrebbe indurlo ad esercitare opera di moderazione nei confronti di Bolzano (oltre a servirgli da alibi nei confronti degli estremisti interni) per cui il meccanismo Bolzano-Vienna che agisce ora, come sempre, a nostro danno, secondo la tecnica sopra delineata, potrebbe infine volgersi a nostro favore.

Queste considerazioni mi sembra dovrebbero far pendere la bilancia, in questa fase negoziale, a favore di una tale impostazione rispetto ad altre, quale ad esempio quella di accogliere comunque le raccomandazioni della Commissione indipendentemente dall’accettazione di esse da parte di Bolzano e quindi senza la concomitante definizione della controversia con Vienna.

Ove questo nostro atteggiamento non dovesse portare alla sperata soluzione per un irragionevole irrigidimento di Bolzano e di Vienna, si dovrà arrivare, come si diceva, alla scelta del mezzo pacifico. Le decisioni dell’organo internazionale potrebbero, a mio parere, essere influenzate ma non determinate dalla relazione della Commissione di cui noi non mancheremmo allora di sottolineare il carattere consultivo ed interno.

Anche in vista di questa eventualità mi sembra di fondamentale importanza che il Governo italiano non sposi né faccia propria nessuna delle conclusioni della Commissione dei 19, né prenda comunque altre decisioni fino a quando non sia sicuro che gli altoatesini le accettino come soluzione definitiva e globale del problema.

Dato purtroppo che Vienna ci ha trascinato in una controversia internazionale sulla questione, mi pare che sia contrario, non soltanto alla prassi giuridica, ma anche a quella politica, di tentare un unilaterale adempimento che la controparte ritiene insoddisfacente per la conclusione della vertenza.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Miscellanea.


2 Il documento reca il timbro: «Visto al Gabinetto del Ministro».


3 Vedi DD. 414 e 415.


4 Vedi D. 167.


5 Riferimento errato, si riferisce presumibilmente alla Nota verbale del 7 maggio 1963, per la quale vedi D. 360.

417

L’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. segreta 681/3682. Vienna, 14 febbraio 1964.

Caro Ambasciatore, Steiner con cui mi sono a lungo intrattenuto ieri dopo un suo soggiorno di pidi 10 giorni a Innsbruck, mi ha confidenzialmente detto di avere avuto un lungo colloquio a tre con Magnago e Wallnoefer.

Magnago spera di essere confermato alla testa del suo partito nella riunione che si terrà a Bolzano il 22. Dopo tale conferma ed in quella stessa occasione egli svolgerebbe un rapporto sui risultati conseguiti dalla Commissione dei 19 rimandando la discussione e la relativa presa di posizione del partito ad una successiva assemblea che dovrebbe avere luogo a metà marzo. Fin qui nulla di nuovo e gli austriaci sarebbero d’accordo.

Da ambedue le parti – Magnago e i due austriaci – si sarebbe tuttavia contrari a darci un assegno in bianco quanto all’accettazione globale delle proposte della Commissione come conclusione definitiva della controversia.

Secondo quanto mi è stato esposto essi si augurerebbero che il partito accettasse quelle conclusioni a condizione di vederne prima la progressiva applicazione che essi scontano in un periodo che potrebbe andare da sei mesi a due anni. Essi in sostanza porrebbero quindi una specie di condizione sospensiva all’accettazione di quelle proposte facendole dipendere dalla loro effettiva applicazione. Nel medesimo tempo avanzerebbero l’idea di continuare a discutere tra un organo ad hoc del Governo (per esempio un Sottosegretario di Stato alla Presidenza) ed una Commissione del partito eventuali miglioramenti di quelle proposte, cioè un nuovo approfondimento dei punti non risolti dalla Commissione.

Queste proposte ci verrebbero avanzate giustificandole con l’opportunità di mantenere tranquilli gli elementi piradicali della Volkspartei di Bolzano durante il periodo dell’applicazione delle nuove norme.

Dal modo in cui Steiner si è espresso ho avuto l’impressione che almeno lui ed i tirolesi abbiano rinunciato a pretendere di discutere bilateralmente i punti non risolti dalla Commissione di Studio; Steiner peraltro, mostrandomi i verbali austriaci dell’incontro di Parigi(3), ha cercato di convincermi che da quei contatti da parte loro si era potuto legittimamente trarre la convinzione che noi avessimo sposato il loro punto di vista. Non mi è stato difficile di spiegargli che doveva essersi trattato di un vero e proprio equivoco, del resto già dissipato dalla comunicazione fattagli dall’Ambasciatore Martino a seguito delle vostre istruzioni di cui al telegr. n. 2 del 13 gennaio 1964 e dalle successive dichiarazioni del nostro Ministro(4).

Egli non ha insistito oltre.

Dopo avere premesso che non potevo esprimermi sugli orientamenti che egli mi aveva precedentemente sviluppato, gli ho chiesto come lui vedeva la conclusione della controversia fra i due Paesi. Egli mi ha detto che, per esempio, dopo che il nostro Governo avesse fatto proprie le proposte della Commissione, esso avrebbe potuto comunicare al Governo austriaco i punti accolti ad esecuzione dell’accordo De Gasperi-Gruber e che il Governo austriaco ne avrebbe potuto prendere atto con una nota di risposta; che inoltre ad impedire un risorgere della controversia, in caso di divergenze nell’applicazione di quei punti, si sarebbe potuto completare l’accordo con uno nuovo di carattere procedurale nel quale fosse specificato il foro internazionale giuridico da adire per risolvere una nuova eventuale controversia.

Neanche su questo punto ho espresso opinioni, la mia visita a Steiner avendo per scopo, d’accordo con l’Ambasciatore Martino, di non lasciar cadere i contatti e di farmi un’idea dei colloqui avvenuti ad Innsbruck fra altoatesini e tirolesi. A questo proposito mi pare che abbia qualche interesse l’ammorbidimento da me notato nelle posizioni austriache, confermato anche dal fatto che a tali colloqui non hanno partecipato altri altoatesini. In sostanza mi pare che sia Wallnoefer che Steiner abbiano voluto confermare a Magnago e solo a lui la loro intera fiducia.

Infine ho avuto la netta impressione che le istruzioni del Ministro di cui al già citato telegramma siano state assai pertinenti ai fini di quell’ammorbidimento: il che del resto è provato anche dalla mancanza di reazioni sulla stampa austriaca in questi ultimi tempi e che certamente dipende da consegne impartite dall’alto.

Ti prego di volere gradire i miei sentimenti molto devoti tuo Carlo Calenda


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Incontri Ambasciatore italiano con personalità austriache.


2 Documento visto dal Segretario Generale.


3 Vedi D. 410.


4 Vedi DD. 414 e 415.

418

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI(1)

L. 1121. Vienna, 20 marzo 1964.

Caro Fornari, durante la conversazione che ho avuto stamane con Waldheim questi mi ha accennato ai differenti punti di vista dei due Governi circa l’oggetto delle future conversazioni fra i due Ministri degli Esteri sulla base della relazione della Commissione dei 19.

In sostanza, egli ha ripetuto quello che era già noto e cioè che se gli altoatesini non si accontentano di quanto ottenuto dalla Commissione dei 19, sarebbe inevitabile un’ulteriore trattativa fra i due Ministri degli Esteri sulle questioni non risolte. Egli mi ha detto di rendersi conto che bilateralmente sarà difficile risolvere le singole questioni ma che tuttavia bisognerebbe trovare una via comune per risolvere il problema.

L’apertura di Waldheim è stata evidentemente molto generica finché egli stesso non si è accorto che, dovendo essere un po’ pipreciso, ha aggiunto quasi fosse una sua idea estemporanea che poteva, per esempio, prevedersi che una Commissione, magari interna in Italia, avrebbe esaminato in seguito le questioni rimaste aperte.

Anche questa idea non è nuova per noi, ma mi è sembrato opportuno, essendovi Waldheim ritornato, fartene cenno.

In sostanza la conversazione su questi punti non ha fatto che confermare che da parte austriaca si vorrebbe acquisire quanto ottenuto dalla Commissione dei 19 e continuare a discutere sul resto. Non ho potuto fare a meno di osservare a Waldheim che questo non mi pareva un modo di risolvere definitivamente la questione, la quale rischierebbe di riaprirsi in breve termine qualora una Commissione interna non risolvesse le questioni come desiderato dagli altoatesini.

Gradisci i miei picordiali saluti E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Miscellanea.

419

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto 10A/6742. Roma, 1° aprile 1964.

Oggetto: Prospettive della vertenza sull’Alto Adige.

I. Fin dal luglio 1956 – data in cui l’Austria ha aperto la controversia sull’Alto Adige – è apparso che il Governo austriaco intendeva assumere una linea politica dinamica ed intesa, dopo aver iniziato la vertenza, a mantenerla aperta. In tal modo gli austriaci da sei anni tendono a creare le premesse affinché mutate situazioni internazionali possano contribuire, un giorno, ad imporre all’Italia soluzioni negative; o che diverse condizioni interne in Alto Adige – come una autonomia così sostanziale da produrre la decimazione del gruppo etnico italiano – finiscano per sfociare nell’autodeterminazione.

Alla concezione dinamica austriaca, è corrisposta l’impostazione statica della nostra politica. Anche se, nel corso di questi sei anni, sono a volte emerse idee evolutive (come quella di concedere piena autonomia alla zona di Bressanone), in sostanza la posizione italiana non ha deflesso dalla sua staticità.

La diversità del fine ha imposto la differenziazione di metodo e di impostazione: all’intenzione austriaca di tener aperta la controversia, corrisponde, infatti, il nostro interesse a chiuderla.

II. Il dinamismo austriaco ha sostanzialmente provocato l’evolversi della vertenza, in sede multilaterale e bilaterale. Nel settembre 1961, la creazione della Commissione di Studio per l’Alto Adige ha permesso il rinvio della definizione delle rispettive posizioni ed ha fornito un mezzo che per pidi due anni ha attenuato la virulenza della controversia. Nel frattempo, da parte italiana, è stato anticipato che la conclusione della vertenza sarebbe stata collegata a ciche il Governo deciderà di fare sul piano interno, dopo che la Commissione avrà presentato le risultanze dei suoi studi e sempre che si sia disposti, da parte austriaca, ad accettare il principio della globalità della soluzione. E cioè nel senso di un «package deal» che serva a chiudere la controversia e non a suggellarne una fase per poi aprirne un’altra.

La firma della relazione conclusiva della Commissione ha subito forte ritardo. Particolarmente per il tentativo dei Commissari di lingua tedesca di farvi includere esigenze di poteri legislativi alla Provincia ancor pisostanziali di quelle riflesse all’unanimità nella Relazione stessa. Comunque, nonostante il forte ritardo, la Relazione dovrebbe essere finalmente firmata ai primi di aprile p.v. Il che sembra escludere quanto ad un certo momento si era temuto, che, cioè, il ritardo fosse dovuto alla volontà della Volkspartei di collegare la firma della Relazione ai risultati della discussione sull’associazione dell’Austria alla CEE.

III. Secondo quanto anticipato all’Austria e ribadito nell’incontro di Ginevra(3), dopo che il Governo avrà preso le sue decisioni sulla base delle risultanze della Relazione, si sarà in grado di offrire al Governo austriaco una soluzione globale della vertenza. Di fronte al rifiuto austriaco a dichiarare chiusa la controversia ed alla probabile richiesta di trattare bilateralmente quanto non è stato risolto dopo pidi due anni di ponderato esame interno, ci troveremmo nella condizione di dover considerare esaurito il tentativo svolto sul piano interno. Conseguentemente, si dovrebbe proporre di riprendere il negoziato per l’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber, partendo dalle risultanze dell’incontro di Zurigo(4). Se, come è prevedibile, il Governo austriaco rifiuterà, non resterebbe che proporre la scelta comune del «mezzo pacifico» previsto nella Risoluzione delle Nazioni Unite.

Infatti è fondamentale non addivenire ad alcun tentativo austriaco di rendere le risultanze della Relazione oggetto di alcuna trattativa bilaterale o di alcun ulteriore esame da parte di organi misti, commissioni od altro.

IV. Pertanto, dopo la presentazione della Relazione della Commissione di Studio, potrebbe convenire al Governo italiano cercare un contatto con quello austriaco a livello alto funzionario, per far presente la propria disposizione ad attuare quanto risulta dalle conclusioni adottate a maggioranza. Tale missione, analoga a quella svolta a Roma nel luglio 1963 dal Direttore Generale degli Affari Politici del Ministero degli Affari Esteri austriaco, Ambasciatore Waldheim(5), potrebbe essere utile per precisare al Governo austriaco il punto di vista italiano sulla possibilità di una soluzione globale – senza ricorrere, per il momento, ad un nuovo incontro dei Ministri degli Esteri – e per saggiarne le reazioni, chiarendo che a nostro giudizio unica alternativa sarebbe quella di riprendere il negoziato al punto in cui fu interrotto a Zurigo (e, cioè, continuazione del negoziato sulla sostanza, eventuale constatazione della difficoltà di raggiungere un accordo diretto in proposito e eventuale inizio della ricerca di un «mezzo pacifico» per risolvere la vertenza, secondo le note Raccomandazioni delle N.U.)6.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Miscellanea.


2 Sottoscrizione autografa.


3 Vedi D. 407.


4 Vedi D. 167.


5 Vedi DD. 374 e 375.


6 Annotazione di Cattani su foglio allegato al documento: «Amb. Fornari. Mi pare potresti parlarne al Sig. Ministro, in viaggio. Io sono d’accordo per la proposta di un contatto ad alto livello funzionari». Annotazione di risposta di Fornari: «Parlatone col Ministro in occasione del ns. viaggio, anch’egli giunge alle medesime conclusioni».

420

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 8822/105. Vienna, 3 aprile 1964, ore 13,30 (perv. ore 14).

Oggetto: Dichiarazioni Klaus su Alto Adige.

Dichiarazioni programmatiche nuovo Cancelliere Klaus per quanto riguarda questione Alto Adige possono così riassumersi:

1. Governo austriaco afferma con «assoluta chiarezza» che desidera soluzione questione con soli mezzi pacifici.

2. Considera autonomia regionale Provincia Bolzano come derivante da accordo Parigi.

3. Secondo quanto concordato Ginevra(2) tra Ministri Esteri due Paesi conclusioni che Governo italiano trarrà da relazione Commissione 19 dovranno formare oggetto consultazione in nuovo tempestivo incontro tra Ministri Esteri onde esaminare se esse porranno in essere detta autonomia.

Da tali dichiarazioni cui valutazione deve tener conto della tribuna e dell’occasione in cui sono state fatte, si possono trarre prime seguenti impressioni:

A) Governo austriaco respinge uso violenza e implicitamente condanna terrorismo.

B) Viene riaffermato principio che autonomia Provincia Bolzano deve essere realizzata in base accordo Parigi.

Valore tale dichiarazione dipende naturalmente da interpretazione che si vuol dare detto accordo ma sembrerebbe comunque porre in ombra precedente tesi austriaca che questione non possa essere risolta su base di una interpretazione giuridica accordo Parigi ma che problema sarebbe eminentemente politico.

C) Dichiarazioni Klaus circa intese Ginevra sono meno lontane da realtà di quanto era stato affermato precedentemente da questo Ministro Esteri (tele 5 dell’8 gennaio)3. Infatti Klaus non sostiene piche Ministri Esteri debbano discutere su conclusioni Commissione e pispecificamente su questioni rimaste insolute, ma dice che riunione Ministri avrebbe scopo dare modo Governo austriaco giudicare se conclusioni cui Governo italiano sarà pervenuto dopo esame risultati Commissione 19 soddisfino o meno esigenze autonomia in base accordo Parigi (secondo naturalmente interpretazione che a questo si vuol dare da parte austro-altoatesina).

In conclusione dichiarazioni Klaus sono prive ogni intonazione polemica e sembrami esprimere maggiore apertura e flessibilità nei riguardi futuro negoziato.


1 Telegrammi ordinari 1964, Austria arrivo, vol. I.


2Vedi D. 407.


3Vedi D. 414, nota 2.

421

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

R. segreto 14482. Vienna, 13 aprile 1964.

Signor Ministro, in coincidenza con l’avvento al Cancellierato del Dott. Klaus la politica del Governo austriaco nella questione dell’Alto Adige sembra essere orientata a una maggiore prudenza e realismo. Le dichiarazioni programmatiche del nuovo Cancelliere, l’arresto dei terroristi altoatesini Klotz e Amplatz, le dichiarazioni del nuovo Sottosegretario agli Esteri Bobleter, lo stesso tono della stampa sembrano denotare il desiderio non solo di porre delle basi ragionevoli per una discussione fra i due Governi, ma anche di creare un’atmosfera propizia per una soluzione della controversia.

In sostanza si tratta di un atteggiamento molto piconsapevole da parte del Governo austriaco, ma per questo meritevole di maggiore attenzione perché quanto piseria è l’attitudine di un partner con cui si vuole discutere tanto pidifficile purisultarne il negoziato.

Sta di fatto che il Cancelliere Klaus ha posto il problema su basi pivicine alla realtà: condanna del terrorismo (che appare tanto pisincera in quanto il Ministro degli Interni ha potuto dar seguito alle intenzioni che probabilmente aveva da tempo di far arrestare Klotz e Amplatz), raggiungimento di un’autonomia sulla base dell’accordo di Parigi (sulla cui interpretazione nascerà tuttavia il punto di contrasto), esame di quanto il Governo italiano riterrà di poter concedere sulla base delle conclusioni della Commissione dei 193.

In queste dichiarazioni sembra adombrata la tesi già ventilata alla Ballhaus che in un prossimo incontro i due Ministri degli Esteri dovrebbero non tanto risolvere le questioni rimaste insolute dopo la conclusione dei 19, salvo studiare nel loro complesso le richieste non soddisfatte degli altoatesini per vedere come potrebbero essere trattate in futuro.

Anche la stampa nel tono sembra essersi allineata su un piano di prudenza e di attesa con sfumature pio meno accentuate a seconda della sua origine e della sua intonazione politica. In parte di essa si insiste su alcuni desiderata austriaci a soddisfare i quali dovremmo essere piche attenti. Così la pretesa di regolare bilateralmente le questioni non risolte dalla Commissione in modo da avvicinare la loro soluzione il pipossibile al progetto Tinzl; così il modo di mantenere la questione su un piano internazionale ancorandola ad accordi bilaterali piimpegnativi per noi che l’accordo De Gasperi-Gruber.

In altra stampa invece si accentuano i risultati conseguiti con la Commissione dei 19 mentre traspare la preoccupazione di non pregiudicarne la realizzazione.

Mi pare che le preoccupazioni e le finalità austriache su un piano ufficiale possano così sintetizzarsi:

Le conclusioni cui è pervenuta la Commissione dei 19 hanno accolto molte delle richieste degli altoatesini e pertanto occorre fare tutto il possibile per acquisirle. Quindi, mentre si ha cura di non respingerle, non si vorrebbe pernello stesso tempo pregiudicarle insistendo apertamente che debbano essere soddisfatte anche le richieste degli altoatesini che non sono state accolte. D’altra parte si fa capire che il Governo italiano deve anche esaminare queste richieste non accolte e cercare di venire incontro agli altoatesini se si vuole che l’accordo di Parigi sia effettivamente adempiuto. Ma in sostanza, dal punto di vista tattico non si vuole dichiarare apertamente quello che gli altoatesini ed il Governo austriaco vogliono, e lasciare invece che sia il Governo italiano a dire quello che è disposto a concedere. In tal modo si raggiungerebbero da parte austriaca due diversi obiettivi: il primo è quello di rendere praticamente irretrattabili le concessioni che lo stesso Governo italiano ufficialmente si dichiarasse pronto a fare; dall’altra quello di aprire una conversazione su quanto il Governo italiano non avrà ritenuto di concedere sperando di ottenerne in sede bilaterale o in sede internazionale soddisfazione in tutto o in parte.

Per attuare questo piano il Governo austriaco ha assunto un atteggiamento moderato in modo da non pronunciarsi prima della Volkspartei di Bolzano sui risultati della Commissione.

Quando questa e il Governo italiano si fossero pronunciati, si inserirebbe il Governo austriaco il quale nel previsto incontro bilaterale avanzerebbe delle proposte «conciliative» come quella ad esempio dell’istituzione permanente di un organo interno italiano per il proseguimento degli studi per un ulteriore allargamento dell’autonomia e quella della scelta di un mezzo pacifico per risolvere le eventuali controversie nascenti in futuro fra i due Paesi in materia di autonomia degli altoatesini.

Evidentemente questo piano sarebbe facilitato se prima ancora della Volkspartei fosse il Governo italiano a pronunciarsi sui risultati della Commissione. Infatti qualora il Governo italiano avesse fatto le sue offerte, il Governo austriaco potrebbe avere la legittima speranza che queste siano aumentate in una trattativa diretta o indiretta dato che in un negoziato normalmente una parte non offre mai all’inizio il massimo di quello che in sede di compromesso è poi disposta a concedere.

Alla luce di queste considerazioni che una ragionevole penetrazione di questi ambienti non pufarmi escludere, si presenta per noi, a mio subordinato avviso, l’opportunità di graduare con la massima attenzione rispetto alla presa di posizione della Volkspartei di Bolzano il modo ed i tempi in cui manifestare il nostro atteggiamento sia nei riguardi della minoranza sia nei confronti di questo Governo.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

Enrico Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Incontri Ambasciatore italiano con personalità austriache.


2 Il documento reca il timbro «Visto dall’On. Ministro».


3 La relazione conclusiva della Commissione dei 19 era stata presentata al Presidente del Consiglio il 10 aprile (testo edito in «Relazioni Internazionali», 1964, pp. 611-623). Si riporta il testo di un appunto di Bellia in data 10 marzo avente per oggetto «Relazione della Commissione dei 19»: «La seduta finale, nel corso della quale i Commissari dovrebbero firmare la Relazione conclusiva, dovrebbe tenersi il 21 marzo. Tale data rappresenterebbe il limite di tempo massimo richiesto dal Presidente, di fronte ai continui rinvii dei Commissari, particolarmente di quelli di lingua tedesca. Come infatti si ricorderà, la Relazione avrebbe dovuto essere approntata sin dal novembre 1963. La sostanza della Relazione conclusiva è rimasta quella di cui al primo schema trasmessoci dal Segretario della Commissione, Fabiani [vedi D. 406]. Ma molti particolari sono stati varie volte cambiati e l’edizione finale presenterà in modo pinetto le riserve dei Commissari di lingua tedesca su circa il 10% degli items esaminati. Tali riserve sostanzieranno quelle che fin da ora si indicano come “questioni non risolte”. tra di esse, di primaria importanza quelle riguardanti il credito, l’industria e il commercio, gli uffici del lavoro e il passaggio alla Provincia del corpo insegnante. Le riserve dei Commissari di lingua tedesca rappresentano chiaramente la frustrazione da parte della maggioranza della Commissione del tentativo di ampliare le deleghe legislative dalla Regione alla Provincia, particolarmente nel settore dell’economia. Come risulta dalla documentazione allegata, è stato chiaramente detto agli austriaci, anche al livello Ministri degli Esteri, che il Governo italiano non intende trattar con quello austriaco le “questioni non risolte”. Ci perché il Governo non potrebbe concedere in sede bilaterale pidi quanto non sia stato stabilito sul piano interno, dopo un approfondito e competente esame» (Gabinetto 1964-1965, b. 14, fasc. 131).

422

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, SEGRETERIA 10A(1)

Appunto 10A/638. Roma, 14 aprile 1964.

1. Incontro dei Ministri degli Esteri italiano ed austriaco: Ginevra 23 ottobre 1963.

Nello spirito di quanto raccomandato dalle Risoluzioni delle Nazioni Unite n. 1497 e n. 1661, rispettivamente del 31 ottobre 1960 e del 28 novembre 1961, da parte italiana si ritenne opportuno di addivenire ad un nuovo incontro dei Ministri degli Esteri, nonostante la mancanza di collaborazione da parte delle autorità austriache in occasione della ripresa dell’azione terroristica in Alto Adige e nonostante le ingiustificate prese di posizione austriache nei riguardi dell’operato della nostra Magistratura. Tale incontro, che era stato proposto da parte italiana fin dal 12 luglio 1963 e che avrebbe dovuto aver luogo, secondo i primi contatti, ai primi di settembre a Salisburgo, fu, tuttavia e proprio in relazione alla nuova situazione nel frattempo creatasi, aggiornato a data ulteriore. In particolare fu dall’Italia precedentemente suggerito che esso si svolgesse a New York, in occasione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, cui partecipavano ambedue i Ministri degli Esteri. Dato il rifiuto austriaco ad accogliere tale suggerimento per ragioni collegate all’intenzione di dare maggior risonanza all’incontro stesso, si concordche i Ministri degli Esteri s’incontrassero a Ginevra il 23 ottobre 1963.

La decisione italiana di addivenire ad un nuovo incontro dei Ministri degli Esteri fu anche dovuta alla considerazione che un contatto con gli austriaci poteva essere utile alla vigilia dell’approvazione finale della Relazione della Commissione di Studio, anche se la mancata formulazione ufficiale delle decisioni della Commissione ed i limiti di tempo che il Governo allora in carica aveva imposto al suo mandato, facevano prevedere che l’incontro stesso non avrebbe potuto avere che un carattere interlocutorio.

L’incontro dei Ministri a Ginevra (23 ottobre 1963), oltre che a ristabilire una migliore atmosfera, servì a rendere maggiormente chiara al Ministro Kreisky ed alla Delegazione austriaca la posizione negoziale italiana. Infatti, il Ministro degli Affari Esteri italiano si oppose categoricamente al tentativo austriaco di spostare sul piano bilaterale l’esame delle questioni nelle quali eventualmente non fosse stata raggiunta l’unanimità in seno alla Commissione di Studio e non mancdi ripetere alla Delegazione austriaca che nessun Governo italiano poTRà, sul piano bilaterale, concedere pidi quanto non verrà deciso sul piano interno. Tanto piche a quelle decisioni il Governo sarebbe pervenuto dopo un accurato esame durato pidi due anni e condotto da una Commissione composta di esperti. Il Ministro degli Esteri italiano poté inoltre ribadire che l’eventuale soluzione che scaturirebbe dalle misure che il Governo potrebbe decidere sul piano interno, dovrebbe essere considerata, anche da parte austriaca, nella sua globalità. A Ginevra si concord infine, che i due Ministri degli Esteri si sarebbero nuovamente incontrati allorché il Governo italiano avrà preso le proprie decisioni, dopo l’esame delle risultanze dei lavori della Commissione di Studio. In tale nuovo incontro – affermil Ministro degli Esteri italiano – il Governo austriaco sarà informato delle decisioni del Governo italiano.

2. Processo di Milano: 9 dicembre 1963.

Il 9 dicembre 1963 si inizia Milano il processo contro 143 imputati (italiani, austriaci ed 1 tedesco) dei quali 68 detenuti, accusati dei seguenti reati relativi all’organizzazione terroristica operante in Alto Adige nel 1961: attentato contro l’integrità dello Stato, cospirazione politica, associazione anti-nazionale, omicidio, attentati alla sicurezza dei trasporti, detenzione d’armi ed esplosivi.

Dalle deposizioni degli imputati nonché dall’atteggiamento della stampa e di certi circoli austriaci si dedusse agevolmente che il processo era stato preceduto da un’accurata preparazione propagandistica dell’Austria, diretta a dimostrare che gli imputati avevano agito con atti isolati, senza cioè l’appoggio di alcuna organizzazione «esterna».

Lo svolgimento del processo, smentendo le argomentazioni di quei circoli austriaci, ha invece finora dimostrato, in modo sempre pichiaro, che i terroristi altoatesini hanno ricevuto direttive, istruzioni ed aiuti materiali da ambienti austriaci e tedeschi e che il terrorismo altoatesino non è l’espressione di un movimento popolare diretto ad ottenere una completa autonomia, ma di un’organizzazione curata anche ad Innsbruck. Tali risultanze del processo sono state riconosciute anche dalla stampa internazionale e dalla stessa stampa tedesca. Il 23 dicembre 1963, poi, in una trasmissione televisiva della «Bayerische Rundfunk» (Monaco di Baviera) dal titolo «Kerschbaumer non è Andreas Hofer» sono stati accusati e denunziati all’opinione pubblica quegli austriaci e quei tedeschi che hanno aiutato gli attentatori, fornendo loro materiale esplosivo.

3. Chiarificazione italiana al Governo austriaco (12 gennaio 1964).

Il 7 gennaio 1964 il Ministro degli Esteri austriaco in un’intervista alla televisione del suo Paese affermava, fra l’altro che «a Ginevra l’ex Ministro degli Esteri italiano ha dichiarato che quando saranno state tratte le conclusioni della Relazione dei 19 dal Governo italiano, tali conclusioni saranno fatte oggetto di una discussione tra l’Italia e l’Austria».

Di fronte a tale erroneo riferimento del Ministro degli Esteri austriaco a quanto concordato a Ginevra, il Governo italiano ha compiuto un passo a Vienna(2) per chiarificare che sin dall’incontro dei Ministri degli Esteri a Venezia (31 luglio 1962) si era affermato da parte italiana che il Governo non avrebbe ammesso di partire, nel negoziato con l’Austria, dai punti che sarebbero rimasti controversi dopo l’esame svolto sul piano interno dalla Commissione di Studio. Si è poi specificato al Governo austriaco che tale chiaro concetto era stato ribadito a Ginevra (23 ottobre 1963) dove si era chiaramente affermato che il Governo italiano, dopo aver esaminato le conclusioni della Commissione di Studio, avrebbe informato il Governo austriaco sulle deduzioni che avrebbe tratto in seguito a quell’esame.

Nel chiarificare tali concetti all’Austria, il Governo italiano ha inoltre fatto presente che esso si accinge alla prossima fase dei negoziati, che si augura conclusiva, coi migliori propositi e con l’intento di porre termine ad una controversia che turba i rapporti tra due Paesi vicini che avrebbero invece molti motivi per essere amici. Ma nello stesso tempo il Governo italiano ha voluto ancora una volta richiamare l’attenzione dell’Austria sul fatto che non è realistico ritenere che, sul piano di una trattativa internazionale, si possano risolvere questioni sulle quali personalità competenti ed esperti, quali i componenti della Commissione di Studio, non siano riusciti a trovare un terreno di possibili intese, nonostante lunghi ed accurati esami.

4. Organizzazione terroristica: arresti e processi.

a) Operazione Dunkel. L’8 dicembre 1963 la polizia italiana fermil cittadino tedesco Joachim LoTHar Dunkel, mentre cercava di introdurre in Italia 18 kg di esplosivo. Il fermo del Dunkel e quello successivo di un altro terrorista tedesco, Ugo Knoll, come il contemporaneo arresto, operato dalla polizia di Stoccarda di altri due giovani, Ulrich Becker e HartmuTH Miller, appartenenti alla stessa associazione del Dunkel (Bund Vaterländischer Jugend) permisero di accertare l’esistenza nella Repubblica Federale di un’organizzazione terroristica che intendeva agire contro l’Italia facente capo al cittadino austriaco Norbert Burger.

b) Processo Kn. Annunciato il 6 dicembre 1963 da una conferenza-stampa del capo dei servizi di propaganda della RDT, Albert Norden, si è svolto a Berlino Est, dal 22 al 26 febbraio 1964, il processo contro il tedesco occidentale Herbert Kn, imputato di aver svolto attività terroristica ai danni della Repubblica Democratica Tedesca.

Nel corso del processo, che si è concluso con la sua condanna all’ergastolo, Kn ha confessato di aver commesso attentati in Italia, nel 1962 a trento, Verona e Bolzano, nel 1963 a Milano e a Como. Dalle sue dichiarazioni sono risultate responsabilità di ambienti e persone della Repubblica austriaca nell’organizzazione dei suddetti attentati: in particolare Kn ha dichiarato di aver ricevuto danaro dal Governo Regionale del Tirolo e ha fatto il nome dell’austriaco Norbert Burger come di uno dei dirigenti dell’organizzazione.

c) Arresti di Klotz e Amplatz in Austria. Durante il 1963 il Governo austriaco non ha mostrato di voler aderire alle ripetute richieste di collaborazione nell’opera di prevenzione e repressione del terrorismo, rivoltegli dal Governo italiano, cosicché i pinoti terroristi altoatesini hanno potuto tranquillamente stabilirsi in territorio austriaco, dopo aver compiuto gli attentati del luglio-agosto 1963.

Il 27 gennaio 1964, per la polizia di Graz ha trovato in possesso di armi ed ha arrestato per «sospetto delitto contro la sicurezza dello Stato e contravvenzione per associazione illecita» cinque cittadini austriaci, che si stavano dirigendo a Hall (Tirolo) per prendere contatto con l’austriaco Neuhuber, e con l’altoatesino Klotz e per poi entrare in Italia per compiervi atti terroristici. Il 31 marzo è stato quindi arrestato il Neuhuber, il 4 aprile Georg Klotz e il 7 aprile il terrorista altoatesino Alois Amplatz; l’arresto di Klotz e Amplatz è stato ordinato dal Ministero dell’Interno austriaco per abuso del diritto d’asilo, a causa delle interviste concesse alla stampa su azioni in Alto Adige progettate per l’avvenire. Questi provvedimenti austriaci pur dimostrando un indirizzo picollaborativo dell’Austria, collegato al netto rifiuto ufficiale della violenza pronunciato dal nuovo Governo Klaus, corrispondono, in sostanza, a quella collaborazione a livello tecnico, per il passato insistentemente e vanamente sollecitata dal Governo italiano.

d) Operazione Andergassen. Contemporaneamente ai fermi operati dalla polizia austriaca, il 3 aprile è stato tratto in arresto a Venezia l’austriaco GunTHer Andergassen, che ha confessato di essere, sotto il nome di copertura di «Ludwig», uno dei maggiori esponenti dell’organizzazione terroristica BAS (Befreiung Ausschuss f Stirol); nel BAS l’Andergassen svolgerebbe funzioni «politiche» mentre Kurt Welser e Alois Amplatz sarebbero rispettivamente preposti ai settori rifornimento e arruolamento. L’arresto di «Ludwig» ha portato alla scoperta in Alto Adige di una vasta rete di cellule terroristiche, che si proponevano di entrare prossimamente in azione. L’organizzazione di tali cellule è risultata organizzata anche attraverso contatti con personalità della Volkspartei del Tirolo.

5. Presentazione al Governo della Relazione finale della Commissione di Studio (10 aprile 1964).

Il 10 aprile è stata fissata dai Commissari la Relazione conclusiva della Commissione di Studio che è stata subito dopo presentata al Presidente del Consiglio.

Dopo opportuno esame del documento, il Governo poTRà prendere le proprie decisioni e, secondo quanto già ripetutamente fatto presente all’Austria, poTRà informarne il Governo austriaco, allo scopo di reperire la conclusione definitiva della vertenza italo-austriaca sull’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber del 19463.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Miscellanea.


2 Vedi DD. 414 e 415.


3 Diramato, con alcune varianti e l’aggiunta di due punti, con Telespr. riservato 10A/799/c. del 9 maggio indirizzato ai principali uffici governativi, alle rappresentanze diplomatiche e agli uffici del Ministero. I punti inseriti sono i seguenti: 4c: «Responsabilità di Norbert Burger. Dall’operazione Dunkel e dal processo Kn sono apparse sempre pievidenti le responsabilità di Norbert Burger in ordine all’organizzazione terroristica operante contro l’Italia. Per quanto oggetto di un provvedimento d’espulsione adottato dal Ministero bavarese dell’Interno, Burger ha continuato a trattenersi indisturbato sul territorio della Repubblica Federale e a concedere interviste di intonazione violentemente antitaliana a vari giornali tedeschi; egli ha ottenuto dalla Corte Costituzionale di Karlsruhe (13 febbraio 1964) un’ordinanza di sospensione temporanea del provvedimento di espulsione. L’Ambasciatore d’Italia in Bonn, in due Promemoria consegnati il 6 gennaio e il 24 marzo, ha comunicato all’Auswärtiges Amt le ultime risultanze relative all’organizzazione terroristica e ha chiesto in particolare un intervento nei confronti di Norbert Burger. Solo ultimamente, la Repubblica Federale Tedesca ha mostrato segni di voler iniziare a reprimere l’attività terroristica contro l’Italia: il tribunale di Monaco ha emesso mandato di cattura contro Burger, mentre il Giudice Istruttore di Stoccarda ha iniziato l’azione penale contro i fratelli Bger, complici del Kn negli attentati dell’ottobre 1962 a trento e Verona». 6: «Proposta austriaca per un nuovo incontro dei due Ministri degli Esteri. Nei giorni seguenti la presentazione al Governo della Relazione conclusiva della Commissione di Studio, il Ministro degli Esteri austriaco, Kreisky, ha fatto sondare per via diplomatica la possibilità di un nuovo incontro dei due Ministri degli Esteri. Pur considerata l’opportunità di non opporsi a tale proposta – sia per riaffermare la nostra disposizione a negoziare bilateralmente sia per stabilire con l’Austria un contatto diretto ad alto livello politico in vista della soluzione della vertenza che potrebbe in futuro scaturire dall’eventuale assunzione da parte del Governo di provvedimenti legislativi a favore degli altoatesini – si è ritenuto utile precisare al Governo austriaco che da parte italiana si pensava che l’incontro dei due Ministri avrebbe dovuto avere il carattere di uno scambio di vedute, in preparazione di ulteriori e pisostanziali contatti. Pertanto, si è da parte italiana suggerito che il Ministro Saragat ed il Ministro Kreisky si vedano a Ginevra, in occasione della loro presenza alla Conferenza per il Commercio e lo Sviluppo» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Miscellanea).

423

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto 10067/144. Vienna, 15 aprile 1964, ore 16 (perv. ore 18).

Oggetto: Visita Ambasciatore Martino al nuovo Cancelliere austriaco.

Questa mattina ho compiuto la visita protocollare al nuovo Cancelliere. Egli mi ha intrattenuto in lungo e cordiale colloquio.

Egli ha iniziato la conversazione riferendosi con compiacimento al viaggio privato da lui effettuato in Italia nel novembre scorso ed all’incontro ivi avuto con l’On. le Scaglia.

Ha poi accennato brevemente alla conclusione dei lavori della Commissione dei 19 per venire alle recenti dichiarazioni del nuovo Sottosegretario agli Esteri Bobleter(2) e chiedermene la mia personale impressione. Gli ho risposto che era stata buona tenuto anche conto di quella parte di essa non diffusa dall’APA e alludendo ad un passaggio di Bobleter ho aggiunto che mi auguravo che non fossero necessari dieci anni per trovare una soluzione al problema dell’Alto Adige.

A questo punto Klaus è esplicitamente venuto all’omaggio reso da Bobleter al Prof. Gschnitzer. Ho capito che era a questo proposito che egli si attendeva una mia reazione ed ha spontaneamente proseguito dicendo che quell’omaggio era reso solamente all’antico professore di diritto del nuovo Sottosegretario specificando poi espressamente che Bobleter non è tirolese ma originario del Vorarlberg.

Lui stesso poi ha parlato dei recenti arresti degli altoatesini Klotz e Amplatz comunicandomi che ieri in seno al Consiglio dei Ministri il Ministro dell’Interno ha fatto una relazione su di essi sostenendo che era venuto il momento di fare qualche cosa di positivo per collaborare con la polizia italiana ai fini di stroncare il terrorismo. Che il Cancelliere fosse d’accordo su questa presa di posizione mi è sembrato chiaro.

Klaus mi ha poi voluto sottolineare che tra l’Italia e l’Austria non esiste soltanto il problema Alto Adige ma ve ne sono altri urgenti di natura economica che vanno tenuti presente. Evidentemente Klaus ha voluto alludere al problema dell’integrazione europea e all’associazione dell’Austria al Mercato Comune di cui egli è noto fautore.

Da parte mia ho detto a Klaus che sia le sue dichiarazioni programmatiche sia quelle del Sottosegretario agli Esteri sia l’arresto di Klotz e Amplatz e tutte quelle misure prese o si prenderanno per impedire il terrorismo mi sembravano essere estremamente opportune e positive non solo per affrontare piconsapevolmente la questione altoatesina ma per creare un’atmosfera propizia ad un armonico sviluppo delle relazioni fra i due Paesi.

Alla fine della conversazione il Cancelliere mi ha chiesto notizie sulla situazione economica e finanziaria italiana. Avendogli io illustrato la natura e le ragioni del deficit della nostra bilancia commerciale, come dovuto sopratutto ad un rapido ed imperioso aumento dei consumi, il Cancelliere mi ha detto che l’Austria pur trovandosi nella situazione inversa per un sensibile attivo della sua bilancia commerciale, si trova ad affrontare problemi quasi egualmente seri.

La conversazione svoltasi in italiano si è conclusa molto amichevolmente confermando quei cordiali rapporti che del resto ho intrattenuto col Cancelliere fin da quando egli era Ministro delle Finanze del precedente Governo.


1 Telegrammi segreti 1964, Austria arrivo.


2Vedi DD. 424 e 425.

424

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. 10099/145. Vienna, 15 aprile 1964, ore 19 (perv. ore 21).

Oggetto: Incontro Martino con Sottosegretario Esteri Bobleter.

Mi sono incontrato stasera alla Ballhaus con nuovo Sottosegretario Esteri Bobleter. Questi ha subito tenuto assicurarmi che espressioni di simpatia verso Italia, diplomatici e giornalisti italiani da lui incontrati, formulate nella recente conferenza stampa (vedi mio 115)2 corrispondono ad un suo profondo sentimento.

Mi ha poi detto che pur essendo un diplomatico egli segue attivamente la politica interna del Paese e partecipa alla vita del suo partito (popolare).

Come Sottosegretario agli Esteri egli si occuperà particolarmente della questione dell’Alto Adige e dell’integrazione dell’Austria nel Mercato Comune.

Per quanto riguarda prima questione egli si è mantenuto assai prudente limitandosi a dire che attende esaminare conclusioni Commissione dei 19.

Per quanto concerne seconda questione mi ha detto essere un fervido fautore dell’integrazione europea di cui devono essere centro sei Paesi del Mercato Comune. Egli percifarà tutto il possibile perché l’Austria venga associata alla CEE. Ha inoltre aggiunto che Austria deve perseguire questa finalità al pipresto e indipendentemente dall’atteggiamento temporeggiatore o di riserbo che altri Stati europei possono avere nei confronti della Comunità.

Secondo mio interlocutore sulla necessità di questa associazione dell’Austria sarebbero convinti oltreché Cancelliere anche altri Ministri fra cui quello delle Finanze e dell’Agricoltura.

La conversazione è stata cordialissima e ho tratto una favorevole impressione del mio interlocutore.


1 Telegrammi ordinari 1964, Austria arrivo, vol. I.


2 T. 9108/115 del 6 aprile: dichiarazioni di Bobleter alla conferenza stampa tenuta il 6 aprile dai membri popolari del Governo austriaco (ibidem).

425

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

R. segreto 14472. Vienna, 16 aprile 1964.

Signor Ministro, nella conversazione che ho avuto ieri col Cancelliere Klaus, riassunta nel suo contenuto essenziale col telegramma n. 1443, mi onoro segnalarle come su due argomenti egli ha posto particolarmente l’accento.

Anzitutto la sua preoccupazione che non ci fossimo offuscati per le espressioni di simpatia usate dal Segretario di Stato Bobleter nella sua conferenza stampa all’indirizzo di Gschnitzer ed alla conseguente dichiarazione circa la sua volontà di difendere i «diritti» del gruppo etnico in Alto Adige anche se la lotta avesse dovuto durare dieci anni.

È stato anche significativo che il Cancelliere abbia voluto farmi notare come il nuovo Sottosegretario sia originario del Vorarlberg: cosa che mi ha fatto anche rimarcare Bobleter stesso dicendomi che egli succedeva a due Sottosegretari tirolesi (Gschnitzer e Steiner).

In secondo luogo l’affermazione che i problemi economici italo-austriaci, alludendo chiaramente al desiderio di associazione dell’Austria alla CEE, non fossero un problema minore. Dalla concatenazione del suo discorso mi è sembrato evidente che, oggi, per lui sia questa la preoccupazione prevalente. In sostanza con l’avvento al Cancellierato di Klaus si è prodotta una specie di rovesciamento nell’importanza attribuita ai due maggiori problemi di politica estera. All’epoca di Gorbach e sotto l’influenza di Kreisky e dei socialisti poco favorevoli di massima all’associazione, l’Alto Adige veniva in primo luogo; oggi, almeno nelle intenzioni del gruppo popolare al potere, è l’esigenza dell’associazione che ha preso il sopravvento.

Questo orientamento ha trovato espressa conferma nell’insistenza con cui nel susseguente colloquio con Bobleter (v. telegramma n. 145)4 egli mi ha testualmente detto che dopo la sua fede religiosa la sola cosa a cui egli credeva fervidamente e senza tentennamenti era nell’integrazione europea e nella necessità per l’Austria di associarsi alla CEE e di inserirsi in quel movimento. Ha aggiunto, anche per levarmi ogni dubbio, che i nuovi componenti popolari del Governo – Schleinzer passato dalla Difesa all’Agricoltura, Schmitz alle Finanze – partecipavano della stessa convinzione.

In ambedue i colloqui ho notato un comune atteggiamento evasivo circa la relazione della Commissione dei 19 che pur deve essere bene conosciuta dal Cancelliere e da Bobleter, che è chiaramente il suo uomo di fiducia alla Ballhausplatz.

A me sembra che questa prudenza sul problema piscottante, cioè sulle disposizioni del Governo austriaco, prova in primo luogo che da parte austriaca non si vuole discutere di propria iniziativa direttamente ed anticipatamente sui risultati della Commissione sia per evitare polemiche e schiarire l’atmosfera generale dei due Paesi, sia per coprirsi con l’atteggiamento che in materia assumerà la Volkspartei di Bolzano. Nel caso in cui fossero forti le riserve del partito di Magnago, gli austriaci si presenterebbero a noi in una nuova dialettica come un elemento desideroso di promuovere la conciliazione fra le due parti.

Per assumere questa parte era necessario anzitutto di smontare l’organizzazione terroristica in Austria o per lo meno di non trovarsi in torto sulla normale accezione degli obblighi derivanti dal diritto di asilo. E questo problema è stato immediatamente affrontato dal Cancelliere Klaus con un coraggio di cui bisogna dargli atto e che solo puvalutare a pieno chi abbia diretta esperienza della virulenza di certi gruppi di pressione che qui agitano la questione altoatesina ai fini pidiversi.

Da ultimo non credo di andare errato nell’osservare che su un piano di politica generale l’avviare a soluzione i due piimportanti problemi internazionali della politica austriaca ha per Klaus un’importanza forse piimpellente che per i Governi precedenti. La forza del Cancelliere all’interno del suo partito non è delle piforti per decisa opposizione dei notabili: non è forse andare troppo lontano ritenere che il suo vero programma è quello di rifondere il partito secondo criteri picentralizzati ed insieme pimoderni.

Se egli riuscisse a realizzare quei due obiettivi: in quello dell’Alto Adige, per esempio, reimpostandolo su un piano puramente diplomatico ed a pilunga scadenza, egli conseguirebbe un successo che gli consentirebbe di procedere con maggiore sicurezza e con le spalle meglio coperte nei suoi propositi riformistici del partito.

Sull’influenza che questi fattori di politica interna possono giocare nella futura evoluzione della controversia è bene comunque fissare la nostra attenzione.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

Enrico Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Incontri Ambasciatore italiano con personalità austriache.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dall’On. Ministro».


3 Vedi D. 423.


4 Vedi D. 424.

426

IL CAPO DI GABINETTO MALFATTI(1)

Appunto(2). Roma, 20 aprile 1964.

L’Ambasciatore di Austria, Dr. Max LoewenTHal-Chlumecky, nel chiedermi di essere ricevuto dal Ministro quanto prima mi ha detto che Kreisky desidererebbe incontrarsi prossimamente con l’On. Ministro.

L’incontro avrebbe carattere preliminare e sarebbe limitato a poche persone. Da parte austriaca si riterrebbe infatti necessario un incontro preliminare a livello politico prima che gli esperti prendessero contatto.

Kreisky suggerirebbe la seconda quindicina di maggio e l’incontro potrebbe avere luogo a Ginevra ove l’On. Ministro si recherebbe alla chiusura della Conferenza Mondiale per il Commercio e lo Sviluppo che avrà luogo a quell’epoca. Il Ministro degli Esteri austriaco assisterebbe anch’egli alle ultime sedute della Conferenza.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra.


2Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto dall’On. Ministro».

427

L’AMBASCIATORE TOSCANO AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

Appunto. Roma, 23 aprile 1964.

1. La proposta del Ministro Kreisky d’incontrarsi con V.E. a Ginevra verso la metà di maggio p.v. con la partecipazione di pochi collaboratori dei due Ministri(2) offre i seguenti vantaggi:

a) L’incontro avrebbe luogo prima che il nostro Governo abbia adottato decisioni definitive circa le proposte della Commissione dei 19. Il Governo di Vienna dovrebbe evitare richieste eccessive se vorrà scongiurare il pericolo di giustificare automaticamente un eventuale rifiuto italiano di dare seguito a dette proposte della Commissione quando risultasse pubblicamente che esse non servirebbero neanche a risolvere temporaneamente la controversia sull’esecuzione dell’accordo De Gasperi-Gruber. D’altra parte, a sua volta, il Governo italiano definirebbe la propria linea di condotta solo con piena cognizione di causa della posizione austriaca.

In tal modo – e forse per l’ultima volta – il lavoro della Commissione dei 19 che già per quasi tre anni ci ha consentito di incontrarci con gli austriaci senza adottare nessuna misura concreta in Alto Adige giocherebbe ancora a nostro favore per il fatto che la carta dei provvedimenti legislativi in favore della minoranza di lingua tedesca resterebbe in nostra mano.

b) Si darebbe una prova palese di buona volontà, prova che potrebbe tornarci estremamente utile anche in vista di eventuali sviluppi futuri della controversia all’ONU. Da una parte, cioè, si eviterebbe di arrivare – come lo scorso anno – alla prossima Assemblea Generale senza esserci incontrati ripetutamente con gli austriaci e, dall’altra, si favorirebbe il consolidamento dell’attuale fase distensiva in Alto Adige ed in Austria.

c) Si eviterebbe tempestivamente il pericolo che Kreisky si impegni nuovamente e pubblicamente in una direzione – quella della discussione delle richieste degli altoatesini respinte dalla Commissione dei 19 – che urterebbe poi contro la nostra risoluta opposizione determinando una nuova crisi. È bene che Kreisky conosca a tempo che la nostra posizione di Ginevra non è mutata e non s’illuda sulla possibilità di modificarla. Dato il temperamento – a noi ben noto – di Kreisky è indispensabile ripetergli pivolte le stesse cose prima che egli si adatti alla realtà.

d) La formula suggerita per l’incontro è quella a noi pifavorevole per il fatto che ad esso non parteciperebbero verosimilmente, né i tirolesi, né gli esperti. Di fronte ad una larga udienza (specialmente di tirolesi) Kreisky ha la tendenza ad assumere

posizioni demagogiche. Gli incontri meglio riusciti sono stati quelli di Venezia, di New York e di Parigi avvenuti entro il cerchio ristretto dei collaboratori immediati dei due Ministri degli Esteri.

2) Detto questo, appare d’altra parte evidente che prima di recarci a Ginevra il Governo italiano dovrà avere adottato – sia pure in Comitato ristretto – certe decisioni di principio. Il Ministero degli Esteri è stato e continuerà ad essere un organo negoziatore con gli austriaci ed all’ONU, ma la sostanza delle misure che il Governo italiano intenderà adottare esula dalla sua competenza specifica. Risulta, ad esempio, che al Ministero dell’Interno si pensa di non dare corso a tutte le proposte della Commissione dei 19. Ora, sarà bene tenere presente che l’utilità dei lavori di detta Commissione nel mantenere la nostra opposizione alle richieste della minoranza di lingua tedesca respinte dalla Commissione sarà tanto pigrande nella misura in cui saremo disposti a fare ciche ci è stato proposto.

3) Al fine di avere una direttiva di massima che ponga V.E. in condizione di evitare di assumere responsabilità superiori alla competenza del Ministero degli Esteri, converrà sollecitare a breve scadenza una riunione con il Presidente del Consiglio e con il Ministro dell’Interno.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra.


2Vedi D. 426.

428

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

R. segreto 18532. Vienna, 14 maggio 1964.

Signor Ministro, alla vigilia dell’incontro di Ginevra mi pare doveroso prospettare a V.E. qualche ipotesi su quello che poTRà essere l’atteggiamento del Ministro degli Esteri austriaco il quale ha chiesto questo incontro prima che si siano definitivamente pronunciati la SVP, da una parte, ed il Governo italiano, dall’altra, sui risultati della Commissione dei 19.

Già nel gennaio scorso(3) il Ministro Kreisky mi aveva preannunciato che avrebbe sollecitato un incontro con V.E. dovendo tener presente la scadenza del termine per un nuovo eventuale ricorso alle Nazioni Unite. A questo motivo si aggiunge probabilmente quello molto piimportante di sondare la sostanza delle eventuali possibili concessioni agli altoatesini di lingua tedesca da parte del Governo italiano. E cipuavere anche lo scopo di orientare l’atteggiamento della SVP per prevenirne l’irrigidimento su posizioni irraggiungibili mettendo in pericolo anche l’acquisizione di quanto potrebbe essere ottenuto sulla base delle conclusioni della Commissione dei 19. Tale atteggiamento infatti potrebbe indurre il Governo italiano a considerare non risolvibile la controversia col Governo austriaco e a chiedere pertanto, sulla base delle risoluzioni dell’ONU, di trattare l’accordo sul mezzo pacifico che deve risolvere la controversia.

Forse gli stessi austriaci e le popolazioni dell’Alto Adige si rendono conto che una interpretazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber fatta da un organo internazionale potrebbe portare a conclusioni pisfavorevoli che non a quelle raggiungibili pacificamente sulla base dei suggerimenti della Commissione dei 19.

Come è noto, il Ministro degli Esteri austriaco, nel gennaio scorso, prima alla televisione e poi anche a me personalmente, aveva dichiarato che nei prossimi incontri dei Ministri degli Esteri egli intendeva discutere bilateralmente le questioni rimaste insolute dopo la conclusione dei lavori della Commissione dei 19. È quindi probabile che egli anzitutto cerchi di riportare la discussione su questo terreno. Ma, come ho avuto occasione di riferire a V.E., da molti indizi è apparso che da parte austriaca si ripiegherebbe sulla tesi che gli altoatesini accettino le concessioni che il Governo italiano sarà per fare e di rimandare le questioni insolute ad un tempo successivo o in sede bilaterale o davanti ad una Commissione interna italiana. È probabile quindi che Kreisky avanzi questa proposta.

Nell’un caso e nell’altro, in sostanza, non si chiuderebbe la controversia definitivamente e nemmeno si riconoscerebbe come adempiuto l’Accordo De Gasperi-Gruber.

È inutile rilevare come con una soluzione del genere noi resteremo sempre esposti al pericolo di essere trascinati in sedi internazionali sulla interpretazione ed esecuzione dell’accordo Gruber-De Gasperi e di avere ulteriormente come controparte il Governo austriaco che tende a diventare il patrono permanente degli interessi degli altoatesini di lingua tedesca.

Sotto questo profilo bisogna quindi porre anche molta attenzione alla proposta, già avanzata a suo tempo dal Ministro Kreisky, di accordarci su un organo giurisdizionale per decidere eventuali future controversie dopo che si fosse raggiunto un accordo sulla presente disputa. (Naturalmente questa proposta non ha nulla a che vedere col «mezzo pacifico» che le parti in base alle risoluzioni dell’ONU dovrebbero cercare qualora non si raggiungesse nessun accordo nella presente controversia).

Ora di quali controversie potrebbe trattarsi una volta che fosse riconosciuto come adempiuto l’Accordo De Gasperi-Gruber?

Ogni controversia che uscisse da tale accordo non legittimerebbe piil Governo austriaco a trascinarci davanti ad un Foro internazionale sia pure a carattere strettamente giuridico. Si potrebbe obiettare che una controversia pusorgere sulla reale applicazione ed esecuzione delle concessioni che il Governo italiano starebbe per fare agli altoatesini, ma allora bisogna riconoscere come implicito che le nuove concessioni rientrano nei termini dell’Accordo Gruber-De Gasperi, accordo che, invece, da parte nostra si è sempre, almeno ufficialmente, sostenuto essere stato adempiuto.

È poi probabile che il Ministro degli Esteri austriaco cerchi già un accordo sul come poTRà essere definita la controversia fra i due Governi qualora si risolvesse sostanzialmente la questione con gli altoatesini e non è escluso che egli proponga la firma di un protocollo fra i due Governi nel quale si dia atto o si faccia riferimento alle nuove concessioni del Governo italiano agli altoatesini di lingua tedesca. Una eventuale proposta del genere tenderebbe in sostanza a creare un documento idoneo a legittimare una futura azione del Governo austriaco nei nostri confronti. Mentre è evidente che qualora si raggiungesse un accordo nel senso che gli altoatesini accettino le concessioni che il Governo italiano sarà per fare, tale favorevole soluzione dovrebbe essere notificata al Governo austriaco che dovrebbe limitarsi a prenderne atto e a dichiarare chiusa la controversia sollevata davanti alle Nazioni Unite.

Infine, come ho accennato in principio, il Ministro Kreisky, preoccupato di non restare scoperto di fronte alle scadenze per un eventuale nuovo ricorso alle Nazioni Unite, cercherà di concordare con V.E. un atteggiamento comune per la prossima sessione dell’Assemblea del supremo consesso internazionale. Rendendosi conto che a quell’epoca la controversia non poTRà ancora essere risolta, è probabile che egli proponga una dichiarazione comune che, facendo accenno ai risultati della Commissione dei 19, miri a internazionalizzarli.

Le dichiarazioni odierne del Ministro degli Esteri, Kreisky, il cui testo ho telegrafato a parte(4), mi sembrano confermare, almeno in parte, i suoi propositi in relazione all’incontro di Ginevra.

Voglia accogliere, Signor Ministro, i sensi del mio devoto ossequio.

E. Martino


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra.


2 Il documento reca il timbro: «Visto dall’On. Ministro».


3 Vedi D. 415.


4 T. 12974/189 pari data: dichiarazioni di Kreisky all’Unione laureati socialisti.

429

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, SEGRETERIA 10A(1)

Appunto. [Roma, 19 maggio 1964]2.

1) L’incontro di Ginevra del 25 corrente ha luogo in un momento che si pudefinire di scelta storica poiché o l’Austria manifesta di essere disposta ad accettare i benefici derivanti agli altoatesini dai risultati dei lavori della Commissione di Studio per l’Alto Adige, rinunciando a mantenere aperta la controversia, oppure continua a perseguire un’azione di disturbo. La scelta spetta all’Austria perché da parte nostra il Governo è pronto ad esaminare quanto la Commissione di Studio ha dettagliatamente suggerito dopo due anni di lavori: in base a tale premessa siamo certi che né le Nazioni Unite potrebbero condannarci, né alcun organismo internazionale scelto con mansioni arbitrali, potrebbe concedere pidi quanto sia stato suggerito dalla Commissione di Studio.

Le reazioni degli estremisti non ci faranno deviare mentre invece l’Austria dovrebbe preoccuparsi del pericolo insito nei fermenti nazionalisti o neo nazisti.

2) Appare certo che la scelta positiva da parte del Governo austriaco dipende prima di tutto dal favorevole atteggiamento della Volkspartei verso i risultati della Commissione di Studio. A giudicare dalle pirecenti dichiarazioni di esponenti di quel partito sembrerebbe che la SVP dovrebbe assumere un atteggiamento perlomeno «possibilista» nel senso che essa si dichiarerà soddisfatta delle risultanze positive raggiunte dalla Commissione, pur riservandosi di riprendere il dialogo interno su alcuni punti rimasti insoluti. L’intervento del Governo austriaco, diretto ad ottenere che nel prossimo Congresso la SVP esprima, in linea di massima, la sua approvazione su quanto raggiunto sul piano interno, potrebbe essere utile a neutralizzare le tendenze dell’ala estremista di quel partito ed a dare maggiore forza alla corrente democratica.

3) È prevedibile che il Ministro Kreisky, di fronte alle nostre intenzioni di procedere a consolidare i risultati raggiunti sul piano interno, richieda e tenti di ottenere impegni formali in una qualunque forma. Dato che per ovvie ragioni non è possibile aderire a tale richiesta, gli si dovrebbe replicare che, dopo l’esame da parte del Governo, la complessità tecnica e giuridica dei provvedimenti da assumere a seguito delle risultanze della Commissione di Studio, rende necessario assicurare al Governo italiano un comprensibile periodo di tranquillità, di cui, d’altra parte, anche la SVP si deve rendere conto. Si poTRà, pertanto, assicurare che il proseguimento del dialogo interno tra il Governo e gli esponenti della Volkspartei, garantirà l’adempimento dell’intenzione di dare corso a quanto proposto dalla Commissione di Studio.

4) Per quanto riguarda il modo formale per dichiarare a suo tempo chiusa la controversia sul piano bilaterale, uno scambio di note tra il Governo italiano e quello austriaco potrebbe essere un mezzo idoneo. Il Governo italiano poTRà a suo tempo comunicare al Governo austriaco quanto esso avrà deciso di realizzare in Alto Adige dopo aver vagliato i suggerimenti della Commissione di Studio, ed il Governo austriaco, nel prenderne atto, dichiarerà chiusa la vertenza sull’applicazione dell’Accordo di Parigi.

Circa il mezzo di comunicare alle Nazioni Unite l’avvenuta chiusura della controversia, si potrebbero prospettare due comunicazioni parallele dei due Governi che riprendano sostanzialmente il contenuto delle comunicazioni precedentemente scambiate tra i due Governi.

5) Qualora non si raggiungesse l’accordo con la Volkspartei e, conseguentemente, sul piano bilaterale, sarà necessario prospettare il ricorso al «mezzo pacifico» previsto dalle Risoluzioni delle Nazioni Unite. In tal caso ci si dovrebbe riferire ai negoziati sul punto II della Risoluzione n. 1497 che ebbero luogo nel 1961 e nel 1962 (Commissione arbitrale di sette membri etc.).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra.


2 Il documento, non datato, reca il timbro: «Visto alla Segreteria Generale». Si riporta la data di una diversa redazione del testo, priva del visto.

430

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, SEGRETERIA 10A(1)

Appunto. Roma, 21 maggio 1964.

RIUNIONE TENUTA IL 20.5.1964 DA S.E. IL MINISTRO CON I GIURISTI (Prof. Toscano, Monaco, Sperduti, Capotorti; Ambasciatori Cattani, Fornari;Ministri Gaja, Bellia, Staderini)

Il Ministro inizia chiedendo quale fosse lo «status» dell’Austria all’epoca dell’Accordo di Parigi e cioè prima del trattato di Stato. Gli è stato risposto dal Prof. Monaco e dal Prof. Sperduti che benché l’Austria subisse allora un regime di occupazione, aveva tuttavia capacità giuridica internazionale.

Il Ministro Saragat passa ad esaminare il punto II dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Osservazioni dei giuristi sulle differenze fra il testo italiano e quello inglese. Il Ministro chiede come va interpretato il testo inglese che dice «Alle popolazioni della zona suddetta verrà garantito l’esercizio d’un potere regionale legislativo ed esecutivo autonomo. La cornice nella quale verranno applicati detti provvedimenti di autonomia sarà stabilita in consultazione anche con elementi locali rappresentanti della popolazione di lingua tedesca». I giuristi rispondono che il testo va interpretato nel modo seguente: potere regionale non significa l’erezione della Provincia a Regione ma l’attribuzione alla Provincia di un potere di natura regionale e infatti si tratta di Provincie speciali che hanno in numerose materie competenze di carattere regionale.

Il Ministro chiede se sia difficile sostenere che abbiamo adempiuto pienamente all’Accordo di Parigi. Il Prof. Monaco informa che al riguardo si sono espressi favorevolmente rinomati giuristi internazionali (Gugyenheim, MacNear, Rollin), che ebbero a suo tempo l’incarico da questo Ministero di studiare la suddetta questione. Da parte nostra si pusostenere che il testo parla di un potere regionale alle Provincie e infatti esse lo hanno ottenuto in 17 materie, al di fuori delle 25 materie in cui le competenze spettano alla Regione.

Il Prof. Sperduti precisa poi che l’Accordo di Parigi formula obiettivi da raggiungere ma non ne stabilisce i modi concreti e lascia quindi al Governo italiano una certa facoltà di apprezzamento nel fissarne appunto la realizzazione.

Il Prof. Toscano solleva il problema della linea da seguire a Ginevra e prospetta tre possibilità: 1) informare l’Austria che il Governo è disposto ad esaminare favorevolmente quanto proposto nella Relazione della Commissione di Studio e qualora il Governo austriaco si dichiari soddisfatto esaminare il mezzo con il quale chiudere formalmente la vertenza. 2) Informare l’Austria che qualora essa non si dichiari soddisfatta il Governo italiano non applicherà quei provvedimenti suggeriti dalla Commissione di Studio (questa ipotesi va scartata). 3) Metterci d’accordo con il Governo austriaco perché qualora venga realizzato quanto proposto dalla Commissione dei 19 si chiuda la vertenza e si devolvano eventuali future divergenze a un foro da designare e che per noi potrebbe essere l’Alta Corte di Giustizia.

