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SECONDA SERIE

AVVERTENZA

l. Il presente volume, ventiduesimo della Serie II, si riallaccia al precedente, curato dal compianto prof. Renato Mori, che termina il 31 marzo 1888. Esso inizia pertanto col l o aprile dello stesso anno e termina il 31 agosto 1889, una data, questa, interlocutoria che è stata scelta non essendovi nel periodo nessun avvenimento di rilievo tale da segnare una cesura fra un volume e l'altro.

I diciassette mesi documentati vedono all'opera l'attiva diplomazia crispina, tutta incentrata sul triplicismo e sull'intesa con l'Inghilterra. È una diplomazia che dà risultati deludenti nel conflitto latente che oppone l'Italia alla Francia. Tuttavia l'appoggio inglese consente a Crispi di gettare le basi di quella che sarà la nostra colonia in Somalia, mentre la missione di Antonelli presso Menelik si conclude con la stipulazione del Trattato di Uccialli. Questi diversi aspetti della politica africana erano già stati ampiamente illustrati, soprattutto per merito del prof. Carlo Giglio con la documentazione edita nella collana L'Italia in Africa e con la monografia sull'articolo 17 del Trattato di Uccialli. Anche gli altri principali problemi illustrati nel presente volume erano già stati documentati o studiati in opere che verranno subito citate più avanti o nelle note al testo.

Qualche nuova luce viene gettata su singoli problemi affrontati da Crispi, come il progetto di federazione balcanica o l'azione svolta per sciogliere i legami dell'agenzia Stefani con la consorella francese Havas e rafforzare quelli con le agenzie tedesca, austriaca e inglese. Da alcuni documenti infine, risulta bene illuminata la figura di Costantino Nigra nella sua veste di moderatore da Vienna della diplomazia crispina. Purtroppo non si è trovato nessun documento significativo sull'incontro di Crispi con Bismarck nell'agosto del 1888.

2. I documenti pubblicati sono tratti principalmente dall'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri e precisamente dai fondi seguenti: Archivio Segreto di Gabinetto 1869-1914; telegrammi in arrivo e partenza; Affari Politici 1887-1891; Gabinetto Crispi; Eredità Crispi; Carte Blanc; Archivi delle ambasciate a Berlino, Londra, Parigi e Vienna; Carte del Ministero dell'Africa Italiana.

Vari documenti provengono dalle Carte Crispi conservate nell'Archivio Centrale dello Stato e nel Museo Centrale del Risorgimento. Le ricerche condotte presso l'Archivio Storico del Ministero della Difesa per rintracciarvi documenti sulle trattative militari con la Germania e l'Austria-Ungheria hanno dato esito negativo, come già l'avevano dato le precedenti ricerche di Renato Mori.

3. Numerosi documenti erano già editi nei Libri Verdi., in collezioni diplomatiche e in monografie che indichiamo qui di seguito:

Libro Verde 62, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento Italiano dal Presidente del Consiglio Ministro ad interim degli Affari Esteri (Crispi), Canale di Suez (2a serie), seduta dell'8 novembre 1888, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1889;

Libro Verde 63, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento Italiano dal Presidente del Consiglio Ministro ad interim degli Affari Esteri (Crispi) di concerto col Ministro della Guerra (Bertolé Viale), Massaua (2a serie), seduta dell'a novembre 1888, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1889;

Libro Verde 65, Documenti presentati al Parlamento Italiano dal Presidente del Consiglio Ministro ad interim degli Affari Esteri (Crispi) di concerto col Ministro della Guerra (Bertolé Viale), l'occupazione di Keren e dell'Asmara, seduta del 17 dicembre 1889, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1890;

Libro Verde 66, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento Italiano dal Presidente del Consiglio Ministro ad interim degli Affari Esteri (Crispi), Etiopia, seduta del 17 dicembre 1889, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1890;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. II, Oceano Indiano, tomo II, Documenti relativi a Zanzibar e al Benadir (1884-1891), a cura di C. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1967;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. II, Oceano Indiano, tomo III, Documenti relativi alla Somalia settentrionale (1884-1891), a cura di C. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1968;

L'Italia in Africa, serie storica, vol. I, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, Documenti (1888-1889), a cura di c. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1972;

F. CRISPI, Politica estera, Memorie e documenti raccolti e ordinati da T. Palamenghi-Crispi, Milano, Treves, 1912;

F. CRISPI, Questioni internazionali, Diario e documenti ordinati da T. Palamenghi-Crispi, Milano, Treves, 1913;

F. CRISPI, La prima guerra d'Africa, Documenti e memorie a cura di T. Pala

menghi-Crispi, Milano, Garzanti, 19392 ; Krasnyi Archiv, vol. 87 (1938);

F. CURATO, La questione marocchina e gli accordi itala-spagnoli del 1887 e del 1891, vol. II, Milano, Edizioni di Comunità, 1964;

C. GIGLIO, L'articolo XVII del Trattato di Uccialli, Como, Cairoli, 1968;

R. MoRI, La politica estera di Francesco Crispi (1887-1891), Roma, Edizioni dì. Storia e Letteratura, 1973.

4. Sono grato alla dott. Emma Moscati Ghisalberti che ha eseguito con la sua provata esperienza le ricerche archivistiche ed una prima selezione dei documenti ed ha curato l'apparato critico.

Con lei ringrazio la dott. Marina Tomaselli per le ricerche nell'Archivio Centrale dello Stato e per la redazione dell'indice dei nomi, la dott. Livia Maccarone per le ricerche nel Museo Centrale del Risorgimento, la signora Fiorella Giordano per la compilazione delle appendici e la signora Piera Ottaviani per la trascrizione dei documenti, anche in francese e spesso di difficile decifrazione.

GIAMPIERO CAROCCI


DOCUMENTI
1

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. PERSONALE S.N. Berlino, 1° aprile 1888, ore 17,28 (per. ore 20,20).

Je viens de féliciter le chancelier pour son jour de naissance. Il m'a dit combien il avait été touché du télégramme si gracieux de toute manière qu'en cette occasion lui avait été adressé par V. E. Il se montrait on ne peut plus satisfait des rapports d'amitié et de confiance entre nos deux gouvernements. Une parfaite entente est d'autant plus indiquée que l'avenir est incertain, on ne peut répondre de ce qui peut se passer en France où les partis extremes l'emportent sur les éléments modérés. « Nous n'attaquerons pas, parce que nous ne voulons pas jouer le r6le de provocateurs. Votre gouvernement aussi évite sagement tout ce qui aurait l'air d'une provocation. Mais si malgré cette attitude la guerre devait éclater, nous sommes de force à l'affronter avec chance de succès ». Il me répétait ce que son fils m'exposait hier (2) sur l'importance d'en venir à un accommodement avec le Négus qui avait fait les premières ouvertures de paix. Il va de soi qu'il faut se prémunir contre un souverain dont la bonne foi est fort suspecte. J'ai profité de cette circonstance pour remercier le chancelier de l'appui qu'il continuait à nous prèter pour empècher une déprédation de notre rente (3). Son Altesse m'a répondu qu'il le faisait de grand coeur. «Ce sont de ces services qu'il faut se rendre entre amis ».

2

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO SEGRETO S.N. Roma, 2 aprile 1888, ore 15,35.

• Ce matin le baron de Bruck m'a parlé de notre affaire avec la Roumanie. Il m'a donné lecture du traité 30 octobre 1883 entre l'Empereur d'Autriche-Hongrie et le Roi Charles, sans toutefois m'en laisser copie. J'ai remarqué que l'article deux ne pouvait pas nous ètre appliqué. J'ai prié M. de Bruck de vouloir bien me faire connaitre dans quels termes l'Allemagne avait accédé à ce traité (4).

(l) -Ed. in italiano in F. CRISPI, Politica estera, Memorie e documenti raccolti e ordinati da T. Palamenghi Crispi, Milano, Treves, 1912, p. 240. (2) -Cfr. serie Il, vol XXI, n. 723. (3) -Cfr. serie II, vol. XXI, n. 718. (4) -Cfr. n. 7.
3

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE S. N. Bucarest, 2 aprile 1888, ore 21,30 (per. ore 23,30).

Je sors de chez le Roi qui m'a gardé plus d'une heure. Après un accueil des plus aimables, Sa Majesté m'a exprimé dans des termes très chaleureux sa vive satisfaction de l'entrée de l'Italie dans l'accord relatif à la Roumanie. Elle regrette ce temps d'arrét du à la crise ministérielle, mais elle espère constituer bientòt un nouveau Cabinet dans lequel figurera, et probablement camme chef, M. Carpeano, déjà gagné à notre cause commune, et dont j'ai signalé le nom à V. E. dans mon télégramme de Vienne. «L'Europe, a-t-elle ajouté, jugera peut-étre sévèrement le renversement du ministère Bratiano qui disposait de la majorité; mais la connaissance que j'ai du ... (l) et la perspective de voir se renouveler les troubles des jours passés m'ont imposé l'acceptation de ses démissions. Dans les conditions actuelles de l'Europe, il faut pourvoir au plus grave, savoir l'administration éclairée du pays et la continuation de l'entente avec les Puissances centrales. C'est dans ce sens que je travaille et j'ai fai dans le succès ». J'ai remercié Sa Majesté et lui ai exprimé nos voeux les plus sincères pour sa prospérité et celle de la Roumanie (2).

4

L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 207/84. Madrid, 2 aprile 1888 (per. il 9).

Le parole lusinghiere per la Spagna da V. E. pronunciate in una recente tornata della nostra Camera elettiva, non trovarono eco né nella stampa madrilena, né fra le persone con le quali io ebbi in quei giorni ad incontrarmi. Del fatto singolarissimo ebbi la spiegazione allorché seppi che qui si era in non lieve apprensione per l'effetto che le parole di V. E. produrrebbero in Francia e per le conseguenze che dal malumore francese potrebbero risultare per la Spagna. E siccome, appunto in quei giorni il Signor Cambon si era improvvisamente allontanato da Madrid, fra le varie cause alle quali si attribuiva la di lui partenza, trovava maggiore credito quella che attribuiva il viaggio alla necessità in cui s'era trovato l'ambasciatore di prendere voce a Parigi circa il

contegno da pigliare in presenza delle nuove tendenze politiche della Spagna, rivelate dal banco de' ministri nel Parlamento italiano.

Di cose siffatte io non iscriverei a V. E., tanto è meschino il loro valore, se in esse non si palesasse un sintomo della situazione di questo paese intorno alla quale è bene non illudersi.

Per amore o per timore, forse più per questo secondo motivo, l'influenza francese signoreggiò negli ultimi anni in Spagna. Le frazioni repubblicane di questo paese simpatizzano, come è ben naturale, con la limitrofa repubblica. Il partito ultra-conservatore spagnuolo associa la sua causa a quella dei reazionari francesi. Dell'appoggio morale o materiale che gli avversari politici potrebbero trovare nella limitrofa repubblica, tutti ugualmente temono. Vivono così gli uni nella speranza, gli altri nel timore della Francia.

A spingere il governo della Regina-reggente nella nuova via politica, ad accostarlo all'alleanza dei grandi Stati che la Francia considera come suoi avversari, ebbe parte principalissima la sovr'indicata condizione di cose, aggravat3. dagl'incidenti ai quali la presenza di Ruiz-Zorrilla sul territorio francese ha dato causa. Ma il numero di coloro che nella nuova via si sono messi, non è considerevole e molti ci stanno col pié levato pronti a ritrarnelo se in quel cammino non avessero da trovare la maggior sicurezza alla quale anelano. Se qualche facile successo venisse a dare credito alla politica nuova, iniziata dal signor Vega y Armijo e continuata dal signor Moret, assecondando l'iniziativa personale della Regina-reggente, il nucleo degli aderenti si farebbe più solido e più numeroso. Ma il contrario avverrebbe di certo, se la politica nuova dovesse esporre il paese a qualche imbarazzo, od agli effetti dannosi dell'inimicizia del potente Stato vicino.

Considerate le cose da questo punto di vista la cautela qui adoperata per sottrarsi ai sospetti del governo di Parigi, sembrerà meno esagerata e se ne comprenderà lo scopo. Non è tuttavia men vero che l'amicizia di un paese il quale o non può, o non osa palesare le proprie tendenze politiche, deve sembrare di assai dubbio valore. La base ristretta delle medesime loro dà inoltre un carattere innegabile di instabilità. In un rivolgimento di maggioranza, fors'anche in un rimaneggiamento di gruppi parlamentari, tutto potrebbe mutare poiché all'azione direttiva della Corona non sarebbe savio l'attribuire, nelle presenti condizioni della dinastia, un valore che essa non ha.

Tutto ciò deve essere saputo dal governo italiano e deve essere perciò detto da me senza reticenze, acciocché qualunque pericolo di errore o di inganno sia, in ogni ipotesi, eliminato.

Non opinerei però che il cumulo di esitazioni, debolezze e timori che incontriamo sulla via, ci debba distogliere dal proseguire in essa muovendoci con quella cautela che le circostanze consigliano.

Nello associare la Spagna alle combinazioni della politica europea, si possono avere in mira due scopi diversì. Si può cioè voler impegnare la Spagna quanto basti per infrenarla ed impedire che essa si accosti all'avversario, oppure si può avere in vista i vantaggi che dalla sua intimità possono attenersi~ E' certo che un amico al quale non basti l'animo di confessare l'amicizia e che inoltre sia così male in arnese da non offrire altro che un soccorso materiale

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tardivo, non lascia sperare alcun vantaggio né per incutere rispetto all'avversario in pace, né per vincerlo in guerra. Si comprende che di un amico siffatto si tema di dover sposare le querele senza apprezzabile compenso. Una politica la quale abbia scopi immediati e diretti, non può manifestamente curarsi molto dell'amicizia intima della Spagna così come essa oggi si trova. Ma l'Italia può prendere in considerazione i rapporti suoi con la Spagna da altro punto di vista e con criterio diverso.

Due ragioni debbono, a mio avviso, farci desiderare l'intimità di rapporti amichevoli con questo paese. Primieramente noi abbiamo scopi nostri speciali dei quali l'unione con la Spagna può agevolare il conseguimento. In secondo luogo importa all'Italia circondarsi di Stati di minore importanza i quali si muovono nell'orbita sua, acciocché essa possa, nel sistema delle alleanze, presentarsi in quelle migliori condizioni di equilibrio delle quali è mestieri siano curanti i paesi cne da soli non raggiungono il peso degli alleati loro. Il mio concetto non abbisogna di spiegazione prolissa. Basta accennare alla giacitura della Spagna, ai suoi sbocchi sull'Atlantico, alla ricchezza mineraria e carbonifera di alcune sue provincie, alla vastità del suo dominio coloniale, alla importanza dell'elemento spagnuolo nei paesi dove la corrente dell'emigrazione italiana è più gagliarda, perché risulti che nell'intimità con la Spagna l'Italia puù trovare utilissimo complemento delle sue forze espansive. Ed il calcolo relativo delle condizioni dei due paesi riesce a favor nostro. Non sono questi, di certo, criteri di una politica nuova. Con vecchi sistemi l'Italia, appena ricostituita, volle assicurarsi i vantaggi della intimità con la Spagna. Dell'insuccesso è ormai scomparsa nei due paesi la memoria. E' bene che sia così: perché ormai è possibile la scelta di altre vie le quali peraltro non saranno sempre facili a discernere, né agevoli a seguire. Al quale proposito mi sia lecito osservare che non facilita il conseguimento di uno scopo l'illudersi di averlo diggià raggiunto quando invece la mèta è ancora lontana. Non bastano infatti. ancorché possano essere di efficace ausilio nel primo istradamento, le marcate simpatie di taluni statisti spagnuoli per l'Italia. Volendosi dare base larga ad un interesse permanente e nazionale è mestieri aver occhio a che esso non pigli colore di partito

o di persone. Il far penetrare nell'opinione generale la convinzione del reciproco vantaggio che la Spagna e l'Italia troveranno nel loro ravvicinamento non è cosa che si ottenga d'improvviso, senza qualche arte e molta cautela.

Di due ostacoli che si frappongono bisogna che il governo di Sua Maestà si dia conto.

Le vicende storiche, non meno che il genio di questo popolo concorsero ad isolare la Spagna. Singolarissimo fenomeno è la completa apatia di questo paese per tutto ciò che concerne gl'interessi generali della polltica internazionale europea. Di questi le numerose gazzette delle infinite gradazioni di ·partiti, si occupano quel tanto che basta a riempire il vuoto che gli affari interni lasciano nelle loro colonne. Finora il concetto che nel movimento economico-politico dell'Europa che abbraccia il mondo possa perire lo Stato che ostinatamente isolandosi rinunzia a qualsiasi espansione non è penetrato fra questi politicanti i quali vedono anzi con inquietudine confessata ogni cosa che accenni a trarre fuori la Spagna dal suo isolamento.

Quando poi si tratta d'intimità di relazioni con l'Italia, il solo paese al quale forse, per motivi parecchi, la Spagna si accosterebbe senza eccessiva ritrosia, viene a frapporsi non il sentimento vero religioso, ma una certa tradizione mista di bigotteria, della quale debbono pur essere estese e profonde le radici, poiché ad essa s'inchinano i partiti senza distinzione e gli ingegni che ne sono l'anima e la guida.

Epperò V. E. comprenderà che, in un complesso siffatto di cose, io posso dire che non sempre sarà facile il discernere per noi la via buona e, discernendola, il seguirla.

Fortuna vuole che in Spagna gl'interessi speciali dell'Italia rivaleggino soltanto con quelli della Francia. Ma se tali interessi nostri sono in parte identici, in parte somiglianti a quelli che qui hanno gli altri maggiori Stati, essi rimangono cionondimeno, sotto vari aspetti, completamente separati e distinti. La rivalità degli interessi dell'Italia con la Francia costituisce anzi la principale difficoltà per la identità degli interessi inglesi con i nostri, perché molta parte dell'opinione pubblica in Inghilterra si è avvezzata a ritenere che da Gibilterra, Malta, Cipro, l'Egitto con i possedimenti del Mar Rosso, si possa stare a vedere impassibilmente taluni mutamenti nelle condizioni di equilibrio degli Stati bagnati dai mari interni di Europa. Dai riguardi che nascono da' vincoli dinastici, ricevono speciale impronta le relazioni dell'Austria-UngheMa con la Spagna, relazioni che non hanno d'altronde estensione paragonabile a quella che le nostre potrebbero avere nell'ordine politico; alla Germania basta che la Spagna non si associ alla Francia. Nulla però vi è di contrario all'interesse tedesco che alla intimità delle nostre relazioni con la Spagna si dia il massimo sviluppo. Dipenderà dalle circostanze che questo sia più o meno rapido, ma se si vuole che le circostanze trovino il terreno preparato, converrà che nessuna occasione, sia pure di importanza secondaria, venga negletta per produrre fra gli spagnuoli quel movimento dell'opinione pubblica che deve far sentire quale peso aggiunga a loro l'amicizia intima dell'Italia. Nelle questioni della Africa settentrionale ed occidentale, le sole che presentemente risveglino qualche interesse in Spagna, l'Italia ha assunto parte primaria. Gli spagnuoli debbono avvedersi che, associandosi a noi, questa parte è anche la loro. E dico ad arte che gli spagnuoli di ciò debbono avvedersi perché se soltanto un Gabinetto od un ministro dovessero accorgersene, il lavoro nostro non avrebbe durata sicura.

Se in questi concetti il mio pensiero consuona perfettamente con le intenzioni di V. E., ella non deve dubitare dell'impegno mio nel cogliere le occasioni propizie allo svolgimento del programma sovradelineato. Ma all'opera mia personale potrebbero essere di efficacissimo sussidio tutti quei mezzi con i quali si creano e si accrescono oggi le relazioni d'ordine morale e materiale· fra le nazioni. Dopo poche settimane di soggiorno in Madrid, sarebbe opera presuntuosa la mia, se io mi accingessi a segnalare a V. E. quali avrebbero da essere quei mezzi e come si dovrebbero adoperare. Ho già avvertito nel mio carteggio l'insufficienza del servizio telegrafico, fatto dalle agenzie in uno spirito a noi sfavorevole. Dovrei notare, come conseguenza della mancanza di qualsiasi rapporto con la stampa, il silenzio quasi completo dei diari spagnuoli

sovra le cose d'Italia. Ho già chiamato l'attenzione del R. governo sovra i vantaggi che si dovrebbero, a parer mio, avere in vista nell'attivare fra i nostri porti e gli spagnuoli un traffico che non avrà importanza se non sarà diretto in guisa da creare una corrente seria di rapporti commerciali ed economici che ora non esistono. !VIa sovra questi ed altri temi mi occorrerà ritornare più tardi e più volte quando lo studio della materia mi darà maggiore sicurezza nel proporre. Vorrei soltanto che il R. governo ritenesse fin d'ora che tutto ciò che può dare impulso ai rapporti morali e materiali dell'Italia con la Spagna, deve essere considerato come un alto interesse anche d'ordine politico (1).

(l) -Gruppo indecifrato. (2) -Con R. personale 446 del 3 aprile Crispi comunicò a Curtopassi: «Tous !es télégrammesrelatifs à l'affaire dont il est question dans votre télégramme d'hier devront m'ètre adressés à mon nom au ministère de l'Intérieur ».
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L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 759. Madrid, 3 aprile 1888, ore 18,39 (per. ore 6 del 4).

Mon collègue anglais a reçu ce matin la dépeche qui doit former la base de sa communication à M. Moret. L' Angleterre pose maintenant la question dans ces termes: il ne s'agit pas de garantir l'intégrité territoriale du Maroc, mais seulement de la respecter. Pour atteindre le but que l'Angleterre a en vue, la déclaration de désintéressement suffit. Moret, ainsi que je l'ai mandé à V. E., n'exclura pas que la proposition en soit présentée au sein de la conférence, camme corollaire de ce qui aura été délibéré au sujet de la protection et du commerce. Maintenant il faut que je sache si le gouvernement du Roi trouve suffisant que la question territoriale soit posée dans la conférence dans la limite indiquée ci-dessus et expliquée dans mon télégramme du 28 mars (2). Je prie V.E. de me dire à ce sujet sa pensée. Dans les prévisionsl contenues au n. 10 des instructions (3) le désintéressement devrait suivre la déclaration du Maroc, l'engageant à ne pas faire de cessions territoriales sans le consentement préalable des Puissances. Dans le modus procedendi, qui est accepté par Moret et qui suffirait au point de vue actuel du gouvernement britannique, la déclaration de désintéressement surgirait au contraire comme une conséquence du nouvel état de choses créé au Maroc. J'ai déjà eu l'honneur d'exposer à V. E. mon avis à ce sujet. Je pense que le but substantiel sera atteint meme si le désintéressement ne sera proposé que dans la forme de corollaire des délibérations, mais je prie V. E. de télégraphier si elle partage complètement cette manière de voir (4).

(l) -Da Roma si rispose con D. 9496/72 del 13 aprile: «Ringrazio in particolar modo V. E. per l'interessante rapporto del 2 aprile corrente n. 84 relativo alle nostre relazioni colla Spagna.Delle avvertenze e considerazioni che vl sono contenute non mancherò di tener 11 debito conto». (2) -Cfr. serie II, vol. XXI, n. 711. (3) -Dell'8 marzo, non pubblicata nel vol. XXI della serle II. (4) -Per la risposta cfr. n. 8. Il presente telegramma fu rltrasmesso all'ambasciata a Londra con T. 488 del 10 aprile. Si pubbllcano qui alcuni passi del R. 210/85 di Tornielll del 3 aprlle:
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S. N. Berlino, 3 aprile 1888.

Je savais depuis samedi qu'à deux reprises le chancelier avait insistè à Londres pour qu'une partie de notre corps d'occupation en Afrique fut admise à stationner en Egypte durant les fortes chaleurs. Salisbury ayant saisi de cette question le Conseil des ministres, avait rencontré des objections chez quelques uns de ses collègues, mais ceux-ci se rallièrent à son avis, dicté par le désir de complaire à l'Italie, à savoir que l'on pourrait tourner la difficulté en se pretant à ce que ces troupes fussent casernées dans l'ile de Chypre. Sa Seigneurie faisait une communication à ce sujet à l'ambassadeur d'Allemagne en ajoutant qu'ayant appris depuis lors que le Négus proposait la paix, il y avait chance d'espérer qu'il en résulterait un arrangement acceptable et que dès lors les offres anglaises seraient hors de mise. Le secrétaire d'Etat me priait d'attendre, avant de communiquer ces détails à V. E., de savoir le cours que prendraient les négociations entamées par le roi Jean avec notre commandant en chef à Massaua. Le comte de Bismarck m'a dit aujourd'hui que, d'après un télégramme du comte de Solms, le Négus déclinait de conclure la paix sous les conditions que nous voudrions lui imposer. Le secrétaire d'Etat n'a donc pas voulu différer davantage de télégraphier à M. de Solms les offr~R du gouvernement britannique tout en ne renonçant pas encore à l'espoir d'une entente pacifique, si désirable sous tous les rapports. Il m'exprimait derechef combien cet accord est vivement souhaité par le chancelier qui avait appris avec beaucoup de regret que les pourparlers, si tant est qu'ils ne soient pas rompus, subissent du moins un temps d'arret.

J'ai dit au comte de Bismarck que si la combinaison de Chypre démontrait les bonnes dispositions de l'Angleterre à notre égard, nos remerciements étaient dus surtout au chancelier qui avait usé de son autorité à Londres.

«Non avea certamente l'Italia alcun interesse a provocare delle difficoltà con la Francia. Ma l'abbandonare puramente e semplicemente la questione territoriale, in occasione della conferenza di Madrid, valeva, a mio avviso, far ammenda onorevole in presenza della resistenza del governofrancese, assicurare a quest'ultimo un trionfo diplomatico in una questione che la Spagna e l'Inghilterra insieme all'Italia aveano considerata, or è appena un anno, come di loro interesse comune. Perché la questione non si chiuda con vantaggio altrui e danno nostro, è mestieri conseguire uno dei due scopi seguenti: o l'adesione della Francia ad una dichiarazione collettiva di disinteresse circa i possedimenti territoriali del Marocco, od il rifiuto suo che renda palesi1 suoi divisamenti. Nel secondo di questi due casi, che appare anche il più probabile, i governiinteressati ad impedire variazioni territoriali al Marocco, avranno una base sicura che loro permetterà di prendere in considerazione l'avvenire. Gli Stati che hanno interesse a far entrare la Spagna nella posizione che essa ebbe fino al 1815, debbono annettere non piccola importanzaad affermare che le questioni del Marocco, principalissime per la Spagna, sono d'interesse generale e non possono essere abbandonate agli accordi separati dei Gabinetti di Parigi e di Madrid. Ed è pure logico e naturale che la Francia abbia fatto e faccia ogni sforzo per impedire che la conferenza si riunisca o che, se si riunisce, si possa introdurre davanti alla medesima una di quelle questioni che ne determinerebbero l'importanza politica. Se invece la conferenza non si riunisce, oppure se, riunendosi, davanti ad essa non viene posta la questione territoriale, questa non. sarà per ora dichiarata. d'interesse europeo. Alla Francia continuerà ad essere lecito di considerarla come di suo speciale interesse o tutto al più, come d'interesse particolare suo e

della Spagna».

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETO RISERVATO S.N. Vienna, 5 aprile 1888, ore 15,10.

Kalnoky m'a dit que raccession de l'Allemagne était pure et simple et que les articles du traité principal y étaient textuellement incorporés. Il propose de suivre le meme modus procedendi, sauf à énoncer dans le préambule les idées dont V. E. a parlé à M. de Bruck (l). J'attends les instructions de

V. E. pour m'occuper avec Kalnoky de la rédaction, qui vous sera naturellement soumise avant toute conclusion.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI

T. 462. Roma, 6 aprile 1888, ore 10 (2).

Je réponds au télégramme de V. E. sous la date du 3 courant (3). La garantie de l'intégrité territoriale du Maroc constituerait à mes yeux un engagement dangereux ou illusoire; je crois donc que la déclaration de désintéressement suffit. Quant au moment où il conviendra de la faire surgir tenez vous à ce que fera votre collègue d'Angleterre. J'ai fait répéter à lord Salisbury que je désire, dans la question du Maroc, procéder de plein accord avec lui. ;Te me suis exprimé dans ce sens avec Catalani (4).

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IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL COMANDANTE DEL CORPO DI SPEDIZIONE NEL MAR ROSSO, ASINARI DI SAN MARZANO (5)

T. 153. Roma, 6 aprile 1888, ore 17,20

Avrà ricevuto o riceverà da Assab telegramma Antonelli 24 febbraio Scioa annunziante disfatta esercito Goggiam. Questo spiegherebbe qualche modo con

lO

tegno Negus offrire pace, poi ritirarsi senza attaccare. Prego V. S., che trovasi in grado meglio apprezzare insieme condizioni cose, dirmi se non crederebbe possibile ed opportuno tentare con qualche mezzo indiretto, ovvero emissario Kantiba Aman, od altro, indurre Negus ripigliare trattative, ponendogli sott'occhio vantaggi che potrebbe trarre nostra amicizia, tanto più ora dopo notaci disfatta completa esercito Goggiam e avanzata minacciosa Dervish, e se nòn gioverebbe, se possibile, appoggiare ciò con una dimostrazione nostra di avanzata verso Ghinda-Asmara. Prego dirmi franca schietta sua opinione ond'io possa all'occorrenza rispondere osservazioni che mi si potranno fare sull'argomento (1).

(l) -Cfr. n. 2. (2) -Il testo di questo telegramma era stato inviato da Crispi da Firenze al Ministero il 5 aprile con T. 774 per la ritrasmissione a Madrid. (3) -Cfr. n. 5. (4) -Catalani era giunto in Italia il 4 aprile per conferire, dietro istruzioni telegrafiche di Crlspl. (5) -Da ACS, Carte Crlspi.
10

IL COMANDANTE DEL CORPO DI SPEDIZIONE NEL MAR ROSSO, ASINARI DI SAN MARZANO, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (2)

T. 325. Massaua, 7 aprile 1888, ore 20 (per. ore 22,25).

La notizia data da Antonelli della disfatta a Gondar dell'esercito del Goggiam e l'avanzata minacciosa dei Dervish (3) è solo conferma di notizia avuta qui per molte altre vie e continuamente ripetuta da molto tempo. L'avanzata del Negus avvenne quindi essendo egli conscio di questi fatti, e certo non può avere influito sulla sua successiva ritirata senza attaccare, ritirata che indubbiamente, come confermano tutte le informazioni, avvenne per constatata improbabilità di riuscita nell'attacco, malgrado la molta prevalenza delle sue forze. Da ultime informazioni parrebbe che il Negus iniziò il movimento verso sud e che Ras Alula caduto in disgrazia sia sostituito nel governo dell'Hamasen. Verificandosi ciò, crederei probabile apertura trattative dirette fra comando e nuovo governatore: locché potrebbe facilitare stipulazione convenzione fra due governi. Ma finché tale cosa non è avverata, non credo convenga mandare emissario al Negus. Per altro autorizzai Aman scrivere per proprio conto ad alcuni capitani alla corte del Negus suoi parenti ed amici per far risaltare i gravi danni per l'Abissinia di lasciare pendente la questione; per indurii a far pressione sul Negus onde riprenda le trattative per venire a compimento con l'Italia, allo scopo di sanzionare la cessione del territorio occupato; e che tutti sono convinti Abissinia non cercherà di riprendere armi. Non saprei se havvi probabilità di riuscire in questa via. In ogni caso non posso avere fiducia in sollecita risoluzione. In quanto ad appoggiare con operazioni militari questo embrione di trattative, io debbo dichiarare francamente, malgrado mio grandissimo dispiacere, di non potere trovare mezzo alcuno di dare a queste ottime truppe un più brillante :campo d'azione, ché non è proprio il caso, perché dimostrazione se non spinta a fondo, cioè se non andiamo sull'altipiano col proposito di proseguire od

almeno stabilirvici fortemente, riuscirebbe vana. In tutto il terreno sotto l'altipiano havvi completo deserto .. La nostra andata in un punto qualunque sarebbe pel nemico senza valore e incontrastata come le esplorazioni ad Ailet e a Saterguma che fannosi continuamente dopo la ritirata del nemico. Oltre ciò la temperatura alta renderebbe ora veramente pericoloso il marciare delle truppe.

(l) -Per la risposta cfr. n. 10. (2) -Da ACS, Carte Crlspi. (3) -Cfr. n. 9.

l l

11

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 808. Berlino, 10 aprile 1888, ore 5,26 (per. ore 8,45).

D'après un télégramme reçu par mon collègue espagnol, M. Moret se déclare en plein accord avec l'Italie et l'Angleterre en ce qui concerne la conférence pour le Maroc. Il ajoute que l'entente avec les Puissances est établie dans tous les détails, notamment sur la teneur de la circulaire de convocation. M. Moret n'attend que le retour imminent de M. Cambon à Madrid pour envoyer les invitations à cette conférence. Il va de soi que s'il y a vraiment entente des Cabinets de Rome et de Londres avec celui de Madrid l'Allemagne répondra affirmativement.

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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. CONFIDENZIALE S.N. Costantinopoli, 11 aprile 1888, ore 16,06.

Hier au soir, Radowitz a diné à Yldliz-Kiosque. Peu avant le diner le grand vizir lui a donné la nouvelle reçue de l'ambassade de France et relative à l'envoi de nos troupes à Suez, en ajoutant confidentiellement que le comte de Montebello avait offert à la Turquie tout l'appui de la France pour toutes les mesures qu'elle jugerait nécessaires de prendre en vue de ce fait. C'était là une manière de pousser la Porte à une décision irréfléchie. Le grand vizir doutait lui meme de l'exactitude de cette nouvelle, mais il ne pouvait à moins d'etre préoccupé. Le Sultan se montrait très alarmé. Pendant le diner, le Sultan visiblement affecté n'a fait que causer de cette nouvelle avec l'ambassadeur d'Allemagne et l'a prié de lui [dire] ce qu'il en pensait. Radowitz lui a r~pondu que la nouvelle venant d'une source qui n'offre pas des garanties d'impartialité, ne saurait etre acceptée sans contròle, qu'avant d'émettre un jugement quelconque, il fallait aller aux informations pour établir la vérité; mais qu'en tout cas son opinion personnelle était

que la politique italienne excluait toute atteinte qui fut dirigée contre l'intégrité de l'Empire et contre les droits du Sultan. Ces paroles ont contribué à calmer l'esprit du Sultan. Sa Majesté remercia vivement Radowitz de l'avoir rassuré sur les intentions de l'Italie, avec laquelle il voulait rester en bons rapports, et il a ajouté qu'il allait contròler la nouvelle. Je tiens ces renseignements de Radowitz, qui sort de chez moi. Il m'a dit qu'il avait télégraphié à Berlin dans ce sens et m'a prié de considérer ces détails comme très confidentiels, car il préfère laisser à son gouvernement l'initiative d'informer V. E. de ce qui précède.

(l) Da ACS, Carte Crispl.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO IN CINA, DE LUCA

D. 10749/16. Roma, 11 aprile 1888.

I carteggi precedentemente scambiati con codesta legazione indicano il pensiero del R. governo circa la protezione sopra i nazionali nostri residenti nello impero per ragione d'ufficio ecclesiastico.

Noi stimiamo spettare esclusivamente alla rappresentanza italiana il diritto ed il dovere di proteggere costoro, la qualità loro di cittadini italiani non cessando, agli occhi nostri, d'essere piena ed intera, malgrado il carattere religioso di cui siano rivestiti. Sopratutto, poi, noi reputiamo destituita d'ogni giuridico fondamento la facoltà di protezione che altra Potenza si arroga sopra i missionari italiani, considerati come individui, o come raccolti in sodalizio. A questo riguardo l'animo nostro fu, più d'una volta, ed espressamente dichiarato al governo imperiale.

L'esercizio della protezione esplicandosi nei tempi normali, ed in forma permanente, mercé i passaporti di cui gli stranieri in Cina debbono essere muniti in virtù dei vigenti trattati, desidero che intorno a questo punto sia rimossa ogni dubbiezza. La S. V. vorrà notificare al governo imperiale, in quel modo che, secondo le consuetudini di codesta cancelleria, le sembri più efficace, che il governo del Re non riconosce i passaporti che autorità non italiane concedano ai cittadini italiani, e confida che anche il governo imperiale consideri tali passaporti come irregolari, né aventi in conseguenza alcun valore.

Dirigo una comunicazione così concepita anche al ministro di Cina accreditato presso la Real Corte, e qui ne acchiudo, ad ogni buon fine, una copia (1).

5 -Documenti Diplomatici -Serle II -Vol. XXII

(l) Non si pubbllca. Al documento riprodotto nel testo 11 ministro a Shanghai rispose con 11 R. riservato 71/43 del 5 giugno di cui si pubbllca il passo seguente: «E' fuor di dubbio che 11 dispaccio succitato -in quanto concerne la questione di principio -spiega, in modo lucido e completo, le idee che il R. governo ha sempre avute circa l'abusiva protezione esercitata dalla Francia su tutti i missionari cattolici indistintamente. Ma è chiaro, eziandio, ch'esso inizia un programma nuovo e diverso da quello che è stato sino ad oggi indicato alla R. legazione, circa la via da seguire per mandare ad atto 11 pensiero del governo. Le istruzioni impartitemi sin dal mio primo giungere in Cina -or sono circa dieci anni -e a varie riprese rinnovatemi sono state sempre nel senso di evitare qualunque attrito con la legazione di Francia, astenermi dal prendere alcuna iniziativa di protezione verso le nostre missioni cattoliche come enti morali, accordare la protezione alle persone dei missionarii individualmente "sempreché fosse da loro stessi invocata " e -senza protestare apertamente contro l'illegalità dei passaporti francesi ignorarne completamente l'esistenza ».

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. SEGRETISSIMO S.N. Londra, 21 aprile 1888, ore 11.40.

Conformément aux instructions que V. E. m'a fait l'honneur de me donner personnellement, j'ai demandé l'avis de Salisbury sur notre situation en Afrique et .i e lui ai parlé de l'intention de V. E., dans le cas où l'an ne pourrait obtenir rien d'avantageux pour l'Italie, de rappeler nos troupes et d'abandonner Massaua.

Salisbury m'a répondu ce qui suit: «Je suis touché de cette nouvelle preuve de confiance de M. Crispi et, pour y répondre de mon mieux, je lui exprimerai mon avis avec la méme sincérité et le méme intérét que si je faisais part du Cabinet italien. Si jusqu'ici je ne lui ai pas fait connaitre ma manière de voir. c'est que n'ayant pas été interrogé, je n'osais pas prendre une initiative sur un su.iet si délicat. Mon avis est le suivant. Le gouvernement italien doit rappeler ses troupes d'Afrique et organiser une force assez nombreuse et disciplinée, composée d'indigènes commandés par des officiers italiens, à laquelle Massaua devrait étre confiée. Ces troupes non seulement ne souffriraient pas du climat, mais ne coùteraient presque rien. Le gouvernement italien ne doit pas, pour le moment, quitter Massaua. Une retraite précipitée serait un moyen très violent auquel il ne faudrait recourir qu'à la derniére extrémité. Si dans une situation analogue j'adoptais une pareille résolution pour l'Angleterre, je suis persuadé que l'action du gouvernement serait mal accueillie par l'opinion publique. J'ignore l'état des esprits en Italie, mais rien n'empéche que le gouvernement italien ne se retire plus tard de Massaua, car je connais le peu de valeur de cette occupation. Mon opinion est basée sur une conviction sincère et sur la politique que le gouvernement anglais a suivi dans le Soudan. L'Angleterre a obligé l'Egypte à renoncer à toute idée d'expédition contre les dervisches et organise en ce moment à Suakin une force indigène pour la défense de cette ville. En ce moment l'Italie a besoin de toutes ses forces dans le pays. Vous connaissez dans quel état se trouve la France et quelle est la situation de l'Allemagne. Une crise épouvantable peut éclater d'un instant à l'autre. Je ne trouve qu'une seule phrase pour dépeindre l'état actuel de choses: «l'Europe est volcanique ». Si

M. Crispi ne prenant pas mon avis me demandait l'hospitalité pour les troupes italiennes, je lui offrirais non seulement Chypre, mais Aden qui est tout près, dont le climat est sain malgré Ies chaleurs, mais je le répète encore: ce serait un mauvais pian. La situation n'a qu'une issue: c'est le rappel des troupes italiennes de l'Afrique » .

Je ne saurais dire à V. E. avec quelle cordialité Salisbury m'a fait les susdites déclarations. Chaque phrase était empreinte de I'intéret le plus amicai.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, serie storica, vol. I, Etiopia. Mar Rosso. tomo VII, Documenti (1888-1889), a cura di C. Giglio, Roma, Poligraf!co dello Stato, 1972, pp. 4-5.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO S. N. Vienna, 12 aprile 1888.

Con telegramma del 7 aprile corrente (l) V. E. mi dava istruzione di preparare insieme col conte Kalnoky la redazione d'un progetto d'atto di accessione di S. M. il Re, Nostro Augusto Sovrano, al trattato di amicizia e di alleanza conchiuso in Vienna il 30 ottobre 1883 fra le Loro Maestà l'Imperatore di Austria, Re d'Ungheria, e il Re di Rumania, al quale trattato aveva fatto già accessione, alla data stessa della firma, S. M. l'Imperatore di Germania, Re di Prussia.

In eseguimento di queste istruzioni, preparai e proposi jeri al conte Kalnoky il progetto qui unito (2), che fu accettato da S. E. dopo avervi introdotto qualche opportuna modificazione.

Secondo questo progetto, S. M. il Re d'Italia fa accessione al trattato del 30 ottobre 1883. Ma siccome quel trattato contiene negli articoli 2 e 3 stipulazioni che non sono applicabili all'Italia, così l'accessione è data con restrizioni che limitano gl'impegni dell'Italia, dell'Austria-Ungheria e della Rumania all'obbligo reciproco di concertarsi per un'azione comune, che sarà posteriormente e a tempo utile determinata, semprecché si verifichino le eventualità che possono dar luogo al casus toederis, quale è contemplato nei detti articoli 2 e 3.

Il trattato principale è inserito testualmente (come è regolare) nell'atto d'accessione. Fu stimato utile dal conte Kalnoky e da me che, a differenza di quanto fu fatto nell'atto d'accessione della Germania, fosse inserito, insieme cogli articoli, anche il preambolo del trattato principale, giacché quel preambolo dichiara solennemente l'indole pacifica e conservatrice di quella stipulazione. E appunto per confermare maggiormente questa indole ho proposto la clausola, colla quale si dichiara che S. M. il Re d'Italia approva lo scopo per il quale fu conchiuso il trattato del 1883 e che è la conservazione della pace generale e dell'ordine esistente.

Il progetto, quale fu concordato fra il conte Kalnoky e me, salva la di lei approvazione, mi sembra dover rispondere alle intenzioni dei quattro governi interessati. Naturalmente il progetto stesso dovrà essere sottomesso all'esame e all'approvazione del governo rumeno e comunicato al governo germanico. Il conte Kalnoky è d'avviso che quest'ultima comunicazione potrebbe essere

fatta da lui a Berlino, mentre la comunicazione a Bucarest potrebbe essere fatta dall'E. V.

Ho detto qui sopra che il progetto sembra dover rispondere alle intenzioni dei governi interessati. Difatti non potrebbe ora essere questione, a mio avviso, d'un trattato attuale ed effettivo d'alleanza fra l'Italia e la Rumania. Né potrebbe trattarsi d'una guarentigia dell'integrità del Regno rumeno, giacché né la Rumania chiede una tale guarentigia, né l'Austria-Ungheria sarebbe disposta a stipularla, né la Germania l'ha promessa, né converrebbe all'Italia d'assumere un tale impegno che non le sarebbe facile a tenere e che sarebbe d'altronde unilaterale. Quello che importa fare per ora, salvo sempre il di lei avviso, si è che l'Italia affermi anch'essa l'intenzione pacifica e conservatrice che guidò e inspirò le stipulazioni del 30 ottobre 1883 e se ne renda partecipe e solidale, e nel tempo stesso si apra l'adito a stipulazioni per un'azione effettiva comune se questa sia resa necessaria dagli eventi e consigliata dal comune interesse.

Così almeno ho giudicato la situazione. L'E. V. vedrà se e fino a qual punto questo giudizio concordi col suo proprio.

Se il progetto è approvato, si potrà procedere alla firma in Roma, o in Vienna, a scelta dell'E. V.; e in Roma o Bucarest, secondoché sarà convenuto fra V. E. e il ministro rumeno.

Questo rapporto è consegnato in piego chiuso, all'indirizzo personale di

V. E., a un corriere di Gabinetto austriaco, e le sarà rimesso o fatto rimettere da codesto ambasciatore austro-ungarico barone de Bruck, il quale fu incaricato dal conte Kalnoky di rimetterle pure, per l'opportuno esame, il progetto di redazione e di sentire e quindi riferire il di lei avviso in proposito.

Le sarò grato, signor ministro, se vorrà farmi segnar ricevimento di questo rapporto.

(l) -Non pubbl1cato. (2) -Non si pubblica. Il testo definitivo del 15 maggio è ed !n A.F. PRIBRAM, The Secret Treaties oj Austria-Hungary 1879-1914, New York, Howard Fertlg, 1967, vol. I, pp. 84-88 e, fra gl1 altri, in G. VoLPE, L'Italia nella Triplice Alleanza ( 1882-1915), M!lano, ISPI, 1939, pp. 108-111.
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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. s. N. Pera, 13 aprile 1888, ore 12,10.

Le grand vizir m'a prié de remercier V. E. du démenti catégorique que j'ai été autorisé à donner au sujet de la nouvelle du prétendu envoi de nos troupes à Suez (2).

(l) -Da ACS, Carte Cr!sp!. (2) -T. 502 del 12 aprile, non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 515. Roma, 13 aprile 1888, ore 20.

A la suite d'une demande que le Sultan du Maroc nous avait faite avant les événements de l'année passée et dont nous avions cru, après l'avoir admise, devoir différer la réalisation, trois officiers italiens vont se mettre à la disposition du gouvernement shériffien pour travailler à la création d'un arsenal et à d'autres études militaires. Ils arriveront à Tanger le 17 de ce mois. J'ai chargé notre ministre à Tanger de donner tous les détails à son collègue britannique, le priant d'en informer le Foreign Office. Je vous prie cependant d'en donner directement avis à lord Salisbury qui verra, sans doute avec plaisir la préférence que le Sultan du Maroc a donnée à cette occasion à notre armée (1).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Londra, 14 aprile 1888, ore 23,50 (per. ore 2,30 del 15).

J'arrive de Hatfield House, où j'ai passé la nuit dernière. Dans le cours de nos conversations, Salisbury m'a dit à plusieurs reprises qu'il espérait vivement que V. E. approuverait son avis relativement à Massaua (télégramme à V. E. du 12 courant) (3).

Il a ajouté que si, contrairement à son désir, V. E. croyait devoir abandonner Massaua, la dite ville devrait etre immédiatement réoccupée par la Turquie, afin qu'elle ne tombàt entre les mains de la France ni de la Russie. M'ayant fait remarquer, au sujet des désavantages qu'offre Massaua, que ce n'était lui qui aurait conseillé au gouvernement italien l'occupation de ce port, je l'ai prié de m'indiquer toute autre sphère d'action où l'activité italienne aurait pu s'exercer. Sa Seigneurie a passé en revue plusieurs projets sans s'arreter ni en conseiller aucun. Il m'a confirmé de la manière la plus catégorique que l'Angleterre avait renoncé à toute entreprise au Soudan. Dans le cours de l'entretien je l'ai sondé, aussi délicatement que possible, sur l'état de choses aux Indes. Il m'a répondu que pour le moment il ne s'attendait à aucun acte hostile de la Russie en Asie et que d'ailleurs il avait fait fortifier la frontière de façon à ne devoir rien craindre de ce còté.

(l) -Cfr. n. 20. (2) -Ed. in L'Italia tn Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, clt., pp. 6-7. (3) -Cfr. n. 14.
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IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. S. N. (1). Let Marefià, 14 aprile 1888 (per. il 19 giugno).

Facendo seguito al mio rapporto del 24 marzo u.s. (2), di cui qui unisco copia, mi pregio rimettere all'E. V. traduzione di un'altra lettera del Re Menelik datata dal campo di Debra Tabor il 18 Magabiet 1880 (ossia 27 marzo 1888 del nostro calendario) giuntami qui oggi stesso (3).

Da quanto scrive Re Menelik risulterebbe che il R. governo stava per concludere la pace con S. M. l'Imperatore Giovanni di Etiopia. Credo che in questo momento la situazione di Re Menelik coll'Imperatore sia molto difficile e compromessa. Prego quindi l'E. V. inviarmi il più sollecitamente possibile, se già non fu fatto, istruzioni per rispondere al Re e tranquillizzarlo.

Col corriere che mando domani al campo del Re mi sono limitato a scrivergli che attendevo lettere dal R. governo da Assab e che come giungevano avrei risposto alla Sua lettera (4).

20

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 876. Londra, 17 aprile 1888, ore 0,35 (per. ore 6,25).

J'ai fait à Salisbury la communication contenue dans le télégramme de

V. E. du 13 courant (5), relativement à l'envoi au Maroc de trois officiers

In una lettera a La Greca datata Let Maref!à 10 giugno 1888 Antonelli aggiungeva: «Questo anno in fondo non possiamo dire che ci ha traditi: ma bisognerà pensare per l'avvenire affinché la sua condotta sia un po' meno incerta e dubbia di quello che fu finora. Fino all'ultimo giorno non ha mosso un passo senza essere autorizzato a farlo dall'Imperatore e siccome continuerà cosi ancora per l'avvenire è necessario almeno fissare altri accordi almeno verbali per essere sicuri delle mosse decisive ».

italiens, appelés pour la création d'un arsenal. En réponse, Sa Seigneurie m'a chargé de remercier V. E. pour cette communication «et de vous exprimer la satisfaction qu'il éprouve pour l'heureux choix fait par l'Empereur du Maroc ».

(l) -Inviato da Antonell1 a La Greca, commissario civile ad Assab, con l'incarico di farlo pervenire a Crispi. Ed. in LV 66, p. 324 e in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 23. (2) -Ed. in LV 66, pp. 319-320 (3) -Non s! pubblica, cfr. LV 66, p. 325. (4) -Si pubblicano qui alcuni brani di una lettera di Antonell1 a Crispi, datata Let Marefià 3 maggio 1888, ed. in L'Italia in Africa, Etiopia, Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 28-30: «Nella convenzione di ottobre firmata con Sua Maestà vi è un articolo che pone la condizione al Re Menelik di inviare un suo rappresentante in Assab per ritirare le armi che il Governo di S. M. 1l Re d'Italia gli donava... Considerando poi attentamente la condotta di Menelik in questo ultimo periodo di tempo dobbiamo venire alla conclusione che se non fu a noi ostile, fu però incertissima e tale da non darci nessuna seria garanzia che veramente avrebbe mantenuto i patti conclusi... Quello che io proporrei, lo ripeto, non sarebbe altro che l'esecuzione dei patti firmati: se Menelik vuole i fucili che mandi in Assab un suo agente per ritirarli. Ciò facendo oltre che contentiamo il Re avremmo il tempo di meglio studiare la sua condotta verso di noi, e di assicurare sempre più che quanto fu promesso sarà fedelmente mantenuto».

(5) Cfr. n. 17.

21

IL TENENTE COLONNELLO GOIRAN AL CAPO DI STATO MAGGIORE, COSENZ (l)

L. PERSONALE. Berlino, 17 aprile 1888.

Ho fatto un resoconto al nostro ambasciatore sul mio appuntamento con Bismarck, di cui ritengo necessario informare in via confidenziale V. E.

Ho esposto al cancelliere che la situazione finanziaria dell'Italia non le consente di sostenere senza difficoltà le spese militari collegate alla Triplice Alleanza, e che alla fin fine è nell'interesse di tutte e tre gli Stati di accelerare una soluzione per passare ad un successo radicale che renderebbe possibile un parziale disarmo. Gli ho fatto in particolare presente che entro il 1889 l'organico delle forze armate della Triplice Alleanza supererà quello della Francia, il che dovrebbe permettergli di intraprendere una guerra con grandi possibilità di successo, ma a partire da quel momento, grazie al sistema di riorganizzazione attuato dalla Francia, l'organico del suo esercito supererà quello del nostro, ed allora non potremo più passare all'offensiva senza correre rischi.

Il signor Bismarck è rimasto molto colpito da quella considerazione «Ciò è vero -mi ha detto -, ma come provocare delle azioni ostili? I francesi si sottraggono, gli incidenti di frontiera non turbano il loro sangue freddo, la polemica sulla stampa anziché provocarli li mette maggiormente sull'avviso; evidentemente essi temono un trabocchetto. Tra l'altro occorrerebbe ottenere una guerra in modo tale da far sembrare che sia stata la stessa Francia a provocarla. Inoltre ci sono ancora la Russia che si comporta con molta circospezione, e l'Inghilterra, che per l'Egitto è capace di qualsiasi sciocchezza ».

Ho colto allora l'occasione favorevole per esporre l'idea suggeritami da V. E. Il Re non si reca a Parigi per l'esposizione, poi, improvvisamente lo invitano a recarsi a Strasburgo per assistere ad una parata. Il presidente del consiglio dei ministri lo consiglia di accettare questa proposta: la notizia di questo viaggio mette in agitazione Parigi nel momento di ebrezza dell'esposizione e getta la scintilla nella polvere. Abbiamo notizie del tutto attendibili che il generale Boulanger vuole la guerra. Dobbiamo solo dargli il pretesto per iniziarla, affinché assuma [su di sé] la responsabilità.

Se la guerra scoppierà nel momento delle celebrazioni del centesimo anniversario della rivoluzione francese, la Russia sarà meno propensa ad intervenire. «L'idea non è cattiva, -ha risposto il signor Bismarck -ma conviene rifletterei sopra ».

(l) Ed. !n R. MORI, La politica estera di Francesco Crispi (1887-1891). Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1973, pp. 265-266 e prima in Krasnji Archiv, vol. 87 (1938), pp. 79-80.

22

L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 245/111. Madrid, 18 aprile 1888 (per. il23).

Ho l'onore di qui unito trasmettere un articolo in cifra ed una lettera particolare diretta all'on. Damiani sottosegretario di Stato (l).

ALLEGATO ANNESSO CIFRATO

Ayant appris les nouvelles difficultés creees par l'Angleterre à la réunion de la conférence, j'ai cru à propos de demander à mon collègue britannique ce qu'il en était réellement. Il m'a répondu qu'en craignant toujours d'etre joué au sujet des concessions commerciales, il a demandé au mnistre d'Etat à etre assuré que le Maroc avait effectivement accepté de traiter de ces concessions dans la conférence. Le ministre d'Etat a répondu que ceci était entendu, mais il m'a paru comprendre que cette réponse n'a pas suffi pour dissiper les doutes et les soupçons de sir Clare Ford.

Je ne serais donc pas étonné de voir encore une fois tout mis en question, et la conférence ajournée à une époque indéterminée. La méthode que le Cabinet de StJames a suivie en mettant en avant, une à la fois, ces objections, laisse supposer de plus en plus chez ce Cabinet le désir de se dégager d'une affaire qui ne lui offre pas un intérét immédiat suifisant, et pourrait le mettre toutefois dans la nécessité de se ranger ouvertement contre la France. Les observations que je fais ici ne cadrent pas avec les informations que V. E. a Teçues encore dernièrement de Londres, mais je ne puis pas m'abstenir de les soumettre à son appréciation, car, si l'attitude de l'ambassadeur d'Angleterre est conforme aux intentions de son gouvernement, sur celles-ci il n'y a pas à se méprendre.

23

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

L. Roma, 19 aprile 1888.

Ho ricevuto la sua del 12 corrente (2) con racchiuso progetto di accessione al trattato di amicizia e di alleanza del 30 ottobre 1883 fra le Loro Maestà l'Imperatore d'Austria Re d'Ungheria ed il Re di Romania. Ho rassegnato a S. M. il Re nostro Augusto Sovrano i documenti relativi ed il suddetto progetto, e son lieto annunziarle che ne ottenni la reale approvazione.

In conseguenza di ciò le acchiudo i pieni poteri con i quali V. E. è autorizzata a firmare, insieme al plenipotenziario austro-ungarico, il citato atto di accessione.

Approvo che il conte Kalnoky dia comunicazione a Berlino delle nostre stipulazioni. Scriverò poscia a Curtopassi perché lo partecipi al governo rumeno,

e mi riserbo di rimettere i pieni poteri al nostro ministro a Bucarest per la firma del trattato relativo. Questa lettera ed i pieni poteri le saranno trasmessi per mezzo di un corriere di Gabinetto austriaco.

(l) -La lettera a Damiani manca. (2) -Cfr. n. 15.
24

IL TENENTE COLONNELLO GOIRAN AL CAPO DI STATO MAGGIORE, COSENZ (l)

L. PERSONALE. Berlino, 22 aprile 1888.

Farò ancora pervenire a V. E. un dettagliato rapporto (2) sui risultati della mia missione, ma prima di abbandonare Berlino ritengo opportuno riassumere alcune impressioni personali, che V. E. apprezzerà, e alcuni dati che mi sembrano di fondamentale importanza.

Ritengo che noi dovremo rinunciare al diritto di occupare l'Albania. L'Austria non si fida di noi e vuole per sé libertà d'azione sulla sponda orientale dell'Adriatico. Essa comprende benissimo che se riuscissimo ad insediarci in questa regione, noi potremmo in qualsiasi momento delle trattative di pace, oppure dopo la rottura dell'alleanza, contrastare la sua politica. Noi dovremo anche deciderci ad inviare due corpi d'armata con artiglieria, ma questa concessione non ci costerà nulla, poiché avevamo già deciso in passato di farla. In cambio sono certo che se noi insistessimo potremmo spuntarla sul problema del casus toederis, ottenendo che ci venga riconosciuto il nostro diritto di partecipare alla guerra, in quanto ciò corrisponde ai nostri interessi.

E' questo tra l'altro un problema che esula dall'ambito delle nostre competenze tecniche e che la nostra diplomazia può risolvere a nostro favore. Io non potrò portare sino in fondo la questione, poiché sia a Vienna che a Berlino si sono rifiutati di condurre trattative proprio col pretesto della incompetenza.

Ho comunque notato in ogni caso che a Vienna si desidera la guerra meno che a Berlino. L'asprezza delle parole di Kalnoky a questo proposito mi ha profondamente colpito, e mi è parso che si sia fatto beffa di noi quando gli parlai con molta insistenza del nostro fermo desiderio di partecipare alla guerra, anche nel caso in cui non fossimo tenuti a farlo.

Sono pure stato colpito dall'asprezza con cui il cancelliere austro-ungarico si è categoricamente e definitivamente opposto alle nostre intenzioni circa una possibile occupazione in Albania.

In generale ritengo che l'Austria non abbia fiducia in noi, ed ho osservato che a Berlino diffidano dell'Austria non meno che della Russia. Ciò è dovuto al fatto che entrambe le Corti imperiali considerano l'alleanza da diversi punti di vista. L'Austria la considera una combinazione diretta contro la Rus

sia, mentre la Germania la considera una combinazione diretta contro la Francia. E proprio in ciò risiede la causa del perché i nostri punti di vista coincidono maggiormente con quelli della Germania.

Questa differenza nella determinazione degli scopi dell'alleanza spiega perché a Vienna si nota un sentimento di simpatia per la Francia, mentre a Berlino si nutre analogo sentimento per la Russia.

Tra l'altro mi pare di aver potuto accertare una tendenza comune in entrambe le Corti, vale a dire la ferma intenzione di condurre una guerra soltanto quando lo richiederanno gli interessi di entrambi gli Imperi, e di evitare tutto ciò che potrebbe condurre ad essa nell'interesse esclusivo dell'Italia. Mi sembra :che sarà per noi molto difficile poter provocare una guerra solo per i nostri interessi.

Debbo aggiungere che a Vienna, specialmente presso il conte Kalnoky, esiste inoltre una specie di amore sentimentale e filantropico per la pace. Ho notato che in entrambe le capitali, quando io tentavo di far accettare una qualsiasi delle nostre proposte, mi mandavano da Erode a Pilato.

Con queste persone occorre fare un gioco molto accorto, poiché altrimenti potremmo essere facilmente abbindolati.

Secondo le istruzioni di V. E. ritornerò in Italia senza transitare da Vienna.

Passerò attraverso la Svizzera, assolvendo nelle Prealpi e nelle Alpi marittime la missione supplementare che V. E. mi ha affidato.

(l) -Ed. In MoRI, La politica estera di Francesco Crispi, clt., pp. 266-268 e prima In Krasnyi Archiv, vol. 87 (1938), clt., pp. 80-81. (2) -Non rinvenuto nell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. La missione di Golran si era conclusa con la stipulazione il 14 aprile di una convenzione militare per il trasporto delle truppe. Cfr. Die Grosse Politik der Europiiischen Kabinette 1871-1914, vol. VI, Berlino, 1922, n. 1319.
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IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE S.N. Bucarest, 23 aprile 1888, ore 14,02.

Ministre d'Autriche est venu me donner lecture du projet de notre traité d'accession et il l'a remis ensuite au ministre des affaires étrangères qui se trouvait par hasard, le priant de le soumettre à S. M. le Roi Charles. Mon collègue m'a annoncé de la part du comte Kalnoky que je recevrai incessamment l'instrument et les pleins pouvoirs. Je crois de mon devoir porter ce qui précède à la connaissance de V. E.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 948. Londra, 26 aprile 1888, ore 4,55 (per. ore 8,35).

Ayant fait remarquer aujourd'hui à Salisbury que dans son télégramme à Ford 21 courant il n'avait pas fait mention de la question de l'intégrité Maroc, Sa Seigneurie m'a dit que ce télégramme n'avait d'autre but que de répondre aux dernières propositions de Moret lesquelles étaient inadmissibles. Salisbury a ajouté que jusqu'à présent il n'avait donné aucune instruction à Ford sur la question intégrité mais elle n'en serait pas moins soulevée et discutée par l'Angleterre au sein de la conférence; meme dans le cas où le représentant de la France se crut obligé de se retirer l'Angleterre déclarerait qu'elle s'engagerait la premiére à respecter le territoire marocain (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 574. Roma, 26 aprile 1888, ore 12,30.

Toutes les suppressions demandées par lord Salisbury (2) ont été faites. Je me conformerai à la meme réserve dans la révision des autres documents qui se réfèrent indirectement à la meme question. Je dois cependant remarquer que plusieurs passages impliquant satisfaction du gouvernement britannique pour notre occupation de Massaua figurent dans les Blue Books et sont déjà connus. Il ne faudrait donc pas que ce sentiment semblàt atténué outre mesure dans une publication où chacun voit que notre intéret le voudrait nettement exprimé. Je crains plus un excès de prudence qu'un peu plus de franchise.

28

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. CONFIDENZIALE 579. Roma, 26 aprile 1888, ore 22,15.

L'ambassadeur de Turquie à Rome vient d'etre appelé subitement à Constantinople. Il semblerait que le Sultan veuille lui confier de nouveau les fonctions de gouverneur de Crete, dans lesquelles il est plus que douteux que Photiades, comme il le sent lui-meme, puisse rendre encore des services à son gouvernement. Quoi qu'il en soit, sa présence à Rome était une garantie de bons rapports entre l'Italie et la Turquie. Si le gouvernement impérial n'a pas d'objections, nous verrions avec plaisir M. de Radovitz s'employer pour que Photiades nous reste dans l'intéret de l'accord entre la Turquie et notre groupe de Puissances (3).

((l) Questo telegramma fu comunicato all'ambasciata a Madrid con T. 581 pari data.

(2) -Salisbury aveva chiesto di sopprimere del passi dl alcuni documenti nel Libro Verde 60 relativo a Massaua. La richiesta era stata trasmessa da Catalani con T. 940 e R. 637/327 del 25 aprile, non pubblicati. (3) -Cfr. n. 33.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 582. Roma, 26 aprile 1888, ore 23,55.

Ambassadeur du Roi à Paris télégraphie (l) que, à ce qu'on annonce, M. Goblet présenterait prochainement un projet de loi relatif aux rapports entre la France et la Tunisie. Ces rapports seraient établis sur les bases de la réciprocité et les produits tunisiens au lieu d'etre soumis aux tarifs généraux, ne payeraient que le trois pour cent à l'entrée en France. Le général Menabrea se réserve d'entretenir M. Goblet à ce sujet. En attendant on peut observer que, en vertu du traité de 1868, l'Italie aurait droit à tous les avantages. L'Angleterre ayant conclu avec la Tunisie un traité de commerce contenant des dispositions analogues à celles du nòtre, il nous serait utile de connaitre l'avis du gouvernement anglais à ce sujet. J'attends que vous m'informiez (2).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 967. Londra, 27 aprile 1888, ore 18,42 (per. ore 6 del 28).

Se l'E. V. desidera pubblicare nel Libro Verde il documento n. 549, Salisbury la prega soltanto di far sostituire alle parole: «il governo della Regina era lieto» le parole «il governo della Regina non era in minimo grado malcontento » o altro simile. Sua Signoria mi ha ripetuto or ora che le relazioni fra l'Inghilterra e la Turchia sono molto tese e voler togliere al Sultano qualsiasi pretesto di recriminazione.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (3)

T. CONFIDENZIALE 592. Roma, 28 aprile 1888, ore 23,30.

Des raisons parlementaires m'obligent impérieusement de présenter sans délai le Livre Vert sur Massauah (4) sans en avoir préalablement soumis au gou

vernement britannique les épreuves d'aprés l'engagement pris par mes prédécesseurs et auquel j'aurais, cette fois aussi, voulu me conformer rigoureusement. Vous pouvez cependant rassurer Salisbury sur les suites d'une infraction qui n'est qu'apparente. Nous avons en effet supprimé sans hésitation tout ce qui, directement ou indirectement, aurait impliqué l'existence d'un accord ou d'une entente quelconque avec l'Angleterre et avec l'Egypte. Nous finissons par ne rien dire de plus que les Blue Books; nous disons peut-etre moins. Il m'a semblé qu'il valait mieux abonder en prudence que de procurer le moindre mécontentement à lord Salisbury, et j'aime mieux qu'on puisse nous reprocher des lacunes qu'une indiscrétion. Je vous autorise à donner lecture de ce télégramme à lord Salisbury et de prier Sa Seigneurie d'excuser une exception que les circonstances rendent nécessaire et que j'ai entourée de toutes les garanties propres à le rassurer (1).

(l) -T. 953, pari data, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 36. (3) -Ed. in M. ToscANo, Storia dei trattati e politica internazionale, vol. I, Parte generale, Torino, Giappichelli, 1963, p. 117. (4) -Il Libro Verde 60 era stato presentato al Parlamento Il 24 aprile.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

CIRCOLARE. Roma, 28 aprile 1888.

Nell'assumere la direzione della politica estera, mi è sembrato opportuno che anche per la corrispondenza telegrafica fosse fatto uso della lingua patria, ed ho in conseguenza ordinata la formazione di un cifrario italiano.

Essendo questo ora compiuto, mi affretto a trasmetterle un primo esemplare, portante il n. 2 della serie K, che è destinato a sostituire quello attualmente in uso presso codesto ufficio, n. 24 della serie H, che ella potrà intanto conservare in archivio fino a nuova disposizione.

Del K n. 2 saranno provviste tutte le R. ambasciate e legazioni in Europa, nonché le agenzie diplomatiche in Sofia e Cairo. Esso potrà andar in vigore tostoché mi sarà pervenuto un suo telegramma di ricevuta.

Accoglierò volentieri quelle proposte di aggiunte o di miglioramenti che mi potranno essere presentate dai signori agenti diplomatici, epperò ella può formare di esse un elenco che vorrà a suo tempo comunicare a questo ministero (2).

(l) -Catalani rispose con T. del 1o maggio, non pubblicato, di aver fatto la comunicazione prescritta a Salisbury il quale lo aveva incaricato di ringraziare Crispi, nel cui operato aveva piena fiducia. (2) -Nigra rispose con T. 1065 del 7 maggio: «M! congratulo con lei per questa memorabile riforma. Inauguro la nuova corrispondenza cifrando di mia mano nella lingua di Dante: "Viva il Re, viva l'Italia"».
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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 978. Costantinopoli, 29 aprile 1888, ore 20,20 (per. ore 21,10).

Radowitz m'a demandé si je savais qu'il avait été chargé de faire savoir à la Porte que V. E. désire garder Photiades pacha à Rome (1). J'ai répondu que je n'avais reçu aucun avis de Rome. Je prie V. E. de me télégraphier ce que je dois répondre pour le cas très probable où je serai interpellé à ce sujet par le ministre des Affaires Etrangères que je dois voir demain lundi (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 601. Roma, 30 aprile 1888, ore 16,30.

Nous aimerions garder Photiades que nous connaissons et qui constitue une garantie du maintien des bons rapports entre les deux pays. J'aurais craint cependant qu'une parole de notre initiative parut suspecte. Si vous ètes interrogé dites du bien de Photiades que vous savez très considéré à Rome, mais cela comme de vous mème et en ignorant ce dont Radowitz est chargé.

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L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 264/124. Madrid, 1° maggio 1888 (per. il 9).

Ho l'onore di qui unito trasmettere all'E. V. un articolo in cifra.

ALLEGATO. ANNESSO CIFRATO.

Le ministre d'Etat ne cache pa.s sa mauvaise humeur au sujet des difficultés que le gouveanement britannique lui a créé dans l'affaire de la conférence. M. Moret attend le retour prochain du ministre des affaires étrangères du Maroc à Tanger pour voir s'il y a encore possibilLté de donner à l'Angleterre plus amples satisfactions, mais il n'a pas grand espoir à ce sujet et il envisage dès à présent la nécessité d'abandonner le projet de conférence. M. Moret m'ayant exprimé, à cet égard, l'idée qu'il devra exposer dans une circulaire aux gouvernements les motifs de cet abandon, en laissant au pays qui a fait les difficultés la responsabilité de l'insuccès, j'ai cru à propos de déconseiller

cette constatation, lors meme que les faits étant connus par tous les représentants étrangers ici paraitraient indéniables. La sagesse et l'habileté dont il faut s'inspirer dans les cas difficiles devaient le dissuader d'une démarche superflue au point de vue des rélations extérieures de l'Espagne et peut-étre nuisible à la politique intérieure du Cabinet; il ne serait que trop regrettable que d',autres pudssent constater que l'échec de la conférence, au lieu de venir des prétentions françaises, viendrait des demandes insatisfaisables de l' Angleterre. Il aura,it certainement valu beaucoup mieux que de part et d'autre on se fUt expliqué, dès le commencement, sur ce que l'Angleterre comprenait dans la demande de concessions commerciales, on ne l'a pas fait et lil serait aujourd'hui oiseux de rechercher sur qui la responsabilité tombe; on en arriverai't à des récriminations réciproques dont s'amusemient surtout ceux qui ont voulu voor dans l'issue de cette affaire maroclliine, un peu trop grossie à mon avis, la première épreuve de la solidité de l'entente des puissances de la Méditerranée. Il m'a paru que M. Moret n'a pas été insensible aux considérations que dans cet ordre d'idées je lui soumettaus afin de la persuader à continuer ses efforts pour amener la conférence à se réunir. Ayant constaté chez plusieurs des mes coJlègues l'idée que M. Ford met beaucoup du sien en voulant tout déterminer d'avance, de peur d'encourtr une responsabilité trop lourde pour lui, j'ai pu m'apercevoir que M. Moret croit au contradre que l'ambassadeur ne fait que suivre strictement les instructions de Londres. M. Green à Tangoc suivrait, en effet, également une ligne de conduite conduisant à faire échouer le projet de conférence. Je considère cet étllit de choses comme des plus facheux; nous ne pouvons certainement pas empecher qu'entre l'Espagne et l'Ang1leterre existent des méfiances rancuneuses, que des incidents secondaires, mais fréquents, entretiennent entre les deux pays. Le nom de Gibraltar vient des deux còtés sur les lèvres; toutes les fois qu'un dissentiment se produit on a ici le sentiment que l'Angleterre ne désire pas le rétablissement de la position politique de l'Espagne au meme degré que peut le désirer l'Italie. A éviter aussi l'explosion de pareils sentiments, qui ne seraient certainement pas de nature à fortifier la conviction dans la solidité de l'entente des Etats de la Méditerranée, je suis d'avis qu'il faut tacher d'éviter que la malheureuse affaire marocaine ne reste embourbée. Dans sa phase actuelle, la po!Ltique de M. Moret en Espagne en semit tellement discréddtée qu'il faud~ait de longtemps renoncer à lui trouver un continuateur; ceci peut ne pas avoir pour d'autres les mèmes conséquences que pour l'Italie, dont la politique est engagée dans les questions de la Méditerranée dans une voie où ses insuccès marquent les succès de la France. Dans un ordre d'idées purement informatif, je dois faire connaitre à V. E. que, depuis plusieurs semaines, M. Ford a reçu l'instruction de s'entendre avec ses collègues d'Allemagne et de France au sujet des concessd.ons commerciales demandées collectivement dans le temps par les trois puissances au Maroc. Mon collègue d'Allemagne ayant demandé des instructions, celles qui lui ont été envoyée:s de Berlin ne sortent pas des généralités.

(l) -Cfr. n. 28. (2) -Per la risposta cfr. n. 34.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1015. Londra, 3 maggio 1888, ore 15,20 (per. ore 19,20).

En conformité des ordres de V. E. du 27 avril (l), j'ai demandé la méme journée l'avis du gouvernement anglais relativement au projet de loi que

M. Goblet se propose présenter aux Chambres pour une modification des arrangements de douane entre la France et la Tunisie. La question ayant formé l'objet d'étude sérieuse au Foreign Office le sous secrétaire d'Etat m'a dit aujourd'hui ce qui suit: «Il ne semble pas au gouvernement anglais qu'il puisse faire d'objections sur la question d'accorder libre entrée ou de diminuer les droits d'entrée sur les produits tunisiens importés en France, attendu que

l'entrée entre ce pays et la France est maintenant réglée par des dispositions administratives et non par des stipulations conventionnelles; mais le cas des produits étrangers importés en Tunisie est tout à fait différent. L'article 7 de la convention en vigueur entre l' Angleterre et la Tunisie du 19 juillet 1875 prescrit: « qu'aucun droit ou bail élévé soit imposé sur l'importation des produits ou des manifactures des deux parties contractantes dans le territoire de l'autre sans etre également étendu aux produits, ou manifactures analogues de tout autre pays » ce serait par conséquent une violation manifeste de la dite convention si les droits sur les produits français, importés à Tunis, fussent soit abolis soit diminués sans qu'un tel privilège ne fut étendu sur les articles analogues des produits et des manifactures anglaises.

(l) Cfr. n. 29.

37

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 639. Roma, 4 maggio 1888, ore 16,15.

V. E. connait parfaitement notre traité de commerce avec la Tunisie resté en vigueur meme après le protocole de Rome du 25 janvier 1884. L'article 9 du dit traité nous assure de la manière la plus formelle le traitement de la nation la plus favorisée en matière d'importation d'exportation et de transit. Nous ne saurions par conséquent faire d'objections aux avantages que la France pourrait obtenir de la Tunisie en faveur de son commerce particulier avec la Régence, ces avantages nous étant de plein droit acquis pour notre propre commerce. Je prie toutefois V. E. de vouloir saisir la première occasion pour faire pressentir à M. Goblet notre pensée à ce sujet. Je vous prie de vouloir, en attendant, me faire parvenir des renseignements plus précis à l'égard des modifications qu'il s'agirait de porter au régime actuel.

38

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T SEGRETO S. N. [Bologna], 5 maggio 1888, ore 15.

On m'avertit que l'escadre française se rendra elle aussi à Barcelone pour inauguration exposition (1). Je pense que pour conserver à la fete son caractère politique, il faudrait combiner l'arrivée simultanée des flottes alliées. Je prie V. E. de faire des démarches dans ce sens auprès de Kalnoky et de me faire connaitre au plus tòt leur résultat afin que puisse en télégraphier à Londres et prendre ici les dispositions nécessaires (2).

(l) -La notizia proveniva da Tornielli (T. 1032 del 4 maggio, non pubblicato) ed era stata inviata da Damiani a Crispi a Bologna con T. 646 dello stesso 5 maggio, ore 9,35. (2) -Per la risposta cfr. n. 39.
39

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. S. N. Roma, 6 maggio 1888, ore 6,24.

Voici télégramme de Nigra, arnve en ce moment (2): « Kalnoky m'informe que l'escadre austro-hongroise est déjà partie et qu'elle sera a Barcelone le onze. Celle de l'Angleterre doit y arriver vers le 15. Dès lors impossible de faire coincider l'arrivée des trois flottes. D'ailleurs Kalnoky, tout en appréciant les motifs de la suggestion de V. E. craindrait les suites de son exécution attendu que la France l'interpréterait comme une démonstration hostile provoquante. Toutefois il pense qu'on pourrait convenir le départ simultané des escadres italienne et austro-hongroise, et cette dernière pourrait, accompagnée par quelques vaisseaux italiens, visiter les ports. Nigra».

40

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 685. Roma, 8 maggio 1888, ore 18,30.

Vous pouvez rassures le mustekar du ministre des affaires étrangères (3). Les escadres d'Italie, Angleterre et Autriche-Hongrie paraitront devant Barcelone dans un but amicai envers l'Espagne et nullement hostile envers qui que ce soit à l'occasion de la présence de la Reine Régente dans la dite ville.

41

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Berlino, 8 maggio 1888, ore 18,41.

Le secrétair:e d'Etat vient de me dire qu'il semblerait à propos que les chefs d'escadres italo-austro-anglaises qui se rendront à Barcelone à l'occasion de l'exposition reçussent instruction de marquer parmi les officiers de ces escadres un esprit de cameraderie conforme au groupement des alliances, et cela d'autant plus en présence des nombreux navires de guerre qui représen

6_ Documenti Diplomatici -Serle II -Vol. XXII

teront la France. Le commandant de la frégate cuirassée allemande le « Kaiser » a été instruit dans ce sens. Le comte de Bismarck a aussi fait cette suggestion à mon collègue britannique qui en a informé confidentiellement lord Salisbury.

(l) -Il mittente del telegramma non è indicato. Con ogni probab1Utà Crlspi si trovava a Bologna. (2) -Nigra risponde al n. 38. (3) -Tuglnl aveva comunicato con T. 1059 del 7 maggio: «Le mustekar du mlnistre des affalres étrangères est venu aujourd'hul, dimanche, me dire, en vole prlvée, que, d'après des lnformatlons recues de Photlades pacha, l'Italle, l'Angleterre, l'Autrlche-Hongr!e et l'Espagne se proposeraint de faire une démonstration navale en faveur du statu quo dans la Méditerranée par la réunlon de 60 cuirassées. Cette nouvelle a surprls le Sultan, qui ne s'expllque pas l'opportunlté d'une semblable mesure ».
42

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 9 maggio 1888, ore 12.

In risposta al telegramma di V. E. di jeri sera (l) ella può assicurare il conte di Bismarck che noi daremo tosto istruzioni al comandante la R. squadra in senso analogo a quelle date al comandante del «Kaiser ». Soggiunga però che converrebbe fare identici uffici presso il governo austro-ungarico, vincendo le incertezze del conte Kalnoky, incertezze che noi non abbiamo saputo superare qualche dì fa quando gli proponemmo che la squadra imperia! regia apparisse unita alla nostra a Barcellona (2). Pare che il Kalnoky tema della Francia. V. E. può cogliere anche questa occasione per osservare al segretario di Stato che a Vienna non ci sembra di trovare la confidenza e la cordialità che troviamo a Berlino (3).

43

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T.s. N. Bucarest, 9 maggio 1888.

J'ai signé acte d'accession et confié au courrier autrichien notre exemplaire, qui sera remis probablement demain soir à V. E.

44

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Berlino, 10 maggio 1888, ore 16,24 (per. ore 18,10).

La parte principale del telegramma a me diretto jeri da V. E. (4) concepita in senso analogo a quanto ella disse pure a Solms, venne la sera stessa comunicata telegraficamente all'ambasciatore dì Germania a Vienna. Il suggerimento del segretario di Stato era già stato dato a Vienna come a Roma ed a Londra. Il principe Reuss ricevette ora istruzioni di insistere presso Kal

noky, acciocché la squadra austro-ungarica si unisca a Barcellona in uno spirito di fratellanza dimostrativa alle navi da guerra delle Potenze amiche ed alleate. Per ciò che riguarda il minor grado di confidenza e cordialità che noi incontriamo a Vienna in paragone di quanto troviamo a Berlino, conviene -mi fu detto -ricercarne le cause, non in una mancanza di buon volere ma nella individualità del Kalnoky, proclive ai dubbi ed alle esitazioni.

(l) -Cfr. n. 41. (2) -Cfr. nn. 3R P 3R. (3) -Per la risposta cfr. n. 44. (4) -Cfr. n. 42.
45

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 10 maggio 1888, ore 19,20.

Il conte di Bismarck ha espresso il parere che gli ufficiali delle nostre squadre che si recano a Barcellona dovrebbero mostrare, nei loro rapporti, una cordialità ed intimità rispondenti al buon accordo dei loro governi. I rappresentanti germanici a Londra ed a Vienna hanno avuto istruzioni di parlare in quel senso (l). La prego di voler fare analoghi ufficii e di telegrafarne l'esito (2).

46

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S.N. Vienna, 12 maggio 1888, ore 15,30 (per. ore 17,30).

Kalnoky concorda pienamente con V. E. e col principe di Bismarck (3) perché gli ufficiali delle squadre alleate mostrino nei loro rapporti l'intimità che tesiste tra i rispettivi governi. Provvederà acciocché istruzioni in questo senso siano spedite al comando della squadra austro-ungarica.

47

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALISSIMO S. N. Londra, 13 maggio 1888.

J'ai fait auprès de Salisbury les démarches que V. E. m'a commises par son télégramme du 11 courant (3). Sa Seigneurie m'a répondu ce qui suit «J'ai expliqué avec les plus amples détails dans une lettre au due de Edimbourg les relations existantes entre les gouvernements anglais et italien ed S. A. Royale

agira en conséquence. Je ne pourrais pas envoyer d'ordres formels sous forme officielle puisque il est fort difficile de maintenir le secret d'instructions devant passer par les mains de plusieurs personnes qui ne sont pas des diplomates. Si par hasard de telles instructions devaient se publier il y aurait à craindre des embarras diplomatiques ».

(l) -Cfr. nn. 41 A 44. (2) -Per le risposte cfr. nn. 46 e 47. (3) -Cfr. n. 45.
48

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. PERSONALE RISERVATISSIMO S. N. (l) Roma, 14 maggio 1888, ore 16,30.

Il colpo della riunione delle flotte alleate nel Mediterraneo è mancato (2), né credo convenga che ritornando da Barcellona la nostra e l'austriaca procedano unite.

Sarebbe inopportuno poi che la squadra austriaca apparisse nei nostri porti facendo parte della medesima il « Tegethoff » e la Custoza ». Il sentimento nazionale potrebbe esserne offeso. L'Austria non ha il buon senso di farci dimenticare il suo passato e con le sue dimostrazioni cattoliche e coi suoi ricordi militari lavora al rovescio di quello che dovrebbe. Il paese ha fede in me per le mie origini politiche, ma io non devo abusare della mia posizione né mettere in pericolo una popolarità senza la quale non potrei mantenere intatti l'accordo e la cordialità fra i due governi .

V. E. che è maestro nell'arte di capire e di far capire, saprà certo valersi nel miglior modo di queste mie considerazioni presso il conte Kalnoky (3).

49

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE S.N. Vienna, 15 maggio 1888, ore 11,45.

Atto d'accessione fu firmato oggi da Kalnoky e da me.

50

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Vienna, 15 maggio 1888, ore 16 (per. ore 18,20).

Ho domandato a Kalnoky di pregare l'Imperatore di far rimandare ad altra occasione la visita della squadra austro-ungarica ai porti italiani (4). Dissi

mano.

schiettamente a S. E. che una tale visita in questo momento poteva produrre due inconvenienti. In primo luogo i navigli che ricordano le nostre disfatte avrebbero potuto dar luogo ad incidenti che il governo del Re avrebbe senza dubbio energicamente repressi ma che era preferibile evitare, essendo indispensabile che nulla venga ad alterare l'accordo esistente fra i due paesi. In secondo luogo, la visita poteva eccitare le suscettibilità della Francia inutilmente o dannosamente. Kalnoky apprezzò queste ragioni ed oggi stesso ne parlerà all'Imperatore per gli ordini occorrenti. Considero la visita come rimandata e i desideri di V. E. soddisfatti. Io non fui mai entusiasta della dimostrazione navale e credo che dobbiamo astenerci da ogni provocazione, preparandoci invece all'azione rapida ed energica quando sia necessaria. Deplorando, al pari di lei, le dimostrazioni clericali ... (l) l'amministrazione austro-ungarica ha grande torto, ma quanto ai ricordi, l'Austria imita le altre Potenze, mettendo ai suoi bastimenti da guerra i nomi delle vittorie e dei vincitori. Ora, per nostra sventura e per ... (l) dei nostri comandanti le sue vittorie in questi ultimi tempi sono quelle riportate sopra di noi. Invidio sinceramente all'Austria Tegethoff. Se noi ne avessimo avuto uno, le piazze delle nostre città sarebbero coperte di rostri e di statue. Auguro alla nuova Italia che possa anch'essa incidere sulla prora delle sue navi nomi gloriosi quanto quello ma contemporanei e non soltanto dei tempi passati.

(l) Minuta autografa eccetto l'ultimo periodo che è stato cancellato e riscritto da altra

(2) -Cfr. n. 39. (3) -Per la risposta cfr. n. 50. (4) -Risponde al n. 48.
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IL CONSOLE A GERUSALEMME, SOLANELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI(2)

R. 100/27. Gerusalemme, 15 maggio 1888 (per. il 27).

Ho l'onore di segnare ricevuta della riverita circolare qui in margine descritta (3), e, giusta le istruzioni con essa impartitemi, non mancherò di astenermi, sino a nuovi ordini di V. E., da qualsiasi pratica in favore dell'associazione nazionale per soccorrere i missionari cattolici italiani, il di cui Comitato centrale, residente in Firenze, mi dirigeva in effetti, addì 7 marzo ultimo un caloroso invito a cooperare per la diffusione, in ispecie tra i nostri nazionali, degli intenti della società, sia personalmente sia costituendo comitati e collettori pel fine desiderato.

Vigilerò poi con ogni attenzione alle pratiche che potessero effettuare membri o delegati della stessa associazione per indagarne lo scopo, apponendomi nel miglior modo che potrò se risultasse che da quella istituzione sono avversati direttamente od indirettamente i sentimenti o gli interessi nazionali.

Posso per ora informare l'E. V. su questo argomento che, nel corrente del mese decorso, ebbi occasione di parlarne in genere col missionario incaricato

della segreteria particolare di questo patriarca latino, nazionale, noto per la sua avversione alle patrie istituzioni, il quale mi fece comprendere di non apprezzare troppo gl'intenti della società poiché li stimava contrari ai voleri del Sommo Pontefice ed ai veri interessi della religione: soggiungeva poi aver saputo dal reverendo don A. Belloni, fondatore e direttore degli orfanatrofi cattolici di questa provincia che la società di cui si tratta gli aveva accordato un sussidio di lire 250 facendogliene sperare un ulteriore e più rilevante.

(l) -Gruppo indecifrato. (2) -Da ACS, Carte Crispl. (3) -Si tratta della circolare riservata 24 del 17 aprl!e, non pubbllcata.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI BRASILIANO, SILVA

T. 716. Roma, 17 maggio 1888, ore 10,15.

Gouvernement italien félicite monarchie américaine de sa nouvelle conquete (1). La loi humanitaire et libérale qui gagne un million et démi de citoyens fait plus pour la grandeur de l'Empire, que la guerre la plus glorieuse.

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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 280/188. Costantinopoli, 18 maggio 1888 (per. il 25).

Oggi S. M. il Sultano ha ricevuto in udienza privata, dopo la cerimonia del Selamlik, il barone di Calice, che parte domani in congedo.

Durante il colloquio, il Sultano ha ripetuto all'ambasciatore d'Austria-Ungheria quanto fosse ognora vivo in lui il desiderio di veder risoluta senza ulteriore indugio la quistione bulgara, che è oggi l'oggetto delle sue più gravi preoccupazioni, e che sperava tuttavia che il governo austro-ungarico prendesse l'iniziativa di una proposta intesa a raggiungere lo scopo in discorso.

S. E. l'ambasciatore ha risposto che il compito gli sembrava oltremodo arduo, attesoché bisognerébbe che la soluzione da proporsi fosse gradita da tutte le Potenze, dalla Turchia e dai bulgari, e che nel medesimo tempo impedisse il ristabilimento del predominio della Russia nel principato. Ora l'Austria-Ungheria non saprebbe come fare per escogitare un ritrovato, che dovrebbe possedere la virtù di appagare così varii e cozzanti desiderii. Nel corso del suo dire il barone di Calice ha lasciato intendere, in modo affatto accademico, che Invano si aspetterebbe dall'Austria-Ungheria un'iniziativa in questo senso; e

che, a parere del conte Kalnoky, era da preferirsi che le cose bulgare rimanessero nello stato di calma, quale essa regna nell'odierna situazione politica.

Con questo linguaggio il barone di Calice ha inteso di rispondere alla richiesta fattagli dal Sultano per ottenere che il gabinetto di Vienna formulasse una proposta di definizione per la vertenza bulgara, e di cui è cenno nel mio rapll'Orto n. 212/144 del 23 decorso aprile (1).

(l) Allude all'abollzione della schiavitù in Brasile.

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L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1181. Barcellona, 22 maggio 1888, ore 22 (per. ore 6 del 23).

Escadre autrichienne, qui avait ordre quittant Barcelone de se diriger par deux divisions, une à Spezia l'autre à Genes, a reçu controrde. Ambassadeur d'Autriche m'a dit que ce contrordre a été donné sur le désir que vous avez fait exprimer à Vienne (2). Mon collégue me dit que surtout après ce contrordre il serait à désirer que le départ simultané d'ici des escadres des deux pays se fasse avec une certaine solennité significative. Il en a déjà parlé à notre amiral; mais celui-ci m'a fait des objectio~s d'ordre technique au sujet de la navigation de concert de deux escadres, sans que les arrangements nécessaires aient été pris d'avance. L'amiral m'a fait en outre observer que le contacte avec la flotte française avait adouci, au lieu d'aigrir, les sentiments réciproques. Une démonstration de notre part, non provoquée par les procédés des français, détruirait l'effet pacifique de le détente de ces derniers jours.

J'admets dans une certaine mesure le bien fondé de ces observations mais je crains un froissement à Vienne, si nous ne ourdions rien dans le sens suggéré par l'ambassadeur d'Autriche.

Je lui ai dit de proposer quelque chose, mais il ne sait pas quoi proposer. Je suggère que les deux escadres partent le meme jour par divisions alternées une italienne et une autrichienne; au large chacune prendra sa route, le départ aura lieu probablement le 24. Si· V. E. a des instructions à me donner qu'elle me les envoie sans retard (3).

(l) -Di questo rapporto si pubblicano qui i passi seguenti «Egli quindi lo pregava di voler suggerire al governo austro-ungarico di prendere l'iniziativa di formulare una proposta pratica a questo riguardo ... [ciò] aveva fatto nascere nell'animo del barone di Calice il dubbio che Sua Maestrà più che seguire l'impulso spontaneo della sua volontà, fosse stata forse spintadagli ambasciatori di Russia e di Francia a fare una simile mossa, quasi come un primo tentativo per trascinare il Sultano a decretare Io sfratto del principe Ferdinando. Ora in tale ipotesi 11 barone di Calice ha pensato che sarebbe assai utile se, senza mostrare di avere subodorata la cosa, l'Austria insieme alle tre Potenze si adoprassero occorrendo a sfruttare a loro vantaggio quella mossa. Questa era propizia occasione per cercare di attirare il Sultano dalla parte del nostro gruppo... Nel confidarmi quanto precede 11 barone di Calice mi ha soggiunto che l'idea del Sultano non gli sembrava in se stessa tale da fare sperare qualche pratico risultato». (2) -Cfr. nn. 48 e 50. (3) -Crispi rispose con T. urgente del 23 maggio « J'ai fait part du télégramme de V. E. d'hier au soir à mon collègue de la marine. n va donner des instructions dans le sens que vous avez suggéré; seulement !es escadres italienne et austro-hongroise devraient partir de Barcelone non pas par divisions alternées mais par divisions simultanées ».
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 755. Roma, 25 maggio 1888, ore 20,15.

Domenica partiranno da Barcellona le due flotte italiana ed austriaca, divise in due squadre, ciascuna composta di una divisione italiana e di una divisione austriaca. La prima squadra farà scorta d'onore a S.A.R. il duca di Genova. La dimostrazione d'amicizia acquisterebbe maggior valore qualora alla detta squadra si unisse la nave germanica che trovasi a Barcellona. Prego

V. E. di voler vedere d'urgenza il segretario di Stato e procurare possibilmente che ordini in quel senso siano dati in tempo utile (1).

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L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 290/142. Barcellona, 25 maggio 1888 (per. il 30).

Ricevetti il dispaccio al quale oggi ho l'onore di rispondere (2), il giorno stesso in cui dovetti partire da Madrid per recarmi in questa città ad incontrare S.A.R. il duca di Genova. Al seguito della Regina reggente non è venuto a Barcellona S. E. il ministro degli Affari Esteri, sicché io non ebbi ancora la occasione d'incontrarmi con lui e di sapere con precisione se i messi spediti dal signor Diosdado alla corte dello Sceriffo del Marocco abbiano diggià compiuto il viaggio, o dato in qualsiasi modo conto dell'incarico loro affidato.

Era da aspettarsi che, allargandosi il programma della conferenza tanto da introdurvi le questioni commerciali come principale soggetto delle trattative, s'incontrerebbero esitazioni e resistenze per parte del governo marocchino. Per vincere siffatte resistenze che a Madrid si speravano appianate con il ritorno a Tangeri di Sid Mohammed Torres, e che pare sussistessero invece ancora, il signor Diosdado deve avere spedito un messaggio al Sultano.

I negoziati con le potenze maggiormente interessate a questo affare, si trovarono infatti per ultimo incagliati dalle insistenti domande inglesi, tendenti ad accertare che la parte relativa ai commerci avrebbe, nel programma della conferenza, l'importanza e lo sviluppo necessari per raggiungere scopi pratici

ed efficaci. Sostanzialmente, alla Spagna che andava ripetendo all'Inghilterra che il Marocco si dimostrerebbe docile e pieghevole ai consigli che gli sarebbero dati dal Gabinetto di Madrid, il governo inglese rispondeva aver già più volte sperimentato il valore delle promesse marocchine e di semplici promesse non volersi accontentare, essere mestieri che un impegno preciso, assoluto e tale da non poter essere disdetto dal Sultano, si pigliasse, in guisa che serie concessioni commerciali risultassero essere il corrispettivo delle concessioni che al Marocco si farebbero nella materia delle protezioni.

Si comprende che il signor Moret, stretto da questo linguaggio, non volendo ancora darsi vinto e rinunziare alla speranza di poter riunire la conferenza, abbia affidato al signor Diosdado l'incarico che questi deve aver compiuto mediante l'invio di messi speciali alla Corte sceriffiana. Si lusinga, a parer mio, a torto il signor Moret di giungere, in tempo prossimo, a riunire la conferenza. Nella situazione presente, nessun imminente pericolo minaccia la situazione del Marocco, e ciò basta perché il governo di Londra rifugga dal prendere parte ad una trattativa internazionale dalla quale potrebbero nascere per lui impegni politici. Egli non disdice quelli già risultanti da precedenti situazioni, ma si adopererà con ogni mezzo, e sovra tutto con i mezzi indiretti, ad evitare di dover prenderne dei nuovi e più precisi.

Ebbi già da parecchio tempo l'occasione di chiamare l'attenzione del

R. governo sovra questa posizione, verso la quale si comprendeva che l'affare marocchino si avviava. Nello stato presente delle cose, io opino che convenga omettere qualunque passo dal quale potrebbe riuscire palese che l'insuccesso del progetto spagnuolo di una conferenza che doveva avere un fine politico, è completo e definitivo. Un tacito aggiornamento della trattativa sembra a me il miglior modo di uscire dalla presente difficoltà. Il mettere in evidenza che la conferenza non si potè riunire in conseguenza delle difficoltà suscitate dal Gabinetto di Londra, andrebbe direttamente contro lo scopo politico che da noi, in questo affare, si avea in mira.

(l) -De Launay rispose con T. 1210 del 26 maggio «Il segretario di Stato mi fa sapere questamattina che ordini nel senso desiderato da V. E. furono Impartiti al comandante della nave tedesca in Barcellona. Ma potrebbe darsi che la nave abbia già lasciato quel porto prima di ricevere avviso d! cui trattasi ». (2) -D. 12827/92 del 10 maggio, non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI (l)

T. 776. Roma, 30 maggio 1888, ore 22,15.

Telegrammi 28 (2) poco intellegibili. Comunque, giudicando esservi stata offesa, richiegga energicamente soddisfazione adeguata. Colga occasione per ottenere soluzione questione Kisimaio con cessione incondizionata, oppure pro

p. 78.

tettorato. Non comprendo cessione alle condizioni accettate Inghilterra per Mombasa, poiché suppongono esistenza società assuntrice oneri, né consta che nostra società esista Nave partirà tosto per avvalorare sue pratiche. Indicherò nome giorno partenza. Non risparmi telegrafo.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, serie storica, vol. II, Oceano Indiano, tomo II, Documenti relativi a Zanzibar e al Benadir ( 1884-1891), a cura di C. Giglio, Roma, Poligrafico dello Stato, 1967,

(2) T. 1222 e T. 1227, non pubblicati: offesa recata all'Italia dal Sultano di Zanzibar che ha rifiutato di ricevere una lettera di Re Umberto.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 777. Roma, 30 maggio 1888, ore 23,18.

Mi riferisco al rapporto di codesta ambasciata 10 aprile (1). Noi abbiamo consentito a trattare con Vulcovich per un accordo italo-bulgaro in materia commercio e navigazione, credendo che si avverassero i fatti accennati nel rapporto stessa R. ambasciata 31 gennaio n. 20 (2), essere cioè imminente conclusione di simili accordi anche fra Bulgaria da un lato e Turchia, Inghilterra ed Austria-Ungheria dall'altro. Ma ora sono informato da codesta stessa ambasciata e da Sofia che l'accordo turco-bulgaro non fu concluso anzi fra Turchia e Bulgaria hanno luogo rappresaglie doganali; so poi da Sofia che l'Inghilterra, se pure ha mai avuto intenzione di concludere non vi persiste più e che l'Austria-Ungheria attende per farlo che vi sia a Sofia un governo riconosciuto dall'Europa con cui si possa trattare. In tale stato di cose per tutelare interessi commerciali, quali sono i nostri in Bulgaria, non possiamo esporci, concludendo pei primi un trattato di commercio e di navigazione, a compiere un atto al quale può essere assegnato un significato politico che non è nelle nostre intenzioni. Ella però vorrà attribuire col signor Vulcovich l'indugio alle disposizioni del patto propostoci le quali, essendo differenti da quelle che per consueto si consacrano nei trattati, abbisognano di particolare studio (3).

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IL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (4)

T. 1253. Zanzibar, 31 maggio 1888, ore 7,25 (per. ore 19).

Mi venne riferito che il console inglese chieda Kisimaio Sultano di Zanzibar per conto Inghilterra.

(l) -Non pubblicato. (2) -Non pubblicato nel vol. XXI della serie II. (3) -Questo telegramma fu comunicato alla legazione a Sofia con T. 778 pari data. (4) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, clt., p. 83.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 781. Roma, 31 maggio 1888, ore 11,15.

L'ambasciatore di Sua Maestà a Parigi telegrafa (l) che il ministro degli Affari Esteri francese ha trasmesso all'Inghilterra il testo della convenzione Suez approvato previa modificazione dal Sultano ed accettato dalla Francia. Confidiamo che, prima di dare esplicitamente sua approvazione, lord Salisbury vorrà, per le varianti introdotte, sentire il Gabinetto italiano come già fece per il testo presentato a Costantinopoli (2).

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IL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

T. 1261. Zanzibar, 31 maggio 1888, ore 19 (per. ore 21,30).

Esposi verbalmente al Sultano di Zanzibar riparazione che governo italiano domandava. Ho fatto possibile affinché prendesse immediatamente spontanea risoluzione piuttosto che attendere d'esservi forzato. Ha promesso solamente risposta per domani sera. Sultano di Zanzibar obbedisce agli ordini dell'Inghilterra, Germania, perciò vedo difficile soluzione avanti arrivo nave.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (4)

T. 786. Roma, 31 maggio 1888, ore 20,30.

L'incaricato d'affari d'Inghilterra ha dato oggi comunicazione al sottosegretario di Stato di un telegramma del Foreign Office che accenna a rottura

(-4) Ibid., p. 78.

seguita fra nostro console a Zanzibar e quel Sultano e continuata nonostante larghe soddisfazioni date ?J console. Il telegramma aggiunge che il nostro console reclama cessione territorio, e che, a parere del governo britannico meglio varrebbe che non insistessimo per evitare complicazioni coi rappresentanti europei allo Zanzibar e difficoltà con gli indigeni.

Prego V. S. di far conoscere subito a lord Salisbury, prendendo occasione della fattaci comunicazione, che il Sultano di Zanzibar ha offeso gravemente l'Italia e che la riparazione verbale fattaci non è sufficiente. Il console reclamerà riparazione scritta ed in pegno di buon volere l'effettuazione della cessione di Kisimaio fattaci dal predecessore del Sultano attuale sino dal 20 ottobre 1886, come risulta da verbale che possediamo. L'offerta di Kisimaio e della regione circostante fu spontanea, come risulta dalla serie 84 (l) da cui ella può trarre utili informazioni. La nostra accettazione rimane sempre riservata ed abbiamo certezza che dalla Germania, posseditrice di vasti territori circostanti, non si faranno ostacoli. Speriamo che l'Inghilterra, da parte sua, non ne sollevi, poiché su quella costa vi è posto per tutti. V. S. mi telegraferà risultati suo colloquio con Salisbury (2). Soggiungo per sua informazione che una nostra nave si reca sui luoghi.

(l) -T. 1247 del 30 maggio, non pubblicato. (2) -Per la risposta cfr. n. 63. (3) -Ed. in L'Italia tn Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 84.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1264. Londra, 1° giugno 1888, ore 2,35 (per. ore 6).

Risposta al telegramma di V.E. d'oggi (3) Salisbury mi comunicherà domani testo emendamenti della Porta alla convenzione Suez. Prima di darvi la sua approvazione e di rispondere alla Francia Sua Signoria desidera ottenere il parere dell'E. V. e di entrare in uno scambio d'idee col governo del Re. Appena riceverò la comunicazione di Salisbury avrò l'onore di telegrafarle (4). Il nobile lord mi ha detto che, salvo i suggerimenti di lei, egli avrebbe l'intenzione di dichiarare che non ha difficoltà di accettare le modificazioni turche. Sua Signoria non mi ha fatto cenno, né da quanto sembra terrà conto delle proposte del vice segretario di Stato che ebbi cura di telegrafare ieri a V. E. in modo confidenziale (5).

(l) -Allude a una delle serie del documenti a stampa che venivano inviati ai rappresentanti all'estero. (2) -Cfr. n. 67. (3) -Cfr. n. 60. (4) -T. 1274, del 2 giugno, non pubblicato. (5) -T. confidenziale 1286 del 31 maggio, di cui si pubblica 11 passo seguente: «J'al été prévenu que le sous-secrétaire d'Etat a conse1llé à Sa Selgneurie de dlfférer son adhésion jusqu'à ce que la France n'alt mis à exécution tous !es articles de l'accord récemment stipulé relativement au protectorat anglais et français sur la cote Somali »
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE 789. Roma, .1° giugno 1888, ore 17,15.

Da notizie pervenuteci dall'Abissinia abbiamo motivo di credere che i francesi abbiano chiesto al Negus la cessione delle seguenti località situate nella regione di Zula: Ras Amoti, Gazoti ed Hasoti. Pare inoltre che i francesi cerchino adescare Negus con facilitazioni in quella parte dell'Harrar che è contestata a Re Menelik. Questo atteggiamento più che ambiguo poco dopo una convenzione di disinteresse tra Inghilterra e Francia a riguardo all'Harrar, conferma la doppiezza del governo della Repubblica che il suo telegramma di ieri (l) mostra già manifesta all'Inghilterra e prova l'intenzione della Francia di prepararsi estesa influenza su quella parte di Africa, contrariamente agli interessi inglesi e nostri. Voglia di ciò avvertire lord Salisbury, invitandolo a coadiuvarci contro i disegni della Francia. Soggiunga a Sua Signoria che da parte del Negus continuano le proposte di pace, ma che dubitiamo siano pretesto a guadagnar tempo onde provvedere armi che potrebbero anche venire da Obock o dall'Harrar. Voglia esplorare su tutto ciò le intenzioni di lord Salisbury e indagare ciò che voglia fare nell'interesse comune. Usi massima segretezza, onde nulla trapeli dal Foreign Office finché una risoluzione sia stata presa (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 791. Roma, 1° giugno 1888, ore 18,45.

Ricevetti suo rapporto 24 (3) relativo importazione transito armi munizioni nell'interno dell'Africa. Purché la convenzione sia accettata dalla Francia, consento alle proposte inglesi come sono formulate nella nota di lord Salisbury. Osservo ad ogni buon fine che il divieto si deve riferire al commercio fatto da consueti trafficanti non alle somministrazioni di armi e munizioni che per scopo di comune difesa uno dei contraenti facesse a popoli o sovrani suoi al.:

leati. Tenga presente tale osservazione ed ove creda necessario ed opportuno la faccia nota a lord Salisbury. Vedremmo volentieri che la convenzione, ormai matura per consenso unanime dei tre Stati interessati, fosse sollecitamente conclusa nella forma più spedita. All'occorrenza ella me ne comunicherebbe telegraficamente il testo (1).

(l) -Non rinvenuto. Mancano nel fondo ambasciata a Londra i telegrammi riservati in 1artenza del periodo marzo-dicembre 1888. (2) -Cfr. n. 71. (3) -Non pubblicato
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY (2)

T. 794. Roma, 1° giugno 1888, ore 22,40.

Una rottura è avvenuta al Zanzibar tra il console di Sua Maestà e il Sultano che avendo prima rifiutato ricevere letteri reali vi rispose poi in modo poco conveniente. Riparazione è stata chiesta ed accordata, ma verbale ed insufficiente. Il console reclamerà riparazione scritta diretta a S. M. il Re ed in pegno di buon volere l'effettuazione della cessione di Kisimaio e regione circostante fattaci dal predecessore del Sultano attuale. V. E. ricorda che la Germania si dimostrava indifferente a tale cessione. Voglio credere che tale atteggiamento non siasi mutato e sia anzi per esserci favorevole. Voglia esprimersi in tal sensq col segretario di Stato e farmi conoscere suo pensiero (3).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE 1278 bis. Londra, 2 giugno 1888, ore 6 (per. ore 10,45).

Sulte à mon télégramme d'hier soir (4). Je viens à l'instant d'avoir une conversation très confidentielle avec Salisbury au sujet de Zanzibar. Il m'a

dit avoir déjà télégraphié au consul d'Angleterre pour avoir des informations . .Je lui ai répondu que je désirerais connaitre sa pensée intime et non celle du consul. Alors Sa Seigneurie m'a dit ce qui suit: « Voici en quelques mots le fond de ma pensée: prenez sur le continent tout le territoire de Zanzibar que vous désirez, je ne m'en soucie guère, mais priez M. Crispi de ne rien faire qui puisse désorganiser l'Empire, car s'il frappait le Sultan, l'Empire s'écroulerait. Il ne faut rien faire contre lui; il faut au contraire avoir des menagements. Je n'ai pas encore fait allusion à l'envoi du navire. Sauf ordre con~raire de V. E., mon intention serait de prier Salisbury d'user de son influence auprès du Sultan pour effectuer cession du territoire faite par son prédécesseur à l'Italie. Je prie V. E. de vouloir bien me faire avoir si c'est possible ses instructions avant huit heures du soir (1).

(l) Cfr. 11 seguente passo del T. 1399 di Catalani del 12 giugno: «Ho l'onore di partecipareall'E. V. traduzione progetto di dichiarazione per limitare importazione armi, che lo ho negoziato col vice segretario di Stato. Una grave malattia di quest'ultimo ha cagionato ritardo. Sarebbe assai difficile indurre Salisbury ad accettare in modo assoluto n principio che la restrizione si debba riferire al commercio fatto dai privati e non alle somministrazioni d'armi dei governi contraenti, attesoché l'intento dell'Inghilterra è impedire la Francia d'estendere sua influenza in Africa col dono di armi. È stato necessario inserire un protocollo con cui le tre Potenze si obbligano a non mettere l'Harrar sotto il loro protettorato. Tale articolo è chiesto dalla Francia che teme dell'Italia ».

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit. p. 79.

(3) -Per la risposta cfr. n. 79. (4) -T. 1278 partito da Londra alle 2,23 del 2 giugno, non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. URGENTE 800. Roma, 2 giugno 1888, ore 18.

