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SECONDA SERIE

AVVERTENZA

Il presente volume abbraccia il periodo compreso fra il 31 luglio 1887 ed il 31 marzo 1888. La prima data segna l'inizio del così detto periodo crispino, caratterizzato da un'intensissima attività diplomatica che sembrò aprisse un'era nuova nella politica estera italiana, l'altra data è stata raggiunta nello sforzo di contemperare la necessità di non superare la normale consistenza dei volumi della raccolta con l'impegno di offrire una esauriente documentazione degli eventi più notevoli della politica estera italiana.

Anche la documentazione pubblicata in questo volume è stata tratta in gran parte dall'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri e precisamente dai seguenti fondi archivistici:

a) Gabinetto Crispi; Cassette Verdi; Telegrammi di Gabinetto;

b) Serie Politica e Serie Mista (politica e commerciale); Dispacci del Ministero; Rapporti in arrivo delle Rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all'estero;

c) Archivi delle Ambasciate italiane in Londra, Berlino, Parigi, Vienna, Madrid; d) Carte eredità Crispi.

Anche dalle Carte Crispi del fondo • Archivio di Stato di Reggio Emilia • , del fondo • Deputazione Siciliana Storia Patria •, nonchè dalle carte • Palumbo Cardella •, depositate nell'Archivio Centrale dello Stato, sono stati tratti vari documenti. Interessanti documenti sono stati reperiti nelle • Carte Crispi • del Museo Centrale del Risorgimento di Roma.

Hanno, invece, avuto esito negativo le ricerche svolte presso l'Archivio Storico del Ministero della Difesa per rintracciare i rapporti da Berlino dei delegati italiani tenenti colonnelli Dabormida ed Albertone sulle trattative che condussero alla stipulazione del trattato militare del 28 gennaio 1888. Non sono stati rintracciati neppure i rapporti da Vienna del tenente colonnello Goiran sulle trattative per stipulare la convenzione con l'Austria in merito al trasporto delle truppe italiane in Germania in caso di guerra con la Francia (1).

È da augurarsi che ulteriori ricerche oltre a quelle svolte con solerzia e accuratezza dalla Direzione dell'Archivio Storico della Difesa, alla quale teniamo a rivolgere sentiti ringraziamenti, possano portare a qualche felice esito in modo da poter pubblicare in appendice nei successivi volumi qualche documento sull'argomento.

(l) Verso la metà del febbraio 1388 fu negoziata a Vienna fra il tenente colonnello Giovanni Goiran ed il colonnello Ritter von Guttemberg una convenzione per il passaggio delle truppe italiane attraverso l'Austria. Non si è trovata documentazione su questa convenzione né fra le carte del Ministero degli Affari Esteri né fra quelle dell'Archivio della Difesa. Qualche accenno in A. F. PRIBRAM, Les traités politiques secrets dc t'Autriche -Hongrie. 1879-1914. ed. francese, Parigi, 1923, I, p. 286, e in Die grosse ZJO!itik, cit. appresso, Reuss a Bismarck, Vienna, 6 febbraio 1888, e Deines a Rcuss, Vienna, l" marzo 1888, vol. VI, p. 251 e p. 252.

16 17 18

21 22 23

Provenienza

e data

Roma 7 agosto 1887

Berlino 7 agosto 1887

Vienna 8 agosto 1887

Londra 8 agosto 1887

Vienna 8 agosto 1887

Roma 8 agooto 1887

Vienna 8 agosto 1887

Monza 9 agosto 1887

Roma 9 agosto 1887

Roma 9 agosto 1887

Roma 9 agosto 1887

Roma 9 agosto 1887

Roma 9 agosto 1887

Londra 10 agosto 1887

Mittente e destinatario

CRISPI a BLANC

D. 255!77

DE LAUNAY a CRISPI

R. 4469

NIGRA a UMBERTO I

T. riservatissimo s.n.

CATALANI a CRISPI

T. 1034

NIGRA a CRISPI

T. riservatissimo s.n.

CRISPI a DE LAUNAY, BLANC, GREPPI, NI

GRA, C A T A L A N I,

RESSMANN, ToaNIELLI e GERBAIX DE SONNAZ

D. 179bis/2486bis

NIGRA a CRrSPI

R. 240

UMBERTO I a CRISPI

T. s.n.

CarsPr a NIGRA

T. riservatissimo

CRISPI a GERBAIX DE SONNAZ T. 615

CRISPI a CATALANI

T. 617

CRISPI a CATALANI D. confidenziale 376/352

CRISPI a CATALANI

D. 378/355

CATALANI a CRISPI

T. 1041

..


DOCUMENTI
1

IL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALLE AMBASCIATE E LEGAZIONI IN EUROPA, AL MINISTRO A WASHINGTON, FAVA, E AGLI AGENTI E CONSOLI GENERALI A TUNISI, MALMUSI, A SOFIA, GERBAIX DE SONNAZ E AL CAIRO, DE MARTINO

T. 579. Roma, 31 luglio 1887, ore 17.

A la suite de la mort de M. Depretis, le Cabinet a donné démission. Les Ministres démissionaires restent en charge pour l'expédition des affaires. Le Roi m'a confié l'intérim des affaires étrangères.

2

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 534. Londra, 31 luglio 1887.

In una conversazione che ho avuto oggi con Sir Henry W olff, egli riepilogò, cogli andari della sintesi, i criteri che erano stati norma ai suoi recenti negoziati colla Porta ed alla Convenzione non ratificata. Ho l'onore di trascrivere ciò ch'egli mi disse, non perchè la sostanza non ne sia ben nota all'E. V., ma come compendio o commento del libro azzurro (Egitto n. 7, 1887), spedito a cotesto Ministero il 27 ,corrente.

L'idea fondamentale che condusse ai negoziati colla Porta, cominciò Sir

H. Wolff, fu che l'Inghilterra non aveva altro interesse in Egitto che di assicurarsi, in tempo di pace o di guerra, il libero transito coll'India a traverso il Canale di Suez. Per ottenere questo scopo era necessario giungere ad un ordinamento di cose che non solo mettesse il canale di Suez al coperto di ogni pericolo ma rendesse inviolabile tutto il territorio Egiziano; in altre parole, faceva mestieri dì stipulare la neutralizzazione del canale di Suez e dell'Egitto.

Attesa però la giacitura del canale, arteria principale dei commerci del mondo, la neutralità dell'Egitto non doveva trarre seco, come in altri casi di neutralità, l'esclusione delle navi di tutte le potenze dal Canale di Suez; essa doveva al contrario implicare il diritto di transito pel canale delle navi di tutte le nazioni, in tempo di pace ed in tempo di guerra.

Siccome però mancava all'Egitto la forza necessaria per far rispettare la sua neutralità, occorreva di mantenere l'Egitto in alleanza (questa fu la parola adoperata) con due potenze.

Una di esse la potenza sovrana dell'Egitto, della quale la convenzione con

fermava tutti i diritti; l'altra la potenza che aveva ripristinato l'ordine in Egitto

e che aveva sostenuto tali sacrifizii da poter pretendere ad una supremazia su

tutte le nazioni che avevano interessi in quella provincia.

Per dare da ultimo un'impronta di stabilità e di durata a questo nuovo

ordinamento di cose, esso doveva ricevere la sanzione dell'Europa.

Le difficoltà incontrate, continuò Sir H. Wolff, nei negoziati colla Turchia furono di varia indole. Anzitutto le insistenze della Porta perchè il Governo Inglese stabilisse un tempo determinato per il richiamo delle truppe, senza sottoporre quel richiamo ad alcuna condizione. Non fu fatta alcuna concessione su questo capo e si stipulò che lo sgombero seguirebbe tre anni dopo la firma della Convenzione, purchè però non si presentasse alcun pericolo a differirlo.

Un altro inciampo fu la ritrosia della Porta di accettare le parole neutralizzazione delL'Egitto. Per sormontare quella difficoltà, le parole sicurezza territoriale furono sostituite a neutralizzazione.

Da ultimo la difficoltà somma, che fu poi cagione della sospensione della ratifica del Sultano, fu il capoverso dell'articolo V che dà il diritto all'Inghilterra di rioccupare l'Egitto, se quest'ultimo fosse minacciato da perturbazioni interne o da esterne aggressioni. Questa stipulazione, insistette Sir Henry, era tanto più necessaria in quanto che, senza entrare in altre considerazioni, essa sola, dopo lo sgombero degli Inglesi, poteva dare autorità alle truppe egiziane di mantenere l'ordine nell'Egitto propriamente detto, e nel Sudan.

Oltre agli accordi principali finora accennati, proseguì Sir H. Wolff, altri negoziati ebbero per iscopo di premunire l'Egitto da ogni disordine interno, di togliere ogni inutile gravezza e ogni cagione di malcontento alle popolazioni e di allontanare ogni incentivo alle lotte di rivalità e di predominanza fra le colonie estere in Egitto. A tal fine furono stipulati i due protocolli della convenzione. L'uno di essi aveva in mira d'introdurre modificazioni nelle capitolazioni, e sottoporre tutti gli stranieri in Egitto ad una giurisdizione e ad una legge locale ed uniforme. L'altro d'apportare miglioramenti in talune amministrazioni, di regolare le appartenenze della cassa del debito pubblico e di assestare le finanze Egiziane.

Sir H. Wolff soggiunse da ultimo che l'Observer aveva pubblicato quest'oggi una conversazione ch'egli aveva avuto con un compilatore di quel giornale. Non sono in quella conversazione cose di molto rilievo se non forse le seguenti:

• Fui sostenuto nelle negoziazioni colla Porta, disse Sir H. Wolff al giornalista, dagli Ambasciatori di Germania, d'Italia e di Austria. Quelle potenze sono sommamente interessate nelle finanze e nel commercio Egiziano, ed è per esse necessario che si stabilisca un ordinamento di cose che guarentisca l'Egitto da commozioni interne o da invasioni. Tutte le Potenze son favorevoli alla convenzione stipulata, tranne la Russia e la Francia, e l'opposizione di quest'ultima si deve al maltalento contro l'Inghilterra per varii argomenti in disputa fra i due Governi. Gli Ambasciatori di Francia e di Russia •, conchiuse Sir H. Wolff, • posero ogni ingegno per far credere al Sultano che, coll'articolo V della Convenzione, l'Inghilterra acquisterebbe diritti di sovranità sull'Egitto eguali a quelli della Porta e mossero contro la convenzione il fanatismo Musulmano •.

3

IL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione, in F. CRISPI, La prima guerra d'Africa. Documenti e memorie, a cura di T. PALAMENGHI-CRISPI., Milano, II ed., 1939, p. 28)

T. 583. Roma, 1 agosto 1887, ore 18,50.

Veuillez vivement remercier Lord Salisbury soit de nous avoir communiqué la lettre du Négus, soit d'avoir, en ce qui concerne une médiation éventuelle de l'Angleterre pour l'affaire abyssinienne, témoigné de ses bonnes dispositions en termes qui ne sauraient étre ni plus corrects ni plus amicaux envers nous. Les déclarations que S. S. a faites à ce sujet dans la Chambre des Lords ont produit en Italie une excellente impression. Si maintenant la réponse de la Reine Victoria doit étre un acheminement à la médiation il faut, à notre avis, qu'elle exprime à cet égard, les idées suivantes:

1° -L'Italie ayant occupé Massaua dans un but d'ordre et de sécurité, et s'étant dès le premier moment déclarée préte à maintenir le traité Hewett, son entreprise a été vue par l'Angleterre, son arnie sincère, avec un ceil favorable;

2'' -prenant ombrage des poste,s établis par les Italiens à Saati et à Uaà pour la protection des caravanes, Ras Alula a méconnu les intentions loyales de l'Italie et il s'est rendu coupable d'une injuste agression;

3o -l'Italie dont la puissance égale la justice est résolue à se procurer la réparation qui lui est due, mais si le Négus veut tàcher d'obtenir la paix, il pourrait par le haut intermédiaire de la Reine Victoria demander au roi Humbert les conditions auxquelles la paix serait accordée. Veuillez soumettre les points ci-dessus à Lord Salisbury.

En attendant nous devons loyalement et confidentiellement pour lui seui, déclarer au Cabinet Britannique que cet essai de médiation ne saurait nous faire ralentir nos préparatifs d'action militaire y compris la réoccupation de Sahati et que si une conclusion au moins préliminaire se faisait attendre au delà du mois de novembre, nous ne pourrions, à notre tour, laisser passer, ni méme s'avancer, la seule saison où des opérations sont possibles dans les régions dont il s'agit.

4

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., parzialmente e in traduzione, in LV 60, p. 146 e in F. CRISPI, La prima guerra, cit., p. 29)

T. 1003. Londra, 2 agosto 1887, ore 2,20 (per. ore 6,35).

J'ai communiqué à Lord Salisbury le télégramme de V. E. d'hier soir (1).

S. S. * m'a chargé, en réponse de vous faire savoir qu'il donnerait de suite ordre de rédiger la lettre de la Reine Victoria au Négus en conformité du

5 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

désir de V. E. et que cette lettre exprimerait les idées énoncées dans v~tre télégramme. Il * (l) m'a dit qu'il comprenait fort bien que cet essai de médiadon ne doit pas ralentir nos préparatifs pour une action militaire. Ces préparatifs étaient d'autant plus nécessaires qu'ils pourraient avoir pour résultat d'alarmer le Négus et le rendre plus enclin à se soumettre à nos conditions.

* Dans le cours de la conversation, Salisbury m'a fait remarquer que la lettre de la Reine ne pouvait rien contenir qui préjugeat le droit du Sultan sur Massaua, et que le Gouvernement anglais devait aussi s'occuper de la sauvegarde des arrangements que l'Angleterre avait stipulés avec le Négus en 1869. Salisbury n'étant pas à meme de me donner des détails précis sur ces arrangements, a ordonné des recherches pour les pièces y relatives. Je serai probablement en mesure d'en avoir connaissance. Sur ma demande S. S. m'a promis de me communiquer la teneur de la lettre de la Reine au Négus * (1).

Je me suis aperçu que le télégramme de V. E. a produit une excellente impression sur l'esprit de Salisbury, qu'il a vu avec satisfaction la prompte et énergique détermination du Gouvernement du Roi et qu'il espère que les démarches de l'Angleterre aboutiront à un heureux résultat.

(l) Cfr. n. 3.

5

IL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. 361/331. Roma, 2 agosto 1887.

Con telegramma di jeri (2) Le ho manifestato succintamente il mio pensiero circa il modo nel quale potrebbe convenientemente attuarsi una mediazione del Governo britannico tra l'Italia e l'Abissinia. Mi preme di qui aggiungere alcuna maggiore spiegazione. Quando pure, in seguito al mio telegramma di jeri la S. V. già avesse avuto, nel frattempo, l'opportunità di discorrere di questo argomento con Lord Salisbury, e di fare, presso Sua Signoria, gli ufficii che con quel mio telegramma Le erano commessi, gioverà sempre che Ella abbia modo, mercè le avvertenze qui contenute, di viemeglio chiarire l'animo nostro, cosicchè non abbia a rimanere dubbiezza alcuna rispetto ai propositi nostri di fronte all'azione pacifica che dal Gabinetto di Londra s'intraprenderebbe.

Anzitutto mi sta a cuore che Lord Salisbury sappia quanto il R. Governo gli sia grato per le dimostrazioni di schietta amicizia e simpatia che da lui ci sono venute nell'attuale circostanza.

Non solo S. S. ha consentito, per soddisfare il desiderio da Lei espresso, a darci copia della lettera scritta dal Negus alla Regina Vittoria, ma essendosi trattato nella Camera dei Lord, per iniziativa dell'illustre Lord Napier di Magdala, di una eventué!le mediazione tra l'Italia e l'Abissinia, ne ha tratto altresì occasione per pronunciarsi, a questo riguardo, in termini tali che, pur essendo correttissimi, non potevano essere per noi più riguardo~i e cordiali.

La S. V. non avrà certo mancato, in seguito al mio telegramma di jeri, di manifestare al nobile Lord, i nostri più vivi ringraziamenti, ai quali già fecero anticipatamente eco i più autorevoli tra gli organi della pubblica opinione in Italia.

Nell'assumere, pochi giorni or sono, la direzione degli affari esteri, trovai che, di fronte ai primi accenni ufficiosi di Lord Salisbury ad una mediazione inglese nel nostro conflitto coll'Abissinia, il R. Governo aveva stimato di tenersi in assoluto riserbo fino al momento in cui, avuta notizia della lettera del Negus, credette suo debito di considerare se la risposta della Regina Vittoria al Sovrano Abissino non potesse per avventura fornire modo degno e conveniente per la attuazione del concetto adombrato dal Ministro britannico degli affari esteri. A me parve, consenzienti i Colleghi, che il problema si dovesse risolvere affermativamente, e cosi le telegrafai jeri. Però in materia cosi delicata e complessa, conveniva tosto mettere in chiaro i termini e i modi sostanziali della divisata mediazione ed anche questo io feci col mio telegramma di jeri.

Per quanto possa apparire grave impresa una nostra azione militare contro l'Abissinia, l'Italia è ben risoluta a non indietreggiare od esitare per le difficoltà da vincersi o per gli oneri da subirsi. Questo è adunque da mettersi in sodo : l'Italia non cerca pace; è disposta ad accordarla quando sieno salve tutte le sue ragioni di dignità e di legittimo interesse. Se la lettera della Regina Vittoria ha da essere avviamento verso la mediazione, importa che essa sia concepita così, che sia rimossa, a questo riguardo, ogni ombra di dubbio dalla mente del Negus.

Dalla lettera del Negus apparisce come questi non abbia un giusto concetto, nè dei reciproci rapporti tra l'Italia e l'Inghilterra, nè degli intenti per cui occupammo Massaua e i posti circonvicini, nè del come l'Inghilterra abbia considerato la nostra occupazione, nè infine degli incidenti che condussero al conflitto sanguinoso dello scorso gennajo.

Giova, a nostro avviso, che anche questi punti trovino nella lettera della Regina Vittoria opportuna spiegazione. Sappia il Negus che tra l'Italia e l'Inghilterra, potenze indipendenti e reciprocamente amiche non può trattarsi, come egli sembra credere, di licenza rispettivamente chiesta ed accordata; sappia che l'Inghilterra ha visto con occhio favorevole l'impresa nostra, quando occupammo Massaua con lo scopo di provvedere alla quiete e alla sicurezza in quei paraggi; sappia che Ras Alula ha conosciuto le nostre leali intenzioni quando ponemmo

o rafforzammo i presidii irregolari di Sahati e di Uaà unicamente per la protezione delle carovane; sappia che fu ingiustificabile l'aggressione del gennajo scorso, per cui fu sparso sangue cristiano dall'una e dall'altra parte.

Brevi parole, che a questo riguardo figurino nel messaggio della Regina, produrrebbero certo nell'animo del Sovrano abissino profonda ed efficace impressione.

Importa infine, che il Negus conosca le nostre presenti intenzioni. L'Italia ha per sè il buon diritto ed anche la forza. Essa è ben risoluta a procacciarsi, ad ogni costo, la riparazione che le è dovuta. Però, se il Negus desidera di ottenere la pace, convien che egli, mercè l'alta intromissione della Regina Vittoria, chieda a s. M. il Re Umberto le condizioni alle quali la pace gli potrebbe essere accordata.

Intorno a questo punto, che è il più importante, il messaggio della Regina Vittoria dovrebbe essere concepito in modo da non lasciare nell'animo del Negus illusione alcuna, nè intorno al nostro fermo proposito, nè intorno alla via che solo gli rimane per evitare a sè e al suo paese le calamità della guerra. Nè gli varrebbe l'invocare il trattato Hewett, che fu da noi rispettato, come fin da principio dichiarammo, finchè si mantennero normali le nostre relazioni con l'Abissinia, ma che non può certo essere impedimento ai provvedimenti d'ordine militare già da noi presi, ed a quelle ulteriori operazioni che da parte nostra fossero per intraprendersi.

Nel mio telegramma di jeri aggiunsi per debito di lealtà, alcuna avvertenza destinata esclusivamente a confidenziale notizia del Governo britannico. È evidente che il presente tentativo di mediazione non potrebbe indurci a sospendere

o rallentare i preparativi per una nostra azione militare. Tra questi apprestamenti includiamo anche la probabile rioccupazione di Saati. Il Governo britannico stimerà certo naturale che così da noi si proceda.

Essendo inoltre limitata a pochi mesi la stagione propizia per operazioni militari in Abissinia, è del pari manifesto che qualora il tentativo di mediazione non fosse giunto nel prossimo novembre, quanto meno ad una conclusione preliminare, noi dovremmo valerci illimitatamente della nostra libertà d'azione, troppo grave responsabilità essendo la nostra se lasciassimo trascorrere od anche solo di troppo inoltrarsi la favorevole stagione.

La S. V. conosce quanta importanza da noi giustamente si annette a tutto ciò che si riferisce alle nostre cose di Massaua. Non dubito punto che negli officii suoi presso Lord Salisbury, Ella avrà saputo, e saprà spiegare la massima diligenza ed accortezza; di guisa che nulla si negliga bensì che possa condurre ad utile scopo, ma si eviti del pari tutto ciò che possa crearci intempestivi vincoli od impegni.

(l) -I brani fra asterischi sono omessi in LV. (2) -Cfr. n. 3.
6

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1001/168. Londra, 3 agosto 1887, ore 2,20 (per. ore 6,35).

Hier Sir Drummond Wolff a entretenu Salisbury du projet d'un accord secret entre l'Angleterre, l'Italie, l'Autriche-Hongrie et l'Espagne d'une part et la Turquie de l'autre en substitution de la Convention anglo-turque. Cet accord, lequel selon Sir D. Wolff recevrait l'approbation de l'Allemagne, contiendrait sous une autre forme tous les articles de la Convention du 22 mai et ses protocoles et donnerait en outre à la Porte quelque garantie sur le maintien de l'intégrité de l'Empire Ottoman. Salisbury m'a dit avoir répondu à Sir D. Wolff que ce projet était prématuré; que la question égyptienne devrait, pour le moment, rester dans le statu quo et qu'il ne comptait pas s'en occuper avant mois d'octobre. Se référant à notre entretien du 20 juillet, S. S. m'a répété que la principale raison, qui l'empèche de prendre en considération le dit projet était la certitude que la Chambre en apprendrait l'existence et met

trait le Gouvernement en demeure de le publier, ce qui pourrait amener de graves conséquences. V. E. recevra demain rapport (l) contenant plus amples détails sur le projet en question. Je n'ai plus maintenant le moindre doute que l'Ambassadeur d'Allemagne à Londres s'est complètement abstenu de toute démarche en faveur de ce nouveau projet. Hatzfeldt approuverait résolution Salisbury de laisser pour le moment de còté la question égyptienne.

7

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., come estratto, in LV 69, p. 139) (2)

R. CONFIDENZIALE 541. Londra, 3 agosto 1887.

In un colloquio che ebbi ieri col Marchese di Salisbury sulle cose di Bulgaria, il nobile Lord mi disse che egli non si farà mai il • padrino • del Principe di Coburgo, ma che non si opporrà alla scelta del medesimo se tutte le potenze si accordano a volerlo Principe di Bulgaria.

Soggiunse che, sia per la reggenza sia per il trono Bulgaro, l'Inghilterra si opporrà ad una candidatura • troppo russa • come quella del Principe Imeretinski di cui si occupano i giornali.

Avendo chiesto a Lord Salisbury se fossero vere le notizie di un ravvicinamento fra la Russia e l'Inghilterra, egli mi rispose che tali voci non avevano alcun fondamento. Disse che il Governo Inglese aveva visto con soddisfazione il componimento della controversia per la delineazione dei confini Afgani, mediante il recente protocollo di Pietroburgo, ma soggiunse tosto che quel protocollo non aveva tale efficacia da modificare l'atteggiamento dei due Governi (3).

Ebbi l'onore di dare di ciò qualche contezza all'E. V. col mio telegramma d'ieri sera (4). Ella giudicherà se il presente rapporto non debba essere noto a Lei solamente.

8

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4467. Berlino, 3 agosto 1887.

Dans mon entretien avec le Secrétaire d'Etat, j'ai demandé s'il avait quelque indice sur un rapprochement plus complet entre l'Angleterre et la Russie en suite de la signature du protocole relatif à la frontière vers l'Afghanistan.

C'était là un point, m'a-t-il dit, sur lequel il cherchait à s'éclairer par des renseignements moins suspects que ceux qui émanent peut-etre de tel ou tel autre diplomate anglais de l'école de M. Gladstone, et dès lors partisans d'une entente entre la Grande Bretagne et le Gouvernement Russe. Mais jusqu'ici, ainsi que le Comte de Berchem m'en donnait l'assurance, ces bruits n'étaient confirmés par aucun renseignement officiel. Ce rapprochement ne semble exister ni pour les affaires bulgares, ni pour la question d'Egypte surtout que le Cabinet de Londres préfère laisser sommeiller pour quelque temps encore. Et c'est ce qu'il y a en effet de mieux à faire. Le Comte de Hatzfeldt a été instruit dans ce sens (1).

Je me proposais de le télégraphier à V. E.; mais je l'ai jugé superflu après avoir reçu, dans l'après midi, la communication de deux télégrammes du Chargé d'Affaires du Roi à Londres. Il résulte clairement du langage du Marquis de Salisbury que les impressions du Comte de Berchem étaient exactes, notamment en ce qui concerne l'Egypte au sujet de laquelle de nouveaux pourparlers sont ajournés.

(l) -Cfr. n. 2. (2) -Il testo di LV è il seguente: • In un colloquio che ebbi ieri col marchese di Salisburysulle cose di Bulgaria il nobile Lord mi disse che egli non si opporrà alla scelta del principedi Coburgo, se tutte le potenze si concordano a volerlo principe di Bulgaria». (3) -In senso analogo si espresse il Salisbury con l'ambasciatore tedesco, Hatzfeldt (Die Grosse po!itik der Eumpiiischen Kabinette 1871-1914. Si veda G.P., vol. IV, n. 907, Hatzfeldt a Bismarck, Londra, 3 agosto 1887, n. 257 segreto). (4) -Non pubblicato.
9

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 348. Pietroburgo, 4 agosto 1887.

Col mio telegramma di ieri n. 12 (2), credetti dovere mio di richiamare l'attenzione dell'E. V. sopra il modo, col quale l'ufficioso Journal de S. Pétersbourg espresse il suo giudizio a riguardo della lettera dal Pontefice diretta al Segretario di Stato Cardinale Rampolla.

Allorchè or sono due giorni fui a visitare, secondo il consueto, il Signor de Giers, questi mi fece cenno dell'articolo, a cui alludo, apparso nel numero di ieri del su-citato giornale; e sul proposito mi disse: che dopo avere scambiato alcune idee generali, sull'assunto, col Signor Horn, direttore di quel periodico, ed Ungherese d'origine, lo lasciò libero di esprimersi come meglio gli sembrasse sulle allusioni, che nella lettera Pontificale sono fatte alla Chiesa Greca e Russa. Indico queste circostanze per viemeglio precisare il grado d'importanza, che si può attribuire alle manifestazioni del governo Russo intorno al carattere, sempre poco cordiale, che offrono i suoi rapporti colla Santa Sede.

Volevasi da taluno che in questi ultimi tempi si fossero ripresi i negoziati

tra il Governo Imperiale ed il Vaticano per mezzo di un agente segreto, di nazio

nalità Italiana, allo scopo di avviare dei rapporti più corretti che per lo passato;

ma da quanto mi fu concesso rilevare dalle parole del Signor de Giers, confer

mate dagli apprezzamenti del giornale ufficioso, parmi dovere indurre che per

parte della Russia non v'ha veruna inclinazione per un accordo sulle questioni tuttavia pendenti.

Respinse innanzi tutto il Signor de Giers in modo assoluto che, sia in Grecia, sia in Russia, si scorga il benchè leggiero sintomo, il quale permetta solo di credere che possa venire un tempo in cui scompaja lo scisma tra la Chiesa Orientale e la Romana. Giammai la prima rinuncierà al principio che la domina, cioè che solo nel concilio risiede il supremo potere ecclesiastico.

Ciò che poi mantiene il Governo Imperiale avverso alla Santa Sede, si è il contegno del clero Cattolico in Russia, il quale presso che tutto, si recluta nell'elemento Polacco, elemento ostilissimo allo stato di cose qui dominante; nè il governo Imperiale poté giammai ottenere che dal Vaticano escissero serie esortazioni per indurre il clero cattolico ad atteggiamento più conciliante.

Debbo per ultimo avvertire che il clero Cattolico escito nella sua massima parte dalle sfere più umili della popolazione, non si distingue per veruna speciale virtù, ma pecca di avidità, di fanatismo e di ignoranza, coprendosi ipocritamente col manto di un ascetico patriottismo.

(l) -Si veda p. 7. nota 3. (2) -Non pubblicato.
10

IL MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

(Ed., in traduzione, in F. CRISPI, Politica interna, Diario e Documenti, a cura di T. PALAMENGHI-CRISPI, Milano, 1924, p. 187)

T. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 6 agosto 1887 (1).

Déchiffrez vous-meme. Conseil des Ministres appréciant patriotisme, études, longue expérience de

V. E. vient de me charger de vous prier d'entrer dans le nouveau Cabinet. S. M. le Roi a accueilli le conseil des Ministres avec la plus grande faveur et il serait satisfait si vous acceptiez ètre son Ministre des Affaires Etrangères. Je vous prie de me faire connaitre votre résolution. Télégraphiez moi au Ministère de l'Intérieur.

11

UMBERTO I ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATISSIMO S. N. (2) Roma, 7 agosto 1887.

J'ai signé aujourd'hui le décret qui nomme le Ministre de l'Intérieur Crispi Président du Conseil. La disposition de tous les hommes qui ont siégé avec plus d'autorité dans les conseils de mon père, et la situation parlementaire laissée

par Depretis ont rendu indispensable cette nomination qui s'impose aussi pour des considérations régionales que vous comprendrez facilement. Mais au commencement de cette nouvelle ère et pour procéder avec sùreté et hardiesse, il m'est nécessaire le concours de toutes les anciennes amitiés dont le passé est une garantie non seulement de dévouement et de patriotisme mais aussi d'expérience dans les affaires d'ét,at. J'ai obtenu des ministres Saracco et Brin cette preuve d'abnégation et d'affection sincère. Maintenant c'est à votre dévouement que je fais appel. Le Conseil des Ministres a été unanime dans la décision de demander le concours de la haute sagesse et de l'expérience de V. E., et le Président du Conseil, qui comme vous savez, est homme de talent et de creur a exprimé les plus vifs éloges à votre égard et les plus chaleureux désirs d'obtenir réponse favorable à la dépeche qu'il vous a adressée (l) aussi en mon nom. A tout cas j'ajouterai de ma part que votre réputation donne une forte garantie à l'Europe sur la politique de notre pays et faci1itera cette conquete du temps qui est encore bien nécessaire à l'Italie pour ... (2) position ... (2) important dans le concert Européen. Je comprends que je viens vous demander un sacrifice très grave et que votre décision sera perplexe d'autant plus en considération de ce qui est arrivé à votre prédécesseur dans l'Ambassade de Vienne, mais c'est précisément parce que le sacrifice n'est pas commun que j'espère de l'obtenir d'un homme hors ligne tel que vous, ni d'autre part vous ne devez pas vous préoccuper de ce

qui est arrivé au Général de Robilant, d'abord parce que la situation parlementaire imposée par le Général meme est aujourd'hui améliorée; en outre votre position personnelle est bien meilleure de celle du Général et enfin tout en considérant qu'on ne manquera pas l'occasion de rendre justice aussi au Général, vous pourrez dès à présent, en acceptant de faire part,ie du Cabinet, imposer vos conditions. J'ai pleine confiance que vous ne répondrez pas par un refus et de réserver vos décisions aux premiers jours du mois prochain après que vous aurez une entrevue avec moi à Monza.

(l) -Erroneamente la copia conservata fra i documenti riservatissimi dell'Ambasciata di \Fienna porta la data del 16 agosto; nel testo pubblicato in F. CRISPI, Politica interna, cit., il telegramma è datato 7 agosto 1887. (2) -A questo telegramma fa riferimento F. CHABOD, Storia della politica estera italiana, vol. I, Le premesse, Bari, 1951, p. 612, nota 2.
12

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALLE AMBASCIATE E LEGAZIONI IN EUROPA E ALLE AGENZIE POLITICHE

T. 606. Roma, 7 agosto 1887, ore 18,20 (3).

Le Roi n'a pas accepté démission du Cabinet. Les ministres actuels restent en gharge. S. M. a daigné me confier présidence me confirmant dans l'intérim des affaires étrangères.

{l) Cfr. n. 10.

(2) -Gruppo indecifrato. (3) -Analoga comunicazione fu fatta con telegramma n. 607 alle Legazioni in America e in Asia.
13

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALLE SEI AMBASCIATE (1), AI MINISTRI A MADRID, MAFFEI, AD ATENE, CURTOPASSI E A BUCAREST, TORNIELLI

T. 608. Roma, 7 agosto 1887, ore 21,30.

Prenant direction des affaires étrangères, je tiens à marquer ma ferme intention continuer la politique de paix et de conservation qui caractérise l'oeuvre de l'Italie dans le concert européen. Notre situation, nos intentions sont connues. Les Cabinets ayant un programme identique savent qu'ils peuvent compter sur notre concours loyal et efficace.

14

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. 255/77. Roma, 7 agosto 1887.

L'incaricato d'Affari Britannico a Roma, con nota testè direttami, e di conformità alle istruzioni avute dal marchese di Salisbury, mi ha trasmesso copia di un dispaccio in cui Sir H. Drummond Wolff informava Sua Signoria, prima di lasciar Terapia, come, durante i negoziati per la convenzione anglo-turca relativa all'Egitto, egli avesse sempre trovato, presso gli ambasciatori d'Italia, di Germania e d'Austria-Ungheria, la massima cortesia, ed invariato appoggio. Onde sia che il Governo della Regina presentasse a quello del Re dei ringraziamenti per la cooperazione prestata dai detti Rappresentanti nelle importanti trattative di cui Sir H. D. Wolff era stato incaricato. Compiacendomi oltre ogni dire che l'opera del Rappresentante di Sua Maestà, in armonia ai sentimenti di simpatia ed amicizia felicemente esistenti fra i due paesi, sia stata apprezzata dal Governo britannico, aggiunsi, nella mia risposta al signor Kennedy, che, adoperandosi, mercè le istruzioni ricevute dal R. Governo, per la riuscita della missione \Volff, l'E. V. (il regio ambasciatore) ha fatto cosa consona, non solo alla nostra costante ed intima amicizia verso l'Inghilterra, ma altresì conforme, secondo il nostro fermo convincimento, all'interesse comune dei due paesi e propizia alla causa della pace, a cui i nostri sforzi sono, in ogni occasione, consacrati.

(l) Le sei ambasciate cui accenna l'indirizzo del telegramma sono quelle di Londra, Parigi, Berlino, Vienna, Pietroburgo, Costantinopoli.

15

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4469. Berlino, 7 agosto 1887.

Je me réfère à mon télégramme d'hier (1). Au cours de la visite que je lui faisais hier, le Secrétaire d'Etat ad interim m'a dit que l'ambassadeur de Turquie venait de donner lecture d'une circulaire de Sai:d pacha, visant, entre autres, à engager les différents cabinets à exercer une pression sur le prince Ferdinand de Cobourg, pour le dissuader de se rendre en Bulgarie.

Le comte de Berchem a répondu verbalement que le cabinet de Berlin persévérerait dans son abstention de tout conseil à Son Altesse, à propos d'une élection dont il se désintéressait complètement; que l'ambassadeur d'Allemagne à Vienne s'était tenu et continuerait à se tenir sur la mème réserve, et que, si le prince se décidait à partir à ses risques et périls, ce serait, aux yeux du gouvernement impérial, l'acte d'un simple particulier, acte sur lequel on n'avait ici à exercer ni contròle, ni influence quelconque.

J'apprenais aussi au département des relations extérieures que, déjà avant son départ de Constantinople, M. Nelidow avait pu se convaincre que l'idée d'une conférence pour les affaires bulgares ne rencontrerait pas l'unanimité des suffrages des puissances. La Russie surtout ne serait pas en humeur d'y consentir. Elle n'a jusqu'ici aucunement modifié son point de vue, et maintient la politique qu'elle a constamment suivie depuis le commencement de la crise. Si, dans ces conditions, la Sublime Porte a un instant caressé l'idée d'une conférence, c'était au moins un peu nalf de sa part. Il n'y a donc rien à faire pour le moment pour cette question. Il en est de mème, selon l'avis du comte de Berchem, pour celle d'Egypte. Toutes les combinaisons mises en avant sur ce dernier point sont prématurées, sans compter qu'elles produisent quelque confusion dans les esprits.

16

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, A UMBERTO I

T. RISERVATISSIMO S. N. (2). Vienna, 8 agosto 1887.

Je suis touché plus que je ne saurais le dire des paroles si bienveillantes que V. M. a daigné m'adresser par son télégramme d'hier (3). Rien ne me serait plus agréable que de me rendre aux désirs de V. M. si j'avais la conviction que cela put ètre utile à son service et au bien du pays. Mais je n'ai ni les qualités, ni le tempérament, ni la position nécessaire pour faire un bon Ministre des affaires étrangères. Je n'ai pas de base parlementaire et je suis trop vieux pour

essayer d'en acquérir une. Je prie le Roi de ne pas exiger de moi ce que je ne sais pas faire. V. M. ne peut pas douter de mon dévouement. La meilleure preuve que je puisse lui en donner en cette occasion c'est de récuser très respectueusement, mais bien sérieusement la charge qu'Elle voudrait m'imposer.

(l) -Non pubblicato. (2) -Di questo telegramma riporta una frase F. CHABOD, op. cit., p. 612, nota 2. (3) -Cfr. n. 11.
17

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1034. Londra, 8 agosto 1887, ore 10,40 (per. ore 12).

Bien que Salisbury n'ait jamais douté des intentions du Gouvernement du Roi d'entreprendre une action militaire contre l'Abyssinie dans le cas, où le Négus ne demandait pas la paix et ne se soumettait pas à nos conditions, j'ai fait part de nouveau à Sa Seigneurie de la ferme détermination de V. E. à cet égard.

J'espère d'etre à meme de télégraphier demain soir à V. E. le texte, ou tout au moins, la substance de la lettre de la Reine au Négus. Dès le commencement des négociations mon but a été d'obtenir communication de ce texte, vu que au besoin V. E. pourrait m'indiquer les modifications qu'elle aimerait y voir introduites. Toutefois, j'ai lieu de croire que la lettre de la Reine sera satisfaisante. Autant que je sache, dans cette lettre il ne s'agira que de notre différend et il ne sera touché à d'autres questions. Il parait, d'ailleurs, que Salisbury aurait été induit en erreur par Lord Napier, en m'assurant que l'Angleterre avait pris des engagements en 1869 avec le Négus. Il est vrai que ce dernier camme prince Kassa du Tigré avait preté son appui à l'expédition anglaise en Abyssinie; mais le résultat des recherches faites au Foreign Office a été • que l'Angleterre avait des obligations avec le Négus, vagues, aucun engagement •. Je dois dès à présent prévenir V. E. que dans l'intéret meme du Gouvernement du Roi, Salisbury ne désire pas qu'on puisse un jour constater qu'il m'a donné communication de la lettre de la Reine. Il devra par conséquent résulter que j'en ai eu connaissance à l'insu de Sa Seigneurie.

18

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATISSIMO S. N. Vienna, 8 agosto 1887.

Déchiffrez vous mème.

Je vous remercie et je remercie le Conseil des Ministres, de la marque de confiance que vous venez de me donner en me proposant d'entrer dans le Cabinet. Le :i1oi vient dè m'envoyer à ce sujet un télégramme dont je l'ai remercié tout en lui exposant avec une fermeté respectueuse les raisons qui s'opposent à ce que je me rende à ses désirs et aux votres. Mème si j'avais les qualités que je n'ai pas pour faire un bon Ministre des affaires étrangères, il me rnanquerait toujours pour cela la base parlementaire que je crois indispensable. Je suis trop vieux pour essayer de m'en faire une. Le pays ne veut plus des Ministres commandés et il a raison. Je ne serais pas une force pour le Cabinet. Ne croyez pas qu'en vous parlant ainsi j'obéisse à des préoccupations personnelles ou que je sois effrayé par l'exemple de Robilant. Je ne fuis pas les risques personnels, mais je n'aime pas les courir inutilement aux dépens des intérèts de mon pays. Je vous donnerai une collaboration dévouée, si elle vous convient, dans les places que je crois savoir occuper et auxquelles ma longue expérience me rend peut-etre plus apte qu'un autre, mais n'exigez pas de moi ce que je ne sais pas faire (1). Or je ne sais pas faire le Ministre et l'époque d'incertitude que nous traversons ne se prete pas aux expériences chanseuses. Vous n'avez pas le droit d'en faire. Je parle à un homme résolu. J'espère qu'il ne me fera le tort de penser que ce langage puisse émaner d'une volonté moins résolue.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, BLANC, A PIETROBURGO, GREPPI, A VIENNA, NIGRA, AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, A PARIGI, RESSMANN, AL MINISTRO A BUCAREST, TORNIELLI E AL CONSOLE GENERALE A SOFIA, GERBAIX DE SONNAZ

(Ed. in F. CRISPI, Politica estera, a cura di T. PALAMENGHI-CRISPI, Milano, 1912, pp. 144-145)

D. 179 bis/2486 bis (2). Roma, 8 agosto 1887.

Nel prendere la direzione degli affari esteri, tengo a manifestarle il mio fermo intendimento di continuare la politica di pace e di conservazione che nel concerto europeo caratterizza l'opera dell'Italia.

Conforme a tale intendimento è l'atteggiamento che intendiamo prendere nella questione bulgara, nella nuova fase in cui sembra che entri per l'annunciato imminente arrivo del principe di Coburgo in Bulgaria. Non abbiamo predilezione personale per questo piuttosto che per altro Principe; ma il principe Ferdinando, per il fatto della sua elezione, rappresenta agli occhi nostri, sino a prova contraria, l'espressione della volontà del popolo bulgaro. L'Italia politicamente costituitasi coi plebisciti, non può disconoscere l'alto valore di quella manifestazione, con cui è stato soddisfatto alla prima ed alla più importante, per noi, delle tre condizioni poste dall'art. 3 del trattato di Berlino.

Convinto essere dell'interesse generale che la questione bulgara, minaccia permanente per la pace europea, venga risolta quanto più presto possibile, il regio governo si è sempre dichiarato pronto ad adoperarsi per il successo di qualsiasi combinazione la quale, sulla base dei trattati e del rispetto della volontà delle popolazioni, potesse assicurare un governo stabile alla nazione bulgara.

Ora, l'avvenuta elezione del principe di Coburgo, che rappresenta per noi un principio di soluzione, ci sembra appunto una combinazione che, favorita dal buon volere delle potenze, varrebbe, mantenendo fisse le due basi suddette, a conseguire l'intento. Ad essa dunque dobbiamo desiderare che le potenze, le quali hanno con noi comunità di fine e d'intendimenti pacifici, prestino, come siamo disposti a prestarlo noi stessi, un volenteroso appoggio morale.

(l) -La frase • n'exigez pas de moi ce que je ne sais pas faire • è riprodotta da F. CHABOD, opera e loco cit. (2) -Il numero di protocollo riportato è quello del dispaccio inviato a Berlino. Sono omessi quelli dei dispacci alle altre sedi.
20

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 69, pp. 139-140)

R. 240. Vienna, 8 agosto 1887.

Ho appreso* dalla bocca stessa del Conte Kalnoky * (l) che jeri l'altro l'Ambasciatore di Turchia qui residente è venuto a pregarlo, a nome della Sublime Porta, d'interporre i suoi buoni officii presso il Principe Ferdinando di Coburgo affinchè questi rinunciasse a recarsi in Bulgaria senza avere previamente ottenuta l'approvazione della sua elezione dal Sultano e dalle Potenze. Il Conte Kalnoky rispose a Sadullah Pascià che consentiva a far conoscere al Principe Ferdinando questo passo fatto dal Governo Ottomano; il che egli fece con lettera di jeri. Il Conte Kalnoky non mi disse se a questa notificazione egli abbia aggiunto i suoi consigli nel senso desiderato dalla Sublime Porta. Ma so che questo Ministro non cessò mai dallo sconsigliare il Principe Ferdinando d'andare in Bulgaria senza l'assenso della Porta e delle Potenze in conformità del trattato di Berlino.

Il Conte K;:Hnoky, nel parteciparmi quanto sopra, non mi .celò che, secondo ogni probabilità, il Principe Ferdinando non terrà conto di questi desiderii e consigli della Porta, e suoi, e che partirà per la Bulgaria fra breve, e forse anche subito. Il Ministro Imperiale (2) a questa occasione non mancò di ripetermi che l'elezione del Principe Ferdinando non solo non fu suggerita nè appoggiata dal Governo Austro-Ungarico, ma che anzi egli stesso, nei colloqui che ebbe ben prima dell'elezione col Principe, non cessò mai dal consigliarlo di non permettere che la sua candidatura fosse messa innanzi. Ora però, al punto in cui sono giunte le cose in Bulgaria, in presenza dell'agitazione che vi regna nell'aspettazione dell'arrivo del Principe eletto, e nella previsione degli eventi che potrebbero succedere colà, se questa aspettazione fosse delusa, H Conte Kalnoky si fa la domanda se non sia meglio per avventura che si verifichi il minore dei mali, che sarebbe appunto l'arrivo del Principe Ferdinando in Bulgaria.

Questi intanto ha già da parecchi giorni inviata al Ministero I. e R. della Guerra la sua dimissione da ufficiale di riserva nell'esercito Austro-Ungarico. Ho poi chiesto al Conte Kalnoky quali istruzioni avesse impartito agli agenti consolari e diplomatici austro-ungarici in Bulgaria nella previsione del prossimo

arrivo del Principe. Egli mi disse d'aver loro ordinato d'astenersi dall'assistere a qualsiasi funzione o ricevimento pubblico in forma ufficiale, giacchè il Principe Ferdinando non trovandosi in Bulgaria nelle condizioni determinate dal trattato di Berlino, non è riconosciuto, finora almeno, come Principe di Bulgaria dal Governo austro-ungarico.

Secondo le istruzioni ricevute da Vienna, i detti Agenti Austro-Ungarici continueranno a mantenere col Governo * di fatto o~< (l) le relazioni finora avute. Ma non si comprometteranno in nessun fatto, in nessuna dimostrazione (2) le future decisioni del Governo I. e R.

* Di tutto ciò ho dato subito notizia a V. E. coi miei telegrammi d'oggi* (3) (4).

(l) -• dal conte Krunoky • LV. (2) -c e Reale • aggiunto in LV.
21

UMBERTO I AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Deputazione Siciliana Storia Patria -17, 145, 6)

T. S. N. Monza, 9 agosto 1887.

La ringrazio del suo telegramma che mi giunse nel tempo stesso in cui mi arrivò risposta di Nigra, al quale avevo telegrafato direttamente sperando di indurlo ad accettare ma Nigra ha risposto negativamente. Pure a me pare e perchè Ella possa giudicare meglio delle sue intenzioni dispongo che le venga spedito copia della risposta a me fatta. Approvo pienamente le insistenze che Ella gli ha rivolto ed in attesa delle comunicazioni che mi annunzia e di quelle che potranno venire in seguito alla sua replica le stringo con amicizia la mano.

22

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

(MCR -Carte Crispi -662, l, 4)

T. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 9 agosto 1887.

Déchiffrez vous meme.

J'ai reçu votre télégramme (5) et je regrette beaucoup votre résolution.

Le Parlement, avant de se proroger, a manifesté plusieurs fois son entière confiance dans le Ministère et aucun fait nouveau ne s'est produit pour nous démontrer que cette confiance ait diminué.

Par conséquent, je crois que V. E. trouverait l'accueil le plus (l) favorable de la part des deux Chambres. Je me permets donc de vous renouveler, au nom méme (2) de mes collègues, la prière que je vous ai adressé par mon télégramme précédent (3).

(l) -«Esistente • LV. (2) -« Che possa pregiudicare » aggiunto in LV. (3) -Omesso in LV. (4) -• Ringraziare. La domanda otto:nana fatta anche a Berlino, non fu fatta a Roma. Notare l'identità assoluta, senza previo concerto, delle istruzioni impartite dai due Gabinetti, di Roma e di Vienna, ai rispettivi agenti in Bulgaria, in vista delì'arrivo colà del Principe Ferdinando. 12 agosto 1887. Malvano » (annotazione nel documento). (5) -Cfr. n. 18.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE GENERALE A SOFIA, GERBAIX DE SONNAZ

(Ed., in traduzione, in LV 69, pp. 138-139)

T. 615 (4). Roma, 9 agosto 1887, ore 19,30.

*Une reconnaissance formelle du Prince Ferdinand camme Prince de Bulgarie, n'est évidemment possible de notre part, qu'après constatation qu'il représente effectivement la volonté des populations et après régularisation de sa position conformément au Traité de Berlin * (5). Vous devez dane, ainsi que les fonctionnaires à votre dépendance vous abstenir de tout acte impliquant

* la reconnaissance * (6) du Prince, * visites et réceptions officiels, fonctions et cérémonies publiques etc. * (7) vous limitant * ainsi que vos subordonnés * (7), à user envers Son Altesse de tous les égards dus * à sa position de Prince appartenant à une famille régnante en Allemagne * (8). Vous étes d'autre part autorisé à continuer avec le nouveau Gouvernement princier les rapports de fait que vous n'avez cessé d'entretenir avec les différents Gouvernements qui se sont succédés en Bulgarie depuis les derniers événements.

Veuillez faire part confidentiellement de ces intentions * à MM. Carpani, Mazza et Assereto * (9).

Veuillez également au moment opportun, et pour nous épargner mutuellement des incidents désagréables, ne pas cacher au Ministre des Affaires Etrangères en charge le sens de vos instructions.

24

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 617. Roma, 9 agosto 1887, ore 19,45.

Merci de votre télégramme d'hier soir (10) concernant la médiation. J'attendrai le texte de la lettre de la Reine ne doutant pas qu'elle exprime fidèlement

« très », p. -146. (lO) Cfr. n. 17.

et avec amitié les idées que nous avons suggérées à Lord Salisbury. Il demeure cependant entendu que c'est en vaie indirecte que nous serons censés avoir pu nous procurer cette pièce et que la lettre de la Reine conserve le caractère d'une démarche spontanée de la part du Gouvernement anglais.

(l) Nella copia conservata fra i documenti riservatissimi dell'Ambasciata di Vienna:

(2) -Questa parola non si riscontra nella copia fattane dal Nigra. (3) -Cfr. n. 10. (4) -Contemporaneamente il telegramma veniva portato a conoscenza dei RR. Rappresentanti a Parigi, Londra, Berlino, Vienna, Pietroburgo e Costantinopoli. (5) -Il brano fra asterischi è riportato, in traduzione, in F. CRrSPr, politica estera, cit., (6) -« Formale riconoscimento • LV. (7) -Omesso in LV. (8) -• A principi appartenenti a famiglie di alto e rispettabile lignaggio • LV. (9) -c Ai vice consoli dipendenti» LV.
25

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. CONFIDENZIALE 376/352. Roma, 9 agosto 1887.

Desidero, in questo dispaccio confidenziale, chiarire, in forma ancor più precisa, il pensiero espresso nell'altro mio dispaccio d'oggi (1).

Dal colloquio che Vostra Signoria ebbe con Lord Salisbury il 20 luglio u. s. e che Ella riferì col rapporto del giorno successivo, si trae in modo assai evidente essere animo di Sua Signoria che, quando la questione egiziana debba essere ripresa, la si abbia a riprendere in connessione con l'intero problema orientale, di cui è parte integrante. Quali sono, a questo riguardo, i concetti, quali gli intendimenti del ministro britannico? In quali termini dovrebbe, a suo avviso, provvedersi concretamente, sia ad un assetto delle cose d'Egitto, sia in genere e sopratutto alla soluzione della questione orientale? Benchè non manchino le contingenze, ancora incerte, a cui le definitive deliberazioni di cojesto Gabinetto dovranno di necessità subordinarsi, è impossibile che già Lord Salisbury non abbia, almeno nelle linee generali, divisamenti e progetti che ci importerebbe conoscere.

Vorrei che Ella ponesse sollecitamente il quesito a Lord Salisbury. Non è vana curiosità quella che ci muove; sibbene il desiderio di apprestarci, mediante scambio di ·COnfidenziali comunicazioni, in guisa che, nel momento opportuno, possa meglio riuscire efficace, all'Inghilterra stessa, la nostra disinteressata cooperazione.

Ben sa Lord Salisbury che, nella questione del Mediterraneo come pure nell'intera questione d'Oriente, il nostro programma coincide perfettamente col programma del governo britannico, e che da noi non può venirgli che aiuto, ed ogni maniera di agevolezze, nell'attuazione del compito comune.

26

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. 378/355. Roma, 9 agosto 1887.

Come la S. V. mi riferisce con rapporto 3 agosto, n. 4 (1), serie confidenziale, Lord Salisbury si proponeva di fare, senza indugio, compilare la lettera della

Regina al Negus in conformità dei desiderii del R. Governo. La lettera ci sarà comunicata prima di essere spedita.

Voglia ringraziare vivamente Sua Signoria per la benevolenza e la schietta amicizia dimostrataci in questa circostanza. Non dubitiamo punto che i concetti da noi messi innanzi troveranno nella lettera della Regina Vittoria opportuna ed efficace espressione. Nondimeno, abbiamo in grande pregio la promessa dl darcene anticipata comunicazione. Non abbiamo bisogno di aggiungere che, per quanto da noi dipende, le maggiori agevolezze saranno procacciate per la sicura e pronta spedizione della lettera.

Il rapporto di Lei allude a due osservazioni di Lord Salisbury. Di quella concernente supposti impegni che l'Inghilterra avrebbe assunto fino dal 1869 verso il Negus, quando questi era Principe del Tigré, non occorre più occuparci, un posteriore telegramma (l) di Lei avendomi fatto conoscere che le ricerche fatte presso il Foreign Office hanno escluso la esistenza di simili impegni. Rimane solo quella concernente la questione di sovranità territoriale a Massaua. Intendiamo bene la riserva in cui Lord Salisbury desidera mantenersi su questo punto. Però il Gabinetto britannico sa che, se il R. Governo si accinse all'impresa di Massaua si fu in seguito alla duplice notizia che gli egiziani stavano per sgombrare la piazza, e la Sublime Porta, invitata a presidiarla, non rispose all'invito.

Questa circostanza costituisce, per la nostra occupazione a Massaua, un titolo del quale non si potrebbe eventualmente disconoscere l'efficacia.

(l) Non pubblicato.

27

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., in traduzione, in LV 60, pp. 147-148 e in F. CRISPI, La prima guerra, cit., pp. 29-30)

T. 1041. Londra, 10 agosto 1887, ore 0,30 (per. ore 5,35).

J'ai l'honneur de transmettre traduction de la lettre de la Reine au Négus,

* dont j'ai pris moi-méme copie aujourd'hui • (2). * J'ai du, toutefois, sur le désir de Lord Salisbury, introduire dans la copie de légers changements de mots n'altérant pas le sens de la pièce • (3).

Après l es compliments d'usage:

• Nous regrettons beaucoup que vous avez eu des disputes avec les ltaliens qui sont une nation très puissante avec de bonnes et amicales intentions. Quand premièrement ils sont allés à Massaua, ils ont entrepris de maintenir et observer les engagements que nous avions fait avec vous dans le traité négocié par Hewett relativement à la liberté de commerce. Lorsque vous vous etes plaint que ces engagements n'étaient pas entièrement remplis, nous avons envoyé M. Harrison Smith pour s'enquérir comment le malentendu avait surgi, et nous

6 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

avons esperé, qu'après l'avoir vu, vos relations avec les Italiens seraient amicales, et que votre différend ce serait arrangé à l'amiable. Nous avions aussi l'intention d'envoyer un agent à Massaua pour veiller sur la liberté du commerce. Votre général Ras Alula s'est mépris sur les intentions des Italiens qui avaient établi des postes à Sahati et Uaà pour la protection des caravanes et non pas pour envahir l'Abyssinie. Ainsi Ras Alula a attaqué les Italiens injustement et il y a eu guerre entre vous et eux. Les Italiens déclarent qu'ils ne seront pas satisfaits à moins de recevoir réparation pour l'attaque qui leur a été faite et sont tout à fait résolus de continuer la guerre; ils sont une nation très puissante; mais si vous désirez la paix nous leur demanderons sur quelles conditions ils seraient disposés à la faire, et nous tàcherons de vous aider pour arriver à un arrangement •.

Suivent les compliments.

* Je suis obligé de répéter à V. E. que cette lettre m'a été communiquée personnellement avec réserve. J'ai déclaré à plusieurs reprises que je n'avais aucune instruction de mon Gouvernement de la demander. La lettre sera expédiée dans quelques jours au Caire, et de là en Abyssinie. Salisbury m'a dit aujourd'hui que si la guerre éclatait entre l'Italie et l'Abyssinie, ce serait un malheur pour l'Europe entière * (1).

(l) -Cfr. n. 17. (2) -« Di cui lord Salisbury si è compiaciuto darmi comunicazione • LV. (3) -Omesso in LV.
28

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 619. Roma, 10 agosto 1887, ore 20.

La lettre de la Reine Victoria au Négus parait cadrer avec la situation. Veuillez renouveler à Lord Salisbury nos meilleurs remerciements. Si Sa Seigneurie croit que notre Commandement à Massaua peut accorder des facilités pour la transmission de la lettre Royale, je suis pret à télégraphier à Saletta là-dessus telles instructions qui lui paraitraient opportunes.

29

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATISSIMO S. N. Vienna, 10 agosto 1887.

Je remercie V. E. et le Conseil des Ministres. Je sens tout le prix du désir que vous m'exprimez en son nom et au vòtre. Rien ne me serait plus agréable que de m'y rendre si je pouvais le faire en conscience. Mais je connais mieux que personne mes aptitudes et mes forces, et j'ai le vif regret de ne pouvoir accepter.

(l) Il brano fra asterischi è omesso in LV.

30

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 10 agosto 1887.

Déchiffrez vous meme.

Votre télégramme d'avant-hier (l) m'informait que j'aura,is en vous un collaborateur dévoué. Je n'en doutais pas; mais je désirais de vous avoir moins loin. Je vous exprime encore une fois mes plus vifs regrets et ceux de mes collègues.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

(MCR -Carte Crispi -662, l, 6; ed. in Carteggi politici inediti di F. Crispi (1860-1900), Roma, 1912, pp. 410-411)

L. P. Roma, 10 agosto 1887.

Sire!

Accniudo le copie dei ciue telegrammi (2) fattimi dal Conte Nigra.

Siccome dissi a V. M. nel mio dispaccio del 9 (3) dopo ricevuta la risposta negativa del nostro Ambasciatore a Vienna, gli telegrafai insistendo perchè egli avesse voluto accettare l'invito di entrare nel gabinetto. Il Nigra nella sua prima risposta temeva che gli mancasse la base parlamentare e che non avrebbe avuto tempo di farsela.

Scrissi che dalle ultime deliberazioni del Senato e della Camera dopo parecchie votazioni appariva evidente che noi godevamo la fiducia della rappresentanza nazionale e che dopo la proroga nulla ci induceva a credere che quella fiducia ci fosse venuta meno.

Essendoci mancato il Nigra io non saprei a chi rivolgermi per ora e parmi siamo costretti ad attendere che una designazione ci venga dal Parlamento. Questo stato a me pesa grandemente e per la grave responsabilità e per l'ingente lavoro.

I due Ministeri mi assorbono tutta la giornata e temo di non bastare e sopra tutto di non potere adempiere, siccome vorrei, al doppio e difficile ufficio. Mi conforta il pensiero che V. M. saprà continuarmi la Sua alta fiducia e

che saprà compatirmi.

(l) -Cfr. n. 18. (2) -Cfr. nn. 18 e 29. (3) -Non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., parzialmente, in LV 69, p. 147)

R. 242. Vienna, 10 agosto 1887.

La partenza del Principe Ferdinando di Coburgo per la Bulgaria era tenuta da parecchi giorni non solo come probabile, ma come ineluttabile. Di fatti jeri sera S. A. partì da Vienna in stretto incognito per la via di Pest-Orsowa, e deve giungere stanotte in quest'ultima città. Il suo seguito, e il Sig. Natschewitsch l'avevano preceduto, e devono ricongiungersi con lui per via prima di arrivare sul suolo Bulgaro.

Il Conte Kalnoky, che vidi jeri, mi assicurò ·che nel partecipare per iscritto al Principe Ferdinando le esortazioni. della Sublime Porta perchè rinunziasse a recarsi in Bulgaria, egli aveva aggiunto i suoi propri consigli nel medesimo senso, conformi del resto a quelli che l'Imperatore Francesco Giuseppe ed egli stesso non avevano mai cessato di dargli prima e dopo l'elezione. Di questa condotta del Gabinetto di Vienna * fu pienamente informato il Governo Russo* (1). *Ma sarà assai difficile il persuadere il pubblico, non solo in Russia, ma anche altrove, che il Gabinetto di Vienna abbia fatto tutto ciò che era in suo potere di fare per dissuadere il Principe Ferdinando dal tentare questa avventura. E di questa tendenza di una parte della pubblica opinione in Europa, il Conte Kalnoky si rende perfettamente conto. Perciò appunto egli prescrisse rigorosamente agli Agenti Austro-Ungarici in Bulgaria d'astenersi da prender parte o assistere in forma ufficiale a qualsiasi funzione, cerimonia, ricevimento, etc., all'occasione dell'arrivo del Principe Ferdinando e anche dopo, limitandosi a continuare le relazioni col Governo stabilito, come fu fatto finora * (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A VIENNA, NIGRA, A PARIGI, MENABREA, A BERLINO, DE LAUNAY, A PIETROBURGO, GREPPI, A COSTANTINOPOLI, BLANC, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI E AL CONSOLE GENERALE A SOFIA, GERBAIX DE SONNAZ

T. 620. Roma, 11 agosto 1887, ore 23,30 (3).

Le Chargé d'Affaires de Russie est venu me faire la communication suivante. Le Gouvernement Impérial n'a pas reconnu la validité de l'élection Cobourg. Le Prince ayant voulu venir prendre les indications de l'Empereur avant

decisioni dei vari governi.

de se rendre en Bulgarie, S. M. lui a fait savoir que son voyage en Bulgarie ne serait pas justifié. S. A. ayant maintenant, malgré les conseils de la plupart des grandes puissances, cru pouvoir se rendre en Bulgarie, le Gouvernement Impérial se voit obligé de déclarer que la Russie ne saurait admettre ni la validité de l'élection du Prince, ni la légalité de son apparition en Bulgarie pour se mettre à la tete du Gouvernement. La Russie fait appel aux autres puissances, espérant ne pas etre seule à exiger le respect du Traité de Berlin et à ne pas tolérer cette infraction flagrante du Traité. J'ai répondu que j'allais me mettre là-dessus en communication avec les autres Cabinets et que, d'ailleurs, le Gouvernement du Roi, en ce qui le concerne, n'avait jamais cessé de considérer le Traité de Berlin camme devant etre la base nécessaire pour la solution de la crise bulgare.

(Meno Pietroburgo e Sofia). Veuillez me télégraphier au sujet de la présente démarche russe, l'impression et la réponse du Cabinet auprès duquel vous etes accrédité (1).

(l) -« Ha pur dovuto essere infc.rmnto il governo russo • LV. (2) -Omesso in LV. (3) -Nel registro dei telegrammi relativi alla Questione d'Oriente questo telegramma è indicato con l"ora 19,30 dello stesso giornc, ed è privo dell'invito a riferire sulle impressioni e sulle
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 69, pp. 147-148)

R. 243. Vienna, 11 agosto 1887.

Ho ricevuto oggi il documento circolare, qui unito in copia (2), che S. A. il principe Ferdinando di Sassonia-Coburgo ha fatto rimettere alle ambasciate estere in Vienna.

Con questo scritto il principe Ferdinando spiega le ragioni che lo indussero a partire per recarsi a prendere possesso, come egli dice, del trono bulgaro, e tenta di conciliare questa sua risoluzione presente colla risposta da lui data, il 15 luglio scorso, alla deputazione bulgara che venne ad annunziargli la sua elezione, risposta che era fondata sulla necessità della conferma della sua elezione per parte del Sultano e della *susseguente* (3) approvazione delle potenze.

Parafrasando le storiche parole del Re Vittorio Emanuele, il principe Ferdinando dice che ha dovuto rispondere al grido di disperazione della nazione bulgara. Egli constata che dalle risposte date dalle potenze alla circolare della Porta non risulta alcuna ostilità delle potenze stesse verso la sua persona giacchè le divergenze non si riferiscono che alla legalità dell'assemblea. Esprime la

speranza che il Sultano confermando l'elezione contribuirà a por fine alla crisi, e nutre fiducia che Dio benedirà la sua risoluzione, aiutandolo nel compimento dell'impresa da esso assunta.

Ho mandato a V. E. per telegrafo un sunto di questo documento (1).

(l) -In LV 69 (p. 143) è edito il dispaccio a Pietroburgo contenente i concetti espressi nel telegramma; il dispaccio, che porta la data del 12 agosto, venne comunicato alle altre cinque ambasciate. (2) -Si veda LV. (3) -« Conseguente • LV.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 550. Londra, 11 agosto 1887.

Ho l'onore di partecipare brevemente a V. E. talune cose dette ieri sera dal Marchese di Salisbury al banchetto della Mansion House circa il recente componimento della controversia per i .confini dell'Afganistan.

Posso riferirmi con lieto animo, disse Sua Signoria, all'assetto dato alla questione fra l'Inghilterra e la Russia intorno ai confini dell'Afganistan. Tale risultato, contrariamente a quanto si asserisce, non è stato ottenuto a prezzo di gravi sacrificii da parte nostra, nè da parte della Russia. Un componimento più equo e meglio contrappesato avrebbe potuto difficilmente ottenersi. Esso si deve tener in gran conto non perchè è da ascrivere molta importanza alle miglia del territorio deserto che furono argomento della controversia, ma perchè l'accordo è informato a tali sentimenti che fanno sperare una pace duratura fra i due paesi.

L'Inghilterra e la Russia, soggiunse Sua Signoria, hanno ambito sufficiente per esercitarsi, per future generazioni, ad incivilire e ad accrescere la prosperità delle vaste regioni che sono state messe sotto il loro dominio, senza che l'una potenza debba occuparsi del modo di procedere dell'altra. Per quanto è lecito ad uno statista gettare lo sguardo nell'avvenire, io spero, conchiuse Lord Salisbury, che si avvererà la sagace predizione di Lord Beaconsfield che vi è spazio abbastanza in Asia per la Russia e per l'Inghilterra.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 551. Londra, 11 agosto 1887.

In un discorso pronunziato ieri sera al banchetto della Mansion House, Lord Salisbury si riferl, fra gli altri argomenti, alla quistione Egiziana. Le cose da lui dette non giungeranno nuove all'E. V.: ma esse confermano la opinione che il presente Governo Inglese è ben lieto che i negoziati per la Convenzione Anglo-Turca andarono falliti, e fa assegnamento, per ora, di prolungare inde

finitamente l'occupazione dell'Egitto. I punti principali del discorso di Lord

Salisbury si possono compendiare nei capi seguenti:

I. -La considerazione che deve guidare i passi di qualsiasi statista inglese è che la Gran Brettagna non può ritirarsi dall'Egitto lasciando quella provincia in preda all'anarchia ed esposta ad interne sedizioni o ad aggressioni esterne.

II. -La presenza degli Inglesi in Egitto essendo senza dubbio molesta a molti musulmani e forse a taluni cristiani, il Governo della Regina aveva fatto ampie offerte alla Porta per indurla ad accettare un accordo che mettesse in grado gli Inglesi di adempire gli obblighi assunti senza prolungare l'occupazione dell'Egitto oltre un tempo indicato. Tale accordo non essendo stato ratificato gli obblighi dell'Inghilterra verso l'Egitto non erano però menomati.

Prima di abbandonare l'Egitto l'Inghilterra dovrà essere certa che l'Egitto sia in grado di continuare la via ch'è stata ad esso segnata, scevro di ogni pericolo di disordini o di occupazione straniera.

III. -L'occupazione Inglese dell'Egitto aveva prodotto non pochi benefizii a quest'ultimo. Le leggi erano state informate a civiltà: le gravezze sui fellah, risultanti dal tributo di lavoro personale erano state diminuite: larghi tratti di territorio finora improduttivi erano stati sottoposti a coltivazione; in breve erano state gettate dall'Inghilterra ampie e solide fondamenta alla futura prosperità dell'Egitto.

Questo discorso fu ricevuto con molti applausi.

Detto ciò, Lord Salisbury si riferì alla politica generale dell'Europa e fece notare che per quanto era possibile discernere all'umana sagacia, e tenuto anche conto degli eccitamenti delle passioni e dei grandi armamenti del continente, il pericolo di una guerra Europea, che pareva prossimo l'anno scorso a quest'epoca, si era ormai dileguato.

(l) L'accennato sunto venne comunicato a Parigi, Londra, Berlino, Pietroburgo, Costantinopoli e Sofia con telegramma dello stesso giorno (n. 622, ore 23,55).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. S. N. Londra, 11 agosto 1887.

Ho l'onore di segnare ricevuta e di ringraziare l'E. V. del suo pregiatissimo dispaccio del 7 corrente (1), con cui Ella mi informava che, avvenuta la morte di S. E. l'onorevole Depretis, S. M. si era compiaciuta assegnarLe la Presidenza del Consiglio e confermarla nell'interim del Ministero degli Affari Esteri.

La nomina dell'E. V. all'alta carica a cui l'hanno chiamata la fiducia del Re e i voti dell'Italia, è stata accolta con viva soddisfazione dal Governo e dall'opinione pubblica in Inghilterra.

Avendo partecipato al Marchese di Salisbury il programma mandato dall'E. V. a questa R. Ambasciata nell'assumere la direzione del Ministero degli Affari Esteri, Sua Signoria nel manifestarmi il suo compiacimento mi fece sapere che avrebbe dato l'incarico all'Ambasciata della Regina in Roma di farsi l'inter

prete dei suoi sentimenti verso di Lei. Le istruzioni spedite da Lord Salisbury al Signor Kennedy furono infatti le seguenti:

• Ella dovrà valersi della prima opportunità per manifestare a S. E. il Cavaliere Crispi la soddisfazione con cui il Governo della Regina ha ricevuto le sue assicurazioni circa la politica del nuovo Governo italiano ed il nostro sincero desiderio di mantenere con S. E. le stesse relazioni cordiali che avevamo col suo predecessore •.

(l) Non pubblicato.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1062. Berlino, 12 agosto 1887, ore 18,45 (per. ore 19,55).

Le Chancelier de passage à Berlin où il ne s'arretera que jusqu'à demain pour se rendre à Kissingen, a télégraphié aujourd'hui à l'ambassadeur d'Allemagne d'exprimer à V. E. sa satisfaction du télégramme (l) que vous m'avez adressé en prenant direction affaires étrangères. Il n'a jamais douté de vos convictions favorables à la continuité du programme de paix et de conservation qui forme base essentielle des liens entre l'Italie et les deux Empires. L'Italie peut à son tour compter sur le concours loyal et efficace de l'Allemagne. Ce télégramme, dont je donne la substance, a été expédié, avant que j'eusse prié le Secrétaire d'Etat ad interim de porter à la connaissance de S. A. télégramme de la nuit dernière (2) par lequel V. E. répondait au message de bien venu dans vos nouvelles fonctions.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 69, pp. 152-153)

R. 872. Parigi, 12 agosto 1887.

L'Incaricato d'Affari di Russia partecipò iersera al Capo del Gabinetto di questo Ministero degli Affari Esteri un telegramma del suo Governo, conforme alla comunicazione che fu fatta all'E. V. da cotesto Rappresentante russo e ch'Ella volle ripetermi col suo telegramma della scorsa notte (3). Il testo del dispaccio telegrafico lasciato dal Signor di Kotzebue al Gabinetto del Quai d'Orsay, identico nella sostanza, differisce soltanto in qualche non importante parola da quello telegrafatomi dall'E. V. Ma esso conclude con due periodi che non trovai nella redazione da Lei partecipatami. Dopo la dichiarazione: • N ous nous voyons obligés à le déclarer et nous aimons à espérer

que le Cabinet auprès duquel vous etes accrédité partagera cette mamere de voir et ne tolérera pas plus que nous cette infraction flagrante au Traité de Berlin • vi è aggiunto: • Au cas contraire, on ne saurait s'empecher de prévoir le renversement définitif de l'état des choses basé sur le Traité. S'en costituer l'unique gardienne ne saurait convenir à la Russie • (1).

Presi copia di questa variante dalla nota che trovavasi nelle mani del Signor Charmes presso cui io mi sono recato poc'anzi per sapere quale impressione il telegramma del Gabinetto russo avesse prodotto sul Governo francese e come intendesse rispondervi. Il Signor Charmes mi disse che ignorava ancora la decisione del Signor Flourens cui se n'era immediatamente riferito, che dunque poteva * discorrermi * (2) soltanto ufficiosamente. Anzitutto, avendo io notata la forma comminatoria della conclusione del telegramma russo, il Direttore politico mi raccontò che il Capo del Gabinetto il quale n'era stato pure colpito, aveva interrogato il Signor di Kotzebue come interpretasse quella conclusione.

L'Incaricato d'Affari di Russia erasi astenuto da qualsiasi commento. Per parte sua il Signor Charmes mi fece osservare che col • rovesciamento definitivo dello stato di cose basato sul Trattato di Berlino • s'era forse voluto fare una allusione alla situazione dell'Austria-Ungheria nella Bosnia e nell'Erzegovina, la Russia non volendo ammettere che sia a suo solo danno infranto l'accordo in virtù di cui pareva ammesso che la sua predominante influenza s'esercitasse in Bulgaria come quella dell'Austria esercitavasi nelle province suddette da lei occupate ed in Serbia.

Il Signor Charmes m'espresse quindi la sua convinzione che il Signor Flourens si manterrà rispetto a ciò che ora accade in Bulgaria sul terreno del Trattato di Berlino e che la sua risposta non potrà essere se non conforme alle istruzioni date all'Agente di Francia a Sofia cui fu prescritto di non fare nessun passo, nessun atto che possa implicare il • riconoscimento della legittimità dell'elezione del Principe di Coburgo • (3).

Secondo l'opinione del Signor Charmes la Russia continuerà ad astenersi da un intervento militare; ma egli è persuaso che il Principe Ferdinando non potrà sostenersi avendo contrarie tutte le Potenze che non vorranno sicuramente fare per lui ciò che negarono di fare in favore del Principe di Battemberg.

(l) -Cfr. n. 12. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. n. 33.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4473. Berlino, 12 agosto 1887.