Il Ministro conclude che una prospettiva idonea sarebbe anche che il Governo italiano applicasse unilateralmente quanto riterrà possibile e opportuno in base ai suggerimenti della Commissione di Studio, mettendo così da parte il dialogo bilaterale che verrebbe svuotato qualora si raggiungesse una intesa sul piano interno.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra.

431

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MORO(1)

L. 1/14732. Roma, 21 maggio 1964.

Caro Moro, alla vigilia del mio incontro con Kreisky, che avrà puramente carattere esplorativo, credo mio dovere fare il punto sul problema dell’Alto Adige.

Dal momento in cui l’ONU invitava l’Italia e l’Austria a trattare e, in caso di disaccordo, a sottoporre il problema ad un giudice imparziale (Corte dell’Aja) dando così ragione alla tesi italiana, la situazione è peggiorata sul piano giuridico, diplomatico e politico.

La causa di tale peggioramento è la Commissione dei 19. La Commissione ha lavorato bene e il documento redatto è soddisfacente; ma l’errore consiste nell’averla creata. Oggi quello che la Commissione ha deciso dovrà essere applicato anche senza il riconoscimento da parte dell’Austria del pieno adempimento dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Metodo sbagliato quindi perché il problema rimarrà aperto.

L’Italia non poteva ricorrere alla Corte dell’Aja perché l’Austria da parta sua respingeva tale soluzione giurisdizionale. Ma l’Italia doveva, a mio avviso, trattare tutta la questione dell’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber direttamente con il Governo austriaco. Solo così avrebbe potuto legare la stipulazione di concessioni egualmente larghe quanto quelle prospettate dalla Commissione dei 19 al riconoscimento austriaco del pieno adempimento dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Oggi la situazione è la seguente:

1) l’Italia dovrà applicare l’Accordo dei 19 senza contropartite.

2) Se l’Italia non lo volesse applicare qualsiasi giudice imparziale la condannerebbe. Infatti l’Italia non pusottrarsi all’applicazione di ciche è stato prospettato da una Commissione nominata dal Governo italiano dove la popolazione italiana di lingua tedesca era rappresenta da una minoranza.

3) L’Austria, ottenuto ciche è stato deciso dai 19, solleverà nuove richieste e in tal caso, di fronte ad un nostro rifiuto, potrebbe chiedere un giudizio arbitrale e rovesciando le parti si metterebbe nella situazione di vantaggio in cui eravamo noi tre anni fa. Ma anche in questo caso l’Austria, che certamente otterrebbe dal giudice arbitrale qualche nuova concessione, non sarebbe vincolata a riconoscere il pieno adempimento dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Tutt’al piavremmo tale riconoscimento dal giudice arbitrale.

In conclusione la Commissione dei 19 ha aperto una procedura che ci impegna a continue concessioni mentre sottrae l’Austria al riconoscimento della piena applicazione degli Accordi De Gasperi-Gruber.

Credimi, [Giuseppe Saragat]


1 Gabinetto 1964-1965, b. 14, fasc. 131.


2 Lettere con lo stesso testo furono inviate in pari data anche al Vice Presidente del Consiglio Nenni, al Ministro dell’Interno Taviani e al Ministro di Grazia e Giustizia Reale.

432

INCONTRO ITALO-AUSTRIACO (Ginevra, 25 maggio 1964)1

Appunto(2).

Il Ministro Saragat, dopo aver porto il saluto al Ministro Kreisky e alla Delegazione austriaca, espone il punto di vista italiano nei termini di cui all’allegato n. 1.

KREISKY: Ringrazia il Ministro Saragat per aver aderito all’incontro e tiene a confermare che esso è in armonia con quanto era stato stabilito nel precedente incontro col Ministro Piccioni(3). Aggiunge che il Governo austriaco è lieto che il nuovo Governo italiano mostri di dare importanza alla soluzione della questione altoatesina.

Prosegue dichiarando che il Governo austriaco desidera risolvere questa questione ricorrendo unicamente a mezzi pacifici, come lo dimostrano le misure prese in Austria contro alcune persone sospette di attività terroristica.

Egli si rende conto che l’incontro ha carattere esplorativo ma spera in un avvicinamento delle reciproche posizioni. Egli desidera quindi dire con chiarezza e fermezza che da parte austriaca si è intenzionati a portare la questione altoatesina a una soluzione soddisfacente per tutti, poiché non si ha alcun interesse a prolungare la controversia. Nel Governo italiano vi sono stati mutamenti che il Governo austriaco non sottovaluta. Esso è certo animato da spirito di cooperazione e Kreisky intende quindi parlare dei seguenti problemi:

1) In linea di massima Kreisky vorrebbe dire che nel corso dei lavori della Commissione dei 19 i problemi economici sono stati meno approfonditi di altri. Questa problematica economica è insufficiente sia nei confronti degli imprenditori che dei lavoratori. Egli ha sovente ripetuto che ciche gli sembra tragico è che si sia arrivati a uno stato di ostilità fra la povera gente dell’Alto Adige e quella proveniente dal meridione d’Italia.

Egli afferma concretamente di comprendere come gli altoatesini siano scontenti nel settore del collocamento al lavoro. Circa questo punto, Kreisky vorrebbe dire che la Commissione dei 19 non ha espresso un suggerimento soddisfacente; così pure sul trasferimento degli impiegati, sul credito, ecc.

Questa problematica economica è molto seria perché egli si rende conto che l’industrializzazione è necessaria ma occorre venire incontro alle necessità degli altoatesini.

Altri punti insufficienti sono: l’autonomia scolastica, la sicurezza pubblica, l’ordinamento scolastico, l’ordinamento comunale, le acque pubbliche.

Senza addentrarsi nelle precedenti questioni, Kreisky vorrebbe porre una domanda: nessun gruppo politico o partito purinunciare a certe esigenze; come dunque s’immagina da parte italiana di giungere ad una soluzione di dette esigenze? Come si considera la prosecuzione delle trattative in atto?

Kreisky passa quindi alla seconda domanda e si propone di parlare molto francamente. Quali possibilità si contemplano in futuro per i rappresentanti altoatesini affinché essi possano portare i loro desideri a conoscenza del Governo italiano? Kreisky afferma che in Austria è stata trovata una forma procedurale e cioè due o tre volte all’anno hanno luogo colloqui tra Ministri e membri dei Governi regionali. La stessa cosa il Governo austriaco ha intenzione di fare con i sindaci della Comunità croata.

Kreisky vorrebbe quindi sapere come eventuali lagnanze degli altoatesini possano, in forma istituzionale, essere portate in futuro al Governo italiano.

Circa le conclusioni della Commissione dei 19 Kreisky crede di aver compreso che il Governo italiano intende realizzare le proposte approvate all’unanimità e regolare positivamente quelle approvate a maggioranza.

Kreisky pone ora una terza domanda. Esistono due Risoluzioni delle N.U. che impongono di trattare: come intende il Governo italiano metterle in pratica?

Egli sarebbe lieto che si cercasse un modo affinché quando in futuro sorgessero difficoltà sia sul piano interno che su quello bilaterale esse non portassero ad una controversia. Si potrebbe affidare ad una Commissione di esperti di studiare il problema affinché eventuali controversie vengano spoliticizzate.

On. SARAGAT: Ringrazia Kreisky per le sue parole e constata che egli ha riconosciuto il carattere esplorativo dell’incontro. Prende atto che il Governo austriaco intende ricorrere unicamente a mezzi pacifici e che esso intenderà impedire sul suo territorio i mezzi che non sono pacifici al fine di giungere ad una soluzione della controversia.

Prende inoltre atto del desiderio del Governo austriaco di giungere ad una soluzione soddisfacente per tutti e dell’affermazione che esso non ha interesse a prolungare la controversia e che non sottovaluta la buona volontà del Governo italiano.

Il Ministro Kreisky ha sollevato alcuni punti tecnici sui lavori della Commissione dei 19 ed ha accennato a problemi economici che secondo il punto di vista austriaco non sarebbero stati bastantemente approfonditi sopratutto circa la problematica economica che non risolve i problemi tra lavoratori e imprenditori.

Ciche interessa è un altro problema: il Ministro Kreisky ha fatto tre o quattro domande: ma prima di dare una risposta dovrebbe essere la Delegazione austriaca a rispondere alla domanda delle domande. Questa era contenuta nella dichiarazione iniziale italiana, nella quale è stato detto che l’Italia è pronta a giungere ad un accordo; ma il Governo austriaco deve rispondere se esso è pronto a chiudere la controversia una volta raggiunto un accordo. Si attende questa risposta.

Dr. KREISKY: Chiede scusa se ha adottato uno stile didattico ma spera che non gli venga rimproverato.

Premette che il Governo austriaco non è contrario a tale dichiarazione di «scarico»: quali persarebbero i presupposti? Egli disse nell’incontro di Milano che uno di questi presupposti poteva essere la creazione di una Regione autonoma della provincia di Bolzano, ma gli altoatesini sono pronti a rinunciare a questa Regione purché si garantisca loro una piena autonomia.

La Commissione dei 19 ha discusso molte cose; ma egli chiede come verranno trattati i problemi che si presenteranno in futuro. Ha qualche idea il Governo italiano su ciche poTRà fare in futuro per trattare tali questioni?

On. SARAGAT: Rileva che il Governo austriaco è dunque favorevole a chiudere la questione sul piano internazionale, riconoscendo l’applicazione dell’Accordo di Parigi.

A Milano Kreisky ha accennato alla creazione della Regione della provincia di Bolzano. Questo presupposto non esiste nell’Accordo di Parigi; ma tutto ciè superato dato che gli altoatesini vi rinunciano ed infatti essi non hanno sollevato la questione in sede di Commissione dei 19.

Il vero problema è dare alla popolazione di lingua tedesca una piena autonomia secondo l’Accordo di Parigi. Ma la Regione non è solo di lingua tedesca. Ad esempio Bolzano è una città a maggioranza italiana. Ora la Commissione dei 19 ha dovuto tenere conto degli interessi di tutti i gruppi etnici. Cirende il problema pidelicato e il Governo italiano ha il merito di aver cercato di conciliare questi interessi. Che si poTRà fare in futuro? Ma il futuro è per tutti, tedeschi ed italiani. Occupiamoci del futuro immediato, in modo da restituire pace e tranquillità a quelle popolazioni.

Il Ministro Saragat passa alla seconda domanda: data la disposizione del Governo austriaco a chiudere la vertenza, egli purispondere.

Quali possibilità avranno gli altoatesini di portare al Governo i loro desideri? È d’accordo che i gruppi etnici hanno il diritto di discutere col Governo i loro desideri. Rileva perche questa possibilità esiste piper i cittadini di lingua tedesca che per quelli di lingua italiana della Regione.

Si possono studiare modi di contatto con i Ministri responsabili; non vi vede alcuna difficoltà. Gli sembra perche i parlamentari altoatesini di lingua tedesca abbiano dimostrato poca volontà di contatti. La possibilità di contatto fra minoranze e Regione, e minoranze e Governo nazionale, è giusta.

Ma il contatto con la SVP sul piano interno non è un problema. (Certo è pifacile trattare con la SVP che non con i comunisti). Non è un problema se c’è volontà di giungere ad un accordo concordato a seguito del quale il Governo ed il Parlamento austriaci riconosceranno che l’Accordo di Parigi è stato applicato.

Il momento di concludere è favorevole; quattro partiti italiani intendono creare in Alto Adige e con l’Austria una posizione di amicizia.

Occorre trovare i modi per risolvere i punti non soddisfacenti. Occorre lavorare per giungere ad un accordo senza riserve mentali. Il Governo italiano ha dato prova di buona volontà e puquindi esigere di giungere ad un risultato. Profittiamo che ci sono alcuni esperti per vedere cosa ne pensano sui problemi economici.

Dr. KREISKY: Afferma che da parte austriaca si vuole in primo luogo raggiungere un accordo; in secondo luogo ammette che in una trattativa non si puraggiungere il cento per cento di risultati.

In merito al raggiungimento di un compromesso egli elenca quattro punti:

1. Quali possibilità vede il Governo italiano di trattare con gli altoatesini le questioni rimaste aperte?

In connessione a questa domanda egli pensa che occorra creare un organo istituzionale di contatto.

2. Qualora si raggiungesse un accordo fra il Governo italiano ed austriaco, quale eventuale foro od organo contemplerebbe il Governo italiano per evitare future controversie relative all’accordo fra i due Paesi?

3. Quale oggetto potranno avere le prossime trattative cui i due Paesi sono impegnati in base alle Risoluzioni delle N.U.?

4. Entro quale periodo di tempo i suggerimenti della Commissione dei 19 verranno messi in opera?

A questo punto Kreisky informa che egli vorrebbe fare qualche suggerimento come ipotesi di lavoro e ammette che le sue risposte possono non concordare con quelle italiane.

Circa le domande di cui ai punti 1 e 3 egli propone che le questioni prospettate divengano oggetto delle future trattative.

Per la domanda 2 egli propone di includere un articolo nell’eventuale «Accordo di scarico» secondo il quale futuri litigi potrebbero essere sottoposti ad una Commissione di arbitraggio (ad esempio tre arbitri di cui uno italiano, uno austriaco ed un presidente permanente) oppure all’Alta Corte di Giustizia.

Questa è una proposta che dimostra buona volontà; naturalmente, in questa cornice, rimarrebbero molti dettagli da esaminare.

Kreisky formula l’augurio che un accordo possa essere raggiunto dai quattro partiti italiani pila Volkspartei altoatesina.

On. SARAGAT: Premette che vuole chiarire un punto importante e cioè che devono esserci trattative italo-austriache. Il moto si prova camminando.

Qual’è l’oggetto dell’attuale incontro? Non è un accordo nuovo, ma la controversia sull’applicazione dell’Accordo di Parigi che da parte italiana si sostiene compiuto.

Si deve percigiungere non ad un accordo nuovo ma a constatazioni concordate che l’Accordo di Parigi è stato eseguito. La futura Commissione non pusolo discutere le questioni sollevate dal Governo austriaco ma anche quelle sollevate dal Governo italiano. E solo allora si raggiungerà un accordo.

Egli è d’accordo sul principio di creare una Commissione a livello tecnico.

Amb. TOSCANO: Crede d’aver capito che il Governo austriaco sarebbe disposto, dopo l’attuazione dei suggerimenti della Commissione dei 19 approvati a maggioranza, a chiudere la controversia internazionale se sapesse che in avvenire la minoranza avrà la possibilità di contatti con il Governo italiano per trattare i punti non risolti.

Si potrebbe, al riguardo, creare un organo interno ma non un organo bilaterale. Cicorrisponde a quanto disse a suo tempo il Ministro Gruber e cioè che il limite della partecipazione austriaca è dato dalla soddisfazione della minoranza di lingua tedesca.

Da parte italiana si potrebbe quindi considerare la possibilità di un organo di contatto interno senza farne oggetto di un accordo bilaterale che amplierebbe l’Accordo di Parigi.

Dr. KREISKY: Dice che non vorrebbe ci fosse un malinteso. Egli infatti proporrebbe che i punti discordi venissero trattati bilateralmente secondo le Risoluzioni delle N.U. Qualora i suggerimenti adottati a maggioranza dalla Commissiono dei 19 venissero adottati e quelli non risolti fossero trattati bilateralmente, allora da parte austriaca si sarebbe pronti ad una dichiarazione di «scarico».

(Qui il Dr. Kreisky legge il punto secondo della Risoluzione delle N.U.). Effettuato quanto egli ha proposto si potrebbe allora dire alle Nazioni Unite che le loro Risoluzioni sono stato eseguite.

On. SARAGAT: Afferma d’essere d’accordo sulla procedura ma non sulla sostanza.

La Relazione della Commissione dei 19 non è stata ancora esaminata dal Governo italiano. Tutta la materia rimane aperta se si affida ad una Commissione di trattare i punti non risolti.

Non si pudare come scontato che la Relazione della Commissione dei 19 abbia punti acquisiti ed altri no. Vi sono dei punti approvati all’unanimità, altri a maggioranza, altri respinti. Gli esperti allora dovrebbero discutere tutto, partendo da zero.

Circa le procedure future per chiudere la controversia occorre non mettere il carro avanti ai buoi. Se ci si mette d’accordo si potranno poi escogitare gli strumenti per chiudere la controversia.

Dr. KREISKY: Dice che avendo partecipato alle precedenti trattative deve rilevare che si sono fatti passi avanti sulla procedura ma non sulla sostanza. Cilo incoraggia a parlare apertamente: se si sostiene che la Commissione dei 19 è una questione interna italiana è inutile chiedere all’Austria una dichiarazione di chiusura della controversia. Se infatti la Commissione dei 19 è una questione interna essa non potrebbe interessare l’Austria. Allora vi sarebbero le Risoluzioni delle N.U. da una parte e la Commissione dei 19 dall’altra.

Kreisky propone come ipotesi di lavoro delle trattative in cui si pongano all’ordine del giorno solo i punti non risolti, e che non si prenda posizione sulla Commissione dei 19. Dato che l’Austria ha il diritto di trattare deve anche avere il diritto di proporre l’oggetto delle trattative. Nella Risoluzione delle N.U. non sta scritto cosa si deve trattare.

Il Dr. Kreisky propone perci 1. di accordarsi di trattare sulle questioni ancora aperte (ipotesi che egli preferirebbe) ma che è materia di esperti; 2. oppure che cosa si propone da parte italiana?

Qui il Dr. Kreisky prega di concedergli una osservazione personale. Egli dice d’aver dal 1955 partecipato a molte trattative difficili (cita quelle con la S. Sede). Ma mai gli è stato fatto il rimprovero di cercare di eludere i negoziati. In tutti gli accordi raggiunti entrambi i negoziatori sono rimasti soddisfatti. Questo è anche il suo desiderio attuale.

On. SARAGAT: Afferma di non aver mai dubitato della correttezza del Dr. Kreisky.

Ma qui si tratta di un problema difficile poiché qui vi è una minoranza italiana in seno ad una minoranza tedesca. Il Dr. Kreisky non pupercinon rilevare un motivo di preoccupazione giustificato da ragioni umane.

Circa il problema «oggetto delle trattative» pensa che sia utile fare una Commissione di esperti e poi si stabilirà l’oggetto dei negoziati.

Il Dr. Kreisky ha parlato di questioni aperte ma allora bisogna riconoscere che tutte sono aperte. Vi sono delle riserve tedesche e delle riserve italiane. Non vi sono solo questioni non risolte per i tedeschi ma anche questioni italiane non risolte, che occorre prendere in esame.

Si deve ammettere che il Governo italiano, creando le premesse per la stesura del documento (la Relazione della Commissione dei 19) ha compiuto un atto unilaterale di grande coraggio ed ha creato uno strumento di lavoro. Non bisogna punire il Governo italiano per la sua liberalità. Non si deve quindi esagerare col dire: tutte le risultanze della Relazione dei 19 o solo le riserve o solo una parte.

Ma il quadro della discussione deve essere soltanto l’applicazione dell’Accordo di Parigi.

Non si pudire: accetto tutto o nulla. Accettiamo tuttavia la proposta sulla Commissione di esperti ma senza ammettere pregiudiziali su parti accettate e non accettate.

Qui l’On. Saragat propone una breve sosta.

***

On. SARAGAT: Riprende la proposta della creazione della Commissione di esperti e di un successivo incontro di Ministri, come venne detto nel dicembre scorso a Parigi(4).

Il problema è di cercare di spianare la strada alla Commissione di esperti, anche se sembra improbabile che un’intesa si possa raggiungere subito.

Oggetto della creazione d’una Commissione di esperti è fornire una piattaforma di lavoro sulla base dei suggerimenti della Commissione dei 19 e delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, per arrivare ad un accordo globale. Da una parte vi sarà l’impegno italiano a dare corso all’accordo e dall’altra l’impegno austriaco a dichiarare che l’accordo è stato applicato.

In caso diverso l’Italia è sempre stata disposta ad affidare ad una Commissione arbitrale la risoluzione dei problemi che sorgono con Paesi amici.

Occorre ora fissare alla Commissione di esperti un limite di tempo.

Dr. KREISKY: Considera la proposta come una concretizzazione dei colloqui e si dichiara d’accordo.

Si dichiara anche d’accordo sulla necessità di spianare la strada agli esperti. Chiede quindi quali sono le accennate possibili divergenze che sono dibattibili fra gli esperti.

On. SARAGAT: Risponde che esse sono le riserve della minoranza tedesca e quelle italiane. Ma la discussione deve essere globale, sempre nei limiti dell’Accordo di Parigi.

Dr. KREISKY: Il Dr. Kreisky non pone in dubbio che la minoranza altoatesina italiana debba godere degli stessi diritti della minoranza tedesca e ne ammette quindi le riserve. Egli infatti porta ad esempio che quale garanzia (e relativo organo) per tutte le minoranze possa essere preso in considerazione un organo di contatto interno con il Governo italiano.

On. SARAGAT: Interrompe per dire che solo l’Italia è legittimata a dare garanzie alle minoranze. L’accordo italo-austriaco pusolo esserne il quadro.

Dr. KREISKY: Dice che non intendeva alludere a garanzie. Suppone che sorgano in teoria delle diversità d’opinioni fra due minoranze. Si prospetti allora, ad esempio, un organo consultivo o una Commissione paritetica cui si possano rivolgere le minoranze sul piano provinciale. Si pupoi creare, sul piano nazionale, un secondo organo di contatto con i Ministeri competenti.

Premette d’essere convinto che il Governo italiano è in buona fede. Ma egli fa queste proposte per il futuro, perché un organo futuro stabilisca contatti tra la sua minoranza ed il Governo nazionale. (Accenna qui alla questione dei portalettere, che è senza importanza e che potrebbe essere risolta nei contatti fra la minoranza ed il Ministero competente).

On. SARAGAT: Afferma che i rapporti tra Provincia e Governo sono delicati dato che non si puscavalcare o estromettere la Regione. Ciinfatti solleverebbe conflitti. Si poTRà tuttavia cercare un mezzo.

Vi è inoltre la difficoltà che i tedeschi sono raggruppati in un solo partitomentre gli italiani hanno vari partiti. È quindi meglio immaginare dei rapporti tra «Stiroler Volkspartei» e Governo e non fra la popolazione (o un organo provinciale) e il Governo. Questa questione persi purisolvere attraverso gli esperti.

V. Prefetto FABIANI: Chiarisce che localmente, in sede di Giunta provinciale, tutte le ragioni delle minoranze possono venire sostenute. Lo stesso avviene per le minoranze tedesche in sede di Giunta regionale. Cinon esclude che si possa cercare un altro sistema.

Dr. KREISKY: Dice che restano aperte due questioni: 1. come dirimere le divergenze future (cipoTRà essere trattato dalla Commissione di esperti); 2. termini di tempo da fissare. Data l’atmosfera di sospetto regnante in certi circoli della popolazione egli formulerebbe la seguente proposta: un comitato di esperti viene incaricato, al lume dei colloqui odierni, di preparare la prossima riunione dei Ministri degli Esteri. A tale scopo gli esperti dovranno accordarsi sull’ordine del giorno del prossimo incontro dei Ministri degli Esteri, fissandone il tempo.

On. SARAGAT: Si rimette al giudizio del Ministro Kreisky.

Dr. KREISKY: Propone di nominare gli esperti in settimana. Questi dovrebbero riunirsi fra due settimane (dopo il 15 giugno) alternativamente a Roma e Vienna. tra il 20 e 25 luglio dovrebbero riunirsi i Ministri. Se sarà necessario i Ministri potranno ancora incontrarsi in settembre.

On. SARAGAT: Fa presente che in novembre avranno luogo in Italia le elezioni amministrative e occorre quindi terminare prima, tenendo anche presente la data d’inizio dei lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Propone infine che gli incontri di Ministri abbiano luogo a Ginevra.

Dr. KREISKY: Chiede informazioni su alcune questioni secondarie:

Questione delle terre di Goggau (Tarvisio).

Amb. LOEWENTHAL: Afferma, su tale questione, d’aver saputo che manca ancora il parere di parecchi Ministri competenti.

Dr. KREISKY: Fa presente di trovarsi talvolta in posizioni difficili. Ad esempio il sindaco di Arnoldstein e altri lo accusano di non saper risolvere questioni così insignificanti(5).

Vi è infine la questione dei giovani condannati per l’eccidio del finanziere a Fundres. Vi è una risoluzione della Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo che invita il Governo italiano alla clemenza.

On. SARAGAT: Questa questione è pifacile a risolvere.

Allegato DICHIARAZIONE LETTA DAL MINISTRO SARAGAT INIZIANDO L’INCONTRO DI GINEVRA IL 25 MAGGIO 1964

Desidero, in primo luogo, rivolgere al Ministro Kreisky ed ai suoi collaboratori immediati il mio saluto cordiale ed esprimere la mia soddisfazione per il fatto che questo nostro incontro abbia luogo puntualmente all’epoca prevista, vale a dire subito dopo la conclusione dei lavori della Commissione di Studio dei problemi dell’Alto Adige nominata circa tre anni fa dal Governo italiano. Considero tale circostanza di buon auspicio, una indicazione cioè della tendenza in atto al prevalere del buon senso e della ragione su quei metodi di violenza che tanto male hanno fatto in un recente passato. A questo proposito, Signor Ministro Kreisky, mi sia consentito di sottolineare in modo particolare che dai nostri colloqui odierni – per quanto essi siano di carattere meramente esplorativo – potrebbe e dovrebbe affermarsi anche da parte vostra quella scelta storica che dovrebbe portare alla soluzione della controversia internazionale che divide l’Austria e l’Italia sul problema dell’esecuzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Per questo la nostra responsabilità non è piccola ed io mi auguro di trovare anche da parte vostra quella disposizione a compiere ogni necessario sforzo di buona volontà, buona volontà che certamente esiste da parte italiana.

Signor Ministro, troppo poco tempo è trascorso dalla presentazione al Governo del mio Paese delle conclusioni della Commissione di Studio dei problemi dell’Alto Adige perché la nostra posizione circa le singole proposte possa essere stata da noi già definita. Tuttavia l’utilità di questo nostro incontro risiede proprio nel fatto che, dallo scambio di idee che stiamo per avere, trarremo importanti elementi di valutazione sul da farsi.

Al riguardo vorrei esporre alcune considerazioni.

La Commissione di Studio ha formulato certe proposte all’unanimità, ha approvato altreproposte a maggioranza ed ha respinto alcune richieste. Il Governo italiano, che, in sede internazionale, ha sempre sostenuto di avere già dato piena esecuzione all’Accordo di Parigidel 5 settembre 1946, nello stesso tempo e fin dall’incontro di Milano del gennaio 1961, ha dichiarato di essere disposto ad adottare a titolo di liberalità adeguati provvedimenti a favoredella popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano a condizione che da parteaustriaca si riconoscesse che in tal modo la controversia internazionale sarebbe stata definitivamente chiusa.

Per quanto, come ho già rilevato sopra, il Governo del mio Paese non abbia ancora avuto il tempo materiale di prendere alcuna decisione al riguardo, non ho nessuna ragione di pensare che sia venuta meno la nostra disposizione ad adottare quelle misure di liberalità che ci sono state proposte all’unanimità dalla Commissione di Studio. Assai pidelicato è certo il caso delle proposte formulate a semplice maggioranza, tanto piche per molte di esse i voti contrari sono stati dati da Commissari italiani. La nostra posizione al riguardo sarà certo influenzata dalla conoscenza degli effetti che le progettate misure di liberalità potranno avere in Alto Adige. È chiaro infatti che, ove dovessimo già sapere che, nonostante tutte le prove di buona volontà che da parte nostra potremmo dare, avremmo ancora a che fare con una insoddisfazione vostra e della minoranza tedesca non saremmo certo incoraggiati a compiere uno sforzo che sapessimo inutile a priori.

Resta infine la categoria delle richieste respinte dalla Commissione.

A proposito di esse vorrei cominciare con il rilevare in via preliminare che la possibilitàper il Governo italiano di ottenere l’approvazione del Parlamento ad una serie tanto vistosa di misure legislative – alcune di esse sono addirittura di ordine costituzionale e richiedonouna speciale maggioranza – risiede precisamente nel fatto che tali misure sono state proposteda una Commissione di Studio che ha lavorato con particolare competenza per circa tre anni. Questo avallo decisivo della Commissione verrebbe perdel tutto annullato ove ci proponessimo di fare anche proprio ciche la Commissione ha respinto. Il risultato potrebbe essere, non già di fare adottare dal Parlamento anche quelle misure non approvate dalla Commissione di Studio, ma addirittura quello di mettere in pericolo l’approvazione delle proposte avanzate dalla Commissione.

Oltre a questa osservazione di carattere preliminare resta il fatto concreto che sarebbe difficile dire onestamente, prima ancora che il nuovo ordinamento regionale sia entrato invigore e prima che esso sia stato adeguatamente sperimentato, ch’esso sarà inadeguato. LaCommissione di Studio ha lavorato, non solo con molta coscienza, ma anche con grande liberalità e, caso mai, è stata accusata in Italia di avere addirittura ecceduto in tale direzione. Ora, vorrei ricordare che il respingimento delle poche proposte non accolte dalla Commissione fu votato da tutti, dico da tutti i membri italiani, incluso il presidente On. Paolo Rossi. Questacircostanza mi sembra piuttosto rilevante. Se l’On. Rossi, di cui tutti conosciamo la grande liberalità, ha ritenuto di associarsi a coloro che consideravano eccessive alcune richieste della minoranza di lingua tedesca cideve indurci a riflettere. In realtà non dobbiamo scordare che, in questa sede internazionale, la controversia italo-austriaca ha per oggetto esclusivamentel’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber e non già la ricerca astratta dei requisiti ideali di uno statuto di autonomia. Siamo del tutto sicuri che, con l’adozione delle proposte della Commissione dei 19, nessuno potrebbe sostenere che l’Italia non sia perfino andata al di là degli accordi De Gasperi-Gruber. Voglio farvi un esempio che mi sembra caratteristico. Per la salvaguardia del patrimonio culturale della minoranza tedesca è davvero assolutamente necessario che gli insegnanti della Provincia di Bolzano siano posti alle dipendenze della Provincia e non pidello Stato? A me sembra che l’essenziale consista in ciche viene insegnato. Eppure questa è proprio una delle richieste della minoranza di lingua tedesca respinta dalla Commissione di Studio.

A questo punto, mi sia consentito di aggiungere due ulteriori considerazioni.

Da una parte, dobbiamo essere mossi dal desiderio di assicurare il pirapidamente possibile alle popolazioni interessate della minoranza di lingua tedesca quelle grandi concessioni che il Governo italiano si propone di accordare loro sul piano interno. Ogni richiesta eccessiva non potrebbe avere che un solo risultato: quello di rendere pidifficile se non addirittura di impedire i nostri propositi di liberalità.

D’altra parte, dobbiamo essere animati anche da un grande senso di responsabilità e compiere uno sforzo decisivo per aiutare l’affermazione definitiva delle correnti moderate e meglio illuminate della minoranza di lingua tedesca. In tale duplice intento mi auguro di trovare lei, Signor Ministro Kreisky, ed il Governo austriaco, sulle mie stesse posizioni.

Queste le mie prime considerazioni introduttive. Mi riservo, se del caso, di esporre in un momento successivo la posizione del Governo italiano circa le possibili formule con cui si potrebbe porre termine alla attuale controversia internazionale e prevenire il suo eventuale rinnovarsi nell’avvenire.


1 Gabinetto 1964-1965, b. 35, fasc. 233.


2 Predisposto dalla Segreteria 10A della DGAP sulla base di appunti autografi presumibilmente del Ministro Bellia. Inviato da Saragat a Moro con L. 10A/939 del 4 giugno (vedi D. 434). La Delegazione italiana al seguito del Ministro Saragat era così composta: Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Fornari, Capo del Servizio Studi Ambasciatore Toscano, Ambasciatore a Vienna Martino, Capo di Gabinetto Ministro Malfatti, Ministro Bellia, Capo del Servizio Stampa Ministro Staderini, Capo Ufficio Regioni della Presidenza del Consiglio Vice Prefetto Fabiani, Consigliere Pignatti. Della Delegazione austriaca facevano parte il Ministro Kreisky, il Sottosegretario Bobleter, il Direttore Generale degli Affari Politici Ambasciatore Waldheim, il Capo di Gabinetto Ministro Kirchschläger, il Capo Ufficio Stampa Ministro THalberg, il Capo Ufficio Sudtirolo Consigliere Walser, l’Ambasciatore a Roma LenTHal, il Landeshauptmann del Tirolo Wallner e il Segretario dell’Ambasciata a Roma Tschofen.


3 Vedi D. 407.


4 Vedi D. 410.


5 In una diversa versione del documento è presente il seguente brano: «Afferma poi che sovente vengono incomprensibilmente inclusi nelle liste nere delle persone che, secondo lui, non lo meriterebbero. Egli cita ad esempio il sindaco di Bludenz, Helly Gellert, emigrante ebrea settantenne, Josef Vau, funzionario socialista, Maximilian Gtinger, Dora Martesich, Maximoff, Riedl ecc. Amb. Fornari: Prega di fornire i nomi per potere, come si è già fatto in passato, intervenire presso il Ministero dell’Interno. Dr. Kreisky: Risponde che consegnerà oggi stesso una lista. On. Saragat: Invita a stare attenti e non dar esca alle speculazioni dei comunisti italiani con l’includere nella lista nomi di nazisti. Dr. Kreisky: Dice che vi è ancora un ultimo e pispiacevole punto e cioè la grazia del Maggiore Reder. Fa presente che tutti i partiti austriaci gli fanno pressioni al riguardo. Attira l’attenzione sul fatto che la madre di Reder ha 80 anni ed è malata. On. Saragat: Dice che la questione Reder non deve trapelare. Egli se ne era già interessato dietro intervento di una altissima personalità austriaca, ma la richiesta di grazia non ebbe seguito. Essa ha dei riflessi nei problemi dei partiti italiani. Se ne poTRà forse parlare una volta che si sia giunti ad un accordo italo-austriaco».

433

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto(2). Roma, 1° giugno 1964.

Oggetto: Progetto di schema di direttive per la Delegazione italiana alla Commissione di Esperti per l’Alto Adige.

1. Da quanto concordato nella riunione di Ginevra, i lavori della Commissione di Esperti, che avranno come obiettivo la ricerca delle basi di un accordo globale, partiranno da due presupposti:

a) l’impegno del Governo italiano a dar seguito alle proposte considerate in tale accordo globale (dopo naturalmente che esso sarà stato definitivamente concordato tra i due Ministri degli Esteri, nel loro successivo incontro);

b) l’impegno del Governo austriaco a dichiarare chiusa la vertenza.

2. Avendo presenti tali presupposti, la Delegazione italiana si mostrerà pronta a far senz’altro proprie le proposte adottate dalla Commissione dei 19 all’unanimità e disposta a considerare favorevolmente anche quelle adottate dalla maggioranza, ma negativa a discutere sulle cosiddette «questioni aperte».

3. Per venire in qualche modo incontro al desiderio espresso da parte austriaca che si trovi il mezzo, per il futuro, di facilitare il dialogo tra minoranze dell’Alto Adige e Governo centrale, la Delegazione poTRà – come posizione d’arrivo – negoziare la proposta di adottare al riguardo una procedura simile a quella ora prevista dal Governo austriaco per le minoranze slovene (incontri, tre volte l’anno, da tenersi a Roma tra i rappresentanti eletti dalle minoranze – Consiglieri provinciali di Bolzano – e il Ministro dell’Interno).

4. La Delegazione poTRà, infine, negoziare anche la proposta di stabilire che le parti si accordino fin d’ora di sottoporre al giudizio dell’Alta Corte di Giustizia dell’Aja tutte l’eventuali controversie che potessero sorgere in futuro sull’applicazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra.


2Sottoscrizione autografa.

434

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MORO(1)

L. 10A/939. Roma, 4 giugno 1964.

Caro Presidente, come già ho avuto occasione di esporti, nell’incontro di Ginevra col Ministro degli Esteri austriaco, del 25 maggio, si è raggiunta l’intesa di affidare ad una Commissione di esperti italiani ed austriaci la preparazione delle basi per un accordo globale sulla vertenza per l’applicazione del trattato del 1946.

I lavori della Commissione di esperti, che aprirebbero la strada ad un ulteriore incontro dei Ministri degli Esteri, in linea di massima concordato per l’ultima decade di luglio, dovrebbero iniziarsi il 15 giugno prossimo a Roma per poi essere trasferiti, nella seconda fase, a Vienna. Essi avranno naturalmente per base gli accordi De Gasperi-Gruber, che sono stati espressamente richiamati dalle due Risoluzioni delle Nazioni Unite sulla controversia alto-atesina. Mi sembra tuttavia che, in pratica, non si possa prescindere, in questo quadro, dalle risultanze contenute nel Rapporto conclusivo della cosiddetta Commissione dei diciannove. A questo proposito, come risulta dal verbale del mio incontro con Kreisky – qui allegato per tua opportuna informazione(2) – a Ginevra ho sostenuto che, in realtà, le risultanze della Commissione di Studio devono essere considerate nel loro complesso: e cioè occorre tener presente, che, a parte alcune proposte accolte all’unanimità, sulle altre proposte figurano riserve, oltre che da parte di commissari di lingua tedesca, anche di commissari di lingua italiana. Penso che a questo presupposto dovrebbe ispirarsi anche l’azione dei nostri esperti, in modo da evitare che abbia successo il tentativo austriaco, che certo verrà fatto, di concentrare i lavori degli esperti sull’esame delle questioni proposte dai commissari alto-atesini.

Nel loro esame globale, gli esperti italiani dovrebbero essere appoggiati da qualche indicazione di massima del Governo. Dato che non si è ancora iniziato lo studio della Relazione da parte del Consiglio dei Ministri, mi pare che nei primi contatti gli esperti italiani potrebbero cercare di limitare il campo della discussione alle proposte approvate a maggioranza della Commissione di Studio. In un secondo tempo, ed avvicinandosi il prossimo incontro di Ginevra, si potranno forse fornire agli esperti altre istruzioni di carattere piampio.

Vi è un altro campo di ricerca, che i nostri esperti potrebbero contemporaneamente affrontare con gli austriaci, ed è la procedura con la quale, giunti ad un’intesa sulle questioni di fondo, si poTRà pervenire ad una soluzione definitiva della questione sul piano internazionale, sia nei confronti del Governo austriaco, che nei confronti delle Nazioni Unite.

A mio avviso, noi dovremmo tendere a chiudere definitivamente la controversia col Governo di Vienna, ottenendo il riconoscimento che abbiamo eseguito l’Accordo De Gasperi-Gruber. A questo proposito poTRà tuttavia essere necessario, anche per evitare successivi malintesi ed eventuali loro strascichi politici, giungere ad un accordo per il deferimento di eventuali future controversie ad una istanza giuridica internazionale (ad es. l’Alta Corte di Giustizia dell’Aja).

Nella ricerca di una soluzione globale, si potrebbe, d’altra parte, tener conto di quanto richiesto da Kreisky a Ginevra circa il mezzo per permettere che ulteriori istanze della Provincia di Bolzano vengano esaminate dal nostro Governo. Mi pare, infatti, che cipotrebbe permettere al Governo di Vienna di «sganciarsi» dalla sua attuale posizione di perpetuo difensore delle esigenze alto-atesine. A questo proposito, mi risulta che in una conversazione avuta a Ginevra dal Direttore Generale degli Affari Politici, Ambasciatore Fornari, col suo collega austriaco, Ambasciatore Waldheim, e col Presidente del Governo Regionale del Tirolo, Wallner, è stata registrata dall’Ambasciatore Fornari la disposizione austriaca ad accontentarsi di una «soluzione pratica» di questo tipo. Cipotrebbe evitare in altre parole il pericolo che la chiusura della controversia sia collegata all’approvazione, da parte del Governo italiano, di provvedimenti legislativi derivanti da proposte non approvate dalla maggioranza dei commissari.

Circa la composizione della Commissione di esperti, proporrei che essa fosse presieduta al Ministro Plenipotenziario di I classe Roberto Gaja, Direttore Generale Aggiunto degli Affari Politici. In allegato, mi permetto fornirti la lista degli esperti che in linea di massima potrebbero essere chiamati a far parte della Commissione stessa. Dato che i lavori saranno particolarmente dedicati alle risultanze del Rapporto conclusivo della «Commissione di Studio», che verte su una complessa materia di interesse interministeriale, sarebbe necessario poter contare su esperti designati dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero degli Interni. In un secondo tempo e qualora si rivelasse necessario, potrebbero eventualmente essere designati esperti anche di altri Ministeri(3).

Credimi, [Giuseppe Saragat]

Allegato COMMISSIONE DI ESPERTI Presidente: Ministro Plenipotenziario di 1a classe Roberto Gaja, Direttore Generale Aggiunto degli Affari Politici. Membri: Prof. Riccardo Monaco, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato e Capo del Servizio del Contenzioso Diplomatico. Ministro Plenipotenziario di 2a classe Franco Bellia, Capo del Servizio competente sull’Alto Adige. Un funzionario della Presidenza del Consiglio (eventualmente il Vice Prefetto Domenico Fabiani, Capo dell’Ufficio Regioni).

Un funzionario del Ministero degli Interni (eventualmente il Prefetto Giovenco).

Un esperto di diritto costituzionale od amministrativo (che potrebbe essere designato, eventualmente, a scelta fra i seguenti nominativi:

-Dott. Placido Cesareo, Consigliere di Stato;

- Prof. Leopoldo Elia, Ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università di Torino;

- Prof. Vittorio Bachelet, Ordinario di Diritto Amministrativo nell’Università di trieste).


1 Gabinetto 1964-1965, b. 35, fasc. 233.


2 Vedi D. 432.


3 Con L. del 10 giugno Moro rispondeva dichiarandosi «d’accordo in principio sulla composizione proposta per la Commissione», circa la quale formulava alcune osservazioni, e così concludeva: «Infine, per quanto concerne le direttive generali della trattativa, ritengo sia ormai necessaria una discussione, non piin un Comitato ristretto, ma in seno al Consiglio dei Ministri, nella riunione che mi propongo di convocare all’inizio della settimana prossima» (Gabinetto 1964-1965, b. 14, fasc. 131). Vedi D. 440. La delegazione italiana nella Commissione mista di esperti fu composta come segue: Ministro Gaja, Presidente, Professori Monaco, Sperduti e Capotorti, Ministro Bellia, Prefetti Giovenco e Puglisi e Vice Prefetto Fabiani. Per la composizione della delegazione austriaca vedi D. 436.

435

LA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI(1)

Appunto. [Roma, 8 giugno 1964]2.

RIUNIONE DELL’8 GIUGNO 1964 (Ministro Gaja, Prof. Monaco, Ministro Bellia, Prefetto Fabiani) Il Ministro Gaja richiama l’attenzione sulla necessità preliminare di subordinare l’inizio di ogni discussione sostanziale al previo impegno della delegazione austriaca di accettare la chiusura definitiva della vertenza. Se manca quest’impegno si passerà senz’altro alla ricerca del «mezzo pacifico» previsto dalla Risoluzione delle Nazioni Unite.

Per quanto concerne la sostanza dei lavori la delegazione italiana dichiarerà subito di far proprie le proposte della Commissione dei 19 votate all’unanimità, che offrirà in blocco agli austriaci. Offrirà inoltre di trattare sulle questioni votate a maggioranza. Rifiuterà senz’altro di porre in discussione le cosiddette «questioni aperte».

Il Ministro Gaja suggerisce che per facilitare i lavori i tre gruppi di questioni siano riunite in tre documenti distinti. Il negoziato verrebbe così impostato in modo globale, per grandi categorie; si eviterebbe cioè quell’analisi punto per punto della materia che è già stata fatta in sede di Commissione dei 19.

Le maggiori difficoltà stanno nell’elaborazione del secondo documento il quale prospetterà le questioni oggetto di trattazione con gli austriaci. Il Ministro Gaja suggerisce che esso sia redatto secondo un criterio di «cedevolezza», dividendo le questioni in diversi gruppi a seconda della loro minore o maggiore importanza e quindi della diversa possibilità di rinuncia da parte nostra. Il documento andrebbe tuttavia presentato alla delegazione austriaca come impostato su un criterio teorico (questioni implicanti un provvedimento amministrativo, questioni implicanti un provvedimento legislativo, questioni implicanti un provvedimento costituzionale).

Il Ministro Gaja chiede se e in quali limiti la delegazione italiana possa assumere un impegno circa il tempo dell’esecuzione dei provvedimenti offerti agli altoatesini.

Il Prefetto Fabiani nota che nulla pudarsi immediatamente. Nella migliore delle ipotesi, occorrendo un decreto legislativo o delle norme di attuazione, ci vorranno 4 o 5 mesi. Per i provvedimenti di revisione dello Statuto ci vorrà circa un anno.

Chiusura della controversia.

Il Ministro Gaja, venendo al problema della modalità di chiusura della vertenza, rileva che non si puassolutamente attendere l’esecuzione di tutti i provvedimenti cui ci impegniamo, per chiedere la quietanza agli austriaci. Si potrebbe pertanto dare subito dopo l’incontro dei Ministri degli Esteri una prova palese di buona volontà, assumendo un impegno di carattere interno, un impegno che non faccia cioè riferimento ai negoziati ma si agganci eventualmente alla relazione della Commissione dei 19. Il Ministro Gaja chiede come potrebbe configurarsi un tale impegno.

Il Prefetto Fabiani dichiara che potrebbe pensarsi ad una delibera del Consiglio dei Ministri o anche a una mozione del Parlamento in cui venga dato atto di quanto il Governo intende accordare agli austriaci in relazione alle proposte della Commissione dei 19. Il Prof. Monaco dice che s’incarica lui di abbozzare un progetto di tale documento. Il Ministro Gaja aggiunge che se il Governo austriaco ne vorrà copia esso poTRà eventualmente essergli notificato con lettera del Ministro Saragat al Ministro Kreisky. L’accordo di chiusura tra i due Governi potrebbe poi farvi riferimento.

Problema dei contatti tra gli altoatesini e il Governo italiano.

Il Prof. Monaco suggerisce di estendere anche al Presidente della Provincia di Bolzano la possibilità prevista per il Presidente della Regione di partecipare al Consiglio dei Ministri.

Il Prefetto Fabiani dice che si potrebbe anzi attribuire al Presidente della Provincia il diritto di rivolgersi con petizioni o personalmente al Consiglio dei Ministri per i problemi interessanti la Provincia, in qualsiasi momento.

Punto 3 della Risoluzione ONU del 31 ottobre 1960.

Il Ministro Gaja suggerisce che, per far salvo il punto 3 della Risoluzione delle N.U. anche dopo la chiusura della vertenza, si potrebbe chiedere un accordo sulla collaborazione tecnica della polizia italiana ed austriaca contro il terrorismo richiamando espressamente quanto previsto dal punto 3.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra.


2Il documento è privo di data, si riporta quella della riunione cui si riferisce.

436

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto(2). Roma, 10 giugno 1964.

L’Ambasciatore d’Austria è venuto stamane a comunicarmi i nomi dei membri austriaci della Commissione di esperti:

-Capo della Delegazione: Ministro Kirchschläger, Vice Segretario Generale e Capo Gabinetto al Ministero degli Esteri;

-Membri: Consigliere di Legazione Walser, Capo dell’Ufficio Sudtirol; Prof. Ermacora, Esperto giuridico; Dott. KaTHrein, Direttore Generale del Governo Regionale tirolese; Prof. Gschnitzer e Dott.ssa Victoria Stadlmayer.

LoewenTHal ha leggermente esitato nel comunicarmi i due ultimi nomi e, subito dopo, mi ha richiesto quale fosse la mia impressione personale sulla composizione della Delegazione e in particolare sull’inclusione del Prof. Gschnitzer e della Dottoressa Stadlmayer.

Se, come non potevo dubitare, si desiderava effettivamente da entrambe le parti di giungere a un accordo – gli ho risposto – mi domandavo se l’inclusione di elementi noti, a torto o a ragione, per la loro intransigenza e per le loro tendenze estremiste, non avrebbe reso pidifficile e rischiato di far fallire il difficile negoziato.

L’Ambasciatore si è detto allora convinto che, contrariamente a ciche si riteneva da parte italiana, lo Gschnitzer (e ancor pila Stadlmayer) non fosse né estremista né intransigente. È soltanto persona che si esprime nel medesimo modo tanto con i tirolesi quanto con gli italiani; è ciche puaver dato in Italia impressione di particolare durezza. Sarebbe peroggi desideroso egli stesso di arrivare a un accordo: la sua presenza in Commissione, anche se dovesse essere fonte di qualche superabile difficoltà, potrebbe facilitarne in fondo il lavoro e soprattutto assicurare l’accettazione dei risultati da parte dei settori di opinione pubblica piintransigenti. Del resto, ha aggiunto, i veri negoziatori saranno i Capi delle Delegazioni.

2) L’Ambasciatore mi ha poi informato che da parte austriaca si pensa che, come fu accennato a Ginevra, la Commissione poTRà riunirsi prima a Roma e successivamente a Vienna. Ha peraggiunto che se da parte nostra (e forse pensava a ciin relazione a eventuali difficoltà cui potesse dar luogo la presenza in Italia del Prof. Gschnitzer) si preferisse tenere le riunioni a Ginevra, da parte austriaca non si solleverebbero obiezioni.

3) L’Ambasciatore mi ha infine comunicato che la Delegazione austriaca sarà pronta ad iniziare i lavori alla data che noi preferiamo, a partire dal 15 giugno.

Ai punti 2 e 3 ho risposto che non potevo dargli ancora una risposta ufficiale (il benestare definitivo della Presidenza del Consiglio alla composizione della nostra Delegazione essendomi stato dato solo successivamente); a titolo personale potevo intanto informarlo che si pensava al Ministro Gaja come Capo della Delegazione stessa; che anche da parte nostra, prima della sua comunicazione, non si avevano obiezioni a che gli incontri avessero luogo prima a Roma e poi a Vienna e che mi riservavo comunque di dargli una risposta definitiva su tutto quanto da lui trattato, compreso il giorno in cui si sarebbero potute iniziare le conversazioni.

***

In relazione a quanto precede, rimango in attesa di cortesi istruzioni.

Da parte mia ritengo che sia piconveniente mantenere Roma e Vienna come luoghi di incontro della Commissione e proporrei il giovedì 18 come giorno d’inizio, a condizione che prima di allora sia stato possibile stabilire, a livello governativo, le direttive da dare alla Delegazione. A tale proposito aggiungo che la Presidenza del Consiglio ci ha informati essere prevista per martedì 16 la riunione del Consiglio dei Ministri e il Ministro Taviani ci ha fatto sapere (per il caso che si preferisse tenere una riunione ristretta di Ministri) che si sarebbe assentato da Roma i giorni 13 e 143.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Commissione esperti, Prima sessione.


2 Sottoscrizione autografa. Annotazione di Fornari datata 11 giugno sul primo foglio: «Visto dall’On. Ministro».


3 Per il seguito della questione vedi DD. 437, 439 e 440.

437

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT, ALL’AMBASCIATA A VIENNA(1)

T. segreto 13386/90. Roma, 11 giugno 1964, ore 22,50.

Inclusione Commissione Esperti prevista Ginevra Prof. Gschnitzer e Dottoressa Stadlmayer sembraci indicare prevalere orientamento intransigenza e pregiudicare possibilità esito favorevole prossime discussioni.

Nel prendere atto tale orientamento Governo austriaco V.E. è invitata rappresentare nostro disappunto. In questo senso ci siamo espressi e contiamo esprimerci anche con questo Ambasciatore d’Austria(2). Non intendiamo chiedere modifica composizione Delegazione austriaca, ma non possiamo fare a meno esprimere nostra delusione(3).


1 Telegrammi segreti 1964, Austria partenza.


2 Vedi DD. 436 e 438.


3 Con T. segreto urgente 16111/258 del 12 giugno Martino riferiva di essersi espresso con Kirchschläger secondo le istruzioni ricevute, e di averne ricevuto risposta che «occorre aver fiducia nella buona volontà del Capo della Delegazione» (Telegrammi segreti 1964, Austria arrivo).

438

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI FORNARI(1)

Appunto. Roma, 13 giugno 1964.

Ho ricevuto stamane questo Ambasciatore d’Austria, che aveva chiesto di vedermi d’urgenza.

Egli mi ha detto di essere stato incaricato di esprimere, a sua volta, la «delusione» del Governo austriaco per quanto da noi fatto presente tanto a lui(2), quanto a Vienna(3), a proposito dell’inclusione dello Gschnitzer e della Stadlmayer nella Delegazione austriaca per il prossimo incontro a livello esperti. Dopo aver affermato che in Austria ci si era domandati se il nostro passo non dovesse interpretarsi come il sintomo di un meditato irrigidimento italiano, ha ripetuto – a nome del proprio Governo – gli argomenti già illustratimi nel precedente colloquio per dimostrare come la predetta inclusione mirasse, invece, proprio a facilitare la conclusione di un accordo.

In risposta, dopo avergli dimostrato che il nostro passo era invece motivato proprio dalla nostra favorevole disposizione a un accordo e dal conseguente desiderio di eliminare ogni difficoltà superflua, ho a mia volta rammentato a LoewenTHal quanto gli avevo già fatto presente: cioè, che quando vi è una vera disposizione favorevole a un compromesso, si evita di nominare negoziatori noti per la loro intransigenza, i quali non potranno che essere fonte di ulteriori ostacoli in una trattativa già di per sé non facile. Il suo ragionamento poteva forse avere un fondamento se si guardava esclusivamente al «fronte interno» austriaco: ma ciche mi sembrava essenziale era invece il «fronte del negoziato» e in questo non mi sembrava esservi dubbio che l’inclusione delle note persone rappresentava, a dir poco, un elemento di disturbo che sarebbe stato meglio evitare.

Se le nostre preoccupazioni – ho concluso – fossero pio meno fondate – e non potevo che augurarmi che ci fossimo sbagliati – lo avremmo del resto constatato dall’atteggiamento della Delegazione austriaca, tra pochi giorni, a Ginevra.

Nel congedarsi LoewenTHal mi ha confermato la proposta austriaca che le conversazioni abbiano inizio il lunedì 22, anziché il giovedì 18, come da noi precedentemente proposto: gli ho comunicato il nostro accordo.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Commissione esperti, Prima sessione.


2 Vedi D. 436.


3 Vedi D. 437.

439

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, FORNARI, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

Appunto(2). Roma, 16 giugno 1964.

Gli esperti designati a seguito dell’incontro italo-austriaco del 25 maggio u.s., si riuniranno a Ginevra il 22 giugno p.v. col compito di preparare il prossimo convegno fra i due Ministri degli Esteri previsto per l’ultima decade di luglio.

Sembra quindi opportuno che agli esperti tecnici italiani il Consiglio dei Ministri impartisca precise direttive che possano guidarli nel corso del loro lavoro.

I In occasione del loro futuro incontro, i Ministri dovranno decidere se una soluzione della controversia possa essere raggiunta con una intesa diretta italo-austriaca o se invece si debba passare alla ricerca di un mezzo pacifico per la soluzione della controversia stessa, ai sensi delle Risoluzioni delle N.U. del 1961 e del 1962.

È appena necessario rilevare che tale circostanza non pumancare d’influire sulle decisioni che il Consiglio dei Ministri vorrà prendere circa la relazione presentata dalla Commissione dei 19. D’altro canto è evidente il nostro interesse a che l’eventuale seguito che il Governo riterrà di dare a tale relazione possa servire al tempo stesso a porre termine alla controversia internazionale che ci oppone al Governo di Vienna.

Questi due ordini di considerazioni dovrebbero indurci a rinviare le decisioni sulla relazione dei 19 da parte del Governo ad una data successiva al previsto incontro dei Ministri degli Esteri dei due Paesi, in modo da poter tener conto dei suoi risultati.

II Per quanto concerne la riunione a livello esperti, sembra che la Delegazione italiana debba innanzitutto riaffermare che, secondo il Governo di Roma – in cipienamente confortato dalle citate Risoluzioni delle Nazioni Unite – la controversia che lo contrappone al Governo di Vienna è strettamente delimitata all’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber del 1946: accordo che, secondo il punto di vista italiano, è stato sostanzialmente e lealmente eseguito dal Governo italiano.

Tuttavia il Governo italiano, agendo nella sua sfera di autonomia interna, è disposto, a seguito della valutazione dei lavori della Commissione dei 19, a prendere dei provvedimenti che potrebbero soddisfare, in notevole misura, l’attesa del Governo austriaco e che potrebbero, di fatto, svuotare la controversia in atto del suo contenuto. In questo spirito esso ha acconsentito a che la Commissione di esperti italiani ed austriaci prenda altresì in esame i lavori della Commissione dei 19.

Tale premessa sembra necessaria sia per evitare che si dia l’impressione che siamo disposti ad allargare il campo originario delle discussioni con l’Austria (circostanza che potrebbe essere particolarmente dannosa ove si dovesse ad un dato momento ricorrere al cosiddetto mezzo pacifico), sia per sottolineare che non saremmo affatto alieni – ove costrettivi – dal presentarci davanti ad una istanza internazionale.

In questa fase, non spetta comunque agli esperti di condurre un vero e proprio negoziato, ma piuttosto un sondaggio approfondito, inteso ad accertare la possibilità di un accordo diretto e globale per la soluzione della controversia. Anche perché non è nostro interesse di dare, anche inesattamente, l’impressione che saremmo disposti ad allargare il campo originario dell’accordo De Gasperi-Gruber, è quindi conveniente che i contatti fra i due Gruppi di Esperti rimangano, per quanto possibile, riservati (in questo spirito è stata decisa la riunione a Ginevra, anziché a Vienna o a Roma).

III Da quanto precede, risulta che, a nostro avviso, le commissioni di esperti dovrebbero esaminare parallelamente due ordini di problemi:

a) atti e documenti relativi alla conclusione della controversia;

b) misure che il Governo italiano poTRà prendere da un punto di vista interno e che il Governo austriaco, dal canto suo, poTRà ritenere sufficienti per essere indotto a rilasciare una «quietanza liberatoria» (come è stata definita dallo stesso Kreisky) in merito all’accordo De Gasperi-Gruber.

Una discussione limitata, anche solo inizialmente, al punto b), mentre porrebbe gli austriaci in una posizione di vantaggio e rinvierebbe la discussione sulla chiusura della controversia ad un momento ulteriore, in cui non saremmo probabilmente in grado di disporre di altre contropartite, non consentirebbe di accertare quello che deve essere invece uno degli obiettivi principali del sondaggio da intraprendere, e cioè la possibilità di un accordo diretto e globale per la conclusione della controversia.

Sull’uno e sull’altro dei due punti sopraindicati gli esperti dovrebbero preparare, per la successiva riunione di Ministri, una serie di dati concreti, sui quali i Ministri potranno esercitare la loro decisione e che potranno servire loro di base per impartire eventuali direttive per il proseguimento dei lavori.

IV Per quanto riguarda la chiusura formale della controversia, è ovvio che l’unica formula che presenti per noi interesse è quella che prevede la chiusura stessa in un tempo ravvicinato. È d’altra parte verosimile che gli austriaci cerchino invece di rinviarla e di condizionarla a misure da prendere dal Governo italiano, cercando in certo modo di internazionalizzarne l’esecuzione.

Il metodo preferibile per noi sembrerebbe quello di un organico sistema di atti (di cui all’allegato I), dei quali gli esperti potrebbero cercare di redigere una bozza di testo, se necessario, concordato.

V Per quanto riguarda l’aspetto sostanziale del problema, nell’esame delle proposte risultanti dalla Commissione dei 19, parrebbe opportuno procedere come segue:

1) Per le raccomandazioni approvate dalla Commissione dei 19 alla unanimità, si ritiene che esse non debbano fare l’oggetto di discussione da parte degli esperti, in quanto da parte italiana non si ha nulla in contrario, in linea di massima, a prenderle in esame presso gli organi politici competenti.

2) Per le raccomandazioni approvate alla maggioranza della Commissione in seduta plenaria, si dovrà considerare non solo il voto stesso, ma anche le indicazioni che si potranno desumere dalle circostanze del medesimo (controproposte, riserve, ecc.). Si poTRà quindi, da parte italiana, far presente che tali raccomandazioni dovranno essere modificate, integrate o chiarite, specialmente quando, se accettate, dovessero dar luogo al sovvertimento dei principi fondamentali del nostro ordinamento o quando, comunque, potrebbero essere utilizzate a danno della collettività italiana nell’Alto Adige. Un esame del genere si dovrà applicare soprattutto alle materie relative all’ordinamento scolastico, al lavoro e ad alcune attività culturali.

3) Per le raccomandazioni che non sono state votate dalla Commissione in seduta plenaria, ma solo in apposita sotto-commissione, è evidente che, in linea di principio, il criterio della votazione non è sufficientemente indicativo. Gli esperti potranno quindi esaminarle nel merito, ridiscutendo in particolare i casi in cui viene prevista una competenza normativa primaria, che deve essere mantenuta in limiti ben precisi.

4) Per le richieste avanzate dai commissari di lingua tedesca, non tutte quelle respinte dalla Commissione dei 19 appaiono precluse ad un possibile accoglimento in sede di riesame da parte degli esperti.

Le sole richieste sulle quali sembra necessario mantenere, in questa fase, un atteggiamento di ferma intransigenza sembrano quelle di cui all’allegato II.

VI Se i sondaggi tra le commissioni di esperti lasciassero sperare un esito favorevole, si potrebbe esaminare:

a) la possibilità che i rappresentanti della Provincia di Bolzano possano prendere in futuro, dopo la conclusione della controversia, contatto in maniera ufficiale e formale con un organo del Governo di Roma, affinché risulti anche pichiaramente che loro eventuali richieste possono essere prese direttamente in esame;

b) la possibilità di prendere una serie di misure collaterali relative al contenzioso generale italo-austriaco, misure che potrebbero portare ad un totale chiarimento dei rapporti fra i due Paesi.

In questa prima fase la Commissione di esperti potrebbe esaminare il punto a) (sempre che si delinei la possibilità di un accordo globale), rinviando l’esame del punto b) ad una fase ulteriore.

VII Le indicazioni di cui sopra, che si riferiscono in parte ad obbiettivi massimi, che sarebbe nostro interesse raggiungere, potranno essere modificate successivamente e di volta in volta, in relazione allo sviluppo delle trattative e dell’esito dei sondaggi effettuati con la delegazione austriaca.

Allegato I Serie di atti per chiudere la controversia

a) una dichiarazione programmatica che il Governo presenterebbe all’approvazione politica del Parlamento, in ordine all’adozione, sulla base della relazione dei 19 di altri provvedimenti a favore della popolazione della Provincia di Bolzano;

b) un atto del Governo austriaco, a seguito della dichiarazione programmatica parlamentare (sia in quanto resa nota dalla stampa, sia in quanto ad esso comunicata ufficialmente)3 con il quale si dichiara di considerare cessata la controversia;

c) un atto con il quale i due Governi porterebbero a conoscenza delle Nazioni Unite la cessazione della controversia;

d) un atto con il quale l’Italia e l’Austria, per eventuali successive controversie sull’interpretazione e l’applicazione dell’accordo di Parigi, accettano la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia;

e) uno scambio di note con il quale i due Governi convengono di attuare una stretta cooperazione in materia di polizia per tutti i fatti che possono turbare la situazione fra i due Paesi;

f) un impegno a sottoscrivere e ratificare il recente accordo sulla reciproca esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale.

Allegato II

a) Redazione in sola lingua tedesca (anziché congiuntamente nelle due lingue) dei verbali dei procedimenti giudiziari nei quali siano in causa solo parti di lingua tedesca;

b) ogni richiesta che vada oltre quanto concesso dalla Commissione in materia scolastica (la quale – come si è detto – andrebbe anzi rivista e modificata);

c) passaggio del personale insegnante alle dipendenze della Provincia;

d) l’estensione dei poteri, in materia di ordinamenti dei Comuni, rispetto alle offerte della Commissione;

e) l’attribuzione alla Provincia della materia riguardante i servizi antincendio;

f) l’estensione dei poteri, in materia di collocamento al lavoro rispetto alle offerte della Commissione;

g) l’attribuzione alla Provincia delle materie «industria» e «credito»;

h) l’attribuzione del potere legislativo in materia di «ordinamento del diritto di residenza»;

i) qualsiasi ulteriore potere, oltre quello previsto dallo Statuto vigente in materia di Pubblica Sicurezza.


1 Gabinetto 1964-1965, b. 35, fasc. 233.


2 Sottoscrizione autografa. Il documento reca il timbro: «Visto dall’On. Ministro». Del presente appunto, che risulta identificato come «breve», furono prodotte una versione «lunga», pari data a firma Gaja, e una versione «brevissima», non firmata e datata 17. La versione lunga è nel contenuto sostanzialmente analoga a quella breve e nelle parti pirilevanti il testo è identico (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Incontro di Ginevra).


3Il testo reca, per errore, alla stampa e ad essa.

440

RIUNIONE INTERMINISTERIALE (Roma, 19 giugno 1964, ore 12,30)1

Appunto(2).

