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SECONDA SERIE

AVVERTENZA

l. Il presente volume, ventitreesimo della serie seconda, inizia il 1° settembre 1889 e termina 1'8 febbraio 1891 con la caduta del secondo Ministero Crispi.

Anche gli avvenimenti di questo volume, come quelli del precedente, erano già stati ampiamente illustrati in sillogi documentarie ed in monografie che verranno citate subito più avanti o nelle note al testo. Tuttavia la -"documentazione che qui presentiamo dà per la prima volta una visione organica e generale dei diversi avvenimenti e problemi che si intrecciano fra loro e spesso si illustrano a vicenda. Poiché essi sono più complessi di quelli dei mesi precedenti, questo volume si presenta alquanto più nutrito dell'altro.

L'Etiopia ha un rilievo centrale non solo per la questione dell'articolo 17 del Trattato di Uccialli, sulla quale abbiamo seguito la monografia del professar Giglio, ma anche per altre questioni che vi si collegano come, per esempio, l'opposizione che Russia e Francia muovono al diritto rivendicato dall'Italia di rappresentare l'Etiopia alla Conferenza di Bruxelles contro la schiavitù. Ma sono soprattutto importanti, anche se già note, le questioni relative alla delimitazione delle zone di influenza in Africa orientale. Sono connesse a tali questioni le diffidenze inglesi nei confronti delle aspirazioni di Crispi su Kassala, la cui documentazione va completata con quella edita da Carlo Zaghi nella silloge La conquista dell'Africa, pp. 571-632. Le diffidenze inglesi sono tanto acute da far rimpiangere a Salisbury che il Governo del suo Paese avesse favorito in passato l'insediamento dell'Italia nel Mar Rosso. Per motivi analoghi Salisbury ha qualche esitazione a riconoscere il nostro protettorato sull'Etiopia e declina la proposta di Menelik di un'intesa itala-angloetiopica per combattere i dervisci. Dal canto suo Crispi nutre serie preoccupazioni che Salisbury abbia delle mire sulle regioni limitrofe o periferiche dell'Impero etiopico, come quella dei Galla e il Kaffa; e che, desideroso di buone relazioni con la Francia, ceda sulla questione delle capitolazioni tunisine che il Governo di Parigi vuole sopprimere, e non appoggi le nostre richieste perché la regione di Harar non cada sotto l'influenza francese.

Dai documenti risulta confermato il desiderio di Crispi di migliorare le relazioni con la Francia, che però rimangono tese per i continui sospetti che lo stesso Crispi nutre nei confronti del Governo di Parigi. E' da tenere presente, in particolare, il sospetto che la Francia intenda occupare la Tripolitania, un sospetto tanto vivo da indurre Crispi a meditare di precedere la Francia occupando lui la Tripolitania. Non risultano tuttavia, dall'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'esercito, piani militari di occupazione della Tripolitania in questo periodo. Si conserva invece nell'Ufficio storico della marina militare un progetto di attacco al litorale della Provenza del dicembre 1890 ed. in M. GABRIELE. Le convenzioni navali della Triplice, Roma, Ufficio storico della marina militare, 1969, pp. 435-444.

IX

Un rilievo notevole ha la difesa del principio monarchico la cui importanza è richiamata più volte da Crispi, soprattutto per quanto riguarda il Portogallo, la cui dinastia h:ot legami di parentela con Casa Savoia. La preoccupazione di difendere la monarchia portoghese si manifesta in occasione della tensione che si crea fra i Governi di Londra e di Lisbona per la delimitazione delle zone di influenza in Africa equatoriale.

Sono da ricordare, infine, l'interesse per l'Albania dimostrato da Crispi e, ancor più, dall'ambasciatore a Costantinopoli Blanc e il tentativo di Crispi di difendere l'italianità della nostra colonia in Brasile contro il decreto di quel Governo che impone la naturalizzazione degli stranieri.

2: Il volume si basa principalmente, come i precedenti, sulla documentazione conservata nell'Archivio storico-diplomatico del Ministero degli affari esteri nei fondi seguenti: Archivio segreto di Gabinetto 1869-1914; telegrammi in arrivo e partenza della serie ordinaria, riservata e coloniale riservata; Affari Politici 1887-1891; Gabinetto Crispi; Eredità Crispi; Carte Blanc; Archivi delle ambasciate a Berlino, Londra, Parigi e Vienna; Carte del Ministero dell'Africa italiana.

Vari documenti provengono dalle Carte Crispi conservate nell'Archivio centrale dello Stato e nel Museo centrale del risorgimento. Le ricerche condotte presso l'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'esercito per rintracciare documenti sulle trattative militari con la Germania e l'Austria-Ungheria hanno dato esito negativo.

3. Numerosi documenti erano già editi nei Libri Verdi, in collezioni diplomatiche e in monografie che indichiamo qui di seguito:

Trattati e convenzioni fra il Regno d'Italia e gli altri Stati, vol. 12 (18891891), Roma, Tipografia nazionale di G. Berterio, 1892;

Libro Verde 66, Documenti diplomatici presentati al Parlamento italiano dal presidente del Consiglio ministro ad interim degli affari esteri (Crispi), Etiopia, seduta del 17 dicembre 1889, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1890;

Libro Verde 70, Documenti diplomatici presentati al Parlamento italiano dal presidente del Consiglio ministro ad interim degli affari esteri (Crispi), Etiopia (serie II), seduta del 6 maggio 1890, Roma, Tipografia della Camera dei depu~ati, 1890;

Libro Verde 72, Documenti diplomatici presentati al Parlamento italiano dal presidente del Consiglio ministro degli affari esteri (di Rudinì), Missione Antonelli in Etiopia, seduta del 14 aprile 1891, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1891;

Libro Verde 89, Documenti diplomatici presentati al Parlamento italiano dal ministro degli affari esteri (Blanc), Somalia italiana (1885-1895), seduta antimeridiana del 25 luglio 1895, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1895;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. II, Oceano Indiano, tomo II, Documenti relativi a Zanzibar e al Benadir (1884-1891), a cura di C. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1967;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. II, Oceano Indiano, tomo III, Documenti relativi alla Somalia settentrionale (1884-1891), a cura di C. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1968;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. I, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, Documenti (1888-1889), a cura di C. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1972;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. I, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, Documenti ( 1890-1891), a cura di C. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1977;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. I, Etiopia-Mar Rosso, tomo IX, Documenti (1891-1893), a cura di D. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1981;

F. CRISPI, Politica estera, Memorie e documenti raccolti e ordinati da T. Palamenghi-Crispi, Milano, Treves, 1912;

F. CRISPI, Questioni internazionali, Diario e documenti ordinati da T. Palamenghi-Crispi, Milano, Treves, 1913;

F. CRISPI, La prima guerra d'Africa, Documenti e memorie a cura di T. Palarnenghi-Crispi, Milano, Garzanti, 1939;

Crispi e Menelich nel diario inedito del conte Augusto Salimbeni, a cura di C. Zaghi, Torino, ILTE, 1956;

F. FoNZI, Documenti sul conciliatorismo e sulle trattative segrete fra Governo italiano e Santa Sede dal 1886 al 1897, in Chiesa e Stato nell'800, vol. l, Padova, Antenore, 1962;

P. ScoPPOLA (a cura di), Chiesa e Stato nella storia d'Italia, Bari, Laterza, 1967;

E. SERRA, La questione tunisina da Crispi a Rudinì ed il colpo di timone alla politica estera italiana, Milano, Giuffré, 1967;

C. GIGLIO, L'articolo XVII del Trattato di Uccialli, Como, Cairoli, 1968;

R. MoRI, La politica estera di Francesco Crispi (1887-1891), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1973;

C. ZAGHI, La conquista dell'Africa. Studi e ricerche, Napoli, Istituto universitario orientale, 1984.

4. Desidero ringraziare per la sua consueta preziosa collaborazione la dott. Emma Moscati Ghisalberti che ha eseguito con provata esperienza le ricerche archivistiche e una prima selezione dei documenti ed ha inoltre curato l'apparato critico. Con lei ringrazio la dott. Maria Teresa Antinori per la redazione dell'indice dei nomi e la correzione delle bo;::ze, la signora Fiorella Giordano per la compilazione delle appendici e la correzione delle bozze, la dott. Rita Luisa De Palma per la correzione delle bozze e la signora Pierina Bertini Ottaviani per la trascrizione dei documenti, anche in francese e spesso di difficile decifrazione.

GIAMPIERO CAROCCI


DOCUMENTI
1

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA (l)

T. RISERVATO 1910. Roma, 3 settembre 1889, ore 9,55.

Prego V. E. far pratiche, adoperando tutta sua influenza personale, perché il Governo imperiale solleciti per quanto sta in lui l'azione della giustizia nello affare Ullmann (2). Comunque debba essere la sentenza, è interesse politico dei due Paesi che si termini presto un processo che rimane causa permanente di disagio, e che ad un dato momento potrebbe provocare nuovi serii imbarazzi. Vorrei ella ottenesse prima di partire un impegno formale. Pregola telegrafarmi (3).

2

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI (4)

T. RISERVATO 2430. Vienna, 3 settembre 1889, ore 16,15.

Appena ricevuto il telegramma di V.E. (5) mi recai da Kalnoky e gli rinnovai l'istanza anche a nome di V. E. perché facesse tutto ciò che dipendeva da lui per sollecitare esito del processo Ullmann. Feci notare a S. E. essere di grande interesse politico per i due Stati il tor di mezzo questa causa permanente d'imbarazzo per ambedue. Kalnoky mi promise di fare passi solleciti presso il Ministero della giustizia nel senso desiderato e di farmi conoscere l'esito che non mancherò di telegrafare (6).

6 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

(l) -Ed. in F. CarsPr, Questioni internazionali, Diario e documenti ordinati da T. Palamenghi-Crispi, M!lano, Treves, 1913, p. 113. (2) -Ferdinando Ullmann era un giornalista triestino di sentimenti italiani sottoposto a processo dalle autorità austriache. (3) -Per la risposta cfr. n. 2.

(4) Ed. In CRISPI, Questioni internazionali, c!t., p, 114.

(5) -C!r. n. 1. (6) -Con T. 2542 del 10 settembre Nigra comunicò: Kalnoky «crede che !l processo sarà terminato prima della riunione del nostro Parlamento e m! ha promesso che farà tutto ciò che dipende da lui per accelerarlo attivamente. Ho preso atto della sua promessa •·
3

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI

T. 2443. Parigi, 4 settembre 1889, ore 19,30 (per. ore 22).

Mi astenni deliberatamente giovedì scorso come pure oggi di discorrere al signor Spuller del viaggio degli operai italiani repubblicani in Francia (l). Nell'odierno nostro colloquio parlandomi del suo convegno di domenica col prefetto a Lione egli per il prìmo mi disse «che aveva altamente approvato la condotta di quel funzionario il quale fece imprigionar.e chiunque gridava nelle vie, così come abbasso questo o abbasso quello~. Mi soggiunse che nel medesimo senso istruzioni erano state impartite agli altri prefetti «il Governo non volendo tollerare nelle vie altre grida fuorché quelle di viva l'unione della Francia coll'Italia ~ lo stesso presidente della Repubblica essendosi preoccupato di manifestazioni che potevano offendere il Governo di Stato amico; in questo momento delegazione operai sono ricevuti all'Hotel de la Ville.

4

IL MINISTRO A TANGERI, CANTAGALLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI

T. 2456. Tetuan, 4 settembre 1889 (2) (per. ore 16,10 del 5).

Ritardato nel suo viaggio difficoltà con le tribù montagne, sultano arrivato ieri mattina vicinanze Tetuan. Subito mi annunziò sua entrata in città per stamane, manifestando desiderio vi assistessi per darmi benvenuto. Recaimi luogo indicato con personale, capo missione militare. Alle 7 Sua Maestà giunse alle porte, vistomi, deviando cammino, venne accanto a me che ero a cavallo. Durante prolungàto colloquio imperatore espresse viva compiacenza incontrarsi rappresentante italiano; insistette con calde parole sulla profonda amicizia verso nostro Augusto Sovrano, nostro Paese; diresse a me parole molto cordiali. Essendo etichetta tali occasioni sultano fermandosi breve momento qualche distanza inviati esteri dirigere loro semplice frase di benvenuto questa insolita manifestazione speciale deferenza, cortesia, ha fatto molta sensazione stessi funzionari Corte e pubblico. Udienza solenne fra due o tre giorni. Segue rapporto (3).

(l) -Cfr. serle II, vol. XXII, n. 716. (2) -Trasmesso da Tangeri alle ore 10,35 del 5 settembre. (3) -Si pubblicano qui alcuni passi del R. riservato personale 928/297 di Cantagalll dell'S ottobre: «Nessun linguaggio, nessuna azione speciale mi prescrivevano le istruzioni dell'E. V. durante la missione da me intrapresa e testè compiuta presso S. M. l'Imperatore del Marocco a Tetuan. Il mio contegno, le mie parole, doveano dunque ispirarsi al concetto generale della situazione europea, all'interesse ed al desiderio nostro particolare di veder mantenuta l'integritàdi questo Paese, ad accrescervi l'influenza italiana, a consigliare al sultano tale condotta da propiziarsi maggiormente le Potenze amiche del Marocco, da rischlararlo sul pericoli che possono mlnacclarlo da parte del nemici suoi ed a frustrarne le intenzioni ... A raggiungere questo scopo, ho fatto evidente agli occhi del sultano la posizione dell'Italia, la potenza sua, le sue alleanze; opponendo al nostro proprio disinteressamento le vedute ambiziose della
5

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 1955. Roma, 5 settembre 1889, ore 20.

Sono preoccupato dal prolungarsi dell'affare di Gabes (1). Se il Governo francese è sinceramente desideroso allontanare ogni causa di conflitto tra i due Paesi, deve essere al pari di noi volenteroso terminarlo. I due Governi ignorano ancora di chi siano i torti e quali fra i risultati contraddittori delle due inchieste siano conformi a verità. La nostra proposta di una inchiesta comune fu respinta, ed intanto gli equipaggi di due nostre navi, con relative famiglie trovansi in miseria, incapaci, per il sequestro subito, di procacciarsi il vitto. Faccia presente questo stato di cose al signor Spuller. Gli mostri che è interesse francese quanto nostro che le nostre relazioni in Tunisi siano amichevoli. Dicagli infine che premendomi togliere questa causa di attriti, propongo una nuova inchiesta definitiva e decisiva da affidarsi ad agente di Potenza amica e di comune fiducia. Auguro che il signor Spuller vegga in questa proposta prova del mio desiderio di conciliazione, di verità e di giustizia e le faccia buona accoglienza. Desidero sollecita risposta (2).

6

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI (3)

T. SEGRETO 304 (4). Londra, 6 settembre 1889, ore 3,17 (per. ore 11,15).

Salisbury ringrazia vivamente V. E. della comunicazione della proposta Menelik (5), ma è dolente non poterla accettare. Come risulta dalle discussioni della passata sessione e dalla stampa la maggioranza parlamentare e l'opinione pubblica sono opposte a qualsiasi operazione offensiva nel Sudan, soprattutto è opposto il partito liberale unionista che sostiene Ministero il quale forzò Egitto abbandonare Sudan. Salisbury desidera che io le telegrafi: «Politica inglese nel Sudan è strettamente difensiva ».

Nazione che gli sta a rldosso alla frontiera ... Egli sa, lo ripeto, quanto sia disinteressata l'Italia verso il Marocco; sa perchè lo sia. In tali condizioni, Sua Maestà doveva parlarml apertamente. Lo ha fatto; lamentandosi meco acerbamente del francesi dai quali non si tiene mal sicuro, che abusano del diritto di protezione, che gli affacciano continue pretese, che lo molestano alla frontiera, che ne rodono il territorio, che si allargano nel suoi antichi dominli del Sudan occidentale, che tengono In continuo allarme le popolazioni dell'Impero. A questisoggetti di continua preoccupazione si aggiungeva il timore che Francia e Spagna si Intendessero fra loro In suo danno. Contro le mene e le ambizioni dei francesi, o soli, o coalizzati, faceva 11 sultano assegnamento sull'amicizia dell'Italia, della Germania e dell'Inghilterra ».

(l) -Cfr. serie II, vol. XXII, nn. 621, 635, 640, 660, 662, 672. (2) -Ressman rispose con T. 2474 del 6 settembre: «Ho poc'anzi intrattenuto Spuller dell'affare di Gabes... avendo lo insistito sull'urgenza di terminare e di terminare bene, eglisogglunse che sinceramente non Intendeva compromettere i nostri buoni rapporti per causa di un palo di doganieri tunlsini ». (3) -Ed. in L'Italia in Atrtca, serle storica, vol. I, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, Documenti ( 1888-1889), a cura di C. GIGLIO, Roma, Poligrafico dello Stato, 1972, p. 273. (4) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato. (5) -Cfr. serle II, vol. XXII, n. 718.
7

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 2000. Napoli (1), 7 settembre 1889, ore 18.

Sono dolente che la Porta insista per il ritorno di Ahmed Eyub a Gianina (2) e che questi non consenta a darci quella soddisfazione alla quale abbiamo diritto. La Porta dovrebbe sapere, se non altro, per gli scorsi recenti incidenti di Hodeida e di Bengasi (3) che sappiamo farci rispettare. Se ella crede di far opportunamente valere questo ricordo, come pure di accennare alla partenza della nostra squadra pel levante, avvenuta oggi, autorizzo V. E. a farlo. Desidero che il suo linguaggio sia temperato e f,orte ad un tempo ed auguro che ella ottenga l'intento (4).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

D. 32686/736. . .. (5).

Ho ricevuto i telegrammi (6) con cui ella mi riferiva i discorsi tenutile dal signor Spuller relativamente al ricevimento fatto in Francia alle rappresentanze popolari italiane.

Nell'entrare in discorso su siffatto argomento, il signor Spuller era certamente nel suo diritto. L'argomento era però tale che avrei preferito che ella non seguisse il suo interlocutore su quel terreno.

Lo si voglia oppur no, il Governo repubblicano, in Francia, è Governo di propaganda. Lo si vide sotto la prima rivoluzione. Quando, al 1870, fu proclamata in Parigi la Repubblica, coloro che ne assunsero la direzione dichiararono che, intenti a svolgere e consolidare le istituzioni democratiche nel loro paese, non avrebbero al di là delle frontiere lavorato a diffondere i loro principi di governo. Questa dichiarazione, contraddittoria colle tradizioni e colle tendenze del partito venuto al potere, ebbe lo stesso valore che, sotto l'Impero, aveva avuto la famosa formula di Napoleone III: «L'Empire c'est la paix ~.

Non recriminiamo in proposito, ben sapendo che ogni reggimento politico ha i vizii e le virtù della sua costituzione. Il regime repubblicano porta a queste conseguenze che, quando anche gli uomini che sono al potere in Francia possano avere interesse alla conservazione della pace pubblica, pure il popolo che si crede

sovrano e non può facilmente essere frenato, è il padrone vero della situazione. Ora il contegno del popolo francese (non sicuro se spontaneo o sotto impulso di partiti, di giornali o di individualità) è tale da suscitare in tutti i Governi stranieri, ed in noi specialmente, le più fondate e legittime diffidenze.

Ciò dico e tengo a constatare ad ogni buon fine. Il mio costante proposito, come ella sa, è il conservare amichevoli relazioni con tutti gli Stati vicini. Finché essi non verranno ad atti ostili contro di noi, userò la massima tolleranza, compatibilmente cogli interessi e colla dignità dell'Italia. Osservo però ciò che avviene e non m'illudo.

Queste mie considerazioni le serviranno di norma nel suo contegno con codesto ministro degli affari esteri. Ella tenga presente che quanto costi succede dipende dalla stessa natura del Governo repubblicano, il quale non è mai sicuro di sé ed obbliga gli altri ad essere sempre vigili per l'incertezza che regna sull'avvenire delle sue relazioni internazionali. Non prenda mai l'iniziativa su temi del genere di quello in cui il signor Spuller volle seco lei entrare, e mostri anzi, se altri gliene parla, di professare al riguardo il più assoluto disinteressamento.

In questo senso le ho poc'anzi direttamente telegrafato (1).

(l) -Il 6 settembre Crispi inviò alle ambasciate un telegramma per avvertire di inviargli a Napoli fino a nuovo ordine ogni telegramma di materia polltica. (2) -La notizia .era stata data da Blanc con T. 2452 del 5 settembre, non pubblicato. Sulla questione cfr. serle II, vol. XXII, nn. 701, 702, 706. (3) -Cfr. serle Il, vol. XXII, nn. 534, 566, 568, 572, 573. (4) -Per Il seguito della questione cfr. n. 23. (5) -Il documento, di cui si è trovata la sola minuta, è privo di data; lo si colloca al 7 settembre, data del telegramma di cui a p. 7, nota l. (6) -Cfr. n. 3.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI (2)

T. CONFIDENZIALE S. N. Parigi, 8 settembre 1889. ore 17,45.

Generale Menabrea trovandosi in prossimità del luogo ove avvengono le manovre sul nostro confine e potendo avere a Chambéry qualche buona fonte d'informazioni, io gli aveva nel tempo, con le dovute precauzioni, segnalato i supposti concentramenti progettati presso Briançon. Io ricevo ora da lui una lettera in data di ieri cifrata, in cui egli scrive «credo opportuno comunicare ciò che segue al Ministero degli affari esteri: in questo momento grande movimento di truppe in seguito all'appello di due classi di riserve per grandi manovre sul nostro confine. Mi risulta da buona fonte che le truppe devono esser disposte come se dovessero passare il confine da un giorno all'altro. Non credo ad intenzioni offensive del Governo francese, ma visto il carattere impetuoso del generale in capo, si può temere un colpo di mano. Perciò bisognerebbe che i francesi sappiano che se sono pronti ad entrare da noi, noi siamo pronti a riceverli ~. Non posso esimermi dal dovere di riferire questo avvertimento ricordando le mie precedenti informazioni concordanti con quelle dell'ambasciata germanica (3) e ripetendo che nessuno qui crede a velleità offensive della Francia nè verso noi, né verso altri, e molto meno in questo momento alla vigilia delle elezioni. Che il generale de Berg voglia prendere sopra di sè di trascinare il Governo francese alla guerra, mi sembra una supposizione molto avventata (4).

(l) -T. 2011 da Napoli del 7 settembre, non pubblicato. (2) -Da ACS, Carte Crispl. (3) -Cfr. serie II, vol. XXII, n. 712. (4) -Cfr. n. 10.
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IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (1)

T. SEGRETO S. N. Roma, 9 settembre 1889, ore 12,20.

Con lettera 3 corrente (2) dietro mia richiesta Ministero degli affari esteri scriveva che r. incaricato d'affari a Parigi informava (3) risultargli da buonissima fonte non esservi ombra d'intenzioni pericolose nei movimenti di truppe francesi che si fanno o faranno per manovre sulla frontiera alpina. Truppe il 15 corrente rientreranno loro guarnigioni. Avvertiva pure che tra il 10 ed il 15 corrente circa dodicimila uomini si troverebbero concentrati per manovre a due

o tre tappe Briançon. Queste notizie concordano con quelle che aveva il nostro Stato Maggiore. Non arrivo ora a comprendere timori espressi da Menabrea (4) che contro intenzioni del Governo francese, un generale possa di sua volontà avventurare un insano colpo di mano contro nostri confini, atto selvaggio che avrebbe per conseguenza la guerra sollevando un grido di generale riprovazione in Europa contro Francia. D'altronde noi abbiamo alla frontiera forti col loro presidio di sicurezza. Le truppe alpine alle sedi estive e nelle Alpi fino al primo novembre. Più, in questo momento e fino al 20 corrente, abbiamo la milizia mobile sotto le armi, circa ottantamila uomini di cui sette battaglioni in prossimità della frontiera. Con queste forze e con quelle dei reggimenti stanziati in prossimità della frontiera, ritengo potremmo respingere un attacco se fatto dai francesi con forze riunite presso confine. Devo notare che il 22 hanno luogo elezioni politiche in Francia e che il ministro della guerra ha disposto che pel 20 tutti i riservisti chiamati sotto le armi siano rinviati a casa per votare. Non mi parrebbe quindi opportuno, allo stato delle cose, aumentare nostre truppe di frontiera, ciò che desterebbe nel paese apprensioni e mi limiterò a raccomandare si faccia buona guardia (5).

11

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 2003. Roma (6), 9 settembre 1889, ore 17,10.

Sembra possibile che alla Conferenza Bruxelles si progetti o si conchiuda ripartizione geografica o altra di lavoro fra Potenze per repressione tratta. Vo

glia interpellare lord Salisbury se potremmo concertarci preventivamente per far accettare a favore dei due Governi sfera d'azione eguale a quella già. menzionata nelle trattative con Zanzibar (1).

(l) -Da ACS, Carte Crlspi. Crlspi si trovava a Napoli ma l'indicazione è stata omessa se non risulta in modo esplicito. (2) -Non pubblicata. (3) -Cfr. serle II, vol. XXII, n. 712. (4) -Cfr. n. 9. (5) -Per la risposta cfr. n. 12. (6) -Sic, ma Crlspl si trovava a Napoli.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (2)

T. S.N. Napoli, 9 settembre 1889, ore 22,15.

Dovevo esporre a V. E. le notizie dal generale Menabrea raccolte sui luoghi (3) e conoscendo i francesi non avevo ragione di meravigliarmi dei piani avventurosi. Dal suo telegramma (4) rilevo che ella ritiene sufficienti le forze che possediamo presso frontiere per parare ad ogni eventuale pericolo. Prendo nota con soddisfazione di questa assicurazione che mette mia e sua responsabilità al coperto, qualsiasi cosa avvenga da parte nostri vicini.

13

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (5)

R. S.N. Roma, 9 settembre 18.89.

Era mio· dovere nel presentare a V. E. il trattato firmato col re Menelik di accompagnarlo con un rapporto che spiegasse le modificazioni introdotte da quel re al progetto di cotesto r. ministero (6).

L'essermi però trovato continuamente in viaggio tanto durante il mio soggiorno presso il re Menelik quanto nell'accompagnare dall'Eggiù a Zeila degiac Makonnen mi pose nell'impossibilità di riunire i vari appunti presi durante il tempo che durarono le trattative col re Menelik per far conoscere all'E. V. in quali condizioni e come fu firmato il presente trattato.

Prima di tutto credo utile riassumere la parte storica del trattato stesso.

Alla fine del mese di giugno dell'anno scorso, mentre ancora le condizioni politiche fra Massaua e l'Etiopia settentrionale non erano soddisfacenti e che anzi esistevano insolute molte questioni che avevamo col re Giovanni, 11 re Menelik inviò col mio mezzo in Italia lettere pel nostro augusto sovrano e per cotesto r. ministero colle quali esplicitamente si dichiarava ribelle (7) a re Gio

C. -GIGLIO, L'articolo XVII del Trattato dt Uccia!lt, Como, Cairoli, 1967, p. 126.

vanni e pronto a stagione propizia di agire contro di lui. Persuaso che la nostra campagna contro il Tigrè non fosse stata che sospesa pei mesi del caldo eccessivo e delle pioggie, domandava al Governo del re armi e la cooperazione militare dalla parte di Massaua insistendo perché sollecitamente si occupasse l'Asmara.

Nel rimettere all'E. V. le lettere del re Menelik potei pure mostrare una lettera del re Tacle Haimanot, colla quale faceva conoscere essere in perfetto accordo col re Menelik per agire contro re Giovanni.

Debbo fare osservare a V. E. che Menelik e Tacle Haimanot quando scrissero quelle lettere erano ambedue nella convinzione di rendere all'Italia un aiuto valevole nella continuazione delle operazioni militari.

Un attento esame delle condizioni dell'Etiopia ebbe per risultato (settembre 1888) che re Giovanni doveva soccombere perché nell'impossibilità di poter lottare contemporaneamente contro Menelik, il Goggiam, i darvish e contro noi * se si fosse agito *.

V. E. allora decise di aiutare Menelik colle armi e che l'azione militare dalla parte di Massaua dovesse continuare per rendere a re Giovanni sempre più difficile la sua situazione ed approfittarne per tracciare un largo confine al nostro possedimento di Massaua.

Nacque allora l'idea di considerare Menelik già come successore al trono di Giovanni perché sembrò che fosse il solo re etiopico che aveva tutte le probabilità per riuscire vincitore dalla lotta.

Con questi concetti si formulò un progetto di trattato tra l'Italia e l'Etiopia che sarebbe and'ato in vigore quando Menelik si fosse proclamato re dei re.

Questo trattato dovevo sottoporlo all'approvazione del re Menelik accompagnandolo da un forte numero di doni, fucili e munizioni, coll'assicurazione che dalla parte di Massaua noi avremmo occupato l'Asmara alla fine del novembre 1888.

Arrivai allo Scioa nel febbraio del corrente anno, presentai al re Menelik i fucili, le munizioni e i doni * ed una somma di denaro *.

Trovai il re in uno stato d'animo eccitatissimo, * nel momento del mio arrivo * dovetti convincermi che le armi, le munizioni * il denaro *, per quanto graditissimi, non lo appagavano completamente.

L'esercito scioano era scaglionato lungo la sponda sinistra del fiume Abat nei paesi galla del sud ed il giorno stesso del mio arrivo erano giunti corrieri al re dai suoi generali che re Giovanni dalla parte di Amuru aveva passato a guado il fiume Abai e che era già sul territorio appartenente allo Scioa.

Ciò che più di tutto interessava il re in quel momento decisivo era di poter essere sicuro che dalla parte di Massaua si agiva militarmente; invece informatori del Tigrè assicuravano che tutto il paese era tranquillo con degiac Ailu Mariam e Debeb: in quanto agli italiani, non solo non si preparavano alla guerra, ma avevano anche riaperto al commercio la via di Massaua.

Queste informazioni arrivarono contemporaneamente alle lettere reali e ministeriali dove si assicurava Menelik della nostra cooperazione (1).

lO

Malgrado ciò presentai a Menelik il trattato che lettolo, mi assicurò lo avrebbe firmato e questa sua promessa la ripeté nelle lettere che inviò al nostro re ed all'E. V. (l) in termini molto espliciti.

Re Giovanni non passò l'Abai, causa la malattia sviluppatasi nel suo esercito che lo costrinse ad abbandonare l'impresa retrocedendo verso il Beghemeder.

Mentre re Giovanni compiva la sua ritirata verso il Beghemeder, Menelik riuniva tutto l'esercito quasi abbandonando tutti i paesi del sud e si diresse sui Uollo Galla dove già si era fatto precedere dai suoi emissari che avevano occupato per conto del re di Scioa quel vasto paese che da circa sette anni apparteneva politicamente a re Giovanni.

La presenza di Menelik nei Uollo era la maggiore provocazione che poteva fare contro il re Giovanni il quale vedeva ormai scosso il suo potente prestigio. Dopo 18 anni d'indiscutibile supremazia * e potenza *, re Giovanni era troppo fiero per non sentire tutte le umiliazioni che da qualche mese subiva.

Nel marzo 1888 a Saati si era ritirato di fronte alle truppe italiane.

Nel Goggiam, ottobre-febbraio dello stesso anno, non aveva avuto che perdite perdonando e pagando una provincia (Agomeder) ad un re vassallo per ottenere pro forma una sottomissione che non gli accresceva né potenza né gloria.

A ciò si aggiunga la ritirata (febbraio-marzo) mentre già l'avanguardia aveva oltrepassato i confini scioani dalla parte di Amuru.

Da re di senno, quale fu sempre, riconobbe che per invadere lo Scioa aveva bisogno di un fatto glorioso per rialzare il suo prestigio prima e contemporaneamente di tener libera la via ad una ritirata se le sorti della guerra gli fossero state sfavorevoli.

Per raggiungere questi due scopi prese la via di Metemma, sicuro che, [dopo] una vittoria contro i darvisch, il popolo cristiano l'avrebbe acclamato salvatore dell'Etiopia, !',eletto da Dio e con questa nuova aureola di gloria più facilmente avrebbe potuto affrontare una guerra nello Scioa.

L'attacco contro i mussulmani di Metemma gli fu fatale. Gli fu fatale perché dovè combattere con un esercito stanco e malcontento. La morte di re Giovanni liberò Menelik da una guerra creduta con ragione inevitabile. Il potente rivale si proclamò subito re dei re dell'Etiopia e come tale lo riconobbero il Goggiam, i Uollo, il Beghemeder.

Tutto questo Menelik lo fece senza usare la forza. Io che ero presso di lui vidi che agiva con una calma e sicurezza veramente ammirevoli. Potei convincermi sempre più della sua intelligenza e tatto finissimo col quale sapeva trattare le questioni riguardanti la sua nuova ed ambita posizione.

In pochi mesi, meno il Tigrè, egli ha conquistato tutto il regno di Giovanni senza perdere quelli vastissimi dei galla, da avere oggi un Impero che nella storia etiopica non ha altri riscontri che negli antichi imperatori prima dell'invasione di Gragne.

Stando così le cose, Menelik continuava a sorprendersi, con meno malumore come mai l'Italia fosse restata inattiva. Nella sua mente era nata l'idea che da noi si fosse riconosciuta l'impossibilità di lottare in un paese come l'Etiopia oppure che non si era prestato fede alle sue promesse.

La famigliarità nella quale vivevo col re mi diede campo a spiegare in via amichevole molte cose, cercando sempre però di ben fissare nella mente del nuovo re dei re che se voleva la pace coll'Italia doveva rimuovere le cause che l'avevano turbata dalla parte del Tigrè, cedendo quel territorio che re Giovanni aveva ricusato di accordare.

Nella seconda metà del maggio u.s. fu decisa la partenza di degiac Makonnen e si venne alla firma del trattato considerando Menelik non più come futuro pretendente ma come sovrano supremo dell'Etiopia.

Le negoziazioni durarono vari giorni perché ogni frase del trattato volle dal re essere lungamente spiegata e commentata.

*Debbo confessarlo, in quelle trattative ebbi di mira una sola cosa e fu quella di stabilire i confini ottenendo la cessione del territorio domandato. Se nel momento delle trattative avessi avuto la notizia che le nostre truppe erano già sull'altipiano sarei stato più esigente, non so se più fortunato. Ad ogni modo però si deve tener conto che Menelik cedeva il territorio prima che le nostre truppe occupassero il Bogos e l'Asmara* (1).

Ed ora mi conceda V. E. un breve esame del trattato firmato comparandolo al progetto ministeriale.

Art. I

In quest'articolo la sola variante è il titolo a Menelik di re dei re.

Art. II

Contiene poche e non importanti variazioni nel secondo periodo dove comincia: «Tali funzionari, ecc. » e ciò per facilitare nella traduzione amarica *la costruzione che si presta pochissimo alla traduzione nella nostra lingua *

Art. III

Il più importante. E' identico al progetto ministeriale fino alle parole «i cui capisaldi siano stabiliti come appresso ».

Il paragrafo a) non è compreso nel progetto, fu aggiunto per esplicita volontà del re Menelik che ha sostenuto dov·ere il ciglio dell'altopiano servire di base per segnare il confine.

b) Era nel progetto. Ad Amfila fu sostituito Arafali per consiglio del signor generale Baldissera. Trovai che l'osservazione era giusta perché nella carta dove il Ministero della guerra aveva tracciato la linea di confine da doman

darsi, questa partiva da Arafali e la parte di Amfila non era compresa in quelle carte. La linea di confine accordata rappresenta il massimo del desideratum, meno Zazega. Per compenso però fu accordato Saganeiti.

c) Az Nefas ed Az Joannes marcano il nostro confine mentre nel progetto era nel paragrafo b) il corso del fiume Anseba. Si è guadagnato Az Joannes

* escluso dal massimo del desideratum del Ministero della guerra *.

d) Da Az Joannes, una linea retta da est ad ovest marcherà il confine dello Stato etiopico. Nel progetto sotto U paragrafo c) questa linea si sarebbe dovuta marcare partendo dal monte Maimadef, molto più al nord e perciò meno vantaggiosa per il nostro confine.

Questi confini non furono tracciati dal re Menelik a capriccio ma dopo maturo esame e lunghe discussioni alle quali assistettero degiac Makonnen e degiac Masciascia Uorkiè.

Il re, non conoscendo il Tigrè, chiamò persone native dell'Amasen e dei Bogos per avere esatte informazioni sulla posizione delle località; nel fare le domande Sua Maestà insisteva sempre di voler sapere se una data località era situata sull'orlo dell'altopiano oppure no, perché, come più sopra accennai, la linea di confine secondo gli intendimenti del re dovrebbe essere l'orlo dell'altopiano iricludimdovi, ben inteso, l'Asmara e altri villaggi.

* Per maggiore chiarezza acchiudo le tre carte A, B, C, che mi furono date colla linea di confine dal Ministero della guerra coll'avvertenza che l'A era il maximum, B il minimo, C il sine qua non.

Dall'esame di questi 3 confini con quello accordato da Menelik ad eccezione di Zazega nel complesso però è più vasto il confine ottenuto che quello domandato come maximum *.

Art. IV

Questo articolo fu aggiunto al progetto e riguarda il convento di Debra Bizen perché sia considerato come appartenente al Governo etiopico, che però non potrà mai servirsene per scopi militari.

Art. V

Questo era l'art. IV del progetto. Si riferisce ai diritti di dogana con un solo dazio di entrata dell'8 per cento sul valore delle merci. Non potei ottenere la esenzione dal dazio perché il re mi disse che una delle sue principali rendite sono le dogane. Proposi di fissare un compenso annuo da stabilirsi anche generosamente ma non fu accettato in nessun modo.

Art. VI

CQme nel progetto ministeriale. Permette al solo re dei re l'importazione delle armi e munizioni. Questa condizione è indispensabile per chi voglia mettersi in relazione commerciale coll'Etiopia. Le armi se proibite da noi servirebbe questo divieto

allo sviluppo del commercio dalla parte di Obock e Ras Gibuti con nostro svantaggio. L'Etiopia bene armata è giovevole perché sarà potente per reprimere le invasioni madiste, mentre se queste soprafacessero gli etiopi, l'azione civilizzatrice europea incontrerebbe maggiori difficoltà e pericoli.

Art. VII

Dà piena facoltà ai sudditi dei due Paesi di viaggiare ecc. godendo della maggiore protezione. L'ultimo periodo dell'articolo mira ad impedire razzie agli amarici nel nostro territorio. E' identico al progetto ministeriale.

Art. VIII

Come il progetto. I sudditi dei due Paesi amici hanno facoltà di comprare, vendere e saranno alla pari degli indigeni.

Art. IX

Come nel progetto ministeriale. Garantisce la pratica della propria religione.

Art. x

Riguarda le liti in Etiopia dove sarà sempre giudice l'autorità italiana. Fin qui come nel progetto. Le liti fra italiani ed etiopi saranno di competenza della autorità italiana e di un delegato etiope. Nel progetto c'era che H delegato etiope avrebbe potuto assistere al giudizio. In questa come in altre simili questioni trovai il re di una suscettibilità spaventosa. Non ammetteva che due Governi cristiani amici non dovessero poter proteggere egualmente i propri sudditi.

Art. XI

Garantisce la custodia della proprietà in caso di morte. Fu cambiata la frase, ma la sostanza è come nel progetto ministeriale.

Art. XII

Questo articolo è come nel progetto ministeriale fino alle parole nel secondo periodo «dell'autorità etiopica~. Garantisce ai sudditi italiani che commettessero reati di essere giudicati sempre dalle loro autorità, con l'obbligo alle autorità etiopiche di consegnare a quelle italiane i rei.

Egualmente gli etiopi, imputati di un reato, saranno giudicati dalle loro autorità. Fu tolta la parte che contempla il caso che il reato commesso dall'etiope sia a danno di un italiano, come pure non fu accettato che i reati commessi contro militari italiani fossero di competenza del tribunale militare italiano.

Per quanto abbia fatto e detto, non riuscii a persuadere il re di firmare l'articolo come era stato progettato. Il re disse che aveva le sue leggi e che se si fosse d'ate. il caso che un etiope uccidesse un italiano, l'etiope, in forza della sua legge, sarèbbé stato immediatamente condannato a morte. Le difficoltà incontrate in questo articolo è perché in Etiopia il re stesso amministra la giustizia.

Art. XIII

. Riguarda la consegna dei delinquenti rifugiati nel paese dell'altro per sottrarsi alla pena. E' identico al progetto ministeriale.

Art. XIV

Come sopra. Abolizione della tratta dei schiavi.

Art. XV

Fu tolta la parte che il trattato andasse in vigore quando il re Menelik fosse proclamato re dei re, perché già si considerava come tale. Fu stabilito invece che il presente trattato avesse vigore in tutta l'Etiopia.

Art. XVI

Per le condizicni cambiate dell'Etiopia, firmando Menelik già come re dei re, fu tolta la parte che obbligava di tener segreto il trattato e la facoltà di sostituirlo con altro trattato palese quando fossè stato eletto re dei re.

Fu sostituito da altro articolo che dà facoltà alle alte parti contraenti di modificare dopo cinque anni il presente trattato. * A mio credere il R. Governo dovrebbe attendere appunto questi cinque anni per sostituire a questo un altro trattato*.

Con questo abbiamo ottenuto di stabilire una linea di confine in forza del trattato stesso, ed appena Menelik sarà padrone del Tigrè, questo ci permetterà di togliere lo stato di guerra, e di custodire le nostre colonie con pochi soldati, diminuire le spese ed accrescere l'entrate coi proventi delle dogane.

Per gli etiopi Massaua è il loro sbocco commerciale che preferiscono a tutti gli altri.

La prova di questo si ha che molti commercianti dello Scioa e del Gondar che sono stabiliti in Scioa, ora che la via di Massaua è chiusa e che potrebbero approfittare di quella di Harar, non lo fanno e preferiscono restare inattivi aspettando che torni ad aprirsi la via di Massaua.

Menelik ama sviluppare il commercio e comandando tutti i paesi galla fino al Kaffa può aprire una via che sarà vantaggiosissima per le nostre dogane.

Un perfetto accordo coll'Etiopia offre il vantaggio di darsi allo studio pratico del paese che vogliamo civilizzare * per prepararlo ad una nostra azione più vasta*. Quest'accordo potrà attenersi, più che con la guerra, col commercio tenendo conto specialmente che i re in Etiopia fanno loro stessi del commercio.

Art. XVII

Il re dei re consente di servirsi del Governo italiano per le trattazioni di affari che avesse con altre Potenze. Questo articolo è come nel progetto.

Art. XVIII

Tutto l'articolo restò come nel progetto ministeriale e si riferisce ad accordare ai sudditi italiani la preferenza a quei privilegi che il re intendesse dare a cittadini di un terzo Stato, purché vi sia parità di condizioni.

Art. XIX

Come nel progetto. Le due versioni italiana ed amarica dovranno entrambe ritenersi ufficiali.

Art. XX

Si riferisce alla ratifica del presente trattato (1).

Questo è quanto mi riuscì eli fare accettare dal re Menelik e mi sembra sufficiente per garantire la sicurezza delle nostre colonie e la protezione ai viaggiatori e commercianti italiani che vorranno recarsi nell'Etiopia. * Proporre oggi a Makonnen di modificare od interpretare quello che dal suo re fu stabilito sarebbe, secondo il mio debole parere un errore grande perché si susciterebbero delle diffidenze e dei dubbi da intralciare un lavoro bene avviato*.

Restando in Europa è facile compilare vantaggiosi progetti di trattati; il difficile è di farli approvare ai re d'Etiopia che ebbero sempre orrore di legarsi con patti ad una Potenza civile.

L'Inghilterra con tutto il prestigio acquistato nella spedizione di Magdala, dopo di aver posto sul trono una sua emanazione -re Giovanni -volle con questi fare un trattato collo scopo di unire le forze etiopiche alle inglesi per battere i musulmani, costante pericolo di tutta l'Etiopia, e non riuscl. Malgrado tutti i vantaggi proposti, l'ammiraglio Hewett non ottenne che un trattato dove tutti i vantaggi erano pel re Giovanni e nessuno per l'Inghilterra.

Tutto ciò accadde perché Hewett trovò in re Giovanni la tradizionale ripugnanza di far trattati. Menelik, per quanto a noi amico, deve conciliare le nostre alle sue esigenze per mantenersi fedeli i vari elementi del suo popolo che deve governare.

Il presente trattato marca un primo passo in avanti che potrà essere seguito da molti altri, se con calma e costanza seguiremo un programma facile che miri a darci coll'Etiopia un periodo di pace e di tranquillità * che abbia per base di essere esigenti solo quando saremo decisi ad essere potentemente energici •.

(l) -Per la risposta cfr. n. 20. (2) -Da ACS, Carte Crispl. (3) -Cfr. n. 9. (4) -Cfr. n. 10. (5) -Ed., con varianti e l'omissione dei passi fra asterischi, in L'Italia in Africa, Etiopia Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 274-280 e in LV 66, pp. 427-433. Sulle discussioni alla Consulta circa la redazione del Trattato di Uccialli si conservano in ACS, Carte Crispi, tre promemoria preparati dal console Branchi, addetto all'Ufficio coloniale, per Pisani Dossi. Cfr. in proposito (6) -Cfr. serle II, vol. XXII, n. 317. (7) -In LV 66 «avversario».

(l) Cfr. serie II, vol. XXII, n. 293. Le lettere di re Umberto a Menelik dello stesso giorno sono edite in LV 66, pp. 349-351.

(l) Cfi·. L V 66. pp. 374-375.

(l) Questa frase fra asterischi è pubblicata in L'Italia in Africa ma é omessa in LV 66.

(l) In LV 66 e in L'Italia in Africa è qui aggiunta la !rase seguente: «Inutile osservare che avendo re Menelik negoziato e stipulato in persona e posto lui stesso il suggello imperialeal trattato, non occorre a quest'ultimo altra rati!icazione all'infuori di quella di S. M. il nostro Augusto Sovrano >>.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. SEGRETO S.N. Berlino, 10 settembre 1889, ore 15,30.

Comunicai al sottosegretario di Stato contenuto del telegramma direttomi ieri da V. E. (1). Conte Berchem, come generale Menabrea, non crede ad intenzioni offensive del Governo francese. Relativamente ai movimenti di truppe francesi in generale e sul nostro confine in particolare, l'addetto militare tedesco a Parigi, ritenuto dal suo Governo come ufficiale dei più distinti e scaltro osservatore, rivolse dietro speciali istruzioni tutta la sua attenzione sui medesimi. In un lungo e recente rapporto, egli contestò però assolutamente che tali movimenti avessero carattere offensivo contro l'Italia. Cionondimeno, il conte Berchem non mancherà di comunicare al cancelliere a Friedrichsruh notizie fornitemi da V. E.

15

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY (2)

T. RISERVATISSIMO S.N. Napoli, 10 settembre 1889, ore 16,55.

Dal Gabinetto di Berlino fummo assicurati che l'azione dell'alta Banca tedesca in favore della nostra rendita si spiegherebbe allorché fosse discesa sotto il corso di 93. E' attualmente in Parigi scesa a 91, ed a Berlino a 92 e frazione. Desidero dunque che V. E. riprenda immediatamente la pratica presso codesta Cancelleria acciocché signor Bleichroeder od altri siano interessati ad entrare in campagna per il rialzo dei nostri fondi. Aspetto risposta (3).

16

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (4)

T. SEGRETO S. N. Napoli, 10 settembre 1889, ore 18.

Qualunque possano essere gli scopi attuali della Francia, certo è che in un avvenire più o meno lontano il Governo della Repubblica ci vorrà fare la guerra. Bisogna dunque tenersi pronti, e perché il colpo non ci trovi impreparati,

è necessario svecchiare i comandi, affinché i nuovi nominati conoscano le truppe e ne siano conosciuti. Pei quattro grandi comandi io darei ai quattro generali già indicati l'ispezione generale dei corpi che un giorno dovranno comandare. Prego sollecitare la fabbrica delle armi.

(l) -T. riservato del 9 settembre, non pubblicato, con eu! Cr!spi aveva dato comunicazione a Beccarla del contenuto del n. 9 perché ne desse notizia alla Cancelleria Imperlale «sogg!ungendo che ciò essendo saremmo costretti a riunire sul nostro confine forze sufficienti a parare ad ogni genere d! eventualità». (2) -Ed. in CRISPI, Questioni internazionali, c!t., p. 180. Il telegramma è indirizzato personalmente a de Launay il quale si t.rovava però ad Harzburg; Beccarla provvide ad inoltrarlo. (3) -Cfr. n. 18. (4) -Da ACS, Carte Crispi, minuta autografa.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA (l)

T. RISERVATO S. N. Napoli, 10 settembre 1889, ore 23,25.

In seguito mio telegramma odierno (2) la prego far notare a codesta Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di Parigi contro il nostro 5 % sia oramai evidente. I bollettini finanziari dei giornali francesi la mostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa colle armi, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.

18

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. RISERVATO S. N. Berlino, 11 settembre 1889, ore 16,15.

Mi sono affrettato trasmettere conte de Launay telegramma personalmente direttogli ieri (2) da V. E. relativamente nostra rendita. Sottosegretario di Stato m'informa intanto che in seguito nostra ccnversazione, da me riferita a V. E. con rapporto dell'B corrente n. 419 (3), egli ha ordinato al conte Goltz di recarsi costà per sottomettere a V. E. un piano d'azione per combattere ribasso della nostra rendita. Conte Goltz deve arrivare oggi a Napoli.

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IL SOTTOSEGRETARIO ALLA MARINA, MORIN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

N. RISERVATA 416. Roma, 11 settembre 1889 (per. il 14).

Trasmetto a V. E. un brano di rapporto del comandante Gualterio, addetto navale alla r. ambasciata a Berlino, relativo ad un colloquio da lui avuto col

comandante in capo della marina germanica, vice ammiraglio von der Goltz (1).

Da questo brano di rapporto risulta che l'ammiraglio von der Goltz fece al comandante Gualterio qualche apertura circa concerti che sarebbe opportuno prendere in previsione dell'eventualità di un'azione comune alla quale, in determinate circostanze, potrebbero essere chiamate la nostra marina e la germanica.

Il comandante Gualterio, non avendo istruzioni speciali a tale riguardo, giudicò conveniente di mantenersi in una riserva che sembra avere alquanto sorpreso l'ammiraglio von der Goltz, e ora chiede a quale norma egli debba informare la sua condotta nel caso in cui l'autorità marittima germanica ritorni con lui sopra siffatto argomento.

Questo ministero è pronto a trattare la quistione alla quale ha alluso l'ammiraglio von der Goltz nel colloquio anzidetto e non ha alcuna difficoltà a comunicare al comandante Gualterio le sue vedute su di essa e a dargli l'incarico di esporle al comando della marina germanica; ma, prima di entrare in tale via, crede necessario sottoporre all'apprezzamento di V. E. la seguente considerazione.

Quando, in seguito agli accordi presi con codesto ministero, fu deciso ed attuato l'invio d'un addetto navale alla r. ambasciata di Berlino, era lecito supporre che questa disposizione avrebbe provocato, come naturale conseguenza, la destinazione di un addetto navale germanico a Roma.

Un tale atto avrebbe posto le autorità che hanno rispettivamente nei due Paesi la direzione suprema dell'azione militare marittima in condizioni pari per quanto si riferisce allo scambio d'idee e alle possibili trattative di cui l'ammiraglio von der Goltz tenne parola al comandante Gualterio.

Se, invece, la situazione reciproca avesse da rimanere qual'è ora, il Governo italiano si troverebbe nella condizione di dover condurre le trattative suddette per mezzo di un suo delegato, mentre il Governo germanico vi prenderebbe parte diretta.

Nel caso in cui succedessero gli avvenimenti in previsione dei quali si vorrebbe gettar le basi di un accordo fra le due marine, l'Italia sarebbe più direttamente della Germania impegnata nell'azione navale e parteciperebbe a questa col massimo nucleo di forze.

Tali circostanze, e specialmente la seconda, sembrerebbero dover indicare Roma, piuttosto che Berlino, quale sede opportuna per i concerti da prendersi.

V. E. giudicherà se convenga insistere presso il Governo germanico per ottenere questo risultato. Intanto il sottoscritto si asterrà da dare al comandante Gualterio istruzioni speciali sino a che l'E. V. gli abbia esposto il suo modo di vedere circa il delicato oggetto della presente nota (2).

7 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXIII

(l) Ed. in CRISPI, Questioni internazionali, cit., pp. 180-181, erroneamente unito al telegramma edito al n. 15.

(2) Cfr. n. 15.

(3) Non pubblicato.

(l) -Dell'allegato, datato 27 agosto, si pubblica solo !l seguente brano: «nell'udienza avuta in Roma da S. E. il presidente del Consiglio prima della mia partenza egli mi accennò bensì alla possibilità ed opportunità di effettuarlo [l'accordo] nella previsione di future eventualità che potessero richiedere un'azione combinata delle due marine ma solo come caso probabile e non estraneo alla mia missione ». (2) -Non si sono trovati altri documenti significativi sull'argomento relativi al Ministero Crispi.
20

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. PERSONALE 311 (1). Londra, 13 settembre 1889, ore 1,20 (per. ore 4,40).

Conferenza di Bruxelles. Concerto fra Italia e Inghilterra (2). Risposta Salisbury: c Esaminerò con molto piacere suggerimento Crispi, ma temo che un accordo definitivo fra noi due prima che la conferenza si riunisca potrà esser mal visto dalle altre Potenze~. Nonostante tali timori spero ottenere che Salisbury dia ordini conformi desiderio palesatogli (3).

21

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1270/426, Berlino, 14 settembre 1889 (per. il 19).

A conferma dei miei telegrammi del 10 e 13 corrente (4), ho l'onore d'informarla come, in seguito alle notizie comunicate, per ordine di V. E. (5), sin dallo scorso luglio alla Cancelleria imperiale dal r. ambasciatore circa gli intendimenti ostili della Francia a nostro riguardo, l'addetto militare germanico a Parigi ricevette istruzioni di seguire attentamente i movimenti di truppe francesi verso il nostro confine. Il maggiore di Huene, ritenuto dai suoi superiori come un uffiziale assai distinto ed osservatore molte sagace, non mancò a quel compito. Secondo informazioni da lui inviate al suo Governo sotto la data del 31 agosto ultimo, e comunicatemi dal sottosegretario di Stato, dietro autorizzazione del cancelliere, le attuali manovre francesi presso il nostro confine sarebbero manovre di brigata del quattordicesimo corpo d'esercito. La cinquanteseiesima brigata di fanteria, appartenente al corpo suddetto, manovrerà tra Chambéry e Modane. Il terreno d'operazione delle altre tre brigate non è conosciuto con sicurezza. Nella regione di Briançon si troveranno, però, probabilmente la cinquantaquattresima brigata fanteria -di cui un reggimento e lo Stato Maggiore sono di guarnigione aGap-e la cinquantatreesima brigata fanteria, un reggimento e lo Stato Maggiore della quale tengono guarnigione a Grenoble. Le due brigate manovreranno probabilmente separatamente. Le truppe saranno, è vero, disposte come se avessero ad entrare in Italia. Ma tali manovre, ripetendosi regolarmente, non

avrebbero nulla d'insolito. Ammettendo anche, ciò che il maggiore Huene non crede, che le due brigate suddette venissero riunite al di là di Briançon, esse formerebbero un effettivo di ottomila uomini. Aggiungendovi il reggimento

n. 157, di stanza a Briançon, e forte di millecinquecento uomini, nonché i 2.500 soldati alpini dei quali può disporre in quelle parti il Governo della Repubblica, le forze francesi salirebbero colà a dodicimila uomini al massimo, senza riserve dietro di loro. Qualora si arrischiassero a penetrare in Italia, essi non potrebbero andar lontano. È dunque impressione di queste autorità militari non esservi al momento nulla che necessiti provvedimenti difensivi al nostro confine.

Pure essendo convinto che le notizie, fornite senza dubbio dal tenente colonreno Massone, concorderanno con quelle che precedono, il sottosegretario di Stato pensa che tornerà gradito al R. Governo di vederle confermate.

Relativamente alle intenzioni aggressive della Francia verso di noi, non posso che riferirmi a quanto il r. ambasciatore ebbe già a scrivere in proposito all'E. V., che cioè la Cancelleria imperiale non crede che tali sentimenti sieno alla vigilia di esplicarsi armata manu. Il principe di Bismarck non ammette che il Governo della Repubblica voglia impegnarsi in una guerra alla vigilia di elezioni generali importantissime, mentre sta ancora aperta l'esposizione. Neppure sembra probabile che la Francia, per quanto pronta a correre le avventure, s'arrischi a entrare in campo senza alleati. È invece opinione della Cancelleria imperiale che i francesi cerchino con tutti i mezzi possibili a far nascere e tener vive in Italia continue diffidenze ed inquietudini, nella speranza di nuocere così al nostro credito ed alla nostra economia pubblica.

Avendo chiesto al sottosegretario di Stato se non sapesse nulla di accordi che certi giornali vogliono sieno stati di recente conclusi tra la Francia e la Russia, egli m'assicurò non risultargli alcun che in proposito. Ad ogni modo il soggiorno attuale dello czar in Danimarca, la presenza dello czarevitch a lato dell'imperatore Guglielmo alle grandi manovre che si svolgono in questi giorni nel Hannover, non sono certo indizi di prossime ostilità da quella parte.

Può darsi che le impressioni manifestatemi dal sottosegretario di Stato sieno impronte a soverchio ottimismo. Comunque sia, è mio dovere e non posso far altro che riprodurle tali quali.

(l) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma Il telegramma non è stato protocollato. (2) -Cfr. n. 11. (3) -Cfr. n. 22. (4) -Cfr. n. 14. Il T. segreto del 13 settembre non è pubblicato perché analogo al presente rapporto. (5) -Cfr. serle II, vol. XXII, nn. 633 e 641.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI (l)

T. 2623. Londra, 17 settembre 1889, ore 17,36 (2).

Nonostante mancanza pieni poteri ho firmato il 14 corrente con lord Salisbury la convenzione sulla tratta (3) che è la più completa sino ad ora stipulata.

Per essa l'Italia e l'Inghilterra assumono obbligo considerare tratta come atto di pirateria. Un articolo del tutto nuovo dà facoltà agli incrociatori di una delle due parti di consegnare un bastimento catturato con economia di spesa e di tempo agl'incrociatori dell'altra. Prego V.E . fare inserire nei pieni poteri data anteriore al 14 corrente e di dare disposizioni per spedire al più presto possibile ratifiche in considerazione prossima Conferenza Bruxelles. Una copia convenzione giunge oggi a Roma.

(l) -Ed. in LV 67, pp. 77-81. (2) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (3) -Cfr. Trattati e convenzioni tra il Regno d'Italia e gli altri Stati, vol. 12 (1889-18191), Roma, Tipografia nazionale di G. Berterio, 1892, pp. 110-115.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 2701 (1). Therapia, 17 settembre 1889, ore 18 (per. ore 22,45).

Circa incidente Prevesa, la Porta è informata da Londra e da Berlino che

V. E. non avrebbe manifestato intenzione di dare seguito all'incidente. Qualunque sia fondamento di questa informazione, non ho lasciato ignorare al Governo imperiale che le mie istruzioni (2) erar..o categoriche; ma mi è difficile prendere responsabilità d'una decisione sull'opportunità che V. E. lascia a mio giudizio d'un linguaggio comminatorio in vista della prevedibile partenza d'Ahmed per Gianina, tanto più che in tal caso la Porta ricorrerebbe nuovamente ai miei colleghi d'Inghilterra e Germania, e che essi non si crederebbero autorizzati ad appoggiarmi su tale via e non sarebbero disposti a chiedere ai loro Gabinetti tale autorizzazione. [Prego V. E.] telegrafarmi istruzioni (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 2187. Napoli, 22 settembre 1889, ore 12.

Prego telegrafarmi a qual punto sia incidente Prevesa (4). E' poi mia intenzione che, qualora Eyub Ahmed pascià si restituisca all'antica sua residenza senza adempiere a quello che noi riteniamo suo dovere, ella lasci Costantinopoli.

(-4) Per la risposta cfr. n. 28.
(l) -Poiché Crispi si trovava a Napoli numerosi telegrammi in arrivo sono stati protocollati in ritardo. (2) -Cfr. n. 7. (3) -Cfr. n. 24.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA

T. 2188. Napoli, 22 settembre 1889, ore 16,15.

È a mia conoscenza (l) rappresentante germanico a Costantinopoli sarebbe d'avviso poter noi contentarci della soddisfazione avuta e non insistere a domandare che Eyub Ahmed o non ritorni a Gianina o ritornando faccia visita personale che reputiamo doverosa. Credo opportuno codesta ambasciata sappia ad ogni buon fine e per potere all'uopo esprimersi in tal senso: l) che ritorno maresciallo a Gianina è dovuto, secondo noi, ad intrighi franco-russo tendenti a mantenere tensione fra i Governi, al che riescono, ed a procurare smacchi all'Italia, il che non permettiamo possa avvenire; 2) che nessuna legittima ragione richiede quel ritorno, il territorio ottomano non essendo minacciato; 3) che se esiste una soluzione soddisfacente dell'incidente diversa dalle due che noi consideriamo costituire la sola alternativa ammissibile da noi, saremmo, per desiderio di conciliare, disposti ad accettarla. In tal senso mi sono espresso col conte Goltz con cui la conversazione venne incidentalmente su quell'argomento. Soggiungo ad ogni buon fine avere ordinato che, qualora la Porta passasse oltre alle nostre richieste, Blanc lasciasse Costantinopoli (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO S.N. Napoli, 22 settembre 1889, ore 19,55.

Da preliminare comunicazione confidenziale risultami che domani le ambasciate d'Inghilterra e di Germania rimetteranno alla Consulta note pure confidenziali annuncianti: l) la liberazione degli schiavi nello Zanzibar a datare dal 1° novembre; 2) la cessazione del blocco; 3) l'autorizzazione data dal detto sultano alle navi inglesi e germaniche di visitare le navi sotto bandiera araba. Desidererei conoscere alcun che sui negoziati che hanno condotto a tale accordo. La nostra intimità coi due Governi, i negoziati nostri recenti con l'Inghilterra

in materia di tratta (1), i nuovi nostri interessi sula costa orientale d'Africa avrebbero dovuto consigliare a codesto Governo ed al germanico di consultarci nei negoziati e farci partecipi nell'accordo, Desicler'J sollecita risposta (2),

(l) -Il telegramma è stato redatto in base a un appunto privo di firma del 20 settembre su una conversazione d! Cr!sp! con Goltz. (2) -Cfr. n. 24.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AL, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1109/612. Vienna, 22 settembre 1889 (per. il 25).

Essendo andato oggi, prima di partire in congedo, a salutare il conte Kalnoky, reduce da Pest, S.E. mi partecipò le sue preoccupazioni relativamente allo stato attuale di cose in Serbia e in Bulgaria, e m'informò delle comunicazioni che egli aveva creduto di dover fare recentemente alla Turchia riguardo alla condizione politica e diplomatica di quest'ultimo Stato.

Per ciò che spetta alla Serbia, il conte Kalnoky non si mostra soverchiamente inquieto. Riconosce che la situazione non v'è buona, che la presenza prossima della regina Natalia in Serbia dall'un lato, e dall'altro le ambizioni montenegrine, accresciute ora dai legami di famiglia contratti tra la Corte di Cettigne e quella di Pietroburgo, tengono il paese in uno stato, per dir così, di inquietudine morbosa. Ma crede che se qualche evento può prodursi a Belgrado, questo potrà mantenersi ivi localizzato, in guisa da non disturbare la pace europea.

Ma per la Bulgaria la cosa può diventar più grave, se quel Governo, stanco dell'attuale stato di cose, proclamasse ad un tratto l'indipendenza del Principato, e se il principe assnmesse il titolo regio. Il Governo bulgaro non cessa di far sapere che lo stato presente non può perpetuarsi, né essere mantenuto a lungo, e reclama nel suo riconoscimento legale per parte dell'Europa un premio alla condotta saggia e pacifica del Principato durante questi ultimi due anni.

Il conte Kalnoky ha stimato suo dovere d'attirare l'attenzione della Sublime Porta, per mezzo di quest'ambasciata turca in Vienna, su questo stato di cose, e sul pericolo che può sorgere se ad un tratto il Principato bulgaro proclama la indipendenza e piglia il titolo regio. Per prevenire un simile fatto, che può prodursi da un istante all'altro, parrebbe al conte Kalnoky che la Sublime Porta dovrebbe prendere l'iniziativa per regolarizzare la situazione diplomatica internazionale del Principato, cioè dando la voluta soluzione alla qulstione della Rumelia orientale, e a quella del riconoscimento del principe Ferdinando. Il Governo austro-ungarico non fa nessuna proposta, e non ha da prendere alcuna iniziativa. Esso ha già fatto sapere in recente memorabile occasione che è

disposto a riconoscere l'elezione del principe Ferdinando. Non spetta ad esso il procedere più oltre. Bensl crede opportuno che S.M. il Sultano non ignori il pericolo che può sorgere da una continuata inazione, e sia consapevole di queste preoccupazioni del Gabinetto di Vienna.

Queste stesse preoccupazioni, che il conte Kalnoky volle parteciparmi, saranno pure fatte conoscere da esso al principe di Reuss, ambasciatore di Germania, e all'ambasciata della Gran Bretagna in Vienna. Egli crede che qualora esse siano divise dalla maggior parte dei Gabinetti delle Grandi Potenze, e la Sublime Porta lo sappia, forse questa si deciderà ad una iniziativa, che soddisfacendo in parte i desideri del Principato bulgaro, avrebbe per effetto d'allontanare il pericolo d'una proclamazione d'indipendenza.

(l) -Cfr. n. 22. (2) -Catalani rispose con 'l'. 2719;320 del 24 settembre: «Iniziativa negoziati che condussero alla comunicazione fatta jeri a V. E. fu presa da Bismarck 11 quale propose che i consoli Ingh!lterra e Germania Inducessero sultano a emanare un decreto per delegare alle due Nazioni facoltà di reprimere tratta nelle acque Zanzibar ... E' chiaro che l'Italia in virtù interessi acquistati sopra una enorme estensione costa Zanzibar dovrà avere la stessa facoltà delegata dal sultano alla Germania ed Inghllterra ».
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. 2715. Therapia, 23 settembre 1889, ore 17,30 (per. ore 21,10).

Incidente Prevesa tuttora sospeso. I miei colleghi d'Inghilterra e di Germania mi hanno in generale espresso l'opinione che ogni mio passo personale che possa alterare le buone relazioni con la Porta dovrebbe anzitutto formare oggetto di intelligenza fra rappresentanti qui degli alleati. Essi deplorano l'incidente potendo posizione del gran visir, principale appoggio dell'alleanza, essere gravemente compromessa se Ahmed Eyub non potrà tornare a Gianina. Credo conforme agli usi e necessario che in affari di tanta gravità il mio linguaggio definitivo alla Porta venga avvalorato da dispaccio ministeriale scritto, il cui testo può anche venirmi telegrafato da V. E. (1).

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

'l. 2733. Therapia, 24 settembre 1889, ore 12 (per. ore 20,50 del 25).

Confermo i miei telegrammi del 5, 17 e 23 circa affare Prevesa (2). Le impressioni avute dal gran visir in seguito ai suoi passi presso questi ambasciatori

d'Inghilterra e di Germania, che cioè V.E. non avrebbe dato seguito all 'incidente, ebbero maggior effetto sul Governo ottomano delle mie ripetute insistenze che sono state supposte ispirate da zelo. Il gran visir confidando che la quistione di visita potrà in ogni caso sciogliersi amichevolmente ha lasciato che il maresciallo si recasse a Gianina quando ricevesse ordine del ministro della guerra. Ho informato il gran visir che quando il maresciallo giunto a Gianina non facesse tosto la visita dovuta io domanderei a V.E . le ultime istruzioni ed ho fatto intravedere che sarebbe forse il caso che io lasciassi Costantinopoli.

(l) -Per la risposta cfr. n. 30. (2) -Cfr. nn. 7, nota 2, 23 e 28.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 2196. Napoli, 24 settembre 1889, ore 19.

Affare Prevesa. E' errore credere che a Gianina sia necessaria presenza di Ahmed Eyub. Le condizioni del vilayet sono oggi quali erano quando egli per non adempiere ad un dovere verso il nostro console se ne allontanò. Il Governo greco non minaccia. Gli manca anche il pretesto di Creta ormai pacificata. Il vilayet è tranquillo. Quanto alla posizione del gran visir che si pretende scossa dalle nostre legittime insistenze, essa certamente mi interessa né vorrei danneggiarla; ma non debbo essere accusato di debolezza né di poca cura nel fare rispettare il decoro italiano del quale rispondo dinanzi al Parlamento ed al Paese. Mantengo mie istruzioni (1).

31

L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 2731. Madrid, 24 settembre 1889, ore 19,15 (per. ore 1 del 25).

Il ministro degli affari esteri osserva che nella stampa tedesca si nota certa soddisfazione per gli imbarazzi sorti in Marocco per la Spagna. Mi ha fatto notare come quel linguaggio venga a fornire una base che altrimenti mancherebbe a notizie tendenziose di parecchi giornali spagnoli che vorrebbero vedere negli imbarazzi stessi l'effetto di una azione dei rappresentanti esteri in Tan

geri, laonde poco benevoli per la Spagna. La nota dominante è che le Potenze centrali esercitano [pressioni] per far entrare il Governo spagnolo nella loro alleanza. Indico questa nota dominante perché altrimenti sarebbe difficile a

V. E. indovinare. Naturalmente i giornali che fanno una campagna in questo senso non tralasciano occasione di parlare con astio della fabbrica di armi che gli italiani, dicono essi, hanno stabilito in Marocco. Il ministro degli affari esteri non condusse il discorso suo a conclusione alcuna; ma io stimai dover a mia volta far rimarcare che nella situazione diplomatica a lui ben nota non mi parevano degne di fissare la sua attenzione le voci evidentemente sparse ad arte per eccitare il sentimento pubblico del paese in direzione contraria a qualsiasi accordo colla Triplice Alleanza. Le Potenze centrali non avevano alcun interesse ad impegnar la Spagna in difficoltà col Marocco. Stimo tuttavia opportuno informare V. E. di questi accenni fattimi da Vega de Armijo e della mia risposta, perché mi parve che questo ministro di Stato si trovi sotto una impressione che credo la politica italiana in Marocco od altrove non abbia certamente contribuito a produrre nell'animo suo (1).

(l) Cfr. n. 24.

32

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 627/313. Therapia, 24 settembre 1889 (per. il 2 ottobre).

Il gran vizir aveva ultimamente avuto da varie parti, e specialmente da Sofia e da Filippopoli, l'impressione che le aspirazioni del popolo bulgaro alla consolidazione del suo statu quo, cioè il riconoscimento sia dell'unione della Rumelia, sia dell'esistenza del Governo principesco, diventino sempre più meritevoli d'attenzione per parte della Potenza alto sovrana, essendo a temersi che quando dette aspirazioni non ricevessero fra breve qualche soddisfazione, i bulgari si dichiarino indipendenti. Sua Altezza aveva dunque divisato d'indirizzare alle Potenze una circolare con la quale, esposti i pericoli d'una situazione rimasta anormale solo per mancanza di acconce disposizioni per parte dell'Europa, la Porta, in virtù dell'iniziativa che le compete e della responsabilità che le incombe, inviterebbe i Gabinetti a rimediarvi con opportuni provvedimenti.

Il gran vizir aveva motivo, a quanto pare, di ritenere che in tale passo egli sarebbe incoraggiato a Vienna (2), bene accolto a Londra e non avrebbe incontrato ostacoli a Berlino. Una maggioranza sembrava così potersi formare anzitutto in via preliminare tra i Gabinetti dimodoché alla regolarità dello statu quo bulgaro non mancasse più che l'adesione di una o due Potenze; situazione

questa che, recando sufficienti guarentigie morali ai bulgari, li avrebbe impegnati a continuare nella via corretta in cui si mantengono da due anni.

Ma il sultano, venuto il momento di presentire formalmente le disposizioni delle Potenze, stimò dover dare la priorità alla Russia, e fece interpellare ufficiosamente il signor di Nelidov sulle eventuali disposizioni dello czar a prestare il suo concorso, per deferenza verso la Potenza alto sovrana, a legalizzare la posizione della Bulgaria. Il signor di Nelidov rispose in modo perentorio, anzi non senza alludere a possibilità di complicazioni, che mai la Russia avrebbe riconosciuto il principe Ferdinando. Codesta risposta allarmò non poco il sultano, il quale fece assicurare il signor di Nelidov che il messaggero del palazzo aveva esagerato la portata della comunicazione imperiale.

In seguito di ciò la Porta si è per ora astenuta dal dar seguito al suo disegno, e per non pregiudicarne le ulteriori possibilità di riuscita non persiste nel male avviato schema di circolare. Risulta però che il gran vizir non ha completamente abbandonato l'idea di legalizzare lo statu qua per prevenire nuovi rivolgimenti in Bulgaria. I miei colleghi amici dimostrano di ignorare al pari di me se e quali intelligenze siano state prese al riguardo tra i rispettivi Gabinetti, ma ritengono che la sistemazione della situazione anormale della Bulgaria è oggi posta sul tappeto, come riferii col mio telegramma del 23 (1). Mi asterrò, in difetto d'istruzioni, da qualsiasi apprezzamento sull'opportunità di un attuale riconoscimento in qualsiasi forma o misura, per parte della Potenza alto sovrana, del Governo della Bulgaria unita.

(l) -Per la risposta cfr. n. 36. (2) -Cfr. n. 27.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 2732. Therapia,, 25 settembre 1889, ore 11,20 (per. ore 13,20).

L'ordine del ministro della guerra al maresciallo Ahmed Eyub di partire per Gianina è stato motivato da notizie inquietanti di quel vllayet e di Creta ove si fomenterebbe un doppio movimento da scoppiare dopo le feste matrimonio. Il maresciallo non avrà motivo di recarsi prossimamente a Prevesa ed il Governo ottomano si esporrebbe anche ad una dichiarazione di guerra anziché dargli ordine di recarsi espressamente a Prevesa per fare la visita, ordine al quale si è certi che il maresciallo disubbidirebbe ad ogni suo rischio personale. Non vi ha dubbio che i Gabinetti di Londra e di Berlino, cui la Porta sottopose la vertenza, non appoggiano punto qui la nostra esigenza di una visita mentre i colleghi amici si adopererebbero volentieri per altra soluzione

decorosa che le mie istruzioni però non mi permettono di consentire. Saprò oggi il risultato della mia comunicazione di jeri (l) e telegraferò subito a V. E. Faccio, senza ostentazione, i miei preparativi di partenza.

(l) Non pubblicato.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. S.N. Napoli, 25 settembre 1889, ore 16.

Questione bulgara. E' mia ferma convinzione nulla doversi fare per mutare status quo nel Principato. Coi colleghi e con la Porta si esprima in tal senso. Ogni atto che rendesse nuovamente acuta la questione sarebbe pericoloso per la pace. Segue dispaccio (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, A LONDRA, CATALANI, E A VIENNA, AVARNA

T. S.N. Napoli, 25 settembre 1889, ore 16,35.

Blanc annuncia che Porta vorrebbe dirigere circolare alle Potenze in vista di regolare situazione anormale della Bulgaria (3). Crederei pericoloso tale atto, ogni mutamento allo status quo in Oriente potendo provocare gravissimi avvenimenti che da due anni ci sforziamo evitare. Prego verificare se codesto Gabinetto sia disposto a dissuadere la Porta dal mettere detto disegno ad esecuzione ed a dare istruzioni conformi al suo rappresentante in Costantinopoli (4).

(l) -Cfr. n. 29. (2) -D. 34830/196 del 26 settembre, non pubblicato. In un primo momento era stato mlnutato il seguente telegramma per Costantinopoli su eu! è annotato: «da svilupparsi in d!spac7cio»: «Questione bulgara. Rispondo al suo telegramma d! !eri l'altro. ~ mia ferma convinzione nulla doversi fare per mutare lo status qua in Bulgaria. La Russia è conseguente con se stessa; Nelidov non poteva rispondere altrimenti d! quel che fece. Ammetto le condizioni anormali della Bulgaria. Ma essa ne! suo! rapporti internazionali non potrà rientrare nella normalità se non col riconoscimento del principe per parte delle Grand! Potenze, a cominciare dalla Porta. Fino a tanto che questo riconoscimento non sia assicurato, la questione bulgarasurà circolo vizioso nel quale è pericoloso entrare, non facile uscire. Continuo, per conto mio, esercitare mia influenza a Sofia perché non s! commettano imprudenze come sarebbero proclamazione indipendenza e Regno; presso altri Gabinetti amici insisterò perché dissuadano Porta dal ridestare questione bulgara. La Turchia è vecchio edificio a toccare una parte del quale s! rischia precipitare il tutto. Co! colleghi e colla Porta consigli astensione da ogni passo onde potesse rimanere turbato status qua». (3) -Cfr n. 32. (4) -Per le risposte cfr. nn. 37, 38 e 42.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI

T. RISERVATO S. N. (1). Napoli, 26 settembre 1889, ore 17.

Se il marchese della Vega de Armijo guarda ai precedenti, troverà le prove delle nostre benevole intenzioni per la Spagna al Marocco e del nostro disinteressamento in quell'Impero. Quanto alle intenzioni di Vienna e Berlino, credo poterle dire che colà non si pensa, se pure si è mai seriamente pensato, ad attirare la Spagna nella Triplice Alleanza; e per quanto ci concerne, ci basta che la Spagna sappia adempiere agli impegni da essa assunti nel 1887, e non domandiamo altro.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. CONFIDENZIALE S. N. Berlino, 27 settembre 1889, ore 15,30.

Ho comunicato al segretario di Stato ritornato da poco e che potei vedere soltanto oggi il contenuto del telegramma di V. E. del 25 sera (2). Il conte di Bismarck divide interamente il parere di V. E. circa inopportunità della circolare ottomana relativa alla Bulgaria e al pericolo di toccare lo statu quo in Oriente. Da informazioni pervenutegli poco fa dal signor di Radovitz risulta però che il sultano non osando lanciare la sua circolare senza prima assicurarsi delle disposizioni della Russia, fece presentire il signor Nelidoff, il quale avrebbe risposto in modo abbastanza brusco che il suo Governo non risponderebbe ad un tale documento. Il sultano intimorito avrebbe quindi rinunziato al suo proposito per cui Bismarck ritiene inutili passi all'uopo. Uguale notizia sarebbe pervenuta al Gabinetto di Vienna, secondo riferisce quell'ambasciatore di Germania. Il conte di Bismarck prega V. E. di considerare queste informazioni come strettamente confidenziali, non desiderando si sappia nei circoli ottomani ed in quelli ostili alla Triplice Alleanza che esse provengono da Berlino.

{l) Risponde al n. 31.

(2) Cfr. n. 35.

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L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. 3048 (1). Vienna, 27 settembre 1889, ore 17,25 (2).

Ho comunicato a Kalnoky il contenuto del telegramma di V. E. (3) relativo all'intenzione della Porta di dirigere circolare alle Potenze per regolare situazione anormale della Bulgaria. Egli mi ha detto che la Porta di fronte a opposizione dell'ambasciatore di Russia aveva già rinunciato all'idea di tale circolare di cui esso ignorava tuttora il vero contenuto, ma che supponeva avesse per iscopo di regolare lo stato anormale di cose nel Principato.

S. E. mi ha ricordato quindi quanto aveva comunicato all'ambasciatore di Sua Maestà e che venne da questo riferito all'E. V. nel suo rapporto del 22 corrente (4); ma ha aggiunto che non furono certo le preoccupazioni da esso manifestate alla Porta che fecero nascere l'idea della circolare, giacché la Porta ne aveva già in precedenza l'intenzione di fronte ai timori che le suscita la situazione presente della Bulgaria. Del resto Kalnoky mi ha detto dividere interamente le idee di V. E. quanto ai pericoli che potrebbero sorgere da un cambiamento nello statu quo in Oriente, ed i suoi sforzi sono intesi ad evitarlo. A tal fine esso non cessa di dar consigli di prudenza al Governo bulgaro.

39

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. 2790. Berlino, 27 settembre 1889, ore 18 (per. ore 19,27).

Sottosegretario di Stato avendomi oggi parlato dell'incidente di Prevesa m'espressi in conformità del telegramma di V. E. in data 22 corrente (5), insistendo su ciò che dignità dell'Italia non può ammettere ritorno a Gianina di Eyub Ahmed, non richiesto da alcuna ragione legittima, senza che maresciallo faccia doverosa visita personale al nostro console. Conte di Bismarck sospetta

pure tale ritorno essere dovuto ad intrigo franco-russo e non misconosce giustizia nostro reclamo; egli teme però che mantenimento ne varietur delle nostre richieste attuali possa pregiudicare seriamente influenza italiana presso la Porta e per conseguenza gli interessi e la politica che le Potenze centrali e l'Italia in particolare si sforzano far prevalere in Oriente. Bismarck fu quindi molto lieto di apprendere jeri da un rapporto di Goltz in data del 24 corrente (l) che V. E. si mostrava disposto per amore di conciliazione a prendere in considerazione un progetto che le venisse sottoposto dal Gabinetto di Berlino per un'altra soluzione della vertenza confacente alla dignità. Egli si accinse dunque subito a preparare progetto che avrebbe poi sottoposto al cancelliere. Senonché gli pervenne stanotte un telegramma da Radowitz secondo il quale Blanc, in conformità degli ordini ricevuti da V. E. avrebbe fatte nuove vive insistenze presso la Porta e lascerebbe Costantinopoli se non fosse fatta ragione alle sue richieste (2). Radowitz aggiunge qualora Porta cedesse, i nemici del gran visir se ne gioverebbero contro di lui e la sua situazione potrebbe essere senamente scossa. Conte di Bismarck ordinò a Goltz di comunicare tale telegramma a V. E. e ciò allo scopo solo di chiarire le cose e di evitare ogni possibile malinteso poiché, dissemi il segretario di Stato, egli non si permette di esprimere un avviso in cosa che tocca alla dignità dell'Italia di cui è solo giudice l'E. V. (3).

(l) -Il telegramma reca l'indicazione «registrato in ritardo»; è infatti inserito fra i telegrammi del 19 ottobre. (2) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (3) -Cfr. n. 35. (4) -Cfr. n. 27. (5) -Cfr. n. 25.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL RE D'ITALIA, UMBERTO I, A MONZA (4)

T. S.N. Napoli, 27 settembre 1889, ore 23,40.

Il trattato con Menelik sottoposto all'approvazione di Vostra Maestà fu firmato quando non eravamo ancora all'Asmara. Ci fu dato da una parte più di quello che avevamo chiesto e dall'altra ci fu negato Zazega, che il ministro della guerra chiedeva in uno solo dei tre progetti di delimitazione consegnati ad Antonelli e che Baldissera non ha ancora occupato non astanti le mie insistenze presso Bertolé. Nel secondo trattato che sto negoziando e che ho piena fiducia di conchiudere con Makonnen, la nostra frontiera sarà estesa prendendo come punto di partenza il possesso attuale. Bisogna però che Baldissera compia l'opera sua e non attenda l'arrivo ad Adua del nuovo imperatore * per occupare i punti che strategicamente e politicamente ci importa avere*.

(l) -Questo rapporto riferiva la conversazione avuta con Crispl di cui al n. 25, nota 1. (2) -Cfr. n. 24. (3) -Cfr. n. 47. (4) -Da ACS, Carte Crispl, minuta autografa ad eccezione del brano fra asterischi che è di mano d! Pisani Dossi.
41

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA

T. s. N. (1). Napoli, 28 settembre 1889, ore 18,30.

Il conte di Goltz è venuto a farmi la comunicazione annunciata nel di lei telegramma d'ieri (2). Godo che il conte di Bismarck opini come me che debbasi ad intrighi franco-russi il ritorno di Ahmed Eyub a Gianina, dove la tranquillità è massima e dove non si temono disordini. Soggiungo che l'incidente è suscitato contro di noi per ferire il nostro amor proprio, quel maresciallo avendo sempre manifestato sentimenti ostili a noi. La Porta non avendo nulla proposto a sciogliere la risollevata quistione, Blanc non poteva a\'ere da noi istruzioni diverse da quelle che ebbe. Il conte di Goltz intanto nlì ha dichiarato, che la Porta sarebbe disposta a chiedere un arbitrato. In verità non sarebbe questo il caso; ma è palese che l'animo di Said pascià parrebbe disposto ad una composizione amichevole, e se questa fosse conforme alla nostra dignità io non sarei contrario di accettarla. Non voglio certamente pel caso di Gianina rompere con la Porta ottomana ma non posso compromettere la nostra dignità con soddisfazione dei nostri avversari.

42

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. SEGRETO PERSONALE 329 (3). Londra, 28 settembre 1889, ore 22,,10 (per. ore 1,40 del 29).

Salisbury mi ha fatto avvertire segretamente che fu l'Austria che fece pratiche a Costantinopoli per indurre la Porta a dirigere una circolare alle Potenze in vista di regolare la situazione anormale Bulgaria. Appena informato di ciò Salisbury fece interrogare confidenzialmente Bismarck per conoscere se questi avesse consigliato od approvato pratiche Austria. Bismarck rispose che egli non era consapevole della cosa e anzi la disapprovava. In vista di tutto ciò Salisbury mi ha fatto sapere che egli è del parere dell'E. V. che un mutamento nello stato attuale delle cose in Oriente potrebbe provocare gravi inconvenienti e desidererebbe adottare il suggerimento di lei di dissuadere la Porta dal mettere in esecuzione consiglio dell'Austria. Se non che

agli occhi di Salisbury è di maggior importanza il non fare avvedere la Porta che fra le quattro Potenze vi è scissione od almeno diversità di consiglio e per conseguenza egli si astenne e prega V. E. di astenersi da qualsiasi comunicazione a Costantinopoli o Vienna e ciò tanto più che fortunatamente la Porta non mostrò inclinazione a seguire i consigli dell'Austria e incidente può dirsi terminato.

(l) -Minuta autografa. (2) -Cfr. n. 39. (3) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma Il telegramma non è stato protocollato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 2244. Napoli, 29 settembre 1889, ore 9,35.

Mantengo precise mie precedenti istruzioni (1). Quando maresciallo Ahmed Eyub si restituisca a Gianina e non adempia nel tempo strettamente necessario al suo dovere personale verso r. console Prevesa, V. E. lascerà senz'altro Costantinopoli. Sono io solo giudice di ciò che esige dignità dell'Italia.

44

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. S.N. Napoli, 1° ottobre 1889, ore 19,55.

Giungono da Trieste notizie di arresti di sudditi italiani e di nuovi rigori contro giornali italiani di quella città. Sono ben !ungi dal volermi eriger giudice contegno Governo austro-ungarico nella sua interna amministrazione ma debbo constatare che quanto succede a Trieste influisce nel modo più sfavorevole sull'opinione in Italia, ed indebolisce singolarmente vincoli morali derivanti fra i due Paesi dalla Triplice Alleanza. Il contegno delle autorità austro-ungariche in Trieste ridesta memoria di atti che sarebbe interesse comune fossero dimenticati, e mi mette in condizione di dover sostenere nuova lotta contro l'opposizione radicale. Qualora così proseguissero le cose potrebbe venir giorno in cui la mia autorità e la mia forza non fossero bastanti. Voglia con prudenza narrare, con accortezza parlare in questo senso a codesto segretario di Stato, accennando confidenzialmente che un suggerimento di moderazione venuto da Berlino potrebbe avere a Vienna una benefica influenza (2).

(l) -Cfr. nn. 24 e 30. (2) -Per la risposta cfr. n. 49.
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CONVENZIONE ADDIZIONALE AL TRATTATO DI AMICIZIA E COMMERCIO DEL 2 MAGGIO 1889 FRA L'ITALIA E L'ETIOPIA (l)

Napoli, 1° ottobre 1889 (2).

In nome della Santissima Trinità.

Sua Maestà il Re d'Italia e Sua Maestà l'Imperatore di Etiopia, desiderando concludere una convenzione addizionale al Trattato di amicizia e commercio firmato nell'accampamento di Uccialli, il 2 maggio 1889 (25 miazia 1881 della data etiopica (3) hanno nominato a loro plenipotenziarii

Sua Maestà il Re d'Italia

il cavaliere Francesco Crispi, presidente del Consiglio dei ministri, e suo ministro segretario di Stato ad interim per gli affari esteri, e

Sua Maestà l'Imperatore di Etiopia

il degiasmacc Makonnen suo ambasciatore presso S. M. il Re d'Italia; quali muniti di pieni poteri, hanno stabilito quanto appresso.

Art. l.

Il re d'Italia riconosce re Menelik imperatore di Etiopia.

Art. 2.

Re Menelik riconosce la sovranità del re d'Italia nelle colonie che vanno sotto il nome di possedimenti italiani nel Mar Rosso.

Art. 3.

In virtù dei precedenti articoli sarà fatta una rettificazione dei due territorii, prendendo a base il possesso di fatto attuale, per mezzo dei delegati che a tenore dell'articolo III del trattato 2 maggio 1889 (25 miazia 1881) saranno nominati dal re d'Italia e dall'imperatore di Etiopia.

Art. 4.

L'imperatore d'Etiopia potrà far coniare pei suoi Stati una moneta speciale di un peso e di un valore da stabilirsi di comune accordo. Essa sarà

8 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXIII

coniata nelle zecche del re d'Italia ed avrà corso legale anche nei territori africani posseduti dall'Italia. Se il re d'Italia conierà una moneta pei suoi possedimenti africani, essa avrà corso legale in tutti i Regni dell'imperatore di Etiopia.

Art. 5.

Un prestito di quattro milioni di lire italiane dovendo essere contratto dall'imperatore di Etiopia con una banca italiana, mercé la garanzia del Governo d'Italia, resta stabilito che l'imperatore di Etiopia dà di sua parte al Governo italiano, come garanzia pel pagamento degli interessi e per la estinzione della somma capitale, gli introiti delle dogane di Harar.

Art. 6.

L'imperatore di Etiopia mancando alla regolarità del pagamento delle annualità da convenirsi con la banca che farà il prestito dà e concede al Governo italiano il diritto di assumere l'amministrazione delle dogane suddette.

Art. 7.

Metà della somma ossia due milioni di lire italiane sarà consegnata in moneta di argento; l'altra metà rimarrà depositata nelle casse dello Stato italiano per servire agli acquisti che l'imperatore di Etiopia intende di fare in Italia.

Art. 8.

Resta inteso che i diritti fissi di dogana dell'articolo V del sopracitato trattato fra l'Italia e l'Etiopia si applicheranno non solo alle carovane da o per Massaua, ma a tutte quelle che scenderanno o saliranno per qualunque strada dove regna l'imperatore di Etiopia.

Art. 9.

Così pure resta stabilito che il 3° comma dell'articolo XII del sopracitato trattato è abrogato e sostituito dal seguente: «Gli etiopi che commettessero un reato in territorio italiano saranno giudicati sempre dalle autorità italiane ».

Art. 10.

La presente convenzione è obbligatoria non solo per l'attuale imperatore di Etiopia ma anche pei suoi eredi e successori nella sovranità di tutto o di parte del territorio sul quale re Menelik ha dominio.

Art. 11.

La presente convenzione sarà ratificata e le ratifiche saranno scambiate il più presto possibile.

In fede di che il cavaliere Francesco Crispi in nome di Sua Maestà il Re d'Italia e il degiasmacc Makonnen in nome di Sua Maestà l'Imperatore di Etiopia hanno firmato e apposto il loro sigillo alla presente convenzione fatta in Napoli il l o ottobre 1889 ossia il 22 mascarram 1882 della data etiopica.

(l) -Ed. in Trattati e Convenzioni tra il Regno d'Italia e gli altri Stati, vol. 12, cit., pp. 127-129, in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 295-297, in F. CarsPI, La prima guerra d'Africa, Documenti e memorie a cura di T. Palamenghi-Crispi, Milano, Garzanti, 1939, pp. 161-163 e in LV 70, pp. 19-21. (2) -Cfr. la seguente nota apposta alla data dal curatore di L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit.: «Questa convenzione fu firmata una prima volta in Napoli il 1° ottobre 1889. A seguito degli accordi presi da Antonelli con Makonnen per modificare l'art. IX, nuovi esemplari, ma con data Immutata, furono firmati a Roma al rientro di Crispi da Palermo intorno al 20 ottobre ». (3) -Cfr. serie II, vol. XXII, nn. 317 e 601.
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L'INCARICATO D'AFFARI A BELGRADO, NOBILI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. CONFIDENZIALE 268/158. Belgrado, 1° ottobre 1889 (per. il 7).

Com'ebbi ad accennare con miei telegrammi del 14 e 16 agosto u.s. e col rapporto 228/131 26 agosto (1), il barone Thoemel, nuovo titolare della legazione austro-ungarica in questa capitale, arrivando qui al suo posto ebbe dal Governo e dalla Reggenza lieta accoglienza, e così mentre si faceva capire dalla stampa locale che difficile sarebbe stato per lui cancellare il passato del predecessore e più ardua cosa ancora superare la corrente austriaca (2) oggi in voga, invece fin dai primi giorni il nuovo ministro austriaco accennò leggermente con molto tatto ad un possibile riavvicinamento. Il suo predecessore appoggiato da re Milano manifestò sempre idee di prepotente dominio su questo Paese e volle sempre imporre una protezione non chiesta, ma solo tollerata a causa del sovrano regnante. Con la caduta di re Milano la politica filo-austriaca tu messa al bando e travolse pure il signor de Hengelmufler che fu appunto rimpiazzato dal generale Thoemel. Ora il nuovo ministro, pratico della lingua serba e dei paesi balcanici, ha potuto in breve farsi un giusto co.IJ.cetto della Serbia e anziché battere le orme del signor de Hengelmuller ha subito, con tatto finissimo, procurato di mettersi in buoni rapporti coi reggenti e col Governo. Avendo poi capito che la protezione russa è ormai qui considerata oggi una benefica necessità non ha posato in ostile atteggiamento ma cautamente ha cercato il mezzo più opportuno per non rendersi impopolare. Così la visita al metropolita Michele fu il primo suo passo ben marcato per inaugurare un modus vivendi tra il suo Governo e la Serbia. Il barone Thoemel naturalmente non dà a conoscere il suo programma, ma è certo che egli è venuto non solo per ristabilire buoni rapporti, ma per svolgere in seguito un piano di comuni accordi. Nella questione della regina il ministro austro-ungarico accennò sempre a proposte conciliative. «E' la madre del re, mi disse, e dopo tutto ella può aver bisogno, e richiederci di consiglio, gli avvenimenti possono cambiare la situazione presente, non c'è ragione di tenersi indietro quand'anche i ministri serbi domani in via privata renderanno quest'omaggio! ». Quale sia il programma che il ministro d'Austria sta ora inaugurando, non è facile conoscere nei dettagli; quello che oggi da tutti

si è constatato si è: che esiste una forte tendenza per parte del v1cmo Impero a riconciliarsi l'animo dei serbi, malgrado la corrente russofila. Il risultato finale dubito molto possa essere soddisfacente, perché all'Austria, la Serbia slava non farà buon viso che a patti di cessioni inconciliabili con l'interesse dell'Impero vicino e tutto al più gli sforzi del barone Thoemel potranno arrivare a far cessare l'antipatie per entrare in un periodo d'indifferente amicizia.

(l) -Non pubblicati nel vol. XXII della serie Il. (2) -Sic, ma deve leggera! «antiaustriaca » ovvero deve Intendersi corrente relativa al rapporti con l'Austria.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A COSTANTINOPOLI,

BLANC

T. SEGRETO 2292. Napoli, 2 ottobre 1889, ore 12.

Desiderando che il nostro dissidio con la Porta a proposito dell'incidente di Prevesa abbia soddisfacente soluzione e che l'Italia ne esca dignitosamente, il principe di Bismarck propone che il gran visir scriva al barone Blanc (a

V. E.) una nota nella quale riconoscerebbe il nostro buon diritto e la legittimità del nostro r~clamo, quindi il dovere di Ahmed Eyub di restituire la visita al nostro console. Adducendo quindi la distanza di quattro giorni che intercede fra Gianina e Prevesa e le condizioni attuali della provincia che rendono più disagevole il viaggio il gran visir pregherebbe che il maresciallo sia dispensato dall'adempimento della visita. Dichiarerebbe inoltre che non andando a Prevesa nello scopo accennato Ahmed Eyud non ha punto avuto intenzione di recare offesa alcuna al Governo italiano professando tanto egli quanto la Porta i più amichevoli sentimenti verso il nostro Paese e verso il nostro console a Prevesa tutta la deferenza dovuta ad un r. agente. Il barone Blanc (V. E.) prenderebbe atto di questa nota e delle proteste in essa contenute dichiarando l'incidente chiuso. L'iniziativa di proporre questa procedura sarebbe presa da Radowitz presso la Porta. Per desiderio di conciliazione ho accettato (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 2293. Napoli, 3 ottobre 1889, ore 11,30.

La nomina del maresciallo Ahmed Eyub a Kosovo (2) chiude l'incidente di Prevesa in modo che reputo soddisfacente.

(l) -Launay rispose con T. riservato 2861 del 3 ottobre, non pubblicato, di aver comunicato alla Cancelleria imperiale l'accettazione di Crispi, ma che probabilmente Ahmed Eyub e,vrebbc ricevuto un'altra destinazione e quindi non era più il caso di dar corso ai buoni uffici della Germania. (2) -La notizia era stata comunicata da Blanc con 'I', 2850 del 2 ottobre, non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI (l)

T. RISERVATO S.N. Berlino, 3 ottobre 1889.

Segretario di Stato scrisse ieri al principe Reuss di parlare al conte Kalnoky nel senso del telegramma di V.E. del 1° ottobre (2) riguardo al contegno delle autorità austro-ungariche a Trieste. Non occorre notare che condizione essenziale di riuscita di tali entrature sia di osservare segreto assoluto sull'istruzione trasmessa dal Governo imperiale al suo rappresentante a Vienna.

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IL CAPO DI GABINETTO, PISANI DOSSI, AL SEGRETARIO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, MAYOR, A NAPOLI

T. S.N. Roma, 5 ottobre 1889, ore 10,45.

Segretario ambasciata britannica venne chiedere contenuto trattato con Etiopia. Risposi in termini vaghi. Insistendo egli dissi che il solo ministro poteva fornirgli più esatte e particolareggiate informazioni. Converrebbe forse affrettare comunicazione Potenze articolo che attribuisce Italia amministra..:ione affari esteri Etiopia (3).

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 2904. Therapia, 6 ottobre 1889, ore 13,30 (per. ore 13,50).

Questione bulgara. Ricevuto ieri dispaccio del 26 settembre ( 4). Ho tenuto ai colleghi amici linguaggio conforme. Ambasciata austro-ungarica è indubbiamente impegnata a favore del riconoscimento della Bulgaria unita. Radowitz si esprime evasivamente desiderando solo che si eviti ogni questione sino alla visita dell'imperatore di Germania, annunziata ufficialmente per il due novembre. Il mio collega d'Inghilterra con cui sarebbe più natu

rale, in tale circostanza, essere d'accordo per una condotta identica mi confida non ritenersi punto autorizzato ad appoggiare le pratiche ordinatemi da

V. E., né spettare a lui provocare tale autorizzazione. I miei tre colleghi poi sono pm che mai unanimi nel ritenere che il da farsi non può essere concertato fra essi e me, bensì tra i nostri Governi. Del resto è bene che ognuno di noi deve eseguire le proprie istruzioni anche quando apparentemente divergenti, tali divergenze potendo, come già avvenne specialmente nella questione bulgara, essere calcolate ad un comune scopo di pace. D'altro canto non sapendo io quale scambio d'informazioni e d'intelligenze abbia avuto luogo tra V. E. ed i Gabinetti di Vienna e di Londra, i quali, come risulta dal contenuto dei miei due rapporti dei 2G settembre e 5 ottobre O), si sono occupati segretamente della questione bulgara senza che né io, né Radowitz ne fossimo messi a parte, non potrei formarmi la convinzione illuminata che V. E. mi autorizza ad esprimerle. Intanto le istruzioni di V. E. ispirate da un alto sentimento di responsabilità governativa per il mantenimento della pace, essendo precise ed incondizionate, non mi stancherò dal consigliare alla Porta di astenersi da ogni innovazione nelle condizioni della Bulgaria.

(l) Ed. in CarsPr, Questioni internazionali, cit., p. 115.

(2) -Cfr. n. 44. (3) -Cfr. n. 62. (4) -Cfr. n. 34, nota 2.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO S. N. Napoli, 7 ottobre 1889, ore 20,20.

Abbiamo oggi da Costantinopoli (2) che l'Austria-Ungheria si è impegnata ad agire colà a favore del riconoscimento della Bulgaria unita. In precedenti telegrammi (3) ho fatto conoscere mia opinione su siffatto argomento. Credo anche oggi che ogni pratica in proposito sarebbe inopportuna. Nulladimeno, siccome i vincoli che uniscono Italia, Austria-Ungheria ed Inghilterra sono tali che tutto ciò che avviene colà ci chiamerebbe all'adempimento di dcveri comuni, così credo necessario un accordo fra i Gabinetti di Roma, Londra e Vienna. Da recente rapporto di codesta ambasciata sugli affari bulgari (4) sembrava risultare che il conte Kalnoky si fosse avveduto di non dovere insistere a tal uopo presso la Porta ottomana. Le ultime notizie da Costantinopoli lasciando ora supporre persistente il primo concetto, crederei necessario conoscere ultime intenzioni del Governo austro-ungarico nella speranza di trovar modo di non mettere la nostra condotta attuale in contraddizione coi nostri precedenti impegni (5).

(l) -Non pubblicati. (2) -Cfr. n. 51. (3) -Cfr. n. 34. (4) -Cfr. n. 27. (5) -Analogo telegramma venne Inviato In pari data all'ambasciata a Londra. Per le risposte cfr. nn. 57 e 59.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 2914. Costantinopoli, 8 ottobre 1889, ore 8,30 (per. ore 10,30).

Ho avuto occasione di esprimere ieri al mutessarif, oggi al gran visir, il consiglio di astenersi da ogni atto che possa ridestare la questione bulgara, svolgendo i concetti che precedono tale conclusione nel dispaccio di V. E. del 26 settembre Cl). Il gran visir disse essersi dovuto contemplare il da farsi per consolidare lo statu quo bulgaro a scanso di una dichiarazione di indipendenza; ma essendogli risultato che le disposizioni non solo della Russia ma di altre Potenze non erano favorevoli, il Governo imperiale senza prendere impegno circa le sue future determinazioni che dipenderannc dall'andamento delle cose in Bulgaria, ha deposto per ora tale pensiero e spera che almeno per un certo tempo si potrà lasciare intatto l'attuale provvisorio. La mia impressione è che il Governo ottomano ed il sultano stesso non sono dispiacenti di essere appoggiati in un contegno di astensione (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (3)

T. S.N. Napoli, 8 ottobre 1889 (4).

Credo necessario ritornare sull'argomento di cui si occupa il mio telegramma d'ieri (5). La Porta favorita, a quanto pare, ed inspirata dall'Austria-Ungheria vorrebbe legalizzare la costituzione attuale della Bulgaria, col riconoscimento del principe Ferdinando. La quistione è della massima gravità e non si può !asciarla avventurare senza un maturo esame. Giusta l'art. 3 del Trattato di Berlino la nomina del principe di Bulgaria deve essere seguita dall'assentimento delle Potenze. Non so se quest'assentimento possa attenersi. E' certo però che la Russia, per bocca di Nelidov, si è manifestata contraria. Nella seduta del Congresso di Berlino del 22 giugno a proposta di Salisbury, fu sollevato il dubbio se fosse necessaria l'unanimità delle Potenze o se bastasse la maggioranza a costituire il legale riconoscimento del principe. Salisbury voleva sciolto il dubbio sin d'al

lora ed aveva proposto un emendamento che non fu neanche votato. Se l'Austria e la Porta insistono la quistione sorge inevitabile. E delle due l'una: o le Potenze devono cedere alla Russia dissenziente o devono imporre alla medesima la loro volontà. Nel primo caso è offesa la dignità della maggioranza delle Potenze, nel secondo avremmo un dissidio che risolvere non sarebbe facile. Temo che in questo secondo caso potremmo avere il principio di una lotta che, in qualunque modo, bisogna evitare, pertanto nel mio precedente telegramma dissi la proposta dell'Austria-Ungheria inopportuna. La incarico ora di tenere speciale discorso a Salisbury per sapere se egli sia del mio avviso e quale sarà il comportamento che egli crede tenere. Soggiungagli confidenzialmente che, a mio avviso, il contegno dell'Austria-Ungheria in questa circostanza è incomprensibile. Essa avrebbe dovuto, per lo meno, intendersi coll'Italia e coll'Inghilterra prima di muovere un passo di tal gravità (l) .

(l) -Cfr. n. 34, nota 2. (2) -Il telegramma giunse con parecchi gruppi errati; ne fu inviata ripetizione con T. 2937 del 10 ottobre. (3) -Analogo telegramma venne inviato in pari data all'ambasciata a Berlino, con l'omissione del periodo finale. (4) -Il telegramma è privo di ora di partenza; si inserisce qui perché il telegramma di cui alla nota 3 fu trasmesso alle ore 11,20. (5) -Cfr. n. 52, nota 5.
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L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO S. N. Vienna, 8 ottobre 1889, ore 19 (per. ore 21,20).

Ho parlato oggi col conte Kalnoky nel senso del telegramma di V. E. d'ieri sera (2). Egli mi ha pregato di ringraziare V. E. per la comunicazione da me fattagli e di dichiararle che esso non aveva fatta alcuna proposta né presa iniziativa veruna circa la questione del riconoscimento della Bulgaria; egli erasi limitato a rappresentare al Governo ottomano la situazione in cui si trovava il Principato ed i pericoli che dalla medesima, ove si prolungasse, potrebbero risultare per la tranquillità pubblica. Egli quindi non aveva affatto messa sul tappeto la questione bulgara né voleva certo farla risorgere; questa era stata, come era tuttora, la sua intenzione. Anzi il conte Kalnoky aggiunse che divideva completamente l'avviso dell'E. V. circa l'inopportunità di qualsiasi passo diretto a tale scopo. Il ministro imperiale e reale mi ripetè che la Porta era stata indotta a preparare la nota circolare non già dalle preoccupazioni da esso manifestatele ma bensì dalle velleità della Bulgaria di proclamare la propria indipendenza e dagli armamenti che faceva. Il conte Kalnoky aggiunse che, lungi da spingere a far risorgere la questione bulgara, egli non aveva cessato dal dare alla Bulgaria consigli di prudenza che avevano prodotto il loro effetto. A tale proposito mi disse aver ricevuto da Sofia l'assicurazione che non si era colà intenzionati, per ora, a prendere alcuna precipitosa determinazione. Il ccnte Kalnoky concluse dicendomi che la questione era ora assopita e mi lesse a tale riguardo un rapporto dell'ambasciata austro-ungarica che confermava questa sua dichiarazione e da cui

risultava che la Porta, quantunque non si dissimulasse i pericoli della situazione in Bulgaria, non vedeva che vi fosse nulla da fare di fronte alla opposizione della Russia. Accennando all'accordo di cui V. E. parla il ministro imperiale e reale mi disse che non gli sembrava che ve ne fosse bisogno per ora; del resto lord Salisbury trovavasi in questo momento assente da Londra.

(l) -Per le risposte cfr. nn. 56, 57 e 65. (2) -Cfr. n. 52.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 2933. Londra, 9 ottobre 1889, ore 1,45 (per. ore 6,40).

Foreign Office mi assicura che Kalnoky non ha più fatto alcuna mossa circa Bulgaria. Fu nel settembre scorso che in un colloquio coll'ambasciatore di Turchia a Vienna Kalnoky fece notare opportunità che la Porta prendesse iniziativa per l'inevitabile riconoscimento principe Ferdinando. Lo stesso pensiero era venuto alla Porta che s'era messa a tale proposito in comunicazione con ambasciatore di Russia, ma, in seguito alla viva opposizione di quest'ultimo, credette dover soprassedere. Ma benché Kalnoky non abbia fatto altre insistenze, è certo che egli persiste nell'opinione essere utile regolare tosto la questione bulgara. Sottosegretario di Stato sospetta che Salisbury voglia esaminare se non conviene che Inghilterra prenda la faccenda nelle sue mani e presenti qualche proposta alle Potenze alleate. Ho quindi pregato oggi d'urgenza e confidenzialmente Salisbury di farmi sapere se egli ha effettivamente tale intenzione ma Sua Signoria viaggia nei dintorni di Nizza e non potrò aver risposta prima di sabato. Manderò domani a Salisbury sostanza telegramma di V. E. in data di questa sera (1), eccetto ultima parte. E' singolare che al F'oreign Office sia ora un solo sottosegretario di Stato assistente, e che Salisbury non abbia seco un solo segretario.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. SEGRETO 337 (2). Londra, 9 ottobre 1889.

Nel corso conversazione (3) sottosegretario di Stato mi tenne ragionamento in questo senso: la condizione anormale della Bulgaria non può prolungarsi inde

finitamente. La sola pressione delle Potenze ha impedito finora la Bulgaria di proclamare la legalità della sua costituzione e la sua unità; ma diversi indizi dimostrano che non può essere lontano il giorno in cui essa non ascolterà più le Potenze. Un movimento rivoluzionario della Bulgaria potrebbe esser creduto una sfida alla Russia e potrebbe dare un pretesto ad un tentativo di repressione da parte di quest'ultima. Se invece di ciò la Porta nell'esercizio dei suoi diritti riconosce il principe Ferdinando e se l'Inghilterra e le tre Potenze alleate danno a tale atto il loro assentimento quale potrà essere il danno quale il pericolo? Secondo ogni probabilità la Russia non riconoscerà il principe Ferdinando ma, ciò previsto ed ammesso, la condizione della Bulgaria sarà sempre assai più legale di quello che è al presente e le sue aspirazioni appagate. E la stessa Russia sarà meno irritata contro i bulgari se la loro costituzione è pacificamente riconosciuta dalla Porta di quanto se essi medesimi pretenderanno affermarla colla forza. Ciò dicendo il sottosegretario di Stato manifestò un'opinione personale, da amico ad amico, giacché né egli né io conosciamo il pensiero di Salisbury. Sua Signoria stessa mi ha sempre avvertito che nelle questioni gravi io devo far capo a lui solo. Però il sottosegretario di Stato conosce i documenti sui quali Salisbury forma le sue opinioni ed essendomi nota la prudenza e somma abilità del sottosegretario di Stato, ho dato molta importanza alla sua comunicazione.