J'ai constaté hier au département des Affaires Etrangères l'exactitude des données fournies par l'Agent Diplomatique du Roi à Sophia, sur les instructions transmises à son collègue d'Allemagne pour l'arrivée du Prince de Saxe-Cobourg

en Bulgarie; à ce détail près que Son Altesse ayant quitté le service militaire, ne sera pas non plus considérée camme official autrichien, mais camme un simple particulier voyageant pour ses affaires privées (télégramme ministériel du 9 aoùt).

Le Secrétaire d'Etat ad interim connaissait aussi en substance les directions tracées à l'Agent Britannique. Elles sont assez conformes à celles envoyées par

V. E. à M. le Comte de Sonnaz (télégramme de la mème date (l)), et qui répondent si bien à la situation telle qu'elle se présente aujourd'hui.

Le sort en est jeté. Le Prince Ferdinand, après une très longue consultation avec lui-mème et sans tenir compte des conseils reçus au dernier moment encore, s'est décidé à partir. C'est un coup de tète réfléchi. Pour s'assurer un meilleur accueil dans la Principauté, il eùt été préférable à son point de vue, qu'il eùt hésité moins longtemps et montré un peu plus d'enthousiasme; mais, camme toute chose a son bon còté, les Bulgares se consoleront peut-ètre en songeant qu'ils ont à leur tète un jeune Prince qui certes ne se laisse pas comporter par l'ardeur d'un premier mouvement! Il conviendra maintenant de le voir à l'oeuvre. Il lui faudra beaucoup de circonspection pour manoeuvrer au milieu des embùches de toute sorte que les partisans de la Russie d'une part, et ceux du Prince de Battenberg d'autre part, vont tendre sur ses pas. Le Comte de Berchem, que j'ai vu hier, émettait des prévisions peu favorables. L'arrivée du Prince Ferdinand en Bulgarie est une complication de plus. Le Secrétaire d'Etat ne croyait pas cependant que cette manière assez leste de se piacer en dehors du Traité de Berlin, amenat hic et nunc la Russie à sortir de son actitude expectante. Elle attendra probablement le cours ultérieur des événements. Autrement, elle prendrait une actitude plus accentuée que celle de conseiller à la Porte de protester et de rappeler Riza-Bey. On doit savoir à Pétersbourg que la Turquie a pour système de se récuser à toute initiative. Il est vrai, malgré les assurances pacifiques énoncées naguère par Lord Salisbury au banquet de Mansion-House, que le manque d'énergie du Sultan, sa manie de voir, mème dans son entourage, des fantòmes de conspiration habilement évoqués au Palais, constituent un danger sérieux. Ce Souverain n'a que la force d'inertie. Cette absence de résistance aux intrigues qui se nouent autour de sa personne, peut d'un moment à l'autre susciter de graves embarras, et accélérer la dissolution de la Turquie d'Europe.

On n'avait point encore eu vent hier à la Chancellerie Impériale de la circulaire Russe, dont V. E. m'a communiqué le texte par son télégramme de ce matin (2), circulaire conçue en termes très accentués. Elle aura probablement été remise ici aujourd'hui, ainsi que vient de me le dire M. de Derenthall, SousSecrétaire d'Etat intérimaire, qui se réservait de me faire connaitre comment elle aura été accueillie par le Chancelier, arrivé la veille de Varzin, et qui repartira ce soir ou demain dans la matinée pour les Bains de Kissingen.

Je me réserve de télégraphier à V. E., car j'ignore encore dans quel sens il sera répondu, et si on ne soulèvera pas la question préalable qu'il appartien

drait d'abord à la Turquie, en sa qualité de Suzeraine, de s'adresser aux Puissan

ces. Mais il est à présumer comme dans les phases précédentes, que le Cabinet

de Berlin ne se mettra pas en opposition directe avec la Russie. Il me semble

qu'en cette circonstance aussi nous devrions nous concerter avec l'Autriche et

surtout avec l'Angleterre sur une ligne de conduite commune. Nous sommes

certains d'avance que pareille attitude, si meme elle ne concordait pas sur cer

tains points avec celle de l'Allemagne, ne produirait ici aucune impression

pénible.

Le Prince Reuss, comme son collègue le Comte Nigra (télégramme de V. E.

du 12 aoùt (l) a reçu la circulaire du Prince de Cobourg, datée~ du Chateau

d'Ebenthal. Le Prince Ferdinand l'a fait émettre par un message spécial, sans

demander une réponse. L'Ambassadeur d'Allemagne s'est abstenu meme d'un

simple accusé de réception. Au reste, dans l'interval, Son Altesse s'était déjà

acheminée vers la Bulgarie.

(l) Si veda il testo completo in Documents Dip!omatiques Français (1871-1914), l.re série, vol. VI, n. 581, nota l. Cfr. ivi anche n. 583.

(2) -«Discorrermene» LV. (3) -Cfr. D.D.F., cit., n. 580. (l) -Cfr. n. 2.3. (2) -Cfr. n. 33.
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UMBERTO I AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, CRISPI, A QUISISANA (2)

(ACS -Deputazione Siciliana Storia Patria-17, 145, 6)

T. s. N. Monza, 13 agosto 1887, ore 14 (per. ore 16,48).

Sciogliendo la riserva fatta ieri riguardo alla risposta del Conte Nigra alle nostre comunicazioni non Le taccio che non saprei designare persona che meglio di Lei risponda alla mia fiducia anche per il Ministero degli Affari Esteri. Comprendo però come il grave peso dei due portafogli, entrambi di tanta importanza, non possa essere sopportato a lungo. Credo che a novembre col Parlamento aperto non avremo indicazioni maggiori nè più chiare di quelle che possiamo avere ora. Veda pertanto quando avrà occasione di riunire i suoi colleghi se non sia il caso di esaminare le considerazioni che Le ho testé esposto (3). Ho ricevuto i suoi tre telegrammi di ieri (4), mi rallegro vivamente per la nuova dimostrazione di alta considerazione che Le dà il Principe Bismarck e che Ella bene merita. Approvo quanto Ella incaricò il Conte Solms di riferire anche in nome mio al Principe Bismarck come pure approvo la condotta di riserva che seguendo l'esempio dell'Inghilterra e dell'Austria abbiamo assunto nei nostri rapporti col Principe di Coburgo. La prevengo che stasera parto per Aosta e che domani prima di mezzogiorno sarò a Valsavaranche.

(l) -Cfr. n. 34. (2) -Presso Castellammare di Stabia. (3) -Fin qui pubblicato in F. CRrsPr, Politica interna, cit., p. 187. (4) -Non pubblicati.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATISSIMO 78. Terapia, 13 agosto 1887.

L'accoglienza riservata e dilatoria fatta da Lord Salisbury ai suggerimenti d'intelligenze speciali fra l'Inghilterra, l'Italia e l'Austria-Ungheria per supplire all'impossibilità di accordi colla Porta, si spiegherebbe in parte, secondo certe confidenze di questo Incaricato d'Affari di Germania, con la considerazione che siffatti argomenti potrebbero utilmente venir riservati ad opportune comunicazioni fra i ministri dirigenti degli Stati interessati.

La fermezza della Germania nel desiderare che anche con la Porta si stabiliscano tali intelligenze, caldamente raccomandate al Sultano dal Signor di Radowitz, come egli si esprime in un suo rapporto al proprio governo, è dimostrata da un documento di cui ebbi confidenziale lettura; ed è la relazione segreta fatta al Sultano nello scorso giugno dal generale Von der Goltz, il più distinto degli uffiziali tedeschi al servizio della Turchia, circa una sua missione ufficiale a Berlino ed a Vienna, ove conferì coi due Imperatori e col Principe di Bismarck. Il Generale, dopo considerazioni militari, riferisce quanto segue: la Germania desidera che la Turchia s'intenda con l'Inghilterra, l'Austria-Ungheria e l'Italia; appoggiata dalle forze navali inglesi nel Mar Nero e da dimostrazioni militari in Bosnia, la Turchia sarebbe sicura in Macedonia e potrebbe respingere da sé un'aggressione in Armenia, potendo confidare che l'Austria-Ungheria non userà della facoltà di occupare Novi-Bazar, nè mira ad estendersi verso Salonicco. La relazione lascia intendere che rimane finora indeterminata l'eventuale cooperazione dell'Italia alle accennate azioni militari dell'Inghilterra e dell'AustriaUngheria.

Per farsi un giusto concetto della portata del linguaggio tenuto al Sultano ed a noi dal Signor di Radowitz, occorre non dimenticare che quando egli notificava a Sua Maestà Imperiale che aveva fatto male a non intendersi a proposito dell'Egitto con l'Inghilterra e per conseguenza con l'Italia e con l'Austria-Ungheria nell'interesse dell'integrità dell'Impero, egli stesso aveva già suggerito personalmente a Sir William White l'idea di una dimostrazione navale per vincere le riluttanze del Sultano; il significato pratico del suo linguaggio non era dunque che si dovesse continuare a tergiversare negli stessi negoziati col Sultano, ma bensì che, data la necessità per le Potenze alleate d'impedire un positivo accordo Turco-Russo, in caso di complicazioni incombe alle tre Potenze Mediterranee di procedere ad un intimo e serio concerto a cui è assicurata l'adesione della Germania, circa i mezzi di esercitare sulla Turchia a tempo .:>pportuno, una pressione o coazione efficace, lasciandosi per ora che il Sultano esperimenti gli inconvenienti ed i pericoli dell'isolamento.

Ora, se purtroppo può apparire a Lord Salisbury meno urgente una pratica intelligenza coll'Italia e conseguentemente colle due altre Potenze circa l'azione da esercitarsi eventualmente nel Mediterraneo e specialmente nell'Egitto, è lecito il dubbio se sia pr:.1dente, in quanto concerne i Balcani, seguire il desiderio di impegnare l'azione dell'Austria in prima linea fino al punto di non prendere in considerazione l'eventualità in cui diventasse inevitabile l'azione militare collettiva a cui allusero il Generale Von der Goltz ed il Signor di Radowitz; giacchè per esempio, l'andamento della questione di Macedonia che implica interessi anche della Serbia e della Grecia e che ricomincia ad affacciarsi, dipenderà in parte dalle dimostrazioni che l'una o l'altra Potenza potrà fare su quelle coste.

Informazioni sicure dalla Bulgaria recano che non solo il partito dell'indipendenza mira a non lontane imprese verso la Macedonia, ma perfino quelli che rimandano l'indipendenza ad un'epoca meno immediata, come il Signor Natchevitch, allegano il pericolo che coll'indipendenza • si distrugga il legame di unione fra la Bulgaria e la Macedonia, base delle speranze bulgare •; alludendosi con ciò alla possibilità di proseguire nel campo politico, sotto l'alta sovranità della Porta, l'opera d'unificazione bulgaro-macedonica già favorita nel campo religioso con firmani della Porta stessa. Lo stesso Conte Kalnoky tenne a Sadullah Pascià questo linguaggio significativo: la Porta congeda i Redifs per esimersi verso la Russia dall'intervenire in Bulgaria, ma d'altra parte, sembra, per deferenza alla Russia, voler prolungare la crisi e spingere agli estremi i Bulgari; i quali se trascinati a movimenti verso la Macedonia, non vi troveranno più ostacoli per parte della Turchia disarmata.

Che siano insufficienti praticamente le presenti intelligenze tra l'Inghilterra, l'Austria-Ungheria e l'Italia, non solo per l'Egitto, ma circa interessi che si riassumono per l'opinione italiana in una parola gravida di equivoci e di diffidenze: Salonicco, sembra cosa non ignota al Sultano. Il suo più influente consigliere, Riza Pascià, capo, come già si disse, del suo servizio di sicurezza personale e noto Agente della Russia, fece ultimamente a me ed al mio collega d'AustriaUngheria parecchie visite inaspettate.

Desideroso di rimpiazzare il Gran Vizir, cercava probabilmente di dimostrare al Sultano, che non solo coi Russi ed i Francesi, ma con altri, egli aveva relazioni di qualche intimità. Fu con me assai espansivo. Disse la Turchia non avere più valido appoggio estero dopo la rottura dell'alleanza Anglo-Francese; le attuali pretese alleanze, a cui egli stesso consiglierebbe il Sultano di aderire se fossero solide, contenere evidenti germi di dissoluzione. L'Inghilterra non è sicura; tra essa e Francia, ,come si vede dai colloquii di Lord Salisbury con il Signor Waddington (lo Blue-Book sui negoziati Drummond Wolff), e dalla recente circolare Flourens, rimane aperta, come ai tempi del Gabinetto Gladstone, la via di un accordo in due per l'Egitto. L'Italia, e lo attesta la stampa di Roma, accoglierebbe con soddisfazione tale accordo, purchè potesse prendervi parte. Gli affari dei Balcani, nei quali la Germania inclina verso la Russia, contribuiscono a far propendere l'Italia per la Francia, non credendosi alla possibilità di un completo accordo tra l'Italia e l'Austria-Ungheria in proposito. La Turchia che nell'ultima guerra fu abbandonata da tutti, e che vede ora l'Inghilterra stessa disinteressarsi degli affari di Bulgaria, cerca naturalmente di accomodarsi con la Russia, non trovando compatta ed omogenea base d'appoggio altrove. Così Riza Pascià.

Gli risposi, come rispondono in simil caso i miei colleghi, che sbaglia del

tutto chi suppone qualsiasi possibilità di screzio nel nostro gruppo di Potenze, essendo assolute la fiducia e sicurezza reciproche stabilite sopra fondamenti inattaccabili. Ma discorrendo io insieme ai detti Colleghi circa la possibilità da essi ventilata, che qualche impeto dello Czar contro i Bulgari, secondato dalla Porta, obblighi improvvisamente le tre Potenze a qualche dimostrazione, dovemmo riconoscere tra noi che la mancanza di preparati concerti potrebbe non solo paralizzare la comune pressione sulla Porta, ma recare perdite di tempo e d'occasioni, e malintesi fra le Potenze stesse.

Il Barone di Calice entrò per il primo con me, accademicamente, nel delicato argomento della Macedonia. Disse che secondo non equivoche dichiarazioni del Conte Kalnoky, l'eventuale eredità della Turchia, nelle regioni tuttora da essa occupate nei Balcani, non deve essere raccolta se non dalle varie nazionalità da organizzarsi in libere ed indipendenti autonomie; osservando che tale programma, lealmente applicato, coincide colle massime tradizionali della politica italiana. Il Barone di Calice, parlando di eventuali dimostrazioni collettive delle forze delle tre Potenze, in termini analoghi a quelli del rapporto del Generale Von der Goltz, fece qualche allusione alla possibile opportunità che mentre la squadra inglese si presentasse ai Dardanelli, la squadra italiana comparisse davanti a Salonicco. È superfluo ·ch'io noti il carattere affatto privato e riservatissimo di tali nostri colloquii, ai quali non darò seguito, per parte mia, se non quando V. E. abbia creduto opportuno d'impartirmi apposite direzioni per uno scambio ufficioso d'idee a tempo opportuno sull'argomento con Sir W. White, come col barone di Calice.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1079/241. Vienna, 14 agosto 1887, ore 15 (per. ore 16,30).

J'ai vu le prince de Reuss à son retour de Gastein. Il m'a dit que les deux Empereurs n'avaient pu se donner réciproquement des assurances nouvelles, mais qu'ils avaient avec beaucoup de cordialité confirmé les anciennes.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

T. CONFIDENZIALE 632. Roma, 14 agosto 1887, ore 20.

Nous désirons la reprise de la négociation et la stipulation d'un traité de commerce entre les deux pays. Nous ne saurions cependant pas dissimuler qu'un nouvel insuccès, dans la Chambre Française, ferait une fàcheuse impression en Italie au moment meme où nous souhaiterions sincèrement de voir se raffermir l'amitié des deux pays. Après cela, Vous pourrez apprécier s'il convient de laisser que les deux pays restent sous le régime du tarif général. Nous sommes résolus à prendre l'initiative dans le cas seulement où le Ministère Français se déclarerait à l'avance pret à accepter notre action et qu'il y aurait possibilité d'une entente.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. 385/365. Roma, 14 agosto 1887.

Le segno ricevuta dei suoi rapporti 5 e 6 (l) di serie confidenziale, in data 9 e 10 agosto e ne La ringrazio. Non ho che parole di elogio e di compiacenza per il modo con cui Ella ha condotto questo delicato affare.

Sarà religiosamente rispettato, secondo il giusto desiderio di Lord Salisbury, il segreto circa la comunicazione della lettera della Regina Vittoria. Per quanto concerne la trasmissione della lettera stessa, e con riferimento al suo telegramma 12 corrente (2), debbo osservare che da ultimo, a noi è riuscito di far pervenire al Negus, per la via di Madu-Makallé una lettera del Superiore abissino detenuto a Massaua, il quale desiderava fosse evitata la via di Asmara. La lettera fu recapitata ad Ascianghé circa sedici giorni dopo la partenza dalla costa.

Se il Governo britannico desiderasse maggiori indicazioni circa la fatta spedizione, saremo lieti di fornirgliele.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 69, pp. 160-161)

R. 4474. Berlino, 14 agosto 1887.

L'ambassadeur de Russie a porté avant-hier à la connaissance du cabinet de Berlin la meme communication, dont V. E. m'a télégraphié le texte dans la nuit du 11 au 12 aout (3). Il lui a été répondu verbalement, que le :gouvernement impérial partage les vues énoncées dans cette circulaire, et que les représentants de l'Allemagne près les grandes puissances allaient recevoir l'ordre de s'exprimer dans un sens analogue, notamment sur la non-validité de

l'élection du prince de Cobourg, sur l'illégalité de son intronisation en Bulgarie, et sur l'infraction manifeste du traité de Berlin, qui exige l'approbation préalable de la Sublime Porte et des puissances. Le cabinet de Berlin se bornait à émettre un jugement en termes généraux, car le gouvernement russe lui-mème ne formule pas une proposition concrète et pratique pour rémédier à la situation.

Il me semble que dans cette circonstance aussi, * comme je l'indiquais déjà dans mon rapport n. 4473 du 12 aoiì.t * (1), nous devrions chercher à nous entendre avec l'Autriche et surtout avec l'Angleterre pour une ligne de conduite commune. Cette attitude, si mème elle ne concordait pas en tout point avec celle de l'Allemagne, ne serait pas moins ici parfaitement explicable. * Lorsque la Russie n'est que trop disposée à l'intransigeance, l'action diplomatique allemande aurait peut-ètre plus de chances de succès, si quelques puissances formaient un certain contre-poids * (2).

(l) -Non pubblicati. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. n. 33.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. s. N. Roma, 15 agosto 1887.

Importe aux Puissances alliées et à l'Angleterre que la question bulgare ne reste longtemps ouverte. Elle pourrait à chaque instant troubler la paix que nous sommes intéressés à maintenir. Il serait nécessaire que d'accord avec vos collègues d'Angleterre et d'Autriche-Hongrie vous exerciez une pression énergique sur la Sublime Porte pour qu'elle ne se laisse pas entrainer par l'influence russe. Cette dépèche toute confidentielle devra vous guider dans vos démarches sans exposer le Gouvernement.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. Castellammare, 15 agosto 1887.

La prise de possession de la Bulgarie par le Prince de Saxe Cobourg Gotha sera incessamment un fait accompli. Il faut tenir compte de la élection du Prince par la acclamation il y a un mois. L'accueil qu'il reçoit aujourd'hui démontre

jusqu'à preuve contraire que la première des conditions de l'art. trois du traité de Berlin est remplie. Donc en ce moment plus nécessaire que jamais l'entente intime de l'Angleterre, de l'Autriche Hongrie et de l'Italie en vue d'obtenir la confirmation de la Porte et l'assentiment des puissances. Importe, je crois, aux trois puissances et à l'Allemagne aussi résoudre la question bulgare. Il serait utile la continuation du désintéressement de l'Allemagne, désintéressement qui cachc peut-etre au fond le désir qu'une solution quelconque se produise sans que la paix soit troublée en Europe.

Deux choses selon nous sont nécessaires: Primo, une pression sur la Sublime Porte pour qu'elle ne se laisse pas entrainer par l'influence russe. Second, une action à Pétersbourg si elle est possible pour amener le Czar à plus de condescendance. Il conviendrait aussi de connaitre exactement l'attitude actuelle de la France. Nous télégraphierons à Paris, mais je désire savoir aussi de Berlin et de Londres ce que l'on sait et ce que l'on pense des vues du Cabinet français. Répondez Ministère Intérieur (1).

(l) -Omesso in LV. Cfr. n. 40. (2) -Il brano fra asterischi è omesso in LV.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1085. Parigi, 15 agosto 1887, ore 15,30 (per. ore 17,50).

Dans l'entretien que j'ai eu le 11 courant avec M. Rouvier il a répondu d'avance à la question de la possibilité d'une entente pour un nouveau traité de commerce en disant qu'elle dépendrait de la nature de nos demandes qui jusqu'à présent lui sont inconnues. Sur ce point on ne pourrait donc etre fixés qu'après les pourparlers théchniques dont il a été question de charger Messieurs Luzzatti et Ellena. La possibilité d'une entente une fois constatée je ne doute pas que notre disposition d'entrer en négociations formelles ne soit accueillie, mais M. Rouvier lui-meme ne pourra évidemment pas meme alors nous donner par avance la certitude du succès final devant les Chambres. Il ne pourra que promettre tous ses efforts si l'on arrive à signer un traité entre les négociateurs. Je me ménagerai un nouvel entretien avec lui. Cependant je désire savoir auparavant si je puis lui annoncer l'arrivée des Messieurs Luzzatti et Ellena au sujet de laquelle il m'a questionné, et si je dois le faire dans le sens de la dépèche commerciale n.... 18 Juillet dernier (2). Je prie V. E. de me télégraphier à cet égard.

7 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

(l) -A questo telegramma fa riferimento il telegramma del CrispL al Re in data 16 agosto 1887 avente lo stesso oggetto, pubblicato in F .CRISPI, Politica estera, I ed., p. 48. (2) -Il dispaccio cui si fa riferimento è edito in LV 57, pp. 10-11.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4478. Berlino, 15 agosto 1887.

Il me revient, en voie indirecte et confidentielle, comment le Prince de

Bismarck, à la veille de son départ pour Kissingen, s'énonçait sur la situation

politique actuelle.

Il inclinait à croire au maintien de la paix. Il en aurait meme la ferme con

viction, s'il ne se levait pas un nuage à l'horizon. L'équipée du Prince de Co

bourg pourrait provoquer une intervention armée de la Russie en Bulgarie.

Vers ces régions, le Cabinet de Berlin appuie diplomatiquement la Russie, comme

il le fait pour l'Autriche en Serbie, et pour l'Angleterre en Egypte. Il espère,

mais il n'en est pas certain, que dans l'éventualité d'une occupation russe,

l'Autriche gardera une attitude de prudente réserve, car autrement on irait au

devant de graves complications.

Le Chancelier ne prévoyait pas de conflit prochain avec la France, lors

meme qu'il ne pùt se faire aucune illusion sur les sentiments haineux, dont

elle était animée envers l'Allemagne. Le Gouvernement Impérial ne prendrait

assurément pas l'initiative d'une agression, meme si les • taquineries • auxquelles

il est en butte continuaient, et prenaient meme un caractère plus aigu. Il est

décidé à montrer une extreme patience. Il ne ferait la guerre que pour repous

ser une attaque contre le territoire.

Son interlocuteur faisait la remarque qu'il y avait toujours à craindre une

coalition entre la France et la Russie.

Le Prince ne pouvait admettre que le Tsar, dont les principes monarchiques et conservateurs ne sauraient faire l'objet d'un doute, se prétat à une entente intime avec la République Française, qui glisse sur la pente du radicalisme. Mais si, contre toute attente, les Cabinets de Pétersbourg et de Paris se donnaient la main pour attaquer l'Allemagne, celle-ci se sentirait à elle seule assez forte pour résister et pour vaincre. Elle dispose de deux millions de soldats, commandés par des chefs expérimentés et amplement pourvus de tout l'outillage nécessaire.

Cette armée serait divisée en portions à peu près égales pour faire front de deux cotés à la fois. Elle saurait empecher la jonction des troupes ennemies, en les battant séparément avant que la Russie, surtout, à cause des grandes distances, ait eu le temps de mobiliser assez de forces pour une invasion.

D'ailleurs l'Italie et l'Autriche ne resteraient pas l'arme au bras; l'Angleterre elle aussi aurait peut-etre un mot à dire. • La victoire suivrait nos drapeaux. Au surplus, il y a un Dieu pour les honnetes gens •.

Il résulte de ce qui précède que le Chancelier envisage l'avenir avec le calme que donne la confiance des succès et de sa propre force, ce qui le prédispose à ne pas croire à un danger imminent de guerre. Il faisait cependant une réserve pour le cas où l'Autriche voudrait se jeter au travers d'une occupation éventuelle de la Russie en Bulgarie. Le Cabinet de Vienne ne pourrait en cette occurrence compter sur l'appui de l'Allemagne, à moins que la Monarchie des Habsbourg ne fut menacée dans ses conditions d'existence, comme Grande Puissance. Le Cabinet de Berlin serait alors tenu à lui venir en aide.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 636. Roma, 16 agosto 1887, ore 18,05.

L'Ambassadeur de Turquie est venu communiquer (l) un télégramme de son Gouvernement (2) concernant l'affaire bulgare. Après avoir succinctement résumé les derniers événements la Sublime Porte s'adresse aux Puissances leur demandant:

l) Leurs appréciations au sujet de la prise de possession, par le Prince, du Gouvernement en Bulgarie;

2) Les instructions qu'elles ont, en vue de ce fait, données à leurs agents dans la principauté;

3) Leurs vues touchant les moyens d'écarter les présentes difficultés et d'arriver à une solution de la question. Aux trois demandes de Photiades, il a été (3) ainsi répondu: l) Nous reconnaissons que le Prince en prenant, à l'état actuel des choses, possession du pouvoir princier, s'est écarté du Traité de Berlin. 2) Nous n'avions aucune difficulté à communiquer à la Porte les instructions que j'avais, dès le 9 de ce mois, données à notre Agent à Sophia. 3) La solution de la question doit etre, à notre avis, cherchée sur le terrain pacifique du traité de Berlin. Sur ce terrain le concours de l'Italie est acquis à toute solution qui donnant satisfaction aux voeux légitimes des populations en Bulgarie aurait chance d'étre agréée par toutes les Puissances, la Puissance suzeraine en première ligne.

V. E. est autorisée à tenir en toute circonstance opportune un langage identique au mien (4).

Il dispaccio contenente le considerazioni svolte nel telegramma è edito in LV 69, pp. 153-154.

(l) -Nel registro relativo alla Questione d'Oriente trovasi aggiunto • au ministère •· (2) -n telegramma del ministro degli esteri turco è edito in LV 69, p. 151. (3) -Nel registro relativo alla Questione d'Oriente • j'ai •·

(4) Il telegramma, che venne comunicato anche a Parigi, Londra, Vienna, PiE;troburgo, Berlino e Sofia, è pubblicato, con varianti, in traduzione, sotto la data del 17 agosto, m F. CarSPI, PoLitica estera, cit., pp. 148-149.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Londra, 16 agosto 1887, ore 18,39.

J'ai communiqué à Salisbury la substance du télégramme confidentiel de

V. E. du quinze courant (l); il m'a chargé en réponse à faire agréer à V. E. l'expression de ses plus vifs remerciments. Toutefois Salisbury ne m'a pas caché: l 0 qu'il n'était pas encore bien sur que les bulgares tinssent au Prince Ferdinand. 2° qu'il craignait qu'une action énergique de la Porte en faveur du Prince puisse avoir pour conséquence une intervention de la Russie en Bulgarie. Voici textuellement le message dont Sa Seigneurie m'a chargé pour V.E. • A mon avis une confirmation du Prince Ferdinand parla Porte pourrait à présent amener une intervention russe ce qu'il faudrait éviter. S'il est possible plus tard on pourra peutétre obtenir une solution par entente, mais avant de nous engager il serait prudent d'attendre pour voir si les bulgares adhèrent à leur nouveau Prince •. Sa Seigneurie a ajouté qu'il avait reçu hier la communication suivante de l'Ambassadeur de France concernant l'attitude de son Gouvernement dans la question bulgare. • Nous avons adopté les vues de la Russie relativement à l'illégalité de tout ce qui s'est passé en Bulgarie; mais la question n'ayant pas d'intérét pour la France, nous accepterons le candidat qui sera élu quel qu'il soit pourvu qu'il reçoit l'approbation de la Porte et des autres Puissances •. L'Ambassadeur d'Angleterre à Vienne a transmis à Salisbury la circulaire du Prince Ferdinand mais n'a pas répondu à S. A. ni a été autorisé à lui répondre.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. CONFIDENZIALE 642. Roma, 17 agosto 1887, ore 13,30.

Vos télégrammes indiquent clairement l'esprit de l'attitude actuelle de l'Allemagne dans l'affaire bulgare. Le cabinet de Berlin se rangeant du còté de la Russie, l'empéche de s'isoler et de prendre les résolutions soudaines que son isolement pourrait lui suggérer. Mais il n'en est pas moins évident que le cabinet de Berlin verrait avec plaisir les trois cabinets de Londres, Rome, et Vienne travailler ensemble dans un but d'apaisement, sauf à intervenir lui-méme au moment opportun aussitòt qu'une solution deviendrait possible. Je reproduis ici, pour l'information personnelle de V. E., le télégramme confidentiel que j'ai

hier expédié sur ce sujet à nos représentants à Vienne et à Londres: • Nous devons aider la Bulgarie à sortir du provisoire dans lequel Elle se débat, et qui constitue une menace immédiate et permanente pour l'Europe. Le Prince de Cobourg élu par acclamation, reçu avec enthousiasme, ayant du moins le mérite de représenter une solution acceptable à moitié réalisée, nous croyons devoir l'aider en ce que nous pouvons sans nous départir de l'entente de principe que nous avons avec l'Autriche et l'Angleterre, d'autant plus que l'Allemagne voit de bon oeil cette entente. Pour y parvenir il faut qu'un des trois Gouvernements prenne l'initiative, diversement l'Europe resterait toujours dans l'impuissance par crainte de déplaire à la Russie. L'accord de toutes les Puissances est une utopie. Le Prince ou le Général Russe qui seui pourrait étre agréé à Pétersbourg déplairait à Vienne. J'ajouterai confidentiellement qu'à mon avis l'Italie pour étre fidèle à ses tradition, à ses principes et à ses intérets doit tendre à ce que la Bulgarie comme tous les Etats balchaniques s'acheminent à l'indépendance ce qui est encore éloigné; il nous faut dans l'intervalle favoriser influence de l'Autriche de préférence à celle de toute autre Puissance ce qui équivaut à aider au déplacement de l'Est du centre de ses intérets • (1).

(l) Cfr. n. 48.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Vienna, 17 agosto 1887, ore 16,45.

J'ai vu aujourd'hui Kalnoky, il était informé de l'idée exprimée par Giers au sujet d'une action militaire combinée de la Porte et de la Russie, en Bulgarie, il avait aussi reçu la circulaire Turque; il m'a dit qu'il avait conseillé la Porte: ! 0 ) d'agir avec prudence et de s'abstenir de toute action militaire qui aurait pour résultat immancable la résistance des Bulgares et un conflit sanglant; no) de ne pas s'cngager avec une seule puis::ance sans s'entendre avec toutes les autres. Il a appris avec plaisir que nous tenions à la Porte un langage identique et ensuite on verrait ce qu'il aurait à faire. Kalnoky ne croit pas à une action militaire séparée de la Russie; il m'a dit que l'Allemagne dans cette question appuie ouvertement Russie à Constantinople et la France fait de meme. A Berlin on est pret à admettre idée d'une régence confiée au général Ernroth, Kalnoky doit voir aujourd'hui et demain Ambassadeur de Turquie et le Chargé d'Affaires de Russie et il s'est réservé de conférer avec moi après qu'il les aura vus.

(l) Il telegramma n. 638, datato 16 agosto 1887, ore 16, cosi proseguiva: c En conclusion si Vous croyez que nous allons trop loin en donnant acte au Prince de sa Circulaire. limitez-vous à un accuse de réception, mais ayez présent la ligne que je Vous ai tracée plus haut, dans vos démarches en tant qu'elle est conciliable avec notre sincère désir de paix et nos engagements •·

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1097. Londra, 18 agosto 1887, ore 0,30 (per. ore 6).

Ambassadeur de France a adressé une nouvelle note au Gouvernement anglais relativement à l'adoption avec quelque modification, du projet de traité rédigé par la Commission de Paris de 1885, assurant le libre usage du canal de Suez. Ces négociations se poursuivent depuis quelque temps conjointement à celles concernantes le rappel des troupes françaises des nouvelles Hébrides. J'espère étre à méme de donner à V. E. de plus amples détails sur ce sujet. Jusqu'à présent les négociations n'ont pas chance de succès.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione, in LV 58, p. 435)

T. 647. Roma, 18 agosto 1887, ore 15,30.

*Merci de votre télégramme(1). J'attendrai les renseignements ultérieurs* (2). Veuillez cependant vous ménager l'occasion prochaine de faire comprendre à lord Salisbury que, la navigation par le canal de Suez représentant pour nous un intérét de premier ordre, surtout depuis nos occupations dans la Mer Rouge, nous comptons que, si jamais la négociation là-dessus avec la France s'acheminait vers une conclusion, le cabinet de Londres nous mettrait par une communication préalable et amicale, en mesure de nous prononcer avant de prendre lui-meme un engagement quelconque.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. 269 bis/86 bis. Roma, 18 agosto 1887.

Il Suo rapporto del 13 agosto corrente (3) mi porge propiZia occasione di manifestarLe, con più ampiezza che nel dispaccio dell'8 corrente mese (4), quali siano i miei concetti ed intendimenti in alcune delle questioni politiche del giorno e segnatamente in quelle che concernono l'Oriente.

*Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza che è l'assetto definitivo, su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi in se stesse tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare le nazionalità. Entrambi codesti fini ci sembrano di essenziale importanza, l'uno perchè ispirato agli interessi del nostro paese, il quale vuole la pace con dignità e di pace ha ancora bisogno, l'altro perchè risponde ai principii di giustizia e di diritto sui quali si è costituita la nazione italiana e che ne sono la base più salda* (1).

Per contribuire al conseguimento del primo intento, l'Italia, legata da vincoli anteriori prudentemente stretti dai miei predecessori, intende mantenersi fedele ai suoi impegni ed unita alle potenze le quali hanno, come noi, per obbiettivo immediato la pace e con noi comuni gli interessi maggiori: con l'Inghilterra, la quale aspira, al pari che l'Italia, al mantenimento dell'equilibrio mediterraneo; con l'Austria-Ungheria, la quale tende, come noi, a far sì che l'Europa continentale non venga turbata da guerre. Se, nel momento attuale, la Germania, per considerazioni speciali che la sua posizione geografica e la sua posizione politica tra Francia e Russia, spiegano abbastanza, apparentemente si discosta da quel gruppo, dobbiamo supporre, ,conoscendo i suoi intenti, che così operi perchè le sembra di meglio giovare al conseguimento dello scopo pacifico che con noi divide. Quale sia d'altronde il momentaneo atteggiamento di quella potenza, sappiamo che essa vede di buon occhio l'unione stretta esistente tra gli altri tre Stati (il che mi è stato ancora confermato da recente colloquio col signor conte di Solms), e sembrerebbe, segretamente almeno, desiderare che ad essi si riavvicinasse la Turchia, come apparisce dalla relazione segreta fatta al Sultano nello scorso giugno dal generale von Der Goltz. E di fatti questo riavvicinamento sembrerebbe il miglior mezzo di prevenire un accordo turco-russo, nel quale la predominanza di una delle parti concordate sarebbe troppo evidente, e qualora esso si avverasse, il gruppo compatto di quattro potenze così formato riuscirebbe di contrappeso, qualsiasi cosa avvenga, all'altro gruppo eventuale della Russia e della Francia, costituendo in Europa quell'opposizione di forze che è condizione di equilibrio. Per tal modo, la Germania, nell'alta posizione che i suoi successi nelle armi e nella diplomazia le hanno assicurato in Europa, si riserverebbe una certa indipendenza nella scelta dei mezzi da porre in opera a questo od a quel momento, in guisa da esercitare la sua azione in modi diversi, a seconda della opportunità, nello scopo anzidetto del mantenimento della pace. Quanto all'In~ ghilterra, malgrado l'accoglienza riservata e dilatoria fatta da Lord Salisbury ai suggerimenti di intelligenze speciali fra essa, l'Italia e l'Austria-Ungheria, noi siamo convinti che essa si manterrà stretta al gruppo già esistente. Un atteggiamento riservato può essere suggerito al Gabinetto inglese sia dalla poca sicurezza che ha di rimanere a lungo al potere, poichè le ultime elezioni accennano ad un mutamento nell'opinione inglese, sia dalle preoccupazioni che gli cagiona l'Irlanda, le quali primeggiano ogni altra nel Regno Unito. Nulla è però avvenuto che possa avere modificato gli intenti dell'Inghilterra, fondati, come sono, sovra condizioni di cose permanenti, e crediamo che, non solo quella potenza

non si disinteressa da alcuna delle questioni nelle quali i suoi ed i nostri "nteressi trovansi impegnati, ma che essa non tarderà a riprendere quella parte attiva nella politica internazionale che è tradizione nel Gabinetto di San Giacomo ed a cui, invero, non potrebbe rinunziare senza scapito della sua grandezza e della sua influenza mondiale.

Manteniamo dunque piena fede nel proseguimento dell'accordo delle tre potenze. Ed approvo la precisa sua risposta a Riza Pascià per negare qualsiasi possibilità di screzio nel nostro gruppo, nel quale sono assolute la fiducia e la sicurezza reciproche, stabilite su basi inattaccabili. Mi compiaccio che tale sia pure il linguaggio dei suoi colleghi d'Austria e d'Inghilterra. Nè soltanto manteniamo fede nella saldezza del nostro gruppo, ma per quanto dipende da noi, ci sforzeremo a rendere l'accordo esistente vieppiù intimo di intenti e di fini. Tutto ciò, adunque, che Ella farà in tal senso risponderà ai nostri intendimenti. Così pure saremmo lieti che la Turchia, assecondando il desiderio espresso dal signor di Radowitz, si accostasse a noi, convinti come siamo dei buoni effetti che può avere l'accordo della potenza più vitalmente interessata con governi i quali le sono sinceramente benevoli ed amici. Nella questione bulgara, che è quella a cui naturalmente si volgono più attente e più sollecite le nostre considerazioni, questo accordo dovrebbe, a nostro modo di vedere, impedire non solo qualsiasi accordo isolato della Turchia con altra potenza, ma ancora con acconcia pressione morale delle tre potenze del gruppo primitivo sulla quarta, prevenire qualsiasi intervento dello stato sovrano in Bulgaria, distogliere da atti che spingono i bulgari a partiti estremi, e favorire l'insediamento di quel governo che ha ormai il vantaggio di rappresentare un principio di soluzione e che offre così la sola possibilità che pel momento si possa scorgere di mettere fine ad una crisi troppo pericolosa perchè alcuno che non abbia celati fini possa desiderare di vederla protrarsi.

Circa il nostro secondo e più remoto intento, che è quello di aiutare la progressiva e razionale formazione di Stati indipendenti, esso si spiega con la ferma nostra convinzione essere quello il solo mezzo di assicurare, oltre la pace dell'oggi, quella dell'avvenire. Questa convinzione è in noi tanto più salda in quanto che sappiamo per l'esempio dell'Italia, come un popolo il quale abbia coscienza di se stesso ed a cui si contesti il diritto di costituirsi e di avviarsi alla vita autonoma che è aspirazione di tutte le nazionalità, diventa e rimane causa di agitazione, ali perturbamenti e di lotte, mentre costituito a nazione e assettatosi nei suoi domini naturali diventa facilmente, come è avvenuto di noi, un elemento di concordia c di pace. Non è dunque in omaggio a vane teorie, molto meno poi per vagheggiamento di politici ideali od in forza di irreflesse simpatie che ci prefiggiamo l'intento sopra accennato. Si è, invece, perchè, fedeli al nostro passato, crediamo che così pensando, ed operando conformemente alle nostre convinzioni, seguiamo non dirò la via più sicura ma l'unica via che conduca direttamente e pacificamente a finali inevitabili eventi, i quali altrimenti non si raggiungerebbero se non a prezzo di lunghi e sanguinosi conflitti dei popoli più immediatamente in causa e con lunghe e profonde perturbazioni degli altri Stati, anche dei meno direttamente in causa.

Non ho dunque appreso senza soddisfazione, dal citato suo rapporto, il linguaggio tenutole dal Barone di Calice, sebbene soltanto accademicamente, a proposito del risveglio di agitazione che pare manifestarsi in Macedonia. Se, come Le disse il suo interlocutore, che voglio credere sincero ed in possesso dell'intimo pensiero del primo ministro della monarchia, se il conte Kalnoky è d'avviso che l'eventuale eredità della Turchia nelle regioni tuttora da essa occupate nei Balcani, non debba essere raccolta se non dalle varie nazionalità da organizzarsi in libere ed indipendenti autonomie, questo concetto risponde alle nostre intime convinzioni.

Ben si appone il barone Calice osservando che tale programma lealmente applicato, coincide con le massime tradizionali della politica italiana, alle quali, mi preme dichiararlo ancora, siamo e rimarremo fedeli.

V. E. è autorizzata a tenere francamente siffatto linguaggio coi suoi colleghi d'Austria e d'Inghilterra e vedrò tanto più volentieri che Ella si mantenga con essi in frequenza di intimi e confidenziali rapporti in quanto che, se è vero, come Ella giustamente osserva, che siffatti argomenti sarebbero utilmente trattati in opportune comunicazioni fra i ministri dirigenti degli Stati interessati, non è possibile prevedere per ora se e quando le circostanze siano per comportare siffatto scambio diretto di idee.

(l) -Cfr. n. 55. (2) -Omesso in LV. (3) -Cfr. n. 42. (4) -Cfr. n. 19.

(l) Il brano fra asterischi è riportato in F. CRISPI, Politica estera, cit., p. 149.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. CONFIDENZIALE 269 ter/86 ter. Roma, 18 agosto 1887.

Riferendomi al dispaccio d'oggi (1), in cui sono tracciati a grandi linee i nostri intendimenti e concetti nella questione bulgara, credo bene di aggiungere a titolo confidenzialissimo alcune osservazioni subordinate.

Come Ella conosce, è nostro desiderio ed è interesse cùmune delle potenze con cui formiamo gruppo, che i popoli balcanici si avviino pacificamente e gradatamente ad esistenza autonoma. Parrebbe a primo aspetto che il miglior mezzo di favorire questa evoluzione politica sia di cercare che nella penisola balcanica si mantenga l'equilibrio fra le due influenze russa cd austro-ungarica, in modo che liberamente si spieghi la nazionalità di quei popoli. Se non che, qualora tale equilibrio venisse a mancare, sarebbe assai più grave c pericoloso che ciò avvenisse a favore della Russia, la quale ha tendenze unitarie c panslaviste, anzichè a favore dell'Austria, costituita, come è, da parecchie nazionalità. Dal punto di vista, poi, strettamente italiano, siamo di parere che un aumento dell'influenza austriaca nella penisola balcanica non farebbe se non contribuire a che continui il progressivo spostamento degli interessi della monarchia verso l'est, mentre un aumento dell'influenza russa avrebbe per effetto di arrestare siffatto movimento, riportando all'ovest il centro degl'interessi stessi. La convenienza nostra è dunque di cooperare a far argine ad ogni progresso materiale c morale della Russia fra mezzo ai popoli della penisola dei Balcani, mentre assai

minori sarebbero gl'inconvenienti allo sviluppo, ben inteso mantenuto in giusti limiti, che l'influenza austro-ungarica potrebbe assumere nelle presenti circostanze.

Credo poi inutile di soggiungere che qualsiasi piega possano prendere gli avvenimenti, non permetteremmo che lo statu quo venisse mutato, e che, ove per casi imprevedibili a ciò si fosse obbligati, il mutamento non dovrebbe avvenire senza il nostro consenso, e giammai a nostro danno.

(l) Cfr. n. 57.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4481. Berlino, 18 agosto 1887.

V. E. a déjà porté à ma connaissance les directions données à l'Ambassadeur du Roi à Constantinople sur l'Affaire Bulgare. Par Votre télégramme d'hier (1), après avoir nettement résumé l'attitude actuelle du Cabinet de Berlin, Vous m'indiquiez, comme aux Représentants de S. M. à Londres et à Vienne, le programme de notre politique avec une élévation de vues, en tout point conformes à nos principes, à nos traditions et à nos intérets. Le meilleur moyen de les sauvegarder en Bulgarie et dans les autres régions des Balkans, est en effet celui de nous concerter autant que possible avec l'Autriche et l'Angleterre, entente qui rencontre d'ailleurs les sympathies de l'Allemagne (2).

Il nous convient sans doute de chercher à venir en aide à la Principauté dans ses efforts pour sortir d'embarras, et pour régulariser sa situation vis-à-vis du Traité de Berlin. Mais il ne faudrait pas alors qu'elrle accriìt les difficultés de cette tache, ainsi que vient de le faire le Prince élu, par une proclamation dont les termes sont une atteinte de plus au droit public européen. S'il réchappe à ce nouveau et hardi coup de canif porté aux traités, il aura de la chance. On comprendrait jusqu'à un certain point qu'il visat à rompre avec une Russie intraitable. Mais il aurait di't ménager les autres Puissances et ne pas avoir l'air de les ignorer. Peut-ètre a-t-il voulu se poser tout d'abord à la tète du mouvement patriotique pour s'en assurer la direction et pour l'endiguer, au besoin, s'il menaçait de déborder davantage. Mais, à ce jeu, il faut une grande supériorité d'esprit et de caractère, qualités qui, jusqu'ici du moins, ne sont pas reconnues au Prince Ferdinand.

En attendant, à Vienne, sans lui ètre précisément hostile, on ne montre pas de sympathie. A Londres, on observe une certaine réserve. A Constantinople, on continue le jeu de balançoire. A Berlin, on a l'air de considérer l'entreprise de Son Altesse comme un intermède, qui n'aboutira pas à une solution définitive. A Pétersbourg, on reste irréconciliable, comme pour tout prétendant, que la

Russie n'aura pas trainé de sa main sur ce tròne d'angoisse pour y dompter ces ingrats bulgares, qu'elle hait aujourd'hui de toute la force de l'amour que elle affectait de leur porter autrefois. Pour le moment, elle ne songe pas à une intervention armée. Le Cabinet de Berlin a reçu sur ses dispositions des renseignements, qui cadrent entièrement avec ceux contenus dans le télégramme de

V. E. d'aujourd'hui (1). La Russie parait siìre d'avance de l'insuccès et de la chiìte prochaine de celui, qui, à ses yeux, n'est qu'un usurpateur, et le laisse en tete-à-tete avec ses nouveaux sujets, et avec les complications de tout genre qui, -elle en a le ferme espoir -, ne tarderont pas à se produire.

Que la France caresse l'idée d'une médiation (autre télégramme de V.

E. du 18 (1), c'est possible. Mais les circonstances ne s'y pretend guère, ou les sentiments qui règnent en Russie. Si le Cabinet de Paris a remporté un succès plus d'apparence que de réalité dans l'affaire d'Egypte, il devrait se souvenir de l'échec éprouvé pour les affaires de Grèce.

(l) -Cfr. n. 53. (2) -Cfr. Berchem a Hatzfeldt, Berlino, 14 agosto 1887, n. 719, segreto, contenente notazioni interessanti anche per eventuali compensazioni, a favore dell'Italia, in Tripolitania o in Albania, in G. P., vol. IV, n. 911.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. CONFIDENZIALE 650. Roma, 19 agosto 1887, ore 13,45.

L'Ambassadeur d'Allemagne étant venu s'acquitter envers moi du dernier message du Prince Chancelier, j'ai saisi l'occasion pour lui parler de la situation actuelle en général, avec la franchise que comporte l'intimité des rapports entre les deux Gouvernements. Tout en appréciant le ròle éminemment pacificateur que l'Allemagne joue maintenant à còté de la Russie, je tenais, lui ai-je dit, à savoir l'attitude que le Gouvernement Impérial prendrait le jour où le groupe des trois puissances, Angleterre, Autriche-Hongrie et ItaLie, aboutirait, grace aussi à ses encouragements indirects, à une entente pour la solution de la question bulgare. Il y aurait lieu, entr'autres, en vue d'une entente à quatre, d'étudier si, d'après la lettre et l'esprit du Traité de Berlin, l'unanimité des puissances est nécessaire pour la validation de l'élection princière en Bulgarie. La question a été soulevée, dans la cinquième séance du Congrès de Berlin, par le Plénipotentiaire Anglais, avec des arguments s'appliquant parfaitement à la situation qui vient maintenant de se produire en Bulgarie. Meme après la lecture du protocole, le doute est encore possible, et il vaudrait la peine de l'éclaircir; si nous pouvions trouver dans cette direction une issue pour sortir des difficultés actuelles. Il faut remarquer que dans la susdite séance, deux opinions seulement, se sont maniféstées, celle de Salisbury et celle de Schouwaloff, opinions qui sont réstées isolées, l'Assemblée n'ayant pris aucune détermination à cet égard. Par conséquent, l'article 3 se trouve encore dans son état primitif et on

peut toujours entamer une discussion et arriver à une conclusion là-dessus. Mon entretien avec le Comte de Solms en est resté là. J'avais eu soin de bien marquer à mon interlocuter que nous désirions dans cette question, comme dans toute autre, procéder, dans le fond, en plein accord d'intention et de but avec l'Allemagne, et que s'il nous arrive d'adopter des moyens différents c'est à fin de mieux aider à la réalisation de nos désirs communs, qui se résument dans le maintien de la paix. J'attacherais du prix à connaitre, là-dessus, l'opinion de

V. E. ainsi que celle de la Chancellerie Allemande si une interrogation confidentielle ne Vous semble pas inopportune.

(l) Non pubblicato.

61

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 69, pp. 165-169)

R. 246. Vienna, 19 agosto 1887.

Riassumo qui, il più brevemente possibile, la situazione creata dalla presa di possesso del Principato di Bulgaria per parte del Principe Ferdinando di Sassonia-Coburgo, * specialmente per quanto si riferisce al Governo Austro-Ungarico e allo scambio d'idee che ebbe luogo fra esso e le varie Potenze intorno a questa questione* (1).

L'elezione del Principe Ferdinando a Principe di Bulgaria fu fatta dall'Assemblea Bulgara a Tirnova, conformemente alle disposizioni del Trattato di Berlino, il 7 luglio scorso e fu comunicata dal Governo Bulgaro alla Turchia e ai rappresentanti delle Potenze a Sofia.

Secondo le disposizioni del Trattato di Berlino, l'elezione del Principe, fatta dalla popolazione Bulgara, deve essere confermata dalla Potenza Sovrana, la Turchia, e approvata dalle Potenze firmatarie del trattato stesso.

La Sublime Porta, informata dell'elezione avvenuta, prima di confermarla volle conoscere l'avviso delle Potenze, che consultò con apposita circolare. Il Gabinetto di Pietroburgo rispose che esso aveva sempre considerato come illegale la Reggenza stabilita a Sofia ed il Governo da essa emanato, c che quindi non riconosceva la legalità dell'elezione nè quella della stessa Assemblea di Tirnova. Il Gabinetto di Vienna rispose che riconosceva ai Bulgari, secondo il trattato di Berlino, il diritto di eleggere il loro Principe, che l'elezione era stata fatta regolarmente, che esso non aveva alcuna abbiezione contro il Principe eletto, e che perciò, se la Turchia confermava l'elezione, l'Austria-Ungheria, per parte sua, avrebbe dato la sua approvazione.

Non ho bisogno di riferir qui la risposta del Governo del Re, che V. E. conosce meglio di me, nè quella delle altre Potenze egualmente a Lei note.

In sostanza, l'obbiezione veramente seria veniva dal Gabinetto di Pietroburgo, giacchè le altre Potenze erano disposte a non negare il loro voto ad un accordo che fosse unanime.

Intanto una Deputazione Bulgara si era recata a Ebenthal, presso Vienna, per rimettere al Principe Ferdinando l'atto autentico della di lui elezione. Il Principe diede alla deputazione, in questa occasione (15 Luglio scorso), una risposta che fece comunicare agli Ambasciatori delle Potenze a Vienna, e della quale ebbi cura di trasmettere il testo al Regio Ministero dell'Estero con telegramma e con rapporto del 16 Luglio (1). In questa risposta il Principe Ferdinando, dichiarando che doveva rispettare i trattati, subordinava implicitamente la sua entrata in Bulgaria alla ·conferma * della sua elezione per parte * (2) del Sultano e alla conseguente approvazione delle Potenze, conformemente al Trattato di Berlino. Ma esprimeva egualmente la speranza di poter dare al popolo Bulgaro la prova della sua devozione verso di esso, quando avrebbe giudicato il momento opportuno.

Questa risposta fu trovata corretta dal Gabinetto di Vienna, il quale pur dichiarando iteratamente, che esso non aveva mai messo innanzi alcuna candidatura, che il Principe Ferdinando di Sassonia-Coburgo non era dunque mai stato il suo candidato, e che anzi esso aveva sconsigliato questo Principe dall'accettare la candidatura, non trovava (3) nulla da opporre alla legalità dell'elezione e alla persona dell'eletto.

Fin qui si era adunque in presenza di un'elezione, contestata dalla Russia, ma la di cui legalità era più o meno apertamente riconosciuta da (4) altre Potenze, non dichiarata, ma nemmeno impugnata dalla Turchia.

Ma (5) qui si produsse l'incidente più grave dell'affare.

Il Principe Ferdinando, spinto dalle sollecitazioni del Governo Bulgaro e dalle esortazioni personali del Signor Naciovich, che si era recato espressamente a Ebenthal, ruppe gl'indugi, e malgrado le sue precedenti dichiarazioni di volere aspettare la conferma del Sultano e l'approvazione delle Potenze, si risolse di partire e partì per la Bulgaria il 9 Agosto corrente. Non valsero a trattenerlo nè le osservazioni fattegli in via privata da alcuni dei miei colleghi e da me, nè le insistenti dissuasioni della Sublime Porta, portate a di lui notizia dal Conte Kainoky, nè i consigli di questo Ministro, avvalorati dalla stessa autorità dell'Imperatore Francesco-Giuseppe. Come il Principe Ferdinando, partito incognito da Vienna, sia entrato in Bulgaria, come vi sia stato accolto, il giuramento prestato a Tirnova, e la sua presente odissea a traverso la Bulgaria e la Rumelia Orientale, io non ho qui a narrare.

L'impressione prodotta da questi fatti fu specialmente sentita in Russia. Il Gabinetto di Pietroburgo si diresse alla Potenza Sovrana, alla Turchia, e rinnovando le sue dichiarazioni sull'illegalità dell'elezione e su quella, più flagrante ancora, della presa di possesso del Principato per parte del Principe Ferdinando, senza esservi autorizzato dalla conferma del Sultano e dal consenso delle Potenze, chiese (6) al Governo Ottomano di far partire il Principe Ferdinando dalla

Bulgaria, di nominare un Reggente (che avrebbe potuto essere il Generale Ernroth, finlandese, già Ministro in Bulgaria) col mandato a lui affidato di formare un Governo e convocare una nuova Assemblea. Nel caso in cui il Governo Ottomano si rifiutasse di agire, il Governo Russo, che non intende rimaner solo a difendere le stipulazioni del Trattato di Berlino, penserebbe a svincolarsi (l) dagli obblighi di detto trattato per quanto Io riguardano.

Un telegramma (2) di Chakir Pascià da Pietroburgo parlò (3) di certe proposte del Signor de Giers per un'azione militare in Bulgaria da esercitarsi, da due bande, dalla Russia e dalla Turchia. Ma mi risulta che nessuna vera proposta formale di questo genere fu fatta dalla Russia alla Turchia.

La sola proposta fatta dalla Russia fu quella dianzi accennata che fu pure comunicata, credo, ai varii Gabinetti, e segnatamente a quello di Vienna che ne ricevette notizia dalle due parti, cioè da Costantinopoli e da Pietroburgo.

La Sublime Porta, dal suo lato, si rivolse alle Potenze con una circolare nella quale essa fa le seguenti questioni: 1° Com'è considerata l'entrata del Principe Ferdinando in Bulgaria nelle condizioni che si sanno; 2o Quali istruzioni le Potenze hanno dato ai loro Agenti nel Principato in questa occasione; 3° Quale soluzione le Potenze credono potersi dare alla questione.

Secondo che il Conte Kalnoky mi disse oggi stesso, egli rispose a Sadullah Pascià, e scrisse in pari tempo all'Ambasciata Austro-Ungarica a Costantinopoli, nel senso qui appresso indicato; cioè:

Io Quanto alla prima questione. Il Governo Austro-Ungarico riconosce che l'entrata del Principe Ferdinando in Bulgaria e il possesso da lui preso del Governo del Principato, sono fatti contrarii alle disposizioni del Trattato di Berlino.

Il0 Seconda questione. Gli Agenti Austro-Ungarici in Bulgaria e nella Rumelia Orientale hanno avuto istruzione d'astenersi dal prender parte, in veste ufficiale, a qualsiasi funzione, ricevimento, udienza pubblica, dal domandare udienze, dal fare qualsiasi cosa che possa implicare un riconoscimento ufficiale del Principe; ma di conservare col *nuovo Governo* (4) i rapporti che avevano coll'antico * e che si sogliono avere coi Governi di fatto* (5).

Ilio Terza questione. Il Governo Austro-Ungarico sarebbe lieto di proporre, se l'avesse, una soluzione accettabile da tutte le Potenze e dalla Bulgaria. Ma una tale soluzione è ancora da trovarsi. Esso esaminerà quelle che fossero proposte col desiderio sincero d'un accordo pacifico sulle basi del trattato di Berlino.

Ma insieme a queste risposte, il Conte Kalnoky fece dare alla Sublime Porta replicatamente e con insistenza il consiglio di astenersi da ogni azione militare in Bulgaria, perchè essa condurrebbe fatalmente ad un conflitto sanguinoso che bisogna evitare, e di guardarsi, in pari tempo, dal prendere impegni isolati con questa o con quella Potenza, all'infuori di un accordo comune.

Il Conte Kalnoky espresse il desiderio che questi suoi consigli fossero avvalorati a Costantinopoli da quelli del Governo del Re; e nel colloquio che ebbe

(.3) c Avrebbe parlato • LV.

oggi con me, mi incaricò di far conoscere a V. E. la sua soddisfazione nel ve

dere che l'azione del R. Governo a Costantinopoli si esercitava, anche senza

previo concerto, in un senso analogo a quello esercitato dal Governo Austro

Ungarico.

Inspirandomi allo spirito delle istruzioni date da V. E. alla R. Ambasciata

a Costantinopoli e a me comunicate, io feci al Conte Kalnoky le seguenti

dichiarazioni:

Il Governo Italiano sarà lieto di dare il suo voto a quella soluzione che riuscisse a mettere d'accordo tutte le Potenze compresa la Bulgaria. Ma se una tale soluzione fosse, come purtroppo è, introvabile, l'Italia, fedele ai suoi principii, si pronunzierà in unione a quelle Potenze, le quali si sforzeranno di conciliare le disposizioni del Trattato di Berlino colla volontà, chiaramente manifestata, delle popolazioni.

Discorrendo poi privatamente col Conte Kalnoky non volli celargli il mio apprezzamento personale sulla questione, avvertendolo ch'io gli parlava in pura via accademica; e gli dissi in sostanza quanto segue.

Il Principe Ferdinando ebbe certamente torto d'entrare in Bulgaria ed i Bulgari ebbero torto di chiamarvelo, prima che l'elezione fosse confermata dalla Porta e approvata dalle Potenze. Nessuno può contestare che questi fatti non siano un'infrazione aperta del Trattato di Berlino.

Ma d'altro lato le Potenze ebbero il torto di far aspettare ai Bulgari troppo lungo tempo una soluzione da essi invocata da un pezzo. E' questa una circostanza attenuante della quale bisogna pure tener conto.

Ad ogni modo ora il Principe Ferdinando è in Bulgaria, vi fu accolto in trionfo e ha preso possesso del Governo.

E' egli possibile il ridurre le cose in pristinum e far partire il Principe dalla Bulgaria senza ricorrere alla forza? Non so che cosa prepari l'avvenire. Ma ben so che in questo momento d'entusiasmo è impossibile il chiedere ciò ai Bulgari e al loro Principe Eletto. Rimane la forza; cioè un conflitto sanguinoso. Ora è chiaro che su questa base un'accordo fra le Potenze è impossibile. Vi sono potenze, e l'Italia fra queste, che non consentirebbero mai ad entrare in un accordo di tal natura; e l'Austria-Ungheria si è già espressa molto recisamente a Costantinopoli nel medesimo senso.

Rimarrebbe che le Potenze e la Turchia convalidino l'elezione e l'insediamento del Principe Ferdinando. Ma l'attitudine della Russia non lascia speranza che si possa stabilire un'intelligenza su questa base.

Adunque è dimostrato che un accordo tale da soddisfare tutte le Potenze e la Bulgaria è ora un'impossibilità contro cui verrebbero ad infrangersi tutti gli sforzi. Nè si parli di mediazioni, arbitraggi o compromessi. Finchè la Russia non vuole il Principe Ferdinando in Bulgaria, e finchè i Bulgari lo vogliono, non c'è compromesso che tenga. La situazione potrà cambiarsi in seguito .Ora è cosi, e bisogna prenderla come è.

Ciò posto il solo modo di procedere pratico mi sembra essere questo, che cioè si lascino i Bulgari tranquilli, e che l'Europa non si mescoli nella fase presente dei fatti loro. Si applichi loro la dottrina del non intervento. In fondo la potenza che avrebbe un interesse principale e diretto ad opporsi a ciò che i Bulgari hanno fatto senza accordo con lei è la Turchia. Ma forse la Turchia, se con questo ha fiducia d'evitare complicazioni, s'accomoderebbe finalmente d'un tal modo di procedere, che consiste nell'astensione.

Lasciati così i Bulgari a loro stessi, si finirà per sapere col tempo se la elezione del Principe Ferdinando è veramente l'espressione della loro volontà perseverante, e in tal caso non vi sarà ragione perchè non sia poi convalidata forse anche dalla Russia (1).

Vero è che il Gabinetto di Pietroburgo ha protestato contro gli eventi di Bulgaria e minacciò (2) nella sua comunicazione alla Sublime Porta di considerarsi come sciolto dagli obblighi del trattato di Berlino.

Non si potrà naturalmente negare alla Russia nè ad altre Potenze, che credono di doverlo fare, di protestare. La violazione del trattato di Berlino essendo innegabile, comunque vi possano essere circostanze attenuanti, la protesta è di diritto (3). Il Governo Russo non ha ( 4) dichiarato di volere usar la forza, da esso solo, per scacciare il Principe Ferdinando dalla Bulgaria. Si limitò, come è stato accenato, a dire che si stimerebbe prosciolto dagli obblighi del Trattato di Berlino. Questa dichiarazione è grave, e certo si dovrebbe fare il possibile per evitarla. Ma se non si può evitare, bisognerà pure accomodarsene. Potrà avere un valore per l'avvenire in date contingenze. Per ora non sembra che potrebbe avere conseguenze pratiche immediate, comunque una tal decisione possa essere deplorevole (5) per l'Europa e per la Russia stessa.

*Ben inteso (6) queste considerazioni affatto personali, ed esposte in via puramente privata, devono conservare questo carattere e prego l'E. V. di considerarle come confidenziali * (7).

(l) c Per quanto è a notizia di questa R. Ambasciata • LV.

(l) -Cfr. LV, pp. 129-130. (2) -Omesso in LV. (3) -• Però • aggiunto in LV. (4) -• Dalle» LV. (5) -• Ora • LV. (6) -• Avrebbe chiesto • LV. (l) -c Quando gli convenga • aggiunto in LV. (2) -c Si è detto che un telegramma • LV. (4) -• Governo del Principe • LV. (5) -Omesso in LV.
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L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, DALLA VALLE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 50. Cadice, 19 agosto 1887.

Ho l'onore di qui unito, inviare alla E. V. due lettere pubblicate nel Imparcial di ieri l'altro, nelle quali vien minutamente descritto il ricevimento, che ebbe a Rabat l'Ambasciata straordinaria Spagnuola dal Sultano del

Marocco. Questa Ambasciata, di cui. è capo il Sig. J. Diosdado, attuale Ministro di Spagna a Tangeri, fu inviata a S. M. Sceriffiana per corrispondere alla visita fatta l'anno scorso a Madrid dall'ultima Ambasciata Marocchina.

Essa non ha altro scopo politico determinato che quello, naturalmente, di stringere vieppiù i buoni rapporti esistenti fra il Governo di S. M. la Regina Reggente e quello di S. M. Muley Hassan. Ciò mi fu confermato jeri ancora da

S. E. il Signor Moret, il quale ripetè le medesime assicurazioni al Commendator Scovasso, che io mi era affrettato di presentargli pocanzi. Nel breve colloquio che il Ministro di Stato volle avere col Ministro del Re in Tangeri, venuto per poche ore qui a Cadice per presentare i suoi omaggi a S. A. R. il Duca di Genova, egli cercò di far vedere al suo interlocutore quanto grandi fossero i ·comuni interessi della Spagna e dell'Italia nel Marocco, e come fosse assolutamente necessario di mantenere lo statu quo in quell'Impero; per conseguire ciò, aggiunse il Ministro di Stato, è indispensabile che i Governi delle due Penisole continuino ad essere pienamente d'accordo in tutto quanto riguarda quell'Impero medesimo.

lo ebbi cura di presentare il Commendator Scovasso anche al Ministro d'Inghilterra, M. Ford, il quale è pure d'avviso che debbasi conservare assolutamente lo statu quo nel Marocco.

M. Ford parve anzi voler lasciare intendere come egli fosse dispiaciuto di vedere che il suo Collega a Tangeri, per la violenza del suo carattere, potesse porre in rischio le buone relazioni esistenti tra l'Inghilterra ed il Governo di

S. M. Sceriffiana.

La questione del cavo sottomarino fra Tangeri e Gibilterra, questione che l'E. V. ·conoscerà minutamente in seguito ai rapporti del R. Ministro nel Marocco, fu ed è causa tuttavia, mi assicurò il Commendator Scovasso, che le relazioni fra il Governo del Sultano ed il Ministro Inglese in Tangeri siano attualmente abbastanza tese e minaccino di diventarlo maggiormente, se non si viene dalle due parti a più miti consigli. Sarebbe davvero doloroso che Muley Hassan offeso dalle angherie inglesi, non abbastanza appoggiato dall'Italia e dalla Spagna, si gettasse nelle braccia della Francia e ne domandasse anzi n protettorato, come pare abbia detto, a guisa di minaccia, a taluno dei Rappresentanti esteri presso di Lui accreditati, averne l'intenzione.

Il Sultano ricevette la sovraccennata Ambasciata Spagnuola colla maggior cortesia e con somma cordialità e fu assai riconoscente al Governo di S. M. la Regina Reggente per il dono recatogli dall'Ambasciata medesima di alcuni pezzi di artiglieria da .campagna. I vincoli fra il Marocco e la Spagna trarranno per certo giovamento da tale scambio di professioni di amistà, ma con tutto ciò è però fuor di dubbio che, se per avventura dovessero succedere, in tempi non troppo lontani, cambiamenti radicali nell'ordine politico del Marocco, non è dalla Spagna che Muley Hassan potrebbe sperare valido appoggio, nè la Spagna sarebbe in istato di trarre profitto dalle disgrazie che fossero per avvenire a

S. M. Sceriffiana.

8 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

(l) -c Benchè ciò, a dir vero, non sia né probabile né prevedibile • aggiunto in LV. (2) -c Lasciò comprendere • LV. (3) -c Lo è poi specialmente per la Russia che fece gravi sacrifici e prese la parte che tutti sanno nell'emancipazione della Bulgaria • aggiunto in LV. (4) -«Del resto • aggiunto in LV. (5) -«Deplorabile • LV. (6) -Il brano fra asterischi è cosi riportato in LV: c Ben inteso queste considerazioni mi sono personali, e non impegnano l'opinione del Governo del Re •. (7) -« Ringraziare in particolar modo per questo interessante rapporto, apprezzando anche i concetti esposti al Conte Kalnoky a titolo di espressione personale • (Annotazione sul documento).
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1110 bis. Londra, 20 agosto 1887, ore 6,50.

Dans mon entretien avec Salisbury, je lui ai dit que V. E. avait connaissance des négoc.iations entre Angleterre et la France relativement au canal de Suez et je l'ai instamment prié, vu que le canal représentait pour nous un intéret de premier ordre de me faire confidentiellement connaitre non seulement état actuel des négociations mais aussi ses intentions là-dessus lui promettant secret le plus absolu. Sa Seigneurie me répondit que le but de la France avait été de faire accepter à l'Angleterre avec quelques modifications le projet de traité rédigé à Paris en 1885 par la commission internationale et que Gouvernement français avait fait maintes tentatives à cet effet, mais sans aucun résultat. Ayant reçu ces jours derniers une nouvelle note de Waddington, Salisbury avait fait contre proposition de rédiger un accord entre Angleterre et la France contenant les memes dispositions existantes dans l'artide 3 de la convention non ratifiée du 22 mai entre l'Angleterre et la Turquie en m'indiquant les difficultés soulevées par sa contre-proposition. Sa Seigneurie ajouta qu'il avait toutefois espoir que l'accord serait stipulé mais non pas dans le moment actuel.

J'ai remercié premier ministre de sa communication. Mon premier mouvement avait été entendre à Sa Seigneurie qu'il serait utile aux intérets de l'Angleterre de demander à l'Italie d'entrer dès à présent dans les négociations, mais je m'en suis abstenu attendu que je n'avais pas ordre de V. E. et qu'il me semblerait nécessaire de tàter le terrain à Paris avant de faire une pareille proposition laquelle n'a pas d'ailleurs grande chance de succès.

64

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 657. Roma, 20 agosto 1887, ore 23,25.

Je me réfère à votre second télégramme de la nuit dernière (1). Faites moi savoir si Lord Salisbury fut amené à parler de Tripoli par l'allure naturelle de la conversation; s'il a semblé mettre en avant l'idée d'une compensation due à notre concours éventuel ou s'il a cherché simplement à vous sonder et à connaìtre nos intentions. Je tiens beaucoup à connaitre votre impression là

dessus.

(l) Il Catalani, nel telegramma a cui si riferisce il Crispi (t. conf. n. 1109 del 20 ago.sto, ore 6,30, non pubblicato), co.sì comunicava: « ••• Lui (à Salisbury) ayant dit qu'il était à supposer que l'Angleterre voudrait résoudre le problème égyptien en connexion avec la question d'Orient, Sa Seigneurie me fit entendre que le moment n'était pas encore venu pour une solution de la Question d'Orient, qu·n n'y avait nul doute qu'en son temps l'Italie obtiendrait Tripoli... ». Cfr. anche n. 71.

65

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione, in LV 58, p. 438)

T. 658. Roma, 20 agosto 1887, ore 23,30.

Merci de vos télégrammes de la nuit dernière (1). Faites entendre à lord Salisbury, sans prendre naturellement d'engagements, que l'Italie sera toujours disposée à preter son concours à l'Angleterre dans les affaires d'Egypte. Ce concours pourrait en certains cas, d'utile devenir nécessaire. Rappelez à Sa Seigneurie que déjà en 1882 j'ai pressé le Gouvernement italien d'alors d'accepter la proposition que l'Angleterre nous faisait de coopérer avec elle dans le viceroyaume. Il n'a pas dépendu de moi que cette proposition ne fCtt acceptée.

* Je serais pret à accepter le cas échéant ce que d'autres ont décliné, car, comme vous le savez, ni mes principes ni mes sentiments ne changent * (2).

66

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

T. 659. Roma, 21 agosto 1887, ore 1,25.

Après avoir reçu le télégramme (3) résumant votre dernier entretien avec

M. Rouvier, j'ai vu, jeudi, le Chargé d'affaires de France et je lui ai fait franchement connaitre ma pensée au sujet du Traité. Notre sincère désir, lui ai-je dit, est de nous maintenir avec la France dans les rapports de la meilleure amitié et de faire tout ce qui dépend de nous pour le raffermissement de ces rapports. * Mais, du moment que M. Rouvier ne se croit pas en mesure de nous donner, au sujet de l'attitude du Parlement français envers le futur traité, la garantie que je n'hésite pas, de mon còté, a fournir à l'égard du nòtre, c'est ce meme désir qui me fait préférer de ne pas exposer les deux pays aux froissements dont un troisième rejet, de la part des Chambres Françaises, serait inévitablement la cause* (4).

p. -196.

Certes l'impression, chez nous, serait aussi profonde que facheuse. Il vaut donc mieux, dans l'intéret commun, d'attendre pour s'engager dans une négociation, que la situation des esprits en matière économique, dans les deux pays permette une prévision favorable sur le sort fina!, devant les Chambres respectives, d'un Traité équitable, tel que les deux Gouvernements se proposent de le stipuler.

Vous pourrez confirmer, auprès des Ministres Français, les déclarations que j'ai faites à M. Gérard et dont celui-ci a sans doute rendu compte à son Gouvernement (1).

(l) -Si tratta dei telegrammi conf. 1109 (vedi nota l del doc. precedente), 1110 (non pubblicato) e 1110 bis (cfr. n. 63). (2) -Il brano fra asterischi è omesso in LV. (3) -Cfr. n. 49. (4) -II brano fra asterischi è riportato., in traduzione, in F. CarsPr, Politica estera, cit.,
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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1118 bis. Parigi, 21 agosto 1887, ore 16,05 (per. ore 19,45).

Déchiffrez Vous meme.

D'après les déclarations explicites de M. Rouvier relatées dans mes télégrammes et rapport du 11 courant (2), et d'après votre télégramme confidentiel du 14 (3), le désir d'aboutir à un nouveau traité de commerce est égal des deux còtés. Je crois que ce désir répond à l'intéret bien entendu des deux pays entre les quels l'absence de tout traité sans doute, serait bientòt un dangereux abìme. D'ailleurs la prévision énoncée par Rouvier que l'approbation des Chambres françaises dépendra de la nature du traité, et qu'on l'obtiendra en se faisant des concessions mutuelles, est évidemment conforme à la réalité des

choses. M. Rouvier ne pourrati pas prendre par avance, ce me semble, engagement de faire passer n'importe quel traité, et pour se prononcer sur les chances de succès devant le Parlement, il faut qu'il connaisse la limite de nos demandes et de nos concessions. Tout ce qu'il pourra faire ce sera de ne pas engager signature du Gouvernement sur un traité qu'il ne croira pas assuré de l'approbation parlamentaire et qu'il ne sera pas pret à défendre unguibus et rostro. C'est cette promesse et cet engagement que je m'efforcerai d'obtenir de lui d'une manière positive et explicite, car ne pas meme tenter la négociation me semblerait une faute de nature à irriter ici et à servir plus tard d'arme à l'opposition chez nous. Dès que j'aurai vu M. Rouvier je vous télégraphierai.

(l) -Si veda il libro giallo Négociations commerciales et maritimes avec l'Italie, 1886-1888, pp. 23-25. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. n. 44.
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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE AL CAIRO, DE MARTINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1120. Alessandria, 21 agosto 1887, ore 19 (per. ore 20,15).