ALTO ADIGE RIUNIONE PRESSO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO Presidente del Consiglio Min. Gaja Vice Presidente Nenni Min. Bellia On. Piccioni Pref. Giovenco On. Taviani Pref. Fabiani On. Saragat On. Reale SARAGAT: Breve cenno sul programma del Governo. Ora c’è la Relazione dei 19. 2 contatti – breve a Parigi, pilungo e piimportante a Ginevra. Scelta storica austriaca. troppo poco tempo da presentazione a relazione 19. Utilità incontro.

Sunto esposizione a Ginevra

1) proposte unanimità

2) proposte maggioranza (limite situazione in Alto Adige)

3) proposte respinte (difficoltà parlamentari: avallo della Commissione verrebbe annullato se le indicazioni della Commissione fossero respinte). Il Governo italiano:

-ha eseguito

-è disposto a liberalità

Risposta Kreisky

-punti economici

-datori di lavoro e lavoratori

-collocamento al lavoro

-trasferimento impiegati

-credito

-necessità dell’industrializzazione (punto nuovo)

- rapporti fra Volkspartei e Governo?

-possibilità della minoranza di portare i suoi desideri al Governo italiano?

-come intende il Governo italiano trattare? TAVIANI: È d’accordo con l’impostazione di Saragat

-impostazione trentina

-contropartita non puessere data che dal Governo austriaco

- dichiarazione del Governo austriaco che l’accordo De Gasperi Gruber è stato applicato

-l’accordo tra le due polizie ci interessa molto poco

-lo stesso accordo per le sentenze

-unanimità (d’accordo)

-sottocommissione (come oggetto di trattativa)

-non dare: pubblica sicurezza non dare nuclei di P.S. alla Provincia (posizione fortissima anche rispetto alla Sicilia)

-lavoro importanza per l’elemento italiano accesso al lavoro: non si tratta di negare – precisare ed avere garanzia per gli italiani residenti

-autonomia scolastica accomodamento è possibile scuola italiana in mani italiane intendente designato dagli italiani contatto col Ministero P.I.

REALE: problema degli italiani in Alto Adige fondamentale anche dal punto di vista umanitario NENNI: d’accordo sulle istruzioni sul fondo si è già pronunciato Lo Stato deve attuare le decisioni dei 19

PICCIONI: trattativa assai complessa Vertenza concentrata sul lavoro dei 19

Prudente non avventurarci oltre le cose votate alla unanimità

Per il resto resistenza, per trattativa che possa servire di scambio SARAGAT: Punto critico a Ginevra Problema della minoranza nella minoranza.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 4, fasc. Commissione esperti, Prima sessione.


2 Il documento è la trascrizione dattilografica di appunti autografi di Gaja presenti nello stesso fascicolo.

441

[IL CAPO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI GAJA]1

Appunto. [Roma, …]2.

Oggetto: Lavori della Commissione italo-austriaca di esperti. Sessione di Ginevra (22-27 giugno 1964).

La Commissione italo-austriaca di esperti, istituita dai Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria nel loro incontro di Ginevra del 25 maggio allo scopo di preparare le prossime conversazioni italo-austriache e di sondare le possibilità di pervenire ad un accordo sulla controversia relativa all’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber, ha tenuto a Ginevra dal 22 al 27 giugno la prima sessione dei suoi lavori.

Secondo le direttive ricevute e tenendo presente la opportunità di collegare l’esame delle eventuali misure che il Governo italiano poTRà prendere a favore delle popolazioni dell’Alto Adige colla ricerca di una intesa italo-austriaca sulla chiusura della vertenza in corso, la delegazione italiana ha insistito affinché i lavori si svolgessero seguendo contemporaneamente due linee parallele e cioè affinché da un lato si esaminasse in quale forma e con quali atti si potrebbe pervenire alla chiusura della controversia; dall’altro, si considerassero le misure che il Governo italiano potrebbe decidere di prendere in favore delle popolazioni altoatesine.

Nonostante una resistenza iniziale della delegazione austriaca ad estendere i lavori della Commissione all’esame delle formule relative alla chiusura della vertenza

– resistenza che, in parte, è da ricondurre all’impreparazione ed alla difficoltà di ricevere le opportune istruzioni da Vienna – è stata accettata, per i lavori, l’impostazione procedurale di cui sopra.

I Per quanto riguarda il primo sondaggio (modalità ed atti per la chiusura della controversia) le due delegazioni sono partite da punti di vista profondamente divergenti. Secondo la delegazione austriaca, l’atto di chiusura della vertenza dovrebbe infatti consistere in uno strumento bilaterale che contenga l’impegno dell’Italia a prendere determinate misure: con il che l’accordo De Gasperi-Gruber del 1946 verrebbe novato ed ampliato. Secondo la delegazione italiana, invece, l’accordo De Gasperi-Gruber deve restare l’unico strumento internazionale cui la controversia puriferirsi e la chiusura della controversia stessa deve invece essere sanzionata da una serie di atti, in prevalenza interni, che si susseguano soltanto in un ordine predeterminato, atti che è sembrato opportuno raggruppare sotto il termine di «calendario operativo».

Nonostante tale diversità nell’impostazione che le due delegazioni hanno dato al problema, alla chiusura della prima fase dei lavori è stato possibile constatare, in questo ordine di questioni, qualche interessante elemento di convergenza. Da parte austriaca, infatti, si è ammessa la possibilità che la chiusura della controversia venga sanzionata attraverso una serie di atti, invece che attraverso un solo atto, anche se si è mantenuta la pregiudiziale che tale serie di atti (o «strumento») debba costituire, nel suo complesso, un impegno di carattere bilaterale. Inoltre si è constatata una certa convergenza di punti di vista circa gli atti che potrebbero formare il contenuto del «calendario operativo» (secondo la nostra formula) o dello «strumento bilaterale» (secondo la formula austriaca). Si tratta, in pratica, dei seguenti atti, o momenti, di un procedimento conclusivo:

a) dichiarazione italiana;

b) corrispondente dichiarazione austriaca;

c) dichiarazione comune o parallela diretta alle Nazioni Unite;

d) procedura arbitrale;

e) istituzione di un meccanismo di contatto periodico tra il Governo italiano ed i rappresentanti della popolazione altoatesina di lingua tedesca.

Nonostante la concordanza sull’identificazione di questi vari «momenti», circa il contenuto di essi permangono invece ampie divergenze. In particolare, sul contenuto della formula di chiusura la delegazione austriaca ha anche accennato a clausole parziali e proporzionate, correlative al contenuto materiale degli eventuali provvedimenti italiani.

Da parte austriaca, si è pivolte affermato, inoltre, che occorrerebbe includere, tra gli atti o fra i momenti destinati alla chiusura della controversia, la costituzione di una Commissione italo-austriaca che dovrebbe esaminare periodicamente l’evoluzione della questione. Tale proposta è stata da noi fermamente respinta perché tenderebbe a perpetuare la questione, anziché a chiuderla.

II Nella seconda indagine parallela, che la Commissione ha svolto allo scopo di esaminare le misure che il Governo italiano potrebbe prendere a favore delle popolazioni dell’Alto Adige – indagine, che è stata svolta sulla falsariga delle proposte contenute nella Relazione della Commissione di Studio – è stato, anzitutto, chiarito, in via pregiudiziale, che tale scambio di vedute aveva luogo senza pregiudizio della tesi, sempre sostenuta dal Governo italiano, secondo la quale l’accordo De Gasperi-Gruber doveva ritenersi applicato. Le attuali conversazioni si svolgevano, quindi, da parte italiana, in base alla premessa che eventuali misure prese dal Governo di Roma nella sua competenza interna potessero servire, in pratica, a svuotare di contenuto la controversia in corso. Si unisce, a questo proposito, il testo delle dichiarazioni fatte al riguardo da parte italiana all’inizio delle riunioni (allegato I)3.

Venendo all’esame delle proposte della Commissione dei 19, si è poi ottenuto, non senza vivace resistenza austriaca, che l’esame concernesse tutte le proposte della Commissione dei 19, salvo quelle approvate all’unanimità, e non solo le cosiddette «questioni aperte».

Richiamandosi, infatti, alle intese intercorse il 25 maggio u.s. tra i due Ministri degli Esteri a Ginevra, la delegazione italiana ha ottenuto di escludere dall’esame le proposte approvate all’unanimità, che sono state concordemente identificate in base ai criteri da noi suggeriti (elenco n. 1). Ha ottenuto inoltre che le rimanenti proposte fossero distinte in «proposte approvate a maggioranza dalla Commissione in seduta plenaria» ed in «proposte votate in sottocommissione» (come indicato negli acclusi elenchi nn. 2 e 3, precedentemente elaborati secondo le direttive ricevute): elemento, questo ultimo, che poTRà essere non senza importanza per eventuali sviluppi della controversia.

Prima di procedere all’esame delle proposte non decise all’unanimità, la delegazione italiana ha premesso che tale esame non poteva basarsi, come sostenuto da parte austriaca, sull’applicazione pio meno meccanica del criterio della maggioranza, ma doveva essere effettuato tenendo presente i quattro seguenti criteri:

1) carattere eccezionale della concessione ad enti autonomi di competenze legislative primarie;

2) impossibilità, in linea di principio, nel trasferire competenze legislative dalla Regione Trentino-Alto Adige alla Provincia di Bolzano, di variarne il grado;

3) necessità, per ragioni di coordinamento, specie in previsione della programmazione nazionale, di limitare al grado secondario le competenze provinciali in alcune materie di rilevanza economica;

4) possibilità di concedere tuttavia alla Provincia di Bolzano competenze legislative primarie, quando trattisi di materie di carattere essenzialmente locale.

Sin dall’inizio dell’esame delle proposte della Commissione dei 19, è risultato evidente che la delegazione austriaca, almeno in questa fase, partiva da posizioni estreme, sostenendo in pieno tutte le riserve e le richieste dei Commissari altoatesini di lingua tedesca. Dato che una simile posizione – anche se da parte austriaca ci è stato pivolte accennato ad una possibile maggiore flessibilità in futuro – non faceva prevedere alcun risultato positivo nel corso dell’attuale sessione, e tenendo presente la esigenza essenziale di semplificare la complessa materia per poter, eventualmente, ridiscutere soltanto alcune «voci» particolari, la delegazione italiana ha proposto un «iter» di carattere procedurale atto a facilitare i futuri esami dell’argomento. Tale «iter» è consistito nell’identificare le proposte sulle quali è stato possibile raggiungere l’accordo in sede di Commissione di esperti e nel raggruppare le altre proposte, su cui invece non è stata raggiunta una intesa, per farne oggetto di un esame approfondito in una ulteriore sessione della Commissione.

Si è così giunti a sostituire i tre elenchi (1, 2, 3) iniziali con tre nuove liste (a, b, c): la lista a) comprendente le proposte approvate all’unanimità dalla Commissione dei 19; la lista b) comprendente le proposte sulle quali in sede di Commissione di esperti è sembrato formarsi un accordo di massima, sempre in vista di una soluzione globale della questione; la lista c) comprendente 40 proposte su cui, nel corso di un primo rapido esame in sede di Commissione di esperti, non è stato possibile, in questa fase, raggiungere un’intesa.

Dall’esame della lista c) appare tuttavia che una decina di proposte (su un totale complessivo di 40) e precisamente quelle che si riferiscono ad alcuni aspetti dei problemi dell’istruzione e della mano d’opera, dovrebbero essere sostituite da nuove formule, che la delegazione italiana si è riservata di precisare. Si tratterebbe di salvaguardare certe nostre esigenze in merito alle quali gli esperti della delegazione austriaca non hanno opposto obiezioni di principio.

Un’altra decina di proposte non solleva problemi di grande rilievo, riferendosi a questioni che potrebbero essere senza troppa difficoltà risolte.

Rimane un gruppo di una ventina di problemi, di importanza essenziale, che converrebbe cercare, d’accordo colla delegazione austriaca, di raggruppare o di organizzare in modo piapprofondito e nello stesso tempo pisemplice, in maniera da facilitarne l’esame da parte dei Ministri, al fine di una ulteriore loro eventuale elaborazione in base a direttive da loro concordate.

III In sostanza, dopo la prima fase dei lavori della Commissione degli esperti, le due delegazioni sono rimaste sulle loro posizioni o si sono appena avvicinate. Tuttavia il lavoro di classificazione, di raggruppamento, di semplificazione e di interpretazione finora compiuto è sembrato utile per l’impostazione delle successive fasi dei contatti.

La delegazione austriaca ha assunto finora un atteggiamento molto rigido non mancando, per di far presente che si profilerà in futuro qualche possibilità di movimento (ci è stato fatto notare, p. es. che quando, da parte austriaca, si è accennato alle «richieste» (Forderungen) dei delegati di lingua tedesca nella Commissione dei 19, si è inteso escluderne i «desideri» (Wsche), aprendo così una possibilità di manovra; ci è stato inoltre sottolineato che le dichiarazioni di Kreisky, cui ha fatto riferimento la delegazione austriaca, circa la necessità di condizionare la chiusura della vertenza all’accordo dei rappresentanti degli altoatesini di lingua tedesca, permetterà eventuali cedimenti austriaci, qualora essi siano approvati dai rappresentanti della SVP).

IV Circa i lavori della Commissione sono stati diramati solo due brevissimi comunicati alla stampa, il primo all’inizio ed il secondo alla chiusura dei lavori. È stato inoltre insistito sull’opportunità che la massima riservatezza venga mantenuta sia sull’oggetto dei lavori della Commissione di esperti, sia sui risultati raggiunti. Circa la ripresa dei lavori, era stato deciso che essi dovessero avere nuovo inizio l’8 luglio, sempre a Ginevra. Si è preferito tuttavia, per ovvie ragioni, riprodurre nel comunicato finale una formula pielastica. Vi si è infatti specificato che i Presidenti delle due delegazioni si terranno in contatto per fissare la data della ripresa dei lavori, prevista in linea di massima entro la prima metà di luglio.

V Come è facile rilevare da quanto è stato esposto sia in merito allo studio delle misure per la chiusura della controversia, sia in merito all’esame dei provvedimenti che potranno essere presi da parte italiana per l’Alto Adige, la delegazione italiana potrebbe portare innanzi i suoi lavori ancora per un certo tempo, e forse non senza una certa utilità, in base alle istruzioni che le sono state a suo tempo impartite.

La nuova fase dei lavori della Commissione di esperti dovrebbe continuare ad avere carattere esplorativo e preparatorio ed essa potrebbe essere rivolta ai seguenti fini:

a) quanto alla chiusura della controversia: preparazione in comune di un prospetto comparativo delle formule suggerite da ciascuna delle due delegazioni in modo che i Ministri possano prendere, in merito, decisioni atte a servire di base per l’ulteriore lavoro degli esperti. Si unisce (all. II)3 un primo schema di tale prospetto, compilato da parte italiana e che potrebbe servire di base per le prossime conversazioni.

I due Ministri potrebbero anche esaminare l’opportunità di premettere a tali decisioni (o addirittura di adottare in luogo di esse) alcuni criteri di massima. Si potrebbe far valere, da parte italiana:

1) che ciascuna delle parti manterrà inalterato il proprio punto di vista giuridico sull’aspetto internazionale della questione;

2) che è inammissibile l’adozione di qualsiasi atto internazionale il quale abbia per effetto di allargare la sfera degli obblighi derivanti dall’Accordo di Parigi.

b) quanto alle eventuali misure del Governo italiano a favore delle popolazioni altoatesine: sulla base della cosiddetta lista c), si potrebbe procedere ad una riclassificazione delle questioni in essa contenute suddividendole in: questioni sulle quali dovrebbero essere elaborate nuove proposte italiane; questioni di minore importanza; e questioni sostanziali.

Rispetto a queste tre nuove categorie di questioni, gli scopi del prossimo incontro degli esperti potrebbero essere:

-di mettere a punto, sul piano tecnico, le questioni in cui si è concordato che poTRà procedersi ad una formulazione diversa da quella contenuta nel rapporto dei 19;

- di eliminare dall’elenco delle questioni in esame alcune di minore importanza;

- di concentrare l’attenzione sulle questioni di maggiore rilievo, tentandone una comune classificazione ed una semplificazione. Quest’ultima operazione, per quanto apparentemente di carattere formale, puavere conseguenze molto importanti per l’ulteriore sviluppo del lavoro. Si suggeriscono, in allegato (allegato III)3, alcuni criteri che la delegazione italiana potrebbe tenere presenti in tale classificazione per cercare di farli prevalere nelle prossime conversazioni.

VI Da quanto precede, sembra di poter dedurre che un ulteriore incontro della Commissione esperti – limitato agli argomenti indicati – è possibile e non lascia prevedere particolari difficoltà. Esso puanzi essere utile sia in vista della piapprofondita preparazione di un prossimo incontro dei Ministri degli Affari Esteri, sia allo scopo di fornire elementi pielaborati per eventuali decisioni, anche se parziali, sul piano politico, decisioni in base alle quali gli esperti potranno eventualmente svolgere i loro successivi lavori.

Quanto alla data di tale seconda riunione della Commissione degli esperti, essa era stata, in un primo tempo, fissata (in relazione alla data della riunione dei Ministri degli Esteri, prevista per la fine di luglio), all’8 luglio. Sembrerebbe opportuno che essa fosse mantenuta, al fine di non dare l’impressione che vi possano essere delle modificazioni sostanziali nell’atteggiamento italiano, a meno che, in relazione a nostre particolari considerazioni di carattere interno, non si ritenga conveniente di accordarsi con gli austriaci per rinviare l’incontro ad altro periodo.

Elenco n. 1

PROPOSTE VOTATE DALLA COMMISSIONE ALL’UNANIMITÀ

USO DELLA LINGUA TEDESCA NELLA VITA PUBBLICA LOCALE

1) inclusione nell’espressione «pubblica amministrazione» (di cui all’art. 85 dello Statuto) degli uffici giudiziari e dei servizi di pubblico interesse, ai fini dell’uso del tedesco con i cittadini che tale lingua parlino (17 sì, 2 assenti);

2) autorizzazione all’uso disgiunto dell’italiano o del tedesco nelle insegne, mostre, tabelle e comunicazioni al pubblico anche di esercizi soggetti ad autorizzazione di P.S. (17 sì, 2 assenti);

3) obbligo per gli Uffici Pubblici di rispondere in tedesco nel caso di atti avviati in tale lingua da altro ufficio pubblico (17 sì, 2 assenti);

4) voto per l’integrazione dei bilanci dei Comuni pipoveri, per l’autorganizzazione, ai fini delle esigenze del bilinguismo (17 sì, 2 assenti);

USO DEL TEDESCO NEI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI

5) esclusione – nei casi di flagranza di reato – dell’interrogatorio senza uso del tedesco, ad opera di ufficiali ed agenti di polizia, delle parti che non conoscano la lingua dell’interrogante (18 sì; 1 assente);

6) possibilità di formulare anche nella sola lingua tedesca le scritture autenticate da notaio, salvo l’obbligo dell’impiego delle due lingue per gli atti soggetti a pubblicità (16 sì; 3 assenti);

IMMISSIONE NEI PUBBLICI UFFICI DI ELEMENTI DI LINGUA TEDESCA

7) riserva di un numero di posti degli impieghi statali ad elementi di lingua tedesca, numero da determinare in base al rapporto tra popolazione alto-atesina di detta lingua e popolazione nazionale, con valutazione riferita al totale dei dipendenti statali (14 sì; 5 assenti);

- garanzia di stabilità di sede in Provincia di Bolzano per i vincitori dei posti come sopra riservati, limitando i poteri di trasferimento d’ufficio fuori [Provincia al 10% del totale dei posti occupati dal]4 gruppo di lingua tedesca (14 sì, di cui alcuni con riserve; 5 assenti);

8) estensione dei criteri validi per la generalità dei pubblici impiegati al personale della magistratura giudicante ed inquirente (13 sì; 6 assenti);

9) fermo il criterio del bilinguismo per l’immissione di nuovi elementi nei pubblici uffici, opportunità della ricerca di mezzi idonei a fornire il personale in servizio in Alto Adige del pieno possesso delle due lingue (14 sì; 5 assenti);

10) estensione analogica, e con i necessari adattamenti, dei surriferiti criteri al gruppo linguistico ladino (14 sì; 5 assenti);

ATTIVITÀ CULTURALI

11) modifica della dizione dell’art. 11, n. 4, dello Statuto TAA: «usi e costumi locali e istituzioni culturali (biblioteche, accademie, istituti, musei) aventi carattere provinciale» in: «tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare di carattere locale» e di quella dell’art. 11, n. 5 «manifestazioni artistiche locali» in «manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali, anche con i mezzi radio-televisivi», esclusa, peraltro, la facoltà per la Provincia di impiantare proprie stazioni televisive (per la prima formula: 8 sì con riserve; 3 astenuti; 8 assenti – per la seconda formula: 13 sì; 16 assenti)5;

12) adozione di provvedimenti per accelerare l’esame dei films in lingua tedesca da rappresentare in Provincia di Bolzano, assicurando la partecipazione al servizio di censura di elementi del relativo gruppo linguistico (18 sì; 1 assente);

13) concessione di opportune agevolazioni fiscali per l’importazione di detti films (18 sì; 1 assente);

14) ripartizione del materiale custodito negli «Archivi di Stato di Bolzano» tra Stato e Provincia, demandando a quest’ultima la custodia e manutenzione di atti di particolare interesse per la storia locale, senza peraltro alcun pregiudizio per l’interesse connesso alla tutela archivistica ([dati mancanti]);

EDILIZIA POPOLARE

15) modifica della dizione dell’art. 11, n. 11, dello Statuto: «case popolari» in «edilizia comunque sovvenzionata, totalmente o parzialmente, da finanziamenti a carattere pubblico», con conseguente trasferimento alla competenza legislativa provinciale di: agevolazioni per costruzioni case popolari in località colpite da calamità; attività che Enti a carattere extra-provinciale – ivi compresa l’INA-Casa o suoi successori – esercitino nella Provincia con sovvenzioni pubbliche (17 sì; 2 assenti);

ESERCIZIO DEL DIRITTO ELETTORALE

16) determinazione del requisito della residenza non interrotta quadriennale per la partecipazione alle elezioni dei Consigli regionale, provinciali e comunali;

17) studio di congegni atti ad impedire che l’incidenza dei voti militari nelle elezioni politiche in Alto Adige sia percentualmente maggiore e superi la media nazionale ([dati mancanti]);

ORDINAMENTO SCOLASTICO

18) insegnamento della seconda lingua nelle scuole di ogni ordine e grado da parte di insegnanti per i quali tale lingua è la materna (15 sì; 4 assenti);

19) necessità che ogni decisione concernente l’istituzione di una Università nel Trentino-Alto Adige prescinda da considerazioni di carattere politico e sia presa previa consultazione con la Regione e la Provincia interessata (14 sì; 5 assenti);

PROVVEDIMENTI A FAVORE DEI LADINI La Commissione ha raccomandato l’adozione di misure per assicurare e favorire:

20) la rappresentanza del gruppo ladino nel Consiglio regionale, nel Consiglio della Provincia di Bolzano e nei maggiori enti pubblici della Provincia (17 sì; 2 assenti);

21) l’insegnamento del ladino nelle scuole elementari ed uso di tale lingua quale strumento d’insegnamento nelle locali scuole di ogni ordine e grado, nelle quali l’insegnamento deve essere impartito «su base paritetica di ore ed esito finale» in italiano e tedesco (17 sì, 2 assenti);

22) l’adeguamento della struttura ed organizzazione degli uffici scolastici provinciali alle esigenze di autonomia della scuola ladina (v. n. 24 lettera b) (17 sì; 2 assenti);

23) la valorizzazione delle iniziative e delle attività culturali di stampa e ricreative del gruppo (17 sì; 2 assenti);

VARIE 24)6 voto che la Pretura di Egna passi dalla circoscrizione territoriale del tribunale di trento a quella di Bolzano; che i Comuni di Proves, Senale, Lauregno, S. Felice e la frazione di Sinablana, siano staccati dalla Pretura di Fondo ed aggregati a quella di Merano; che i Comuni dei Mandamenti trasferiti alla circoscrizione giudiziaria del tribunale di Bolzano siano sottoposti, per ogni forma di attività, ai competenti organi amministrativi della Provincia di Bolzano (13 sì; 6 assenti);

25) voto che l’applicazione della legge sulle limitazioni cui sono soggetti i trasferimenti di proprietà immobiliari in Provincia di Bolzano avvenga con criteri di particolare moderazione, in attesa della sua eventuale revisione (13 sì; 6 assenti);

26) invito al Governo a presentare un disegno di legge per il ripristino, con procedura abbreviata e gratuita, dei nomi nella forma tedesca (13 sì; 6 assenti);

27) necessità di provvedere con urgenza all’applicazione della legge 2.4.1958, estensiva agli ex appartenenti alle forze armate germaniche dei benefici riservati alle similari categorie nazionali (13 sì; 6 assenti);

28) opportunità di non proporre – come è avvenuto per il passato – norme legislative dirette alla revoca della cittadinanza italiana ai cittadini delle Provincie annesse all’Italia dopo la prima guerra mondiale (13 sì; 6 assenti);

29) ricerca di una forma di riparazione, mediante restituzione o indennizzo, per i rifugi alpini già di proprietà delle sezioni altoatesine dell’Associazione «Alpenverein» (13 sì; 6 assenti);

30) opportunità di accogliere il principio secondo cui nel concetto di «vilipendio alla nazione» vanno incluse le offese alle tradizioni, lingua, cultura delle minoranze linguistiche (13 sì; 6 assenti);

31) riconoscimento dell’insegnamento in lingua tedesca, già praticato di fatto, nel Conservatorio musicale di Bolzano; integrazione delle materie ivi insegnate con altre consone alle tradizioni e sensibilità delle popolazioni di lingua tedesca; riconoscimento come corsi regolari di scuole medie dei primi tre corsi del conservatorio (13 sì; 6 assenti);

32) riconoscimento della personalità giuridica all’«Associazione Reduci e Vittime di guerra di lingua tedesca» (13 sì; 6 assenti);

33) esclusione di pregiudizi ai diritti costituzionalmente sanciti a favore degli enti autonomi, in materia idroelettrica e di utilizzazione di acque pubbliche, a seguito dell’istituzione dell’ENEL (13 sì; 6 assenti);

34) sospensione di attività e liquidazione dell’Ente Nazionale per le tre Venezie, che ha esaurito la propria funzione, con riparto dei beni situati nella Regione tra gli Enti locali, secondo la migliore opportunità di utilizzazione (12 sì, di cui alcuni con riserva; 7 assenti);

35) recupero e rifusione agli interessati, mediante accordo con il Governo Federale Tedesco, di fondi e crediti costituiti in connessione alla liquidazione di beni e trasferimento nel Reich di ex optanti (13 sì; 6 assenti);

36) riconoscimento di alcuni titoli di studio e diplomi (di dentista ed altri di natura tecnica), conseguiti in Germania o Austria da ex optanti, e ripresa di contatto tra i Governi italiano e austriaco per il reciproco riconoscimento di ulteriori titoli di studio e diplomi universitari, in conformità dell’Accordo di Parigi (13 sì; 6 assenti).

Elenco n. 2

PROPOSTE VOTATE A MAGGIORANZA DALLA COMMISSIONE USO DEL TEDESCO NEI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI

1) modifica degli articoli 2 e 4 del DPR 3.1.1960, n. 103, per disciplinare compiutamente l’uso del tedesco nelle notifiche, redazioni e traduzioni di atti processuali, verbalizzazioni dei dibattimenti e stesura delle sentenze; dell’art. 10, per chiarire che la tutela linguistica si estende anche alle giurisdizioni tributarie; della disposizione finale, per stabilire che la violazione della garanzia linguistica è causa di nullità per gli atti dei procedimenti civili, oltre che di quelli penali;

(Per alcune delle modifiche all’art. 4: 12 sì, 4 no, 3 assenti) (Per il resto della proposta: 16 sì, 3 assenti)

Richieste dei Commissari di lingua tedesca non accolte limitazione della redazione bilingue alle sole sentenze e provvedimenti dell’autorità giudiziaria, e verbalizzazione delle dichiarazioni nella lingua in cui sono rese senza necessità della traduzione; Riserve di Commissari di lingua italiana sulle proposte della Commissione contrasto della stesura dei verbali dei procedimenti giurisdizionali in una sola lingua, col principio, raccomandato dalla Commissione, di redigere contestualmente in italiano e tedesco i verbali, sentenze e provvedimenti decisori del giudice;

ORDINAMENTO SCOLASTICO

2) passaggio dalla potestà legislativa «secondaria» della Provincia a quella «primaria» delle materie «scuola materna» ed «assistenza scolastica»; (13 sì; 2 no alla «scuola materna»; 1 astenuto; 3 assenti)

PERSONALE INSEGNANTE

3) mantenimento del personale insegnante alle dipendenze organiche dello Stato, con devoluzione di alcune competenze in materia di amministrazione di tale personale alle Provincie;

Richieste dei Commissari di lingua tedesca non accolte passaggio di tutto il personale insegnante nella Provincia di Bolzano nei ruoli provinciali, e quindi alle dipendenze dell’Amministrazione Provinciale; in subordine, passaggio alla Provincia del solo corpo insegnante di lingua tedesca e ladina;

LAVORO E COLLOCAMENTO DELLA MANO D’OPERA

4) opportunità di garantire il diritto di precedenza nel collocamento al lavoro per i residenti nelle Provincie di trento e Bolzano, con attribuzione alle Provincie stesse della potestà legislativa primaria per la disciplina di detto diritto;

(13 sì; 2 no; 1 astenuto = il Presidente; 3 assenti)

5) attribuzione alla Provincia di potestà legislativa primaria per la costituzione ed il funzionamento di Commissioni comunali e provinciali di controllo sul collocamento; (13 sì; 2 no; 1 astenuto = il Presidente; 3 assenti)

6) attribuzione alla Provincia di potestà legislativa secondaria in materia di «apprendistato, libretti di lavoro, categorie e qualifiche»; (13 sì; 2 no; 1 astenuto = il Presidente; 3 assenti)

7) attribuzione alle Provincie della facoltà di avvalersi dei locali uffici periferici del Ministero del Lavoro per l’esercizio dei poteri amministrativi connessi alle potestà legislative in materia di lavoro, fino alla istituzione di propri uffici;

(13 sì; 2 no; 1 astenuto = il Presidente; 3 assenti)

USO DELLA LINGUA TEDESCA NELLA VITA PUBBLICA LOCALE

8) parificazione della lingua tedesca a quella italiana – lingua ufficiale dello Stato – la quale continuerà peraltro a far testo negli atti legislativi e negli altri casi previsti dallo Statuto (17 sì) 1 assente (l’On.le Ballardini vota contro l’ufficialità dell’italiano);

REVISIONE DELLE OPZIONI

9) sollecita definizione delle domande degli ex optanti, residenti in Alto Adige ed in posizione di apolidia, per il riacquisto ex novo della cittadinanza italiana; (18 sì; 1 no pregiudiziale)

- fissazione, ad analogo fine, di un congruo termine per la presentazione di eventuali nuove domande;

-possibile revisione di alcune domande di concessione «ex novo», a suo tempo non accolte (18 sì; 1 no);

10) voto perché il Governo esamini l’opportunità di un provvedimento di generale sanatoria della posizione dei rioptanti (18 sì; 1 no pregiudiziale);

11) assunzione di iniziative per definire particolari situazioni (patrimoniali o familiari) determinatesi in connessione con opzioni e riopzioni (18 sì; 1 no pregiudiziale);

ORDINAMENTO SCOLASTICO

12) attribuzione alla potestà legislativa primaria della Provincia delle seguenti altre materie: «edilizia scolastica» ed «istruzione ed addestramento professionale successivi all’adempimento della scuola di obbligo» (15 sì; 1 astenuto; 3 assenti);

13) statuizione che nelle materie scolastiche in cui le Provincie di trento e Bolzano possono emanare norme legislative, le relative potestà amministrative ed esecutive sono esercitate dalle Provincie stesse, e che l’esercizio della potestà legislativa, amministrativa ed esecutiva non è subordinato alla previa emanazione di norme di attuazione da parte dello Stato (14 sì con riserve; 1 astenuto; 3 assenti);

14) modifica dell’art. 15 dello Statuto come appresso:

a) nomina, da parte dello Stato (su terna proposta dalla Giunta Provinciale di Bolzano) di un Intendente agli Studi per tale Provincia, il quale coordina l’attività degli intendenti scolastici e vigila sulle scuole della Provincia (15 sì alcuni con riserve; 1 astenuto; 3 assenti);

b) nomina, da parte della Provincia di Bolzano, di tre intendenti scolastici, uno per gruppo di scuole (italiane, tedesche, ladine), cui compete l’amministrazione delle scuole del proprio gruppo (15 sì, di cui alcuni con riserve; 1 astenuto; 3 assenti);

c) passaggio alle dipendenze delle Provincie di trento e Bolzano del personale amministrativo del Provveditorato agli Studi di trento, delle Intendenze scolastiche di Bolzano, nonché di tutte le scuole di ogni ordine e grado (15 sì; 1 astenuto; 3 assenti);

15) determinazione dei requisiti e modo di nomina alle cariche scolastiche, nonché della composizione, competenze e modi di funzionamento del Consiglio Provinciale Scolastico e del Consiglio di disciplina per i maestri (15 sì di cui 2 con riserve; 1 astenuto; 3 assenti);

16) prescrizione della semplice istanza del padre o di chi ne fa le veci per l’iscrizione alle scuole dei vari gruppi linguistici (15 sì; 1 astenuto; 3 assenti);

17) insegnamento della seconda lingua dalla terza classe delle scuole elementari (15 sì; 1 astenuto; 3 assenti);

LAVORO E COLLOCAMENTO DELLA MANO D’OPERA

18) attribuzione alle Provincie di potestà legislativa integrativa o di grado terziario, in materia di «collocamento ed avviamento al lavoro, organizzazione e funzionamento degli uffici competenti e loro ordinamento» (12 sì; 4 astenuti di lingua tedesca; 3 assenti).

Elenco n. 3

PROPOSTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE Proposte votate all’unanimità Richieste dei Commissari Riserve dei Commissari o a maggioranza di lingua tedesca di lingua italiana competenze legislative provinciali

53) attribuzione della competenza legislativa primaria alle Provincie autonome di trento e Bolzano, per le seguenti materie, in aggiunta a quelle previste dall’art. 11 dello Statuto TAA:

a) viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse provinciale (le opere di tale categoria di interesse regionale resterebbero alla competenza della Regione);

(S/C: 8 sì con riserve varie; 1 assente)

b) miniere, comprese le acque minerali e termali, cave e torbiere (attualmente di competenza della Regione);

(S/C: 8 sì con riserve varie; 1 assente)

c) caccia e pesca (come sopra);

(S/C: 8 sì con riserve varie; 1 assente)

d) comunicazioni e trasporti di interesse provinciale (alla Regione resterebbe la competenza per comunicazioni e trasporti di interesse regionale, e la regolazione tecnica e l’esercizio degli impianti di funivia);

(S/C: 8 sì con riserve; 1 assente)

e) turismo ed industria alberghiera (compresi le guide ed i portatori alpini e le scuole di sci);

(S/C: 8 sì; 1 assente)

richiesta che, nel caso di materie riferite a servizi di interesse provinciale, la competenza sia attribuita alle Provincie, con esclusione di una contemporanea permanenza di competenza anche in capo alla Regione (per gli stessi servizi aventi svolgimento nell’intero ambito regionale), come proposto dalla maggioranza della Commissione;

competenza provinciale anche per la regolazione e l’esercizio degli impianti funiviari; necessità di intesa con la Provincia per il caso di concessioni spettanti ad altre autorità, di servizi che attraversino comunque il territorio provinciale;

l’On.le Lucifredi (con successiva adesione dell’On. Sen. Monni) ha sollevato una pregiudiziale valevole per tutte le proposte di modifica dell’attuale ordinamento autonomo, per ragioni di opportunità, adducendo l’incompetenza della Commissione dei «19» a proporre un tale genere di modifiche in conseguenza del mandato ricevuto che, a suo avviso era quello di «formulare proposte solo per l’attuazione dello Statuto e per assicurare la rispondenza di questo agli Accordi De Gasperi-Gruber»;

f) utilizzazione delle acque pubbliche esistenti o scorrenti nel territorio della Provincia, eccettuate le grandi derivazioni (e conseguente passaggio delle residue attribuzioni regionali dalla competenza legislativa «secondaria» a quella «primaria»; i canoni ricavati da concessioni regionali dovrebbero, peraltro, essere devoluti alle Provincie);

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente)

g) opere idrauliche della quarta e quinta categoria, nonché opere della terza categoria di cui alla lettera c) dell’art. 6 del T.U. 25.7.1905,

n. 523, sulle opere idrauliche (salvo coordinamento tra Stato e Provincia per le opere di prima e seconda categoria, di competenza statale e tra Stato, Regione e Provincia per ogni genere di opere pubbliche realizzate nell’ambito regionale);

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente)

h) assunzione diretta di servizi pubblici (da coordinare con quelli di competenza «secondaria» della Regione);

(S/C: 7 sì; 2 assenti)

i) agricoltura, foreste e Corpo Forestale, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali, servizi antigrandine, bonifica;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

j) alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna (attualmente di competenza regionale);

(S/C: 8 sì; 1 assente)

vedi sotto la lettera g);

attribuzione della materia «acque pubbliche, comprese le opere idrauliche» alle Provincie salvo la costituzione di un comitato paritetico di rappresentanti del Ministero dei Lavori Pubblici e Provincie per quanto attiene ai piani di coordinamento per l’amministrazione e l’utilizzazione di grandi derivazioni di acque pubbliche ed opere idrauliche della seconda e terza categoria, con assorbimento nella nuova voce di quella sub f);

richiesta dell’aggiunta: «compresa la disciplina dei rapporti privati»;

opportunità di porre allo studio l’attribuzione alla Regione di una competenza in materia di coordinamento della politica agraria della Regione con quella dello Stato e nell’ambito del MEC;

k) opere di prevenzione e di pronto soccorso per calamità pubbliche;

(S/C: 9 sì, di cui 3 con riserva)

l) costituzione, soppressione e denominazione dei Comuni; modificazione delle circoscrizioni comunali;

(S/C: 6 sì; 3 no)

m) assistenza sanitaria ed ospedaliera (con adozione anche di una norma statutaria, che stabilisca il requisito della bilinguità per il personale sanitario in servizio in Provincia di Bolzano);

(S/C ha approvato con 8 voti ed 1 assente il requisito della bilinguità e respinto con 5 no e 3 sì l’attribuzione di competenza legislativa; successivamente la Commissione ha attribuito la materia alla Provincia con 7 sì; 6 no e 6 assenti)

n) assistenza e beneficenza ed istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza;

(S/C: 5 sì; 3 riserve di voto; 1 assente; la Commissione ha rivotato la proposta come appresso: 7 sì, 6 no, 6 assenti)

54) ulteriori attribuzioni di competenze legislative di tipo secondario o terziario a favore della Provincia:

attribuzione alla Provincia anche della materia «servizi antincendi»;

conferimento alla Provincia di competenza in materia di «funzioni, ordinamento e funzionamento, costituzione, soppressione delle circoscrizioni dei Comuni, enti ed istituti pubblici locali e loro consorzi; vigilanza e tutela sui medesimi, compresa la facoltà dello scioglimento e della sostituzione temporanea dei loro organi»;

a(1)) autorizzazioni in materia di finanza locale;

(S/C: 9 sì di cui 3 con riserva)

b(1)) potestà legislativa secondaria in materia di pubblica sicurezza, per quanto attiene agli esercizi pubblici e spettacoli pubblici;

(S/C: 5 sì; 1 assente)

c(1)) eventuale attribuzione alla potestà legislativa della Provincia di ulteriori servizi in materie anche estranee alla competenza provinciale, purché conferite con specifiche disposizioni di legge statale;

(S/C: 8 sì, di cui 3 con riserva; 1 assente)

d(1)) devoluzione della potestà legislativa secondaria in materia di commercio;

(S/C: 4 sì; 2 no; 2 assenti; Commissione 8 sì; 6 no; 1 astenuto; 4 assenti)

passaggio alle Provincie della intera materia della finanza locale (insieme all’ordinamento e funzionamento dei Comuni ed all’integrazione dei bilanci deficitari dei Comuni stessi);

attribuzione alla potestà legislativa secondaria della Provincia di «tutte le altre materie che implicano servizi di prevalente interesse provinciale»;

attribuzione alla Provincia della competenza legislativa secondaria in materia di «industria e commercio»;

opportunità di attribuire alla Provincia solo funzioni di controllo in materia di licenze di commercio, attualmente riservate ad apposita commissione regionale.

Inoltre, la S/C, con 5 voti favorevoli, 1 riserva, e 3 voti contrari aveva proposto il mantenimento alla Regione della materia «incremento della produzione industriale e delle attività commerciali, anche con riferimento alle esigenze particolari delle due Provincie e sentiti i Consigli provinciali».

Infine, la Commissione ha raccomandato che la legge regionale disponga che le nomine alle cariche comunali avvengano ad opera delle Provincie «fino a quando non sia adottato un diverso auspicabile ordinamento che riservi le nomine stesse, in via elettiva, alle diverse categorie interessate».

attribuzione di competenze amministrative ed altre funzioni alle provincie

55) attribuzione alle Provincie, in aggiunta alla vigilanza e tutela sugli enti locali (art. 48, n. 5, dello Statuto), della facoltà di scioglimento e sostituzione temporanea degli organi di tali enti;

(S/C: 9 sì)

56) rettifica della dizione del n. 1 dell’art. 5 dello Statuto – che prevede le materie attribuite alla competenza legislativa secondaria della Regione – da «ordinamento dei Comuni e delle Provincie» in «ordinamento dei Comuni»;

(S/C: 9 sì)

57) attribuzione di competenza legislativa alla Regione in materia di igiene e sanità;

(S/C: 5 sì; 2 no; 2 assenti)

- attribuzione – in deroga ai principi generali – dei relativi poteri amministrativi alla Provincia;

(S/C: 5 sì; 2 no; 2 assenti)

58) obbligo di richiesta del parere, oltre che del Ministero del Tesoro, anche della Giunta Provinciale, per le nomine alle cariche sociali delle Casse di Risparmio;

(S/C: 6 sì, 2 no, 1 assente)

59) diritto di informazione sui dati statistici riguardanti i settori della competenza legislativa ed amministrativa della Provincia, e facoltà di svolgere nei settori medesimi, con attribuzione di competenza legislativa primaria o, in subordine, secondaria, alla Provincia in materia di igiene e sanità;

attribuzione di competenze legislative alla Provincia in materia di credito;

inopportunità nell’attuale momento, caratterizzato da una programmazione su base nazionale, del frazionamento periferico dei poteri attinenti ad attività creditizia a livello provinciale;

modalità da concordarsi con l’ISTAT, indagini, censimenti, rilievi statistici propri;

(S/C: 9 sì)

- attribuzione di analogo diritto e facoltà alla Regione; (S/C: 9 sì)

60) diritto di informazione della Provincia sui servizi anagrafici;

(S/C: 6 sì; 2 no; 1 assente)

61) composizione di nuclei di polizia, nel rispetto del principio del rapporto etnico e del bilinguismo, da porre a disposizione dei Presidenti della Giunta regionale e di quelle provinciali, per assicurare l’osservanza di leggi e regolamenti regionali e provinciali;

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente – 8 sì per il rapporto etnico ed il bilinguismo)

62) conferimento alla Provincia della legittimazione ad impugnare le leggi dello Stato ed a sollevare conflitti di attribuzione nei riguardi di provvedimenti amministrativi dello Stato, davanti la Corte Costituzionale;

(S/C: 7 sì; 2 assenti)

63) raccomandazione a che sia consentita la partecipazione del Presidente della Giunta provinciale al Consiglio dei Ministri, quando si tratti di questioni riguardanti la Provincia;

(S/C: 7 sì; 2 assenti)

attribuzione di competenza legislativa secondaria alla Provincia in materia di «ordinamento del diritto di residenza»;

attribuzione alla Provincia di potestà legislativa secondaria in materia di polizia nelle materie di competenza provinciale e mantenimento da parte della stessa dell’ordine pubblico;

opportunità della disciplina del diritto di residenza con norme di carattere nazionale, per la salvaguardia della libertà di circolazione (Cost. it.) e del diritto di stabilimento (trattato di Roma);

inopportunità del conferimento di potestà legislativa alle Provincie in materia di polizia, per non ravvisarsene l’esigenza sotto nessun profilo;

64) modifica del secondo comma dell’art. 12 del cod. civ., nel senso di attribuire al Presidente della Giunta regionale e rispettivamente a quelli delle Giunte provinciali, la delega a riconoscere determinate categorie di enti svolgenti la propria attività nell’ambito rispettivamente regionale o provinciale;

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente)

65) modifica del primo comma dell’art. 14 dello Statuto, nel senso che la delega di funzioni amministrative della Regione alla Provincia rappresenti per la prima una facoltà e non un obbligo;

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente)

66) opportunità che la Regione, nel disciplinare l’istituto dell’espropriazione per pubblica utilità, emani norme speciali per favorire le Provincie in particolari settori (urbanistica, edilizia popolare) di competenza provinciale;

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente)

67) passaggio dei segretari comunali alle dipendenze organiche dei Comuni, previa emanazione di una legge regionale che disciplini lo stato giuridico della categoria;

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente)

68) possibilità di passaggio di personale ed uffici della Regione alla Provincia con decreto del Presidente della Giunta regionale, sentita la Giunta provinciale interessata;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

attribuzione alla Provincia della facoltà di riconoscere persone giuridiche private nelle materie di propria competenza;

attuazione ed amministrazione da parte di ciascuna Provincia delle leggi regionali, salvo eccezioni da sancire statutariamente;

attribuzione alla Provincia di competenza legislativa primaria in materia di espropriazione per pubblica utilità, per le materie di competenza della Provincia, escluse le opere a carico dello Stato;

attribuzione alla Provincia di competenza legislativa in materia di norme di principio riguardanti lo stato giuridico dei segretari comunali;

69) utilizzazione, da parte della Provincia, di norme penali dello Stato, per proprio preventivo e generale presidio;

(S/C: 5 sì; 3 no; 1 assente)

70) diritto delle Provincie al proprio gonfalone e stemma; (S/C: 8 sì; 1 assente)

71) modifica della denominazione della Regione in lingua tedesca «Trentino-Tiroler Etschland», prevista dall’art. 96 dello Statuto, in quella di «Trentino-Sudtirol»;

(La S/C si è rimessa al «plenum»; la Commissione ha approvato all’unanimità dei presenti)

demanio, patrimonio e finanze provinciali

72) successione della Provincia, in corrispondenza delle nuove materie ad essa attribuite, nei beni e diritti demaniali e patrimoniali di natura immobiliaria dello Stato e della Regione, escluso il demanio militare ed i beni relativi a servizi di carattere nazionale, nonché i beni demaniali e patrimoniali corrispondenti a materie di competenza regionale;

(S/C: 4 sì; 2 assenti; 3 riserve sulla formulazione)

73) adeguamento delle finanze provinciali alle nuove competenze di cui la Provincia sarà dotata;

(S/C: 7 sì; 2 assenti)

attribuzione alla Provincia di potestà legislativa in materia di pene pecuniarie e detentive, per garantire l’osservanza di leggi e provvedimenti provinciali;

74) abrogazione del sistema di finanziamento indiretto della Provincia ad opera della Regione, e devoluzione diretta alla prima, da parte dello Stato, di una percentuale di entrate erariali;

(S/C: 7 sì; 2 assenti)

controllo sugli atti regionali e provinciali

75) attribuzione del controllo sugli atti della Regione, e delle Provincie – attualmente esercitato da una Delegazione della Corte dei Conti – ad una commissione ad hoc, con sezione staccata a carattere paritetico (ugual numero di rappresentanti per Stato e Provincia) a Bolzano;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

commissione paritetica per le norme di attuazione dello statuto

76) composizione della commissione con 12 membri, di cui 6 nominati dallo Stato, 2 dalla Regione, 2 dalla Provincia di trento e 2 da quella di Bolzano (3 componenti dovranno appartenere al gruppo di lingua tedesca);

(S/C: 8 sì; 1 assente)

-composizione, in seno alla suddetta commissione, di una commissione speciale per le norme di attuazione delle materie di competenza della Provincia di Bolzano, composta di 6 membri: 3 in rappresentanza dello Stato e 3 della Provincia (di cui 1 del gruppo linguistico italiano);

(S/C: 8 sì; 1 assente)

composizione del consiglio regionale e dei consigli provinciali

77) modifica del sistema di composizione del Consiglio regionale, con determinazione del numero dei membri in 70, proporzionalmente ripartiti tra le Provincie (l’eventuale scioglimento del Consiglio regionale non comporta lo scioglimento dei Consigli provinciali, ma solo il rinnovo di questi con la rielezione del primo);

(S/C: 8 sì; 1 assente)

rappresentanza del governo nella regione e nelle provincie

78) modifica della dizione del titolo VI dello Statuto: «rappresentanza del Governo nella Regione» in «rapporti tra Stato, Regione e Provincia»;

- nomina di due commissari del Governo, l’uno con sede a trento, [per le attività della Regione e della Provincia di trento,]4 l’altro con sede a Bolzano, per quelle di tale ultima Provincia;

(S/C: 9 sì)

attribuzione di competenze all’ente regione

79) voto che lo Stato consideri l’opportunità di trasferire ulteriori sue competenze alla Regione, rinvenendole tra quelle previste dagli altri Statuti delle restanti Regioni a statuto speciale;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

tutela dei diritti dei gruppi linguistici e garanzie giurisdizionali

80) attribuzione della facoltà alla maggioranza dei consiglieri di un gruppo etnico nel Consiglio regionale o in quello provinciale di Bolzano, di chiedere che si voti per gruppi linguistici, qualora si ritenga una proposta di legge lesiva della parità dei diritti tra i cittadini di diversi gruppi, e delle caratteristiche etniche e culturali dei medesimi;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

- in caso di non accoglimento della richiesta, o di approvazione della proposta da parte della maggioranza dei consiglieri, nonostante il voto contrario della maggioranza del gruppo linguistico, attribuzione a questo ultimo della facoltà di impugnativa dinanzi la Corte Costituzionale;

(S/C; 8 sì; 1 assente)

81) modifica del secondo comma dell’art. 73 dello Statuto, nel senso che, in mancanza di approvazione dei bilanci regionali da parte della maggioranza dei consiglieri di ciascuna Provincia, l’approvazione stessa sia demandata – anziché al Ministero dell’Interno – ad un apposito costituendo organo regionale;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

82) opportunità di ricercare una formula, in materia di approvazione del bilancio del-

attribuzione della facoltà attribuzione di analoga fa-di impugnativa solo qualora la coltà di impugnativa anche nei proposta di legge sia respinta confronti delle norme di attua-con la maggioranza dei due zione dello Statuto; terzi dei componenti il gruppo linguistico;

approvazione del bilancio della Provincia di Bolzano solo nel caso che, oltre al la Provincia di Bolzano, che garantisca la compartecipazione di tutti i gruppi linguistici al potere legislativo ed amministrativo autonomo;

(S/C: 8 sì, di cui 1 con riserva; 1 assente)

83) facoltà di impugnativa degli atti ritenuti lesivi del principio di parità dei cittadini, in quanto appartenenti ai diversi gruppi linguistici, davanti all’organo locale di giustizia amministrativa, da parte dei consiglieri regionali e provinciali e (nel caso di provvedimenti comunali), anche dei consiglieri comunali;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

84) criteri circa la composizione etnica del tribunale regionale di giustizia amministrativa, da articolarsi in due sezioni, operanti in trento ed in Bolzano e costituite su base paritetica;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

85) opportunità di accordare la presenza di magistrati del gruppo linguistico tedesco nel Consiglio di Stato, quale giudice di seconda istanza dei ricorsi decisi in primo grado dal tribunale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

86) composizione delle giurie popolari in Provincia di Bolzano ed in Regione, quando giudicano elementi di lingua tedesca, per due terconsenso della maggioranza consiliare, consegua anche quello della maggioranza dei consiglieri del gruppo di minoranza;

il ricorso deve potersi esperire soltanto se, preventivamente, la lesione sia stata riconosciuta dalla maggioranza dei consiglieri del gruppo che si ritiene leso;

zi con giurati del gruppo di lingua tedesca e un terzo con giurati del gruppo di lingua italiana e viceversa;

-opportunità di mantenere tale composizione anche in caso di remissione del processo ad altra sede per legittima suspicione o motivi di ordine pubblico;

(S/C: 8 sì; 1 assente)

87) adozione di una norma che assicuri in ogni caso la presenza del gruppo di minoranza in seno alla Giunta municipale, quando nel Consiglio comunale figurino almeno due consiglieri di tale gruppo;

(S/C: 7 sì, di cui 1 con riserva e 2 assenti)

88) istituzione della carica di Vice Presidente della Giunta provinciale di Bolzano e nomina di due Vice Presidenti (uno del gruppo linguistico di minoranza), lasciando al Consiglio (o al Presidente della Giunta) la scelta del Vice Presidente chiamato a sostituire il Presidente in caso di impedimento;

- adozione di analoga soluzione per la Regione;

(S/C: 5 sì; 3 astenuti; 1 assente)

89) utilizzazione dei fondi della Provincia di Bolzano per scopi assistenziali e sociali, non solo in proporzione diretta alla consistenza, bensì anche in riferimento all’entità del bisogno di ciascun gruppo;

facoltà per i Consigli comunali di attribuire la carica di Assessore ad un consigliere del gruppo linguistico di minoranza, anche quando questi sia l’unico consigliere del gruppo stesso;

-analogo criterio per i mezzi destinati a scopi culturali;

(S/C: 7 sì; 2 assenti)

90) studio di una modifica delle leggi elettorali, con particolare riguardo a quelle per le elezioni del Senato, per favorire la partecipazione al Parlamento di rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco della Provincia di Bolzano, in proporzione alla consistenza dei gruppi stessi.

(S/C: per il solo Senato, 8 sì; 1 assente; per la Camera, 4 sì; 4 no e 1 assente)

Lista A PROPOSTE UNANIMI (Già Elenco n. 1)

USO DELLA LINGUA TEDESCA NELLA VITA PUBBLICA LOCALE

1) inclusione nell’espressione «pubblica amministrazione» (di cui all’art. 85 dello Statuto) degli uffici giudiziari e dei servizi di pubblico interesse, ai fini dell’uso del tedesco con i cittadini che tale lingua parlino;

2) autorizzazione all’uso disgiunto dell’italiano o del tedesco nelle insegne, mostre, tabelle e comunicazioni al pubblico anche di esercizi soggetti ad autorizzazione di P.S.;

3) obbligo per gli Uffici Pubblici di rispondere in tedesco nel caso di atti avviati in tale lingua da altro ufficio pubblico;

4) voto per l’integrazione dei bilanci dei Comuni pipoveri, per l’autorganizzazione, ai fini delle esigenze del bilinguismo.

USO DEL TEDESCO NEI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI

5) esclusione – nei casi di flagranza di reato – dell’interrogatorio senza uso del tedesco, ad opera di ufficiali ed agenti di polizia, delle parti che non conoscano la lingua dell’interrogante;

6) possibilità di formulare anche nella sola lingua tedesca le scritture autenticate da notaio, salvo l’obbligo dell’impiego delle due lingue per gli atti soggetti a pubblicità.

IMMISSIONE NEI PUBBLICI UFFICI DI ELEMENTI DI LINGUA TEDESCA

7) riserva di un numero di posti degli impieghi statali ad elementi di lingua tedesca, numero da determinare in base al rapporto tra popolazione altoatesina di detta lingua e popolazione nazionale, con valutazione riferita al totale dei dipendenti statali;

- garanzia di stabilità di sede in Provincia di Bolzano per i vincitori dei posti come sopra riservati, limitando i poteri di trasferimento d’ufficio fuori [Provincia al 10% del totale dei posti occupati dal]4 gruppo di lingua tedesca;

8) estensione dei criteri validi per la generalità dei pubblici impiegati al personale della magistratura giudicante ed inquirente;

9) fermo il criterio del bilinguismo per l’immissione di nuovi elementi nei pubblici uffici, opportunità della ricerca di mezzi idonei a fornire il personale in servizio in Alto Adige del pieno possesso delle due lingue;

10) estensione analogica, e con i necessari adattamenti, dei surriferiti criteri al gruppo linguistico ladino.

ATTIVITÀ CULTURALI

11) modifica della dizione dell’art. 11, n. 5, dello Statuto TAA: «manifestazioni artistiche locali» in «manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali, anche con i mezzi radio-televisivi», esclusa, peraltro, la facoltà per la Provincia di impiantare proprie stazioni televisive;

12) adozione di provvedimenti per accelerare l’esame dei films in lingua tedesca da rappresentare in Provincia di Bolzano, assicurando la partecipazione al servizio di censura di elementi del relativo gruppo linguistico;

13) concessione di opportune agevolazioni fiscali per l’importazione di detti films;

14) ripartizione del materiale custodito negli «Archivi di Stato di Bolzano» tra Stato e Provincia, demandando a quest’ultima la custodia e manutenzione di atti di particolare interesse per la storia locale, senza peraltro alcun pregiudizio per l’interesse connesso alla tutela archivistica.

EDILIZIA POPOLARE

15) modifica della dizione dell’art. 11, n. 11, dello Statuto: «case popolari» in «edilizia comunque sovvenzionata, totalmente o parzialmente, da finanziamenti a carattere pubblico», con conseguente trasferimento alla competenza legislativa provinciale di: agevolazioni per costruzioni case popolari in località colpite da calamità; attività che Enti a carattere extraprovinciale – ivi compresa l’INA-Casa o suoi successori – esercitino nella Provincia con sovvenzioni pubbliche.

ESERCIZIO DEL DIRITTO ELETTORALE

16) determinazione del requisito della residenza non interrotta quadriennale per la partecipazione alle elezioni dei Consigli regionale, provinciali e comunali;

17) studio di congegni atti ad impedire che l’incidenza dei voti militari nelle elezioni politiche in Alto Adige sia percentualmente maggiore e superi la media nazionale.

ORDINAMENTO SCOLASTICO

18) insegnamento della seconda lingua nelle scuole di ogni ordine e grado da parte di insegnanti per i quali tale lingua è la materna;

19) necessità che ogni decisione concernente l’istituzione di una Università nel Trentino-Alto Adige prescinda da considerazioni di carattere politico e sia presa previa consultazione con la Regione e la Provincia interessata.

PROVVEDIMENTI A FAVORE DEI LADINI La Commissione ha raccomandato l’adozione di misure per assicurare e favorire:

20) la rappresentanza del gruppo ladino nel Consiglio regionale, nel Consiglio della Provincia di Bolzano e nei maggiori enti pubblici della Provincia;

21) l’insegnamento del ladino nelle scuole elementari ed uso di tale lingua quale strumento d’insegnamento nelle locali scuole di ogni ordine e grado, nelle quali l’insegnamento deve essere impartito «su base paritetica di ore ed esito finale» in italiano e tedesco;

22) l’adeguamento della struttura ed organizzazione degli uffici scolastici provinciali alle esigenze di autonomia della scuola ladina;

23) la valorizzazione delle iniziative e delle attività culturali di stampa e ricreative del gruppo.

VARIE

24) voto che la Pretura di Egna passi dalla circoscrizione territoriale del tribunale di trento a quella di Bolzano; che i Comuni di Proves, Senale, Lauregno, S. Felice e la frazione di Sinablana, siano staccati dalla Pretura di Fondo ed aggregati a quella di Merano; che i Comuni dei Mandamenti trasferiti alla circoscrizione giudiziaria del tribunale di Bolzano siano sottoposti, per ogni forma di attività, ai competenti organi amministrativi della Provincia di Bolzano;

25) voto che l’applicazione della legge sulle limitazioni cui sono soggetti i trasferimenti di proprietà immobiliari in Provincia di Bolzano avvenga con criteri di particolare moderazione, in attesa della sua eventuale revisione;

26) invito al Governo a presentare un disegno di legge per il ripristino, con procedura abbreviata e gratuita, dei nomi nella forma tedesca;

27) necessità di provvedere con urgenza all’applicazione della legge 2.4.1958, estensiva agli ex appartenenti alle forze armate germaniche dei benefici riservati alle similari categorie nazionali;

28) opportunità di non proporre – come è avvenuto per il passato – norme legislative dirette alla revoca della cittadinanza italiana ai cittadini delle Provincie annesse all’Italia dopo la prima guerra mondiale;

29) ricerca di una forma di riparazione, mediante restituzione o indennizzo, per i rifugi alpini già di proprietà delle sezioni altoatesine dell’Associazione «Alpenverein»;

30) opportunità di accogliere il principio secondo cui nel concetto di «vilipendio alla nazione» vanno incluse le offese alle tradizioni, lingua, cultura delle minoranze linguistiche;

31) riconoscimento dell’insegnamento in lingua tedesca, già praticato di fatto, nel Conservatorio musicale di Bolzano; integrazione delle materie ivi insegnate con altre consone alle tradizioni e sensibilità delle popolazioni di lingua tedesca; riconoscimento come corsi regolari di scuole medie dei primi tre corsi del conservatorio;

32) riconoscimento della personalità giuridica all’«Associazione Reduci e Vittime di guerra di lingua tedesca»;

33) esclusione di pregiudizi ai diritti costituzionalmente sanciti a favore degli enti autonomi, in materia idroelettrica e di utilizzazione di acque pubbliche, a seguito dell’istituzione dell’ENEL;

34) sospensione di attività e liquidazione dell’Ente Nazionale per le tre Venezie, che ha esaurito la propria funzione, con riparto dei beni situati nella Regione tra gli Enti locali, secondo la migliore opportunità di utilizzazione;

35) recupero e rifusione agli interessati, mediante accordo con il Governo Federale Tedesco, di fondi e crediti costituiti in connessione alla liquidazione di beni e trasferimento nel Reich di ex optanti;

36) riconoscimento di alcuni titoli di studio e diplomi (di dentista ed altri di natura tecnica), conseguiti in Germania o Austria da ex optanti, e ripresa di contatto tra i Governi italiano e austriaco per il reciproco riconoscimento di ulteriori titoli di studio e diplomi universitari, in conformità dell’Accordo di Parigi.