(l) -Cfr. n. 54. (2) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato. (3) -Cfr. n. 56.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. SEGRETO 338 (1). Londra, 9 ottobre 1889.

Sottosegretario di Stato mi avverte che White telegrafa da Costantinopoli che Blanc si mostra disposto a fare uffici alla Porta sulla questione Bulgaria (2). Sottosegretario di Stato mi chiede di pregare vivamente l'E. V. di dare istruzioni a Blanc, senza informarlo del telegramma di White, di non fare alcuna mossa prima che abbia luogo scambio di opinioni fra V. E. e Salisbury. Un passo fatto in questo momento da Blanc non avrebbe altro risultato che mostrare alla Porta che le quattro Potenze non sono d'accordo. Ciò può avere conseguenze gravi. Salisbury telegrafa oggi da Nizza al vice-segretario di Stato che gli manderà una comunicazione per me. Corriere di Gabinetto proveniente da Nizza giungerà qui sabato prossimo (3).

(l) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato. (2) -Cfr. n. 53. (3) -Per la risposta cfr. n. 63.
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L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. CONFIDENZIALE S.N. Vienna, 9 ottobre 1889.

Da informazioni attinte a buona fonte, mi risulta che questo incaricato di affari di Russia nell'ultimo colloquio da esso avuto col conte Kalnoky, avrebbegli detto, accennando all'articolo del Fremden Blatt ed alla circolare della Porta circa quistione bulgara che, quantunque non fosse autorizzato a fargli alcuna dichiarazione in proposito, esso credeva però poter prendere su di sé la dichiarazione che il Governo russo non darebbe mai la sua adesione a dei passi diretti nel senso della circolare. A persona poi che l'interrogava circa l'atteggiamento del Governo russo di fronte ad un riconoscimento da parte delle Potenze del principe Ferdinando come principe di Bulgaria, l'incaricato d'affari russo avrebbe risposto che a suo avviso il Governo russo non avrebbe certo per ciò fatto la guerra essendo esso animato da sentimenti pacifici, ma che si sarebbe dichiarato sciolto da qualsiasi impegno che per lui risultasse dal Trattato di Berlino, e riacquistando la sua libertà d'azione, avrebbe agito a seconda dei propri interessi.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, (l) ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. CONFIDENZIALE 36013/201. Roma, 9 ottobre 1889.

Mi pregio di segnar ricevimento del suo rapporto n. 626/312, in data del 23 settembre u.s. (2), nel quale l'E. V. m'informa del sorgere costì di una nuova agenzia telegrafica sotto il nome di Agence cte Constantinople, giovevole alla politica che seguiamo in Oriente. Accogliendo di buon grado la proposta dell'E. V., la autorizzo a prender due abbonamenti alla detta agenzia. Desidero poi ch'ella trovi modo, parlando ai suoi colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria, come se ciò fosse un'idea sua, di esprimer la speranza che i loro rispettivi Governi diano in Italia un eguale appoggio all'agenzia Stefani alla quale non si sono finora abbonati. Raccomando poi vivissimamente alla E. V. di adoperarsi, colla dovuta prudenza, affinché la nuova agenzia nulla ometta che possa concernere i nostri interessi in Oriente.

(l) -Di questo e di alcuni altri dispacci pubblicati nel volume è stata rinvenuta la sola minuta priva di firma; si è indicato pertanto come mittente Crispi, ma in qualche caso l dispacci potrebbero essere stati firmati da Damiani. (2) -Non pubblicato.
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IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

L. PERSONALE. Bucarest, 10 ottobre 1889.

Prima di profittare del congedo accordatomi, ho avuto l'onore di essere ricevuto dal re che si è degnato trattenermi per ben due ore in intimissimo colloquio.

Sempre soddisfatto del suo Governo, mi ha egli confidato di essersi insinuato più che nol credesse nell'animo del signor Catargi, grazie pure agli stolti e vani tentativi del ministro di Russia pour tripoter negli affari interni della Rumania.

Or son poche settimane, in pieno Consiglio, Sua Maestà dopo d'avere ascoltato varie relazioni del presidente intorno alle mene russe (tutte fallite in questo Paese) colse il destro per opinare che la neutralità, proclamata in Parlamento dal suo Gabinetto, potrebbe riescire esiziale a' veri interessi del Reame, la cui situazione geografica non può permettergli l'inazione in caso di guerra tra Russia cd Austria; scoppiando le ostilità, le offerte dell'una o dell'altra somiglieranno piuttosto a minacce, e si sarà costretti a scegliere alla cieca. Doversi invece preparare le alleanze con ponderazione per sapere quello che si dà e quello che si riceve, ed evitare così d'essere la vittima dell'amico più forte, come avvenne del resto dopo l'ultima guerra russo-turca. Non ignorandosi da alcuno le mire e le ambizioni della Russia le cui conseguenze, se soddisfatte, non potrebbero che nuocere alla indipendenza degli Stati danubiani, essere forse saggio consiglio per la Romania di fare maggiore assegnamento sull'amicizia delle Potenze centrali dalle quali non ha nulla a temere e dove trova comunanza di civiltà e di istituzioni.

L'esegesi sovrana produsse l'effetto cui tendeva, giacché al domane il signor Lahovary, ripigliando il colloquio e mostrandosi proclive ad un accordo con la lega dei tre, chiedeva perfino quali sarebbero i vantaggi per la Rumania in caso di alleanza. «Je suis sùr, dicevami il re, qu'ils ont flairé quelque chose sur mon engagement avec les deux empereurs, rien quant à celui avec le roi Humbert; mais ils n'en sauront pas le premier mot, je veux les amener à ce qu'ils me proposent eux-mèmcs un traité d'alliance. Del resto, proseguiva Sua Maestà, nel mio recente viaggio nelle provincie orientali ho interrogato dieci prefetti, in gran parte a me devotissimi, e tutti mi han confermato quanto mi era stato già assicurato dal signor Catargi intorno alla rigorosa sorveglianza che si esercita verso i sudditi russi di qualsiasi condizione ».

Il sovrano ha ripetuto quanto precede al mio collega di Germania, tornato in questi giorni dal suo congedo.

Prima di accomiatarmi re Carlo mi espresse il suo vivissimo desiderio di recarsi in Italia con la regina per visitare i nostri reali: «je suis fier, aggiungeva, d'ètre l'allié du roi Humbert qui est le modèle des princes et, dès qu'une

occasion qui ne puisse pas donner lic-u à cles commentaires se présentera, je serai fort heureux d'aUer lui serrer la main ». M'incaricò fim>Jmente di felicitare di bel nuovo e con somma cordialità l'E. V. per lo scampato pericolo.

(l) Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crispi.

62

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, COSTANTINOPOLI, LONDRA, MADRID, PARIGI, PIETROBURGO E VIENNA E ALLE LEGAZIONI A BRUXELLES, COPENAGHEN, L'AJA, LISBONA, STOCCOLMA E WASHINGTON (l)

T. CIRCOLARE 2388. Roma, 11 ottobre 1889, ore 18.

Per l'articolo 17 del trattato perpetuo fra l'Italia e l'Etiopia firmato da

S. M. il Re Menelik il 2 maggio 1889 e ratificato da S. M. il Re d'Italia il 29 settembre ultimo scorso fu stabilito che «S. M. il Re dei Re di Etiopia consente di servirsi del Governo di S. M. il Re d'Itali.a per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre Potenze o Governi». Prego di notificare a codesto Governo la suddetta stipulazione a tenore dell'articolo 34 dell'atto generale della Conferenza di Berlino del 26 febbraio 1885 (2).

63

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETO S. N. Roma, 11 ottobre 1889, ore 18,15.

Ho già dato istruzioni al barone Blanc nel senso desiderato da sir William White (3) senza lasciare scorgere per suggerimento di chi. Credo nulla doversi tentare né dalle Potenze, né dalla Turchia, né tanto meno dalla Bulgaria che possa mutare lo status qua in Oriente. Blanc non aveva se non istruzione di esprimere in ogni occasione cotale mio convincimento alla Sublime Porta, dissuadendola da ogni passo inopportuno. Desidero d'altronde vivamente conoscere tutto il pensiero di lord Salisbury sull'argomento e sarò lieto di avere con lui un nuovo scambio d'idee. Attenderò dunque una comunicazione di Sua Signoria (4).

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 297-298, in CRISPI, La prima guerra d'A.frica, cit., p. 163 e, con varianti, in LV 70, p. 21. (2) -La risposta del Governo francese alla notifica è ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 301-302. (3) -Cfr. n. 58. (4) -Cfr. n. 68.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 2976. Berlino~ 12 ottobre 1889, ore 19,24 (per. ore 20,20).

Da notizie sicure controvisita imperatore di Russia a questa Corte, senza essere accompagnato da Giers, ha essenzialmente carattere di cortesia. Lo czar non avendo programma determinato e conservando attitudine passiva, è assai difficile intendersi con lui. Due anni sono il cancelliere s'intromise per dileguare certe nubi fra la Germania e la Russia e vi riuscì per un certo tempo; ma alcuni mesi dopo il ritorno dell'imperatore Alessandro a Pietroburgo le diffidenze ripresero il sopravvento e non furono sopite neppure quando nel luglio scorso anno l'imperatore Guglielmo ossequiò lo czar. Ora il principe di Bismarck si adopera a mettere in rilievo vivo desiderio della Germania di vivere in buone relazioni colla Russia, ed il carattere difensivo e pacifico della Triplice Alleanza. Questo linguaggio non mancherà di produrre buona impressione presso l'imperatore Alessandro; ma è da presumere che al suo ritorno in Russia le influenze contrarie cercheranno di distruggere quella impressione e di far rinascere le esitazioni, i sospetti nella mente dello czar e che si entrerà nuovamente nella fase dell'incertezza della situazione. Accoglienza ufficiale non lasciò nulla a desiderare; la popolazione osservò un contegno di riserva; rare ovazioni.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A PALERMO

T. 3016. Berlino, 13 ottobre 1889, ore 18,38 (l).

Oggi soltanto mi riuscì d'indagare il pensiero del segretario di Stato relativamente al telegramma di V. E. in data dell'8 (2). L'Austria-Ungheria, secondo le note qui giunte, non avrebbe fatto una proposta. L'iniziativa per regolare la costituzione della Bulgaria venne presa dal gran visir. Trattavasi di indirizzare alle Potenze una circolare per il riconoscimento del principe Ferdinando. Il sultano, cui tale progetto non aggradiva, rese avvertita l'ambasciata russa certo com'era della sua opposizione. Anche senza istruzioni da Pietroburgo Nelidov infatti si dichiarò assolutamente contrario, in modo che la cosa non ebbe seguito. Il rappresentante austro-ungarico a Londra disse a Salisbury che viste le indiscrezioni commesse a Costantinopoli, conveniva lasciare la questione in sospeso. Non vi ha dubbio che il Governo inglese divida lo stesso

parere. Il Gabinetto di Berlino non è stato interpellato e non fu d'altronde nel caso di manifestare le sue disposizioni. È inoltre da notarsi che dal lato formale l'unanimità delle Potenze è richiesta dal Trattato di Berlino per costituire il legale riconoscimento del principe già eletto della Bulgaria. Tale unanimità non potendo essere ottenuta nelle presenti circostanze, una proposta in quel senso sarebbe inopportuna. Il Governo imperiale è dunque sotto questo rapporto d'accordo con V. E. Il suo avviso non essendo stato domandato né da Costantinopoli, né da Vicnna, e le velleità del gran visir non avendo avuto seguito, non sembra al Gabinetto di Berlino che sia il caso d'impartire speciali istruzioni a Costantinopoli né di dare suggerimenti a Vienna.

(l) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (2) -Cfr. n. 54, nota 3.
66

IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI, AL CONTE ANTONELLI (l)

T. URGENTE S. N. Palermo, 14 ottobre 1889, ore 8,30.

Oggi sarà pubblicato notificato fatto Potenze articolo 17 trattato itala-etiopico. Confido che come da intesa ne avrai avvertito Makonnen (2).

67

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A PALERMO

T. S.N. Berlino, 15 ottobre 1889.

Segretario di Stato mi disse che impressione qui lasciata e riportata dall'imperatore di Russia può dirsi soddisfacente. Il cancelliere nei suoi colloqui si applicò non senza successo ad allontanare dall'animo dello czar le diffidenze manifestate riguardo alla Triplice Alleanza, come i sospetti di accordi speciali anche con l'Inghilterra e la Turchia a scopo di guerra contro la Russia. Risulta dalle migliorate relazioni una sosta almeno per i pericoli di guerra, il che è un bene. Ma nessuno può affermare se quella détente sarà durevole. Lo czar intanto invitò l'imperatore Guglielmo ad assistere alle manovre presso Pietroburga l'anno venturo (3).

n. -1358.
(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 298 e in GIGLIO, L'articolo 17 del Trattato di Uccialli, cit., p. 127. (2) -Antonelli rispose tramite Mayor che Makonnen non aveva nulla in contrario alla pubblicazione. Il telegramma è edito in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 298-299, !n GIGLIO, op. cit., p. 128 e, con molte modifiche e data 25 settembre, in LV 70, pp. 18-19. (3) -Il cancelliere Bismarck incaricò Solms di informare Crispi dell'incontro fra i due sovrani. Cfr. Die Grosse Politik der Europaischen Kabinette 1871-1914, vol. VI, Berlino, 1922,
68

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. SEGRETO 3024. Londra, 16 ottobre 1889, ore 17 (per. ore 23,30).

Per mezzo del Foreign Office Salisbury mi telegrafa ciò che segue: «Sono d'accordo con Crispi nelle sue opinioni circa la recente azione dell'Austria a Costantinopoli (l); ma non amo pruporgli alcun passo decisivo perché non comprendo finora quale è lo scopo delle due Potenze tedesche, e non desidero mettermi innanzi come l'opponente del riconoscimento della Bulgaria, a meno che ciò non sia assolutamente necessario». Il sottosegretario di Stato crede che la Bulgaria ha fatto intendere alla Porta che non pagherebbe il tributo se non a condizione d'essere riconosciuta. Salisbury giungerà in Inghilterra il 20, ma sarà al Foreign Office il 21 (2). Non si ha alcuna notizia al Foreign Office della sostanza della conversazione fra i due imperatori.

69

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BOTTARO COSTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

T. 3058. Pietroburgo, 19 ottobre 1889, ore 16,05 (per. ore 20,15).,

Sottosegretario di Stato per gli affari esteri, parlando ieri mattina coll'incaricato d'affari d'Austria-Ungheria del trattato itala-etiopico, gli ha detto: «Gli italiani fanno con l'Abissinia ciò che i francesi hanno fatto con la Tunisia». Barone Aehrenthal, alla cui amicizia debbo questa informazione confidenziale, ha riportato impressione che non è giUnta gradita al Gabinetto di Pietroburgo la notificazione d'un trattato che taglia corto alle velleità russe religiose od altre sull'Abissinia (4).

70

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3070. Parigi, 20 ottobre 1889, ore 13,35 (per. ore 13,55).

Ieri Spuller mi ha parlato spontaneamente colle massime lodi, dopo averne letto intero testo, dello splendido discorso di V. E. in Palermo, dettato da un vivo

patriottismo, riconoscendo che, unito con quello del giorno seguente, esso indica tendenze sinceramente pacifiche. Notò con compiacenza annunzio abolizione tariffe differenziali ed accennò delicatezza di V. E. che non volle subordinarla ad una simile misura per parte di questo Governo, sapendo quanto il Parlamento francese sia tenace nel suo protezionismo; tuttavia egli tratterà la questione con Tirard. Mi ha autorizzato partecipare queste sue dichiarazioni a V. E.

(l) -Cfr. n. 54. (2) -Catalani riferì circa il colloquio con Salisbury con il R. confidenziale 2539/1019 del 22 ottobre di cui si pubblica il seguente passo: <<l'incidente è terminato; e benchè non v'è dubbio che il principe di Bulgaria sarà un giorno riconosciuto, l'intento dell'Inghilterra e cleìl'Italia dovrebbe essere di ritardare quel giorno quanto più è possibile. Sua Signoria mi ripetè, due o tre volte, quest'ultima frase ». (3) -Ed. in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., p. 163. (4) -Per la risposta cfr. n. 78.
71

IL CONTE ANTONELLI AL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI (l)

L. CONFIDENZIALE. Roma, 20 ottobre 1889.

Comincia a fare il giro dei giornali la nota del Temps circa la comunicazione data alle Potenze firmatarie del Trattato di Berlino dell'art. 17 del Trattato itala-etiopico. I giornali parlano pubblicamente ed apertamente di protettorato italiano sull'Etiopia e non potrà mancare che questa notizia vada all'orecchio di re Menelik che potrebbe credere, o che fu da me ingannato, o che Makonnen lo abbia tradito. Per togliere queste cause di serio malcontento si dovrà spiegare a Menelik (2) che si pubblicò quell'articolo per avere maggiore influenza agli incarichi che il re ha dato più volte al Governo d'Italia sia quando si trattò della questione del lago Assai, sia per quella più recente di promuovere un accordo col Governo inglese per tenere in soggezione i dervisch (3). Per meglio avvalorare quest'ultima affermazione, credo sarebbe opportuno mandare al Governo inglese la lettera di Menelik per S.M. la Regina e promuovere una risposta qualunque essa sia da detto Governo per presentarla a Menelik.

72

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

R. 2526/1014. Londra, 21 ottobre 1889 (per. il 25).

In conformità delle istruzioni dell'E. V. (5), notificai il 12 corrente al Governo della regina che coll'articolo 17 del trattato fra l'Italia e l'Etiopia era stato stipulato che il re d'Etiopia dovesse servirsi del Governo italiano per tutte le trattazioni d'affari che avesse con altre Potenze o Governi.

9 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

Ho ricevuto in risposta la lettera che ho l'onore di trasmettere qui unita all'E. V. (1), con cui il Foreitjn Office, prima di rispondere formalmente alla notificazione, chiede copia del trattato fra l'Italia e l'Etiopia.

Col mio rapporto del 2 agosto scorso n. 1819/743 (2) partecipai all'E. V. che io avevo comunicato il suddetto trattato a lord Salisbury, ma non già come primo ministro d'Inghilterra bensi personalmente come lord Salisbury.

Né il Governo della regina, né il Foreign Office, né l'ambasciatore d'Inghilterra a Roma sono o saranno consapevoli di tale fatto. Dal quale, come ho avuto campo di accorgermi, sono derivati buoni risultati, giacché era a mia notizia che il Foreign Office, sin dalla partenza della missione scioana per Roma, era desideroso che non si alterasse la presente condizione dei rapporti politici e soprattutto dei rapporti commerciali fra l'Inghilterra e l'Etiopia, ed avrebbe, senza dubbìo, tentato di indagare l'indole del negoziato coll'Italia e di frapporvi qualche ostacolo se (come io aveva previsto) lord Salisbury non l'avesse impedito.

L'E. V. giudicherà quindi se ella debba o no autorizzarmi a comunicare il detto trattato al Foreign Office sotto condizione di non darne notizia ad altro Governo.

Io inclinerei ad un tale partito, essendo utile all'Italia di mostrare la maggior fiducia nel Governo inglese. Ma anche nel caso in cui l'E. V. credesse dover rifiutare la comunicazione del trattato, non vi è da temere che lord Salisbury voglia valersi delle informazioni da me dategli privatamente (3).

(l) -Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, c!t., pp. 299-300 e !n GIGLIO, L'articolo 17 del Trattato di Uccialli, c!t., p. 130. (2) -Cfr. n. 75. (3) -Cfr. serle II, vol. XXII, n. 718. (4) -Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, vol. VII, cit., pp. 302-303 e !n GIGLIO, L'articolo 17 del Trattato di Ucciillli, cit., pp. 132-133. (5) -Cfr. n. 62.
73

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 2522. Cassino, 22 ottobre 1889, ore 18.

Sono lieto delle parole dettele dal signor Spuller e che egli la autorizzò a comunicarmi (4), lieto che egli abbia compreso le nostre intenzioni pacifiche ed apprezzato l'impegno disinteressato da noi preso di abolire le tariffe differenziali verso la Francia. Noi siamo pronti a prendere altri provvedimenti, qualora, da parte sua, il Governo francese manifestasse praticamente la possibilità di un accordo. Non ci nascondiamo però che nella incertezza delle tendenze del nuovo Parlamento, e nelle condizioni in cui la stampa, in Francia, mantiene l'opinione pubblica a nostro riguardo, non abbiamo grandi speranze che il Go

verna della Repubblica possa trovare un moJo di intendersi con noi. La autorizzo a valersi di quanto precede nella prossima sua conversazione col signor Spuller (l).

(l) -Non pubblicata. (2) -Non pubblicato nel vol. XXII della serie II. (3) -Per la risposta cfr. n. 77. (4) -Cfr. n. 70.
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L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3100. Vienna, 22 ottobre 1889, ore 19,30 (per. ore 21,2()).

Kalnoky si è dimostrato meco soddisfatto dei risultati prodotti dalla visita dell'imperatore Alessandro di Russia a Berlino e mi ha detto che essa aveva avuto il buon effetto di dissipare colà quell'asprezza che aveva cagionato il ritardo da lui frapposto sempre nel restituire la visita all'imperatore Guglielmo. Kalnoky mi ha detto inoltre che, in seguito a ciù, le relazioni personali dei due imperatori erano divenute migliori e negli ultimi momenti cordiali e che lo czar aveva dichiarato in questa occasione di prestar fede intera alle assicurazioni pacifiche dategli a Berlino. S. E. però ha aggiunto che questa visita non aveva cambiato nulla alla situazione politica ma che era già qualche cosa se essa aveva potuto dissipare malumore e far guadagnare tempo.

76

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI (2)

T. s. N. Roma, 23 ottobre 1889, ore 18.

Comunichi Ragazzi seguente telegramma: «Avendo Menelik incaricato Governo italiano procedere accordi con Governo inglese onde combinare accordo contro darwisch che minacciano quiete Impero etiopico, per meglio dar valore alla lettera di Menelik diretta regina Vittoria, fu pubblicato notificato alle Potenze articolo 17 trattato itala etiopico dove è detto che imperatore Etiopia consente servirsi Governo italiano per comunicare con Potenze europee. Questa pubblicazione fece dire ai giornali trattarsi di protettorato. Se questa notizia giungesse presso Menelik smentisca e dia schiarimenti ».

'16.

lL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, E A VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO 2525. Roma, 23 ottobre 1889, ore 18,30.

Voglia con mezzi indiretti di persuasione indurre codesto Governo a prendere sollecitamente atto della dichiarazione dai noi fatta 1'11 ottobre corrente (1), circa la rappresentanza dell'Etiopia nei suoi rapporti internazionali (2).

(l) -Cfr. n. 79. (2) -Ed. in L'Italia tn A/rtca, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, clt., p.301 e in GIGLIO, L'articolo 17 del Trattato di Uccialli, clt.. p. 131.
77

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO S.N. Roma, 24 ottobre 1889, ore 4,30.

Tra qualche giorno le manderò un sunto esatto del trattato itala-etiopico perché ella possa portarlo confidenzialmente a conoscenza di lord Salisbury (3). La prevengo che sono disposto a negoziare per far concedere agli inglesi i privilegi in materia commerciale assicurati in Etiopia all'Italia. Ella comprende abbastanza l'importanza di questo proposito perchè lo possa far convenientemente apprezzare dal nobile lord, il quale sono certo si persuaderà facilmente come la nostra politica in Africa intenda svolgersi d'accordo colla britannica (4).

78

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BOTTARO COSTA

T. RISERVATO S. N. Roma, 24 ottobre 1889, ore 11,35.

Qualora avesse occasione di discorrerne con codesto ministro degli affari esteri, ella può dire che la Russia dovrebbe far buon viso alla nuova posizione

che abbiamo acquistato in Etiopia, anche perché è nel carattere del Governo italiano di non immischiarsi in cose religiose e di lasciare ogni maggiore libertà di svolgimento a tutte le credenze, compresa l'ortodossa.

(l) -Cfr. n. 62. (2) -Per le risposte da Berlino e Londra cfr. nn. 81 e 87. Avarna comunicò da Vienna con T. 3142 del 26 ottobre, non pubblicato. di aver ricevuto una nota verbale, in data 23 ottobre, con cui l! ministro degl! esteri austriaco prendeva atto della dichiarazione. (3) -Cfr. n. 72. Catalani aveva comunicato la richiesta Inglese d! copia del trattato fra l'Italla e l'Etiopia anche con T. 348 del 22 ottobre, non pubbllcato. (4) -Con T. 2554 del 25 ottobre Cr!spi comunicò a Catalani: «Autorizzo comunicazione riservata Forelgn Offlce del trattato italo-etlopico, con patto che non sarà comunicato a terzi... Faccia notare opportunamente che la Francia ha preso atto della nostra dichiarazione senza riserva e senza domandare di conoscere 11 testo o la sostanza del trattato ».
79

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. 3117. Parigi, 24 ottobre 1889, ore 15,25 (per. ore 18,20).

* In seguito al telegramma di V. E. del 22 corrente (2) vidi ieri Spuller al quale rinnovai l'espressione da lui precedentemente con premura accolta delle intenzioni pacifiche da V. E. dimostrate, con l'impegno disinteressato da essa preso di abolire le tariffe differenziali. * Egli mi espresse calorosamente il suo desiderio di corrispondere alla iniziativa di V. E., non dissimulando però le difficoltà parlamentari. Affine di ottenere dichiarazioni più esplicite dal signor Spuller senza oltre impegnare V. E., gli dissi, sotto la mia personale responsabilità, che sarei felice di dar termine alla mia carriera anzitutto con il contribuire a ristabilire pacifiche relazioni commerciali tra Francia e Italia, al che Spuller rispose che si stimerebbe pure fortunato di esordire nella sua carriera diplomatica con il raggiungere ottimo intento al quale egli è disposto a mettere il massimo impegno. Mi invitò a conferire in proposito con il signor Tirard (3).

80

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3134. Londra, 25 ottobre 1889, ore 19,55 (4).

Sono prevenuto che il Foreign Office mi chiederà probabilmente se il Governo del re ha obiezioni alla nomina di un vice-console britannico a Massaua. Si tratterebbe di un ufficiale consolare al quale si desidererebbe dare una promozione senza allontanarlo dal Cairo e la nomina sarebbe in partibus. Fra le altre considerazioni non sembrerebbe opportuno che un vice-console a Massaua debba dipendere dalla agenzia inglese al Cairo. Prego V. E. di volermi mettere in grado di dare una risposta se la domanda fosse fatta (5).

(-5) Per la risposta cfr. n. 83.
(l) -Ed., con l'omissione ·del passo fra asterischi, in F. CRISPI, Politica estera, Memorte e documentt raccolti e ordtnatt da T. Palamenght-Crtspt, Milano, Treves, 1912, pp. 345-346. (2) -Cfr. n. 73. (3) -Cfr. n. 82. (4) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo.
81

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3133. Berlino, 25 ottobre 1889, ore 21,33 (per. ore 23,30).

Con nota in data d'oggi questo Ministero degli affari esteri dà ricevuta e prende atto della comunicazione da me fatta il 12 ottobre circa rappresentanza dell'Etiopia nei suoi rapporti internazionali (l).

82

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

R. RISERVATO 1869/824 . Parigi, 25 ottobre 1889 (per. il 27).

. In seguito alla conversazione che mercoledì ultimo ebbi col signor Spuller e della quale io resi conto all'E. V. col mio telegramma di ieri (3), mi recai presso il signor Tirard, che aveva avuto tempo di leggere e meditare il discorso di V. E.

Egli dimostrò di apprezzarlo grandemente e ne riconobbe il senso pacifico e conciliativo; tuttavia egli non ammette intieramente che il contegno stesso della Francia abbia causato, per parte nostra, la denunzia del trattato di commercio, che fu ed è tuttora pretesto di tante recriminazioni contro di noi.

Nell'annunzio fatto da V. E. di avere la intenzione di proporre al Parlamento l'abolizione dei diritti differenziali rispetto alla Francia, senza chiedere la reciprocità per parte di essa, il signor Tirard si compiacque di riconoscere un atto conciliativo tale da calmare le asprezze tuttora esistenti nei rapporti commerciali dei nostri due Paesi. Ma quando io gli chiesi se egli avrebbe seguito nella via conciliativa apertagli dall'E. V., egli mi rispose che, prima di addivenire all'abolizione per parte della Francia delle tariffe differenziali, sarebbe necessario di riformare alcuni articoli della nostra tariffa generale. che sono effettivamente proibitivi per il commercio francese. Al che gli feci osservare che la questione posta in quel modo era affatto diversa dall'altra, poiché egli ci suggeriva in fatti per le nostre tariffe delle modificazioni che giustificherebbero soltanto la stipulazione di un nuovo trattato di commercic, al quale la Francia stessa in questo momento ripugnava, mentre la dichiarazione di V. E. relativa all'abolizione dei diritti differenziali era un atto di conciliante cortesia, che non potrebbe essere ricambiato che con un atto consimile per ben dimostrare che i nostri due Paesi, conservando tuttora la loro libertà commerciale, non Intendono continuare più oltre una guerra di tariffe che non giova a nessuno. Il signor Tirard tuttocllé si mostrasse desideroso di ristabilire più facili rapporti commerciali coll'Italia, non

nascose che temeva d'incontrare nella nuova Camera un ostacolo quasi insupe

rabile, poiché le ultime elezioni furono fatte sotto l'influenza del protezionismo

più assoluto, per cui è dubbio che, colla miglior volontà, egli possa compiere il

clesiderio espressomi con vivacità dal suo collega il signor Spuller, quello cioè

di ristabilire la pace commerciale.

Tuttavia l'ostilità contro l'Italia va scemando; il discorso di V. E. produsse

molto effetto sugli uomini più oculati. Benché la stampa che, in generale, agisce

sotto l'influenza della speculazione, tenti di mantenere un'irritazione che serve

di argomento alle sue polemiche, non pertanto le idee pacifiche tendono a pren

dere'il sopravvento.

Il presidente della Repubblica, cui feci questa mattina la mia visita di

dovere, mi parlò in quel senso, ed espresse il pensiero che le Potenze europee

anziché profondere tesori per divorarsi tra loro, dovrebbero unirsi per resistere

all'avversario che dalla sponda occidentale dell'Atlantico sembra voler minac

ciare il commercio e l'industria europea (1).

(l) -C!r. n. 62. (2) -Ed. In CRISPI, Politica estera, clt., pp. 346-347 con l'errata indicazione di telegramma. (3) -Cfr. n. 79.
83

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 26 ottobre 1889.

Il R. Governo non ha obiezione alla nomina di un vice console britannico in Massaua (2). Esso però non potrebbe dipendere dalle autorità britanniche in Egitto e dovrebbe avere patente di console con giurisdizione indipendente.

84

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. CONFIDENZIALE 670/336. Therapia, 26 ottobre 1889 (per. il 31).

In conformità dell'autorizzazione accordatami col dispaccio ministeriale

n. 36013/201 confidenziale Gabinetto del 9 corrente (3), ho preso due abbonamenti a questa nuova agenzia telegrafica, che col nome di Agence de Constantinople ha già cominciato a funzionare sin dal lo corrente. Fo iscrivere la relativa spesa negli stati della contabilità passiva di questa r. ambasciata. Mentre l'uno degli abbonamenti servirà per questo r. uffico, l'altro sarà posto a disposizione di questo r. consolato generale.

Sarà mia cura di adoperarmi colla dovuta prudenza presso il direttore dell'agenzia, perché essa possa giovare anche ai nostri particolari interessi in Oriente.

In quanto alle possibilità di persuadere personalmente i miei colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria che i loro Governi dovrebbero dare eguale appoggio in Italia all'agenzia Stefani, mi risulta indirettamente che essi sarebbero informati, forse inesattamente, essere l'agenzia Stefani impegnata per vent'anni ancora verso l'agenzia Havas, della quale sarebbe considerata come una dipendenza, mentre l'Agence de Constantinople è stata fondata appunto per liberare la pubblicità telegrafica in Oriente da ogni dipendenza verso l'Havas. Ho ragioni di credere che al suddetto mio suggerimento risponderebbero che è materia da esaminarsi con maggiore competenza dalle rappresentanze dei due Imperi a Roma (1).

(l) -Annotazione a margine: «Farne copia e comunicarla ai Ministeri del tesoro, finanze ed agricoltura e commercio ». (2) -Cfr. n. 80. (3) -Cfr. n. 60.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 2574. Roma, 28 ottobre 1889, ore 11,30.

Il R. Governo non ha fatto caso delle deliberazioni dei congressi cattolici tenutisi in Francia. Lasciò piena libertà ai pellegrinaggi francesi. Debbo però informare V. E. che gli ultimi arrivati emisero parecchie volte le grida di «viva il papa re), il che secondo le nostre leggi costituirebbe un reato punibile dai tribunali. Il clero in Francia è sottoposto al Governo il quale ha il diritto di nomina e lo stipendio sul bilancio dello Stato; il Governo della Repubblica ha quindi autorità di poter ammonire il clero. Io non desidero che ella faccia un reclamo speciale per ciò, ma vedendo il signor Spuller, V. E. potrà come opinione sua richiamare l'attenzione del ministro francese su un fatto, il quale sarebbe diretto a turbare le relazioni fra i due Governi appunto in questo momento in cui sembrano ridiventare cordiali (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 2587. Roma, 29 ottobre 1889, ore 16.

Tutte le Potenze meno l'Inghilterra e la Russia hanno preso atto della dichiarazione nostra riguardo all'Etiopia. Gradirei che il ritardo del Gabinetto inglese non si prolungasse oltre (3).

(l) -Cfr. n. 88. (2) -Per la risposta cfr. n. 89. (3) -Per la risposta cfr. n. 87.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. 372 (2). Londra, 31 ottobre 1889, ore 5.

Salisbury mi ha detto che ritardo a prendere atto nostra dichiarazione rispetto Etiopia non è stato sua colpa ma della burocrazia. Sua Signoria firma questa sera nota a questa ambasciata che avrà data ventinove corrente. La citazione dell'articolo Atto Congo può dar argomento a due osservazioni: in primo luogo l'articolo suddetto parla di protettorato mentre le relazioni fra l'Italia e Etiopia non sono tali nella forma benché siano nella sostanza. In secondo luogo l'articolo di cui si tratta si occupa di territori in riva al mare e l'Etiopia è nell'interno. «Però queste obiezioni, ha soggiunto Sua Signoria, non mi impediscono di prendere atto notificazione ricevuta né di essere lieto della supremazia acquistata dall'Italia in Etiopia. Più volte le ho manifestato nel modo più esplicito l'animo mio in proposito. Voglio aggiungere che dopo l'occupazione di Massaua, per mezzo del senatore Pantaleoni, io consigliai il Governo italiano di aprirsi una strada nell'interno e di aver per meta il protettorato dell'Abissinia. Per quanto mi concerne mi preme soltanto che gli interessi commerciali britannici non siano pregiudicati e non già in vista della importanza di essi ma per evitarmi reclami del Parlamento ~. Ho risposto a Sua Signoria facendogli nota sostanza telegramma di V. E. in data ventiquattro corrente {3) che ella era disposto a negoziare per far concedere Inghilterra i privilegi commerciali assicurati all'Italia. Salisbury ben consapevole importanza della dichiarazione mi ha chiesto far gradire a V. E. i suoi più cordiali ringraziamenti. Conchiuse dicendo che in conseguenza di tale promessa autorizzerebbe il Fcreign Office a farmi conoscere in via privata e confidenziale quali siano i desideri Governo inglese m proposito (4).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 2605. Roma, 31 ottobre 1889, ore 12,15.

In relazione al suo rapporto 26 ottobre relativo agenzie telegrafiche (5) avverto che l'agenzia Stefani ha rotto ogni rapporto con l'agenzia Havas da cui

si separerà alla fine dell'anno ed è vincolata da speciali accordi, sovra base di uguaglianza, colle agenzie di Londra, Berlino, e Vienna. Informi di ciò suoi colleghi insistendo per appoggio alla Stefani.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 305-306. (2) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato. (3) -Cfr. n. 77. (4) -La comunicazione fu ripetuta da Catalani con R. 2622/1053 del 2 novembre, ed. in GIGLIO, L'articolo 17 del Trattato di Uccialli, cit., pp. 135-136. (5) -Cfr. n. 84.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3204. Parigi, 31 ottobre 1889, ore 16,25 (per. ore 19,15j.

Il signor Spuller cui riferii ieri i lamenti contenuti nel telegramma di V. E. del 28 corrente (l) trovò molto biasimevoli le grida faziose di << viva il papa re » proferite dai pellegrini francesi. Egli apprezzò la mitezza del R. Governo che si astenne da qualunque misura coercitiva verso i medesimi. Spuller mi promise di far sentire ai capi di tali pellegrinaggi il pericolo di simili manifestazioni e sogrriunsr che il cardinale L~mgénieux elle capitanava quest'ultimo non aveva partecipato al Governo della Repubblica il suo viaggio a Roma come era in dovere di fare.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 2629. Roma, 3 novembre 1889, ore 17,45.

In vista della missione clel generale Simmons può forse interessare lord Salisbury osservare e ricordare quanto segue. Nell'acquistare Malta nel 1815 la Corona d'Inghilterra acquistò tutti i diritti che vi avevano per concessione del pontefice romano a Rogero il normanno gli antichi re di Sicilia, diritti che furono riservati nel L530 da Carlo V quando dlede l'isola in feudo all'ordine gerosolimitano. Tra questi diritti vi sono quelli di costituire le diocesi e di nominare i vescovi. Qualora lord Salisbury volesse in proposito ampii ragguagli li forniremmo volentieri e quando il Simmons sia qui potrei, senza dar sospetto, mettere a sua disposizione una persona di mia fiducia pratica della materia. Tocchi l'argomento con la voluta delicatezza e faccia ben rilevare che non abbiamo interesse alcuno nella cosa e non siamo mossi che dal desiderio di far cosa grata ed utile alla Inghilterra (2).

(l) -Cfr. n. 85. (2) -Per la risposta cfr. n. 96.
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COLLOQUIO FRA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, E L'AMBASCIATORE D'AUSTRIA-UNGHERIA A ROMA, VON BRUCK (l)

APPUNTO. Roma, 3 novembre 1889.

Il barone de Bruck mi ha parlato di due note, che il Kalnoky ricevette, l'una da Costantinopoli e l'altra da Atene.

L'incaricato d'affari d'Austria a Costantinopoli riferisce le notizie date da Chakir sulla Candia. Falso che i turchi maltrattassero i cristiani, e che la tranquillità nell'isola non sia stata ristabilita.

Il c.onsole russo in Creta farebbe l'agitatore ed il console e quel d'Inghilterra

[sic] parimenti. L'uno e l'altro agirebbero contro la Turchia.

Da Atene si scrive che gli esuli candiotti e la stampa filellenica fomentano la pubblica opinione contro la Turchia. Il Dragumis ha pregato, che non facessero dimostrazioni, finché non fossero partiti i principi stranieri, andati in Atene pel matrimonio del principe Costantino.

Il Dragumis presidente del consiglio ed il Delyannis deputato della opposizione, ambedue sono d'accordo, che bisogna agire contro la Turchia. Delyannis lo vorrébbe subito, il Dragumis, a tempo opportuno.

Il Dragumis è convinto, che rivolgendosi a Creta, la Grecia sarebbe vinta; e però una spedizione nell'isola non lo tenterebbe. E' suo avviso di prendersi per orà Chio, Rodi e Mitilene.

Il Dragumis è risoluto ad attaccare la Turchia. La Grecia forse ne sarebbe inghiottita; ma è da vedersi se le Potenze europee vorrebbero far trionfare a danno dell'elemento ellenico i barbari slavi (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE 2633. Roma, 4 novembre 1889, ore .11.

Informazioni indirette che ci pervengono da Costantinopoli e da Atene (3) fanno credere che il Gabinetto ellenico si prepari ad un'azione ostile alla Turchia. Trikupis e Delyannis sarebbero d'accordo. Il primo pronuncerebbe al riaprirsi della sessione un discorso contro la Turchia. Quanto alle ostilità anziché contro Creta sarebbero dirette contro Chio, Rodi e Mitilene. Il Gabinetto ellenico è tanto

più risoluto ad agire in quanto che non crede che l'Europa lasci trionfare l'elemento slavo a danno dell'ellenico. Faccia conoscere queste nostre confidenziali informazioni al Foreign Office, chiedendo se concordino colle sue ed esprimendo fiducia che i due Governi dinanzi agli avvenimenti che sembrano prepararsi possano procedere in pieno accordo ( 1).

(l) -Da ACS, Carte Crispi, autografo. (2) -Cfr. n. 92. (3) -Cfr. n. 91.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI DI GRAN BRETAGNA A ROMA, DERING

D. 38575/542. Roma. 4 novembre 1889.

Do risposta alle due sue note del 6 e del 26 ultimo scorso agosto (2), relative al traffico delle armi e munizioni da guerra nell'Africa orientale.

Negli intendimenti del Governo inglese, come in quelli del Governo italiano, lo scopo della convenzione proposta non sembra potere essere oramai se non quello di privare i rivoltosi sudanesi dei mezzi di prolungare una lotta che intralcia ogni commercio in una vasta e fertile regione di Africa e minaccia di ripiombarla per lunghi anni nello stato di barbarie. Qualunque maggiore estensione si volesse dare a tale accordo ci parrebbe uscire dalla cerchia degli scopi pratici che il Governo britannico, non meno dell'italiano, si prefigge. Egli è perciò che il Governo del re ha visto, dapprima, con qualche meraviglia, che si voleva comprendere nell'accordo, che doveva regolare semplicemente il commercio delle armi, una stipulazione di ordine diverso riguardante l'Harar, e che, in seguito, si sia messo innanzi il progetto di estendere il divieto delle importazioni di armi e munizioni al Sultanato di Oppia. Il R. Governo comprende, poi, tanto meno quest'ultima domanda, in quanto fatta dalla Francia, la quale non ha interessi di sorta su quella parte della costa d'Africa. Si aggiunga ancora che il R. Governo non potrebbe oggimai, dopo i nuovi rapporti annodati con l'Etiopia e l'ordine di cose stabilito con trattato regolare che risale al principio dello scorso maggio, contrarre con terzi, riguardo all'Etiopia stessa ed ai paesi dipendenti, alcun impegno che menomasse il diritto ed il dovere che ha di provvedere, sia all'armamento delle proprie guarnigioni sull'altipiano, sia alla sicurezza interna ed esterna dell'Etiopia stessa, Potenza alleata dell'Italia, e delle cui relazioni esteriori l'Italia ha la cura e la responsabilità.

Se dunque la proposta convenzione deve aver di mira uno scopo veramente utile, qual'è quello di impedire che i dervisci siano riforniti di armi e munizioni, il Governo del re volentieri vi apporrà la sua firma, purché non si faccia, a favore del piombo e dello zolfo, una riserva che esso non intenderebbe, codeste materie servendo direttamente ed immediatamente a scopi

di guerra. Quanto all'Harar non ravvisiamo lo scopo di patti speciali al riguardo di una regione che, al pari dei Wollo-Galla, appartiene per legittimo diritto di conquista e di occupazione ad un sovrano amico ed alleato dell'Italia. Il diritto dell'imperatore d'Etiopia sull'Harar non è contestabile né contestato. Ora una stipulazione di tal genere sembrerebbe infirmarlo, il che non può ammettersi, non essendovi chi possa vantare alcun diritto sulla regione stessa, o lascerebbe credere che esistono intendimenti aggressivi da parte degli stipulanti, intendimenti che non esistono certamente nel Governo italiano e che egli non può ammettere esistano nelle altre due Potenze.

(l) -Per la risposta cfr. n. 97. (2) -Non pubblicate nel vol. XXII della serie II.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. CONFIDENZIALE 382 (1). Londra, 5 novembre 1889, ore 3,44 (per. ore 8,20).

Salisbury mi ha detto che l'imperatore di Germania non farà il più piccolo tentativo per indurre il sultano a entrare nella Triplice Alleanza. Ciò sarebbe completamente contrario ai disegni di Bismarck. La politica di quest'ultimo è di apparire neutrale agli occhi della Russia nelle cose della Turchia pér potP.r negoziare neiJ.a questione bulgara e nelle altre questioni d'Oriente, mostrando inclinare, secondo il caso, ora da un lato ora dall'altro.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. S.N. Napoli, 5 novembre 1889, ore 22,35.

L'indugio con cui in Austria si procede contro Ullman ed altri imputati politici di Trieste è deplorevole. Domandammo non favore, ma pronto giudizio. Il ritardo potrebbe indicare che manchi fondamento all'accusa. Ad ogni modo la permanenza degli accusati in carcere è atto ingiusto ed irritante. Già intrattenni codesta ambasciata su tale argomento (2). Ora insisto. Il conte Kalnoky promise che il processo sarebbe terminato prima della fine di ottobre. Siamo in novembre, il nostro Parlamento sta per riunirsi, e non ci risulta che siasi incominciata la causa. Occorrerebbe che si comprendesse a Vienna come tale lentezza mantenga in Italia una agitazione politica che sarebbe dovere

comune prevenire, e, secondo i casi, impedire. Voglia parlare in proposito con tutta prudenza, e possibilmente col principe stesso, egli solo avendo autorità per dare consiglio favorevole alla nostra tesi (1).

(l) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato. (2) -Cfr. n. 44.
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IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A NAPOLI

T. s. N. Roma, 5 novembre 1889,

Da Londra: «Non saprei dire con quanta soddisfazione e gratitudine Salisbury ha accolto la informazione di V. E. (2) circa il diritto della Corona d'Inghilterra di costituire le diocesi e nominare i vescovi nell'isola di Malta. Sua Signoria era del tutto ignara della cosa, e la prega vivamente di dar tutti i ragguagli, indicazioni e documenti all'inviato inglese presso il papa. Salisbury telegrafa all'inviato di mettersi in relazione con V. E. in modo però che i giornali non ne abbiano contezza. Avendo io suggerito a Salisbury che il miglior modo per mantenere il segreto sarebbe che egli desse istruzioni a lord Dufferin di farsi intermediario fra V. E. e il generale Simmons, Sua Signoria rispose che egli avvertirebbe di ciò lord Dufferin, ma che lasciava unicamente a V. E. di giudicare se voleva servirsi di lord Dufferin o comunicare con il generale, per mezzo di persona di sua fiducia. Salisbury mi ha chiesto copia del telegramma di V. E. e non avrò difficoltà dargliene sostanza. Sua Signoria fu da me informata degli studi speciali fatti dall'E. V. sulle costituzioni antiche del Regno di Sicilia. Catalani». Prego V. E. darmi istruzioni e dirmi se debba fare tradurre in francese sua memoria su Malta.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. CONFIDENZIALE 389 (3). Londra, 6 novembre 1889, ore 6,07.

Le informazioni del Foreign Office non corrispondono con quelle ricevute da v. E. I discorsi bellicosi di Trikupis biasimanti taluni dei ministri non sarebbero che una astuzia per spaventarli ed indurre le Potenze a negoziare colla Turchia qualche altra cessione territoriale alla Grecia. Né sarebbe vero

che Trikupis sia d'accordo con Dcly<!nnis; ma coi suoi discorsi Trikupis desidera «togliere a Delyannis l'aura popolare dalle vele ». Quanto al discorso accennato dall'E. V. che Trikupis si proporrebbe pronunziare alla Camera e ben noto che Trikupis dopo la partenza di Bismarck da Atene ne lesse le bozze al ministro di Germania e che quel discorso non sarà certamente così violento come è utile a Trikupis far credere. Ad ogni buon fine il due corrente Salisbury e Bismarck diedero ordini ai loro ministri di far notare in modo severo alla Grecia il pericolo di una politica ostile alla Turchia. L'Austria non fece alcuna rimostranza. Tutto ciò è per V. E. soltanto e risulta dalla lettura che mi è stata fatta dei telegrammi giunti al Foreign Office. Ho spedito ciò nondimeno questa sera a Salisbury alla campagna la sostanza del telegramma di V. E. in data del 4 novembre (l). Aggiungo ad ogni buon fine che io ho ricevuto questa stessa sera contemporaneamente una lettera particolare di Salisbury il quale vuole vedermi domani sei corrente alle tre (2). Non credo che si tratti della Grecia, ma siccome Sua Signoria si ferma poche ore a Londra prego V. E. di volermi telegrafare se ella ha nuove informazioni sull'argomento.

(l) De Launay rispose con T. riservato del 7 novembre, ed. in CRISPI, Questioni internazionali, cit., p. 117 di cui si pubblica la frase seguente: «il sottosegretario di Stato non taceva quantoriuscirebbe malagevole di tornare con Kalnoky sopra argomento così delicato e che sta fuori della sua competenza ».

(2) -Cfr. n. 90. (3) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. CONFIDENZIALE 390 (3). Londra, 6 novembre 1889, ore 23,20 (per. ore 2,10 del 7).

Scopo domanda di Salisbury di vedermi oggi è stato di colmare una lacuna del nostro colloquio del 4 corrente ( 4). Sua Signoria mi ha detto che nei primi del corrente l'Inghilterra, la Germania ed anche l'Austria-Ungheria avevano fatto uffici con Trikupis per inculcargli consigli di moderazione e . di pru~ denza. Mi ha fatto notare che nel caso di una guerra fra la Grecia e la Turchia le quattro Potenze si troverebbero di fronte al seguente dilemma: se la Turchia fosse vittoriosa le Potenze dovrebbero intervenire per salvare la Grecia ciò che sarebbe commettere una ingiustizia contro la Porta provocata e costretta a difendersi; se la Turchia fosse vinta essa si getterebbe nelle braccia della Russia. Sua Signoria ha soggiunto che Trikupis sembra seguire i consigli delle Potenze, che al fondo de! cuore desidera gli sia forzata la mano e che sarebbe lieto anche di una minaccia di un altro blocco. La Russia si mostra contraria a qualsiasi tentativo avventuroso della Grecia, ma Salisbury finora ignora il pensiero della Francia e mi ha chiesto se V. E. ne avesse contezza. Avendo interrogato Salisbury se egli si proponeva fare qualche nuova pratica ad Atene mi dichiarò che nel presente stato di cose ciò non era necessario.

(l) -Cfr. n. 92. (2) -Cfr. n. 98. (3) -Numero dell'ambasciaèa a Lonùra; a Roma il telegramma non è stato protocollato.

(4) Cfl'. n. 94.

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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3282. Parigi, 7 novembre 1889, ore 15,35 (per. ore 18,35).

Al ricevimento ebdomadario di jeri mi lamentai al signor Spuller del nuovo corrispondente Havas Roma. Egli a sua volta si lamentò della Havas, che non ascolta le sue raccomandazioni. Feci osservare che quel foglio insieme a molti altri fogli francesi sembra avere assunto impegno inasprire i rapporti fra la Francia e l'Italia, mentre per parte nostra facciamo il possibile per migliorarli. Il signor Spuller non disconobbe eccessi stampa, giornali ufficiosi, e mostrò apprezzare nostro contegno. Il corrispondente dell'Havas mi fu detto essere certo Lavalette.

100

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETO S.N. Roma, 8 novembre 1889.

E' a mia notizia Khalifah aver chiamato a Kartum i principali capi dervisci, compresi Osman Digma ed Abu Ghergia. Informazioni da Massaua, provenienti da fonte degna di fede darebbero oggetto del convegno essere di stabilire un grande attacco contro Wadi-Halfa. Khalifah stesso inclinerebbe recarsi in persona contro gli inglesi. Comunichi ciò a Salisbury come prova nostra comunanza interessi, pregandolo non rivelare provenienza della notizia, giacché, se saputa, ci priverebbe di ulteriori informazioni da quella fonte che già ci rese altri servizii.

101

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETO S. N. Roma, 9 novembre 1889, ore 12.

Per evitare che su Kisimaio ed il territorio al nord i tedeschi ripetano a nostro danno il giuoco fatto agli inglesi al sud ravviserei necessaria una notificazione alle Potenze della concessione fattaci. Non trattandosi di occupa

zione propriamente detta né di protettorato, questa notificazione, pure ispirandosi al principio contenuto nell'art. 35 dell'atto generale di Berlino, dovrebbe essere concepita con formola speciale che vorrei combinata con la società inglese. Gradirei che ella vedesse subito Mackinnon e redigesse una formola tale da soddisfare tutti gli interessi salvando i nostri diritti contro ogni usurpazione. Telegrafi (l).

102

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. SEGRETO S.N. Berlino, 9 novembre 1889.

Non riuscì al conte di Bismarck nel suo soggiorno in Atene di rimuovere il Governo ellenico dai suoi propositi più o meno velati verso la Creta. Trikupis non si preoccupa gran fatto dell'attitudine delle Potenze quando gli si lascia intendere che la Grecia rimarrebbe isolata in caso di complicazioni. E' bensì vero che finora nessuna Potenza si dimostra disposta a ricorrere a misure repressive. Il Gabinetto di Berlino non prenderà iniziativa a tal riguardo.

103

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 398 (2). Londra, 9 novembre 1889.

Salisbury essendo in campagna gli ho trasmesso per mezzo del sottosegretario di Stato la notizia contenuta nel telegramma di V. E. d'oggi (3). Sottosegretario di Stato prega V. E. di gradire i suoi vivi ringraziamenti per quella comunicazione di enorme importanza pel Governo inglese. Manterrà segreto assoluto sull'origine della notizia.

v. -E. di ieri sera ho l"onore di proporre a V. E., dopo colloquio con Mackinnon, di autorizzarmi a sottoscrivere con quest'ultimo un atto di traslazione all'Italia dei territori concessi dal sultano di Zanzibar alla compagnia britannica. Una tale notificazione sarebbe tanto più urgenteche non solo 11 territorio dell'interno, ma quello frapposto tra una stazione e l'altra non appartiene al sultano e la Germania per fare dispetto agll inglesi potrebbe occuparlo da un giorno all'altro».

IO -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

(l) -Catalani rispose con T. segreto 399 del 10 novembre: «In risposta al telegramma di (2) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato. (3) -Cfr. n. 100.
104

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. 3320. Vienna, 10 novembre 1889, ore 17,50 (per. ore 19,50).

Kalnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo ritorno da Friedrichsruh. Egli mi ha detto che aveva trovato il principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti ed aggiunse che essi si trovano in perfetto accordo in tutte le questioni attualmente pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli sforzi delle Potenze alleate avessero potuto assicurare la pace per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla anche in seguito. Però Kalnoky aggiunse che Bismarck aveva riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che l'influenza russa vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perché si cercava di far risorgere la questione di Candia. Trikupis accennava ad agire e ad assumere un contegno ostile contro la Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di guerra. Kalnoky spera che egli verrà a migliori consigli. S. E. aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Trikupis dei consigli di moderazione e che i Governi di Germania e di Austria-Ungheria avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che v. E. farà altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia e alla Rumania, Kalnoky disse che le questioi1i che potrebbero per avventura sorgervi non sembrano tali da far temere per la pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere localizzate.

105

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETO S. N. Roma, 10 novembre 1889, ore 18,15.

L'autorizzo a firmare con Mackinnon atto traslativo stazioni e territori concessi dal sultano (2). Ravviso urgente notificazione alle Potenze sotto forma qualsiasi. Proponga formula che creda accetta a Iord Salisbury (3).

(l) -Ed. !n CarsPr, Questioni internazionali, c!t., pp. 227-228. (2) -Risponde al n. 101, nota 1. p. 67. (3) -Cfr. n. 108.
106

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3322. Vienna, 10 novembre 1889, ore 18,50 (per. ore 20,50).

Kalnoky mi disse che il principe Ferdinando era venuto a vederlo prima della sua partenza per Sofia e che egli aveva profittato dell'occasione per impegnarlo a rimanere tranquillo ed a non far nulla che potesse cambiare lo stato presente di cose in Bulgaria, rappresentandogli i pericoli che avrebbero potuto sorgere in caso contrario. Il principe Ferdinando avrebbe promesso a Kalnoky di seguire questo suo consiglio e che in questo senso si sarebbe adoperato al suo ritorno in Sofia. A questo riguardo Kalnoky mi disse che la situazione nel Principato non sembrava potesse indefinitamente durare tal quale era al presente, giacché i bulgari desideravano proclamarsi indipendenti, e che avrebbero colta la prima occasione propizia per dar seguito al loro progetto. Egli aggiunse che era sempre dell'avviso di V. E. per il mantenimento dello statu quo ma che non bisognava dissimularsi i pericoli che da esso potrebbero scaturire in un momento dato. Fu perciò che egli credette suo dovere di manifestare nel tempo le sue preoccupazioni alla Porta; ma che altro non aveva fatto né intendeva fare.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 3393. Berlino, 12 novembre 1889, ore 18,16 (per. ore 19).

Un recente articolo del Fremden Blatt di Vienna contiene periodo seguente: «E' da ammettersi che i due uomini di Stato hanno stabilito punti importanti che possono raffermare le speranze dei popoli per un pacifico sviluppo delle loro sorti ~-Principe di Bismarck mi fa dire confidenzialmente per mezzo del sottosegretario di Stato che quella frase manca di chiarezza. Nulla venne fissato nel convegno. I due ministri scambiarono le loro idee, le loro speranze per il mantenimento della pace e parlarono del miglior modo per conservare perfetta intesa nella Triplice Alleanza. Non furono presi accordi speciali. Il miglior modo cui allude sarebbe senza dubbio, siccome risulta dai miei telegrammi e rapporti di questi ultimi giorni, quello di non toccare alla questione di Bulgaria o ad altre questioni in sospeso finché non se ne imponga la necessità.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 404 (1). Londra, 14 novembre 1889.

Salisbury non crede che la Germania abbia intenzione d'occupare il territorio che giace fra i porti conceduti dal sultano alla compagnia britannica. Cionondimeno in seguito al protettorato recentemente dichiarato dalla Germania fra Vitu e Kisimaio Sua Signoria consiglia all'E. V. di notificare alle Potenze l'acquisto fatto dall'Italia. Circa la formula di notificazione Salisbury ha approvata la seguente: «Il Governo italiano notifica che in conformità d'un accordo col sultano di Zanzibar i porti a settentrione di Kisimaio sono stati conceduti all'Italia per un periodo di... anni a condizioni simili a quelle contenute nelle concessioni fatte alla Germania da Umbi al fiume Rowuma ed alla compagnia britannica da Umbi a Lamu. Notifica parimenti che esso ha già occupato e preso possesso della costa che si estende fra l'uno e l'altro dei suddetti porti di Kisimaio e Mrati ». Sua Signoria contrariamente al parere di Mackinncn non crede si debba far menzione dell'atto del Congo. Però Sua Signoria mi ha detto che nel nostro interesse prima di spedire la notificazione è necessario: l) firmare atto di traslazione del territorio fra la compagnia britannica e l'Italia; 2) ottenere il consenso del sultano alla traslazione. Ho risposto a Sua Signoria che il primo è già compilato e che ho pregato Mackinnon di telegrafare direttamente al sultano per ottenere consentimento. Prevedendo il caso di un ritardo nella risposta di Sua Altezza l'atto è stato redatto colla riserva che rimarrà nullo e privo d'effetto se Sua Altezza rifiuta il consenso. Non v'è però nulla da temere in proposito (2).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. SEGRETO 407 (l). Londra, 15 novembre 1889, ore 23,30.

Salisbury mi ha manifestato, sotto condizione di assoluto segreto, i suoi desideri circa Conferenza di Bruxelles: l) Inghilterra prenderebbe iniziativa

nelle questioni marittime concernenti la tratta, e nelle questioni terrestri il Belgio; 2) scopo principale della conferenza era ottenere le maggiori concessioni possibili dalla Francia che si cercherebbe d'isolare. La Francia non accorderebbe alle Potenze diritti di visita dei bastimenti con bandiera francese ma la conferenza doveva ottenere dalla Francia di limitare la facoltà di concedere la bandiera francese ai sambuchi indigeni, sopratutto nel Madagascar. II diritto di inalberare bandiera francese si acquista in quell'isola per 25 franchi; 3) una forte tassa sugli spiriti sarebbe dannosa agli interessi di talune colonie inglesi; 4) Inghilterra desidera estensione proibizione importazione armi. Su quest'ultimo capo, avrò l'onore di telegrafare domani all'E. V. In seguito a desiderio di Salisbury prego V. E. ritenere questo telegramma per lei sola.

(l) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma 11 telegramma non è stato protocollato. (2) -L'istruzione di fare la notifica alle Potenze firmatarie del Trattato di Berllno venne data con T. 2788 del 19 novembre ed. in LV 89, p. 45.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3388. Berlino, 16 novembre 1889, ore 18,40 (per. ore 20,35).

Gabinetto di Berlino viene informato, e se ne mostra assai soddisfatto, che i savi consigli di V. E. al Governo ellenico (1) furono decisivi per rimuoverlo all'ultima ora dalle sue intenzioni di adottare attitudine energica negli affari della Creta.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI {2)

T. PERSONALE S. N. Vienna, 16 novembre 1889.

Kalnoky mi annunziò oggi che fedele alla promessa fattami e tenendo conto speciale della istanza di V. E. propose all'imperatore di abbandonare il processo contro Ullmann e di espellerlo in Italia. Sua Maestà diede il suo consenso e l'ordine relativo è stato impartito. Ho ringraziato in di lei nome il conte Kalnoky di questo provvedimento che fa testimonianza di moderazione del Governo imperiale e di deferenza verso il Governo del re.

(l) Non sl è trovata documentazione su questi consigli di Crisp!.

(2) Ed. In CRISPI, Questioni internazionali, cit., p. 119.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. RISERVATO l (1). Roma, 19 novembre 1889, ore 11.

Denunciai già a V. E. il contegno dei pellegrini francesi. Continuano fatti che provocarono mio precedente telegramma (2). Tanto in San Pietro quanto nelle riunioni che tengono i pellegrini, la preghiera finisce con le parole: «Salvate la Francia, salvate la chiesa ed il papa re~. I pellegrini degli altri Paesi non hanno osato tanto. Come notai, gli ecclesiastici in Francia trovansi sotto la dipendenza del Governo che li nomina; sono dunque impiegati dello Stato. Potrei applicare a quelli che sono in Italia le leggi di polizia contro gli stranieri e farli tradurre alla frontiera, oppure processarli dinanzi ai tribunali per grida sediziose. Per ora la prego a voler osservare al signor Spuller non essere né il contegno dei pellegrini né la tolleranza del Governo francese verso gli ecclesiastici che li dirigono, fatti di natura da pacificare gli animi e rendere più facili i rapporti fra i due Paesi. Rispettosi delle altrui istituzioni vogliamo rispettate le nostre. Mi telegrafi la risposta di Spuller ( 3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS (4)

T. 2804. Roma, 20 novembre 1889, ore 19,15.

Ove si facciano proposte circa restrizione commercio armi in Africa, ella dichiarerà che Governo italiano non potrebbe contrarre con altre Potenze impegni che menomino suo diritto di fornire ogniqualvolta ciò giudichi opportuno armi e munizioni all'Etiopia, paese oggimai contrario per convenzione con noi stipulata alla tratta ed alla schiavitù ed entrato nella sfera d'influenza ed interessi italiana.

(-4) De Renzis era il primo plenipotenziario alla Conferenza antischiavista di Bruxelles.
(l) -Da questa data inizia la serie de! telegrammi riservati. A partire dal lo gennaio 1890 inizia anche un'altra serle, quella dei telegrammi coloniali riservati. Entrambe le serle terminano col Ministero Crlsp!. (2) -Cfr. n. 85. (3) -Cfr. n. 114.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3454. Parigi, 21 novembre 1889, ore 16,42 (per. ore 19,40).

Parlai col signor Spuller dell'atteggiamento fazioso dei pellegrini francesi in Roma provocato dai loro stessi vescovi che li accompagnavano; accennai ai discorsi pronunciati in un pranzo al seminario francese di Roma, presente il cardinale Langénieux, in cui si fecero voti per il ristabilimento del potere temporale del pontefice. In conformità delle osservazioni di V. E. nel suo telegramma (1), dissi che il Governo francese dopotutto avendo autorità sui suoi vescovi, poteva ordinare loro di astenersi da simili provocazioni. Il signor Spuller mi ripeté che disapprovavà altamente simili manifestazioni e se da una parte lodava la tolleranza del R. Governo che le permette nel Vaticano, dando prova in tal modo della libertà di cui gode il pontefice, troverebbe però opportuno che il R. Governo reprimesse tali manifestazioni sediziose fuori del Vaticano. Quanto al cardinale Langénieux, egli partì per Roma senza fargli visita. Lo farà chiamare per ammonirlo ed invitarlo ad un contegno più corretto e prudente rispetto a noi. Il signor Spuller colse l'occasione per smentire nel modo più formale la notizia data dalla Gazzetta di Colonia e ripetuta dalla Post di Berlino, cioè che egli avesse spedito un telegramma di approvazione ai pellegrini francesi a Roma. Non gli sarebbe discaro che tale notizia fosse smentita.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (2)

D. 40570 bfs/154. Roma, 21 novembre 1889.

Nel suo rapporto del 22 ottobre scorso n. 2545/1020 (3), la S. V. si riferisce alla proposta che lord Granvllle una volta le fece di consigliare al Governo italiano l'occupazione di Kassala. Noi non vogliamo al certo accettare adesso questa proposta. Le condizioni tanto del Sudan quanto dell'Europa non sono tali da consigliarci, almeno per il momento, una politica di occupazione. Se non che, informazioni che ci giungono da Massaua e che fino a un certo punto crediamo attendibili, ci darebbero come cosa assai facile lo stabilire colà una certa influenza. Noi non saremmo quindi alieni dall'autorizzare chi sta alla direzione delle nostre cose in Africa a spiegare un'azione più vigorosa di quel che non si sia fatto fin qui verso il Sudan orientale. Ci è stato per esempio

offerto di far venire a Massaua alcuni dei capi rivoltosi che ora comandano, non si sa esattamente in nome di chi, la città di Kassala e i dintorni. L'accettare questa offerta sarebbe un mostrar assai chiaro che noi abbiamo delle aspirazioni in quella direzione. La S. V. troverà quindi naturale che prima di fare un passo simile, o altro equivalente, io desideri di essere informato da lei, che tante volte ebbe occasione di intrattenersi di questo soggetto con lord Salisbury, quali sieno le idee di Sua Signoria in proposito. Sta in fatto che le autorità anglo-egiziane di Suakin si sono mostrate sempre gelosissime di tutto quello che potrebbe accrescere la nostra influenza nel Sudan e perfino di quelle trattative che potevano servire a riaprire alle carovane l'antica via di KassalaMassaua. Noi crediamo però che ciò possa attribuirsi allo zelo delle autorità subordinate e non alle idee del Gabinetto inglese. Conoscendo però per esperienza come non sempre le offerte di lord Granville siano state accettate dal suo successore, io vorrei esser informato delle idee che prevalgono presso il Gabinetto attuale circa il Sudan orientale. E' sottinteso che a noi non interessano, né possono interessare neppure in avvenire, le altre parti di quell'immenso paese (1).

(l) -Cfr. n. 112. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, clt., p. 311. (3) -Non pubbllcato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 2819. Roma, 22 novembre 1889,, ore 17,35.

Prima che giungesse suo telegramma in data jersera (2), ne avevo ricevuto uno che riassumeva articolo Temps relativo suo colloquio col signor Spuller circa incidente pellegrini. Sono lieto che il signor Spuller divida le mie idee circa il contegno che il Governo italiano può prendere in confronto dei pellegrini; confesso però essere meravigliato delle confidenze fatte alla stampa di quanto si tratta nel Gabinetto degli affari esteri.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (3)

D. 40878. Roma, 23 novembre 1889.

La missione che le fu data, lo scorso anno, presso re Menelik è stata da lei compiuta con uno zelo ed un successo pari alla fiducia che in lei riposi, e

non posso se non ringraziarla ed elogiarla nel più vivo modo in nome del R. Governo e mio.

Ma il suo compito non è ancora terminato. Rimane, come ella sa, da far firmare al re Menelik una convenzione supplementare, da accertare le nostre frontiere, da stabilire con l'Etiopia rapporti di buon vicinato e di durevole amicizia. Nessuno come lei può adempiere a siffatto incarico. Ella legherà indissolubilmente il suo nome col compimento definitivo della prima grande impresa coloniale dell'Italia risorta, cogliendo così adeguato frutto delle sue fatiche.

So che domandandole di tornare per un'ultima volta in Etiopia, la richieggo di un grande sacrificio. Ma per chi ha mostrato, come lei, di comprendere quanto imponga il dovere, il sacrificio non sarà superiore alle forze. Confido dunque che ella, siccome verbalmente me lo ha promesso, accetterà la missione che nuovamente le affido di tornare presso re Menelik divenuto re dei re d'Etiopia.

Gradirò un suo cenno di riscontro, in seguito al quale le farò pervenire le mie istruzioni.

(l) -Non si pubblica l'analogo D. riservato 42765/600 del 7 dicembre, con eu! Cr!spl ripetevale stesse istruzioni per Torn!ell!. Per la risposta d! Tornlell! cfr. n. 130. (2) -Cfr. n. 114.

(3) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, c!t., 312.

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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3534. Parigi, 27 novembre 1889, ore 17,45 ( 1).

Al ricevimento d'oggi Spuller mi ha espresso il suo alto compiacimento per il discorso della Corona che trova nobile, giustamente fiero e degno di approvazione sotto ogni rispetto. Egli mi ha incaricato di esprimere quei sentimenti a V. E. in cui ripone la massima fiducia e ha dato istruzioni a Mariani che parte questa sera per Roma di farsene verbalmente interprete presso V. E.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BOTTARO COSTA (2)

T. RISERVATO 16. Roma, 27 novembre 1889, ore 23.

La Russia è la sola Potenza che non abbia sinora risposto alla nostra comunicazione circolare relativa all'Etiopia. Non posso credere che si tratti di mancanza di volere ed attribuisco ritardo a presenza di altre preoccupazioni. Pregola

però di sollecitare accortamente una risposta dal Governo imperiale. Ella potrà accennare che la Francia fu la prima Potenza che riconobbe nuovi nostri di

ritti (l).

(l) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 313.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MHUSTRO DEGLI ESTERI A.I.. CRISPI (2)

L. PERSONALE. Parigi, 29 novembre 1889.

Il signor Spuller che si manifesta sempre con me animato da uno spirito conciliante, si mostrò nell'ultimo nostro convegno del 27 corrente, più che mai espansivo in quel senso, come già ebbi l'onore d'informare V. E. col mio telegr::>.mrr.a dello stesso giorno (3). Egli lodò altamente il discorso della Corona. senza riserva, in tutti i suoi punti, approvando la giusta e nobile fierezza colla quale il re rammentava quanto i nostri sovrani ed il popolo avevano fatto per costituire, in cosi breve tempo, l'Italia in Nazione una, indipendente e dotarla di un Governo che si distingue fra i più ordinati e liberali di cui possono vantarsi le Y..Tazioni inci-;ilite. Il signor Spuller accolse con viva soddisfazione l'annunzio della abolizione, per parte nostra, de' diritti differenziali esistenti in Italia contro la Francia; esprimeva ad un tempo il suo rincrescimento di non potere promettere che il nostro esempio sia tosto seguito da questo Governo poiché le recenti elezioni essendosi, in gran parte, fatte, specialmente nei dipartimenti, sul terreno del protezionismo, già se ne vedeva il frutto nella costituzione di un potente gruppo parlamentare formatosi per difendere gli interessi dell'agricoltura contro le concorrenze estere.

Il signor Spuller parlandomi della E. V. espresse al di lei riguardo la massima fiducia nella di lei lealtà e la massima stima per il carattere di V. E. spe.rando che ella si adoprerà in modo efficace per migliorare i rapporti tra i nostri due Paesi; egli mi dichiarava ad un tempo di essere disposto a secondare l'Italia in tutte le cose che le potrebbero giovare. Mi autorizzò ad esprimere que' sentimenti a V. E. dicendomi di avere dato l'incarico a S. E. Mariani che già parti per Roma di farsene anche interprete presso la E. V. Parlandomi dei pellegrini francesi a Roma, il signor Spuller mi disse che furono dal cardinale Langénieux stesso provocati a proferire le grida sediziose di «viva il papa-re », in Roma, a rischio di promuovere qualche spiacevole incidente. Egli mandò a rimproverare quell'eminentissimo prelato che mancò al suo dovere astenendòsi dal presentarsi a questo ministro degli affari esteri tanto all'andata a Roma che al ritorno.

Da alcuni giorni, si osserva che la solita asprezza dei giornali verso l'Italia va scemando in alcuni di essi fra i principali. Tuttavia sussiste tuttora un

stock de' velenosi rancori suscitati dalla stampa. Una prova di ciò si ebbe nella recente formazione di una compagnia per l'esercizio del sistema ferroviario Ducanville. Nel primitivo programma di quella società si accennava che il sistema era già stato sperimentato dall'Italia; ma il signor Soubeyron, incaricato della emissione delle nuove azioni, insistette affinché il nome dell'Italia fosse cancellato dal programma perché, diss'egH, l'Italia era ancora talmente in uggia che il parlare di essa avrebbe recato nocumento alla detta emissione.

Comunque sia, vi ha però una tendenza sensibile ad un ravvicinamento di questo Paese verso l'Italia. Questa tendenza è diretta da due sentimenti di natura diversa: il primo è quello di riacquistare il nostro mercato, quello cioè di una Nazione vicina di trenta m1lioni di abitanti, che ogni giorno di più sfugge alla Francia. L'altro sentimento essenzialmente politico ha per scopo di distaccare l'Italia dalla Germania e dall'Austria e di sciogliere in tal modo la Triplice Alleanza che pone un argine alle tumultuose ambizioni del popolo francese. Secondo la mia modesta opinione, se a noi conviene di favorire un ravvicinamento necessario, economicamente parlando, per i due Paesi e specialmente desiderato anche in Italia sotto quel riguardo, nulla però dobbiamo fare per indebolire un'alleanza che finora ha mantenuto la pace contro le prepotenti passioni del nostro potente vicino, in balia del quale altrimenti rimarremmo, ove fossimo soli a difenderci. Non parlo di altre ragioni che consigliano il mantenimento rlella Triplice Alleanza, quelle anziaccennate basterebbero a giustificarla; noto però ancora che l'idea di una vasta confederazione repubblicana latina, Francia, Italia, Spagna, Portogallo potrebbe balenare in alcune teste tanto al di qua che al di là delle Alpi e de' Pirenei.

(l) -Per la risposta cfr. n. 121. (2) -Da ACS, Carte Cr!sp!. (3) -Cfr. n. 118.
121

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BOTTARO COSTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 12. Pietroburgo, 30 novembre 1889, ore 17,20 (per. ore 19,50J.

Essendosene offerta l'occasione favorevole, ho ieri in un raut condotto conversazione con Giers sulla circolare relativa all'Etiopia (1). Il ministro imperiale mi disse: «non avere ancora accusato ricevimento essendo dapprima rimasto perplesso innanzi ai nomi per lui nuovi di Etiopia, Menelik etc. e perché eragli sembrato che il nuovo diritto dall'Italia acquistato non rientrasse nel novero di quelli previsti dall'articolo 34 dell'atto generale della Conferenza di Berlino; aver inoltre voluto consultare gli altri Gabinetti~. Non essendone quello né il luogo né il momento, non ho, come facilmente avrei potuto, con

(l} Cfr. n. 119.

f

futato questi argomenti e mi sono limitato ad accennare al fatto che, eccetto la Russia, tutte le altre Potenze, per prima la Francia, avevano già risposto alla notificazione del Governo del re. Messo alle strette il ministro rispose pregandomi di !asciargli ancora alcuni giorni e promettendo che certamente avrebbe risposto. Non mi parve corretto insistere ulteriormente ma soggiunsi che prendevo atto della sua cortese promessa la quale non avrei tardato a rammentargli. Se l'E. V. non me ne darà ordine in contrario, tornerò sull'argomento nel prossimo ricevimento ebdomadario. La conversazione ha, come sempre, recato l'impronta cortese, per parte mia di rispettosa amicizia, per parte del ministro di grande affabilità; quanto egli mi diceva erano piuttosto dubbii, che avrebbe desiderato chiariti, che non obiezioni.

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JL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AI., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. RISERVATO 19. Roma, 1° dicembre 1889, ore 18,55.

E' venuto il signor Mariani e mi ha portato i ringraziamenti del signor Spuller per il tono pacifico ed amichevole del discorso della Corona. Pare che codesto ministro degli affari esteri abbia tendenze concilianti e che tema soltanto della Camera. Risposi che, da parte nostra, non mancheremo di fare in modo che si possa venire ad un modus vivendi fra le due Nazioni. Metterò in ciò tutta l'opera mia e la mia buona volontà, felice se potrò ristabilire buoni e cordiali rapporti fra l'Italia e la Francia. Il signor Mariani mi ringraziò dicendo che avrebbe con speciale telegramma informato il suo ministro del nostro colloquio.

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IL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO S.N. Aden, 2 dicembre 1889, ore 18 (per. stesso giorno).

Ragazzi scrive in data del 25 ottobre da Antoto dove si recò per assistere incoronazione Menelik, che trovò lietissimo per accoglienza fatta in Italia suoi inviati, dice aver Menelik gradito assai averlo sua festa rappresentante Governo amico. Menelik confermò a Ragazzi notizia incendio Gondar, disfatta di dervisci, dissegli che bisognerebbe accordarsi onde distruggerli, confermò sua andata Tigré fine novembre aggiungendo che all'annunzio suo avanzare verso il Tigré i nostri dall'Asmara dovrebbero farsi ad incontrarlo e così prendere

nemico in mezzo. Ragazzi non ricevendo altri ordini seguirà Menelik e informerà eventi. Ras Mangascià governatore Tigré inviò ultimo settembre un monaco a Menelik per trattare pace alle condizioni seguenti: che degiac Seium non venga nominato governatore Tigré, che Menelik governi Scioa Wollo e Lasta ed egli il Tigré fino Asmara; Menelik mostravasi propenso non nominare Seium al governo Tigré ma rifiutò altra proposta esigendo anzi che Mangascià venga atrattare pace in Antoto e rimandò monaco. In seguito a ciò si dice che Mangascià abbia scritto Governi russo e francese dimostrando loro sua situazione difficile invocando aiuto. Pare accertato che re Goggiam non assisterà incoronazione per cui cercò mille pretesti. Si teme anche che lo stesso re di Goggiam avendo decorato un corriere giuntogli dai dervisci stia cercando unirsi segretamente a questi e ribellarsi a Menelik. Dervisci sono sempre alla frontiera Wollo Galla. Ufficiale russo Makokoc del genio ha promesso Menelik dono 500 fucili, modello esercito russo, dicendo trovarsi già Gibuti disposizione. Menelik lo assicurò che Sagallo verrebbe ceduto Russia, la quale aprirebbe strada e fornirebbe Menelik tutto ciò che egli desidera; chiesegli pure un personaggio sua Corte per condurre in Russia a concretare accordo fatto. Menelik rispose invierebbe prendere fucili costa, rifiutando inviare Russia suo incaricato. Makokoc che sta di

scendere [sic] litorale assicurò Menelik che lui od altro inviato Governo russo fra sei mesi sarebbe ritornato Scioa. Ragazzi dice che i colloqui di Makokoc con Menelik furono sempre segreti, soltanto con doni o con danaro, se egli ne avesse, potrebbesi sapere oggetto loro conferenze, ma che del resto, a quanto egli sa, crede che Menelik non abbia stabilito nulla di serio con quel signore.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BOTTARO COSTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 13. Pietroburgo, 4 dicembre 1889, ore 23,30 (per. ore 6,15 del 5).

Nel colloquio d'oggi con Giers ho nuovamente chiesto, in termini cortesi ma fermi, a che era da attribuirsi l'indugio posto dal Gabinetto imperiale nel rispondere alla notificazione relativa all'Etiopia. Il ministro avendo di nuovo addotto le ragioni già note all'E. V. per il mio telegramma del 30 novembre (1), gli feci osservare che negli otto anni che aveva ormai l'onore di parlargli di cose d'Africa avevo sempre ricevuto per risposta: «non abbiamo interessi diretti in Africa, ce ne rimettiamo a quanto faranno gli altri Gabinetti», soggiungendo: «oggi che gli altri Stati tutti hanno preso atto della notificazione perché questa insolita esitazione del Gabinetto di Pietroburgo? ». Giers: «il Gabinetto francese, a quanto telegrafò Mohrenheim, ha risposto né si né no e quello di Costantinopoli, che è il principale interessato, come mi viene riferito da Nelidov, cui ho telegrafato a

seguito della nostra conversazione dell'altra sera, non ha ancora preso atto della. notificazione, ravvisando nel trattato con Menelik una lesione dei propri diritti ). Replicai che anzi la Francia aveva risposto la prima alla notificazione e che quanto alla Turchia non mi sembrava ammissibile considerarla interessata, né che essa potesse ritenersi lesa per un atto in cui il re di Etiopia aveva agito come sovrano di diritto e di fatto; aggiunsi che, comunque, tutto ciò non parevami avesse che fare con la risposta che il Gabinetto imperiale doveva alla comunicazione di questa ambasciata. Messo con le spalle al muro il ministro concluse: <bene, le prometto di parlarne con l'imperatore e, avutone l'avviso, darle una risposta». Risposi, nel porre termine a questa conversazione, che aveva durato oltre un'ora, che mi affidavo interamente a questa sua promessa di cui del resto mi proponeva informare V. E. (l).

(l) Cfr. n. 121.

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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. 3547. Parigi, 5 dicembre 1889, ore 15,10 (per. ore 19,10).

Il telegramma del l o corrente (3) che mi riferisce la conversazione di V. E. col Mariani, venne da questi confermato allo Spuller, il quale me ne espresse ieri la di lui viva soddisfazione. Egli mi disse essere vivamente contrastato da un partito che lo vorrebbe rovesciare coll'accusarlo di mostrare troppa condiscendenza verso l'Italia a detrimento della Francia stessa. Cionondimeno egli non tralascerà di lavorare attivamente per migliorare. i rapporti fra i due Paesi e stabilire fra loro un modus vivendi, proprio a soddisfare i rispettivi interessi. Un violento articolo del Figaro di oggi si fa interprete dei sentimenti ostili che sono tuttora attizzati contro l'Italia; tuttavia, contro il gruppo opposizionista, che ci è il più contrario, sorge un nuovo gruppo assai più mite, capitanato da Léon Say, che propugna una politica economica più liberale.

126

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BOTTARO COSTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3593. Pietroburgo, 5 dicembre 1889, ore 16,10 (per. ore 18).

La stampa russa avendo in questi ultimi giorni criticato con un linguaggio sconveniente il discorso della Corona, ho insistito presso Giers perché siffatti

HO

inconvenienti non abbiano a rinnovarsi. Giers ha promesso di parlare col mini.;. stro dell'interno perché i redattori ·dei giornali· da me indicati siano esortati a moderarsi nei loro apprezzamenti sull'Italia.

(l) -Bottaro Costa informò Crispi con T. riservato del 13 dicembre, che Giers aveva accusato ricevuta il giorno precedente della notifica italiana, aggiungendo che avrebbe fatto pt·esentarealcune osservazioni in proposito dall'ambasciatore di Russia a Roma. (2) -Ed. in CRISPI, Questioni internazionali, cit., pp. 153-154. (3) -Cfr. n. 122.
127

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

R. 2838/1161. Londra, 5 dicembre 1889 (per. il 13).

Facendo seguito al rapporto di questa r. ambasciata n. 2769/1130 (2) del 16 novembre scorso ho l'onore di qui unita trasmettere all'E. V., colla copia d'uso, la lettera di Sua Maestà la Regina Vittoria in risposta a quella di re Menelik che andava annessa al dispaccio di codesto ministero n. 39337/555 del 9 novembre scorso (2).

Nel farmi pervenire quella lettera reale il marchese di Salisbury aggiunge la preghiera che sia recapitata a re Menelik per mezzo delle r. autorità in Massaua.

Come l'E.V. rileverà dalla lettura di tale documento esso è redatto in modo da non togliere completamente la speranza di un qualche futuro accordo fra i due Governi (3).

Il Governo inglese si è per tal guisa conformato al desiderio manifestatogli dal commendatore Catalani in esecuzione delle istruzioni del r. ministero. Per quanto poi si riferisce alla procedura da seguire nel caso si aprissero negoziati nello scopo anzidetto, la lettera della regina accenna piuttosto a simultaneità di accordi da stabilire fra l'Italia, l'Inghilterra e l'Etiopia che alla necessità dell'intervento nostro nei negoziati. Intanto è però che la lettera è mandata al suo destino per mezzo nostro; ma sarebbe, a parer mio, esagerata l'importanza di questo fatto se lo si volesse considerare come prova assoluta di tacito riconoscimento della clausola per cui, nel trattato fra l'Italia e l'Etiopia, re Menelik si è interdetto di negoziare altrimenti che per mezzo nostro con altri Stati europei.

ALLEGATO

LA REGINA DI GRAN BRETAGNA E D'IRLANDA, VITTORIA, ALL'IMPERATORE D'ETIOPIA, MENELIK II

Londra, 19 novembre 1889.

We trust that Your Majesty is in good health. We are through the mercy of God, quite well. We have received the letter which Your Majesty addressed to us in the month of May of this year, and in which, whilst acquainting us with the melancholy death of His Majesty Johannis, late King of Kings of Ethiopia, you inform us that you have inhertted the throne of Ethiopia. We hasten to express to you our

{l) Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, c!t., pp. 315-316, dove l'allegatoè !n traduzione Italiana.

sincere regret at the death of this la.te Majesty, and at the same time to convey to you our congratulations upon your a.ccession to the throne, togeheter with our best wishes for the prooperity of your Reign. As regards the matters to which Your Majesty al1udes in your letter concerning the encroa.chments of the dervishes, we shall not cease to use all our efforts to secure the pea.ce and well be:ing of the regions in question, dn concert so far as may be possible with our friend, His Majesty the King of Italy and with Your Majesty.

If the time shotlild a.rrive when, in the mterests of peace, we may thi:nk it desirable to enter into a more particular agreement upon this subject Wlith His Majesty the King of Italy, a.nd wìth Your Majesty, we shall not fail to make a further communication to you.

We beg that Your Majesty will be assured of our constant wishes for your health and happiness and for the prosperity and welfare of your dominions. And so we recommend you to the protection of the Almighty.

(2) -Non pubblicato. (3) -Allude al progetto d! Menel!k d! intesa !taio-anglo-etiopica sul quale cfr. serle II. vol. XXII. n. 718 e qui n. 6.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, COSTANTINOPOLI, LONDRA, MADRID, PARIGI, PIETROBURGO E VIENNA E ALLE LEGAZIONI A BRUXELLES, COPENAGHEN, L'AJA, LISBONA E STOCCOLMA (l)

T. CIRCOLARE 2947. Roma, 6 dicembre 1889, ore 16,15.

Prego fare a codesto Governo notificazione seguente: «Governo italiano notifica alle Potenze firmatarie atto generale Conferenza Berlino che articolo V trattato stipulato fra Italia sultano d'Aussa, capo di tutti i danakil, è così concepito: "In caso altri tentasse occupare Aussa od un punto qualsiasi di essa

o delle sue dipendenze il sultano si opporrà e dovrà innalzare bandiera italiana, dichiarandosi e dichiarando i propri Stati con tutte le loro dipendenze posti sotto il protettorato italiano"».

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

R. 2874/1179. Londra, 11 dicembre 1889 (per. il 26).

Quando io oggi mi recai da lord Salisbury in occasione del suo ricevimento ebdomadario dei capi di missione, Sua Signoria avea diggià avuto la visita del signor Waddington, il quale pare avesse esposto al primo ministro britannico le obiezioni che il Gabinetto di Parigi vorrebbe fare agli accordi seguiti fra l'Italia ed il sultano dell'Aussa e notificati recentemente alle Potenze (3). Avendo lord

Salisbury accennato nel suo colloquio con me a siffatte obiezioni, io gli chiesi se egli conoscesse di quale indole fossero e sovra quale ordine di considerazioni esse poggiassero. Mi rispose questo signor ministro che le difficoltà nascevano dalla circostanza che le tribù dei danakili, contemplate nell'accordo fra l'Italia ed il sultano dell'Aussa, occupavano i territori situati dietro il possedimento francese di Obock, ossia sulla linea di quel possedimento verso l'interno. Siccome poi Sua Signoria si affrettava di soggiungere che quelle obiezioni non riguardavano l'Inghilterra, così non vi sarebbe stato motivo per me di entrare in discussione sul valore delle obiezioni stesse. Mi accorsi però che l'impressione di lord Salisbury era doversi da parte nostra prevedere delle difficoltà con la Francia relativamente alla recente nostra notificazione.

Mi feci un dovere di segnalare perciò quanto è sovra narrato con il mio telegramma di questa sera a V. E. (1).

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p, 316 e in LV 70, p. 38. A differenza del n. 62 il presente telegramma non fu inviato a Washington perché il Governo degli Stati Uniti aveva osservato di non aver ratificato il Trattato di Berlino. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 318. (3) -Cfr. n. 128.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AI., CRISPI (2)

T. 3675. Londra, 12 dicembre 1889, ore 13,26 (per. ore 15).

Rispondo al dispaccio riservato n. 600 del 7 corrente (3). Da un colloquio avuto oggi con lord Salisbury risulta che a prima vista il Governo britannico non potrebbe vedere altrimenti che con piacere riattivate le relazioni fra Massaua e Kassala e la riapertura dell'antica via commerciale fra quella regione del Sudan e il nostro principale possedimento del Mar Rosso; ma Sua Signoria, prima di emettere un'opinione definitiva, desiderava avere pochi giorni di tempo per mettersi in relazione, in proposito, col signor Baring ed averne il parere. Lord Salisbury ringraziò vivamente della cortesia che aveva ispirato la conversazione da me avuta con lui, alla quale fu espressamente inteso fra di noi non doversi dare il valore di ufficiale comunicazione.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 3019. Roma, 14 dicembre 1889, ore 15,15.

Macciò telegrafa (4) avviso inglese partito improvvisamente da Suez per Suakin si dice per sorvegliare movimenti italiani. Combinando ciò con notizie

Il -Documetlti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

pubblicate Times circa nostre mosse sopra Akik, credo utile ella informi lord Salisbury noi ignorare completamente di che si tratta. Ripeta assicurazione già data Italia non voler muover passo in Africa se non in completa armonia con Inghilterra (1).

(l) T. 3672, non pubblicato.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, clt., p. 318.

(3) -Cfr. n. 115, nota l, p. 74. (4) -T. 3684 del 13 dicembre, non pubbl!cato.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3706. Londra, 15 dicembre 1889, ore 0,12 (per. ore 6).

Se la notizia telegrafata da Macciò (2) ha fondamento, l'invio della nave inglese deve attribuirsi all'emozione prodotta a Suakin da evoluzioni d'imbarcazioni armate, munite di luce elettrica, davanti Akik. Parecchi autorevoli giornali di Londra si sono occupati di ciò negli ultimi giorni; ne ho scritto a V.E. E' dispiacevole che questa emozione si sia prodotta in coincidenza con il colloquio del quale V.E. mi ha incaricato per conoscere il pensiero di Salisbury circa il ristabilimento di qualche comunicazione fra Massaua e Kassala (3). Salisbury è rimasto, dopo il mio recente colloquio con lui, sotto la più favorevole impressione circa nostro desiderio di procedere in pieno accordo con l'Inghilterra. I sentimenti e le disposizioni che gli ho manifestati sono totalmente conformi a quelli espressi nel telegramma di V.E. Sua Signoria probabilmente verrà a Londra mercoledì; mi recherò da lui e rinnoverò dichiarazione della quale V.E. mi ha incaricato. Mi sembrerebbe utile intanto che io conoscessi che cosa effettivamente fecero le navi nostre davanti Akik (4).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 3032. Roma, 15 dicembre 1889, ore 21,30.

Mi risulta che il Governo inglese ha fatto avvertita la Porta del cattivo effetto prodotto dal recente firmano per Candia, e delle gravi conseguenze che esso potrebbe avere nell'isola, le cui condizioni si dicono nuovamente peggiorate. Ccnformi il suo atteggiamento e linguaggio a quello dell'ambasciatore britannico.

(l) -Per la risposta cfr. n. 132. (2) -Cfr. n. 131. (3) -Cfr. n. 130. (4) -Damiani rispose con T. 3054 del 18 dicembre: «Nostre navi non fecero evoluzioni avanti Akik. "Palinuro " toccò Akik primi ottobre; comandante fece visita autorità egiziane. "Veniero " ventinove novembre. Notizie inviate Londra provengono evidentemente camar11Ja contornante governatore Suakin interessata forse anche tratta schiavi».
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IL MINISTRO A TANGERI, CANTAGALLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3720. Tangeri, 17 dicembre 1889, ore 14,40 (per. ore 20,45).

Questa mattina commissario affari esteri mi ha dato per ordine di Sua Maestà, a titolo confidenziale, lettera riservata nella quale sultano mi chiede consiglio circa domanda fatta dalla Spagna di cedere a questa tratto territorio sulla riva sinistra Muluya, in cambio altra località ceduta Spagna col trattato di pace 1860. Per migliorare intelligenza questione mi riferisco mio rapporto 24 settembre anno passato n. 827, documento diplomatico pagina 590 (1). Una uguale comunicazione fu fatta due giorni sono al mio collega d'Inghilterra che, da me interrogato, ne è convenuto. Egli ha telegrafato suo Governo seguenti termini: domanda Spagna essere risultato accordo colla Francia; sultano cedendo, intimidito, procurerà far credere che, accordando domanda spagnola, avrà creato ostacoli estensione francese; non doversi invece dubitare tale concessione sarà seguita allargamento confine Algeria fino riva destra Muluya. Inutile confortare platonicamente Spagna resistenza se non si dia a questa certezza appoggio efficace Potenze amiche. Francia, Spagna unite essere in situazione da esigere ciò che Spagna sola oggi domanda. Politica Gabinetto di Madrid completamente cambiata ultimi tempi. Concordo pienamente vedute mio collega d'Inghilterra, cui ho date assicurazioni minuziose, sincere, leale concorso. Occorre V.E. concertisi con Londra e Berlino. Al rappresentante germanico fu fatta identica comunicazione: non ho potuto ancora vederlo. Egli non mi ha cercato ( ... (2) conseguenza possibile consenso domanda spagnuola). È indispensabile si concerti azione comune concorde rapida tra Potenze amiche, se si vuole impedire principio smembramento Impero Marocco, specie sul Mediterraneo. Sultano chiede risposta di urgenza (3). Segue rapporto (4).

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 3731. Londra, 18 dicembre 1889, ore 11,50 (5) (per. ore 14,35).

Salisbury mi scrive privatamente che egli confida che qualsiasi nostra azione nel senso di entrare in relazione con i capi di Kassala potrà essere ritardata fino che egli abbia avuto opportunità di ricevere una completa relazione delle viste

degli agenti britannici, sull'argomento. Ritengo che dopo l'emozione prodotta a Suakin di ciò che qualche nostra nave deve aver fatto davanti Akik, la più grande circospezione ci sia imposta per non suscitare contro di noi nel Governo britannico la diffidenza che i giornali di Londra hanno già risvegliata in questo Paese.

(l) -Non pubb!lcato nel vol. XXII della serle II. (2) -Gruppo lndeclfrato. (3) -Per la risposta cfr. n. 144. (4) -Non pubblicato. (5) -Nel fondo ambasciata a Londra 11 telegramma ha la data 16 dicembre.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. RISERVATO 18. Londra, 18 dicembre 1889, ore 22,35.

Il Times di questa mattina ha un telegramma dal Cairo che segnala il pericolo di veder cadere la via di Kartum nelle mani degli italiani, e relazioni fra Massaua e Kassala sono ripristinate se Italia si estende fino a Akik. Lord Salisbury non è venuto oggi in città: ho veduto sottosegretario di Stato ed ho rinnovato le dichiarazioni ordinatemi da V. E. (2). Dalla conversazione che ebbi con lui mi risulta in linea di fatto: l) che l'attenzione delle autorità britanniche e conseguentemente del Gabinetto inglese è stata risvegliata dalla pubblicazione fatta nel Bollettino Consolare del rapporto del r. console in Aden del 13 settembre (3) il quale indica la convenienza di sostituire Massaua a Suakin ccme testa di linea del commercio col Sudan; 2) che una cannoniera italiana è andata a Akik il 29 novembre, vi era ancora il 2 dicembre e che la presenza in quella località di un nostro legno senza motivo conosciuto era stata telegraficamente segnalata dal console inglese di Suakin al Cairo; 3) che le informazioni segrete da noi date circa un movimento offensivo dei sudanesi contro le linee anglo-egiziane (4), furono mandate di qui in Egitto senza indicare loro sorgente e che conseguentemente non può esservi alcuna relazione fra l'invio di quelle informazioni ed il contegno delle autorità militari britanniche verso il maggiore Sanminiatelli, il quale continua ad essere persona gradita a quel comando che ne ha dato ottime informazioni.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 30. Roma, 18 dicembre 1889, ore 23,30.

Rinasce questione Marocco (5). Spagna riprendendo proposito che pareva avesse abbandonato chiede al Marocco località Cabo de Agua in cambio intro

vabile Santa Cruz de Mar Pequefia, statale concessa dal trattato 1860. Nuova domanda sembra essere inspirata dalla Francia che avrebbe cosi ulteriore pretesto domandare rettificazione confine algerino fino a riva destra Muluja e porge nuovo fondamento a sospetti, non dissipati da dichiarazione spagnuola fatta a Clare Ford nel dicembre 1888, di accordi segreti tra Spagna e Francia per smembramento Marocco. V.E. troverà precedenti questione nell'archivio della ambasciata. Governo italiano ed inglese erano già rimasti intesi opporsi simili tentativi, potendo essi turbare statu qua Mediterraneo al quale sono entrambi interessati. Prego V.E. intrattenere su ciò senza indugio lord Salisbury domandando e telegrafandomi suo avviso, affinché si proceda di pieno accordo come sempre si fece in tale questione (1).

(l) Ed. In L'Italia tn Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, clt.. pp. 322-323.

(2) -crr. n. 131. (3) -Cfr. Bollettino del Ministero degli Atfari Esteri, 1889, vol. II, Roma, 1889, pp. 641-647. (4) -Cfr. n. 100. (5) -Cfr. n. 134.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

D. 277. Roma, 18 dicembre 1889.

Con dispaccio di questo stesso giorno (2) ho fatto rilevare analiticamente, in base ad attento esame del r. console alla Canea e di questo ministero, gli inconvenienti che presenta il firmano recentemente emanato.

Questi inconvenienti, la cui gravità non può sfuggire a nessuno, si possono riassumere in questi termini:

aumentata influenza dell'elemento musulmano a danno dell'elemento cristiano; diminuita stabilità del governatore; aumentata la sorveglianza dei suoi atti se cristiano; peggiorato il sistema giudiziario; intaccate le prerogative dell'assemblea, che si è resa più accessibile alla corruzione, più ligia al potere, meno indipendente colla diminuzione, senza ragione apprezzabile, del numero dei deputati che la compongono; accordata all'isola una concessione illusoria, quella di dividere l'avanzo di un bilancio che è sempre in deficit, e toltale una concessione reale, quella della metà dei diritti doganali; proposto un aumento di tasse e promulgata un'amnistia senza valore; in definitiva, ristretti i diritti dei cretesi, ravvivato l'antagonismo fra musulmani e cristiani, gettando nell'isola un germe di nuove rivoluzioni.

L'Europa non può mantenersi indifferente dinanzi a un tal fatto. La situazione della Turchia esige da parte delle Potenze una specie di tutela e di sorveglianza che, dal 1856 in poi, esse hanno a più riprese ed efficacemente esercitato, diritto che loro compete in corrispettivo della guarentigia d'integrità territoriale dello Impero che, nei trattati del 1815, non era stata convenuta. Né si può ammettere che coll'invito fatto dalle Potenze alla Porta di pacificare il paese, siale stato tacitamente consentito di abrogare o di modificare in senso meno largo e

liberale gli statuti e le leggi vigenti nell'isola; né che la Subllme Porta la quale ha pieno diritto di modificare le prescrizioni dei firmani imperiali aventi carattere di unilateralità, possa fare altrettanto per quelli che furono rilasciati ln seguito ad atto bilaterale o ad accordo, come sarebbe la convenzione di Halepa del 3 ottobre 1878, la quale, stipulata fra delegati ottomani e cretesi, pose fine, in quell'anno, alla rivoluzione in Creta.

L'Europa non può dunque, secondo noi, acquetarsi, né al risultato a cui la Turchia è giunta, né al modo con cui vi è giunta. Non al modo, poiché in Creta, ove esiste un Parlamento, non è ammissibile che il potere esecutivo possa da solo, senza la partecipazione della rappresentanza legale del paese, promulgare riforme che ne mutino la costituzione. Non al risultato, poiché se il firmano del 6 dicembre contiene alcun che di bene, come lo ha riconosciuto il dispaccio sovra citato, contiene assai più di male. Né certamente le modificazioni arrecate in tal modo dal sultano al regolamento organico del 1868 ed alla convenzione di Halepa hanno il carattere di equità che l'art. 23 del Trattato di Berlino richiede nelle nuove disposizioni che le Potenze consentivano alla Porta di introdurre nel regime di Creta.

Gli è perciò che il Governo del re, conscio dei doveri che gli incombono come a rappresentante degli interessi di una Grande Potenza e per la situazione dell'Italia nel Mediterraneo, nel mentre si riserva di vedere se e quali proposte gli convenga fare ai Governi amici, le commette sin da ora di far ampie riserve presso codesto ministro degli affari esteri, sia circa alla legittimità dei nuovi provvedimenti, sia circa la loro convenienza, opportunità e giustizia, considerati in se stessi.

(l) -Per la risposta cfr. n. 139. (2) -D. 276, non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 19. Londra, 19 dicembre 1889, ore 18,15 (per. ore 21).

Foreign Office ha ricevuto dal suo ministro a Tangeri notizia del progetto di cessione territoriale alla Spagna, al quale si riferisce il telegramma di V.E. (1). Quelle informazioni furono da qui telegrafate a lord Dufferin. Conosce 1l Foreign Office che anche il cavalier Cantagalli deve avere informato in analogo senso il R. Governo. Circa modo di vedere di Salisbury in relazione con questa notizia, sottosegretario di Stato in assenza del ministro non poteva pronunziarsi. Egli ne riferirebbe e mi procurerebbe al più presto possibile una risposta. Gli ho ricordato che i nostri due Governi erano altra volta rimasti d'accordo di opporsi a mutamenti territoriali che potrebbero turbare lo statu quo del Mediterraneo ed ho espresso il desiderio di V. E. di procedere in pieno accordo coll'Inghilterra. L'assenza di lord Salisbury e le abitudini inglesi di quasi completa sosta negli affari durante la settimana di Natale sono di ostacolo alla prontezza colla quale vorrei essere in grado di rispondere alle domande di V. E.

(l) Cfr. n. 137.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'IMPERATORE DI ETIOPIA, MENELIK II

L. Roma, 19 dicembre 1889.

Ringrazio la Maestà Vostra per la lettera che si compiacque indirizzarmi per mezzo del suo ambasciatore degiazmac Makonnen dall'Eggiù il 17 miazia 1881. L'ambasciatore della Maestà Vostra fu dal mio re ricevuto con tutti gli onori dovuti al suo grado ed all'inviato di un re amico.

Degiazmac Makonnen ed il conte Antonelli riferiranno alla Maestà Vostra i risultati felici ottenuti dal vostro ambasciatore nella trattazione delle varie questioni di cui aveva ricevuto dalla Maestà Vostra speciale incarico.

Il trattato concluso fra l'Italia e l'Etiopia, nonché la convenzione addizionale destinata a completarlo, e che verrà sottoposta alla ratifica della Maestà Vostra, chiudono il periodo delle lotte fra l'Italia e l'Etiopia. Si apre ora dinanzi a noi un avvenire di pace e di tranquillità che potrà dare campo ad imprese più vantaggiose e più conducenti alla prosperità dei due popoli.

Il Governo del mio re è animato dal desiderio di contribuire alla pace ed al consolidamento dell'Impero etiopico. Vigilerà quindi con ogni cura per allontanare tutti quei pericoli che potessero turbare la quiete e rendere meno sicuro alla Maestà Vostra l'esercizio della sua sovranità. Questa nostra vigilanza sarà tanto più attiva verso quei paesi nei quali le truppe della Maestà Vostra stanno combattendo la rivoluzione mahdista, lieti così che le armi che l'Italia ha dato all'Etiopia, anziché istrumento di guerra contro popolazioni cristiane, servano a debellare e distruggere il fanatismo musulmano.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 2892/1192. Londra, 19 dicembre 1889 (per. il 26).

Non dispiaccia a V. E. che, mentre in altro mio rapporto d'oggi (l) trasmetto copia e versione italiana delle note del 12 e 18 novembre, consegnate a questa

r. ambasciata simultaneamente nei primi giorni del mio arrivo a Londra, io chiami l'attenzione speciale di V.E. sovra la comunicazione inglese che porta la data del 12 del passato mese.

Se non erro, tre sono i punti salienti di quella comunicazione, a mio avviso comunicataci, benché tardivamente, nel solo scopo di poterla, a suo tempo, inserire nei Blue Books.

Primieramente, nella forma di un cortese ringraziamento, ma senza darci l'incarico di aprire il negoziato, lord Salisbury prende atto della nostra offerta di trattare con il re Menelik in vista di acquistare alla Gran Bretagna i medesimi privilegi in materia commerciale che all'Italia sono guarentiti dal trattato con l'Etiopia (1).

Esprime in secondo luogo la nota inglese qualche incertezza circa il carattere da attribuirsi alle relazioni dal precitato trattato stabilite fra l'Italia e l' Abissinia. V.E. rimarcherà probabilmente nel documento inglese l'espressione: «A meno che il trattato vada sino al protettorato dell'Italia sovra l'Etiopia ~. (Unless the Treaty amounts to a protectorate by Italy over Ethiopia).

Infine il Governo inglese fa conoscere essere egli disposto a regolare la materia giurisdizionale nelle questioni fra italiani ed inglesi in Abissinia indicando la necessità di definire tale materia con appositi accordi.

Sono questi tre punti sovra i quali io ho aspettato che lord Salisbury prendesse con me l'iniziativa di conversazioni le quali mi avrebbero permesso di indagarne le disposizioni per essere in grado di riferirne a V. E. Indugiai perciò alquanto nel trasmettere a codesto r. ministero le comunicazioni delle quali trattasi, sempre in attesa che Sua Signoria volesse spontaneamente chiarire con qualche sua verbale osservazione il suo pensiero.

Tale iniziativa non essendo però finora stata presa, io profitto di questo corriere di gabinetto per rimettere il testo delle comunicazioni e la preghiera alla

E.V. di volermi favorire, se lo crede opportuno, le sue istruzioni nel caso ella stimasse che a noi convenga ripigliare con lord Salisbury il discorso sovra i tre punti indicati nella sua nota del 12 novembre. Ogni cosa che gioverà a mettere in chiaro ed a stabilire con precisione le relazioni dell'Italia con l'Inghilterra relativamente alle cose d'Africa, non potrà riuscire altrimenti che a vantaggio dei due Paesi. Ma l'importanza dei tre punti che mi sembrano i più salienti della comunicazione inglese, non mi consente di prendere una iniziativa la quale potrebbe fare supporre a lord Salisbury che io sia in possesso di istruzioni speciali di V.E. Io aspetterò dunque in proposito gli ordini che a lei piacerà di farmi pervenire (2).

(1) Non pubbllcato.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, LONDRA, MADRID, PARIGI E VIENNA E ALLA LEGAZIONE A LISBONA

T. 3075. Roma, 21 dicembre 1889, ore 19,15.

Recente decreto Governo Brasile impone, salvo opzione entro 6 mesi, cittadinanza brasiliana a stranieri colà residenti il 15 dicembre u.s. e a quelli colà

emigranti in avvenire dopo due anni residenza. Riteniamo lesiva e capziosa questa disposizione, perché riesce e riuscirà impossibile a numerosi coloni lontanissimi dai centri ove siano autorità, oppure esposti ad influenze ed a pressioni, di sfuggire alla sanzione del decreto. Il diritto di opzione riuscirà in pratica illusorio e da un violento stato di cose potranno sorgere resistenze, disordini, conflitti internazionali e altri inconvenienti incalcolabili. Indaghi e telegrafi se codesto Governo sarebbe disposto insieme con noi azione collettiva o contemporanea per ottenere revoca o almeno modificazione decreto (1).

(l) -Cfr. n. 77. (2) -Questi ordini non sono stati trovati. Il negoziato fu ripreso più tardi con la r.. personale di Crispi a Torniell1 del 28 febbraio (cfr. n. 299) e con le istruzioni date verbalmente a Catalani su cui Torniell! riferiva con la lettera del 7 marzo (cfr. n. 318).
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. 3086. Roma, 22 dicembre 1889, ore 22,55.

L'ambassadeur de Russie est venu aujourd'hui m'exposer les observations annoncées par la note de M. de Giers et par le rapport 13 décembre de l'ambassade royale (2). Le Gouvernement russe s'appuierait sur la déclaration faite par Said pacha dans la séance 31 janvier 1885 de la Conférence de Berlin, protocole huitième. Veuillez faire remarquer à M. de Giers que la réserve de Said pacha ne concerne que « les possessions du sultan ~ et que l'Ethiopie, pays absolument distinct de Massaua et des autres territoires du littoral sur lesquels la Turquie a pu afficher quelques prétentions d'ailleurs infondées, n'a jamais fait partie ou dépendu à un titre quelconque de l'Empire ottoman, en sorte que cette réserve ne saurait s'appliquer à l'Ethiopie (3).