Agent Anglais vient de me communiquer dépeche de Salisbury, que V. E. ayant accepté la médiation de l'Angleterre, lui remet une lettre de la Reine pour le Négus, en meme temps il m'a donné lecture d'un résumé de cette lettre et de celle du Négus à la Reine, du mois de février dernier, qui ont été communiquées à V. E. par Ambassadeur de S. M. à Londres. Il a conclu pour me demander une lettre pour le Général Saletta afin de laisser librement passer messager porteur de la lettre de la Reine en suite de ce qui précède: j'ai cru devoir adhérer à sa demande.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. S. N. Roma, 22 agosto 1887.

Ho l'onore di ragguagliare V. M. sull'andamento della questione bulgara. La legalità dell'elezione del Principe era contestata da una sola potenza: la Russia. La mossa del Principe per la Bulgaria fu, invece, generalmente considerata come illegale, non essendo adempiute le due ultime condizioni dell'art. 3 del trattato di Berlino implicante conferma del Sultano col consenso delle potenze. Il volere della popolazione bulgara essendosi apertamente e spontaneamente manifestato, con che era adempiuta la prima delle condizioni poste dal detto articolo, evitammo di pronunciarci. Ma come l'Inghilterra e l'Austria, demmo istruzione agli agenti di V. M. in Bulgaria di non far nulla per ora che implicasse riconoscimento del Principe in tale qualità, raccomandando solo che avessero per lui i riguardi dovuti a parente od affine di Case regnanti e di intrattenere col suo governo i rapporti che si hanno coi governi di fatto. La Francia prese atteggiamento analogo. La Russia, invece, fece dichiarare oralmente o per iscritto dai suoi agenti che ravvisava nell'atto del Principe una violazione flagrante del trattato di Berlino, sperava non essere sola a dimandarne il rispetto e intendeva non rimanerne sola custode. L'Inghilterra e l'Austria risposero riconoscere illegale la presa di possesso, non la elezione. Dal canto nostro, siccome la Russia non formolava proposta conc>reta e pratica, evitammo di pronunciarci direttamente. Per mezzo, però, dei rappresentanti di V. M., esprimemmo il parere che la elezione avvenuta è, sino a dimostrazione contraria ed equivalente, testimonianza valevole della volontà del popolo bulgaro, aggiungendo che il rispetto della volontà delle popolazioni costituisce per noi il mi

gliore elemento d'interpretazione dello spirito del trattato di Berlino nella sua applicazione ai casi imprevisti.

Da quel punto la Germania, sino allora mantenutasi riservata e quasi disinteressata, prende, in apparenza almeno, un atteggiamento nuovo. Pure invitando l'Italia, l'Austria-Ungheria e l'Inghilterra a formare gruppo che faccia contrappeso a Russia, si accosta risolutamente alle vedute intransigenti di questa potenza, onde meglio distoglierla da risoluzioni estreme. In pari tempo l'Inghilterra senza discostarsi dal nostro gruppo, esercita azione più tiepida, sia per la poca fede che ha Lord Salisbury nella permanenza del Principe, sia per le difficoltà interne del Regno Unito, sia per la situazione parlamentare poco salda del Gabinetto. La Turchia, esitante dal principio della crisi attuale, e combattuta fra diverse influenze, non accenna a risoluzione.

La posizione presa dal Gabinetto italiano è la seguente: desiderosi di fare uscire la Bulgaria dallo stato di cose provvisorio e precario che costituisce un pericolo permanente per l'Europa, favoriremo qualunque soluzione pacifica possa conciliare la volontà del popolo bulgaro ed il trattato di Berlino. Il Principe Ferdinando, la cui mossa illegale potrebbe venir sanata dalla conferma del Sultano e dal consenso delle potenze, rappresenta per noi un principio di soluzione. A tale titolo cercheremo aiutarlo in quanto possiamo senza discostarci dai principii che abbiamo comuni con l'Austria e con l'Inghilterra. Al pari di queste potenze, rifiutiamo soluzione che consisterebbe in reggenza di generale russo, tanto più che ci conviene di preferenza spostare all'est il centro degli interessi dell'Austria. Crediamo dunque con tale condotta rimanere fedeli e coerenti alle tradizioni, ai principi ed interessi della Monarchia e del paese. La preoccupazione nostra immediata rimanendo sempre quella del mantenimento della pace, la presente nostra azione si esercita nel senso di mantenere e rendere possibilmente vieppiù saldo l'accordo delle tre potenze, di attrarre la Turchia a noi, e segnatamente nell'agire energicamente su questa ultima perchè non si accordi con una sola potenza, nè intervenga militarmente in Bulgaria, nè faccia cosa alcuna che possa spingere i Bulgari a propositi disperati. I Gabinetti di Londra e di Vienna si adoperano in egual senso.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1129. Parigi, 22 agosto 1887, ore 19.

Déchiffrez vous meme.

Je viens d'avoir un nouvel entretien avec M. Rouvier qui était informé de votre déclaration au Chargé d'Affaires de France. Il m'a dit que comme V. E., il se rend très-bien compte de l'effet que produirait un nouvel échec devant les Chambres, mais que plus que personne il déclare avoir intéret à l'éviter justement, dernier traité rejeté étant son oeuvre.

Je lui ai demandé si j'avais correctement interprété ses intentions en lui lisant le télégramme que je vous ai adressé hier (l) depuis les mots • d'ailleurs la prévision •, jusqu'aux mots • unguibus et rostro •. Il m'a remercié d'avoir rendu sa pensée comme il l'aurait dictée lui-meme, a-t-il dit, et a pris l'engagement forme! de ne pas signer de traité sans etre aussi certain qu'il est humainement possible de l'approbation parlementaire. Il a répété sa conviction de la nécessité d'un traité pour les deux pays, il a franchement rccormu le triste effet politique d'une guerre de tarifs et a affirmé que nous ne pourrions avoir de ,cabinets plus favorables à l'Italie que le sien. Il nie que la majorité de la Chambre ne veuille pas de traité. Sur les 580 députés, dit-il, 180 ne veulent pas en général de traités et de ceux-ci 100 sont inflexibles, mais les autres 80 peuvent etre ramenés. Après cela, M. Rouvier nous engage à lui faire connaitre nos demandes en voie préliminaire et purement officieuse, soit en envoyant ici des personnes ad hoc, soit par mon entremise. Il s'engage, dès qu'il les connaitra, à nous dire s'il y a chance d'aboutir. Quant'à la question de négocier à Rome, il m'a dit qu'il doit se tenir à ce que M. Flourens a fait déclarer à Rome, à savoir que le Gouvernement Français désire négocier à Paris. En l'absence de M. Flourens, il ne peut donner une réponse, mais il m'a laissé comprendre que plutot de ne pas avoir de traité, on pourrait bien renoncer à ce désir. M. Rouvier part demain et sera absent jusqu'au trente.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 567. Londra, 22 agosto 1887.

Ho l'onore di segnare ricevimento e di ringraziare l'E. V. dei due dispacci del 9 corrente (n. 373 e 376 di Serie Politica) (2), con cui Ella mi commise di indagare le intenzioni di Lord Salisbury circa l'assetto definitivo delle cose Egiziane.

Nel colloquio che ebbi col Primo Ministro il 19 corrente rispetto al canale di Suez, mi fu dicevole ed acconcio di volgere il discorso su tale argomento ed informare Sua Signoria della sostanza dei suddetti dispacci. Lord Salisbury mi ohiese premurosamente di farle gradire i suoi più vivi e sinceri ringraziamenti per l'appoggio che il Governo del Re gli aveva dato finora e che l'E. V. (di cui gli sono noti gli amichevoli sentimenti) gli prometteva nella faccenda Egiziana.

Per quanto era però ai suoi disegni, mi disse che non poteva far altro che riferirsi a quello che m'aveva manifestato il 2 corrente, cioè a dire che, fallita la ·convenzione colla Porta, egli credeva utile ( • advantageous •) di lasciare per

ora in disparte la questione Egiziana, tranne in ciò che concerneva il canale di Suez, rispetto al quale mi aveva già palesato i suoi intendimenti. Nello stesso modo, soggiunse, prima di pigliare un'altra risoluzione qualsiasi rispetto all'Egitto avrebbe avuto cura di darne contezza al Governo del Re.

Ringraziai Lord Salisbury della promessa e gli dissi che era da supporre che il Governo della Regina volesse sciogliere la difficoltà Egiziana in connessione colla questione d'Oriente di cui faceva parte. Lord Salisbury mi rispose • che il momento non era venuto per una soluzione della quistione d'Oriente, ma che non eravi dubbio alcuno che l'Italia, non adesso ma a suo tempo, otterrebbe Tripoli •.

Ripresi subito che l'appoggio offerto dall'E. V. era disinteressato; e che io non aveva voluto fare alcuna allusione a Tripoli, non avendo istruzioni in proposito.

Nulla giustificava nella nostra conversazione questa uscita di Lord Salisbury. La mia impressione fu che egli suppose ch'io volessi indagare il suo pensiero su tale argomento e credette prevenirmi. Non mi parve utile dar peso alla cosa con maggiori parole.

Quanto è alla quistione Egiziana, se io potessi concedermi di manifestare il mio parere, direi che, nonostante ogni apparenza in contrario, il Governo della Regina non ha, per ora, altro disegno che non sia quello di lasciare indefinitamente le truppe inglesi in Egitto e di comporre, non nel loro complesso, ma ad una ad una le difficoltà amministrative finanziarie e politiche, via via che si presenteranno, cominciando da quella che concerne il canale di Suez.

Un tale metodo è conforme al genio operativo e pratico dell'Inghilterra. A pochi più che all'E. V. è noto come spesso sia stato seguito dal Governo della Regina; talvolta con vantaggio, tal altra con iscapito.

Chiedo licenza di aggiungere che la risoluzione del Governo Britannico di non ritirare per ora le truppe dall'Egitto è stata riferita, colle parole stesse adoperate da Lord Salisbury, nel mio rapporto del 12 corrente, n. 554 (l) di questa serie.

(l) -Cfr. n. 67. (2) -Il primo non pubblicato. Il secondo è il n. 25.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE 665 (2). Roma, 23 agosto 1887, ore 12,30.

Si l'accord anglo-français pour le canal de Suez ne doit, comme Salisbury l'a proposé, qu'etre la reproduction mutatis mutandi de l'art. 3 de la Convention anglo-turque non ratifiée, le tout se réduirait en réalité à la promesse de négocier une convention internationale d'après le projet anglais de 1885. Mais le fait meme qu'un accord concernant le canal de Suez, quelle qu'en soit la teneur et

la portée pratique, serait stipulé entre l'Angleterre et la France sans notre participation, constituerait, aux yeux de notre pays, une atteinte à sa situation de Puissance méditerranéenne ayant en Egypte et dans la mer Rouge des intérets de premier ordre. Nous ne tenons pas d'une manière absolue à une négociation à trois, qui pourrait étre genante, so i t pour nous, soit pour l'Angleterre, notre conviction étant d'ailleurs que l'Angleterre maintient notre position en sauvegardant la sienne. Ce à quoi nous tenons, c'est de recevoir de lord Salisbury l'assurance qu'il ne se pretera, le moment venu, à signer un accord quel qu'il soit, pour Suez, avec la France sans nous faire apposer notre signature à coté de la sienne, ou bien sans stipuler avec nous simultanément un accord identique. Veuillez Vous en ouvrir franchement là-dessus avec Lord Salisbury, en lui faisant remarquer combien notre exigence, qui ne saurait lui créer, d'ailleurs, des embarras, est raisonnable et dictée par une véritable nécessité de situation.

(l) -Non pubblicato. (2) -Il dispaccio contenente la conferma di questo telegramma è edito in LV 58, pp. 439-440.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1133. Costantinopoli, 23 agosto 1887, ore 11 (per. ore 13,20).

Voici le contenu d'un télégramme d'hier du Grand Vizir à l'Ambassadeur de Turquie à S. Pétersbourg:-La S. Porte a déoidé de saisir les Puissances signataires du Traité de Berlin sur la question de la nomination du Régent provisoire qui est fortement patronnée par la Russie, l'Allemagne et la France; afin de connaitre leur décisions a cet égard il serait donc nécessaire de connaitre les attributions de ce Régent provisoire -.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 669 bis. Roma, 23 agosto 1887, ore 23,30.

Le télégramme que M. de Giers a adressé au Chargé d'Affaires de Russie à Constantinople était en substance ainsi conçu: • Si la S. Porte veut s'entendre avec la Russie pour l'affaire bulgare, la seule base possible est le renvoi du Prince Ferdinand et l'installation à Sophia d'un Régent provisoire, chargé de ramener l'ordre dans la Principauté. La S. Porte peut compter, en vue de ce modus procedendi, sur l'assentiment de la plupart des puissances. Si, au contraire, elle n'adoptait pas une pareille attitude, la Russie se croirait fondée à supposer que la Sublime Porte elle-meme admet que le Traité de Berlin a cessé d'etre en vigueur ». Il me résulte d'une communication officieuse du Chargé d'Affaires d'Autriche Hongrie, que le Comte K<llnoky a énoncé ses réserves au sujet des différents points du télégramme russe, que le Chargé d'Affaires de Russie à Vienne venait de lui communiquer. Le renvoi du Prince et l'installation d'un Régent, probablement d'un Général russe à Sophia, ne sont, à l'état actuel des choses, possibles que par un acte de violence qu'on ne saurait guère conseiller au Sultan. Le Cabinet de Vienne ignore que la plupart des puissances approuveraient le modus procedendi recommandé par la Russie; il n'est, lui, certes pas au nombre des consentants. Quant à la dernière partie du télégramme de M. Giers, le Comte Kalnoky trouve qu'il serait injuste de faire peser sur la Turquie une responsabilité qui ne lui appartient pas.

Pour mon compte je ne pourrais, si le télégramme actuel de M. Giers ou autre pièce semblable m'était soumise, que souscrire aux idées du Comte Kalnoky.

(Per Londra). Je désire connaitre là-dessus les vues du marquis de Salisbury dans le cas surtout où il aurait reçu la meme communication que le Comte Kalnoky.

(Per Berlino). Bien que le Cabinet allemand ne soit pas, dans la phase présente, de notre groupe, j'attacherais beaucoup de prix à connaitre là-dessus les vues et les dispositions du Chancelier.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO 83. Terapia, 2 3 agosto 188 7.

Secondo una relazione affatto confidenziale e sicura sul convegno dell'Imperatore Guglielmo e dell'Imperatore Francesco Giuseppe a Gastein, le intelligenze fra i due rispettivi Governi ebbero nuove e più pratiche conferme. Avrà luogo più tardi, in un sito più quieto che non sia Kissingen, un incontro del Principe di Bismarck e del Conte Kalnoky; le esigenze della Russia per gli affari bulgari hanno fatto sull'Imperatore Guglielmo una impressione assai sfavorevole; il Principe di Bismarck, per diminuire le probabilità di un conflitto europeo continua ad appoggiare la Russia, ma in detta questione soltanto, e non uscirà a tal riguardo dai limiti di dichiarazioni teoriche; l'idea di un accordo fra l'Italia, l'Austria-Ungheria e l'Inghilterra per la pace in Oriente mercè Lo sviLuppo deUe autonomie, ha fatto nuovi progressi, sui quali però non si danno precisi particolari.

La teorica adesione della Germania alle esigenze russe è senza dubbio cagione che l'azione mia e dei miei colleghi d'Inghilterra e d'Austria-Ungheria sia qui di minore efficacia. Ma la Repubblica francese sacrificando al desiderio di una alleanza con la Russia anche i principii dell'89, col dichiarare nulli i voti dei Bulgari e consigliare di imporre loro un generale russo, è spiegabile che la Germania stimi necessario di controbilanciare con un contegno favorevole a Pietroburgo l'effetto di tale manovra, tanto più che la stessa teoria del Gabinetto di Berlino potrà essere da noi invocata in gravi emergenze quando il nuovo eletto, o impari al compito, o facendosi strumento di combinazioni russo-turche, dovesse cedere il posto al suo predecessore per difendere contro la Russia la Bulgaria e la Macedonia.

Più del contegno della Germania può essere argomento di preoccupazione la esitazione del Gabinetto di St. James. Non credetti necessario di rilevare le supposizioni inesatte che, secondo i rapporti giunti da Londra all'E. V., Lord Salisbury aveva fatte circa il concetto di accordi delle tre Potenze per provvedere al caso in cui la Porta, continuando a cedere alle pressioni russe, precipitasse, malgrado i nostri consigli, la propria rovina. Feci pieno affidamento sulle rettificazioni che l'E. V. avesse stimato opportuno di farvi. E trovai difatti nel dispaccio di V. E. al R. Incaricato d'affari in Londra del 9 corrente (1), ristabilito con la massima precisione il vero stato delle cose.

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IL MINISTRO A TANGERI, SCOVASSO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 449. Tangeri, 23 agosto 1887.

In relazione al mio rapporto delli 31 Luglio 1887, n. 448 (1), mi onoro di informare V. E. che il Ministro di Spagna, Signor Diosdado, reduce dalla missione compita a Rabat presso S. M. il Sultano, ha recato la risposta del Governo Sceriffiano alle note identiche direttegli lo scorso Marzo, per incarico dei rispettivi Governi, dai Ministri d'Italia, della Gran Bretagna e della Spagna (mio rapporto del 15 marzo n. 443 di questa Serie) (2).

Spedisco qui unita la traduzione di questo documento. Il Governo marocchino sorvola sull'impegno che i tre Governi desideravano fosse preso dal Sultano, quello, cioè, di non addivenire colla Francia a nuove cessioni territoriali, senza essersi prima consigliato colle tre Potenze amiche. E prendendo argomento dalla dichiarazione fattagli colle note identiche, che l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Impero marocchino sono oggetto di viva sollecitudine per i tre governi, il Governo Sceriffiano domanda che le tre Potenze prendano l'iniziativa presso gli altri Stati acciocchè l'integrità e l'indipendenza del Marocco vengano garantite da apposito Trattato, ed esso sia riconosciuto quale Stato neutrale.

Non si può sconoscere che la mossa del Governo Sceriffiano è assai abile. Minacciato da una parte dal protettorato della Francia che, per quanto possa sembrare pacifica la politica del momento, egli comprende essere lo scopo ultimo al quale si mira dall'Algeria; incoraggiato dall'altra alla resistenza dai Governi d'Italia, della Gran Bretagna e della Spagna; conscio della sua impotenza per far fronte da solo alle ambizioni francesi, egli si rivolge agli Stati che hanno interesse al mantenimento dello statu quo acciocchè non lo abbandonino nella crisi che lo minaccia.

Questo è il vero significato della nota Sceriffiana, scritta evidentemente da questo Governo allo scopo di conoscere quale appoggio egli possa sperare dagli Stati che gli si professano amici prima di contrarre con essi qualsiasi impegno ed assumere colla Francia un contegno più risoluto.

La costituzione di uno Stato neutrale sulla sponda africana dello stretto deve, a parer mio, sorridere alle Potenze mediterranee che non hanno sul Marocco ambiziosi disegni; e l'iniziativa che fosse presa dai tre Stati, secondando le richieste del Sultano, avrebbe, se non altro, il vantaggio di mettere in chiaro le intenzioni del Governo francese.

Comprendo che in affare sì grave le risoluzioni del R. Governo dovranno ispirarsi anzitutto alle condizioni della politica generale; ma mi sia lecito di aggiungere che se le tre Potenze intendono veramente che sia mantenuto lo statu-quo in questo paese, è giunto il momento di non limitarsi alle solite proteste generali d'amicizia e di interessamento che furono sinora prodigate al Governo Marocchino. Come ripetutamente scrissi a V. E. la Francia continua nel suo lavorio che condurrà tosto o tardi al protettorato. Ed è inutile dissimularsi che le pressioni diplomatiche del Governo Francese, le quali possono quando che sia essere accompagnate da uno spiegamento di forze al confine, avranno sempre sull'animo del Sultano maggior potere che non i consigli dei tre Governi amici, qualora questi non vi offrano che un appoggio morale. Le cose muterebbero intieramente d'aspetto qualora fosse noto che le potenze interessate al mantenimento dello statu-quo considererebbero la violazione di esso come un casus belli. E qui, ripeto, sta il nodo della questione marocchina.

ALLEGATO

GARNIT A SCOVANO (Traduzione)

25 Dul Kaada 1304. l.'> Agosto 1887.

Complimenti d'uso!

Abbiamo sottoposto al nostro Signore (che Dio innalzi!) la vostra nota nella quale ci dite che l'integrità territùriale del Marocco, la conservazione dello statu qua e il mantenimento della sua indipendenza e libertà politica sono oggetto di sollecitudine per il vostro governo, come anche per altri, e che esso desidera di adope)"arsi per raggiungere tale scopo.

Sua Maestà mi ha ordinato di porgervi i suoi ringraziamenti per tale dimostrazione, la quale è la miglior prova della sincera amicizia del vostro Governo.

Sua Maestà mi ha inoltre ordinato di rispondere tanto a voi quanto agli altri (s'intende agli altri due Ministri) che Egli ha a cuore la conservazione dell'amicizia con tutte le Potenze, la continuazione della pace con esse, e l'incremento delle relazioni commerciali dalle quali risulti vantaggio tanto per i Suoi sudditi che per quelli degli esteri Stati.

Il desiderio di S. M. sarebbe che anzitutto la vostra potente Nazione trattasse colle altre grandi Potenze che hanno col Marocco relazioni politiche e commerciali acciocchè prendano l'impegno di conservare e garantire la pace, la tranquillità e l'integrità territoriale del Marocco; che esso sia da tutti rispettato, garantito e considerato come un paese neutrale il quale si manterrà amico di tutte le Potenze, si terrà lontano da ogni contesa con esse e sarà inviolabile per tutte le nazioni; nessuno dovrà recargli danno nè esso dovrà recar danno ad alcuno; sarà garantito ed assicurato in conformità al diritto internazionale che vincola le nazioni. E di ciò si dovrà far constare con un atto munito della firma e dei sigilli dei Governi come è l'uso per affari di tanta importanza.

Per ordine del nostro Signore (che Iddio protegga!) abbiamo fatto un'analoga risposta ai Ministri amici di Spagna e della Gran Bretagna.

(l) -Non pubblicato. (2) -In realtà n. 433
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALLE SEI AMBASCIATE

(Ed., come estratto e in traduzione, in F. CRIPI, Politica estera, cit., p. 150)

T. CONFIDENZIALE 676. Roma, 24 agosto 1887, ore 23,50.

Le Chargé d'Affaires d'Angleterre me dit que Lord Salisbury a appris de bonne source que M. de Giers aurait menacé d'occuper Varna ou Erzeroum si la Turquie refusait d'intervenir en Bulgarie. Lord Salisbury désirant connaitre mon avis au sujet d'une pareille éventualité, j'ai répondu au Chargé d'Affaires que j'étais, comme question de principe, contraire à toute violation du Traité de Berlin, mais que quant aux démarches à faire je désirais connaitre les intentions de Sa Seigneurie, en lui déclarant en mème temps, de vouloir ètre d'accord avec elle.

(Per Londra) Veuillez donc tacher de me dire là-dessus l'opinion du cabinet britannique.

(Per Vienna) Veuillez dire à K:Hnoky que tout en restant sur le terrain des principes soutenus par nos Gouvernements, je désire me concerter avec .Ies Cabinets de Vienne et de Londres sur ce qu'il y aurait à faire, le cas échéant, en présence d'une occupation russe.

(Per Berlino) Si maintenant la Russie donnait suite à sa menace, et la question sortait ainsi du terrain diplomatique, quelle serait l'attitude de l'Allemagne? Continuerait-elle de laisser faire par la Russie? Tàchez de sonder làdessus la pensée du Cabinet Impérial.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4484. Berlino, 24 agosto 1887.

Ainsi que j'ai pu le constater aujourd'hui dans un entretien avec le Secrétaire d'Etat ad interim, auquel je donnais lecture des télégrammes reçus de

V. E. hier soir et ce matin (1), afin de le mettre en mesure de s'expliquer, le Cabinet de Berlin avait connaissance des dernières instructions transmises au Chargé d'affaires russe à Constantinople. Le Comte Schouwaloff a parlé ici dans le meme sens. Il lui a été renouvelé l'assurance, pour la question bulgare, que l'Allemagne marche d'accord avec la Russie, et engage de so n còté la Porte à se concerter avec la Russie sur toute combinaison la plus apte à ramener un état de choses régulier dans la Principauté. L'Allemagne appuiera diplomatiquement dans ce but toutes les démarches du Cabinet de St. Pétersbourg, après que cet appui aura été sollicité, ce qui n'a pas été le cas jusqu'ici, sauf pour la nomination d'un régent provisoire en la personne du Général Ernroth, qui irait à Sophia avec un commissaire ottoman pour étudier ensemble les mesures à prendre. Je sais en voie très-confidentielle que le Cabinet de Berlin, lors meme qu'il emboite le pas avec Pétersbourg, se refuse à y donner des conseils et à discuter des détails, en invoquant qu'il n'a d'autre intéret dans cette question, que celui de la conservation de la paix générale.

Le Comte de Berchem m'a dit, qu'il avait très-nettement laissé entendre à Tewfik-Bey, qui le mettait au courant des pourparlers entre Constantinople et Pétersbourg, qu'il incombait à la Turquie, au double titre de Puissance Souveraine en Roumélie et de Puissance Suzeraine en Bulgarie, de prendre une position accentuée pour faire respecter ses droits en conformité du Traité de Berlin.

Dans des conjonctures aussi délicates, il me parait plus que jamais indiqué que l'Italie, tout en ne reniant pas ses principes bien connus, manoeuvràt en sorte de laisser à des Puissances plus intéressées, comme l'Autriche et l'Angleterre, l'initiative d'aviser aux moyens de contrecarrer et de limiter au besoin une action russe, laquelle au reste n'existe pour le moment qu'en paroles et sur le papier. Une opposition formelle et intempestive pourrait envenimer la question. Le Gouvernement Britannique semble s'en rendre compte. Ici du moins, son Ambassadeur se tient sur la réserve et s'abstient d'interpeller. Le Représentant Austro-Hongrois adopte les memes allures, puisque l'on sait à Vienne quelle est l'attitude de l'Allemagne, assez invariable depuis l'origine de la crise. Elle voudrait etre comprise à demi-mot, et se soustraire à un interrogatoire qui pourrait lasser sa patience, puisqu'elle devrait chaque fois répondre d'une manière uniforme.

Il est une remarque, qui n'aura pas échappé à l'esprit de V. E. Le groupe que nous formons avec l'Angleterre et l'Autriche, a plus d'un còté faible. La politique anglaise de nos jours n'est plus celle des Pitt et des Palmerston. Elle ne se laisse entrainer qu'à son corps défendant à une action énergique.

L'Autriche ne demanderait peut-étre pas mieux que de jouer la grosse partie. Mais, tant qu'elle ne se sentira pas vigoureusement soutenue, ou que les circonstances ne lui rendront pas la tache moins ardue, elle restera sur le qui vive, en se bornant à des escarmouches sur le terrain diplomatique. Et mème sur ce dernier point, j'ai tout lieu de croire que les objections qu'elle soulève à propos de la combinaison d'un Lieutenant-princier ou Régent, ne sont pas précisément approuvées à Berlin. La situation serait tout autre si la Russie se décidait à une promenade militaire vers les régions Danubiennes. Le groupe des trois Puissances aurait alors beau jeu pour parler haut et ferme. La Russie serait entrée dans une souricière. Elle devrait payer un droit de sortie. Il n'est nullement à prévoir qu'au fait et prendre l'Allemagne ferait opposition. Vous aurez observé, M. le Ministre, que d'ici on pousse la Turquie à faire acte d'autorité, notemment en Roumélie. Dans le cas peu vraisemblable où elle s'y déciderait, on estime que la seule menace de cette intervention armée produirait l'effet voulu. Mais, si les troupes ottomanes rencontraient de la résistance et devaient combattre contre les chrétiens, il s'élèverait de telles clameurs dans les cercles panslavistes, que l'opinion publique en Russie se tournerait peut-ètre vers une politique plus favorable à des transactions équitables. Raison de plus pour attendre, tout en le surveillant de près, le cours ultérieur des événements. C'est parfois un tort d'avoir raison trop tòt. Il faudrait d'aHleurs l'unanimité des Puissances pour une solution définitive: ce qui offre une certaine garantie contre de trop grands écarts. En tout cas, il ne serait pas de notre intérèt d'admettre la simple majorité des voix. Ce serait créer un précédent dangereux dans d'autres directions, et que nos adversaires pourraient chercher à retourner un jour contre nous, par exemple au sujet des rapports entre l'Italie et la Papauté.

L'Agent diplomatique de l'Allemagne à Sophia se trouvant en tète de ligne pour une promotion, est désigné comme Ministre à Darmstadt. Mais il ne quittera pas son poste actuel avant le commencement d'Octobre. La Russie ellemème, dont les sujets domiciliés ou de passage en Bulgarie sont placés sous la protection allemande, ne désire pas qu'il y ait lacune dans l'exercice de cette protection et dans l'expédition des affaires courantes avec le Gouvernement de fait. Toutefois l'Agent consulaire d'Allemagne à Routschouk est rappelé, parce que le caractère violent du préfet de cette ville pourrait susciter de graves embarras.

(l) Cfr. n. 74.

79

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, 25 agosto 1887.

Conformément au télégramme de V. E. du 23 courant (1), j'ai eu conversation avec Salisbury au sujet du Canal de Suez. Sa Seigneurie m'a paru péniblement impressionnée du regret que je lui ai exprimé de notre exclusion des

négociations, et a répudié de la façon la plus énergique toute intention de traiter avec la France derrière le dos de l'Italie laquelle avait dans la question autant d'intérèt que toute autre puissance.

Il m'a expliqué que des divergences ayant surgi entre l'Angleterre et la France, au sein de la Commission internationale de 1885, les Puissances intéressées exprimèrent l'avis que les Cabinets de Londres et de Paris continuassent à négocier pour écarter les obstacles à la signature du Traité. Sa Seigneurie a ajouté que des négociations avaient eu lieu en effet, depuis cette époque, et qu'il avait toujours supposé que le Gouvernement du Roi en eùt connaissance. Il serait disposé à nous donner toutes les informations que nous eussions demandé. Il était évident que, dès que l'Angleterre et la France tomberaient d'accord (ce qui ne paraissait pas prochain) on annoncerait ce résultat aux autres Gouvernements, vu que l'acte devait etre signé par toutes les Puissances.

Lord Salisbury m'expliqua que pour le moment la principale difficulté était la suivante. Dans le cas où la sùreté du Canal fUt en danger à qui appartiendrait le droit de le protéger?

L'Angleterre soutenait que ce droit appartenait au Khédive et à ses alliés; la France s'opposait à cette proposition car elle prétendait que de cette façon la protection du Canal serait entre les mains de l'Angleterre.

Pour écarter ces difficultés, je compte proposer, dit Lord Salisbury, que si le Canal est attaqué par une grande Puissance, le Traité soit annulé ipso facto; mais si la sécurité du Canal est menacée par un danger intérieur, le Khédive seui devra l'écarter.

J'ai prié Lord Salisbury de communiquer ce projet d'accord à V. E., aussitòt que les principales difficultés seraient aplanies et bien avant d'en donner connaissance aux autres Puissances. Sa Seigneurie a pris note de ma demande et m'a promis de s'y conformer. En attendant je l'ai prié de nous tenir au courant des négociations.

Je ne doute pas qu'avec quelques insistances, on ne puisse avoir connaissance, dans quelque temps, des pièces, car il est très difficile de suivre autrement les négociations.

(l) Cfr. n. 72.

80

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 885 bis. Parigi, 25 agosto 1887.

Il Signor Charmes mi ha poc'anzi confermato i termini nei quali fu risposto dal Signor Flourens alle tre domande formulate dalla Sublime Porta nel telegramma circolare del 14 corrente, e ch'ebbi l'onore di riferirLe ieri l'altro telegraficamente. Il Signor Flourens dichiarò che la Francia considerava l'elezione del Principe Ferdinando di Coburgo come di niun valore e non avvenuta e l'apparizione del Principe in Bulgaria come una flagrante infrazione del Trattato di Berlino; che aveva impartito all'Agente Francese nel Principato l'istruzione di astenersi da qualsiasi atto che potesse implicare il riconoscimento del Principe, eome di muovergli incontro al suo arrivo, di prender parte a cerimonie ufficiali, di esporre bandiera ecc. ecc.; che infine invitava la Sublime Porta a valersi di tutta la sua autorità per indurre il Principe a lasciare la Bulgaria e per stabilirvi una reggenza provvisoria nelle condizioni suggerite dalla Russia.

Queste dichiarazioni schierano il Governo Francese, ancora più risolutamente e più completamente che la sua risposta alla prima circolare Russa, affianco del Gabinetto di Pietroburgo, ed il Signor Charmes lo constatò egli stesso, notando che la risposta data dal Governo Germanico, alla circolare Turca fu, se possibile, ancora più energica della risposta Francese, e che con ciò le tre Potenze eransi pronunciate nello stesso senso, mentre l'Austria-Ungheria, l'Inghilterra e l'Italia, facendo riserve alla questione della validità dell'elezione, trattengono la Sublime Porta da un'azione più decisiva. Il Signor Charmes osservò con visibile soddisfazione che l'alleanza coll'Austria non aveva impedito quel più energico contegno del Gabinetto di Berlino e la sua adesione alla politica Russa.

Alla mia domanda quali fossero le sue previsioni circa il modo pratico di procedere per insediare nel Principato un Reggente provvisorio conformemente alla esigenza del Governo Russo e se egli prevedesse un'azione militare, il Signor Charmes rispose che forse non sarà per ciò necessario un grande sforzo e che probabilmente le cose in Bulgaria muteranno d'aspetto da sè, o in virtù di qualche efficace dimostrazione.

Se questa non si facesse dalla Turchia, il Signor Charmes espresse l'appren

sione che la Russia potrebbe venirne a perdere pazienza. Egli mi diede poi la

notizia che il Signor Flourens aveva telegrafato al Signor Flesch, Agente della

Repubblica a Sofia, l'ordine di partire immediatamente dal Principato, dicen

domi che questa decisione era stata principalmente provocata dal contegno del

Prefetto di Rusciuk verso i Francesi dimoranti in quella città ed esposti a con

tinue angherie, come ancora dalla considerazione che in fatto il Signor Flesch

non aveva più nulla da fare al suo posto.

81

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1176 (1). Londra, 26 agosto 1887, ore 6,48 (per. ore 9,25).

Voici compte-rendu de mon entretien avec Lord Salisbury relativement à

la Bulgarie:

Io Se référant aux deux communications faites à V. E. par l'entremise du

Chargé d'affaires d'Angleterre, Sa Seigneurie m'a dit qu'après enquetes minu

tieuses, il était maintenant convaincu que les bruits d'une occupation russe à

9 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

Varna ou à Erzéroum n'avaient pas de fondement et que probablement ces voix avaient été mises en circulation par le Gouvernement russe dans le but d'intimider la Porte et sans aucune intention de les mettre à exécution. Ayant demandé quelles mésures il avait prises pour contrecarrer ces projets, s'ils se présentaient à l'avenir, Sa Seigneurie me répondit ainsi: • Je viens de faire savoir au Gouvernement Russe qu'H serait très facile de faire entrer un corps expéditionnaire à Varna, mais qu'il lui serait difficile de l'en faire sortir, car il trouverait le chemin barré par les forces alliées de l'Italie et de l'Angleterre •.

Ayant interrogé Sa Seigneurie s'il avait fait cette intimation à M. de Giers par l'entremise de l'Ambassadeur d'Angleterre, ou s'il l'avait faite lui-meme à l'Ambassadeur de Russie à Londres, il me déclara qu'il s'était servi d'une voie indirecte, mais sùre. Il ne me semble pas improbable que cette communication fùt faite par l'intermédiaire de l'Empereur d'Allemagne, dont 1le Gouvernement Anglais s'est servi autrefois, dans cas analogues. Je fais cette supposition avec réserve.

no Sa Seigneurie a ajouté que sa plus grave préoccupation était en ce moment du còté de la Macédoine et il était très impressionné des nouvelles parvenues de cette province • où se trouvait le point noir •. L'ayant prié de me dire ce qu'il comptait faire pour prévenire danger, Sa Seigneurie m'a déclaré avoir fait démarches pour engager les Bulgares et les Grecs de la Macédoine à se tenir tranquilles.

III0 En réponse à mon désir de connaitre teneur des communications reçues de la Russie, Sa Seigneurie m'a dit qu'il venait d'avoir entretien avec Ambassadeur de Russie, mais que S. E. ne lui avait parlé que de la situation en général, de la nécessité d'envoyer un régent en Bulgarie et de l'opportunité que ce régent fùt le général Ernroth. A quoi il avait répondu que l'Angleterre était aussi très désireuse de trouver une solution; qu'elle ne s'opposait pas à envoi d'un régent, mais qu'elle était d'avis que ce régent ne devait etre ni russe, ni turc.

IVo Salisbury avait eu connaissance des communications russes à Chakir Pacha et à Vienne et Paget lui avait télégraphié résumé de cette dernière, avec la réponse de Kalnoky. Sa Seigneurie approuvait en tout cette réponse, mais il n'avait pas été à meme d'en donner une analogue, vu qu'il n'avait pas reçu communication qui l'avait motivée.

J'apprends que Salisbury incline plutot à l'envoi d'un régent allemand mais il ne m'a rien dit à cet effet.

(l) Il testo del telegramma è tratto da una copia, conservata nell'Archivio dell'Ambasciata a Londra, senza indicazione di orario. L'ora della partenza e dell'arrivo è tratta da altra copia, con qualche variante, conservata fra le carte del Gabinetto Crispi.

82

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 89. Terapia, 26 agosto 1887.

S. M. il Sultano si è degnato di accordarmi oggi un'udienza privata che durò pressochè due ore. S. M. Imperiale, dopo espressioni di alta benevolenza, mi ringraziò delle prove di amicizia e di interessamento al suo Governo date da questa R. Rappresentanza negU ultimi mesi. Mi domandò notizie delle LL. MM. esprimendo per Esse grandi simpatie, ricordò, con condoglianza della perdita dell'Onorevole Depretis, la visita nobilmente fatta da S. M. all'illustre morente; ed accennò alla fiducìa dimostrata dalle Potenze all'E. V. Disse aver destinato uno dei suoi aiutanti di campo per assistere a'lle nostre grandi manovre insieme ad un altro ufficiale dello Esercito Imperiale. Finalmente mi rinnovò l'invito, già fattomi varie volte per intermediarii, di aprirgli francamente il mio animo e di dargli i miei consigli sulle condizioni ognor più difficili della situazione dell'Impero.

Dopo alcune osservazioni preliminari in risposta ad interrogazioni speciali di S. M., io fui condotto successivamente da varii suoi benevoli suggerimenti, ad esprimermi nel senso che qui appresso, per brevità di tempo, riassumo; notando che solo verso S. M. Imperiale in persona, e per ubbidienza ai suoi ordini, uscivo dalla riservatezza in cui avevo dovuto mantenermi circa certi delicati argomenti verso i suoi Ministri e verso gli altri intermediarii che si era degnato d'inviarmi.

Il Generale Ernroth insediato come Luogotenente Principesco, è la Bulgaria diventata russa. Un generale russo par suo è troppo buon servitore del suo Sovrano per subordinarne gl'interessi alla libertà delle elezioni bulgare, stipulata in una delle clausole più uggiose alla Russia di quel trattato di Berlino che essa cerca ogni occasione di denunziare. Tale libertà essendo, secondo il trattato di Berlino, la prima condizione dell'istituzione di un Principe, l'attuale proposta russa distrugge il Trattato di Berlino nella sua essenza. L'Italia che, per facilitare l'esecuzione del trattato, e per rispetto alle manifestazioni di fatto della volontà delle popolazioni, potrebbe aderire alla conferma per parte della Porta di un Principe eletto anche non particolarmente gradito, non può invece arbitrarsi di accettare una proposta che è negazione del rispetto della volontà dei Bulgari, e negazione perciò dell'elemento principale d'interpretazione, anzi dello spirito stesso del Trattato di Berlino, il quale è base della pace europea e della conservazione della Turchia. Più illegale della presa di possesso del Principe Ferdinando, la cui eventuale assoluzione da parte dell'Europa, se fosse mai possibile, lascerebbe almeno intatto il Trattato di Berlino, la presa di possesso di un Generale russo sarebbe inoltre più pericolosa, giacchè la violenza così arrecata alla tranquillità che oggi esiste in Bulgaria, non potrebbe effettuarsi, secondo le nostre informazioni, senza effusione di sangue nella Bulgaria e nelle province vicine. Debbo perciò prevedere che rifiuteremo la nostra adesione alla proposta russa anche quando ci fosse raccomandata dalla Germania; poichè crediamo che incombe a noi, all'Inghilterra ed all'Austria-Ungheria più che alla Germania, meno direttamente interessata, salvare la libertà della Bulgaria e conservarla alla protezione della Potenza Alto-sovrana, il cui interesse è identico e comune al nostro nei Balcani. Tale differenza di contegno fra l'una e le altre delle quattro Potenze alleate, le quali formano un fascio indissolubile, non significa nessuna alterazione dei loro accordi, confermati ancora recentemente nel modo più solido e più pratico. Fra l'Italia e l'Austria-Ungheria vi è assoluta intelligenza per la salvaguardia di tutte le province ottomane nei Balcani; e l'Inghilterra è testimone e parte di tale intelligenza. In quanto alla Germania, essa ha abbastanza dimostrato, con consigli, suggerimenti e indicazioni ben noti a S. M. Imperiale, come l'integrità dell'Impero Ottomano le ispiri sincero interessamento; ed abbiamo la certezza che l'appoggio presentemente da essa dato alla Russia non oltrepasserà la Bulgaria, e si limiterà a dichiarazioni teoriche. Pur tuttavia quell'appoggio dato alla Russia dalla Germania e la cui lealtà non si può porre in dubbio, merita tutta l'attenzione accordatavi da S. M. Imperiale. Non è che troppo naturale che il Gabinetto di Berlino, minacciato d'una coalizione franco-russa, preveda il caso in cui i suoi tre alleati, per effetto delle esitazioni della Turchia, si trovino, nel momento di un conflitto generale, non essere riusciti a stabilire con essa sufficienti guarentigie per preservare di fronte al conflitto medesimo la pace e lo statu quo che più particolarmente le interessano in Oriente. Non è che troppo naturale che anticipando il peggio ed in vista di tale eventualità rincrescevole per gli interessi pacifici delle tre Potenze, ma sopratutto per gli interessi conservativi della Porta, il Gabinetto di Berlino non creda che la sicurezza dell'Impero Germanico gli permetta di rinunziare sin d'ora a beneficiare almeno della neutralità della Russia, !asciandole il campo libero in Bulgaria. Malgrado la gravità crescente della situazione, l'Italia, certa dell'identità speciale delle vedute sue, dell'Inghilterra e dell'Austria-Ungheria in tale quistione particolare, continua a sostenere la causa dello status quo nei Balcani. Non pone alla Turchia condizioni d'alleanza. La esperienza ha provato che parecchie potenze, le quali, allo stato d'isolamento da ogni gruppo d'alleanza, subivano le minacce di potenti vicini senza trovar appoggio efficace nel concerto europeo, incominciarono ad essere più rispettate da quei vicini stessi tosto che ebbero trovato un appoggio ravvicinandosi coraggiosamente al gruppo dei loro naturali amici; ma l'Italia rispetta la libertà, in cui la Turchia preferisce di rimanere, da ogni impegno. Cionullameno l'utilità dei nostri buoni ufficii in assistenza della Porta, e per ciò la continuazione dei medesimi, dipende evidentemente da due condizioni: l'una è che la Porta si astenga rigorosamente dall'assumere verso di altri qualsiasi impegno, dal prendere qualsiasi risoluzione, dall'addivenire a qualsiasi atto, all'infuori del Trattato di Berlino, senza il previo ed esplicito consenso di tutte le Grandi Potenze. La seconda condizione è che quando la Porta consulta le altre Potenze sovra entrature contrarie alla lettera ed allo spirito del Trattato di Berlino, come quelle attualmente fatte dalla Russia, la Porta stessa non se le approprii con adesioni tacite, implicite o condizionali. Se la Porta lasciasse per esempio all'Italia, all'Inghilterra ed all'Austria-Ungheria il compito di opporsi sole alla attuale proposta russa col dare ad intendere che essa, senza l'opposizione loro, l'avrebbe accettata, rischierebbe di convincere le tre Potenze che non possono fare assegnamento sul concorso della Turchia alla propria conservazione. Le tre altre Potenze essendo supposte favorevoli alla proposta russa, la propensione della Potenza Sovrana, già di peso eccezionale per se stessa, acquisterebbe in tali circostanze un'importanza decisiva; e le tre Potenze avverse in massima alla proposta russa potrebbero allora per deferenza verso S. M. Imperiale, primo custode dei destini del suo Impero, declinare la responsabilità d'un parere contrario alle sue preferenze e riservarsi di agire secondo gli avvenimenti.

Ad ogni parte di quelle mie spiegazioni, accompagnate come di ragione dalle espressioni più atte a renderle accette, S. M. Imperiale ben volle dimostrare il suo interessamento e chiederne la continuazione. Circa un solo punto S. M. Imperiale fece a sua volta specifiche osservazioni; e fu quando io feci l'allusione, più lontana e più misurata possibile, all'insuccesso dei consigli del Signor di Radowitz e miei, coll'accennare alle esitazioni della Sublime Porta. S. M. Imperiale osservò a tal proposito che la vicinanza della Russia ai suoi dominii asiatici gli imponeva verso quella Potenza speciali precauzioni della cui necessità occorreva tener conto. Al mio linguaggio circa le due condizioni necessarie alla continuazione dei nostri buoni ufficii, S.

M. Imperiale diede aperta approvazione: e terminò l'udienza con l'assicurazione di avere ricavato profitto dalle mie osservazioni che gli avevano chiarito punti oscuri; essermene grato ed intendere rivedermi tosto dopo la settimana del Courbam Bairam, che incomincia posdomani.

Debbo aggiungere a V. E. che il mio linguaggio a S. M. Imperiale fu vivamente approvato dai miei Colleghi d'Inghilterra e di Austria-Ungheria.

83

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. S.N. Roma, 27 agosto 1887, ore 18,30.

Fra gli intendimenti del Governo di V. M. è pur quello di ripristinare in quanto è ancora possibile, l'antica influenza italiana in Egitto. Avendo perciò avuto notizia di negoziati che, iniziati a Parigi, dovranno continuare a Londra fra i governi francese e britannico, allo scopo di stabilire un accordo circa il canale di Suez, ho insistito presso Salisbury acciocchè il Governo italiano non resti fin d'ora al di fuori di quel negoziato. Salisbury ci fece promessa che nulla si sarebbe concluso su ciò tra Inghilterra e Francia senza intendersi prima con Italia. Mi è grato far conoscere a V. M. come i rapporti tra i due Governi si vadano facendo intimi sempre più. Congiunti a quelli con Austria-Ungheria, essi gioveranno, si spera, a scongiurare, una occupazione militare in Bulgaria sia dalla Russia sia dalla Turchia, e quindi a impedire una guerra. Salisbury, facendo rispondere alla Porta circa minaccia russa di occupare Varna od Erzerum, disse che i russi avrebbero potuto facilmente entrare in quelle località non uscirne perchè avrebbero trovato chiusa la via dalle forze alleate inglesi ed italiane. L'idea di mandare un reggente provvisorio russo in Bulgaria pare scartata e sostituita da quella di mandarne uno germanico. Anche su questo converrà intendersi. Duole però che Coburgo, il quale rappresenta pel gruppo delle tre potenze un principio di soluzione della questione, non si conduca nel modo più proprio per guadagnarsi affetto del suo nuovo popolo. La indifferenza che mostrò verso clero ortodosso mentre ostentava riguardi verso clero cattolico, produsse cattiva impressione nel principato. Così l'evitare che ha fatto e fa di pronunciare nome del principe Alessandro, non contribuisce a procurargli simpatie specialmente dell'esercito.

Sarà mio dovere di tenere informata la M. V. dello svolgimento della quistione.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1179. Berlino, 27 agosto 1887, ore 18,50.

Jusqu'ici Lord Salisbury n'a pas communiqué à Berlin ses impressions au sujet des menaces russes d'occuper éventuellement Varna ou Erzeroum, et meme si telle communication parvenait à l'Ambassadeur d'Angleterre, il est assez douteux que celui-ci reçut ordre de pressentir les intentions de l'Allemagne, pour le cas où il serait donné suite à pareille menace, depuis qu'on connait à Londres, comme à Rome, et à Vienne, les motifs que induisent Cabinet de Berlin à suivre ligne de conduite qu'il s'est tracé dès l'origine de la crise bulgare. Le Fo1·eign Office juge préférable de n'interpeller que rarement. Il a lui aussi assurance que l'Allemagne, tout en se rangeant dans cette question du còté de la Russie, n'entend point pour autant contrarier foncièrement les accords pris ou à prendre entre Italie, Autriche, et Angleterre.

L'Allemagne a vu avec faveur la formation de ce groupe et forme les meilleurs voeux pour que les liens en parviennent toujours plus étroits. Si les voies et les moyens de part ou d'autre, ne sont pas toujours les memes ils convergent en définitive à un but commun, celui d'assurer maintien de la paix générale. Bismarck, en ce qui le concerne, aussi longtemps qu'il conservera espoir de tenir à distance France et Russie, doit éviter de heurter de front cette dernière Puissance; ce serait courir le risque de la pousser aux mesures extremes. En manoeuvrant avec habilité contre une alliance Franco-Russe, en cherchant à éloigner un conflit entre Russie et l'Autriche, éventualité que si elle se réalisait aménerait immanquablement guerre générale, il sauvegarde aussi par là meme, les intérets de ses alliées. A còté de ses intérets de premier ordre, Bulgarie n'a qu'une mince importance et si Russie devait y réesperer la meme influence prédominante dont l'Autriche est très jalouse en Serbie, il y aurait une base de transaction. J'ai vu aujourd'hui Secrétaire d'Etat ad interim; il m'a dit qu'aucune nouvelle ne lui était arrivée sur les menaces mentionnées dans les télégrammes de V. E. du 25 Aout (1). Il serait donc au moins prématuré d'eu examiner la portée et d'en prévoir les conséquences. Il convenait en attendant de garder le plus grand calme pour ne pas fournir des arguments ou prétextes à ceux qui voudraient entrainer l'Empereur Alexandre à une politique militante, au delà meme de la sphère des Balkans, à quoi il pourrait se résoudre, si on lui fermait toutes les voies pour sortir d'embarras. Dans un entretien que j'ai eu année dernière avec le Prince Chancelier et dont j'ai rendu compte par mon rapport confidentiel n. 4303 du 15 novembre, S. A. indiquait assez clairement son programme. Je m'y réfère, de meme qu'au Rapport que j'ai expédié le 24 de ce mois à V. E. (2).

(l) -Cfr. n. 77. (2) -Cfr. n. 78.
85

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1189. Parigi, 28 agosto 1887, ore 15,25 (per. ore 18,10).

• Aider la Russie diplomatiquement pour l'empecher d'agir militairement • telle est la formule, m'a dit hier M. Charmes, qui guide actuellement conduite de la France. M. Charmes continue à voir, dans le départ du Prince de Cobourg, la seule solution possible et inévitable, et n'envisage pas l'élection subséquente d'un Prince, ayant appui russe, comme un danger prochain pour Constantinople, en disant qu'au bout de quelque temps, ce nouveau Prince pensera forcément à son propre intérèt et cessera d'étre un instrument du Czar. D'après ses informations, le Ministre d'Angleterre persiste, au contraire, à <:roire: que la partie n'est pas encore perdue pour le Prince de Cobourg; qu'en réalité la Russie devrait faire de très grands efforts pour agir militairement contre la Bulgarie par la seule voie possible d'un débarquement; qu'elle n'a au fond, ni l'envie. ni les moyens faciles d'exécuter ses menaces, et que l'essentiel est que la Turquie ne bouge pas, le Prince de Bismarck étant disposé à aller bien loins dans l'appui qu'il prete à la Russie pour lui donner une satisfaction morale et sauver le traité de Berlin.

86

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 29 agosto 1887.

Déchiffrez vous meme et vous seui.

Les notes échangées le 12 et le 14 dernier (l) entre le Comte Corti et le Marquis de Salisbury établissent entre l'Italie et l'Angleterre un accord de but et d'action en tout ce qui pourrait survenir dans les Mers Adriatique, Méditerranée, Egée et Noire. * Nous espérons que les événements éloigneront la nécessité aujourd'hui meme des deux Puissances, mais les menaces du Cabinet de St. Pétersbourg à l'égard de la Bulgarie, menaces dont il a été question dans vos télégrammes du 26 courant (2), sont un symptome qui ne saurait étre négligé. Nous devons surtout nous en préoccuper en prévision de l'avenir et pour le cas où elles se renouvelleraient et seraient suivies d'un commencement d'exécution. Dans cette hypothèse je crois nécessaire que les deux Gouvernements fixent entre eux les lignes principales de leur intervention armée éventuelle et la part de coopération qui devrait échoir à chacun des deux Etats. Si Lord Salisbury est du meme avis nous pourrions procéder à une Convention

militaire. Dans ce cas nous sommes prets à envoyer à Londres un officier supérieur à moins que Lord Salisbury ne préfère envoyer à Rome un officier supérieur de l'armée britannique "' (1). De toute façon le cas présent est assez grave pour qu'on n'attende pas de part et d'autre le moment de danger et que des deux cotés on soit prets à agir en pleine intelligence au moment voulu. Veuillez répondre directement à moi meme au Ministère de l'Intérieur.

(l) -Trascrizione errata; evidentemente • février •. (2) -Cfr. n. 81.
87

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, DALLA VALLE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1208. Madrid, 30 agosto 1887, ore 15,40 (per. ore 20).

Ministre d'Etat m'a chargé de dire très confidentiellement à V. E. que l'Ambassade espagnole qui vient de retourner du Maroc, lui a fait des communications très importantes sur l'état actuel des choses en cet Empire. La France parait vouloir y établir son protectorat. Le bruit s'est répandu (2) que la Mission extraordinaire de M. Diosdato aurait relevé de beaucoup le prestige de l'Espagne auprès du Sultan. M. Moret m'a promis de me faire tenir sous peu un rapport très détaillé sur les résultats de la Mission espagnole. Il ajoutait que le moment est venu, selon lui, pour l'Espagne d'agir au Maroc d'accord avec l'Angleterre et l'Italie y contrecarrer d'une manière efficace l'influence française.

88

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

(Ed., in traduzione, in LV 69, p. 171)

T. 709 (3). Roma, 30 agosto 1887, ore 20,15.

Je me réfère à vos derniers télégrammes. Je vois qu'on continue à parler de Régents, de Lieutenants princiers, de commissaires à envoyer en Bulgarie. Il m'est avis qu'on perd ainsi de vue la situation réelle des choses. A vant de discuter le nom et la nationalité du personnage (4) en Bulgarie, nous devons d'abord nous demander "'si et"' (5) comment ce personnage nullement désiré dans le pays y serait accueilli. Les Bulgares, sous un Prince de leur choix, et qui malgré les fautes qu'il a pu commettre, doit assurément disposer d'un parti puissant, sont en voie d'organiser leur Gouvernement. Laissons les faire. Une tentative d'immixtion exposerait, ce me semble, l'Europe ou bien à un aveu d'impuissance, ou bien si on a recours à la violence, à provoquer

elle-meme le conflit qu'elle déclare vouloir conjurer. La Russie ne parait (l) d'ailleurs pas pressée d'agir. Je ne vois pas pourquoi nous devrions précipiter nos décisions. Assistons donc en spectateurs bienveillants à ce qui se passe en Bulgarie. Si la tentative des Bulgares échoue et que la proposition Ernroth se renouvelle ou s'accentue, nous aurons le temps d'aviser à lui opposer une autre combinaison qui, s'inspirant des intérets de notr~ groupe pacifìque ait chance d'amener une entente générale.

• Quant à l'idée d'une conférence je n'hésite pas à la trouver peu pratique. Une conférence n'est bonne que pour donner la dernière consécration à un accord qui existerait déjà en fait. Dans l'état actuel des choses, elle ne ferait que mettre en relief et envenimer le dissentiment mutuel. Je vous prie de puiser dans les considérations développées ici la règle de votre langage soit avec vos collègues soit avec les Ministres du Sultan • (2).

(l) II testo fra asterischi è pubblicato in libera traduzione in F. CRISPI, Politica estera, cit.• pp. 152-153.

(2) -Cifre sbagliate. (3) -Venne comunicato alle Ambasciate a Berlino, Parigi, Vienna, Londra e Pietroburgo. (4) -c Da inviarsi • aggiunto in LV. (5) -Omesso in LV.
89

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Fondo Crispi ASRE -2, 103, I; ed., parzialmente e in traduzione, in F. CRISPI, Politica estera, cit., pp. 153-154)

T. P. s. N. Londra, 31 agosto 1887, ore 12 (3).

Déchiffrez Vous meme.

Lord Salisbury m'a chargé de faire agréer à V. E. les sentiments de sa vive reconnaissance pour la proposition concernant une Convention militaire. Il m'a dit que, le cas échéant, il serait fìer de la coopération de l'armée Italienne et que le moment pouvait arriver où elle lui fiìt nécessaire.

Mais Sa Seigneurie a ajouté que tant qu'un danger de guerre n'était imminent, la constitution politique de ce pays et la tradition léguée par ses prédécesseurs le mettaient dans l'impossibilité de stipuler un acte de ce genre.

Or, au moment actuel, tout danger en Bulgarie paraissait écarté. M. de Giers avait vivement démenti les projets d'occupation qu'on attribuait à la Russie, atténué la portée de la communication à Chakir Pacha et exprimé son désir pour le maintien de la paix.

En outre l'Ambassadeur d'Allemagne, qui venait de quitter le Foreign Office l'avait assuré que le Prince de Bismarck voyait l'horizon s'éclaircir, et une communication reçue du Comte de Kalnoky envisageait la situation de la meme manière.

Il n'était plus question de l'envoi du Général Ernroth !eque! d'ailleurs n'aurait pu entrer en Bulgarie, attendu que Ies Bulgares s'y seraient opposés par la force.

Rien donc ne justifiait la stipulation d'une Convention qui aurait été un danger pour le Gouvernement car, malgré toutes les précautions possibles, le secret n'aurait pu etre gardé et une interpellation à la Chambre mettrait le Gouvernement en demeure de la rendre publique.

Si toutefois la situation venait à changer • car la politique •, a-t-il dit,

• est changeante comme le climat de ces iles •, on serait toujours à temps de stipuler une Convention militaire.

En dernier lieu, Sa Seigneurie m'a dit qu'il avait été très vivement pressé par le Comte de Robilant de stipuler une Convention analogue à celle proposée par V. E. et qu'il avait tenu au Comte Corti un Iangage identique, langage que tout Ministre d'Angleterre bon gré, mal gré, était obligé à tenir.

(l) -c Non mi pare • LV. (2) -n brano fra asterischi è omesso in LV. (3) -L'ora si ricava dal testo della risposta di Crispi (cfr. n. 93).
90

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 713. Roma, 31 agosto 1887, ore 19.

Vous savez que l'Espagne nous a demandé et nous avons accordé, en principe, l'établissement d'un dépot de charbon dans notre colonie d'Assab. Il s'agit maintenant de régler !es détails. D'après notre Chargé d'Affaires à Madrid, le Gouvernement espagnol désire avoir à Assab un établissement comme celui qu'il a accordé à l'Allemagne de créer à Fernando Po'. Je prie

V. E. de se procurer et de m'expédier le plus tòt possible les pièces concernant cette concession ainsi que tous les renseignements à ce sujet.

91

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE 1218. Londra, 31 agosto 1887, ore 16,40 (per. ore 19,10).

Je viens de prier Salisbury de trouver moyen de nous faire prendre part aux pourparlers concernants le Canal de Suez. J'ai insisté autant que possible afin que ces négociations eussent lieu en commun entre Ies trois Puissances. Après une vive résistance et une énumeration des difficultés, Sa Seigneurie m'a promis, autant qu'il dépendait d'Elle, de nous faire entrer en négociations dès que les premières difficultés entre l'Angleterre et la France seraient aplanies. Je ne me suis pas montré satisfait de cette promesse, lui alléguant qu'une fois un arrangement conclu sur les points les plus importants, notre avis n'aurait aucune valeur, notre intervention aucune utilité, Salisbury s'est récrié, mais en conclusion j'ai obtenu de S. Seigneurie la déclaration formelle qu'assitòt reçu la réponse de Waddington à sa dernière note, les deux pièces nous seraient communiquées et on ne prendrait aucune décision, on ne donnerait aucune réponse avant de connaitre l'avis du Gouvernement du Roi. Il n'était pas possible pour le moment d'obtenir davantage. Sa Seigneurie part ce soir pour la campagne, d'où Elle se rendra à Royat mardi prochain.

92

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4488. Berlino, 31 agosto 1887.

Un télégramme de V. E. du 30 aout (l) laissait croire que la Sublime Porte aurait abandonné le projet d'inviter l'Allemagne à appuyer près l'Italie, l'Autriche et l'Angleterre la proposition russe concernant l'envoi du Général Ernroth en Bulgarie avec qualité de Lieutenant-princier. Cette supposition ne s'est pas vérifìée, car à la meme date l'Ambassadeur de Turquie s'est acquitté ici des instructions qu'il venait de recevoir de son gouvernement à cet effet.

La demande a été prise ad referendum; mais tout porte à prévoir que le Prince Chancelier à qui elle a été transmise, donnera son assentiment, et qu'ainsi la démarche ne tardera pas à avoir lieu auprès des trois Puissances. En s'y pretant, le Cabinet Impérial se montre conséquent avec ses déclarations antérieures d'accorder son appui diplomatique à la Russie dans l'affaire bulgare. Il a de plus, vu sa position spéciale, maintes fois expliquée dans ma correspondance, le sentiment qu'en n'opposant pas un refus, il sert la cause commune de la paix. Il lui semble aussi que, dans le meme but, les autres Cabinets pourraient témoigner de quelque condescendance. Une acceptation en principe serait de nature à prédisposer la Russie à faire, à son tour, acte de conciliation dans les phases ultérieures de la question. Peut-etre se convaincra-t-elle meme de la difficulté de réaliser pratiquement la combinaison dont il s'agit, lorsqu'il faudra en venir à l'examen des détails et des moyens d'exécution. En tout cas, chaque Puissance aurait alors l'occasion d'expliquer ses propres vues. D'autant plus une guerre serait ici populaire si elle avait

pour objet de sauvegarder intégrité de l'Italie ou de l'Autriche, d'autant moins l'opinion publique en Allemagne se rendrait-elle compte que le Cabinet de Berlin brouillàt les cartes avec la Russie, à propos de la Bulgarie, région où les intérets directs de l'Empire ne sont pas en jeu. Cette considération a ici un grand poids pour déterminer et justifier la conduite de l'Allemagne, surtout dans sa position des plus délicates vis-à-vis de la Russie et de la France.

Je Vous remercie, M. le Ministre, d'un second télégramme d'hier au soir (1). Dès aujourd'hui, j'ai parlé à la Chancellerie lmpériale dans le sens de vos instructions au Baron Blanc. Ainsi l'on y connait parfaitement les idées de V. E., notre point de vue, et l'attitude que, pour notre compte, nous jugeons préférable d'adopter dans les conjonctures présentes.

(l) Non pubblicato

93

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione, in F. CRISPI, Politica estera, ed. 1929, pp. 268-269)

T. P. S. N. (2). Roma, 1 settembre 1887 (3).

Déchiffrez vous meme et vous seui.

Je réponds à votre télégramme particulier d'hier midi.

Je n'ai jamais douté qu'un Premier Ministre Anglais pùt faire le moindre acte qui ne soit pas strictement conforme aux principes d'une constitution politique que j'admire profondément ni aux usages parlementaires. Toutefois je soumets par votre intermédiaire au sens éminemment pratique de Lord Salisbury une hypo-thèse. La voici. Une arrnée Russe se porte en quelques jours en Bulgarie dont les lignes de défense ne sont plus ce qu'elles étaient. Ce serait le cas prévu par Lord Salisbury dans lequel nous devrions intervenir, aurions-nous alors le temps de discuter et de conclure une convention avec la rapidité que pourraient prendre les événements militaires? Je n'en crois rien. Nous serions donc pris au dépourvu. Malgré le calme qui règne actuellement en Bulgarie, cette hypothèse peut devenir, d'aujourd'hui à demain, une réalité. Je ne comprends pas d'ailleurs que le plus ayant pu se faire on ne puisse pas faire le moins: car du moment qu'entre l'Angleterre et l'Italie il existe un accord qui prévoit une intervention armée commune dans certaines éventualités, la convention militaire que je proposais n'était qu'une question de détail.

Je ;respecte les scrupules du noble Lord et je n'insiste pas pour une convention formelle.

A défaut de celle-ci nous devrions cependant, me semble-t-il, discuter et arranger un projet très secret, destiné à rester à l'état de simple projet sans engager nos signatures.

Les deux gouvernements seraient prèts, le jour où se vérifiaient les conditions prévues par Lord Salisbury comme nécessaires à la stipulation d'une convention formelle. Un simple échange de télégrammes suffirait à transformer le projet en convention. Si Lord Salisbury est d'avis que la politique est changeante comme le climat de son ile, il doit reconnaitre aussi qu'on doit prendre des précautions contre ces changements. En exposant ce qui précède à Sa Seigneurie vous vous ferez auprès d'Elle l'interprète des sentiments de reconnaissance du Gouvernement du Roi pour l'expression de sympathie d'estime qu'il a adressé à notre armée.

(l) -Cfr. n. 88. (2) -Copia dattiloscritta, in italiano, trovasi in ACS-Fondo Crispi ASRE -2-103-I, senza indicazioni di orario. (3) -Pervenuto a Londra alle ore 13,45.
94

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A COSTANTINOPOLI, BLANC, A VIENNA, NIGRA, A BERLINO, DE LAUNAY, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 724. Roma, l settembre 1887, ore 19,30.

J'attendrai pour formuler, le cas échéant, notre réponse au sujet de la combinaison Ernroth, d'avoir sous les yeux les termes mèmes de la communication que le Cabinet Allemand, s'il adhère à la demande de la Sublime Porte, m'adresserait là-dessus. Ma conviction, telle que je l'exprimais dans mon télégramme du 30 aoiì.t (1), ne fait cependant que se raffermir de plus en plus. Pour moi la qualité, la nationalité, la tàche, les pouvoirs du personnage qu'il s'agit d'envoyer en Bulgarie, tout cela n'est que fort secondaire. L'important pour moi c'est le fait mème qu'un Commissaire, quel que soit son titre, devrait se présenter en Bulgarie, jeter le trouble dans un état de choses qui au moins jusqu'ici, fonctionne tranquillement et chercher à y créer un état de choses tout nouveau, alors que selon toute vraisemblance, il trouvera de la résistance et les Puissances devront une fois lancées dans l'aventure, opter entre un aveu d'impuissance et les chances d'une entreprise qui pourrait ètre le signa! d'une conflagration en Orient. Tant qu'on n'aura pas réussi à éclaircir ce point d'une manière satisfaisante, et je doute fort qu'on y réussisse, j'éprouve, en ce qui me concerne, une répugnance absolue, à prendre par l'acquiescement qu'on va, parait-il, nous demander, une part de responsabilité pour les conséquences incalculables qui en découleraient. Je désire que vous teniez franchement ce langage et que vous tàchiez de me dire le plus-tòt possible comment le Cabinet, auprès duquel vous etes accrédité, apprécie les préoccupations qui me semblent fort naturelles et fort légitimes.

(l) Cfr. n. 88.

95

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4489. Berlino, l settembre 1887.

Dès la réception de la dépèche de V. E. en date du 14 aout N. 2496 (1), j'avais pressenti confidentiellement l'opinion du Cabinet de Berlin.

Hier seulement le Sous-Secrétaire d'Etat, après en avoir référé au Prince de Bismarck, était autorisé à me dire qu'en principe le Cabinet de Berlin reconnait, lui aussi, l'entière irrégularité et le nouvel abus résultant de ce que la Légation, ou autre autorité française en Chine, délivre aux missionnaires des passeports indiquant désormais, à l'encontre de ce qui se pratiquait jusqu'ici, la nationalité des individus non français. Mais, en ce qui le concerne, il s'abstiendra, pour le moment du moins, de soulever la question. Le Cabinet de Berlin est censé ignorer l'accord intervenu à cet égard entre le Tsung-li-yamen et M. Costans. Il est également censé ignorer l'existence d'un Vicariat Apostolique Germanique, desservi par plusieurs Catholiques Allemands, lesquels semblent préférer de ne pas invoquer leur nationalité d'origine. D'ailleurs il ne paraitrait pas opportun de faire maintenant à Pékin une communication sous une forme quelconque. L'Impératrice-Mère se trouve actuellement dans les meilleu:r;s termes avec la Légation de la République dont le concours lui est utile pour le réglement d'autres affaires jugées d'une importance majeure. Quelle que soit la justesse des remontrances directes ou indirectes qui seraient adressées relativement à l'abus ci-dessus mentionné, S. M. n'inclinerait donc pas à en tenir compte dans les circonstances présentes. On serait, au reste, toujours à temps-si on le jugeait à propos, meme sans toucher à la question de principe -de réagir pratiquement sur le terrain des faits.

Tel est l'avis du Gouvernement Impérial, avis qui comme de raison, ajoutait le Sous-Secrétaire d'Etat, ne doit nous gèner en rien pour agir comme bon nous semblerait.

96

IL MINISTRO A LISBONA, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 734. Cintra, l settembre 1887.

In una mia visita restituita a questo signor Ministro degli Affari Esteri, che abita una campagna vicina alla mia, ebbimo agio di conferire lungamente insieme.

Tra i molteplici assunti dei quali parlammo, il Cons. di Barros Gomes avendo accennato per incidente alla nota e recente lettera del Sommo Pontefice al Cardinale Rampolla, nella quale Leone XIII conferma le sue migliori e perenni disposizioni verso il Portogallo relativamente al padronato nelle Indie, io colsi la propizia occasione per chiedere amichevolmente al mto interlocutore, affermando però ch'era soltanto mia richiesta personale, qual'era stato l'esito della communicazione fatta circa la lettera Pontificale precitata da questo Monsignor Nunzio al Governo di S.M.F.ma.

Sebbene avessi creduto finora tenermi nella maggior riserva, ed ebbi l'onore di accennarlo a V. E. ultimamente nel mio rapporto di questa serie

N. 732 del 18 u. s. Agosto (1), l'occasione presentavasi ora troppo propizia per non profittarne, tanto più dopo l'esplicita opinione espressami mesi sono dal Ministro Portoghese allorquando venne pubblicata l'allocuzione di Leone XIII relativamente all'iniziativa papale circa la pacificazione con l'Italia -opinione invero personale del Cons. di Barros Gomes ed espressami in modo privato recandoci insieme con S. E. al Palazzo d'Ajuda, motivo pel quale mi limitai a riferirne con lettera particolare a S. E. il compianto Cav. Depretis, lettera della quale mi permisi trasmettere copia a V. E. in egual modo in data dei 18 Agosto (1).

Il Cons. di Barros Gomes nel nostro colloquio di avantieri si compiacque rispondere alla mia personale richiesta che Monsignor Nunzio gli aveva di fatti comunicata e rilasciatone copia ufficiale, la lettera Pontificia al Cardinale Rampolla, ma non averne ricevuta alcuna risposta concreta come del resto, soggiunse il Ministro, non rispondiamo mai, nè Mons. Nunzio lo esige, a simili comunicazioni, !imitandoci, come ben sapete, a darne atto verbale, a registrarla, e porla negli Archivi Ministeriali.

Nulla meno, mi disse il Ministro, io faccio voti perchè la conciliazione della Santa Sede con l'Italia possa avverarsi, sebbene convenga esservi d'uopo di tempo e di buona volontà da ambe le parti nel migliorare frattanto il modus vivendi egualmente a prò dell'Italia, poichè l'avere essa nel suo seno il Pontificato non ostile ma amico, darà all'Italia una immensa forza nazionale e politica concentrata a Roma.

Mi limitai a ricordare a S. E. le parole dettemi nell'andare insieme al Palazzo Reale e note a V. E., nè il Ministro le ha dimenticate. Quanto alla buona volontà circa il modus vivendi risposi al Cons. di Barros Gomes esservi troppe prove più o meno manifeste di questa buona volontà da parte della Corona e del Governo Italiano per dubitarne. Il Cons. di Barros Gomes rispose è verissimo ed essere anzi ammirabile come voi altri Italiani avete saputo in mezzo a tante gravi difficoltà conservare sempre bene un modus vivendi

che è per certo proficuo.

(l) Non pubblicato.

(l) Non pubblicato.

97

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. s. N. Roma, 2 settembre 1887, ore 10,30.

La Russia torna ad insistere sulla proposta d'inviare in Bulgaria il Generale Ernroth. Il rappresentante russo a Costantinopoli ha fatto pressione sulla Porta e questa si è decisa a pregare il Gabinetto di Berlino di appoggiare quella proposta presso le potenze. Non si conoscono i termini con cui questa domanda è stata diretta a Berlino, se cioè la Porta abbia fatto sua la proposta, come insisteva il rappresentante russo a Costantinopoli e contrariamente alle raccomandazioni dei rappresentanti delle potenze formanti il nostro gruppo. In ogni modo, l'aver diretta quella domanda implica, comunque essa sia concepita, una adesione più o meno esplicita del Sultano alla proposta russa. La Porta spera che le tre potenze pongano la questione di persona e di nazionalità. Per pronunciarsi, il Gabinetto di V. M. attenderà di avere sotto gli occhi la eventuale comunicazione che il gabinetto di Berlino potrà indirizzare a noi ed agli altri gabinetti. La sua convinzione è però sempre che le questioni concernenti il personaggio che si vorrebbe inviare in Bulgaria sono secondarie. L'importante ed il grave stanno nell'invio stesso che può bastare a turbare uno stato di cose pacifico, provocare un conflitto sanguinoso e porre le potenze nell'alternativa di una confessione finale d'impotenza o di una impresa avventurosa, foriera forse di conflagrazione. Ho comunicati questi concetti ai rappresentanti di V. M. presso le potenze amiche, tra le quali persiste stretto accordo quanto all'opporsi all'invio di un reggente russo. In presenza della domanda diretta dalla Porta alla Germania e che questa probabilmente accetterà, la parola non spetta più ai diplomatici, ma ai Governi.