Lista B
QUESTIONI CONCORDATE
Riferimento N. ordine
attribuzione della competenza legislativa primaria alle provincie di trento e bolzano, in aggiunta a quelle previste dall’art. 11 dello statuto Trentino-alto adige:
53-b-III 1 miniere, comprese le acque minerali e termali, cave e torbiere (attualmente di competenza della Regione);
53-c-III 2 caccia e pesca (come sopra);
53-j-III 3 alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna (attualmente di competenza regionale);
attribuzione di competenze amministrative e di altre funzioni alle provincie e varie:
56-III 4 rettifica della dizione del n. 1 dell’art. 5 dello Statuto – che prevede le materie attribuite alla competenza legislativa secondaria della Regione – da «ordinamento dei Comuni e delle Provincie» in «ordinamento dei Comuni»;
59-III 5 diritto di informazione sui dati statistici riguardanti i settori della competenza legislativa ed amministrativa della Provincia, e facoltà di svolgere nei settori medesimi, con modalità da concordarsi con l’ISTAT, indagini, censimenti, rilievi statistici propri; - attribuzione di analogo diritto e facoltà alla Regione;
62-III 6 conferimento alla Provincia della legittimazione ad impugnare le leggi dello Stato ed a sollevare conflitti di attribuzione nei riguardi di provvedimenti amministrativi dello Stato, davanti la Corte Costituzionale;
63-III 7 raccomandazione a che sia consentita la partecipazione del Presidente della Giunta provinciale al Consiglio dei Ministri, quando si tratti di questioni riguardanti la Provincia;
68-III 8 possibilità di passaggio di personale ed uffici della Regione alla Provincia con decreto del Presidente della Giunta regionale, sentita la Giunta provinciale interessata;
69-III 9 utilizzazione, da parte della Provincia, di norme penali dello Stato, per proprio preventivo e generale presidio;
70-III 10 diritto delle Provincie al proprio gonfalone e stemma;
71-III 11 modifica della denominazione della Regione in lingua tedesca «Trentino-Tiroler Etschland», prevista dall’art. 96 dello Statuto, in quella di «Trentino-Sudtirol»;

Riferimento N. ordine

72-III 12 successione della Provincia, in corrispondenza delle nuove materie ad essa attribuite, nei beni e diritti demaniali e patrimoniali di natura immobiliaria dello Stato e della Regione, escluso il demanio militare ed i beni relativi a servizi di carattere nazionale, nonché i beni demaniali e patrimoniali corrispondenti a materie di competenza regionale;
73-III 13 adeguamento delle finanze provinciali alle nuove competenze di cui la Provincia sarà dotata;
74-III 14 abrogazione del sistema di finanziamento indiretto della Provincia ad opera della Regione, e devoluzione diretta alla prima, da parte dello Stato, di una percentuale di entrate erariali;
75-III 15 attribuzione del controllo sugli atti della Regione, e delle Provincie – attualmente esercitato da una Delegazione della Corte dei Conti – ad una commissione ad hoc, con sezione staccata a carattere paritetico (ugual numero di rappresentanti per Stato e Provincia) a Bolzano;
76-III 16 composizione della commissione con 12 membri, di cui 6 nominati dallo Stato, 2 dalla Regione, 2 dalla Provincia di trento e 2 da quella di Bolzano (3 componenti dovranno appartenere al gruppo di lingua tedesca);
- composizione, in seno alla suddetta commissione, di una commissione speciale per le norme di attuazione delle materie di competenza della Provincia di Bolzano, composta di 6 membri: 3 in rappresentanza dello Stato e 3 della Provincia (di cui 1 del gruppo linguistico italiano);
77-III 17 modifica del sistema di composizione del Consiglio regionale, con determinazione del numero dei membri in 70, proporzionalmente ripartiti tra le Provincie (l’eventuale scioglimento del Consiglio regionale non comporta lo scioglimento dei Consigli provinciali, ma solo il rinnovo di questi con la rielezione del primo);
78-III 18 modifica della dizione del titolo VI dello Statuto: «rappresentanza del Governo nella Regione» in «rapporti tra Stato, Regione e Provincia»;
- nomina di due commissari del Governo, l’uno con sede a trento, [per le attività della Regione e della Provincia di trento,]4 l’altro con sede a Bolzano, per i compiti relativi a tale ultima Provincia;
79-III 19 voto che lo Stato consideri l’opportunità di trasferire ulteriori sue competenze alla Regione, rinvenendole tra quelle previste dagli altri Statuti delle restanti Regioni a statuto speciale;
80 p.c. III 20 attribuzione della facoltà alla maggioranza dei consiglieri di un gruppo etnico nel Consiglio regionale o in quello provinciale di Bolzano, di chiedere che si voti per gruppi linguistici, qualora si ritenga una proposta di legge lesiva della parità dei diritti tra i cittadini di diversi gruppi, e delle caratteristiche etniche e culturali dei medesimi;

Riferimento N. ordine

81-III 21 modifica del secondo comma dell’art. 73 dello Statuto, nel senso che, in mancanza di approvazione dei bilanci regionali da parte della maggioranza dei consiglieri di ciascuna Provincia, l’approvazione stessa sia demandata – anziché al Ministero dell’Interno – ad
un apposito costituendo organo regionale;
85-III 22 opportunità di accordare la presenza di magistrati del gruppo linguistico tedesco nel Consiglio di Stato, quale giudice di seconda istanza dei ricorsi decisi in primo grado dal tribunale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige;
87-III 23 adozione di una norma che assicuri in ogni caso la presenza del gruppo di minoranza in seno alla Giunta municipale, quando nel Consiglio comunale figurino almeno due consiglieri di tale gruppo;
88-III 24 istituzione della carica di Vice Presidente della Giunta provinciale di Bolzano e nomina di due Vice Presidenti (uno del gruppo linguistico di minoranza), lasciando al Consiglio (o al Presidente della Giunta) la scelta del Vice Presidente chiamato a sostituire il Presidente in caso di impedimento;
- adozione di analoga soluzione per la Regione;
89-III 25 utilizzazione dei fondi della Provincia di Bolzano per scopi assistenziali e sociali, non solo in proporzione diretta alla consistenza, bensì anche in riferimento all’entità del bisogno di ciascun gruppo;
- analogo criterio per i mezzi destinati a scopi culturali;
90-III 26 studio di una modifica delle leggi elettorali, con particolare riguardo a quelle per le elezioni del Senato, per favorire la partecipazione al Parlamento di rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco della Provincia di Bolzano, in proporzione alla consistenza dei gruppi stessi;
6-II 27 attribuzione alla Provincia di potestà legislativa secondaria in materia di «apprendistato, libretti di lavoro, categorie e qualifiche»;
7-II 28 attribuzione alle Provincie della facoltà di avvalersi dei locali uffici
periferici del Ministero del Lavoro per l’esercizio dei poteri amministrativi connessi alle potestà legislative in materia di lavoro, fino alla istituzione di propri uffici;
8-II 29 parificazione nella Regione della lingua tedesca a quella italiana – lingua ufficiale dello Stato – la quale continuerà peraltro a far testo negli atti legislativi e negli altri casi previsti dallo Statuto;
9-II 30 sollecita definizione delle domande degli ex optanti, residenti in Alto Adige ed in posizione di apolidia, per il riacquisto ex novo della cittadinanza italiana;
-possibile revisione di alcune domande di concessione «ex novo», a suo tempo non accolte;

Riferimento N. ordine

10-II 31 voto perché il Governo esamini l’opportunità di un provvedimento di generale sanatoria della posizione dei rioptanti;

11-II 32 assunzione di iniziative per definire particolari situazioni (patrimoniali o familiari) determinatesi in connessione con opzioni e riopzioni;

16-II 33 prescrizione della semplice istanza del padre o di chi ne fa le veci per l’iscrizione alle scuole dei vari gruppi linguistici;

17-II 34 insegnamento della seconda lingua dalla terza classe delle scuole elementari.

Lista C QUESTIONI APERTE N. Proposte della Proposte della Proposte dellaRiferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca

53-a-III 1 Legislazione primaria in materia: di viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse provinciale (le opere di tale categoria di interesse regionale resterebbero alla competenza della Regione);

53-d-III 2 di comunicazioni e trasporti di interesse provinciale (alla Regione resterebbe la competenza per le comunicazioni ed i trasporti di interesse regionale e la regolamentazione tecnica e l’esercizio degli impianti di funivie);

53-h-III 3 di assunzione diretta di servizi pubblici (da coordinare con quelli di competenza secondaria della Regione).

53-e-III 4 Legislazione primaria in materia di: turismo ed industria alberghiera (compresi le guide ed i portatori alpini e le scuole di sci);

conforme conforme piintesa con la Provincia nel caso di concessioni di competenza di altre autorità e riguardanti i servizi che attraversino comunque il territorio provinciale conforme legislazione secondaria esclusione di una contemporanea permanenza di competenza anche in capo alla Regione idem (piregolamentazione e l’esercizio degli impianti funiviari)

idem legislazione primaria

Riferimento N. ord. Proposte dellaCommissione dei 19 Proposte dellaDelegazione italiana Proposte dellaDelegazione austriaca
53-f-III 5 utilizzazione delle ac legislazione legislazione primaria
que pubbliche esistenti secondaria in materia di «acque
e scorrenti nel territo pubbliche, comprese
rio della Provincia, ec le opere idrauliche»
cettuate le grandi deri salvo la costituzione di
vazioni (e conseguente un comitato paritetico
passaggio delle residue di rappresentanti del
attribuzioni regionali Ministero dei Lavori
dalla competenza le- Pubblici e Provincie
gislativa «secondaria» per quanto attiene ai
a quella «primaria»; piani di coordinamen
i canoni ricavati da to per l’amministra
concessioni regionali zione e l’utilizzazione
dovrebbero, peraltro, di grandi derivazioni
essere devoluti alle di acque pubbliche ed
Provincie); opere idrauliche della
seconda e terza cate
goria, con assorbimen
to in questa voce anche
di quella successiva.
53-g-III 6 opere idrauliche della legislazione vedi sopra
quarta e quinta cate secondaria
goria, nonché opere
della terza categoria
di cui alla lettera c)
dell’art. 6 del T.U. 25
luglio 1905, n. 523,
sulle opere idrauliche
(salvo coordinamento
tra Stato e Provincia
per le opere di prima
e seconda categoria,
di competenza statale
e tra Stato, Regione e
Provincia per ogni ge
nere di opere pubbli
che realizzate nell’am
bito regionale);
53-i-III 7 agricoltura, foreste e legislazione legislazione primaria
Corpo Forestale, pa secondaria con l’aggiunta: «com
trimonio zootecnico ed presa la disciplina dei
ittico, istituti fitopato rapporti privati»
logici, consorzi agrari
e stazioni agrarie spe
rimentali, servizi anti
grandine, bonifica;

N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca

53-k-III 8 opere di prevenzione e di pronto soccorso per calamità pubbliche;

53-l-III 9 costituzione, soppressione e denominazione dei Comuni; modificazione delle circoscrizioni comunali;

53-m-III 10 assistenza sanitaria
ed ospedaliera (con
adozione anche di una
norma statutaria, che
stabilisca il requisi
to della bilinguità del
personale sanitario in
servizio in Provincia di
Bolzano);
53-n-III 11 assistenza e benefi
cenza ed istituzioni
pubbliche di assisten
za e beneficenza
54-III Attribuzioni di compe
tenze legislative di tipo
secondario a favore
della Provincia nelle
materie:
12 - a(1)) autorizzazioni in
materia di finanza lo
cale

conforme nessuna competenza nessuna competenza legislativa; favorevole al precetto della bilinguità

legislazione secondaria conforme aggiunta della materia «servizi antincendi»

legislazione primaria, in materia di «funzioni, ordinamento e funzionamento, costituzione, soppressione delle circoscrizioni dei Comuni, enti ed istituti pubblici locali e loro consorzi; vigilanza e tutela sui medesimi, compresa la facoltà dello scioglimento e della sostituzione temporanea dei loro organi»

legislazione primaria legislazione primaria passaggio alle Provincie della intera materia della finanza locale (insieme all’ordinamento e funzionamento dei Comuni ed alla integrazione dei bilanci deficitari dei Comuni stessi)

N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca


13 - b(1)) potestà legislativa secondaria in materia di pubblica sicurezza, per quanto attiene agli esercizi pubblici e spettacoli pubblici


14 - c(1)) eventuale attribuzione alla potestà legislativa della Provincia di ulteriori servizi in materie anche estranee alla competenza provinciale, purché conferite con

specifiche disposizioni di legge statale


15 - d(1)) devoluzione della potestà legislativa secondaria in materia di commercio;

attribuzione di altre funzioni alle provincie

55-III 16 Attribuzione alle Provincie, in aggiunta alla vigilanza e tutela sugli enti locali (art. 48, n. 5, dello Statuto), della facoltà di scioglimento e sostituzione temporanea degli organi di tali enti;

57-III 17 Attribuzione di competenza legislativa alla Regione in materia di igiene e sanità;

- attribuzione – in deroga ai principi generali – dei relativi poteri amministrativi alla Provincia;

nessuna competenza legislativa conforme conforme competenza sostitutiva per omissioni di atti e per assicurare il temporaneo funzionamento degli organi competenza legislativa secondaria alla Regione nessuna competenza competenza legislativa secondaria attribuzione alla potestà legislativa secondaria della Provincia di «tutte le altre materie che implicano servizi di prevalente interesse provinciale»

attribuzione alla Provincia della competenza legislativa secondaria in materia di «industria e commercio»

facoltà di scioglimento degli organi attribuzione di competenza legislativa primaria o, in subordine, secondaria, alla Provincia in materia di igiene e sanità

N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca

58-III 18 obbligo di richiesta del parere, oltre che del Ministero del Tesoro, anche della Giunta provinciale, per le nomine alle cariche sociali delle Casse di Risparmio;

60-III 19 diritto di informazione della Provincia sui servizi anagrafici;

61-III 20 composizione di nuclei di polizia, nel rispetto del principio del rapporto etnico e del bilinguismo, da porre a disposizione dei Presidenti della Giunta regionale e di quelle provinciali, per assicurare [l’osservanza di leggi e regolamenti regionali e provinciali]4;

64-III 21 modifica del secondo comma dell’art. 12 cod. civ., nel senso di attribuire al Presidente della Giunta regionale e rispettivamente a quelli delle Giunte provinciali, la delega a riconoscere determinate categorie di enti svolgenti la propria attività nell’ambito rispettivamente regionale o provinciale;

65-III 22 modifica del primo comma dell’art. 14 dello Statuto, nel senso che la delega di funzioni amministrative dalla Regione alla conforme nessuna attribuzione conforme mantenimento della attuale formulazione dell’art. 14 dello Statuto attribuzione di competenze legislative alla Provincia in materia di credito attribuzione di competenza legislativa secondaria alla Provincia in materia di «ordinamento del diritto di residenza»

attribuzione alla Provincia di potestà legislativa secondaria in materia di polizia nelle materie di competenza provinciale e mantenimento da parte della stessa dell’ordine pubblico attribuzione alla Provincia della facoltà di riconoscere persone giuridiche private nelle materie di propria competenza attuazione ed amministrazione da parte di ciascuna Provincia delle leggi regionali salvo eccezioni da sancire statutariamente N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca Provincia rappresenti per la prima una facoltà e non un obbligo;

66-III 23 opportunità che la Regione, nel disciplinare l’istituto dell’espropriazione per pubblica utilità, emani norme speciali per favorire le Provincie in particolari settori (urbanistica, edilizia popolare) di competenza provinciale;

67-III 24 passaggio dei segretari comunali alle dipendenze organiche dei Comuni, previa emanazione di una legge regionale che disciplini lo stato giuridico della categoria;

tutela dei diritti dei gruppi linguistici e garanzie giurisdizionali

80-III 25 in caso di non accoglimento della richiesta di votazione separata per gruppi linguistici o di approvazione della proposta di legge da parte della maggioranza dei consiglieri, nonostante il voto contrario della maggioranza del gruppo linguistico, l’attribuzione a questo ultimo della facoltà di impugnativa dinanzi la Corte Costituzionale;

conforme nessuna modifica all’attuale stato giuridico dei segretari comunali conforme attribuzione alla Provincia di competenza legislativa primaria in materia di espropriazione per pubblica utilità, per le materie di competenza della Provincia, escluse le opere a carico dello Stato attribuzione alla Provincia di competenza legislativa in materia di norme di principio riguardanti lo stato giuridico dei segretari comunali attribuzione della facoltà di impugnativa solo qualora la proposta di legge sia respinta con la maggioranza dei due terzi dei componenti il gruppo linguistico N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca

82-III 26 opportunità di ricercare una formula, in materia di approvazione del bilancio della Provincia di Bolzano, che garantisca la compartecipazione di tutti i gruppi linguistici al potere legislativo ed amministrativo autonomo;

83-III 27 facoltà di impugnativa degli atti ritenuti lesivi del principio di parità dei cittadini, in quanto appartenenti ai diversi gruppi linguistici, davanti all’organo locale di giustizia amministrativa, da parte dei consiglieri regionali e provinciali e (nel caso di provvedimenti comunali), anche dei consiglieri comunali;

84-III 28 criteri circa la composizione etnica del tribunale regionale di giustizia amministrativa, da articolarsi in due sezioni, operanti in trento ed in Bolzano e costituite su base paritetica fra Stato e Provincia;

86-III 29 composizione delle giurie popolari in Provincia di Bolzano ed in Regione, quando giudicano elementi di lingua tedesca, per due terzi con giurati del gruppo di lingua tedesca ed un terzo con giurati del gruppo di lingua italiana e viceversa;

conforme conforme conforme, con la precisazione che il Presidente sia un magistrato della carriera statale e fuori della pariteticità

impossibilità di attuare la proposta opposizione a qualsiasi formula in quanto intesa ad istituire dei diritti di veto e quindi dei privilegi a favore di un gruppo il ricorso deve potersi esperire(7) soltanto se, preventivamente, la lesione sia stata riconosciuta dalla maggioranza dei consiglieri del gruppo che si ritiene leso riserva di esame attuazione della proposta N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca

-opportunità di mantenere tale composizione anche in caso di remissione del processo ad altra sede per legittima suspicione o motivi di ordine pubblico;

uso del tedesco nei procedimenti giudiziari

1-II 30 modifica degli artt. 2 e 4 del DPR 3.1.1960, n. 103, per disciplinare compiutamente l’uso del tedesco nelle notifiche, redazioni e traduzioni di atti processuali, verbalizzazioni dei dibattimenti e stesura delle sentenze; dell’art. 10, per chiarire che la tutela linguistica si estende anche alle giurisdizioni tributarie; della disposizione finale, per stabilire che la violazione della garanzia linguistica è causa di nullità per gli atti dei procedimenti civili, oltre che di quelli penali;

ordinamento scolastico

2-II 31 passaggio dalla potestà legislativa «secondaria» della Provincia a quella «primaria» delle materie «scuola materna» ed «assistenza scolastica»;

conforme riesame dell’intera materia con il criterio di attribuire la competenza legislativa ed amministrativa per la scuola di lingua tedesca alla Provincia di Bolzano, e la competenza per la limitazione della redazione bilingue alle sole sentenze e provvedimenti dell’autorità giudiziaria, e verbalizzazione delle dichiarazioni nella lingua in cui sono rese senza necessità della traduzione riserva di esaminare le nuove proposte N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca personale insegnante

3-II 32 mantenimento del personale insegnante alle dipendenze organiche dello Stato, con devoluzione di alcune competenze in materia di amministrazione di tale personale alle Provincie;

12-II 33 attribuzione alla potestà
legislativa primaria della
Provincia delle seguenti
altre materie: «edilizia
scolastica» ed «istru
zione ed addestramento
professionale successivi
all’adempimento della
scuola di obbligo»;
13-II 34 statuizione che nel
le materie scolastiche
in cui le Provincie di
trento e Bolzano pos
sono emanare norme
legislative, le relative
potestà amministrative
ed esecutive sono eser
citate dalle Provincie
stesse, e che l’esercizio
della potestà legisla
tiva, amministrativa
ed esecutiva non è su
bordinato alla previa
emanazione di norme
di attuazione da parte
dello Stato;

scuola di lingua italiana nelle due Provincie allo Stato o alla Regione idem idem idem passaggio di tutto il personale insegnante nella Provincia di Bolzano nei ruoli provinciali, e quindi alle dipendenze della Amministrazione Provinciale; in subordine, passaggio alla Provincia del solo corpo insegnante di lingua tedesca e ladina riserva di esaminare le nuove proposte idem

Riferimento N. ord. Proposte dellaCommissione dei 19 Proposte dellaDelegazione italiana Proposte dellaDelegazione austriaca
14-II 35 modifica dell’art. 15 idem idem
dello statuto come ap
presso:
a) nomina, da parte
dello Stato (su terna
proposta dalla Giunta
Provinciale di Bolza
no) di un Intenden
te agli Studi per tale
Provincia, il quale co
ordina l’attività degli
intendenti scolastici e
vigila sulle scuole del
la Provincia;
b) nomina, da parte del
la Provincia di Bolzano,
di tre intendenti scola
stici, uno per gruppo di
scuole (italiane, tede
sche, ladine), cui com
pete l’amministrazione
delle scuole del proprio
gruppo;
c) passaggio alle dipen
denze delle Provincie
di trento e Bolzano del
personale amministra
tivo del Provveditorato
agli Studi di trento,
delle Intendenze scola
stiche di Bolzano, non
ché di tutte le scuole di
ogni ordine e grado.
15-II 36 determinazione dei idem idem
requisiti e modo di
nomina alle cariche
scolastiche, nonché
della composizione,
competenze e modi
di funzionamento del
Consiglio Provinciale
Scolastico e del Con
siglio di disciplina per
i maestri;

N. Proposte della Proposte della Proposte della

Riferimento ord. Commissione dei 19 Delegazione italiana Delegazione austriaca lavoro e collocamento della mano d’opera

4-II 37 opportunità di garantire il diritto di precedenza nel collocamento al lavoro per i residenti nelle Provincie di trento e Bolzano, con attribuzione alle Provincie stesse della potestà legislativa primaria per la disciplina di detto diritto;

5-II 38 attribuzione alla Provincia di potestà legislativa primaria per la costituzione ed il funzionamento di Commissioni comunali e provinciali di controllo sul collocamento;

18-II 39 attribuzione alle Provincie di potestà legislativa integrativa o di grado terziario, in materia di «collocamento ed avviamento al lavoro, organizzazione e funzionamento degli uffici competenti e loro ordinamento»;

11-I 40 Legislazione primaria in materia di tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare di carattere locale.

conforme, con riserva di precisare garanzie per la tutela dei residenti di lingua italiana nella Provincia di Bolzano conforme, con riserva di proporre garanzie per assicurare il principio della parità dei lavoratori dei gruppi etnici conforme conforme riserva di esaminare le nuove proposte riserva di esaminare le nuove proposte attribuzione della potestà legislativa secondaria in materia di «collocamento ed avviamento al lavoro», con conseguente passaggio degli uffici periferici del Ministero del Lavoro alla Provincia soppressione delle parole «di carattere locale»


1 Gabinetto 1964-1965, b. 14, fasc. 130.


2 Il documento non è datato: si assume come termine post quem il 27 giugno, data di chiusura della prima sessione dei lavori della Commissione di esperti. L’attribuzione a Gaja si evince da altra copia, incompleta, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, Sviluppo della controversia, Contatti italo-austriaci, b. 27, n. 48.


3 Non pubblicato.


4 Lacuna del testo, integrata mediante ricorso ad altro documento (Sintesi della Relazione della Commissione di Studio per i problemi dell’Alto Adige, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Commissione di studio per l’Alto Adige).


5 Sic. Nota del documento: «Una successiva votazione intervenuta al momento della stesura della relazione finale, ha dato il seguente risultato: [dati mancanti]».


6 Il testo reca, per errore, 24 bis.


7 Il testo reca, per errore, esprimere.

442

[IL CAPO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI GAJA]1

Appunto segreto(2). Roma, 22 luglio 1964.

SECONDA SESSIONE DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE DI ESPERTI ITALO-AUSTRIACA A GINEVRA (8-15 LUGLIO 1964)

I Dall’8 al 15 luglio 1964 ha avuto luogo a Ginevra la seconda sessione dei lavori della Commissione di esperti italo-austriaca.

Anche in questa sessione, la Commissione ha continuato ad esperire il metodo dei due sondaggi paralleli: il primo, diretto ad esplorare la possibilità di un’intesa sulle forme e sugli atti con cui la controversia potrebbe essere chiusa; il secondo, diretto ad accertare quali provvedimenti, se adottati dal Governo italiano, potrebbero indurre il Governo austriaco a dichiarare estinta la controversia stessa.

II Il primo sondaggio (forma della chiusura della vertenza) è stato praticamente portato a termine. Le attuali posizioni delle due Delegazioni ne risultano perfettamente chiarite.

Si è riusciti a precisare di accordo quali elementi potrebbero servire a chiudere la controversia. Vi è invece discordanza circa il carattere ed il contenuto che gli atti relativi dovrebbero assumere.

La tesi austriaca, come è noto, è che si dovrebbe pervenire ad un accordo internazionale e che, a tal fine, i vari elementi previsti dovrebbero essere compresi in un unico protocollo.

La tesi italiana è che si dovrebbe trattare di una serie di atti collegati fra loro da una semplice successione cronologica (tali da costituire, quindi, niente di piche un semplice «calendario operativo»), atti che non devono comportare, nel loro complesso l’assunzione di un impegno di carattere internazionale.

Si tratta, a questo proposito, di una divergenza di carattere fondamentale, che ha influenza essenziale su tutto lo sviluppo del negoziato.

Sarà opportuno, al riguardo, far presente che, nel corso dei lavori della Commissione, la Delegazione italiana ha espressamente ricordato, anche per iscritto, che essi – per avere una qualche probabilità di successo – dovevano ispirarsi alle seguenti premesse:

a) ciascuna delle parti deve conservare impregiudicato il proprio punto di vista circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi;

b) la cessazione dell’attuale controversia non deve comportare l’assunzione di obblighi internazionali maggiori o comunque diversi da quelli risultanti dall’Accordo di Parigi.

Tali criteri dovrebbero essere considerati come premessa per la soluzione del problema, cui si è accennato.

In altre parole, sembra necessario insistere preliminarmente sulla necessità di cercare una formula di soluzione della controversia che non si risolva con l’accettazione del punto di vista dell’avversario. Se si ammette tale necessità, ne risulta che in pratica non si pupensare alla cessazione della controversia se non in base ai due criteri sopra indicati.

Individuati i problemi che si tratta di risolvere, la Commissione ha predisposto di comune intesa il questionario, che si allega (allegato n. 1), affinché i Ministri vogliano, in base ad esso, impartirle le direttive necessarie per il suo ulteriore lavoro ed in particolare per l’eventuale redazione in comune dei testi degli atti in esso ricordati.

In questa fase, sembra infatti impossibile che la Commissione possa utilmente continuare il suo lavoro senza che le divergenze riscontrate, in merito al carattere bilaterale, o meno, della cessazione della controversia, siano in qualche modo superate.

Se fossero esplicitamente accolti da parte austriaca i due criteri sopra accennati, le risposte al formulario stesso risulterebbero poi estremamente facilitate; e sembra inevitabile che ad esso dovrebbe rispondersi in senso concordante con quello indicato da parte della Delegazione italiana.

Per maggiore documentazione si allegano (allegato n. 2) i punti di vista delle due Delegazioni in merito a ciascuna delle domande contenute nel questionario. Si puaggiungere, a questo proposito, che si è avuta l’impressione che da parte austriaca si sia disposti a rinunciare a richiedere l’istituzione dell’organo – o degli organi – previsti al punto 6 del questionario stesso.

In base alla coincidenza verificatasi sul piano procedurale nella formulazione del questionario, si potrebbe immaginare che da parte austriaca, indipendentemente da una soluzione di fondo circa il problema del carattere bilaterale o meno del sistema di chiusura della controversia si chieda che la Commissione dia corso alla redazione di alcuni fra gli atti previsti. È tuttavia evidente che tale metodo sarebbe equivoco e pericoloso e che il permanere di una divergenza sostanziale in merito ai criteri con cui è pensabile di giungere ad una cessazione della controversia, si rifletterebbe, in pratica, anche sulla redazione del testo o dei testi in parola.

III Quanto al secondo sondaggio (eventuali misure del Governo italiano a favore delle popolazioni altoatesine, che sarebbero ritenute sufficienti dal Governo austriaco per dichiarare chiusa la controversia) la discussione, nel corso della seconda sessione della Commissione, si è concentrata su tre temi:

1) classificazione per gruppi organici delle 40 questioni rimaste ancora aperte dopo la prima sessione e contenute nel cosiddetto elenco C(3);

2) approfondimento di alcuni di tali gruppi di questioni, a(1) fine di tentare un avvicinamento tra le due Delegazioni, eventualmente anche su basi differenti da quelle indicate dal rapporto della Commissione dei 19;

3) eliminazione delle questioni di minor rilievo, anche attraverso eventuali equilibrate soluzioni di compromesso.

1) Quanto al primo tema, si è proceduto ad un raggruppamento per materia, o per sostanziale affinità, delle questioni cosiddette «aperte», le quali sono state in tal modo ristrette in sei gruppi, come risulta dallo schema allegato (allegato 3)4. Circa ciascuno di tali gruppi si è cercato di precisare gli attuali punti di vista austriaco e italiano attraverso la redazione di appositi specchi, qui uniti (allegato n. 4)4. Tali specchi hanno, per ora, carattere soltanto indicativo, dato che la Delegazione austriaca si è riservata di precisare meglio le sue proposte o riserve attraverso eventuali annotazioni, che ci verranno fatte pervenire per via diplomatica.

Si rileva, comunque, che in merito a ciascuno di tali gruppi di questioni la Delegazione italiana si è tenuta, per il momento, per ragioni di negoziato, alquanto «al di sotto» delle proposte della Commissione dei diciannove. Le richieste della Delegazione austriaca, a loro volta, vanno generalmente al di là di quanto proposto dalla Commissione stessa riproducendo le posizioni dei Commissari di lingua tedesca. A questo riguardo sono stati predisposti alcuni grafici che permettono di valutare visivamente la posizione attuale delle due Delegazioni rispetto a quella della Commissione dei diciannove e di rendersi conto, quindi, piesattamente dei punti di divergenza (allegato 5)4.

2) Lo studio dei gruppi di questioni concernenti l’ordinamento scolastico ed il lavoro e collocamento della mano d’opera (specchi V e VI dell’allegato n. 4) è stato maggiormente approfondito. Gli esperti della Delegazione italiana hanno elaborato nuove proposte, differenti in parte da quelle contenute nel Rapporto conclusivo della Commissione Rossi. Pur non essendosi in proposito raggiunta un’intesa, si puaffermare che al termine della seconda sessione dei lavori della Commissione le distanze tra le posizioni delle due Delegazioni sono risultate ravvicinate.

3) Si è infine tentato di accertare la possibilità di ridurre il numero delle proposte rimaste «aperte». Tale tentativo è stato svolto da parte nostra in tre modi diversi:

a) proponendo di approfondire alcune specifiche proposte, di carattere non molto importante, per le quali sembrerebbe possibile raggiungere senza troppa difficoltà un accordo in base sia a reciproche concessioni, sia ad una piprecisa formulazione delle proposte stesse. Si è accennato, a questo proposito, alle questioni 25, 26, 27, 28, 17 e 40 della cosiddetta lista C (vedi all. 4). Esse potrebbero essere risolte nel senso che, per quanto concerne le questioni 25, 26, 27 e 28, ci si avvicini al punto di vista austriaco, mentre per le questioni 17 e 40 si tenga conto prevalentemente del punto di vista italiano;

b) proponendo reciproche concessioni in merito a gruppi di proposte concernenti materie di importanza relativamente minore.

In pratica si tratterebbe di accogliere le richieste austriache per quanto concerne le questioni 1, 2, 3 della cosiddetta lista C, contro una rinuncia, da parte austriaca, alle riserve avanzate in merito alle questioni 12 e 22. Le varie questioni sopra ricordate sono collegate, se non per il loro contenuto, per il fatto che tutte si riferiscono alla distribuzione di competenze fra la Regione Trentino-Alto Adige e la Provincia di Bolzano. Il sistema, che risulterebbe dall’accoglimento della nostra proposta, sembra sufficientemente equilibrato;

c) proponendo infine di esaminare la possibilità di un’intesa nel settore delle materie economiche, nel senso di attribuire competenze legislative alla Provincia nelle materie di maggiore interesse per la popolazione di lingua tedesca e di mantenere invece la competenza della Regione e dello Stato nelle materie di maggiore interesse per la popolazione di lingua italiana. In altre parole, si è accennato alla possibilità, da parte nostra di prendere in considerazione l’attribuzione di competenza legislativa primaria alla Provincia di Bolzano nel settore dell’agricoltura, contro la rinuncia austriaca a rivendicazioni di competenze nel settore dell’industria; e l’attribuzione di analoga competenza nel settore del turismo e dell’industria alberghiera contro rinunce austriache nel settore del credito, il che coinciderebbe con la linea che è stata accolta nella relazione dei diciannove.

Dato inoltre che, come da parte austriaca è stato fatto presente, i settori nei quali sarebbe stato possibile prevedere, in tale ipotesi, la concessione di competenze legislative alla Provincia (agricoltura e turismo) hanno, in una prospettiva di sviluppo economico, un’importanza minore dei settori che continuerebbero a rimanere nella sfera di competenze della Regione o dello Stato, si è prospettata la possibilità che una «divisione verticale» possa essere accompagnata da criteri «orizzontali» che permettano alla Provincia di assumere talune iniziative sotto il controllo della Regione e dello Stato. Si tratterebbe, in altri termini, di combinare una divisione verticale di competenze con una cooperazione di carattere piampio, nel quadro della programmazione nazionale.

Gli scambi di vedute in merito a questi tre argomenti sono stati di particolare interesse perché hanno dimostrato, attraverso le reazioni austriache, che è possibile giungere, nei campi indicati, a soluzioni di compromesso che non si discostino attraverso reciproche concessioni, dalla «linea» della Commissione dei diciannove.

Il breve tempo a disposizione, la necessità di approfondire alcuni degli argomenti cui si è accennato e di formulare nuove proposte, nonché l’evidente interesse a non accettare, da una parte e dall’altra, compromessi parziali quando non è ancora in vista una soluzione globale, hanno fatto sì che tali scambi di vedute si siano mantenuti ad uno stadio esplorativo. È stato tuttavia convenuto di sviluppare in maniera piorganica in occasione della prossima riunione della Commissione gli accennati tentativi di negoziato; e si è ritenuto che converrebbe, anche a tal fine, che la riunione stessa avesse luogo nelle giornate immediatamente precedenti l’incontro dei Ministri.

IV La Commissione di esperti ha infine formulato una bozza di relazione comune da sottoporsi ai due Ministri degli Esteri (allegato 6)4. A tale documento verrebbe unito il questionario già ricordato (allegato 1), nonché lo schema di classificazione delle questioni «aperte» (allegato 3) con i relativi specchi illustrativi (allegato 4).

Nel corso dei lavori sono stati diramati, di comune accordo, tre brevi comunicati alla stampa, di cui si unisce il testo (allegato 7)4. Da ambo le parti è stata sottolineata la opportunità di mantenere la piassoluta riservatezza sul contenuto e sullo svolgimento dei lavori in corso.

V Lo sviluppo del sondaggio in corso ha dato l’impressione che, almeno sul piano tecnico, non è impossibile realizzare un progressivo avvicinamento dei rispettivi punti di vista: pur essendo evidente che occorre procedere con una certa lentezza, anche per permettere agli austriaci di recedere a poco a poco dalle posizioni estreme assunte all’inizio del negoziato.

A questo proposito, se si tengono a mente i sei gruppi di proposte indicati nell’allegato 3, si pupensare che i rispettivi punti di vista delle due Delegazioni possano avvicinarsi nei settori dell’ordinamento scolastico, del lavoro e collocamento della mano d’opera, nonché nelle materie economiche. Molto difficile appare invece il ravvicinamento nei settori dell’ordinamento comunale e dell’ordine pubblico.

Cipremesso, è perevidente che ulteriori nostre concessioni alle tesi austriache nei settori sopraindicati potrebbero essere prese in considerazione solo qualora esse servissero ad ottenere la conclusione globale della controversia.

Sembrerebbe comunque opportuno che la Delegazione italiana studiasse fin d’ora eventuali nuove proposte in materia di «lavoro» e di «ordinamento scolastico» che possano essere avanzate in tale ipotesi. Nel settore del lavoro converrebbe, ad esempio, esaminare la possibilità di permettere la partecipazione di elementi locali alle Commissioni Provinciali e Comunali di Collocamento. In quello dell’ordinamento scolastico converrebbe esaminare se si possa in ultima istanza concedere che l’Intendente per le scuole di lingua tedesca venga nominato direttamente dalla Provincia di Bolzano e non dallo Stato; e si possa inoltre considerare l’eventuale passaggio alle dipendenze della Provincia del personale insegnante della Scuola elementare e della Scuola secondaria di primo grado di lingua tedesca.

D’altro canto, potrebbe essere ulteriormente precisato e indicato il punto di vista italiano in merito agli argomenti su cui non è possibile da parte nostra ammettere alcun cedimento (ad esempio, in materia di residenza e di ordine pubblico).

VI Come è stato accennato, la prossima data della riunione della Commissione di esperti dovrà essere fissata, di comune intesa, dai Presidenti delle due Delegazioni ed è sembrato opportuno prospettare l’eventualità che, nel fissarla, si parta dal concetto che la prossima riunione preceda di qualche giorno l’incontro dei Ministri degli Esteri, in modo da fornire loro ulteriori elementi concreti, in particolare circa le materie di cui al precedente paragrafo III (3, a e b).

In tale ipotesi potrebbe essere conveniente che la Delegazione italiana studiasse fin d’ora, d’intesa coi Ministri interessati, oltre che gli argomenti cui è stato fatto cenno pisopra al paragrafo V, anche la possibilità di presentare nuove proposte in materia economica, che si collochino in posizione intermedia tra le posizioni attuali della Delegazione italiana e della Delegazione austriaca, ristabilendo in sostanza quella che si pudefinire la «linea» della Commissione dei 19.

Si potrebbe esaminare altresì se e quali limitate concessioni possano eventualmente essere prese in considerazione nel settore delle materie amministrative (compreso l’ordinamento comunale), sempre, come è naturale, in vista di una soluzione globale della questione.

VII Se si vuole fare, ora, una valutazione complessiva dei lavori di questa seconda sessione della Commissione di esperti, sembra che si possa affermare che essi si sono rivelati sostanzialmente utili.

Anche questa seconda sessione, infatti (svoltasi, in un momento in cui per la crisi governativa italiana si presentava difficile il mantenimento del calendario previsto dai Ministri degli Esteri nel loro incontro di Ginevra del 25 maggio) è servita, a parte i risultati tecnici cui sopra è stato fatto cenno, a confermare la volontà delle due parti di ricercare un terreno di accordo. Nello stesso tempo essa puavere contribuito a rinnovare nella Delegazione austriaca l’impressione che non è possibile raggiungere tale accordo se da parte austriaca non si recederà, sia pure gradualmente, dalle posizioni che il Governo di Vienna ha assunto all’inizio delle conversazioni.

Se si esaminano poi le valutazioni date in Austria e in Alto Adige alla sentenza di Milano, sembra ragionevole presumere che la recente riunione della Commissione di esperti abbia contribuito a renderle piserene. La decisione di continuare le conversazioni a livello tecnico a Ginevra anche nel periodo attuale si è rivelata, di conseguenza, esatta ed utile.

Allegato I QUESTIONARIO DA SOTTOPORRE AI MINISTRI DEGLI ESTERI

1) In quale forma e con quali modalità il Governo italiano assumerà l’impegno di prendere determinate misure in favore della popolazione dell’Alto Adige?

2) Deve essere prevista l’istituzione di un meccanismo interno permanente di contatto e in caso affermativo con quale struttura e con quali compiti?

3) In quale forma e con quali modalità il Governo austriaco dichiarerà che ritiene cessata la controversia?

4) In quale forma e con quali modalità le due parti notificheranno alle Nazioni Unite la cessazione della controversia?

5) Deve eventualmente prevedersi l’istituzione di un organo arbitrale e in caso affermativo con quale struttura e con quale competenza?

6) Deve prevedersi l’istituzione di un organo non giurisdizionale di carattere bilaterale e in caso affermativo con quale struttura e con quale compito?

Allegato II A)RISPOSTA ITALIANA AL QUESTIONARIO DA SOTTOPORRE AI MINISTRI IN MERITO AL PUNTO 1) DELL’O.D.G.

1) Il Governo italiano farà, dinanzi a ciascuna delle due Camere, una dichiarazione programmatica, con la quale si impegnerà a prendere una serie di misure per l’Alto Adige (punto 2 dell’o.d.g.); sulla dichiarazione sarà richiesto un voto del Parlamento. Il Governo indicherà il termine entro cui verranno presentati alle Camere i necessari progetti di legge (costituzionale e ordinari) e verranno emanate le disposizioni amministrative occorrenti.

2) Il Governo italiano istituirà un meccanismo a carattere permanente per assicurare regolari contatti fra il Governo stesso e i rappresentanti elettivi delle popolazioni dell’Alto Adige. A tal fine, un certo numero di membri del Consiglio Provinciale di Bolzano dovrà essere designato dal Consiglio stesso. Le consultazioni avranno luogo su richiesta del Governo o dei rappresentanti altoatesini, ogni volta che dovranno discutersi problemi di interesse provinciale, per indicarne le possibili soluzioni e formulare le raccomandazioni opportune. L’istituzione del meccanismo anzidetto verrà dal Governo annunciata in Parlamento.

3) Il Governo austriaco dovrebbe dichiarare, dinanzi al proprio Parlamento, che esso ritiene le misure annunciate dal Governo italiano, in favore delle popolazioni dell’Alto Adige, idonee a dare piena esecuzione all’Accordo di Parigi e che pertanto il Governo austriaco considera cessata la controversia con l’Italia circa l’applicazione del detto Accordo. Dovrebbe seguire un voto parlamentare.

4) I Governi italiano ed austriaco dovrebbero, a mezzo di due dichiarazioni parallele, notificare alle Nazioni Unite la cessazione della controversia. I documenti in questione dovrebbero constare di tre parti: a) un richiamo alle risoluzioni delle Nazioni Unite sul problema dell’Alto Adige e un cenno della esecuzione che i due Governi hanno dato al punto 1) di tali risoluzioni, b) un riferimento alle deliberazioni dei rispettivi Parlamenti, c) la constatazione, da parte di ciascun Governo che è cessata la controversia circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi.

5) Le ulteriori controversie circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi dovrebbero essere deferite alla Corte Internazionale di Giustizia, la quale sarebbe resa competente a giudicare in merito anche sul ricorso unilaterale. A tal fine l’Austria e l’Italia dovrebbero stipulare un apposito Accordo.

6) Non si ravvisa l’opportunità di istituire alcun organo bilaterale italo-austriaco in relazione alla chiusura della controversia fra i due Paesi.

B)RISPOSTA AUSTRIACA ALLE DOMANDE DA SOTTOPORRE AI MINISTRI IN MERITO AL PUNTO 1) DELL’ORDINE DEL GIORNO

1) Il Governo italiano dovrebbe prendere, sotto forma di uno strumento internazionale, l’impegno che le misure previste a favore della popolazione sud-tirolese (punto 2 dell’o.d.g.) siano attuate in una forma ammessa dall’ordinamento giuridico italiano e garantita costituzionalmente.

2) L’istituzione di un organo interno permanente di contatto dovrà essere prescritta. Esso dovrà essere costituito pariteticamente da rappresentanti del Governo italiano e da rappresentanti eletti della popolazione di lingua tedesca dell’Alto Adige. Tale organo dovrà avere il compito di garantire un contatto permanente fra la minoranza e il Governo centrale, per dare parere sui problemi di interesse comune, per prevenire conflitti e per ricercare eventualmente una opportuna soluzione per quelli che fossero sorti.

3) Il Governo austriaco sarà pronto ad emettere nel quadro dello strumento bilaterale (punto

1) una dichiarazione nel senso che la controversia esistente fra l’Austria e l’Italia sulla esecuzione dell’Accordo di Parigi è chiusa. L’emissione di una tale dichiarazione avrebbe come presupposto che non essendo il Governo italiano ancora deciso ad istituire una Regione dell’Alto Adige con un corrispondente statuto speciale, all’attuale Provincia di Bolzano sono attribuite le competenze, i poteri ed i diritti, che corrispondono alle richieste dei rappresentanti altoatesini, come formulate nel rapporto della Commissione dei 19 con allegati; che inoltre l’attribuzione di tali competenze, poteri e diritti avvenga in una forma costituzionalmente garantita e che inoltre le leggi, i poteri e regolamenti necessari vengano emanati in un congruo termine e che infine ne venga garantita una effettiva esecuzione.

4) Da parte austriaca viene proposto che un rapporto congiunto sull’accordo raggiunto e sulla chiusura della controversia venga presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che si ottenga che di tale rapporto venga presa conoscenza da parte dell’Assemblea Generale mediante una risoluzione.

5) Lo strumento (punto 1) dovrebbe prevedere un organo arbitrale che dovrebbe decidere su tutte le divergenze d’opinione riguardanti l’interpretazione e l’esecuzione di tale strumento. La struttura di tale organo potrebbe essere determinata in particolare secondo la Convenzione europea sulla soluzione pacifica delle controversie.

6) Mediante lo strumento internazionale (punto 1) dovrà essere creata una Commissione mista italo-austriaca, la quale dovrà essere consultata in riunioni periodiche (circa 2 volte all’anno) su tutti i problemi derivanti dall’Accordo di Parigi dall’attuale strumento e dalla sua esecuzione e dovrà formulare al riguardo raccomandazioni ad entrambi i Governi.


1 Gabinetto 1964-1965, b. 14, fasc. 130.


2 L’attribuzione a Gaja si evince da altra copia, incompleta negli allegati, in DGUE, Versamento 2017, b. 1, n. 1220.


3 Vedi D. 441.


4 Non pubblicato.

443

IL CONSIGLIERE A VIENNA, CALENDA, AL CAPO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI, GAJA(1)

L. Vienna, 31 agosto 1964.

Carissimo Roberto, spero che il telegramma 434 col quale si riferiscono gli umori con cui questi si accingono a recarsi costà2 sia stato abbastanza esauriente e ti sia stato di qualche aiuto nel proseguimento del sondaggio.

Avrei voluto aggiungervi qualche osservazione che peraltro posso farti solo per lettera: oltre tutto inserite in quel telegramma avrebbero inficiato la sua «obbiettività»

o per meglio dire il suo carattere espositivo.

Ove ti possa interessare la mia opinione desidero confermarti l’impressione che, secondo me, gli austriaci tengono oggi molto a giungere ad un accordo per almeno tre motivi:

1) essi temono che il Ministro possa lasciare la sua attuale carica o per diversa evoluzione della politica italiana o sopratutto perché chiamato a pialte funzioni: ed egli è qui considerato l’interlocutore pifavorevole;

2) il nostro arretramento, nell’attuale fase del sondaggio, sui suggerimenti della Commissione dei 19, pur considerato come una mossa negoziale, è temuto nel caso che le conversazioni fallissero. Sarebbe allora il nuovo documento e non quello originale dei 19 a costituire l’atto fondamentale di fronte ad un’istanza internazionale. Quindi molti risultati raggiunti dagli altoatesini in diretto contatto con noi finirebbero per essere compromessi proprio da quel intervento di Vienna che avrebbe dovuto migliorarli;

3) il fallimento della conferenza viene in fondo temuto perché qui ci si rende conto che, mentre noi potremmo diminuirne l’effetto negativo cominciando con l’applicare i suggerimenti della commissione evincendo praticamente l’Austria dalla questione, da parte loro non resterebbe che riproporre un ricorso all’ONU. Questo si presenterebbe quanto alla sostanza del contendere piproblematico dei precedenti avendo la minoranza conseguito dei miglioramenti; ma non meno difficile dei precedenti ove da parte nostra si sollevasse la questione del terrorismo con tutti i suoi annessi e connessi: straordinaria prevalenza di austriaci nel perpetrarlo, violazione del diritto di asilo per quanto concerne i pochi italiani implicati, corresponsabilità delle organizzazioni quali il Notring o il Berg Isel Bund che trovano il pieno appoggio delle autorità malgrado i loro fini in violazione degli obblighi assunti col trattato di Stato etc. etc.

Questo naturalmente ove una buona volta vogliamo porre con gli austriaci il terrorismo al centro del problema: cioè considerarlo al suo vero posto perché senza le azioni terroristiche organizzate in Austria per promuovere la secessione è dubbio che il problema sarebbe mai sorto.

Senonché, come nei rapporti italo-austriaci noi consideriamo il problema altoatesino quasi ne fosse indipendente, nella trattazione del problema stesso ci conduciamo come il terrorismo non ne sia neppure una sua componente o come se avesse origine all’interno del nostro Paese. In queste condizioni ogni negoziato è impossibile senza mettersi nelle mani degli austriaci.

Scusami queste righe frettolose e credimi affettuosamente tuo Carlo


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 5, fasc. Secondo incontro Ministri, Ginevra 7-8 settembre 1964.


2 T. segreto 24206/434 del 27 agosto: riferendosi a contatti intercorsi «con qualificati ambienti politici locali», Martino tra l’altro scriveva: «Anzitutto mi è stato confermato valore preminente che qui si attribuisce a formula chiusura controversia rispetto a sostanza concessioni in singoli settori amministrazione.Problema fondamentale per Vienna, in mancanza di uno specifico accordo, appare quello delle garanzie che consentano agli austriaci di intervenire qualora non dovessimo attuare misure promesse per maggiore autonomia della Provincia. Complessa procedura suggerita davanti alle Nazioni Unite è concepita quale alternativa a stipulazione di un protocollo bilaterale italo-austriaco: essa dovrebbe costituire per Vienna “titolo” idoneo per sollecitarci e eventualmente citarci ove non dovessimo dar seguito, anche parzialmente, impegno emanareprevisti provvedimenti legislativi. Sulla base delle recenti conversazioni bilaterali non si ritiene qui sufficiente garanzia la designazione di un organo internazionale competente qualora sorgessero eventuali controversiesu applicazione accordo di Parigi. Si osserva infatti che a tale organo, stando alla lettera della tesi italiana che “l’accordo De Gasperi-Gruber è adempiuto”, sfuggirebbe la competenza sulle concessioni che Governo italiano prenderà “autonomamente” a favore altoatesini. Circa la “commissione mista” italo-austriaca, comeistanza media tra organo di controllo interno Roma, Bolzano e organo internazionale, qui si proporrebbe nuova formula secondo cui essa non sarebbe competente specificamente per problema altoatesino ma perle questioni bilaterali italo-austriache. Inoltre “organo arbitrale” (invece della Corte dell’Aja) verrebbe qui configurato sempre picome una specie di commissione mista, con composizione partitica [recte: paritetica]italo-austriaca e presidente neutro» (Telegrammi segreti 1964, Austria arrivo).


3 Per la risposta vedi D. 450.

444

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

R. segreto 3362. Vienna, 4 settembre 1964.

Signor Ministro, la ripresa dell’attività terroristica nei pressi della frontiera italo-austriaca, in toni pidrammatici del passato perché destinata a provocare vittime umane(2), merita di essere ancora una volta meditata nei suoi scopi e nella sua reale portata in relazione ai tentativi di accordo con il Governo austriaco sulla questione dell’Alto Adige.

Penso che qualche richiamo allo stato della questione possa essere utile a V.E. se, come è probabile, di essa si dovesse accennare nei prossimi colloqui a Ginevra.

All’inizio gli organizzatori degli attentati giustificavano la violenza, ed il Governo austriaco la spiegava, con l’impazienza degli altoatesini di raggiungere un accordo e per spingere il Governo italiano a rompere gli indugi.

Successivamente, poiché gli attentati continuarono, e molto spesso in coincidenza degli incontri fra i due Ministri degli Esteri, anziché spiegarli, come sarebbe sembrato naturale, come una pressione sul Governo italiano perché accedesse il pilargamente possibile alle istanze tirolesi e altoatesine, si assunse ufficialmente la comoda tesi che gli attentatori volevano boicottare gli incontri perché contrari ad un accordo: che pertanto per stroncare le finalità degli attentatori si dovessero continuare gli incontri e accelerare la soluzione della vertenza.

Senonché qui non si tratta di giocare a scacchi con gli attentatori. Occorre seriamente affrontare il problema alla radice e farla finita con il terrorismo annientandone la organizzazione ed eliminando le compiacenze che, ormai è palese anche ai ciechi, hanno le loro radici in Austria. È bastato che Klotz e Amplatz siano sfuggiti per la seconda volta alla tiepida vigilanza cui erano stati sottoposti perché immediatamente e per la seconda volta riprendesse l’attività terroristica in suolo italiano, e a pochi centinaia di metri dal confine con l’Austria.

Se è vero che i terroristi non vogliono un accordo bisogna allora ammettere, per conseguenza, che il terrorismo continuerà, ed anche piviolento, dopo che un accordo sarà raggiunto.

Se quindi da parte austriaca si vuole che l’accordo ponga fine effettivamente all’attuale controversia e che sia definitivamente chiuso questo troppo lungo periodo in cui i rapporti tra i due Paesi sono stati seriamente turbati, il Governo austriaco deve stroncare definitivamente tutto l’apparato che, attraverso l’istigazione e l’esecuzione, mette in essere un’attività terroristica che oramai è al limite di ogni tolleranza.

Il Governo austriaco e suoi autorevoli membri hanno ripetutamente dichiarato di condannare gli attentati e di volersi distanziare dagli atti di violenza, sforzandosi inoltre di far credere di voler reprimere l’organizzazione del terrorismo sul territorio austriaco.

Noi non possiamo percontentarci di tale condanna e considerare monde di responsabilità le autorità austriache finché da parte loro non sarà stato fatto tutto il necessario perché le parole corrispondano alla realtà.

Il Governo austriaco poteva fare e non ha fatto.

In coincidenza con l’avvento al cancellierato del Dott. Klaus si era avuta l’impressione che si volesse intraprendere una strada assai piseria e concreta, ma poi la si è perduta, e la seconda volatilizzazione, davanti agli occhi dei loro custodi, dei terroristi altoatesini, cui si era ancora una volta generosamente concesso l’asilo, dimostra con quanta leggerezza venga qui trattato il problema del terrorismo.

Le «repressioni» dell’organizzazione terroristica in Austria si riducono ad un processo celebrato davanti ad un tribunale di Graz nell’ormai lontano dicembre 1961, conclusosi con quattro condanne a miti pene detentive, e ad un secondo processo in Corte d’Assise nel giugno 1962 contro Pfaundler, reo già confesso, chiusosi con una farsesca assoluzione.

Dal primo processo emersero carenze, se non proprio complicità, di organi esecutivi e di autorità politiche e responsabilità del Berg Isel Bund; il secondo, attraverso una incredibile assoluzione, confermche i terroristi erano protetti persino quando giungevano davanti ai giudici.

Ma qualche episodio vale meglio di tutto a illuminare come viene intesa da parte austriaca la politica di «repressione».

- Il 4 aprile 1962 il Ministro della Giustizia Broda, in una dichiarazione al gruppo parlamentare socialista, precisava che avrebbe avuto luogo una «intera serie di processi connessi con la questione dell’Alto Adige». Egli aggiungeva che l’istruttoria era già «praticamente conclusa» contro Burger ed altri 12 coimputati, tra i quali Welser, e che tra le altre procedure avviate figuravano quelle contro Oberhammer e contro Klotz.

-Verso metà maggio 1962 il Governo Regionale tirolese mandava a tutti i membri del Governo Federale un promemoria e successivamente (fine maggio) inviava a Vienna una delegazione, guidata dall’allora Capo del Governo del Tirolo Tschiggfrey, e della quale facevano parte Wallner e Zechtl, per chiedere l’annullamento o quanto meno il rinvio dei processi. Dopo una riunione del Consiglio dei Ministri avvenuta il 5 giugno 1962, e nella quale, secondo i giornali, si parldella questione, i processi vennero rinviati e non se ne parlmai pi Questo intervento pose praticamente fine alle velleità repressive del Governo di Vienna: da allora – a parte il processo Pfaundler che si poteva isolare e fu possibile falsare, come si è detto – in Austria non sono stati celebrati processi contro terroristi. Ci si è limitati, in qualche caso clamoroso – come dopo la scoperta al Brennero di armi a bordo di una automobile – a procedere a qualche arresto, seguito invariabilmente da rilasci, spesso fatti alla chetichella.

Di pi persino i condannati al primo processo di Graz del dicembre 1961, pur essendo stata la sentenza confermata dalla Corte Suprema, non hanno ancora scontato la pena.

Per citare un altro caso concreto, il terrorista Klier, latitante, ottenne nell’agosto 1962, un salvacondotto per rientrare in Austria, che gli assicurava di attendere il processo a piede libero: sono trascorsi da allora pidi 24 mesi, ma il processo non è stato ancora fatto.

Di pari passo con l’inerzia di fronte agli organizzatori austriaci del terrorismo, vi è stata la tolleranza nei confronti degli altoatesini riparati in Austria dopo le ondate di attentati del giugno-luglio 1961. Una ventina di persone, per la maggior parte ricercate in Italia, hanno potuto continuare sotto copertura d’asilo politico a risiedere nelle vicinanze della nostra frontiera con le conseguenze che sappiamo: Klotz, Amplatz e Kofler

– per non citare che i pinoti – hanno ripetutamente compiuto atti terroristici in Italia. Kofler fu fortunatamente arrestato la scorsa estate dalle nostre forze d’ordine, Amplatz e Klotz sfuggirono alla cattura riparando senza danni in Austria. Solo dopo tre anni e per nostro intervento, nei confronti degli ultimi due – terroristi confessi – sono state prese recentemente delle misure di limitazione di soggiorno.

In questi giorni esse si sono rivelate insufficienti, come già si erano rivelate tali a Innsbruck, per un semplice motivo: perché la rete terroristica in Austria è tuttora in piedi e Klotz sa come e dove andare per ricevere armi, munizioni, denaro e assistenza per varcare la frontiera. E naturalmente compagni d’avventura.

Di fronte a questo atteggiamento delle autorità austriache è chiaro che è stato soltanto grazie alle nostre forze dell’ordine se il terrorismo ha trovato freni nella sua opera di violenza, come dimostra il recente arresto del Prof. Andergassen.

Se il Governo austriaco vuole veramente stroncare il terrorismo, non soltanto per ragioni di umanità ma per creare reali rapporti di buon vicinato con l’Italia, se vuole sopratutto che si creda alle sue intenzioni di voler risolvere la controversia dell’Alto Adige, positivamente e concretamente per oggi e per domani, non pucontentarsi di fare dichiarazioni ma deve stroncare il terrorismo mediante misure e provvedimenti inequivocabili.

Esso pu se vuole:

1) fare esplicite dichiarazioni di intraprendere una lotta senza quartiere contro i terroristi e guardarsi bene dal prestare invece argomenti alla loro attività, facendola risalire implicitamente o esplicitamente al comportamento del Governo italiano.

Le Nazioni Unite hanno invitato i due Governi a trattare: i due Governi trattano sulla base di un accordo avvenuto a suo tempo. Il terrorismo è un anacronismo e un crimine senza attenuanti;

2) far scontare le pene, pure miti, ai condannati per attività illegale;

3) celebrare i processi rinviati sine die;

4) procedere non solo al fermo e all’arresto pro-forma di tutti coloro che risultano implicati in traffico di armi e negli attentati in Italia ma metterli in condizioni di non nuocere, anziché lasciarli praticamente liberi di riprendere la loro criminosa attività;

5) negare, ma sul serio, l’asilo politico a tutti i terroristi altoatesini che rifugiatisi in Austria continuano poi a svolgere la loro attività, protetti dalla vicinanza della frontiera con l’Austria;

6) last but not least, sciogliere una volta per sempre le organizzazioni antiitaliane, in contrasto anche con gli obblighi del trattato di Stato, quali il Berg Isel Bund e il Notring f Suedtirol, che godono tuttora di considerazione e di appoggio.

Soltanto quando i terroristi austriaci e altoatesini si saranno convinti che il Governo austriaco reagisce sul serio contro di loro, e che in territorio austriaco non troveranno compiacenza, si poTRà sperare che la loro attività venga annientata.

Altrimenti essi la continueranno spavaldamente e un accordo per l’Alto Adige non sarà che una inutile tappa di un processo che avrà il suo seguito sui binari del terrore e che non sarà servito né a chiudere veramente l’attuale controversia né tanto meno ad aprire un’era di feconde relazioni tra il nostro Paese e l’Austria.

La debolezza di oggi non sarà che un incentivo alla lotta violenta di domani. Voglia gradire, Signor Ministro, l’espressione del mio profondo ossequio.

Enrico Martino


1 Gabinetto 1964-1965, b. 14, fasc. 131.


2 Nei giorni precedenti si erano verificati attentati a Perca e a Zona di Plan, con il ferimento di quattro alpini, e a Selva dei Molini, con l’uccisione del carabiniere Vittorio Tiralongo.

445

[IL CAPO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI GAJA]1

Appunto. [Roma, …]2.

La terza sessione della Commissione italo-austriaca di esperti si è svolta a Ginevra dal 31 agosto al 5 settembre 1964.

Secondo quanto era stato previsto, i lavori della terza sessione avrebbero dovuto essere dedicati alla trattazione delle questioni di cui al punto II dell’ordine del giorno (misure che dovranno essere prese dal Governo italiano).

Fin dalla prima seduta, da parte austriaca si è tuttavia insistito per un ulteriore esame delle rispettive posizioni sul punto I (modalità di chiusura della vertenza). La Delegazione italiana ha aderito a tale suggerimento. Ne è risultato un certo miglioramento delle prospettive che riguardano tale punto dell’ordine del giorno. Sull’uno e sull’altro aspetto del sondaggio svolto e sui risultati raggiunti nel corso della sessione si riferisce qui di seguito:

A) Modalità di chiusura della controversia I Le posizioni delle due Delegazioni sul punto I dell’o.d.g. all’inizio della terza sessione della Commissione di esperti, sono registrate nelle risposte italiane ed austriache al questionario redatto durante la seconda sessione (allegato A)3. La distanza fra i rispettivi punti di vista appariva notevole. Basterà rilevare che:

a) circa le dichiarazioni conclusive dei due Governi: si proponevano da parte nostra una dichiarazione programmatica del Governo italiano innanzi al proprio Parlamento (contenente l’impegno di prendere determinate misure per l’Alto Adige), seguita da voto parlamentare, ed una successiva dichiarazione del Governo austriaco innanzi al proprio Parlamento – seguita anch’essa da un voto di quest’ultimo – per annunciare la idoneità delle misure italiane a eseguire pienamente l’Accordo di Parigi e la cessazione, in tal modo, della controversia con l’Italia.

Da parte austriaca invece si chiedeva che il Governo italiano si impegnasse mediante uno strumento giuridico internazionale a prendere le misure opportune a favore delle popolazioni dell’Alto Adige; nel medesimo strumento bilaterale il Governo austriaco avrebbe dichiarato chiusa la controversia con l’Italia.

b) Circa il modo di soluzione delle controversie future: si proponeva da parte nostra la stipulazione di un apposito accordo per deferire alla Corte Internazionale di Giustizia le ulteriori controversie circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi (da giudicarsi anche su ricorso unilaterale).

Da parte austriaca si chiedeva invece che l’accordo di chiusura dell’attuale controversia prevedesse la creazione di un organo arbitrale, competente a decidere tutte le vertenze future sull’interpretazione e l’esecuzione di tale accordo di chiusura.

c) Circa l’atteggiamento da tenere nei confronti delle Nazioni Unite: la Delegazione italiana proponeva la notifica alle Nazioni Unite di due dichiarazioni parallele dei Governi italiano ed austriaco le quali, riferendosi alle deliberazioni dei rispettivi Parlamenti, constatassero la cessazione della controversia.

La Delegazione austriaca proponeva invece che un rapporto congiunto dell’intesa realizzata venisse presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che questa ne prendesse atto mediante una Risoluzione.

d) Circa strumenti non giudiziari di garanzia: la Delegazione italiana proponeva la istituzione di un meccanismo permanente di contatto fra il Governo italiano e rappresentanti elettivi delle popolazioni altoatesine, con funzione consultiva.

Da parte austriaca si condivideva tale proposta (configurando peraltro in modo diverso la struttura del meccanismo in questione). La Delegazione austriaca proponeva, d’altro canto, che l’accordo di chiusura della controversia istituisse una Commissione mista italo-austriaca destinata a riunirsi periodicamente e a presentare raccomandazioni su tutti i problemi derivanti dall’Accordo di Parigi e da quello di chiusura della controversia. Tale proposta era ritenuta non accoglibile da parte italiana.

II Nel corso della terza sessione della Commissione di esperti si sono verificati taluni mutamenti nella posizione delle parti che hanno rappresentato un loro parziale avvicinamento. Infatti:

-Sul punto a): la Delegazione austriaca ha abbandonato l’idea di un formale strumento bilaterale di chiusura della controversia. Essa ha accolto, come punto di partenza, la tesi italiana delle due separate dichiarazioni governative, chiedendo perche la dichiarazione del Governo italiano innanzi al proprio Parlamento e il voto di quest’ultimo siano oggetto di una notifica al Governo austriaco e che lo stesso Governo austriaco successivamente notifichi a quello italiano la propria dichiarazione e il voto del proprio Parlamento.

La Delegazione italiana, in replica, ha suggerito che sia eventualmente il Governo austriaco a comunicare per primo a quello italiano, subito dopo l’annuncio delle misure per l’Alto Adige fatto dal Governo italiano innanzi al proprio Parlamento, la sua soddisfazione per la sostanza di dette misure, qualificandole tuttavia come atti d’esecuzione dell’Accordo di Parigi e dichiarando percicessata la controversia. A questa nota il Governo italiano risponderebbe prendendo atto della dichiarazione di cessazione della controversia, ma ribadendo il proprio punto di vista circa la natura delle misure annunciate.

-Sul punto b): la Delegazione austriaca ha accolto l’idea di un apposito strumento bilaterale, che preveda il modo di risolvere le controversie future; ma ha chiesto che sia istituita una Commissione arbitrale, competente a giudicare sulle controversie tra Italia e Austria che possano derivare da qualunque accordo fra i due Paesi.

Da parte italiana, si è manifestato interesse per la proposta che vengano deferite a un’istanza giudiziaria o arbitrale le controversie derivanti da ogni trattato fra Italia e Austria; si è sottolineato, peraltro, che dovrebbe parlarsi di controversie circa l’interpretazione e l’applicazione dei trattati in vigore, e che esse dovrebbero essere decise secondo diritto. Si è riservata, comunque, la definitiva presa di posizione italiana circa la designazione della Corte dell’Aja o di un’apposita istanza arbitrale.

-Sul punto c): la Delegazione austriaca ha insistito sulla tesi del rapporto congiunto alle Nazioni Unite, da presentarsi e da discutersi in Assemblea, con la conseguenza di una nuova Risoluzione di quest’ultima.

Da parte italiana si è invece rilevato che una formale notifica della chiusura della controversia alle Nazioni Unite è superflua, e che basterebbe l’annuncio orale della chiusura stessa, dato da ciascuno dei due Ministri, nel corso del dibattito generale innanzi all’Assemblea. Tale suggerimento non intende percancellare la precedente proposta italiana.

- Sul punto d): la questione del meccanismo interno di contatto non è stata pioggetto di discussione. Quanto alla Commissione mista italo-austriaca, è stata da parte austriaca rinnovata la richiesta di istituirla (nel quadro dell’accordo per la creazione dell’organo arbitrale), mentre si è ribadito da parte italiana che non è possibile accogliere tali proposte.