144

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A TANGERI, CANTAGALLI

T. 3087 (4). Roma, 22 dicembre 1889, ore 23.

Lord Salisbury ha dato ordine al rappresentante inglese in Tangeri di sconsigliare il sultano da ogni e qualsiasi cessione o permuta territoriale e di tenersi strettamente ai termini della nota collettiva dell'll marzo 1877. Si attenga alle medesime norme e proceda d'accordo col suo collega d'Inghilterra.

-
(l) -Si pubblicano solo le risposte delle ambasciate a Berlino e Vienna (cfr. rispettivamente i nn. 150 e 147). (2) -R. confidenziale 495/307, ed. in Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 319-321. (3) -Per la risposta cfr. n. 149. (4) -Risponde al n. 134.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 418 (1). Londra, 23 dicembre 1889.

Lord Salisbury ha fatto informare V. E. per mezzo dell'ambasciatore di Inghilterra delle istruzioni date a Tangeri relativamente allo scambio di territori desiderato dalla Spagna. Sua Signoria ha ricevuto oggi la risposta di lord Dufferin dalla quale risulta che V. E. dava uguali istruzioni a Cantagalli (2), nel senso cioè di consigliare al sultano il rifiuto di tale scambio. Lord Salisbury mi ha ripetuto che, a parer suo, l'interesse inglese ed italiano connesso con il mantenimento dello statu quo nel Mediterraneo non consente di ammettere una variazione non perché questa accrescerebbe la posizione della Spagna, ma perché essa potrebbe dare pretesto alla Francia di accampare altre pretese.

146

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3799. Vienna, 24 dicembre 1899, ore 16,40 (per. ore 18,20).

Kalnoky mi ha detto oggi che non aveva ancora avuto occasione doversi pronunziare in un senso qualunque intorno ultimo firmano del sultano relativo agli affari di Candia. Egli desidera conoscere prima effetto che avrà prodotto nell'opinione europea in generale e specialmente a Candia. I rapporti giornalieri di Chakyr pascià assicurano che la pacificazione progredisce di giorno in giorno.

147

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3800. Vienna, 24 dicembre 1889, ore 16,40 (per. ore 18,20).

Ho comunicato a Kalnoky telegramma del 21 corrente (3). Egli mi ha detto oggi che quantunque Governo austro-ungarico sia meno interessato nella que

stione, tuttavia è pronto ad associarsi a quanto sarà combinato dai Governi più interessati d'Italia e di Germania relativamente alle questioni di nazionalità sollevate dai recenti decreti del Governo del Brasile.

(l) -Numero dell"ambasciata di Londra; a Roma il telegramma non è stato protocollato. (2) -Cfr. n. 144. (3) -Cfr. n. 142.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO S. N. Roma, 24 dicembre 1889.

Voglia verificare se Neue Freie Presse pubblichi stamane o pubblicherà nel foglio sera seguente telegramma trasmessogli da Roma: «Il mazziniano Felice Albani narrò nella sua conferenza popolare in onore di Oberdank che egli, allorché si assunse di mandare ad effetto l'attentato, si presentò all'attuale sottosegretario di Stato Fortis, lo informò del suo proposito e lo pregò di prendere provvedimenti perché contemporaneamente in Trieste fosse preparata una insurrezione. Fortis, non solo avrebbe presa cognizione della comunicazione ma avrebbe incoraggiato l'infelice giovane nel suo proposito. Narrazione è incredibile. Incomprensibile tuttavia silenzio Fortis, dopoché giornali radicali la pubblicarono. Nel caso il telegramma fosse pubblicato, voglia V. E. pregare Ufficio Stampa o Correspondenz-Bureau smentire la notizia che esso riporta perché assolutamente falsa (1).

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L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3802. Pietroburgo, 26 dicembre 1889, ore 0,25 (per. ore 6).

Dal colloquio d'oggi con Giers ho l'impressione che le osservazioni verbali del barone d'Uxkull (2) non sono che una deferente concessione pro forma fatta dal .Gabinetto imperiale alle note suscettibilità della Porta. Giers non insiste sugli argom!;!nti addotti e, convenendo meco della insussistenza delle pretese territoriali della Turchia nel Mar Rosso, mi obiettava che se i limiti di quei possessi erano più che male definiti, era pure male definito il concetto di Etiopia. Tutto ciò però non è che secondario; la vera ragione della riluttanza di Giers bisogna cercarla nell'impossibilità in cui egli si trova di mettersi contro il Sacro Sinodo, il quale vede di mal occhio ingerenza d'una Potenza

terza nelle relazioni secolari tra la Russia e l'Abissinia. Giers prega V. E. di osservare che egli segnò ricevuta della nostra comunicazione con nota ufficiale, e che col dare ad Uxkull istruzioni di esporre « verbalmente ~ alcune osservazioni del Gabinetto imperiale, egli ha anzi voluto con tal modo di trasmissione, meno solenne, attenuare la portata che ha la nota del 12 corrente e non intendere né protestare, né ingerirsi nelle relazioni itala-etiopiche. Per tali ragioni egli ha dato istruzioni ad Uxkull di limitarsi a semplici osservazioni verbali, e di non dare lettura del telegramma indirizzatogli al riguardo.

(l) -Analogo telegramma venne inviato in pari data all'ambasciata a Berlino. Per le risposte cfr. n. 152 e nota 2, p. 95 allo stesso. (2) -Cfr. n. 143.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3810. Berlino, 26 dicembre 1889, ore 6,25 (per. ore 7,15).

Principe Bismarck, cui fu comunicato contenuto telegramma di V. E. del 21 corrente sera (1), aderisce in principio al giudizio da lei portato circa recente decreto del Governo del Brasile sui cittadini stranieri che riconosce contrario al diritto delle genti. Governo imperiale si è messo già in relazione coi Gabinetti di Londra e Washington per presentire loro modo di vedere a questo riguardo. Tali informazioni mi furono date oggi verbalmente dal sottosegretario di Stato, il quale aggiungeva, come sua opinione personale, e dal punto di vista pratico, che la colonia germanica al Brasile non è però cosi numerosa ed importante come l'italiana, giacché la maggior parte dei tedeschi colà emigrati ha già preso la naturalità brasiliana. Del resto non sarà facile escogitare il modo di agire verso un Governo non ancora legalmente riconosciuto.

151

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 21. Pera, 26 dicembre 1889,1 ore 20,53 (per. ore 24).

In via privata e confidenziale mi viene riferito che la Porta si disponga a segnar ricevuta per iscritto della nostra notificazione, relativa ai nostri protettorati nell'Africa orientale; ma essa è incerta se convenga formulare ampi,e riserve e specialmente per i paesi dei danakil o semplicemente segnarne ricevuta, aggiungendo che si riserva, all'occorrenza, di presentare più tardi os

servazioni, appena compiuti gli studi! in proposito. Quest'ultimo partito sembra prevalere. Il Consiglio dei ministri non si è ancora pronunziato. Sospettasi che la Russia tenti indurre la Porta a sollevare! difficoltà.

(l) Cfr. n. 142.

152

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO S.N. Vienna, 26 dicembre 1889.

Ho pregato il direttore della Correspondenz-Bureau, che ha subito consentito, di far dichiarare falsa la narrazione dell'Albani relativa a pretesa partecipazione di Fortis all'attentato Oberdank (1), quando tale narrazione comparisse in qualsiasi foglio austriaco (2).

153

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 3144. Roma, 29 dicembre 1889, ore 22,10.

Notizie Creta gravi: il firmano ebbe pessima accoglienza; avvengono scaramucce e si prevede una insurrezione più violenta delle precedenti. Voglia mettersi d'accordo coi suoi colleghi d'Inghilterra e d'Austria-Ungheria per prevenirne codesto ministro degli affari esteri affinché, se in tempo, si cerchi riparare conseguenze ultimo firmano (3).

154

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 3825. Costantinopoli, 30 dicembre 1889, ore 18,49 (per. ore 19,45).

Tanto ambasciatore d'Inghilterra quanto ambasciatore d'Austria non si credono finora autorizzati a porsi d'accordo con me per fare presso la Porta

{l) Cfr. n. 148.

il passo indicato nel telegràmma di V. E. di ieri notte per le cose di Creta (1). I due predetti ambasciatori mi hanno dichiarato di non avere finora ricevuto notizie allarmanti e tanto meno istruzioni dai loro Governi nel senso precitato; essi non mancheranno di concertarsi con me, qualora vi fossero autorizzati dai loro Governi. La Porta continua a sostenere anche oggi che le notizie di Creta non sono inquietanti.

(2) -Launay comunicò con T. riservato del 26 dicembre che l'agenzia Wolff, dietro sua richiesta, aveva pubbl!cato la smentita formale della notizia che era apparsa su un giornale tedesco. (3) -Per la risposta cfr. n. 154.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 2. Roma, 2 gennaio 1890, ore 15,30.

Vorrei che colla sua presenza a Massaua cessassero le antipatie che Baldissera aveva inspirate e sembra abbia lasciate costì contro Menelik e i suoi partigiani. Diversamente noi ci troveremmo in condizioni di non poter profittare dei benefici del trattato stipulato coll'imperatore. La missione etiopica ebbe in Italia accoglienza cordiale e se ne partì soddisfatta; faccia in modo che riporti eguale impressione dell'ospitalità di Massaua (3).

156

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONSOLE A PREVESA, MILLELIRE

D. 26/1. Roma, 2 gennaio 1890.

Mi è regolarmente pervenuto l'interessante suo rapporto n. 291/183, in data 16 corrente ( 4), del quale ho preso nota. Destò specialmente l'attenzione

Questa petizione è diretta al console dl Francia In Eplro, ed ln essa si chiede a quelfunzionario di supplicare il suo Governo di voler, a simllltudine dell'Italia, stablllre In Eplrodelle scuole francesi. Dalle ricerche che ho potuto fare, mi risulta in modo lndeclinabile che la petizione In discorso non fu spontanea fra gli ortodossi, ma venne segretamente provocatada quel funzionario francese, onde aver un pretesto per poter sottomettere al suo Governo l'idea di stabilire In Eplro scuole francesi. Egli ha cercato di profittare dell'elemento ortodosso a noi tanto avverso in materia scolastica, per tentare dl sviluppare più che sia possibilel'Influenza francese In questi paraggi, e nel tempo stesso far cosi opposizione alle nostre scuole. Però finora non è certo che le sue mene approdino a buon porto, poichè la petizioneIn discorso è ancora In circolazione, locchè Indicherebbe che In fondo, le firme non vl piovono tanto facilmente. Io non mancherò di seguire queste mene, più da vicino che mi sia possibile e di riferire esattamente ogni cosa a v. E. Intanto per meglio difendere le nostre istituzioni, lo vado ognor più avvicinandomi alle autorità ottomane, ed agll uomini più influenti ottomani, i quali mi dimostrano sempre più la loro simpatia, ed !l loro appoggio, del quale è precisamente il momento di far tesoro. Io spero che pure di questa nuova opposizione rimarremo vincitori, con buona dose di attività pazienza e moderazione •·

di questo ministero-.ciò che ella _ha: riferito ìntorho alle scuole che. la Francia avrebbe intenzione di impiantare in Epiro per estendervi sempre più la sua influenza, a danno della nostra.

Approvo la condotta che la S.V. illustrissima ha tenuto in tale circostanza, e non dubito che ella continuerà a sorvegliare le mene francesi, riferendomene minutamente e cercando in tutti i modi di neutralizzarne gli effetti.

(l) -Cfr. n. 153. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, serie storica. vol. I, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, Documenti (1890-1891), a cura di C. Giglio, Roma, Poligraflco dello Stato, 1977, pp. 5-6. (3) -Orero rispose con T. 9 del 4 gennaio, non pubblicato, che avrebbe fatto Il possibile per facllltare 11 soggiorno della missione etiopica a Massaua. (4) -Di tale rapporto si pubblica 11 passo seguente: «Circola In paese fra l'elemento ortodosso, una petizione, che si cerca di far coprire di firme e sulla quale si sono già sottoscritte una cinquantina di persone.
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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 30. Pera, 4 gennaio 1890, ore 13 (per. ore 20,55).

I due dispacci ministeriali del 18 decorso di,cembre (1), relativi a Candia, mi sono giunti soltanto oggi. Avendo io riferito a V. E., coi miei telegrammi del 16 e del 30, e col mio rapporto n. 389 (2), che gli ambasciatori d'Inghilterra e d'Austria-Ungheria non si credono autorizzati a mettersi d'accordo con me per fare i passi indicati dall'E. V. col suo telegramma del 29 dicembre (3), e persistendo essi tuttora in questa loro determinazione, prego V.E. di volermi dire se io, ciò nondimeno, debba da solo fare alla Porta le riserve di cui è cenno in uno dei precitati dispacci ministeriali. In questo caso prego V.E. di volermi indicare se tali riserve debbano essere da me formulate in una conservazione coi ministri del sultano oppure con un promemoria (4).

158

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 26. Roma, 5 gennaio 1890, ore 18,45.

Rispondo suoi telegrammi 30 dicembre e 4 corrente (5) che, nonostante astensione ambasciatori d'Inghilterra e di Austria-Ungheria, autorizzala formulare anche da solo e per mezzo conversazione al ministro imperiale degli affari

(-3) Cfr. n. 153.

esteri le riserve del Governo del re circa affari Candia, usando massima cortesia e manifestando nostro vivo desiderio che non venga menomamente turbata pace in Oriente (1).

(1) -Cfr. n. 138 e nota 2 allo stesso. (2) -Cfr. n. 154; il T. 3710 del 16 dicembre e ìl R. 389 Ih>n sono pubblicati (4) -Cfr. n. 158. (5) -Cfr. nn. 154 e 157.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. 28. Roma, 5 gennaio 1890, ore 23,45.

È venuto oggi da me l'ambasciatore di Russia e mi ha letto una nota del signor di Giers con cui la Russia protesta contro le garanzie date dalla Bulgaria ai banchieri coi quali il Principato ha stipulato recente imprestito (2). La Russia vanta verso la Bulgaria un credito di 22 milioni di rubli per effetto dell'articolo 22 del Trattato di Berlino che poneva mantenimento corpo occupazione a carico dello Stato occupato. Il Gabinetto di Pietroburgo sostiene che la Russia è creditrice privilegiata e che sono nulli gli impegni che il Principato possa avere assunti od assumere in menomazione suoi diritti. Analoga comunicazione sarà fatta agli altri Gabinetti firmatari del Trattato di Berlino. Mi sono limitato ad ascoltare la comunicazione del signor d'Uxkull, osservandogli che essa non comportava da noi risposta o decisione alcuna. Il barone d'Uxkull convenne di ciò accennando che essa ci veniva fatta non per altro che per nostra informazione e norma.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE 27. Vienna, 6 gennaio 1890, ore 16 (per. ore 17,35).

Vedo dai giornali che è questione di un viaggio prossimo del principe di Napoli in Oriente ed in Crimea. Prendo la libertà d'osservare, per ogni buon fine, che il viaggio in Crimea, se è esatta la notizia, potrebbe urtare le suscettibilità della Russia e potrebbe parere poco amabile che il principe reale d'Italia tocchi il suolo russo unicamente per vedere il campo di battaglie combattute da noi contro la Russia (3).

(-1) Per la risposta di Tugini cfr. n. 161.
(2) -L'anno precedente il Governo bulgaro aveva stipulato con la Landerbank di Vienna un prestito di trenta milioni di franchi dando ipoteca su alcune linee delle ferrovie bulgare. (3) -Per la risposta cfr. n. 163.
161

L'INCARICATO D'AI<,FARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 49. Pera, 7 gennaio 1890, ore 0,50 (per. ore 21,45).

Ieri conversando con questo ministro degli affari esteri svolsi con i più amichevoli riguardi le osservazioni dell'E.V. circa il firmano per Creta non senza le riserve cm1tenute nel dispaccio di V.E. del 18 dicembre (1) e che con il telegramma tlel 5 corrente (2) V.E. mi ordinò di enunciare anche da solo nonostante astensione degli ambasciatori d'Inghilterra e di Austria-Ungheria. Said pascià rispose che le disposizioni del firmano provvedevano alle esigenze della situazione nell'interesse della quiete nè ledevano i diritti dei cretesi trattandosi di provvedimenti interni. S.E. osservò che essi non potevano dar luogo a riserve da parte delle Potenze, nessuna avendone fatte. Benchè la nostra conversazione fosse improntata da schietta amicizia, pure non debbo dissimulare all'E.V. che il mio linguaggio fece sgradita impressione sul ministro del sultano. Gli ambasciatori d'Inghilterra e di Austtia-Ungheria privi tuttora di istruzioni dichiarano di non potersi associare meco. Ho appreso inoltre dai colleghi amici che ieri stesso questo incaricato d'affari di Francia svolse a Said pascià osservazioni analoghe alle nostre senza fare riserve e che analogo linguaggio ha tenuto in questi ultimi giorni questo ambasciatore di Russia.

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IL MINISTRO A LISBONA, AVOGADRO DI COLLOBIANO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

·r. 57. Lisbona, 7 gennaio 1890, ore 14,35 (per. ore 23,25).

Ieri il ministro britannico presentò nota richiedente dal Governo portoghese formali categoriche assicurazioni di rispettare territori che il Governo inglese nella comunicazione riferita col mio telegramma del 22 dicembre (3) dichiarò posti sotto il suo protettorato nell'Africa; chiede in un termine fisso una risposta. Mio collega d'Inghilterra dice che, se risposta non è soddisfacente, saranno rotte relazioni diplomatiche.

12 -lJocum·~nd diplomatici -Serie II -Vol. XXIII

(l) -Cfr. n. 138. (2) -Cfr. n. 158. (3) -T. 3770, non pubblicato, con cui Collobiano comunicava che il Portogallo sosteneva i suoi diritti sui territori dichiarati sotto protettorato della Gran Bretagna intorno al lago Niassa.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO PERSONALE 43. Roma, 7 gennaio 1890, ore 15,20.

Il principe reale farà un viaggio d'istruzione nell'Oriente senza scopi politici. Da Costantinopoli, passato lo stretto, andrà nel Caucaso, nel Mar Caspio, e di ritorno, dopo aver visitato i luoghi più interessanti del Mar Nero, andrà a Sebastopoli a visitarvi l'ossario, e di là in Varsavia, e per la via della Germa11ia e della Svizzera rientrerà in Italia. La Russia non avrà motivo di menomamente dolersene (1), perchè il principe non toccherà il territorio del grande Impero unicamente per vedere i campi di battaglia del 1854, il che, anch'io comprendo, non sarebbe prudente.

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IL RESIDENTE GENERALE IN ETIOPIA, SALIMBENI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 16. Massaua, 8 gennaio 1890, ore 9 (per. ore 18,30).

Lettere clero etiopico informano Makonnen che banda assoldata di Adgù Ambesà, proclamato degiasmac da Baldissera, fece razzia ad Adua, spogliando chiese, nonostante clero con sacramento e croce per domandare clemenza. Tutto questo fatto in nome del Governo italiano or sono venti giorni. Makonnen gravemente impressionato, perchè presenza Governo italiano Tigrè deve significare giustizia e grandezza, non oltraggio proprietà e religione. Questo fatto secondo Makonnen, diminuisce prestigio suo e Menelik nostro alleato, perché clero etiopico protesterà oltraggio fatto alla chiesa più venerata di tutta l'Etiopia. Oggi venuto colonnello Piano dall'Asmara; Makonnen domandò, Piano rispose confermando in parte il fatto e soggiungendo che Orero era inquietissimo e prometteva restituzione oggetti rubati. Makonnen aspetta Antonelli per decidersi partire Zeila, giacché dice che non può rimanere spettatore qui della impunità di Adgù Ambesà. E' dolente di sentire che si oltrepassano così presto i termini del trattato.

(l) Cfr. n. 160.

165

IL RESIDENTE GENERALE IN ETIOPIA, SALIMBENI, AL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI (l)

T. SEGRETO PERSONALE S.N. Massaua, 8 gennaio 1890, ore 8,40 (per. ore 14,35).

Completo telegramma ufficiale (2). Makonnen indignatissimo per questione razzia Adua e per notizie dal Tigrè di progetto costruzione strade per parte nostra oltre Mareb. Invano io e Nerazzini tentammo persuaderlo che egli era in errore. Rispose essere bene informato di tutto e che questo fatto era violazione del trattato. Dice che dopo accoglienza ricevuta in Italia non si aspettava un insulto simile, che egli è rovinato perché allo Scioa prima di partire tutti si burlavano di lui dicendo che veniva in Italia per rovinare il suo Paese; ora che sperava di aver fatto tutto bene vede invece che noi non stiamo ai patti e allo Scioa si burleranno ancora di lui. Lunedì venga o non venga Antonelli vuole partire ad ogni modo. Con Nerazzini ci adoperiamo a tutt'uomo per calmarlo. Aspetto ansiosamente Antonelli; telegrafagli di affrettarsi (3). Temo che anche lui debba riconoscere grave imprudenza fare sostare missione a Massaua.

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IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI, AL CONTE ANTONELLI ( 4)

T. PERSONALE S.N. Roma, 9 gennaio 1890, ore 12.

Urge tua presenza Massaua, Makonnen si troverebbe in uno stato d'irritazione per sospetti e malintesi che Salimbeni e Nerazzini sono incapaci di dissipare e al quale essi sembra partecipino (5). Ministro è malissimo impressionato dei telegrammi di Salimbeni. Occorre tutto il tuo ascendente su Makonnen e sui nostri due amici per ricondurli all'esatta valutazione delle cose e per impedire che il frutto della tua savia politica vada perduto.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, E AL MINISTRO A LISBONA, AVOGADRO DI COLLOBIANO

r. RISERVATO 44. Roma, 10 gennaio 1890, ore 16,30.

Ministro di Portogallo venne da me il 29 dicembre per indagare se il Governo italiano sarebbe disposto interessarsi come intermediario nella questione fra

C. Zaghi, Torino, ILTE, 1956, pp. 18-19.

il Portogallo e la Gran Bretagna relativa alle tribù dei Makalolo e dei Matabele e ai territori fra il Chire e il Niassa. Risposi che non avrei avuto difficoltà a spendere una buona parola per cercare di appianare quella divergenza componendo la cosa in modo che la dignità dei due Paesi fosse salva e che la nostra intima amicizia con ambedue rimanesse intatta. Il signor Vasconcellos tornò domenica scorsa a ringraziarmi a nome del suo Governo delle buone disposizioni a favore di questo e ad insistere perché l'Italia ove ne fosse il caso accettasse, a tenore dell'art. 12 dell'atto generale di Berlino dell'85, la mediazione

o si adoperasse per l'arbitrato. Risposi ancora che il Governo del re non era contrario a far ciò.

(Per Londra) Prima pe1·ò di prendere una decisione definitiva desidererei conoscere quale accoglienza sarebbe fatta dal Governo britannico alla nostra interposizione. Prego quindi V. E. di voler opportunamente e col tatto a lei abituale indagare le disposizioni di lord Salisbury a tale riguardo e farmi sapere se Sua Signoria prenderebbe in buona parte le aperture del Governo del re (1).

(Per Lisbona) Mentre l'informo di quanto precede per sua personale notizia mi riservo di farle presto conoscere la decisione che il R. Governo prenderà in proposito (2).

(l) Ed. in Crtspi e Meneltch nel diario inedito del conte Augusto Salimbeni, a cura di

(2) -Cfr. n. 164 che però risulta spedito dopo Il presente telegramma. (3) -Cfr. n. 166.

(4) Ed. in L'Italia tn Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, clt.. p. 8.

(5) Cfr. nn. 164 e 165.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 81. Londra, 10 gennaio 1890, ore 19,30 (per. ore 21,45).

Il ministro di Portogallo a Londra ha ricevuto dal suo Governo notizia buone disposizioni V.E.· ad esercitare suoi buoni uffici nell'affare anglo-portoghese (3). Egli è venuto perciò a vedermi nello scopo primamente di sapere se avessi ricevuto in proposito da V.E. qualche istruzione; in secondo luogo per comunicarmi ultime note scambiate a Lisbona. Alla nota comminatoria Inghilterra chiedente risposta entro ore 48, il Portogallo deve avere risposto con una nota della quale il testo sarà arrivato qui iersera. Il ministro del Portogallo, al quale sunto di tale ultima nota del suo Governo è stato telegrafato, ignora ancora accoglienza che alla medesima sarà fatta qui e parvemi propenso ere

dere che, se termini nota non sono stati trovati qui soadisfacenti, i provvedimenti coercitivi saranno presi immediatamente. Egli tuttavia ignora quali potranno essere questi provvedimenti e se ne dimostrava perplesso.

(l) -Per la risposta cfr. n. 168. (2) -Cfr. n. 175. (3) -Cfr. n. 167
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IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. S.N. Massaua, 11 gennaio 1890, ore 11 (per. ore 12,15).

Spedizione inglese sulla via Zeila-Harar (2) è cosa grave parendo fissato colpo di mano su Gildessa. Se inglesi occupano quella località è come avessero quella dogana che è compresa nella garanzia prestito Italia fatto a Menelik. Popolazioni Harar sarebbe possibile approfittassero assenza Makonnen per ribellarsi. Spedizione sarà comandata dal colonnello Stace primo assistente politico di Aden con 500 soldati, numero sufficiente per prendere Gildessa e allarmare Harar. Visitai col console generale governatore Aden e colonnello Stace; mi lasciarono pessima impressione; nel discorso si contraddirono circa scopi spedizione. Makonnen si trova chiusa via ritorno mentre suo paese è minacciato. Questa è una battaglia fatta per diminuire il nostro prestigio in Etiopia. V.E. non lo permetterà.

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L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTR.O DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 87. Pietroburgo, 11 gennaio 1890, ore 12,40 (per. ore 15,10).

Per mia norma particolare ambasciatore d'Austria-Ungheria mi ha dato lettura confidenziale di un telegramma ove Kalnoky l'avvisa che l'Austria segue l'esempio dell'Inghilterra se questa Potenza si associerà ai passi della Francia e Russia a Costantinopoli per ottenere la sospensione della [legge marziale] in Candia e l'abolizione delle Corti marziali.

(2} La notizia era stata inviata a Roma dal console ad Aden, Cecchi, con. T. coloniale riservato 22, del 9 gennaio (ibid., p. 9).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 11.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 32. Londra, 11 gennaio 1890, ore 14,05 (per. ore 16,45).

Telegramma relativo affare anglo-portoghese (l) mi pervenne dopo che io avevo telegrafato ieri sera a V.E. comunicazione fattami da questo ministro di Portogallo (2). Risultava dalla medesima che il giorno 9 quell'affare era giunto al suo momento critico; in quel giorno infatti il Governo britannico doveva aver avuto risposta portoghese alla sua comminatoria. Ventiquattro ore dopo l'arrivo a Londra della risposta del Portogallo, ministro di quel Paese ignorava ancora se Salisbury l'avesse trovata bastantemente soddisfacente e ciò non è di buon augurio. Ma invece il telegramma da Lisbona nell'odierno Times fa credere a propositi conciliativi. Ho pure informato V.E., in occasione di altro affare, che la permanenza fuori di Londra di Salisbury durerà probabilmente ancora una quindicina di giorni necessari al ristabilimento della sua salute. Questa circostanza è di grave ostacolo per indagare disposizioni di Sua Signoria senza dare a tali indagini carattere di entrature che potrebbero riuscire mal gradite. Nel caso presente e prima di muovere passo presso il sottosegretario di Stato debbo avvisare V.E. che, avendo io voluto procacciarmi qualche notizia e nel tempo stesso assicurarmi in una certa misura delle disposizioni del Foreign Office ad ammettere l'intromissione di altri Governi nel litigio anglo-portoghese trovai il sottosegretario di Stato siffattamente riservato da lasciare in me l'impressione che il semplice desiderio mio di conoscere lo stato della questione gli riusciva molesto. Ebbe pure l'impressione che il Gabinetto di Londra non ammetterà volentieri l'intromissione di altri Governi il mio collega d'Austria-Ungheria che suppongo sia stato interpellato dal conte Kalnoky in proposito. L'ambasciatore di Germania è assente. È questo un affare nel quale il Governo inglese è spinto dalle esigenze delle missioni scozzesi e che perciò si complica con il lavoro elettorale in !scozia dove il partito attualmente al potere non gode salde simpatie. Pare a me che il punto al quale è giunto il litigio anglo-portoghese sia il meno favorevole per esercitare una intromissione destinata a riuscire utile al Portogallo senza dispiacere all'Inghilterra. Infatti

-o il Gabinetto di S. Giacomo trova bastantemente soddisfacente ultima nota Portogallo e l'affare è già entrato in una fase più calma che faciliterà gli accordi diretti fra i due Paesi; o il Gabinetto inglese non è soddisfatto ed a quest'ora saranno partiti da Londra gli ordini per un'azione coercitiva. In quest'ultimo caso interposizione, anche la più amichevole, di buoni uffici potrebbe, a cagione delle circostanze del momento, assumere aspetto di un atto tendente a fermare la mano all'Inghilterra; nè questa tollererebbe anche la

sola apparenza di un simile atto. Mi terrò al corrente dello stato delle cose e ne riferirò a V.E. Per le ragioni esposte, fino a nuove istruzioni, mi asterrò dall'abboccarmi in proposito col sottosegretario di Stato perchè anche ad una semplice esplorazione delle disposizioni di Salisbury sarebbe quasi impossibile togliere carattere di una entratura che ritengo dispiacerebbe nel momento presente.

(1) -Cfr. n. 167, (2) -Cfr. n. 168.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 45. Roma, 11 gennaio 1890, ore 16,30.

Ricevo suo telegramma (l) e confermandole mio d'ieri (2) le faccio osservare che a termini articolo XII atto generale Conferenza Berlino, prima di ricorrere ai mezzi coercitivi le Potenze, tra le quali sia nata una seria divergenza a proposito di dati territori africani, debbono ricorrere alla mediazione di una o più Potenze amiche. Voglia tener ciò presente nelle sue aperture al Foreign Office e nei suoi colloqui con codesto ministro di Portogallo.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A LONDRA, TORNIELLI, E A VIENNA, NIGRA

T. 53. Roma, 11 gennaio 1890, ore 16,30.

Per mezzo nostro incaricato d'affari a Costantinopoli ho fatto sentire alla Porta (3) come il firmano imperiale non soddisfaceva bisogni aspirazioni dei candioti e poteva essere causa nuove agitazioni. È dovere Potenze alleate antivenire pericoli ed è necessario agire subito per non dar buon gioco Russia prevenirci in materia così importante. Urge dunque adoperarsi d'accordo presso Porta perchè questa, mediante provvedimenti atti soddisfare legittime esigenze isola, impedisca perpetuazione disordini Candia. Prego V. E. parlarne codesto ministro esteri persuadendolo dare ordini ambasciatore Costantinopoli per azione comune in senso suddetto (4).

{4) Per le risposte cfr. nn. 184 e 190.
(l) -Cfr. n. 168. (2) -Cfr. n. 167. (3) -Cfr. n. 158.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (1)

T. URGENTE RISERVATO S.N. Roma, 11 gennaio 1890, ore 19.

Notizie positive da Aden confermano spedizione inglese sulla via Zeila Harrar (2) che le stesse autorità di Aden non negano. Essa si comporrà di cinquecento uomini agli ordini del colonnello Stace. Noi dobbiamo ad ogni costo evitare siffatto colpo di mano, come quello che provocherebbe sollevamento Harrar contro Menelik e scemerebbe nostro prestigio. Voglia vedere senza ritardo lord Salisbury o chi per lui e mostrare carattere poco amichevole dell'atto che preparano le autorità di Aden ad insaputa del Governo centrale. Makonnen sarà fra poco all'Harrar ed è impegnato con l'Italia a garantire sicurezza via Harrar-Zeila. Egli non mancherà di punire colpevoli ultime aggressioni. Non vi è dunque luogo a speciale spedizione inglese, che sarebbe pericolosa per integrità possedimenti di Menelik da noi riconosciuta. Si adoperi con ogni suo mezzo d'influenza a convincere Foreign Office e mi dia risposta affinchè all'occorrenza prendiamo provvedimenti richiesti per la osservanza dei nostri impegni. Faccia notare che noi non abbiamo riconosciuto la divisione d'influenza avvenuta tra Inghilterra e Francia e che quantunque liberi di opporci, pure, desiderando mantenerci con l'Inghilterra in perfetto accordo, ci rivolgiamo fiduciosi al Foreign Office perché ottenga dal Governo delle Indie che non si dia seguito al disegno di spedizione (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 46. Roma, 11 gennaio 1890, ore 22.

Ricevuto suo telegramma (4). Nonostante le notizie sconfortanti io mi sento in dovere di insistere con questo mio. Il ministro di Portogallo è venuto a dirmi che il Governo inglese, invece di dar prova di moderazione per la soluzione del dissidio fra le due Nazioni, ha spiegato nuove pretese non assunte finora. L'Inghilterra richiede che il Portogallo ritiri le forze ed i funzionari suoi non solo dal territorio finora contrastato, ma anche dai punti nei quali i portoghesi si erano stabiliti in seguito alle diverse spedizioni. Re Carlo non

può consehtìrvì, soprattutto perchè tali -pretese non erano state formulate nella prima nota che diede origine al dibattito. Il Portogallo è pronto a sottoporre la soluzione della questione del territorio occupato o no a un arbitrato e fino all'accordo finale domanda che non si muti lo statu quo. Giusta l'art. 12 dell'atto generale e finale di Berlino del 26 febbraio 1885 il Portogallo ha diritto di ricorrere alla mediazione di una delle Potenze firmatarie o all'arbitrato per la composizione del dissidio. S.M. il Re mi ha ordinato di ìnearicare V.E. a voler efficacemente interporsi, avvertendola che l'AustriaUngheria ha preso ihteresse alla questione e l'ambasciatore di S.M. I. e R. apGstolica presso codesta Corte n'ebbe speciale incarico (1).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 10.

(2) -La notizia era stata già Inviata a Tornlelll con T. coloniale riservato 23 del 10 gennaio, non pubblicato. (3) -Per la risposta cfr. n. 177. (4) -Cfr. n. 171.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI

T. S.N. Roma, 12 gennaio 1890, ore 12.

Qualunque sia risultato nostre pratiche a Londra per impedire spedizione inglese, giova notare che la nostra posizione sarebbe assai più forte se potessimo mettere innanzi la convenzione addizionale ehe ci dà speciali diritti sull'Harrar. Ella comprende quindi quanto interesse vi sia a che il trattato possa essere reso . presto di pubblica ragione.

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I'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 35 bis. Londra, 12 gennaio 1890, ore 14,56

(per. ore 17,10).

Ho ricevuto ieri i due telegrammi di V.E. relativi spedizione che si prepara Zeila. Quando mi pervenne primo di essi (2) era già passata ora chiusura Foreign Office nei giorni di sabato. Scrissi tuttavia biglietto particolare s.l sottosegretario. di St:ott'l P'"r rtvvi;;arc r~1~. nonostante smentita formale da lui data alle notizie avute dal mio Governo (3), vi era motivo di credere

che la spedizione sì preparava; conveniva pertanto chiarire tosto la cosa presso l'amministrazione dell'India per evitare malintesi. Ricevei più tardi gravissimo telegramma di V. E. (l) nel quale, confermando notizia della spedizione, ella mi indica azione pronta e vigorosa che io debbo qui spiegare per prevenire le serie difficoltà che risulterebbero qualora spedizione si effettuasse. Scrissi immediatamente seconda volta al sottosegretario di Stato in forma privata; gli ho indicato difficoltà serie che dal fatto delle autorità di Zeila potrebbero nascere. L'ho pregato intervenire d'urgenza e di avvisare, se possibile, Salisbury di ciò che accadeva. Il sottosegretario di Stato mi rispose questa mattina in forma privata, ma in termini rassicuranti. Faccio seguire a questo telegramma uno contenente testo della comunicazione del sottosegretario di Stato, in francese (cifrario H 24) (2). Mi recherò al Foreign Office dove non so con chi mi potrò abboccare perchè tutti i capi di servizio sono ammalati. Non posso credere che Inghilterra voglia dì proposito lasciar fare cosa nocevole alla buona armonia con l'Italia; nè posso sospettare della buona fede del sottosegretario di Stato. Non dubiti però V.E. che appunto perchè apprezzo ad altissimo grado l'utilità per noi d'essere in accordo con l'Inghilterra, non mi lascerò addormentare in una sicurezza ingannatrice, tanto più che la prima impressione da me avuta e comunicata al Governo di Sua Maestà della condotta del Foreign Office, a nostro riguardo, negli affari africani, non fu la più rassicurante. Consenta V.E. che, in proposito, io mi riferisca al mio rapporto n. 1192 del 19 dicembre (3). I contratti coloniali sono difficili per tutti con l'Inghilterra, nè può giovare ai medesimi il lasciare indeterminati vari punti importanti da me già segnalati a V.E., i quali raccomando alla seria attenzione del R. Governo appena che saremo usciti, come spero, in modo soddisfacente da questo dispiacevole incidente.

(l) -Analoghi concetti Crispi espresse nel T. riservato 47, pari data, con cui dava istruzioni a Launay di richiedere a Bismarck l'intervento presso il Governo inglese per una soluzione amichevole del dissidio con il Portogallo. Crispi telegrafò s,nche a Vienna con T. riservato 48 del 12 gennaio l'istruzione «di interessare il conte Kalnoky a dare all'ambasciatore d'AustriaUngheria a Londra istruzione di mettersi d'accordo col conte Torniclli e seconclarne le praticne presso il Governo britannico ». (2) -T. coloniale riservato 25 dell'll gennaio, non pubblicato. (3) -Tornielli aveva riferito in proposito con T. coloni::tlc riserv2to 25 c.i_el 10 gennaio, non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 35. Londra, 12 gennaio 1890, ore 18,05 (per. ore 20).

Domani mi recherò al Foreign Office dove, in causa della malattia dominante, potrò abboccarmi, se pure mi riesce, unicamente con qualche impiegato in sott'ordine. Ieri l'ambasciatore d'Austria-Ungheria non vi trovò con chi parlare. Esporrò l'interesse che l'Italia prende allo scioglimento pacifico delle difficoltà sorte fra l'Inghilterra ed il Portogallo; farò presente l'interesse superiore comune a tutti i Governi monarchici d'Europa il quale ci fa desiderare che la moderazione delle domande inglesi permetta al re Carlo d'accettare senza mettere a repentaglio gli interessi della sua dinastia. Queste cose saranno.

lo spero, riferite esattamente a lord Salisbury. Se non troverò chi sia autorizzato a ricevere una comunicazione verbale manderò al sottosegretario di Stato una nota verbale esprimendogli tali concetti. Debbo chiamare attenzione V.E. sovra talune differenze risultanti dal confronto delle istruzioni telegrafiche a me impartite colle comunicazioni che ambasciatore Austria-Ungheria ha ricevute dal suo Governo. Il Portogallo con nota rimessa a Vienna il 7 di questo mese, ha invocato l'applicazione a suo favore dell'articolo 12 dell'atto generale della Conferenza di Berlino, soltanto nell'eventualità dell'insuccesso delle trattative dirette coll'Inghilterra. Austria-Ungheri~ non si è conseguentemente considerata ancora come incaricata di offrire qui i suoi buoni uffici. Come già fu indicato a V. E. alle domande fatte da Kalnoky in un senso di esplorazione, l'ambasciatore austro-ungarico ha risposto rappresentando al suo Governo probabilità di una accoglienza sfavorevole e consigliando astensione; finora egli non ebbe istruzioni di agire, mi promise informarmi se ne riceverà. Prego V.E. voler esaminare se Portogallo sia veramente in diritto di invocare articolo 12 sovrammenzionato. Ho motivo di credere che il Foreign Office gli contesterà tale diritto perchè articolo 12 si riferisce ai territori menzionati nell'articolo l e posti sotto il regime della libertà commerciale, il quale non si applica ai territori già appartenenti nel 1885 a qualche Stato indipendente se questi non vi avrà dato il suo consenso. Ora, pare anche qui che il Portogallo, non avendo dato tale consenso, non ha diritto d'invocare articolo 12 sovrannominato. Su questo punto di diritto desidererei essere illuminato per non imbattermi in una risposta alla quale non sarei preparato a replicare non conoscendo opinione di V.E. (1).

(l) -Cfr. n. 174. (2) -Cfr. n. 183. (3) -Non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 49. Roma, 12 gennaio 1890, ore 18,55.

Ritorno ancora sulla questione anglo-portoghese che ci interessa per molte ragioni, come ella ha potuto rilevare dal mio telegramma d'ieri (2). Re Carlo è nipote del nostro re e non possiamo non adoperare per lui tutta la nostra azione. Se il Portogallo insistesse nelle primitive pretese, comprenderei che l'Inghilterra potesse non darci ascolto. Oggi però la vertenza è entrata in una nuova fase di accomodamento. Per l'articolo 12 dell'atto generale della Conferenza di Berlino la richiesta di mediazione costituisce un diritto ed un impegno per le Potenze firmatarie. L'accettare siffatta richiesta è obbligatorio e riesce tanto più doveroso per una Grande Potenza come l'Inghilterra verso

uno Stato minore. Come già telegrafai, ogni atto éhe accemmsse a disprezzo o noncuranza dei diritti del Portogallo sarebbe, in questo momento, di danno al principio monarchico nella penisola iberica. Faccia di tutto per vedere almeno il sottosegretario di Stato. Ove creda poterlo farè, scriva direttamente a lord Salisbury (1).

(l) -Per la risposta ctr. n. 191. (2) -Cfr. n. 175.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LISBONA, COTTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 34. Lisbona, 12 gennaio 1890, ore 24 (per. ore 6 del 13).

Ieri ministro britannico ha rimesso Governo portoghese comunicazione richiedente formalmente che siano immediatamente ritirate tutte forze militari portoghesi dai territori di Matabele e Makolo ed altri punti sotto protettorato britannico, nonchè annullato ogni atto di giurisdizione portoghese nei medesimi e chiedendo risposta immediata. Il Gabinetto fece riunire Consiglio di Stato politico, a termini della costituzione, e nella giornata di oggi è stata rimessa al ministro britannico una nota in cui, dopo le riserve e proteste, si conclude dando assicurazione che ordini formali nel senso richiesto erano stati telegrafati al governatore di Mozambico.

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L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO; MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. PERSONALE 291. Pietroburgo, 12 gennaio 1890 (per. il 31).

Il telegramma del 6 corrente di V. E. (2) mi dava contez>~a della nota circo~ lare con cui la Russia protesta contro le garanzie date dalla Bulgaria ai banchieri coi quali il Principato ha stipulato un imprestito. Al ricevimento ebdomadario del signor de Giers (mercoledì scorso) accennai a quel documento allo scopo di chiarire il vero significato di questo passo della Russia; volevo, cioè, indagare sino a qual punto la Russia intendeva uscire dalla riserva impostasi finora di fronte alle cose bulgare. Il ministro mi rispose osservando con compiacimento che durante la lettura che, le fece della nota il barone

d'Uxkull, V.E. aveva preso annotazioni scritte, e che a Berlino Bismarck se l'era fatta rileggere, anzi avevane chiesto copia, un desiderio cui l'ambasciatore russo non potè aderire perchè non conforme alle 1istruzioni ricevute. Quindi

S.E. constatava che ·pure il conte Kalnoky aveva con attenzione ascoltata la lettura di quel documento; ma alluse in tono ironico all'osservazione fatta al principe Lobanoff dal ministro austro-ungarico che «.più che probabilmente non si verificherebbe mai il caso. di .dover ricorrere all'esecuzione dell'obbligo sti· pulato coll'addivenire all'alienazione delle ferrovie».

Quanto poi al credito che, per effetto dell'art. 22 del Trattato di Berlino, la Russia vanta verso la Bulgaria, il signor de Giers me ne parlò con studiata indifferenza non sembrando dare alcuna importanza al pagamento più o meno immediato delle annualità dovute. Terminò poi dicendo, e ciò come di consueto, per tutto quanto concerne la Bulgaria, che la Russia ha tempo d'aspettare.

Insomma, Eccellenza, il linguaggio del signor di Giers mi sembrò specialmente diretto a dimostrare la sua soddisfazione per l'attenzione accordata dai Gabinetti di Roma e Berlino al documento uscito dalla cancelleria imperiale; al. tempo stesso mi parve ch'egli volesse attenuare ai miei occhi l'importanza pratica della nota circolare. S.E. si esprimeva come se al Gabinetto imperiale fosse bastato «farsi vivo» di fronte ad una violazione del Trattato di Berlino.

Questo ambasciatore ·d'Austria non parlò al ministro imperiale della comunicazione russa. Dissemi ch'egli riteneva: essersi assai probabilmente il signor de Giers creduto nella necessità di fare una concessione al malcontento dell'imperatore, irritato per l'ammissione a Vienna dell'imprestito, ed aveva perciò ricorso a questo passo diplomatico che in sostanza è una misura d'un carattere assai anodino (1).

(l) -Cfr. n. 188. (2) -Cfr. n. 159.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 104. Londra, 13 gennaio 1890, ore 12,29 (per. ore 16).

Il Times ha da Lisbona il seguente telegramma: «Vi è grande agitazione in città. Questa sera turbe disordinate percorrono le strade gridando "abbasso

il Ministero", grido ripetuto dalla gente raccolta dinanzi al palazzo di Belem. La plebe eccitata, riunitasi presso il consolato britannico, quantunque esso rosse guardato dalla polizia, spezzò le finestre, gettando a terra lo scudo portante le armi britanniche. Si fecero vari arresti. I vetri delle case abitate da vari ministri furono del pari spezzati. La legazione britannica è guardata dalla polizia. Gran folla riunita presso la società geografica, non occorsero però disordini, e si disperse quietamente. Corre voce stasera che il signor Barros Gomes offrirà al re le sue dimissioni~.

(l) Nel D; 1278/.12 del 14 gennaio 1890 relativo a q\lesta quc;stione, inviato " Mni·ocl•ctti Damiani affermava: «Cotesta ambasciata, col rapporto del 12 dicembre u.s. mi rese edotto della poco favorevole impressione che la notizia della èonclusione d! quella operazione produsse nella .opinione pubblica russa, la quale volle vedere in quel fatto quasi un riconoscimento della Bulgaria per parte dell'Austria-Ungheria. Così pensando non si teneva però conto costì della distinzione da farsi fra il riconoscimento e l'impossibilità di affettare l'assoluta ignoranza dell'esistenza di uno Stato che vive ormai da un pezzo dando prova d! vitalità e saggezza e acquistando molte simpatie. La nota di protesta del signor di Giers è l'espressione ed il risultato delle suaccennate impressioni russe e caratterizza anche in questa questione la rivalità fra l'Austria-Ungheria e la Russia in Bulgaria».

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 36. Londra, 13 gennaio 1890, ore 15,04 (per. ore 17,30).

Texte de la lettre particulière de ce matin du sous-secrétaire d'Etat: «Mon influenza s'est déclarée et je dois garder ma chambre, mais j'ai reçu votre lettre d'hier soir et je l'ai envoyée tout de suite à mon secrétaire pour qu'il prenne des informations au Ministère de l'Inde. Il me semble tout à fait impossible que le major Stace organise expédition militaire de cinquante hommes vers Harrar, sans que nous en soyons prévenus. Il est, peut-étre, question d'une petite affaire locale et nous sommes habitués de longue date aux proportions qu'on donne dans ces parages aux moindres événements. Ce ne sera pas nécessaire de déranger Salisbury qui ne doit s'occuper que des affaires les plus urgents. S'il y a expédition nous vous en préviendrons le plus tòt possible ».

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE S.N. Vienna, 13 gennaio 1890, ore 18,05 (per. ore 21,45).

Kalnoky m'ha detto che da Costantinopoli e da Londra aveva appreso che il passo fatto dall'incaricato d'affari a Costantinopoli (l) aveva prodotto presso la Sublime Porta una sorpresa mista ad irritazione. Le comunico questa notizia

per sua informazione personale e perché ella giudichi nella sua saggezza se ci conviene senza una necessità assoluta prendere iniziativa che ha per risultato di irritare la Turchia già poco ben disposta verso l'Italia. Kalnoky m'ha detto pure che le notizie date a V.E. dal nostro console in Candia gli sembrano esagerate e che in ogni caso non concordano con quelle ricevute da lui e dal Foreign Office (1).

(l) Cfr. n. 161.

185

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 110. Vienna, 13 gennaio 1890, ore 18,15 (per. ore 19,15).

Ho esposto a Kalnoky le considerazioni contenute nel telegramma di V.E. dell'H (2) impegnandolo a dare istruzioni all'ambasciatore d'Austria-Ungheria a Costantinopoli per consigliare la Porta a dar soddisfazione alle esigenze legittime del cretesi. Kalnoky mi rispose che, a parer suo, un consiglio generico alla Porta di contentare l'isola non avrebbe risultato pratico, e che d'altra parte egli sarebbe imbarazzato a formulare un programma di nuove concessioni. Tuttavia, se l'Inghilterra, che egli persiste a ritenere di suprema importanza d'aver con noi nelle questioni mediterranee, è disposta a intavolare una pratica a Costantinopoli su questa materia, il Governo austro-ungarico unirà la sua azione alla nostra e all'inglese. Quanto alla Germania Kalnoky crede che si metterà secondo l'usato in seconda linea.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO PERSONALE 50. Roma, 13 gennaio 1890, ore 22.

Quello che telegrafano al Times (3) è purtroppo vero. Nei miei dispacct a lei avevo previsto i pericoli che sarebbero derivati contro il Governo portoghese da un atto violento del Foreign Office ed era così facile evitarli, accettando la mediazione od un arbitrato. I forti non si umiliano mostrandosi miti ed equanimi coi deboli. Siamo sempre in tempo, e lord Salisbury, se vuole, può trovar modo ad un accordo amichevole.

(l) -Per la risposta cfr. n. 192. (2) -Cfr. n .. 173. (3) -Cfr. n. 182.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

Londra, 13 gennaio 1890, ore 22,18 (per. ore 11,30 del 14).

Mi sono abboccato col primo assistente al Foreign Office in assenza del sottosegretario di Stato, ammalato. Quel funzionario aveva steso un promemoria contenente gli schiarimenti che io aveva domandato circa la spedizione di Zeila; ne trasmetto testo alla fine di questo telegramma. Egli spiegò davanti a me una carta geografica per farmi vedere che la direzione di Bulhar, porto situato fra Zeila e Berbera, nulla aveva a che fare colla strada da Zeila ad Han·ar. Attenuava anche in parte l'importanza della cosa, affermando però che non potevasi prescindere dal punire l'audacia di tribù che avevano osato spingersi fino ad un punto situato nel territorio protetto dall'Inghilterra. Replicai che il mio Governo gradirebbe certamente di sapere che le proporzioni della spedizione erano state esagerate, e che lo scopo delhi medesima non era quello stato indicato, ma per un ordine di considerazioni, alle quali il mio Governo annetteva la massima importanza, io doveva insistere primieramente affinchè lord Salisbury fosse informato dei passi che a cagione della progettata spedizione io aveva avuto formale istruzione di fare, e in secondo luogo acciocchè nulla che potesse essere causa di perturbazione nell'Harrar e nei paesi sui quali si estendeva il protettorato o l'influenza italiana venisse intrapreso senza che fra i Gabinetti di Londra e di Roma intervenisse una preventiva perfetta intelligenza. Se nelle condizioni di salute del ministro e del sottosegretario di Stato si reputava conveniente di far dare a V.E. schiarimenti per mezzo di lord Dufferin, questi avrebbe certamente potuto sentire da V.E. i motivi per i quali noi non possiamo vedere senza inquietudine i preparativi della spedizione; era importante che fra i due Governi non rimanesse alcun malinteso a tale riguurdo. L'assistente ha preso nota della mia comunicazione. Ecco il testo del promemoria rimessomi oggi dal Foreign Office: « É stata organizzata una piccola forza a Zeila collo scopo di punire qùegli issa somali che recentemente attaccarono il porto di Bulhar, massacrando molti abitanti di quella località. La spedizione non ha altri scopi. Sembra che il console italiano in Aden abbia preso in argomento informazioni presso il residente. britannico e questi gli ha dato ogni schiarimento. La forza impiegata è del tutto inconsiderevole; l'affare di cui si tratta essendo puramente locale fu giudicato di così scarsa importanza che l'India Office non fece in proposito comunicazione alcuna al Foreign Office. La risposta data da slr Philip Currie al conte Tornielli (l) fu quindi correttissima imperocchè la spedizione, in verun senso, corrisponde alla descrizione fattane nella lettera di S.E. ».

(l) Cfr. n. 177.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 36. Londra, 13 gennaio 1890, ore 22,55 (per. ore 1,25 del 14).

Ho fatto al Foreign Office seguente comunicazione verbale della quale ho rimesso un promemoria scritto. «Il Governo italiano segue con ansietà lo svolgimento delle ultime fasi dell'incidente anglo-portoghese. É desiderabile e conforme all'amicizia esistente fra l'Italia e l'Inghilterra che il marchese di Salisbury sia informato che il Gabinetto di Roma si interessa allo scioglimento amichevole di quest'affare da un doppio punto di vista, da quello cioè della conservazione delle relazioni amichevoli fra due Stati europei ugualmente amici dell'Italia e da quello di evitare una scossa la quale potrebbe avere conseguenze dispiacevoli per la solidità delle istituzioni monarchiche nei Paesi della penisola iberica. Devesi facilmente comprendere che quest'ordine di considerazioni, pur essendo comune all'Inghilterra ed ai Paesi monarchici abbia una importanza speciale per il Governo italiano trattandosi della dinastia portoghese con la quale la famiglia regnante d'Italia ha stretta parentela. E' facile comprendere che il Governo italiano riceverebbe con viva soddisfazione le informazioni che il suo ambasciatore a Londra fosse messo in grado di trasmettergli circa le intenzioni concilianti del marchese di Salisbury verso il Portogallo. L'amicizia intima esistente fra l'Italia e l'Inghilterra escludeva qualsiasi dubbio che le considerazioni sottoposte all'alto apprezzamento di lord Salisbury non siano unicamente suggerite da interessi di ordine generale e superiore comuni ai due Paesi ». Il primo assistente, che ricevette questa comunicazione, mi rispose che essa esigeva una risposta di Salisbury al quale la farebbe pervenire; soggiunse che egli riteneva che le domande inglesi fossero state le più moderate possibili, in presenza dei fatti occorsi e che considerazioni relative alla alleanza di famiglia riguardano anche Inghilterra, poiché il re Carlo era parente della casa regnante inglese. Mi era assicurato che ambasciatore d'Austria-Ungheria farebbe qui comunicazione nello stesso senso, senza offrire i buoni uffici del suo Governo, che quel mio collega si felicita non siano stati offerti nei giorni passati, poiché la sua impressicne uguale alla mia, è che si sarebbe fatta opera inutile per il Portogallo e certamente non proficua per nostri rapporti coll'Inghilterra. Sebbene il grado del funzionario col quale ho potuto abboccarmi escluda che si debba annettere eccessiva importanza alla intonazione delle sue risposte debbo notare che da tale intonazione risultava che la comunicazione non era d'indole a riuscire qui gradita. E' da credersi che Salisbury, o per mezzo mio o per mezzo della ambasciata britannica a Roma, farà fare a V. E. una risposta ed ella vedrà se, nelle circostanze del momento, gioverà che io ritorni al Foreign Office per farvi pratiche ulteriori.

13 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 37. Berlino, 14 gennaio 1890, ore 18,36 (per. ore 20,15).

Presi gli ordini di S.M. l'Imperatore, il segretario di Stato mi pregò oggi di rispondere in questo senso al telegramma di V.E. in data dell'll corrente (1). Apprezzando assai elevati concetti di V.E. Gabinetto imperiale stima però che sarebbe meglio astenersi da ogni intervento nel dissidio tra il Portogallo e la Gran Bretagna. Partito radicale inglese cerca sollevare passioni popolari contro il Portogallo e posizione di lord Salisbury, già assai difficile, e il cui mantenimento al potere giova alla Triplice Alleanza, sarebbe minacciata se egli avesse anche semplice apparenza di subire una pressione straniera, accettando mediazione o arbitrato. Dimissione di quell'uomo di Stato tornerebbe a discapito della politica generale e specialmente del Portogallo. Salisbury è d'altronde disposto a mostrarsi moderato nella soluzione della vertenza la quale fece già passo notevole verso componimento, Portogallo avendo accolto il richiamo delle sue truppe ed autorità dalle sponde del Shira e dalla regione di Masho11an. È ben vero che ulteriormente si manifestarono gravi disordini a Lisbona ed una crisi ministeriale, ma non si rinunzia alla speranza che si darà giusta soddisfazione e che impegni assunti dal precedente Ministero saranno mantenuti dalla nuova amministrazione. Sarebbe in ogni caso preferibile che il Portogallo invocasse buoni uffici mediazione o arbitrato non da una o più Grandi Potenze. ma da Potenze di secondo ordine, qualora i due Stati interessati si dichiarassero preventivamente disposti ad accettare ciò che non è verosimile da parte dell'Inghilterra che in precedenti circostanze non ebbe a lodarsi dell'esperimento fatto di ricorrere a tali tentativi. Il sottosegretario di Stato spera che V.E. vorrà apprezzare tutte queste considerazioni che regolano attitudine della Germania (2).

190

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 120. Londra, 14 gennaio 1890, ore 18,47 (per. ore 21).

Ho fatto ieri al Foreign Office verbalmente comunicazione ordinatami da V.E., telegramma 11 corrente relativo cose di Candia (3). Assistente segretario di Stato incaricato di ricevere verbale comunicazione mi ha detto che ne riferirebbe ai suoi superiori gerarchici.

(l) -Cfr. n. 175, nota l, p. 107. (2) -Per la risposta d! Crlsp! cfr. n. 197. (3) -Cfr. n. 173.
191

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 51. Roma, 14 gennaio 1890, ore 19,40.

Rispondo suo telegramma del 12 (1). Secondo quanto risulta i Makalolo sarebbero fra lo Zambesi ed il Niassa, quindi compresi nella zona posta sotto il regime della libertà commerciale, i Matabeli invece ne sarebbero fuori. Circa il dissidio sorto circa il Makololand il Portogallo ha secondo noi il diritto di invocare la mediazione prevista dall'articolo 12. L'ultimo capoverso dell'articolo dice implicitamente, ma, a parer nostro, chiaramente che coll'estendere alla zona orientale i principi della libertà commerciale, le Potenze firmatarie «impegnano se stesse :.. Il consenso è richiesto per l'applicazione di quei principi a terzi Stati indipendenti e sovrani e tale clausola mirava, secondo noi, esclusivamente 11 sultano di Zanzibar.

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IL PRESIDENTE· DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. S.N. Roma, 14 gennaio 1890.

Al suo telegramma di ieri sera (2). Da notizie precise e sicure mi risulta che il firmano imperiale il quale è una vera delusione fece cattiva impressione in Creta e facilmente può essere seguito da una nuova insurrezione. Noi vogliamo e dobbiamo volere la pace in Oriente e le tre Potenze alleate dovrebbero prevenire la guerra e non lasciarsi precedere dalla Russia. Il loro accordo valse a tenere la Grecia a posto l'anno passato. Della Turchia non mi preoccupo, ma mi preoccupo degli interessi nostri. Del resto continua ad esserci avversa e nelle cose africane ci fu e Ci è nemica e dà pretesto alla Russia per indugiare a riconoscere il nostro diritto. Se vuole, potrà comunicare queste mie idee al conte Kalnoky.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 54/36. Londra, 14 gennaio 1890 (per. il 17).

Facendo seguito al mio rapporto delli 11 di questo mese (n. 42/27) (3), stimo opportuno far conoscere a V.E., in via confidenziale, che da indirette

informazioni mi risulta che il Foreign Office inclina, come il Gabinetto di Vienna, a non credere conveniente per le buone relazioni delle Potenze alleate con la Turchia, un'azione diplomatica presso quest'ultima nel senso di consigliare provvedimenti conciliativi per i cretesi. Mi fu detto che qui si crede che in questo momento la diplomazia russa e francese si adoperino a distruggere nell'animo del sultano le impressioni !asciategli dalla visita dell'imperatore di Germania. Dei passi che potessero essere interpretati come un appoggio od un'assistenza morale ai rivoltosi candioti, darebbero buon giuoco alle influenze franco-russe che si adoperano a guadagnare l'animo di Abdul-Hamid.

Per quanto sia meschino questo punto di vista in confronto della gravità della situazione che risulterebbe da un moto insurrezionale in Candia

o dal semplice fatto che, anche questa volta, le popolazioni, malcontente della dominazione turca, avessero a trovare ascolto soltanto a Pietroburgo, io stimo dover mio segnalare a V.E. la probabilità che esso abbia da essere adottato tanto a Londra che a Vienna.

(l) -C!r. n. 178. (2) -Cfr. n. 184. (3) -Non pubblicato.
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IL CONSOLE A PREVESA, MILLELIRE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 6/4. Prevesa, 14 gennaio 1890 (per. il 18).

· Come avevo annunziato nell'ultimo mio doveroso rapporto di simile serie (1), n· principe Enrico di Battemberg giunse in fatti in Prevesa assieme a vari personaggi inglesi e si recò tosto a cacciare nelle adiacenze della nostra città. Rimase nel villaggio di Canali, distante 4 ore circa da Prevesa una settimana e poscia s'imbarcò sull'ultimo piroscafo austro-ungarico in direzione per Corfù.

Sembra assodato che scopo unico e solo della sua venuta in Epiro, sia stato lo sport, essendo egli appassionatissimo per la caccia.

Come asseriva in un mio penultimo rapporto (2), non ho mancato di seguire da vicino la petizione, che circola fra le masse ortodosse, allo scopo di ottenere dal Governo francese lo stabilimento di scuole francesi in Epiro. Tale petizione è ancora in circolazione mendicando firme fra gli ortodossi, ed ancora non fu spedita alla sua destinazione perchè il numero delle firme non sembra ancora soddisfacente.

A proposito di tale petizione ebbi vari colloqui confidenziali tanto col governatore di Prevesa Abdul Refi, che con varie persone influenti. Il governatore colla sua solita cortesia mi ha promesso di fare tutto il suo possibile.

affinchè la petizione in discorso non sia coperta di firme, ha fatto segreta

mente spargere la voce che saranno puniti tutti quei sudditi del sultano

i quali si firmeranno in carte nascoste, e mi ha assicurato nel modo più

formale che nessun musulmano è firmato in quella carta, la quale non con

tiene che le firme di pochi fanatici ortodossi ligi al diacono.

Anche le altre persone influenti con cui ho parlàto, tutte all'unanimità n'lì

hanno promesso, di usare della loro influenza per neutralizzare le mene

dei nostri oppositori.

Pel momento dunque avendo in nostro favore le autorità locali tutte, e le persone più influenti, non credo che i raggiri del mio collega di Francia potranno approdare a risultati pratici, ma non nego a V.E. che la situazione va facendosi ogni giorno più seria, e merita in special modo la nostra attenzione e vigilanza.

(l) -Non pubbllcato. (2) -Cfr. n. 156, nota 4.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 127. Parigi, 15 gennaio 1890, ore 17,35 (per. ore 19,15).

Oggi Spuller mi ha detto spontaneamente che grazia intera di prigione e di multa fu fatta ai pescatori italiani di Gabes.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 39. Vienna, 15 gennaio 1890, ore 18 (per. ore 19,20).

Kalnoky ha dato istruzioni all'ambasciatore d'Austria-Ungheria in Londra di esprimere a Salisbury desiderio del suo Governo di veder composta amichevolmente la vertenza anglo-portoghese e ciò per le ragioni di politica generale opportunamente svolte nel telegramma dell'E.V. del 13 (1). Ma ·egli desidera astenersi dall'entrare nel merito della questione volendo anzitutto evitare d'indisporre Inghilterra ch'egli persiste a credere essere di capitale importanza avere alleata a noi nel caso di complicazioni nel Mediterraneo.

(l) Cfr. n. 175, nota l, p. 107.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO 54 (1). Roma, 15 gennaio 1890, ore 22,25.

E per antica convinzione che a noi italiani importi tenere! amica l'Inghilterra e per personale amicizia con lord Salisbury, nulla farei e chiederei che potesse recar danno all'attuale Gabinetto britannico. Non bisogna però trascurare la penisola iberica a segno da farla cadere nelle braccia della Francia. Una Repubblica di 62 milioni di abitanti da Lisbona al Reno sarebbe un vero pericolo per gli Stati monarchie! ed un serio nemico della Triplice Alleanza. Politicamente la prima a risentirne le conseguenze sarebbe l'Italia e perciò io specialmente me ne preoccupo. Con la sua lettera del 18 dicembre 1889 (2) che feci leggere a S.M. il Re, ella mi annunziava che codesto segretario di Stato si preoccupava delle condizioni del Portogallo e richiamava sul medesimo la nostra attenzione. Ed aveva ragione, perchè in quel Paese si lavorava contro la dinastia. Or dal fatto del Makololand, nel quale gli inglesi si diedero ragione con la forza i repubblicani vogliono dare a credere che solamente la Francia avrebbe potuto salvare il Portogallo e che la prima non può aiutare il secondo finchè questo non avrà mutato la forma di governo, Io comprendo che· bisogna essere prudenti e che giovi non urtare l'amor proprio inglese. Ma dall'altro lato non puossi lasciar solo il Portogallo, e se nel litigio non intercede una Potenza amica dei due Paesi, il Gabinetto di Lisbona resterà sopraffatto. Non ha dovuto sfuggire a V.E. il contegno della stampa francese in questa occasione ed il suo movimento contro il Governo britannico non farà che sempre più alimentare la simpatia dei portoghesi verso la Francia. A me basta aver rilevato i pericoli, l'Italia senza i suoi alleati non potendo fare proposta alcuna in Londra per l'amichevole soluzione del dissidio. Del resto mi riferisco al precedente telegramma (3) al quale nulla avrei da aggiungere. Parli nuovamente di ciò al segretario di Stato ed, ove lo creda, chieda una udienza del principe gran cancelliere.

198

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. S.N. Vienna, 15 gennaio 1890.

Esporrò a Kalnoky nella prima udienza le idee contenute nel telegramma di V.E. del 14 corrente (4). Ma mi asterrò dal dirgli che il Governo del re

(-4) Cfr. n. 192.

non si preoccupa della Turchia, ben sapendo come Austria-Ungheria, Germania e Inghilterra se ne preoccupino molto e la considerino come carta importante nel giuoco. Quanto al prevenire la Russia, Kalnoky mi disse che sarebbe tanto meglio se questa Potenza prenderà un'iniziativa che avrà per risultato infallibile di irritare il Governo ottomano contro di essa. Le riferisco queste idee ben inteso senr.a addossarmele.

(l) -Risponde al n. 189. (2) -Non pubbllcata. (3) -Cfr. n. 175, nota 1, p. 107.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 55/25. Berlino, 15 gennaio 1890 (per. il 21).

Il me revient, en voie indirecte, que la Sublime Porte a constaté avec un sentiment de surprise que, tandis que les représentants d'Allemagne; d'Autriche et d'Angleterre se tenaient sur une certaine réserve à propos de l'amnistie, si restreinte qu'elle soit, accordée par le sultan aux insurgés crétois; notre ambassadeur ou le chargé d'affaires du roi s'étaient exprimés dans le meme sens que les collègues de France et de Russie. Il en a été pris note à Constantinople.

J'ai répondu à qui me signalait ce fait, que je connaissais assez le baron Blanc et le chevalier Tugini pour etre certain que l'un et l'autre suivent scrupuleusement les instructions de v:E., instructions dont la partie essentielle porte précisément sur ce point de procéder d'accord avec leurs collègues d'Allemagne, d'Autriche et d'Angleterre. Il y a donc quelque malentendu.

200

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 136. Londra, 16 gennaio 1890, ore 19,56 (per. ore 21,50).

Perdurando malattia del ministro e del sottosegretario di Stato, ho parlato oggi coll'assistente segretario di Stato circa lavori che si eseguiscono Biserta e che potrebbero essere destinati predisporre luogo per opere di fortificazioni; quell'alto funzionario ha preso nota desiderio espressogli di sapere se il Governo inglese abbia ricevuto analoghe notizie e cosa egli ne pensi.

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201

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 38. Londra, 16 gennaio 1890, ore 20,36 (per. ore 22,20).

Nessuna istruzione di lord Salisbury era pervenuta sino ad oggi al Foreign Office, la quale autorizzasse assistente segretario di Stato a darmi una risposta circa comunicazione da me fattagli il 13 corrente relativamente conflitto con il Portogallo (1). La questione, secondo quel funzionario, era entrata in una fase calma ed effervescenza prodottasi in Portogallo tende già a scomparire. Ho saputo che per ricusare al Portogallo diritto d'invocare articolo 12 il Foreign Office sostiene che, sebbene Portogallo abbia firmato atto generale della Conferenza di Berlino, in fatto non si curò mai applicare a Mozambico regime libertà commerciale, condizione sine qua non per invocare articolo 12. Ringrazio V.E. di avermi fatto conoscere come nostro Gabinetto interpreti articoli uno e dodici atto generale della Conferenza di Berlino (2); me ne servirò, se ne è il caso, discutendo qui siffatta interpretazione, ma per ora il caso non mi sembra possa facilmente presentarsi prima che nuove istruzioni mi pervengano dall'E. V.

202

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. S.N. Roma, 16 gennaio 1890.

Giova spiegarsi sulla Turchia per non fraintendersi (3). L'Italia è interessata come le Potenze centrali perché in Turchia non sorga pretesto alcuno ad una guerra e perchè la eterna quistione orientale a suo tempo non venga risoluta a danno dell'equilibrio europeo. Credo pertanto che a mantenere la pace sia necessario dare utili consigli al sultano e non temere di dargli ogni assistenza preventiva contro l'opera di calcolate insidie della Russia, la quale ove lo voglia può trovare ampia materia a reclami nei vari articoli del Trattato di Berlino. Ammessa la rettitudine degli scopi che miriamo a conseguire e l'utilità nostra ne consegue che io non mi preoccupi della Turchia nella linea di condotta da tenere in Oriente, sempre però d'accordo coi nostri alleati.

(l) -Cfr. n. 188. (2) -Cfr. n. 191. (3) -Risponde al n. 198.
203

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI

T. COLONIALE RISERVATO 45. Roma, 17 gennaio 1890, ore 11,45.

Dopo ultime notizie Tigré ella vorrà credo consigliare Makonnen prendere via Zeila Harrar e anche ella non vorrà cercare incontrarsi con Menelik via Tigré. Ritardo Menelik è inesplicabile e conferma sospetti suo coraggio e dubbi sua fede. Veda sollecitarlo con lettere sue e di Makonnen (1).

204

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 52. Massaua, 17 gennaio 1890, ore 15 (per. ore 20,50).

Partirò con Makonnen altopiano conferire generale Orero circa via da prendere. Menelik 14 dicembre era Antoto; ora si dice è a Borumieda. Generale Orero è in Debaroa. Soldati italiani con bande assoldate occupano Godofelassi, ovvero sono circa 160 chilometri da Massaua. Nostre forze ammontano a forse 5000 uomini dei quali solamente 1400 sono italiani; gli altri indigeni pochissimo fedeli se dovessero battersi contro i loro. Con questi elementi è imprudente estendere troppo linea occupazione. A noi converrebbe mantenere difesa (3). Il paese che possediamo è vastissimo; cercare nuove conquiste è pericoloso. Sperare prendere Alula è quasi impossibile. Comunicai Makonnen telegramma di V. E. circa spedizione inglese (4) facendo rilevare operato Governo del re. Necessita però per l'avvenire di pubblicare nostri diritti su dogana di Harar-Gildessa. L'allarme prodotto spedizione inglese servirà come argomento per convincere Menelik convenienza pronta ratifica convenzione.

(l) Con T. colon!alé riservato 54 del 18 gennaio, non pubblicato, Antonelli rispose: «Ritardo Menel!k si spiega perché temporeggiando rende non solamente fac!le ma necessaria sua presenza Tigré. Sospetto suo coraggio non credo sp!egabile se degiac Se!um con poca gente riuscì battere due volte Alula"·

(2) Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit.. p. 15.

(3) -SI pubblicano qui alcun! passi di un Rapporto d! Antonell!, datato Massaua, 10 gennaio: «Non credo conveniente essere troppo esigenti nè mettere Menellk In condizioni dlfflc!ll di fronte agli abissini. Se Menellk cedesse Adua all'Italia avrebbe contro tutta l'Etiopiache lo accuserebbe di vendere il Paese agli italiani... Si è preoccupati più ad Invadere che a mantenere e sistemare il molto che già possediamo. Con un tale Indirizzo cl esponiamo ad etern!zzare lo stato di guerra ed andare incontro a battaglie d! esito Incerto. Conviene tenere un programma ben deciso. O la guerra, ed allora essere sicuri dell'esito. O la pace ed allora non cercare la guerra ». (4) -Cfr. n. 174.
205

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO PERSONALE 55. Roma, 17 gennaio 1890, ore 19.

Al suo telegramma di mercoledì sera (1)..Anch'io desidero sia tutelato l'amor proprio del primo ministro inglese, volendo conservare amicizia dell'Inghilterra. È perciò essenziale che i regi rappresentanti in Londra operino con prudenza e nel caso della vertenza anglo-portoghese che le pratiche siano condotte con forma delicata. Giova però a tutti, anche al Governo britannico, che la questione si risolva in modo amichevole. In Portogallo, come in tutta la penisola iberica, i repubblicani si danno ad un lavorio attivissimo. Qualora riuscissero, l'influenza francese se ne avvantaggerebbe a danno delle istituzioni monarchiche. La Triplice Alleanza avrebbe contro a sè un potente avversario se l'idea repubblicana trionfando da Lisbona ai Vosgi collegasse sessantadue milioni di abitanti. Ciò devesi comprendere a Londra come a Vienna, ed i Governi alleati ed amici devono operare in guisa da prevenire il ripetersi dei rovesci politici che turbarono il continente sul finire del secolo passato. L'Inghilterra. è di troppo più potente del suo avversario perchè la sua dignità possa reputarsi lesa da un componimento amichevole.

206

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 41. Londra, 18 gennaio 1890, ore 22,25 (per. ore 6 del 19).

Il mio collega d'Austria-Ungheria, ritornato oggi dopo assenza di quattro giorni in campagna, mi ha detto che il giorno tredici fece al Foreign Office una comunicazione verbale, analoga alla mia dello stesso giorno, motivandola però soltanto dall'interesse del Gabinetto di Vienna per la pace. Egli era stato pienamente approvato dal conte Kalnoky il quale lo aveva inoltre informato che Nigra gli aveva proposto che l'Italia· e ·l'Austria-Ungheria si mettessero d'accordo per fare qui insieme passi nello scopo di condurre a soddisfacente scioglimento conflitto sorto fra Inghilterra e Portogallo. Il mio collega aveva saputo pure da Vienna che il Portogallo si era rivolto a Berlino, dove non aveva trovato favorevole accoglienza. Il linguaggio che

tenne qui con le persone che lo avvicinarono nei giorni ultimi il signor Waddington andò sino all'affermazione che la Francia non permetterebbe all'Inghilterra di impossessarsi di Delagoa bay. Non ebbi però modo di conoscere se l'ambasciatore di Francia abbia fatto presso Foreign Office pratiche in questo o in altro senso.

(l) Cfr. n. 196.

207

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 159. Londra, 18 gennaio 1890, ore 22,25 (per. ore 6 del 19).

Ambasciatore d'Austria-Ungheria è stato avvisato da Vienna che alle pratiche fatte colà dal conte Nigra, relativamente ad un'azione diplomatica comune a Costantinopoli per allontanare pericolo di maggiori complicazioni in Candia, era stato dal conte Kalnoky risposto che il Governo I. e R. non voleva mettersi avanti in questo affare, ma che esso seguirebbe l'Inghilterra se questa si decidesse a fare tali pratiche (1). Il mio collega crede che lasciamlo di fronte la Turchia ed i cretesi da soli nessuna complicazione grave possa nascere. Ma il contrario sarebbe a temersi se la Grecia prendesse parte a questo affare. Epperò egli dicevami che ad Atene conviene agire per contenere Grecia.

208

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 43. Pietroburgo, 19 gennaio 1890, ore 16,10 (per. ore 18,40).

Giers, interpellato da questo ministro di Portogallo sull'accoglienza che fàrebbe eventualmente Governo russo ad una circolare portoghese chiedente, per la composizione del dissidio coll'Inghilterra, l'applicazione dell'articolo 12 dell'atto finale, si è mostrato in massima favorevole all'idea portoghese. Si è già in questo senso espresso con ministro del Chili e con vari altri rappresentanti esteri. Prego V.E. perciò volere dettare mio linguaggio, qualora ministro degli affari esteri me ne parlasse (2).

(l) -Cfr. n. 185. (2) -Il contenuto di questo telegramma fu comunicato a Crlspi a Torino con T. riservato 5~. pari data. Per la risposta inviata da Damiani a Marochetti cfr. n. 209. Essa fu comunicata a Crispi a Torino con T. riservato 60 del 20 gennaio. Per l'atteggiamento di Crispi cfr. n. 210.
209

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. RISERVATO 58 (1). Roma, 19 gennaio 1890, ore 23,45.

R. Governo in massima favorevole all'applicazione dell'articolo 12 nel dissidio anglo-portoghese.

210

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI

T. RISERVATO PERSONALE 47. Torino, 20 gennaio 1890, ore 18,30 (per. ore 21).

Bisogna essere lieti della risoluzione presa dalla Russia a favore del Portogallo ma non associarvisi. Noi non possiamo che agire d'accordo coi nostri alleati e non dobbiamo in nessun caso unirei ad una Potenza non amica dell'InghUterra, perché correremmo il rischio non solo di offendere l'amor proprio di Salisbury ma di obbligarlo a fare diversamente di quanto desidereremmo. Ho creduto perciò di telegrafare a Marochetti (2): « Sospenda ogni comunicazione a Giers circa nostri sentimenti nella questione anglo-portoghese (3) ».

211

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 74/50. Londra, 20 gennaio 1890 (per. il 31).

Ho avuto l'onore di informare V. E., prima per telegrafo (4) e poi con mio rapporto del 17 di questo mese (5), dei passi che feci presso il Foreign Office in esecuzione degli ordini impartitimi con i dispacci ministeriali delli 7 e 9 gennaio (6), relativi ai lavori che si fanno presentemente a Biserta.

Sir Th. Sanderson, assistente sottosegretario di Stato, che ricevette la mia comunicazione a tale riguardo, mi ha indirizzato in proposito un biglietto, in forma particolare, dal quale risulta che il Foreign Office ha saputo che il 'canale di Biserta è stato espurgato in guisa da permettere l'entrata nei bacini e nei laghi ai bastimenti che pescano 3 metri, che si sta prolungando il molo e che, si dice, siano stati fatti gli studi per la costruzione di caserme e per un altro canale. Il biglietto di sir Th. Sanderson conchiude dicendo che interesserebbe al Foreign Office di conoscere se queste informazioni corrispondano a quelle ricevute dal Governo italiano.

Ho osservato che, mentre le notizie datemi dall'assistente sottosegretario di Stato corrisponderebbero presso a poco con le prime informazioni dal r. ministero comunicatemi con il dispaccio delli 7 gennaio, le notizie stesse invece si troverebbero, per così dire, smentite, in massima parte, dalla relazione dell'agente consolare italiano, allegata all'altro dispaccio ministeriale del giorno 9 corrente. Non mi pare pertanto di essere in grado, fino a nuovi avvisi di V. E., di assecondare il desiderio espressomi da sir Th. Sanderson; poiché se al R. Governo preme sicuramente di non esagerare l'importanza delle informazioni che qui si sono avute, non può tuttavia essere nel suo interesse di attenuare l'impressione che quelle stesse informazioni possono avere qui prodotto.

Come io mi aspettava alla seconda e principale domanda che io feci al Foreign Office, a quella cioè tendente a conoscere che cosa lord Salisbury pensi dei lavori che si fanno a Biserta, non ebbi risposta. Certamente prima di formarsi un concetto a tale riguardo, si comprende la necessità e la convenienza di appurare i fatti. Ma, se V.E. non mi darà nuove istruzioni, io mi propongo, tosto che avrò l'occasione d'incontrarmi con lord Salisbury, di chiamare la sua attenzione sovra le notizie dalle quali risulta che talune opere sono in corso di esecuzione a Biserta e procurerò di riconoscere quale impressione Sua Signoria abbia avuto a ricevere siffatte notizie.

(l) -Risponde al n. 208. (2) -Con T. riservato 62, pari data. (3) -II 21 gennaio Crispi comunicò da Torino a Marochetti la sostanza di questo telegramma e aggiunse: «v. E. si regoli in tutto che non trapelino costà nostre intenzioni e pur mantenendosi cortesissimo con Giers eviti assumere minimo impegno». (T. riservato 45 di Crispi a Damiani del 21 gennaio). (4) -Cfr. n. 200. (5) -Non pubblicato.. (6) -D. 583/9 del 7 gennaio e D. 911/13, in realtà del 10 gennaio, non pubblicati.
212

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, A TORINO

T. 182. Roma, 21 gennaio 1890, ore 20.

Il barone Blanc-telegrafa: «In conformità precedente qui verificatosi in analoga triste circostanza e per aderire al voto di tutta questa colonia, prègo V.E. di volermi dire se non giudicasse opportuno che per cura di questa ambasciata venisse celebrato un servizio funebre per S.A.R. il duca di Aosta nella chiesa di San Pietro, ove già fu nel 1878 celebrato un funerale per S.M. il Re Vittorio Emanuele. Debbo però far notare a V.E. che il clero della chiesa domanderà il solito permesso dell'ambasciata di Francia e che non esiste altra chiesa non sottoposta a protezione altrui. Dovrò ad ogni modo assicurarmi che l'incaricato d'affari di Francia non pretenderà in tale funzione gli onori di protettore, nel qual caso i colleghi amici mi notificano che dovrebbero ritirarsi» (1). Confido che V.E. non consentirà che il r. ambasciatore si rivolga a clero dipendente da altre Potenze e nelle cui chiese un estero rappresentante possa pretendere agli onori di protettore. Tale ipotesi verificandosi; i rappresentanti amici mostrerebbero, ritirandosi, maggior zelo della nostra dignità che il nostro stesso ambasciatore (2).

213

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 48. Berlino, 22 gennaio 1890, ore 18,56 (per. ore 22,15).

Segretario di Stato. da me ragguagliato nel senso del telegramma di V.E. del 15 corrente (3), era in procinto recarsi a Friedrichsruh e si riservava comunicarmi modo d1 vedere del cancelliere. Il conte di Bismarck mi disse oggi che Sua Altezza diede piena approvazione a quanto egli rispose (4) alle prime entrature di V.E. (5). Il cancelliere applaude ai concetti di V.E. riguardo principio monarchico minacciato in Portogallo ed in grado minore nella Spagna, ma per ora esso non sembra correre pericolo a Lisbona a motivo del dissidio tra il Portogallo e l'Inghilterra. In conformità delle notizie qui giunte esiste certa garanzia contro il pericolo di una repubblica iberica nella antipatia secolare tra il Portogallo e la Spagna. Deve pure notarsi che, in seguito malattia e guarigione del re di Spagna, la popolarità della regina reggente crebbe e che gli sforzi del partito antidinastico non hanno guadagnato terreno. Nelle circostanze presenti sarebbe assai più dannoso se si volesse esercitare pressione a Londra da parte dell'Italia, Germania ed Austria. I radicali inglesi se ne varrebbero per muovere opposizione a lord Salisbury e riuscirebbero forse a scomporre maggioranza nel Parlamento. È da rilevarsi che le ottime relazioni dell'Inghilterra colla Germania sono come una valvola di sicurezza per l'attitudine della Russia. Il Gabinetto di Pietroburgo si dimostra moderato nella sua politica, quando può constatare amichevoli rapporti tra l'Inghilterra e la Triplice Alleanza ed è costretto a nascondere i pugni in tasca; tutt'altro sarebbe, in caso contrario, suo contegno. Per questi motivi, che il Gabinetto di Berlino vorrebbe fossero apprezzati, egli stima miglior partito mantenersi in una stretta riserva. Il segretario di Stato aggiunse che il principe cancelliere, aspettato fra poco a Berlino, si riservava confermarmi viva voce quanto precede (6).

(:J) Cfr. n. 175, nota l. p. 107.
(l) -T. 306, pari data. (2) -Per le Istruzioni di Crlsp! a Blanc cfr. n. 219. (3) -Cfr. n. 197. (4) -Cfr. n. 189. (6) -Cfr. n. 255. Per la risposta d! Crispi cfr. n. 220.
214

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 339. Londra, 22 gennaio 1890, ore 20 (per. ore 22,55).

Salisbury per ora non intende fare passi a Costantinopoli per le cose di Candia. Sua Signoria, fin da quando è stato conosciuto firmano relativo a quell'isola fece qualche osservazione all'ambasciatore di Turchia. Attualmente infcrmazioni che pervengono al Foreign Office sono nel senso che il governatore ottomano si adopera a conciliare firmano coi desideri della popolazione, e qui si crede che non sarebbe opportuno presentare a Costantinopoli delle osservazioni.

215

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 63. Massaua, 22 gennaio 1890, ore 21,05 (per. ore 22,45).

Venni Debaroa conferire con generale Orero. Non ci mettemmo d'accordo in nessuna maniera. V.E. ha creduto aver corretto errori antecedenti che invece oggi si ripetono. Telegramma V.E. (2} è in contraddizione con quello che fa Orero. Non vedo chiaramente in tutto ciò; ritengo programma cambiato completamente; io non sono che un inutile ostacolo che prego V.E. di eliminare permettendomi di tornare in Italia col primo postale.

216

RAS MAKONNEN AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 64. Massaua, 22 gennaio 1890, ore 22 (per. ore 9,25 del 23).

Chiamato dal generale Orrero per conferire il 20 a Debaroa, il generale Orero mi propose andare con lui Adua. Ho risposto: «Non solo io, ma nemme

no lei deve oltrepassare Asmara, perché è cosa che allarmerà l'imperatore che è sulla strada per venire nel Tigrè. Lei non vada ». Il generale Orero rispose che avrebbe eseguito gli ordini del Governo. Prego sistemare questa questione per non allarmare l'imperatore, trattandosi di cosa improvvisa che farà cattiva impressione. Dicendo ciò, compio mio dovere verso V. E. (1).

(l) -Ed. In CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit.• p. 183 e In L'Italia in Africa, Etiopia-Mar RO$SO, tomo VIII, clt., p, 20. . . . (2) -T. coloniale riservato 47 del 18 gennaio, non pubblicato, . con il quale Cr!spi aveva comunicato di aver dato istruzioni a Orero «di non andare più oltre verso Adua ».
217

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 192. Roma, 23 gennaio 1890, ore 15,40.

Duolmi che nella questione Candia non siansi volute comprendere intenzioni Governo italiano. È lontana da noi l'idea di mettere la Grecia in mezzo a questo affare. Vorremmo soltanto prevenire agitazioni che potrebbero, se non soffocate a tempo, condurre anche ad una guerra in Oriente. Se le Potenze alleate ed amiche non dividono questo avviso, non sarò io che lo vorrò loro imporre. Il Governo italiano ha fatto 11 debito suo e non desidera altro se non che l'avvenire non gli dia ragione.

218

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 52. Roma, 23 gennaio 1890, ore 15,45.

Il Governo persiste nella sua precedente decisione che non debba farsi una spedizione italiana sopra Adua. Fortifichi le frontiere del territorio occupato e lasci il Tigrè al suo destino sino all'arrivo di Menelik.

219

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 193. Roma, 23 gennaio 1890, ore 15,45.

Nelle circostanze alle quali accenna col suo telegramma del 21 (3) non è il caso di far celebrare funerali in codesta chiesa di San Pietro.

(l) -Cfr. n. 223. (2) -Ed. in CRISPI. La prima guerra d'Africa. cit.. p. 183 e in L'Italia in Africa, Etiopia-lllar Rosso, tomo VIII, cit., p. 20. (3) -Cfr. n. 212.
220

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO 63. Roma, 24 gennaio 1890, ore 21,30.

Non mi preoccupò mai la possibilità dell'unione iberica sotto forma repubblicana (1), poiché conosco gli odi secolari fra spagnuoli e portoghesi. Allusi alla possibilità che il regime repubblicano allignasse sia in Portogallo sia in !spagna, il che darebbe forza alla Francia di fronte agli Stati monarchici ed al'la Triplice Alleanza. Nemmeno poté essere questione per me di " pressione " da usarsi dai tre Gabinetti alleati sul Gabinetto di Londra pel componimento della vertenza anglo-portoghese. Il nostro intento era soltanto di segnalare lo stato delle cose nella penisola iberica quale ci si manifesta ed insinuare nell'animo di lord Salisbury la convenienza di risolvere amichevolmente il dissidio. Comprendo tutto il vantaggio dell'accordo stretto coll'Inghilterra e dell'amicizia di lord Salisbury. Voglia nella prossima conversazione far presente quanto precede a rettifica del concetto che codesto Governo sembrerebbe essersi fatto dei miei intendimenti e delle mie vedute.

221

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE IN SECONDA IN AFRICA, FECIA DI COSSATO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 56. Roma, 24 gennaio 1890, ore 22,30.

Faccia giungere al più presto possibile il seguente telegramma riservato al generale Orero: «Dopo il ripetuto divieto del Governo di una spedizione sopra Adua, voglia darci le ragioni per le quali ella non si è attenuta agli ordini nostri. Comunque sia, affretti istallazione capo nostra fiducia e ritorni all'Asmara per fortificarvisi:..

222

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A SOFIA, GERBAIX DE SONNAZ, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

ANNESSO CIFRATO RISERVATO (3). Sofia, 24 gennaio 1890.

Ieri Stambuloff ed altri ministri mi hanno indicato intendimento pubblicare un telegramma di Sua Maestà diretto al principe Ferdinando li venti

14 -Documenti diplomatièi -Serle II -Vol. XXIII

o \Tentuno pér rìngraziare condoglian.Zé irreparabile perdita di S.A.R. duca d'Aosta. Ho fatto osservare che tale pubblicazione sarebbe affatto contro gli usi trattandosi di semplice telegramma privato del re diretto al principe Ferdinando come principe di Sassonia Coburgo e non a lui come principe di Bulgaria, che da detto telegramma si potrebbe trarre conseguenze politiche che non erano nella mente di S.M. il Re. Dietro queste mie osservazioni il telegramma di cui ignoro il contenuto non venne pubblicato. Giornale ufficioso si è contentato di menzionarlo pubblicando quello di V.E. allo Stambuloff, però è possibile che tornino sull'argomento. Prego V.E. di farmi conoscere le sue istruzioni. Spero aver interpretato correttamente intenzioni del Governo in questa occasione. Non havvi dubbio che il principe e il Governo principesco hanno in un modo poco delicato profittato del doloroso lutto nazionale di questi giorni per scopo politico come V. E. potrà convincersi dalla lettura del giornale ufficioso Bulgaria che io trasmetto oggi, in cui si esagera importanza dei passi della agenzia politica italiana dettati dagli usi e dalla cortesia. E sappiamo qui che la Russia non perde di vista ogni atto che si compie in Bulgaria. Condotta poco discreta del Governo principesco mi renderà più prudente ancora per l'avvenire, giacché i nostri rapporti amichevoli colla Russia hanno grandissima importanza secondo ordini avuti dall'E.V.

(l) -C!r. n. 213. (2) -Ed. In CRISPI, La prima guerra d'Africa, clt., p. 185 e In L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, clt., p. 23. (3) -Al R. 42/19, non pubblicato.
223

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 63. Roma, 25 gennaio 1890, ore 22,47.

Generale Orero ebbe ordine di ritornare il più presto possibile da Adua (2). Sua mossa nulla ha che fare con la missione affidatale, che consiste nell'ottenere ratifica convenzione addizionale, i cui concetti sono connessi col trattato del 2 maggio 1889. Aggiungo che in essa convenzione, oltre le disposizioni di reciproco beneficio tra le due Potenze, havvi quella del prestito che abbiamo consentito prima che la convenzione fosse ratificata, nella fiducia di aver da fare con un principe amico e nella sicurezza che per mezzo di lei tutto procederebbe regolarmente. Il suo ritorno in Italia prima della sistemazione di questo affare metterebbe in pericolo ogni nostro interesse e non crediamo che ella voglia assumere responsabilità così grave a danno dell'Italia e del suo Governo. Fo appello al di lei patriottismo e al di lei onore perché compia la missione affidatale C3).

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 24 e in CRISPI, .r..a prima guerra d'Africa, cit., p. 186. (2) -Cfr. n. 221. Si pubblica qui un passo del T. coloniale riservato 75 del 27 gennaio con cui Orero riferiva circa l'occupazione temporanea di Adua: «Benché mia partenza, che, In conformità decisioni del Governo, farò appena truppe saranno riposate, mi Impedisca compiere gli altri due obiettivi propostimi, Insediare, cioè, in Adua un governatore amico nostro e .di Menelik, avversario ras Alula e Mangascià, sono. convinto che nostra venuta ad Adua ha giovato agl'interessi d'Italia, al prestigio del suo nome e della sua forza». (3) -Cfr. n. 225.
224

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 216. Roma, 26 gennaio 1890, ore 12.

Abbiamo da Tripoli di Barberia: «Si assicura che nel Gibel Nalut Governo francese abbia obbligato gli abitanti di 18 borgate quella regione di non pagare più la .:iecima al Governo ottomano, appartenendo quel territorio alla Tunisia, ininacciandoli, nel caso di rifiuto, di occupare quei posti militarmente. In seguito a tale ordine, che fu comunicate al kaimakan turco di Gibel Nalut dallo stesso Governo francese, gli sceikh di quel borgo, insieme al kaimakan, sono qui a reclamare presso il governatore generale, il quale ha promesso informare per telegrafo la Sublime Porta. Procurerò conoscere esattamente fatti e circostanze» (1). Voglia domandare al Foreign Office se ha conoscenza di tal fatto che comproverebbe la persistente tendenza della Francia ad estendere le frontiere tunisine a danno della Tripolitania.

225

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 92. Massaua, 26 gennaio 1890, ore 14,40 (per. ore 18,30).

Prima ancora di ricevere telegramma di V. E. in data di oggi (3) ho avuto l'onore di telegrafarle (4) che ho stabilito di partire entro dieci gicrni per la strada del Tigrè. Questo deve provare a V.E. che personalmente sono pronto a tutto. Ragione domanda tornare Italia era basata sul fatto che azione militare distruggeva possibilità riuscita quella diplomatica. Menelik poteva prendere pretesto nostra occupazione Adua, per accusarci rottura trattato maggio 1889, rifiutare ratifica alla convenzione addizionale. Quanto al denaro poteva rivolgersi alla Francia, restituire prestito avuto e tenersi sciolto verso Italia da ogni impegno. Annunzio V. E. dell'immediato ritorno del generale Orero dissipa questi timori che sono fondati sulla conoscenza di Menelik e degli europei che circondano quella Corte. Makonnen è disposto a partire con me pel Tigrè; mi è utile per aiutarmi ad ottenere dal re ratifica. Egli m'incari

ca dire a V.E. che conta sul Governo italiano perché Inghilterra non approfitti sua assenza per invadere suoi domini. Ho spedito Menelik corriere pregandolo mandarmi suo generale ad incontrarmi nel Zebul. Via Agamè presenta tutta probabilità riuscita mio piano. Nerazzini andrà subito Harrar (1).

(l) -T. 375 del 25 gennaio. (2) -Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, c!t., p. 25 e in CRISPI, La prima guerra d'Africa, c!t., p. 187. (3) -Cfr. n. 223. (4) -T. coloniale riservato 70 del 25 gennaio, non pubbl!cato.
226

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

R. S.N. Pietroburgo, 26 gennaio 1890.

Come ebbi l'onore d'informarne l'E.V. col mio telegramma del 17 corrente (3) il colonnello Villaume, agente militare germanico addette alla persona dell'imperatore di Russia mi ha detto in stretta confidenza avere avuto incarico da Berlino di confermare l'intenzione dell'imperatore Guglielmo d'assistere quest'anno alle manovre d'autunno del campo di Crassnoe-Selò, intenzione cui aveva già accennato all'epoca della visita d'Alessandro III.

È evidente desiderio del principe di Bismarck che questa nuova visita abbia a produrre impressione segnatamente in Francia dove si segue con gelosa attenzione ogni passo che fa la Germania verso la Russia. Al nuovo convegno mal saprebbesi trovare altro movente se non il desiderio che si ha a Berlino di moltiplicare le occasioni d'incontro (a questa visita terrà naturalmente dietro la sua restituzione ecc.), di creare una corrente di simpatie personali tra i due sovrani, dalla quale vuolsi poi fare scaturire quasi insensibilmente nell'animo d'Alessandro III la fiducia nell'onestà della politica del Gabinetto di Berlino. Onde giungere a persuadere di checchessia lo czar, devesi anzitutto vincere la ritrosia innata di questa natura timida, poco socievole, guardinga, sospettosa, esitante eppure ostinata nelle proprie convinzioni, devesi insensibilmente, affidandosi al suo carattere retto ed assoluto, condurlo a toccare con mano quanto vi possa essere stato d'erroneo nella sua idea prima; nel caso presente nel dubbio che egli aveva sulla sincerità dell'amicizia della Germania. E di tutti i mezzi per raggiungere l'intento quello prescelto di frequenti scambi d'idee è certo il più abile, il più efficace. Anche la forma di visita intima quasi di camaraderie militare fa sì che il progetto dell'imperatore Guglielmo sia dallo czar accolto con maggiore favore. Aggiungasi che il canee!

liere patrocina questo progetto in un momento in cui la Germania parrebbe anzi avere ragioni fondate di dolersi del modo autoritario e sovente ingiusto col quale precedesi nelle provincie baltiche alla russificazione politica e religiosa di quelle contrade, per tradizioni secolari germaniche e protestanti.

La linea di condotta seguita dal Gabinetto di Berlino ha già avuto per risultato un sensibile miglioramento nelle relazioni tra i due Imperi. Ad ogni passo che fa su questa via il principe di Bismarck devesi, a parer mio, accordare la massima attenzione.

(l) -Si pubblica qui la conclusione di un lungo Rapporto s.n. di Antonelli del 27 gennaio (ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 73-77): «Tutte questeconsiderazioni mi persuasero che il Governo agiva con Menelik non come amico, ma come nemico; non vedo nessuna probabilità d! riuscita nella mia missione, che da facile diventa quasi impossibile; e perciò prega! l'E. V. di permetterm! di abbandonare un'impresa al compimento della quale mi sono state chiuse tutte le vie per la riuscita. Ciò non toglie che lo non senta l'obbligo assunto; e sebbene, alla mia partenza dall'Italia, non mi fossero note che idee nel Governo affatto contrarie· a quelle che oggi predominano, l'E. V. può essere cert.a che farò sempre 11 mio dovere ». (2) -Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crlspi. (3) -T. segreto 40, non pubbUcato.
227

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

R. RISERVATISSIMO S. N. Parigi, 27 gennaio 1890.

Vidi ieri il signor Spuller che mi parlò della discussione provocata in questa Camera dei deputati dal signor de Breteuil sull'articolo del nostro trattato col re Menelik, mercè il quale il R. Governo assume l'incarico dei rapporti dell'Abissinia colle Potenze estere.

Fin da principio il signor Spuller aveva considerato quell'accordo come un atto legittimo ed incontestabile fra due Potenze indipendenti, per cui non aveva esitato a dare, senza osservazioni, atto della comunicazione, che gli era stata da noi inoltrata; atto questo che non impegnava menomamente questo Governo e che non è altro che la constatazione di un fatto sul quale le altre Potenze nulla avevano a ridire.

Rispetto al nostro protettorato sul Sultanato di Obbia, il signor Spuller non faceva opposizione alcuna; si limitò a darci atto della comunicazione che gli si era fatta al riguardo. Ma allorchè poscia il nostro protettorato si estese prima sopra alcuni territorii contigui al Sultanato di Obbia, ed ulteriormente su quello di Aussa, che comprende il territorio dei danakils, il signor Spuller volle consultare l'ufficio delle colonie; ed alle istanze, che io gli faceva per avere atto della nostra dichiarazione di quei protettorati, egli lo ritardava sempre, come lo fa ancora. Dai suoi consiglieri gli veniva supposto che col protettorato del Sultanato di Aussa, l'Italia pretendesse estenderlo anche alla parte del territorio dei danakils occupato dalla Francia, cioè Obock e la baja di Tajura; si pretendeva che le nostre mire si estendessero anche sino al possesso dell'Harrar.

Nelle poche volte che il signor Spuller mi fece allusione a queste nostre velleità d'invasione, gli ricordai che, rispetto ad Obock e Tajura, l limiti tra

i territorii spettanti rispettivamente a quelle località ed alla nostra colonia di Assab, erano stati definiti verbalmente tra il signor Ferry e me e, che, dopo quell'epoca nessuna difficoltà, a mia saputa, era sorta a quel riguardo, se non quella riflettente il lago salato nelle vicinanze di Aussa, di cui un francese si era impadronito per esercitare il monopolio del sale che ne estraeva. Ciò aveva suscitato i reclami degli abitanti circostanti ed anche del re Menelik, che ricorse al R. Governo, affinché s'interessasse per fare cessare quella usurpazione.

Anche questa questione fu regolata col signor Goblet, allora ministro degli affari esteri, e dopo non ne sentii più parlare.

La posizione presa dall'Italia nell'Africa orientale suscita alquanto le apprensioni più o meno finte rispetto ai nostri ulteriori progetti, ed è perciò che il signor Spuller, spinto dai sospetti suscitati intorno a lui, insisteva sempre presso di me (come ne informai codesto ministero) per avere conoscenza del trattato nostro col re Menelik. Non mancai di dirgli che quel trattato, che io personalmente non conosceva, sarebbe però tosto reso pubblico; che d'altronde la questione del mandato, accettato dall'Italia di rappresentare l'Abissinia presso le Potenze estere, era indipendente dalle altre questioni.

Ma egli insisteva sempre, prendendo anche in sospetto il titolo « etiopico :a> che si attribuiva al Regno di Abissinia, la quale denominazione poteva comprendere territorii assai più estesi di quelli attribuiti attualmente al re Menelik.

Qualche tempo fa alcuni giornali avevano detto che il trattato col re Menelik non era ancora ratificato, probabilmente per provocare qualche intrigo presso quel sovrano, affine di mandare a monte quel trattato.

Non avendo io alcuna informazione ufficiale riguardo al medesimo, e non conoscendone il testo, io non poteva rispondere che vagamente al signor Spuller, quando me ne parlava, dovendo limitarmi ad insistere sulla indipendenza dalle altre della questione relativa alla rappresentanza dell'Abissinia all'estero affidata all'Italia.

Il signor Spuller mi disse a questo proposito di essere informato che quell'impegno fu abilmente introdotto dal nostro ministero nel trattato, dopo che tutte le altre questioni principali del medesimo erano stabilite.

* Dal risultato di voto della Camera in seguito alla interrogazione del signor de Breteuil, si scorge che questo Parlamento non ha intenzione, almeno per ora, di muovere guerra all'Italia per la posizione che abbiamo acquistato in Abissinia. Ma la guerra si muove bensì contro il signor Spuller il di cui portafoglio è ambito da parecchi aspiranti antichi ed anche nuovi; gli si tendono ogni sorta di gherminelle, nell'intento tanto di rapirgli il portafoglio quanto di scuotere cosi il Ministero per rovesciarlo. Ma pare che questo intenda resistere perché per ora si sente appoggiato dalla Camera, e non si lascerà facilmente sfasciare. Per noi è desiderabile assai che il signor Spuller continui nell'alto suo ufficio, in cui egli porta un animo equo ed uno spirito conciliante.

Intanto i giornali trovano, nel trattato col re Menelik e le supposte ambizioni dell'Italia, argomento a polemiche, che dureranno ancora per qualche tempo, anche dopo che sarà pubblicamente conosciuto quel documento, che porgerà nuovo elemento alle loro elucubrazioni *.

(1) Da ACS, Carte Crispi, ed., con l'omissione del passo fra asterischi, in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., pp. 222, 224. ·

228

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI Cl)

T. COLONIALE RISERVATO 67. Roma, 28 gennaio 1890, ore 14,35.

La marcia sopra Adua essendo così bene riuscita e le nostre intenzioni non essendo dubbie nè potendo essere male interpretate da Menelik, parmi potrebbesì d'accordo con Makonnen stabilire la persona che dovrebbe essere nominata governatore del Tigrè. Nell'affermativa voglia combinare ogni cosa col generale Orero a cui telegrafo in analoghi termini (2). *Appena istituito nuovo governatore nostre truppe rientreranno entro confini nostri possedimenti.*

229

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 107/70. Londra, 28 gennaio 1890 (per. il 12 febbraio).

Le pratiche che, conformemente alle istruzioni di V.E., io ho fatto presso il Foreign Office sembrano non essere riuscite . completamente vane se è vero che lord Salisbury, come mi è stato detto confidenzialmente, stia personalmente esaminando le condizioni create dalle gravi innovazioni introdotte con l'ultimo firmano negli ordinamenti dell'isola di Candia. Credo sapere da buona fonte che dall'esito di tale esame dipenderà la decisione del Gabinetto britannico relativamente al persistere nell'atteggiamento di silenzioso spettatore od all'assumere un altro contegno. Debbo però avvertire che. le .informazioni che pervengono al Governo inglese dai suoi agenti locali non attribuiscono alle condizioni presenti dell'isola il carattere assai grave che esse avrebbero secondo altre notizie divulgate anche per mezzo della stampa europea.

Gli agenti britannici hanno ancor recentemente informato il loro Governo che gli esclusi dell'amnistia in Candia sono per tutta l'isola soltanto 38. Di questi alcuni se si presentassero sarebbero sicuramente assolti. Ad una ventina si calcola il numero di costoro che passò in Grecia, dove l'emigrazione cretese che si venne formando da molti anni, non raggiungerebbe il numero di un migliaio. Gli agenti britannici si propongono di formare la lista nominativa di coloro che, essendo stati esclusi dall'amnistia, sono rimasti nell'isola in condizione di persone fuori della legge. Sarebbero questi in tutto circa 18 persone.

Io non posso, naturalmente, riscontrare la verità dei fatti che si adducono dagli agenti britannici nei loro rapporti al Foreign Office. Posso però assicu

rare che i rapporti stessi contengono le notizie sovr'accennate. Epperò si comprende che questo Governo sia portato a credere che vi sia una tendenza ad esagerare non solamente le condizioni di fatto nelle quali si trova l'isola, ma anche i pericoli imminenti che ne potrebbero derivare.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 27 e, con l'omissione del passo fra asterischi, in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., p. 189. (2) -Cfr. n. 233.
230

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 114/74. Londra, 28 gennaio 1890 (per. il 12 febbraio).

Dopo il rapporto che io ebbi l'onore d'indirizzare a codesto r. ministero H 10 corrente (1), relativamente ai lavori che si stanno facendo a Biserta, confermai, con altre mie due lettere del 17 e del 20 di questo stesso mese (2), la mia corrispondenza telegrafica dalla quale risulta che le istruzioni, da V.E. impartitemi con il suo dispaccio delli 24 gennaio (3), furono da me anticipatamente eseguite.

L'indole dei lavori che presentemente sono in corso a Biserta, stando alle ultime notizie comunicatemi da codesto r. ministero, esclude che io abbia per ora a ripetere qui le pratiche già eseguite presso il Foreign Office. Ma siccome quei lavori potrebbero, da un momento all'altro, prendere uno sviluppo ed un'indole diversa, cosi sarebbe utile che, fin d'ora, io fossi informato dal R. Governo del fondamento sul quale dovrebbero, a parer suo, appoggiarsi le osservazioni comuni od almeno simultanee dell'Italia e dell'Inghilterra da fare alla Francia circa questo assunto. È di tutta probabilità che, qualora io dovessi richiamare altra v"olta l'attenzione del Foreign Office sovra le opere militari che si predispongono a Biserta, il Foreign Office m'interrogherebbe per conoscere se noi stimiamo che, oltre all'interesse comune della Gran Bretagna e dell'Italia di impedire la costruzione di quelle opere, vi sia per noi una base speciale di reclamare in qualche atto diplomatico intervenuto all'epoca dell'occupazione francese della Tunisia od in altra più recente.

Sovra questo punto io bramerei mi fossero date precise istruzioni ed indicazioni giacchè, qualora esistesse in qualche atto diplomatico una base per porgere rimostranze alla Francia, non vi è da dubitare che l'azione del Governo inglese riuscirebbe assai più pronta che non nel caso in cui il medesimo dovesse giustificare le rimostranze stesse adducendo la sola lesione d'interessi che dalla costruzione di opere militari a Biserta per lui risulterebbe (4).

(l) -R. 35/22, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 211; il Rapporto del 17 gennaio non è pubblicato. (3) -D. riservato 2493/30, non pubblicato. (4) -Sulla stessa questione cfr. il seguente appunto del 24 febbraio d! Pisani Dossi: «Non credo che verso d! no! la Francia abbia preso alcun impegno, né a no! data alcuna assicurazione. Esiste però una nota francese, del 1881, con eu! si dà assicurazione al Gabinetto britannico che 11 porto di B!serta non sarà trasformato In porto m!lltare. Questa nota fu pubblicata negli Archivi diplomatici (Archives diplomatiques) ove gioverebbe r!cercarla per r!cordarla al conte Torn!elll :o. L'appunto reca a margine la seguente annotazione: «Fatte finora !nut!l! ricerche. Pregato 11 cavalier Gorrlnl che veda se si trova nulla In Archives ».
231

IL COMANDANTE IN SECONDA IN AFRICA, FECIA DI COSSATO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 81. Massaua, 29 gennaio 1890, ore 13 (per. ore 22,05) (2).