Assurez lord Salisbury que nous ne pousserons pas les choses aux extrèmes (2). Nous n'avons aucun désir de réduire le Sultanat à la ruine. Nous ne voulons qu'une réparation morale et la cession du territoire que nous avait offert le prédécesseur du Sultan actuel. Cela obtenu, nous contribuerons de notre mieux à consolider le Sultanat. Nous comptons donc sur l'appui moral de l'Angleterre qui nous trouvera, là aussi, associés à elle dans un but de conservation et d'ordre.

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IL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

T. 1287. Zanzibar, 2 giugno 1888, ore 18,15 (per. ore 20.30).

Sultano fece scuse per iscritto. E' pronto salutare bandiera nazionale; rifiuta cessione; disposto entrare trattative per contratto solamente al termine del Ramadan ovvero al termine del sedicesimo giorno. V.E. dia istruzioni (4).

(Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo Il, cit. p. 86.
(l) -Cfr. n. 68. (2) -Risponde al n. 67. (4) -Cfr. n. 73.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (l)

T. URGENTE 801. Roma, 2 giugno 1888, ore 18,45.

Rispondo suo telegramma odierno relativo convenzione Suez (2). Voglia ringraziare lord Salisbury sua cortese preventiva comunicazione. Sugli emendamenti proposti dal governo turco non vogliamo fare obiezioni, poiché i nostri maggiori interessi sostanzialmente sono salvi. Possiamo bensi fare qualche osservazione segnatamente circa le modificazioni arrecate all'articolo 8, le quali attribuendo la presidenza della riunione dei rappresentanti delle Potenze ad un commissario speciale nominato a tale effetto dal governo ottomano o subordinatamente ad un commissario egiziano facoltativo mettono detta riunione in balia della Porta che potrà differirla a suo piacere. Nelle aggiunte all'art. 9 vorremmo soppresse le parole «au besoin ». Ad ogni modo, ripeto, non vogliamo far obiezioni di dettaglio laddove la sostanza non è mutata; con ciò intendiamo far cosa grata a lord Salisbury, a cui l'autorizzo a dar comunicazione del presente telegramma.

71

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1302. Londra, 2 giugno 1888, ore 22,30 (3).

N'étant pas à méme de voir Salisbury cet après-midi, je lui ai communiqué par lettre particulière et très-confidentielle la substance du télégramme de

V. E. d'hier au soir (4) au sujet des menées de la France en Abyssinie. Sa Seigneurie vient de m'envoyer un billet très-confidentiel de la téneur suivante: «Nous n'avons aucune information analogue à celle parvenue à M. Crispi. Les français se montrent certainement désireux d'empécher l'importation des armes et nous n'avons aucune connaissance qu'ils aient manqué aux promesses

qu'ils nous ont données sur ce point. Je ferai faire des enquetes là-dessus. J'espère avoir ce soir l'occasion de revenir sur le meme sujet. J'ai prèparé un promemoria relativement à l'accord à trois pour la restriction de l'importation des armes.

(l) -Ed., con varianti, In LV 62, pp. 38-39; ibid., pp. 43-46 l! progetto di convenzione propostodal governo ottomano. (2) -Cfr. n. 63, nota 4. (3) -Manca l'indicazione del giorno e dell'ora di arrivo. (4) -Cfr. 64.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, E AL MINISTRO A TANGERI, CANTAGALLI

T. 803. Roma, 2 giugno 1888, ore 23,20.

Ambassadeur britannique à Madrid vient de télégraphier au Foreign Office que le gouvernement espagnol a communiqué au gouvernement marocain les conditions auxquelles Angleterre subordonne son intervention à la conférence. L'acceptation du Sultan étant, d'après Moret, presque certaine, celui-ci propose réunion conférence le 25 courant. Lord Salisbury n'ajoute cependant pas trop de foi aux promesses du Maroc, ayant été informé de Tanger que les instructions données au plénipotentiaire marocain lui prescrivent de traiter la question des protections et de discuter les autres seulement d'une manière académique. Sa Seigneurie ne répondra pas à la proposition espagnole de réunir la conférence. Il se peut que cette décision soit modifiée à la suite de nouvelles assurances parvenues de Madrid au Foreign Office au sujet de l'action promise par le Maroc. Je tiens ces [nouvelles] de l'ambassade du Roi à Londres (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI

T. 806. Roma, 2 giugno 1888, ore 23,30.

Nave da guerra « Provana » ebbe ordine recarsi immediatamente costì dal Mar Rosso, con istruzione mettersi sua disposizione. Insista per cessione. Inghilterra appoggerà nostro diritto.

V. -E. ciò che mi pareva poter presagire circa la riunione della conferenza per gli affari del Marocco. Il due corrente ricevetti, mentre io [ero] ancora trattenuto in Barcellona per assistere alla inaugurazione del monumento a Cristoforo Colombo, il telegramma di V. E. con il quale mi venivano comunicate notizie a lei pervenute da Londra e che con i miei apprezzamenti sembravano non concordare. Appena di ritorno qui, mi abboccai con i miei colleghi e con il signor Moret. Non tardai a convincermi che nelle cose da me scritte il 25 maggio, non avea nulla da correggere o da rettificare >>.

7 -Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

(l) -Le notizie contenute in questo telegramma erano state comunicate da Catalani con i T. 1252 e 1263, rispettivamente del 31 maggio e lo giugno. non pubblicati. Queste notizie furono cosi commentate da Tornielli con R. 327/162 del 10 giugno: «Il 25 dello scorso mese scrissi a
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1292. Londra, 3 giugno 1888, ore 3,15. (per. ore 8,30).

Le télégramme de V.E. relatif à Zanzibar (l) m'est arrivé trop tard pour en parler hier au soir à Salisbury. Tout en me confirmant ce qu'il m'avait dit la veille, Sa Seigneurie a ajouté ce qui suit: «Si j'ai prié M. Crispi d'user tous les ménagements possibles pour le Sultan de Zanzibar, c'est par ce que l'opinion publique en Angleterre verrait avec regret que le Sultan fut en butte à des mauvais traitements et la presse montrerait ressentiment contre le gouvernement italien, ce que je voudrais éviter à tout prix ». En rappelant tout ce que les journaux ont écrit contre Bismarck lorsque l'Allemagne a imposé son traité au prédécesseur du Sultan, je me vois obligé à reconnaitre la justesse des prévisions de Sa Seigneurie. Le chargé d'affaires d'Angleterre a été chargé d'une communication à ce sujet. Je n'ai pas encore fait allusion à l'envoi du navire prévoyant que cette nouvelle pourrait produire fiì.cheuse impression sur Salisbury.

Je lui en parlerai lundi prochain en lui donnant communication du télégramme de V. E. de ce soir.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE 809. Roma, 4 giugno 1888, ore 12.

La notizia di manovre francesi in Abissinia ci venne dal Negus stesso che parlando ad Hamman, recatosi a trovarlo in Adua, disse avergli i francesi chiesto, nella regione di Zula, Ras Hamoti, Gazoti ed Hasoti, delle quali località le parlai già nel precedente mio telegramma (2). E' molto verosimile che le trattative fra i francesi ed il Negus siano state praticate dal padre Colbeaux il quale è colà con altri preti sotto pretesto di missione religiosa (3).

(l) -Cfr. n. 68. (2) -Cfr. n. 64. (3) -Catalani comunicò con T. confidenziale riservato del 4 giugno: «J'ai de nouveau hier soir amené la conversation avec lord Sal!sbury sur !es intrigues de la France en Abyssinie. Sa Seigneurie s'est encore montrée incrédule en me disant qu'il ne concevait pas que la France puisse soulever des embarras à l'Ital!e dans la dite région ».
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. CONFIDENZIALISSIMO RISERVATO S. N. Londra, 5 giugno 1888, ore 5.

J'ai trouvé Salisbury assez inquiet. Il est venu à ma rencontre en me disant: «Que faites vous a Zanzibar? Je reçois télégrammes sur télégrammes portant qu'une grande agitation règne dans le pays. On y a répandu le bruit que l'Angleterre était d'accord avec l'Italie. Cela n'est vrai qu'à demi. Je vous ai dit confidentiellement que je ne voyais pas d'inconvénient si l'Italie s'établissait sur la cote. Je vous ai aussi prié de ne pas bouleverser le pays ~ (2).

J'ai répondu à Sa Seigneurie que je ne doutais pas que son consul n'avait exagéré l'état des choses. A l'appui de mes paroles, je lui ai fait prendre lecture du texte du télégramme de V. E. 2 courant (3), commençant par les mots «Assurez lord Salisbury etc. ~. Ce télégramme a paru tranquilliser Sa Seigneurie qui m'a prié d'en remercier V. E., mais ses inquiétudes ont repris, lorsque je lui ai annoncé l'envoi du navire. Il m'a chargé de prier V. E. d'arrèter, si c'etait possible, le navire sur sa route. Il m'a fait la récapitulation des dangers d'une démonstration hostile de l'Italie. D'abord, si le Sultan perdait son prestige, son gouvernement s'écroulerait. Ensuite, les sujets anglais, surtout les missionaires, dont il y a grand nombre au Zanzibar, feraient beaucoup de bruit dans la presse et au Parlement. Au moment du différend avec l'Allemagne, le Sultan avait adressé un appel à la nation anglaise. En dernier lieu il y avait à craindre que la France, laquelle était toujours sur le qui vive ne profitàt du desarroi pour réclamer elle aussi du territoire. J'ai répondu à Salisbury que j'ignorais si V. E. était à temps d'arreter notre navire, mais que jétais sur que V.E. ferait tout son possible pour etre agréable à Sa Seigneurie. Cependant dans le cas où le gouvernement du Roi ne ferait pas d'intimidations au Sultan, Sa Seigneurie devait me promettre qu'il épouserait notre cause et userait de son influence pour nous faire rendre justice. L'engagement pris par le prédécesseur du Sultan devait ètre exécuté. Sa Seigneurie me déclara qu'il se chargerait de se faire notre intermédiaire, dès qu'il aurait lu les documents et examiné la question. Il a résumé sa pensée de la maniére suivante: «Il faudrait obtenir le territoire sans faire du bruit ~ (4).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, clt. pp. 86-87.

(2) -Cf~. n. 67. (3) -Cf~. n. IlA.

(4) Per la risposta cfr. n. 88.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO 1325. Londra, 5 giugno 1888, ore 6,50 (per. ore 13,10).

J'ai remis à Salisbury une copie du télégramme de V. E. relatif au canal de Suez (1). Sa Seigneurie m'a chargé de faire agréer à V. E. ses plus vifs remerciements. Il a ajouté qu'il reconnaissait la justesse des observations de

V. E. et partageait ses idées, mais en meme temps il m'a fait remarquer « qu'il avait déjà livré inutilement bataille pour les soutenir » et qu'il croyait qu'il n'y a rien à fa.ire.

Le fait est qu'il ne désire pas se mettre mal en ce moment avec la Porte d'autant plus que l'importance de ces amendements est plus apparente que réelle et ne peut porter de conséquences. Par suite il prie V. E. de les accepter de meme qu'il les a acceptés (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 819. Roma, 5 giugno 1888, ore 12,15.

R. console Zanzibar telegrafa (3) console inglese aver ricevuto istruzioni lasciar libero Sultano disporre suoi possessi, ma non appoggiare nostra azione. Attendiamo informazioni esatte da V.E. (4).

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1332. Berlino, 5 giugno 1888, ore 18,30 (per. ore 19,15).

Oggi soltanto segretario di Stato poté darmi risposta riguardo al telegramma di V.E. 1° giugno (5). Egli m'incarica di ringraziarla di tale comunicazione. Senza entrare nel merito della nostra vertenza col Zanzibar, S. E. mantiene quanto mi disse e che da me fu riferito nel mio rapporto serie politica

(oì T. 1319, pari ctata, non pubb:icato.
n. -4300 del 10 novembre 1886, cioè che la Germania non ha diritto alcuno da invocare sopra Kisimaio, località la quale, con un territorio circostante di 10 miglia inglesi, appartiene infatti al Sultano di Zanzibar che può disporne come gli aggrada; se quel Sovrano vuole dunque farne libera cessione nulla si opporrebbe. Il conte Bismarck aggiunse che se non abbiamo ancora scambiato idee a questo proposito col Gabinetto di Londra sarebbe opportuno di farlo, Inghilterra avendo garantito dominio Sultano ed avendo grande interesse come la Germania a che il medesimo conservi il prestigio in quelle regioni. Segretario di Stato emise anche talune considerazioni conformi a quelle svolte nel mio rapporto 4343 del 19 febbraio 1887 per quanto riflette un appoggio eventuale per una cessione di Kisimaio, appoggio che la Germania non potrebbe prestare viste le relazioni da essa stabilite col Zanzibar.
(l) -Cfr. n. 70. (2) -Pe;· la risposta cfr. n. 80. (4) -Cfr. n. 90. (5) -Cfr. n. 66.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 823. Roma, 6 giugno 1888, ore 1,15.

Je réponds à votre télégramme de ce jour (l) sur convention pour canal de Suez. Désireux de maintenir l'accord avec l'Angleterre, j'accepte les amendements ottomans camme lord Salisbury les a acceptés.

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IL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. 1335. Zanzibar, 6 giugno 1888, ore 10,55 (per. ore 11,15).

Sultano avendo recisamente rifiutato riparazione domandata, ho abbassata bandiera.

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IL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

T. PERSONALE 1341. Zanzibar, 6 giugno 1888, ore 14,55 (per. ore 18,30).

Console inglese contrario a una soluzione vantaggiosa per noi istigò Sultano al rifiuto. Ho alcuni indizi che mi portano a credere non sia estraneo al

12) Ed. in L'ltr..lia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, p. 105.

l'affronto inflittoci. Credo utile per impressionare Sultano e prevenire un colpo di mano, che altra nave si rechi a Kisimaio. Ieri spedito per la posta rapporto (l) e copia documenti.

(l) Cfr. 77.

(3) Ibid.• p. 1C6.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY (2)

T. S.N. Roma, 6 giugno 1888, ore 15.

Je remercie V. E. de son télégramme d'hier soir (3). Il semblerait qu'en compensation des avantages obtenus dans l'Afrique orientale, l'Allemagne et l'Angleterre aient en quelque sorte garanti au Sultan l'intégrité de ses Etats. Cela explique l'attitude du Sultan qui évidemment se sent fortement soutenu. Nous ne chercherons pas de savoir si cette garantie résulte d'un engagement forme!. Qu'il s'agisse d'un accord que nous ignorons ou d'un engagement simplement mora!, nous devons remarquer: 1° que dès le début nous avons fait acte d'entière confiance envers le Cabinet de Berlin, par égard pour les intéréts que possède l'Allemagne au Zanzibar, tandis que nous aurions pu, le Sultanat étant indépendant, nous inspirer uniquement du sentiment de notre dignité. Il nous serait pénible que notre confiance fut mal récompensée et que le Cabinet de Berlin, en soutenant plus ou moins ouvertement contre nous le Sultan de Zanzibar, montrat d'attacher plus de prix au maintien du prestige d'un souverain semi-barbare qu'au respect de la dignité d'une Puissance européenne arnie et alliée; 2° que les Puissances liées envers le Zanzibar par un engagement moral ou forme! contractent par le fait de la protection qu'elles lui accordent des devoirs vis-à-vis des tiers. On ne saurait admettre qu'un souverain semi-barbare jouisse du privilège inoui: de l'impunité et de l'irresponsabilité de ses agissements envers des pays civilisés. Et cela d'autant plus que les Puissances appelées a ressentir le plus vivement les conséquences de cette impunité seraient celles qui, comme l'Italie, unies par des liens plus étroits aux Puissances protectrices, seraient aussi tenues à plus d'égards pour le souverain protégé. Je vous remets le soin de développer ces arguments au secrétaire d'Etat à qui V. E. peut ajouter que la réparation de l'offense faite à notre Roi constitue la question principale, tandis que la cession territoriale, un des modes possibles de la réparation qui nous est due, est une question je ne dirai pas secondaire, mais accessoire.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., pp. 79-86. (2) -Il telegramma, non risulta spedito e reca l'annotazione: «Da servire per un dispaccio ». Il dispaccio non è stato rinvenuto. (3) -Cfr. n 79.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1340. Berlino, 6 giugno 1888, ore 15,52 (per. ore 18,50).

Credo opportuno di meglio chiarire l'ultima parte del mio telegramma di ieri (1). Il segretario di Stato mi ripeteva che il Sultano di Zanzibar era interamente libero di cedere Kisimaio all'Italia, aggiungendo però che il Gabinetto di Berlino dovrebbe astenersi da qualsiasi ingerenza. Il governo imperiale dopo aver ottenuto favori dal Zanzibar assunse l'obbligo morale di tralasciare oramai ogni azione che implicasse ulteriore modificazione territoriale. Il conte di Bismarck riconosceva che nella nostra comunicazione (2) non si fece parola di appoggio eventuale. Gli dissi che tale comunicazione non aveva altro scopo che quello di manifestare anche da parte nostra l'intenzione di evitare per quanto è possibile in questa come in altre circostanze che sorgano attriti tra gli interessi dell'Italia e quelli della Germania. Di ciò egli era consapevole e ne esprimeva la sua gratitudine.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI

T. 825. Roma, 6 giugno 1888, ore 19.

Consta regnare costì massima agitazione. Importa che ragione ci sia data. Mostri adunque fermezza mantenendo però calma e prudenza. Insistiamo per cessione Kisimaio, ma sarebbe preferibile avvenga senza soverchio rumore. Potremo avere dall'Inghilterra relativo appoggio. Germania rimane indifferente (3).

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IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 826. Roma, 6 giugno 1888, ore 19,10.

Lord Salisbury promise a Catalani (4) di dare istruzione a White di conferire coi suoi colleghi d'Italia e di Germania circa il monopolio finanziario francese in Turchia e di esaminare i provvedimenti che questi potrebbero consigliare per arrivare allo scopo che ci proponiamo.

(l) -Cfr. n. 79. (2) -Cfr. n. 66. (3) -Cfr. nn. 79 e 84. Questo telegramma fu comunicato all'ambasciata a Berlino. (3) -T. 1303 del 3 giugno, non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 828. Roma, 6 giugno 1888, ore 19,30.

E' venuto da me il signor Kennedy per parlarmi nota vertenza con Zanzibar. Dichiarai essere alieno dall'animo nostro voler far violenza a quel Sultano. Esigiamo però riparazione offesa e nostro buon diritto riconosciuto. Soggiunsi che abbiamo ragione di credere che il console inglese incoraggi Sultano alla resistenza. Difatti il Sultano, poco fa disposto a darci soddisfazione, ora la rifiuta completamente. Dipende quindi molto dall'Inghilterra che la questione sia risolta amichevolmente. Domandando, oltre scuse dovute, cessione Kisimaio, non facciamo se non richiedere adempimento di impegno preso da predecessore attuale Sultano (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (2)

T. CONFIDENZIALE 829. Roma, 6 giugno 1888, ore 19,40.

La nostra nave è già partita da Aden diretta a Zanzibar. E' impossibile fermarla o darle nuovi ordini (3). Ella può dare a lord Salisbury le più formali assicurazioni che non abbiamo intenzioni ostili al Sultanato. Se è interesse dell'Inghilterra che esso sia mantenuto saldo, ci adopreremo a consolidarlo. Ma occorre che la nostra dignità sia salva e che riparazione ci sia data della offesa arrecataci. Nella domanda che facciamo che si effettui la cessione di Kisimaio, abbiamo maggior desiderio di procedere senza rumore se ciò è possibile. Ringraziamo perciò lord Salisbury della cooperazione che ci promette, affinché Kisimaio passi più facilmente sotto la nostra bandiera. La cooperazione inglese contribuirebbe a scongiurare ogni pericolo di violenza se violenza da noi si può temere. Voglia soggiungere che vedremmo volentieri che fossero date al console inglese di Zanzibar istruzioni di trattare la cosa con maggiore calma, potendosi supporre che egli metta nella faccenda un interesse personale esagerato. Analoghe istruzioni saranno date dal governo del Re al suo console.

(l) Questb telegramma fu comunicato all'ambasciata a Berlino con T. 830 pari data.

(2) Ed. in L'Italia in .4/rica, Q,·eaau Indiano, tomo II, cit., p. 89.

(3) Cfr. n. 76.

89

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 834. Roma, 6 giugno 1888, ore 23,20.

Da mio precedente telegramma (l) V. E. ha visto: 1° che non desideriamo se non riparazione dovuta per offesa non provocata ed adempimento di impegno preso dal precedente Sultano; 2° che, prevenendo desiderio segretario Stato, (2) ci eravamo messi in comunicazione con Inghilterra. Aggiungo che vogliamo usare massimo riguardo ai desideri di Potenze amiche, quali Germania Inghilterra, ma che però nostra dignità esige raggiungimento intento. Il meglio sarebbe che le Potenze più interessate al mantenimento dello statu qua a Zanzibar ci dessero aiuto. Potrebbero in seguito trovare in noi un utile concorso.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Londra, 7 giugno 1888, ore 5,15 (per. ore 7,50).

Risposta al telegramma di V. E. in data di ieri (3). Salisbury m'ha detto che le sue istruzioni al console inglese in Zanzibar furono di lasciare il Sultano libero di disporre del suo territorio e di sostenere le nostre domande, se fondate, come io gli aveva dichiarato, sulla giustizia e sul diritto. Il console, in risposta, l'aveva informato che i nostri reclami erano infondati e ingiusti. Sua Signoria si asteneva dal portare alcun giudizio, non avendo ancora ricevuto alcun documento né da noi né dal Zanzibar né sapeva precisamente di che si trattasse. Era però ben certo che con un poco di destrezza, il rappresentante del Re in Zanzibar avrebbe potuto ottenere il territorio da noi desiderato senza nuocere ad alcuno. Invece sembrava intento a nuocere al Sultano, all'Italia ed all'Inghilterra. Non comprendeva la cagione dell'aver egli abbassato la bandiera, ma per esperienza conosceva i pericoli del soverchio zelo dei consoli. Interrogato da me, Sua Signoria mi dichiarò di nuovo che sarebbe ben lieto di comporre la controversia dopo aver però esaminato i documenti. Nonostante ciò che ho riferito, la mia impressione è che Salisbury si preoccupa assai meno del Zanzibar di quel che desidera far credere.

(l) -Cfr n. 87, nota l. (2) -Cfr. n. 79. (3) -Cfr. n. 78.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (l)

T. 840. Roma, 7 giugno 1888, ore 12.

Je tiens à bien prec1ser ma pensée. Nous voulons respecter les droits et les susceptibilités de l'Angleterre et de l'Allemagne au Zanzibar et sur la cote orientale d'Afrique. Nous éviterons par tous les moyens tout sujet de froissement. De leur còté, nos alliés doivent empécher que du fait de leurs représentants au Zanzibar notre situation soit rendue plus délicate. Nous avons été offensés dans notre dignité. Une réparation nous est due sans laquelle notre position en face du pays serait compromise. Notre consul l'a demandée sous la double forme d'excuses écrites et de la cession d'un territoire qui nous avait été offert par le prédécesseur du Sultan actuel. Je ne crois pas ces demandes exagérées et .ie pense qu'elles obtiendraient satisfaction si le Sultan ne se sentait pas soutenu par les agents des deux Puissances qui exercent au Zanzibar la plus grande influence. De Berlin et de Londres devraient partir des instructions formelles dans un sens de conciliation. De mon còté, j'ai prescrit à notre agent tout le calme et la modération compatibles avec la fermeté nécéssaire pour que satisfaction nous soit rendue. Inspirez-vous de ce qui précède dans vos colloques avec le sous-secrétaire d'Etat (avec lord Salisbury).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 841. Roma, 7 giugno 1888, ore 12,15.

Il nous revient que le consul anglais à Zanzibar pousse le Sultan à la résistance et qu'il a été pour quelque chose dans l'offense qui nous a été faite (2). Nous nous méfions du zèle consulaire aussi bien de notre agent que de l'agent britannique et voudrions étre édifiés sur le ròle de ce dernier. Peutetre le sous-secrétaire d'Etat saura-t-il vous renseigner là-dessus (3).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, clt., pp. 89-90.

(3) -Cfr. n. 82. (3) -Cfr. n. 97.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 842. Roma, 7 giugno 1888, ore 12,15.

Les assertions du consul anglais à Zanzibar (l) sont sujettes à caution. D'après des informations que nous allons contr6ler, il semblerait que le consul anglais ait intrigué le Sultan à nous refuser satisfaction. On lui impute meme d'avoir été pour quelque chose dans l'offense qui nous a été faite. Le danger de trop de zèle de la part des consuls serait donc des deux c6tés.

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IL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. 1355 (3). Zanzibar, 7 giugno 1881, ore 16,35 (per. ore 18,45).

Sultano avvisato per lettera arrivo missiva reale attese, contro suo uso, due giorni a rispondere; nella risposta scrisse avrebbela ricevuta a suo comodo. a tempo perso, e mi avrebbe mandato un uomo per dirmi quando io avrei potuto presentarla. Dopo inutile attesa di 14 giorni, visto che la mancanza di riguardo nel non rispondere immediatamente, la nessuna correttezza della risposta, il lungo e tacito rifiuto provavano non solo offesa, ma offesa intenzionale a S. M. il Re, protestai domandando riparazione (4).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (5)

R. 933/464. Londra, 7 giugno 1888 (per. il 15).

Partecipai ieri a lord Salisbury il telegramma dell'E. V. del 4 corrente (6) sui raggiri francesi in Abissinia. Sua Signoria che fin allora non aveva prestato

fede a quel raggiri ne riconobbe la gravità e mi disse che bisognava trovar modo di combatterli e d'impedire la Francia di metter piede in Abissinia. A tal fine sarebbe utile, soggiunse, mettere in guardia il Negus contro gli agenti della Repubblica. Disgraziatamente dopo la missione Portai, il Negus, credendo l'Inghilterra alleata dell'Italia contro l'Abissinia e congiunta ai danni di essa, non si era messo più in relazione col governo della Regina ed aveva perfino trattenuto con sé il giovane abissino che era stato educato in questo Paese per servire di intermediario alle relazioni dei due Stati. Dopo qualche momento di riflessione lord Salisbury, non vedendo altro partito, decise di telegrafare a sir E. Baring di trovar modo di avvertire il Negus di non fidarsi delle promesse e di respingere le proposte della Francia per la cessione di Ras Amoti, Gazoti ed Hasot (1).

(l) -Cfr. n. 90. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo Il, cit., p. 106. (3) -Il telegramma risponde al T. 837 dello stesso giugno, non pubblicato con cui Crispi aveva chiesto maggiori particolari sull'incidente di Zanzibar per una eventuale interrogazioneparlamentare. (4) -Questo telegramma venne comunicato alle ambasciate a Berlino e Londra con T. 864 del 9 giugno. (5) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 19-20. (6) -Cfr. n. 75.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1360. Londra, 8 giugno 1888, ore 1,35 (per. ore 8).

J'ai eu une conversation aujourd'hui avec Salisbury et je me suis servi de tous les arguments contenus dans les télégrammes de V. E. d'hier au soir et de ce matin (2). Sa Seigneurie m'a dit qu'il n'avait pas promis sans conditions sa coopération pour la cession de Kisimaio à l'Italie, il m'avait, au contraire, déclaré à plusieurs reprises qu'il aurait été heureux d'induire le Sultan à maintenir les engagements de son prédécesseur, après examen des documents relatifs à la question. Il a répété etre d'avis que la difficulté de la situation était due à la manière brusque avec laquelle la demande de la cession avait été posée par le consul italien. Je n'ai omis aucun détail de ce que V. E. m'a fait l'honneur de me télégraphier à l'égard de la conduite du consul anglais, mais je n'ai jusqu'ici réussi à ébranler la confiance de Sa Seigneurie dans son agent. Cette confiance est partagée par les bureaux du Foreign Office ainsi que j'a~ pu le vérifier moi-méme d'autant plus que l'on ne suppose pas que le consul ait des attaches à Zanzibar où il n'est arrivé que depuis peu de temps. Mon entretien avec Salisbury a été interrompu par un billet de Rosebery demandant à Sa Seigneurie s'il voulait répondre de suite à une interrogation au sujet de l'action de l'Italie à Zanzibar. Salisbury m'a fait remarquer qu'il m'avait prévenu du bruit que cette affaire soulèverait et qu'il répondrait à Rosebery que le gouvernement ne possédait que des informations incomplètes pas plus amples que celles des journaux. Salisbury a du se rendre à la Chambre, sans que notre conversation ait put aboutir à un résultat pratique. Je verrai demain Sa Seigneurie et je puiserai des nouveaux arguments dans le télégramme de

V. -E. de ce soir (l). Ayant sondé une personne de confiance de Salisbury, celle-ci m'a dit que réellement Sa Seigneurie était de mauvaise humeur contre notre consul. Cette pe:rsonne m'a rappelé que les allemands avaient obtenu du prédécesseur du Sultan de très importantes concessions territoriales en échange de quelques cadeaux de peu d'importance qui avaient frappè l'imagination de ce Souverain à demi-civilisé.
(l) -Cfr. n. 104. (2) -Cfr. nn. 88 e 91.
97

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1366. Berlino, 8 giugno 1888, ore 20,48 (per. ore 8 del 9).

Je m'étais empressé de régler mon langage selon les 5 derniers télégrammes de V. E. (2). Secrétaire d'Etat, après en avoir référé au chancelier, vient de me dire qu'il maintenait les déclarations précédentes: que l'Allemagne n'a aucun droit à faire valoir sur Kisimaio, et que le Sultan est parfaitement libre de renoncer à cette localité en faveur de l'Italie, mais l'Allemagne ne saurait pour autant etre indifférente si cette localité devait passer à nos mains par l'emploi de la violence. Sultan de Zanzibar a demandé tout d'abord intervention allemande pour obtenir que sa réponse fut différée jusqu'après les fetes du Ramadan, et voyant ensuite que l'Italie prenait attitude menaçante il invoquait secours du Cabinet de Berlin; celui-ci a laissé sans réponse première demande, et à la seconde demande il s'est borné à télégraphier que l'Allemagne nous dissuadait de recourir à des mesures violentes. Cabinet de Londres, de son còté (ce qui ne s'accorde pas avec la promesse de Salisbury d'une coopération pour que Kisimaio passe plus facilement sous notre drapeau) insiste à Berlin pour que le gouvernement impérial use de son influence à Rome pour nous détourner de procéder à une coercition. Cabinet de Berlin est très gené en présence de ces différentes et itératives démarches. Il preche la modération à Londres. Il a télégraphié ce matin à son consul à Zanzibar de s'abstenir, mais en meme temps de laisser entendre à son collègue italien que l'Allemagne, camme le fait l'Angleterre déconseille toute mesure de violence. Gouvernement impérial craint, si nous allions quand meme de l'avant, qu'il n'en résulte un réfroidissement de nos rapports avec l'Angleterre, après qu'il a lui aussi travaillé à les rendre plus intimes. Ces rélations ont eu une toute autre valeur que l'occupation éventuelle d'un point comme Kisimaio dépourvu de ressources, dont le port est des plus mauvais et la population très fanatique. L'Allemagne ne saurait, camme il est déjà dit, etre indifférente si le Sultan ne pouvant ou ne voulant céder il en résultait un conflit qui risquerait de provoquer la chute de ce Souverain ou la perte de son prestige. Allemagne a obtenu de lui pour ses colons dans ces contrées de notables avantages. Les entreprises coloniales

représentant des millions, seraient compromises et méme rumees si le manque d'autorité du Sultan actuel et méme sa déchéance entrenaient l'anarchie dans ses domaines et chez les peuples qui respectent encore son tròne; d'ailleurs après les arrangements intervenus entre le Zanzibar, l'Allemagne et l'Angleterre, ces Puissances sont moralement engagées non seulement à s'abstenir de toute action impliquant une diminution ultérieure de sa souveraineté territoriale mais de l'aider au maintien du statu qua. Opinion publique ici surtout parmi les libéraux est gagnée à la prospérité des colonies allemandes dans l'Afrique orientale et saurait mauvais gré au Cabinet de Berlin et ne manquerait pas de le faire sentir aux prochaines élections, en le rendant en quelque sorte responsable de n'avoir pas cherché à se prémunir contre les effets de notre entreprise. La presse à Berlin a déjà jeté un cri d'alarme. Secrétaire d'Etat ne voudrait certainement pas susciter des embarras à l'Italie, son alliée, et il le prouve par ses réponses faites à Zanzibar et à Londres; mais il espère que V. E. saura apprécier les considérations ci-dessus énoncées. Gouvernement impérial se trouve lui aussi dans une situation perplexe à l'égard de cette question au point de vue intérieur comme au point de vue extérieur. Il attacherait beaucoup de prix à ce que rien ne fiìt précipité. En attendant, afin de se former un jugement en pleine connaissance de cause, comte Bismarck désirerait d'une manière plus précise connaitre origine de notre différend avec le Sultan; son prédécesseur avait opposé un démenti formel à une intention quelconque de sa part à nous céder Kisimaio et en avait donné avis à Berlin et à Londres. J'ai fourni toutes les indications contenues dans les documents diplomatiques de 1886 et 1887 et celles mentionnées dans les télégrammes de V. E. Il tenait néanmoins à recevoir des renseignements plus complets notamment sur les derniers incidents qui constituaient pour nous une offense. Je lui ai dit, en me référant à vos déclarations, que tout en voulant sauvegarder entièrement notre dignité, nous agirions de notre mieux pour procéder en sorte de tenir compte autant que possible des intéréts de l'Allemagne et de l'Angleterre. Il dépendrait aussi beaucoup de leur attitude que la question fùt résolue à l'amiable; pour ce qui nous concerne tout en montrant de la fermété, nous procéderons avec calme et prudence. Secrétaire d'Etat, malgré ma demande, a évité de me renseigner sur le ròle joué, en cette circonstance, par le consul anglais à Zanzibar.

(l) -Cfr. n. 93. (2) -Cfr. nn. 85. nota 3, 87, nota l, 89, 91 e 92.
98

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Londra, 9 giugno 1888 ore 4,40 (per. ore 9,30).

J'ai dit à Salisbury qu'il était nécessaire d'empécher que l'incident de Zanzibar prenne des proportions hors mesure de son importance réelle; il fallait le terminer au plus tòt d'une manière satisfaisante à la dignité d'une grande Nation arnie et alliée de l'Angleterre en mettant de còté l'amour propre des consuls et les discussions steriles; je m'adressais à son sens pratique et à ses sentiments d'amitié envers V. E., et le priais de dire ce qu'il proposait faire dans l'état actuel des choses. Sa Seigneurie, qui m'a semblé agréer ce que je lui disais, me répondit qu'il s'occuperait de la question et me ferait connaitre son avis. Il lui fallait tout abord se mettre en communication avec Hatzfeldt, il priait en mème temps instamment V. E. de vouloir bien donner à ses agents des ordres catégoriques de suspendre toute action quelle qu'elle fut jusqu'à ce qu'il n'eiì.t trouvé une solution à la difficulté. Etant sur le point de partir pour la campagne il a promis de m'écrire s'il ne venait en ville lundi. Si V. E. consent à mettre cette affaire entre les mains de Salisbury, se réservant bien entendu de refuser tout projet non conforme à la dignité et aux intérèts du pays, il serait opportun de faire de pressantes démarches à Berlin afin que l'ambassadeur d'Allemagne ici reçut des instructions de séconder les bonnes intentions de l'Angleterre. Rien pourra se faire si l'Allemagne se montre hostile ou mème indifferente à nos intéréts. Mais si au contraire elle voulait nous appuyer un peu à la hàte, l'affaire se terminerait promptement à notre complète satisfaction (1).

99

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI

T. 862. Roma, 9 giugno 1888, ore 17.

Raccomando nuovamente moderazione, prudenza, circospezione somme, perché azione governo si eserciti favorevolmente suo operato nostri interessi. La riparazione offesa rimane questione principale; la cessione Kisimaio questione accessoria (2).

100

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 866. Roma, 10 giugno 1888, ore 0,20.

Je ~remercie V. E. de son télégramme d'hier soir (3). Dans notre différend, il y a double question: celle de l'offense qui est la question principale et celle de la cession territoriale qui est accessoire.

Nous n'avons aucune intention, et surtout aucun désir d'employer la violence à Zanzibar. Une solution à l'amiable nous semble à préférer, a condition,

bien entendu, que notre dignité soit sauvegardée. L'affaire a été portée devant la Charnbre. Nous ne pouvons nous exernpter de donner au Parlernent les satisfactions auxquelles un gouvernernent est obligé dans un pays libre. Nous sornrnes cependant prets à rernettre à lord Salisbury, qui veut bien s'en charger (l), le so in de vi der notre différend. D'après ce qui nous revient de Londres, il serait irnportant que le cornte de Hatzfeldt reçut des instructions dans un sens favorable aux bonnes intentions du Cabinet britannique.

Nous devons ajouter que si la question s'est quelque peu aigrie, la faute en revient en partie au consul anglais qui a encouragé le Sultan à la résistance. Enfin, V. E. peut affirrner que nous ne voulons rien faire qui puisse déplaire ou produire le plus léger dissentirnent avec une Puissance aussi arnie que l'Allernagne.

La rnéme raison doit conseiller le Cabinet de Berlin à aider à ce qu'une prompte réparation nous soit donnée en sorte que notre prestige n'ait à subir aucune dirninution.

(l) -Per la risposta cfr. n. 101. (2) -Con T. 1379 del 10 giugno Filonardi comunicò: «Dal [console] generale inglese vennero ad arte sparse voci allarmanti in Paese e fuori, ma assicuro V. E. avere sempre agito con massima prudenza ». (3) -Cfr. n. 97.
101

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 867. Roma, 10 giugno 1888, ore 0,45.

Je vous rernercie de votre télégramrne de ce jour (l) et approuve votre langage. Je suis entièrernent disposé à remettre notre différend entre les mains de Salisbury pour qu'il nous fasse obtenir satisfaction. Nous n'avons nul désir de procéder par la violence et nulle intention de précipiter les choses. Nous sommes donc préts à attendre la réponse de lord Salisbury avant de prendre une résolution définitive. Dites encore à Sa Seigneurie que nous ne voulons rien faire qui puisse lui déplaire ou produire le plus léger dissentiment avec une Puissance aussi arnie que l'Angleterre. La méme raison doit conseiller lord Salisbury à faire en sorte qu'une réparation nous soit donnée et que notre prestige en Afrique ne subisse aucune diminution.

102

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1388. Berlino, 11 giugno 1888 ore 16,30 (per. ore 17,20).

Aujourd'hui j'ai lu au secrétaire d'Etat vos télégramrnes reçus dans la

matinée d'hier (2) et, d'aprés sa dernande, j'ai laissé une traduction française

du resumé transmis par M. Filonardi sur les faits qui ont amené incident Zanzibar. S. E. se montrait on ne peut plus content de vos déclarations et de ce que l'Angleterre se charge de vider le différend. Si vraiment il a été tenu pareil langage et qu'il n'y ait pas eu un de ces malentendus qui arrivent parfois ensuite de la difficulté de reproduire exactement le sens des communications écrites en langue arabe, l'offense serait manifeste, et exigerait réparation. Comte de Bismarck va télégraphier à Londres dans les sens que nous désirons et au consul allemand à Zanzibar pour qu'il s'emploie d'accord avec son collègue britannique à aplanir le différend à notre satisfaction. Il sera aisé d'atteindre ce but, du moment où nous séparons cette question de celle d'une cession territoriale. Avis en sera donné à l'ambassade d'Allemagne à Rome.

(l) -Cfr. n. 98. (2) -Cfr. nn. 94, nota 4 e 100.
103

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. CONFIDENZIALE 1392. Londra, 12 giugno 1888, ore 5,16 (per. ore 9,25).

Je viens d'avoir un long entretien avec Salisbury au sujet de Zanzibar. Sa Seigneurie m'a dit qu'il obligerait le Sultan à nous donner complète et satisfaisante réparation et à faire amende honorable, mais il priait vivement V. E. d'attendre encore un peu pour la demande territoriale; n'ayant pas un document contenant un engagement forme!, il ne pouvait contraindre le Sultan à une cession de territoire. Il m'a répété sa déclaration qu'il n'avait pas la moindre objection à ce que l'Italie obtint Kisimaio. L'erreur de notre consul avait été de se servir du mot «cession », le mot «concession » aurait été plus à propos. Il aurait fallu, camme les allemands, demander au Sultan de reconnaitre des droits préalablement acquis d'une manière quelconque sur le territoire en question. L'Italie, a-t-il ajouté, devrait envoyer un négociateur habile et arriver à un engagement financier. En ce moment il y avait des pourparlers entre le Sultan et une société anglaise pour la concession d'un territoire dans la meme province; le gouvernement italien pourrait sans difficulté dévancer les anglais; le gouvernement britannique n'y mettrait pas des obstacles. Toutefois, vu son amitié pour V. E., il se croyait obligé de m'exprimer son avis: il était convaincu qu'à moins que V. E. eùt des informations, que le gouvernement anglais ne possédait pas, il ne valait pas la peine d'acquerir territoire à Kisimaio. Le climat y était des plus fatals; les habitants des sauvages; un incident, qui obligeàt l'Italie à une expédition et à la dépense de trois ou quatre millions, pouvait surgir d'un moment à l'autre et l'Italie pouvait avoir besoin de tous ses soldats et de toutes ses finances pour des événements d'une importance de premier ordre. Depuis deux siècles que les anglais fondaient des colonies ils s'étaient souvent trompés dans le choix des territoires, mais jamais autant que

8 -Documenti Diplomatici -Serle II -Vol. XXII

sur la còte d'Afrique. Aujourd'hui meme des personnes très influentes étaient venues lui demander de piacer le cap Juby sous le protectorat anglais; il s'y était formellement opposé malgré que le Maroc n'eù.t encore accordé aucune réparation à l'Angleterre. Ayant demandé à Salisbury s'il avait été en communication avec l'Allemagne, il m'a dit qu'après notre conversation de vendredi (l) il n'avait pas perdu de temps à le faire, l'avis de Bismarck était «que si les italiens allaient au Zanzibar ils y trouveraient une autre Massaua ». Je n'ai pas de doute que la réponse données aujourd'hui par Salisbury a été concertée avec Bismarck; mais je suis aussi persuadé que les intentions de Sa Seigneurie sont sincères et amicales. Sur un point il s'est montré un peu trop sevère, c'est parlant de la conduite de notre agent. Sa Seigneurie a dit que n'étant pas meme m1 consul de première categorie et pas méme italien, il avait voulu se faire juge de la dignité et des intéréts d'une grande nation.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, c!t., p. 94.

104

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1391. Londra, 12 giugno 1888, ore 5,34 (per. ore 8,40).

Baring telegrafa a Salisbury che non ha alcuna notizia di negoziati fra il Negus e la Francia per la cessione a questa ultima di territorio in Abissinia e che nulla è noto in proposito Francia a Suakin, né ad Aden.

105

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 323/217. Costantinopoli, 13 giugno 1888 (per. il 19).

Nel 1885, durante la tensione dei rapporti tra il ministero Gladstone ed il gabinetto di Pietroburgo, quest'ultimo, appoggiato dalla Germania, indusse la Porta ad accrescere le fortificazioni dei Dardanelli. I cannoni per ciò ordinati, alcuni di 81 tonnellate, sono ora giunti qui. La questione se essi verranno collocati ai Dardanelli, come volle la Russia, o invece nel Bosforo, come richiederebbe l'attuale comunanza d'interesse fra la Porta e le Potenze alleate, preoccupa il mio collega d'Inghilterra il quale ne scrive privatamente a lord Salisbury, e questi ne farà probabilmente parola al conte di Hatzfeldt.

Che le condizioni militari degli stretti e del mar Nero siano diventate meno indifferenti alla Germania, è provato dal fatto che gli agenti suoi fanno presentemente accurate investigazioni circa le forze navali della Russia nel mar Nero, mentre questo addetto militare d'Austria-Ungheria è in giro sui confini turchi presso Erzerum.

Ma i turchi si cullano in una tranquillità che non provarono uguale da più anni, fiduciosi che tra la Russia non preparata e gli alleati che la tengono in iscacco, possano fare a meno di qualsiasi piano di difesa speciale, coordinato cioè alla previsione d'un pericolo verso il Bosforo piuttosto che verso i Dardanelli, ed ispirato alla scelta di questa o di quella alleanza.

Le alleanze nostre d'altronde non appariscono alla Porta né disposte né atte ad un'azione eventuale. Si è ben certi qui che non fu preso nel nostro gruppo di Potenze nessuno di quegli accordi militari di massima che sogliono accompagnare ogni alleanza anche puramente difensiva. L'Inghilterra lasciò sfuggire, al momento dell'abbandono della convenzione Drummond Wolff, la occasione, additatale dalla Germania, di fare negli stretti una dimostrazione pacifica, che avrebbe sostituito qui la sua e nostra preponderanza a quella della Russia. L'Austria, sullo scorcio del 1887, non colse l'opportunità di paralizzare l'intimidazione russa, che fa pesare sulle autonomie scoraggiate l'incubo dei riparti imperiali; e complicò le già troppo mature quistioni orientali con premature entrature alla Germania circa la Polonia cattolica. Al tempo in cui le spedizioni panslaviste preparavano sotto gli occhi nostri, sul territorio e nelle acque della Turchia, la sollevazione delle vicine provincie rumeliote e bulgare, gli alleati rimasero passivi. Ancora oggidì, non essendo terminati gli armamenti navali della Russia nel mar Nero, è evidente anche ai turchi che una comparsa delle tre squadre alleate, cui non si opporrebbero se non in apparenza e per riguardi alla Russia, quando fossero rassicurati dalla Germania, basterebbe ad impedire ogni azione militare russa, assicurando così la pace in Oriente e con ciò scoraggiando le velleità di guerra in Francia; ma un simile disegno, denunziato dalla' Francia e dalla Russia, fu sconfessato non solo, ma è considerato qui in realtà come impossibile a concordarsi fra gli alleati. E perciò la quistione di munire d'artiglierie l'est piuttosto che l'ovest di Costantinopoli non apparisce agli ottomani se non come uno tra i soliti temi delle rivalità diplomatiche locali.

Nella mia visita di ritorno alla Porta, ebbi l'opportunità di accorgermi quanto questo governo sia poco disposto alle illuminate risoluzioni, che seppe prendere in altri tempi. Io citai al ministro degli esteri il linguaggio che lord Lytton mi diceva a Parigi aver tenuto al signor Goblet, il quale si doleva delle divergenze tra Inghilterra e Francia in Oriente: l'ambasciatore aveva osservato al ministro francese che l'Inghilterra, come l'Italia, è rimasta fedele all'indirizzo dell'alleanza di Crimea, mentre la Francia se ne è allontanata. Quella osservazione di lord Lytton fece impressione su Said pascià che mi disse trovarla giusta quanto per lui nuova, ma aggiunse che praticamente la Russia non è ora più a temersi per la Turchia.

Questo ministro interinale di Germania, che anni sono fece già parte della ambasciata imperiale in Costantinopoli, definisce felicemente un tale stato di cose, dicendo che non vi è più possibilità di trattare, come si trattava in altri tempi, colla Porta; la quale, all'infuori dei riguardi del Sultano per il sentimento musulmano, e dei bisogni di denaro dell'amministrazione, dipendente da qualsiasi Potenza che gliene offra, è diventata incapace di qualsiasi idea o decisione importante che non le venga imposta. Ed a quell'apprezzamento espresso dal signor Busch anche a sir W. White, questi rispondeva non esservi difatti più qui né Staats-Idee, né possibilità d'inspirarne, e rimanere solo una posizione geografica di prim'ordine, e cinquecento mila eccellenti soldati; due cose che era possibile assicurare al nostro gruppo, ma che, con altri indugii verranno perdute anch'esse. E sir W. White autorizzò il signor Busch a citare tale sua opinione personale al principe di Bismarck.

Per tornare dunque all'incidentale questione dei cannoni, è da prevedersi, che a scanso di contrasti diplomatici quella artiglieria si lasci arrugginire sullo scalo di Topané, come le corazzate di Hobart pascià finiscono di marcire nel Corno d'Oro.

(l) Cfr. n. 98.

106

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. (1). Costantinopoli, 13 giugno 1888 (per. il 22).

La venuta al potere in Egitto di un ministero che rappresenta la conciliazione tra gli interessi europei ed il sentimento nazionale e religios-o· ha prodotto ottima impressione presso la Porta e presso le rappresentanze qui a noi più amiche. Ne verranno facilitate le ·intelligenze dirette tra l'Inghilterra e la Porta circa le quistioni relative all'occupazione inglese ed escluso il ritorno a negoziati isolati tra l'Inghilterra e la Francia in proposito. L'avvenire della politica italiana in Egitto sembra ora dipendere in gran parte dal nostro contegno nelle quistioni verso le quali, in altri tempi, ci associammo agli interessi francolevantini fino al punto di abbandonare nel 1881 e 1882 la base d'azione che ci offriva il partito nazionale egiziano appoggiato dalla Germania. Mi riferisco, riguardo alle dette questioni, al contenuto dei rapporti che sottoposi ell'E. V. circa alle cose d'Egitto e specialmente circa alla quistione della riforma giudiziaria, opera principale del capo del ministero egiziano ora dimissionario.

Non ebbi occasione, nell'assenza del conte di Montebello, di conoscere il

modo di vedere di quest'ambasciata di Francia su quel mutamento ministeriale.

Il signor di Nelidoff mi espresse il parere che quell'avvenimento minacciasse non

solo gli interessi russi e francesi, ma la riforma giudiziaria, alla quale, diss'egli,

è tanto interessata l'Italia e che la Russia, per parte sua, non consentirà venga

alterata.

(l) Il numero manca poiché esso non era indicato nella copia del rapporto rinvenuto nelle Carte Blanc.

107

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI

T. 918. Roma, 19 giugno 1888, ore 18.

Suoi telegrammi hanno precisate circostanze offesa. Però sua posizione capo ditta commerciale potrebbe ingenerare sospetti su vere origini vertenza attuale. Deve premere a lei come preme al governo che questo sospetto non si accrediti. Disposi perciò che si rechi costì nave <<Archimede» console in Aden capitano Cecchi, che già negoziò trattato amicizia con Zanzibar. Proceda d'accordo con lui. Capitano Cecchi accreditato inviato straordinario presso Sultano. Avverta colleghi germanico inglese.

108

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (l)

T. 920. Roma, 19 giugno 1888, ore 18,45.

Seguendo consiglio Salisbury (2) mandiamo abile negoziatore a Zanzibar in persona capitano Cecchi, R. console ad Aden pratico dei luoghi. Egli ha istruzioni ottenere riparazione senza ricorrere a mezzi coercitivi e trattare accessoriamente concessione Kisimaio società italiana sovra basi analoghe concessioni germanica ed inglese. Speriamo che Sua Signoria dia istruzioni console britannico agevolare la missione Cecchi, dipendendo in gran parte dall'atteggiamento quel funzionario nostro contegno verso il Sultano. L'autorizzo a comunicare quanto precede a lord Salisbury (3).

109

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

L. Bucarest, 19 giugno 1888.

Siccome ho avuto l'onore di telegrafarle poco fa (4), ieri seguì tra il signor Carp e me lo scambio delle sovrane ratifiche e de' relativi processi verbali.

Il di precedente ebbi l'onore di sedere a mensa con questi Reali al castello di Pelesh (Sinaia) e, dopo, S. M. la Regina volle stendere di proprio pugno l'esemplare dell'atto destinato a noi, onde attestare vieppiù, dicevami insieme al Re, l'estremo compiacimento per l'accordo intervenuto.

Non potei che esprimere gli stessi sentimenti di cordiale soddisfazione ed inoltre l'intimo convincimento dell'alto pregio in cui sarà tenuto da S.M. il Re Umberto l'autografo di una Regina al tempo stesso elettissima autrice; sotto tali auspici, soggiunsi, il patto dovrà certamente recar fortuna ai contraenti.

Mi permetta ora l'E. V. di offrirle i miei vivissimi ringraziamenti per la fiducia dimostratami ... (1).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 95.

(2) -Cfr. n. 103. (3) -Analogo telegramma inviato !n pari data a de Launay col n. 919. (4) -Non pubbl!cato.
110

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. S.N. Londra, 20 giugno 1888, ore 23,59.

Ho informato Salisbury missione capitano Cecchi e scopo di essa (3). Sua Signoria non celò la sua soddisfazione che l'E. V. avesse seguito il suo parere. Mi ha promesso di dare istruzioni al console inglese, di appoggiare il nostro agente nei suoi negoziati col Sultano e di consigliarlo, se richiesto «Ciò che io nell'interesse del governo italiano desideravo impedire, mi disse, era una spedizione militare nello Zanzibar dell'indole di quella del Portogallo, non già una concessione ad una società privata ~.

L'agente inglese essendo tenuto in molta stima da Salisbury e dal governo inglese, se il capitano Cecchi desidera riuscire dovrà mettersi d'accordo con lui a lasciarsi guidare o farne le visite. Da una conversazione con Hatzfeldt ho compreso che la Germania non ci osteggia. Ho chiesto una carta della concessione fatta dal Sultano alla società Mackinnon. Spedirò fra due o tre giorni una relazione dei fatti dei portoghesi nello Zanzibar.

111

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI

T. 932. Roma, 22 giugno 1888, ore 12,30.

Governo inglese promise dare istruzioni suo agente a Zanzibar appoggiare

V. S., e consigliarla se richiesto (4). Converrebbe quindi che ella si mettesse

d'accordo con detto agente, facendo anche, se occorre, le viste di lasciarsi guidare da lui. All'Inghilterra premerebbe scongiurare eventuale nostra azione militare allo Zanzibar, non già una concessione territoriale a società privata italiana. Germania non solleverà ostacoli.

(l) -In pari data Curtopassi comunicò la notizia della ratifica anche a Nigra. Cfr. R. MORI, La politica estera di Francesco Crispi, cit., pp. 143-144. (2) -Ed. in L'Italia tn Africa, Oceano Indiano, tomo II. cit., pp. 95-96. (3) -Cfr. n. 108. (4) -Cfr. n. 110.
112

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1506. Aden, 23 giugno 1888, ore 15,15 (per. ore 17,10).

E' mia ferma convinzione, dato presente stato politico del Zanzibar, che appoggio agente inglese, cui ascende::te animo Sultano dicesi grande, debba giovarci nel risolvere favorevolmente vertenza. Importa però che le istruzioni al medesimo impartite sieno esplicite, affinché io giovandomene possa condurmi secolui nella maniera desiderata da V. E. Prego V. E. farmi ripetere ultima parte telegramma di ieri (l) riferentesi cessione territorio, cui senso, per sbaglio cifre, riesce incomprensibile.

113

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO 1521. Parigi, 23 giugno 1888, ore 15,45 (per. ore 18).

Notizia premure fatte dal governo francese al Vaticano per ottenere protettorato esclusivo sopra tutti i missionari in Oriente, sembra assai probabile. Francia mantiene sempre sue pretese intorno a tale protettorato sui cattolici in quei Paesi, per conservarvi una qualche influenza talvolta molesta agli altri;· obbligo di accettarlo imposto a tutti i missionari in generale, e specialmente agli italiani, costringe questi a respingere quello del R. governo per servire alle mire d'un governo estero, il che implica nel fatto una rinunzia alla propria nazionalità e li espone alle gravi conseguenze che ne possono per essi derivare. Forse queste considerazioni svolte in Parlamento e nei giornali potrebbero indurre il Papa a rifiutare la sua sanzione ad un atto particolarmente ostile all'Italia.

(l) Cfr. n. 111.

114

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (l)

T. 944. Roma, 23 giugno 1888, ore 23.

R. console a Zanzibar informa (2) che consoli inglese e germanico lavorano sempre attivamente contro noi. Importa che codesto governo dia esplicite istruzioni suo agente, acciocché missione capitano Cecchi non riesca inutile o non conduca a maggiori complicazioni (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (4)

D. 19063. Roma, 23 giugno 1888.

Vedrei volentieri che al conte Antonelli, per sua tranquillità, venisse inviato per corriere un messaggio.

Qui unito ve ne mando uno schema da telegrafarsi al De Simone. Il messaggio così redatto mi parrebbe conforme agli accordi orali presi ieri col segretario che vi mandai.

Fatemi poi sapere se avrete approvato e spedito il telegramma.

ALLEGATO

SCHEMA DI TELEGRAMMA DA INVIARE AL COMANDANTE DE SIMONE

Roma, giugno 1888.

Spedisca al Conte Antonelli un corriere con seguente messaggio opportunamente cifrato, combinando pagamento in modo che sia interessato raggiungere Antonelli più rapidamente possibile. « Dica Re Menelik che armi, munizioni, doni reali trovansi in Assab ,a disposizione della Maestà Sua. Preghi il Re che mandi in Assab un suo fido per vedere ogni cosa e combinare col commissario epoca partenza itiner,ario carovana, la quale sarà formata da noi in Assab. Una previa combinazione sembra a noi necessaria perché il ricapito armi e doni al Re ed alla Regina dello Scioa sia più Slicuro e più sollecito. A questo primo invio altri terranno dietro prossimamente che si stanno preparando. Governo italiano desidera contentare Re Menelik suo amico alleato. A lei con prossimo corriere giungeranno istruzioni per proposte da fare al Re Menelik, che gioverebbe intanto preparare ad accordi di reciproco vantaggio. Il governo fa grande assegnamento su solerzia accorgimento di cui ella ddede tante prove.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, clt., p. 96.

(2) -T. 1507, pari data, non pubblicato. (3) -Per le risposte cfr. nn. 120 e 122.

(4) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 25-26.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

ANNESSO CIFRATO (1). Costantinopoli, 23 giugno 1888.

In un colloquio con Brusch circa mancanza di ogni applicazione pratica del programma italiano austriaco nei Balcani egli mi ha detto confidenzialmente essere purtroppo vero che Austria-Ungheria dà una prova di più della sua inerzia e che non si è fatto nulla a Vienna per la parte del programma che si poteva eseguire anche in tempo di pace ma dover pure tenere conto che politica italiana si è limitata sino ad oggi nei Balcani a questione di principi simpatici e di equilibrio mentre per esempio una banca italiana in Salonicco potrebbe avere maggiore efficacia per gli interessi politici italiani che non le controversie politiche sulla Bulgaria.

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IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL MINISTRO A TANGERI, CANTAGALLI

D. S.N. Roma, 25 giugno 1888.

Col rapporto del 9 maggio u.s. n. 82 (2), la S.V. mi informava che il primo dragomanno di cotesta legazione germanica procurava d'indurre il Sultano ad entrare in relazioni diplomatiche con l'Impero ottomano.

Siffatta notizia mi venne confermata dal conte di Launay, il quale avvertiva essere stato riferito al Gabinetto di Berlino che S.M. Sceriffiana, disposta dapprima a seguire il suggerimento della Germania, ne sarebbe stata poi dissuasa dal ministro di Francia e dal cav. Gentile.

Per quanto concerne il nostro dragomanno, stento a credere ch'egli abbia potuto, di propria iniziativa, tenere un linguaggio del tutto opposto agli intendimenti del R. governo in questa importante materia.

Egli è perciò, che, col telegramma del 19 corrente (3), pregai la S.V. di volermi dare qualche spiegazione in proposito.

E' sempre intendimento del R. governo di favorire, per quanto è possibile, e senza ferire il sentimento di Mulay Hassan, lo sviluppo d'amichevoli rapporti fra lui ed il Califfo di Costantinopoli.

Desidero perciò che ella secondi, in questo senso, gli uffici del suo collega di Germania, con cui l'autorizzo ad entrare in intimo scambio d'idee (4).

(l) -Al R. 343/226, non pubblicato. (2) -Non pubblicato. (3) -T. 921, non pubblicato (4) -Cantagalli rispose con R. confidenziale 240/120 del 2 luglio di cui si pubblicano l passi seguenti «Comunicai al signor Waldthausen, attualmente incaricato d'affari, il desiderio del governo di S. M. ch'lo secondi gli uffici che egli sarebbe per fare, in tal senso, presso il
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1527. Londra, 26 giugno 1888, ore 2 (per. ore 6,25).

Intrighi francesi con Menelik non sono più un mistero. Governo francese ha dichiarato a Salisbury avere promesso di fare a Menelik dono di mille fucili che si trovavano a Tagiura prima della conclusione accordo somali ed ha soggiunto che sarebbe difficile proibire consegna senza incorrere rimprovero di violata fede data. Trasmetterò domani lettera di Salisbury su tale argomento.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1528. Londra, 26 giugno 1888, ore 2,35 (per. ore 6,35).

Foreign Office insiste che nel testo arabo della comunicazione del nostro console al Sultano di Zanzibar non è menzione di una lettera del Re, ma bensì d'una del governo. R. console scuserebbe errore allegando che egli non sa l'arabo; ciò nondimeno, secondo il Foreign Office, Salisbury ha dato istruzioni all'agente inglese di farci ottenere soddisfacente riparazione. Non ha però finora dato istruzioni circa concessione territoriale, poiché l'Inghilterra e la Germania desidererebbero, dopo composta la prima questione, interporre qualche breve indugio per calmare apprensione Sultano. Non ho potuto vedere Salisbury a motivo di faccende parlamentari, ma gli ho fatto sapere che non era tempo d'indugio, ma di somma importanza dar tosto ordini affinché missione Cecchi non riesca infruttuosa nel doppio scopo. Salisbury m'ha dato appuntamento per mercoledì, ma tenterò vederlo domani (2).

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1532. Berlino, 26 giugno 1888, ore 8 (per. ore 13,40).

Parlai oggi al segretario di Stato nel senso del telegramma di V. E. del 23 giugno (2); egli mi ha dato lettura del telegramma spedito in data dell'll cor-

Sultano. Egli me ne espresse la maggiore soddisfazione; soggiunse però che, allo stato delle cose, non aveva istruzione di ripigliare, per ora almeno, le trattative... L'E. V. mi partecipa essere intendimento del governo del Re di favorire, salve le giuste suscettibilità del Sultano, lo sviluppod! amichevoli rapporti fra lni ed il califfo d! Costantinopoli. A questo concetto continuerò ad informare la mia condotta; debbo tuttavia rammentarle l ripetuti tentativi fatti, nello stesso intento, dal comm. Scovasso, l quali ebbero ogni volta un insuccesso completo».

rente al console di Germania a Zanzibar prescrivendogli di raccomandare al Sultano di mostrarsi conciliante nella nostra vertenza. Console ha pure istruzioni di. procedere d'accordo con suo collega inglese. Due giorni dopo gli venne mandata per la posta conferma di tali istruzioni. Conte di Bismarck mi disse altresì che il console imperiale a Zanzibar viene annoverato fra i funzionari più intelligenti e disciplinati, sicché non dubita punto non abbia scrupolosamente eseguito gli ordini impartitigli dal Segretario di Stato. Non sa spiegarsi ciò che il signor Filonardi ha riferito a V. E. a tale proposito.

(l) -Cfr. n. 122. (2) -Cfr. n. 114.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A L'AJA, SPINOLA

T. 957. Roma, 26 giugno 1888, ore 11,45.

Sue informazioni sul movimento clericale tendente a far stabilire rappresentanza diplomatica neerlandese presso Santa Sede mi sono state confermate da autorevoli personaggi aventi relazioni con codesti circoli politici. Ho parlato in proposito al signor di Westemberg a cui ho mostrato quanto penosa impressione il fatto produrrebbe nel governo e nella nazione italiana. Il signor di Westemberg che si è espresso meco in senso liberalissimo ha promesso farebbe serie sollecite rappresentazioni al suo governo sui pericoli, inconvenienti di un tal progetto. Voglia ella pure tenere linguaggio energico persuasivo in quel senso onde evitare fatto che clericali non mancherebbero esaltare oltre misura e che, in ogni modo, sarebbe una vittoria morale per partito anti-italiano (1).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. 1535. Londra, 27 giugno 1888, ore 1,09 (per. ore 6,30).

Ho avuto un breve colloquio con Salisbury. Sua Signoria m'ha detto aver dato istruzione all'agente inglese di mostrarsi favorevole alle domande dell'Italia, per quanto cessione territorio e lettera di scusa del Sultano. Le parole di Salisbury mi sono state più che confermate dal Foreign Office. Il sottosegretario di Stato, senza curarsi dei desideri di Mackinnon, è di parere che l'Italia debba insistere nella domanda concessione di Kisimaio, che è il terri

torio pm acconcio a stabilire importante colonia a motivo del fiume Giuba. Inghilterra vedrebbe con piacere occupazione di quel territorio per parte della Italia a preferenza di qualsiasi altra Potenza (1).

(l) Non si pubblica la risposta di Spinola (R. 133/90 del 4 luglio).

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 98.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 976. Roma, 28 giugno 1888, ore 22.

Rapporti da Susa in Tunisia segnalano l'arrivo di truppe dirette a Gabes, incetta di viveri e di carri per il trasporto loro bagagli e munizioni. Corrono voci trattarsi di preparativi per una azione militare nella Tripolitania o per costruzioni di fortilizi ai confini. Di ciò informo V. S. per le opportune comunicazioni a codesto governo (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 978. Roma, 29 giugno 1888, ore 18.

Stamane è venuto a trovarmi l'ambasciatore di Francia e mi ha mosso a nome del signor Goblet alcune obiezioni circa i nostri diritti di sovranità a Massaua (3), riferendosi a dichiarazioni fatte nel 1885 dall'onorevole Mancini secondo le quali le spedizioni italiane in quella località sarebbero avvenute per ragioni di polizia. Risposi al conte de Mouy che dal 1885 a quest'oggi lo stato delle cose era assai mutato e che dopo i fatti militari e l'abbandono assoluto da parte della Turchia e dell'Egitto noi dovevamo alle nostre armi il possesso del territorio da Massaua a Sahati. Soggiunsi che per quanto concerneva i reclami inoltrati dai protetti francesi contro le imposte municipali stabilite in Massaua non era il caso di discuterne il merito quando esisteva a di lui riguardo una questione pregiudiziale di forma. I reclamanti difatti sono sudditi ellenici sotto la temporanea giurisdizione del console francese in mancanza di un proprio console in quel nostro possedimento. Ora il consolato francese, pro

cedendo nel loro interesse deve rivolgersi al governo greco e non a quello della Repubblica, ed è da Atene, non da Parigi che ci devono giungere i reclami su tale argomento. Noi non riconosciamo nel signor Goblet alcun diritto d'interloquire nella presente questione, salvo che ci si provi che la Grecia sia una appendice della Francia. Del rimanente, il ministro di Grecia ci ha ieri presentate osservazioni verbali, in proposito alle quali non tarderemo a rispondere. Credo opportuno avvertire di tutto ciò V. E. affinché possa eventualmente conformare il suo linguaggio al mio.

(l) Il senso di questo telegramma venne comunicato a Cecchi con T. 965 dello stesso 27 giugno.

(2) -Per la risposta da Londra cfr. n. 128; de Launay comunicò con R. 801/394 del 4 luglio lo scetticismo del segretario di stato circa la notizia di preparativi mil!tarl della Francia per invadere la Tripolitanla. (3) -Analoghe obiezioni l'ambasciatore francese aveva mosso a Damlanl già Il 12 giugno e Il 24 allo stesso Crispi (T. 955 di Crispl a Parigi del 25 giugno, non pubblicato).
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 775/379. Berlino, 29 giugno 1888 (per. il 5 luglio).

Les déclarations énoncées le 25 juin à la séance du Reichstag sur la politique étrangère de l'Allemagne, ont été de telle nature que des nouvelles démonstrations publiques sembleraient presque superflues. L'Empereur Guillaume II aurait cependant l'intention de se rencontrer prochainemeant avec le Tsar, et dans le cours de l'année avec les Souverains d'Italie et d'Autriche-Hongrie. Les journaux ici depuis quelques jours en ont donné la nouvelle, à laquelle il n'a été opposé aucun démenti. Le projet dont il s'agit semble donc avoir quelque fondement. Le jeune Empereur, ne fiì.t-ce que par courtoisie et cédant à un mouvement chevaleresque, voudrait au début de son règne saluer l'Empereur Alexandre, et le convaincre toujours plus de ses intentions pacifiques, et de son vif désir de maintenir des rapports d'amitié qui existent depuis un siècle, et qui répondent à ses propres sentiments, aussi bien qu'aux intérets de l'Allemagne. Après cette preuve marquante de bon vouloir, le Cabinet de Berlin en attendra les effets. Si la Russie vise la meme but pacifique, elle sera la bienvenue, autant et plus encore que par le passé. Mais l'idée slavophile de remplacer l'alliance itala-austro-allemande par une entente russo-allemande, n'a pas de raison d'etre; elle est condamnée d'avance. San objectif, mal déguisé, ne saurait etre pacifique, car elle supposerait une trahison clairement repoussée par le discours au Parlement allemand. Au reste, si l'Empereur Guillaume réalise san projet d'une visite à Rome et à Vienne, le fait à lui seul serait un indice de plus que les anciennes alliances sont fermement maintenues. Ce qui se passera après les grandes manoeuvres en Crimée, servira de pierre de touche sur les dispositions de la Russie. Si elle fait avancer un ou deux corps d'armée camme renfort aux troupes déjà échelonnées vers les frontières de l'Allemagne et surtout de l'Autriche, on pourrait en induire que l'Empereur Alexandre, malgré les assurances qu'il prodigue, ne se sent pas assez maitre chez lui pour résister aux influences qui le poussent vers un conflit. Le chancelier devrait alors reconnaitre l'inutilité de ses efforts pour ramener la Russie à de meilleurs sentiments et pour écarter, ou du moins atténuer, les froissements entre cette

Puissance et l'Autriche. Les armements nécessiteraient des contre-armements, et la situation deviendrait des plus graves.

En attendant, nous avons une période de calme devant nous. La chancelier compte en profiter pour faire une longue absence. Il irait d'abord à Friedrichsruh, ou à Varzin, pour quelques semaines, et ensuite probablement à Kissingen. Le secrétaire d'Etat prendra également un congé.

L'Empereur a renoncé au sacre à Ktinigsberg comme Roi de Prusse. Après les cérémonies qui ont déjà eu lieu ici au chateau avec une pompe inusitée, en présence des princes confédérés, du Reichstag et du Landstag, Sa Majesté ne juge pas à propos d'ordonner une autre solennité, d'ailleurs fort couteuse. Les frais du couronnement de son ai:eul en 1861 se sont élevés à trois millions de thalers (11.250.000 fr.).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO 992. Roma, 1° luglio 1888, ore 22,30.

Si parla con insistenza di una visita imminente dell'Imperatore allo Czar. Prego V. E. di dirmi: 1°) quanto vi sia di fondato nella notizia; 2°) quale sembri il vero motivo della iniziativa che prenderebbe l'Imperatore; 3°) se nel prenderla, l'Imperatore proceda per accordo espresso o tacito coll'AustriaUngheria o indipendentemente da ciò che il Gabinetto di Vienna possa pensarne; 4°) se la visita abbia carattere personale e dinastico soltanto, oppure se avrà intendimenti politici e quali. In quest'ultimo caso, ella dovrebbe accortamente far comprendere che il governo italiano desidera e confida di conoscere quale scopo abbia la visita imperiale ed a suo tempo quale risultato ottenga. V. E. è giudice della forma da dare a questa comunicazione che deve essere di carattere schiettamente amichevole, come pure del momento in cui esternarla (1).

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1574. Berlino, 2 luglio 1888, ore 6,40 (per. ore 8,40).

Rapporto consegnato al corriere ausiliario, partito jeri l'altro (2) recherà a V. E. risposta sovra alcuni punti menzionati nel suo telegramma della notte scorsa (3). Devo aggiungere quanto segue: 1°) Imperatore avendo prescritto

segreto assoluto sui suoi progetti di viaggio non sarebbe possibile procurarsi ora una conferma ufficiale della visita allo Czar; ma io la ritengo come certa e prossima, tra una quindicina di giorni. 2°) Per spiegarci correttamente i motivi della priorità qui accordata alla Russia bisogna prendere in considerazione che il giovane imperatore vuole innanzi tutto dissipare i sospetti destati in Europa e che gli attribuivano tendenze bellicose. Preme a Guglielmo II dimostrare al popolo tedesco che non sar2 colpa sua se non si riescirà ad evitare la guerra. L'opinione pubblica in Germania vede con calma quest'atto politico, convinta che le relazioni della Germania coll'Italia e coll'Austria-Ungheria, come risulta d'altronde alla evidenza dal discorso del Trono al Reichstag non subiranno mutamenti. 3°) La scelta del generale Waldersee per notificare a Vienna l'avvenimento al trono viene considerata come una prova che la visita allo Czar non avrà luogo senza intesa coll'Austria. So da fonte sicura che nei suoi colloqui coll'Imperatore Francesco Giuseppe e colle sommità militari austriache, questo confidente e consigliere strategico di Guglielmo II ha fatto parola dell'incontro per parlo sotto l'aspetto suo vero. I rapporti amichevoli fra la Germania e la Russia, o almeno fra le due case regnanti, non sono quelli che abbisognano in prima linea di miglioramento. E' l'Austria che potrebbe divenire ostacolo a tale amicizia. Posso affermare a questo proposito la certezza assoluta che giammai cancelliere permetterà che sia l'Austria sia l'Italia corrano pericolo nella esistenza perché allora la Germania si troverebbe diminuita ed esposta all'azione concentrica della Russia e della Francia alle quali Potenze si unirebbe forse l'Austria per il rancore di vedere la Germania volgerle le spalle. Riassumo la mia opinione conforme del resto a quella di persone molto bene informate, dicendo che la visita allo Czar deve essere caratterizzata come atto di buona intenzione politica e di cortesia, ma che nulla cambierà negli istinti russi che tendono a straripare. 4°) Da quanto precede il viaggio avrà dunque un carattere politico nel senso di prevenire per quanto dipende dal Gabinetto di Berlino il pericolo di un conflitto. V. E. comprenderà che il momento non è giunto ancora d'interpellare direttamente il segretario di Stato su questi diversi punti. Mi limiterò domani a dirgli in nome di V. E. che a titolo d'amici ed alleati della Germania nutriamo intera fiducia nelle intenzioni del cancelliere e che non dubitiamo punto che a tempo voluto il R. Governo riceverà i maggiori schiarimenti sulla visita di cui si tratta.

(l) -Per la risposta cfr. n. 127. (2) -Cfr. n. 125. (3) -Cfr. n. 126.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1581. Londra, 3 luglio 1888, ore 8,58 (per. ore 11,35).

Salisbury ha telegrafato ai consoli inglesi a Tunisi e Tripoli per avere informazioni circa arrivo truppe francesi in Tunisia dirette a Gabes e circa incetta viveri e carri. Appena riceverà risposta me ne farà consapevole. Ambasciatore di Germania ha partecipato a Salisbury che il conte de Launay

aveva fatto a Berlino comunicazione analoga alla mia. Il vice segretario di Stato non crede improbabile che la Francia disegni un colpo di mano per confine desiderato ma la sua opinione non è fondata su alcuna notizia ricevuta.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1584. Londra, 3 luglio 1888, ore 11,53 (per. ore 14,30).

Governo della Regina è incerto dei sentimenti del nuovo Imperatore Guglielmo verso l'Inghilterra e li sospetta non molto favorevoli. Il non avere Sua Maestà fatta alcuna menzione di questo paese nel suo discorso alla Camera ha qui prodotto una penosa impressione.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1591. Berlino, 3 luglio 1888, ore 19,13 (per. ore 20,15).

Parlai oggi al segretario di Stato nel modo indicato nell'ultima frase del mio telegramma di jeri (1). Egli senza affermare, ma neppure senza negare progetto di gita dell'Imperatore Guglielmo a Pietroburgo, mi disse che ben a ragione possiamo nutrire piena fiducia sugli intendimenti del governo imperiale; ove ne sia il caso, non mancheranno opportuni schiarimenti sopra una visita ispirata in primo luogo da sentimenti di cortesia. Facendo quindi allusione alla gentile intenzione di V. E. d'incontrarsi nuovamente col cancelliere, il conte di Bismarck aggiunse che un simile incontro, a cui si annette grande importanza, favorirebbe uno scambio d'idee assai meglio che cento comunicazioni per iscritto. Principe Bismarck è in procinto di partire per Schonhausen, donde ritornerà fra poco per un brevissimo soggiorno a Berlino, e quindi si recherà a Friedrichsruh, sperando di non dovere interrompervi il suo soggiorno per fare, dietro consiglio dei medici, una cura a Kissingen. Cancelliere ovunque si trovasse si stimerebbe molto fortunato di vedere V. E. e di stringerle la mano (2).

(l) Cfr. n. 127.

(2) L'incontro, su cui non si è trovata documentazione di rilievo, ebbe luogo il 22 agosto a Friedrichsruh.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY (l)

T. RISERVATISSIMO PERSONALE S. N. Roma, 3 luglio 1888, ore 23,40.

La visita dell'Imperatore Guglielmo allo Czar è d'una tale importanza che sento il bisogno di richiamare sulla medesima l'attenzione di V. E.

Non so né oso prevedere quello che vi sarà detto e quello che vi potrà essere stabilito. Certo che è nell'interesse dell'Europa poter trovar modo per una soluzione delle questioni che si agitano in Oriente, e se si potesse trovare una soluzione soddisfacente per la Russia, noi isolando la Francia potremmo consolidare per lungo tempo la pace sul continente.

Il problema non puossi trattarlo col telegrafo, ma esso è meritevole di studio e potrebbe essere oggetto d'una conferenza fra i rappresentanti delle Potenze alleate.

Ne parli col principe di Bismarck e mi faccia conoscere per mia norma l'opinione di Sua Altezza.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

CIRCOLARE CONFIDENZIALE 35 bis. Roma, 3 luglio 1888.

Questo ministero ha ricevuto talvolta osservazioni dai R. ambasciatori e ministri plenipotenziari in ordine ai telegrammi della agenzia Stefani che riferivano fatti risguardanti nostri interessi o le persone dei nostri rappresentanti all'estero. L'agenzia Stefani, dal canto suo, ci ha provato coll'esibirci gli originali di quei telegrammi che si trattava di notizie a lei pervenute direttamente dalle agenzie consorelle.

Non solo furono più volte, per cura di questo ministero, pubblicamente rettificate erronee allegazioni, ma esso ha preso accordi con l'agenzia suddetta onde evitare il verificarsi di simili inconvenienti. Per prevenirli però in maniera radicale, occorre che i signori capi-missione si tengano in relazione continuata colle rispettive agenzie in modo che le notizie che interessano l'Italia siano opportunamente vagliate e sovratutto trasmesse esattamente a Roma. Le dette agenzie hanno lstruzwne ai telegrafare direttamente all'agenzia Stefani tutte le notizie che possono interessare l'Italia e non v'ha dubbio che i signori capi-missione italiani troveranno da parte di esse un cordiale concorso. Quanto a Parigi, il s1gnor conte <,.luerini, che vi rappresenta l'agenzia Stefani, ha dalla sua direzione istruzioni precise, oltrechè di telegrafare per

9 -Doc-..Jmenti Diplomatici -Serle II -Vol. XXII

informazione tutto ciò che vi si dice in male od in bene sull'Italia, di curare gl'interessi nostri e di mettersi a disposizione completa della R. ambasciata.

l rapporti fra le rappresentanze dell'Italia all'estero e le varie agenzie avranno altresì il vantaggio d'influire, nei modi dovuti e colla prudenza necessaria, sulle notizie generali che da esse sono ovunque telegrafate, in guisa da imitare quanto si fa dagli inglesi e dai francesi i quali, tenendole informate più di chicchessia dei fatti o notizie che possono o debbono pubblicarsi, riescono ad influire in modo prezioso sull'opinione pubblica europea.

È ovvio osservare che il successo di tale parte delicata del servizio diplomatìco dipende dal tatto e dalla rapidità con cui vi si addiviene poichè è questione vitale per le agenzie, quella di non esser precedute; e d'altro canto occorre la maggiore avvedutezza nella scelta delle notizie, nel modo di formularle e nei rapporti da stabilirsi fra le R. rappresentanze sicchè, in nessun modo, siavi pericolo d'indiscrezione o d'incidenti di qualsiasi natura.

(l) Minuta autografa.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1009. Roma, 4 luglio 1888, ore 17,30.

Ambasciatore di Francia è ritornato stamane sulla questione delle tasse di esercizio in Massaua e sull'estensione dei nostri diritti in quel possedimento. Egli persistette a sostenere che le capitolazioni sonvi rimaste in vigore. Soggiunse che, oltre i protetti di altre nazioni, la Francia ha colà alcuni suoi nazionali. Risposi che insistevo nelle mie precedenti dichiarazioni, ma che in ogni modo avrei posto allo studio la questione e gli avrei dato a suo tempo una risposta definitiva.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1011. Roma, 4 luglio 1888, ore 18.

Un fatto grave è successo alla frontiera francese. Ieri nella stazione Madane doganieri francesi visitando cassa oleografie Re Umberto sfregiarono con lapis viso Sua Maestà, presenti nostre guardie finanza. Fatto produsse fermento in colonia italiana locale. Nostro ambasciatore Parigi ebbe istruzioni domandare riparazione (1). Non posso però esimermi dal pregare V. E. di voler segnalare questo nuovo incidente al governo germanico, al quale ricorderà altre

offese intenzionali, segnatamente il trattamento inflitto pochi mesi sono a nostri connazionali da soldati francesi nel medesimo luogo. Il rinnovarsi di cotali fatti impensierisce il governo del Re, dimostrando una specie di provocazione sistematica da parte autorità francesi della frontiera.

(l) T. 1010, pari data, non pubblicato.

135

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1012. Roma, 4 luglio 1888, ore 18,10.

Poiché sottosegretario Stato stima non improbabile che la Francia disegni un colpo di mano su confini Tripolitania (l) dobbiamo credere che se manca di elementi di fatto non manca però di elementi di giudizio. Voglia dirmi: 1° quali sono codesti elementi; 2° che cosa intende fare il Gabinetto di San Giacomo in prev1swne che il fatto si avveri; 3° che cosa farebbe a fatto compiuto (2).

136

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETO S. N. Roma, 6 luglio 1888, ore 20,25.

Ringrazi lord Salisbury per le sue informazioni sui preparativi della Francia in Tunisia (3) e lo preghi a continuare a tenerci informati. In presenza d'indizii che paiono minacciare lo statu quo nel Mediterraneo, ravviserei conveniente che, in base agli accordi esistenti, l'Italia, l'Inghilterra e la Spagna s'intendessero sul contegno da tenere per impedire pregiudizio dell'equilibrio esistente.

137

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1622. Londra, 7 luglio 1888, ore 15,58 (per. ore 19,50).

Salisbury mi ha detto che non vede finora alcuna ragione di allarme nelle notizie di un probabile aumento di truppe francesi in Tunisia, essendo

noto che la Francia mantiene anche in Algeri un gran numero di truppe: più di cinquemila uomini. Avendo chiesto che cosa Sua Signoria contasse di fare in previsione di un colpo di mano della Francia sul confine di Tripoli, mi rispose che oggi stesso domanderebbe ulteriori informazioni per telegrafo ai consoli inglesi a Tripoli e Tunisi e che era inutile fare progetti prima di avere ricevuto la loro risposta. Sono quindi costretto a differire a lunedì prossimo le comunicazioni contenute nel telegramma di V. E. di questa sera (1).

(l) -Cfr. n. 128. (2) -Per la risposta cfr. n. 137. (3) -Con T. 1606 dello stesso 6 luglio, non pubblicato, Catalani aveva comunicato che Salisbury gli aveva dato alcune notizie circa preparativi militari francesi In Tunisia.
138

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1037. Roma, 8 luglio 1888, ore 24.

Oggi ho discorso in occasione del mio ricevimento ebdomadario, coll'ambasciatore di Francia e col ministro di Grecia. Il conte di Mouy, che già mi aveva lasciato una nota verbale sull'incidente di Massaua, mi ripetè gli argomenti del governo francese contrari al nostro diritto di mettere tasse, argomenti i quali si riassumono nel dire che colà sono ancora in vigore le capitolazioni. Insistetti, come in passato, nel rispondere che le capitolazioni non si possono invocare a Massaua, territorio che rimase sempre contestato fra l'Abissmia e la Turchia e sul quale questa ultima non poteva né potrebbe accampare diritti. Citai in prova la recentissima convenzione relativa al canale di Suez, in cui la Turchia rivendicava diritti sulla costa orientale del Mar Rosso; non sulla costa occidentale. Soggiunsi che i fatti d'armi ai quali fummo obbligati, avrebbero in ogni ipotesi sostanzialmente modificato il nostro diritto primitivo, oramai incontestabile. Promisi in ogni modo di dargli una risposta con nota verbale. ·n signor Papparigopulo che, da quanto risulta, il conte di Mouy avrebbe voluto spingere a ridestare la questione nell'interesse dei sudditi ellenici dimoranti a Massaua, mi narrò di avere dichiarato all'ambasciatore francese che a suo modo di vedere noi eravamo e siamo a Massaua in piena regola, trattandosi di imposta generale, così stabilisce l'art. 2 del trattato vigente tra l'Italia e la Grecia. Noto del resto che a Massaua non vi sono che due francesi, due svizzeri, un armeno, tutti gli altri sono greci. La Turchia e la Svizzera non hanno mai mosso reclamo nè mai la Grecia invocò le capitolazioni. Quando anzi esponemmo al suddetto ministro di Grecia le nostre ragioni, egli se ne appagò né più insistette. È cosa strana che la Francia sola si ostini nelle sue pretese. Quanto precede potrà servire a V. E. come norma di linguaggio.

(l) Cfr. n. 1311.

139

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1123/573. Londra, 8 luglio 1888.

Ho l'onore di trasmettere qui uniti all'E. V. i seguenti documenti: 1° -La copia di una nota che per ordine dell'E. V. diressi il 22 giugno scorso a lord Salisbury per informarlo che ella era disposta a concertarsi col governo della Regina nel caso in cui uno sviluppo dell'insurrezione nel Marocco rendesse necessario ai due governi pigliare qualche provvedimento. 2° -L'originale di una nota del marchese di Salisbury in data del 4 corrente in cui il nobile lord mi chiede, in risposta, d'informare l'E.V. che se l'insurrezione del Marocco si propagasse egli sarebbe lieto d'entrare in uno scambio d'idee coll'E. V. e di pigliare, di concerto con lei, quelle misure che parrebbero opportune ai due governi. La suddetta comunicazione è accompagnata da una traduzione (l).

Lo scambio delle due note fra questa R. ambasciata e lord Salisbury fa constare in iscritto l'accordo ch'era già stato stabilito verbalmente.

140

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1038. Roma, 9 luglio 1888, ore 11,15.

Secondo nostro agente in Tunisia, le attuali condizioni Reggenza e la relativa scarsità del presidio francese sembrano escludere pericolo imminente colpo di mano. Si continuerà attentissima sorveglianza.

141

IL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (2)

T. 1649/166. Massaua, 10 luglio 1888, ore 12,55 (per. ore 16,20).

Ieri gli uscieri del tribunale hanno pignorato merci, per pagamento tassa, cinque negozianti greci protetti Francia, che dichiararono rifiutare pagamento soltanto perché costretti ordine console. Risultatomi console non limitandosi proteggere, ecciti tutti disobbedire decreto. Su 300 negozianti Massaua oltre

260 stranieri. Non reprimendo attualé disordine scompare prestigio autorità nostra aumentandosi influenza francese. Stante stato guerra attuale condotta dei 20 sudditi e protetti francesi puossi considerare ribellione per creare disordini. Chiedo autorizzazione sfratto caporioni, continuando con altri qualora perseverino. Dopodomani farò chiudere esercizi pubblici greci rifiutanti pagamento. * A complemento mio 663 ieri, aggiungo che Arafali dopo partenza nostro presidio non fu più alzata bandiera. A Zula alzata ancora bandiera egiziana malgrado insistenza quella popolazione per avere nostra. Arrivato monsignor Thouvier * (1).

(l) -Non si pubblicano gll allegati. (2) -Comunicato dal ministro della Guerra a quello degll Esteri. Ed., con l'omissione del passo fra asterischi e con varianti, in LV 63, pp. 20-21.
142

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1652. Pietroburgo, 10 luglio 1888, ore 15,25 (per. ore 17,50).

So da buona fonte che i due preti abissini mandati dal Negus per assistere alle feste di Kiew, hanno la missione formale di stabilire i legami fra le religioni ortodosse e quella d'Abissinia; sono muniti di libri etiopici per studiare la questione; sono latori di una lettera del Negus che vuolsi abbia carattere di credenziali. Il ben noto Atchipow che li ha accompagnati a Pietroburgo, e che Giers denomina un avventuriero, spera col pretesto della religione, stabilire relazioni politiche e commerciali più intime fra la Russia e l'Abissinia.

143

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1056. Roma, 11 luglio 1888, ore 23,30.

Il deputato Villa e gli altri membri del comitato privato pel concorso degli italiani alla esposizione di Parigi del 1889, ieri telegrafarono a S. M. il Re inaugurando i lavori e chiedendone gli auspici. S. M. il Re non può rispondere al telegramma dopo la dichiarazione fatta alla Camera dal ministro che il governo non può prender parte né direttamente né indirettamente a quella esposizione. Di ciò informi il deputato Villa.

(T. 1048): «informo v. E. che il console francese in quel nostro possedimento ha fatto !l possibile per suscitarvi disordini, eccitando l sudditi ellenl suo! protetti a rifiutare 11 dovuto pagamento... Valga questa notizia per sua norma di linguaggio eventuale >>. Della questioneinformò anche il ministro ad Atene con T. 1049 che termina con il passo seguente: «Siamo dolenti di dover ricorrere a questo mezzo estremo verso sudditi Potenza amica e desideriamo che il Gabinetto di Atene lo sappia. Colga l'occasione di ciò per mostrare inconvenienti della protezione francese ».

(l) Crispi rispose con T. 1047 dell'H luglio: «In virtù dell'ordinanza 9 novembre 1887, ella potrà sfrattare quegli stranieri che ribellandosi all'autorità del governo suscitino o cerchino suscitare disordini a Massaua >>. Lo stesso 11 luglio telegrafò all'ambasciatore a Parigi

144

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1059. Roma, 12 luglio 1888, ore 16.

Al mio telegramma d'iersera (l) aggiungo quest'altra osservazione che credo necessaria e di cui V. E. potrà valersi all'occorrenza. L'adesione alla partecipazione anche privata dell'Italia all'esposizione di Parigi del 1889 è un atto di governo e sotto i regimi costituzionali il Re non può fare un atto simile. Fortunatamente il nostro Augusto Sovrano, come tutti i principi della sua Casa, sa valutare i suoi diritti e non manca giammai ai suoi doveri costituzionali. Perciò volle affidato a me, ieri, di manifestare a V. E. il motivo per il quale non ha risposto al telegramma dell'onorevole Villa.

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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. 1659. Parigi, 12 luglio 1888, ore 15,45 (3).

Ieri il signor Goblet si lamentò vivamente arresto a Massaua di alcuni protetti francesi in seguito rifiuto pagamento nuova imposta contro la quale egli protesta in virtù delle capitolazioni. Nel rispondergli, mi valsi dei telegrammi di V. E. e specialmente di quelli del 9 ed 11 corrente (4). Respinsi le invocate capitolazioni che non avevano potuto estendersi a una regione dove il Sultano non ha mai avuto una reale ed incontestabile sovranità. Dissi che abbiamo occupato militarmente il territorio di Massaua, lo abbiamo trasformato in piazza da guerra importante, circondata da un vasto campo trincerato, nel quale pretendiamo esercitare autorità derivante dalla sovranità e dalle leggi militari. Il console francese eccitò pretesi protetti dalla Francia, in massima parte sudditi greci, a non pagare imposte e provocò così resistenza e disordini. Non riconosciamo alla Francia diritto di estendere sua protezione a sudditi di altre nazioni, che hanno, presso noi, rappresentanti diplomatici, come la Grecia, la quale ha ora riconosciuto che, nello stabilire l'imposta anzidetta, eravamo nel nostro diritto. In conseguenza console francese doveva essere redarguito per avere oltrepassato limiti attribuzioni, e provocato disordini. Al che Goblet mi rispose che egli stesso aveva invitato console francese a Massaua contrariare il pagamento imposte, perché queste sono

contrarie alle capitolazioni, ma che abbandonava protettorato dei sudditi greci poiché il loro governo accettava la nostra posizione; che egli credeva doversi invece questa regolare col consenso delle Potenze. [Riferendomi alla] nota di V. E. rinnovai dichiarazioni che noi non accettiamo pretesto delle capitolazioni e non possiamo cedere sulle nostre ragioni. La nostra conversazione ebbe cortesemente e pacatamente fine. Al momento in cui do termine questo telegramma ricevo l'ultimo di V.E. in data di jeri sera {l) che conferma l'ordine di resistenza [dato] da Parigi. Ho motivo di credere che questa gherminella mossa dal governo francese tenda ad ottenere da noi, rispetto a Tunisi, qualche concessione in cambio della sua ricognizione del nostro possesso di Massaua.

(l) -Cfr. n. 143. (2) -Ed., con varianti, In LV 63, pp. 23-24. (3) -Cfr. n. 138 e n. 141, nota l, p. 82. (4) -Manca l'indicazione dell'ora d'arrivo.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S. N. Londra, 12 luglio 1888, ore 17,18.

Seguito al mio telegramma d'oggi (2). Crederei che il momento sia venuto per l'Italia e l'Inghilterra di prendere l'iniziativa di un passo importante nella questione del Marocco. L'Italia e l'Inghilterra nazioni pratiche potrebbero forse appianare a Londra in poco tempo molte difficoltà che non si potrebbero sciogliere a Madrid. L'E. V. giudicherà se non debba autorizzarmi a proporre a Salisbury di concludere un accordo fra i due governi molto più esteso e comprensivo di quello del 22 giugno e 4 luglio corrente (3), che si fece in proposito all'eventualità di una insurrezione. L'Italia e l'Inghilterra dichiarerebbero in iscritto quali sono i loro proponimenti su tutte o sulla maggior parte delle questioni che avrebbero dovute essere trattate dalla conferenza di Madrid, concernenti l'integrità dell'Impero, e stabilirebbero i provvedimenti da prendere nel caso di una aggressione contro il Marocco. Un tale accordo potrebbe stipularsi segretamente sotto forma di uno scambio di note e con maggiore utilità. Se l'E. V. ha motivo di credere di poter indurre non solo l'Austria e la Germania, ma la Spagna, ad accedere colle suddette Potenze nell'accordo, la Francia sarebbe costretta a seguire il loro esempio o a rimanere isolata e smascherare i suoi progetti. Non ho ancora indagato il pensiero di Salisbury in proposito, non avendo ordine dall'E. V., ma crederei che il progetto corrisponde ai desiderii di Sua Signoria. Nel peggiore dei casi cioè se il Gabinetto di Madrid non accedesse all'accordo rimarrebbe sempre stabilito il principio di una identità d'azione dell'Italia e dell'Inghilterra e sapremo il valore delle promesse della Spagna (4).

(l) -T. 1052, non pubblicato. (2) -Non rinvenuto. (3) -Cfr. n. 139. (4) -Per la risposta cfr. n. 151.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. CONFIDENZIALE 1065. Roma, 12 luglio 1888, ore 24.

L'ambasciatore di Francia, servendosi dell'Havas, ha fatto telegrafare parecchie menzogne. M'imputa di aver fatto un decreto per espulsione degli stranieri da Massaua e di essere deciso di usare con loro misure fiscali. Il generale Baldissera non aveva bisogno di mie istruzioni. Egli si serve dell'ordinanza 9 novembre 1887 promulgata dal suo predecessore, e dei decreti amministrativi da lui emessi pel pagamento delle imposte municipali. Il conte di Mouy per tal modo alimenta la stampa francese. E mentre ha l'ipocrisia di dirmi che intende adoperarsi a pacificare gli animi fra i due paesi, lavora con le calunnie a falsare la pubblica opinione. Le informazioni che do a V. E. sono ufficiali. Ella può valersene col signor Goblet. Non è possibile che possiamo trovar modo d'intenderei con la Francia quando i suoi rappresentanti così miseramente tradiscono la loro missione (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA (2)

T. 1066. Roma, 13 luglio 1888, ore 12,30.

Il nostro comando a Massaua ha recentemente imposto su nazionali e forestieri, indistintamente, delle tasse municipali, il cui provento è destinato a sopperire, in qualche misura, alle spese di miglioramenti locali. Dietro ordini venuti da Parigi, come il signor Goblet dichiarò espressamente al nostro ambasciatore (3), il console di Francia istigò i sudditi elleni, suoi protetti, alla resistenza. Valendosi della legge marziale vigente a Massaua, in seguito alla dichiarazione dello stato di guerra, il comando procede ora allo sfratto dei riottosi.

Prego V. E. di voler far rilevare questo atteggiamento del governo francese, notando, per meglio caratterizzarlo, che la Francia ha due soli nazionali a Massaua, e che la Grecia, dei cui sudditi, relativamente assai numerosi, si arrogava sinora la protezione, ha riconosciuto il nostro diritto d'imporre accennate tasse.

(l) -Per la risposta cfr. n. 158. (2) -Ed., con varianti, in LV 63, p. 25. (3) -Cfr. n. 145.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE S. N. Berlino, 13 luglio 1888, ore 19,25 (per. ore 20,25).

Il Y avait hier à Potsdam diner chez l'Empereur pour les chefs de mission. Sa Majesté m'a parlé avec beaucoup d'émotion et de reconnaissance des nombreux témoignages de douloureuse sympathie de notre Auguste Souverain à l'occasion du décès de l'Empereur Frédéric, et notamment de la couronne d'or que j'ai été chargé de déposer sur son cercueil. Ma Majesté me priait de faire savoir à Rome que son Auguste Père lui avait légué pour notre Roi, la famille royale et pour l'Italie une affection à laquelle Sa Majesté se sentait d'ailleurs elle-meme toute portée et qu'elle partageait entièrement. Durant repas j'ai dit à l'Empereur que tous nos voeux l'accompagneraient dans sa visite en Russie dans l'intérèt du maintien de la paix. Sa Majest~ m'a Jrépondu qu'elle tenait en effet à s'employer de son mieux à dissiper les soupçons, les calomnies de ceux qui le représentaient camme quètant l'occasion de donner libre cours à des penchants belliqueux. Par le fait meme du voyage, il espère contribuer à la consolidation de la tranquillité générale que l'Allemagne et ses alliés sont également intéressés à sauvegarder. D'ailleurs !es monarchies doivent se tendre la main, serrer les rangs, en présence de la marée montante des éléments subversifs, des radicaux, des socialistes. «A cet égard aussi, dit-il, je ne saurais trop veiller au développement des forces militaires et à entretenir le bon esprit dans les corps des armées. Après le repas Sa Majesté a énoncé très confidentiellement le désir de venir saluer le Roi vers la mi-octobre à Rome ou ailleurs, selon les convenances de Sa Majesté. Je me suis empressé de dire que la capitale offrirait mieux les moyens de recevoir l'Auguste visiteur avec tous les honneurs dùs à son

haut rang et que cette visite à Rome mème produirait partout en Italie la meilleure impression. Je viens de parler là-dessus avec le secrétaire d'Etat qui m'a confirmé l'intention de Sa Majesté. S. E. a ajouté que l'Empereur a déjà accepté une invitation de l'Empereur François-Joseph pour des chasses qui auront lieu en Autriche, au commencement d'octobre. La confidence qui m'a été faite par l'Empereur a évidemment pour but de provoquer aussi invitation de la part de S.M. le Roi en obtenant assurance qu'il serait le bienvenU. Comte de Bismarck m'a dit que la visite à Pétersbourg est essentiellement un acte de courtoisie. Empereur ne s'y rend avec aucun pian préconçu de combinaison politique. Il fallait cependant s'attendre à ce que M. de Giers, en se rencontrant avec le secrétaire d'Etat abordera des questions à l'ordre du jour, nommément celle de Bulgarie. Dans ce cas, le secrétaire d'Etat laissera entendre en conformité ligne de conduite suivie jusqu'ici que le Cabinet de Saint Pétersbourg devrait prendre initiative faire connaitre ses vues, et d'énoncer éventuellement des propositions et que Allemagne après mùr examen verrait ce qu'il y aurait à faire. Empereur Guillaume part aujourd'hui

pour Kiel. Il se rendra par mer vers le golfe de Finlande, où l'Empereur Alexandre viendra à sa rencontre. Avant retour à Berlin, vers le 25 courant, il y aura une certaine stagnation dans les affaires. Je me suis rendu hier au soir aussi chez l'Impératrice Victoire, qui désirait me recevoir pour me répéter de vive voix combien elle avait été touchée de l'envoi couronne d'or, souvenir si précieux à tous égards. Les journaux de Berlin publient des articles qui prouvent combien cette manifestation de notre Auguste Souverain a été appréciée, chef d'oeuvre de M. Castellani a été beaucoup admiré. Je n'ai pas besoin d'ajouter que le secret le plus absolu doit étre gardé pour le moment sur le projet de visite Empereur en Italie et en Autriche.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO PERSONALE S. N. Roma, 14 luglio 1888, ore 17.

J'ai reçu ce t te nuit votre télégramme d'hier soir (l). Rien ne saurait etre plus agréable à notre Auguste Souverain qu'une visite de l'Empereur Guillaume. Le Roi serait heureux et est pret à faire l'invitation, sur laquelle j'attends encore un mot de votre part. Naturellement c'est là un événement qui doit réussir par l'accord des deux Cours et à la satisfaction des deux pays. Il est bien entendu que la visite ne peut avoir lieu qu'à Rome. Le choix de tout autre endroit produirait une impression déplorable et fournirait à la France et aux partis anti-nationaux motif à des critiques inconvenantes.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. s. N. Roma, 14 luglio 1888.

Ricevuti i due suoi telegrammi sul Marocco. Mi riferisco al secondo (2) di cui apprezzo la proposta. Quantunque le Potenze più interessate nella quistione siano Spagna e Inghilterra, non sarei contrario al prendere un'iniziativa per più ampio accordo qualora conoscessi animo di lord Salisbury al riguardo. Voglia dunque, con la massima prudenza, indagare quali sono le sue intenzioni ,e come accoglierebbe nostra proposta. Aspetto sua risposta (3) per decidere sul da farsi.

(l) -Cfr. n. 149. (2) -Cfr. n. 146. (3) -Cfr. n. 168.
152

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL MINISTRO A L'AJA, SPINOLA

D. 21815/32. Roma, 14 luglio 1888.

Accuso ricevuta e ringrazio la S. V. Illustrissima del rapporto in data del 4 corrente n. 133/90 (1). Il signor de Westemberg, venuto da me (2) per prendere commiato in occasione dell'ultimo ricevimento settimanale, ha pure assicurato non essersi mai trattato, da parte del governo olandese, di ristabilire una rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede. Forse qualche risposta evasiva del presidente del consiglio poté dar luogo alla voce da lei riferita.

L'autorizzo pienamente a rettificare, conformemente alla verità, l'errore contenuto nel rapporto del signor de Westemberg, errore evidentemente involontario da parte di chi lo commise.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. s. N. (3) Roma, 15 luglio 1888, ore 10.

So da fonte sicura, che il cardinale Rampolla il 13 corrente abbia spedito una nota riservatissima a codesto nunzio pontificio, perché nel caso di una visita dell'Imperatore Guglielmo al nostro Re, si adoperi per mezzo del ministero austro-ungarico e della Corte imperiale apostolica, affinché cotesta visita non avvenga in Roma. Il Rampolla minaccerebbe la partenza del Papa dal Vaticano, qualora il desiderio di Leone XIII non venisse esaudito.

È inutile avvertirla, che menzognera sia la minaccia ed a solo scopo d'in

timorire le coscienze cattoliche, il Papa non avendo avuto e non avendo inten

zione, e ciò mi viene affermato da persone intime del Vaticano, di lasciare

una residenza che non potrà trovare migliore e più sicura altrove.

Spero che il conte Kalnoky e S. M. l'Imperatore non si vorranno prestare

a così indegna manovra, la quale ove riuscisse offenderebbe in Italia la coscien

za nazionale e menomerebbe il prestigio della nostra alleanza coi due Impe

ratori. Non si è ancor dissipato in Italia il ricordo disaggradevole della non

restituita visita a Roma dell'Imperatore Francesco Giuseppe, e non debbo dissimularle, che il fatto nocque molto al buon nome del ministro Mancini.

L'argomento è assai delicato, ma a lei non mancherà modo di saperlo trattare con garbo e prudenza per attenerne risultati soddisfacenti (1).

(l) -Cfr. n. 121, nota 1. (2) -L'S luglio, come risulta da un appunto di Mayor del 9 luglio, non pubblicato. (3) -Minuta autografa.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. s. N. (2). Roma, 15 luglio 1888, ore 11,15.

So da fonte sicura, che il cardinale Rampolla, il 13 corrente, abbia spedito una nota riservatissima al nunzio pontificio a Vienna, perché nel caso di una visita dell'Imperatore Guglielmo a S. M. il Re d'Italia, si adoperi, per mezzo del ministero austro-ungarico e della Corte imperiale apostolica, affinché cotesta visita non avvenga a Roma. È molto probabile che monsignor Galimberti o altro prelato venga a tale scopo a Berlino. Il Rampolla minaccerebbe la partenza del Papa dal Vaticano, qualora il desiderio di Leone XIII non venisse esaudito. È inutile avvertirla che la minaccia è fallace ed a solo fine d'intimorire le coscienze cattoliche, il Papa non avendo avuto mai e non avendo intenzione, e ciò mi viene da persone intime del Vaticano, di lasciare una residenza che non potrà trovare migliore e più sicura altrove.

Spero, che il principe di Bismarck e l'Imperatore Guglielmo non vorranno prestarsi a così indegna manovra, la quale, ove riuscisse, offenderebbe in Italia la coscienza nazionale e scuoterebbe il prestigio della nostra alleanza con l'Impero germanico. Sua Altezza non vorrà far pesare nella bilancia la condiscendenza pel Vaticano a danno della nostra amicizia, e dare a coloro che nel nostro paese parteggiano per la Francia un pretesto per inveire contro il ministero. Direi inoltre, che la mia autorità sarebbe scossa, e forse sarei costretto a cedere il posto ad uomini i quali non sarebbero caldi per l'alleanza con la Germania.

Non nasconderò a V. E. e potrà farlo sapere al principe, che nell'intrigo del cardinale Rampolla ebbe una grande parte questo ambasciatore di Francia presso il Vaticano.

Noi saremmo fortunati di ricevere l'Imperatore Guglielmo e tutta la nazione parteciperebbe alle feste per Sua Maestà Imperiale e Reale. La sua visita però, divenuta necessaria, dopoché fu deciso che l'Imperatore andrebbe in Austria, non può esser fatta che a Roma. *Del resto il telegramma di V. E. di ieri notte (3) toglie ogni dubbio sull'intenzione dell'Imperatore Guglielmo, che verrà a Roma, e l'invito di S. M. il Re sarà per Roma*.

L'argomento è assai delicato, ma a lei non mancherà modo di trattarlo con garbo e prudenza per attenerne i risultati desiderati (4).

(l) -Per la risposta cfr. n. 155. (2) -Minuta autografa. Il passo fra asterischi è aggiunto da altra mano. (3) -T. confidenziale s.n. del 14 luglio, ore 22,10, non pubblicato. (4) -Per la risposta cfr. n. 161.
155

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Vienna, 15 luglio 1888, ore 17,40.

Siccome Kalnoky parte domani per Ischl dove rimarrà qualche giorno con l'Imperatore, ho creduto conveniente comunicare prima della partenza un sunto del telegramma di V. E. sulla nota a monsignor Galimberti (1). Ho omesso tutto ciò che riguarda la non restituita visita dell'Imperatore d'Austria-Ungheria. È inutile toccare un tasto dopo tutto anche qui doloroso e che non ha bisogno di essere ricordato. Mi sono limitato a dare nella nuova redazione del telegramma l'avviso della spedizione del dispaccio pontificio e della minaccia di partenza del Papa, a dichiarare che questa minaccia è senza fondamento ed a esprimere speranza anzi certezza che il governo austro-ungarico non si presterà alla manovra se gli sarà suggerita. Aggiunsi che noi ci contavamo assolutamente. Ora poi non ho bisogno dire che per tagliare corto ad ogni intrigo è necessario che a Berlino si sappia sostanzialmente in modo non dubbio che la visita deve farsi a Roma o non farsi.

156

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE S.N. Berlino, 15 luglio 1888, ore 18,35.

En l'absence du comte de Bismarck, qui accompagne l'Empereur en Russie, je viens de donner lecture au sous secrétaire d'Etat du télégramme de V. E. de cette après-midi (2). J'ai ajouté que le Cabinet impérial avait aussi sous la main un précédent à invoquer pour obvier aux agissements du Vatican, à savoir le précédent de la visite en 1883 de l'Empereur Frédéric, alors prince impérial à Rome en qualité de représentant de son Auguste Père pour saluer le Roi d'Italie durant le pontificat du mème Léon XIII qui alors n'avait suscité aucun obstacle. J'ai dit en outre que le mieux serait de prévenir toute démarche éventuelle en laissant entendre à Vienne et au Vatican que rendez-vous a déjà été pris à Rome et que dès lors il n'y avait pas lieu de revenir sur cette entente. Le comte de Berchem rendra compte aujourd'hui mème, par la poste, au chancelier à Friedrichsruhe de notre entretien. Il serait, il me parait, urgent

que l'invitation du Roi à l'Empereur fiìt faite immédiatement, afin que l'accord déjà implicite devienne explicite et définitif. Il importe plus que jamais de prendre position (1).

(l) -Cfr. n. 153. (2) -Cfr. n. 154.
157

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. S. N. Roma, 16 luglio 1888, ore 7,30.