III L’atteggiamento italiano sul problema delle modalità di chiusura della controversia continua ad ispirarsi alle due premesse pivolte ribadite: non debbono pregiudicarsi i punti di vista giuridici rispettivi, né devono stipularsi accordi nuovi, al di là dell’Accordo di Parigi (tranne che sul piano procedurale). Gli austriaci hanno sempre affermato di riconoscere la validità della prima premessa, e recentemente hanno anche detto, con solennità, di non voler chiedere all’Italia che essa assuma impegni piampi e diversi di quelli derivanti dall’Accordo di Parigi. È chiaro, peraltro, che essi cercano tuttora di giungere in qualche modo alla conclusione di un accordo: non formalmente ed esplicitamente, ma attraverso il meccanismo dello scambio di note e del rapporto congiunto alle Nazioni Unite; non in sostituzione dell’Accordo di Parigi, e, secondo il loro punto di vista, neanche oltre l’Accordo di Parigi, bensì allo scopo di definire in dettaglio le misure, che essi ritengono collegate all’Accordo di Parigi.

Ora, dal punto di vista italiano, il problema non è evidentemente di mascherare l’accordo anziché concluderlo formalmente. Il problema, dal punto di vista italiano, è di chiudere la controversia senza concludere a tal fine un accordo con l’Austria. Un nuovo accordo accrescerebbe la sfera di ingerenza del Governo austriaco nella questione altoatesina, e rischierebbe di moltiplicare le controversie di interpretazione e i punti di attrito. In proposito, conviene ribadire che un accordo di chiusura della controversia sarebbe sempre «nuovo» rispetto all’Accordo di Parigi: non solo perché, anche dal punto di vista austriaco, il solo fatto di pattuire in dettaglio una serie di misure di esecuzione dell’Accordo di Parigi darebbe sempre vita a un accordo supplementare, ma soprattutto perché, avendo l’Italia sempre affermato di aver già eseguito l’Accordo di Parigi, ogni accordo con cui l’Italia si impegnasse oggi a prendere misure per l’Alto Adige non potrebbe logicamente essere altro che un ampliamento dell’Accordo di Parigi e un palese abbandono del punto di vista sempre da noi sostenuto.

La chiusura di una controversia senza la conclusione di un apposito accordo è senz’altro concepibile in via di principio. Soddisfatti gli interessi della parte che avanzava determinate pretese, è normale che questa desista dalle pretese medesime e riconosca che la controversia è venuta meno. Le proposte italiane si ispirano appunto a uno schema del genere: il Governo italiano annuncia le misure in favore della popolazione altoatesina come determinazione unilaterale, anche se coincidenti di fatto con gli interessi austriaci; il Governo austriaco prende atto di tali favorevoli circostanze e dichiara cessata la controversia. Va tuttavia riconosciuto che esistono tre aspetti per cui la procedura delineata nella specie si differenzia dalla pura e semplice chiusura di fatto di una controversia: anzitutto, la quietanza austriaca viene richiesta prima che le misure siano realizzate (al momento, cioè, in cui sarebbero soltanto annunciate); in secondo luogo, gli interessi austriaci non sarebbero soddisfatti nella misura richiesta ma nella misura meno ampia che si determinerebbe attraverso gli attuali colloqui italo-austriaci; in terzo luogo, le due parti stanno negoziando sulla base di una Risoluzione delle Nazioni Unite, e la chiusura della controversia – comunque la si configuri – non poTRà ignorare tale dato di fatto.

Queste particolarità comportano due considerazioni. Da un lato bisognerebbe evitare di accrescere gli elementi, che potrebbero indurre in futuro un arbitro o giudice internazionale a valutare il meccanismo di chiusura come un accordo tacito. Dall’altro lato, sembra giustificato tener conto del desiderio di «sicurezza» pivolte espresso dalla Delegazione austriaca: della richiesta, cioè, di garantire che le misure annunciate da parte italiana verrebbero poi effettivamente e pienamente realizzate. Una prima forma di garanzia consiste indubbiamente nella solenne dichiarazione del Governo italiano innanzi al proprio Parlamento e nella successiva approvazione da parte del Parlamento medesimo (che dovrebbe esser votata con la stessa maggioranza richiesta per le leggi costituzionali, trattandosi di ottenere successivamente anche e soprattutto l’approvazione d’un disegno di legge costituzionale). Una seconda forma di garanzia puesser ravvisata nel meccanismo permanente di contatto fra Governo italiano e rappresentanti elettivi delle popolazioni altoatesine, per quanto la sua funzione sia destinata ad essere solo consultiva. Ma l’esigenza austriaca di una qualche forma di garanzia internazionale non puessere ignorata; l’importante è che essa non si traduca in uno strumento di conciliazione bensì in uno strumento giudiziario o arbitrale, e che essa non implichi l’assunzione delle misure per l’Alto Adige come oggetto di specifici obblighi internazionali.

Quest’ultimo punto appare fra tutti il pidelicato. Scartata la tesi austriaca che la controversia debba risolversi mediante un accordo internazionale sulle misure da prendere per l’Alto Adige, e affermata la natura puramente interna delle medesime, non si puda parte italiana consentire a che l’accordo procedurale contenga una clausola, secondo cui l’organo giudiziario o arbitrale sarà competente a giudicare circa l’esecuzione delle misure in questione, poiché ciequivarrebbe a riconoscere le misure medesime come internazionalmente obbligatorie. Va tuttavia considerato che, da parte austriaca, si qualificano le misure in discorso come atti di esecuzione dell’Accordo di Parigi. L’Austria potrebbe, pertanto, investire l’organo giudiziario o arbitrale di eventuali controversie inerenti alle misure anzidette, lamentando la violazione dell’Accordo di Parigi.

Se si volesse venire incontro, almeno in piccola parte, al punto di vista austriaco, a cipotrebbe forse servire uno scambio di note, successivo all’accordo per l’istituzione dello strumento di soluzione delle controversie fra l’Italia e l’Austria, in cui il Governo austriaco si riservasse di portare innanzi all’organo previsto ogni eventuale caso di mancata esecuzione delle misure annunciate dall’Italia e dall’altro canto il Governo italiano, ribadisse il proprio punto di vista circa la natura puramente interna delle misure annunciate e circa la esecuzione, già precedentemente avvenuta, dell’Accordo di Parigi.

IV Con riferimento a ciascuno dei quattro punti inizialmente presi in esame sembra infine il caso di rilevare quanto segue:

-Sul punto a): la proposta austriaca di uno scambio di note che parta dal Governo italiano sembra rischiosa, tanto pise collegata al sistema della notifica conseguente alle Nazioni Unite, perché condurrebbe a costruire attraverso questi vari elementi, un accordo fra i due Paesi circa le misure a favore della popolazione altoatesina.

Quanto al sistema proposto da parte italiana (notifica della «quietanza» austriaca e nota di risposta italiana che ribadisca la nostra posizione) esso non sembra presentare analogo rischio. Va rilevato, al riguardo, che quest’ultima proposta lascia aperto il problema dell’opportunità o meno di richiedere un voto del Parlamento austriaco; in realtà, questo voto appare superfluo, dato che un Governo ha competenza per un atto senza dubbio internazionale, quale la dichiarazione di cessazione di una controversia.

- Sul punto b): la designazione della Corte Internazionale di Giustizia è stata ripetutamente sostenuta da parte italiana. Tuttavia, il carattere politico che la Corte è venuta assumendo e la sua struttura eterogenea indurrebbero a preferire una commissione arbitrale, sulla cui composizione il Governo italiano influirebbe in modo diretto (anche se, logicamente, solo in parte). Anche il riferimento a tutti i trattati bilaterali fra Italia e Austria non sembra presentare pericoli, purché, si ripete, il procedimento di chiusura della attuale controversia non assuma carattere di un accordo. In ogni caso, importa stabilire che l’istanza, giudiziaria o arbitrale, giudicherà secondo diritto.

- Sul punto c): ogni forma di rapporto congiunto alle Nazioni Unite sembra da evitare, perché contribuirebbe a qualificare la procedura di chiusura della controversia come accordo. Così pure sembra opportuno evitare che l’Assemblea Generale sia di nuovo investita della questione, con tutti gli inconvenienti e rischi di un dibattito in sede multilaterale, e di una risoluzione che potrebbe deformare il valore giuridico della situazione realizzata. Se dunque si mantiene l’iniziale proposta italiana di due notifiche parallele alle Nazioni Unite, esse vanno congegnate come notifiche al Segretario Generale, per informazione degli Stati Membri.

- Sul punto d): il problema del meccanismo interno di contatto puessere affrontato nell’ambito del punto 2 dell’ordine del giorno, trattandosi di una specifica misura interna; ma converrebbe mettere in luce la sua importanza concreta di garanzia. Quanto alla Commissione italo-austriaca con funzione consultiva e conciliativa, si ha l’impressione che da parte austriaca siano diminuite le insistenze per la sua istituzione, dato il nostro tenace e assoluto diniego in proposito. Naturalmente, questo diniego poggia sul fatto che ogni futuro strumento politico di ingerenza permanente dell’Austria nella questione altoatesina è chiaramente contrario ai nostri interessi.

B) Misure da attuare a favore della popolazione dell’Alto Adige Nel corso della terza sessione dei lavori della Commissione di esperti, la Delegazione italiana ha anzitutto approfondito alcune questioni che erano state esaminate meno esaurientemente nelle precedenti sessioni. A tal fine:

a) per le materie economiche, sono state presentate nuove proposte, che differiscono dalle precedenti in quanto prevedono l’attribuzione di competenze legislative primarie (anziché secondarie) alla Provincia di Bolzano nei settori dell’agricoltura, del turismo e industria alberghiera, mantenendo tuttavia alla Regione le competenze nei settori dell’industria e del credito. È stata poi suggerita una formula tendente ad assicurare alla Provincia di Bolzano la possibilità di partecipare alla elaborazione del programma di sviluppo economico riguardante la Provincia stessa, nell’ambito della futura legislazione economica nazionale;

b) sono state modificate nel settore dell’ordinamento scolastico alcune delle precedenti proposte, concernenti le competenze amministrative e l’organizzazione degli uffici scolastici;

c) nel settore del lavoro e del collocamento della manodopera è stata assicurata la partecipazione degli elementi di lingua tedesca, designati dalla Provincia di Bolzano, sia nella Commissione provinciale di collocamento sia in quelle comunali, che da parte italiana si è preso impegno di costituire ai sensi della legge 29 aprile 1949, n. 264;

d) nel gruppo delle materie amministrative si è cercato di tener conto delle richieste austriache, offrendo, secondo la linea della Commissione dei 19, competenze legislative secondarie in materia di utilizzazione di acque pubbliche e opere idrauliche della IV e V categoria, nonché competenza legislativa primaria in materia di espropriazione per pubblica utilità nel settore dell’urbanistica;

e) sono state approfondite le possibilità di reciproche concessioni su specifici gruppi di proposte, prendendo in esame, a tale scopo, nuove formulazioni delle proposte elaborate nelle precedenti sessioni e procedendo a modifiche dei raggruppamenti di partenza, sempre al fine di restringere il numero delle questioni ancora aperte.

La Delegazione italiana ha, peraltro, precisato, consegnando anche in proposito motivate memorie, la propria posizione sui seguenti punti, che da parte italiana sono considerati non negoziabili: costituzione, soppressione e denominazione dei Comuni; modifica delle circoscrizioni comunali; diritto di residenza; ordine pubblico, pubblica sicurezza e nuclei di polizia; giurie popolari; scioglimento dei Consigli comunali; segretari comunali; verbalizzazione nella sola lingua tedesca dei procedimenti giudiziari; servizi antincendi (Allegati da B a G)4.

A conclusione dei lavori della Commissione di esperti, la posizione rispettiva delle due Delegazioni, per ciascuno dei gruppi di materia nei quali sono state raccolte le 40 questioni rimaste aperte (materie economiche, scolastiche, del lavoro e collocamento, amministrative sociali e culturali, ordine pubblico e ordinamento giudiziario) risulta analiticamente dagli specchi annessi (dall’allegato H all’allegato O)4.

L’insieme delle misure proposte è stato anche riassunto, in riferimento alle proposte della Commissione dei 19, in dati numerici che sono riportati anch’essi in allegato (allegato P)4.

Al complesso delle misure che il Governo italiano si propone di attuare in favore della popolazione altoatesina è da aggiungere la istituzione di un organo permanente di contatto tra il Governo stesso ed i rappresentanti localmente eletti della Provincia.

Sono state a tal fine indicate in «speciale» allegato(4) talune altre possibilità che, a giudizio della Commissione, ed ove lo si ritenga opportuno, potranno essere utilizzate a pialto livello.

Durante il corso del sondaggio è chiaramente emerso il tentativo della Delegazione austriaca di considerare acquisite le proposte della Delegazione italiana, e di rinviare ad una ulteriore fase di trattative un nuovo e piapprofondito esame delle richieste austriache rimaste insoddisfatte. Ciappare in evidente contrasto con il carattere di globalità, pivolte affermato e ripetutamente esposto, delle misure che si offre di attuare per la definitiva chiusura della controversia.

Nell’esame delle questioni tuttora aperte, sembra pertanto opportuno, d’avviso della Commissione, che la discussione della materia avvenga in base ai gruppi sopra indicati. Inoltre, sia nell’interno dei singoli gruppi, sia nei rapporti tra i vari gruppi di questioni, è da tener ferma la necessità di una soluzione globale ed equilibrata.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 5, fasc. Terza Commissione esperti, settembre 1964.


2 Il documento non è datato: si assume come termine post quem il 5 settembre, data di chiusura della terza sessione dei lavori della Commissione di esperti. L’attribuzione a Gaja si evince da altra copia in DGAP, Segreteria, Serie AA, b. 18.


3 Vedi D. 442, Allegato II.


4 Allegati non presenti nel fascicolo. Alcuni di essi sono presumibilmente da identificarsi con i documenti allegati, con diversa numerazione, all’appunto segreto della Segreteria 10A della DGAP, non datato, dal titolo «Terza sessione dei lavori della Commissione di esperti italo austriaca», in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 5, fasc. Commissione esperti, Relazioni I, II, III sessione Ginevra.

446

INCONTRO ITALO-AUSTRIACO (Ginevra, 7-8 settembre 1964)1

Appunto segreto(2).

Prima seduta:7 settembre 1964, ore 16-19

Seduta plenaria: presenti le due Delegazioni e la Commissione italo-austriaca di esperti(3).

Presiede l’On. Ministro Saragat.

Ministro SARAGAT: A circa tre mesi di distanza dal nostro ultimo incontro, ci riuniamo nuovamente qui a Ginevra per compiere, mi auguro, un nuovo importante passo al fine della chiusura della controversia esistente fra i nostri due Paesi.

Il momento è grave e per noi doloroso, perché questi ultimi giorni sono stati funestati da una serie di atti di violenza il cui scopo evidente è di impedire la tranquillità e la fiducia delle popolazioni alto-atesine. Tali atti criminali, che testimoniano la mentalità nefasta del nazismo e che sono stati universalmente deprecati, non ci arresteranno tuttavia nella nostra civile e democratica determinazione. Il problema presenta, in questo momento, delicati aspetti di importanza preponderante, sui quali mi riservo di parlare direttamente con lei, Signor Ministro, stasera in un incontro a partecipazione limitata.

La Commissione di esperti da noi istituita il 25 maggio scorso ha svolto un intenso ed utile lavoro, in un clima di concretezza e di franchezza. Sono stati anzitutto individuati i due grandi gruppi di questioni che è necessario risolvere per raggiungere la nostra meta comune: quello che concerne le modalità di chiusura della controversia, la forma giuridica da dare agli atti conclusivi di ciascuno dei nostri Governi, e quello riguardante le misure che l’Italia si ripromette di prendere a favore della popolazione alto-atesina. Su entrambi i gruppi di questioni si è cercato di pervenire non solo ad un pieno chiarimento delle posizioni rispettive, ma soprattutto ad una graduale riduzione dell’area del disaccordo. In particolare, circa il primo gruppo, la redazione di un elenco comune delle questioni da risolvere è servita di base a nuove proposte dell’una e dell’altra parte, che hanno attenuato l’iniziale distanza e ci consentono ora di affrontare con maggiori possibilità di successo anche questo aspetto del problema. Quanto al secondo gruppo di questioni, l’esame analitico di esse è stato senza dubbio facilitato dall’aver assunto come termine di riferimento il rapporto redatto dalla Commissione dei Diciannove. Penso inoltre che abbia molto giovato ad accelerare i lavori la prova di buona volontà data dagli esperti italiani, i quali hanno rinunciato a discutere le soluzioni suggerite dalla Commissione dei Diciannove per ben settanta questioni su centodieci, dichiarando che si sarebbero espressi a favore di un accoglimento delle soluzioni medesime, nell’auspicata ipotesi di una chiusura globale della controversia. L’area dei problemi controversi è stata così ristretta ad un elenco di quaranta punti; ognuno di essi è stato trattato a fondo, e per la maggior parte di essi la Delegazione italiana ha fatto notevolissimi sforzi di avvicinamento alle posizioni della Delegazione austriaca. Sono certo che a questi sforzi corrisponderà la comprensione, da parte austriaca, dei limiti delle misure che l’Italia puadottare a favore della popolazione alto-atesina di lingua tedesca, nonché del fatto che, solo se scambievolmente si modificheranno gli iniziali punti di vista, poTRà pervenirsi alla chiusura della controversia. Del resto l’esigenza della globalità di tale chiusura, da noi pivolte sottolineata, significa proprio che i sacrifici cui l’Italia è disposta sono realizzabili solo a condizione che le misure previste, evidentemente incluse quelle che non coincidono per intero con il punto di vista del Governo austriaco, siano da quest’ultimo ritenute soddisfacenti.

Io sono certo, Signor Ministro, che una convinzione comune ci anima: è necessario portare a termine in modo positivo il lavoro intrapreso, chiudendo la controversia che da troppi anni divide i nostri due Paesi. Alla luce di questa convinzione, l’incontro odierno ha il valore di una premessa determinante in vista di una conclusione sollecita e favorevole. I risultati raggiunti dagli esperti offrono validi punti di partenza per le nostre decisioni. Dobbiamo ora proporci, riguardo alle modalità di chiusura della controversia, di raggiungere una piena e chiara intesa circa i problemi essenziali: dichiarazioni dalle due parti e modo di renderle note; strumento giudiziario o arbitrale di soluzione delle controversie future; atteggiamento da tenere nei confronti delle Nazioni Unite. Gli esperti potrebbero successivamente, in base alle nostre direttive, elaborare i documenti che risulterà opportuno predisporre.

Riguardo poi alle misure che l’Italia è disposta a prendere in favore della popolazione alto-atesina, ritengo che i nostri compiti siano due, fra loro interdipendenti: ratificare le soluzioni concordate dagli esperti e corrispondenti alle settanta questioni cui ho fatto precedentemente cenno, e d’altra parte procedere, sulle rimanenti questioni, a quelle reciproche parziali rinunce alle nostre posizioni di partenza che sono state prospettate ma non concordate in sede di Commissione di esperti. Su questo punto è mia opinione che sia altrettanto essenziale raggiungere una completa intesa, quanto è essenziale sul problema delle modalità di chiusura della controversia. Agli esperti poTRà poi essere affidato il compito di sviluppare in dettaglio i risultati del nostro lavoro odierno così da metterci in grado di prendere decisioni definitive in base ad elementi ulteriormente elaborati in un prossimo nostro incontro.

La posizione del Governo italiano è stata chiarita, motivata e documentata nel corso delle tre sessioni della Commissione degli esperti; penso comunque sia utile ribadirne qui gli aspetti essenziali. Comincerdal problema delle modalità di chiusura della controversia. Da parte italiana si è affermato fin dall’inizio, e pivolte confermato, che due premesse debbono assumersi come fondamentali: anzitutto, ciascuna delle parti deve poter conservare impregiudicato il proprio punto di vista giuridico circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi; in secondo luogo, la cessazione dell’attuale controversia non deve comportare l’assunzione, da parte dell’Italia, di obblighi internazionali maggiori o comunque diversi da quelli risultanti dall’Accordo di Parigi. Credo di poter serenamente dire che si tratta di premesse obiettive, le quali intendono bensì tutelare i legittimi interessi italiani, ma non compromettono affatto gli interessi dell’Austria, quali sono in gioco nell’attuale controversia.

Su questa base si è delineato, da parte italiana, il seguente «iter» di cessazione della controversia: dichiarazione del Governo italiano innanzi al Parlamento, contenente l’impegno di adottare un complesso di misure in favore della popolazione dell’Alto Adige nel quadro della Relazione dei Diciannove, con successivo voto parlamentare; dichiarazione del Governo austriaco che, in considerazione delle misure annunciate dal Governo italiano, viene meno la materia del contendere e pertanto cessa la controversia esistente fra i due Paesi; infine stipulazione di un accordo che deferisca alla Corte Internazionale di Giustizia le controversie future sull’interpretazione e l’applicazione dell’Accordo di Parigi. Al fine di salvaguardare i rispettivi punti di vista giuridici, la dichiarazione del Governo italiano preciserebbe che le misure annunciate sono frutto di una libera ed autonoma determinazione del Governo italiano, presa per migliorare ulteriormente le condizioni della convivenza in Alto Adige, secondo le linee direttive rese note all’atto dell’istituzione della Commissione dei Diciannove; mentre con apposita dichiarazione il Governo austriaco ribadirebbe, ove lo ritenesse opportuno, il suo punto di vista.

Nell’ultima fase dei lavori della Commissione di esperti, sono stati presentati da parte austriaca alcuni nuovi punti di vista relativamente a questa materia. Non intendiamo affatto respingerli, ma vogliamo sottoporli a uno studio approfondito, alla luce delle due premesse fondamentali cui sopra ho accennato.

Non entrersubito nel dettaglio di queste proposte che avremo modo di discutere con ampiezza fra poco. Vorrei solo dire fin d’ora che un punto sul quale non ci sembra di poter modificare la nostra iniziale posizione negativa è quello concernente l’eventuale istituzione di una Commissione consultiva italo-austriaca o di altro equivalente organo internazionale di contatto fra i due Governi. Pensiamo infatti che il deferimento delle controversie a un organo giudiziario o arbitrale sia garanzia adeguata di definizione delle questioni pigravi, mentre per le esigenze di consultazione sono sufficienti i normali canali diplomatici. Un organo «ad hoc» rischierebbe di incoraggiare il perpetuarsi dei motivi di controversia, anziché contribuire ad eliminarli. Né va dimenticato che, nell’ambito interno, il Governo italiano ha promesso di favorire frequenti consultazioni con i rappresentanti della popolazione alto-atesina per dar loro modo di esprimere il punto di vista dei diretti interessati nella soluzione dei problemi riguardanti la Provincia di Bolzano.

Resta da esaminare il secondo punto che è stato oggetto dei lavori della Commissione di esperti: le misure cui il Governo italiano addiverrà in favore della popolazione alto-atesina, e che avrebbero il risultato di svuotare di contenuto la controversia esistente fra Italia e Austria. Ho già detto che su quasi i due terzi delle misure suggerite dalla Commissione dei Diciannove (elencate dagli esperti nelle cosidette liste A e B) la discussione fra gli esperti è stata evitata, per la nostra disposizione a seguire senz’altro le indicazioni della Commissione stessa. Confermo tale disposizione, cui intendiamo attenerci nel quadro della soluzione globale della controversia. Desidero inoltre sottolineare che anche sulla maggior parte delle quaranta questioni aperte (comprese nella lista C) siamo disposti a conformarci alle conclusioni della Commissione dei Diciannove, o addirittura, su qualche punto, ad andare oltre, cioè ad accogliere suggerimenti e spunti basati sulle richieste dei commissari alto-atesini di lingua tedesca. Vi sono peraltro, ed è logico e inevitabile che vi siano, alcuni interessi irrinunciabili dello Stato italiano, che è nostro dovere e nostra volontà di salvaguardare. Vi sono richieste, inoltre, che vanno apertamente al di là di quanto possa essere realistico o politico. Crediamo di avere ridotto al minimo il numero di questi problemi sui quali la nostra posizione è rigida; di avere spiegato a fondo i motivi di tale posizione, di aver fatto il massimo sforzo di buona volontà per andare incontro con larghissimo spirito democratico alle richieste di una minoranza che è già fra le pitutelate del mondo intero. Mi sia quindi consentito di dire che ci attendiamo una corrispondente buona volontà dal Governo austriaco il quale non punon apprezzare l’entità e il significato dei provvedimenti previsti. Sono certo che esso non vorrà compromettere la realizzazione di un così largo complesso di misure a favore della popolazione alto-atesina, solo perché ci è impossibile accogliere al cento per cento non soltanto i suggerimenti della Commissione dei Diciannove, ma anche tutti i desiderata dei commissari di lingua tedesca già respinti dalla Commissione stessa nella sua maggioranza.

Io spero che questo nostro incontro rappresenterà, Signor Ministro, una data importante nelle relazioni tra Italia e Austria. Abbiamo dinanzi, pivicina di quanto mai sia accaduto negli anni passati, la possibilità di una svolta favorevole, che darebbe ai rapporti tra i nostri due Paesi un impulso nuovo, e aprirebbe prospettive di una collaborazione larga e fiduciosa, rispondente ai nostri comuni profondi interessi. L’importanza di un tale obiettivo rafforza la nostra determinazione di fare tutto il possibile affinché il risultato sia pari agli auspici e pari alla nostra responsabilità storica.

Ministro KREISKY: Signor Presidente, mi permetta di esprimerle la mia soddisfazione per il fatto che la sua dichiarazione sia stata basata sulla necessità dello spirito di collaborazione. Ma lei comprenderà certamente che la Delegazione austriaca deve completare, su alcuni punti, quanto lei ha detto.

Prima di trattare i vari punti – e trattandoli sarlieto di seguire l’ordine che lei ha indicato – a nome della Delegazione austriaca e del mio Governo devo prendere posizione con ogni energia contro la ripresa del terrorismo in Alto Adige. Sono pronto ad approfondire questo punto con lei, Signor Ministro, questa sera in una seduta a partecipazione limitata. Ma adesso, per darle una prova che le nostre idee convergono, vorrei ripeterle quanto ho già detto sabato scorso [il 5] alla radio austriaca. Dopo aver constatato che l’attività terroristica finisce per colpire la popolazione alto-atesina, ho testualmente aggiunto: «secondo la volontà dei terroristi e dei loro istigatori il nostro sforzo per risolvere pacificamente la controversia in favore di un quarto di milione di sudtirolesi dovrebbe essere reso nullo. La conferenza di Ginevra dovrebbe fallire prima ancora di essersi iniziata. Questi metodi non sono pericolosi e dannosi soltanto per gli alto-atesini e gli uomini che hanno fatto ricorso a questi metodi scherzano col fuoco servendosi di mezzi che trent’anni fa provocarono un immane conflitto».

In questa sede vorrei dichiarare che il Governo austriaco condanna decisamente l’attività terroristica e desidera perseguire una soluzione di questo problema soltanto con mezzi pacifici, come quelli previsti nello Statuto delle Nazioni Unite. Sono percimolto lieto che il Governo italiano, in pieno spirito di collaborazione, abbia deciso di continuare le trattative senza lasciarsi influenzare da quanto è successo in questi giorni.

È vero che il lavoro degli esperti ha diminuito le distanze, ma si tratta soltanto di un ravvicinamento ed adesso il nostro compito è quello di eliminare le distanze residue. Certamente non siamo degli ingenui e non ci facciamo illusioni. Non pensiamo affatto che in questa controversia possa aver valore soltanto il nostro punto di vista. Ci rendiamo conto di dover giungere ad un compromesso accettabile da tutte e due le parti.

I nostri reciproci punti di vista giuridici sono i seguenti: il Governo italiano ritiene che quanto viene concesso da parte italiana all’Alto Adige sia pidi quanto previsto dall’Accordo De Gasperi-Gruber. Noi invece consideriamo che queste concessioni entrino nel quadro dell’Accordo De Gasperi-Gruber. Se abbiamo due punti di vista divergenti, essi sono il risultato del fatto che il Governo italiano non vuole che si faccia un nuovo accordo oltre quello di Parigi e ritiene che l’Accordo di Parigi dovrebbe essere la base per l’eventuale compromesso. Le sono grato, Signor Presidente, per il fatto che lei abbia riconosciuto gli interessi austriaci in quest’aspetto del problema, e penso che in queste nostre conversazioni dobbiamo anzitutto discutere sul modo col quale possiamo chiudere la controversia sull’Alto Adige. Secondo me, la migliore soluzione consisterebbe in un protocollo che contenesse tutte le discussioni e tutti i risultati cui siamo giunti. Questa sarebbe una via semplice, univoca e legittima per giungere alla conclusione della controversia. Si potrebbe trovare una formulazione, forse nel preambolo, che dicesse che non si tratta di un completamento dell’Accordo di Parigi e che è possibile mantenere i rispettivi punti di vista giuridici. La Delegazione austriaca considererà attentamente la proposta italiana, che valuta in tutta la sua portata: che, cioè, il Governo italiano faccia una dichiarazione in Parlamento riguardante le misure prese o da prendersi per migliorare la situazione in Alto Adige e ottenga un voto dalla maggioranza delle Camere. Mi rendo anche conto che la proposta comporta che a sua volta l’Austria faccia una dichiarazione in Parlamento in base alla dichiarazione italiana, affermando che è stato posto fine alla controversia fra i due Paesi. Ma devo subito dirle che l’Austria farà tale dichiarazione soltanto a condizione che venga detto anche quanto ha costituito la materia di queste discussioni. Mi rallegro per la constatazione che vi è stato un avvicinamento in molte di queste questioni. Per quanto riguarda un accordo di arbitrato e di conciliazione in caso di divergenze sull’Accordo di Parigi, le dirche un tale accordo di arbitrato avrebbe senso soltanto se si riferisse a tutti i punti che sono stati oggetto di queste trattative. Con un tale accordo eviteremmo ulteriori discussioni politiche per lasciar posto alle discussioni giuridiche, in un clima pitranquillo. Questa idea non ci dispiace e la esamineremo, ma a condizione che nell’accordo sia anche contenuto il risultato delle nostre trattative.

Non molto sodisfatti, invece, siamo per il fatto che l’Italia consideri impossibili le consultazioni italo-austriache cui noi abbiamo accennato (per quanto io non creda che in politica esistano cose impossibili). A questo proposito, mi permetta di far presente alcune considerazioni. La consultazione è d’uso anche attraverso i normali canali diplomatici. Spesso è esplicitamente prevista, e quindi mi sembra che non possa essere considerata in contrasto con la prassi. Per esempio, noi abbiamo l’«accordino»(4) che prevede una consultazione e che funziona in modo eccellente. Una consultazione è anche prevista nell’accordo culturale italo-austriaco. Pertanto, per concludere questo punto, vorrei proporle di esaminare se non sia opportuno istituire un organismo consultivo per tutte le questioni riguardanti l’Italia e l’Austria. Non dovremmo basarci solo sull’Accordo di Parigi, ma dovremmo trovare una formula che sia adatta alla nuova situazione e che comprenda tutto. La prego, Signor Ministro, di voler quindi riconsiderare questo punto, circa il quale mi permetto di formulare ancora due osservazioni: l’«accordino» è un accordo sui generis di carattere economico, ma non è un vero e proprio accordo commerciale. Esso è ristretto alla regione del Vorarlberg e del Tirolo ed alla Regione Trentino-Alto Adige. Anche l’accordo culturale prevede questioni particolari. Abbiamo poi problemi speciali riguardanti il porto di trieste. Penso che non si evochino spiacevoli ricordi se dico che ancora oggi trieste, per quanto riguarda il tonnellaggio, è il maggior porto austriaco. Abbiamo poi dei progetti che, se attuati, potrebbero essere per voi di vantaggio. La prego quindi, considerando tutto ci di esaminare se non sarebbe possibile conglobare tutte queste possibilità e inserirle in un unico testo.

È certamente positiva anche la parte del suo discorso dove lei parla della favorevole disposizione del Governo italiano a favorire le consultazioni con i rappresentanti della minoranza. Mi permetta ancora una volta di evocare un ricordo personale. Cinque anni fa il suo partito ha inviato al congresso del mio partito l’On. Rossi, al quale ebbi l’occasione di dire in privato che se il Governo italiano avesse istituito un organo – anche senza tutti i crismi della legge, ma a scopi concreti – probabilmente ci sarebbero state risparmiate le trattative internazionali. La Commissione dei 19 rappresenta in qualche modo la realizzazione di quella idea. La saggezza e l’intelligenza dell’Onorevole Rossi hanno certamente contribuito al successo della Commissione dei 19. Noi proponiamo perciche, sulla stessa linea, si preveda l’istituzione di un organismo italiano che permetta al Governo italiano l’esame di questioni interessanti il Governo stesso e i rappresentanti degli alto-atesini di lingua tedesca. Nell’istituzione di tale Commissione vi sarebbe il vantaggio che la consultazione rimarrebbe a livello nazionale. Una tale Commissione faciliterebbe anche il vostro compito.

Vorrei poi dire che noi riteniamo di avere il dovere di notificare alle Nazioni Unite la fine della controversia. Vi sono tre buone ragioni per ci Anzitutto, questa comunicazione costituirebbe un ulteriore elemento per la chiusura della controversia. In secondo luogo, anche motivi di cortesia dovrebbero indurci a comunicare alle Nazioni Unite ed all’Assemblea Generale la fine della controversia dichiarando che le sue Risoluzioni hanno ottenuto il loro scopo. In terzo luogo, in un mondo sconvolto da tanti grandi conflitti, mi sembra importante che due Stati democratici diano prova del loro senso di collaborazione e dimostrino che situazioni complicate e dolorose possono essere risolte anche in un modo diverso da quello che spesso viene applicato sia in Europa che fuori.

Ora vorrei entrare nel vivo della materia, ma lo farsenza approfondire il problema e non certo come esperto.

Aritmeticamente, il bilancio è positivo. Ma ritengo che non soltanto i punti liquidati o considerati tali abbiano il loro peso, ma anche le questioni tuttora aperte. Vi sono ancora alcuni punti molto gravi e di molto difficile risoluzione che dobbiamo affrontare, nella speranza di poter constatare possibilità di avvicinamento. In una riunione a pilimitata partecipazione sarben lieto di esporle in riassunto quei punti sui quali penso che si potrebbe arrivare a soluzioni diverse da quelle finora previste. La lunghezza della mia esposizione non dovrà far ritenere che io non sia convinto dello spirito di collaborazione che ha presieduto alle trattative.

In conclusione vorrei dire che la chiusura della controversia deve anche essere l’inizio di una nuova era economica, politica e culturale nell’ambito dei legami dei nostri due Paesi, legami che contano ben due millenni. Nessun decennio di questi due millenni è trascorso senza che l’Austria sia stata influenzata dall’Italia. Voglio affermare che se riusciremo a risolvere questa controversia si inizierà una nuova epoca per le relazioni fra i nostri due Paesi. Da questa felice conclusione verranno favorevolmente influenzati, oltre gli abitanti dell’Alto Adige, anche i 60 milioni di abitanti dei nostri rispettivi Paesi e quelli dei Paesi confinanti e vicini.

Ministro SARAGAT: Ringrazio il Ministro Kreisky e gli esperti della Delegazione austriaca e, naturalmente, anche gli esperti italiani. Vorrei fare la seguente proposta: gli esperti della Delegazione austriaca hanno ascoltata l’esposizione del Ministro degli Esteri italiano, così come gli esperti italiani hanno udito quella del Ministro degli Esteri austriaco. Penso quindi che a questo punto converrebbe interrompere per qualche minuto la seduta e proporrei di continuare in una riunione pilimitata, cui prendano parte le Delegazioni politiche.

Seduta limitata Presenti le due Delegazioni.

Ministro SARAGAT: Ho ascoltato con molto interesse il discorso del collega Kreisky. Vorrei vedere se sia possibile, in questa sede politica, fare qualche passo avanti sul problema della chiusura della controversia.

Se ho ben compreso, esamineremo dopo, in una riunione piconfidenziale, i problemi di cui al secondo punto, per tentare di accorciare le distanze che tuttora esistono.

Tuttavia, prima di entrare nel merito del problema della chiusura della controversia, vorrei fare alcune considerazioni di carattere generale. Il Governo italiano è ben deciso a proseguire il negoziato ed a giungere in porto. Abbiamo ben presente l’interesse delle nostre due democrazie e, se possibile, vorremmo anche costituire un esempio per le altre democrazie sul modo con cui risolvere i contrasti fra diversi Paesi.

Tutti i Governi italiani hanno tentato di giungere ad un avvicinamento con l’Austria; ma oggi, dopo il lavoro della Commissione dei 19 e della Commissione di esperti, la situazione è pimatura e pertanto possiamo fare cose che ieri non si potevano fare, non per cattiva volontà, ma perché in controversie così delicate si pufare un passo dopo l’altro man mano che le cose maturano.

Bisogna peressere realisti e il collega Kreisky lo è stato quando ha dichiarato che questo è un incontro tra due Ministri degli Esteri di due Governi di coalizione che devono fare i conti con i propri Gabinetti e con la coalizione governativa. Ciche rende delicato il problema è l’aspetto umano piche quello giuridico, dato che si tratta di una Regione in cui ci sono cittadini italiani di lingua tedesca strettamente mescolati a cittadini italiani di lingua italiana o ladina. Noi dobbiamo risolvere questo problema senza creare una situazione di inferiorità nei confronti dei cittadini di lingua italiana, per non creare una minoranza in seno ad una minoranza, e per creare invece un clima dove tutti possono sviluppare i loro ideali e vivere in pace assieme. Vi sono minoranze in molti Paesi democratici. Questi problemi si devono risolvere democraticamente e con un po’ di buona volontà.

Veniamo al problema della chiusura della controversia. Nel corso dei lavori dei nostri esperti alcuni aspetti sono stati chiariti. In particolare siamo partiti da due premesse che mi sembrano eque e ragionevoli. Sono lieto che il collega Kreisky ne abbia preso atto ed abbia riconosciuto che i due reciproci punti di vista giuridici, anche se non corrispondono, devono essere rispettati. Questo non deve costituire un ostacolo al compimento di un passo avanti, anche se, dal canto nostro, siamo convinti che l’Accordo di Parigi sia stato adempiuto; e se gli austriaci considerano le misure che il Governo italiano sarebbe disposto ad adottare come decise in adempimento dell’Accordo di Parigi. Comunque, le due posizioni possono rimanere inalterate e non pregiudicare il proseguimento del negoziato. C’è un punto sul quale non siamo d’accordo: non ci devono essere strumenti diplomatici nuovi e l’Accordo di Parigi deve rimanere l’elemento sul quale dobbiamo orientarci per la nostra azione. Il dissenso sul modo di chiudere la controversia dipende proprio dalla differenza di valutazione giuridica sull’adempimento dell’Accordo di Parigi. Non vedo come si possa fare un documento che consacri questo disaccordo sull’interpretazione dell’applicazione dell’Accordo di Parigi.

Che cosa dice il collega Kreisky? Dice: facciamo un protocollo che contenga i risultati cui siamo giunti. Facciamo poi un preambolo a questo protocollo, in cui si sottolineino i punti di vista giuridici diversi in materia di adempimento dell’Accordo di Parigi.

Questo protocollo, ovviamente, sarebbe contraddittorio. Tanto vale fare due dichiarazioni distinte ove si affermi che la chiusura della controversia non pucomportare per l’Italia l’assunzione di nuovi obblighi oltre quelli che risultano dall’Accordo di Parigi. Il problema è di non creare uno strumento che sottolinei il grave disaccordo in materia giuridica e che potrebbe costituire per l’Italia una formula diversa da quella dell’Accordo di Parigi. Uno strumento di questo tipo potrebbe fare apparire l’Italia come inadempiente per il passato e come adempiente solo a seguito del nostro «gentlemen agreement». Quando assumo un impegno io devo tener conto che l’impegno stesso deve essere approvato dal Parlamento, affinché la mia parola possa essere mantenuta. Non mi sentirei di chiedere l’approvazione per uno strumento nuovo che, di fronte all’opinione pubblica italiana, apparirebbe come un nuovo strumento diplomatico in sostituzione dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Ho l’impressione che il Ministro Kreisky abbia detto che l’Austria, parallelamente alla dichiarazione del Governo italiano, dichiarerebbe al Parlamento che la controversia fra l’Italia e l’Austria è chiusa. Il Ministro Kreisky ha aggiunto che il Governo austriaco farà questa dichiarazione solo se il Governo italiano prenderà una posizione esplicita su tutta la materia. Non ho ben compreso il pensiero del Ministro Kreisky e vorrei pertanto pregarlo di ripeterlo per farmi un’idea esatta della sua posizione.

Ministro KREISKY: Le discussioni in cerchio ristretto hanno lo scopo di poter parlare francamente. Quando lei dice che per ogni eventuale accordo abbiamo bisogno dell’appoggio del Parlamento, questo vale per tutti e due. Ma la nostra situazione è diversa dalla vostra quanto agli effetti della constatazione che abbiamo due punti di vista giuridici diversi. Se l’Italia considera quanto realizzeremo come una concessione che supera l’Accordo di Parigi, mentre noi consideriamo che le misure che l’Italia adotterà fanno parte dell’applicazione dell’Accordo stesso, l’opposizione mi domanderà: ma quale garanzia ci dai che la dichiarazione del Governo italiano possa avere veramente valore? Neanche un pezzo di carta, visto che una decisione per il Parlamento puvalere solo quando è messa su carta ed è firmata.

In politica estera siamo sempre legati a questioni di prestigio. Un Ministro degli Esteri svedese mi disse un giorno: «se non avessimo questo stupido prestigio, quante cose sarebbero pifacili soprattutto per le piccole Nazioni». A Vienna, mi si farà notare che abbiamo solo una dichiarazione del Governo italiano che possiamo leggere sul giornale, senza avere nulla in mano. Mi si chiederà: saranno realizzate le cose che ci sono state promesse? E in quale modo, se non abbiamo in mano neanche un protocollo? Si potrebbe pensare anche ad un memorandum. Per quanto riguarda la dichiarazione da farsi davanti al Parlamento ritengo buona l’idea di due dichiarazioni, una austriaca ed una italiana. Considero anche opportuna la proposta italiana che questa dichiarazione venga votata dal Parlamento e per mio conto sarei pronto ad appoggiare l’idea di una votazione anche sulla dichiarazione del mio Governo, da parte del Parlamento austriaco. La procedura sarebbe questa: si partirebbe da un mio rapporto al Parlamento austriaco, che verrebbe poi inviato alle Commissioni competenti, per la discussione. Poiché si tratterebbe di una relazione del Ministro degli Esteri, potrei chiedere che il Parlamento ne prendesse conoscenza. Ma mi si domanderà sempre che cosa è stato concordato e se dico che non abbiamo neanche una forma di accordo, che sarebbe il minimo, mi si chiederà quale risultato io abbia ottenuto.

Ministro SARAGAT: Probabilmente c’è un malinteso sul significato che noi diamo alla dichiarazione in Parlamento. Non si tratterebbe di una dichiarazione generica. Il Governo dichiarerebbe di voler realizzare di sua iniziativa tutte le cose che avremo deciso con voi, analiticamente. L’iniziativa del Governo sarebbe seguita da un voto: vi sarebbe quindi un impegno solenne del Governo e del Parlamento. A noi invece basterebbe una dichiarazione del Governo austriaco.

Ministro KREISKY: Questa procedura non ci sembra sufficiente, perché su una questione così importante di politica estera dobbiamo avere una formula approvata dal nostro Parlamento. Il Governo austriaco dovrà dichiarare che ha l’intenzione di comunicare alle Nazioni Unite la chiusura della controversia. Il Parlamento mi deve dire: abbiamo preso conoscenza del rapporto del Ministro degli Esteri; e di conseguenza io potrdichiarare che il Parlamento si è espresso favorevolmente sulla chiusura della controversia. Altrimenti continueremo in queste discussioni per altri 10 anni. Il Parlamento deve prendere atto della risoluzione del Governo. Questa è la forma parlamentare. Comprendo che un impegno del Parlamento italiano sia una cosa molto solenne ed importante, ma altrettanto solenne ed importante è un analogo impegno austriaco. È da tener presente che 11 deputati tirolesi dovranno anch’essi approvare il mio rapporto come tutti gli altri deputati compresi quelli della OVP. Essi dovranno essere favorevoli alla mia relazione e non restare nel corridoio. Ci mi sembra, è anche nel vostro interesse. Dobbiamo ancora chiarire una questione che puessere così enunciata: noi manteniamo il nostro punto di vista giuridico, e voi il vostro, ma raggiungiamo un accordo circa un’istanza giurisdizionale o arbitrale. Ora, per parlare in modo franco e forse brutale, che cosa succederà se qualcosa di quanto concordato qui o dalla Commissione dei 19 e approvato dal Parlamento italiano verrà ritenuto dal Governo austriaco come non realizzato? Noi ricorriamo all’istanza arbitrale. In tal caso noi sosteniamo che non si è adempiuto al trattato di Parigi; voi sostenete che tali misure non sono contenute nel trattato stesso. La corte arbitrale verrebbe a trovarsi in una situazione ben difficile. Puanche darsi che si pronunci nel senso che il complesso delle misure esorbita dalla sua competenza e l’Austria farebbe una figura meschina. Chiediamo una risposta a questo problema: noi riteniamo che tali misure si trovino nell’Accordo di Parigi, mentre voi non lo ammettete. La corte non si pronuncia e a questo punto tutto cade. Mi scusi se ho parlato francamente, ma ritengo che ciserva per restare amici anche per il futuro.

Ministro SARAGAT: Le garanzie offerte all’Austria sono quattro:

1) Noi dovremo concludere un accordo per stabilire qual’è l’ente che deve dirimere eventuali divergenze d’interpretazione sull’Accordo di Parigi.

2) Gli atti del Parlamento italiano da cui risulterà la dichiarazione analitica del Governo ed il voto su di essa espresso dal Parlamento.

Se questi atti non hanno rilevanza mi domando di qual genere possono essere delle garanzie.

3) Comunicazione dell’Italia alle Nazioni Unite sulla chiusura della controversia.

4) Commissione interna per i contatti tra i rappresentanti della popolazione alto-atesina di lingua tedesca e il Governo italiano, che sarà organizzata in occasione della comunicazione al Parlamento italiano dei provvedimenti decisi per venire incontro alle predette popolazioni e che evidentemente deve avere materia da discutere.

Avete tutte le garanzie; vi manca solo l’atto formale che non possiamo accettare perché si ritorcerebbe contro di noi e sarebbe considerato come riconoscimento di una inadempienza da parte nostra, inadempienza che non c’è stata.

Ministro KREISKY: L’importanza di una dichiarazione e decisione del Parlamento italiano è grande e noi certamente l’apprezziamo. Ma veniamo a una questione che per me non è molto chiara. L’istanza arbitrale, o come la si vuole chiamare, viene investita della risoluzione di una controversia circa il fatto che una certa questione è o non è contenuta nell’Accordo di Parigi. Se quanto voi concedete non è contenuto nell’Accordo di Parigi e noi sosteniamo il contrario, dobbiamo darne la prova. Si creano quindi delle gravi complicazioni e se la decisione è che tale questione non è prevista dall’Accordo, allora tutte le nostre fatiche saranno state vane e saremo al punto di partenza.

Altro punto. Vorrei riflettere in quale forma inviamo il rapporto alle Nazioni Unite. Ci sono due cose di cui siamo preoccupati. Vorremmo innanzitutto sapere quale sia questa istanza arbitrale: se coincide con quanto prospettato da Segni a suo tempo dinanzi alle Nazioni Unite, non ci serve. Noi dobbiamo sapere in che cosa consiste questa corte di arbitrato. Per noi ha una notevole importanza la relazione alle Nazioni Unite. La Commissione interna di contatto, a mio avviso, è di maggiore utilità per voi che per noi. Se lei permette, vorrei pensare ad alta voce: nel quadro generale della risoluzione potremmo pensare ad un unico accordo di arbitrato con una competenza generale su tutte le questioni, accordo in cui potrebbe ad esempio essere inserito il seguente passo: per evitare che l’organo in parola venga sovraccaricato di lavoro, concordiamo che tutte le questioni che derivano da accordi preesistenti, prima di essere devolute a detta istanza, vengano esaminate da una Commissione mista al fine di arrivare possibilmente ad una loro composizione.

Ministro SARAGAT: Se il collega Kreisky volesse darci, senza impegno e senza premura, una formulazione analitica di questa ultima proposta, noi saremmo pronti ad esaminarla.

Ministro KREISKY: Propongo che domani mattina, prima della seduta, io le dia un riassunto di quanto ho espresso ora. Cipotrebbe aiutarci a progredire. Non importa che voi ci diate la risposta domani. Siamo disposti a lasciarvi tutto il tempo.

Ministro SARAGAT: Bisogna che questa proposta sia confidenziale e non appaia sulla stampa.

Ministro KREISKY: In questo siamo d’accordo, sia lei che io; ma quello che farà la stampa non lo sappiamo. Mi permetto di fare un’altra proposta: è difficile tenere nascosto qualcosa alla stampa. Noi potremmo mandare un documento a Roma tra tre o quattro giorni; così non avremo neppure bisogno di mentire e non saremo sotto il controllo stretto della stampa. Ripeto che questo è anche importante per il problema delle comunicazioni da fare alle Nazioni Unite.

Ministro SARAGAT: Anche da parte nostra stiamo pensando a questi problemi. Ma non mi sembra che sia la quadratura del circolo.

Ministro KREISKY: Non essendo matematico, penso sempre che la quadratura del circolo sia già stata fatta. Ma sembra che non sia vero.

Per quanto riguarda il problema della notifica alle Nazioni Unite, potremo anche prendere in considerazione una relazione congiunta nella quale siano menzionati successivamente i divergenti nostri punti di vista giuridici. La si farebbe alternativamente. Ognuno esprimerebbe il suo punto di vista giuridico e poi si esporrebbero congiuntamente le misure decise. Si passerebbe infine a un passo conclusivo comune in cui si dichiarerebbe che la controversia è chiusa. Questa relazione verrebbe inviata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Non ci dovrebbe essere iscrizione nell’ordine del giorno. La comunicazione dovrebbe infatti essere considerata solo come un rapporto.

Ministro SARAGAT: Per le Nazioni Unite riteniamo che si potrebbe pensare a due dichiarazioni separate ed orali dei due Ministri, ognuno per il suo Paese, dinanzi all’Assemblea Generale. Ma siamo anche disposti a fare due comunicazioni scritte, purché siano parallele (quindi non congiunte) e di carattere informativo. Questo puaccadere in forma abbastanza analitica da rendere le Nazioni Unite edotte delle nostre conclusioni. Quel che noi vorremmo evitare è che la forma della comunicazione – orale o scritta – eventualmente concordata, implichi una nuova iscrizione della questione all’ordine del giorno con successivo dibattito. Se facciamo due dichiarazioni concordate, parallele, credo che si possa risolvere il problema.

Per l’istituzione di un organo giudiziario o arbitrale, di cui si è parlato, devo dire che il Governo italiano non ha ancora deciso in merito, ma mi pare che non sia una questione che ci possa separare.

Ministro KREISKY: Credo che, giunti a questo punto, possiamo dire che fino alla prossima riunione si dovrebbe cercare di giungere ad una intesa:

- sulla questione della forma che dovrebbe avere l’organo arbitrale, con una formula che preveda nel suo seno una Commissione mista;

- sulla comunicazione scritta alle Nazioni Unite. Qui dobbiamo, è chiaro, cercare una forma che ci permetta di evitare una discussione in seno alle Nazioni Unite.

Questo è l’essenziale. Dall’accordo su questo punto dipende se, dati certi elementi (unter Umstaenden) noi si possa da parte nostra rinunciare a un accordo di carattere generale.

Ministro SARAGAT: Propone di sciogliere la seduta, per riprendere il giorno successivo alle ore 10. Ore 19.

Seconda seduta: 8 settembre 1964 ore 10,15-12, Hotel President Presiede il Ministro Kreisky.

Presenti: le due Delegazioni.

Ministro KREISKY: Come primo atto della mia funzione di presidente della seduta odierna, devo porgervi le scuse per il ritardo con il quale iniziamo la riunione; ritardo dovuto al fatto che la Delegazione austriaca ha riesaminato tutto quanto è stato detto ieri qui. La lunga durata del nostro lavoro di ieri comporterà certamente una abbreviazione della seduta odierna.

Se non vi è nulla in contrario, possiamo affrontare il secondo argomento dei nostri lavori.

Qui stiamo per entrare in materie per le quali – e me ne scuso – non sono competente in tutti i dettagli. Percicerchersoprattutto di esporre gli aspetti politici del problema.

Vorrei aggiungere, iniziando questo discorso, che la mia non sarà una enumerazione tassativa, ma dimostrativa. Non vorrei dare l’impressione che le questioni di cui non parlo ora non debbano essere esaminate pitardi.

Innanzitutto, veniamo alle questioni di carattere economico. Da parte alto-atesina, si ha la ferma volontà di fare tutto il possibile perché la Provincia di Bolzano diventi una regione economicamente moderna. (Non intendo parlare di «regione» secondo il concetto giuridico italiano). Come prova di ci pubastare il fatto che gli alto-atesini hanno essi stessi redatto un piano di sviluppo regionale tendente a creare una vita economica moderna anche con l’aiuto di eminenti economisti come il Prof. Alberoni ed il Prof. Cinato.

Come dicevo, vorrei accennare ad alcune questioni economiche. Per quei problemi pei quali non giungessimo a concordare delle soluzioni, desidererei appellarmi a lei, Signor Ministro, affinché agli esperti vengano date direttive piflessibili e pipositive.

È inevitabile, se si vuole veramente giungere ad una modernizzazione e ad un’integrazione economica della Provincia, concederle la competenza legislativa secondaria per le materie dell’industria e del credito. Solo tali competenze possonoinfatti garantire un adeguato sviluppo economico. È necessario che piccole industrie si stabiliscano nelle Valli alto-atesine. Non si tratterebbe di industrie grandi o medie (400 o 500 dipendenti), ma di piccole industrie con 40-50 dipendenti, che troverebbero il loro posto di lavoro non distante dalle rispettive abitazioni. Si tratta di una importante questione sociale. Voi sapete che il «maso chiuso» è il male ereditario del Tirolo, anche se il mio collega Wallnoefer non mi puseguire su questa strada. Se infatti il proprietario di un podere muore, egli lascia in genere molti figli. Il figlio maggiore è paralizzato per molti anni nella sua attività a causa dell’indennità che deve pagare agli altri figli, che, a loro volta, in fondo ricevono solo un minimo vitale. Se questi ultimi non riescono a trovare lavoro presso industrie locali, devono emigrare oppure rimanere presso la fattoria del fratello. Tutto ciporta a situazioni talvolta penose. In questa situazione ogni lavoratore italiano viene considerato un nemico perché porta via del lavoro agli alto-atesini di lingua tedesca. Noi dobbiamo evitare delle tensioni fra le classi pipovere, fra i contadini alto-atesini ed i lavoratori italiani; noi dobbiamo evitare che ognuno consideri l’altro come un nemico. Nessun progresso, in questo campo, puessere fatto se non viene data alla Provincia di Bolzano una competenza per l’industria, perché certamente nessun industriale italiano penserà mai a installarsi nelle Valli alto-atesine, in cui così frequentemente fa freddo ed il tempo è cattivo. Solo un alto-atesino pufarlo.

Vorrei ora pregare lei, Signor Ministro, ed i suoi collaboratori di voler esaminare un’altra importante questione: intendo riferirmi al credito. Per sanare la situazione in Alto Adige e per progredire, sono necessarie somme relativamente piccole, somme che gli istituti bancari possono accordare con facilità e altri istituti possono poi integrare con il loro contributo, dato che l’80% delle somme necessarie sono nelle casse degli istituti di credito alto-atesini. Per questo è necessaria l’attribuzione alla Provincia di una competenza legislativa secondaria. La materia della concessione del credito da noi è organizzata in modo diverso che da voi. Comunque, in base allo studio della vostra situazione, ci sembra importante che venga accordata questa legislazione secondaria. Si eviterebbero con maggior facilità motivi di tensione, garantendo una buona base di coesistenza materiale.

Vorrei pregare il Ministro Saragat ed i colleghi di non credere che voglia trattenermi su tutte le questioni in maniera così dettagliata. Queste sono solo alcune considerazioni personali che volevo esporre.

Noi riteniamo altresì che sia una questione importante quella dell’utilizzazione delle acque e delle costruzioni idroelettriche, per le quali vorremmo una competenzalegislativa primaria. È chiaro che i diritti acquisiti devono restare impregiudicati. In base a questa formula, appartengono allo Stato quattro miliardi di Kw/ora, mentre alla Provincia potrebbero essere attribuiti un miliardo di Kw/ore.

I problemi riguardanti i torrenti e l’irrigazione devono anche essere esaminati. Per quanto concerne il coordinamento dei vari piani in questo settore, vorrei suggerire che fosse accolta la soluzione adottata per la Valle d’Aosta, soluzione che ha avuto un successo notevole.

Ritengo poi sia importante dare la competenza legislativa secondaria alla Provincia in materia di Camere di Commercio.

Per quanto riguarda la programmazione, non vorrei dire molto perché mi sono già dilungato su tale problema ieri. Il problema diverrà piimportante nel futuro, quando esso sarà meglio determinato.

Per quanto concerne i problemi del lavoro e del collocamento al lavoro, non vorrei qui entrare nel dettaglio. La vorrei pregare, Signor Ministro, di voler esaminare personalmente queste questioni perché sono di grandissima importanza. Possiamo comprendere che da parte italiana ci siano preoccupazioni per il gruppo italiano della Provincia di Bolzano. Posso assicurare che da parte austriaca verrà fatto tutto il possibile perché agli alto-atesini sia ben chiara la necessità che essi si mantengano su una base di completa uguaglianza nei rapporti con la popolazione di lingua italiana. Tale soluzione lascerà impregiudicati tutti i diritti che gli italiani già godono nella Provincia di Bolzano. L’Austria farà di tutto perché gli alto-atesini possano risolvere in diretto contatto coi concittadini di lingua italiana i loro problemi, nel quadro della competenza della Provincia.

Riteniamo importante, inoltre, la concessione della competenza legislativa secondaria per il diritto di residenza e anche per le materie amministrative.

A questo proposito vorrei richiamare la sua attenzione sul problema dei segretari comunali. Ritengo sia importante che, nel quadro dell’amministrazione degli affari comunali, il segretario comunale sia responsabile di fronte al sindaco. A questo punto vorrei fare una dichiarazione: noi non vogliamo allontanarci dalle decisioni prese a maggioranza dalla Commissione dei Diciannove anche se non le riteniamo soddisfacenti al 100%. Ma esse non possono ovviamente essere peggiorate, altrimenti verrlapidato.

Dovrebbe poi essere concessa la competenza legislativa primaria in materia di finanza locale e una piampia competenza per il caso di catastrofi e calamità pubbliche e per i vigili del fuoco.

Per quanto concerne le questioni di carattere sociale e culturale, pensiamo che debba essere concessa alla Provincia la competenza legislativa primaria in materia di sanità ed assistenza ospedaliera. Credo che risulti evidente che gli ammalati desiderano essere curati da persone che comprendono la loro lingua e sono del loro popolo. A proposito della bilinguità, vorrei dire che ho conosciuto persone che avevano sostenuto degli esami di lingua tedesca e non la parlavano. È importante, dal punto di vista psicologico, che le persone vengano curate da persone che parlano la loro lingua. A questo proposito dichiaro fin d’ora che non bisogna preoccuparsi per il personale di lingua italiana. L’Amministrazione sanitaria è già oggi così costosa che non si pupensare a soluzioni che non tutelino gli interessi del personale italiano.

Siamo anche molto interessati alla concessione alla Provincia della competenza legislativa primaria in materia di assistenza sociale. Riteniamo infatti strano che tali questioni, che servono solo per eliminare malcontento e incertezza sociale, siano state mantenute fra quelle che rimarrebbero in mani estranee alla Provincia.

Per quanto concerne le competenze amministrative in materia di igiene e sanità, siamo dell’opinione che non convenga discostarci dalle decisioni prese a maggioranza dalla Commissione dei Diciannove.

Vorrei ora parlare della questione della sicurezza pubblica e dell’ordinamento giudiziario. È mia opinione che la concessione della competenza legislativa secondaria in materia di sicurezza pubblica e di polizia darebbe un maggior senso di responsabilità alla Provincia; ed un maggior senso di responsabilità significa un maggior ordine e una maggiore calma. Ritengo che a questa competenza legislativa secondaria si potrebbero aggiungere analoghe competenze di polizia nelle materie dello spettacolo ed esercizi pubblici.

Per quanto concerne i tribunali, e in particolare le giurie, vorrei chiedere che lei, Signor Ministro, dia istruzioni agli esperti perché tale questione sia esaminata pia fondo.

In merito all’ordinamento scolastico è nostro desiderio che tutta la scuola sia affidata alla Provincia. Ci potremmo forse avvicinare alla proposta italiana se l’Intendente della scuola tedesca non venisse scelto dallo Stato bensì dalla Provincia. Col diritto alla nomina dell’Intendente da parte della Provincia verrebbe assicurato che la scuola tedesca è bensì pubblica, ma non statale. Ne deve conseguire naturalmente che l’Intendente per la scuola tedesca ha una capacità autonoma e non deve essere sottoposto a istruzioni da parte di organi statali. Cidovrebbe valere anche per la scuola ladina e per il personale insegnante della Provincia. Si tratta di materia complicata su cui non vorrei fare ulteriori osservazioni e che dovrebbe essere meglio trattata dalla Commissione di esperti.

Forse dovrei ripetere che su queste questioni ho fatto un esame dimostrativo. Ulteriori chiarimenti possono avere luogo in sede di esperti. Desidererei ora ripetere quanto detto ieri: non dovrebbe essere impossibile giungere ad un compromesso. Vorrei quindi ancora pregare lei, Signor Saragat, di voler esaminare con benevolenza tali questioni e di dare istruzioni agli esperti italiani di prendere posizioni positive in merito.

Vorrei infine dire che sono convinto che tutto questo puessere l’inizio di una grande impresa. I nostri lavori differiscono dai lavori svolti nel 1946, che peraltro sono ben lontano dal sottovalutare, per l’impegno messo ad entrare nel vivo delle materie. Spero che cipossa condurre ad una durevole pacificazione nella Provincia di Bolzano e, ciche ritengo ancora piimportante, fra gli uomini che ivi vivono. Ho l’impressione che da parte degli alto-atesini, con cui voi avete del resto dei contatti naturali, ci sia un grande desiderio di cooperazione. Gli uomini che guidano oggi la popolazione alto-atesina attribuiscono un grande valore alla ragionevolezza. Molti fra essi sono positivamente soddisfatti dei nuovi compiti che potranno essere loro affidati. C’è comunque un nuovo spirito dinanzi a questa possibilità di nuove competenze amministrative e tutto cicontribuisce a dissipare i motivi di lite e di dissidio. Noi ci rallegriamo di questi sviluppi che avranno tanto pivalore se cercheremo di aumentare la portata delle misure che saranno prese a favore di queste popolazioni. Citornerà ancor pia vantaggio dello Stato italiano che avrà al confine, al nostro comune confine, una fiorente comunità di uomini soddisfatti – per quanto il concetto di soddisfazione sia sempre relativo – i quali saranno leali nei confronti dello Stato italiano e lo rispetteranno. Questo è quanto volevo dire su questa questione.

Ministro SARGAT: Ringrazio il Ministro Kreisky per la sua esauriente esposizione. Desidererei fare al riguardo alcune considerazioni.

In primo luogo penso che su ogni materia converrebbe che noi fissassimo la nostra attenzione sui punti principali. Per esempio, per quanto riguarda le materie economiche, ho potuto capire dalle parole del Ministro Kreisky che il punto che lo interessa maggiormente è quello dell’industria. Naturalmente, quando dico industria, mi riferisco anche agli aspetti economici ad essa connessi, al credito per esempio, poiché non si puconcepire uno sviluppo industriale senza un’assistenza creditizia. Le cose dette da Kreisky sull’industrializzazione della Provincia di Bolzano meritano un attento esame e la Delegazione italiana è pronta a fare questo esame approfondito. Il problema non è nuovo: da un lato ci sono interessi già costituiti, che si riferiscono a popolazioni di lingua italiana che votano per i nostri partiti (per il mio, per quello di Nenni, per i comunisti, per la Democrazia Cristiana). Questa classe operaia è concentrata nei grandi centri urbani. Nessun Parlamento voterebbe qualcosa che mettesse in pericolo interessi precostituiti di gruppi operai nei grandi centri urbani come Bolzano e Merano. Le cose dette dal Ministro Kreisky sul problema – e da lui dette in un modo molto responsabile – in particolare sulla necessità di andare incontro allo sviluppo di una piccola industria per dare lavoro a quei membri delle famiglie contadine che non potranno pitrarre il loro sostentamento dalla terra, meritano tuttavia attenta considerazione. Indubbiamente questo problema esiste. Sotto questo profilo, penso che i nostri esperti dovranno riprendere in esame il problema, cercando di conciliare il problema della permanenza della classe industriale, che lavora a Bolzano, con quello della classe industriale che si pusviluppare domani,soprattutto in relazione all’eccesso di manodopera agricola. È chiaro che, a questo proposito, si deve pensare ad uno sviluppo organico. Noi democratici non vogliamo trasformare un problema economico in un problema politico. Gli sviluppi devono essere autonomi ed organici. Noi esamineremo questo problema. Ritengo di dover chiarire cosa intendo quando dico che non vogliamo trasformare problemi economici in problemi politici. Per esempio una inflazione eccessiva di certi tipi di aziende avrebbe un carattere non organico. Il problema comunque esiste e lo esamineremo tenendo conto di questi comuni interessi: classe contadina, che fatalmente diverrà un giorno classe operaia; interessi del proletario industriale già esistente, i cui figli avranno anch’essi il diritto di trovare una occupazione. Credo che in questo spirito i nostri esperti potranno affrontare il problema.