Ricevo da Adua 28 gennaio seguente telegramma generale Orero: «Notizie attendibili pervenutemi dallo squadrone esploratori mi confermano che degiac Sebhat non volle venire con noi in Adua ed anzi non si mosse dall'Agamé indotto da Makonnen e da Ato Samuel. E' doloroso constatare che ambasciatore agente di un re alleato, per interesse personale e per diffidenza ingiustificata, si possano valere, nel nostro stesso territorio, della impunità e dei mezzi da noi stessi forniti per esercitare un'azione sleale intesa a nostro danno che spero però ridonderà a danno loro. Ad ogni modo, per non passare per troppo buono, avrei stabilito di revocare ordine dato a Di Majo (3) di rimanere qui colle nostre bande assoldate in attesa della missione scioana e così, incominciando il movimento stesso colle truppe italiane, ce ne torneremmo a grande velocità al di là del Mareb sulle rive del quale si sta già costruendo, dalle truppe italiane lasciate a guardia di quel punto di passaggio, un forte. Si vedrà allora come senza di noi la missione scioana e Antonelli potranno dar corso al progetto di passare per il Tigrè colla sola scorta delle bande di degiac Sebhat. La disciplina delle truppe che fu mantenuta in modo esemplare anche dalle bande, il rispetto alle persone e alle proprietà, il nessun tributo imposto alla città, ed anzi le largizioni fatte ai poveri ed alle chiese, sono cose, insieme ai cannoni ed agli ordini compatti e regolari dei nostri soldati, tanto sorprendenti per questo paese, che hanno suscitato in queste popolazioni un sentimento di ammirazione per gli italiani e il desiderio d'essere da noi governati.

232

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 79. Massaua, 29 gennaio 1890, ore 14,25 (per. ore 18,25).

Makonnen afferma non aver fede in nessuno dei capi del Tigrè; non è sicuro siano con Menelik; la prova l'avrebbe avuta perchè avendo scritto

a Sebhat non gli ha risposto, anzi fermò un suo corriere diretto a Menelik. D'accordo con colonnello Cossato ha insistito presso Makonnen, il quale fa dire al generale Orero che si recherà in Adua per decidere quello che è conveniente di fare. Con tutta missione etiopica partirò per Adua lunedì 3 febbraio. "Scrivia" non occorre altrimenti. Mi permetto significare V.E. che il generale Orero è andato Adua dietro istigazione di degiac Sebhat a: quale nostro generale aveva spedito ultimamente 4000 talleri con 15.000 cartucce. Oggi che il generale Orero è in Adua, Sebhat non volle presentarsi. Questo è segnale non buono e mi permetto insistere perché V. E. provveda che inesperienza o troppo ardire non abbia a compromettere nostra tranquillità.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 29-30. (2) -Sul registro dei telegrammi in arrivo le ore sono rispettivamente 1 e 10,05 ma la posizione del telegramma nel registro sembra indicare che le ore esatte siano quelle riportate nel testo. (3) -Orero aveva riferito in proposito con il T. coloniale riservato 80, datato Adua 27 gennaio e trasmesso da Massaua 11 29 gennaio, non pubblicato. (4) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 28.
233

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE IN SECONDA IN AFRICA, FECIA DI COSSATO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 71. Roma, 29 gennaio 1890, ore 21,15.

Faccia arrivare al generale Orero il seguente telegramma: «Resti ad Adua fino all'arrivo di Antonelli e Makonnen e dopo aver di accordo con loro istituito un governatore nel Tigrè, ritornerà nei nostri domini. Telegraferò oggi stesso ad Antonelli (2) perchè proceda di accordo con lei».

234

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (3)

T. COLONIALE RISERVATO 72. Roma, 29 gennaio 1890, ore 23,30.

Dopo il successo della nostra spedizione sopra Adua, giova trarne profitto. Autorizzo che ella e Makonnen vadano a raggiungere subito il generale Orero in Adua e si accordino con lui circa la istituzione di un governatore del Tigrè.

*Se ci sarà modo di impadronirsi abilmente di Sebhat e di Sejum, che sospettiamo traditori, e di scegliere un terzo, di fiducia nostra e di Menelik, sarà ottima cosa.*

guerra d'Africa, c!t., p. 190. (2l Cfr. n. 234.

(l) Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, c!t., p. 27 e !n CarsPr, La prima

(3) Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, c!t., p. 28 e. con l'omissione del passo fra asterischi, !n CarsPr, La prima guerra d'Africa, c!t., p. 190.

235

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE IN SECONDA IN AFRICA, FECIA DI COSSATO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 73. Roma, 30 gennaio 1890, ore 13,30.

Spedisca subito il seguente telegramma al generale Orero: «Ella è troppo suscettibile (2) e negli affari di Stato non bisogna prendere risoluzioni immediatamente dopo impressioni ricevute per notizie più o meno attendibili. Ella è precipitosa e non mi lascia neanche un momento a riflettere. Di questo modo non si governa e temo che continuando così il nostro accordo non potrà durare. Intempestivamente andò in Adua ed intempestivamente la vuole abbandonare. Spero che il mio telegramma di stanotte (3) sarà giunto in tempo per far sospendere l'immediato ritorno delle nostre truppe al di qua del Mareb. Stia al suo posto ed attenda altro mio telegramma».

236

IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (4)

T. 11. Roma, 30 gennaio 1890, ore 17,52.

Il presidente del consiglio mi comumco il telegramma di ieri di V. S. (5). Come le rispose il presidente del Consiglio (3), ella colle truppe ritorni verso i nostri confini. D'ora innanzi tenga per norma che qualunque volta intenda eseguire operazioni di qualche rilievo, deve prevenirne il Governo per tempo a riceverne gli ordini e le decisioni. Deploriamo lo screzio insorto fra V.S. e Antonelli. Ad ogni modo procuri di facilitare il suo viaggio attraverso il Tigrè. Accusi ricevuta.

237

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (6)

T. COLONIALE RISERVATO 85. Massaua, 31 gennaio 1890, ore 13,30 (7).

Nerazzini partito stamane per Zeila con istruzioni segrete di raccogliere a Zeila informazioni diligenti sui recenti massacri e sulla spedizione inglese,

mettersi d'accordo con gente di Makonnen e qualora si convinca sicurezza strada, unirsi alla loro carovana per raggiungere Harrar. D'accordo con Ma.tonnen a capo di Gildessa sarà messo Nerazzini stesso. con ordine inalberare bandiera italiana sulla fortezza in caso che spedizione inglese minacciasse Gildessa. Makonnen ha scritto al sotto-governatore ordinandogli di promulgare con bando che Gildessa è data a Nerazzini. Avviso di . tutto V.E. perché possa in tempo ordinarmi modificazioni se creda esser necessario. Qui, all'insaputa di Makonnen, si inizia una vera persecuzione per tutto quello che riguarda Menelik; sequestrano armi acquistate col consenso del Governo d'Italia. È inesplicabile simile condotta verso un re che diede sempre prova d'amicizia all'Italia. Questo sequestro non era necessario perché era stabilito che tutto bagaglio armi, proprietà di Menelik, restassero a Massaua per partire dopo mio incontro con Menelik, come già telegrafai a V.E. Questa disposizione influirà sul comando per aumentare sfiducia verso Menelik. Pregherei V.E:, almeno per salvare apparenze, far togliere ordine sequestro (1).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 31 e in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., p. 191.

(2) -Crisp! risponde al n. 231. (3) -Cfr. n. 233.

(4) Ed. in L'Italia i11 Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 31.

(5) -Cfr. n. 231. (6) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 32-33. (7) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo.
238

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (2)

N. 3327. Roma, 31 gennaio 1890.

Con nota del 28 ottobre 1889 (3) pregavasi codesto ministero di volere provvedere, a titolo di fornitura rimborsabile, il re Menelik di 6 mitragliere, 6 cannoni, oltre munizioni e fucili. Con nota dell'8 novembre, interessavasi a voler fornire, a spese di questo ministero, a degiac Makonnen un cannone ed un.a mitragliera, oltre a cento fucili e munizioni.

Quest'ultima richiesta mirava ad un dono che si voleva fare all'ambasciatore scioano. La prima supponeva la stipulazione di un accordo con Menelik, per mezzo del quale avremmo assicurato all'Italia la fornitura esclusiva delle armi all'Etiopia, per così !imitarla a nostro piacimento ed a nostra convenienza.

La situazione delle cose è ora mutata. II contratto speciale che avremmo voluto concluso circa alla fornitura delle armi non, è stato stipulato. Il contegno dei capi scioani ci fa dubitare di ciò che possa avvenire in futuro; né essi ispirano tutta la fiducia che ci vorrebbe per metterli ora in possesso di armi che costituiscono una parte della nostra superiorità su di loro, e che ad un dato momento potrebbero volgersi a nostro · danno.

Prego quindi V.E. di dare ordini che non si consegnino cannoni e mitragliere. Defalcheremo dal conto di Menelik la somma che per i cannoni e le mitragliere egli avrebbe dovuto passarci.

Possiamo lasciare in corso le ordinazioni ed i doni di fucili, poiché ciò che non forniremmo noi sarebbe da altri somministrato a scapito dei nostri fornitori e della nostra influenza, e senza alcun vantaggio nostro.

Fo .intanto spiegare dal conte Antonelli al degiac Makonnen che i cannoni e le :mitragliere .di cui avevamo creduto poter disporre a suo favore, occorrono invece. al nostro presidio e che non ci è possibile, per ora, di privarcene.

(l) Per la risposta cfr. n. 241.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII. cit., p. 32.

(3) Non pubblicata.

239

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 78. Roma, 1° febbraio 1890, ore 16.

Antonelli mi telegrafa che lunedì sarà da lei (2). Le rinnovo l'invito di mettersi accordo con lui per tutto quanto riguarda nostra azione nel Tigrè e relaZiOni ·con Menelik. Usi spirito conciliativo, Antonelli essendo uomo tranquillo, conoscendo perfettamente il paese e potendo dare buoni consigli. Pel momento ci è necessario fortificarci bene sull'altipiano, rimettendo a tempo più opportuno azione militare al di là dei confini cui abbiamo diritto. Con codesti capi e popolazioni, per natura sospettosi, conviene agire in guisa da non suscitare diffidenze. Mi affido alla di lei prudenza e ove sorgano dispareri nei quali sia difficile accordo, voglia riferirmene subito acciocché il Governo possa in tempo decidere.

240

IL COMANDANTE IN SECONDA IN AFRICA, FECIA DI COSSATO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

T. COLONIALE RISERVATO 88. Massaua, 1° febbraio 1890, ore 19,15 (per. ore 6 del 2).

Comunico E.V. seguente telegramma: «Mareb 31 gennaio. I miei telegrammi dal 27 in poi (4) dicono a V.E. quale è la situazione di cose nel Tigrè, e a che punto era l'iniziato movimento delle nostre truppe di ritorno in Asmara, quando nella passata notte mi .pervenne il telegramma (3) di rimanere in Adua ed ivi attendere Antonelli e Makonnen, coi quali accordarmi per nomina governatore. Per quanto gravi siano le difficoltà logistiche che dovrei superare per contromandare ordini già in corso di esecuzione e ritornarmene in Adua, con mezzi

(-5) Cfr. n. 233.

di approvvigionamento e rifornimento in relazione con una nostra permanenza nel Tigrè, che mi è forza prevedere lunga, senza poter trarre dal paese neppure 'ma giornata di viveri, mi sento in grado, secondato come sono dal comandant~> in seconda e dal capo di Stato Maggiore, di superarle con animo giubilante se avessi convinzione che tutto ciò ridondasse a beneficio d'Italia, ma questa, dcpo aver visto sul posto come stanno le cose, non è la mia convinzione. I tigrini nutrono un fiero odio per i scioani che sempre dominarono; a questo odio si aggiunge un disprezzo che la condotta pusillanime di Menelik giustifica; qualunque Governo accetterebbero o subirebbero, a preferenza di quello di un re di un Paese che disprezzano. Perché dunque legare la nostra opera a beneficio di un alleato della cui lealtà non avemmo alcuna prova e di cui io ebbi prova di non giusta diffidenza e di intrighi orditi contro di noi, intrighi i quali, come quelli intesi a distaccare da noi Sebhat, ridondarono, come prevedeva, a lui danno? Aggiungasi che, con l'esclusione di Sebhat dell'Agamé, nessun candidato alla nomina di governatore del Tigrè, a nome di Menelik, disporrebbe di tali forze da reggere fino all'arrivo del re senza il concorso delle nostre. Per cui, anche supposto che Makonnen accettasse la nomina di degiac Gheramedin, da me indicato in precedente telegramma (l) questi, e per le poche forze di cui dispone, e per averlo riconosciuto mancante delle necessarie doti di senno e di coraggio, non potrebbe reggersi senza che noi gli rimanessimo a fiancc. In questa situazione delle cose, la mia opinione è di lasciare che i frutti della nostra temporanea presenza in Adua si maturino a beneficio della influenza italiana, limitandosi a fornire a Makonnen i mezzi di scorta per passare dal Tigrè al Zebul, suo obiettivo. Compiuto cosi il mio dovere di esporle le cose come le vedo, ripeto essere pronto obbedire qualunque ordine del Governo ed a questo scopo sospendesi ogni movimento sull'Asmara ed anzi, dati gli ordini e predisposte le cose per l'eventuale nostro ritorno in Adua, rimango fermo sul Mareb. Orero :P.

(l) Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, c!t., p. 34.

(2) -Cfr. n. 232. (3) -Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, c!t., pp. 35-36. (4) -Cfr. nn. 231 e nota 3 allo stesso.
241

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 80. Roma, 1° febbraio 1890, ore 19,30.

Non parliamo più dell'avvenuta marcia su Adua. Consideriamo soltanto la situazione attuale. Orero essendo ritornato entro i confini nostri possedimenti, è necessario determinare ciò che a noi ed a Menelik convenga e giovi. Bisogna che ella e Makonnen partano il più presto possibile, essendo indispensabile che la convenzione addizionale del primo ottobre (3) possa essere eseguita e notificata alle Potenze. Allora avremo diritto sicuro e legale dalla parte di

Gildessa e dell'Harrar e potremo pren1ere con l'Inghilterra accordi che saranno anche utili a Menelik. La concessione di Gildessa a Nerazzini (l) non mi dà autorità sufficiente per chiedere che sia rispettata dai terzi. Avrei capito che la concessione fosse fatta al re d'Italia, il quale può, notificandola all'Inghilterra, esercitarvi impero e compiere ogni atto necessario a tutelarlo. Telegrafai ad Orero (2) perché, da parte sua, non faccia obiezioni e faciliti la sua missione. In quanto alle armi havvi sospensione nella spedizione dei soli cannoni e mitragliere che sono a Massaua perché ci sono ora necessari (3). Del resto, appena ratificata la convenzione addizionale, che per troppa benevolenza abbiamo eseguita, quando non eravamo in obbligo di farlo, tutto si accomoderà. Per i nostri territori ripeto quanto le dissi qui: non vogliamo nè intendiamo acquistare altri territori al di là del ciglio dell'altipiano, all'infuori di quelli che sono necessari per assicurarci forti frontiere e garantirci i nostri domini.

(l) Cfr. n. 231, nota 3.

(2) Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, clt., p. 35.

(3) Cfr. n. 45.

242

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE IN SECONDA IN AFRICA, FECIA DI COSSATO (4)

T. COLONIALE RISERVATO 82. Roma, 2 febbraio 1890, ore 10,45.

Mandi Orero seguente telegramma: «Il telegramma con cui le ordinava di fermarsi in Adua (5) essendo giunto dopo la sua partenza, accetto fatto compiuto. Rimanga ove è in attesa nostre decisioni».

243

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, MAFFEI

T. RISERVATO SEGRETO 66. Roma, 2 febbraio 1890, ore 21,45.

Da informazioni forniteci parrebbe che codesto ministro degli affari esteri torni a sollevare col Marocco la questione d'una permuta di territorio che darebbe alla Spagna il tratto fra Melilla e la Maluja. Si dice la Francia favorevole a tale combinazione. Di ciò la prevengo perchè voglia sorvegliare e indagare con tutta la voluta prudenza. Non fa d'uopo ricordarle che siffatto mutamento allo statu quo del Marocco sarebbe contrario agli acrPrdi esistenti fra l'Italia l'Inghilterra e la Spagna (6).

(-6) Per la risposta cfr. n. 248.
(l) -Cfr. n. 237. (2) -Cfr. n. 239. (3) -Cfr. n. 238.

(4) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 36.

(5) -Cfr. n. 233.
244

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 254. Roma, 2 febbraio 1890, ore 22.

Lord Dufferin mi scrisse il 30 gennaio per informarmi che, d'incarico di lord Salisbury, doveva parlarmi sugli affari di Creta. L'ambasciatore d'Inghilterra è venuto oggi e mi ha informato che lord Salisbury desidera fare, d'accordo con noi e con l'Austria-Ungheria, pratiche presso la Sublime Porta e che lasciava a me di decidere in quali termini. Ricordai a lord Dufferin il dispaccio di lord Salisbury del luglio 1878, in cui parlando del Congresso di Berlino, Sua Signoria aveva detto esser quella l'ultima prova per la Turchia. Aggiunsi che, secondo me, conveniva, nell'interesse della-pace europea, consigliare amichevolmente e cordialmente il sultano a far quelle concessioni che parrebbero necessarie allo scopo di tranquillare Creta e impedirvi nuove insurrezioni. Dichiarai ancora che, quanto alla forma, mi rimettevo interamente a quanto proporrebbe lord Salisbury. L'ambasciatore si mostrò lietissimo delle mie dichiarazioni, soggiungendo, fra l'altro, che non aveva mai trovato un ministro con cui fosse così facile intendersi.

245

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. 255. Roma, 2 febbraio 1890, ore 22,15.

Non avrei più fatto parlare a codesto Gabinetto degli affari di Creta se lord Salisbury non mi avesse fatto esprimere il suo desiderio di fare, d'accordo con noi e coll'Austria-Ungheria, pratiche presso la Sublime Porta, lasciando a me di decidere in quali termini. A lord Dufferin, venuto oggi a discorrere di ciò (1), ricordai il dispaccio di lord Salisbury del luglio 1878, in cui, parlando del Congresso di Berlino, Sua Signoria aveva detto esser quella l'ultima prova per la Turchia. Aggiunsi che, secondo me, conveniva nell'interesse della pace europea, consigliare amichevolmente e cordialmente il sultano a far quelle concessioni che parrebbero necessarie allo scopo di tranquillare Creta e impedirvi nuove insurrezioni. Dichiarai ancora che, quanto alla forma, mi rimettevo interamente a quanto proporrebbe lord Salisbury. L'ambasciatore si mostrò lietissimo delle mie dichiarazioni che ella può ripetere al conte Kalnoky.

(l) C!r. n. 244.

246

IL MINISTRO A LISBONA, AVOGADRO DI COLLOBIANO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 57. Lisbona, 3 febbraio 1890, ore 11,55 (per. ore 20,45).

Fui ricevuto dal ministro degli affari esteri, il quale mi disse essere cessata dimostrazione contro Inghilterra, che il Governo represse usando moderazione per non inasprire animi; ora che il Portogallo ha consentito pienamente alle domande inglesi, * essere sua intenzione chiedere Inghilterra accettare mediazione prevista articolo 12, atto generale Conferenza di Berlino. Governo portoghese non potrà mai negoziare solamente convenzione di limiti, ma occorregli soluzione imparziale completa. Insisté sulla necessità di un modo di soluzione dignitoso pel Portogallo nell'interesse delle istituzioni monarchiche che sarebbero scosse se il Paese rimane sotto il peso umiliazione. Pcrtogallo confida nel suo buon diritto e nell'equità Potenze che non possono sanzionare rifiuto ad una domanda di arbitrato. Esposi le cose dettemi da

V. E. al ministro, il quale ringraziò pel buon volere dimostrato dal Governo del re. Manifestazioni contro Inghilterra cessate, ma perdura irritazione. Prego

V. E. farmi conoscere il modo di vedere del R. Governo* (1).

247

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 441. Londra, 3 febbraio 1890, ore 22,15 (per. ore 0,20 del 3).

Mi riuscì interessante ed utile conoscere risposta di V. E. a lord Dufferin circa Candia (2). Domanda fatta a V. E. in nome di Salisbury, fu diretta negli stessi termini e simultaneamente a Berlino ed a Vienna. Il Gabinetto di Berlino rispose voler astenersi da qualsiasi pratica; Kalnoky dapprima rispose essere disposto ad associarsi all'Italia ed all'Inghilterra; poscia, in seguito a comunicazioni fattegli da Berlino, ha modificato la sua risposta. Attualmente Kalnoky crede sia da evitare un passo identico collettivo a Costantinopoli; ma che se l'Inghilterra farà delle osservazioni per mezzo del suo ambasciatore presso la Sublime Porta, tali osservazioni potranno essere sostenute da quelle che i Governi di Vienna e di Roma farebbero agli ambasciatori di Turchia presso ciascuno di loro accreditati. Salisbury sta esaminando risposte avute. Probabilmente risoluzione che egli prenderà sarà partecipata a

V. E. dall'ambasciatore d'Inghilterra a Roma (3).

15 --D0cunuuti diplomatici -Serie II -Vol. XXIII

(l) -Il passo fra asterischi era giunto con vari punti indecifrabili; ne fu chiesta ripetizione che pervenne con T. riservato 61 del 5 febbraio. Per la risposta di Crispi cfr. n. 252. (2) -Cfr. n. 244. (3) -Cfr. n. 251.
248

L'AMBASCIATORE A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 56. Madrid, 4 febbraio 1890, ore 14,45 (per. ore 20,50).

Ricevetti telegramma relativo Marocco O). Appunto avantieri, avendo anche io avuto conoscenza di qualche cosa, interrogai confidenzialmente mio collega d'Inghilterra, col quale sono da lungo tempo legato. Egli, circa un mese fa, venne pure avvisato da Salisbury del progetto di permuta. In proposito Clare Ford interpellò subito ministro di Stato da cui ebbe formale promessa che non verrebbe mutato statu quo nel Marocco (2). Mi riservo vedere ulteriormente mio collega e trasmetterò più ampi particolari a V.E.

249

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 446. Vienna, 4 febbraio 1890, ore 23 (per. ore 0,05 del 5).

Avendo comunicato a Kalnoky contenuto del telegramma di V. E. sugli affari di Creta (3), questo ministro, dopo aver ricevuta una comunicazione identica da Paget mi scrive oggi quanto segue: « Paget essendo venuto a farmi una comunicazione identica alla vostra, gli ricordai la risposta da me data quando recentemente Crispi fece una proposta nello stesso senso. Aggiunsi che, pur non credendo al risultato pratico di un tale passo delle tre Potenze, il quale certamente irriterebbe molto il sultano come un incoraggiamento ai rivoltosi di Creta, tuttavia io non volevo separarmi dai due Gabinetti amici, e per conseguenza ero pronto ad associarmivi. Però chiamavo seriamente l'attenzione di Salisbury sulla forma per ferire il meno possibile i sentimenti del sultano. Quanto a me, continuava Kalnoky, credo esser più facile dare consigli di pacificazione che eseguirli, e contentare una popolazione, i cui capi sono irriconciliabili. Il Gabinetto di Berlino oppose alla proposta di Salisbury un rifiuto motivato: esso non vuole mettersi in contraddizione coll'attitudine presa ad Atene e Costantinopoli all'occasione del viaggio imperiale. Salisbury di cui attendo la risposta definitiva, mi ha fatto dire che egli non pensava ad una dichiarazione identica collettiva il che mi fa credere che egli cerchi una forma meno spiacevole per la Turchia».

T. -11 del 2 gennaio, non pubblicato.
(l) -Cfr. n. 243·. (2) -Analoga notizia, ricevuta dal collega Inglese, era stata comunicata da Cantagalli con (3) -Cfr. n. 245.
250

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. RISERVATO 69 (1). Roma, 5 febbraio 1890, ore 12,30.

Mi si dà a credere che il Governo francese abbia in animo di mandare il conte di Montebello ambasciatore presso S. M. il Re. Codesto individuo per la condotta finora tenuta si chiarì nemico nostro e non sarebbe degno successore del Mariani (2).

251

L'AMBASCIATORE DI GRAN BRETAGNA A ROMA, DUFFERIN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

L. CONFIDENZIALE. Roma, 5 febbraio 1890 (per. il 6).

I dld not fail to inform lord Salisbury that Your Excellency was ready to join with the Governments of England and Austria in making to the Porte a communication concerning cretan affairs in the sense proposed by Her Majesty's Government.

I have now the honour to inform Your Excellency that I have recelved a communication from Her Majesty's Principal Secretary of State for Foreign Affairs to the effect that Her Majesty's Government propose for the present to suspend any further action in the matter as Her Majesty's ambassador at Constantinople has expressed his distinct opinion that the refusal of the German Government to participate in the proposed communication would deprive it of its anticipated useful effect on the Porte.

252

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A LISBONA, AVOGADRO DI COLLOBIANO

T. RISERVATO 71. Roma, 6 febbraio 1890, ore 10,45.

Rispondo suoi telegrammi del tre e cinque (3). Governo italiano nulla ha da aggiungere dichiarazioni precedentemente fatte sul conflitto angloportoghese (4).

(l) -Minuta autografa. (2) -Per la risposta cfr. n. 254. (3) -Cfr. n. 246 e nota l allo stesso. (4) -Si pubblica qui il seguente appunto autografo di Crispi, privo di data: «Il Governo del re non avendo relazione alcuna col pontefice romano si manterrà per ora in un prudente
253

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 98. Massaua,, 6 febbraio 1890, ore 11 (per. ore 14).

Rispondo suo telegramma in data d'ieri (1). Ho Ietto a Makonnen le dichiarazioni di V.E. circa il confine; mi ha assicurato nuovamente che con quelle assicurazioni non vi ha dubbio che Menelik ratificherà convenzione addizionale. V.E. tenga conto di questa dichiarazione, come delle altre fatte da Makonnen specialmente quando telegrafò nell'ottobre a V.E. aver egli ricevuto da Menelik pieni poteri di accettare tutto quello che il Governo italiano avesse proposto. Circa erede trono Etiopia è cosa lontana. Nostri agenti potranno prepararlo; mancando questo, in ogni rivoluzione avremo sempre da guadagnare. Situazione presente delle cose richiede quello che V.E. sta facendo: allontanare diffidenze, stabilire nostra preponderanza con trattati. II Tigré è povero, non merita sacrificare grandi mezzi; sarebbe meglio impiegarli pel Sudan, servendosi dell'Etiopia come di alleata. V.E. non dubiti sulla venuta di Menelik nel Tigré; verrà senza dubbio. Oggi stesso vedrò il generale Orero in Debaroa.

254

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATISSIMO 64. Parigi, 6 febbraio 1890, ore 17,40 (per. ore 20).

Si dà per vero che l'ambasciata presso Sua Maestà fu proposta a Montebello (2) che è ancora qui; ma egli, che mira sempre a Londra, l'ha rifiutata. Mi si dice confidenzialmente da fonte sicura che il signor Spuller proporrà nel prossimo Consiglio dei ministri a successore di Mariani il signor Billot, ora ministro a Lisbona e prima, sotto il ministro Ferry, direttore degli affari politici. II signor Billot è uomo di incontestabile competenza, lavoratore, d'ottimi modi, versatissimo nelle questioni di politica coloniale e complice di Ferry nell'impresa del Tonchino, restò sempre devoto al suo capo.

riserbo. Dopo ché saranno esaurite le pratiche per la mediazione che il Gabinetto di Lisbona vorrà chiedere pel conflitto anglo-portoghese, vedrò se sia il caso dell'arbitrato e se l'Italia debba intromettersi per attenerlo>>.

(l) -T. coloniale riservato 87, non pubblicato, con cui Crispi comunicava di non voler oenere Adua ma solo dei confini che dessero sicurezza al nostri possedimenti. (2) -Risponde al n. 250.
255

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 70. Berlino, 8 febbraio 1890, ore 17,19 (per. ore 18,20).

Cancelliere mi ricevette iersera. Parlandomi, come il segretario di Stato (1), in sostegno del contegno di astensione adottato dal Governo imperiale nella vertenza anglo-portoghese, il principe di Bismarck persiste nell'avviso che convenga, per quanto almeno concerne Germania, di evitare a Londra ogni apparenza di pressione che potrebbe dispiacere a lord Salisbury ed indebolire posizione parlamentare di Sua Signoria. Un successore della tempra di Gladstone segnerebbe, a profitto della Francia, un progresso verso la repubblica, qualunque ne fosse la forma, il che costituirebbe pericolo assai maggiore per il principio monarchico, per il mantenimento della pace e per la Triplice Alleanza, che un trionfo eventuale della repubblica sia in Portogallo sia in Spagna. In tale stato di cose il Gabinetto di Berlino, dal canto suo, mantiene condotta strettamente riservata. Ciò non toglie, il dirlo riesce superfluo, che

V.E. rimane giudice se sia il caso, viste le nostre ottime relazioni coll'Inghilterra, ed evitando di lasciare, in modo qualunque, supporre che l'Italia agisca dopo previo concerto con Germania, di far, da noi soli, passi segreti per infondere nell'animo di lord Salisbury convenienza di risolvere amichevolmente dissidio. Ebbi cura di spiegarmi nel senso dei telegrammi di V.E. (2).

256

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 485. Pietroburgo, 9 febbraio 1890, ore 16,16 (per. ore 17,30).

Ambasciatore d'Austria-Ungheria, avendo ricevuto dal proprio Governo

notizia della protesta di V.E. contro la naturalizzazione degli emigrati al Brasile mi chiese se ne avessi conoscenza e mi disse confidenzialmente averne parlato con Giers in forma ufficiosa. Ambasciatore d'Austria-Ungheria rappresentò la pretesa Brasile come una «mostruosità piena d'inconvenienti dal punto di vista internazionale». Giers divide quell'opinione, e me ne parlò privatamente, dopo, in quel senso pur osservando che la Russia non è direttamente interessata, non avendo sudditi al Brasile.

(l) -Cfr. n. 213. (2) -Cfr. nn. 175, nota l, p. 107, 197 e 220.
257

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 76. Roma, 9 febbraio 1890, ore 16,30.

Gabinetto di Lisbona desidererebbe nostra mediazione nella questione anglo-portoghese (1). Non abbiamo ancora accettato, volendo anzitutto conoscere intenzioni Foreign Office rispetto nostra eventuale proposta in tal senso. La cosa è delicatissima e però faccio appello a tutta la sua prudenza ed esperienza per trovar modo, senza comprometterci, di scandagliare l'animo di lord Salisbury su tale argomento (2).

258

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (3)

T. COLONIALE RISERVATO PRECEDENZA ASSOLUTA 98 bis. Roma, 9 febbraio 1890 ore 18,30.

Provveda massima urgenza perché seguente telegramma raggiunga conte Antonelli: «Sappiamo per avere veduto con nostri occhi che re Menelik, violando articolo XVII Trattato 2 maggio 89, si è messo in relazione diretta colle Potenze europee. * Nella lettera che vedemmo indirizzata imperatore di Germania dopo avere commemorato suo glorioso predecessore Giovanni, annuncia sua incoronazione lamenta suo isolamento, chiede gli si aprano spiagge di mare per avere armi. * Lettera reca data 6 tesaz 82, corrispondente 14 dicembre 89 ~.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO

T. COLONIALE RISERVATO 98 ter. Roma, 9 febbraio 1890, ore 19.

Mandi subito Antonelli seguente telegramma: «Mio precedente telegramma (4) è per lei personale e deve soltanto servirle di norma negli atti che avrà da fare con solita sua prudenza ed avvedutezza».

(l) -Non sl è trovato un documento da cui risulti !n modo esplicito la richiesta del Governo portoghese d! mediazione ltallana. SI tenga comunque presente che una prima versione. mal decifrata, del n. 246 recava, anziché «essere sua Intenzione chiedere Inghilterra accettare mediazione», «essere sua Intenzione chiedere V. E. accettare mediazione ». (2) -Cfr. n. 260. (3) -Ed. In L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, clt., p. 43 e !n LV 72, p. 3; 11 brano fra asterischi è edito anche In CRISPI, La prima guerra d'Africa, clt., p. 221. (4) -Cfr. n. 258.
260

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATISSIMO 71 (1). Londra, 10 febbraio 1890, ore 14,42 (per. ore 16,30).

Non ho perduto di vista affare anglo-portoghese e benché indirettamente, appunto per non pregiudicare posizione nostra, mi tenni informato dei pensieri qui dominanti. Mi è finora risultato che questo Governo ritiene che la questione sia chiusa. Esso la riaprirebbe soltanto qualora imprudentemente il Portogallo o le sue autorità a Mozambico si dimostrassero esitanti nell'eseguire completamente promesse fatte all'Inghilterra. Alla quasi unanimità del sentimento pubblico sul continente in favore del Portogallo rispose qui unanimità dell'opinione pubblica inglese in favore della politica di Salisbury. Non è prevedibile che questi, all'aprirsi della sessione parlamentare, voglia rinunziare alla forza che gliene deriva. È invece molto probabile che nelle prime discussioni il Gabinetto sia chiamato a fare qualche dichiarazione sopra quest'affare, poiché l'opinione pubblica inglese si è in varii modi dichiarata contraria a sottomettere ad arbitrato o mediazione una questione nella quale considera impegnati importanti interessi britannici. Salisbury venne a Londra una volta soltanto per poche ore e vi ritornerà oggi o domani, giorno dell'apertura del Parlamento. Mi lusingo ch'egli possa finalmente essere in grado di ricevere ambasciatori. Metterò ogni studio a scandagliare con cautela sue disposizioni, tenendo conto anche dell'atteggiamento dei Gabinetti a noi alleati che marcatamente evitano coll'Inghilterra qualunque cosa possa produrre nella medesima anche soltanto sfavorevole impressione (2).

261

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. 302. Roma, 10 febbraio 1890, ore 18,25.

Constato con piacere che cancelliere divide nostra opinione circa decreto naturalizzazione emigrati al Brasile (3). Conoscendo non avere Russia interessi diretti col Brasile, credetti evitare chiedere suo concorso ad una protesta collettiva delle Potenze (4). Dal lato del diritto internazionale violato dal menzionato decreto appoggio Governo russo sarebbe utilissimo. Segue dispaccio (5).

(l) -Risponde al n. 257. (2) -Cfr. n. 269. (3) -Cfr. n. 256. (4) -Cfr. n. 142. (5) -Non pubblicato. Per il seguito della questione cfr. n. 306.
262

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE DI GRAN BRETAGNA A ROMA, DUFFERIN

L. 4636/17 (1). Roma, 10 febbraio 1890.

Con la lettera del 5 corrente (2) V.E. mi ha fatto l'onore di informarmi che il Governo di S.M. la Regina propone di sospendere pel momento ogni pratica, nel senso da noi accennato, presso la Sublime Porta, relativamente agli affari di Creta, perché il rifiuto del Governo germanico di partecipare a tali passi toglierebbe, anticipatamente, ai medesimi ogni utile effetto sulla Porta.

Prendo atto di questa comunicazione; ma non posso astenermi dall'osservare che l'attitudine del Gabinetto di Berllno, in questa occasione, non è nuova, poiché, in tutte le rimostranze che si credette di dover fare finora alla Porta il Governo germanico preferì rimanere sempre in seconda linea, !asciandone la iniziativa alle tre Potenze amiche, specialmente interessate nella questione d'Oriente.

Questa condotta fu osservata dalla Germania anche nella questione bulgara, rispetto alla quale agirono soltanto i Gabinetti di Londra, di Vienna e di Roma: ma il risultato fu, malgrado ciò, pienamente soddisfacente.

Tuttavia, mancando ora anche la partecipazione dell'Inghilterra alle pratiche proposte, il Governo del re si asterrà di fare altre osservazioni sugli affari di Candia, * con la speranza che i fatti non vengano a dimostrare il danno della nostra astensione* (3).

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 72/41. Costantinopoli, 10 febbraio 1890 (per. il 19).

Faccio seguito al mio rapporto n. 53/30 del 4 corrente (4). Gli ultimi scambi d'idee tra Londra e Vienna sull'opportunità di appoggiare le riserve fatte dall'Italia circa il firmano cretese non avrebbero, secondo le informazioni ricevute qui, approdato finora a risultati positivi. Il Gabinetto di Vienna si sarebbe dichiarato disposto a non separarsi dall'Inghilterra ove questa entrasse in tale via; ma a Londra sorsero difficoltà. Il Gabinetto britannico conside

rava il firmano e l'amnistia di Creta da un punto diverso dal nostro, cioè come atti d'ordine interno, sul merito dei quali lord Salisbury non credeva dover dirigere alla Porta altro appunto se non questo, che di fatto tali provvedimenti non avevano raggiunto il desiderato effetto di pacificazione. Ed il 7 corrente, come telegrafai a V.E. (1), sir W. White m'informava confidenzialmente che lord Salisbury avendolo personalmente interrogato sui risultati sperabili di passi nei quali l'Inghilterra si associasse all'Italia ed all'Austria-Ungheria per sottoporre a questo Governo l'osservazione ristretta sopra enunciata, egli aveva espresso l'opinione sua particolare che simili passi sarebbero inutili presso il sultano se la Germania vi rimanesse estranea.

Avendo io tenuto al mio collega d'Inghilterra un linguaggio conforme all'importante dispaccio di V.E. del 18 dicembre n. 277 (2), egli mi fu cortese delle seguenti spiegazioni sul proprio apprezzamento delle disposizioni di Sua Maestà Imperiale.

Il sultano è giunto all'attuale sua politica negativa attraverso quattro periodi storici successivi. Il primo, sul quale non occorrono commenti, fu quello della guerra turco-russa e del Congresso di Berlino. Il secondo fu caratterizzato dalla continuazione dell'alleanza dei tre Imperi, le cui orme furono dal sultano passivamente seguite, com'era inevitabile. Il terzo, inaugurato dalla riunione della Rumelia orientale alla Bulgaria indipendente dalla Russia, vide sorgere l'affermazione della comunanza di interessi tra l'Inghilterra, l'Italia, l'Austria-Ungheria e la Turchia per le autonomie balcaniche; affermazione che il sultano considera esser rimasta puramente teorica. Nel quarto periodo infine, che è il presente, incominciato colla visita dell'imperatore al sultano, la Germania, per l'abbandono del sistema d'indifferenza da essa professato fino allora verso la Turchia, ha assunto qui una posizione che ne rende necessaria la partecipazione a qualsiasi passo isolato o concertato delle altre tre Potenze, del quale si voglia seriamente la riuscita senza minacce o coazione. Tale, se ho ben inteso, è all'incirca l'apprezzamento dal quale il mio collega d'Inghilterra si è ispirato nel parere che ebbe ad esprimere per proprio conto, e senza consultarsi coi colleghi amici, a lord Salisbury.

Debbo anche, per non tralasciare nessuna utile informazione, aggiungere che i ministri del sultano affermano, in conversazioni private, che il programma delle autonomie, già posto a repentaglio nella penisola balcanica dall'abilità russa e dall'incertezza della politica austriaca, riceve l'ultimo colpo in Creta, ove l'autonomia più sconfinata non fece che giovare a chi, non curandosi di firmani nè di amnistie, vuole riunire quell'isola alla Grecia o p~rla sotto il protettorato di una Granll2 Potenza. In palazzo quelle Potenze che esigono in Armenia «persecuzioni giudiziarie contro i kurdi più fedeli » vengono denunziate come aventi scopi che si rivelano appieno in Creta, ove si rende la Porta responsabile di disordini fomentati dall'estero e facilitati da istituzioni anarchiche che si vogliono intangibili e che pur non sarebbero sopportate in nessuno Stato europeo. E la Porta ritiene vieppiù confermato dall'attuale andamento delle cose nella penisola balcanica, in Grecia ed in Creta.

l'antico assioma ottomano che <<ogni perdita della Turchia è guadagno della Russia».

Continuano ad ogni modo alla Porta previsioni pessimiste, benchè gelosamente dissimulate, circa l'esplosione in Creta d'una insurrezione prossima, i cui preparativi vengono segnalati non da Chakir pascià, il quale anzi fa rapporti favorevoli sulle condizioni dell'isola, a quanto almeno asserisce il gran visir, ma da Atene, ove risulterebbe che dai rifugiati anche amnistiati detta insurrezione viene organizzata ed annunziata apertamente, senza che la diplomazia apparisca prevederne le conseguenze per lo status quo della penisola balcanica e per l'equilibrio del Mediterraneo. Negli affari d'Egitto del 1882, l'apprezzamento delle Potenze, simile a quello d'oggi, riuscì a facilitare nella valle del Nilo il protettorato di una di esse; a che soluzione si va incontro in Creta?

Tali sono le segrete impressioni della Porta, rese più vive anche da una comunicazione che le fece ieri il signor di Nelidov, il quale chiamò verbalmente l'attenzione del Governo imperiale sulla questione di Creta che secondo le sue informazioni va sempre più aggravandosi.

P. S. Il rapporto del r. console a Canea del 3 febbraio (l) che sarà anche pervenuto direttamente all'E.V., e che mi giunge al momento della partenza di questo corriere, dimostra quali siano i mezzi coi quali da Atene si fomenta l'anarchia in Creta.

(l) -Questa lettera è stata redatta !n base a dettagliate istruzioni contenute in un appunto d! Pisani Dossi del 7 febbraio. Il passo fra asterischi è stato inserito da Crispi sulla mmuta in sostituzione del seguente: «sperando di essere in tempo d! produrle in seguito se gli avvenimenti non verranno a dimostrare essersi lasciato trascorrere il momento opportuno per prevenire !l pericolo e provvedere ». (2) -Cfr. n. 251. (3) -Comunicazione del contenuto di questo documento venne inviata a Tornielli e a Blanc con dispacci del 13 febbraio. (4) -Cfr. n. 298, nota 2. (l) -T. 471, trasmesso 1'8 febbraio, ore 1,42, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 138.
264

L'AMBASCIATORE A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 494. Madrid, 11 febbraio 1890, ore 12,30 (per. ore 15,35).

Ho potuto finalmente ottenere adesione Vega de Armijo proteste che con ltalia eventualmente farebbero Potenze contro naturalizzazione Brasile.

265

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 124. Massaua, 13 febbraio 1890, ore 12,30 (per. ore 14,10).

Giunto bene oggi 11 febbraio Adua. Attendo Sebhat per prendere accordi sulla via da fare. Re Menelik è partito da Borumieda il 6 gennaio diretto nel Tigrè. Sono sorpreso apprendere lettera Menelik all'imperatore di Germania (2). Credo sia intrigo di certo Ilg svizzero.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 258.
266

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 75. Londra, 13 febbraio 1890, ore 15,08 (per. ore 17 ).

Nella tornata d'jeri alla Camera dei Comuni, interpellato se il Governo abbia avuto proposte di sottomettere ad arbitrato questione col Portogallo, Fergusson rispose: «Governo portoghese ha suggerito il riferimento della materia in discussione ad un arbitrato, ma Governo di Sua Maestà considera tale procedimento non applicabile al caso:.>. Della mediazione finora nessuno ha parlato, e atto generale della Conferenza di Berlino non fu accennato da alcuno degli oratori che nelle due Camere parlarono dell'affare anglo-portoghese.

267

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 111. Roma, 13 febbraio 1890, ore 16,15.

Mandi Antonelli seguente telegramma urgente: «Non soltanto all'imperatore di Germania, ma anche al presidente della Repubblica francese il re Menelik ha notificato direttamente, per mezzo negoziante Savouré (2), sua assunzione al trono di Etiopia. * Avrebbe anche promesso trattare i francesi come gli italiani, domandato la costruzione di una ferrovia dai possedimenti francesi all'Harrar, fatto richiesta di armi ed altre proposte tra le quali quella di tornare ai rapporti iniziati sotto Luigi Filippo dal viaggiatore Rochet d'Héricourt. * Benchè siffatto atteggiamento possa renderei la nostra libertà, aspetteremo, prima di prendere risoluzioni, avere da lei precise informazioni. Tenga questo telegramma segreto).

268

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (3)

T. S.N. Roma, 13 febbraio 1890, ore 22,30.

Spedisca subito ad Antonelli seguente telegramma: «Comunicazione di Menelik (4) fu fatta a tutte le Potenze europee, non ad una sola. Non ne menzioni quindi nessuna specificatamente :.>.

(l) -Ed. in L'Italia in Ajrtca Etiopia -Jlilar Rosw, tomo VIII, cit., p. 51; con l'omissione del passo tra asterischi, in LV 72, p. 3. (2) -La notizia era stata comunicata da Menabrea con Rapporto dell'8 febbraio ed. in L'Italla in Africa, Etiopia-Mar Rosso, torno VIII, cit., pp. 44-50. (3) -Ed. in L'Italia tn Africa, Etiopia-Mar Rosso, torno VIII, cit., p. 51. (4) -Cfr. nn. 258 e 267.
269

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATISSIMO 81. Londra, 15 febbraio 1890, ore 22 (per. ore 6 del16).

Finalmente ho potuto abboccarmi con lord Salisbury che sopra affare anglo-portoghese si è mantenuto in gran riserbo. Contrariamente a ciò che appariva dal linguaggio dei sottosegretari di Stato, egli sembra ammettere affare debba dar luogo trattative ulteriori e pensa che nuovo ministro portoghese, arrivato a Londra ieri e che egli riceverà lunedì, gli sia apportatore qualche proposta che possa essere presa in esame. Relativamente risoluzione difficoltà mediante mediazione o arbitrato, Sua Signoria, pur non escludendo perentoriamente che vi si possa ricorrere, ha espresso pensiero che il Portogallo non si sia messo in condizione di poterli invocare. Egli accennava immediatamente dopo interessi analoghi che la Germania ha più al sud in quella regicne, ammettendo probabilità che anche l'Inghilterra arrivi concludere trattato col Portogallo, come la Germania e la Francia hanno fatto nel 1887. Impressione che io ho è la seguente: Salisbury desidera accomodamento col Portogallo, ma egli crede che il periodo trattative dirette tra Londra ed il Portogallo non sia chiuso; perciò ricorso che presentemente Portogallo facesse mediazione sarebbe probabilmente accolto qui come proposta intempestiva. Se ad arbitrato o mediazione si dovesse ricorrere accenno fatto da Sua Signoria alla Germania mi fa credere che questa Potenza sia preferita dall'Inghilterra ad ogni altra come arbitra o mediatrice.

270

IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI, AL CONTE ANTONELLI

T. PERSONALE S. N. Roma, 16 febbraio 1890, ore 15,30.

Lettera Menelik a Carnot reca data 29 luglio 89. Persuadi imperatore sua convenienza non giocare in doppia tripla partita. Non speri suoi maneggi possano rimanere nascosti. Italia pronta osservare lealmente trattato saprà sempre punire violazioni altrui. Ministro fa intanto sospendere invio fucili, munizioni, doni eccetera finché Menelik abbia dato prove garanzie sua sincerità. Avverto confidenzialmente che Savouré in suo rapporto segreto a Carnot ti accusa aver apposto falsi timbri trattati Menelik e Aussa. Procura categoriche dichiarazioni sovra verità bolli. Tieni gelosamente segreta fonte queste informazioni. Tua madre ricevette tue lettere e sta bene. Ti abbraccia insieme zio e desidera frequenti notizie.

271

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO 82. Roma, 16 febbraio 1890, ore 19.

Il Vaticano, per mezzo dei suoi nunzii a Vienna ed a Monaco, si adopera a persuadere codesto Governo imperiale perché inviti il papa a farsi rappresentare alla conferenza a cui daranno luogo i rescritti imperiali sulle questioni operaie. Sembra che il pontefice comprenda la difficoltà di ottenere codesto invito, ma desidera gli sia fatto per poter rispondere che non gli è possibile di intervenire in una conferenza alla quale prenderebbe parte l'Italia. È d'uopo riflettere che non avendo il papa potere civile non potrebbe praticamente applicare le risoluzioni della conferenza. L'opera sua non può dunque tendere ad altro scopo che a quello di ottenere una posizione diplomatica e valersene conseguentemente contro l'Italia. Di ciò la informo per sua norma e perchè voglia parlarne con segretario di Stato o col cancelliere (l).

272

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 86. Berlino, 18 febbraio 1890, ore 19 (per. ore 19,40).

Risposta al telegramma 16 febbraio (2). Da noi soltanto venne dato avviso riguardo a desiderio del papa di farsi rappresentare alla Conferenza di Berlino per questioni operaie. Vaticano non fece qui sino ad oggi passo qualunque né diretto né indiretto. Governo imperiale, per quanto lo concerne, non indagò terreno al Vaticano né ha intenzione mandargli invito. Segretario di Stato si spiegò oggi con me in questo senso (3).

273

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 137. Massaua, 18 febbraio 1890 (per. stesso giorno) (5).

Rispondo suoi due telegrammi (6) che ricevo senza indicazione data in Farasmai; essi si riferiscono comunicazioni fatte direttamente da Menelik

alle Potenze. Appena arrivato presso Sua Maestà non mancherò fare vivi rimproveri come già li feci a Makonnen che è irritato per il fatto che il re non si è servito di lui mentre era in Europa in qualità di ambasciatore. Tutto ciò conferma ipotesi trattarsi di intrighi promossi da persone che si approfittarono della inesperienza e buona fede di Menelik per fargli fare cosa poco corretta.

* Viaggio prosegue bene benché lentamente. Ras Alula è presso Abbiadi nel Tembien, in via di guarigione; suoi soldati sono tornati alle loro case. Oggi fu per noi giornata di riposo; domani è primo giorno quaresima abissina. Prendo via dell'Aramat. Spero il 25 arrivare in Makallè, ossia a due giornate da Seium, il più forte attualmente nel Tigrè. Viaggio con tutte precauzioni. *

(l) -Cfr. n. 272. (2) -Cfr. n. 271. (3) -Con T. 803 del 26 marzo i delegati alla Conferenza di Berlino, Boccardo ed Ellena comunicarono: <<Seduta oggi presidente lesse risposta papa lettera imperatore di Germania riguardo conferenza. Lettera concerne esclusivamente azione religiosa sopra questione sociale ». (4) -Ed. In L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 51-52 e, con data 12 febbraio e l'omissione del passo fra asterischi, In LV 72, p. 4. (5) -Manca l'indicazione delle ore di partenza e di arrivo. (6) -Cfr. nn 267 e 268.
274

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. CONFIDENZIALE 233/99. Berlino, 18 febbraio 1890 (per. tl 26).

Le prince de Bismarck persiste dans ses intenticns d'étre relevé de ses fonctions de président du Conseil des ministres en Prusse, pour ne conserver, comme tel a été le cas en 1873, que celles de chancelier. Il y a méme qui prétend qu'il vise à rentrer dans la vie privée. Le fait est qu'il existe des difficultés intimes qui se sont produites depuis l'avènement au tròne du jeune empereur. Il n'a plus la méme omnipotence. Il n'est plus l'arbitre de la situation. Guillaume II lui gagne la main. Le prince aurait le sentiment que le souverain vise à devenir son propre chancelier, et que mieux vaudrait peutétre se retirer bientòt complètement des affaires. Il faut espérer que ce n'est qu'une impression passagère, à la suite surtout des rescrits impériaux émanés contre son avis, et que Son Altesse restera dans les conseils de la Couronne le personnage le plus considérable de la Prusse et de l'Allemagne, dont il a renouvelé la fortune par l'autorité de son esprit, par sa hardiesse et pas ses servi c es.

275

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 195/126. Londra, 19 febbraio 1890 (per. il 27).

Nella conversazione che io ebbi, il giorno 15 corrente, con lord Salisbury, ho portato il discorso sovra i lavori che si fanno a Biserta ed ai quali per

ultimo si riferisce il dispaccio n. 3935/52 del 5 febbraio (l) indirizzatomi da

V.E.

Trovai che Sua Signoria era stata informata dei colloqui che, a parecchie riprese, io avea avuto con i sottosegretari di Stato al Foreign Office durante il tempo in cui, per malattia, il ministro ne era stato assente. Si trattava mi disse lord Salisbury di lavori che per ora non aveano molta importanza. Si stava scavando un canale; ma prima che Biserta sia trasformata in una piazza o arsenale marittimo, ben altri lavori sarebbero da intraprendersi ed il loro costo enorme può ragionevolmente far pensare che quei lavori la Francia non eseguirà. In questa considerazione della spesa Sua Signoria trova la miglior ragione per credere attualmente infondate le apprensioni che i lavori, ora in corso a Biserta, potrebbero altrimenti far nascere. Sua Signoria non dimostrò alcuna premura di continuare il discorso sovra questo soggetto che io ripiglierò tuttavia altra volta affinché egli conosca che esso è per noi di primissimo interesse e da noi giudicato degno di fissare fin d'ora l'attenzione dei Governi ai quali importa non siano turbate le condizioni di equilibrio delle forze nel Mediterraneo.

276

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 198/129. Londra, 19 febbraio 1890 (per. il 27).

Ringrazio vivamente V.E. per avermi informato della comunicazione di lord Dufferin (2) dalla quale le è risultato ciò che dal mio carteggio era già preveduto, che cioè il Governo della regina, per ora almeno, si sarebbe astenuto dal fare pratiche presso la Porta ottomana nell'interesse della pacificazione delle popolazioni candiate.

Le considerazioni di V.E. relativamente all'astensione della Germania, fatto non nuovo, trattandosi di difficoltà interne della Turchia, sono giustissime. Ritengo che la ragione per lord Salisbury di non accostarsi definitivamente al modo di vedere di V.E. in questa circostanza, sia da vedersi nel contegno assunto dall'Austria-Ungheria fin dal momento in cui qui si è saputo che qualche pratica era stata fatta dall'incaricato d'affari d'Italia a Costantinopoli. Il conte Kalnoky, all'ultima ora, fece sentire a Londra che qualora il Gabinetto inglese decidesse di fare delle osservazioni a Costantinopoli, quello di Vienna non si ricuserebbe di seguirlo. Ma lord Salisbury era stato diggià avvisato dalle precedenti comunicazioni che l'Austria-Ungheria in quest'affare era di un'opinione diversa dalla nostra e ci avrebbe seguito non di buon grado, uni

\ll Non pubblicato: comunicazione di un rapporto del 21 gennaio da Tunisi sui lavori al lago di Biserta.

camente per non separarsi dall'Inghilterra in un affare concernente la situazione in Oriente.

Se l'occasione mi si presenterà, terrò conto, nell'esprimermi con lord Salisbury, di ciò che V.E. mi ha scritto nel dispaccio al quale con questo ho l'onore di rispondere (1).

(2) Cfr. n. 251.

277

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

L. RISERVATA PERSONALE. Bucarest, 19 febbraio 1890.

Profitto di una occasione sicura per farle giungere la presente a mezzo del conte Nigra.

La recente cospirazione bulgara, andata fortunatamente a vuoto, allarmò oltremodo questo Governo, a segno tale che in un consiglio presieduto dal re, si agitò la questione d'inviare de' rinforzi di truppa sul confine orientale. Sua Maestà vi si oppose facendo osservare che le circostanze non eran poi così gravi, per giustificare una misura che avrebbe probabilmente destato sospetti esagerati e turbato quella corrente di pace che aleggia oggi sull'Europa. Subito dopo, il generale Mano (presidente del Consiglio) chiese al sovrano se, in caso di minacce russe, la Romania potea contare sull'appoggio dell'Austria, ed il re rispose francamente che lo credea, purché il suo Governo provvedesse energicamente alla sorveglianza del confine e seguisse all'interno una politica favorevole agl'interessi austro-ungarici.

È ben possibile che la preoccupazione del Governo sia schietta e leale, ma, ad ogni modo, non potrebbesi mettere in disparte la curiosità che lo rode in ordine alla esistenza o meno di un patto tra re Carlo e la Triplice Alleanza. Il generale Mano ed il signor Lahovary ne sono convinti, ma vorrebbero averne una pruova materiale.

A questo proposito, Sua Maestà stima più prudente perseverare nel segreto, ma sarebbe forse da chiedersi se, in presenza di pericoli che minacciano la pace in Candia ed in Bulgaria e tenendo conto della onestà proverbiale dei signori Mano e Rosetti (ministro attuale della giustizia e presidente del penultimo ministero, giunimisti), non sarebbe opportuno di porre queste persone al corrente di quanto esiste. Si noti eziandio che, in tal caso, il loro implicito concorso non potrebbe venir meno pel fatto stesso di continuare a detenere il potere che niuna manovra parlamentare saprebbe oggi loro contendere. Oggi la confidenza sarebbe pruova di fiducia e li lusingherebbe, mentre, all'ultimo momento, l'ineluttabile necessità potrebbe offuscarli.

I miei due colleghi sono per l'affermativa; bramerei sovra tutto conoscere il pensiero dell'E.V. (2).

(l) -D. 5052/67 del 13 febbraio (cfr. n. 262. nota 3). (2) -Per la risposta cfr. n. 327.
278

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. RISERVATO SEGRETO 88. Roma, 20 febbraio 1890, ore 17,15.

Prego V.E. favorirmi il suo autorevole parere circa la scelta che il Governo francese intenderebbe fare nella persona del signor Billot per il posto di ambasciatore a Roma (1).

279

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 564. Pera, 21 febbraio 1890, ore 11,32 (per. ore 23,20).

Il commissario ottomano a Sofia ha scritto al gran visir che Stambuloff l'ha pregato di chiamare definitivamente l'attenzione del sultano sulla necessità di riconoscere l'attuale Governo della Bulgaria unita. Il gran visir ne riferì al sultano, il quale domandò se vi è probabilità che la Russia accetti il riconoscimento del principe Ferdinando o che le altre Potenze ammettessero un principe accetto alla Russia. Il gran visir avendo risposto negativamente al sultano, questi fece sospendere ogni risposta alla entratura bulgara.

280

IL SOTTOSEGRETARIO ALLA GUERRA, CORVETTO, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (2)

T. S.N. Roma, 21 febbraio 1890, ore 11,45.

Presidente del Consiglio e ministro guerra ritengono non debbansi in verun modo stuzzicare provocare dervisch. Epperò ella astengasi assolutamente operazioni proposte suo 210 (3). Si guardi bene dalla parte di Keren. Sul «Polcevera :. mandi in Italia ben custoditi tre condannati tribunale 11 corrente. Accusi ricevuta.

16 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

(l) Per la risposta cfr. n. 281.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 52.

(3) Ibid.: proposta di inviare un battaglione indigeno ad occupare Nacfa.

281

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO SEGRETO 93. Parigi, 21 febbraio 1890, ore 15,16 (per. ore 18).

Con telegramma 5 corrente (l) indicai per sommi capi ciò che mi è

noto delle qualità del signor Billot. La sua scelta mi pare ispirata da buone intenzioni ed è certamente preferibile a quella d'altro candidato. Era in predicato come uomo del mestiere ed ammaestrato dall'esperienza. Giova sperare che il signor Billot saprà dar prova di animo conciliante quantunque da taluno gli si attribuisca un carattere tenace ed ostinato. Ad ogni modo sarà utile che V.E. interpelli, a riguardo suo e della sua famiglia, anche il r. ministro a Lisbona che ebbe campo a bene conoscerlo. Se poi V.E. avesse in animo di accordare il suo gradimento stimerei opportuno di notificarlo col minore indugio possibile.

282

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 210/140. Londra, 21 febbraio 1890 (per. il 27).

Al mio primo giungere in questa residenza e dopo di aver avuto un abboccamento col signor dottor Schnitzler, direttore dell'agenzia Reuter, scrissi a

V.E. un rapporto (n. 2812/1148 27 novembre 89) (2) circa l'opportunità di aumentare le comunicazioni telegrafiche italiane nella stampa periodica inglese. Quel mio rapporto essendo rimasto senza risposta, io non mi troverei in verità incoraggiato a ripigliare questo soggetto nel mio carteggio se a ciò non fossi indotto dal sentimento del dovere.

Ho desiderato lasciar trascorrere qualche settimana dopo l'attuazione dei nuovi accordi con l'agenzia Reuter per vedere se un miglioramento ne fosse risultato. Ma non solamente il miglioramento che io aspettava dai nuovi accordi non si è prodotto, ma da qualche tempo ho potuto osservare che la scarsità delle notizie italiane nei grandi giornali inglesi è andata sempre più accentuandosi.

I giornali di Parigi ricevono un numero d'informazioni molto superiore, 1 loro corrispondenti sono attivissimi e l'opinione inglese si forma quasi esclusivamente sovra quei giornali delle tendenze de' quali non compete a me di parlare.

Negli ultimi tempi V.E. ebbe occaf'ione dì fare importanti dichiarazioni nel corso dei dibattiti parlamentari cosi per affermare l'autorità del Governo, come per indicare il suo indirizzo politico in questioni d'interesse generale europeo. Nessuna notizia telegrafica ne fu trasmessa alla agenzia Reuter.

Nella pagina del Times consacrata alle informazioni che dall'estero sono trasmesse dai corrispondenti speciali, la rubrica Italia è quasi totalmente scomparsa. Figurano bensì di quando in quando talune corrispondenze da Napoli le quali, generalizzando ciò che purtroppo nella locale amministrazione di quella città vi è di meno corretto, tendono a far credere all'esistenza, in tutta l'Italia, di uno stato di cose che fortunatamente non è conforme al vero. Una sola volta ho trovato sul Times un articolo sulla finanza italiana, al quale però era stata conservata una struttura apologistica completamente fuori d'armonia con le consuetudini del giornale e quell'articolo era infatti stato relegato nei fogli dove si pubblicano i comunicati tanto numerosi in quel diario anche per parte dì privati cittadini.

Debbo poi chiamare l'attenzione di V.E. sovra una circostanza speciale. I giornali inglesi pubblicano da qualche tempo delle notizie sulle cose di Candia che sono di evidente fattura dei comitati greci. Quelle notizie sono, insieme a qualche accenno di ciò che avviene in Vaticano, le sole che portano la data di Roma. Non credo giovi alla politica nostra in questo Paese il vedere le notizie cretesi passare per Roma quasi che da noi vi fosse un interesse speciale di farne la propaganda in tutta l'Europa. Il certo è che può sembrare singolare che, mentre sovra le cose nostre teniamo il più profondo silenzio, la data di Roma si trovi quasi quotidianamente sovra i telegrammi relativi alle cose cretesi.

Così stando le cose, non deve recare sorpresa lo sviamento della pubblica opinione in Londra nel giudizio delle condizioni presenti dell'Italia. Coloro che delle situazioni politiche dei vari Stati si occupano dal punto di vista degli affari finanziari, si palesano mal impressionati. Non ho prove per dire che essi prendano le !oro impressioni piuttosto qua che là. Ma osservo i fatti. Nulla essendo stato detto qui in tempo alla stampa relativamente alla dissoluzione dell'amministrazione dei Banchi di Napoli e di Sicilia, questo fatto ha ricevuto in autorevoli giornali di Londra la più rincrescevole interpretazione. Nel Financial News periodico dei più stimati nel mondo della City è comparso il 17 di questo mese l'articolo che qui unisco in versione italiana (1). Ieri l'onorevole senatore Consiglio, con suo telegramma da Napoli, mi segnalava la notizia comparsa nello Statist del fallimento del Banco. Mandai una solenne smentita all'agenzia Reuter la quale non poté pubblicarla nei suoi telegrammi testualmente, essendo contrario alla sua consuetudine il dare ciò che non sia un semplice annunzio di un fatto. Tuttavia qualche cosa è comparsa e qualch'altra sarà aggiunta oggi o domani. Ma il certo è che se dell'esito della discussione che si è fatta in Italia sovra il provvedimento governativo relativo ai due Banchi, l'agenzia telegrafica italiana avesse dato qui

165 la nota giusta, non avrebbero trovato posto, in giornali finanziari autorevoli, notizie che, anche dopo la smentita, lasciano impressioni non favorevoli.

Non spetta a me d'indicare il rimedio. Forse eccedetti il limite delle mie attribuzioni permettendomi, nel rapporto delli 27 novembre, taluni suggerimenti. Ma di certo entra nel mio compito di non lasciar ignorare a V.E. le condizioni presenti della pubblicità relativa alle cose italiane in questo Paese.

Il direttore dell'agenzia Reuter mi disse di essere stato sollecitato a trasmettere all'agenzia Stefani tutte le informazioni relative alle cose d'Italia, alla colonia nostra in Londra ecc. Ho promesso al dottor Schnitzler il mio volenteroso concorso. Ma a me pare che vi sia in questo servizio delle agenzie telegrafiche qualche cosa da correggere e che interessa il nostro Paese ad un supremo grado. Epperciò ne scrivo a V.E. in questo mio confidenziale rapporto.

(l) -Cfr. n. 254, in realtà del 6 febbraio. (2) -Non pubblicato.

(l) Non pubbllcato.

283

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO

T. COLONIALE RISERVATO 120. Roma, 22 febbraio 1890, ore 11,45.

Sorvegli attentamente invio dei telegrammi di natura giornalistica e impedisca che abbiano corso quelli che contengono notizie allarmanti o tendenziose. Il corrispondente della Tribuna ha potuto ieri spedire notizie sui movimenti dei dervisci che, quantunque non contrarie a noi, possono ingenerare ingiustificate apprensioni. Raccomando massimo rigore.

284

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. RISERVATO SEGRETISSIMO 90. Roma, 22 febbraio 1890, ore 17.

Avevo prevenuto il suo suggerimento {l) interrogando Collobiano (2). Ecco la di lui risposta: «Il signor Billot si professa apertamente opportunista seguace dell'idee di Ferry circa politica estera, colto, modesto, dotato di tatto e di modi assai cortesi. Egli è fortemente imbevuto dei suoi principi e delle tradizioni dominanti al Ministero degli affari esteri francese e quindi anche dei pregiudizi colà esistenti verso l'Italia. È meticoloso nella trattazione degli affari. Per questi motivi non parmi la persona più adatta per ambasciatore di Francia a Roma (3) ». Desidero ora conoscere il parere autorevolissimo di V.E. (4).

(l) -Cfr. n. 281. (2) -T. riservato 86 del 20 febbraio, non pubblicato. (3) -T. riservato segretissimo 94 del 21 febbraio. (4) -Cfr. n. 285.
285

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI

T. RISERVATO SEGRETO 97. Parigi, 24 febbraio 1890, ore 18,05 (per. ore 18,30).

Questa mattina vidi Spuller a cui dissi che V. E. aveva apprezzato la di lui intenzione di destinare a Roma un ambasciatore che le fosse gradito ed atto a sviluppare buoni rapporti tra i due Paesi, che essendo io chiamate a dare il mio avviso sulla proposta del signor Billot, era debito mio esporre qualche esitazione a di lui riguardo; mentre io riconosceva tutte le belle e solide qualità che distinguono il signor Billot si poteva avere qualche apprensione per effetto delle di lui spiccate tendenze alla politica estera del signor Ferry, al suo ossequio a tradizioni di procedura non sempre corretta ed amichevole verso l'Italia e del suo modo poco elastico e meticoloso di trattare gli affari. Il signor Spuller mi rispose che mentre accettava tutto il bene che io diceva del signor Billot egli non ammetteva gli appunti che gli si facevano; disciplinato come egli è non farebbe altra politica se non quella del suo ministro e porterebbe all'Italia i sentimenti stessi che egli, Spuller, nutre per essa. Il signor Spuller si portò garante per il suo candidato e terminò col dirmi che, fra tutti gli uomini atti a quell'alta carica di ambasciatore egli non vedeva un altro più del signor Billot adatto al posto di Roma; che se però V. E. avesse qualcuno preferibile da indicare egli sarebbe disposto a prendere in considerazione un tale suggerimento. Ciò essendo, se V.E. non crede di poter proporre un altro personaggio converrà contentarsi del signor Billot per non incorrere il pericolo di cadere in una scelta meno bucna (1).

286

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO

T. COLONIALE RISERVATO 125. Roma, 25 febbraio 1890, ore 17,15.

R. agente al Cairo telegrafa quanto segue: «Governo egiziano dice cannoniera italiana sta trattando Suakin con capo tribù Hadendoa promettendo sussidi e protezione per avere suo appoggio. Lo stesso si farebbe a Trinkitat. Governo lamentandosi di questo fatto segnalatogli da suoi funzionari ha ordinato impedire partenza capo tribù che dovrebbe imbarcarsi oggi con sua gente per Massaua:. (2). Per quanto mi riesca incomprensibile simile co

municazione desidero su di essa immediata risposta telegrafica da V.E. non potendo ammettere che trattative di tale importanza siensi potute iniziare senza preventiva autorizzazione di questo ministero (1).

(1) -Per la risposta di Crispi cfr. n. 287. (2) -T. coloniale riservato 151 pari data, ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 54.
287

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 400. Roma, 25 febbraio 1890, ore 18.

Voglia far conoscere al signor Spuller che S.M. il Re ed il suo Governo accettano la scelta del signor Billot ad ambasciatore di Francia in Roma. Ci auguriamo di trovare in lui sentimenti che rispondano ai nostri. Debbo però notare confidenzialmente che in una conversazione privata il signor Billot si esprimeva testé con una certa sfiducia circa all'efficacia dei suoi sforzi pel riavvicinamento dei due Paesi, segnatamente in materia commerciale, sebbene dichiarasse che avrebbe posto ogni impegno per riuscire.

288

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 127. Roma, 25 febbraio 1890, ore 18,15.

Smentisca e faccia smentire categoricamente voci intorno ad una nostra azione su Kassala (2). Esse non hanno alcun fondamento e provengono da gente interessata a suscitare diffidenze fra Italia e Inghilterra.

289

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETI'I

D. RISERVATO 6509/49. Roma, 25 febbraio 1890.

Il Peterburski Listok ed il Moskowski Viedomosti hanno testé riferito che il Governo russo aveva mandato poco tempo fa in Abissinia una persona

di fiducia colla missione di studiare le condizioni del Paese. Questa persona recentemente ritornata in patria avrebbe presentato un rapporto, in seguito al quale il Governo imperiale sarebbe venuto nell'intenzicne di creare un consolato in Abissinia e mandarvi una missione religiosa. Per quest'ultima, soggiungono i suddetti giornali fu scelto l'arcidiacono Kliment (al secolo Costantino Vemikowsky} allievo uscente dell'accademia ecclesiastica. Il console e la missione religiosa partirebbero nella prossima primavera.

Prego cotesta r. ambasciata di voler opportunamente accertare l'esattezza di tali notizie e riferirmene. V.E. deve por mente che l'Etiopia è ormai la nostra corda sensibile e che il R. Governo non si lascerà strappare di mano da chicchessia il frutto della sua politica coloniale. Le sarò quindi grato se vorrà osservare attentamente non solo i maneggi di cotesto Governo, ma anche quelli delle agenzie panslaviste e del Binodo.

Del resto ho appena bisogno di dirle che se la nomina del console russo fosse davvero decisa darebbe luogo a serie complicazioni qualora non fosse fatta dal Governo imperiale in conformità dell'articolo 17 del trattato italoetiopico che il R. Governo ha notificato a tutte le Potenze e sul quale non è disposto a transigere. Allo stato delle cose però sarebbe prematura una dichiarazione in tal senso alla Cancelleria imperiale, e V.E. dovrà soltanto limitarsi a verificare l'esattezza della notizia suddetta (1}.

(l) -Cossato rispose con T. coloniale riservato 153 del 26 febbraio, non pubblicato, in modo 1nterlocutor!o perché Orero era fuori sede, !n marcia su Keren. (2) -Cfr. n. 294.
290

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 225/148. Londra, 25 febbraio 1890 (per. il 28).

Nelle prime tornate del Parlamento un accenno è stato fatto alla missione che il Governo inglese tiene in questo momento presso il Vaticano. Ne risultava che tale missione avea uno scopo speciale relativo al regolamento di cose religiose a Malta.

Alla Camera dei Comuni ieri fu ripigliato questo soggetto di discussione da sir G. Campbell il quale chiese al sottosegretario di Stato se la nomina di un inviato straordinario e ministro plenipotenziario presso il papa per trattare faccende ecclesiastiche relative all'isola di Malta, era in qualche modo connessa con il desiderio del papa ad avere un trattamento diplomatico

(to be treaded with diplomatically) quasi che egli fosse un sovrano temporale. E l'onorevole Campbell esprimeva pure il desiderio di sapere per qual motivo l'attuale ministro degli affari esteri, con quella nomina, si era messo in una via che il Paese avea per molto tempo ricusato di adottare.

La risposta di sir J. Fergusson fu in senso di negare che alla nomina di sir Lintorn Simmons per una missione speciale, risguardante materia concernente il benessere della popolazione maltese, si dovesse dare il significato dal signor Campbell indicato. Il sottosegretario di Stato ha inoltre osservato che siffatta missione straordinaria non era in contraddizione con la politica precedente di astenersi dal nominare un rappresentante permanente della regina presso il Vaticano.

Replicò sir G. Campbell meravigliandosi che, per affare di cosi poca importanza, fosse stato mandato al papa un personaggio di così alto rango. Ed il sottosegretario di Stato, a siffatta replica, diede una risposta che, a parer mio, merita di essere attentamente presa in considerazione.

Sir J. Fergusson si espresse in questi precisi termini: «quando saranno trattati gli oggetti in questione e saranno i medesimi presentati al Parlamento, ciò che si farà appena si sia pervenuti a conclusione circa i medesimi, l'onorevole baronetto vedrà che quelli non sono privi d'importanza, considerata la estensione dell'isola alla quale essi si riferiscono:$,

La discussione rimase chiusa dopo questa dichiarazione dell'oratore del Governo.

~ logico domandarsi quali possano essere i soggetti d'incontestablle importanza che sir Lintorn Simmons è incaricato di trattare con n Vaticano. E non è facile indovinare quale soggetto relativo alla situazione del clero in Malta possa assumere un interesse sufficiente perché il Parlamento possa non dubitare dell'importanza del medesimo.

Parecchi mesi or sono, mentre le Camere inglesi erano chiuse, si vide comparire in alcuni diari non so bene se d'Inghilterra o del continente, una notizia che non rammento aver veduto smentita. Si disse allora che sir Lintorn Simmons tenAsse l'incarico di con~eguire che l'autorità eniscopale dell'arcivescovo di Malta si estendesse sovra tutto il clero cattolico in Africa. Cosi, come era data, la notizia non poteva sembrare verosimile poiché sarebbe contrario a tutto l'ordinamento della Chiesa cattolica che il vescovo di Malta estenda la sua giurisdizione sovra il clero di missione che dalla Congregazione di Propaganda dipende direttamente. Ma, allorché la passione politica s'intromette in cose alle quali ben diversi criteri dovrebbero dare indirizzo e guida, anche gli ordinamenti tradizionali e più rispettabili potrebbero soffrire alterazione, sicché non può riuscire totalmente superfluo Io esaminare se veramente qualche tentativo sia stato fatto per ridurre in mano del vescovo di Malta la direzione delle missioni cattoliche in talune contrade africane.

Gli elementi nazionali dei quali si compongono ormai la massima parte delle missioni cattoliche non possono simpatizzare con l'Inghilterra. I mis

sionari francesi, belgi, irlandesi, non costituiscono per l'Inghilterra una forza, ma piuttosto una difficoltà permanente. Il tentativo per parte del Governo britannico di riordinare con elementi diversi le missioni di Africa, è facile a spiegare. Ma quali potrebbero più tardi essere le conseguenze per gli altri Paesi che hanno possedimenti e debbono esercitare influenza nelle remote contrade africane, se in ogni stazione di missionari non solamente protestanti, ma anche cattolici, si dovrà vedere l'avanguardia od il nucleo dei vessilliferi inglesi?

Mi pare questo un soggetto che era mio dovere mettere sotto gli occhi di V.E. Il R. Governo avrà mezzi che a me mancano sia per sapere che cosa di veramente importante stia trattando l'inviato inglese presso il Vaticano che per vedere se nulla di contrario agli interessi nostri in Africa sia per riuscire da quel negoziato.

(l) Marochettl rispose con n R. riservato 116/61 del 10 marzo di eu! sl pubbl!ca n passo seguente: «Non dobbiamo Illuderci; n Santo Slnodo continuerà certamente la propaganda rel!giosa in quelle regioni e forse la renderà più attiva, malgrado gli sforzi che potrà fare n signor de Glers perché non si estenda troppo nel campo politico. Ma non dobbiamo neanche fare! 1llus!one circa l'Influenza che può avere l'azione moderatrice del signor de G!ers sull'animo dello czRr, In opposizione a quella ben più possente del procuratore del Santo S!nodo, Pobedonotzeff il solo Ispiratore, come lo sa l'E. V., delle risoluzioni pol!t!co-rel!glose d! Sua Maestà ». Cfr. anche quanto Marochett! riferì con 11 R. riservato 143/74 del 14 marzo: «n cancelliere ed Il procuratore del Santo S!nodo stanno esitando a dare corpo al loro progetto appenaabbozzato, cui vuols! estraneo il Governo russo, Intimiditi appunto dall'Influenza che sentono l'Italia avere preso sull'animo di Menellk ».

291

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 131. Roma, 26 febbraio 1890, ore 11,55.

Il Governo ha fiducia in lei, ma l'azione nostra in Africa non può essere isolata e bisogna procedere, per quanto si riferisce al Sudan, d'accordo coll'Inghilterra. Incaricherò persona di mia fiducia a Londra perchè stabilisca con lord Salisbury quanto occorre nell'interesse delle due Nazioni. Non solo bisogna renderei amici coi rappresentanti inglesi nell'Egitto e a Suakin, ma prevenire perchè a Londra non sorgano diffidenze e non si alimentino gelosie contro di noi. Aspetti dunque una mia parola su questo argomento.

292

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 133. Roma, 26 febbraio 1890, ore 16,35.

Faccia proseguire per Antonelli seguente telegramma: «Ottenga da Menelik che i nostri plenipotenziari alla Conferenza di Bruxelles siano autorizzati a rappresentarlo ed a firmare in nome della Maestà Sua. Osservi al re

che in detta conferenza sono rappresentate tutte le Potenze europee, compreso il sultano di Costantinopoli, più il sovrano della Persia ed il sultano di Zanzibar. Attendo risposta affermativa col più rapido mezzo (l) ».

(l) -Ed. tn L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 55. (2) -Ed. in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., p. 224 e in LV 72, p. 4.
293

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 134. Roma, 26 febbraio 1890, ore 17,45.

Faccia proseguire ad Antonelli seguente telegramma. « Personale per lei. La convenienza che Menelik si faccia rappresentare dai nostri plenipotenziarii a Bruxelles è evidente. Egli prende parte per la prima volta ad un atto di diritto pubblico mondiale e si sottrae come parte contraente alle limitazioni chi si vuole imporre al commercio delle armi nell'interno dell'Africa. * Si valga però con molta riserva e solo in caso di necessità di quest'ultimo argo:rnento *.

294

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 154. Londra, 26 febbraio 1890, ore 19,55 (per. ore 21,20).

Lo Standard pubblica smentita telegrafica nostra azione verso il Sudan. Altro telegramma di categorica smentita fu da me comunicato ieri notte all'agenzia Reuter, ma questa ha ricevuto dal Cairo altro telegramma confermando passi fatti dagli italiani in quella direzione; e l'agenzia ha saputo qui che l'ambasciatore d'Inghilterra ha fatto conoscere a V.E. che i passi in quella direzione dispiacciono all'Inghilterra. Spero che l'agente della Reuter si asterrà dal pubblicare il telegramma dal Cairo e di far uso della notizia avuta. Fin da parecchie settimane or sono si è potuto vedere, a proposito di Agig, dal linguaggio dei giornali inglesi, la importanza che qui si annetteva a queste cose. Mi permisi di suggerire a V.E. che ordini precisi fossero dati alle -nostre navi nel senso di astenersi da tutto ciò che può suscitare l'opinione pubblica inglese contro la nostra azione in Africa. Se, come da fonte britannica si pretende, quegli ordini non fossero stati eseguiti, riterrei indispensabile che l'azione individuale sia prontamente sconfessata.

o) Per la risposta cfr. n. 334.

(2) Ed., con l'omissione del passo fra asterischi, in LV 72, p. 5.

295

ACHILLE DE LAUZIÈRES AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

L. PERSONALE. Parigi, 26 febbraio 1890.

(Che l'indulgenza, consigliata dalla vecchia amicizia, abbia o no attenuato la giusta severità, scriverò ancora a quando a quando, come gradevole espiazione dell'errore commesso).

Prima d'ogni altro, qualche parola sulla stampa: Non teniam conto degli organi minori, e tra questi, senza parlare della turba, metto anche le Temps, les Débats, le Matin, le Gaulois. In quanto al Siècle, è come non fosse.

I due più importanti non pel loro valore ma per la loro pubblicità sono, checché ne pensiate, le Figaro e le Petit Journal, quello per la gente agiata, questo per la borghesia ed il popolo. Vi dissi che tira a più d'un milione.

E' più difficile far tacere Jacques St. Cère (Rosenthal) infeodato, interessatamente, al Vaticano epperò ostile al Quirinale. Ma si può controbilanciare la sua ostilità sistematica con la corrispondenza bimensuale romana dello stesso giornale.

Questa è assai letta; è fatta da Ziegler (il genero del fotografo Lelieur) il quale è un buon diavolo, ma ha l'orecchio del cardinalume. Sarebbe forse utile di fargli parlare, perché metta un po' d'acqua (non benedetta) nel suo vino. Cosi diminuirà di molto l'effetto delle diatribe dello scrittore screditato

(Jacques St. Cère).

A Roma, gli feci osservare che tuffava troppo la penna nell'acqua santa. Se ne difese; ma soggiunse che s'era presentato al ministero, senza attenerne mai un'udienza. Inde il rancore. Il signor Ressman, cui ne feci parola, m'impegnò ad occuparmene, ma non potrei farlo che a voce; e sarebbe altrimenti utile che si facesse da costà.

In quanto al Petit Journal, altravolta accanito contro l'Italia (a causa del trattato di commercio) è ora tutt'altro. L'evoluzione è fatta e continuerà. Di essa magna pars fui, senza falsa modestia.

Forse quando la presente sarà sotto i vostri occhi, il successore del Mariani sarà stato nominato. Quanti nomi sono stati messi innanzi! E quanti ambiscono quel posto! Il Billot tiene la corda. Se gli si fa qualche opposizione qui, è per lo Spuller, a cui gli arrabbiati rimproverano le simpatie per l'Italia. Ed il rimprovero non è che un pretesto per fargli lasciare il portafoglio.

n posto di Rema è ben altro che quello assai facile di Lisbona. Il Billot può essere un po' vivace, particolare inerente alla carriera militare. Ma vedrà che troverà costa con chi lottare e adotterà più calma. Egli non è clericale per se stesso, ma ha intorno a sé una parentela femminea assai clericale. Se va a Roma senza di essa, sarà meglio.

Per ciò che concerne coteste finanze, è troppo strano, come l'ho detto e ripetuto nella Riforma, che questa stampa le presenti in così tristo stato, quando le finanze francesi sono altrimenti deplorabili.

Per ultimo, vi dirò che, d'accordo col signor Rouvier, il presidente Carnot ha domandato ad un economista mio amico il disegno d'un modus vivendi commerciale per l'Italia; e quest'ultimo è occupato a redigerlo; ma ciò in linea puramente officiosa. Insomma le cose sono assai meglio attualmente che varii mesi or sono.

Se non fossi vostro primogenito di qualche anno e se la mia salute fosse migliore, verrei a Roma, sperando dirvi di più a voce; ma mi si consiglia d'aspettare una stagione meno inclemente. Me Io perdonerete?

Che l'Italia v'abbia per lunghi anni al suo governo.

(l) Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crlspi.

296

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. COLONIALE RISERVATO 135. Roma, 27 febbraio 1890, ore 15,55.

Ho ragione di credere che Menelik abbia fatto pervenire a codesto Governo, come ha fatto alla Germania ed a qualche altra Potenza, una nota nella quale chiedeva che non si continuasse a vietare l'importazione di armi nel suo Regno, essendogli necessario armarsi contro 1 dervisci. La Germania sì propone, da quanto spontaneamente mi promise il conte di Solms, di mandare la sua risposta per mezzo nostro. Desidererei che altrettanto facesse anche codesto Gabinetto essendo ciò d'altronde conforme alla clausola del trattato !taio-abissino da noi notificata. Prego V.E. di adoperarsi con tutta la prudenza che la cosa comporta perché il nostro desiderio sia quanto prima esaudito (1).

297

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY (2)

T. COLONIALE RISERVATO 136. Roma, 27 febbraio 1890, ore 16.

Il 9 febbraio il conte Solms venne a comunicarmi una lettera di Menelik nella quale quel sovrano chiedeva a codesto Governo, come ad altri Gabinetti di Europa, che non si continuasse a vietare l'importazione dì armi nel suo Regno essendogli necessario armarsi contro i dervisci. A questo atto di cortesia, l'ambasciatore di Germania aggiunse che la risposta che avrebbe fatto

codesto Governo sarebbe stata mandata all'imperatore d'Abissinia per mezzo nostro. Lo ringraziai e sicuro che la spontanea promessa sia stata sincera, desidererei fosse quanto prima mantenuta. Voglia adoperarsi con tutta la prudenza che comporta la cosa, perché il nostro desiderio sia soddisfatto (1).

(l) Per la risposta ctr. n. 301.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Ettopta-Mar Rosso, tomo VIII. cit., p. 55.

298

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. 6971/41. Roma, 28 febbraio 1890.

Riferendomi al rapporto dell'E. V. del 4 corrente n. 53/30 (2) mi affretto a dichiararle che divido pienamente le idee da lei esternate circa agli inconvenienti di una troppa frequente ripetizione di passi collettivi delle 4 ambasciate amiche, i quali se non coronati da successo, non possono che nuocere al prestigio comune. Questo mezzo di azione deve, a mio avviso riservarsi per le occasioni veramente importanti, nelle quali le Potenze amiche sieno impegnate per motivi più forti che non di semplice reciproca cortesia. Abusando di tali passi collettivi si giungerebbe difatti a toglier loro qualunque efficacia.

Importando d'altronde di fortificare la simpatia e la fiducia del Governo ottomano per il nostro gruppo la cui ragion d'essere risiede in un altissimo interesse europeo, conviene evitare fino l'apparenza ed il sospetto che la unione delle potenze amiche possa convertirsi in un istrumento di pressione per imporre alla Porta la soluzione in un determinato senso delle vertenze speciali che ciascuna di esse ha con la Turchia.

La dichiarazione che la E.V. ed i suoi colleghi del nostro gruppo credettero ultimamente di dover fare alla Porta per smentire le voci corse di screzi fra le Potenze amiche fu da me approvata nella formula adottata dalla E.V. appunto perché quel passo si riferiva all'alto interesse comune che è base del nostro concerto, concerto che non è punto indebolito dalla diversità di suggerimenti che possono essere messi innanzi da ciascuna delle Potenze amiche nel periodo in cui vengono preparate e concretate le decisioni comuni.

Approvai anche che codesta ambasciata si unisse a quelle di Austria e di Germania per appoggiare le richieste dell'Inghilterra circa il processo di Mussa bey perché ritenni un fatto isolato ed eccezionale la domanda fatta da sir

W. -White per ottenere la cooperazione delle ambasciate amiche in una questione di carattere non assolutamente generale.

Ma ora che dal suo rapporto parmi intendere che sia per estendersi tra ì suoi colleghi il concetto, che l'azione comune possa essere adoperata anche per vertenza di importanza secondaria e di interesse dirò cosi personale a ciascuna Potenza, la prego di valersi degli argomenti suesposti per sconsigliare, all'occorrenza, l'adozione di siffatto sistema, e di adoperarsi perché i passi collettivi siano solo riservati per circostanze ed argomenti che abbiano in se stessi la giustificazione di questo mezzo di azione a cui dobbiamo conservare costà il dovuto prestigio.

È superfluo aggiungere che per quanto riguarda le nostre particolari vertenze con la Sublime Porta cotesta ambasciata è autorizzata ad agire da sola, come ha fatto finora con buon successo.

(l) -Cfr. n. 304. (2) -Di tale rapporto si pubblicano i passi seguenti: «Sua Maestà Imperiale che sembra avere avuto ultimamente sufficienti prove di sostanziali divergenze di contegno tra le quattroPotenze nelle quistioni di Bulgaria e di Creta, aggiunge evidentemente poca importanza alle dimostrazioni teoriche, prive di qualsiasi sanzione, nelle quali le quattro ambasciate si usano reciprocamente la cortesia di apparire unite... la r. ambasciata d'Italia ottenne maggiori risultati nelle questioni di speciale interesse italiano in cui ebbe ad agire sola, che non nelle questionidi interesse comune in cui si associò alle tre ambasciate amiche; e lo stesso può dirsi dell'ambasciata di Germania. v. E. dunque non disapproverà forse che io ponga uno speciale impegno,in qualsiasi nuova occasione improvvisa di passi da concertarsi, a persuadere i miei colleghidella convenienza d'aspettare speciali istruzioni dei nostri rispettivi Governi».
299

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNELLI (l)

L. PERSONALE. Roma, 28 febbraio 1890.

Il commendator Catalani le recherà questa mia e le parlerà di un argomento la cui gravità non potrà sfuggire allo sperimentato senno della S.V. (2).

Chiamai il Catalani e non lei in Roma, per un motivo molto semplice. Il viaggio dell'ambasciatore di Sua Maestà alla capitale del Regno, avrebbe attirato la curiosità, mentre del viaggio di un consigliere di ambasciata, chiamato qui da Bruxelles, nessuno si è accorto.

La fortuna del Governo italiano in Africa ha suscitato gelosie là dove io non me le sarei attese. La conquista dell'altipiano etiopico con l'opera di pochi uomini e la spesa di poco danaro, ha obbligato a confronti, che sono riusciti a nostro favore.

Lo Stato Maggiore inglese in Egitto ed i rappresentanti dell'Inghilterra al Cairo, non nascondono il loro malumore contro di noi. Il comandante di Suakin poi ci insidia in tutti i modi.

Io nulla voglio fare in disaccordo con lord Salisbury. Io voglio mantenere l'amicizia dell'Italia con l'Inghilterra, sicuro che questa amicizia giovi alle due Nazioni. La presenza nostra in Abissinia può essere utile al Governo del Regno Unito, meglio del dominio del defunto negus Giovanni. Ciò non può esser posto in dubbio.

Noi non abbiamo grandi ambizioni. Vogliamo però esser sicuri nel territorio da noi occupato, e, minacciati, dobbiamo difenderci dai dervisci, che

trovammo cospirare coi capi di talune tribù a noi soggette. Or la difesa obbliga anche all'offesa, alla quale non sempre si può fissare un limite.

Ciò posto è necessario un abboccamento con lord Salisbury, il più presto possibile, e una determinazione con Sua Signoria delle cose che importa definire nell'interesse delle due Nazioni.

Vuole andar lei da lord Salisbury, o vuole che vada Catalani? Per me è lo stesso. Catalani conosce i nostri affari africani, perché li ha trattati· per parecchi anni. Egli le dirà molte cose che per brevità non le scrivo. Lo scopo mio è di riuscire, e riuscire col consenso del Foreign Office.

(l) -Da ACS, Carte Crillpl. (2) -Cfr. n. 141.
300

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 139. Roma, 1° marzo 1890, ore 11,50.

Chieste informazioni a Massaua si ebbe che il comandante del «Miseno » ebbe istruzioni di assumere informazioni dei movimenti minacciati dai dervisch contro habab nostri protetti, e incoraggiar questi a resistere energicamente qualora venissero assaliti. Se nell'esecuzione degli ordini ricevuti egli comunicò con località sottoposte all'influenza inglese, subirà conseguenze suo operato, circa il quale attendiamo particolareggiato rapporto. Ho intanto dato ordini severi (l) perché non si rinnovino simili errori essendo intendimento nostro non far mai cosa che possa dispiacere al Governo britannico. Prego V.E. di far ciò eonoscere, nel modo che stimerà migliore, al Foreign Office.

301

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 156. Vienna, 1° marzo 1890, ore 12,30 (per. ore 13,35).

Kalnoky mi dà assicurazione che il Governo austro-ungarico non ha ricevuto comunicazione da Menelik (2), che se ne ricevesse alcuna farebbe giungere risposta per mezzo del Governo italiano, secondo la clausola del trattato notificata. Prego V.E. di far ringraziare il conte Kalnoky, per mezzo del barone di Bruck di questa pronta soddisfacente risposta (3).

(l) -T. coloniale riservato 140, pari data, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 296. (3) -Cfr. n. 303.
302

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (l)

T. COLONIALE RISERVATO 144. Roma, 3 marzo 1890, ore 10,45.

Alla lettera che il re Menelik ha mandato direttamente al Governo germanico questo ha dichiarato spontaneamente che risponderà per il tramite nostro, in conformità della clausola del trattato da noi notificata alle Potenze (2). Altrettanto farà l'Austria-Ungheria qualora le pervenga lettera dal detto sovrano (3). Valendosi di ciò presso il signor Spuller, veda di ottenere senza domandarlo che la Francia si comporti analogamente ( 4).

303

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. COLONIALE RISERVATO 145. Roma, 3 marzo 1890, ore 10,50.

Il barone di Bruck è venuto a confermarmi (3) che il Governo austro-ungarico non aveva ricevuto comunicazione da Menelik e che, qualora la ricevesse, manderebbe la risposta pel tramite nostro. Voglia ringraziare a mio nome il conte Kalnoky.

304

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. COLONIALE RISERVATO 146. Roma, 3 marzo 1890, ore 11.

Il conte di Solms è venuto a confermarmi (2) che il Governo imperiale germanico risponderà a Menelik trasmettendogli la risposta pel tramite nostro. Voglia fare i miei ringraziamenti al segretario di Stato. Attenderemo la nota del Governo imperiale.

(3 Cfr. n. 301.

(l) Ed. in L'Italia tn Ajrtca, Ettopta -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 58.

(2) -Cfr. n. 297. (4) -Analogo telegramma venne inviato in pari data all'ambasciata a Londra col n. 143. Per la risposta di Menabrea cfr. n. 311; per quella di Tornielll cfr. n. 314.
305

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. 425. Roma, 3 marzo 1890, ore 22,15.

È venuto il barone di Bruck a dirmi che il conte Kalnoky accetta il nostro modo di vedere circa le naturalizzazioni imposte dal Governo brasiliano. Avendomi l'ambasciatore chiesto quali conclusioni noi intendevamo trarre dalle nostre considerazioni, risposi quella degli Stati Uniti, la dichiarazione cioè che il decreto brasiliano non si riteneva da noi obbligatorio per i nostri cittadini.

306

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 624. Pietroburgo, 3 marzo 1890, ore 22,15 (per. ore 23,35).

Ministre des affaires étrangères écrit reconnaitre justesse, au point de vue droit international, des appréciations de V.E. sur loi brasilienne relative naturalisation et se propose autoriser son agent Rio Janeiro à signaler, le cas échéant, les réserves que le Gouvernement impérial croit devoir faire sur l'application de cette loi par rapport aux ressortissants russes. J'envoie copie.

307

L'AMBASCIATORE A LONDRA, 'I'ORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 163. Londra, 4 marzo 1890, ore 14 (per. ore 16).

Personale per il ministro. Catalani mi ha portato la lettera particolare di

V.E. (2) e le spiegazioni verbali del desiderio del R. Governo. Farò quanto sta in me per conseguire l'intento, ma non mi dissimulo le difficoltà di riuscire.

17 -DocumLnti dtplomatici -Serie Il -Vol. XXIIl

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 59.

(2) Cfr. n. 299.

308

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 99. Berlino, 4 marzo 1890, ore 19,06 (per. ore 21).

Agenzia Wolff annunzia questo r. ambasciatore sarebbe compreso fra i nostri delegati Conferenza operaia. È inutile ricordare che viene detto nella circolare-invito che tali questioni non avendo carattere politico conviene sottometterle dapprima all'esame di specialisti. Spero quindi notizia agenzia Wolff sia erronea. V.E. non ignora esistere certa dissensione tra imperatore ed il cancelliere riguardo rescritto imperiale; sarebbe indicato nell'interesse delle nostre relazioni colla Germania di non mettermi, per così dire, tra l'incudine e il martello. Ciò non toglie che sarò interamente a disposizione dei nostri delegati qualora richiedessero mio parere in questioni di forma ma non di sostanza. Queste ultime oltrepassano competenza di un agente diplomatico. Salvo mio collega del Belgio, che telegrafò per essere esonerato dall'incarico nessun altro inviato presso questa Corte ebbe sino ad ora mandato di delegato alla conferenza. Parlai al conte di Bismarck della mia intenzione di telegrafare in questo senso all'E. V.; egli si riferiva al testo della circolare d'invito e conveniva miglior partito fosse astenersi per ora di nominare rappresentanti diplomatici. Conferenza sarà presieduta da un ministro di Stato; gli saranno probabilmente aggiunti il direttore della sezione commerciale al Ministero degli affari esteri, due funzionari del Ministero d'agricoltura industria e commercio e due industriali. Questi rappresenteranno Impero senza speciali delegati dei vari Stati germanici (1).

309

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 165. Londra, 5 marzo 1890, ore 1,53 (per. ore 7,20).

Personale per il ministro. Spero esporre domani a Salisbury seguenti concetti: l) pericolo nascente per noi dal contatto coi dervisci; 2) audacia da essi recentemente manifestata nelle scorrerie fatte sovra territorio di nostra influenza; 3) necessità per noi di esercitare una pronta azione punitiva; 4) desiderio inalte

rabile nostro di procedere d'accordo con l'Inghilterra. Questa prima entratura mi permetterà forse scorgere disposizioni di lord Salisbury e ne riferirò tosto a V.E., alla quale intanto mi permetto rivolgere la domanda di qualche schiarìmento, sottoponendole alcune considerazioni. Deve la linea di demarcazione d'influenza fra Italia e Inghilterra essere stabilita in un accordo internazionale che indirettamente costituirebbe riconoscimento per parte dell'Italia della supremazia territoriale inglese sovra l'Egitto? L'azione militare che il R. Governo vorrebbe concertare con l'Inghilterra contro i dervisci dovrebbe intendersi obbligatoriamente simultanea per i due Governi in vista di un obiettivo comune da raggiungere, ovvero limitarsi ad una cooperazione assicurata reciprocamente in vista di certe eventualità? Il R. Governo ha in pronto il progetto di linea di demarcazione delle rispettive influenze? Per vincere gli indugi sarebbe meglio presentare noi il progetto, ma io prego V.E. di voler considerare che la facilità colla quale abbiamo sviluppato la nostra posizione in Africa ha suscitato non solamente gelosie locali ma impensierito gli inglesi, i quali si credono minacciati in un avvenire non lontano nella loro posizione in Egitto per quella che noi teniamo in Abissinia e che essi ritengono da noi si voglia estendere al Sudan. Il negus a Kassala non era una minaccia né prossima né lontana per gli inglesi in Egitto. Non sarebbe così agli occhi loro se Kassala fosse nella sfera d'interesse italiano. Le dichiarazioni nostre attuali sono certamente apprezzate e credute ma la politica del Governo britannico è talvolta previdente all'eccesso e nelle sue previsioni applica volentieri agli altri Stati parlamentari le massime sue relative agli impegni internazionali. Comprendo che quando la linea di demarcazione da rispettare reciprocamente risultasse da un trattato l'Inghilterra non avrebbe ragione di mostrarsi ancora diffidente, ma nel trattato non vedrei modo di evitare il riconoscimento della supremazia territoriale inglese sull'Egitto e sovra questo punto è mestieri che io conosca gli impegni che il Governo del re è disposto a prendere (1).

(l) Cr!spl rispose con T. riservato 91 del 5 marzo: «Apprezzo sua delicatezza. Conformemente al d! lei desideri! ed a quell! del conte di Bismarck manderò soltanto uomini tecnici. Ben inteso essi si terranno !n stretto accordo con codesta ambasciata».

(2) Ed. In L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 61.

310

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (2)

'1'. COLONIALE RISERVATO 155. Roma, 5 marzo 1890, ore 15,45.

Segreto. Il dominio inglese in Egitto non è in questione (3). Il nostro primo pensiero è di difenderci contro i dervisci, qualora questi ci attaccassero, e nella nostra difesa non intendiamo far cosa che possa destare diffidenze nella Nazione e nel Governo inglese. È appunto per questo che desidereremmo di venire ad una intesa. Come telegrafai stamattina (4), nel medesimo modo che

sulla costa ci siamo accordati per fissare un limite delle rispettive sfere di influenza e sorveglianza ci sembrerebbe logico e vantaggioso che anche nell'interno per le provincie occupate dai dervisci fosse fissata la rispettiva sfera di azione e difesa. Una volta accordatici in massima si penserebbe ai particolari. Quanto importa è che i nostri movimenti non siano accolti con sospetto.

(l) Per la risposta di Cr!sp! cfr. n. 310.

(2) Ed. !n L'Italia tn Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, c!t., p. 62.

(3) -Risponde al n. 309. (4) -T. coloniale riservato 154, non pubblicato.
311

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AI., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 174. Parigi, 5 marzo 1890, ore 16,42 (per. ore 20,05).

In seguito al telegramma di V.E. di ieri (2) ho partecipato quest'oggi a Spuller che Germania ed Austria-Ungheria dichiararono spontaneamente che non risponderanno alle comunicazioni del re Menelik se non per il tramite del nostro Governo. In pari tempo ho chiesto a Spuller quali fossero le sue intenzioni al riguardo e se si sarebbe comportato come le Potenze anzidette. Egll mi rispose che finora non aveva avuto comunicazioni di sorta dal re Menelik e anzi espresse desiderio di sapere quando sia stata ratificata la clausola del trattato che attribuisce all'Italia la rappresentanza dell'Abissinia all'estero. È possibile che domani, giornata campale per il ministro degli affari esteri nella Camera dei deputati, Spuller sia interpellato non solo sulla Conferenza di Berlino, ma anche sulla questione abissina, poiché opposizione gli rimprovererà di abbandonare l'amicizia della Russia per riavvicinarsi alla Triplice Alleanza (3).

312

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AI., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 172. Pietroburgo, 5 marzo 1890, ore 21 (per. ore 21,40).

Giornali russi avendo annunziato intenzione Russia nominare console Abissinia, un mio collega interrogò Giers: disse non aver simile progetto ed interesse della Russia in Abissinia non essere che spirituale.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 60.

(2) -Cfr. n. 302, in realtà del 3 marzo. (3) -Con T. coloniale riservato 160 del 7 marzo Crispi comunicò a Menabrea: «Superfluo osservare che ratifica etiopica non occorre, avendo Menelik stipulato in persona e appostt} lui stesso bollo al trattato».
313

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 116/70. Costantinopoli, 5 marzo 1890 (per. il 13).

Nel momento in cui la Porta teme un movimento per l'indipendenza in Bulgaria ed un'insurrezione generale in Creta, ed è commossa dal contemporaneo annunzio di armamenti a Batoum e nel Caucaso, di preparativi di una azione ellenica contro i confini turchi e di progettate incursioni albanesi in Serbia, apparisce meritevole di seria attenzione e non può sfuggire al Governo del re il contegno assunto dai rappresentanti in Costantinopoli delle Potenze a noi amiche, che da un anno a questa parte va sempre più modificandosi.

Questi ambasciatori d'Inghilterra e d'Austria-Ungheria segnalarono confidenzialmente ai loro Governi l'impossibilità in cui essi sono di riuscire, anche quando le ambasciate di Germania e d'Italia dimostrano di appoggiarli, ad esercitare effettiva influenza sulle determinazioni del sultano, il quale non tiene alcun conto di passi concertati in tre o in quattro, che li riguardano specialmente, anche in affari d'ordine secondario, come gli articoli di giornali contrarli alla politica austriaca ed il processo chiesto dall'Inghilterra contro Mussa bey, dei quali le quattro ambasciate ebbero ad occuparsi.

Né, d'altronde, gli ambasciatori d'Inghilterra e di Austria-Ungheria sembrano aspettarsi che i loro Governi si preoccupino oltremodo della progressiva diminuzione dell'influenza del nostro gruppo a Costantinopoli, né si adontino di insuccessi, cortesemente divisi dalla Germania e dall'Italia, le quali naturalmente non li subirebbero per conto proprio quando si trattasse di interessi specialmente italiani o germanici.

Per spiegare l'indifferenza più o meno dissimulata dei due Gabinetti, basterà ricordare come l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria, dopo il Congresso di Berlino, abbiano preso rispettivamente nel Mediterraneo e nella penisola balcanica posizioni d'aspettazione che ai loro uomini politici sembrano sufficienti nello statu quo attuale.

Il Gabinetto Salisbury si associava testé al signor Gladstone nel dare in Parlamento un raro attestato di soddisfazione a sir W. White. Questi per parte sua modestamente si mostra conscio di averlo principalmente meritato con un contegno d'inerzia, coerente alla crescente indifferenza inglese circa i destini di un Impero sulla cui cooperazione nessuna Potenza, eccettuata forse la Germania, può veramente contare, il cui commercio coll'Inghilterra è di poca entità relativa, e le cui regioni le più meridionali, protette dall'Egitto e da Cipro, hanno sole un'eventuale importanza per le comunicazioni britanniche colle Indie.

In quanto al barone di Calice, malgrado i colloqui da lui avuti col r. rappresentante nel 1887 e nei quali egli riconosceva come fosse indispensabile, per rendere l'alleanza austro-ungherese veramente stabile e popolare in Italia, una ingerenza italiana negli interessi economici e politici della penisola balcanica a favore delle varie nazionalità, sarebbe cosa inutile chiedergli oggi di stare con me nell'esame delle precauzioni navali da prendere a Valona, e Salonicco, a Costantinopoli per la guarentigia delle autonomie e dell'equilibrio, nel caso in cui nuovi rivolgimenti in Creta od in Bulgaria (o peggio ancora un conflitto in Occidente che rendesse meno disponibili in Oriente le forze italiane) riaprissero il campo alla politica delle egemonie, se non dei riparti territoriali, nelle regioni che si estendono dall'AdriaticJ meridionale all'Egeo ed al Mar Nero, dominate dalle posizioni prese in Bosnia ed Erzegovina. E neppure posso fare assegno sull'ambasciata d'Austria-Ungheria nelle questioni di protezioni religiose, di monopoli finanziari, ed altre, connesse colla politica comune prestabilita in massima.

L'ambasciata di Germania poi, avendo preso ·la tutela se non dell'Impero, almeno di chi Io governa (tutela che il gruppo italo-anglo-austriaco ebbe l'occasione di assumere pacificamente nel 1887), essa si contenta dei rilevanti profitti economici che ne derivano esclusivamente al suo commercio ed alla sua finanza, e della certezza di potere esercitare un'azione decisiva sulla mente vacillante del sultano quando e come convenga agli interessi germanici; e per il presente considera come beneficio del quale debbono contentarsi gli alleati l'essersi finora impedita l'accettazione per parte del sultano della persistente offerta del signor di Nelidow di un patto di amichevole neutralità, equivalente all'adesione della Turchia alla protezione politica ed eventualmente militare della Russia.

Ma al signor di Radowitz non si potrebbe ragionevolmente chiedere che egli s'impegni ad impedire la conclusione di quel trattato, quando sorto un conflitto qualsiasi in Europa la Germania abbisognasse della neutralità della Russia; né che egli reagisca intanto contro la nota tendenza dei suoi nazionali ad escludere cooperazioni italiane od inglesi; né che egli sostenga al pari dei suoi tre colleghi il regime delle capitolazioni nella sua integrità, unico mezzo di protezione efficace contro disuguaglianze di trattamento nei privilegi facilmente accordati qui ai più forti.

II sultano non vede quali vantaggi risultino in ultimo per l'Italia, sola rimasta fedele agli impegni presi fino dal 1856 dall'Europa per l'integrità dell'Impero ottomano, da una disinteressata solidarietà con Potenze il cui uti possidetis è sfavorevole tanto all'Italia quanto alla Turchia; né è convinto che esista realmente tale solidarietà, il nostro gruppo sembrandogli essersi diviso circa il riconoscimento del principe Ferdinando e circa la competenza delle Potenze nei provvedimenti applicati in Candia; né crede poi che le guarentigie di pace si accrescano per l'inerzia di esse Potenze verso i preparativi del panslavismo, cui si lascia perfino la scelta del momento che gli sarà più favorevole per l'azione. Il sultano non respinge dunque del tutto la spiegazione che sogliano dargli i nostri avversarli circa la nostra politica, che, cioè, la Tripolitania non essendo stata corrispettivo per noi degli spart.imenti ormai consolidati sulla costa settentrionale dell'Africa, cl sia riservata dai nostri alleati come compenso per riparti di territori a nuovo danno nostro e della Porta nella penisola balcanica. Ed il sultano che suole accarezzare di più chi è a lui più sospetto, aspetta passivo gli avvenimenti, colla solita preoccupazione dominante della propria sicurezza personale, che gli sembra più garantita dopo l'impressione prodotta nei musulmani dalla visita del sovrano consid.erato il più potente d'Europa.

Egli considera anche la visita del nostro principe ereditario quale prova che l'Italia non ha attuali disegni né sulla Tripolitania né sull'Albania e che ci contentiamo per ora in Oriente della situazione fattaci nel Congresso di Berlino; epperciò egli prende norma dai riguardi che ci usarono ultimamente la Francia e la Russia, e si astiene, al pari dì quelle due Potenze, dal recare attuali imbarazzi alla nostra colonia eritrea per le vie sia del Mar Rosso sia di Tripoli, quest'ultima rimanendo intanto aperta alle comunicazioni di eventuali nostri nemici coi sudanesi e cogli abissini ostili.

A questa r. ambasciata è grave il peso della propria responsabilità verso il R. Governo in tale complesso di circostanze già segnalate un anno fa ed ora aggravatesi assai. Essa non si è mai rifiutata finora a passi anche inutili, che in nome della comune solidarietà i colleghi amici proponevano per affari secondari di loro interesse; ma non può a meno di notare, che ogniqualvolta si trattò di tutelare praticamente i comuni interessi e promuovere una solidale preponderanza degli alleati, ogni tentativo dì effettivo concerto fallì per mancanza d'istruzioni da Vienna e da Londra.