98

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

(Ed., in traduzione, in LV 57, pp. 20-21)

T. 732 Roma, 2 settembre 1887, ore 20,15.

* J'ai saisi le Conseil des Ministres * (l) de la question du traité de commerce. Nos conclusions sont les suivantes: vous pouvez faire connaitre officieusement au Cabinet français que nous sommes préts à reprendre les négociations. Cependant, malgré notre désir de faire chose agréable à M. Rouvier, nous ne pourrions consentir à indiquer à l'avance les articles sur lesquels l'Italie serait, le cas échéant, disposée à faire des concessions, ce qui nous constituerait une infériorité dans les négociations. Il est évident, en effet, que toute con

cession de notre part devant étre le corrélatif des concessions que nous fera la France, nous ne pouvons jouer (l) cartes sur table pendant que l'autre partie garde ses cartes en main. Tout ce que nous pouvons faire, le traité échu ayant été dénoncé par nous, c'est de prendre l'initiative et de demander officiellement les premiers que l'on procède à des négociations entre les deux Etats, en vue de la stipulation d'un nouveau traité de commerce. Avant d'en venir là il faudra toutefois que des pourparlers officieux établissent au préalable quelles sont les concessions que les deux Etats pourront réciproquement se faire, en sorte qu'il ne puisse y avoir de doute sur une entente. Vous me ferez part de la réponse qui vous sera donnée * au Quai d'Orsay * (2) et de l'impression que vous en aurez reçue. Il est bien entendu, en tout cas, que la motivation de nos conclusions, telle que je vous l'indique plus haut, est pour vous seui.

(l) • II Consiglio dei ministri si è occupato • LV.

99

IL DIRETTORE DEGLI AFFARI POLITICI, MALVANO, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

R. 287/92. Roma, 2 settembre 1887.

Secondo notizie giunte a Scutari d'Albania, la convenzione per la delimitazione dei confini turco-montenegrini sarebbe stata firmata e già ratificata dal Sultano.

Il R. Console Cavalier Tesi nel darcene avviso, dubita che i nuovi confini possano essere presto stabiliti di fatto, viste le riluttanze degli Albanesi a sottoporsi al Montenegro paese d'altra religione e di diversi costumi.

Sarei grato a V. E. di procurarmi su questo argomento le ulteriori informazioni che giungessero a sua conoscenza (3).

100

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 247. Vienna, 3 settembre 1887.

In seguito alle istruzioni impartitemi dall'E. V. con telegramma di ieri (4), chiesi oggi al conte Kalnoky quale fosse il modo di vedere del gabinetto di Vienna in presenza della domanda che la Turchia ha fatto al governo germanico perchè questi raccomandi ai gabinetti di Roma, di Vienna e di Londra la proposta russa di inviare a Sofia il generale Ernroth come luogotenente principesco, con mandato di assumervi il governo e di procedere alla elezione di una nuova assemblea.

10 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

Il conte Kalnoky mi disse che sino ad oggi non aveva ancora ricevuto da Berlino alcun ufficio in proposito. Se la raccomandazione, chiesta dalla Sublime Porta, gli verrà fatta, risponderà nel senso che ebbi già cura di indicare prima d'ora per telegrafo a V. E. e che è come segue. Il gabinetto di Vienna riconosce alla Sublime Porta il diritto di mandare per suo commissario in Bulgaria chi meglio le pare, e quindi anche il generale Ernroth, e di procedere eziandio ad un'occupazione armata nello scopo di ristabilire nel principato l'ordine legale. Ma il gabinetto di Vienna non darà il suo assenso all'invio d'un generale russo, nè a qualsiasi provvedimento coercitivo che possa provocare un conflitto sanguinoso in Bulgaria. Se ciò succedesse, il governo austriaco riserverebbe il suo giudizio e la sua azione secondo le circostanze.

Al conte Kalnoky, come a V. E. ripugna il partecipare alla responsabilità di procedimenti violenti che possano provocare una conflagrazione, non solo in Bulgaria, ma anche altrove.

Ho trasmesso per telegrafo a V. E. il sunto di questa risposta del conte Kalnoky.

(l) -«Per cosi dire • aggiunto in LV. (2) -Omesso in LV. (3) -In pari data, analogo dispaccio veniva trasmesso al Ministro a Cettigne. (4) -Cfr. n. 94.
101

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1249. Costantinopoli, 4 settembre 1887, ore 12,45.

Le Sultan, recevant en audience de congé l'Ambassadeur de France, qui lui conseillait l'acceptation de la proposition russe, lui a dit qu'il avait laissé entièrement cette affaire aux soins de l'Allemagne, et qu'il ne prendrait la responsabilité d'aucune action pouvant provoquer effusion de sang. On n'a plus de doute ici sur le refus pur et simple des trois Puissances, et on doute mème que l'Allemagne fasse officiellement proposition. Le Chargé d'Affaires de Russie a déclaré au Grand Vizir que si la Porte ne veut ou ne peut pas envoyer, comme elle en a le droit, le lieutenant princier proposé pour faire repartir le Prince Ferdinand, la Russie en viendra à des accords généraux avec l'AutricheHongrie sur la question des Balkans.

102

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1255 (1). Parigi, 5 settembre 1887, ore 15,30 (per. ore 19,50).

MM. Rouvier et Flourens étant de retour à Paris, je viens de demander une audience au premier qui aujourd'hui n'est pas visible et j'irai après-demain à la réception ordinaire du second pour les entretenir du Traité de commerce.

Il me parait difficile qu'on accueille la proposition de suivre les pourparlers préliminaires loin de Paris. Quand je lui ai parlé du désir de V. E. de négocier à Rome, M. Rouvier entre autres objections, me dit confidentiellement que cela lui créerait une difficulté énorme parce qu'il devait peser lui meme les propositions et les contre-propositions dans l'intéret du succès final et ne pouvait ni donner d'avance des istructions précises ni envoyer des négociateurs suffisamment compétents pour les laisser faire à leur gré, • si je pouvais aller à Rome ce serait différent •, ajouta-t-il. Je prévois en outre de la part du Ministre des Affaires Etrangères quelques objections au point de vue de la complète initiative qu'il a déclaré vouloir nous laisser et qui pourra paraìtre partagée par une rencontre à mi-chemin.

(l) Il rapporto di identico tenore è edito in LV 57, pp. 21-22.

103

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed. in LV 58, pp. 444-445)

D. 388/400. Roma, 5 settembre 1887.

M'affretto a rispondere al rapporto in data 29 agosto scorso (l) pel quale

La ringrazio.

Quali che sieno i precedenti del negoziato del 1885 pel canale di Suez, non

è dubbio che, trattandosi di stipulazioni in parte nuove, e non mai dibattute in

occasione di quel negoziato, la pretesa della Francia di rappresentare, in certa

guisa, le potenze che nel 1885 dissentivano dal progetto britannico, non ha

ombra di fondamento. Tanto meno poi apparisce fondata rispetto all'Italia, la

quale, nel 1885, non era già con le potenze dissenzienti, ma * stava dalla parte

dell'Inghilterra * (2).

In ogni modo, la nostra posizione è tale, rispetto alle questioni mediterranee

in genere, ed alla questione egiziana in specie, che dobbiamo espressamente

desiderare, in occasione dei nuovi negoziati pel canale di Suez, dato che si

riprendano e si continuino, *una vera e propria partecipazione, mercé l'intervento

diretto del nostro rappresentante a Londra * (3). Una semplice comunicazione dei

procedimenti del negoziato, così come ci fu offerta da Lord Salisbury, * non

sarebbe* (4) sufficiente, perchè l'Inghilterra potrebbe trovarsi impegnata verso

la Francia, e le nostre eventuali osservazioni non avrebbero più valore pra

tico (5).

*D'altra parte, la presenza* (6) di un negoziatore italiano (7) potrebbe

riuscire utile, o come elemento di conciliazione, od anche come aiuto al nego

ziatore inglese quante volte (e crediamo che non sarebbe infrequente il caso) *in cui* (l) siano in giuoco interessi comuni alle due potenze. In questo senso Ella dovrà insistere presso il Governo della Regina, nel momento opportuno, e con linguaggio essenzialmente amichevole e cordiale.

(l) -Non pubblicato, si veda comunque n. 79. (2) -• Pur cercando di far opera di conciliazione, propendeva a stare dalla parte dell'Inghilterra • LV. (3) -• La maggiore partecipazione che, allo stato attuale delle cose, si possa • LV. (4) -• Non ci sembrerebbe • LV. (5) -• Bisogna dunque che possiamo in tempo pronunciarci • aggiunto in LV. (6) -• Ma, forse, meglio ancora converrebbe la presenza • LV. (7) -• Il quale • LV.
104

L'ONOREVOLE BOSELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Fondo Crispi ASRE -2, 104, II; ed., parzialmente, in F. CRISPI, Politica estera, cit., pp. 196-199)

L. P. Parigi, 5 settembre 1887 (2).

Nei passati giorni mentre il signor Rouvier era assente da Parigi, io mi era recato presso il signor Vignon suo figliastro e capo di Gabinetto, pregandolo di far sapere al Presidente del Consiglio, quando fosse tornato a Parigi, ch'io mi trovava di passaggio in questa città con una parte della mia famiglia e che, pur non avendo alcuna missione presso di lui, era desideroso di poterlo visitare come amico personale.

Il signor Rouvier, tornato ieri a Parigi, ebbe subito la cortesia di annunziarmi che mi avrebbe volentieri veduto stamane alle ore 11. Subito dopo le più cordiali accoglienze egli mi parlò spontaneamente di un articolo apparso sulla Riforma che si ritiene essere organo del Presidente del Consiglio del Regno d'Italia, e secondo il quale egli si sarebbe recato nella Svizzera per prendere concerti col Presidente di quella Confederazione concernenti l'ipotesi di una guerra tra la Francia e l'Italia. Mi mostrò anzi al riguardo un articolo del giornale inglese lo Standard, donde pare abbia tratto origine quella notizia, osservandomi però che il giornale stesso precisava meglio la cosa, alludendo ad una proposta che il Rouvier avrebbe fatta di neutralizzare la Savoia in caso di guerra, mercè una occupazione da parte della Svizzera. Il Rouvier si mostrò dolente che siasi divulgata tale notizia in Italia e che ad essa siasi prestato fede da persone autorevoli e mi disse che, senza indugiarsi in più lunghe smentite, gli bastava asserirmi che il suo recente viaggio nella Svizzera non ebbe alcun scopo politico, che in esso non vide e del resto neppure conosce il Presidente di quella Confederazione. Poichè mi parve che il signor Rouvier ponesse speciale desiderio a che siffatta notizia venisse sollecitamente smentita presso di Lei, appena uscito da quella conferenza ho stimato opportuno telegrafarLe a tale riguardo. In quel telegramma io soggiungeva che, quanto al resto, cioè in ordine agli altri discorsi fatti dal signor Rouvier, secondo le di Lei istruzioni, la prima impressione era stata favorevole. Con quelle parole io voleva particolarmente accennare agli argomenti relativi al godimento dei diritti civili nei due paesi, alla competenza giudiziaria, agli abordaggi, alle esecuzioni delle sentenze ed alle tasse relative alle società industriali, argomenti tutti in ordine ai quali il signor Rouvier si mostrò, più ancora che disposto, volenteroso di proseguire

appositi negoziati, ritenendo di poter addivenire ad accordi convenienti ad ambedue i paesi e tali da costituire un progresso non solo nei rapporti internazionali, ma nella stessa legislazione interna della Francia.

Prese nota delle aperture che io, sempre in modo confidenziale e dichiarando di non aver missione alcuna, gli ho fatte al riguardo, si riservò di parlarne coi suoi colleghi ed espresse il desiderio di conferirne ulteriormente meco; facendomi istanza affinchè io rimanga all'uopo alcuni giorni a Parigi, tornando quotidianamente a rivederlo. Il signor Rouvier mi disse a più riprese che era dolente che io non avessi alcuna missione presso di lui, rispetto alla rinnovazione del trattato di commercio e di navigazione e volle espormi le sue idee al riguardo, benchè io gli abbia dichiarato ch'io non accettai, nè accetterei per l'avvenire di esser nominato fra i negoziatori e che solo poteva seguire tale discorso con lui come deputato, non del tutto ignaro delle intenzioni del Governo e del Parlamento Italiano.

Avanzata tale premessa, non tralasciai di dirgli quanto mi parve più acconcio in proposito, conformemente alla conversazione avuta colla S. V.

* In sostanza il signor Rouvier non può far previsioni positive e sicure circa l'esito che un nuovo trattato avrà nel Parlamento Francese, se prima non conosce, almeno per sommi capi, le domande, le concessioni, le intenzioni del Governo italiano; il quale avendo esso denunziato il trattato, pare a lui debba esporre pel primo i desiderii, almeno fondamentali dei nuovi patti commerciali e marittimi. Già fin da ora però egli può affermare che non sarebbe approvato dal Parlamento Francese un trattato la cui durata oltrepassasse l'anno 1892, epoca in cui scadono i trattati che la Francia ha con altri paesi. Nè spera, come pure vorrebbe poter fare che sia possibile ottenere l'approvazione di un trattato più liberale di quello da noi denunziato. Privo di qualsiasi altra notizia in proposito del Governo italiano, vide solamente due articoli, che a lui furono segnalati come scritti per ispirazione dei nostri onorevoli negoziatori Ellena e Luzzatti, uno dei quali trattava del dazio sul bestiame e nell'altro era espresso il desiderio di ridurre il nuovo trattato a poche voci. A lui non sembra nè agevole, nè probabile il soddisfare questo desiderio, per contro invece egli sarebbe disposto, fermo l'attuale dazio, a vincolare la voce relativa al bestiame, ma trovò opposizione nel Ministero dell'Agricoltura e prevede che la troverebbe anche maggiore nel Parlamento.

Il signor Rouvier, reputando impossibile conchiudere un nuovo trattato di commercio e farlo approvare dai due Parlamenti (il Parlamento francese dovrà prorogarsi al 15 dicembre per le elezioni senatoriali) in tempo perchè possa andare in vigore il 1° gennaio 1888 e parendogli che si debba evitare sia per ragioni economiche, sia per ragioni politiche l'applicazione delle rispettive tariffe generali fra i due paesi, crede opportuna una proroga del trattato attuale per un anno, o almeno per sei mesi, cominciando intanto i negoziati.

Il signor Rouvier comprende come debba evitarsi assolutamente un terzo rigetto da parte del Parlamento francese, ma soggiunge che, conosciute, anche ufficiosamente, le domande del Governo italiano potrà fare al riguardo fondati presagi dimostrando, coi calcoli numerici già a Lei noti, come, se le domande stesse saranno tali da non urtare con certe idee che sono invincibili nel Parlamento francese, si potrà conseguire un voto d'approvazione. Come Ella vede, i propositi e le intenzioni del Rouvier sono eccellenti, ma per poter sapere qualche cosa di concreto è mestieri che si esca dalle dichiarazioni generiche e che gli si facciano conoscere, in modo ufficioso e preliminare, e sia pure sommario, ma determinato, le nostre domande, cosa che può esser fatta opportunamente per mezzo dell'Ambasciata, ma penso non possa esser fatta se non sentiti i nostri negoziatori.

Il signor Rouvier si rende perfettamente ragione del pessimo effetto che, anche politicamente, il rigetto della convenzione marittima deve aver fatto nel nostro paese e attribuisce il rigetto stesso all'opposizione dei courtiers marittimi e alla fiducia che il Presidente del Consiglio di allora aveva nell'approvazione della convenzione stessa, cui però non diede tutta la dovuta importanza.

La guerra che oggi si muove in Francia ai nostri operai fu oggetto di vive e ripetute osservazioni da parte mia. Il signor Rouvier cercò di attenuarne la gravità, non ristandosi però dal deplorare esplicitamente quanto oggi accade*.

Egli mi ha affermato che combatterà qualsiasi proposta legislativa concernente tasse e disposizioni odiose contro gli operai stranieri, e che, se pure la Camera, ciò che egli non crede, approvasse malgrado lui, simili disposizioni, non le approverebbe il Senato, presso il quale è sicuro di far prevalere le sue idee a tale riguardo. Quanto ai fatti che spesso accadono e che egli pur deplora, ne attribuisce in parte la colpa anche alle abitudini rissose e al facile maneggio del coltello da parte dei nostri operai. Dice che non bisogna esagerare l'influenza che possono avere i voti di taluni consigli generali i quali non hanno eco nel Parlamento, al di là di certi ristretti gruppi, rappresentanti interessi di certe determinate regioni e che le preoccupazioni riguardano più ancora gli operai Belgi che gli operai Italiani. * Egli ignora che il Governo Francese abbia banditi gli operai italiani dalla costruzione di opere pubbliche e da altri servizi dipendenti da pubbliche amministrazioni e si riservò di prender notizie e darmi spiegazioni in proposito. Si mostrò però deciso sinceramente a fare quanto più gli è possibile per arrestare questa corrente di idee contrarie agli operai italiani che io gli dissi essere cagione di vivo e ragionevole risentimento nel nostro paese. L'eccitai a darci qualche solenne soddisfazione, manifestando in modo pubblico p. es. con circolare ai Prefetti il pensiero del Governo. Ma egli mi rispose che nei luoghi dove gli animi sono eccitati, l'intervento palese del Governo potrebbe rendere maggiore l'agitazione e che si potrà invece procedere più utilmente dando ai Prefetti istruzioni riservate. (Non prese però ancora positivo impegno).

Da alcuni giorni varii giornali autorevoli trattano la questione in un senso

giusto e liberale; però io esortai il signor Rouvier a far sì che i giornali governa

tivi più diffusi e popolari anche in provincia si adoperino a far argine alle idee

ed alle passioni che accennano, checchè egli ne dica, a prendere larga estensione.

Del resto il signor Rouvier ammette che il trattato nostro ancora in vigore e

il trattato tra la Francia e la Spagna ci danno il diritto di reclamare contro

ogni offesa alla libertà del lavoro dei nostri operai in Francia e dichiara che

è deciso a far rispettare il nostro diritto. Questo argomento, tanto interessante,

sarà ancora uno dei principali oggetti delle nostre successive conversazioni.

Politicamente le franche parole d'una voce amica, trovarono eco nell'animo del

sig. Rouvier, ma mi rispose osservandomi come si debba constatare con reci

proco rincrescimento che i fatti non si sono svolti sempre conformemente ai nostri comuni voti. Riservandomi di meglio riferirLe a voce la conversazione ,già avuta e quelle che avrò ancora al riguardo col signor Rouvier, mi limito qui a riassumere alcuni dei discorsi fatti oggi con lui.

Riconosce la verità dei concetti che gli ho esposti, seguendo le ispirazioni della S. V. ma afferma che l'accordo tra la Francia e la Russia, circa le questioni dell'Egitto fecero credere che le relazioni fra i due paesi siano più intime di quanto effettivamente esse sono poichè non avvi fra loro nulla di scritto, mentre qualche cosa di scritto esiste fra l'Italia e la Germania. Egli sa che i nostri impegni colla Germania riguardano il caso di una guerra difensiva per la Germania, guerra, egli soggiunse, che non avrà luogo, perchè la Francia non fard la guerra alla Germania (parole che vanno naturalmente intese come si devono intendere simili parole). Il partito, così detto, della revanche, e della guerra alla Germania è, secondo il Rouvier, una ristretta minoranza in Francia, e quanto all'Italia, egli dice che nessuno, o ben pochi in Francia desiderano o promuoverebbero una guerra col nostro paese. Egli non crede che il Generale Boulanger possa esercitare influenza sui destini del suo paese; fu un fuoco d'artifizio .che .va estinguendosi, fu opera ardua e di molta energia l'averlo allontanato ora dal governo, il Presidente Grevy non consentirebbe al suo ritorno e non avendo egli qualità solide nè mezzi propri e permanenti di influenza non è a prevedersi possa ritornarvi.

Il Rouvier desidera schiettamente che fra l'Italia e la Francia si entri in un nuovo periodo di miglior entente e, da parte sua, si adopererà all'uopo, con tutto l'animo e con larghi propositi *.

Per vero l'attuale Gabinetto è savio, liberale, moderato e fermo nelle sue idee ed è ad augurarsi che possa avere una vita lunga e sicura, che gli permetta di attuarle. Se è possibile ristabilire fra l'Italia e la Francia migliori relazioni, di certo non vi può essere momento più opportuno di questo, nè credo che alcun uomo politico francese sia più del signor Rouvier animato da cordiali sentimenti verso il nostro paese. Tale era già la mia opinione e la lunga conversazione avuta oggi con lui e la conversazione avuta poi colla signora Rouvier, mi hanno in essa pienamente e più che mai confermato.

È soverehio che l'assicuri che egli è come se questi fogli fosser scritti di mia stessa mano -quanto alla perfetta riservatezza.

(l) -Omesso in LV. (2) -La data del documento si ricava da CRISPI, op. e loc. cit., ove sono pubblicati i brani fra asterischi.
105

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

(Ed., in traduzione, in LV 57, p. 22)

T. 745. Roma, 6 settembre 1887, ore 24.

Je réponds à votre télégramme du 5 (1). Je ne vois aucune difficulté à ce que les pourparlers préliminaires et officieux pour le nouveau traité de Commerce aient lieu à Paris, mais je désire et j'insiste là-dessus que les négociations

officielles du mème traité se poursuivent à Rome. Comme vous le savez, c'est ici que l'on doit négocier le traité avec l'Autriche-Hongrie. Les deux traités ayant des analogies étroites, il nous convient et il convient mème à la France que les négociations y relatives se poursuivent contemporanément et dans une seule et mème piace qui ne pourrait ètre que Rome. J'ajouterai que les négociateurs italiens seront probablement les mèmes pour les deux traités. * Il leur serait impossible de se trouver à Rome et à Paris en mème temps *(l).

(l) Cfr. n. 102.

106

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 195/2503. Roma, 6 settembre 1887.

Ho ricevuto il rapporto in data 1° corrente (2), col quale V. E. m'informa che il gabinetto di Berlino non crede di sollevare per ora la questione dell'irregolarità risultante dal fatto che le autorità francesi in Cina rilasciano passaporti a individui non francesi con la menzione della loro nazionalità.

Credo che anche a noi convenga fare lo stesso. Ho scritto in questo senso al commendator De Luca il dispaccio di cui trasmetto una copia a V. E. (3); nel quale, prevedendo anche il caso che noi dovessimo enunciare la nostra opinione, gli ho dato per istruzione di pronunciarsi risolutamente contro la validità giuridica di passaporti accordati a nostri nazionali da autorità che non siano italiane.

107

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

D. 419/1254. Roma, 6 settembre 1887.

Con rapporto del 2 corrente (3), Ella m'invia copia d'una nota verbale del ministero degli affari esteri della Repubblica in risposta a quella già rimessa officiosamente dal generale Menabrea intorno al contegno che tiene rispetto alle nostre autorità di Massaua il signor Mercinier reggente il consolato di Francia in quella città.

Comincio dal prendere atto della dichiarazione contenuta nella nota verbale francese, che cioè nei registri del consolato di Francia a Massaua non furono inscritti, da che il signor Mercinier ha la reggenza, altri individui all'infuori

di sudditi greci, la protezione dei quali fu assunta dietro espressa richiesta del governo ellenico.

Per quanto concerne il signor Nicolopoulo, uno dei predetti sudditi greci, noi potremmo obiettare che i particolari riferiti al suo governo dal signor Mercinier non concordano con quelli che noi abbiamo avuto dal generale Saletta. Però preferiamo che in qualche prossima opportunità, e verbalmente, Ella lasci comprendere come, a nostro avviso, il redattore della citata nota verbale non ha posto mente a due circostanze essenziali; la la che, trattandosi di suddito ellenico, rispetto al quale il signor Mercinier agisce come se fosse console di Grecia, le eventuali rimostranze contro l'operato delle autorità italiane, dovrebbero venire da Atene e non da Parigi; la 2a che Massaua trovandosi sotto l'impero di un'occupazione militare, il regime delle capitolazioni deve di necessità subire deroga, come la Francia stessa ha espressamente dichiarato in altra consimile circostanza.

Queste osservazioni dovranno da Lei essere presentate in forma officiosa ed amichevole, non essendo il caso di suscitare tra i due governi una controversia per un incidente ov'è implicato il suddito di una terza potenza.

(l) -Omesso in LV. (2) -Cfr. n. 95. (3) -Non pubblicato.
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IL MINISTRO A CETTIGNE, MACCIO', AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 193. Pistoia, 6 settembre 1887.

Il riverito dispaccio dell'E. V. del 2 del corrente mese n. 128 (1), mi giungeva quando la mia attenzione era appunto rivolta all'argomento della delimitazione della frontiera turco-montenegrina, che sapeva essere oggetto di nuove e più serie trattative fra la S. Porta ed il Principato.

Adesso sono in grado di riferire all'E. V. come, dopo aver ancora una volta corso pericolo di non approdare a nulla, i relativi negoziati hanno conseguito un soddisfacente risultato. Non si sono infatti concordati soltanto in massima i punti di confine, ma il lavoro teorico sui luoghi andando di pari passo col pratico, è stata tracciata materialmente anche la linea che divide oramai in un modo certo e definitivo i due Stati.

Può essere che in qualche momento le popolazioni albanesi interessate siansene mostrate malcontente. In fatto però non sembra che debbano nascerne serii conflitti. Se costoro si mostrarono altre volte minacciose, dipendeva unicamente dall'esservi state spinte dalle autorità turche dell'Albania, le quali, come si sa, si servirono spesso, allo scopo di complicare le cose, dello spauracchio di una lega albanese e della influenza del noto Ali Pascià di Gussigne. Ora che il Sultano si è pronunziato nel senso che la questione finisca, anche le manifestazioni di cui si tratta cesseranno, perchè i funzionari di Scutari non vorranno compromettersi troppo gravemente col porsi in contraddizione coi voleri sovrani.

Il tenore della convenzione conclusa fra Costantinopoli e Cettigne non è ancora noto nè a me, nè ai miei colleghi; ma so che essa farà oggetto di una comunicazione del governo principesco a quelli delle potenze segnatarie del trattato di Berlino, onde risulti che in questa parte quell'atto internazionale ha ricevuta la sua esecuzione.

(l) Si veda n. 99, nota 3.

109

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COPENAGHEN, RANUZZI

T. 746. Roma, 7 settembre 1887, ore 0,45.

Si l'Empereur vous interroge, vous devez ne pas hésiter à affirmer que le sentiment public en Italie est, envers la Russie, celui d'une solide amitié, aucune divergence d'intérets n'existant entre les deux pays. Si, dans la question bulgare, le cabinet de Rome ne s'est pas toujours trouvé d'accord avec celui de S. Pétersbourg sur le choix des moyens, c'est que, notre vif et unique désir étant de voir la paix se maintenir en Orient, il ne nous était pas possible de nous écarter de la voie qui nous paraissait la plus propre à atteindre ce but. Mais nous n'avons cessé -nous tenons à le déclarer -meme alors que le dissentiment s'accentuait le plus -d'etre animés envers la Russie d'une cordiale bienveillance dont nous souhaitons la continuation mutuelle. Quant à la presse, on doit lui tenir compte de la liberté dont elle jouit, et de sa tendance à généraliser ce qui, pour les esprits sérieux n'a qu'un caractère spécial et transitoire. On se tromperait grandement si on voulait tirer des tendances du moment se produisant dans les journaux, des corollaires absolus en vue de l'attitude du pays et du Gouvernement. Nous pourrions, au surplus, citer bien des journaux qui, tout en appuyant dans l'affaire bulgare, la politique du

Gouvernement, ont tenu un langage mesuré et impartial envers la Russie et son Souverain.

110

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, E A PIETROBURGO, BISIO

T. CONFIDENZIALE 749. Roma, 7 settembre 1887, ore 11,35.

(Per Costantinopoli) Votre télégramme du 4 (1).

(Per gli altri) Un télégramme de notre Ambassadeur à Constantinople.

(Seguito per tutti) mentionne entr'autres la menace faite au grand Vizir par le Chargé d'Affaires de Russie, à savoir que, si la Porte ne veut ou ne peut pas envoyer en Bulgarie un lieutenant princier, la Russie en viendrait à des accords généraux avec l'Autriche-Hongrie au sujet de la péninsule des Balkans. Ce n'est peut-etre de la part de M. Onou qu'un essai d'intimidation, mais il

est tout aussi bien possible qu'au moment donné le Cabinet de Pétersbourg entreprenne cette méthode pour détacher l'Autriche-Hongrie de notre groupe. La Russie s'est précisément servie avec succès en 1877 de ce procédé pour s'assurer dans sa guerre contre la Turquie de la neutralité de l'Autriche-Hongrie (1). Je vous prie donc d'exercer sur ce sujet délicat la surveillance la plus active, me signalant tous les faits et symptomes que paraitraient confirmer une pareille prévision. Nous sommes franchement, en Orient, pour le maintien du statu-quo. Nous ne saurions admettre que ce statu-quo puisse se modifier à notre insu et au détriment de nos intévets. Naturellement la plus grande prudence et adresse doit etre déployée dans vos investigations sur ce sujet délicat.

(l) Cfr. n. 101.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1268. Pietroburgo, 7 settembre 1887, ore 17 (per. ore 20,30).

Le cabinet russe maintient toujours la proposition de l'envoi du Général Ernroth. Sur ma remarque purement personnelle que cette proposition si elle avait pu etre considérée camme concrète et pratique avant l'arrivée du Prince Ferdinand en Bulgarie, cesserait de l'etre à présent, Vlangaly me répondit que aucune Puissance n'ayant reconnu le Prince Ferdinand comme Prince de Bulgarie, la Russie comme s'il n'existait pas continuerait par l'entremise de la Turquie les négociations avec les grandes Puissances dans le but d'arriver à une entente, ce qui est l'essentiel, sur l'acceptation de cette proposition.

Il me laissait entrevoir que d'ici-là les Bulgares memes se seraient débarassés du Prince: en tout cas, il ajoutait, on n'enverra pa,s des bataillons armés bulgares contre un homme qui débarque dans ce pays avec l'appui moral de l'Europe.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, E A MADRID, DALLA VALLE

D. 197/2504 (2). Roma, 7 settembre 1887.

Mi pregio di mandarLe, qui unito, copia di un rapporto del regio ministro in Tangeri e di un dispaccio da me inviato al commendator Scovasso, relativi alla domanda del Sultano del Marocco che le tre potenze prendano l'iniziativa,

Kalnoky dans le sens d'une confiance absolue, ce qui n'empéche pas qu'une surveillance active doit étre exercée par V. E. sur ce sujet délicat ».

presso gli altri Gabinetti, acciocchè l'integrità e l'indipendenza del Marocco vengano garantite da apposito trattato e l'Impero sia riconosciuto quale Stato neutrale.

La prego di voler indagare in proposito il pensiero di codesto governo. Per quanto ci concerne, noi non siamo alieni dal contribuire a tutto ciò che possa giovare allo statu quo nel Marocco, come in ogni altra zona nord-africana del Mediterraneo. A ciò mirava l'invito fatto al governo marocchino con la nota del marzo 1887, alla quale quel governo risponde ora in modo evasivo. Il concetto, che il governo marocchino mette ora innanzi, di una guarentigia d'integrità e di neutralità territoriale da parte delle potenze a favore del Marocco, deve essere ponderatamente studiato. Imperocchè esso implica oneri manifesti, e sopratutto farebbe, in certa misura, dipendere questi oneri dall'atteggiamento più o meno prudente che il Marocco potrebbe tenere verso la Francia. In ogni modo, a noi preme di avere anzitutto, circa questa proposta, l'opinione dei governi più direttamente interessati: la Spagna e l'Inghilterra.

(l) La parte che precede fu ripetuta in un telegramma, riservatissimo senza numero, a Nigra dello stesso giorno che cosi continuava: • ... Celle-ci a pris envers nous des engagements à l'occasion du renouvellement de l'alliance. Ce serait faire injure au Cabinet de Vienne si nous doutions qu'il peut preter l'oreille à des pareilles avances. Je désire au contraire qu'enfaisant allusion au langage du Chargé d'Aft'aires de Russie, V. E. s'exprime avec le Comte

(2) Il numero di protocollo riportato è quello del dispaccio inviato a Berlino. Sono omessi quelli dei dispacci alle altre sedi.

113

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 57, pp. 23-24)

R. 942. Parigi, 7 settembre 1887.

Confermando i due telegrammi (l) che ho avuto l'onore di indirizzare oggi all'E. V., mi pregio di informarLa che nelle udienze che ho avute oggi stesso nel mattino dal Presidente del Consiglio e nel pomeriggio dal Ministro degli Affari Esteri della Repubblica, io ho loro fatte, motivandole come meglio potei, le proposte concernenti * le trattative * (2) per un nuovo trattato di commercio che l'E. V. volle espormi e spiegarmi nei Suoi telegrammi * delli 2, 5 e 6 corrente* (3). Domandai in sostanza che conversazioni preliminari e ufficiose, condotte riservatamente, abbiano anzitutto luogo tra delegati dei due Governi, possibilmente in qualche città intermediaria (4) tra Roma e Parigi, allo scopo di riconoscere se un accordo sia ottenibile. Constatata che fosse in tal modo la possibilità d'un accordo, promisi che il Governo del Re domanderebbe ufficialmente che si proceda a formali negoziati. Dichiarai infine, fin da ora, che il Governo di S. M. dovrà chiedere che questi definitivi negoziati siano condotti in Roma, giacchè colà pure si tratterà contemporaneamente per la rinnovazione del Trattato di commercio coll'Austria-Ungheria. E su questo punto insistei particolarmente, sviluppando le ragioni ben fondate del nostro voto, il quale sarebbe ancora più legittimo se il Governo Francese (come già il

Signor Rouvier me lo aveva in precedenza fatto comprendere) volesse aprire le trattative preliminari in Parigi.

Il Signor Rouvier mi rispose che prima di potermi fare conoscere una decisione definitiva egli aveva bisogno di conferire coi suoi colleghi, in ispecie col Ministro degli Affari Esteri. Per parte sua, egli si mostrò disposto ad accettare le trattative preliminari ed ammise che conveniva condurle senza nessuna pubblicità; ma egli espresse il desiderio che avessero luogo in Parigi, il suo personale intervento essendo indispensabile nè potendo altri rimpiazzarlo (l) lungi da qui. In cambio egli, personalmente, rendevasi conto dei motivi che dovevano farci desiderare di negoziare definitivamente in Roma e mi promise di discutere questa nostra domanda col suo Collega degli Affari Esteri.

Trovai in ottime disposizioni anche S. E. il Signor Flourens, il quale alla sua volta mi si mostrò convinto della necessità di non esporre i due paesi ad una guerra di tariffe. Egli mi disse che il desiderio ch'egli avea manifestato di negoziare in Parigi veniva principalmente dalla considerazione che nel corso stesso delle trattative si potrebbero qui interrogare sui singoli articoli i deputati meno favorevoli e più influenti per rendersi anticipatamente sicuri del loro finale assenso; mentre ciò sarebbe quasi impossibile trattando in Roma, e mentre il sottomettere loro, soltanto a negoziato compiuto, l'intiera tariffa, era più pericoloso. Anche il Signor Flourens mi promise l'immediato esame delle proposte riferitegli in accordo coi suoi colleghi e mi disse che sperava di potermi dare in (2) due giorni una risposta precisa.

(l) -Non pubblicati. (2) -« I negoziati • LV. (3) -« Delli 2 e 6 correnti» LV. Cfr. nn. 98 e 105. Non pubblicato il telegramma indicato nel testo con data 5 settembre. ma spedito da Roma il 4 settembre, ore 23.30. (4) -• Intermedia • LV.
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L'ONOREVOLE BOSELLJ AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Fondo Crispi ASRE -2, 104, II; ed., parzialmente, in F. CRISPI, Politica estera, cit., pp. 199-201)

L. P. (3). Parigi, 7 settembre 1887.

* Le lunghe e quotidiane conversazioni che io ho, in modo del tutto amichevole, col Signor Rouvier, valgono a darmi un concetto adeguato della situazione * ma aggirandosi esse ed anche disordinatamente sopra molti particolari riescono tali che sarebbe malagevole riassumerle per lettera senza estendermi troppo lungamente. *Lo vidi oggi, dopo che egli aveva inteso dal Cav. Ressman le comunicazioni concernenti i negoziati per i trattati di commercio. Egli ammette volentieri, riservandosi però di parlarne co' suoi colleghi, che precedano ai negoziati ufficiali, negoziati preliminari ufficiosi e segreti, non crede però possibile che questi seguano in luogo intermedio fra i due paesi, anche perchè troverebbe difficoltà nello scegliere da parte sua persona cui affidarli e crede preferibile, per il buon successo della cosa, occuparsene egli stesso, e quanto alla sede dei negoziati ufficiali, contrappone alla nostra domanda le opposizioni che fa

(.3) I brani fra asterischi sono quelli riportati in CRISPI, op. e loc. cit.

ad essa il suo Ministro degli Affari Esteri. Di tutto, però, conferirà co' suoi colleghi e si adoprerà affinchè ogni cosa riesca con reciproca soddisfazione *. Ricordo che in Italia si è parlato della probabilità che il Signor Leone Say

venga nominato negoziatore pel Governo francese.

Ma ho motivo di pensare che il Governo francese non si proponga di addivenire a tale nomina, forse anche per ragioni politiche, ma principalmente perchè la di lui fama d'economista liberale pregiudicherebbe gli apprezzamenti circa un trattato da lui consentito e ne potrebbe compromettere l'approvazione.

Con discorso del tutto privato, e a modo di conversazioni interamente amichevoli, il Signor Rouvier senza pur volere additare più l'uno che l'altro procedimento da seguirsi nei negoziati preliminari e segreti, mi accennò come gli parrebbe fra tutti preferibile quello di farli passare per mezzo dell'Ambasciata, rimanendo io a Parigi a fianco suo e dell'Ambasciata stessa, come consultore ufficioso ed intermediario amichevole.

* Quanto all'avviare questi primi negoziati segreti pel tramite dell'Ambasciata la cosa potrebbe riuscire opportuna, ove il Governo italiano non persista nel volere che si svolgano in altro luogo; ma quanto alla parte che mi riguarderebbe io gli risposi immediatamente come non mi sarebbe possibile assumerla, sia per i miei propositi già a lui noti sia per riguardo ai nostri negoziatori, egregi colleghi ed amici miei. Ed anzi a prevenire che la mia prolungata permanenza in Parigi possa dare occasione a qualsiasi malinteso al riguardo e che essa finisca per far credere che in qualche modo si inizino a Parigi quei negoziati preliminari che il Governo italiano desidera abbiano luogo altrove, io stimo conveniente di lasciare fra quattro o cinque giorni questa città.

Il Signor Rouvier mi chiese se è intenzione del Governo italiano che il trattato di navigazione vada congiunto al trattato di commercio dal quale egli per avventura inclinerebbe a tenerlo separato.

Rispetto ai nostri operai, il Signor Rouvier mi ha ripetuto che è assoluto proposito suo di far rispettare i diritti che sono ad essi garentiti dai patti internazionali vigenti e che a lui non consta che, da parte di amministrazioni governative siasi ordinata l'esclusione di operai italiani dall'esecuzione di pubblici lavori. Quanto alle amministrazioni comunali e dipartimentali non avere egli alcun mezzo legale contro le deliberazioni che per avventura abbiano emesso nel senso di obbligare gli intraprenditori a valersi unicamente di operai nazionali.

Insistendo io circa talune disposizioni che si affermano inserite nei quaderni

d'oneri formulate da amministrazioni governative per talune imprese, egli si

riservò ancora di riesaminare la cosa e darmi ulteriore risposta. Ove si riesca

a trovare il modo di darci qualche esplicita soddisfazione o guarentigia il

Governo italiano potrà reclamare in forma ufficiale, provocando quelle dichia

razioni che verranno preventivamente concordate. Ma, intorno a ciò, nè il

Signor Rouvier ancora mi diede nè io sono ancora in grado di scriverle alcuna

positiva assicurazione. Il Signor Rouvier però non tralascia di ripetermi che egli

ritiene l'attuale movimento avverso gli operai stranieri essere un vero travia

mento di idee, contrario ai grandi principii della rivoluzione francese.

Passando ad altro argomento le dico che il Signor Rouvier molto ragionevolmente si rende ragione delle difficoltà trovate pel concorso dell'Italia all'Esposizione del 1889, dopo che se ne fecero promotori taluni radicali italiani e che egli vagheggerebbe un'alleanza delle nazioni latine da sostituirsi ad altre combinazioni internazionali oggi inevitabili.

Poichè bisogna essere con qualcuno ammette che alla Francia è mestieri essere in buon accordo colla Russia, ma non gli pare che nella questione bulgara sia realmente in causa il principio delle nazionalità e, quanto alla questione d'Egitto, gli pare che uguale sia l'interesse della Francia e quello dell'Italia: che succeda cioè alla occupazione inglese il potere di un Vicerè indipendente che governi di concerto coi Consoli delle Grandi potenze, e che si dia a quel paese un carattere come a dire di neutralità. (Tali le idee del Rouvier, ma il vero concetto della politica francese, Ella lo conosce meglio di me, è quello di stabilire, esclusa l'Inghilterra, la preponderanza francese in Egitto: ma io riferisco e per ora non commento) *.

(l) -« Surrogarlo • LV. (2) -« Fra • LV.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 357. Pietroburgo, 7 settembre 1887.

Mentre i giornali d'ogni paese continuano ad ammannire ai loro lettori una prossima visita dello Czar all'Imperatore di Germania, e ne fissano il luogo e la data, quelli di questo Impero non ne fanno cenno di sorta.

Nei circoli ufficiali russi la notizia è recisamente smentita. La supposta visita avrebbe potuto essere il risultato d'una decisione spontanea dello Czar, decisione naturalmente suggeritagli dalla vicinanza e dalla grave età dell'Imperatore Guglielmo, col quale, considerati i suoi 91 anni, per l'ultima volta potrebbe abboccarsi. Ad ogni modo non sarebbe stata nè consigliata nè approvata dal Governo Imperiale ed avrebbe avuto il biasimo dell'opinione pubblica russa. Se i rapporti ufficiosi tra i Governi di Pietroburgo e di Berlino tendono a diventare sempre più amichevoli per l'arrendevolezza, verso la Russia, della Germania interessata ad allontanarla dalla Francia, invece quelli tra i due popoli si raffreddano, e dal raffreddamento ne conseguì la guerra finanziaria e di tariffe.

116

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1280 bis. Londra, 8 settembre 1887, ore 0,55 (per. ore 8,45).

Voici réponse de Salisbury à la communication que je lui avais faite relativement aux instructions de V. E. au Baron Blanc (l) et télégramme subséquent du 1er Septembre (2). • Je partage entièrement l'opinion de M. Crispi que ce

serait une très grave responsabilité pour une puissance d'imposer un Régent qui déplut au peuple bulgare. En exprimant sa disposition à adhérer à la nomination d'un Régent le Gouvernement de la Reine a toujours retenu qu'une telle nomination devait avoir l'approbation du Gouvernement Bulgare, de la Porte et des puissances.

Une tentative par la Porte d'imposer un Régent au peuple bulgare, pourrait dans certaines circonstances ètre conforme aux termes du Traité de Berlin; mais dans les conditions actuelles de la Péninsule des Balkans, ce serait une grave imprudence. Toute tentative de ce genre par autre Puissance, serait non seulement plus imprudente encore, mais ne pourrait presque pas se concilier avec les termes du Traité de Berlin. Je pense, comme M. Crispi, que si les bulgares ne sont pas disposés à accepter un Régent, la nationalité de celui-ci importe peu ou rien, parce que leur opposition constituerait la principale objection à cette nomination; mais quand mème ils consentiraient, je verrais avec beaucoup d'appréhension la nomination d'un Général de l'armée russe à un tel poste •.

(l) -Cfr. n. 88. (2) -Cfr. n. 94.
117

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

1'. 1281. Costantinopoli, 8 settembre 1887, ore 13,10 (per. ore 17).

Mon attention, comme celle de mon collègue d'Angleterre, est depuis plusieurs mois tournée du còté de l'éventualité qui m'est signalée par V. E. Jusqu'ici nous ne voyons pas de signes alarmants; c'est Calice lui-mème qui a signalé à White et à moi, ce que le Grand Vizir lui avait appris de la menace de M. Onou, et il a ajouté d'avoir répudié hautement vis-à-vis du Grand Vizir toute idée d'accord Autr'iohien-Russe: absurdité imaginée dit-i! pour confirmer tel doute du Sultan sur la solidité de nos alliances. Je dois ajouter que Calice qui est prudent à l'excès, est pourtant entré avec moi en des études très précises sur l'indépendance future de l'Albanie, de la Macédoine et Bulgarie, résultat qui pourrait ètre assuré en cas de rupture du statu quo, par une intervention meme de l'Italie et de l'Angleterre. Seull'Autriche-Hongrie se bornant à occuper, en ce cas, Novibazar comme elle en a le droit à maintenir son influence sur la Serbie et à faire front au besoin contre la Russie.

Je prie V. E. de garder le secret absolu sur ces conversations académiques que je ne cite que comme preuve de la bonne foi de Calice; mais ce qui n'est un secret ni à Vienne ni à Berlin et ce qui ne parait pas y avoir fait mauvaise impression, c'est mon opinion personnelle que, si l'Italie a de grandes revendications à faire dans la Méditerranée où elle a d es intérèts spéciaux, l'Autriche n'a plus rien à prendre sur la Turquie d'Europe. A cela près, les intérets communs aux Dardanelles sont pour le statt~ quo présent et pour les indépendances futures; toutefois pour assurer le maintien de ce programme contre tout retour à la politique de compensation de 1877, il ne suffit pas de surveiller et de se méfier; ce qui alors nous a peu réussi; il faudrait aujourd'hui des accords assurant la garantie réciproque et la coopération armée éventuelle des trois puissances contre la Russie. A défaut de ces accords il est hors de doute que l'Allemagne laissem prévaloir la politique russe des compensations, et alors l'Autriche, malgré les répugnances des Hongrois, devra la subir. Je sais de source certaine que Kalnoky n'a pas perdu l'espoir de réaliser les accords à trois, dont il a été question entre Radowitz et nous ici. Le sujet a été traité à Gastein et le sera sous peu à Friedrichsruh, mais il m'est revenu qu'à Berlin on est frappé de voir que les conseils secrets de Radowitz et Goltz n'ont pas fait faire un pas pratique à notre entente. Tewfik-Bey télégraphie que le monde officiel à Berlin croit que la question bulgare se prolongera • jusqu'à ce que l'une des Puissances les plus intéressées, se décide à une intervention •.

Les Bulgares émigrés ont reçu de la Russie l'assurance qu'avant la fin d'Octobre, leur parti triomphera, meme, s'il le faut, par une occupation russe. White craint qu'il ne soit difficile à la Russie de reculer, si elle propose directement aux Puissances l'envoi de Ernroth camme l'Allemagne l'y pousse.

V. E. peut compter sur mon zèle et mon exactitude à l'informer de mon mieux.

118

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATISSIMO S. N. Vienna, 8 settembre 1887.

J'ai fait, en causant avec Kalnoky, allusion à la menace de M. Onou.

Je lui ai meme lu la phrase de votre télégramme (l) qui m'invite à m'exprimer dans le sens d'une confiance absolue. Kalnoky m'a chargé de vous en remercier et il m'a dit qu'outre les engagements avec nous il a fait publiquement devant les délégations les déclarations les plus explicites sur la politique que le Cabinet austro-hongrois poursuit dans les Balkans et qui consiste à raffermir l'autonomie des Etats de la Péninsule et à empecher qu'ils tombent sous l'infl.uence exclusive d'une seule Puissance. Kalnoky croit que M. Onou s'est livré de son propre mouvement à une tentative d'intimidation qu'on ne saurait prendre au sérieux.

Kalnoky s'est montré très satisfait de ce que je lui ai dit de votre part au sujet des efforts que vous ferez pour empècher la continuation des indiscrétions de l'Opinione.

11 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. XXI

(l) Cfr. n. 110, nota 1.

119

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 898. Parigi, 8 settembre 1887.

Coi telegrammi del 29 (l) e 30 (2) agosto ultimo e col dispaccio n. 1249 Serie Politica del 3 corrente mese (1), l'E. V. mi faceva conoscere la linea di condotta che il Governo del Re erasi tracciata in presenza della situazione creata in Bulgaria dai fatti compiuti dopo l'elezione e l'arrivo del Principe Ferdinando. V. E. m'incaricava di far comprendere al Quai d'Orsay che quella condotta non era dettata da particolari simpatie pel Principe di Coburgo, ma bensì dall'opinione dell'Italia che la sua elezione fosse stata l'espressione della libera volontà del popolo Bulgaro e potesse costituire un principio di soluzione d'una questione ch'era urgentissimo di chiudere. A suo giudizio, l'eliminazione del Principe Ferdinando, propugnata dalla Francia come dalla Russia e dalla Germania, anzichè troncarla potrebbe inasprirla, se l'Europa non accondiscendesse ad accettare il Principe o Generale Russo che la Russia vorrebbe poi imporre.

Il Signor Charmes, al quale prima del ritorno del Signor Ministro degli Affari Esteri della Repubblica io già aveva esposto il modo di vedere dell'E. V., m'aveva obbiettato che la situazione da Lei temuta e prevista pel caso della partenza del Principe Ferdinando dalla Bulgaria esisteva in fatti appunto ora, perocchè egli era convinto che dopo le sue dichiarazioni, la Russia non si sarebbe acquietata nè ora, nè poi, nè mai a lasciare sul trono bulgaro il Principe il quale a suo danno aveva violato il trattato di Berlino, e che il pericolo di un intervento armato e di una conflagrazione tanto più si avvicinerebbe quanto più fosse per durare lo stato presente delle co:>e. Per forza di questa considerazione principalmente la Francia non avrebbe esitato, quand'anche non fosse in rapporti amichevoli col Governo dello Czar, a secondare il voto e le domande del Gabinetto di Pietroburgo, quantunque essa sia sempre pronta ad accettare quella soluzione qualsiasi che possa finalmente ottenere l'assenso di tutte le altre potenze, nè sicuramente abbia in animo di complicare la questione.

Nella prima udienza che, dopo il suo ritorno, io ebbi ieri dal Signor Flourens,

io gli tenni pure un linguaggio conforme a quello che m'era stato dall'E.

V. suggerito. Egli mi si mostrò dolente che tutte le potenze non avessero giudicato preferibile di mantenersi rigorosamente sul terreno legale del Trattato di Berlino, il quale era stato indubbiamente violato dal Principe di Coburgo, come pure esse tutte lo avevano dovuto riconoscere.

• II Trattato di Berlino, egli disse, fu ultimo spediente che si trovò per sorreggere il crollante edifizio dell'Impero Ottomano. Or che avverrà se la Russia, come lo annunziò e lo ripetè, considererà quel trattato come nullo e lacerato dalla violazione tollerata? •.

• Nulla le sarebbe più facile che di lasciare il Principe di Coburgo in Bulgaria e di farne un luogotenente Russo: so che egli anche troppo vi si presterebbe. Ma mostrando di rassegnarsi, di non curarsene e sfruttando poi a suo profitto e a suo talento la situazione creatale dal suo svincolo dal trattato di Berlino, la Russia potrà in modo ben più pericoloso per la pace e per gl'interessi dell'Europa tentare di servire le sue ambizioni. Gli è perchè egli scorge il pericolo, che il Principe di Bismarck si schierò energicamente dal lato della Russia ed ammise le sue domande •.

Il Signor Flourens mi disse poi che aveva allora allora ricevuto la notizia che le elezioni in Bulgaria erano state fissate per 1'8 ottobre prossimo, e che sarebbero precedute da una amnistia la quale però non sarebbe nè molto sincera nè generale.

(l) -Non pubblicato. (2) -Si veda n. 88, nota 3.
120

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. S. N Roma, 9 settembre 1887.

In continuazione al telegramma del 6 settembre (l) circa il dubbio di un possibile riavvicinamento tra Russia e Austria, ho l'onore di far noto a V. M. che Nigra non crede che tale eventualità sia possibile, almeno per ora. E difatti, gli Uomini di Stato che avrebbero qualità per negoziarlo sono attualmente dispersi e lontani gli uni dagli altri. Anche ciò non fosse, Nigra non crede probabile nè che la Russia compri nuovamente, con cessioni territoriali, la neutralità dell'Austria, mentre ancora si pente delle cessioni fatte nel 1876, da cui non trasse sufficiente profitto; nè che l'Austria, legata con noi da patti formali, si renda spergiura e ad essi manchi. Aggiungo che Blanc da Costantinopoli ci informa aver saputo dallo stesso rappresentante d'Austria la intimidazione enunciata dall'Incaricato d'Affari di Russia. E questa dichiarazione basta a comprovare la lealtà della nostra alleata. In ogni modo, il Governo ed i rappresentanti di V. M. invigileranno, e non perderanno un solo istante di vista le eventualità che in pari tempo si sono affacciate alla mente di V. M. ed alla mia.

Nell'affare bulgaro, sappiamo che la Germania ha risposto alla Porta (2) dichiarandosi pronta ad appoggiare la proposta Ernroth tosto che la Porta abbia fatto uffici diretti presso i Gabinetti di Roma, Vienna e Londra a patto che quegli uffici siano pure simultaneamente appoggiati in aperto modo dalla Russia, essendo il Gabinetto di Pietroburgo il vero autore della proposta anzidetta. Aspettiamo ora la circolare che la Porta prepara. Ho intanto la soddisfazione di far noto a V. M. che da Kissingen il Cancelliere germanico mi ha fatto sapere in via strettamente confidenziale che divide i dubbii e le preoccupazioni del Governo di V. M. e che il contegno della Germania si ispira al concetto di non

fomire, per quanto la concerne, appiglio alla politica russa che le permetta di dire di esser stata intralciata dal Gabinetto di Berlino nella adozione dei mezzi che crede o finge credere più consentanei alla situazione. D'altronde il Principe di Bismarck lascia alla Russia la responsabilità piena ed intera delle proposte di cui le appartiene l'iniziativa. Non cercherà di influenzarla, nemmeno negativamente per via di consigli. D'altra parte, Lord Salisbury mi fa dire da Royat (l) che divide la nostra opinione circa ai pericoli derivanti dall'invio di un reggente che non abbia l'approbazione del Governo bulgaro, della Porta e delle Potenze. L'imprudenza sarebbe grave se chi lo manda fosse la Porta, sebbene in certi casi la cosa sarebbe conforme ai termini del trattato di Berlino; l'imprudenza sarebbe più grave ancora se ve lo mandasse un'altra potenza, e di più la cosa sarebbe contraria al detto trattato. Lord Salisbury conchiude dicendosi del parere da noi espresso non avere importanza la nazionalità del reggente quando il punto essenziale è che non si mandi reggente alcuno.

All'ultimo momento mi giunge da Nigra (2) sunto di conversazione da lui avuta con Kalnoky. Questi confermò nel modo il più esplicito che la politica austriaca nei Balcani è quella da lui esposta alle Delegazioni e ·consiste nel rafforzare l'autonomia degli Stati nella penisola ed impedire che essi cadano sotto l'influenza esclusiva di una potenza. L'impressione lasciata da queste informazioni e dalle altre riferite sul principio di questo telegramma è che l'Austria procede lealmente e conforme agli impegni presi.

(l) -Non pubblicato. (2) -Per la risposta tedesca alla proposta turca si veda G.P., cit., vol. V, n. 1055 (Bismarck a Kiderlen, 3 settembre 1887, n. 182).
121

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., in traduzione, in LV 58, pp. 449-450)

T. 1286. Parigi, 9 settembre 1887, ore 19,10 (per. ore 21,35).

Je viens de demander à M. Flourens ce qu'il y a de vrai dans !es nouvelles données hier, notamment par le Journal des Débats à l'égard des négociations avec l'Angleterre pour le Canal de Suez. Il m'a dit que !es informations publiées par le Journal des Débats sont presque entièrement exactes; pour faciliter l'entente qui n'a pu étre obtenue en 1885, la France a repris directement !es négociations avec le Foreign Office, et on est sur le point d'aboutir à un accord complet. La grande difficulté relative à la Commission de surveillance est résolue. La Commission, composée des représentants des Puissances, au Caire, et présidée par son doyen, se réunira périodiquement, et pourra aussi étre convoquée exceptionellement sur la demande d'un de ses membres. La dernière question est celle de la détermination de la zone autour du Canal, au dedans de laquelle l'érection des fortifications et l'occupation militaire seraient interdites.

M. Flourens m'a dit avoir proposé que la Commission internationale susdite soit

laissée juge de statuer dans chaque cas qui se présenterait, * si un fort fut élevé ou une occupation effectuée par l'autorité locale en proximité du Canal *. Il espère obtenir l'assentiment de l'Angleterre, attendu que l'on a déjà constaté dans la conférence de 1885 la difficulté de préciser un périmètre. Dès que l'accord sera complet, le traité sera soumis par voie diplomatique à l'adhésion des Puissances; mais on ne proposera pas de nouvelle conférence, pour ne point entrer dans des discussions stériles. M. Flourens considère ce premier pas comme un acheminement à une solution de la question égyptienne et à la neutralisation de l'Egypte. * La France étant parvenue à faire avorter la convention de Sir Drummond Wolff, le Cabinet de S. James a tout l'air, avec son esprit pratique habituel, d'étre venu à résipiscence et de compter avec ses voisins d'outreManche, pour en venir tant bien que mal à ses fins * (1).

(l) -Cfr. n. 116. (2) -Cfr. n. 118.
122

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Fondo Crispi ASRE -2, 103, I)

T. P. s. N. Londra, 9 settembre 1887.

J'avais écrit à Lord Salisbury dans le sens du télégramme de V. E. du 1er courant (2). Voici sa réponse en date du 8.

• Je suis très peiné qu'à cause de mon absence de l'Angleterre, je n'ai pas été à méme de répondre aux demandes de M. Crispi avec autant de promptitude que j'ai l'aurais désiré.

Je suis très sensible au langage amicai dont il se sert et aux sentiments cordiaux, qui dictent ce qu'il suggère.

Eloigné de toute source d'information et de mes collègues, je ne pourrais, en aucun cas, discuter une proposition précise pour une intervention active, dans le cas où en surgìt la nécessité ou elle parut très proche. Il y a toutefois, il me semble, deux considérations qu'il faut tenir en vue.

l. La particulière agression, contre l'état actuel des choses, que nous appréhendons en ce moment, aura lieu presque sur les frontières de l'Empire Autrichien et touchera l'Autriche plus que toute autre puissance à l'exception de la Turquie.

L'action de l'Italie et de l'Angleterre, lesquelles sont comparativement éloignées devra étre énormement influencée par la conduite que pourraient suivre l'Autriche et la Turquie.

Il me semble par conséquent impossible d'esquisser aucun pian de conduite éventuelle devant la contingence que nous appréhendons, sans savoir quelles sont les vues de ces deux puissances le plus vivement intéressées.

2. Assumant que des événements aient lieu qui puissent disposer le peuple Italien et le peuple Anglais à une guerre (car pratiquement sans le consentement des deux nations rien ne peut se faire), le caractère de cette guerre et la question si elle doit etre navale ou militaire ne dependrait-t-elle pas de la nature et du théatre de l'agression? Je parle en grande ignorance de tels sujets, mais il me semble que toute tentative d'une action militaire contre une occupation Russe de la Bulgarie serait impossible à l'Italie et à l'Angleterre, à moins que la Turquie ne fùt très cordialement d'accord avec elles, et meme alors ce serait très difficile. Car malgré qu'une flotte puisse forcer son chemin à travers le Bosphore en dépit des Tures, une telle entreprise serait impossible pour des transports chargés de soldats et pour des navires constamment requis pour le maintien de l'approvisionnement d'une armée.

D'un autre coté, les flottes pourraient etre très redoutables contre la Russie. Si celle-ci essayait une invasion de la Bulgarie par mer (ce qu'elle devrait pratiquement faire tant que la Roumanie lui serait fermée), son armée serait alors dans une position précaire, si sa retraite par mer fùt coupée et ses approvisionnements suspendus par des flottes ennemies.

Mais tandis que je crois ces considérations très redoutables pour la Russie et qu'avant d'essayer une pareille entreprise elle devrait bien les peser, je ne puis dire d'avance jusqu'à quel point l'opinion publique en Angleterre nous permettrait d'agir dans une telle éventualité jusqu'à ce que une telle éventualité ne se présente •.

J'enverrai à V. E. l'originai de la lettre de Lord Salisbury et une copie de ma lettre mardi prochain par une voie sùre.

(l) -I brani fra asterischi sono omessi in LV. (2) -Cfr. n. 93.
123

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A LISBONA, OLDOINI

D. 31/361. Roma, 9 settembre 1887.

Con rapporto del 1° corrente (1), la S. V. mi rendeva conto di un privato colloquio avuto recentemente con codesto ministro degli affari esteri sulla circolare Rampolla (2).

Ringrazio la S. V. per queste interessanti indicaz,ioni; però, stimo doverle raccomandare il massimo riserbo in così delicato argomento.

Trattandosi di materia, che, a nostro avviso, non può spettare a negoziati diplomatici, non conviene a noi, con l'accettare la discussione, sia pure in termini ufficiosi, coi governi esteri, di lasciare a,ccreditare l'opinione che possa formare oggetto di trattazione ciò che è regolato dalle nostre leggi, all'osservanza delle quali noi stessi dobbiamo e vogliamo provvedere.

(l) -Cfr. n. 96. (2) -Allude alla Circolare ai Nunzii pontifici del cardinale Rampolla del 22 giugno 1887 che illustrava l'allocuzione di Leone XIII del 23 maggio dello stesso anno in merito ai tentativi di conciliazione tra il Regno d'Italia e la Santa Sede.
124

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1289. Londra, 10 settembre 1887, ore 2,55 (per. ore 8,30).

En réponse à la dépeche de V. E. n. 400 série politique (1), j'ai l'honneur de me référer à mon rapport du 1er septembre (2). En outre je dois constater avec regret que le Gouvernement anglais pense que la participation d'un représentant italien aux négociations pour le Canal de Suez, lui seraU plutòt embarrassante, vu que l'Angleterre, malgré ses protestations, poursuit en meme temps d'autres buts dans ses négociations avec la France. D'ailleurs ces négociations se font maintenant par écrit. Si je pouvais me permettre d'exprimer un avis, je prierais V. E. d'accepter sans réserve la proposition que Salisbury vous a faite: il serait utile d'attendre d'abord la communication des documents, et, après que ces pièces auront été dument examinées par V. E., faire connaitre à Sa Seigneurie l'avis du Gouvernement du Roi, et adhérer, si c'est le cas, par des notes officielles de cette Ambassade royale, aux points acquis au fur et à mesure de la marche des négociations.

125

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1295. Londra, 10 settembre 1887, ore 18,50 (per. ore 20,15).

Je confirme télégramme d'hier au soir (3). Sous-Secrétaire d'Etat déclare de nouveau qu'on est encore loin de pouvoir arriver à un accord avec la France sur la question du Canal de Suez; toutefois dans le cas où Salisbury serait venu à une entente avec Flourens à l'insu de tous, je viens d'écrire une lettre particulière à Sa Seigneurie, lui sollicitant conformément au télégramme de V. E. du 23 aout (4), de stipuler simultanément avec le Gouvernement du Roi un accord identique avec celui qu'il signerait avec la France.

(l) -Non pubblicata. (2) -Non pubblicato. Si veda comunque n. 91. (3) -Cfr. n. 124. (4) -Cfr. n. 72.
126

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

D. 425/1260. Roma, 10 settembre 1887.

Il Suo rapporto in data 7 di questo mese (l) mi è giunto dopo che Le era stato spedito, ieri sera, un telegramma relativo appunto alle voci di un abboccamento del signor Rouvier col presidente della Confederazione svizzera circa la occupazione, per parte delle ,truppe federali, della zona neutra al confine della Savoia, in caso di guerra fra Italia e Francia.

Quelle voci sono in realtà ben singolari; ma, dopo le indicazioni dell'officioso Temps, giova sapere con la maggiore certezza possibile se le medesime, ripetute con una certa insistenza, hanno un qualche fondamento.

127

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 57, pp. 24-25)

R. 944. Parigi, 10 settembre 1887.

*Facendo seguito al mio rapporto 7 corrente n. 942 (l) della Serie Commerciale e* (2) confermando i miei telegrammi di ieri e di oggi (3), "'ho l'onore di riferire all'E. V. le risposte* (4) che mi furono date dal Signor Ministro degli Affari Esteri e dal Presidente del Consiglio in seguito alle mie entrature sul modo di addivenire alla stipulazione del nuovo Trattato di Commercio.

Essendomi recato ieri dal Signor Flourens, S. E. mi dichiarò che il Governo Francese desiderava la conclusione di un nuovo Trattato ed accettava per conseguenza la nostra proposta di intavolare a tal fine i negoziati preliminari ed ufficiosi. Per le ragioni che già in precedenza esposi alla E. V. il Governo della Repubblica ci chiede di procedere a questi negoziati qui in Parigi, e di aprirli prontamente. "' Il Signor Flourens osservò che essi potranno avere luogo, con un poco di buona volontà, altrettanto discretamente e confidenzialmente qui che altrove * (5). Per pronunciarsi definitivamente sulla scelta del luogo in cui si procederà agli ulteriori negoziati ufficiali, il Signor Flourens ci domanda una dila

zione. In questi giorni parecchi Ministri ed in ispecie quello del Commercio sono assenti *da qui, e* (l) la questione dovrà essere esaminata e risoluta in pieno Consiglio. Questo Signor Ministro degli Affari Esteri crede d'altronde che durante le trattative preliminari le reciproche convenienze a tale riguardo potranno essere meglio pesate. * Egli insistè sulla non lieve difficoltà che si affaccerà al Governo Francese quando dovrà designare i negoziatori da mandarsi a Roma. Sarebbe, a suo giudizio, necessario di comprendere tra i Delegati un Deputato: ora, dice egli, prendendone uno della scuola del libero scambio, la situazione si aggraverà rispetto ai protezionisti, allorquando la Camera dovrà esaminare il Trattato, scegliendo per lo invece un Deputato che non rappresenti le opinioni dell'attuale Governo si correrà il rischio di compromettere il Trattato perfino prima della sua stipulazione * (2).

Il Presidente del Consiglio, il quale mi ha ricevuto stamane, mi ha ripetute le stesse dichiarazioni. Egli mi disse che doveva domandare che le trattative preliminari avessero luogo in Parigi, giacchè egli non può a meno di prendervi personalmente parte insieme al Ministro del Commercio, e mi espresse il desiderio che vi si dia principio quanto più presto possibile affinchè il terreno sia sgombrato prima del ritorno delle Camere. Anche egli, senza rifiutare c a priori • la designazione di Roma per le trattative ufficiali, domanda di poter aggiornare ogni impegno sulla scelta del luogo * per le medesime • (1). c Se le conversazioni preliminari, mi disse egli, chiariranno che l'accordo finale sarà piano e facile, in tale caso io sarò forse meno imbarazzato nella scelta dei delegati da mandarsi a Roma. Potrò incaricare del negoziato l'Ambasciatore di Francia, aggiungendogli * due direttori dei Ministeri delle Finanze e del Commercio * (3). Ma la mia situazione sarebbe diversa, qualora, essendo meno completa l'intesa nelle trattative preliminari io dovessi mandare a Roma un Deputato. *Un giornale già arrivò fino ad annunziare che il Governo avrebbe delegato il Signor Léon Say. Niuno sicuramente sarebbe più di lui autorevole e competente; ma la Camera non accetterebbe un Trattato fatto da lui* (2).

Dopo queste concordi dichiarazioni, l'E. V. giudicherà senza dubbio opportuno ed utile di designare senza indugio il Delegato od i Delegati che saranno da Lei incaricati di procedere alle trattative preliminari, ed io mi auguro di poter dare al Governo Francese pronto avviso della Sua decisione. Anzi, per quanto essa sia sollecita, parmi che in ogni migliore ipotesi si possa difficilmente

sperare di giungere prima del termine di questo anno alla stipulazione ed appro

vazione parlamentare finale del nuovo Trattato, laonde l'E. V. stimerà forse savio consiglio di prendere fino da ora una determinazione sulle condizioni in cui una eventuale breve proroga del Trattato di Commercio vigente sarebbe ammissibile per parte del R. Governo.

(l) -Cfr. n. 113. (2) -Omesso in LV. (3) -Non pubblicati. (4) -c Ho l'onore di qui riprodurre, per maggiore chiarezza, le precise risposte • LV. (5) -Il brano fra asterischi è omesso in LV. (l) -Omesso in LV. (2) -Il brano fra asterischi è omesso in LV. (3) -c due altri negoziatori • LV.
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L'ONOREVOLE BOSELLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Fondo Crispi ASRE -2, 104, II; ed. in F. CRISPI, Politica estera, cit., pp. 201-203)

L. P. Parigi, 10 settembre 1887.

Ella riceverà, per mezzo dell'Ambasciata, le risposte del Signor Rouvier alle tre comunicazioni.

Posso intanto dirle quali saranno.

Il Signor Rouvier, consultati i suoi colleghi, risponde:

Nulla in contrario a che precedano negoziati ufficiosi e segreti, ma questi abbiano luogo a Parigi. Non ha persona da inviare all'uopo altrove; inviando a ciò una persona apposita e nota cesserebbero di esser segreti; desidera farli egli stesso personalmente nell'utilità stessa della cosa.

Circa alla sede dei negoziati definitivi non ha potuto per,suadere il Ministro degli affari esteri e non può prendere alcun impegno che si facciano a Roma. Si vedrà in seguito. O i negoziati preliminari a nulla conducono, ed è una questione inutile. O nei negoziati preliminari si va d'accordo sopra i punti sostanziali e così che non rimangano a definirsi che dei particolari e non vi sarà nessuna difficoltà a che l'Ambasciata francese a Roma, insieme per esempio coi due Direttori Generali delle Dogane e del Commercio Estero inviati appositamente nella nostra capitale, sia incaricata dei negoziati ufficiali e Ii porti a termine. O sarà mestieri anche nei negoziati ufficiali dibattere punti importanti ed allora tornano in campo le prime obbiezioni, il Rouvier non saprebbe chi mandare all'uopo in Italia e dovrebbero anche tali negoziati aver luogo in Parigi.

Intanto egli crede che nei negoziati ufficiosi preliminari apparirà la necessità di una proroga.

Io gli osservai che tali risposte saranno di troppa poca soddisfazione in Italia, che ammessa pure l'opportunità che i negoziati ufficiali siano fatti direttamente con lui, dovrebbesi ad un tempo e subito stabilire che i negoziati ufficiali abbiano luogo a Roma: ed ho soggiunto, sorridendo, che se io fossi incaricato di trattare con lui sopra questo punto non cederei quanto alla sede dei negoziati ufficiosi, condotti nel modo da lui divisato, se non a condizione di fissare contemporaneamente la sede a Roma dei negoziati definitivi.

Ma egli ha persistito nelle sue dichiarazioni: che allo stato delle cose non gli è possibile prendere impegno: e che la questione della sede dipenderà da quella della sostanza, cioè da ciò che resterà a fare nei negoziati ufficiali perchè s'egli fa obbiezioni e per gli uni e per gli altri a Roma, non è per alcuna ragione politica o di stato, ma unicamente perchè non sa chi mandare a Roma, attese le difficoltà della cosa e la condizione degli animi in Francia: un protezionista rovinerebbe tutto, un libero cambista pregiudicherebbe il risultato di fronte alla corrente contraria -perciò è mestieri ch'egli personalmente intervenga e del resto egli solo può fare i presagj desiderati.

Il Signor Rouvier mi diceva tutto ciò ieri. Oggi egli lascia Parigi per una breve gita in campagna ed oggi io prenderò da lui commiato, e partirò domani l'altro, 12, da Parigi, tornando, per la via della Svizzera a Cumiana d'onde verrò sollecitamente a Roma.

L'impressione ch'io reco dal mio soggiorno in Parigi è conforme alle dichiarazioni del Rouvier:

La Francia, nella sua grandissima maggioranza, non vuole la guerra, non ha la febbre della revanche, e non è a prevedere ch'essa sia per attaccare la Germania: al contrario essa resisterà, finchè le sarà possibile, a tutti gli eccitamenti ad attaccarla;

rispetto all'Italia ben pochi vagheggiano di farci guerra; i più temono che noi siamo per cadere addosso alla Francia insieme colla Germania e ci ammoniscono intorno ai pericoli che a noi pure deriverebbero dalla distntzione della Francia;

il prestigio del regno d'Italia e del suo governo è qui grande; la stessa questione cattolica è qui molto attenuata e non vi sarebbe che un piccolo numero di persone desideroso d'ingerirsi in difesa del potere temporale;

il Rouvier, che è certo che la politica italiana sotto la di lei mano energica e mossa dal di lei pensiero prenderà una parte più viva nelle questioni internazionali, fu lietissimo di apprendere dalle mie amichevoli assicurazioni quali sono i di lei sentimenti, nei quali confida pei migliori rapporti dei due paesi; fra le altre cose il Rouvier mi assicurò che rispetto all'Italia tutti i piani di battaglia preparati in Francia sono tutti sulla base di una guerra difensiva; la questione operaja, egli afferma essere questione di concorrenza nel

salario, non di antipatia nazionale anti-italiana.

Ma di tutto ciò meglio a voce. Solo le dirò ancora che in complesso le mie conversazioni col Rouvier furono opportune; e che avranno seguito in ulteriori corrispondenze delle quali egli stesso mi dimostrò il desiderio.

*Tornò a parlarmi della faccenda deHa Svizzera per smentirla nuovamente così come fanno i giornali* (1).

129

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1297. Pietroburgo, 11 settembre 1887, ore 17,40 (per. ore 19,15).

J'ai aujourd'hui vu Giers monté contre Blanc, qui, d'après ses renseignements, s'agiterait d'une manière tout-à-fait hostile à la Russie. S. E. était étonnée de cette conduite, d'autant plus que les Ambassadeurs d'Angleterre et des deux pays directement intéressés en Orient, sont plus calmes et pas systématiquement contradisants. J'ai taché de conva·incre Giers de l'inexactitude de ces renseignements.

(l) Il brano fra asterischi è omesso in CRISPI, op. e loc. cit.

130

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. s. N. Roma, 11 settembre 1887.

Déchiffrez vous-meme.

Je vous remercie de votre télégramme du 8 (l) et suis heureux des déclarations que vous a faites Kalnoky. Il nous revient de Constantinople que Calice ne s'exprime pas autrement avec Blanc et avec White. En résumé, l'Autriche, dans les Balkans, favorise la politique des nationalités, ses intérets étant le maintien du statu quo pour le présent et la formation d'Etats autonomes pour l'avenir. C'est là la politique traditionnelle de l'Italie et exactement la mienne. Toutefois, pour assurer le maintien de ce programme commun, contre tout retour à la politique de compensation de 1876, il ne suffit pas de surveiller et de se méfier, ce qui alors nous a peu réussi. Il faudrait aujourd'hui des accords assurant la garantie réciproque et la coopération armée éventuelle des trois Puissances contre la Russie en cas d'agression. Le Cabinet de Berlin est, d'après ce que nous savons, secrètement favorable à ces accords, à défaut desquels il est à prévoir que l'Allemagne laissera prévaloir la politique russe des compensations et que l'Autriche, malgré les répugnances d es Hongrois, la subirait. Blanc croit savoir que Kalnoky conserve l'espoir de donner un caractère pratique à notre entente. Comme vous le savez, j'y suis tout disposé pour ma part. Il ne resterait donc plus qu'à vaincre les répugnances du Cabinet de Londres pour les engagements à base hypothétique. Malheureusement l'absence de Salisbury retard tout pourparler de ce còté. En effet, Sa Seigneurie me fait savoir de Royat qu'éloigné de ses collègues et de toute source d'information, il ne saurait, à son grand regret, discuter une proposition précise. Il ajoute cependant qu'il faudrait avant tout: l) pouvoir compter sur l'opinion publique en Italie et en Angleterre; 2) connaitre les vues de l'Autriche et de la Turquie, notamment de cette dernière puissance avec laquelle toute action éventuelle de l'Italie et de l'Angleterre dans la Mer Noire suppose un accord intime et cordial. Le premier point trahit en Salisbury !es préoccupations que lui cause sa situation parlementaire. Il est certain que les gouvernements comme les nòtres ne peuvent rien faire sans l'appui explicite du pays, mais nous avons, quant à nous, confiance de pouvoir éclairer et guider l'opinion publique en Italie. Au sujet du second point, il ne saurait etre difficile à Lord Salisbury d'acquérir, comme nous, la certitude que l'Autriche désire réaliser l'accord à trois et n'en a pas perdu l'espoir, et quant à la Turquie, je crois, pour ma part, que du jour où l'entente des trois Puis

sances prendrait forme concrète, le Sultan ne tarderait pas à reconnaitre que ses intérets lui imposent de marcher à còté d'elles. Je répondrai en ce sens à Salisbury (1).