Vorrei comunque fare osservare che, tecnicamente e politicamente, mi sarebbe difficile considerare le proposte della Commissione dei Diciannove come dei punti di partenza. È pifacile di fronte al Parlamento considerarli come punti limiti, se vogliamo avere la garanzia che il Parlamento approverà questo complesso di leggi. Proprio in relazione a questo settore economico (dato che il problema esiste, che esso sarà esaminato e che faremo tutto il possibile per risolverlo), devo rilevare che si tratta proprio di un settore in cui le richieste rivolteci vanno al di là delle proposte dei Diciannove. In ogni modo, le esamineremo.

Il collega Kreisky ha fatto un elenco molto dettagliato di questioni. Vorrei citare per esempio il problema della utilizzazione delle acque nelle centrali elettriche. Se non ho capito male, la richiesta è di garantire alla Provincia il controllo di una frazione supplementare di Kw/ore. Penserei si pupartire dal concetto che ciche esiste è acquisito ad un determinato sistema. Si puforse garantire una diversa utilizzazione di una parte dell’energia prodotta. È tuttavia, questa, una questione molto delicata.

Per la programmazione mi sembra che gli esperti abbiano proposto la partecipazione della Provincia di Bolzano alla elaborazione del piano economico del territorio della Provincia. La Delegazione austriaca propone ora una formula, che prevede la competenza della Provincia per la preparazione del piano provinciale, salvo coordinamento col piano nazionale. Si tratta di un problema difficile, che tuttavia ci riserviamo di esaminare.

C’è poi il problema delle Camere di Commercio. Nella relazione Rossi non vedo nulla in merito. Qui c’è invece una richiesta di competenza legislativa sull’ordinamento delle Camere di Commercio.

Ci sono poi i problemi del lavoro che, con i problemi industriali, sono quelli piimportanti. Lo spirito è di garantire che i lavoratori dei due gruppi linguistici possano convivere in armonia e senza che un gruppo debba temere l’invadenza dell’altro.

Non voglio entrare ora nella materia, perché anch’essa è molto complessa. Ci sono contrasti che soltanto degli esperti veramente esperti possono chiarire e, se del caso, risolvere. Ma ho l’impressione che le proposte fatte dalla Delegazione italiana sono sostanzialmente conformi alle proposte dell’On.le Rossi, anche se strutturate in modo un po’ diverso.

C’è poi un problema verso il quale non ho forse la stessa sensibilità che altri possono avere in Italia: ed è quello dei segretari comunali. Non sarà certo su questa questione che fallirà la nostra discussione.

È invece importante il problema del diritto di residenza perché investe la natura della nostra legislazione. La nostra Costituzione è molto chiara su di esso. Essa garantisce per tutto il territorio della Nazione la libera circolazione di tutti i cittadini senza restrizione alcuna. Se facessimo delle restrizioni a questo diritto, il Parlamento italiano non potrebbe certo dare la sua approvazione.

Non vorrei toccare altri problemi per non scendere in dettaglio. Cercheremo di risolvere anche il problema del bilinguismo soprattutto per quanto concerne l’assistenza ospedaliera.

Vorrei poi attirare la sua attenzione sul problema delle giurie. Ho parlato di questo con il Guardasigilli – che è un vecchio antifascista del partito repubblicano e non puessere sospettato di idee reazionarie – il quale mi ha fatto presente che nessun Parlamento in Italia approverebbe una composizione di una giuria popolare creata con questi criteri. Questo anche perché abbiamo un ordinamento giuridico diviso in tre gradi e questo comporterebbe delle difficoltà nei gradi superiori, se dovesse rendersi necessaria la presenza di giudicanti del gruppo etnico tedesco e perché si entrerebbe in un inestricabile caos giuridico. D’altra parte cisignificherebbe violare lo spirito della legislazione italiana. Quindi vi dico francamente che su questo problema sarà difficilissimo, se non impossibile, venire incontro al vostro desiderio.

Sulle questioni scolastiche non siamo molto distanti. Mi sembra infatti che non ci siano divergenze di fondo. C’è il problema dell’Intendente, che cercheremo di esaminare per chiarire anche questo aspetto.

Per non dilungarmi, credo di dover concludere accogliendo quello che ella ha detto sulla necessità di arrivare rapidamente a un chiarimento completo di tutta la materia, e ciper due motivi:

1) perché le popolazioni dell’Alto Adige dei vari gruppi linguistici hanno il diritto di vivere tranquillamente in pace;

2) perché Italia e Austria hanno il diritto ed il dovere di essere due Nazioni amiche associate in un’opera comune di progresso e di democrazia.

Questa riunione è importante non soltanto perché ha segnato un passo avanti e ha preparato i lavori per ulteriori progressi, ma anche perché è stata una sfida democratica a chi cerca di impedire che i problemi vengano risolti col metodo della buona fede della democrazia e della buona volontà. È chiaro che né voi né noi arriveremo a realizzare al 100% i nostri punti di vista. Riprendo quanto ella ha detto ieri: quando si incontrano due Delegazioni di Paesi amici che vogliono andare d’accordo è necessario arrivare ad un compromesso. La Delegazione italiana ha l’impressione di aver fatto molto in questo senso. Non parlo di sacrifici, perché non è mai un sacrificio ciche si fa a favore di popolazioni che vivono nell’ambito del proprio Paese, anche se superando resistenze in certi settori della nostra pubblica opinione e comunque impegnando in quest’opera il nostro Governo. La prova dell’importanza del problema è che, nel programma del Governo, abbiamo contemplato i risultati della Commissione dei Diciannove e abbiamo preso l’impegno di risolvere il problema sulla base dello spirito che ha animato tale Commissione. Ho anche letto, a suo tempo, il relativo passo del nostro programma.

Ho ora la prova matematica che la stessa volontà c’è da parte del Governo austriaco. Con questa comune buona volontà, la strada è spianata, per arrivare, sia pure attraverso discussioni e difficoltà, alla meta comune. Come noi non pretendiamo di avere totale soddisfazione, la stessa cosa non possono pretendere gli amici austriaci. Dobbiamo metterci su un piano di buona volontà, sapendo che dobbiamo fare i conti con dei parlamenti, i quali hanno la pelle sensibile a questi problemi, problemi che investono gravi questioni politiche. Noi andremo avanti verso gli obiettivi prefissi senza lasciarci deviare o arrestare. Ci auguriamo che lo stesso avvenga da parte austriaca e che quando avremo elaborato il comunicato comune si dia, secondo la procedura indicata dal collega Kreisky, il via entro il mese a una nuova riunione di esperti che dovrebbe preparare l’incontro – che spero conclusivo – dei due Ministri. Tale incontro deve essere previsto per la metà di ottobre e comunque al pipresto poiché occorre chiudere la questione.

Ministro KREISKY: Signor Ministro, noi apprezziamo molto la favorevole disposizione con la quale lei ha accettato di riesaminare i nostri argomenti. In realtà credo sia possibile pervenire ad un compromesso perché non è possibile che da una parte e dall’altra si ottenga soddisfazione al 100%. Del resto la vita ci insegna che non c’è altro mezzo che trovare a metà strada un modo di unirci. Sono lieto che nella Delegazione italiana sia vivo il convincimento che anche la Delegazione austriaca non desidera tenere in vita la controversia, ma giungere ad una soddisfacente soluzione. Sono sicuro che si realizzerà quanto ha già detto una volta e cioè che il problema dell’Alto Adige costituirà un legame fra l’Austria e l’Italia anziché un motivo di divisione fra i due Paesi. Sono certo che gli esperti potranno svolgere il loro lavoro in questo spirito. Sono d’accordo sulla proposta di un nostro nuovo incontro che dovrebbe permetterci di andare avanti e vorrei associarmi senza riserve alla speranza che il prossimo incontro possa essere quello finale che, confermando le sue e le mie idee, darà inizio ad una nuova era di fruttuosa collaborazione(5).

Mi scusi se alla fine di questa seduta vorrei parlarle di alcune questioni ancora aperte: in particolare si tratta di alcuni tipografi del «Dolomiten»: i loro nomi sono Gross, Brandstätter, e Maximoff. Bisognerebbe permettere loro il ritorno alle loro famiglie, che risiedono tuttora a Bolzano. Essi rischiano di perdere i loro diritti alle assicurazioni sociali, acquistati durante decenni di onesto lavoro. Vorrei anche menzionare la questione dei terreni di Arnoldstein e di Coccau. Si tratta di piccole questioni. Noi siamo pervenuti a stipulare accordi con la Romania, con la Bulgaria e anche con l’Ungheria. Siamo alla fine delle trattative con la Polonia e abbiamo conversazioni con la Cecoslovacchia. È un peccato che con uno Stato di diritto come l’Italia, non si riesca a pervenire in proposito ad una discussione. Non si capisce perché non si possano nemmeno iniziare dei colloqui quando è possibile fare ciperfino con i Paesi comunisti. Infine, è forse un cattivo momento per pregarla di esaminare anche questa questione, ma vorrei ancora parlarle dei ragazzi di Fundres. Vorrei parlargliene perché la buona atmosfera di questo incontro potrebbe incoraggiare degli sviluppi favorevoli.

Mentre attendiamo che sia pronto il progetto di comunicato stampa, vorrei accennarle ad alcune questioni secondarie.

Le istruzioni date ai rappresentanti italiani per le trattative in merito alla questione dell’associazione dell’Austria alla CEE sono piuttosto lontane dal punto di vista austriaco. Tale punto di vista è all’incirca il seguente:

Non possiamo stipulare un trattato di associazione, ma vorremmo invece fare un trattato «sui generis». Ora, secondo il punto di vista italiano, ci sono tre modi di associazione alla CEE: 1) l’adesione completa; 2) l’associazione transitoria con lo scopo finale dell’adesione; 3) il trattato di commercio.

Secondo noi, v’è un quarto tipo intermedio fra l’associazione transitoria e il trattato di commercio. Noi non siamo interessati ad un trattato formale di adesione e neppure ad una associazione transitoria o ad un trattato di commercio come quello stipulato con Israele, ma a tale tipo intermedio. Saremmo molto lieti se i Rappresentanti del Governo italiano potessero sostenere tale punto di vista nella prossima riunione della Commissione della CEE.

Vorrei fare un’ulteriore richiesta: vorremmo pregarvi di un vostro atteggiamento benevolo affinché non venga già dall’inizio pretesa da noi una dichiarazione formale di uscita dall’EFTA. Ciporrebbe in gravi difficoltà politiche il Governo austriaco, dato che a tale proposito non regnano delle vedute unanimi né fra i partiti della coalizione di Governo, né in seno ai partiti stessi. Noi ci siamo adesso accordati in seno al Governo su di una formula minima e questo per vari motivi di cui i principali sono: che non sappiamo se la trattativa poTRà essere positiva; per non avere delle difficoltà con i «partners» dell’EFTA; perché si possono sempre avere ulteriori sviluppi nel prosieguo delle trattative (come ad esempio un possibile accordo fra la CEE e l’EFTA) e infine per non discostarci in modo spettacolare da altri «partners» neutrali, come la Svizzera e la Svezia.

Il Ministro Kreisky ha terminato la sua esposizione con alcuni commenti circa le differenze esistenti fra neutralità austriaca e neutralità finlandese.

Rispondendo, il Ministro Saragat ha promesso un esame benevolo delle richieste austriache.

Il Ministro Kreisky ha proposto quindi di concordare il comunicato stampa e terminare la seduta.

Nell’esame del comunicato stampa, il Ministro Kreisky ritiene che sia meglio eliminare il terzo capoverso, visto che non si intende dir nulla alla stampa sulla forma; ed infine sostituire la parola «approvato i risultati raggiunti» con «preso atto con soddisfazione dei risultati raggiunti».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 5, fasc. Secondo incontro Ministri, Ginevra 7-8 settembre 1964.


2 Predisposto dalla Segreteria 10A della DGAP.


3 La Delegazione italiana era composta dal Ministro Saragat, dal Segretario Generale Ambasciatore Cattani, dal Capo del Servizio Studi e Documentazione Ambasciatore Toscano, dall’Ambasciatore a Vienna Martino, dal Presidente della Delegazione italiana nella Commissione di esperti Ministro Gaja, dal Capo di Gabinetto Ministro Malfatti e dal Capo del Servizio Stampa Ministro Staderini. Della Delegazione austriaca facevano parte: il Ministro Kreisky, il Sottosegretario Ambasciatore Bobleter, l’Ambasciatore a Roma LenTHal, il Capo del Governo Regionale del Tirolo Wallner, il Direttore Generale degli Affari Politici Ministro Haymerle, il Presidente della Delegazione austriaca nella Commissione di esperti Ministro Kirchschläger, l’Assessore nel Governo Regionale del Tirolo Zechtl e il Capo dell’Ufficio Stampa Ministro THalberg.


4 Nota del documento: «Accordo di tariffe preferenziali per scambi di contingenti di prodotti locali tra Tirolo-Vorarlberg e Trentino-Alto Adige. Porta la data del 12 maggio 1949. Ogni anno si riunisce una Commissione mista che ad ogni riunione ha aumentato i contingenti».


5 A proposito del successivo incontro dei Ministri si veda il seguente appunto di Gaja del 14 settembre: «Questa Ambasciata di Austria ha comunicato che il Ministro Kreisky (anche tenuto conto della prevedibile durata dei lavori preparatori, che dovranno essere svolti dalla Commissione di Esperti) proporrebbe di riservare i giorni 26 e 27 ottobre (o eventualmente i giorni 27 e 28 ottobre) per il prossimo incontro con l’On. Ministro. Non si tratterebbe di dare, per ora, comunicazione alla stampa della cosa, ma unicamente di riservare tali giorni nel programma d’impegni dell’On. Ministro. Si prega voler fare cortesemente conoscere se l’On. Ministro concordi, per poter fare le conseguenti comunicazioni all’Ambasciata di Austria». All’appunto è apposta una annotazione autografa di Saragat secondo la quale tra la fine dei lavori degli esperti e la riunione dei politici era necessario che vi fosse il tempo materiale perché la questione fosse esaminata dal Consiglio dei Ministri (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Preparazione e incontro dei Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria).

447

[IL DIRETTORE GENERALE AGGIUNTO DEGLI AFFARI POLITICI, GAJA], AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

Appunto. [Roma, …]2.

RELAZIONE SULL’INCONTRO DEI MINISTRI DEGLI ESTERI SVOLTOSI A GINEVRA IL 7-8 SETTEMBRE 1964

I Nei giorni 7 e 8 settembre ha avuto luogo a Ginevra un incontro dei Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria in relazione alle risoluzioni delle Nazioni Unite concernenti la controversia sull’applicazione dell’accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

Tale incontro era stato preceduto e preparato, sul piano tecnico, da tre sessioni della Commissione Mista di esperti, istituita dai Ministri degli Esteri nelle loro precedenti conversazioni del 25 maggio u.s.

II Da parte italiana si è innanzitutto attirata con fermezza l’attenzione della delegazione austriaca sulla situazione venutasi a creare in Alto Adige in seguito ai recenti attentati: si è esposta la piviva preoccupazione per gli sviluppi che potevano derivarne e ci si è riservati di riesaminare tale delicato aspetto del problema in contatti diretti tra i due Ministri.

Da parte nostra si è comunque affermato che l’azione terroristica di pochi interessati agitatori non ci avrebbe distolto dalla nostra decisione democratica e civile di porre termine ad un problema da tanto tempo aperto.

Da parte austriaca il Ministro Kreisky, dopo aver preso posizione, anche a nome del proprio Governo contro il terrorismo in Alto Adige, si è richiamato alle sue precedenti dichiarazioni, fatte alla radio austriaca la sera di sabato 6 settembre(3). Egli ha poi aggiunto che il suo Governo, condannando e respingendo decisamente l’attività terroristica, desidera perseguire soltanto con mezzi pacifici una soluzione del problema dell’Alto Adige.

III La discussione sopra la controversia relativa all’applicazione dell’accordo di Parigi si è svolta partitamente per due diversi gruppi di argomenti.

Il primo di essi riguarda la forma di chiusura della controversia stessa. A tale gruppo di questioni è stata dedicata la prima seduta delle due delegazioni, nonché gran parte dell’incontro a partecipazione limitata che ha avuto luogo la sera del 7 settembre.

All’esame del secondo gruppo di questioni (misure che il Governo italiano prenderà autonomamente a favore delle popolazioni altoatesine), il Ministro Kreisky ha fatto un brevissimo cenno nella seduta a partecipazione pilimitata cui è stato accennato: gli è stata poi dedicata la seconda seduta della delegazione, la mattina dell’8 settembre.

a) Circa la forma di chiusura della controversia, sono note le divergenti posizioni di partenza espresse in sede di Commissione di esperti da parte italiana e da parte austriaca.

Da parte italiana si è sempre affermato che la chiusura della controversia doveva avvenire attraverso una serie di atti nella massima parte unilaterali e non aventi rilevanza internazionale.

Da parte austriaca si era invece insistito che la controversia doveva essere chiusa attraverso uno o piatti bilaterali con valore sostitutivo o per lo meno interpretativo ed estensivo rispetto all’accordo De Gasperi-Gruber.

Nel corso dell’attuale incontro, Kreisky ha receduto dalla precedente posizione austriaca ammettendo che la chiusura della controversia possa avvenire attraverso una serie di atti in prevalenza unilaterali. Il momento essenziale di questa procedura sarebbe tuttavia, secondo Kreisky, un accordo italo-austriaco (l’unico atto bilaterale che verrebbe quindi previsto nell’intera procedura) che contemplerebbe l’istituzione di una commissione arbitrale col compito di conoscere secondo diritto delle controversie derivanti dagli accordi internazionali in vigore tra i due Paesi.

Da parte italiana si è innanzitutto ribadito il nostro punto di vista secondo il quale, in primo luogo, qualsiasi forma di chiusura della controversia non deve pregiudicare gli attuali punti di vista giuridici delle due parti in merito all’applicazione dell’accordo di Parigi; in secondo luogo, il Governo italiano non dovrà assumere obblighi maggiori o comunque diversi da quelli che gli derivano dall’accordo De Gasperi-Gruber.

Kreisky ha accettato l’una e l’altra di queste premesse, pur essendo evidente che da parte austriaca si tende ad ottenere, eventualmente in maniera indiretta, una qualche forma di protezione o di garanzia internazionale circa l’esecuzione delle misure interne che il Governo italiano si dichiarerà disposto a prendere. È questo, del resto, il punto pidelicato dell’attuale negoziato, punto che merita evidentemente di essere approfondito e vagliato in tutti i suoi aspetti.

Il Ministro Kreisky, a questo proposito, si è riservato di farci pervenire entro il 15 settembre nuove dettagliate proposte austriache, sia circa l’istituzione di un’istanza arbitrale, sia in merito alla comunicazione della cessazione della controversia alle Nazioni Unite.

Da parte nostra, senza respingere l’idea che su eventuali controversie derivanti dall’accordo De Gasperi-Gruber possa decidere un’istanza giudiziaria o arbitrale (che corrisponderebbe del resto al mezzo pacifico previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite), si è fatto presente che da parte italiana era stata a suo tempo suggerita la possibilità di ricorso alla Corte Internazionale dell’Aja. Si è riservato, comunque, di prendere posizione su tutti gli aspetti del problema (organo giudiziario o arbitrale; norme giuridiche secondo le quali esso dovrà giudicare e loro estensione; sua competenza; sua eventuale composizione; eventuali istanze successive che potranno essere adite).

È stato comunque deciso che gli esperti dovranno provvedere, prima del prossimo incontro dei Ministri degli Esteri, a redigere, eventualmente in forma alternativa, dei testi concernenti:

1) l’eventuale dichiarazione impegnativa del Governo italiano in merito alle misure che esso intende autonomamente prendere a favore delle popolazioni dell’Alto Adige;

2) la dichiarazione del Governo austriaco in merito alla cessazione della controversia;

3) l’istituzione o la designazione di un’istanza giudiziaria o arbitrale atta a conoscere delle controversie che potranno derivare dall’accordo De Gasperi-Gruber e da tutti i trattati attualmente in vigore fra i due Paesi;

4) le modalità di comunicazione alle Nazioni Unite della cessazione della controversia. Su questo punto, da parte italiana si è ripetutamente fatto presente che la comunicazione alle Nazioni Unite non dovrà assumere in nessun modo il carattere e la sostanza di un impegno bilaterale.

b) Per quanto concerne le misure che potranno essere prese autonomamente da parte del Governo italiano in favore delle popolazioni altoatesine, i Ministri, preso atto del lavoro svolto negli ultimi mesi dalla Commissione degli esperti, hanno esaminato i gruppi di questioni tuttora aperti, così come erano stati indicati dagli esperti stessi (a) materie economiche; b) materie amministrative; c) materie sociali e culturali; d) ordine pubblico e ordinamento giuridico; e) ordinamento scolastico; f) lavoro e collocamento della manodopera), sottolineando i punti a loro avviso piimportanti che avrebbero potuto essere argomento di un ulteriore approfondimento nel corso dei prossimi lavori della stessa Commissione degli esperti.

Da parte austriaca, il Ministro Kreisky ha sopratutto insistito sopra l’opportunità della concessione di una capacità legislativa, a favore della Provincia di Bolzano, in materia di industria, accennando poi subito alle connessioni che lo sviluppo industriale della Provincia non poteva non avere con la materia creditizia. Nuove richieste, che andavano anche piin là rispetto a quelle presentate da parte austriaca in seno alla Commissione degli esperti, sono state fatte da Kreisky per quanto riguarda l’utilizzazione delle acque pubbliche che, secondo Kreisky, dovrebbe essere concessa alla Provincia, anche ai fini idroelettrici, allo scopo di permettere la creazione autonoma di piccole industrie locali.

Secondo Kreisky le richieste di maggiori competenze legislative alla Provincia di Bolzano nel settore dell’economia dovevano essere considerate sotto il profilo dell’opportunità di assicurare alla Provincia stessa un organico sviluppo industriale, tenendo presenti le finalità sociali a favore delle popolazioni altoatesine di lingua tedesca, nel rispetto delle posizioni del gruppo etnico di lingua italiana e della necessità di coordinare l’economia provinciale con quella dello Stato e della Regione.

Altro punto sollevato da parte del Ministro Kreisky, è stato quello del lavoro e del collocamento della manodopera, settore rispetto al quale si è ripresentata, da parte austriaca, la richiesta che gli uffici del lavoro e gli uffici di collocamento passino alle dipendenze della Provincia. Kreisky ha poi insistito sopra la concessione alla Provincia della competenza legislativa primaria in materia di assistenza sanitaria e ospedaliera, di assistenza e beneficenza, di igiene e sanità.

Nel campo dell’ordine pubblico e dell’ordinamento giudiziario il Ministro degli Esteri austriaco ha insistito per l’attribuzione di competenze legislative in materia di pubblica sicurezza per quanto attiene agli esercizi pubblici e agli spettacoli pubblici, nonché, nelle materie di competenza provinciale, per il mantenimento dell’ordine pubblico. Molto meno insistente del previsto egli è stato invece per quanto concerne il problema delle giurie popolari e quello della verbalizzazione nella sola lingua tedesca di certi atti giudiziari.

Per quanto concerne le materie amministrative, il Ministro Kreisky ha insistito in particolare sull’attribuzione alla Provincia di competenza in materia di finanza locale e di stato giuridico dei segretari comunali, con passaggio dei segretari medesimi alle dipendenze organiche dei Comuni. Un breve accenno, ma meno energico di quanto fosse dato di prevedere è stato fatto a favore del passaggio alla Provincia di Bolzano della competenza legislativa in materia di residenza e in materia di servizi antincendi. Quanto alle questioni di carattere scolastico Kreisky ha detto che in tale settore si era raggiunto sostanzialmente un accordo insistendo tuttavia affinché l’Intendente delle scuole di lingua tedesca sia nominato dalla Provincia e purché il personale insegnante passi alle dipendenze della Provincia stessa.

Da parte italiana si è dichiarato che non si aveva, in linea di principio, nulla in contrario ad approfondire alcuni determinati punti relativi ai singoli gruppi di materie identificate dalla Commissione degli esperti. Si è tuttavia preso decisamente posizione in merito ad alcune richieste fra quelle presentate dal Ministro Kreisky, ribadendo a proposito di esse il punto di vista negativo già espresso dagli esperti. Si è comunque accennato alla possibilità di qualche migliore formulazione, di qualche modifica di dettaglio e di qualche coordinamento fra le varie proposte riguardanti materie di contenuto analogo.

Si è poi rilevato che le posizioni raggiunte da parte italiana, in seno alla Commissione degli esperti, non si discostavano sostanzialmente da quelle indicate dalla Commissione dei Diciannove. Le proposte della stessa Commissione dei Diciannove costituivano la base per provvedimenti che potevano essere presi da parte del nostro Governo e, nello stesso tempo, rimanevano un limite che da parte italiana non era facile valicare. È stato quindi deciso che, per questo gruppo di problemi, gli esperti sottoporranno le singole questioni ad un ulteriore approfondito esame attenendosi ai criteri enunciati dall’una e dall’altra parte.

IV Secondo le intese raggiunte, la Commissione degli esperti riprenderà il suo lavoro entro il mese di settembre per cercare di portarlo a termine entro il mese di ottobre, in previsione del nuovo incontro dei Ministri. Di fronte ai nuovi compiti loro affidati, è stata prospettata l’opportunità che la Commissione stessa possa scindersi in due o pisottocommissioni: ad esempio in una di carattere giuridico, con l’incarico di redigere testi relativi alla chiusura della controversia; l’altra, di carattere tecnico, relativa alle misure che dovranno essere prese dal Governo italiano.

V Da parte austriaca particolarmente, nel corso dei colloqui tenuti in un gruppo ristretto di persone, si è manifestata ripetutamente l’intenzione di giungere ad una soluzione rapida della controversia, e soprattutto si è dimostrato di comprendere la necessità di giungere ad una soluzione su base compromissoria. Anche se Kreisky, per ovvie ragioni, puaver cercato di non sottolineare che una parte dei problemi sui quali esiste tuttora disaccordo tra gli esperti, riservandosi di presentarne successivamente anche altri, si deve ammettere che, in questi colloqui, egli è apparso animato da spirito realistico e che un certo avvicinamento tra i rispettivi punti di vista è constatabile.

Da parte italiana puessere affidato agli esperti il compito di approfondire le singole questioni tuttora aperte, non tanto al fine di venire incontro alle richieste austriache, quanto allo scopo molto piimportante, di trovare soluzioni equilibrate che, nel garantire la convivenza pacifica e fruttuosa delle popolazioni di lingua italiana e di lingua tedesca, permettono una positiva evoluzione della situazione dal punto di vista interno.

VI Kreisky ha poi accennato ad alcune questioni non prettamente connesse con la questione altoatesina. Egli ha dapprima richiesto, in considerazione dell’atmosfera in cui si erano svolti i colloqui, che da parte italiana si cercasse di venire incontro ai desideri austriaci per quanto concerne:

1) la revoca dell’espulsione dei tipografi del giornale «Dolomiten» (Riedl, Maximoff, Brandstatter, Gross);

2) l’inizio di conversazioni per la soluzione delle questioni relative ai terreni di Arnoldstein e di Coccau;

3) la grazia agli altoatesini condannati in relazione all’episodio di Fundres.

Su tutti questi tre problemi da parte italiana ci si è limitati ad affermare che le questioni sarebbero state esaminate attentamente e con spirito amichevole.

VII Kreisky ha poi fatto una dichiarazione piuttosto ampia in merito all’associazione dell’Austria al Mercato Comune. A questo proposito egli ha richiesto:

1) che l’Italia si adoperi affinché il mandato alla Commissione della CEE, che dovrà essere investita di tale problema, consenta che l’Austria sia legata al Mercato Comune attraverso uno strumento che, sia pure senza avere il carattere di vera e propria associazione, si distingua da un semplice accordo di carattere commerciale e che comunque contenga una serie di importanti elementi associativi.

2) Kreisky ha richiesto inoltre che non si insista nel pretendere dall’Austria, come condizione per l’apertura dei negoziati per la sua associazione o semiassociazione alla CEE, che essa si impegni a sciogliere gli esistenti legami con l’EFTA. Egli ha ricordato in proposito i motivi politici di opportunità che sconsiglierebbero all’Austria di aderire ad una simile richiesta almeno fino al momento in cui non sarà definitivamente deciso in merito alla sua eventuale semiassociazione alla CEE.

A questo proposito da parte italiana si è dichiarato che ambedue le richieste austriache saranno esaminate in maniera approfondita e che si cercherà di venire incontro alle esigenze esposteci.

È appena superfluo sottolineare l’opportunità che il progresso dell’«iter» della richiesta di associazione austriaca venga coordinato, nel tempo, con gli eventuali sviluppi della questione altoatesina.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 5, fasc. Secondo incontro Ministri, Ginevra 7-8 settembre 1964.


2 Il documento, che reca il timbro «Visto dal Segretario Generale», non è datato: si assume come termine post quem l’8 settembre, data di chiusura dell’incontro italo-austriaco cui si riferisce. L’attribuzione a Gaja si evince da altra copia in DGAP, Segreteria, Serie AA, b. 18.


3 Recte: 5 settembre.

448

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgente 25662/483. Vienna, 11 settembre 1964, ore 12,30 (perv. ore 15).

Oggetto: Conferenza stampa Ministro Kreisky su Alto Adige.

Mio 6822.

Dichiarazioni di Kreisky in seconda conferenza televisiva si differenziano sensibilmente da quelle fatte nella stessa sede a vigilia conferenza di Ginevra (telegrammi n. 458 e 459)3.

Allora egli si era pronunciato, in sostanza, per una internazionalizzazione politica permanente della questione dell’Alto Adige. Non altrimenti poteva intendersi sua affermazione che «Commissione arbitrale» dovesse essere considerata competente per i problemi «nuovi» che potessero sorgere in Alto Adige, che andava cioè considerata «una istituzione fatta per dirimere le controversie, una commissione di conciliazione che, nello spirito dell’accordo di Parigi e nello spirito dei pacifici sentimenti europei portasse a soluzione tali problemi».

Ora invece egli parla di «ancoramento giuridico» dell’accordo che consenta di evitare in futuro «controversie di carattere politico».

Da sottolineare anche che egli abbia rifiutato di usare il ricorso all’ONU quale strumento per spingerci a conclusione accordo affermando che «non vi è altra alternativa» alla trattativa diretta. Merita altresì d’essere rilevata l’affermazione che la soluzione alla quale tende «deve tenere saldamente per prossimi anni e decenni con le adeguate rettifiche».

Kreisky sembra aver fatto notevoli passi verso nostre posizioni su questi specifici punti: ciappare un risultato quanto mai positivo dell’incontro di Ginevra.


1 Telegrammi segreti 1964, Austria arrivo.


2 Recte: 482. Con T. 25607/482 del 10 settembre Martino aveva riferito quanto dichiarato da Kreisky nella conferenza stampa del giorno precedente relativamente ai risultati dell’incontro di Ginevra (Telegrammi ordinari 1964, Austria arrivo, vol. II).


3 T. precedenza assoluta 25144/458 e T. 25145/459 del 6 settembre da Vienna: trasmissione del testo della conferenza stampa televisiva tenuta da Kreisky il giorno precedente (ibidem).

449

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

L. Vienna, 15 settembre 1964.

Sehr geehrter Herr Minister!

Verehrter Freund!

Bei unseren Verhandlungen in Genf habe ich versprochen, daß ich meine Gedanken er einen Schieds- und Vergleichsvertrag und er die Befassung der Vereinten Nationen Ihnen schriftlich ermitteln werde. Die Gedanken er den Schieds- und Vergleichsvertrag sind in dem anliegenden Vertragsentwurf enTHalten. Dieser Vertragsentwurf ist natlich jeder Diskussion offen. Worauf es mir – ich habe dies schon in Genf betont – ankommt, ist, daß ein Weg gefunden wird, durch welchen die Ergebnisse unserer Verhandlungen oder, wenn Sie eine andere Formulierung vorziehen, der gesamte Inhalt und Umfang der von Ihnen vor dem Parlament abgegebenen Erklärungen judiziabel gemacht wird.

Bezlich des Berichtes an die Vereinten Nationen habe ich keinen Entwurf vorbereitet. Ich hatte das Gefl, daß in diesem Punkt unsere Auffassungen bereits sehr nahe sind. Ich stelle mir so wie Sie, verehrter Freund, einen parallelen analytischen Bericht der beiden Regierungen an die Vereinten Nationen vor, wobei in einem Begleitschreiben an den Generalsekretär der Vereinten Nationen dieser gebeten werden sollte, unsere beiden Berichte zu zirkulieren und deren Inhalt unter Bezugnahme auf die seinerzeitigen Resolutionen der Generalversammlung in seinen Jahresbericht aufzunehmen.

Gerade die außerordentlich zu bedauernden Ereignisse in den letzten Wochen drängen uns mehr denn je zu einem beiderseits befriedigenden Abschluß unserer Verhandlungen. Ich hoffe daher sehr, daß die noch in diesem Monat beginnenden neuerlichen Expertengespräche zu einer Vorbereitung unserer nächsten Tagung fren, die es uns gestattet, bei dieser Begegnung zu jenem Abschluß zu gelangen, den wir uns beide vorstellen.

Mit den besten Gren, Ihr Kreisky Allegato ENTWURF VERGLEICHS- UND SCHIEDSGERICHTSVERTRAG ZWISCHEN ÖSTERREICH UND ITALIEN Der Bundespräsident der Republik Österreich und der Präsident der Republik Italien von dem Wunsche geleitet … …

haben beschlossen, einen Vergleichs- und Schiedsgerichtsvertrag zu beschliessen und haben zu diesem Zweck zu ihren Bevollmächtigten ernannt:

Der Bundespräsident der Republik Österreich Herrn …

Der Bundespräsident der Republik Italien

Herrn …, die nachdem sie ihre Vollmachten ausgetauscht und diese in guter und gehiger Form befunden haben, er folgende Bestimmungen ereingekommen sind.

TEIL I Artikel 1

Alle Streitfragen zwischen Österreich und Italien, bei denen die Hohen Vertragschliessenden Parteien untereinander er Rechte im Streite sind, die

1. mittelbar oder unmittelbar die Auslegung oder Anwendung eines Vertrages betreffenoder mit einem Vertrag in einem inneren sachlichen Zusammenhang stehen oder

2. die Ergebnisse der im Auftrag der Generalversammlung der Vereinten Nationen (Resolution 1497 (XV) und Resolution 1661 (XVI) gefrten Verhandlungen betreffen oder

3. auf Grundlage von Normen des allgemeinen Vkerrechts in Anspruch genommen werden, sollen einer Ständigen Schiedskommission unterbreitet werden.

Artikel 2

Die Streitfragen, f deren Lung in anderen zwischen den Hohen Vertragschliessenden Parteien in Geltung stehenden Übereinkommen ein besonderes Verfahren vorgesehen ist, werden nach Massgabe der Bestimmungen solcher Übereinkommen geregelt.

Artikel 3

Die in Artikel 1 vorgesehene Ständige Schiedskommission besteht aus ff Mitgliedern, die wie folgt bestellt werden:

Die terreichische und italienische Regierung ernennen je ein Mitglied ihrer Staatsangehigkeit und je ein Mitglied, das die Staatsangehigkeit eines dritten Staates besitztund weder in Österreich nach in Italien seinen Wohnsitz hat. Der Präsident der Ständigen Schiedskommission wird von den beiden Hohen Vertragschliessenden Parteien in beiderseitigem Einvernehmen ernannt. Der Präsident darf weder die terreichische noch die italienische Staatsangehärigkeit noch die Staatsangehigkeit eines der beiden rigen Mitglieder der Ständigen Schiedskommission besitzen.

Die Mitglieder des Schiedsgerichtes einschliesslich des Präsidenten werden f jeweils drei Jahre ernannt. Ihre Wiederernennung ist zulässig. Sie bleiben in Tätigkeit bis zur Bestellung eines Nachfolgers und jedenfalls bis zur Beendigung der zur Zeit des Ablaufs eines Verfahrens im Gang befindlichen Arbeiten.

Stellen, die infolge Todesfalles, Amtsniederlegung oder sonstiger Behinderung frei werden, werden in kzester Frist nach dem f die Ernennung massgebenden Verfahren wieder besetzt.

Artikel 4

Die Ständige Schiedskommission wird innerhalb von sechs Monaten nach Inkrafttreten des gegenwärtigen Vertrages gebildet. Erfolgt die Berufung der einzelnen Mitglieder der Ständigen Schiedskommission einschliesslich des Präsidenten nicht innerhalb des genannten Zeitraumes oder im Falle der Ersetzung nicht innerhalb von drei Monaten nach Freiwerden der Stelle, so wird in Ermangelung anderweitiger Vereinbarungen der Präsident des Europäischen Gerichtshofes f Menschenrechte auf Verlangen jedes der Hohen Vertragschliessenden Parteien berechtigt sein, die noch ausstehenden Ernennungen vorzunehmen, die im Artikel 3 enTHaltenen Grundsätze hinsichtlich der Staatsbgerschaft und des Wohnsitzes gelten auch f die vom Präsidenten des Europäischen Gerichtshofs f Menschenrechte vorgenommenen Ernennungen der Mitglieder der Ständigen Schiedskommission einschliesslich des Präsidenten.

Jedem der Hohen Vertragschliessenden Teile steht es frei, innerhalb einer Frist von 14 Tagen nach Anrufung der Ständigen Schiedskommission das von ihm ernannte Mitglied eigener Staatsangehigkeit durch eine Perslichkeit zu ersetzen, die f den besonderen Fall ein besonderes qualifiziertes Fachwissen besitzt. Nach Notifizierung eines solchen Austausches eines Mitglieds der Schiedskommission steht innerhalb der selben Frist von 14 Tagen dem anderen Hohen Vertragschliessenden Teil das Recht zu, ebenfalls das von ihm ernannte Mitglied eigener Staatsangehigkeit aus dem selben Grunde auszutauschen.

Artikel 5

Die Ständige Schiedskommission gibt sich unmittelbar nach ihrer Konstituierung selbst mit einfacher Mehrheit die Verfahrensordnung. Subsidiär soll f das Verfahren das Dritte Kapitel des Haager Übereinkommens er die friedliche Erledigung internationaler Streitfälle vom 18. Oktober 1907 Anwendung finden.

Artikel 6

Die Sitzungen und Arbeiten der Ständigen Schiedskommission sind, sofern die Kommission nicht anderweitig beschliesst, nicht fentlich.

Artikel 7

Die Hohen Vertragschliessenden Teile werden bei der Ständigen Schiedskommission durch Bevollmächtigte vertreten; den Bevollmächtigten knen Berater und Sachverständige beigegeben werden.

Artikel 8

Die Entscheidungen der Ständigen Schiedskommission werden mit Stimmenmehrheit getroffen. Jedes Mitglied verft er eine Stimme, StimmenTHaltung ist ausgeschlossen. Die Schiedskommission ist nur beschlussfähig, wann alle Mitglieder einschliesslich des Präsidenten anwesend sind.

Artikel 9

Die Hohen Vertragschliessenden Teile verpflichten sich, die Arbeiten der Ständigen Schiedskommission zu fdern und ihr insbesonders in mlichst weitgehendem Masse alle zweckdienlichen Urkunden und Auskfte zu liefern, sowie die Tagung der Ständigen Schiedskommission auf ihrem Territorium und die Feststellung von Tatsachen einschliesslich der Varnahme eines Augenscheins zu ermlichen.

Artikel 10

F die Dauer der Arbeiten der Ständigen Schiedskommission erhält jedes der Mitglieder einschliesslich des Präsidenten eine Vergung, deren He von den Hohen Vertragschliessenden Teilen gemeinsam festgesetzt wird.

Jeder der Hohen Vertragschliessenden Teile TRägt die Kosten f die von ihm ernannten Mitglieder zur Gänze, die rigen Kosten einschliesslich der Kosten der Ständigen Schiedskommission je zur Hälfte.

Artikel 11

Die Entscheidungen der Ständigen Schiedskommission sind endgtig. Jeder Vertragsstaat verpflichtet sich, diese unverzlich und nach den Grundsätzen von treu und Glauben durchzufren.

TEIL II Artikel 12

Zur Pflege freundschaftlicher und besonderer gutnachbarlicher Beziehungen wird eine Gemischte terreichisch-italienische Kommission errichtet. Dieses Gemischte Kommission ertert alle Fragen, die die gegenseitigen Beziehungen betreffen und er welche die Hohen Vertragschliessenden Parteien verschiedener Auffassung sind.

Artikel 13

Die Gemischte terreichisch-italienische Kommission setzt sich aus acht Mitgliedern zusammen, von denen je vier von den Hohen Vertragschliessenden Parteien aus den Reihen ihrer Staatsangehigen auf unbestimmte Zeit bestellt werden. F jedes Mittglied ist ein Stellvertreter zu ernennen. Die erste Bestellung soll so erfolgen, dass die Gemischte Kommission spätestens sechs Monate nach Inkrafttreten des Vertrages erstmalig zusammentreten kann.

Artikel 14

Jede der Hohen Vertragschliessenden Parteien bestimmt eines der von ihr ernannten Mitglieder als Vorsitzenden.

Beide Hohen Vertragschliessenden Parteien werden einander die von ihnen bestellten Mitglieder, Stellvertreter der Mitglieder und den Vorsitzenden auf diplomatischem Wege notifizieren.

Jedem der Hohen Vertragschliessenden Parteien steht es frei, Sachverständige beizuziehen.

Artikel 15

Die Einberufung und Leitung einer Tagung der Gemischten Kommission obliegt abwechselnd den beiden Vorsitzenden. Die erste Tagung wird vom terreichischen Vorsitzenden der terreichischen Delegation spätestens sechs Monate nach Inkrafttreten des Vertrages einberufen.

Artikel 16

Die Gemischte Kommission hält jährlich zwei ordentliche Tagungen ab. Jeder der Vorsitzenden kann darerhinaus die Einberufung einer ausserordentlichen Tagung verlangen. In einem solchen Falle hat die ausserordentliche Tagung innerhalb eines Monats zu beginnen. Die Tagesordnung wird von dem Vorsitzenden, der die Tagung einberuft, im Einvernehmen mit dem anderen Vorsitzenden festgesetzt. Sie kann bei den Sitzungen einvernehmlich ergänzt werden.

Artikel 17

Die Gemischte Kommission kann mit Stimmeneinheit der anwesenden Mitglieder Empfehlungen an jede der Regierungen der beiden Hohen Vertragschlessenden Parteien erstatten.

Artikel 18

Dieser Vertrag bedarf der Ratifikation. Die Ratifikationsurkunde soll so bald wie mlich in … ausgetauscht werden.

Der Vertrag tritt ein Monat nach Austausch der Ratifikationsurkunden in Kraft.

Zu Urkund dessen haben die beiderseitigen Bevollmächtigten diesen Vertrag unterzeichnet und mit ihren Siegeln vorsehen.

Geschehen zu …, am … in zweifacher Ausfertigung jede in deutscher und italienischer Sprache, wobei beide Texte auTHentisch sind.

TRADUZIONE On. Signor Ministro, Gentile amico, nel corso delle nostre trattative a Ginevra avevo promesso di inviarle per iscritto le mie idee in merito ad un accordo di arbitrato e di conciliazione ed alla relazione alle N.U. Le mie idee sull’accordo di arbitrato e di conciliazione sono esposte nell’allegato progetto di convenzione. Questo progetto, naturalmente, è aperto a qualsiasi discussione. Ciche mi importa, come già ho rilevato a Ginevra, è che si trovi una via che consenta di poter sottoporre a giudizio i risultati dei nostri negoziati o, qualora ella preferisca un’altra formulazione, il contenuto e la portata, nella loro interezza, delle sue dichiarazioni al Parlamento.

Quanto alla relazione alle N.U. non ho preparato uno schema. Ho avuto l’impressione che su questo punto i nostri modi di vedere siano già molto vicini. Penso, come lei, gentile amico, ad un rapporto analitico parallelo dei due Governi alle N.U., accompagnato da una lettera al Segretario Generale delle N.U. in cui questi dovrebbe essere pregato di far circolare i nostri due rapporti e di inserire il loro contenuto, con riferimento alle Risoluzioni adottate a suo tempo dall’Assemblea Generale, nella sua relazione annuale.

Proprio gli avvenimenti estremamente deplorevoli delle ultime settimane ci spingono, piche mai, ad una conclusione reciprocamente soddisfacente delle nostre trattative. Spero intensamente che i nuovi colloqui tra gli esperti che avranno inizio questo mese stesso, portino ad una preparazione del nostro prossimo incontro, tale da permetterci di arrivare, durante questo stesso incontro, a quella conclusione che entrambi abbiamo in mente.

Con i migliori saluti.

Allegato PROGETTO TRATTATO DI ARBITRATO E DI CONCILIAZIONE FRA L’AUSTRIA E L’ITALIA Il Presidente Federale della Repubblica austriaca e il Presidente della Repubblica italiana

Mossi dal desiderio … …

hanno deciso di concludere un trattato di arbitrato e di conciliazione e hanno nominato a questo fine in qualità di loro plenipotenziari:

-il Presidente Federale della Repubblica austriaca il Signor …

-il Presidente della Repubblica italiana il Signor … che, dopo aver scambiato le loro lettere credenziali e averle trovate in buona e debita forma, hanno concordato sulle norme seguenti:

PARTE I Articolo 1

Tutte le questioni controverse esistenti fra l’Austria e l’Italia, per le quali le Alte Parti Contraenti sono fra di loro in contrasto circa diritti che

1) attengono indirettamente o direttamente alla interpretazione o esecuzione di un trattato oppure sono in un rapporto intimo ed effettivo con un trattato, oppure

2) attengono ai risultati delle trattative condotte per incarico dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione 1497/XV e Risoluzione 1661/XVI), oppure

3) vanno presi in considerazione in base a norme del Diritto Internazionale generale, verranno sottoposte ad una Commissione Arbitrale Permanente.

Articolo 2

Le questioni controverse, per la cui risoluzione è prevista una particolare procedura a norma di altri accordi validi fra le Alte Parti Contraenti, vengono regolate secondo le norme di detti accordi.

Articolo 3

La Commissione Arbitrale Permanente prevista nell’Articolo 1 si compone di cinque membri, prescelti nel modo seguente: il Governo italiano e quello austriaco nominano ciascuno un membro loro cittadino e ognuno di essi nomina inoltre un membro che è cittadino di un terzo Stato e che non ha stabilito la sua residenza in Austria o in Italia. Il Presidente della Commissione Arbitrale Permanente viene nominato in seguito a reciproco accordo delle Alte Parti Contraenti. Il Presidente non deve essere né cittadino austriaco o italiano, né avere la stessa cittadinanza dei restanti due membri della Commissione Permanente di Arbitrato.

I componenti la Commissione arbitrale, ivi incluso il Presidente, vengono ogni volta nominati per tre anni. È permessa la loro riconferma. La loro attività si estende fino alla nomina di un successore ed in ogni caso fino al completamento dei lavori svolgentisi nel periodo della trattazione di un procedimento.

I posti che si rendessero vacanti in seguito a decesso, dimissioni o altri impedimenti, verranno coperti senza indugio non appena completata la procedura necessaria per la nomina.

Articolo 4

La Commissione Permanente di Arbitrato verrà costituita entro sei mesi a partire dall’entrata in vigore del presente trattato. Qualora la nomina dei singoli membri della Commissione Permanente di Arbitrato, ivi compreso il Presidente, non abbia luogo entro il termine sopracitato, o in caso che la sostituzione non avvenga entro tre mesi dopo che il posto si sia reso vacante, e in mancanza di altri accordi, il Presidente della Corte Europea di Giustizia avrà diritto, su richiesta di una delle Alte Parti Contraenti, di procedere alle nomine vacanti: le norme previste dall’Articolo 3 e concernenti la cittadinanza e la residenza restano valide anche per le nomine dei membri della Commissione Permanente di Arbitrato, ivi compreso il Presidente, effettuate da parte del Presidente della Corte Europea di Giustizia.

Ognuna delle Alte Parti Contraenti ha facoltà, entro un termine di quattordici giorni dall’insediamento della Commissione Permanente di Arbitrato, di sostituire il membro da lei nominato e suo cittadino, con una persona, la quale sia in possesso, per il caso considerato, di particolari cognizioni tecniche. Dopo la notifica di tale sostituzione di un membro della Commissione Arbitrale, l’altra Parte Contraente ha facoltà, entro lo stesso termine di 14 giorni, di procedere, nello stesso modo (e per lo stesso motivo), alla sostituzione del membro suo cittadino, da lei nominato.

Articolo 5

La Commissione Permanente di Arbitrato, avvenuta la sua istituzione, stabilisce direttamente, essa stessa, a maggioranza semplice il suo regolamento di procedura.

Sussidiariamente verrà applicato per la procedura il terzo capitolo dell’Accordo dell’Aja del 18 ottobre 1907 concernente il regolamento pacifico di controversie internazionali.

Articolo 6

Le sedute ed i lavori della Commissione Permanente di Arbitrato non sono pubblici, salvo che la Commissione decida diversamente.

Articolo 7

Le Alte Parti Contraenti verranno rappresentate in seno alla Commissione Permanente di Arbitrato da rappresentanti plenipotenziari: i rappresentanti plenipotenziari possono venire assistiti da consiglieri ed esperti.

Articolo 8

Le decisioni della Commissione Permanente di Arbitrato vengono prese a maggioranza. Ogni membro ha diritto ad un voto. È esclusa l’astensione. La Commissione Arbitrale è in grado di prendere delle decisioni solo se tutti i suoi membri, ivi compreso il Presidente, sono presenti.

Articolo 9

Le Alte Parti Contraenti si impegnano ad appoggiare i lavori della Commissione Permanente di Arbitrato ed in particolare a fornirle, nella misura piampia possibile, tutti i necessari documenti e informazioni come pure a permettere che la Commissione Permanente di Arbitrato svolga i suoi lavori sul loro territorio e possa procedere all’accertamento di dati di fatto, ivi compresa l’escussione di testimoni.

Articolo 10

Per la durata dei lavori della Commissione Permanente di Arbitrato, ognuno dei membri, ivi compreso il Presidente, percepisce un rimborso il cui ammontare verrà fissato d’accordo dalle Alte Parti Contraenti.

Sono completamente a carico di ciascuna delle Alte Parti Contraenti le spese per i membri da lei nominati mentre le spese ulteriori, ivi comprese le spese della Commissione Permanente di Arbitrato, debbono venir divise a metà.

Articolo 11

Le decisioni della Commissione Permanente di Arbitrato sono inappellabili. Ciascuno degli Stati contraenti si impegna a renderle esecutive senza alcun indugio e secondo i principi della buona fede.

PARTE II Articolo 12

Allo scopo di incoraggiare i rapporti di amicizia e di buon vicinato, viene costituita una Commissione mista italo-austriaca. Tale Commissione mista esamina tutte le questioni che attengono ai reciproci rapporti e in merito alle quali le Alte Parti Contraenti sono di avviso contrario.

Articolo 13

La Commissione mista italo-austriaca si compone di 8 membri, i quali vengono designati per metà da ognuna delle Alte Parti Contraenti, a tempo indeterminato e nell’ambito dei propri cittadini. Un sostituto deve venire designato per ogni membro. La prima designazione deve aver luogo in modo che la Commissione mista possa riunirsi per la prima volta entro sei mesi dall’entrata in vigore del trattato.

Articolo 14

Ciascuna delle Alte Parti Contraenti stabilisce che uno dei membri da lei nominati sia il Presidente.

Entrambe le Alte Parti Contraenti si notificheranno reciprocamente per il tramite diplomatico i membri, i sostituti dei membri e il Presidente da lei nominati. Ciascuna delle Alte Parti Contraenti è libera di farsi assistere da esperti.

Articolo 15

La convocazione e la direzione di una sessione della Commissione mista spettano alternativamente a entrambi i Presidenti. La prima sessione verrà convocata dal Presidente della Delegazione austriaca entro sei mesi dall’entrata in vigore del trattato.

Articolo 16

La Commissione mista terrà annualmente due sessioni ordinarie. Ognuno dei Presidenti purichiedere inoltre la convocazione di una sessione straordinaria. In tal caso tale sessione straordinaria deve aver inizio entro un mese. L’ordine del giorno verrà stabilito dal Presidente che convoca la sessione di concerto con l’altro Presidente. Esso puvenire integrato di comune accordo nel corso delle sedute.

Articolo 17

La Commissione mista puindirizzare delle raccomandazioni, deliberate all’unanimità dei membri presenti, ad ognuno dei Governi delle Alte Parti Contraenti.

Articolo 18

Questo trattato deve venir sottoposto a ratifica. Il documento di ratifica dovrà venire scambiato quanto prima possibile a …

Il trattato entra in vigore un mese dallo scambio delle ratifiche.

In fede di cientrambi i plenipotenziari hanno firmato questo trattato e vi hanno apposto i loro sigilli.

Avvenuto in … , lì … , in doppio esemplare, ognuno in lingua italiana e tedesca, per cui entrambi i testi sono autentici.


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Commissione esperti in Ginevra, IV sessione.

450

IL DIRETTORE GENERALE AGGIUNTO DEGLI AFFARI POLITICI, GAJA, ALL’INCARICATO D’AFFARI A VIENNA, CALENDA(1)

L. 10A/1595. Roma, 17 settembre 1964.

Carissimo Carlo, grazie per la tua lettera del 31 agosto(2), con le chiare considerazioni da te svolte circa i motivi che attualmente spingono gli austriaci a raggiungere un accordo.

Non c’è dubbio che il primo motivo esiste: e i contatti di Ginevra l’hanno messo particolarmente in luce. Cispiega, fra l’altro, perché da una parte e dall’altra si sia prospettata una chiusura a data ravvicinata.

Il secondo motivo è anche sostanziale. Gli austriaci, per ragioni tattiche, si sono incontrati con noi dando per scontato che dovessimo concedere tutto quello che i Diciannove avevano concesso all’unanimità o a maggioranza e mostrando di credere che si potesse parlare solo delle richieste residue. Ora si sono resi conto che la situazione è molto picomplessa: e che, da parte nostra, non si puarrivare che ad un ritocco, nell’uno e nell’altro senso, della linea dei Diciannove. È difficile, partendo dalle loro premesse, che si possano presentare, da parte austriaca, gli eventuali risultati di Ginevra come un successo. Ma un’eventuale rottura delle trattative – e questo deve essere loro fatto chiaramente intendere – significherebbe un insuccesso anche pigrave.

Sul terzo motivo, siamo senz’altro d’accordo con te anche se, da parte nostra, continuiamo a ritenere che il terrorismo, nei confronti delle Nazioni Unite, sia sempre un’arma a doppio taglio, per ovvie considerazioni. Comunque il Ministro Saragat ha posto fermamente l’accento sugli effetti del terrorismo ed ha cercato di far comprendere che in questo gioco pericoloso i rischi austriaci non sono certo minori dei nostri.

Appena pronti, manderall’Ambasciata copia dei verbali dell’incontro.

Credimi sempre, tuo

[Roberto Gaja]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 5, fasc. Secondo incontro Ministri, Ginevra 7-8 settembre 1964.


2Vedi D. 443.

451

IL CAPO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI GAJA(1)

Appunto segreto. Roma, 6 ottobre 1964.

RELAZIONE SUI LAVORI DELLA IV SESSIONE DELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI (28 settembre-3 ottobre 1964)

I lavori della IV sessione della Commissione italo-austriaca di esperti si sono svolti a Ginevra dal 28 settembre al 3 ottobre 1964, secondo le istruzioni e le direttive che i Ministri degli Esteri avevano impartito nel loro incontro del 7 ed 8 settembre(2).

Si riassumono qui di seguito i risultati raggiunti nel corso della sessione, sia per quanto concerne la chiusura formale della controversia, sia per quanto riguarda le misure che il Governo italiano poTRà prendere a favore delle popolazioni dell’Alto Adige.

I Per quanto riguarda le modalità di chiusura della controversia, gli esperti hanno ricevuto, come è noto, l’incarico di provvedere alla redazione dei seguenti documenti:

1) dichiarazione del Governo italiano circa le misure che esso intende adottare a favore delle popolazioni dell’Alto Adige

2) dichiarazione con la quale il Governo austriaco, preso atto delle misure decise dal Governo italiano, riconosce che la controversia è cessata

3) progetto di un eventuale trattato d’arbitrato

4) comunicazione italiana alle Nazioni Unite sulla cessazione della controversia

5) comunicazione austriaca alle Nazioni Unite sulla cessazione della controversia.

Lo stato dei lavori, per ciascuno dei documenti sopra elencati, è attualmente il seguente:

a) Dichiarazione del Governo italiano e del Governo austriaco.

Per quanto concerne questi due documenti di cui ai numeri 1 e 2 nel corso dei lavori della IV sessione è stato possibile concordare sostanzialmente il testo della dichiarazione che il Governo italiano poTRà fare dinnanzi al Parlamento. A questo proposito, da parte della Delegazione austriaca si è insistito perché la dichiarazione del Governo italiano contenga l’affermazione secondo la quale le misure decise dal Governo italiano sono altresì il frutto dei contatti svoltisi tra l’Italia e l’Austria in seguito alle note Risoluzioni delle Nazioni Unite. Gli esperti italiani hanno ribadito che da parte italiana si è sempre sostenuto, in termini inequivocabili, di dover considerare le misure interne italiane come dovute all’autonoma determinazione del Governo e non come collegate all’esecuzione dell’Accordo di Parigi, che è stato pienamente applicato dal Governo italiano; si è fatto presente che non si puin alcun modo recedere da tale posizione giuridica.

Da parte della Delegazione austriaca sono state inoltre fornite alcune indicazioni sul testo della dichiarazione che poTRà essere fatta, a sua volta, dal Governo di Vienna. Da tali indicazioni non sembra esclusa l’intenzione austriaca di mantenere aperta, a proprio favore, la possibilità di ritornare, sia pure in un futuro non prossimo, sulla questione della trasformazione della Provincia di Bolzano in Regione. Da parte degli esperti italiani si è insistito sul fatto che tale tesi doveva considerarsi perenta con la dichiarazione di chiusura della controversia.

Nel corso della discussione sono emerse, comunque, possibilità di ulteriori intese sulla base dei due schemi di testi qui uniti (allegati I e II).

b) Progetto di trattato d’arbitrato.

L’esame degli esperti si è particolarmente soffermato sul progetto di un trattato di arbitrato che costituisce, evidentemente, uno dei punti centrali del negoziato. A questo riguardo, i due progetti di testi precedentemente elaborati dalle due Delegazioni sono stati unificati in notevole misura. Al termine dei lavori della sessione, risultano ancora esistere divergenze sui seguenti punti:

1) composizione del tribunale arbitrale e nomina del suo Presidente;

2) competenza del tribunale;

3) eventuale clausola di riserva delle procedure previste da altri trattati;

4) durata del trattato.

Mentre è possibile prevedere che possa essere raggiunta senza troppa difficoltà una intesa sui punti 1, 3 e 4 di cui sopra, per quanto riguarda il punto 2 (competenza del tribunale arbitrale) le posizioni delle due Delegazioni sono molto divergenti.

È evidente, infatti, che da parte austriaca si tende a conseguire, direttamente o indirettamente, il risultato che le eventuali misure decise dal Governo italiano acquistino rilievo internazionale e divengano «fonte» delle decisioni del tribunale arbitrale. A tale risultato il Governo austriaco mira attraverso la formulazione, da esso proposta, dell’articolo concernente la competenza del tribunale arbitrale, articolo formulato in modo tale da comportare che il tribunale stesso debba riferirsi, per le sue decisioni, alle misure disposte dal Governo italiano.

Da parte degli esperti italiani si è insistito, secondo le istruzioni ricevute, sulla seguente formulazione dell’articolo riguardante la competenza dell’organo arbitrale: «Il tribunale arbitrale è competente a giudicare, secondo diritto, delle controversie che sorgano tra le Parti circa l’interpretazione e l’applicazione dei trattati bilaterali in vigore tra i due Paesi e che non siano state risolte per via diplomatica».

Per quanto concerne la competenza del tribunale arbitrale, al termine della IV sessione dei loro lavori gli esperti si trovano quindi di fronte a due formule con differenze sostanziali, che figurano nello specchio allegato (allegato III).

Se si trattasse soltanto di venire incontro alla preoccupazione del Governo austriaco per quanto concerne la competenza del tribunale arbitrale in caso di mancata esecuzione delle misure decise dal Governo italiano, sarebbe forse possibile reperire un modo atto allo scopo, pur rimanendo fermo il principio per cui il tribunale dovrà giudicare secondo l’Accordo De Gasperi Gruber (all. VII).

c) Comunicazione dei due Governi alle Nazioni Unite.

Da parte della Delegazione austriaca non è stato finora presentato un progetto della comunicazione del Governo austriaco alle Nazioni Unite. È stato perfatto intendere che il Governo austriaco tenderebbe a far risultare dalla predetta comunicazione che i provvedimenti interni del Governo italiano hanno fatto oggetto di negoziati internazionali, o, quanto meno, a inserire nella sua comunicazione (e a chiedere che vengano inscritte nella nostra) indicazioni pio meno ampie sul contenuto dei provvedimenti decisi dal Governo italiano. Di fronte alla netta opposizione degli esperti italiani, la Delegazione austriaca ha preso atto del progetto di comunicazione del Governo italiano alle Nazioni Unite (allegato IV) e si è riservata di farci pervenire al pipresto, per via diplomatica, il proprio progetto di comunicazione.

d) Successione degli atti per la chiusura della controversia.

A seguito delle richieste della Delegazione italiana (dirette ad ottenere che la parafatura dell’accordo per l’istituzione del tribunale arbitrale garantisca che alla dichiarazione governativa italiana segua al pipresto la dichiarazione del Governo austriaco) è stata concordata la seguente successione degli atti per la chiusura della controversia: parafatura dell’accordo per l’istituzione del tribunale arbitrale, dichiarazione del Governo italiano, dichiarazione del Governo austriaco, firma dell’accordo per l’istituzione del tribunale arbitrale, comunicazioni alle Nazioni Unite. Tale successione di atti dovrà svolgersi nel pibreve tempo possibile e nell’ordine previsto.

II Circa le misure del Governo italiano a favore delle popolazioni altoatesine, gli esperti si sono basati sull’elenco delle quaranta questioni rimaste aperte, riuscendo a concordarne 22 (allegato V): sono rimaste aperte le ulteriori 18 questioni (allegato VI). Data l’importanza politica delle predette 18 questioni, sembra difficile che sul piano esperti si possa procedere ad un’altra riduzione di esse, anche se da parte austriaca è stata prospettata la possibilità che, prima della prossima sessione della Commissione, ci possano essere fatte pervenire indicazioni su formule idonee a consentire la cancellazione di 4 o di 7 questioni sulla base di proposte avanzate nella IV sessione degli esperti italiani.

III I risultati non molto ampi raggiunti nella IV sessione della Commissione di esperti, particolarmente per quanto riguarda le eventuali misure del Governo italiano a favore delle popolazioni altoatesine, possono essere attribuiti, oltre che all’ovvio interesse austriaco di non chiudere le discussioni su questo argomento senza che, al tempo stesso, si sia giunti alla soluzione delle questioni relative alla forma della chiusura della controversia, anche:

1) alle difficoltà nelle quali sembra trovarsi in questo momento il Partito socialista austriaco in seguito alla cosiddetta «crisi Olah». Tali difficoltà limiterebbero in parte le possibilità di decisione del Ministro Kreisky;

2) a divergenze di vedute tra i vari esperti austriaci che tendono, ciascuno per parte sua, a non consentire cessioni nei settori di loro competenza;

3) alla diretta influenza e intervento dei deputati altoatesini sulla Delegazione austriaca, intervento che sembra partito dal concetto che sia utile rinviare la conclusione dei lavori a livello esperti, nella fiducia che le offerte italiane possano essere ampliate.

IV Un nuovo incontro dei Ministri degli Esteri, se dovesse attuarsi in una situazione simile a quella che si è venuta delineando alla fine della recente sessione e cioè dinnanzi ad un notevole numero di questioni aperte, avrebbe, ovviamente, ben scarse possibilità di utili risultati.

In relazione a cipuessere esaminato il problema se convenga mantenere la prossima riunione della Commissione di esperti alla data prevista (12 ottobre p.v.) o spostarla a data successiva.

Sembrerebbe utile scegliere la prima alternativa, sia per dimostrare il nostro impegno a raggiungere al pipresto la chiusura, sia per porre termine ai lavori sul piano degli esperti, lavori che, svolgendosi sul piano tecnico, non sembrano atti a conseguire ulteriori risultati di rilievo.

Nel caso che si voglia mantenere la prossima riunione della Commissione di esperti alla data prevista, occorrerà decidere, per quanto riguarda la preparazione di uno schema di trattato di arbitrato, se si vogliono mantenere le nostre posizioni circa i problemi relativi alla:

composizione del tribunale arbitrale;

nomina del Presidente e dei membri;

durata dell’accordo.