Noi avemmo a felicitarci di non contare sugli aiuti altrui per le soluzioni, da noi soli ottenute, delle nostre vertenze speciali; ma al risorgimento italiano nel Levante non bastano risultati precari, quali il migliorato andamento dei nostri affari correnti colla Porta, né le nostre scuole i cui benefici si restringono dì fatto alle classi meno influenti, né gli ardui sforzi individuali per relazioni economiche dirette ed efficaci coll'Italia. I nostri interessi più generali e più vitali appariscono, per quanto se ne può giudicare qui, ognor più compromessi dall'inesecuzione degli accordi itala-anglo--austriaci del 1887, i quali, se meno trascurati a Londra e a Vienna, avrebbero recato pacificamente rimedio alla situazione creataci dal Congresso di Berlino, e prevenuto in Oriente una crisi violenta ora da tutti preveduta. Senza ardire pregiudicare le informazioni migliori che abbia V.E. da fonti più autorevoli delle mie, debbo segnalare le condizioni apparentemente a noi sfavorevoli nelle quali, a dispetto delle nostre alleanze, i preludi di detta crisi, ai quali alludo nel principio di questo rapporto, minacciano nella penisola dei Balcani le presenti autonomie e le future indipendenze, e nel Mediterraneo l'attuale equilibrio già cosi poco soddisfacente per noi. Ed è pur dover mio notare che anche quando sì riesca a conservare l'equilibrio, il marasma in cui viene mantenuta, direbbesì dì proposito, la Turchia paralizza qui la rinascente attività italiana e la effettiva attuazione della politica del Governo del re, pacifica per dovere, ma rìparatrice per diritto.

Mentre sto terminando il presente rapporto, mi giunge il riverito dispaccio del 28 febbraio n. 6971/41 (l) col quale V.E. ben vuole autorizzarmi a riservare la mia partecipazione in passi collettivi per circostanze veramente importanti nelle quali si tratti di fortificare la fiducia del Governo ottomano nel nostro gruppo, la cui ragione di essere risiede in un altissimo interesse europeo. È da augurarsi al nostro Paese, saviamente retto dall'E.V., che quando queste circostanze si presentino dì nuovo, esse non trovino un'altra volta impreparati i Gabinetti amici.

(l) Cfr. n. 298.

314

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

R. RISERV,\TO 234/168. Londra, 5 marzo 1890 (per. l'11).

Il 3 marzo V.E., con talegramma riservato (2), mi faceva conoscere che alla lettera con la quale il re Menelik ha notificato la sua assunzione al trono, il Governo germanico ha spontaneamente deliberato di rispondere per il tramite nostro sebbene quella lettera sia stata spedita direttamente dal sovrano di Etiopia alla Corte di Berlino. Questa risoluzione era stata presa in conformità della clausola contenuta nel nostro trattato con l'Etiopia, da noi comunicato alle Potenze. Uguale decisione era stata presa a Vienna, dove però nessuna lettera del re Menelik era giunta prima del 3 marzo.

Il telegramma di V.E. mi prescriveva di prendere norma dalle disposizioni dei due Governi imperiali austro-ungarico e germanico, per conseguire che, da parte del Gabinetto di Londra, se ne seguisse l'esempio, se di qualche lettera del re Menelik questi dovesse spedire risposta.

Lord Salisbury che, per rinfrancarsi in salute, stette di nuovo assente da Londra parecchi giorni, ritornò nella capitale il 1° di questo mese. Io avrei voluto .abboccarmi con lui direttamente per eseguire con maggiore speditezza gli ordini del R. Governo. Ma il ritorno di Sua Signoria che era stato forse anticipato di qualche giorno a causa dello scandalo parlamentare creato dal signor Labouchère, si trovò, appena rientrato in Londra [sic], occupata quasi esclusivamente degli affari inerenti alla sua qualità di primo ministro sicché non mi riuscì di incentrarla al Foreign Office né nella giornata del 3, né in quella del 4 corrente.

Per questo motivo, non volendo io indugiare maggiormente nel fare ciò che le istruzioni di V.E. mi prescrivevano, pensai di conferire con il sotto-segretario di Stato circa le lettere di notificazione che il re Menelik aveva spedito direttamente ad alcune Corti.

Sir Ph. Currie mi ricordò che ad una lettera di data già antica del sovrano etiopico, era stata mandata per mezzo dell'ambasciata italiana a Londra la risposta (3). Di questo fatto avendo io perfetta notizia e memoria, insistetti perché si verificasse se altra lettera posteriore non fosse qui pervenuta acciocché, nel caso il Governo della regina avesse voluto rispondere, si avesse a seguire appunto il metodo adottato in novembre o dicembre dell'anno passato. Il sottosegretario di Stato replicò a queste mie insistenze dicendo che infatti egli credeva che una lettera più recente del re Menelik doveva essere pervenuta per mezzo delle autorità inglesi di Aden ed ordinò, durante la mia visita, che gli fossero recati i carteggi relativi a tale faccenda.

Trovando fra quelle carte la versione in lingua francese di una lettera che porta la data di gennaio (se non erro), sir Ph. Currie mi mise in mano il documento dicendo: « ecco qui la lettera che cercava ». Era questo uno scritto piuttosto voluminoso che io non potei leggere in intero, ma che mi parve non riferirsi affatto all'assunzione al trono od alla incoronazione del re di Etiopia. Questi incomincia col dire che il suo impiegato signor Zimmerman, reduce dal viaggio fatto alla costa e ad Aden, gli avea riferito le ottime disposizioni di amicizia trovate presso le autorità inglesi. Passa quindi il re Menelik a rappresentare le disgraziate condizioni presenti dell'Etiopia minacciata dai mussulmani nella conservazione secolare della sua religione. Invoca il permesso di far arrivare armi attraverso i territori inglesi. E qui la rapida lettura mia fu interrotta da sir Ph. Currie il quale, ripigliandomi di mano il documento, mi disse: «Vedete che non si tratta di notificazione, ma di altri interessi ». Poi il sotto-segretario di Stato soggiunse: «fra queste carte trovo anche la risposta, ma non l'indicazione della data di spedizione ». La risposta, della quale sir Ph. Currie teneva in mano la minuta, diceva che, essendo stato comunicato all'Inghilterra dall'Italia il trattato contenente la clausola in forza della quale gli affari internazionali dell'Etiopia debbono essere condotti per mezzo nostro, copia della lettera del re Menelil\: e della risposta inglese sarebbe stata trasmessa al re d'Italia amico dell'Inghilterra. Il testo della clausola suddetta era anzi riprodotto nella risposta inglese. Questa era accompagnata da una noticina per uso interno d'uffizio nella quale era spiegato che, essendo la lettera pervenuta direttamente per mezzo della autorità di Aden, per lo stesso tramite si sarebbe spedita la risposta.

Ringraziai sir Ph. Currie di avermi fatto conoscere lo stato delle cose e lo pregai di sottomettere a lord Salisbury le ragioni per le quali era desiderabile che il Governo britannico non si dipartisse in questa occasione dal procedimento già da lui adottato, con molta soddisfazione nostra, nel dicembre dello scorso anno. Era consuetudine dei sovrani, con i quali gli Stati europei erano costretti a stipulare trattati analoghi al nostro con l'Etiopia, di procurare a loro stessi delle scappatoie per sottrarsi agli effetti degli impegni assunti. Incapaci di tener conto di sottili differenze, quei principi sogliano interpretare a modo loro ciò che nel pensiero dei Gabinetti europei può non essere altro che cortesia di forma. Conviene perciò siano evitate persino le apparenze di qualunque cosa possa sembrare un incoraggiamento al re Menelik ad infrangere i patti stipulati da lui liberamente con il Governo nostro.

Obbiettava il sotto-segretario di Stato che se nell'autunno scorso la risposta ad una lettera del re Menelik era stata mandata per mezzo nostro, ciò era stato fatto perchè la lettera stessa era stata consegnata al Foreign Office dall'ambasciata di Sua Maestà in Londra. Egli teneva in mano la lettera ufficiale di trasmissione che è del 16 novembre, nella quale non è parola del tramite della risposta ed una lettera particolare della stessa data, nella quale il r. incaricato d'affari insiste per la consegna alla regina della lettera di Menelik « dans le seul but de permettre à degiac Makonnen, à qui elle avait été confiée, de porter une réponse à son souverain ». Soggiungeva sir Ph. Currie che, come in quella occasione alla lettera che Makonnen avea consegnato a noi per la trasmissione a Londra, era stato risposto pregandoei c1i incaricarci della trasm1sswne a Makonnen, così presentemente la rispostn, si sarebbe mandata per il tramite stesso per il quale il re Menelik avea spedita la sua lettera. Ricordava il sotto-segretario di Stato che la euerra di Abissinia che avea costato molti sacrifizi all'Inghilterra, avea avuto per prima causa appunto il non aver la regina risposto al re di quel Paese. Indispettito per quella omissione, il sovrano abissino avea imprigionato e maltrattato i cittadini inglesi che si trovavano nei suoi territori e l'Inghilterra avea dovuto fare una spedizione costosa per non aver risposto ad una lettera.

L'argomentazione eli sir Ph. Currie provava troppo. Non si trattava di non rispondere alla lettera del re Menelik. Una lettera della regina d'Inghilterra, affidata all'Italia, non si sarebbe di certo perduta in viaggio. Il re Menelik non poteva essere paragonato in modo assoluto al negus con il quale la Gran Bretagna avea dovuto risolvere per forza eli armi le sue controversie. Con l'attuale sovrano dell'Etiopia l'Italia era entrata nelle relazioni che risultavano dal tratt:>.to da noi comunicato alle Potenze. Queste relazioni nostre costituivano una guarentigia che precedentemente non esisteva. Non risultava chiaramente dalle carte che stavano sul tavolo, se la risposta fosse o non partita. In ogni caso essa sarebbe probabilmente ancora in mani inglesi. Io desiderava, non potendo in quell'ora abboccarmi con lord Salisbury, che Sua Signoria fosse tosto informata del nostro colloquio e della espressione del desiderio del mio Governo di essere incaricato della trasmissione della risposta inglese al re Menelik.

V. E. fu informata di questa conversazione mia con il telegramma che ebbi l'onore d'indirizzarle la sera del 4 corrente (1). Nella notte mi giunse l'altro dispaccio telegrafico (2) con il quale l'E.V. esprimeva il desiderio di essere informato entr'oggi della decisione del Foreign Office.

Fortunatamente e contro le abitudini di questo Ministero degli affari esteri che suoi procedere con singolare lentezza, sir Ph. Currie, quando io mi presentai di nuovo da lui oggi, avea diggià potuto avere le istruzioni di lord Salisbury, il quale. mi disse egli, avea consentito all'invio per mezzo nostro della lettera della regina al re Menelik. Tale lettera sarebbe perciò mandata direttamente a noi nel più breve termine possibile a condizione però che, da parte nostra, procureremmo al Gabinetto britannico una ricevuta del sovrano etiopico acciocché il Gabinetto inglese non possa essere accusato di aver rinnovato l'errore che gli valse la guerra di Abissinia.

Ho riassunto questa risposta nel mio telegramma spedito a V. E. questa sera alle ore otto (3)" e mi lusingo che l'esecuzione degli ordini dati da lord Salisbury non soffrirà indugio e non incontrerà alcun ostacolo. Da queste spiegazioni risulterà anche messo in sodo un punto importante per le relazioni nostre con l'Etiopia. V. E. mi vorrà, spero, consentire che io ricordi essere le difficoltà che ora abbiamo incontrate, state da me prevedute quando, trasmettendole col rapporto del 5 dicembre 1889 (n. 2838/1161) (4) la lettera della regina Vittoria per il re Menelik, io avvertiva che si sarebbe esagerata l'importanza di quel fatto se in esso si fosse voluto considerare una prova di riconoscimento tacito della

clausola del nostro trattato con l'Etiopia relativo alle relazioni di quel Paese con la Gran Bretagna. Queste difficoltà si travedevano, a parere mio, fra le linee delle comunicazioni del Foreign Office a questa r. ambasciata, e se dalle spiegazioni occorse ieri ed oggi esse saranno definitivamente rimosse, noi ne potremo essere soddisfatti.

Di tali spiegazioni mi permisi riferi,.:e in questo rapporto con insolita prolisc.ità solo perché mi pare necessario che il R. Governo abbia una esatta notizia del punto di vista dal quale il Foreign Office considerava questo affare. Con la tenacità che gli è abituale questo Ministero degli affari esteri non abbandonerà completamente tale suo punto di vista anche in avvenire. Ma di ciò sarà tempo di ripigliare il discorso quando saranno sotto i miei occhi i termini della nota con la quale mi sarà rimessa la lettera da trasmettersi al re Menelik.

(1) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Jlossu, tomo VIII, clt., pp. 64-67.

(2) -Cfr. n. 302, nota 4. (3) -Cfr. n. 127. (l) -T. coloniale riservato 166, spedito il 5 marzo, ore 1,53, non pubblicato. (2) -T. coloniale riservato 152 del 4 marzo, non pubblicato. (3) -T. coloniale riservato 171, non pubblicato. (4) -Cfr. n. 127.
315

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COI.ONIALE RISERVATO 158. Roma, 7 marzo 1890, ore 11,30.

Ringrazi vivamente lord Salisbury della cortese adesione nostro desiderio circa lettera Menelik (1). Trasmetteremo immediatamente ed in modo sicuro risposta di S. M. la Regina ed otterremo e faremo pervenire ricevuta etiopica.

316

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI. ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY (2)

T. COLONIALE RISERVATO 159. Roma, 7 marzo 1890, ore 11,40.

Ringrazi vivamente n conte di Bismarck della comunicazione della lettera di Menelik (3). Non appena ricevuta risposta imperiale sarà trasmessa. Anche l'Inghilterra ci promise di mandare la sua per nostro tramite. Avverto che Inghilterra nella sua risposta avverte Menelik di. averei comunicata copia lettera etiopica e sua risposta secondo clausola trattato (4).

(l) Cfr. n. 314, nota 3, p. 188.

(2) Ed. !n L'Italia tn Africa, Ettopta -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 63.

(3) -Il testo della lettera era stato trasmesso da Launay con T. coloniale i'lservato 173 del 5 marzo, non pubblicato. (4) -Cfr. n. 314, nota l, p. 188.
317

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 92. Roma, 7 marzo 1890, ore 16.

Il Governo portoghese raccomanda alla particolare attenzione e benevolenza del Governo del re ultima domanda del Governo portoghese per ottenere buoni uffici delle Grandi Potenze nel suo negoziato a Londra (1). Voglia mostrare ancora con la debita prudenza l'interessamento nostro per una soluzione che concili interessi inglesi con la dignità del Portogallo (2).

318

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

L. PERSONALE. Londra, 7 marzo 1890.

Il commendator Catalani venne da me nella giornata del quattro corrente e mi espose, con la lucidità che gli è abituale, ciò che, in parecchie conferenze recenti, V. E. lo avea incaricato di comunicarmi verbalmente. Ecco il sunto della comunicazione fattami:

l) Gli italiani si trovano di fronte ai dervisci. Noi non li provochiamo, nè li provocheremo; ma dobbiamo difenderci; epperciò necessità militari ci possono costringere anche ad attaccarli. Questa necessità è anzi sentita in questo momento dal comando in capo delle nostre truppe in Africa il quale, per rintuzzare l'audacia dei dervisci di Abu Ghergia, propone di occupare, anche soltanto temporaneamente, Nafka con un battaglione mandato da Keren, appoggiato da milizie sbarcate a Taklai.

2) La cordiale intelligenza dell'Inghilterra e dell'Italia è base della politica estera nostra, in Europa, come in Africa. Non solamente il Governo attuale, ma l'opinione nazionale ha adottato questa base che può considerarsi come inalterabile. Per mantenere tale cordiale intelligenza, il Governo nostro vede la necessità di prevedere fin d'ora il caso in cui bisognerà difendersi contro i dervisci pigliando l'offensiva.

3) S'impone conseguentemente al R. Governo il partito di conchiudere con l'Inghilterra un accordo (nella forma che a lord Salisbury sarà più gradita) per combattere i dervisci. L'accordo dovrebbe definire le sfere d'influenza delle

due Potenze indicandone i limiti, lasciando ai comandanti degli eserciti di ciascuna Potenza il diritto d'inseguire al bisogno il nemico anche nella sfera d'influenza dell'altra Potenza.

4) Un tale accordo, oltre allo scopo di distruggere l'insurrezione dei dervisci, avrebbe per effetto di togliere ogni malinteso fra le autorità militari italiane ed inglesi in Africa, malintesi che hanno origine in un sentimento di gelosia verso di noi per parte degli inglesi.

5) Dovrà il negoziatore italiano dell'accordo di cui si tratta, tener presente il trattato Hewett del 1884. Il Governo italiano si aspetterebbe che le concessioni fatte dal Governo inglese al negus in ciò che concerne il paese dei Bogos (specialmente Kassala) debbano considerarsi come in vigore ora che l'Italia è subentrata al negus ed offre infinitamente maggiori guarentigie di amicizia all'Inghilterra di quelle che il negus poteva dare.

In appoggio e schiarimento di questa comunicazione il commendator Catalani mi rimetteva una memoria per mio uso particolare, accompagnata da una carta geografica sovra la quale sono indicate approssimativamente le posizioni inglesi ed italiane di fronte ai dervisci.

Per ultimo l'egregio diplomatico mi consegnò la lettera particolare di V.E. in data delli 28 febbraio (1), della quale molto la ringrazio perchè in essa mi sono indicati chiaramente gli intendimenti ed i propositi del R. Governo.

Ella mi consentirà che, rispondendo io in forma particolare, sia questa volta nel mio carteggio anche più crudamente schietto del solito.

Non ho nascosto, fin dal mio primo giungere a Londra, l'impressione che ebbi del sentimento che qui inspirava la nostra posizione sull'altipiano etiopico. Non è solamente in Egitto ed a Suakin che si rivelano sentimenti non conformi alla cordialità dei rapporti che noi poniamo a base delle relazioni nostre con l'Inghilterra. L'opinione inglese è preparata alla diffidenza a nostro riguardo. Lo si è veduto nell'insistenza con la quale la stampa si è impadronita dell'affare di Agig, nelle ripetute esplosioni di malumore che eccita qualunque denunzia di un passo nostro che tenda verso il Sudan.

Nelle mie personali relazioni con lord Salisbury non mi accorsi finora che partecipi a tali sfavorevoli disposizioni a nostro riguardo. Ma, come egli fece, quando in dicembre fui incaricato di toccare ai rapporti commerciali fra Massaua e Kassala (2), bisogna aspettarsi che egli s'inspirerà principalmente ai. consigli di sir E. Baring che non ci fu mai amico. Entra nel carattere britannico molto facilmente la diffidenza. È difficilissimo sradicarla.

Io aveva sperato vedere lord Salisbury nella giornata del 5 corrente. Disgra

ziatamente egli fu ripreso da un'infreddatura non grave e mi fece scrivere di

rimettere il colloquio ad altro giorno prossimo. Gli feci dire dal suo segretario

intimo che avea premura di abboccarmi con lui per parlargli delle necessità che

nascevano per noi dal contatto con i dervisci. Gli feci dire inoltre che gli

annunziavo il soggetto della conversazione che io desiderava avere con lui,

perchè si trattava di cosa sovra la quale non avrei voluto trovarlo impreparato

a rispondere. Ho subito ricevuto l'avviso che oggi Sua Signoria mi riceverebbe nel pomeriggio. Questa sera spedirò questa lettera per corriere e riassumerò in un telegramma (l) l'esito del mio colloquio co nquesto primo ministro.

Io m'applicherò a rinfrancare in lui la fiducia che le ripetute dichiarazioni mie, secondo gli ordini di V. E., non avrebbero mai dovuto lasciar indebolire. Dimostrerò, spero in modo concludente, che in vista non solamente degli interessi locali, ma anche d'interessi generali assai più gravi, i pericoli che possono risultare dal mahdismo che ha carattere necessariamente espansivo, sono pericoli comuni all'Italia ed all'Inghilterra. Parlerò della incursione che i dervisci hanno fatto sul territorio degli habab e della necessità di una pronta punizione tanto per impedirne il prossimo rinnovamento, quanto per incoraggiare alla ~esistenza le popolazioni che, sorrette da noi, formano il naturale antimurale contro i mahdisti.

Se le disposizioni che incontrerò presso lord Salisbury consentiranno di spingere più innanzi l'argomento, entrerò a parlare con lui della nostra reciproca convenienza di determinare all'interno, come già si fece sul litorale, la zona d'influenza, ài difesa e di eventuale azione.

Ritorno dal Foreign Offìce dove ho avuto con lord Salisbury la conversazione intima che m'importava di non ritardare maggiormente.

Del breve ritardo cagionato dalla indisposizione di Sua Signoria non abbiamo però motivo di dolerci perchè essendosi qui ricevuta appunto questa mattina la notizia telegrafica delle importanti e veramente opportune dichiarazioni fatte da V.E. ieri alla Camera dei deputati e della votazione che ne fu la conseguenza, io non poteva trovare l'animo di questo ministro meglio preparato a ricevere le mie comunicazioni. Egli si rallegrava infatti dell'esito della discussione e si dimostrava molto soddisfatto delle dichiarazioni relative al mantenimento della cordiale nostra intelligenza con l'Inghilterra. Queste dichiarazioni, gli dlssi io, debbono avere tanto maggior valore per l'Inghilterra che l'opinione in Italia essendo divisa solamente in due tendenze, l'una di assecondare l'azione del Governo attuale subordinata all'accordo col Gabinetto di Londra, e l'altra per una politica di minor espansione in Africa, non vi era da prevedere per questo riguardo, neppure in un lontano avvenire, una rivalità degli interessi nostri con quelli della Gran Bretagna. Della qual cosa dimostrandosi lord Salisbury pienamente convinto, io incominciai a svolgere il soggetto sovra il quale era compito mio di condurre questo primo ministro a pronunciarsi.

Egli non ebbe difficoltà a comprendere che la posizione che occupiamo in Africa ci mette nella necessità di difenderci dai dervisci, di punire le audaci loro incursioni e conseguentemente anche, al bisogno, di attaccarli. Insistetti però sulla nessuna nostra volontà di provocare quei nemici. Per poterei muovere con la certezza non suscitare diffidenze e sospetti, sentivamo il bisogno di intenderei con l'Inghilterra per determinare una linea che stabilisse all'interno la zona d'influenza propria di ciascun Paese. Però, se nell'azione militare nostra

-o inglese, tale linea avesse dovuto essere temporaneamente oltrepassata, il fatto

non dovea creare sospetti o difficolLt, poichè doveva rimanere inteso che, cessate le necessità militari, ciascuno si ritirerebbe dietro la propria linea.

Lord Salisbury mi lasciò sviluppare questi due punti senza interrompermi e poi cosi mi rispose: in massima egli approvava il pensiero di stabilire la linea che all'interno determini la zona di influenza e di eventuale azione. Ma il Governo inglese è il tutore dell'Egitto ed è perciò impegnato a tutelarne anche i diritti territoriali. Le condizioni eccezionalmente cattive della finanza egiziana aveano obbligato il Governo inglese a provvedere, con una politica che il primo Napoleone avrebbe chiamato bottegaia, al ristauro della finanza stessa. Questo compito era prossimo ad attenersi. Bisognerebbe poscia provvedere al ristabilimento delle condizioni territoriali dell'Egitto. Se da quattro anni Kartum e Kassala avevano dovuto essere abbandonate, ciò non voleva dire che l'Egitto avesse rinunciato a quei territori che dovranno essere o prima o poi rimessi sotto la sua autorità sovrana, la valle del Nilo essendo dall'Inghilterra stessa considerata come necessaria alla vitalità dell'Egitto. Entro il limite che queste sue dichiarazioni comportavano, egli era disposto ad intendersi con noi per tracciare la linea di demarcazione della quale io gli parlava.

Sua Signoria comprende che, nelle necessità create dall'azione militare contro i dervisci, la linea possa essere oltrepassata senza che nascano sospetti e difficoltà fra i due Governi; ma dovrebbe essere sempre inteso che le momentanee occupazioni non pregiudicheranno le questioni territoriali. Inoltre nello interesse dei due Paesi sarà sempre di restringere questi necessari sconfinamenti, al più stretto indispensabile.

Replicai che le istruzioni che io aveva da V.E. non mi mettevano ancora in grado di entrare nei particolari relativi al tracciato della linea di demarcazione. Il lavoro ne sarebbe probabilmente facilitato da ciò che fra l'Inghilterra, l'Abissinia e l'Egitto era stato stipulato nel Trattato Hewett. Interessava al mio Governo di mettere, anzi ogni altra cosa, in sodo che in massima il Gabinetto di Londra era consenziente con noi nel considerare come di reciproca eonvenienza la determinazione della linea di demarcazione, accompagnando tale demarcazione con il patto relativo ai temporanei sconfinamenti. Io avrei oggi stesso riferito a V.E. che le buone disposizioni di Sua Signoria mi permettevano di considerare come assodati in massima questi due punti.

Poi proseguii dicendo che, per evitare equivoci e malintesi, giovava sempre riscontrare se il punto di vista dal quale si consideravano le cose era il medesimo per i due Governi che null'altro desideravano che di procedere in intimo accordo. Il mahdismo essendo essenzialmente un movimento religioso, avea carattere espansivo. Probabilmente tale movimento tenderà a portarsi alle rive del Mar Rosso, poi a traversarlo. Esso deve avere per punto di mira le città sante. Il mahdismo costituisce dunque un pericolo non solamente limitato alle tribù minacciate dalle razzie ed incursioni, ma un pericolo che eventualmente potrebbe estendersi ad interessi gravissimi e d'ordine generale. Gli sforzi che l'Italia ha fatto ed i sacrifici che s'impone mantenendo la sua presente posizione in Africa, non sono dunque da considerarsi come inspirati da concetti egoistici poiché rispondono invece alla difesa d'interessi certamente comuni all'Italia ed all'Inghilterra. Se questo mio concetto era diviso da lord Salisbury ne sareb

be risultato elle in evenienze possibili, sebbene presentemente non prevedibili, i due Paesi avrebbero trovato nella comunanza degli interessi la base di un'azione comune contro il comune nemico.

Lord Salisbury mi rispose che il Governo italiano poteva contare sulla simpatia con la quale il Gabinetto di Londra vedeva gli sforzi che noi facevamo per assodare l'importante posizione nostra in Africa. Le informazioni che il Governo inglese avea, non indicavano che il mahdismo volesse uscire per ora dalla sua inazione. Dappoiché le notizie che noi avevamo ci facevano invece considerare come probabile un movimento offensivo contro l'Abissinia o contro noi stessi, egli assumerebbe nuove informazioni e ci comunicherebbe tutto ciò che egli riuscirebbe a sapere. Conveniva poi Sua Signoria che se il pericolo di un movimento espansivo del mahdismo non appariva imminente, era però fra le cose possibili; non sarebbe ancora venuto il tempo di concertarci in vista di tale eventualità; ma fin d'ora si può riconoscere che nel mahdismo esiste per l'Inghilterra e l'Italia un nemico comune da combattere.

Restano dunque dalla conversaziOne d'oggi messi in sodo questi tre punti:

l) l'Inghilterra è disposta a stabilire la linea di demarcazione interna, con che però questa non leda le ragioni territoriali dell'Egitto, per il quale la valle del Nilo è necessaria;

2) lo sconfinamento necessario per le operazioni militari sarà ammesso con che esso abbia carattere temporaneo e non pregiudichi le questioni territoriali;

3) se il movimento mahdista ci mette alle prese con quel nemico della Inghilterra, le disposizioni per concertare un'azione sono favorevoli, ma lord Salisbury considera che il momento non sia ancora venuto per prendere concerti speciali relativi a tale azione.

Vedrà ora V.E. quali altre comunicazioni io dovrò fare a questo primo ministro.

L'esito del colloquio d'oggi mi parve abbastanza importante e soddisfacente perché a noi convenisse di prenderne memoria scritta. Ho perciò offerto a lord Salisbury di prendere un appunto che gli avrei comunicato.

(l) -T. riservato 100 di Collobiano del 5 marzo, non pubblicato. (2) -Non si è trovata risposta a questo telegramma. (3) -Da ACS, Carte Crlspi, ed. in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., pp. 225-231. (l) -Cfr. n. 299. (2) -Cfr. n. 130. (l) -T. coloniale riservato 180 del 7 marzo, non pubbllcato.
319

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 185. Massaua, 8 marzo 1890, ore 12,40 (per. ore 17,40).

Makallè 25 febbraio 1890, via Agamè.

Ho avuto, oggi 25 febbraio con Menelil{ lungo colloquio su tutte le questioni che riguardano mia missione. Circa convenzione addizionale il re fece molte

obiezioni sulla linea di confine. Mi sono limitato a far sapere che il Governo del re intendeva per uti possidetis linea del Mareb. Prego V.E. di farmi conoscere il più presto possibile quale confine intende Governo del re di avere, e nello stesso [tempo] far sapere nomi delegati italiani incaricati di tracciare confine (1). Parto oggi stesso Menelik pel Tembien, dove si trovano ras Mangascià e ras Alula; trattative di sottomissione sembra certo abbiano risultato soddisfacente per Menelik.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 63 e in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., p. 209.

320

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. PERSONALE S.N. Roma, 8 marzo 1890, ore 16,55.

Abbiamo ragione di credere che il signor Bleichroeder non sia estraneo al ribasso prodottosi nella nostra rendita in questi ultimi giorni ritenendosi che il movimento sia partito da Berlino. Siamo dolenti di ciò e vorrei che V.E. facesse conoscere a quel banchiere che non fu colpa nostra se egli non entrò nel gruppo della Deutsche Bank, Berliner Handels Gesellschaft e che non mancherà l'occasione in cui l'Italia si potrà rivolgere a lui. Saremmo poi lietissimi se un accordo fosse possibile tra lui e le due case suddette per togliere ogni ragione di gelosia e di diffidenza. Voglia fare quanto occorre a questo riguardo e telegrammi (2).

321

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (3)

T. COLONIALE RISERVATO 168. Roma, 9 marzo 1890, ore 11,30.

Faccia proseguire per Antonelli: «Mando felicitazioni. Sia nostro interprete presso l'imperatore. La linea di confine che domandiamo (4) è quella del Mareb. Importa che nomina governatore Adua sia concertata con Comando superiore. Da quest'ultimo saranno nominati delegati italiani pel confine. Do istruzioni al generale Orero perché si rechi sull'altipiano per abboccarsi con l'imperatore, e perché la carovana coi doni parta al più presto per Adua ».

!B -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXIII

(l) -Per la risposta cfr. n. 321. (2) -Cfr. n. 322. (3) -Ed. in· L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 63-64. (4) -Risponde al n. 319.
322

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 102. Berlino, 9 marzo 1890, ore 16,54 (per. ore 17,50).

Mi affrettai comunicare a Bleichroeder quanto V.E. mi telegrafò ieri (1). Egli mi risponde « essere senza fondamento la supposizione che sua casa non sia estranea al ribasso rendita italiana. Tale supposizione, che data epoca ultima emissione obbligazioni ferroviarie italiane e che si è fatta quindi strada nella stampa tedesca, essere espediente poco degno di una concorrenza, la quale, cercando nascondere con ciò propria impotenza ed insuccesso, costringe lui Bleichroeder a ritirarsi dalla gestione affari finanziari italiani in Germania. La casa Bleichroeder tuttavia, fedele alle sue tradizioni, sarà sempre pronta, nella situazione anteriormente occupata, a fare interessi del Governo italiano, ogniqualvolta questo vorrà onoraria della sua fiducia. Ribasso rendita italiana è partito infatti da Berlino questa volta e devesi a ciò che il pubblico, commosso dalle vicende quotidiane delle piazze italiane, poteva disfarsi con beneficio della rendita italiana la qual cosa non era possibile con tutti gli altri valori industriali

o altri in seguito a crisi che pesa su questa piazza,. Circa l'accordo colle due banche menzionate da V. E. mi si fa osservare che iniziativa dovrebbe partire dalle dette banche, non volendo Bleichroeder esporsi ad un secondo rifiuto. In presenza dissenzioni tra il conte di Bismarck, il sottosegretario di Stato e Bleichroeder mi permetto ricordare a V. E. mia preghiera di lasciare nell'interesse del regio servizio questa ambasciata all'infuori di eventuali ulteriori trattazioni d'indole finanziaria.

323

IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI, AL CONSIGLIERE CATALANI, A LONDRA

T. S.N. Roma, 9 marzo 1890, ore 17.

Per varie ragioni anche interne converrebbe che il ministro notificasse alle Potenze e pubblicasse contemporaneamente la ratifica della concessione dei porti del Benadir. Pubblicazione si farebbe come segue: «Sultano Zanzibar ha ratificato concessione commerciale esclusiva all'Italia dei cinque porti di Merca, Mogadiscio, Uarsceik, Brava e Muruti e del porto di Kisimaio in comunione con l'Inghilterra. Con questa concessione l'Italia viene ad assicurarsi una sfera d'influenza non interrotta da dieci miglia sud della foce del Giuba al 49° grado nel golfo di Aden,. Prego telegrafarci il suo avviso sovra opportunità tale pubblicazione e sull'accoglienza che le farebbe società britannica Africa orientale e opinione pubblica inglese (2).

(l) -Cfr. n. 320. (2) -Per la risposta cfr. n. 329.
324

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL PRIMO AIUTANTE DI CAMPO DEL PRINCIPE DI NAPOLI, MORRA DI LAVRIANO, A SALONICCO

T. 446. Roma, 9 marzo 1890, ore 22,25.

Importa che Sua Altezza Reale sia informato di quanto appresso. Il signor Ristich, uno dei reggenti di Serbia, fece pratiche presso r. ministro in Belgrado perché Sua Altezza Reale non facesse visita alla regina Natalia. Rispondemmo che l'Altezza Sua era troppo gentiluomo per trascurare un dovere di cortesia verso la regina madre, la quale era stata ospite dei suoi augusti parenti; che se ragioni politiche lo esigevano, piuttosto Sua Altezza Reale si asterrebbe dall'andare in Belgrado; che però gli inconvenienti di simile divisamento ci sembravano e dovevano sembrare anche al Ristich più gravi delle conseguenze che egli temeva della visita di Sua Altezza Reale alla regina madre. Un telegramma d'oggi m'informa che il Governo serbo attribuisce la pratica fatta da Ristich ad istigazione segreta del re Milano e prega di considerare l'incidente di cui dicesi dolente come non avvenuto. S.M. il Re ha approvato il nostro contegno ed è per desiderio espresso dell'Augusto Sovrano che le comunico quanto precede.

325

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 128/78. Costantinopoli, 9 marzo 1890 (per. il 13).

Questo ambasciatore d'Austria-Ungheria espresse come opinione sua personale il parere, in un colloquio col gran visir sugli affari di Bulgaria, che sarebbe ormai inutile dare al Governo imperiale avvertimenti i quali sogliano non essere ascoltati, e che la Porta, trascurando i suoi doveri di Potenza altosovrana, cesserà, quando la Bulgaria diventi una dipendenza russa, dall'essere essa stessa considerata Potenza indipendente, e dal trovar appoggi come guardiana d'importanti interessi europei nei territori balcanici e negli stretti ormai egualmente indifesi. Il barone Calice disse inoltre a me, in una conversazione confidenziale, doversi riconoscere che si è fatto falsa strada nel procurare come si fece nei due ultimi anni di conciliare al nostro gruppo la fiducia del sultano.

L'ambasciatore d'Inghilterra per parte sua ha avvertito riservatamente il suo Governo che la situazione qui è pericolosa per effetto degli armamenti russi nel Mar Nero e nel Caucaso, e della possibilità che fra poco l'azione russa si eserciti fino alle porte di Adrianopoli. Confidò a me essere convinto che fu irreparabilmente mancata nel 1887 l'ultima occasione di far prevalere pacificamente sulla politica degli spartimenti e dei compensi la politica dell'indipendenza del sultano e della sua solidarietà col gruppo mediterraneo conservativo della libertà degli stretti, delle autonomie balcaniche; e che è vano aspettare ancora che la Turchia difenda gli interessi suoi, né accetti il nostro aiuto per difenderli, né opponga una seria resistenza alla preponderanza russa.

Se questi gravi apprezzamenti dei rappresentanti d'Inghilterra e d'AustriaUngheria a Costantinopoli, anziché confidenziali espressioni di opinioni personali, fossero ufficiali ed autorizzate, ne seguirebbe che realizzatosi il caso di non resistenza della Porta ad imprese contrarie alla sua alta sovranità, caso previsto negli accordi dell887, l'Italia, l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria sarebbero poste nel dilemma o di procedere agli atti efficaci pur previsti per ristabilire l'equilibrio e tutelare i comuni interessi, o di ritenersi sciolte a vicenda dagli impegni stessi e libere ciascuna della rispettiva azione per gli interessi propri. Ma il mio collega di Germania prevede che quei nostri colleghi non si lasceranno indefinitamente dominare dal dispetto di non aver ottenuto, l'uno, l'espulsione da Costantinopoli del corrispondente del Times signor Guarracino, l'altro, la cassazione del processo Moussa bey; e che persino quando la Bulgaria finirà, come il signor di Radowitz ritiene inevitabile, per ricadere sotto la preponderanza russa, gli accordi del 1887 continueranno a non essere né eseguiti né denunziati dai Gabinetti di Vienna e di Londra.

326

ACHILLE DE LAUZIÈRES AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

L. PERSONALE. Parigi, 9 marzo 1890.

Gratias tibi ago propter redditam benevolentiam quam valde gratam munijicentiam.

Come avrete potuto notarlo, la situazione per rapporto all'Italia in generale, ed al Governo italiano o al suo capo in particolare, è assai meno tesa, anzi di molto migliorata. Se altravolta la parola d'ordine che era data dal Ministero dell'estero, ed anche da quello dell'interno, ai pubblicisti che andavano a prendervi delle istruzioni era « Surtout tapez sur l'Italie )), ora invece (ed ho potuto seriamente issicurarmene) è questa: «Laissez tranquille l'ltalie ).

Debbo aggiungere che ciò si deve principalmente al signor Spuller malgrado le parole poco gradevoli che pronunziò ultimamente per l'Italia. Il felice successo che ebbe di recente alla Camera lo ha di molto consolidato, e se è ancora segno di qualche ostilità, questa viene ispirata da coloro che vor

rebbero rovesciar lo, per mettersi al suo posto; il che non si avvererà così facilmente, né cosi prontamente, salvo se una crisi ministeriale -dopo le vacanze di Pasqua e non prima-riformasse interamente il Gabinetto. E' probabile che la separazione delle Camere abbia luogo il 29 marzo e che esse non si riaprano che alla fine d'aprile, sicché il Ministero, a meno d'un incidente impreveduto, ha più di sei settimane d'esistenza assicurata.

In quanto al presidente del Consiglio, signor Tirard, si può affermare che non è lui che non vuol lasciare il potere, ma è il presidente della Repubblica che non vuol farlo partire.

Ha prodotto qui in una parte della stampa, parlo di quella d'ordinario meno amabile per l'Italia, viva impressione l'articolo della Berliner Post, nel quale viene denunziata e biasimata l'attività con la quale la Francia agisce sulla minuta popolazione in Italia, cercando ogni mezzo per distaccarla dal Governo e farle odiare l'alleanza con l'Alemagna.

Vi immaginate facilmente l'irritazione della stampa di cui è parola, quando il giornale (che vuolsi ispirato dal principe di Bismarck) aggiunge che «la Francia fa di tutto perché un Governo francofilo succeda a quello del ministro Crispi, e che stante queste manovre della Francia, dirette particolarmente contro l' Alemagna, è dovere del signor Crispi d'occuparsi seriamente a farle cessare, mediante energici provvedimenti ~.

Naturalmente qui si smentiscono le asserzioni della Post giusta l'adagio: «Tout mauvais cas est niable ~.

Pare assai difficile che i membri del Gabinetto si mettan d'accordo sulla scelta dei delegati, per la riunione di Berlino.

Si credeva che nel Consiglio dei ministri di ieri, la scelta sarebbe stata fatta ed approvata. Nol fu che pel senatore Tolain e pel deputato Burdeau; si trovò difficoltà pel delegato operaio Finance, proposto in cambio di Barly, in odio al Senato; e la quistione non sarà risoluta che al consiglio di martedì,

15. Ignoro se vi si è fatto notare che il giornale Le Matin, abitualmente ostile all'Italia, ha pubblicato testé un articolo in un senso affatto diverso. Ciò è bene, ma non credo ancora poter cantare vittoria, se non quando avrò ottenuto, come spero, senza esserne ben sicuro, che persista nella nuova via. È cosi versatile che ne dubito, ma non mi disanimo.

(l) Da ACS, Carte Crlsp1.

327

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI

T. 447. Roma, 10 marzo 1890, ore 11,15.

Ho la sua del 19 febbraio (1). Anche io sono per l'affermativa.

(l) Cfr. n. 277.

328

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 666. Pera, 10 marzo 1890, ore 13,45 (per. ore 15,45).

La Porta sta studiando segretamente, per evitare ogni intromissione delle Potenze, una proposta di abolire lo stato d'assedio in Candia, alla quale condizione quasi tutti i rifugiati sembrerebbero consentire a ritornare nell'isola a bordo del bastimento che, come è già noto, venne messo a loro disposizione dal Governo ottomano.

329

IL CONSIGLIERE CATALANI (l) AL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI

T. S.N. Bruxelles, 11 marzo 1890, ore 17,49 (per. ore 20,05).

Temo pubblicazione nella forma indicata (2) possa produrre sgradevole impressione società britannica ed essere seguita pubblicazione tel'to concessione e da commenti stampa.

330

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO

T. COLONIALE RISERVATO 176. Roma, 11 marzo 1890, ore 18.

Prego far proseguire seguenti telegrammi Antonelli:

l) Col noleggiato in partenza 25 corrente saranno mandati a Massaua doni lettere reali per Menelik. Diedi ordini Salimbeni perché d'accordo con lei e Comando suneriore prepari carovana per trasporto medesimi.

2) Viscardi insiste per pagamento fucili venduti per conto suo Menelik. Dovendosi far pagamento con somme depositate qui da Makonnen specificatamente destinate altri acquisti occorre autorizzazione speciale Menelik, oltre beninteso ratifica convenzione addizionale.

schlavista.

3) Segretissimo. Inghilterra e Germania faranno pervenire risposta lettera Menelik per mezzo nostro. Governo francese afferma non aver avuto partecipazioni dirette da Menelik (l) mentre a noi consta contrario. Faccia che Menelik mantenga patti conchiusi. Ove egli si mostri leale appoggio Italia non verrà mai meno. Procuri che ad evitare futuri malintesi i capi da nominarsi nelle province Tigré limitrofe nostri possedimenti siano di animo conciliante ed a noi benevisi. Giudichi se possibile e conveniente nomina fra questi di grasmac Jusef:

(l) -Catalani si trovava a Bruxelles quale secondo plenlpotenzlarlo alla Conferenza antl (2) -Cfr. n. 323.
331

IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI, AL CONSIGLIERE CATALANI, A BRUXELLES

T. S.N. Roma, 12 marzo 1890, ore 11,30.

Importandoci fare nota pubblicazione (2) prego suggerire forma che senza pregiudicare nostri disegni avvenire non spiacerebbe società britannica (3).

332

IL CONSIGLIERE CATALANI AL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI

T. S.N. Bruxelles, 12 marzo 1890, ore 18,06 (per. ore 21).

Sono informato da Mackinnon che la concessione fu !atta il 6 corrent.e dal sultano non all'Italia ma alla compagnia britannica, con facoltà retrocessione all'Italia come era convenuto. Utile a mio credere pubblicare la verità e gli accordi 3 agosto 1889 e novembre 1889 mettendo in rilievo il pregio in cui è tenuto il Governo italiano in Inghilterra, che la società più ricca, intraprendente e benemerita dopo lunga esperienza ed immenso interesse in Africa senza chiedere alcun compenso pecuniario, anzi a scapito di grandi guadagni, ha chiamato l'Italia a preferenza di qualsiasi altra Nazione ad associarsi opera incivilimento Africa. Un tale appello assai più glorioso pel R. Governo che una concessione diretta del sultano che si aveva potuto attribuire a corruzione

-o ad abbietta paura. Sotto tale aspetto Salisbury, il re del Belgio, Mackinnon e io abbiamo sin da principio guardato la cosa. Utile far notare che l'immenso territorio non costa all'Italia né un soldo né una goccia di sangue. Tacere che Catalani non ne ebbe alcuna ricompensa. Prego accusare ricevuta presente telegramma e lettera di Mackinnon a Crispi che trasmetto, posta. Intenzioni società britannica sono ritenere possesso territorio dopo i cinquant'anni.
(l) -Cfr. n. 311. (2) -Cfr. nn. 323 e 329. (3) -Cfr. n. 332.
333

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 134/82. Costantinopoli, 12 marzo 1890.

In ubbidienza al dispaccio ministeriale del 5 marzo n. 7683/48 (l) continuerò a partecipare a V.E. ogni informazione di qualche interesse circa le disposizioni dominanti in questo clero italiano e specialmente nei gesuiti, milizia ed anzi avanguardia della Chiesa, come amano dichiararsi. Non ho per ora da aggiungere ai miei precedenti rapporti se non alcuni appunti d'ordine generale.

Se in Occidente la Chiesa, stanca forse degli insuccessi della sua diplomazia presso i Governi moderni, sembra riportare la sua attività dalle quistioni politiche alle quistioni sociali, non è a meravigliarsi che in Oriente il clero italiano si dimostri desideroso d'un mutamento nell'indirizzo politico che anche qui non poteva essere per parte del Vaticano più sbagliato negli intenti e più infelice nei risultati.

Il sogno di una restaurazione del potere temporale in Roma ha indotto Leone XIII ad abdicare in Oriente più completamente ancora dei suoi predecessori la sovranità spirituale anzi la stessa indipendenza ad sacra in mano alla Francia, e ciò precisamente quando la Francia abbandonava le sue tradizioni orientali; onde la Chiesa si vede adoperata a che il grande scisma, visibilmente trionfante già nei luoghi santi, venga intronizzato a Santa Sofia.

La preponderanza degli ortodossi, la subordinazione ed umiliazione dei latini sono palpabili in tutto l'Oriente. Mentre il patriarca ecumenico gode nel Fanaranche nei tempi più burrascosi, una piena indipendenza, anzi esercita sui membri della propria confessione giurisdizioni che sono veri attributi di sovranità, il clero italiano e la stessa delegazione pontificia vedono intercettare per così dire ad esclusivo pregiudizio del cattolicismo, da un'autorità politica che non è quella del Paese in cui risiedono né quella del loro Paese d'origine, le istituzioni secolari che fanno convivere con reciproca soddisfazione i califfi ed i patriarchi e che sarebbero egualmente propizie alle rappresentanze pontificie, di cui la tenacia [sic] impedisce la creazione. La Chiesa cattolica è qui sottoposta, come da una finzione d'extraterritorialità, ad un regime francese antiquato che si arroga il controllo perfino del culto nell'interno delle chiese, regime il quale non viene più applicato al cattolicismo in nessuno Stato europeo, né ad alcuna altra religione in Turchia; quasi che in Oriente la Chiesa romana fosse ancora, come ai tempi di Luigi XIV, una semplice appendice della Chiesa gallicana. Non v'ha prete cattolico di qualsiasi altra nazionalità che non rimpianga più o meno apertamente il danno recato ai latini da tale infeudazione della Chiesa ad una politica che, legittima per parte della Russia ortodossa, è contraddittoria in sé per parte della Potenza che pretende al protettorato della Chiesa romana in Oriente.

I gesuiti, visto il pericolo, ed essendo i più ricchi, hanno per i primi potuto schivare il regime del protettorato. In certi conventi fu posto allo studio il progetto di accettare la sudditanza ottomana, sembrando preferibile al protettorato il regime dei rajà. Comprando terreni, fabbricando collegi e chiese, si registrano quelle proprietà a nome di italiani, di tedeschi, di inglesi. Istituendo scuole, vi si accolgono alunni di religione (1).

(l) Non pubbl!cato.

334

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEI4 CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 199. Massaua, 14 marzo 1890, ore 12,20 (per. ore 16,15).

Abraisseba, 3 marzo 1890.

Rispondo due telegrammi di V.E. in data del 16 febbraio (3). Menelik ha consentito a favore nostri plenipotenziari rappresentare Etiopia nella Conferenza Bruxelles, autorizzandoli a firmare in suo nome. Sua Maestà prega il Governo del re perché voglia sostenere per l'Etiopia facoltà introduzione armi, dovendo servire a reprimere rivoluzione mahdista che minaccia questo Paese.

335

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 201. Massaua, 14 marzo 1890, ore 14,50 (per. ore 21,10).

Uombertà, 6 marzo.

S.M. il Re Menelik ha ratificato convenzione addizionale facendo apporre, secondo l'uso, sigillo reale. Ratifica porta la data del 19 di jekalit 1882, corrispondente data calendario nostro 25 febbraio anno corrente. Il re è benissimo disposto verso l'Italia, ma trova grande opposizione nei suoi capi per la cessione territorio. È accusato di vendere l'Etiopia all'Italia. Sono stato testimone di queste accuse fatte dai suoi ras e dai degiac. Tutto ciò poteva dar luogo ritardo ratifica, forse comprometterla. Sua Maestà acconsentì ratifica convenzione addizionale sol

tanto dopo mia assicurazione che linea confine non oltrepasserà Halai-GuraSaganeiti-Debaroa e poi una linea da est ad ovest. Attualmente il re fa razzie nei domini di degiac Sebhat, che si è ribellato, come già ho riferito a V.E. col mio telegramma 28 febbraio (1). Quindi andrà Adua, Axum. Credo che sia conveniente Orero incontrarsi re Adua. Sono persuaso che, per accordi verbali, nostri confini oltrepasseranno linea indicata. Con ciò toglieremo la contrarietà con i suoi capi. Sottomissione ras Mangascià sembra certo avverrà fra tre giorni.

(l) -Il testo, che è la minuta conservata nelle Carte Blanc, finisce cosi. (2) -Ed. in L'Italia in A/rica, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 69 e in LV 72, p. 4. (3) -Cfr. nn. 292 e 293.

(4) Ed. in L'Italia in A/rica, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 69-70.

336

IL CONSIGLIERE CATALANI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 211. Bruxelles, 15 marzo 1890, ore 14,20 (per. ore 17).

Mackinnon telegrafa: c Personalmente non ho obiezione pubblicazione~-Foreign Office, non apparendo accordo, non può opporsi.

337

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI, ESTERI A.I., CRISPI. AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 193. Roma, 15 marzo 1890, ore 17,30.

Prego spedire ad Antonelli seguente telegramma: «Le faccio i più vivi encomi per l'ottenuta ratifica della convenzione addizio:o,ale (3). Non poss_o_ però accett_are come definitivi confini da lei indicati. Ci occorre linea del Mareb già occupata dalle nostre bande e con nostro fortilizio sulla riva opposta. Confido sarà fatto diritto nostre giuste esigenze per mezzo accordi verbali. Io non voglio creare imbarazzi tra Menelik e i suoi .capi, ma non posso lasciare indifeso. il territorio nostro. Ho dato istruzioni Orero perché mandi tutto quanto ella ha chiesto a Salimbeni. Salimbeni partirà il più presto da Massaua colla maggior parte della roba. Il resto che si compone dei doni, lettere reali, mille casse cartucce partirà da Napoli il 25 e sarà fatto proseguire senza indugio. Consentiamo rappresentare Menelik alla Conferenza di Bruxelles (4) e abbiamo fatte le prime pratiche a tale scopo. Ottenga una risposta circa l'affare Viscardi ».

(l) -T. coloniale riservato 186, trasmesso da Massaua 1'8 marzo, non pubbl!cato. (2) -Ed. !n L'Italta in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, c!t., p. 70. (3) -crr. n. 335. (4) -Cfr. n. 334.
338

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONSIGLIERE CATALANI, A BRUXELLES

T. S.N. Roma, 16 marzo 1890, ore 11.

Prego suggerire formola per notificazione e pubblicazione che senza compromettere avvènire non scontenti società britannica Africa orientale (1).

339

IL CONSIGLIERE CATALANI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 221 bis. Bruxelles, 16 marzo 1890, ore 18,25 (per. ore 20,05).

Prima di rispondere (2) utile accertare se Salisbury ha ormai contezza concessione alla Compagnia porti settentrionali. Scrivo Màckinnon in proposito .

. ,':.

340

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 148/95. Costantinopoli, 16 marzo 1890 (per. il 31).

Ho l'onore di segnare ricevuta del dispaccio ministeriale 7 marzo (3) relativo alla risoluzione presa dal Governo del re, stante il contegno della Germania e dell'Inghilterra, di non far altre osservazioni sugli affari di Candia, benché convinto che i fatti dimostreranno i danni della nostra astensione.

In coerenza con tali istruzioni, nel caso poco probabile in cui mi si riparlasse di consigli a dare, esprimerei il parere essere passato il tempo dei consigli alla Porta ed ai greci.

Alla Porta consterebbe che il Governo ellenico esercita un'azione persistente a impedire accordi fra i rifugiati cretesi ed il rappresentante ottomano in Atene e per mantenere l'agitazione; e che egli vuole concessioni imposte dalle Potenze alla Turchia, ma respinge patti di pacificazione tra gli emigrati cretesi e la Porta che possano vincolare la libertà d'azione dei cretesi stessi e della Grecia. Perciò i ministri del sultano, considerando i cretesi in Grecia come i montenegrini in Serbia quali corpi disponibili per eventuali ostilità, hanno deciso di sospendere le trattative iniziate tra il rappresentante ottomano in Atene e gli emigrati cretesi. per il motivo che la concessione di mezzi di rimpatrio gratuito e l'abolizione della legge marziale (l) per gli attentati all'ordine pubblico posteriori all'amnistia non sarebbero che aiuti all'annunziata insurrezione.

(l) -Per la risposta cfr. n. 339. (2) -Cfr. n. 338. (3) -Non pubbl1cato: comunicazione del contenuto del n. 262.
341

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 198. Roma, 17 marzo 1890, ore 10.

Per tutto quanto riguarda rappresentanza Etiopia nella Conferenza proceda nel più stretto accordo con Catalani che poté a Roma conoscere mio intimo pensiero tale riguardo.

342

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 200. Roma, 17 marzo 1890, ore 11.

Rispondo suo telegramma di ieri mattina (3). Stiamo trattando con Salisbury per la definizione d'una zona d'influenza all'interno coine fu stabilito per la costa (4). È necessario quindi che codesto Comando non susciti diffidenze e sospetti all'Inghilterra, poiché ciò renderebbe difficile ed anche impossibile il negoziato. Ella non può non conoscere gli accordi già presi colia Gran Bretagna e aver ben presenti le zone d'influenza marittima e costiera già stabilite. La invito dunque a rispettarle.

(-4) Cfr. n. 318.

(l) Cfr. n. 328.

(2) Ed. in L'Italia ln A/rlea, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIli, clt., p. 93.

(3) -T. coloniale riservato 210 del 15 marzo, non pubblicato, nel quale Orero sugj;\erlva l'opportunità di fare pressioni sulle autorità inglesi di Sual~in perchè impedissero Incursioni d! mahd!sti in territori sotto controllo Italiano.
343

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 101/66. Bruxelles, 17 marzo 1890 (per. il 21).

Il dispaccio col quale l'E.V. mi significava la delegazione dell'imperatore d'Etiopia (1), fu comunicato da me immediatamente al ministro degli affari esteri che cercai di incontrare, e poco dopo al barone Lambermont.

A questo era già stato tenuto discorso, in modo privato, della possibilità di un cosiffatto mandato, e mentre a noi pareva essere questa la soluzione migliore per definire le questioni che ci interessavano, si era già visto che tale essa non sembrasse al Lambermont. Il quale ha sempre accarezzato il disegno, di farci accettare invece un suo emendamento all'articolo del commercio delle armi.

Dopo la mia notizia ufficiale, il Lambermont fu più esplicito e fece alle nostre comunicazioni la risposta che ieri brevemente accennai con telegramma (2) e che ora trascrivo con la maggior fedeltà di memoria: «Non le nascondo -egli mi disse -che le dichiarazioni fatte da lei, signor ministro, alla Conferenza sulla impossibilità di accettare restrizioni nel commercio delle armi con l'Abissinia, han sempre destato le preoccupazioni dei rappresentanti di Francia e di Inghilterra. Il ministro Bourée e il Cogordan ml han sempre parlato dei pericoli della libera somministrazione di armi allo Scioa e poscia all'Abissinia, non solo per la possibilità che quelle armi passassero all'interno dell'Africa, ma anche per la sicurezza dei possedimenti francesi di Tadjoura. Il ministro inglese anche egli si è sempre mostrato contrario. Con la rappresentanza di Menelik alla nostra Conferenza, quelle preoccupazioni cresceranno. Imperocché alle ostilità dianzi notate, vanno aggiunte le diffidenze del Paesi, quali la Russia e la Turchia, i. quali non avendo ancora riconosciuto il trattato fra l'Italia e l'Etiopia, potrebbero vedere nella presenza dei nuovi rappresentanti una implicita adesione, dalla quale forse sono alieni"·

Il barone Lambermont mi ha quindi accennato alla necessità di un invito del re dei belgi che dovrebbe precedere l'adesione di Menelik e sulla difficoltà di accogliere gli inviati di un nuovo sovrano, quando già i lavori della Conferenza volgono al loro fine. Ha egli conchiuso, protestando delle migliori disposizioni del suo Governo, ma nel tempo istesso dichiarando non poter dare una risposta, senza interrogare le principali Potenze.

Ho combattuto uno per uno gli argomenti di cui si è servito il ministro di Stato, solo accogliendo la sua preghiera di non comunicare crudamente la notizia, ma di svolgere, nella lettera, le considerazioni, atte a distruggere le prevenzioni e le opposizioni possibili. Cosi ho fatto.

Il barone Lambermont leggendo i1 ·foglio da me presentato (l), me ne ha dimostrato la piena sua soddisfazione, insieme con la speranza, che in tal modo gli sia più facile, evitare nella Conferenza ogni temuto dissidio.

(l) -T. coloniale rl~ervato 191 del 15 marzo, non pubblicato, inviato a Berilno, Londra, Vlenna, Bruxelles, L'Ala e Lisbona. (2) -T. coloniale riservato 213, non pubblicato.
344

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL CONSIGLIERE CATALANI, A BRUXELLES

T. S.N. Roma, 18 marzo 1890, ore 11,40.

Voglia interrogare confidenzialmente Mackinnon se avesse difficoltà a che nel prossimo Libro Verde sul Zanzibar (2) nel pubblicare l'accordo del 3 agosto 1889 si omettesse l'articolo quarto relativo alle sfere d'influenza del Governo italiano e della Compagnia britannica (3).

345

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 204. Roma, 18 marzo 1890, ore 16,35.

Ho ricevuto sua lettera particolare 7 marzo (5). I territori ceduti all'Abissinia col Trattato Hewett, territorii che re Giovanni non giunse ad occupare in totalità, provano che l'Egitto si era disinteressato anche di Kassala. Ora coloro che su Kassala potrebbero aver diritto, dopo quel trattato sono o re Menelik o il re d'Italia, a condizione che sappiano riconquistarla. Posto ciò in sodo, sono pronto a procedere ad accordi per stabilire fra l'Italia e l'Inghilterra la rispettiva zona d'influenza interna. Il Governo del re sente la necessità che tale delimitazione abbia luogo perché i dervisci cospirano con popolazioni musulmane da noi protette e noi non possiamo attendere che le loro cospirazioni giungano ad un risultato. Lasciandoli operare potremo trovarceli alle porte di Keren, con grave danno della nostra influenza e pericoli della nostra colonia. Per fornirle notizie di fatto precise faccio partire per Londra il colonnello Dal Verme dello Stato Maggiore, che ha studiato a fondo la questione, la conosce meglio di chiunque e potrà servirle in questa circostanza da consulente tecnico. Un prossimo telegramma le farà conoscere giorno suo arrivo.

(l) -Al rapporto è allegata copia della lettera di De Renz!s al ministro degli esteri belga, che non si pubblica. (2) -Questo Ltbro Verde non fu pubblicato. (3) -Per Il seguito della questione cfr. nn. 352 e 354.

(4) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, clt., p. 94.

(5) Cfr. n. 318.

346

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. PERSONALE 383/150, Berlino, 18 marzo 1890 (per. il 22).

Mes rapports, dei>uis le retour du chancelier de Friedrichsruh, laissaient présumer qu'une certaine opposition de vues entre l'empereur et Son Altesse provoquerait tòt ou tard une crise (1). Le point de départ en a été le rescrit impérial du 4 février pour la protection des ouvriers. Depuis lors, survinrent divers incidents qui ont amené avant hier une explication entre Sa Majesté et le prince de Bismarck. Celui-ci avait reçu la visite de M. Windthorst, le chef de la fraction du centre. Parmi les membres de cette fraction il s'en trouve certainement bon nombre qui cherchent avec conviction à concilier les intérèts de la religion catholique avec ceux de l'Empire; mais il n'est pas moins vrai que dans cette catégorie on ne saurait ranger qui, comme M. Windthorst, sous le manteau de la religion ne viserait qu'à saper les fondements de l'Empire. Le journal officieux la Norddeutsche Allgemeine Zeitung, dans le but d'obtenir une majorité gouvernementale au Reichstag, manoeuvrait déjà dans le sens de rapprocher du centre le parti des conservateurs ayant ce point de commun que l'un et l'autre représentent le principe d'autorité. Il est évident qu'en faisant cette constatation, la feuille ministérielle voulait recommander une alliance des deux partis. Du reste, cette tendance se manifestait plus clairement dans un article où le mème journal s'attachait à démontrer que, réunis, les conservateurs et les ultramontains disposeraient réellement de la majorité et qu'une entente est très possible entre eux sur certain nombre de questions.

L'Empereur reprochait au chancelier de n'avoir pas décliné la visite de M. Windthorst.

Sa Majesté a demandé au prince de retirer un ordre d'après lequel les ministres et secrétaires d'Etat ne peuvent se présenter en audience chez l'empereur sans l'agrément du chancelier. Celui-ci a refusé son consentement.

Le souverain désire, à l'encontre de l'avis de Son Altesse, réduire au plus strict nécessaire les nouveaux crédits militaires pour lesquels il faudra recourir au Parlement, dépenses qui devront étre affectées en grande partie à augmenter l'artillerie de 74 batteries. Or le Reichstag actuel rejetterait la loi projetée. Il en surgirait un conflit que Sa Majesté veut éviter. Les chefs des différents corps d'armée sont convoqués à Berlin pour se prononcer sur l'extrème limite des réductions.

Enfin Sa Majesté trouvait qu'on l'informait incomplètement sur les affaires étrangères.

Le prince de Bismarck a trahi par des gestes l'impétuosité de son caractère, et après ce sfogo de mauvaise humeur, ses yeux se mouillèrent de larmes. L'empereur a conservé le plus grand calme durant ce pénible entretien qui a eu lieu avant hier, et il quittait son premier ministre en lui disant qu'il attendait de connaitre le résultat de ses réflexions.

Hier le général de Hancke, chef du bureau militaire, venait chez le chancelier pour lui annoncer que Son Altesse était attendue au chateau pour régler avec Sa Majesté les détails concernant sa retraite.

Le prince de Bismarck a refusé de se rendre à cet appel, et a envoyé aujourd'hui à l'empereur un mémoire justificatif de son attitude.

Comme je viens de le télégraphier (1), il n'y a nul doute, d'après les termes mémes du message apporté par le général de Hancke, que la retraite du chancelier est désormais un fait accompli. Le secrétaire d'Etat demandera d'étre lui aussi dispensé du service, quand la nouvelle de la démission de son père sera annoncée officiellement. Le comte de Bismarck agira sous l'impulsion d'un noble sentiment. Bien entendu, il n'existe entre Sa Majesté et lui aucun motif de désaccord en ce qui a trait à la direction de la politique extérieure.

Le fin mot des tiraillements entre l'empereur et son premier ministre se trouve dans leur incompatibilité àe caractère. Le prince de Bismarck est autoritaire; il ne souffre pas la moindre contradiction, ne sait pas se plier aux transactions. L'empereur, tout en rendant pleine justice aux éminents services rendues durant plua d'un quart de siècle par le prince à la Monarchie, à la Prusse et à l'Allemagne, est résolu à prendre sous sa haute direction la politique intérieure, aussi bien que la politique étrangère; tandis que le chancelier voulait conserver en main les rénes du Gouvernement, camme durant les dernières années du règne de l'empereur Guillaume I.

On ne sait rien encore sur le choix d'un successeur. Des personnes bien mformées assurent que depuis un mais l'empereur aurait déjà fixé ce choix.

Quoi qu'il en soit, rien ne sera changé dans les traits principaux de l'ancien programme de politique étrangère. L'empereur reste constant et inébranlable pour le maintien de la Triple Alliance. Le blàme de l'empereur sur des cajoleries à l'endroit de M. Windthorst doit, à nos yeux surtout, revètir une signification qu'il serait superflu de faire ressortir davantage.

Je tiens de très bonne source ces détails qui m'ont été fournis avec la recommandation de les communiquer pour l'information personnelle de V.E. Les paroles si gracieuses à l'adresse de V.E. qui ont été dites aujourd'hui par le chancelier à M. le sénateur Boccardo peuvent ètre considérées camme un adieu à qui a su camme vous, M. le ministre mériter l'amitié et l'estirne de San Altesse (2).

(l) Cfr. n. 274.

(l) -T. riservato 105, non pubblicato. (2) -I delegati alla Conferenza di Berlino, Boccardo, Ellena e Bodio. avevano comunicato con T. 743 dello stesso 18 marzo: «Oggi principe Bismarck fece visita Conferenza, conversando molto benevolmente con noi, cl domandò anzi tutto notizie di V. E. dicendo era suo amico ctvl cuore, e, benché avesse anche buoni rapporti con predecessori V. E., tuttavia era molto più lieto trattare con V. E. grandi questioni politiche europee nelle quali era completamentéd'accordo con V. E. Alla nostra domanda se potE'vamo comunicare tali dichiarazioni V. E., risposeilffermativamente ».
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 224. Londra, 19 marzo 1890, ore 15,50 (per. ore 24)

Personale per il ministro. Ringrazio V.E. per l'invio del colonnello Dal Verme (2) che mi sarà di guida sicura per gli eventuali negoziati. Prego affrettarne l'arrivo. Debbo inoltre pregare V.E. di notare che dal mio colloquio con lord Salisbury del 7 corrente (3) è risultato che un dissenso circa il diritto dell'Egitto sovra Kartum e Kassala è da prevedersi. Io ho indicato il Trattato Hewett come quello che poteva fornire la base per la delimitazione delle zone rispettive dell'Italia e dell'Inghilterra. Lord Salisbury ha dichiarato, in termini espliciti, che l'abbandono di Kartum e di Kassala era temporaneo e che l'Inghilterra considera la valle del Nilo necessaria all'Egitto. Non volli far risultare di questo dissenso in quel mio colloquio poiché, se ciò avessi fatto, avrei molto probabilmente perduto ogni base di possibili intelligenze con il Governo britannico, intelligenze indicatemi invece da V.E. come urgenti per i bisogni della nostra difesa. Se il precedente Gabinetto inglese sembrò volerei invitare ad occupare Kassala, l'attuale Ministero, su questo punto, la pensa in modo molto diverso. L'atteggiamento di lord Salisbury relativamente alla posizione da noi presa sull'altipiano etiopico è stata sempre di marcata circospezione. Io non posso lasciare credere al R. Governo che lord Salisbury sia disposto ad acconsentire allo stabilimento di una dominazione diretta od indiretta dell'Italia nella regione dell'alto Nilo, poiché qui attualmente, a ragione o a torto, si crede che da quelle posizioni si domini l'Egitto, e molti, principalmente nel partito liberale, ritengono che il Gabinetto Salisbury ha agito imprudentemente !asciandoci penetrare fin dove ora ci troviamo. Sarebbe certamente nella nostra convenienza che le cose fossero diversamente; ma il mio dovere è di dirle come esse sono, acciocché V.E. possa deliberare e farmi conoscere se convenga nelle trattative concernenti la linea di demarcazione, io affermi diritti dell'Etiopia e dell'Italia sovra Kassala, come essi sono indicati nel telegramma di V.E. del 18 corrente oppure io procuri di eludere la discussione dei diritti territoriali, limitando la trattativa a ciò che la necessità della difesa contro i dervisci rende per noi indispensabile. La questione, come fu da me posta il sette corrente a lord Salisbury, rende possibile di prendere l'una via o l'altra, ma se veramente è necessario per noi provvederei prontamente contro i dervisci, non credo che otterremo lo scopo impegnandoci con l'Inghilterra nella discussione sul valore della cessione contenuta nel Trattato Hewett, dopo la modificazione avvenuta nelle condi

-Docmnenti diplomatici -Serie II -Vol. XXIII

zioni dell'Abissinia, discussione inevitabile se vogliamo mettere in sodo i diritti territoriali che in fatto il re Giovanni non ha mai esercitato e che, tanto per l'Etiopia o per noi, quanto per l'Egitto o l'Inghilterra, sono da conquistare. Bisogna inoltre tener conto che gli inglesi, in questo momento, credono che i dervisci siano ridotti all'impotenza dalla carestia.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 96-97.

(2) -Cfr. n. 345. (3) -Cfr. n. 318.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 10u. Pera, 20 marzo 1890, ore 13 (per. ore 15,20).

A proposito dell'attuale crisi politica di Berlino ricorderò quello che ho riferito all'E.V. che Radowitz, il quale è ora a Berlino, mi ha espresso l'opinione che gli accordi del 1887 non sarebbero né eseguiti né denunziati dal gruppo itala-anglo-austriaco e dimostrava indifferenza per la grave situazione risultante da ciò per gli interessi delle Potenze mediterranee in Oriente. Mi permetto d'invocare l'attenzione dell'E.V. sui miei rapporti politici a decorrere dal 5 corrente (1).

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IL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 233. Massaua, 20 marzo 1890, ore 17,55 (per. ore 6 del 21).

Osman Digma che dicevasi riunito Abu Ghergia presso Tokar, risulta trovarsi ancora nel Sudan oltre Kassala. Dervisch Abu Ghergia comunicano liberamente con Suakin ricevendo dura. Secondo informazioni attendibili ritiensi che Abu Ghergia, aiutato con armi e munizioni da autorità Suakin, è spinto molestarci per impedirci avanzare Sudan. Però Abu Ghergia esitante, causa grande paura degli italiani. Chi in Suakin soffia contro noi è il solito Marco

pulo, cui influenza venne cresciuta con sua recente nomina direttore dogana in aggiunta carica segretario generale. Questo concorda con informazioni da Kassala e da agente consolare Suakin, dalle quali mi risulta numerose carovane avorio e gomma giungere Suakin, garantite da accordi tra autorità Suakin e dervish. Senza intenzione insistere su quanto credo necessario nostri interessi, a scopo solo chiarire situazione, aggiungo seguenti osservazioni; ordine contenuto telegramma di V.E. del 16 (l) impartito nostre navi da guerra, è conforme a quanto sempre fu fatto. Ciò che a me pareva è occupazione punti territorio nostra giurisdizione, lontanissima giurisdizione anglo-egiziana, occupazione che ritenevo imposta dal dovere spettante a qualunque Stato di tutelare suoi interessi, anche quando tutela non collima con interessi Stato amico alleato, dovere che Inghilterra non potrebbe certo rimproverare noi di adempiere. Del resto il Sudan è abbastanza grande per l'Italia e l'Inghilterra, la quale è troppo pratica per non sapere che !asciandoci parte spettanteci, le resterà sempre, coll'Egitto, col canale, con Suakin in sue mani la parte del leone. Mio timore è che difficoltà fatte a nostra azione dall'Inghilterra non siano ispirate da veri interessi inglesi, ma da intrigo e interessi egiziani, il cui solo intento è che l'Italia ne esca coi danni e colle beffe. Considerazioni militari seguono in telegramma al ministro della guerra (2).

(l) Cfr. nn. 313 e 325.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 600/224:. Vienna, 20 marzo 1890 (per. il 23).

Col ritiro dagli affari di Stato del principe di Bismarck dispare dalla scena politica la più colossale figura del tempo presente. Questo fatto produce nella. capitale austriaca un'impressione che è profonda e sarà durevole. Certamente qui non si dubita punto della continuazione dell'attuale direzione della politica estera della Germania. La Triplice Alleanza rimane ora, come era prima, la base di questa politica. Ma non è cosa indifferente che essa non abbia più per organo e ministro principale un personaggio che inspirava qui una sicurezza assoluta e che era stato l'inspiratore convinto e potente dell'alleanza. Il conte Kalnoky mi disse oggi che la dimissione del cancelliere germanico fu annunziata, con telegramma, fin da ieri all'imperatore Francesco Giuseppe dall'imperatore Guglielmo, il quale, nel dare quest'annunzio al suo augusto alleato, lo assicurava che nulla era mutato circa la politica esteriore della Germania. Personalmente il conte Kalnoky rimpiange la dimissione del principe di Bismarck

che pure egli prevedeva inevitabile da qualche tempo. Egli era in relazioni intime da nove anni col principe, e tra i due uomini di Stato regnava una grande fiducia, la quale non era mai venuta meno anche quando v'era qualche discrepanza di vedute. Invece il generale di Caprivi, successore del principe di Bismarck, è personalmente sconosciuto al conte Kalnoky, e ci vorrà senza dubbio un certo tempo prima che si possano creare fra i due ministri relazioni d'eguale sicurezza.

A Vienna, nei circoli politici, l'opinione generale è che il cambiamento, prodottosi a Berlino, non avrà un'azione immediata nella politica degli Stati europei, ma che coll'andar del tempo la disparizione del principe di Bismarck non mancherà di farsi sentire. Certo è che con un giovane imperatore, pieno d'attività e d'ardore, e privo oramai del contrappeso d'una così forte autorità come era quella del principe di Bismarcl\:, si dovrà far luogo assai più che prima, all'impreveduto.

(l) -T. coloniale riservato 164. non pubblicato: Istruzioni di ordinare alle navi da guerra di astenersi dall'andare a Suak!n e anche dal mostrarsi nella costa non soggetta all'influenza Italiana. (2) -Non pubblicato.
351

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 95. Roma, 21 marzo 1890, ore 17.

Per soddisfare vive istanze Governo portoghese la prego unirsi ai rappresentanti delle altre Grandi Potenze che facessero pratiche presso il Gabinetto inglese per procurare accomodamento con Portogallo.

352

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 213. Roma, 21 marzo 1890, ore 17.

Sono informato (l) che lord Dufferin telegrafò a Salisbury che io avrei deciso non pubblicare termini accordo Zanzibar. Evidentemente in ciò vi è equivoco, non avendo io mai dato simile assicurazione, né potendola dare, dovendo l'accordo essere presentato al Parlamento.

(l) T. coloniale riservato 231 del 20 marzo di Catalani, non pubblicato.

353

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 316/201. Londra, 21 marzo 1890 (per. il 29).

Con separati rapporti (l) io ho avuto l'onore di far conoscere a V.E. l'uso da me fatto delle notizie da lei trasmesse circa il lavorio della Francia in Tunisia ed i preparativi che accennano a più vasti progetti della stessa in quelle contrade.

Ella avrà certamente notato che, quando io ho parlato di tali cose a lord Salisbury od al sottosegretario di Stato, la loro prima risposta fu quasi sempre che il Foreign Office non avea ricevute le notizie di fatto che io segnalava. Si è potuto anche rimarcare nella sostanza dei pochi apprezzamenti che mi riuscì di raccogliere in un colloquio con lord Salisbury, che Sua Signoria non è inclinata a credere che le opere di fortificazione ed altre che sembrano progettate per Biserta, siano di facile riuscita. Non ha, in ogni caso, questo primo ministro nascosto il suo pensiero che non sia per ora da attribuirsi importanza ai lav ori stessi.

Per modificare siffatte impressioni, io credo sia necessario, o che qualche nuova circostanza di fatto d'incontestabile valore si produca, o che gli agenti inglesi nella Tunisia e nella Tripolitania, con le spontanee loro informazioni, indicassero gli scopi ai quali il lavorio francese tende ed avvertissero i mezzi al conseguimento degli scopi stessi impiegati.

Finché il Foreign Office sarà chiamato a prendere in considerazione ciò che avviene a Tunisi e sulle frontiere della Tripolitania, unicamente in seguito alle notizie che noi gli rechiamo, io temo che l'effetto della nostra azione non possa essere efficace. È infatti nell'ordine naturale delle cose che quando, dopo le indicazioni da me fornite, il Foreign Office invita i suoi agenti a riferire intorno alle medesime, quegli agenti vogliano nella attenuazione dei fatti dare la spiegazione del loro silenzio circa i medesimi. Se invece le relazioni degli agenti britannici pervenissero qui almeno contemporaneamente a quelle che i nostri mandano a V.E., il Foreign Office si troverebbe assai meglio disposto a ricevere le mie comunicazioni.

Io mi domando anzi se, avvezzando il Foreign Office a ritenere che le notizie che gli vengono da fonte nostra non sono considerate come degne di attenzione dai suoi agenti, non possa nascere il pericolo che, quando dovessimo denunziare qualche fatto di seria importanza, la stessa freddezza ed incredulità abbia ad accogliere le prime nostre informazioni. Mi sembrerebbe perciò opportuno che gli agenti nostri in Tunisia ed in Tripolitania procurassero di mantenersi in relazioni intime con i loro colleghi inglesi, si adoperassero a fare in guisa che questi dividessero le loro impressioni e trasmettessero al Gabinetto di Londra le notizie che eglino trasmettono a Roma. Questa r. ambasciata ne troverebbe facilitato il compito suo.

(l) Cfr. nn. 211, 230 e 275.

354

IL CONSIGLIERE CATALANI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 237. Bruxelles, 22 marzo 1890, ore 9,56 (per. ore 13,20).

Preme rettificare impressione lord Dufferin (1). Il Foreign Office ha comunicato in iscritto alla Compagnia britannica sostanza telegramma lord Dufferin da me accennato. D'altra parte sottosegretario di Stato del Foreign Office mi ha telegrafato avanti ieri sera per mezzo di Mackinnon di far sospendere pubblicazione.

355

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 218. Roma, 22 marzo 1890, ore 14,25.

Il comandante superiore in Massaua c'informa (3) che i dervisci di AbuGhergia comunicano liberamente con Suakin, donde ricevono dura, armi, munizioni, nonché incitamenti a molestarci. Principale autore di questa azione a noi ostile è il noto Marcopulo, la cui influenza venne cresciuta con sua recente nomina a direttore dogana in aggiunta carica segretario generale. L'accordo tra autorità Suakin e dervisci è provato ancora dal fatto che numerose carovane avorio e gomma possono giungere dall'interno a Suakin. Non possiamo credere che il Governo inglese sia connivente a siffatta politica la quale potrebbe obbligare! ad una seria azione difensiva che ci porterebbe forse ad internarci verso Kassala. In ogni modo, insista perché Governo inglese faccia allontanare da Suakin il Marcopulo, giusta quanto ci fu già fatto sperare, potendo egli essere causa di dissidi che vogliamo evitare (4).

356

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 777. Pietroburgo, 22 marzo 1890, ore 18 (per. ore 18,50).

Czar è impressionato dalla dimissione Bismarck che egli considera danneggiare garanzie di pace. Spera che l'attività dell'imperatore di Germania

non uscirà dalla cerchia delle riforme interne. Giers parla in questo senso e aggiunge che oramai entriamo nella fase dell'ignoto. Lobanoff, che ritorna a Vienna, ha confermato questi apprezzamenti a quest'ambasciatore d'AustriaUngheria, il quale constata con ansietà che i partiti estremi di Germania e gll slavi dell'Impero austro-ungarico già cantano vittoria.

(l) Cfr. n. 352.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 98.

(3) -Cfr. n. 349. (4) -Per la risposta cfr. n. 365.
357

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. COLONIALE RISERVATO 219. Roma, 22 marzo 1890, ore 19,15.

Da Londra, Berlino (1), Vienna abbiamo assicurazione formale che i plenipotenziari inglesi, tedeschi ed austro-ungarici alla Conferenza di Bruxelles, appoggeranno nostra domanda di negoziare e firmare, anche in nome dell'Impero etiopico, giusta autorizzazione dataci dall'imperatore Menelik il 3 marzo (2). Altre Potenze minori aderiranno. La Francia, il cui ministro a Bruxelles sembra mostrarsi ostile alla nostra domanda, correrebbe rischio di trovarsi sola contro noi e di rivelare a nostro riguardo e senza alcun suo vantaggio un malanimo che difficilmente si spiegherebbe in senso ad essa favorevole. Veda codesto ministro degli affari esteri e gli faccia comprendere la convenienza di non creare una opposizione che sarebbe senza motivo e senza scopo (3).

358

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

R. RISERVATO 318/203. Londra, 22 marzo 1890 (per. il 30).

Con il mio rapporto delli 13 di questo mese (5) ho avuto l'onore di trasmettere a V.E. copia della nota con la quale lord Salisbury ha trasmesso a questa

r. ambasciata i tre documenti seguenti:

l) copia di versione dall'amarico in francese della lettera del re Menelik alla regina Vittoria, in data del mese di tahsàs 1552 pervenuta al Foreign Office per il tramite dell'India Office il 29 gennaio 1890;

2) lettera originale di risposta della regina Vittoria alla precedente;

3) copia della lettera originale suddetta in data 20 febbraio 1890.

Conformandomi alle istruzioni pervenutemi da V.E. con il telegramma delli 7 marzo (1), ho ringraziato lord Salisbury per aver egli aderito al desidèrlo nostro di essere incaricati della trasmissione della lettera al re Menelik e, nel tempo stesso l'ho assicurato che la trasmissione sarebbe eseguita da noi nel modo il più sicuro. In questa occasione questo signor ministro ripetè verbalmente ciò che, nella nota da me comunicata a V.E. con il rapporto del 13 corrente, era già detto, che cioè il Governo inglese desiderava avere dal sovrano etiopico una ricevuta della lettera della regina per non esporsi alle conseguenze altre volte derivate dal fatto che il negus Teodoro pretendeva che la regina non aveva risposto ad una sua lettera. Il telegramma precitato di V.E. mi autorizzava a rispondere che noi avremmo domandata e trasmessa a tempo debito la desiderata ricevuta.

Ora profitto della partenza dell'ordinario corriere di Gabinetto per mandare a V.E. la lettera della regina Vittoria e gli altri due documenti sovra descritti.

Questo affare si potrebbe così considerare come conchiuso a nostra soddisfazione ed io me ne rallegrerei volentieri se non fosse debito mio accompagnare l'invio che faccio oggi con qualche riflessione che sottometto all'alto giudizio di V.E.

A lei non isfugge certamente l'insistenza con la quale, pur rimettendo a noi la copia delle lettere scambiate fra il re Menelik e la regina Vittoria e la risposta originale della regina, il Foreign Office ha voluto mettere in evidenza la necessità per lui di avere la ricevuta etiopica della lettera della regina per guarentirsi contro la ripetizione d'incidenti che costrinsero l'Inghilterra a fare l~ costosa guerra di Abissinia.

Tale insistenza avrebbe un lato quasi puerile se si ponesse mente soltanto alla mutate circostanze dello Stato etiopico dopo che questo è entrato con l'Italia nei rapporti convenzionali che il Governo inglese perfettamente conosce. Ma siccome non sarebbe conforme alla verità delle cose il credere che dal Foreign Office si metta insistenza in cosa di nessun sostanziale valore senza uno scopo serio, così a me sembra si debba vedere nell'insistente domanda della ricevuta del re Menelik null'altro che una riserva per l'avvenire. In sostanza il Governo inglese ha aderito ancora una volta a mandare le lettere della regina Vittoria per il tramite nostro; ma, mettendo in evidenza il pericolo che altre volte ha incontrato per non aver risposto o non essersi accertato dell'arrivo della risposta a mani del re Teodoro, egli mantiene il suo diritto a tenere con il sovrano dell'Etiopia un carteggio diretto.

Non mi pare, questa, cosa nella quale a noi convenga provocare spiegazioni. Ripetendosi i casi di corrispondenza dell'imperatore di Etiopia con l'Inghilterra unicamente per mezzo nostro, i casi stessi costituiranno la consuetudine a favore nostro. Ma intanto mi sembra necessario tener presente che la condotta del Gabinetto inglese neppure in questa circostanza si è dipartita da quel sistema che pur aderendo in sostanza ai desideri dell'Italia non crea per lui formali impegni nell'avvenire.

(l) -T. coloniali riservati 214 del 16 marzo e 229 del 20 marzo, non pubblicati. (2) -Cfr. n. 334. (3) -Per la risposta cfr. n. 364.

(4) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 117-119.

(5) R. 278/181, ibid., pp. 89-92.

(l) Cfr. n. 315.

359

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 220. Roma, 23 marzo 1890, ore 11,15.

Faccia proseguire per Antonelli con corriere celerissimo: «Notizia ritirata Menelik (2) senza giungere capitale Tigrè e senza essersi abboccato con nostro generale, produrrà pessima impressione in Italia. Veda persuadere imperatore nello stesso suo interesse ad avanzarsi con una parte almeno sue truppe tanto per garantire sua sicurezza e formargli scorta onore fino Adua dove generale Orero, quale rappresentante re d'Italia, si recherà salutarlo. Importa assolutamente che incontro abbia luogo. Una certa quantità viveri si trova già Debaroa bastante per scorta anche numerosa dell'imperatore. Metta in opera tutta sua influenza perché si compia tale avvenimento, il quale avrà per risultato: l) consacrare maggiormente sovranità Menelik nel Tigrè; 2) confermare a Menelik carattere successore del negus Giovanni di fronte Europa; 3) agevolare nostri rapporti col governatore che sarà lasciato nel Tigrè, governatore che deve essere di fiducia non solo di Menelik ma nostra. In quanto ai confini dei nostri possedimenti la linea del Mareb si rende sempre più necessaria, se è vero, siccome ci si dà a credere, che Menelik intenda lasciare Mangascià governatore del Tigrè. Ad ogni modo, qualora all'imperatore manchi il coraggio di avere una volontà, e lo prova il continuato indugio ad avanzarsi nel Tigrè, a noi conviene che si rimandi a miglior tempo l'esecuzione dell'articolo terzo della convenzione addizionale. Ormai è chiaro che da Menelik nulla è da attendersi di bene. Telegrafi risposta (3) contemporaneamente a me e ad Orero, al quale do istruzioni, e combini con lui modalità incontro».

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L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 779. Pietroburgo, 23 marzo 1890, ore 14,20 (per. ore 14,50).

È degno di particolar nota che Giers si mostra meco ben più rassicurato sulle conseguenze dimissioni principe Bismarck. Gli pare naturale che l'imperatore di Germania voglia e governare e regnare. Lo crede pacifico. Fece risaltare aver creduto opportuno, nello stato presente delle cose, consigliare allo czar di ricevere, contrariamente all'uso, ambasciatore di Germania prima che partisse in congedo, perché vedrà imperatore Guglielmo. Crede che imperatore

di Germania manterrà il conte di Bismarck nelle sue funzioni per conservare legami col padre. Voglia l'E.V. porre questa nuova impressione di Giers a riscontro dell'ansietà che dimostra ambasciatore di Austria-Ungheria (1).

(l) -Ed. in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., p. 211, e in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 100. (2) -Cfr. n. 378. (3) -Antonelli aveva informato con T. coloniale riservato 236 del 22 marzo che Menelik, in seguito alla sottomissione di Mangascià, alla scarsità di viveri e ad un'epidemia, ritornava a Borumieda.
361

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO SEGRETO 108. Pietroburgo, 23 marzo 1890, ore 16 (per. ore 18).

Ieri sera ad una riunione intima alla presenza di un funzionario della Corte, Giers mi parlò del viaggio del principe di Napoli, delle agevolezze che sarebbero fatte a Sua Altezza Reale, della premura dello czar a dargli ordini necessari. Giers suggerì, come idea propria, come un consiglio, che Sua Altezza Reale venga a Pietroburgo; disse che lo czar ne sarebbe lieto ma che Sua Maestà aveva troppo « quant à soi » per parlarne; fece allusione alla suscettibilità che potrebbe nascere dal passaggio del principe ereditario d'Italia per Varsavia, per la Polonia, senza venire alla capitale della Russia. Io già avevo previsto inconvenienti di questo itinerario e mi proponeva consultare V.E. Giers per prudenza accompagnò il suggerimento di riserve, dicendo ignorare se lo czar e lo czarevitch avessero progetto di assentarsi. In ogni caso una tale apertura fatta in termini oltremodo cortesi, rende opportuno, se non indispensabile, che Sua Altezza Reale venga a Pietroburgo o cambi addirittura itinerario di ritorno. Giers parlò in termini così amichevoli e franchi che mi disse perfino come lo czar sarebbe grato se il principe di Napoli se non da Batum, da punto più interessante del viaggio gli telegrafasse. Linguaggio di Giers non aveva carattere di un invito ma di un suggerimento di opportunità (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI. AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 223. Roma, 23 marzo 1890, ore 18.

Da Londra e da Berlino mi si telegrafa (3) che rispettivi delegati Bruxelles hanno avuto istruzione appoggiare nostra domanda di negoziare e firmare anche in nome Impero etiopico giusta autorizzazione 3 marzo (4). Ho telegrafato a Parigi (5) per far cessare opposizione codesto ministro francese. Procuri persuadere Lambermont ad adoperarsi anch'egli in tal senso ed ottenere adesione di tutti i plenipotenziari. Gli faccia capire che R. Governo tiene moltissimo a

che sia soddisfatto tale suo desiderio e che un rifiuto potrebbe avere per conseguenza di modificare il nostro contegno nella conferenza che è stato sinora arrendevole in tutto ai desideri del presidente e della maggioranza dei plenipotenziari. Conclusione dei lavori e firma trattato verrebbe in tal modo resa difficile.

(1) -Cfr. n. 356. (2) -Per la risposta cfr. n. 374. (3) -Cfr. n. 357, nota 1. (4) -Cfr. n. 334. (5) -Cfr. n. 357.
363

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

R. CONFIDENZIALE 408/161. Berlino, 23 marzo 1890 (per. il 26).

Je sais qu'en date du 19 mars, les ambassades d'Allemagne à Rome, Vienne, Londres, et les représentants de la Prusse à Dresde et à Munich, ont été avertis que les changements à la veille de s'effectuer à Berlin n'affectaient en rien les rapports internationaux de l'Empire.

Aujourd'hui, à la fète des ordres, j'étais placé à còté du nouveau chancelier. Il m'a parlé dans le mème sens. Il avait accueilli à contre-coeur les premières ouvertures de son souverain. Son ambition ellt été de continuer activement dans l'armée et de mourir, au besoin, sur un champ de bataille, plutòt que de consumer ses forces sur un terrain où il aurait la très rude tache de succéder à l'homme de génie qui, pendant de si longues années, a joué un ròle immense en Europe. Du moment où l'empereur faisait appel à son dévouement, il s'est résigné. En sa qualité de militaire, le courage et l'obéissance sont pour lui des vertus professionnelles. Mais il pouvait me donner l'assurance que, dans les relations extérieures, il suivrait la mème piste que son prédécesseur. J'ai laissé entendre que j'espérais entretenir avec lui aussi des rapports de confiance mutuelle à l'avantage de nos deux Pays, et que je m'y appliquerais de mon mieux. Le général de Caprivi m'a répondu que le prince de Bismarck, en passant en revue le corps diplomatique, avait eu déjà soin de désigner l'ambassadeur d'ltalie parmi ceux auxquels il pouvait accorder pleine confiance.

J'ai fait allusion à des récits de la presse allemande, attribuant à sa famìlle une origine italienne. Qualques-uns de nos journaux avaient relevé ce fait comme d'un bon augure de plus pour la continuation des excellents rapports entre l'Italie et l'Allemagne. Le général contestait le fait, ses ancètres ayant émigré du Frioul autrichien en Allemagne. La parenté avec les Montecuccoli n'était pas prouvée. «Cela n'empèche pas que j'aime les italiens, et je vous propose de vous associer à moi pour boire à leur santé ». De mon còté, j'ai porté la santé des allemands.

Après le repas, l'empereur m'a pris à l'écart. Il tenait à ce que je fournisse à S.M. le Roi et à V.E. quelques détails sur la crise qu'on vient de traverser ici. Depuis son retour de Friedrichsruh, le prince de Bismarck n'était plus reconnaissable. On remarquait en lui une grande surexcitation. Au dire du médecin, si cet état se prolongeait, il en serait résulté une attaque nerveuse. C'eùt

été un homme fini (jertig) par épuisement de forces. «Il s'est produit un profond déchirement dans mon coeur en suite de la nécessité de piacer dans la réserve

un ancien et illustre serviteur de la Couronne ». Sa Majesté exprimait l'espoir qu'à l'avenir encore les conseils, l'énergie, le fidèle dévouement du prince ne feraient pas, à l'occasion, défaut à l'Empire. A l'étranger, on se souviendra de la politique de paix si sage suivie par le prince de Bismarck «et que moi-méme je suis résolu à suivre de toutes les forces de ma volonté. Je reste fidèle à la Triple Alliance ». Sans elle, l'Europe aurait été déjà en proie de graves conflits sanglants. « J'ai des nouvelles rassurantes de Pétersbourg. L'empereur Alexandre est animé des meilleures dispositions, et pour les entretenir autant que faire se pourra, je lui rendrai visite dans le courant de cette année, à l'époque des grandes manoeuvres à Tsarskoe-Zelo ».

J'ai dit à Sa Majesté que dans ma correspondance j'avais déjà mis en relief qu'aucune modification ne serait apportée au programme pacifique du Cabinet de Berlin, et que ses vues étaient inébranlables pour le maintien de la Triple Alliance, qui est une base solide de la paix (1). Je m'empresserais néanmoins de transmettre à Rome ces nouvelles déclarations si précises et provenant de qui tient en main si ferme les rénes de l'Etat.

L'empereur a répliqué: « Vous savez que l'ambassadeur d'Italie est persona gratissima, et qu'il jouit de notre entière confiance ».

J'ai encore dit a Sa Majesté que j'avais eu soin de nier toute chance de réussite aux intransigeants ultramontains qui se bercent de l'espoir que le moment devient propice de revenir à leurs réves de restaurer la domination temporelle. Sa Majesté n'hésitait pas à déclarer que de pareils réves ne rencontreraient auprès d'elle aucune chance d'étre favorisés: «Je suis trop bon protestant pour me préter à de telles visées. D'ailleurs je professe un sincère attachement pour votre roi et pour l'Italie ».

Il me résulte que l'empereur a également insistè vis-à-vis de mon collègue d'Autriche sur ce que rien n'était changé dans son programme de politique étrangère.

Sa Majesté s'est aussi montrée satisfaite de la marche des travaux de la conférence pour la protection des ouvriers. Sa Majesté espère qu'il sortira de ces délibérations quelque heureux résultat, ne fut-ce que de fournir une base pour des conférences ultérieures.

Le comte Herbert de Bismarck, malgré tous !es efforts du souverain pour lui conserver ses fonctions actuelles, persiste à vouloir se retirer. En tout cas, il prendrait un long congé. C'est le comte de Hatzfeldt, ambassadeur à Londres, qui aura l'intérim des affaires étrangères.

*Il m'avait paru convenable d'adresser, dans les circonstances présentes, au prince de Bismarck et au comte Herbert, !es deux lettres dont je joins ici copie. J'envoie aussi copie de leurs réponses (2). Je ne suis pas mu par un sentiment de vanité en en donnant connaissance, de mème que du langage si flatteur de l'empereur à mon égard. Tout cela est au dessus de mes mérites, et prouve seulement, si mérite il y a, que je l'ai acquis en me conformant, camme tout

autre l'eut fait, aux instructions de V.E. et de ses prédécesseurs. Je ne fais que renvoyer ces éloges à leur véritable adresse. Puisque l'empereur m'a engagé à faire parvenir aussi au roi ses importantes déclarations, je prie V.E. de soumettre ce rapport à Sa Majesté.

Il me revient que les télégrammes transmis par V.E. à l'occasion de la démission du prince de Bismarck ont produit aupjrès de lui et de sa famille la meilleure des impressions, laquelle, au reste, est constatée par la réponse de Son Altesse (1).*

(l) Ed. in italiano, con l'omissione del passo fra asterischi. in CRISPI, Politica estera, cit., pp. 352-354.

(l) -Cfr. n. 346. (2) -Non si pubblicano gli allegati.
364

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 240. Parigi, 24 marzo 1890, ore 15,50 (per. ore 18,10).

Questa mattina parlai col ministro degli affari esteri della opposizione che il rappresentante francese alla Conferenza di Bruxelles sembra fare alla nostra domanda di rappresentare alla detta Conferenza il sovrano etiopico (2), giusta autorizzazione da questo dataci il 3 marzo corrente (3). Ribot non era ancora bene informato della questione, pareva credere che l'Italia abbisognasse consenso palese per accettare mandato di rappresentare sovrano Abissinia all'estero. Ricordai al signor Ribot che l'Italia aveva agito nella pienezza del suo diritto in virtù dell'articolo 34 atto generale della Conferenza di Berlino 26 febbraio 1885; che in conseguenza l'opposizione del delegato francese a Bruxelles non aveva base alcuna. Ribot mi disse che avrebbe studiata la questione per riparlarne alla prima occasione. Da alcune sue parole mi parve scorgere che quell'opposizione sia provocata dalla Russia, alla quale in questo momento si continua usare insolite cortesie. Cito a titolo di semplice curiosità fatto che sabato al concerto dato dal presidente della Repubblica un solo pezzo musica non francese figurava nel programma e questo era l'inno allo czar.

365

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 246. Londra, 24 marzo 1890, ore 20 (per. ore 23,50).

Ho ricordato a lord Salisbury che già altra volta abbiamo dovuto chiedere l'allontanamento di Marcopulo da Suakin e gli ho indicato la necessità di prov

p. -355.

vedere prontamente a cagione degli intrighi suoi a danno nostro ed a pregiudizio dei rapporti dell'Italia con l'Inghilterra (1). Sua Signoria si meraviglia molto nel sentire che i dervisci riescono ad avere armi e munizioni. Mi disse telegraferebbe a Baring, al Cairo. Non mi parve però disposto, malgrado la insistenza mia, ad attribuire alle cose da me espostele importanza maggiore di quella da lui generalmente assegnata alla ordinaria tendenza delle autorità locali nelle colonie ad esagerare i fatti che le concernono. Lord Salisbury mi ha tuttavia assicurato essere intenzione sua che siano evitati gli attriti dai quali può nascere divergenza fra i due Paesi in Africa, e io l'ho impegnato vivamente a provvedere.

(l) -Non si pubblicano il telegramma inviato da Crispi a Bismarck (T. 509 del 21 marzo), e la risposta di Bismarck (T. 778 del 22 marzo). Essi sono editi in CRISPI, Politica estera, cit., (2) -Cfr. n. 357. (3) -Cfr. n. 334. (4) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 100-101.
366

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 244. Massaua, 24 marzo 1890, ore 20,35 (per. ore 7 del 25j.

Hausen, 21 marzo 1890.

Quattro telegrammi ricevuti oggi 20 marzo in Hausen. Dopo essermi separato dall'imperatore sono diretto ad Adua,.con delegati nominati imperatore per tracciare confine italo-etiopico. Fu posto governatore di Adua Masciascià Uorchié, ottimo elemento per noi. Risiederà presso nostri confini. Imperatore fu accusato vendere all'Italia Tigrè. Capi tigrini presumevano essere autorizzati da Menelik a riprendere colla forza Asmara; altri avrebbero voluto rivolgersi Inghilterra perché faccia mantenere all'Italia Trattato di Hewett che è depositato in Axum. In queste condizioni imperatore mi scongiura far sapere Governo del re che, per non perdere popolarità non si oltrepassi nel tracciato confine la linea Halai-Saganeiti-Sciket e quindi non far entrare nel confine italiano il paese compreso nell'Hamasen. Non ho creduto compromettere nostri buoni rapporti e diedi all'imperatore assicurazione che l'Italia vuole la sua grandezza e non vuole comprometterlo con alcuno. Il governatore di Menelik Masciascià, diretto da noi, potrà preparare nostro completo predominio nel Tigrè. V.E. non dovrebbe insistere per tracciare un confine più ampio di quello che oggi è possibile ottenere pacificamente. È la prima volta che un re dell'Etiopia cede, per accordo, parte del suo territorio. Di queste tenga conto il Governo del re. Sono d'accordo col re per t.utte le altre questioni, sia per comunicazione da farsi alle Potenze sia per futura sistemazione del Tigrè, per la quale feci accordo scritto che telegraferò (3).

(l) -Cfr. n. 355. (2) -Ed. In L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII. cit., pp. 101-102. (3) -Cfr. n. 373.
367

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 245. Massaua, 24 marzo 1890, ore 21 (per. ore 23,40).

Da Maidocuman, 22 marzo 1890.

In risposta al telegramma del 15 (l) circa non poter accettare confini concessi da Menelik, mi permetta di osservare che Menelik è costretto salvare suo nome taccia vendere proprio Paese per togliere così dai suoi nemici un'accusa che compromette sicurezza suo trono. Verbalmente e in segreto imperatore mi espresse sentimenti favorevoli nostra ingerenza nelle cose del Tigré. Sarà, crederei, più vantaggioso di non dare oggi troppa importanza a qualche chilometro di un paese destinato col tempo a appartenerci interamente. Per l'affare Viscardi (2), Sua Maestà spera ottenere il prestito domandato; questo può farsi, perché Menelik non prende gli altri due milioni che Banca Nazionale aveva disposto di dare.

369

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. COLONIALE RISERVATO 232. Roma, 25 marzo 1890, ore 16,30.

In seguito a preghiera di Menelik al R. Governo delegati italiani Conferenza Bruxelles chiesero poter rappresentare Conferenza imperatore Etiopia. Germania, Inghilterra (3), Austria (4) diedero istruzione loro delegati appoggiarci. Potenze minori aderiranno. Governo francese muove invece difficoltà e da buona fonte risulterebbe tale contegno esser provocato dalla Russia (5). Procuri aver un colloquio a tale riguardo con Giers e indurlo desistere sua opposizione (6).

369. IL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 256. Bruxelles, 25 marzo 1890, ore 19,35 (per. ore 23,55).

Mi risulta in modo sicuro che Ribot cerca pretesti non riconoscere accettazione Spuller notificazione nostra trattato Menelik. Comunicazione venuta mi

nistro francese non favorevole nostra delegazione Menelik in forza trattato. Re del Belgio molto preoccupato, non farebbe invito Menelik se non sicuro di non avere proteste Conferenza. Intanto domani discussione capitolo armi. Ho prevenuto Lambermont che noi assisteremo discussione dichiarando non avere istruzioni e riservando interamente nostro voto. Re del Belgio parte questa notte per Inghilterra in forma privata.

(l) -Cfr. n. 337. (2) -Cfr. n. 330. (3) -Cfr. n. 357, nota l. (4) -T. coloniale riservato 257 del 25 marzo, non pubblicato. (5) -Cfr. n. 364. (6) -Per la risposta cfr. n. 376.
370

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATISSIMO 253. Londra, 25 marzo 1890, ore 19,55 (1).

Ho comunicato iersera per lettera particolare a lord Salisbury la notizia dell'incursione dei dervisci, trasmessami con telegramma di V.E. nelle ore pomeridiane (2). Ieri sera ed oggi ebbi abboccamenti con colonnello Dal Verme. Domani vedrò di nuovo lord Salisbury, il quale parte sabato per Mentone e starà assente almeno tre settimane. Il colonnello Dal Verme ed io pensiamo che per le necessità militari più urgenti basta per ora ottenere una demarcazione temporanea fra Ras Kasar e un punto sul corso del fiume Barka, il quale punto verrebbe indicato come segue: «dove il diciassettesimo grado e dieci minuti latitudine nord taglia il corso del fiume Barka, ovvero a circa venti kilometri discendendo il corso fiume stesso dal suo confluente con il fiume Anseba ». Proporrò dunque, salvo le istruzioni contrarie di V. E., che demarcazione fra Ras Kasar e il punto sovradescritto sia stabilita, per ciò che riguarda le operazioni militari, da una linea retta che riesca normale alla costa marittima con la condizione relativa agli sconfinamenti necessari come risulta dalle mie precedenti comunicazioni a V.E. Una trattativa per determinare la linea di demarcazione all'interno oltre il fiume Barka, ci porterebbe a dover trattare la questione del futuro possesso di Kassala e le circostanze presenti, non meno che le disposizioni attuali del Gabinetto inglese non sono favorevoli per siffatta trattativa. Credo sarebbe miglior consiglio procedere per gradi, tanto più che anche le condizioni generali della politica europea, a cagione dell'emozione prodotta dal ritiro del principe di Bismarck, suggeriscono di evitare qualsiasi passo che potesse far sorgere nel Parlamento inglese o nella stampa discussioni sopra la rivalità degli interessi italiani e inglesi nell'alto bacino del Nilo e per conseguenza mettere in luce un punto di divergenza nella politica dei due Paesi (3).

(l) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (2) -T. coloniale riservato 229, non pubblicato. (3) -Con T. coloniale riservato 265 del 26 marzo Tornielli comun;cò: << Lord Salisbury non vede difficoltà ad ammettere che la linea di demarcazione venga per ora limitata al tratto eli territorio compreso fra il mare ed il fiume Barka... Sua Signoria ha dichiarato che la linea retta da me proposta non potrebbe essere continuata se la demarcazione si dovesse estendere ai territori dei quali i corsi d'acqua vanno al Mediterraneo». Cfr. anche n. 411.
371

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 234. Roma, 25 marzo 1890, ore 20.

Faccia proseguire per Antonelli: «Menelik nulla cede e nulla vende (2), perché il territorio da noi occupato lo dobbiamo a noi stessi. In ogni modo ripeto quanto dissi nel telegramma del 23 (3), potersi cioè rimandare ad altro tempo l'esecuzione dell'articolo 3 della convenzione addizionale che importa la sistemazione della frontiera. Questa sarebbe la migliore soluzione ed allo stato delle cose non posso accettarne altra. Se Menelik deve guardare ai tigrini, che qualche nostra informazione ci farebbe ritenere più favorevoli a noi che a lui, io debbo guardare al Parlamento, senza del quale non potrei governare. Ella sa quanto siano vive e insistenti le opposizioni all'impresa d'Africa e quanto io abbia dovuto lottare per vincere gli ostacoli frammessi dai miei avversari. Masciascià potrebbe anch'esso contentarsi della sospensione che propongo, la quale non lo comprometterebbe per nulla ».

372

IL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 262. Massaua, 26 marzo 1890, ore 14,40 (per. ore 19,55).

Cossato, in marcia dal Mareb su Adua, incontrò a mezza strada Antonelli, diretto al Mareb con nostre bande che fornirono scorta missione scioana, e degiac Masciascià Uorchiè con seguito migliaia uomini, donne, bambini e cinquecento quadrupedi che recavasi al Mareb per prendere viveri. Antonelli disse a Cossato che per la parte occidentale del Tigrè, da Adua verso Axum, fu nominato governatore Masciascià, lasciando a degiac Seium la parte orientale. Antonelli indicò che nostro confine, secondo trattato, era Sciket-Gura. Masciascià ha con sé due delegati per delimitare confini. Le istruzioni di Cossato e dei nostri delegati essendo troppo diverse dai confini indicati è impossibile intendersi. Masciascià, per sostenersi come governatore di Adua, chiede inoltre viveri, armi, truppe nostre. * Tolto naturale dispetto causato condotta Menelik, a me sembra che Governo italiano deve aver presente che tutto ciò aumenta discordia nel campo tigrino e rende nostra azione più libera e ci mette in grado di dettare più facilmente la legge. Disposizioni militari furono date in modo da far fronte a qualunque ordine mi verrà dato dal Governo*.

lll Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 102-103.

(2) -Cfr. n. 367. (3) -Cfr. n. 359. (4) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, clt., pp. 103-104 e, con l'omissione del passo fra asterischi, in CRISPI, La prima guerra d'Africa, clt., p. 213.
373

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 261. Massaua, 26 marzo 1890, ore 15,05 (per. ore 19,25).

Mehab Alabai Farasmai, 24 marzo 1890, ore 6,40.

Accordo firmato il 19 marzo collo imperatore nell'accampamento di Dinghilet è di tre articoli: l) obbligo imperatore non nominare governatore Tigrè persone che causarono attriti fra italiani ed abissini, ma persona di fiducia, del sud; 2) obbligo Governo del re dare speciale protezione per sistemare governatore dell'imperatore col dare, nei limiti del possibile, viveri, munizioni da guerra, forza armata; 3) dà facoltà che un nostro rappresentante risieda presso governatore del Tigrè.

374

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. RISERVATO 97. Roma, 26 marzo 1890, ore 15,30.

Sua Maestà m'incarica dirle che il passaggio per Varsavia del principe reale aveva scopo ritornare più presto in Italia per la via di terra. Sua Maestà intanto desidera che in questa occasione Sua Altezza Reale possa visitare Pietroburgo, ma vorrebbe esser sicura che lo czar si troverà nella sua capitale. Di ciò ella potrà informare Giers nei modi che sua prudenza ed esperienza suggeriranno, telegrafandomi poi esito pratiche affinché io possa far conoscere in tempo a Sua Altezza Reale gli ordini di S.M. il Re (2).

375

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 237. Roma, 26 marzo 1890, ore 18,30.

Coll'articolo 17 del trattato itala-etiopico 2 maggio 1889, di cui presero atto la Francia, l'Inghilterra, la Germania, l'Austria-Ungheria e gli Stati minori d'Europa, re Menelik ha preso l'impegno di servirsi del Governo italiano per

la trattazione degli affari con le altre Potenze. Se si aggiunge a tale stipulazione il mandato espresso di rappresentarlo alla Conferenza antischiavista di Bruxelles, vi è più del bisogno perché le Potenze non debbano fare opposizione alla nostra domanda. Del resto esse hanno riconosciuto il medesimo diritto alla Inghilterra per il Zanzibar. Parebbe poi che l'ammissione di un sovrano africano in una Conferenza come quella costì riunita dovrebbe essere, piuttosto che osteggiata, desiderata, anzi richiesta.

(l) -Ed. !n CRISPI, La prima guerra d'Ajrica, c!t., p. 214. (2) -Cfr. n. 387.
376

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 264. Pietroburgo, 26 marzo 1890, ore 18,40 (per. ore 19,50).