Je fais suite à mon télégramme de la nuit (2) et réponds au vòtre d'hier soir (3). Puisqu'il y a urgence à prendre position, n'attendez pas lettre royale, qui ne partira que ce soir, et faites l'invitation vous mème en vous rendant interprète du désir de notre Auguste Souverain.

158

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (4)

T. 1695. Parigi, 16 luglio 1888, ore 15,40 (per. ore 18,45).

*Segnalai a Goblet motivi di lamenti di V. E. verso ambasciatore di Franci'a (5). Goblet risposemi che Mouy si mostra nella sua corrispondenza ossequlente verso V. E. * (6). Goblet assume responsabilità degli ordini dati al console di Francia in Massaua per la protezione dei greci. Egli parla sempre delle capitolazioni, senza, però, dimostrare che si possano estendere a quel territorio, e non tiene alcun conto del nuovo stato creato dalla nostra occupazione militare e sanzionato dal sangue dei nostri soldati. Quando io contesto alla Francia diritto di protettorato che essa si assume per indurre stranieri residenti a Massaua a disubbidire ai nostri regolamenti, Goblet pretende che in seguito alla sua protesta che metteva in dubbio nostro diritto, il governo di Sua Maestà doveva sospendere sequestri ed applicazione nuova tassa sino a che si fosse concertato con la Francia. Io protestai, a mia volta, contro tale teoria. Intanto per finire Goblet aspetta la nota sulla questione di massima che V. E. promise di rimettere a Moti.y.

(l) -Per la risposta cfr. n. 157. (2) -Con tale telegramma personale e riservato del 15 luglio, ore 23,50, non pubblicato, Crispiavvertiva de Launay del prossimo invio della lettera d'invito del Re all'Imperatore Guglielmo. (3) -Cfr. n. 156. (4) -Ed., con varianti, in L~' 63, p. 32. (5) -Cfr. n. 147. (6) -In LV 63, invece del passo fra asterischi: <<Nell'udienza diplomatica di oggi, ho segnalato al signor Goblet i motivi delle lagnanze di V. E per il contegno dell'agente francese a Massaua ».
159

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. URGENTE 1093. Roma, 17 luglio 1888, ore 1.

Veuillez communiquer ce qui suit au baron Galvagna: «Nous croyons de l'intéret bien entendu de la Serbie, de la Reine Natalie et du Roi Milan qu'une réconciliation ait lieu, si possible. Vous avez été prié de vous employer dans ce sens par le ministre des affaires étrangères (l). Je verrais avec plaisir que vous y déployez tous vos efforts et je serais heureux que vous réussissiez. Veuillez me renseigner sur l'issue de vos démarches ».

160

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1094. Roma, 17 luglio 1888, ore 10,50.

Il reggente il vice consolato di Francia a Massaua ha dichiarato, in conseguenza dell'esecuzione a cui si è proceduto contro alcuni greci per il loro rifiuto di pagare le tasse, che ove questi atti coattivi continuino, egli, d'ordine del suo governo, si opporrà con la forza. È evidente che, anche a Massaua, la Francia prosegue nel suo sistema di provocazioni a nostro riguardo. Essendo però noi nel nostro buon diritto, ce ne varremo, e se il signor Mercinier tenterà di usare la forza cesseremo di considerarlo come investito di autorità qualsiasi e gli torremo il riconoscimento, come se fosse munito di exequatur glielo avremmo tolto. Dopo di che risguardandolo come uno straniero qualunque faremo ciò che ci suggerirà il nostro decoro. Voglia discorrere subito di ciò col signor Goblet, prevenendolo che non siamo disposti a subire soprusi a casa nostra e che la responsabilità degli avvenimenti ricadrà sul signor Mercinier e sul governo che lo sospinse (2).

161

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE S. N. Berlino, 17 luglio 1888, ore 18,31.

Il cancelliere, ragguagliato dal sottosegretario di Stato sopra il contenuto del telegramma di V.E. in data 15 corrente (3), spera ancora che i passi ivi

segnalati del Vaticano non avranno luogo. Egli fa calcolo sulla prudenza di Papa Leone XIII; ma se tali passi si producessero, il principe di Bismarck non ammetterebbe che si prescrivesse in certo modo la risoluzione da adottarsi riguardo alla scelta del luogo per la visita dell'Imperatore di Germania al Re d'Italia. Il loro incontro è ormai fissato a Roma. Sua Maestà Imperiale e Reale avendo già presa la determinazione di recarsi a tal fine nella capitale d'Italia la questione si trova risolta. Di ciò il sottosegretario di Stato mi diede oggi conoscenza in via confidenziale. L'ambasciatore dì Germania a Vienna venne eventualmente istruito in questo senso. Le buone disposizioni del cancelliere sono un motivo di più per osservare il segreto il più assoluto. L'Imperatore non sarà di ritorno a Berlino che verso il 4 agosto, dopo aver visitato anche le Corti di Stoccolma e di Copenaghen.

(l) -Galvagna aveva comunicato con T. confidenziale del 16 luglio, non pubblicato, che il ministro degli Esteri serbo lo aveva pregato di adoperarsi per indurre la Regina Natalia a fare il primo passo di conciliazione che sarebbe servito ad indurre il Re Milan a rinunziare al divorzio, dannoso alla dinastia e al paese. (2) -Il contenuto di questo telegramma fu comunicato alle ambasciate a Berlino e Vienna con T. 1095, pari data. (3) -Cfr. n. 154.
162

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. 1709. Parigi, 17 luglio 1888, ore 18,55 (per. ore 20,45).

In seguito al telegramma di V. E. in data d'oggi (2) vidi Goblet che si mostrò sorpreso delle minacce di resistenza con la forza profferite da Mercinìer. Le istruzioni trasmesse da Goblet sono le seguenti che io ho trascritte sotto il suo dettato: «In caso di nuovi atti obbligatorii per pagamento tasse il signor Mercinier protesterà per iscritto evitando però ogni conflitto materiale ». Goblet mi fece poi leggere telegramma di Moiiy che lo informa che l'E. V. ha consentito a sospendere percezione tasse sugli stranieri sino al 26 corrente in vista di un accordo col governo francese (3).

163

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (4)

T. 1103. Roma, 17 luglio 1888, ore 23,55.

È inesatto che io abbia, come telegrafò ambasciatore di Francia (5), fatto sospendere gli atti sino al 26 corrente. Mi sono anzi rifiutato ad ogni domanda di sospensione fattami dal conte di Moiiy. Soltanto gli dissi ieri sera che

IO-DocurnE"nti Diplomatici -Serle II -Vol. XXII

di sospensione non vi era bisogno poiché sino al 23, da quanto telegrafa il

comandante superiore, non vi saranno esecuzioni.

"'Non comprendo questo vieto sistema di bugie in diplomazia. Prego V. E. di parlare chiaramente al signor Goblet, affinché non possa illudersi sopra una condiscendenza a cui in questa circostanza mi rifiuto* (1).

Soggiungo che questa mattina in Consiglio dei ministri, tutti i miei colleghi unanimemente approvarono il nostro contegno, opinando che noi siamo nel nostro diritto, e dobbiamo proseguire gli atti contro tutti, compresi i francesi (2).

(l) -Ed., con varianti, !n LV 63, p. 35. (2) -Cfr. n. 160. (3) -Cfr. n. 163. (4) -Ed., con varianti, in LV 63, p. 36. (5) -Cfr. n. 162.
164

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (3)

D. 22074. Roma, 17 luglio 1888.

A conferma del mio telegramma inviato all'E. V. in data del 4 corrente (4) circa l'atteggiamento assunto dal R. governo in presenza dei reclami della Francia sulla questione delle tasse di esercizio e sull'estensione dei nostri diritti in Massaua, debbo significarle che, avendomi quest'ambasciatore di Francia nuovamente intrattenuto sui detti due punti, sostenendo esso che le capitolazioni siano tuttora rimaste colà in vigore ed aggiungendo che la Francia, oltre i protetti di altre nazioni, ha in Massaua alcuni suoi nazionali, ebbi a rispondergli che non era mio divisamento di desistere dalle precedenti dichiarazioni da me fatte in proposito.

*Soggiunsi poi al detto ambasciatore che, in ogni modo, avrei posto allo studio la questione, e che, a suo tempo, gli avrei dato una risposta definitiva •.

165

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (5)

L. PERSONALE. Terapia, 17 luglio 1888.

Mi prendo la libertà di informarla in via esclusivamente personale del linguaggio tenuto ieri dal signor di Radovitz a proposito del viaggio, confi

denzialmente annunziato a sir W. White, del duca di Edimburgo a Costantinopoli, per gli ultimi giorni del prossimo agosto.

Il signor di Radovitz disse a me ed all'incaricato d'affari di Austria-Ungheria, in presenza di sir W. White, che tale era una nuova occasione per noi di far comparire qui le nostre bandiere, con grande vantaggio degli interessi comuni. Il signor di Radovitz recò in tali parole una vivacità che ci colpì; e non dubito che sir W. White ne scriva privatamente a lord Salisbury, ed il signor di Schiessl al conte Kalnoky, aggiungendo essi che quando s'intendesse di porre ad esecuzione tale idea, la prima condizione di successo sarebbe la segretezza e la rapidità delle mosse, d'altronde affatto amichevoli per il Sultano.

(l) In LV 63, invece del brano fra asterischi: <<Prego V. E. di rettificare l'errore presso 11 signor Goblet e di informare lealmente S. E. che, in questa circostanza, mi vedrei costretto a persistere nel non accettare una domanda di sospensione ».

(2) Menabrea rispose con T. 1724 del 18 luglio: «Goblet mi disse che la divergenza tra 11 dire di V.E. e quello del conte di Moiiy proveniva senza dubbio da un'erronea interpretazionedelle parole che V. E. indirizzò all'ambasciatore di Francia nella conversazione che ella ha avuto con lui».

(3) -Ed. in LV 63, p. 31, con varianti e l'omissione del passo fra asterischi. (4) -Cfr. n. 133. (5) -Da ACS, Carte Crispi.
166

IL CONSOLE A ZANZIBAR, FILONARDI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1716. Zanzibar, 18 luglio 1888, ore 9,30 (per. ore 10).

Paese tranquillo, ma circolano strane e poco lusinghiere voci su ritardo bastìmento italiano. Da qualche giorno Inghilterra ha tre fino a quattro bastimenti da guerra in porto. Ciò fa sperare Sultano appoggio Inghilterra tutta oltranza, e gli impedisce venire transazione con Italia. Sono senza notizie capitano Cecchi.

167

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA

T. S. N. Roma, 19 luglio 1888.

Rispondo suo 713 {1). V. S. è autorizzato far eseguire vendite per tutti rifiutantisi pagamento tassa municipale e sfrattare non solo greci, ma secondo mio telegramma 263 (1), tutti gli stranieri che ribellandosi sua autorità suscitino o cerchino suscitare disordini. *Il nostro ambasciatore a Parigi fu assicurato dal ministro Goblet che il Mercinier non sì opporrà con la forza (2), ma ove egli usi la forza o paralizzi gli atti del governo, usi ogni modo per rendere inefficace l'opera sua e faccia procedere alle vendite e a quanto occorre perché l'autorità del governo non sia menomata (3) *.

(l) -Non pubbllcato. (2) -Cfr. n. 162. (3) -Nella minuta !l passo fra asterischi è autografo d! Cr!sp!. In una prima redazione !l telegramma terminava cosi: «Se console francese si opporrà con la forza parallzz! l suo! atti di resistenza usando minor violenza possibile ed evitando suo arresto, purché ogni modo si compiano vendite e quanto ella avrà ordinato ».
168

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. SEGRETO 1179/599. Londra, 19 luglio 1888 (per. il 31).

Ho l'onore di rispondere al telegramma dell'E. V. del 14 corrente (1).

Proposi ieri a lord Salisbury di conchiudere coll'E. V. un più ampio accordo circa la quistione marocchina, col quale l'Italia e l'Inghilterra dovrebbero avere in mira il mantenimento dell'integrità di quell'Impero e, come mossa iniziale, ripudiare qualsiasi intenzione d'impadronirsi di territorio appartenente al Marocco. Sua Signoria accettò la proposta. «Benché nessuno può sospettare (mi disse) che l'Italia o l'Inghilterra abbiano disegni di conquista del Marocco, pure il pensiero del governo italiano potrà essere utile in pratica, poiché l'accordo fra le due Potenze potrebbe divenire il punto di partenza di una stipulazione internazionale. E se tale stipulazione non si potesse ottenere, l'Italia e l'Inghilterra si riserverebbero di notificare alle Potenze l'accordo conchiuso, all'apertura della Conferenza di Madrid, per agevolarne i lavori. Ma io spero che il signor Crispi possa indurre la Spagna a fare adesione all'accordo ed a distaccarsi dalla Francia ».

Sua Signoria soggiunse che l'accordo dovrebbe stipularsi sotto forma di uno scambio di note; e mi chiese di presentargli il disegno della nota italiana.

Ho l'onore quindi di pregare l'E. V. di farmi sapere se ella me ne telegraferà, almeno, i punti principali, o mi darà ordini di compilare la nota che avrei l'onore di sottoporre all'approvazione di lei (2). In quest'ultimo caso, mi preme sapere se l'E. V. giudica che l'accordo debba consistere in una dichiarazione di voler rispettare il territorio marocchino, (dichiarazione, come dicesi, di disinteresse); o se dovrà, come io credo, far constatare gli intendimentd dei due governi su tutte, o la maggior parte delle quistioni concernenti il Marocco, cioè: integrità di territorio; mantenimento al potere del presente Sultano e dei suoi successori; riforme commerciali; riforme giudiziarie, commerciali ed amministrative; protezioni consolari e tutela degli israeliti.

Lord Salisbury ci lascia la scelta, riservandosi di studiare la proposta ed indicarne, al bisogno, le modificazioni.

Mi sarebbe necessario sapere, da ultimo, se l'E. V. giudica che si debba stipulare che, in caso di cessione di territorio fatta dal Sultano ad una terza Potenza, l'Italia e l'Inghilterra dovranno concertarsi per l'occupazione eventuale di qualche porto dell'Impero.

Il presente rapporto non è che una ripetizione ed una conferma del telegramma (3), che diressi ieri sera all'E. V.

(l) -Cfr. n. 151. (2) -Cfr. n. 171. (3) -Non pubblicato.
169

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1738. Londra, 20 luglio 1888, ore 3,20 (per. ore 7,20).

J'ai prié le Foreign Office de me mettre à méme de répondre au télégramme de V. E. d'aujourd'hui (1). Sous secrétaire d'Etat m'a promis de faire recherches necessaires et de me répondre par une note officielle que j'aurai l'honneur de télégraphier à V. E. En attendant je me suis assuré qu'à Chypre les Puissances se sont désistées de tout droit résultant des capitulations et que la faculté d'imposer les taxes sur les étrangers n'y est limitée que par les traités de commerce avec la Turquie et non pas par les capitulations, car lorsqu'une nation chrétienne administre un pays musulman les capitulations n'ont plus raison d'étre. Il test évident que la France nous cerche chicane, et j'ai été confidentiellement prévenu que la dite Puissance et la Grèce, cette dernière avec acharnement, ont fait des démarches pour induire lord Salisbury à partager leur avis dans la question des impòts à Massaua. Jusqu'ici Sa Seigneurie leur a répondu d'une manière évasive, sans donner beaucoup d'importance à leurs réclamations. Je prieraì lord Salisbury de répondre à ces deux Puissances dans le méme sens de la communication relative à Chypre que j'attends du Foreign Office, Iaquelle. à ce que j'ai lieu d'espérer, sera tout à fait favorable à nos vues.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1125. Roma, 20 luglio 1888, ore 18.

Circa la questione delle capitolazioni che la Francia e la Grecia, per istigazione della Francia, hanno sollevata, ho telegrafato ieri al R. ministro ad Atene quanto segue: «Negai che le capitolazioni abbiano vigore in Massaua: 1°) perché l'eccezione che fa ora la Grecia è serotina, avendo la Grecia già invocato a favore dei suoi sudditi in Massaua trattato di commercio con l'Italia e cosi rinunciato implicitamente a detta eccezione: non vige quindi tra Grecia e noi che il patto convenzionale del 1877; 2°) perché la Turchia non ebbe mai in Massaua autorità incontestata, né vi lasciò alcuna traccia di ordinamento giu

diziario; 3°) perché la non esistenza delle capitolazioni fu riconosciuta implicitamente dagli altri Stati, compresa la Grecia, col pagamento per parte dei rispettivi cittadini delle tasse fiscali, come le portuarie, le marittime, le doganali, e coll'adire dinanzi ai tribunali da noi colà stabiliti, dinanzi ai quali gli stranieri comparvero non soltanto come convenuti, ma come attori; 4°) infine, perché le capitolazioni non hanno ragione di essere quando il territorio è posseduto da potenza cristiana». Mentre mi riservo di sviluppare tali concetti in una nota circolare diretta alle ambasciate, prego intanto V. E. di valersene presso codesto gabinetto, anche allo scopo di contrastare i passi che la Grecia e la Francia, sua istigatrice, possano aver fatto o stiano per fare in proposito (1).

(l) T. 1113, non pubblicato, con Il quale Crispi chiedeva notizie circa la persistenza o meno del regime delle capitolazioni a Cipro.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. S. N. Roma, 20 luglio 1888.

La nota relativa al Marocco (2) da scambiarsi con nota analoga del governo britannico dovrà riferirsi ai punti principali della questione nel senso delle istruzioni già preparate per delegato alla conferenza di Madrid, copia della quale fu confidenzialmente comunicata dalla S. V. a lord Salisbury. La nota potrà cominciare con una dichiarazione in favore della integrità dell'Impero e mantenimento dell'attuale Sultano ed in essa si prenderà impegno di adoperarsi a far prevalere nel Marocco un regime commerciale più favorevole agli scambi coi paesi esteri, ed un sistema giudiziario e amministrativo che più si avvicini a quello degli Stati civili e sia atto a tutelare completamente le proprietà e le persone degli stranieri. Nella nota si farà pure constare l'accordo fra le due Potenze per quanto riguarda le protezioni consolari e la tutela degli israeliti. Le due note, come ella osserva, se non serviranno come punto di partenza per una convenzione internazionale potranno sempre essere notificate all'apertura della conferenza per gli affari del Marocco, giovando così a semplificare i lavori. Una volta scambiate, noi, d'accordo con l'Inghilterra, cercheremo di procurare loro l'adesione della Spagna. Quanto alla clausola da V. S. saviamente suggerita per un'intesa eventuale circa l'occupazione comune di un porto dell'Impero, qualora il Sultano cedesse ad una terza Potenza parte del territorio, siffatta clausola dovrà contenersi in altra nota di carattere segreto, da scambiarsi contemporaneamente alla prima. Prego V. E. di redigere in base a queste istruzioni ed in unione al Foreign Office, un progetto di nota e di comunicarmelo per telegrafo sommariamente.

(l) -Per le risposte cfr. nn. 174, 179 e 186. (2) -Risponde al telegramma del 18 luglio, il cui contenuto è ripetuto nel n. 168.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO 1758. Parigi, 21 luglio 1888, ore 14,55 (per. ore 17).

Persone bene informate ammettono bensì che governo francese desideri occasione di far annessione della Tunisia ma che esso venne consigliato di desistere da qualsiasi mutamento in quel senso nella Reggenza per timore di provocare opposizione dell'Italia, la quale non sarebbe sola a protestare contro simili atti. Il che potrebbe produrre complicazioni che alla Francia importa di evitare.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1130. Roma, 21 luglio 1888, ore 16,30.

Mi riferisco al mio telegramma di ieri sulla questione delle capitolazioni a Massaua (1). Stando alle ragioni di diritto e di fatto in e&so esplicate, vogliate agire presso codesto governo affinché o faccia acquiescenza con dichiarazioni esplicite alle ragioni da noi esposte, oppure, ove ne sia il caso, rinunci al preteso diritto, derivante dalle capitolazioni, come fu fatto per Bosnia ed Erzegovina. Osservo però, che la situazione giuridica dell'Austria in quelle provincie e dell'Italia in Massaua è diversa, quella essendo semplice occupante senza diritto assoluto di proprietà. Ben inteso che l'alternativa da noi offerta non implica nostra desistenza dall'opinione di essere a Massaua colla pienezza dei diritti di proprietà (2).

174

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1760 bis. Berlino, 21 luglio 1888, ore 20,40 (per. ore 21).

In seguito al contegno della Francia a nostro riguardo, specialmente a Massaua, fu scritto, d'ordine del cancelliere, all'ambasciata di Germania a Parigi,

che tale contegno produce qm Impressione che il governo francese cerca di muoverei delle difficoltà e forse anche ad impegnare una lotta coll'Italia. Il conte Mtinster ha istruzione, nel caso che il signor Goblet tenesse parola della questione delle capitolazioni a Massaua, di lasciare intendere che sarebbe prudente da parte sua di non inasprire le cose, poiché, se l'Italia si trovasse impegnata in gravi complicazioni, essa non rimarrebbe isolata. Finora né Francia né Grecia fecero qui comunicazioni sull'affare delle capitolazioni. Portai oggi alla conoscenza del sottosegretario di Stato il contenuto del secondo telegramma di V. E. di jeri sera (1). Egli se ne varrà all'uopo per sostenere le nostre ragioni. Egli osservò soltanto che argomento n. 4 sembra alquanto scabroso, visto il precedente della Tunisia. Negai la completa analogia fra quanto accade nella Tunisia ed il caso di Massaua.

(l) -Cfr. n. 170. (2) -Per le risposte cfr. nn. 174, 179 e 186.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1138. Roma, 22 luglio 1888, ore 15,10.

In continuazione mio telegramma del 21 (2) e riferendomi suo della stessa data (3), prego anzitutto V. E. di ringraziare il principe di Bismarck per le istruzioni date a Parigi relativamente questione capitolazioni. Credo però opportuno osservarle circa il numero 4 del mio telegramma del 20 (l) quanto segue. II principio costitutivo capitolazioni era di non permettere nei domini mussulmani che i cristiani fossero soggetti agli arbitri potestà locale. La Tunisia, quantunque sotto protettorato francese, ha sempre principe mussulmano e per conseguenza Potenze cristiane sono sempre nel diritto di poter invocare le capitolazioni. Ora né noi né altri abbiamo fatto rinuncia a tale diritto e soltanto abbiamo aderito ad una sospensione transitoria della giurisdizione consolare. In Massaua le condizioni sono assai diverse. Colà il principe è cristiano, e i mussulmani, benché vi avessero pretese, non vi esercitarono mai diritti di sovranità. Lo stesso potrebbe dirsi della Bosnia ed Erzegovina le quali provincie furono dalle Potenze riunite a Berlino affidate all'amministrazione austriaca ma non assoggettate al dominio assoluto dell'Austria. Ciò posto, la questione di diritto riguarda la piena sovranità dell'Italia sovra Massaua e non può risolversi che a nostro favore. V. E. potrà giovarsi ne' suoi colloqui od uffici con codesto signor ministro degli Esteri anche degli argomenti che ho qui sommariamente accennati.

(l) -Cfr. n. 170. (2) -Cfr. n. 173. (3) -Cfr. n. 174.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO S. N. Roma, 23 luglio 1888, ore 11,30.

Radovitz intrattenendosi con Blanc e con incaricato d'affari austro-ungarico sovra prossima venuta squadra del duca di Edimburgo a Costantinopoli ebbe vivacemente a consigliare che squadre italiana ed austriaca comparissero contemporaneamente in quelle acque (1). Se consiglio di Radovitz equivale suggerimento governo germanico inclinerei secondario. Ricordando però come Francia, in occasione presenza flotte a Barcellona avesse fatto spargere voce loro andata a Costantinopoli, così turbando animo timoroso del Sultano (2), desidererei, innanzi prendere risoluzione, che V. E. scandagliasse pensiero di codesto ministro degli Affari Esteri (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1147. Roma, 23 luglio 1888, ore 16,15.

La Francia facendosi protettrice dei greci a Massaua insiste invocando il diritto alle capitolazioni contro le tasse municipali stabilite quel nostro possesso dal comandante le regie truppe rivestito anche di poteri civili. Vogliate insistere perché codesta cancelleria aderisca alla domanda rivoltale per mezzo suo col mio telegramma del 21 (4).

(Soltanto per Londra) Al subire le pretese della Francia preferiremmo abbandonare Massaua. È necessario che il nostro prestigio si mantenga completo fra quelle popolazioni e sia posto fine senza ritardo ad una opposizione che, qualora tollerata, incoraggerebbe la Francia ad esercitare un'ingerenza alla quale non ha alcun diritto.

n. -1148 con la seguente aggiunta «Oggi è più che mai necessario che Berlino proceda d'accordo con noi».
(l) -Cfr. n. 165. (2) -Cfr. n. 40. (3) -Per le risposte cfr. nn. 188, 193 e 215, nota 2. (4) -Cfr. n. 173. Questa prima parte del telegramma fu inviata in pari data a Berlino col
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (l)

T. 1152. Roma, 23 luglio 1888, ore 22,40.

Il solo Stato che di fatto, non di diritto, abbia avuto rappresentante a Massaua è la Francia. Di fatto, perché né il signor Saumagne né il Mercinier, che assunse provvisoriamente ufficio di vice-console, ebbero nostro exequatur. Ora gli atti del Mercinier, in occasione tasse municipali da noi legittimamente imposte in quella località, avendo per scopo suscitare difficoltà e ciò col prendere la protezione dei sudditi greci, i quali, per mezzo del loro ministro a Roma, riconoscono la legittimità del nostro operato, hanno obbligato il governo del Re ad usare del suo buon diritto non riconoscendo più il Mercinier nella sua qualità di vice-console di Francia. Qualora il governo francese desideri essere rappresentato a Massaua, provveda secondo gli usi internazionali e noi allora esamineremo se la persona nominata meriti il nostro exequatur. Noi vogliamo vivere in pace ed essere amici della Francia; ma l'amicizia ha bisogno del reciproco rispetto fra le parti, *mentre questo sistema di crearci fastidi in tutti i luoghi dove un governo si trova di fronte all'altro, non può condurre a tale conclusione*. V. E. si varrà di quanto precede presso codesto ministro degli affari esteri, il quale, per mezzo del suo incaricato d'affari a Roma, ha chiesto schiarimenti intorno al fatto di cui si tratta.

179

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1799. Vienna, 24 luglio 1888, ore 14,25 (per. ore 15,50).

Kalnoky mi rispose oggi, sulla questione delle capitolazioni a Massaua, come segue: «Avendo esaminato le considerazioni esposte nel telegramma di

V. E. (2), Kalnoky dichiara che il governo austro-ungarieo non trova che le capitolazioni siano applicabili a Massaua e che per conseguenza i sudditi austroungarici dovranno colà sottomettersi alla legge vigente~. Spero che V. E. sarà soddisfatta di questa risposta, della quale ho ringraziato Kalnoky.

(l) -Ed., con varianti e l'omissione del passo fra asterischi, in LV 63, p. 45. (2) -Cfr. n. 170.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Vienna, 24 luglio 1888, ore 16,30 (per. ore 18).

Kalnoky mi ha detto che il nunzio Galimberti non gli ha parlato di nessuna nota (l) e che si è limitato a dirgli, nel corso della conversazione: « Certamente la visita dell'Imperatore germanico al Re in Roma farebbe dispiacere al Papa», ma non accennò nemmeno incidentalmente a una minaccia di partenza del Pontefice, né fece appello ad alcuna influenza dell'Austria-Ungheria in quest'affare.

181

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1794. Berlino, 24 luglio 1888, ore 19,05 (per. ore 20 ).

Ebbi cura d'insistere in conformità suo telegramma (2) circa questione capitolazioni sollevata per Massaua dalla Francia e dalla Grecia. Il principe cancelliere di ciò informato diede istruzione al sotto-segretario di Stato di scrivere nel senso seguente all'ambasciatore di Germania a Roma, col corriere di gabinetto che partirà domani: «Conte Solms è autorizzato a dichiarare che, senza entrare nei particolari delle ragioni giuridiche da noi esposte, il Gabinetto imperiale è pronto a fare all'Italia, per la durata dell'occupazione di Massaua, tutte le concessioni da noi desiderate in quanto concerne i sudditi

o protetti germanici. La legazione imperiale in Atene è in pari tempo incaricata di sconsigliare in termini recisi il governo ellenico dal lasciarsi prendere al rimorchio dalla Francia. L'ambasciatore di Germania a Londra ha istruzione di spiegarsi come il suo collega a Roma e di esortare il Gabinetto inglese ad intervenire esso pure in Atene».

182

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1800. Zanzibar, 25 luglio 1888, ore 9,15 (per. ore 12).

Esaminata attentamente doppia questione riferentesi tanto rifiuto lettera reale quanto concessione territoriale, nella prima constatai grave ripetuta man

canza di riguardi che per Sua Maestà costituiscono offesa tanto più conside~ rata scopo lettera, precedenti buoni e infine infrazione consuetudini locali rigo~ rosamente osservate nelle relazioni con altri governi. Circa questione cessione, secondo il termine [sicJ esser questa fondata più che su documenti su ripetute offerte verbali fatte dal defunto Sultano al governo per mezzo del nostro console, offerte che l'attuale Sultano dovrebbe riconoscere. Convinto esistere offesa, chiesta ottenuta per oggi udienza Sultano dopo intervista console generale [inglese] ritornato jeri.

(l) -Cf,. n. 153. (2) -Cfr. n. 177, nota 4.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (l)

T. 1162. Roma, 25 luglio 1888, ore 10,45.

Je vous autorise à proposer à lord Salisbury un échange de déclarations sur la question des capitulations à Massaouah à peu près dans les memes termes que ceux des déclarations échangées pour l'ile de Chypre (2).

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IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1809 bis. Zanzibar, 25 luglio 1888, ore 15,03 (per. ore 18).

Vidi il console inglese, dichiarassi disposto appoggiarmi onde ottenere dal Sultano riparazione offesa, escludendo questione Kisimaio che ritiene secondaria, dissemi aver ricevuto istruzione di non creare difficoltà per Kisimaio qualora pretese Italia non fossero esagerate e la questione discutasi dopo ristabilite relazioni. Dimostrazioni nostri diritti da far valere come prima [sic] seconda questione console inglese ha risposto che avrebbe per questo chiesto istruzioni più esplicite pieni poteri. Mia ferma opinione questione Kisimaio

disgiunta dalla prima rischierebbe d'abortire, perché ciò non avvenga urge che console inglese potentissimo presso Sultano Zanzibar appoggi senza sottinteso (1). Vidi Sultano che udita mia comunicazione prese tempo a rispondere.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 48. (2) -Con T. 1798, pari data, Catalani aveva comunicato: «Le mode le plus pratlque et expéditif pour arranger avec le gouvernement anglais la question des capitulations à Massaua serait à mon avis de procéder le plus tòt possible à un échange de déclarations analogues à celles signées le 22 septembre 1880 par J'Angleterre et I'Autriche relatlvement à leur occupationrespect!ve de l'ile de Chypre et de la Bosnie et Herzégovine. Je prle V. E. à vouloir blen me falre sevolr d'urgence si je suis autorisé à proposer demaln à Sa Selgneurle l'échange des déclaratlons dont il s'aglt à peu près dans !es memes termes. Dlfficu!tés à craindre se réfèrent à l'originede nos pouvoirs à Massaua et aux protestations de la Turquie mais j'espère qu'e!les ne seront pas insurmontables. Il me seralt utile recevoir un télégramme de v. E. avant une heure de l'après-mldl >).
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L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1809. Pietroburgo, 25 luglio 1888, ore 17,53 (per. ore 18,45).

Giers me dit etre très satisfait de l'entrevue (2) qui assure la paix générale, on a établi un accord sur les vues politiques générales mais non sur des questions speciales. L'Empereur et Bismarck ayant demandé si on n'avait pas ici des propositions à faire à l'égard de la Bulgarie il fut répondu qu'on ne demande que le retour à la stricte... (3) que l'on n'occupera pas la Bulgarie, que on n'a jamais songé à l'occuper quoique Kalnoky s'en vante comme d'un succès personnel. De leur còté Empereur et Bismarck ont déclaré que jamais Allemagne ne reconnaitra Ferdinand. Giers ajoute qu'il n'y a plus qu'à attendre les événements, qu'il va à la campagne et a accordé un congé à Vlangaly (4).

186

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S. N. Londra, 25 luglio 1888.

Salisbury mi ha detto aver già dichiarato all'ambasciatore di Francia e quindi all'ambasciatore di Germania che, secondo il governo inglese, allorquando un paese musulmano è amministrato da una nazione cristiana civile, le capitolazioni non hanno più ragione di essere. Si applica a Massaua come a Tunisi, Bosnia-Erzegovina e Cipro. Avendo proposto a lord Salisbury di firmare un documento analogo a quello scambiato fra l'Inghilterra e l'Austria (5) Sua Signoria mi manifestò la fiducia che l'E. V. sarebbe senz'altro soddisfatta della dichiarazione chiara ed esplicita che egli mi aveva fatta.

(l) -Il contenuto di questo telegramma venne comunicato a Catalani con T. 1169 del 26 luglio con l'istruzione di fare celeri e vivi uffici presso Sallsbury in tal senso. Per la risposta cfr. n. 198. (2) -Fra l'Imperatore di Germania e lo Zar. (3) -Gruppo indecifrato. (4) -Cfr. quanto comunicò Launay circa l'incontro fra i due Imperatori con T. 1834 del 27 luglio «Si manifestò soltanto da ambo le parti vivo desiderio di ricercare una soluzione, la quale, secondo il modo di vedere del Gabinetto di Berlino, dovrebbe essere conforme al trattato di Berlino, specialmente per quanto riguarda la Bulgaria ». (5) -Cfr. n. 183.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. RISERVATISSIMO S. N. Parigi, 25 luglio 1888.

Quest'oggi il signor Goblet si lamentò vivamente con me perché V. E. non aveva potuto ricevere ancora il signor Gérard e perché il comandante militare di Massaua aveva dichiarato al signor Mercinier di cessare di considerarlo come rappresentante della Francia, non essendo egli provveduto di alcun exequatur regolare. Mi parve venuto il momento di dare al signor Goblet conoscenza della sostanza dei due ultimi telegrammi di V. E. relativi all'incidente di Massaua (2). Ma le buone ragioni svolte da V. E. non valsero a rimuovere il signor Goblet dalle sue prime idee, egli persiste ad invocare le capitolazioni che noi non riconosciamo, ed a pretendere che ogni atto coattivo per far pagare la tassa doveva cessare dopo le proteste inoltrate contro la medesima; mentre noi riteniamo che anzitutto si doveva obbedire alle autorità governative, salvo ad esaminare poscia le proteste. Signor Goblet si animava sempre di più, mentre io prontamente dichiarava che, vista l'assoluta divergenza sui due punti capitali anzidetti, io non poteva continuare la discussione, che avrebbe finito per sviare. Il signor Goblet, fra altre cose, mi disse che la Francia era disposta a condiscendere ai nostri desideri in cambio di qualche concessione per parte nostra. Non mi disse quale, ma suppongo che alludesse alla Tunisia, giacché questo ambasciatore d'Austria che aveva avuto una conversazione in proposito, mi disse riservatamente che il signor Goblet aveva nel suo discorso, parlando di Massaua, anche fatto allusione alla Tunisia.

Mi si assicura che a questo ministero degli Affari Esteri si è alquanto preoccupati del contegno della Grecia, dalla quale da più giorni non si hanno comunicazioni. *Un impiegato dell'Havas mi disse che si sono impediti in quel foglio ed in altri giornali parecchi articoli che si riferiscono a Massaua*.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, 26 luglio 1888, ore 1 (per. ore 6,20).

Partecipai a Salisbury sostanza telegramma di V. E. in data de' 24 corrente (3) circa invio a Costantinopoli squadra italiana ed austro-ungarica contemporaneamente alla inglese. Sua Signoria mi disse che la sola [obiezione]

che egli vedeva a quella proposta era il terrore che l'arrivo delle tre squadre produrrebbe nell'animo del Sultano, terrore che potrebbe spingerlo a qualche passo "inconsulto. Si aveva da fare con un Sultano che aveva la monomania della paura e Salisbury narrò vari aneddoti a conferma di tale asserzione. In mancanza di un motivo all'arrivo contemporaneo delle tre flotte Sua Signoria è di parere che convenga evitare quella coincidenza e spera che l'E. V. pensi nella stessa guisa. In caso contrario, desidera esserne avvertito. La visita del duca di Edimburgo non è stata consigliata dal Foreign Office ma dall'ammiragliato. Salisbury ignora l'epoca in cui avrà luogo.

(l) -Ed., con l'omissione del passo fra asterischi, in CarsPr, Politica estera, cit., pp. 254-255. (2) -Cfr. n. 178 e T. 1160 del 24 luglio, non pubblicato. (3) -Cfr. n. 176.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1176. Roma, 26 luglio 1888, ore 17,30.

Riferendomi suo telegramma 24 sera O), osserverò a V. E. che le dichiarazioni fatte da Vienna e Londra circa nostra giurisdizione a Massaua sono soddisfacentissime (2). Il governo austro-ungarico dichiarò le capitolazioni non essere più applicabili in quella località da noi posseduta e il gabinetto britannico soggiunse che colà le capitolazioni non hanno ragione d'essere pel fatto che l'amministrazione di quel territorio è in mano di potenza cristiana e civile. Voglia l'E. V. abboccarsi col cancelliere ed esprimergli il vivo nostro desiderio che la Germania si mostri, anche nella presente questione, alla quale aggiungiamo grande importanza, interamente amica e benevola all'Italia di fronte alla Francia che ci è ostile senza ragione né modo (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. 1178. Roma, 26 luglio 1888, ore 19.

Ringrazi il conte Kalnoky per le sue dichiarazioni riprodotte nel telegramma di V. E. del 24 (4). Gli faccia però conoscere come dopo la questione sollevata dalla Francia circa le capitolazioni in Massaua crederei necessario uno scambio di dichiarazioni fra il governo italiano e l'austro-ungarico atto a determinare lo stato giuridico fra i due paesi in relazione a quel nostro possedimento. La forma delle relative note potrà essere stabilita da codesto ministro degli Affari Esteri d'accordo con V. E. sulla base di analoghe dichiarazioni

recentemente state fatte. Stimo utile osservare come lord Salisbury avesse a dichiarare all'incaricato d'affari (l) dopo averlo dichiarato agli ambasciatori di Francia e Germania che in Massaua le capitolazioni non avevano più ragione d'essere pel fatto che in quella località teneva impero una Potenza cristiana e civile (2).

(l) -Cfr. n. 181. (2) -Cfr. nn. 179 e 186. (3) -Per il seguito della questione cfr. n. 211. (4) -Cfr. n. 179.
191

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1828 bis. Zanzibar, 26 luglio 1888, ore 19,10 (per. ore 2 del 27).

Sultano, udita mia comunicazione, rispose per lettera esprimendo suo contento mia venuta appianare dissensi sorti con S. M. il Re. Conferma non avere ricevuto subito lettera reale malgrado console avesse chiesto presentargliela. Dice avere scritto volere ricevere lettera di S. M. il Re quando ne avrebbe avuto il tempo. Spiega come, correndo allora Ramadan, essendo allora recente sua ascensione trono, il digiuno e molti affari gli fecero dimenticare la lettera. Dice avere scritto al console per fargli le sue scuse, inviandogli pure generale Matheus e altri dignitari, perché persuadessero console che offesa fu fatta senza intenzione; ma Filonardi non accettò scuse. Ora dichiarasi pronto venire egli stesso consolato fare scuse, innalzare gala delle bandiere, fare dei saluti d'uso. Nella presente risposta Sultano di Zanzibar non fa [menzione] né della lettera di scusa per S. M. il Re, né di Kisimaio. Sultano cerca attenuare responsabilità offesa; però sua lettera 17 maggio prova in maniera evidente sua intenzione di mancanza riguardo, offendendo dignità nostro Sovrano, e precedenti cordiali relazioni fatte tese solamente in seguito alla ricordata questione Kisimaio, fanno intuire causa vera condotta Sultano di Zanzibar e origine presente vertenza. Varii indizi mi portano a credere il console inglese ha conoscenza rapporto Filonardi 3 corrente (3). Prego V. E. di fare verificare integrità plico (4).

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1833. Vienna, 27 luglio 1888, ore 13,30 (per. ore 19,15).

Ho ricevuto il telegramma di V. E. (5). Credo che V. E. potrebbe limitarsi a prendere atto, con dispaccio da comunicarsi al governo austro-ungarico, della

dichiarazione di Kalnoky contenuta nel mio rapporto e nel mio telegramma (1), pubblicando poi questi documenti. Ciò avrebbe nel fatto lo stesso valore che uno scambio di note. Io temo che tale scambio incontri difficoltà da parte di varie Potenze. Quanto al governo austro-ungarico, suppongo che non avrà difficoltà a confermare in una nota le dichiarazioni già fatte, a condizione di non essere la sola né la prima Potenza a farlo, e so poi positivamente che è contrario ad ogni affermazione di principii generali. Ciò posto, prego V. E. di voìermi comunicare lo schema che sarà stato accettato dall'Inghilterra, ed io potrò così presentarlo a questo governo con maggiore probabilità di riuscita. Mi prendo la libertà di ripetere che ella ha in mano una dichiarazione austroungarica formale e completa. Mi sembra prudente prenderne atto e non insistere. Ogni atto susseguente non potrà aumentare il valore di questa dichiarazione, ma forse diminuirlo. Voglia, la prego, esaminare la cosa, interrogare Londra e Berlino e poi telegrafarmi sue intenzioni definitive che seguirò come al solito puntualmente (2).

(l) -Cfr. n. 186. (2) -Per la risposta cfr. n. 192. (3) -Non pubblicato. (4) -Con T. 1196 del 28 luglio, non pubblicato, Crispi comunicò che il plico era giunto!nt!'tt.o. (5) -Cfr. n. 190.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S. N. Berlino, 27 luglio 1888, ore 18,05.

Radovitz interpellato da Berlino sopra colloquio recente con collega italiano (3), telegrafò che, discorrendo con Blanc, egli aveva approvato idea che una dìmostrazione navale da concertarsi dal gruppo delle Potenze mediterranee, in occasione prossima venuta della squadra comandata dal duca di Edimburgo nelle acque della Turchia, sarebbe adatta per produrre impressione salutare sull'animo del Sultano. Principe cancelliere approvò tal modo di vedere ed incaricò il sottosegretario di Stato di darmene avviso in 'via ufficiale strettamente confidenziale (4).

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IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1839. Zanzibar, 28 luglio 1888, ore 9,15 (per. ore 14,50).

Rividi agente inglese che assicurommi da parte del Sultano ogni più ampia soddisfazione, compresa lettera scusa, fermo nel pretendere le due questioni riso

11-Docum~nti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

Iute contemporaneamente, nulla ho risposto, prendendo così tempo onde informare V. E., sia per avere istruzioni circa questione Kisimaio, cui stato riferito nel mio telegramma del 25 corrente (1), che per attenermi strettamente all'articolo quinto delle istruzioni telegraficamente favoritemi dall'E. V. (2), le sole possedute da me, non potendomi giungere le scritte che in agosto, in riguardo Kisimaiu. Contegno console inglese continua ostile malgrado abbia istruzione appoggiarci. Dalla sua condotta in questo affare devesi inferire farne esso questione d'interesse personale. Ciò posto, non vedo altra soluzione possibile se non quella d'indurre governo inglese dare suo agente istruzioni per appoggiare più efficacemente onde realizzare nostro modesto desiderio.

(l) -Cfr. n. 179. Il rapporto non si pubblica; è ed. in LV 63, pp. 67-68. (2) -Per la risposta cfr. n. 195. (3) -Cfr. n. 165. (4) -Con T. personale segreto del 25 luglio Blanc aveva comunicato che Radowitz aveva mostrato dispiacere di essere stato citato. Il telegramma diceva in un passaggio successivo: «Ora, come al tempo dell'intervento inglese in Egitto, la Germania lascia intendere che farà plauso alle nostre iniziative quando le avremo prese di nostra propria iniziativa e spontaneità, ma non intende insegnare alle tre Potenze i loro interessi né dettare le loro risoluzioni in argomenti che riguardano i loro interessi in Oriente ».
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. 1192. Roma, 28 luglio 1888, ore 11,15.

Accetto il modo di procedere da V. E. proposto (3) e la prego, vedendo il conte Kalnoky, di dirgli che prendo atto della sua dichiarazione. Appena mi giunga suo rapporto, risponderò con dispaccio nel medesimo senso da comunicarsi al governo austro-ungarico.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. CONFIDENZIALE S. N. (4) Roma, 28 luglio 1888, ore 13,45.

Non potevo aderire all'invio della flotta italiana in coteste acque, senza essermi assicurato delle intenzioni della cancelleria germanica, della quale in buona fede io dovevo supporre essere interprete il signor Radovitz. La posizione nostra presso il Sultano sospettoso e diffidente ci imponeva la massima prudenza, e perciò dopo la lettera del 17 corrente di V. E. (5), io non poteva agire altrimenti. *Del resto mi si telegrafa da Berlino (6) che il principe di Bismarck è favorevole a quella dimostrazione*.

(-4) Minuta autografa, ad eccezione del passo fra asterischi.
(l) -Cfr. n. 184. (2) -Il telegramma, che è del 19 giugno, non è stato trovato. Le istruzioni furono confermate in modo più ampio con un dispaccio del 27 giugno, che non si pubblica. (3) -Cfr. n. 192. (5) -Cfr. n. 165. (6) -Cfr. n. 193.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. 1842. Londra, 28 luglio 1888, ore 14 (per. ore 17).

Agirò in conformità del telegramma di V. E. (2) circa capitolazioni Massaua come ebbi l'onore d'informare l'E. V. con rapporto (3) spedito ieri con corriere inglese. Salisbury mi disse essere argomento di dubbio se le capitolazioni siano mai state in vigore in Massaua e se anche nel nostro interesse sia quindi opportuno che l'Inghilterra rinunzi a un diritto che non è certa di possedere. Avevo già fatto pratiche affinché la dichiarazione di Salisbury risultasse da un documento sottoscritto da Sua Signoria.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1844 bis. Londra, 28 luglio 1888, ore 14,32 (per. ore 19).

Partecipo interamente al parere capitano Cecchi che affare Kisimaio, disgiunto dalla questione riparazione, rischierebbe fallire. È indispensabile che Cecchi tenga fermo. Ieri non ho potuto vedere Salisbury che è stanco e poco bene in salute. Gli ho fatto comunicare sostanza del 'telegramma di V. E. in data del 26 (4). Mi ha fatto rispondere che «non sa che male ci sarebbe nel

'

trattare separatamente la questione dell'offesa da quella della cessione, mentre sarebbe difficilissimo trattarle insieme senza sembrare di minacciare il Sultano di ricorrere all'uso della forza ». Ho dichiarato confidenzialmente che le due questioni potrebbero essere trattate separatamente nel solo caso che l'Inghilterra ci garantisse la cessione di Kisimaio. Il fatto è che Mackinnon sta mettendo in opera la sua grande influenza per ottenere egli medesimo Kisimaio. Ho fatto sapere a Salisbury che mi sarebbe assai caro vederlo oggi, ma se è già partito -come temo -per la campagna, dovrò aspettare fino a lunedì.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 50.

(2) -Cfr. n. 183. (3) -Non pubblicato. (4) -Cfr. n. 184, nota l, p. 105.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1845 bis. Parigi, 28 luglio 1888, ore 18,35 (per. ore 20),

Questa mattina diedi lettura al signor Goblet dei due dispacci di V. E., consegnatimi dal comm. Ressman, aventi per oggetto l'uno le capitolazioni a Massaua, l'altro la sovranità dell'Italia a Massaua (l). Egli si fece lasciare copia di entrambi. Goblet non fece osservazioni su quei due dispacci. Solamente trovò che nel secondo la Francia era trattata alquanto duramente, ma non insistette. Colsi l'opportunità per rilevare l'errore del signor Gérard, che mi attribuisce la proposta d'un arbitrato, mentre non era se non l'espressione di un rincrescimento, perché il governo francese, prima di avventurarsi nella sua deplorevole campagna diplomatica di Massaua, non si fosse meglio consultato rispetto alle pretese capitolazioni, ricorrendo all'uopo, per proprio conto, ad un arbitrato. Goblet mi dette lettura del telegramma spedito in proposito al signor Gérard, il quale telegramma dichiara che io mi ero astenuto dal dare su ciò alcun suggerimento. Goblet ripigliò di nuovo la questione delle capitolazioni e mi dichiarò che la Francia sarebbe disposta a fare le più larghe concessioni all'Italia rispetto a Massaua purché, dal suo lato, l'Italia ne facesse alla Francia rispetto alle capitolazioni di Tunisia, confessando che desiderava molto, ma che gli basterebbe che l'Italia acconsentisse ad accettare nella Tunisia la posizione che vi hanno le altre potenze. Avendomi egli detto che V. E. si mostrava disposta a discutere su quel terreno e cedeva in principio sulla questione di giurisdizione, credetti opportuno di dargli conoscenza del telegramma relativo di

V. E. in data di ieri (2), in cui ella ripete la risposta data al signor Gérard. Da parte mia non volli accettare altra discussione in proposito. Mi limitai a dire che Massaua e Tunisi erano due cose distinte affatto; non poteva accettare oramai una discussione che equivalesse a mettere in dubbio i nostri diritti su quel territorio, mentre ciò che si riferisce a Tunisi dovrebbe all'uopo essere trattato a parte. Goblet si mostrò d'avviso opposto, ma evitai di prolungare la discussione. Prima di dar fine alla conversazione, Goblet si lamentò di nuovo vivamente perché non si voleva riconoscere d'ora in avanti il signor Mercinier come rappresentante della Francia, ed in secondo luogo perché le nostre autorità avevano fermato telegrammi cifrati tra la Francia e Massaua. Sul primo punto io risposi che eravamo nel nostro diritto col non aver riconosciuto al signor Mercinier un exequatur che non aveva valore e di cui aveva abusato; sul secondo punto eravamo anche nel nostro diritto perché Massaua è piazza di guerra e siamo tuttora in istato di guerra. Non saprei quali siano gli intendimenti di V. E. rispetto a Tunisi, ma credo necessario separare questa questione da quella di Massaua per non infirmare i nostri diritti su questa, mentre mi sembra indispensabile di nulla fare che possa dirsi sacrificare Tunisi per Massaua.

(l) -Del 25 lugl!o, non pubblicati. Cfr. LV 63, pp. 49-55. (2) -Non rinvenuto.
200

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1198. Roma, 28 luglio 1888, ore 19,30.

Cecchi telegrafa (l) contegno console inglese Zanzibar continuare ostile malgrado istruzioni appoggiarci. Parrebbe che nell'affare Kisimaio egli faccia questione interesse personale. Cecchi non vede altra soluzione possibile che indurre governo inglese dare più efficaci istruzioni appoggiare nostro modesto desiderio. Ripeto trattarsi non di cessione politica all'Italia ma di concessione commerciale ad una società italiana. Ciò a parte ampia soddisfazione per offesa ora pienamente constatata. Prego V. S. rinnovare suoi premurosi ufficii presso Salisbury. Urge risposta (2).

201

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1849. Londra, 29 luglio 1888, ore 11,14 (per. ore 13,45).

Capitolazioni Massaua. Per soddisfare desiderio dell'E. V. e darle prova suoi amichevoli sentimenti, Salisbury mi promise ieri sera di dirigermi fra breve una lettera in cui ripeterà la dichiarazione fattami il 25 corrente (3) circa l'inapplicazione delle capitolazioni in un paese governato da uno Stato cristiano civile. Sua Signoria non fa menzione di Tunisi nella sua lettera.

202

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (4)

T. 1202. Roma, 29 luglio 1888, ore 12,15.

De Moiiy prima, il signor Gérard poscia, mi manifestarono come un pensiero del signor Goblet, che ogni quistione su Massaua sarebbe risolta, qualora ci fossimo conformati all'articolo 34 del protocollo di Berlino del 26 febbraio

1885. Noi credevamo e crediamo, che cotesta formalità non fosse necessaria, la nostra occupazione nei territori africani essendo del 5 febbraio, cioè anteriore alla firma del suddetto protocollo e non avendo mai la Turchia adempiuto alle condizioni dell'articolo 35 del protocollo stesso. Comunque sia con le nostre circolari del 25 corrente (1), delle quali V. E. dette copia al signor Goblet, ogni pretesto ha dovuto cessare, e vogliamo credere che debba ritenersi esaurito l'incidente sollevato dalla Francia a Massaua, e che anche in quel territorio potranno regolarmente ristabilirsi le nostre relazioni col governo della Repubblica. Ciò mi è fatto sperare anche dal suo telegramma di ieri sera (2). Resta inteso che la questione di Tunisi non possa essere risoluta in occasione di questa di Massaua e che, se mai per la giurisdizione vi possa essere qualche spiegazione, noi non rinunceremo mai ai privilegi e diritti che ci vengono dai patti e dalle consuetudini. *La cessione di questi diritti dovrebbe avere un corrispettivo di vera importanza e che la Francia non ci può dare*.

(l) -Cfr. n. 194. (2) -Cfr. n. 204. (3) -Cfr. n. 186. (4) -Ed., con l'omissione del passo fra asterischi, in LV 63, pp. 72-73.
203

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1854. Londra, 29 luglio 1888, ore 13,06 (per. ore 14,20).

A proposito della questione capitolazioni Massaua Salisbury mi chiese iersera di scongiurare V. E. di usare la massima tolleranza verso la Francia. Egli mi disse che le presenti relazioni tra la Francia e l'Italia lo tenevano in una continua inquietudine ed agitazione; che l'irritazione della Francia era estrema e che, se le cose continuavano di questo passo, si finirebbe con una guerra. La questione delle capitolazioni era venuta ad aggravare la situazione. Secondo Salisbury, la Francia avrebbe già ceduto se il nostro comando a Massaua [avesse usato] un poco più di mitezza, ma esso aveva spinto le cose troppo oltre fino ad impedire il console di Francia, solo rappresentante del corpo consolare di servirsi della cifra pella corrispondenza col suo governo. Risposi che io mi accorgevo che la Francia, come fa chi è nel torto, si era affrettata ad accusarci, ma non bisognava stare alle parole, ma ai fatti. I varii incidenti sopravvenuti in questi ultimi mesi e la condotta del console di Francia in Massaua dimostravano che la Francia desiderava muovere lite. Salisbury mi disse che egli non voleva essere trascinato in una lite colla Francia per una cagione così lieve, come le capitolazioni di Massaua. Pregai di sincerarsi meglio chi avesse sollevato quella questione e gli consegnai copia dei due dispacci dell'E. V. del 25 corrente (1).

(l) -Cfr. n. 199, nota l. (2) -Cfr. n. 199.
204

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1851. Londra, 29 luglio 1888, ore 14,22 (per. ore 17,15).

Jeri sera ebbi una lunga conversazione con Salisbury circa Zanzibar della quale ho l'onore di riferire il sunto. Sua Signoria aveva ricevuto dal suo console telegramma in cui si accusa Cecchi di avere adoperato linguaggio violento e minacciato di ricorrere alla forza. L'opinione pubblica inglese, mi disse Sua Signoria, deplorerebbe seriamente un'azione violenta dell'Italia contro il Sultano. D'altra parte l'orgoglio del Sultano potrebbe trascinarlo ciecamente in una avventura pericolosa senza misurarne le conseguenze. Il Sultano è già in relazione cogli arabi dell'interno e cogli abitanti del paese dei somali, i quali avrebbero dichiarato essere pronti a ricevere gli stranieri a Kisimaio sulla punta delle loro lance. La faccenda era grave ma se l'E. V. la lasciava intieramente nelle mani del governo inglese, egli, come aveva più volte promesso, si adopererebbe a farci ottenere Kisimaio con mezzi pacifici. Egli era interessato a riuscirei: l0 ) per la sua amicizia per l'Italia; 2°) per averci con lui nell'impresa di incivilire Zanzibar; 3°) per escludere eventualmente la Francia da quel territorio. Ma per potere riuscire egli pregava vivamente l'E. V. di aspettare pazientemente ancora per «breve» tempo e di dare immediatamente istruzioni a Cecchi di non esercitare alcuna pressione sul Sultano. Dichiarai francamente a Salisbury che il suo consiglio sarebbe accettato se egli voleva darmi una garanzia che la cessione di Kisimaio ad una società italiana avrebbe effettivamente luogo, e che il Sultano non volesse illuderci ed ingannarci. Sua Signoria rispose che non intendeva garantire ciò che non dipendeva esclusivamente da lui ma che egli farebbe il suo possibile per ottenere il risultato che mi aveva detto. Avendo insistito per ottenere schiarimenti ulteriori Salisbury mi rispose che si proponeva di servirsi di un intermediario assai potente presso il Sultano cioè a dire del signor Mackinnon; che per conseguenza prima di darmi alcuno schiarimento aveva bisogno di mettersi in comunicazione con quest'ultimo quindi la sua preghiera all'E. V. era di dargli alcuni giorni di tempo. Dopo il colloquio con Salisbury mi è venuto il sospetto che Kisimaio sia già stato segretamente ceduto dal Sultano a Mackinnon e che ciò che Salisbury si propone di fare è ottenere una retrocessione di parte o di tutto quel territorio alla società italiana; quest'ipotesi spiegherebbe qualche reticenza e qualche ambiguità. Farò di tutto domani per chiarire se possibile questo punto importantissimo; se ciò fosse, sarebbe rincrescevole; ma la società Mackinnon è nelle mani di Salisbury che può costringerla a conformarsi al suo desiderio (1).

(l) Catalani comunicò con T. 1882 del 31 lugUo: «Ho saputo che Kisimaio non è stato ceduto a Mackinnon ma che lord SaUsbury persiste nel suo progetto che quella cessione abbia luogo e che Mackinnon ceda Kisimaio all'Italia. Spero vedere domani lord Salisbury e ottenere se possibile dichiarazione a tale proposito ».

205

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI

T. 1206. Roma, 29 luglio 1888, ore 23,45.

Suoi telegrammi mostrano avere ella agito pacificamente con Sultano e le nostre differenze con Zanzibar essere in via di componimento. Debbo però dire che da altre vie (l) giunge notizia avere ella usato modi violenti minacciosi, il che sarebbe contrario nostri intendimenti. Voglia attenersi strettamente istruzioni ed informarmi corso trattative. Quanto concessione territorio se non ha ancora chiesto, attenda qualche giorno. Crediamo difatti poter raggiungere scopo per intromissione governo inglese.

206

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1207. Roma, 30 luglio 1888, ore 1,30.

Le nostre istruzioni a Cecchi portano che sia conciliante e non ricorra punto alla violenza. Abbiamo ragione di credere che Cecchi non abbia mancato ai suoi doveri ed abbia anzi esattamente eseguiti ordini avuti. Nell'ultimo suo telegramma (2) dichiarava il Sultano di Zanzibar essersi dimostrato pentito offesa fatta nostro Re e mostrarsi pronto chiederci scusa. Questo era punto culminante della sua missione, poiché concessione territorio veniva per noi in seconda linea. Noi crediamo che console inglese, ora come prima, sia a noi poco favorevole ed abbiamo motivo di credere che abbia indotto suo governo in errore. Comunque sia, telegrafo a Cecchi (3) di conformarsi rigorosamente alle mie istruzioni e non tralascerò chiedergli conto del modo con cui si sarà condotto. Non permetterò che faccia cosa la quale possa dispiacere all'Inghilterra, ma, d'altro lato, desidero che lord Salisbury dia istruzioni all'agente inglese di condursi con noi lealmente ed amichevolmente. Ella ricorderà che la missione del Cecchi gli fu data in seguito consiglio venuto da Londra (4). In quanto alla soluzione questione, se l'Inghilterra crede di volersi interporre, accetto ben volentieri e lascio ad essa di risolverla nel miglior modo per il nostro interesse. Aspetterò quindi quel «breve » termine a cui suo telegramma (l) allude, beninteso desiderando essere nel frattempo informato delle pratiche governo britannico.

(-4) Cfr. n. 103.
(l) -Cfr. n. 204. (2) -Cfr. n. 191. (3) -Cfr. n. 205.
207

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1208. Roma, 30 luglio 1888, ore 1,45.

La Francia è riuscita ad intimorire lord Salisbury in una questione nella quale essa ha torto e si dimostra pronta a conciliazione (l). Ma la questione nostro possesso non attirerà guerra. I francesi non vogliono farla, e mi stupisce che lord Salisbury abbia potuto illudersi prestando loro fede. Il signor Mercinier che dall'aprile 1887 esercitava di fatto le funzioni di gerente il vice consolato francese a Massaua ci ha suscitati continui imbarazzi, or comunicando col Negus e con Ras Alula, or lavorando ad accrescere indebitamente numero suoi protetti. Da ultimo aveva messo disordine in tutta quella popolazione, cercando di rendere impossibili governo amministrazione quei nostri possedimenti. Abbiamo dovuto, in conseguenza, dichiarare di non riconoscerlo come rappresentante francese, non avendo egli né nomina regolare, né exequatur. Ritenendolo quindi privato cittadino le nostre autorità non credettero poter permettergli di servirsi più oltre della cifra, la quale non è ammessa per i privati in tempo di guerra. Ma la Francia vuol patteggiare ed il signor Goblet ci ha nettamente chiesto, in corrispettivo del riconoscimento dei nostri diritti in Massaua, concessioni in Tunisia (2). Egli ha accettate le nostre note del 25 corrente come una dichiarazione sufficiente, ai termini dell'art. 34 dell'atto generale 26 febbraio 1885 della conferenza di Berlino. Tutto ciò ci conferma che siamo vicini ad un componimento, che soltanto una condiscendenza dell'Inghilterra o la sua apprensione potranno allontanare. Nulla, in tale questione, noi vogliamo dal governo inglese. Ci basta che esso riconosca la nostra posizione e poi lasci a noi la cura di liberarci dagli intrighi della Francia (3).

208

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1210. Roma, 30 luglio 1888, ore 11.

Risponda immediatamente a Salisbury prendendo atto della sua dichiarazione circa capitolazwni a Massaua (4).

(l) -Cfr. n. 203. (2) -Cfr. n. 199. (3) -Analogo telegramma venne inviato in pari data a Launay col n. 1213. Se ne pubbl!cano l passi iniziale e finale: «La Francia ha talmente influito su lord Salisbury il cui antmo è incerto e timoroso da dargli a credere che per l'affare di Massaua noi spingiamo le cose al punto che ne debba seguire una rottura. Comincio anzitutto col dire che Goblet si serve dell'incidente di Massaua per chiedere a noi compensi in Tunisia e che desidera quanto noi una soluzione pacifica. Prego V. E. di parlare di ciò col segretario di Stato e, se possibile, con lo stesso cancelliere, pregandolo di volersi adoperare a Londra acciocché lord Sal!sbury non si lasci impressionare contro di noi. Il cancelliere conosce l'indole d! lord Sal!sbury e comprenderà quanto un suo consiglio possa giovarci». (4) -Con T. 1855 del 29 luglio, non pubbl!cato, Catalani aveva comunicato il testo della lettera d! cui al n. 201.
209

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1858. Zanzibar, 30 luglio 1888, ore 11,50 (per. ore 13,30).

Odierno telegramma di V. E. (l) impressionommi dolorosamente essendomi condotto con tutti nel modo più calmo e dignitoso. Documenti spediti dimostreranno verità mia asserzione. Ieri Sultano mandommi suo fratello, cui ripetei comunicazioni governo del Re, compreso riconoscimento contratto Kisimaio. Risposemi avrebbe informato Sultano, e sperare soluzione conforme nostro desiderio.

210

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1214. Roma, 30 luglio 1888, ore 16.

Cecchi al quale telegrafai (l) nel senso mio telegramma di jeri a V. S. (2) risponde: (3). Asserzioni Cecchi hanno accento verità. Pregola ufficiare Foreign Office perché contrarie asserzioni agente inglese a Zanzibar sieno ricevute con beneficio inventario e vengano date istruzioni tali da poter veramente agevolare opera nostro delegato.

211

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S.N. Berlino, 30 luglio 1888, ore 17,40.

Le due circolari del 25 luglio (4) vennero da me rimesse al sottosegretario di Stato lo stesso giorno che mi pervennero, e ne fu preso atto. Prima, e nel frattempo insistetti, adducendo anche motivi politici, perché la Germania si collocasse sull'istessa linea che l'Inghilterra· e l'Austria-Ungheria circa la nostra giurisdizione a Massaua. Le cose parevano bene avviate, quando giunse un telegramma del conte Solms, avvisando che V. E. sarebbe soddisfatta di una

(-4) Cfr. n. 199, nota l.

rinuncia della Germania all'applicazione delle capitolazioni per la durata della nostra occupazione, rinuncia che il Gabinetto di Berlino si era già dimostrato pronto a dichiarare. Il cancelliere diede allora ordine di telegrafare a quell'ambasciatore l'autorizzazione di fare, secondo il desiderio di V. E., una dichiarazione ufficiale e per iscritto nel senso seguente: <<Il governo imperiale riconosce le capitolazioni non applicabili a Massaua, occupata dall'Italia e posta sotto la sua giurisdizione, salvo se dette capitolazioni rientrassero in vigore per il caso di una rioccupazione turco-egiziana». Il telegramma è stato inviato oggi al conte Solms. Il sottosegretario di Stato osservava che il principe Bismarck non solo corrisponde a ciò che V. E. considerava, in un colloquio con Solms, come soddisfacente, ma che Sua Altezza fa un passo di più nel riconoscere la giurisdizione dell'Italia, e che le capitolazioni non sono applicabili. Da parte mia, presentai alcune osservazioni, riferite con rapporto, trasmesso per la posta (1). Intanto mi permetto di rilevare inconveniente di seguire un doppio e simultaneo negoziato per mezzo dell'ambasciatore germanico a Roma, e del R. rappresentante a Berlino. Sarebbe, parmi, ora utile che V. E. s'intendesse col conte di Solms circa la formala della nota, che esso è incaricato di presentare (2).

(l) -Cfr. n. 205. (2) -Cfr. n. 206. (3) -Cfr. n. 209.
212

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI

T. 1221. Roma, 30 luglio 1888, ore 23,40.

Ho piena fiducia in lei (3). Le mie osservazioni (4) erano mosse da notizie telegrafiche ricevute da Londra (5). Il governo inglese è prevenuto o male informato. Siccome però voglio procedere d'accordo con Inghilterra, così occorre ella dissipi ogni sospetto, confuti ogni accusa con sua prudenza.

213

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 23835/240. Roma, 30 luglio 1888.

Prendendo argomento da quanto l'E. V. partecipavami coi suoi rapporti

n. 396 e 413 in data 6 e 15 corrente (6), ho inviato istruzioni al R. ambascia

(-4) Cfr. n. 205.

tore in Madrid, affinché s'adoperi per decidere la Spagna ad iniziare trattative analoghe a quelle già da noi intavolate col governo cinese, per rivendicare l'esercizio del protettorato dei rispettivi missionarii nel Celeste Impero.

L'E. V. osserva giustamente che un'azione combinata, col concorso altresì della Germania, acquisterebbe maggiore imponenza, ed avrebbe perciò maggiori probabilità di riuscita. Ma debbo a questo proposito osservare che l'Italia ha già aperto la discussione collo Tsung-li-yamen e che, secondo quanto mi fa conoscere il R. ministro in Cina, sarebbe desiderata l'azione di qualche altra Potenza cattolica europea. Ora le parole dette dal signor marchese de la Vega Armijo all'ambasciatore germanico in Madrid lasciano intravedere la riluttanza della Spagna ad unirsi alla Germania in un simultaneo reclamo. E siccome a noi importa avere immediatamente la cooperazione della Spagna per vincere le titubanze del governo cinese, non ho esitato a far pratiche, perché essa intervenga senz'altro, indipendentemente da quanto potrà decidere in seguito codesto governo.

Ho però insistito, affinché non si ricorra in qualsiasi modo al governo francese, ma si limiti l'azione diplomatica presso il governo della Cina e la legazione cinese in Europa (1).

(l) -Non pubblicato. (2) -Per la risposta cfr. n. 214. (3) -Si riferisce al n. 209. (5) -Cfr. n. 204. (6) -Non pubblicati.
214

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO S. N. Roma, 31 luglio 1888, ore 10,40.

Solms mi ha frainteso (2). Egli mi ripeté quello che V. E. mi aveva telegrafato circa le capitolazioni di Massaua, ed io gli risposi che bisognava affrettarsi di fronte agli intrighi della Francia contro di noi. Ora la dichiarazione tedesca, limitativa e ristretta, farebbe a suo tempo una pessima impressione in Parlamento. È superfluo poi, e darebbe ragione a commenti, il ricordo della possibilità di una rioccupazione turco-egiziana. Più ampie, più soddisfacenti sono le dichiarazioni dell'Inghilterra e dell'Austria. L'Austria dice che le capitolazioni sono inapplicabili a Massaua, e che in conseguenza i sudditi austro-ungarici si sarebbero sottomessi alle leggi in vigore in quel territorio (3). L'Inghilterra ha dichiarato che le capitolazioni cessarono per il fatto del dominio in Massaua di una Potenza cristiana (4). La Germania non dovrebbe allontanarsi da codesta formola. Ove si ritenesse che la nostra occupazione sia avvenuta dopo l'atto finale della conferenza di Berlino del 26 febbraio 1885, e debba conformarsi ad esso, noi abbiamo adempiuto, con le due circolari del 25 corrente (5), alle condizioni dell'art. 35 dell'atto medesimo, avendo in Massaua un'autorità sufficiente per

(-4) Cfr. n. 186.

far rispettare i diritti acquisiti, ed alle condizioni dell'art. 34, avendo dato avviso della occupazione alle Potenze firmatarie dell'atto. Quella delle capitolazioni, anzi del nostro dominio a Massaua, è una questione di dignità, e spero che la Germania vorrà seguire la voce del diritto. Dirò a Solms, quando verrà da me, che il negoziato è affidato a V. E. Agisca conformemente alle idee da me sovra espresse, e me ne riferisca subito (1).

(l) -Cfr. 11 seguente passo del R. 585/236 di Tornielll, datato Madrid 11 agosto: «In conclusione il ministro spagnolo aveva espresso all'ambasciatore tedesco questo pensiero. La Spagna non si disinteressa di un affare che ha qualche importanza anche per i suoi missionari cattolici. Essa però si associerà alle pratiche che altri governi facessero, stando tuttavia in quella linea secondaria che conviene alla sua posizione ed alla sua modestia>>. (2) -Cfr. n. 211. (3) -Cfr. n. 179. (5) -Cfr. n. 199, nota l.
215

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S.N. Vienna, 31 luglio 1888, ore 16.

Riparlai a Kalnoky dell'idea della dimostrazione (2). Egli mi ripetè che né da Berlino, né dall'Inghilterra o dall'incaricato d'affari austro-ungarico a Costantinopoli aveva ricevuto il menomo cenno di ciò. Bismarck non gliene fece dire assolutamente nulla, ma ammessa anche la approvazione platonica del gran cancelliere l'opinione di Kalnoky è decisamente contraria ad una tale dimostrazione, della quale non vede nessuno scopo utile, ma scorge al contrario i gravi inconvenienti che sono ai suoi occhi: l) ostilità del Sultano provata dall'esempio di Barcellona; 2) provocazione senza necessità di altre dimostrazioni della Francia e della Russia dai due lati degli stretti. Kalnoky è sicuro che mai il Sultano darà il suo consenso. Egli dubita poi che Salisbury ritenga opportuno il non chiesto onore che vorrebbe farsi alla squadra inglese ed al suo ammiraglio in questa occasione. Questo è il senso preciso dell'opinione espressa da Kalnoky il quale trova l'idea ineseguibile e inopportuna.

216

UMBERTO I AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

T. S. N. Monza, 31 luglio 1888, ore 20,30.

Dopo aver ricevuto telegramma di V. E. in data di avantieri (4) col quale ella con premura tanto cortese mi mette a disposizione il palazzo della Consulta, mi è sorto il pensiero che se si fosse potuto trovare il modo di allog

giare l'Imperatore al palazzo del Quirinale si darebbe ospitalità più cortese e intima verso quel Sovrano e nello stesso tempo si compirebbe un fatto di maggiore effetto politico, essendo in Europa il nome del palazzo del Quirinale contrapposto a quello del Vaticano. Allo scopo di riconoscere la possibilità di effettuare tale pensiero, mando a Roma il marchese Villamarina perché esperto in cose di arte e di buon gusto e esperienza. Egli ha ordine di presentarsi a lei per prendere una deliberazione e provvedere poi secondo l'intelligenza e l'approvazione di lei. Ho pure comunicato al marchese Villamarina alcuni progetti riguardo ai ricevimenti e feste da darsi in onore delrimperatore e anche di questo egli riferirà a lei.

Prego V. E. di ricevere da de Launay la nota delle persone che si presumono accompagnare l'imperatore.

(l) -Cfr. n. 228. (2) -Cfr. n. 176. Con telegramma del 24 lugl!o Nigra aveva comunicato: «da Costantinopoli non è giunta a Kalnoky nessuna notizia del suggerimento dato da Radovitz... Ne parlai con Reuss che mi ha detto di non sapere nulla e credere che una tale dimostrazione navale non avrebbe altro risultato che indisporre il Sultano e provocare inutilmente una controdimostrazione francese-russa ». (3) -Da ACS, Carte Crispi. (4) -Non pubblicato.
217

L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

L. PERSONALE. Madrid, 31 luglio 1888.

Profitto di una delle rare occasioni di mandare con sicurezza la mia corrispondenza fino a Parigi, per dare conto a V. E. dell'operato in esecuzione dell'ordine impartitomi con il telegramma del 19 corr. (2). Due sole persone a Madrid potevano possedere copia dell'ultima comunicazione pontificia della quale V. E. desiderava conoscere il testo: monsignor nunzio ed il ministro di Stato.

Interpellato monsignor Di Pietro da uno dei miei colleghi, egli negò l'esistenza di una circolare. L'incarico commessogli si limitava a chiamare l'attenzione del governo spagnuolo sovra le crescenti difficoltà della situazione del Papa in Roma. Il mio collega che si era proposto di chiedere a monsignor Di Pietro comunicazione della circolare, non istimò poter insistere dopo la prima risposta avuta dal nunzio.

Due miei colleghi espressero al ministro di Stato il desiderio di avere conoscenza dell'ultima circolare della Santa Sede. Il conte Dubsky ambasciatore d'Austria-Ungheria ed il barone Stumm ambasciatore di Germania, ebbero entrambi dal ministro spagnuolo la risposta, non aver egli difficoltà alcuna dì dare visione del documento pontificio che non avea carattere speciale e segreto; ma il documento non si era potuto più ritrovare né fra le carte ufficiali né fra le private del ministro. Appena lo avesse ritrovato, lo avrebbe comunicato ai due ambasciatori. Questi però partirono ne' passati giorni da Madrid senza aver avuto la promessa comunicazione.

Con me il marchese de la Vega de Armijo parlò incidentalmente della comunicazione pontificia. Ne ho fatto cenno in un rapporto ufficiale in data

d'oggi (1). Egli mi narrò di non aver potuto leggere completamente lo stampato, non firmato, che il nunzio gli avea consegnato, perché quel documento era stato smarrito fra le sue carte e non gli era più stato possibile ritrovarlo.

Si trattava mi disse, di un tactum in appoggio delle osservazioni che il nunzio era incaricato di fare verbalmente. «Appena monsignor Di Pietro entrò nell'argomento, io l'interruppi, mi disse il Ministro di Stato, dicendogli non venga monsignore a parlarmi della necessità in cui si troverà il Papa di andar via da Roma. Vi sono due cose ugualmente impossibili, la partenza del Papa dal Vaticano e la sortita degli italiani dalla loro capitale. Gl'incidenti che possono creare qualche difficoltà, non renderanno mai possibili le cose impossibili. Miglior consiglio sarebbe acconciarsi in pace ai fatti compiuti :». Poi soggiunsemi il marchese de la Vega de Armijo la conversazione fu da lui portata sovra le provocazioni che, negli ultimi tempi non erano mancate per parte della Santa Sede e che doveano necessariamente aver prodotto qualche risentimento nell'opinione pubblica in Italia. Prima di lagnarsi della sua situazione, la Santa Sede avrebbe dovuto evitarsi il rimprovero di aver eccitato il clero alla resistenza nell'applicazione della legge sulle decime e, nella sua condotta politica, il Vaticano avrebbe potuto evitare il sospetto di prestare soverchiamente ascolto alla Francia per il dispetto provato dell'amicizia intima stabilitasi fra l'Italia e la Germania. Pare che il nunzio, il quale in verità non suole mettere insistenza molta in siffatte comunicazioni, lasciasse tosto cadere il discorso e che più non abbia tentato di ripigliarlo in altro giorno.

Non oserei affermare che lo smarrimento del tactum, rimesso dal nunzio al ministro di Stato Spagnuolo, sia un fatto certo, o non piuttosto un pretesto per evitare conversazioni sovra di esso con diplomatici stranieri. La spontaneità con la quale il marchese de la Vega de Armijo mi parlò del suo colloquio con il nunzio, vuol tuttavia essere notata. Egli mi faceva anzi osservare che il suo linguaggio non dovea riuscire nuovo al Papa. In analoghi sensi egli si era espresso, or sono pochi mesi, in privata udienza avuta da Leone XIII. Dell'impossibilità del ritorno al passato era stata questione nel suo colloquio con il Papa ed egli avea avuto l'impressione che nello statu quo meglio assicurato Leone XIII si sarebbe tuttava acquietato. Il ministro di Stato avea altra volta toccato con me dello stesso soggetto ed io lo avea ascoltato con la deferente attenzione che la sua autorità e posizione richiedevano. Ebbi allora ed ora l'impressione che il marchese de la Vega de Armijo appartiene alla categoria degli uomini di Stato i quali, pur essendo persuasi che l'Italia sia nel pieno e perfetto suo diritto di considerare la questione dei rapporti suoi con la Santa Sede come questione d'ordine interno, non negano che l'indipendenza assoluta del Pontefice sia questione d'interesse internazionale. Egli non nasconde il dispiacere e direi quasi la sorpresa che prova nel vedere che, dopo un periodo di sosta, i dissidi si siano rinnovati in una forma che ricorda lo stato di cose che ha esistito sotto il precedente pontificato.

Stimo opportuno darle, in questa lettera particolare, un cenno anche delle impressioni che qui si hanno, cenno che non troverebbe posto opportuno nel carteggio d'ufficio, poiché si tratta d'indicazioni avute in privati confidenziali colloqui.

(l) -Da ACS, Carte Cr!spl. (2) -Non pubblicato.

(l) Non pubblicato.

218

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. s. N. Roma, 1u agosto 1888, ore 12,50.

L'incaricato d'affari di Francia mi ha rimesso una nota violenta. Egli insiste nelle pretese del governo della Repubblica al beneficio delle capitolazioni in Massaua e, negando la nostra autorità, dichiara protestare contro gli atti del comando superiore italiano. La Francia, che è la causa del dissidio, che per mezzo del suo console provocò il disordine a Massaua, incitò gli abitanti di quel territorio alla disobbedienza alle leggi, tenta ora di dare a credere che essa sia la vittima in un conflitto di cui essa fu la provocatrice. Naturalmente io sono costretto a rispondere e lo farò con la massima calma, e solo invocando le ragioni che ci assistono. Voglia fare conoscere quanto precede a codesto ministro degli Esteri per sua norma ed a scanso di ogni nostra responsabilità (1).

219

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. PERSONALE 1244. Roma, 1° agosto 1888, ore 22,30.

La ringrazio dei suoi telegrammi sulla dimostrazione (2). Non avevo in animo di prendere iniziativa sibbene di tastare terreno. Quel progetto mi fu comunicato da Blanc con lettera (3). L'idea era attribuita a Radowitz. Mi diressi dunque a Vienna ed a Berlino per conoscere che cosa ne pensavano i due Gabinetti. Le obiezioni del conte Kalnoky sono fondate e non ho nulla da ridirvi. Scriverò a Blanc in proposito.

220

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1896. Londra, 2 agosto 1888, ore 2,10 (per. ore 6,45).

Lessi a Salisbury il telegramma Cecchi che V. E. mi ha partecipato il 30 luglio (4) ed egli mi rispose che era difficile conciliare le asserzioni dei due

agenti. Chiesi a Sua Signoria di mettere in non cale gli agenti e di terminare praticamente meco la faccenda di Kisimaio; lo pregai di essermi tanto cortese in quest'ultimo colloquio che avevo l'onore di avere con lui da promettermi formalmente di farci ottenere Kisimaio; desideravo quella promessa non solo verbalmente ma in una lettera ufficiale o particolare. Sua Signoria rispuse che soddisferebbe al mio desiderio e mi scriverebbe domani o domani l'altro, impegnandosi di farci ottenere Kisimaio. Diede quindi istruzione al sottosegretario di mettersi oggi stesso in relazione con Mackinnon che dovrà essere intermediario col Sultano. Mi sembra che la faccenda si può considerare come terminata e non posso nascondere a V. E. con quanto mio compiacimento. Ricevo in questo momento una lettera di Mackinnon il quale m'informa che verrà a vedermi domani (1).

(l) -Per la risposta cfr. n. 221. (2) -Cfr. n. 215 e n. 215, nota 2. (3) -Cfr. n. 165. (4) -Cfr. n. 210.
221

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1897. Londra, 2 agosto 1888, ore 2,10 (per. ore 6,45).

Ho dato lettura a Salisbury telegramma V. E. in data d'oggi (2) [circa] nota della Francia sulle capitolazioni Massaua. Sua Signoria disse che osava pregare V. E., benché non ne facesse mestieri, di usare la massima prudenza; mi assicurò che la questione era di forma non di sostanza, e che la Francia non poteva a meno di cedere alla persuasione; egli aveva palesato al governo della Repubblica non solo verbalmente ma in scritto le sue opinioni sulla materia e si sarebbe incaricato di comporre la divergenza se si fosse trattato di questione di principio; accennò al carattere impetuoso di Goblet e [finì col] dichiarare che aveva ogni fiducia nella calma di V. E.

222

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1899. Londra, 2 agosto 1888, ore 2,10 (per. ore 6,45).

Consegnai a Salisbury primo abbozzo di [nota] circa accordo fra l'Italia e l'Inghilterra sulle cose del Marocco (3). Sua Signoria accetta l'articolo con cui le due Potenze si obbligano a rispettare integrità del Marocco e l'impegno di promuovere riforma giudiziaria, amministrativa e fiscale nell'interesse del com

12-Documfnti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

merc10. Rifiuta però d'impegnarsi a mantenere integrità Impero mercé occupazione eventuale di un porto e di mantenere le regole di successione al trono che non sono bene definite (1). E' quindi necessario modificare il progetto ciò che richiederà non poco tempo e potrà essere acconciamente fatto notare che la cosa non è urgente (2), e che egli desidera che V. E. domandasse l'adesione della Spagna all'accordo allorché sir F. Clare Ford, attualmente in congedo, sarà ritornato a Madrid ciò che sarà credo in ottobre. Salisbury m'ha scritto in proposito dell'accordo una lunga lettera che parteciperò a V. E.

(l) -Cr!spi inviò lo stesso giorno a Catalani il seguente T. 1246: «MI compiaccio come ministro, la felicito come amico del successo ottenuto nella questione Kisimaio >>. (2) -Cfr. n. 218. (3) -Cfr. n. 171.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A PARIGI, MENABREA, E A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1248 (3). Roma, 2 agosto 1888, ore 12.

Le gouvernement hellénique a reconnu le bien-fondé des raisons exposées dans nos dépeches circulaires du 25 juillet. Cette adhésion assume une importance 'spéciale du fait que c'est au motif des sujets helléniques principalement que là question des capitulations à Massaouah a été soulevée, et surtout de ce que la Grèce a fait un instant cause commune avec la France, dont elle s'est pourtant sagement séparée (4).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (5)

T. 1911. Londra, 2 agosto 1888, ore 19.51 (per. ore 6 del 3).

Il sig. Mackinnon mi ha fatto verbalmente una proposta, che io ho comunicato a Salisbury, e di cui manderò riassunto a V. E. con susseguente telegramma (6). Si tratta di dividere Kisimaio tra la società italiana e la società inglese. Il fiume Giuba sarebbe il confine delle due amministrazioni. La società inglese possederebbe la parte meridionale di Kisimaio, la società italiana la parte settentrionale di quel territorio che sul litorale si estenderebbe e comprenderebbe i porti e le dogane di Brava, di Magdiso, di Warsheik e di Maro

te, che è il limite settentrionale dello Zanzibar. Da Marote l'Italia potrebbe in seguito estendere la sua sfera d'influenza su parte della costa Somali; nell'interno non si traccerebbero altri confini che il fiume Giuba, il quale, da quanto si crede, ha la foce in Abissinia. Il porto di Kisimaio ed il fiume suddetto sarebbero posseduti in comune dalle due società. Siccome si tratta d'immenso territorio, la perdita di metà di Kisimaio non diminuirebbe, secondo Mackinnon, il valore della concessione, essa sarebbe compensata dall'appoggio che la società inglese presterebbe all'italiana, stabilendo un sistema di cooperazione dell'Italia e dell'Inghilterra nell'Africa Orientale. Aspetto domani parere di Salisbury sulla proposta (1).

(l) -Il testo è stato mal decifrato. Poiché il telegramma in partenza da Londra non è stato rinvenuto si pubblicano in questa e nella nota seguente alcuni passi quali risultano dal R. segreto 1280/653 di Catalani che ripete quanto anticipato nel telegramma: «benché gli fosse ben noto il pericolo dell'elezione di un protetto della Francia >>. (2) -« Lord Sallsbury medesimo mi fece notare che l'urgenza non era immediata >>. (3) -Un telegramma analogo venne inviato in pari data alle rappresentanze a Madrid, Pietroburgo, L'Aja, Lisbona, Copenaghen e Bruxelles col n. 1254 e a quella di Stoccolma con n. 1255. (4) -Con T. 1247, pari data, Crispi incaricò il ministro ad Atene di prendere ufficialmente atto per iscritto dell'adesione greca alla nota del 25 luglio. (5) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit. p. 118. (6) -T. 1912 dello stesso 2 agosto, ibid., p. 119.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1921. Costantinopoli, 3 agosto 1888, ore 12,40 (per. ore 15).

Il gran v1s1r e il ministro degli affari esteri inclinano a temporeggiamentì (2). Il Sultano è disposto a indifferenza. Incontrato Riza, l'ho avvertito che cni fomenta conflitto tra la Turchia e l'Italia non può essere amico del Sultano. A Nelidow che ci accusa di violare l'impegno di rispettare sovranità del Sultano e di creare precedenti per lo smembramento dell'Impero, ho risposto che egli stesso collo spingere la Porta a rifiutarsi ai nostri inviti di occupare e col far abbandonare la convenzione Drummond Wolff aveva contribuito a rendere impossibile ogni soluzione sia di fatto che di diritto, fuorché quella resa oggi necessaria dall'ingiustificata esigenza francese. Credo che non facciano danno le esagerazioni francesi e russe presso il Sultano, il quale, d'indole diffidente, si persuaderà così più facilmente, come io e Radowitz gli dimostreremo, che essi non vogliono se non impegnare l'Impero in gravi complicazioni.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I, A MONZA

T. 1258. Roma, 3 agosto 1888, ore 17

Il governo francese e per mezzo del signor Goblet al nostro ambasciatore a Parigi e per mezzo del signor Gérard, ha espresso il suo desiderio di un

componimento amichevole con noi. Esso si dichiara pronto a riconoscere la sovranità di Vostra Maestà su Massaua e sui territorii che ne dipendono, comprese Arafali e Zula, ma vorrebbe delle concessioni a Tunisi. Ho preso tempo a riflettere ed ho chiesto su cotesto argomento l'opinione di Menabrea (1). Parecchie Potenze han riconosciuto i nostri diritti su Massaua ed ho ragione di credere che le altre ne seguiranno l'esempio. Convocherò il Consiglio dei ministri per combinare la risposta definitiva da dare alla Francia. Sempre agli ordini di Vostra Maestà.

(l) -Crispi comunicò a Cecch! questo progetto con T. 1259 del 3 agosto e concluse: <<Pregodarmi suo avviso sul valore tali proposte. Insisterò perché concessione vengaci fatta direttamente dal Sultano. Informisi destramente se ditta Filonardi sia in grado assumere impegni risultanti da convenzione». (2) -Si riferisce all'occupazione d! Zula e alla questione delle capitolazioni a Massaua. L'occupazione di Zula era stata annunziata da Crisp! a! rappresentanti diplomatici all'estero con T. circolare 1249 del 2 agosto, non pubblicato.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1932. Londra, 3 agosto 1888, ore 17,35 (per. ore 20).

Il sottosegretario di Stato si è recato alla R. ambasciata per restituirmi la memoria di Mackinnon (2) e per dirmi da parte di lord Salisbury che la proposta contenuta in quel documento incontra l'intera approvazione di Sua Signoria e che Sua Signoria raccomanda vivamente all'E. V. di accettarla. Lord Salisbury soggiunge che una migliore soluzione non sarebbe sperabile. Farmi che nel caso in cui l'E. V. approvi proposta sarebbe opportuno stipulare un accordo preliminare con Mackinnon con quelle aggiunte, riserve, modificazioni che

V. E. potrebbe suggerire. Lord Salisbury dovrebbe intervenire nell'accordo. Avrò l'onore di spedire testo proposta Mackinnon col corriere di Gabinetto che se non ha ordine in contrario farei ripartire lo stesso giorno in cui arriverà. Pregherei V. E. voler dare istruzione R. ambasciata a Parigi di non farlo fermare. I pieghi della ambasciata a Parigi potrebbero essere consegnati al corriere alla stazione (3).

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE S. N. Berlino, 3 agosto 1888, ore 19,15.

Telegramma ora spedito a Solms l'autorizza a ritirare prima nota relativa a Massaua, ed a consegnare una seconda concepita in termini che sostanzial

mente corrispondono alle dichiarazioni dell'Austria (l). Incaricato d'affari di Germania in Atene diede sul contegno della Grecia la stessa notizia contenuta nel telegramma di V. E. di ieri (2). Giunse oggi altro telegramma di quel diplomatico, che smentisce la notizia da lui data la vigilia. In conformità istruzioni di V. E. (3) scrissi oggi nota ufficiale per notificare al governo imperiale il protettorato italiano a Zula.

(l) -Cfr. n. 230. (2) -Cfr. n. 224. (3) -Cecchi espresse il suo parere contrario al progetto inglese con il T. 1969 del 6 agostodi cui si pubblicano i passi seguenti: «trovo proposte inglesi apparentemente liberali nascondono a mio avviw alcunché artificioso... Filonardi dichiara che con capitali di cui dispone non può accettare intera concessione proposta tanto più che rivalità società Inglese sul mercato stesso dove si basano migliori speranze di florido avvenire commerciale può paralizzareogni suo sforzo. Egli conferma invece di essere sempre disposto a accettare concessione assoluta Kisimaio dove, riunendo le sue forze in una unica amministrazione, per la quale assume verso il Sultano una responsabilità pecuniaria relativamente piccola, ha fiducia poter col personale esistente e coi suoi mezzi attivare un maggior traffico... Quindi credo utile di insistere per la concessione assoluta indipendente di questa località».
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IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1934. Zanzibar, 3 agosto 1888, ore 20,25 (per. ore 6 del 4).

Soltanto ieri pervennemi lettera Sultano in risposta alle comunicazioni fattegli, per mezzo suo fratello, come riferivo all'E.V. col telegramma 30 luglio ( 4). Sultano scrive essere disposto a rimettermi lettera scusa per il Re ricevere quella di Sua Maestà con massimo onore salutare con salve artiglieria secondo forma abituale bandiera italiana visitare inviato straordinario d'Italia nella residenza consolare forma ufficiale. Aggiunge attendere una risposta per conoscere quando debba fare tutto ciò. Circa questione Kisimaio scrive non potere concludere contratto con nessuno, avendone già suo fratello conclusi per molti altri Paesi a detrimento presente sovranità. Cercai con miei precedenti telegrammi sintetizzare situazione quale allora presentavasi ora credo mio dovere dire che dopo arrivo « Archimede » rendesi imperiosa sollecita soluzione questione riferentesi questione riparazione offesa Sovrano tanto più se indugio non assicurasse favorevole soluzione quistione Kisimaio per la quale perdura viva opposizione governo britannico fatta qui ostinata dal suo rappresentante. Ebbi oggi stesso un colloquio con l'agente germanico al quale chiarii stato questione allontanando ogni falsa inesatta interpretazione che egli aveva al riguardo circa soluzione affare Kislmaio; ml ha detto che avrebbe telegraficamente interessato suo governo qualora detta questione non abbia carattere di pressione forzata fatta al Sultano al fine di non menomare il prestigio così necessario allo sviluppo interesse società tedesca. Presentemente è ancorata nel porto squadra germanica inviata, dicesi, per appoggiare primo esperimento attuazione contratto società tedesca; aspettasi altresì arrivo squadra inglese rappresentata già da 4 bastimenti da guerra. Corrono voci imminente arrivo «Dogali», amerei sapere se ciò è vero (5).

(l) -Cfr. n. 179. (2) -Cfr. n. 223. (3) -T. 1249 del 2 agosto, non pubblicato. (4) -Cfr. n. 209. (5) -Per la risposta cfr. n. 243.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (l)

T. s. N. Roma, 3 agosto 1888.

Ieri ho avuto un lungo colloquio col signor Gérard. D'ordine del suo governo, egli mi ha dichiarato che la Francia è pronta a riconoscere non solo la nostra giurisdizione, ma anche la nostra sovranità a Massaua e territorii dipendenti, compreso Zula ed Arafali, a patto che l'Italia abroghi la giurisdizione dei tribunali consolari, oggi solamente sospesa in Tunisia, ove la Francia è disposta a trattare gli italiani come i proprii nazionali. Con ciò, secondo il signor Gérard, si giungerebbe ad acquetare gli animi nei due Paesi.

Ho risposto cominciando col dire che, in conseguenza dello scambio di note avvenuto dopo il nostro colloquio del 26 luglio, le basi della discussione si sono modificate *e nessuna delle mie parole di quel giorno potrà essere invocata*; proseguii manifestando la mia buona volontà di riuscire ad un accordo, e conclusi domandando tempo a riflettere, prima di fissare le basi di un accordo fra noi ed il governo francese.

V. E. conosce quali siano le disposizioni del signor Goblet e quale sia la nostra posizione in Tunisia. Col protocollo del 1884, abbiamo ammesso che la nostra giurisdizione consolare fosse sospesa e tale rimane oggi; abbiamo però tenuti saldi tutti gli altri nostri diritti e privilegi, compresi quelli derivanti dal trattato del 1868, il quale ha ancora otto anni di vita *certamente sarebbe difficile per noi ristabilire di fatto la giurisdizione consolare a favore dei nostri connazionali dopo che vi hanno rinunziato tutte le altre Potenze, nulladimeno* una rinuncia *benché potesse dirsi soltanto di forma* produrrebbe una sfavore\ o le impressione nel nostro Paese, il quale *senza riflettere alla questione di fatto* si sentirebbe offeso dall'abbandono di un diritto che abbiamo potenzialmente integro. Desidero finirla con l'incidente di Massaua e vorrei ristabilire con la Francia, se mai fosse possibile, quei vincoli d'amicizia che sarebbero tanto desiderabili per le due nazioni, ma nel modo che mi si offre non oserei farlo. *Chiedo il suo avviso*. Stando al discorso del signor Gérard, il signor Goblet deve essere favorevole ad una soluzione, se il governo italiano gliene porgesse l'opportunità con concessioni in Tunisia; ma nella Reggenza, siccome io dissi al signor Gérard, la nostra posizione è diversa di quella della Francia in Ma.ssaua. *Giova considerare inoltre che un atto sinallagmatico nel quale si desse alla Francia un corrispettivo per ottenere il di lei riconoscimento dei nostri diritti a Massaua non sarebbe dignitoso per i due Paesi, se concessioni redproche fossero necessarie non potrebbero essere l'effetto di una sola convenzione né avvenire contemporaneamente. Aspetto una pronta risposta da

v. E.* (2).

(ll Ed.. ad eccezione dei brani fra asterischi e con varianti, in LV 63, p. 85.

(2) Cfr. n. 233.

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L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE 1952. Pietroburgo, 4 agosto 1888, ore 6,25 (per. ore 8,20).

I giornalisti che si ispirano al ministero degli Affari Esteri, si servono linguaggio severo contro la lega dei patrioti in Francia e deplorano gli armamenti di quella Potenza. A tale proposito, il ministro di Baviera mi disse confidenzialmente che al convegno Imperatore e Bismarck hanno dichiarato di non volere attaccare la Francia e dietro questa pacifica dichiarazione lo Czar avrebbe dichiarato che non farebbe alleanza colla Francia. Bismarck dimostrò impressione, partendo, che gli accordi pacifici della Triplice Alleanza e la certezza che la Russia non farebbe in queste condizioni alleanza colla Francia equivalgono al disarmo generale. La visita dell'Imperatore a Copenaghen ha assicurato ancora e prodotta una impressione di simpatia a questa Corte imperiale confermando i cordiali risultati di Peterhof (l).

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1948. Costantinopoli, 4 agosto 1888, ore 10,05 (per. ore 22).

Cangià recatosi oggi alla Porta ha dato in mio nome lettura integrale dei quattro documenti relativi a Massaua e Zula in presenza del mustekar e di uno dei segretari generali del ministero. Inoltre in conformità di appunti dei quali io lo avevo munito egli ha aggiunto avvertenze verbali ispirati al linguaggio tenuto da V. E. a Photiades e da me a Riza ed a Tigrane pascià. Egli ha prevenuto Said pascià che mi sarei recato tosto ad un invito di lui per conferire. Said pascià dimostrassi assai irritato; non desiderò copia dei documenti né volle dare formalmente atto della nostra comunicazione né dimostrò desiderio di conferire con me.

(l) Si pubblica qui il seguente passo del R. 913/446 di de Launay del 28 luglio dedicato al viaggio in Russia di Guglielmo II: Il partito slavofilo «après avoir reçu le mot d'ordre de ménager l'Allemagne, n'a pas discont!nué ses attaques contre l'Autriche et meme contre l'Italie, en déclarant nettement à l'Allemagne: "jetez par dessus bord vos alliés, et vous pourrez com. pter à votre tour sur nous; vous aurez carte bianche sur la France. En soutenant l'Autriche, vous vous exposez à un conflit sanglant avec la Russ!e "».

233

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Parigi, 4 agosto 1888.

In risposta al di lei telegramma di ieri (l), il mio avviso circa il modo di comportarsi di fronte alle proposte francesi relative a Massaua e Tunisi, è che

V. E. non transiga sul suo divisamento di tenere separate quelle due quistioni. La Francia non ci può offrire concessioni per Massaua poiché dessa non vi ha che fare, mentre noi ci siamo entrati senza il di lei permesso e vi stiamo perché tale è il nostro diritto che la Francia è l'ultima a poterei contestare. La quistione di Tunisi se ha da essere trattata deve rimandarsi ad ulteriore epoca: quando gli animi saranno alquanto pacati nei due Paesi, quando la Francia saprà frenare quel torrente d'ingiurie di continuo vomitate contro di noi, e quando saprà fare rispettare i nostri operai che vengono a prestare a questo Paese la loro intelligenza ed il loro lavoro, quando infine, per mezzo di ragionevoli. convenzioni avremo migliorato e stabilito su basi salde le nostre relazion~ con essa. Ogni concessione che per avventura si potn~bbe fare di alcuni dei nostri diritti in Tunisia, deve essere riservata per ottenere dalla Francia concessioni di vario genere. Il transigere sulle dichiarazioni fin da principio fatte da V. E. sarebbe dare alla Francia una soddisfazione a cui non ha diritto, mentre spetterebbe a noi di chiederne una per avere essa turbato il nostro libero e legittimo possesso di Massaua con atti di carattere ostile. Il cedere davanti alla prepotenza francese sarebbe, parmi, una umiliazione che ci farebbe scapitare nella opinione dei nostri alleati, e che anziché frenare la baldanza solita dei francesi verso di noi ne provocherebbe la recrudescenza specialmente per parte della stampa. D'altra parte il cedere sarebbe in questo momento eccitare una viva indignazione in Italia la quale vedrebbe in tal fatto l'abbandono dei nostri interessi in Tunisia per ottenere dalla Francia una sanatoria di cui non abbiamo che fare e rimproverebbe a V. E. un atto di debolezza sul quale forse qui si conta per compromettere la situazione di lei.

L'incidente di Massaua che la Francia provocava per ottenere concessioni nostre a Tunisi fu una di quelle viete arti diplomatiche di cui esiste tuttora un arsenale in questo ministero degli Esteri, ma non siamo così poveri di spirito per non saperlo indovinare, e di ciò bisogna che ne abbiano la prova coloro che hanno spinto questo ministro al falso passo. In quanto alle promesse della Francia bisogna stare guardinghi; è d'uopo ricordare come, quando si stabilì il doppio controllo in Egitto, fummo da essa traditi e maltrattati dopo esserci lasciati trarre a sostenere le sue parti di fronte all'Inghilterra la quale dapprima faceva assegno sul nostro appoggio. Riassumendo il mio avviso è: fermezza nei fatti, moderazione nella forma.

(l) Cfr. n. 230.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. 1281. Roma, 5 agosto 1888, ore 17.

Venne ieri l'incaricato d'affari austro-ungarico a leggere al sottosegretario di Stato una nota nella quale il conte Kalnoky si lagna che nella legge comunale e provinciale testé approvata dalla Camera si trovi un paragrafo con cui è concesso il diritto elettorale civico ai cittadini delle provincie italiane che non fanno parte del Regno. Tale disposizione esiste nella legge in vigore all'articolo 17 ed esisteva nella legge del 23 ottobre 1859. Sei progetti di legge presentati dai miei predecessori dal 1871 al 188G la contenevano tutti. Essa è consona al sistema legislativo italiano, il quale, nel concedere l'esercizio di taluni diritti, non guarda alla nazionalità, ma unicamente agli interessi di coloro che abitano il Regno. Così la legislazione italiana concede i diritti civili agli stranieri e i diritti politici sotto certe condizioni agli italiani delle altre provincie! ed agli stranieri naturalizzati. L'elettorato però non si concede al primo venuto. Chi vi pretende deve avere domicilio reale nel Regno pagarvi un'imposta o posseaere altre qualità stabilite dalla legge. Per partecipare alla amministrazione oel comune o della provincia è dunque necessario che l'elettore non regnicolo abbia nel territorio dello Stato un interesse effettivo. Una più esatta cognizione della nostra legislazione negli ultimi trenta anni avrebbe probabilmente distolto il conte Kalnoky dal farci la accennata comunicazione. Del reclamo però meno mi dolgo che dell'animo che sembrerebbe averlo ispirato poiché ciò che è fatto antico della legislazione italiana parrebbe creduto nuova disposizione da me introdotta. Dello increscevole argomento parlai col de Bruch prima sua partenza. Avendogli dato a legger le disposizioni della legislazione attualmente in vigore, egli riconobbe che vi sarebbe malanimo a parlarne. Si capisce che i fogli francesi lo facciano come pur che la Francia cerchi anche questo mezzo di suscitare diffidenza contro noi. Ma il Gabinetto austro-ungarico non dovrebbe lasciarsi illudere sapendo come noi rispettiamo con lealtà i trattati e non mancheremo mai ai nostri doveri. Soffro a trattare questo argomento perché non vorrei si potesse supporre che io creda di dovermi difendere. Voglia da quanto precede trarre norma di linguaggio per un prossimo colloquio col conte Kalnoky (1).

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IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. s. N. Aden 5 agosto 1888, ore 17,30 (per. ore 19).

Giunto Aden. Il Re Menelik finalmente si è deciso ad agire contro il Hf: Giovanni prossimo ottobre; scrive a Re Umberto offrendo cooperazione; doman··

SANDONÀ, L'irredentismo nelle lotte politiche e nelle contese diplomatiche itala-austriache, vol III, Bologna, 1938, pp. 159-161.

da acquistare armi dichiarando che le vuole effettuato il pagamento. Il Re del Goggiam e una parte del Beghemeder sono, aggiunge Re Menelik (1), Ras Mikael è pure di Giovanni malcontento. Unità Abissinia [sta] per essere scossa L'Italia potrà dominare se continua ancora per un anno contro Giovanni. Men~·· lik attende risposta immediata. Gli ho dato parola mantenere segreto. Partirò vapore martedì per presentare lettera reale e informare personalmente V. E. Intanto per mantenere viva l'agitazione nello Scioa V. E. mi dia istruzioni direttamente senza che possa trapelare segreto. Se permette scrivo al Re Menelik facendo sperare il nostro consenso per le armi.

(l) Sullo stesso argomento Crispi scrisse a Nigra il D. 26082/24 del 17 agosto ed. in A.

(2) Ed. in l'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 58 e, con varianti e data 6 agosto, in LV 66, p. 337 e in F. CRISPI, La prima guerra d'Africa, Documenti e memorie a cura di T. Palamenghi-Crispi, Milano, Garzanti, 19392, p. 96.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1961. Berlino, 5 agosto 1888, ore 19,45 (per. ore 20,19).

Nella notificazione ufficiale relativa al protettorato italiano a Zula trovansi le parole «rimasta sino a questo giorno sotto la bandiera egiziana'>. Prima di rispondere a tal comunicazione ed in seguito agli ordini del cancelliere fu scritto al consolato germanico al Cairo per ottenere schiarimenti riguardo al dominio finora esercitato dall'Egitto a Zula. Il segretario di Stato a questo proposito emetteva l'avviso che nei nostri procedimenti nel mar Rosso non si teneva forse abbastanza calcolo ùell'impressione che essi producono sull'animo del Sultano e ciò mentre ci sforzavamo di convincere la Porta del suo interesse a mettersi d'accordo con il gruppo delle Potenze mediterranee. Arrischiamo di sgomentare quel Sovrano assai geloso del suo prestigio come Califfo in un mare vicino alla Mecca e di spingerlo nelle braccia della Francia e della Russia. I suoi sospetti contro l'Italia cresceranno e lo scopo che vorremmo ottenere a Costantinopoli sarebbe perduto o allontanato per molti anni. Il conte di Bismarck parlava in modo amichevole ed accademico. Mi espressi nel senso dei due telegrammi di V.E. (2).

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1968 bis. Vienna, 6 agosto 1888, ore 16 (per. ore 18,10).

Le lagnanze del governo austro-ungarico contro il noto articolo della legge comunale non sono nuove. Esse si riproducono ogni volta che l'articolo si ripresenta al Parlamento. Quando la legge attuale fu presentata Kalnoky se ne

lagnò con me. Io ne scrissi a Robilant, che mi mandò una lettera contenente stesse ragioni svolte nel telegramma di V. E. (1}. Diedi lettura a Szogyeny che la pose sotto gli occhi di Kalnoky. Questi dunque conosce per filo e per segno la questione e suppongo del resto che le cose telegrafate a me saranno state come di ragione dette all'incaricato d'affari austro-ungarico. Se ora Kalnoky ha creduto dovere rinnovare le _lagnanze lo fece secondo mio avviso personale per queste ragioni: 1°) per uno scopo conservatorio perché non si argomenti all'uopo dal suo silenzio; 2°) per una lagnanza da opporre a reclami passati e futuri del governo italiano in materia di dimostrazioni clericali ad altre; 3°) perché V. E. che poteva ignorare le lagnanze precedenti sia informato che esistono. La cosa non avrà altro seguito e Kalnoky non me ne disse verbo, prima di partire. Se me ne parlerà al ritorno gli dirò contenuto telegramma di V. E., se no mi asterrò dall'iniziativa a meno che ella mi confermi istruzioni datemi di parlargliene per il primo.

(l) -Sic., in LV 66 «alleati con Menelik ». (2) -Cfr. n. 223 e n. 225, nota 2.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONTE ANTONELLI (2)

T. PERSONALE RISERVATISSIMO S. N. Roma, 6 agosto 1888, ore 18,45.

In massima accetto alleanza (3) e darò armi ed aiuti da concertarsi, affinché guerra abbia felice risultato. *Siccome però di codesti sovrani non si può essere sempre sicuri,* voglio garanzie tali che mi affidino Re Menelik non potere, in qualsiasi circostanza, mancare ai suoi impegni.

Le garanzie dovrebbero essere di territorio e di ostaggi. Circa i territori

*un progetto d'accordo ancora modificabile le sarà rimesso al suo passaggio per Assab, che ella non deve che toccare, proseguendo per Massaua * (4). Circa ostaggi, essi potrebbero essere membri della famiglia di Re Menelik che verrebbero da noi trattati con tutti onori dovuti loro rango.

Gioverebbe ancora che avessimo qualche nostro ufficiale nell'esercito di Menelik.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 1289. Roma, 6 agosto 1888, ore 19.