(l) Cfr. n. 118.

131

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 359. Pietroburgo, 11 settembre 1887.

L'E. V. con un telegramma del 7 corrente (2) mi comunicava la minaccia, fatta dall'incaricato d'affari di Russia al gran vizir, di accordi generali tra la Russia e l'Austria relativamente alla penisola balcanica in caso che la Turchia non voglia o non possa inviare in Bulgaria un luogotenente principesco, e mi incaricava di esercitare su questo soggetto delicato la sorveglianza la più attiva.

Finora non vennero a mia conoscenza nè fatti nè sintomi che paressero confermare una tale previsione. Non mancherò però di dirigere prudentemente ed abilmente per quanto mi è possibile, le mie investigazioni su di essi, qualora si producessero, e di segnalarli all'E. V.

Il discorso che tenne ieri con me l'incaricato d'affari d'Austria-Ungheria non confermerebbe una tale previsione. Egli contrariamente all'opinione generalmente divisa dal corpo diplomatico qui accreditato, mostra sperare che temporeggiando il principe di Coburgo finirà per rimanere sul trono di Bulgaria. Può darsi che il conte Beust, non dovendo più reggere l'ambasciata imperiale e reale che per pochi giorni, non sia compartecipe di questi delicatissimi accordi, che saranno trattati dall'ambasciatore che giungerà, eventualmente munito di istruzioni verbali del suo governo.

Il suddetto incaricato d'affari nel suo colloquio lamentavasi di non aver modo di accertarsi della notizia pervenutagli, ignoro in qual modo, che tra la Germania e la Russia si stia negoziando la neutralità di quest'ultima in caso di guerra tra la prima e la Francia. Egli crede che la Germania voglia dalla Russia

une déclaration officielle contre la France.

Continuai il discorso su quest'argomento desiderando conoscere se il sospetto di tali negoziati potesse essere causa di pensieri e di una certa ritenutezza nociva all'espansione, che, si ha luogo di credere, regni nei rapporti tra la Germania e l'Austria-Ungheria. Certo si è che la Russia non venderà la sua neutralità a buon mercato.

Chiesi al conte di Beust quale potrebbe esserne il prezzo, e se questo non sarebbe dannoso agli interessi austro-ungarici in Oriente. Colla sua risposta mi

lasciò scorgere essere egli convinto che qualunque fosse il prezzo accordato alla Russia in compenso di ciò che la Germania le chiede, esso non sarà mai dannoso all'Austria, all'amicizia della quale il gran cancelliere tiene più che ad ogni altra cosa.

(l) -Identiche considerazioni venivano svolte in un telegramma dello stesso giorno diretto a Blanc (Costantinopoli). (2) -Cfr. n. 110.
132

IL MINISTRO A TANGERI, SCOVASSO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 452. Tangeri, 11 settembre 1887.

Il Governo Sceriffiano ha diretto una nota al Ministro di Spagna, Signor

Diosdado, chiedendo che il Governo Spagnolo prenda l'iniziativa d'una Confe

renza alla quale dovrebbero essere invitate le Potenze firmatarie della Conven

zione di Madrid per modificare la Convenzione stessa. La nota venne consegnata

al Signor Diosdado in occasione della recente missione da lui compiuta a Rabat,

ed aggiungerò in via confidenziale, per notizia dell'E. V., che fu lo stesso Mini

stro di Spagna il quale suggerì al Sultano questo procedimento.

Il Signor Diosdado, reduce dalla sua missione, è partito immediatamente

alla volta di Madrid, ed ho saputo ora che di là egli ha proseguito per Parigi.

Non parmi improbabile che l'andata a Parigi si colleghi con imminenti negoziati

per la convocazione della mova Conferenza.

133

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO

T. 764. Roma, 12 settembre 1887, ore 12,15.

Je Vous approuve de ne pas avoir hésité à dissiper, chez M. de Giers, l'impression que notre Ambassadeur à Constantinople obéisse à un parti pris d'opposition envers la Russie. Cette impression ne saurait etre l'effet que de renseignements inexacts. La correspondance du Baron Blanc, que j'ai sous les yeux, prouve, au contraire, qu'en s'acquittant de ses instructions, il n'a jamais cessé de se conformer à mes recommandations dans le sens de la modération et d'un esprit de condescendance. Une attitude systematiquement hostile serait, de notre part, d'autant moins raisonnable, qu'il n'y a, entre la Russie et nous, aucune question particulière, et que nous devons croire que le maintien de la paix, notre but actuel, est également le but poursuivi par la Russie.

134

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Vienna, 12 settembre 1887, ore 17,25 (per. ore 19,55).

Déchiffrez vous-mème.

J'ai exposé à Kalnoky aujourd'hui les considérations contenues dans le télégramme de V. E. d'hier au soir (1). Ce ministre se montre disposé à entrer dès à présent dans un arrangement avec nous et l'Angleterre sur les bases que vous connaissez, mais il doute qu'on puisse y amener le Sultan, et il croit que toute négociation entamée à Constantinople serait immédiatement divulguée. Quant à Salisbury, l'opinion de Kalnoky est qu'en présence de sa situation qui n'est pas très solide, il hésitera à s'engager et ne prendra en tout cas aucune décision avant l'ouverture des Chambres. Karolyi n'étant pas à Londres, Kalnoky vous laisse volontiers le soin de sonder Salisbury à ce sujet.

135

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

T. 768. Roma, 12 settembre 1887, ore 24.

Voici nos conclusions pour la négociation commerciale avec la France: l) Ayant nous mèmes dénoncé le traité de commerce actuel, nous sommes prèts à prendre au moment opportun l'initiative de demander l'ouverture de la nouvelle négociation; 2) Nos délégués officieux viendront à Paris pour l'échange préliminaire d'idées ayant pour but d'établir la possibilité de négocier un traité dont l'approbation par les Chambres Françaises serait assurée; 3) La négociation du traité de Commerce se ferait séparément de celle pour la convention de navigation; 4) Les trois points qui précèdent sont expressément subordonnés à la condition que les négociations définitives et officielles s'ouvriront à Rome; 5) Le traité aura la durée de cinq ans, c'est-à-dire jusqu'à 1892 ainsi que le désire

M. Rouvier; 6) Quant à la prorogation du traité actuel nous devons nous réserver de l'accorder alors seulement que la négociation en serait arrivée à tel point de nous fournir la certitude que le nouveau traité pourra ètre signé

Veuillez faire connaìtre le contenu du présent télégramme à MM. Rouvier et Flourens. Ils y verront, je l'espère, la preuve de notre sincère désir d'aboutir à une entente également avantageuse pour les deux pays.

(l) Cfr. n. 130.

136

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Costantinopoli, 12 settembre 1887.

Je me plais pour le bien du service d'etre autorisé à correspondre directement avec V. E .. Les entrevues de Bismarck, Kalnoky et Radowitz, ayant lieu ces jours ci, je dois user du télégraphe. L'entrevue de Rastad en 1876 établissait comme compensation pour la Bosnie et l'Herzégovine l'influence russe sur la Bulgarie sans dépasser les Balkans. La Russie voulut par le traité de S. Stefano dépasser cette limite par droit de conquete, mais y fut ramenée par le Traité de Berlin. Nous n'eumes aucune part aux compensations, parce que nous n'étions d'intelligence avec personne et avions refusé l'alliance austro-allemande en 1875 et l'alliance anglaise en 1878. Après 1882 nous eumes des alliances mais nous avons commis l'erreur de prendre prétexte des inclinations de Gladstone envers la France et de Bismarck envers la Russie pour faire nous memes de la politique franco-russe nous refusant à suivre le conseil de nos alliés d'employer des intermédiaires de confiance réciproque pour des négociations intimes. Cela mettrait l'Allemagne en péril et la forcerait de se concilier les deux autres empires par de nouveaux partages dans les Balkans. Les pourparlers de Schiernevic désignèrent Salonique comme compensation pour une Bulgarie russe s'étendant à la Roumelie orientale, mais le Prince Alexandre, sur qui la Russie comptait, rompit l'hégémonie russe et réunit la Roumélie Orientale, ce qui suscita pour la prémière fois la cause de l'indépendance des Balkans. Nous avions le tort de ne pas le comprendre quand nous combattions dans la conférence de l'an dernier cette cause de l'indépendance et de l'unité soutenue par l'Angleterre seule. Ce succès obtenu par l'Angleterre contre nous dans la conférence réouvrit à nos intérets de perspectives de résistance possible contre de nouveaux partages impériaux. L'Autriche que l'(accord) Russe-allemand avait reduit à tout subir passivement, commença à proclamer devant les délégations le programme des autonomies. On semble comprendre à Vienne que l'acquisition de Salonique aurait dernière conséquence de faire rentrer les provinces allemandes de l'Autriche dans l'orbite douanière et militaire de l'Allemagne et de désaffectionner la Hongrie. La question est de savoir si Kalnoky aura le courage de déclarer à Friedrichsruh etre pret à défendre ks autonomies sans restriction. Il faudrait pour cela qu'il fùt certain d'un concours suffisant de l'Angleterre et

de l'Italie. Bismarck ne croit guère à ce concours. Il persiste à présenter à l'Autriche la coupe empoisonnée des partages. Si Radowitz qui revient ici dans dix jours n'encourage plus les accords à trois et retourne aux accointances russes, mes deux collègues et moi prévoyons de graves événements.

137

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E.MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETISSIMO S. N. Costantinopoli, 12 settembre 1887 (per. il 13).

Calice a reçu de Kalnoky invitation à lui faire un rapport précis sur les bases d'accord pratique qui paraitraient aux trois ambassadeurs à Constantinople pouvoir étre proposées à leurs gouvernements. Nous y travaillons à trois à titre purement personnel et sans préjuger en rien l'accueil que nos gouvernements pourront y faire. Calice et moi serons aisément d'accord, mais White parait craindre que son gouvernement ne l'accuse de s'avancer trop. Je remercie V. E. de ses importantes instructions télégraphiques et écrites.

138

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., come estratto, in LV 58, p. 456)

R. CONFIDENZIALE 604. Londra, 12 settembre 1887.

Ho infine certezza che le notizie datemi da Sir Julian Pauncefote circa i

negoziati sul Canale di Suez sono esatte; e che S. E. il Signor Flourens ed il

giornale dei Débats si sono alquanto illusi nel credere che la quistione fosse in

procinto di essere composta.

Ho visto quest'oggi una lettera confidenziale di Lord Salisbury a Sir Julian

Pauncefote, in data del 10 corrente, in cui Sua Signoria, mentre approva le

opinioni di quest'ultimo sui capi ancora controversi della materia, esprime ram

marico che le altre difficoltà si sieno aggiunte alle difficoltà esistenti.

Le linee generali dei negoziati sono state finora le seguenti: come Lord

Salisbury m'aveva informato il 19 agosto scorso, il Governo della Regina aveva

proposto al Governo della Repubblica la stipulazione d'un accordo fondato

sull'art. III della Convenzione di Sir H. W olff. La Francia avendo respinto

l'ultimo periodo di quell'articolo, che concerne la difesa dell'Egitto e la tutela

del canale, ed avendo fatto parecchie contro proposte, aveva aperto il campo a

varie difficoltà. Una di esse si riferiva alla descrizione d'una zona o regione del

canale che doveva essere contemplata nella Convenzione. Un'altra alla scelta

12 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

della potenza o delle potenze cui dovesse essere affidata la custodia del canale. Una terza alla costituzione di una commissione di vigilanza per indicare i pericoli cui potesse essere esposto il medesimo.

Benchè sembrasse dapprima che queste difficoltà fossero state allontanate per mezzo di mutue concessioni delle due parti, talune di esse sono ricomparse sotto altra forma. Ed una maggiore ne è sopravvenuta, a cui Lord Salisbury allude nella sua lettera a Sir Julian Pauncefote, e che minaccia di mandare a monte i negoziati. Questa difficoltà scaturisce dall'ultima nota del Signor Waddington in cui si cita l'art. IX del disegno di trattato di Parigi. Lord Salisbury ha dato quindi istruzioni al Vice Segretario di Stato di chiedere all'Ambasciata di Francia se sia per inavvertenza che il Governo francese si sia riferito a quell'articolo, che non ha fatto finora argomento di negoziato.

Dagli schiarimenti che giungeranno da Parigi in risposta, dipenderà l'esito della faccenda.

Ho intanto l'onore di far sapere all'E. V. che il Vice Segretario di Stato del Foreign Office ha interpretato con qualche riserbo le istruzioni di Lord Salisbury di parteciparmi i documenti che concernono i negoziati. Mi vien detto che Sua Signoria, nel farmi promessa di darmi copia della sua nota edella risposta del Signor Waddington, non abbia preveduto questo nuovo inciampo e desideri ora che si scopra, prima di ogni altro, quali siano i disegni della Francia.

Ho vivamente protestato contro tale riserbo, ed ho pregato Sir Julian di telegrafare tosto a Lord Salisbury di dare ordine di parteciparmi quei documenti o di farmene dare almeno lettura.

Devo aggiungere che, a parer mio, la ritrosia del Foreign Office di darmi. copia delle note di cui si tratta si deve ascrivere a due motivi. Uno è il sospetto di offendere la Francia semmai quest'ultima abbia contezza di tali partecipazioni fatte dietro alle sue spalle. L'altro motivo è che non è conforme all'indole strettamente pratica del Foreign Office di partecipare proposte o incomplete, o non ancora esaminate,

o forse fraintese; le quali, prima che giungano a Roma, potranno essere o modificate, o respinte, o almeno chiarite.

Il Foreign Office desidera, da parte sua, partecipare all'E. V. un disegno completo da cui si possa scorgere l'insieme dei negoziati e su cui l'E. V. possa manifestare il suo parere.

139

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. s. N. Roma, 14 settembre 1887, ore 10 (1).

Déchiffrez vous méme.

Bismarck et Kalnoky dont vous m'annoncez l'entrevue devront certainement s'occuper de la question orientale. Nous voilà dans la méme position d'il

y a dix ans, avec la seule différence que l'Autriche était alors représentée par le comte Andrassy. J'ai pleine confiance dans les deux ministres, mais il est de toute prudence de tacher de connaitre exactement ce que l'on aura dit et établi à Friedrichsruh. Aussitòt que Salisbury sera rentré à Londres, j'aurai soin de le faire sonder sur ses intentions pour l'accord à trois.

(l) La copia di questo telegramma, conservata fra i documenti riservatissimi della_ Ambasciata a Vienna, porta la data 13 settembre 1887.

140

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. s. N. Roma, 14 settembre 1887, ore 10.

Déchiffrez Vous-meme.

On me télégraphie de Vienne que Bismarck et Kalnoky se verront aujourd'hui à Friedrichsruh. Nous voilà dans la mème position d'il y a dix ans, avec la seule différence que l'Autriche était alors représentée par Andrassy. J'attacherais un grand prix à connaitre exactement et promptement ce que l'on aura dit et établi dans cette entrevue. Alliés à la fois de l'Autriche et de l'Allemagne, nous ne pouvons pas rester en second rang et nous contenter d'etre renseignés après coup de leurs décisions. Il n'est pas question seulement de nos intérets mais de notre dignité.

141

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1322. Parigi, 14 settembre 1887, ore 18,47 (per. ore 20).

Je viens d'informer M. Flourens de vos conclusions touchantes le Traité de Commerce. Demain à l'issue du Conseil des Ministres, il doit me faire connaitre la réponse au sujet du siège des négociations officielles; V. E. ayant subordonné les autres conditions à l'engagement de négocier à Rome, j'ai encore une fois plaidé de mon mieux pour une décision favorable au choix de notre Capitale, aucune objection n'a été énoncée par M. Flourens contre les autres points de Votre télégramme d'avant-hier (l); il m'a dit seulement qu'il comptait que la négociation du Traité de Commerce se fera simultanément avec celle pour la convention de navigation bien qu'elle doive se faire séparément.

142. L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1326. Parigi, 14 settembre 1887, ore 20,50 (per. ore 0,35 del 15).

Dans l'entretien que je viens d'avoir avec M. Flourens je lui ai formellement demandé de nous faire prendre part à ses négociations avec l'Angleterre au sujet du Canal de Suez, après lui avoir fait sentir d'abord jusqu'à quel point il était inadmissible pour l'ltalie d'etre tenue à l'écart dans une question de cet ordre. M. Flourens n'a pas hésité à reconnaitre que tout ce qui touchait au Canal de Suez devait avoir pour l'Italie un intéret d'autant plus capitai, qu'elle était en effet enfermée dans la Méditerranée; cependant il ne pensait que par ses négociations directes avec l'Angleterre, nos droits légitimes fussent méconnus en aucune façon. En tachant d'amener une entente avec l'Angleterre, la France se conformait aux vreux qui avaient été exprimés dans la conférence de 1885; elle agissait comme le portevoix des Puissances de l'Europe et par leur délégation. Si l'entente avec le cabinet de St. James s'établissait, comme il espérait désormais, le protocole resterait ouvert: la France ne signerait point un traité spécial avec l'Angleterre. Les autres Puissances auraient à examiner et approuver le résultat obtenu, et dès lors l'ltalie elle aussi aurait à se prononcer. Ce serait la France dans l'intention de M. Flourens qui les saisirait de l'accord intervenu. D'ailleurs, m'a-t-il dit, les points restés en litige avec l'Angleterre en 1885 n'étaient que trois: la Commission de surveillance; la zone neutre du Canal et la question des alliés (?) (l) soulevée par l'art. 11 du projet. Ce n'est donc que sur ces trois points, dont le ter et le 3ème sont résolus, que porte notre discussion avec le Cabinet de St. James. J'ai naturellement attaqué M. Flourens sur le mot qu'il m'avait dit d'etre entré en négociations avec Londres par délégation des Puissances, en lui demandant de quel document cette délégation résultait. Je dois rendre hommage à sa loyauté, car il m'a avoué d'avoir poursuivi cette négociation sans avoir pris connaissance du titre qu'il croyait résulter d'une correspondance diplomatique antérieure à son entrée dans le Ministère. Il m'a promis de mieux se renseigner à cet égard, et de me donner dans la prochaine audience une réponse.

(l) Cfr. n. 135.

143

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Vienna, 14 settembre 1887.

Déchiffrez vous-méme. L'entrevue entre Bismarck et K<Hnoky a lieu chaque année. Peut-etre celle

d'aujourd'hui aura-t-elle plus d'importance que les autres. Je ne puis pas le préjuger; mais il me semble qu'en tout cas la situation est bien différente de

celle d'il y a dix ans. Il existe maintenant des engagements qui n'existaient pas alors et qui changent les rapports entre les trois Puissances. Je suppose que des deux cotés, on tiendra à vous renseigner sur ce qui s'y sera passé. Mais je dois déclarer ici très loyalement à V. E. que si K;llnoky veut me cacher les résultats de cette entrevue je n'ai aucun moyen de les connaitre, attendu que personne n'y assiste, en dehors des deux Ministres, et que s'il y a un secret on n'en parlera ici qu'à l'Empereur.

(l) Punto interrogativo nel testo.

144

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4499. Berlino, 14 settembre 1887.

En suite des télégrammes de V. E. du 11 et du 12 septembre (1), j'ai constaté à la Chancellerie Impériale qu'elle avait eu d'abord connaissance par les journaux des bruits relatifs à une entente directe entre la France et la Suisse au sujet de la neutralité des districts nords de la Savoie. Peu après, le Chargé d'Affaires d'Allemagne à Berne transmettait à cet égard un rapport dont il m'a été confidentiellement donnée lecture. Il y était dit que, par la voie de la presse, le Conseil fédéral opposait un démenti catégorique à cette nouvelle. Il ne saurait en effet convenir à la Suisse d'admettre un nouvel arrangement sur le droit qui lui appartient en vertu des Traités d'occuper militairement en temps de guerre la zone neutralisée. Si meme la France avait fait une communication portant qu'en cas d'hostilités elle ne soulèverait aucune objection à une occupation, et que bien loin de là cette occupation lui serait agréable, la Suisse ne pouvait qu'apprendre avec satisfaction que son droit recevait une consécration de plus. Il lui suffisait d'en prendre acte, sans s'engager d'aucune sorte par d'autres déclarations ou nouvelles stipulations. Il s'agit d'ailleurs d'un droit et non du devoir d'occuper éventuellement la partie septentrionelle de la Savoie. Elle n'entend se prévaloir de ce droit que si les intérets de la Suisse, et surtout si le maintien de l'intégrité de son territoire rendaient absolument indispensable une semblable occupation. Il se pourrait, ainsi que le Chargé d'Affaires d'Allemagne le donne à entendre, qu'il n'ait été question que de déterminer les pouvoirs administratifs que la France conserverait alors que la Confédération ferait stationner des troupes dans les Provinces du Chablais et de Faucigny, ainsi que sur le territoire au Nord d'Ugine, etc.

Il est a rémarquer que le démenti du Conseil fédéral semble s'appliquer à la conclusion d'une convention sur le droit lui-meme d'une occupation, mais non à des négociations qui auraient pu avoir lieu entre les deux Gouvernements sur quelques points se rattachant du moins à ce droit. Aussi le Chargé d'Affaires d'Allemagne incline à croire qu'il y a eu des pourparlers concernant les pouvoirs administratifs ci-dessus mentionnés. Il est également porté à supposer que pour engager le Conseil fédéral à mieux entrer dans les vues du Gouvernement français, celui-ci aura cherché à exciter à Berne les défiances contre

l'Italie en lui attribuant des arrière-pensées au détriment de la Suisse. Le Cabinet de Berlin ne s'est pas autrement occupé de la question, parce qu'il ne doute pas que la Suisse saura scrupuleusement exercer les droits et remplir les devoirs dérivant de la neutralité.

V. E. se souviendra qu'en Mars dernier, époque où surgissaient des appréhensions d'une prochaine guerre entre la France et l'Allemagne, la Suisse énonçait, entre autres, à Rome età Berlin, sa ferme volonté de maintenir sa neutralité, en prévenant que cette déclaration serait, au moment voulu, notifiée par le télégraphe, et en exprimant le désir de recevoir alors une réponse également en voie télégraphique. Nous avons acquiescé en termes généraux à ce désir. L'assentiment de l'Allemagne était plus explicite. II est assez vraisemblable qu'une démarche analogue aura été faite à Paris, et qu'à cette occasion le Gouvernement français ait cherché à donner une plus grande extension à l'échange de vues. Ce fait est peut-etre en quelque connexité avec les bruits signalés par la presse.

(l) Non pubblicati.

145

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 58, pp. 458-460)

R. CONFIDENZIALE 608. Londra, 14 settembre 1887.

Col mio rapporto del 12 corrente (n. 604 Serie Politica) (1), mi recai a premura d'informare l'E. V. che avevo chiesto al Foreign Office di telegrafare a Lord Salisbury, pregando Sua Signoria di parteciparmi, in conformità della sua promessa, i documenti circa i negoziati sul canale di Suez, o di concedermi almeno il (2) leggerli. In risposta, Sua Signoria diede ordine per telegrafo (3) al Vice Segretario di Stato di farmi avere le notizie ch'io chiedessi.

Ebbi quindi ieri sott'occhio *il voluminoso incartamento* (4) di cui si tratta; e dopo aver preso lettura delle note più recenti, pregai il Foreign Office di darmene un ristretto autentico.

Ho ricevuto tosto la Memoria che ho il bene di trasmettere qui unita all'E. V. (5) in originale. Essa è segnata confidenzialissima. Mi pregio nello stesso tempo mandarle una traduzione della medesima.

ALLEGATO.

MEMORANDUM (6)

Very confidential.

The proposal made by Lord Salisbury to M. Waddington was for a Convention respecting the Suez Canal in the terms described in Article III of Sir Henry Wolff's Convention.

The French Government objected to the last paragraph of the proposal, which ìs as follows :

c It shall also be provided that the Convention shall not interfere with any measures wich may be necessary for the defence of Egypt and the security of the Canal··

They wished the sentence to run as follows:

• Il est entendu que les dispositions ci-dessus relatées ne sauraient préjudicier aux mesures prises par le Gouvernement Khédivial et par la Porte Suzeraine pour la défense et la sécurité du territoire égyptien, en dehors de la zone d'application de la présente Convention •.

As a necessary corollary of this wording they wished for a definition of the c Region of the Canal • by land as well as by sea.

A correspondance ensued as to the expediency of this wording, and as to whether, in case the Porte and the Khedive should be unequal to the task of protecting the Canal, they should have the right of appealing to any one Power for assistance, or should only appeal for the assistance of ali the Powers conjointly.

M. Waddington argued that recourse should be had to the method prescribed in Article X of the draft treaty recommended by the International Commission a t Paris, viz:

c Si le Khédive ne dispose pas de moyens suffisants, il devra faire appel à la Sublime Porte, laquelle se concertera avec les autres Puissances Signataires de la Déclaration de Londres du 17 Mars 1885, en vue d'arreter d'un commun accord

les mesures à prendre pour répondre à cet appel • (1).

Lord Salisbury in his last note expressed some doubt as to the efficacy of this course of procedure against an insurrectionary leader, but admitted that in that case the danger to the Canal itself would not be of a very formidable kind. He noted with satisfaction that the French Government appeared to agree with him that in case any one of the Powers parties to the Convention should threaten the Canal, the Convention would thereby be annulled and all parties would resume their freedom of action.

He pointed out that there were objections to defining the Canal so as to include a border of land on either side, as in that case any Power would be at liberty to land and march troops within these limits, or, if this were forbidden, the Sultan and the Khedive would be equally prohibited from doing so.

Finally he suggested that the pian of defence proposed by M. Waddington might

be adopted for the Canal, provided that there were no attempt at a definition of

the Canal so as to include any land not covered by water.

In reply M. Waddington states that what the French Governement think important is that the international arrangements for the freedom of navigation should be sufficient to prevent the neighbouring territory from being made use of to defeat the objects of the Convention. With this object, H. E. proposes the ..following wording:

cLes représentants en Egypte des Puissances signataires du présent traité

seront chargés de veiller à son exécution. En toute circonstance qui menacerait la

sécurité ou le libre passage du Canal, ils se réuniront sur la convocation d'un d'entre

eux et sous la présidence de leur doyen, pour procéder aux constatations nécessaires.

Ils feront connaitre au Governement Khédivial le danger qu'ils auront reconnu, .afin que celui-ci prenne les mesures propres à assurer la protection et le libre usage du Canal. Ils réclameront notamment la suppression de tout ouvrage ou la dispersion de tout rassemblement qui, sur l'une ou l'autre rive du Canal, pourrait avoir pour but ou pour effet de porter atteinte à la liberté et à l'entière sécurité de la navigation • (2).

This proposal is now under consideration.

(l) -Cfr. n. 138. (2) -c Di., LV. (3) -• Di telegrafare •• LV. (4) -• L'incartamento •• LV. (5) -Fin qui in LV. (6) -In LV il Memorandum è in traduzione. (l) -Cosi Waddington a Salisbury, Londra 28 luglio 1887, in Blue Book, Egypt N. l (1888), :pag. 26. (2) -Waddington a Salisbury, Londra, 3 settembre 1887, Blue Book, cit., pag. 31.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

Appunti segreti Terapia, 14 settembre 1887.

Il Barone di Calice ha dato confidenzialmente a me ed a sir W. White notizia del contenuto di una lunga lettera a lui diretta dal Conte Kalnoky, nella quale era dichiarato necessario ed anzi urgente conoscere quali basi di accordi pratici con l'Italia e l'Inghilterra possano essere dal Conte Kalnoky considerate conformi alle idee personali dei tre ambasciatori in Costantinopoli, rimanendo interamente riservata la libertà di apprezzamento dei rispettivi Governi sull'argomento, trattato senza istruzioni in liberi e preliminari colloquii, nè destinato a venir effettivamente sottoposto ai tre Gabinetti se non dopo che in un prossimo incontro col Principe di Bismarck, il Conte Kalnoky ne avesse riconosciuto l'attuabilità.

Sir W. White è a tal riguardo di parere che, sia per il congedo ed il bisognG di riposo di Lord Salisbury, sia per l'incerta situazione parlamentare in Inghilterra, sarebbe oggi prematuro che egli, Sir W. White, entrasse in particolareggiate formule circa i progettati accordi. Egli ritiene che l'opinione inglese, tanto più se alquanto preparata come non sarebbe difficile, non mancherebbe di assecondare ed anzi eccitare l'azione governativa, e che il Governo stesso d'altronde agirebbe senza dubbio per proprio impulso, allorchè gli interessi britannici apparissero evidentemente minacciati; locchè sarebbe il caso, secondo lui, quando, senza formale occupazione russa in Bulgaria, e solo con colpi di mano o invasioni di volontarii, o con altri artifizii, la preponderanza russa si stabilisse in Bulgaria. Sir W. White quindi ritiene che la prima cosa da farsi sia che il Conte Kalnoky proceda ad intime spiegazioni col Principe di Bismarck circa il significato della nota teoria germanica che concederebbe all'Austria un'influenza in Bulgaria; poichè da tali spiegazioni e dalla sperata cessazione della tradizionale collaborazione del Signor di Radowitz col Signor di Nelidow a detrimento delle influenze inglese e austriaca sulla Porta, dipenderà non solo l'efficacia degli sforzi che fanno le tre potenze per sottrarre la Bulgaria e la Porta all'influenza russa, ma il valore stesso degli accordi progettati fra le tre potenze; le quali potrebbero trovarsi deluse dagli avvenimenti, quando avessero contemplato unicamente un'occupazione militare russa, e non già la preponderanza che venisse riacquistata in qualsiasi modo in Bulgaria dalla Russia. L'azione qualunque delle tre potenze in tal caso si fonderebbe sul fatto che la preponderanza russa nella Bulgaria distruggerebbe non solo l'autonomia di quella provincia, ma l'indipendenza della Porta, la quale, già subordinata ora alle influenze russe, come si è visto nei negoziati per l'Egitto, e come si vede negli attuali negoziati per la Bulgaria, diventerebbe addirittura una vassalla dell'Impero russo, quando questo la minacciasse assai più davvicino di oggi. Chiarita la quistione dell'inammissibilità della preponderanza russa in Bulgaria, l'Italia e l'AustriaUngheria potrebbero concertarsi sin da ora sulle eventuali azioni territoriali

delle due potenze rispettivamente nella penisola dei Balcani, con la certezza morale dell'appoggio efficace che darebbe loro l'lnghilterra in una tale situazione che porrebbe in quistione la libertà degli Stretti, primario interesse britannico. Sir W. White espresse tali idee in modo successivo, con condizione di non essere citato a Lord Salisbury, nè di apparire personalmente impegnato, ed in risposta a varie argomentazioni mie e del Barone di Calice. Assenti per esempio alle osservazioni mie che l'Inghilterra, prima e per un certo tempo unica promotrice dell'unione tra Bulgaria e Rumelia Orientale, era impegnata a non lasciare che tale opera sua aprisse alla Russia le porte di Costantinopoli; e che l'appoggio delle forze navali dell'Inghilterra dovrebbe essere anticipatamente assicurato alla cooperazione delle due altre potenze, almeno per il caso in cui l'intervento di un'altra potenza che non fosse la Russia, cioè la Francia, minacciasse, insieme alla sicurezza dell'azione degli alleati, la chiusura dei Dardanelli alle forze alleate.

Il Barone di Calice considera tale linguaggio assai riflessivo e misurato di Sir W. White come una sufficiente conferma della comunanza d'intenti generali tante volte verificatasi fra i tre rappresentanti nei loro continui ed intimi scambii di idee. Il personale modo di vedere, cui il Barone di Calice arrivò dopo varii colloqui con me, è il seguente. Dovrebbero venir riservati anzitutto a beneficio dell'Italia gli accordi presi o da prendersi per gli interessi particolari di quella potenza nel Mediterraneo, e specialmente sulla costa africana; e tenendo conto dell'opportunità che gli eventuali accordi in tre siano accettabili dalla Porta, le tre potenze s'impegnerebbero a sostenere colla loro azione i diritti della Porta a Tunisi, a Tripoli, in Egitto e negli Stretti. Si considererà la prevalenza in Bulgaria di uno stato di cose che faciliti un intervento russo o ne sia l'equivalente, come un fatto che, distruggendo l'equilibrio strategico nei Balcani, e ponendo in pericolo il libero sviluppo delle autonomie nazionali che debbono rimanere le vere eredi dell'Impero ottomano, renderebbe legittima ed opportuna un'azione concertata tra le tre potenze, avente per iscopo o di coadiuvare la Turchia quando fosse disposta a resistere alla Russia, o di costringerla amichevolmente a non darsi a cooperazioni colla Russia, quando fosse impotente a resistere alle pressioni russe. Benchè le modalità di tale azione dipendano da considerazioni militari, nè siano di nostra competenza, parve non inutile al Barone di Calice ed a me chiarire in via personale che al punto di vista politico, nè io, nè egli escluderemmo in massima che tale azione potesse avere per obbiettivo, per parte dell'Austria-Ungheria, una concentrazione di truppe verso Novi Bazar; per parte dell'Italia, a seconda dei casi, l'occupazione di Salonicco con azione eventuale in Macedonia, e una dimostrazione, quando fosse il caso, davanti l'Albania; per parte dell'Inghilterra, l'apertura dei Dardanelli alle sue forze navali, aiutate, se necessario, da una marcia di fianco di forze italiane al nord degli Stretti per farne cadere le difese. Egli è beninteso che di tali particolari, i quali non vengono ora toccati se non per abbondanza di preventive intelligenze, non è venuto il tempo di parlare a Lord Salisbury, nè si parlerà probabilmente dal Conte Kalnoky al Principe di Bismarck.

Ma il Barone di Calice, come il nostro collega d'Inghilterra, insistono a non essere citati, nè ad apparire impegnati da tali scambi d'idee accademici, aventi, come si esprimono, indole di semplice privata esplorazione di un argomento da studiarsi. Io poi mi riservai il beneficio di identiche riserve per la parte da me avuta in simili colloquii; rimanendo inteso che ognuno di noi non avrebbe sottoposto gli accennati concetti al proprio Governo se non come idee esclusivamente sue personali, ciò che Sir W. White, per parte sua, ci avverte francamente dover differir a tempo più opportuno.

Il Barone di Calice scrive adunque al Conte Kalnoky prima che questi si rechi a Friedrichsruh, esprimendo l'opinione personale che eventuali accordi fondati su tali basi generali, quando venissero adottati dai tre Governi, incontrerebbero volenteroso concorso di convincimento e di cooperazione per parte dei tre loro rappresentanti in Costantinopoli.

147

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 15 settembre 1887.

Mi onoro rassegnare confidenzialmente a S. M. quanto segue:

L'azione simultanea dell'Italia, Inghilterra ed Austria, segretamente incoraggiata dalla Germania, presso la Porta continua a paralizzare gli sforzi e le minacce della Russia.

Sperasi che l'attuale uniformità di vedute delle tre potenze nella questione orientale abbia ad assumere la forma concreta di un accordo pel quale prenderebbesi a base la politica delle nazionalità e delle autonomie degli Stati balcanici, e ciò in opposizione alla politica di compensazioni del 1877.

Se Kalnoky torna dal colloquio con Bismarck colle stesse idee che ci espresse prima di recarvisi e se le preoccupazioni parlamentari di Salisbury non faranno troppo ostacolo, l'accordo a tre sarà presto un fatto compiuto. I negoziati saranno probabilmente condotti in Costantinopoli dove Calice sta già studiando, per incarico del suo governo, un piano ad essi relativo.

Circa la questione del canale di Suez Salisbury stesso smentisce i colloqui attribuitigli dalla stampa francese con ministri della Repubblica, intorno a speciali e definitive combinazioni tra Francia ed Inghilterra. Qualora tali combinazioni si avverassero, Salisbury promette di comunicarne preventivamente il relativo progetto e di domandare sul medesimo il nostro avviso.

In questo punto Blanc ci informa telegraficamente che avendo un giornale bulgaro attaccato il console tedesco attualmente assente, il Governo germanico chiese alla Porta di procurargli riparazione e di permettere l'entrata di tre corazzate tedesche nel Mar Nero insistendo per avere una risposta prima di sera.

Diedi istruzioni all'agente di V. M. a Sofia d'informarsi e nell'affermativa di far pratiche officiose presso il Principe Ferdinando e i suoi Ministri per un'ampia e completa riparazione, prima che la Germania la pretenda colla forza.

148

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. SEGRETISSIMO S. N. Roma, 15 settembre 1887 (1).

Blanc m'a télégraphié avant-hier que Calice a reçu du Kalnoky invitation de lui faire un rapport précis sur les bases d'un accord pratique qui paraitraient aux trois ambassadeurs pouvoir etre proposées à leurs gouvernements. Blanc ajoute que Calice et lui seront aisément d'accord mais que White parait craindre que son gouvernement ne l'accuse de s'avancer trop. Calice à Constantinople et Kalnoky à Vienne se sont prononcés avec les représentants de S. M. en faveur de la politique des nationalités et contrairement à la politique de compensation. Ces principes étant les nOtres, je suis tout disposé pour ma part à en venir à une convention qui assurerait le maintien de ce programme contre tout retour à la politique de 1876 et donnerait à notre entente à trois une valeur pratique. Ces idées répondent d'ailleurs aux désirs secrets du Cabinet de Berlin. Nous croyons que le Cabinet de Londres qui montrait de la répugnance pour les engagements à bon hypotétique pourrait maintenant acquérir la certitude que l'Autriche désire réaliser l'accord en question. Quant à la Turquie, dont Lord Salisbury aimerait à connaitre les vues avant de prendre quelques engagements, je suis persuadé que du jour où l'entente des trois puissances prendrait forme concrète, le sultan ne tarderait pas à reconnaitre que ses intérèts lui imposent de marcher à còté d'elles. Je vous autorise à parler en ce sens à Salisbury. Si Kalnoky revient de Friedrichsruh avec les mèmes idées qu'il nous a exprimé avant d'y aUer et si les préoccupations parlementaires de Lord Salisbury n'y feront pas d'obstacle, on pourra tout de suite changer les pourparlers en négociations. Dans ce cas, il m'est avis que les bases de la convention ou de l'accord pourraient se discuter convenablement à Constantinople où les trois ambassadeurs travaillent déjà à titre personnel à ce sujet et Calice a reçu des instructions pour esquisser un pian là-dessus.

149

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

D. 433/1263. Roma, 15 settembre 1887.

Mi preme di porgere breve risposta al telegramma di Lei, in data di ieri (2), relativo alle cose di Bulgaria. Il signor Flourens le aveva detto non essergli pervenuta ancora comunicazione alcuna dalla Sublime Porta; non poter quindi enunciare previsione qual

siasi circa l'ulteriore svolgimento della questione. Però S. E. era d'avviso che· se il principe Ferdinando, di fronte all'abbandono di tutte le potenze, si ritirasse volontariamente, questo sarebbe tale fatto che eliminerebbe il pericolo della situazione.

Lo stesso concetto mi era stato in questi giorni esposto e svolto dall'Ambasciatore di Russia, testè tornato a questo suo posto. Però io gli dissi schiettamente che non potevo accostarmi a codesta sua opinione. A parer mio il ritiro volontario del principe Ferdinando per l'abbandono delle potenze, non solo lascierebbe sussistere tutte le difficoltà della presente situazione; ma vi aggiungerebbe altresì pericoli assai più gravi. Eliminato il Principe, rimarrà sempre il popolo bulgaro. È ben sicuro il signor Flourens che i Bulgari accetterebbero senza opposizione un nuovo stato di cose che si concreti in un luogotenente principesco od in una commissione europea? Non lo credo punto. Nè, del resto, convien presumere che il Principe possa essere facilmente abbandonato dal gruppo delle tre potenze fin tanto che queste continuino ad essere concordi nel volere assistere con benevolenza all'esperimento, che i Bulgari stanno facendo di dare a se stessi un proprio governo.

Queste considerazioni sono piuttosto per informazione di Lei. Lascio al Suo savio discernimento di valersene in giusta misura, e presentandosene l'opportunità, nei Suoi colloqui con codesto signor ministro degli affari esteri.

(l) -Manca l'ora. (2) -Non pubblicato.
150

IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 880. Atene, 15 settembre 1887.

Le insistenti notizie, e generalmente ammesse, intorno ad una recrudescenza di propaganda anti-Ellenica in Epiro, Albania e Macedonia mi han consigliato a profittare di propizia opportunità per discorrerne col signor Dragoumis.

Il Signor Ministro confermando con molti particolari siffatte voci, accennava apertamente a numerosi emissari Austro-Ungarici i quali, da qualche tempo, oltre alla popolazione Slava, agirebbero bensì con eguale attività presso i CutzoValacchi sparsi in quelle regioni. E anche, caso nuovissimo, parecchi missionari cattolici le percorrerebbero, sempre aiutati e protetti nel loro apostolato dai Consolati Imperiali e Reali e, personalmente, dal Console generale di Francia a Salonicco, noto per le sue tendenze ultra clericali.

Senonchè la propaganda religiosa non desta qui alcuna preoccupazione, per i successi che può assicurare al Vaticano; la cieca fede degli ortodossi nel loro culto e l'impossibilità per essi di poter discernere le sottigliezze che dividono la Chiesa Orientale dalla Chiesa Occidentale ed ammettere la supremazia del Sommo Pontefice, sono arra sicura contro le numerose conversioni cui aspira la Curia Romana.

Sommo favore incontrerebbe qui il ritorno della Chiesa Bulgara al Cattolicismo, poichè con esso si vedrebbe scomparire quella confusione che regna oggidì tra i seguaci dell'Esarca di Sofia e quelli del Patriarca di Costantinopoli generando violenze e recriminazioni e, ciò che più monta, verrebbe tolto alla Russia, causa principale, se non unica dello scisma del 1869, uno dei mezzi più efficaci di cui dispone per esercitare la sua influenza nella penisola dei Balkani. Ma siffatta aspirazione di Sua Santità, concludeva il Signor Ministro, rimarrà pur troppo un pio desiderio per essa e per i Greci, i quali non avendo alcuna ambizione al di là della razza Ellena, preferirebbero vedere la Bulgaria ligia al Vaticano anzi che a Mosca.

Prima che il nostro colloquio terminasse il Signor Dragoumis tenne ad esprimermi la sua viva soddisfazione per aver potuto constatare, malgrado affermazioni contrarie, che non un solo agente italiano, o creduto tale trovasi frammischiato fra gli emissari Austro-Ungheresi.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4501. Berlino, 15 settembre 1887.

Le Comte Kalnoky, arrivé ici aujourd'hui vers midi, est reparti dans la soirée pour Friedrichsruh. C'est lui, comme de coutume, qui a pris l'initiative de la visite. Il lui appartiendrait donc de nous faire savoir le sujet et le résultat de ses entretiens. Le devancer dans ses révélations, serait, de la part du Prince de Bismarck, manquer de tact et d'une certaine délicatesse.

Ce serait donc de Vienne que V. E. recevra les premiers éclaircissements. Si je réussis à m'en procurer, il va de soi que je m'empresserai de les communiquer.

En attendant, d'après quelques confidences qui m'ont été faites, j'ai tout lieu de croire que le Ministre Austro-Hongrois se propose, entre autres:

l) d'expliquer, de vive voix, les motifs impérieux qui ont empèché et qui empèchent encore son Gouvernement de se piacer sur la mème ligne que l'Allemagne dans la phase actuelle des affaires bulgares; il a des intérèts particuliers à concilier avec les tendances communes aux deux Empires et à leurs amis et alliés pour la conservation de la paix. Il est évident, non par excès de tendresse envers la Russie, mais parce qu'il estime, dans ce mème but pacifique, préférable d'éviter un échec trop sensible à cette Puissance, que S. A. exercera une certaine pression pour amener une entente, en principe du moins, relati

vement à la combinaison Ernroth, sauf à examiner ensuite si elle serait pratiquement réalisable en cas de résistance des bulgares; 2) Il s'agirait d'amener un échange de vues sur la question du Traité de commerce qui se négociera en Octobre prochain entre les deux Empires;

3) Le Comte Kalnoky s'appliquera, peut-etre aussi, à piacer sous son véritable jour l'action des différentes races dans l'Autriche-Hongrie, pour ne citer que les Tchèques et les Allemands, action qui suscite maints embarras à la politique du Gouvernement, soit à l'interieur, soit à l'étranger.

Au reste, soit dit en passant, le Chancelier est bien plus porté aujourd'hui qu'il y a dix ans à tenir compte, dans une certaine mesure, de la situation de l'Autriche, et partant de préter une oreille moins complaisante à la Russie. En 1877, l'Autriche n'était pas encore l'alliée de l'Allemagne. Si dans l'intervalle la Russie l'est devenue également, elle a cessé de l'étre depuis qu'elle a déclaré vouloir réserver sa liberté d'action. Le Cabinet de Berlin a été payé d'ingratitude pour l'appui donné à la Russie au Congrès de Berlin, et ce ne sera pas cette dernière Puissance qui se montrerait aujourd'hui disposée à marchander les bonnes graces de l'Autriche pour un partage du gateau en Orient. Malgré certaines apparences, les circonstances ne sont donc plus les mémes. En outre, la présence du Comte Kàlnoky au pouvoir inspire plus de confiance que sous le Comte Andrassy, un de ses prédécesseurs, dont le caractère inclinait aux aventures.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4502. Berlino, 15 settembre 1887.

Par votre dépéche du 7 Septembre N. 2504 (1), vous me chargiez de pressentir la manière de voir du Cabinet de Berlin au sujet de la réponse donnée par le Sultan du Maroc aux notes identiques qui lui ont été adressées en Mars dernier par les représentants d'Italie, d'Angleterre et d'Espagne. Mon Collègue espagnol avait reçu la méme instruction. Nous nous en sommes acquittés l'un et l'autre, et il nous a été dit que la Chancellerie Impériale prenait cette affaire ad referendum, et se réservait de répondre après mur examen.

Il est évident que le Schérif s'attendait à une compensation moins restreinte qu'elle ne l'était pour l'engagement forme! qu'on lui demandait de ne consentir dorénavant à aucune cession de territoire, ni à aucun arrangement territorial quelconque, sans une entente préalable avec les trois Gouvernements amis. La promesse de simples bons offices pour sauvegarder Ies intéréts majeurs de l'Empire Marocain, devait en effet paraitre bien insuffisante. Cela a fourni au

Schérif le joint de laisser entendre que, comme condition préalable, il faudrait que Ies trois Puissances prissent auprès des autres Etats l'initiative pour une garantie conventionnelle de l'intégrité et de l'indépendance du Maroc et pour que l'Empire soit reconnu comme Etat neutre.

Les considérations développées dans le rapport de M. le Commandeur Scovasso ne manquent certes pas de valeur. Mais il est assez invraisemblable qu'un accord ait des chances de s'établir sur ces nouvelles bases. La France, tout en cherchant à faire accroire qu'elle aussi ne médite rien contre le Maroc, ne déclinerait pas moins d'accueillir des ouvertures qui portent en elles-memes un témoignage de la méfiance inspirée par sa politique d'expansion en Afrique. Par un refus, elle démasquerait toujours davantage son jeu. Ce serait un avertissement de plus pour les Puissances intéressées au maintien du statu quo. Il n'est guère à prévoir que le Cabinet Anglais, nommément, voudrait passer outre en assumant sa part dans les obligations dont il s'agit. Nous savons de quelle nature ont été ses déclarations récentes pour certaines éventualités. Il entend au fond agir suivant les circonstances, et ne pas lier partie avant le moment voulu. A fortiori adopterat-il la meme attitude en ce qui touche spécialement le Maroc. Le Gouvernement Anglais craindra que ce Pays, encouragé par l'assurance d'une aide étrangère, ne se laisse entrainer à des provocations et n'anticipe lui-meme un conflit, et cela peut-etre lorsque les conjonctures politiques se preteraient le moins à un concours. Ce serait presque donner d'avance gain de cause à la France. Il n'est pas d'ailleurs prouvé qu'à Londres on soit pleinement rassuré sur les intentions du Cabinet de Madrid.

Le Comte de Benomar demandait mon opinion personnelle. Je lui ai dit, à ce titre, qu'il paraissait peu probable que l'on en vint de si tòt à une conclusion; que le Sultan demandait un maximum, mais qu'il rabattrait peut-etre de ses prétentions si on lui offrait un minimum allant cependant au delà des assurances platoniques contenues dans la note collective. En tout cas, il m'était avis que l'Angleterre n'accepterait point le programme de S. M. Schérifienne, sans y faire de larges coupures. Il se peut qu'un jour, elle se décide à faire la guerre aux Français, qui seraient surpris en flagrant délit de mettre la main sur le Maroc. Mais elle ne s'y obligera pas hic et nunc par un Traité. Ce serait au reste contraire à sa coutume habituelle de procéder. Il conviendrait néammoins de tacher, dans la mesure du possible, de faire un pas de plus dans la voie indiquée par la note collective de Mars dernier, en rétablissant tout d'abord les mots c leur appui • au lieu des mots c leurs bons offices •, et en réservant un accord ultérieur, si l'indépendance et l'intégrité territoriale du Maroc étaient sérieusement menacées. Quant à l'idée de neutralité, il appartiendrait au Sultan lui-meme de la proclamer et de demander ensuite aux Puissances de la reconnaitre. Je m'abstiens de parler de garantie. C'est là un acte politique devant lequel, de nos jours, chaque Puissance recule (1).

(l) Cfr. n. 112.

(l) • Ringraziare. Concordiamo sostanzialmente nei concetti svolti dal R. Ambasciatore. Approvare la risposta data, a titolo di opinione personale, al Ministro di Spagna. Intanto, però, come già fu detto al Conte Launay, a noi giova aspettare che le due potenze più direttamente interessate si pronuncino circa le entrature del Sultano •. (Annotazione al documento).

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IL MINISTRO A BUCAREST, TORNIELLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 876. Bucarest, 16 settembre 1887.

È cosa oltremodo difficile il misurare l'importanza vera che possono avere talune correnti dello spirito pubblico le quali, col favore di speciali circostanze, possono, in un paese retto a forma libera qual'è la Rumania, esercitare un'influenza determinante e fors'anche irresistibile sull'azione politica del Governo. E la difficoltà nasce dal fatto che quelle correnti se non sono occulte, avendo esse qui ogni libertà di manifestarsi, tuttavia non si palesano senza cautele e ritegni imposti dall'interesse stesso che esse vogliono servire. Ma il riconoscere l'esistenza di questo elemento nella pubblica opinione ed il segnarne le fluttuazioni, è cosa che a me sembra doversi fare non foss'altro che per determinare una delle tendenze delle quali giova tener conto nelle previsioni dell'avvenire.

Contrasta infatti con la politica di astensione e di neutralità che il governo rumeno afferma in ogni occasione per la bocca dei suoi ministri, il concetto qui dominante, anche fra gli uomini di parte più moderata, che l'unità nazionale rumena non sia compiuta.

L'irredentismo in Rumania non è di data recente. Esso è antico quanto il pensiero dell'unità nazionale. Ne fecero esperienza amara gli Ungheresi del 1849 ed altri che trascurarono, in quel tempo, di darsi conto esatto della realtà delle cose.

Dei tre principati daco-romani, due sono riuniti e di certo più per virtù propria e per fede tenace nel concetto dell'unità nazionale, che per l'opera incostante e contrastata della diplomazia. Incompleta é la Moldavia per il distacco della Bucovina rimasto più acerbo, nei ricordi popolari, che noi sia la recente separazione della Bessarabia, dove qualche gran proprietario di terre era rumeno ed il resto degli abitanti slavo. Può disputarsi storicamente se la Transilvania siasi mai trovata a costituire una sola unità politica insieme alla Valacchia, ossia alla Tera romanesca, come qui dicevasi in antico. Se unione vi fu, essa ebbe durata effimera. E la separazione data da secoli. Le dedizioni, dalle quali ebbero origine le ragioni dell'Impero ottomano sopra la Moldavia e la Valacchia, sottraendo i due principati all'influenza dominatrice dell'Ungheria e della Polonia, marcarono in modo decisivo quella separazione.

Nè la storia soltanto ha divise le sorti della Transilvania da quelle degli altri due Principati fin dai tempi i più remoti, la geografia stessa ha posto nella linea dei Carpazi una quasi continua frontiera naturale fra i due paesi. Ancor più notevole riesce perciò la vitalità dell'elemento etnografico e del sentimento della nazionalità propria i quali, come hanno in passato resistito vittoriosamente a tutte le prove di germanisazione, lottano e resistono oggi gagliardamente, con la scuola e con la Chiesa, agli sforzi dell'amministrazione, tendenti a stabilire la prevalenza dell'elemento maggiaro. È la stessa energica vitalità con la quale Valacchi e Moldavi preservarono la spiccata loro individualità nazionale quando tutto sembrava cospirare per amalgamare il piccolo nucleo latino con le circostanti nazioni più numerose e potenti. Favorito dall'ambiente esteriore, quel sentimento fra i rumeni di Transilvania si conserva e si rinvigorisce anche in ragione della lotta stessa nella quale malaccortamente lo impegnano gli adoperamenti dell'Amministrazione ungarese. E mentre, per l'emigrazione temporanea di molte migliaia di Transilvani che vengono a cercare lavoro ed entrano in condizione di domesticità nelle famiglie agiate rumene, le relazioni si mantengono vivissime tra le classi popolari delle due contrade che i Carpazi separano, numerosa è pure l'emigrazione permanente dei Transilvani di classe colta i quali profittano delle facilità consentite dalla legislazione rumena per gli stranieri di rumena origine, ed occupano impieghi nelle amministrazioni e nell'insegnamento. Non sono pochi i Transilvani di origine che, in seguito all'acquisto della cittadinanza rumena, entrarono nella vita politica acquistandovi autorità e posizione influente. Molti, anche senza aver acquistato la cittadinanza locale, partecipano largamente alla vita pubblica scrivendo nei giornali.

A volta a volta, a secondo l'opportunità del momento, questo stato di cose ha dato motivo al Gabinetto di Vienna di porgere minacciose rimostranze a quello di Bucarest. Ma se alle rimostranze rispondevano in facili e larghe scuse, le quali parvero alcuna volta anche eccessive, da quegli stessi clamorosi incidenti si trovava ravvivato il fuoco che si voleva spegnere.

Sogliono gli uomini di Governo dipingere con colori letterari la corrente che si mantiene fra i Rumeni del Regno e quelli che vivono sotto altro dominio. Letterarie e storiche s'intitolano le associazioni che l'Amministrazione austroungherese qualifica irredentiste. E taluni affermano che lo aver da qualche anno dato con qualche clamore, una spinta a queste correnti fino a comprendere i Cutzo-Valacchi della Macedonia, non sia che un'abile simulazione, destinata a fuorviare l'attenzione da una azione più vicina avente scopi più seri ed immediati.

Però è certo che anche delle future sorti delle popolazioni macedoni, od almeno di una parte di esse, vi è chi nella stampa quotidiana propaga l'idea che la Rumania nè debba nè possa disinteressarsi per ragioni di comunità di razza. Nasce da questa propaganda non lieve dissidio tra i Rumeni da una parte, gli Elleni ed i Bulgari dall'altra, i primi stanno inoltre contro quest'ultimi in continuo sospetto per le pretese che il Principato potrebbe, un dì o l'altro, accampare sulla Dobrugia.

Tali sono le condizioni dello spirito pubblico in Rumania le quali contengono parecchi fermenti or più or meno attivi, ma che, in determinate circostanze, potrebbero avere un valore non trascurabile per chi sapesse valersene. Oggi, come in passato, sarebbe erroneo il credere che dalla situazione sovradescritta possa nascere pericolo imminente. Nè sarebbe giusto lo scrivere a colpa dei governanti la maggior attenzione con la quale i Rumeni seguono i più minuti incidenti della lotta fra il rumanismo ed il maggiarismo in Transilvania. Non è infatti a mia notizia che la Legazione imperiale e reale d'Austria-Ungheria in Bucarest, la quale veglia con occhio costante sovra tutto ciò che si manifesta in questo ordine di idee e di fatti, abbia recentemente presentato a tale riguardo qualche rimostranza. Ma nel Pester Lloyd del 13 di questo mese si leggeva un dispaccio, in data di Bucarest, del tenore seguente: • Nei circoli dirigenti

B -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

di qui si vede con dispiacere la riproduzione, fatta dai giornali esteri, degli articoli provocatori, che, nella stampa rumena, si pubblicano tanto dai giornali governativi che da quelli di opposizione. Qui si attribuisce nessuna importanza a tali articoli • .

Qualunque sia stata l'intenzione di chi ha inspirato la nota che il diario ufficioso di Pesth ha stampato nella forma anzidetta, essa rivela una preoccupazione e la nota stessa contiene l'affermazione di un fatto che tale preoccupazione basta a spiegare. Ed in verità chiunque si voglia spregiudicatamente rendere conto delle disposizioni dello spirito pubblico della Rumania queste condizioni non può trascurare. Non mancano certamente in Rumania uomini ponderati e riflessivi i quali si rendono ragione dei pericoli che la piccola nazionalità daco-latina potrebbe porre nel trionfo dello Slavismo. Benchè ciò che avviene in Bulgaria, ciò che ripetutamente si è osservato in Serbia, altro non sia, data la ragione della differenza delle circostanze e dei tempi, che quella medesima resistenza che altri gruppi della razza slava hanno vigorosamente opposto al loro assorbimento nella grande compagine della Monarchia russa, tuttavia qui al di sopra della corrente popolare e di quella di opposizione politica, dove la passione ogni cosa oscura, si comprende che la risoluzione immediata di certe questioni potrebbe contenere non pochi pericoli per l'avvenire della Rumania. La politica di partaggio, della quale era pure ragione la necessità suprema di mantenere la pace e l'unione tra i maggiori potentati, si esercitò in contrada a questa troppo vicina, perchè qui non vi siano persone che di quella politica ancor oggidì non

paventino le conseguenze logiche e l'esempio. Ma anche fra queste menti più illuminate e questi spiriti più cauti, la considerazione dei pericoli conduce ad un solo effetto, quello di preparare alla Rumania i mezzi di seguire la politica di neutralità. Sarebbe arrischiato il giudizio che si recasse sulla possibilità di fare una politica diversa, quando non fosse quella che favorirebbe l'azione della Russia in modo diretto. Ma intanto è notevole che anche gli ingegni più eletti e gli uomini di maggior valore del partito liberale governativo non professano altro concetto che quello della neutralità come base della politica esteriore della Rumania. A guerra dichiarata, e quando le sorti di questa togliessero certi dubbi che qui sussistono circa le forze che presentemente si allineerebbero contro quelle, ben note ai Rumeni, della Russia, potrebbero verificarsi mutamenti repentini nel sentimento naturalmente mobile di queste popolazioni. Ma il dire precisamente come stiano oggi le cose, in ciò che riguarda le disposizioni della Rumania, paese essenzialmente soggetto alle spinte ed alle resistenze della pubblica opinione, mi pare doveroso. Ed è a tal fine che ho scritto questo rapporto.

ALLEGATO·

M. Cogalniceano, Ministre des Affaires Etrangères pendant la guerre contre la Turquie et maintenant un des chefs de l'opposition a rencontré dernièrement en Allemagne M. Zinoview, qu'il connait d'ancienne date. Le chef du département asiatique a dit à M. Cogalniceano que la question bulgare a cessé d'exister pour la Russie à l'état de question de sentimentalités mais que les intérèts de la Russie dans la question d'Orient bien plus vastes, restent toujours les mèmes et que· l'Empire ne les abandonnera pas au profit d'autre Puissance. Pour le moment la. Russie n'a pas de politique en Roumanie et M. de Hitrowo a reçu à cet égard des avertissements afin qu'il ne sorte pas d'alignement que ses instructions lui tracent. L'impression que M. Cogalniceano, homme très fin et rusé a eu de ces entretiens, se résumant en ces mots: l'attente de la Russie ne finira que lorsqu'elle sera complètement préparée en Asie, d'ici-là on ne la forcera pas facilement à sortir de l'attitude, suivie depuis la dernière guerre et accentuée depuis deux ans, mais le Czar est plus mortel que les simples mortels et son individualité est une des plus solides garanties de la paix.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1342. Pietroburgo, 17 settembre 1887, ore 13,30 (per. ore 17,20).

Ambassadeur d'Autriche vient de me dire qu'il n'a pas manqué de faire comprendre à Kalnoky la nécessité de faire des ... (l) à la Russie pour prévenir que le Czar, las des échecs, et pour sauver soi-meme, ne soit forcé de se mettre à la tete du panslavisme, s'alliant à la France, qui renie tous ses principes et fait toute platitude possible pour y arriver, ce qu'on doit empecher.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

T. 795. Roma, 17 settembre 1887, ore 20,10.

Chargé d'Affaires de France est venu aujourd'hui m'exprimer, au nom de M. Flourens, le désir de reprendre avec nous la négociation pour le Canal de Suez, interrompue depuis 1885. M. Flourens, m'a-t-il dit, attacherait un grand prix au concours de l'Italie pour la solution plus facile de cette question intéressant au plus haut degré les trois puissances méditerranéennes. J'ai prié

M. Gérard de vouloir bien remercier le Ministre des Affaires Etrangères de la République pour son obligeante négociation, ajoutant que nous sommes tout disposés à renouer la négociation de 1885 avec la meilleure volonté de la faire aboutir à une conclusion satisfaisante. Sans entrer dans les détails, j'ai observé que pour la plupart des points sur lesquels l'Italie et l'Angleterre n'avaient pu se mettre d'accord avec les autres Puissances, il n'y avait qu'une divergence de rédaction. Les deux ou trois points touchant au fond de la question se rattachent également à l'intéret commun des trois puissances, notamment l'art. 9, et nous espérions trouver le moyen de nous entendre là-dessus. J'ai dit enfin au Chargé d'Affaires que je m'employerai volontiers, au moment opportun, auprès de Lord Salisbury, pour faciliter l'entente. Vous pouvez, le cas échéant, tenir avec

M. Flourens le meme langage que j'ai tenu à M. Gérard.

(l) Manca.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Deputazione Siciliana Storia Patria -17, 146, 2)

L. P. RISERVATA. Berlino, 18 settembre 1887.

Le Comte de Bismarck est revenu hier soir de Friedrichsruh, qu'il a quitté presqu'en méme temps que le Comte Kalnoky. Le Secrétaire d'Etat se présentait dès aujourd'hui à cette Ambassade pour me dire, au nom du Chancelier, que le Ministre Austro-Hongrois n'avait soumis aucune proposition, qu'il n'y avait pas eu lieu d'agiter des questions spéciales, car une parfaite intelligence n'a pas cessé d'exister entre les deux Cabinets. Il n'y a entre eux qu'une légère divergence de vues sur la combinaison Ernroth. Elle s'explique par la différence de leur situation en ce qui touche à la Bulgarie. Mais d'une part le Cabinet de Vienne comprend que l'Allemagne ne veuille pas jouer à la Russie

• le mauvais tour • de se brouiller pour une semblable question, et que l'on s'applique ici par d'autres moyens à atteindre le méme but: le maintien de la paix. D'autre part, le Gouvernement Allemand se rend compte que l'Autriche, directement intéressée vers les Balkans, ne puisse pas emboiter le pas de la Russie. On sait au reste s'expliquer à St. Pétersbourg méme certaines exigences de la politique autrichienne. On ne prendrait donc pas ici en mauvaise part le refus de l'Autriche, déjà indiqué par le Comte Kalnoky-refus également prévu du còté de l'Italie et de l'Angleterre -d'accueillir favorablement la proposition souffiée par la Russie à Constantinople, relativement au choix et à l'envoi du Lieutenant Princier. Le Cabinet de Berlin ne l'appuiera que si la Turquie fait une démarche officielle, et s'il résulte que la Russie en recommande également l'acceptation par l'entremise de son représentant près cette Cour, ou par celle de l'Ambassadeur d'Allemagne à Pétersbourg. Il est d'ailleurs permis de supposer que cette candidature avortera, ne fut-ce qu'en présence de l'indécision du Sultan. La Russie alors • s'embourbera • toujours plus dans la fon

drière bulgare.

En attendant, le Prince Chancelier voit de très bon oeil les intelligences

établies en principe entre l'Italie, l'Autriche et l'Angleterre au sujet des inté

réts en jeu en Orient. Il désire que ces rapports se consolident et gagnent en

extension, que ces trois Puissances marchent dans un parfait alignement, en

se concertant au préalable et sans chercher à se devancer l'une l'autre. Le

Comte Kalnoky partage la méme manière de voir. Lord Salisbury ne pense

pas autrement.

Je n'ai pas hésité à déclarer que tel était aussi notre programme, nettement

défini dans vos dépéches et télégrammes auxquels je ·conformais strictement

mon langage. Le Secrétaire d'Etat m'a répondu que la Chancellerie Impériale

avait en effet pleine connaissance de nos intentions.

Il ajoutait qu'aucune décision n'a été prise à Friedrichsruh, sauf, celle sous entendue, de maintenir l'entente qui existait déjà en général. Il n'est pas besoin de répéter que le deux Cabinets attachent trop de prix à l'alliance de l'Italie pour qu'ils agissent à notre insu et sans nous pressentir s'il y avait Iieu de prendre quelque résolution sur la marche des événements. Dans ce moment la • patience • est plus que jamais de mise pour chaque Etat.

Le Prince de Bismarck vous faisait dire en meme temps qu'il serait heureux si les circonstances permettaient aussi une rencontre avec V. E., comme avec le Comte Kalnoky qui depuis 1881, vu la proximité de Vienne, s'abouche chaque année avec lui. Il est coutumier du fait. Aussi ses excursions attirent moins l'attention. Les commentaires se produiraient bien plutòt s'il y avait interruption dans cette habitude. Les conditions d'age et de santé de Son Altesse sont un obstacle à un long voyage jusqu'en Italie. D'un autre còté, il ,croirait manquer d'égards à un Ministre d'Etat son collègue, en l'invitant à un rendez-vous. Il ne voudrait pas se donner meme l'apparence de tenir les grandes assises. Mais à Friedrichsruh, comme à Varzin, à Berlin, ou s'il se rendait de nouveau dans quelque station balnéaire, en Allemagne, et si un bon vent Vous poussait vers ces parages, il serait charmé de Vous recevoir avec le meme sentiment de satisfaction qu'il a éprouvé lors de votre aimable visite à Gastein en 1877.

Il appartient à V. E. de se prononcer sur l'opportunité d'une visite subordonnée, bien entendu, à vos propres convenances. Vous etes là-dessus le meilleur juge. En cas affirmatif, Vous seriez le bienvenu. On saurait de meme apprécier les motifs personnels ou d'ordre politique qui Vous induiraient à renoncer à une rencontre, ou à l'ajourner à une époque où les conjonctures Vous sembleraient mieux s'y preter.

Après s'etre acquitté de ce message que je me suis empressé de vous télégraphier, le Comte de Bismarck est entré dans quelques autres détails, plus confidentiels encore, à propos du groupe des trois Puissances méditerranéennes. Lors de son séjour à Londres, il avait eu des entretiens avec Lord Salisbury qui maugréait, à juste titre, contre la faiblesse de caractère du Sultan lequel pliait comme un roseau à la moindre brise. Il est vrai que dans la manière de conduire l'affaire d'Egypte, quoique le refus de ratification laisse les coudées plus franches à l'Angleterre, sa diplomatie a commise plus d'une faute, celle entre autres de confier les négociations à Sir Drummond Wolff lorsqu'à còté de lui se trouvait M. White dont l'habileté est connue. En outre, on a peut-etre montré trop de nervosité, pas assez de retenue. La défiance de la Sublime Porte a été mise en éveil. Elle a cru voir anguille sous roche. Puisque le négociateur marquait un tel intéret à une conclusion, Elle a cru pouvoir renchérir sur ses prétentions, d'autant plus que la France et la Russie alimentaient ses soupçons et recouraient meme à l'intimidation. Il ne faudrait pas retomber

dans les memes errements. Le Marquis de Salisbury, le Comte de Bismarck ne tardait pas à s'en apercevoir, était dans un état de prostration de forces qui ne lui permettait guères de discuter à fond les questions. Il préférait les ajourner au retour d'un séjour qu'il se proposait de faire en France pour le rétablissement de sa santé. Mais il en a dit assez pour laisser entendre à son interlocuteur combien il mettait de prix à l'accord des trois Puissances, et son très vif désir qu'il se raffermisse et se développe pour le mieux.

Pour le moment, l'attitude expectante est indiquée, d'autant plus qu'il ~onvient d'attendre de connaitre le résultat de l'évolution qui se prépare au sein du Cabinet Britannique. Le Marquis de Salisbury ne pourra plus suffire aux doubles fonctions de Premier Lord à la Trésorerie et de Secrétaire d'Etat pour les Affaires étrangères. Il s'était déjà montré enclin à céder ce dernier portefeuille à Lord Hartington. Mais celui-ci, ou du moins son parti qui dispose d'un plus grand nombre de voix à la Chambre que les anciens torys, ne vise-t-il pas à la Présidence du Conseil, position bien supérieure? Quoiqu'il en soit, c'est Lord Hartington qui de fait, comme jadis Gambetta en France, gouverne dans les coulisses. A moins de recourir aux élections comme ressource supreme de prolonger l'existence du Ministère dans sa constitution actuelle, -et meme dans ce cas il est à prévoir que les modérés pris entre deux feux succomberont au scrutin populaire, -il faudra en venir à un remaniement du Cabinet, en y adjoignant probablement le comte Hartington et Lord Randolph Churchill, afin de rendre plus compacte la majorité présente des torys, des conservateurslibéraux et des unionistes. Ce ne sera que lorsqu'on aura des indices assez positifs que le Cabinet s'est raffermi, que l'on pourra former des calculs sur une politique plus accentuée en Angleterre. Il convient donc d'attendre ce moment, d'une part pour serrer plus étroitement les liens du groupe, et, d'autre part, pour le présenter à la Turquie comme une verge d'acier aimantée à double touche afin d'en accroitre l'attraction.

J'ai émis l'avis personnel qu'en temps voulu la combinaison à recommander devrait peut-etre, mutatis mutandis, se rapprocher de celle employée pour l'Espagne: un pactum de contraendo, sous forme de note dont l'Italie, par exemple, prendrait l'initiative, et portant l'engagement de procéder à une entente ultérieure sur les mesures à concerter lorsque les circonstances présenteraient un péril sérieux pour l'Empire Ottoman. L'Autriche et l'Angleterre accéderaient à cette note. Le Sultan serait nanti de cette preuve d'un bon vouloir incontestable, et finirait par se rendre à l'évidence.

J'ai recueilli l'impression que le Comte de Bismarck partageait cette manière de voir, à laquelle j'ai déjà fait allusion dans ma correspondance. Je l'ai remercié dans les termes les mieux sentis de ces détails confidentiels et de la confiance que le Chancelier et lui nous témoignaient. J'allais en écrire sans retard en lettre particulière à V. E.

Vous aurez remarqué que, sans vouloir donner des conseils, il croyait que mieux valait ralentir plutòt qu'accélérer le pas à Constantinople. Ce n'est point en effet le groupe des Puissances qui doit se jeter entre les bras de la Turquie. Il faudrait plutòt manoeuvrer en sorte que la Turquie vint au devant de nous, quand elle aura le sentiment que les forces coalisées lui offrent de solides garanties pour sa sécurité et l'intégrité de son territoire. Il convient de se servir vis-à-vis d'elle de ses propres armes: la patience, l'affectation d'une certaine nonchalance, la froide politesse du grand seigneur. Ce serait le meilleur moyen de se faire désirer et de la réduire graduellement à composition. Au risque de tomber dans de redites, je ne puis que rappeler l'importance de ne rien faire sans une entente préalable avec l'Angleterre surtout, l'Autriche étant des mieux disposées à se régler de la meme manière.

Comme me le disait le Comte de Bismarck, ce n'est pas une politique à double face que le Cabinet de Berlin médite, en formant les meilleurs voeux pour la ligue des trois Puissances. Si malgré tous les efforts pour la conservation de la paix, il survenait un effoudrement de la Turquie, il ne peut que souhaiter que ces Puissances soient constituées de sorte à en diminuer les dangers pour l'Europe, et à sauvegarder leurs propres intérèts en Orient. Bien loin d'encourir des dommages, il appartiendrait à chacune d'elles de recueillir des bénéfices, quand la cause du Sultan serait perdue. Au sujet, le Secrétaire d'Etat faisait l'observation qu'il fallait prévoir que d'un còté ou d'un autre, de la part de qui est intéressé à diviser les Puissances amies et alliées, on ne manquera pas de faire flèche de tout bois pour exciter des soupçons, notamment à Constantinople: l'Angleterre veut tout prendre et ne rien laisser; l'Italie conspire contre le Sultan; malgré ses protestantions pour le maintien du statu quo, elle convoite Tripoli; l'Autriche vise à la possession de Salonique, à s'incorporer la Péninsule entière des Balkans, etc., etc. Mais c'est là un jeu percé à jour, et qui ne trompe que les gens trop crédules, ou trop portés à admettre les médisances et la calomnie.

P. S. J'expédie cette lettre sous double enveloppe à mon fondé de pouvoirs à Turin, qui la fera suivre sur Rome avec recommandation.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 615. Londra, 18 settembre 1887.

Ho l'onore di segnare ricevimento e di ringraziare l'E. V. del dispa-ccio del 18 agosto scorso, (n. 387 bis Serie Politica) (1), con cui Ella mi fu tanto cortese da parteciparmi due notevolissimi dispacci (2) da Lei diretti lo stesso giorno all'Ambasciatore del Re in Costantinopoli, circa la politica del Governo del Re nella quistione Bulgara.

Tale politica, conforme al genio, alle origini ed alle tradizioni dell'Italia, si propone due fini: il mantenimento della pace e • l'assetto definitivo, su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare la nazionalità •.

Tali principi non erano certamente quelli di Lord Salisbury taluni anni sono. Essi sono stati sempre bensì quelli della maggioranza del popolo Inglese; e, con opportuna arrendevolezza, Lord Salisbury nell'ottobre dell'anno 1885, mettendo in disparte le tradizioni del vecchio partito tory, li accettò e li fece suoi propri, informando ad essi le sue parole ed i suoi atti.