Giers si pronunciò con somma riserva intorno rappresentanza Menelik per parte dell'Italia (1). Disse che si disinteressa della cosa; non fa opposizione e non protesta; accennò però alla convenienza di produrre pieni poteri, giacché la Conferenza ne aveva richiesto dai plenipotenziari russi. Gli parlai soprattutto dal punto di vista umanitario e parve impressionato quando gli dissi che il sovrano africano Menelik avendo già con i suoi atti prevenuto deliberazioni della Europa civile riunita in Conferenza solenne. la Russia si farebbe torto agli occhi di Menelik stesso se andasse contro le sue buone disposizioni.

377

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. COLONIALE RISERVATO 239. Roma, 26 marzo 1890, ore 19,15.

Mi riferisco al mio precedente telegramma (2). Coll'articolo 17 del trattato italo-etiopico 2 maggio 1889 (vedi telegramma a Bruxelles n. 237 (3), sino alla fine). Il signor Spuller fu dei primi a prendere atto dell'articolo 17. Ci meravigliamo che le sue buone disposizioni possano essere frustrate dal suo successore. Faccio appello alla sua esprerienza ed al buon senso del signor Ribot.

(l) -Risponde al n. 368. (2) -T. coloniale riservato 238, con 11 quale venivano ritrasmesse a Parigi le prime due frasi del n. 369. (3) -Cfr. n. 375. t
378

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 269. Massaua, 26 marzo 1890, ore 21,05 (per. ore 6 del 27).

In risposta al telegramma dell'E.V. in data del 23 marzo (2) che ricevo in Darro Taclè, oggi stesso 25, relativo questione ritorno Menelik e confini mi affretto ad esporre all'E. V.: l) tutto ciò che si poteva fare per indurre Menelik andare Adua fu fatto; mancanza viveri, impossibilità separarsi da una parte del suo esercito malato ferito obbligarono Menelik ritorno; 2) sottomissione ras Mangascià gli frutterà provvisoriamente ottenere una parte Tigrè, altra sarà data a degiac Seium. Fra i confini di questi e quelli italiani è nominato capo degiac Masciascià Uorchiè, comprese Adua ed Axum. La definitiva sistemazione del Tigrè sarà quella stabilita dalla convenzione del 19 marzo che ho telegrafato in sunto il 23 corrente (3); 3) sospendere tracciare confini può compomettere tutto. Insistere ottenere paese povero come è il Saraè sarebbe opportuno se il Governo del re non avesse posto sotto il protettorato italiano tutta l'Abissinia. Posso assicurarla che, se nascessero difficoltà per confine, queste saranno tutte a vantaggio dl Menelik che è accusato vendere Tigrè all'Italia. Confine che Menelik propone per salvarsi dalle accuse è Halai-Saganeiti-Sciket, quindi paese appartenente all'Hamasen. Quello che mi permetto sottoporre all'esame dell'E. V. è: l) tracciare confine secondo proposta dell'imperatore; 2) mantenere nostra occupazione sino al Mareb per avere stazioni telegrafiche che imperatore vorrebbe estese sino ad Adua; 3) sostenere Masciascià Uorchiè dandogli come nostro rappresentante colonnello Piano; 4) al primo attrito fra ras Mangascià e Seium agire con energia in nome dell'imperatore. E' certo che Masciascià, sostenuto da noi, potrà riunire tutti i soldati del Tigrè in poco tempo ed il vero governatore sarà il nostro rappresentante. Menelik tornerà nel Tigrè nel prossimo dicembre.

379

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATISSIMO 267. Londra, 26 marzo 1890, ore 22 (per. ore 23,45).

È qui arrivato il re dei belgi il quale ha parlato con lord Salisbury pregandolo di ottenere che i delegati italiani alla Conferenza desistano dal mettere in

(-3) Cfr. n. 373.

nanzi, come titolo della rappresentanza stata ad essi affidata dall'Etiopia, il protettorato dell'Italia sovra quello Stato. Il re dei belgi ha detto che se l'Italia introduce nella Conferenza la questione politica relativa al riconoscimento od alla definizione della posizione che ebbe in Abissinia, la Russia, la Francia e la Turchia si ritireranno dalla Conferenza. Lord Salisbury mi ha detto che egli non aveva obiezioni da fare se i delegati italiani parlavano del protettorato dell'Italia sull'Abissinia (1), ma se egli poteva permettersi un consiglio ci avrebbe pregato di considerare se a noi conviene andare a sollevare, in questa occasione, un incidente che avrebbe per conseguenza rifiuto esplicito di due Grandi Potenze e della Turchia di riconoscere la nostra posizione in Abissinia. Sua Signoria, anche indipendentemente dalla considerazione che le questioni politiche territoriali sono escluse dal programma della Conferenza, stima che sarebbe opera saggia l'accontentarci di rappresentare il re Menelik senza addurre protettorato italiano come titolo di tale rappresentanza. Lord Salisbury aveva telegrafato a lord Dufferin in proposito, ma mi pregava d'informare dal canto mio V.E. del colloquio nostro (2).

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 104 e In CarsPr, La prima guerra d'Africa, cit., pp. 214-215. (2) -Cfr. n. 359.
380

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

L. PERSONALE RISERVATA. Parigi, 26 marzo 1890.

L'E. V. ha potuto apprezzare lo spirito benevolo a nostro riguardo che dimostrò costantemente il signor Spuller mentre reggeva questo Ministero degli affari esteri. Egli contribuì assai ad attutire i sentimenti ostili aizzati dalla stampa contro di noi, ed evitò gli incidenti atti a rendere più difficili i rapporti tra la Francia e l'Italia. Il signor Spuller avrebbe desiderato di fare scomparire i diritti differenziali che la Francia mantiene tuttora a nostro riguardo; ma il tentativo gli sembra inutile di fronte al protezionismo che in questo momento forma la base fondamentale della scienza economica di questo Parlamento. Essendo ora il signor Spuller esonerato dalla sua carica, mi venne in mente che lo si potrebbe da noi rimeritare, con qualche distinzione, per i suoi buoni sentimenti verso l'Italia; credo che ciò non potrebbe qui essere malvisto; se ne comprenderebbe il significato e la portata, e la rara eccezione sarebbe tanto più giustificabile dopoché la Francia corrisponde alle decorazioni da noi date ad ufficiali francesi in occasione della morte di S.A.R. il duca d'Aosta.

Bisogna però pensare all'effetto che un tale atto produrrebbe presso altre Potenze.

L'E.V., voglia, perciò, giudicare della opportunità del mio suggerimento; mi limito ad accennarlo alla E.V. pregandola di portarvi la sua attenzione notando che, ove fosse accolto, la distinzione da destinare al signor Spuller non potrebbe essere che il gran cordone m?.uriziano (1).

(l) -Cfr. 11 seguente passo del R. riservato 355/218 di TornielU del 27 marzo: «M! paredegno d'essere notato in questo carteggio ufficiale che, nel suo colloquio con me, lord Salisburyha dichiarato ch'egli non avea obiezioni da fare se anche per parte dei plenlpotenziari italiani alla Conferenza di Bruxelles sl fosse detto che n re di Abissinia era sotto n protettoratoitaliano. Benchè tale dichiarazione verbale sia stata fatta incidentalmente, la medesima non è priva certamente d'importanza ». (2) -Per la risposta cfr. n. 383. (3) -Da ACS, Carte Crlspi.
381

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DFGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 274. Parigi, 27 marzo 1890, ore 16,12 (per. ore 18,55).

Discussi nuovamente ieri con Ribot questione della rappresentanza re Menelik alla Conferenza di Bruxelles per niezzo Italia. Egli non seppe o non volle dire se il suo delegato vi faceva opposizione. Ad ogni modo, prima che mi fossero pervenuti i due telegrammi di V. E. di ieri sera (2), io gli aveva già esposti gli argomenti che in questi sono svolti. Alla osservazione di Ribot che Regno etiopico non era troppo dissimile dai piccoli Sultanati che popolavano quelle regioni e che non erano rappresentati alla Conferenza, io risposi che i possessi di Menelik costituiscono ormai uno Stato popolato da più milioni di abitanti, relativamente civilizzati, perché in massima parte cristiani, che tiene in mano alcune delle principali vie del commercio schiavi e che avrebbe destato un'impressione poco favorevole il vedere Francia opporsi a che una Potenza africana non trascurabile concorresse alla repressione di un traffico odioso. Ricordai di nuovo a Ribot che tutte le Potenze, Francia compresa, avevano preso senza contestazione atto dell'incarico assunto dall'Italia di rappresentare Abissinia all'estero e che sarebbe singolare che in questo momento la Francia non volesse riconoscere le conseguenze di tale impegno. Egli disse che il prendere atto non significa aderire; ma gli risposi che l'adesione risultava dalla Convenzione stessa di Berlino del 1885. Ribot non insistette oltre nei suoi argomenti. Lo si vedeva imbarazzato e sotto influenza dei suggerimenti dei suoi uffici. Intanto mi dichiarò: che la Francia non intendeva contender all'Italia la posizione da questa acquistata nel Mar Rosso, che la Francia era disinteressata nella questione limitando le sue ambizioni ad avere un deposito di carbone ad Obock, ma egli aveva fatto le sue osservazioni perché l'ammettere Menelik alla Conferenza gli sembrava un prendere pretesto di essa per fare un riconoscimento di un nuovo Stato, ciò che era contrario allo scopo della Conferenza stessa. Egli mi

promise però di studiare la cosa. Poco dopo ebbi occasioile di vedere Freycinet che informai della difficoltà insorta. Egli si mostrava disposto ad appianarla. Mi sembra che Ribot abbia anche lui qualche disposizione in quel senso, ma, al pari di Spuller, egli desidera conoscere nostro trattato con Menelik. Vedrò nuovamente Ribot.

(l) -Crispi comunicò all'ambasciata a Parigi con T. 550 del 30 marzo che 11 re avrel>bb cun· ferito a Spuller il gran cordone maurlzlano. (2) -Cfr. n. 377 e nota 2 allo stesso.
382

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 243. Roma, 27 marzo 1890, ore 18,20.

Sanminiatelli riferisce da Wadi Halfa, 2 marzo: «Giunto con Wodehouse Wadi Halfa 19 febbraio, diretto pozzi Murat. Osman Digma per affrontare abissini e temendo marcia italiani su Kartum, andò gennaio scorso Kassala. Pare dervisci intendano invadere Egitto. Marcia italiani Adua spiacque angloegiziani; ritirata reseli tranquilli. Seimila uomini, provvigioni per quattro mesi, trasporti, forniti tribù fedeli sono pronti Wadi Halfa per muovere su Dongola. Wodehouse attende ordine marciare. Risultato pare certo. Si tentenna perché dopo Dongola bisognerebbe andare Kartum. Inglesi preferirebbero conquistare coll'oro anziché con armi. Se italiani muovessero su Kassala, anglo-egiziani muoverebbero su Dongola e Kartum per prevenirli. Sanminiatelli chiude rapporto caldeggiando azione anglo-italiana franca leale vantaggiosa per entrambe Nazioni. Prego comunicare anche a colonnelìo Dal Verme:).

384

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 244 (1). Roma, 27 marzo 1890, ore 18,30.

Crediamo che i nostri titoli a rappresentare Menelik Conferenza di Bruxelles siano due: l) il trattato notificato ed accettato da tutte le Potenze compresa la Francia che ci stabilisce unici intermediari fra S.M. etiopica e gli altri Stati; 2) mandato esplicito in data 3 marzo (2). Se non si vuol prodotto il primo titolo, il secondo è più che sufficiente. Esso è equivalente a quello in virtù del quale delegato inglese sir J. Kirk e delegato tedesco dottor Arendt rappresentano Zanzibar.

Anche a loro i pieni poteri furono conferiti con telegramma (protocollo VI Conferenza). Faccia d'urgenza queste osservazioni a lord Salisbury affinché i delegati britannici ci appoggino presso i delegati che cercassero fare obiezioni (1).

384. IL CONTE ANTONELLI

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 281. Massaua, 20 marzo 1890, ore 9,30 (per. ore 15,50).

Adigana, 28 marzo 1890.

Nel Mareb ricevo oggi stesso telegramma di V. E. (3) col quale ripete essere meglio rimandare esecuzione articolo 3 della convenzione addizionale. Tale provvedimento non compromette Menelik, ma temo dare risultato non soddisfacente e compromettere una questione già sistemata. Potrebbe darsi che facesse cambiare indirizzo politico; nostri avversari potrebbero approfittarne a loro profitto. La protezione di tutta Etiopia vale più di tutto il resto; questa non la dobbiamo compromettere. Perdoni V.E. mia insistenza. Menelik nella questione confini prega Governo del re non creargli situazione difficile di fronte ai suoi. Del resto non si opporrà a che manteniamo occupazione militare sino al Mareb. Delegati per i confini: un capo, Mangascià (del Tigrè), altro, degiac Seium, a capo di questi Masciascià Uorchiè. Si eran cusì riuniti tutti gli elementi del Tigrè. Masciascià doveva governare Adua sotto la nostra protezione. Ora V.E. mi dica che cosa debbo dire a questi delegati e specialmente prego V.E. di mandare ordini perché si usino riguardi a Masciascià Uorchiè. Desidererei, se fosse possibile, avere onore conferire con V.E. prima che si prenda una definitiva deliberazione; ·essendo impossibile spiegare domande per telegramma.

(l) -Telegrammi analoghi furono Inviati In pari data a Pletroburgo e Bruxelles (T. colonlaU riservati 245 e 248). (2) -C!r. n. 334.
385

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 283. Londra, 28 marzo 1890, ore 19,49 (per. ore 6 del 29).

Lord Salisbury è in procinto di partire per il continente. Gli ho scritto, in forma particolare, relativamente appoggio dei plenipotenziarii britannici a Bruxelles per il riconoscimento della rappresentanza del re Menelik nei pieni

potenziari italiani (1). Prego V.E. di voler procurare che nelle dichiarazioni che questi faranno alla Conferenza sia evitata l'affermazione del protettorato e tutto eiò che può suscitare una discussione circa il carattere o la definizione dei rapporti stabiliti fra l'Italia e l'Etiopia. A questo si limitava il consiglio amichevole di lord Salisbury (2). Nel momento attuale una simile discussione avrebbe per effetto di suscitare anche qui la questione se il Gabinetto Salisbury abbia agito prudentemente nel !asciarci pigliare la posizione che abbiamo sullo altipiano etiopico. Le esplicite dichiarazioni relative a Kassala, che ora ci sono fatte dal Gabinetto inglese, sono al medesimo imposte manifestamente dalla necessità di non dare armi all'opposizione parlamentare. Sino a che durano le disposizioni presenti a noi non può convenire che una tale questione venga davanti al Parlamento inglese, ed a mio avviso giova evitare tutto ciò che potrebbe chiamare sopra la medesima la pubblica attenzione. Avendo inoltre V.E. ripetutamente espresso essere sua intenzione che nessuna alterazione avvenga nell'intimità e cordialità delle relazioni dell'Italia con l'Inghilterra, debbo in tempo indicare a V.E. ciò che potrebbe non solo essere causa di un sensibile raffreddamento, ma anche segnalare al cospetto di tutti l'esistenza di una divergenza di interessi che il tempo e le circostanze basterebbero invece ad appianare (3).

(l) Per la risposta cfr. n. 385.

(2) Ed. In L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 105-106.

(3) Cfr. n. 371.

386

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 290. Massaua, 29 marzo 1890, ore 8 (per. ore 15,20).

Godojelassi, 26 marzo 1890.

Questa mattina Masciascià Uorchiè mi ha domandato se il Governo del re acconsente trattare sulle basi accordo coll'imperatore Menelik circa sistemazione Tigrè, che io ho telegrafato a V.E. due giorni fa (5) e sulla determinazione del confine. Mi disse pure che se tutto ciò non conviene pel momento al

Gcverno del re, mi prega telegrafare al generale Orero perché lo fornisca di viveri pel suo ritorno in Adua. Il momento è molto importante perché una decisione piuttosto che un'altra potrà influire avvenire nostra colonia. Il malcontento di Masciascià è anche causato dal non avere potuto ottenere che andando lui in Massaua per conferire col generale Orero, gli fosse permesso mettere sua gente in località meno insalubre del Mareb. L'indirizzo che hanno preso le cose mi fa temere seriamente che il lavoro di molti anni non si voglia utilizzare. Ad ogni modo prego V.E., nello stato presente delle cose, dare istruzioni perché Masciascià, anche rimandato senza nulla concludere, sia abbondantemente provveduto di viveri.

(1) -Cfr. n. 383. (2) -Cfr. n. 379. (3) -Si pubblica qui Il passo finale del R. riservato 366/222 di Tornlelli del 31 marzo: «Se sta In linea d! fatto che i plenlpotenz!ar! italiani a Bruxelles si asterranno dall'accennare al protettorato dell'Italia sovra l'Abissinia, lo non dubito che quest'incidente si possa considerare come risoluto. Sarebbe forse stato preferlbile non nascesse l'occasione per lord Sallsbury di fare! pervenire il consiglio che, in seguito alle osservazioni del re del belgi, egli difficilmente avrebbe potuto dispensarsi di trasmetterei. Le osservazioni che risultano dalle comunicazioni da me avute con lord Sallsbury personalmente e con il Forelgn Office non hanno certamente alterato i termini nel quali la questione, una volta posta, dovea essere mantenuta e così perciò che riguarda l'Inghilterra, come già ne feci cenno nel rapporto delli 27 corrente n. 355/218 non v! è danno o pregiudizio da lamentare. Ora sarà da desiderare che l! silenzio il più completo si faccia sovra lo scambio d'intime comunicazioni occorso acciocché nessuno possa trarne argomento di credere che ciò che fu da parte nostra savia condiscendenza e retto giudizio di opportunità, debba ascriversi a minor fiducia nell'efficacia delle nostre ragioni ». (4) -Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, clt.. p. 114. (5) -Cfr. n. 373.
387

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 109. Pietroburgo, 29 marzo 1890, ore 16 (1).

J'ai écrit Giers lettre particulière informant désir de Sa Majesté que prince royal de retour vienne S. Pétersbourg et présente ses compliments à Leurs Majestés Impériales (2), et je demandai si ce désir du roi et du prince pouvait se combiner avec les intentions de S.M. l'Empereur. Ce matin répond «Leurs Majestés seront charmées de recevoir chez elles le prince de Naples. Empereur désire seulement savoir quand à peu près pourrait avoir lieu arrivée de Son Altesse Royale à S. Pétersbourg ~. Giers me prie en outre de lui donner cette information (3).

388

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. RISERVATO 100. Roma, 30 marzo 1890, ore 16.

S.M. il Re, lieto del gradimento espresso da S.M. lo Czar (4}, ha dato ordine al generale Morra a Costantinopoli perché le faccia al più presto conoscere l'itinerario che seguirà S.A.R. il principe di Napoli per recarsi costi a visitare le Loro Maestà Imperiali.

(l) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (2) -Cfr. n. 374. (3) -Cfr. n. 388. (4) -Cfr. n. 387.
389

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 267. Roma, 30 marzo 1890, ore 19,30.

Riferendomi al rapporto generale Dal Verme in data 25 marzo (2), e rispondendo suo telegramma stesso giorno (3), autorizzo demarcazione temporanea proposta cioè linea da Ras Kasar al punto sul corso del fiume Barka che in detto telegramma è indicato.

390

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

R. S.N. Berlino, 30 marzo 1890.

Le prince de Galles et son fils le prince Georges ont été reçus ici avec tant d'honneurs et de distinctions, que ces temoignages sympathiques de la Cour de Berlin ont réellement acqui.s une importance politique. On les considère comme une preuve manifeste du maintien de la Triple Alliance dont l'Angleterre, on le sait, n'est pas un des membres, mais à laquelle elle est indirectement rattachée pour la sauvegarde de l'équilibre dans la Méditerranée. Ces démonstrations sont, à juste titre, envisagées comme un gage de plus de la paix générale.

Pour le moment [la paix] ne semble pas menacée. Il y a toujours le feufollet de l'alliance éventuelle franco-russe que l'on voit voltiger, tantòt près, tantòt loin, toujours décevant sur les steppes de la politique européenne. Le Cabinet de S. Pétersbourg, ou plutòt le courant panslaviste, manoeuvre en sorte d'entretenir les sentiments de défiance et de rancune entre la France et l'Allemagne, car un rapprochement entre ces deux peuples dérangerait toute l'économie des calculs de la Russie, puisqu'ils n'ont d'autre but que de les tenir divises et de les neutraliser l'une par l'autre.

Il est un fait toutefois qui se réalisera dans quelques mois et qui donne lieu à quelques préoccupations: six corps d'armée et six divisions de cavalerie manoeuvreront dans la Pologne russe. Depuis nombre d'années on n'aura jamais vu une telle concentration de troupes russes vers les frontières de la Prusse et de l'Autriche pour des exercices militaires. Si l'Allemagne en faisait autant dans les voisinages de la Russie ou de la France on ne manquerait pas de jeter les hauts cris, d'envisager une semblable manifestation comme une espèce de provocation. Le nouveau chancelier allemand ne s'en émeut pas outre mesure. En

peu de jours le Cabinet de Berlin pourrait, au besoin, mobiliser autant et plus tie soldats dans la meme direction. Mais ces grandes manoeuvres en Pologne prouveront que la Russie a fai t de grands progrès dans ses armements. L'Allemagne reste sur le qui-vive et active ses préparatifs de défense. Elle n'accueille que sous bénéfice d'inventaire les assurances pacifiques de l'empereur Alexandre. Et quant à la France, la présence au pouvoir de M. de Freycinet, girouette qui se tourne selon le vent, n'inspire qu'une très mediocre sécurité. Sous le prince de Bismarck, dans ces dermières années il s'était produit, méme dans le domaine des rapports internationaux, une certaine stagnation. Il n'en sera plus de méme à l'avenir. Non pas qu ele Cabinet impérial vise, de propos délibéré, à s'écarter de sa politique pacifique, mais il va de soi qu'un souverain, dans la force de l'àge et soldat dans l'àme, procèdera au besoin avec énergie et de toute autre façon que durant les dernières années de la vie de Guillaume I et que sous le règne ephémère de Frédéric III. Il travaille néanmoins consciencieusement à la conservation de la paix mais ce travail marche de pair avec la fabrication hàtive des fusils de petit calibre et avec l'augmentation de l'artillerie de campagne.

Les déclarations si explicites énoncées par V.E. à la séance du Sénat du 26 mars, ont produit ici la meilleure impression. Ces déclarations ne pouvaient arriver plus à propos, lorsque des événements aussi importants venaient de s'accomplir à Berlin.

(l) Ed. in L'Itatta it1 Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, c!t., p. 116.

(2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. n. 370. (4) -Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crisp1.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. COLONIALE RISERVATO 270. Roma, 31 marzo 1890, ore 11.

Al suo telegramma del 27 (1) risposi (2} trattato con Menelik travasi nel Libro Verde, di cui le mandavo esemplare. Aggiungerò ora essere nuova la teoria di Ribot che prendere atto di una comunicazione non significhi farvi adesione. Quando si prende atto di una comunicazione s'intende che nulla vi si ha da opporre e che la cosa sta. Del resto la Convenzione di Berlino non dà che un obbligo alle Potenze che prendono possesso di territori od assumono protettorati, quello cioè di notifica alle Potenze firmatarie, le quali, a loro volta, sono obbligate ad accettare le conseguenze della notifica quando, prendendone atto, hanno implicitamente mostrato di non aver nulla da opporre. È strano che ad ogni mutar di Ministero in Francia debbansi manifestare, nella politica internazionale, opposizioni indebite e, dove possibile, contraddizioni coll'opera de' predecessori. Nelle relazioni internazionali la continuità è dovere salvoché si voglia rompere colle Potenze con cui si hanno rapporti. Voglia alla prima occasione parlare in questo senso al signor Ribot.

(l) -Cfr. n. 381. (2) -T. 252 del 28 marzo, non pubblicato..
392

L'AMBASCIATORE A P.ARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 295. Parigi, 31 marzo 1890, ore 14,35 (per. ore 17,30).

Ricevuto ieri due esemplari Libro Verde Abissinia. Ne rimisi uno a Ribot. Si conferma che la Russia è causa dell'opposizione della Francia a che il re Menelik sia rappresentato dall'Italia alla Conferenza di Bruxelles. Ieri l'altro Ressman incontrò Ribot che gli disse Russia essere risoluta a ritirarsi dalla Conferenza, ove Abissinia vi fosse rappresentata. È probabile che Francia farebbe lo stesso a rimorchio della Russia. Se così è, mi domando se non sarebbe opportuno che l'Italia proponendo accettazione immediata dell'Abissinia, sia la prima a dichiarare che, in caso di rifiuto, l'Italia si ritirerebbe dalla Conferenza. Lo scorno sarebbe per quelle due Potenze che avrebbero respinto dalla lega contro la tratta dei negri un sovrano che ne propugnò lui stesso l'abolizione e tiene in sue mani le strade le più facili per quel traffico sulle coste orientali dell'Africa. Un tale risultato sarebbe poco glorioso per la diplomazia francese che, poco consentanea con se stessa, fa rappresentare dalla Francia la Tunisia alla Conferenza di Madrid per la proprietà letteraria, mentre noi vi ci potremmo opporre perché, come nell'incidente di Firenze, consideriamo la Tunisia quale vassalla della Turchia e non ammettiamo che possa essere rappresentata all'estero da altri che da mandatari del sultano. Circola voce che la Russia cerchi occupare qualche posizione sulla costa orientale Africa in vicinanza del Mar Rosso. Attribuisco a quel fatto il ritardo Ministero francese a darci atto del nostro protettorato sopra il Sultanato di Aussa. Intanto si continua una guerra sleale contro i nostri valori per favorire prestito russo.

393

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 272. Roma, 31 marzo 1890, ore 18.

Secondo nostre informazioni Osman Digma è entrato in Kassala ed ha assunto il comando di altro capo mahdista che dicesi mandato presso Abu Ghergia. Osman Digma cerca attirare i capi beni amer, nos~ri protetti, i quali allarmati chiedono nostro aiuto. Scrisse pure ad altri capi lungo la via Keren Kassala, dicendo voler liberare la strada. Si dubita però che possa aver altri intenti. Una scorreria dei mahdisti di Tokar minacciando la via Massaua Keren sul Lebka, fu da Massaua e da Keren provveduto alla difesa. Sono attesi a Keren i prigionieri liberati a Kartum e Kassala da Osman Digma, di cui è annunciata una lettera. Paccia di queste informazioni conveniente uso con codesto Governo insistendo però su questo punto che, da quanto risulta a Keren, Kassala sarebbe approvvigionata di viveri da Suakin. È evidente l'urgenza per noi di poterei difendere come è chiaro che il restar passivi potrebbe esserci di nocimento (1).

394

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 559. Roma, 1° aprile 1890, ore 18.

Viene annunziato che il presidente della Repubblica si recherà a Tolone. Crederei conveniente mandarlo a salutare da un ammiraglio della r. squadra che trovasi a poca distanza da quel porto. Prego V.E. farmi conoscere se l'atto cortese sarebbe accolto amichevolmente (2).

395

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 303. Londra, 1° aprile 1890, ore 23,10 (per. ore 6 del 2).

Ho comunicato oggi al sottosegretario di Stato la parte delle informazioni mandatemi iersera da V.E. (3) relativa ai movimenti e preparativi ostili dei dervisci. La conversazione si portò naturalmente sopra le domande da me fatte negli ultimi giorni a lord Salisbury ed ho saputo che il rapporto sulla linea di demarcazione progettata è stato spedito oggi a quel ministro. Era pure arrivata dal Cairo la risposta di Baring circa l'allontanamento di Marcopulo. L'agente inglese dice che, avendo fatto già altra volta delle pratiche per la rimozione di quel funzionario egiziano ed avendo incontrato difficoltà nel Governo egiziano, non stimava opportuno rinnovare la stessa domanda, se non gli si fornivano fatti sui quali fondare la medesima. Replicai ch'io stava preparando un memorandum nel quale avrei esposto i fatti in gran parte già noti al Foreign Office per le pratiche eseguite dal commendator Catalani; che avrei aggiunto ciò che risultava delle facilitazioni che ai dervisci si facevano, !asciandoli pacificamente rifornirsi a Trinkitat, ma che la questione non poteva essere riguardata sol

tanto da questo lato. La presenza di Mareopulo era una causa di mantenere fra Suakin e Massaua relazioni che non erano conformi al carattere che noi volevamo certamente conservare ai rapporti nostri con l'Inghilterra. Segnalavamo questa causa e speravamo che sarebbe rimossa. Constatai che se io aveva già tre volte recato al Foreign Office notizie dalle quali risultava che le minacce dei dervisci contro le nostre tribù erano fatti positivi, con ciò io non aveva voluto dare informazioni a chi ne poteva avere più di me. Ciò io aveva fatto e faceva anche oggi per far risultare che, quando, parecchio tempo fa, parlai delle minacce dei dervisci verso noi, non aveva parlato leggermente, mentre invece le informazioni che mi si davano al Foreign Office circa le disposizioni pacifiche dei dervisci non si erano verificate. Per ciò che riguardava le nostre linee il sottosegretario di Stato, da parte sua, constatava che Suakin è ora aperta al commercio, che se le derrate vanno a Kassala ed altrove non è in potere degli anglo-egiziani di impedirlo; armi e munizioni non possono passare e sarebbe ridicolo pensare che gli inglesi, che hanno tanto sofferto per la lotta contro i dervisci, vogliano provvederli di mezzi di offesa. Per il momento la conversazione, che durò più di un'ora e riuscì piuttosto acre, finì con la mia dichiarazione che rimetterei prossimamente il memorandum relativo al Marcopulo, ma che io era forzato riconoscere che non vi era alcuna buona volontà, per parte del Governo inglese, per questo affare. Mi propongo di presentare il memorandum; ma io sono del subordinato avviso che non convenga ingrandire questo affare del Marcopulo fino a crearne un motivo di malumore fra i due Governi.

(l) -Per la risposta cfr. n. 395. (2) -Menabrea rispose con T. 855 del 3 apr!le, non pubblicato, che l'invio a Tolone di un ammiraglio Italiano sarebbe stato molto gradito. Della missione fu Incaricato l'ammiraglioLovera di Maria. (3) -Cfr. n. 393.
396

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, TORNIELLI, E A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO 104. Roma, 2 aprile 1890, ore 16.

Mi viene riferito che Francia si presenterà a Conferenza Madrid per proprietà industriale anche come rappresentante di diritto della Tunisia, senza mandato speciale. Ho dato istruzioni delegato italiano a quella conferenza (l) che, verificandosi tale caso, faccia sue riserve e domandi ordini ministero. Per Tunisia noi potremmo solo ammettere delegato del bey con mandato speciale nel medesimo modo che abbiamo creduto dover munirei di mandato speciale per rappresentare Etiopia a Conferenza Bruxelles. Prego V.E. intrattenere di ciò codesto ministro affari esteri per procurare che suoi delegati appoggino nostro contegno in coerenza quanto fu da esso ordinato ai suoi delegati alla Conferenza di Bruxelles (2).

T. -riservato 112 del 5 aprile che il Governo austro-ungarico non partecipava alla conferenza.
(l) -T. riservato 102 del 1• aprile, non pubblicato. (2) -Per la risposta da Londra cfr. n. 400. Launay rispo~c' con T. riservato 111 dtl. 4 apl'i~e i·he 11 aelogato tedesco assisteva alla Conferenza di Madrid solo ad audiendum; Nigra con
397

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 305. Parigi, 2 aprile 1890, ore 18,40 (per. ore 21,40).

Quest'oggi ebbi lunga conferenza con Ribot, a cui diedi lettura articoli 34 e 35 atto generale della Conferenza di Berlino. Domandai quindi se la Francia aveva qualche interesse contrario al nostro trattato con Menelik, del quale tutte le Potenze, compresa la Russia, avevano preso atto. Ribot mi rispose negativamente, egli mi ripeté solo una osservazione, già fatta dal suo predecessore circa titolo di sovrano d'Etiopia anziché Abissinia. Gli feci osservare che antica Etiopia comprendeva oltre Abissinia, altri Regni, fra i quali quelli di Scioa, del Tigré, ora tutti sotto il dominio di Menelik, per cui Italia non faceva altro che constatare un fatto esistente col dare a Menelik un titolo che gli competeva, poiché è attualmente in possesso di quelle regioni, dopo la morte del negus. Feci notare a Ribot che Menelik aveva il diritto di farsi rappresentare dall'Italia alla Conferenza di Bruxelles, poiché egli è il più direttamente interessato nella questione della tratta dei negri, che prende impegno di impedire sul proprio territorio. A ciò Ribot rispose mettendo avanti le obiezioni della Russia. Dissi a Ribot che questi scrupoli non erano che pretesti per molestare l'Italia e che la Francia, per dar prova di buon volere verso noi, non doveva associarvisi. Soggiunsi che eravamo disposti ad accogliere colla massima cordialità nuovo ambasciatore di Francia, ma che i nostri buoni rapporti futuri potrebbero dipendere dalla soluzione che darà la Francia a quello affare. Ribot chiese tempo per rispondere. Lo pregai di darmi in ogni caso una risposta prima della partenza del signor Billot. Colsi opportunità per consegnargli un esemplare del trattato dell'Italia col sultano di Aussa e lo pregai di rispondere alla notificazione (l) che io già feci in proposito al suo predecessore. Non occorre aggiungere che nella discussione mi valsi di tutti gli argomenti svolti nel telegramma di V.E. di ieri (2).

398

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 306. Pietroburgo, 3 aprile 1890, ore 15,45 (per. ore 16,45).

Appena ricevute telegramma di V.E. del 27 marzo (3), non potendo vedere Giers, gli scrissi lettera particolare relativamente mandato conferito da Menelik.

S.E. mi dice che la Russia si disinteressa della cosa. Interesse della Russia nella Conferenza non è mai stato che secondario e indifferente, sopratutto ora che Martens è ritornato. Russia non ha colonie e non ne vuole avere.

(l) -Cfr. n. 128. (2) -T. coloniale riservato 275, non pubblicato. (3) -Cfr. n. 383, nota l.
399

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO S.N. Berlino, 3 aprile 1890, ore 19,30.

Per mezzo ambasciata e del conte Fantoni sarà pervenuto a V.E. avviso che furono oggi superate tutte le difficoltà per sindacato finanziario formato dalle prime banche compresavi casa Bleichroeder e Diskont Gesellschaft. Il merito ne è dovuto principalmente all'appoggio del Governo imperiale e del nuovo cancelliere. Ringraziai per anticipazione a nome della r. ambasciata. Sarebbe indicato che V.E. m'incaricasse per telegrafo di ringraziare a nome del R. Governo (l).

400

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 310. Londra, 3 aprile 1890, ore 19,55 (per. ore 6 del 4).

Lord Salisbury sarà tosto informato del nostro punto di vista nell'affare della rappresentanza Tunisia alla Conferenza di Madrid (2). Intanto però il sottosegretario di Stato nel ricevere la mia comunicazione ha osservato che lord Salisbury ci ha consigliato di presentarci a Bruxelles come mandatari speciali del re Menelik, non perché l'Inghilterra facesse difficoltà proprie, ma perché la Francia e la Russia dicevano di non aver riconosciuto lo stato di cose creato in Abissinia dal nostro trattato, mentre invece lo stato di cose creato in Tunisia fu ammesso dall'Inghilterra e da tutti gli altri Stati. Osservai non conosceva atti di riconoscimento del trattato franco-tunisino e che in ogni ipotesi, per evitare la difficoltà che sarebbe nata dalle riserve dell'Italia, mi sembrava che Salisbury avrebbe potuto fare sentire a Parigi che sarebbe stato opportuno rappresentanza della Tunisia a Madrid fosse affidata a commissari francesi con speciale mandato del bey.

21 -Documenti diplomatic-i -Serle II -Vol. XXIII

(l) -Crisp! dette istruzioni a Launay !n tal senso con T. riservato 105 del 4 aprile, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 396.
401

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. COLONIALE RISERVATO 283. Roma, 4 aprile 1890, ore 17,15.

Giers ha dichiarato al r. ambasciatore a Pietroburgo (l) che la Russia si disinteressa nella questione del mandato conferitoci da Menelik di rappresentarlo Conferenza Bruxelles. Ha aggiunto che interesse della Russia nella Conferenza è stato ed è secondario ed indifferente, non avendo Russia colonie e non volendo averne. In seguito a tali dichiarazioni se la Francia persiste nella sua opposizione, sarà essa sola responsabile delle conseguenze, giacché, secondo ogni probabilità, i nostri delegati dovranno ritirarsi dalla Conferenza.

402

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, TORNIELLI, A PARIGI, MENABREA, E A VIENNA, NIGRA

T. 583. Roma, 5 aprile 1890, ore 15,10.

Preghi codesto Governo dichiarare se accetta memorandum da presentarsi Governo brasiliano circa naturalizzazione stranieri, avvertendolo che Portogallo, Spagna già accettarono, e Russia lo appoggerà. Attendo risposta telegrafica, essendo mio intendimento inviare istruzioni al r. rappresentante al Brasile pel 15 corrente qualunque sia il numero degli aderenti (2).

403

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 398/239. Londra, b aprite 1890.

I dispacci che V.E. mi ha indirizzato il 22, 24 e 31 marzo n. 9875/136, 10016/139 e 11066/152 (3), si riferiscono ai lavori che si eseguiscono con intermittente alacrità a Biserta ed alla Goletta. Nel rapporto del 24 marzo sono

T. -890 dell'8 apriìe, non pubblicato, che Il Forelgn Office non era ancora In grado di pronun

ciarsi perché attendeva Il parere degli avvocati della Corona. (~} Non pubblicati.

inoltre esposte varie altre notizie relative alla situazione generale esistente nella Tunisia le quali fanno della situazione stessa un quadro poco soddisfacente.

Ringrazio il r. ministero delle informazioni per tal guisa trasmessemi. Esse mi saranno utili ogni volta che le mie conversazioni al Foreign Office mi permetteranno di farne uso conveniente ed efficace.

Non si può dubitare, finora almeno, dell'attenzione con la quale il Governo britannico sorveglia ciò che i francesi fanno nei porti tunisini. Non bisogna anzi dimen~1eare che, nei primi mesi del 1889, lord Salisbury si era occupato col più v1vo interesse dei lavori di Biserta, avea fatto a Parigi talune rimostranze e per esse si era associato alla Germania. Ma le pratiche fatte allora presso il Governo della Reputmnca aveano avuto per effetto di provocare delle spiegazioni che produssero a Londra, e pare anche a Benmo, un'impresswne sodcilstacente; né io credo che, npigliando a parlare con lord Salisbury di questo soggetto, mi sia riu~;cito ùi modificare in lui la persuasione della scarsa importanza, dal punto di vista militare, delle opere alle quali il genio francese sembra tuttora intento.

Per questo motivo, pur non dub1tanuo cile, da parte sua, il Governo della gegina non cesserà di sorvegliare ciò che effettivamente si progetta e si edifica sulla costa tunisina, io mi sono permesso, nella mia corrispondenza, di pregare il r. ministero di volermi fornire qualche precisa indicazione in ordine agli Hnpegru elle la Francia avrebbe assunti verso l'Inghilterra, o verso altri Stati, di non alterare le condizioni di difesa o di offesa del litorale tun:isino. Nel rapporto del r. console a Tunisi, allegato in cop1a al dispaccio di V.E. delli 22 marzo ultimo passato, si parla di una pubblicazione fatta dal signor P. Bourde nella Dépeche tumsienne ddli ·; dello stesso mese e pure ci1.e m quella puooncazwne sia fatto cenno degli impegni sovr'indicati i quali daterebbero dal 1881. A me manca il mezzo di procurarmi il giornale sovra ricordato, né l'archivio di questa r. ambasciata mi fornisce gli elementi necessari per riconoscere se impegni siano stati effettivamente presi e di quale indole tali impegni fossero. Rinnovo perciò a V.E. la preghiera di farmi avere in proposito un'informazione precisa e sicura della quale eventualmente io mi possa valere per dirigere in modo efficace l'azione della r. ambasciata.

Da un altro punto di vista considerando l'insieme delle notizie comunicate dal r. agente e console generale a 'l.'unisi si viene facilmente a comprendere che i lavori già eseguiti, o prossimi ad essere compiuti a Biserta, bastano per fare del lago che da quella città prende nome un sicuro rifugio per numerose flottiglie di torpediniere. Io non sono in grado di giudicare se un tale rifugio possa avere una importanza strategica degna di attenzione. Ciò dipende necessariamente dall'impiego che si può fare delle navi di quel tipo senza l'appoggio di bastimenti di maggiore pescagione per i quali Biserta non offrirebbe un ancoraggio tranquillo. Pare a me che uno studio che si facesse, con criteri esclusivamente tecnici, del valore che Biserta, o nelle condizioni sue presenti o dopo i lavori già eseguiti, o quelli che sono in corso di esecuzione, può o potrà avere, fornirebbe una buona base per ricondurre l'attenzione del Governo britannico sopra questo grave interesse collegato con la conservazione dell'equilibrio delle forze fra gli Stati del Mediterraneo. Ho saputo indirettamente che le località

sono state in tempo recente opportunamente visitate da persona competente. Il problema dell'utilità di Biserta così come oggi si trova, o come potrà essere ridotta in epoca prossima con lavori di non molto conto potrebbe essere presentato alle nostre autorità militari competenti nella materia dell'impiego delle forze marittime. Se, quando tali studi saranno fatti, con criteri, lo ripeto, puramente tecnici, ne emergeranno considerazioni di serio valore relative alle condizioni di equilibrio che all'Inghilterra ed a noi importa conservare, noi avremo una base più sicura per agire presso il Gabinetto di Londra nel senso di distruggere l'impressione rassicurante prodotta dalle spiegazioni ottenute l'anno passato a Parigi, impressione che io ho dovuto riconoscere essere ancora persistente e viva nell'animo di lord Salisbury.

(l) -Cfr. n. 398. (2) -Per le risposte da Berlino, Vienna e Parigi, cfr. nn. 408, 409 e 424. Torn!elll rispose con
404

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A SOFIA, GERBAIX DE SONNAZ, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 307/117. Sofia, 5 aprile 1890 (per. il 10).

Il mio collega di Germania, barone di Wangenheim, mi disse oggi avere conferito alquanto con S.E. il slgnor di Radowitz ieri nel treno Express Orient. L'ambasciatore germanico in Costantinopoli menzionò al barone di Wangenheim che a Berlino si vedrebbe poco favorevolmente qualsiasi passo intempestivo dei bulgari (come, per esempio, sarebbe un'agitazione per l'indipendenza), il quale mettesse in pericolo la tranquillità della penisola dei Balcani.

S.E. il signor di Radowitz aggiungeva che aveva saputo che il Governo russo e Io stesso czar erano molto malcontenti di vedere tutti gli sforzi fatti per rovesciare dal trono il principe Ferdinando non aver prodotto verun risultato.

Ho motivo di pensare che il barone di Wangenheim sceglierà favorevole occasione per dare al signor Stambuloff consigli di moderazione nel senso delle parole di S.E. il signor di Radowitz. Il mio collega germanico mi espresse inoltre il parere che il ritiro del principe di Bismarck dalla scena politica renderebbe probabilmente il Gabinetto di Berlino più simpatico alla causa nazionale bulgara, essendo ben conosciuta l'antipatia personale che nutriva il gran cancelliere contro i bulgari.

Questi primissimi sintomi di un mutamento della politica germanica in Bulgaria sono interessanti a seguire, poichè fin qui la Germania rimaneva passiva od indifferente affatto in Bulgaria.

P.S. Il signor Stambuloff, che ho visto ora, mi dice che il barone di Wangenheim gli ha parlato nel senso menzionato nel presente rapporto e che esso gli ha assicurato che il Governo bulgaro non aveva affatto l'intenzione di perturbare la tranquillità presente dei Balkani.

405

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 318. Parigi, 6 aprile 1890, ore 17 (per. ore 19).

Ieri ho comunicato verbalmente al signor Ribot contenuto ultimo telegramma di V.E. relativo rappresentanza re Menelik alla Conferenza di Bruxelles (1). Egli più non insiste sulla supposta opposizione della Russia, ma, prima di determinarsi, fa esaminare nostro trattato etiopico-italiano per verificare se, a mente dell'articolo 34 dell'atto generale Conferenza Berlino, vi sia per avventura luogo a reclamo. Ribot protesta però che la Francia non intende in alcun modo fare opposizione all'Italia su questo terreno, ma si scorge che egli vuole mettersi in misura di rispondere all'opposizione che crede incontrare in Parlamento. In seguito osservazioni di V.E. confermate dal MalteBrun, Ribot mi sembra rinunziare a contestare a Menelik titolo di re od imperatore di Etiopia, anziché di Abissinia, essendo quest'ultimo un titolo male accettato da quelle popolazioni. Ribot mi parlò di qualche osservazione fatta da questo ambasciatore d'Inghilterra contraria alla rappresentanza del re Menelik. Procurerò vedere questo ambasciatore; intanto sarebbe utile avere, a questo riguardo, una dichiarazione esplicita del Governo inglese (2).

406

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

R. RISERVATO 62. Massaua, 6 aprile 1890 (per. il 19).

Mi pregio rimettere all'E.V. qui accluso un breve pro-memoria (4) che riassume le idee espresse nei discorsi avuti in questi giorni col generale Orero sulla questione coll'imperatore Menelik riguardo al Tigrè.

Il generale Orero, dal poco che mi ha detto, mi è sembrato propenso a non riconoscere nulla di quanto avrebbe stabilito pel momento l'imperatore Menelik; vorrebbe creare lui stesso un capo del Tigrè lusingando ed appoggiando ras Mangascià a rendersi indipendente. Invece di un imperatore la nostra protezione si limiterebbe a quella di un mal fido ribelle. Ora un simile programma lo credo pieno di difficoltà e pericoli e più di tutto tendente a distruggere tutto il lavoro sul quale in questi ultimi tempi fu basata senza doversene dolere la nostra politica coloniale.

A rimuovere il generale da un tale funesto proposito e per togliermi ogni responsabilità ho creduto opportuno mettere per iscritto quanto gli avevo espresso a voce perché meglio potesse vedere le ragioni che mi inducevano a sempre più sostenere l'antico programma.

(l) -Cfr. n. 401. (2) -I passi princip»ll di questo telegramma furono comunicati alla legazione a Bruxelles con T. coloniale riservato 290 dell'8 aprile. (3) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 134-135. (4) -Non si pubblica, cfr. ibid., pp. 135-140.
407

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 321. Massaua, 7 aprile 1890, ore 9,10 (per. ore 15).

Sunto lettere Menelik: I) a Sua Maestà il Re: n. 1: «Avendo veduto la convenzione addizionale fatta col consenso del mio inviato straordinario e plenipotenziario degiac Makonnen e il presidente del Consiglio dei ministri Crispi (1), vi abbiamo apposto il nostro sigillo. Desidero, auguro tutte le cose che possono fortificare la nostra amicizia si facciano, ma bisogna fare in modo che la nostra amicizia non sia un motivo per i nostri nemici per sollevarsi contro di noi~. N. 2: ringrazia per ricevimento fatto a degiac Makonnen in Italia. N. 3: accusa ricevuta lettera di richiamo conte Antonelli. Spera Salimbeni vada presto rimpiazzarlo. N. 4: «Dopo di aver terminato questione trattato limite confi!le sfJrà Halai.-Saganeiti-Sciket. Paesi e terra al di là di Sciket, appartenenti all'Hamasen, saranno entro confine italiano. Ad est di Halai delegati tracceranno confini sino alla pianura del mare; la costa però sarà tutta italiana. Per guardarsi dal paese sul confine italiano mando Masciascià Uorchié perché resti coi soldati italiani. Paese essendo sprovvisto, prego Vostra Maestà faccia proteggere dal suo Governo degiac Masciascià Uorchié in tutti i suoi bisogni~.

II) Per V.E.: lettera n. 1: ringrazia accoglienza fatta degiac Makonnen e dice: «Convenzione addizionale primo ottobre che V.E. fece d'accordo con Makonnen è stata munita del mio sigillo. Mando conte Antonelli mettendolo al corrente di tutti 1 segreti ostacoll che io incontro relativamente alla rettifica dei confini~. Ringrazia per la lettera della regina d'Inghilterra. Annunzia prossimo arrivo delegati per la frontiera. Detti delegati già giunsero Saati, domani saranno Massaua. N. 2: prega V.E. perché il console d'Italia prenda sotto la sua protezione convento etiopico a Gerusalemme.

III) Per la regina d'Inghilterra: ringrazia per lettera ricevuta; dichiara che per l'avvenire, in caso di bisogno, si servirà del Governo italiano come intermediario. Esprime la speranza di stabilire l'ordine nei paesi musulmani disordinati per la rivoluzione dei dervisci, appena che i paesi cristiani saranno pacificati. Tutte le lettere sono in data del 5 marzo (2).

(l) -Cfr. n. 45. (2) -Per !l testo Integrale di queste lettere, trasmesse da Antonelli con R. 57 del 6 aprilecfr. L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, clt., pp. 131-134.
408

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 876. Berlino, 7 aprile 1890, ore 16,52 (per. ore 17,20).

Rispondo al telegramma di V.E. 5 aprile (l) il cui contenuto mi diede occasione di rinnovare passi circa questione naturalizzazione al Brasile. In conformità quanto mi venne detto a più riprese e ripetuto oggi stesso, cancelleria imperiale, quantunque sempre con noi d'accordo in principio, persiste nella sua attitudine dilatoria fin tanto che Gabinetto di Washington osserva esso stesso una grande riserva, la quale dà luogo a serie riflessioni sulle sue vere intenzioni. Un intervento o pressione diplomatica da parte Europa porgerebbe forse un argomento di più a chi vorrebbe favorire certi progetti di unione politica, ovvero doganale, dell'America del nord, del centro e del sud; se tale disegno si verificasse, esso recherebbere, sotto l'aspetto economico almeno, grave danno agl'interessi commerciali delle Potenze europee. Non sembrerebbe opportuno assecondare neppure indirettamente simile giuoco, e dare cosi pretesto a tradurre in atto le mire segrete di un partito influente; procurando allontanare inconvenienti, che risulterebbero dalla applicazione decreto di naturalizzazione converrebbe non esporsi ad un maggiore danno riguardo alle relazioni di commercio. Finora non giunse qui da sudditi tedeschi nel Brasile alcun reclamo contro quel decreto. Il Governo imperiale non gli riconosce d'altronde un valore giuridico qualunque. Conte di Solms ebbe già occasione di lasciar comprendere a V.E. i motivi che dettano contegno del Gabinetto di Berlino, contegno che esso non intende mutare. Sottosegretario di Stato mi parlò or ora in questo senso, anche a nome del segretario di Stato. Essi pregano V.E. di considerare questo telegramma come strettamente confidenziale, sopratutto affinché nulla ne trapeli a Washington.

409

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 883. Vienna, 7 aprile 1890, ore 19,50 (per. ore 20,45).

Secondo gli ordini contenuti nel telegramma del cinque (1), avendo chiesto a Kalnoky se aderiva al memorandum sulla naturalizzazione degli stranieri da presentarsi al Governo del Brasile, mi fece rispondere che fin dal 15 marzo il barone de Bruck fu autorizzato a comunicare al R. Governo la adesione dell'Austria-Ungheria, e che istruzioni in questo senso furono mandate al mini

stro austro-ungarico a Rio Janeiro. In presenza della mia nuova interrogazione che non sa bene spiegare, egli telegraferà al barone di Bruck di schiarire la situazione e di comunicare a V.E. per iscritto, se occorre, le istruzioni ricevute fin dalla metà del mese scorso.

(l) Cfr. n. 402.

410

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CANCELLIERE DELL'IMPERO TEDESCO, VON CAPRIVI (l)

L. CONFIDENZIALE. Roma, 7 aprile 1890.

J'ai reçu la lettre que vous avez bien voulu m'adresser en date du 3 courant (2) pour m'apprendre dans quel esprit vous avez accepté l'héritage du grand homme d'Etat, dont la volonté de l'empereur, votre auguste maitre, vous a donné la succession.

Je vous remercie de la franchise cordiale, avec laquelle vous m'avez ouvert votre pensée.

Je connaissais en vous le vaillant soldat, le général habile, l'administrateur expérimenté, je suis heureux de connaitre l'homme politique, et de constater en lui des sentiments conformes à ceux qui m'animent moi-meme.

Les principes de politique générale, qui vous inspirent, sont tels que vous pouvez compter sur mon concours loyal pour les faire triompher. De meme qu'avec le prince de Bismarck, je travaillerai consciencieusement avec vous au maintien de la paix. Mais si, par malheur, le jour devait venir où l'Italie et l'Allemagne, attaquées, se trouvassent dans la pénible nécessité de se défendre, vous me verriez aussi, à l'exemple du roi, mon souverain, et d'accord avec la Nation italienne toute entière, pret à remplir dignement et jusqu'au bout le devoir qui nous serait imposé.

C'est dans cet ordre d'idées, que je me déclare heureux d'entrer en colla

boration avec vous pour assurer, autant qu'il est en nous de le faire, le bonheur

et la prospérité des deux dynasties et des deux peuples que nous servons.

411

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

R. RISERVATO 412/251. Londra, 7 aprile 1890 (per. il 12).

Nel mio rapporto delli 19 marzo n. 308/195 (4), ebbi l'onore di esporre a

V.E. ciò che, in ordine alle posizioni da noi occupate di fronte ai dervisci, era

stato messo in sodo nelle verbali preliminari trattative da me iniziate con lord Salisbury. V.E. mi avea significato, diggià a quella data, la venuta a Londra del colonnello conte Dal Verme (l) dal quale io mi riprometteva di avere tutta l'assistenza desiderabile per la continuazione delle trattative stesse.

Disgraziatamente l'arrivo di quel distinto nostro ufficiale coincideva quasi con la partenza di lord Salisbury per il mezzodì della Francia e si annunziava che l'assenza di questo primo ministro durerebbe circa tre settimane.

Il colonnello Dal Verme arrivò qui il 24 marzo. La sera stessa del suo arrivo e l'indomani ebbimo insieme lunghi colloqui dai quali mi lusingo essermi fatta un'idea chiara degl'intendimenti attuali del R. Governo tanto dal punto di vista delle necessità presenti, quanto in riguardo ai punti che giova riservare per l'avvenire.

Nella giornata del 24 il r. ministero mi segnalava per telegrafo che al Comando superiore di Massaua erano stati annunziati movimenti offensivi dei dervisci sul territorio degli habab e la ritirata di questa e di altre tribù nostre protette verso il fiume Lebca (2). Una prima incursione, o meglio razzia, era stata fatta da quei dervisci a Rahib con grave danno delle pacifiche popolazioni di quel luogo.

Queste notizie e quelle che il colonnello Dal Verme mi recava da Roma, non lasciavano dubbio circa l'urgenza di provvedere allo stabilimento di una linea temporanea di demarcazione territoriale nella zona dove le minacce dei dervisci già si traducevano in fatti. Il carattere e lo scopo di tale demarcazione escludevano che si dovesse pensare al tracciamento di una regolare frontiera. La zona nella quale per ora riusciva utile che la demarcazione si stabilisse, è compresa fra il mare ed il fiume Barka. Uno dei punti della linea da tirare, era prestabilito negli accordi anteriori presi con l'Inghilterra. Questo punto à a Ras Kasar, sul mare. Era conforme alla pratica seguita finora per fissare le rispettive zone d'influenza e di azione nei paesi africani, che da Ras Kasar si alzasse una linea retta normale alla costa e questa linea veniva a tagliare il corso del Barka presso a poco dove il 17° 10' di latitudine nord interseca quel fiume. La designazione geografica di questo secondo punto, necessario per il tracciamento della linea di demarcazione, avrebbe potuto riuscire troppo imperfetta se non si fosse tenuto conto della necessità di rinchiudere nella zona italiana il confluente del Barka con l'Anseba. Epperò il colonnello Dal Verme ed io ravvisammo necessario che nella proposta da farsi a lord Salisbury fosse detto che quel punto si trovava a circa 20 chilometri, discendendo il Barka, dal suo confluente con l'Anseba.

Nel pomeriggio del giorno 25 ebbi l'onore di far conoscere per telegrafo a

V.E. (3) che, a meno d'istruzioni in contrario, io avrei proposto a lord Salisbury la demarcazione sovrindicata con l'osservazione che tale demarcazione si farebbe per agevolare le operazioni militari e con la condizione che, in caso di sconfinamento, reso necessario dalle operazioni stesse, l'occupazione territoriale si considererebbe come temporanea. Per facilitare le intelligenze fra lord

Salisbury e me, stimai opportuno che sovra un esemplare della carta dello Stato Maggiore inglese, allegata alla pubblicazione intitolata Report on the egyptian provinces ecc., venisse tracciata la linea che io mi proponeva di presentare a Sua Signoria come progetto di demarcazione fra il Barka ed il mare. Ed il punto sul corso di quel fiume non che la linea in progetto furono da me indicati come segue: «Une ligne droite à tirer entre Ras Kasar et un point pris à l'endroit où le 17° 10' de latitude nord coupe le cours du fleuve Barka, c'est-à-dire à environ vingt kilomètres en aval du confluent du Barka avec l'Anseba l),

In un abboccamento che ebbi il 26 marzo con lord Salisbury, ho lasciato nelle mani di Sua Signoria la carta geografica e l'indicazione sovra descritte. A noi importava, gli dissi, provvedere al più urgente. Per ora la demarcazione fre il mare e il Barka sembrava soddisfare le esigenze della nostra difesa e bastava ad eviLue il pericolo di contestazioni che avrebbero altrimenti potuto prodursi fra le autorità di Massaua e di Suakin.

Sua Signoria esaminò attentamente la linea tracciata sulla carta geografica ed osservò che il metodo di segnare la demarcazione mediante una normale all'asse della costa marittima non avrebbe potuto essere accettato se la normale stessa avesse dovuto essere prolungata oltre il corso del Barka, perchè in tal caso la demarcazione avrebbe lasciato entro la zona italiana Kassala, Kartum e la massima parte delle provincie sudanesi dell'Egitto. Replicai che io non aveva incarico di proporre il tracciamento di una frontiera. Le forze italiane a l.V!assaua erano ormai minacciate di un urto con i dervisci. Dove la minaccia era prossima, occorreva, per gli scopi militari, fissare una demarcazione di zona che prevenisse le difficoltà e contestazioni che altrimenti avrebbero potuto nascere. Sua Signoria parve persuaso di ciò che io le diceva e soggiunse che non vedeva difficoltà ad ammettere la demarcazione da me progettata fra il Barka e Ras Kasar. Però nessun impegno egli avrebbe voluto prendere in proposito senza essersi prima consultato con sir E. Baring. Un corriere partiva in giornata per il Cairo, la risposta si avrebbe nel termine di circa quindici giorni. Feci notare dal canto mio che le necessità militari, alle quali si voleva provvedere, avrebbero potuto presentarsi prima di tale termine e che naturalmente le trattative aperte non avrebbero potuto essere d'impedimento ad agire contro un nemico che ci avesse aggredito nel frattempo. Era giun

to, diss'io a lord Salisbury, a Londra il colonnello Dal Verme, ufficiale dello Stato Maggiore italiano, specialmente cognito della geografia militare dell'Africa. Per precedenti relazioni personali questi si proponeva di visitare il generale Brackenbury, direttore dell'uffizio delle informazioni al Ministero della guerra. Se il generale ricevesse istruzione di studiare il progetto di demarcazione, dagli abboccamenti che egli potrebbe avere con il colonnello Dal Verme il compito finale potrebbe essere facilitato e reso più spedito. Lord Salisbury mi rispose che infatti l'uffizio diretto dal generale Brackenbury doveva essere consultato e che egli farebbe conoscere a quest'ultimo che converrebbe si abboccasse con il colonnello Dal Verme. Però Sua Signoria ripeteva che una

decisione non avrebbe potuto essere presa prima che sir E. Baring avesse dato il suo parere e che doveva fare fin d'ora ogni riserva per il caso in cui si fosse voluto seguire il metodo della demarcazione mediante la linea retta normale all'asse della costa marittima, attraverso i territori, i corsi d'acqua dei quali

vanno al Mediterraneo. Insistetti dal canto mio nelle precedenti dichiarazioni confermando che volevamo soltanto provvedere a necessità militari urgenti che per ora si presentano nella zona compresa fra il Barka ed il mare e lasciai impregiudicato ogni altro punto sul quale avrebbe potuto impegnarsi una spinosa discussione.

Di tutto ciò V. E. fu da me informato per telegrafo la sera del 26 marzo (1).

Il 30 dello stesso mese mi pervenne il telegramma dell'E.V. (2) che approvava la demarcazione temporanea da me proposta. Ringrazio V.E. di tale approvazione. Io mi preoccupo soprattutto dell'interesse che noi abbiamo di conciliare con le inglesi le esigenze della nostra situazione in Africa e d'impedire che, da un incidente anche secondario, venga ad emergere l'esistenza fra l'Italia e l'Inghilterra di una rivalità politica o di una divergenza di vedute circa l'avvenire dei territori sudanesi che hanno appartenuto all'Egitto. L'attenzione pubblica in Inghilterra incominciò a dirigersi verso le cose del centro dell'Africa quando nacque il conflitto col Portogallo. Le notizie che si pubblicano quotidianamente e sono seguite con interesse vivissimo, circa i progetti dei tedeschi ai quali Emin pascià sarebbe disposto a dare n suo concorso, eccitano in questo momento singolarmente il sentimento della Nazione inglese. Non passa quasi giorno senza che si possa spigolare nella stampa inglese qualche accenno al pericolo che deriverà all'Egitto dalla posizione che gli italiani stanno prendendo nel bacino del Nilo. La lettera pubblicata da sir Samuel Baker nel Times del 3 aprile, la quale sarà stata certamente segnalata a V.E., è sostanzialmente l'espressione eU ciò che ormai pensa la maggioranza di coloro che in Inghilterra si occupano di questi interessi. Ne risulta una condizione di cose tutt'altro che favorevole per impegnarci in trattative nelle quali le stesse nostre riserve ecciterebbero il sosnetto dell'esistenza in noi di intendimenti e di vedute contrarie a quelle della Gran Bretagna. V.E. è certamente meglio in grado di me di giudicare dell'effetto che potrebbe avere, nella situazione politica generale di questo momento, la rivelazione dell'esistenza fra l'Italia e l'Inghilterra di un dissidio d'interessi del quale non mancherebbesi dagli avversari nostri di esagerare le proporzioni. Io mi muoverò con la massima circospezione sovra il terreno difficile e mi lusingo di trarre le cose a buon fine se però n Governo di Sua Maestà con me opina che per ora lo scopo da conseguire debba limitarsi a provvedere alle esigenze della difesa dei territori posti sotto la nostra influenza senza pregiudicare le questioni territoriali dell'avvenire.

;2) Cfr. n. 389.

(l) Da ACS, Cartt Cr!sp!, minuta autografa; eu. iu CRIS~r. Questioni internazionali, cit., pp. 4-5.

(2) -Ibid.• pp. 3-4. (3) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit.. pp. 123-125. (4) -Non pubblicato, ma cfr. n. 347. (l) -Cfr. n. 345. (2) -Cfr. n. 370, nota 2. (3) -Cfr. n. 370.

(l) Cfr. n. 370, nota 3.

412

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 598. Roma, 8 aprile 1890, ore 16.

Notizie contenute suo telegramma 7 corrente (l) non coinciderebbero con assicurazione datami giorno 6 dal conte Solms che, cioè, Stati Uniti già protestarono presso Governo brasiliano contro decreto naturalizzazione stranieri. Prego informarsi, telegrafare (2).

413

IL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO, E IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGI..I ESTERI A.I., CRISPI (3)

T. COLONIALE RISERVATO 323. Massaua, 8 aprile 1890, ore 17,30 (per. ore 22,15;.

Confine indicato da Antonelli, concesso da Menelik ritenendo cattivo e militarmente inaccettabile, Orero crede doversi sospendere tracciamento. Sospensione accettata da Masciascià, in nome di Menelik, è respinta da Antonelli, perchè tracciamento confine stabilisce antecedente di un imperatore etiopico che cede spontaneamente all'Italia parte suo territorio senza impedire che l'occupazione italiana si mantenga linea Mareb-Belesa per accordi presi con Menelik. Dopo lunga amichevole discussione rimettiamo a V. E. decisione (4).

414

IL CONTE ANTONELLI AL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI

T. S.N. Massaua, 8 aprile 1890.

Ti prego vivamente adoperarti perché S.E. rifletta seriamente prima di decisione relativa alle proposte telegrafate oggi stesso (5). Se non conforme al mio avviso tutto può essere compromesso fornendo a Menelik pretesto per ritenersi sciolto da ogni impegno.

(lJ Cfr. n. 408.

(2) Cfr. n. 420.

(3) -Ed. in L'Italia in A/ri~a. Etiopia lVIar -R0sso, tomo VIII. cit.• pp. 120-121 ~ in Crtspi e Menelich, clt., p. 63. (4) -Per la risposta di Crispi cfr. n. 416. (5) -Cfr. n. 413.
415

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 423/260. Londra, 8 aprile 1890 (per. il 12).

Allorché, dopo il ritiro del principe di Bismarck, io vidi per la prima volta lord Salisbury, gli dissi che un grande avvenimento si era compiuto al quale egli stesso fino all'ultimo momento sembrava non disposto a credere. Sua Signoria risposemi che l'avvenimento compiutosi era non solamente grave ma anche triste. Le previsioni di questo primo ministro dinotavano l'incertezza che avea invaso l'animo suo in quei giorni. Non credo errare nel dire che egli rifletteva l'impressione generalmente risentita nei circoli politici più serii dell'Inghilterra.

Ora è stata anche qui comunicata la circolare del nuovo cancelliere tedesco e l'impressione che al Foreign Office se ne è avuta è piuttosto soddisfacente. Naturalmente quel documento dovea contenere espressioni rassicuranti per il mantenimento della politica pacifica che interessa tutti i Paesi ed in altissimo grado specialmente la Nazione inglese. Il sottosegretario di Stato, parlandomi della circolare, osservava che certamente la politica non mutava con il cambiamento della persona del gran cancelliere. Ma il modo di eseguire la medesima politica poteva non essere più lo stesso, sicché sarebbe prudente riservare il giudizio finché qualche incidente avesse potuto far palese il metodo che dagli uomini nuovi si sarebbe seguito. Certamente, soggiungeva l'alto funzionario, la scomparsa dalla scena di un uomo dell'importanza del principe di Bismarck lasciava dietro di sé un vuoto ed un'incertezza facile a comprendere ed a spiegare.

416

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 293 (2). Roma, 9 aprile 1890, ore 16,45.

Come più volte le telegrafai, ritengo conveniente rimandare a tempo indeterminato l'esecuzione dell'art. 3 della convenzione addizionale. Questo mio concetto trova appoggio nel consenso di Masciascià, il quale accetta la sospensione tracciamento frontiera e in quello di Menelik che ci lascerebbe occupare di fatto territorio sino al Mareb. Il temporaneo inadempimento di detto articolo non può offendere Menelik che ci ha, in certo modo, affidato protezione di tutta quella parte del Tigré. Comunichi a Orero (3).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 121.

(2) -Risponde al n. 413. (3) -Per la risposta di Antonelli cfr. n. 418.
417

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 329. Parigi, 9 aprile 1890, ore 19 (per. ore 21,45).

Al ricevimento d'oggi Ribot mi disse che questo ambasciatore di Russia, barone Mohrenheim, da lui interpellato, reputava del tutto inesatta e impossibile la notizia datami da V.E. con suo telegramma del 4 corrente (l) cioè che il signor Giers avrebbe dichiarato al nostro ambasciatore a Pietroburgo che la Russia si disinteressava nella questione del mandato conferito all'Italia dal re Menelik di rappresentarlo nella Conferenza di Bruxelles. Ribot, che in seguito al telegramma di V.E. sembrava disposto a rinunziare all'opposizione che faceva prima a questo riguardo, si trova ora alquanto incerto e chiede che sia sciolta al più presto la contraddizione esistente fra il telegramma suddetto e l'asserzione del slgil:Jr de Mohrenheim. Pare che questi sia ispirato dal rappresentante della Russia a Bruxelles signor Ouroussow. Ribot colse l'occasione per esprimermi il desiderio di avere una carta indicante la delimitazione dei possessi del re Menelik e specialmente di quelli del sultano di fl_ussa, attesa la vicinanza ai medesimi della colonia di Obock.

418

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.L, CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 331. Massaua, 10 aprile 1890, ore 8 (per. ore 10,20).

Ho comunicato al generale Orero telegramma di V.E. (2). Mi permetto far osservare all'E.V. che, se non fossi stato convinto essere nocevole la sospensione dell'articolo 3 della convenzione addizionale, non avrei insistito tanto tenacemente. Espcrrò con mio rapporto (3) tutte le ragioni, per ora mi limito farle osservare che detta sospensione ci porta in uno stato di indecisione, come due anni fa, e servirà agli avversari di Menelik, numerosi sul nostro territorio africano, per spargere la voce di una nostra rottura coll'imperatore attuale e da questa voce far derivare conseguenze da sconvolgere ogni pacifica ed amichevole sistemazione. Sospensione, del resto, giova più a Menelik che a noi.

rIl Cfr. n. 401.

(2) -Cfr. n. 416. (3) -R. 68 del 13 r.prile, ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIU, clt., pp. 150-155.
419

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. COLONIALE RISERVATO 296. Roma, 10 aprile 1890, ore 15.

Mohrenheim, interpellato da Ribot, ha tacciato d'inesatta ed impossibile risposta data da Giers a V. E., che la Russia si disinteressa nella questione del mandato conferitoci da Menelik, da lei riferitami col telegramma del tre corrente (1). In seguito a ciò Ribot è di nuovo incerto e chiede sia spiegata la contraddizione. Voglia vedere Giers d'urgenza e pregarlo di partecipare a Mohrenheim dichiarazione suddetta fatta a V.E. (2).

420

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 908. Berlino, 10 aprile 1890, ore 19,22 (per. ore 20,15).

Feci nuove indagini presso il segretario di Stato. Egli dopo aver preso conoscenza dell'incartamento, mi disse che, con rapporto del 14 marzo, ministro germanico a Washington riferiva avergli il signor Blaine dato lettura delle istruzioni trasmesse pochi giorni prima al rappresentante degli Stati Uniti a Rio Janeiro per protestare contro decreto di naturalizzazione e per consigliare amichevolmente Governo provvisorio di ritirare quel decreto. Cancelleria imperiale scrisse in data del 2 aprile al suo rappresentante Rio Janeiro che qui si voleva aspettare che le istruzioni del segretario di Stato Blaine fossero eseguite, ed il ministro ebbe ordine di telegrafare. Stante esitazioni manifestate più volte dal Governo degli Stati Uniti, Gabinetto di Berlino preferisce, prima di prendere posizione, ricevere avviso sicuro che le istruzioni impartite al ministro americano a Rio Janeiro siano giunte ed eseguite. Qualora Governo brasiliano si rifiutasse di ascoltare le amichevoli osservazioni, e che tosse presentata protesta da varie Potenze, Gabinetto di Berlino non ha deciso quale sarebbe suo proprio contegno, ma è probabile che non rimarrebbe in disparte. Però è da presumere che non si assocerebbe a dimostrazioni collettive di protesta. Mi pare che il r. ministro a Rio de Janeiro potrebbe ricevere ordini di indagare se il suo collega degli Stati Uniti abbia comunicato al Governo provvisorio il dispaccio contenente sue istruzioni, e che commendator Riva avesse direzioni eventuali in conformità dell'esito delle pratiche del suo collega degli Stati Uniti.

(l) -Cfr. n. 398. (2) -Cfr. n. 422.
421

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

L. PERSONALE. Berlino, 11 aprile 1890.

La dépèche citée en marge m'est parvenue hier, ainsi que son annexe. Je me suis empressé de demander une audience au chancelier de l'Empire, laquelle n'a pu m'ètre accordée qu'aujourd'hui.

J'ai remis votre réponse (2) à la lettre que M. le général de Caprivi, au début de ses hautes fonctions, adressait à V.E. (3). Il en a pris lecture en ma présence, et manifestait une très vive satisfaction de son contenu, qui s'accorde si bien avec sa propre manière de voir et avec les intérets réciproques des Etats formant le groupe de la Triple Alliance, dont le programme vise essentiellement au maintien de la paix. Il se plaisait à remarquer combien, pour un « novice » comme lui en matière de politique étrangère, était precieux le concours d'un homme d'Etat aussi illustre et expérimenté que le premier ministre d'Italie.

Le chancelier me priait en mème temps de remercier V.E. de l'empressement que vous aviez mis à lui répondre, et de vous exprimer ses vrais sentiments d'amitié.

Il avait également reçu une réponse des plus satisfaisantes du comte Kalnoky. Il manquait encore celle de lord Salisbury, mais le retard s'explique parce que Sa Seigneurie est absent de Londres.

Les ambassadeurs allemands à Rome, Vienne et Londres ont reçu, à titre très confidentiel, copie des lettres respectives. V.E. jugera si, dans l'intéret du service, il ne serait pas indiqué qu'il filt agi de meme à l'égard de cette ambassade.

Je me réfère à mon telegrarnme de ce jour (4).

422

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 341. Pietroburgo, 12 aprile 1890, ore 20,10 (per. ore 23,40).

Giers déclare qu'il y a malentendu et il a tenu à me dicter ce qui suit: « D'après les informations données par Mohrenheim, Ribot demanda s'il était

exact que la Russie, n'ayant pas intérets propres dans la Mer Rouge, ne songe plus à élever aucune objection contre le traité stipulé entre l'Italie et Menelik ». Ambassadeur de Russie à Paris croyant qu'il s'agissait de notre traité de l'an dernier, a répondu camme sait V.E. Giers lui écrira aujourd'hui plutòt que de télégraphier pour plus de clarté. Il reconnait exactitude de mon télégramme du 3 (l) et déclare: «que la Russie, se posant au point de vue humanitaire, ne proteste pas contre la délégation de Menelik, ne s'oppose pas, mais ne participe pas et s'abstient ». A ma question, formulée avec beaucoup de prudence, à savoir, si le Cabinet russe envisage la possibilité d'une formule permettant son adhésion, Giers a répondu que le verbal présenté par les délégués italiens était trop en contradiction avec les vues du czar et a surtout le défaut de vouloir classer le roi des rois, l'empereur Menelik, au niveau des souverains d'Europe; l'Etiopie n'existant du reste que camme terme géographique (2).

(l) -Da ACS, Carte Crlspl. (2) -Cfr. n. 410. (3) -Cfr. n. 410, nota 2. (4) -T. riservato 114, non pubblicato.
423

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN (3)

T. 634. Roma, 13 aprile 1890, ore 0,30.

Il signor Billot è giunto questa mattina; mi ha subito domandato udienza e l'ho ricevuto alle cinque. Mi narrò le vicende della sua nomina, spiegando il ritardo della sua venuta a Roma. Disse aver esposto a Ribot ciò che si proponeva di dire a Spuller quanto alla sua linea di condotta verso l'Italia: circa la politica coloniale italiana, non intralciare la nostra espansione; circa la questione tunisina far sì che gli italiani dovessero trovarsi nella Reggenza ed esservi trattati come a casa loro. In tutte le altre questioni disse proporsi di procedere amichevolmente per appianare ogni screzio, nel qual compito la via gli era stata facilitata da Mariani, alla cui memoria era grato. Gli dissi, a mia volta che ero animato da intenzioni identiche alle sue; che la stampa francese non ci era amica, il che non mi impedisce di amare la Francia, di amarla anzi come un francese, senza cessare di essere conscio dei doveri che mi impone la mia qualità di ministro, cioè di difensore degli interessi italiani. Gli ricordai che ho trovata la Triplice Alleanza e che da uomo onesto devo esservi fedele. Gli dissi che mi si imputano colpe che non sono mie, come gli incidenti di Firenze e di Massaua, nei quali la ragione era nostra,

22 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. XXIII

come tutta l!!uropa riconobbe. Gli narrai come nel 1877, essendo non ministro, ma presidente della Camera, fossi andato a Berlino ed a Gastein per vedervi il principe di Bismarck, con cui ero già in rapporti; come, per andarvi, fossi passato per Parigi e là avessi veduto Gambetta; come Gambetta mi avesse pregato di far aperture a Bismarck in vista di un disarmo; come, tornando dalla Germania, fossi nuovamente passato da Parigi ed avessi riferito a Gambetta, a Emilio di Girardin e ad altri quanto avevo detto ed udito, e che, circa al disarmo, Bismarck Io avrebbe desiderato ma non lo riteneva possibile (1). Soggiunsi che, venuto al potere, il mio desiderio e la mia speranza erano stati di poter servire di tratto d'unione tra la Francia e la Germania, di curare che la Triplice Alleanza non riuscisse alla Francia di pregiudizio; che queste erano tuttora le mie intenzioni e che egli mi troverebbe sempre disposto a fare tutto il possibile per riavvicinare maggiormente l'Italia alla Francia, a cui sarebbe follia il voler muovere la guerra e che, come ogni italiano, giudico necessaria all'Europa ed al nostro Paese, per la sua posizione geografica, per le sue tradizioni, per la sua affinità con noi, ecc. Ho trovato il signor Billot una persona ammodo e simpatica, e credo non errare dicendo che ci lasciammo egualmente soddisfatti l'uno dell'altro.

(l) -Cfr. n. 398. (2) -n senso di questo telegramma fu comunicato all'ambasciata a Puigi e alla legazione a Bruxelles con T. coloniale riservato 306 del 13 aprile.

(3) Ed. in CRISPI, Questioni internazionali, cit., pp. 155-156.

424

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 929. Parigi, 13 aprile 1890, ore 16,10 (per. ore 18,20).

Con nota or ora inviatami Ribot m'informa che incaricato d'affari di Francia a Rio Janeiro già segnalò ai ministri brasiliani le difficoltà che per le relazioni internazionali susciterebbe alla nuova repubblica applicazione sistema concernente naturalizzazione degli stranieri, adottato dal Governo provvisorio, impegnandolo a conformarsi a un anteriore decreto più favorevole agli stranieri, epperò Governo francese udì con soddisfazione che Governo del re si proponeva di richiamare al par di lui l'attenzione del Gabinetto di Rio sugli inconvenienti del decreto del quindici dicembre (2). Nel caso, conchiude Ribot, che osservazioni fatte a Rio nello stesso senso, se non in forma assolutamente identica dagli agenti italiano e francese, non producessero risultato sperato, Governo italiano troverebbe Governo francese disposto a esaminare, d'accordo con lui, opportunità di pratiche ulteriori che potrebbe esigere atteggiamento Governo brasiliano.

(l) -Per questa missione d! Crisp! cfr. 1 documenti pubblicati nel vol. IX della serie n. (2) -Cfr. n. 402.
425

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, LONDRA, MADRID, PARIGI, PIETROBURGO E VIENNA, E ALLE LEGAZIONI A BERNA, BRUXELLES E L'AJA

T. RISERVATO 107. Roma, 15 aprile 1890, ore 19.

Le condizioni delle piazze italiane sono, di questi tempi, dipinte da ribassisti interessati sotto colori esageratamente foschi. In Italia e fuori si spargono anche, contro i nostri più potenti istituti di credito e le nostre case bancarie più solide, voci calunniose ed allarmanti che vengono diffuse con ogni mezzo lecito ed illecito. Qualcuno degli istituti presi di mira provvede direttamente, nelle vie giudiziarie, alla propria difesa. Ciò non esime però il Governo dal dovere di tutelare, nel suo complesso, il credito italiano. Mentre dunque si procederà, a rigore di legge, all'interno, contro chi nuoce colpevolmente ad esso, desidero che per cura delle rr. rappresentanze all'estero si reagisca, nella misura del possibile, contro il movimento allarmista che ci danneggia. Ciò si può fare in più modi: con comunicati a giornali amici; nelle conversazioni con personaggi del ceto politico, bancario, giornalistico, ecc. Occorre inoltre che delle accuse ed insinuazioni più meritevoli di attenzione e tali da nuocere maggiormente al credito dello Stato o di banche italiane, mi si dia sollecito avviso, perché si possano, se è il caso, rettificare volta per volta, nei modi convenienti, con informazioni attinte alle fonti più sicure. Voglia diramare queste istruzioni ai rr. consolati dipendenti nelle principali città commerciali di codesta circoscrizione indicandomeli, per mia norma, telegraficamente.

426

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A MADRID, MAFFEI, A PIETROBURGO, MAROCHETTI E A VIENNA, NIGRA, E AL MINISTRO A LISBONA, AVOGADRO DI COLLOBIANO

T. 651. Roma, 15 aprile 1890, ore 19,40.

Oggi partono per posta istruzioni al r. ministro al Brasile, perché presenti memorandum circa naturalizzazione degli stranieri unitamente con ministri di Austria-Ungheria, Portogallo, Spagna, aderenti alla protesta, e con appoggio del ministro russo. Informi d'urgenza codesto Governo affinché trasmetta istruzioni definitive al proprio rappresentante.

427

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 362. Parigi, 16 aprile 1890, ore 19,20 (per. ore 21,40).

Ho dato oggi lettura a Ribot del telegramma di V.E. in data 13 corrente (l) che riferiva la ripetuta dichiarazione di Giers a Marochetti circa mandato conferitoci da Menelik. Ribot persiste a sostenere che tale dichiarazione era contraria a ciò che telegrafava l'ambasciatore di Francia a Pietroburgo, ed alle istruzioni date dalla Russia al suo rappresentante a Bruxelles. Egli tuttavia non aveva ancora riveduto Mohrenheim, cui Giers doveva, secondo quel telegramma, scrivere in proposito. Disse poi che, comunque fosse, quella era questione fra noi e Russia, che la Francia non faceva dipendere il suo atteggiamento dalla Russia; che non intendeva in nessuna guisa osteggiare nostra espansione nel Mar Rosso, ma che credeva necessario un previo esame con noi circa estensione del Regno di Etiopia e circa la delimitazione sul territorio dei danakil e verso Obock, esame al quale era sempre pronto. Ripeté le osservazioni già fatte al generale Menabrea, dicendo che anche lord Lytton espresse il dubbio che, nelle presenti condizioni, il Governo inglese volesse ammetterci a rappresentare Menelik nella Conferenza di Bruxelles per tema di simile pretensione d'altra Potenza e che Governo belga, anch'esso, ci era avverso. Secondo Ribot la nostra domanda mirerebbe ad ottenere un implicito riconoscimento del trattato stipulato con Menelik, ma questo non potrebbe esser accordato dalla Francia se prima non le fosse ufficialmente notificato intero trattato con Menelik, affinché, secondo spirito del Trattato di Berlino, possa esaminare se non sia leso nessun suo diritto e discutere con noi la suddetta questione di confine. Non ripeto le mie energiche ed inutili obiezioni, fra le quali anche quella che, volgendo ormai al suo termine lavoro della Conferenza di Bruxelles, le condizioni qui accampate sembrano intese a rendere impossibile il nostro assunto senza apparci un rifiuto esplicito (2).

428

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 116. Londra, 16 aprile 1890, ore 19,45 (per. ore 21,40).

Ho procurato anche prima di ricevere il telegramma di V.E. (3) di reagire contro la corrente sfavorevole al credito italiano anche su questa piazza. Mando

oggi stesso una circolare ai consoli in Inghilterra con invito di rivolgersi agli agenti dipendenti nei principali centri commerciali. Il R. Governo può star sicuro che non perdo di vista questi gravissimi interessi del Paese. Non è ancora arrivato il conte Fantoni.

(l) -Cfr. n. 422, nota 2, p. 259. (2) -Per la risposta cfr. n. 430. (3) -Cfr. n. 425.
429

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATISSIMO PERSONALE S. N. Bucarest, 17 aprile 1890, ore 13,20 (per. ore 13,40).

Questo inviato straordinario e ministro plenipotenziario di Germania, oltre ad avere comunicato al ministro degli affari esteri la circolare del generale Caprivi sulla immutabilità della Triplice Alleanza più salda che mai ha per ordine superiore rassicurato in tal senso ed individualmente le poche persone al corrente dei nostri patti colla Rumania. Un rapporto (l) ove parlo soltanto dalla prima comunicazione beninteso, corre già a questa volta.

430

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. COLONIALE RISERVATO 317. Roma, 17 aprile 1890, ore 19,15.

Colloquio suo con Ribot (2) prova ancora una volta il malvolere del Governo francese riguardo nostra azione in Africa. Noi non avevamo nessun obbligo o bisogno notificare intero nostro trattato con Menelik che non interessa che noi e l'altro contraente. Notifica fu limitata all'articolo 17, essendo questo il solo che si riferisce relazioni internazionali. Spuller ne prese atto con nota 20 ottobre (3) e ci basta. È nuova in diritto internazionale la teoria che un ministro non riconosca operato del suo predecessore. Inoltre è contrario verità che Inghilterra e Belgio ci siano avversi, né possiamo dubitare ripetute assicurazioni che ci vengono da Pietroburgo. Il trattato itala-etiopico è d'altronde fuori questione, rappresentando noi Etiopia a Bruxelles in virtù

(ll Non pubblicato.

dl mandato speciale che ogni sovrano può dare ad un altro. Validità di tale mandato ci è riconosciuta già da Inghilterra Germania, Austria e da maggioranza Potenze.

(2) -Cfr. n. 427. (3) -Cfr. n. 62, nota 2.
431

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 318. Roma, 18 aprile 1890, ore 11,30.

Ella può far conoscere Menelik, per mezzo Salimbeni, che, finché Masciascià interpretando intenzioni imperatore si manterrà amico nostro in Adua e concorrerà con noi sicurezza via commercio avrà nostra amicizia e faremo per lui tutto quanto interesse colonia e pace Tigrè esigono. Circa confini ella conosce mie idee. Faccia comprendere, con tutta sua prudenza, come il rinvio a miglior tempo materiale delimitazione frontiera non pregiudichi alcun diritto e faccia capire che questo è il solo modo evitare difficoltà che potrebbero sorgere in Italia. Noi siano pronti aiutare Menelik in quanto possa giovare consolidare sua autorità e questo nostro impegno deve togliere da lui ogni sospetto. Non abbiamo alcuna intenzione occupare Tigrè, e avendo riconosciuto Menellk imperatore non può cader dubbio che lealmente eseguiremo assunte obbligazioni (2).

432

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

T. COLONIALE RISERVATO 371. Massaua, 18 aprile 1890, ore 20,50 (per. ore 22,50).

Rispondo telegramma di V.E. in data d'oggi ( 4), ricevuto in questo momento. Masciascià Uorchiè ha istruzione dall'imperatore di eseguire quanto gli verrà ordinato dal Comando superiore. Di questo posso rispondere ed è per questo che mi sono opposto alle difficoltà sollevate dal generale Orero per impedire andata Masciascià in Adua. Salimbeni riferirà parole dell'E.V. Non dubito tutto potrà avere esito soddisfacente se le idee del Governo del re saranno interpretate favorevolmente ed eseguite qui con vantaggio nostro e del nostro protetto.

(2l Per la risposta d! Antonelll cfr. n. 432.
(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 128. (3) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -111ar RoRso, tomo VIII, c!t., p. 129. (4) -Cfr. n. 431.
433

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 379. Parigi, 20 aprile 1890, ore 17,10 (per. ore 20,10).

Ho riveduto ora Ribot per riparlargli del mandato di Menelik, valendomi dei telegrammi di V.E. del 17 e di iersera (1). Egli si difese contro ogni sospetto di malvolere, cominciando dal dirmi, in modo confidenziale, aver saputo dal signor Bourée che Lambermont doveva pregare i nostri delegati alla Conferenza di Bruxelles di non introdurre la questione Menelik o di non insistervi; che Vivian o Ouroussoff farebbero anch'essi obiezioni; che Giers aveva dichiarato a Laboulaye di non essersi interamente disinteressato nella questione, come pareva aver capito il r. ambasciatore ecc. Ad ogni modo le istruzioni date da Ribot al suo rappresentante sarebbero concilianti e tenderebbero in previsione della vicina chiusura della Conferenza a lasciare aperto il protocollo per l'ulteriore accessione del re Menelik quando le questioni dipendenti dal nostro trattato con lui sarebbero regolate. Obiettai a Ribot che il mandato da noi ricevuto era un mandato speciale, di cui era indiscutibile la validità, astrazione fatta dal trattato. Questo argomento sembrò colpirlo, giacché osservò che finora generale Menabrea non si era posto su quel terreno e disse che, dal momento che non invocavamo il trattato, egli avrebbe esaminata di nuovo la questione; per oggi rifiutò di darmi una risposta più categorica. Protestò poi che era appunto per non inceppare la nostra azione nel Mar Rosso che egli desiderava definire regolarmente e una volta per sempre con noi la questione dei limiti e aggiunse che se la Francia da quel lato poteva farci concessioni, essa, alla sua volta, avrebbe da domandarcene in Tunisia.

434

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 983. Parigi, 20 aprile 1890, ore 17,10 (per. ore 20,10).

Ribot mi disse in modo amichevole che delegazione di giornalisti, presentataglisi ieri, espresse apprensione che altri giornalisti francesi siano ancora

espulsi dal Regno (1). Egli aggiunse che amava non crederlo, giacché ciò troppo nuocerebbe ai rapporti nostri, che egli desiderava cordiali. Agenzia Havas manderà un altro corrispondente a Roma.

(l) Cfr. n. 430 e il T. coloniale riservato 325, del 19 aprile, non pubblicato.

435

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 127. Berlino, 20 aprile 1890, ore 18,30 (per. ore 19,25).

Mi riferisco al telegramma spedito oggi dal conte Fantoni al Ministero del tesoro relativamente ad una riserva speciale fatta dalla Banca Nazionale. Converrebbe non solo dal punto di vista finanziario ma anche dal lato politico procurare in ogni modo di appianare per il presente e per l'avvenire sola difficoltà che impedisca di concludere accordo ottenuto non senza considerevole sforzo e che sfuggendo non si potrebbe più conseguire. La riserva di cui è questione non produsse buon effetto e si potrebbe in certo modo interpretare come una via che si vorrebbe lasciar aperta per accordi colla Francia, accordi che difficilmente si concilierebbero cogl'interessi finanziarii del gruppo che presta larghissimo concorso e coll'interesse politico della Germania, il quale è pure il nostro. V.E. converrà meco, che, malgrado che la Banca Nazionale sia al di sopra di tale ·sospetto, bisogna che essa dimostri sempre più di saper tenere maggior conto dei nostri interessi politici che non d'uno spirito di esagerata speculazione cui sono proclivi istituti di minore importanza. Fantoni partirà domani sera per Firenze con mandato del sindacato tedesco (2).

436

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO (3)

T. COLONIALE RISERVATO 329. Roma, 20 aprile 1890, ore 23.

Non sono d'accordo nè con lei, nè con Antonelli circa sistemazione cose Tigrè. Noi non abbiamo interesse a scegliere e mantenere in Adua un nostro rappresentante, nè ad istallarvi governatore eletto da Menelik. In entrambi

i casi assumeremmo impegni, i quali potrebbero condurci ad una guerra nel Tigrè. Ora l'Italia non deve andare di là dei confini attuali, aspettando che gli avvenimenti maturino. Quanto all'aiuto di viveri noi potremmo prestarli a condizione che Masciascià mandi prenderli Massaua e li faccia trasportare da sua gente e a sue spese in Adua.

(l) -Ressman aveva riferito con T. 951 del 16 aprile, non pubblicato, circa un colloquio con Ribot a proposito dell'espulsione dall'Italia di due giornalisti francesi. (2) -Per la risposta cfr. n. 439. (3) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 144 e in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., pp. 218-219.
437

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 541/222. Berlino, 20 aprile 1890 (per. il 24).

Depuis l'établissement du nouvel Empire d'Allemagne, le poste diplomatique auprès du Saint-Siège avait été maintenu au budget, bien qu'il ne fut pas occupé. En 1872, le Gouvernement impérial avait désiré y nommer le cardinal prince de Hohenlohe, mais ce choix n'ayant pas été agréé par le pape Pie IX, le poste était resté vacant. Le prince de Bismarck, en exprimant au Reichstag les regrets que ce refus lui avait causé ne considérait pas moins nécessaire de conserver la position budgétaire, dans l'espoir d'une entente ultérieure avec la Curie romaine. Les sommes inscrites ne furent rayées qu'à partir de 1875. Le prince de Bismarck laissait toutefois entrevoir le rétablissement de la mission, quand cessemit l'animosité du Saint Père contre l'Allemagne et surtout contre la Prusse. Le changement de dispositions se produisit après la mort de Pie IX, et le poste fut confié à M. de Schléizer. Cependant, le Cabinet de Berlin jugea convenable d'établir auprès du Vatican une simple représentation prussienne, au lieu d'une légation allemande, puisque les affaires religieuses ne relèvent pas immédiatement de l'Empire.

Ce préambule servira à mieux expliquer un entretien que j'ai eu récemment avec le secrétaire d'Etat.

Certains journaux répandaient le bruit qu'il s'agirait de transformer la légation de Prusse près le Vatican en mission allemande, et meme de l'élever au rang d'ambassade. J'en ai touché un mot incidemment et sans avoir l'air d'y attacher de l'importance. Le baron de Marschall m'a répondu n'avoir rien appris à ce sujet. La nouvelle lui semblait dépourvue de fondement, aujourd'hui plus que jamais. L'ancien chancelier se laissait parfois imposer par la cohésion et la discipline de la fraction du centre, et son entrevue, peu avant sa retraite, avec M. de Windthorst, le chef de ce parti, pouvait induire à supposer qu'il était disposé à des concessions partielles sur l'un ou l'autre des points suivants: la faculté accordée au Governement de supprimer en certaines circonstances le traitement d es ecclésiastiques; la création au Ministère des cultes d'une section catholique, le caractère nettement confessionnel de l'inspection des écoles, et la rentrée, sans exception, des ordres religieux en Prusse. Or, il ne parait pas qu'on soit enclin aujourd'hui à faire au centre les concessions dans la mesure désirée. En outre les questìons ecclésiastiques ressortissent à chacun des Etats de l'Empire, qui les traitent avec le Saint-Siège par des délégués spéciaux. Elles ne sauraient dane ètre réglées par une légation ou une ambassade d' Allemagne. Et quant à celle-ci, sa création, s'il y avait lieu de procéder à la réciprocité, amènerait plus d'un embarras ne serait ce que celui de s'entendre sur la présence d'un nonce à une Cour protestante.

J'ai laissé parler le secrétaire d'Etat en me bornant à intercaler quelques mots pour soutenir la conversation.

Les réponses données, depuis cet entretien, au Landtag prussien par le ministre des cultes à des interpellations faites par M. Windthorst ne semblent pas non plus indiquer l'intention de céder sur toutes les réclamations présentées par la fraction du centre.

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IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 383. Massaua, 21 aprile 1890, ore 14,50 (per. ore 20,30).

Rispondo telegramma di V.E. in data di ieri ricevuto oggi (2). Insediare Masciascià in Adua non è pericoloso per l'Italia. Egli non ha bisogno di nostre truppe e posso garantire troverà un modus vivendi col ras Mangascià da dare tranquillità, avviare commerci, ristabilire ordine sulle nostre frontiere. Tigrini non hanno odiosità contro le disposizioni di Menelik, perché oggi Mangascià ottenne dall'imperatore il massimo del desideratum. Menelik ha scelto Governo di Masciascià, avendo egli più di mille uomini, mentre che, a tempo di re Giovanni, governatore Adua ne aveva appena cinquecento. Non lo abbandonò alla sorte, ebbe solo grande fiducia nella amicizia lealtà del Governo italiano. Masciascià, se venne a Massaua, fu per ossequio Orero, consigliato da me, altrimenti restava, come aveva diritto, in Adua. Lettera Menelik ad Orero deve essere interpretata secondo le intenzioni del mittente, a me note, non del destinatario. In Etiopia lo stile non è uguale a quello italiano; inoltre con lettera 30 marzo Menelik ordina a Masciascià di abboccarsi con ras Mangascià, il quale gli comunicherà a viva voce sue istruzioni. Mangascià doveva essere oggi stesso in Adua ed avevalo già prevenuto del mio prossimo arrivo. In quanto alle armi non proposi che fossero trasportate via Tigrè, solo Masciascià meglio avrebbe armato i suoi soldati. Vedo che i miei undici anni di esperienza in questi Paesi e la conoscenza delle idee del

(ll Ed. in L'italia in Africa, Etiopia-Mar Ros,o. tomo VIII. cit .. pp. 145-146.

l'imperatore non sono sufficienti a procurarmi fiducia di V.E. Ne sono dolente, perché qui si inizia un lavoro di demolizione dì tutto quello che sì era fatto, e tutto ciò perché il ministro viene male informato. Sospendo viaggio Salimbeni perchè non intendo, né posso più rispondere di quello che accadrà. Non volendo colla mia presenza associarmi a disposizioni che io sono fermamente convinto siano nocevoli all'interesse dell'Italia e della colonia, lascio il campo libero a chi giudica con criteri diversi l'attuale situazione delle cose del Tigrè, imbarcandomi su primo piroscafo (1).

(2) T. colonlolp riservato 328, non pubblicato: inopportunità di Insediare Masciasclà ad Adua sotto la protezione delle truppe Italiane.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO 108. Roma, 21 aprile 1890, ore 15,15.

La Banca Nazionale ha fatto due sole riserve (2), l'una si riferisce ai suoi statuti, ai quali è evidente che essa non potrebbe mancare; l'altra è relativa alle commissioni che il Governo le darebbe e sulle quali essa sarebbe obbligata a serbare il silenzio, ed è chiaro che simili affari non possono essere messi in piazza. Quest'ultima riserva avrebbe potuto anche essere tacita, la Banca Nazionale fungendo da noi anche da Banca eli Stato. Ma essa per delicatezza verso il gruppo tedesco ha preferito enunciarla. Comunque sia, finché io sono al potere, nessuno ha il diritto di diffidare e di credere che io possa chiedere e permettere operazioni da attuarsi col concorso delle banche francesi. Soggiungo che le altre riserve espresse nella lettera del 18 aprile, al sindacato tedesco, nell'interesse della Banca Generale, possono essere abbandonate. Si valga di ciò immediatamente presso chi di ragione e comunichi a Fantoni.

440

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI. AL CONTE ANTONELLI (3)

T. COLONIALE RISERVATO 331. Roma, 22 aprile 1890, ore 10.

Mi sorprende la risoluzione che ella vorrebbe prendere (4) e temo che ella non mi comprenda bene. Non subisco influenze e rispondo coi criteri suggeriti dalle stesse proposte che mi vengono fatte. Nel caso presente, se Masciascià

può reggersi in Adua, nulla di meglio per noi e per Menelik. Solamente mi rifiuto all'atto d'insediamento di lui in Adua per parte del Governo italiano, perchè appunto non voglio prendere impegni per l'avvenire. Dando a Masciascià concorso di truppe italiane, sarei costretto in caso di disordini in quella provincia a sostenerlo con la forza ed a fare la guerra, il che non voglio. Non è diffidenza verso di lei ma il mio è diverso apprezzamento delle circostanze e di ciò che potrebbe accadere nel Tigrè. Insomma, non voglio assumere responsabilità nè mettere il Governo italiano in condizione impiegare le armi per sostenere un luogotenente di Menelik. Ove acconsentissi alla sua proposta avrei contro di me il Paese ed il Parlamento. Venga dunque a consigli più pratici dal punto di vista nostro, e lasci che Masciascià vada solo a prendere possesso del territorio affidato al suo governo. Spero poi che ella non lascerà l'opera sua incompiuta, e che qualora ella non possa più oltre rappresentarci presso Menelik, lascerà che si rechi Salimbeni dall'imperatore.

(l) -Per la risposta di Crispi cfr. n. 440. (2) -Cfr. n. 435. (3) -Ed. in l/Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso. tomo VIII, cit., p. 146. (4) -Cfr. n. 438.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. COLONIALE RISERVATO 333. Roma, 22 aprile 1890, ore 11,30.

Il signor Ribot è male informato (1). Non posso dubitare né dell'Inghilterra né del Belgio che hanno deliberato di ammettere il mandato di Menelik a nostro favore. Il Governo francese non avrebbe dunque motivo ad obiezioni. Ponga bene in sodo che non domando concessioni alla Francia. Se il signor Ribot vuole una delimitazione dal lato di Obock e la crede necessaria, questo è nel suo interesse anziché nel nostro. Colà infatti stiamo al posto che è nostro ed i nostri confini sono debitamente definiti. Il ritorno poi alle cose di Tunisia tradisce uno stato morboso in codesto Ministero degli affari esteri, il quale si rivela ad ogni mutamento di ministro.

442

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 684. Roma, 22 aprile 1890, ore 18.

R. console Tunisi riferisce (2) sapere da buona fonte che fu firmato contratto di lavori a Biserta per nove milioni lire.

(l) -Cfr. n. 433. (2) -T. !J93 del 21 aprile, non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 337. Roma, 22 aprile 1890, ore 20,55.

Dai suoi telegrammi del 27 e 28 marzo e 5 aprile (l) e dalla sua corrispondenza risulta che codesto ministro affari esteri era favorevole nostra rappresentanza nell'interesse di Menelik e che adoperavasi a procurare consenso da Francia, Russia e Turchia. Di questo ci ritenemmo ancor più sicuri dopo le dichiarazioni fatte dallo stesso re del Belgio a Londra. Un contegno diverso del barone di Lambermont mi parrebbe ora un atto di debolezza (2). Per noi abbiamo Germania, Inghilterra, Austria, Portogallo, Paesi Bassi, cioè la maggioranza dei delegati. La sola questione che s'era voluto far sorgere riferivasi al titolo nostra rappresentanza che i dissidenti non volevano basato sul Trattato del 2 maggio 1889. Avendo noi dichiarato che procedevamo in forza mandato speciale del 5 marzo, il quale ormai deve essere nelle sue mani, ogni difficoltà doveva naturalmente cessare, nostro titolo non essendo diverso da quello per cui delegati inglese e tedesco rappresentano Zanzibar. Ora noi teniamo che questione sia risolta nostro favore, desiderando che Belgio non ci obblighi con suo contegno a qualche atto a salvaguardia nostra dignità. Voglia concertarsi coi suoi colleghi inglese, tedesco, austriaco, olandese, portoghese affinché nostri diritti siano rispettati (3).

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IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 389. Massaua, 23 aprile 1890, ore 8 (per. ore 15,25).

Differenza vera non palese tra Orero e me (5) dipende che il generale vorrebbe fare di ras Mangascià un capo del Tigrè indipendente da Menelik, cosa dispendiosa, pericolosa e tutta a nostro danno; mentre io vorrei semplice esecuzione ordini imperatore, insediando Masciascià Uorkiè in Adua, non sotto la nostra responsabilità, ma indipendentemente da noi. Se insisterei

andare Adua è soltanto per assicurarmi che il viaggio Salimbeni proseguirà regolarmente. Ras Mangascià mi conosce, sono persuaso che mio abboccamento con lui potrà assicurare completa tranquillità, purchè comando superiore non metta discordie, delle quali non abbiamo bisogno. Viaggio Toselli aveva lo scopo di vedere se era possibile che il Comando superiore si riconciliasse con Menelik. Credo che Salimbeni potrà da solo fare benissimo, e, se ciò per colpa di Menelik non accadesse, V.E. può essere sicuro che, in circostanze difficili, sarò sempre pronto ad aderire ai desideri dell'E.V. Nel caso presente coll'imperatore non esistono difficoltà; queste purtroppo esistono a Massaua. Masciascià Uorkiè e ras Mangascià, per accordi presi con Menelik, non possono non intendersi e non vedo nessun pericolo da obbligarci ad assistere il primo colle nostre armi; di ciò posso assicurarla, come pure che nell'insediamento di Mangascià Uorkiè in Adua, noi non ci assumeremmo obblighi essendo cosa di loro competenza, perché al di là del nostro confine tutto ciò che noi potremo fare per Mangascià Uorkiè sarà un'anticipazione di viveri e questo non mi sembra troppo domandare da un imperatore protetto ad un Governo protettore. Se queste assicurazioni persuaderanno, è necessario mandare al generale Orero ordini tassativi, perché eseguisca il programma dell'E.V., che si riassume: l) insediamento Masciascià Uorkiè in Adua per conto Menelik e non nostro; 2) protezione sino Adua o Mareb di Salimbeni; 3) permesso che io possa andare ad Adua con necessaria libertà di azione per trattare pacificamente sistemazione al di là del nostro confine ed assicurare esito viaggio del nostro inviato; 4) fornitura viveri a Masciascià Uorkiè.

(l) -T. coloniali riservati 275, 285 e 316, non pubblicati. Per evidente errore il testo del registro reca le date del 27 e 28 febbraio e 5 marzo. (2) -Risponde al T. coloniale riservato 382, dello stesso 22 aprile, non pubblicato, con cui De Renzls cocmunlcava l'esitazione di Lambermont. (3) -Questo telegramma fu comunicato alle ambasciate a Berlino, Londra, Parigi e Vienna e alle legazioni a L'Aja e Lisbona con l'incarico di adoperarsi presso i vari Governi per ottenere l'appoggio del delegati alla Conferenza. Alla sola ambasciata a Londra fu trasmessa anche la seguente istruzione: «Faccia notare a lord Salisbury che potremmo anche ritirare! dalla Conferenza, se ci vlen fatto simile torto, mentre noi a Madrid non abbiamo mosso obiezioni al delegato francese che rappresentava la Tunisia con mandato speciale del bey >>. (4) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 147. (5) -Risponde al T. coloniale riservato 332, ibid., p. 146.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE IN AFRICA, ORERO

T. COLONIALE RISERVATO 341. Roma, 23 aprile 1890, ore 15,35.

Disapprovo negoziati con Mangascià che stimo contrarii nostri accordi con Menelik.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. 689. Roma, 23 aprile 1890, ore 17.

Per stabilimento addetti militari (l) ravviso più dignitoso che iniziativa pratiche venga da codesto Governo. Ciò per norma di V.E.

(l) Risponde al T. 128 del 21 aprile, non pubblicato, con eu! Marochettl aveva proposto di ristabillre gl! addetti militari a Roma e a Pietroburgo, in occasione della visita In Russia del principe di Napoli.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 391. Parigi, 23 aprile 1890, ore 17,20 (per. ore 19,10).

Nell'udienza di poc'anzi ho interrogato Ribot se egli, secondo promessa fattami il 20 corrente (1), avesse di nuovo e;;;aminato questione nostra rappresentanza Menelik a Bruxelles. Siccome espressi la fiducia che oramai nulla potrebbe né vorrebbe obiettare contro incontestabilmente valido mandato datoci da Menelik ed enumerai le Potenze che già lo avevano riconosciuto, egli domandò se, fondandoci sul mandato speciale non temevamo di pregiudidicare il valore del trattato da noi prima invocato. Risposi io essere di tutta evidenza che questo era affare tra noi e Menelik e che con ciò trattato rimaneva soltanto fuori di questione nel caso presente. Egli allora soggiunse avere Giers detto a Laboulaye che barone Marochetti aveva riconosciuto di averlo male compreso; che Russia non intendeva disinteressarsi negli affari del Mar Rosso, come già aveva provato nella questione del canale di Suez; e che, in ogni modo, non avrebbe apposto la sua firma presso quella di un imperatore di Etiopia, titolo di cui ignorava il fondamento ed il vero significato. Lasciò dunque comprendere che la difficoltà sarà sollevata sul valore del titolo dell'imperatore e re di Etiopia, ma non volle, malgrado la mia insistenza, pronunziarsi nettamente sulle istruzioni che darà egli medesimo; mi lesse invece quelle che aveva impartite a Bourée in precedenza, quando ci eravamo basati sull'articolo 17 del trattato itala-etiopico, conformi alle già indicate nel mio telegramma del 20 corrente, le quali concludevano a lasciare aperto il protocollo alla ulteriore accessione di 11enelik. Dobbiamo dunque prevedere che per opposizione d'una o d'altra Potenza non otterremo l'unanimità necessaria nella Conferenza di Bruxelles e tenerci preparati ad una adeguata risoluzione.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 393. Londra, 23 aprile 1890, ore 18,15 (per. ore 20,30).

Salisbury ha ricevuto nulla da Bruxelles circa le difficoltà che talune Potenze intenderebbero fare alla rappresentanza per mandato speciale del re

Menelik; nessuno dei tre Governi indicati nel telegramma di V.E. (1) ha fatto conoscere a Londra le sue obiezioni. Lord Salisbury è perciò inclinato a credere che il signor Lambermont esageri le difficoltà le quali, al dire di Sua Signoria, mancherebbero di fondamento se l'Italia rappresenta Menelik in forza del mandato speciale. Entro questo limite ritengo che l'appoggio dei plenipotenziarii inglesi ci sia assicurato. Negli uffici del Foreign Office mi è stato riferito che il re del Belgio, per evitare ogni incidente pericoloso per l'esito finale della Conferenza, avrebbe voluto che l'Etiopia, invece di essere rappresentata alla Conferenza, facesse semplice atto di adesione alle decisioni della medesima. Lord Salisbury però non mi ha parlato di ciò e ritiene che la rappresentanza di uno Stato, per mezzo di un altro munito di speciale mandato, non possa dare motivo a fondate obiezioni.

(l) Cfr. n. 433.

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IL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 394. Bruxelles, 24 aprile 1890, ore 10,12 (per. ore 13).

Solamente ora tarda riuscitomi parlare ieri Lambermont, cui tenni linguaggio fermo e dignitoso quale telegrafato dall'E.V. (2). Lambermont ha protestato vivamente contro ogni lontana responsabilità parte Governo belga, più interessato di tutti soluzione felice questione Conferenza. Intanto fatti confermano purtroppo no'~izie miei telegrammi 50, 54, 5'1, 58, 61 (3) e tutti rapporti inviati. Ho saputo ieri essere qui giunta risposta Russia assolutamente contraria accettazione rappresentanza Menelik sotto qualsiasi forma, espressione dettami «nemmeno l'adesione>>. Francia non risposto ufficialmente, ma linguaggio ministro sempre ostile. Solo Turchia recedente opposizione. Visto ieri, corso giornata, ripetutamente ministri d'Inghilterra e Germania i quali promisero larghissimo aiuto facendo agire loro Governi direttamente Pietroburga. Questa notte il re del Belgio, cui fu riferito immediatamente mio linguaggio risoluto, fattomi cercare ballo dato in onore di Stanley, mi ha lungamente pregato raccomandandomi gran calma, chiedendomi nulla fare per lasciar tempo Governi amici accomodare cosa Pietroburgo Parigi. Ministri d'Inghilterra Germania scongiuranmi stesso senso non inasprire situazione ancora accomodabile. Non avendo noi ricevuto ufficialmente nessuna risposta, siamo autorizzati ignorare questo contegno ostile Russia. Catalani al corrente di tutto.