Questa mattina è venuto a vedermi l'ambasciatore di Germania. Mi disse aver ricevuto da Berlino, perché mi fosse comunicata, la notizia che Radowitz

(-4) In L V 66, invece del passo fra asterischi: «si concorderà un progetto ».

avrebbe consigliato Said pascià a non fare il giuoco della Francia e quindi a non dar seguito alla questione di Massaua. Radowitz avrebbe soggiunto essere necessario non alimentare una questione la quale di per se stessa non ha alcuna importanza e che, qualora s'ingrossasse, obbligherebbe la Germania a mettersi dalla nostra parte (l). Giova ricordare che la Porta avendo nel 1885 rifiutato di occupare Massaua e l'Egitto essendo costretto a ritirarne le sue truppe, quel punto doveva necessariamente venire occupato da un'altra Potenza. Ed è meglio per la Turchia che sia l'Italia, anziché altre di cui avrebbe avuto da temere. Non vogliamo creare imbarazzi alla Turchia. Le saremo amici e ci troverà sempre pronti ad aiutarla ove ne sia bisogno. Ma deve ricordarsi anche che siamo firmatari, anche noi, del trattato di Berlino e che potremmo all'evenienza ricordarle che essa non ha mai adempiuto a certi obblighi formalmente assunti dal trattato anzidetto. Basti citare gli artt. 23 e 41. Voglia mettersi d'accordo coi suoi colleghi di Germania e d'Inghilterra e parlando con Said usare un linguaggio cortese ma fermo e dignitoso (2).

(l) -Cfr. n. 234. (2) -Il telegramma fu inviato tramite il consolato ad Aden. E' ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 59 e, con data 7 agosto e l'omissione dei passi fra asterischi, in LV 66, p. 338. (3) -Cfr. n. 235.
240

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1989. Costantinopoli, 8 agosto 1888, ore 13,20 (per. ore 14,45).

Le preoccupazioni della Porta si concentrano ora sulla questione delle ferrovie rumeliote che assume una certa gravità. Aubaret appoggiato dai francesi e da~ russi avendo ottenuto che alla presa di possesso di Bellowa Vacarel dai bulgari la Porta opponesse l'ordine ai bulgari di dare l'esercizio a Hirsch, Hirsch pose condizione realizzabile soltanto dopo alcun mese ed i bulgari dichiarano che soltanto allora, cioè dopo che Hirsch abbia assunto esercizio per quelle Kubvranja provvederanno per Bellowa Vacarel. Tale dichiarazione è considerata dall'ambasciata d'Austria come contraria all'articolo 10 del trattato di Berlino e dall'ambasciata di Germania come una nuova usurpazione dei diritti della Porta rappresentati nelle ferrovie rumeliote dalla compagnia dei raccordamenti in cui Bleichroeder è cointeressato con Aubaret. Radowitz mi dice che con suo dispiacere dovrà unirsi a Montebello in passi presso Porta; ho detto francamente a Radowitz che io posso capire che egli si sia associato talvolta a dichiarazioni russe in un interesse di pace ed in considerazione di riguardi dovuti allo Czar ma che io non posso capire come la grande Germania per piccoli interessi di Bleichroeder entri in una campagna diplomatica a favore del monopolio francese non solo contro l'autonomia economica dei bulgari, ma contro gli stessi tentativi nostri di costituire qui un consorzio anglo-italiano-tedesco. Radowitz mi disse che personalmente egli riconosceva naturale che io personalmente pensassi così.

(l) -Con T. 1981 del 7 agosto, non pubblicato, Blanc comunicò che la dichiarazione di Radowitz aveva contribuito molto a calmare il Sultano. (2) -Cfr. il seguente passo del T. 1290 di Crispi a de Launay del 7 agosto: <<è da notare ancora che nonostante tutte le nostre cortesie ed i servizi reali resi alla Porta questa da un anno non mostra di accordare al nostro ambasciatore alcun che di quella fiducia che concede intiera a Montebello e a Nelidov. A Costantinopoli è rispettato chi è temuto».
241

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1993. Londra, 8 agosto 1888, ore 15.07 (per. ore 18,40).

Il sottosegretario di Stato ha diretto oggi al signor Catalani la lettera che st.o per trascrivere in traduzione a lui rivolta perché trattasi di ritornare su di un impegno già quasi seco lui preso formalmente: «Riferendosi alla conversazione che ha avuto con lei circa la proposta del signor Mackinnon, lord Salisbury mi ha incaricato d'informare V. S. che nuove informazioni giunte dallo Zanzibar dimostrano che vi sono grandi difficoltà che egli non aveva previste, le quali s'oppongono alla pronta realizzazione della proposta di cui si tratta. Ciò rincresce tanto più a lord Salisbury in quanto che ella era giustificata ad aspettarsi che l'affare sarebbe accomodato. Sua Signoria è ora convinta che non vi è alcuna speranza pel momento d'indurre il Sultano a fare un accordo territoriale in favore di una Potenza estera. Sua Signoria spera che S(; il governo italiano non insisterà al presente nella sua domanda potrà essere possibile più tardi di venire ad un accomodamento che sarà soddisfacente all'Italia, allorché la memoria degli eventi recenti sarà svanita».

A fronte di questa comunicazione abbastanza perentoria, crederei imprudente per il momento ogni maggiore insistenza intorno a questo affare al cui riguardo possono essere in giuoco interessi diversi che dalle informazioni che si posseggono qui non si sarebbe in grado di apprezzare al loro giusto valore.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT (l)

T. 1302. Roma, 9 agosto 1888, ore 10,45.

Il telegramma di V. E. in data di ieri (2) mi è giunto strano. L'affare di Zanzibar era da noi ritenuto risoluto dopo le affermazioni categoriche di Salisbury e gli impegni presi da Mackinnon. Dallo Zanzibar nulla ci si fa conoscere che faccia credere mutata la posizione verso di noi; a meno che il console inglese, che in questo negozio non ci fu mai amico, abbia turbato gli accordi presi a Londra. Nulladimeno lord Salisbury può temperare ed anche correggere il malvolere del console. Prego V. E. di leggere i telegrammi di codesta ambasciata in data dei 2 e 3 corrente mese (3). Ove lo creda si valga di Catalani per compiere questa negoziazione da lui iniziata e che pareva

giunta a buon porto. Dopo l'invio del Cecchi, per consiglio della stessa Inghilterra, una sospensione non solo ci danneggerebbe materialmente, ma anche moralmente e farebbe pessima impressione nel Paese. I giornali francesi cominciano già ad occuparsi della cosa come di un nostro insuccesso e lord Salisbury che aveva preso la cosa a cuore e si era impegnato a risolverla non potrà certo mancare alla fatta promessa (1).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., pp. 123-124.

(2) -Cfr. n. 241. (3) -Cfr. nn. 224 e 227.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN, IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI (2)

T. 1303. Roma, 9 agosto 1888, ore 11,30.

Con suo telegramma del 3 (3), ella mi faceva conoscere in qual modo codesto Sultano intendeva darci soddisfazione morale per mancanza commessa verso R. governo. Conviene ora che questa riparazione ci sia data indipendentemente dalla questione concessione territoriale che al presente si discute a

Londra. Fissi giorno in cui Sultano dovrà compiere suoi doveri onde si rista

biliscano con lui senza indugio relazioni amichevoli. Avvisimi suo operato.

« Dogali » in viaggio.

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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2003. Parigi, 9 agosto 1888, ore 15,50 (4).

Domandai a Goblet se avesse ricevuto la mia lettera che gli partecipava la nostra presa di possesso di Zula. Egli mi rispose affermativamente, non volle però accusarmene ricevuta per iscritto; ma sulla mia domanda egli si è creduto autorizzato di qualche osservazione per ciò che ne aveva preso atto. Questo importante fatto non era di natura da calmare l'irritazione del signor Goblet, che si mostrò assai più eccitato di prima e mi lasciò intendere che la cosa non passerebbe così liscia e che la Francia avrebbe compensi, soddisfazioni da chiedere. Feci il possibile per evitare discussione ma egli non si trattenne dirmi che la Francia offriva di concedere tutto per Massaua e Zula e che aveva diritto di chiedere compensi specialmente in Tunisia giusta la promessa di V. E. Al che non potei esimermi dal rispondere che la Francia in Mas

saua non poteva nulla concedere perché nulla vi aveva da dare. In quanto alla Tunisia questa era questione del tutto distinta da Massaua. Soggiunsi non essere io in grado di dire quali concessioni Italia potesse fare alla Francia in Tunisia, ma essere mio particolare sentimento che ogni concessione per parte nostra dovrebbe comportare qualche concessione per parte della Francia. Vedendo che Goblet si animava rincarando sue querimonie relative al signor Mercinier e a altri incidenti procurai di porre termine discussione chiedendo informazioni relative ai dolorosi fatti di Braye presso Laon. Egli non seppe che ripetermi le cose dette dai giornali e quando mi lamentai delle violenze usate contro i nostri operai, costretti a rimpatriare senza compensi per le perdite sofferte egli mi rispose che le indennità occorrenti all'uopo dovevano chiedersi agli imprenditori che avevano arruolato nostri operai italiani. Passando poi ad un altro argomento domandai a Goblet che vi fosse di vero nel discorso attribuito al signor Viette ministro Agricoltura il quale avrebbe in una riunione pubblica dichiarato essere contrario ai trattati commercio e applaudito un oratore che propugnava guerra a oltranza contro tutti i prodotti italiani. Goblet si limitò a dire anche lui che probabilmente quei discorsi erano stati travisati dalla stampa. Io presi commiato da Goblet con calma esprimendo speranza che questa irritazione contro l'Italia si sederebbe e che praticherà verso noi suo motto libertà, eguaglianza, fratellanza. Non vi ha dubbio che la direzione politica di questo ministero nutre contro noi una animosità tanto più viva che si scorge di avere smarrito diritta via col suscitare incidente di Massaua che è !ungi da essere approvato generalmente in Francia e nel quale l'anzidetta direzione ha trovato chi sa resistere alle oltraggianti provocazioni.

(l) -Per la risposta cfr. n. 245. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 124. (3) -Cfr. n. 229. (4) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2006. Londra, 9 agosto 1888, ore 20,53 (per. ore 0,40 del 10).

Comprendo perfettamente (l) l'impressione prodotta sull'E. V. dal mio telegramma dell'8 agosto relativo a Kisimaio (2); ma mi permetto fare osservare che a questa ritirata lord Salisbury ci aveva preparati, come si vede dal telegramma di Catalani del 3 (3) che già riduceva grandemente l'impegno precedentemente preso con noi e riferito a V. E. col telegramma del 1° (4). Fatto questo che mi colpì subito e che feci rilevare al mio arrivo qui al Catalani. Allo stato delle cose questi crede, come me, non solo assolutamente inutile, ma dannoso anche insistere col governo inglese che non recederà. Come ipotesi supponiamo possa esservi stato un passo fatto qui dalla Germania contrario alla cessione di Kisimaio, cosa che non mi stupirebbe affatto ben ricor

dandomi dell'attitudine assunta dalla Germania a nostro riguardo fino dal primo momento in cui si trattò che potessimo mettere piede al Zanzibar. Altra ipotesi non infondata sarebbe anche una viva opposizione mossa al riguardo dalla società dei missionari inglesi che conta molti aderenti anche fra i membri influenti del Parlamento e che vedrebbe di mal occhio stabilirsi in quella regione, dove essa opera attivamente, una Potenza che non sarebbe nel suo ordine d'idee; forse ha danneggiato la nostra situazione il pranzo dato da Mackinnon in cui annunziò pubblicamente che società Africa orientale avrebbe cooperatrice in una società italiana colla quale dividerebbe il territorio, rendendo ,così di pubblica ragione un progetto ancora ignorato. Tutto ciò premesso sono pronto a invitare il Comm. Catalani a portarsi da Salisbury per ricordargli i suoi precedenti impegni, se l'E.V., malgrado le mie osservazioni, insiste perché si addivenga a questo passo ora e non, secondo il desiderio di Salisbury, che si aspetti per addivenire ad un accomodamento più soddisfacente per l'Italia. Attenderò quindi un nuovo telegramma di V.E. (1).

(l) -Risponde al n. 242. (2) -Cfr. n. 241. (3) -Cfr. n. 227. (4) -Cfr. n. 220.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (2)

T. 1310. Roma, 10 agosto 1888, ore 12,15.

Mi affretto a rispondere ad un punto del suo telegramma di ieri (3) perché non corrano equivoci tra noi e la Francia. Nei miei colloqui col signor Gérard, ed il 26 luglio ed il 2 agosto, nulla promisi. Discutendo la materia delle giurisdizioni, non potendo contraddire la massima da me stabilita ed accettata da altre Potenze, che, ove la sovranità di una Potenza cristiana e civile si sostituisca a quella di una Potenza musulmana, le capitolazioni cessano di aver vigore, dissi però sempre, che rispetto alla Tunisia, la pos1z1one era ben diversa, essendovi nella reggenza la sovranità beilicale ed in nome del Bey pronunciandosi ancora le sentenze.

Nell'altro mio colloquio del 2 agosto premisi che, dopo lo scambio di note avvenuto, non doveva più tenersi conto di ciò che avevo detto precedentemente a lui e che, in ogni modo, chiedevo tempo a riflettere prima di pronunziarmi rispetto alle sue proposte.

Non vidi più il signor Gérard, il quale non venne al mio ricevimento di ieri.

Non potei quindi dichiarargli che, dopo matura considerazione e dopo aver inteso il Consiglio dei ministri, unanime nel suo voto, nulla posso concedere in Tunisia. Voglia ripetere queste cose al signor Goblet e nel caso che

V. E. non possa veder lo, faccia giungere a codesto signor ministro una nota verbale sull'argomento.

(l) -Cfr. n. 248. (2) -Ed., con varianti, in LV 63, pp. 102-lù3 e in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., p, 67. (3) -Cfr. n. 244.
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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2015. Parigi, 10 agosto 1888, ore 17,24 (per. ore 20).

La circolare del signor Goblet relativa a Massaua è pubblicata in tutti i giornali. Mi astengo dal proferire un giudizio in proposito; mi limito a notare che quel documento contiene una minaccia celata di valersi di quel precedente per agire contro di noi; cioè per chiederci, a quanto pare, l'abolizione delle capitolazioni da noi riservata in Tunisia ed, in caso di rifiuto per parte nostra, per dichiararle senz'altro abolite.

Stimo necessario che il R. governo si tenga pronto a tale eventualità.

S.E. sappia in qual modo dalle grandi Potenze, specialmente dalle nostre alleate, sarebbe considerato un tale atto di prepotenza.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

T. 1315. Roma, 10 agosto 1888, ore 18,25.

Prima di rispondere a V. E., ho voluto rileggere il telegramma di Catalani del 3 corrente (1), e vi ho trovato che lord Salisbury, facendo la proposta e dicendo che essa era la sola attendibile, c'invitava premurosamente ad aderirvi. Abbiamo sospeso di rispondere in attenzione dei documenti originali che Catalani aveva promessi. La Germania non è punto contraria a noi. Anzi ha dichiarato che ci sarebbe favorevole purché non si eserciti sul Sultano una pressione che ne menomi il prestigio (2). Lo stesso ha dichiarato il console germanico a Zanzibar al capitano Cecchi. Il solo che a noi parve poco benevolo fu il console inglese a Zanzibar, il quale certamente avrebbe mutato contegno die(ro ordini ricevuti da Salisbury. Opino che il Catalani possa richiamare codesto ministro degli affari esteri a tenere il preso impegno. Ove si debba ritardare occorrerebbe: 1°) fissare un termine dopo il quale l'affare potesse essere definito; 2°) stipulare un compromesso con Mackinnon, in cui figurasse lord Salisbury, come doveva figurare nell'accordo. Avendo mandato, siccome le dissi, su consiglio dell'Inghilterra, un inviato a Zanzibar, con navi da guerra, un insuccesso nuocerebbe grandemente al nostro prestigio in quelle contrade.

13-Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

(l) -Cfr. n. 227. (2) -Cfr. n. 97.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1318. Roma, 10 agosto 1888, ore 23,03.

Ci si telegrafa da Londra (l) che la cancelleria germanica sarebbe forse contraria a noi nel componimento della nostra vertenza collo Zanzibar. La questione era sul punto di essere risoluta. Solamente mancava l'espressione del nostro consenso per la divisione di un territorio fra la società inglese e la società italiana. La parte che toccherebbe all'Italia, da quanto abbiamo da Londra, non confinerebbe col territorio su cui stanno compagnie germaniche e non vi potrebbe essere ragione di attriti fra le due nazioni anche nel caso che non fossero legate da vincoli così intimi come quelli che ci uniscono. Per noi non è questione di possessi territoriali, ma di dignità dopo il contegno poco amichevole di quel sultano.

I rapporti di V.E., quello segnatamente dell'8 giugno (2), avendoci resi manifesti i sentimenti del segretario di Stato in siffatta questione, abbiamo ragione di credere che quanto venne detto da Londra sia un pretesto, la Germania essendosi ripetutamente spiegata favorevole a noi. Del resto, tra il nostro inviato a Zanzibar ed il console tedesco mi risulta regnare fiducioso accordo, il che non avverrebbe contro il volere del Gabinetto di Berlino. Ravviserei necessario che si faccia sentire a lord Salisbury l'opinione di codesta cancelleria perché sia tolto ogni equivoco, o per lo meno egli resti convinto che l'opposizione non viene da Berlino. Prego V. E. di parlare di ciò al conte di Bismarck e di riferire (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

T. S. N. Roma, 11 agosto 1888, ore 12.

Mt si informa da Parigi come il governo francese prepari un colpo in Tunisia. Si ha ragione di credere che quel governo abbia in animo di mutare il protettorato in una annessione definitiva del territorio della reggenza. Ora io pongo il seguente quesito: accetterebbe l'Inghilterra simile mutamento poli

tico che potrebbe fare della Tunisia, con Biserta fortificata, una permanente minaccia nel Mediterraneo? A me sembra che tale ipotesi. ove prendesse corpo, altererebbe quello statu quo del Mediterraneq che l'Inghilterra si è con noi impegnata a mantenere. Prego V. E. di chiedere su ciò il parere di lord Salisbury ed ove Sua Signoria partecipi al nostro modo di vedere, le domandi quale sarebbe la linea di condotta che le Potenze alleate dovrebbero tenere in siftatta emergenza. Non le nascondo che il governo del Re ben difficilmente potrebbe restare indifferente dinanzi a un fatto dal quale l'Italia sarebbe la prima a trovarsi danneggiata (1).

(l) -Cfr. n. 245. (2) -Non pubblicato, m9. cfr. n. 97. (3) -De Launay rispose con T. 2084 del 15 agosto: «Parlai ieri al sottosegretario di Stato in conformità del desiderio espresso nel telegramma di V. E. del 10 corrente... si sa a Londra che la Germania non vuole suscitare difficoltà all'Italia e che perciò se esistesse opposizione questa non proviene certamente da Berlino... Questo discorso del sottosegretario di Stato non ci indurrebbe intanto ad ammettere che la Cancelleria imperiale sarebbe contraria a noi nella composizione della nostra vertenza. Sorgerebbe forse, d'altra parte, inconveniente se i passi fatti da Berlino a Londra anche col massimo tatto, dessero a Salisbury il sentimento che il suo contegno lascia a desiderare mentre egli crede di essere animato dal maggiore buon volere verso l'Italia ».
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

T. 1327. Roma, 12 agosto 1888, ore 14.

Affare Kisimaio. Mentre m'informo a Zanzibar (2) circa esattezza notizie date dal console inglese (3) desidererei si osservasse a lord Salisbury che fermento arabi potrebbe essere derivato dal fatto che console inglese appoggi piuttosto resistenza Sultano che reclamo nostro. Il governo del Re sia a Zanzibar che dinanzi pubblica opinione è troppo impegnato per poter ritirarsi senza piena soddisfazione. Nutro fiducia che ove ostinazione Sultano continui non vorrà l'Inghilterra nostra alleata impedire che Italia ottenga coi proprii mezzi la soddisfazione che stima a sé dovuta. Lord Salisbury vorrà ricordarsi che solo per deferenza verso suo desiderio e perché egli prendeva in mano tale questione noi recedemmo dall'azione diretta che ci eravamo proposta.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (4)

T. SEGRETISSIMO PERSONALE S. N. Terapia, 12 agosto 1888.

Ricevo avviso sicuro che nel settembre scoppierà una insurrezione in Macedonia per il trionfo delle riforme promesse nel congresso di Berlino. Una occupazione italiana dei porti di Salonicco, Valona e Durazzo, basterebbe perché

l'Austria-Ungheria non dovesse spingersi oltre Novi Bazar, secondo le intelligenze: personali da me prese in massima l'anno scorso con Calice. Basterebbe altresì secondo il partito d'azione bulgaro ad assicurargli il successo quando, esaurito il nostro compito di moderatori, dovessimo provvedere ai nostri interessi. L'azione nostra dovrebbe assumere carattere amichevole al Sultano. Potrebbe giovare a ciò l'attuale richiamo del conte de Sonnaz quando l'incidente Cugia fosse, come sognasi qui, più grave di quello per cui la Germania domandava l'anno passato il passaggio di corazzate. Sarebbe facile in ogni evenienza stabilire intelligenze segrete coi bulgari; ma non farò nulla senza ordini di V.E. (1).

(l) -Questo telegramma fu comunicato, per conoscenza, alle ambasciate a Berlino e Vienna. Per la risposta di Robilant cfr. n. 253. (2) -T. 1326, pari data, non pubblicato. (3) -Catalani aveva comunicato con T. 2023, pari data: «Sottosegretario di Stato mi informa confidenzialmente che il cambiamento di Salisbury è stato cagionato da telegrammi del console inglese a Zanzibar il quale dichiara che il Sultano non vuole consentire in modo alcuno a cessione Kisimaio né a Mackinnon né a società italiane e che vi è fermento fra gli arabi ». (4) -Il telegramma fu trasmesso da Blanc al ministero dell'interno.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2054. Londra, 13 agosto 1888, ore 14,21 (per. ore 18).

Nella prima conversazione avuta con Salisbury fu anche fatto cenno di possibili velleità della Francia di mutare lo stato di cose in Tunisia (2). Sua Signoria mostrava non crederci, quindi onde poter riaprire con Salisbury la conversazione al riguardo e rispondere alla prima obiezione che evidentemente egli mi farebbe è indispensabile V. E. mi indichi di quale natura siano le informazioni in proposito pervenutele da Parigi, e su quali dati di fatto poggiano. In difetto di più precise informazioni ogni tentativo di far entrare il Gabinetto inglese in uno scambio d'idee per una mal definita eventualità non approderebbe a un risultato di sorta, ed anzi farebbe cattiva impressione qui, dove si mostra desiderio che non si inaspriscano, per così dire, le nostre relazioni con la Francia con non ben fondate diffidenze (3).

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IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2070. Zanzibar, 14 agosto 1888, ore 10,05 (per. ore 15,35).

Nessun'altro rifiuto del Sultano conosco circa chiesta cessione Kisimaio, se non quello manifestatomi nella sua lettera e reso noto a V. E. con dispaccio

vous pousser dans aucun sens. Après cela la saison sera passée ».

3 corrente (1). Sultano non ha volontà propria, subisce quella dell'agente inglese a cui ciecamente obbedisce; quindi notizie temerarie telegrafate dall'agente inglese tendono annientare per il momento ogni nostra modesta aspirazione allo scopo di ottenere a tempo migliore intera concessione a favore totale Inghilterra. A questo fine console inglese, senza compromettersi, si è sempre valso di ogni mezzo più o meno lecito per fare che Sultano, forte appoggio suo, resista e rifiuti a noi concessione. Dallo zelo spiegato da questo console inglese, dalle proposte concessioni fatteci dal suo governo risulta evidente interesse che l'Inghilterra annette a questa questione; ciò dato non vedo presentemente mezzo alcuno atto risolvere qui favorevolmente questione di cui si tratta, dovendo astenermi dall'usare mezzi che possano urtare Inghilterra e Germania (2). Io ho in mie mani lettera scusa del Sultano per il Re in data di jeri. Aspetto istruzioni da V. E. per sapere se e quando debba accettare riparazione per il Paese; frattanto affrettami assicurare V.E. che Paese è tranquillo. Notizia fermento fra gli arabi totalmente falsa.

(l) Si pubblicano qui alcuni passi d! una lettera di Blanc a Vulkovié del 1o settembre: « Aujourd'hui la mème question [dell'Italia nel Risorgimento] se pose pour vous en Macédonie, où do!t se décider si la Bulgarie est et doit redevenir une oeuvre russe, ou si la nation bulgare veut et peut far da sé •• la seule garantie pour que l'existence d'un peuple ne soit pas art!f!cielle et éphémère c'est qu'il ait trouvé par lui-mème, de sa propre initiative et sous sa propreresponsabilité, ses cond!tions indépendantes d'existence. . . Il y a des moments qui ne se retrouvent pas, et le moment présent est de ceux-là; et ce n'est pas le moment de faire de la diplomatie... On attendra tout septembre, sans peser d'aucune manière sur vos dèc!sions, sans

(2) -Cfr. n. 250. (3) -Per la risposta cfr. n. 255. De Launay comunicò con T. 2059 del 13 agosto: «Le notizie ricevute da Londra e da Parigi non indicano intenzioni della Francia di sostituire annessione a protettorato Tunisia ».
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

T. S. N. Roma, 14 agosto 1888, ore 16.

Affari Tunisia (3). Francia aveva da principio intenzione di dichiarare puramente e semplicemente annessione della Tunisia all'Algeria: ora le sue pretese si limitano alla sola abolizione capitolazioni. Ma V. E. spero ricorderà che nel 1884 l'Italia si limitò acconsentire sospensione sola giurisdizione consolare in Tunisia, mantenendo ogni altra immunità o privilegio derivante capitolazioni. Ciò posto, bisogna considerare la doppia ipotesi e prepararsi a prevenire od impedire effettuarsi di una o dell'altra eventualità. Non comprendo come scambio idee ed anche una intesa naturalmente segretissima che avvenissero in proposito tra il Gabinetto italiano e il britannico potrebbero inacerbire nostre attuali relazioni colla Francia, le quali restano quelle che sono e non dipende da noi ma dal governo della Repubblica il mutarle (4).

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IL CONSIGLIERE DELL'AMBASCIATA A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2075. Londra, 14 agosto 1888, ore 20,45 (per. ore 18 del 15).

Per mezzo di Fergusson ho fatto le pratiche più insistenti con lord Salisbury circa la questione di Kisimaio, tenendo per norma gli ultimi telegrammi di V. E.

specialmente quello del 12 corrente (1). Fergusson si è recato ieri sera all'ambasciata a parteciparmi da parte di Sua Signoria le cose seguenti: l) lord Salisbury non è in grado per il momento di dare effetto all'accordo proposto circa Kisimaio. Il Sultano è assolutamente determinato di non fare nel momento presente alcuna concessione territoriale a stranieri, ed è assai dubbio che ancorché ne avesse la volontà ne avrebbe il potere. 2) Il console d'Inghilterra a Zanzibar ha dichiarato a Salisbury che il solo modo di far eseguire la concessione al Sultano sarebbe di usare la forza. Il Sultano sarebbe disposto a abdicare a morire piuttosto che a cedere. 3) È stato inteso finora e dovrà essere inteso in avvenire che il governo della Regina esclude l'uso della forza contro il Sultano di Zanzibar. 4) È un errore assoluto il supporre che l'agente inglese a Zanzibar agisca in qualsiasi maniera contro il desiderio del governo italiano. 5) Lord Salisbury, essendo desideroso di agire nel modo più cordiale col signor Crispi, sarà lieto quando se ne offrirà l'opportunità, di assisterci per una soluzione soddisfacente. 6) Se si desiderano dichiarazioni più definite dovranno essere chieste in iscritto.

Fergusson mi ha lasciato le suddette dichiarazioni scritte alla matita tranne quella da me segnata col n. 2. Ho ricevuto inoltre una lettera di lord Salisbury a cui mi ero rivolto ricordandogli le sue promesse ed a cui avevo chiesto un colloquio. Sua Signoria mi scrive ciò che segue: «In conseguenza d'importanti affari nella Camera dei Lord e dell'essere stato chiamato dalla Regina ad Osborne non sono stato in grado di parlare con lei circa il telegramma del signor Crispi. Non ho nulla da aggiungere alle dichiarazioni contenute nella lettera di Fergusson del 7 corrente, che contiene le ragioni per le quali non sono in grado di dar appoggio effettivo al progetto comunicato a lei dal sottosegretario di Stato. Il mio desiderio di vedere una soluzione favorevole ai desiderii dell'Italia non è diminuito ma io le ho fatto notare varie volte che il mio potere di effettuare quel desiderio era limitato da varie difficoltà ». Con mio profondo dolore devo manifestare all'E. V. il parere che non credo possa essere utile per il momento di continuare negoziato col governo inglese circa Kisimaio (2).

(l) -Cfr. n. 229. (2) -Tale istruzione era stata data da Cr!spi con T. 1323 dell'll agosto, non pubblicato. (3) -Si riferisce al n. 253. (4) -Per la risposta cfr. n. 263.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN, IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI (3)

T. 1355. Roma, 15 agosto 1888, ore 17.

Difficoltà gravi sorte non soltanto costì ma anche Londra per concessione territoriale. Dinanzi nuovo contegno governo britannico contiamo riprendere nostra libertà azione. Occorre però che ella formuli proposta di un piano di condotta. Per tutto il resto guadagni tempo.

(l) -Cfr. n. 251. (2) -Robllant si associò al parere di Catalani con T. 2076 dello stesso 14 agosto e aggiunse: «una nuova insistenza al riguardo non potrebbe che nuocere alle ulteriori relazioni dell'ambasciata con Salisbury ». Il 15 agosto Crispi comunicando all'ambasciata a Londra con T. 1354 il n. 254 diede istruzioni di non fare altri passi fino a nuovo ordine. (3) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 124.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2087. Parigi, 15 agosto 1888, ore 17,34 (per. ore 20,30).

Il signor Goblet dando oggi, malgrado la festa, la sua settimanale udienza mi vi sono recato al solo scopo di fare atto di cortesia; compiuto questo, s'impegnò tra noi una conversazione puramente extraufficiale e personale in cui, devo dirlo per amore di verità, il signor Goblet cercò in termini moderati ed anzi amichevoli a discolparsi dei torti che gli si attribuiscono a nostro riguardo, protestando ripetutamente che egli mai più avrebbe supposto che V. E. volesse spingere tanto oltre le conseguenze della prima sua mossa riguardo all'incidente di Massaua, mentre egli sin dal primo momento aveva offerto un accordo; si mostrò bensì accorato dell'accaduto ma non ebbe nessuna frase neppure lontanamente minacciosa. M'annunziò d'avere spedito a Roma jeri risposta governo francese alle nostre ultime proposte commerciali nella quale le si trovano ancora inaccettabili Cl).

259

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

T. 1356. Roma, 15 agosto 1888, ore 23.

Secondo informazioni pervenute ministero Guerra continuerebbero movimenti francesi verso confine Tripolitania. Presidi Gabes, Zarzis, Metameur e Lepeur Medenime sarebbero stati accresciuti di 2.600 circa uomini. Vuolsi osservare coincidenza di questo aumento col richiamo in parte effettuato di 4.000 soldati ottomani dalla Tripolitania le cui miserrime condizioni favoriscono qualsiasi tentativo di occupazione. Voglia indagare se governo britannico abbia ricevuto analoghe informazioni e quale importanza vi annetta (2).

260

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 224/172. Pietroburgo, 15 agosto 1888 (per. il 22).

Rilevo dalla Gazzetta di Mosca, e mi affretto di comunicare a V. E. la notizia che un monastero russo sta per essere fondato nella stazione russa al sud dell'Abissinia.

A capo della missione religiosa che, pare, sarebbe inviata in quel monastero è destinato il padre Paissij, finora capo del monastero russo di Costantinopoli, e che gode di gran fama tra gli slavi d'Oriente; profondo linguista e conoscitore dei popoli orientali. Egli è originario dei cosacchi d'Orenburgo; viene da Kiew a Pietroburgo per essere innalzato al grado di archimandrita. Accompagnò nel viaggio alla capitale i due ben noti delegati abissini che vi fecero di recente ritorno da Kiew.

Mi pregio di confermare all'E.V. il mio rapporto dell'll agosto n. 214/162

(l) -Sui negoziati commerciali itala-francesi vedi LV 61, Documenti Diplomatici Italiani presentati al Parlamento dal presidente del Consiglio ministro ad interim degli Affari Esteri (Crispi), Corrispondenza e negoziati per il trattato di commercio con la Francia, Seduta del1'8 novembre 1888, Roma, 1888. (2) -Per la risposta cfr. n. 262.

(l) relativo allo stabilimento russo sovraccennato.

261

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 447/283. Terapia, 17 agosto 1888 (per. il 23).

Il mio collega d'Inghilterra, a proposito degli elogi tributati da lord Salisbury ai bulgari nel banchetto del lord mayor, si dimostrò meco preoccupato delle disposizioni contrarie ai bulgari dimostrate qui e altrove dalle rappresentanze germaniche, e dell'indifferenza di queste ai pericoli. che minacciano lo stesso Re Carlo di Rumania; esprimendomi di nuovo confidenzialmente la supposizione che non fosse abbandonato a Berlino il noto piano di spartìmento della penisola dei Balcani tra Austria-Ungheria e Russia. Io risposi a sir W. White che tale piano essendo inconciliabile coll'alleanza itala-austriaca, era da me ritenuto fuori questione; che il contegno poco favorevole alla Bulgaria dimostrato a Costantinopoli dalla Germania poteva diventare utile a noi stessi quando gli avvenimenti costringendo le Potenze alleate ad agire per il mantenimento della pace e della tranquillità nella penisola balcanica, la loro azione dovesse apparire alla Porta, quale sarebbe in realtà, conservativa, cioè, della sovranità del Sultano; che tuttavia non potevo a meno di essere io stesso personalmente impressionato dal fatto che la Germania nel far constare dell'appoggio che avrebbe dato successivamente a qualsiasi azione della quale Inghilterra, Italia e Austria-Ungheria prendessero l'iniziativa per la tutela dei loro pacifici interessi in Oriente, fa pur con ciò stesso constare implicitamente che alle tre Potenze incombe la responsabilità della mancanza per parte loro di tale iniziativa in quistioni che non interessano direttamente l'Impero germanico. La conclusione del nostro colloquio per parte di sir W. White fu che in difetto di concerti e di preparativi per l'azione, questa non potrà aver luogo se non in condizioni poco favorevoli, quando saremo sorpresi dagli avvenimenti.

(l) Non pubblicato.

262

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2113. Londra, 18 agosto 1888, ore 13,56 (per. ore 17).

Ho tenuto parola a lord Salisbury delle informazioni pervenute al nostro ministero della Guerra sull'aumento di forze francesi in alcune località della frontiera colla Tripolitania (telegramma di V.E. del 16 corrente (l)) S.E. risposemi immediatamente che duemilaseicento uomini sono ben poco, per fare credere a progetto d'invasione. Indubbiamente, egli dissemi, Inghilterra non potrebbe ammettere occupazione di Tripoli da parte della Francia, ma soggiungeva aver ogni ragione di credere che la Francia proprio non ci pensa, e sorridendo dissemi che a Parigi si asserisce essere invece l'Italia che accarezza per suo conto simile progetto. Mi studiai di confutare il meglio che seppi la supposizione di simil tendenza da parte nostra, dissi che sola cosa che noi desideriamo si è il mantenimento dello statu quo a Tripoli cosa che fu già dichiarata in passato alla Porta e che è tuttora incontestabilmente vera. « Bene, replicò lord Salisbury, lo statu qua nel Mediterraneo è precisamente ciò che vogliamo noi pure ».

263

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2115. Londra, 18 agosto 1888 (per. stesso giorno) (2).

Ho veduto jeri Salisbury che mi disse partire oggi per Royat per sei settimane. Gli parlai della questione tunisina secondo le istruzioni di v. E. suo telegramma 14 corrente (3). S.E. dissemi esser in massima contrario alle capitolazioni, opinione pubblica Inghilterra d'altronde non comprenderebbe si facesse questione della loro abolizione nella Tunisia. Mi fece quindi esplicitamente comprendere che all'evenienza il Gabinetto inglese non farebbe osservazioni di sorta e mi aggiunse sorridendo che se osasse dare a noi un consiglio ci direbbe di fare .altrettanto. A ciò io risposi mettendogli in sodo la situazione nostra a fronte di quella questione e studiandomi di dimostrargli che il caso della Tunisia non è identico a quello della Bosnia e di Cipro come egli mi accennava. Con tutto ciò il ministro non mi lasciò ombra di dubbio che la abolizione delle capitolazioni a Tunisi da parte della Francia non solleverebbe questioni di sorta

da parte dell'Inghilterra. Altra cosa sarebbe l'ipotesi dell'effettiva annessione della Tunisia che se sostanzialmente poco o nulla conterebbe dal punto di vista amministrativo avrebbe un'importanza reale dal lato militare. S. E. dissemi che il governo francese attuale non ha di queste intenzioni, ma che l'instabilità del governo in Francia non permette una perfetta sicurezza anche per l'avvenire. Con ciò egli non crede di prendere impegni fin d'ora per quella eventualità, ma però dissemi esser persuaso che all'evenienza l'accordo si stabilirà prontamente coll'Italia ed anche colla Germania per avanzare una protesta collettiva delle tre Potenze innanzi alla quale la Francia si arresterebbe indubbiamente. Prego V. E. di avere ben presente che un impegno al riguardo lord Salisbury non volle prenderlo fin d'ora, e che dal modo col quale accentuò e ripeté l'eventuale intenzione di protestare, ebbi l'impressione che al giorno d'oggi non vorrebbe andare al di là di una protesta che però spera sarebbe sufficiente, fatta dalle tre Potenze riunite (1).

(l) -Cfr. n. 259. (2) -Manca l'indicazione delle ore di partenza e di arrivo. (3) -Cfr. n. 255.
264

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT (2)

T. s. N. Lipsia, 23 agosto 1888, ore 10,30.

Nell'interesse della politica generale desidero che i nostri vincoli con l'Inghilterra continuino sempre cordiali e non vengano menomamente turbati. Bisogna quindi che l'incidente nostro allo Zanzibar sia risoluto in guisa che l'Italia ne esca degnamente e con pieno accordo con lord Salisbury. Se l'affare non fosse venuto alla pubblicità per opera di Mackinnon, avremmo potuto liberarcene meglio. Oggi la posizione è mutata, ed il ministero deve tener conto dell'opinione pubblica del nostro Paese. Ciò posto, il dilemma per noi è questo:

-o lord Salisbury scioglie lui il problema ed io son pronto rimettermi al giudizio di Sua Signoria, o ci lascia le mani libere avvisando il console inglese allo Zanzibar perché non ci susciti ostacoli, ma ci aiuti. È da considerare che abbiamo allo Zanzibar Cecchi mandato da noi per suggerimento dell'Inghilterra con due navi da guerra, il cui ritiro puramente e semplicemente sarebbe uno scacco per noi. Non possiamo dunque adattarci a simile risultato. V. E. si metterà d'accordo col conte di Hatzfeldt, il quale è prevenuto nello scopo d'influire a nostro favore presso lord Salisbury (3).
(l) -Il contenuto di questo telegramma fu comunicato da Damlani a Crlspl a S. Anna d! Valdieri con T. 1379 del 19 agosto. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo n. cit., p. 126. (3) -Si pubblica qui un passo di un telegramma del 19 agosto inviato da Damianl a Crlspi, a Francoforte: << Cecchl telegrafa che volendo agire direttamente con Sultano importerebbe anzitutto assicurarsi neutralità Inghilterra e Germania ma crede che malgrado dichiarazioni neutralità Inghilterra appoggerebbe sempre Sultano per mezzo suo console. Osserva che anche nella questione tra Germania e Zanzibar quest'ultimo fu sostenuto ostinatamente dall'Inghilterra, dovette però cedere dinanzi dimostrazione navale Germania .
265

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2150. Pietroburgo, 23 agosto 1888, ore 16 (per. ore 18,30).

Ho consegnato a Giers circolare 13 agosto (1). S. E. mi tenne il solito discorso accademico che dà, in principio, ragione all'E. V., ma non mi è [stato] possibile, per quanto mi sia studiato di farlo, di ottenere da lui una risposta concreta per la sua tema che possa implicare il riconoscimento della nostra sovranità a Massaua (2).

266

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

R. 461/293. Terapia, 25 agosto 1888 (per. il 31).

Mi pregio di segnar ricevuta del dispaccio n. 25757 Div. I -sez. l, del 13 corrente (1), col quale l'E.V. risponde alla nota del 3 di questo mese indirizzata alle Potenze dal governo francese a riguardo della nostra occupazione di Massaua.

Rimango d'accordo coi colleghi amici nel dimostrare di considerare le quistioni di Massaua e di Zula come chiuse, e nell'evitare nuovi passi dei quali si gioverebbero i russi che fanno ogni sforzo per rieccitare l'animo già calmato del Sultano. Sono pure d'accordo coi predetti colleghi di lasciare che tra la Turchia, la Francia e la Russia continui la discussione sull'interpretazione dell'art. 10 della convenzione di Suez.

Quest'ambasciatore di Francia pregò testé Sir W. White di voler confermare l'interpretazione francese e turca del precitato art. 10 circa la costa occidentale del Mar Rosso, affermando che quando la Porta ottenesse tale conferma dall'Inghilterra, ciò le basterebbe per decidersi alla firma della convenzione. L'ambasciatore d'Inghilterra rispose al suo collega francese di dubitare che altre Potenze, all'infuori della Francia e della Russia, consentissero ad entrare in tale controversia d'interpretazione; e gli rammentò non aver egli negoziato, ma soltanto appoggiato i negoziati franco-turchi, non esser quindi tenuto ad esprimere un giudizio sulle intenzioni dei negoziatori.

(l) -Con tale circolare, ed. in LV 63, pp. 110-116, Crispi rispondeva ad una circolare francese del 3 agosto sulla questione di Massaua. (2) -Con T. 2159 del 24 agosto Marochetti comunicò: «quando partecipai al ministro degli Affari Esteri il contenuto della relativa circolare 3 agosto, credetti opportuno fino a nuovo ordine, di passare sotto silenzio il terzo paragrafo che riflette l'Abissinia, onde non urtare a nostro danno la simpatia che questo governo affetta di nutrire per quel Paese ».

(3) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 92.

267

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL MINISTRO DELLA MARINA, BRIN

T. 1442. Roma, 26 agosto 1888, ore 22.

Fra le varie controversie pendenti fra R. consolato a Smirne e quel governatore due sono specialmente importanti relative l'una all'uccisione dell'italiano Fabiani i cui autori non vennero peranco arrestati, l'altra all'illegale detenzione del R. suddito Macropodari che, conformemente diritto capitolare, deve esser giudicato dai tribunali consolari. Riuscite vane insistenti premure indirizzate alla Porta ed al governatore locale che vuolsi ricusi ottemperare ordini Costantinopoli, conviene provvedere nostra dignità. Dovendo R. squadra italiana toccare Smirne sarebbe utile V. E. comunicasse queste informazioni al comandante dandogli incarico mettersi d'accordo con console circa modo migliore ottenere pronta soddisfazione, telegrafare poi loro proposta al ministero che si riserva dare opportune istruzioni ( 1) .

268

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2177. Costantinopoli, 27 agosto 1888, ore 10,45 (per. ore 11,15).

Si potrebbe far dire dalla nostra stampa che, la maggioranza delle Potenze avendo declinato di associarsi alla interpretazione franco-russa dell'articolo della convenzione di Suez relativo alla costa occidentale del Mar Rosso (2), la Russia ha rinunziato ad insistere su tale questione d'interpretazione ed ha consentito alla firma, senza altro, della convenzione.

269

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO 2187. Londra, 27 agosto 1888, ore 20,30 (per. ore 11 del 28).

Ieri sera solo conte Hatzfeldt ricevette le istruzioni di cui V.E. faceva cenno suo telegramma da Lipsia 23 corrente (3). Stamane convenimmo insieme

sul 1da farsi e poco fa andai dal signor Lister solo dei sottosegretari di Stato qui rimasto. Gli esposi la situazione nostra al Zanzibar quale risulta dal precitato telegramma. Credetti opportuno far astrazione dai precedenti negoziati che indubbiamente diedero luogo, dalle due parti, a non pochi equivoci e gli esposi la situazione attuale che nell'interesse dei vincoli esistenti ha d'uopo

d:i ~rovare una soluzione degna per noi e pronta, anche. Non gli nascosi che se governo britannico non trova modo di aggiustare la cosa, forzatamente dovremo ricorrere noi a mezzi che sarebbe comune interesse scartare. Il signon Lister, non dissimulandomi che, a suo avviso, la soluzione da noi desiderata non è possibile, e a quanto egli dice ciò fu sempre anche l'avviso del ministro, promise di scrivere ancora colla posta di questa sera a lord Salisbury riferen~ dogli la conversazione meco avuta. Il conte Hatzfeldt, uscito io, entrò lui dal sottosegretario di Stato per adempiere all'incarico ricevuto sullo stesso argomento. Nel riferire scrupolosamente ciò che ho fatto devo aggiungere che dal linguaggio tenutomi dal collega di Germania mi è sembrato che l'appoggio che il suo governo sarà per darci in questa questione sarà molto limitato (1).

(l) -II senso di questo telegramma fu inviato a Costantinopoli con T. 1451 del 27 agosto. Damiani comunicò a Crispi, a Milano con T. 1446 del 28 agosto: « Photiades venne da me stamattina per interrogarmi circa la partenza della nostra squadra del Levante... Risposi... credere peròche tale invio di navi nel Levante non uscisse dalla cerchia delle normali disposizioni glà prese altri anni ». (2) -Posta, secondo l'interpretazione franco-russa, sotto la sovranità turca. (3) -Cfr. n. 264.
270

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. PERSONALE S. N. Milano, 28 agosto 1888, ore 14,55 (2).

Parlai col principe della necessità di associare le agenzie telegrafiche italiane, tedesche ed austriache allo scopo di stabilire, di accordo completo, un servizio in tutta Europa. Il principe accolse quell'idea con entusiasmo. Ho parlato oggi a Nigra, perché si adoperi a Vienna a far riuscire tale associazione. Egli pure considera l'effettuazione del progetto come altamente desiderabile e non mancherà di fare quanto occorre. Sarà però bene che il principe avvisi il principe Reuss acciocché questi cooperi con Nigra al successo di questo affare.

* Voglia provocare istruzioni in quel senso *.

271

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE RISERVATO S. N. Berlino, 29 agosto 1888, ore 17.

Sottosegretario di Stato dissemi che il cancelliere conserva la stessa calorosa simpatia manifestata a V. E. per l'idea di una associazione delle agenzie telegrafiche italiane tedesche ed austriache; ma che dall'esame preliminare dell'argomento, questo è apparso circondato da gravi difficoltà di attuazione,

stante gli impegni che vincolano oggidì fra loro le agenzie esistenti. L'ambasciata imperiale a Roma sarà incaricata quanto prima di fare a V. E. una comunicazione confidenziale su tale oggetto.

(l) -Per la risposta cfr. n. 272. (2) -Ed., con l'omissione del passo fra asterischi, in CRISPI, Politica estera, cit., p. 268.
272

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

T. 1462. Roma, 30 agosto 1888, ore 11,45.

Rispondo al suo telegramma del 27 (l) e tengo anzitutto a dichiarare come più volte dichiarai che io non voglio far cosa che possa spiacere a lord Salisbury. Nel mio telegramma del 23 da Lipsia (2) dicevo ben chiaramente essere mio proposito di far dipendere da lord Salisbury il componimento amichevole già da lui proposto e da noi accettato tra l'Italia e lo Zanzibar. E intendevo pure e intendo far dipendere da Sua Signoria la decisione se noi dobbiamo agire isolatamente, sempre ben inteso in buon accordo coll'Inghilterra e se non col favore, colla sincera neutralità del console britannico a Zanzibar. Ricordo a V. E. che in data del 12 giugno (3) Salisbury ci aveva consigliato di mandare a Zanzibar un abiìe negoziatore. Lo mandainmo e Sua Signoria se ne felicitò, come risulta dal telegramma di codes'~a ambasciata del 20 giugno (4). Di più lord Salisbury disse non volerei sollevare ostacoli per la concessione di Kisimaio, anzi ci suggerì di accettare una proposta ancora più estesa, come quella fattaci dal signor Macldnnon. Ora noi ci troviamo a questo bivio, o l'Inghilterr3i scioglie essa medesima la doppia questione tra noi e il Sultano in modo conveniente, o ci consente di agire liberamente per nostro conto. Ripeto però che tanto in un caso quanto nell'altro io voglio sempre procedere coll'adesione almeno tacita di Salisbury la cui amicizia ci è preziosa. Intendo quindi che, sia. negli scritti sia nelle parole, V. E. eviti assolutamente ogni qualsiasi accenno a comminatorie com'ella sembra aver fatto col signor Lister, mentre ciò non era comportato affatto dalle mie istruzioni (5).

273

IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (6)

L. Roma, 30 agosto 1888 (per. stesso giorno).

In riscontro al pregiato foglio dell'E. V. in data 28 agosto (7) mi pregio rispondere che accetto di buon grado il delicato incarico di prestare l'opera mia nei studi sulle varie questioni africane presso cotesto R. ministero.

1.'5) Per la risposta cfr. n. 276.

Farò quanto è da me per rendermi degno di questa nuova prova di fiducia facendo osservare all'E. V. che lo Scioa e paesi Galla limitrofi furono da me studiati durante un lungo soggiorno, salvo poche interruzioni, di 10 anni e che quindi le mie cognizioni africane si limitano alla parte meridionale dell'Etiopia ossia:

Per la costa: Assab, Obob, Zeila e paesi Dankali e Somali. Per l'interno: Aussa, Harar, Scioa, Goggiam e Beghemeder e paesi Galla al sud di Scioa.

Ringrazio l'E. V. per le benevoli parole a mio riguardo circa l'esito della mia missione nello Scioa. Credo però che se vogliamo ricavare buoni frutti dalle amichevoli disposizioni a nostro riguardo di Re Menelik sarebbe urgente prendere con sollecitudine una risoluzione.

La situazione da me lasciata nello Scioa è la seguente.

Menelik sarà alla fine delle piogge, ossia ottobre o novembre, attaccato da Re Giovanni per avere mantenuto con noi rapporti politici durante la spedizione italiana. Menelik è deciso ad agire e domanda a noi 10.000 fucili Remington e 400.000 cartucce Weterly.

I vantaggi per noi sono:

l) Menelik potrà vendicare i nostri di Saati e Dogali e se le armi Io favoriranno potremo sistemare la questione di Massaua facendoci cedere fin da ora quella parte di territorio che giudicheremo necessaria alla sicurezza e prosperità della colonia.

2) Durante la guerra che Re Giovanni farà contro lo Scioa tutto il paese che appartiene all'Imperatore resterà sgombro da truppe e perciò a noi sarà facile occupare e fortificare quei luoghi che saranno giudicati salubri ed atti al soggiorno dei nostri soldati.

Rifìutando noi le armi a Menelik saremo accusati di averlo istigato alla rivolta e poi abbandonato a se stesso.

Dopo la morte del figlio di Re Giovanni la successione del trono di Abissinia cadrà certo nelle mani di Menelik e sarebbe dannoso non trovarlo più nostro amico ed alleato. Le condizioni di Massaua resterebbero con Menelik quelle che sono presentemente con Giovanni.

La Francia e l'Inghilterra potrebbero fornire quelle armi che noi oggi non gli daremmo.

Per queste e molte altre considerazioni mi sembra necessario favorire il Re Menelik per non perdere la nostra influenza nello Scioa tantopiù se si considera che 5000 fucili gli furono promessi colla convenzione stipulata nell'ottobre dell'anno passato.

Le mie proposte quindi sarebbero:

l) Mandare in Assab 10.000 fucili od una parte con 400.000 cartucce Weterly.

2) Contemporaneamente ai fucili far precedere l'invio da un nostro inviato perché sottoponga alla firma di Re Menelik una cessione di territorio abissino da stabilirsi nel caso Menelik riuscisse a proclamarsi Re dei Re di Etiopia.

3) L'inviato nostro dovrebbe tornare subito in Italia con un'ambasciata scioana per fare ossequio al nostro Augusto Re.

4) Mandare all'Harar un nostro rappresentante perché paralizzi o almeno informi del progresso che da quella parte fanno altre Nazioni civili. 5) Per meglio mantenere i rapporti con lo Scioa cominciare a tracciare una via da Assab all'Aussa secondo gli accordi già stabiliti.

(l) -Cfr. n. 269. (2) -Cfr. n. 264. (3) -Cfr. n. 103. (4) -Cfr. n. 110.

(6) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 93-94.

(7) Ibid., p. 93.

274

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 1469. Roma, 31 agosto 1888, ore 1,40.

Oggi, al ricevimento ebdomadario si è presentato il signor Gérard. La conversazione non fu sempre calma. Essa si svolse sulle relazioni dell'Italia con la Francia e toccò i varii argomenti che hanno, in questi ultimi tempi, dato causa a questioni fra i due Paesi. Nel conflitto delle opinioni dovetti più d'una volta dichiarare com'io desiderassi non continuare una discussione che non poteva avere effetto pratico e nuoceva alla cordialità che potrebbe esistere nelle nostre relazioni. Interpellato sul mio viaggio in Germania, dissi che tra me e Bismarck fuvvi accordo completo su tutte le materie delle quali ci siamo occupati, accordo di cui il principe ebbe a lodarsi con conte de Launay ed in note ufficiali. Lo stesso accordo si è manifestato col conte Kalnoky. Interrogato sulla natura degli argomenti discussi, risposi che ebbero per iscopo il mantenimento della pace, alla quale le tre Potenze dedicheranno tutti i loro sforzi. Interpellato sull'ultima nota francese pel trattato di commercio risposi che non avevo nulla da rispondere. E dissi, circa la nota di Goblet del 13 agosto per Massaua, che intendevo chiuso l'incidente, contento della dichiarazione della Russia, della Germania, dell'Austria e dell'Inghilterra che, per effetto della nostra occupazione, le capitolazioni non sono applicabili a Massaua. Non le nasconderò che più volte dovetti dimenticare di avere dinanzi a me un semplice incaricato d'affari per ricordarmi soltanto che egli rappresentava la Francia. Voglio anzi che diciate al signor Goblet, il quale al pari di noi desidera il mantenimento di amichevoli rapporti, che il signor Gérard deve smettere, parlando meco, di usare un linguaggio che sia provocatore o tale possa parere.

275

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATISSIMO PERSONALE S. N. Sinaja, 31 agosto 1888, ore 13 (per. ore 20,15).

Il signor Carp, solo degli attuali ministri consapevole del patto, prega v. E., senza essere tacciato d'indiscrezione, di volergli possibilmente far conoscere se

in seguito ai recenti convegni havvi alcun motivo per la Romania di eccedere in oculatezza ed affrettare armamenti. La facilità che offre la frontiera moldava ad una invasione russa preoccupa vivamente il Re reduce da jeri ed il suo governo (1).

276

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2213. Londra, 31 agosto 1888, ore 14,30 (per. ore 17).

Per rettamente apprezzare l'interpretazione da me data al dilemma posto dall'E.V. nel suo telegramma del 23 da Lipsia (2) conviene anzitutto porre in sodo la situazione da me trovata qui in ordine incidente nostro collo Zanzibar. Questa è la seguente: lord Salisbury ha dichiarato non essere in grado di dare appoggio effettivo al progetto comunicato a questa ambasciata dal sottosegretario di Stato permanente, il suo desiderio di dare una soluzione conforme ai desideri dell'Italia non è diminuito ma il suo potere di effettuare quel desiderio è limitato da varie difficoltà. Il signor Lister, il solo col quale ho potuto parlare di questo affare dichiarò non constare che il Sultano attuale né il suo predecessore abbiano mai preso impegno di sorta, al riguardo, verso di noi; aggiunse inoltre che una concessione di quella natura alle nostre pretese sarebbe piena di pericoli per la sua corona ed aggiunse ancora che ciò che complicò gravemente la situazione si fu l'invio colà delle nostre navi da guerra. In conseguenza, la sola soluzione che mi fu da lui proposta si fu di ritirare senz'altro le nostre navi da guerra e di dichiarare l'incidente esaurito colla soddisfazione che ci si vuole dare per la prima parte dell'incidente. Evidentemente io non potevo neppure discutere simile soluzione e quindi si è che, dopo di aver dato lettura quasi integrale del telegramma di V. E., credetti far comprendere che a parer mio se lord Salisbury non trovava quella soluzione a cui V. E. si mostrava disposto accondiscendere, le mani libere che richiedeva, non potevano a meno di condurre all'impiego di mezzi che da noi si vorrebbero evitare, nulla volendo fare che possa menomamente alterare quei tanto intimi e cordiali rapporti felicemente esistenti fra i due governi, che ben giustamente vi ravvisano sommo interesse comune dei due Paesi, fattore essenzialissimo di pace per l'Europa. Se posso essere andato al di là degli intendimenti di V. E. nell'interpretare la portata delle sue parole « le mani libere » non mancherò di trarre norma dal suo telegramma di jeri (3) nelle ulteriori discussioni che avrò al riguardo, allorquando mi si farà conoscere la risposta di lord Salisbury alla mia prima comunicazione, e farò bene intendere che V. E. non ha altra volontà che di procedere in ogni caso colla adesione almeno tacita di lord Salisbury.

14-Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

(l) -Per la risposta cfr. n. 281. (2) -Cfr. n. 264. (3) -Cfr. n. 272.
277

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 1475. Roma, 31 agosto 1888, ore 16,15.

L'ambasciatore di Turchia è venuto reclamare d'ordine di Said pascià che ella gli ha fatto sapere che la nostra squadra toccherà Smirne per terminare gli affari Fabiani e Macropodari (l): la notizia mi ha riempito di meraviglia e dovrò credere che vi sia un malinteso. Dopo aver detto a Vienna e ripetuto a Photiades che la nostra squadra andava nelle acque di Oriente per le solite manovre, il valermene nello scopo di farne una coazione sul governo turco mi metterebbe in contraddizione. Mi dia subito spiegazioni su ciò che precede.

278

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. URGENTISSIMO 28084. Roma, 31 agosto 1888.

Come ebbi occasione di dire a Sua Altezza il principe di Bismarck ed a

v. E., a cui era d'altronde già noto, ho posto ogni studio, dal principio della nostra vertenza con lo Zanzibar, per procedere di pieno accordo con l'Inghilterra e nulla fare che potesse dispiacere a lord Salisbury. Le trasmetto qui annessi alcuni documenti di cui la prego di dare comunicazione confidenziale al principe di Bismarck, che da essi avrà ampia prova di quanto gli dissi. Scorgerà difatti che se ci arrestammo dinanzi ad una azione più energica, si fu per riguardo alle inquietudini che essa avrebbe destato nel primo ministro inglese; se mandammo il capitano Cecchi a Zanzibar, si fu per suggerimento di lord Salisbury che avessimo sui luoghi un abile negoziatore; se restammo per tre mesi in quasi completa inazione si fu nella fiducia che lord Salisbury, come ne aveva spontaneamente preso l'impegno, ci facesse ottenere la desiderata soluzione.

Sua Altezza vedrà ancora quali proposte ci vennero fatte dal signor Mackinnon di pieno consenso di lord Salisbury, che ci sospingeva ad accettarle. Giudicherà pure dell'improvviso mutamento del governo inglese.

Ora noi ci troviamo a questo bivio: o l'Inghilterra scioglie la doppia questione tra noi ed il Sultano, o ci consente di agire liberamente per nostro conto. Nel dare istruzioni al conte di Robilant non ho mancato di dirgli e di

ripetergli che tanto in un caso quanto nell'altro, io intendo procedere in modo che lord Salisbury non abbia motivo di lagnanza, e che su tale norma egli informi il suo linguaggio (1).

(l) Cfr. n. 267, nota l.

279

IL CONSIGLIERE DELL'AMBASCIATA A LONDRA, CATALANI, AL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI (2)

L. CONFIDENZIALE (3). Londra, 31 agosto 1888.

Venendo all'affare di Zanzibar, Mackinnon mi scrisse quanto segue:

«Farò ogni mio sforzo per favorire un accordo completo e soddisfacente secondo le linee indicate nel mio memorandum. Io non ho dubbio alcuno che con un po' di tatto e in breve spazio di tempo, otterremo dal Sultano i necessari privilegi per mettere in esecuzione i nostri progetti ».

Mackinnon aggiunge ch'egli sta per inviare allo Zanzibar un agente della Compagnia, Mr. Mackenzie, per ottenere amichevolmente dal Sultano l'offerta di Kisimaio con una clausola in favore dell'Italia.

Ignoro se Mackinnon potrà riuscire in questi progetti, ma da qualche giorno la mia intenzione era di recarmi in Scozia, dove ora trovasi Mackinnon, per avere un colloquio con lui. Io ti pregherei a questo riguardo di ottenermi dal nostro venerato capo le seguenti autorizzazioni:

1o di offrire, in suo nome, a Mackinnon, se ne mostrasse il desiderio, il titolo di duca, qualora riuscisse nel suo tentativo; 2° di dare facoltà a Mackinnon di far offrire, ove occorra, al Sultano una certa somma da stabilirsi per deciderlo alla cessione.

Io ti prego di rispondermi a tale proposito al più presto, dovendo la partenza di Mackenzie per il Zanzibar avvenire immediatamente. Colpi di mano su ,Kisimaio non ne consiglierei perché ciò farebbe una disgustosa impressione non solamente sul gabinetto inglese ma sulla pubblica opinione di qui.

Il linguaggio poco amichevole della stampa inglese in questi ultimi tempi fu prodotto dall'opinione erronea che noi vogliamo provocare una guerra colla Francia e dal timore che l'Inghilterra non si trovi in tal caso obbligata a prendervi parte. Non bisogna però darvi troppa importanza. E' una nube passeggera. Il contegno di lord Salisbury proviene dal timore di compromettersi dinnanzi al Parlamento qualora forzasse il Sultano a cedere una parte del suo territorio ad una Potenza straniera che non sia l'Inghilterra.

Oggi ho domandato il mio congedo al conte di Robilant e la domanda dovrebbe arrivare a Roma contemporaneamente a questa mia. Ti prego di conservare il segreto su quanto ti ho scritto. L'ambasciatore ignora la lettera di Mackinnon come pure i miei progetti.

(l) -Cfr. n. 272. (2) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., pp. 131-132. (3) -Estratto.
280

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 1476. Roma, 1° settembre 1888, ore 11,45.

Col mio telegramma di jeri (l) intendevo chiedere spiegazioni a V. E. circa comunicazione da lei fatta sulla Sublime Porta in ordine alle questioni Fabiani e Macropodari, comunicazione alla quale il telegramma del 28 agosto dell'on. sottosegretario di Stato (2) non l'aveva autorizzata. In seguito ora a soddisfacenti dichiarazioni fatteci da Photiades pascià a nome del suo governo, disposto a regolare le due questioni in tempo breve e secondo giustizia, ho dato istruzioni a R. console a Smirne di non valersi in alcun modo della squadra per far pressioni sul governo locale. E tengo, ancora una volta, a dichiarare e invito

V.E. a ripetere ciò a codesto signor ministro degli Affari Esteri, che l'apparizione della nostra squadra in Levante non ha il benché minimo scopo di minaccia o provocazione, essendo nostro intendimento di conservare colla Turchia i migliori rapporti possibili.

281

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI

T. RISERVATISSIMO PERSONALE S. N. (3). Roma, 1° settembre 1888, ore 12.

Direte al signor Carp (4) che la situazione politica europea è immutata e che tutto, anche per parte della Russia, accenna alla pace per lunghissimo tempo. Ciò non toglie il dovere di ogni governo alleato di compiere armamenti ove questi difettino.

282

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2229. Londra, 1° settembre 1888, ore 18 (per. ore 23,50).

In risposta alla comunicazione da me fatta il 27 agosto scorso (5) a lord Salisbury, per mezzo del signor Lister relativamente a Kisimaio, Sua Signoria

(-4) Risponde al n. 275.

ha diretto al suddetto sottosegretario di Stato una lettera particolare di cui quest'ultimo mi ha comunicato ìa sostanza col promemoria di cui ho l'onore di qui sotto telegrafare la traduzione all'E. V. Il signor Lister mi ha dato inoltre lettura della lettera di lord Salisbury ed ha aggiunto che fra otto giorni V. E. riceverà una comunicazione ufficiale sullo stesso oggetto per mezzo dell'incaricatù d'affari della Regina a Roma. «Memorandum del signor Lister (confidenziale). Lord Salisbury scrive da Royat che non avendo alcun documento presso di sé circa Kisimaio e non essendo in grado di studiare la questione durante la sua cura, egli non può prestarvi tutta la necessaria attenzione fino al suo ritorno in Inghilterra. Egli sarebbe però lietissimo di. essere provveduto nel frattempo dei documenti sui quali il governo italiano basa il suo reclamo di Kisimaio, come pure di una esposizione dei fatti allo scopo di poterlo efficacemente appoggiare presso il Sultano di Zanzibar. In questi ultimi giorni il Sultano, di suo spontaneo moto e senza alcuna suggestione da parte del colonnello Euan Smith scrisse una lettera in cui Sua Altezza s'impegna a non fare qualsiasi ulteriore cessione territoriale senza il consenso del governo della Regina. Lord Salisbury suggerisce perciò che se l'Italia volesse differire la sua domanda circa Kisimaio fino a che gli animi si siano alquanto calmati egli garantirebbe che quel territorio non verrà dato nel frattempo ad alcuna altra Potenza. Egli suggerisce inoltre che questa garanzia dovrebbe durare per un periodo determinato, per esempio di tre anni. Il presente stato degli animi fra gli arabi è molto eccitato ed ostilissimo alle cessioni già state fatte, mentre i somali a Kisimaio e nei dintorni sono una razza guerriera, fanatica e traditrice, e trattare con essa nelle sue disposizioni attuali sarebbe pericoloso e difficile sia pel Sultano, sia per qualunque altra Potenza estera». Non c'è da dissimularsi che l'attitudine che prende lord Salisbury in questo incidente merita di essere presa in molta attenzione, tanto più che il linguaggio della stampa ufficiosa inglese in questi giorni a riguardo della nostra questione per Massaua colla Francia ci è esso pure marcatamente assai poco amichevole.

(l) -Cfr. n. 277. (2) -Cfr. n. 267, nota l. (3) -Minuta autorafa. (5) -Cfr. n. 269.
283

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL COMMISSARIO CIVILE AD ASSAB, LA GRECA (l)

T. S.N. Roma, 3 settembre 1888, ore 17.

Comunichi Ragazzi quanto segue: «Urge parta subito accompagnando carovana 100 cammelli caricando Remington cartucce Wetterly incassate. Faccia spargere voce trattarsi non di armi ma macchine battere moneta. Si assicuri

via con guida di Abd el-Rahman. Tranquillizzi Anfari manterremo promessa De Simone. Al Menelik dica che quanto domandò Re Umberto si compiacque accordare. Provveda invio altri cammelli Assab. Prevenga Menelik invio prossimo nostra missione che domanderà invio missione scioana a Roma; desidererei preparasse il Re a mandare generale Makonnen a preferenza di altri. Persuada capi e Re che salvezza Scioa dipende da Italia e che quindi agisca risoluto ed accordi nostre domande che assicurano la sua grandezza ed il bene di Etiopia. Spedisca corrieri ogni settimana facendomi sapere: l) Dove si trova Imperatore. 2) Se Menelik è disposto a battersi contro Imperatore nel caso andasse nello Scioa. 3) Se Ras Mikael dei Wollo è disposto o no a ribellarsi e con chi è alleato. 4) Se Goggiam e Scioa continuano buoni rapporti. Faccia conoscere a Menelik nostra occupazione di Zula e che dichiarammo alle Potenze nostra sovranità su Massaua in risposta a proteste francesi. Imperatore Giovanni fece concessione di territorio ad Italia ma quando Antonelli mi assicurò Menelik aver necessità di aiuto preferii non abbandonare Scioa in mano suoi nemici. Stagione propizia nuova azione militare si svolgerà contro Re Giovanni. Faccia notare a Menelik che fatto Saganeiti ebbe luogo dopo sua lettera colla quale domandava una nostra occupazione di Ailet. Mantenga su tutto massimo segreto.

Parli al solo Re Menelik servendosi di Alaka Jusef come interprete».

(l) Ed. !n L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, c!t., pp. 95-96.

284

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1395/44. Londra, 4 settembre 1888 (per. il 15).

Essendo oramai trascorso un mese dacché ebbi ad assumere la direzione di questa ambasciata, ritengo dover mio riferire all'E. V. le mi~ impressioni sulle condizioni in cui ho trovato e si mantengono tuttora le nostre relazioni col governo britannico.

A dir il vero mi aspettavo a maggior cordialità di rapporti a nostro riguardo da parte del Gabinetto di Saint James. La comunanza degli interessi, e degli scopi a cui tende nelle attuali circostanze la politica dei tre Stati, sembrami talmente indicata, che non saprei vedere vera ragione a diffidenze o malumore dell'Inghilterra verso di noi. Eppure dell'une e dell'altro esistono sintomi che per quanto non gravi, pure meritano attenzione.

Il nostro incidente di Massaua colla Francia, e lo scambio di note a cui diede luogo, sembra abbia fatto temere al Gabinetto di Saint James che da parte nostra si volesse cogliere l'occasione per provocare una rottura, creando così una causa di conflitto europeo. A questi sentimenti diede espressione il linguaggio dei giornali inglesi amici del ministero, e primo fra questi se ne fece portavoce lo Standard che nei suoi apprezzamenti sulle note scambiatesi al riguardo, non mancò mai di elogiare quelle del signor Goblet, dando la prevalenza agli argomenti in essi svolti. Che lo Standard fosse in ciò l'eco dei sentimenti del primo ministro, mi risulta pure dalle conversazioni che ebbi in proposito con colleghi miei, ed anche con altre persone in posizione da essere bene informate. Ad ogni modo devo dire che quella attitudine della stampa ufficiosa fu assai notata qui.

L'affare di Kisimaio poi fu ed è tuttora causa di malumore verso di noi, essendo questione che mette il governo britannico in una posizione tanto più imbarazzante, che il suo linguaggio con noi sull'argomento non fu sempre intieramente quale è oggi, e quindi gli tocca sconfessare ora parte almeno di ciò che ci diceva poco fa; e perciò vede con molto malanimo che da parte nostra poggiandosi anche, sia pure tacitamente, sui precedenti impegni con noi presi, si persista ad accampare pretese su quel territorio.

Lord Salisbury vuole la pace, ed in ciò fare rappresenta l'opinione pubblica inglese: diffida quindi di tutto ciò che anche lontanamente potrebbe far nascere complicazioni da cui per molte ragioni gli sarebbe assai difficile mantenersi estraneo, se sin dal principio non si mostrasse alieno dal prender parte per noi nella fase in cui è soltanto in giuoco la questione di principio. Conviene anche notare che l'Inghilterra avendo avuto una parte che, comunque la sl voglia apprezzare, fu pur sempre abbastanza decisiva nella nostra occupaztone di Massaua, tiene a disimpegnare la sua responsabilità dai fatti ulteriori a cui essa può dar luogo. Non devesi poi neppur perdere di vista che la situazione parlamentare di lord Salisbury non è delle più facili, e che se l'indirizzo ch'egli ebbe a dare alla politica estera del suo Paese trova appoggio anche nell'opposizione, si è perché essa è ritenuta atta a mantenere la pace; ma ove si scorgesse il pericolo che la Gran Bretagna potesse, o per precedenti taciti accordi, o per la meno prudente azione di una qualche Potenza, trovarsi eventualmente impegnata in una guerra, la situazione del ministero potrebbe farsi grave.

Le considerazioni svolte in questo mio rapporto mi suggerivano gli apprezzamenti coi quali chiudevo il mio telegramma del 1° settembre corrente (1). Essi si ispiravano al concetto che mi sono formato, che se desideriamo mantenere inalterate le relazioni che siamo riusciti a stabilire con l'Inghilterra, e poter così fare assegnamento sull'efficace di lei concorso allorché avesse a presentarsene l'assoluta necessità, è indispensabile calmare le apprensioni di lord Salisbury, e da una parte nulla fare che possa interpretarsi anche lontanamente come intenzione di provocare la Francia, e dall'altra rassegnarsi a rimandare a miglior tempo la quistione di Kisimaio. Sul primo punto non ho d'uopo di dire che non ho tralasciato né tralascio occasione di dimostrare, che la Francia sola è imputabile dell'origine dei recenti incidenti di Massaua e che per conto nostro, pur sostenendo la legittimità dei nostri diritti, mai non ebbimo in animo di provocare un conflitto, la cui idea anche lontana è completamente in opposizione coi nostri intendimenti.

(l) Cfr. n. 282.

285

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. PERSONALE S. N. Roma, 7 settembre 1888, ore 17.

Jeri mi si presentò il signor Stoiloff preannunciatomi da V. E. Il succo della nostra conversazione fu questo. Il signor Stoiloff mi disse che i nemici della Bulgaria spingevano le popolazioni della Macedonia alla insurrezione, e mi domandò ove questa scoppiasse e il governo bulgaro fosse obbligato a parteciparvi, se l'Italia vedrebbe di buon occhio che il principato ne approfittasse. Risposi dolermi molto che in Macedonia fossero tali germi di disordini, e sperare che la Bulgaria non li fomenterebbe, ma farebbe anzi il possibile per dissiparli. Un moto in Macedonia risolleverebbe con tutti i suoi pericoli la questione bulgara, ora tranquilla, e farebbe il giuoco della Russia. Osservai inoltre che quanto allo sperato profitto da tali moti, bisognava fare i conti anche colle altre popolazioni balcaniche e citai i greci ed i serbi. Il signor Stoiloff mi disse che vi era modo d'intendersi coi serbi, i greci essendo pochissimi. «Restano però sempre i turchi, replicai, i quali tengono considerevoli forze in Macedonia e potrebbero all'occorrenza portarvene altre molte, a tacere che dietro i turchi vi sono i russi i quali non desiderebbero meglio che di veder risorgere la questione». In conclusione, pur mostrando personale simpatia per la causa bulgara, il consiglio che diedi al signor Stoiloff fu quello che persuadesse il suo governo a rimanere in calma aspettazione dell'avvenire. Nel corso della conversazione chiesi allo Stoiloff se avesse visto il conte Kalnoky. Disse di no e mi domandò se credevo che l'Austria-Ungheria avesse modificato il suo modo di vedere già sì favorevole rispetto alla Bulgaria. Risposi pensare che non ci fosse alcun mutamento, avendo l'Austria-Ungheria ogni interesse di mantenere i buoni rapporti col vicino principato, ed incoraggiai lo Stoiloff, quando sarebbe ripassato da Vienna, a presentarsi al ministro austro-ungarico. V. E. può dare, se crede, comunicazione confidenziale di quanto precede al conte Kalnoky.

286

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. 2262. Costantinopoli, 7 settembre 1888, ore 18,10 (per. ore 19,25).

Il Sultano sta esaminando il progetto, sottopostogli dalla Porta, di un protocollo addizionale alla convenzione di Suez, col quale i rappresentanti delle Potenze, riuniti per la firma della convenzione, prenderebbero atto di una dichia

razione di Said pascià che né la lettera né lo spirito dell'articolo 10 implica rinunzia della Porta ai suoi possedimenti sulla costa occidentale del Mar Rosso. Se il Sultano approva si comunicherà anzitutto il progetto alle Potenze perché diano istruzioni ai rispettivi rappresentanti.

(l) Ed., con varianti, in LV 62, p. 60.

287

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2268. Zanzibar, 8 settembre 1888, ore 14,20 (per. ore 15,40).

Ignorando quali possano essere le intenzioni del governo circa attuale controversia e riferendomi solo alla nostra forzata inazione qui. credo utile di far presente a V. E. convenienza addivenire ad una determinazione la quale valga togliere noi da uno stato che per molti riguardi ci si rende ogni giorno più difficile e svantaggioso. A titolo di informazione riferisco a V. E. che nei punti principali della costa sottoposta per il nuovo contratto fin dal 15 agosto all'amministrazione della società tedesca, sono nati gravi disordini che si dicono provocati dagli agenti tedeschi i quali vollero imporre ai nativi nuove tasse (1).

288

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC (2)

T. 1509. Roma, 8 settembre 1888, ore 22,45.

Ricevo il suo telegramma di ieri sera (3). Qualora la Porta insista nel suo progetto di protocollo interpretativo dell'art. 10 della convenzione Suez, V. E. potrà dichiarare che Italia vi acconsentirebbe a questa sola condizione, che cioè siano ben specificate nel protocollo le località sulle quali la Porta intende riservati i suoi diritti di sovranità, fra le quali località vengano naturalmente comprese la Tripolitania, la Tunisia e l'Algeria. Senza una tale esplicita specificazione Italia si rifiuterà a firmare qualsiasi protocollo addizionale d'interprestazione ( 4).

(l) -Per la risposta cfr. n. 289. (2) -Ed., con varianti, in LV 62, p. 61. (3) -Cfr. n. 286. (4) -Blanc rispose con T. 2377 del 20 settembre di cui si pubblica questo passo: «La Porta non dimostra dispiacere del mio promemoria confidenziale sull'Africa». Il promemoria, che è ed. in LV 62, p. 63, invit;ava la Porta ad.. opporsi !'!Ile imprese diplomatiche e militari « tendantes à établir dans toute l'Afrique du Nord la prépondérance d'une seule Puissance ».
289

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI

T. 1518. Roma, 10 settembre 1888, ore 17,30

Comprendo difficoltà sua situazione (l). Sostengala dignitosamente ancora. Pratiche segretissime avviate daranno forse fra breve desiderato risultato.

290

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA

T. S. N. Torino, 11 settembre 1888, ore 10,30.

L'Havas pubblica la notizia di una tribù tripolina che avrebbe tentato una razzia sulla frontiera della Tunisia e ne sarebbe stata respinta. La notizia avendo origine francese e semiufficiale nasce il dubbio che possa essere un preliminare avvertimento ed un pretesto per una invasione nella Tripolitania. Prego partecipare questo mio dubbio a codesto Gabinetto (2).

291

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2297. Vienna, 11 settembre 1888, ore 16,50 (per. ore 18,35).

In assenza di Kalnoky ho chiamato attenzione di Szogyeny sulla Havas intorno ad un conflitto fra Tripolitania e Tunisia (3). Szogyeny mi disse che qui non si sa nulla e non crede affatto che la Francia voglia invadere Tripoli.

(l) -Risponde al n. 287. (2) -Per la risposta da V!enna cfr. n. 291; la risposta da Berl!no non è stata trovata. (3) -Cfr. n. 290.
292

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI E§TERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2292. Parigi, 12 settembre 1888, ore 15,15 (per. ore 18)

Nel colloquio che ieri ebbi col signor Charmes egli mi disse e mi ripetè che non capiva come in Italia si potesse attribuire un solo istante credito a notizie assurde come fu quella d'un progettato attacco a La Spezia o di disegni della Francia sulla Tripolitania; protestò e riprotestò energicamente che neppure lungo confine tunisino Francia meditava alterazione territoriale a danno di Tripoli e disse che anzi vorrebbe circondata la Tunisia di una muraglia cinese, affinché di ciò non potesse pur nascere il sospetto. Tornando sulle cose di Massaua mi domandò se per forza della sola nostra dichiarazione io credessi d'aver stabilita colà la nostra sovranità, gli risposi chiedendo alla mia volta se credesse stabilita la nostra sovranità a Roma dove incontrammo proteste di ben altro genere.

293

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL RE DELLO SCIO A, MENELIK II (l)

L. Torino, 12 settembre 1888.

Salute. Ho letto con molto interesse quanto la Maestà Vostra mi scriveva da Entotto il 26 sanié 1880 (2). L'incaricato affidato dalla Maestà Vostra al conte Antonelli fu dal mio Re e da me attentamente esaminato. Il mio Augusto Sovrano ed il governo italiano hanno piena fede nelle parole della Maestà Vostra. Fu mia cura quindi soddisfare sollecitamente alle domande che Vostra Maestà ci faceva con tanta premura. Faccio voti affinché questa nuova prova di amicizia serva ad aumentare le buone relazioni fra i due Re che sebbene lontani seppero unirsi per il bene del progresso e della civiltà. Desidero che la Maestà Vostra metta in esecuzione l'antico progetto di inviare alla corte dei Sovrani d'Italia un suo fido ed esperto personaggio. Questi potrà essere un fedele interprete della Maestà Vostra in Italia. Sarà da noi ricevuto con grande onore e rispetto.

II conte Antonelli in qualità di inviato di S. M. il Re d'Italia, accompagnato dal cav. Giulio Pestalozza, le presenterà questa mia lettera ed informerà Vostra Maestà di tutto quello che si riferisce all'amicizia che il governo italiano nutre' verso il regno di Scioa.

E' bene che fin da ora Vostra Maestà sappia le nostre intenzioni sul possedimento di Massaua ed a questo scopo le sarà presentato un trattato di amicizia e commercio da garantire alla Maestà Vostra la pace nel suo regno ed i mezzi per rendersi sempre più forte e grande.

I territori che il mio Re domanda non sono allo scopo di fare annessioni *di paesi malsani ed improduttivi* ma bensì per avere un confine ben tracciato con l'Abissinia e per mantenere i nostri soldati in luoghi meno caldi di Massaua.

Le nostre truppe nella stagione propizia continueranno le loro operazioni militari. Prego l'Altissimo che conceda alla Maestà Vostra il trionfo sui suoi nemici e la pace ai suoi popoli.

(l) -Ed., con l'omissione delle parole fra asterischi, in LV 66, pp. 351-352, in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 100-101 e !n CarsPr, La prima guerra d'Africa, c!t., pp. 107-108. (2) -Cfr. LV 66, p. 343 e L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, c!t., p. 64.
294

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

D. 30107. Roma, 17 settembre 1888.

Ho ricevuto il suo rapporto del 4 settembre corrente, n. 1395/44, confidenziale (1). Un mio telegramma, in data del 15 (2), le ha già fatto conoscere, colla brevità che necessariamente s'impone ad una corrispondenza telegrafica, quale fosse il mio pensiero sul delicato argomento.

È innegabile, e V. E. giustamente osserva, che un mutamento improvviso ed istantaneo si è prodotto nel contegno del governo inglese verso di noi, come pure nella stampa e nella pubblica opinione. Questo mutamento era tanto più fatto per sorprenderei in quanto che, da un anno e sino ai primi d'agosto, i buoni sentimenti e le disposizioni amichevoli del Gabinetto di Londra a nostro riguardo non cessavano, in ogni occasione, di manifestarsi con una cordialità tale che non poteva essere maggiore. In parecchie questioni. sia di quelle insorte negli ultimi tempi, sia di altre di cui ho raccolto il non lieve retaggio, il governo inglese, o da noi officiato, o spontaneamente ebbe a renderei segnalati servizi, e sia che la decisione potesse spettare ai sottosegretarii di Stato, sia che dovesse esser presa da lord Salisbury, in persona, era per noi cosa certa che in ogni circostanza trovavamo il Foreign Office volonteroso, e la stampa che da esso si ispira, benevola. Tanto più penoso riuscì dunque al R. governo un mutamento che nulla da parte sua spiegherebbe, poiché nulla è mutato nelle linee della sua politica, nulla nelle sue disposizioni verso l'Inghilterra. Non ho bisogno di ricordare a V. E. lo strano e radicale mutamento avvenuto

nell'animo di lord Salisbury, appunto nei primi di agosto, nella questione dello Zanzibar, che da noi già si riteneva Ce le assicurazioni avute ci affidavano a ritenere) risoluta. Accennerò dunque solo ad altri fatti, quale, per esempio, la dichiarazione amichevole, deferente ai nostri diritti, conforme ai nostri desideri, data da lord Salisbury, con una premura di cui gli fummo e gli siamo grati, nella questione di Massaua (1), dichiarazione seguita, a breve intervallo, da un contegno assai poco amichevole, da articoli nel fondo e nella forma per noi assai poco soddisfacenti, di giornali che, come lo Standard, notoriamente s'ispirano dal primo ministro e sono considerati rifletterne i sentimenti ed i pensieri. Ricorderò ancora, perché questo ricordo si connette con un affare attualmente pendente, putroppo con grave incaglio dei nostri preparativi militari in Africa, come, per la precedente spedizione, noi abbiamo trovato ogni facilitazione nelle autorità inglesi, non forse presso quelle locali, facilmente disposte a esagerare i loro poteri e ad accentuare le misure proibitive, ma nel potere centrale. E quando nei possedimenti e territori occupati inglesi, in prossimità di Massaua, ci si voleva vietare, in virtù di provvedimenti esistenti, l'incetta di bovini, l'autorità centrale si affrettava a fare per noi un'eccezione ed a autorizzarne l'esportazione; e quando si voleva impedirci l'acquisto di cammelli, il Foreign Office faceva togliere, a nostro favore, il divieto. Oggi invece quando trattasi di reclutare dei basci-bozuk in un elemento che l'autorità inglese deve riguardare come poco fido e senza grande utilità per essa, se non come pericoloso addirittura, non solo in Egitto si fanno difficoltà al reclutamento di sudanesi, ma il governo centrale, nell'assenza di lord Salisbury, non osa prendere una decisione, e lord Salisbury stesso non sembra mettere a rispondere quella premura che altre volte ci dimostrò.

Non insisterò sui fenomeni che V. E. ha con ragione segnalati, ma che non erano sfuggiti e non potevano sfuggire alla mia attenzione. Voglio credere, ed auguro che si tratti di fenomeni transitori. Non è meno essenziale studiarne le cagioni e le origini. Le quali possono essere di più sorte e derivare da cause di fatto o di persone. Senonché, come più sopra accennavo, nulla è avvenuto nella nostra politica che li spieghi. L'affare di Massaua era già terminato, per quanto concerneva l'Inghilterra, e in quello di Zanzibar mostravamo, come tuttora mostriamo, tale deferenza all'Inghilterra da non potersi ragionevolmente vedere in questi affari Ci soli che fossero pendenti quando avvenne l'accennato mutamento) causa di perturbamento dell'intimità dei rapporti esistenti fra i due Paesi.

Confido che l'E. V. metterà ogni impegno per dissipare malintesi e dubbi, se ne sono nati, e non solo presso lord Salisbury, ma altresì presso i diversi personaggi del Foreign Office, ai quali sono affidati gli affari interessanti l'Italia. Così pure V. E. non tralascerà mezzo né occasione di illuminare la pubblica opinione. Spero che così sarà tra breve ristabilita la nostra posizione nelle felici condizioni in cui poco fa ancora si trovava, risultato tanto più desiderabile in quanto che nella fiduciosa intimità dell'Italia e dell'Inghilterra, si ha uno dei fattori principali del mantenimento della pace a cui tanto lord Salisbury quanto io stesso dedichiamo l'opera nostra.

(1) -Cfr. n. 284. (2) -T. confidenziale s.n., non pubbl!cato.

(l) Cfr. n. 186.

295

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1448/70. Londra, 17 settembre 1888.

Segno ricevuta del telegramma di V. E. in data del 15 corrente (1). Credo non aver d'uopo assicurarla che m'impiegherò con tutti i migliori mezzi affinché per quanto può dipendere da me le relazioni nostre coll'Inghilterra riacquistino quello speciale grado di fiducia e d'intimità che è comune sommo interesse regni fra i due Paesi ed a cui già in passato ebbi a lavorare non senza qualche risultato.

Parmi ben poco però si possa fare in tal senso finché dura l'assenza di lord Salisbury, tanto più che l'attuale nostro intermediario signor Lister ci è assai poco favorevole. In quanto ad indagare e scoprire i motivi del mutamento avvenuto, parmi già aver questi indicati nel mio rapporto del 4 settembre (2), e che siano quelli e non altri emerge anche chiaramente dalla corrispondenza telegrafica del signor Catalani colla E. V. nei giorni che precedettero il mio arrivo a Londra. Mi permetto a questo riguardo richiamare l'attenzione di V. E. per quanto ha tratto ai timori destati nell'animo di lord Salisbury dallo svolgimento preso dal nostro incidente colla Francia relativo a Massaua sul telegramma Catalani del 29 luglio (3) in cui questi riferiva che lord Salisbury avevagli detto «che egli non voleva essere trascinato in una lite colla Francia per una cagione così lieve come le capitolazioni di Massaua » ed insinuava che la Francia già avrebbe ceduto se il puntiglio del comandante a Massaua non avesse spinto troppo oltre la cosa; telegramma a cui l'E. V. rispondeva il giorno seguente (4) constatando con rincrescimento essere la Francia riuscita ad intimidire lord Salisbury. Per quanto poi ha tratto all'affare di Kisimaio, è bensì vero che il signor Catalani diceva col suo telegramma del !O agosto (5) considerare la faccenda come terminata e ne mostrava il suo compiacimento; ma però per parte mia nel prendere conoscenza del rapporto suo che confermava quel telegramma che veniva già da me spedito coll'altro successivo del 3 anche del Catalani (6), non gli dissimulava che la mia impressione era tutt'altra (7); per formarmi tale criterio mi era bastato leggere il telegramma del Catalani del 28 luglio (8) da cui emergeva l'insistenza di lord Salisbury perché la trattazione delle nostre due questioni col Sultano venisse discussa [separatamente] e più ancora dal modo col quale senza transizione dopo gli impegni a dir vero assai poso precisi da lord Salisbury presi di farci cedere Kisimaio egli consigliavaci di accettare la proposta di Mackinnon che ad ogni modo non

ci avrebbe più dato che la metà di Kisimaio. Parmi quindi anche così assodato che se mutamento vi fu nell'attitudine di lord Salisbury a nostro riguardo questo si verificò fin dagli ultimi giorni di luglio.

(l) -Non pubblicato ma cfr. n. 294. (2) -Cfr. n. 284. (3) -Cfr. n. 203. (4) -Cfr. n. 207. (5) -Cfr. n. 220. (6) -Cfr. n. 227. (7) -Cfr. n. 241. (8) -Cfr. n. 198.
296

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO 2947 (1). Berlino, 18 (2) settembre 1888, ore 19,50 (per. ore 21).

Venni ora informato al dipartimento imperiale degli Affari Esteri che il ministro di Germania ha ottenuto dal governo cinese una dichiarazione scritta contenente impegno di non apporre più vidimazioni ai passaporti non tedeschi di cui fossero portatori sudditi tedeschi. L'ambasciata imperiale a Roma è incaricata ora d'informarsi se il R. ministro in Cina ha ottenuto eguale successo. Nel caso in cui ciò non fosse avvenuto il ministro imperiale colà riceverebbe tosto istruzioni di appoggiare validamente il suo collega italiano, fino a che anche da parte nostra non si sia ottenuto lo stesso risultato (3). Il Gabinetto di Berlino è d'avviso che si abbia a tenere segreta la cosa. Occorre soprattutto che il governo spagnolo non ne sia fatto consapevole per evitare indiscrezioni. La Francia e la Curia romana ne riceverebbero semplice partecipazione a cose finite e la Spagna sarebbe allora obbligata di cessare dalle sue ambiguità.

297

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 499/318. Terapia, 18 settembre 1888 (per. il 23).

Ho stimato indispensabile di chiamare colla comunicazione qui unita in copia (4) l'attenzione della Porta sul linguaggio oltraggioso contro l'Italia tenuto in Costantinopoli dai giornali sussidiati e sottoposti a rispettiva censura governativa.

(l) -n telegramma fu registrato in ritardo. (2) -Nel registro dei telegrammi in arrivo la data è 28; la data corretta è stata presa dal fondo ambasciata a Berlino. (3) -Sulla felice conclusione della trattativa, condotta con l'appoggio del ministro di Germania, riferì il nostro ministro a Shanghal con R. confidenziale 11/5 del 12 gennaio 1889, non pubblicato. (4) -Non pubblicata.
298

L'INCARICATO D'AFFAHI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2361 bis. Parigi, 19 settembre 1888, ore 5,54 (per. ore 9,45).

Nel corso della conversazione che ho testé avuta col signor Goblet, gli ho dato confidenzialmente lettura del telegramma concernente Pyat (l) in prova delle concilianti disposizioni di V. E. Goblet comprese l'attenzione usatagli e si compiacque delle dichiarazioni udite, ma tornò per la decima volta, quando gli lessi la frase concernente le « provocazioni diplomatiche del governo francese», h protestare che egli non aveva mai avuto in mente di provocare altro che amichevoli trattative, ed a dire che non capiva ancora come e perché V. E., quasi nello stesso momento in cui si mostrava a Gérard disposto a trattare, avesse portato la questione innanzi all'Europa. Si querelò poi che, alle pacifiche e benevole dichiarazioni di V. E. che io gli ripetevo, non corrispondesse affatto implicitamente [sic] linguaggio dei giornali da lei ispirati, della Riforma in ispecie e dell'Italia. Mi disse che leggeva ogni giorno la Riforma e che la trovava, senza posa, acerba ed aggressiva; lo aveva particolarmente ferito anche recente articolo sull'arenamento della convenzione di Suez, del quale s'accusa a torto o a ragione la sua politica, e quando, per rispondergli, gli rinfacciai il linguaggio peggio che ostile del suo giornalismo, ripetè che egli non poteva esserne tenuto responsabile, nessun giornale esistendo qui che sia ispirato da lui o dal governo, così come la Riforma lo è notoriamente e costantemente da V. E. Ammise che Journal des Débats era in rapporti col signor Charmes e che il Mot d'ordre era l'organo del signor Floquet, ma mi ha assicurato che egli. non aveva giammai personalmente ispirato nessun articolo, limitandosi con '! reporters a partecipare fatti od a rettificarli;• asserì che sul Matin in ispecie, già a lui medesimo ostilissimo, non aveva presa niuna.

299

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2378. Terapia, 20 settembre 1888, ore 16 (per. ore 19,30).

La petizione di migliaia di macedoni al gran visir contro la persecuzione religiosa anti-bulgara in Macedonia è stata consegnata il 16 dall'esarca alla

Porta e comunicata oggi da Vulkovich agli ambasciatori. Alcuni sintomi minacciosi in Macedonia coincidendo colle aggressioni di russofili contro ufficiali bulgari a Varna e contro ministro delle Finanze bulgaro ispirano seri timori a Calice, Radowitz e White, i quali considerano fuori di dubbio che l'agitazione in Macedonia ha origine nel congresso di Kiew ed è fomentata dai russi. Siamo d'accordo nel raccomandare vivamente ai bulgari di mantenere la tranquillità e l'osservanza dei doveri verso la Potenza alto-sovrana.

(l) Sulla questione nata in conseguenza di una presunta lettera di Féllx Pyat a Crispi cfr. i docc. ed. in CRISPI, Politica estera, cit., pp. 273-276.

300

IL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 216/126. Tripoli, 20 settembre 1888 (per. il 27).

Nella prima decade di luglio temevasi di una prossima azione della Francia sopra Tripoli; ma poscia furono smentite le supposte concentrazioni di forze alla frontiera tripolina. I miei rapporti sulla situazione militare di quella Potenza nel sud tunisino, dimostrano invece che la Francia non pensa almeno per ora ad attuare un simile progetto. Però è fuori di dubbio ch'essa, per ogni possibile eventualità, si prepara lentamente ed appronta tutto il materiale necessario e tutti quei mezzi che sono indispensabili per una rapida concentrazione di forze alla frontiera e di colà muovere, appoggiata per la via del mare dalla flotta, sopra Tripoli.

L'impresa non sarebbe né difficile, né ardita; e basterebbero pochi giorni di uno stretto blocco, e la presenza di un dieci mila uomini accampati lungo il Wadi-Mahta per farla cadere in mano della Francia.

Stando al presente stato di cose è da supporsi ch'essa non pensi per ora a tentare una simile impresa. Però se sotto il punto di vista militare lavora da :quella parte lentamente ed a riprese, non si potrebbe dire altrettanto sotto quello politico, tanto più che le condizioni della Tripolitania la favoriscono, ed ogni qual volta il volesse avrebbe pronto il pretesto che lo stesso paese le offre.

Non è punto il caso di dover nascondere che la Tripolitania traversa in questo momento un periodo eccezionale che ha pochi riscontri nella storia del paese. La miseria travaglia queste infelici popolazioni, il ristagno del commercio, conseguenza di una lunga crisi economica, ha gettato nello squallore le più ricche famiglie di Tripoli e Gadames. Le popolazioni dell'interno, come i Tuaregh di Grat, che ricavavano un profitto dal transito delle carovane per l'interno, venutagli meno questa risorsa, attendono impazienti che si riapra il commercio per sostentare la lor nomade vita, e se questo stato si prolungasse certamente rinnoverebbero le scorrerie di tre ... (l) or sono. Le poche entrate di

15-DocumEnti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

questa provincia, -ché il Fezzan non conta -sono tutte assorbite dalle spese militari, e non bastano.

Il turco tutto prende e nulla restituisce sotto forma di opere pubbliche e di miglioramenti materiali. La proverbiale incuria ed abbandono del turco primeggil'>. qui più che altrove. La giustizia è in mano di magistrati ignoranti e venali, e gli impiegati tutti, perché non pagati, trascurano gli affari. Ma quel che più importa si è che ormai le condizioni della parte occidentale della provincia, tra i confini della Tripolitania e della Tunisia, sono divenute talmente eccezionali che non è possibile concepirne di peggio. Senza tema di esagerare, potrebbe dirsi che da quella parte, e per un raggio che da Duirat va fino a Zerzis, e da Nalut risale fino a Zuara, regnano sovrane le tribù tunisine degli Uorgamma ed Uderna, e da questa, quelle dei Nuaills e dei Sian. Non sono più le solite scorrerie e prede; ma le tribù scendono tra loro a combattere vere battaglie, dove sono parecchi dall'una e dall'altra parte i morti e feriti. Da due mesi a questa parte ben quattro o cinque volte gli uni assalirono gli altri senza tregua e riposo. Né le rispettive autorità (circostanza che aggrava maggiormente la situazione da per se stessa anormale) i francesi da un canto ed i turchi dall'altro, prendono delle misure per mettervi un termine. Parrebbe invece che entrambi si compiacciano che ciò avvenga e perduri; anzi è strano che dallo stato d'indifferenza, tanto il turco quanto il francese, siano passati a quello direi quasi di connivenza. Prima d'ora le autorità dei luoghi, quando riuscivano di togliere agli assalitori la preda, la restituivano alla parte derubata, ma oggi i cammelli, i bovi, i cavalli ed altro, frutto delle scorrerie, si vendono nei pubblici mercati di Tripoli e di Zerzis, né alcuno si cura. L'illecito commercio naturalmente profitta di questo stato di cose, e per quella zona di mare che da Marsa-Brega corre fino a Biban, il contrabbando di polvere, piombo e fucili, si fa senza alcun ritegno e quasi giornalmente. Di già quella via che da Tripoli menava a Gadames passando per Nalut è abbandonata dalle carovane, perché mal sicura e perché tenuta dagli Uorgamma; e per schivarli convien fare un lungo giro verso sud. Dove prima la Turchia esercitava un autorità non dubbia e di pieno diritto, oggi vi ha rinunziato, e si potrebbe dire che quella porzione di territorio che da Marsa-Brega si estende fino a Biban, e verso l'interno, è res nullius, se la Francia non accampasse dei diritti come appartenente alla Tunisia; ma in fatto né l'una né l'altra vi esercitano un potere, e non sono che le tribù tunisine degli Uorgamma che la possiedono.

È questo il risultato di uno stato di cose che perdura da quattro anni, e che la Turchia con la sua condiscendenza, e con la sua poca accortezza ha saputo crearsi a suo danno (1).

(l) Lacuna nel te~to.

(l) Si pubblicano qui alcuni passi del R. 86/54 di Grande del 25 febbraio 1889: «Vuolsi che la Sublime Porta in vista delle sempre crescenti difficoltà di non poter mantenere questaguarnigione e delle poche risorse del Paese, avesse deciso, in vari consig;i tenuti in proposito, l'abbandono di questo Paese a favore di una Potenza europea. Che il Sultano avesse accettato quantunque a malincuore la determinazione della Sublime Porta, persuaso della necessità imperiosa di venire a tale espediente allo scopo di salvar il crollante Impero... Zecchy pascià avrebbe risposto dichiarandosi di contrario avviso persuadendo il Sultano che una simile determinazione avrebbe immancabilmente portato seco l'abbandono del diritto al Kalifato in tutto 11 mondo musulmano e che l'Impero ne avrebbe risentito una grave scossa, ma che era invece opportuno rialzare il prestigio dell'autorità imperiale aumentando le forze nella Tripolitania e mettendo Tripoli in migliori condizioni di difesa ».

301

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. PERSONALE SEGRETO S. N. Costantinopoli, 22 settembre 1888, ore 10,15.

Lovera mi annunzia che tutta la squadra ritorna in Italia per altra missione. Confermo intanto mio telegramma personale segreto del 12 scorso agosto (2) specialmente circa il movimento in Macedonia che sta per scoppiare da un giorno all'altro.

302

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A NAPOLI

T. 2452 (3). Vienna, 22 settembre 1888, ore ... (per. ore 17,20).

Kalnoky è tornato questa mattina. Mi ha detto che aveva trovato Bismarck in ottime condizioni di salute e di spirito e assolutamente pacifico. Il gran cancelliere è convinto che Imperatore di Russia vuole la pace, e così pure il governo francese, il quale tiene a che l'esposizione dell'anno prossimo non sia turbata. Esso non vuole occuparsi punto della questione bulgara, rispetto alla quale crede che non ci sia nulla da fare, almeno per parte sua. Ha poi ripetuto a Kalnoky in sostanza quello che aveva già detto a V. E. L'impressione riportata da Kalnoky è pacifica e buona.

303

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A LONDRA, DI ROBILANT, E A VIENNA, NIGRA (4)

T. s. N. Napoli, 22 settembre 1888, ore 17.

Da varie fonti ci giunge notizia d'un prossimo movimento in Macedonia (5), il quale sarebbe fomentato da varii partiti e taluni di essi facilmente aventi intelligenza con la Russia. Sarebbe il caso d'intendersi con codesto ministro degli Affari Esteri sul contegno da tenersi dalle tre Potenze alleate, d'accordo

anche, ove sia possibile, con la Porta ottomana. Non fo che accennare il concetto e rilevare l'importanza che il movimento insurrezionale potrebbe avere, la Grecia e la Bulgaria non che la Serbia pretendendo alla eredità di quel territorio. Il movimento parrebbe aver per causa la mancata esecuzione degli impegni assunti dalla Turchia col trattato di Berlino del 1878. La mobilitazione della flotta greca col pretesto di una quistione marittima nelle Sporadi, potrebbe anche essere in correlazione col movimento macedone. Voglia V. E. parlare in proposito e provocare una risposta (1).

(l) -Il telegramma fu inviato a Crispi al ministero dell'Interno. (2) -Cfr. n. 252. (3) -Annotazione a margine: "Registrato in ritardo". (4) -Il telegramma fu comunicato «per norma di lei e di codesto governo» a de Launay. (5) -Cfr. nn. 299 e 301.
304

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERlO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2401. Tunisi, 22 settembre 1888, ore 20 (per. ore 0,15 del 23).

Leggi ispirate concetti annessionisti continuano. Una pubblicata ieri sottomette tutte le scuole ispezione francese e prescrive questa linea telegrafica. Altra pure di ieri proibisce associazioni non autorizzate contro istituti italiani soli esistenti. Sarà creata banca beylicale, sanciti nuovi patti doganali colla Francia, Seguon rapporti (2).

305

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE SEGRETISSIMO S. N. Costantinopoli, 22 settembre 1888.

Panizza è in Macedonia. Il movimento sta per incominciare sopra sei punti. Il partito nazionale spera che l'Italia non perderà di vista Salonicco, Valona e Durazzo. Le origini russe del movimento sono abilmente utilizzate dai patrioti, perché la diplomazia amica possa ingerirsi in senso amichevole al Sultano. Non è possibile moralmente alcuna comunicazione al riguardo tra me ed i miei colleghi. Né Calice né Radowitz ebbero confidenza dai bulgari. Sir

W. White apparisce ignorare quello che si prepara, benché Wutchevich, passando qui, sia andato da lui come da me. Rimango in assoluto riserbo aspettando gli

avvenimenti, ma credo che come mi disse Wutchevich l'Italia ha nei tre suddetti porti interessi. Credo che il movimento sia decisivo per i nostri interessi in Oriente.

(l) -Per le risposte da Londra e Berlino cfr. nn. 310 e 311. Non si è rinvenuta la risposta da Vlenna. (2) -Questo telegramma venne comunicato da Pisani Dossi a Crispi a Napoli con T. urgente 2606 del 23 settembre con la seguente richiesta: «Prego V.E. farmi conoscere se debbasi comunicare il detto telegramma a Londra, Vienna e Berlino, e di quali osservazioni abbiasi ad accompagnare. La prego pure dettarmi istruzioni per Berlo». Per la risposta di Crispi cfr. n. 306.
306

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, DI ROBILANT, E A VIENNA, NIGRA

T. 1626. Roma, 23 settembre 1888, ore 16,30 (1).

Il Bey di Tunisi con legge 21 settembre ordina che tutte le scuole private e pubbliche della Reggenza siano sottoposte a ispezione francese e rende obbligatoria la lingua francese nelle scuole. Un'altra legge proibisce le associazioni non autorizzate. Ritengo queste leggi non applicabili agli italiani residenti in Tunisia: l) per il diritto che vien loro dalle capitolazioni, diritto riconosciuto dell'art. 2° del protocollo 25 gennaio 1884 tra l'Italia e la Francia; 2) per l'art. 14 del. trattato 8 settembre 1868, anch'esso riconosciuto dalla Francia. In Tunisia gli italiani non possono essere amministrati che con le proprie leggi in conseguenza delle capitolazioni e del trattato citato che loro conserva esplicitamente i diritti, privilegi e immunità da esse derivanti. Secondo questa medesima convenzione' gli italiani in Tunisia non possono essere assoggettati a trattamento diverso da quello che vien fatto ai sudditi tunisini in Italia. Ora da noi, per l'art. 3 del codice civile, gli stranieri e per conseguenza i tunisini, vengono equiparati ai nazionali. Ad essi non potrebbe essere imposto l'uso o lo studio della lingua italiana se vi avessero stabilimenti; non può dunque essere imposto agli italiani dimoranti in Tunisia lo studio o l'uso di una lingua diversa dalla loro. Inoltre in Italia le associazioni non sono soggette ad autorizzazione preventiva e conseguentemente gli italiani in Tunisia, per il diritto di corrispettività stipulato dall'art. 14 del citato trattato 8 settembre 1868, non possono venire obbligati ad un regime diverso da quello che la legge italiana accorda ai tunisini. Osiamo sperare che le suddette leggi non saranno applicate ai nostri connazionali ed aspettiamo di vedere ciò che il governo beilicale farà. Fin d'ora però dichiariamo che le nostre idee non possono essere diverse da quelle più sopra espresse e che in conseguenza, ove ne sia il caso, sapremo conformare la nostra azione al contegno del governo tunisino. Voglia di ciò dare comunicazione a codesto ministro degli Affari Esteri, facendogli riflettere che le suddette leggi sono opera del governo francese, il quale ha avuto di mira di colpire i privilegi di cui godono nella Reggenza gl'italiani, il cui numero oltrepassa quello di tutte le altre colonie. Si comprende che i suddetti provvedimenti sono un avviamento ad una celata annessione ed una risposta agli ultimi eventi in Massaua.

(l) n telegramma fu redatto a Napoll dove Crlspl si trovava e Inviato al ministero deg!L Esteri per l'Inoltro.

307

APPUNTO (l)

Roma, 23 settembre 1888.

Il ministro approva il promemoria di Blanc (2) nella sostanza e nella forma. Desidera si tenga d'occhio il seguito che avrà il reclamo di Blanc, e perciò all'occorrenza gli si scriva (3).

308

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. RISERVATO S. N. [Napoli], 24 settembre 1888, ore 12,05.

Abbiamo richiamato la flotta dal Levante (4) per la prossima manovra nel golfo di Napoli, in occasione della venuta dell'Imperatore di Germania. Dopo il 17 ottobre essa ritornerà in codeste acque. In caso di necessità potremo anche prima distaccarne alcune navi. Ma per operare sui porti da lei indicati (5) occorrerebbe una previa intesa coi nostri alleati. E questi non sembrano persuasi dell'imminenza del sollevamento annunciato.

309

IL CAPO DI GABINETTO, PISANI DOSSI, AL SEGRETARIO DEL MINISTRO, MAYOR, A NAPOLI

T. PERSONALE S.N. Roma, 24 settembre 1888, ore 18.

Telegramma Baldissera (6) contenente sunto lettera Menelik a Negussié conferma interamente previsioni Antonelli circa propositi ostili Negus contro Scioa e circa opportunità non solo della missione Antonelli ma di azione almeno apparente da parte nostra contemporanea ad azione Menelik. Varii punti del

(l} L'appt.nto, redatto su carta ~Il Presidente del Consiglio del Ministri» è privo d! firma. 12) Cfr n. 297.

telegramma esigendo spiegazioni e richiedendo istruzioni S. E. incarico Antonelli di recarlo lui stesso al ministro. Antonelli partirà stasera per Napoli scendendo hotel. Fa di vederlo innanzi udienza, avvertendo S.E. sua venuta (1).

(3) -Il 25 ottobre venne Inviato a Blanc Il D. 4587/175 che riproduce la sostanza di questo appunto. Blanc comunicò con R. 544/342 del 16 ottobre: <<In risposta alla comunicazione da me fatta il 18 settembre scorso, la Porta mi assicurava di tutto il suo buon volere per la repressioned! articoli ostili all'Italia nella stampa st!pend!ata locale, soggetta a censura preventiva, ed aggiungeva che Il Montteur ortental sarebbe g!à stato soppresso se non godesse l'energico appoggio dell'ambasciata d! Russia ». (4) -Cfr. n. 301. (5) -Cfr. n. 305. (6) -Ed. in L'Italia tn Africa, Ettopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 102-103.
310

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A NAPOLI

T. S.N. Berlino, 24 settembre 1888, ore 18,40.

Comunicai oggi al sottosegretario di Stato il telegramma di V. E. in data del 22 settembre (2). Egli non crede che la Russia, o chi per essa, prepari movimenti insurrezionali in Macedonia. Sarebbe piuttosto da supporsi che ne sia istigatrice la Bulgaria. La Turchia ha forze militari più che sufficienti in Macedonia per domare, ove ne sia d'uopo, un tale movimento.