Sulla competenza del tribunale arbitrale, occorrerebbe decidere fin da ora se sia possibile che gli esperti studino qualche formula pisfumata, all’occorrenza giungendo fino ad una formulazione analoga ad una di quelle dell’allegato VII.

In base ai risultati raggiunti nella prossima sessione della Commissione di esperti, che dovrebbe segnare il temine dell’attività della Commissione stessa, si poTRà poi decidere circa l’atteggiamento che converrà prendere in vista degli ulteriori sviluppi della questione.

Allegato I DICHIARAZIONE DEL GOVERNO ITALIANO AL PARLAMENTO La dichiarazione del Governo italiano al Parlamento dovrebbe contenere i seguenti elementi: I Premesse:

a) Richiamo ai lavori della «Commissione di Studio per l’Alto Adige».

b) Affermazione del carattere interno delle misure promosse dal Governo italiano.

c) Affermazione del carattere volontario delle misure promosse dal Governo al di fuori ed al di là dell’Accordo di Parigi.

II Impegni del Governo italiano:

a) Elencazione delle misure promosse dal Governo (leggi costituzionali; leggi ordinarie; misure amministrative che possono essere prese dal Governo stesso).

b) Tempi di presentazione: 1. progetti di legge (entro 6 mesi, con richiesta di procedura d’urgenza); 2. misure amministrative (entro 18 mesi).

c) Voto che entro due anni tutti i provvedimenti legislativi saranno esecutivi.

III Istituzione di un organo di contatto tra il Governo e rappresentanti della Provincia di Bolzano:

L’organo di contatto dovrebbe essere costituito da una Delegazione eletta nel proprio seno dalla Giunta provinciale di Bolzano. La predetta Delegazione dovrebbe essere composta da 7 membri (4 membri di lingua tedesca, 2 membri di lingua italiana ed 1 membro di lingua ladina).

Si allega uno schema di dichiarazione del Governo italiano al Parlamento.

Annesso SCHEMA DI DICHIARAZIONE DEL GOVERNO AL PARLAMENTO ITALIANO Com’è noto agli onorevoli Membri del Parlamento, la Commissione di Studio dei problemi dell’Alto Adige – istituita con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° settembre 1961 – ha ultimato il 10 aprile 1964 i suoi lavori presentando un’ampia relazione, che è stata portata a conoscenza degli onorevoli Ministri e degli onorevoli parlamentari. Il Governo ha preso atto dei risultati ai quali la Commissione è giunta dopo un lungo approfondito lavoro ed un’accurata analisi di tutte le questioni relative all’assetto della Provincia di Bolzano, ed alla convivenza dei cittadini dei vari gruppi linguistici che vi risiedono. Il Governo, ritenendo di interpretare anche i sentimenti degli onorevoli Membri del Parlamento, esprime al Presidente ed ai Membri della Commissione di Studio per i problemi dell’Alto Adige il suo vivo apprezzamento ed il ringraziamento per la costruttiva opera svolta.

Secondo quanto fu annunciato nelle dichiarazioni programmatiche del 13 dicembre 1963, il Governo intende, nella sua autonoma determinazione, venire incontro nella piampia misura possibile alle aspirazioni delle popolazioni altoatesine, così da assicurarne il pacifico, armonico sviluppo. Il Governo quindi ha deciso, sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Commissione di Studio per l’Alto Adige, di promuovere dei provvedimenti concreti che valgano ad assicurare la pacifica convivenza e lo sviluppo delle popolazioni dei diversi gruppi etnici residenti in Alto Adige.

Animato da questi propositi, il Governo dichiara che presenterà alle Camere (entro sei mesi) i disegni di legge costituzionale e ordinaria, occorrenti per realizzare misure intese, in particolare, ad ampliare nel quadro del vigente ordinamento della Regione Trentino-Alto Adige l’ambito dei poteri legislativi ed amministrativi spettanti alle Provincie autonome di trento e di Bolzano.

Il Governo richiederà l’esame degli anzidetti disegni di legge con procedura d’urgenza, e confida che le Camere, consapevoli dell’eccezionale importanza del problema, nonché di questa storica occasione, vorranno espletare la discussione e pervenire al voto con la rapidità richiesta dalle particolari circostanze.

Nell’ambito della propria competenza il Governo si impegna, inoltre, ad emanare – entro 18 mesi – i provvedimenti per realizzare un ulteriore gruppo di misure, a favore delle popolazioni di lingua tedesca dell’Alto Adige.

L’elencazione analitica del complesso di misure che s’intende realizzare è contenuta nel documento che viene distribuito agli onorevoli Membri del Senato e della Camera dei Deputati.

Il Governo ha altresì deciso di procedere periodicamente ad un esame congiunto dei problemi relativi alla Provincia di Bolzano con una Delegazione eletta dal Consiglio provinciale di Bolzano nel proprio seno e composta di membri appartenenti ai gruppi linguistici.

Dal complesso delle misure enunciate, il Governo confida che la situazione dell’Alto Adige trarrà ampio giovamento. Il Governo italiano conferma la sua opinione d’aver già applicato l’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946. Le misure che il Governo ha l’onore di promuovere sono il frutto di autonoma determinazione e confermano la concezione profondamente democratica che noi abbiamo dei rapporti tra lo Stato e tutti i gruppi della sua popolazione.

Allegato II PROPOSTA DI DICHIARAZIONE AUSTRIACA

1) Introduzione storica con menzione di entrambe le Risoluzioni delle Nazioni Unite e delle trattative intercorse fra i Ministri degli Esteri ed in seno alla Commissione di esperti.

2) Inserimento in extenso della dichiarazione del Governo italiano e della conseguente deliberazione del Parlamento italiano.

3) Menzione del fatto che il punto di vista giuridico italiano menzionato nella dichiarazione del Governo italiano non viene condiviso e che secondo il punto di vista giuridico austriaco le misure italiano cadono nella sfera del trattato di Parigi.

4) Dichiarazione del Governo federale austriaco, che, nella presunzione che la dichiarazione del Governo italiano verrà eseguita integralmente entro un ragionevole periodo di tempo, la controversia in merito all’esecuzione del trattato di Parigi viene considerata chiusa.

5) Menzione del fatto che è stato parafato un trattato di Arbitrato.

6) Menzione del rapporto alle Nazioni Unite.

Allegato III PROGETTO DI ACCORDO ARBITRALE Testo proposto da parte italiana Testo proposto da parte austriaca PREAMBOLO Il Presidente della Repubblica italiana e il Presidente Federale della Repubblica austriaca decisia consolidare l’amicizia fra i due Paesi, sia astenendosi da ogni atto capace di turbare le loro relazioni, sia incrementando la loro collaborazione;

- fiduciosi che l’avvenuta chiusura della controversia circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946 consentirà ai rapportifra i due Paesi un intenso ed armonico sviluppo,

- convinti che l’istituzione di un organismo arbitrale, per la pacifica soluzione delle eventualicontroversie future, rappresenti un contributo molto importante in vista di tale sviluppo e consolidamento dell’amicizia italo-austriaca, hanno deciso di concludere un trattato di arbitrato e hanno nominato a questo fine come loroplenipotenziari:

-il Presidente Federale della Repubblica austriaca, Signor …

-il Presidente della Repubblica italiana il Signor … i quali dopo aver scambiato le loro lettere credenziali e averle trovate in buona e debita forma, hanno concordato le seguenti disposizioni:

Conforme STRUTTURA E COMPOSIZIONE DELL’ORGANO ARBITRALE Articolo I

È istituito un tribunale di arbitrato italo-austriaco, composto di tre membri, che avrà la sua sede all’Aja. Le parti nomineranno ciascuna uno dei membri, scegliendolo fra i rispettivi cittadini. Il terzo membro, che sarà il Presidente del tribunale, sarà scelto d’accordo fra le parti e dovrà avere la cittadinanza di un terzo Stato. I membri del tribunale restano in carica per tre anni e possono essere confermati. In ogni caso restano in carica fino alla nomina di un successore e finché sia espletata la trattazione di un giudizio pendente.I posti che divenissero vacanti per decesso, dimissioni o altri impedimenti di uno dei membri del tribunale saranno coperti senza indugio,con le medesime modalità sopra descritte.

È istituita una Commissione arbitrale italo-austriaca, composta di cinque membri, che avrà la sua sede all’Aja.Il Governo italiano e quello austriaco nomineranno ciascuno un membro loro cittadino e un altro membro, cittadino di un terzo Stato, che non abbia la sua residenza in Austria o in Italia. Il Presidente della Commissione Arbitrale verrà nominato d’accordo dalle Parti contraenti. Eglinon dovrà essere cittadino austriaco né italiano, né avere la stessa cittadinanza degli altri due membri della Commissione di arbitrato. I componenti della Commissione arbitrale, incluso il Presidente, sono nominati per tre anni. È consentita la loro riconferma. Essi rimangono in carica fino alla nomina del successore e in ogni caso finché sia espletata la trattazione di un giudizio arbitrale pendente allo scadere del loro periodo di nomina. I posti che divenissero vacanti per decesso, dimissioni o altro impedimento di uno dei membri della Commissione saranno coperti al pipresto, secondo la medesima procedura applicabile per la nomina.

MODO DI ISTITUZIONE DELL’ORGANO ARBITRALE Articolo II La nomina dei membri del tribunale arbitrale avverrà entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente trattato. Qualora detta nomina non dovesse aver luogo nel termine previsto, o nelcaso che la sostituzione non avvenisse entro 3 mesi dalla data in cui il posto si è reso vacante, il compito di procedervi spetterà al Presidente della Corte Internazionale di Giustizia, su richiesta di una delle Parti contraenti. Ognuna delle Parti contraenti ha facoltà, nel termine di quattordici giorni dall’introduzione di una domanda innanzi al tribunale di arbitrato, di sostituire il membro da essa nominato (e suo cittadino) con un’altra persona. Tale sostituzione dovrà essere notificata all’altra Parte contraente, che avrà facoltà di procedere a sua volta alla sostituzione del membro, da essa nominato, (e suo cittadino) nel termine di quattordici giorni dall’anzidetta notifica.

Si accetta di massima il testo italiano, con riserva circa il numero dei membri e la nomina del Presidente.

COMPETENZA DELL’ORGANO ARBITRALE Articolo III Il tribunale arbitrale è competente a giudicare, Tutte le questioni controverse esistenti tra secondo diritto, le controversie che sorgano tra l’Austria e l’Italia, per le quali le Parti contra-le Parti circa l’interpretazione e l’applicazione enti sono fra loro in contrasto, circa diritti che dei trattati bilaterali in vigore tra i due Paesi, e 1) attengono direttamente o indirettamente che non siano state risolte per via diplomatica. all’interpretazione o esecuzione di un trattato, oppure sono in connessione intima e sostanziale con un trattato oppure

2) attengono ai risultati delle trattative condotte per incarico dell’Assemblea Generale delle N.U. (Risoluzione 1497/XV e Risoluzione 1661/XVI) verranno sottoposte alla Commissione arbitrale prevista dall’articolo I.

RAPPRESENTANZA DELLE PARTI
Articolo IV
Le Parti contraenti saranno permanentemente rappresentate presso il tribunale arbitrale da propri agenti, che potranno essere assistiti da consiglieri e da esperti. Conforme
INTRODUZIONE DEL GIUDIZIO
Articolo V
Il tribunale arbitrale potrà essere adito in qualunque momento – salva la procedura prevista dall’articolo successivo – mediante domanda dell’una o dell’altra delle Parti, introdotta dal rispettivo agente. Conforme

COMUNICAZIONE PREVENTIVA DELLA DOMANDA Articolo VI Una domanda non poTRà essere introdotta Riserva di riproporre la parte seconda del pro-davanti al tribunale arbitrale se, almeno tre getto iniziale (Commissione mista di concilia-mesi prima, l’agente della Parte, che inten-zione italo-austriaca).de proporla, non avrà comunicato all’agente dell’altra Parte, gli elementi di fatto e di diritto, che il proprio Governo intende farvalere. Dopo tale comunicazione, i due agenti prenderanno contatto e riferiranno ai rispettiviGoverni, in vista della possibilità di una soluzione concordata della controversia.

PROCEDURA Articolo VII Il tribunale arbitrale stabilirà le proprie re-Conforme gole di procedura. Sussidiariamente si osserveranno, in quanto applicabili, le norme di procedura contenute nel modello annesso alla Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. … Le sedute ed i lavori del tribunale arbitrale non saranno pubblici, salvo che il tribunale stesso decida diversamente. Il tribunale svolgerà i suoi lavori nella propria sede, salvo che decida di riunirsi altrove.

COOPERAZIONE DELLE PARTI Articolo VIII Le parti contraenti si impegnano a cooperare Conforme con il tribunale arbitrale ed a fornirgli, nella misura piampia possibile, il concorso necessario, secondo quanto sarà disposto dal tribunale stesso.

DELIBERAZIONE DELLA SENTENZA Articolo IX Le decisioni del tribunale arbitrale vengono Conforme prese a maggioranza. Ogni membro ha diritto ad un voto. È esclusa la astensione. Il tribunale arbitrale è in grado di prendere delle decisioni solo se tutti i suoi membri, ivi compreso il Presidente, sono presenti.

EFFICACIA DELLA SENTENZA Articolo X Le decisioni del tribunale arbitrale sono inap-Conforme pellabili. Ciascuna delle parti si impegna a renderle esecutive senza indugio e secondo i principi della buona fede.

OBBLIGHI FINANZIARI Articolo XI Per la durata dei lavori del tribunale arbitrale Conforme ciascuno dei membri, compreso il Presidente,percepisce una indennità il cui ammontare sarà fissato d’accordo fra le parti. Tutte le spese del tribunale arbitrale saranno divise a metà.

RISERVE DI PROCEDURE DIVERSE Articolo XII Riserva di sopprimere l’articolo o di variarne (Probabile rinuncia dell’Austria all’art. 12).

la formulazione. Le questioni controverse, per la cui soluzione è prevista una particolare procedura da altri accordi in vigore fra le parti contraenti, verranno regolate secondo le norme di tali accordi.

DURATA DEL TRATTATO Articolo XII bis Il presente trattato è concluso per la durata di Conforme 5 anni. Esso si considererà automaticamente rinnovato per uno stesso periodo di tempo in mancanza di denuncia dall’una o dall’altra parte a sei mesi dalla scadenza di detto termine.

CLAUSOLA DI RATIFICA Articolo XIII Il presente trattato sarà sottoposto a ratifica. Il Conforme documento di ratifica sarà scambiato quantoprima possibile a …Il trattato entrerà in vigore un mese dopo lo scambio delle ratifiche.

In fede di ci i due Plenipotenziari hanno fir-Conforme mato il presente trattato e vi hanno apposto iloro sigilli.Fatto a …, in data …, in doppio esemplare, uno in lingua italiana e l’altro in lingua tedesca, che faranno ugualmente fede.

Allegato IV SCHEMA DI COMUNICAZIONE DEL GOVERNO ITALIANO ALLE N.U.

Il Governo italiano ha l’onore di comunicare al Segretario Generale delle Nazioni Unite, quanto segue:

a) Con Risoluzione del 31 ottobre 1960 (intitolata «Status dell’elemento di lingua tedesca nella Provincia di Bolzano») l’Assemblea Generale della Nazioni Unite richiedeva:

-la riapertura dei negoziati tra le due Parti per trovare una soluzione a tutte le controversie relative all’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946; La predetta Risoluzione inoltre raccomandava:

- che nell’eventualità che i suddetti negoziati non dovessero condurre a risultati apprezzabili in un ragionevole periodo di tempo, ambedue le Parti prendessero in favorevole considerazione la possibilità di cercare una soluzione delle loro divergenze mediante uno qualsiasi dei mezzi previsto nella Carta delle Nazioni Unite, incluso il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia o un altro qualsiasi mezzo pacifico di loro propria scelta;

- che i due Paesi in questione si astenessero da qualsiasi azione atta a turbare le loro relazioni amichevoli.

b) Con successiva Risoluzione del 30 novembre 1961 (intitolata «Status dell’elemento di lingua tedesca nella Provincia di Bolzano») la medesima Assemblea ribadiva l’invito alle due Parti interessate a promuovere ulteriori tentativi allo scopo di trovare una soluzione in armonia con i paragrafi 1, 2 e 3 della Risoluzione summenzionata.

c) In conformità del punto 1 della citata Risoluzione del 31 ottobre 1960 e del punto 1 della citata Risoluzione del 30 novembre 1961, il Governo italiano ha intrapreso e condotto, dal 27 gennaio 1961 in poi numerosi sondaggi, colloqui e conferenze con i rappresentanti del Governo austriaco, ed ha così ricercato il modo di pervenire alla chiusura della controversia tra i due Paesi.

d) Il Governo italiano, animato dall’intento di migliorare ulteriormente le condizioni di convivenza tra i cittadini di lingua italiana e i cittadini di lingua tedesca in Alto Adige, ha istituito, fin dal settembre 1961, una Commissione incaricata di studiare i problemi dell’Alto Adige.

e) In data … il Governo italiano ha comunicato al Parlamento una serie di misure in favore delle popolazioni dell’Alto Adige, impegnandosi a presentare entro breve termine i disegni di legge occorrenti. Il Parlamento italiano ha approvato le dichiarazioni del Governo.

f) Il Governo austriaco in considerazione delle misure annunciate dal Governo italiano, ha dichiarato che esse gli permettono di considerare cessata la controversia fra i due Paesi circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi, in quanto esso ritiene che le misure medesime costituiscano la piena esecuzione di tale Accordo.

g) Il Governo italiano, pur ribadendo che le misure annunciate sono dovute alla sua libera determinazione e non rappresentano adempimento dell’Accordo di Parigi, cui già da tempo esso ritiene di aver dato completa esecuzione, ha preso atto con soddisfazione della dichiarazione austriaca relativa alla cessazione della controversia fra i due Paesi.

h) In occasione della chiusura della controversia i due Governi hanno concluso un accordo di arbitrato per la soluzione delle future controversie circa l’interpretazione e l’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

i) Il Segretario Generale è pregato di far circolare la presente comunicazione e inserire una esposizione riassuntiva nel suo rapporto annuale.

Allegato V ELENCO DELLE 22 QUESTIONI CONCORDATE AL TERMINE DELLA IV SESSIONE

(lista C)

1. Viabilità, acquedotti, e lavori pubblici di interesse provinciale.

2. Comunicazioni e trasporti di interesse provinciale.

3. Assunzione diretta di servizi pubblici.

4. Turismo ed industria alberghiera.

7. Agricoltura, foreste e Corpo forestale, patrimonio zootecnico e ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali, servizi anti-grandine, bonifiche.

8. Opere di prevenzione e di pronto soccorso per calamità pubbliche.

12. Finanza locale (facoltà della Provincia di sovrimporre ai tributi regionali).

14. Servizi di prevalente interesse provinciale.

21. Facoltà per la Provincia di riconoscere persone giuridiche private.

22. Delega alla Provincia delle funzioni amministrative regionali.

23. Espropriazione per pubblica utilità.

25. Facoltà d’impugnativa delle proposte di legge respinte dalla maggioranza dei gruppi linguistici soccombenti.

27. Impugnativa degli atti amministrativi ritenuti lesivi del principio di parità dei cittadini.

28. Composizione del tribunale regionale di giustizia amministrativa.

31. Scuola materna ed assistenza scolastica.

32. Personale insegnante.

33. Edilizia scolastica ed istruzione e avviamento professionale successivi all’adempimento della scuola d’obbligo.

34. Assunzione diretta delle potestà amministrative in materia scolastica nel caso della mancata emanazione delle norme di attuazione entro 12 mesi dalle modifiche statutarie.

36. Nomina degli organi provinciali scolastici di Bolzano.

37. Diritto di precedenza del collocamento al lavoro per i residenti nella Provincia di Bolzano.

38. Commissioni comunali e provinciale di controllo sul collocamento.

40. Tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare.

Allegato VI ELENCO DELLE 18 QUESTIONI RIMASTE «APERTE» AL TERMINE DELLA IV SESSIONE

(lista C)

5. Utilizzazione delle acque pubbliche.

6. Opere idrauliche.

9. Costituzione, soppressione e denominazione dei Comuni; modificazione delle circoscrizioni comunali.

10. Assistenza sanitaria ed ospedaliera.

11. Assistenza e beneficenza.

13. Pubblica Sicurezza per gli esercizi pubblici e spettacoli pubblici.

15. Industria e Camere di Commercio.

16. Scioglimento degli organi degli Enti locali.

17. Igiene e Sanità.

18. Credito.

19. Ordinamento del diritto di residenza.

20. Polizia e ordine pubblico.

24. Segretari comunali.

26. Approvazione del bilancio provinciale.

29. Giurie popolari.

30. Verbalizzazione nei procedimenti giudiziari.

35. Intendente scolastico e provincializzazione della scuola tedesca e ladina.

39. Collocamento ed avviamento al lavoro.

Allegato VII COMPETENZA DEL TRIBUNALE ARBITRALE La disposizione fondamentale dell’art. 3 del progetto di trattato, secondo la tesi italiana, dovrebbe essere la seguente: «Il tribunale arbitrale è competente a giudicare, secondo diritto, le controversie che sorgano tra le Parti circa l’interpretazione e l’applicazione dei trattati bilaterali in vigore tra í due Paesi e che non siano state risolte per via diplomatica». Eventualmente, per venire incontro alle preoccupazioni manifestate da parte austriaca quanto alla competenza del tribunale circa le nuove misure italiane, si potrebbe esaminare la possibilità che in occasione della firma del trattato di arbitrato, il Governo austriaco indirizzi al Governo italiano una Nota nella quale, richiamandosi al divergente punto di vista giuridico dei due Governi circa la natura delle nuove misure italiane, manifesti l’intenzione di adire il tribunale nel caso di mancata o insoddisfacente esecuzione di tali misure, e che il Governo italiano risponda prendendo atto della Nota stessa.

Soltanto come ultima posizione di negoziato, e qualora essa fosse utile per raggiungere l’accordo, si potrebbe considerare una delle seguenti formule come secondo comma dell’articolo 3:

«Senza pregiudizio dei punti di vista giuridici dei due Governi sulla natura delle misure preordinate dal Governo italiano a favore della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano, si dichiarano rientrare nella competenza del tribunale arbitrale, qual’è definita nel comma precedente, le controversie che potessero sorgere relativamente all’attuazione di tali misure».

«In particolare il tribunale è competente a giudicare, alla stregua dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, le controversie che sorgano fra le Parti relativamente all’esecuzione o meno di misure particolari in favore della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano.

La clausola di cui al precedente comma non pregiudica i punti di vista di ciascuna parte circa la natura giuridica delle anzidette misure».

«In particolare il tribunale è competente a giudicare, sulla base dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, le controversie che possano sorgere tra le Parti relativamente alla esecuzione o meno, da parte del Governo italiano, di determinate misure in favore della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano.

La clausola di cui al precedente comma non pregiudica i punti di vista di ciascuna parte circa la natura giuridica delle anzidette misure».

«Il tribunale è competente a giudicare le controversie che sorgano tra le Parti relativamente alla esecuzione o meno di misure disposte in favore della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano, che il tribunale stesso ritenga attinenti all’esecuzione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946».


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, Sviluppo della controversia, Contatti italo-austriaci, b. 27, n. 254.


2Vedi D. 446.

452

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI GAJA(1)

Appunto(2). Roma, 20 ottobre 1964.

L’Ambasciatore d’Austria mi ha comunicato stamane che da parte austriaca si concorda, in linea di massima, con le nostre idee circa i lavori della prossima sessione della Commissione di esperti.

L’unico punto che da parte austriaca si desidererebbe ancora discutere è il punto 30 della Lista C (verbalizzazione nei procedimenti giudiziari).

In tale occasione, LenTHal mi ha fatto presente che il Ministro Kreisky apprezzerebbe molto che un incontro dei Ministri degli Esteri avesse luogo al pipresto, anche se, verosimilmente, non potrebbe essere definitivo, dato il numero rilevante delle questioni ancora aperte. Il Ministro Kreisky proporrebbe a tal fine, ove fosse rinviata l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, una data intorno al 9 novembre.

Da parte mia, ho assicurato il mio interlocutore che non avrei mancato di riferire quanto egli mi aveva detto. A titolo personale, mi sembrava di dover rilevare subito che, a causa delle prossime elezioni amministrative, ritenevo difficile che l’Onorevole Ministro potesse allontanarsi da Roma nel periodo indicato dal Ministro Kreisky. Non mi pareva poi che un incontro allo stato attuale delle cose, e senza probabilità di successo, fosse nell’interesse dell’una o dell’altra delle due Parti(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Commissione italo-austriaca di esperti, V sessione.


2Sottoscrizione autografa.


3Annotazione di Cattani a margine: «Gaja. Il Sig. Ministro concorda con il linguaggio tenuto».

453

IL CAPO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI, GAJA, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

T. segreto urgentissimo 30128/3742. Ginevra, 22 ottobre 1964 (perv. ore 2).

Oggetto: Commissione esperti italo-austriaca.

In conversazione che ha preceduto inizio lavori quinta sessione Commissione esperti, ho detto a Kirchschlaeger che atteggiamento Delegazione austriaca nel corso dell’ultima sessione mi aveva dato impressione che non si volesse – o non si potesse – giungere troppo rapidamente ad un accordo.

Le recenti dichiarazioni di Kreisky nel suo giro elettorale nel Vorarlberg non potevano che confermarmi in tale opinione. Potevo anche rendermi conto dei motivi di un tale atteggiamento austriaco. Tuttavia mi domandavo se esso servisse sostanzialmente alla causa che Vienna diceva di voler difendere e se essa non finisse con rendere pidifficile quello che sarebbe stato facile qualora si fosse rispettato il calendario stabilito a settembre. Kirchschlaeger non mi ha smentito, limitandosi ad accennare che probabilmente opinione pubblica austriaca non era ancora matura per accettare un accordo; che la crisi del partito socialista austriaco suggeriva a Kreisky di muoversi con prudenza; e che le prossime elezioni provinciali obbligavano a prese di posizione, le quali non dovevano essere sopravvalutate da parte nostra.

Ha poi aggiunto subito che Kreisky tiene tuttavia vivamente a mantenere i contatti con noi; che egli è come noi, convinto che la Commissione di esperti abbia dato tutto quello che poteva dare; e che crede percinecessario cercare ora di andare incontro ad aspettative opinione pubblica attraverso frequenti contatti tra i Ministri. A questo proposito mi ha detto che, se data 9 novembre propostaci da LoewenTHal(3) non fosse stata accettabile, e se per caso l’apertura dell’Assemblea delle Nazioni Unite non dovesse essere differita, egli aveva avuto l’incarico di proporci un incontro dei Ministri a Ginevra intorno al 4 novembre. Gli ho subito risposto che ritenevo fosse stato già risposto a LoewenTHal ufficialmente. Potevo comunque dire a lui, a questo proposito, quanto avevo già detto a LoewenTHal a titolo personale: mi sembrava cioè impossibile che l’Onorevole Ministro lasciasse Roma per un simile incontro in questo periodo pre-elettorale e non vedevo l’utilità di un colloquio che, nella attuale situazione dei nostri contatti e con il numero e la portata delle questioni tuttora aperte, non poteva avere risultati positivi.

Kirchschlaeger ne ha preso atto e si è limitato a chiedermi se pensavo che l’incontro dei Ministri potesse aver luogo subito dopo il 22 novembre.

Gli ho risposto che non potevo prendere posizione al riguardo senza aver sentito Roma ma che l’incontro mi sembrava senz’altro possibile a condizione tuttavia che fosse accuratamente preparato e che i nostri punti di vista si fossero talmente ravvicinati da permettere di contare su di un successo. Senza queste premesse, era mia opinione personale che un incontro prematuro non giovasse allo sviluppo delle conversazioni italo-austriache.

Siamo rimasti d’accordo, comunque, che si dovrà, nella presente sessione, chiudere i lavori della Commissione esperti con redazione di documenti i quali fotografino posizioni raggiunte da due delegazioni e costituiscano primo abbozzo, sia pure con alcune clausole alternative, dei documenti previsti per la chiusura della controversia. In tal modo ci saremmo trovati di fronte a progetti di cinque documenti (dichiarazione del Governo italiano; dichiarazione del Governo austriaco; testo dell’accordo di arbitrato; comunicazione Governo italiano a Nazioni Unite; comunicazione Governo austriaco a Nazioni Unite). Sulla base di tali documenti si sarebbe potuto esaminare probabilità di ulteriore avvicinamento tra rispettive posizioni(4).


1 Telegrammi segreti 1964, Svizzera arrivo e partenza.


2 trasmesso tramite la Rappresentanza presso il Centro europeo dell’ONU.


3 Vedi D. 452.


4 Gli stessi concetti esposti da Gaja a Kirchschläger a proposito di un eventuale nuovo incontro dei Ministri venivano espressi dal Direttore Generale aggiunto degli Affari Politici Farace all’Incaricato d’Affari austriaco: «Mi sono espresso con FroelichsTHal negli stessi termini usati dal Ministro Gaja con Kirchschlaeger. FroelichsTHal, nel corso della conversazione, ha ribadito l’interesse di Kreisky ad un contatto diretto con l’On. Ministro e, per parte mia, ho insistito che un eventuale incontro dopo il 22 novembre doveva essere opportunamente preparato e basato su elementi costruttivi e concreti» (Appunto a firma Farace in data 22 ottobre, in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Preparazione e incontro dei Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria.

454

IL CAPO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI GAJA(1)

Appunto segreto. [Roma, …]2.

V SESSIONE DELLA COMMISSIONE ITALO-AUSTRIACA DI ESPERTI Nel corso dei lavori della sua V sessione(3), la Commissione italo-austriaca di esperti ha redatto un primo abbozzo dei cinque documenti previsti per la chiusura della vertenza (Dichiarazione del Governo italiano al Parlamento; Dichiarazione del Governo austriaco al Consiglio Nazionale; Testo dell’accordo arbitrale; Comunicazione del Governo italiano alle Nazioni Unite; Comunicazione del Governo austriaco alle Nazioni Unite) (Allegato I)4. È stato inoltre redatto un elenco delle misure interne del Governo italiano a favore delle popolazioni altoatesine, elenco che, secondo quanto previsto a livello esperti, dovrebbe essere annesso alla Dichiarazione del Governo italiano al Parlamento, di cui formerebbe parte integrante. Tale elenco, in cui non figurano le 18 questioni sulle quali gli esperti non hanno finora raggiunta un’intesa (Allegato II)5, è stato redatto tenendo presente la natura dei provvedimenti (leggi costituzionali, leggi ordinarie e provvedimenti amministrativi) che il Governo italiano dovrebbe prendere o promuovere a favore delle popolazioni altoatesine.

I Per quanto concerne i cinque documenti previsti per la chiusura della vertenza, gli esperti hanno predisposto, per ciascuno di essi, il testo che poTRà essere sottoposto ai rispettivi Ministri degli Esteri per le loro decisioni. A tal fine, a fianco dei punti accettati da entrambe le Parti sono stati indicati, talvolta con formule alternative, i punti sui quali le rispettive posizioni permangono divergenti.

Fermo restante il sistema già seguito per il progetto di accordo arbitrale (testo parzialmente comune, con riproduzione a fronte delle proposte alternative per quanto concerne le clausole non concordate) si è deciso, per le Dichiarazioni e le Comunicazioni dei due Governi, che il testo riprodotto nel progetto accluso sia quello redatto dalla Delegazione del Paese da cui deve emanare l’atto, con acclusi i rilievi dell’altra Parte.

II Circa i singoli documenti sopra indicati, poTRà essere utile fare le seguenti osservazioni:

Dichiarazione del Governo italiano al Parlamento I rilievi austriaci hanno toccato essenzialmente due aspetti del progetto di dichiarazione presentato da parte italiana.

Da un lato è stata criticata l’assenza, nel nostro testo, di richiami agli aspetti internazionali del problema dell’Alto Adige (ed a tal proposito è stato chiesto che vi si faccia riferimento alle Risoluzioni delle Nazioni Unite e si menzionino i negoziati svoltisi tra le Parti, i lavori della Commissione di esperti, la parafatura dell’accordo arbitrale).

Dall’altro sono state sollevate obiezioni contro il fatto che, nella parte finale della dichiarazione, si afferma il punto di vista giuridico italiano circa l’avvenuta applicazione dell’Accordo di Parigi, senza far menzione alcuna del divergente punto di vista austriaco. In proposito, si è rilevato che una simile impostazione della Dichiarazione renderebbe difficile ai parlamentari altoatesini di votare favorevolmente o senza esplicite riserve.

Gli esperti austriaci hanno a questo riguardo prospettato la seguente alternativa: sopprimere il brano finale della Dichiarazione, che afferma il punto di vista giuridico italiano, ovvero dare atto del divergente punto di vista austriaco.

Ai rilievi di cui sopra è stato opposto da parte italiana che l’omesso riferimento agli aspetti internazionali del problema altoatesino risponde al carattere che si vuol dare alla Dichiarazione governativa italiana: carattere, cioè, di decisione autonoma. Si è aggiunto che il riferimento agli aspetti internazionali della questione dell’Alto Adige poTRà aver luogo successivamente, e cioè in occasione della presentazione alle Camere dell’accordo arbitrale firmato, in vista dell’autorizzazione parlamentare alla ratifica. Quanto alla riaffermazione del punto di vista giuridico italiano, si è fatto notare che la simmetrica affermazione del punto di vista austriaco è fatta dal Governo di Vienna, che vi ha provveduto nella sua Dichiarazione.

Circa il riferimento agli aspetti internazionali del problema dell’Alto Adige, gli esperti italiani, per l’eventualità che il comunicato relativo all’incontro finale dei Ministri contenesse già un accenno alla conclusione di un accordo arbitrale, hanno elaborato il progetto di una aggiunta alla dichiarazione del Governo italiano, secondo la formula contenuta nell’Allegato III(6). In tale formula si accenna alla prospettiva di chiusura «di fatto» della controversia e a contatti italo-austriaci, in modo tuttavia da delimitare tali contatti al problema della eventuale stipulazione di un accordo arbitrale, la cui discussione dovrà naturalmente avvenire in Parlamento solo in un momento successivo alla firma dell’accordo stesso.

Dichiarazione del Governo austriaco al Consiglio Nazionale Gli esperti italiani hanno sollevato cinque obiezioni riguardanti: a) l’insoddisfacente riconoscimento che le misure del Governo italiano rappresentano l’esecuzione dell’Accordo di Parigi o, almeno, che esse costituiscono «atti di esecuzione» di quell’Accordo; b) l’opportunità di armonizzare il riferimento alla istituzione di una Commissione interna italiana di contatto con esponenti altoatesini con quanto sarà detto al riguardo nella Dichiarazione del Governo italiano; c) l’affermazione secondo cui le misure italiane sarebbero il risultato di negoziati con il Governo austriaco; d) la citazione, nella dichiarazione, della clausola relativa alla competenza del tribunale arbitrale, o di qualsiasi altra clausola dell’accordo arbitrale in quel momento non ancora firmato; e) l’accenno alla istituzione di un organo consultivo italo-austriaco, organo che da parte italiana è stato sempre respinto (ciche, del resto, dovrebbe emergere dal testo finale del trattato).

Comunicazione del Governo italiano alle Nazioni Unite I principali rilievi formulati da parte austriaca sono stati: a) mancanza di esplicito riferimento a «negoziati» italo-austriaci (secondo l’espressione contenuta nella Risoluzione dell’ONU) ed uso, invece, delle espressioni: sondaggi, colloqui e conferenze italo-austriache; b) necessità di includere un’indicazione analitica delle misure adottate dal Governo italiano, o almeno di un preciso riferimento alle materie cui dette misure si riferiscono.

Da parte degli esperti italiani si è replicato che veri e propri negoziati si sono svolti soltanto con riguardo all’accordo arbitrale – e si è pertanto accettato di fare menzione di negoziati nel passo del documento che annuncia tale accordo.

Infatti, l’estensione del termine «negoziati» a tutti i colloqui italo-austriaci avrebbe significato l’accettazione del criterio che la chiusura della controversia si basa su di un accordo, il che sarebbe stato in contrasto con la tesi italiana della «autonoma determinazione» del Governo italiano ad adottare un complesso di misure.

Per la stessa ragione non è stata accettata la richiesta austriaca di comunicare analiticamente alle Nazioni Unite le misure stesse; si è solo acconsentito a modificare il relativo passo nella comunicazione del Governo italiano, in modo da farlo coincidere con l’analogo passo contenuto nella Dichiarazione fatta innanzi al Parlamento («misure in favore della popolazione dell’Alto Adige intese ad ampliare l’ambito dei poteri legislativi ed amministrativi spettanti alla Provincia di Bolzano»).

Comunicazione del Governo austriaco alle Nazioni Unite Nella sua ultima redazione, il documento consta di otto punti che si riferiscono rispettivamente: alle Risoluzioni delle Nazioni Unite sul problema altoatesino; alle conversazioni ed ai negoziati italo-austriaci; alla dichiarazione del Governo italiano; al voto del Parlamento italiano (con specifica menzione del voto dei «rappresentanti degli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano»); al punto di vista giuridico austriaco e alla Dichiarazione del Governo austriaco dinanzi al proprio Parlamento; al voto del Parlamento austriaco; all’accordo arbitrale ed infine alla richiesta che il documento, con un allegato contenente l’elenco delle misure italiane, venga fatto circolare tra i Membri delle Nazioni Unite e sia riassunto nel rapporto annuale del Segretario Generale.

Gli esperti italiani hanno anzitutto preso decisa posizione contro l’invio al Segretario Generale delle Nazioni Unite di un dettagliato elenco delle misure italiane. È stato poi rilevato che l’affermazione austriaca secondo cui le misure italiane «rientrano nel quadro degli obblighi assunti dall’Italia con l’Accordo di Parigi» dovrà essere armonizzata con la formula che sarà definitivamente inserita nella Dichiarazione del Governo austriaco al proprio Parlamento (tenuto conto dei rilievi fatti in proposito da parte italiana). Infine si è chiesto che venga modificata la menzione ad «obblighi assunti» dal Governo italiano – sia pure innanzi alle Camere – così da evitare l’implicazione che siano stati assunti obblighi di natura internazionale.

Accordo arbitrale Si sono fatti alcuni progressi, di rilevanza soprattutto tecnica giuridica, nella redazione di quella parte del progetto che puconsiderarsi comune.

In particolare, si è abbandonata da parte austriaca la richiesta iniziale, che i Membri del tribunale non nominati tempestivamente dalle parti fossero designati dal Presidente della Corte europea dei diritti dell’Uomo; si è accettato, invece, che provveda eventualmente il Presidente della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite (art. II). A tale riguardo è stata rilevata l’opportunità di ottenere prima della firma dell’accordo, il consenso del Presidente della Corte. Si è convenuto di omettere il riferimento alle Regole di procedura elaborate dalla Commissione di Diritto Internazionale delle Nazioni Unite, come fonti sussidiarie per la disciplina procedurale del tribunale; pertanto rimane affidato per intero al tribunale arbitrale il compito di stabilire le proprie regole di procedura (art. VII). Si è ugualmente omessa la riserva di altre procedure su cui precedentemente avevano insistito gli esperti austriaci; dato che, nelle due proposte di clausole sulla competenza, si fa riferimento soltanto ad accordi bilaterali, è implicitamente stabilito che le diverse procedure previste per la soluzione di controversie circa l’interpretazione e l’applicazione di accordi multilaterali restino salve.

I problemi tuttora aperti sono quattro: 1) composizione del tribunale arbitrale (che il Governo austriaco continua a preferire di cinque membri anziché di tre); 2) competenza del tribunale arbitrale; 3) meccanismo conciliativo; 4) durata del trattato.

Da parte italiana, si è accennato ad una logica correlazione fra competenza e durata: pila prima è ristretta, pila seconda puessere estesa. Quanto al meccanismo conciliativo gli esperti austriaci, pur avendo attivamente collaborato alla redazione dell’art.VI da noi proposto, hanno mantenuto in linea di principio le loro iniziali richieste di una Commissione mista di conciliazione (artt. XII-XVII).

Il confronto dei punti di vista rispettivi sulla competenza del tribunale arbitrale non ha portato ad alcun progresso, anche se da parte austriaca si è espresso ripetutamente il desiderio di prendere in esame eventuali nuove formule italiane (che, da parte degli esperti italiani, non si è creduto opportuno prospettare). Se si raggiungesse un’intesa sulla clausola concernente la competenza, gli altri problemi aperti non sarebbero, probabilmente, di difficile soluzione.

III Per quanto riguarda l’elencazione delle misure interne del Governo italiano a favore delle popolazioni altoatesine, che dovrebbe essere annessa alla dichiarazione del Governo italiano al Parlamento e costituirne parte integrante, il documento relativo è stato redatto sulla base delle posizioni raggiunte dalle due Delegazioni alla data dell’8 settembre 1964, dopo la chiusura dei lavori della terza sessione della Commissione italo-austriaca di esperti. È stato tuttavia convenuto che i Presidenti delle due Delegazioni si manterranno in contatto allo scopo di esaminare ulteriori formule atte a diminuire il numero delle 18 questioni rimaste aperte. Saranno, da parte austriaca, studiate nuovamente a tal fine le proposte che erano state prospettate al termine della IV sessione della Commissione di esperti.

La Delegazione austriaca ha inoltre presentato nuove formulazioni relative a quattro questioni già concordate («programmazione economica»; «impugnativa degli atti amministrativi»; «istruzione professionale» ed «edilizia scolastica»), nonché una nuova formulazione relativa alla proposta circa l’istituzione del meccanismo di contatto tra il Governo italiano e la Provincia di Bolzano. Gli esperti italiani si sono riservati di far conoscere il proprio parere sulle predette formulazioni (che sono state riportate nel documento contenente l’elencazione delle misure annesso alla Dichiarazione del Governo italiano). La questione dovrà essere risolta in contatti diretti fra i Presidenti delle due Delegazioni.

IV Gli esperti hanno altresì esaminato l’eventuale susseguirsi degli atti relativi alla chiusura della vertenza, concordando sul fatto che dovrebbe essere fin da ora stabilita l’impostazione del comunicato che verrebbe diramato dopo l’incontro conclusivo dei Ministri degli Esteri. Da tale impostazione poTRà in parte dipendere il contenuto della dichiarazione del Governo italiano al Parlamento, particolarmente per quanto riguardal’eventuale accenno alle trattative per un accordo arbitrale ed alla sua firma. È stato altresì concordato che la firma di tale accordo e la sua presentazione ai rispettivi Parlamenti dovrebbe aver luogo nel periodo che intercorre tra la dichiarazione del Governo austriaco al proprio Parlamento e le Comunicazioni dei due Governi alle Nazioni Unite.

Inoltre, è stato esaminato il problema dell’atteggiamento che i parlamentari altoatesini assumeranno in occasione del voto da parte del Parlamento italiano sulla dichiarazione impegnativa del Governo di Roma. È stato rilevato dagli esperti italiani, ed è stato riconosciuto da parte austriaca, che è essenziale che i parlamentari della Provincia di Bolzano votino favorevolmente e senza riserve.

V L’istituzione della Commissione di esperti sul problema altoatesino aveva, dal punto di vista italiano, due scopi principali:

a) permettere l’effettuazione di un sondaggio atto ad accertare se, ed in base a quali condizioni, in occasione dell’adozione da parte del Governo di Roma di misure a favore della popolazione altoatesina quale risultato dell’esame delle proposte della Commissione dei 19, fosse possibile giungere, nello stesso tempo, alla chiusura della controversia italo-austriaca sull’applicazione dell’Accordo di Parigi del 1946;

b) contribuire ad attenuare la tensione tra i due Paesi dando l’impressione, attraverso contatti periodici, che la questione altoatesina si poteva avviare gradualmente ad una soluzione.

Il secondo di tali scopi è stato finora sostanzialmente raggiunto.

Circa il primo, il sondaggio è stato portato avanti per quanto le circostanze, cui è stato sopra accennato, lo hanno consentito.

Comunque, i risultati finora raggiunti permettono di farsi un’idea della forma con cui si potrebbe giungere ad un accordo e delle basi concrete su cui tale accordo potrebbe realizzarsi a condizioni per noi accettabili, e cioè che comporterebbero per noi un costo ragionevole.

In altre parole i lavori della Commissione di esperti sono serviti ad individuare, non solo le vie attraverso le quali potrebbe chiudersi la controversia, ma anche i piprofondi punti di resistenza di natura politica, evidentemente non suscettibili di essere affrontati e risolti in sede tecnica. Quanto alle vie: esiste ormai una concordanza di massima sul numero e sul tipo di atti, sulla loro successione, sullo schema proprio di ciascuno; e tutto questo è assai pivicino all’iniziale punto di vista italiano, che non a quello austriaco. Tuttavia, anche proprio per questo motivo, gli austriaci insistono nel voler piegare ai propri fini il previsto susseguirsi di atti unilaterali, in modo che una serie di elementi testuali rafforzi la presentazione degli sforzi comuni come elementi di un vero e proprio accordo. I rispettivi punti di resistenza di natura politica si concentrano così intorno all’oggetto sostanziale di discordia: da parte italiana, si vogliono presentare le misure annunziate come frutto di libere determinazioni del Governo italiano, occasione piuttosto che mezzo della chiusura della controversia; da parte austriaca, si vuol mettere in piena luce il collegamento tra le misure italiane e i «negoziati» svoltisi fra i due Paesi.

Rimane aperto, poi, e si lega logicamente alla esposta divergenza di impostazione, il problema delle garanzie insistentemente chieste dall’Austria per essere certa dell’attuazione delle misure italiane. Questo problema si identifica ormai con le clausole sulla competenza dell’organo arbitrale: per suo mezzo, il Governo austriaco cerca di realizzare l’internazionalizzazione delle singole misure e di procurarsi così la possibilità di controllarne minutamente l’esecuzione.

L’esistenza delle divergenze di fondo di cui sopra non esclude, beninteso, che su qualche punto possano ancora trovarsi formule di soluzione intermedia. In particolare, sarà forse il caso di considerare se, nel presentare al Parlamento le misure in favore delle popolazioni altoatesine, il Governo italiano, tenuto conto delle circostanze, non reputi opportuno fare esplicito cenno agli aspetti internazionali della questione, andando così incontro ad una insistente richiesta austriaca. La Dichiarazione del Governo italiano al Parlamento potrebbe forse ulteriormente venire sviluppata (secondo le idee di un appunto che qui si acclude – Allegato IV(7)). Sempre nel testo della citata Dichiarazione, l’espressione del punto di vista italiano circa l’avvenuta integrale applicazione dell’Accordo di Parigi potrebbe, senza rischio, accompagnarsi ad un accenno al punto di vista austriaco, se si decidesse di non tacere i profili internazionali del problema. La stessa questione del ragguaglio da dare alle Nazioni Unite circa le misure adottate dall’Italia potrebbe forse risolversi – secondo quanto accennato dalla Delegazione austriaca – in base ad una formula piampia dell’attuale che, senza menzionare le singole misure, indichi tuttavia le materie alle quali esse si riferiscono.

Ma cicontribuirebbe solo in parte al superamento delle predette divergenze fondamentali.

È evidente, quindi, che al momento attuale le pretese austriache vanno tutt’ora oltre quanto da parte nostra è possibile concedere. È anche evidente che da parte austriaca si tende a non giungere ad una conclusione se non tra alcuni mesi.

Si tratta ora di vedere:

1) che cosa si possa fare per indurre gli austriaci a recedere dal loro attuale punto di vista e ad aderire al nostro;

2) quali azioni siano opportune per dare l’impressione che non si è verificata una rottura dei contatti, fino al momento in cui una decisione sulla chiusura della controversia non poTRà essere presa dai due Governi.

A questo riguardo occorre aggiungere che, mentre i contatti tra le due Delegazioni di esperti sono stati finora sostanzialmente utili, nel senso che in ogni sessione si è raggiunto qualche progresso e si è potuta dare così l’impressione di una evoluzione continua dei negoziati, le divergenze emerse tra i punti di vista delle due Parti e che restano da approfondire, non possono ormai essere risolte – anzi probabilmente risulterebbero inasprite – da una loro ulteriore discussione sul piano tecnico, tenuto presente particolarmente il fatto che la Delegazione austriaca è composta in gran parte da elementi estremisti e tenuta presente la difficoltà di impedire che questioni discusse in una sede così ampia giungano a conoscenza del pubblico e della stampa.

Sembrerebbe pertanto che ad un’ulteriore riunione di esperti si possa giungere utilmente soltanto ove, superato sul piano politico qualche elemento di contrasto tuttora sul tappeto, fosse possibile procedere ad un’ulteriore revisione dei testi preparati.

VI Vi è un altro elemento che deve essere messo in rilievo. Si è potuto constatare, appena qualche settimana dopo l’incontro dei Ministri del 7 e dell’8 settembre, un mutamento sostanziale nell’atteggiamento austriaco circa i tempi della chiusura della controversia, nel senso che si è delineata una chiara tendenza austriaca a rinviarla per quanto possibile, o comunque a rallentare la procedura che doveva renderla attuabile. Tale nuovo atteggiamento si è delineato molto chiaramente fin dal principio di ottobre, nel corso della IV sessione della Commissione di esperti, e si è andato confermando anche nel corso dell’ultima riunione.

I motivi di tale nuova posizione del Governo di Vienna sono certo molteplici. Da parte austriaca ci è stato accennato alle difficoltà che Kreisky avrebbe incontrato per portare a una soluzione la controversia altoatesina proprio nel momento in cui il partito socialista austriaco era travagliato dalla crisi conseguente alle dimissioni di Olah. Ma è anche evidente che, particolarmente negli ambienti tirolesi, da cui è largamente influenzata la Delegazione austriaca nella Commissione di esperti, si è andata facendo luce la speranza che una tattica temporeggiatrice possa essere pivantaggiosa, in quanto consentirebbe di ottenere gradualmente da parte italiana successive concessioni, avvicinandosi in tal modo sempre piall’obiettivo che gli esperti austriaci tendono a raggiungere, e cioè al superamento della «linea» indicata dalla relazione della Commissione dei 19.

Il motivo sostanziale di tale atteggiamento appare tuttavia essere la convinzione, che deve essere prevalsa a Vienna, secondo la quale converrebbe attendere, prima di una decisione sui risultati delle trattative in corso, l’esito delle discussioni che avranno luogo a New York in merito al problema cipriota. Se, come è avvenuto alla conferenza del Cairo, le Nazioni Unite dovessero approvare una risoluzione ed una raccomandazione favorevole al diritto di autodeterminazione, è probabile che da parte austriaca si cercherebbe di far leva su tale precedente.

Cipuspiegare la composizione particolarmente rappresentativa della Delegazione austriaca alle Nazioni Unite, Delegazione che probabilmente avrà l’incarico di appoggiare, almeno nei corridoi, le tesi di Makarios. D’altra parte è evidente che Kreisky si troverebbe in difficoltà nel prendere una decisione oggi, quando i suoi oppositori, e comunque i tirolesi, potrebbero facilmente opporgli l’opportunità di attendere la fine del dibattito alle Nazioni Unite.

Questo ultimo elemento è quindi, con ogni probabilità, determinante per quanto concerne l’atteggiamento austriaco; ed è verosimile che il Governo di Vienna cerchi di non lasciarsi indurre ad alcuna decisione prima della fine dei lavori di New York.

VII Per costringere l’Austria a recedere dalla sua attuale posizione si possono immaginare differenti tipi di azioni. Ma il piimportante mezzo a nostra disposizione è senza dubbio quello di mostrare agli austriaci che il Governo italiano dispone di altre alternative che potrebbero portare a risultati sostanzialmente non differenti con costi diversi e, in certe ipotesi, comparativamente minori. Cipone a noi l’obbligo di studiare tali alternative e di fare intendere agli austriaci che, al momento opportuno, potremmo farvi ricorso. Tali alternative all’attuale negoziato e ad una conclusione concordata della controversia, nella forma del calendario operativo che si è finora seguita, sembrano essenzialmente due:

a) l’adozione unilaterale di misure in favore della popolazione altoatesina. Questa alternativa eviterebbe per noi, ovviamente, il pericolo della «internazionalizzazione» e la sua attuazione potrebbe oggi essere facilitata dal fatto che possiamo contare sopra un elenco di misure per la massima parte già concordate con gli austriaci in seno alla Commissione di esperti (si deve tener presente che proprio per evitare questo pericolo da parte austriaca ci si è dimostrati riluttanti, negli ultimi tempi, ad eliminare le ultime diciotto questioni tuttora aperte coll’evidente scopo di impedire che noi facciamo stato di un accordo raggiunto sull’aspetto materiale della controversia, senza tener conto delle pretese austriache circa le forme di chiusura della controversia stessa).

b) L’inizio di un negoziato per la scelta di un mezzo pacifico per la risoluzione della controversia in esecuzione delle Risoluzioni dell’ONU del ’61 e del ’62.

In realtà è facile vedere che queste due alternative si riducono, sul piano internazionale, ad una sola. Non è pensabile infatti che, qualora da parte nostra si proceda unilateralmente all’adozione di misure a favore della popolazione altoatesina al di fuori del quadro di cui all’attuale scambio di vedute, si rinunci, da parte austriaca, a proseguire la controversia sul piano internazionale valendosi, appunto, delle Risoluzioni dell’ONU. Inversamente non è possibile pensare, nella situazione attuale, che ci convenga avviare un negoziato per la determinazione del cosiddetto «mezzo pacifico» senza aver preso, almeno in parte, misure interne a favore della popolazione altoatesina.

Ambedue queste alternative, comunque, possono sembrare presentare, almeno tendenzialmente, un minore pericolo di «internazionalizzazione» rispetto al «calendario operativo», in base al quale si è finora trattato con gli austriaci. Ma se ciè vero occorre dire, al tempo stesso, che il pericolo di internazionalizzazione, in quanto esista, è direttamente proporzionale alla possibilità di chiusura della controversia.

Prendendo infatti un caso estremo (quello di una serie di misure prese unilateralmente da parte italiana in favore della popolazione altoatesina senza alcuna intesa col Governo austriaco) è vero che tale procedura, in sé, non presenta rischi di internazionalizzazione; ma è anche vero, al tempo stesso, che non presenta alcuna «chance» di chiusura della questione.

Tutto questo sembra provare che, se si ritiene necessario di giungere ad una forma di chiusura della controversia, intesa non in senso giuridicamente definitivo (ciche sarebbe probabilmente irraggiungibile), ma con l’eliminazione della disputa portata a suo tempo dinanzi alle Nazioni Unite, come base per l’introduzione di un nuovo clima nei rapporti fra i due Paesi e soprattutto come mezzo per l’eliminazione del terrorismo, appare evidente che non si possa prescindere da qualche procedura che presenti almeno sussidiariamente un carattere internazionale.

Da quanto precede risulta anche che, ove si decidesse di seguire la prima alternativa, si dovrebbe cercare di applicare autonomamente quelle misure, fra quante sono state suggerite dai 19, che pidirettamente sono in rapporto con l’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber; mentre ci si dovrebbe astenere dal prendere, in altri settori, una serie di provvedimenti che sono stati prospettati nel corso delle recenti trattative; e ciper lasciare un certo interesse, sia agli austriaci che agli altoatesini, a cercare una successiva chiusura formale dell’intera controversia.

VIII Non sarà inutile ricordare gli scopi che si era posto il sondaggio compiuto attraverso la Commissione degli esperti. Essi sono stati principalmente due:

1) accertare se in occasione delle misure autonome che il Governo italiano riterrà di prendere in relazione all’esame della relazione della Commissione dei 19, sia possibile ottenere da parte austriaca il riconoscimento dell’esaurimento della controversia;

2) ottenere che, nel caso di non totale applicazione delle proposte della Commissione dei 19, tale diversa o non completa applicazione non dia motivo agli altoatesini e agli austriaci per mantenere aperto il problema.

Il sondaggio eseguito ha dimostrato che l’uno e l’altro obbiettivo possono essere raggiunti; ed ha anche indicato il prezzo che da parte austriaca se ne chiederebbe. Per quanto tale indicazione non sia definitiva, è in relazione ad essa che si devono fare dei calcoli per l’eventuale ulteriore sviluppo della controversia.

IX Nell’appunto allegato (Allegato V)8 vengono svolte piapprofondite considerazioni circa l’atteggiamento che potrebbe essere preso da parte italiana, sia sul piano internazionale che nell’ambito interno, nel caso di un giudizio negativo sui risultati del sondaggio finora compiuto.

A tale proposito, un problema che merita di essere preliminarmente approfondito è quello di un eventuale ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja. La specifica disposizione del punto 2 della Risoluzione delle Nazioni Unite, che menziona espressamente il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, induce a ritenere che nel corso del negoziato per la ricerca del mezzo pacifico non si poTRà prescindere dal prenderla in considerazione, sia pure per giungere ad escluderla dal novero dei mezzi possibili. E citanto piin quanto tale ricerca avviene sulla base di una Risoluzione delle Nazioni Unite, e la Corte dell’Aja è appunto l’organo giurisdizionale dell’ONU.

In linea di massima, un ricorso alla Corte dell’Aja presupporrebbe un accordo tra le Parti, e quindi un negoziato ad hoc, volto, se non altro, alla formulazione del quesito specifico da sottoporre alla Corte.

Tuttavia, dato che tra l’Italia ed Austria è in vigore fin dal 29 gennaio 1960 la Convenzione europea per il regolamento pacifico delle controversie, firmata a Strasburgo il 29 aprile 1957, vi è da chiedersi se, esistendo tra le Parti un accordo formale, con validità generale, per la sottoposizione delle controversie giuridiche alla Corte Internazionale di Giustizia, non potrebbe essere consentito, nel caso specifico, a ciascuna delle due Parti un ricorso unilaterale alla Corte dell’Aja. Quest’ultima anzi rappresenterebbe l’unica istanza che i due Stati sono tenuti ad adire, avendo l’Italia, in sede di ratifica della Convenzione di Strasburgo, escluso mediante riserve l’applicazione dei capitoli della Convenzione stessa relativa alla conciliazione e all’arbitrato.

Vi è perda tener presente che l’art. 27 della Convenzione di Strasburgo dispone che la Convenzione non è applicabile alle controversie concernenti fatti o situazioni anteriori all’entrata in vigore della Convenzione stessa tra le parti di una controversia. L’Austria, quindi, potrebbe trovare nel punto di vista italiano, pivolte ribadito dal nostro Governo ed accolto nel preambolo della Risoluzione delle Nazioni Unite – in base alla quale si svolge la ricerca del mezzo pacifico – che la controversia concerne l’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, lo spunto per sostenere l’irricevibilità di un ricorso unilaterale dell’Italia.

Potrebbe essere conveniente per l’Italia tentare di riportare la controversia ai recenti sondaggi, tutti posteriori alla data di entrata in vigore della Convenzione? Cinon rischierebbe di trasformare l’oggetto della controversia da giuridico (controversia sull’applicazione di un trattato) in politico (controversia sui sondaggi per l’applicazione di un trattato), indebolendo quindi una tradizionale posizione italiana?

D’altro canto, ad un ricorso unilaterale del Governo austriaco – non del tutto improbabile – l’Italia potrebbe sottrarsi sollevando la stessa suaccennata eccezione di irricevibilità in base all’art. 27 della Convenzione di Strasburgo. La pericolosità di un ricorso unilaterale austriaco, che avverrebbe nel quadro della Convenzione di Strasburgo, è infatti data dalla circostanza che l’art. 2 della Convenzione contiene una norma che collima con le proposte pivolte affacciate da parte austriaca, giacché dispone: «Les parties au différend peuvent convenir de faire précéder le règlement judiciaire par une procédure de conciliation». Si verrebbe così a reintrodurre un tipico mezzo di risoluzione delle controversie politiche, in contrasto con la ben nota tesi italiana.

Pertanto all’Italia converrebbe forse opporsi ad un ricorso unilaterale austriaco – la cui possibilità giuridica rimane peraltro dubbia – e puntare eventualmente su un accordo bilaterale ad hoc, destinato a sottoporre la controversia alla Corte dell’Aja.

X Se invece si ritenesse che una conclusione concordata del tipo di quella allo studio sia preferibile, allora occorrerebbe studiare quali siano i mezzi piopportuni per indurre il Governo austriaco ad accettare le nostre proposte. A questo proposito si possono immaginare le seguenti azioni:

a) una richiesta di buoni uffici da parte dei maggiori Governi occidentali sul Governo austriaco affinché esso accetti la definizione della controversia sulla base delle nostre proposte, che dovrebbero essere ad essi previamente e confidenzialmente comunicate;

b) una azione interpartitica, sia sopra la ÖVP che sul partito socialista austriaco, intesa a convincerli della convenienza, nell’interesse della stessa democrazia austriaca, di una rapida soluzione della controversia;

c) un’azione attraverso le autorità ecclesiastiche, che finora hanno dimostrato un vivo interesse al problema e che spesso non hanno mancato di intervenire, sia pure discretamente, nella questione.

Poiché tuttavia potrebbe essere necessario al Governo italiano rinviare ancora per qualche tempo una decisione, sarebbe importante prevedere fin d’ora un’azione intesa ad evitare l’impressione che si siano interrotti i contatti fra le due capitali. A questo proposito potrebbe essere previsto un breve incontro dei Ministri degli Esteri, sia in occasione del Consiglio d’Europa a Parigi, sia in occasione dell’Assemblea delle Nazioni Unite a New York. Potrebbe altresì essere prevista una brevissima sessione di un ridotto gruppo di esperti, con l’incarico di redigere o di coordinare qualche passo dei testi attualmente in esame.

Cituttavia non pupermettere di rinviare troppo a lungo un esame approfondito del problema e le decisioni finali che noi dobbiamo prendere, in un senso o nell’altro. Un termine limite per una decisione nella procedura attualmente all’esame o per una sua sostituzione con altra procedura alternativa puessere previsto all’inizio della primavera del 1965; senza di che è prevedibile che, a quasi un anno dalla presentazione delle conclusioni della Commissione dei 19, il Governo italiano possa trovarsi in situazione ancor pidelicata, proprio per non aver preso alcun concreto provvedimento in base ad esse.

Allegato I PROGETTO DI AGGIUNTA ALLA DICHIARAZIONE DEL GOVERNO ITALIANO AL PARLAMENTO

È convincimento di questo Governo che la controversia finora esistente fra Italia e Austria circa l’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946 perda ormai la sua ragione d’essere ed il suo contenuto concreto. Al fine di evitare che le eventuali future controversie tra i due Paesi possano turbarne le relazioni abbiamo avviato e condotto a buon punto negoziati per la conclusione di un accordo arbitrale, avente ad oggetto le vertenze che potranno sorgere circa l’interpretazione e l’applicazione dei trattati in vigore tra i due Paesi. Non appena tale accordo sarà stipulato, il Governo lo sottoporrà all’esame del Parlamento in vista dell’autorizzazione alla ratifica.

Allegato II APPUNTO CIRCA UNA EVENTUALE AGGIUNTA ALLA DICHIARAZIONE DEL GOVERNO ITALIANO INNANZI AL PARLAMENTO Per quanto riguarda l’aspetto internazionale del problema altoatesino, e in particolare i risultati degli incontri tra i Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria svoltisi negli ultimi mesi, nonché dei lavori della Commissione di esperti italo-austriaca, il Governo si riserva di informare le Camere al pipresto, non appena sarà noto l’atteggiamento definitivo del Governo austriaco.

Posso peraltro assicurare gli Onorevoli Membri del Parlamento su due punti fondamentali. Il primo: che l’Italia ha rispettato ed eseguito le Risoluzioni delle Nazioni Unite del 1960 e del 1961 relative al problema dell’Alto Adige, ricercando pazientemente e costantemente, dall’incontro di Milano del 1961 in poi, il modo di pervenire alla chiusura della controversia fra i due Paesi. Il secondo: che il Governo ha tenuto fede ai principi che ebbi già l’onore di esporre a questa Camera il … : non assumere impegni internazionali circa il trattamento della popolazione di lingua tedesca della Provincia di Bolzano, diversi o maggiori rispetto all’Accordo di Parigi del 1946; non abbandonare né pregiudicare il punto di vista sempre sostenuto secondo cui l’Italia ha già da tempo eseguito pienamente l’Accordo di Parigi. Riaffermo quindi che le misure oggi annunciate sono frutto della libera determinazione del Governo italiano. Anche se la valutazione di tali misure da parte austriaca è diversa – anche cioè se da parte austriaca si ritiene che esse rappresentano atti di esecuzione dell’Accordo di Parigi – cinon impedisce di confidare che la controversia fra i due Paesi stia per perdere la sua ragione d’essere e il suo contenuto concreto. In questa prospettiva abbiamo avviato e condotto a buon punto negoziati per la conclusione di un accordo con l’Austria che garantisca la pacifica soluzione arbitrale, secondo diritto, di tutte le controversie future circa l’applicazione e l’interpretazione dei trattati in vigore fra i due Paesi. Non appena tale Accordo sarà firmato, il Governo lo porterà a conoscenza delle Camere.