Unico intento del presente rapporto è di dimostrare come la politica di cui l'E. V. si è fatta ora operosamente iniziatore, risponda, in ogni sua parte, alle dichiarazioni fatte da Sua Signoria in favore della nazionalità Bulgara, nello scorcio del 1885 e nel principio del 1886. Non è ·che un solo divario e non concerne i principi ma lo scopo della attuazione dei medesimi. Infatti nel 1885 e nel 1886 si trattava d'impedire un intervento Turco o Russo per disunire le due Bulgarie; oggi si tratta d'impedire un intervento Russo o Turco per togliere ai bulgari il Principe della loro scelta. Le quistioni della nazionalità e del non intervento rimangono sempre le stesse. Chiedo quindi licenza di rifel'ire brevemente le dichiarazioni fatte da Lord Salisbury a Newport il 7 ottobre 1885; le cose pubblicate nel Times il 12 dicembre 1885 e la conchiusione di un discorso del nobile Lord nella Camera dei Pari il 21 gennaio 1886.

2. Il 7 ottobre 1885, Lord Salisbury disse che l'intimo pensiero del Governo Inglese, nell'occuparsi, nel congresso di Berlino, delle nuove nazionalità nella penisola dei Balcani, era stato anzi tutto di pigliar tempo per accertarsi se quelle nazionalità fossero vere o fittizie. È politica dell'Europa, affermò Sua Signoria, volere che una popolazione cristiana omogenea, sottomessa alla Porta, si liberi da quel giogo per stimolo ingenito verso il proprio perfezionamento; e per svolgimento della propria operosità. Ma è però necessario che ciascuna nazione che si costituisce, abbia un'impronta sua propria e si svolga, per legge naturale, dal complesso di cui faceva parte.

Quando il trattato di Berlino fu sottoscritto le due Bulgarie erano occupate da un esercito conquistatore; e se la Rumelia Orientale fosse stata allora unita alla Bulgaria, l'avvenire di essa non sarebbe stato quello che l'indole e la tradizione del popolo avrebbero richiesto ma quello che i conquistatori avrebbero imposto.

L'esercito straniero sgomberò il territorio Bulgaro sono ora sette anni. In questo tempo trascorso il principio della nazionalità si è esplicato colle varie sue forme e la politica del Governo Inglese (conchiuse Lord Salisbury) è di favorire e di proteggere le nuove nazionalità che fanno assegnamento su sè medesimo e che possono contribuire alla futura libe1·tà ed indipendenza dell'Europa.

3. L'articolo pubblicato nel Times del 12 dicembre fu scritto sopra appunti presi dal Signor Buckle, direttore di quel giornale, in una conversazione ch'egli ebbe con Lord Salisbury, al Foreign Office, la sera del giorno precedente. Ignoro se il giornalista sia andato più oltre delle intenzioni dello statista, so che, a quell'epoca, cosa più singolare che rara in Inghilterra, si ascrisse a quell'articolo l'importanza di un documento diplomatico. Basterà al mio fine trascrivere un solo periodo :

Vi è ora speranza, scrisse il Times, che l'unione dei Bulgari getterà le fondamenta di uno stato cristiano ed indipendente, nella penisola dei Balcani, atto a difendere ciò ch'è suo ed a formare un nucleo intorno al quale, quando il presente ordinamento di cose verrà a termine, si raccoglieranno altre parti disgiunte di nazionalità.

4. Il 21 gennaio 1886, Lord Salisbury terminò un suo discorso nella Camera dei Lord con le parole seguenti: • La costituzione di una Grande Bulgaria non sarà un pericolo per l'Impero Ottomano. La Bulgaria sarà l'alleata di quello impero ed in talune congiunture, che sono da prevedersi, potrà essere di somma utilità alla Turchia concorrendo con essa a mantenere l'indipendenza della penisola dei Balcani •.

Devo aggiungere che non sembra che le opinioni di Lord Salisbury siano mutate da quelle del 1885 e del 1886, benchè allora fosse principe di Bulgaria Alessandro di Battenberg ed oggi sia principe Ferdinando di Coburgo.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 57 e n. 58.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1353. Pietroburgo, 19 settembre 1887, ore 16,20 (per. ore 17,30).

Gazette de Moscou somme le Gouvernement Impérial de ne pas abandonner le malheureux peuple d'Abyssinie, menacé par la double invasion des troupes italiennes et des missionnaires jésuites et de le soutenir de toute l'autorité russe contre la propagande jésuite et la politique coloniale de cette mème Italie qui se permet d'intervenir dans la question bulgare, conseillant ouvertement amr adversaires de la Russie de lui résister.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

(ACS -Fondo Crispi ASRE -2, 103, I)

T. s. N. Roma, 19 settembre 1887, ore 18,55.

Déchiffrez vous-mème.

Je remercie V. E. de son télégramme d'hier au sujet de l'entrevue du prince de Bismarck et du Comte Kii.lnoky (1). Le souhait que le Chancelier vous a fait exprimer par son fils, que les circonstances nous permettent de nous rencontrer, répond à un de mes plus vifs désirs. Il m'est avis, aussi, que si la chose doit avoir lieu, il la faut amener adroitement pour qu'elle semble fortuite.

Je n'hésiterais pas, pour ma part, devant un voyage et ferais volontiers la plus longue partie du chemin. Cela à titre préliminaire, ·car j'attends votre lettre. Veuillez à toute bonne fin me renseigner à l'avance sur les projets de déplacement que le Prince forme pour cet automne.

(l) Non pubblicato, ma assorbito nella lettera particolare e riservata di cui al n. 156.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1355. Londra, 19 settembre 1887, ore 20,20 (per. ore 23,25).

Je viens de prendre lecture du nouveau projet de convention sur le Canal de Suez rédigé par le Sous-Secrétaire d'Etat. Ce document consiste uniquement de l'art. 3 de la Convention Wolff, avec l'addition de l'art. 10 du projet du Traité de Paris, et la disposition que les Consuls seront autorisés à protester contre tout ouvrage ou rassemblement qui puisse, sur l'une ou sur l'autre rive du Canal, mettre en danger la liberté et la sureté de celui-ci. J'ai prié le SousSecrétaire d'Etat de télégraphier de suite à Salisbury, et de m'en donner communication après m'en avoir laissé prendre lecture. Le Sous-Secrétaire d'Etat a communiqué cette pièce au chargé d'Affaires de France, qui va la transmettre à M. Waddington à Royat. Celui-ci à son tour se mettra en communication avec

M. Flourens. Ayant sondé le Sous-Secrétaire d'Etat relativement à l'art. 11 du projet de Traité de Paris, j'ai été assuré que le Gouvernement anglais n'accepterait jamais cet article sans la suppression des mots, • par leurs propres forces •.

161

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., in traduzione, in LV 60, p. 148)

T. 1356. Londra, 19 settembre 1887, ore 20,20 (per. ore 23,25).

Le Foreign Office a reçu un rapport de l'agent anglais au Caire, contenant l'avis du Colonel Chermiside sur la probabilité de la réussite de la médiation anglaise entre l'Italie et l'Abyssinie. Selon le Colone!, le Négus ne consentirait jamais, sans une guerre, à l'occupation permanente de Sahati et de Uaà par l'Italie. li ne nous fera pas d'avances pour arriver à un arrangement, et encore moins il offrirait réparation. J'ignore le degré d'importance qu'il faut attacher à cette opinion. *J'ai fait demander indirectement à Salisbury communication de cette pièce, mais je ne puis pas me montrer renseigné de son existence *.

(l) La parte fra asterischi è omessa in LV.

162

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 364. Pietroburgo, 19 settembre 1887.

Il silenzio della stampa russa circa le voci d'un convegno degli Imperatori Alessandro III e Guglielmo a Stettino si ruppe per esprimere il sentimento di sollievo provato dai Russi nel sentire che decisamente non avrebbe più luogo.

Non osando i giornali biasimare quella visita per timore che essa avesse poi realmente a succedere, si tacquero, e l'Imperatore non facendola restò in perfetto accordo coll'opinione pubblica del suo paese.

Coloro che qui si occupano di politica scorgono in ogni azione della Germania un tentativo per far rientrare lo Czar nel patto dei tre Imperatori, da loro giudicato dannoso agli interessi russi, e la sua visita avrebbe compromesso, non foss'altro in apparenza, il principio da lui inalberato d'una piena libertà d'azione. Nè la prospettiva dei vantaggi nella soluzione della quistione bulgara che Berlino fa travedere alla Russia non seduce quest'ultima al punto d'indurla a perdere questa libertà d'azione. Essa non s'illude sull'entità dei vantaggi promessi dalla Germania vincolata dalla necessità di non contrariare gli interessi austriaci in Oriente.

1

S. M. il Re d'Italia e S. M. il Re di Scioa ed i loro rispettivi Governi si dichiarano amici ed alleati e si sottointende che debbono godere quanto più estesamente è possibile di tutti i diritti e privilegi di due nazioni civili alleate.

2

S. M. il Re d'Italia promette a S. M. il Re di Scioa che qualora S. M. Scioana avesse bisogno di aiuti in armi od altro, per fare valere i Suoi diritti, glieli darà colla maggiore sollecitudine possibile. Dal canto suo S. M. il Re Menelik promette di aiutare il Governo di S. M. il Re d'Italia in tutte le circostanze.

3

S. M. il Re d'Italia dichiara a S. M. il Re Menelik che non farà annessioni di territori.

4

II Governo di S. M. il Re d'Italia s1 Impegna a fare consegnare all'Agente di

S. M. il Re Menelik 5000 fucili Remington in Assab nello spazio di 6 mesi dalla data della presente convenzione.

- S. -M. il Re Menelik promette al Governo di S. M. il Re d'Italia che queste armi non saranno impiegate a recare danno agli interessi Italiani ma che anzi serviranno a recare vantaggio all'Italia stessa (1).
(l) -Non pubblicato. (2) -Il brano fra asterischi è omesso in LV.
164

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. 5. Roma, 20 settembre 1887, ore 24.

Mi onoro rassegnare a V. M. quanto segue: Tosto che è venuto a cognizione del Governo di V. M. che tra la Francia e l'Inghilterra erano stati ripresi i negoziati per il Canale di Suez, fu mia cura di far presenti a Londra ed a Parigi i diritti dell'Italia a parteciparvi a preferenza o quanto meno in anticipazione a qualunque altra Potenza, e gli interessi primordiali che appoggiano cotali diritti, nonchè i vantaggi che la nostra partecipazione avrebbe per l'andamento dei negoziati stessi. Non dissimulo a V. M. che le difficoltà da sormontare non erano lievi, per varie ragioni: l) la Francia affacciava la pretesa di negoziare quale rappresentante pure gli interessi delle altre Potenze, ed in virtù di una delegazione presunta che nessuno, prima di noi, aveva contestata; 2) le Potenze stesse avevano, nel 1885, espresso l'avviso che i negoziati, allora interrotti, continuassero tra Francia ed Inghilterra, abbandonando quasi alle due Potenze la cura di addivenire ad un accordo, al quale avrebbero aderito; 3) ai negoziati per il Canale di Suez, di interesse generale, erano commisti altri negoziati speciali, segnatamente per le Nuove Ebridi: questione d'interesse esclusivamente anglofrancese. Le nostre pratiche non sono però state vane. Abbiamo ottenuto dapprima che l'Inghilterra ci tenesse al corrente di tutto l'andamento dei negoziati e s'impegnasse a sottomettere al Governo di V. M., prima della conclusione, i patti sui quali sarebbe sembrato potersi formare l'accordo; ed ora l'Incaricato d'Affari di Francia è venuto per parte del suo Governo informarmi che questo desidera risolvere le quistioni riflettenti il Canale, d'accordo con l'Italia e con l'Inghilterra. Ho risposto ch'eravamo disposti a riprendere i negoziati coi due Gabinetti di Londra e di Parigi, e che metteremmo ogni nostro impegno a promuovere una sollecita e soddisfacente soluzione dei punti controversi. Soggiungo a V. M. che le principali divergenze fra Inghilterra e Francia concernono: l) la difesa del Canale in caso di pericolo, volendo l'Inghilterra ch'essa spetti al Kedivé ed ai suoi alleati, al che la Francia si oppone per ciò che concerne gli alleati; 2) la zona circostante da dichiararsi neutrale; 3) la composizione, presidenza e convocazione della commissione internazionale di sorveglianza, che la Francia vorrebbe composta dai Consoli e presieduta dal Decano, contrariamente ai desideri dell'Inghilterra.

Riservomi di ragguagliare V. M. di ogni seguito che abbia questo affare.

(l) In LV il progetto di convenzione è cosi introdotto: • S. M. Menelik II. re di Scioa e di Kaffa, ecc., ed il conte Pietro Antonelli, come inviato del governo di S. M. il re d'Italia, hanno convenuto:».

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETISSIMO S. N. Londra, 20 settembre 1887, ore 11,25 (per ore 6 del21).

J'avais écrit à Lord Salisbury dans le sens du télégramme très secret de

V. E. du 15 courant (l) et je reçois en réponse lettre particulière de Sa Seigneurie dont voici la teneur: • J e vous suis très obligé pour votre lettre du 17 (2). Je partage entièrement les idées de M. Crispi qu'on obtiendrait les plus grands avantages des communications sans restriction des ambassadeurs des trois puissances à Constantinople et probablement nos vues respectives pourront etre plus utilement et rapidement comparées là bas que partout ailleurs. Je serais très content de connaitre toute suggestion que le baron Calice pourrait avoir à faire à l'égard d'une action concertée et coopérative des trois puissances respectives. Je ne pourrais naturellement donner un avis sur un accord projeté sans que le texte de cet accord ne fut soumis • (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed. in LV 58, p. 462)

D. 414/421. Roma, 20 settembre 1887.

Ringrazio la S. V. per le *interessanti* (4) informazioni favoritemi coi rapporti del 12 e 14 corrente (5), e La prego di porgere in mio nome particolari ringraziamenti a Lord Salisbury per le notizie ed i documenti comunicatile circa i negoziati pendenti fra i Gabinetti di Londra e di Parigi per la libera navigazione del canale di Suez.

La memoria annessa all'ultimo dei citati rapporti chiarisce lo svolgimento e lo stato presente del negoziato. Però esiste sempre il dubbio, se veramente la questione della sorveglianza sia stata risoluta secondo il concetto anglo-italiano

-o secondo il concetto francese, come questi furono messi rispettivamente innanzi e formulati nella conferenza del 1885.

Stando a ciò che il Signor Flourens disse al commendator Ressmann, il gabinetto di Parigi crede che la questione sia stata risoluta secondo il concetto francese; mentre invece la formula riprodotta in fine del memorandum è sostanzialmente identica alla formula anglo-italiana del 1885, essendosi escluso il carattere permanente della commissione di sorveglianza, la periodicità delle sue riunioni, e la partecipazione, con qualità di presidente, di un delegato della Turchia.

Ad ogni modo, tutto ciò non tarderà ad essere chiarito se il Foreign Office traduce in atto il suo divisamento di formulare uno schema di convenzione, da sottoporsi al parere, tanto del Gabinetto francese, quanto di quello di Sua Maestà.

(l) -Cfr. n. 148. (2) -Non pubblicata. Nella lettera Catalani svolgeva i concetti contenuti nel telegramma del 15. di cui alla nota precedente. (3) -Sull'accoglienza inglese alla proposta del Crispi si veda Salisbury a J. G. Kennedy, Foreign Office, 17 settembre 1887, in Blue Book, Turkey N. l (1888), p. 141. (4) -Omesso in LV. (5) -Cfr. n. 138 e n. 145.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Deputazione Siciliana Storia Patria -17, 146, 2)

L. P. RISERVATA. Berlino, 20 settembre 1887.

J'ai revu aujourd'hui le Secrétaire d'Etat.

En suite du télégramme reçu hier soir (1), je lui ai dit que je pouvais déjà affirmer que le souhait exprimé par le Chancelier que les circonstances permissent une rencontre entre Son Altesse et V. E. répondait à un de vos plus vifs désirs.

Le Comte de Bismarck me tenait à cet égard le meme langage reproduit dans mon télégramme et ma lettre particulière du 18 courant (2). Son père, éprouvé par la cure à Kissingen, doit pour cette année renoncer à un nouveau traitement balnéaire, comme par exemple à Gastein. Sa famille compte bien qu'il restera à Friedrichsruh jusqu'aux fètes de Noel, afin de jouir de quelque repos, si restreint qu'il soit par les exigences du service. Au reste, sa résidence actuelle est accessible sans passer par Berlin. En prenant la route du Gothard, Francfort sur le Mein, Hanovre, Liinebourg et Biichen, station de bifurcation entre Hambourg et Friedrichsruh (Biichen n'est éloigné que de 15 minutes de Friedrichsruh), on arrive sans interruption de chemin de fer à sa campagne. Il serait heureux là, comme ailleurs, de serrer la main à un Collègue, et de s'entretenir avec Vous. L'époque du rendez-vous est entièrement subordonnée à vos propres convenances.

l.ie Comte de Solms ne tardera pas à retourner à Rome, M. de Radowitz vient de repartir pour Constantinople. Il a été reconnu avec celui-ci que

mieux valait en effet patienter avec le Sultan, et ne pas trop lui mettre l'épée dans les reins. Mais cela n'empechait pas d'inculquer dans sont esprit que la ligue des trois Puissances maritimes a un caractère très sérieux, que leurs forces se trouveraient à la hauteur d'une tiì.che commune, et que si leurs intérets, qui se concilient parfaitement avec ceux de la Turquie, se trouvaient en péril, les conseils actuels se changeraient en menaces. Ce Souverain est atteint de la manie des persécutions. S'il voit son tròne et • sa peau • en danger, il cède sur tout. La peur, telle est la corde sensible à faire vibrer au moment psychologique voulu, ni trop tòt, ni trop tard. C'est sur piace meme que le terrain devrait etre reconnu avant de recourir à l'intimidation, à une sorte de charge de cavalerie qui, commandée avec sureté de coup d'reil, décide parfois du sort d'une bataille, ou en facilite du moins le succès. Il faudrait en tout cas se préparer à cette éventualité, pour que le groupe, à défaut d'une entente, ne fUt pas exposé à des surprises regrettables et peut-etre meme irréparables. Ce n'est pas chose toujours facile avec l'Autriche et avec l'Angleterre, et cependant on devrait à Londres avoir le sentiment que le seui fait que la flotte anglaise de la Méditerranée appareillerait vers la baie de Besika -sans meme se disposer à franchir les Dardanelles, -suffirait pour mettre sens dessus dessous l'esprit du Sultan et le rendre très malléable.

M. de Radowitz faisait les plus grands éloges du Baron Blanc qui a su se créer une excellente position à Constantinople. En peu de mois, il a acquis sur les hommes et les choses en Orient une connaissance que la plupart des diplomates n'acquièrent qu'après un séjour de longues années. Aussi, le Comte de Bismarck confirmait-il à M. de Radowitz l'instruction de s'appliquer à entretenir avec l'Ambassadeur du Roi, comme avec celui de la Grande-Bretagne, les relations les plus étroites d'amitié et de confiance. Quant au Baron Calice, il est jugé un peu au dessous de sa position. On s'en rend compte à Vienne, mais parmi le personnel dont l'Autriche-Hongrie dispose, ce diplomate est encore le mieux adapté pour cette mission. D'ailleurs, le Comte Kalnoky a soin de lui tracer des instructions aussi précises que possible, et qui visent essentiellement à l'entente avec l'Italie et l'Angleterre.

Le Secrétaire d'Etat a bien voulu me fournir ces indications sur les vues échangées entre lui et M. de Radowitz. Mais il est bien entendu que ces détails sont réservés à V. E. C'est pourquoi je les lui adresse en voie privée et confidentielle.

En relisant ma lettre particulière d'avant hier, minutée très à la hiì.te, je m'aperçois que j'ai commis une erreur en citant le langage du Comte de Bismarck sur la force respective des partis à la Chambre en Angleterre. Ce sont les conservateurs qui comptent environ 300 voix, tandis que la fraction de Lord Hartington n'en représente qu'une soixantaine. Il semblerait donc hors de propos de lui offrir une seconde fois la présidence du Cabinet. C'est là une difficulté de plus pour un remaniement éventuel du Ministère dans lequel deux portefeuilles sont une charge trop lourde pour Lord Salisbury.

Je confie cette lettre à un courrier de Cabinet prussien que le Comte de Bismarck met à ma disposition, et qui part demain pour Vienne et Rome.

(l) -Cfr. n. 159. (2) -Cfr. n. 159, nota l e n. 156.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Terapia, 21 settembre 1887, ore 21,21 (per. ore 1,10 del 22).

Calice n'a pas encore de nouvelles des entretiens de Friedrichsruh. White toujours très réservé croit que la dangereuse prépondérance que l'on a laissé prendre à la Russie à Constantinople ne pourra frapper l'opinion et le Parlement anglais que lorsque quelque fait palpable la fera sauter aux yeux. Il me semblerait pourtant qu'après l'abandon de la convention égyptienne exigé par la Russie, les efforts que fait la Porte pour livrer la Bulgarie à un général russe seraient pour l'Angleterre un motif suffisant pour prendre des suretés contre la dépendance dans laquelle est tombée, envers la Russie, la puissance qui est gardienne de la liberté des détroits et qui peut soulever des Musulmans de l'Egypte et de l'Inde. Il est peut-ètre opportun de laisser cette dépendance se manifester de plus en plus dans les négociations turco-russes sur la proposition Ernroth -et que l'Angleterre ouvre les yeux. Ce pourrait ètre un des buts que poursuit l'Allemagne.

169

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1362. Costantinopoli, 21 settembre 1887, ore 13,20 (per. ore 8 del 22).

Le Sultan a désapprouvé une délibération de ses Ministres, qui indiauaient un blocus de la Bulgarie par terre et par mer camme moyen d'exécution éventuelle d'une proposition turco-russe. Il vient d'approuver maintenant le parti de négocier avec la Russie pour que l'envoi d'un Lieutenant princier russe soit rendu acceptable aux Puissances et aux Bulgares. Le Lieutenant serait accompagné du haut Commissaire ottoman, et si les Puissances le désirent, d'un Commissaire autrichien ou d'une Commission européenne; leur mission qui ne durerait que trois mois, serait de former un nouveau Ministère, et de convoquer une nouvelle Sobranje pour élire l'un des trois Princes qui seraient désignés par les Puissances. Il n'y a de sérieux dans tout ceci que le fait que la Porte cherche avec la Russie les moyens d'assurer à celle-ci en Bulgarie une infiuence prépondérante. Je continue, ainsi que mes deux Collègues, à m'abstenir de renouveler à la Porte des conseils.

14 -Documenti diptomatiei -Serie II -Vol. XXI

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

D. 445/1273. Roma, 21 settembre 1887.

Ringrazio la S. V. per le interessanti informazioni favoritemi col rapporto del 15 corrente (l) circa gli accordi, che sarebbero intervenuti fra la Svizzera ed il governo della Repubblica rispetto all'eventuale oc.cupazione dello Sciablese e del Faucigny.

Devo però avvertire che, in una recente conversazione avuta col nostro rappresentante a Berna, il presidente della Confederazione, mentre ha confermato l'inesistenza di negoziati colla Francia circa la neutralità della Savoia, ha però ammesso che il ministro elvetico a Parigi, il 23 febbraio scorso, presentò a codesto governo una nota sul come la Svizzera interpreterebbe, circa quell'argomento, i suoi doveri e diritti in base al trattato di Vienna.

Questo documento, che rimase sinora senza riscontro, verrà probabilmente presentato all'assemblea federale.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4504. Berlino, 21 settembre 1887.

En suite de mes démarches pour pressentir la manière de voir du Cabinet de Berlin relativement à la demande du Sultan du Maroc (dépeche de V. E. du 7 septembre n. 2504) (2), le Secrétaire d'Etat m'a fait hier verbalement la réponse suivante.

Le Gouvernement Impérial évite dans ces questions de se mettre en avant, mais par déférence pour Vous, il se prete à énoncer son opinion confidentielle. Il est toutefois bien entendu qu'elle ne doit pas etre présentée comme portant l'estampille allemande. Il estime qu'il convient tout d'abord que S. M. Schérifienne proclame, en sa qualité de Souverain, la neutralité de ses Etats, la notifie aux Puissances et leur demande de la reconnaitre. Dans le cas où les réponses ne seraient pas toutes affirmatives, car une fin de non recevoir est à présumer de la part de la France, il appartiendrait alors aux autres Etats les plus intéressés au maintien du statu quo, d'aviser. Il ne saurait s'agir évidemment de garantir l'intégrité et l'indépendance du Maroc -l'Angleterre nommément n'y consentirait en aucune façon -mais de chercher à s'entendre lorsque la France

aurait démasqué son jeu, sur une formule qui satisfit davantage le Sultan que celle de la note collective remise en mars dernier. Le Comte de Bismarck pensait que le moment n'était pas encore venu d'examiner ce dernier point. Il fallait préalablement mettre sur le tapis l'affaire de neutralité qui sera la pierre de touche des dispositions des différentes Puissances.

La mème réponse a été donnée à mon collègue d'Espagne.

J'ai dit, à mon tour, que j'ignorais les intentions de mon Gouvernement; mais que, sauf avis contraire, il me semblait que ce mode de procéder et de partager les questions serait habile et rationnel.

Il ne me résulte pas jusqu'ici que l'Ambassadeur d'Angleterre ait de son coté sondé ici le terrain à ce sujet.

Il est une autre question sur laquelle le Comte de Benomar a fait également des ouvertures au nom de son Gouvernement. Ses collègues à Rome, Vienne et Londres ont été chargés d'une démarche analogue par des instructions portant la date du 31 am1t échu, et se référant à une note du Ministre des Affaires Etrangères du Schérif du 17 du mème mois. Le Sultan manifeste son bon vouloir pour des arrangements commerciaux, mais expose la nécessité de réviser, moyennant une nouvelle conférence, le traité de 1880 en matière de protection. Le Comte de Benomar a communiqué à la Chancellerie lmpériale les documents y relatifs, mais n'a pas encore reçu de réponse. En attendant il désirait connaitre mon avis personnel sur la priorité à accorder à la question de neutralité, ou à celle d'une conférence qui serait probablement convoquée à Madrid pour la révision du Traité précité de 1880. J'ai laissé entendre qu'il me paraitrait préférable d'aborder en premier lieu cette dernière question sur laquelle les divers cabinets sont déjà éclairés par une expérience de plusieurs années, tandis que l'autre question était nouvelle et exigeait un examen bien plus sérieux. Le Cabinet Britannique, entre autres, ne se prononcera pas avant le retour à Londres de Lord Salisbury, et avant que l'administration qu'il préside ait gagné en stabilité. Au reste, il est à présumer que mème sur l'affaire de la protection, le Gouvernement Français se renfermera dans la négation, ou accompagnera son acceptation de réserves qui rendraient illusoires les résolutions d'une conférence.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 112.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 620. Londra, 21 settembre 1887.

Lord Salisbury m'ha fatto noto che desidera soprassedere alcuni giorni nel partecipare al governo del Re il nuovo disegno di trattato circa il canale di Suez. Ho quindi l'onore di trasmettere qui unito all'E. V. il testo di quel disegno, secondo gli appunti che, dopo un'attenta lettura, ne ho presi il 19 corrente. È chiaro però che non potrei rispondere di alcun lieve errore o divario.

ALLEGATO

PROJET DE TRAITÉ

Les gouvernements de . . , voulant consacrer par un acte conventionnel l'établissement d'un régime définitif destiné à garantir en tout temps et à toutes les puissances, le libre usage du canal maritime de Suez, et compléter ainsi le régime sous lequel la navigation par ce canal a été placée par le firman de S. M. I. le Sultan, en date du 22 février 1866, sanctionnant les concessions de

S. A. le Khédive, ont nommé pour leurs plénipotentiaires, savoir:

Lesquels, s'étant communiqué leurs pleins pouvoirs respectifs trouvés en bonne et due forme, sont convenus des articles suivants:

Art. ler. Le canal maritime de Suez sera toujours libre et ouvert, en temps de guerre comme en temps de ,paix à tous les navires de guerre et les bàtiments marchands, traversant d'une mer à l'autre sans distinction de pavillon, moyennant le payement des droits et l'exécution des règlements en viguer.

Art. 2. Les grandes puissances s'engageront de 1eur còté à ne point entraver le libre passage du canal en temps de guerre et à respecter les biens et établissements qui appartiennent au canal. Le canal ne sera jamais assujetti au blocus et aucun droit de guerre ou acte d'hostilité ne sera exercé tant dans le canal que dans un rayon de 3 milles marins à partir du Port de Suez et de Port-Sai:d.

Art. 3. Les représentants en Egypte des puissances signataires du présent traité seront chargés de veiller à son exécution. En toute circonstance qui menaçerait la sécurité ou le libre passage du canal, ils se réuniront sur la convocation d'un d'entre eux et sous la présidence de leur doyen, pour procéder aux constatations nécessaires. Ils feront connaitre au gouvernement khédivial le danger qu'ils auront reconnu, afin que celui-ci prenne les mesures propres à assurer la protection et le libre usage du canal. lls réclameront notamment la suppression de tout ouvrage ou la dispersion de tout rassemblement qui, sur l'une ou l'autre rive du canal pourrait avoir pour but ou pour effet de porter atteinte à la liberté ou à l'entière sécurité de la navigation.

Art. 4. Le gouvernement égyptien prendra, dans la limite de ses pouvoirs, tels qu'ils résultent des firmans les mesures nécessaires pour faire respecter l'exécution de cet acte. Dans le cas où le gouvernement égyptien ne disposerait pas de moyens suffisants, il devra faire appel à la Sublime Porte, laquelle se concertera avec les autres puissances signataires de la déclaration de Londres du 17 mars 1885, en vue d'arréter d'un commun accord les mesures à prendre pour répondre à cet appel.

Art. 5. Le présent acte ne portera aucune atteinte aux droits souverains de

S. M. I. le Sultan, ni aux droits et immunités de S. A. le Khédive, ni aux mesures qu'il serait nécessaire de prendre pour la défense de l'Egypte et pour le maintien de l'ordre public.

Art. 6. Les hautes parties contractantes s'engagent à porter le présent traité à la connaissance des Etats qui ne l'ont pas signé, en les invitant à y accéder.

173

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 69, p. 190)

R. 621. Londra, 21 settembre 1887.

* Ho l'onore di segnare ricevimento del telegramma (l) che l'E. V. fu tanto cortese di dirigermi il 15 corrente * (2). In conformità degli ordini contenuti in esso (3), ho indagato di nuovo, per mezzo del Foreign Offic;e, il pensiero di lord Salisbury, circa i disegni della Russia e della Porta d'inviare un reggente od una commissione europea in Bulgaria. Lord Salisbury, che si trova tuttavia a Royat, m'ha fatto sapere, in risposta, ciò che segue: • Il governo della Regina ha gravi obbiezioni all'invio di un reggente russo in Bulgaria; ma credo inoltre che, nel momento attuale, sarebbe imprudente anche la nomina di qualsiasi altro reggente, perchè ovviamente disaccetta al popolo bulgaro • (4). Tale (5) risposta di Sua Signoria porta la data del 19 del mese. * Ho avuto l'onore di telegrafarla oggi all'E. V. * (6).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. s. N. Roma, 23 settembre 1887, ore 22,45.

Mi onoro rassegnare a V. M. quanto segue:

Il Conte Erberto Bismarck riferì a nome del cancelliere al conte Launay che nel colloquio di Friedrichsruh non si discusse nessuna questione speciale. Tra il Gabinetto austriaco e il tedesco esiste completo accordo, salvo qualche divergenza di apprezzamento dovuto alla particolare situazione dei due Stati per ciò che riguarda la Bulgaria. Il Governo germanico si rende perfettamente conto di come l'Austria non possa seguire passo a passo la Russia. A Berlino non si prende quindi in cattiva parte il rifiuto dell'Austria, come il nostro, d'accettare la proposta dell'invio di un luogotenente principesco. Tale proposta sarà appoggiata dalla Germania solo nel caso che la Turchia faccia pratiche officiali e queste siano raccomandate dalla Russia. Intanto il Principe di Bismarck vede di buonissimo occhio le nostre intelligenze coll'Austria e l'Inghilterra per la questione orientale e desidera che esse si consolidino e si allarghino sempre più. Kalnoky divide il medesimo modo di vedere, e così Salisbury. Si può essere certi che l'Austria e la Germania sono troppo interessate a mantenere l'alleanza

con noi, perchè possano in tale argomento fare cosa a nostra insaputa e senza avvertirci. Qualora le intelligenze fra il Governo di V. M. e quello d'Austria e Inghilterra abbiano a prendere una forma concreta, sarà utile che i negoziati si tengano a Costantinopoli, e di questo avviso è pure Salisbury, beninteso che qualunque accordo fra i tre ambasciatori verrebbe sottoposto ai rispettivi Governi prima di acquistare un definitivo valore.

(l) -Non pubblicato. (2) -«Ho l'onore di no.tificare all'E. V. che » LV. (3) -c Impartitimi • LV. (4) -Discorso indiretto in LV. (5) -c La • LV. (6) -Omesso in LV.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CANCELLIERE DELL'IMPERO TEDESCO, BISMARCK

(ACS-Deputazione Siciliana Storia Patria-17, 146, 2; ed., in traduzione, in F. CRISPI, Politica estera, cit., p. 172)

T. s. N. Roma, 23 settembre 1887, ore 11,27.

En ce vingt-cinquième anniversaire du jour où un souverain éclairé vous appelait dans ses Conseils, ma pensée se reporte aux grandes choses que vous avez accomplies. La patrie allemande unifiée sous un sceptre glorieux, l'empire d'Allemagne relevé de ses ruines et poursuivant depuis seize ans un but de paix et de conservation, voilà de grands titres à la reconnaissance du peuple allemand et à l'admiration de tous vos contemporains, devanciers de la postérité et interprètes de l'histoire. Nulle part mieux qu'en Italie on n'apprécie la grandeur de votre reuvre: grace au génie politique secondé par les armes, peu d'années ont suffi pour faire de deux peuples morcelés deux grands états dignes de se comprendre. Votre Altesse connait mes sentiments personnels à son égard. Qu'Elle veuille de nouveau en agréer l'expression en ce jour (1).

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETISSIMO S. N. Terapia, 23 settembre 1887.

White et Calice ne peuvent aller jusqu'à collaborer avec moi à un texte précis de projet d'accord sans invitation plus formelle de leurs Gouvernements. Nous sommes du reste, tous le trois en union d'idées: ils ne voyent plus depuis longtemps le Sultan et nous ne pouvons communiquer avec lui, sans le contròle des agents russes qui dominent entièrement le Palais et la Porte. Impossible traiter la Turquie comme puissance indépendante. On ne peut plus, comme disait M. de Radowitz, que la contraindre par des démonstrations militaires. Le

Czar tient le Califfe pour se servir des Mussulmans comme Napoléon III tenait le Pape pour se servir des Catholiques. Lord Salisbury se trompe en disant que si les russes entraient à Varna, l'Italie et l'Angleterre les empècheraient d'en sortir, car les Dardanelles seraient fermés à nos vaisseaux. Si Gladstone et les Irlandais n'ont pas rendu l'Angleterre indifférente à tout cela il y a lieu de se concerter à temps pour maintenir les autonomies établies par les traités, assurer la liberté des détroits et rétablir au besoin l'indépendance du Califfe. Je crois mes deux collègues convaincus comme moi qu'une action des trois Puissances sera nécessaire à un moment donné pour obliger la Tourquie à remplir ses devoirs, à cela près si non pour prendre des suretés en vue de l'équilibre politique et militaire en Orient, déjà compromis par la préponderance russe a Constantinople. Cette action qui aurait un caractère amicai pour le Sultan, pourrait selon les circonstances consister soit à faire occuper Salonique par les forces italiennes en cas d'atteinte au statu quo en Macédonie, soit, comme l'Allemagne vient d'en donner l'exemple, à demander l'entrée des Dardanelles et à la forcer au besoin à I'aide d'un débarquement de forces italo-anglaises, soit enfin à faire occuper temporairement Constantinople par les forces des trois Puissances pour contrebalancer la domination que la Russie, établie en Bulgarie, exercerait encore

plus visiblement qu'aujourd'hui sur la Capitale de l'Empire.

Je crois que notre maxime particulière doit ètre que la Péninsule des Balkans puisse s'ouvrir à l'Italie. Mes deux collègues n'en disconviennent pas. Je regrette de ne pouvoir pour le moment envoyer à V. E. que ces indications tirées de conversations académiques que je ne puis pas mème citer à cela près. White depuis quelque temps n'y prend qu'une part passive. V. E. jugera de l'usage prudent et mésuré qu'il conviendra d'en faire.

(l) Un calo.roso telegramma di felicitazioni fu pure inviato dal Re Umberto, da Monza, in pari data.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE RISERVATO S. N. Vienna, 23 settembre 1887.

Il Conte Kalnoky, tornato martedì sera da Friedrichsruh mi diede con

vegno per oggi al Ministero degli Affari Esteri per parlarmi della sua visita al

Cancelliere Germanico.

Egli mi disse che il convegno di quell'anno aveva avuto lo stesso carattere

che quello di questi ultimi anni. Nessuna nuova proposta doveva essere fatta in

quell'occasione e non fu fatta, nè vi fu luogo ad alcuna deliberazione, eccetto

quella di continuare fermamente nell'alleanza. Se fosse stato il caso di pren

dere qualche nuova decisione intorno a qualche questione di politica estera il

Governo Italiano sarebbe stato consultato e chiamato a prendervi parte. Fu

constatato dai due Ministri che l'accordo dei loro rispettivi Governi continuava

ad essere completo in tutte le questioni, eccetto una leggera divergenza a pro

posito della Bulgaria. E anche a questo riguardo il Conte KaJnoky si convinse che il Principe di Bismarck non andrà al di là d'un appoggio puramente platonico alla proposta turco-russa, se questa è ufficialmente presentata dalla Porta e sostenuta dalla Russia. Il Conte Kalnoky trovò il Cancelliere Germanico non inquieto, ma preoccupato rispetto alla Russia, malcontento del Gabinetto di Pietroburgo, e convinto che ormai i due Imperi centrali non possono più contare sul grande Impero limitrofo. Il Principe di Bismarck confermò al Conte Kalnoky che l'Imperatore di Germania vuole la pace, e che la vuole egli pure con eguale intensità e che lavora a questo scopo. Il Governo Germanico, disse il Cancelliere,-è ben deciso a non attaccar la Francia. Ma deve essere preparato ad un attacco. Il Principe di Bismarck vede con piacere l'accordo tra l'Italia, l'Austria e l'Inghilterra e desidera che questo si consolidi e prenda forma più precisa e più concreta. Egli, in questo, deve naturalmente tenersi un po' indietro, ma ajuterà l'accordo. Soltanto crede che non bisogna troppo affrettarsi e che conviene lasciare a Lord Salisbury il tempo di riposarsi e di ristabilirsi in salute. In generale egli raccomanda calma, pazienza e prudenza. Disse al Conte Kalnoky ch'egli vedeva con vera soddisfazione la direzione che V. E. dava alla politica estera del Governo Italiano e che aveva in Lei un'intera fiducia.

Questa medesima assicurazione mi fu ripetuta espressamente dal Conte Kalnoky per conto proprio.

Questo è il sunto di ciò che mi fu detto oggi dal Conte Kalnoky. Ebbi cura d'informarne l'E. V. con telegramma di questa data. La sostanza del discorso tenutomi dal Conte Kalnoky concorda con ciò che il Conte Erberto di Bismarck disse al R. Ambasciatore in Berlino e che V. E. ebbe la bontà di telegrafarmi ieri.

Prego V. E. di voler tenere queste informazioni come affatto confidenziali

e riservate, e non destinate a figurare tra i documenti diplomatici stampati.

178

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 622. Londra, 23 settembre 1887.

Ho l'onore di segnare ricevimento del dispaccio che l'E. V. mi fu tanto cortese di dirigermi il 7 corrente (n. 404, S. Politica) (1), circa il desiderio del Sultano del Marocco che il suo impero sia dichiarato neutrale e l'integrità e l'indipendenza di esso guarentita dalle Potenze. Partecipai al Foreign Office la sostanza di quel dispaccio, chiedendo di essere informato del parere del Governo della Regina su tale argomento. Della mia partecipazione e della richiesta fu fatto consapevole Lord Salisbury, che si trova a Royat. Aspetto la risposta di Sua Signoria.

Ho indagato, nel frattempo, il pensiero del Vice Segretario di Stato del Foreign Office.

Sir Julian Pauncefote sarebbe alieno dall'accettare la proposta di dichiarare neutrale il Marocco; giacchè se la neutralità conferisce diritti, essa impone obblighi gravi; ed il Marocco è troppo debole da resistere all'ascendente di talune potenze e far rispettare la sua neutralità.

Per assicurare l'indipendenza e l'integrità del Marocco, Sir Julian non vede finora che due partiti. Uno sarebbe la stipulazione per parte di tutte le Potenze di un atto di disinteresse ( • self denying protocoZ • ); l'altro sarebbe la stipulazione per parte del Sultano di un atto con cui Egli si obblighi a non cedere alcuna parte del suo territorio senza il consentimento delle tre potenze.

Al primo partito si opporrebbe forse la Francia; ma il secondo non è stato accettato dallo stesso Sultano.

Sir Julian giudica che qualsiasi conferenza su tale quistione sarebbe inutile senza un previo accordo nei pareri delle potenze.

(l) Cfr. n. 112.

179

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. s. N. Roma, 24 settembre 1887, ore 11,15.

A complemento del telegramma di jeri l'altro (1), mi onoro rassegnare a

V. M. quanto segue: Kalnoky ebbe ieri un colloquio col conte Nigra, per informarlo della sua intervista con Bismarck. Nessuna proposizione fu fatta né alcuna risoluzione presa, in quella intervista. Qualora ve ne fossero state, il Governo di S. M. ne sarebbe stato prevenuto e invitato a prendervi parte. Si constatò che l'accordo tra i due governi è completo sovra ogni punto, salvo qualche lieve divergenza circa la questione bulgara. Anche in tale questione, però, Bismarck non darà più che un appoggio platonico alla proposta russo-turca, se sarà ufficialmente presentata dalla Porta e raccomandata dalla Russia. Kalnoky trovò il Cancelliere impensierito e malcontento della Russia, sulla quale i due imperi non possono più far conto. Bismarck vuole la pace e lavora in questo senso. Egli è ben deciso a non attaccare ab irato la Francia: desidera un accordo fra l'Italia, l'Inghilterra e l'Austria: sta indietro, ma lo ajuterà. Temeva dapprincipio un eccesso d'ardore o d'impazienza da parte nostra, ma disse a Kalnoky ch'egli ora vedeva con soddisfazione la direzione data alla nostra politica estera e che aveva in noi intera fiducia (2). Quest'ultima assicurazione fu ripetuta da Kalnoky al Conte Nigra.

(l) -Non rintracciato. Probabilmente allude a quello del 23, n. 174. (2) -Tale giudizio sulla politica italiana è confermato in G.P., cit., vol. 4, n. 916 (Bismarck a Heinrich VII Reuss, Berlino, 24 settembre 1887, n. 502 segreto).
180

IL CANCELLIERE DELL'IMPERO TEDESCO, BISMARCK, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Deputazione Siciliana Storia Patria -17, 146, 2; ed., in traduzione, in F. CRISPI, Politica estera, cit., pp. 172-173)

T. s. N. Friedrichsruh, 24 settembre 1887, ore 18,45.

De tout mon creur je remercie V. E. des bonnes paroles qu'Elle a bien voulu me faire parvenir par le télégraphe.

L'analogie de nos antécédents historiques, de nos aspirations nationales et des dangers qui peuvent nous menacer a créé entre nos deux pays cette solidarité d'intérets, qui les a prédestinés à une alliance naturelle et constante.

Je suis heureux d'etre appelé à coopérer avec V. E. à la noble tache de conformer notre politique à l'amitié de nos souverains et aux principes de paix et de conservation qui dirigent les intentions de Leurs Majestés, nous prétant mutuellement l'appui mora! et matériel contre toute atteinte à l'indépendance d'un des alliés.

L'élévation des sentiments de V. E. et des souvenirs nationaux dont la génération est imbue en Italie comme en Allemagne me donnent la confiance que cette politique doit réussir.

181

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Deputazione Siciliana Storia Patria -17, 146, 2)

T. s. N. Berlino, 25 settembre 1887, ore 11.

J'ai reçu Votre télégramme d'hier soir (1). Il résulte de ma lettre particulière du 20 (2), confiée à un Courrier de Cabinet allemand que le Prince de Bismarck restera jusqu'aux fétes de Noi:H à Friedrichsruh pour jouir d'un repos nécessaire à sa santé. Il ne saurait étre question, pour cette année, de le rencontrer ailleurs. Il deviendrait, en outre, assez mal aisé de donner à la visite une apparence fortuite. Il pourrait toutefois étre convenu d'avance que Son Altesse, ayant appris indirectement que Vous Vous trouviez en touriste vers les frontières de l'Allemagne ou meme déjà à Francfort, Vous faisait exprimer l'espoir que Vous Vous laisseriez tenter, pour autant que les circonstances le permettraient, de prolonger Vos excursions jusqu'à Friedrichsruh, en réalisant ainsi un projet de rencontre vivement désiré de part et d'autre.

Je n'ai pas besoin d'ajouter que la visite produirait le meilleur effet en

Allemagne, et je ne doute pas qu'il en serait de méme dans la majorité de l'opi

nion publique en Italie. Il est vrai qu'une pareille manifestation déplairait à Paris, mais je n'aperçois pas le bénéfice que nous retirerions d'une attitude de trop de ménagements envers la France, tandis qu'il y a toujours profit, au moins moral, à montrer le courage de ses amitiés.

Jusqu'à nouvel ordre, je ne parlerai pas au Secrétaire d'Etat du télégramme de V. E.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 167.
182

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI,ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 814. Roma, 26 settembre 1887, ore 19,45.

J'ai, de source certaine, lieu de croire que le Sultan est en ce moment sous le coup d'une vive préoccupation au sujet des intentions de la Russie et que dans cette situation d'esprit il pourrait se laisser entrainer à quelque acte de faiblesse s'il ne se sent pas soutenu par le groupe des trois Puissances. Veuillez, à cet effet, vous concerter avec vos deux collègues pour tàcher de faire en ce sens, auprès de Sa Majesté, une démarche apte à le rassurer à l'égard des conséquences d'une résistance, de sa part, à la pression de la Russie, lui donnant la conviction que nous serions le cas échéant prets à l'aider.

183

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

(ACS -Deputazione Siciliana Storia Patria -17, 146, 2)

T. s. N. Roma, 26 settembre 1887, ore 21.

Déchiffrez Vous-meme.

Ma décision est prise. Je pars demain soir mardi. Je suis mercredi à Monza où je prends les ordres de Sa Majesté. J'arrive à Lucerne jeudi et je continuerai par l'itinéraire que Vous m'avez indiqué dans Votre lettre du 20 (l) comptant etre à Friedrichsruh le samedi l octobre. Veuillez, je vous en prie, en donner avis confidentiel au Secrétaire d'Etat. J'aurai avec moi ma famille jusqu'à Francfort.

(l) Cfr. n. 167.

184

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALLE SEI AMBASCIATE

T. 816. Roma, 26 settembre 1887, ore 22,15.

L'Ambassadeur d'Allemagne vient de me ·communiquer le télégramme suivant de son Gouvernement: • Un télégramme du Chargé d'Affaires à Constantinople du 23 de ce mois dit: La Porte a chargé hier par le télégraphe Chakir Pacha de communiquer au Gouvernement Russe de nouvelles propositions au sujet de la Bulgarie. On propose, ou d'envoyer à Sophie deux Lieutenants Princiers, un russe et un turc, ou que le Lieutenant princier russe ne puisse agir qu'uniquement d'un commun accord avec le Commissaire turc. De plus on exige du Gouvernement russe de fixer dès le commencement un terme pour la mission Ernroth et d'indiquer immédiatement trois candidats au poste de Prince. Dans la communication faite la veille par M. Giers à notre représentant à St. Pétersbourg relativement aux nouvelles propositions turques il n'avait pas été fait mention de ·celle concernant les deux Lieutenants •. L'Ambassadeur d'Allemagne n'a rien ajouté au sujet de l'opinion de son Gouvernement là-dessus. Quant à la notre, que l'Ambassadeur n'a pas non plus demandée, elle reste toujours la meme. Il est impossible, à mes yeux, de nous prononcer tant que nous ne serons pas éclairés au sujet de ce qu'il y aurait à faire dans le cas de résistance de la part des Bulgares.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 210/2517. Roma, 26 settembre 1887.

Col pregiato rapporto in data 21 corrente (1), l'E. V. si compiacque riferirmi una comunicazione confidenziale fatta a Lei ed al ministro di Spagna, per la quale, in merito alla neutralità degli Stati nel Marocco, il Gabinetto di Berlino sarebbe d'avviso, pur non amando prendere l'iniziativa di darne il consiglio, che il Sultano la proclamasse, la notificasse alle potenze e domandasse loro di riconoscerla. In caso di risposte discordanti, dovendosi fin d'ora presumere per parte della Francia un rifiuto, si esaminerebbe il partito da adottarsi.

Nel ringraziare V. E. di questa comunicazione, non esito a manifestare l'opinione che la combinazione indicata ed il modo di procedere mi sembrano da approvarsi. Tuttavia, prima di prendere un definitivo atteggiamento, ci converrà aspettare, come già fu detto, di conoscere il parere delle due potenze più direttamente interessate, Spagna cioè ed Inghilterra.

V. -E. m'intrattiene pure della protezione degli stranieri al Marocco, intorno a cui il Governo spagnuolo, a richiesta di S. M. Sceriffiana, sta scandagliando il modo di pensare dei diversi gabinetti.

Dal canto nostro già ci siamo dichiarati propensi a prendere parte ad una Conferenza avente per iscopo la revisione del trattato del 1880. E concorro pienamente nell'avviso, da Lei espresso, che sia da darsi sulla questione della neutralità la precedenza a quella sulle protezioni, la quale é assai più semplice, più matura per una soluzione e di più facile discussione fra le potenze che non si propongono altro intento che lo svolgimento dei loro interessi commerciali al Marocco.

(l) -Cfr. n. 171.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 624. Londra, 26 settembre 1887.

Col dispaccio del 31 agosto scorso (395, Serie Politica) (1), l'E. V. mi fece l'onore di parteciparmi che la R. Legazione in Persia riferiva che il Colonnello Karavajef, comandante dei cosacchi Persiani, si era mostrato soddisfatto dell'accordo Anglo-Russo del 22 luglio scorso, per la delineazione del confine settentrionale dell'Afganistan; e la Legazione argomentava da ciò che l'Inghilterra avesse dato prova di arrendevolezza.

Com'ebbi l'onore di partecipare a suo tempo all'E. V., il Marchese di Salisbury dichiarò, da parte sua, nel banchetto del Lord Mayor che il Governo della Regina era stato soddisfatto di quell'accordo; ed in un colloquio ch'io ebbi con Lord Salisbury poco tempo dopo, Sua Signoria si compiacque ripetermi, press'a poco, le cose dette al banchetto.

Se non che la quistione si può decidere oramai non colle opinioni del Signor Karavajef o di Lord Salisbury, ma colla prova dei fatti, essendo state pubblicate varie carte topografiche e non pochi ragguagli statistici del nuovo confine e del territorio ceduto da una parte e dall'altra. Ed appare da essi, nel modo più evidente, che nell'accordo Anglo-Russo del 22 luglio scorso, l'Inghilterra e la Russia diedero eguale prova di arrendevolezza e di sagacia.

Sarà opportuno dimostrare qui brevemente ciò che asserisco: giacchè l'Inghilterra e la Russia si trovano in discordia di pareri in altre questioni che interessano l'Europa più di quella dell'Afganistan; e si potrebbe forse inferire che il presente Governo Britannico avendo ceduto alla Russia in una così grave questione, potrebbe cedere parimenti in un'altra dello stesso o di minore rilievo.

Per chiarire l'accordo del 22 luglio 1887 è assolutamente indispensabile risalire a due altri precedenti trattati fra l'Inghilterra e la Russia circa l'Afga

nistan; l'uno in data del 1873, l'altro del 1885. La sostanza delle cose é la seguente:

Colla convenzione del 1873, fra l'Inghilterra e la Russia, la regione di Chamiab (e forse l'intero territorio di Khoja Saleh) avrebbe dovuto essere separato dall'Afganistan e ceduto alla Russia; e sarebbe stato necessario dividere fra gli abitanti delle dette regioni e gli Uzbeg, popoli del Turkestan Afgano, i pascoli ed i pozzi tenuti finora in comune fra essi. Quando i commissari Inglesi giunsero sulle rive dell'Oxus, e furono consci di ciò, s'avvidero del danno che l'esecuzione dell'accordo del 1873 avrebbe cagionato alle popolazioni.

D'altra parte, in conformità della convenzione di Londra del 1885, la valle di Penydeh, abitata dai Sarik, era stata ceduta alla Russia. Ma i Sarik avevano bonificato le valli adiacenti di Kuslik e di Kashan, appartenenti all'Afganistan, e le loro greggi godevano da lunghi anni i pascoli fra Kushuk e Murghab. Quando i Commissari Russi giunsero a Penydeh e furono informati di ciò, essi chiesero che i Sarik fossero lasciati in possesso delle terre che avevano bonificate.

Mettendo a riscontro i due fatti accennati, i negoziatori Inglesi proposero alla Russia un compromesso mercè il quale l'Afganistan restituisse ai Sarik la maggior parte delle terre di cui erano stati privati e la Russia rinunziasse ai suoi diritti sulle terre giacenti sulle rive dell'Oxus e sui pozzi ed i pascoli necessari agli Uzbeg.

L'ordinamento di cose sancito dal protocollo di Pietroburgo del 22 luglio scorso, è fondato sopra un tale compromesso. Dai documenti pubblicati appare che se i Russi si sono avvantaggiati, nel cambio, di un centinaio di miglia quadrate di terra sterile e del tutto deserta, l'Afganistan ha ottenuto in compenso una notevole estensione di terra fertilissima sulle sponde del fiume, ed ha accresciuto la sua popolazione di più di 12.000 abitanti.

La Russia non ha ricavato alcun benefizio dal suo acquisto, l'Afganistan si è avvantaggiato della rendita di circa 1.400 sterline all'anno.

(l) Non pubblicato.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1390. Pietroburgo, 28 settembre 1887, ore 17,18 (per. ore 18,20).

Gazette de Moskou relève le bruit d'après lequel Bismarck et Kalnoky auraient arreté dans leur dernière entrevue un plan tendant au partage de la péninsule balkanique entre les influences russes et autrichiennes, et connaissant l'intention fermement exprimée par le Gouvernement Russe de garder son entière liberté d'action, la Gazette termine en exprimant l'opinion que si le projet en question a réellement été combiné à Friedrichsruh, ses auteurs devront s'attendre à le voir demeurer lettre morte.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. (1). Milano, 29 settembre 1887, ore 14,30.

Déchiffrez vous-méme.

Blanc me télégraphie que White n'a pas d'instructions pour agir sur la Porte, d'accord avec ses collègues d'Italie et d'Autriche-Hongrie, avec l'efficacité requise par les circonstances. Si Lord Salisbury est vraiment résolu, comme nous le sommes, à faire tout ce qui est en son pouvoir pour empécher une conflagration en Orient, il doit se persuader de la nécessité que l'accord des trois puissances soit prouvé au Sultan d'une manière frappante par l'accord intime et parfait des trois Ambassadeurs. Sur un esprit faible et craintif tel que celui du Sultan nous ne pouvons avoir d'empire qu'en contrebalançant par des intimidations les intimidations de la Russe. A parité d'intimidations, le Sultan doit comprendre qu'en cedant aux exigences de la Russie, il fait le jeu d'un ennemi dont !es menaces n'ont fait que changer de forme depuis le début de la crise actuelle; tandis qu'en se rendant aux exhortations des trois puissances, il se confie à des amis sincères qui peuvent devenir ses alliés. C'est là ce qu'il faut faire entendre au Sultan par un langage énergique témoignant d'une manière irréfragable de l'accord des trois puissances. Le meilleur moyen pour cela serait, à mon avis, que les trois ambassadeurs demandassent au Sultan une audience collective après avoir combiné entre eux le langage à tenir à S. M. Impériale d'après nos vues communes. Ce langage devrait surtout viser à le persuader que le jour où la Russie passerait des menaces à l'a.ction, nous serions là pour le défendre. Rappelez à Salisbury sa phrase: • Si les Russes débarquaient à Varna, il leur serait facile d'entrer en Bulgarie, mais difficile d'en sortir •. Ces mots témoignent d'un dessein positif, et il n'est peut-etre que temps de montrer que ce dessein n'est pas abandonné.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 58, p. 474)

R. 932. Parigi, 29 settembre 1887.

Nell'udienza che ieri ebbi dal Sig. Flourens gli chiesi se io aveva ben capito ciò che a due riprese m'era stato detto da lui circa lo stato delle sue trattative col Gabinetto di Londra per la libera navigazione del Canale di Suez, che cioè sopra due dei tre punti in discussione era già fatto l'accordo ed in ispecie sul

1'articolo 9 del progetto del 1885 relativo alla Commissione di sorveglianza. Dissi al Sig. Flourens che mi pareva d'avere compreso essere stato ammesso dal Governo britannico che la Commissione, formata dai Rappresentanti delle Potenze al Cairo, sarà presieduta dal Decano e che si riunirà sia dietro convocazione d'uno dei suoi membri, sia anche periodicamente ex ufficio, una volta l'anno. Il Sig. Ministro degli Affari Esteri mi rispose ch'era per lo appunto così.

Giusta quanto l'E. V. mi fece l'onore di scrivermi nel Suo dispaccio del 18 settembre n. 1267 di questa serie (1), io devo dunque supporre che il Gabinetto di Londra o voglia dare un passo indietro non essendo soddisfatto del contegno del Gabinetto di Parigi nell'affare delle Nuove Ebridi, o che il suo assenso alla domanda del Sig. Flourens non sia stato tanto definitivo quanto qui si credeva.

In quest'occasione il Sig. Flourens mi ha nuovamente espresso la sua speranza di poter contare sull'appoggio efficace dell'E. V. presso Lord Salisbury perchè riesca ad una pronta soluzione una trattativa tanto importante per le due Grandi Potenze mediterranee, per l'Italia quanto per la Francia.

(l) Trasmesso in copia a Costantinopoli e a Vienna.

190

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1395. Londra, 30 settembre 1887, ore 8,50 (per. ore 11,20).

Le Chargé d'affaires de France vient de communiquer au Foreign Office une lettre officieuse de Waddington proposant d'ajouter ce qui suit au projet anglais, dont j'ai envoyé le texte exact à V. E.: l) Les articles 3 et 4 du projet de Paris; 2) a l'article 3 du susdit projet anglais les mots: • Ils se réuniront une fois par an en vue de constater que la Convention a été dument observée •; 3) l'article 14 du projet de Paris, avec quelques amendements n'en altérant pas la portée. Le Foreign Office n'était pas disposé à des fortes objections, lorsque le Chargé d'affaires de France a laissé comprendre que M. Flourens, de son còté, désire etre dans le cas d'ajouter l'art. 6 du projet de Paris, or il serait absolument impossible pour l'Angleterre d'accepter l'art. 6, sans suppression des mots: • et ses ports d'accès •, et sans ajouter: • en temps de guerre •. L'intéret principal de la Grande Bretagne en Egypte se concentre dans le passage des armes et munitions de guerre pour les Indes en temps de guerre. Dans le cas où le Canal fiì.t bloqué, il serait nécessaire de débarquer des armes dans les ports d'accès du Canal, d'où elles seraient expédiées par chemin de fer.

Il n'est pas improbable que la démarche faite aujourd'hui par la France auprès de V. E. avait pour but d'obtenir l'appui du Gouvernement du Roi sur ce point, d'autant plus qu'à la Conférence de Paris M. Pierantoni s'est prononcé, quant au port, en faveur des vues françaises. S'il en était ainsi, toute démarche

de notre cOté, à cet effet, non seulement serait inutile, mais inattendue, vu l'état actuel de nos rapports avec l'Angleterre. Quant à l'art. 4 du projet de Paris, il faut remarquer que ce n'est pas à l'Angleterre, mais au Khédive à prendre engagement à ne pas élever des fortifications.

(l) Non pubblicato.

191

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 821. Roma, 30 settembre 1887, ore 11,30.

Voici confidentiellement le texte de la convention pour Suez que le Cabinet Français désirerait voir appuyé par nous auprès du Cabinet de Londres. Les articles l, 2, 3 et 4 restent comme ils ont été arretés en 1885. Pour l'art. 5 la France accepte l'amendement italo-anglais de 1885. Pour l'art. 6 la France accepte l'amendement italien qui diffère de l'anglais par le maintien des mots • et c es ports d'accès •. Les articles 7 et 8 restent d'après le texte de 1885. Pour l'art. 9 la France accepte la rédaction de l'art. 3 du nouveau projet anglais, telle qu'elle figure à l'annexe de votre rapport du 21 septembre (l) avec l'intercalation d'un alinea ainsi conçu: • ils se réuniront en tout cas une fois par an pour s'assurer que le présent traité est exécuté •. Monsieur Flourens considère cet alinea additionnel comme étant déjà admis par Lord Salisbury. Il déclare d'autre part ignorer encore l'avis de Lord Salisbury au sujet de l'alinea qui figure cependant déjà dans le nouveau projet anglais et qui commence par les mots: • Ils réclameront notamment la suppression, etc. •. L'art. 10 reste comme en 1885. Pour l'art. 11 M. Flourens maintient le texte français de 1885, en nous disant, d'ailleurs que • le Marquis Salisbury n'attache plus la meme importance à laisser à l'Egypte le droit de recourir à d es alliés •. Les articles 12 et suivants restent comme en 1885.

192

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1398. Parigi, 30 settembre 1887, ore 17,35 (per. ore 20,35).

Je n'ai pas perdu de vue un seul jour les deux difficiles questions que V. E. m'a chargé de traiter: celles de nos obligations de chemins de fer et de l'importation de nos produits horticoles en France. Quant à la seconde, elle va naturellement etre mise sur le tapis pendant les pourparlers commerciaux, et il est préférable qu'elle n'ait pas été préjugée jusqu'ici par un refus officiel de rap

15 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. XXI

porter le décret français du seize Juillet. Quant à celle des obligations j'en ai derechef dit un mot avant-hier à M. Rouvier, après la présentation de nos délégués. Sans se prononcer, il m'a dit que tant qu'il n'y avait pas un refus, il y avait de l'espoir. Les objections, comme V. E. le sait, sont très fortes; aussi je me sers de tous les moyens possibles pour faire prévaloir la volonté du Ministre sur les obstacles d'ordre légal.

(l) Cfr. n. 172.

193

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Vienna, l ottobre 1887, ore 17,15 (1).

Kalnoky à qui j'ai communiqué vos dépeches (2), partage votre opinion sur l'utilité de maintenir l'entente entre l'Italie, l'Autriche-Hongrie et l'Angleterre sur les questions orientales et de preparer meme les bases d'une action commune lorsqu'il sera nécessaire, mais il ne pense pas que !es circonstances. actuelles justifient déjà la démarche des trois ambassadeurs, suggérée par

V. E. Il m'a fait ,remarquer que d'un còté la Russie n'est pas sur le point d'entrer en action et que d'autre part les trois puissances n'ont pas à conseiller à la Turquie une action mais seulement la prudence, et l'abstention de tout. engagement séparé. Dès lors, Kalnoky croit que ce qui importe pour le moment c'est de tacher d'établir secrètement entre l'Italie, l'Autriche et l'Angleterre sans en parler au Gouvernement ottoman la base d'une entente assez: étroite pour permettre, lorsqu'il le faudra, de procéder à l'action en donnant. au sultan les garanties indispensables, mais, en tout cas, il juge impossible d'engager une action à Constantinople sans etre assuré d'avance du concoun:· de l'Angleterre. Quant aux nouvelles propositions qui sont en l'air, Kalnoky ne s'en occupe pas. Il attend qu'on !es lui formule et qu'on les lui soumette..

194

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1404. Londra, l ottobre 1887, ore 23,58 (per. ore 6 del 2).

Jusqu'à ce soir le Foreign Office ne connait pas la proposition de la France sur Suez, sous la forme claire et précise du télégramme de V. E.. d'hier (3), mais il en a eu communication sous la forme que j'ai eu l'honneurde reproduire à V. E. dans mon télégramme du 29 soir (4). La substance

des deux communications étant identique, je suis à meme d'affirmer que ce nouveau projet français n'a pas la moindre probabilité d'etre accepté, ni meme discuté. Lord Salisbury a chargé Sous-Secrétaire d'Etat de faire comprendre à l'Ambassade de France qu'il se serait attendu à recevoir une réponse au projet qu'il avait présenté et que ce serait une perte de temps reprendre le projet de Paris; l'Angleterre ayant déclaré à plusieurs reprises ne pouvoir l'approuver. Le Foreign Office fera une communication verbale dans ce sens lundi prochain au Chargé d'affaires de France. Je tiens de bonne source que

M. Flourens se propose de négocier directement avec Salisbury à Dieppe en dehors du Foreign Office mais l'obstacle à l'acceptation des propositions de la France ne vient pas du Foreign Office, mais de l'opinion du Cabinet, du Parlement et du Pays. Je répète qu'apparemment M. Flourens se fait des illusions.

(l) -Il telegramma venne spedito ad Amburgo, ove arrivò alle 18,;36. (2) -Nigra allude ad un dispaccio del 27 settembre (n. 306, serie politica), in cui Crispi: comunicava le istruzioni date a Blanc con telegramma n. 814 del 26 settembre (n. 182). (3) -Cfr. n. 191. (4) -Cfr. n. 190.
195

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1410. Londra, 3 ottobre 1887, ore 23,45 (per. ore 6 del 4).

Ministre d'Espagne a informé le Foreign Office qu'on attend d'un instant à l'autre la mort du Sultan du Maroc, et que le Gouvernement espagnol craint un coup de main de la France, vu la jeunesse du successeur. Ministre d'Espagne a demandé d'urgence avis de Salisbury sur les mesures à prendre pour se prémunir contre un tel événement. J'aurai communication de la réponse de Salisbury dès qu'elle parviendra au Foreign Office, et j'attends aussi demain soir réponse de Sa Seigneurie aux demandes concernantes neutralisation Maroc. Cette réponse sera ensuite communiquée à l'Allemagne et à l'Espagne.

196

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Berlino, 4 ottobre 1887, ore 6,53 (per. Milano ore 7,30).

Le secrétaire d'Etat a écrit de sa propre main une dépeche réservée (l) à la personne de l'Empereur pour prendre les ordres de S. M. relativement à une convention militaire à laquelle le Chancelier est tout aussi favorable

que V. E. Le Comte de Bismarck m'a dit qu'il allait de soi que sur ce point le secret le plus absolu est de rigueur; autrement ce serait mettre en éveil certaines puissances et les pousser à activer leurs propres armements.

(l) Cfr. G.P., cit., vcJ. VI, n. 1291 (Herbert von Bismarck a Guglielmo I, Berlino, 3 ottobre 1887) e per la risposta dell'Imperatore tedesco ivi n. 1292 (H. Bismarck a Solms, segreto, Berlino, 15 ottobre 1887).

197

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4515. Berlino, 4 ottobre 1887.

Un télégramme du Secrétaire d'Etat m'engageait, au nom du Chancelier,

à vous rejoindre à Friedrichsruh, et à anticiper ainsi la bonne chance de

Vous souhaiter en personne la bienvenue dans ma juridiction diplomatique.

J'ai donc eu l'occasion de constater sur piace et d'entendre de la bouche

meme du Prince de Bismarck que cette rencontre, vivement désirée de la part

et d'autre, avait produit dans son esprit l'impression la plus favorable.

Au risque de blesser votre modestie, je consigne ici le jugement qu'il

portait à votre égard.

Le Chevalier Crispi est un homme d'Etat d'une haute intelligence. Il sait ce qu'il veut, expose ses idées avec calme et dignité, avec une grande lucidité et sans jamais sortir des bornes de la modération. Il aborde les affaires par le còté pratique. Chez lui la raison examine, avant que la volonté agisse. Son langage est celui d'un patriote à toute épreuve, et dévoué à la Monarchie si bien représentée par S. M. le Roi d'Italie. Ses convictions lui démontrent les avantages réciproques de l'alliance entre l'Italie et les deux Empires. Le terrain ne pouvait dès lors etre mieux préparé à un échange de vues sur les questions qui intéressent ces Pays, et surtout la paix européenne dont la conservation est le but suprème de leurs efforts. V. E. inspirait une juste confiance; sa personne attirait la sympathie. Aussi les rapports ont-ils été empreints d'une sincère amitié, et a-t-on pu parler à coeur ouvert et sans arrière-pensées. Le Chancelier ajoutait que la visite que Vous aviez bien voulu lui faire, et dont il avait pris en quelque sorte les devants dans l'expression d'un vif désir, sans aller pourtant jusqu'à une invitation formelle car il ne voulait pas préjuger d'emblée les propres convenances d'un collègue,

• !(!ette vJ.,site à e\le seule prouvait que ,cet homme d'Etat ne s'en tient pas seulement aux paroles, mais vise aux faits •.

J'ai répondu que V. E. emporterait, Elle aussi, le meilleur souvenir d'une rencontre qui ne pouvait que resserrer toujours plus les liens qui unissent les deux Nations.

Le Secrétaire l'Etat, que j'ai revu aujourd'hui, me confirmait pleinement les impressions de S. A. Il me disait, à ce propos, que le Chancellier avait été tellement satisfait de votre séjour à sa campagne, qu'il en est résultée une réaction avantageuse à sa santé. Ses douleurs ont cessé • comme par enchantement •. Le Comte de Bismarck, pour autant que sa position lui permettai t

d'énoncer à son tour un jugement, n'hésitait pas à déclarer qu'il partageait sous

tous les rapports celui du Chancelier de l'Empire.

Les journaux les plus intluents de l'Allemagne se plaisent à relever la haute signification du fait meme de l'entrevue dans des termes qui honorent nos deux Pays, et l'homme d'Etat auquel le Roi a confié, outre la Présidence du c;onseil, les deux portefeuilles les plus importants.

Je Vous remercie une fois encore, M. le Ministre, de m'avoir, dans

tous les détails, renseigné sur vos entrevues avec le Chancelier. Vous jugerez

peut-ètre utile de faire rédiger à cet égard un promemoria succinct, pour que

il en reste trace dans les Archives secrets de cette Ambassade.

198

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1415. Pietroburgo, 5 ottobre 1887, ore 16,35 (per. ore 17,45).

Giers affirme aux représentants anglais, autrichien, allemand et à moi, que la question bulgare n'a pas fait un pas vers sa solution. Les discussions avec Ambassadeur de Turquie n'aboutiront à rien, d'après les discours de Giers, qui est convaincu que la Porte ne veut pas se servir des moyens indiqués pour contraindre le prince à quitter la Bulgarie, Giers laisse deviner que la Russie ne s'engage pas en principe contre l'union de la Roumélie Orientale à la Bulgarie. Il laisse la question impréjugée pour pouvoir, le cas échéant, se captiver les Bulgares, en leur faisant comprendre que l'union est due à la Russie. Bref, Giers est très réservé et parait peu confiant.

199

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 641. Londra, 5 ottobre 1887.

Continuo il rapporto del 23 settembre scorso (622, Serie Politica) (1), ed ho l'onore di trasmettere qui unita all'E. V. la traduzione di una lettera (2) che ho ricevuta dal Foreign Office circa la questione della neutralità e dell'integrità del Marocco. Il pensiero del Governo Inglese è che sarebbe imprudente guarentire la neutralità di ur~o Stato le cui istituzioni non danno sicurezza che esso non provochi o giustifichi un atto ostile d'un'altra potenza.

Lord Salisbury si avvisa che, prima di domandare guarentigie, il Sultano do· vrebbe indicare quali riforme si propone introdurre nell'impero. E suggerisce, in modo indiretto, che il miglitor partito sarebbe che il Sultano si obbligasse a non fare nuove cessioni di territorio; e le Potenze ·stipulassero una convenzione di disinteresse.

Una copia di tale lettera è stata partecipata all'Ambasciata di Germania, un'altra alla Legazione di Spagna.

Mi è stata mostrata una postilla di mano di Lord Salisbury sull'argomento di cui si tratta. Essa è del tenore seguente: • Non possiamo concedere alcuna mallevadoria al Marocco per non dover rispondere se un moro bastonerà un altro moro che sia protetto •.

M'è stata promessa una nota sulla materia delle protezioni.

(l) -Cfr. n. 178. (2) -Non pubblicata in quanto riassunta, nei concetti principali, nel rapporto.
200

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATO s. N. Milano, 6 ottobre 1887, ore 9.

Soyez complètement assuré et assurez le prince et le comte de Bismarck que le secret le plus absolu sera gardé aussi de notre còté sur l'affaire dont

V. E. m'a télégraphié avant-hier six heures trentecinq minutes (1).

201

L'INCARICATO D'AFFARI A TANGERI, MAISSA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1421. Tangeri, 6 ottobre 1887, ore 13 (per. ore 18,50).

Un courrier arnve 1c1 hier au soir a porté des nouvelles du Sultan ayant la date du Ier octobre. Elles sont toujours mauvaises, la maladie parait etre la fièvre typhoi:de. A una réunion tenue ce matin par les ministres de France, Espagne, Grande Bretagne et moi (les représentants d'Allemagne et d'Autriche sont en ce moment absents de Tanger) il a été unanimement constaté que si la mort survient, des troubles sont à redouter partout, et que pour pouvoir, le cas échéant, protéger effectivement nos nationaux des villes de la còte de Tanger à Mogador, il convenait d'avoir un batiment de guerre sur différents points et organiser une espèce de protection. Les ministres de France et d'Angleterre télégraphient en ce moment meme à leurs Gouvernements demandant qu'un aviso français et un aviso anglais soient immédiatement envoyés ici. La présence d'un bàtiment de guerre italien me paraitrait aussi très-désirable surtout sous le point de vue politique, et au reste quoique il n'y ait sur la còte et meme

à Tanger que .très peu de nationaux, nous y avons par contre bon nombre de protégés indigènes. Je me permets de rappeler à V. E. à toute bonne fin que les provenances de la Sicile, de la Sardaigne et des còtes du continent, depuis Terracina jusqu'au cap Santa Maria di Leuca, sont 1repoussées des ports du Maroc.

(l) Cfr. n. 196.