311

L'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2434. Londra, 25 settembre 1888, ore 12,57 (per. stesso giorno) (3).

Al Foreign Office non si ha notizia di sorta di un prossimo movimento insurrezionale in Macedonia (2) e del pari non si ricevettero rapporti ufficiali qualunque che accennino alla mobilitazione della flotta greca, il sottosegretario di Stato ignorando anche la questione che vi avrebbe dato causa. In tale stato di cose è evidente che il parlare di concertarsi con questo ministro degli Affari Esteri sul contegno da tenersi sarebbe stato poco a proposito. Mi limitai quindi a dire che se ricevessero analoghe notizie si potrebbe eventualmente scambiare idee onde non essere presi alla sprovvista.

«Menelik parla di affari combinati con me prima della mia partenza dallo Scioa. Questi affari si riferiscono a quanto già è noto all'E. V.; che, cioè, Re Menelik è deciso di agire contro Re Giovanni, ma domanda al governo italiano aiuto di armi e di munizioni (10.000 Remington e

400.000 cartucce Veterli) ed una nostra azione militare da parte di Massaua.

Alla prima di queste domande si è in parte provveduto; circa alla seconda non mi risulta che fu presa alcuna deliberazione.

Eppure non si potrà mai presentare occasione più favorevole di questa per compiere il nostro programma.

Circa la lettera del Presidente della Repubblica francese mandata a Re Giovanni e da questospedita allo Scioa per la traduzione credo che si tratti di una risposta della mediazione francese che Re Giovanni aveva domandata per fare la pace coll'Italia.

Può essere benissimo che l'incidente di Massaua sollevato dal governo di Francia fosse una manifestazione di quella mediazione e che la lettera del Presidente della Repubblica si riferisca a questo incidente ».

(l) Si pubblicano qui alcuni passi di una lettera di Antonelll a Crispi del 23 settembre 1888, ed. ibid., pp. 103-105 e, con omissioni, in LV 66, pp. 347-348:

(2) -Cfr. n. 303. (3) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo.
312

IL SEGRETARIO DEL MINISTRO, MAYOR, AL CAPO GABINETTO, PISANI DOSSI (l)

T. URGENTE S. N. Napoli, 25 settembre 1888, ore 16,25 (per. ore 18).

Antonelli riparte ore due. Venne, vide, vinse. Il ministro acconsente spedizione, approva con lievi modificazioni trattato Aussa (2). Antonelli dicevami ministro Guerra esitante. Occorre determinarlo. Ministro consente corpo spedizione sino a diecimila uomini che Antonelli dice più che bastante.

313

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 1642 (3). Roma, 28 settembre 1888, ore 8 (4).

Le leggi tunisine (5) di cui oggi soltanto ho avuto il testo violano le capitolazioni riconosciute dal Bey con parecchie convenzioni e segnatamente col trattato dell'8 settembre 1868 e dalla Francia col protocollo del 25 gennaio 1884. Pieno il diritto al governo tunisino di riordinare le pubbliche scuole e sorvegliarle; ma nessuna facoltà in lui di disciplinare e sorvegliare le scuole che privati cittadini od associazioni hanno fondate o possono fondare. In Italia non abbiamo esempio di simile autoritarismo. Da noi le scuole private sono liberissime e senza controllo governativo. E guai se si prendesse la via segnata nelle leggi tunisine, imperocché nessuna scuola privata potrebbe sussistere nelle nostre città, segnatamente in Roma e la Francia sarebbe la prima a soffrirne, gli istituti francesi essendo i più numerosi. Il linguaggio di codesti .giornali mi fa sperare che le leggi tunisine non colpiranno i diritti acquisiti e che tanto per le nostre scuole, quanto per le nostre associazioni sarà fatta una esplicita eccezione. Se il Bey di Tunisi fosse indipendente, saprei come provvedere. Ma essendo sotto la protezione francese, quasi pupillo sotto tutela, sono costretto rivolgermi alla Potenza protettrice affinché voglia spiegarsi su codesta grave questione. Abbiamo nella reggenza ventottomila italiani dei quali ventimila in Tunisia. Per provvedere all'insegnamento di così vasta popolazione, la nostra colonia ha fondato istituti, scuole, asili a spese proprie e senza sussidio alcuno

del governo locale. Non possiamo rinunciare alle nostre prerogative ed alla indipendenza garantita ai nostri istituti. Avverto che nella nuova legge sulle associazwni si definiscono alcuni atti come reati i cui autori devono essere tradotti ~dinanzi ai tribunali. Ora non bisogna dimenticare che la giurisdizione consolare è sospesa, non soppressa. Non vogliamo dar motivo al signor Goblet di lagnarsi di noi portando la questione innanzi all'Europa. Si esprima in tale senso cogliendo la prima occasione ed all'occorrenza procurandosela.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 108. (2) -È il trattato con «il Sultano Mohamed, figlio di Anfari, Sultano di Aussa e capo di tutti i Danakie » che verrà firmato da Antonelli il 9 dicembre 1888 e ratificato a Monza il 13 novembre 1889. In forza di tale trattato la costa dankala da Anfilo a Ras Dumeira diventava possedimento italiano. (3) -Un telegramma analogo venne inviato a Tunisi il 29 settembre col n. 1658. (4) -Il telegramma fu redatto a Napoli dove Crispi si trovava e inviato al Ministero perl'inoltro. (5) -su questo problema si pubblica qui un passo del T. 2423 di Ressman del 24 settembre: «Senza pregiudicare le intenzioni di V. E., mi permetto pregarla di procedere con ogni possibile moderazione evitando anche nella stampa ogni atto che si possa prevedere inefficace. E ciò non solo in un interesse di conciliazione, ma anche per non lasciare alle innovazioni neppure l'apparenza di un vantaggio ottenuto a nostro dispetto ».
314

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2487. Parigi, 28 settembre 1888, ore 20,20 (per. ore 2,05 del 29).

Fui pocanzi ricevuto da Goblet ed ebbi con lui una lunga discussione sui decreti tunisini. Gli rimproverai innanzi tutto di essersi, sopra un terreno sensibile, qual'era il tunisino, deciso ad atti senza previa amichevole avvertenza e intelligenza con noi. Rispose che l'affare di Massaua l'aveva scoraggiato da ogni tentativo di trattativa amichevole; citò ancora un più recente disinganno, narrandomi che quindici giorni fa Berio aveva, come per una ispirazione personale, domandato al reggente interinale della assemblea Tunisi se non credesse possibile un accordo circa l'ufficio postale, e che, richiesto dopo qualche giorno di formulare una domanda in proposito, pare abbia indietreggiato dichiarando che non bisognava parlarne più. Venuti poi al merito, Goblet sostiene che i decreti non potevano dirsi lesivi né delle capitolazioni né di alcun diritto acquisito, e che tutto dipenderebbe dalla loro applicazione. Ora egli aveva dato al signor Massicault le più formali istruzioni affinché nulla facesse per la esecuzione dei decreti, allorché il caso se ne presenterà, senza chiedere il consenso ed il concorso del nostro console generale; protestò che assoggetta le nostre scuole ed associazioni all'ispezione per motivi d'igiene e per constatare la salubrità dei locali, e che quando avverrà il caso «se avverrà», il signor Berio avrà ad intendersi con Massicault ed a dirgli se accettiamo o no ispezione. Non pare a Goblet che noi potremmo equamente contestare la legittimità di un simile ispettorato puramente igienico, che egli ammetterebbe fosse pur da noi in Italia esercitato sopra scuole francesi. In sostanza stando alle formalissime dichiarazioni del signor Goblet, i decreti, per ciò che ci riguarda, non avranno nessun effetto pratico senza accordo sul luogo col cavalier Berio ed egli seguitò a protestare che vuole evitare ogni questione e rispettare le capitolazioni ed i nostri diritti, chiedendoci soltanto in cambio di riconoscere che il protettorato impone pure alla nazione più civile che lo esercita il dovere di guidare nella via della civiltà il popolo protetto. Obiettai che ciò non valeva verso colonia italiana di Tunisi, al che Goblet rispose che i decreti si applicavano altresì alle scuole e associazioni francesi. Trovò poi strana la nostra suscettibilità, mentre s'annunziava l'intenzione da parte del nostro governo di creare in Tunisia direzione ed ispettorato scolastici per conto proprio. Io risposi che non potevo dare peso a circostanze attenuanti desunte da notizie di giornali. In sostanza le dichiarazioni di Goblet si riducono a questo: «aspettate l'applicazione; o non saranno applicati,

o lo saranno nella misura convenuta tra noi e il console generale~. Non potei, né certo potrò in appresso, condurre Goblet ad una più completa rinunzia, quantunque io gli abbia fatto osservare che se anche noi ci appagassimo delle sue promesse, i decreti pure sussisterebbero e potrebbero essere più rigorosamente applicati dai suoi successori. Ma credo che in verità non volendo spingere le cose agli estremi noi potremmo aspettare la prima prova che si volesse fare in pratica, e ciò che dirà a Berio il signor Massicault che sarà domenica a Tunisi. Aggiungo che qui di più in più si prevede la caduta del ministero, e che forse si farà un passo di più col futuro ministro degli Affari Esteri che non sentirà così dolorosamente le ferite di Massaua e di Zula, sebbene non debba lamentarmi del modo conciliante con cui Goblet ha oggi meco discusso. Così per esempio egli spontaneamente dichiarò che, mai senza accordo con noi non si sognerà alla soppressione del nostro ufficio postale, per quanto il protettorato debba desiderarla (1}.

315

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 1690. Roma, 29 settembre 1888, ore 5,30 (2).

Quantunque il signor Goblet limiti il significato delle ispezioni ordinate con l'ultima legge tunisina sulle scuole ad uno scopo igienico (3), noi crediamo che esso non abbia il diritto di attuarle e che le ispezioni non possano essere esercitate sulle scuole di privati cittadini o di associazione italiana. Dimenticaste, o forse egli non vi rispose, l'altra obiezione che si riferisce alla preventiva autorizzazione delle associazioni, la quale anch'essa, oltre ad essere violatrice delle capitolazioni è violatrice del diritto umano che esige e prescrive la libertà dell'unirsi e dell'associarsi. Esistono in Roma associazioni francesi non autorizzate, come esistono istituti e scuole non ispezionati. E se il signor Goblet si crede autorizzato a fare in Roma, ciò che egli farebbe in Tunisia, dubito che la Francia divida il suo parere. La libertà in Italia è intesa altrimenti, e noi italiani, sotto un regime monarchico, questa libertà vogliamo e rispettiamo meglio che altrove. Il Berio non fu mai autorizzato a trattare sulla soppressione dell'ufficio postale di Tunisi al quale teniamo, e che, siccome ricordo aver telegrafato a Berio, adempie non solo ad un ufficio di tutela, ma costituisce anche un affare finanziario (4).

(l) -Per la risposta cfr. n. 315. (2) -Il telegramma fu redatto a Napoli dove Crispi si trovava e inviato al ministero per l'inoltro. (3) -Cfr. n. 314. (4) -Per la risposta cfr. n. 316.
316

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2459. Parigi, 30 settembre 1888 (per. stesso giorno) (1).

Oggi il signor Goblet è assente. Salvo l'assenso di V. E. mi proporrei di riparlargli delle leggi tunisine non prima dell'udienza ordinaria del prossimo mercoledì. Una nota ufficiosa dell'Havas ed altra pubblicata ieri sera nel Temps circa il mio colloquio di venerdì con Goblet già riaccesero polemiche e commenti in tutta la stampa e credo occorra procedere con la maggiore moderaZlOne persistendo qui il sospetto che noi cerchiamo ragioni di conflitto e siamo designati per mettere il fuoco alle polveri. Le dichiarazioni del signor Goblet «che ogni nostro diritto sarà rispettato, che nulla sarà fatto senza accordi fra Massicault e Berio » ci permetterebbero d'aspettare, come egli lo chiede sia l'esito del primo colloquio in proposito tra residente ed il console generale sia la prima... (2) d'applicazione pratica dei decreti !imitandoci intanto ad espressa riserva. Per ora ogni mia insistenza non varrà a strappare al signor Goblet la esplicita dichiarazione che i decreti non sono applicabili alla colonia italiana di Tunisi ed in presenza del fatto compiuto della loro pubblicazione e del rifiuto di una tale dichiarazione non ci resterebbe che una formale protesta di cui credo convenga prevedere tutte le conseguenze se non vogliamo che essa rimanga teoria come le proteste francesi per Massaua. Il protettorato francese in Tunisia purtroppo esiste e sempre tenderà ad esplicarsi, né credo potremo impedirlo senza una guerra e però prego V. E. di farmi conoscere tutto il suo pensiero dandomi istruzioni precise affinché io aon ecceda le sue istruzioni né resti al disotto delle medesime. Devo io fin d'ora dichiarare formalmente a questo ministero degli Esteri, che noi non ammettiamo l'applicazione né integrale né parziale dei decreti alla nostra colonia tunisina oppure devo !imitarmi a riservare nostra libertà di giudizio e di azione per il momento in cui si volesse applicarli? Mi parrebbe più savio questo secondo partito. Siamo sopra un terreno sensibilissimo dagli ultimi incidenti e dall'offeso amor proprio di questo governo e di questo Paese ed il compito mio è quello di evitare, pure difendendo i nostri diritti, ogni causa di maggiore reciproca irritazione (3).

317

PROGETTO DI TRATTATO TRA IL RE D'ITALIA, UMBERTO I, E IL RE DELLO SCIOA, MENELIK II (4)

Roma, ... settembre 1888 (5).

S. M. il Re d'Italia e S. M. Menelik II Re di Scioa, nella considerazione delle condizioni in cui si trova l'Impero Etiopico dopo la morte di Ras Area Selassie

figlio unico dell'attuale Re dei Re Giovanni e nella previsiOne che il trono dei Re dei Re possa in avvenire per diritto di nascita essere occupato dal Re di Scioa Menelik II, allo scopo di rendere proficua e durevole una pace fra i due Regni d'Italia e di Etiopia, hanno stabilito di concludere un Trattato d'amicizia e di commercio.

E S. M. il Re d'Italia avendo deiegato come suo rappresentante il conte Antonelli, cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, suo inviato straordinario per

S.M. Menelik i cui pieni poteri furono ~iconosciuti in buona e debita forma, e S.M. il Re di Scioa stipulando in proprio nome quale futuro Sovrano, per diritto di successione del Re di Etiopia, hanno concordato e conchiudono i seguenti articoli:

Articolo I

Vi sarà pace perpetua ed amicizia costante fra S. M. il Re d'Italia e S. M. il Re Menelik e fra i loro rispettivi eredi, successori, sudditi e popolazioni protette.

II

Ciascuna delle parti contraenti potrà essere rappresentata da un agente diplomatico accreditato presso l'altra e potrà nominare consoli, agenti ed agenti consolari negli Stati dell'altra.

Tali funzionari diplomatici e consolari godranno nei rispettivi Stati dei diritti privilegi ed immunità che loro competono secondo le consuetudni dei governi europei.

III

A rimuovere ogni equivoco nei limiti dei territori sopra i quali le due Parti contraenti esercitano i diritti di sovranità una commissione speciale composta di due delegati italiani e due etiopici traccerà sul terreno con appositi segnali permanenti una linea di confine i cui capisaldi sieno stabiliti come appresso:

a) partendo da Amfila i villaggi di Halai, Hevo, Akrur, Asmara, Zazega saranno entro il confine italiano. b) II corso del fiume Anseba segnerà il confine etiopico italiano. c) II monte Maimadef sarà punto di confine italiano e quindi una linea retta prolungata da est ad ovest.

Inoltre tutte le tribù, che domandarono e che ottennero prima della firma del presente trattato la protezione italiana, saranno riconosciute dal Re Menelik come protette dal governo italiano e perciò andranno esenti da qualunque imposta o tributo da pagarsi al governo etiope.

IV

Le carovane da o per Massaua anche se dirette al Sudan saranno su territorio etiope esenti da qualsiasi diritto di dogana, transito o pedaggio. In contraccambio le merci in arrivo od in partenza da Massaua dirette al

Re Menelik saranno esenti da dazio.

v

Il commercio delle armi e mumz10ni da e per l'Etiopia attraverso Massaua sarà lil>ero per il solo Re Menelik che dovrà farne regolare domanda alle autorità italiane munita del sigillo reale.

Le: carovane, armi e munizioni viaggeranno sotto la protezione e colla scorta di soldati italiani fino al confine etiope.

VI

I sudditi di ciascuna delle due Parti contraenti potranno liberamente entrare, viaggiare, uscire coi loro effetti e mercanzie, e godranno della maggior protezione del governo e dei suoi dipendenti.

È però severamente proibito a gente armata da ambo le Parti contraenti di unirsi in molti o in pochi e passare i rispettivi confini collo scopo di imporsi alle popolazioni e tentare con la forza di procurarsi viveri e bestiame.

VII

Gli italiani in Etiopia e gli etiopi in Italia o nei possedimenti italiani potranno comprare o vendere, prendere o dare in affitto e disporre in qualunque altra maniera della loro proprietà alla pari degli indigeni.

VIII

È pienamente garantita in entrambi gli Stati la facoltà per sudditi dell'altro di praticare la propria religione.

IX

Le contestazioni o liti fra italiani in Etiopia saranno definite dall'autorità italiana in Massaua o da un suo delegato.

Le liti fra italiani e sudditi di S. M. il Re Menelik saranno definite dalla autorità italiana in Massaua o da un suo delegato, ma potrà assistere a giudizio un delegato della autorità etiope.

In caso di contestazioni fra italiani e sudditi esteri in Etiopia sarà giudice l'autorità della parte convenuta o, in mancanza di questa, l'autorità italiana.

x

Morendo un italiano in Etiopia, le autorità del luogo custodiranno diligentemente tutta la sua proprietà e la terranno a disposizione dell'autorità italiana. Altrettanto faranno le autorità italiane in caso di morte di un suddito del

Re Menelik in territorio italiano.

XI

In ogni caso e per qualsiasi circostanza gli italiani imputati di un reato saranno giudicati dalla autorità italiana. Per questo l'autorità etiopica dovrà immediatamente consegnare all'autorità italiana in Massaua gli italiani imputati di aver commesso un reato.

Egualmente gli etiopi imputati di reato commesso in territorio italiano saranno giudicati dall'autorità etiopica; se però il reato fu commesso a danno di un italiano, il giudizio avrà luogo presso le autorità italiane potendo assistervi un delegato etiope. I reati commessi contro i militari italiani saranno sempre di competenza del tribunale militare italiano.

XII

S. M. il Re d'Italia e S. M. il Re Menelik si obbligano a consegnare reciprocamente i delinquenti che possano essersi rifugiati, per sottrarsi alla pena, dai dominii dell'uno nei dominii dell'altro.

XIII

La tratta degli schiavi essendo contraria ai principii della religione cristiana, S. M. il Re Menelik s'impegna d'impedirla con tutto il suo potere in modo che nessuna carovana di schiavi possa attraversare i suoi Stati.

XIV

Per il Regno di Scioa resterà sempre in vigore il trattato stipulato da

S. M. il Re Menelik col governo italiano e che porta la data del 22 maggio 1883, e la convenzione conclusa il 20 ottobre 1887.

xv

n presente trattato andrà in vigore il giorno in cui il Re Menelik si proclamasse Re dei Re.

Le due Parti si obbligano a mantenere segreto il presente trattato anche dopo che il Re Menelik fosse stato proclamato Re dei Re: il governo italiano si riserva solo di pubblicare gli articoli d'indole e d'interesse generale.

Il presente trattato potrà il giorno in cui il Re Menelik fosse proclamato Re del Re essere sostituito da un trattato palese, rimanendo ferma ogni singola concessione in materia di territorio, stabilimento, commercio ed industria.

XVI

S. M. il Re Menelik consente di servirsi del governo di S. M. il Re d'Italia per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre Potenze o Governi.

XVII

Qualora S. M. il Re Menelik intendesse accordare privilegi speciali a cittadini di un terzo stato per stabilire commerci ed industrie in Etiopia, darà sempre, a parità di condizioni, la preferenza agli italiani.

XVIII

Il presente trattato essendo redatto in lingua italiana ed amarica e le due versioni concordando perfettamente fra loro, entrambi i testi si riterranno ufficialt e faranno sotto ogni rapporto pari fede.

XIX.

Il presente trattato sarà ratificato e le ratifiche saranno scambiate a Roma il più presto possibile ed in ogni caso non piÙ. tardi di mesi ... dalla data della sottoscrizione.

(l) -Manca l'indicazione delle ore d! partenza e d! arrivo. (2) -Gruppi indecifrati. (3) -Per la risposta cfr. n. 318. (4) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia -Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 117-122. (5) -Il documento reca la data «fine settembre 1888 » e l'annotazione «Consegnato al Conte Antonelli prima della sua partenza per lo Scioa ». Antonelli partì il 1° ottobre.
318

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN (l)

T. 1653. Roma, 1° ottobre 1888, ore 18.

Mi riferisco al suo telegramma di ieri sera (2). Un governo serio quando tratta con altro governo si astiene dal dare pubblicità ai colloquii che avvengono tra esso e i ministri stranieri. Di simile pubblicità si fa uso soltanto quando non si vuole comporre amichevolmente un dissidio. Noi non possiamo né direttamente né indirettamente ammettere il diritto nel Bey di decretare discipline per l'esercizio dell'insegnamento privato de' nostri concittadini in istituti italiani in Tunisia. Ripeto quanto già dissi. Se siffatto diritto fosse ammesso e l'Europa lo acconsentisse, noi ci sentiremmo in dovere di applicare analoghi decreti qui in Roma a tutti gli istituti e corporazioni straniere, la maggior parte de' quali è francese. Se avessimo voluto sollevare una questione internazionale col nostro reclamo, non vi avremmo telegrafato come già fecimo. Senonché il signor Goblet pare animato da ben altri sentimenti. In conclusione noi non possiamo accontentarci delle assicurazioni dateci circa il modo di. applicazione dei decreti ai nostri istituti. Sono i decreti stessi che respingiamo in principio come illegali, violatori de' nostri diritti, contrari alle capitolazioni e ai trattati vigenti.

319

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Terapia, 2 ottobre 1888, ore 1,30 (per. ore 6).

Benché ·dopo il telegramma di V.E. del 12 agosto (3), io mi sia astenuto da ogni ingerenza nella questione ferroviaria asiatica, è mio dovere recare quanto segue ad informazione di V. E. La concessione delle ferrovie asiatiche è data nominalmente al gruppo Kaulla il quale in realtà è il risultato d'una

fusione del gruppo tedesco della Deutsche Bank col gruppo inglese Caillard; in quest'ultimo una partecipazione sia per la concessione ferroviaria che per l'imprestito è stata riservata a un gruppo italiano formatosi qui il quale ha intenzione di mandare un rappresentante in Italia per ottenere il concorso necessario di banche nostre di primo ordine. Kaulla venne a dirmi che tale partecipazione italiana eventuale era da lui ammessa in considerazione del fatto risultatogli a Berlino che questa R. ambasciata era stata l'iniziatrice del concetto di un consorzio in altro consorzio destinato, secondo il Kaulla, a riscattare anche le ferrovie ... (l) ciò nondimeno i miei colleghi di Germania e d'Inghilterra considerano tale situazione come una grande vittoria politica nostra, ma io non considero il successo come assicurato se le nostre banche non intenderanno l'importanza nazionale d'una nostra cooperazione anche minima e se nel consiglio del debito pubblico ottomano padrone della situazione, in quanto che deve in ogni caso riscuotere i proventi destinati a servizio dell'imprestito, il Mancardi continuerà a sostenere che quel servizio deve essere dato alla Banca Imperiale Ottomana non potendosi cancellare Parigi dalla carta finanziaria d'Europa mentre in contrario il presidente Caillard ed il ministro delle Finanze vogliono darlo alla Deutsche Bank. Tali ultimi sforzi del monopolio francese contro una impresa tedesca destinata ad eliminarlo possono far ritirare Kaulla ovvero costringerlo a passare sotto le forche caudine della Banca Ottomana; nei due casi naufragherebbe anche per opera nostra questa muta realizzazione della idea del consorzio capo che aveva cominciato a farsi strada anche presso la Porta.

(l) Ed. !n F. CRISPI, Politica estera, cit., p. 285.

(2) -Cfr. n. 316. (3) -T. 1329, non pubblicato.
320

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI

T. 1659. Roma, 2 ottobre 1888, ore 12,15.

Con telegramma 2 agosto (2) V.E. mi riferiva come codesto ministro degli Affari Esteri discorrendo con lei della questione capitolazioni a Massaua avesse riconosciuto il buon diritto dell'Italia essere indiscutibile, della quale dichiarazione ella ne prendeva poi atto come mi consta dall'altro suo telegramma del 4 agosto (3). Dovevo quindi ritenere che sovra tale questione non ci si sarebbe più ritornati. Fu dunque colla maggiore sorpresa che io appresi da V.E. (4) come il signor de Vega de Armijo siasi ora espresso in un modo che contraddice alla sua prima dichiarazione, e che certamente non corrisponde ai senti

menti di amicizia che il governo spagnuolo dice di avere per l'Italia. Faccia in modo che codesto ministro degli Affari Esteri si accorga di questa nostra impressione (1).

(l) -Gruppo indecifrato. (2) -T. 1907, non pubblicato. (3) -T. 1946, non pubblicato. (4) -Rapporto del 12 settembre, non pubblicato.
321

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO S. N. Roma, 3 ottobre 1888, ore 17,45.

Ieri l'incaricato d'affari di Austria-Ungheria è venuto a parlarmi di due temi incresciosi. Circa il primo, il conte Kalnoky si sarebbe !agnato del giornale La Tribuna che userebbe esprimersi contro la Triplice Alleanza. Si desiderebbe, pare, che io m'interponessi per rendere quel giornale meno sfavorevole all'Austria ed alla Germania. Osservai come La Tribuna rappresenti una parte dell'antica sinistra parlamentare cui non dispiacerebbe l'alleanza francese. Aggìunsi com'essa combatte spesso anche i ministri del Re, quantunque difenda talora la politica interna del governo. Conchiusi che in Italia il governo non esercita influenza sui giornali e che io non mi preoccupo di essi, benché i miei atti siano soventi soggetti alle loro censure, e che del resto io non mi curo nemmeno di quella parte della stampa europea che mi è avversa, stampa che conta non pochi giornali in Austria, specialmente del partito conservatore. Quanto al secondo argomento riflette la nota disposizione della legge comunale che accorda i diritti elettorali agli italiani di provincie soggette ad altri Stati, i quali siano domiciliati nel Regno, vi paghino le imposte o vi esercitino pubblici uffici. Il signor Goedel-Lannoy aveva copia del dispaccio da me diretto il 17 agosto all'E.V. (2) e siccome non pareva lo avesse capito interamente, glielo rilessi e spiegai, facendogli specialmente notare come io non voglio che si sospetti della mia lealtà e franchezza e come le sue osservazioni, nonostante le ripetute proteste di amicizia e cordialità, facessero male all'animo mio. Soggiungerò confidenzialmente a V. E. che l'Italia e l'Austria debbono cercare di far dimenticare un doloroso passato, se veramente desiderano che la loro amicizia mantengasi salda. Dal canto mio, io evito ogni discussione irritante e ciò non può essere sfuggito al conte Kalnoky, solo che abbia guardato al contegno da me tenuto alla Camera ogni qualvolta i partiti avversi hanno trattato dell'Austria. Del contenuto del presente telegramma V. E. farà l'uso che più crede opportuno, avendole io manifestato il mio schietto pensiero, più che per altre cagioni, a scarico della mia coscienza.

16-Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

(l) -Torniel!i rispose con T. 2480 del 3 ottobre di cui si pubblica il seguente brano: «In quest'incidente, come in altri negozi con la Spagna è facile fare il giuoco della politica francese intenta più che mai a guadagnarsi favori dell'opinione pubblica spagnuola e del governo della Reggente non di altro preoccupati che del pericolo di un sussidio pecunario della Francia al repubbllcani spagnoli. Non credo che il governo di Madrid giunga fino ad intelligenze speciali con quello di Parigi; ma certamente sarebbe illusione credere, che egli voglia contro la corrente dell'opinione dominante fare mostra di speciale amicizia per noi con pericolo di suscitare malumori in Francia. Mi sembrerebbe opportuno che una parola severa dl V.E. a Rascon richiamando questo governo ad una più esatta coscienza della sua situazione internazionale, non gli lasciasse dubbio che le mie impressioni sono quelle di V.E. Ml sarà utile conoscere se ella avrà stimato opportuno conferire con ambasciatore di Spagna •· (2) -E' 11 dispaccio dl cui sl fa riferimento nel n. 234, nota l.
322

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, DI ROBILANT

T. S.N. Roma, 11 ottobre 1888, ore 11,30.

Ieri si è presentato in questo ministero l'incaricato d'affari della Gran Bretagna. Egli ci pregò a nome di lord Salisbury di ritardare il ritorno del capitano Cecchi allo Zanzibar, finché ivi durino gli attuali disordini. Ho risposto che Cecchi ritornerà a tempo opportuno per riprendere presso quel Sultano le pratiche necessarie per giungere ad una soluzione onorevole all'Italia. La temporanea assenza di Cecchi fu appunto determinata da motivi di prudenza in vista dei disordini colà scoppiati: i nostri proponimenti non sono tuttavia mutati. Non nascosi al signor Kennedy che la proposta di lord Salisbury di rinviare la soluzione della vertenza di qui a tre anni non mi pareva seria avendo riguardo alla forma parlamentare dei nostri due governi. Fra tre anni ed io e lui potremmo non esser più ministri. Esposi anche nel corso della conversazione il mio dolore perché Sua Signoria avesse improvvisamente cambiato attitudine in questo affare, nel quale ci era prima sì favorevole. In conclusione siamo disposti a rimettere nostre trattative a quel tempo che giudicheremo più opportuno ma non a far loro subire una proroga, che potrebbe parere ed equivalere una rinuncia.

323

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. CONFIDENZIALE 1719. Roma, 11 ottobre 1888, ore 22,15.

L'ambasciatore di Germania a Parigi ha informato confidenzialmente il commendator Ressman (l) di essere stato incaricato di esprimere a Goblet in via amichevole il desiderio che egli trovi modo d'intendersi con noi circa i recenti decreti tunisini, non tacendogli che il governo imperiale vede la relativa questione di diritto così come gli fu esposta nella nota del conte de Launay. Mentre sono gratissimo al principe di Bismarck dell'appoggio che anche in questa occasione egli ci presta, desidererei che ella facesse conoscere a Sua Altezza come io sappia da fonte sicura che il cardinale Lavigerie ha telegrafato al Vaticano che nessuna sillaba sarà mutata ai decreti sulle scuole di Tunisi e che la loro portata non verrà attenuata. Secondo Lavigerie tutte le scuole italiane in Tunisia saranno distrutte e sostituite dalle francesi.

(l) Ressman aveva comunicato la notizia con T. 2570 dello stesso 11 ottobre che cosi terminava: «L'ambasciatore ne parlerà oggi o domani a Goblet, appena lo troverà e m'informerà del risultato del colloquio». (Cfr. n. 325).

324

IL CANCELLIERE DELL'IMPERO TEDESCO, BISMARCK, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. s. N. Friedrichsruh, 11 ottobre 1888, ore 22,40 (per. ore 3 del 12).

Je remercie V. E. de tout mon coeur d'avoir bien voulu penser à moi (2) au moment où vous assistiez à cette entrevue de nos Souverains qui est l'expression solennelle de l'amitié cordiale de deux grandes nations.

La conscience d'avoir travaillé en commun à consolidar cette amitié mutuelle de nos Souverains et de nos pays et notre ferme volonté de la maintenir en la rendant plus intime forment un trait d'union cher à mon coeur entre les fétes brillantes célébrées à Rome et la foret solitaire que V. E. m'a fai t l'amitié de parcourir avec moi, il y a deux mois.

325

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 2578. Parigi, 12 ottobre 1888, ore 19,06 (per. ore 20,50).

Il conte Munster mi dice che le dichiarazioni fattegli dal signor Goblet sui decreti tunisini furono oltremodo concilianti e pacifiche. Goblet gli ripeté ciò che già aveva detto a me stesso (3) e protestò che i decreti non erano una risposta per Massaua, ma che corrispondevano bensi alla volontà del Bey ed a necessità evidente. Aggiunse che però non voleva questioni né conflitti; che l'ambasciatore ben doveva sapere come la Francia fosse nella necessità di evitare ogni complicazione; che nulla farebbe senza intendersi con noi; che saranno rispettate assolutamente le nostre scuole esistenti e che nessun ispettorato sarà fatto senza effettivo intervento del nostro console. Disse ancora che lord Salisbury da parte sua aveva dichiarato all'incaricato di Francia che non vedeva obiezione contro l'applicazione del decreto alle scuole inglesi di Tunisi. Fece menzione della nostra minaccia di rappresaglia sulle scuole francesi di Roma lasciando capire che ai radicali francesi una nostra anche rigorosa ispezione nelle scuole clericali non potrebbe dispiacere. In sostanza il conte di Mtinster trovò molto mite ed arrendevole questo ministro degli Affari Esteri che anzi lo ringraziò di avergli parlato dei decreti. Pare all'ambasciatore che ci gioverebbe di procedere con animo conciliante. Pensa anch'egli che la possibile caduta del signor Goblet permetterebbe di atteggiarsi più energicamente verso

(l} Da ACS, Carte Crispi, ed. in CRISPI, Politica estera, cit., p. 277. (2} Risponde al T. 1717, pari data ed. ibid., p. 276. (3} Cfr. n. 314.

il successore. In quanto ai telegrammi di Lavigerie (l) io credo esser lontana la coppa dalle labbra e non esser stata qui nutrita da nessuno, eccettuato forse il signor Charmes, la speranza di poter distruggere con i decreti le nostre scuole a Tunisi. Goblet ripeté più volte a Mtinster che intendeva rispettare integralmente i nostri diritti e le capitolazioni, espresse anche a lui la sua sorpresa per l'agitazione che da noi si faceva contro la progettata istituzione di una corte d'appello a Tunisi.

326

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2581. Vienna, 13 ottobre 1888 (2).

II signor Stoiloff passò per Vienna e vide Kalnoky che gli ha ripetuto con gran energia i consigli che V.E. gli diede (3) rispetto alla necessità per la Bulgaria d'astenersi con cura dal fomentare anche indirettamente qualsiasi moto in Macedonia.

327

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALLE AMBASCIATE E LEGAZIONI IN EUROPA

T. 1731. Roma, 14 ottobre 1888, ore 14.

Sappiamo che si tenta far credere essersi prodotte manifestazioni ostili al nostro Augusto Ospite ed ai nostri Sovrani e favorevoli alla Francia. Ella può smentire e far smentire in tutti i modi la notizia che è pretta menzogna. L'entusiasmo delle popolazioni supera ogni aspettazione.

328

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2598. Vienna, 15 ottobre 1888, ore ... (per. ore 21).

Ho comunicato a Kalnoky la proposta d'inchiesta sulla banca ottomana fatta da Blanc (4). Egli non ne aveva avuto notizia alcuna e si mostrò un

poco sorpreso che fosse stata fatta alla Porta, senza esserne informato prima, una comunicazione che impegna fino ad un certo punto i governi amici (1). Kalnoky chiederà avviso dei Gabinetti di Berlino e Londra e farà poi domandare a V.E. gli schiarimenti necessari per l'attuazione pratica della proposta. Trattandosi di una proposta assai delicata e non ben definita nei particolari, la cui esecuzione può incontrare gravi ostacoli in pratica e in diritto, impegno vivamente V. E. a parlarne di proposito con il conte di Bismarck personalmente e a far interrogare anche Salisbury (2).

(l) -Cfr. n. 323. La notizia era stata inviata a Ressman con T. 1718 dell'l! ottobre, non pub. bUcato. (2) -Manca l'indicazione delle ore di partenza e di arrivo. (3) -Cfr. n. 285. (4) -Blanc aveva formulato la proposta con un promemoria annesso ad un rapporto del 17 settembre, non pubblicato.
329

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN (3)

T. 1769 bis. Napoli, 16 ottobre 1888, ore 0,30.

Nell'udienza di domani direte a Goblet che noi insistiamo che i due decreti beicali sulle scuole e sulle associazioni non sono applicabili ai cittadini italiani residenti nella Reggenza. Le capitolazioni ci garantiscono da ogni attentato. Il conte Munster parlerà nello stesso senso (4). Bisogna che la Francia dichiari che i decreti non hanno per noi efficacia alcuna. Io voglio comporre amichevolmente la questione.

330

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2607. Berlino, 16 ottobre 1888, ore 17,56 (per. ore 18,45).

All'odierno ricevimento al dipartimento imperiale degli Affari Esteri l'ambasciatore di Francia ha sollecitato, d'ordine del suo governo, i buoni uffici del Gabinetto di Berlino perché eserciti una moderatrice influenza sul governo del Re nella questione di Tunisi. Il barone d'Holstein accolse la domanda ad referendum non senza far osservare però al signor Herbette che la Germania non poteva non appoggiare una Potenza alleata quale è l'Italia in una questione a proposito della quale i giureconsulti stessi dell'Impero si sono pronunziati in modo conforme al giudizio recato su di essa dalla Potenza medesima (5).

(5} Cfr. n. 332.
(l) -Con T. 1771 del 17 ottobre spedito da Napoli Crlspi informò Blanc delle lagnanze dl Kalnoky. (2) -Cfr. n. 379. (3) -Minuta autografa. (4) -Cfr. n. 331.
331

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE S. N. Parigi, 17 ottobre 1888.

Avverto V. E. che finora le istruzioni del conte Mtinster provano chiaramente il desiderio del principe di Bismarck di non lasciare inasprire la questione dei decreti tunisini. Dubito che nemmeno sotto una forte pressione della Germania e dell'Inghilterra Goblet s'induca a ritirare i decreti, ma dubito anzitutto che questa forte pressione si· voglia esercitare. La mia sola insistenza non può evidentemente, per quanto sia energica, imporre al governo francese di sconfessarsi in faccia alla Francia ed all'Europa.

332

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. 1774. Roma, 18 ottobre 1888, ore 12.

Non comprendo la portata della domanda fatta dal signor Herbette perché il governo del Re moderi la sua azione nella questione di Tunisi (1}. Nulla fu fatto, né scritto da me che possa giustific!!-re questa domanda di usare moderazione. Io non posso permettere che i decreti beilicali del 15 settembre siano applicati alle scuole ed alle associazioni italiane in Tunisia, io non debbo abbandonare al cardinale Lavigerie l'insegnamento e l'educazione dei nostri concittadini nella Reggenza. Sotto l'impero delle capitolazioni e del trattato del 1868, reclamo che vengano rispettati i nostri diritti. Il modo ed il come poco m'importano e son pronto ad accogliere, quanto a forma, ciò che può proporre la Francia, purché la sostanza sia salva. D'accordo, il conte di Bismarck ed io, abbiamo chiesto a Parigi che il signor Goblet ordini al signor Massicault di dichiarare al nostro console Berlo che i decreti non sono applicabili alle scuole ed alle associazioni italiane e che il residente francese di fatto non le applicherà. Né vi è altra maniera di uscire dal presente incidente.

333

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

L. PERSONALE. S. Cossin, 18 ottobre 1888 (2).

Ora che, col successo della rassegna fatta in Napoli della flotta italiana, le principali fasi della visita in Roma, dell'Imperatore di Germania al Re d'Italia

sono compiute, porgo all'E. V. le mie più vive felicitazioni per quel grande avvenimento che ella preparava con vigoroso e raro accorgimento, avvenimento questo che suggella l'unità dell'Italia tanto contrastata dal Vaticano e tanto invisa a qualche Potenza. La visita al Papa, dell'Imperatore ospite del Quirinale, dimostra quanto siano infondate le querimonie del Sommo Pontefice per reclamare il potere temporale in contrasto della legge delle garanzie la quale lealmente applicata come lo fu sin'ora, tutela l'alto prestigio che deve circondare il capo della Chiesa e gli assicura la libertà, la indipendenza la più assoluta per l'esercizio della sua sacra missione.

La possibilità della coesistenza, nella stessa capitale. della Santa Sede e del Re è dimostrata dal fatto attuale, come lo fu già in occasione della elezione di Leone XIII stesso, epoca in cui V. E. reggeva il ministero dell'Interno al quale incombeva la grave responsabilità dell'ordine e della libertà nel conclave e che fu uno dei più regolari che registri la storia della Chiesa.

Il Paese esulta nel vedere, colla presenza dell'Imperatore in Roma, confermata la Triplice Alleanza a tutela della pace del mondo. Per altra parte le alte dignità conferite a V.E. dalle primarie Potenze d'Europa sono considerate come una annuenza di esse alla politica del R. governo mentre sono un omaggio reso alla E. V. ed anche alla Nazione stessa che applaude ai di lei successi.

In quanto a me, io ne sono più particolarmente lieto poiché ho sempre tenuto nel più alto pregio il di lei patriottico ingegno, e nutro per la persona di V. E. un antico e sincero affetto.

Sul finire di questa settimana ritornerò in Parigi, ma con limitata speranza di trovarvi gli spiriti alquanto pacati specialmente dopo la visita dell'Imperatore, di cui si principia a comprendere l'importanza.

(l) -Cfr. n. 330. (2) -Da ACS, Carte Crlspi.
334

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 1775. Roma, 19 ottobre 1888, ore 10.

Bisogna vi persuadiate che non possiamo permettere l'applicazione dei decreti beilicali 15 settembre alle nostre scuole ed associazioni a Tunisi. A Berlino fu risposto al signor Herbette che la Germania ci appoggerà (1), i giureconsulti dell'Impero essendosi pronunziati favorevolmente all'Italia nella questione di diritto. Non è tanto alla forma che noi teniamo, quanto alla sostanza e vogliamo rispettare le suscettibilità di codesto governo. Ma ciò che abbiamo diritto di chiedere è questo: che i decreti non siano applicati ai nostri istituti. Il modo ed il come non ci importa, potrebbe bastarci che il signor Goblet facesse dichiarare da Massicault a Berlo che i decreti non saranno applicati e di fatto non lo saranno. Il conte di Bismarck ha telegrafato in questo senso

al conte Miinster, col quale vi metterete d'accordo. Duolmi che non avete ancora compreso l'importanza della questione. Il governo del Re non può abbandonare l'educazione dei figli di 30 mila italiani al cardinale di Lavigerie.

(l) Cfr. n. 330.

335

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 1778 (1). Roma, 19 ottobre 1888, ore 15,45.

La posizione dell'Italia a Tunisi in fatto di scuole e d'altro non può essere paragonata a quella degli altri Stati. A Tunisi nessun governo vi ha una colonia così numerosa come noi; quindi se anche gli altri governi dichiarassero di accettare i recenti decreti beilicali, non perderebbero nulla, non essendo in alcun loro interesse colpiti, e nulla concederebbero perché nulla hanno da perdere. Soggiungo che quei decreti furono emanati esclusivamente contro di noi per fare una concessione al Lavigerie. Questi però che di ciò si era fatto un vanto ne' primi momenti ebbe poi a dichiarare che il governo francese non aveva ben valutata la portata del provvedimento ed era quindi persuaso che si dovesse finire col cedere alle domande italiane. Tali essendo le condizioni morali di codesto governo nell'attuale faccenda di Tunisi, non capisco perché si dubiti a trarne profitto e non si insista per l'accoglimento de' nostri 1egittimi reclami.

336

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2645. Berlino, 19 ottobre 1888, ore 17,40 (per. ore 18,55).

Comunicai reggente dipartimento Affari Esteri contenuto del telegramma di V.E. della notte scorsa (2). Barone Holstein mi disse avere ricevuto ieri sera dal conte di Bismarck telegramma che vi corrisponde esattamente e che fu subito trasmesso a Friedrichsruh dove sarà stata certamente accolta con soddisfazione la notizia che il governo del Re non insiste sulla questione di forma. Tanto qui come a Londra, soggiunse egli, si erano concepite preoccupazioni sull'esito dell'incidente da che si era saputo che il R. ministro a Parigi era stato incaricato di domandare al governo francese ritiro formale dei decreti sulle scuole di Tunisi.

(l) Questo telegramma fu comunicato alle ambasciate a Londra e Berlino con T. 1779 pari data.

(2) Cfr. n. 332.

337

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2646. Parigi, 19 ottobre 1888, ore 18,18 (per. ore 20,45).

Fino a questo istante, ore 5 e 30 conte Miinster non ha ricevuto nessuna nuova istruzione circa i decreti tunisini. Prego V. E. di telegrafarmi se per concertare la nostra azione io possa aspettare che gli giungano, oppure se debba ripetere senz'altro in forma perentoria la nostra domanda a Goblet (1). Generale Menabrea mi telegrafa che arriverà dopodomani mattina.

338

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, RIVA, A LONDRA, CATALANI, E A VIENNA, AVARNA

T. 1785. Roma, 19 ottobre 1888, ore 21,15.

Dinanzi ai recenti decreti tunisini, l'Italia travasi in posizione diversa dalle altre Potenze. Nessun governo estero ha scuole od associazioni in Tunisia; nessuna colonia vi è così numerosa come l'italiana. Accettando i detti decreti, gli. altri governi nulla concedono, nulla perdono. L'Italia accettandoli cederebbe e perderebbe. Voglia far considerare a codesto governo quanto interesse abbiamo a voler rispettati i nostri diritti e come non ne abbiano le altre Potenze; per essi la questione è di principii; per noi è di principii e di fatti. Questa e non altra è la ragione per cui insistiamo che i decreti non siano a noi applicabili. L'occupazione di Tunisi fu un male per tutti e segnatamente per l'Italia: ci limitiamo per ora a chiedere che l'Italia non ne risenta maggiore e nuovo danno e ciò facciamo unicamente insistendo per il rispetto dei nostri diritti. Noterò che la nazione italiana è singolarmente sensibile a quanto avviene nella Reggenza. L'occupazione di Tunisi fu causa della caduta del ministro Cairoli nel maggio 1881. Ora i decreti formeranno certamente argomento di discussione alla ripresa dei lavori parlamentari e non sarà facile al ministero resistere alla opposizione se la questione delle scuole sarà risoluta contrariamente ai nostri interessi. Per la Francia sarebbe una vittoria, poiché altro la Francia non desidera che la caduta dell'attuale Gabinetto e la risguarderebbe come una fortuna. Non credo che altrettanto possa dirsi di codesto governo.

(l) Crispi rispose con T. 1798 del 20 ottobre: «Istruzioni a Mfinster non possono tardare. Si concerti con ambasciatore germanico prima di far passi presso Goblet ».

339

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2631 (1). Costantinopoli, 19 ottobre 1888, ore 22,45 (per. ore 8 del 20).

Informai Calice (2) tosto dopo il suo arrivo dal congedo, che io come

Radowitz spedivamo ai nostri governi informazioni sulla Banca Ottomana ma senza scambiarle, ignorando ciascuno di noi i documenti riservati che ottengono gli altri anche perché i rispettivi Gabinetti abbiano più libero giudizio e risoluzione. Io non diedi ai miei colleghi più informazioni che a Calice sui documenti segreti che raccolgo, né essi me ne diedero più che a lui. Suppongo che il malcontento di Calice provenga dal mistero tenuto dai gruppi tedesco ed inglese nella quistione di ferrovie e d'imprestiti, ma erano tali affari estranei in sé alla questione d'inchiesta e nei quali non ero autorizzato ad ingerirmi né, ad ogni modo, spettava a me reagire se i gruppi inglese e tedesco consideravano le case austriache troppo legate alla finanza francese ed alla Banca Ottomana. Ignoro peraltro se Radowitz che ebbe a proteggere Kaulla sia indotto al silenzio verso Calice da informazioni analoghe a quelle che ci pervennero l'anno passato dal conte Nigra sull'accoglienza fatta a Vienna all'idea di un consorzio finanziario e ferroviario delle nazioni alleate. Se, come spero, i gruppi tedesco ed inglese ed italiano, riusciranno a formare consorzio cadrà definitivamente il monopolio francese e con esso gli interessi secondari della Credit-Anstalt e del Bleichroder; non si sostiene Bleichroder contro l'interesse comune ma ripeto che la sua comunicazione alla Porta sulla Banca Ottomana a proposito dei nostri nazionali non pagati, non ha che relazione di coincidenza con tutto ciò (3).

340

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 2658 bis. Parigi, 20 ottobre 1888, ore 2,23 (4).

Sarei dolentissimo se V. E. potesse credere che io non mi sia presa abbastanza a cuore la vertenza tunisina (5). In tre lunghissime conversazioni ho tutto tentato per far piegare il signor Goblet, non esitando a minacciare rap

presaglie sia sopra gli istituti francesi in Italia, sia sulla giurisdizione nella Reggenza ma io aveva dinanzi a me un ministro irritatissimo, cavilloso, ferito dall'affare di Massaua, offeso dall'azione nostra a Costantinopoli, eccitato dagli uffici del ministero e da altre influenze e non potei espormi ad inasprirlo ancora di più ed a rompere addirittura ogni trattativa [sia] perché V. E. sempre dichiarò di volere un componimento amichevole sia perché finora il conte Mtinster ebbe soltanto l'incarico di raccomandare un componimento simile. In confidenza mi disse che non credeva il principe di Bismarck disposto di andare in questa questione agli estremi se qui si resistesse. Mi sembra dunque buon consiglio di non avanzarci di fatto fino ad un tal punto che poi si potesse attribuire la parte che già troppo qui gli si presta di moderatore di supposte nostre velleità bellicose. L'inaspettato voto che per qualche tempo consolidò Goblet ed i suoi colleghi per ora, contrariamente alle previsioni di Lavigerle, il loro coraggio [sic]; nondimeno senza avere ceduto un punto, senza avere fatto sperare che mai i decreti potranno da noi essere ammessi ho intanto già fatto indietreggiare Goblet fino alla dichiarazione che essi non saranno applicati alle nostre scuole ed associazioni ora esistenti in Tunisia se noi non lo vogliamo. Il passo indietro cui bisogna ancora costringerlo è dunque grandemente lungo e per indurvelo pregai ieri sera Mtinster di parlarne anche dal suo lato quanto più energicamente le sue istruzioni lo permetteranno per far cedere interamente Goblet. Ho pocanzi ricevuto visita del signor Flourens già ministro degli Esteri e che ci diventa un utile ausiliario perché nella discussione del bilancio degli Esteri si appresta ad attaccare la politica di Goblet verso noi. Vidi con soddisfazione che la presente discussione con noi lo interessa molto e gliene additai i pericoli.

(l) -Il telegramma reca l'annotazione «répétitlon »; infatti era già stato inviato 11 18 ottobre ma era giunto indecifrabUe. (2) -Risponde al n. 328, nota l, p. 193. (3) -Con T. 2811 del lo novembre Blanc aggiungeva «Quello che doveva essere inchiesta deve divenire ora studio sui nostri interessi, sulla presa di possesso, cui la Germania procede con passi da gigante, dell'egemonia economica in Oriente». (4) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (5) -Risponde al n. 335.
341

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA (l)

T. S. N. Roma, 21 ottobre 1888, ore 12,45.

In verità il signor Goblet vuoi ripetere la favola del lupo e dell'agnello, ed io non intendo prestarmi a far la parte dell'agnello. Noi reclamiamo contro i decreti beilicali del 15 settembre dai quali siamo stati offesi e si vorrebbe dare a credere che il nostro reclamo sia una provocazione. II provocatore è colui che ci ha offesi, e noi siamo i provocati. La nostra posizione in Tunisia è singolare, e nessuna Potenza d'Europa si trova colà nelle nostre condizioni. Nessuna Potenza vi ha scuole e nessuna Potenza ha nella Reggen

za una colonia popolosa come la nostra ed alla cui educazione ed al cui insegnamento bisogna provvedere. Se le altre Potenze accettano i decreti beilicali e non reclamano contro, nulla danno alla Francia perché nessun loro diritto viene offeso. Per le medesime non sarebbe che una questione di principio. Volendo dar prova di moderazione, dissi a Bismarck ch'io non tenevo alla pubblicazione di un decreto che revochi quello del 15 settembre. A me basta che il sig. Massicault dichiari al console Berio che le nuove disposizioni legislative non saranno applicabili alle nostre scuole ed alle nostre associazioni in Tunisia e che nel fatto non verranno applicate. In questi sensi ha dovuto essere telegrafato al conte Mtinster e ve ne informo perché sappiate essere nostre e non di Berlino le proposte concilianti per la soluzione della questione. Sappiate intanto, e ciò confidenzialmente, che cinque giorni addietro fu telegrafato da codesta nunziatura al Vaticano che Goblet era perplesso sul partito a prendere e che era disposto a dar ragione all'Italia. Vorrebbe però salva la sua dignità. Ora io non tengo alla forma, ma alla sostanza, e la soluzione da me proposta, ed appoggiata dalla Germania converrebbe alle due parti. In tale stato di cose, dipende dal contegno di codesta ambasciata d'ottenere giustizia.

(l) Ed., con varianti, In CRISPI, Polittca estera, clt., p. 288.

342

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. 1815. Roma, 21 ottobre 1888, ore 16,30.

Voglia dire al conte di Bismarck che, nella questione dei decreti tunisini, insisto nella proposta di soluzione che gli spiegai ed alla quale egli consenti. A noi basta ottenere ·dal governo francese la dichiarazione che i decreti non ci sono applicabili e non ci saranno applicati. Ma tale soluzione ci è necessaria: è per noi questione vitale. Ella può, in appoggio al nostro buon diritto, invocare il parere del Foreign Office sottomesso ai consulenti della Corona inglese. Il Foreign Office, da quanto mi viene telegrafato da Londra (1), opina: l" che la Francia non ha diritto di fare emanare ora dal bey un decreto che questi. non avrebbe avuto il diritto di emanare prima dell'occupazione francese; 2° che, consentendo all'abolizione delle capitolazioni in ciò che concerne l'amministrazione della giustizia, in seguito all'istituzione dei tribunali francesi, l'Inghilterra non concesse alla Francia alcun potere in ciò che riguarda le scuole inglesi. Ignoro ciò che farà lord Salisbury; ma se l'ambasciata germanica a Londra saprà far pressione sull'animo di Sua Signoria, sono sicuro che si associerà a noi per indurre Goblet a migliori consigli.

(l) T. 2661 del 21 ottobre, non pubblicato.

343

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2692. Parigi, 22 ottobre 1888, ore 19,50 (per. ore 6 del 23).

Prima di ricevere il telegramma di V. E. di ieri notte (1), conte Miinster mi aveva informato del risultato della conversazione di V. E. con il conte di Bismarck rispetto al decreto sulla ispezione alle scuole ed alle associazioni tunisine. Quest'oggi mi recai presso il signor Goblet per partecipargli la proposta conciliante di V. E. chiedendo se l'accettava. Goblet mi rispose di aver dato sue istruzioni al signor Massicault per trattare con il signor Berio e non intendeva perciò trattare con me. Io gli risposi che non era questione di trattative ma di rispondere semplicemente al mio quesito. Ad ogni modo gli domandai di conoscere almeno le istruzioni date al signor Massicault. Goblet mi disse allora che nulla sarebbe mutato alle cose esistenti e che il decreto non sarebbe applicato alle nostre scuole ed associazioni esistenti se non con il consenso del nostro rappresentante, al che io risposi che non si trattava soltanto delle presenti e che il R. governo non acconsentirebbe a che il decreto colpisse le istituzioni future. Pregai Goblet di ben considerare le conseguenze di un conflitto qualora il R. governo rifiutasse, in tal caso, di permettere le ispezioni. Goblet si mantenne ostinato nella sua prima risposta senza nonostante accettare alcuna osservazione interpretando a suo modo e il nostro trattato e il protocollo del 25 gennaio 1884, il di cui secondo articolo [è] abbastanza esplicito. Non potei trattenermi di dirgli che trattandosi di un decreto che muta sostanzialmente le condizioni della colonia europea più antica e più numerosa di Tunisia sarebbe stato opportuno di presentire in proposito l'opinione dell'Italia che conta numerosi nazionali suoi in Tunisia, mentre la Francia non ne ha che tremila. Al che Goblet rispose: «ma noi abbiamo le nostre truppe che proteggono anche i vostri interessi italiani»; al che andai sulle furie dicendogli che sapevamo come le truppe francesi erano entrate in Tunisia, e che l'Italia non aveva bisogno della protezione della Francia; era buona a proteggersi da sé, come si era protetta prima dell'entrata dei francesi in Tunisia, della quale non avemmo mai a lagnarci: l'Italia d'altronde ha diritto di essere rispettata, il che non si sente abbastanza in Francia. Nel metter fine a quella. spiacevole conversazione con un uomo impetuoso e cavilloso, io gli posi l'ultimatum conciliativo indicato da V. E. Egli non l'accettò e mi ritirai !asciandogli la responsabilità di tutte le conseguenze del suo rifiuto. Si vede che egli vuole lasciare la porta aperta a nuove gherminelle, quando verrà il momento di creare nuove istituzioni italiane in Tunisia. Mi pare che a Berio si potrebbe dare il mandato di mantenere ferma presso Massicault la proposta di V.E. Prima di recarmi da Goblet io avevo preso conoscenza dei suoi precedenti colloqui con Ressman, di cui ammiro la fermezza e la prudenza per aver potuto per tanto tempo sopportare i ragionamenti del suo interlocutore (2).

(l) -Cfr. n. 341. (2) -Questo telegramma fu comunicato per conoscenza alle ambasciate a Berlino, Londra e Vienna con T. 1831 del 23 ottobre.
344

IL CARDINALE HOHENLOHE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

L. PERSONALE. Villa d'Este, 22 ottobre 1888.

Ho sempre desiderato la durevole amicizia tra le due nazioni italiana ed alemanna, come quelle che più intelligenti e forti formassero garanzia contro la barbarie in Europa. Il modo sublime come è stato ricevuto l'Imperatore Guglielmo, è un nuovo fortissimo cemento per quest'amicizia, e ciò è merito di V. E. Mi rallegro dunque secolei di vero cuore.

345

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 1830. Roma, 23 ottobre 1888, ore 15,55.

Ho motivo di credere che negli affari del Marocco si sia segretamente stabilito fra Spagna e Francia un componimento. Cerchi conoscere se tale sospetto sia pure sorto nel Foreign Office e quali disposizioni esso abbia preso al riguardo, desiderando noi di procedere in tale affare di pieno accordo coll'Inghilterra ( 2) .

346

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1833. Roma, 23 ottobre 1888, ore 18.

Approvo la condotta di V. E. (3). La questione dei recenti decreti beilicali non può essere risoluta che a Parigi e nessuna istruzione ho dato a Berio perché la tratti a Tunisi. Sola istruzione che ebbe quel R. console generale fu di dichiarare a Massicault che noi non potevamo accettare tali decreti nulli ai nostri occhi e ciò affinché dal nostro silenzio non tragga egli poi argomento per rin

racciarci un implicito assentimento. Il signor Goblet essendosi rifiutato di trattare con V. E. e limitandosi agli istituti esistenti la sua dichiarazione che i decreti non saranno eseguiti, ha dato prova di non apprezzare la moderazione con cui ci siamo condotti in questo affare che dovrebbe egli pure aver interesse di definire amichevolmente. Se mai V. E. ritorna domani da Goblet voglia, dopo di essersi inteso con Mtinster, fare un ultimo tentativo di conciliazione. Qualora questo fallisse provvederemo sul da fare. Soggiungo confidenzialmente che io non posso se non lodarmi del contegno prudente e conciliante del commendator Ressman (1).

(l) -Da ACS, Carte Crispi. (2) -Per la risposta cfr. n. 356. (3) -Cfr. n. 343.
347

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1702. Berlino, 23 ottobre 1888, ore 18,23 (per. ore 20).

Segretario di Stato non ricevè corpo diplomatico: oggi potei vedere Holstein che regge tuttora dipartimento imperiale degli Esteri e gli esposi i vari argomenti fornitimi da V. E. coi telegrammi di questi giorni relativamente alla vertenza per le scuole di Tunisi rimettendogli inoltre promemoria circa la comunicazione che V. E. mi ha incaricato di fare al conte di Bismarck (2). Holstein mi ha detto che nell'atteggiamento ora preso dal Gabinetto inglese scorgeva il risultato dell'azione già esercitata da quello di Berlino nei giorni scorsi allorché lord Salisbury si mostrava vivamente preoccupato delle conseguenze cui poteva condurre il dissidio. Egli vedeva un ottimo sintomo nel fatto che ora il governo britannico si dà pensiero per le proprie scuole maltesi nella reggenza. Il Gabinetto imperiale continuerà a mantenere quello di Londra sulla stessa via, ma dal suo canto è d'avviso che nell'interesse della pace debba evitarsi tutto ciò che può rappresentare pel governo francese una umiliazione esplicita; persuasa che l'Italia è nel suo buon diritto e convinta dell'importanza degli :interessi di cui il governo del Re propugna la difesa, la Germania trova però che allo stato attuale delle cose e date le condizioni del governo francese, l'Italia potrebbe acconciarsi ad una soluzione meramente pratica della questione; essa dovrebbe limitarsi a conseguire una tacita rinuncia all'applicazione dei decreti tunisini alle scuole ed associazioni italiane riservandosi di segnalare eventualmente e contestare ogni atto che implicasse violazione di quella rinunzia. L'Inghilterra d'altronde, cosi soggiungeva il barone Holstein, non si vorrà mai indurre a seguire in tale questione l'Italia sopra un terreno diverso, ed è, concludeva egli, di sommo interesse che i due Stati procedano anche su questo punto d'accordo.

(l) -Questo telegramma fu comunicato alle ambasciate a Berlino, Londra e Vlenna con T. 1834 pari data. (2) -Cfr. n. 342.
348

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, RIVA, A LONDRA, CATALANI, E A VIENNA, AVARNA

T. S.N. Roma, 23 ottobre 1888, ore 18,30.

Faccio seguito al mio telegramma di oggi sui decreti tunisini (1). Desidero che ella, intrattenendosi con codesto signor ministro degli Affari Esteri, voglia far rilevare lo spirito di conciliazione onde fummo e siamo animati (spirito che lo stesso conte di Bismarck ha già personalmente riconosciuto) nonché la mala volontà mostrata dal governo francese. Faccia bene osservare come si tratti per noi di questione vitale, sulla quale non possiamo cedere. La cagione principale dell'irritazione della Francia è la nostra alleanza colla Germania. Non potendo la !Francia attaccarci in Paese, ci attacca fuori. Essa cerca ogni occas.ione per metterei al bivo, cedendo, di umiliarci o reagendo di farci credere provocatori. Se le Potenze alleate non hanno interessi diretti in Tunisia, ne hanno però di indiretti, imperocché qualunque atto della Francia contro noi non può che ripercuotersi sugli alleati medesimi. Non dovendo noi abbandonare la questione tunisina, è del loro interesse che non ne usciamo diminuiti. È evidente che ove le continue provocazioni ci costringessero ad agire sarebbe tanta minor forza che noi potremmo porre a disposizione della alleanza.

349

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2703. Tunisi, 23 ottobre 1888, ore 21,35 (per. ore 6 del 24).

Je reçois à l'instant note très calme convenable ministre des Affaires Etrangères à propos décrets instruction, association. Il parle gouvernement protectorat et conteste que traité tunisien et protòcole contient dispositions pour que gouvernement Bey puisse se désintéresser écoles et associations. A cet effet invoque art. 15 et 18 traité; prétend que protectorat donne droit inséparable prévention acceptée par France comme garantie dette et maintien corps d'occupation, s'appuye sur convention 8 juin 83, par laquelle Bey confie réforme à faire France, ajoute que décrets récents sont suite naturelle cette réforme comme autres décrets précédents, qui jusqu'à présent n'ont pas soulevé difficultés, dispositions ordre public sanctionnées ne portent pas atteinte situation acquise, consacrent existence établissements italiens sans gener leur développement ultérieur ni tutelle et protection que consulat revendique légitimement sur eux; parle nos entretiens et répète décrets seraient exécutés esprit modé

ration; suffira déclaration aux italiens pour ouvrir écoles; inspection ne porterait que sur moralité, hygiène et écoles italiennes seront représentées conseil instruction. Envoie par poste texte et j'attends les instructions de V. E. télégraphe. Réserve écrire à ce sujet (l).

(l) Cfr. n. 343, nota 2.

350

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 1567/129. Londra, 23 ottobre 1888 (per. il 31).

L'E. V. avrà senza dubbio notato che la stampa inglese la quale, per talune settimane, si era alquanto sviata dai retti giudizi che porta abitualmente sulle cose nostre, ha riconosciuto l'errore in cui era caduta e ne ha fatto ammenda. La visita dell'Imperatore di Germania in Roma, l'accoglienza che vi ha ricevuta, lo scopo della triplice alleanza, gli astii ed i rancori della Francia sono ora considerati dalla stampa inglese nel loro vero aspetto.

«La visita dell'Imperatore di Germania, dice il Times del 20 corrente, ha dimostrato non solo l'amicizia dei due governi, ma dei due popoli. I giornali francesi la considerano come una sfida del signor Crispi alla Francia ma è chiaro che essa non ebbe mai l'indole di sfida. Essa è però un freno alle vaghe ed insane speranze di quei francesi che sognano una rivincita sulla Germania e guardano con occhio di gelosia la potenza marittima degli italiani. I francesi non hanno saputo trattenersi dal sollevare inutili controversie agli italiani e d'insultarli nei loro giornali.

Lo scopo dell'alleanza fra l'Italia e la Germania è la pace, ma una pace in cui si riconoscano i diritti delle due nazioni, si tenga conto dei loro interessi, si rispetti la loro dignità. Questa alleanza è necessaria finché la Francia continui ad essere artefice di disturbi in Europa».

Lo Standard di oggi riferisce talune parole circa l'Italia che i giornali affermano essere state pronunziate dal signor Flourens. Lo Standard le commenta nel modo seguente:

«Il signor Flourens col suo acume caratteristico riconosce francamente e pienamente la forza della posizione che l'Italia ha presa nel sistema europeo. L'Italia è corteggiata da un intiero circolo di Potenze. Ciò non soltanto perché il Re Umberto si appoggia con fiducia sui Sovrani di Germania e d'AustriaUngheria e che essi, a lor volta, lo riconoscono come il Re d'una nazione la cui accessione all'alleanza delle Potenze centrali rende questa ultima inespugnabile, ma perché il Re d'Italia può contare sui buoni uffici dell'Inghilterra in qualsiasi faccenda che involga l'equilibrio delle forze nel Mediterraneo. Il signor Flourens avrebbe potuto aggiungere che tutti gli amici della pace sono necessariamente amici dell'Italia. È certamente poco prudente per la Francia sollevare gratuite ed irritanti dispute con una vicina il cui potere di rappresaglia è così ben noto.

17-Docnmcnti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

Sia nelle cose di Massaua, sia in quelle di Tunisi, sia nell'esercizio di un protettorato italiano nelle stazioni del mar Rosso, la Francia farebbe bene, nelle sue relazioni colla Corte di Roma, di atteggiarsi ad un portamento dignitoso e conciliante».

Da ultimo, sarebbe ardua faccenda ripetere tutte le lodi prodigate dai giornali inglesi all'esercito ed alla marina italiani. Esse si possono riepilogare in questa semplice sentenza dello Standard del 19 corrente: «Una nazione che possiede un esercito ed una marina come quelli dell'Italia è degna di essere l'alleata di qualsiasi altra nazione al mondo».

(l) Questo telegramma fu comunicato all'ambasciata a Parigi con T. 1844 del 25 ottobre.

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L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2716. Parigi, 24 ottobre 1888 (per. stesso giorno) (1).

La mia conversazione di oggi con Goblet fu assai meno tempestosa della precedente. Esposi a Goblet il contenuto dell'ultimo telegramma (2). Dichiarai in modo esplicito che il governo del Re non riconosce il nuovo decreto del Bey sulle scuole ed associazioni e che in conseguenza il R. console generale a Tunisi dovrà dichiarare al signor Massicault che esso non è applicabile alle nostre istituzioni né presenti né future. Feci notare a Goblet la moderazione di V. E. che non chiedeva il ritiro del decreto ma solo che il residente francese prendesse atto della nostra dichiarazione. Goblet volle rinnovare le sue argomentazioni e ripetette quanto aveva detto precedentemente, che cioè il decreto non sarebbe applicato alle istituzioni attuali; ma io non lo seguii su questo terreno e gli feci osservare che il Bey con quel decreto aveva proceduto ad un atto che il Sultano suo Sovrano non avrebbe osato fare nell'Impero ottomano ed al quale i francesi stessi si sarebbero opposti. Goblet sempre mantenendo la sua opinione mostrò però una tendenza più conciliante. I tre ambasciatori di Germania, Inghilterra ed Italia si trovarono oggi uniti al ministero degli Affari Esteri. Il conte Munster col quale io aveva avuto iersera un colloquio a tale riguardo e che mi aveva preceduto da Goblet lo aveva già esortato alla conciliazione nel senso proposto da V.E. lord Lytton divide perfettamente la nostra opinione e disse non essere esatto, come lo asseriva Goblet, che Salisbury accettasse il decreto, ma che la questione era stata sottoposta ai giureconsulti della Corona. Io spiegai ai miei colleghi le gravi conseguenze che troverebbe l'accettazione di quel principio inaugurato dalla Francia d'immischiarsi nella amministrazione degli istituti fondati sotto la garanzia delle capitolazioni nei paesi musulmani e io credo che lord Lytton, il quale dopo di me doveva vedere Goblet gli avrà parlato in quel senso. Benché Goblet non abbia accettato per ora la proposta di

V. -E. mi parve alquanto scosso e sarà forse convinto che per uscire dal mal passo in cui si è posto, il meglio per lui sarà di arrendersi quando Berio avrà fatto a Massicault una dichiarazione conforme alle istruzioni di V. E.
(l) -Manca l'indicazione delle ore di partenza e di arrivo. (2) -Cfr. n. 346.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 2731. Londra, 26 ottobre 1888, ore 4,20 (per. ore 9,50).

J'ai rédigé un mémoire sur les télégrammes de V. E. sur le différend avec. la France relativement aux décrets tunisiens et j'en ai donné lecture aujourd'hui à Salisbury. Malgré mes instances il m'a dit qu'il n'est pas à meme de se prononcer sur l'aspect légal de la question mais il avait déjà donné son avis sur le point de vue politique, en effet il avait fait savoir à Goblet que les décrets de Tunis étaient un acte insensé et inopportun (1). Sa Seigneurie a répété ces mots à plusieurs réprises. J'ai taché de l'amener à prendre part directament dans la question puisque les décrets préjugeaient aussi les droits et les intérets de l'Angleterre. II m'a répondu que bien que les sujets anglais avaient des écoles en Tunisie, le gouvernement n'avait pas reçu de plainte et il ne pouvait pas justifier son intervention à l'appui. Très reconnaissant a V. E. si elle pouvait me faire savoir au plus tòt si quelque sujet anglais résidant à Tunis a adressé ou aurait l'intention d'adresser des plaintes à Salisbury à ce sujet (2).

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L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2738. Vienna, 26 ottobre 1888, ore 18,25 (per. ore 20,30).

II conte Kalnoky non ha potuto che oggi appena darmi udienza. Ne profittai per intrattenerlo dell'oggetto dei tre telegrammi di V. E. in data 23 corrente, relativi ai recenti decreti tunisini (3), appiicandomi specialmente a fare rilevare al ministro imperiale degli Affari Esteri, giusta le istruzioni di lei, i vari punti indicati nell'ultimo di detti telegrammi. II conte Kalnoky mi disse che era lieto di riconoscere la moderazione dimostrata dall'E. V. in questa que

stione, ma che sarebbe invero dolentissimo se le cose, inasprendosi maggiormente, avessero dovuto condurre ad un conflitto fra l'Italia e la Francia, conflitto che sperava però non avrebbe avuto luogo, perché non credeva che la Francia avesse intenzione di venire a tale punto. S. E. proseguì dicendomi che l'Austria, quantunque non avesse interessi diretti nella questione, ne aveva certamente degli indiretti e principalissimo quello che la pace non fosse turbata e l'Italia sua alleata non fosse implicata in un conflitto. Il conte Kalnoky aggiunse che la Francia avendo ammesso che i decreti non fossero applicabili alle scuole ed associazioni esistenti sembravagli che il pericolo di un conflitto non fosse imminente. Replicai che l'Italia non poteva accettare questa limitazione dei suoi diritti, basati sui trattati e sulle capitolazioni e che quindi essa non poteva consentire a che i decreti colpissero le istituzioni future. S. E. mi rispose che era ben !ungi dal non riconoscere il buon diritto dell'Italia, ma che, siccome i decreti non dovevano essere applicati che in avvenire egli sperava che ulteriori negoziati avrebbero potuto condurre ad una soddisfacente soluzione; del resto egli mi disse sapere da notizie pervenutegli da Berlino, che da colà si era raccomandata la moderazione a Parigi; perciò egli aveva fiducia che la Francia avrebbe cercato di evitare qualsiasi conflitto.

(l) -L'opinione di Sallsbury «dal punto di vista politico» fu comunicata da Crispi alle ambasciate a Berlino, Parigi e Vienna con T. 1851 dello stesso 26 ottobre. (2) -Catalani diceva le stesse cose nel R. confidenziale 1598/143 del 27 ottobre, non pubblicato, aggiungendo di aver ritenuto opportuno dare notizia confidenziale ad Hatzfeldt delle parole di Salisbury. (3) -Cfr. nn. 343, nota 2, 346, nota l, p. 203 e 348.
354

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERIO (l)

T. 1850. Roma, 26 ottobre 1888, ore 19,15 (2).

Arguments contenus note Massicault (3) sans valeur. Tunisie est pour nous pays à capitulations parce que soumis à Puissance musulmane et en vertu du droit incontesté dont Italie a joui depuis temps immémorable. Ce droit est rappelé par article premier du traité en vigueur avec Bey et fut reconnu par France dans protocole 25 janvier 84. Selon capitulations tout ce qui concerne vie intellectuelle, morale, juridique colonie italienne est soustrait autorité du gouvernement beylical. Articles 15 et 18 sont erronément invoqués parce que relatifs actes de la vie matérielle et économique et ne sauraient étre appliqués à écoles ou associations non industrielles, de plus ils constituent une exception et en droit exception n'admet pas interprétation extensive. Quant à convention 8 juin 83 entre Tunisie et France évidemment elle ne pourrait altérer stipulations entre Bey et tierces Puissances. Elle est en outre antérieure à protocole 25 janvier 84. La France a expressément stipulé que toute immunité, avantages, garanties accordées par capitulations, usages et traités resteraient en vigueur. En d'autres mots, le Bey avant le protectorat n'aurait pas eu le droit d'émettre décrets pas plus que Turquie l'aurait pour ce qui concerne Empire ottoman et

si Turquie le faisait France s'y opposerait, or protectorat ne saurait modifier état juridique existant vis-à-vis tiers: 1° parce que établi sans leur consentement; 2° parce que nos droits, immunités, avantages nous ont été reconnus et garantis par Puissance protectrice elle méme. Le Bey se trouve vis-à-vis France dans des conditions de vassalage telles que nous ne pourrions pas employer envers lui tous moyens qui nous seraient consentis envers un Souverain indépendant. En outre décrets ayant été rédigés à Paris et seulement pro forma revétus de signature du Bey une solution doit étre concordée à Paris. Veuillez donc vous borner à déclarer que selon gouvernement italien et pour les raisons susdites les décrets ne sont pas appliquables et ne devront pas étre appliqués à nos instituts et associations présentes ou futures et demandez que de cette déclaration acte formel nous soit donné. Si le ministre résident s'y refuse, vous pouvez déclarer que toute discussion ultérieure vous est interdite.

(l) -Ed. in italiano in CRISPI, Politica estera, cit., pp. 292-293. (2) -Il testo del telegramma era stato inviato da Crispi da Napoli al Ministero per la trasmissione con T. 2727 del 25 ottobre. (3) -Cfr. n. 349.
355

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 1856. Roma, 27 ottobre 1888, ore 0,50.

Ho telegrafato al R. console generale a Tunisi quanto segue: (1). Voglia far valere questi stessi argomenti presso Goblet concludendo che per le ragioni addotte i decreti non sono applicabili e non dovranno essere applicati ai nostri istituti e associazioni presenti e future in Tunisia (2).

356

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1596/141. Londra, 27 ottobre 1888 (per. il 6 novembre).

Col telegramma del 23 corrente (3) l'E.V. mi palesò il sospetto che, nelle cose del Marocco, si fosse segretamente stabilito un accordo fra la Francia e la Spagna. Partecipai il 25 corrente la sostanza di quel telegramma a lord Salisbury. Sua Signoria mi rispose che non si trattava di sospetto ma di certezza, poiché un accordo segreto era stato conchiuso fra la Francia e la Spagna, appena il signor Moret aveva lasciato il portafoglio degli Affari Esteri. Soggiunse che aveva atteso l'occasione di una mia visita per avvertire di ciò l'E. V.

Avendo chiesto a lord Salisbury se avesse contezza del tenore dell'accordo, mi rispose che finora i suoi tentativi per averne, erano stati infruttuosi; ed egli pregava l'E. V. di tentare, da parte sua, di ottenerne qualche notizia. Era oltremodo importante appurare di che si trattasse.

Pregai allora Sua Signoria di dirmi quali fossero i suoi divisamenti per attraversare quell'accordo. Mi rispose che, per il momento, non eravi nulla da fare. Siccome però, secondo ogni probabilità, l'accordo doveva essere stipulato in modo da avere effetto al momento della morte del Sultano, vi sarebbe tempo ad opportuni consigli, poiché, da quanto si poteva prevedere, « il Sultano vivrebbe ancora parecchi mesi~

Sua Signoria conchiuse colle parole seguenti che ripeto quasi testualmente: « Se l'accordo ha per iscopo la partizione del Marocco fra la Francia e la Spagna, l'impresa non sarà agevole, poiché quelle due Potenze si troveranno di fronte l'Inghilterra e l'Italia ».

Ebbi l'onore di partecipare ciò che precede all'E. V. col telegramma del 25 corrente (1).

(l) -Cfr. n. 354. (2) -Menabrea rispose con T. 2756 dello stesso 27 ottobre, non pubblicato, di aver fatto a Goblet la dichiarazione prescritta e aggiunse: «EgU mi ha risposto che ne prendeva atto, ma dichiarando che manteneva la sua interpretazione precedente. EgU non aveva ancora ricevuto Informazione della comunicazione del R. console generale a Massicault ». (3) -Cfr. n. 345.
357

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S.N. Londra, 28 ottobre 1888, ore 0,18 (per. ore 10).

Je viens de lire minute du télégramme que Salisbury a envoyé à son consul au Zanzibar après la conversation que j'ai eu avant-hier avec lui. Sa Seigneurie informe le consul qu'il a lu les instructions données par Mackinnon à Mackenzie, lui confirme les ordres qu'il lui avait donnés il y a quelques mols et tout en le laissant juge de l'opportunité d'agir lui fait comprendre qu'il verralt avec satisfaction que l'arrangement désiré par l'Italie se fit sans délai. Il est plus que jamais nécessaire que nous restions pour le moment à Moxambique et prie V. E. de me télégraphier pour me rassurer à cet égard (2).

358

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTERO DEGLI ESTERI

T. 2762. Napoli, 28 ottobre 1888, ore 10,40 (per. ore 12,40).

Telegramma spedito ore 10 all'ambasciata di Sua Maestà a Parigi: «Presi gli ordini di Sua Maestà prego V. E. di voler far sapere al governo francese il

nostro gradimento per la scelta del signor Mariani, quale ambasciatore di Francia a Roma. Ella deve però soggiungere che questo gradimento si collega con la convinzione che il governo della Repubblica toglierà da Roma il signor Gérard, il quale ebbe già l'arte di rendere impossibile il conte de Moiiy: la permanenza di costui a Roma, ove i suoi intrighi sono noti a tutti, basterebbe d'altronde a paralizzare l'opera di conciliazione a cui fidiamo che il nuovo ambasciatore vorrà accingersi».

(l) -Non pubblicato. (2) -Crispi rispose con T. dello stesso 28 ottobre, non pubhUcato, dando assicurazioni e raccomandando che la questione fosse condotta celermente.
359

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2778 (1). Terapia, 29 ottobre 1888, ore 19,10 (per. ore 19,35).

La convenzione di Suez (2) è stata firmata oggi da tutti i plenipotenziari senza alcuna allusione a questione d'interpretazione; può darsi che la Porta vi alluda ancora in una circolare. In tal caso le ratifiche sarebbero compromesse.

360

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. RISERVATO S. N. (3). Napoli, 30 ottobre 1888, ore 18,45.

Nell'ultimo colloquio in Roma con S. E. il conte Bismarck si discorse della condotta equivoca tenuta in questi ultimi tempi dal ministero spagnolo. Si ricordò come siasi diviso da noi nella quistione delle missioni cattoliche in Cina, e come contraddicendo il suo precedente avviso abbia parteggiato per la Francia nell'argomento delle capitolazioni in Massaua.

Ora abbiamo cagione di credere, ed un dispaccio da Londra (4) ci conforta nella nostra opinione, che il Vega de Armijo abbia stipulato un trattato segreto con Cambon per la ripartizione del Marocco tra la Spagna e la Francia. Questo trattato violerebbe gl'impegni assunti dalla Spagna 1'8 maggio 1887 con l'Italia, l'Austria-Ungheria e la Germania.

Il malvolere del ministro spagnuolo verso di noi e in favore della Francia si è inoltre manifestato il 27 corrente in occasione dell'abbordaggio del «Sud America», il capitano marittimo di Cadice avendo illegalmente annullato l'istruttoria seguita a Las Palmas (5).

(-4) Cfr. n. 356.
(l) -Ed., éon varianti, ln LV 62, p. 67. (2) -Ibid., pp. 68-71; Trattati e Convenzioni del Regno d'Italia, vol. 11, Roma, 1889, pp. 342-349. (3) -Minuta autografa. (5) -Per la risposta cfr. n. 362.
361

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI. ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA

T. RISERVATO SEGRETO S. N. (1). Napoli, 30 ottobre 1888, ore 21,20.

Abbiamo ragione di credere che il signor Vega de Armijo abbia stipulato con Cambon un trattato segreto per la ripartizione del Marocco tra la Francia e la Spagna. Mi conforta in questa opinione un dispaccio da Londra (2) donde appare che il governo inglese sospetta l'esistenza del trattato medesimo.

L'atto della Spagna violerebbe gl'impegni da essa medesima assunti con l'Italia, con la Germania e con l'Austria-Ungheria 1'8 maggio 1887. Parmi che pur si accenni ad un mutamento dello statu quo nel Mediterraneo previsto nell'accordo a tre il 16 dicembre 1887.

Richiamerete su ciò l'attenzione del conte Kalnoky, affinché faccia anche egli un'inchiesta per indagare se il fatto sia vero (3).

362

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S.N. Berlino, 31 ottobre 1888, ore 18,13 (per. ore 19,15).

Il Gabinetto imperiale non ha diretta notizia di una stipulazione segreta tra la Spagna e la Francia per la spartizione del Marocco (4). Ha però motivo di ritenere che il Gabinetto di Madrid si trova completamente nell'orbita di attrazione francese. Da recentissimo rapporto dell'ambasciatore imperiale a Madrid risulta che il conte di Benomar propenso agli accordi colla Germania riceverà un'altra destinazione (5). Il Gabinetto di Berlino è d'avviso che il miglior partito a seguire sia quello di non occuparsi più oltre della Spagna e di lasciare che essa se la sbrighi da sola colla Francia. Notizie qui pervenute dall'Algeria fanno supporre imminente una spedizione francese verso l'oasi di Figuig. Ad Orano se ne parla come di cosa sicura. Ciò potrebbe essere un principio di esecuzione del trattato segreto fra Spagna e Francia.

(l) -Minuta autografa. (2) -Cfr. n. 356. (3) -Per la risposta cfr. n. 365. (4) -Cfr. n. 360. (5) -Cfr. il seguente passo di un telegramma del lo novembre, inviato da Damlani a Crispi a Napoli: «Quanto alla nomina del francofilo Albareda a Roma che si collegherebbe col richiamo del germanofilo Benomar da Berlino, sarebbe forse utile poterla scongiurare. >>.
363

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Parigi, 31 ottobre 1888.

Ebbi quest'oggi lunga discussione col signor Goblet intorno al signor Mariani. nuovo ambasciatore francese proposto ed al signor Gérard. Io dissi che in generale il R. governo accetterebbe il rappresentante francese che verrebbe prescelto da quello della repubblica purché venisse in Italia con istruzioni e modi concilianti; che il signor Mariani non era conosciuto personalmente da

V. E. e che ella desiderava qualche ragguaglio positivo intorno a lui. In quanto al signor Gérard, valendomi in parte del testo stesso del telegramma di V. E. (l) soggiunsi che questo gradimento si collegherebbe colla convinzione che il governo della repubblica toglierà da Roma il signor Gérard il quale ebbe già l'arte di rendere impossibile il conte di Motiy. La permanenza di costui a Roma ove i suoi intrighi sono noti basterebbe a paralizzare l'opera di conciliazione che si aspetta dal nuovo ambasciatore il quale non potrebbe ricevere dal signor Gérard che un falso indirizzo.

Sul primo punto, quello cioè della personalità del signor Mariani, il signor Goblet mi disse queste proprie parole che raccolsi sotto il suo dettame: «Egli non aveva pensato a rimuovere il signor Motiy che nel pensiero che un uomo nuovo avrebbe potuto facilmente ottenere un addolcimento ne' nostri rapporti e se io scelsi il signor Mariani ciò è perché sarà a questo sentimento che il nuovo ambasciatore dovrà ispirarsi». In quanto al signor Gérard il signor Goblet se la prese alquanto vivamente dicendo che gli si faceva violenza col chiedere il richiamo di quel funzionario come condizione sine qua non. Mi studiai di calmarlo procurando di persuaderlo che interpretava male le parole di V. E. le quali non erano che l'espressione della convinzione in cui era V. E., che nell'interesse dei rapporti fra i due Paesi era indispensabile che il signor Gérard fosse tolto da Roma. Gli chiesi se poteva darmi una risposta esplicita a quel riguardo; mi rispose che ci avrebbe pensato. La burrasca essendosi pacata alquanto, io dissi al signor Goblet che sarei passato a riprendere la sua risposta; allora mi lasciò dicendomi che V. E. doveva avere fiducia in lui. Donde conchiudo che il signor Gérard sarà richiamato se V. E. accetta il signor Mariani delle di cui qualità come ambasciatore egli assume tutta la responsabilità.

In questo stato di cose malgrado i connotati non intieramente rassicuranti rispetto al signor Mariani, mi sembra che lo si potrebbe accettare. Imperocché col rifiutarlo, oltreché si urterebbe il presidente del Consiglio, si correrebbe rischio di avere per ambasciatore di Francia a Roma il signor Barrère che ambisce quel posto, ma esso benché di molto e risvegliato ingegno è pericoloso assai per la sua nota prepotenza, il suo chauvinisme, ed i suoi precedenti, poiché fu implicato nei fatti della Comune di Parigi.

(l) Cfr. n. 358.

364

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATISSIMO 556/350. Terapia, 31 ottobre 1888 (per. il 7 novembre).

Il signor Vulkovich, tornato qui da Sofia, disse al mio collega d'Inghilterra ed a me, e non dissimulò le stesse impressioni al barone di Calice, che in occasione dei passi confidenziali fatti dal suo governo presso le Potenze amiche per conoscerne le disposizioni verso lo stato di cose pericoloso che esiste in Macedonia, si era almeno raggiunto il risultato di accertare che la politica delle autonomie adottata dall'Inghilterra e dall'Italia non è intesa nello stesso modo dall'Austria, la quale disconosce la causa bulgara in Macedonia, e vuole estendere colà non solo, ma anche nello Stato bulgaro, l'egemonia acquistata sulla Serbia.

Non omisi di replicare al signor Vulkovich che il suo governo non poteva commettere più grave errore che prendere iniziative od assumere responsabilità per quel che possa succedere in Macedonia.

Debbo a quel proposito notare confidenzialmente che fra i motivi che ebbe il mio collega d'Inghilterra di ritenere che le istruzioni del barone di Calice non. fossero ora le stesse dell'anno scorso, vi fu l'osservazione di quest'ultimo che ci eravamo posti d'accordo soltanto sulle autonomie legalmente esistenti. Locché fu considerato da sir W. White come un ritorno puro e semplice al programma russo.

Dal linguaggio del signor di Radowitz ritengo che egli non farà più nessuna allusione, nei colloquii confidenziali coi colleghi amici, ad un'eventuale dimostrazione o azione comune di questi ultimi in Oriente, che l'esperienza, dopo varii conati, dimostrò impossibile a concertare.

Anzi quest'ambasciata d'Austria sembra considerata dalla Porta come garante che neppure per interessi speciali alcuno degli alleati non userà qualsiasi procedimento che possa apparire diretto a far pressione sul governo e sulle autorità ottomane.

Sulle cagioni di una situazione in cui l'affermazione pacifica degl'interessi comuni degli alleati in Turchia sembra sospesa, lasciandosi che i destini dell'Oriente si sciolgano dagl'Imperi vicini nell'occasione di un gran conflitto occidentale, strane ipotesi si fanno da taluno dei miei colleghi, supponendosi che l'Austria-Ungheria, non avendo consentito a certe condizioni delicate, cui la Germania subordinava l'effettuazione delle aspirazioni austriache verso la Polonia, avrebbe accennato a velleità di ritornare al programma dell'estensione della propria esclusiva influenza verso l'Egeo.

Mentre il problema diplomatico in Oriente rimane qui, malgrado i concerti dell'anno scorso, più lontano che mai da un avviamento soddisfacente, invece dal lato economico si sta preparando una soluzione che avrà risultati più effettivi delle combinazioni diplomatiche tentate. Il capitale germanico nel fare alla Turchia un imprestito dopo il quale non le rimarranno più guarentigie da impegnare, nell'impadronirsi delle ferrovie asiatiche col Kaulla e forse, tra breve, delle ferrovie europee col Bleichrbder, e nel disporsi ad afferrare tutte le concessioni disponibili, dalle miniere di carbone di Eraclea fino alle linee ferroviarie turche verso la Grecia, vincerà forse con mezzi nuovi le impotenti arti diplomatiche, assicurando la propria preponderanza in Oriente.

365

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Vienna, 1° novembre 1888, ore 17,35 (per. ore 19,45).

Secondo le istruzioni dell'E. V. ho chiamato oggi l'attenzione del conte Kalnoky sul contenuto del telegramma di lei del 30 ottobre (l) relativo ad un trattato segreto stipulato tra Vega de Armijo e Cambon, per la ripartizione del Marocco tra la Francia e la Spagna. Il conte Kalnoky mi disse che non aveva avuto .finora da alcuna parte indizio veruno al riguardo che potesse confermare la cosa. Soggiunse che dubitava che il fatto fosse vero, ma, malgrado le difficoltà di una simile inchiesta, egli avrebbe avuto cura, dal suo lato, d'indagare se la cosa realmente esistesse.

366

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. (2). Berlino, 1° novembre 1888, ore 18,15.

Fui chiamato or ora al dipartimento imperiale degli Affari Esteri, dove il facente funzione di sottosegretario di Stato mi ha partecipato ufficialmente che il cancelliere in seguito a rapporto ricevuto recentemente dall'ambasciata di Germania a Madrid si è dichiarato insoddisfatto dell'atteggiamento preso dal Gabinetto spagnuolo e ha dato ordine di fare in proposito speciali comunicazioni ai 'Gabinetti di Roma e di Londra. Il principe di Bismarck vuol far conoscere che la Germania non tiene più conto della Spagna, la quale manifestamente ha fatto una evoluzione verso la Francia. Il signor Vega de Armijo dichiarò all'ambasciatore imperiale che la Spagna non potea seguire una politica che avesse l'aspetto d'essere rivolta contro la Francia. Dopo avermi detto ciò, il barone di Holstein soggiungeva a titolo confidenziale, ma esprimendo il desiderio ch'io chiamassi prontamente l'attenzione di V. E. sopra la sua comunicazione, che il

Gabinetto di Berlino sta ora esaminando se non sia il caso di non accettare il cambiamento di ambasciatore progettato dalla Spagna. Sebbene esso sappia che il conte Rascon non rappresenta idee molto diverse da quelle del conte di Benomar, cui verrebbe a succedere, pure teme che l'oggetto finale del cambiamento sia quello di mandare a Roma l'attuale ambasciatore a Parigi Albareda, del quale sono conosciuti i sentimenti oltremodo francesi. Mi confidò pure il barone di Holstein che qui si sta inoltre studiando in qual forma si debba mostrare al Gabinetto di Madrid la freddezza che si è meritata col suo contegno, se cioè si abbia a dare per istruzione all'ambasciatore imperiale di astenersi dal visitare il ministro degli Affari Esteri, oppure se non convenga meglio accordargli un congedo (1).

(l) -Cfr. n. 361. (2) -Questo telegramma fu comunicato da Crispl all'ambasciata a Londra con T. confidenziale s.n. del 2 novembre.
367

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Berlino, 2 novembre 1888, ore 15,15.

Il principe di Bismarck si è pronunciato sulla questione del tramutamento di ambasciatore da parte della Spagna, decidendo che si abbia a lasciar fare da quel governo ciò che gli aggrada e si risponda semplicemente con l'indifferenza al cambiamento di fronte politico operato ora dal signor Vega de Armijo. Il cancelliere vede in questo cambiamento la riprova del giudizio da lui emesso riguardo alla Spagna fin da quando trattavasi dell'adesione di essa alla politica delle Potenze centrali. Queste notizie mi vennero poc'anzi fornite dal barone di Holstein a complemento della comunicazione di cui resi conto a V. E. col mio telegramma di ieri sera (2).

368

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. RISERVATO S. N. Roma, 2 novembre 1888, ore 17,30.

R. ambasciata a Vienna mi telegrafa quanto segue: (3). Sembra che a Vienna poco s'interessino degli affari del Marocco e dei presunti accordi segreti tra Francia e Spagna. Desidererei conoscere come sia giudicata costì tale noncuranza e se qualche comunicazione in proposito sia stata fatta al Gabinetto austro-ungarico (4).

(-3) Cfr. n. 365.
(1) -Con T. del 2 novembre Crlspi comunicò a Riva che Vega de Armljo aveva confermato la nomina di Albareda a Roma e che egli aveva risposto che era stupito che tale nomina fosse stata fatta prima d"aver ottenuto il gradimento che avrebbe potuto incontrare qualche difficoltà. (2) -Cfr. n. 366. (4) -Per la risposta cfr. n. 374.
369

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. S. N. Roma, 2 novembre 1888, ore 1R,54.

Abbiamo notizie di buona fonte di preparativi militari in Algeria che sarebbero diretti contro il Marocco e più specialmente contro Sidi Figuig. Se ne parla in Orano come di cosa combinata ed a Berlino si ritiene che questa possa essere una prima conseguenza del trattato segreto recentemente concluso fra la Spagna e la Francia (1). Nulla di più probabile che, dopo i suoi recenti scacchi in Massaua e Tunisi, il Gabinetto francese voglia tentare un colpo che faccia buon effetto in Francia e rialzi il suo prestigio all'estero. Ciò essendo, e considerando l'esistenza dei nostri accordi con l'Inghilterra e con la Spagna stessa per l'equilibrio Mediterraneo, la prego di sentire da Salisbury ciò che egli si proponga di fare. Non vogliamo, questa volta, prender noi un'iniziativa perché non ci si possa rimproverare di farci provocatori; ma se l'Inghilterra crede di prendere una risoluzione ce la comunichi e noi la seguiremo fedelmente. Salisbury deve considerare che l'Inghilterra è più vicina al Marocco di quel che siano le coste di Sardegna o di Sicilia, e che l'Inghilterra non ha nulla a guadagnare e molto da perdere da un'occupazione europea dell'Impero sceriffiano. Circa il contegno attivo che intende prendere la Germania mi riferisco ad altro telegramma che segue (2), osservando che mi sembrerebbe desiderabile un accordo positivo fra noi, la Germania e l'Inghilterra (3).

370

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. PERSONALE S. N. Roma, 2 novembre 1888, ore 19.

Per lei sola. È esatto che il conte di Bismarck, parlandomi della necessità di reprimere la tratta sulle coste dello Zanzibar, mi accennava il progetto di un blocco da stabilirsi dalla Germania coll'Inghilterra su quelle coste. E avendomi lo stesso conte fatto capire che amerebbe vedere anche noi associati in questa opera umanitaria, dissi di non avere difficoltà a prendervi parte (4). Oltre che per le ragioni della civiltà, ho così risposto perché essendo già stati

i due governi germanico ed inglese poco proclivi ad una nostra espansione nello Zanzibar, mi premeva e mi preme di creare un nuovo titolo per una nostra vicina o lontana ingerenza negli affari di quella regione. La presente comunicazione, ripeto, è per lei sola ma le potrà servire di norma nei suoi colloqui con lord Salisbury. Soggiungerò, ad ogni buon fine, che nell'accordo che possa essere negoziato tra l'Inghilterra e la Germania per la tratta e gli affari dello Zanzibar, non domando di entrare, ma desidero di essere chiamato.

(l) -Cfr. n. 362. (2) -Cfr. n. 366, nota 2. (3) -Il telegramma fu comunicato in pari data all'ambasciata a Berlino con la seguente aggiunta: «_voglia dire a cod~sto ~inistro deg_li Esteri come noi riteniamo che ogni indugio sarebbe pencoloso e come no1 cred1amo che b1sogna risolversi subito ad una azione comune per prevenire un'occupazione del Marocco, poiché, questa avvenuta, non vi si potrebbe più riparare che con una guerra. Soggiunga che senza pressione, il Gabinetto di Londra s'indurrebbe difficilmente ad agire con noi e che siffatta pressione non può farla che Berlino». Per le rispostecfr. nn. 373 e 378. (4) -La notizia era stata data da Catalani con T. 2843 pari data, non pubblicato.
371

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A SOFIA, GERBAIX DE SONNAZ

D. 35518/120. Roma, 2 novembre 1888.

Risposta a suo rapporto del 15 corrente n. 530/296 (1), relativo alla questione macedone.

Approvo pienamente l'appoggio dalla S. V. dato nel colloquio che mi riferisce aver avuto coi signori Stransky e Givkov, ai passi fatti dal suo collega d'Austria-Ungheria presso il governo principesco a fine di persuaderlo a non suscitare la questione della Macedonia.

Ed esorto la S. V. a non stancarsi dal dare a codesto governo consigli di prudenza e di moderazione (2).

372

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 2068/959. Parigi, 2 novembre 1888 (per. il 6).

Allorché pochi giorni or sono io ebbi l'onore di presentare al presidente della Repubblica la lettera colla quale S. M. il Re gli partecipava il matrimonio di S.A.R. il duca di Aosta con S.A.r. la principessa Letizia Napoleone, il signor Carnot volle trattenermi assai più a lungo del solito in simile visita. Egli spontaneamente mi espresse il suo vivo desiderio di vedere dissipate le nuvole che oscurano le nostre relazioni e ristabiliti i buoni rapporti tra i nostri due paesi. Io gli risposi che tale anche era il nostro desiderio e che il R. governo aveva sempre dato prova del suo ben volere a quel riguardo, mentre non si poteva dire altrettanto di quello della Repubblica che ci si era mostrato

Cll Non pubblicato.

estremamente ostile nelle quistioni economiche collo stabilire contro i nostri prodotti speciali tariffe aventi un carattere proibitivo, mentre per altre parti i nostri operai, che col loro lavoro hanno tanto beneficato la Francia, sono maltrattati, espulsi e costretti ad abbandonare questo paese per portare altrove la loro intelligente attività. Ci rimproverano, dissi al signor Carnot, di avere denunziato il trattato di commercio del 1881 e di non avere presentato alcuna proposta accettabile per rinnovarlo. Ma a ciò si risponde che la Francia volle sempre prendere per base il trattato del 1881 che dai nostri economisti è considerato come avendo paralizzato lo svolgimento nostro economico stornando le nostre popolazioni dalle industrie naturali al paese e dai perfezionamenti dei prodotti agricoli stessi, come i vini fra altri, per !asciarne alla Francia il monopolio. Per altra parte abbiamo la prova che il governo francese non è propenso a farci delle concessioni, poiché si è sentito il ministro signor Viette, in un discorso pubblico, dichiararsi del tutto contrario ai trattati; in un'altra occasione un altro ministro applaudiva alle parole di un oratore che vagheggiava l'innalzamento di una muraglia della Cina contro l'Italia. Ma malgrado queste opinioni eccessive, dissi io, siamo sempre disposti a concretare se non un trattato almeno un modus vivendi che renda più facili le nostre relazioni colla Francia, giusta le idee ch'ella mi esprimeva verbalmente in un colloquio che io ebbi non ha guarì in Torino con lei. A queste mie osservazioni il signor Carnot mi rispondeva ch'egli personalmente propendeva alla libertà degli scambi, che su quel punto non divideva l'opinione di quei ministri che sotto l'impressione di influenze locali propendono per il protezionismo ad oltranza, almeno per certi prodotti; ma che tale non poteva essere il pensiero dominante del governo. Poi il signor presidente soggiunse: «la causa principale dei malumori che si manifestano contro l'Italia sta nell'alleanza che essa ha contratto col nostro più pericoloso avversario ». Al che io risposi che la Francia stessa è causa di questa alleanza la quale per parte nostra non ha che un carattere difensivo contro certe tendenze della Francia dove si vede tuttora di mal occhio l'unità della nostra nazione che ogni giorno più si rinvigorisce; l'alleanza diventò poi inevitabile dal protettorato violentemente imposto dalla Francia alla Tunisia, a quel paese dove i nostri nazionali trovavano uno sfogo per le loro industrie ed avevano creato una numerosa colonia tanto più gelosa della sua indipendenza che si trova a poche ore di distanza dalle provincie dell'Italia meridionale che tanto contribuiscono al suo svolgimento. Ricordai al signor Carnot che all'epoca del congresso di Berlino la Tunisia era stata prima offerta a noi che abbiamo rifiutato il pericoloso dono affine di non inimicarci la Francia che quando risolse di prenderne possesso ben sapeva che feriva l'Italia al cuore; ma la Francia non se ne curò e ci considerò come quantità trascurabile, mentre sentiamo che abbiamo diritto a maggiori riguardi. Per altra parte gli eccitamenti della stampa per una riscossa che si voleva estendere anche per castigare l'ingrata Italia, giusta il solito epiteto che le è attribuito, gli armamenti minacciosi della Francia, i campi trincerati, le fortezze di cui sono gremite le sue frontiere contro di noi, davano anche da pensare ai casi nostri, per cui fummo spinti da un doppio sentimento, uno, di conservare la pace se possibile ed in caso contrario di premunirei contro le possibili aggressioni, ciò ci ha indotti a stringere quella alleanza di preservazione anzi

ché di ostilità. Soggiunsi che la Francia deve persuadersi che nessuna Potenza meno che l'Italia ha contro di essa intenzioni aggressive. Siamo i primi a desiderare la conservazione di una Francia grande e forte nell'interesse stesso delle altre nazioni. Essa ha tutti gli elementi di una vita rigogliosa e felice, basta che cessi d'inquietare i suoi vicini, rinunziando a quella egemonia militare che ebbe sotto Luigi XIV e sotto Napoleone I, ma che le costò assai; essa così collocata nel centro dell'Europa potrà aspirare ad una egemonia assai più desiderabile, quella dello spirito, dell'arte, della civilizzazione, ritornando ai suoi antichi sentimenti ospitali che fecero considerare la Francia come una patria universale. Allora essa non avrà che amici che le porteranno i loro tesori ed i loro sentimenti di affetto. Al che il presidente mi rispose che la Francia non aspirava di certo ad una egemonia militare, ma semplicemente alla pace con tutti.

Queste cose furono dette da ambo le parti con animo pacato come da due persone che fanno la diagnosi del male che le opprime entrambe; così lasciai il presidente nei migliori termini persuaso che egli desidera sinceramente che cessi la tensione esistente fra i nostri due paesi.

Ora questo è anche il sentimento di coloro che governano? Io lo crederei, ma essi sono oppressi dalle passioni che loro si agitano attorno e dalle ambizioni che cercano di carpire il potere. Questo è tratto fatalmente verso uno spiccato radicalismo, mentre il presidente Carnot cerca di resistervi. Intanto la costituzione attuale è minacciata nella sua essenza dal ministero stesso e dall'altra parte dal Boulangismo che fa innegabili progressi. Non è che il generale Boulanger rappresenti una idea ordinatrice determinata, ma agli occhi delle masse egli è l'uomo che deve fare sgomberare e nettare il posto per dare luogo ad un nuovo ordine di cose ancora ignoto. Occorre notare che si compie tosto il ventennario ciclo politico francese che da un secolo si termina con una rivoluzione. Cosa sarà quello che sorgerà? Nessuno lo potrebbe dire, vi ha però una cosa che colpisce, ed è il progresso delle idee socialiste ancora mal definite ed incoerenti, ma che avranno molta influenza nel futuro ordine di cose. Intanto gli armamenti continuano con una vertiginosa attività. Il signor de Freycinet in sua qualità di abilissimo ingegnere prepara le armi e gli apparecchi di ogni sorta tanto per l'attacco che per la difesa. Si fa grande assegnamento sulle nuove armi e materie esplosive. Queste, mi diceva un ufficiale tedesco molto a giorno di quanto si fa, sono giunte ad un tal grado di perfezione che danno molto da pensare. Fra un anno al più, appunto durante l'esposizione universale che deve essere il giubileo dello spirito di pace e di fraternità dei popoli, la Francia sarà armata da capo a piedi, pronta a sfidare le altre nazioni. Il signor Goblet è vero, in un recente discorso, predicava modestamente la pace, ma quel generale che si suppone il più intelligente ed il più ardito fra tutti, il generale Miribel, nel prendere possesso· del suo comando alla frontiera tedesca, esordiva con un discorso significativo e provocatore assai. Sotto tutte queste preoccupazioni sta di guardia la speculazione che cerca la via più proficua per essa facendo propendere la bilancia verso la pace o verso la guerra. Epperciò poiché non si può per ora nulla prevedere di positivo sull'avvenire, è d'uopo tenersi pronti a tutte le eventualità. Estote parati.

(2) Cfr. i seguenti passi del R. 550/309 di Sonnaz del 22 ottobre: «Dai varU colloquU che ho avuto dopo il mio ritorno a Sofia coi ministri, coi colleghi e cogli uomini politici bulgari, mi sono convinto che l pericoli di una vera rivoluzione in Macedonia furono più serii di quello che si è generalmente creduto... Quello che poi raffrenò di più il Gabinetto principesco furono in ultimo i consigli che il R. rappresentante diede in conformità delle istruzioni che V. E. si era degnata d'impartirgli nell'udienza di Torino. Il signor Stambuloff ed i suoi colleghi si convinsero che i consigli dell'Italia, come al solito, erano assolutamente disinteressati ed inspirati da una parte dal desiderio di pace che è fondamento della politica delle Potenze centrali, dall'altra dalla simpatia che essa nutre verso la giovane nazione bulgara ».

373

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Berlino, 3 novembre 1888, ore 19,13 (per. ore 20,20).

Feci poc'anzi una comunicazione preliminare al facente funzioni di sottosegretario di Stato circa il contenuto del telegramma di V. E. (l) sul da farsi a proposito dei preparativi militari della Francia contro il Marocco ed esposi i concetti indicatimi dalla E. V. sulla necessità di una pronta azione comune e di una pressione del Gabinetto di Berlino su quello di Londra, affinché quest'ultimo s'induca ad agire con noi. Il barone di Holstein ricevette la mia comunicazione ad referendum.

374

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2926. Berlino, 3 novembre 1888, ore 19,13 (per. ore 20,50).

Nessuna comunicazione venne fatta dal Gabinetto imperiale a quello di Vienna a proposito dei progetti ispano-francesi sul Marocco (2). Il governo imperiale indifferente per se stesso agli affari del Marocco comprende che anche il governo austro-ungarico non se ne preoccupi gran fatto. Da ultime notizie mandate dall'ambasciatore di Germania a Madrid, risulta che il signor Vega de Armijo gli parlò egli stesso delle voci che correvano d!i un accordo segreto concluso fra lui e l'ambasciatore di Francia e gli disse che non avevano alcun fondamento. Ministro di Stato spagnuolo soggiungeva che voleva chiedere all'ambasciatore di Francia in qual modo siffatte voci avevano potuto essere poste in giro; queste informazioni mi furono date or ora dal facente funzione di sottosegretario di Stato.

375

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERlO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2927. Tunisi, 3 novembre 1888 (per. stesso giorno) (3).

Ministre probablement content finir question écoles si consulat s'engage participer gouvernement création écoles nouvelles, ou changement; s'il s'en

18-· Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

gage. déférer demande gouvernement pour fermeture cas épidémie; si lui soumettra statistique annuelle écoles; si permettra que délégué résidence puisse entrer dans écoles camme visiteur accompagné consul après demande. J'ai pris ad referendum (1).