(l) -Cfr. n. 443, nota 3. (2) -Cfr. n. 443. (3) -Numeri di protocollo dello. legazione a Bruxelles, di solito non riportat nel registri del telegrammi in arrivo; risulta pertanto impossibile identificare i telegrammi eu! De Renzis si riferisce.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 396. Londra, 24 aprile 1890, ore 13,50 (per. ore 17).

Lord Salisbury non ha ancora ricevuto da Baring la relazione scritta circa le difficoltà che al Cairo si oppongono al tracciato della linea di demarcazione, proposta da noi fra Ras Kasar ed il Barka. Dalle indicazioni telegrafiche che Sua Signoria ha ricevuto risulterebbe che quella linea taglia in mezzo alcune tribù. Ho fatto osservare che si trattava non di delineare una frontiera definitiva ma di stabilire una zona entro la quale ci potessimo muovere senza suscitare sospetti, apprensioni e dare motivo di dissidi fra Massaua e Suakin. Sua Signoria mi ha assicurato che egli era ansioso di togliere di mezzo qualunque pretesto o causa di attrito fra le autorità di quei luoghi e di creare nei punti di contatto coloniale uno stato di cose, corrispondente all'intimità delle relazioni esistenti fra l'Inghilterra e l'Italia nelle questioni di interesse europeo. Per assicurare il conseguimento di questo scopo, Salisbury propone e mi incarica di chiedere a V.E. di accettare che la trattativa per la linea di demarcazione sia rimandata al mese di giugno prossimo, epoca nella quale verrà a Londra Baring; allora le difficoltà potranno essere agevolmente esaminate ed appianate. Ho insistito sopra le ragioni di urgenza che derivano dalle incursioni dei dervisci, dallo spostamento di intiere popolazioni che ne è risultato, ecc.; ma lord Salisbury non dimostrò di annettere una grande importanza a queste considerazioni. Il funzionario che, al Foreign Office, è reputato essere specialista nelle questioni territoriali Africa, partirà probabilmente fra qualche giorno per Berlino per trovare colà la base di una delimitazione fra l'Inghilterra e la Germania nelle zone dell'Africa centrale. Questa circostanza e il desiderio del Gabinetto inglese di prevenire anzitutto le difficoltà colla Germania fanno sì che in questo momento tutta l'attenzione di lord Salisbury sia rivolta a quell'interesse principalissimo. A parer mio, non gioverebbe insistere per un esame affrettato di una questione della quale ci si propone il rinvio ad epoca non lontana. La proposta fatta della linea fra Barka e il mare, l'iniziativa presa da noi per la demarcazione e l'indicazione da me ripetutamente ed instantemente fatta dei motivi urgenti di procedere alla fissazione della linea, ci autorizzerebbero, in caso di vera necessità, a prendere nella zona dalla linea stessa assegnataci i provvedimenti di difesa necessari, ed a muoverei entro essa liberamente. Il generale Dal Verme ha spedito con il corriere, partito da qui lunedì sera, nn suo rapporto a V.E. (2). Quando quel rapporto sarà giunto a V.E., ella vedrà se la presenza a Londra del generale sia ancora necessaria, aderendosi da noi alla proposta di lord Salisbury di rimandare a giugno le trattative relative alla demarcazione fra

23 -Documenti diplomatici -Serle li -Vol. XXIII

Massaua e Suakìn. Sarà, in ogni ipotesi necessario che il generale ritorni a Londra; intanto egli potrebbe riferire verbalmente a V.E. le impressioni che egli stesso ha potuto formarsi delle disposizioni qui esistenti relativamente alle cose d'Africa (l).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 148-149.

(2) Non pubblicato.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 398. Parigi, 24 aprile 1890, ore 16,20 (per. ore 19).

Nel nostro colloquio di ieri Ribot disse incidentalmente che non aveva ancora risposto alla notificazione fattagli dal r. ambasciatore il 7 dicembre ultimo circa nosi;ro trattato col sultano dei danakil (3), perché dopo le osservazioni fatte in Parlamento al signor Spuller, a proposito della notificazione dell'articolo 17 del nostro trattato con Menelik, egli dovrebbe previamente esaminare con noi la questione dei limiti e diritti rispettivi (4).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. COLONIALE RISERVATO 345. Roma, 24 aprile 1890, ore 19,35.

Ribot ha informato Ressman (5) che Giers avrebbe detto a Laboulaye

V.E. aver riconosciuto d'averlo mal compreso; che la Russia non intendeva disinteressarsi negli affari del Mar Rosso, come già aveva provato nella questione del canale di Suez e che in ogni modo non avrebbe apposto la sua firma presso quella di un imperatore d'Etiopia, titolo di cui ignorava il fondamento ed il vero significato. La prego darmi schiarimenti necessari (6).

(l) -Cfr. n. 459. (2) -Eù. in L'Italia in Africa, Etiopia -JViar Rosso, tomo VIII, cit., p. 149. (3) -Cfr. n. 128. (4) -Si pubblica qui un brano di una lettera di Ressman a Crispi dello stesso 24 aprile:«Gli apprezzamenti pressoché unanimi della stampa provano una volta di più che nell'opposizione al Governo italiano attuale vi è anzitutto l'ira contro la Triplice Alleanza. Il nostro nemico Saint-Cère (Rosenthal) che trovò modo di fare il più bell'elogio del primo ministro italiano con un recente articolo sulla scuola in Oriente, riassumeva !l vero ed intimo sentimento di tutti i francesi in questa formala: "per un'Italia amica, tutto; per un'Italia neutra molto; per un'Italia ostile nulla di nulla ". E convincere l francesi che possiamo essere loro amici finchè siamo nella Triplice Alleanza è !nvero il più arduo dei compiti». (5) -Cfr. n. 447. (6) -Cfr. n. 453.
453

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 403. Pietroburgo, 25 aprile 1890, ore 12,40 (per. ore 18,25).

Affermo nel modo più solenne di non mai aver riconosciuto d'aver mal compreso Giers, né si presentò il caso di farlo (1). Coniermo telegrammi del 26 marzo, 3, 11, 12 aprile (2). Nel domandare udienza l'll, ebbi cura di ripetere a Giers nella mia lettera particolare i termini da lui usati e da me telegrafati. Giers riconosceva esattezza. Il doppio giuoco è chiaro. È vero che Giers non mi ha mai detto disinteressarsi «negli affari del Mar Rosso », ma io non ho commesso l'errore di parlargli d'altro che «della questione della delegazione italiana per Menelik alla Conferenza di Bruxelles», della quale egli dichiarò volersi disinteressare, anzi «se dégager ». Quanto alla ripugnanza d'apporre la firma, tale dichiarazione di Giers può concordare colla fine del mio telegramma del 12. Domando udienza a Giers (3).

454

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CHISPI

T. COLONIALE RISERVATO 405. Bruxelles, 25 aprile 1890, ore 22,06 (per. ore 6 del 26).

Re del Belgio ha scritto lettera lord Salisbury pregandolo farsi spontaneo mediatore per risolvere nostra questione. Altre informazioni dicono Ribot, dopo colloquio Ressman ieri ( 4), essere disposto a discutere formula accomodamento. Domani Lambermont avrà nuovo colloquio in proposito col ministro di Francia.

455

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 409. Pietroburgo, 26 aprile 1890, ore 8 (per. ore 8,45).

L'abstention de Giers ne devient évidemment pas bienveillante; il déclare «que le Cabinet impérial se trouve dans l'impossibilité de donner son

adhésion à l'admission de Menelik à la Conférence de Bruxelles ». Tout en admettant avoir dit que les travaux de la Conférence tirent à leur fin et que la Russie n'est pas directement intéressée, n'ayant pas des colonies dans l'Afrique centrale, il a ajouté: «que cette observation n'implique pas, camme on semble l'avoir compris à Rome, une adhésion à la proposition italienne ».

(l) -Cfr. n. 452. (2) -Cfr. nn. 376, 398 e 422; il T. coloniale riservato 335 dell'll aprile non è pubblicato. (3) -Cfr. n. 455. (4) -Recte tlel 23 aprile; cfr. n. 447.
456

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1020. Parigi, 26 aprile 1890, ore 17,40 (per. ore 20,30).

L'ottimo effetto prodotto nell'opinione pubblica in tutta la Francia dalla visita della squadra italiana a Tolone, e dall'atto di cortesia usato da S.M. il Re al presidente della Repubblica, mi è giornalmente attestato da uomini · politici di ogni colore. Un antico ministro mi diceva ieri che i suoi colleghi del Senato si compiacevano tutti altamente del significato amichevole di quella dimostrazione atta a giovare più di ogni altra al miglioramento dei nostri rapporti.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A. I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. COLONIALE RISERVATO 351. Roma, 27 aprile 1890, ore 18.

Non comprendo atteggiamento Governo russo (1). Abbiamo da Menelik doppio mandato: uno generale, come protettori riconosciuti e rappresentanti dell'Etiopia nei suoi rapporti con terze Potenze; l'altro speciale per rappresentarlo alla Conferenza di Bruxelles. Il Governo imperiale non potrà fare che ciò non sia. Di più, se per colpa della Russia, la quale sola muove oramai opposizione, senza avere alcun motivo o interesse a farlo, non possiamo rappresentare Menelik nella Conferenza di Bruxelles sarà nostro dovere di far conoscere, con tutte le prove in appoggio, al re Menelik il contegno poco amichevole per lui, anzi a lui avverso del Gabinetto russo. Non so quale vantaggio potrà attenerne la Russia, la quale tende ad avere amichevoli

rapporti con l'Etiopia. Faccia ancora valere questo argomento volendo noi esaurire mezzi conciliativi prima di prendere decisione conforme nostra dignità e nostri interessi (l).

(l) Cfr. n. 455.

458

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 413. Berlino, 27 aprile 1890, ore 18 (per. ore 20).

Mi riferisco al mio telegramma di ieri (2). Questo segretario di Stato

mi dice all'istante aver ricevuto oggi comunicazione dall'ambasciata britannica di un telegramma di stamane da Londra. Salisbury informa che la Conferenza di Bruxelles correrebbe pericolo di andare a male, a cagione questione rappresentanza Menelik. Sua Signoria chiede al Gabinetto di Berlino se esso vuole dare istruzioni al suo inviato a Bruxelles di appoggiare domanda dell'Italia, ovvero di prestare, d'accordo con i delegati italiani e inglesi, buoni uffici per un assestamento della questione affine di evitare che la Conferenza non riesca. Oggi stesso venne dalla cancelleria imperiale telegrafato al ministro di Germania a Bruxelles: l) di continuare ad appoggiare risolutamente domanda fatta da noi a nome di Menelik; 2) nel caso che un componimento della vertenza fosse proposto da altre Potenze ed accettato dall'Italia, il delegato germanico è autorizzato ad aderirvi; 3) egli deve tenersi strettamente d'accordo con i suoi colleghi italiani ed inglesi. Fu risposto in questo senso alla comunicazione dell'ambasciata britannica.

459

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (3)

T. COLONIALE RISERVATO 360. Roma, 28 aprile 1890, ore 15,25.

Acconsento al desiderio di lord Salisbury rimandare giugno negoziazione relativa delimitazione confine fra Ras Kasar e Barka (4). Presenza costì generale Dal Verme non essendo per ora necessaria voglia invitarlo ritornare in Italia riferire verbalmente sue impressioni sulla questione Sudan.

(l) -Cfr. n. 461!. (2) -T. coloniale riservato 407, non pubblicato: appoggio tedesco alla tesi itl1llana a Bruxelles.

(3) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, clt., p. 155.

(4) Cfr. n. 450.

460

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTHO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 498/314. Londra, 28 aprile 1890 (per. il 4 maggio).

Gli effetti della uniformità di informazioni, trasmesse da Tunisi simultaneamente a Londra ed a Roma dagli agenti rispettivi dei due Governi, incominciano a farsi sentire. Quando il 23 di questo mese io entrai a parlare con lord Salisbury delle notizie che V.E. mi aveva trasmesse con il suo telegramma del 22 (l) trovai che Sua Signoria già era stata edotta della conclusione dei contratti per la spesa di circa nove milioni destinati dalla Francia alle opere idrauliche ed altri lavori in Biserta. Le informazioni pervenute all'ufficio competente dell'ammiragliato confermano le nostre. L'addetto navale di questa r. ambasciata fu invitato, in questi ultimi giorni, a passare a quell'ufficio e vi ebbe appunto le notizie che al Governo di Sua Maestà sono diggià pervenute direttamente dai suoi agenti.

Nel corso del colloquio con lord Salisbury, ho indicato che, attesa la grandissima importanza che nella marina francese si attribuisce alle torpediniere, si poteva sospettare essere intenzione del Governo della Repubblica di formare, per ora, un porto di sicuro rifugio e rifornimento per le navi di quel tipo nel lago di Biserta. Sua Signoria notava che infatti i lavori dei quali si progettava l'esecuzione, sembravano intesi a raggiungere un tale scopo. Non riusciva però chiaro a questo signor ministro perché l'Italia si sentisse più minacciata da Biserta che da Tolone o dalla Corsica molto più vicine, diceva egli, alle coste italiane. Rettificai a tale riguardo le idee espresse da Sua Signoria indicandole che un porto militare sulla costa tunisina oltre ad essere una minaccia permanente principalmente per la vicinissima Sicilia, riusciva il complemento di un sistema offensivo che avea molte basi di operazione ed acquistava in ragione di ognuna di esse maggiore solidità ed efficacia.

Non credo sarà difficile mantenere lord Salisbury nell'opinione che i lavori che la Francia ha progettato di eseguire sulle coste tunisine risultano a detrimento della potenza militare degli altri Stati mediterranei. Ma non vedo ancora che questo primo ministro sia disposto a prendere in esame se vi sia qualche modo di ottenere che il Governo francese rinunzi alla esecuzione dei progetti di cui trattasi.

Come già scrissi altra volta a V.E., se noi crediamo di avere una base diplomatica per opporci alle costruzioni tendenti a fare di Biserta una stazione avente un'importanza militare, non dovremmo indugiare a scambiare sovra di essa le nostre idee con il Gabinetto britannico. Ma sovra questo soggetto io debbo aspettare di ricevere da V.E. le istruzioni che ella stimerà utile impartirmi.

(l) Cfr. n. 442.

461

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRJSPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 352 (1). Roma, 29 aprile 1890, ore 17.

Al punto in cui siamo intendiamo provocare un voto nella Conferenza di Bruxelles relativamente rappresentanza Menelik. Non è richiesta unanimità, ma possiamo contare sulla maggioranza. Facciamo però assegno sul voto favorevole dei rappresentanti inglesi e interesso V.E. a comunicare quanto precede a lord Salisbury e provocare istruzioni (2).

462

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 581/240. Berlino, 29 aprile 1890 (per. il 5 maggio).

Quand l'Europe occupée de ses affaires intérieures est à peu près à la paix, ou se complait, si l'an veut, aux apparences de la paix, il ne manque pas d'indices qu'il se produit de plus d'un còté un travail en vue de semer la défiance entre les Etats formant la Triple Alliance. On voudrait laisser croire à Rome que l'Allemagne se met en frais de coquetteries avec la France; Vienne devrait etre convertie à l'idée que l'Allemagne cherche à s'entendre avec la Russie aux dépens de l' Autriche. Rien n'est ménagé de Paris pour mettre en suspicion l'Italie. Mais c'est là un jeu percé à jour. Les déclarations échangées entre l'Italie, l'Allemagne et l'Autriche avant et depuis la disparition du prince de Bismarck de la scène politique, sont si catégoriques, qu'on ne saurait élever l'ombre d'un doute sur la continuité de leurs rapports intimes et sur la solidarité de leurs intérets réciproques. Il plait au Gouvernement de la République de nous payer en bonnes paroles, sans répondre, jusqu'ici du moins, par des actes à nos bons procédés à son égard: suppression des droits différentiels; honneurs presque royaux rendus à la mémoire de so n ambassadeur près notre Cour; envoi d'une escadre à Toulon pour saluer le président M. Carnot, et lui consigner une lettre de notre Auguste Souverain; attitude très conciliante des principaux organes de notre presse. Lors meme que nous devrions semer pour ne rien recueillir, notre conduite

actuelle n'est moins estimée lei comme très habile en abandonnant à nos voisins le ròle de provocateurs, le jour où ils lèveront le masque. Le Cabinet de Paris, voulùt-il lui-meme nous faire des concessions en matière commerciale, rencontrerait des difficultés insurmontables dans les dispositions d'un Parlement voué à outrance aux doctrines protectionnistes, pour ne pas dire prohibitives. Ici aussi on n'accepte que sous bénéfice d'inventaire le langage amicai, ou du moins devenu plus modéré de la part de quelques journaux d'outre Rhin. On admet qu'il peut se produire une trève dans les revendications pour l'Alsace-Lorraine, mais qu'un accord ne s'établira pas sur ce terrain. On sait également qu'en France et en Russie des partis influents s'appliquent, ne fùt-ce qu'en apparence, à se faire, en haine de l'Allemagne, les apòtres d'une solidarité d'intérets, avec l'arrière-pensée de se retourner au moment pro p ice et viribus unitis contre l'Allemagne et contre nous, tant que nous ne nous plierons pas à devenir les satellites de la France. Comment expliquer autrement que ces deux Puissances, meme dans une question pour elles secondaire, nous suscitent, comme à la Conférence de Bruxelles, des obstacles relativement à la représentation du roi Ménélik, si ce n'était qu'elles sont guidées par le désir de faire accroire toujours plus à la communauté de leur cause? Heureusement qu'il faut encore deux années à la Russie pour

achever ses armements sur terre et sur mer, et que la France restera l'arme au bras avant d'engager une lutte à elle seule.

(l) -Un'annotazione indica che i telegrammi coloniali riservati in partenza del 29 aprilefurono per errore registrati prima di quelli del 28. (2) -Cfr. n. 466.
463

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1040. Londra, 30 aprile 1890, ore 0,11 (per. ore 6).

Con nota d'ieri Salisbury annuncia aver ordinato al rappresentante inglese al Brasile di concertare una azione con i colleghi aventi istruzioni di unirsi alla protesta italiana.

464

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 431. Parigi, 30 aprile 1890, ore 17,15 (per. ore 20,10).

Prima che io lo interrogassi, Ribot, nell'odierna udienza, mi disse che la questione del mandato di Menelik era in via di accomodamento per ricevere una soluzione conforme alla nostra domanda, la medesima dovendo essere introdotta nella Conferenza di Bruxelles in modo da fare cadere l'opposizione della Russia. Ribot mi mostrò le più amichevoli disposizioni e dichiarò che difficoltà prima prodottesi non erano effetto del suo malvolere, ma che egli pure avrebbe dovuto tenere conto delle obiezioni del Governo russo. Il conte Milnster e lord Lytton gli avevano entrambi parlato della questione; il secondo per rettificare il suo giudizio sulle intenzioni di lord Salisbury (l).

465

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1043. Parigi, 30 aprile 1890, ore 17,15 (per. ore 20,40).

Ribot mi disse di essere stato informato dal barone Itajuba che il Governo brasiliano, piegandosi alle rimostranze della Francia contro il decreto di naturalizzazione, s'impegnava ad accogliere tutti i reclami che dopo la scadenza del 15 giugno gli saranno presentati dagli stranieri, i quali non avranno nel termine stabilito optato contro la naturalizzazione brasiliana, e non vorranno sottostare alle conseguenze prescritte dal decreto del Governo brasiliano. Promise altresì di non invocare il decreto in favore dei cittadini francesi dimoranti al Brasile [i quali] tornando in patria, volessero valersene per esimersi dal servizio militare. Governo francese pare disposto a non differire più oltre il riconoscimento della Repubblica brasiliana.

466

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 433. Londra, 30 aprile 1890, ore 19,40 (per. ore 21,45).

Salisbury mi ha detto che malgrado tutti gli sforzi da lui fatti insieme alla Germania, le obiezioni della Russia e della Francia nell'affare della rappresentanza di Menelik a Bruxelles sussistevano, ma che l'Italia poteva con

tare sul voto dell'Inghilterra, se la questione veniva portata in votazione nella Conferenza (1). Egli telegrafava questa sera in questo senso al rappresentante inglese a Bruxelles.

(1) Con D. riservatissimo 15284/363 del 10 maggio, non pubblicato, vennero comunicate a Ressman le istruzioni date a Roma a Menabrea per aprire il negoziato con la Francia per la delimitazione del confini fra Etiopia e Aussa.

467

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 727. Roma, 1° maggio 1890, ore 19,15.

Impegno preso Governo brasiliano accogliere reclami stranieri dopo 15 giugno (2) sembrami una proroga accordata ma non modificazione sostanziale decreto naturalizzazione contro cui signor Ribot mostrassi disposto agire in conformità memorandum italiano, aspettando però di conoscere risoluzioni dell'Inghilterra, secondo risulta dal telegramma di V.E. in data 12 aprile (3). Partecipo che r. ambasciatore in Londra m'informò con telegramma 30 aprile (4) avere Governo britannico ordinato suo rappresentante Rio Janeiro concertare azlone coi colleghi aventi istruzioni di unirsi alla protesta italiana. Prego pertanto insistere perché Governo francese tengasi fermo nell'appoggiare nostro memorandum.

468

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 439. Pietroburgo. 1° maggio 1890, ore 19,26 (5).

A la suite de notrc conversation d'avant hier (G) Giers a soumi.s à l'empereur l'idée suivante, dont il m'a dicté sur papier à peu près les termes « au lieu ò.'admettre Menelik à prendre part par délégation à la Conférence, le Gouvernement italien laissant achever l'oeuvre de la Conférence, pourrait notifier aux Puissances que se chargera de l'application aux domaines de Menelik des principes que la Conférence aura adoptés, puis V.E. en informera les Puissances qui en prendront acte ». L'empereur a demandé à Giers de lui soumettre un rap

port avant de formuler l'idée d'une façon précise dans un télégramme à Ouroussoff. Sa Majesté l'a déjà admise en principe mais il est possible qu'elle fasse des corrections. Il est très-important de noter que l'empereur croit ne pas déjuger de sa première résolution, de << s'abstenir »; qu'il ne veut pas absolument mettre sa signature à còté de celle de Menelik et que je me suis toujours placé au point de vue humanitaire et du second mandat spécial indiqué dans le té1égramme de V.E. du 27 (l). Il est opportun de ne pas prononcer le mot l'« Etiopie » et de laisser de còté notre traité avec Menelik camme un droit acquis et clont il est inutile de parler. C'est ce que Giers entend en demandant éèbsolument que nous écitions de toucher aux questions politiques (2).

(l) -Tornielli rispode al n. 461. (2) -Cfr. n. 465. (3) -Cfr. n. 424, in realtà del 13 aprile. (4) -Cfr. n. 463. (5) -Manca l'Indicazione dell'ora di arrivo. (6) -Conversazione interlocutoria, su cui Marochetti avea riferito con T. coloniale riservato 426 del 29 aprile, non pubblicato.
469

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 7066. Parigi, 3 maggio 1890, ore 17,10 (per. ore 21,25).

Mi sono recato oggi da Ribot parendomi. urgente d'informarlo delle osservazioni telegrafatemi ieri l'altro da V.E. (3) circa l'impegno preso dal Governo brasiliano per decreto di naturalizzazione, affinché egli non se ne dichiarasse appagato e appoggiasse invece .fermamente il nostro memorandum. Ribot mi disse avere nel frattempo chiesta ed ottenuta dal Governo brasiliano la esplicita dichiarazione che l'impegno preso sarebbe applicabile anche agli italiani, ed essergli per parte sua sembrata accettabile la condizione offerta, giacché i reclami contro il decreto dovendo essere accolti in qualunque tempo dopo il 15 giugno, gli effetti del medesimo erano in fatto annullati, mentre si capiva che il Governo brasiliano non volesse addirittvra revocare un decreto che egli pretendeva aver reso a favore non a danno degli stranieri. Alla mia domanda se egli avesse già formalmente accettato il temperamento accordato dal Governo brasiliano, Ribot rispose che la questione doveva essere prima esaminata in Consiglio dei ministri. Gli feci quindi presente che seguendo il sistema ora proposto a titolo di concessione dal Governo brasiliano, sarebbe pur sempre necessario un apposito atto di protesta dello straniero, senza il quale non cesserebbero, a suo riguardo, gli effetti del decreto che, in mancanza di un simile atto, o per esempio, in caso di morte prima elle fosse compiuto potrebbero avere gravi conseguenze per le successioni. Informai anche Ribot delle istruzioni elle furono date al rappresentante britannico a Rio Janeiro e insistetti affinché non cedesse. Egli non contraddisse alle mie osservazioni, e mi promise di riparlarmene, dopo aver esaminato di nuovo la questione.

(l) -Cfr. n. 457. (2) -Cfr. n. 470. (3) -Cfr. n. 467.
470

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALLE AMBASCIATE A BERLINO, LONDRA, PARIGI, PIETROBURGO E VIENNA E ALLE LEGAZIONI A BRUXELLES E LISBONA

T. COLONIALE RISERVATO 368. Roma, 4 maggio 1890, ore 23.

Ambasciatore di Russia mi ha dato oggi lettura di telegramma di Giers dal quale risulta che se il Governo italiano intende estendere ai domini di Menelik le disposizioni della Conferenza di Bruxelles lo potrebbe fare dandone poi notificazione alle Potenze firmatarie a Conferenza chiusa. La Russia in tal caso non si rifiuterebbe prenderne atto, salvo le riserve destinate a salvaguardare le questioni di carattere politico. Risposi ad Uxkull che se Giers ci avesse fatto questa proposta in principio di marzo, si sarebbe forse potuto discuterla. Fatta oggi, dopo che la gran maggioranza delle Potenze rappresentate alla Conferenza aveva fatto buon viso al mandato speciale di Menelik, ero dolente non poter accogliere la proposta russa e dovevo rimanere fermo al mandato. Ciò per la dignità nostra e pel rispetto dovuto alle Potenze che hanno aderito al nostro modo di vedere.

(Per la r. ambasciata a Londra sola) Lord Dufferin venutomi a visitare dopo Uxkull approvò interamente la risposta che gli avevo data.

471

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

R. PERSONALE RISERVATO S.N. Pietroburgo, 6 maggio 1890.

Con il telegramma del 23 marzo ultimo (2) io accennavo alle suscettibilità che, a detta di Giers, il passaggio del principe ereditario d'Italia per Varsavia poteva fare nascere. L'E.V., in risposta, si compiaceva informarmi telegraficamente, in data del 27 dello stesso mese (3), d'incarico di S.M. il Re, che il passaggio per Varsavia del principe di Napoli aveva per iscopo il ritorno più pronto in Italia di Sua Altezza Reale per la via di terra.

Tale essendo il motivo del passaggio per Varsavia ed essendo il medesimo

venuto meno con la visita di Sua Altezza Reale a Pietroburgo, donde la via più

breve per Berlino non traversa il Regno di Polonia, stimai opportuno di telegrafare al generale Morra « che il viaggio a Varsavia, città affatto priva d'interesse e poco si:mpatica a questa Corte, ritarderebbe secondo me inutilmente l'arrivo a Berlino» che si trattava appunto di determinare. Mi rispondeva in data del 4 volgente il primo aiutante di campo di Sua Altezza Reale: «Va bene, quantunque Varsavia fosse suggerita da S.E. Crispi. Lasci ad ogni buon fine due giorni disponibili per detta città ».

In presenza di questo telegramma io sto dubitando se il generale Morra abbia contezza del motivo che aveva fatto suggerire il passaggio per Varsavia, ora venuto meno e se egli si è interamente capacitato delle ragioni di opportunità che ne sconsigliano l'andata e che non potei invero sviluppare abbastanza per telegrafo.

Non solo quella visita, come feci noto all'E.V. ed all'aiutante di campo generale di Sua Altezza Reale, sarebbe poco gradita a S.M. l'Imperatore per ovvie ragioni politiche nel momento appunto che si sta architettando la russificazione completa di una parte della Polonia, distaccando i distretti orientali delle provincie del Regno di Polonia di Lublino e Siedlce al di là del fiume Pug per formarne una nuova provincia russa sotto il nome di «Governo di Kholm »; ma potrebbe anche essere inopportuna rispetto alla nazione polacca per i sentimenti ultra-cattolici che animano le popolazioni di quelle regioni.

Non essendovi pertanto nulla d'interessante a vedere a Varsavia; la Corte non vedendo di buon occhio quel viaggio e l'accoglienza popolare potendo essere dubbia e se pure, come potrebbe avvenire, fosse favorevole, un'ovazione della nazione polacca ad un principe cattolico di uno Stato fondato sul principio di nazionalità non potendo tornare gradita all'autocrate di tutte le Russie, io non vorrei esporre Sua Altezza Reale, il cui viaggio si va svolgendo sotto i più fausti auspicii a inconveniente alcuno. Ed è perciò che io mi credo in dovere di rivolgermi all'E.V. affinché voglia sottomettere a S. M. il Re l'opportunità di escludere Varsavia dall'itinerario di Sua Altezza Reale.

Alle ragioni di ordine politico e religioso addotte se ne aggiunge pure un'altra di somma delicatezza il cui peso dovrebbe bastare per se stesso a dare il tracollo alla bilancia. Sua Altezza Reale a partire da Odessa per volontà dell'imperatore diventa suo ospite e nominatamente a Mosca ed a Pietroburgo; treni speciali sono posti ai suoi ordini; ufficiali superiori del seguito dell'Imperatore sono addetti alla sua persona; palazzi imperiali sono messi a sua disposizione. Il principe di Napoli, smesso pertanto l'incognito, viene alla capitale dell'Impero moscovita, come principe ereditario d'Italia. Ora di Varsavia nel programma di ricevimento e di ospitalità imperiale non si è fatto cenno e, certo non sarebbe decoroso che Sua Altezza Reale riprendesse l'incognito per recarsi colà con apparente sgradimento della Corte imperiale che l'avrà fino a quel momento festeggiato o che ci attendessimo ad un prolungo di una ospitalità imperiale nella capitale del Regno di Polonia, ospitalità assai costosa.

Stando così le cose prego V.E. di farmi conoscere per telegrafo gli ordini

di S.M. il Re in proposito (1).

(l) -Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crispi. (2) -Cfr. n. 361. (3) -Cfr. n. 374.

(l) Cfr. n. 487.

472

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 130. Berlino, 7 maggio 1890, ore 20.15 (per. ore 22).

Né cancelliere né segretario di Stato, secondo positiva loro dichiarazione, sono informati degli atti del principe di Bismarck altrimenti che per mezzo della stampa. La supposizione del ricevimento di des Houx O) ha tuttavia soltanto mediocremente sorpreso, visto che esso si accorderebbe col contegno assunto fin dall'autunno scorso dal principe verso il partito ultra-clericale. Attuale ricevimento sarebbe stato in certo modo lo sviluppo del pensiero che ispirò incontro con Windthorst, il quale fu una delle cause che determinarono rottura tra principe e imperatore. In queste alte sfere ufficiali è sparsa la credenza che la esasperazione senza limite del principe potrà condurlo lontano. Desterebbe qui gratitudine se V.E. la quale non potrebbe evidentemente ricevere personalmente des Houx, senza esporsi ad indiscrezioni tendenziose o menzognere, lo volesse far ricevere da persona di fiducia a titolo d'informazione e di controllo.

473

IL MINISTRO A TANGERI, CANTAGALLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO SEGRETO 131. Tangeri, 8 maggio 1890, ore 9,10 (per. ore 13).

Tornato Gentile. Sultano prega Governo italiano far costruire, per conto di lui e pel valore d'un milione cinquecento mila lire, piccola nave da guerra a titolo esperimento. Concede facoltà Governo Sua Maestà rappresentarlo, in ogni maniera, stipulando contratto. Si obbliga corrispondere rate pagamento banca italiana da V.E. designata. Consegnata nave da guerra ne farà costruire altra base modello ricevuto. Concessione racchiude altresì condizione, nostro favore politicamente importante che Gentile, accompagnando Roma ambasciata marocchina, porti a V.E. documenti originali. Risultato dovuto ottime pratiche nostro interprete migliore che si poteva sperare (2).

(l) -Con T. segreto personale del 6 maggio Crispi aveva chiesto a Launay di assumere informazioni circa i rapporti fra il pubblicista francese des Houx, il quale gli aveva chiesto udienza, e Bismarck. (2) -Si pubblica qui il seguente passo di un lungo documento del 24 gennaio 1894 sulle relazioni con il Marocco: Nel 1888-89 «l'ascendente dell'Italia sul Marocco aveva preso proporzioni quali non ebbe mal. Dal sultano e dal suo Governo cl venivano frequenti, insolite dimostrazioni di simpatia e rispetto; felicissime riuscirono le missioni Cantagalli e Gentile alla Corte sceriffiana nell'ottobre 1889 e maggio 1890; una solenne ambasciata marocchina giunge in Italia e vi si trattiene tra il giugno e l'agosto 1890. Il sultano fa costruire a Livorno
474

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 132. Berlino, 8 maggio 1890, ore 16,58 (per. ore 17,40).

Conte Fantoni comunica quanto segue: egli parte domani sera per Londra anche con mandato del sindacato tedesco per trattare e concludere col gruppo inglese. ~uesto mandato che il conte Fantoni ha ottenuto faciliterà le transazioni ed è una probabilità di più di buon esito. Ciò è desiderato pure dal Governo imperiale anche dal punto di vista politico.

475

L'AMBASCIATORE DI GRAN BRETAGNA A ROMA, DUFFERIN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI,

L. CONFIDENZIALE. Roma, 8 maggio 1890.

Lord Salisbury m'a envoyé ce matin une dépeche pour me dire que le baron Lambermont vient de l'informer par le télégraphe qu'il est en train de préparer une formule qui pourra réconcilier les suggestions du Gouvernement russe avec la manière de procéder d'abord proposée par l'Italie, d'une façon à contenter le Gouvernement italien.

Le baron Lambermont dit qu'en outre il peut à peine supposer que le concours des trois Puissances, sur lequel le Gouvernement italien s'appuie si fortement, sera poussé jusqu'à faire surgir l'alternative entre un ultimatum à la Russie et la rupture de la conférence.

Dans ces circonstances lord Salisbury ose espérer que V.E. fera tout ce qui dépendra de lui pour seconder les efforts que fait le baron Lambermont dans le but d'amener une solution qui sera agréable à toutes les Puissances intéressées (2).

una piccola navP da guerra sulla quale vuole sventolino insieme le due bandiere marocchina ed italica; si avviano trattative per la concessione di un porto m1litare a Mehedia sotto 11 protettorato nostro, isolatamente, o in comune con quello britannico; si pensa alla istituzionf di una banca ltalo-marocchina con capitale italiano; giovani marocchini affluiscono nelle scuole militari del Regno; si consolida, ampliandone mandato e funzioni, la missione militare italiana a Fez, incaricata di fabbricare armi, cartucce e monete di rame >>.

(l) -Da ACS, Carte Crispi. (2) -Si pubblica qui un brano di una lettera del 30 aprile di Kalnoky a Nigra (Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crispi): «le Gouvernement beige cherche un compromls qui consisterait en un mandat direct donné par Menelik aux plénipotentialres itallens et par la substitution du titre: « negus negesti » à celui d'empereur d'Aethyopie dont !es russes ne veulent pas entendre parler. Si à ce prix on peut éviter une rupture de la Conférence la solution sera heureuse, car il me semble que toute cette opposition contre Menellk n'est au fond qu'une intrigue dirigée contre la position de M. Crispi personnellement ».
476

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 385. Roma, 10 maggio 1890, ore 15,451

Generale Dal Verme è stato incaricato trattare al Cairo delimitazione fra Massaua e Suakin. Partirà nella prossima settimana. Prego V.E. informarne Salisbury perché voglia dare istruzioni a Baring onde siano prontamente nominati delegati anglo-egiziani (2).

477

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 477. Parigi, 10 maggio 1890, ore 16,20 (per. ore 19,50).

Ieri sera vidi Ribot che insisté per l'accettazione della proposta russa dl estendere ai dominii del re Menelik le disposizioni della Conferenza di Bruxelles, senza però accettare il di lui mandato all'Italia di rappresentarlo presso detta Conferenza. Conformemente al telegramma di V.E. del 5 corrente (3), risposi che, dopo l'adesione della maggioranza delle Potenze al modo di vedere dell'E.V., essa doveva rimanere ferma nel suo proposito per rispetto dovuto a quelle Potenze e per le giuste suscettibilità del re Menelik, il quale, col mandato affidato all'Italia, volle affermare la sua sovranità, e si sentirebbe offeso nella sua dignità di fronte al sultano di Zanzibar che fu ammesso a farsi rappresentare, mentre ,egli, sovrano assai più importante, riguardo a oggetto stesso della Conferenza non vi sarebbe accolto. Ribot per giustificare la sua insistenza si appigliava ad un suggerimento fatto, dice egli, dal barone De Renzis che avrebbe egli stesso proposto di riservare ai potentati africani, non rappresentati alla Conferenza, di aderire alle deliberazioni di questa senza esservi intervenuti. Fra tali potentati Ribot comprenderebbe 1\fenelik. Egli protesta ad un tempo il suo vivo desiderio di un accomodamento. Io risposi di non essere autorizzato fare alcuna concessione, all'infuori delle istruzioni cosi nettamente espresse nel telegramma di V.E. e che mi sarei limitato a partecipare a V.E. le opposizioni del signor Ribot. Si scorge che l'opposizione ingiustificata di Ribot è una gherminella ideata dai rappresentanti della Russia a Parigi e Bruxelles per accarezzare i francesi, mentre è in contraddizione colle pr~me dichiarazioni del signor Giers, quali risultano dai due primi telegrammi del barone Maro

chetti (l). Aspetto perciò le definitive istruzioni di V.E. (2). Colsi l'occasione per consegnare a Ribot il volume e la carta di Etiopia che gli furono destinate da codesto ministero. Nel ringraziare, Ribot mi fece alcune osservazioni che mi fanno supporre che le nostre delimitazioni proposte non saranno accettate senza contrasto, specialmente rispetto all'Harar che nella carta figura come composto di due parti separate da una linea retta; quella a destra sarebbe non sotto la protezione, ma l'influenza (sic) della Francia, e l'altra di sinistra sotto quella dell'Inghilterra, giusta l'accordo, dice egli, intervenuto fra quelle due Potenze, le quali, a quanto pare, non avrebbero interpellato in proposito i veri interessati in quella regione. Io non volli entrare in discussione al riguardo; mi limitai ad accennare la località detta Gildessa, sul confine di Harar, dove travasi la dogana del re Menelik, i sui prodotti ci servono di garanzia pel nostro prestito a questo sovrano.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 171. (2) -Crispi avea comunicato a Tornielli con T. coloniale riservato 379 dell'8 maggio: « Lord Dufferin mi ha partecipato desiderio Salisbury che trattative per delimitazione sfere influenza tra Ras Kasar e fiume Barka si facciano al Cairo invece che a Londra, giacchè sir E. Barlng non può assentarsi per ora dall'Egitto >>. (3) -Cfr. n. 470.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 350/349. Londra, 10 maggio 1890 (per. il 16).

Mi pervennero successivamente dispacci che V.E. ha diretto a questa r. ambasciata il 28 e 30 aprile ed il 5 maggio, nn. 14474/203, 14936/210, 14937/211, 14938/212 e 15483/218, relativamente alle cose di Tunisi (3). Ringrazio vivamente il r. ministero sia per le informazioni circa i progetti ed i lavori che si eseguiscono nei porti di Biserta e della Goletta, sia per le indicazioni concernenti la base che si potrebbe dare, sul terreno diplomatico, alle osservazioni da presentare in proposito alla Francia.

Presentemente, anche per J.a posizione reciproca dei Gabinetti di Londra e di Parigi nella questione egiziana, intorno alla quale riferisco in separato rapporto (4) conviene ritenere che le disposizioni del Governo britannico non possono essere favorevoli ad una proposta che noi gli facessimo di presentare delle osservazioni a Parigi. Benché la Francia abbia assunto negli affari relativi all'Egitto un contegno più conforme alle viste ed agli interessi inglesi, restano cionondimeno ancora aperte relativamente alle cose egiziane molte questioni che lord Salisbury deve desiderare di risolvere e che non saranno composte fintanto che il Gabinetto di Parigi non renda più praticamente effettive le sue dimostrazioni di buon volere. Non sarebbe dunque da aspettarsi che, mentre le cose egiziane stanno al punto in cui oggi si trovano, lord Salisbury voglia prendere in mano la questione della alterazione di equilibrio che i lavori che si eseguiscono a Tunisi ed a Biserta possono produrre nelle forze degli Stati mediterranei.

Quest'ordine di considerazioni mi trattiene dallo spingere troppo oltre qui le osservazioni che in ogni opportuna occasione faccio a lord Salisbury circa

24 -· Documenti diplomatici -Serie li -Vol. XXIII

la posizione marittimo-militare che dalla Francia si va acquistando in Tunisia. Non vorrei infatti che, venendosi a conoscere gli adoperamenti a Parigi, ne risultasse null'altro che un peggioramento nelle relazioni nostre con la Francia e la convinzione nel Governo francese che l'Inghilterra in questo momento pensa assai più all'Egitto che alla Tunisia.

Nelle cose politiche e principalmente in quelle che riguardano gl'interessi internazionali la questione di opportunità s'impone e giova tenerne conto. Perciò considero mio dovere di sottoporre all'alto apprezzamento di V.E. ciò che la cognizione delle presenti relazioni dell'Inghilterra con la Francia suggerisce.

Sta di fatto che negli ultimi tempi il Gabinetto di Parigi si è dimostrato premuroso di comporre tutte le difficoltà esistenti nelle sue relazioni con l'Inghilterra e di prevenire che altre si producessero. Nel bacino del Niger e perfino alle frontiere di Obock pare si siano allontanati tutti i pericoli di gelose competizioni. Le controversie sono poste in buona via e perfino per la annosa controversia delle pescherie di Terranuova la Francia fa prova verso la Gran Bretagna della più conciliante sua disposizione a favorire un accordo che, dal Trattato di Utrecht in poi, non poté mai essere trovato.

Ritengono i miei colleghi di Austria-Ungheria e di Germania (e quest'ultimo particolarmente) che nulla vi sia di sostanzialmente cambiato nelle linee direttive della politica del Gabinetto inglese. Ma intanto è mestieri tener presente che sovra questa politica hanno ognora influito potentemente le disposizioni della pubblica opinione la quale dall'attuale atteggiamento del Governo francese è favorevolmente impressionata. E sarebbe non conoscere le tradizioni della politica britannica il supporre che, in tutto ciò che è di essenziale suo particolare interesse, essa non voglia cercare di trarre il massimo suo profitto dall'atteggiamento preso in modo cosi rimarchevole dal Gabinetto di Parigi (l).

(l) -Cfr. nn. 398 e 422. (2) -Cfr. n. 480. (3) -Non pubblicati. (4) -Non pubblicato.
479

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, E AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 394. Roma, 12 maggio 1890, ore 9,30.

Ambasciatore Russia venne ieri leggermi nota del suo Governo dalla quale risulta essere state date istruzioni al ministro di Russia a Bruxelles (a codesto ministro di Russia) qualora noi insistiamo rappresentare Menelik di dichiarare che egli si asterrà da ogni discussione. Questo mezzo termine ci incoraggia a mantenere nostra proposta poiché Russia non pensa ritirarsi dalla Conferenza.

Nella stessa udienza d'ieri partecipai comunicazioni russe a quest'ambasciatore britannico che se ne mostrò soddisfatto.

(Per Londra solo) Voglia far conoscere quanto precede a lord Salisbury, aggiungendo che non fu mai né è nostra intenzione di spingere la cosa agli estremi (l).

(l) Allegato a questo rapporto è il seguente appunto di Mayor del 19 maggio: <<S'insista perché il conte Tornielli parli dell'argomento con lord Salisbury. Non possiamo attendere che le opere siano a compimento oppure a tal punto che le nostre osservazioni riescano serotine. Siamo 1 primi interessati, ma l'Inghilterra viene subito dopo noi. Fu essa che, nel 1881, segnalò per la prima il pericolo, essa che ottenne impegni dal Governo francese. Non possiamo tacer al Gabinetto di Londra ciò che è a nostra conoscenza, né astenerci dal proporre ciò che la logica e l'interesse Impongono. Se per ragioni sue, il Gabinetto inglese non vuoi muover passo, avremo però fatto il nostro dovere prevenendolo e messo in salvo la nostra responsabilità. D'ordine di S. E. ».

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (2)

D. RISERVATISSIMO 16666/333. Roma, 14 maggio 1890.

Con telegramma del 10 corrente (3) V.E. mi riferisce d'aver consegnato al signor Ribot la carta sulla quale, per cura di questo r. ministero, furono tracciati i confini dell'Impero etiopico e del Sultanato d' Aussa colle sue dipendenze, ed aggiunge che il ministro francese le fece alcune osservazioni riguardo all'Barar, prendendone occasione dalla retta stampata sulla carta Lannoy che delimiterebbe le rispettive sfere d'influenza in quelle regioni della Francia e dell'Inghilterra, procedendo dalla costa alla città stessa d'Barar. Le risposi ( 4) che non aveva inteso di comunicare al Governo francese altro che i confini segnati a colori sulla carta suddetta, dell'Etiopia e dell' Aussa e non intendeva naturalmente di riconoscere o d'entrare in discussione sopra le linee stampate della carta Lannoy, e specialmente sulla summenzionata, la quale avrebbe dovuto in ogni caso fermarsi al confine dell'Barar, paese soggetto al re dei re d'Etiopia, e perciò oramai alla esclusiva nostra influenza.

L'accordo anglo-francese del 1888 relativo alla delimitazione delle rispettive sfere d'influenza nel golfo d'Aden fu comunicato a suo tempo confidenzialmente al R. Governo dal Gabinetto di Londra. Esso consiste in uno scambio di note che a titolo riservatissimo trasmetto qui accluse in copia a V.E. (5). Dall'articolo 1° vedrà chiaramente che la linea suddetta di demarcazione non deve entrare dentro all'Harar, giacché essa segna il confine dei protettorati presenti o futuri delle due Potenze, e l'articolo 4 stipula esplicitamente che l'Harar non dovrà né annettersi né sottoporsi a protettorato dai contraenti. Tale linea di demarcazione non corrisponde a quella stampata sulla carta Lannoy, ma va da Lavadu a Abassium, da Abassium a Bio-Kaboba e quinti segue la strada di Zeila; ed il signor Lannoy nello scorso gennaio confessò al r. addetto militare a Parigi di essersi sbagliato nel tracciamento di essa sulla sua carta.

Che il Governo francese farebbe difficoltà relativamente all'Harar ne ho sempre avuto timore, specialmente dopo il rapporto di cotesta r. ambasciata dell'8 febbraio u.s. n. 197/89 (6); alle obiezioni che le venissero fatte V.E. dovrà rispondere recisamente che il R. Governo non può transigere, ritenendo che l'ac

cordo anglo-francese nel fissare le rispettive sfere d'influenza non si riferiva né poteva riferirsi all'Harar e che su quella regione non possiamo ammettere che sia esercitata influenza alcuna da chicchessia.

Non le nascondo però che sarei ben lieto di evitare una nuova disputa colla Fnincia, ed a tale effetto ho cercato d'escogitare un possibile accomodamento pel quale bisognerebbe naturalmente contare sulle buone disposizioni del signor Ribot manifestate ultimamente all'E.V. ed al commendator Ressman allorché dichiarò loro che la Francia nel Mar Rosso non mirava che a conservare e sviluppare il possedimento d'Obock e non intendeva affatto d'osteggiare la nostra politica (l).

Se il Governo francese volesse perciò rinunziare al porto di Ras Gibuti e cedere all'Italia la costa dal confine del protettorato inglese fino a tutto il GubeL el Karab noi tratteremmo ben volentieri una permuta e saremmo disposti a cedere alla Francia la costa da Ras Sagian a Ras Sinthiar (fino cioè al territorio d'Assab) ed anche il Sultanato di Raheita, il quale però a nord ovest dovrebbe delimitarsi in modo da lasciare entro la regione protetta dall'Italia la strada che da Assab per Magabla, Asbol e Madgul procede all'Aussa. Queste cessioni che faremmo alla Francia avrebbero per effetto d'arrotondare la sua colonia d'Obock e di darle una base solida sull'ingresso del Mar Rosso, non senza valore per una Grande Potenza marittima che ha interessi lontani in tutte le parti del mondo. Il R. Governo sarebbe inoltre disposto a non fare opposizione all'annessione alla Francia del promontorio di Sceik Said, oggetto di precedente carteggio, lasciando bene inteso alla Francia la cura d'intendersi a tale riguardo colla Porta e coll'Inghilterra.

L'Italia guadagnerebbe d'altra parte uno scalo per l'Harar e i paesi Galla e avrebbe il vantaggio d'allontanare da quelle regioni l'influenza e gli intrighi francesi che nell'avvenire potrebbero esser causa di gravi conflitti.

Questa proposta non dovrebbe farsi da V.E. che al momento opportuno, ossia in seguito ad una dichiarazione formale del signor Ribot d'esser disposto a trattare un aggiustamento ed a farci qualche vantaggiosa concessione.

La questione dei limiti dei possedimenti e dell'influenza francese nel Mar Rosso è per noi di somma importanza, e conto perciò sopra tutto lo zelo di V.E. perché procuri di risolverla con profitto del R. Governo.

(l) -Per la risposta di Tornielll cfr. n. 482. (2) -Ed. in L'ltalla in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 179-180. (3) -Cfr. n. 477. (4) -T. coloniale riservato 396 del 12 maggio, non pubblicato. (5) -Non pubblicate. (6) -Non pubblicato.
481

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 497. Parigi, 15 maggio 1890, ore 16,15 (per. ore 19,15).

Ribot mi manda, per mezzo di un suo impiegato, il signor Delaroche Vernet, la seguente comunicazione che trasmetto testualmente in francese all'E.V.: «Amendement présenté par le baron De Renzis à la séance de la première commission

de la Uonférence de Bruxelles du 27 janvier 1989: "Les Puissances s'obligent à . demander aux Etats indigènes soumis à leur protectorat, à leur influence ou liés envers elles par des traités d'alliance, d'adhérer au présent acte en souscrivant aux obligations y inhérentes ").

(l) Cfr. n. 427.

482

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 501. Londra, 16 maggio 1890, ore 13,19 (per. ore 15,45).

t:lalisbury, al quale ho comunicato sunto della comunicazione fatta a V.E. dall'ambasciatore di Russia (l) mi ha detto sperare che dalla questione della rappresentanza del re Menelik non sorgerebbe così altra difficoltà nella Conferenza. Ma il re dei belgi non è di questo avviso; egli mi ha detto ieri sera sapere che i plenipotenziarii della Russia non firmeranno l'atto se noi insistiamo nella rappresentanza dell'Etiopia. Conseguenza di questo, soggiunse Sua Maestà, è che l'atto non avrà la unanimità delle firme delle Potenze che ebbero parte alla Conferenza di Berlino, unanimità che è necessaria perché l'opera di Bruxelles non fallisca. Il re dei belgi mi ha pregato di telegrafarle questo e di offrirle la sua interposizione per condurre la Russia a riconoscere le ragioni dell'Italia sull'Etiopia, mediante una trattativa separata da aver luogo indipendentemente dalla Conferenza. Siccome è probabile che il re mi interroghi ancora sopra le decisioni di V.E., così ella vedrà se convenga che io faccia a Sua Maestà qualche comunicazione a tale riguardo. Ho ragione di ritenere che il re abbia parlato nel senso sovra detto, dopo l'ultimo colloquio con Salisbury, il quale finora non mi ha fatto alcuna osservazione in proposito.

483

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

D. CONFIDENZIALISSIMO 16860/240. Roma, 16 maggio 1890.

Mi pregio di qui unito trasmettere all'E.V. copia d'un rapporto confidenzialissimo testé direttomi dal r. ministro a Tangeri (2) contenente alcune importanti informazioni circa i maneggi iniziati dalla Francia nel 1888 quando pareva prossima una vacanza del trono marocchino, e circa quelli che si prevede essa rinnoverà quando venisse a mancare ai vivi il sultano regnante. Da questo rap

porto cui va unita una memoria confidenziale del cavaliere Gentile dragomanno di quella r. legazione V.E. vedrà come la Francia coltivi con sempre maggior sollecitudine i suoi progetti di espansione in Africa. Il compito di tutte le Potenze interessate al mantenimento dello statu quo nel Mediterraneo è dunque di sorvegliare attentamente l'azione palese o segreta della Repubblica in quelle regioni. Perciò le informazioni ora inviatemi dal commendator Cantagalll non possono non interessare il Governo inglese; sarà quindi utile che l'E.V. colga una favorevole occasione, per tenerne confidenzialmente parola a lord Salisbury.

(l) -Cfr. n. 479. (2) -R. conf!denz!alissimo 400/120 del 2 maggio, non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA

D. (1). Roma, 17 maggio 1890.

Dalle informazioni che già da tempo giungono a questo ministero dal

r. consolato generale a Tunisi risulta che il Governo francese si propone di eseguire a Biserta dei lavori che darebbero a quel porto un carattere militare di somma importanza e ne farebbero una nuova e minacciosa base d'operazione in caso di guerra nel Mediterraneo. Ebbi cura di tener sempre informato di tutti i fatti rivelativi di tali propositi il r. ambasciatore a Londra, il quale ora con un rapporto riservato (2) di cui mi pregio di qui inviare copia all'E.V., mi fa sapere che notizie analoghe pervennero al Foreign Office. Già sono stati conchiusi dalla Francia contratti per nove milioni per opere idrauliche ed altri lavori.

Non è mestieri che io mi faccia a dimostrare all'E.V. la grave minaccia che costituirebbe per noi l'esistenza d'un nuovo porto militare francese nel Mediterraneo, per di più così prossimo alle coste della Sicilia. Certo se i francesi potessero proseguire e condurre a compimento l'opera progettata, la nostra posizione nel Mediterraneo ne sarebbe grandemente indebolita. il che andrebbe indirettamente a scemare la potenza militare della Triplice Alleanza. Credo perciò opportuno di pregar l'E.V. di voler segnalare questi fatti a codesto Governo e di scandagliare le sue intenzioni allo scopo di conoscere se e in quale misura esso sarebbe disposto a venir con noi ad uno scambio d'idee circa il modo di fare opposizione al proseguimento dei lavori francesi a Biserta.

La base diplomatica per una eventuale opposizione può trovarsi negli impegni che la Francia intese assumere per quanto riguarda la città e il porto di Biserta e che risultano dal carteggio scambiato nel 1881 fra il Ministero francese degli esteri e l'ambasciatore britannico a Parigi. Credo opportuno di riassumere tale carteggio.

Lord Lyons, ambasciatore d'Inghilterra a Parigi, ln una nota diretta al ministro per gli affari esteri francese in data del 14 maggio 1881, prendendo atto delle dichiarazioni verbali antecedentemente fattegli dal signor Barthélemy Saint Hilaire, scriveva quanto segue: « Peu de temps avant, V.E. m'avait déclaré que le Gouvernement français n'avait certainement pas l'intention de créer un port à Biserte, bien qu'il fiìt possible qu'une entreprise française privée pùt éventuellement, dans l'avenir, se charger de faire, sur ce point, des travaux pour l'établissement d'un port de commerce :.. Il signor Barthélemy Saint Hilaire nella nota responsiva del 16 maggio 1881 confermava a lord Lyons le assicurazioni date relativamente al porto di Biserta nel seguente modo: « Je réponds implicitement ainsi, et d'une manière qui, j'aime à le croire, vous paraitra concluante, à vos observations, concernant le port de Biserte. Nous n'avons pas plus le désir de nous annexer Biserte que tout autre point de la Tunisie. Sans doute, camme je vous l'ai spontanément indiqué, il est possible que nous soyons amenés à favoriser le développement commerclal de ce port et à encourager les tentatives qui seralent faites dans l'intérèt mème de la Régence pour en améliorer les conditions matérielles. Mais quelles que saint les entreprises que des sociétés privées veuillent tenter à Biserte, il n·entre nullement dans nos projets de dépenser aujourd'hui les sommes ~normes et de commencer les travaux gigantesques qui seraient nécessaires pour transformer cette position en un port militaire pouvant servir de base à des opérations de guerre maritime. Là, camme dans le reste de la Régence, l'action de la France ne s'exercera qu'en vue de progrès pacifiques, qui devront profiter aux autres Nations, aussi bien qu'à nous ».

Lord Granville nel prendere atto con nota 20 maggio 1881 di quelle dichiarazioni, soggiunge che le ritiene come un vincolo assoluto, contratto dalla Francia di fronte alle altre Nazioni. Scrive inoltre: «Le Gouvernement de Sa Majesté constate que M. Barthélemy Saint Hilaire répudie toute idée d'annexion par la France du port de Biserte ou d'un port quelconque de la Tunisie, et que, bien qu'il fasse pressentir la possibilité d'un encouragement à donner à l'entreprise privée, dans le but d'améliorer le dit port, il déclare qu'il n'entre nullement dans les intentions du Gouvernement français de dépenser, en ce moment, des sommes énormes et de commencer les immenses travaux nécessaires pour créer sur ce point un port militaire. Je ne crois pas nécessaire d'approfondir la question de l'importance possible de Biserte camme port de commerce. Je me bornerai à cette observation que, si le canal entre la mer et le lac était creusé assez pour donner accès aux grands navires, les bàtiments britanniques auront, d'après le traité de 1875, le droit d'en faire usage, sans ètre soumis à des droits supérieurs à ceux des navires français ou tunisiens ».

Sta poi in fatto che l'Italia fu la prima a segnalare nel giugno del 1878 all'Inghilterra il pericolo che poteva derivare al mantenimento dell'equilibrio del Mediterraneo dal progetti che fin d'allora la Francia vagheggiava per fare di Biserta una importante piazza commerciale. In seguito alle rimostranze da noi mosse alla Francia fin dall'aprile del 1881 per impedire che Biserta fosse occupata, e poi per ottenere che essa fosse abbandonata dalle truppe francesi, il signor Barthélemy Saint Hilaire, 1'11 maggio di quell'anno, confermando identiche dichiarazioni fatte dal signor Gambetta al generale Cialdini, assicurò di rinunziare all'occupazione di quella città. Il valore di tali dichiarazioni è indiscutibile. Ma del resto, anche all'infuori di esse le osservazioni che tanto l'Italia quanto l'Inghilterra credessero necessario di fare alla Francia circa il porto di Biserta, avrebbero sempre pieno fondamento e giustificazione nell'interesse generale di non veder alterato in alcun modo lo statu quo nel Mediterraneo (1).

(l) -Il dispaccio fu Inviato a Berlino col n. 17122;201 e a Vlenna col n. 17123/355. (2) -Cfr. n. 460.
485

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (2)

D. 17443. Roma, 21 maggio 1890.

Mi pregio di segnare ricevimento del rapporto della S.V. n. 83 in data del la corrente coll'acclusa lettera di ras Mangascià accompagnata da tre traduzioni ( 3). Dai suoi telegrammi posteriori ho visto con piacere che non sono sorte divergenze per la differita sistemazione dei confini definitivi, e che anzi nell'accordo relativo all'esecuzione dell'articolo XIII del Trattato di Uccialli è stato ritenuto praticamente come nostro confine la linea del Mareb, della Belesa e del Muna.

La S. V parla nel suo rapporto della convenienza e quasi del bisogno per noi di notificare alle Potenze i confini dell'Eritrea e le occupazioni eseguite sull'altipiano. Mi preme di dichiararle che non credo necessaria una tale notifica e non abbiamo quindi alcuna intenzione di farla. Il R. Governo notificò alle Potenze le sue occupazioni ed i protettorati assunti sulla costa d'Africa per uniformarsi all'articolo 34 dell'atto generale di Berlino del quale fa parte; notificò l'articolo 17 del Trattato di Uccialli perché le Potenze sapessero a chi dovevano rivolgersi per trattare nell'avvenire gli affari che avessero coll'Impero d'Etiopia; notificammo infine l'articolo 5 del Trattato coll'Aussa per togliere ad altri qualunque velleità d'occupazioni nella regione dancala. Ma i nostri confini coll'Etiopia non riguardano i terzi e dal momento che il R. Governo considera l'Etiopia come paese sottoposto all'influenza italiana è anzi nostro interesse di non notificare alle Potenze i limiti esatti dei nostri possedimenti sull'altipiano, per non lasciar quasi credere che al di là di tali confini esista un potentato da noi indipendente col quale esse possano aggiustare direttamente l~ loro eventuali vertenze.

È per questa ragione che il Governo del re non insiste per avere da Menelik un riconoscimento esplicito della linea di confine del Mareb, della Belesa e del Muna, ma si contenta di una acquiescenza che risponda alle esigenze della pratica ed alla conservazione dei buoni rapporti fra le popolazioni finitime.

(l) Analogo dispaccio era stato inviato il 30 aprile a Londra col n. 14936/210. Per le risposte cfr. n. 498 e nota l allo stesso.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., pp. 195-196.

(3) Ibid., pp. 188-189.

486

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 616/391. Londra, 22 maggio 1890 (per. il 29).

In un colloquio che non avea carattere ufficiale, ho saputo ieri dal sottosegretario di Stato che, per evitare il pericolo del rifiuto per parte della Russia di firmare l'atto della Conferenza di Bruxelles, nel caso da parte nostra s'insistesse per rappresentare l'Etiopia, si è pensato di porre preliminarmente davanti la Conferenza stessa la questione se essa abbia competenza per pronunciarsi sulla opposizione che a tale rappresentanza taluna Potenza si disponesse a fare. Siccome mi premeva informare sollecitamente V.E. della accoglienza che tale questione preliminare avrebbe potuto incontrare presso lord Salisbury, così ieri sera, in occasione del ricevimento al Foreign Office per la festa anniversaria delìa nascita della regina, pregai questo signor ministro di mettermi in grado di riferire a V.E., senza alcun indugio, in proposito.

Sua Signoria mi disse, e ne ho riferito tosto a V.E. per telegrafo (1), che se la questione veniva posta sul diritto dell'Italia di rappresentare l'Etiopia l'Inghilterra voterebbe con l'Italia; ma se la votazione si facesse sulla competenza della Conferenza a giudicare della situazione esistente fra l'Italia e l'Etiopia, l'Inghilterra si pronuncerebbe per l'incompetenza della Conferenza. Lorcl Salisbury, benché il momento non fosse opportuno per entrare nello svolgimento del suo concetto, soggiunse che egli non comprendeva quale fosse il nostro interesse nel mantenerci in un contegno che metteva in pericolo l'esito finale del lavoro della Conferenza e creava una situazione imbarazzante per tutti gli Stati interessati in Africa.

Se V.E. consente che io, ispirandomi all'ambiente nel quale sono chiamato a muovermi, le esprima l'opinione che sono venuto formandomi circa questo incidente, la prego di prendere in considerazione che la posizione nostra non avrà alcun vantaggio se, a cagione dell'incidente stesso, dovesse soffrire incaglio l'opera della Conferenza, iniziata dal re dei belgi, ma sorretta principalmente dal Governo britannico. Noi abbiamo in Africa degli interessi speciali, ma vi abbiamo anche interessi generali de' quali una Grande Potenza deve tener debito conto. A me pare che, in vista di un lontano avvenire, non dovrebbe essere l'Italia la più interessata a far figurare in un atto europeo internazionale la sottoscrizione dell'Etiopia sulla stessa linea degli Stati europei costituiti. Sarebbe stata assai diversa la cosa se noi avessimo potuto assumere, senza incontrare contestazione, la rappresentanza del re Menelik per nostro proprio diritto e senza mandato. Dappoiché noi ci presenteremmo, in ogni caso, come mandatari del sovrano etiopico, a parer mio, cessa in noi l'interesse che l'Etiopia figuri fra i primi sottoscrittori dell'atto che si avrà da firmare a Bruxelles. Sarei d'avviso che all'interesse ed alle convenienze nostre meglio risponderebbe la certezza di poter, in un'epoca posteriore, presentare in quel modo che le circo

stanze ci suggeriranno, l'atto di adesione dell'Etiopia all'atto medesimo. Per ciò basterebbe intenderei con l'Inghilterra e con il Belgio acciocché, per iniziativa loro, l'atto rimanesse aperto per la accessione dei Paesi che vi volessero aderire.

Questo mio modo di vedere che naturalmente non può essere altrimenti che subordinato al giudizio assai più completo che V.E. può recare sovra lo stato in cui sono le cose a Bruxelles, ho stimato opportuno esprimere nel telegramma sovracitato, poiché anzi tutto è conforme alle intenzioni più volte espressemi dalla E.V. che io mi adoperi a favorire l'incremento delle relazioni intime e fiduciose dell'Italia con l'Inghilterra.

(l) T. coloniale riservato 519 del 22 maggio, non pubblicato.

487

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. 816. Roma, 23 maggio 1890, ore 11.

Ho telegrafato al generale Morra gli ordini di Sua Maestà, giusta i quali Sua Altezza Reale nel recarsi da Pietroburgo a Berlino non deve prendere la via di Varsavia (1).

488

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 417. Roma, 23 maggio 1890, ore 18.

Comunichi Lambermont che siamo disposti conciliare come segue vertenza nostra rappresentanza Menelik: «Prima di firmare atto generale e protocollo nostri plenipotenziarii notificherebbero ufficialmente presidente Conferenza nostra rappresentanza re dei re d'Etiopia e nostra intenzione notificare subito dopo firma accessione Etiopia stipulazioni Conferenza, mettendo accettazione tale accessione da tutte le Potenze come condizione sine qua non nostra firma. Presidente dovrebbe portar ciò a conoscenza di tutti i plenipotenziarii ed ottenere promessa scritta e formale da loro, in nome loro Governi, che sarà da questi preso atto puramente e semplicemente accessione suddetta, per mezzo nostro, del re dei re. Questa accessione verrebbe notificata ai Governi dal presidente della Conferenza o da noi ». Ottenuto che Lambermont abbia da tutti tale promessa nostri plenipotenziari sarebbero autorizzati firmare (2).

(l) -Risponde al n. 471. (2) -Questo telegramma venne comunicato alle ambasciate a Londra e Parigi con T. coloniale riservato 419, pari data.
489

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL RESIDENTE GENERALE IN ETIOPIA, SALIMBENI (l)

D. RISERVATISSIMO 17708/91. Roma, 23 maggio 1890.

Mi pregio d'informare la S.V. che il cavalier Giulio Pestalozza ha ricevuto incarico di recarsi all'Aussa e compiervi una missione di qualche mese presso il sultano Mohamed ben Anfari (2). Egli dovrà prendere in consegna la stazione di Gombo Kuma ceduta al R. Governo coll'articolo XII del Trattato di Adele Gubò del 9 dicembre 1888, continuare le trattative iniziate dal signor Traversi per l'apertura delle strade di Zebul e di Alalé-badd, sistemare la questione di Raheita rimpiazzando l'attuale sultano, poco ben disposto verso l'Italia, con persona amica dell'Anfari e devota ai nostri interessi, e finalmente indurre il sultano dell'Aussa a far atto di possesso sul lago d'Assai, per impedire tentativi d'occupazione di quella regione da parte della Francia.

Su quest'ultima parte della missione affidata al cavalier Pestalozza la S.V. chiamerà l'attenzione dell'imperatore, facendogli notare che il R. Governo non ha dimenticato le raccomandazioni ricevute da lui negli anni decorsi circa la questione del lago Assai, e che si erige a difensore delle ragioni dell'Etiopia e dell'Aussa adesso che gli ultimi trattati gli danno diritto di farlo.

Questa comunicazione dovrà esser fatta in via riservatissima, perché la cosa non venga all'orecchio dei mercanti e degli agenti francesi costì stabiliti, i quali col divulgare i nostri progetti potrebbero comprometterne l'effettuazione.

490

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOP ASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (3)

L. RISERVATA PERSONALE. Bucarest, 23 maggio 1890.

Ho avuto l'onore di renderle conto ne' miei tre ultimi rapporti (4) delle discussioni sulla politica estera, occorse in questo Parlamento, a proposito delle fortificazioni. Dal momento che re Carlo malgrado il parere contrario dell'E.V. e dei suoi colleghi di Berlino e di Vienna, vuol mantenere gelosissimo il nostro segreto, perfino con l'attuale presidente del Consiglio, l'intemperanza di linguaggio del signor Carp è stata affatto inopportuna, né son valse le nostre raccomandazioni a moderarla. Le sue parole, per l'autorità onde gode presso la maggioranza e il Governo, sono sembrate rivelazioni a coloro che già da tempo sospettano l'esistenza di un patto, ed hanno certamente corroborato il convincimento dei signori Mano e Lahovary; questi, segnatamente, é persuaso della cosa, e non cessa dall'adoperare con noi ogni arte, pur di sapere il vero.

Onde, il grave inconveniente, già da me segnalato, di ispirare, cioè, nell'animo de' predetti ministri la stessa diffidenza dalla quale si credono colpiti. Il signor Carp, con la sua solita smodata sujjisance dice a noi tre che i suoi concetti sono stati ben ponderati, volendo egli abituare il Paese all'idea dell'alleanza; ma non pensa poi all'offesa che reca al re che, a torto o a ragione, vuol scegliere il momento propizio per divulgarla. E difatti, il sovrano si mostra con noi sdegnato per le imprudenze del Carp, e non sa più come frenarle.

In quanto al resto, dobbiamo essere soddisfatti del modo con cui procedono le cose: le terre demaniali continuano ad essere distribuite ai contadini, il credito per le fortificazioni è stato votato, una severa sorveglianza tien lontana la propaganda panslavista, né l'azione malefica del signor Hitrovo è oggi da temere. L'atto di accusa Panitza, ove ritrovasi spesso il nome di quel diplomatico, ha dato il crollo al suo preteso prestigio; esso ha perduto ogni posizione politica e sociale; non è più temuto, bensì disprezzato, e dubito assai che il suo Governo lo mantenga più a lungo in un posto ove i suoi antichi amici (i conservatori) non esitano a chiamarlo: vulgaire conspirateur.

Rimane tuttavia insoluto un problema di capitale importanza: il matrimonio del principe ereditario, senza del quale la dinastia non avrà serie radici in questo Paese. Il re si lusinga che il papa permetta che la prole del nipote sia per essere ortodossa, siccome è prescritto dallo Statuto; d'altra parte, la madre del principe Ferdinando vuole che la nuora sia cattolica. Ecco le ragioni dell'indugio, e malgrado le nostre continue premure, in mezzo a tante difficoltà, la questione non fa alcun progresso. Tale indecisione è tanto più strana in quanto che la defunta figlia del re fu educata nell'ortodossia, nonostante le minacce di Pio IX; allora il pontefice ordinò a questo ordinariato di rifiutare al sovrano la confessione e la comunione, e soltanto dopo un anno, per avere il principe dichiarato che, qualora siffatto rigore continuasse, egli sarebbe costretto dl abbracciare le religione greca, il divieto fu tolto. A Sua Maestà che mi narrava il fatto mi permisi di osservare che sarebbe forse utile di procedere, all'occorrenza, ora come prima; e non fui contraddetto.

Non occorre aggiungere che avrò cura di riferire immediatamente all'E.V. quanto potesse occorrere di nuovo in tale questione.

(l) -Ed. in Crispi e Meneltch, cit., pp. 164-165. (2) -Non si pubblicano le istruzioni date a Pestalozza (D. riservatissimo 17511 del 21 maggw). (3) -Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Cr!spi. (4) -Non pubblicati.
491

IL GENERALE DAL VERME AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 530. Cairo, 24 maggio 1890, ore 21,05 (per. ore 21,30).

Baring obietta linea normale alla costa taglia Beni Amer, lascia incerto confine a ponente. Soltanto determinando questo e lasciando Kassala Egitto,

egli farebbe riconoscere protettorato Habab-Beni Amer. Risposi questione ingrandita, trasportata dal terreno militare al politico; dovrei riferire Governo. Segue rapporto Cl). Marcopulo bey richiamato (2).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 211.

492

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

D. 18058/272. Roma, 24 maggio 1890.

Le segno ricevuta del rapporto in data dei 14 corrente mese n. 571/359 col quale la E.V. mi trasmetteva i documenti presentati al Parlamento britannico sulla missione Simmons presso il Vaticano relativa alle questioni religiose nell'isola di Malta (3).

Colgo quest'occasione per rispondere anche al di lei rapporto dei 7 aprile prossimo passato n. 411/250 (4) ed informarla che ho motivo di ritenere che le ultime bolle pontificie, per quanto concerne il conclave futuro, dispongono che esso abbia luogo in Roma, salvo il caso di guerra in cui essendo coinvolta l'Italia, venissero impedite le relazioni tra Roma e l'orbe cattolico.

Mi giova poi rilevare che nel Vaticano prevale l'opinione che allontanandosi il papa da Roma, o tenendosi fuori di Roma il conclave, si commetterebbe un errore politico, dandosi per tal modo a credere che anche altrove puossi esercitare la giurisdizione ecclesiastica e che quindi la rivendicazione del potere temporale in Roma non è punto necessaria al libero esercizio del potere spirituale.

(l) -Non pubblicato. (2) -Per la risposta di Crispl cfr. n. 497. (3) -Di tale rapporto si pubblicano i brani seguenti: «Le questioni trattate da sir L. Simmons sono sostanzialmente la nomina dei vescovi, la legislazione relativa ai matrimoni, l'educazione del clero, l'immigrazione di ecclesiastici stranieri, le sepolture nelle chiese ... La tendenza generale del negoziato sembra sia stata quella di dare al clero cattolico maltese un'educazione inglese e di sottrarlo alle influenze italiane rappresentate particolarmente dal gesuitisiciliani ed in genere dagli italiani che entrano nei conventi maltesi... Oggi i documenti sono pubblicati e l'impressione che se ne può avere lascia sussistere il dubbio che sir L. Simmons, mentre era ufficialmente incaricato di trattare gli affari sovra enumerati, fosse anche incaricato di altre trattative più importanti». (4) -Con questo rapporto Tornielll aveva, fra l'altro, comunicato: «Il corrispondente dello Standard telegrafa in data del 6 da Roma che i negoziati della Gran Bretagna col Vaticano comprendono un progetto speciale per la creazione in Malta di un gran collegio per i missionari... La questione di un conclave da tenersi a Malta ove l'Italia fosse in quel momento Impegnata in una guerra, non farebbe parte delle istruzioni date a slr L. Simmons, quantunque il Vaticano desideri di giungere, in qualche modo ad una intelligenza in proposito. Sul conclave e sul modus procedendi per tenerlo, sarebbe, secondo il corrispondente stata diramata una bolla segretissima ai cardinali ... L'erezione del seminario delle missioni in Malta, se fatta con accordi speciali fra l'autorità inglese ed il vaticano, è cosa importante se non altro come dimostrazione degl'intendimenti dell'amministrazione britannica la quale mostrerebbe per tal guisa di voler tenere in propria mano tutti 1 mezzi di influenza e di azione nelle contrade africane».
493

L'AMBASCIATORE A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

ANNESSO CIFRATO (l). Madrid, 24 maggio 1890.

Quantunque non abbia avuto più motivo di scrivere circa lo stato delle relazioni tra l'Italia e la Spagna, tuttavia tanto col presidente del Consiglio come col marchese de Vega de Armijo io non perdo mai l'occasione di mantenere i nostri rapporti in quell'ambiente di cordialità e di scambievole confidenza atto ad accrescere l'influenza italiana in questo Paese. Il marchese de Vega de Armijo, a delle allusioni fatte all'Italia nel Parlamento e accennate nel mio odierno rapporto, mi disse che durante la sua gestione del Ministero degli affari esteri era rimasto colpito dal carattere limitato delle relazioni esistenti tra i due Regni ed essergli ora di soddisfazione il pensare che esse erano divenute intime al punto di rendere l'Italia l'intermediaria tra la Spagna e gli Imperi dell'Europa centrale. Replicai subito che la mia soddisfazione non era meno sincera e che sarebbe stato sempre una gloria per me d'avere associato il mio nome a quel memorabile atto che ardentemente speravo poter rinnovare tra un anno alla sua scadenza. Il marchese de Vega de Armijo mi espresse la sua piena ed intera adesione, benché molto incerto della permanenza al potere del Gabinetto attuale. Avanti di por termine al colloquio affermai all'onorevole marchese quanto caso l'E.V. faccia delle buone relazioni colla Spagna e non gli tacqui avermi l'E.V. palesato, in una conversazione di cui conservo vivo ricordo, che anche prima di assumere le redini dello Stato ella aveva sempre sostenuto l'importanza per l'Italia d'essere colla Spagna nei termini della più stretta amicizia.

494

ACHILLE DE LAUZIÈRES AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (2)

L. PERSONALE. Parigi, 24 maggio 1890.

È assai dura cosa il persuadere a questi signori, dai più alti agli infimi, che l'Italia non ha affatto l'intenzione di muover guerra alla Francia, ma solo quella di difendersi, come ne ha il diritto ed il dovere, se è da essa attaccata. Tanto nelle sfere governative, quanto nel pubblico meno atto a ragionare, la risposta a ciò che posso dire o scrivere è sempre la stessa: «L'Italia ci fa ora buon viso perché ha bisogno della Francia, sia nell'eventualità d'un prestito che le sarebbe difficile contrarre altrove, sia per restaurare il suo commercio languente. Ma la Francia deve esser diffidente; non può dare il suo denaro all'Italia perchE'

questa lo spenda in cannoni per coadiuvare l'Alemagna a ritenere l'Alsazia e la Lorena ». E sempre la Triplice Alleanza, sempre l'Alsazia e la Lorena! Sicché anche quando il Governo italiano si mostra, come attualmente, più arrendevole, è tenuto in sospetto! Nullameno la situazione non è così tesa come lo era altra volta. Se la riconciliazione non è peranco del tutto attuata, la colpa non è dell'Italia che si astiene nella stampa ed ovunque da ogni ostilità, ma di coloro che frugano nei giornali italiani d'opposizione, per cercarvi articoli nel genere di quello del Diligenti nel Secolo e pubblicano questi articoli come se fossero il termometro dell'opinione generale ed il pensiero di cotesta Nazione.

Epperò ho provato non poca difficoltà per far riprodurre il sunto del lavoro fatto· dalla Camera di commercio italiana di Parigi sulle tariffe differenziali. Anche l'argomento delle cifre mi veniva contestato! Pure è stato forza arrendervisi.

Il rialzo della rendita italiana ha sorpreso e contrariato questi economisti; i quali si studiano a trovare le ragioni occulte di un fatto per essi anormale, ed assicurano che il rialzo inaspettato sarà ben presto seguito da un ribasso considerevole. Né si dispensano dall'insinuare che se la convenzione monetaria cessasse, l'Italia sarebbe inevitabilmente perduta, non avendo come ridurre in oro la moneta d'argento di molto inferiore al suo valore convenzionale. Ma non credo che si vorrà muovere questa pedina. Il farlo non sarebbe senza pericolo.

Quella parte della stampa che ha cessato di esser italofoba (e di presentar il presidente del Consiglio italiano come «gallofobo») ha di molto moderato il suo linguaggio ed inserisce più volentieri comunicazioni favorevoli all'Italia. Ne do a questo ed a quel giornale, meno restii ad inserirle, e pubblico nella Paix lettere con la data di Roma e sottoscritte dall'iniziale del mio prenome (A.). Ne accludo una come specimen. Nelle altre riassumo i vostri discorsi al Parlamento, indicando la considerevole maggioranza della votazione. Queste mie lettere sono periodiche e servono d'utile contrappeso alle osservazioni di coloro che si applicano a far valere l'opposizione degl'Imbriani, Nicotera, Cavalletti, ecc.

Una buona nota è stata la vostra bella lettera alla Holmès.

(l) -Al R. 455/183, non pubblicato. (2) -Da ACS, Carte Crlsp!.
495

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 531. Bruxelles, 25 maggio 1890, ore 10,10 (per. ore 12).

Ho fatto comunicazione (l) Lambermont, il quale mostrasi soddisfatto. Egli spera condurre presto a termine trattative, solamente osserva inutile scambio lettere con Potenze amiche che riconoscono già trattato Menelik.

(l} Ctr. n. 488.

496

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

'I'. RISERVATO 146. Berlino, 25 maggio 1890, ore 16,30 (1).

Cancelliere dell'Impero mi pregò ieri di passare al suo ufficio. Discorrendo sul contegno assunto dal principe di Bismarck, S.E. disse che, se ogni considerazione va dovuta all'illustre e benemerito uomo di Stato, che tanto contribuì nell'esercizio di alte funzioni a dare lustro alla Prussia e alla Germania, il Governo Imperiale non poteva approvare presente suo contegno nella stampa e nei suoi colloqui con corrispondenti di giornali esteri male notati, come quelli del Matin di Parigi e della Novoe Vremia di Pietroburgo. Il Gabinetto di Berlino respinge ogni responsabilità di tali comunicati e colloqui, che non furono smentiti e che potrebbero dare luogo a commenti inesatti sulla politica estera dell'Impero, quantunque essa, nelle sue linee generali, sia immutata e segua le precedenti norme. Da quella conversazione si potrebbe, fra le altre cose, dedurre un riavvicinamento fra la Germania e la Russia: tale non è il caso. Il Gabinetto di Berlino si applica certamente a vivere in buona pace colla Russia e colle altre Potenze, ma il suo programma è sopratutto rivolto al mantenimento della Triplice Alleanza, per scopi politici e difensivi. Generale Caprivi dava importanza acché

V.E. fosse di tutto ciò avvertita; egli mi disse inoltre avere ricevuto con soddisfazione notizia che V. E. non aveva accettato visita del des Houx (2). Il cancelliere non sapeva nulla dell'asserzione che il luogotenente di Alsazia si recherebbe a Belfort, per salutare, a nome dell'imperatore, il presidente della Repubblica francese al passaggio in quella città. S.E. reputa dunque simile notizia come infondata.

497

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL GENERALE DAL VERME, AL CAIRO (3)

T. COLONIALE RISERVATO 424. Roma, 25 maggio 1890, ore 22,15.

Proposta Baring (4) inaccettabile. Non vogliamo rinunziare esplicitamente a Kassala e crediamo superfluo riconoscimento nostro protettorato Habab e Beni Amer. Risponda che delimitazione fra Ras Kasar e Barka dovrebbe avere solo scopo rimuovere attriti e sospetti fra Comandi Massaua e Suakin in occasione razzie dervisci e relative repressioni.

(l) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (2) -Cfr. n. 472.

(3) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -IVIar Rosso, tomo VIII, cit., p. 211.

(4) Cfr. n. 491.

498

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AI., CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1057/403. Vienna, 27 maggio 1890 (per. il 30).

Riferendomi al mio precedente rapporto del 20 corrente n. 1013/385 (confidenziale) (l) mi pregio di partecipare al r. ministero quanto S. E. il conte Kalnoky mi ha detto oggi, in risposta alla comunicazione verbale da me fattagli, a quella data, relativamente ai lavori divisati dal Governo francese nel porto di Biserta (2).

Il conte Kalnoky mi partecipò che aveva fatto interrogare in proposito il marchese di Salisbury e che questi s'era espresso nel senso che per ora almeno non fosse il caso di fare uffici presso il Governo francese.

Il ministro i. e r. degli affari esteri mi ripeté a questo proposito ciò che ebbe a dire altre volte, e segnatamente all'occasione del rinnovamento dell'alleanza coll'Italia, che cioè l'attenzione dell'Austria-Ungheria deve esser rivolta più specialmente all'oriente che all'occidente del Mediterraneo. Ma soggiunse che, oggi come allora, il Governo austro-ungarico si mantiene fermo al principio del mantenimento dello statu quo nello stesso mare. Per conseguenza, se le Potenze alleate e l'Inghilterra, per la quale la presente questione ha uno speciale interesse al pari che per l'Italia, cadono d'accordo sulla convenienza di fare un passo nello scopo d'impedire l'attuazione dei progetti francesi sul porto di Biserta, il conte Kalnoky non avrà difficoltà ad associarvisi.

Anche in questo caso adunque la soluzione della questione non deve attendersi

da Vienna, ma da Londra ( 3).

499

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. COLONIALE RISERVATO 432. Roma, 28 maggio 1890, ore 22.

Riferendomi al telegramma di V.E. del 10 corrente ed al dispaccio ministeriale del 14 (4) prego l'E. V. di dirmi se Ribot sia entrato nuovamente in discorso con lei circa i confini dei possedimenti francesi nel golfo d'Aden ~ delle regioni sottoposte alla nostra influenza ( 5).

30ì

25 -Documenti diplomatici -Serie II -VaL XXIII

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 484. (3) -Cfr. anche quanto comunicò in proposito de Launay con il R. 721/299 del 29 maggio:«Le secrétaire d'Etat a promis de me renseigner sur le résultat des investigations du comte de Hatzfeldt. Il me laissait toutefois entendre que l'attitude du Cabinet de Berlin dépendrait beaucoup des dispositions de l'Angleterre qui se plait assez à se dérober quand elle peut abandonner à des tiers le soin de tirer !es marrons du feu, en ce qui rentre dans ses convenances ». (4) -Cfr. nn. 477 e 480.

(5) Per la risposta cfr. n. 501.

500

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONSOLE A SCUTARI, FINZI

D. 18432/64. Roma, 28 maggio 1890.

Segno ricevuta a V.E. dei rapporti 16 dicembre 1889 n. 397/233, 11 aprile ultimo scorso n. 119/48 e 8 corrente n. 143/39 (1), relativi al vescovo di Pulati, al superiore dell'ospizio centrale dei francescani, e alla probabile esaltazione, nella sede vescovile di Sappa e Zadrima, d'un austriaco, monsignor Lorenzo De Petris, in sostituzione dell'italiano, monsignor Luigi Marsili, attualmente titolare di quella diocesi. Tale sostituzione caratterizza la politica dell'Austria in Albania, diretta ad acquistare il predominio in quella regione appoggiandosi sul clero e sulla palese cooperazione del Vaticano. Al R. Governo gioverà di esser sempre tenuto al corrente di tutti i fatti che rivelano siffatto pensiero.

501

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 545. Parigi, 29 maggio 1890, ore 16,14

(per. ore 18,50J.

Da qualche tempo non ebbi con Ribot conversazione seguita circa i confini dei possedimenti francesi nel golfo di Aden (2). Egli mi disse che per discutere questione dei confini avrebbe aspettato arrivo del governatore di Obock signor Lagarde che giunse or ora e fu immediatamente incaricato di studiare questione delle delimitazioni segnate da codesto ministero sulla grande carta d'Africa. Ogni volta che se ne parlò mi tenni nella massima riserva in conformità delle istruzioni riservate di V.E. del 14 corrente (3). Mi limitai a considerare con insistenza Harar come facente parte dell'Impero di Menelik. Ho qualche sospetto che su questo punto possa sorgere qualche discussione. Ribot pensa che non siamo d'accordo con inglesi sulla questione d'Africa, perché ieri mi domandò se fosse vera la notizia, che io ignoro, cioè che sia stato mandato a Londra un generale italiano per regolare la supposta difficoltà insorta coll'Inghilterra (4).

(l) -Non pubblicati. (2) -Risponde al n. 499 (3) -Cfr. n. 480. (4) -Cfr. n. 502.
502

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. COLONIALE RISERVATO 433. Roma, 31 maggio 1890, ore 16.

Generale Dal Verme fu inviato Londra mese scorso e trovasi adesso Cairo per trattare una delimitazione delle sfere d'azione del comando di Massaua e d'el governatorato di Suakin fra la costa ed il fiume Barka (1). Ciò per evitare possibili attriti e malintesi. Tale delimitazione, come vede V. E., è circoscritta ad una zona piccolissima al nord di Massaua e nulla ha che fare con quanto si discute a Parigi. Siamo in perfetto accordo coll'Inghilterra riguardo Etiopia e Aussa ed allorché gli si notificò articolo 5 del trattato con quel sultano, Salisbury accennò a possibili difficoltà da Parigi, ma disse che esse non concernevano Governo inglese. Può darsi che la Francia cerchi adesso appoggio inglese per chiederci qualche promessa di disinteressamento circa Harar. R. Governo è deciso resistere tali maneggi. Queste informazioni le sono date riservatamente per sua norma di linguaggio e di condotta.

503

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. 860. Roma, 1° giugno 1890, ore 13.

S.M. il Re è commosso per le accoglienze veramente amichevoli e cordiali che S.A.R. il principe di Napoli ha ricevuto dalle Loro Maestà Imperiali e da tutta l'augusta famiglia di Russia. Il nostro sovrano incarica V.E. di essere presso S.M. l'Imperatore interprete della sua gratitudine. Voglia pur far conoscere al signor de Giers la profonda soddisfazione del Governo del re per l'unanimità di sentimenti che verso l'augusto principe si è manifestata tanto da parte della Casa regnante quanto del Governo e della Nazione russa, lieto auspicio di rapporti sempre più intimi fra le due dinastie ed i due Paesi.

(l) Risponde al n. 501.

504

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL GENERALE DAL VERME, AL CAIRO (l)

T. COLONIALE RISERVATO 437. Roma, 2 giugno 1890, ore 17,45.

Ricevuto suo rapporto n. 4 (2). È nostro interesse non disgustare in questo momento Inghilterra essendo probabile che a proposito discussione confini possedimenti francesi che adesso ha luogo a Parigi Francia faccia pratiche a Londra per chiederci qualche impegno di disinteressamento circa Harar. Procuri tirare in lungo negoziazione lasciando magari a Baring qualche speranza ma senza prendere impegni essendo nostro fermo proposito non fare esplicita rinunzia a Kassala (3). Non comprometta nulla, fissi direzione linea demarcazione fino al Barka insistendo sulla necessità di evitare malintesi con Suakin. Lasci aperta questione del prolungamento dopo il Barka. Dica che non è andato al Cairo per discutere confine del Sudan e che gliene mancano i poteri. A suo tempo dirà che abbandono Kassala dai dervisci è una ipotesi e che Gabinetto inglese, al pari di noi, è uso discutere e trattare in base soltanto a fatti. Discussione Kassala si capirebbe se dovessimo trattare per una campagna offensiva da fare in comune. Non ci risulta che questa vogliasi fare a Suakin nè è nostra intenzione intraprenderla. Vogliamo solo provvedere bisogni difesa nostre tribù protette e evitare malumori col vicino comando di Suakin.

505

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATOR.E A LONDR.A, TOR.NIELLI

T. 879. Roma, 3 giugno 1890, ore 19.

Secondo nostre informazioni il signor Lesueur senatore, e l'ingegnere Heyrend sono incaricati dei lavori di Biserta. Essi devono scavare il canale fra il lago ed il mare sino alla profondità di 12 metri. La spesa presunta è di

nove milioni. Di più il signor Heyrend ha il diritto di pesca nel lago per settantacinque anni. Aggiungendo a questi lavori quelli per le fortificazioni, riesce manifesta la intenzione della Francia. Non si tratta di un locale per ricoverare torpediniere ma di un porto militare capace di grandi navi. Il giorno in cui questo porto sia terminato, Biserta sarà più forte di Tolone ed il Mediterraneo si troverà chiuso. L'Italia sarà la prima a risentirne le conseguenze, ma anche l'Inghilterra dovrebbe preoccuparsene sin d'ora. Non tralasci di parlare nuovamente a lord Salisbury sull'importante argomento (l).

(l) Ed. in L"Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 216.

(2) -Non pubblicato. (3) -Si pubblicano qui alcuni passi del R. 1509/75 di Orero dell'Il maggio: «Ciò che qui si vede chiaramente si è che mai come ora è stata la situazione più propizia per operare nel senso di trarre vantaggio dalla nostra occupazione di Massaua nelle relazioni col Sudan, e che ove passi questa buona disposizione di cose perderemo per sempre l'occasione, o quanto meno la rimanderemo a tempo troppo lontano. Che se gli anglo-egiziani occupassero da soli il Sudan dovrebbero rinunziare a molta parte del commercio (quello ai nostri confini), il quale rimarrebbe inattivo per ragioni di viabilità, mentre Kassala diverrebbe Il focolare del madhismo, con grave danno loro e nostro... Nella nostra occupazione di Massaua il consenso inglese fu inspirato da un largo concetto, in cui non fu certamente estraneo l'interesse del Governo anglo-egiziano, e gli è appunto continuando nello stesso largo concetto che esso potrà raccogliere i frutti che gli spettano. Quando il Sudan fosse completamente estraneo alle nostre' aspirazioni, non saprei capacitarmi che si mantenesse l'occupazione di Keren, giacché non sarebbe per noi che una continua passività ».
506

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 675/421. Londra, 4 giugno 1890 (per. il 27).

Ho ricevuto regolarmente, insieme al dispaccio delli 23 maggio (2), le due relazioni relative ai lavori del porto di Biserta. Ieri sul tardi mi pervenne il telegramma speditomi da V. E. sovra lo stesso soggetto (3). In sostanza risulterebbe dalle notizie pervenute al R. Governo e dallo stesso comunicate all'ambasciata di Sua Maestà, che il Gabinetto di Parigi avrebbe dato un principio di esecuzione ai lavori del porto e canale di Biserta per i quali si sarebbe stanziata una spesa fra i nove e gli undici milioni di franchi. Il Governo del re ritiene che tali opere abbiano una grande importanza e che la loro esecuzione possa avere per conseguenza uno squilibrio, in favore della Francia, delle forze militari nel Mediterraneo.

Delle opere progettate, dei crediti assegnati alle medesime e delle conseguenze della esecuzione di lavori dal punto di vista militare, io ebbi frequenti occasioni di parlare con lord Salisbury e delle impressioni che ebbi dai miei colloqui con lui, ho informato successivamente V.E.

Non era questo un soggetto nuovo di discorso per il primo ministro di Sua Maestà Britannica. Come già ebbi l'onore di ricordare nel mio rapporto delli 5 aprile n. 398/239 (4) Sua Signoria, nei primi me:si del 1889, sembrava aver preso il più vivo interesse a questo affare per il quale lo sollecitavano insistenti pratiche anche di Berlino. Ma allora il Gabinetto di Parigi avea dato delle spiegazioni e ne era risultata a Londra l'impressione che le opere progettate dal genio francese non avevano molta importanza. Allorché, nei primi mesi di quest'anno, io ebbi più volte a portare il discorso sovra questo interesse, sia per dimostrarne la gravità intrinseca, sia per manifestare l'importanza speciale che esso ha per noi, io trovai che l'impressione anzidetta per

durava tanto in lord Salisbury quanto nei principali suoi collaboratori del Foreign Office. Dippoi mi sono dovuto avvedere che, a cagione di un complesso di circostanze le quali influivano potentemente sull'ambiente politico di Londra, l'inopportunità per l'Inghilterra di suscitare a se stessa una difficoltà a Parigi in riguardo ai lavori di Biserta era indiscutibile. Di ciò ho informato V.E. (l). Purtroppo è evidente che la Francia in questo momento sa trarre il miglior profitto da non poche circostanze che essa certamente non ha potuto contribuire a creare. Ma è pure non meno manifesto l'interesse che il Gabinetto inglese deve annettere ad eliminare qualunque siasi attrito con Parigi. Gl'importa condurre a buon fine l'affare del fondo disponibile che risulterà dalla conversione egiziana e non faciliterebbe l'opera diplomatica e parlamentare del Ministero Salisbury, impegnato nelle difficoltà africane con la Germania, il far sorgere presentemente un qualsiasi attrito con la

Francia.

In vista di ciò io mi sono studiato di tener viva l'attenzione di lord Salisbury sovra gl'interessi comuni dell'Italia e dell'Inghilterra che dai lavori di Biserta riescono danneggiati, sovra l'importanza militare delle opere incominciate e sovra le condizioni eccezionali dei luoghi le quali permettono, con spesa relativamente tenue, di conseguire effetti importanti. Ottenni, nei ripetuti colloqui che ebbi con lord Salisbury sovra questo soggetto, di acquistare la certezza che egli conosce precisamente al pari di noi ciò che i francesi hanno progettato e ciò che essi stanno ora eseguendo a Biserta. Ma dovetti anche persuadermi che il giudizio che Sua Signoria reca circa l'influenza che quei lavori e quelle opere potranno avere sovra le condizioni dell'equilibrio delle forze del Mediterraneo, non è conforme al nostro. Sarebbe cosa forse arrischiata il dire che a formare questo giudizio contribuiscono in lord Salisbury considerazioni che non sono tutte d'ordine tecnico. In altre circostanze forse egli modificherebbe tale suo attuale giudizio. Sembra anzi egli stesso accennarvi quando volentieri ripete che con il denaro stanziato nulla d'importante dal punto di vista militare può essere fatto e che non solamente bisogna contare con il denaro, ma anche con il tempo che per opere di vera importanza è richiesto non potendosi queste improvvisare. Naturalmente io non ho mancato di replicare e più di una volta che ben sapeva che lo stanziamento di maggiore somma non sarebbe stato prudente né dal punto di vista delle relazioni esteriori della Francia, né da quello della interna sua politica parlamentare. Ma pure si sapeva in tutti i Paesi che quando s'incominciava a spendere qualche milione in opere militari, i successivi crediti occorrenti non

potevano più essere rifiutati. L'essenziale era perciò che non s'incominciassero

i lavori.

Ieri, poche ore prima che mi pervenisse il telegramma di V.E., io avea avu

to con lord Salisbury un colloquio durante il quale le cose sovra dette furono

da lui e da me ripetute. E siccome io avea con qualche insistenza notato il pe

ricolo che si correva nel lasciare incominciare i lavori senza muovere osserva

zioni, cosi Sua Signoria conchiudeva il discorso dicendo che se, secondo il

desiderio e la speranza sua, l'Italia e l'Inghilterra rimanevano unite, le loro forze marittime bastavano a renderle superiori a qualunque altra Potenza, né esse aveano da temere i fortilizi di Biserta.

Non mi parve opportuno spingere più oltre l'insistenza mia perché, sebbene la osservazione con la quale lord Salisbury conchiudeva il nostro discorso, potesse per certi rispetti sembrare soddisfacente, io non poteva tuttavia dissimulare a me stesso che quella risposta confermava una volta dippiù il proposito attuale del primo ministro britannico di non voler attendere a questo interesse del quale egli cerca, con evidente deliberato proposito, di attenuare agli occhi suoi e nostri l'importanza. Quando pure, spingendo più oltre la insistenza nostra, non si dovesse arrischiare d'imbatterci in un preciso rifiuto di agire ed invece si dovesse credere che, non foss'altro, per impedirci noi di presentare da soli delle osservazioni al Gabinetto francese, lord Salisbury finirebbe per accondiscendere a fare qualche pratica a Parigi, ritengo che oggi, ancor più che nel 1889, il Governo britannico si lascerebbe subito persuadere dalle spiegazioni che gli sarebbero date e noi perderemmo l'occasione di ritornare sovra questo soggetto nel momento opportuno con speranza fondata di ottenere pratici ed efficaci effetti.

Per le ragioni sovra esposte io continuerò a chiamare l'attenzione di lord Salisbury sovra gli interessi comuni del suo e del nostro Paese pregiudicati dalle opere militari incominciate a Biserta. Non perderò occasione per combattere l'opinione sua circa la scarsa importanza di quelle opere e porrò ogni studio acciocché egli conosca tutto l'interesse che noi mettiamo in questo affare. Ma, a meno che V.E. me ne dia altra istruzione precisa, io interpreterò quelle fin qui ricevute nel senso di non espormi a ricevere da lord Salisbury una risposta che, anche soltanto temporaneamente, dovesse avere per effetto d'impedirci di proseguire con il Gabinetto di Londra lo scambio di idee che a noi c'importa tenere aperto nella lusinga che un prossimo mutamento s'abbia a produrre nelle circostanze presenti.

(l) -Cfr. n. 506. (2) -D. 18423/278, non pubblicato. (3) -Cfr. n. 505. (4) -Cfr. n. 403.

(l) Cfr. n. 478.

507

IL GENERALE DAL VERME AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T COLONIALE RISERVATO 553. Cairo, 5 giugno 1890, ore 17 (per. ore 18,35).

Dopo il colloquio, secondo ordini contenuti nel telegramma (2), Baring propose sospendere delimitazione a ponente e segnare i confini settentrionali colla condizione sine qua non del Governo italiano rinunziare Kassala. Dietro mie obiezioni, fu sostituita dichiarazione mantenere statu quo. Ho risposto

farei comunicazione per evitare rifiuto che farebbe spiacevole impressione Governo britannico e pessima Governo egiziano. Credo che sia conveniente rimandare trattative, allegando necessità conferire con Massaua, fare nuovi studi ciò che non può disgustare Inghilterra e serve tirare in lungo. D'altra parte Baring più libero in Londra. Mia difficile posizione rimpetto Governo egiziano potrebbe divenire insostenibile quando il R. Governo rifiutasse mantenere statu quo. V.E. riceverà col prossimo corriere mio rapporto (l) frontiere occidentali Abissinia di cui ho parlato vagamente a Baring.

(l) Ed. In !:Italia in A/riaa, Etiopia· Mat Rosso. tomo VIII, c!t., pp. 216-217.

(2) Cfr. n. 504.

508

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 887 bis. Roma, 6 giugno 1890, ore 12,40.

Gabinetti di Vienna e Berlino risposero mie aperture per concertare opposizione lavori Biserta facendo intendere che loro contegno dipenderebbe da quello del Governo inglese principalmente con noi interessato nella questione (2). Incaricarono rispettivi ambasciatori scandagliare lord Salisbury. Prego V.E. insistere perché quest'ultimo assuma attitudine netta e risoluta che adottata prontamente dai quattro Gabinetti può arrestare progetti francesi (3).

509

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 557. Bruxelles, 6 giugno 1890, ore 15,45

(per. ore 18,25).

Lambermont ha discusso ieri con i ministri di Francia e Russia formule approvate dall'E.V. (4), le quali furono approvate in generale, salvo alcuna piccola variante, la cui redazione mi sarà data oggi. È stato fissato pure il mo

dulo per quelle riserve politiche che vogliono fare Russia Francia e ministro Turchia; saremo assicurati così precedentemente sul loro tenore. Spediti do

cumenti per posta. perch~ V.E. possa meglio giudicare (l).

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 498 e nota 3 allo stesso. (3) -Per la risposta cfr. n. 510. (4) -T. coloniale riservato 436 del 2 giugno. di cui si pubblica il passo seguente: «Riserva politica minacciata dalla Russia non dovrà figurare nella promessa di presa d'atto la qual,. tlovrà essere letteralmente conforme al progetto trasmessom!. Mene!ik dovrà chiamarsi "negus neghesti d'Etiopia " ».
510

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 148. Londra, 6 giugno 1890, ore 19,50 (per. ore 21,40).

Sono stato informato dai miei colleghi d'Austria-Ungheria e di Germania della accoglienza fatta dal marchese di Salisbury alle loro osservazioni relative ai lavori di Biserta, essa confermava ciò che ebbi cura di esporre al R. Governo nei miei rapporti (2). Ne riferisco per corriere (3). La situazione qui non si è modificata. Lord Salisbury per sottrarsi a premurose nostre istanze incomincia dal contestare l'importanza dei lavori ed il valore militare che essi potrebbero avere, se ampliati. Non ho cessato e non cesso di tenere aperta la questione nei miei colloquii con Salisbury, ma debbo insistere nel far presente a V.E. che le sue disposizioni attuali sono tutt'altro che favorevoli a prendere l'atteggiamento netto e risoluto che noi potremmo desiderare.

511

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 905. Roma, 8 giugno 1890, ore 22,10.

Oggi è venuto da me il conte di Solms a porgermi le felicitazioni di S.M. l'Imperatore e Re per l'ultimo voto di fiducia avuto dalla Camera, voto, disse l'ambasciatore, che rende più salda la posizione del Governo e quindi giova anche nei rapporti internazionali. Prego V.E. di volersi rendere inter

prete dei miei sentimenti di gratitudine verso l'Augusto Sovrano che si è degnato dirigermi così grazioso messaggio. Al telegramma di felicitazioni del cancelliere risposi subito telegraficamente (l).

(l) -Cfr. n. 513. (2) -Cfr. nn. 460 e 506. (3) -Con R. riservato 698/434 del 7 giugno Tornielli comunicò: «Era però utile che V. E. tenesse presente che le circostanze da me segnalate le quali rendevano inopportuna per l'Inghilterra qualunque pratica che potesse cagionarle una difficoltà con la Francia. non erano mutate. Esse non si modificheranno probabilmente prima che siano acquietate in qualsiasi modo le inquietudini dal pubblico inglese concepite per la arrendevolezza attribuita a lord Sallsbury nelle cose africane rispetto alla Germania... Ora ciò che mi pare più importante di riconoscere è che all'Italia a Londra fu soltanto detto che il Governo inglese non ravvisa nelJr, opere in corso di esecuzione a Biserta Il pericolo e la minaccia che noi in esse vediamo. È questo un tema sovra il quale la discussione può continuarsi, che ammette perfettamente un mutamento di opinione senza timore di disdirsi e che lascia perciò aperta la questione in guisa da poter profittare di qualunque occasione propizia per condurre il Gabinetto inglese a prendere in migliore considerazione un interesse che oggi egli sembra trascurare perché altri più urgenti e chiassosi lo spingono e gli si impongono>>.
512

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL GENERALE DAL VERME, AL CAIRO (2)

T. COLONIALE RISERVATO 440. Roma, 10 giugno 1890, ore 11.

Ricevuto suo rapporto n. 5 (3). Approvo che ella con quel pretesto che crederà migliore, interrompa negoziato in modo da poterlo eventualmente riprendere poi.

513

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 441. Roma, 10 giugno 1890, ore 11,30.

Formula risposta Gabinetti Pietroburgo, Costantinopoli e Parigi (4) inaccettabile. La riserva che farebbero le tre Potenze circa a diritti politici in Abissinia manca d'ogni base. Di più non si comprende come possa venire espressa in questa circostanza in cui noi invochiamo per rappresentare Menelik non il trattato itala-etiopico ma una delegazione che un sovrano è sempre libero di dare ad un altro. Il momento opportuno era quello in cui notificammo l'articolo 17 del trattato suddetto che stabilisce di fronte ai terzi la posizione giuridica esistente fra l'Italia e l'Etiopia. Ora in quell'occasione la Francia si limitò a prendere atto puramente e semplicemente della nostra notificazione, la Turchia tacque, la Russia presentò soltanto osservazioni verbali fondandosi su riserve formulate nella Conferenza di Berlino da Said pascià e che dimostrammo non applicabili al caso. La formula rimette tutto in dubbio e la respingiarr.o (5).

(l) Con T. 1449 del 25 giugno Beccaria comunicò: «In risposta al deputato Windthorst. che aveva fatto qualche malevola allusione a V. E., il cancelliere emise le dichiarazioni seguenti... "È a mia cognizione che l'alleanza coll'Italia continuerà a sussistere anche quando l'attuale primo ministro venisse, ciò Dio preservi, a ritirarsi dal suo posto, ma nella persona di questo ministro noi troviamo una garanzia di pace che difficilmente un altro italiano ci potrebbe dare, ed io deploro perciò che questa persona venga qui attaccata alla tribuna " >>.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 219.

(3) -Non pubblicato ma cfr. n. 507. (4) -Cfr. n. 509. (5) -De Renzis comunicò con T. coloniale riservato 565 dello stesso 10 giugno, ore 21: «Ho fatto risposta recisa Lambermont secondo ordini avuti».
514

IL MINISTRO A TANGERI, CANTAGALLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 556/167. Tangeri, 10 giugno 1890 (per. il 17).

Il signor conte di Tattenbach, inviato di Germania, è tornato ieri dalla sua missione presso la Corte sceriffiana, a Fez. Fui incontro al mio collega. Gli ufficiali che gli facevano seguito, non sono ancora arrivati. Essi presero, a piccole giornate, la via di l\1echinez. Il conte di Tattenbach, venne, invece, a grandi tappe, direttamente da Fez.

Il sultano aveva lasciato la sua capitale due giorni innanzi, lunedì, due del corrente. Sua Maestà si recava a Mechinez, per rimanerci, si afferma, fino agli ultimi del mese. Di là, avrebbe mosso contro agli Zemmur Sceloha. È notizia tuttavia prematura. Intanto, però, havvi concentrazione di truppe, verso le regioni nord e nord ovest dell'Impero.

Il conte di Tattenbach ha fatto, più dell'usato, lunga dimora alla Corte. Il sultano gli fu specialmente cortese. Al dire della gente, l'inviato del re Guglielmo avrebbe domandato molto, ottenuto assai. Si parla di concessioni dì natura politica, di favori al commercio, e, quindi di generale vantaggio. Così fosse! Con particolare cura, il conte di Tattenbach si sarebbe, poi, occupato di procacciare ai negozianti di sua nazione, quella maggior somma di agevolezze che ne possono aiutare e far sviluppare i traffici, senza, però, costituire privilegi. Ciò era naturale. La Germania, qui, come altrove, si adopera gagliardamente a sostegno delli interessi dei produttori suoi e loro rappresentanti in paese, e questi, gente seria, tenace, laboriosa, paziente, non sprovvista di capitali, prende ogni anno più piede nel Marocco, donde ha fugato, per certe industrie, ogni altra estera concorrenza. Ne danno piena fede le statistiche commerciali di questa legazione.

Agli occhi di molti, l'andata del conte di Tattenbach aveva scopo sin&olarmente importante: quello di conseguire per l'Impero germanico la preponderanza nei consigli del sultano. Ed anche di più. Ne giudichi V.E. dal telegramma, qui trascrltto, che il Diario di Cadice si fa indirizzare da Berlino: «La missione germanica al Marocco, si propone di condurre il sultano ad accettare il protettorato tedesco. In questo caso la Germania prenderebbe a riorganizzare l'esercito e l'amministrazione marocchina, per mezzo di ufficiali e funzionari tedeschi. Il rappresentante di quella Nazione in Tangeri, ha l'alto incarico di menare i negoziati».