202

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., in traduzione, in LV 57, p. 31)

T. 1424. Parigi, 6 ottobre 1887, ore 19,10 (per. ore 21,15).

MM. Luzzatti, Ellena et Branca télégraphient à V. E. ce qui suit: • Notre réunion avec les délégués techniques Français a eu lieu aujourd'hui (1). On a commencé une revue sommaire de notre tarif général. Nous avons constaté que les Français n'étaient point préparés sur les points les plus importants, sur lesquels ils se sont réservés de nous communiquer des demandes que nous soumettrons, à notre retour, à l'examen de notre Gouvernement. Demain continuera et finira probablement ce travail préliminaire. De cette façon les demandes que l'Italie a déjà présentées et les demandes françaises se trouveront en présence, et nous pourrons à notre retour en Italie, donner à notre Gouvernement un aperçu complet de la situation. Notre impression est qu'il ne serait pas difficile de conclure un traité légèrement meilleur que le dernier, mais nous nous sommes aperçus que les dispositions générales du Gouvernement Français sont moins bonnes qu'aux premiers jours. Notre intention serait de partir lundi ou mardi après avoir eu une entrevue avec les Ministres dans l'intention de bien préciser l'état actuel des dispositions sans préjuger en rien les vues de notre Gouvernement; en nous congédiant du Gouvernement Français nous nous proposons de bien constater notre vif désir d'arriver à une entente en faisant toutes les concessions compatibles avec nos intérèts économiques •.

203

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A VIENNA, NIGRA, AL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, A PARIGI, RESSMANN, E A TANGERI, MAISSA.

T. 834. Roma, 7 ottobre 1887, ore 23,59.

Le Chargé d'Affaires d'Angleterre me fait part de la décision prise par son Gouvernement d'envoyer au Maroc deux ou trois navires de guerre. Il nous engage, en mème temps, d'ordre de son Gouvernement à prendre une

mesure analogue en vue des éventualités qui pourraient se produire dans le pays et pour la protection des nationaux respecti:lis.

J'ai répondu au Chargé d'Affaires que depuis hier l'ordre de partir pour les eaux marocaines avait été donné à deux de nos cuirassés et que soit notre Chargé d'Affaires à Tanger, soit le Commandant Supérieur des deux navires avaient instruction de se concerter, pour l'accomplissement de leur mission. avec les collègues d'Angleterre et d'Espagne.

(l) Luzzatti, Ellena e Branca erano giunti a Parigi il 28 settembre (LV 57, p. 29).

204

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 255. Vienna, 7 ottobre 1887.

Avendo avuto l'onore d'essere ricevuto oggi dal Ministro Imperiale e Reale degli Affari Esteri, S. E. mi disse che ei si rallegrava invero molto del convegno che V. E. aveva avuto con S. A. il Principe di Bismarck a Friedrichsruh e che si felicitava specialmente dei risultati che il medesimo non avrebbe mancato di avere nell'interesse della pace generale d'Europa. Nel corso del colloquio, il Conte Kainoky accennò incidentalmente alle voci sparse ad artifizio da certi giornali francesi e russi allo scopo di far credere all'esistenza di pretese intelligenze che, secondo la loro asserzione, sarebbero state prese in quel convegno in vista di compensi da accordarsi, qualora determinati eventi fossero per verificarsi in Oriente. A tale proposito, S. E. osservò che queste wdi potrebbero forse venir sfruttate per malevolenza di fronte al Sultano e far nascere nel di lui animo, alquanto corrivo di sua natura ad adombrarsi, dei sospetti che, ove realmente si verificassero, sarebbe conveniente di dissipare ed aggiunse che non dubitava che, all'evenienza, l'E. V. si adopererebbe in tal senso a Costantinopoli.

Ebbi cura di rendere informata di quanto precede l'E. V. col mio telegramma in data d'oggi (1).

Non solo in questi circoli politici, ma anche in tutta la stampa austriaca il convegno dell'E. V. col Principe di Bismarck fece la più viva impressione e viene commentato colla maggiore soddisfazione e considerato quale un fatto della più alta importanza dal punto di vista della politica europea. In generale tutti i giornali scorgono in esso il consolidamento delle intime relazioni già esistenti tra l'Italia e i due Imperi centrali e quindi l'assicurazione che la pace non sarà per essere turbata. Tra i periodici però che si occupano di quel convegno merita speciale attenzione il Fremden Blatt, il quale consacra a tale avvenimento nel suo numero del 5 corrente un articolo di fondo, che credo dover segnalare all'E. V., in vista dei rapporti che questo giornale ha col Ministero I. e R. degli Affari Esteri.

In detto articolo si dichiara che il Conte Kalnoky può scorgere con viva soddisfazione nella visita di V. E. a Friedrichsruh la realizzazione delle speranze relative all'Italia, di cui esso parlò il 14 novembre scorso nella sua esposizione davanti la Commissione della Delegazione Ungherese, speranze che trovarono eco nelle dichiarazioni fatte più tardi dagli uomini di Stato Italiani. Esso accenna poscia alle allegazioni di certi giornali esteri, secondo le quali il viaggio dell'E. V. avrebbe avuto in mira di discutere la questione romana ed i compensi da accordarsi all'Italia in seguito all'eventuale avanzarsi dell'Austria-Ungheria verso Salonicco. Dopo aver tacciato tali allegazioni di pure invenzioni, pubblicate ad un fine facile ad indovinarsi, questo periodico dichiara che • l'Austria-Ungheria non ha altro scopo che lo sviluppo autonomo degli Stati balcanici sopra le basi di trattati esistenti e che essa non si sente alcuna inclinazione per le avventure •.

(l) Non pubblicato.

205

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

T. 838. Roma, 8 ottobre 1887, ore 22.

Le Chargé d'Affaires de France m'ayant interrogé sur ma visite au Prince de Bismarck je lui ai dit que nos entretiens n'avaient eu pour sujet que le maintien de la paix, qui est le but de la politique du Gouvernement du Roi et qui devrait l'etre également du Gouvernement français. M. Gérard, m'ayant demandé s'il pouvait faire part à M. Flourens de mon affirmation, je lui ai répondu que je n'y avais aucune objection. Vous pouvez, à l'occasion, tenir le meme langage avec les Ministres français (1).

206

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA MARINA, BRIN

N. CONFIDENZIALE 57. Roma, 8 ottobre 1887.

Ringrazio V. E. di avermi comunicato, con Nota riservata in data di jeri,

n. 393, Div. I, Segretariato Generale (2), le disposizioni prese, in seguito al mio telegramma del 6 (2), per l'immediato invio di due navi della nostra marina da guerra nelle acque del Marocco.

L'E. V. mi ha pur fatto conoscere, in via officiosa, che delle due corazzate destinate a codesta missione (entrate a Venezia in questo momento),

(Gérard a Flourens, n. 143 confidenziale, Roma, 8 ottobre 1887, ore 12,50, e n. LXIII confidenziale, Roma, 9 ottobre 1887).

l'una, l'· Affondatore •, muoverebbe oggi stesso, e l'altra, la • Castelfidardo •, nella giornata di lunedì. Procederebbero direttamente fino a Gibilterra, toc.cando solo nel tragitto Brindisi per rifornirsi di carbone. Sono entrambe .comandate da Capitani di vascel,lo, dei quali l'uno il Cav. Romano, avente .circa sei anni di grado, assumerebbe, a termini delle vigenti discipline, il :eomando superiore della Divisione.

Dell'invio delle due corazzate ho dato tosto avviso telegrafico al R. Incaricato d'Affari in Tangeri. Per le istruzioni sostanziali, a cui il Comandante della Divisione dovrebbe attenersi, mi riferisco alle intelligenze verbalmente scambiate, e che qui rias

sumo.

In previsione della morte del Sultano del Marocco (che secondo taluna notizia, sarebbe già avvenuta), sono da temersi nell'Impero torbidi interni per contrasti circa l'ordine di successione, e anche complicazioni d'ordine internazionale per effetto di aspirazioni e disegni d'altra Potenza.

Il Comandante della Divisione deve quindi, di concerto col R. Incaricato d'Affari in Tangeri, stare in vigile osservazione degli avvenimenti, e provvedere altresì eventualmente alla tutela dei nostri nazionali e protetti nell'Impero. Pochi sono i nazionali; sono invece abbastanza numerosi i protetti, segnatamente lungo la costa dell'Atlantico. Salvo, quindi, che sortino considerazioni d'ordine nautico, oppure dalla situazione politica emergano altri consigli, gioverebbe che, delle due navi, l'una rimanesse a Tangeri a disposizione della R. Legazione, e l'altra procedesse ad incrociare sulla costa atlantica.

I nostri interessi nel Marocco hanno grande affinità con quelli dell'Inghilterra; d'altra parte, il nostro atteggiamento deve, per considerazioni d'ordine più generale, spiegarsi in forma particolarmente benevola verso la Spagna. Converrà, in conseguenza, che il Comandante Superiore della Divisione cerchi di mettersi e di tenersi d'accordo coi Comandanti delle forze navali di Inghilterra e di Spagna, che si trovassero in quelle acque, segnatamente col primo.

Il R. Incaricato d'Affari a Tangeri ha identiche istruzioni. Mi sarà grato dall'E. V. un cenno di consentimento e di conferma circa le avvertenze contenute nella presente nota.

(l) Per il resoconto dell'incontro si veda D.D.F., cit., vol. Vl, n. 619 e vol. VI bis, n. 59

(2) Non pubblicato.

207

IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 884. Atene, 9 ottobre 1887.

Ieri l'altro il Signor Dragoumis leggevami parecchi telegrammi provenienti

da varii Rappresentanti di Grecia all'Estero, relativi tutti al recente viaggio

dell'E. V. a Friedrichsruh.

Questi messaggi sono concordi nell'affermare lo scopo essenzialmente pa

cifico della di lei visita al Principe Cancelliere, ma non tralasciano dal soggiun

gere: que la Bulgarie, la Macédoine et l'Albanie ont fait, en grande partie, les

jrais de la conversation entre les deux hommes d'Etat.

Le informazioni, segnatamente, del Signor Papparigopoulos accennano ad una intesa che sarebbe seguita in ordine a quest'ultima regione qualora si avverassero talune contingenze; ma il Rappresentante Elleno si affretta ad affermare non credere egli ad ogni modo ad aspirazioni italiane su quella provinch ottomana.

Il Signor Dragoumis esprimevami lo stesso convincimento basandosi sulla assoluta astensione nostra dalla propaganda che, a suo dire, si va facendo colà e ripetendo le dichiarazioni in questo senso già fatte pervenire all'E. V. per mezzo mio e del Signor Papparigopoulos; e soggiungeva essere altresì persuaso che l'azione eventuale dell'Italia rispetto all'Albania si eserciterebbe al solo fine di escluderne l'Austria, la cui preponderante influenza nell'Adriatico e nell'Egeo non potrebbe essere aumentata senza scapito nostro.

Non ho d'uopo dire come io mi sia limitato ad ascoltare il Signor Ministro e ringraziarlo per le comunicazioni dei surriferiti telegrammi, astenendomi accuratamente da qualsiasi apprezzamento, memore come sono dei concetti espressi dall'E. V. nei dispacci indirizzati al R. Ambasciatore in Costantinopoli (documenti diplomatici 2091 bis e 2091 ter serie LXXVI) (1). E lo stesso riserbo continuerò ad avere per guida sempre che abbia da cadere in acconcio con questi governanti il delicato argomento della eventuale ricostituzione di ciò che rimane ancora in Europa dell'Impero Ottomano.

P. S. -Il Signor Dragoumis confidavami ieri d'essere stato interrogato premurosamente dall'Inviato Francese circa le viste dell'Italia sull'Albania: da parte mia lo stesso riserbo (2).

208

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 373. Pietroburgo, 9 ottobre 1887.

Da parecchi giorni la stampa russa si occupa diffusamente del convegno di

V. E. col Principe Bismarck.

Ho l'onore d'inviare all'E. V., a titolo d'informazione, il sunto degli .articoli dei giornali i più conosciuti di questo Impero, i quali trattano di tale argomento. Il loro linguaggio provocante, indegno di giornali d'un gran Stato, toglie loro ogni importanza.

Il convegno di Friedrichsruh non piace alla Russia perchè prova l'unione dell'Italia alla Germania ed all'Austria, appoggiata dall'Inghilterra, e questa unione le impedisce di mettere in esecuzione i suoi progetti di conquista. L'esistenza di questi progetti è svelata dall'indignazione della stampa, eco dell'opinione pubblica, contro l'alleanza delle tre Potenze interessate a mantenere la pace e l'equilibrio europeo, che in questo momento solamente la Russia e la

Francia avrebbero velleità di rompere, finora però non consenzienti nè l'Imperatore nè il Governo imperiale.

Si capirebbe che, da questo punto di vista, i Russi non approvino la nostra unione alla Germania, Austria ed Inghilterra, ma non si capiscono il disprezzo e le insolenze all'indirizzo dell'Italia contenute nei fogli quotidiani.

Come è vero il proverbio che chi disprezza compera, così è certo che mai come oggi la pubblica opinione in Russia ha dimostrato di tenere l'Italia in gran conto.

Il Nuovo tempo considera la visita di V. E. a Bismarck come avente lo scopo d'aumentare l'importanza dell'Italia nei consigli internazionali, cosa per la quale, come dice il suddetto giornale, vale la pena di esporsi allo smacco d'un tentativo diplomatico; e l'ingerimento progettato dall'Italia nella quistione bulgara deve fatalmente finire in uno smacco, giacchè il progetto che l'Italia tiene in serbo, deve assicurare la supremazia degli interessi austriaci nella penisola balcanica, ed il Governo russo non vi darà mai il suo consenso.

• L'Europa deve a qualunque costo ottenere il ristabilimento dello statu quo ante, e se essa non può o non vuole ottenerlo, noi ci proclameremo affrancati dalle obbligazioni che solamente noi non abbiamo trasgredite finora, ed il Sig. Crispi non riuscirà più che gli altri a farci rinunciare a questo modo di vedere •.

In un altro articolo il Nuovo tempo tende a dimostrare che la Russia non può che rallegrarsi del convegno di Friedrichsruh perchè esso scoperse il giuoco di Bismarck, il quale era riuscito in questi ultimi tempi a fare accreditare in Russia la voce che la Germania volesse avvicinarsi ad essa, e questa credenza teneva le mani legate alla Russia, imbarazzata dall'attitudine in apparenza benevola della Germania. • Val meglio un nemico dichiarato che un falso amico •. Secondo il suddetto giornale la nuova triplice alleanza non spaventa la Russia che in caso di bisogno può opporle una combinazione tale da impedire alla triplice alleanza di conseguire i suoi scopi. Questa combinazione sarebbe l'alleanza della Russia colla Francia, colla Rumania, colla Serbia e colla Grecia minacciate dal gravissimo pericolo d'una supremazia austro-ungarica, e colla Danimarca.

Dopo ciò il Nuovo tempo conchiude colle seguenti parole: • Il Signor Crispi ha dunque reso senza dubitarne, un immenso servizio alla Russia distruggendo l'ultimo ostacolo che impedivale di avanzare nella via di politica nazionale nella quale essa si era messa due anni fa. Ogni buon russo deve dunque ringraziare il Ministro Italiano invece d'avergliene a male •.

La Gazzetta russa di Pietroburgo cerca i motivi del recente accordo tra l'Italia e la Germania nelle molteplici aspirazioni dell'Italia che vuol stendersi sul mar Adriatico e sul mar Mediterraneo occupando l'Albania, la Tripolitania e parte dell'Egitto; dell'Austria-Ungheria che vuol dominare la penisola balcanica avanzandosi fino al mar Egeo ed al mar Nero; ed infine della Germania che vuol raffermare le sue conquiste del 1870.

• Questi sono gli scopi che si dissimulano sotto la famosa lega di pace, in grazia di cui i partecipanti sperano di intimorire gli altri ed estorcere loro delle concessioni •.

Il suddetto giornale continuando tende dimostrare che in apparenza questa triplice alleanza può imporre alla rimanente Europa, ma calcolando che essa riposa in parte sull'incapacità, suLla disorganizzazione finanziaria, sulle lotte interne di nazionalità dell'Austria-Ungheria, e dall'altra sulla debolezza politica dell'Italia messa a scoperto dall'impresa tragi-comica d'una spedizione in Abissinia, essa non incute timore, e non devesi permettere, tenuto conto di tutti i difetti, specialmente all'Italia, attribuiti dal foglio russo che gli alleati ottengano a buon mercato gli scopi che si sono prefissi. Esso termina dicendo che già si .conosceva l'esistenza della triplice alleanza e che quindi il convegno di Friedrichsruh • non ha mostrato di nuovo che un apparato italiano di poca importanza •.

La Gazzetta di Mosca crede che V. E. vuole seguire l'esempio dato dal

Conte di Cavour colla spedizione di Crimea per rilevare la situazione allora de'l

Regno di Sardegna in Europa e prosegue: • oggi, come allora, mentreché la sua

disorganizzazione economica, i suoi smacchi coloniali dovrebbero consigliarla

di star tranquilla, l'Italia sogna d'intraprendere una politica anti-russa di cui

H cinismo supera quello della politica austro-ungarica, e non è affatto in armo

nia colla sua debolezza •.

La suddetta gazzetta giustifica Cavour che per la sua politica anti-russa

aveva la promessa d'una grande ricompensa, mentre l'E. V. non può aspettarsi

nessun compenso da essa, non essendo l'Austria disposta a cedere all'Italia Trie

ste e Trento senonché allorquando abbia trovato il suo compenso in Salonicco,

• e non è il Governo Italiano, così scrive la Gazzetta di Mosca, che sarà in stato di farglielo avere •.

Sempre secondo il foglio in parola, l'E. V. sarebbe andata da Bismarck per indurlo a favoreggiare l'acquisto della Tripolitania per poter con esso far accettare all'Italia la rinuncia alla difficile spedizione Abissinese. Con queste parole finisce l'articolo: • Così la residenza del Pope di Bismarck è diventata il centro del vasto piano che tende a combinare insieme gli interessi dell'AustriaUngheria, dell'Italia e dell'Inghilterra, la quale certamente deve simpatizzare al più alto grado con tutto ciò che ha per scopo di spaventare la Russia. Ma questo scopo, che è quello della coalizione antirussa, non sarà raggiunto; e né direttamente nè indirettamente il Signor Crispi non potrebbe influire sulla soluzione della quistione d'Oriente, di cui tutti i fili sono nelle mani della Russia. Se lo stesso principe Bismarck non è riuscito a conciliare gli interessi russi ed austriaci, questa impresa deve ancor meno riuscire al Signor Crispi. Gli interessi della Russia nella quistione bulgara sono talmente legali, semplici e determinati che non si potrebbe pensare ad alcuna concessione da parte sua. Il nuovo compito del Signor Crispi non può dunque avere per conseguenza che l'aggiornamento di tale quistione, ma ciò poco importa alla Russia, e la quistione ·bulgara non sarà risoluta né prima né dopo che la Russia lo giudicherà a pro

posito.

La Novosti propugna la necessità di conchiudere un'alleanza tra la Russia e la Francia raggruppando intorno a questa alleanza la Danimarca, l'Olanda, il Belgio, la Serbia, la Grecia per formare una coalizione assai potente per assicurare la integrità territoriale degli uni e difendere gli interessi essenziali degli

altri, e constata che le potenze ammesse nella lega di pace fanno una pol> tica aggressiva, mentre le altre sono ridotte alla difensiva, e le piccole tra queste ultime tremano per la loro esistenza. La politica offensiva dell'Italia, sempre ben inteso a quanto afferma la Novosti, si è dimostrata subito dopo il convegno di Friedrichsruh, avendo il Governo Italiano, visibilmente incoraggiato nella sua condotta dall'appoggio eventuale della Germania, inviato forze militari nel Marocco, mentre invece la Francia e la Spagna, che hanno già versato molto sangue per stabilire la loro influenza nel Marocco, non osano farlo temendo di provocare rivalità internazionali. (Non è possibile mentire più spudoratamente, per ingannare la buona fede dei lettori).

Lo Svet pretende di non stupirsi di vedere l'Italia schierarsi tra gli avversari della Russia, giacchè il suo accecamento la spinge a trovare una analogia tra la sua propria origine rivoluzionaria ed il movimento bulgaro attuale. Ma nello stesso tempo prende nota del malcontento che ha provocato nella stessa Italia il viaggio in Germania dell'E. V., e da ciò il giornale conchiude che l'accecamento non è generale tra gU Italiani.

Non so dove il suddetto foglio attinga le notizie della patria nostra, giacchè tutti i giornali italiani, tranne uno o due, si compiacciono vivamente del convegno dell'E. V. col Principe Bismarck, pel quale l'Italia si afferma con maggior importanza nel concerto europeo.

In mezzo a tante voci spiacevoli non si è fatta sentire quella del Journal de Saint Pétersbourg organo ufficioso di questo Ministero degli Esteri. Esso si limitò a riprodurre poche linee narrative di qualche giornale tedesco senza aggiungervi commenti suoi.

Gli eccessi ed il furore della stampa russa servono a definire il valore e l'importanza del convegno meglio assai che una eloquente apologia.

(l) -Cfr. nn. 57 e 58. (2) -ll 14 dello stesso mese Crispi rispondeva approvando il riserbo tenuto.
209

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 10 ottobre 1887.

L'Ambassadeur de S. M. à Constantinople m'informe que depuis l'entrevue du Comte Kalnoky avec le Prince de Bismarck, White et Calice se renferment dans une extrème réserve, au point de ne vouloir ètre cités à propos de projets quelconques, politiques ou financiers, relatifs à une action à trois. L'un et l'autre craignent que la politique des compensations ne prévaille et se défient un peu de Radowitz qui, tout en continuant à les encourager à une action à trois, évite soigneusement de se compromettre avec le Sultan qu'il a, seui entre les ambassadeurs des quatre Puissances, le privilège de voir.

Il est superflu de dire que nous avons la plus entière confiance dans le Cabinet de Berlin, qui est certainement sincère dans son désir que notre groupe continue à exercer une action apte à contrebalancer les agissements de la Russie· à Constantinople. Je ne pense cependant pas que l'attitude de Radowitz soit de nature à favoriser notre influence. Une réserve outrée de sa part est meme faite pour nous nuire dans l'esprit du Sultan, aux yeux de qui l'Allemagne ne· se tiendrait pas seulement en arrière de notre groupe, comme elle en a l'intention, mais à l'écart et à distance. Cela étant, je croirais utile à notre action que, sans se départir du système que l'Allemagne a cru bon d'adopter, le Cabinet de Berlin donnat à Radowitz instruction: l) de dissiper les présomptions qui, d'après nos renseignements, hauteraient l'esprit du Sultan depuis ma visite à Friedrichsruh, où Sa Hautesse s'imagine que l'Italie a demandé je ne sais, quelles compensations territoriales à ses dépens. Une dénégation précise et formelle de la part de Radowitz pourrait, en chassant des suspicions sans fondement, amener le Sultan à nous écouter avec plus de confiance; 2) de faire entendre au Sultan que l'abstention de l'Allemagne n'implique pas le moins du. monde un désaccord avec notre groupe, ni une désapprobation de nos démarches. Il serait meme à désirer que Radowitz fut autorisé à éelairer le Sultan sur le désintéressement et l'amitié exempte d'arrière-pensées des trois puissances. Enfin, puisque cet Ambassadeur a conservé accès auprès du Souverain, il devrait, me semble-t-il, dans l'intérèt de l'action que nous devons exercer, inviter· le Sultan, à recevoir nos Ambassadeurs en lui faisant entrevoir les inconvénients et les dangers mème auxquels il pourrait s'exposer par un isolement voulu et systématique à leur égard. Veuillez parler en ce sens au Secrétaire d'Etat et me faire connaitre au plutòt sa réponse.

210

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1454. Tempia, 10 ottobre 1887, ore 23,20 (per. ore 1,30 dell'11)-

Diverses indications de Berlin, de Vienne et de Londres annoncent à mes collègues la grande et heureuse importance de l'entrevue de V. E. avec le Prince· de Bismarck.

La Porte en est très impressionnée, mais le Grand Visir dit que le Sultan est. toujours frappé des menaces russes, qui redoublent. Un télégramme Havas qui annonce, d'après les journaux russes, la rupture avec l'Allemagne, l'entente avec la France et des dangers sérieux pour les Balkans, a surtout bouleversé l'esprit du Sultan troublé d'ailleurs de nouveau par des querelles de harem.

17T

211

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1457. Madrid, 10 ottobre 1887, ore 21,30 (per. ore 10,45 dell'11).

Je remercie V. E. de ses télégrammes chiffrés (l) qui confirment les renseignements que l'on reçoit ici, sans que ces derniers offrent la moindre nouveauté. Cependant je dois signaler aujourd'hui un fait important à V. E.: le Chargé d'Affaires de France a été chargé de proposer à Moret une entente pour agir d'accord dans les affaires du Maroc. Je n'ai pu parler à Moret qui devait avoir aujourd'hui un second entretien avec ce diplomate.

J'ai obtenu une audience pour demain et je serai mis exactement au courant des ouvertures françaises lesquelles parait-il n'ont eu, jusqu'à présent, que caractère général, et assez vague. Tout en leur faisant l'accueil de rigueur en pareille circonstance, je puis vous assurer que M. Moret n'entend nullement se départir de la ligne de conduite qui lui est tracée par des engagements auxquels il tient plus que jamais. A ce propos je suis heureux de faire connaitre à V. E. que le ministre d'Espagne à Berlin a communiqué ici de la part du comte de Bismarck que dans la récente entrevue de Friedrichsruh, il avait été question aussi du Maroc. En tombant d'accord avec le Chancelier Impérlal sur la politique à suivre dans le sens le plus favorable à l'Espagne dont V. E. avait chaleureusement soutenu les intérèts, Moret en me confiant ce qui précf>de m'a exprimé la vive satisfaction qu'il en éprouve.

212

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. 442/443. Roma, 10 ottobre 1887.

L'Ambasciatore di Germania mi ha confidato che il conte di Bismarck aveva colto l'occasione di un suo recente colloquio coll'incaricato d'affari d'Inghilterra per accennargli quanto fosse importante, nel comune interesse, che l'Italia non trovisi ·Costretta dalla sua impresa d'Abissinia, che per essa implica una questione d'onore, a distrarre soverchie sue forze. Il conte di Bismarck presumeva che l'Italia ottenendo giusta riparazione, sarebbe contenta di risparmiarsi una spedizione sull'altipiano etiopico, al quale intento poteva giovare l'Inghilterra, sia esercitando direttamente la sua influenza sul Negus, sia rendendo più efficace il blocco italiano chiudendo le vie anche dalla parte del

l'Egitto. L'incaricato d'affari britannico prometteva di riferire questo concetto del segretario di Stato a Lord Salisbury, che certo lo avrebbe accolto e tradotto in atto.

Di questa amichevole ed affatto spontanea iniziativa del gabinetto di Berlino desidero pigliare nota nel mio carteggio con codesta Ambasciata, sia per informazione di Lei sia anche perchè è sintomo del reciproco atteggiamento fra i tre Governi.

(l) In data 3 ottobre (ore 22,20 e ore 23,50) Crispi comunicava a Madrid e alle ambasciate a Parigi, Vienna, Londra e Berlino due telegrammi (8 ottobre, ore 12,05, per. ore 15,35, e ore 20,10, per. ore 22,40) dell'incaricato d'affari a Tangeri, Maissa, annuncianti un sensibile miglioramento della salute del Sultano.

213

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 647. Londra, 10 ottobre 1887.

Ho l'onore di confermare il telegramma del 6 corrente (1), con cui ebbi cura di dar notizia all'E. V. che, il giorno susseguente, Ella riceverebbe dall'Incaricato d'Affari d'Inghilterra partecipazione d'una circolare circa la decisione presa dal Governo della Regina d'inviare al Marocco due o tre navi da guerra per proteggere i sudditi Britannici, colà residenti, in caso di sommossa cagionata dalla morte del Sultano. Colla stessa circolare il Governo della Regina invitava il Governo del Re, come pure i Governi di Germania, di Francia e di Spagna a pigliare provvedimenti allo stesso fine. Feci noto oltre a ciò all'E. V., in conformità delle notizie ottenute al Foreign Office, che in una riunione dei rappresentanti delle Potenze a Tangeri era stato convenuto che ciascuno di essi

dovesse far richiesta al proprio Governo d'inviare una o più navi da guerra nelle acque del Marocco.

Ho l'onore ora di aggiungere che lo stesso giorno indagai il pensiero del Foreign Office circa il grado d'importanza che il Governo della Regina ascriveva alla quistione del Marocco. Mi fu risposto che l'Inghilterra era risoluta a mantenere lo statu qua in quell'impero e ad opporsi a qualsiasi mutamento che alterasse la presente preponderanza delle potenze nel Mediterraneo. L'Inghilterra, mi fu soggiunto, aveva inoltre speciale interesse ad impedire che Tangeri non cadesse in mano della Francia o della Spagna, per cagione del presidio di Gibilterra, il quale, fra le altre cose, otteneva da Tangeri ogni sua vettovaglia. Era di molta importanza all'Inghilterra che il Marocco rimanesse indipendente. A tal fine era mestieri che esso fosse bene amministrato. Il Governo della Regina desiderava vi fossero introdotte riforme confa·centi all'indole dei tempi, e che fossero rotte le barriere che avevano fatto acquistare a quell'impero l'appellativo di • Cina delL'Occidente •.

16 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. XXI

(l) Non pubblicato.

214

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 11 ottobre 1887.

Je me réfère à Votre télégramme de hier au soir (1). Le Gouvemement français n'a aucun motif de se méfier et mème de se préoccuper de mon voyage à Friedrichsruh. Notre amitié avec l'Allemagne n'exclut pas celle avec la France,. si la France, comme nous, camme l'Allemagne, comme l'Autriche-Hongrie,. comme l'Angleterre, désire le maintien de la paix et y consacre ses efforts. Du reste, mes relations personnelles et intimes avec le Prince de Bismarck sont connues depuis longtemps. Vous devriez vous rappeler qu'en 1877, M. Gambetta m'avait chargé d'une mission dans l'intérèt de la France auprès du Chancelier allemand. Le jour ne tardera pas où M. Rouvier puisse se persuaderde nos bonnes intentions; peut-etre aussi je pourrai alors rendre quelque service à son pays, si réellement la France attache au maintien de la paix le prix que nous y attachons. En attendant, je vous prie de remercier M. Rouvier· des déclarations amicales qu'il vous a faites à notre égard. Assurez-le qu'il peut compter sur toute ma coopération à fin que les négociations pour le traité de commerce aboutissent à un résultat prompt et satisfaisant. La réussite de· ces négociations dépendra de la bonne volonté de nos voisins, non pas de la n6tre, qui ne pourrait ètre meilleure.

215

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(MCR -Carte Crispi -666, 3, l)

L. P. RISERVATA S. N. Berlino, 11 ottobre 1887.

Je me réfère à mon télégramme de ce jour (1).

Le Marquis de Salisbury a montré beaucoup d'empressement à accueillir les. ouvertures secrètes du Secrétaire d'Etat au sujet de de l'Abyssinie. Sa Seigneurie a télégraphié directement de Dieppe au Chargé d'affaires britannique près cette Cour, en annonçant de s'ètre déjà mise en rapport avec Sir Evelyn Baring, Ministre plénipotentiaire au Caire. Le meilleur moyen d'entrer en matière d'après l'avis du Chef du Foreign Office, serait que M. Portai, Secrétaire de Légation de la Reine en Egypte, fU.t envoyé en Abyssinie; mais il devrait ètre entendu qu'en cas d'insuccès de la mission, nous ne commencerions pas. les hostilités avant son retour. Autrement sa personne serait exposée à de graves.

dangers. Ce Secrétaire de Légation se rendrait auprès du Négus sous le prétexte d'arrangements concernant l'Egypte. Il conviendrait qu'il fut accompagné par un de nos interpretes, car les meilleurs se trouvent chez nous. Le vapeur quittant Suez le 20 octobre, il n'y aurait pas de temps à perdre pour concerter toute chose et prendre les dispositions nécessaires.

Aussi Lord Salisbury exprime-t-il le désir de recevoir le plus tòt possible une réponse aux trois questions suivantes:

l) Quelle est la limite la plus restreinte de nos demandes à l'Abyssinie?

2) Serions-nous prèts, en échange de la cession de Saati, à conclure avec l'Abyssinie un traité favorable de commerce? 3) Le Gouvernement du Roi s'engagerait-il à ne pas faire des annexions ultérieures sur le territoire Abyssinien?

Le Comte de Bismarck vient de me communiquer ces détails en ajoutant que vu les • exigences parlementaires • il ne serait guères possible au Gouvernement Anglais d'aller jusqu'aux menaces pour amener le Négus à composition. Mais le Cabinet de Berlin serait heureux si la voie qu'il nous avait ouverte à Londres pouvait aboutir à une base d'arrangement à discuter entre nous et l'Angleterre.

Après avoir anticipé les remerciments de V. E., j'ai répondu qu'à défaut de Vos directions je m'abstenais de préjuger Votre manière de voir, surtout à l'égard de la deuxième question. Jusqu'ici j'avais toujours cru que Saati n'appartenait pas au territoire de l'Abyssinie. Dans ce cas, il ne pourrait s'agir d'envisager la cession de cette localité camme un équivalent quelconque, entre autres d'un traité de commerce avantageux. Je me bornerais donc à Vous rapporter purement et simplement les idées et interpellations ci-dessus mentionnées.

Le Comte de Bismarck faisait l'observation que dans nos pourparlers ultérieurs, maintenant que la voie est frayée, nous parviendrons avec l'Angleterre à un accord dont elle a pris les devants. A Londres, comme à Berlin, on souhaite de toute manière que l'ltalie obtienne une satisfaction qui lui laisse les coudées plus franches dans son concours au maintien de la paix générale.

Tout en manifestant un bon vouloir à s'entremettre entre nous et l'Abys

sinie, le Marquis de Salisbury -V. E. l'aura remarqué -laisse deviner par

les questions qu'il nous pose que son appui n'irait pas meme aussi loin que les

suggestions faites de prime abord de Berlin. Il ne nous offrirait qu'un mi

nimum. Le Gouvernement du Roi saura aviser pour le mieux de notre dignité

et de nos intérets en jeu dans cette malencontreuse entreprise qui nous crée tant

d'embarras, de soucis, de dépenses, et dont les avantages sont lointains et très

problématiques.

Quoiqu'il en soit, comme il y a urgence, Vous jugerez peut-ètre à propos,

M. le Ministre, de chiffrer des instructions secrètes au Comte Corti, en l'autorisant mème à se rendre à Dieppe pour conférer avec Lord Salisbury dans le cas où Sa Seigneurie, attendue à Londres le 15 octobre, devrait retarder son arrivée.

Je prie V. E. de me charger par un télégramme de témoigner au Secrétaire d'Etat nostre reconnaissance pour ses bons offices dans cette question.

(l) Non pubblicato.

216

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO 4520. Berlino, 11 ottobre 1887.

Je viens de parler au Secrétaire d'Etat dans le sens du télégramme de

V. E. de la nuit dernière (1).

l. Vous teniez à ce que le Cabinet de Berlin s'emploie à dissiper les soupçons qui hanteraient l'esprit du Sultan, surtout depuis votre visite à Friedrichsruh, où S. M. s'imagine que vous avez demandé des compensations territoriales a ses dépens. Le Comte de Bismarck m'a dit qu'il avait prévenu votre désir en adressant hier à M. de Radowitz des instructions visant à ·combattre et à détruire de semblables suspicions.

2. Vous attachiez du prix à ce que l'on sache à Constantinople que l'attitude de l'Allemagne ne signifie en aucune sorte un désaccord avec le groupe Italo-Austro-Anglais, ni une désapprobation de ses démarches. II va etre télégraphié à cet effet à l'Ambassadeur lmpérial.

II lui sera aussi communiqué ce que V. E. me mande au sujet des empechements que d'autres Ambassadeurs rencontrent à s'aboucher avec le Sultan, afin que ce diplomate avise pour le mieux. Mais c'est là une affaire assez délicate sur la quelle il conviendra de bien réflechir pour y donner suite sans froisser ce souverain misanthrope. M. de Radowitz a l'ordre forme! de déclarer que l'attitude de l'Allemagne, dans une question camme l'affaire bulgare qui ne l'intéresse qu'au point de vue de la paix européenne, n'implique nullement une divergence avec la ligue des trois Puissances maritimes. Il est autorisé à ajouter que depuis que le Cabinet de St. Pétersbourg laisse libre carrière à la presse et meme à un Grand Due (incldent du toast récemment prononcé à bord du navire • Uruguay • par le Grand Due Nicolas Michailowitsch) (2), le Cabinet de Berlin ne se sent plus appelé à marquer le meme empressement que par le passé à appuyer les demandes de la Russie (3).

Ces instructions prouvent assez que l'Allemagne commence à se lasser d'une politique de ménagements dont la Russie la récompense si mal. Le Sultan sera assez intelligent pour comprendre que le Cabinet de Berlin n'a plus la meme confiance en la Russie, et que notre groupe ne peut qu'en profiter et s'affirmer davantage.

Autre information qui me parvient indirectement. La crédulité du Sultan est aussi exploitée au détriment de l'Allemagne. Une copie des dépeches adressées au Général de Schweinitz et dans les quelles se trouvent maintes phrases aigre-douces à l'endroit de la Russie, a été transmise à M. de Radowitz pour que, preuve en mains, il puisse repousser les accusations et rétablir l'entière vérité. Il semble que dès lors ce diplomate n'aura plus de motif de se renfermer dans une réserve outrée.

(l) -Cfr. n. 209. (2) -Cfr. n. 219. (3) -Cfr. G.P., cit., vol. V, n. 1120 (annotazione marginale del principe di Bismarck).
217

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 57, pp. 31-32)

R. 973. Parigi, 11 ottobre 1887.

I delegati per le preliminari trattative commerciali, Signori * Commissari *(l) Ellena, Luzzatti e Branca, partirono ieri sera da Parigi per ritornare in Italia, come ebbi l'onore d'annunziarlo telegraficamente all'E. V. Essi giudicarono superfluo di prolungare il loro soggiorno a Parigi, giacchè, dovendo in ogni caso trovarsi in Roma il 16 corrente per cominciarvi le trattative ufficiali coi negoziatori austriaci, una maggior permanenza di due o tre giorni non sarebbe bastata per chiarir meglio la situazione rispetto al governo francese che sopra alcuni articoli importantissimi, in ispecie sulle sete e sulle lane, non si trovava ancora in grado di formulare le sue domande. Fu dunque inteso che queste domande sarebbero in appresso notificate al R. Governo per mezzo dell'Incaricato d'Affari di Francia a Roma, e che il negoziato preliminare si continuerebbe per mezzo della corrispondenza diplomatica. * Intanto, affinchè la partenza dei delegati italiani non potesse dare luogo ad interpretazioni malevoli ed essere considerata come una rottura delle trattative, fu concretata col Signor Rouvier una nota da comunicarsi ufficiosamente alle Agenzie telegrafiche Havas e Stefani che difatti la diramarono ier sera ai giornali: essa è del seguente tenore * (2):

• Il presidente del consiglio ricevette oggi al Ministero delle Finanze i delegati italiani, Signori Luzzatti, Ellena e Branca, che partono stasera per Roma dove sono chiamati dalle negoziazioni del trattato coll'Austria-Ungheria.

Nel corso delle trattative che ebbero luogo fin qui, si constatò che i due governi desiderano di proseguire ufficialmente i negoziati.

Quali che siano le difficoltà da risolvere per giungere ad un'intesa, lo scambio d'idee che ebbe luogo lascia sperare che la ripresa ulteriore dei negoziati potrà condurre ad un equo accordo tra i due paesi •.

I delegati del R. Governo riferiranno personalmente all'E. V. l'impressione sull'esito presumibile del negoziato che essi da qui riportano e Le sottometteranno pure una relazione tecnica: Mi astengo dunque per parte mia dall'enunciare previsioni, *!imitandomi a fare voti affinchè. il Signor Rouvier, da cui i nostri delegati ebbero fino all'ultima ora le più esplicite assicurazioni di buon volere e perfino una certa assistenza contro qualche Suo collega meno ben disposto, non sia travolto dal turbine parlamentare che s'appresta, prima che sia provveduto con un nuovo trattato agli interessi commerciali dei due paesi * (3).

(l) -Omesso in LV. (2) -Il brano fra asterischi è così riportato in LV.: • Intanto una nota dell'Agenzia telegrafica Havas esclude che la partenza dei delegati italiani possa essere considerata come una rottura delle trattative. La detta nota è del seguente tenore: •· (3) -LV: «Dal signor Rouvier, i nostri delegati ebbero fino all'ultim'ora le più esplicite assicurazioni di buon volere •.
218

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione, in LV 60, pp. 149-150, e in F. CRISPI, La prima guerra, cit., pp. 30-32)

T. P. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 12 ottobre 1887, ore 19,30.

J'ai eu connaissance de la manière la plus confidentielle des démarches faites par l'Allemagne, sans aucune demande ou participation de notre pa1-t, auprès du Cabinet de St. James, pour qu'une intervention amicale de la part du Gouvernement Britannique, put, en nous obtenant une réparation et des concessions équitables, prévenir un confl.it sanglant entre l'Italie et l'Abyssinie. Cette information n'a pas arrèté et n'arrètera pas un instant nos préparatifs; mais elle n'est point à négliger, d'autant moins que Lord Salisbury a, d'après ce qui nous revient, montré le plus grand empressement à accueillir les ouvertures secrètes du Cabinet de Berlin.

Sa Seigneurie en effet a télégraphié directement, et en voie particulière, au Chargé d'Affaires Britannique en Allemagne, en lui annonçant de s'ètre mis en rapport avec Sir E. Baring, Ministre Plénipotentiaire au Caire.

Selon l'avis de Lord Salisbury, le meilleur moyen serait que M. Portai, Secrétaire de Sir E. Baring, fùt envoyé en Abyssinie; mais il conviendrait que nous nous engagions à ne pas commencer les hostilités avant son retour, autrement sa personne serait exposée à de graves dangers.

*Le dit Secrétaire de Légation se rendrait auprès du Négus, sous le prétexte d'un arrangement concernant l'Egypte.

Le Gouvernement Italien le ferait accompagner par un de ses interprètes, les meilleurs se trouvant chez nous * (1). De plus Lord Salisbury désirerait recevoir, le plus téìt possible, une réponse aux questions suivantes:

l) Quelle est la limite la plus restreinte des demandes de l'Italie à l'Abyssinie? 2) Serions nous prèts, en échange de la cession de Saati, à conclure avec l'Abyssinie un traité de commerce favorable? 3) Le Gouvernement Italien prendrait l'engagement de ne pas faire d'annexions ultérieures sur le territoire Abyssinien? Voici ma réponse aux différents points énoncés:

l) L'Italie accepte en principe Ies démarches amicales qu'on lui offre, en

tant qu'elles ne porteront préjudice ni à son prestige politique, ni à son honneur

militaire.

2) Puisque le Gouvernement Britannique croit utile l'envoi de M. Portai,

l'Italie est disposée à l'accompagner par toute personne qui pourrait concourir

au succès de la mission, et notamment par un interprète de choix.

3) Le Gouvernement Italien consent à ne pas prendre l'offensive jusqu'au retour de M. Portai, pourvu cependant que ce retour s'effectue avant la fin du mois de novembre, le commencement des hostilités, si elles doivent avoir lieu, ne pouvant étre longuement différé.

4) L'Italie ne s'engagera pas à ne pas faire d'annexion ultérieure, parce que cet engagement est trop indéterminé. L'Angleterre ne le prendrait pas.

Le Gouvernement ltalien n'hésite cependant pas à déclarer qu'il n'aspire à aucune occupation du territoire Abyssinien proprement dit. Il entend seulement étre respecté dans les territoires qu'il occupe et leur dépendances et se procurer dans ce but les pouvoirs stratégiques nécessaires.

5) L'occupation de Saati et de Uaà ne constitue pas une cession, ces deux points n'ayant été jamais reconnus à l'Abyssinie. Leur possession, comme les faits l'ont surabondamment prouvé, ne saurait constituer la garantie suffisante dont il est question au paragraphe précédent.

6) L'Italie est prete, en échange d'une combinaison territoriale, satisfaisant sa dignité et ses intéréts, à conclure un traité de commerce le plus favorable à l'Abyssinie.

Le vapeur qui pourrait prendre à son bord M. Portai quittant Suez le 20 octobre il n'y a pas de temps à perdre. Veuillez donc vous rendre à Dieppe sans attendre le retour de Lord Salisbury et lui communiquer ce qui précède.

Nous serons bien aise s'il s'y trouve une base d'arrangement.

(l) Il brano fra asterischi è omesso in LV e in CarsPr, op. .e loc. cit.

219

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 377. Pietroburgo, 12 ottobre 1887.

Malgrado le pm severe misure la censura governativa non riuscì ad impedire che entrasse in Russia la notizia d'un brindisi portato alla Francia dal Gran Duca Nicolò Michajlovic, mentre viaggiava da Vera Cruz all'Europa sopra un piroscafo francese.

Il Gran Duca avrebbe detto che la Francia ha ragione di voler la rivincita ma che essa non deve lasciarsi trascinare dalle provocazioni della Germania, non essendo ancora pronta; aspetti, e potrà contare sull'alleanza della Russia; che egli stesso si onorerebbe di combattere tra le file dei soldati francesi, e l'esempio suo sarebbe seguito da molti Russi; che l'antipatia generale dei Russi verso i Tedeschi è divisa dalla famiglia imperiale; e che l'Imperatore sta ora purgando l'amministrazione russa da tutti gli elementi e le influenze tedesche.

Questa notizia circola da tre giorni in città, ma i giornali russi finora non ne avevano fatto cenno; oggi soltanto lo Svet, organo del partito di azione panslavista, se l'appropria e la commenta.

• Forse, così scrive lo Svet, alcuni giornali esteri hanno esagerato la portata del recente brindisi d'un altissimo personaggio russo in onore della Francia, perchè un trattato formale d'alleanza non potrebbe essere già attualmente conchiuso; ma un simile trattato non è affatto necessario per convincere che se la Germania si urtasse ad una delle sue due vicine essa avrebbe a far la guerra su due fronti, e la lotta potrebbe riuscire fatale malgrado la lega di pace •.

Dopo aver segnalato il pericolo dell'egemonia tedesca e la necessità di combattere la supremazia di Berlino, il giornale suddetto constata che alcuni indizi permettono di conchiudere che ben tosto si produrrà nelle sfere ufficiali un mutamento accentuato d'opinione in favore della Francia.

Un alto personaggio mi disse ieri che, a Parigi stessa, l'aiutante di campo del Gran Duca aveva smentito i termini coi quali i giornali francesi pubblicarono il brindisi di S. A. I., che travisano completamente il senso delle poche parole da lui pronunciate.

220

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, RIVA, E A LONDRA, CATALANI

T. 853. Roma, 13 ottobre 1887, ore 23,30.

Notre ministre à Madrid me télégraphie que le ministre de France dont le retour est imminent va faire au Cabinet espagnol une proposition d'entente pour le Maroc. M. Moret croit qu'il y a avantage à laisser le Cabinet de France s'expliquer sauf à répondre ensuite par une fin de non recevoir. Le marquis Maffei m'assure que M. Moret n'entend nullement se départir de la ligne de conduite qui lui est tracée par une situation diplomatique à laquelle il tient plus que jamais.

221

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1478. Berlino, 14 ottobre 1887, ore 15,48 (per. ore 16,45).

Je me réfère au télégramme de la nuit dernière concernant le Maroc (1). Le ministre d'Espagne a reçu hier de M. Moret un télégramme lui exprimant la conviction qu'il n'aurait pas ajouté foi à la nouvelle publiée dans les journaux d'une entente de l'Espagne avec la France au sujet du Maroc. Le comte de Benomar est d'avis qu'il y aurait tout avantage à connaìtre la manière de voir du Gouvernement français, et à l'attirer, s'il était possible, sur le terrain d'un engagement pour le maintien du statu quo au Maroc. Il m'a dit que son collègue de Rome va recevoir des documents confidentiels très-importants, dont il connait déjà la teneur, relatifs aux menées du Consul de France à Mogador, ayant pour but une insurrection dans la province du Sud.

(l) Cfr. n. 220.

222

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1480. Parigi, 14 ottobre 1887, ore 17,10 (per. ore 19).

Chargé d'affaires d'Autriche-Hongrie me dit que M. Flourens lui a demandé avant hier s'il croyait qu'il ait été question à Friedrichsruh, entre V. E. et le Prince de Bismarck de la réconciliation entre l'Italie et le Saint Siège. Le Comte Zichy lui a répondu qu'il n'en savait rien, mais qu'il ne le pensait pas. Kalnoky n'en a écrit ni en a fait aucune mention dans ce qu'il lui a écrit au sujet de Friedrichsruh. Le Comte Zichy, en me signalant cette interrogation, a ajouté, que le Comte Kalnoky se montrait fort content (l) des informations qu'il avait sur le résultat de l'entretien de V. E. avec le Chancelier allemand.

223

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1479. Parigi, 14 ottobre 1887, ore 17,10 (per. ore 19,05).

M. Flourens en causant de la situation du Maroc avec le Chargé d'Affaires d'Autriche-Hongrie, lui a dit que la France, désireuse de maintenir la bonne entente avec l'Espagne, ne s'opposerait certainement pas si celle-ci croyait devoir intervenir au Maroc, et mème au besoin y occuper quelques points pour sa part. Il a ajouté qu'il ne s'y engagerait toutefois pas, car des telles entreprises menacent toujours de finir moins bien qu'elles n'ont commencé.

224

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1481. Madrid, 14 ottobre 1887, ore ... (per. ore 20,45).

M'étant rendu au Ministère des Affaires Etrangères, sur l'invitation de M. Moret, S. E. m'a dit qu'il tenait à m'entretenir des bruits que le Gouvernement Français a fait répandre par la presse officieuse sur l'existence d'une entente avec l'Espagne au sujet de l'affaire du Maroc. Les explications à cet égard ont

été adressées hier aux représentants de la Reine, à Rome, Vienne, Berlin et Londres. Selon M. Moret le but de la France est de brouiller la situation en donnant le change à l'opinion publique et de laisser croire en excitant la méfiance des autres Puissances envers I'Espagne que celle-ci est en parfait accord avec la France sur l'importante question du Maroc. Le ministre d'Etat désire, par conséquent, mettre en garde les Gouvernements amis, contre ces menées, tout en avertissant, que contre les assertions aussi insidieuses que absurdes sur la prétendue concentration de troupes espagnoles, que certaine correspondance datée de Madrid portait à 40.000 hommes, en réalité il n'y en a pas eu plus de 2500 qui soient allés renforcer les garnisons du midi. M. Moret croit cependant que ce n'est pas à la veille d'une probable réouverture de la conférence de Madrid qu'il convienne indisposer la France en repoussant tout échange de vues au sujet du Maroc. En attendant l'arrivée de M. Cambon dont le retour a été retardé jusqu'à la semaine prochaine, le ministre d'Etat a dit au Chargé d'Affaires de France que dans son récent voyage à Paris, il avait fort bien exposé à M. Flourens que le programme de l'Espagne était uniquement le maintien du statu qua et que jamais elle n'aurait consenti à sortir de là. D'après

M. Moret et le ministre d'Angleterre aussi, Lord Salisbury, serait décidément contraire à la déclaration de neutralité du Maroc. Il penche plutòt vers une garantie territoriale; mais M. Moret croit qu'il sera fort difficile d'amener la France à l'admettre. Le comte de Bismarck aurait suggéré de préparer les choses de manière, que cette question surgisse dans le courant d'une conférence éventuelle. Voilà en substance le résumé de ce que le Ministre d'Etat m'a prié de faire connaitre à V. E.

(l) Punto interrogativo nel testo.

225

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN

T. 855. Roma, 15 ottobre 1887, ore 12,30.

J'ai eu avant hier un colloque avec le Chargé d'affaires de France au sujet du nommé Elias Sakellarion, objet de la dépèche ministérielle du 21 septembre,

n. 1274 (1). M. Gérard ignorait l'arrèté d'expulsion, dont ce grec a été frappé, car il m'a demandé de nouveau que, en conséquence de la qualité de protégé français dont il se targue, cet individu fùt déféré à la juridiction du tribuna! consulaire français.

J'ai répondu que je ne reconnaissais pas à la France le droit de soutenir les raisons, quelles qu'elles soient, du Sieur Sakellarion, sujet hellénique qui dans un pays soumis à l'administration italienne ne saurait étre protégé français, mais ne peut étre que soumis à la juridiction du Consulat de France en l'absence d'un Consul de son pays. En effet la position juridique de protégé, admissible dans des pays où, par suite de l'insuffi.cence des lois ou des personnes,

l'administration et la justice inspirent de justes suspiciOns, est illogique dans un pays désormais soumis aux lois les plus libérales de l'Europe. La France n'admettrait pas de protégés étrangers en Algérie; nous n'en admettons pas à Massaua. Une fois les démarches du Consul de France à Massaua reconnues inutiles, il appartenait à la Grèce de réclamer et non pas à la France. Nous aurions écouté les réclamations du Cabinet hellénique; nous sommes en droit d'opposer la question préalable à celles du Cabinet Français. J'ai ajouté à M. Gérard que Massaua est désormais territoire italien et qu'il ne peut y etre question de tribunaux consulaires étrangers. Les capitulations ont cessé d'y avoir empire, comme, de fait, elles ont cessé d'etre en vigueur en Tunisie. La France qui, dans la Régence en a réclamé l'abolition, ne saurait, sans se mettre en contradiction avec elle-meme, demander qu'à Massaua elles restent en vigueur. J'ai enfin conclu que l'état de guerre existant de fait et de droit à Massaua, la loi martiale y est substituée de plein droit à toute autre. Ce dernier argument, qui aurait suffi à légitimer toute mesure prise contre M. Sakellarion, est plus que suffisante à légitimer l'expulsion de cet individu de Massaua, puisque en Italie, comme en France, un étranger compromettant ou suspect peut etre banni par simple arreté de l'autorité politique. M. Gérard ayant

observé que le Gouvernement hellénique appuyait la demande de la France, j'ai répliqué qu'il aurait dù non pas l'appuyer, mais se l'approprier, et que la France était hors de cause.

M. Gérard s'est alors réservé d'en référer à son Gouvernement et de demander des instructions. Si l'on vous parle de cette affaire, vous savez quel 1angage tenir. Quelques instants après le Chargé d'Affaires de France, j'ai reçu le Ministre de Grèce. Je lui ai très franchement exprimé mon étonnement que la Grèce invoque ou accepte, pour ses sujets demeurants à Massaua, la protection, d'ailleurs fort inutile, puisque inadmissible de notre part, d'un gouvernement étranger. M. Papparigopoulos a paru frappé de mes observations.

(l) Non pubblicata.

226

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

'T. s. N. Terapia, 15 ottobre 1887, ore 20.

Radowitz et moi ne croyons pas que ses déclarations (l) au Sultan sur l'adhésion de l'Allemagne à la politique de notre groupe aient un effet tel qu'il .soit opportun de parler dès à présent au Sultan d'engagements à prendre envers nous. Nous tàcherons que le Sultan réfléchisse sur l'alternative inévitable d'etre avec nous ou contre nous, et qu'il soit disposé d'avance à accueillir en ami une action qui, à un moment non prévu par lui, devra, quand le temps sera venu,

avoir Iieu de notre part, selon l'expression de Radowitz, avec la rapidité de la foudre. C'est à une entente complète sur cette action que doivent maintenant procéder les trois puissances. Le comte Kalnoky a rédigé une esquisse d'accord de principe' d'après quelques-unes de nos conversations à trois. Cette esquisse sera soumise par Nigra à V. E. Kalnoky a fait une démarche analogue auprès de Salisbury. Mes collègues et moi supposons que les trois gouvernements ne se borneront pas à des bases générales d'entente et concerteront leur action éventuelle.

(l) Cfr. n. 227.

227

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1492. Costantinopoli, 15 ottobre 1887, ore 20,20 (per. ore 23,35).

Radowitz d'ordre de son Gouvernement a fait dire par Reschid au Sultan que l'entrevue de V. E. avec le Prince Chancelier a eu les résultats les plus satisfaisants pour le maintien de la paix, lequel repose désormais surtout sur le groupe que forme I'Italie avec l'Autriche-Hongrie et l'Angleterre. Ces trois Puissances veulent le statu quo et l'intégrité de l'Empire Ottoman. L'Allemagne n'admet pas qu'on mette en doute son entière adhésion à cette politique et conseille au Sultan de rechercher I'appui des trois Puissances. Ces déclarations auront du moins pour effet que l'accord turco-russe sur la proposition Ernroth aura le mème sort que la convention Drummond-Wolff, et que le Sultan ne s'engagera d'aucun còté.

228

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. 334/115 (1). Roma, 15 ottobre 1887.

Il ministero della guerra mi ha testè comunicato (2) un pro-memoria del comando del corpo di stato maggiore relativo ai maneggi ed alle mire dei francesi sul confine fra la Tunisia e la Tripolitania.

Trasmetto a V. E. un sunto di questo pro-memoria, perchè accerti le notizie in esso contenute e faccia, ove risultino vere, gli opportuni reclami, riferendomi quanto avrà potuto raccogliere e fatto in proposito.

.ALLEGATO

Secondo le notizie ricevute da buona fonte dal Comando del corpo di stato maggiore sembrerebbe oramai accertato che la Turchia, dapprima contraria, abbia -ora in parte ceduto alle pretese della Francia e che una porzione del territorio tripollno sarà fra breve unito politicamente alla Tunisia.

Quantunque importante questa porzione di territorio non sarà tanto estesa.

Giamila o Smila situata non già presso la costa ma dentro terra, al sud del lago di El Biben, verrebbe, per la rettifica della frontiera, incorporato alla Tunisia. I Francesi stabilirebbero quanto prima un presidio a Zarzis (Tunisia) dal quale sarebbero forniti distaccamenti della complessiva forza di 500 uomini circa a Giamila e Duirat.

Questi due punti verrebbero fortificati.

Si stima a Tripoli che, ove nessuna potenza muova osservazioni alla Francia per l'accennata rettifica, essa ne approfitterà per andare innanzi, spingendosi soprattutto verso Ghadames, regione che i Francesi agognano a riunire alla Tunisia.

Le frequenti razzie, fra cui alcune gravissime eome quella perpetrata non è molto a danno delle tribù degli Uarghamma e Duirat, pare siano provocate da agenti francesi, segnatamente dal generale Allegro residente a Gabes, e tendono a mantenere viva un'agitazione destinata a servire le mire della politica francese, rappresentata dal signor Massicault, quelle cioè di nuovi acquisti di territorio. Tali razzie che alimentano la discordia fra le tribù dovrebbero essere invigilate, mentre poss·ono per avventura agevolare, come altri esempi lo ricordano, nuove e più importanti annessioni.

(l) -Identica comunicazione veniva trasmessa in pari data a Parigi, Berlino, Tunisi e Tripoli. (2) -Con nota 5916 riservata del 12 ottobre 1887.
229

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., come estratto, in LV 58, pp. 480-485)

R. CONFIDENZIALE 657. Londra, 15 ottobre 1887.

Coi telegrammi confidenziali del 2, del 3 e del 10 corrente (1), ebbi l'onore di dar notizia all'E. V. della missione affidata dal Signor Flourens al Conte di Chaudordy di negoziare, in Dieppe, un accordo con Lord Salisbury, circa le quistioni del canale di Suez e delle Nuove Ebridi.

Questi negoziati hanno avuto luogo nel modo più segreto che sia possibile. Lord Salisbury non ha partecipato alcuna notizia precisa al Foreign Office delle proposte ricevute; ed ha dato gli ordini più stretti e più assoluti di non fare alcuna menzione del nome del negoziatore francese di cui egli dapprima (come di cosa inattesa) aveva annunziato l'arrivo.

Il risultato di tali negoziazioni è stato un nuovo disegno di convenzione che l'Inghilterra propone alla Francia; e che sarà, senza alcun dubbio, accettato da quest'ultima. Un tale disegno, prima ancora di essere spedito a Parigi, mi è stato partecipato questa sera, sul tardi, per ordine di Lord Salisbury. Sua Signoria ha, in tal guisa, adempito la promessa verbale che mi diede il 29 agosto e la promessa in iscritto che mi fece il 12 settembre. Ho l'onore di trasmetterlo qui unito all'E. V. (Allegato III).

Esso è accompagnato da un biglietto privato di Sir Julian Pauncefote (Allegato I) e dalla copia di un dispaccio di Lord Salisbury al Signor Egerton, Ministro d'Inghilterra a Parigi (Allegato II) (1).

lVIi manca il tempo, volendo profittare della posta di stasera, di fare una breve analisi del nuovo schema e di chiarire le varie ragioni per le quali Lord Salisbury ha creduto opportuno d'accogliere in esso quegli articoli del disegno di Parigi ai quali l'Inghilterra non aveva fatto opposizione nel 1885. Basterà ad ogni modo indicarne una sola: il desiderio che le truppe Francesi sgomberino dalle Nuove Ebridi. Il trattato circa il Canale di Suez non sarà sottoscritto dall'Inghilterra se non quando la bandiera della Repubblica Francese sarà abbassata in quelle isole.

ALLEGATO l

PAUNCEFOTE A CATALANI

(Traduzione)

Confidenziale Lond'l'a, 15 ottob'l'e 1887

Le mando qui unito, in modo confidenzialissimo, per desiderio di Lord Salisbury, un disegno di convenzione (ed il dispaccio di accompagnamento) che Lord Salisbury spedirà questa sera a Parigi per essere proposto al governo francese. Il dispaccio chiarisce com'è che Sua Signoria ha consentito a negoziare di nuovo sulle basi del disegno di Parigi; ed Ella vedrà che Lord Salisbury accetta quel disegno colle seguenti modificazioni:

l o l'omissione dell'articolo IV;

2° la modificazione dell'articolo VI che ora piglia il posto dell'articolo V, le parole • po'l'ts d'àccès • vi sono lasciate ma è data facoltà alle potenze di far passare le truppe per via di terra se il Canale è bloccato. II nostro intento è raggiunto;

3o l'articolo IX del disegno di Parigi è abbandonato ed in luogo di esso è proposto l'articolo VIII del nuovo schema. Mi sarà di sommo gradimento darle tutti gli schiarimenti ch'Ella desiderasse e ragionare sull'argomento.

ALLEGATO Il

SALISBURY A EGERTON

Confidential Fo'l'eign OjJice, 21 October, 1887.

Sir,

In my despatch No. 558 I informed you that a passage in M. Waddington's

letter of the 3rd September had made it .Ioubtful whether he was discussing the

project of Convention which I laid before him in May, or whether he was recurring

to the draft Treaty which was under discussion by the International Commission

which met at Paris in 1885. Communications with the French Embassy have since

. 192

made it clear that the latter is the interpretation to be placed upon his language. I received the intimation with some surprise, for in a former letter dated the 2nd June, to all appearence part of the same corl'espondence, M. Waddington distinctly spoke of the • project of Convention • which I had communicated him.

Her Majesty's Government do not, however, attach a primary importance to the question of form, and thel'efore any lengthened discussion as to the draft to be selected as the base of an Agreement, if we are able to make one, would appear to be unnecessary expenditure of time. It is more materia! whether the differences on questions of substance which made the negotiations of 1885 unfruitful are, or are not, of so grave a character as to be incapable of accommodation.

I inclose, therefor,e, proposals for a Convention, following in their form and arrangement the draft which was under discussion in 1885, and containing the stipulations on which, in the judgment of Her Majesty's Government, the two Governments may properly come to an agreement. On some of the points which two years ago they were unable to concede, they have offered alternative suggestions by which the difficulty may be turned; on others they have good ground for hoping that the Government of the Republic will be disposed not to insist.

It must be borne in mind that two Powers were requested by the other Powers repr,esented in the International C:ommission to enter upon special negotiations, and to come, if possible, to a preliminary understanding, in order to facilitate a European agreement. But no instrument to which they set their signatures can have any practical value until it has received the assent of the Suzerain and of the other Powers concerned.

In laying this proposal before M. Flourens, it is my duty to renew the words of a reservation made, without opposition on any side, by Sir Julian Pauncefote at the close of the sittings of the Commission of 1885. It was to the following effect :

• Les Délégués de la Grande-Bretagne, en présentant ce texte de Traité comme le régime définitif destiné à garantir le libre usage du Canal de Suez, pensent-ils qu'il est de leur devoir de formuler une réserve générale quant à l'application de ces dispositions en tant qu'elles ne seraient pas compatibles avec l'état transitoire et exceptionnel où se trouve actuellement l'Egypte, et qu'elles pourraient entraver la liberté d'action de leur Gouvernement pendant la période de l'occupation de l'Egypte par les forces de Sa Majesté Britannique •.

I have, in conclusion, to request that you will give to M. Flourens a copy of this despatch, together with the draft Convention which it incloses.

.ALLEGATO III

DRAFT OF SUEZ CANAL CONVENTION

Confidential.

Les Gouvernement de , voulant consacrer, par un Acte Conventionnel, l'établissement d'un régime définitif destiné à garantir, en tous temps et à toutes les Puissances, le libre usage du Canal Maritime de Suez, et compléter ainsi le régime sous lequel la navigation par ce Canal a été placée par l'e Firman de Sa Majesté lmpériale le Sultan, en date 22 Février 1866 (2 Zilcadé, 1282), sanctionnant les concessions de Son Altesse le Khédive, ont nommé pour leurs Plénipotentiaires, Savoir:

Lesquels, s'étant communiqué leurs pleinspouvoirs respectifs, trouvés en bonne et due forme, sont convenus des Articles suivants:

I

Le Canal Maritime de Suez sera toujours libre et ouvert, en temps de guerre comme en temps de paix, à tout navire de commerce ou de guerre, sans distinction de pavillon.

En conséquence, les Hautes Parties Contractantes conviennent de ne porter aucune atteinte au libre usage du C:anal, en temps de guerre comme en temps de paix. Le Canal ne sera jamais assujetti à l'exercice du droit de blocus.

II

Les Hautes Parti:es Contractantes, reconnaissant que le Canal d'Eau-Douce est indispensable au Canal Maritime, prennent acte des engagements de Son Altesse le Khédive envers la Compagnie Universelle du Canal de Suez en ce qui concerne le Canal d'Eau-Douce.

Elles s'engagent à ne porter aucune atteinte à la sécurité de ce Canal et de ses dérivations, dont le fonctionnement ne pourra etre l'objet d'aucune tentative d'obstruction.

III

Les Hautes Parties Contractantes s'engagent de mème à respecter le matériel, les établissements, constructions, et travaux du Canal Maritime et du Canal d'EauDouce.

IV

Le C:anal Maritime restant ouvert en temps de guerre comme passage libre, meme aux navires de guerre des belligérants aux termes de l'Article I du présent Traité, les Hautes Parties Contractantes conviennent qu'aucun droit de guerre, aucun acte d'hostilité ou aucun acte ayant pour but d'entraver la libre navigation du Canal ne pourra etre exercé dans le Canal et ses ports d'accès, ainsi que dans un rayon de 3.000 milles marins de ces ports, alors meme que la Porte serait l'une des Puissances belligérantes.

Les bàtiments de guerre des belligérants ne pourront, dans le Canal et ses ports d'accès, se ravitailler ou s'approvisionner que dans la limite strictement nécessaire. Le transit des dits bàtiments par le Canal s'effectuera dans le plus bref délai d'après les réglements en vigueur et sans autre arret que celui qui résulterait des nécessités du service. Leur séjour à Port-SaYd et dans la rade de Suez ne pourra dépasser vingt-quatre heures, sauf le cas de relàche forcée. En pareil cas ils seront tenus de partir le plus tòt possible. Un intervalle de vingt-quatre heures devra toujours s'écouler entre la sortie d'un port d'accès d'un navire belligérant et le départ d'un navire appartenant à la Puissance ennemie.

v

En temps de guerre les Puissances belligérantes ne débarqueront et ne prendront dans le Canal et ses ports d'accès ni troupes, ni munitions, ni matériel de guerre. Mais dans le cas d'un empechement accidente! dans le Canal, on pourra embarquer ou débarquer, dans les rports d'accès, des troupes fractionnées par groupes n'excédant par 1.000 hommes, avec le matériel de guerre correspondant.

VI

Les prises seront soumises, sous tous les rapports, au mème régime que 1es navires de guerre des belligérants.

VII

Les Puissances ne maintiendront dans les eaux du Canal (y compris le Lac Timsah et les Lacs Amers) aucun bàtiment de guerre.

Toutefois dans les ports d'accès de Port SaYd et de Suez, elles pourront faire stationner des bàtiments de guerre, dont le nombre ne devra pas excéder deux pour chaque Puissance.

Ce droit ne pourra etre exercé par les belligérants.

VIII

Les Représentants en Egypte des Puissances Signataires du présent Trait6 seront chargés de veiller à son exécution. En toute circonstance qui menacerait la sécurité ou le libre passage du Canal, ils se réuniront sur la convocation de leur doyen, pour procéder aux constatations nécessaires. lls feront connaitre au Gouvernement Khédivial le danger qu'ils auront reconnu afin que celui-ci prenne les mesures propres à assurer la protection et le libre usage du Canal.

En tout état de cause ils se réuniront une fois par an pour constater la bonne exécution du Traité.

Ils réclameront notamment la suppression de tout ouvrage ou la dispersion de tout rassemblement qui, sur l'une ou l'autre rive du C:anal, pourrait avoir pour but ou pour effet de porter atteinte à la liberté et à l'entière sécurité de la navigation.

IX

Le Gouvernement Egyptien prendra, dans la limite de ses pouvoirs, tels qu'ils résultent des Firmans, et dans les conditions prévues par Le présent Traité, les mesures nécessaires pour faire respecter l'exécution du dit Traité.

Dans le cas où le Gouvernement Egyptien ne disposerait pas de moyens suffisants, il devra faire appel à la Sublime Porte, laquelle se concertera avec les autres Puissances Signatair,es de la Déclaration de Londres du 17 Mars, 1885, en vue d'arréter d'un commun accord les mesures à prendre pour répondre à cet appel.

Les prescriptions des Articles IV, V, VII, et VIII ne feront pas obstac1e aux mesures qui seront prises en vertu du présent Article.

x

De méme, les prescriptions des Artic1es IV, V, VII, et VIII ne feront pas obstacle aux mesures que Sa Majesté le Sultan et Son Altesse le Khédive, au nom de Sa Majesté Impériale et dans les limites des Firmans concédés, seraient dans la nécessité de prendre pour assurer, par leurs propres forces, la défense de l'Egypte et le maintien de l'ordre public.

Dans le cas où Sa Majesté Impériale le Sultan ou Son Altesse le Khédive se trouverait dans la nécessité de se prévaloir des exceptions prévues par le présent Article, les Puissances Signataires de la Déclaration de Londres en seraient avisées.

XI

Les mesures qui seront prises dans les cas prévus par les Articles IX et X du présent Traité ne devront pas faire obstacle au libre usage du Canal. Dans ce meme cas l'érection de fortifications permanentes élevées contrairement aux dispositions de l'Article VIII demeure interdite.

XII

Les Hautes Parties Contractantes conviennent, par application du principe d'égalité en ce qui concerne le libre usage du Canal, principe qui forme l'une des bases du présent Traité, qu'aucune d'elles ne recherchera, par rapport au Canal, d'avantages territoriaux ou commerciaux ni de privilèges dans les arrangements internationaux qui pourront intervenir. Sont d'ailleurs réservés les droits de la Turquie comme Puissance territorial,e.

17 -Documenti dipLomatici -Serie II -Vol. XXI

XIII

En dehors des obligations prévues expressément par les clauses du présent Traité, il n'est porté aucune atteinte aux droits souverains de Sa Majesté Impériale le Sultan, et aux droits et immunités de Son Altesse le Khédive, tels qu'ils résultent des Firmans.

XIV

Les Hautes PaTties Contractantes conviennent que les engagements résultant du présent Traité ne seront pas limités par la durée des Actes de Concession de la Compagnie Universelle du Canal de Suez.

xv

Les stipulations du présent Traité ne feront pas obstacle aux mesures sanitaires en vigueur en Egypte.

XVI

Les Hautes Parties Contractantes s'engagent à porter le présent Traité à la connaissance des Etats qui ne l'ont pas signé, en les invitants à y accéder. En foi de quoi les Plénipotentiaires respectifs ont signé le préso;ent Traité, et y ont apposé le sceau de leurs armes. Fait à

(l) Per il primo cfr. n. 194. Gli altri due non pubblicati.

(l) L'allegato II costituisce parte del dispaccio inviato da Salisbury a Egerton, Foreign Office, 21 ottobre 1887 (Cfr. Blue Book, Egypt n. l, cit., n. 38) .

230

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1501. Madrid, 16 ottobre 1887, ore 19,20 (per. ore 11 del 17)

M. Moret m'a mis au courant de l'entretien qu'il a eu avec l'Ambassadeur de France quelques instants après son arrivée. M. Cambon donna à sa conversation un grand caractère général, offrant maintes fois, le moyen au ministre d'Etat de provoquer des épanchements confidentiels sur la question du Maroc, mais celui-ci vigoureusement se tenait sur ses gardes et ne tomba point dans le piège. Enfin au moment de prendre congé, M. Cambon dit tout à coup à son interlocuteur: • il est surtout essentiel que nous évitions autant que possible que l'on fasse du Maroc une question européenne. Toute intromission étrangère à la notre doit etre écartée, et nos efforts doivent avoir pour but, que ce soit au contraire uniquement une question franco-espagnole. Le moment viendra ou nous pourrons meme partager cet Empire entre nous. L'Espagne aura la cote, la France l'intérieur •. Ces derniers mots furent prononcés moitié au sérieux et moitié en souriant, M. Moret ne sortit cependant de sa réserve et prit la chose en plaisantant en répondant d'une manière évasive. Le ministre· d'Angleterre en recevant cette identique information est venu m'exprimer le profond étonnement, que lui inspirait un semblable langage qu'il s'est empressé de communiquer à son Gouvernement.

231

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 262. Vienna, 16 ottobre 1887.

La stampa italiana ed austriaca essendosi recentemente occupata di un Comizio popolare cattolico tenutosi il 29 settembre scorso a Linz, credo mio debito di riferire all'E. V. quanto venne a mia notizia circa questa adunanza, perchè di tal fatto resti traccia nella corrispondenza della R. Ambasciata con codesto Ministero.

La riunione, alla quale assisterono da circa 2000 persone, fu aperta dall'Abate Achtentheur. Il vescovo della diocesi, Monsignor Miiller, fece un lungo e caloroso panegirico di Leone XIII e propose una risoluzione circa la ristaurazione del potere temporale del Papa, risoluzione che fu votata all'unaminità. In essa si sarebbe dichiarato che la ristaurazione del potere temporale è assolutamente necessaria alla indipendenza e libertà della S. Sede e si avrebbe inoltre espresso il desiderio che gli sforzi del Papa pel riacquisto del potere temporale trovino ovunque appoggio e siano coronati da un felice successo. Dopo la votazione di tale risoluzione altri oratori e tra questi il Conte Bradis e Monsignor Doppelbauer, presero la parola per decantare gli elogi del Papa come principe della Pace. L'assemblea si separò dopo aver accolto con entusiasmo lo evviva portato da Monsignor Miiller a S. M. l'Imperatore e dopo aver votato una seconda risoluzione intesa ad inviare auguri a Leone XIII in occasione del suo giubileo sacerdotale.