Allegato III CONSIDERAZIONI CIRCA L’EVENTUALE RICORSO AL COSIDDETTO «MEZZO PACIFICO»

In relazione all’ipotesi di una conclusione negativa dei sondaggi attualmente in corso con l’Austria occorre esaminare i problemi posti dal punto 2 della Risoluzione delle Nazioni Unite (ricerca del mezzo pacifico). Posto infatti che le parti intendano attenersi alla citata Risoluzione, non resta loro altra via, una volta esaurito il punto 1, che quella di passare al punto 2.

Il punto 2 dispone che in caso di fallimento dei negoziati, «le parti diano favorevole considerazione alla possibilità di cercare una soluzione alle loro divergenze tramite qualunque dei mezzi contemplati dalla Carta delle Nazioni Unite, incluso il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, o qualsiasi altro mezzo pacifico di loro scelta». Il riferimento è all’art. 33 della Carta dell’ONU, che prevede, quali mezzi per la soluzione delle controversie internazionali, l’inchiesta, la mediazione, la conciliazione, l’arbitrato, il regolamento giudiziario, il ricorso ad un organismo regionale.

Occorre peraltro dei suddetti mezzi escludere quelli che sono applicabili alle sole controversie politiche (inchiesta, mediazione, conciliazione), in quanto la presente controversia è già stata qualificata come giuridica dalla stessa Risoluzione delle Nazioni Unite, quando ha affermato trattarsi di una controversia relativa all’applicazione di un accordo internazionale. Né è da pensare ad un ricorso al Consiglio d’Europa – unica organizzazione regionale di cui facciano parte i due Paesi – poiché esso non dispone di un foro per le soluzioni delle controversie giuridiche che insorgano tra i suoi membri, ed anzi si richiama, mediante la propria Convenzione sul regolamento pacifico delle controversie internazionali, alla Corte Internazionale di Giustizia.

La scelta si restringe quindi al regolamento giudiziario – cioè al ricorso alla Corte dell’Aja

– e all’arbitrato. È chiaro anzi che al primo di tali mezzi, l’unico espressamente indicato, va la preferenza della Risoluzione delle Nazioni Unite, né cipusorprendere, trattandosi da parte dell’Organizzazione di attribuire al proprio organo giurisdizionale la competenza in merito ad una controversia insorta tra due dei suoi membri. Tuttavia le parti sono lasciate libere di scegliere anche un altro mezzo.

Rinviando alla Relazione sui lavori della V sessione della Commissione di esperti per quanto concerne un eventuale ricorso alla Corte dell’Aja, si deve rilevare, per quanto concerne il ricorso al mezzo arbitrale, che esso non puavvenire che sulla base di un accordo tra le parti. Si tratta in particolare di concordare, mediante apposito negoziato:

1) l’istituzione di un collegio arbitrale;

2) la determinazione della procedura che verrà seguita dal collegio arbitrale;

3) la determinazione del mandato affidato agli arbitri (terms of reference).

Di questi tre punti, il primo non presenta in genere difficoltà eccessive, poiché sul numero e sulla scelta dei giudici si finisce solitamente per giungere ad un accordo. Circa il secondo, occorre tener presente che, per quanto non vincolanti in materia, esistono due modelli di regole sulla procedura arbitrale cui le parti potrebbero rifarsi, e cioè il trattato italo-austriaco di amicizia, conciliazione e regolamento giudiziario del 6 febbraio 1930 (non pioggi in vigore), che detta alcune norme sulla procedura, e il Modello di regole sulla procedura arbitrale, adottato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel dicembre del 1958.

Il punto tre costituisce certamente l’operazione pidelicata, eppure indispensabile promo-vendo una procedura arbitrale. Soltanto qualora si definiscano esattamente i terms of reference si poTRà affidare agli arbitri la sorte della controversia.

È probabile che, data la complessità dei negoziati fin qui svolti sul punto 1 della Risoluzione delle Nazioni Unite, i terms of reference non possano piessere formulati, come per l’innanzi si pensava, in modo sintetico, e che almeno da parte austriaca, si tenda a chiedere agli arbitri di precisare il contenuto dei poteri legislativi ed esecutivi previsti dall’art. 2 dell’Accordo De Gasperi-Gruber, secondo i seguenti quattro punti di riferimento:

a) il contenuto dello Statuto della Regione che ha carattere pivicino all’Alto Adige, ossia della Val d’Aosta;

b) le finalità esplicite dell’accordo, cioè la salvaguardia del carattere etnico e la tutela dello sviluppo economico e culturale della minoranza di lingua tedesca;

c) i progetti e le proposte interne italiane miranti ad ampliare i poteri della Provincia di Bolzano (in particolare il progetto di legge Tinzl e la relazione della Commissione dei 19);

d) le recenti offerte italiane in sede di Commissione d’esperti.

Sulle domande austriache non si possono fare previsioni sicure: pur dovendo essere necessariamente correlate ai terms of reference, potranno essere in fatto molto estese e dettagliate. Com’è noto, nel 1960 l’Austria sottopose all’Assemblea delle Nazioni Unite i seguenti «claims»:

a) inadeguata realizzazione dell’autonomia dell’Alto Adige, come conseguenza della fusione delle Provincie di Bolzano e di trento in una sola Regione (quindi violazione dell’art. 2 dell’Accordo di Parigi);

b) non applicazione dell’obbligo di parificare le lingue tedesca e italiana nella vita pubblica (art. 1b dell’Accordo di Parigi);

c) non applicazione dell’obbligo di proporzionalità negli uffici (art. 1d dell’Accordo di Parigi);

d) mancata protezione del gruppo etnico di lingua tedesca contro l’immigrazione degli italiani.

Dal 1960 tuttavia le posizioni delle parti hanno subito una certa evoluzione: molti punti, anche di carattere giuridico, si sono sviluppati e, in ogni caso, siamo in presenza dei risultati analitici del lavoro della Commissione di esperti. Non si possono quindi trarre indicazioni sicure dal comportamento del Governo di Vienna nel 1960 per determinare quale sarà il suo atteggiamento di fronte al collegio arbitrale.

Così pure la linea di difesa italiana, se poTRà utilizzare anche il materiale raccolto nel Memorandum presentato il 12 ottobre 1960 all’Assemblea delle Nazioni Unite – il quale allora rappresentava la sintesi migliore possibile degli argomenti italiani – non poTRà servirsene come base essenziale, dovendo anch’essa tener conto dell’accennata evoluzione. La difesa italiana sarà quindi un’opera di grande ed esteso impegno, la quale dovrà esaminare a fondo, sotto tutti gli aspetti, la questione dell’Alto Adige, alla luce di tutti gli argomenti procedurali, tattici e sostanziali che saranno avanzati da parte austriaca.

Quanto al carattere pio meno specifico di una eventuale decisione arbitrale a noi sfavorevole, va tenuto presente che esso dipenderà dall’ampiezza delle richieste austriache. Senza dubbio, la presentazione di richieste troppo dettagliate offrirebbe a noi piampi motivi di contestazione. Come risultato di questa contrapposizione analitica di punti è probabile che l’organo arbitrale cercherebbe di tenersi sulla linea intermedia. Sarebbe comunque da attendersi una serie di indicazioni precise, sia circa i settori ai quali dovrebbe estendersi l’autonomia della Provincia di Bolzano, sia circa gli strumenti in cui essa dovrebbe concretarsi.

Le considerazioni finora svolte rafforzano il punto di vista secondo cui sarebbe molto opportuno, anzi necessario, adottare un largo complesso di misure interne prima di affrontare un giudizio arbitrale.

A parte infatti l’esigenza politica interna e internazionale di non lasciare prive di seguito le proposte della Commissione dei 19, va sottolineato che, giuridicamente, il rischio di una condanna in sede arbitrale sarà tanto minore quanto pilargamente e prontamente saranno prese le misure proposte dalla Commissione dei 19 e riconsiderate poi dalla Delegazione italiana di esperti a Ginevra. Una completa adozione di tale complesso di misure priverebbe praticamente la domanda austriaca dei suoi principali punti di riferimento, ma priverebbe al tempo stesso gli altoatesini e gli austriaci di un interesse a concludere la controversia.

Si potrebbe peraltro eventualmente pensare alla non adozione delle misure corrispondenti a questioni estranee alla controversia italo-austriaca. Ma nessun settore importante sembra sfuggirvi, tranne forse quello scolastico.

Dal punto di vista del tempo, la prevedibile lunga durata dei negoziati per la scelta del mezzo pacifico puoffrire la possibilità non soltanto di annunciare, ma anche di cominciare la realizzazione delle misure suddette. Sembrerebbe comunque opportuno che la scelta del momento per l’annuncio delle misure non venisse procrastinata, una volta raggiunta la convinzione dell’impossibilità di chiudere la controversia nella via finora esplorata.


1 DGUE, Versamento 2017, b. 1, n. 1222. Allegati in DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Commissione italo-austriaca di esperti, V sessione.


2 Il documento non è datato: si assume come termine post quem il 25 ottobre, data di chiusura della quinta sessione dei lavori della Commissione di esperti.


3 I lavori si svolsero a Ginevra dal 21 al 25 ottobre.


4 Edito in Documenti sulla Politica Internazionale dell’Italia, Serie B, La questione dell’Alto Adige/Stirol 1964-1969, a cura di F. Lefebvre D’Ovidio e A. Varsori, Roma 2019 (d’ora in poi DPII Alto Adige), t. I, D. 2, Allegato I.


5 Ivi, D. 2, Allegato II.


6 Vedi Allegato I.


7 Vedi Allegato II.


8 Vedi Allegato III.

455

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, GAJA, ALL’AMBASCIATA A BRUXELLES(1)

Telespr. riservato urgente 10A/2015/c.2. Roma, 12 novembre 1964.

Oggetto: Riunione della Sottocommissione Alto Adige del Consiglio d’Europa.

Il 6 novembre u.s. si è riunita a Strasburgo la Sottocommissione Alto Adige della Commissione Politica dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa.

Il Sen. Struye, Presidente del Senato belga e Presidente della Sottocommissione Alto Adige, ha svolto una relazione sugli sviluppi della questione altoatesina. Dopo un dibattito, cui hanno partecipato i deputati italiani Bettiol ed Ebner, è stato diramato il seguente comunicato:

«Il Sottocomitato della Commissione Politica incaricata di seguire lo sviluppo della questione dell’Alto Adige si è riunito a Strasburgo il 6 novembre 1964 sotto la presidenza del Sen. Struye, Presidente del Senato belga.

Il Sottocomitato è stato unanime nell’esprimere la propria soddisfazione per la favorevole atmosfera in cui si sono svolti i recenti incontri dei Ministri degli Esteri d’Austria e d’Italia.

Il Sottocomitato ha espresso la speranza che i lavori degli esperti continueranno senza interruzione in spirito di cooperazione che ha prevalso nella loro discussione.

Il Sottocomitato ha deplorato gli atti di terrorismo verificatisi in Alto Adige-Sudtirolo ma ha notato che tali atti sono stati condannati da tutte le autorità responsabili.

Il Sottocomitato ha espresso la speranza che, allorché verrà esaminata la questione sulla procedura d’appello da inscrivere in un futuro accordo, i Governi interessati considereranno la possibilità di far uso di metodi previsti dalla Convenzione d’Europa per la soluzione pacifica della controversia.

Il Sottocomitato ha chiesto al suo Presidente di visitare Roma e Vienna, ove le circostanze fossero favorevoli, per discutere questo argomento con i Ministri italiani ed austriaci».

Il testo sopracitato presenta qualche punto su cui è opportuno formulare, da parte nostra qualche riserva, perché potrebbe portare ad interpretazioni in contrasto con il punto di vista costantemente espresso da parte italiana.

A tal riguardo, converrebbe che V.E. – nel modo che riterrà piopportuno – facesse presente al Sen. Struye le seguenti nostre osservazioni:

1) come è stato pivolte ripetuto dal Governo italiano, gli attuali contatti italo-austriaci non tendono in alcun modo alla stipulazione di un nuovo accordo internazionale sull’Alto Adige, ma soltanto a verificare se, in occasione dell’adozione da parte del Governo italiano di misure da esso autonomamente decise a favore delle popolazioni altoatesine, sia possibile conseguire anche la chiusura della vertenza con il Governo austriaco relativa all’Accordo di Parigi del 1946. Non essendo prevista la conclusione di un nuovo accordo, non è possibile contemplare l’inserimento nell’accordo stesso di una clausola circa il regolamento pacifico delle controversie.

2) Da parte italiana si è invece pronti a concludere uno specifico accordo per la risoluzione dell’eventuali controversie future circa l’applicazione dei trattati in vigore tra l’Italia e l’Austria. Tali controversie cadono esclusivamente sotto le previsioni del Capitolo I della Convenzione Europea per il regolamento pacifico delle controversie. Il Governo italiano è disposto sia ad adottare la procedura di regolamento giudiziario contemplata da tale Capitolo della predetta Convenzione sia a seguire ogni altra analoga procedura giudiziaria, ma non a seguire procedure diverse, previste per vertenze a carattere politico che cadono sotto le previsioni degli altri Capitoli della stessa Convenzione Europea.

Per quanto riguarda il contenuto dell’ultima parte del comunicato, concernente la visita del Sen. Struye a Roma, V.S. vorrà far presente che da parte del Governo italiano si sarà lieti di fornire al Presidente del Sottocomitato Alto Adige ogni ulteriore chiarimento circa il punto di vista italiano(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 16, fasc. Consiglio d’Europa, Sottocommissione per l’Alto Adige.


2 Diretto per conoscenza all’Ambasciata a Vienna e all’Ufficio CEUR della DGAP.


3 Per la risposta vedi D. 460.

456

IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KIRCHSCHLÄGER, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, GAJA(1)

L. Vienna, 17 novembre 1964.

Verehrter Freund, Nach ein paar nicht sehr guter Tagen – mein Herz versuchte etwas zu streiken – verlasse ich heute f eine Woche Wien, um mich in den Wäldern des Waldviertels ein wenig zu erholen. Vorher aber mhte ich Ihnen noch schnell ein paar Zeilen von daheim aus schreiben.

Mein Minister tendiert dazu, in dem Vorschlag zu Punkt I einen gangbaren Weg zu sehen. Die zeitliche Beschränkung macht ihm natlich etwas Sorge; er erlegt, ob man diese Beschränkung nicht etwas reziprok gestalten knte, etwa so, dass vielleicht offen gebliebene Fragen nach diesen 4 oder 5 Jahren in einer ruhigen harmonischen Atmosphäre neuerlich ertert werden knten. Das sind aber vorläufig nur Ideen, die noch nicht vlig ausgereift sind.

Was den Punkt II betrifft, war mein Minister etwas enttäuscht. Er kennt natlich Ihr Argument, dass sich die verschiedenen minus und plus ungefähr auf der Waage der 19-Kommission einspielen. Vielleicht liegt hier auch eine verschiedene Bewertung der minus und plus vor. Auf jeden Fall bittet er Sie sehr, Minister S[aragat] zu sagen, dass es f ihn ganz unvorstellbar schwer wäre, in wesentlichen Punkten unter der 19-Kom. zu bleiben. Min. Kreisky liegt ungemein viel daran, dass die Frage zwischen ihm und Minister Saragat bereinigt werde und es dazu nicht der guten Dienste von dritter Seite (Struye) bedfe. M. Kreisky ist daher sehr damit einverstanden, dass wir uns in nächster Zeit nochmals treffen; er bittet aber sehr, dass Sie doch noch etwas nach Lungen im Punkte II suchen. Wir werden dasselbe tun.

Am voraussichtlich 25 Nov. findet ein Gespräch zwischen BM Kreisky und dem Landeshauptmann vor Tirol statt. Ich werde daran teilnehmen und Ihnen dann unverzlich die Stellungnahme vor unserer Seite mitteilen. Ich wollte Ihnen aber doch diese Vorausinformation zukommen lassen, damit Sie wissen, dass uns die Beendigung der Meinungsverschiedenheit wirklich sehr bewegt.

Sagen Sie, bitte, Herrn Prof. T[oscano] meine besten Grse und seien Sie erzeugt, dass wir Ihre ehrlichen Bemungen sehr schätzen.

Ihnen, verehrter Freund, alles Gute und herzliche Grse Rudolf Kirchschläger TRADUZIONE Gentile amico, dopo un paio di giorni non molto felici (il mio cuore ha avuto qualche piccolo disturbo) lascio oggi Vienna per una settimana per riposarmi un poco fra i boschi del Waldviertel. Ma prima vorrei scriverle in fretta due righi, anche se da casa.

Il mio Ministro ha l’impressione che la proposta fatta per il punto I costituisca una via che si pupercorrere(2). Naturalmente, ha qualche preoccupazione per la limitazione nel tempo che è stata proposta. Egli si domanda se questa limitazione non possa assumere una forma per così dire reciproca: ad esempio nel senso che le questioni rimaste aperte dopo i 4 o 5 anni previsti, possano nuovamente essere esaminate in una atmosfera tranquilla e distesa. Naturalmente, per ora queste sono soltanto idee che non sono ancora completamente maturate.

Per quanto concerne il punto II, il mio Ministro è rimasto piuttosto deluso. Egli conosce, naturalmente, il suo argomento, secondo il quale i diversi «meno» e «pi finiscono per bilanciarsi con le proposte della Commissione dei 19. Forse siamo di fronte ad una diversa valutazione, anche, dei «meno» e dei «pi. In ogni modo egli la prega di dire al Ministro Saragat che gli sarebbe imprevedibilmente difficile rimanere al di sotto della Commissione dei 19, nei punti essenziali. Il Ministro Kreisky tiene moltissimo a che questo problema venga risolto tra lui ed il Ministro Saragat, senza ricorrere ai buoni uffici dei terzi (Struye). Il Ministro Kreisky concorda pienamente a che noi c’incontriamo al pipresto ancora una volta, ma prega vivamente che lei cerchi ancora qualche soluzione per le questioni di cui al punto II: noi faremo lo stesso da parte nostra.

Probabilmente, verso il 25 novembre avrà luogo un incontro tra il Ministro Kreisky ed il Capitano Provinciale del Tirolo. Io vi prenderparte e le comunicherimmediatamente la nostra presa di posizione. Volevo comunque mandarle queste prime informazioni affinché ella sappia che anche noi teniamo veramente molto alla conclusione della controversia.

La prego di esprimere al Prof. T[oscano] il mio migliore ricordo e di dirgli che noi apprezziamo molto la sua fatica.

A lei, gentile amico, il migliore augurio ed i saluti picordiali(3).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Preparazione e incontro dei Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria.


2 Si riferisce evidentemente ai contatti riservati intercorsi il 6 e 7 novembre tra i capi delle due delegazioni di esperti, accompagnati da Toscano e probabilmente da KaTHrein. Sul contenuto di tali contatti si veda M. Toscano, Storia diplomatica della questione dell’Alto Adige, Bari, Laterza, 1968, pp. 697-702 e DPII Alto Adige, t. I, pp. XXXVI-XXXIX.


3 Per la risposta vedi D. 458.

457

L’AMBASCIATORE A VIENNA, MARTINO, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

R. 4320. Vienna, 20 novembre 1964.

Signor Ministro, ho fatto una visita al Cancelliere Klaus per ringraziarlo della collaborazione e della simpatia date dal Governo e dalle autorità austriache alle «settimane italiane» che si sono concluse nei giorni scorsi.

Ho fatto rilevare al Cancelliere come la partecipazione della popolazione viennese alle nostre manifestazioni e la tranquillità con cui esse si sono svolte devono far riflettere i due Governi sulle buone relazioni esistenti fra il popolo austriaco e quello italiano e spingerli a cercare di risolvere i problemi che ci dividono non tenendo conto di minoranze che non hanno seguito nel Paese.

Il Cancelliere Klaus si è dichiarato molto soddisfatto della riuscita delle manifestazioni esprimendo il desiderio che esse contribuiscano a rendere sempre pifecondi i rapporti tra i due Paesi.

Mi ha pregato poi venendo a Roma di portare personalmente al Capo del Governo ed a V.E. il suo saluto e la sua speranza che possano mantenersi constanti i personali contatti ad alto livello quale mezzo per poter pifacilmente risolvere i problemi esistenti.

Il Cancelliere mi ha poi detto come il Governo austriaco si attende che quello italiano appoggi le aspirazioni austriache per un accordo col MEC e che contribuisca a promuovere l’inizio al pipresto possibile di concrete trattative tra il MEC e l’Austria. A questo proposito ho voluto dissipare alcune obiezioni espresse qui che il Governo italiano volesse ritardare la procedura soltanto perché fa presente che esistono difficoltà obiettive, politiche e tecniche, che bisogna innanzi tutto superare, nell’interesse stesso dell’Austria, e al fine di poter arrivare alla conclusione di un accordo.

A mia volta ho espresso al Cancelliere il desiderio che si possa arrivare alla conclusione di un accordo per l’Alto Adige tenendo presente la realtà. Ho detto che ogni trattativa del genere deve sfociare sempre in un compromesso fra gli obiettivi che si sono proposti i due contraenti e che bisogna anzitutto che i Governi, che si trovano fortunatamente lontani da elezioni politiche si assumano la responsabilità di concludere un accordo che non tenga conto al 100% delle pretese di minoranze che fra l’altro non hanno molto seguito nel Paese.

Ho anche accennato alla circostanza che tra l’Italia e la Jugoslavia non si sarebbe mai risolto il problema di trieste se il Governo italiano avesse voluto condizionare l’accordo alle richieste dei triestini e sopratutto degli istriani. Ho detto che è perauspicabile che cessino gli atti terroristici e che da una parte e dall’altra si faccia tutto il possibile per mantenere un clima e un’atmosfera propizi alla evoluzione delle trattative.

Ho colto l’occasione per prospettare al Cancelliere Klaus l’inopportunità di talune dichiarazioni di uomini politicamente qualificati quali quelle che sono state attribuite al Sottosegretario Bobleter durante una riunione tenuta in un Club di Vienna il cui bollettino ne ha riportato un sunto. tra queste dichiarazioni vi era quella che il Sottosegretario era partito dalla premessa che prima o dopo il Suedtirol era «destinato a ritornare all’Austria» nonché ad altri accenni ad una spiegazione, se non giustificazione, dei terroristi che secondo Bobleter non farebbero parte di una organizzazione ma agirebbero individualmente.

Il Cancelliere Klaus mi ha dichiarato che egli non ritiene possibile che il Sottosegretario abbia fatto tali dichiarazioni e comunque mi ringraziava che io gli avessi comunicato questo, in via del tutto confidenziale, senza intrattenermi sull’argomento al Ministero degli Esteri.

Il Cancelliere Klaus è stato durante la conversazione particolarmente cordiale e mi ha detto che spera di vedermi prima di Natale.

Poiché io mi recherin Italia per votare sottopongo a V.E. l’opportunità di ricevermi qualora ella desiderasse che io faccia delle comunicazioni personali al Cancelliere. Come le è noto, qui ogni questione politica, dato il regime di coalizione, viene trattata praticamente su due binari, e bisogna cogliere ogni occasione per prospettare separatamente il proprio punto di vista ai maggiori responsabili della politica estera dei due partiti.

Voglia ricevere, Signor Ministro, l’espressione del mio profondo ossequio.

[Enrico Martino]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 3, fasc. Alto livello, Miscellanea.

458

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, GAJA, AL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KIRCHSCHLÄGER(1)

L. Roma, 21 novembre 1964.

THank you so much for your letter of November 17TH(2).

I was very sorry to hear THat you have not been well recently, but I sincerely hope THat THe week you spent out of Vienna will have restored your healTH completely.

I believe THat an informal meeting in London would be THe only way which could help to bring us out of THe difficulties we met at THe last Geneva Session of Experts and I THink THat Minister Saragat also believes THat we do not need THe help of any mediator (Struye) for THe development of our talks.

I am looking forward to receiving THe letter you promised to send me after Minister Kreisky’s conversation wiTH THe Captain General of Tyrol. If I may make a suggestion, I THink THat in order to save time we can already foresee our next meeting in London to take place on November 27TH and 28TH or on December 4TH and 5TH.

May I also add a word on THe contents of our conversation? I must say very frankly THat I do not THink we are in a position to go much furTHer as far as point 2) is concerned. In my opinion it would also be a mistake to THink THat Minister Saragat himself, in his private talks wiTH Minister Kreisky, could be able to give more THan we have already proposed. Prof. T[oscano] and myself have explained to you THe reason for THis, THat is THat we are faced wiTH a binding decision of THe Council of Ministers. It is not a question of «minus» or «plus» in THe problems which are still unsettled. In my view it is a question of political responsibility of going any furTHer wiTHout risking to impair THe work we have done up to now.

As regards point 1) in THe Agenda, I feel THat THe point raised in THe second paragraph of your letter is practically already covered by THe fact THat our proposal is made in THe framework of THe Arbitration Agreement, which means THat after a period of four years we come back to THe general procedure foreseen in THe Agreement itself.

I do not quite understand what could be THe meaning of a clause according to which THe questions THat have remained opened could be reconsidered after four or five years in a peaceful atmosphere. In my view, after we have reached our agreement, THere should no longer be any «open question».

I believe we have a mutual interest to meet as soon as possible because in our next meeting we could agree upon a date for a new meeting of Minister Kreisky and Minister Saragat. Personally I am of THe opinion THat it would be advisable to be as soon as possible in a position to inform public opinion in boTH our Countries about THis possibility. THis could take place in Paris on THe occasion of THe meeting of THe Council of Europe. We would THus avoid THe impression THat our conversations on THe problem have at present reached a deadlock, an impression which Mr. Bobleter’s recent statements have possibly somewhat emphasised.

I feel sure, in THis connexion, THat it would be advisable if we were able to issue a communiqué stating THat our Ministers will meet very shortly, even if it is unlikely THat a brief talk in Paris could lead us already to THe final solution of THe problem. I am still confident, however, THat in our next meeting we shall be able, among ourselves, to make some very important steps forward towards THe goal we are all striving for.

If you agree wiTH one of THe two dates suggested, please wire me immediately THe following text: «Agree for THe exchange of texts on … ». THis will mean THat we will meet at 4 p.m. at THe usual place(3).

Believe me, [Roberto Gaja]


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Preparazione e incontro dei Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria.


2 Vedi D. 456.


3 Kirchschläger telegrafil 27 novembre il seguente testo: «Agree for THe exchange of texts on December 4TH and 5TH», e lo stesso giorno invia Gaja la lettera che segue: «Lieber Herr Minister und verehrter Freund! Ich danke Ihnen sehr f Ihren Brief vom 21. November. Sie haben aus meinem heute abgesandten Telegramm gesehen, daß vir zu einer Begegnung am 4. und 5. Dezember bereit sind. Ich mhte dem noch hinzufen, daß ich perslich und auch Dr. K. uns freuen, Sie und Professor T. wiederzusehen. Eine bedachtnahme auf den Termin 27./28. war nur mehr schwer mlich, da Ihr Brief erst am 26. November einlangte. In der Sache selbst hat Minister Kreisky an Minister Saragat geschrieben [vedi D. 459]. Er hat mir gestattet, daß ich die Kopie seines Briefes Ihnen ermittle. Ich tue dies hiemit. Ich kann mir auf diese Weise ein Eingehen in das meritum ersparen. Ich danke Ihnen, verehrter Freund, f alle Ihre Me und verbleibe mit herzlichen Grsen. N.B. Die Übermittlung des Briefes des Herrn Bundesministers an Minister Saragat erfogt zwar er die Botschaft; die Botschaft ist er den Innhalt wie auch er unsereGespräche nicht informiert» (DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Preparazione e incontro dei Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria).

459

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D’AUSTRIA, KREISKY, AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SARAGAT(1)

L. Vienna, 27 novembre 1964.

Verehrter Freund!

Ich habe mir er die Ergebnisse der Kontaktnahme unserer perslichen Vertreter sehr viel Gedanken gemacht und – Sie werden dies verstehen – ich habe die Hauptsorgen auch mit denen besprochen, die neben mir unmittelbar die Last der Verantwortung tragen msen.

Ich halte es f vernftig, wenn, bevor wir uns treffen, unsere Vertreter noch einmal auf streng vertraulicher Basis Kontakt nehmen. Ich fle mich aber verpflichtet, Ihnen, lieber Freund, noch vorher rein perslich und im Rahmen der zwischen uns bestehenden freundschaftlichen Bindungen meine Gedanken und meine Sorgen zu sagen.

Ihr Vorschlag zum Tagesordnungspunkt I ist ein Fortschritt; ich anerkenne dies. Er ist aber, das wissen Sie auch selbst, doch ein sehr gutes Stk von dem entfernt, was ich mir vorgestellt habe. Ich glaube aber trotzdem, ich knte die Annahme dieses Vorschlages (in jener leicht modifizierten Form, wie sie von unserer Seite bei der vertraulichen Begegnung zum Ausdruck gebracht wurde) vertreten und auch die Interessierten und Betroffenen erzeugen, wenn von Ihrer Seite in den noch offenen Punkten des Tagesordnungspunktes II ein ernster Schritt zur Mitte getan wird.

Ich weiss, verehrter Freund, um die Schwierigkeiten, die sich Ihnen entgegenstellen. Aber glauben Sie mir, ich richte diesen perslichen Appell nicht an Sie, um etwa auf Ihre Kosten irgendwelche Vorteile in den Verhandlungen zu erzielen. Ich habe nicht den Ehrgeiz, einen Verhandlungssieg zu erringen. Das wäre unfair und wde auch der Sache nicht dienen. Was wir brauchen, ist eine ausgewogene Lung. Dazu geht aber, dass wir in den Punkten, die den Stirolern besonders am Herzen liegen und wesentlich erscheinen, nicht unter den Empfehlungen der 19er-Kommission bleiben.

Ich bitte Sie, lieber Herr Saragat, daher wirklich sehr freundschaftlich, eine Mlichkeit zu schaffen, dass unsere Vertreter auch in der Frage des Umfanges der Massnahmen Lungsmlichkeiten diskutieren knen.

Ich glaube, Sie sind mit mir einer Meinung, dass wir uns in nicht allzu ferner Zeit wieder offiziell zu Verhandlungen treffen sollen. Es darf auf keinen Fall der – durch die Tatsachen auch nicht gerechtfertigte – Eindruck entstehen, dass unsere Verhandlungen auf einem toten Punkt angelangt wären. Vielleicht knen unsere Vertreter auch er den Zeitpunkt unserer nächsten Begegnung sprechen. Mir schwebt hief entweder die Europarat-sitzung in Paris oder eine Zusammenkunft im Jänner in New York vor. Allenfalls knten wir auch uns sowohl in Paris (dort mehr inoffiziell) als auch später in New York treffen. Dies wird von den Ergebnissen abhängen, die unsere Vertreter zu erreichen in der Lage sind.

Wir haben, seit wir etwa vor einem Jahr zum ersten Mal perslich miteinander die Stirolfrage besprachen, schon so viele Schwierigkeiten erwunden und sind schon ein so gutes Stk weitergekommen, dass ich erzeugt bin, dass es uns auch noch gelingen wird, die letzten Steine aus dem Weg zu räumen. Ich weiss Sie mit mir einer Meinung, dass wir eine von uns beiden vertretbare Lung finden msen und werden.

Mit sehr freundschaftlichen Grsen, Ihr aufrichtiger

Bruno Kreisky


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 6, fasc. Preparazione e incontro dei Ministri degli Esteri d’Italia e d’Austria. Edito in DPII Alto Adige, t. I, D. 1, nota 2.

460

L’AMBASCIATORE A BRUXELLES, CASARDI, AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI(1)

Telespr. riservato urgente 4583/25222. Bruxelles, 30 novembre 1964.

Oggetto: Riunione della Sottocommissione Alto Adige del Consiglio d’Europa.

Riferimento: Tel. min. n. 10A/2015/c. del 12 novembre u.s.3.

Mi sono recato dal Presidente del Senato Struye e gli ho, sulla scorta delle precisazioni contenute nel telespresso citato, esposto le nostre riserve circa il voto espresso dal Sottocomitato politico Alto Adige quanto all’iscrizione di una procedura di appello «in un futuro accordo» italo-austriaco. Dirsubito che la mia visita è stata tempestiva, giacché Struye aveva già redatto e si accingeva ad inviare due lettere (che mi ha mostrato), dirette ai due Ministri degli Esteri italiano ed austriaco, nelle quali, rifacendosi testualmente al particolare passaggio del noto comunicato, si offriva di recarsi rispettivamente a Roma ed a Vienna per discutere l’argomento.

Mi è difficile giudicare se la reazione di Struye sia stata di imbarazzo o di disappunto. Nella conversazione che ha seguito, egli si è sforzato di sostenere la ragionevolezza del voto espresso dal Sottocomitato per quanto riguarda l’iscrizione della procedura di appello e si è sorpreso quando gli ho detto che da parte nostra non si prevedeva di giungere alla conclusione di un nuovo accordo. Mi ha chiesto allora come noi contemplassimo di chiudere formalmente la vertenza col Governo austriaco; ed alla mia risposta che sarebbe bastato che da parte austriaca si giungesse a verificare che la questione che aveva fatto oggetto della nota risoluzione 1961/62 era stata soddisfacentemente risolta, Struye ha insistito che avrebbe presumibilmente dovuto pur esservi qualche documento a firma congiunta italiana ed austriaca per far stato dell’intesa raggiunta: non fosse altro, sotto forma di processo verbale. Gli ho risposto che non ero in grado di addentrarmi con sicurezza di causa in questi dettagli procedurali, ma che sapevo di certo non essere nostro intendimento di inserire le misure che il Governo italiano avesse autonomamente deciso a favore delle popolazioni alto-atesine, in un documento che potesse essere in alcun modo interpretato come integrativo dell’accordo di Parigi del 1946. A prescindere da questioni di principio, il voler conferire ai provvedimenti adottati dall’Italia il carattere di un impegno internazionale, lungi dall’eliminare un contenzioso ne avrebbe aperto uno molto pivasto, autorizzando il Governo austriaco, sotto la spinta degli immancabili estremisti ed agitatori, a pretendere di giudicare ed intervenire in sede di pratica applicazione dei provvedimenti stessi. Se indubbiamente da parte italiana si erano in passato commessi degli errori, l’esperienza aveva contemporaneamente insegnato che le migliori intenzioni trovavano un ostacolo nell’intrattabilità di alcuni elementi dalle due parti della frontiera che, pur esigui in numero, avevano dimostrato di saper avvelenare l’atmosfera e seminare discordia in una popolazione essenzialmente pacifica. Sarebbe politicamente molto poco saggio dare a questi elementi un qualsiasi nuovo appiglio per svolgere la loro azione. Non mi sono a questo punto trattenuto dal ricordare al mio interlocutore come i nazisti avessero durante la guerra trovato un numero sconcertante di reclute tra elementi alto-atesini per le formazioni SS.

Alla domanda postami sorridendo da Struye, se doveva dedurne che in materia noi eravamo «intransigenti», gli ho risposto che tale era effettivamente il caso. Ed ho creduto di aggiungere che se si fosse concretata la sua visita a Vienna, mi permettevo pregarlo di tener presente questa nostra posizione, per non incoraggiare la parte austriaca ad insistere in una direzione nella quale il Governo italiano non la avrebbe potuta seguire. D’altra parte cinon significava che in avvenire, come già aveva fatto in precedenza, l’Austria non fosse libera, se ritenesse che la situazione lo giustificasse, di invocare nuovamente l’accordo di Parigi. Del resto la nostra prontezza a concludere uno specifico accordo per la risoluzione di eventuali controversie future circa l’applicazione dei trattati in vigore – e tra questi evidentemente anche l’accordo di Parigi – veniva incontro a questo aspetto del problema. A tale riguardo ho tenuto peraltro a richiamare l’attenzione del mio interlocutore sul fatto che concepiamo si tratti esclusivamente delle controversie che cadono sotto le previsioni del capitolo 1 della Convenzione Europea, e non di procedure diverse previste per vertenze a carattere politico. Struye non ha fatto commenti al riguardo.

Desidero precisare che il colloquio con Struye, col quale ho la buona fortuna di intrattenere ottimi rapporti personali, si è svolto costantemente su di un piano di cordiale franchezza. Egli mi ha anzi detto che le precisazioni che gli fornivo gli erano utili per meglio rendersi conto della situazione. Ed ha avuto quasi l’aria di scusarsi per il fatto che l’incarico che gli era stato conferito lo costringeva a immischiarsi in una vicenda tra due Paesi amici ed a prendere delle iniziative al riguardo. Non mi ha fatto parola della sorte che intendeva riservare alle due lettere che aveva già redatto, né mi era facile chiederglielo(4).


1 DGAP, Uff. II, Alto Adige, 1964, b. 16, fasc. Consiglio d’Europa, Sottocommissione per l’Alto Adige.


2 Diretto per conoscenza all’Ambasciata a Vienna e all’Ufficio CEUR della DGAP.


3 Vedi D. 455.


4 Per la lettera di Struye a Saragat vedi DPII Alto Adige, t. I, D. 7, nota 2.


APPENDICI

Cariche istituzionali, Uffici, Rappresentanze

(18 giugno 1960-9 dicembre 1964)

Cariche istituzionali

PRESIDENTE DELLAREPUBBLICA Gronchi Giovanni, fino all’11 maggio 1962 SegniAntonio, dall’11 maggio 1962 al 6 dicembre 1964

PRESIDENTE DELCONSIGLIO Tambroni Fernando, fino al 26 luglio 1960 Fanfani Amintore, dal 26 luglio 1960 al 21 giugno 1963 Leone Giovanni, dal 21 giugno 1963 al 4 dicembre 1963 Moro Aldo, dal 4 dicembre 1963

MINISTRO DEGLIAFFARI ESTERI SegniAntonio, fino al 10 maggio 1962 Fanfani Amintore (interim), dal 10 al 28 maggio 1962 Piccioni Attilio, dal 29 maggio 1962 al 5 dicembre 1963 Saragat Giuseppe, dal 5 dicembre 1963

SOTTOSEGRETARI DI STATO Storchi Ferdinando, fino al 24 febbraio 1962 e dall’8 dicembre 1963 Lupis Giuseppe, dal 24 febbraio 1962 Russo Carlo, fino al 30 novembre 1962 Martino Edoardo, dal 2 dicembre 1962 all’8 dicembre 1963 Banfi Arialdo,dall’8 dicembre 1963 al 24 luglio 1964 Zagari Mario,dal 24 luglio 1964

Uffici del Ministero degli Affari Esteri GABINETTO DELMINISTRO Capo di Gabinetto Sensi Federico Vinci Piero, dal 29 maggio 1962 Malfatti di Montetretto Francesco, dal 27 dicembre 1963

Vice Capo di Gabinetto De Rege THesauro Di Donato e Di San Raffaele Giuseppe,dal 21 giugno 1960 Marras Raffaele, dal 16 marzo 1964

SEGRETARIO GENERALE Grazzi Umberto Cattani Attilio, dal 27 maggio 1961

DIREZIONE GENERALEAFFARI POLITICI Direttore Generale Straneo Carlo Alberto Fornari Giovanni, dal 15 maggio 1961 Gaja Roberto, dal 18 settembre 1964

Direttore Generale Aggiunto Grillo Remigio Danilo Playa Eugenio, dal 18 gennaio 1962 Gaja Roberto, dall’8 febbraio 1963

Vice Direttore Generale Majoli Mario, dal 1° febbraio 1963 Pierantoni Aldo, dal 1° febbraio 1963 Pascucci Righi Giulio, dal 1° febbraio 1963 Gasparini Carlo, dal 13 aprile 1964

Capo Segreteria 10A Betteloni Giovanni Lorenzo Bellia Franco, dal 4 febbraio 1963

SERVIZIO DELCONTENZIOSO DIPLOMATICO Capo Servizio Monaco Prof. Riccardo SERVIZIO STORICO E DOCUMENTAZIONE (giàServizio Studi)

Capo Servizio Toscano Prof. Mario

Rappresentanze diplomatiche italiane all’estero

AUSTRIA Ambasciatore a Vienna Guidotti Gastone, fino al 9 giugno 1961 Martino Enrico, dal 10 giugno 1961

Console Generale a Innsbruck Bellia Franco, fino al 4 febbraio 1963 Manca di Villahermosa di S. Croce Enrico, dal 4 febbraio 1963

RAPPRESENTANZAPERMANENTE PRESSO LACOMUNITÀ ECONOMICAEUROPEAE PRESSO LACOMUNITÀ EUROPEADELL’ENERGIAATOMICA-BRUXELLES Capo rappresentanza Cattani Attilio, fino al 5 maggio 1961 Venturini Antonio, dal 21 maggio 1961

RAPPRESENTANZAPERMANENTE PRESSO LE NAZIONI UNITE -NEWYORK Capo rappresentanza Ortona Enrico, fino al 18 maggio 1961 Zoppi Vittorio, dal 1° giugno 1961 Vinci Piero, dal 5 marzo 1964

RAPPRESENTANZAPERMANENTE PRESSO ILCONSIGLIO D’EUROPA-STRASBURGO Capo rappresentanza Bombassei Frascani de Vettor Giorgio, fino al 1° ottobre 1961 Lauriola Luigi Augusto (reggente) dal 1 ottobre 1961 all’11 maggio 1962 Marieni Alessandro, dall’11 maggio 1962

Rappresentanze diplomatiche estere in Italia AUSTRIA Ambasciatore a Roma LöwenTHal-Chlumecky Max

INDICE DEI NOMI(1)


1 I numeri rinviano ai documenti.

Adenauer, Konrad, 12, 47, 62, 142, 180, 202, 210, 263, 402. Afritsch, Josef, 292. Ago, Roberto, 40, 57. Alessandrini, Adolfo, 51, 206. Amadeo, Mario, 69, 70, 72, 242, 246, 253, 254, 255. Ammon, Erich, 49, 115, 385. Amplatz, Luis, 421, 422, 423, 444. Andergassen, GünTHer, 422, 444. Attolico, Giacomo, 326. Babuscio Rizzo, Francesco, 246. Badini-Confalonieri, Vittorio, 199. Badoglio, Pietro, 167. Baldovino I, Re dei Belgi, 91. Ballardini, Renato, 197, 441. Bandini, Massimiliano, 326. Becker, Ulrich, 422. Beeley, Harold, 42. Belaunde, Fernando, 242. Bellia, Franco, 114, 128, 252, 337, 373, 381, 392, 403, 407, 421, 430, 432, 434, 440. Benedikter, Alfons, 52, 95, 97, 114, 149, 166, 309, 393. Benuzzi, Felice, 143, 167, 217, 326.

Bérard, Armand, 45.

Berloffa, Alcide, 197.

Betteloni, Giovanni Lorenzo, 11, 29, 30, 37, 81, 86, 99, 101, 112, 115, 120, 132, 138, 141, 143, 148, 149, 162, 167, 216, 217, 271, 306, 326.

Bettiol, Giuseppe Maria, 199, 223, 245, 267, 455.

Bielka, Erich, 333, 369, 379, 382, 389.

Bobleter, Carl, 421, 423, 424, 425, 432, 446, 457, 458.

Bock, Fritz, 96, 358, 405.

Bombassei Frascani de Vettor, Giorgio, 199, 216, 256, 258.

Born, Dessa, 107.

Brandstatter, Otto, 447.

Brentano, Heinrich von, 12.

Broda, Christian, 292, 305, 322, 390, 404, 444.

Brosio, Manlio, 2, 39, 41, 43, 73, 90, 98, 105, 156.

Brugger, Peter, 97, 114, 188, 201, 309, 359, 363, 393.

Brusasca, Giuseppe, 30, 143.

Bucher, Ewald, 359.

Burger, Norbert, 210, 262, 292, 359, 379, 390, 404, 422, 444.

Calenda, Carlo, 182, 184, 201, 203, 226, 228, 270, 304, 330, 331, 332, 333, 357, 372, 385, 389, 390, 392, 397, 403, 411, 412, 413, 417, 443, 450.

Capotorti, Francesco, 115, 143, 167, 430, 434.

Carandini, Nicolò, 143.

Carstens, Karl, 14, 20, 47, 51, 359.

Caruso, Casto, 12, 109.

Casardi, Alberico, 460.

Catenacci, Corrado, 149, 166.

Cattani, Attilio, 141, 175, 182, 194, 225, 231, 233, 256, 258, 260, 273, 329, 340, 350, 353, 356, 361, 362, 364, 366, 387, 399, 404, 419, 430, 446, 452.

Chang-Khai-Shek, 164.

Chruščëv, Nikita Sergeevič, 4, 17, 20, 51, 73, 164, 354.

Cippico, tristram Alvise, 16, 175.

Clarke, Ashley, 56.

Colombo, Emilio, 364.

Conte Marotta, Carlo, 407.

Czernetz, Karl, 267.

Dalvit, Luigi, 197.

Dardanelli, Giuseppe, 199.

Dean, John, 45.

Debre, Michel, 102, 103.

De Gasperi, Alcide, 52, 104, 143.

De Gaulle, Charles, 156.

Del Bo, Dino, 30.

Dengler, Johann, 52, 143, 145, 149, 167.

De Rege di Donato, Giuseppe, 141, 195.

De Unterrichter, Guido, 197.

Dietl, Johann Hans, 114, 309, 359, 393.

Dillon, C. Douglas, 26.

Dixon, Pierson, 10, 11, 45.

Dollinger, Werner, 359.

Douglas-Home, lord Alexander F., 56, 107, 211.

Drimmel, Heinrich, 282.

Dulles, John Foster, 41.

Dunkel, Joachim LoTHar, 422.

Ebner, Anton, 93, 97, 197, 199, 221, 223, 228, 245, 258, 267, 385, 394, 455.

Eisenhower, Dwight D., 39.

Elmgren, Bengt F., 199, 223, 245.

Ermacora, Felix, 114, 115, 143, 149, 167, 309, 343, 393, 436.

Fabiani, Domenico, 143, 149, 167, 197, 326, 406, 407, 421, 432, 434, 435, 440.

Fanfani, Amintore, 32, 43, 56, 63, 64, 69, 88, 106, 113, 132, 141, 219, 236, 238, 241, 250, 251, 303, 304, 352, 359.

Fawzi, Mahmoud, 60.

Federspiel, Per, 199.

Fenoaltea, Sergio, 165, 260, 403.

Figl, Leopold, 4, 276, 298.

Fisher, Karl, 167.

Fornari, Giovanni, 98, 141, 143, 144, 146, 148, 151, 155, 156, 160, 161, 162, 164, 165, 167, 171, 179, 188, 204, 205, 213, 214, 215, 217, 218, 223, 225, 240, 243, 248, 258, 266, 268, 269, 270, 273, 274, 275, 278, 280, 281, 283, 284, 285, 294, 296, 299, 304, 326, 327, 328, 336, 338, 339, 347, 349, 350, 360, 365, 366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 374, 375, 376, 377, 379, 380, 382, 386, 388, 389, 391, 401.

FrölichsTHal, Friedrich, 380, 386, 388, 391, 453.

Frondizi, Arturo, 246.

Fuchs, Martin, 4, 7, 55, 134.

Gaja, Roberto, 367, 399, 430, 434, 435, 436, 439, 440, 441, 442, 445, 446, 447, 450, 452, 453, 458.

Gamper, Hans, 309, 337, 381, 393.

García Robles, Alfonso, 76, 255.

Gatterer, Claus, 333.

Gattinger, Kurt, 114.

Gava, Silvio, 132.

Gellert, Helly, 432.

Ghigi, Pellegrino, 245, 256, 258, 274.

Giovenco Luigi, 149, 167, 407, 434, 440.

Globke, Hans, 47.

Gonella, Guido, 113, 132, 273, 394.

Gorbach, Alfons, 127, 128, 131, 133, 137, 146, 198, 228, 241, 263, 264, 265, 269, 272, 273, 289, 290, 292, 298, 304, 305, 308, 312, 329, 332, 349, 351, 352, 353, 356, 357, 358, 362, 366, 377, 397, 425.

Grazzi, Umberto, 9, 11, 14, 15, 21, 27, 31, 33, 46, 50, 57, 63, 75, 78, 79, 88, 93, 96, 100, 102, 103, 108, 109, 111, 117, 120, 132, 133, 138, 140, 141, 149, 150, 153, 155, 157, 166.

Green, W. A. E., 211.

Gross, Otto, 446, 447.

Gruber, Karl, 210, 432.

Gschnitzer, Franz, 1, 4, 7, 8, 9, 11, 15, 17, 34, 35, 37, 48, 49, 52, 58, 62, 74, 77, 78, 82, 84, 86, 88, 89, 90, 100, 106, 109, 111, 114, 115, 119, 121, 127, 128, 129, 131, 138, 145, 146, 147, 149, 166, 167, 177, 178, 192, 210, 217, 263, 264, 282, 292, 315, 316, 333, 343, 362, 363, 381, 423, 425, 436, 437, 438.

Gudenus, Gordian, 50, 217.

Guggenberg von, Otto, 49, 93, 176.

Guidotti, Gastone, 1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 16, 17, 19, 21, 23, 26, 34, 35, 41, 49, 52, 55, 58, 62, 75, 77, 78, 79, 83, 84, 86, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 102, 103, 105, 107, 108, 109, 111, 115, 118, 120, 121, 122, 125, 126, 127, 129, 130, 131, 132, 133, 136, 137, 138, 139, 145, 147, 154, 155, 180, 192, 202.

Hamilton, THomas J., 18.

Hammarskjöld, Dag, 11, 15, 18, 27, 37, 46, 164, 171, 174, 175, 179, 211.

Hartmann, Eduard, 109, 228.

Hassel, Kai-Uwe von, 12.

Hassuna, Mohammed Abdel Khalik, 63.

Haymerle, Heinrich, 446.

Herter, Christian Archibald, 4, 39, 41, 43, 80.

Hitler, Adolf, 12, 167.

Hoefler, Franz, 359.

Holaubeck, Josef, 405.

Hood, J. D. L., 217.

Hugenberg, Alfred, 12.

Hunt, 264.

Husinsky, Heribert, 77, 98.

Innocenti, Silvio, 52.

Janz, Friedrich, 257.

Kessler, Bruno, 26, 77, 83, 93, 94, 105, 115.

KirchschlÄger, Rudolph, 145, 149, 167, 237, 342, 343, 344, 437, 453, 458.

Klaus, Josef, 420, 421, 423, 425, 444, 457.

Klein, Johann, 359.

Klier, Heinrich, 444.

Klotz, Georg, 287, 289, 292, 328, 342, 379, 404, 421, 422, 423, 444.

Knoll, Ugo, 422.

Kofler, Richard, 444.

Kohler, Foy D., 73.

Koller, Simon, 115.

Korinek, Franz, 96.

Kosaka, Zentaro, 211.

Krag, Jens Otto, 60.

Krainer, Josef, 292.

Kranzlmayer, Otto, 282.

Kreisky, Bruno, 1, 4, 5, 7, 8, 9, 13, 17, 18, 19, 21, 23, 24, 26, 34, 35, 48, 49, 52, 55, 58, 60, 62, 63, 72, 73, 74, 77, 83, 86, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 94, 95, 96, 97, 100, 102, 103, 106, 107, 110, 111, 115, 119, 120, 121, 122, 126, 127, 128, 129, 131, 136, 137, 143, 144, 146, 147, 148, 152, 155, 159, 162, 167, 168, 169, 170, 171, 172, 174, 175, 176, 177, 178, 179, 181, 185, 186, 187, 191, 192, 196, 198, 201, 207, 208, 209, 210, 211, 213, 214, 216, 217, 218, 219, 221, 222, 225, 226, 227, 228, 229, 232, 233, 234, 236, 238, 241, 243, 250, 252, 254, 257, 259, 261, 263, 264, 265, 269, 275, 276, 277, 278, 279, 281, 282, 283, 284, 285, 286, 287, 288, 289, 290, 291, 292, 293, 294, 295, 297, 298, 300, 301, 302, 304, 305, 309, 311, 312, 313, 315, 316, 318, 320, 322, 323, 325, 326, 327, 329, 330, 331, 332, 333, 334, 335, 336, 337, 338, 339, 340, 341, 342, 343, 345, 347, 354, 356, 357, 358, 363, 366, 367, 372, 373, 374, 375, 377, 378, 379, 382, 383, 385, 386, 388, 389, 390, 392, 393, 395, 396, 397, 398, 399, 400, 402, 403, 404, 405, 407, 408, 409, 410, 411, 413, 414, 415, 422, 425, 426, 427, 428, 429, 431, 432, 434, 435, 439, 446, 447, 448, 449, 452, 453, 456, 458, 459.

Kühn, Herbert, 422.

Kyprianou, Spyros, 255.

Langen, Hans von, 359.

Lauriola, Luigi Augusto, 267.

LöwenTHal-Chlumecky, Max, 28, 86, 97, 102, 103, 136, 137, 182, 189, 193, 205, 269, 270, 326, 355, 357, 360, 371, 395, 401, 432, 438, 446, 452.

Lucifredi, Roberto, 197, 291, 441.

Luciolli, Mario, 151, 217.

Lugger, Alois, 381.

Macmillan, Maurice Harold, 56, 102, 103.

Macmillan, Maurice Victor, 199, 209, 223, 245.

Macrelli, Cino, 69, 268.

Magistrati, Massimo, 161.

Magnago, Silvius, 89, 95, 97, 114, 197, 209, 210, 228, 238, 277, 279, 280, 293, 297, 309, 312, 345, 359, 363, 378, 389, 392, 409, 410, 411, 417, 425.

Mahnert, Klaus, 393.

Majoli, Mario, 373.

Makarios III, 454.

Malfatti di Montetretto, Francesco, 426, 432, 446.

Manca di Villahermosa, Enrico, 378, 381, 393.

Marieni, Alessandro, 167, 394.

Martesich, Dora, 432.

Martino, Enrico, 152, 159, 170, 172, 173, 176, 177, 178, 181, 183, 185, 186, 187, 188, 189, 191, 193, 194, 196, 198, 200, 201, 202, 207, 208, 209, 210, 213, 215, 218, 220, 221, 222, 225, 226, 229, 233, 234, 236, 237, 240, 242, 243, 246, 247, 254, 257, 259, 261, 262, 263, 264, 265, 269, 273, 275, 276, 277, 278, 279, 280, 281, 282, 284, 285, 286, 287, 288, 289, 291, 292, 293, 295, 296, 297, 298, 300, 301, 302, 304, 305, 306, 308, 309, 310, 311, 312, 313, 315, 316, 320, 321, 322, 323, 324, 325, 326, 338, 340, 341, 342, 343, 344, 345, 346, 348, 349, 350, 351, 352, 353, 354, 356, 358, 362, 363, 364, 366, 369, 379, 382, 384, 390, 404, 407, 409, 414, 415, 416, 417, 418, 420, 421, 423, 424, 425, 428, 432, 437, 443, 444, 446, 448, 457.

Martino, Gaetano, 12, 32, 40, 42, 46, 48, 53, 60, 69, 72, 74, 143, 268.

Matsch, Franz, 10, 11, 13, 15, 18, 22, 25, 46, 48, 117, 162, 179, 185, 187, 203, 214, 230, 231, 238, 276, 373.

Matscher, Franz, 326, 393, 407.

Mattarella, Bernardo, 30.

Matteotti, Carlo, 199.

MatTHews, Harrison Freeman, 94, 95, 107.

Maximoff, Nikolai, 432, 446, 447.

Mayr, Josef, 402.

Medici, Giuseppe, 69, 268.

Menon, V.K. Krishna, 60, 90.

Merchant, Livingston T., 43, 80.

Meurer, Albert, 359.

Miller, HartmuTH, 422.

Minschnick, Wolfgang, 359.

Mitterdorfer, Karl, 97, 197.

Modigliani, Giuseppe Emanuele, 167. Molden, 262. Monaco, Riccardo, 40, 110, 115, 140, 149, 167, 237, 407, 430, 434, 435. Montini, Lodovico, 199, 245, 267. Moro, Aldo, 88, 431, 432, 434. Morozzo della Rocca, Antonino, 35. Müller, 210. Mussolini, Benito, 30, 104, 167, 288. Nasser, 161. Nehru, Jawaharlal, 73. Nenni, Pietro, 431, 440, 446. Neuhuber, Gerhard, 422. Norden, Albert, 422. Oberhammer, Alois, 52, 58, 62, 77, 89, 111, 114, 115, 119, 121, 127, 128, 129, 131, 136, 138, 145, 146, 147, 167, 186, 189, 194, 198, 210, 217, 262, 282, 292, 297, 316, 322, 381, 444. Oberhofer, Albin, 114. O’Brien, Connor Cruise, 255. Ortona, Egidio, 10, 11, 13, 15, 18, 22, 25, 29, 38, 42, 45, 48, 54, 60, 61, 65, 66, 67, 68, 71, 72, 74, 76, 82, 89, 90, 98, 117. Paulucci, Mario Alessandro, 402. Pella, Giuseppe, 88, 91, 141. Pellizzari, Fabio, 132. Perassi, Tomaso, 48, 49, 52. Perrone Capano, Carlo, 31, 33, 39, 41, 165.

Peyrefitte, Alain, 156.

Pfaundler, Wolfgang, 292, 305, 316, 318, 322, 326, 444.

Piasenti, Paride, 132.

Piccioni, Attilio, 88, 100, 112, 113, 132, 141, 143, 219, 307, 315, 318, 323, 326, 328, 330, 331, 332, 334, 336, 338, 341, 344, 345, 348, 355, 356, 358, 363, 365, 367, 368, 370, 374, 375, 376, 377, 380, 382, 387, 388, 389, 395, 398, 400, 401, 404, 405, 407, 432, 440.

Piccoli, Flaminio, 197.

Pignatti Morano, Pio, 407, 432.

Pittermann, Bruno, 55.

Plaja, Eugenio, 38, 42, 162, 171, 174, 185, 325, 355, 356, 357.

Platzer, Wilfried, 232.

Plimpton, Francis, 230, 254.

Popovic, Koka, 96, 102, 103, 211.

Portisch, Hugo, 186.

Princivalle, Senio, 132, 139, 141, 149, 164, 167.

Prinke, Franz, 115, 119, 138.

Proksch, Johannes, 167.

Prugger, Francesco, 197.

Prunas, Pasquale, 160.

Quaroni, Pietro, 12, 14, 20, 47, 51, 96, 142, 148, 160.

Raab, Julius, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 15, 18, 25, 31, 34, 35, 55, 62, 73, 77, 78, 86, 89, 95, 98, 100, 102, 103, 107, 115, 127, 131, 276, 298.

Reale, Oronzo, 431, 440.

Reder, Walter, 432.

Riedl, Franz Hieronymus, 432.

Riz, Roland, 188, 195, 197, 297, 345.

Rossi, Paolo, 69, 197, 201, 209, 216, 236, 267, 268, 270, 271, 281, 294, 297, 329, 365, 368, 376, 394, 432, 446.

Rossides, Zenon, 255.

Rumor, Mariano, 96.

Rupertsberger, Franz, 292, 381.

Rusk, Dean, 211, 250, 276, 402, 403.

Russo, Carlo, 29, 42, 59, 64, 70, 115, 119, 132, 137, 143, 145, 167, 173, 195, 200, 246, 273, 280, 295, 308, 309, 317, 326.

Sand, Luis, 93, 97, 197, 309, 412.

Santero, Natale, 199, 245.

Saragat, Giuseppe, 140, 408, 409, 410, 413, 414, 416, 421, 425, 427, 428, 431, 432, 434, 437, 439, 440, 444, 446, 447, 449, 457, 459.

Saurer, Hans, 262, 359.

Scaglia, Giovanni Battista, 266, 367, 423.

Scelba, Mario, 88, 113, 116, 132, 141, 143, 167, 189, 194, 196, 197, 198, 209, 219, 241, 266, 267, 273, 277, 280, 287, 288, 302, 399, 407.

Scheidle, Hermann, 393.

Schlegl, August, 359.

Schleinzer, Karl, 425.

Schutz, Hans, 359.

Schweinberger, GunTHer, 262.

Schweitzer, Daniel, 151.

Seebohm, Christoph Hans, 47, 51, 180, 359.

Segni, Antonio, 1, 6, 12, 15, 26, 32, 36, 40, 41, 44, 46, 47, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 62, 63, 64, 69, 70, 74, 75, 77, 80, 86, 88, 89, 91, 96, 100, 106, 107, 111, 113, 115, 116, 121, 124, 126, 127, 129, 131, 132, 133, 136, 137, 141, 142, 143, 146, 147, 159, 166, 167, 168, 169, 172, 173, 175, 176, 178, 180, 182, 189, 195, 196, 197, 198, 205, 206, 211, 212, 219, 222, 224, 226, 231, 232, 234, 235, 236, 241, 243, 246, 249, 250, 251, 254, 262, 263, 268, 272, 277, 281, 289, 293, 295, 299, 402, 446.

Selwyn Lloyd, 9.

Senn, Hubert, 393.

Sensi, Federico, 115, 167.

Sforza, Carlo, 167.

Slim, Mongi, 254.

Smoquina, Giorgio, 326, 407.

Solari, Pietro, 255.

Spaak, Paul Henry, 51.

Sperduti, Giuseppe, 115, 430, 434.

Spinelli, Pier Pasquale, 171.

Staderini, Ettore, 430, 432, 446.

Stadlmayer, Viktoria, 114, 115, 136, 137, 138, 142, 143, 146, 147, 152, 167, 282, 343, 436, 437, 438.

Stanek, Hans, 97, 114, 186.

Steiner, Ludwig, 1, 131, 138, 146, 147, 167, 169, 172, 186, 191, 193, 194, 196, 198, 200, 201, 207, 209, 210, 213, 214, 215, 217, 220, 221, 228, 240, 241, 247, 261, 263, 264, 265, 270, 273, 276, 277, 279, 289, 291, 297, 298, 302, 308, 309, 311, 312, 315, 316, 318, 326, 329, 331, 332, 333, 337, 338, 345, 348, 363, 367, 384, 385, 393, 399, 402, 407, 411, 413, 416, 417, 425.

Straneo, Carlo Alberto, 14, 24, 28, 37, 40, 47, 50, 63, 83, 88, 102, 103, 110, 115, 119, 132, 164, 260.

Strasser, Peter, 199, 223, 245.

Struye, Paul, 199, 223, 245, 256, 258, 264, 266, 267, 274, 275, 277, 280, 285, 288, 294, 302, 315, 317, 351, 387, 394, 455, 456, 458, 460.

Tallarigo, Paolo, 373.

Tambroni, Fernando, 1, 2, 3, 4, 5, 9, 13, 15, 18, 25, 34, 35, 49, 77.

Tarter, August, 143, 167.

Taviani, Paolo Emilio, 280, 317, 431, 436, 440.

THalberg, Hans, 407, 432, 446.

THant, U, 373.

Tinzl, Karl, 93, 97, 114, 115, 119, 197, 220.

Toncic-Sorinj, Lujo, 199, 223, 245, 267, 394.

Toscano, Mario, 273, 326, 373, 375, 385, 390, 399, 402, 407, 410, 412, 427, 430, 432, 446, 456.

trabucchi, Giuseppe, 141.

tramarollo, Giuseppe, 197.

Tschiggfrey, Hans, 114, 128, 210, 264, 307, 309, 337, 363, 444.

Tschofen, Heribert, 326, 432.

Turati, Filippo, 167.

Tyler, William, 165.

Vanni d’Archirafi, Francesco Paolo, 127.

Vau, Josef, 432.

Vedovato, Giuseppe, 30.

Vinci, Piero, 326, 373, 399, 407.

Vitetti, Leonardo, 42.

Volgger, Frederick, 114, 393.

WadsworTH, James J., 43, 45, 60, 80.

Waldheim, Kurt, 25, 86, 94, 95, 103, 107, 115, 120, 122, 127, 129, 135, 136, 138, 144, 145, 147, 149, 167, 170, 172, 181, 183, 185, 187, 189, 191, 196, 203, 213, 214, 215, 217, 218, 226, 228, 233, 234, 237, 240, 241, 243, 248, 263, 293, 294, 295, 297, 298, 302, 308, 309, 310, 311, 313, 315, 320, 321, 323, 324, 325, 326, 331, 333, 338, 346, 370, 372, 374, 375, 376, 377, 379, 383, 384, 385, 399, 407, 410, 411, 413, 415, 418, 419, 434.

Wallner, Woodruff, 31.

Wallnöfer, Eduard, 305, 362, 417, 446.

WalTHer, Walter von, 51, 197.

Welser, Kurt, 262, 287, 289, 381, 422, 444.

White, Ivan B., 31, 33. Widmoser, Eduard, 89, 106, 111, 119, 136, 282, 292, 316, 322, 359, 381. Wilcox, Francis O., 39, 40, 43. Willis, Francis E., 80. Wilson, THomas Woodrow, 49. Winspeare Guicciardi, Vittorio, 120, 127, 195. Winter, Otto, 115, 119, 167. Wodak, Walter, 218, 220, 222, 230, 261, 263, 265.

Wormser, Olivier, 361.

Zanardelli, Giuseppe, 161.

Zechtl, Rupert, 114, 115, 167, 282, 287, 288, 289, 294, 305, 326, 333, 337, 343, 393, 407, 445, 446.

Zeillinger, Gustav, 115, 119, 143, 167.

Zelger, Anton, 359.

Ziller, Lino, 188.

Zoppi, Vittorio, 9, 42, 162, 187, 190, 192, 197, 202, 204, 213, 214, 217, 225, 227, 230, 231, 238, 239, 253, 254, 255, 260, 271, 276, 281, 296, 326, 335, 398, 399.