Trasmetto la notizia a V.E. come semplice indicazione dei sospetti e delle

apprensioni che nella vicina penisola si nutrono. Non altrimenti suonava il

linguaggio dei giornali spagnuoli, durante la missione da me compiuta a Tetuan.

Altri, vanno più oltre; una seconda Triplice Alleanza si sarebbe costituita,

sotto gli auspici del conte di Tattenbach. Ne farebbero parte, col Marocco, ripa

rato all'ombra delle due potenti Nazioni, l'Italia e la Germania.

Riferisco e non commento. E mi studio intanto di raccogliere informaziom. Nel fatto, niuno degli ufficiali tedeschi che accompagnavano l'inviato, è rimasto in Fez. Il conte di Tattenbach non ebbe ancora agio di parlarmi. Ma ieri stesso, alludendo alle molte dicerie, e forse, principalmente alla notizia del Diario, diceva a me, a sir Wìlliam Green, ed all'inviato spagnuolo: « Si è raccontata una gran quantità di cose della missione mia. Tutto è falso».

P.S. Tutti gli ufficiali tec1Pschi sono arrivati.

515

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL CONSOLE A TRIPOLI, GRANDE

T. RISERVATO 118. Roma, 11 giugno 1890, ore 17.

Ricevuto suo rapporto 29 maggio O). Mandi sollecitamente relazione contenente in forma metodica tutti i fatti che possono essere invocati in una azione diplomatica per impedire progressi francesi in Tripolitania (2).

516

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI. AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, TORNIELLI, E A VIENNA, NIGRA

T. COLONIALE RISERVATO 442. Roma, 11 giugno 1890, ore 17.

Codesto Gabinetto ha accettato la delegazione dataci dall'imperatore d'Etiopia per accedere in nome suo all'atto generale della Conferenza di Bruxelles. Non dubitiamo punto che, conseguente a se stesso, codesto Governo prosegua a sostenere le nostre ragioni. La formula di accettazione della Russia, Francia e Turchia presentata dal Governo belga contenendo riserve abbiamo telegrafato a Bruxelles nei termini seguenti: ( 3).

(l) -R. riservato 208/12!> del quale si pubblicano i pCLssi seguenti: <<Oramai è bene aeccrtatn dalle comunicazioni del valì che !a Francia tende ad estendersi verso Gadames, ed essa in ciò si giova dei rapporti che passano tra gli sciamba, che sono della famiglia dei tuaregh, e questi, i quali accampano pretesa che la città di Gadames loro appartenga, come quella di Grat... Oltre a ciò il pascià dicevami che la Francia vuole annettere alla Tunisia un territorio appartenente alla Tripolitania... Or stando a questo tracciato [della grande carta della Tunisia, pubblicata dal Service géographique de l'armée française] rimarrebbe tra gli antichi confini dell'Algeria ed i nuovi della Tripolitania un tratto di territorio che è quello precisamente che i francesi intendono annettere alla Tunisia >>. (2) -La relazione richiesta fu inviata da Grande il 19 giugno (R. riservato 225/142, non pubblicato). (3) -Qui era inserito il documento n. 513.
517

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BUENOS AIRES, FERRARA DENTICE

T. 932. Roma, 11 giugno 1890, ore 17.

Governo inglese afferma sottoposta codesto Congresso legge naturalizzazione simile brasiliana. Autorizzala concertare eventualmente rimostranze con suoi colleghi (l).

518

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 573. Londra, 13 giugno 1890, ore 19,47 (per. ore 6 del 14).

Ho trovato lord Salisbury manifestamente dispiacente della piega che ha preso l'incidente di Bruxelles. Egli mi disse che l'Inghilterra è desiderosa di avere l'occasione favorevole per manifestare in faccia al mondo la sua completa adesione al protettorato italiano sull'Abissinia, ma egli non può ammettere che la firma di un atto relativo all'abolizione della schiavitù offra siffatta occasione. La Conferenza è e deve rimanere estranea alle questioni territoriali ed alle. discussioni di sovranità politica. Egli si riportava a ciò che in proposito mi aveva detto e che io ho riferito il 22 magg~o (2). Sua Sig!loria non aveva da Bruxelles tutti i documenti relativi alla fase presente dell'incidente. Avendogli io fatto leggere i termini della riserva delle tre Potenze, Sua Signoria li dichiarò anodini. Dato che quei tre Governi volevano fare una riserva, circa al diritto di Menelik, alla situazione che noi invece gli riconoscevamo, la formula adoperata non poteva essere più vaga ed indeterminata; bisognava trovare un mezzo termine per uscire dalla difficoltà. Sua Signoria ricordava il consiglio datoci e da me trasmesso il 26 marzo (3) e ripetevrt che la nostra posizione in Abissinia, da tutti tacitamente ammessa come sicura, non migliorava dal fatto di mettere in luce che due Grandi Potenze e la Turchia la contestavano. Mi parve che dalle osservazioni, piuttosto dure nella sostanza che Salisbury andava facendo, emergesse il pensiero che noi avremmo dovuto intendere la riserva non come diretta contro le nostre relazioni con l'Abissinia, ma come diretta contro la qualità di re dei re assunta da Menelik. Non volendo io pregiudicare le cose ed anche per dar tempo alla riflessione da parte di lord Salisbury sulla circostanza che egli pareva ignorare, che cioè i termini del nostro rifiuto di accettare

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la riserva era!lo perentori e conduce> ~~-lO in conseguenza dell'intesa presa con il signor Lambermont al rifiuto di firma per parte nostra, ho concluso il discorso pregando Sua Signoria di procurarsi da Bruxelles tutte le informazioni necessarie, dicendogli che mi teneva a sua disposizione per ripigliare il colloquio in altro giorno. Debbo fare osservare a V.E. che, sebbene le dichiarazioni di Salisbury siano assolute circa il riconoscimento per parte dell'Inghilterra della posizione nostra in Abissinia, noi non possiamo assolutamente sperare che egli voglia impegnarsi in discussioni a questo riguardo davanti alla Co!lferenza. Egli mi ha lasciato sentire la parola isolamento come espressione dell'esito che avrebbe il contegno nostro se ci impuntassimo a voler far decidere, in occasione della firma dell'atto di Bruxelles, una questione per la quale la Conferenza non ha competenza. Se siamo ancora in tempo crederei che un mezzo termine, analogo a quello da me suggerito nella comunicazione del 22 maggio, potrebbe forse comporre con discreta soddisfazione nostra la difficoltà presente. Naturalmente mi astengo di parlarne se V.E. non me ne dà istruzione. Ora qui, fino a lunedì, non vi è più occasione di fare comunicazioni verbali al Foreign Office.

(l) -Ferrara rispose con T. 1322 del 13 giugno che il progetto di legge circa la naturalizzazione, di iniziativa parlamentare, non era ancora stato preso in considerazione. (2) -Cfr. n. 486. (3) -Cfr. n. 379.
519

APPUNTO DEL SEGRETARIO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, MAYOR (l)

Roma, 13 giugno 1890.

Le Gouvernement du roi ne peut reconnaitre le Gouvernement brésilien tant que celui-ci n'a pas reçu la consécration de la volonté nationale, dont l'expression libre et sincère peut seule liu donner une existence légale.

Le Gouvernement italien s'est toujours inspiré à ce principe, dont on ne saurait s'écarter d'ailleurs sans s'exposer à reconnaitre des Gouvernements issus de coups d'Etat ou de pronunciamentos. Il s'étonne meme que le Gouvernement brésilien n'ait pas encore demand~~ au peuple une sanction sans laquelle il n'existe que comme Gouvernement de fait.

520

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 448. Roma, 15 giugno 1890, ore 19,20.

Questioni riconoscimento nostra posizione in Etiopia e adesione Menelik Conferenza sono distinte e non comprendo perché si voglia della prima far oggetto

di discussione dalle Poten~e rappreccntate nella Conferenza. Spediente della. delegazione speciale da noi scelto e approvato dall'Inghilterra tende appunto tener separate le questioni; siamo quindi in diritto pretendere che Francia e Russia non le confondano con riserve fuori di luogo. Qualunque Governo può dare ad altro mandati speciali e nessuno potrebbe negare che quello del re d'Etiopia non sia Governo almeno di fatto. Impossibile ammettere in una questione accessoria riserve che compromettano la principale e dare a Stati che, come la Francia, avevano incondizionatamente riconosciuto nostra posizione in Etiopia il mezzo di sottrarsi al loro impegno. Ciò vale anche se riserve, come pare credere Salisbury, si riferiscono soltanto a sovranità Menelik sovra Etiopia, essendo questo Stato implicitamente riconosciuto dal Governo francese nel prendere atto il 20 ottobre ultimo scorso della nostra notificazione dell'articolo 17 del Trattato di Uccialli (l) e non avendo né Russia né Turchia fatto osservazioni su questo speciale argomento. Valendosi delle suddette ragioni prego V.E. intrattenersi ancora con lord Salisbury, al quale vorrà rammentare che nella presente questione abbiamo continuamente dato prova di deferenza verso desideri Inghilterra per vedere conclusa opera Conferenza Bruxelles sicché a buon diritto possiamo chiederle di associarsi a noi per la soluzione delle attuali difficoltà (2).

(l) L'appunto è una minuta di nota per il Governo brasiliano.

521

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 579. Londra, 16 giugno 1890, ore 18,45 (per. ore 21,55).

Salisbury mi riceverà domani. Gli esporrò cose indicate nel suo telegramma di ieri (3) relativamente all'incidente di Bruxelles. Risultò dalle precedenti conversazioni che Sua Signoria distingue in questo affare tre questioni. La prima è quella di competenza della Conferenza a pronunciarsi in materia di sovranità territoriaìe e di titoli competenti a sovrani partecipanti o aderenti all'atto finale; la seconda questione, quella riguardante titolo assunto da Menelik da noi riconosciutogli e col quale noi intendiamo nominarlo nell'atto di accessione; la terza riguarda il diritto dell'Italia a rappresentare alla Conferenza un altro Stato in virtù d'una delegazione speciale. Nella prima questione di competenza, che è per indole sua preliminare, Inghilterra è impegnata dalle condizioni stesse, sotta le quali riunione della Conferenza fu consentita, a non ammettere competenza della Conferenza a pronunciarsi circa titolo di

Menelik. Nella seconda questione, quella cioè relativa al titolo stesso, Inghilterra è disposta a stare con noi. Sulla terza questione, quella cioè relativa al diritto nostro di rappresentare un altro Stato per delegazione, mi pare non vi siano presentemente obiezioni da nessuna parte (1).

(l) -Cfr. n. 62, nota 2. (2) -Per la risposta cfr. n. 521. (3) -Cfr. n. 520.
522

IL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. 185/111. Belgrado, 16 giugno 1890 (per. il 21).

Le dichiarazioni del conte Kalnoky alle delegazioni relativamente alla Serbia continuano ad essere il principale tema di discorso in queste sfere politiche. Secondo i più, le severe parole pronunciate dal ministro imperiale degli affari esteri non sarebbero che un atto d'intimidazione per tagliar corto alle provocanti elucubrazioni della stampa di Belgrado, e per richiamare il Governo della Reggenza all'osservanza dei riguardi internazionali. Se, come v'ha luogo di credere, i ministri serbi terranno in debito conto siffatto avvertimento, l'incidente potrebbe chiudersi senza gravi conseguenze. Secondo altri, le dichiarazioni del conte Kalnoky si collegherebbero all'azione che va qui spiegando l'ex-re Milano contro l'attuale amministrazione (2). Sua Maestà, persuaso che il partito radicale trascina il Paese all'anarchia, si preparerebbe a riprendere, al momento opportuno, le redini dello Stato; ed il Gabinetto di Vienna, proclive ai progetti del re Milano, avrebbe colto l'occasione per discreditare pubblicamente il Governo della Reggenza, e denunciando la Serbia in balia dei partiti sovversivi, preparare l'opinione pubblica ad accogliere come una necessità il ritorno di re Milano sul trono.

Dalle informazioni venutele da Vienna V. E. potrà desumere quale di queste due opinioni abbia maggior fondamento.

Se il conte Kalnoky, col suo discorso alle delegazioni, credette di rendere servizio alla causa del re Milano, l'effetto delle sue parole fu finora contrario allo scopo. Di fronte alle minacce dell'Austria-Ungheria i vari partiti politici han dato tregua ai loro dissensi; i giornali stessi d'opposizione si sono schierati a difesa del sentimento nazionale offeso dal conte Kalnoky ed il re Milano, accusato di connivenza col Gabinetto di Vienna, ha veduto diradarsi le file dei suoi partigiani. Questo unanime movimento di protesta contro l'AustriaUngheria non può evidentemente modificare le disastrose condizioni politiche della Serbia; ma, per q'Janto sia precaria, questa reazione mi sembra degna di nota.

(l) -Per la risposta di Crispi cfr. n. 523. (2) -Galvagna aveva riferito in proposito con R. 160/96 del 28 maggio. non pubblicato.
523

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 452. Roma, 17 giugno 1890, ore 16,15.

Giammai ho chiesto alla Conferenza di <<pronunciarsi in materia di sovranità territoriale» (1). La questione a Bruxelles si limita all'esercizio del mandato conferito da Menelik al ministro d'Italia per essere rappresentato alla Conferenza antischiavista. Questo è il solo tema di cui dobbiamo occuparci. Sulla soluzione di esso sono stati a noi favorevoli l'Inghilterra, la Germania, l'Austria, il Portogallo, l'Olanda. Le altre questioni sono state sollevate da quei Governi che non vorrebbero che fosse da noi esercitata la detta rappresentanza. Rinchiuda dunque in questi limiti il suo colloquio con lord Salisbury (2).

524

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 580. Londra, 17 giugno 1890, ore 23,50 (per. ore 6 del 18).

Ricevo telegramma d'oggi di V.E. (3) al mio ritorno dal Foreign Office, dove ho esposto a lord Salisbury le cose contenute nel telegramma del giorno 15 ( 4). Sua Signoria mi ha ripetuto che l'Inghilterra non fa nessuna difficoltà ad ammettere il diritto dell'Italia a rappresentare il re Menelik nella sua qualità di sovrano d'Etiopia. Che essa ha fatto a Pietroburgo ed a Parigi delle pratiche per rimuovere quei Governi dal contegno che hanno assunto; che quei Governi hanno certamente torto di tenere tale contegno, ma che le pratiche fatte non hanno prodotto alcun effetto; Sua Signoria opina che, se la Russia abbandonasse le sue riserve, la Francia non insrsterebbe. Egli ritiene che le riserve riguardano il titolo e la qualità che nell'atto di accessione sarebbero da noi attribuiti all'antico re dello Scioa, al quale la Russia non intende riconoscere tale qualità e titolo. Lord Salisbury per evitare difficoltà e complicazioni si propone di mettersi officiosamente in relazione col barone Lambermont per impedire, se ne è tempo, che le riserve si producano prima della sottoscrizione dell'atto generale. Egli vedrebbe con piacere che da parte nostra si separasse la firma nostra, come Italia, dall'altra che daremo in forma di accessione, come

(-2) Cfr. n. 524. (-4) Cfr. n. 520.

26-Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XXIII

delegati dell'imperatore d'Etiopia. Lord Salisbury considera così la questione, ed è mio dovere d'informare il Governo del re del suo modo di vedere e di ciò che egli mi dice. Resta dunque stabilito che il Gabinetto inglese ammette che noi abbiamo diritto di rappresentare Menelik, come sovrano d'Etiopia, ed è disposto ad appoggiarci nella affermazione di questo nostro diritto ma nel tempo stesso dichiara di aver fatto inutilmente delle pratiche a Pietroburgo che non ottennero effetto favorevole. Lord Salisbury deplorerebbe che per questa questione l'opera umanitaria della Conferenza dovesse naufragare.

(l) -Cfr. n. 521. (3) -Cfr. n. 523.
525

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, TORNIELLI, E A VIENNA, NIGRA

T. COLONIALE RISERVATO 453. Roma, 18 giugno 1890, ore 11,30.

Iersera venne l'ambasciatore di Germania a parlarmi dell'incidente sorto nella Conferenza di Bruxelles per la rappresentanza di Menelik nella Conferenza stessa. Ripeto a V.E. quanto dissi al conte di Solms. Durante la Conferenza fummo incaricati da Menelik di rappresentarlo. Riconobbero valido il mandato da noi ricevuto i Gabinetti di Berlino, Vienna, Londra, L'Aja e Lisbona. Per motivi di forma e non di sostanza fece obiezioni la Russia alla quale si associò la Francia senza addurne un motivo plausibile, e solamente per la solita antipatia. Il re Leopoldo temendo che la Conferenza potesse andare a monte ci chiese di trovare un componimento accettabile dalle varie Potenze intervenute a Bruxelles. Dietro proposta della Russia accettai che, dopo firmato il protocollo, l'Italia aderisse alla Conferenza in nome di Menelik essendo convenuto che le Potenze avrebbero preso atto dell'adesione. Al barone di Lambermont venne in mente di redigere per questa presa d'atto una formala comune per tutte le Potenze. Ma cotesta formala conteneva riserve di ragione politica, quindi anche contrarie all'indole della Conferenza, ed abbiamo dovuto respingerla. Noi avevamo avuto un'adesione incondizionata dall'Inghilterra, Germania, Austria, Olanda e Portogallo, e non potevamo peggiorare la nostra posizione col progetto Lambermont. Dopo essere stati concilianti ed avere noi stessi per i primi scartato ogni questione politica avevamo diritto ad un contegno amichevole anche per parte delle Potenze che ci erano state ostili. È questo un colpo montato dalla Francia e mi lusingo che codesto Gabinetto, fedele a ciò che sin da principio aveva risposto, non vorrà mancarci.

(Per Vienna si aggiunga) Il Gabinetto di Berlino ci presta il più ampio suo appoggio.

(Per Londra si aggiunga) I Gabinetti di Berlino e di Vienna ci prestano il più ampio loro appoggio.

526

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 454. Roma, 18 giugno 1890, ore 11,55.

Il barone Lambermont ci ha ingannato o si è fatto ingannare. Sin dal giorno che dichiaravamo alla Conferenza di Bruxelles che eravamo mandatari di re Menelik, avemmo per noi la Germania, l'Inghilterra, l'Austria, l'Olanda ed il Portogallo. Si oppose la Russia senza saperci addurre un motivo plausibile e si associò alla medesima il Governo francese per la solita opposizione che ci venne da Parigi. Pareva che le cose conducessero ad un dissidio che avrebbe potuto portare ad un insuccesso della Conferenza. La Russia propose e noi accettammo che, dopo firmato il protocollo, avremmo fatto adesione alla Conferenza in nome di Menelik e che le Potenze ne avrebbero preso atto. Ella sa come noi siamo concilianti e con qual animo abbiamo consentito di sostituire alla partecipazione diretta, in nome di Menelik l'adesione posteriore alla firma del protocollo. Noi abbiamo rinunziato ad una posizione vantaggiosa che ci faceva arbitri della Conferenza avendo per noi la maggioranza delle Potenze intervenute a Bruxelles. Il signor Lambermont col suo progetto di risposta aveva ridato alla questione quel carattere politico che noi consentimmo ad evitare. Da ciò è venuta una nuova difficoltà che pare architettata appositamente dai soliti nostri avversarii per imputare a noi il possibile insuccesso della Conferenza, mentre non ne siamo imputabili. Bisogna ritornare alle origini. La Germania, l'Austria, l'Inghilterra, l'Olanda, il Portogallo prendano atto della nostra adesione per Menelik incondizionatamente secondo le loro precedenti dichiarazioni. La Francia e la Russia, se vogliono essere coerenti, dovrebbero fare altrettanto. Se nol vogliono, rispondano come meglio credono.

527

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 455. Roma, 18 giugno 1890, ore 17.

Il mio telegramma di questa mattina (l) partì prima che avessimo conoscenza del suo di ieri sera (2). Non intendiamo punto confondere la nostra posizione con quella di Menelik. Firmeremo il protocollo come Potenza intervenuta alla Conferenza. Poscia, con atto separato e come rappresentanti in virtù di mandato speciale, dichiareremo di aderire per il re Menelik, senza

aggiungere alcun altro titolo che possa involgere questione politica al suo riguardo. Che l\1enelik sia re nessuno può contestarlo. Beninteso che dell'accessione nostra così formolata deve essere preso atto senza alcuna riserva (l).

(l) -Cfr. n. 525. (2) -Cfr. n. 524.
528

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 586. Berlino, 18 giugno 1890, ore 19 (per. ore 20,10).

Diedi oggi lettura al segretario di Stato del telegramma di V.E. di stamane (2) confermato da un telegramma del conte Solms. Egli mi disse che l'appoggio della Germania non ci mancherà certamente in tutto ciò che stimeremo di fare nella questione della rappresentanza di Menelik alla Conferenza di Bruxelles. Anche nel caso che il Governo del re credesse potersi contentare cne dopo la firma dell'atto generale della Conferenza i suoi delegati notificassero il mandato ricevuto e che Germania, Inghilterra ed AustriaUngheria dichiarassero per mezzo dei loro rappresentanti riconoscere all'Italia il diritto di rappresentare il negus neghesti d'Etiopia, Gabinetto di Berlino è disposto ad appoggiare a Londra ed a Vienna tale combinazione, qualora sia da noi desiderata.

529

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 587. Londra, 18 giugno 1890, ore 19,07 (per. ore 20,45).

Con rapporto d'oggi (3) chiamo l'attenzione di V.E. sopra un paragrafo della nota presentata ieri sera al Parlamento, nel quale lord Salisbury afferma che dal primo grado di latitudine fino alla frontiera dell'Egitto l'influenza britannica si estende sopra tutto il paese che giace a sud e a ponente del protettorato italiano in Abissinia e nel paese dei gallas. Mi sembra che in questa espressione non si sia tenuto conto delle ragioni nostre sul paese dei somali; ma aspetto istruzioni da V.E. (4) prima di parlarne a lord Salisbury (5).

(l) -Analogo telegramma venne inviato in pari data alle ambasciate a Berlino e Vienna e alla legazione a Bruxelles col n. 456. (2) -Cfr. n. 525. (3) -R. riservato urgente 718/444, non pubblicato. (4) -Cfr. n. 535. (5) -Cfr. però il n. 533.
530

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 589. Londra, 19 giugno 1890, ore 11,55 (per. ore 13,50).

I due telegrammi di V.E. di ieri (l) chiariscono la situazione. Qui si ignorava il progetto di Lambermont di redigere una formala unica, da adottarsi da tutte le Potenze per esprimere l'accettazione dell'accessione dell'Etiopia; inoltre qui si riteneva che l'Italia volesse fare l'atto di accessione in nome di Menelik, re dei re d'Etiopia. Io non conosceva il progetto del ministro belga, né poteva indovinarlo, non essendo conforme alla procedura ordinaria lo stabilire un'unica forma di accettazione per tali atti. Non avrei neppure potuto rettificare impressioni di Salisbury circa titolo col quale noi intendevamo nominare il sovrano d'Etiopia nell'atto di accessione, perché il telegramma speditomi da codesto ministero il 23 maggio (2), diceva che noi avremmo notificato, prima della firma dell'atto generale, la nostra rappresentanza del re dei re d'Etiopia e la nostra intenzione di notificare subito dopo la firma l'accessione dell'Etiopia. Ora però che V.E. mi ha messo in grado di rettificare le idee di Salisbury, sono persuaso che Sua Signoria sarà pienamente soddisfatta della piega data a questo affare e non esito ad annunziare che l'accettazione dell'atto di accessione, eseguita nei termini e con la procedura indicata nel secondo telegramma di V.E. di ieri, sarà per parte dell'Inghilterra incondizionata e senza riserva; l'Inghilterra si adopererà ancora per persuadere le altre Potenze. Che se, malgrado tali pratiche, qualche riserva venisse fatta, essa per certo si unirebbe alla Germania ed agli altri Paesi per dichiarare che la ragione sta dalla parte nostra. Mi procurerò al più presto possibile un abboccamento con Salisbury e spero che potrà così essere tosto eliminato ogni equivoco.

531

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1393. Therapia, 20 giugno 1890, ore 14 (per. ore 14,35).

Vulcovic ha ufficiosamente dato oggi cognizione a me ed ai miei colleghi d'Austria-Ungheria e d'Inghilterra di un dispaccio da lui comunicato ieri in

copia al gran visir e al ministro degli affari esteri. In quel dispaccio il suo Governo gli ordina chiedere riconoscimento del Governo bulgaro, e reclama per i bulgari in Turchia un trattamento eguale, in quanto alle questioni religiose, a quello concesso ai mussulmani in Bulgaria ed a quello che lo stesso Governo imperiale accorda nell'Impero ai cristiani di tutte le altre Nazioni.

(l) -Cfr. nn. 525 e 527. (2) -Cfr. n. 488, nota 2.
532

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO CATALANI, A LONDRA

T. COLONIALE RISERVATO 460. Roma, 20 giugno 1890, ore 17.

Ricevetti ieri Mackenzie e mi promise di aggiustare amichevolmente a Londra questione Kisimaio, comprendendo nostro desiderio d'assicurarci una parte di controllo su quel porto che è il solo realmente buono sulla costa soggetta all'influenza italiana. Disse maggiore difficoltà essere residenza Kisimaio dei capi principali delle tribù che hanno stanza fra il Tana ed il Giuba. Risposi che R. Governo non intende immischiarsi con tali tribù, e difficoltà potrebbe rimuoversi trasportando le capanne di quei capi nella porzione del territorio di Kisimaio che toccherebbe all'Inghilterra. Riportai dal colloquio eccellente impressione sulle disposizioni di Mackenzie.

533

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 596. Londra, 20 giugno 1890, ore 18,21 (per. ore 21,10).

Salisbury mi ha detto che nel far annunziare a Roma il protettorato sullo Zanzibar ci ha fatto dare le più larghe assicurazioni relativamente al rispetto dei diritti dell'Italia. Siccome al Parlamento fu domandata con insistenza una carta geografica che designi i limiti dell'Inghilterra dopo l'accomodamento con la Germania, cosi ho creduto a proposito profittare di questa iniziativa di Salisbury per pregarlo di far mettere la più scrupolosa attenzione nella preparazione di quella carta in guisa che le ragioni nostre nel paese dei somali siano rispettate. Sua Signoria mi disse che le aveva presenti «voi siete su una riva e noi sull'altra del Giuba». Non mi sono creduto autorizzato ad introdurre la questione della scelta del confluente che nella parte superiore deve portare il nome di Giuba. Sopra questo punto aspetterò le istruzioni di V.E. (1).

534

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 740/461. Londra, 21 giugno 1890 (per. il 27).

Non ispetta a questa ambasciata l'occuparsi del linguaggio della stampa francese relativamente all'accordo seguito fra l'Inghilterra e la Germania per la determinazione delle zone di loro influenza in Africa. E V.E. saprà certamente meglio di me ciò che in proposito si pensa a Parigi a tale riguardo. Se però il pensiero del Governo della Repubblica corrisponde al contegno dei giornali governativi parigini, si dovrebbe prevedere prossimamente qualche difficoltà diplomatica nelle relazioni della Francia con la Gran Bretagna circa il protettorato sullo Zanzibar. La questione (ed è questa la ragione per me di scriverne a V.E.) per due aspetti non è indifferente per noi.

Sebbene le simpatie del Governo inglese siano presentemente per la Germania, non bisogna perdere di vista che anche il Gabinetto Salisbury in ogni discussione che sorge fra l'Inghilterra e la Francia, mette ogni suo studio a trovare i termini di una conciliazione. Non è dunque fuori d'ogni previsione che, se la Francia volesse in questo momento farsi dare altrove compensi per la sua condiscendenza a riconoscere il protettorato sullo Zanzibar, troverebbe il terreno favorevole. Nella questione dell'Harar, fors'anche in quella di Tunisi, il Gabinetto di Parigi potrebbe trovare presentemente a Londra disposizioni che in circostanze normali non si ritroverebbero.

Dal punto di vista degli interessi nostri ne deriva primieramente che, in questo momento, meno che mai, possiamo calcolare di trovare ascolto a Londra per l'affare dei lavori di Biserta; in secondo luogo che nell'affare della frontiera nostra e dei nostri protettorati verso il possedimento francese di Obock, ogni nostro studio dovrebbe essere di non affrettarne l'esame e la risoluzione. Non credo si errerà nelle previsioni se si terrà conto che oggi il principale interesse che il Gabinetto britannico avrà in vista sarà quello di conseguire pacificamente il riconoscimento della sua posizione allo Zanzibar per parte della Francia. A questo interesse lord Salisbury, ancorché a malincuore, farà i sacrifizi necessari. Dal canto nostro agiremo abilmente nel procurare di seguire una linea che non ci esponga a dover incontrare nel Gabinetto britannico un debole sostegno delle nostre ragioni e degli interessi nostri osteggiati dalla Francia.

(l) Cfr. n. 535.

535

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 464. Roma, 22 giugno 1890, ore 16.

Nostri desideri riguardo confini influenze inglese ed italiana Africa orientale sono che i Regni galla soggetti all'Etiopia, compreso il Caffa, siano tutti riconosciuti soggetti nostra influenza e che al sud dell'Etiopia confine sia costituito dal Giuba senza introdurre per ora questione scelta dell'affluente. Primo punto fu alquanto compromesso da nostro accordo colla compagnia britannica del 3 agosto 1889, che fa terminare nostra influenza all'Bo parallelo. Sarebbe perciò utilissimo che V.E., fingendo ignorare termini precisi accordo suddetto, ottenesse accortamente da lord Salisbury che sulla carta che presenterà al Parlamento, tutti i Regni galla suddetti compreso il Caffa, siano segnati fuori dell'influenza inglese e come parte integrante dell'Etiopia. Ciò indipendentemente dal nostro riconoscimento del protettorato del Zanzibar sul quale V.E. dirà di non avere istruzioni, notifica essendo stata fatta a Roma da lord Dufferin, ma che crede che, data intenzione del Governo inglese di rispettare nostri diritti, non possano esservi serie difficoltà.

536

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

T. RISERVATO 121. Roma, 22 giugno 1890, ore 17.

Dai discorsi avuti con S.A.R. il principe di Napoli, ho dovuto convincermi che alla Corte imperiale l'Italia è inadeguatamente conosciuta e falsamente giudicata. Lo stesso czar avrebbe in mente che il nostro Paese è nella miseria, che le finanze dello Stato sono dissestate, che nell'esercito la divozione alle istituzioni sia scossa, che gli ufficiali possono tradire i loro doveri, insomma che l'Italia in genere si trovi in condizioni economicamente e moralmente tristi. Non le posso nascondere che questo dipinto così calunnioso ed umiliante ha prodotto una dolorosa impressione sull'animo mio. In verità non saprei da qual parte codesto imperatore attinga siffatte notizie sull'Italia, se dai rapporti dei suoi consiglieri residenti in Roma o dalla stampa francese. Constato però con gran rammarico che codesta ambasciata non ha saputo presentare le cose sotto il loro vero aspetto e non si è curata di far conoscere quali siano realmente l'Italia e il suo Governo. Codesta dovrebbe essere la missione di ogni rappresentante all'estero poiché ogni erronea convinzione contro di noi va a scapito del nostro prestigio e delle nostre buone relazioni con altri Governi. Le telegrafo quanto precede a malincuore, ma è mio dovere farlo. È d'uopo che ella sappia tutto affinché possa provvedere (l).

537

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 748/467. Londra, 22 giugno 1890 (per. il 27).

Ricevetti, con l'arrivo del corriere, il 18 di questo mese, il dispaccio di

V.E. -in data 21 maggio (2) e vi trovai allegati i tre rapporti del R. Corpo di Stato Maggiore circa il canale di Tunisi, la posizione di Biserta ed il porto di Biserta. V.E. -mi ordina di consegnare in via riservata questi documenti al marchese di Salisbury riferendomi alle precedenti comunicazioni di questa r. ambasciata sulle questioni di Tunisi.

Io eseguirò prossimamente queste istruzioni del R. Governo. Debbo però mio malgrado far conoscere a V.E. che le circostanze le quali manifestamente influivano a distogliere lord Salisbury dal dare ascolto alle nostre osservazioni relativamente alle cose tunisine, si sono ancor più aggravate in senso contrario al nostro interesse dopo che si affaccia per il Gabinetto di Londra la necessità di acquietare la Francia nell'affare del protettorato sullo Zanzibar.

Delle proporzioni che potrà prendere questo affare il R. Governo sarà meglio di me informato; intanto bisegna prevedere che, supremo scopo della politica inglese essendo lo sviluppo e l'ingrandimento della sua potenza coloniale con i mezzi di conciliazione, ogni via di transazione sarà tentata da lord Salisbury per conseguire l'acquiescenza del Gabinetto di Parigi. Quanto maggiore sarà la resistenza di quest'ultimo nelle questioni ancora insolute in Egitto ed a Terranova e nella nuova questione relativa allo Zanzibar, tanto più riguardoso si dimostrerà lord Salisbury nell'impegnarsi in altre discussioni con la Francia.

Occasionalmente, nel corso di uno dei miei recenti colloqui con lord Salisbury, ho fatto sentire a Sua Signoria che la convenzione di estradizione fatta dall'Inghilterra con la Francia per estendere alla Tunisia la stipulazione esistente fra i due Paesi, avea prodotto dispiaeevole impressione in Italia (3).

essere osservat a con indifferenza >>.

Lord Salisbury sembrò meravigliarsi della mia osservazione. Se nella procedu· ra di quell'atto si era commesso qualche errore, egli ne era sinceramente dolente. Non ho stimato dover insistere poiché, più che la procedura è la sostanza stessa dell'atto che urta con l'interesse italiano. Profittai invece della circostanza per notare che nella stampa francese si facevano suggestioni nel senso che la Tunisia potrebbe fornire uno dei termini di una amichevole transazione per le difficoltà sorte a Terranova. I due Paesi mi sembravano in verità molto lontani, e gli affari che li concernevano molto dissimili. Sua Signoria m'interruppe dicendo che egli pure avea osservato la suggestione, ma la sua volontà non avea alcuna disposizione a subirla. Mi bastò aver fatto questi accenni perché mi accorsi che lo scopo mio era ottenuto dal momento che lord Salisbury era avvisato che il sentimento pubblico in Italia stava sempre in vedetta per tutto ciò che riguarda Tunisi.

(l) -Per la risposta cfr. n. 540. (2) -D. 17446/261, non pubblicato. (3) -A proposito della convenzione franco-inglese di estradizione Torniolli aveva oss2rvato con R. riservato 699/435 del 10 giugno: <<non mancherò di cogliere la prima opportuna occasione per manifestare a lord Salisbury l'impressione che ne ebbe il Governo di sua Maestà. Ritengo anzi quasi necessario esprimermi in proposito con lord Salisbury in termini abbastanza espliciti per non !asciargli supporre una acquiescenza illimitata da parte nostra a qualunque cos"-egli potesse escogitare in tale direzione. Si è veduto infatti suggerire, nei giorni passati, in alcuni diari francesi e ripetere nei grandi periodici di Londra che i termini di una transazione per le difficoltà nate a Terranova potrebbero essere trovati fra l'Inghilterra e la Francia in un miglior regolamento delle questioni commerciali in Tunisia... mi sembra che non possa riuscire intempestivo il far conoscere sin d'ora a lord Salisbury che una eccessiva arrendevolezza da parte sua ad assecondare la Francia nell'accrescimento della sua posizione politica e militare in Tunisia, non è cosa che dal Governo e dal sentimento pubblico in Italia potrà
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 124. Roma, 23 giugno 1890, ore 17,15.

Decifri ella stessa. Telegrammi da Parigi annunciano che tra Francia ed Inghilterra sia stato concluso trattato o scambio di note in cui Inghilterra rinunzierebbe a qualunque diritto eventuale sopra Tunisi avente a base le antiche capitolazioni e Francia accetterebbe pacificamente protettorato britannico sullo Zanzibar. A noi la notizia sembra verosimile vista la tiepidezza che il Gabinetto di Londra mostra da qualche tempo circa le costruzioni nel porto di Biserta. L'argomento è assai grave e il fatto, se vero, potrebbe produrre pericolose conseguenze. Ella vedrà quindi con ogni riserva di appurare la notizia e ragguagliarmi. Nelle indagini potrebbe esserle utile l'opera del commendator Catalani che ha tante conoscenze al Foreign Office e in codesta società (l).

539

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 603. Londra, 23 giugno 1890, ore 20,08 (per. ore 23,55).

Per prevenire qualunque difficoltà stimerei opportuno prender nota, in una mia lettera particolare a Salisbury, di ciò che fu detto nel nostro colloquio del 20 corrente circa la preparazione della carta geografica domandata dal Par

lamento inglese (l). Se V.E. approva, nella lettera mi esprimerei così: «V.S. mi disse che l'Italia si trova sulla riva sinistra e l'Inghilterra sulla destra del Giuba, ma è pure necessario che nel fare la carta domandata dal Parlamento si tenga conto che i Regni Galla ed il Kaffa sono sotto la dipendenza dell'Etiopia e perciò compresi nella zona d'influenza italiana». Aspetto in proposito risposta di V.E. (2).

(l) Per la risposta cfr. n. 541.

540

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 156. Pietroburgo, 24 giugno 1890, ore 6,12 (per. ore 8,15).

Dopo gli omaggi resi all'Italia ed al suo Governo innanzi all'Europa con le accoglienze straordinariamente solenni e cordiali fatte all'erede del trono, il linguaggio quasi senza eccezione simpatico della stampa pel nostro Paese, le affettuose parole di simpatia che ebbi incarico formale di fare pervenire all'indirizzo di V.E., in risposta al suo telegramma del 30 maggio, [tanto] da parte dell'imperatore (mio telegramma a V.E. del 1° giugno) (3), quanto da parte del signor Giers (mio telegramma del 5 giugno a V.E.) (4), il contegno di maggior riserva adottato in questi ultimi giorni dal Governo imperiale nelle sue velleità d'ingerenza religiosa in Abissinia (rapporto di questa ambasciata n. 152 del 15 corrente) (5), sono fatti che parrebbero dovermi scagionare dal severo rimprovero contenuto nel telegramma che ebbi l'onore di ricevere questa mattina dall'E.V. (6). Se però tale non fosse l'avviso di V.E. la prego, signor ministro, di volere rassegnare nelle mani di Sua Maestà la mia dimissione, o di volermi destinare ad altro posto, dove mi sia dato conformarmi con maggiore soddisfazione di V.E. ai di lei ordini (7).

541

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 157. Londra, 24 giugno 1890, ore 19,30 (per. ore 6 del 25).

Se non fosse stato sospeso un viaggio del corriere V.E. avrebbe ricevuto da una quindicina di giorni varii miei rapporti del 4, 7 e 10 (8) che mettono

(-2) Cfr. n. 542.

in chiaro le disposizioni di lord Salisbury riguardo alle cose di Tunisi. Questi rapporti sono partiti di qua con il corriere del 21. Altri due miei del 22 (l) sono in viaggio; V.E. li riceverà dalla prefettura di Livorno. Dal complesso delle informazioni da me raccolte in quei rapporti, nonché dalle risposte di lord Salisbury in essi riferite emerge che la notizia di un accordo già seguito fra Inghilterra e Francia relativo a Tunisi, in compenso dell'acquiescenza di quest'ultima per lo Zanzibar è prematura. Però come Salisbury si è nascosto da tutti per architettare l'accordo con la Germania, così sarebbe nell'indole sua il nascondersi ora con la Francia per trovare una combinazione che questa acquieti. Nella politica seguita da questo primo ministro negli ultimi tempi le difficoltà con la Francia si sono accumulate. Non erano totalmente composte quelle della conversione egiziana e quelle di Terranuova si erano inasprite che questione dello Zanzibar venne a portare un terzo elemento di dissidio. Per vincere in Francia le resistenze nascenti dall'impressione, che con l'accordo anglo-tedesco in Africa si sia assodata una più intima e più vasta intelligenza fra Londra e Berlino, il Gabinetto inglese metterà ogni suo studio nel trovare transazioni che diano qualche soddisfazione alla Francia. Ciò che oggi, a mio credere, non esiste ancora per la Tunisia fra la Francia e l'Inghilterra potrebbe dunque essere vero domani, poiché è nella situazione che l'Inghilterra sacrifichi qualche cosa alla Francia ed è noto il desiderio della Francia di conseguire qualche concessione a Tunisi. L'ambasciatore di Francia ha già conversato con Salisbury del protettorato dello Zanzibar, affermando non essere cosa questa che possa farsi senza il consenso del Governo francese; però il signor Waddington si sarebbe espresso in termini da lasciare intendere tale consenso non sarà impossibile ad ottenere. In vista di ciò e qualora una politica di aspettativa sembri esporre a pericolose sorprese, due altri partiti, a mio avviso, ci si presenterebbero, aventi tuttavia anch'essi manifesti pericoli ed inconvenienti. Primo partito. V.E. potrebbe ordinarmi di presentare a lord Salisbury, insieme alle informazioni d'indole tecnica allegate al dispaccio del 21 maggio (Gabinetto) (2) da me ricevuto il 18 corrente e che sono ancora in mia mano, una nota per affermare essere opinione del Governo del re che le opere in corso a Biserta scompongono l'equilibrio delle forze nel Mediterraneo e conseguentemente essere il caso di fare delle osservazioni a Parigi relativamente a quei lavori. Naturalmente questo passo potrebbe eseguirsi soltanto dopo positivi concerti con Berlino e Vienna. Delle conseguenze di esso V.E. meglio di me può giudicare. Secondo partito. Potrebbe V.E. ordinarmi di andare. senza alcun ritardo, da Salisbury e di dirgli: l) che il Governo del re nelle varie occasioni che dal dicembre in poi si sono presentate per discorrere delle cose di Tunisi fra Roma e Londra crede essersi accorto che nel Gabinetto inglese esiste una tendenza a fare delle concessioni alla Francia, a scapito d'interessi italiani che noi riteniamo comuni coll'Inghilterra e sui quali né il Governo nostro intende transigere né l'opinione pubblica lo permetterebbe; 2) che, in conseguenza di ciò nell'interesse del mantenimento e sviluppo delle intime relazioni fra i due Paesi, sul quale riposa principalmente la pace europea,

l'Italia deve fin d'ora fare conoscere al Governo inglese che non sarebbe disposto a seguirlo in una via che conducesse a modificare politicamente o materialmente statu quo nella Tunisia a favore della Francia. Naturalmente rimetterei a Salisbury un appunto scritto dei due punti sopradetti. Ritengo, nello stato presente delle cose, dichiarazione basterebbe a trattenere Salisbury dall'accettare un'occasione di transazione per le sue difficoltà colla Francia a scapito nostro in Tunisia, a meno che a questo riguardo egli si fosse già assicurato il consenso di Berlino. Nel qual caso non riuscendo a noi nelle presenti circostanze o per ora facile il reagire io opinerei che gioverebbe al credito del nostro Paese non spingere le cose troppo oltre, salvo a ricordarsene e tenerne conto a tempo debito. Naturalmente io inclinerei per adozione del secondo dei due partiti sovra indicati. Intanto riterrei cosa savia il procedere con calcolata lentezza nel riconoscimento dei protettorati sullo Stato libero dello Zanzibar. Forse nell'affare del debito egiziano ci siamo troppo affrettati ad assecondare un Governo che è calcolatore per eccellenza. Sarei di subordinata opinione che V.E. potrebbe fare sentire all'ambasciatore d'Inghilterra che, prima di dare il nostro riconoscimento ufficiale, desideriamo sia finito l'affare della subconcessione dei porti del Benadir che abbiamo incominciato e desideriamo finire col Governo indipendente dello Zanzibar. Questo gioverebbe forse ad affrettare i nostri ultimi accordi colla Compagnia dell'est Africa.

(l) -Cfr. n. 533. Il contenuto del colloquio era stato esposto con maggiore ampiezza da Torniel!i ne! R. riservato 728/451 del 20 giugno, non pubblicato. (3) -T. 1227, non pubblicato. (4) -T. 1247, non pubblicato. (5) -Non pubblicato. (6) -Cfr. n. 536. (7) -Cfr. n. 546. (8) -Cfr. nn. 506, 510, nota 3 e 537, nota 3. (l) -Cfr. n. 537; l'altro rapporto non è pubblicato. (2) -Cfr. n. 537, nota 2.
542

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 4G8. Roma, 25 giugno 1890, ore 11,55.

Invece di scrivere (l) voglia vedere lord Salisbury e dirgli quello che l'Italia domanda e se avesse a trattare con altra Potenza meno amica esigerebbe come suo diritto sui confini dell'Etiopia. Una lettera potrebbe invitare a meditazioni e avere per risultato una risposta pregiudizievole ai nostri interessi (2).

543

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA

T. RISERVATO PERSONALE 125. Roma, 25 giugno 1890, ore 16,30.

Decifri ella stessa. Notizie da Parigi e da Londra fanno credere probabile conclusione trattato o scambio di note con cui Inghilterra rinunzierebbe a qua

Iunque diritto in Tunisi avente a base le antiche capitolazioni e Francia accetterebbe pacificamente il protettorato britannico su Zanzibar. La notizia non pare a noi inverosimile, se consideriamo alcune recenti circostanze: l) indifferenza del Governo inglese per gli armamenti che vanno compiendosi in Biserta e che più volte segnalammo; 2) naturale desiderio di acquetare Francia inasprita dalle questioni della conversione egiziana, di Terranova ed ora di Zanzibar. *D'altra parte dovremmo rifiutarci a credere possibile un tale accordo se poniamo mente agli obblighi assunti con noi dall'Inghilterra pel mantenimento dello statu quo nel Mediterraneo* (1). L'argomento è in sé grave e il fatto, se vero, potrebbe produrre gravissime conseguenze. Voglia investigare nel modo più prudente e riservato se codesto Governo sappia qualche cosa dei negoziati che ora indubbiamente sono in corso tra Parigi e Londra, e qualora non sappia nulla pregarlo di assumere informazioni presso i suoi rappresentanti nelle suddette capitali per comunicarceli al più presto. Non vogliamo ammettere che Governo inglese sacrifichi permanenti interessi *ed impegni presi* al desiderio di riamicarsi la Francia momentaneamente offesa. Qualora però ciò dovesse avvenire, *noi non mancheremmo di ricordare a lord Salisbury gli accordi passati e* confidiamo che non ci mancherebbe l'appoggio di codesto Gabinetto né quello del Gabinetto di Vienna (Berlino). Aspetto risposta telegrafica (2).

(l) -Cfr. n. 539. (2) -Cfr. n. 544.
544

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 604. Londra, 25 giugno 1890, ore 19,30. (per. ore 22,15).

La carta geografica domandata dal Parlamento (3) fu deposta alla biblioteca della Camera. Il sottosegretario di Stato mi ha assicurato che nella regione situata a sinistra del Giuba non fu fatto alcun tracciato pregiudicante ragioni italiane od etiopiche. Raccomandai si evitasse di comprendere nella zona inglese i Regni Gallas ed il Kaffa, dipendenti dall'imperatore di Etiopia. Lord Salisbury mi ha detto che si farebbe il possibile per non toccare alle ragioni di quel sovrano; però la designazione di Regni Gallas gli sembrava troppo indeterminata. Sua Signoria ha ripetuto che in ogni caso il Giuba era la linea di confine. Ho saputo al Foreign Office che V.E. ha fatto esprimere qui, per mezzo di lord Dufferin, il desiderio di fare la demarcazione delle zone d'in

fluenza italiana ed inglese a mezzogiorno ed a ponente dell'Abissinia e paesi dipendenti e di trattare di questo affare a Roma. Il Governo britannico deve averle risposto che appena siano terminate le trattative con la Germania, le quali si spera saranno compiute fra pochi giorni, egli è disposto a trattare a Roma per quella demarcazione.

(l) -I passi fra asterischi. messi fra parentesi quadre nella minuta del telegramma. furono trasmessi alle ambasciate a Berlino e Vlenna, come risulta dal loro archivi, ma non sono Inseriti nel registro dei telegrammi riservati In partenza dal ministero. (2) -Per le risposte cfr. nn. 552, 554 e 559. (3) -Cfr. n. 533.
545

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 158. Londra, 25 giugno 1890, ore 19,40 (per. ore 22,15).

*Salisbury mi ha detto che il signor Waddington nega che i lavori di Biserta abbiano carattere di opere militari* (1). Mentre per una parte si può essere contenti che finalmente Salisbury si sia deciso a parlare di quest'affare con il rappresentante francese, per altra parte questa circostanza aggrava il sospetto che fra Parigi e Londra siano in corso trattative nelle quali si parli fra l'altro anche di cose della Tunisia.

546

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI

'!'. RISERVATO 122 (2). Roma, 26 giugno 1890, ore 16.

Ho voluto essenzialmente richiamare la di lei attenzione sui pregiudizi inradicati nella Corte russa a nostro riguardo e sulla necessità di correggerli. Le ricorderò che uno dei motivi per i quali la scelsi per Pietroburgo fu che durante sua dimora a Copenaghen erami parso che ella fosse in buoni termini con lo czar, potesse avvicinarlo e informare rettamente il suo giudizio in tutto ciò che concerne l'Italia. Ove intorno allo czar si lasci sviluppare l'ambiente ostile che la Francia ha interesse d'alimentarvi e per un motivo o per l'altro ella non si adoperi a neutralizzare le cattive impressioni e correggere gli erronei giudizi, manca uno degli scopi della missione che un ambasciatore ha da compiere presso codesta Corte ( 3).

(!) Il brano fra asterischi è edito in CarsPr, Questioni internazionali, clt., p. 72.

(2) -I telegrammi riservati in partenza del 26 giugno sono registrati prima di quelli dei giorni 23-25 giugno (cfr. ad esempio i telegrammi editi al nn. 538 e 543). (3) -Cfr. n. 626.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. RISERVATO 123. Roma, 26 giugno 1890, ore 16,15.

Ho ricevuto suo rapporto 21 giugno (l) relativo suore d'Ivrea e prerogative a cui la Francia pretende in Oriente. Mentre mi riservo di rispondere ampiamente per iscritto, ricordo a V.E. che, in base all'articolo 62 del Trattato di Berlino, sostenni alla Camera, il 20 giugno 1889, che la Francia non può esercitare un protettorato cattolico, come vorrebbe; ma che tutti i sudditi italiani, anche appartenenti a comunità religiose, sono sotto il protettorato italiano. In conseguenza di ciò le suore d'Ivrea, quando pure si vogliano considerare come formanti una comunità, dipendono dall'Italia. Per animosità verso di noi la Propaganda può dare loro noie. Ma il Governo francese non ha alcun diritto od autorità su di esse.

548

IL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A SOFIA, PALMARINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1470. Sofia, 27 giugno 1890, ore 14,30 (per. ore 17,45).

Ministro Givcoff venne oggi pregarmi a nome Governo principesco chiedere a V.E. di volere interporre suoi buoni uffici presso la Sublime Porta per ottenere soddisfacente risposta alla nota ufficiale dal Governo principesco ultimamente inviata (2) dichiarando che se la Sublime Porta non ammetteva i giusti reclami dei bulgari Governo principesco sarebbe obbligato a far da sé. Simile apertura fece pure agli agenti locali d'Inghilterra e d'Austria-Ungheria. Prego V.E. farmi conoscere le di lei intenzioni al riguardo (3) per informarne Governo principesco. Seguono rapporti di ieri e di oggi ( 4).

549

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 472. Roma, 27 giugno 1890, ore 16.

Espressione nostra concernente confini etiopici meridionali (5) è indeterminata soltan~o in apparenza quando diciamo d'includervi i «Regni Galla dipen

denti e tributarii dell'Etiopia, compreso il Caffa ~. La geografia di quelle regioni è ancora troppo imperfetta perché possiamo precisare di più, ma quegli Stati furono conquistati da Menelik nell'ultimo ventennio e quel sovrano, prima di cingere la corona imperiale, aveva aggiunto al suo titolo di re di Scioa quello di re di Caffa e dei paesi Galla. Al sud dell'Etiopia accettiamo Giuba per nostro confine. Terrei moltissimo che V.E. ottenesse da lord Salisbury una assicurazione formale riguardo al confine meridionale suddetto dell'Etiopia la quale, se sarà solo verbale, ne prenderemo atto per iscritto. Rammenti a lord Salisbury promessa fattale di rispettare ragioni di Menelik e frase del suo dispaccio a sir E. Malet sul «protettorato italiano sull'Abissinia ed i paesi Galla :.. Preghi vivamente Sua Signoria di non menomare l'effetto eccellente che fece al Governo ed al Paese quell'espressione di cui avevamo già preso atto (1).

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 531. (3) -Cfr. n. 555. (4) -Non pubblicati. (5) -Cfr. n. 544 .
550

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE 159. Londra, 27 giugno 1890, ore 18,20 (per. ore 21,20).

In conseguenza pratiche fatte da V.E.. a Berlino (2), il conte Hatzfeldt ha domandato a Salisbury se avesse qualche fondamento il timore concepito a Roma che Inghilterra abbia fatto delle concessioni alla Francia relativamente Tunisi. Salisbury ha risposto con vivacità che di Tunisi non si era fatta parola fra Londra e Parigi. Questa notizia sarà telegrafata oggi a Berlino. Essa esclude, a meno di supporre una duplicità singolare: l) la esistenza dell'accordo fra la Francia e l'Inghilterra segnalato a V.E. da Parigi; 2) ogni intelligenza, anche tacita, fra Berlino e Londra per lasciare che l'Inghilterra calmi con compensi a Tunisi le inquietudini francesi. Nell'affare dello Zanzibar Salisbury ha adottato la massima che uno Stato non cessa di essere indipendente se, usando di tale sua indipendenza, si metta spontaneamente sotto protettorato di un altro. Egli ha fatto sapere a Parigi che, se questo non fosse il modo di vedere della Francia, il Governo britannico prenderà in esame le obiezioni che gli saranno presentate. Resta dunque sempre nella situazione che per parte della Francia si possano presentare all'Inghilterra delle domande di compensi e che qualche proposta, anche rispetto a Tunisi, possa essere fatta qui da Parigi, ma finora tali domande non esistono ed è da credersi che la pratica fatta fare qui dalla Germania possa bastare a mettere Salisbury sull'avviso che le medesime, qualora venissero messe innanzi, non potrebbero essere accettate senza lesione d'interessi che l'Italia non è disposta ad abbandonare. In questo stato di cose, salvo nuovi ordini di V.E., nei primi giorni

27 -Documentt atplomattct • Serle II • Vol. XXIII

della settimana prossima prèsenterò a Salisbury le relazioni del nostro Stato Maggiore sui lavori di Biserta a titolo semplicemente informativo e per tenere aperta la discussione.

(l) -Per la risposta cfr. n. 565. (2) -Cfr. n. 543.
551

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 609. Bruxelles, 27 giugno 1890, ore 23 (per. ore 6 del 28).

Sottometto a V.E. che se noi facciamo comunicazione dell'adesione Menelik nella stessa seàuta Conferenza, nella quale sl firma protocollo, possiamo suscitare proteste o riserve dei dissidenti che non chiedono migliore occasione e tutto il dissidio finora non ufficiale si troverà inscritto nel protocollo di quella seduta. Se noi notifichiamo adesione il domani o più tardi al Governo belga, questi è obbligato a notificarla per via diplomatica alle Potenze, le cui risposte resteranno nell'archivio del Governo belga e non ci saranno comunicate. L'effetto legale dell'adesione sarà medesimo e nessuno potrà fare riserve pubbliche sopra titoli di Menelik che potremo mettere quali· sono. Questo metodo è conforme spirito articolo 98 e trova approvazione Inghilterra, Austria e Germania che ne hanno giudicato i vantaggi. Tuttavia qualora V.E., per ragioni che ignoro, non creda accogliere mia proposta, farei notificazione nei termini seguenti: «I sottoscritti plenipotenziari di S.M. il Re d'Italia, in virtù dell'articolo 98 dell'atto generale di Bruxelles e in virtù di una delegazione speciale di S.M. il Re Menelik hanno l'onore di notificare che la Maestà Sua aderisce all'atto generale e ne assume gli obblighi». Attendo istruzioni (l).

552

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. CONFIDENZIALE 863/351. Berlino, 27 giugno 1890 (per. il 30).

Com'ebbi l'onore di telegrafarlo ieri (2), partecipai verbalmente e confidenzialmente al segretario di Stato il contenuto del telegramma di V.E. (3), pervenutomi la sera precedente, relativo alla probabile conclusione di un trattato o scambio di note con cui l'Inghilterra rinunzierebbe in Tunisia a qualunque diritto basato sulle antiche capitolazioni, e la Francia accetterebbe pacificamente il protettorato britannico su Zanzibar.

Feci notare come qualunque concessione a danno dello statu quo nel Mediterraneo e degli interessi italiani in quel mare, che il Gabinetto di Saint James facesse alla Francia malgrado gli impegni assunti verso di noi, non potrebbe a meno di produrre un raffreddamento nelle cordiali relazioni esistenti tra l'Italia e l'Inghilterra, e di diminuire la fiducia del R. Governo in quello presieduto da lord Salisbury; la quale cosa andrebbe certamente contro le intenzioni del Gabinetto di Berlino, che, a detta dello stesso segretario di Stato, nella conclusione del recente accordo per l'Africa ebbe di mira, non solo il regolamento delle quistioni colà pendenti coll'Inghilterra, ma anche e principalmente un più alto interesse di politica generale; vale a dire, di riavvicinare sempre maggiormente la Gran Bretagna alla Triplice Alleanza, scartando per quanto possibile ogni occasione di attriti con essa.

Il barone Marschall convenne meco su queste considerazioni e sulla importanza dell'argomento; affermò di non saper nulla dei negoziati ai quali riferivasi il telegramma di V.E., e mi promise di telegrafare ai rappresentanti imperiali a Londra e Parigi per avere informazioni.

Ricevo all'istante dalla cancelleria imperiale, e mi pregio accludere qui il testo della dichiarazione scambiata il 10 marzo 1862 tra Francia e Inghilterra relativa a Zanzibar, chiesto da V.E. con telegramma del 24 corrente a sera, dichiarazione cui la Germania aderì il 29 ottobre-lo novembre 1886 (1).

(l) -Cfr. n. 553. (2) -T. s.n., non pubblicato. (3) -Cfr. n. 543.
553

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE RENZIS

T. COLONIALE RISERVATO 473. Roma, 28 giugno 1890, ore 11,45.

Riconosco validità sue ragioni (2). Aspetti a presentare adesione Menelik (3)·.

554

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 161. Berlino, 28 giugno 1890, ore 19,54 (per. ore 20,50).

Mi riferisco al mio telegramma 26 corrente (4). Informazioni testé inviate al Dipartimento imperiale degli affari esteri dagli ambasciatori di Germa

(-4) Cfr. n. 552, nota 2.

nia a Londra ed a Parigi escludono assolutamente che l'Inghilterra pensi a far concessioni alla Francia in Tunisia, come compenso al protettorato sopra Zanzibar. La Francia fece infatti domanda in questo senso che però Salisbury respinse. Si cercherà di far accettare alla Francia compensi coloniali all'infuori del bacino del Mediterraneo.

(l) -L'allegato non si pubblica. (2) -Cfr. n. 551. (3) -L'atto generale antischiavista, firmato a Bruxelles il 2 luglio, è ed. in Trattati e convenzioni del Regno d'Italia, vol. 12, clt., pp. 308-347.
555

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A SOFIA, PALMARINI

T. 1098. Roma, 29 giugno 1890, ore 9,15.

Voglia rispondere al Governo principesco (l) che dopo preso in esame la nota bulgara di cui non conosco ancora il testo, farò conoscere le mie deliberazioni circa all'intromissione amichevole che mi richiede (2).

556

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. COLONIALE RISERVATO 474. Roma, 29 giugno 1890, ore 17,15.

Silvestrelli ha ricevuto incarico recarsi Parigi come delegato per questione confini. Partirà da Roma domani sera.

557

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. COLONIALE RISERVATO 475. Roma, 29 giugno 1890, ore 19,15.

Razzie dervisci contro pacifiche tribù beni amer nostre protette rinnovaronsi con persistenza nelle scorse settimane lungo confine occidentale e reclamarono misure di repressione da parte autorità di Massaua. Una banda dervisci avendo saccheggiato Dega comandante Keren mosse a quella volta, ma trovò dervisci partiti conducendo secoloro donne e ragazzi dega in schiavitù. Essi vennero però assaliti da capitano Fara avviato Biscia per reprimere

analoghe razzie e furono sbaragliati, inseguiti alla baionetta e costretti abbandonare preda. Ciò per informazione di V.E. qualora lord Salisbury entrasse in discorso su tale argomento. Scopo operazioni militari è stato quello solo di reprimere ingiuste aggressioni ma a dileguare sospetti inglesi rendesi necessaria fissazione confine occidentale. Il R. Governo è pronto discutere a Roma tale questione insieme a tutte le altre analoghe e conta per risolverle sopra giustizia e deferente amicizia Governo inglese.

(l) -Cfr. n. 548. (2) -Per 11 seguito della questione cfr. n. 563.
558

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 1111. Roma, 30 giugno 1890, ore 16,30.

Ambasciatore di Francia mi ha rimesso copia di nota direttagli dal suo Governo con cui questo propone che le economie derivanti dalla conversione del debito privilegiato egiziano siano impiegate alla ricostituzione dell'esercito kediviale e ad altri provvedimenti preparatorii dello sgombero dell'Egitto per parte dell'Inghilterra. Alla abolizione della c corvée ;,, per cui noi già consentimmo l'uso di tali economie (1), sino ad un maximum annuo di lire sterline 150.000, il Governo francese propone che, sotto certe garanzie affidate alla commissione del debito pubblico, si provveda con le risorse attuali del Tesoro; qualora queste non bastino acconsentirebbe ad un prelevamento sul residuo delle dette economie. Voglia vedere subito lord Salisbury e dirgli che in tale questione, come nelle altre, desideriamo procedere in istretto ed intimo accordo con l'Inghilterra. Prima dunque di prendere una deliberazione, che vogliamo conveniente agli interessi dell'Europa in Egitto, senza danno, neanche morale, degli interessi dell'Inghilterra, desidereremmo conoscere confidenzialmente il pensiero di Sua Signoria. Tratti delicato affare con somma segretezza. Urge risposta (2).

559

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE 162. Vienna, 30 giugno 1890, ore 17 (per. ore 20,25).

Kalnoky essendo tuttora nell'impossibilità di ricevere, ho stimato dover intrattenere Szogyeny dell'oggetto del telegramma di V.E. del 25 corrente (3) e l'ho pregato confidenzialmente d'informarsi dei negoziati anglo-francesi,

facendogli comprendere che, se la questione di Tunisi doveva essere sollevata di nuovo, V.E. contava sull'appoggio dei Gabinetti di Vienna e di Berlino. Szogyeny mi disse che egli non si credeva autorizzato a trattare una tale questione ma che ne avrebbe riferito a Kalnoky, appena lo stato di salute del ministro glielo avrebbe concesso e che intanto avrebbe fatto assumere confidenziali informazioni.

(l) -T. 876 del 2 giugno, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 564. (3) -Cfr. n. 543.
560

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1512. Vienna, 30 giugno 1890, ore 17,45 (per. ore 18,45).

II Governo bulgaro avendo chiesto verbalmente al console austro-ungarico a Sofia che la nota bulgara alla Porta fosse appoggiata dall'AustriaUngheria, il console predetto rispose pure verbalmente che era difficile pel suo Governo d'aderire a tale domanda, tanto più che la nota non era nemmeno stata comunicata né prima né poi al Governo austro-ungarico. Szogyeny mi disse che la risposta del console era stata approvata da Kalnoky e la cosa non ebbe fino ad ora altro seguito.

561

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. CONFIDENZIALE 897/360. Berlino, 30 giugno 1890 (per. il 5 luglio).

Mi riferisco al rapporto che ebbi l'onore di dirigere all'E.V. sotto la data del 26 corrente, ai numeri 859/349 (1).

Seppi dal barone Holstein che questo ambasciatore di Russia erasi recato dal segretario di Stato poco prima della partenza del medesimo per Copenaghen, e, dopo essersi espresso in termini severi sullà nota del Governo bulgaro alla Porta, chiese se la Germania si voleva associare alla Russia per sconsigliare il sultano dal riconoscere il principe Ferdinando.

Il barone Marschall rispose facendo osservare che l'assenso di tutte le Potenze firmatarie del Trattato di Berlino essendo necessario per regolarizzare la situazione del sovrano della Bulgaria, il riconoscimento -d'altronde poco

probabile -del principe per parte della Turchia rimarrebbe senza valore mancando il detto assenso. Non essere dunque il caso che la Germania faccia a Costantinopoli dei passi nel senso indicato dal conte Schouwaloff.

Il barone Holstein mi confermava poscia gli apprezzamenti del segretario di Stato circa lo scopo e la portata della nota bulgara, come pure l'intendimento del Gabinetto di Berlino di non dipartirsi in questa occasione dalla sua abituale riserva nelle questioni riferentisi alla penisola balcanica.

Quantunque non si creda qui che a Sofia si pensi seriamente a mettere in esecuzione le minacce contenute nella nota, e che siano per ora a temersi pericolose complicazioni, sembra però che il Governo bulgaro -quasi per dimostrare che le sue non sono parole vane -abbia intenzione di ritenere il tributo dovuto alla Turchia. Un tale atto non potrebbe a meno di produrre nella situazione una certa tensione che converrebbe evitare. Colla condotta sinora tenuta, i bulgari si guadagnarono molte simpatie. L'Italia e L'Austria diedero loro particolari prove di benevolenza. Ma, compromettendo con colpi di testa la tranquillità europea, essi indisporrebbero l'opinione pubblica, desiderosa di pace, nei Paesi meglio disposti a loro riguardo, rendendo così impossibile ogni azione dei Governi in loro favore. La Russia presentemente non sembra voler turbare la pace e tollera lo statu quo in Bulgaria; ma non bisogna che questa la provochi e la irriti. Se quindi -continuava il barone Holstein il Governo italiano credesse di dare qualche consiglio a Sofia per mezzo del conte di Sonnaz, che si è acquistato colà un posizione eccezionale e vi è ascoltatissimo, farebbe opera buona e utile. Il tono più minaccioso che diplomatico della nota bulgara -come l'avrebbe qualificato il gran vizir -porta già i suoi frutti a Atene, dove si parlerebbe di ricorrere a vie analoghe per far valere le ragioni della Grecia, qualora la Porta cedesse alle intimazioni del signor Stambuloff.

Relativamente all'esecuzione del maggiore Panitza, il barone Holstein mi espresse l'opinione che essa fosse necessaria per dare un esempio e perché reclamata dall'opinione nell'esercito.

(l) Non pubblicato.

562

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATISSIMO 148 (1). Londra, 1° luglio 1890, ore 18 (per. ore 23,50).

Ieri Waddington ha detto a Salisbury che il trattato dell'Italia con Tunisi spira fra sei anni e che il trattato inglese con la Reggenza è invece senza limiti di tempo, che il Governo francese desidererebbe che il Governo britannico consentisse ad assegnare al suo trattato la stessa scadenza del trattato italiano,

con promessa che in ogni tempo l'Inghilterra riceverebbe in Tunisia il trattamento della Nazione più favorita. Salisbury, non essendo preparato a rispondere, ha detto che esaminerà i documenti per rendersi conto degli effetti pratici ai quali mira questa domanda; intanto Sua Signoria mi ha espressamente incaricato d'informarne V.E., e di chiederle che cosa ne pensi. Salisbury ha aggiunto che questo era il primo cenno che dalla Francia gli si era fatto di volere qualche concessione a Tunisi, e che egli si era affrettato di parlarmene. Nessuna proposta di trovare nelle cose della Tunisia compenso per interessi esistenti in altra contrada gli era stata fatta da Parigi. Prego V.E. mettermi in grado di dare una risposta a Salisbury (1).

(l) Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma n telegramma non è stato protocollato.

563

IL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A SOFIA, PALMARINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1527. Sofia, 1° luglio 1890, ore 18,20 (per. ore 22,30).

Ho comunicato Governo principesco telegramma di V.E. concernente nota bulgara (2). Ministro Givcoff mi disse contare sopra appoggio Potenze amiche per poter uscire d'una posizione politica difficile; mi ha fatto comprendere che il Governo principesco sarebbe soddisfatto che la Sublime Porta concedesse qualche cosa sul punto della questione episcopale bulgara in Macedonia. Gli agenti inglese e austro-ungarico ebbero formale domanda di appoggiare nota anche soltanto sotto questo punto di vista politico.

564

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1528. Londra, 1° luglio 1890, ore 20,54 (per. ore 6 del 2).

Quando oggi parlai a Salisbury della nota francese, di cui nel telegramma di V.E. in data d'ieri (3), Sua Signoria mi disse ignorarne l'esistenza. Egli mi chiese in che data era quella nota. Non conoscendola gli dissi il contenuto del documento. Sua Signoria fa ringraziare V.E. per l'amichevole comunicazione, ma non conoscendo la nuova proposta francese, la quale, diss'egli, accennava al partito preso dalla Francia di essere disaggradevole al Gabinetto di Londra,

si trovava in grado soltanto di dire che il Governo inglese persiste nel suo modo di vedere, che cioè anzitutto 150 lire sterline annue dell'economia, risultante dalla conversione del debito egiziano, debbano essere impiegate all'abolizione della corvée e che per l'impiego del residuo di detta economia si abbiano a prendere ulteriori accordi con le Potenze. Sarei d'avviso che avendo noi fin dal 29 maggio accettato la proposta inglese fatta a V.E. da lord Dufferin, non possiamo aderire ad altra proposta prima che dal Governo britannico ci venga fatta una comunicazione in proposito.

(l) -Per la risposta cfr. n. 567. (2) -Cfr. n. 555. (3) -Cfr. n. 558.
565

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 617. Londra, 1° luglio 1890, ore 21 (per. ore 13,50 del 2).

Avendo avuto occasione di fare intendere a Salisbury nei termini indicati dai telegrammi del 27 e del 29 (l) che sarebbe necessario venire, senza soverchio ritardo, alla demarcazione delle linee di confine dei nostri protettorati, e che V.E. era pronta a discutere in Roma di tutti questi interessi, Sua Signoria mi rispose che, a suo avviso, era molto difficile trattare le questioni di demarcazione verso l'Egitto altrove che al Cairo; che se noi volevamo rimandare colà generale Dal Verme, il signor Portai avrebbe certamente condotto a buon termine le trattative. Dissi, a mia volta, che credeva fossero già corse intelligenze fra V.E. e lord Dufferin per trattare di questi interessi in Roma, e Sua Signoria replicò che lord Dufferin non avrebbe competenza speciale per tale negoziato e che se si fosse voluto trattare a Roma, occorreva mandarvi una persona speciale, ma che, a suo avviso, il migliore se non il solo modo di venirne prontamente a capo era di continuare le trattative al Cairo per ciò che riguarda il confine verso l'Egitto. Naturalmente io non ignorava che la trattativa per la quale Salisbury ha preso impegno di trattare a Roma, è quella riguardante il confine meridionale dell'Etiopia; ma gli lasciai supporre che io non avessi in proposito idee esatte e notizie precise. Agli accenni che feci al desiderio del Governo del re di assicurare all'influenza italiana tutti i paesi Galla e il Kaffa, soggetti o tributari del re dello Scioa, ancora prima che Menelik fosse imperatore d'Etiopia, Sua Signoria rispose allegando la sua ignoranza della geografia dei luoghi. Egli vorrebbe che io gli fornissi una carta o almeno una indicazione scritta in proposito. Non vedrei inconvenienti, salvo l'approvazione di V.E., a dargli una memoria senza data e senza firma, sulla quale direi puramente e semplicemente cosi: «L'Italia comprende nella sua zona d'influenza lo Stato dello Scioa, del quale fanno parte il Kaffa ed altri Regni Galla che nell'ultimo ventennio furono sottoposti al dominio o resi tributari del re Menelik :..

(l) Cfr. nn. 549 e 557.

566

APPUNTO DELL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

... (l)

Rapport secret parvenu à la Porte. 1° juillet 1890. Stambouloff a donné au Gouvernement autrichien deux gages contre toute entente particulière avec la Russie ou avec l'Italie d'abord en fusillant Panitza non seulement convaincu de conspiration avec des agents russes mais suspect d'intelligence avec les agents italiens en Albanie et ensuite en prenant envers les banquiers de Vienne l'engagement de ne pas saisir les chemins de fer Hirsch et de continuer à payer le redevance rouméliote. Le Cabinet de Vienne en est satisfait; il croit d'ailleurs que Caprivi est moins contraire que ne l'était Bismarck à l'idée d'une entente directe entre l'Autriche-Hongrie et la Porte en faveur des demandes des bulgares, et l'espoir d'une accession de la Turquie à la Triple Alliance pour se garantir contre les menaces russes pourrait bien etre caressé de nouveau à Vienne maintenant qu'on ne craint plus le risque d'intelligences secrètes de Stambouloff avec Pétersbourg et Rome.

567

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 126. Roma, 2 luglio 1890, ore 16.

Ringrazi lord Salisbury della sua comunicazione circa la apertura fattagli dal signor Waddington (2). Non possiamo sperare il rinnovamento del nostro trattato del 1868 con la Tunisia e la nostra posizione non ci permette di prendere ancora una deliberazione su ciò che faremo. l'Inghilterra il cui trattato non ha scadenza fissa si trova in assai migliori condizioni. Dica ciò a Sua Signoria e indaghi che cosa egli pensi fare egli stesso (3).

568

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. COLONIALE RISERVATO 618. Parigi, 2 luglio 1890, ore 20 (per. ore 22).

Silvestrelli giunto stamane; lo presentai a Ribot, quindi al signor Hanotaux, delegato per trattare questione delimitazione. Questo primo colloquio versò

del rapporto d! eu! tratta !l testo.

soltanto sulle generalità però delegato francese accennò a pretese sull'Harar, valendosi dell'accordo franco-inglese; ma io dichiarai recisamente che sull'Harar non potevamo transigere. Sarebbe consiglio opportuno prevenire Tornielli per il caso che i francesi tentassero a Londra qualche pratica contraria ai nostri interessi (1).

(l) L'appunto, tratto dalle Carte Blanc, è privo d! data, si inserisce sotto !l 1o luglio, data

(2) -Cfr. n. 562. (3) -Cfr. n. 577.
569

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA

T. COLONIALE RISERVATO 478 (2). Roma, 3 luglio 1890, ore 11,30.

Salisbury ha detto al conte Tornielli che se la Francia chiede come compenso per il protettorato di Zanzibar il riconoscimento del protettorato francese a Madagascar egli non direbbe di no, ma che le cose di Tunisi non hanno nessuna attinenza con l'affare di Zanzibar o qualunque altro. Anche l'ambascia · tore d'Inghilterra a Parigi smentì col generale Menabrea la notizia d'un accordo tra Francia ed Inghillterra relativamente a Tunisi (3).

570

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (4)

T. COLONIALE RISERVATO 479. Roma, 3 luglio 1890, ore 12,30.

Fu in questi giorni iniziato a Parigi uno scambio di vedute tra quella r. ambasciata e il Ministero francese degli affari esteri circa il confine Obock-Aussa. Nel primo colloquo il delegato francese valendosi dell'accordo anglo-francese accennò a pretese sull'Harar (3). Il r. ambasciatore dichiarò recisamente che sull'Harar non potevamo transigere. Difatti il trattato itala-etiopico ci assicura influenza sull'Harar facente parte Impero etiopico, e la convenzione del 1° ottobre 1889 ci dà in pegno eventuale dogane quella provincia. Di ciò prevengo V.E.. pel caso che Governo francese tentasse costà qualche pratica contraria nostri interessi ( 6).

(l) -Cfr. n. 570. (2) -Lo stesso telegramma si trova nel registro dei telegrammi riservati col n. 126 bts. (3) -T. riservati 163 e 164 del 1° luglio, non pubblicati. (4) -Ed. !n L'ItaUa in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII. c!t., p. 231. (5) -Cfr. n. 568. (6) -Cfr. quanto comunicò Torn!elli con R. riservato 841/525 del 9 luglio: «Per l'Harar dopole d!ch!araz!on! esplicite con le qual! lord Duffer!n accompagnò la notificazione dell"accordo anglo-tedesco del lo luglio, noi possiamo con ogni ragione aspettarci l'astensione del Gabinetto d! Londra da ogni azione che la Francia gli proponesse !n senso contrarlo a! nostri interessi ed alle nostre ragioni. Io m! attengo per questo affare alle !stru?:ion! d! V. E. e non ne parlerò con lord Sal!sbury che qualora egli per 11 primo me ne parlasse».
571

Il PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI,

AL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A SOFIA, PALMARINI

T. 1152. Roma, 4 luglio 1890, ore 17,20.

Siamo dolenti di non poter approvare invio nota bulgara. È stata sempre nostra opinione che ogni atto il quale tendesse, nelle attuali circostanze, al riconoscimento del principe di Coburgo come principe di Bulgaria potrebbe essere causa perturbamento in Oriente, dando alla Russia pretesto per ridestare questione sopita ed, ove sia il caso, anche per intervenire. Abbiamo sempre manifestato costì che lo statu quo giova al consolidamento della situazione e che dall'attendere quel Governo non può che avvantaggiarsi. Ella può se interrogato esprimersi in tal senso.

572

Il PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBA:SCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 1153. Roma, 4 luglio 1890, ore 17,45.

Avendo V.E. occasione di manifestare il nostro sentimento circa Bulgaria, può dire che non approviamo invio nota bulgara. È stata sempre nostra opinione che ogni atto il quale tendesse, nelle attuali circostanze, al riconoscimento del principe di Coburgo come principe di Bulgaria, potrebbe essere causa di perturbamenti in Oriente, dando alla Russia pretesto per ridestare la questione sopita ed, ove il caso, anche per intervenire. Abbiamo sempre manifestato a Sofia che lo statu quo giova al consolidamento della situazione e che dall'attendere quel Governo non può che avvantaggiarsi (1).

573

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1171. Roma, 6 luglio 1890, ore 19.

L'ambasciata di Francia mi ha lasciato il 26 giugno copia di una nota del signor Ribot con cui propone un'intesa sul modo d'impiego delle economie derivanti dalla conversione del debito privilegiato egiziano (2). Il Governo

(21 Cfr. n. 558.

francese le vorrebbe anzitutto adibite al riordinamento dell'esercito egiziano per preparare sgombro degli inglesi. Ho preso tempo a riflettere ed oggi ho risposto al signor Billot, in occasione del solito ricevimento ebdomadario, che avevamo accettato, sin dal giorno che ci fu proposto dall'Inghilterra tanto la conversione quanto l'impiego delle economie derivantine all'abolizione della corvée sino a concorrenza di 150.000 sterline all'anno. Per il rimanente delle economie medesime e l'uso eventuale da farne per il riordinamento dell'esercito egiziano, ho detto che prima di far pratiche presso il Governo kediviale, credevo necessario uno scambio d'idee con l'Inghilterra quale principale parte interessata ed anche, ove ne sia d'uopo, con le altre principali Grandi Potenze. Di ciò informo V.E. per sua conoscenza e per eventuale sua norma di linguaggio col signor Ribot (l).

(1) Analogo telegramma venne inviato in pari data a Costantinopoli col n. 1150.

574

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 1174. Roma, 6 luglio 1890, ore 23.

Lord Dufferin mi ha detto che lord Salisbury, richiesto di appoggiare domanda bulgara circa riconoscimento del principe Ferdinando vi si era negato, e mi ha chiesto quale fosse il nostro atteggiamento. Ho risposto che non diversa era stata la nostra risposta, essendo nostra convinzione che qualsiasi mutamento allo status quo in Oriente può essere cagione di gravi perturbazioni. Ho soggiunto che circa alla questione dei vescovi bulgari in Macedonia, essa era d'ordine troppo interno perché ce ne potessimo occupare.

575

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA

T. 1175. Roma, 6 luglio 1890, ore 23,30.

La Francia insiste perché le economie risultanti dalla conversione del debito privilegiato egiziano siano destinate al riordinamento dell'esercito egi

ziano, in vista di un più pronto sgombro dell'Egitto dagli inglesi. Ho risposto (l) che abbiamo già aderito che sino a concorrenza di 150.000 sterline all'anno, dette economie fossero adibite all'abolizione della corvée, e che, per la parte residua, prima di destinarla allo scopo proposto, desideriamo procedere ad uno scambio d'idee con le Potenze amiche. Non posso nasconderle come in questa grave questione sia nostro primo desiderio che nell'accordo con codesti Gabinetti non siano menomamente contrariati i proponimenti di lord Salisbury, dal quale vorremmo far dipendere la soluzione della questione. Ciò per sua norma e perché ne faccia uso presso codesto Governo con tutto il riserbo e con tutta la prudenza che l'argomento esige (2).

(l) Il senso di questo telegramma fu comunicato all'ambasciata a Londra con T. 1173. paridata, con la seguente aggiunta: «Voglia far conoscere questa mia risposta al capo del ForeignOfflce, aggiungendo che, In questa questione, non vogliamo menomamente allontanarci da quanto il nobile lord abbia deliberato o sia per deliberare».

576

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (3)

T. PERSONALE CONFIDENZIALE S.N. Roma, 7 luglio 1890, ore 0,15.

Casualmente sono venuto a conoscere da un intimo amico di Freycinet e di Ribot che la Francia negozia con l'Inghilterra un trattato di commercio per la Tunisia, le pratiche sarebbero state iniziate in vista della condizione speciale in cui si trova l'Inghilterra di avere colà un trattato la cui durata è indeterminata. La persona medesima mi ha dato ad intendere che la Francia vorrebbe fare altrettanto con noi e che sarebbe pronta a concedere a noi le stesse condizioni che farebbe alla Gran Bretagna. Che la Francia prepari qualche cosa in Tunisia è oramai certo. Se indugia si è perché non vuole scontentar né Inghilterra, né Italia. Ciò essendo, ho risposto all'amico ufficioso con massimo riserbo, e senza menomamente impegnarmi, che la questione della Tunisia non si può toccare in Italia senza incorrere l'avversione pubblica; che l'argomento offrirebbe materia a lunghi studii; e che se conoscessi le basi dell'accordo sarei dispostissimo a prenderle nel dovuto esame. Gioverebbe intanto che io conoscessi le intenzioni di lord Salisbury poiché nulla vorrei fare che non sia in perfetto accordo con lui. Prego perciò V.E. di volere con la più grande prudenza scandagliare quanto vi sia di vero nelle cose dettemi ( 4).

l'Inghilterra~.

(l) -Cfr. n. 573. (2) -Nigra comunicò con T. 1581 del 7 luglio che Kalnoky gli aveva detto di essere d'accordo con Crispi nel facilitare a Sal!sbury la soluzione della questione. Launay rispose con T. riservato 1598 dell'8 luglio di cui si pubblica il passo seguente: «Questo Governo divide perfettamente parere di v. E. circa convenienza di non contrariare i propositi di Salisbury negli affari egiziani..Barone Holstein mi disse tra le altre cose che l'ambasciatore di Francia avendo tenuto parola con lui dello sgombero, egli osservò non essere giunto il momento di sollevare la questione, non dissimulando al signor Herbette che in un tal caso Germania..si troverebbe dal lato del

(3) Ed. in CRISPI, Politica estera, clt., p. 359.

(4) Per la risposta cfr. n. 577.

577

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE 167. Londra, 7 luglio 1890, ore 17,50 (per. ore 20,10).

Il primo di questo mese ho telegrafato (l) ciò che Salisbury mi ha detto circa proposta francese di ridurre alla scadenza italiana trattato perpetuo anglotunisino che verrebbe così a scadere fra sei anni. Proposta era accompagnata dalla promessa che Inghilterra otterrebbe in ogni caso a Tunisi trattamento nazione più favorita. Salisbury riservò risposta ed aveva ordinato al Foreign Office di riunire e sottomettergli i necessari documenti per studiare questione. Egli interrogò noi per sapere che pensa Governo del re di questa proposta. Non può dunque essere esatta notizia che Inghilterra stia trattando con Parigi nuovo trattato per la Tunisia (2). Mi sembra pure escluso dalle dichiarazioni di Salisbury, da me riferite nel precitato telegramma, che questione Tunisi abbia sotto altri aspetti potuto prendere in questi giorni nei rapporti fra Inghilterra e Francia un carattere urgente; può invece convenire agli interessi francesi il lasciare intendere qui che Italia non dissente dall'entrare in negoziati per le sue relazioni commerciali con Tunisi. Mi sembra che risposta, che porterò a Salisbury nel senso telegramma di V.E. del 2 corrente (3), che cioè Inghilterra ha certamente diritto a mantenere suo trattato fino alla scadenza degli altri trattati tunisini e quindi del nostro e che durante i sei anni della durata del trattato nostro i due Governi avranno certamente tempo di esaminare se qualche variazione allo stato presente sia ammissibile, potrà suggerire a Salisbury di declinare per ora invito di Parigi per accettare scadenza sei anni. Se non erro, tutto ciò che noi possiamo desiderare per noi presentemente è la non alterazione dello statu quo.

578

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 168. Berlino, 7 luglio 1890, ore 18,35 (per. ore 19,30).

Mi riferisco al telegramma di V.E. del tre corrente (4). Risulta da recenti informazioni pervenute alla Cancelleria imperiale che la Francia insiste per ottenere dall'Inghilterra concessioni a Tunisi, come compenso per il protettorato inglese sullo Zanzibar. Salisbury però rimarrebbe fermo nella negativa; questo suo contegno fa qui buona impressione.

(l) -Cfr. n. 562. (2) -Cfr. n. 576. (3) -Cfr. n. 567. (4) -Cfr. n. 569.
579

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1585. Londra, 7 luglio 1890, ore 19,38 (per. ore 21,25).

Ambasciatore di Germania, mi ha detto oggi che Kalnoky fece proporre a Salisbury di far dire alla Porta che la domanda di riconoscimento della Bulgaria non era approvata dai Governi alleati, ma che questi vedrebbero con piacere fosse data soddisfazione alla Bulgaria sopra altre questioni toccate nella sua nota. Pare che Salisbury abbia fatto sentire che egli credeva V.E. non disposto a partecipare a tale dichiarazione. II conte Hatzfeldt soggiunse che sarebbe desiderabile che dichiarazione proposta da Kalnoky potesse farsi a Costantinopoli. Risposi che Salisbury doveva essere stato recentissimamente, per mezzo di lord Dufferin, informato delle intenzioni di V.E. a tale riguardo (l) e che, dovendo io vedere Salisbury mercoledì, gli avrei confermato il pensiero di V.E. Mi occorre però sapere prima di tale mio prossimo abboccamento se anche dopo la proposta di Kalnoky, V.E. persiste nel concetto di non volersi interes~;are nella questione dei vescovi di Macedonia (2).

580

L'AMBASCIATORE A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

ANNESSO CIFRATO (3). Madrid, 7 luglio 1890.

V.E. rammenta senza fallo gli incidenti che indussero il marchese Vega de Armijo a richiamare il conte di Benomar, ambasciatore di Spagna a Berlino, per lunghissimi anni uno dei principali fautori dell'entrata della Spagna nel concerto delle Potenze centrali, effettuata mercé l'accordo del 4 maggio 1887 (4). Egli in realtà fu vittima dei rancori del marchese Vega de Armijo e questi colla destituzione del Benomar eccitò i più gravi sospetti della Germania, la quale credette l'ex-ministro di Stato infeudato alla Francia nelle questioni del Marocco, come del resto già ebbi l'onore di rassegnare in anteriori annessi cifrati. Lo stesso sentimento di diffidenza ha sempre nutrito il mio collega d'AustriaUngheria.

Patti colla vicina Repubblica non esistono, ma è un fatto che durante la presenza al potere del marchese Vega de Armijo il signor Cambon si acquistò la riputazione a Parigi d'aver attirato la Spagna nell'orbita francese.

Ciò esposto, debbo dire ora che il conte di Benomar, col quale sono legato da antica amicizia, venne pochi giorni fa a vedermi e parlando delle sue intime

relazioni col signor Canovas del Castillo mi disse aver fondata ragione d'assicurarmi che i conservatori rimarrebbero non solo fedeli all'accordo del 4 maggio ma che scrupolosamente lo osserverebbero per il mutuo e reale vantaggio dell'Italia e della Spagna. Queste sono testuali parole del conte, il quale mi pregò vivamente di far conoscere all'E.V., che un sacro debito d'onore gli aveva imposto, anche nei suoi più duri momenti, di sacrificare se stesso piuttosto che correre il rischio, col difendersi. da ingiuste accuse, di lasciare trapelare anche la benché minima parte dei segreti diplomatici internazionali di cui era depositario e caldissimo aderente.

Si afferma adesso che il conte di Benomar sarà di nuovo mandato all'ambasciata di Berlino o a quella presso S.M. il Re ma lo stesso Benomar non ha finora la menoma indicazione in proposito.

P.S. Ho ricevuto una nuova visita del conte di Benomar; egli ebbe incarico da S.M. la Regina reggente d'andare a porre al corrente tanto il signor Canovas del Castillo che il duca di Tetuan di tutti i più minuti particolari riferentisi all'accordo del 4 maggio 1887. Il conte mi affermò avergli entrambi dichiarato che lo avrebbero lealmente mantenuto (1).

(l) -Cfr. nn. 572 e 574. (2) -Cfr. n. 581. (3) -Al R. 606/245, non pubblicato. (4) -Cfr. serie Il, vol. XXII, nn. 362 e 366.
581

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 1190. Roma, 8 luglio 1890, ore 11,15.

Confermo quanto telegrafai a V.E. di aver risposto a lord Dufferin circa le pratiche bulgare a Costantinopoli e circa l'appoggio chiesto alle Potenze (2). Certamente, si potrebbero far buoni uffici presso la Porta per risolvere questione vescovi conformemente al desiderio del Governo principcsco e ciò per mostrare una volta di più a Sofia la buona volontà delle Potenze di mantenere la pace. Nulladimeno la questione non mi sembra tale da meritare il concorso delle Potenze per risolverla.

582

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 1191. Roma, 8 luglio 1890, ore 11,30.

Nell'ultima udienza diplomatica lord Dufferin mi domandò se avevamo preso in considerazione l'eventualità della successione al trono del Marocco.

28 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXIII

Ho risposto essere a nostra conoscenza che la Francia cerca suscitare un pretendente nello sceriffo di Uasan o nel figlio suo protetti francesi. Discorrendo di ciò con lord Salisbury, voglia fargli notare che sarebbe conveniente un accordo tra noi e possibilmente con la Spagna per assicurare la eventuale successione al figlio del sultano da questo scelto a suo erede (1).

(l) -Annotazione a margine: «Letto al ministro». (2) -Cfr. n. 574.
583

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1592. Vienna, 8 luglio 1890, ore 13,50 (per. ore 14,35).

Kalnoky mi ha detto che Salisbury ha incaricato rappresentante britannico a Costantinopoli di unirsi ambasciatore d'Austria-Ungheria per raccomandare verbalmente alla Porta di contentare i bulgari nella questione eclesiastica in Macedonia, senza parlare però della nota bulgara che anche Salisbury considera inopportuna. Kalnoky aggiunse che sarebbe utile che ambasciatore d'Italia tenesse stesso linguaggio, concertandosi con Calice. A questo argomento si rlfetisce un mio rapporto di ieri (2).

584

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. RISERVATO 127. Roma, 9 luglio 1890, ore 11.

Non ho compreso bene il senso del suo telegramma in rapporto ai trattati di commercio nostro e dell'Inghilterra con la Tunisia (3). In ogni modo non si può pretendere che l'Inghilterra rinunci alla perpetuità di quel trattato e noi non lo richiediamo certamente. Poiché non havvi altro da fare resti lo statu quo (4).

-o r•rofittevoli in diplomazia».
(l) -Cfr. n. 590. (2) -Di tale rapporto, che reca il n. 1348/1523, si pubblicano i passi seguenti: «nel declinare ogni approvazione diretta o indiretta di quel documento, il conte Kalnoky continua a chiamare l'attenzione della Sublime Porta sulla situazione della Bulgaria, affinché essa, per evitare che i bulgari, perdendo pazienza, si lascino trascinare a qualche movimento o atto inconsulto e avente gravi conseguenze, trovi modo di appagare in qualche guisa, e nella misura che sarà stimata equa, l'aspettativa e i desideri del giovine Principato... Da questa conversazione ho riportato l'impressione che il Gabinetto di Vienna non è senza una vaga inquietudine su ciò che possa accadere in Bulgaria, e sembra che una specie d'analoga apprensione si risenta anche al Foreign Office a Londra ». Per le istruzioni di Crispi a Blanc cfr. n. 589. (3) -Cfr. n. 577. (4) -Si pubblica qui il passo finale del R. riservato 848/532 del 10 luglio di TornielU: «per parte della Francia vi può essere interesse a seminare sospetti a Roma contro l'Inghilterra e forse a Londra contro l'Italia, i due Gabinetti legati fra di loro da comunanza d'interessi e da intimità di rapporti dovranno stare in diffidenza contro maneggi che mai furono arti buone
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L'AMBASCIATORE A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 170. Madrid, 9 luglio 1890, ore 19,50 (per. ore 23,20).

Prima udienza che ho avuto col duca di Tetuan non poteva riuscire più cordiale. Egli mi espresse la massima simpatia per l'Italia ed il suo fermo proposito di mantenere con essa le più strette relazioni. Mi disse in confidenza che sebbene il signor del Mazo non abbia ancora date le dimissioni, sarà nominato presso il Governo del re altro ambasciatore la cui scelta verrà fatta colla maggior cura.

586

L'AMBASCIATORE A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. S.N. Madrid, 9 luglio 1890, ore 19,50 (per. ore 23,20).

Decifri ella stessa. Mi risulta che il signor Canovas del Castillo e Tetuan osserveranno lealmente accordo del 4 maggio. Non me ne fu ancora parlato perché non si ebbe tempo a leggere incartamento ma per mezzo del conte di Benomar il quale com'ella sa è al corrente di tutto, sono stato avvertito che nell'interesse medesimo dell'accordo si fa assegnamento su di me come firmatario per il caso si trovassero lacune che si vorrebbero colmare, ricorrendo, come è naturale, al rappresentante del Governo italiano. Prego V.E. di farmi conoscere se prestandomi a ciò avrò approvazione di V.E. (1).

587

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 169. Londra, 9 luglio 1890, ore 20,07 (per. ore 22).

Salisbury mi ha confermato oggi che nessuna trattativa è in corso fra l'Inghilterra e la Francia per la rinnovazione trattato Tunisi. La Francia gli ha domandato solamente se egli fosse disposto a ridurre a sei anni la durata del trattato perpetuo anglo-tunisino. Sua Signoria non ha ancora risposto. Egli

ritiene che né la Francia né la Tunisia abbiano diritto di denunziare il trattato perpetuo, però si riservava di esaminare le clausole di quell'atto internazionale. Il momento di trattare non sarebbe favorevole, perché la Francia è portata attualmente a cercare dei compensi e lo spirito pubblico inglese non ama che le questioni d'ordine commerciale siano trattate simultaneamente ed insieme alle questioni politiche. In conclusione Sua Signoria mi ha detto che poiché il nostro trattato dura ancora sei anni non vi era urgenza né per noi né per l'Inghilterra di occuparsi di quest'affare, nel quale lo statu quo può essere conservato.

(l) Per il seguito della questione cfr. n. 607.

588

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, AL COMMISSARIO CIVILE AD ASSAB, LA GRECA, E AL REGGENTE IL CONSOLATO AD ADEN, BIENENFELD (l)

T. S.N. Roma, 10 luglio 1890, ore 19.

Faccia proseguire con corriere celerissimo fidato seguente telegramma conte Salimbeni presso l'imperatore Etiopia: «Il sultano di Aussa per nostro suggerimento provvede a far atto di possesso o di alta sovranità sui territori a ponente ed a sud fino ai possessi scioani, a sud-est fino ad Erer sulla frontiera degli Issa, territori che i francesi minacciano conglobare nei loro possedimenti di Obock. Avverta di ciò Menelik informandolo che siamo favorevoli alle sue ragioni sul lago d'Assai e su ogni territorio che egli reputasse di sua spettanza anche oltre il fiume Auasc. Importerebbe però che l'imperatore facesse, come fa l'Anfari, qualche atto che valesse a confermare di fatto il suo diritto. Qualora insorgessero questioni fra lui e l'Anfari le risolveremmo secondo giustizia. Presso l'Anfari abbiamo mandato Pestalozza. Voglia da parte sua fornirmi ogni argomento che valga sostenere diplomaticamente le ragioni di Menelik sul lago Assai».

589

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 1213. Roma, 10 luglio 1890, ore 22.

Deferendo al desiderio del conte Kalnoky (2) prego l'E.V. di unirsi a Calice nella questione ecclesiastica in Macedonia.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 239.

(2) Cfr. n. 583.

590

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

R. RISERVATO 843/527. Londra, 10 luglio 1890 (per. il 15).

Quando nel colloquio che ebbi jeri con lord Salisbury accennai alla domanda fatta a V.E. da lord Dufferin circa la eventuale successione al trono del Marocco (1), Sua Signoria si dimostrò meravigliata che l'ambasciatore inglese le avesse di sua iniziativa parlato di questo affare. Feci notare dal canto mio che non era questa la prima volta che di tale eventualità si discorreva fra i due Governi e che, conseguentemente, la conversazione che aveva avuto luogo a Roma non poteva essere attribuita a personale iniziativa dell'ambasciatore inglese. Appariva da queste preliminari osservazioni non essere in questo momento lord Salisbury disposto ad interessarsi vivamente per questo affare; sicché mi limitai a dirgli sommariamente risultare dalle informazioni ricevute a Roma, che la Francia favorirebbe probabilmente le pretensioni al trono dello sceriffo di Uasan o del figlio di lui, entrambi protetti francesi. A noi pareva doversi invece favorire la successione nella discendenza diretta del sultano il quale designava uno dei suoi figliuoli come successore eventuale al trono. Vi era, conclusi, in questo affare, materia di preventivi concerti fra l'Inghilterra e l'Italia ai quali si sarebbe forse potuto associare anche la Spagna. Osservò in risposta lord Salisbury non essere certamente desiderabile che un protetto francese succedesse all'attuale sultano del Marocco, non avere però questo affare carattere urgente. Se ne potrebbe discorrere più tardi e vedere, intanto, in quale via si mette il nuovo Gabinetto insediatosi a Madrid. Chiedevami anzi Sua Signoria se il Ministero Canovas non si pronunzierebbe in modo più risoluto in favore di una politica d'intimità con le Potenze centrali, ed avendogli io risposto che il Canovas del Castillo e gli amici suoi finché erano nell'opposizione non nascondevano la preferenza loro per una politica di neutralità assoluta o per dir meglio d'isolamento, il ministro replicava che l'isolamento non poteva essere desiderato dalla Spagna almeno nelle questioni del Marocco.

591

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 486. Roma, 11 luglio 1890, ore 11,50.

Nasce sospetto che Francia intenda domandare come compenso ad Inghilterra Zeila e mano libera su Harar. Gabinetto inglese conoscendo nostro antico

desiderio circa Zeila e sapendo che Harar dipende da Menelik nostro protetto, crediamo sospetto infondato. In ogni modo ella scandagli intendimenti Iord Salisbury facendogli all'occorrenza comprendere quanto l'ingrandimento della Francia in quella parte Africa sarebbe pregiudizievole nostri interessi (1).

(l) -Cfr. n. 582. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso. tomo VIII, cit.. p. 240.
592

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AI., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AD HARZBURG

T. PERSONALE S.N. (2). Roma, 11 luglio 1890, ore 12.

Decifri ella stessa. *Il conte di Solms al suo ritorno da Berlino, portandomi i saluti di S.E. il conte Caprivi, mi espresse il di lui desiderio di un suo viaggio in Italia per abboccarsi con me. Risposi all'ambasciatore germanico, che io ero lietissimo del gentile pensiero del gran cancelliere, ch'egli sarebbe il benvenuto tra noi, e che io sarei fortunato di averlo ospite in casa mia, o qui od a Napoli, dove a S.E. sarebbe più comodo od opportuno* (3). Uno scambio d'idee col capo del Governo imperiale sarà molto utile nell'interesse dei due Paesi e per la pace d'Europa. Se V.E. lasciato per un momento il suo estivo ritiro potrà recarsi a Berlino la prego di ringraziarlo da parte mia. Si metta quindi d'accordo con S.E. per fissare i particolari del suo viaggio in Italia e me ne informi con la massima celerità. Questa mia comunicazione serva per lei soltanto, desiderando che il negozio sia condotto con la massima segretezza. Diriga telegrammi relativi questo affare Ministero dell'interno (4).

593

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (5)

T. COLONIALE RISERVATO 629. Londra, 11 luglio 1890, ore 20,15 (per. ore 22,30).

Non ho sentito parlare di Zeila come compenso possibile per la< Francia; neppure ho sentito trattarsi annullare la clausola dell'accordo anglo-francese del 1888 che interdice reciprocamente il protettorato sopra Harar (6). Due giorni fa Waddington mi ha detto aver speranza di arrivare a conclusione con

(-4) Per Il seguito della questione cfr. n. 751.

Salisbury quel giorno stesso. Ieri Salisbury alla Camera dei lord ha detto che trattative con la Francia sono ancora pendenti. A parer mio, trattandosi di negoziati che possono venire a conclusione da un istante all'altro, faremmo cesa utile ed eviteremmo il pericolo di qualche spiacevole sorpresa, aprendoci chiaramente e senza ritardo con Governo inglese circa ciò che noi considereremmo come contrario ai nostri interessi. Non bisogna far calcolo sopra la memoria che Salisbury può conservare dei nostri antichi desideri sopra Zeila e neppure sopra le sue cognizioni riguardo alle ragioni dello Scioa sull'Harar. Se vogliamo esser sicuri che né l'uno né l'altro di questi interessi sia compromesso bisogna che V.E. o ne parli a lord Dufferin, dicendogli di telegrafare a Londra, oppure autorizzi me a parlarne a lord Salisbury che probabilmente io potrò vedere soltanto lunedì. Se V.E. ha istruzioni da darmi prego telegrafarmi d'urgenza, perché Salisbury nel pomeriggio di domani va in villa fino a lunedì

mattina (1).

(1) -Per la risposta cfr. n. 593. (2) -La minuta autografa di questo telegramma è conservata !q ACS, Carte Crispi.

(3) Il passo fra asterischi è ed. in CRISPI, Questioni internazionali, clt., p. 6.

(5) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 241. (6) -Cfr. n. 591.
594

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 487. Roma, 12 luglio 1890, ore 11.

Dica a Salisbury che considereremmo come estremamente lesiva dei nostri interessi qualunque concessione che mutasse lo statu quo nelle regioni sottoposte alla rispettiva influenza francese ed inglese nel golfo di Aden (3).

595

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI (2)

T. COLONIALE RISERVATO 488. Roma, 12 luglio 1890, ore 16,15.

Al telegramma di questa mattina (4) aggiungo per abbondanza che non permetteremmo mai che si modificassero le condizioni dell'Harar: 1) perché appartiene a re Menelik e nessun altro che lui potrebbe disporne, sempre col nostro consenso; 2) perché le dogane dell'Harar sono garanzia dell'imprestito da noi fatto a Menelik con l'ultima convenzione.

(l) -Cfr. n. 594. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VIII, cit., p. 241. (3) -Cfr. n. 597. (4) -Cfr. n. 594.
596

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. 1631. Therapia, 12 luglio 1890, ore 16,30 (per. ore 17,45).

1 Ho fatto oggi alla Porta la seguente comunicazione verbale: «Fin dal 9 giugno ultimo ho dato alla Porta, in nome del R. Governo, a proposito dello sfratdel metropolita bulgaro da Uskub, il consiglio di non dar luogo a ragionevoli lagnanze del Governo bulgaro in tale materia di autonomia ecclesiastica. La questione dei vescovi bulgari in Macedonia ha richiamato dipoi l'attenzione di altre Potenze amiche che alla loro volta raccomandano alla Porta di risolverla in favore dei bulgari, non !asciandola complicare con altra questione inopportuna e pericolosa. Io mi unisco a questi passi recentemente fatti in tal senso dai miei colleghi d'Inghilterra e d'Austria-Ungheria >>. Riferisco per corriere come l'ambasciatore d'Austria-Ungheria abbia fatto risultare alla Porta che non interloquiva nell'argomento se non dopo i rappresentanti d'Italia, Inghilterra e specialmente in appoggio ad un passo fatto in tal senso dal collega d'Inghilterra il 9 corrente, e come egli solo di noi tutti abbia aggiunto che il suo Governo vedrebbe con soddisfazione oggi l'appoggio concesso dalla Porta ai bulgari, sembrando non escluda l'eventuale riconoscenza.

597

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI (l)

T. COLONIALE RISERVATO 631. Londra, 12 luglio 1890, ore 18,50 (per. ore 21,15).

Quando entrai oggi da Salisbury, ne usciva Waddington, andato frettolosamente a chiedere quale fondamento avesse voce sparsa Parigi di cessione Zeila all'Italia. Dissi a Salisbury che io doveva fargli sapere che qualunque mutazione nelle zone di influenza francese e inglese nella regione del golfo d'Aden sarebbe considerata dall'Italia come lesiva dei suoi interessi. Salisbury rispose che io rassicurassi V.E. che l'Inghilterra non cederebbe Zeila a nessuno. Questa dichiarazione, fatta in tuono scherzoso, è ciò nondimeno significativa. È evidente che in eguali termini si dovrà essere espresso con l'ambasciatore di Francia. Non mostrai darvi peso, ed ho indicato soltanto che la sovranità di Menelik estendendosi sull'Harar, questo paese faceva parte dell'Impero etiopico. Replicò Salisbury che tutto ciò che interessava l'Inghilterra in quella regione era di mantenere la via dei suoi commerci con gli Stati di Menelik. Sua Signoria mi

domandò se avevamo notificato a Parigi nostri protettorati sopra i paesi che si estendono al capo Guardafui; risposi che le notificazioni dovevano essere state fatte a Parigi come agli altri paesi. Presumo che questa interrogazione sia stata fatta in relazione al colloquio di Waddington, ma Salisbury non si spiegò sopra motivo tale sua domanda.

(l) Ed. iu L'Italia in Africa, Etiopia -lVlar Rosso, tomo VIII, clt., pp. 242-243.

598

L'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI

T. RISERVATO 1633 bis. Londra, 12 luglio 1890, ore 18,59 (per. ore 21,15).

Con lettera particolare, della quale mando copia a V.E., Salisbury mi fa sapere che ha trovato che il trattato anglo-tunisino è rivedibile e che, se il Governo del bey farà proposta di revisione, questa dovrà essere accettata dalla Inghilterra. Domandai verbalmente a Salisbury se la proposta era già arrivata. Mi disse di no, perché essa doveva essere diretta dal Governo tunisino per mezzo della Francia, ma evidentemente tale proposta arriverà presto. Il trattato dopo sette anni di durata è sempre rivedibile sulla domanda dell'uno o dello altro contraente. Salisbury mi ha detto che credeva si trattasse di modificazioni di tariffe e che naturalmente era questa quistione di dare ed avere. Replicai che io speravo non si toccasse alle questioni di ordine politico. Salisbury per ciò che concerne le capitolazioni mi ha detto che l'Inghilterra accettava a Tunisi ciò che essa stessa fa a Cipro; dove uno Stato europeo governa, le capitolazioni non possono ragionevolmente sussistere. Ritengo che probabilmente la Francia vorrà mettere i rapporti commerciali internazionali della Reggenza in armonia con la recente sua legislazione doganale, tendente a monopolizzare, a profitto suo, il commercio tunisino.

599

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, TORNIELLI

T. 1235. Roma, 13 luglio 1890, ore 18.

Circa revlSlone del trattato di commercio del 1875, tra il Governo inglese e il Governo beilicale, nulla ho da osservare, qualunque cosa i due Governi stipulino, noi potremmo trame profitto, poiché il nostro trattato del 1868 con la Tunisia ci assicura il trattamento della nazione più favorita. Non sono d'accardo con lord Salisbury circa alle capitolazioni (1), per due ragioni: l) perchc il protettorato, come recentemente ebbe a dichiararlo Sua Signoria, non toglie l'indipendenza al protetto. Questi continua ad esercitare la sovranità; in suo nome si governa e si amministra la giustizia; 2) perché con la convenzione del 25 gennaio 1884 tra noi e la Francia, all'articolo 2, il Governo della Repubblica riconobbe all'Italia il diritto alle capitolazioni, meno che per la giurisdizione, di cui consentimmo la sospensione temporanea. Non potremmo dunque rinunziare a quel diritto, né la Francia può disconoscerne a noi l'esercizio. Ci dorrebbe che il Governo britannico ci lasciasse soli in questa congiuntura. Non credo poi che sia esatto il paragone tra lo stato giuridico di Cipro e quello della Tunisia. A Cipro gli inglesi non sono protettori, ma cessionari, mercé il pagamento di un annuo canone. Essi quindi vi esercitano piena potestà, non solo nella sostanza ma anche nella forma (2). E non comprendo che il Foreign Office intenda fare questa concessione, a meno che essa non sia la conseguenza di qualche beneficio che ne ottenga l'Inghilterra in corrispettivo. Rilegga il trattato per Cipro fra l'Inghilterra e la Porta e, se lo crede, richiami su di esso l'attenzione di codesto ministro .degli affari esteri (3).

600

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI A.I., CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, BECCARIA

T. RISERVATO 1237. Roma, 13 luglio 1890, ore 23,50.

Oggi al mio ricevimento ebdomadario è venuto l'ambasciatore di Francia e con molta insistenza mi ha chiesto se avessi notizia dei negoziati che hanno luogo in Londra tra la Francia e l'Inghilterra. Tale insistenza mi fa sospettare che in Londra qualche cosa si combini per la Tunisia. Ne avverta codesto ministro degli affari esteri, affinché l'Europa non sia sorpresa da un atto più serio forse di quello del 1881. L'Italia non potrebbe permettere l'annessione della Tunisia alla Francia, imperocché la sovranità della Francia su quella regione