(l) -Cfr. n. 369, nota 3. (2) -Cfr. n. 368. (3) -Manca l'indicazione delle ore di partenza e di arrivo.
376

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERlO (2)

T. 2032. Roma, 4 novembre 1888, ore 18,15.

Vous ne vous étes pas conformé a mes instructions du 26 octobre (3). D'après celles-ci vous deviez demander que le gouvernement du Bey prit acte formellement de notre déclaration que les décrets tunisiens ne sont pas applicables et ne seront pas appliqués à nos institutions et associations présentes et futures. Si le gouvernement du Bey se refusait à prendre acte de cette déclaration, vous deviez déclarer que toute discussion ultérieure vous était interdite. Vous auriez donc du décliner de recevoir, méme ad referendum, les nouvelles propositions de M. Massicault. Le gouvernement du Roi a une position inexpugnable en droit et veut s'y maintenir. Dites à M. Massicault que vous avez outrepassé vos pouvoirs en acceptant ad referendum les propositions qu'il vous a faites et que votre gouvernement a refusé de les examiner. Le gouvernement du Bey ne peut que nous donner acte de notre déclaration. S'il s'y refuse c'est à Paris que nous entendons porter le débat (4).

377

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2980. Parigi, 6 novembre 1888, ore 11,58 (per. ore 16,20).

Avendo ricevuto telegramma di V. E. in data di ieri (5) mi recai tosto dal signor Goblet per partecipargli che il R. governo gradiva Mariani come ambasciatore di Francia a Roma; gli dissi che ella nell'invito fattole dal signor

Goblet di avere fiducia in lui (l) ravvisava promessa che quel gradimento avrà conseguenza richiamo Gérard il più presto possibile. Goblet si mostrò soddisfatto assai per il consenso dato, non disconosceva necessità allontanare Gérard, ma lasciò vedere desiderio non si supponesse che il richiamo di quel diplomatico gli fosse stato imposto; però egli m'incaricava di far sapere a V. E. che Gérard non rimarrebbe a Roma che quel tanto strettamente necessario per mettere il nuovo ambasciatore al corrente affari pendenti, poscia Gérard sarebbe invitato continuare congedo di cui godeva quando fu chiamato surrogare de Mouy. Goblet soggiunse che dopo V. E. può fidarsi in lui perché sia data a Gérard altra destinazione.

(l) -Per la risposta di Crispi cfr. n. 376. (2) -Ed. in italiano in CRISPI, Politica estera, cit., p. 294. (3) -Cfr. n. 354. (4) -Con T. 2078 dell'8 novembre Crispi aggiunse « Je crains que vous n'ayez pas complètement saisi l'importance des propositions que Massicault vous a faites et dont l'acceptation équivaudrait à reconnaitre décrets beylicaux ». (5) -Non pubblicato.
378

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S. N. Londra, 6 novembre 1888, ore 15,09 (per. ore 19).

Partecipai a Salisbury la sostanza del telegramma dell'E. V. circa il Marocco (2). Sua Signoria mi disse che aveva avuto poco prima una conversazione coll'ambasciatore di Germania, il quale gli aveva esposto gli stessi fatti e le stesse considerazioni. Era però da notare che l'Inghilterra non aveva alcuna certezza ma solo gravi sospetti dell'esistenza dell'accordo segreto fra la Francia e la Spagna. Tale cosa lo rendeva perplesso. Sua Signoria credeva suo dovere, prima di pigliare sì importante risoluzione, di cercare di chiarire la faccenda con opportune investigazioni. Gli chiesi quali investigazioni voleva fare. iSalisbury mi rispose che era deciso rivolgersi oggi stesso a Waddington. Feci notare a Sua Signoria che Waddington non si lascerebbe cogliere alla sprovveduta e che poteva del resto ignorare l'accordo. Replicò che ne farebbe chiedere a Goblet e dal tenore della risposta giudicherebbe se dovesse quindi indirizzarsi alla Spagna. Questi tentativi erano necessari. e parimenti faceva mestieri avere più precisi ragguagli da Tangeri prima di fare alcuna rimostranza alla Francia circa Figuig. A tale proposito mi avvertì confidenzialmente che al postutto non darebbe grandissima importanza ad una annessione francese di quell'oasi, ed alle mie ripetute osservazioni rispose che il possesso di Figuig non disturberebbe l'equilibrio del Mediterraneo. «Ciò che importa all'Inghilterra ed all'Italia, disse, è che il litorale del Marocco non cambi possessore ed io so un mezzo per impedirlo cioè rinforzare i bastioni ed aumentare gli armamenti di Gibilterra ». In conclusione Salisbury come fa per ogni nuovo progetto, non accettò né respinse i suggerimenti dell'E. V. La sua decisione dipenderà dall'insistenza della Germania e dalla condizione dei partiti parlamentari circa i quali non è del tutto scevro d'inquietudini.

(l) -Cfr. n. 363. (2) -Cfr. n. 369.
379

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 3004 bis. Londra, 7 novembre 1888, ore 12,32 (1).

In risposta alle mie pratiche circa il progetto di Blanc d'istituire un'inchiesta sulla Banca Ottomana Salisbury mi scrive ciò che segue: «Il governo inglese sarà lietissimo di pigliare parte a qualsiasi inchiesta che il Sultano desiderasse instituire sulla condotta della Banca Ottomana, ma crede che imprendere una tale inchiesta senza il consenso del Sultano sarebbe incompatibile col rispetto che la Gran Bretagna ha sempre dimostrato per l'indipendenza del governo ottomano ». L'ambasciatore di Germania, cui Salisbury aveva dato notificazione del suo pensiero, mi manifestò il parere personale che sarebbe opportuno di favorire istituzione di una nuova Banca a Costantinopoli con capitali italiani e tedeschi.

380

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S.N. Berlino, 7 novembre 1888, ore 17,32.

Hatzfeldt venne ragguagliato di quanto V. E. telegrafò il 2 novembre a questa ambasciata (2) come pure della comunicazione da lei fatta al conte Solms relativa ad un accordo da stabilirsi in presenza dei preparativi militari della Francia contro il Marocco. L'ambasciatore di Germania a Londra fu autorizzato a farne parola a lord Salisbury per scandagliarne le intenzioni. Intanto il conte di Bismarck osservava che la Germania non era direttamente interessata nella questione; al che risposi rammentando programma politico circa equilibrio Mediterraneo. Qualora si minacciasse turbarlo nuovamente a danno nostro, non potremmo rimanere inerti ed una guerra ne scaturirebbe senza fallo. Il caso è d'altronde previsto nel nostro trattato di alleanza. Importa dunque alla Germania ed a noi, come all'Inghilterra, di premunirei contro ogni sorpresa. A tale scopo una pressione da Berlino su Londra è indicata. Il segretario di Stato mi ha detto che prima di prendere un partito su ciò occorreva aspettare rapporti Hatzfeldt circa disposizioni governo inglese.

(l) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo, (2) -Cfr. n. 368 e n. 369, nota 3.
381

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 2999 Berlino, 7 novembre 1888, ore 17,32 (per. ore 19,50).

Relativamente ai recenti decreti tunisini segretario di Stato mi disse che, secondo impressioni raccolte a Parigi dal conte Munster, questione sembra aver perduto carattere acuto. Ambasciatore partirà settimana prossima per ritornare sua residenza. Egli ha ricevuto istruzioni di adoperarsi nuovamente presso il governo della Repubblica affinché tale questione non sia rinfocata. Conviene pure a noi di tirare le cose in lungo salvo ritornare sull'argomento se la Francia, dopo avere rinunziato ad esercitare controllo sulle scuole ed istituzioni italiane già esistenti, volesse attribuirsi di fatto una sorveglianza sopra nuovi istituti che fossero da noi creati in seguito nella Reggenza. Se non dovesse riuscire possibile evitare tosto o tardi guerra colla Francia importa sia prodotta da motivo più ovvio a colpire e trascinare sentimento popolare che non lo sia un dissidio sulle scuole.

382

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI

T. CONFIDENZIALE 2072. Roma, 7 novembre 1888, ore 19,35.

Ella ha già ricevuto il mio dispaccio da Napoli, 30 ottobre (1). I suoi colleghi di Germania e di Austria-Ungheria sono muniti di identico documento. La autorizzo a fare a codesto ministro degli Affari Esteri la comunicazione prescrittale. Non occorre che da parte dei tre rappresentanti tale comunicazione sia simultanea. È però necessario che nel farla essi vadano d'accordo. Voglia dunque mettersi in relazione a questo proposito coi detti suoi colleghi.

2Z5

(l) Il dispaccio confidenziale 35234/77, che trattava dell'eventuale successione al trono d! Romania e dell'agitazione agraria !n quel Paese, era allegato ad una lettera confidenziale pari data. Del dispaccio si pubbl!cano ! passi seguenti: « L'àge de Leurs Majestés le Ro! et la Re!ne permet, !l est vra!, d'espérer encore que leur un!on sous tous !es égards si parfa!te, pu!sse étre bén!e de la na!ssance d'un f!ls. Mais on n'env!sage pas sans !nqu!étude la poss!bil!té du contra!re, et !l faut reconnaitre que l'absence d'un hér!t!er au t!tre const!tue pourla Rouman!e non seulement un malheur dynastique, mais auss! un pér!l nat!onal... Ce qu'!lfaut, d'après nos conv!ct!ons, c'est que le jour, que nous espérons élo!gné, où le tròne de Rouman!e dev!endra vacant, !es yeux de la nat!on se portent d'eux-memes sur un prince dés!gné à l'avance pour en diriger !es dest!nées ». Per calmare l'agitazione agraria !l dispaccio suggerivache !l governo romeno distribuisse una parte delle terre deman!al! alle popolazioni rural! piùbisognose.

383

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3016. Parigi, 8 novembre 1888, ore 15,37 (per. ore 17,50).

Al ricevimento di ieri consegnai al signor Goblet nota relativa all'accordo relativo ai passaporti dei missionari italiani in Cina. Goblet prendendo atto verbalmente di quella nota, si limitò a dirmi che non sapeva come il governo cinese potrebbe conciliare questo nuovo accordo col trattato concluso colla Francia che affida a questa la protezione dei cattolici nel Celeste Impero. Ambasciata di Germania ha mandato al signor Goblet nota simile alla nostra. Spedisco rapporto.

384

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 2088. Roma, 9 novembre 1888, ore 11,30.

Nell'udienza di ieri l'altro, il signor Gérard mi parlò di due piccole questioni: 1°) di certe formalità richieste dalle nostre autorità sanitarie per i medici di bordo ed il giornale sanitario delle navi francesi che imbarcano emigranti nei porti del regno; 2°) di diritti di faro supplementari agli attuali che le Repubbliche del Rio della Plata si propongono di stabilire. Sulla prima questione dissi che avrei provveduto conformemente al desiderio del governo francese; sulla seconda, dichiarai che avrei studiato la questione e che sarei lieto di procedere in essa d'accordo con la Francia. Il signor Gérard entrò quindi in discorso sul signor Mariani, di cui vantò la competenza e l'animo conciliante. Risposi che ove il nuovo ambasciatore venisse in Roma con intendimenti favorevoli, farei il possibile per procedere con lui d'accordo sulle questioni che interessano i due paesi. Avendo il Gérard chiesto se potev(l. far conoscere queste mie espressioni al suo governo, consentii, soggiungendo che nulla avrei chiesto di meglio, essendo mio desiderio dissipare i malintesi che turbano i rapporti fra i due paesi. Di ciò do conoscenza a V. E. per opportuna sua norma.

385

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. (1). Londra, 10 novembre 1888, ore 1,25.

Informai Salisbury del telegramma spedito a Mackinnon dal console inglese a Zanzibar (2). Sua Signoria mi disse: «constato con rincrescimento che né l'Italia né la Germania hanno voluto mai ascoltare le mie parole circa: Zanzibar, credono trattare con un sovrano europeo mentre il Sultano è un selvaggio orgoglioso come tutti i selvaggi che si può più facilmente deporre che far piegare. Appoggio vivamente il consiglio del console. Non appena relazioni amichevoli saranno ristabilite fra l'Italia e Zanzibar sarà agevole effettuare progetto Mackinnon l). L'E. V. giudicherà se non convenga incaricare Salisbury di farci ottenere riparazione che il Sultano è pronto a concedere, Sua Signoria essendosi, mesi sono, più volte offerto a tale scopo (3).

386

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. s. N. Roma, 10 novembre 1888, ore 18,30.

La riparazione morale all'Italia era già stata ammessa dal Sultano di Zanzibar: stava a noi determinare la data alla quale si sarebbe effettuata. Tardammo perché prima lord Salisbury direttamente impegnandosi, poi Mackinnon pregandoci di allontanare le navi, ci fecero supporre che la riparazione materiale avrebbe preceduto, come desideravamo, la riparazione morale anche perché avvenuta la riconciliazione sarebbe stato più difficile ricorrere a pressioni per ottenere soddisfacimento materiale. In ogni modo, noti bene e faccia notare che in tutto ciò abbiamo proceduto, come speriamo poter sempre procedere, con uno spirito di deferenza estrema per lord Salisbury. Ringrazi Sua Signoria delle nuove offerte che essa ci fa e che noi, come le altre, accettiamo, e gli dica che contiamo oramai sul suo appoggio perché venga evitato o tolto ogni ostacolo da parte del console inglese alla riparazione morale che lord Salisbury considera oggimai come prima condizione alla definizione dell'intera vertenza. Si compiaccia adoperarsi che istruzioni precise siano date in tal senso al predetto console.

(l) -Ea., con varianti, in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 164. (2) -Con T. del 6 novembre Catalani aveva comunicato: «Mackinnon m'informa che 11 console inglese a zanzibar gli telegrafa essere desideroso di appoggiare le sue domande ma credere necessario anzitutto ristabilire amichevolmente le relazioni fra l'Italia ed 11 Sultano. Parmi che ciò si debba ascrivere a poco buon animo per parte del console che SaUsbury si ostina a lasciare gtudice del momento di agire». (3) -Per la risposta cfr. n. 386.
387

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, DALLA VALLE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3053. Madrid, 10 novembre 1888, ore 21 (per. ore 6 dell' 11).

Vega de Armijo mi lesse testé telegramma col quale Rascon narrò in termini vivissimi suo ultimo colloquio con V. E. (1). S. E. si dimostrò irritatissimo dell'accusa di francofilo, e rispose a Rascon lagnandosi perché non lo aveva difeso da questa taccia. Disse che per piacere all'Italia nominò costà Del Mazo invece di Albareda; mandò istruzioni identiche alle italiane a Bogotà; notò, con ragione, che accomodamento favorevole affare Sud America, devesi a suo intervento presso suo collega Marina ecc. Risposi che conosceva... (2) ma che i fatti non vi corrispondevano pienamente. Soggiunsi che il linguaggio di V. E. avrà potuto essere risentito, ma non offensivo come Rascon pareva voler far credere. Vega de Armijo aspetta ansiosamente accettazione di Del Mazo (3).

388

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A SHANGHAI, DE LUCA

T. 2118. Roma, 11 novembre 1888, ore 17,30.

II semblerait que gouvernement français s'appuyant sur premier traité Tientsin veuille protester à Pekin contre accords conclus relativament aux missionnaires par Allemagne et Italie avec Chine. Veuillez vous mettre d'accord avec votre collègue d'Allemagne et déclarer en forme identique que le dit traité est nul pour les tierces Puissances là où il tendrait à infirmer leurs droits souverains inaliénables. Affirmez hautement notre parfaite entente avec gouvernement allemand (4).

(T. 3054 di Launay dello stesso 11 novembre, non pubblicato).

(l) -Non è stata trovata nessuna comunicazione a Madrid circa 11 colloquio Crlspi-Rascon. (2) -Oruppi indecifrati. (3) -Si pubblica qui la conclusione del R. riservato 682/328 con cui Dalla Valle riferiva più estesamente quanto detto nel presente telegramma: «E' mio convincimento intimo che il governospagnolo attuale, nonostante tutte le apparenze contrarle, non ha mutato, né muterà per ora. la sua politica internazionale; ove anche ciò volesse fare, la Regina Reggente vi si opporrebbe con tutte le sue forze. Vani rimarranno quindi molto probabllmente tutti gli sforzi della Francia per attirare la Spagna a sé, nonché quell1 dell'Inghilterra per allontanarla, per i suoi fini egoistici, dalle Potenze allePte. J -a Francia vuole la Spagna amica per meglio controbllanclare le forze del suoi avversarli; l'Inghilterra la vuole isolata per essere essa stessa più libera di agire a modo suo nel Marocco 11 giorno in cui le circostanze glielo permetteranno. Ond'è che 11 governo spagnuolo si incontra in condizioni uguali di colui che trovandosi sulla cima d'un piano molto inclinato vi si mantiene finché si appoggia ad un amico pietoso, ma scivola e precipita nell'abisso sottostante se l'amico lo abbandona. Così 11 governo spagnuolo si manterrà fedele ai suoi impegni finché le Potenze alleate gli stenderanno generosamente la mano, ma cederà forzatamente alle moine della Francia 11 giorno in cui verrà abbandonato a se stesso>>. (4) -Bismarck aveva ordinato al ministro tedesco a Shanghai di fare la stessa dichiarazione
389

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. s. N. Roma, 12 novembre 1888, ore 17.

Cecchi giunto stamattina Zanzibar. Occupasi ottenere promessa riparazione morale. Preghi codesto ministro Affari Esteri dare istruzioni suo console affinché riparazione sia tosto e solennemente accordata (1).

390

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3098. Berlino, 13 novembre 1888, ore 20 (per. ore 20,30).

Segretario di Stato cui feci istanza conforme al telegramma di V. E. di ieri sera (2) dissemi che dai suoi colloqui a Roma aveva riportato impressione molto gradita che il Cecchi richiamato da Zanzibar non doveva tornarvi, almeno fino che non cessassero i torbidi del Sultanato. Il conte di Bismarck non sa spiegarsi arrivo di quell'agente ed il vero scopo della sua venuta (3). S. E. ricordava che il Sultano mostravasi disposto ad accordare il maximum della soddisfazione morale e che fu il Cecchi che oltrepassando le sue istruzioni mescolò la questione di riparazione morale con quella territoriale mentre le due questioni dovevano rimanere distinte. Risposi che l'Italia trovandosi nel caso di chiedere essa pure direttamente o indirettamente assenso del Sultano per il blocco, importava che lo statu quo anteriore delle buone relazioni fosse ristabilito quanto prima. Segretario di Stato replicò che egli non era in grado d'impartire istruzioni da noi desiderate al console germanico che da parecchi mesi aveva già ricevuto direzione di agire presso il Sultano per comporre il dissidio senza però entrare nel merito della questione territoriale. Sarebbe sopratutto nelle condizioni presenti assai malagevole alla Germania di tornare sull'argomento. Se i primi negoziati fallirono la responsabilità sembra pesare sul Cecchi. Innanzi tutto converrebbe specificare di che si tratta ed in ogni caso che da noi si facciano passi a Londra affinché il governo inglese dia al suo agente a Zanzibar istruzioni di appoggiare il Cecchi. S. E. mi lasciò travedere che questi non gode la fiducia dei suoi colleghi britannico e germanico e manca della richiesta esperienza nel trattamento degli affari.

(l) -Per le risposte cfr nn. 390 e 393. (2) -Cfr. n. 389. (3) -Cfr. n. 395.
391

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Vienna, 13 novembre 1888, ore 21,55.

Nell'udienza d'oggi, il conte Kalnoky mi disse che gli indizi da lui raccolti finora gli permettevano di confermare il dubbio da lui emesso e da me riferito all'E. V. col mio telegramma riservato del 1° corrente (1), circa l'esistenza d'un trattato segreto che sarebbe stato stipulato tra il signor de la Vega de Armijo e il signor Cambon per la ripartizione del Marocco tra la Spagna e la Francia. S. E. aggiunse che gli risultava bensì che tanto a Berlino quanto a Londra si riteneva che l'intimità che si pretendeva ora esistere tra il Gabinetto di Madrid e quello di Parigi fosse per condurre a negoziati, ma non già che un trattato fosse stato stipulato per lo scopo sopra indicato. Malgrado tale pretesa intimità, confermata in certo modo dai cambiamenti degli ambasciatori a Roma ed a Berlino che avrebbero però avuto luogo, secondo quanto era stato riferito al ministro imperiale, per questioni del tutto personali, S. E. persi.steva a credere che il fatto non fosse vero ed era confortato in tale opinione dalle impressioni riferitegli al riguardo dall'ambasciatore d'Austria-Ungheria in Madrid. Del resto il conte Kalnoky aggiunse che egli non credeva che la Regina Reggente, il cui assenso sarebbe stato necessario in proposito, avrebbe mai acconsentito ad un trattato che avesse avuto per scopo un cambiamento dello statu quo nel Mediterraneo.

392

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI

T. 2143. Roma, 13 novembre 1888, ore 22,55.

Urge ottenere riparazione morale. Procuri averla quanto più solenne possibile, senza però insistere su particolari di pura forma. Nostra partecipazione al blocco richiede pronto ristabilimento amichevoli relazioni. Prima però accettare modalità telegrafi (2).

(l) -Cfr. n. 365. (2) -Le modalità furono comunicate da Cecchl con T. 3111 del 14 novembre, non pubblicato.
393

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. CONFIDENZIALE S. N. Londra, 14 novembre 1888, ore 5.

Salisbury mi ha detto che spedirà oggi stesso ordine preciso al suo console in Zanzibar affinché, in conformità desiderio dell'E.V., riparazione sia tosto accordata.

Mackinnon a cui ho partecipato ciò che precede telegrafa da parte sua al console generale che, essendo stato allontanato ogni ostacolo, ottenga concessione Kisimaio e tutti i porti settentrionali senza ulteriore indugio.

394

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Berlino, 14 novembre 1888, ore 15,58.

Seguito al mio telegramma del 7 novembre (2). Hatzfeldt trasmise rapporto sul colloquio che aveva istruzioni di procurarsi con Salisbury relativo al Marocco. Questi mostravasi assai impensierito del contegno della Spagna verso la Francia. Manca tuttora certezza di accordi segreti tra Madrid e Parigi per una ripartizione del Marocco. Qualora se ne verificasse l'esistenza il capo del Foreign Office non esitava a dichiarare che tale combinazione sarebbe inammissibile per l'Inghilterra. II conte di Bismarck stima non potere andare oltre nelle indagini sulla attitudine e le risoluzioni eventuali di quella Potenza. La sola apparenza di una pressione sarebbe forse interpretata a Londra come un calcolo della Germania per spingere governo inglese ad inimicarsi colla Francia e lo renderebbe perplesso sulle risoluzioni da adottarsi « abbiamo battuto primo colpo in breccia, spetta a voi di allargarla se possibile insistendo presso Salisbury affinché manifesti in modo più esplicito i suoi intenti».

395

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. S.N. Roma, 15 novembre 1888, ore 11,30.

Desidero che V.E. faccia comprendere al segretario di Stato (3) che non mi sono indotto a far ritornare Cecchi a Zanzibar che dietro il suggerimento

dell'Inghilterra che ottenessimo prontamente il ristabilimento di rapporti amichevoli col Sultano in vista della nostra partecipazione al blocco. Aggiungo che la riparazione morale che domandiamo è quella che era già stata convenuta col Sultano, e che con questo la missione di Cecchi avrà fine.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 164.

(2) -Cfr. n. 380. (3) -Risponde al n. 390.
396

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3129. Berlino, 15 novembre 1888, ore 15,45 (per. ore 16,30).

In seguito al telegramma di V. E. di ieri (l) feci nuove istanze perché il dipartimento imperiale degli Affari Esteri trasmetta istruzioni al console germanico a Zanzibar di influire sul Sultano per un pronto componimento della questione di riparazione morale già promessa e disgiunta dalla riparazione materiale. Segretario di Stato mi diede avviso che dopo aver ricevuto le spiegazioni ulteriori da lui richieste, si fece premura d'istruire quell'agente consolare di adoperarsi presso Sua Altezza per un pronto componimento di ciò chP riguarda la soddisfazione morale.

397

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3147. Parigi, 16 novembre 1888, ore 16 (per. ore 17,10).

Ieri sera giunta notizia che il prestito russo di 500 milioni di franchi venne ratificato a Pietroburgo. Il piano di campagna contro i valori italiani venne alquanto sconcertato da che si vide che l'Italia mostrava non avere intenzione né bisogno di ricorrere al mercato di Parigi per procurarsi il danaro ove occorresse.

398

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO CONFIDENZIALE S. N. Vienna, 17 novembre 1888, ore 17,30.

Kalnoky mi ha confermato che, secondo nuove informazioni dell'ambasciatore d'Austria-Ungheria a Madrid, il Gabinetto spagnolo non sarebbe entrato

col governo francese in alcun negoziato contrario agli impegni precedenti, anzi n marchese Vega de Armijo avrebbe dichiarato all'ambasciatore di AustriaUngheria ch'egli rivendica la paternità degli impegni presi colle Potenze alleate dei quali esso stesso avrebbe avuto la prima idea.

(l) T. senza numero, non pubblicato.

399

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO CONFIDENZIALE S. N. Vienna, 18 novembre 1888, ore 6,20.

Kalnoky mi ha detto che, in seguito alle sue istruzioni, il ministro austroungarico a Bucarest ha già fatto presso il governo rumeno passi opportuni sia per il regolamento definitivo della questione di successione e la residenza dell'erede della Corona in Rumania, sia per la sistemazione della questione agraria nel senso ben noto a V. E. Il governo austro-ungarico ha per tal modo già esaurito la sua missione al riguardo. Kalnoky non crede utile un'azione collettiva delle tre Potenze alleate, giacché si tratta in sostanza di questione d'indole interna e vi sarebbe poi pericolo che la opposizione in Rumania accusasse la Corona e il governo di cedere a pressione estera. Conviene dunque che i consigli amichevoli si producano separatamente e non abbiano apparenza di pressione e di coalizione (1).

400

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, 20 novembre 1888, ore 2,55 (per. ore 9,55).

Ho ripreso trattative con Salisbury per accordi tra l'Italia e l'Inghilterra circa il Marocco (2). Sua Signoria mi dichiarò che non aveva mutato pensiero dall'agosto scorso. Telegraferà a Ford per avere il suo parere e conoscere le probabilità che la Spagna « se non ha altri impegni » entri nell'accordo. Essere necessario associarvi quest'ultima. L'Inghilterra e l'Italia non diffidano l'una dell'altra ma bensì della Spagna. Sua Signoria non fece allusione alla partecipazione della Germania.

(l) -Analoga opinione aveva espresso Bismarck a Launay (R. 1435/667 del 15 novembre, non pubblicato). Con T. riservato del 19 novembre Crispi invitò Curtopassi a non indugiare a fare presso il governo rumeno il passo prescritto e aggiunse: «Occorre beninteso che i consigli amichevoli da darsi dai tre ministri si producano separatamente e non abbiano la menoma apparenzadi pressione o coalizione ». (2) -Cfr. n. 222.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. CONFIDENZIALE S. N. Londra, 20 novembre 1888, ore 5,05.

Ho interrogato Salisbury sui risultati del suo telegramma al console inglese a Zanzibar (2) in ciò che concerne concessione Kisimaio e porti settentrionali, notando che l'E. V. aveva messo la faccenda interamente nelle mani di Sua Signoria e non faceva assegnamento che su Sua Signoria. Salisbury mi rispose ciò che segue: «Insurrezione nel Zanzibar sta pigliando vaste proporzioni e minaccia le coste inglesi. Il Sultano è seriamente ammalato. Renderei da una parte cattivo servizio all'Italia mettendola in scena appunto in questo momento; e d'altra parte tale fatto darebbe nuovo incentivo ed aprirebbe nuovo campo all'insurrezione. I disturbi però in seguito alle misure di repressione non potranno durare che poche settimane ancora. Avendo aspettato vari mesi il governo italiano può aspettare poche settimane. A tutte le ragioni per le quali ho desiderato finora vedere l'Italia nel Zanzibar se ne è aggiunta un'altra più importante. Abbiamo ora visto alla prova che il Sultano è incapace o impotente ad amministrare il suo territorio. Dicendo " poche settimane " io non posso prevedere avvenimenti inattesi come quelli del mese di agosto. Si rammenti quindi che io "non prometto", manifesto un parere, esprimo una speranza». Non credo dar prova d'ingenuità dichiarando che ho tuttavia fede in Salisbury.

402

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. SEGRETO 38116/260. Roma, 21 novembre 1888.

Le confermo il mio telegramma (3) sui negoziati aperti fra le agenzie Havas, Reuter e Wolff Continental.

Noi sapevamo in modo confidenziale che l'agenzia Reuter riceveva vive premure da parte dell'agenzia Havas di aprire tali negoziati. Secondo, poi, le ultime nostre informazioni riservate, tali negoziati sarebbero stati aperti lunedì 19, coll'intervento anche della agenzia Wolff.

Evidentemente se ciò ha avuto luogo e se, come è probabile i negoziati si chiudono con una stipulazione che mantenga per un decennio lo statu quo attuale, o lo statu quo di poco modificato, il nostro progetto, che ha trovato così caldo appoggio nel governo germanico (4), avrebbe fallito. Invero le tre agenzie disponendo di un raggio estesissimo di azione, coll'impegnarsi a non comuni

care i loro dispacci che alle agenzie loro associate, impedirebbero, come hanno fatto fin qui, la riorganizzazione su più eque basi, della lega attuale, e l'influenza anglo-francese, sopratutto l'influenza francese, rimarrebbe preponderante nella pubblicità mondiale. E sarebbe vana la lusinga di poter creare una organizzazione nuova a fianco dell'altra, poiché l'esperienza ha dimostrato essere impossibile economicamente l'esistenza di due leghe telegrafiche, sia per la scarsità dei proventi, sia per la potenza dell'organizzazione attuale. Inoltre i... (l) entrerebbero così in una fase di lotte e di dispendio di forze morali e materiali che, col sistema da noi proposto, si eviterebbe nel modo più completo. Infine, il nostro sistema assicurerebbe la vittoria senza lotta, mentre, in un regime di lotta, tutte le probabilità sono per la sconfitta. È dunque sommamente da desiderare che gli attuali negoziati non raggiungano l'intento di chi li ha promossi. E ciò può, secondo noi, dipendere dall'atteggiamento dell'agenzia Wolff. Non vi ha dubbio che se la Wolff dichiara all'Havas ed alla Reuter che, pel momento, non può entrare in negoziati, anche la Reuter si arresterà, ed avremo così il tempo necessario per l'attuazione del nostro piano. Del resto appena ricevuta la risposta di massima da codesto governo e del governo austro-ungarico, il governo del Re si farà premura di sottoporre ai due Gabinetti le definitive sue proposte.

Nessun danno da tale breve indugio può derivare alla agenzia continentale polChé il suo contratto scade il 31 gennaio 1890. Essa ha dunque tempo dinanzi ·~ sé per rinnovare i negoziati. Né le agenzie Havas e Reuter possono intanto rinnovare il loro contratto, poiché la Reuter sopratutto comprende come senza l'appoggio anche della Wolff lo statu quo attuale non possa continuare. E nella peggiore ipotesi, se Havas e Reuter s'accordassero fra loro, è nostra ferma convinzione che esse dovrebbero cedere dinanzi al contegno concorde dei governi tedesco, italiano ed austro-ungarico.

v. E. deve dunque far tendere tutti i suoi sforzi a che l'agenzia Wolff declini dall'entrare nei negoziati promossi dall'Havas o si ritiri da essi. Non ho d'uopo di mostrarle l'urgenza che l'opera sua si spieghi attiva ed efficace, né di raccomandarle il segreto su questi negoziati. Anche il governo imperiale, nelle eventuali sue comunicazioni all'agenzia Wolff, terrà presente e farà comprendere che il menomo sentore che le agenzie Havas e Reuter avessero delle nostre pratiche attuali, basterebbe a pregiudicare i risultati del nostro lavoro.

(l) -Ed., con varianti, in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 165. (2) -Cfr. n. 393. (3) -T. del 20 novembre, non pubblicato. (4) -Cfr. nn. 270 e 271.
403

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 2263. Roma, 26 novembre 1888, ore 19.

n signor Mariani mi ha consegnato ieri un promemoria sulla questione della protezione dei missionari in Cina che stimo opportuno di qui riassumerle:

«La Francia, prima e dopo la spedizione del 1860, ha sempre esercitato la sua influenza per migliorare la condizione dei missionari cattolici in Cina, ed ha quindi ammesso a partecipare dei vantaggi stipulati con governo cinese tutti i religiosi che sonosi a lei indirizzati, qualunque ne fosse la nazionalità, ma senza arrogarsi il diritto di costringerveli. Questa condizione di cose che nulla ha di contrario al diritto delle genti è stata poi consacrata da uno speciale accordo colla Cina, e qualunque siano i recenti impegni da essa presi con altre Potenze, la Francia non potrebbe rinunziare a quelli già contratti dalla medesima verso di lei e dei quali le relazioni di buon vicinato (così si esprime) fra i due Paesi assicurano l'efficacia». Bramerei sapere se il Gabinetto di Berlino abbia ricevuto analoga comunicazione e quale, in ogni caso, sarebbe il suo pensiero riguardo alle dichiarazioni in essa contenute (l).

(l) Parola illeggibile.

404

IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA

T. 372. Roma, 27 novembre 1888, ore 5,50.

Ministro inglese Roma rappresenta nostro ministro Esteri constare suo governo che Dervisch assedianti Suakim ricevano continuamente armi e munizioni dalla costa sud ras Kasar affidata nostra sorveglianza. Governo inglese attribuisce a ciò insistenza sforzi Dervisch contro Suakim nostro ministro Esteri desidera attivata più possibile nostra vigilanza suddetta costa. Ove le difettino navi telegrafi premendoci molto dissipare sospetto governo inglese affinché non abbia pretesa insistere per provvedere con sue navi vigilanza tratto costa che secondo convenzioni spetta noi. Accusi ricevuta.

405

IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA

T. 374. Roma, 28 novembre 1888, ore 4,30.

Dubitasi molto che dall'aprile i Beni Amer siano in accordo coi dervisch. Prego avere presente questa circostanza per non crearci difficoltà coll'Inghilterra; se vero quanto mio 372 (2) è chiaro che Habab e Beni Amer vi sono compromessi (3).

(l) -Launay rispose con T. 3285 del 28 novembre: «Ambasciatore di Francia a Berlino presentò sotto forma di nota analoga comunicazione questo dipartimento degli Affari Esteri. n segretario di Stato risponderà per scritto a tale nota, indicando in sostanza che il governo imperiale non ammette si mantenga per sudditi tedeschi condizione di cose contraria al diritto internazionale ». (2) -Cfr. n. 404. (3) -Con T. 177 del 29 novembre Baldissera affermò: «Beni Amer cercano ora consolidarsi sotto nostra autorità per difendersi contro dervisch Abissinia».
406

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. 2276. Roma, 28 novembre 1888, ore 10,30.

Da una conversazione avuta oggi coll'ambasciatore di Austria-Ungheria, risulta che codesto Gabinetto, in seguito ad inesatte notizie di Tunisi, nutre serie apprensioni intorno alle conseguenze del nostro dissidio con la Francia per i decreti tunisini del settembre. V. E. può rassicurare il conte Kalnoky. Lo stato odierno della questione, quale l'ho esposto al barone de Bruck, è il seguente: n R. agente e console generale a Tunisi ebbe istruzioni di domandare che il governo beilicale ci desse atto della nostra dichiarazione che i suddetti decreti non erano applicabili alle nostre scuole ed associazioni presenti e future in Tunisia e di dichiarare che oramai l'affare si continuava a trattare a Parigi tra il nostro ambasciatore ed il signor Goblet. Il signor Massicault avendo risposto che non poteva prendere atto della nostra dichiarazione, il R. agente chiuse la discussione, e non vi è ragione a credere, né a noi consta, che i suoi rapporti personali col ministro residente di Francia, che erano buoni, abbiano subito modificazioni. A Parigi, poi, dopo la dichiarazione del signor Goblet che i decreti tunisini sarebbero applicati non alle nostre scuole ed associazioni esistenti, ma soltanto alle future, l'affare non ebbe altro seguito. Il governo francese conosce il nostro pensiero e sa che in esso insistiamo. Qualunque manifestazione ci venisse da esso fatta, noi eviteremo ogni attrito e continueremo colla medesima prudenza nello scopo di prevenire tutto ciò che potrebbe inasprire il dissidio. Questa è stata la nostra norma di condotta in questo affare, ed in. essa perseveriamo (l).

407

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, GUASCO DI BISIO

D. 39465. Roma, 30 novembre 1888.

Le unisco un breve promemoria (2) sui signori di Meyendorff e Rosen. In esso sono accennati alcuni fatti, pochi però poiché una corrispondenza ufficiale male si presta ad accogliere particolari di quel genere. La posizione dei detti signori è resa pressocché intollerabile per noi e per essi da un insieme di circostanze che citate isolatamente darebbero inadeguata idea dell'ambiente che riunite hanno creato. Il promemoria unito fu scritto in francese perché ella

19-Documèntl Dlplomat!c! -Serle II -Vol. XXII

possa all'occorrenza leggere al signor di Giers quei brani che ritiene conveniente fargli conoscere.

Ciò che ella deve mettere ben in rilievo è questo: che noi non siamo mossi a far rimostranze ed a domandare il trasloco dei due detti signori per l'avversione, che personalmente essi abbiano saputo destare, poiché la vita sociale impone sovente la necessità di tollerare persone male accette, e sappiamo quanto altri che il saper vivere è appunto in gran parte l'arte di far buon viso agli indifferenti od ai nemici. Noi siamo preoccupati essenzialmente dal pensiero che relazioni sincere, schiette, leali, imparziali non possono essere dirette a Pietroburgo da persone che non cessano di criticare, censurare per partito preso i nostri ati, e dilaniare i nostri uomini di Stato. Temiamo dunque che così i nostri atti come i nostri sentimenti siano travisati e messi in mala luce mentre è nostro vivissimo desiderio che a Pietroburgo si sappia la verità in quanto ci concerne, poiché così si conoscerà che noi siamo e desideriamo rimanere amici della Russia. Ci preoccupiamo altresì del non avere in Roma un rappresentante di codesto Impero con cui ci sia possibile scambiare con fiducia idee e vedute.

Confido che il signor de Giers riconoscerà la convenienza che la Russia sia qui rappresentata da persone le quali siano almeno equanimi a nostro riguardo, e che nella stessa società italiana non diano, per il loro contegno, a credere che la Russia ci è sistematicamente avversa. Nell'approvare quanto ella già fece in questa delicata questione, la prego di volermi a suo tempo informare delle nuove sue pratiche e del risultato definitivo conseguito, che auguro non solo conforme ai nostri desiderii, come ce ne affida la promessa del signor di Giers, di cui volentieri abbiamo preso atto, ma altresì sollecito.

(l) -Nigra rispose con T. 3351 del 4 dicembre: «Kalnoky si mostrò molto soddisfatto delle assicurazioni di V.E. rispetto Tunisi. Io lo pregai a dare dal suo lato consigli anche a Parigi, e mi disse che lo aveva fatto». (2) -Non pubblicato.
408

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. CONFIDENZIALE S. N. Londra, 4 dicembre 1888, ore 6,23.

Società Mackinnon è stata informata che il Wissman si prepara attraversare territorio Zanzibar a settentrione Vitu e sospetta che egli od altro agente società germanica potrebbe stipulare contratto con capi indigeni e quindi far valere diritti acquisiti parte territorio che dovrà essere conceduto all'Italia. Ho avuto oggi abboccamento con Salisbury su questo soggetto per dimostrargli anche in nome servizio società inglese necessità farci ottenere al più presto concessione dal Sultano. Sua Signoria in risposta mi ha chiesto di pregare

V. E. di dirigersi prontamente al conte Bismarck per far prevenire agente compagnia germanica in Zanzibar essere già convenuto che Kisimaio e tutto il territorio adiacente sarebbe concesso società italiana. Quanto a lui, come

mi aveva più volte ripetuto, gli era mestieri indugiare per insistere col Sultano onde non accrescere in questo momento animosità contro l'Inghilterra nella popolazione musulmana. Ma benché in caso di bisogno egli avrebbe fatto conoscere al Sultano previ negoziati con Italia ripeteva che per evitare future difficoltà sarebbe il caso rivolgersi a Berlino. Se V. E. credesse adottare parere Salisbury, ella giudicherà se non convenga pure far ripetere istruzioni date Hatzfeldt agosto scorso. Ho motivo di credere che quelle istruzioni non furono abbastanza efficaci e che insistenza Germania potrebbe indurre Salisbury a rompere indugio (1).

(l) Ed., con varianti, in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 166.

409

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA

T. 2340. Roma, 5 dicembre 1888, ore 11,20.

Nel riordinamento scuole all'estero, già in via esecuzione (2) fu stabilita nella reggenza di Tunisi istituzione di quattro nuove scuole e due asili infanzia a Susa e Monastir. Standosi ora per aprire scuola a Monastir R. agente a Tunisi telegrafa (3) che commissario di polizia in quella località avrebbe ricevuto ordine dal controllore civile di Susa di opporsi a detta apertura. Noi nulla abbiamo ancora risoluto in proposito. Prima di dare istruzioni a Berio, la prego di volere avvertire di ciò codesto ministro degli Affari Esteri. L'opposizione minacciata alle nuove scuole è contraria ai trattati, alle capitolazioni, agli usi che ci hanno sempre dato e ci danno diritto in Tunisia di aprire e mantenere quante scuole vogliamo senza bisogno di chiedere autorizzazionì. Ella può soggiungere che noi useremo ogni maggiore prudenza perché non avvengano nuovi attriti fra il R. governo e quello della repubblica. Voglia farmi conoscere telegraficamente la risposta che le sarà per dare codesto ministro degli Affari Esteri (4).

410

IL COMMISSARIO CIVILE AD ASSAB, LA GRECA, AL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA

T. 128. Assab, 5 dicembre 1888, ore 16,15 (5).

Secondo informazioni avute ora a mezzo di corriere da Antonelli oggi egli dovrebbe essere giunto ad Aussa. Alla detta lettera accludeva un telegramma

(-4) Per le risposte cfr. nn. 411 e 416.

cifrato per presidente Consiglio (l) al quale fu subito trasmesso e mi spiegava il suo contenuto cioè che Menelik non aggredirà il Negus ma farà una guerra di difesa. Antonelli soggiunge essere chiaro che noi dobbiamo rivolgere i nostri sforzi a irritare maggiormente Re Giovanni contro il suo rivale. Per conseguire ciò egli dice gioverebbe mostrare sempre più esistere accordo fra noi e Menelik. Quindi egli ritiene opportuna in questo momento una azione ad Asmara perché Re Giovanni la supporrà istigata da Menelik. Ritiene pure che non s1 presenterà più mai migliore occasione per andare con facilità sull'altopiano. Dice che i dervish tornarono presso Gondar e questo fatto se è vero Negus dovrà ritardare andata Scioa. Ciò che riuscirebbe utile avendo così Antonelli il tempo di dare a Menelik le armi occorrenti ad una miglior difesa.

(l) -Pisani Dossi comunicò a Catalani con T. dello stesso 4 dicembre: «Nous tàcherons queles instructions à Hatzfeldt soient renouYelées >>. (2) -Non si pubblica la nutrita documentazione conservata in ASMAE da cui risulta il potenziamento delle scuole all'estero, in particolare di quelle nell'Impero ottomano e nell'area mediterranea. (3) -T. 3341 del 3 dicembre, non pubblicato. (5) -Sic, ma il telegramma risulta arrivato a Massaua il giorno 4.
411

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3368. Vienna, 6 dicembre 1888, ore 14,45 (per. ore 16,35).

Ho comunicato a Kalnoky contenuto del telegramma di ieri (2) relativo alle scuole in Tunisia. Mi disse che era dolente di questo nuovo incidente, ma che apprendeva con soddisfazione che il governo del Re era risoluto ad usare la più grande moderazione. Egli crede che l'affare deve trattarsi più specialmente a Parigi; aggiunse che tutto ciò che egli può fare in questa vertenza si è di dare consigli di prudenza alle due parti; egli prendeva tuttavia occasione dal fatto da noi segnalatogli per ripetere a Parigi con maggiore insistenza quei consigli.

412

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO S.N. Roma 7 dicembre 1888, ore 11.

Rlferendomi suo telegramma personale d'oggi (3) prego far conoscere d'urgenza conte Kalnoky com'io, pur riconoscendo con lui priorità indispensabile partecipazione anche di Reuter alla nostra lega, creda necessario, perché Reuter inducasi acconsentire, di non aprire trattative con esso se non dopo avvenuto accordo almeno di massima fra le tre agenzie italiana, tedesca e austriaca. Comunico uguale parere e raccomandazione alla R. ambasciata a Berlino (4).

(l) -Cfr. L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, c!t., p. 145. (2) -Cfr. n. 409. (3) -In realtà del 6 dicembre, con eu! Nigra aveva comunicato: «Kalnoky crede che sarà d!f. !ielle ottenere intento senza avere Reuter nella lega od almeno non contrario». (4) -T. riservato dello stesso 7 dicembre, non pubbllcato.
413

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERIO

T. CONFIDENZIALISSIMO 2359. Roma, 7 dicembre 1888, ore 15.

En me réservant vous donner instructions spéciales pour école Monastir, je vous engage, comme règle générale, à ne pas hater ouverture nouvelles écoles, mais au contraire à la retarder le plus possible par des prétextes plausibles, tels que défaut ou insuffisance locaux, maitres, matériel etc., notre intentìon étant de ne pas trop froisser en ce moment susceptibilités de la France, sans que cela puisse ètre interprété comme un acte de faiblesse de notre part ou transation avec principes jusqu'ici soutenus par nous. Vous devriez aussi chercher tourner difficultés, toutes les fois que ce sera possible, en donnant aux nouvelles écoles apparence de simple transformation de celles existantes, plutòt que de nouvelles créations. C'est bien entendu que suspension ouverture ne saurait préjuger sous quelque rapport que ce soit intérèt des maitres ou suspendre payement leurs soldes ou indemnités.

414

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3385. Tunisi, 8 dicembre 1888, ore 16,20 (per. ore 18).

Massicault s'est rendu hier consulat traiter écoles. Il a commencé par dire qu'il voyait avec plaisir que, d'après réponse V. E. ìnterpellation sénateur Corte, réception Sa Majesté nouveau ambassadeur, entretiens Menabrea, rapports entre deux pays améliorés et il pensait qu'ils devraient s'améliorer aussi au sujet de Tunis et en Goulette; il me demanda si écoles Monastir, Sfax, devraient étre incessamment ouvertes. J'ai répondu que pour le moment ces écoles ne sont pas finies et qu'elles ne pourraient l'étre avant fin mois; j'ai partagé ses désirs pour conciliation et j'ai dit que de ma part j'étais prèt donner mon concours en tant que possible. Il m'a alors très vivement engagé reprendre avec V. E. négociations pour définition pourparlers entre nous. J'ai fait opposition à retourner ces bases, mais j'ai du me rendre ses vives instances et j'ai promis de ne pas faire ouvrir de suite écoles Monastir, Sfax et prier V. E. d'étudier de nouveau question. Ministre croit que gouvernement acquiescerait proposition que j'ai déjà relatée V. E. et que je formule encore: 1° en cas création nouvelles écoles consulat en donnerait avis gouvernement sans autre participation; 2° une fois par an consulat donnerait gouvernement statistique ses écoles; 3° consulat défère invitation gouvernement fermeture écoles cas épidemie pourvu soit constatée et fermeture soit générale; 4° consulat pourra inviter gouvernement visiter écoles, mais autorités gouvernement ne pourront pas d'aucune manière faire acte juridiction écoles italiennes. Cet arrangement pourrait avoir lieu sous forme de déclaration et on pourrait dire que des difficultés s'étant présentées application loi beylicale gouvernement tunisien et le consulat ont fixé leurs rapports au sujet écoles italiennes manière suivante, c'est à dire camme précède. Je pense qu'en signant cette déclaration nous sanctionnons autonomie écoles et nous faisons acte seulement courtois gouvernement local et finissons incident (1). Massicault était évidemment agitè et inquiet; après une conversation écoles, il m'a parlé compétence tribunaux sur propriété foncière. Je ferai rapport ce sujet.

415

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 9 dicembre 1888, ore 16,30.

Affare Zanzibar. Suo telegramma di questa notte (2) mi fa dubitare dell'opportunità di dirigerci a Berlino, ove i nostri progetti coloniali sull'Africa orientale incontrarono sempre opposizione aperta o celata. Se sono veri i progetti attribuiti a Wissman, il Gabinetto di Berlino difficilmente desisterà da essi per far piacere a noi, e le nostre pratiche avrebbero rinconveniente di metterlo a parte dei nostri progetti, mentre continueremmo ad ignorare i suoi. Mi pare piuttosto il caso di affrettare gli uffici presso il Sultano poiché questi è ben disposto verso di noi, mostrandogli il pericolo di nuovi acquisti da parte dei tedeschi e il vantaggio di prevenirli con la concessione convenuta. Approvo la firma della convenzione con Mackinnon, e per far partire per Berlino nota e promemoria suggeriti da suoi telegrammi 4, 5, 6 dicembre (3) attenderò conoscere suo pensiero in seguito alle impressioni ricevute da ultimi colloqui.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3407. Berlino, 11 dicembre 1888, ore 17,28 (per. ore 18,05).

Dopo il ritorno da Friedrichsruh segretario di Stato, cui avevo tenuto parola del telegramma di V.E. in data del 5 corrente (4), telegrafò ieri sera al conte di Solms che nella questione delle scuole italiane a Tunisi il Gabinetto

di Berlino mantiene il suo giudizio favorevole al nostro diritto, giudizio ben noto a Parigi. Converrebbe riguardo all'istituzione di nuove scuole in quella reggenza indurre Gabinetto inglese, ove il terreno è ben preparato, a dare istruzioni al suo rappresentante di agire con scopi pacifici per distogliere il governo francese da ogni passo che potrebbe dare luogo a nuovo attrito. Intanto governo imperiale vede con soddisfazione che intendiamo procedere colla prudenza.

(l) -Cfr. n. 439. (2) -Con tale telegramma confidenziale Catalani aveva comunicato: «il cambiamento improvviso di Salisbury nel mese di agosto scorso non deve tanto attribuirsi alle notizie venute dal Zanzibar quanto ad una forte pressione di Bismarck». (3) -Cfr. n. 408; i telegrammi del 5 e 6 dicembre non sono pubblicati. (4) -Cfr. n. 409.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETO S. N. Roma, 11 dicembre 1888.

Dall'Egitto continuano a venire notizie accennanti ad un possibile abbandono di Suakim. Il signor Vincent discorrendo col cavalier Machiavelli disse l'Egitto non potere conservare quella piazza; l'Inghilterra non volerla con soldati propri ed a proprie spese; conchiuse che l'Italia dovrebbe occuparla e completare la sua posizione nel Mar Rosso. Lo stesso discorso fu, qualche giorno dopo, tenuto dal medesimo signor Vincent col nostro agente e console generale a cui disse inoltre che il governo egiziano «non prenderebbe l'iniziativa di offrire Suakim ma che se un bel mattino Riaz pascià apprendesse averla noi occupata ne sarebbe felicissimo~. Soggiunse che il governo inglese è stanco della questione di Suakim. «Essere forse difficile per lord Salisbury di farci un'offerta che potrebbe incontrare un rifiuto ma se l'Italia trovasse modo d'intavolare pratiche forse da principio sarebbe esitante ma finalmente finirebbe per accettarle~. Tale, secondo il signor Vincent sarebbe pure l'intimo pensiero di sir E. Baring. Voglia colla scorta di queste informazioni cercare di scoprire terreno. Non desideriamo sostituirei agli anglo-egiziani né vorremmo menomamente affrettare con nostre pratiche l'abbandono eventuale di Suakim; ma qualora quest'abbandono fosse deciso, ravviseremmo fosse necessario, per mantenere la nostra posizione nel Mar ~osso, che, dopo tutto, l'Italia e nessun altro occupasse quello scalo.

418

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. CONFIDENZIALE S. N. Londra, 11 dicembre 1888.

Mackinnon mi ha dato lettura di una comunicazione diretta a Salisbury in cui, in nome degli interessi della compagnia africana e degli interessi bri

tannici, domanda che il governo inglese si opponga decisamente ai progetti della Germania sulla parte settentrionale del Zanzibar.

L'esecuzione di tali progetti sarebbe, egli afferma, una violazione dei diritti della compagnia, poiché, in conformità dei documenti esistenti al Foreign Office, quel territorio era stato formalmente promesso alla compagnia dal precedente Sultano.

Mackinnon domanda inoltre a Salisbury d'impedire la Germania di impadronirsi di Lamu, e lo prega d'intavolare negoziati per la retrocessione, mediante compenso, del territorio di Vitu.

Da ultimo, Mackinnon esprime il desiderio che il viaggio di Wissmann nel Zanzibar sia sospeso, poiché quel viaggio ha per scopo di creare nuovi imbarazzi alla compagnia e non già di soccorrere Emin pascià, alla cui assistenza la compagnia ha provveduto.

Una copia di tale comunicazione è stata partecipata, secondo Mackinnon, da Salisbury ad Hatzfeldt, ed un'altra copia sarà spedita a Malet con istruzione di darne lettura a Bismarck.

Da quanto Mackinnon soggiunge, l'attitudine di Salisbury verso la Germania sarebbe alquanto modificata in conseguenza della penosa impressione che producono in Inghilterra le operazioni militari tedesche nel Zanzibar, e della vastità dei progetti che si attribuiscono a Bismarck.

In seguito a questi fatti, credo utile di astenerci assolutamente per ora da qualsiasi comunicazione a Berlino poiché Mackinnon si è incaricato della faccenda.

La questione sta assumendo un aspetto grave ed io sono convinto che bisogna agire soltanto indirettamente per mezzo della compagnia, di cui l'odio e gelosia contro la Germania sono la migliore guarentigia che difenderà i nostri interessi.

(l) Ed. In L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., pp. 170-171.

419

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. S.N. Roma, 12 dicembre 1888, ore 10,50.

Il {:Onte di Solms venne ieri da me per darmi parte delle apprensioni che sarebbero nate in codesto segretario di Stato per gli Affari Esteri alle comunicazioni fattegli da V. E. in mio nome sull'argomento delle nuove scuole italiane in Tunisia. Io mi sono già chiaramente spiegato a questo proposito nel mio telegramma del 5 corrente (l) tuttavia ripeto che mi condurrò in modo da evitare che da siffatto incidente sorga una cagione di guerra tra l'Italia e la Francia. Il conte di Bismarck ebbe già a riconoscere la correttezza del mio contegno, nei colloqui avuti con lui sulle spinose quistioni che ci vengono suscitate nella Reggenza. E ripeto ancora, quantunque i nostri diritti siano incontestabili e tali furono ritenuti dalle grandi Potenze, io non mi pento della prudenza fin qui usata e in essa persisterò. Allorché le Potenze e tra esse la Germania, permisero

alla Francia di occupare Tunisi non prevedevano i danni che economicamente e militarmente ne sarebbero venuti all'Italia. A Tunisi noi abbiamo quarantamila nostri concittadini, e poiché nessun governo ne ha tanti, nessuno può esattamente comprendere e valutare la difficile posizione che colà ci fu fatta.

(l) Cfr. n. 409.

420

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 12 dicembre 1888, ore 19.

Dietro informazioni speciali e dopo colloquii del R. ambasciatore a Madrid col signor Vega de Armijo, abbiamo dovuto convincerci che non esiste alcun segreto accordo tra la Francia e la Spagna e che le nostre supposizioni, derivanti invero da una condotta che sembrava equivoca, non erano esatte. Il linguaggio del ministro di Stato al conte Tornielli ci parve così leale e franco che non abbiamo ragione di dubitare della sua sincerità. Il signor de la Vega de Armijo osservò unicamente che non esistono impegni tra noi e la Spagna perché questa in caso di ostilità della Francia abbia un appoggio sicuro con cui farvi fronte. Egli manifestò il desiderio di accordi speciali al quale non abbiamo dato precisa risposta, l'argomento essendo di tale importanza da non poterei avventurare noi soli in un accordo a cui dovrebbero prendere parte anche le altre Potenze alleate. Prego V. E. di volersi adoperare perché cessino le diffidenze tra il Gabinetto di Berlino e quello di Madrid. Mi sento tanto più obbligato a far la dichiarazione che precede ed a darle tali istruzioni in quanto che Salisbury ed io fummo i primi a dubitare del governo spagnuolo. V. E. vorrà anche osservare e riferirmi l'impressione prodotta sull'animo del segretario di Stato dall'apertura di Vega de Armijo al R. ambasciatore (1).

421

IL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. S.N. Roma, 13 dicembre 1888, ore 18.

Nous ne désirons pas mieux que de rappeler Cecchi (2), mais nous ne pouvons pas le faire avant échange de visites auquel Sultan s'est engagé. Si Foreign Office désire réellement éloignement Cecchi qu'il fasse guérir au plus tòt le Sultan (dont la maladie n'est guère sérieuse) et nous obtienne satisfaction morale déjà consentie. Cela obtenu, Cecchi sera rappelé immédiatement.

(l) -Per la risposta cfr. n. 427. (2) -Catalani aveva telegrafato a Pisani Dossi il 12 dicembre: «Je te prie de considérer s'il ne serait pas opportun de satisfaire au désir du consul anglais, en rappelant Cecchl du Zanzlbar ».
422

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 2413. Roma, 13 dicembre 1888, ore 18,15.

Appena ricevuto suo telegramma dell'll (l) rinnovai sollecitazioni ai colleghi della Marina e della Guerra per pronto invio navi sufficienti impedire sbarco armi sulla costa da noi dipendente, e perché venga esercitata completa sorveglianza dalla parte di terra (2). Voglia in mio nome porgere a lord Salisbury assicurazione che manterremo sempre fedelmente ed energicamente nostri impegni ma specialmente ora in considerazione del pericolo che armi possano essere adoperate contro inglesi.

423

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI

T. 2423. Roma, 14 dicembre 1888, ore 13,40.

Autorizzala smentire recisamente notizia che R. governo pensi riunire a Roma conferenza per trattarvi affare del Marocco come pure a dichiarare che andata Gentile a Fez non ha assolutamente alcuno scopo politico, ma semplicemente trattazione affari correnti.

424

IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA

T. URGENTE 282. Roma, 14 dicembre 1888, ore 3,15.

Presidente del Consiglio dei ministri dietro premura governo inglese (3) raccomanda nuovamente massima sorveglianza lungo costiera Ras Kasar Massaua per impedire assolutamente importazioni armi munizioni da guerra. Ministro della Marina venne sollecitato inviare navi richieste V. S.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 424. (3) -Cfr. n. 422.
425

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1940/300. Londra, 14 dicembre 1888 (per. il 28).

Il 4 corrente ebbi l'onore di dirigere all'E. V. il seguente telegramma: «N. 23 confidenziale. Lord Salisbury m'ha detto quest'oggi che, in conformità delle sue istruzioni, sir Clare Ford interrogò il governo spagnuolo sul preteso accordo segreto fra la Francia e la Spagna circa il Marocco; ed ottenne in risposta la dichiarazione netta e categorica che non esiste alcun accordo segreto fra la Francia e la Spagna a quel proposito. Sir Clare Ford non dubita della sincerità di quella dichiarazione (l); ed, in conseguenza, lord Salisbury non crede utile, per ora, proporre alla Spagna una convenzione segreta con l'Inghilterra e l'Italia « per non svegliare il cane che dorme, cioè la Francia. Al momento opportuno (soggiunse Sua Signoria), l'Italia potrebbe farsi iniziatrice della cosa, perché l'Italia è maggiore Potenza, nel Mediterraneo, dell'Inghilterra; ed il governo italiano è in relazioni più intime col Gabinetto spagnuolo di quanto sia il governo inglese».

Devo aggiungere che ricevetti ieri il telegramma dell'E. V. circa gli ufficii fatti dall'ambasciatore del Re in Madrid (2) e la proposta del signor Vega de Armijo di stringere un accordo speciale fra la Spagna e l'Italia.

Ho creduto acconcio dare quest'oggi notizia confidenzialissima e personale a lord Salisbury di quella proposta. Sua Signoria l'udì col maggiore interesse e mi chiese di far pervenire all'E. V. i suoi più vivi ringraziamenti.

È probabile che se si giunge a stipulare l'accordo fra l'Italia e la Spagna, esso sia di tale indole che l'Inghilterra possa farvi accessione. L'E. V. è consapevole del pensiero di lord Salisbury su tale argomento.

426

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3458. Londra, 15 dicembre 1888, ore 13,20 (per. ore 18).

Ho comunicato a Salisbury traduzione del telegramma (3) circa importazione armi nel Sudan. Sua Signoria mi ha chiesto farle pervenire personalmente i suoi più vivi e sinceri ringraziamenti per gli ordini da lei dati. Quegli ordini,

mi ha detto, erano tanto più necessari, in quanto che in questo momento 1 dervisci esportano schiavi nel confine settentrionale dei possedimenti italiani, ricevono armi in cambio, e quelle armi sono adoperate contro gli inglesi. Domandai a Salisbury più precisi particolari sul traffico. Per mancanza di tempo Sua Signoria promise tornare sull'argomento lunedì.

(l) -Fin qui il senso del telegramma era stato comunicato da Damiani alle ambasciate a Berlino, Madrid e Vienna con T. del 4 dicembre. (2) -T. riservato del 13 dicembre, con cui veniva ritrasmesso a Londra il n. 420. (3) -Cfr. n. 422.
427

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1587/723. Berlino, 15 dicembre 1888 (per. il 23).

Le télégramme de V. E. du 12 décembre au soir (l) exprime la conviction qu'aucun accord secret n'est intervenu entre l'Espagne et la France. En présence du langage, aussi frane que loyal, tenu par le ministre d'Etat au comte Tornielli, sa sincérité ne saurait étre révoquée en doute. Le marquis Vega de Armijo faisait toutefois l'observation qu'il n'existe pas d'engagements entre l'Italie et l'Espagne, stipulant en faveur de celle ci un appui certain pour tenir téte à la France en cas d'hostilité. Il a manifesté le désir d'une entente spéciale, désir auquel il n'a pas été donné une réponse précise, car l'argument a trop d'importance pour que l'Italie puisse seule s'aventurer dans un accord auquel les autres Puissances alliées devraient prendre part.

Vous m'invitiez, M. le ministre, à m'employer pour que les défiances cessent aussi entre Berlin et Madrid. Vous vous sentiez d'autant plus tenu à énoncer la déclaration qui précède et à me donner des instructions, que lord Salisbury et V. E. avaient été l es premiers à douter du gouvernement espagnol. Vous me chargiez en méme temps de vous référer l'impression que les ouvertures faites par M. Vega de Armijo produiraient sur l'esprit du secrétaire d'Etat.

Comme le comte de Bismarck ne recevait pas dans ces jours, occupé comme il l'était par les travaux à la Chambre, je me suis aussitòt adressé au baron de Holsteln pour m'acquitter, sous forme de pro-memoria, de vos instructions. Il en a été écrit à Friedrichsruh, et aujourd'hui, en l'absence du comte de Bismarck qui chasse avec l'Empereur dans la province de Hanovre, M. de Holsteìn a pris rendez-vous avec moi pour me dire que le chancelier avait donné l'autorisation qu'il me ft1t donné lecture, en voie strictement confidentielle, d'un rapport adressé, en date du 4 novembre, par l'ambassadeur d'Allemagne à Madrid. Il rendait compte d'un entretien avec le ministre d'Etat. En voici la substance: M. de Stumm parlait de certaines préoccupations surgies dans son esprit à propos de l'intention manifestée alors de destiner M. Albareda au poste d'ambassadeur à Rome. Le ministre répondit que ce candidat se dépouillerait bientòt de son vernis français et s'appliquerait à se rendre agréable à V. E. Il avait d'ailleurs l'instruction formelle de faire tout ce que vous pourriez désirer.

Comme M. Vega de Armijo observait néanmoins une certaine réserve en ce qui concernait l'Italie, l'ambassadeur impérial lui demandait si, dans sa politique de rapprochement vers l'Allemagne, nous étions une gene. Le ministre l'avouait ouvertement, et le motivait de la sorte: les républicains et les démocrates se rangent contre l'Italie parce qu'elle s'est liée avec l'Allemagne. Les conservateurs et une grande partie des libéraux sont mal disposés envers l'Italie à cause de l'attitude de son premier ministre à l'égard du Vatican. Dans ces conjonctures, la prudence est de mise en Espagne. Pour autant, l'Allemagne n'est touchée en rien. Et comme si ce n'était pas assez, le ministre d'Etat ajoutait ces mots que j'ai retenus en entendant la lecture du rapport susmentionné et que je traduis littéralement: «De son còté, l'Italie nous a présentés. Les présentés peuvent bien se mettre entre eux sur un pied plus intime qu'avec le présenteur ». C'est à dire qu'après avoir, sur sa demande expresse, ménagé à ce gouvernement espagnol si non les grandes entrées, du moins un accès auprès de la triple alliance, il visait, sans aucun souci du service rendu, à forces les deux battants d'une porte qui ne lui était qu'entr'ouverte et à se mettre en notre lieu et piace. Et ce méme gouvernement vient aujourd'hui nous convier à un pacte spécial,

en faisant la Sainte Nitouche. Ce procédé ne saurait etre trop sévèrement qualifié.

L'alinéa qui précède m'appartient en entier. C'est ce que je me disais par devers moi quand le baron de Holstein me lisait ce document.

Il y ajoutait les considérations suivantes. En suite de ce rapport du baron de Stumm, le conduite de l'Allemagne était toute tracée. Le jeu du marquis de Vega était démasqué. Mais il n'y a pas eu de brouille entre Berlin et Madrid. Si on regrette le rappel du comte de Benomar, son successeur à été accepté. S'il s'est produit quelques divergences de vues, ce n'a été que sur une méprise commise dans la question des lettres de rappel et de créance. Maintenant tout est en ordre, en conformité des us et coutumes. Le comte Rascon a reçu des lettres distinctes. Celles de rappel du comte Benomar ont été remises par le nouveau titulaire au secrétaire d'Etat qui les fera lui-meme parvenir à haute destination. Celles de créance seront présentées demain par le comte de Rascon à l'Empereur. Les relations sont dane régulières et, pour complaire aussi à votr~ président du Conseil, elles resteront sur un pied d'amitié. C'est également de la part de l'Allemagne un égard du à la Reine Régente et à un Etat monarchique. Mais, quant à marquer de la confiance, à prendre des engagements politiques directs avec l'Espagne en dehors de ceux aux quels l'Allemagne et l'Autriche se sont associées en parfaite intelligence avec l'Italie, le Cabinet de Berlin se récuserait de la manière la plus absolue. L'Espagne n'offre pas de garanties assez sérieuses. Il est au reste convaincu de l'inefficacité de tout arrangement qui impliquerait une action militaire de cette Puissance. Sur le terrain pratique, ses engagements demeureraient sans valeur, soit qu'elle pactise avec la France, soit avec l'Allemagne l'Italie et l'Autriche. Le jour oiì le Cabinet de Madrid ferait mine de vouloir partir en guerre, l'opinion publique, habituée à ne voir pas plus loin que le Maroc et à s'embourber dans des luttes intérieures, renverserait tout ministère qui aurait la velléité d'aller au delà de ce cadre. On traite ici l'Espagne comme une quantité négligeable et impuissante dans son action à l'étranger.

Telles sont les impressions que je viens de recueillir en suite des instructions de V.E., et qui se rencontrent assez avec ce que je mandais par mon télégramme du 10 décembre (1). Depuis cette dernière date, un nouveau ministère s'est constitué sous la présidence de M. Sagasta. C'est la seconde fois en deux ans que l'administration se modifie. La première fois, l'évolution s'était faite à gauche. Aujourd'hui elle semble s'étre faite plutòt à droite. Le nouveau Cabinet aura vraisemblablement une existence précaire; car il est, camme ses prédécesseurs, composé d'éléments peu habitués à vivre ensemble. Les groupes parlementaires qui se sont un instant réunis en partis, recommenceront probablement à suivre leur instinct nature! qui est de se désagréger. Les conservateurs, de la trempe de Canovas, ne jugent pas le moment venu de reprendre le pouvoir. La Reine Régente va avoir une période difficile à traverser; elle aura besoin de tout son tact politique, joint à la déférence qu'on lui porte, pour remettre en mouvement des rouages déjà fort endommagés.

Dans ces conditions, il serait, il me semble, plus que risqué de se preter à des ouvertures de l'Espagne pour un rapprochement dépassant la juste mesure de nos obligations réciproques actuelles. L'essentiel est, ce qui a été fait, de la lier autant que faire se pouvait, sans lui permettre -pour me servir d'une locution familière -de tirer plus de couverture à son profit et sans qu'on puisse compter sur une réciprocité réelle. Dans différentes questions comme celles du Maroc, des missionnaires en Chine, de Massaoua, nous avons eu la preuve que sa conduite a été assez louche. Le rapport cité plus haut de

M. Stumm témoigne de sa mauvaise foi, de son double jeu. Si la confiance fortement ébranlée doit se rétablir un jour, ce ne saurait etre de si tòt. En attendant, une sage réserve paraìt indiquée; et quant au marquis de la Vega de Armijo qui, après avoir fait fi de nous, se donne maintenant les airs de nous rechercher, il me rappelle ce mot du fabuliste: «Ce bloc enfariné ne me. dit rien qui vaille ».

(l) Cfr. n. 420.

428

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 3486 bis. Londra, 16 dicembre 1888, ore 3,48 (per. stesso giorno) (2).

Ieri ambasciatore di Francia pregò vivamente Salisbury d'indurre l'E. V. a sottoscrivere l'accordo fra l'Italia, l'Inghilterra e la Francia per proibire l'importazione armi nella costa nord orientale d'Africa. Sua Signoria che ha da parte sua interesse a stipulare prontamente il detto accordo mi chiese una risposta al progetto comunicato a questa ambasciata il 9 giugno scorso. Metto ogni studio a pigliare quanto più tempo è possibile alla risposta senza dar cagione di sospetto.

(l) -T. s.n., non pubblicato. (2) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo.
429

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 1975/315. Londra, 18 dicembre 1888.

In risposta al telegramma di S. E. l'onorevole Damiani dell'll corrente (1), ho l'onore d'informare l'E. V. che, il 4 ed il 10 corrente, chiesi a lord Salisbury se vi fosse una probabilità qualsiasi che il governo inglese abbandonasse Suakim. A quell'epoca il governo inglese non aveva ancora manifestato alcuna decisione sulla questione di cui si tratta.

La risposta di lord Salisbury fu così risolutamente negativa da togliere, ancorché fossero mancate altre prove evidenti, ogni dubbio rispetto a ciò.

Nel colloquio del 10 corrente, Sua Signoria trovò modo di accennare con parole di gratitudine all'offerta fattagli (benché in termini assai generali) dall'E. V. nell'aprile scorso e mi disse che rammenterebbe quell'offerta al bisogno. In conseguenza di tale allusione, partecipai a lord Salisbury una mia convinzione personale, cioè che se l'Inghilterra chiedesse la cooperazione dell'Italia nell'impresa contro i mahdisti, a Suakim, l'E.V. spedirebbe qualche cannoniera nel porto di Suakim. Sua Signoria dopo qualche minuto di riflessione mi fece notare che la cosa non era possibile.

Mal si appongono quindi sir E. Baring ed il signor Vincent allegando che lord Salisbury si astiene di farci l'offerta di Suakim per timore di un rifiuto da parte nostra, giacché un intervento eventuale dell'Italia nel Sudan è stato argomento di due recentissimi colloqui, fra Sua Signoria e me, senza tener conto di vari ragionamenti precedenti circa l'errore commesso dall'Italia nel non accettare l'invito dell'Inghilterra d'intervenire in Egitto e nel Sudan.

E""Jbi l'onore di partecipare ciò che precede all'E. V. nei miei telegrammi del1'11 corrente n. 33 e 37 (2).

Il rifiuto dell'Italia d'intervenire nell'Egitto, fu dato com'è ben noto, nel 1882 per mezzo del generale Menabrea. Non è generalmente noto però, ed ha assai minore importanza che nel 1883 per mezzo del conte Nigra e di me medesimo, l'Italia rifiutò l'invito reiterato di lord Granville di soccorrere Kassala.

430

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN IN MISSIONE SPECIALE A ZANZIBAR, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 3525. Zanzibar, 19 dicembre 1888, ore 10,30 (per. ore 10,55).

Sultano Zanzibar ha adempiuto ricevimento e visita; mi ha parlato nella forma più cortese e appariscente. Attendo istruzioni.

(l) -Cfr. n, 417, che reca però la firma di Crispi. (2) -Non pubblicati.
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IL CONTE ANTONELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

R. s. N. Zellabolò (Aussa), 20 dicembre 1888 (per. il 19 gennaio 1889).

Ho l'onore di trasmettere a V. E. copia dei telegrammi scambiati fra il signor generale Baldissera e me (2), che si riferiscono all'azione militare che doveva svolgersi dalla parte di Massaua allo scopo di aggravare sempre più le condizioni di Re Giovanni. *Dalle risposte del signor generale appare chiaramente la nessuna volontà di agire ed i suoi apprezzamenti non mi sembrano tutti esa t ti.*

Il signor generale parte forse dal principio che non bisogna turbare la quiete che oggi regna in Massaua.

Lo smembramento dell'Abissinia è la sola causa di quell'apparente tranquillità. Qualunque sia per essere la sorte futura dei prossimi avvenimenti, è certo che l'Impero etiopico dovrà riorganizzarsi: sarebbe stato quindi cosa utile, prima che questa riorganizzazione avvenga, che a Massaua si fosse pensato a tracciare fin da ora un confine ben difeso e fortificato, specialmente quando il farlo non costava né grandi spese né grandi sacrifici.

Spero che Menelik accetterà il trattato che V. E. si è compiaciuto affidarmi, ma è indubitato che questo compito sarebbe tanto meglio assicurato qualora si desse prova che ciò che domandiamo non è una concessione che ci fa il Re, ma bensì un diritto da noi stessi acquisito con una conquista già compiuta per vendicare un affronto.

Il generale Baldissera avrebbe voluto che Menelik fosse andato a soccorrere il Re Taklé Aimanot. Se ciò fosse accaduto il Goggiam sarebbe stato distrutto da due eserciti; il Re Taklé Aimanot non avrebbe avuto nessun vantaggio e si sarebbe dato campo a Re Giovanni di portarsi con una mossa rapida nello Scioa. Oltre a ciò, è da tenersi in conto che il fiume Abai come non ha permesso al Re Taklé Aimanot di andare allo Scioa così non poteva permettere a Re Menelik di andare al Goggiam.

Mi sembra più ragionevole quanto fece Menelik di sorvegliare cioè le mosse di Re Giovanni, impedirgli di penetrare nello Scioa portandosi col suo esercito da quella parte che il nemico sceglierà per passare i confini scioani.

In Abissinia, poi, quando il Re e l'esercito è salvo, la devastazione del paese è poco apprezzata, ed il Re del Goggiam deve la sua salvezza ai fucili ed alle munizioni che Menelik gli forni.

Le notizie verbali che ho ricevuto dai soldati di Menelik qui giunti per scortare la mia carovana non lasciano più nessun dubbio che in quest'anno Re Giovanni e Menelik rimetteranno alla sorte delle armi quale dei due dovrà essere il fortunato reggitore dell'Impero etiopico. Lo Scioa non farà come il

Goggiam, che as!'ettò l'invasione nel proprio paese: è voce comune che lo scontro avverrà nei Uollo Galla. Le milizie di Menelik sono animatissime e, mi dicono, che ritengono sicura la vittoria.

Re Giovanni, qualunque sarà la strada che sceglierà, si troverà sempre di fronte l'esercito scioano ed alle spalle quello del Goggiam al quale Ras Mikael coi suoi Galla non potrà opporre una seria resistenza.

Queste furono le considerazioni che mi consigliarono di rispondere al generale Baldissera con un lungo e particolareggiato telegramma.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., pp. 179-180 e, con l'omissione del passo fra asterischi, in LV 65, pp. 21-22. (2) -Non si pubblicano gli allegati.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 2536. Roma, 27 dicembre 1888, ore 12,45.

R. agente Tunisi telegrafa (l) che impiegati italiani, maltesi e greci furono ufficiosamente avvertiti di naturalizzarsi francesi entro breve termine e minacciati, in caso contrario, di licenziamento. Tale avviso fu ufficialmente dato a dieci impiegati della municipalità di Tunisi nonché a parecchi impiegati a Susa, Sfax, Monastir e Mehdin. Superfluo osservare come ciò costituisca una nuova offesa alle capitolazioni ed ai trattati ed una provocazione gratuita. La misura è inoltre illogica, poiché, trattandosi di amministrazione tunisina la naturalizzazione che si vuole imporre dovrebbe essere non la francese ma la tunisina. I nostri connazionali non accetteranno certo l'invito e rimarranno italiani. Il governo del Re non mancherà di assisterli. Non dubito che il governo inglese si preoccuperà dal suo canto della condizione che viene minacciata in Tunisia ai suoi sudditi. Desidererei quindi di procedere anche in questa vertenza d'accordo col Gabinetto britannico. Voglia ella intrattenere di tutto ciò lord Salisbury, il cui contegno, se consenziente col nostro, gioverà a scongiurare nuovi motivi di complicazioni colla Francia e a mantenere intatti i diritti che le capitolazioni ed i trattati assicurano in Tunisi (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA

T. CONFIDENZIALE 2544. Roma, 28 dicembre 1888, ore 16,15.

n provvedimento preso a Tunisi è per noi prova manifesta di un piano preconcetto della Francia di volerei con continuate provocazioni, spingere ad

20-Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

atti da cui rifuggiamo. Si cominciò a Tv!assaua, si proseguì a Tunisi con la questione delle scuole ed associazioni. Si continua ora con nuove misure in odio ai nostri nazionali. La nostra colonia in Tunisia, la quale consta di forse quarantamila italiani, è anteriore alla costituzione del Regno d'Italia. Essa era naturale emigrazione verso una regione delle più vicine alle nostre coste, dove le capitolazioni e in seguito i trattati assicuravano privilegi ed immunità. Molto prima del protettorato francese i nostri connazionali ebbero dal governo beilicale accoglienza nelle pubbliche amministrazioni, e per la lunga residenza molte famiglie italiane acquistarono in Tunisia una costituzione di diritti che voglionsi ora distruggere. Voglia richiamare su tali circostanze l'attenzione di codesto Gabinetto e mostrare come nessun fatto abbia provocato il provvedimento in parola. Si tratta dunque, come dissi, di un proposito deliberato, collo scopo di spingere la nostra pazienza agli estremi e nella speranza che costretti addiveniamo ad atti di energia per i quali avvenga sul territorio africano uno scoppio che assolutamente vogliamo evitare. Questa speranza e questo piano della Francia sono forse conseguenza della supposizione che, ove ciò avvenisse, i nostri alleati non ci seguirebbero. Mentre dunque è nostro fermo proponimen

to di usare tutta la moderazione possibile e di pazientare fin dove la nostra dignità ce lo permetta, sarebbe bene che la voce di codesto governo si facesse sentire a Parigi, affinché si lasci tranquillamente i nostri connazionali godere in Tunisia dei diritti acquisiti (1).

(l) -T. 3581 del 26 dicembre, non pubblicato. (2) -In pari data venne inviato alle ambasciate a Berlino e Vienna col n. 2537 un telegramma analogo che termina con la frase seguente: «Mentre ci siamo già messi in comunicazione col Gabinetto di Londra teniamo a che i governi alleati siano informati della nuova questione che sorge, ancora questa volta, per deliberato proposito del governo francese e con intendimenti manifestamente a noi ostili».
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE CONFIDENZIALE S. N. Vienna, 29 dicembre 1888, ore 16,30 (per. ore 18,10).

Ho comunicato a Kalnoky contenuto del telegramma di V.E. di iersera (2) ricevuto stamani relativo al nuovo incidente di Tunisi. Già ieri avevo pregato Kalnoky di far sentire la sua voce a Parigi; non dubito che egli vi faccia pervenire consigli di moderazione, ma come V.E. nota giustamente, la Francia continuerà ad agire come vuole sino a che non sappia che un conflitto a Tunisi equivale ad uno sul Reno. Ora non è da Vienna che il governo francese può avere questa persuasione.

(l) -Per la risposta da Vienna cfr. n. 434. Launay rispose con T. 3629 del 31 dicembre, non pubblicato che Bismarck aveva dato ordine di trasmettere istruzioni alle ambasciate di Germania a Parigi e Londra nel senso richiesto da Crispi. (2) -Cfr. n. 433.
435

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. s. N. Roma, 30 dicembre 1888, ore 11.

Riservandomi rispondere particolareggiamente suo rapporto segreto 24 dicembre (1), prego V. E. di volere intanto premurosamente dileguare ogni apprensione o dubbio relativo all'agenzia Stefani. Benché sussista un contratto fra essa e l'Havas, l'agenzia Stefani è interamente nelle mani nostre e rileva moralmente ed anche materialmente dal R. governo. Non ho nessuna difficoltà che sia scartata anche completamente l'Havas.

436

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 30 dicembre 1888, ore 18.

Un telegramma da Berlino accenna ad un articolo della Norddeutsche Allgemeine Zeitung sui rapporti fra la Russia ed il Vaticano. In quell'articolo sarebbe detto che «chiunque in Germania sa apprezzare giustamente la situazione politica, non può se non desiderare che la Santa Sede si metta d'accordo in modo durevole colla Russia circa le loro vertenze ». Avevamo saputo per vie indirette che il signor Schliizer aiutava il componimento di quella vertenza, ma non credevamo che il pensiero del principe di Bismarck potesse essere quello espresso dalla Norddeutsche Allgemeine Zeitung. Facciamo riflettere che la Francia lavora nel medesimo senso e che lo fa per avere il Papa con sé contro l'Italia. Non possiamo comprendere quale sia l'intento della Germania, solo facciamo rilevare che un giorno la Russia messa d'accordo col Vaticano con l'aiuto della Germania potrebbe riuscire funesta a noi come ci fu funesto l'appoggio, prestato ugualmente da Berlino, all'occupazione di Tunisi dalla Francia. Insistendo per avere una legazione russa presso di sé, il Papa non ha di mira che interessi e fini politici. Ed è molto probabile che ciò sia anche in previsione

di una guerra in cui l'Italia si trovi contro la Francia, poiché, in tal caso, la Russia resterebbe rappresentante della Francia contro di noi ed implicitamente contro la Germania, che non può avere a Roma interessi diversi dai nostri (1).

(l) Con tale rapporto Launay aveva comunicato che da parte tedesca si sosteneva la necessità «cle la création d'une agence italienne tout-à-fait indépendante de l'agence Havas, et dans une dépendance suffisante du gouvernement du Roi pour souscrire aux conditions que celuici lui tracerait >>.

437

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 2561. Roma, 30 dicembre 1888, ore 23,55.

L'ambasciatore di Francia è venuto oggi a darmi spiegazioni sui provvedimenti presi contro gli italiani in Tunisia. Secondo il signor Mariani tratterebbesi di casi isolati e di poche esclusioni motivate da mancanze personali. Le nostre informazioni, provenienti da diverse fonti, essendo state di ben altro tenore, debbo supporre che il governo francese, riconosciute le difficoltà a cui andava incontro, abbia creduto bene di recedere dal primitivo proposito, che era manifestamente contrario alle disposizioni del trattato esistente italo-tunisino e del protocollo italo-francese 25 gennaio 1884. Dopo le spiegazioni del signor Mariani, non parmi vi sia luogo ad insistere e la questione si può considerare come sopita.

438

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI

T. SEGRETO PERSONALE S. N. Roma, 31 dicembre 1888, ore 10,30.

Credo opportuno informare V. E. che Gabinetto di Berlino interrogato si manifestò alieno a contrarre unitamente a noi ed Austria nuovi impegni con Spagna (2). Principe di Bismarck mi fece rivelare segretamente il doppio giuco di Vega de Armijo rispetto Italia. Simile condotta basterebbe da sé sola dimostrare con quale prudenza e riserva conviene procedere di fronte al governo spagnuolo. L'azione della Spagna in caso di guerra riuscirebbe d'altronde completamente inefficace. In ogni modo il governo imperiale sia per deferenza verso la Regina reggente ed uno Stato monarchico, sia per tener conto dei desideri del governo del Re continuerà a mantenere colla Spagna relazioni cortesi ed amichevoli (3).

(l) -Per la risposta di Launay cfr. n. 440. (2) -Cfr. n. 427. (3) -Analogo telegramma venne inviato in pari data a Catalani con l'istruzione di regolarecondotta e linguaggio in base a queste informazioni.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, BERlO

T. PERSONALE 2572. Roma, 31 dicembre 1888, ore 22,30.

L'ambassadeur de France m'a parlé hier de la question des écoles. Il semblerait que vous n'avez tenu aucun compte des instructions qui vous ont été donné à plusieurs reprises, notamment par mes télégrammes du 23, 26 octobre ed du 4 novembre (l) qui portaient tous que la question devait se [traiter] non à Tunis mais à Paris. Tandis que nous croyions que les propositions étaient faites par M. Massicault et que nous vous défendions de les recevoir méme ad referendum, il semblerait que les avances venaient de vous. C'est encore vous qui preniez l'initiative de nouvelles négociations à la suite de mon télégramme du 11 décembre (2) où je vous demandais simplement de rédiger et non pas de concerter un projet de déclaration. Rien ne vous autorisait cependant à croire que je revins sur des instructions itérativement données, et dont j'ai du, par mon télégramme du 19 (2) vous rappeler l'esprit et la lettre. En présence des affirmations du gouvernement français je vous invite à me faire connaitre au plus tòt comment les choses se sont passées. N'épargnez pas le télégraphe (3).

440

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 3/2. Berlino, 1° gennaio 1889 (per. il 7).

Avant hier, dans ma visite au secrétaire d'Etat, j'ai amené la conversation, en voile strictement privée et confidentielle, sur le télégramme de V.E. du 30 (4). D'après son contenu, il m'avait paru déméler quelque préoccupation dans votre esprit sur la portée d'un article publié le 27 décembre échu par la Norddeutsche Allgemeine Zeitung où se trouve le passage suivant: «Quiconque en Allemagne sait apprécier justement la situation politique, ne peut que désirer que le Saint Siège dans les négociations actuelles se mette d'accord d'une manière durable avec la Russie ». Le comte de Bismarck se souvenait de cet article, mais il fallait le juger dans son ensemble et non sur la citation d'un simple passage. Cet article visait essentiellement le polonisme qui, s'abritant sous le manteau du catholicisme, est l'adversaire la plus acharné de l'Allemagne aussi bien que de la Russie. Le journal répondait à la Neue Freie Presse de Vienne qui elle méme

signalait une entente du Pape avec la Russie camme ayant pour objet la Pologne russe. Si l"on parvient dans un accord à battre en brèche la fiction d'une certaine identité entre le catholicisme et le polonisme, ce serait également au profit de l"Allemagne. Toute concession qui pourrait ètre faite dans cet ordre d'idées au Tzar, ne saurait ensuite ètre refusée au Cabinet de Berlin, qui y puiserait une nouvelle force pour combattre des tendances qui se font jour dans le Reichstag et dans le Landtag. La tache est plus aisée au Cabinet de Pétersbourg qui n'a pas à tenir compte de la presse et du jeu des partis dans un Parlement. Si l"Allemagne n'avait pas à ménager des courants qui se manifestent dans une partie de l'opinion publique, sa politique se dessinerait davantage. Sous ce rapport, les remarques de la Norddeutsche Allgemeine Zeitung sont parfaitement en situation. Les polonais sont en quelque sorte plus français que les français euxmèmes. L'Italie a dane elle aussi un intérèt à se piacer en ce qui a trait à leurs aspirations au mème point de vue que l'Allemagne. Que la France rampe aux pieds de la Russie croyant l'attirer dans san jeu, elle est dans san ròle. Nous pouvons au reste nous montrer indifférents en ce qui concerne un rapprochement éventuel entre la Russie et le Vatican; il ne s'agit pas camme pour Tunis d'une question de territoire. Peu importe que le Vatican obtienne la satisfaction d'avoir une légation russe. Que de san còté le Pape voue tous ses efforts à une restauration du pouvoir temporel, ses discours le prouvent suffisamment. Mais, à cet égard aussi, l'Italie peut se montrer rassurée. Ce n'est pas la Russie qui viendra en aide à un pareil rétablissement. Pour ce qui regarde l'Allemagne, le Saint ·Père ne saurait se livrer à aucune illusion. Le langage de l'Empereur Guillaume à Sa Sainteté a été des plus significatifs «Rome capitale de l'Italie

est à nos yeux intangible ».

L'article susmentionné de la Norddeutsche Allgemeine Zeitung avait attiré mon attention, mais après l'avoir lu et relu, il m'a semblé qu'il n'était pas le cas de le signaler à V. E., d'abord parce que ce journal est reçu dans vos bureaux, et ensuite parce que ses raisonnements me paraissaient justifier la conclusion que les agences télégraphiques s'étaient bornées à reproduire.

A toute bonne fin, j'ai joint ici une traduction de cet article que la Germania organe de la faction cléricale du Centre a vivement critiqué.

En me parlant de la France le comte de Bismarck me disait combien V. E. avait raison de patienter. Il est à désirer, si une guerre devient nécessaire, qu'elle n'éclate pas avant une année. Dans l'intervalle, l'Italie, l'Allemagne et l'Autriche se fortifieront toujours plus que ne saurait le faire la France et mème la Russie pour tenir tète à la triple alliance, et seront d'autant mieux assurées de la victoire. Il est une autre considération qu'il convient aussi de ne pas perdre de vue.

Durant le long ministère Gladstone l'Angleterre a complètement négligé

ses armements. Il y a beaucoup à refaire pour regagner le temps perdu. Or il serait grandement avantageux pour l'Italie, si la Grande Bretagne, profitant d'une année de répit, mettait ses flottes mieux en état de sauvegarder les intérèts en jeu dans la Méditerranée.

Le comte de Bismarck félicitait V. E. de san splendide discours à la Chambre, discours qui a assuré à une majorité considérable le vote des crédits militaires.

(l) -Cfr. nn. 354 e 376. Il T. 1832 del 23 ottobre non è pubblicato. (2) -Non pubblicato. (3) -Berio rispose con T. 40 del 3 gennaio: «Dès son retour Massicault m'a fait ouvertures question écoles et je n'ai fait que répondre ces ouvertures ... Je n'ai jamais dit etre chargénégocier, mais que j'aurais communiqué propositions au gouvernement de Sa Majesté >>. (4) -Cfr. n. 436.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 12. Roma, 2 gennaio 1889, ore 17,30.

Mi riferisco suo telegramma n. 24, 31 dicembre (1). Fin dal principio avevo dato istruzioni Berio di astenersi da qu8.lunque trattativa nella questione scuole. Intanto il signor Massicault sia direttamente sia per mezzo signor Benoit segretario residenza tentò indurre Berio accettare alcune condizioni che avrebbero potuto compromettere le ragioni di diritto da noi sostenute presso codesto governo, che cioè i decreti beilicali non erano applicabili né pel passato né pel futuro alle nostre scuole ed associazioni. Berio avendomi riferito dette proposte di Massicault gli proibii recisamente accogliere quelle pregiudicanti nostri diritti (2) e mi limitai incaricarlo di redigere da lui solo e mandarmi un progetto d'accordo perché io potessi studiarlo e deliberare sul medesimo, interdicendogli in ogni modo qualunque negoziazione colla Residenza. Non posso quindi che confermare istruzioni precedenti date a V. E. (3) perché la questione si tratti costì e non altrove. Le manderò per posta ragguagli particolareggiati.

442

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO S. N. Roma, 2 gennaio 1889.

Cecchi mi telegrafa quanto segue: «Console inglese saputo mia prossima partenza insisteva ieri per farmi accettare dal Sovrano di Zanzibar una lettera per Sua Maestà, nella quale Sua Altezza, come prova della sua migliore disposizione verso l'Italia, si offrirebbe interessarsi presso Mackinnon per risolvere questione Kisimaio. Trovando questa proposta equivoca e poco conveniente e non avendo istruzioni, mi sono rifiutato accettare lettera ed una discussione su questo oggetto. Ho ragione di credere che il console inglese telegraferà in questo senso al suo governo. Se V. E. non ha ordini da darmi partirò il 3 gennaio ». Le comunico questo telegramma affinché ella possa, occorrendo, rimediare all'involontario errore del console Cecchi e possa insieme mostrare con quanta lealtà abbiamo proceduto, fidando soltanto nei buoni uffici e nella parola di lord Salisbury.

(l) -T. l, non pubblicato con il quale Menabrea chiedeva se la trattativa circa la questionedelle scuole dovesse aver luogo a Tunisi o a Parigi. (2) -Cfr. n. 354. (3) -Cfr. n. 346.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. SEGRETO S. N. Londra, 3 gennaio 1889, ore 22,55.

Per rimediare al grave ma involontario errore del Cecchi (2), prego V. E. di autorizzarmi ad incaricare Mackenzie che ritornerà fra breve in Inghilterra di farsi latore, se necessario, della lettera del Sultano al Re.

Il piano al quale Mackinnon, il console inglese ed io abbiamo lavorato da più settimane è di forzare la mano a Salisbury nonostante la celata opposizione della Germania.

A tal fine, il Sultano doveva essere indotto a manifestare a Salisbury la ferma decisione di cedere prontamente territori all'Italia per mezzo di Mackinnon. Salisbury non avrà né il diritto né il desiderio di opporsi ad una dichiarazione del Sultano.

Ora, la lettera del Sultano al Re è il risultato dell'opera di Mackinnon e mia e della lealtà del console inglese verso noi. Non appena avremo in mano la lettera del Sultano tutte le difficoltà saranno appianate. È da sperare che il rifiuto di Cecchi non abbia offeso il Sultano, nel quale caso bisognerà ricominciare da capo. Né Salisbury né il sottosegretario di Stato sono tornati in città. Forse Sua Signoria verrà domani per poche ore.

444

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

T. SEGRETO 6 (4). Londra, 4 gennaio 1889, ore 5,35.

Ho chiesto a Salisbury se il governo inglese avesse obiezioni che l'Italia occupasse quella parte della costa dei Somali che si estende dal confine del Zar.zibar al territorio sottoposto al protettorato inglese, cioè da Warsheik a Bunderziadeh. L'ho pregato inoltre di farmi sapere quale fosse il suo parere sull'importanza di quella costa e sui vantaggi e sui pericoli di una nostra occupazione. Sua Signoria mi rispose che non crede sotto questo rapporto vi possa essere da parte del governo inglese alcuna obiezione che l'Italia s'impadronisse di quel gomito della costa d'Africa fin qui inoccupato, ma che ciò nondimeno

13) Ed.. in L'Italia in Africa, serie storica, Oceano Indiano, tomo III, Documenti relativi n!';\ Somalia settentrionale (1884-1891), a cura di C. Giglio, Roma, 1968, pp. 10-11.

si riservava di darmi fra qualche giorno una risposta definitiva che prevedeva favorevole. Quella costa era molto più importante che io mostrava credere, principalmente il capo Guardafui rimpetto il possedimento inglese di Socotra, però egli non ne poteva consigliare all'E. V. l'occupazione per due motivi, la spesa ed il pericolo di conflitti con gli indigeni. Giorni sono un ufficiale del Foreign Office mi faceva notare che era nella natura delle cose che la costa di cui si tratta fosse occupata o dalla Francia o dalla Germania se altra Potenza non le preveniva e che tale Potenza potrebbe essere l'Italia. Vi erano certamente pericoli e spese da incontrare ma la destrezza nell'agire ed il rendersi amici e non ostili gli indigeni poteva diminuire di gran lunga spese e pericoli. V. E. giudicherà se la bandiera d'Italia dovrà sventolare o no su quella costa occupata sia in nome del Re sia in quello d'una compagnia italiana. Riuniti alla parte del Zanzibar, di cui sembra ora quasi certa la concessione, si formerebbe un immenso e non interrotto possedimento italiano uguale e forse maggiore dei contigui possedimenti e fattorie inglesi. E' inutile aggiungere che qualunque sia la decisione dell'E. V. le mie pratiche con Salisbury non hanno certamente impegnato il governo del Re a quell'occupazione.

(l) Ed., in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, clt., p. 172.

(2) Cfr. n. 442.

(4) Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma i: telegramma non fu protocollato.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 37. Roma, 4 gennaio 1889, ore 17,15.

Il nuovo ambasciatore di Spagna don Cipriano del Mazo, nella visita fattami ieri, mi portò i saluti di lord Salisbury, da cui mi disse avere avuto incarico espresso di esternarmi i sensi della sua amicizia personale. Voglia recarsi, in nome mio, presso Sua Signoria per ringraziarla, e per dirle come io ricambi sinceramente i sentimenti di personale amicizia che nutre a mio riguardo, e come sia mia speranza e fiducia che la politica dei due governi possa procedere di concerto in tutte le questioni in cui trovansi impegnati interessi italiani e britannici.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (l)

T. SEGRETO S. N. Roma, 5 gennaio 1889, ore 17,30.

Riferendomi suo telegramma ieri (2) attendo conoscere risposta definitiva promessale da lord Salisbury per preparare ed effettuare occupazione costa Somali da Warscheik a Bunderziadeh (3).

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo III, cit., p. 11.

(2) -Cfr. n. 444. (3) -Per la risposta di Sallsbury cfr. n. 452.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. SEGRETO 476. Roma, 5 gennaio 1889.

Il 21 novembre u.s. con dispaccio n. 38116/260 (l) confermando all'E. V. un telegramma del giorno precedente (2) l'avvertivo di aver avuto notizia della esistenza dl negoziati fra Havas, Reuter e Wolff, e la pregavo di renderne edotto codesto governo acciocché Wolff li sospendesse; diversamente tutto il nostro accordo sarebbe stato pregiudicato.

Il 30 dello stesso mese l'E. V. <Rapporto n. 1504/694) (2), sviluppando analogo telegramma, mi faceva conoscere ufficialmente che \Volff non era entrato in alcun nuovo negoziato con Havas, aggiungendo che egli non avrebbe nulla intrapreso senz'essersi prima consultato col Dipartimento Imperiale degli Affari Esteri. Evidentemente Wolff, clò rispondendo faceva una restrizione mentale; impegnandosi cioè a non negoziare con Havas, taceva di essere già legato con Reuter.

Riferendosi a nuove nostre raccomandazioni l'E. V. mi informava con telegramma del 14 dicembre u.s. (2) di aver saputo confidenzialmente, che il direttore della agenzia Wolff aveva avuto il giorno prima un colloquio con un agente di Reuter, recatosi a Berlino per intendersi colla Continental Telegraphen Company. E soggiungeva, Wolff ritenere che Havas fingesse di trattare con Reuter cercando così d'isolarlo dalle altre agenzie. Nel rapporto poi confermante detto telegramma V. E. riferiva che, secondo Wolff, l'agenzia Reuter si studierebbe di giungere ad un accordo intimo con l'agenzia tedesca contro Havas.

In realtà invece, Reuter e Wolff si erano già posti d'accordo in massima fin dall'autunno del 1887 per stipulare fra loro un nuovo contratto ed escludere dalla loro lega l'agenzia Havas. Tale fatto fu da me segnalato all'E. V. con dispaccio del 15 dicembre 1888 (2) e fu poi da V. E. confermato col suo rapporto

(2.1 quale ora rispondo) del 24 dccembre n. 1631/745 (3). E' chiaro che il governo tedesco non venne informato della esistenza dì tale fatto se non dopo la comunicazione del contenuto del mio dispaccio sovracitato e della nota verbale austro-ungarica che vi era allegata.

Quest'incidente dimostra una volta di più come le due agenzie Wolff e Reuter non trattino con quella schiettezza che sarebbe desiderabile per condurre in porto negoziati così delicati e complessi.

Allo stato delle cose, prima di procedere nelle trattative ci è indispensabile di conoscere il testo dell'accordo stipulato fra Wolff e Reuter. Prego quindi l'E. V. di chiederlo al governo imperiale.

Le soggiungerò confidenzialmente che tale accordo, da quanto mi risulta da particolari informazioni, che ho motivo di credere esatte, deve occuparsi dell'Italia della quale i signori Wolff e Reuter credono con singolare ingenuità

s1 possa disporre liberamente senza essersi intesi col governo del Re. Tanto più quindi interessa di aver conoscenza completa di quell'atto, colla maggiore sollecitudine. V. E. insisterà presso la cancelleria imperiale perché glielo fornisca, e, avutolo, provocherà cautamente, pel tramite della stessa cancelleria una dichiarazione della Wolff che il testo comunicato è completo e che nessuna parte di esso vi è stata omessa. Per suffragare la domanda di tale comunicazione è sufficiente motivo la reticenza già fatta da Wolff circa i legami che lo stringono ormai alla Reuter.

Del resto, mercé l'amichevole e potente intervento di codesto governo e di quello austro-ungarico, noi speriamo ugualmente di giungere ad un perfetto accordo pratico, atto a soddisfare i desiderii e le esigenze delle quattro agenzie collegate.

(l) -Cfr. n. 402. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. n. 435, nota l.
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L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

L. PERSONALE. Madrid, 5 gennaio 1889.

Ringrazio V. E. del suo telegramma riservato del 31 dicembre (2). L'accoglienza che ebbero a Berlino le entrature nostre relative alle relazioni con la Spagna, non mi sorprende. L'ambasciatore tedesco a Madrid ha fatto tutto ciò che poteva per ristabilire nel suo governo la fiducia che, a parer suo, non può, per ora almeno, negarsi alla Spagna. I suoi sforzi riuscirono vani. Il signor Stumm mi confidò essere egli disaggradevolmente impressionato della scarsa fede accordatagli, in questa circostanza, a Berlino. Egli ne scrisse chiaramente anche in via privata al conte Erberto di Bismarck con il quale ha antica ed intima amicizia. In privati colloqui il mio collega mi lasciò chiaramente intendere la nota diffidente della Germania verso la Spagna non dover essere conseguenza di notizie da noi ignorate, bensì dover la medesima essere una risoluzione presa, un partito prestabilito, nelle combinazioni generali della politica del principe cancelliere.

Prego V. E. di tener conto dell'indole strettamente personale di queste informazioni. Faccio cenno degli apprezzamenti del barone Stumm unicamente perché mi sembra che essi diano molta luce e permettano di giudicare, con perfetta cognizione di causa, ogni cosa riferentesi alla situazione internazionale della Spagna.

Così stando le cose, mi pare opportuno ricordare per sommi capi ciò che nella posizione internazionale della Spagna più particolarmente riguarda le sue relazioni con l'Italia.

Fu italiana l'iniziativa di unire la Spagna all'alleanza delle Potenze centrali. Fin da principio questo concetto riuscì poco gradito a Berlino. Si pervenne tut

tavia a stabilire faticosamente con quel Gabinetto i termini dell'accordo negativo esistente fra la Spagna e l'Italia. Gl'interessi che facevano desiderare al Gabinetto di Roma l'intimità con la Spagna possono riassumersi nei quattro punti seguenti:

l) la presenza della Spagna nell'alleanza accresce peso ed importanza agli interessi mediterranei;

2) l'unione dell'Italia e della Spagna, sovra la base di particolari interessi comuni, aumenta importanza alla posizione dell'Italia nell'alleanza con Stati superiori a lei di forze. L'Italia potrebbe, in conseguenza della preponderanza sua sovra la Spagna, rappresentare nell'alleanza, insieme ai propri, gl'interessi di f; ltri 17 milioni di abitanti e di un esteso dominio coloniale;

3) la Francia, mercé l'ottimo ordinamento ferroviario esistente nei suoi dipartimenti del mezzogiorno, può concentrare rapidissimamente nel campo trincerato di. Nizza la totalità delle forze che recluta in quei dipartimenti. Da Bordeaux a Nizza, il percorso ferroviario è di circa 18 ore; la linea è perfettamente armata a doppio binario, dotata di vaste stazioni intermedie dove si allacciano le linee trasversali numerose, ben ordinate per i bisogni di una rapida concentrazione. Gli ordinamenti militari della Spagna sono imperfettissimi. Tuttavia l'incertezza delle disposizioni di questo paese deve rendere cauta la Francia a sguarnire completamente, come altrimenti potrebbe fare, la sua frontiera dei Pirenei, per portare tutte le sue forze del mezzodì contro l'Italia. E' interesse essenziale nostro, ancorché potrebbe non essere tale per gli alleati nostri, che l'irruente invasione francese possa essere rapidamente arrestata da sufficienti e vittoriose forze italiane;

4) nelle condizioni proprie dell'Italia, l'acquisto di un vasto impero coloniale non essendo di prossima previsione, interessa all'Italia che, in conseguenza della politica di astensione, la Spagna non si esponga a perdere i suoi domini fuori di Europa a beneficio di Stati già preponderanti all'Italia per situazione economica e per sviluppo di attività marinaresca.

Dal riassunto sin qui esposto apparisce che non tutti gli alleati nostri possono avere gl'interessi che abbiamo noi nell'intimità con la Spagna. Altro essendo però il desiderabile, ed altro invece il praticamente ottenibile, V. E. mi permetta che qui ricordi e riassuma in pochi punti le cose già dette e scritte durante questa mia missione.

l. In piena pace la Spagna non si lascerà indurre a schierarsi a fianco delle Potenze centrali partecipando alla politica destinata a dissuadere la Francia dal tentare la rivincita con la Germania.

2. -A guerra aperta, non è certo che il governo presente abbia forza bastante per far uscire la Spagna dalla neutralità; non è però sicuro che, durando il governo presente, la neutralità sarebbe, in ogni ipotesi, la politica della Spagna. 3. -La supposizione che, nelle circostanze attuali, il Gabinetto di Madrid prepari intelligenze simultanee con l'Italia e le Potenze centrali e con la Francia, sarebbe ingiuriosa per la Regina-reggente, ingiustificata rispetto ai ministri presenti.

Queste cose risultano dal complesso dei colloqui da me avuti con la Reggente e con il ministro degli Affari Esteri, non meno che dalla assidua osservazione di ciò che avviene in questo paese. Rare essendo le occasioni di spedire di qui a Roma carteggi riservati, non ho potuto sempre narrare minutamente a V. E. ciò che forse avrebbe meritato qualche speciale menzione. Tuttavia del colloquio che ebbi con S.M. la Regina e di quelli da me avuti con il marchese de la Vega de Armijo, dopo il mio ritorno dall'ultimo congedo, ho riferito a

V. E. In quei colloqui non provocai né direttamente, né indirettamente le spiegazioni e dichiarazioni che con spontaneità furono offerte al governo di Sua Maestà. Se le avessi ricercate o provocate, sarebbe spiegabile la dissimulazione della verità. Ma io non so vedere ragione che spieghi il desiderio e l'interesse di spontaneamente mentire. Fu, malgrado la riserva mia, che il marchese de la Vega de Armijo ha accennato alla convenienza per il suo paese di allargare gli accordi del medesimo con l'Italia. Sino ad ottenere questa profferta, senz::t impegnare né compromettere il governo nostro, poteva estendersi il compito mio. Delle presenti disposizioni della Germania e della tradizionale ripugnanza dell'Inghilterra per qualunque cosa possa riuscire ad ingrandimento della situazione internazionale della Spagna, a me spettava riferire a V. E. ciò che da qui mi era dato osservare. A lei, signor ministro, che possiede il complesso delle informazioni che giungono al governo del Re, potranno non riuscire inutili anche queste mie osservazioni. Però, rimanendo io nella cerchia di ciò che si riferisce alle relazioni nostre con la Spagna, sento il debito di premunire il governo di Sua Maestà contro le probabili conseguenze della politica di prevenzioni e diffidenze inaugurata a Berlino contro la Spagna. Se quella politica sarà conosciuta, e potrebbe esserlo quandochessia, il sentimento spagnuolo ne sarebbe profondamente offeso. Qui non tarderebbero a risvegliarsi i mal assopiti sospetti sovra i progetti coloniali della Germania a danno del dominio spagnuolo d'oltremare. Ed il governo del signor Sagasta, od un altro che gli succederebbe, potrebbe essere indotto, direi quasi forzato, a fare ciò di cui ora gratuitamente, a parer mio non solo, ma anche a parere dei miei colleghi di

Germania e di Austria-Ungheria, lo si vuole sospettare.

(l) Ed. in F. CURATO, La questione marocchina e gli accordi itala-spagnoli del 1887 e del 1891, vol. II. Milano, Edizioni di Comunità, 1964, pp. 605-609.

(2) Cfr. n. 438.

449

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 58. Roma, 6 gennaio 1889, ore 22,30.

Il decreto beilicale cui allude suo telegramma di ieri (l) è evidentemente quello relativo alla competenza dei tribunali francesi per le materie di contenzios~ amministrativo. Tale competenza era espressamente stipulata nell'ar

~icolo 6 del nostro protocollo del 25 gennaio 1884 per quanto riguarda i nostn nazionali ma avrebbe dovuto essere regolata in conformità della legge italiana del 20 marzo 1865. Nuovo decreto non avrebbe potuto essere fatto se non in conformità di detta legge né applicato senza il nostro consenso; ma in realtà esso si discosta in diversi punti dalla legge citata, fra i quali quello del diritto di ricorso in Cassazione giustamente rilevato dal Foreign Office, ed è perciò che alla relativa comunicazione di quest'ambasciata di Francia abbiamo oggi stesso risposto dichiarando che tale provvedimento non potrebbe avere per noi alcuna efficacia. Ciò posto siamo pronti a procedere d'accordo col Foreign Office.

(l) T. 56, che concludeva con la seguente frase: «Salisbury darà istruzione a Lytton d! chiedere modificazioni del nuovo decreto tunisino e di dichiarare che nella sua forma attuale non potrebbe essere accettato dall'Inghilterra >>.

450

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 88. Roma, 9 gennaio 1889, ore 18.

Agente francese in Egitto subordina la sua adesione proroga dei tribunali della riforma alla nomina ad avvocato generale Jel susc1tuto francese nella procura generale (1). Questa pretesa è contraria alle esplicite dichiarazioni fatte da quell'agente a sir Evelyn Baring ed al commendator De Martino. Lo è del pari all'accordo stabilitosi nel marzo 1888 fra Nubar ed i rappresentanti italiano e britannico circa nomina magistrati procura. Noi abbiamo data la nostra adesione nella certezza che rispetto ai diritti italiani perdurasse lo statu quo. Ove ciò non fosse, cambierebbero i dati sui quali si fondò nostra determinazione e ci crederemmo autorizzati ad esaminare se non convenga meglio rifiutare la proposta proroga ritornando provvisoriamente al regime delle capitolazioni. Ho fiducia che codesto governo conoscendo pretesa francese sia deciso respingel·la. Voglia in ogni modo conferire d'urgenza con lord Salisbury e farci conoscere modo di vedere di Sua Signoria che crediamo conforme al nostro (2).

451

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 122. Londra, 10 gennaio 1889, ore 16,49 (3).

Ho fatto cosa assai gradita a Salisbury dandogli lettura del telegramma di

V.E. del 4 corrente (4) in risposta al messaggio dell'ambasciatore di Spagna.

f.:~) Ce.talani rispose con T. 179 del 17 gennaio, non pubblicato, che erano state daLe istruzim'!i a Bnring òi indiriz~are al governo egiziano una nota per il cui contenuto cfr. n. 463.

Sua Signoria nutre fiducia che la politica dell'Italia e dell'Inghilterra continuerà a procedere nell'accordo più intimo. Ricambia sentimenti dell'E. V. e parla di V. E. nei termini del maggiore e meritato elogio.

(l) La notizia era stata inviata da De Martino con T. 82 dell'B gennaio, non pubblicato.

(3) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (4) -Cfr. n. 445.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. URGENTE SEGRETO 29 (2). Londra, 12 gennaio 1889, ore 10,22.

Ieri sera Salisbury mi disse: «In risposta a domanda del tre corrente (3), la informo che per quanto concerne l'Inghilterra l'Italia sarà la benvenuta nella costa Somali. Essa può occuparla a cominciare dal limite del protettorato britannico fino al limite del territorio eli Zanzibar. Il protettorato britannico fu notificato nel luglio del 1887 e giunge al quarantanovesimo grado di longitudine orientale; dichiaro che l'Inghilterra è lieta di avere l'Italia limitrofa non dico a preferenza delle tribù indigene trafficanti di schiavi ma a preferenza di altre nazioni. Devo informarla che tempo fa mi giunse una voce che la Germania si proponeva di occupare quella costa; ciò non riguarda l'Inghilterra ma nell'interesse dell'Italia la consiglio d'informare la Germania della presa decisione. Non vi è tempo da perdere a mettere la decisione ad effetto perché la notizia può trapelare ed altri prevenirvi, anzi credo opportuno che in conformità dell'atto di Berlino l'Italia notifichi immediatamente a tutte le Potenze l'intenzione di occupare la costa di cui si tratta ». Feci notare a Sua Signoria che per quanto io rammentavo la notificazione doveva seguire e non precedere l'occupazione; far constatare un fatto compiuto ma che l'E. V. non era uomo da indugiare. Chiesi qual fosse il modo di procedere dell'Inghilterra nelle occupazioni di territori; rispose che il governo mandava agenti a stipulare trattati con gli indigeni e n a vi sulle coste a prenderne possesso; chiesi se l'Inghilterra avesse incontrato speciali difficoltà in quella costa; rispose negativamente, ma soggiunse che da molti anni gli inglesi erano noti agli indigeni ed al momento dell'occupazione possedevano Berbera e Zeila; chiesi se l'Italia poteva fare assegnamento sul governo e sugli agenti locali inglesi; rispose che se richiesti l'uno e gli altri darebbero assistenza con sommo gradimento; l'ultima parola di Salisbury fu un augurio sincero per il Re, la patria e la E. V.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo III, cit., pp. 12-13. (2) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non fu protocollato. (3) -Cfr, n. 444.
453

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 133. Roma, 13 gennaio 1889, ore 19,20.

Informazioni raccolte confermano che scuole straniere delle varie località di Turchia non hanno mai riconosciuto che sia loro applicabile la legge ottomana relativa all'autorizzazione ed al controllo delle scuole private, e ciò anche nel caso che esse ricevano alunni indigeni di qualsiasi nazione. Soltanto alcune di più recente fondazione si acconciarono, riservando la questione di diritto, a qualche temperamento conciliativo, come sarebbe avviso dell'apertura e comunicazione di programmi, in via ufficiosa, all'autorità locale. Unica concessione che noi saremmo disposti ad accordare, riservando, beninteso, la questione di diritto, è quella dell'avviso per le scuole di assolutamente nuova creazione. Per le altre che già esistevano e che ora vengono più o meno ampliate nessun avviso deve ritenersi necessario. Voglia comunicare quanto precede alla Porta e farsene dare atto (l).

454

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. 141. Aden, 13 gennaio 1889, ore 19,40 (per. ore 21,35).

Ho due lettere del Sultano per Sua Maestà quella di scusa ed una rimessami giorno mia partenza contiene in termini estremamente cortesi sensi ossequio per il Re, al quale Sultano esprime inoltre fiducia di vedere rafforzati legami amicizia e relazioni fra i due Paesi. Cercai, approfittando favorevole disposizione animo Sultano verso nostro Augusto Sovrano, di ottenere lettera nella quale Sultano dichiarasse a Sua Maestà di prendere impegno per definire questione Kisimaio in modo noi favorevole. Flembra siasi opposto console generale inglese per riguardi verso Mackinnon dal quale, a quanto pare, vuolsi far dipendere soluzione questione. Prendendo commiato Sultano esposemi suo vivo desiderio di risolvere nostro affare appena [migliorata] condizione politica litorale. È mia opinione che a risolvere nostra controversia, al punto in cui ora travasi, dovrebbe bastare un ultimo passo presso il governo inglese.

(l) Cfr. n. 4fifi.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, clt., p. 145.

455

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 140 bis. Londra, 13 gennaio 1889, ore 23,43 (1).

Salisbury mi chiese nuovamente con insistenza di dargli una risposta circa l'accordo fra l'Italia, l'Inghilterra e la Francia per proibire l'importazione armi sulla costa nord-est Africa. L'E. V. giudicherà se dovrà autorizzarmi a presentare un controprogetto in cui si stabilisca che il divieto debba riferirsi soltanto al commercio privato, giacché tale proposta non sarà accettata. E' utile aggiungere che la richiesta di Salisbury mi fu fatta in seguito ad un colloquio di Sua Signoria coll'ambasciatore di Francia.

456

IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL COMMISSARIO CIVILE AD ASSAB, LA GRECA (2)

T. S. N. Roma, 14 gennaio 1889.

A nome del ministro degli Esteri prego far proseguire colla massima rapidità il seguente telegramma al conte Antonelli: «Il governo ordinò a Baldissera marcia all'Asmara V.E. spinga Menelik a seria azione (3) contro il Negus. Crispi » (4).

457

IL CONSOLE A PREVESA, MILLELIRE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 194. Prevesa, 17 gennaio 1889, ore 15,05 (per. ore 6 del 18).

Hier au soir à Janina directeur école ottomane, suivi police, avec solennité se rendit école masculine italienne, encore fermée et apposa les scellés sur la porte intérieure et extérieure de l'établissement. Ni ce consulat, ni agence Janina ont été préalablement prévenus de cette démarche arbitraire; ainsi j'ai ordonné télégraphiquement protester par écrit. J'ai moi meme protesté énergiquement valy par télégraphe; j'ai aussi prévenu ambassade de Sa Majesté Constantinople télégraphiquement. J'attends vos instructions.

21-Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

(l) -Manca l'indicazione del giorno e dell'ora di arrivo. (2) -F;cl.. in LV 65, p. 19 e in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 177. In ACS, Carte Crispi, è conservata una copia del telegramma che presenta alcune varianti. (3) -In ACS, Carte Crispi: «agire a fondo». (4) -Con T. urgentissimo del 18 gennaio Bertolé Viale ordinò a Baldissera di sospendere la marcia su Asmara. (LV 65, p. 21).
458

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. S.N. Roma, 17 gennaio 1889.

Console italiano in Zanzibar telegrafa (l) che Sultano dopo essersi consultato col console generale inglese inviò una lettera a S. M. il Re, nella quale informa Sua Maestà che è pronto a concedere Kisimaio a patto che la società italiana si associ con Mackenzie. Ho telegrafato a Filonardi di accettare a nome di Sua Maestà. Attendo sunto telegrafico lettera di cui Filonardi cercherà ottenere copia (2).

459

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO AD ATENE, FE' D'OSTIANI

D. 2245/10. Roma, 17 gennaio 1889.

Col rapporto del 24 dicembre u.s. n. 327 (3) la S. V. Illustrissima trasmette una corrispondenza pubblicata sull'Ephimeris intorno ad una pretesa propaganda dell'Italia in Albania.

Non ho d'uopo dirle quanto siano infondate simili voci, alle quali non dobbiamo dare nessuna importanza, perché le persone intelligenti di cotesto paese facilmente possono scorgere l'assurdità d'informazioni secondo le quali il R. go· verna sarebbe d'accordo colla Santa Sede per catechizzare l'Oriente. Ove però se ne presenti l'occasione è bene che ella s'adoperi a dissipare il sospetto che l'Italia si occupi menomamente dell'Albania.

Ad ogni modo, la ringrazio della fattami comunicazione, anche perché il brano del giornale inviatomi lascia chiaramente vedere da quale legazione estera l'Ephimeris prenda l'ispirazione in questo genere d'argomenti.

460

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. CONFIDENZIALE PERSONALE S.N. Roma, 18 gennaio 1889, ore 10,30.

Con lettera del 5 gennaio (4) conte Tornielli m'informa che non solo la Reggente ed il governo spagnuolo rifuggono da ogni accordo con la Francia ma

270 che il marchese de la Vega de Armijo gli ha parlato spontaneamente della convenienza per la Spagna di allargare gli accordi di questa con l'Italia. Ho presenti le considerazioni svolte da V. E. nel suo rapporto confidenziale 15 dicembre (1). Ma le prevenzioni di codesto Gabinetto suscitate dall'incidente Benomar possono essersi dissipate, e d'altra parte le dichiarazioni d'amicizia fatteci sono tali da non permetterei di dubitare della loro sincerità. Aggiungo due considerazioni, l'una d'indole generale ed è che la diffidenza verso la Spagna potrebbe, quando risaputa e riconosciuta incurabile, spingere quel governo verso la Francia; l'altra che riguarda propriamente l'Italia ed è questa. La Francia da Bordeaux a Nizza ha le sue ferrovie munite di doppio binario, e le stazioni provvedute di tutto il materiale mobile occorrente per poter in diciotto ore portare tutto l'effettivo, ora sparso nel Mezzogiorno, dall'Atlantico al Mediterraneo, sulla nostra frontiera, qualora sia sicura di non correre alcun pericolo sulla frontiera spagnuola. Se ciò si potesse evitare, l'Italia ne avrebbe incontestabile vantaggio. È dunque nostro dovere provvedere, se possibile, onde obbligare la Francia ad immobilizzare sulla frontiera spagnuola un certo nerbo di truppe. E ciò si otterrebbe ove un esercito spagnuolo, anche senza entrare in campagna, stesse sulla frontiera e si dubitasse che la Spagna fosse con noi in qualche modo legata. Veda di discorrere dell'argomento col conte di Bismarck o col cancelliere. Mi preme conoscere il giudizio del governo germanico e sapere se gli parrebbe conveniente che il conte Tornielli, ad una nuova entratura del ministro di Stato o riferendosi all'entratura già da questo fattagli, cercasse concretare le prime basi di qualche accordo che attirasse la Spagna nella nostra alleanza. V. E. scorge tutta l'importanza di questo telegramma e sa con quale prudenza e riservatezza comportarsi (2).

(l) -T. s.n. del 16 gennaio, non pubblicato. (2) -Del telegramma dl risposta dl Catalani (T. segreto del 18 gennaio) sl pubbllca solo 11 passo se~uente: sulla riuscita dell'affare di Kisimalo Mackinnon, Mackenzie e console Inglese>hanno lealmente mantenuto la loro parola». (3) -R. 1071/327, non pubblicato. (4) -Cfr. n. 448.
461

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETO 45 (3). Londra, 19 gennaio 1889 (4).

Salisbury ha spedito ordine al Foreign Office di comunicarmi copia del rapporto del comandante flotta e dei consoli inglesi circa le fortificazioni e preparativi della Francia a Biserta. Tali documenti mi saranno spediti probabilmente domani. Sua Signoria ha dato istruzioni a Lytton di rammentare a Goblet dichiarazione governo precedente circa Biserta e far vive rimostranze. Germania ha ordinato da parte sua pratiche analoghe a Parigi. I due governi desiderano far avvedere la Francia che l'Europa la sorveglia a Tunisi. La cosa sembra grave.Telegraferò appena avrò documenti.

(l) -Cfr. n. 427. (2) -Per la risposta cfr. n. 468. (3) -Numero dell'ambasciata a Londra, a Roma il telegramma non fu protocollato. (4) -n telegramma è privo di ora di partenza, si inserisce qui poiché è evidentemente precedente al telegramma pubblicato al n. 462.
462

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO S. N. Roma, 19 gennaio 1889, ore 16.

Ho dato istruzioni al generale Menabrea perché faccia rimostranze analoghe a quelle dei suoi colleghi britannico e germanico circa fortificazioni Biserta. Ringrazi vivamente Salisbury comunieazione documenti promessaci (1).

463

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 187. Roma, 20 gennaio 1889, ore 23.

Autorizzo V. E. indirizzare governo egiziano nota analoga a quella di Baring per dichiarare che nostra adesione alla proposta proroga riforma giudiziaria è subordinata alla condizione che nessuna concessione erei posizione favore a qualsiasi Potenza sia nella magistratura sia nella procura generale e che nessuna misura anche provvisoria pregiudichi questione accennata nella circolare di Riaz circa metodo nomina funzionarii procura generale. Voglia pure telegrafarmi tenore note scambiate per concordare proroga (2).

464

L'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 69/34. Madrid, 20 gennaio 1889 (per. il 26).

Da talune interrogazioni fattemi dal mio collega d'Austria-Ungheria, ho potuto avvedermi che, malgrado le smentite esplicite che V. E. mi ha autoriz

zato ad opporre (l) alle voci sparse ad arte da agenti francesi per far credere che l'Italia volesse sostituire la propria influenza alla spagnuola in Marocco, il sospetto da quelle voci generato, non era completamente svanito. Mi chiedeva infatti il conte Dubsky se vi fosse qualche novità nell'invio di ufficiali nostri e di armi fabbricate in Italia al Marocco. Egli mi diceva che aveva avuto sentore di qualche inquietudine prodottasi nel governo spagnuolo. Ho spiegato al mio collega che le inquietudini delle quali a lui pure era giunta la notizia, si erano manifestate in seguito a ciò che da agenti francesi in Tangeri ed in Madrid si era di sana pianta inventato circa lo scopo di un viaggio recentemente intrapreso per Fez dall'interprete della R. legazione a Tangeri. Tosto che io avea occasione d'informare V. E. del sospetto che si cercava d'insinuare nelle relazioni fra il mio paese e la Spagna, le istruzioni le più esplicite mi furono impartite per ismentire che quel viaggio avesse lo scopo attribUJitogli. Tali istruzioni erano state da me con sollecitudine e precisione eseguite. Mi dispiaceva scorgere che la diffidenza pigliasse così presto radice e che fosse qui tal terreno nel quale riuscisse tanto difficile lo sradicarne il germe. Nulla risultavami di particolare circa gli ufficiali ascritti all'esercito nostro, che avevano ricevuto l'autorizzazione di andare a stabilire un arsenale o una fonderia in Marocco. Ancor meno io avea saputo d'invio di armi a quel paese. Noi avevamo, richiesti, consentito da molto tempo che alcuni tecnici si recassero al Marocco per impiantarvi uno stabilimento per la fabbricazione di armi. Se la memoria mia non falliva, sembravami anzi che tale consenso fosse già stato dato da parte nostra da parecchi anni e che conseguentemente nulla di nuovo fosse da osservarsi in proposito.

Il conte Dubsky che si dimostrò persuaso che infatti non vi fosse, nelle intenzioni del governo italiano, nessun progetto di soppiantare l'influenza sua a quella della Spagna in Marocco, e che dall'accrescersi della influenza nostra la Spagna non avesse invece che da guadagnare per la posizione sua in quel paese, mi faceva riflettere non potersi far addebito al marchese de la Vega de Armijo di sentirsi egli stesso invaso della diffidenza con la quale le dichiarazioni sue erano ascoltate. Il certo è che quando a base di relazioni che si vogliono mantenere intime sta un sentimento di reciproco sospetto, nessun buon effetto si può raccogliere. Tuttavia dal canto mio, attenendomi alle istruzioni stesse, procurerò con ogni studio di sgombrare il terreno di questi germi perniciosi per le nostre buone relazioni con la Spagna. L'opera mia sarà resa però più agevole se, possedendo io precise notizie circa la presenza di ufficiali nostri e l'invio di armi italiane in Marocco, potrò quando ne fosse il caso, valermi di tali indicazioni per contrastare il lavoro di chi ha interesse a seminare zizzania fra il governo italiano e quello della Regina reggente (2).

(l) -Cfr. n. 461. (2) -Cfr. n. 465. (l) -Cfr. n. 423. (2) -Annotazione a margine «Si risponda informando quella R. ambasciata dl come stanno realmente le cose circa la nostra missione militare al Marocco e confermando le precedenti assicurazioni circa la nostra azione 1n quell'Impero». Sulla base di questa annotazione fu redatto un dispaccio per Torniell1 del 4 febbraio, che non si pubblica.
465

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 221. Cairo, 21 gennaio 1889, ore 12 (per. ore 16,35).

Ricevuto questa mattina telegramma di V. E. di ieri notte (l); ho scritto a Riaz la nota ufficiale nel senso prescritto, donde parmi supporre che V. E. giustamente non approva il progetto convenuto tra Baring ed agente diplomatico francese, che darebbe sempre posizione favorita alla Francia. Le note di adesione di Baring e mia, in risposta alla circolare egiziana furono identiche senza condizione; quelle Russia, Austria, Spagna, Paesi Bassi subordinate all'adesione unanime di tutte le Potenze; la Germania, le altre Potenze secondarie non hanno ancora risposto.

466

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 225. Pera, 21 gennaio 1889, ore 18,58 (per. ore 19,40).

La Porta apprezzando l'introduzione della lingua turca ed il carattere laico e perciò non propagandista delle nuove scuole italiane, si dimostra desiderosa di facilitarne apertura, ma persiste ad esigere dall'ambasciata, come esigerà da ogni altra rappresentanza estera per scuole da istituirsi in avvenire, il riconoscimento della legge ottomana. Essa si contenterebbe per parte nostra delle semplici formalità, quali: presentazione di un sunto dei programmi e di elenco sommario dei libri di testo al ministro dell'Istruzione Pubblica imperiale. La Porta non vuole sciogliere incidente di Gianina isolatamente dalla questione di principio, benché in altri punti dell'Impero, forse a sua insaputa, le nuove scuole nostre siano state aperte senza difficoltà. Aspetto istruzioni da V. E. per mia norma verso la Porta e per direzioni chiestemi dal console di Prevesa (2).

467

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 209. Roma, 22 gennaio 1889, ore 23,30.

Proposte della Porta (3) non accettabili. Riconoscimento della legge ottomana implicherebbe accettazione controllo, ispezioni ed altre condizioni incom

patibili con le immunità assicurateci dalle capitolazioni. Comunicazione programmi e libri, o è formalità inutile, o presuppone diritto, che noi non possiamo ammettere, di portare giudizio sugli uni e sugli altri. Induca Porta contentarsi concessione indicata mio telegramma del 13 (l) e dare frattanto ordine rimozione sigilli alla scuola di Janina (2).

(l) -Cfr. n. 463. (2) -Per la risposta cfr. n. 467. (3) -Cfr. n. 466.
468

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE S. N. Berlino, 24 gennaio 1889, ore 17,14.

Ebbi cura di spiegarmi nel senso del telegramma di V. E. in data del 18 gennaio (3). Il segretario di Stato riferivasi al giudizio da lui emesso nel dicembre scorso (4). Egli è d'avviso che la miglior via da seguire sarebbe quella d'aspettare ulteriori entrature di Vega de Armijo, di non respingerle, di non scoraggiarlo nelle sue intenzioni, ma di invitarlo allora a presentare egli stesso proposte promettendogli di studiarle attentamente e con buon volere. Tale esame impiegherebbe un certo tempo. Sarebbe il caso poi d'invocare la riserva ben naturale di consultarci coi nostri alleati a Berlino ed a Vienna per esattamente sapere se le proposte corrispondono pienamente al programma comune. Converrebbe colla massima cortesia, ed evitando di urtare le suscettibilità a Madrid, di tirare le cose in lungo, ritardando la risposta definitiva. Il ministero attuale spagnuolo non ispira fiducia. Bisogna quindi andare molto guardinghi nel trattare con esso (5). Il conte di Bismarck non dubita punto che tale sia pure l'avviso del cancelliere. Avrebbe però cura di accertarsene. Qualora si manifestasse qualche divario ne sarei informato. Trasmetto oggi sopra questo argomento, in piego raccomandato, un rapporto segreto (6).

469

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 229. Roma, 25 gennaio 1889, ore 17,10.

Diedi a suo tempo istruzione al R. agente al Cairo indirizzare Riaz dichiarazione analoga a quella direttagli da Baring circa nuove pretese francesi (7). Con

temporaneamente De Martino comunicavami (l) proposta convenuta ad referendum fra Baring e d'Aubigny, secondo la quale la Francia rinunzierebbe ad ogni rappresentanza nella procura generale, ma avrebbe in compenso due rappresentanti nella Corte, dei quali, uno, il Bellet, pro tempore e a titolo personale. Questa combinazione, per quanto accompagnata da proteste di voler osservare il principio di uguaglianza, non cessa di costituire una posizione privilegiata alla

Francia che non ci parrebbe ammissibile neppure temporariamente. Vuolsi poi osservare che qualora si credesse di concedere tale privilegio, come compenso di quello, cui ora la Francia rinunzierebbe nella procura generale a termini della convenzione franco-egiziana del 1874, anche l'Italia potrebbe rivendicare analogo privilegio in virtù del protocollo del 23 gennaio 1875, di cui la detta convenzione forma parte integrante. Voglia tener parola di ciò a lord Salisbury e riferirmi poi il risultato del suo colloquio (2).

(l) -Cfr. n. 453. (2) -Con T. 258 del 24 gennaio, non pubblicato, Blanc comunicò che il gran visir dietro sue vive insistenze aveva telegrafato a Janina perché fossero tolti i sigllli alla scuola itallana. (3) -Cfr. n. 460. (4) -Cfr. n. 427. (5) -Per le istruzioni a Torn!elli cfr. n. 473. (6) -R. riservato personale 108/44 del 23 gennaio, non pubblicato. (7) -Cfr. n. 463.
470

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 277/60. Londra, 27 gennaio 1889, ore 10,58 (per. ore 13,35).

Ieri sera Foreign Office ha telegrafato a Dufferin di pregare l'E. V. di dare il suo consentimento all'accordo ad referendum, fra sir Baring e d'Aubigny circa personale magistratura tribunali misti. Salisbury ha approvato quell'accordo che, secondo il Foreign Office, sarà accettato da tutte le altre Potenze per le ragioni seguenti: perché si avvicina termine periodo esistenza tribunali ed urge prendere determinazione; perché condizioni salute del signor Bellet fanno prevedere non trattarsi che di concessione momentanea; perché la Francia, la quale aveva prima due rappresentanti nella Corte, si obbligherà definitivamente in iscritto ad osservare, dopo il ritiro del signor Bellet, il principio di uguaglianza ed a non fare più reclami in proposito. Salisbury, essendo in campagna non ho potuto esporgli verbalmente le ragioni indicate nel telegramma di V. E. (3). Però, per mezzo del sottosegretario di Stato, gli ho fatto comunicare sostanza di quel telegramma insistendo principalmente sui diritti dell'Italia di ottenere privilegi analoghi a quelli della Francia. Constato che in questo incidente Salisbury non ha fatto che deferire alle urgenti raccomandazioni di Baring, giacché fino a tre giorni fa Sua Signoria era decisa di non cedere alle istanze della Francia.

(l) -T. 219 del 20 gennaio, non pubblicato. (2) -Per la risposta cfr. n. 470. (3) -Cfr. n. 469.
471

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 259. Roma, 29 gennaio 1889, ore 19.

In relazione suo telegramma 63 (l) avverto che disponendo dei soli fondi ordinari la Francia può migliorare il porto di Biserta e scavare il canale tra il porto ed il lago. Ci consta che lo sta facendo. Ora queste opere compiute, i lavori di fortificazioni propriamente dette non importeranno né gran tempo né forti spese. Noi stiamo sorvegliando ed invitiamo a fare altrettanto le Potenze amiche interessate a che l'equilibrio mediterraneo non sia maggiormente turbato.

472

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 263. Roma, 30 gennaio 1889, ore 11.

Desideroso di dar prova del suo spirito di conciliazione, e di non porre impedimenti alla continuazione di un'opera di civiltà e di progresso, il governo del Re, salva l'approvazione del Parlamento, consente alla proroga quinquennale dei tribunali misti a termini dell'accordo intervenuto con codesto governo, ed alle seguenti condizioni: l) che venga formalmente riconosciuto il principio della parità di rappresentanza di tutte le grandi Potenze alla Corte d'appello; 2) che la Francia rinunzi esplicitamente al seggio accupato dal signor Bellet rimanendo questi consigliere a titolo provvisorio per un tempo non eccedente in ogni caso la durata della proroga, e rinunzi parimenti al posto di sostituto nella procura generale; 3) che tutte le Potenze interessate diano ugualmente il loro consenso. Nell'indirizzare a Riaz pacha la nota di adesione avrà cura di riferirsi espressamente allo scambio di note citate nel primitivo protocollo 23 gennaio 1875 (2).

(l) -Con T. 300/63 del 29 gennaio. non pubblicato Catalani aveva comunicato che l'ambasciatore di Francia aveva dichiarato a Salisbury che il suo governo non aveva alcuna intenzion~ di fortificare Biserta e che per tali fortificazioni sarebbero occorsi fondi straordinari votati dalla Camera. (2) -Questo telegramma venne comunicato da Crispi a Catalani con T. 264, pari data, con la seguente istruzione: «Nell'informare delle surriferite istruzioni lord Sallsbury ella non mancherà di fargli rilevare come il R. governo, anche in questa occasione, si sia ispirato al desiderio di non suscitare difficoltà al governo della Regina e di procedere nel migliore accordo con codesto Gabinetto ».
473

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, TORNIELLI

T. SEGRETO S. N. Roma, 30 gennaio 1889, ore 5,30.

Mi riferisco sua lettera particolare 5 corrente (1). Se l'occasione nuovamente si offre ne' suoi colloqui col marchese de la Vega de Armijo, autorizzo V. E. a dire che il governo italiano non ha difficoltà di trattare col governo spagnuolo per un accordo più largo dell'attuale. Lo preghi quindi concretare le sue proposte che noi esamineremo con lo spirito più amichevole. A noi importa di ben conoscere quali forze la Spagna potrebbe eventualmente aggiungere alle nostre e di ben calcolare l'entità del concorso che dovremmo all'occorrenza apportarle (2).

474

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 273. Roma, 30 gennaio 1889, ore 17,45.

Varii consoli annunciano avere avuto avviso dai governatori locali che le nostre scuole sarebbero chiuse qualora non ottemperassero al disposto della legge sull'istruzione pubblica. Prego dichiarare alla Porta che una concessione vogliamo fare, la quale dimostrerà che non abbiamo alcuna idea di propaganda ed è che le nostre scuole saranno chiuse ai sudditi ottomani e riservate agli italiani. In questi limiti crediamo essere coperti dalle capitolazioni. Se ancora ci si opporrà difficoltà sapremo in quale modo comportarci. Ottenga immediata risposta (3).

475

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 339/72. Londra, 31 gennaio 1889, ore 6,45 (per. ore 11).

Comunicai a lord Salisbury, che si trova in campagna, sostanza telegramma di V. E. circa Biserta (4). Sottosegretario di Stato mi prega di assicurare V. E.

Ciò mi sembra indicato specialmente dallo stato delle relazioni fra Madrid e Berllno le quali sono migliorate, ma ancor si risentono dell'urto prodotto dagl'incidenti Benomar ».

('!) Cfr. n. 471.

che quella questione interessa l'Inghilterra quanto l'Italia; che il governo britannico esercita la massima sorveglianza e che l'ammiraglio flotta inglese del Mediterraneo ha istruzioni di mandare di tempo in tempo a Biserta una nave per constatare e riferire accuratamente stato delle cose.

(l) -Cfr. n. 448. (2) -Tornielli rispose con il R. riservato 150/66 del 21 febbraio di cui si pubbllca il seguente passo: «L'occasione di ritornare nei miei colloqui con il marchese de la Vega de Armijo, sovra il soggetto di più larghi accordi fra l'Italia e la Spagna, non si è ancora presentata. Ed io ritengo interpretare meglio le intenzioni di V.E. nell'aspettare che tale occasione mi venga offerta. piuttosto che nel ricercarla io stesso.

(3) Cfr. n. 478.

476

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. SEGRETO 74 (2). Londra, 31 gennaio 1889, ore 6,45.

Mackinnon mi informa che il console inglese a Zanzibar ha comunicato al Foreign Office le minacce (3) della Germania al Sultano ed il risultato di un importante colloquio che il suddetto console ebbe ieri sera col rappresentante germanico. Quest'ultimo dichiarò che la compagnia germanica possedeva priorità di diritti sul territorio che il Sultano desiderava concedere alla compagnia inglese e in conformità degli ordini ricevuti da Berlino proponeva di sottomettere la questione all'arbitrato del barone Lambermont segretario generale del ministero degli affari Esteri del Belgio. Fortunatamente da quanto è noto al Foreign Office la questione concernerebbe l'isola di Lamu ed i porti settentrionali non vi sarebbero implicati che per il fatto che si tratta di una sola e medesima concessione. Mackinnon per sciogliere la questione disegna proporre alla compagnia germanica di comperare da essa il territorio di Vitu ciò che renderebbe Lamu inutile alla Germania. Secondo Mackinnon il Foreign Office sarebbe indignato contro il governo di Berlino. Salvo ordine contrario dell'E. V. il mio parere è di tenermi per ora in disparte dalla questione della quale avrò l'onore di informarla giornalmente.

477

IL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, PISANI DOSSI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (4)

T. SEGRETO S. N. Roma, 31 gennaio 1889, ore 16,35.

Nous ne nous étonnons pas des procédés désobligeants du consul germanique ni mème du Cabinet de Berlin dans l'affaire Zanzibar (5). Il pourrait ce

pendant s'agir d'une ruse du Sultan qui regrettant de se dessaisir de ses ports septentrionaux aurait fait intervenir le représentant germanique contre la société concessionaire anglaise, comme dans le cas inverse il aurait sollicité l'ingérence du consul britannique. Quoi qu'il en soit, nous avons confiance dans l'attitude énergique de Mackinnon et dans l'intérét de l'Angleterre à montrer que son influence et son autorité morales ne sont pas au-dessous de celles de l'Allemagne sur la còte orientale d'Afrique.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., p. 176. (2) -Il numero è quello dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non fu protocollato. (3) -T. segreto 69 del 30 gennaio di cui si pubblica il passo seguente: «Mackinnon mi ha letto in questo momento un telegramma segreto direttogli oggi dal Sultano di Zanzibar in cui Sua Altezza l'informa che sul punto di firmare atto di concessione di Lamu e dei portio settentrionali ricevette ieri una comunicazione del console di Germania in Zanzibar il quale lo minacciò della " inimicizia" del suo governo se oserà firmare quella concessione ». (4) -Il telegramma reca anche la firma di Mayor; è ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., pp. 176-177. (5) -Si riferisce al n. 476.
478

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 338. Costantinopoli, 1° febbraio 1889, ore 11,50 (per. ore 12,50).

Gran visir ha deferito oggi Sultano la questione delle scuole: propone di dare alle autorità ordine di non opporsi all'apertura di scuole per i soli italiani, riservando ad accordi ulteriori ammissione sudditi ottomani. Sua Altezza afferma non aver dato ordini per vie di fatto a Scutari, né altrove e spera aver tra qualche giorno dal Palazzo decisione sulla suddetta proposta.

479

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. SEGRETO 4398/40. Roma, 2 febbraio 1889.

L'E. V. avrà certo come me valutato la dimenticanza di comunicarci in tempo i nuovi contratti fra Reuter e Wolff. Se tali contratti i quali (come l'E.V. giustamente rileva nel suo rapporto del 24 dicembre 1888) (1), esistevano prima dell'iniziativa da me presa per una nuova lega d'agenzie, ci fossero stati fatti conoscere, come avrebbero dovuto esserlo, insieme al contratto ora in corso fra Havas, Reuter e Wolff, si sarebbe risparmiato un tempo prezioso, poiché, mentre noi partivamo dal concetto di far prevalere innanzi tutto gli interessi politici dei tre Stati alleati, Reuter e Wolff si erano accordati oramai sulla base pura e semplice dei loro interessi commerciali. Del resto è inutile insistere su tale incidente chiuso dalla dichiarazione del signor Lindau « de prendre volontiers sur lui l'oubli de nous avoir révélé que Wolff et Reuter s'étaient déjà engagés entre eux ».

(I) Cfr. n. 435, nota l.

Prima d'entrare nel merito dei detti contratti debbo rilevare con sorpresa che il signor Lindau si è dichiarato ostile al signor Friedlander ad onta della nostra dichiarazione sull'agenzia Stefani contenuta nella nostra nota del 5 gennaio 1889 (l) e della quale il governo tedesco ha preso atto con soddisfazione' pel , tramite della E. V. colla nota 9 gennaio 1889 49/15. (1). Il signor Lindau' afferma che il signor Friedlander, direttore dell'agenzia Stefani è devoto all'Havas di cui sarebbe stato, in altri tempi, impiegato in Parigi. In linea di fatto il signor Friedlander non fu mai impiegato dell'agenzia Havas e con questa non ebbe mai altri rapporti all'infuori di quelli che derivano dal contratto fra Stefani e Havas noto all'imperiale cancelleria.

Il governo tedesco non deve ignorare che il signor Friedlander fu uno dei precursori della Triplice Allenza nella stampa italiana ed estera; che, uscito dal giornalismo, in tale senso diresse dal 1881 fermamente sempre l'agenzia Stefani e che per queste sue convinzioni, espresse francamente, ebbe nemici tutt-i coloro che non sono favorevoli a quella politica, e sovra tutto le sfere dirigenti francesi. Il signor Friedlander non ha dunque che titoli di benemerenza per la sua azione disinteressata. Evidentemente è la Wolff che crede, a torto, di avere dei motivi per avversare il signor Friedlander. Questa ragione -sia detto in modo confidenziale -è la seguente. La Wolff fa alla Stefani (con cui è legata solo indirettamente col tramite dell'Havas) un servizio che lascia a desiderare. Ciò è tanto vero che i giornali italiani, essendosene accorti, dopo ripetuti lamenti, finirono collo stabilire dei corrispondenti a Berlino. Ciò non avviene ad esempio per Londra, Pietroburgo e Madrid, ed è di danno anche al governo tedesco il quale si trova di fronte tutti questi corrispondenti e così ricava poco vantaggio politico dal servizio della Wolff in Italia. L'agenzia Stefani, allarmata pel danno che le deriva da tale stato di cose, reclamò all'Havas, come deve fare in simili casi, l'Havas avendole garantito da tutte le agenzie un servizio regolare e buono per l'Italia. Ora il governo tedesco non solo non può sposare queste malintese ragioni di rancore della Wolff, ma dovrebbe trovare in esse una causa di più per apprezzare l'indirizzo politico dato dal signor Friedlander all'agenzia Stefani.

Entrando ora nell'esame dei nuovi contratti Reuter-Wolff, l'E. V. comprenderà di leggieri la necessità di una osservazione.

In tutte le ultime comunicazioni era apparsa netta a Berlino l'idea di escludere affatto l'Ha vas dalla lega delle agenzie. V. E. ricorderà pure come, avendo noi osservato essere forse prudente ed abile (come dicemmo fin da principio e crediamo tuttora) di lasciare all'Havas il servizio per la Francia e colpire i francesi, ci fu dal governo tedesco risposto non voler nemmeno ciò concederle. Il contratto Reuter-Wolff fu presentato a Vienna, ed a noi, come informato a tale concetto e nella nota dell'E. V. in data del 24 dicembre 1888 1631/745, si legge: «Secondo il modo di vedere del signor Lindau la messa in disparte completa dell'Havas è pel governo il principale se non il solo oggetto della lega proposta. Le numerose conversazioni del signor Lindau con Wolff ebbero. in primo luogo per iscopo di cercare i mezzi di sostituire l'Ha vas in

Francia ed in altre parti ed egli stima che questi mezzi sono trovati mercé l'accordo stabilito fra Reuter e Wolff. Ora invece il preambolo e gli articoli 5 e 13 del contratto 6 e 9 febbraio 1887 fra Reuter e Wolff dichiarano nettamente che Reuter e Wolff nutrono la speranza che alla scadenza del loro attuale contratto con Havas stipulato il 17 gennaio 1870 essi potranno concludere nuovi separati ed amichevoli accordi con l'Havas stessa, e stabiliscono il modus procedendi per la stipulazione di tali nuovi e separati accordi.

Al detto contratto 6 e 9 febbraio 1887 va annessa una seconda convenzione stipulata il 7 febbraio 1887 in cui non si parla affatto dell'Havas. Ma ciò nulla parrebbe dover significare, sia perché l'art. 10 del contratto 6 e 9 febbraio 1887 anzidetto dice che tale seconda convenzione vien fatta per regolare i rapporti fra le due società quanto alla loro comune azienda in Amburgo, sia perché di fatto tale seconda convenzione regola l'azienda di Amburgo aggiungendo soltanto ulteriori patti quanto all'azienda comune telegrafica degli Stati Uniti d'America con la partecipazione a favore della Reuter negli utili della Continental ed accenna ad un eventuale accordo col « Correspondez Bureau » di Vienna. Non può quindi supporsi che il primo contratto sia stato firmato soltanto per giovarsene verso l'Havas in eventuali negoziati puramente d'apparenza e destinati a tenerla a bada fino all'ultimo momento, poiché la seconda convenzione né direttamente stabilisce l'esclusione dell'Havas dalla lega, né indirettamente aggiunge al primo contratto quei patti che sarebbero la conseguenza di una tale conclusione.

Se quindi i documenti debbono essere letti e giudicati per quello che dicono, non solo non parrebbe fosse l'intenzione della Reuter e della Wolff di rompere i loro rapporti colla Havas ma di continuarli, limitando il raggio d'azione di questa a favore quasi esclusivamente della Reuter.

Invero la lega Reuter Wolff sacrificando gli interessi politici nel modo più completo e tenendo conto solo di quelli puramente commerciali delle due agenzie si basa su principi opposti a quelli che a noi pareva utile dovessero trionfare e che avevamo delineati nella nostra memoria in data del 21 novembre.

Nel rapporto in data del 24 dicembre 1888 n. 1631/745 l'E. V. rilevava averle detto il signor Lindau essere a supporsi che l'accordo fra Reuter da una parte e Roma e Vienna dall'altra potrebbe essere stabilito così facilmente come lo fu l'accordo fra Reuter e Wolff e ciò beninteso senza che venisse accordata alla Reuter «una posizione forte e preponderante ».

Sta invece che i contratti Reuter-Wolff assicurano già fin d'ora una posizione assolutamente preponderante alla Reuter nella pubblicità politica mondiale. Infatti a termine degli articoli l, 5 e 10 del contratto 6-9 febbraio la Reuter ha il monopolio del servizio nell'Impero britannico e sue colonie, nell'Olanda e colonie, nella Cina e Giappone, negli Stati Uniti, nell'Egitto, nella Grecia, nell'Impero ottomano e Stati tributarii, e nel Belgio, ed Amburgo continua ad essere territorio comune. Wolff conserva solo il raggio suo d'azione attuale, accresciuto della Svizzera, e la Reuter in cambio della assoluta supr€17 mazia riconosciutale fa delle concessioni finanziarie a Wolff riducendo la partecipazione degli utili della Reuter nell'azienda Wolff, concedendole una partecipazione ai benefici nel serv1z10 degli Stati Uniti (a termine degli articoli 3 e ·6 del contratto 6-9 febbraio 1887 e IV e V della seconda convenzione 7-10 febbraio 1887).

Quest'ultra-potenza della Reuter è destinata ancora ad aumentare se venisse accordata l'esclusione dell'Havas dalla lega Reuter Wolff, poiché toccherà alla Reuter di cercar di assicurare alla Wolff il servizio in Austria-Ungheria, Italia, Francia, Spagna e Portogallo, locché è ovvio indovinare ed è confermato in massima dalla detta dichiarazione del signor Lindau, essere a supporsi che l'accordo colla Reuter da una parte e Roma e Vienna dall'altra potrebbe essere stabilito così facilmente quanto lo fu fra Reuter e Wolff.

Così, in sostanza, la pubblicità mondiale se non sarà addirittura un monopolio a favore di una sola agenzia straniera, a favore cioè della Reuter, dipenderà di fatto nella massima parte da questa, la quale, come ben dice il signor Lindau, «a les mains entièrement libres de toute attache officielle » e che, aggiungeremo noi, non si preoccupa affatto del punto di vista governativo nella raccolta delle sue notizie, ed è nelle più gravi questioni assai spesso di una leggerezza e di una imprudenza che si è fin troppo rivelata nei momenti più gravi della politica europea.

I contratti Reuter-Wolff hanno poi il difetto di creare uno stato di cose assai pericoloso, specialmente a nostro modo di vedere, per la Wolff, poiché non preparati da accordi preventivi fra gli Stati, ed il pericolo crescerà in modo allarmante, se si deciderà di escludere assolutamente, in tali condizioni, l'Havas dalla lega delle Reuter-Wolff. Vi è molta probabilità invero che sorga una tale opposizione in certi Stati ed in una parte della stampa da porre in pericolo non solo l'intiero nuovo edifizio creato con quei contratti, ma da disordinare completamente e ridurre ad uno stato d'anarchia il servizio politico internazionale.

Ora invece col nostro sistema si evitavano tutti questi inconvenienti, si facevano alla Reuter concessioni finanziarie ma non si dava a questa una influenza politica preponderante, si aumentava la forza dell'azione governativa sulle agenzie che invece coi nuovi contratti viene diminuita, si accresceva l'influenza politica delle agenzie dei tre Stati alleati, si preveniva ogni collisione ed ogni lotta con accordi preventivi da Stato a Stato in modo che all'ultimo l'Havas si sarebbe trovata isolata ed avremmo potuto farne ciò che meglio ci sarebbe piaciuto: si dava insomma una soluzione veramente definitiva e razionale al problema delle agenzie.

A conforto di queste nostre asserzioni potremmo addurre numerose prove

analizzando minutamente i contratti Reuter-Wolff e rilevandone, uno ad uno,

i gravi difetti politici ed i pericoli che fanno sorgere. Ci asteniamo però dal farlo

sia perché il governo tedesco, ora che conosce l'esistenza di quei contratti è in

grado di giudicarli quanto noi, sia perché allo stato delle cose sarebbe discus

sione intempestiva, la questione essendo pregiudicata, e per riprenderla in

tutto il suo complesso occorrendo che il governo tedesco giungesse alla conclu

sione di riformare i nuovi contratti sopra basi politiche e senza urtare la Reuter

onde non darla in braccio all'Havas, la qual cosa sarebbe il peggiore possibile

di tutti i risultati.

Allo stato delle cose noi concordiamo appieno col signor Lindau, essere inutile uno scambio di note fra la Germania, l'Italia e l'Austria-Ungheria per confederare le loro rispettive agenzie, ma dobbiamo aggiungere che non si può nemmeno dire come fa il signor Lindau «que l'accord existe déjà en principe ». Invero il fatto è questo solo che Wolff ha risolto il problema per conto della sua società, disponendo con Reuter di tutti gli altri Stati, non tenendo conto della questione politica. Noi certo vediamo con simpatia a preferenza dell'Havas, una lega Wolff-Reuter poiché, come ne conosciamo i difetti, ne apprezziamo pure le qualità e soprattutto vediamo in loro emanazioni di paesi nostri alleati ed amici, ma siamo costretti a tener conto anche dei nostri interessi. E questi interessi ci consigliano innanzi tutto d'attendere i risultati degli studi che si fanno dal signor Lindau con Wolff per sostituire l'Havas in Francia e in altre parti, ed in secondo luogo a ben maturare prima di prendere qualsiasi deliberazione. Invero se la Wolff è costretta a tener in massimo conto la Reuter ed a intendersi,a qualunque costo, con questa, poiché, come essa dice esplicitamente, la Reuter faceva già il servizio telegrafico in Germania e sarebbe quindi una rivale pericolosa, noi, una volta che gli interessi politici sono assolutamente posti in disparte, dobbiamo pure tener conto, che in una condizione analoga si trova l'Havas verso l'Italia, e noi vogliamo salvaguardare gli interessi della nostra agenzia Stefani e della nostra stampa, come giustamente il governo tedesco fa per la Wolff, e farla uscire dal contratto con Havas senza suo danno e senza sollevare polemiche nella nostra stampa, e vogliamo sopratutto evitare il massimo dei pericoli che cioè l'agenzia Havas si faccia una posizione per conto suo in Italia, come potrebbe avvenire in un'eventuale lotta fra agenzie rivali estere, data la mancanza di sufficiente preparazione politica, il che a noi pare sia uno dei principali difetti dei contratti Reuter-Wolff. Noi quindi, fermo rimanendo, che non si debba mai parlare di sostituire l'agenzia Stefani ed il suo direttore, attenderemo proposte di massima che fossero oer fare all'Italia ed all'Austria-Ungheria quando saranno compiuti gli studii fra il signor Lindau e Wolff, allora sarà il caso esaminare l'opportunità di una riunione dei direttori delle agenzie in Roma.

Quello che per conto nostro vogliamo è r.he il servizio delle agenzie sia costituito in modo da assicurare i governi alleati che le informazioni vengono date e trasmesse secondo le esigenze politiche e che i rapporti commerciali fra le varie agenzie siena poi fra esse regolati subordinatamente agli interessi degli Stati. Su questi principi noi siamo disposti a studiare ed effettuare quelle combinazioni che meglio rispondono allo scopo.

V. E. darà comunicazione di quanto precede a codesto imperiale governo, omettendo od attenuando, beninteso, quelle parti che potessero ove risapute dalla Wolff svegliare la suscettibilità di questa agenzia e rendere meno agevole

la continuazione del negoziato (1).

(l) Non pubblicata.

(l) Si pubblica qui un passo del R. segreto 182/71 di Launay dell'8 febbraio che risponde a questo dispaccio: «Lorsqu'en février 1887, Wolff et Reuter prirent entre eux de nouveaux engagements, il ne s'agissait pas alors d'exclure Havas. Bien loin de là, ils se réservaient de conclure avec lui des accords; tant il est vrai qu'ils établissaient mème un modus procedendi. L'idée de l'exclusion n'a surgi que lorsque vous en preniez l'initiative dans votre dernière visite à Friedrichsruh en aoùt 1888, idée aussitòt acceptée et chaudement patronnée par le

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 394. Pera, 5 febbraio 1889, ore 8,18 (per. ore 20,20).

La situazione di fatto è, per le scuole francesi, il protettorato che le sottrae alla legge ottomana; per le scuole inglesi germaniche ed americane un modus vivendi in cui le capitolazioni non vennero mai invocate come diritto di istituire scuole, ma come guarentigia delle persone e delle proprietà: nelle scuole una volta istituite, l'assistenza a queste ultime di sudditi ottomani essendo sempre revocabile a beneplacito della Porta la distinzione tra le scuole antiche e nuove è mantenuta gelosamente dai francesi, che hanno già un sistema completo di scuole cattoliche, ed ha per scopo di imoedire che scuole inglesi germaniche americane etc. abbiano parità di trattamento: queste poi si adattano di fatto, anche per le loro scuole antiche, a transazioni e formalità nominali che non recano loro alcun impedimento. In quanto alla situazione di diritto si è evitato da ogni parte di definirla; si teme ora dai francesi e si spera dagli altri che il criterio mancante sino ad ora per la soluzione di qualsiasi conflitto tra le capitolazioni e la legge ottomana si trovi appunto nel principio da noi fatto prevalere che le capitolazioni coprono l'istituzione di scuole per connazionali, e nel principio mantenuto dalla Porta che la legge ottomana è applicabile a scuole frequentate da sudditi ottomani, ma colla distinzione fra scuole antiche e nuove; la questione rimane interamente sul terreno del fatto come ho lungamente riferito.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. (1). Costantinopoli, 5 febbraio 1889.

L'andamento generale delle cose negli Stati balcanici è giudicato dal Sultano meno favorevole, da alcuni mesi in qua, agli interessi delle Potenze centrali, la Russia avendo riguadagnato influenza per avere rinunziato ad inviare luogotenenti a Sofia, e prestigio per aver concentrato forze sui confini austriaci, mentre il gruppo delle Potenze più interessate nel Mediterraneo ed in Oriente non manifestò nelle occasioni occorse la proclamata sua comunanza d'intenti e d'azione.

chancelier. De prime abord, Wolff manifestait quelque répugnance, parce qu'!l prévoyait que la réal!sation de ce projet offrirait quelques diff!cu!tés. Mais par déférence envers !es conseils venus de haut lieu, il s'emp!oya avec succès pour enròler Reuter dans le meme ordre d'idées; et on fit si bien que !es deux agences en vinrent à une rupture définitive avec Havas ». ·

22-DoctJmenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

In Bulgaria, dopo le brevi comparse della squadra italiana e della squadra inglese a Salonicco e dopo che l'Austria iscoraggiò i reclami dei bulgari ortodossi per una parità di trattamento coi serbi e coi greci in Macedonia, il partito nazionale dimostrò considerare il programma delle autonomie come trasformato, dalla astensione dell'Inghilterra e dell'Italia, in un programma di egemonie austroserbe, iniziato nel campo confessionale mercé transazioni tra Vienna ed il Fanar, e nel campo economico mediante combinazioni ferroviarie franco-levantine e mentre il signor Vulcovich s'adopera a presentare l'autonomia ferroviaria bulgara contro le combinazioni viennesi, l'esarca bulgaro, in nome di tutti i bulgari sudditi del Sultano, dissimula meno che mai non sperar egli più se non da accordi tra la Russia e la Porta la giustizia dovuta all'ortodossia bulgara nel principato e nella Macedonia.

In Serbia, la crisi che sembrò minacciare la Corona fu superata col proclamarsi una costituzione schiettamente democratica meno propizia a cooperazioni militari con l'Austria-Ungheria, la quale perciò è supposta qui inclinata, per conservare la propria influenza sui serbi, ad incoraggiarne le pretese sull'intiera Macedonia.

La Rumenia poi, punto che militarmente è per la Russia il più decisivo della regione danubiana, è diventata, dopo la caduta del ministero Bratiano, meno sicura per le Potenze centrali, sia come antemurale dell'indipendenza della Turchia, sia come ostacolo alla concentrazione delle forze russe verso l'Austria-Ungheria e la Germania, essendovi minor probabilità che l'attuale amministrazione rumena eventualmente impedisca il passaggio di truppe russe dirette al sud o ne ,sorvegli con dimostrazioni al confine le dislocazioni verso l'ovest; circostanze queste che non isfuggono all'attenzione del mio collega di Germania, e delle quali è pure a giorno la Porta.

Ma tutto questo svolgersi a Sofia, a Belgrado, a Bucarest d'una situazione meno conforme agli interessi comuni del nostro gruppo e della Turchia, è giudicato dal Sultano come una semplice evoluzione degli Stati balcanici verso una politica di neutralità, la quale anche in altri Stati europei, come in Spagna, in Inghilterra e perfino in Austria-Ungheria, secondo le informazioni del Palazzo, accennerebbe a prevalere nella pubblica opinione per opera di alti personaggi e di una parte assai rispettabile della stessa diplomazia degli alleati.

E Sua Maestà Imperiale si adagia alla corrente. Non distinguendo la politica di libertà d'azione, costantemente raccomandatagli dal nostro gruppo, da una politica di dichiarata neutralità, nella quale questa ambasciata di Russia (come dirò in appresso) cerca ora di impegnarlo, egli crede potersi premunire contro le conseguenze di qualsiasi complicazione locale nella penisola balcanica, anzi di qualsiasi conflitto eventuale tra Austria-Ungheria e Russia, col rinchiudersi formalmente fin da ora in un sistema di assoluta neutralità, al coperto della quale egli cerca di rendere la Germania solidale della sicurezza dell'Impero, associandola ad ogni interesse amministrativo, finanziario e ferroviario in Turchia.

Ho accennato nei miei rapporti quale sia stato il lavorio delle ambasciate di Russia e di Francia per persuadere il Sultano non poter appoggiarsi sulla pretesa comunità d'intenti e di azione dell'Austria-Ungheria coll'Inghilterra e coll'Italia; per dimostrargli colle esperienze del 1888 che il programma di quelle tre Potenze, non attuato, si scioglieva in confusioni d'idee; che i loro accordi impraticabili abortivano in divergenze d'interessi; e che il gruppo mediterraneo non solo, ma anche l'alleanza delle Potenze centrali era andata perdendo gradatamente esterna efficacia ed intima coesione nell'anno ora decorso.

Tosto dopo il richiamo delle squadre inglese ed italiana dai mari del Levante, rappresentato dagli avversarii nostri come un primo successo, una diplomazia abile a servirsi degli agenti di altre Potenze come a lagnarsi di chi non la serve, e ad usare in Oriente mezzi che essa ripudia in paesi più civili, inaugurava una campagna giornalistica il suo effetto risultò efficacissimo sull'animo del Sultano. La Gazzetta di Mosca del 14 ottobre apriva l'azione con un programma di accordi turco-russi che fu oggetto di una seria attenzione per parte di alcune cancellerie. Nello stesso tempo questi ambasciatori di Russia e di Francia denunziavano, malgrado le personali smentite del signor di Radowitz, pretesi tentativi nostri di pressioni sul gran visir dirette ad ottenere l'accessione della Turchia alla alleanza delle Potenze centrali. Riza pascià veniva istruito a far denunziare dagli agenti ottomani presso le varie Corti quale minaccia alla Porta o provocazione alla Russia ogni passo più legittimo e più temperato dell'ambasciata d'Italia. Con maneggi di banchieri si riusciva a suscitare a Vienna lagnanze per i colpi decisivi portati al monopolio finanziario pur considerati qui come il fatto politico più favorevole avvenuto in Turchia dopo la riunione della Rumelia orientale. Con falsi allarmi sparsi da agenti ottomani clienti di influenze a noi avverse si operava in modo da far apparire contrariati dall'Austria-Ungheria i nostri movimenti navali, risvegliando nel governo ottomano l'anttca usanza di opporre alla azione di una Potenza le diffidenze dell'altra anche quando fossero alleate. Dal successo di tali mene risultarono danni immediati al prestigio comune ed allo stesso disbrigo dei nostri affari correnti. Il gran· visir e Said pascià, che al primo preavviso amichevole della partenza della nostra squadra per Smirne si erano affrettati a preparare gli ordini di completa soddisfazione ai nostri nazionali, avendo improvvisamente ricevuto dal Palazzo ingiunzione di ritirare tali ordini ed assicurazione che nessuna dimostrazione navale avrebbe luogo, s'immaginarono che neppur per la tutela dei nostri nazionali l'Italia avrebbe ormai proceduto in Oriente ad atti come quelli che la Francia poc'anzi aveva felicemente compiuti a Beyrouth; e gli arbitrii dei vali crebbero con l'inerzia della Porta a detrimento dei nostri nazionali. Sorgevano finalmente pubbliche accuse alla politica italiana, rinnovate nel Temps di Parigi del 20 gennaio scorso contro la politica britannica

di porre il Sultano nel dilemma tra l'accessione alle nostre alleanze e la deposizione dal trono.

Da più mesi la mente del Sultano, impedita a riposarsi nella tranquillità eccezionale goduta in quel periodo in ogni parte dell'Impero, era senza tregua agitata da incessanti evocazioni di fantasmi minacciosi per la sua persona, finché

ultimamente, stanco dell'importuna questione d'alleanze associata ad eventualità di attentati, si rifugiava nel già accennato mezzo termine offertogli dal signor di Nelidov, quello cioè di un preventivo impegno di neutralità benevola per la Russia, desiderando l'ambasciatore portare prossimamente a Pietroburgo ove egli recasi in congedo, una lettera del Sultano in tal senso, in difetto dell'alleanza turca da lui promessa tre anni or sono allo Czar a Livadia. Fu dunque pubblica

mente annunziato avere Sua Maestà Imperiale ordinato al gran v1s1r, rappresentante di una tendenza ad appoggiarsi eventualmente sull'Inghilterra e sull'Italia, ed a Riza apertamente fautore sin qui dell'alleanza russa, di riconciliarsi tra loro, sulla base di un comune programma di neutralità; lo che difatti ebbe luogo ultimamente. Ed il Sultano ritenendo poco consentaneo a tale programma l'isolamento in cui era Riza, col quale i quattro ambasciatori avevano rotto ogni relazione, gli ordinò di riconciliarsi anche con noi lo che Riza incominciò col far presso di me passi da me non accolti se non con un invito ad un ricevimento dell'ambasciata, che gli avevo una prima volta rifiutato benché chiestomi dal ministro degli Esteri; ma d'accordo coi miei tre colleghi evitai con Riza, che non merita alcuna fiducia, ogni colloquio politico. L'argomento ne sarebbe troppo pericoloso. Diffatti una neutralità preventivamente impegnata, la quale in Rumenia, in !spagna o in Svezia ha già per grave effetto di facilitare la concentrazione di tutte le forze della Potenza vicina contro una terza Potenza, porterebbe, se presa dalla Turchia verso la Russia, un'altra conseguenza oltre quella della libera dislocazione delle forze dei comandi del Caucaso e di Odessa contro l'Austria-Ungheria o contro la Germania: guarantirebbe cioè la chiusura dei Dardanelli contro le squadre alleate e costituirebbe il Sultano guardiano degli Stretti, per conto ed eventualmente colla cooperazione della Russia, autorizzata dall'impegno stesso ad esigere o a prendersi guarentigie materiali della neutralità promessa, bastandole per ciò far fermare davanti a Yildiz qualcuna delle sue navi da guerra, che già ora, con tolleranza della Porta, sogliono transitare liberamente tra il Mar Nero ed il Mediterraneo, oppure senza altro occupare la capitale con una marcia di una giornata dopo un facile sbarco alla foresta di Belgrado.

A proposito di tale quistione di neutralità della Porta, il barone di Calice, che, preso di mira l'anno scorso dalla stampa franco-russa, era stato ultimamente immune dagli attacchi rivolti contro sir W. White e contro di me, dimostrò il desiderio di riprendere coi colleghi amici un formale scambio di idee per lungo tempo interrotto in aspettazione del seguito che avessero dato i Gabinetti agli accordi teorici del 1887. Sembrava esser anch'egli personalmente di parere che la persistente inazione del gruppo più interessato alle cose del Mediterraneo e dell'Oriente non era stata favorevole al mantenimento dell'influenza che avevamo inaugurata col far prevalere il non intervento in Bulgaria nel 1887. Diceva a me che se non si erano colte le occasioni favorevoli per istabilire pacificamente la preponderanza del nostro gruppo in Oriente, ciò era dipeso dal non essersi proceduto fra i Gabinetti rispettivi a sufficienti scambii di idee circa i mezzi e le opportunità d'azione comune, onde, quando egli era in congedo, qualche malinteso poté acca·dere a Vienna in momenti decisivi, e specialmente, mi disse egli, quando il duca di Edimburgo venne a Costantinopoli. Non mi dissimulava personalmente rim

.piangere che non si fosse riusciti a concertare un'azione sia collettiva, sia sepa·rata e d'accordo, per assicurare anzitutto qui, gl'interessi comuni e specialmente fiUelli d'Italia, aprendo a questa nel Levante, a più ampia giustificazione della ·alleanza itala-austriaca davanti all'opinione italiana, la via a benefizii maggiori di quelli offerti dai comuni avversari all'irredentismo. Sperava però il barone .di Calice nel ritorno di occasioni d'azione comune in Oriente; e, per ora, con ve

.niva procurare che la Turchia non si lasciasse impegnare in una tacita lega .di neutralità, colla quale si mirasse a porre le Potenze centrali in una situazione analoga a quella in cui la Francia si trovò inaspettatamente isolata nel 1870.

Per parte mia, mi astenni dal ricercare se cagione della non attuazione del ·Concertato programma fossero le condizioni nelle quali si scambiavano le successive comunicazioni dei Gabinetti, come accennava il barone di Calice. Lasciando da banda le lagnanze pro e contro che la storia dimostra inseparabili da simili situazioni, cercai che venisse precisata la conclusione dei miei col.leghi sul da farsi praticamente riguardo all'attuale quistione di neutralità della .Turchia, e ne intrattenni anche il signor di Radovitz, con cui non erano mai stati interrotti i miei intimi scambi d'idee. Egli ritenne doversi solo spiegare alla Porta ed al Palazzo la differenza che corre tra la politica della mano libera .ed il concetto di neutralità (tanto vago in lingua turca che nei negoziati Drum.rnond Wolff si dovette sostituire, come riferii, l'espressione inviolabilità di .territorio alla espressione neutralità per l'Egitto), e indurre il Sultano a non ,pregiudicare per iscritto la propria facoltà di prendere qualsiasi eventuale riso.luzione che gli avvenimenti consiglino; egli stava lavorando presso il Palazzo .con fiducia che quei risultati si possano considerare sin da ora assicurati.

E' ben vero che l'impedire un impegno verso la Russia scritto dal Sultano, e l'adoperare altri simili palliativi, ai quali deve limitarsi ormai la diplomazia degli alleati in Costantinopoli, non modificano una situazione che si può definire il graduale passaggio dalla preponderanza al protettorato della Russia. Ma se non è troncata la radice del male, l'Austria-Ungheria non può più, dopo le .profferte fattele dai Gabinetti di Roma e di Londra nei due anni ora decorsi, .accagionarne una mancanza di concorso per parte di quelle due Potenze, ché anzi queste si sono dimostrate nel 1887 e 1888 meno indifferenti dell'AustriaUngheria stessa a pericoli dai quali essa è più direttamente di loro minacciata. .E neppure è colpa della Germania più che dell'Italia se il tempo perduto ha reso la situazione del gruppo austro-anglo-italiano assai meno favorevole di quella del 1887. In quel tempo l'accoglienza favorevole e che allora non prevedevasi puramente teorica, fatta dai Gabinetti di Vienna e di Londra alle inizia.tive italiane per una comunanza d'azione pacifica in Oriente, cui la Germania .aveva appianato il terreno, permetteva di sperar rotta l'alleanza dei tre Im.peri a beneficio della libertà delle popolazioni balcaniche; guarentita questa libertà dalla convenuta cooperazione dell'Austria-Ungheria coll'Italia e dal.l'appoggio marittimo dell'Inghilterra; assicurato il' Mediterraneo e gli stretti contro le imprese francesi e russe; liberato il Califfo dalle preponderanze che .lo adoperano alle mire francesi verso l'Africa ed alle mire inglesi verso l'India; scoraggiate definitivamente le velleità di coalizione franco-russa e chiuso il secolo di guerre e di rivoluzioni caratterizzato dagli spartimenti della Polonia e della Turchia. Ci furono momenti nei qtiali tali desiderata si potevano preparare senza pericoli né sagrifizii uguali a quelli che l'Italia stimò con ragione non doversi risparmiare a Massaua per il proprio prestigio. La Russia non pronta e la Francia ancora tranquilla, anzi pacifica ad ogni costo come si mostrò nei primordii del 1888, non si sarebbero trovate in grado allora di reagire contro una .pacifica ma efficace operosità degli alleati in Oriente. E rispondenti allo scopo

.sarebbero state un'azione itala-austriaca a Scutari d'Albania per la vertenza ,Pastore, ora soffocata in un processo inconcludente in Costantinopoli; una rivendicazione per parte delle due stesse Potenze della protezione dei loro sudfditi usurpata dal protettorato cattolico della Francia; Io sviluppo dei loro inte.ressi economici e di quelli delle popolazioni balcaniche mediante soppressione ,del monopolio finanziario qui vigente, e comunicazioni ferroviarie dall'Adria.tico al Mar Nero; l'affermazione della legittima influenza marittima dell'Italia, .sostegno all'Austria-Ungheria stessa contro il panslavismo in Durazzo, Valona e Salonicco; l'apparizione delle squadre riunite degli alleati davanti ai Dardanelli quando il Sultano fu minacciato di invasione in Armenia ed in Siria ,per la convenzione Drummond Wolff, o quando spedizioni armate si prepara.vano sotto i nostri occhi negli Stretti per invasione in Bulgaria, o quando il .duca d'Edimburgo faceva nuovamente visita a Yildiz ove precedentemente il Sultano aveva lasciato il suo ospite solo alla tavola imperiale. Ora, trasporta.tosi all'occidente il perno degli affari europei e ridotti ad un contegno passivo i rappresentanti degli alleati in Costantinopoli, i nuovi obbiettivi orientali che potevano nel 1888, come l'Egitto del 1882, essere più facile premio delle nostre alleanze, sembrano ormai dover cedere ad impedimenti che, in tempo opportuno preannunziati, sono purtroppo nel frattempo sopravvenuti. Da una parte, i preparativi navali della Russia nel Mar Nero raggiungono nella prossima estate, come io ed i miei colleghi avevamo da tempo riferito, l'assetto necessario ad assicurare la

riuscita d'un rapido colpo di mano sopra Costantinopoli, ove l'Italia ed i suoi alleati non potrebbero più precedere le forze russe; e quel compimento deUe ambizioni panslaviste sarà tanto più irreparabile in quanto che trascinerà l'adesione delle popolazioni slave dei Balcani, non esclusi i bulgari, a quanto confessa lo stesso signor Vulcovich. Dall'altra parte, l'opportunità a ciò favorevole appariva preparata dall'aggravarsi delle condizioni della Francia, che non permettono più agli alleati di sparpagltare le loro forze per assicurare soluzioni conservative delle quistioni orientali e li obbligano invece a concentrare gli elementi di difesa, ultimo mezzo rimasto d'imporre la pace. Anzi, nelle così mutate circostanze si arrischierebbe di precipitare un risultato opposto se si tentasse una azione ormai tardiva per ricondurre al raccoglimento panslavisti e partigiani della rivincita, uniti ed incoraggiati dal successo della loro cooperazione qui. In questo stesso momento i miei colleghi amici stanno commentando una nuova nota del signor di Nelidov che insiste per il pagamento di più di 18 milioni di franchi di arretrati dell'indennità di guerra russa, accennando al necessità in cui si troverebbe il suo governo in caso di non pagamento di procedere a misure meno consentanee alle relazioni tra governi amici. Sono ad ogni passo oscurate dal visibile tramonto dell'indipendenza della Turchia le prospettive migliori apertesi appena nella rinascente vita locale delle nostre colonie, nelle nuove scuole italiane, nelle tentate partecipazioni italiane alle imprese germaniche. Taluno, alludendo alla inef

ficacia della diplomazia locale in tale situazione, tiene già qui al riguardo un linguaggio che potrebbe applicarsi ai rapporti tra gli agenti esteri ed il bey di Tunisi; ed i più si dimostrano rassegnati all'indifferenza dell'Europa perché consci essersi i proprii governi già appropriato pegni o preparato compensi da cogliersi al momento del preveduto sfacelo.

(l) Il numero manca poiché esso non era indicato nella copia del rapporto rinvenuta nelle Carte Blanc.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 338. Roma, 6 febbraio 1889, ore 13.

Ci meravigliamo come il gran visir ceda agli intrighi del partito cattolico contro noi. Le nostre scuole essendo laiche non fanno propaganda alcuna, mentre le scuole clericali hanno per principale scopo la conversione religiosa. I veri inte

ressi dell'Impero dovrebbero quindi consigliare la Sublime Porta ad agire altrimenti, cioè proibire le scuole clericali straniere e favorire le laiche. In ogni modo domandiamo che ci sia fatto lo stesso trattamento che si fa alla Francia. Se le restrizioni che la Sublime Porta vuole imporci si estendono senza eccezione a tutte le Potenze le potremmo anche accettare, se sono a noi esclusive le respingiamo energicamente. Nell'intrattenere di ciò il gran visir, V.E. potrebbe incidentalmente osservargli che per quanto riguarda l'istruzione religiosa facoltativa nelle nostre scuole, noi saremmo anche disposti, sovra domanda de' parenti mussulmani, ad ammettere per i ragazzi mussulmani l'insegnamento del Corano fatto da un mullah. V.E. scorge che siamo con ciò coerenti nell'ordine d'idee espresso ·nel suo promemoria confidenziale del settembre (l), a proposito della convenzione pel canale di Suez.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

T. SEGRETO 86 (3). Londra, 9 febbraio 1889, ore 15,40.

Suite à mon télégramme n. 85. (4) Je prie V.E. de considérer si le moment n'est pas venu de faire auprès du prince de Bismarck quelque démarche sur la question concession Zanzibar, en prenant pour point de départ la proposition d'arbitrage acceptée par Salisbury. Je me permets de proposer comme chose à examiner s'il n'y aurait pas convenance de faire remarquer à Bismarck la neutralité absolue que l'Italie a observée dans les négociations entre l'Angleterre et l'Allemagne, sans mentionner que nous avons été assurés que ces négociations n'avaient aucune relation avec la concession des ports du nord, ne

s'agissant que de Lamu. Sur la réponse du prince de Bismarck que la question des dits ports ne saurait etre soumise à aucun arbitrage, on pourrait insinuer qu'il serait dans l'intéret de la compagnie allemande de séparer dès à présent la question de Lamu de celle des ports septentrionaux. Je le regrette pour Mackinnon mais il est dans l'intéret de l'Italie de faire entendre à Bismarck, sans le dire explicitement, que nous ne faisons pas cause commune avec Mackinnon et que nous n'aurions pas d'objection si l'Allemagne, dans le but de simplifier la question soumise à l'arbitrage, faisait spontanément, sans nous consulter, la proposition au Sultan de concéder à Mackinnon les territoires nord de Kipini tout en réservant la question de Lamu à l'arbitrage. Cette proposition pourrait ètre faite soit directement au Sultan soit à Londres. Je suis obligé de reconnaitre que c'est par arrière-pensée, non dépourvue de finesse et par intérèt personnel de Mackinnon que l'ile de Lamu a été incluse dans le projt de concession du Sultan, et il faudrait peut-ètre faire remarquer qu'il n'a pas été question de Lamu dans l'entente préliminaire que Mackinnon a établi avec l'Italie. Je suis obligé aussi de reconnaitre que nos intérets exigeraient que la décision de Bruxelles fùt en faveur des allemands, attendu que si ces derniers obtenaient Lamu et gardaient Vitu, les anglais resteraient enclavés entre nous et les allemands et, d'après leur propre déclaration, nous feraient t6t ou tard la rétrocession de la moitié de Kisimaio et des territoires adjacents au midi. II est indispensable que Mackinnon n'ait aucun soupçon de notre manière de voir et de nos communications à Berlin, lesquelles devraient prendre forme d'une conversation amicale, sans trop s'apesantir sur la question. On pourrait choisir pour faire cette communication le moment où l'on ferait part au comte de Bismarck de la lettre du Sultan à Sa Majeste laquelle devrait etre déjà arrivée. En tout cas nos démarches auraient tou

jours pour résultat de montrer à l'Allemagne que nous désirons agir d'accord avec elle et lui communiquons nos projets.

(l) Si tratta dell'allegato al R. di Blanc 16 settembre, ed. in LV 62, pp. 62.63.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, cit., pp. 178-179.

(2) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma 11 telegramma non fu protocollato. (4) -Di tale telegramma segreto, dello stesso 9 febbraio, si pubblica 11 seguente passo: «Risultato definitivo dei negoziati fra SaUsbury e Bismarck circa i diritti rispettivi delle compagnieinglese e germanica alle nuove concessioni territoriali di Zanzibar, è stata l'accettazione per parte di Salisbury della proposta della Germania, menzionata nel mio telegramma n. 74, di sottomettere cioè la questione all'arbitrato del signor Lambermont ». Il T. 74 cui fa riferimento Catalani è 11 n. 476.
484

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (l)

T. SEGRETO S. N. Roma, 10 febbraio 1889, ore 12.

Mi riferisco suo telegramma 12 gennaio. (2) Incoraggiato da accoglienza fatta dal governo inglese nostra intenzione estendere protettorato o possesso italiano su costa Somali al di là di Benderziadeh ho disposto perché << Staffetta » nel suo viaggio per Zanzibar compia atti necessari stipulando contratti coi capi indigeni e piantando nostra bandiera. « Staffetta » sta per giungere Aden. Prego V.S. avvertire segretamente di ciò lord Salisbury interessandolo

a dare, secondo sue promesse, istruzioni alle autorità inglesi locali perché facilitino opera comandante nostra nave. Desidereremmo che tra possessi inglesi ed eventuali italiani non vi fosse soluzione continuità. Rinnovi sentiti ringraziamenti lord Salisbury per i suoi consigli ed appoggio. Mi telegrafi. (l)

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Oeeano Indiano, tomo III, clt., p. 24.

(2) Cfr. n. 4~2.

485

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA

T. SEGRETO S.N. Roma, 10 febbraio 1889, ore 18,35.

Raccomandi mantenere segreto intenzione tutte agenzie rompere con Havas. Segreto deve essere serbato fino ultimo momento possibile. Diversamente provocherebbesi polemica che comprometterebbe ogni cosa. Non c'è alcun bisogno per nessuno annunciare rottura con Havas anzi interessa tutti tacerla finché nuovo servizio proceda.

(Solo per Berlino) Avverto V. E. che Reuter dichiara Havas ignorare rottura ed intenzione rompere. Pregola verificare modo sicuro se Havas le ignori

o no. Preghi Wolff tenere per ora segreti negoziati Roma a Reuter, perché dubito sincerità Reuter e ho ragioni temere. (2)

(Solo per Vienna) Prego V. E. farmi conoscere se mutamento direttore Correspondenz Bureau abbia per causa aver egli informato Havas negoziati in corso essendo egli legato con rappresentante Havas a Vienna.

486

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. SEGRETO S.N. Roma, 12 febbraio 1889, ore 17,10.

Legami Stefani con Havas sono quelli risultanti contratto comunicato fino dallo scorso dicembre al governo imperiale. Prego V. E. dissipare decisamente diffidenza verso Stefani, dichiarando in ogni modo essere governo italiano che tratta e che senza suo consenso nessuna agenzia può costituirsi ed aver mezzi

di vita in Italia. Governo del Re vuole appunto col concorso di Wolff e Reuter trovare mezzo liberare Stefani contratto Havas ciò che non è difficile se Reuter Wolff prestano appoggio leale. Impossibile Stefani rompere contratto Havas finché non ne abbia fatto uno nuovo non volendo noi rimanere senza alcun contratto. D'altronde credo nell'interesse di tutti debbasi cercare non porre Havas troppo tempo prima sull'avviso e darle mezzi prepararci lotta. Manderò Friedlander a Berlino dopo ricevuta comunicazione da parte di Solms preannunciatami da V. E.(l)

(l) -Catalani rispose con T. segreto 87 del 13 febbraio: « Salisbury prese a cuore telegramma di V. E. del 10 corr. In mia presenza Sua Signoria telegrafò jersera agli agenti inglesi a Aden e costa somali per avvertirli arrivo • Staffetta' ed ordinare loro di agevolare, per quanto è possibile, occupazione italiana... Sua Signoria partecipa al parere che non debba esserci soluzione di continuità fra possessi inglesi ed italiani». (2) -Launay rispose con T. segreto dell'H febbraio: «Non posso che confermare rottura completa fra Wolff e Reuter da una parte e Havas dall'altra. Havas non può ignorarlo, quand'anche i particolari dei nuovi negoziati fra Roma, Berlino e Vienna non le siano noti. Fu impossibile di tenere tali negoziati segreti a Reuter perché esso è uno del fattori principali».
487

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 477. Londra, 13 febbraio 1889, ore 20,40 (2).

Salisbury mi ha chiesto con lettera ufficiale una risposta al progetto di accordo per limitare importazione di armi nei protettorati italiani, inglesi e francesi nella costa nord-est dell'Africa. Mi propongo, in risposta, chiedere una dilazione di qualche mese e ne informo l'E. V. per il caso che Dufferin ripetesse costà la richiesta. Sottosegretario di Stato mi ha detto che ancorché l'accordo sia sottoscritto non è da sperare che la Francia lo metterà ad esecuzione, non salendo essa mantenere i suoi impegni. In questo momento la Francia imp~rta una immensa quantità di armi in Africa ed in risposta alle continue rimostranze di Salisbury l'ambasciata di Francia non fa che pregare Sua Signoria di indurre l'E.V. a firmare l'accordo di cui si tratta (3}.

488

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. s. N. Roma, 15 febbraio 1889, ore 15,15.

Rispondo suo telegramma del 13. (4) l) Autorizzo stipulare con Mackinnon accordo definitivo per Kisimaio con espressa riserva questione porti settentrionali. 2) Vedrò volentieri Mackenzie. 3) Manderò dono al Sultano. Prego indicarmi qualità entità.

(l) -Con 11 telegramma di cui al n. 485, nota 2. (2) -Manca l'lndicazlone dell'ora d! arrivo. (3) -Per la risposta cfr. n. 489. (4) -T. 90, non pubblicato.
489

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 403. Roma, 15 febbraio 1889, ore 15,25.

Riferendomi suoi telegrammi 16 dicembre, 13 gennaio, 13 febbraio (l) l'autorizzo a dare favorevole risposta di massima al progetto d'accordo per limitare importazione armi nei protettorati italiani, inglesi e francesi sulla costa nordest dell'Africa. Aggiunga però condizione che il divieto debba riferirsi soltanto al commercio privato.

490

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 420. Roma, 16 febbraio 1889, ore 23,46.

Conforme suggerimento V. E. domenica saranno officiosamente comunicati ambasciatore turco programmi, regolamento ed elenco di libri di testo nostre scuole. Ne informi gran visir, insistendo vivamente affinché anche allievi ottomani possano frequentare scuole (2). Spedisco anche V.E. esemplare detti documenti.

491

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 532. Aden, 21 febbraio 1889, ore 12,55 (per. ore 13,05).

Da fonte sicura risultami incrociatore francese bombardò Sagallo occupato da spedizione Atchinoff. Feriti cinque rimanenti disarmati condotti Obock in attesa istruzioni governo francese.

(l) -Cfr. nn. 428, 455 e 487. (2) -Cfr. quanto comunicò Blanc con T. 524 del 20 febbraio: «Il gran visir presente mi disse che ammissione ottomani nostre scuole sarà aggiustata all'arrivo dei documenti annunziati ... Sono del tutto cessati i motivi per cui io differii di prendere il congedo concessomi da v. E. nel novembre».
492

L'AMBASCIATORE DI GERMANIA A ROMA, SOLMS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

L. PERSONALE. Roma, 24 febbraio 1889.

En composant mon télégramme au prince de Bismarck et en disant « que après la guerre de 1866 le prince Bismarck n'avait de la confiance dans aucun homme d'Etat italien excepté le generai Govone, jusqu'à l'arrivée de M. Crispi au pouvoir », je me demande s'il n'était pas convenable aussi de nommer à còté du général Govone, la général Robilant, qui jouissait aussi de la confiance de M. de Bismarck.

C'est une idée que je me permets de vous soumettre. Si vous ne désiriez cependant pas parler du comte de Robilant, je me limiterai naturellement à l'indication seulement du général Govone. (2)

493

L'AMBASCIATORE DI GERMANIA A ROMA, SOLMS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

L. PERSONALE. Roma, 25 febbraio 1889.

Je me permets de vous communiquer ici après ce que j'ai télégraphié aujourd'hui au prince de Bismarck ainsi que sa réponse:

«M. Crispi m'a di t qu'il ne voulait pas parler de sa personne et du comte Robilant pas non plus, quoiqu'il ait eu, lui aussi, la plus grande confiance dans le comte, mais qu'il voulait faire ressortir que ceux qui l'attaquent aujourd'hui (Bonghi) ont été les amis et les partisans des hommes d'Etat italiens de la guerre de 1866 et de l'époque qui la suivait, dans lesquels votre Altesse n'avait pas eu de confiance à l'exception de Govone».

Le comte de Bismarck m'a répondu:

« Avec l'intention de Crispi, comme V. E. l'a télégraphiée aujourd'hui, le chancelier est d'accord. Les hommes d'Etat qui pendant la guerre et immédiatement après ont dirigé la politique de l'Italie, étaient, à l'exception de M. Govone, sous l'influence française » (3).

(l) -Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crispi, autografa. (2) -Sul verso, minuta di mano di Crispi: «le 24 février. Mon cher comte, je vous prie de vous limiter au général Govone. Plus tard je vous en dirai le motlf ». (3) -Sul verso minuta di mano di Crispi: « 26 février. M. le comte, merci de votre lettre et de la réponse qui vous a été donnée par le prince de Bismarck, auquel je vous prie de faire parvenir l'expression de ma reconnaissance ».
494

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 583. Parigi, 27 febbraio 1889, ore 16,30 (per. ore 18,55).

Vidi oggi nuovo ministro degli Esteri signor Spuller che mi incaricò di ringraziare V. E. per le sue parole benevole per la Francia ch'ella pronunziava. in un recente discorso e mi autorizzò a dirle che queste parole lo avevano determinato ad accettare il grave incarico del ministero. Io gli risposi che non poteva dubitare dei sentimenti di V. E. e che per parte nostra quel carico non gli sarà reso più pesante. Spuller si mostrò assai grato della buona accoglienza che la sua nomina ebbe in Italia e presso V. E. come ne fu informato dal signor Mariani.

495

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 585. Pietroburgo, 27 febbraio 1889, ore 21,50 (per. ore 22,50).

Stampa è violenta contro i francesi per il fatto di Sagallo (l); accusa governo francese di avere voluto far cosa grata all'Italia (2).

496

IL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 589. Tripoli, 28 febbraio 1889, ore 10,10 (per. ore 16,20).

Gravi difficoltà sono insorte tra Motta e quel pascià. Fin dal 24 corrente questi non aveva restituito la visita ufficiale, chiedeva che non si aprissero scuole italiane, non riconoscendo nostro legittimo diritto; gli avvisi pubblici per apertura scuole furono lacerati dalla popolazione. Per tale spregio Motta domandò soddisfazione ma finora nulla ha ottenuto. Maligne insinuazioni circolano colà contro nostro agente, opera ricercata di qualche rappresentante estero per nuocere nostra influenza. Credo conveniente per rilevare nostra

autorità politica presenza nostra nave da guerra che da Italia vada direttamente Bengasi, arrivando così inaspettatamente con istruzioni che il pascià, presenza comandante, chieda scusa R. vice-console. Postale turco partirebbe domenica. Ho pregato Mandalari recarsi colà per affermare intanto nostro diritto riguardo scuola italiana. V. E. mi telegrafi se ordinerà invio nave da guerra perché profitti occasione partenza vapore per avvisarne Motta, e se crede darmi altre istruzioni.

(l) -Cfr. n. 491. (2) -Con T. 565 del 24 febbraio, non pubblicato, Marochetti aveva comunicato una dichiarazione del Messaggero ufficiale secondo cui l'incidente non cambiava le relazioni fra la Russia e la Francia.
497

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE 489. Roma, 28 febbraio 1889, ore 11.

Siccome ho dichiarato all'incaricato d'affari d'Inghilterra, siamo pronti a firmare la dichiarazione per limitare il commercio di armi, munizioni e provviste. Desidero però avere anzitutto certezza che l'accordo è quello il cui testo era annesso sua nota 12 giugno (l) e figura al n. 1012 della serie stampata. In secondo luogo vorrei la dichiarazione avesse un termine di tre o cinque anni, con clausola che se non denunziata un anno prima continui ad avere vigore, e così d'anno in anno. Parli in tal senso a lord Salisbury, e riferisca (2).

498

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 493. Roma, 28 febbraio 1889, ore 15.

Ringrazi il signor Spuller (3) e gli dica che tra l'Italia e la Francia non debbono sussistere dissidi e che io sono disposto a sciogliere, se egli mi aiuta, le questioni che ancora ci separano. Nei colloqui avuti con de Mouy sui reciproci rapporti commerciali io ebbi a proporre vari temperamenti parziali che in mancanza di un trattato completo avrebbero potuto soddisfare almeno provvisoriamente le parti interessate. Ella può dire al signor Spuller, qualora le si presenti propizia occasione, che il governo del Re si trova nelle stesse favorevoli disposizioni.

(l) -Cfr. n. 65, nota l, p. 42. (2) -Con T. 593 del 1o marzo Catalani riferì di aver fatto la prescritta comunicazione a Sal!sbury il quale si sarebbe messo in contatto con la Francia e che 11 progetto era quello spedito il 12 giugno. (3) -Cfr. n. 494.
499

IL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO 99/59. Tripoli, 1° marzo 1889 (per. il 7 ).

Confermo il mio telegramma di giovedì 28 scorso febbraio (1), ed oggi trasmetto in originale tutta la corrispondenza pervenutami da Bengasi (2) mercoledì scorso (27), relativa alla vertenza del signor Motta con quell'autorità locale, sia per le scuole, come per la non restituita visita ufficiale del mutessarif. A tali documenti devo inoltre aggiungere qualche brano di una lettera particolare del 24, che è di data più recente delle altre ufficiali. E su questa in verità io mi basai per telegrafare in cifra a V. E. chiedendo il provvedimento della presenza di una nave da guerra in quelle acque, per appoggiare la domanda del nostro vice console, il quale dalle espressioni della sua lettera particolare mi sembra trovarsi in difficoltà tali che non potrebbero essere sciolte ed appianate senza l'appoggio morale e materiale di un bastimento da guerra.

Duolmi che ciò avvenga forse in momenti che io stesso non avrei desiderato, ma V. E., son certo, con la scorta di quei documenti troverà giustificato il provvedimento da me richiesto. Né credo che il nostro vice console potrebbe, dietro quanto è avvenuto, avere, di fronte all'autorità locale, come della popolazione, tutta quella considerazione e rispetto che è necessario in questi paesi, specialmente a Bengasi, dove le comunicazioni non sono così frequenti, senza ottenere da quella autorità locale la dovuta soddisfazione restituendogli la visita e chiedendogli scusa per la lacerazione degli avvisi pubblici che, a quanto sembra, vennE; eseguita dietro ordine dello stesso mutessarif.

È necessario d'altro canto che, dietro quanto è avvenuto in Tunisia riguardo le nostre scuole, il R. governo affermi, di fronte alla Turchia, il diritto ed il privilegio che essa ha di aprire e fondare nel territorio turco tutte quelle scuole ed istituzioni che egli crede nell'interesse dei propri nazionali, senza che la Sublime Porta possa sollevare difficoltà od opposizione di sorta. Tanto più è necessario rilevare colà il nostro prestigio, inquantoché, come credo e ritengo, dietro il jlllUtessarif debba esistere la stessa Potenza che ci ha sollevato in Tunisia la stessa difficoltà e ci ha fatto le stesse opposizioni. E se si tralasciasse in questa circostanza di far sentire e comprendere alla Sublime Porta che il R. governo in fatto di scuole non tollera né permette che ci si possa ingiungere di non aprirle senza il permesso o l'autorizzazione di quel governo, o chiuderle, non avendolo domandato, noi avremmo stabilito un principio in favore suo ed a nostro detrimento. E senza dubbio avrebbe un simile fatto un'eco che si ripercuoterebbe 'in tutto l'Impero turco, la qual cosa, come V.E. ben comprende, bisogna evitare ad ogni costo. Noi dobbiamo usare di quel diritto liberamente, e la semplice osservazione del mutessarif mi sembra che sia una negazione dei nostri diritti e dei nostri privilegi; diritti e privilegi che egli oggi pretende

ignorare, e non rammentandoglieli, potrebbe domani impedircene l'esercizio; come ora ci ha addimostrato di volercelo limitare e restringere.

Tutte queste considerazioni mi hanno quindi determinato di informarne per telegrafo V. E. e di prendere quel provvedimento che mi sembra sia più opportuno e necessario (1).

(l) -Cfr. n. 496. (2) -Non si pubblica.
500

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO DE LAUNAY, AL MINISTRO A LISBONA, AVOGADRO DI COLLOBIANO, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (2)

T. CIRCOLARE S. N. Roma, 2 marzo 1889.

Il Sultano di Obbia, sulla costa orientale dell'Africa, ha formalmente richiesto, per mezzo di speciale missione, il protettorato del governo di S. M. il Re.

Dopo accertato sui luoghi che né da altra Potenza, né da impresa privata da altra Potenza dipendente era stato preso possesso, stabilito protettorato od in altro modo affermata alcuna estera influenza su quel territorio, abbiamo su di esso, il giorno 8 febbraio, issata bandiera nazionale, e dichiarato il protettorato, per mezzo di trattato regolare col Sultano, stipulato in nome proprio, dei successori e capi dipendenti.

Voglia di ciò dar comunicazione ufficiale al governo presso cui è accreditato, domandando che ne prenda atto, * ed esprimendo la speranza che l'Italia possa cooperare utilmente con la Germania alla pacificazione e civilizzazione della costa orientale d'Africa, in cui desideriamo procedere con essa nel medesimo spirito di buona amicizia che fortunatamente ci collega in Europa * (3).

501

IL CONSOLE AD ALEPPO, VITTO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 612. Aleppo, 3 marzo 1889, ore 12.40 (per. ore 14,15).

Grande agitation parmi clergé local. Hier gouverneur envoya le prier de prècher aujourd'hui, dimanche, dans toutes les églises contre nos écoles. Patriarche et évèques différents rites ont tenu réunions. Ont décidé nous combattre à outrance: ont formulé ban qui a été lu aujourd'hui dans les églises; copie de ce ban est dans mes mains depuis hier. Il défend aux croyants, sur l'ordre du gouvernement turc, l'envoi des enfants à nos écoles et les prévient que les noms des pères, qui n'obéissent pas, seront dénoncés par le clergé au gouverne

ment pour etre punis. Le gouverneur, qui aujourd'hui nous attaque ouvertement, faisait depuis un mois une propagande secrète et acharnée contre nos écoles, ce que font aussi dans toutes les familles les éveques, les franciscains et les jésuites en nous dénonçant camme un sérieux danger pour la siì.reté et la moralité publique. J'ai raison pour prévoir que la guerre qui nous est faite par la France et le clergé, après l'excitation donnée aujourd'hui par l'autorité locale et après la lecture de ce ban, pourra avoir à sa suite des violences soit contre moi, soit contre le corps enseignant, surtout dans un pays où le fanatisme réligieux chrétien n'en est pas inférieur au musulman. Quant à moi, je saurai punir avec la force tout manque de respect à ma personne, mais je suis préoccupé pour les maitres et les institutrices. Après ces faits je crois nécessaire ouvrir immédiatement écoles comme solennelle affirmation de nos droits. Dans l'église grecque catholique, à laquelle appartient la majorité des chrétiens d'Alep, a été ajouté au ban que ceux qui enverront leurs enfants aux écoles massoniques du gouvernement italien seront excommuniés. Je prie V. E. vouloir bien me donner d es instructions (l).

(l) Cfr. n. 509.

(2) Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo III, cit., p. 57.

(3) Il passo fra asteriRchi fu trasmesso solo a Berlino.

502

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 614. Parigi, 3 marzo 1889, ore 2,45 (per. ore 4,50).

Questa mattina ho partecipato verbalmente a Spuller ringraziamenti di

V. E. (2) per i sentimenti da lui espressi a riguardo di V. E. e dell'Italia. Se ne mostrò grato assai e concorda con V. E. nel desiderio di appianare difficoltà tra i due paesi. Egli soggiunse che dalla Camera attuale non si poteva sperare la votazione d'un trattato di commercio, ma che egli avrebbe secondato V. E. in tutte le proposte proprie a migliorare i rapporti commerciali, provvedendo con mezzi transitori.

503

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE AD ALEPPO, VITTO

T. 520. Roma, 3 marzo 1889, ore 19,30.

Maintenez vous calme, digne (3). S'il est nécessaire donnez asyl dans le consulat au personnel des écoles. Je proteste auprès du gouvernement ottoman en l'avertissant que le gouvernement du Roi le rend responsable de tout dommage ou inconvénient. Informez-moi de tout détail. Attendez instructions avant ouvrir écoles.

23--Documenti Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

(l) -Per la risposta cfr. n. 503. (2) -Cfr. n. 498. (3) -Risponde al n. 501.
504

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE

T. PERSONALE SEGRETISSIMO S. N. Roma, 4 marzo 1889, ore 7,15.

Mantenga indirette relazioni con Si d Assuna Caramanli O). Faccia conoscere se abbia abbastanza influenza per poter eventualmente sollevare elemento indigeno, specialmente nella montagna, e rendere possibile una restaurazione della caduta dinastia sotto protettorato europeo. Mi informi pure se lieve sussidio periodico lo renderebbe a noi fedele ed a quanto dovrebbe ammontare (2).

505

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. CONFIDENZIALE 522. Roma, 4 marzo 1889, ore 12,15.

Al conte di Moiiy, nello scopo di migliorare le relazioni commerciali tra la Francia e l'Italia avevo proposto od una convenzione uguale a quella del 15 gennaio 1879 o l'abolizione, per parte dei due paesi, della tariffa differenziale. Comprendo che la prima delle soluzioni non sarebbe facile dopo la dichiarazione fatta a V. E. dal signor Spuller che l'attuale Camera francese non accetterebbe alcun 'trattato di commercio (3). Potrebbesi però accettare la seconda proposta poiché dovendo l'abolizione delle tariffe differenziali essere opera singolare ed indipendente di ciascun Parlamento si eliminerebbe ogni difficoltà. In ogni modo lascio alla prudenza di V. E. la scelta del modo e della forma con cui fare le opportune entrature in proposito (4).

(l) -Risponde alla L. particolare confidenziale del 15 dicembre 1888 con cui Grande riferiva a Damiani circa una conversazione che «una persona degna di fede» aveva avuto con Caramanll « discendente dell'ultimo Sovrano della già Reggenza di Tripoli ». Caramanli aveva detto: « I nostri giornali parlano molto dell'Italia ed lo ed l miei saremmo ben lieti di vedere gli italiani qui, ed accoglierli come nostri liberatori». Secondo Grande Caramanli «aprirebbe le braccia alla Francia come all'Italia, ed a questa, come a qualunque altra nazione, che volesRe occupare il paese ». (2) -Per la risposta cfr. n. 507. (3) -Cfr. n. 502. (4) -Cfr. quanto comunicò Marochetti da Pietroburgo con R. 96/57 del 12 marzo: «Il Not-oie Vremia considera l'odierno telegramma da Roma (col quale annunziasi la prossimaconclusione d'un modus vlvendi colla Francia) come un sintomo di riavviclnamento dell'Italia alla Francia. Secondo il foglio russo, il modus vivendi provvisorio sarà il ponte, che condurrà le due Potenze all'antica amicizia. Naturalmente, aggiunge il giornale, le cose si faranno in segreto, clJt, l'Italia non farà mostra d'essersi sciolta dalla Triplice Alleanza».
506

IL CONSOLE A SCUTARI, TOSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 80/46. Scutari, 4 marzo 1889 (per. l'11).

Monsignor Lorenzo De Pretis di Cherso (Quarnero) è stato nominato vescovo di Pulati in luogo del defunto monsignor Alberto Cracchi di Landiona (Novara).

Questa nomina di un prelato suddito austro-ungarico, mentre ritenevasi che il vescovato di Pulati sarebbe stato concesso ad uno dei due prefetti apostolici italiani di Castrati o di Sciosei, dimostra sempre più l'influenza dell'AustriaUngheria nelle cose della Chiesa cattolica in Albania, e come accennai altre volte, l'Impero basa sul clero e sulle missioni in questo paese la sua incessante azione per acquistarvi il predominio, e prepararne probabilmente l'annessione.

507

IL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S.N. Tripoli, 6 marzo 1889, ore 8,40.

Assuna Caramanli avrebbe abbastanza influenza per sollevare indigeni montagna, ma egli non acconsentirebbe né si pronunzierebbe senza essere certo nostro appoggio ed immediato intervento armato. La restaurazione della caduta dinastia lo renderebbe ligio a noi, ma, più d'ogni altro, una forte somma di denaro. Se non vi è urgenza, darò più tardi positive informazioni, mettendomi ìn indiret[to contatto] con lui trovandosi egli in questo momento al Gibeli sua ufficiale residenza (l).

508

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA

T. 539. Roma, 6 marzo 1889, ore 23,45.

Quanto avviene in codesto Reame ha ora massima importanza. Prego informarmi puntualmente e, se occorre, ora per ora, di ogni fatto, venga dalla Corte, dal governo, dal parlamento o dalla popolazione. Voglia segnatamente dirmi se, a suo parere, l'abdicazione fu spontanea o provocata; e in un caso e nell'altro da quali cagioni motivata (2).

(l) -Cfr. n. 518, nota l. (2) -Galvagna aveva comunicato con T. 639 dello stesso 6 marzo: «S.M. il Re ai rappresentanti esteri convocati a Palazzo ha annunziato or ora ufficialmente di avere abdicato in favore di suo figlio, che prende il titolo di Alessandro I». Con T. 651 del 7 marzo aggiunse: «L'atto fu da partè sua tra le idee da lungo tempo maturate; aveva trovato viva opposizione a Berlino
509

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. RISERVATO 540. Roma, 7 marzo 1889, ore 15.

Il R. console in Tripoli Barberia telegrafava 28 febbraio (l) gravi difficoltà essere insorte a Bengasi tra vice console e pascià. Questi non solo si opponeva all'apertura delle scuole ma lasciava lacerare dalla popolazione i pubblici avvisi emanati dal R. ufficio, non restituiva visita ufficiale fattagli dal R. vice console, richiesto di riparazione la negava. L'autorità italiana offesa il prestigio del

R. governo compromesso ci hanno indotto mandare a Bengasi il «Duilio », che giungerà oggi, con istruzioni ottenere che pascià in presenza comandante faccia scuse al R. vice console nella residenza consolare. Voglio credere che pascià non farà difficoltà. Ella può però informare Sublime Porta nostra risoluzione chiedendo impartire ordini immediati. Soggiungo ad ogni buon fine che in caso complicazioni maggiori una squadra travasi Augusta pronta raggiungere «Duilio» (2).

510

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO 541. Roma, 7 marzo 1889, ore 15,40.

Voglia indagare presso il Foreign Office quali impressioni abbiano prodotto

casi di Belgrado, quali sarebbero le previsioni sull'avvenire più o meno prossimo delle cose balcaniche, e siccome il nuovo Regno può alterare le relazioni tra l'Austria e la Serbia e farvi preponderare l'influenza russa, veda quali potrebbero essere gli intendimenti di lord Salisbury in proposito (3).

511

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO 542. Roma, 7 marzo 1889, ore 15,30.

I casi di Belgrado sono di tale importanza, che devono avere attirato l'attenzione dell'E. V. Voglia, in quei modi che ella crederà opportuni, indagare le

e più ancora a Vienna, ma Sua Maestà non volle tenerne conto, perché convinto di non poterpiù lottare contro la nazione, oggi tutta schierata contro di lui ... Nulla finora fa temere che questo mutamento di Regno possa produrre complicazioni sia all'interno che all'estero».

impressioni che avran fatto sul conte Kalnoky, gli intendimenti-del governo austriaco in proposito, e se il nuovo governo serbo possa alterare le relazioni di amicizia col vicino Impero il quale sotto Re Milano esercitava un vero dominio nel piccolo Regno balcanico (1).

(l) -Cfr. n. 496. (2) -Con R. 133/22 del 22 marzo Grande comunicò: «la presenza del "Duilio" in quelle acque produsse un ottimo effetto rilevando colà il nostro prestigio ed affermando la nostra influenza ». (3) -Per la risposta cfr. n. 519.
512

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI

T. 547. Roma, 7 marzo 1889, ore 19.

I recenti avvenimenti di Belgrado s'impongono alla nostra attenzione. Essi costituiscono un successo per la Russia. Riavvicinati a quanto succede costì segnatamente all'atto di accusa contro il ministero Bratiano sembrano accennare a maggiore attività della politica russa nei paesi balcanici. Prego tenermi accuratamente informato anche per telegrafo di tutti i sintomi che ella rileverebbe al riguardo (2).

513

IL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 653. Belgrado, 7 marzo 1889, ore 19 (per. ore 20,40).

Mi viene riferito in modo positivo che in questi ultimi giorni il Re Milano aveva fatto sapere a Vienna ed a Berlino essere disposto a rinunziare all'abdicazione alla condizione di potere procedere ad un colpo di Stato con sospensione della costituzione ecc. Ma gli era stato risposto essere ancora preferibile l'abdicazione giacché non si voleva creare complicazioni colla Russia.

514

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE

T. PERSONALE SEGRETISSIMO S. N. Roma, 8 marzo 1889, ore 11,15.

Qualora si confermasse incarico Rossi (3) consista in acquisti terreni nella Cirenaica importerebbe sollevare diffidenze ed ostacoli, dovendo da ora innanzi nostra influenza accrescersi e diventare non solo preminente ma esclusiva. Voglia farmi conoscere quale, a suo parere, sarebbe il mezzo migliore parare pericolo senza lasciar scorgere nulla.

(l) -Per la risposta cfr. n. 515. (2) -curtopassi rispose con T. 712 del 14 marzo di cui si pubblica il passo seguente: «Il governo rumeno non ha mostrato alcuna apprensione circa gli avvenimenti di Belgrado, che attribuisce unicamente al capriccio ed alla stolta ostinazione del Re Milano». (3) -Suddito austro-ungarico.
515

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 668. Vienna, 8 marzo 1889, ore 16,20.

Szogyeny mi ha detto che da un pezzo il Re Milano aveva manifestato l'intenzione d'abdicare e ne era stato sempre sconsigliato dall'Imperatore Francesco Giuseppe e da Kalnoky. Il governo austro-ungarico si aspettava quindi la cosa, ma non credeva che arrivasse così presto. Szogyeny pensa che giacché oramai non si poteva più contare su Milano tanto vale che se ne vada. Governo austro-ungarico non interverrà negli affari della Serbia finché l'ordine e la legalità vi sono mantenuti. Non ha ragione di dubitare della continuazione dei buoni rapporti sino ad ora esistenti, ma i tre reggenti non gli ispirano molta fiducia. Vero è che non ne ispirano alcuna nemmeno al governo russo. Gìers avrebbe del resto dichiarato che il governo russo si asterrà da ogni ingerenza in Serbia e riconoscerà la Reggenza. con cui avrà stessi rapporti che con regime precedente. Quello che v'è di più grave rispetto all'Austria si è che la stampa in generale, anche l'austriaca, considera l'abdicazione come una vittoria russa e questo linguaggio della stampa costituisce di per sé uno scacco per l'Austria. Quanto alla Regina Natalia Szogyeny mi ha detto che la Reggenza ne impedirà il ritorno a Belgrado (1).

516

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETO 118 (2). Londra, 8 marzo 1889.

Gli addetti navali d'Italia e di Germania in Londra hanno discusso fra loro l'utilità di stipulare una convenzione per l'azione concorde delle flotte delle due nazioni in caso di guerra simile a quella esistente per i due eserciti. L'addetto di Germania avendo di recente conferito col principe di Bismarck sulla questione, questi si sarebbe mostrato assai ben disposto alla cosa e l'avrebbe incaricato d'informarsi se il governo del Re desidererebbe pigliare l'iniziativa od aspettare la proposta. Ho pregato il nostro addetto di evitare ulteriori discussioni senz'ordine dell'E. V. ma di darmi una memoria sull'argomento (3) che spedirò all'E. V. col corriere di Gabinetto.

(l) -Con T. confidenziale 680 del 9 marzo Nigra comunicò: «Ristich diede al governo austroungarico assicurazioni formall che l'indirizzo politico della Reggenza sarebbe uguale a quellodel regime precedente ma più che su questa asserzione Kalnoky conta sull'interesse del governo serbo che è di tenersi amico dell'Austria-Ungheria la quale rispetterà l'autonomia serba ma si riserva libertà d'azione nel caso di disordine o di lllegalità >>. (2) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non fu protocollato. (3) -Il senso di questa memoria fu comunicato da Catalani con T. segreto 123 del 9 marzo, non pubblicato.
517

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTimi AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO 106/47. Costantinopoli, 8 marzo 1889 (per. il 12) (1).

Un articolo intitolato «L'Italie dans l'Afrique du nord» pubblicato nella Revue jrançaise de l'étranger et des colonies del 1° febbraio scorso, è presentemente oggetto di studi ordinati dal Sultano sia al Cheik-ul-Islam per le questioni della schiavitù e del commercio in Africa, sia allo Stato Maggiore e specialmente al generale von der Goltz pacha per le questioni militari ivi trattate in senso che Sua Maestà Imperiale considera ostile alla Turchia. Taluno spiega coll'impressione prodotta qui da quell'articolo il fatto che il conte di Montebello, tornato dal congedo il 27 gennaio, non fu peranco ricevuto dal Sultano.

In detto articolo si propone in via di conciliazione tra gl'interessi francesi ed italiani in Africa, l'occupazione per parte dell'Italia di alcuni punti sulla costa della Tripolitania, quali stazioni commerciali o presidii come quelli che la Spagna possiede sulla costa marocchina; nello stesso modo che i presidii spagnoli coprono anziché minacciare la linea progettata di comunicazioni transsahariane tra l'Algeria e l'Atlantico, i presidii italiani in Tripolitania coprirebbero una linea di comunicazioni francesi tra la Tunisia ed il Sudan orientale; il possesso della Tripolitania e della Cirenaica per parte dell'Italia non avrebbe inconvenienti per la Francia, che col possesso della Tunisia domina e può tagliare all'occasione le comunicazioni tra la Tripolitania e l'Italia da una parte e i centri africani dall'altra; anzi lo sviluppo degli interessi italiani verso il sud e la sicurezza dei nuovi stabilimenti in Tripolitania dipenderebbero da cooperazioni itala-francesi politiche e commerciali in direzioni parallele verso il Sudan. Lo schema verrebbe iniziato con passi rispettivi delle due Potenze diretti a procurare alritalia stazioni commerciali su quella costa, alla Francia un confine migliore per la Tunisia verso la Tripolitania, che «nominale possesso dei turchi, è un rifugio di malfattori».

Riguardo al lato economico di tale quistione è a mia notizia che il signor Aubaret il quale dal 1° corrente è ridiventato per turno presidente del Consiglio del debito ottomano, ha testé comprato per ordine del governo francese una raccolta privata di documenti non posseduti neppure da questo ministero delle Finanze nella quale si trovano dati statistici difficilmente reperibili, circa le riscossioni e le spese del vilayet di Tripoli. Mi riferisco al riguardo ai miei telegrammi del 6 e dell'B corrente (2).

a causa del riferimento ad un telegramma di tale data, contenuto nell'ultimo capoverso.

(l) -L'originale reca per errore la data 6 marzo; si inserisce il documento sotto 1'8 marzo (2) -Telegrammi senza numero, che non si pubblicano.
518

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE

T. PERSONALE SEGRETO S.N. Roma, 8 marzo 1889, ore 7,30.

Cifra duemila franchi mensili da lei proposta (l) per Sidi Assuna sembrami esagerata rispetto attuale stipendio del medesimo. Aggiungo che tale somma potrebbe incoraggiare repentino e troppo spiccato mutamento vita nel Caramanli e dar luogo a sospetti. In ogni modo, innanzi prendere determinazione su questo o altro punto desidero conferire con lei. Per evitare però coincidenza fra sua venuta Roma e presenza «Duilio » Bengasi stimo opportuno protrarre colloquio ad epoca che le farò conoscere a suo tempo. Procuri intanto preparare terreno sua partenza. Occorrendo manderò telegramma in chiaro che le accorda congedo per motivo da indicarmi.

519

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 671. Londra, 9 marzo 1889, ore 15 (per. ore 19,05).

Salisbury mi disse che aveva saputo con profondo rammarico abdicazione del Re di Serbia, ma che quell'atto si doveva ascrivere alla poca saviezza del Re non a nuova ragione politica. Avendo Salisbury interrogato l'ambasciatore d'Austria-Ungheria qualche giorno prima dell'abdicazione, questi gli aveva dichiarato che il suo governo non guardava Ristich con sfiducia e se Ristich restava al potere non vi sarebbe ragione di temere cosa alcuna. La caduta. di Ristich però od il turbamento dell'ordine pubblico potrebbero cagionare un intervento dell'Austria e per conseguenza della Russia con le terribili conseguenze da tutti prevedute. Sua Signoria non aveva maggiori informazioni di queUe pubblicate dai giornali, né dopo l'abdicazione aveva ricevuto alcuna comunicazione dall'Austria o dalla Germania né era quindi in grado di far alcuna previsione.

520

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 686. Berlino, 10 marzo 1889, ore 9,08 (per. ore 21,40).

Il principe cancelliere ed il segretario di Stato mi pregano farle sapere ottima impre~sione prodotta nell'animo loro dalla notizia che la crisi ministe

riale sia stata risolta in modo da conservare a V. E. alta influenza esercitata anche a prò dei vincoli amicizia ed alleanza fra i due paesi, come per la tutela degli interessi della pace.

(l) Con telegramma del 7 marzo, non pubblicato.

521

IL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. S. N. Aden, 13 marzo 1889, ore 13,10.

Trasmetto all'E. V. seguente telegramma dell'Antonelli pervenutomi ora:

«Giunsi Adis Abeba ventisei gennaio. Menelik mi fece ricevimento imponente come non era stato mai veduto nel paese. Contrariamente ultime voci pace trovai Re agitatissimo. Negus respinto proposte clero, passato Abai presso Amurri travasi già nel territorio scioano. Esercito Menelik occupato sponda sinistra Abai nel Ghindeberet. Menelik fece altro editto per chiamare soldati rimasti nel paese. Ordinò vengano qui uniti fra otto giorni quindi partirà per prendere il comando di tutto l'esercito. Guerra dichiarata inevitabile. Menelik fu soddisfatto dei fucili, *denaro* e doni, ma lamentò mancata azione militare da parte nostra e scarsità al momento di cartucce di Remington che arrivano appena trenta per arma. Il Re è decisissimo. Incontro col nemico avverrà forse nel Gudrù. Assicurai il Re che il nostro governo non mancherà agire colle armi, provvederà invio cartucce Remington. Firma trattato non incontra difficoltà, però a Massaua non dovremmo restare tranquilli (2) altrimenti con nostro danno favoriamo Negus ».

522

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 574. Roma, 13 marzo 1889, ore 19.

Per disarmare oppos1zwne fatta alle nostre scuole sotto pretesti religiosi,

V. E. può dichiarare che siamo disposti ad ammettere sotto certe cautele insegnamento religioso, secondo comunità, cominciando da quello da impartirsi ai mussulmani per mezzo dei mullah.

(l) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 205 e, con l'omissione della parola fra asterischi, in L V 66, p. 397 e in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., p. 110. (2) -In LV 66: «inoperosi>>.
523

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 784. Parigi, 19 marzo 1889, ore 17,40 (per. ore 20,50).

Spedisco oggi per posta a V. E. una sedicente corrispondenza da Berlino del Gaulois in cui riproducesi una nota, in data del 9 corrente, che sarebbe stata da V. E. diretta a de Launay per rassicurare il Gabinetto imperiale sulle conseguenze dell'ultima modificazione del Gabinetto italiano (1).

524

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO SEGRETO S. N. Roma, 20 marzo 1889, ore 7,30.

È intenzione di S. M. il Re di non tardare a restituire la visita di S. M. l'Imperatore. Prima che Sua Maestà ne scriva desidero che ella indaghi in proposito il pensiero del cancelliere e le preferenze di codesta Corte imperiale e reale. L'epoca che ravviserei opportuna, dal nostro punto di vista interno, sarebbe quella delle vacanze parlamentari le quali avranno principio al fine di giugno o principio di luglio (2).

525

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

T. SEGRETO 129 (4). Londra, 21 marzo 1889.

Mackinnon mi telegrafa in cifra da Cannes ciò che segue: «Mackenzie parti da Zanzibar senza aver potuto ottenere la firma della concessione. Prima di sottoscrivere il Sultano chiede una guarentigia del governo inglese contro le minacce del governo germanico. La prego d'indurre lord Salisbury a dare prontamente ordini al console inglese di afferire al Sultano la guarentigia richie

sta. Preghi Crispi di sostenere energicamente tali pratiche ed anche di telegrafare direttamente al console inglese che il governo italiano offre da parte sua guarentigie al Sultano. Segue lettera ». Aspetto gli ordini dell'E. V. prima di fare alcun passo con lord Salisbury e nel caso in cui gli ordini fossero conformi al desiderio di Mackinnon mi sarebbe utile di sapere se l'E. V. abbia fatto

o no alcuna comunicazione a Berlino. Senza tale previa comunicazione è assai probabile che lord Salisbury, in risposta alle mie pratiche, chiederebbe un indugio finché il blocco non sia tolto (1).

(l) -Con T. 601 del 20 marzo, non pubblicato, Crispi dette istruzione di smentire la sedi-. cente nota a Launay che era una pura invenzione. (2) -Launay rispose con T. riservato del 25 marzo che li principe di Bismarck lo aveva informato che l'Imperatore desiderava che la visita si effettuasse alla fine di maggio. (3) -Ed., con varianti, in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II. cit., pp. 183-184. (4) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma li telegramma non fu protocollato.
526

IL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO 134/73. Tripoli, 22 marzo 1889 (per. il 31).

Trasmetto all'E. V. tre rapporti riservati in originale con preghiera di restituzione, direttimi dal signor avvocato Motta, circa alle condizioni di quel vilayet (2). '

La dominazione turca colà, o perché quelle popolazioni sieno più indipendenti e selvagge d'ogni altra parte della Tripolitania o perché veramente l'autorità turca si fa più sentire aggravando la mano su quelle misere tribù, non è più tollerata; ed ogni giorno si manifestano ora in una, ora in un'altra tribù degli atti di rivolta e si niega, con le armi alla mano, a soddisfare le tasse. Mesi or sono, come fu riferito a suo tempo a codesto ministero, fu la tribù di Zueja che si rivoltò ed uccise un ufficiale e parecchi soldati, e mise in pericolo la vita dell'inviato del mutessarif ch'era andato col mandato di pacificarla; dovette ritornarsene senza nulla aver conchiuso, quasi fuggendo insieme al corpo della spedizione. Ora sono quelli di Avaghir e Sulmeni che si ribellano e si rifiutano energicamente di pagare.

La miseria e l'aumento delle tasse spingono quella povera gente a scendere a quegli atti, e se quel mutessarif non ha la moderazione di tener calcolo delle condizioni infelici in cui versa il paese ed ostinandosi vorrà far atto di autorità e riscuotere le tasse non sarà difficile che accada un conflitto tra le truppe e quella gente, seminando così l'odio e la vendetta contro il dominio tirannico della Turchia, che ormai ha reso questo paese in uno stato d'indescrivibile squallore. Ed oggi, senza che ciò sì manifesti pubblicamente è unanime fra le popolazioni dei due vilayet il desiderio che al turco si sostituisca un nuovo governo più umano e più giusto. Ed a questo proposito mi vien riferito da persone che trovavansi in Bengasi ed han fatto ora ritorno in Tripoli, che la popolazione musulmana, all'arrivo del «Duilio» quantunque serbasse un contegno pieno di coraggio e dignità pure non nascondeva la speranza che quello· fosse l'ultimo giorno del turco e che la bandiera italiana sventolasse sul loro paese.

Il signor vice console al momento della partenza del postale ottomano, per Malta, mi avvertiva in via particolare, che preparavasi una spedizione di 400 uomini per l'interno se le notizie non fossero state pacifiche.

(l) -Per la risposta cfr. n. 529. (2) -Non si pubblicano.
527

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE RISERVATO S. N. Vienna, 23 marzo 1889, ore 17.

Ho creduto di mettere in avvertenza il signor di Szogyeny in assenza del conte Kalnoky sul congresso cattolico che si annunzia qui per la fine d'aprile e che certamente si pronunzierà per il potere temporale ma sarà forse bene che anche da Berlino giunga una eguale avvertenza. Sottometto l'idea al prudente arbitrio di V. E. (l).

528

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO S.N. Roma, 24 marzo 1889, ore 12.

Seguo suo consiglio (2) telegrafando Berlino (3). Ella sorvegli che carattere prenda il congresso cattolico e se vi intervengano funzionari pubblici il che voglio credere non sia.

529

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI (4)

T. S.N. Roma, 24 marzo 1889, ore 12.

Riferendomi suo telegramma del 21 (5) l'autorizzo fare presso lord Salisbury i passi desiderati da Mackinnon. L'avverto però confidenzialmente che nessuna comunicazione abbiamo fatta a Berlino circa Kisimaio e i porti settentrionali né crediamo opportuno farne.

(l) -Per la risposta cfr. n. 528. (2) -Cfr. n. 527. (3) -T. pari data, ore 15,30, non pubblicato. (4) -Ed. in L'Italia in Africa, Oceano Indiano, tomo II, clt., p. 185. (5) -Cfr. n. 525.
530

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 625. Roma, 25 marzo 1889, ore 21,30.

A complemento mio telegramma ieri (1), partecipo a V. E. che, stando ad informazioni pervenute dal R. consolato in Aleppo (2), continua la propaganda del governatore e del clero contro nostre scuole. Insegnanti locali ebbero ingiunzione disdire impegno insegnare nelle medesime, scanso gravi castighi per parte governo ottomano. Fermento contro nostri insegnanti è fomentato tanto che loro personale sicurezza richiede speciale sorveglianza del console. R. governo provvederà, ove codesto non provveda, a che nostri nazionali e nostri diritti siano rispettati.

531

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 821. Pera, 26 marzo 1889, ore 5,30 (per. ore 17,25).

Ieri vennero dati dal gran visir ordini a Scutari, Prevesa, Janina, Aleppo, Trebisonda per ammissione sudditi ottomani alle nostre scuole nelle condizioni espresse nel mio promemoria spedito venerdì (3). V. E. crederà forse opportuno dare ai consoli istruzioni raccomandando evitare attriti autorità locali e dimostrare ufficiosamente disposizioni concilianti, essendo concilianti e benevole quelle del gran visir (4). Questo risultato fa grande impressione qui.

532

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 831. Pietroburgo, 27 marzo 1889, ore 22 (per. ore 23,10).

Giers mi ha detto avere consigliato Czar dare udienza ministro di Serbia che partì congedo per ricevere annunzio avvenimento Alessandro e sopratutto

riferire a Belgrado le viste di Sua Maestà. Lo Czar ha vivamente raccomandato alla reggenza prudenza e calma di restare alle questioni di politica estera... (1) tanto Austria che Russia e di rivolgere tutte le cure al miglioramento della situazione interna. Giers mi ha detto avere consigliato metropolitano Michele restare Kiev.

(l) -Non esistono nel registro telegrammi in partenza per Costantinopoli del 24 marzo. Potrebbe forse trattarsi del T. 609 del 22 marzo, non pubblicato con cui Crispi comunicava a Blanc di aver dato ordine al console ad Aleppo di inaugurare al più presto le scuole italiane. (2) -T. 780 del 18 marzo, non pubblicato. (3) -Non pubblicato. (4) -Con T. riservato 629 dello stesso 26 marzo Crisp! inviò ai consoli a Scutar!, Prevesa, Janina, Aleppo e Trebisonda le seguenti istruzioni: « Vu bonnes dispositions autorité centrale ottomane, prie démontrer officieusement dispositions conciliantes, en nous informant de tout fait en contradiction avec assurances reçues par nous ».
533

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (2)

L. PERSONALE CONFIDENZIALE. Berlino, 29 marzo 1889.

Le baron de Holstein m'a prié aujourd'hui de vous écrire en vaie particulière ce qui suit, avec la recommandation qu'il n'en revienne rien au Département Impérial des Affaires Etrangères, lequel saurait alors d'où sont parties les informations.

M. Ristich se pla'ìt à laisser entendre que, en suite de pourparlers avec l'Italie, antérieurs à l'abdication du Roi Milan, nous serions gagnés à l'idée d'une fédération des Etats Balkaniques. Le membre principal de la Régence tiendrait à ce que l'on avisat, dés-à-présent, à la réalisation de cette combinaison. Una ligue semblable pourrait sans doute étre utile, à un moment donné, pour ètre opposée à ceux dont elle contrecarrerait les arrière-pensées. Mais il semblerait prématuré de la mettre déjà sur le tapis, ou tout au moins de l'ébruiter au risque de donner lieu à des commentaires, nommément en Autriche, si l'an ne s'était pas concerté avec cette Puissance.

Je me suis permis de faire observer que les derniers événements en Serbie ayant plutòt profité à l'influence russe, il semblait de prime abord peu vraisemblable que M. Ristich témoignàt de tant de zèle pour une combinaison qui nuirait précisément à cette influence. J'ajoutais qu'il existait peut-étre quelque entente entre Rome, Vienne et Bukarest dans un ordre d'idées en corrélation avec l'alliance itala-austro-allemande, mais que j'ignorais entièrement que des ouvertures formelles eussent été faites par la Serbie en vue de la ligue susmentionnée.

Le baron de Holstein estimait qu'il serait opportun que V. E., afin d'aviser pour le mieux, fùt avertie des assertions énoncées par M. Ristisch. Les journaux vous disent malade. Si le fait est exact, je forme les meilleurs voeux pour le prompt rétablissement d'une santé si précieuse à tous égards.

(l) -Gruppi lndeclfratl. (2) -Da Museo Centrale del Risorgimento, Carte Crispi.
534

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 695. Roma, 6 aprile 1889, ore 11,30.

Convenuta soluzione incidente Hodeida che codesta ambasciata annunziavami fin dal 25 agosto scorso (l) effettuata, non ha ancora avuto luogo. Contegno autorità ottomane dell'Yemen costituisce non solo mancanza formali promesse fatteci dalla Porta, ma vera offesa al R. governo, tratto scientemente in inganno essendo in seguito al falso annunzio datoci che vennero accettate dimissioni agente consolare Mazzucchelli. Ragioni decoro nazionale esigono pronta riparazione. Voglia farlo conoscere alla Porta dichiarando esplicitamente che se entro più breve tempo possibile mutessarif Hodeida non si recherà personalmente ed in forma ufficiale solenne alla residenza di R. agente consolare ad interim in quella città ad esprimergli suo rammarico per incidente occorso, governo del Re provvederà nel modo che stimerà migliore alla tutela della propria dignità offesa (2).

535

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, MAROCHETTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 906. Pietroburgo, 6 aprile 1889, ore 16,04 (per. ore 17,25).

Ministro degli affari esteri, deplorando meco «i continui errori della politica rumena», osservò che l'attuale dinastia non essendo ortodossa non corrisponde ai veri interessi del paese.

536

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (3)

L. PERSONALE. Roma, 6 aprile 1889.

La discussione d'ieri sera più che la presa deliberazione, lasciò nell'animo mio una impressione dolorosa. Non posso nascondervelo, e sento il bisogno di scrivervi di mio pugno queste poche righe.

Ricorderete che nel settembre 1888, essendo qui l'Antonelli, si fece quel progetto di trattato che ordinammo doversi stipulare con Re Menelik (1). Voi consentiste; e fu redatto secondo i voleri di cotesto ministero l'art. 3 di quel progetto.

Il 12 gennaio fu ordinato da voi a Baldissera di marciare sull'Asmara. Il 14, con un telegramma redatto dal generale Corvetta e firmato da me e da voi, fu data notizia del vostro ordine al conte Antonelli per mezzo del commissario civile ad Assab (2). Il 18 gennaio fu sospesa la marcia .sull'Asmara (3) ed a Massaua, nei nostri soldati, fu ciò sentito con grave rammarico. Cominciò allora il malumore nel corpo speciale di Africa, e voi dovete saperlo.

Per la spedizione del gennaio nulla fu chiesto al Parlamento e voi trovaste nel bilancio i mezzi necessari.

Or io vi domando:

Oggi voi siete contrario ad una spedizione sull'Asmara che avevate consentito allora. Questo mutamento nell'animo vostro deve avere una ragione che io non so capire.

Le difficoltà dell'impresa non sono cresciute: tutt'altro! Allora il Negus era in tutta la sua potenza, ed oggi è morto. Allora il suo esercito era integro, ed oggi è disordinato anzi scomposto.

So che con questa mia io non potrò convincervi a cangiar d'avviso, ma nella storia vi sono doveri che s'impongono.

Ed io voglio per discarico della mia coscienza, lasciar un segno della mia volontà. Nelle condizioni fatte al governo e che non posso mutare, desidero liberarmi per l'avvenire d'una responsabilità che sarà tutta vostra.

L'impresa di Massaua non è mia; la trovai compiuta, la deplorai, con la speranza di trarne profitto alla prima occasione per la patria nostra. Non mi è permesso di farlo. Delle conseguenze di questa politica !asciamone ai posteri il giudizio.

(l) -T. 2171, non pubblicato. (2) -Tuginl rispose con T. 922 dell'8 aprile, non pubblicato, che il segretario generale del ministero degli Esteri turco affermava che la visita del mutessarlf di Hodeida all'agente consolare Italiano aveva avuto luogo nell'agosto 1888. (3) -Da ACS, Carte Crispl.
537

IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI ( 4)

L. PERSONALE. Roma, 6 aprile 1889.

Sento l'obbligo di rispondere subito alla vostra lettera d'oggi (5); e lo farò con la massima franchezza, come si conviene tra uomini che si rispettano e si stimano.

Ricordo benissimo l'articolo 3° del trattato dato all'Antonelli (1), articolo che fu da me formulato per la parte che rifletteva la cessione a noi di Asmara e la linea di confine.

Ricordo pure l'ordine dato il 14 gennaio passato (l) al generale Baldissera di eseguire una marcia-ricognizione sull'Asmara che doveva iniziarsi il 19 detto; e ciò al seguito delle notizie date dal conte Antonelli che Re Menelik partiva coll'esercito per muovere contro il Negus; e ricordo altresì il contrordine dato il 18 (2) di non più eseguire quella marcia-ricognizione al seguito delle notizie ricevute dallo Scioa che la pace fosse stata conchiusa tra Menelik ed il Negus. Dell'ordine e del contrordine fu data notizia al conte Antonelli, come voi dovete pur ricordare.

Ma quello che mi preme di farvi notare si è che quella marcia-ricognizione da eseguirsi con tre battaglioni nostri e tre indigeni doveva avere una durata limitata a dieci giorni senza scopo di occupazione dell'Asmara; e che perciò quella operazione avrebbe potuto essere sopportata con poca spesa da fronteggiarsi coi fondi in bilancio.

Ho benissimo compreso, io più d'ogni altro, che come le nostre truppe avevano accolto con gioja l'ordine di marciare rompendo la lunga inazione, devono avere provato disillusione ed anche amarezza dal contrordine. Ma che ciò abbia generato malumore, come voi dite, nel corpo speciale d'Africa è cosa che assolutamente a me non risultò mai.

Voi mi domandate perché oggi io sono contrario ad una spedizione sull'Asmara.

Rispondo che oggi non si tratterebbe più di una marcia-ricognizione ma di una vera e propria occupazione stabile dell'Asmara, per la quale si richiede una somma non indifferente, in aggiunta al bilancio in corso, per ivi stabilirsi, più un aumento di spesa nel bilancio annuale.

Rispondo ancora che se il generale Baldissera, il quale nel gennajo era così propenso a che si andasse all'Asmara, al mio telegramma del 2 aprile corrente n. 59 (3) avesse risposto che conveniva subito marciare ed occupare Asmara, la mia opinione avrebbe potuto essere consona alla sua.

Voi dite «che nelle condizioni fatte al governo, e che non potete mutare, desiderate liberarvi per l'avvenire di una responsabilità che sarà tutta mia». Su ciò permettete una mia dichiarazione. Io posso e debbo come ministro della Guerra assumere la responsabilità militare, ma non credo possa pesare su di me solo la responsabilità politica di una occupazione, la quale può avere conseguenze non facilmente ora valutabili per il paese. Codesta ultima responsabilità dev'essere collettiva dell'intero Gabinetto.

Ma considerando la responsabilità militare, come posso io assumerla a cuor leggero di fronte alle molte e ponderate considerazioni fatte dal generale Baldissera nel suo telegramma del 3 aprile n. 230 (4)? Io confesso di essere seguace della sentenza del più grande stratega moderno: prima ponderare, e poi osare; ed al momento, le considerazioni fatte dal generale Baldissera, giudice secondo me competente perché sul sito dell'azione ed incaricato di dirigerla, non consigliavano a prontamente osare.

24-·· DocurnE"l!ii Diplomatici -Serie II -Vol. XXII

Per avere completi tutti i dati del problema africano ho ancora spedito questa mattina al generale Baldissera un altro telegramma che vi mando allegato al quale attendo risposta.

Or poiché a me pare che una discrepanza sussista fra me e voi nel vedere la situazione in Africa e nel come comportarvisi, la mia persona non deve essere ostacolo a voi di scegliere un altro collaboratore il quale meglio di me sappia interpretare il vostro pensiero. E ciò dico senza remore di sorta, perché la mia persona deve sparire dinnanzi a quelli che nell'animo vostro riteniate alti interessi della patria.

ALLEGATO IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL COMANDANTE SUPERIORE IN MASSAUA, BALDISSERA (l)

T. 62. Roma, 6 aprile 1889, ore 11,10.

Afflnché il governo possa avere tutti i dati occorrenti per le deliberazioni che occorresse prendere * come pure per regolare la sua azione verso il Parlamento, * V. S. voglia esprlimermi sua opinione sui seguenti quesiti:

1° per essere preparati ad intervenire a momento opportuno sull'altopiano con obbiettivo Asmara, bastano le nostre forze attuali, oppure quali e quante ne occorrerebbero ancora?

2<> crede ella che nella stagione attuale, o nei prossimi mesi, sarebbe ancora possibile per noi occupare Asmara in modo permanenlte e stabile? 3° data la presente situazione in Abissinia, riterrebbe ella pericolosa oppure dannosa una riduzione delle nostre forze nei nostri presidi d'Africa?

4° dovendo man,tenere costà forze attuali, sarebbe possibile o conveniente, durante mesi estate spostare alternativamente una parte nostre truppe in regione meno calda e in quale località?

5° quale partito si potrà trarre dalle bande assoldate, che vedo aumentare di numero e di costo? Attendo risposta (2). Intanto prego telegrafare frequentemente tutte notizie che possa raccogliere sulle cose interne d'Abissinia.

(l) -Cfr. n. 317. (2) -Cfr. n. 456. (3) -Cfr. n. 456, nota 4. (4) -Da ACS, Cr.rte Crispi, (5) -Cfr. n. 536. (l) -Cfr. n. 456. (2) -Cfr. n. 456, nota 4. (3) -Cfr. LV 65, p. 38.

(4) Ibid., pp. 39-40.

538

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. RISERVATO 707. Roma, 7 aprile 1889, ore 23,30.

L'ambasciatore di Turchia, nel ricevimento ebdomadario d'oggi, mi chiese schiarimenti sull'atteggiamento del governo del Re nell'affare di Bengasi. Risposi, che se la Sublime Porta fosse un governo che procede regolarmente come gli altri avremmo agito diversamente: siccome però dobbiamo ogni dì più persuaderei che la sua autorità non giunge fino ai suoi funzionari nelle provincie ai quali par lecito ogni sopruso, così ci troviamo qualche volta obbligati ad agire direttamente su quest'ultimi. Soggiunsi che il miglior consiglio a darsi a

Said pascià sarebbe quello che diramasse una circolare alle autorità ottomane specialmente della costa, per invitarle a rispettare gli italiani, perché altrimenti l'Italia avrebbe saputo far rispettare i suoi sudditi. Photiades pascià mi disse telegraferebbe tutto ciò a codesto ministro degli affari esteri. Ne informo quindi confidenzialmente la S. V. per sua norma.

(l) -Ed., con l'omissione del passo fra asterischi, in LV 65, p. 40 e in CRISPI, La prima guerra cl',!jrica, cit., p. 136. (2) -Cfr. n. 540, allegato.
539

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (l)

L. PERSONALE. Roma, 7 aprile 1889.

Ricevo or ora -8 antimeridiane -la vostra lettera (2). Voi la sera del 5 aveste il consenso dei nostri colleghi; e, se fosse il caso di una crisi, non voi, ma colui che fu vinto, dovrebbe ritirarsi dal ministero. Andiamo intanto al tema del nostro dissidio, e permettetemi di affermarvi, che, qualunque possa essere l'avvenire, la mia responsabilità è salva.

Io penso, che, ammessa la marcia su Keren e sull'Asmara, l'attendere, militarmente e politicamente, può essere di danno e senza alcun beneficio per l'Italia.

Si può rinunziare ad ogni espansione e chiudersi nel buco di Massaua e di Soati, siccome giustamente, irridendoci, diceva Re Giovanni; e questa è una politica. Bisogna però far presto, se si crede che giovi occupare i territori vicini ai nostri possedimenti africani.

Che volete? Io sono ancora garibaldino e nonostante i miei 69 anni, vedo le cose diversamente di quello che le vedono i tattici educati alla scuola militare.

Nel caso attuale non vedo che una sola quistione, ed è quella delle spese, le quali non dovrebbero essere ingenti, se non fu sciupato tutto quello ch'era stato acquistato in gennaio.

L'affare però essendo stato portato in Consiglio, è moralmente offeso. Aveste per voi il numero e non ho che dire. Voglia Iddio, che l'avvenire ci provi che avete per voi la ragione.

540

IL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

L. PERSONALE. Roma, 8 aprile 1889.

Per quanto io abbia meditato con perfetta calma la vostra lettera di jeri, 7 corrente (4), non so nascondervi che l'impressione che ne provai si è, che

voi deplorate che la questione africana sia stata portata in Consiglio dei ministri, e ch'essa per ciò sia ora moralmente offesa. Ma io domando a voi: era possibile non trattare in Consiglio una questione eminentemente politica senza offendere gli altri ministri? Era possibile operare ed agire di nostra sola testa, spendendo danari che non si hanno, e senza che almeno il Consiglio avesse approvata la spesa che poteva occorrere subito?

All'invito da voi fatto in Consiglio di sollecitare l'invio al ministro del Tesoro delle note di variazione al bilancio di previsione 1889-90, io sollevai la sola questione circa la possibilità delle riduzioni promesse al capitolo d'Africa, di fronte alla nuova situazione creata dalle notizie d'Abissinia. Voi generalizzaste la questione sul da farsi in quella regione; ed allora non si poteva a meno di richiamare l'attenzione dei colleghi sull'importante e ponderato telegramma del generale Baldissera del 3 corrente mese (1).

Fu così che procedettero le cose e che le opinioni singole dei ministri si manifestarono.

Il tema del dissidio fra me e voi è il seguente: voi volevate che subito si andasse all'Asmara; io non potevo dividere là per là la vostra opinione, perché il generale Baldissera, pure ammettendo che l'occupazione di Asmara e di Keren non presentano difficoltà, specifica poi nel suo telegramma le difficoltà che conseguirebbero alla andata; ed è poi caratteristica la sua frase: « coll'aspettare non perdiamo nulla ».

E come non tener conto di così autorevole parere? Voi dite che tutto si riduce ad una questione di spese, e ch'esse non dovrebbero essere ingenti, se non fu sciupato quello ch'era stato acquistato in gennajo.

Prima di tutto vi rispondo che siete in errore credendo che si sia sciupato quello che si è acquistato nel gennajo; dappoiché nulla si è acquistato allora. all'infuori di due o trecento muletti ed asini, i quali furono rivenduti subito allo stesso prezzo ai proprietarii. Furono inoltre noleggiati ottocentocinquanta cammelli e si pagò il nolo per pochi giorni.

A quali cifre possa ammontare la spesa per l'occupazione stabile di Asmara sarebbe azzardato il precisare, perché bisogna tener conto delle spese per l'impianto e fortificazioni e di quelle considerevoli che occorrono per i trasporti. Ma si può calcolare all'ingrosso: una spesa straordinaria di non meno di quattro milioni per cominciare, più un aumento di cinque o sei milioni almeno nel bilancio ordinario per l'Africa.

Del resto a me pare purtroppo che nell'animo vostro alligni una certa diffidenza verso di me, la quale trae origine dal diverso modo di apprezzare le cose.

Voi le vedete coll'audacia del vecchio garibaldino; io, come voi dite, colla mente di chi fu educato alle discipline tattiche nelle scuole militari, ma, lasciatemi soggiungere, anche un poco all'esperienza della guerra.

Permettete pertanto ch'io dica, che fra il vostro modo di vedere ed il mio importa tener conto della diversità di luoghi, di tempi, di circostanze, di movente, che sono fattori tutt'altro che disprezzabili.

L'audacia vale molto: ma in Africa, più ancora che altrove, l'audacia dev'essere accompagnata dalla prudenza e dalla previdenza, perché colà tutto manca, e non si può far conto su nessun appoggio morale e materiale fra quei popoli barbari. Senza di ciò si può andare incontro a disastri.

Sotto questo punto di vista io mi appoggio alla storia delle nazioni che hanno fatto imprese coloniali: e ritengo di pensare giusto. A me duole dovervi dire che forse non perfettamente edotto dei bisogni del nostro soldato, voi vedete più facile quello che praticamente non lo è.

Vi scrivo come sento, e non me ne farete colpa. Vivere in dissidio su questioni che possono avere conseguenze sull'avvenire e sulla grandezza della patria, non può convenire né a voi né a me. Ma voi siete un presidente di Consiglio, epperò dovete rimanere al vostro posto. Io come semplice ministro posso facilmente essere rimpiazzato da un altro il quale sappia meglio di me secondarvi nelle vostre vedute sulla politica africana.

P. S. Mi pervenne or ora un telegramma dal generale Baldissera in risposta ai quesiti fattigli come vi partecipai (l); e di quel telegramma, al quale feci ripetere a fianco i quesiti, vi mando copia.

ALLEGATO

IL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (2)

T. Massaua, 8 aprile 1889.

Rispondo al suo telegramma del 6. Quesito primo: In presenza della situazione favorevole, ritengo la forza attuale sufficiente. Secondo: Possibile si, opportuno no. La prossima stagiooe delle piogge e la grande carestia renderebbero ardua la nostra permanenza sull'altopiano, e l'approvvigionamento difficilissimo. Terzo: Gli attuali presddii possono, senza alcun pericolo della sicurezza essere ridotti anche a tre nostri battaglioni, rinunciando ben inteso ,a qualunque idea di espansione. Non credo prossima una occasione favorevole al nostro intervento in Abissinia; però l'Africa è il paese delle sorprese. Quarto: Inevitabile e preferibile che la truppa mmanga nei mesi caldi negli attuali accantonamenti. Agametta, altopiano Mensa troppo lontani. L'estate a Massaua è tollerabile purché non manchi ghiaccio. Quinto: Con bande abissine occuperemo Agametta, Mensa, EJ Ain allo scopo di allargare il raggio di sicurezza e l1Ì.Sparmiare le forze ai soldati. Effettd.vo bande aumentato alla vigilia nostra partenza Asmara; tale aumento in parte compensato da diminuzione dei nostrli. soldati ll.ndigeni, avendo i somali fatto cattiva prova. Le bande sono mezzo efficace per .influire sull'altopiano. Il loro concorso sarà prezioso in caso di occupazione.

(l) -Da ACS, Carte Crisp!, minuta autografa. (2) -Cfr, n. 537. (3) -Da ACS, Carte Crispi. (4) -Cfr. n. 539.

(l) Cfr. n. 537, nota 4.

541

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE (3)

L. PERSONALE. Roma, 9 aprile 1889, ore 6,30.

Ebbi ieri sera tardi, e quando erano in casa mia ambasciatori e ministri esteri, la vostra dell'8 (4).

È inutile continuare una discussione, la quale non può riuscire al risultato di convincerci l'un l'altro.

Vi ricorderò soltanto, che nel gennaio non fu fatta da voi alcuna delle obbiezioni che fate oggi, ed allora all'impresa si opponevano quei pericoli che oggi sono impossibili.

(l) -Cfr. n. 537, allegato. (2) -Ed. in LV 63, p. 41 e in CRISPI, La prima guerra d'Africa, cit., pp. 136-137. (3) -Da ACS, Carte Crispi, minuta autografa. (4) -Cfr. n. 540.
542

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA

T. 718. Roma, 10 aprile 1889, ore 11,45.

Marochetti in data 31 marzo telegrafava (l) stampa russa essere contro governo rumeno per espulsione sudditi russi accusati propaganda rivoluzionarla. In data 9 corrente aggiungeva (2) che all'udienza presentazione credenziali lo Czar disse al ministro di Rumania suo paese non comprendere affatto proprii interessi e s'espresse in termini vivi contro «la dinastia colà regnante di principi esteri~ (3). Il ministro delle Finanze si sarebbe indotto ad accordare a Ritrovo un credito per creare a Bucarest un'esposizione permanente di prodotti russi per fare concorrenza a quelli Austria e Germania. Prego V.E . riferirmi impressioni cotesto governo su tale atteggiamento Russia (4).

543

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA

T. PERSONALE RISERVATISSIMO S. N. Roma, 10 aprile 1889, ore 19,30.

L'attuale crisi ministeriale rumena ci ha permesso di constatare che il R. ministro in Bucarest non è dai ministri d'Austria-Ungheria e di Germania trattato con quella confidenza che vorremmo e che il Re Carlo non gli usa la stessa deferenza che ai suoi colleghi (5). Non saprei adattarmi a che il rappresentante d'Italia sia tenuto in condizione inferiore a quella di ministri coi quali dovrebbe camminare di pari e dividere la piena fiducia della Corte rumena. Prego interrogare chi di ragione per sapere se il contegno serbato verso

(ll T. 862, non pubblicato.

322 Curtopassi si debba a ragioni a lui personali, perché occorrendo provvederei. In caso diverso faccia sentire che l'Italia avendo gli stessi oneri e gli stessi interessi che i comuni alleati desideriamo che il suo rappresentante goda la stessa considerazione. In questa ultima ipotesi faremmo a Bucarest le debite osservazioni, ma le vorremmo pure da codesto governo appoggiate. Telegrafo analogamente a Vienna (Berlino) (1).

(2) -T. 899, non pubblicato. (3) -Era stato proclamato erede al trono di Romania Ferdinando di Hohenzollern. (4) -Per la risposta da Berlino cfr. n. 548, per quella da Vienna cfr. n. 562 e nota 2 allo stesso. (5) -Curtopassi aveva comunicato con T. riservato dell'S aprile «Ho stimato inutile riferire le varie combinazioni sparse in città sulla composizione del nuovo Gabinetto perché tutte incerte e se non fossi stato onorato a fatto compiuto delle informazioni del miei due colleghi avrei dovuto continuare a tacere giacché è ormai indispensabile che ella sappia come essi non so se per propria elezione o per ordine superiore agiscano regolarmente all'insaputa del rappresentante d'Italia ... Mi permetta l'E.V. di asserire che il prestigio e la dignità del governo del Re non avranno 8 soffrire in Rumania sempre che il suo rappresentante sia collocato al postoche gli compete. Una parola di conforto colmerebbe i miei voti».
544

IL CONSOLE GENERALE AD ALEPPO, VITTO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 957. Aleppo, 11 aprile 1889, ore 16,37 (per. ore 0,45 del 12).

Solenne inaugurazione scolastica compiuta, opinione pubblica lieta fausto avvenimento applaude istituto vantaggioso al decoro, all'avvenire di questa città. Colonia italiana intervenuta alla patriottica festa. Interprete del desiderio di questi connazionali prego V. E. esprimere alle loro Maestà il Re e la Regina i sentimenti di fedeltà, di gratitudine degli italiani residenti in Aleppo che acclamano V. E. benefattore della colonia nazionale, restauratore del nome italiano in Oriente.

545

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO PERSONALE S. N. Vienna, 12 aprile 1889, ore 15,05.

Kalnoky, interrogato confidenzialmente, dichiarò di non sapere nulla intorno ad una situazione inferiore che sarebbe fatta a Bucarest al nostro ministro sia dai suoi colleghi d'Austria-Ungheria e di Germania, sia dalla Corte (2). Il ministro austro-ungarico é stato incaricato di fare al Re Carlo una comunicazione personale e confidenziale per sconsigliargli il cambiamento di ministero e per ricordargli in ogni caso i suoi impegni nella politica estera. Un passo eguale poteva essere fatto dal ministro d'Italia, come fu fatto dal rappresentante germanico. Non era però il caso di un passo combinato: che se nel fatto vi fosse qualche differenza nelle relazioni personali del Re coi vari agenti esteri, bisogna tener conto della parentela e della amicizia privata fra il Re e gli Imperatori d'Austria-Ungheria e di Germania nonché della posizione geografica della Rumania portata dalle forze delle cose ad essere più riguardosa verso i suoi potenti vicini con cui, oltre l'interesse comune con altre potenze ha interessi speciali di vicinato, nazionalità. religione ecc. Kalnoky crede che il suo

intervento non sarebbe utile in una questione di tal natura. Alla risposta di Kalnoky aggiungerò che le comunicazioni personali degli Imperatori di Germania e di Austria-Ungheria al Re Carlo fatte direttamente o col mezzo degli inviati non potrebbero farsi dal nostro Re anche per ragioni costituzionali che ella conosce e meglio di me. Quanto poi alla considerazione di cui gode un agente estero, essa deriva in parte bensì dalla potenza autorità e fama dello Stato che rappresenta ma anche dal suo carattere personale. La fiducia si ispira, non si comanda. In questo, siccome è utile che V. E. sia ben ragguagliata in una faccenda così delicata mi permetto di suggerirle d'interrogare Tornielli su ciò che si passava a Bucarest al tempo suo. Per ciò che si riferisce a Curtopassi, Kalnoky mi ha detto che nulla era giunto a di lui notizia che fosse sfavorevole a questo R. inviato (1).

(l) -Per la risposta da Vienna cfr. n. 545; non si è rinvenuta la risposta da Berlino. (2) -Cfr. n. 543.
546

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 735. Roma, 12 aprile 1889, ore 17,30.

Nel rin.graziare a mio nome lord Salisbury per la sua cortese interrogazione (l) ella vorrà far conoscere confidenzialmente a Sua Signoria come io non sappia vedere la necessità di una conferenza sulla tratta degli schiavi. I principi umanitari ai quali si informa tale questione sono stati da lungo tempo proclamati nel giure europeo e riconosciuti da tutti i popoli civili. Quanto alla loro applicazione il modo più pratico e spedito è a mio avviso quello finora seguito di accordi fra le potenze marittime che possono efficacemente e con mezzi comuni cooperare alla repressione. Abbiamo in progetto una convenzione colla Gran Bretagna. Cerchiamo renderla la più perfetta possibile, e qualora essa soddisfi noi e permetta raggiungere lo scopo, non vi saranno difficoltà di acquisirvi le adesioni di altre potenze.

547

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. PERSONALE S. N. Roma, 12 aprile 1889, ore 17.

Oltre le ragioni adombrate mio telegramma d'oggi (3) contro la disegnata conferenza sulla tratta degli schiavi, vi ha la seguente che è per noi essen

ziale. Qualora si riunisse una conferenza internazionale allo scopo suindicato è assai probabile che la Santa Sede pretenderebbe parteciparvi. Questa credenza ci viene dall'atteggiamento preso nella questione della schiavitù dal pontefice, da prelati e congressi cattolici con fini che riteniamo politici. Ora noi vogliamo assolutamente evitare che il papato possa entrare nei pubblici consigli dell'Europa, per essere così implicitamente riconosciuto come Potenza. Quando ciò avvenisse la questione vaticana la quale è per noi puramente interna potrebbe ad un dato momento assumere carattere internazionale (1).

(l) -Con T. riservatissimo dell'H aprile Curtopassi aveva comunicato: <<Sono lieto di riferire che 1 miei due colleghi incominciano a mostrarsi corretti, del che ringrazio l'E. V. vivamenta». (2) -Con T. 1014 dell'H aprile, non pubblicato, Catalani aveva comunicato che Salisburysi proponeva di invitare nuovamente il Belgio a prendere l'iniziativa per una conferenza circa la tratta degli schiavi e che desiderava conoscere in via ufficiosa il parere di Crispi in proposito. (3) -Cfr. n. 546.
548

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 972. Berlino, 13 aprile 1889, ore 17 (per. ore 17,40).

A quest'ufficio degli affari esteri giunsero notizie analoghe a quelle contenute nel primo telegramma di V. E. del 10 aprile (2). Il segretario di Stato trovò strano che appunto in occasione udienza presentazione lettere credenziali del ministro di Rumania lo Czar si esprimesse in tal modo. La mal celata irritazione a Pietroburgo proviene dal fatto che il principe Ferdinando di Hohenzollern si reca a Bucarest per farvi dimora in qualità di principe ereditario e assicura così la sua successione al trono; i suoi titoli sono incontestabili; ma si sperava che la sua partenza sarebbe stata indeterminatamente protratta. D'altronde non solo, come suo zio, egli è principe di origine straniera, ma professa la religione cattolica, il che accresce malcontento degli ortodossi. Quella disposizione d'animo dell'Imperatore Alessandro è pure da attribuirsi al decreto di espulsione di sudditi russi, come ai lavori di fortificazioni lungo il Seret per precludere la miglior via alla Russia in caso di nuova invasione nei Balcani. In quanto agli sforzi della Russia per fare concorrenza ai prodotti della Germania e dell'Austria essi riusciranno assai innocui malgrado il denaro che si vorrebbe spendere. Il conte di Bismarck stentava a parlare in modo più esplicito. Se non erro, la parola d'ordine del cancelliere per ora, onde allontanare per quanto è possibile il pericolo di una guerra, è di dimostrare una grande longanimità verso la Russia, come verso la Francia. Segretario di Stato si lamenta della debolezza di carattere di Re Carlo; invece di sciogliere le Camere e di ricorrere a nuove elezioni Sua Maestà scelse un ministro che ispira poca fiducia.

(l) -Per la risposta cfr. n. 549. (2) -Cfr. n. 542.
549

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 155 (1). Londra, 14 aprile 1889, ore 6,38.

In seguito a colloquio confidenziale con Salisbury sono in grado di informare V. E. che non vi è, secondo Sua Signoria, la più piccola probabilità che il Papa possa essere invitato a prendere parte alla conferenza di Bruxelles (2). Ancorché, come ne ho messo l'ipotesi, il Papa chiedesse spontaneamente d'intervenirvi e fosse appoggiato dal partito cattolico belga, la sua domanda, secondo Salisbury, non sarebbe presa in considerazione « giacché il Papa non potrebbe essere di alcuna utilità alle Potenze, non avendo altra nave da guerra che la barca di San Pietro » (3).

550

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 156 (1). Londra, 14 aprile 1889, ore 6,38.

Ho fatto pratiche ordinatemi dalla E. V. (4) ma non credo sia possibile impedire attuazione progettata conferenza Bruxelles, giacché non solo, come Salisbury mi ha detto e ripetuto, egli vi è forzato dal Parlamento, ma, come è per me cosa evidente, vi è forzato dalla Germania. In risposta alle mie obiezioni Salisbury mi fece notare che l'Italia era libera di non intervenire alla conferenza, ma nello stesso tempo mi fece travedere che io dovevo insistere presso V. E. affinché ella accettasse l'invito, sia per non rimanere isolata sia in vista del nostro progetto nello Zanzibar. Lo scopo della conferenza sarà di determinare i mezzi più pratici per reprimere la tratta nell'Africa orientale ed indurre se possibile la Francia a permettere la visita delle navi sotto bandiera francese. Le Potenze che saranno invitate sono Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Portogallo. Salisbury avrebbe desiderato la partecipazione della Turchia, ma Bismarck vi si è opposto, come pure alla partecipazione del Marocco, Egitto, Zanzibar. Nulla è ancora definitivamente stabilito ma Sua Signoria mi ha promesso colla sua benevolenza di parteciparmi tutto ciò che sarà concertato. Sua Signoria tornerà a Londra mercoledì. Prego

V. E. di rettificare colla scorta di ciò che precede taluni particolari nel dispaccio di Salisbury al ministro d'Inghilterra a Bruxelles, spedito jeri col mio rapporto n. 321 (5).

(l) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma 11 telegramma non fu protocollato. (2) -Cfr. n. 547. (3) -Con T. del 25 aprile Catalani comunicò: «Sal!sbury ha spontaneamente indagato se mul la Germania avesse lontana intenzione che il Papa sia rappresentato conferenza. Ambasciatore di Germania ha risposto che il suo governo non aveva mai avuto tale intenzione e si opporrebbe recisamente ad un tale progetto». (4) -Cfr. nn. 546 e 547. (5) -Non pubblicato.
551

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 748. Roma, 14 aprile 1889, ore 18.

In seguito ai suoi telegrammi di questa mattina (l) l'autorizzo a far sapere a lord Salisbury che l'Italia aderirà di buon grado a prender parte alla conferenza per llt repressione della tratta.

552

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 749. Roma, 14 aprile 1889, ore 23,55.

Console Prevesa m'informò più volte dell'opposizione sistematica, avversione non dissimulata di quel valì per istituzioni interessi italiani. Istruzioni del governo furono, ciò malgrado, sempre in senso conciliante. Un telegramma di ieri (2), inviato anche codesta ambasciata informa che vali, recatosi Prevesa, ricevette freddamente visita premurosa del console, e dopo otto giorni ripartì senza restituire visita, né farsi scusare. Da parte di quel personaggio, ciò costituisce sfregio voluto, fatto grave che richiede immediata e proporzionata riparazione. In questo senso mi sono espresso oggi con Photiades pascià che mi promise di telegrafare immediatamente. Voglia da parte sua chiedere che Ahmed pascià riceva ordine telegrafico ritornare Prevesa appositamente per restituire visita e sia quindi traslocato. Faccia sentire che non riceveremo altra soluzione (3).

553

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 991. Pera, 15 aprile 1889, ore 18 (per. ore 19,10).

Ho parlato al gran v1s1r oggi (4). Sua Altezza non aveva ancora ricevuto telegramma da Photiades; rimase assai impressionato mia comunicazione; disse scriverebbe al ministro degli affari esteri indisposto, e mi pregò parlare con sottosegretario di Stato. Entrambi pensavano esistere malinteso, ordini imme

diati sarebbero inviati vali di Prevesa per chiedere conto suo contegno. Replicai non potevo contentarmi risposta dilatoria, insistere perché al più presto possibile ci fosse accordata chiesta riparazione; colsi occasione per tenere linguaggio che ella ha tenuto a Photiades e di cui è cenno nel telegramma di

V. E. in data dell'8 corrente (1). Sua Altezza e Artin pascià trovavano, ad ogni modo, che la riparazione da noi chiesta non fosse proporzionata all'entità dell'incidente specialmente per ciò che riguarda la traslocazione del vali; ho risposto che non spettava a me discutere le istruzioni della E. V. e che era mio dovere insistere energicamente sulla proposta soluzione. Dietro vive e reiterate istanze del gran visir e di Artin pascià che si dicevano nella impossibilità di prendere un divisamento, innanzi di ricevere spiegazioni da Prevesa e sentire il parere del ministro degli Esteri, ho dichiarato che domani, martedì, sarei ritornato nel pomeriggio per conoscere se la nostra domanda di riparazione era accolta (2).

(l) -Cfr. nn. 549 e 550. (2) -T. 976, non pubblicato. (3) -Per la risposta cfr. n. 553. (4) -Risponde al n. 552.
554

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, NIGRA (3)

T. 753. Roma, 15 aprile 1889, ore 19.

Dalle nostre informazioni risulta che il linguaggio tenuto dal signor Catargi in Parlamento sarebbe assai poco rassicurante, in quanto che costituirebbe un vero requisitorio contro la politica estera del Gabinetto caduto e sarebbe irriverente per il Re, che accusa di avere voluto avere un governo personale. Questo contegno del primo ministro rivela una situazione grave, sulla quale crederei superfluo richiamare l'attenzione di codesto governo se non mi sembrasse opportuno ed urgente stabilire una comune linea d'azione in vista di possibili rivolgimenti in Rumania. Voglia esprimere la mia preoccupazione e riferire (4).

555

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. S. N. Vienna, 16 aprile 1889, ore 16,25.

Ho espresso a Kalnoky la preoccupazione di V. E. intorno al linguaggio tenuto dal signor Catargi in Parlamento (5) e gli chiesi se credesse utile un'azio

ne comune in Rumania. Kalnoky mi disse che il signor Lahovary era andato a dare a Goluchowsky l'assicurazione che la direzione della politica estera rumena non sarebbe cambiata ma che l'inviato austro-ungarico, malgrado tale assicurazione, aveva avuto istruzione di tenere verso il nuovo ministero rumeno una riserva marcata, la quale era giustificata dai precedenti politici del capo del Gabinetto e dei suoi seguaci. Kalnoky è certo preoccupato della situazione ma crede che il ministero rumeno non potrà mantenersi a lungo. Per ora, egli pensa che non c'è nulla da fare e che una azione esercitata dalle tre Potenze alleate non avrebbe base nel diritto e sarebbe nel fatto più dannosa che utile, attesoché essa darebbe il pretesto ad una ingerenza russa ben altrimenti efficace, e susciterebbe all'interno una reazione contro le Potenze alleate. Se più tardi questa attitudine d'aspettativa dovesse modificarsi, Kalnoky non mancherà, diss'egli, d'informare V. E. per una intesa comune.

(l) -Cfr. n. 538. (2) -Con T. 992 del 16 aprile Tugini comunicò: «Radowltz pensa che non riusciremo mal ad ottenere trasloco del Valì e consiglia come amico di mostrare! concilianti nell' [interesse]dei nostri rapporti colla Turchia che non conviene alienarci ». (3) -Ed. in CRISPI, Politica estera, cit., p. 315. (4) -Per le risposte cfr. nn. 555 e 556. (5) -Cfr. n. 554.
556

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Berlino, 17 aprile 1889, ore 17,35.

Risposta al telegramma di V. E. in data 15 aprile {1). Il segretario di Stato mi disse jeri che informazioni analoghe gli erano pervenute anche da Bucarest, salvo che non ne risulta essere stato irriverente il linguaggio tenuto in Parlamento dal signor Catargi. Egli divide l'avviso di V. E. Onde prevenire che si giungesse a così grave situazione non mancarono consigli da parte del Gabinetto di Berlino dati al Re Carlo anche in modo aspro, ma essi non furono seguiti. Si dovrebbe quasi ammettere che in quel sovrano vennero meno la forza d'animo e l'energia dimostrate nell'ultima guerra, come se ora fosse colpito da insensibilità ed indolenza. Se scoppiasse oggi una rivoluzione i soldati non tirerebbero un colpo di fucile in sua difesa, talmente egli si dà poca cura dell'esercito a cui si rende invisibile amenoché non se ne presenti assoluta necessità. «Il faut cependant qu'une porte soit ouverte ou fermée. Or, nous voudrions aussi qu'elle fùt fermée en Roumanie et que ce pays ne deV:tnt pas le vassal de la Russie en lui laissant la voie libre à une invasion dans les Balkans et vers la Méditerranée ». Ma tale è in prima linea l'interesse dell'Austria, dell'Italia e dell'Inghilterra. L'Imperatore Guglielmo ha vincoli d'amicizia con suo cugino il Re Carlo, ma interessi vitali della Germania non essendo impegnati in quella regione direttamente, essa, sotto questo rapporto, può dichiararsi disinteressata. Spetta più specialmente all'Austria d'invigilare verso i paesi danubiani. Il Gabinetto di Berlino stima aver già fatto quanto da esso

dipendeva in tempo anteriore alla crisi attuale e il Re non può dubitare della benevoìenza del governo imperiale nei limiti tracciati da circostanze speciali che gli consigliano di astenersi da passi ulteriori. Sembra al conte di Bismarck che per stabilire una comune linea d'azione suggerita da V. E. in vista di eventuali rivolgimenti in Rumania converrebbe ch'ella si rivolgesse all'Austria ed all'Inghilterra, spiegando i motivi della sua provvida iniziativa. Il conte di Bismarck, rispondendo ad una mia interrogazione, mi confidò che il signor Catargi ignora gli accordi colla Rumania e che il Re diede la sua parola d'onore al rappresentante germanico che il segreto sarebbe rigorosamente serbato verso quel presidente del Consiglio. Tutti i documenti e la corrispondenza relativa sono custoditi da Sua Maestà. Tale è il sunto del mio colloquio col segretario di Stato. Pare infatti che sarebbe opportuno di procurare un accordo coi Gabinetti di Vienna e di Londra per un'azione diplomatica comune in Rumania (1), allo scopo principale per ora di ridestare l'animo del Re e dargli il sentimento che non si troverebbe isolato in caso occorresse difendere l'integrità ed indipend€'nza del Regno. Sua Maestà non avrebbe motivo di dubitarne, l'appoggio dell'Austria e della Germania essendo assicurati per l'eventualità di aggressioni non provocate, ma sarebbe bene nel suo stato attuale di scoraggiamento e di apatia dargli qualche nuova prova di simpatico interesse, e ciò tanto più che mi risulta indirettamente che la Francia cerca di destare sospetti tra l'Italia e l'Austria e far correre la voce nei Balcani di certi screzi fra le due Potenze. Adottare d~\ parte loro una stessa attitudine sarebbe il miglior modo di combattere anche a Bucarest simili raggiri.

(l) Cfr. n. 554.

557

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 765. Roma, 18 aprile 1889, ore 17,45.

Apprendo da Pietroburgo che il governo russo, togliendo pretesto dall'espulsione di alcuni sudditi russi dalla Rumania ha ordinato al suo ministro a Bucarest di chiedere: lo inchiesta severa; 2° . punizione dei funzionari che hanno espulso; 3° indennità pecuniaria. È chiaro che tali domande conducono ad una di queste due conseguenze: o far cedere il governo rumeno in una questione d'ordine interno e di polizia nella quale è solo giudice competente; o, se il governo rumeno non cede, far seguire le accennate intimazioni da una azione che comprometta l'autonomia rumena. Essendo codesto governo ed il nostro interessati al mantenimento dello statu quo in Oriente prego comunicare le nostre informazioni al conte Kalnoky (a lord Salisbury) chiedendogli se non

ravvisi essere il caso di un procedimento o di una intesa comune. Non vi ha dubbio che il governo russo prepari la guerra e ciò spiega il raccoglimento di forze alla frontiera (1).

(l) Cfr. n. 557.

558

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Vienna, 19 aprile 1889, ore 10,40.

Comunicherò a Kalnoky secondo le istruzioni le informazioni contenute nel telegramma di V. E. di ieri (2) e gli farò la domanda i vi indicata. Confermo intanto mio telegramma del 16 (3) ed il mio rapporto di ieri (4) dai quali risulta che Kalnoky non crede vi sia ora luogo ad una intesa e che il caso occorrendo si metterà in comunicazione con V. E. Kalnoky non crede che lo Czar intenda fare la guerra. Il ministro austro-ungarico vedrà forse con qualche soddisfazione che il nuovo ministero rumeno faccia tosto esperienza dell'amicizia russa. Quanto al merito della questione, dato che le informazioni siano esatte, converrebbe intanto mettere in sodo: lo se le espulsioni siano legali, giacché se sono contrarie a disposizioni convenzionali il governo rumeno non sarebbe solo giudice competente; 2° se il governo rumeno ha reclamato presso le Potenze amiche.

559

IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATISSIMO PERSONALE S. N. Bucarest, 19 aprile 1889, ore 16,30.

La sessione legislativa è stata sospesa dopo che la Camera dei deputati ha votato a grande maggioranza un credito di 15 milioni pel proseguimento delle fortificazioni ed il Senato sanzionato la legge relativa alla vendita dei beni demaniali ai contadini. Con questo e con l'imminente arrivo del principe ereditario i consigli degli alleati trovano la loro applicazione; la legge poi sulle fortificazioni e le dichiarazioni verbali e scritte del ministro degli affari esteri attuano in gran parte le guarentigie promesse a noi dal Re. La nuova sessione legislativa sarà inaugurata probabilmente il sei maggio.

(l) -Lo stesso giorno venne inviato a Launay un telegramma analogo (T. 764, ed. in CRISPI, Politica estera, cit., p. 316) che termina con la frase seguente: «Ho messo in avviso i Gabirietti di Vienna e di Londra. Credo opportuno far notare anche a Berlino che una guerra in Oriente potendo avere eco sul Reno sarebbe bene che codesto Gabinetto s'interessasse attivamente di quanto avviene in Rumania ». Per le risposte cfr. nn. 558, 561 e 569. (2) -Cfr. n. 557. (3) -Cfr. n. 555. (4) -Non pubblicato.
560

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA (l)

T. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 20 aprile 1889, ore 18.

Mi asterrò dall'apprezzare le opinioni del conte Kalnoky riassunte nel suo telegramma di ieri (2). La situazione a noi pare più seria che a codesto governo, e sebbene esso sia più direttamente interessato di noi nella questione, sento il dovere di considerare certe possibili, forse probabili eventualità. Non insista per un'intesa poiché il conte Kalnoky non crede giunto il momento, ma mostri la convenienza di promuovere fra la Serbia, la Rumania e la Bulgaria, in previsione di una guerra, un patto militare federale affinché, scoppiando le ostilità, le loro forze dipendano da un solo capo e procedano con un piano unico. Ho motivo di credere che questo concetto sorriderebbe a Ristic e che il Re Carlo non sarebbe contrario ad unirsi agli altri Stati Balcanici, egli che tempo fa manifestava l'intenzione di stringere accordi doganali con la Bulgaria. Qualora il conte Kalnoky convenisse nell'idea, si combinerebbe il modo per procedere d'accordo verso i governi interessati (3).

561

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1021. Berlino, 21 aprile 1889, ore 16,33 (per. ore 17,40).

Feci conoscere al segretario di Stato quanto V. E. mi telegrafava il 18 aprile (4) e rilevai opportunità ed importanza dell'osservazione espressa ultimo periodo di quel telegramma. Già da tre settimane Gabinetto di Berlino era informato che si preparava una crisi in Rumania e non tralasciò, come il governo austro-ungarico, di dare a Bucarest consigli preventivi. Esso supponeva che il conte Kalnoky ne avesse avvertito Roma, motivo per cui da Berlino si omise di fare altrettanto. Dipartimento degli Affari Esteri non può nello stato presente delle cose e viste le condizioni speciali della Germania, che ripetere ciò che mi disse alcuni giorni or sono. Mi riferisco al mio telegramma del 17 (5). Governo imperiale non intende per ora allontanarsi dalla sua attitudine di riserbo; ciò non toglie che veda con soddisfazione V. E. essersi messa in comunicazione con Vienna e Londra e che segua con simpatia e con interesse ogni passo degli altri membri della lega della pace per cercare di porre riparo ai pericoli della situazione.

(l) Ed. in CRISPI, Politica estera, cit., pp. 316-317.

(2) -Cfr. n. 558. (3) -Cfr. nn. 563 e 565. (4) -Cfr. n. 557, nota 1. p. 331. (5) -Cfr. n. 556.
562

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S.N. Vienna, 21 aprile 1889 (1).

Seguito della risposta di Kalnoky (2). Il Gabinetto Catargi incontra viva opposizione in Parlamento. Fu male accolto dall'opinione pubblica europea. Si sente mal sicuro e fa all'Austria le più premurose dichiarazioni. Riguardo alla politica estera il Re Carlo fa vive istanze al governo austro-ungarico perché questi non si mostri duro verso il nuovo Gabinetto rumeno. L'Austria non ha quindi motivo sufficiente per esercitare una pressione a Bucarest in questo momento e non vuole esporsi al rimprovero d'ingerenza negli affari interni della Rumania senza avere gravame serio. Le lagnanze dovrebbero piuttosto dirigersi a Pietroburgo per le continue agitazioni degli agenti russi in Rumania, ma Kalnoky pensa che V. E. esiterebbe a consigliare un simile passo, la cui efficacia è assai dubbia.

563

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. PERSONALE S. N. Vienna, 21 aprile 1889, ore 15,25.

Il telegramma di .iersera (3) e i precedenti accennano ad una situazione che secondo il di lei giudizio sarebbe grave, giacché si dovrebbe prevedere non solo la possibilità, ma la probabilità e l'imminenza d'una guerra. Ora è mio dovere d'informare positivamente V. E.: 1° che il governo austro-ungarico non crede alla probabilità né alla imminenza di una guerra; 2° che è persuaso delle intenzioni pacifiche dello Czar; 3° che esso è disposto a fare tutto ciò che è compatibile colla sicurezza e cogli interessi vitali dell'Austria-Ungheria per conservare la pace; 4° che perciò vuole evitare ogni passo che possa dare pretesto alla Russia di rompere la pace. Tale è il modo di vedere di Kalnoky che io espongo fedelmente a V. E. senza arbitrarmi di apprezzarlo. Mi farò poi premura di esporre confidenzialmente a questo ministro il di lei suggerimento

25-Documenti Diplomatici -Serle II -Vol. XXII

èirca un patto militare federale degli Stati balcanici, ma dubito assai che lo trovi opportuno per ora. Suppongo che V. E. avrà partecipato questa idea anche a Berlino. Mi sarebbe utile, se nulla osta, il sapere l'accoglienza (1).

(l) -Il telegramma è privo di ora di partenza; si inserisce qui poiché nel registro dell"ambasciata a Vienna precede il telegramma edito al n. 563. (2) -La prima parte della risposta di Kalnoky era stata trasmessa con il T.s.n. del 20 aprile. ore 20 di cui si pubblica qui il passo seguente: «Kalnoky non vede perché e come i tre Gabinetti dovrebbero ingerirsi in questo affare che non muta nulla alla situazione politica della Rumania ». (3) -Cfr. n. 560.
564

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA (2)

T. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 23 aprile 1889, ore 11,30.

Rispondo ad una volta a parecchi suoi telegrammi ed all'ultima parte del suo rapporto confidenziale 17 aprile. Non avrei preso iniziativa se per gli impegni assunti noi dovessimo, in caso d'avvenimenti, trovarci impegnati solidariamente coll'Austria-Ungheria e rispondere anche per essa. Ammetto che l'Austria-Ungheria abbia interessi più immediati dei nostri. Ma malgrado le osservazioni del conte Kalnoky alquanto ottimiste, confesso che per mantenere la pace non bisogna attendere il momento in cui la guerra stia per scoppiare. Il linguaggio dello Czar al ministro di Rumania, tanto vivace che il signor Giers si trovò costretto a temperarne il significato, dovrebbe per se solo essere un avvertimento circa l'intenzione della Russia. Riguardo alla Germania, il principe di Bismarck dichiara voler rimanere nel retroscena e dimostrasi grato delle pratiche che sono da noi a Vienna ed a Londra avviate in previsione di pericoli comuni, e della necessità di comune difesa (3). Inoltre per affinità di razza, per tradizioni a noi care e sempre vive, la Rumania è legata all'Italia più che altri popoli d'oriente: il che ancora giustifica lo speciale nostro interessamento, che non credo eccessivo, per ciò che crediamo il vero suo interesse. Il ricordo del blocco delle coste elleniche fornisce un esempio di zelo non solo eccessivo ma male diretto. Quello che possiamo ora spiegare, mira non ad umiliare una nazione ma ad assicurarne l'indipendenza e l'autonomia. Circa il blocco stesso, fu da me condannato e dacché sono al potere ho cercato di dileguarne la memoria, tanto che le nostre relazioni colla Grecia nonostante gli sforzi dei terzi, sono ora cordialissime. * Per quanto riguarda una federazione balcanica sono d'avviso che bisogna prepararla in tempo di calma e non quando avvenimenti siano per precipitare. Ho ragione di pensare l'idea di simile confederazione non sia mal vista a Berlino e sono certo che a Belgrado, Sofia e Bukarest si sia molto propensi per attuarla. Proponendo un accordo a questo riguardo fra le Potenze alleate non dicevo che esso dovesse esplicarsi in modo violento e subitaneo, bensì colla necessaria prudenza perché non ìngeneri sospetti, atti ad ottenere un effetto contrario a quello cui mirerebbe l'accordo. Comunque sia, non turberò la calma del conte Kalnoky nella speranza che le Potenze non abbiano a pentirsi dell'indugio*.

(l) -Cfr. n. 564. (2) -n testo che si pubblica è quello pervenuto a Vienna. Il brano fra asterischi manca nella minuta di partenza da Roma ed è edito in CRISPI, Politica estera, cit., p. 318. (3) -Cfr. n. 561.
565

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

T. PERSONALE S. N. Vienna, 23 aprile 1889, ore 16,45.

Riferii a Kalnoky l'opinione di V. E. su di un patto militare tra gli Stati Balcanici (2). Kalnoky mi ha risposto che non domanderebbe meglio, ma crede: l) che la cosa non ha ora alcuna probabilità; 2) che non avrebbe probabilità che nel caso di necessità e quando gli eventi fossero prossimi. Ciò è ovvio; 3) che lo Czar non ha nessuna intenzione di guerra e che le Potenze alleate non devono fornirgli alcun pretesto per cambiare attitudine. Provocando una lega militare nei Balcani *le tre Potenze gli fornirebbero più che un pretesto e provocherebbero precisamente quella guerra che qui si vuole impedire*.

566

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA

T. 837. Roma, 23 aprile 1889, ore ... (3).

Ebbi da ministro della Guerra suo telegramma 266 (4). Seguendo suo suggerimento prego trasmettere comandante « Veniero » seguenti istruzioni: «Minacci <:he se entro 48 ore non sarà concessa soddisfazione, bombarderà città. Se occorre metta previamente corvetta turca in condizione di non poter nuocere od opporsi. Passate 48 ore bombardi ».

567

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

D. RISERVATO 15221/265. Roma, 23 aprile 1889.

Il R. vice-console in Bengasi riferisce che, festeggiandosi il 14 marzo u. s. il genetliaco di S. M. il Re, egli, secondo la consuetudine, si fece un dovere d'avvertirne il pascià; questi però, allontanandosi dalla tradizione dei suoi pre

decessori e da quanto egli stesso aveva praticato altre volte in simile ricorrenza, trascurò di visitare il rappresentante d'Italia.

È deplorevole che quel funzionario imperiale abbia dimenticato così presto il proponimento manifestato qualche giorno prima, innanzi al comandante de «Duilio » di mantenersi in cordiali rapporti col R. vice-console.

Prego quindi S. V. Illustrissima di richiamare l'attenzione della Sublime Porta su questo spiacevole fatto che, collegato agli analoghi di Hodeida, di Prevesa e di Aleppo, potrebbe lasciar supporre una parola d'ordine, diffusa fra le autorità provinciali dell'Impero, di venir meno ai doveri di cortesia costantemente osservati verso i rappresentanti d'Italia.

È tempo ormai che cotesto governo trasmetta ai suoi governatori ordini severi affinché non abbiano a rinnovarsi incidenti così poco in armonia colle calorose proteste d'amicizia, che tuttodi ci vengon fatte dai ministri del Sultano. Intrattenendosi con essi la S. V. vorrà pertanto far travedere che, se non si ponesse termine all'odioso sistema, il governo del Re si varrebbe d'altri mezzi per provvedervi (l).

(l) Ed., con l'omissione del passo tra asterischi, in CRISPI, Politica estera, cit., p. 317.

(2) -Cfr. n. 560. (3) -Manca l'indicazione dell'ora di partenza. (4) -Comunicato da Bertolé Viale con T. 1219 del 21 aprile, di cui si pubblicano i passiseguenti: «" Miseno" ritornato oggi da Hodeida, ove è rimasto il "Veniero" in attesa di istruzioni... Travasi ad Hodeida corvetta turca facilmente catturabile ... Comandante " Veniero" crede che autorità Hodeida non daranno riparazione se non dopo ordine tassativo da Costantinopoli o minaccia di immediata rappresaglia ».
568

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE' VIALE

T. 944 (2). Roma, 24 aprile 1889, ore 12,20.

Non comprendo esitanza generale Baldissera conformarsi a mie istruzioni circa Hodeida. Mi sono diretto a lui non come a comandante superiore di Massaua, ma come al solo agente del governo che fosse in comunicazione col «Venìero ». Il caso di Hodeida non ha nulla che fare coll'azione affidata a quel generale nei nostri possedimenti africani, ma rileva unicamente dall'apprezzamento e dalle decisioni di questo ministero. Spero che. meglio consigliato, il detto generale avrà ubbidito agli ordini avuti.

569

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 160 (3). Londra, 25 aprile 1889, ore 5,35 (per. ore 8,15).

Salisbury mi dice che ha ricevuto da Pietroburgo informazioni analoghe a quelle ricevute da V. E. (4), ma egli è inoltre stato informato che il ministro

di Russia a Bucarest non ha fatto ancora, né farà probabilmente, la comunicazione che aveva ricevuto ordine di fare per impedire espulsione sudditi russi, essendo già avvertito della accoglienza che avrebbe. Dopo le pratiche fatte dall'Inghilterra e dall'Italia il Re di Rumania non cederà alle intimazioni della Russia o queste non prenderanno che una forma «anodina ». In conseguenl!itt Salisbury non crede che per ora sia il caso di addivenire ad alcun accoruu. Sua Signoria è in comunicazione sull'argomento colla Germania e coll'Austria, che è la più interessata ed ha ricevuto oggi stesso un altro telegramma di Kalnoky. Questi non crede vi sia per il momento alcun pericolo di complicazioni ed è di opinione che la Russia lascerà la Rumania tranquilla.

(l) -Tug!n! rispose con R. riservato 222/107 del 29 apr!Ie d! aver fatto alla Porta la comunicazione prescritta con questo dispaccio. (2) -Il telegramma reca l'annotazione: «Presentato alla registrazione !l 16 maggio 1889 ». (3) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma !l telegramma non fu protocollato. (4) -Cfr. n. 557.
570

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. S. N. Roma, 25 aprile 1889, ore 10,45.

Le informazioni giunte al conte Kalnoky sulle intenzioni del governo russo riguardo alla Rumania avranno forse fatto persuaso codesto governo della opportunità delle due mie proposte: 1° intesa fra i governi interessati; 2° azione discreta a Sofia, Belgrado e Bucarest per promuovere lega militare. *Quest'ultimo concetto di federazione militare balcanica non può e non deve naturalmente attuarsi che per via di consigli, acciocché paia spontaneamente voluta dai tre governi, non da altri suggerita, molto meno imposta. Né credo si debba attendere l'ultimo momento per procurare quell'accordo. Ove la guerra scoppi non è più luogo a federazione, ma ad alleanze e queste si stringono secondo l'interesse del momento. Esponga quanto precede al conte Kalnoky di cui non divido gli apprezzamenti ottimisti ed al quale auguro, come a noi pure, che la Russia si conduca con calma nella questione che pare voler suscitare in Rumania * (1).

571

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA

T. RISERVATO S. N. Roma, 25 aprile 1889, ore 10,45.

Il concetto espressole da codesto segretario generale degli affari esteri di una confederazione balcanica è più ampio che il mio (2), mira però in sostan

za al medesimo scopo. E forse ella fu troppo prudente e non trasse tutto il partito possibile dalla fattale entratura. Non lasci sfuggire nuova occasione

o procuri farla nascere, tenendo presente che si tratterebbe di una federazione militare difensiva fra Serbia, Bulgaria e Rumania, per ora. Importerebbe che il concetto paresse spontaneamente nato nei tre governi balcanici.

(l) Il passo fra asterischi è edito !n CRrSPI, Politica estera. c!t.. p. 318. Con T. personaledel 27 apr!le, non pubblicato Nigra riferì la risposta negativa di Kalnoky.

(2) Galvagna aveva comunicato con T. riservatissimo del 23 apr!le: «Il segretario generaledegli affari ester! dal quale ho dovuto recarm! stamane per un affare, avendomi parlato del, progetto di una confederazione balcanica, colsi 11 destro per dirgli che l'idea mi pareva troppo vasta per avere una fac!le e pronta realizzazione e che a mio avviso sarebbe più pratico se la Serb!a si limitasse a volere stab!l!ta per ora una intesa con la Bulgaria ed eventualmente anche con la Ruman!a ».

572

IL COMANDANTE SUPERIORE A MASSAUA, BALDISSERA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1064 bis. Massaua, 29 aprile 1889, ore 9,45 (1).

Venerdì 26 a mezzogiorno governatore Hodeida eseguì ufficialmente chiestagli riparazione. «Colombo » e «Miseno » rientrati. «Veniero » ritornerà settimana entrante. Segue rapporto (2).

573

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 851. Roma, 3 maggio 1889, ore 16.

Approvo sua risposta a Kiazim bey (3). Si procuri occasione per far sentire quanto segue ed a Sua Maestà Imperiale ed alla Porta. Il Sultano è mal servito dai governatori locali che non obbediscono e tradiscono interessi dell'Impero. Da due anni si trascinava l'incidente di Hodeida; il Sultano era stato ingannato da quel governatore che, contro verità, affermava data la riparazione convenuta. Il governo italiano avendo richiamato il suo agente Mazzucchelli, questa pronta ed amichevole soddisfazione esigeva quella dovutaci, il cui continuato indugio ledeva nostra dignità. A rendere necessaria nostra azione energica e decisiva si aggiungeva il fatto gravissimo avvenuto in gennaio della violazione della tomba di Luigi Caprotti, viaggiatore italiano il cui cadavere fu sacrilegamente scoperto per disprezzo senza che i colpevoli, soldati di artiglieria, benchè si vantassero del crimine commesso venissero puniti. Dovemmo dunque prescrivere un'inchiesta, e dimostratasi palese la mala volontà delle autorità locali valerci dei nostri mezzi di azione, poiché gli ordini dell'autorità centrale rimanevano inascoltati. Siamo dolenti di aver dovuto usare la minaccia, ma la

Turchia deve riconoscere che ciò esigevano la nostra dignità ed il nostro prestigio nel Mar Rosso. Fatti consimili non si rinnoveranno qualora la Porta faccia comprendere a tutti i suoi dipendenti che, amica dell'Italia, essa intende 'siano da tutti usati i modi che l'amicizia . . . (l) l'attenzione la più severa sul contegno del governatore di Aleppo verso le nostre scuole ed a vantaggio della propaganda cattolica a noi ed alla Porta ostile.

(l) -Manca l'indicazione dell'ora d'arrivo. (2) -Non pubblicato. (3) -La risposta cui Crispi allude si trova nel T. 1109 del 2 maggio di Tugini, non pubblicato, e si riferisce alla protesta di Kiazim bey per gli incidenti di Hodeida, Prevesa e Bengasi Tugin! aveva risposto che tali incidenti erano da attribuirsi al contegno ostile dei governatorilocali.
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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1122. Pera, 3 maggio 1889, ore 22 (per. ore 22,50).

Dopo di me Kiazim vide jeri Radowitz, al quale espresse il desiderio del Sultano di conoscere il suo parere personale circa incidente Hodeida che, connesso cogli incidenti di Bengasi, Prevesa, sembrava a Sua Maestà costituire i preliminari di un piano prestabilito contro la Turchia. Radowitz rispose che era da considerarsi coincidenza fortuita se i tre incidenti si erano succeduti a breve distanza; che non bisognava esagerarne l'importanza; e· che sarebbe assurdo ed una fanciullaggine indurne che l'Italia nutra disegni ostili contro l'Impero. È da notarsi che ieri Kiazim si recò pure dall'ambasciatore di Francia e dall'ambasciatore di Russia per eseguire il medesimo incarico. Egli non trovò Nelidov, ma vide Montebello che, a quanto mi si dice, pare gli abbia tenuto linguaggio assai riservato. Il segretario del Sultano non si recò dall'ambasciatore d'Inghilterra.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. S.N. Roma, 5 maggio 1889, ore 11,30.

Appena il conte Taaffe abbia risposto interpellanza del deputato Carneri, voglia informarmene. Vedendo poi casualmente il conte Kalnoky cerchi far cadere il discorso sui congressi cattolici e tenti conoscere l'animo suo. Sarei lieto, quando dovrò parlare alla Camera sovra tale argomento, di poter dire che l'Austria disapprova siffatti congressi nella loro parte politica e che il governo austro-ungarico condanna le manifestazioni di voti pel ristabilimento del potere temporale. Non posso nasconderle che in Italia ha fatto dolorosa impressione la notizia che in un paese il cui governo è alleato del nostro, vescovi

cui nomina dipende dall'Imperatore e sui quali il governo esercita una certa influenza dichiarino in pubblico che l'Italia dovrebbe essere privata della sua capitale (l).

(l) Sic, Il testo ha evidentemente una lacuna.

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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO 1148 bis. Pera, 7 maggio 1889, ore 5 (2).

Sto facendo pratiche presso il gran visir per la rimozione dei sigilli per la scuola di Janina. In questa occasione Sua Maestà ha detto a Cangià che il R. console a Prevesa si sarebbe vantato di avere costretto il maresciallo Ahmed pacha a restituirgli la visita e di avere ottenuto che il governo di Sua Maestà mandasse a Prevesa R. nave da guerra affinché la visita fosse resa in presenza degli ufficiali della R. marina. In seguito a questa notificazione il maresciallo ha rassegnato le sue dimissioni, che non sono ancora state accettate. Cangià ha risposto che non gli sembrava verosimile cosiffatto linguaggio del R. console, si è limitato a ricordare a Sua Altezza l'impegno solennemente preso dalla Porta per la restituzione della visita nella supposizione che col dare le sue dimissioni il maresciallo intenda sottrarsi all'obbligo di restituire personalmente la visita convenuta o che il gran visir, cedendo ad influenze a noi ostili, cercasse con questa scusa modificare l'esecuzione dell'accordo. Mi riservo, se ella lo giudicherà necessario e mi vi autorizza, di dichiarare al gran visir che il R. governo si servirà di altri mezzi per far rispettare gli impegni assunti dalla Porta (3).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. URGENTE SEGRETO 164 (4). Londra, 7 maggio 1889, ore 15,15.

Salisbury mi ha chiesto di pregare personalmente e vivamente V. E. «di essere conciliante colla Turchia nelle piccole questioni in vista del grande scopo che V. E. e Sua Signoria hanno in mente » e Salisbury ha soggiunto che mi aspettava domani alle 3 se avessi alcuna comunicazione a tale riguardo (5).

(-3) Per la risposta cfr. n. 582. n. -573 e concludendo: «Lord Sallsbury conosce 11 nostro disinteresse In Oriente. Non può dunque trovare ragionevole 11 contegno tenuto verso di noi».
(l) -Nigra rispose con T. personale del 6 maggio di cui si pubblica 11 passo seguente: «Ho parlato oggi con Kalnoky sul congresso cattolico ... egli mi ha confermato che 11 congresso era stato legale, tenuto in luogo chiuso, che non fu pronunziato nel telegramma 11 nome d'Italia né quello di Roma e che le manifestazioni del congresso non hanno nessuna Influenza sulla politica estera del governo, la quale è notoriamente ed altamente amichevole all'Italia qual è costituita ». (2) -Manca l'Indicazione dell'ora di arrivo. (4) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma Il telegramma non fu protocollato. (5) -Crispl rispose con T. 886 dello stesso 7 maggio, usando parole analoghe a quelle del
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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1156. Pera, 8 maggio 1889, ore 12,06 (per. ore 13,10).

Radowitz mi ha detto che fu suggerito al Sultano di indirizzare alle Potenze una circolare per l'affare di Hodeida. Gran visir dissuase Sultano da tale passo che principalmente aveva precedentemente sconsigliato. So d'altra parte che l'intenzione di fare qualche cosa non è del tutto deposta dalla Porta che è perplessa fra il contegno delle Potenze del nostro gruppo che la mantengono inattiva e le istigazioni delle ambasciate francese e russa che la spingono ad agire.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. PERSONALE S.N. Roma, 8 maggio 1889, ore 15,30.

Rispondo suo telegramma ieri l'altro (1). Che non sia stato pronunziato il nome d'Italia o quello di Roma, è possibile. Ma si parlò di ristabilire il potere temporale del Papa e ne fu sostenuta la necessità. E siccome il Papa è in Roma, e Roma è in Italia, l'aver taciuto questi nomi nulla significa, mentre le mozioni fatte costituiscono quanto di più ostile si può immaginare contro l'Italia.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1161. Parigi, 8 maggio 1889, ore 17,55 (per ore 21,25).

Nell'odierna udienza il signor Spuller mi disse che il presidente della repubblica fu particolarmente grato al telegramma di S. M. il Re direttogli con sì affettuosa premura dopo l'attentato di domenica. Non è ancora provato che il colpo fu tirato a sola polvere come pure si crede e l'istruzione studiasi di chiar;.re se il colpevole abbia agito soltanto per rancore personale. Un terzo dei telegrammi numerosissimi giunti al signor Carnot, dopo quello di Sua Maestà, mi disse il signor Spuller, proveniva dall'Italia. II ministro colse questa occasione

per assicurarmi con calore del suo persistente e fermo proposito di far cessare i dissapori tra l'Italia e la Francia. Egli poi mi ringraziò d'essere intervenuto alla cerimonia d'inaugurazione dell'esposizione (l).

(l) Cfr. n. 575, nota l, p. 340.

581

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1179. Londra, 9 maggio 1889, ore 12,05 (2).

Salisbury ringrazia particolarmente V. E. per le sue amichevoli informazioni sui fatti di Hodeida (3), di cui non aveva notizia. Mi ha incaricato di farle espressamente notare che è ben lungi dall'« arroganza» di voler ingerirsi nelle cose nostre, ma crede che sia interesse dell'Italia « e degli alleati di essa » che l'Italia abbia simpatia del governo e più della opinione pubblica musulmana. Avendomi Salisbury chiesto breve promemoria scritto sui fatti da me comunicatigli, suppongo che il Foreign Office sia in comunicazione col governo turco sull'argomento.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 921. Roma, 12 maggio 1889, ore 10,45.

Photiades è venuto a confermarmi (4) che il valy di Janina pigliando pretesto da parole che il nostro console nega recisamente di aver pronunziate, avrebbe date le sue dimissioni. Non posso nascondere l'impressione sgradevole che ho ricevuta, codesto atto non potendosi ritenere che come un ripiego per non adempiere alla promessa soddisfazione. Se avessi insistito giorni sono e non avessi concessa, per una delicatezza che costì avrebbe dovuto essere compresa, una dilazione sino dopo al Ramadan, il valy e la Porta avrebbero mantenuto l'impegno. Ciò prova che i modi concilianti non sono apprezzati costi. Si esprima chiaramente in tal senso. La Turchia tratta male i suoi amici, e sopratutto noi, la cui amicizia, perché disinteressata, dovrebbe. essere apprezzata. Ella può inoltre aggiungere che le dimissioni del valy non dispenseranno il suo successore dall'obbligo di darci soddisfazione a cui abbiamo diritto e che intendiamo ci sia resa.

senza».

(-4) SI riferisce al n. 576.

(l) Con T. 1151 del 7 maggio Ressman aveva comunicato: «Il telegramma che S.M. il Re diresse a Carnot in seguito all'attentato di domenica è riprodotto da tutti i giornali e producequi ottima impressione. Il contegno usato ieri verso di me da molte persone del governo durante la cerimonia dell'apertura dell'esposizione rendeva visibile la loro soddisfazione per la mia pre

(2) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. (3) -Cfr. n. 577, nota 5.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 932. Roma, 14 maggio 1889, ore 24.

Se esattamente a lei riferite, le asserzioni di Photiades sono false (1). Nel colloquio avuto con lui domenica, non rinunziai a nulla, né su nulla insistetti. Mi limitai a dire che a Costantinopoli si giuocava una commedia a cui non eravamo tanto ingenui da !asciarci cogliere, e mi dolsi genericamente di un tal contegno della Porta, il quale spiega, legittima ed autorizza ogni procedimento energico da parte nostra. Da chi non ci rispetta sapremo farci rispettare. Intanto, nel caso di Prevesa convengo con lei (2) che essendo accertato non avere il console a Prevesa tenuto linguaggio attribuitogli, occorre che il maresciallo Ahmed, anche se dimissionario dalla carica di valy, rimanendo pur maresciallo dell'Impero, faccia la visita convenuta. Confermo in tutto il resto il mio telegramma del 12 (3).

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1237. Vienna, 16 maggio 1889, ore 18,05 (per. ore 20,25).

Conte Taaffe ha risposto oggi alla interpellanza congressi cattolici, osservando non avere il governo motivo di fare alcuna dichiarazione circa dimostrazioni fatte da quella riunione ristretta ad invitati e pervenute a di lui notizia soltanto per mezzo dei giornali. Egli dichiarò inoltre che le persone che presero parte al congresso usarono del diritto concesso dalla costituzione ad ogni cittadino di emettere liberamente la sua opinione, ciò che esclude ingerenza governativa; aggiunse che le comunicazioni di riunioni private non possono avere influenza sulla salda politica della monarchia austro-ungarica, le cui relazioni estere sono determinate dagli interessi della monarchia stessa. In quanto ai rapporti stretti di amicizia col Regno d'Italia, essi furono ripetutamente fatti conoscere a chi di ragione dal ministro degli affari esteri in modo da escludere ogni dubbio.

(-3) Cfr. n. 582.
(l) -Tug!n! aveva riferito con T. 1218 del 14 maggio: «Radowitz mi ha assicurato in modo positivo che, secondo un recente telegramma di Photiades alla Porta E. V. ha rinunziato in tutto e per tutto alla soddisfazione a cui Porta si era impegnata per affare Prevesa ». (2) -T. 1200 del 13 maggio, non pubblicato.
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IL MINISTRO A BUCAREST, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATISSIMO PERSONALE S. N. Bucarest, 17 maggio 1889, ore 18,50.

Ieri profittai di un'udienza particolare per rinnovare rispettosamente a Sua Maestà le mie apprensioni qualora avverandosi una nuova crisi le elezioni fossero affidate al signor Catargi: viste le tendenze schiettamente liberali del paese sarebbe giovevole ed insieme atto imparziale lasciare compiere le elezioni da un ministero di affari senza alcun colore politico. Il Re mi rispose benevolmente che anzitutto avrebbe fatto ogni potere acciocché alcuni giuninisti entrassero nel Gabinetto; ove i suoi tentativi fallissero dovrebbe probabilmente affidare il mandato al Catargi senza però essere ... (l) l'attuale ministero essersi compromesso e di buon grado con la nomina premeditazione venuta [sic] del principe ereditario ed avergli già dato prova non dubbia di fedeltà e devozione resistendo con energia alle pretese russe circa le espulsioni; questo scacco inflitto al signor Hitrovo ed al suo governo essere pegno sicuro per l'avvenire; un ministero poi di affari condurrebbe inevitabilmente ad un'altra dissoluzione, ciascun partito essendo abbastanza forte per difendere i propri interessi. Replicai a Sua Maestà che ero lieto di udire un linguaggio sì rassicurante del quale mi sarei fatto l'eco presso l'E. V. «sul punto di recarsi a Berlino ove sovrani e ministri avrebbero certamente discorso intorno alla Rumania :~>. Sono d'avviso e con me i due miei colleghi che Sua Maestà pure inspirandosi ai suggerimenti dei tre rappresentanti alleati voglia far mostra con essi di agire di proprio impulso per attribuirsi oggi e sempre il merito di sapersi opporre agli intrighi russi mentre poi non è scevra da diffidenza e da preoccupazione verso il presidente del Consiglio.

586

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 995. Roma, 21 maggio 1889, ore 16,45.

Console Beirut riferisce averle telegrafato incidente stemma Tripoli. Indizi giustificano sospetto che rimozione sia opera governatore locale che mostrassi sempre avverso' nostre scuole. Sebbene pascià Beyrut abbia ordinato inchiesta, prego la S. V. promuovere ordini dalla Porta perché luce sia fatta, colpevoli puniti, stemma ricollocato, e impedita ripetizione simili spiacevoli fatti (2).

(l) -Gruppo lndeclfrato. (2) -Per la risposta cfr. n. 587.
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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1307. Pera, 22 maggio 1889, ore 13,40 (per. ore 20,05).

Il ministro degli affari esteri mi ha fatto la seguente comunicazione. Il valy di Beyrut informò la Porta che il R. console generale fece innalzare bandiera! su quella nostra scuola e che, sulle osservazioni del pascià, il console rispose essere stato autorizzato dal R. governo. Il ministro degli affari esteri riferendosi alla comunicazione fattami a proposito della bandiera issata sulla nostra scuola a Scutari Albania e di cui è cenno né miei telegrammi del 26 decorso aprile e del 1° corrente (1), insiste oggi perché la bandiera non sia innalzata sulle nostre scuole affine di prevenire spiacevoli incidenti. La Porta considera che lasciandosi sventolare bandiera sulle nostre scuole, tutte le altre scuole, le chiese, gli ospedali stranieri, specialmente francesi, numerosissimi in Siria, si prevarranno di ciò per fare altrettanto. D'altra parte, di fronte alla Porta non esistono scuole governative straniere. E' da avvertire che la Francia aveva tentato altra volta alzare bandiera sulle sue scuole ecc. ecc.; ma, sulle osservazioni della Porta, vi rinunziò. Sicché mantenendo noi la bandiera sulle nostre scuole contribuiamo a fare innalzare bandiera francese sulle scuole protette dalla Francia: ciò che gioverà indubbiamente alla persistenza della protezione francese in Siria (2).

588

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 1008. Roma, 23 maggio 1889, ore 17,30.

Notizia autorizzazione bandiera scuole Beirut (3) esatta. Impossibile confronto fra scuole francesi private e nostre governative, per le quali anche la Porta ammise facoltà, a quelle negata, alzare stemma nazionale. Mantenga dunque nostro diritto. Soltanto in via di conciliazione, dichiari esser noi disposti a !imitarne l'uso ai giorni di grandi solennità nazionali e scolastiche festa Sultano ed altre locali.

(l) -T. 1046 del 26 aprlle e T. 1085 del lo maggio, non pubblicati. (2) -Per la risposta cfr. n. 588. (3) -Cfr. n. 587.
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IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A BERLINO

T. PERSONALE URGENTE S. N. Roma, 25 maggio 1889, ore 18.

Notizia dell'andata a Strasburgo confermata anche da fonte tedesca produce effetto disastroso. Ti scongiuro evitarla e autorizzarmi nuovamente recisa smentita (1).

590

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A BERLINO

T. S. N. Roma, 25 maggio 1889, ore 19,15.

Comunico seguente telegramma di Menabrea: «Credo necessario ed urgentissimo che sia da costà colla agenzia telegrafica Stefani smentita voce della visita del Re in Alsazia e rassegna ivi delle truppe tedesche che qui produce straordinaria irritazione e già cagiona forte ribasso nostri fondi. Telegrafai a Berlino sconsigliando quel viaggio per quanto mi sembri, malgrado recenti telegrammi, improbabile che se ne sia avuto il pensiero ». Attendo impazientemente da V. E. risposta in proposito (1).

591

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, DAMIANI

T. URGENTE 1353. Berlino, 25 maggio 1889, ore 23,15 (per. il 26) (2).

Smentisca recisamente.

(l) -Cfr. n. 591. (2) -Manca l'indicazione dell'ora di arrivo, che è però precedente alle 10, ora di partenza del T. 1027, non pubblicato, con cui la smentita di Crispi fu comunicata a Menabrea.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CANCELLIERE DELL'IMPERO TEDESCO, BISMARCK

T. S. N. . .. (l) 27 maggio 1889.

En quittant le sol de l'Empire, (2) je tiens à faire parvenir a Votre Altesse l'expression de ma gratitude et de mon attachement. Leurs Majestés le Roi et l'Empereur ont attesté à leurs peuples et au monde entier l'amitié cordiale qui les unit et l'entente intime de leurs gouvernements. J'ai ferme confiance que cette heureuse union de nos Souverains, gràce à votre haute sagesse, secondée de mes constants efforts, permettra à nos Pays de jouir longtemps des bienfaits de la paix. Vous savez que c'est là mon voeu le plus cher, comme je sais, mon prince, que c'est le votre. Merci et soyez heureux, vous et ceux que vous chérissez.

Veuillez vous faire l'interprète de mes respectueux hommages auprès de Leurs Majestés Impériales et Royales l'Empereur et l'Impératrice.

593

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1402 bis. Parigi, 29 maggio 1889, ore 14,45 (per. ore 17,30).

Giornale Gaulois di oggi crede sapere che per poche ore soltanto il viaggio di S. M. il Re a Strasburgo fu deciso. Il suo effetto a Parigi era talmente preveduto che il personale della R. ambasciata si teneva pronto a passare alcuni giorni fuori di Parigi. Prego V. E. fare smentire tale notizia assolutamente falsa (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO S.N. Roma, 2 giugno 1889, ore 18.

Approvala di aver indagato pensiero di lord Salisbury (4) circa stipulazione di un contratto formale di retrocessione fra la società inglese ed il

governo del Re nonché circa stipulazione di una convenzione fra l'Italia e l'Inghilterra per stabilire i limiti delle rispettive sfere d'influenza nello Zanzibar. Divido il parere che gli atti debbano essere conclusi il più prontamente possibile. Accetto la condizione che della convenzione fra l'Italia e l'Inghilterra sia resa consapevole la Germania, ma a cose fatte e conchiuse. Per norma sua personale aggiungo che il governo imperiale è piuttosto indifferente a quanto avviene nella parte della costa orientale d'Africa. Ciò mi consta in modo non dubbio. Ammetterà dunque fatto compiuto. Prevenuto invece in precedenza, sarebbe forse moralmente impegnato verso società germaniche ad esprimere riserve che vogliamo evitare. Domani parte corriere di Gabinetto.

(l) -Manca l'indicazione del luogo di partenza. (2) -Crispi aveva avuto con Bismarck tre colloqui il 22, il 23 e il 25 maggio che verbalizzò' nP-1 suo Diario. Cfr. CRISPI, Questioni internazionali, Diario e documenti ordinati da T. Palamenghi-Crispi, Milano, Treves, 1913, pp. 214-219. (3) -Crispi rispose con T. 1057 del 30 maggio: «Ho fatto smentire notizia del Gaulois, V. E. potrebbe utilmente fare altrettanto costì ». (4) -Catalani aveva riferito circa il colloquio con Salisbury con T. riservato del 1o giugno, non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI

T. 1088. Roma, 4 giugno 1889, ore 15.

Nell'incidente di Prevesa, il governo del Re ha veduto una volta di più l'artificioso malvolere della Porta e dei suoi dipendenti. Volendo però largheggiare in tolleranza, accettiamo che la visita al R. console in Prevesa sia fatta dal successore definitivo di Ahmed pascià, intendendo che essa costituisca uno dei primi atti che egli compia. È codesta l'ultima nostra concessione in tale affare.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. RISERVATO 20898/187. Roma, 6 giugno 1889.

L'agenzia Reuter, per scusarci del deplorevole atto compiuto d'informare l'agenzia Havas dei negoziati in corso con l'Italia, afferma essere ciò la conseguenza dell'incerta condotta tenuta dall'agenzia Stefani nel febbraio scorso. Con telegramma di ieri l'altro (1), ho pregato V. E. di recarsi direttamente da

S. E. il conte di Bismarck per fargli rileggere testualmente gli articoli 8 e 10 del compromesso fra le agenzie Reuter, Wolff e Correspondez Bureau, compromesso che sappiamo da Vienna essere stato mutato in definitivo contratto, il quale però non ci venne comunicato. I detti articoli 8 e 10 riguardano l'Italia le furono stipulati fra le agenzie suddette in conformità all'impegno di massima, preso dal governo tedesco e riferito da V. E. nel suo rapporto del

24 dicembre 1888 (1), di confederare fra loro le tre agenzie italiana, tedesca e austro-ungarica.

L'anzidetto compromesso è del 16 febbraio 1889 cioè fu stipulato in un'epoca posteriore alle pretese incertezze dell'agenzia Stefani affermate dalla agenzia Reuter.

Il compromesso in conformità agli impegni di massima assunti dai governi tedesco ed austro-ungarico verso l'Italia impegna alla sua volta le agenzie Reuter, Wolff e Correspondenz Bureau verso l'Italia e gli articoli 8 e 10 non concedono in alcun caso all'agenzia Reuter di ritirarsi dall'impegno né le le accordano un termine di tempo per farlo. Oltre a ciò l'arbitrario ritiro della Reuter non ci fu comunicato quando avvenne e noi ci rifiutiamo di riconoscerlo appunto perché arbitrario. L'agenzia Reuter si riservò soltanto coi detti articoli di trattare direttamente con l'Italia per fondare un servizio nell'Africa settentrionale e nell'America meridionale. Or noi intendiamo che tutti i patti stipulati siano mantenuti.

Non lasciandoci mai guidare da suscettibilità che sarebbero pur state scusabili, accettammo condizioni di vera inferiorità e trascurando il punto di vista degli interessi materiali della nostra agenzia non badammo che ad assicurare la realizzazione dello scopo politico prefissosi dai tre governi. Richieda dunque l'osservanza dei patti contenuti negli articoli 8 e 10 suddetti da parte delle tre agenzie la cui lealtà ci fu garantita dal governo tJedesco; dichiari che noi siamo disposti ad inviare subito in Berlino un nostro delegato rappresentante della futura agenzia telegrafica italiana e che desideriamo di firmare senz'altro indugio il contratto.

Il governo tedesco ha il potere e aggiungerò il dovere di far cessare ogni tergiversazione da parte delle agenzie Wolff e Reuter. Attendiamo quindi una immediata e precisa risposta. Una perdita ulteriore di tempo sarebbe fatale alla nostra agenzia, poiché dà tempo all'Havas d'organizzarsi in Italia, tanto più che l'Havas dopo le confidenze avute dalla Reuter ha già cominciato la sua azione.

Faccia osservare che se l'agenzia Reuter si è impegnata con l'Havas, la quale cosa fin dal primo nostro dispaccio del 21 novembre 1888 (2) avevamo sempre temuta contrariamente alle persistenti e tenaci convinzioni dell'agenzia Wolff accettate dal governo tedesco, e se non vi insistemmo fu solo pel sincero desiderio di riuscire ad un accordo, lo scopo della nuova lega delle agenzie che era quello di escludere l'agenzia Havas, fallisce completamente. Difatti l'agenzia Reuter nel retroscena non si accorderà soltanto per l'Italia ma trasmetterà indirettamente all'Havas tutto il materiale telegrafico e farà occorrendo una convenzione segreta. Faccia pur rilevare che l'esclusione assoluta dell'agenzia Havas fu voluta specialmente dal governo tedesco e che ora invece mercé l'accordo tra Reuter ed Havas tutte le agenzie si troverebbero ancora legate colla Havas per mezzo della Reuter.

Osservi inoltre come noi in questa faccenda intendiamo di andare fino al fondo e però confidiamo che l'imperiale cancelleria farà altrettanto con il

26--Documenti D!plornatlci -Serle II -Vol. XXII

Wolff-Bureau obbligandolo a rispettare gli impegni presi dal governo e a non fare opera in disaccordo col principio della confederazione telegrafica accettata dai tre Stati alleati per aumentare la solidarietà e la efficacia della loro politica.

Noi fin dal principio abbiamo espresso sospetti sulla lealtà dell'agenzia Reuter, soggiungendo che avremmo presentato proposte speciali per una combinazione coll'Inghilterra dopo stipulato il contratto fra le agenzie tedesca, austriaca ed italiana. Fu il Wolff-Bureau che a ciò si oppose recisamente, quindi o il Wolff-Bureau mantiene integralmente gli impegni presi verso l'Italia per sé e per l'agenzia Reuter, ovvero il governo tedesco dichiarerà senza dubbio al Wolff-Bureau che se l'agenzia Reuter fa un accomodamento qualsiasi con l'agenzia Havas contrariamente ai suoi impegni, il Wolff-Bureau deve riprendere la sua libertà di azione, e le tre agenzie tedesca, austriaca ed italiana studieranno il modo di garantire il servizio coll'Inghilterra, ciò che è assai meno difficile di quanto Wolff asserisce (1).

Lasci copia della presente nota all'imperiale cancelleria avvertendola che un'analoga comunicazione facciamo a Vienna.

Raccomando a V. E. di agire colla massima rapidità ed energia. Voglia inoltre pregare S.E. il conte di Bismarck d'intervenire personalmente nel negoziato desiderando io condurlo in pochi giorni ad una conclusione, e così assicurare la realizzazione dei patti di massima che i tre governi accettarono e quelli precisi contenuti negli articoli 8 e 10 del compromesso più volte citato.

Il negoziato urtò costì contro ostacoli di dettaglio e di natura affatto tecnica. Bisogna che i tre governi riaffermino recisamente il principio politico che lo fece iniziare. Una sola parola del gran cancelliere principe di Bismarck troncherebbe certo tutti gli indugi. Appena ov'egli, per esempio, dicesse che entro un dato spazio di tempo, foss'anche una settimana, il negoziato debba essere condotto a felice conclusione, come per parte mia ho chiaramente fatto capire a chi di ragione, avremmo raggiunto lo scopo che ci siamo prefissi, scopo che è di vitale importanza per i tre Stati alleati.

(l) Non pubblicato.

(l) -Cfr. n. 435, nota l. (2) -Cìr. n. 402.
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IL CONSOLE GENERALE A TRIPOLI, GRANDE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 251/137. Tripoli, 6 .giugno 1889 (per. il 13).

Come V. E. ben conosce le autorità francesi della frontiera sud-est tunisina avevano proposto alla tribù degli Akkàra, che risiedono a Zerzis, di accam

pare con un centinajo di tende a Gemila, sotto il pretesto di difendere quella regione dalle insurrezioni degli Uargamma e dei Nocail. Fu riferito dal R. agente di Tunisi, al 23 novembre dell'anno scorso, che gli Akkàra si rifiutarono. A me risulta invece, da buona fonte, che da prima gli Akkàra con cento tende si recarono ai pozzi di Gemila e vi rimasero un mese. E siccome era convenuto tra le autorità francesi ed i capi di quella tribù che ogni mese altre cento tende dovessero dare il cambio ai primi, i secondi al momento di partire si rifiutarono protestando di non potere abbandonare le loro terre. Ora lo scopo preciso di tale progetto era quello non di difendere quella regione, ma bensì di stabilire di fatto la presa di possesso di un punto che la Turchia contesta alla Francia, come appartenente al territorio tripolino.

(l) In un primo momento era qui inserito il seguente passo, poi cancellato: «Fermo nell'idea di raggiungere il plano concordato fra i tre governi io vado fino al punto che se l'agenziaStefani non mi segue ciecamente la surrogherò con un'altra agenzia e non dubito che il go~ verno tedesco farà altrettanto col Wolff-Bureau e lo dichiarerà apertamente se Wolff non conclude subito un accordo anche con l'Italia per sé e per la Reuter facendo proposte serle, oneste, concrete e definitive che possano essere accettate ln ventiquattro ore».

598

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, TUGINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1491. Pera, 7 giugno 1889, ore 0,40 {per. ore 9,40).

Partecipai ieri alla Porta il contenuto del telegramma di V. E. in data del 4 corrente (1). Oggi il gran visir mì ha detto, a titolo d'informazione, che Riza pascià, successore definitivo del maresciallo Ahmed pascià, riceverà l'istruzione di fare la visita al R. console in Prevesa, tostoché si recherà al suo posto. Photiades pascià sarà incaricato di fare a V. E. una comunicazione ufficiale in proposito.

599

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1490. Londra, 7 giugno 1889, ore 13,20 (per. ore 18).

Risposta al telegramma di V. E. in data 5 corrente (2). Governo inglese ha consentito all'emanazione decreto concernente debito egiziano: «nell'intelligenza che il solo governo egiziano sarebbe responsabile dei particolari dell'accordo ». Cassa Debito Pubblico, da un membro della quale fu negoziato il prestito, vegliando sugli interessi dei creditori, il governo inglese desidera evitare da parte sua ogni responsabilità, sia circa contratto, sia circa i punti menzionati nella circolare, sia circa applicazione economie risultanti dalla conversione. Salisbury pone molta importanza se V. E. volesse, come ha già fatto

la Germania, dar prontamente la sua adesione «senza la riserva del consentimento delle altre Potenze interessate». La Francia si disporrebbe ad opporre varie difficoltà ed il governo inglese desidera, in tal caso, che rimanga isolata. Altre difficoltà si proporrebbe fare la Turchia ad istigazione della Francia, ma il consentimento della Turchia non è necessario, né è stato chiesto (1).

(l) Cfr. n. 595.

(2) T. 1094 del 4 giugno, non pubbllcato.

600

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 196 (2). Londra, 9 giugno 1889.

Per mezzo compagnia britannica ho fatto indagare pensiero Salisbury per un annesso segreto alla convenzione sfere d'influenza in cui si dichiara che il governo italiano dovrà avere libero accesso in Abissinia pel Juba ed esercitare influenza esclusiva in tutto quell'impero. Tale proposta fu scritta e presentata insieme alle altre da Mackenzie. In risposta Sua Signoria mi fece ieri la dichiarazione che egli non aveva alcuna abbiezione che l'Italia esercitasse influenza esclusiva in Abissinia ma che non era prudente riconoscere quel fatto in iscritto. Fino ad ieri ho ottenuto che Salisbury non facesse parola alla Germania del contratto ma Sua Signoria desidera che l'E. V. medesima ne informi Bismarck. Ho preso tempo. Mackinnon è costretto a partire domani per Scozia e torna il 28. Il contratto se l'E. V. l'approva non potrà firmarsi che il principio del mese prossimo e l'atto delimitazione se non sorgono ostacoli verso la fine.

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IL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (3)

T. s. N. Aden, 12 giugno 1889.

Trasmetto all'E. V. seguente telegramma Antonelli pervenutomi con corriere espresso in questo momento «Ura, 14 maggio. Menelik firmato trattato

* di commercio * con cessione territorio domandato. Accompagnai Re fino Eggiù.

Ora sono in compagnia del governatore dell'Harrar che verrà presso il nostro augusto Sovrano *come inviato speciale*. Prenderemo via Harrar-Zeila. Non mancherò informare V.E. giorno preciso arrivo Zeila, perché sarebbe necessario far trovare colà nave da guerra. Menelik prese la via per Debra-Tabor. Fecero sottomissione Re del Goggiam, Ras Mikael, molti capi riconoscendo Menelik come Re dei Re. Tranquillità generale ».

(l) -Con T. 1120 dell'B giugno, non pubblicato, Crisp! Invitò Catalani ad informare Salisbury che il governo italiano aderiva al decreto in questione negli stessi termini del governo inglese. (2) -Numero dell'ambasciata a Londra; a Roma il telegramma non fu protocollato. (3) -Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit., p. 227, in C. GIGLIO, L'articolo XVII del trattato di Uccialli, Como, 1967, pp. 123-124 e, con l'omissione delle parole fra asterischi, in L V 66, p. 413.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE AD ADEN, CECCHI (l)

T. s. N. Roma, 13 giugno 1889, ore 17,30.

Mandi per corriere celerissimo ad Antonelli seguente telegramma cifrario Antonelli:

«Lieto firma trattato ringraziola vivamente sua opera. Governo non potendo rimanere indifferente spettatore situazione Tigré, mentre non giungevano notizie da Menelik intavolò trattative con Debeb senza pregiudicare impegni presi con Re di Scioa. Assicuri questo che noi non riconosceremo Re dei Re altro che lui * e lo esorti a non dare ascolto voci che possono giungergli su preteso nostro appoggio ad altri pretendenti. Tali voci sono false*. Ci sforzeremo condurre Debeb riconoscere Menelik imperatore d'Etiopia *e speriamo ciò avvenga. Intanto egli combattendo Alula e Mangascià, come accenna fare, assottiglierà file nemici Menelik *.

Giorno 2 occupammo Keren catturando Balambaras Kafel che trattava apertamente con Alula. Saremo presto fortificati all'Asmara. Insisto sulla necessità che Menelik non solo agisca risolutamente ma faccia sapere cosa fa e cosa intende fare*. Spedisca corrieri celeri e frequenti sfidando anche stagione piogge.

Importa ella si adoperi per dimostrare a Menelik che nostra attitudine verso Debeb ha principalmente in mira di mantenere scissura fra capi Tigrè, onde impedire che nella quiete del Keremt riescano coalizzarsi suo danno*.

A Debeb non daremo fucili, ma solamente munizioni * man mano che le consumerà contro nemici nostri e di Menelik *. Debeb ha giurato che nulla intraprenderà contro Menelik *amico degli italiani*.

Ho disposto perché nave da guerra si rechi Zeila ricevervi con grandi onori missione scioana. * Cecchi preparerà alloggio colà. Credo però preferìbile che missione sia tosto imbarcata sulla nave*. Ella saprà per altro corriere giorno arrivo nave a Zeila.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Etiopia-Mar Rosso, tomo VII, cit.. p. 231, in GIGLIO, pp. 124125 e, con varianti e l'omissione dei passi fra asterischi, in LV 66, p. 414.

603

APPUNTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI (l)

[Roma], 15 giugno 1889.

L'ambasciatore francese, dopo parecchie conferenze col cardinal Rampolla e dopo due consecutive udienze col Papa, è partito per Parigi, onde trattare direttamente col governo della Repubblica.

Il Vaticano avrebbe accettato la proposta di una convenzione segreta circa il modo di agire verso l'Italia in certe eventualità. La Francia prenderebbe la iniziativa per l'intervento delle potenze nella questione romana. Questo sarebbe lo scopo precipuo del viaggio del conte di Béhaine.

604

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETO S. N. Roma, 16 giugno 1889, ore 18,30.

Nello scandagliare Reuter, non accenni a invio delegato italiano a Berlino. Domandi semplicemente se Reuter disposto entrare in negoziati con Italia, e quali proposte concrete ed immediate potrebbe fare al governo per tutto il suo materiale. Avverto confidenzialmente che Reuter sembra essersi già messo d'accordo con Havas per quanto concerne Italia. Cerchi verificare questo punto essenzialissimo (2).

605

IL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 147/76. Belgrado, 16 giugno 1889 (per. il 23).

Il Gabinetto di Vienna non sa darsi pace d'aver perduta ogni influenza in Serbia. Al disinganno provato nel vedere andati a male tutti gli sforzi fatti durante otto anni per assicurare il predominio della propria politica in questo paese, ora s'aggiunge per esso la preoccupazione nel vedere il governo della

reggenza accentuare sempre più le sue simpatie per la