A quanto si afferma furono presenti a questa riunione il Barone Weber Luogotenente dell'Austria superiore, ·e due Consiglieri della Luogotenenza, Signori Altwirsh e Haner.

La risoluzione di cui si tratta sarebbe rimasta forse inosservata o almeno l'opinione pubblica non avrebbe data alla medesima un qualche peso, se essa non fosse stata pr·esa alla presenza del rappresentante stesso del Governo nella Provincia. La partecipazione del Barone Weber a quell'adunanza non venne smentita fino al di d'oggi in modo qualsiasi da alcun organo governativo.

I giornali austriaci appartenenti al partito liberale, che si occuparono di tale assemblea, espressero la loro meraviglia che un funzionario sì altolocato si fosse permesso di prender parte ad una adunanza in cui erano state proposte ed accettate risoluzioni contrarie ai possessi d'una potenza non solo amica ma alleata dell'Austria-Ungheria.

Di questi giorni poi i giornali della capitale pubblicarono un telegramma in data del 12, proveniente da Roma, in cui era riferita la risposta data dall'Osservatore Romano al Popolo Romano, e secondo la quale -• il vero contegno dell'Austria-Ungheria verso l'Italia sarebbe reso chiaro dalla partecipazione del Luogotenente dell'Austria Superiore all'Assemblea dei Cattolici a Linz, che votò la restaurazione del potere temporale del Papa •. Il più importante giornale della Monarchia la Neue Freie Presse e che dà il tuono a questa stampa liberale prendendo argomento dal contenuto di tale telegramma

pubblicò nel suo numero del 14 un articolo molto assennato che merita ch'io segnali all'attenzione dell'E. V.

In quest'articolo si accenna ai tentativi fatti dal partito ultramontano per disturbare in ogni modo l'amicizia che lega attualmente l'Austria all'Italia e che rende impossibile la realizzazione dei propri progetti. • Il Partito ultramontano •, prosegue il giornale, • lavora in doppia guisa: in Austria rende sospetta l'Italia, in Italia l'Austria. Qui dipinge con colori fiammeggianti le aspirazioni del vicino Stato su Trento e Trieste, al di là delle Alpi, esso mostra l'Austria come un nemico che sta in agguato al ·confine in aspettazione di potere strappare la sua capitale all'Italia •. Il giornale passa quindi a parlare della dimostrazione fatta dal Barone Weber, che biasima in termini severi e che chiama abbastanza stvana, avendo avuto luogo in un momento in cui pel viaggio

di V. E. a Friedrichsruh vennero stretti più di prima i legami fra l'Italia e i due Imperi. c In nessuno Stato •, prosegue quel periodico, c sarebbe successo che un funzionario che ha in mano l'amministrazione d'una intera provincia osi mostrarsi contrario alla politica estera del Gabinetto senza che venga ufficialmente disapprovato. Simili avvenimenti sono specialità austriache poco rallegranti, ma in ogni modo nostra incontrastata proprietà. Se in Vaticano si avesse posto mente alle nostre originali condizioni, l'Osservatore Romano si sarebbe ben guardato di rannodare alla presenza del pio Barone Weber all'assemblea cattolica di Linz, considerazioni che incolpano l'Austria della più cattiva doppiezza, ma che per fortuna in Italia non viene creduta da alcun uomo ragionevole ».

232

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

T. s. N. Roma, 17 ottobre 1887, ore 10.

Non ho, in questi ultimi tempi telegrafato a Vostra Maestà ragguagli sulla politica estera, non essendovi avvenimenti degni attirare sua attenzione. Riassumerò ora fatti più notevoli.

Al Marocco, le notizie sulla salute del Sultano sono ancora contraddittorie. Sospettando che le notizie ottimiste potessero provenire da fonti interessate, ho lasciato che le navi mandate in quelle acque proseguissero per il loro destino. Sembra che la Francia abbia realmente tentato di stringere con la Spagna un accordo separato, ma siamo sicuri che il Governo di Madrid rimarrà fedele agli impegni con le potenze interessate all'equilibrio mediterraneo.

L'impressione prodotta a Vienna dal mio colloquio col principe cancelliere di Germania fu ottima. La Russia ostentò indifferenza. Credo essere riuscito a sopire diffidenze francesi. n Sultano allarmatosi fu calmato da assicurazioni pacifiche e favorevoli allo statu quo, dategli dall'Ambasciatore di G€rmania. Oramai quel Sovrano non può dubitare che dietro al gruppo dell'Italia, Inghil

terra ed Austria ci stia la Germania. Speriamo che tale persuasione lo faccia arrendevole alle nostre vedute in materia sia di politica, sia di finanze, poichè merita seria considerazione anche lo stato delle finanze ottomane, ormai disastroso. In previsione contraria, si sta elaborando fra le tre potenze un progetto d'accordo che, al caso di bisogno, permetta di agire di concerto con la voluta rapidità.

Ci si annuncia da Berlino che le notizie della salute dell'Imperatrice Augusta dopo essere state tutt'altro che liete, sono or.a migliori. Sua Maestà ha potuto uscire di camera ed ogni apprensione è dileguata.

Il Ministro di V. E. a Madrid informa che in consiglio dei Ministri presieduto dalla Regina si è deciso all'unanimità che uno dei due Collari del Toson d'Oro attualmente vacanti sia conferito a S.A.R. il Duca d'Aosta, come omaggio ad un principe illustre e testimonianza di simpatia verso la dinastia e la nazione italiane. Al Marchese Maffei che invoca pronta risposta, ho telegrafato che sottomettevo la cosa a V. M. riservandomi di far conoscere la Sua decisione.

233

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. P. s. N. Terapia, 18 ottobre 1887, ore 1 (per. ore 3,15).

Voici en confidence le projet d'accord da K:Hnoky (l): « Bases d'un accord à trois: l<> maintien de la paix; 2<> maintien du statu quo en Orient fondé sur les traités à l'exclusion de toute politique de compensation; 3° maintien des autonomies locales établies par ces memes traités; indépendance de la Turquie, gardienne d'intérets européens importants; indépendance du califat; liberté des détroits, etc. de toute influence étrangère prépondérante et que (2) par conséquent, la Sublime Porte ne peut ni céder ni déléguer ses droits suzerains sur la Bulgarie à une autre puissance, ni tolérer des actes de coercition entrepris dans ce dernier but sous forme soit d'occupation militaire soit d'envoi de volontaires, ce qui constituerait non seulement une infraction au statu quo légal, mais serait attentatoire aux intérets des trois puissances; 6° engagement de ces dernières de s'associer la Turquie pour la défense commune de ces principes; 7<> dans le cas de résistance de la Sublime Porte aux entreprises illégales susindiquées, les trois puissances se concerteraient sur l'appui à lui donner; 8° dans le cas cependant où la Sublime Porte serait en connivence avec une entreprise illégale du genre indiqué ou bien dans le cas où elle n'y opposerait une résistance sérieuse, les trois puissances se concerteront dans le but d'occuper provisoirement

par leurs forces de terre et de mer ,certains points du territoire ottoman afin de rétablir l'équilibre politique, et militaire nécessaire par la sauvegarde des intérets susmentionnés •.

(l) -II progetto era stato già comunicato a Crispi dall'ambasciatore austriaco a Roma il 15 ottobre. Si veda infatti G.P., cit., vol. IV, n. 921, anne.sso l, Bruck a Kàlnoky, Roma, 15 ottobre 1887, rapporto n. 59 segretissimo. (2) -Mancano nel testo le indicazioni dei punti 4o e 5o: essi cominciano rispettivamente con le parole • indépendence de la Turquie • e • par conséquent •· Cfr. infatti G.P., cit., vol. IV, n. 918, annesso I segreto.
234

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1512. Parigi, 18 ottobre 1887, ore 14,30 (per. ore 17,05).

Le ministre d'Angleterre croit que la France a donné carte bianche à l'Espagne dans les affaires du Maroc, visant ainsi à la détacher de nous et de l'Angleterre. Ce que M. Flourens avait dit au Chargé d'Affaires d'Autriche et à moi-mème n'exclut pas une complaisance très large, mais ne suffit pas non plus pour conclure à une véritable entente et à un arrangement forme! avec l'Espagne.

235

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL CONSOLE AL CAIRO, DE MARTINO

R. 149/1169. Roma, 18 ottobre 1887.

Il Ministero della Guerra, nel comunicarmi un rapporto del Generale Saletta relativo al passaggio per Massaua del corriere cui fu dato l'incarico di portare al Negus una lettera della Regina Vittoria, ha richiamato la mia attenzione su alcune frasi di una lettera di V. S. in data 22 agosto con la quale Ella annunziava al Generale Saletta la partenza di quel messaggio per Massaua.

Ella scrive nella sua lettera: c Il R. Governo avendo accettato la mediazione dell'Inghilterra; e più sotto: a non dar sospetti che Z'ItaZia abbia chiesto la mediazione di S.M.R. per scongiurare le ire del Re abissino, ecc. •. Tali espressioni devono evidentemente attribuirsi ad una inesatta conoscenza dello stato della questione ed io mi affretto a rettificarle.

Non sussiste ancora una mediazione inglese e non si può parlare per conseguenza di accettazione per parte nostra.

Noi sappiamo, per amichevole scambio di idee col governo inglese, che il Negus scrisse alla Regina Vittoria per lagnarsi degli italiani e per chiedere in certo modo consiglio, come sappiamo che la risposta della Regina Vittoria può essere un conveniente avviamento alla mediazione. Ma la questione, lo ripeto, per noi è ancora impregiudicata; noi non cerchiamo la pace, nè siamo disposti ad accordarla che quando sieno salve tutte le nostre ragioni di dignità e di legittimo interesse.

236

L'ONOREVOLE LUZZATTI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(ACS -Fondo Crispi ASRE -2, 104, Il)

L. P. Padova, 18 ottobre 1887.

Mi permetta che prima di entrare in materia io le rinnovi l'espressione dei miei sentimenti di patriottico orgoglio che, gl'lazie a lei, hanno vibmto nel mio cuore. Ma non è lecito meravigliarsi se i successi della politica italiana hanno suscitato sospetti, equivoci e peggio in Francia. Ora io le confesso un mio pregiudizio, e tale certo non parrà ,a lei spirito alto e che vede di lontano, io non fui, non sono e non sarò mai misogallo e sulla base della nostra alleanza colla Germania, noi dobbiamo fare tutto il possibile per tranquillare la Francia e per amicarcela. Influenti in Germania noi dobbiamo porci come i mediatori tra il grande impero e la Francia. Questo esordio un po' lungo le chiarisce la mia attitudine in Francia e il desiderio manifestatomi dal Rouvier, che conosco da lungo tempo, di aver con lui prima di partire, un colloquio intimo e confidenziale. Questo desiderio ei mi fece esprimere col mezzo del Say, ch'ei chiama

il suo maestro venerato.

Rispetto al trattato il Rouvier non si dissimula le gravi difficoltà parlamentari, tanto più, ei mi disse, che è saggissimo il proposito deL Signor Crispi di non volerlo avventurare a un nuovo scacco, e assottigliando le sue confidenze mi disse, a bassa voce, che il Ministro del Commercio Dautesme, ch'ei dovette prendere per dare un gage aux protectionnistes che lo sospettavano molto, è avverso all'Italia..... Ma se ei Rouvier consoliderà la sua posizione parlamentare mi ha fatto capire che se ne libererà, il suo maggiore desiderio essendo quello di intendersi coll'Italia e ascrivendosi questa missione della pace economica coll'Italia. Anzi mi 'soggiunse: il governare questo paese con questa stampa così orribile non è una gioia; e bisogna che io mi compensi con questo miglioramento delle nostre relazioni in Italia.

Per studio di brevità non le dico, illustre Presidente, ciò che risposi io; il che à meno importanza per lei. Il Rouvier mi promise confidenzialmente di se'rivermi spesso e di adoperarsi a ravviare anche la stampa ·sulla buona via. Ma dopo la parte economica, ed io me ne avvedevo, voleva giungere alla politica. E vi giunse con una brusca uscita. • Ma bisogna che mi si agevoli il mio compito economico con una buona politica..... io sono persuaso che l'Italia nulla ha ordito contro la Francia; ma persuadetene questo popolo cosi sospettoso, questa stampa cosi scatenata..... •· Io gli risposi che nulla io sapevo non avendo avuto l'onore di veder lei da molto tempo e non avendo i nostri Ministri Presidenti la abitudine di rivelare a chicchessia i segreti della politica estera italiana. Ma che il mio istinto politico mi avvertiva che la politica del Signor Crispi era intesa a consolidare la pace, a porsi come mediatrice fra la Germania e la Francia, che l'Italia non vuol menomare nè avvilire, e a frenare le cupidigie della Russia che col panslavismo minaccia di turbare l'equilibrio dell'Adriatico e del Mediterraneo a danno dell'Italia e della Francia. Mi si è allargato l'animo

quando udii il Rouvier esplicitamente riconoscere i pericoli del Panslavismo anche dal punto di vista francese, e assentire a questa mia ipotesi: • Una Russia che avesse schiacciato la Germania e l'Austria-Ungheria (quod Dii avertant) non tarderebbe a schiacciare la Francia •. (E questo pericolo non ostante le cordiali dimostrazioni franco-russe, è avvertito dagli spiriti più eletti, da Leon Say, dal Montebello, ambasciatore francese a Costantinopoli, che trovai ad un pranzo presso Leon Say, del quale è nipote). Allora il Rouvier disse bisognerebbe che il Signor Crispi cogliesse un'occasione per chiarire bene, in modo incisivo, com'ei sa fare, questi sentimenti verso la Francia; e mi parve accennasse al banchetto di Torino. Cosi ci lasciammo dopo un colloquio pieno di espansione, che durò un'ora, e ci lasciammo con la preghiera ch'ei mi fece di scriverle.

E qui fo punto anche io, illustre presidente, chiedendole la :IJacoltà di alcune brevi osservazioni.

Rispetto al trattato io mi rimetto a ciò che le diranno l'EUena e il Branca, riservandomi al 16 quando io verrò a Roma pel negoziato austro-ungarico di farle conoscere alcune mie speranze e alcuni miei disegni che vorrei sottoporre alla sua alta mente. Io non credo il caso disperato.

Ma tornando alla politica, mi è parso sempre un errore capitale, e lo dissi al Depretis e al Minghetti, quel discorso di Robilant alla Camera dove obliò ad arte di parlare della Francia quasi fosse una quantité négligeable. E un periodo suo al banchetto di Torino potrebbe mettere in chiaro tutto, rispondere colla serena cordialità dei forti alle insulsaggini dei giornali francesi e rimettere nella carreggiata anche il nostro gravissimo affare economico colla Francia.

P. S. -Se gli austriaci tardano a venire, le sarei grato se me ne avvertisse per telegramma desiderando il più possibile tenere compagnia ai miei.

La prego di salutarmi di gran cuore l'ottimo nostro Saracco, al quale le sarò grato se vorrà far conoscere questa mia lettera nei suoi punti essenziali.

237

L'AMBASCIATORE A LONDRA, CORTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in L V 60, pp. 152-153)

R. CONFIDENZIALE 553. Londra, 18 ottobre 1887.

Ieri ricevetti un biglietto, col quale il sotto-segretario di stato mi faceva conoscere avere una comunicazione da farmi per parte di Lord Salisbury. Mi trasferii senza indugio al Foreign Office, e Sir Julian Pauncefote mi disse che, essendo state significate a Sua Signoria le considerazioni dell'E. V.) telegramma del 12 corrente) (l) in ordine all'interposizione della mediazione inglese nella nostra controversia coll'Abissinia, essa lo aveva incaricato di rispondere nei seguenti termini: * • L'estremo desiderio del governo di S. M. la Regina, del

quale il signor Crispi comprende le ragioni, di mettere fine alle infelici condizioni delle relazioni fra l'Italia e l'Abissinia, lo ha indotto a mandare il signor Portai in missione. Non si può predire se riusciremo o no. Le difficoltà sono enormi, e, se non otteniamo l'intento, il governo italiano può essere sicuro che non sarà per mancanza di buona volontà da parte nostra • * (1).

Sir Julian aggiungeva Sir Evelyn Baring avere nel frattempo telegrafato a Lord Salisbury suggerendo che il signor Portai partisse il 20 corrente da Alessandria per Massaua, dove s'intenderebbe colle autorità italiane circa la via a seguire per la continuazione del suo viaggio, e vi potrebbe ricevere le ulteriori istruzioni che il Foreign Office avesse ad impartirgli, ed osservando sarebbe forse materialmente impossibile che il signor Portai abbia il tempo di essere di ritorno prima della fine di novembre, il che dipenderebbe dal luogo dove troverebbesi il Negus; la posizione sarebbe aggravata se nell'intervallo si cominciassero le ostilità. Questo il telegramma di Sir E. Baring, il quale però non era ancora stato comunicato a Lord Salisbury, perchè Sua Signoria era in viaggio, nè giungerebbe in città che oggi o domani.

Ringraziai il sotto-segretario di Stato della comunicazione fattami, e mi limitai a fargli osservare che i nostri preparativi militari non implicavano necessariamente un iniziamento di ostilità, le quali potevano differirsi, a meno che gli Abissini venissero ad attaccarci. Conclusi non indugerei a portare la comunicazione di Lord Salisbury alla conoscenza dell'E. V.

Della comunicazione fattami da Sir Julian diedi immediatamente contezza telegrafica a V. E.

(l) Cfr. n. 218.

238

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1527. Pietroburgo, 20 ottobre 1887, ore 14,30 (per. ore 16,45).

Giers, tout à fait amicalement, m'a dit qu'à sa connaissance aucun enròlement se fait en Russie pour l'Abyssinie, et si quelques aventuriers (comme il y a deux ans Atschinoff et ses compagnons) parviennent à sortir de la Russie pour se rendre là-bas, on ne peut pas en rendre responsable le Gouvernement Impérial.

239

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 379. Pietroburgo, 20 ottobre 1887.

Le LL. MM. l'Imperatore e l'Imperatrice che dovevano far ritorno in Russia il 22 corrente mese, saranno obbligati a rimanere ancora due o tre settimane in Danimarca per assistere quattro dei loro ammalati di rosolia.

Ciò contraria il Signor di Giers, a quanto egli stesso mi diceva ieri, perchè durante l'assenza dello Czar non può prendere risoluzione di qualche importanza nelle quistioni di politica internazionale, che richiedano scambi di idee, e spiegazioni lunghe e frequenti di viva voce. Il telegrafo e la posta in molte occasioni non possono sostituire che imperfettamente la discussione orale.

A tutte le combinazioni, di cui si parlava i giorni scorsi, per trovare una soluzione alla quistione bulgara che soddisfacesse ai reclami della Russia ed all'integrità del principio del rispetto della volontà dei bulgari e della loro libertà, successe un marcato silenzio. Ciò non vuoi significare che la Russia cessi di reclamare la decadenza del Princtipe di Coburgo, di cui l'usurpazione, così qualificava il Signor di Giers la presa di possesso del trono bulgaro per parte del Principe Ferdinando, pare essere diventata agli occhi delle Potenze un fatto normale in forza del principio • beati possiden1li. •.

Ma, se si deve prestar fede alle parole stesse di questo Ministro degli Affari Esteri, il Gabinetto imperiale, non tralasciando di reclamare, rimarrà tuttaV\ia impassibile in presenza degli avvenimenti di Bulg,aria, lasciando che il regime dii terrore, è sempre Giers che parla, inaugumto in quel paese, ed il sangue versato nelle recenti elezioni, vi producano il disordine e la rivoluzione. Allora il Principe Coburgo, ,che non s'impone neppure per coraggio personale, sarà daglistessi Bul~ri rovesciato dal trono.

Se sarà sincera l'impassibilità del Gabinetto russo, essa sarebbe il miglior risultato che si potesse ottenere, data l'impossibilità d'indurlo a mettersi d'accordo cogli altri per risanare l'illegalità della presa di possesso del Principe Coburgo, e si soddisfarrebbe al desiderio di quelle tra le grandi Potenze che, interessate a mantenere la pace ed a propugnare i veri e giusti principii di libertà e di rispetto alla volontà dei popoli, si sono espresse nel senso dell'astensione da ogni 'intempestiva intromissione.

(l) Il brano fra asterischi è riportato in F. CRISPI, La prima guerra, cit., p. 32.

240

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Parigi, 21 ottobre 1887, ore 16,49 (per. ore 19,55).

Le discours que V. E. prononcera le 25 à Turin est attendu ici avec un vif intéret et aura en France un grand retentissement. De l'impression qu'il produira dépend soit une amélioration notable de nos rapports avec ce pays, soit la persistance de la tension, peut-etre encore moins favor,able à nos intérets qu'aux intérets français. J'ai cru convenable et utile de laisser pa:sser le premier effet de votre visite politique à Friedrichsruh et ne suis retourné qu'hier auprès de M. Rouvier pour lui parler dans le sens de votre télégramme du 11 de ce mois (1). Je l'ai fait avec mesure mais avec une grande (franchise?). M. Rouvier

m',a prié de remercier V. E. des déc1arations amicales que je lui ai faites, en votre nom. n m'a répété que la visite politique de V. E. à Friedrichsruh tombant en pleines négociations commerciales avec la France a tellement surpris et alarmé ce pays que son action sur les Chambres pour soutenir un nouveau traité avec l'Italie deviendrait impuissante si ces alarmes n'étaient pas entièrement apaisées.

• Je compte pour cela, a-t-il ajouté, sur l'occasion qui s'offrira à M. Crispi à Turin •. Il n'a pas douté, pour sa part, dit-il, des vraies intentions du Gouvernement et du .peuple italien, mais il n'a pu empecher le changement qui s'est produit dans les dis.positions de ses collègues et notamment dans celles du Mii.inistre du Commerce. Après il a fait, de son coté, les déclarations les plus pacifiques, en affìrmant que personne en France ne voulait la guerre, et que tout le parti républicain se rendait c1airement compte du danger qu'il y aurait pour La jeune République si une guerre se déchainait, ·en cas de victoire non moins qu'en cas de défaite. V. E. sait que les partis ennemis de la République poursuivent son renversement par tous les moyens, soit en faisant soupçonner les intentions des gouvernants, soit en excitant l'animosité des hommes d'Etat étrangers contre ce pays par toute sorte d'attaques et d'insinuations perfìdes facilement répandues par une presse aussi libre que vénale. Ainsi aujourd'hui encore le Figaro, dans un de ces articles de tendance intitulé: • M. Crispi • s'applique-t-il à mettre votre parole en suspicion envers la France aussi bien qu'envers l'Allemagne. V. E. saura mépriser comme ils le méritent ces procédés mtsér,ables et ces manoeuvres transparentes pour ne s'inspirer avec sa sérénité habituelle que de l'intéret supérieur et permanent des deux grands pays voisins.

(l) Cfr. n. 214.

241

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1537. Madrid, 21 ottobre 1887, ore 16)5 (per. ore 6 del 22).

Interrogé par le Ministre d'Espagne, Salisbury a exprimé ses idées à propos de la réouverture de la conférence pour le Maroc en communiquant une dépeche adressée par lui à ·ce sujet au ministre britannique à Tanger le 22 aoùt. Ce document n'a pas produit une bonne impression ici. Il y est dit que pour que l'Angleterre consente à cette réouverture, il est nécessaire que le Maroc fasse des concessions commerciales aux puissances sur la base du projet de Traité dont s'occupent depuis longtemps l'Angleterre et l'Allemagne. Le ministre d'Etat est d'avis que rien ne saurait exciter la méfìance du Maroc comme pareille prétention. Le Ministre d'Etat pense qu'il pourrait peut-etre lui-meme faire entendre au Sultan que pour recevoir des puissances les avantages qu'il espère obtenir, il faut qu'à son tour il se prépare à des concessions. Le Ministre d'Etat parait convaincu que, si on voulait faire de ces dernières un objet de discussion préliminaire, on se heurterait à de telles difficultés que le projet de conférence avorterait sans faute. Le Ministre d'Etat observe en outre que si l'Angleterre met en ce moment de pareilles entraves, la France en tirera parti pour élever, de son còté, d'autres obstacles, étant si intéressée à empècher suppression des protégés étrangers, que réclame le Maroc. Mon collègue britannique a été prié de représenter ce qui précède à son Gouvernement.

242

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1538. Madrid, 21 ottobre 1887, ore 21,15 (per. ore 6 del 22).

Le Ministre d'Etat m'a donné lecture du télégramme par lequel le ministre d'Espagne à Berlin réfère ce que le comte de Bismarck lui a dit à propos de la sanction que l'Allemagne donnera toujours à tout ce que l'Espagne concertera avec l'Italie et l'Autriche, à propos du Maroc, soit à Berlin, soit à Vienne. On trouve qu'il y a avantage à ce que l'Espagne ne repousse pas la continuation d'un échange de vues avec la France à ce sujet. V. E. n'ignare pas, que engagement avait été conclu entre la France et l'Espagne en 1884 dans le but de donner des instructions identiques aux agents respectifs à Tanger, mais qu'aucune des deux puissances ne l'a jamais observé. L'Allemagne et l'Autriche approuvent l'idée du ministre d'Etat, qui sera soumise aussi à V. E., de proposer à la France un autre engagement ayant pour objet: lo le maintien du statu quo au Maroc; 2o la suppression de l'ancien et inutile accord de 1884; 3° la substitution d'un nouvel engagement dans le but de se communiquer mutuellement ses vues, toutes les fois qu'une des deux puissances croirait convenable de prendre quelque résolution. V. E. comprend aisément la liberté d'action, que cette dernière clause ,accorderait à l'Espagne, si un jour ses intérets, et ceux de ses alliés, l'exigeraient.

243

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, CORTI

(Ed. in traduzione, in LV 60, p. 155, e in F. CRISPI, La prima guerra, cit., pp. 32-33)

T. SEGRETISSIMO S. N. Roma, 22 ottobre 1887.

Me référant à votre télégramme d'hier au soir (l) je vous prie de faire connaitre a Salisbury que M. Portai aura de la part du Gouverneur Saletta toutes les facilités possibles pour son voyage. Toutefois nous ne pouvons pas ni devons

annoncer nous memes aux Abyssins arrivée du messager de S. M. Britannique; il ne saurait etre considéré par eux comme un de nos amis et comme envoyé directement ou indirectement de notre part. Or quoique nous soyons prets à a·ccorder la paix aux conditions établies dans mon télégramme du 12 (l) et que Gouvernement Britannique peut etre assuré etre modérées nous ne pouvons pas la demander ni meme avoir l'air de la désirer. M. Portai ne devrait pas passer par le camp de Ras Alula pour rejoindre le Négus, ce serait meme l'exposer à des dangers et à entraves. Il devrait choisir une autre voie plus facile et plus directe que Saletta sera à meme de lui indiquer. Quant au 1aps de temps dans lequel nous pourrons nous abstenir de tout acte offensif d'hostilité, je m'en réfère aux communications précédentes. * Nous ne pourrions le prolonger au delà de Novembre sans perdre un temps précieux et sans compromettre succès de nos opérations militaires. Nous n'irons pas à Sahati et Qua pour le moment quoique réoccupation de ces lieux ainsi que vous l'avez signifié à Salisbury ne constitue pas à nos yeux un acte d'hostilité * (2).

J'attends réponse immédiate.

(l) Non pubblicato. Si veda però n. 246 e ivi nota l.

244

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A MADRID, MAFFEI

D. 130/71. Roma, 22 ottobre 1887.

Il progetto per la concessione alla Spagna di un punto su11a costa del Mar Rosso, atto all'impianto di una stazione navale, progetto inviatoci dal Marchese Dalla Valle con rapporto 1° Settembre u. s. (3) ed identico sostanzialmente a quello che poco dopo ci comunicò il Conte di Rascon, fu sottoposto all'esame del Qomando Superiore in Africa e del R. Commissario Civile in Assab.

Al Generale Saletta non pare che quel progetto in massima possa menomamente pregiudicare i nostri interessi. Suggerisce, soltanto, una leggera modificazione all'art. 4 che contempla il caso di guerra (4). Converrebbe, egli dice, che la clausola contenuta in detto •articolo, non escluda la possibilità, qualora per scopo militare ne risulti un'eventuale convenienza, di servirei di tale stazione ed, in ogni modo, dì riserbard il diritto d'impedire che altri se ne serva eventualmente a nostro danno.

Prego V. S. di sentire se il Gabinetto di Madrid non ha difficoltà di modificare in questo senso il suddetto .articolo, dopo di che non vi sarebbe per parte nostra, altra difficoltà per la firma dell'accordo.

Quanto al punto di costa più conveniente e sicuro per stabilirvi una deposito di carboni e viveri, il R. Commissario in Assab, lo addita in quella zona

• Noto però ad ogni buon fine che la rioccupazione di Sahati e di Uaà come Ella ne avverti Iord Salisbury, non potrebbe, ai nostri occhi costituire un atto di ostilità •·

(-4) Si veda il testo finale dell'accordo al n. 413.

Interposta fra ras Garibal e ras Marcanò nella baia di Assab a 2 miglia circa dal villaggio di questo nome. I vantaggi che offrirebbe questo punto sono enumerati nel brano di rapporto di cui Le comunico una copia.

Prego V. S. di farmi conoscere anche a questo proposito il parere di codesto Governo.

(l) -Cfr. n. 218. (2) -In LV e in F. CRISPI, La prima guerra, cit., il brano fra asterischi è cosi ridotto: (3) -Non pubblicato.
245

L'AMBASCIATORE A LONDRA, CORTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 665. Londra, 22 ottobre 1887.

Lord Salisbury m'intrattenne nell'occasione della mia visita di jeri, della quistione della Bulgaria. Egli incominciò dal dirmi il Governo Britannico non stimare opportuno di prendere alcuna iniziativa in ordine ad essa, però egli aveva dato all'Ambasciatore di S. M. la Regina a Costantinopoli l'istruzione di appoggiare le pratiche intromesse da' suoi colleghi d'Italia e d'Austria-Ungheria; ed invero se esso si facesse a sostenere in modo aperto il Principe Ferdinando di Coburgo, ciò ecciterebbe tanto maggior opposizione da parte della Russia, mentre che basterebbe che questa si mettesse a favorirlo per comprometterlo agli occhi dei Bulgari. Nè Sua Signoria credeva poter andare più oltre, ripetendo essere contrario allo spirito ed alle tradizioni delle istituzioni Inglesi di assumere impegni per una azione a ,spiegarsi in eventualità non immediate, che se un Ministro Britannico avesse a procedere altrimenti basterebbe che gli fosse rivolta un'interpellanza nel Parlamento perchè avesse a renderne conto ad esso, e non poteva quindi contrarre impegni che non potesse far conoscere alla rappresentanza nazionale. Ed avendo io fatto osservare di quanta importanza sarebbe pure che i Rappresentanti d'Italia, di Inghilterra e d'Austria-Ungheria dn quella residenza si mostrassero uniti ed energici nel consigliare al Sultano di seguire la via conforme agli interessi dell'Impero, Sua Signoria diceva non sembrargli conveniente di fare ad Esso promesse che impegnerebbero il Governo della Regina in una via la quale non potrebbe trovarsi conforme agli intendimenti della Nazione; già nell'occasione della guerra del 1876-77, i sentimenti di questa non avevano permesso al Governo della Regina d'entrare in azione; dubitav,a che l'opinione pubbl[ca ed il Parlamento sarebbero attualmente meglio disposti a prendere le armi per la difesa del Governo ottomano, il quale non che migliorarsi in segwto a quella guerra, era piuttosto andato peggiorando; ed ora guadagnava piuttosto terreno il concetto di promuovere la creazione di altri Stati indipendenti nella penisola Balcanica. Se però i Governi d'Italia e di Austria-Ungheria fossero di diverso avviso, egli non sarebbe alieno da fare analoghe proposte al Consiglio dei Ministri, ma non lo consigliava. Tutto ben considerato egli stimava che pel momento sarebbe più prudente d'aspettare con calma lo svolgimento degli avvenimenti, imperocchè dall'una parte il principe di Coburgo, non poteva che guadagnare rimanendo più a lungo sul Trono di Bulgaria, e dall'altra non credeva che la Russia fosse per .prendere per ora

inconsulte misure, tanto più che gli era riferito l'Imperatore di Russia aver

detto che preferiva vedere primieramente quale piega prenderebbe la quistione

Franco-Germanka, e mantenere frattanto la sua libertà d'azione.

Delle quali cose ebbi jeri l'onore di dare avviso telegrafico all'E. V.

246

L'AMBASCIATORE A LONDRA, CORTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., come estratto, in LV 60, pp. 153-154) (l)

R. P. 666. Londra, 22 ottobre 1887.

Ieri feci la mia prima visita a Lord Salisbury. Sua Signoria incomineiò

dall'intrattenermi dell'affare di Massaua, e disse essere animato dal più vivo

desiderio di riuscire nell'impresa di ristabilire le buone relazioni fra l'Italia e

l'Abissinia; a tale effetto, tostochè gli era stato comunicato il suggerimento del

Principe Bismarck, il quale era conforme alle idee già scambiate fra Sua Signoria

e lo scrivente, s'intese con Sir E. Baring per l'invio del Signor Portai presso il

Negus; ma Essa desidererebbe ora di conoscere a quali condizioni il Governo

Italiano sarebbe disposto a venire a componimento coll'Abissinia. Feci osservare

a Sua Signoria che siffatta domanda era già stata formo1ata prima del mio

arrivo. Ma l'E. V. aveva risposto enunciando i sei punti che erano stati por

tati a suo conoscimento (telegramma dell'E. V. del 13 corrente) (2). E si prese

allora ad esame questa risposta.

Sua Signoria s'arrestò al terzo paragrafo il quale porta che il R. Governo non prenderebbe l'off·ensiva fino al ritorno del Signor Portai, a condizione che questi sia di ritorno prima della fine di Novembre, e disse, alla recezione del Messaggio del Principe di Bismarck, Essa non aveva indugiato un istante a prendere la risoluzione di mandare una missione ad hoc in Abissinia, ed il Signor Portai era già in via alla volta di Massaua, dove credeva che giungerebbe domani o posdomani, egli non rimarrebbe al certo presso il Negus un giorno più del necessario. Ma non dipendeva da lui se, massime ignorandosi dove trovavasi attualmente il Negus, occorresse qualche giorno di più, e la vita di esso correrebbe serii pericoli se le ostilità fossero iniziate mentre trovavasi in Abissinia. Soggiunsi il R. Governo prendeva l'impegno di non cominciare le ostilità prima del ritorno del Signor Portai, ma quest'impegno non poteva essere indefinito, poichè esso non poteva lasciare trascorrere la stagione propizia per ottenere giustizia; era pure inteso che frattanto non si sospenderebbero i preparativi militari, ed il fatto di avanzarsi fino a Saati non era da noi considerato come

un atto di ostilità. Questa riserva io credetti conveniente d'interporre; se non che il R. Governo avrà piena Libertà d'·agire secondo che le considerazioni di prudenza e di opportunità saranno per suggerirgli.

Quanto al quarto paragrafo che riguarda l'impegno di non aspirare ad alcuna occupazione del territorio Abissino, ripetei la dichiarazione emessa dall'E. V. non essere noi animati da tale aspirazione, ed aggiunsi essere d'altronde evidente che, se si veniva alla conclusione di un accordo coll'Abissinia, siffatta condizione sarebbe implicata e sottintesa nei termini di esso, nè sarebbe conforme agli usi che in un atto diplomatico si dichiarasse che l'una parte s'impegna a non invadere il territorio dell'altra.

Si venne quindi al quinto pamgrafo ,al quale proposito Sua Signoria mi domandava se il Negus non consider.ava Saati come territorio Abissino, gli risposi tale non essere il mio ,avviso, poichè Sua Maestà non si aveva mai tenuto guarnigione ed anzi era precisamente in quel punto che, quando le carovane si dirigevano verso la costa, la scorta Abissina si ritirava per cedere il posto alla Egiziana. E Sua Signoria m'invitava allora a definirgli quale fosse la combinazione territoriale che il R. Governo stimerebbe sufficiente per venire alla conclusione di un trattato di Commercio colla Abissinia. Sopra il quale argomento non credetti potermi pronunziare.

Lord Salisbury stette allora un momento sopra pensiero, e poi disse, non essendovi tempo a perdere, e, dal suo canto, non avendo altro scopo che di agire, nei limiti del possibile, in conformità dei desiderii del R. Governo, egli proponeva che il Signor Portai ed il Comandante Italiano a Massaua fossero incaricati dai rispettivi Governi d'intendersi sopra tutti i dettagli che riguardavano l'esecuzione della Missione affidata al primo. Però Sua Signoria aggiungeva la calda raccomandazione che le nostre condizioni, sopratutto per quel che concernevano le occupazioni terrHoriali, fossero più moderate ·che si potesse, affine di renderne più probabile l'accettazione da parte del Re di Abissinia, il quale suggerimento gli era unicamente inspirato dai nostri interessi, imperocchè egli sapeva quanto eva costato all'Inghilterra una spedizione in quelle regioni, e d'altra parte non mancavano intrighi presso quel Sovrano contro l'Italia, che per esempio gli era stato riferito che il Governo Russo lo eccitava coll'insinuazione che il presente Governo Italiano era ·COmposto di Cattolici ultra clericali. Se l'E. V. accettasse la proposta in discorso, egli si limiterebbe a dare per istruzione al Signor Portai d'intendersi col Generale Saletta circa il modo di dare esecuzione alla Sua Missione. Nè ho d'uopo d'aggiungere che l'E. V., nel dare a questi le idonee istruzioni, potrebbe aggiungervi quella d'affrettare quanto fosse possibile la partenza del Signor Portai da Massaua per l'interno.

E mentre stavo telegrafando a V. E. il riassunto delle cose predette, comparve un biglietto del Segretario privato di Lord Salisbury, pel quale Sua Signoria mi pregava di far conoscere all'E. V. come Sir E. Baring stimasse importante che, se era possibile, fosse dato al Governatore di Massaua l'istruzione di fare in modo di informare Ras Alula della prossima visita della Missione Inglese, affine questi potesse darne notizia al Re d'Abissinia. Del quale desiderio di Sua Signoria diedi pure contezza telegrafica all'E. V.

(l) -lvi la data è 21 ottobre, ma è quella del telegramma contenente il sunto delle argomentazioni del rapporto. (2) -Cfr. n. 218.
247

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 222/2526. Roma, 23 ottobre 1887.

Ringrazio V. E. di avermi fatto conoscere, con rapporto 4 corrente

(n. 4515) (l) in termini che per me non potrebbero essere più lusinghieri, l'impressione riportata da S. A. il Principe Cancelliere dai nostri colloquii di Friedrichsruh. V. E. seppe di viva voce la mia impressione, quando questa era ancora recente e vivace. Tale impressione, alla quale si aggiunge un sentimento di viva ammirazione verso l'illustre personaggio che da tanti anni dirige la politica del potente Impero, si riassume nel convincimento che mercè la perfetta uniformità di intendimenti, i due Governi possano, con animo sicuro, continuare ad adoperarsi per la causa della pace. E cosi il beneficio, comune all'intera Europa, si svolgerà anche 1in particolar modo a v·antaggio dei due Stati, che ne trarranno guarentigia di progressivo svolgimento della loro forza e della loro prosperità.

Desidero che V. E. abbia modo di far pervenire a S. A. questa schietta manifestazione del mio pensiero e che, tanto all'AltezZ'a Sua, quanto al Conte di Bismal'ck, dica come delle ore passate a Friedrichsruh io serbi, come serberò sempre, la più gradita ricordanza.

Scrissi minutamente il 2 ed il 3 ottobre un sunto dei colloquii col Principe, e sto più ampliamente svolgendo, per l'archivio segreto del Ministero (2), una relazione di quello che a Friedrichsruh fu detto e concordato. V. E. stessa potrebbe, in base alle mie comunicazioni verbali, fare identico lavoro per l'archivio segreto dell'Ambasciata (3).

248

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI

D. 70/453. Roma, 23 ottobre 1887.

Ho ricevuto il rapporto n. 887 del 16 corrente ( 4) relativo alla protezione dei sudditi greci esercitata a Massaua dal Vice Consolato di Francia. Nel ricevimento del corpo diplomatico della settimana scorsa, io avevo espresso francamente al Signor Papparigopoulo la mia meraviglia che la Grecia

Ella, mio primo ministro, non poteva e non doveva per non giusto sentimento di modestia

privarmi di cosi importante comunicazione che mi è stata graditissima.

I giudizi che esprime su di Lei il Principe Bismarck sono appunto quelli che da gran

tempo mi ero formato di Lei, e sono lieto per il nostro paese e. per me di vederli confermati

da uomo tanto illustre ed auto.revole. Me ne felicito adunque più con me che con Lei •·

(ACS, Fondo Crispi: ASRE -3, 129).

18 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

invochi ed accetti per i sudditi ellenici residenti a Massaua la protezione francese, cosa del resto perfettamente inutile per,chè l'attuale amministrazione di quel nostro possedimento offre a tutti le maggiori guarentigie d'imparzialità e di giustizia, soggiunsi essere assolutamente inammissibile che il Governo francese si faccia patroelinatore presso di noi delle ragioni che abbiano a far valere i sudditi ellenici a Massaua: esistere per noi un Regno di Grecia; esser sorpreso che dovessimo ricordarlo ad un suo Rappresentante.

Nel ricevimento del 20 il Signor Papparigopoulo mi disse che il suo governo aveva stabilito di sottrarre alla Francia la trattazione diplomatica relativa agli interessi greci in Massaua, ,e conveniva che l'esercizio della protezione consoLare in quel nostro possedimento debba effettuarsi nei modi e limiti iin cui si compie là dove è insediata una amministrazione civile.

Nello stato attuale delle cose, non 'conviene poi dimenticare che finchè dura a Massaua lo stato di guerra, vi ha pieno vigore la legge marziale.

A mostrare il nostro gradimento per la premura con cui il governo ellenico ha tenuto conto delle nostre osservazioni procurerò (e lo dissi al Signor Papparigopoulo) di far ottenere al Costantino Nkolopoulo la grazia Sovrana. Egli fu condannato dal Tribunale militare di Massaua, con sentenza del 13 settembre

u. s., a 4 mesi di carcere per acquisto e detenzione di munizioni da guerra.

(l) -Cfr. n. 197. (2) -Non è stata rintracciata la relazione cui accenna il Crispi; il sunto dei colloqui è pubblicato sotto la data 2 e 3 ottobre in F. CRISPI, Politica estera, cit., pp. 173-182. (3) -II rapporto del De Launay fu inviato in visione dal Crispi al Re, il quale, presone conoscenza, cosi telegrafava al Presidente del Consiglio il 31 ottobre da Monza: c Ho Ietto con grandissima soddisfazione la relazione del conte de Launay.

(4) Non pubblicato.

249

L'AMBASCIATORE A LONDRA, CORTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., come estratto, in LV 60, p. 156)

R. P. 670. Londra, 25 ottobre 1887.

La sera del 22 corrente ebbi l'onore di ricevere il telegramma (l) che l'E. V. si compiaceva rivolgermi in risposta a quello (2) che io Le indirizzavo il giorno innanzi per sottometterle la relazione del mio colloquio con Lord Salisbury e l'indomani comparve l'altro (3) che al primo serviva di complemento. E ieri mi trasferii al Foreign Office per vedere il Segretario di Stato, il quale, venuto in città per poche ore, m'aveva dato speciale appuntamento. Mi feci primieramente ad esporre a Sua Signoria, nei termin,i che mi sembravano più convenienti, le considerazioni che erano contenute nei due telegrammi dell'E. V. ed avendomi Lord Salisbury espresso il desiderio di avere questa esposizione per iscritto, gli rimisi il pro-memoria (3) del quale unisco copia al presente. Sua Signoda nessuna osserva2'iione fece riguardo al desiderio ,già da Essa

manifestato che la prossima visita del Signor Portai fosse annunziata a Ras Alula onde questi ne desse avvdso al Negus, imperoccihè le ragioni allegate

contro questo procedimento erano troppo evidenti. Però, s'arrestò al punto del limite della fine di novembre messo alla sospensione delle ostilità e disse Sir Evelyn Baring avere ,ripetutamente espresso degli avversi presentimenti (misgrivings) riguardo alla missione del Signor Portai, però aveva ceduto alle istanze di Sua Signoria, eravamo verso la fine di ottobre, il Signor Portai non era ancora partito da Massaua, e neppure si sapeva dove si trovasse attualmente il Re d'Abissinia. Le fed osservare il R. Governo non poter pure aspettare per un tempo indefinito e lasciar ,così trasco!'rere la stagione propizia per le operazioni militari; non potrebbesi fissare un termine alla missione facendo vallere presso ril Negus la ragtone che H Governo Britannico aveva ottenuto dall'Italia un breve differimento delle ostilità? Cui Sua Signoria si limitò a replicare che alla peggio il Signor Portai potrebbe forse tornare per la via di Tagiurra.

Sua Signoria si trovò alquanto imbaraZlJata allorchè si venne a parlare delle istruzioni ad impartirsi al Signor Portai. Incominciò dal dirmi avere dal suo canto mantenuto H segreto più assoluto sulla missione del Signor Portai e, posto che tale era il desiderio dell'E. V., egli continuerebbe a mantenerlo e telegraferebbe immediatamente a Sir Evelyn Baring di non farne menzione al Signor De Martino. Senonchè, l'E. V. non volendo mettere il Generale Saletta a parte del vero scopo della missione, era mestieri che Sua Signoria conferisse Essa stessa le idonee istruzioni al Signor Portai, nè essa poteva definirgli le proposte a farsi al Negus onde ristabilire la pace fra l'Italia e l'Abissinia senza conoscere previamente le condizioni che l'E. V. sarebbe disposta ad accettare, sopratutto riguardo alla questione territoriale, onde venire alla stipulazione di un accordo commerciale; e soggiungeva non esservi del resto che tre modi di procedimento nelle presenti congiunture; o l'E. V. facesse conoscere a Sua Signoria le condizioni alle quali Essa era disposta a venire ad un componimento onde esse servissero di base alle istruzioni ad impartire al Signor Portai; o l'E. V. incaricasse un Suo Plenipotenziario a Massaua, il quale avesse ad intendersi col Signor Portai; o l'E. V. acconsentisse ad affidare a questi l'incarico di proporre al Negus di sottomettere la controversia coll'Italia alla decisione di un arbitro, che potrebbe essere l'Imperatore d'Austria-Ungheria. Sua Signoria conchiuse il presente negoziato essere irto di enormi difficoltà, vivo era il suo desiderio di evitare all'Italia una campagna, chè l'Inghilterra conosc,eva per esperienza che sacrifizii costerebbe, che pe11icoli si correrebbero per la via, il Governo Britannico non avrebbe obiezione a lasciare all'Italia anche tutta l'Abissinia, però, quanto più moderate sarebbero le condizioni dall'E. V. richieste, altrettanto più probabile sarebbe la riuscita della missione, tanto più ,che l'Abissinia era situata fuori dall'orbita dei telegrafi, per così dire in un altro pianeta. Il Signor Portai aveva l'ordine di aspettare le sue istruzioni a Massaua.

Avendo indi domandato a Sua Signoria come potrei farle tenere la risposta

che sarei per ricevere da Torino, Essa mi disse non tornerebbe in città che

Venerdì 28 corrente, nell'intervallo potrei scrivergli o fargli telegrafare da Sir

Julian Pauncefote a Hatfield House.

Venni immediatamente a dare a V. E. contezza telegrafica a Torino del

colloquio intervenuto.

(l) -Cfr. n. 243. (2) -Non pubblicato. Si veda però n. 246. (3) -Non pubblicato.
250

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1553. Parigi, 27 ottobre 1887, ore 16,45 (per. ore 19,20).

La Commission parlementaire chargée de l'examen du budget des Affaires Etrangères, s'est prononcée aussi cette année, par huit voix, contre cinq, contre le maintien d'un représentant de la République près du Pape. A la suite de ce vote, le rapporteur M. Casimir Périer, a donné sa démission: il n'est guère probable que la Chambre le ratifie.

251

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, CORTI

D. s. N. Roma, 27 ottobre 1887.

Le notizie ultimamente pervenuteoi da V. E. recano che è giunto a Massaua,

o sta per giungervi, il Signor Portai Segretario dell'Agenzia inglese al Cairo, incaricato di reca.rsi presso il Regno con missione segreta, affidatagli dal .governo britannico, di procurare possibilmente una equa e conciliante soluzione del conflitto italo-,abissino.

Credo utile riassumere i fatti ·che hanno condotto le cose al punto attuale. Con telegramma dell'8 ottobre corrente (1), la R. Ambasciata a Berlino mi faceva conoscere che il Conte di Bismarck aveva, di suo proprio movimento ed in via confidenzialissima parlato all'Incaricato d'Affari d'Inghilterra delle cose di Abissinia, dicendogli che • vlista }',amicizia della Germania per l'Italia, H Gabinetto di Berlino, senza voler dare consigli, vedrebbe non di meno molto volentieri che, di propria 'sua miziativa, il Gove11no britannico s'impiegasse a procurarci da parte del Regno una soddisfazione di tal natura da salvaguardare la nostra dignità ed ,i nostri interessi. In tale intento, i buoni uffici dell'Inghilterra presso il Negus avrebbero forse avuto qualche probabilità di successo •.

Il Governo del Re non poteva non apprezzare tale iniziativa di potenza amica presa in un intento di pace. Sembrandogli però come tuttora gli sembra, che per H prestigio delle armi italiane in Africa, la riparazione dell'offesa dovesse ottenersi con fatti d'armi anzichè con negoziati, il Governo si mantenne nella più assoluta riserva lasciando senza risposta il teleg·ramma accennato, poichè voleva che se fossero seguiti i negoziati tra l'Inghilterra e il Regno, desiderati dalla Germania, questi avessero luogo, come erano stati iniziati, all'infuori

dd. ogni partecipazione dell'Italia. Ben inteso poi che il Governo del Re, apprezzando il movente, si riservava di vede11e se la riparazione a cui i negoziati avessero condotto sarebbe adeguata all'offesa.

Agli 11 di ottobre, un nuovo telegramma (l) da Berlino ci informava che Lord Salisbury aveva mostrata la più grande premura nell'accogliere le aperture segrete della Germania e si era messo in relazione con Sir Evelyn Baring, ministro plenipotenziario al Cairo sul delicato a.rgomento. Secondo il parere di Lord Salisbury, il miglior mezzo sarebbe stato di mandare in Abissinia il Signor Portai, segretario del Signor Baring, purchè però l'Italia si impegnasse a non cominciarre le ostilità sino a che il Portai stesso non fosse tornato a Ma·ssaua, acciocchè egli non si trovasse esposto a gravi pericoli. Il Portai si sarebbe recato presso il Regno sotto pretesto di accertamenti concementi l'Egitto. In paro tempo Lord Salisbury si mostrnva desideroso di conoscere: 1° quale fosse il minimun delle domande dell'Italia; 2° se l'Italia fosse pronta, in iscambio di Saati, a concludere con l'Abissinia un trattato di commercio a questa favorevole; go se il Governo italiano prenderebbe l'impegno di non fare ulteriori annessioni sul terl'itorio abissino.

Nel comunicare confidenzialmente questi particolari al Conte De Launay, il Conte di llismarck diceva che sarebbe stato felice se avessero potuto offrire una base di accordo essendo comune desiderio della Germania e dell'Inghilterra che l'Italia ricevesse una soddisfazione adeguata.

Fu allora, e con data del 12 (2), che diressi al R. Incaricato d'affari a Londra un telegramma per informarlo che avevo avuto conoscenza, nel modo più confidenziale, delle pratiche fatte senza richiesta o partecipazione veruna da parte nostra acciocchè un amichevole intervento da parte del governo britannico potesse, con l'ottenere una riparazione ed eque concessioni, prevenire una lotta sanguinosa fra l'Italia e l'Abissinia. Questa informazione, soggiungevo, non ha arrestato, nè arresterà i nostri preparativi. Essa però non era da trascurarsi. Esposte quindi le tre domande di Lord Salisbury, il Governo del Re esprimeva, per mio mezzo, come segue il suo pensiero e le sue condizioni.

1° L'Italia accetta in massima le pratiche amichevoli che si vogliono fare, in quanto non porter.anno pregiudizio nè al suo prestigio politico, nè al suo onol'e militare;

2° Poichè il Governo britannico crede utile l'invio del Signor Portai, l'Italia è disposta a farlo accompagnare da quale persona si sia che possa conc'Orrere al successo della sua missione, e segnatamente da un interprete;

go Il Governo italiano consente a non prendere l'offensiva sino al ritorno del signor Portai, purchè però questo ritorno si effettui prima della fine di novembre, il principio delle ostilità se queste devono aver luogo non potendo essere differito lungamente;

4<> L'Italia non s'impegnerà a non fare ulteriori annessioni perchè siffatto impegno è troppo indeterminato. L'Inghilterra non lo prenderebbe. Ma il Governo italiano non esita a dichiarare che non aspira a veruna occupazione del territorio abissino propriamente detto. Intende soltanto essere rispettato sui

territor.i che occupa e nelle loro dipendenze, e procurarsi a tale uopo le garanzie strategiche necessarie;

5° L'occupazione di Saati e di Uaa non rappresenta una cessione, questi due punti non essendo mai stati ·riconosciuti come territorio abissino. Il possesso di essi, come i fatti hanno più che abbondantemente provato, non potrebbe ,costituire la garanzia sufficiente di cui è questione nel paragrafo precedente;

Bo L'ItaLia è pronta, in iscambio di una combinazione territoriale che soddisfi la sua dignità ed i suoi interessi, a concludere il trattato di commercio p.iù favorevole all'Abissinia.

Conformemente al piano prestabilito il Signor Porta! par,tiva dall'Egitto, il 20 ottobre, alla volta di Massaua. Due comunicazioni, però, ci venivano in quel frattempo fatte dal Governo britannico, l'una riflettente la preoccupazione che il tempo fosse troppo breve perchè il Signor Portai facesse ritorno a Massaua prima della fine di novembre; l'altra, circa le istruzioni a cui lo stesso signor Portai avrebbe dovuto attenersi. Mancando difatti, il tempo di combinarle e di darle da Londra, il Governo inglese proponeva che il suo inviato concertasse ogni ~cosa d'accordo col Comandante di Massaua.

Sul primo punto, il Governo del Re rimase fermo nel dichiarare che non poteva differire oltre la fine di novembre il principio dell'ostiLità, senza compromettere il ~risultato delle eventuali operazioni militari.

Sul secondo punto, non credette potere ~acconsentire che il Comandante di Massaua potesse prendere col Signor Portai concerti su altro che sui particolari del viaggio; e ciò non solo perchè il segreto sullo scopo vero della missione Portai doveva, secondo il desiderio da Lord Salisbury manifestato e da noi riconosciuto necessario e ~come tale accettato, venire 11igorosamente serbato, ma più ancora perchè non volevamo avere ingerenza alcuna, e neppure sembrare averla, in una missione da noi gradita come prova di amicizia, ma non desiderata e non chiesta.

Da ultimo, Lord Salisbury 11itornando sovra una questione sulla quale credevamo avere espresso il nostro pensiero, domandava, per mezzo del Conte Corti quali fossero .i termini che al Governo italiano sembrerebbero accettabili sovratutto circa la questione territoriale, e metteva innanzi, come mezzo di soluzione, la proposta di sottoporre la vertenza ad un arbitrato, che avrebbe potuto essere quello di un sov.I'Iano alleato ed amico -proposta assolutamente nuova, e, non occorre dirlo, affatto inammissibile.

Non abbiamo, sino ad oggi, risposto a questa ultima comunicazione. Il

nostro pensiero, le nostre condizioni sono cose note. Non possiamo aggiungervi

nulla, nè nulla detrarne.

Intanto, però, il tempo è passato, ~ed è oramai troppo tardi perchè il Signor

Portai possa compiere la sua missione prima dell'epoca in cui abbiamo stabilito

che le ostilità abbiano principio. Sarebbe per noi, allo stato presente delle cose,

un pericolo il !asciarlo proseguire, sia che si voglia attendere il suo ritorno

per incominciare le operazione, poichè con ciò ci priveremmo di un tempo utile

e propizio sia che comincino mentre egli sarebbe ancora in Abissinia, il che

creando a lui pericoli, potrebbe commuovere l'opinione pubblica nel Regno

Unito.

Considerando però che è atteso il ritorno del messaggero, il quale ultimamente portò al Negus una lettera di S. M. la Regina Vittoria, e che, per atto di singolare cortesia il Governo brHannico ha acconsentito che la lettera di risposta del Negus venisse aperta dal Governatore di Suakim, saremmo d'avvdso che il Signor Portai, ,a Massaua ove trovasi forse già, ricevesse istruzioni di aspettare che il 'contenuto di detta r-isposta oi fosse noto. Qualora il tenore della risposta stessa fornisse tale appiglio o desse tali garanzie da potere senza danno ritardare oltre la fine di novembre le nostre operazioni militari, il Signor Portai potrebbe allora proseguire il suo viaggio, con istruzioni su indiicazioni che ci affretteremmo di dare al Governo britannico. In caso contrario, considereremmo come esaurito, per quanto ci concerne ed interessa, l'incarico che con sì cordiale amicizia dal Governo ,inglese gli è stato affidato, 'e l'Italia si riterrebbe libera di tutti i suoi movimenti e sciolta, qualora il Signor Portai volesse, per altri scopi, recarsi in Abissinia, da ogni 'l"esponsabilità a suo riguardo.

(l) Non pubblicato.

(l) -Non pubblicato, si veda comunque n. 215. (2) -Cfr. n. 218.
252

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMANN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1564. Parigi, 28 ottobre 1887, ore 18,05 (per. ore 20,20).

Maintenant que le texte complet du discours de V. E. est connu ici, une appréciation plus sereine et plus favorable ~se dégage des premiers jugements inspirés par des idées préconçues et par un parti pris. Ces appréciations se générnliseront dans l'opinion publique, qui au fond est heureuse d'avoir été rassurée par votre langage si amicai pour la France. Tous mes collègues du corps diplomatique qui m'ont parlé de votre discours, ont ~rendu justice aux sentiments dont il s'est inspiré. Le Général Menabrea est revenu ce matin. En :lui remettant la direction de l'Ambassade, je r~eme11cie V. E. chaleureusement de la bienveillante confiance qu'elle m'a témoigné pendant mon intérim.

253

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1568. Madrid, 28 ottobre 1887, ore 19,15 (per. ore 6 del 29).

Il me revient de très bonne source que hier ambassadeur espagnol à Paris, a télégraphié ici que la France soulève des difficultés à donner son adhésion à la réouverture de la conférence pour le Maroc, sans étab1ir un accord préalable à l'égard des matières qui devront étre discutées. Le gouvernement français serait, parait-il, soupçonneux un peu de toutes les puissances, mais ses jalousies seraient particulièrement réveillées par l es prétentions de l'Angleterre à propos des avantages commerciaux qu'elle voudrait obtenir.

254

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA. AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in F. CRISPI, Politica estera, cit., pp. 188-189)

R. CONFIDENZIALE 4527. Berlino, 28 ottobre 1887.

Come prima mi pervenne, nelle ore antimeridiane del 26 corrente, il telegramma (l) in chiaro che l'E. V. si compiacque di indirizzarmi da Torino per comunicarmi, tradotta in lingua francese, la parte del discorso quivi da Lei pronunciato, che ha tratto alla politica estera, ho creduto di interpretare le intenzioni di V. E. trasmettendo, senza porre tempo in mezzo, al Segretario di Stato, una copia del brano importantissimo.

Il Conte di Bismarck mi fece esprimere oggi il desiderio di vedermi e mi disse che, avendo inviato a Friedrichsruh la copia da me mandatagli del telegramma di V. E., il Principe Cancelliere lo aveva incaricato di fare a Lei pervenire, per mezzo mio, i suoi migliori ringraziamenti per la fattagli comunicazione ed insieme i suoi rallegramenti sinceri per il • bel • discorso. S. A. desiderava inoltre che fosse inviata in Suo nome all'E. V. !'·espressione di tutta la sua riconoscenza per la .parte che lo riguarda personalmente nel discorso medesimo. In quanto poi alle varie idee dn •esso sviluppate a proposito della politica estera, il Principe di Bismarck fa dire a V. E. che egli le divide interamente, ma che però troverebbe opportuno di manifesta·re un suggerimento circa la frase in cui parlasi delle • quattro distinte nazionalità • insediate nella penisola balcanica. Egli teme che quella frase possa servire di facile pretesto, alle potenze interessate nel contrariare l'azione nostra a Costantinopoli, per risvegliare nell'animo del Sultano, tanto proclive alla diffidenza, una .recrudescenza di sospetti a nostro 11iguardo. Come rimedio a questo pericolo, sarebbe suo avviso che l'E. V. avesse a dare incarico all'Ambasciatore di S. M. in quella residenza di far comprendere come Ella non intendesse far allusione ad altro, colle parole pronunc.iate, se non se allo •stato di cose già esistente nella regione dei BaLcani. Il Cancelliere opina che V. E. potrebbe facilmente conseguire lo scopo, sia collocandosi al punto di vista etnografico, vale a dire delle quattro nazionalità, Rumena, Greca, Slava, ed Ottomana, che si trovano in quella penisola, sia seguendo la distinzione politica dei quattro Stati attuali, Rumania, Serbia, Grecia e Bulgaria. Sembra a lui che in un modo o nell'altro si possa ottenere di spunta•re, con questo mezzo, prima ancora che venga lanciata a pregiudizio degli interessi comuni, la freccia che certamente si saprebbe fabbricare con quella materia.

(l) Non pubblicato.

255

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. s. N. Roma, 29 ottobre 1887, ore 11.

Photiades Bey est venu aujourd'hui me voir, m'a parlé du discours de Turin, dont j'ai envoyé à V. E. l'extrait concernant la politique étrangère et m'a demandé quelques éclaircissements au sujet du passage qui a trait aux

• quatre nationalités distinctes des Balkans •. Je lui ai répondu que par cette phrase j',entendais uniquement :llaire allusion à l'état de choses actuel, c'est-àdire aux quatre Etats déjà constitués, Roumanie, Serbie, Grèce et Bulgarie. J'informe V. E. de ce qui précède afin d'éviter le danger que quelque Puissance intéressée emploie cette phrase pour exciter dans l'esprit du Sultan une recrudescence de soupçons. V. E. pourra donc, le cas échéant, conformer son langage au mien.

256

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione, in LV 60, p. 162 e in F. CRISPI, La prima guerra, cit., pp. 34-35)

T. P. SEGRETISSIMO S. N. Roma, 29 ottobre 1887, ore 19,50.

Me référant au télégramme de S. E. le Comte Corti à la date du 28 soir (1), voici les conditions sous lesquelles le Gouvernement italien peut s'engager à entrer dans des rapports pacifiques avec l'Aby,ssinie.

l) Le Négus exprimera son vif regret pour l'injuste attaque soufferte par les Italiens le janvier passé.

2) Sahati et Uaà resteront définitivement acquis à l'Italie avec une zone au délà d'au moins une journée de marche. Ghinda deviendra ville frontière de l'Abyssinie. La vallée d'Ailet passera dans la possession ou au moins sous le protectorat de l'Italie. La frontière devra etre tracée d'un commun accord et avec l'intervention de l'Angleterre sur le terrain par des poteaux.

3) Le Négus reconnaitra le protectorat de l'Italie sur les Assaorta et les Habab.

4) L'ltalie, d'accord avec l'Angleterre, occupera la région du Senahit.

5) Un traité de paix, d'amitié et de commerce sera signé entre l'Italie et l'Abyssinie.

*Les points l, 2, 3 et 5 représentent le minimum de nos demandes. Quant au quatrième, M. Portai pourra ne pas y insister, s'il venait à rencontrer

trop de résistance de la part du Négus. L'occupation du Senahit par nos troupes serait du reste de l'intéret meme de l'Angleterre, car l'Italie à Keren pourrait toujours offrir une barrière solide contre les entreprises des Madistes * (1).

Pour ce qui a trait à notre engagement de suspendre les hostilités jusqu'au retour de M. Portai à la fin de novembre, je m'en rapporte à mes télégrammes précédents.

Vous ferez connaitre au plus tòt ce qui précède à Lord Salisbury. Selon sa réponse, des instructions seront données au général Saletta en l'autorisant à combiner directement avec M. Portai les détails du voyage.

(l) Non pubblicato.

257

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 270. Vienna, 29 ottobre 1887.

Il Ministro Imperiale e Reale degli Affari Esteri essendo stato in questi giorni alquanto occupato in quotidiane conferenze con i Ministri comuni dell'Impero in vista della riunione delle Delegazioni, che tennero il 27 corrente la loro prima seduta, io non potei esser ricevuto dal Conte Kalnoky che ieri appena.

Giusta le istruzioni contenute nel telegramma che l'E. V. si compiacque trasmettermi in data del 26 (2), intrattenni il Ministro imperiale di quella parte del discorso, da Lei pronunziato nel banchetto di Torino, che più specialmente riflette i rapporti dell'Italia con l'Austria-Ungheria.

Il Conte Kalnoky mi disse che il discorso dell'E. V. gli aveva fatto la migliore impressione e che esso era stato accolto dall'opinione pubblica in Austria-Ungheria nel modo il più favorevole e simpatico. Il Ministro si congratulò quindi meco delle dichiarazioni fatte dall'E. V. relativamente alla linea di politica pacifica che segue ed intende seguire il Governo del Re, linea di condotta, aggiunse il Conte Kalnoky, intieramente conforme a quella seguita dall'Austria-Ungheria.

S. E. osservò poscia che l'Italia nell'accedere ai principi propugnati dai due Imperi centrali aveva, in fatto, reso un grande servizio all'Europa. Il gruppo di queste tre Potenze, cioè dell'Italia, della Germania e dell'Austria-Ungheria, aggiunse il Conte Kalnoky, è abbastanza forte da per sè, per impedire e prevenire, all'evenienza, ogni atto che potesse turbare la pace generale.

S. E. a questo punto del suo discorso fece allusione incidentalmente alla situazione precaria interna della Francia ed alle conseguenze che potrebbero forse derivarne ad un dato momento per la pace generale; e proseguì dicendo che nel caso in cui delle difficoltà fossero per sorgere il gruppo delle tre

Potenze si sarebbe oramai adoperato per evitare all'Europa qualsiasi catastrofe. Nel fatto, soggiunse il Ministro, nessuno desidera la guerra, e ciò è ben vero per differenti ragioni; ma tutti sanno che essa può scoppiare da un momento all'altro: è quindi di grande importanza che nell'interesse della pace siasi costituito il gruppo suddetto.

Il Conte Kalnoky accennando poi alle parole dette da V. E. cir.ca le nuove trattative commerciali intavolate a Roma tra i Delegati Italiani ed i Delegati Austro-Ungarici, espresse la speranza che esse possano sortire un esito favorevole.

Il Ministro avendomi infine manifestato il desiderio di ricevere il testo ufficiale del discorso dell'E. V. relativo alla politica estera, mi feci premura, nella sera stessa, di mandargli copia del telegramma da Lei inviato in chiaro il 26 corrente.

(l) -Omesso in LV ed in F. CRISPI, La prima guerra, cit. (2) -Non pubblicato.
1

Sua Maestà il re d'Italia e S. M. il re dello Scioa ed i loro rispettivi governi si dichiarano amici ed alleati, e si sottintende che debbano godere, quanto più estesamente è possibile, di tutti i diritti e privilegi di due nazioni civili alleate.

2

Sua Maestà il re d'Italia promette a Sua Maestà il re dello Scioa che qualora avesse bisogno di aiuti in armi ed altro per fare valere i suoi diritti, glieli darà colla maggiore sollecitudine possibile. Dal canto suo, Sua Maestà il re Menelik promette di aiutare il governo di Sua Maestà il re d'Italia in tutte le circostanze.

3

Sua Maestà il re d'Italia dichiara a Sua Maestà il re Menelik che non farà annessioni di territori.

4

Il governo di Sua Maestà il re d'Italia s'impegna a far consegnare all'agente di Sua Maestà il re Menelik cinquemila fucili Remington, in Assab, nello spazio di 6 mesi dana data della presente convenzione.

5

Sua Maestà il re Menelik promette al governo di Sua Maestà il re d'Italia che dette armi serviranno per la propria difesa e non saranno mai impiegate a recare danno alcuno agl'italiani, e di ciò dà formale promessa.

Questa convenzione fu firmata da Sua Maestà il re Menelik col suo bollo e dal conte Pietro Antonelli, quale inviato del governo di S. M. il re d'Italia nella nuova città di Adis Abeba, il giorno 10 tekempt 1880 (ossia il 20 ottobre 1887 del calendario gregoriano).

259

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. P. RISERVATISSIMO S. N. Roma, 30 ottobre 1887, ore 6,35.

Sir W. White a communiqué à Lord Salisbury le texte d'un projet de convention discuté et arreté entre les Ambassadeurs d'Italie, d'Autriche-Hongrie et d'Angleterre à Constantinople pour un accord à trois. Lord Salisbury réserve sa réponse jusqu'à jeudi prochain puisque ce sera seulement alors qu'il en parlera à ses collègues personnellement. Il n'a fait aucune objection et comprend l'importance de fortifier l'influence des trois Puissances auprès de la Porte. Les bases de l'accord à trois que nous avons accepté sont les suivantes:

l) Maintien de la paix à l'exclusion de toute politique agressive.

2) Maintien du statu quo en Orient fondé sur les traités à l'exclusion de toute politique de compensation. 3) Maintien des autonomies locales établies par ces memes traités. 4) Indépendance de la Turquie, gardienne d'intérets européens impor

tants; indépendance du Califat. Liberté des détroits de toute influence étrangère prépondérante.

5) Par conséquent la Porte ne peut ni céder, ni déléguer ses droits suzerains sur la Bulgarie à une autre Puissance, ni intervenir pour y établir une administration étrangère, ni tolérer des actes de coercition entrepris dans ce but, sous forme soit d'occupation militaire, soit d'envoi de volontaires; ce qui constituerait non seulement une infraction au statu quo légal, mais serait attentatoire aux intérets des 3 Puissances.

6) Désir de ces dernières de s'associer la Turquie pour la défense commune de ces principes. 7) Dans le cas de résistance de la Porte aux entreprises illégales sus-énoncées, les trois Puissances se concerteront aussitòt sur l'appui à lui donner.

8) Dans le cas cependant où la Porte serait en connivence avec une entreprise illégale du genre indiqué, ou bien dans le cas où elle n'y opposerait pas une résistance sérieuse, les trois Puissances se concerteront dans le but d'occuper provisoirement par leurs forces de terre et de mer certains points du territoire ottoman, afin de rétablir l'équilibre politique et militaire nécessaire pour la sauvegarde des principes et des intérets sus-mentionnés.

Fin du projet.

J e vous préviens de ce qui précède afin que vous tachiez de votre còté de persuader Lord Salisbury de la convenance pour l'Angleterre d'entrer dans cette combinaison.

J'ajoute à toute bonne fin que le Prince de Bismarck approuve entièrement ce projet de convention (l) et a donné instructions à l'Ambassade Allemande à Londres de l'appuyer auprès de Lord Salisbury. Ces efforts sont d'autant plus nécessaires que Sa Seigneurie probablement par suite d'un traité qui aurait été signé tout récemment entre l'Angleterre et la Russie pour les affaires de l'Afganistan ne paraitrait plus si disposée et prompte comme il l'était auparavant à marcher de plein accord avec nous et avec l'Autriche-Hongrie dans les affaires de Bulgarie et de Turquie.

(l) Cfr. G.P., cit., vol. IV, n. 919 (nota del conte Rantzau, Friedrichsruh, 21 ottobre 1887).

260

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione, in LV 58, p. 486)

T. 884. Roma, 30 ottobre 1887, ore 14,25.

Le Chargé d'Affaires de France est venu le 25 de ce mois, nous annonce:r de la part de M. Flourens, la signature de la part de la France et Angleterre de la convention pour le canal de Suez, qui avait eu lieu le jour précédent, nous remercier de la part que nous avions pris pour arriver à cet heureux résultat et exprimer l'espoir que nous ferions bon accueil au texte de la convention que

M. Gérard s'est réservé de nous soumettre. Nous avons répondu, que nous serons prèts à donner notre approbation officielle à cet acte, après en avoir lu le texte.

261

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 677. Londra, 30 ottobre 1887.

Il 28 corrente il governo spagnuolo propose al governo inglese la riunione d'una conferenza in Madrid per definire la quistione delle protezioni estere al Marocco. Questa proposta fu fatta dal signor del Mazo, ministro di Spagna in Londra, a sir Julian Pauncefote, vice-segretario di Stato, che la partecipò a lord Salisbury. Il signor del Mazo pregò nello stesso tempo vivamente il governo della Regina di rinunziare alle condizioni preliminari alla riunione della conferenza, che lord Salisbury desiderava imporre al Marocco, e che erano state indicate nel dispaccio diretto dal Foreign Offìce al signor W. Kirby Green il 22 agosto scorso. Il ministro di Spagna dichiarò che, secondo il parere del suo governo, il Sultano del Marocco non poteva obbligarsi anticipatamente a concedere le agevolezze commerciali chieste dall'Inghilterra, ma soggiunse che, se Sua Maestà Sceriffiana desiderava ottenere nella conferenza l'intento ambito, da tanto tempo, in materia di protezione, non poteva mancare di conformarsi ai desiderii dell'Inghilterra in materia commerciale.

In risposta a tali partecipazioni, lord Salisbury fece sapere al signor del Mazo che il governo della Regina rinunziava alle condizioni preliminari summenzionate, ed accettava la proposta del governo spagnuolo per la riunione di una conferenza in Madrid. Sua Signoria però mise come condizione necessaria alla accettazione dell'Inghilterra che il programma dei lavori della conferenza non fosse circoscritto alla materia delle protezioni, ma fosse abbastanza ampio da comprendere la discussione di tutte le quistioni concernenti il Marocco e principalmente quella dell'integrità di quell'impero. A tal fine lord Salisbury propose, a sua volta, che tutte le comunicazioni fatte recentemente dal Sultano del Marocco alle tre potenze amiche dovessero essere sottoposte alla conferenza, la quale avrebbe facoltà di decidere se le domande del Sultano dovevano essere concedute, modificate o respinte.

Il signor del Mazo non mise indugio a partecipare la comunicazione di lord Salisbury al suo governo. Ho avuto l'onore di dar notizia all'E. V. di ciò che precede col mio telegramma di questa sera.

262

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., in traduzione e come estratto, in LV 57, p. 32)

T. 1580. Parigi, 31 ottobre 1887, ore 15,30 (per. ore 20,20).

Avant hier et hier j'ai fait successivement visite à M. Flourens et au Président de la République. M. Flourens s'est montré satisfait des paroles bienveillantes pour la France prononcées par V. E. dans son discours du 25 courant. Il m'a exprimé des sentiments pacifiques sous le rapport militaire, mais me parlant du futur traité de Commerce, il a témoigné quelques craintes d'une guerre de tarifs, spécialement contre nos produits agricoles. Il m'a dit avoir déjà communiqué à notre Ministère des propositions relatives aux étoffes de soie et de laine. Il se montre disposé à seconder la prompte conclusion du Traité sans avoir toutefois l'espoir d'y réussir de suite (?) (1). Le Président de la République m'a reçu avec beaucoup de bienveillance et m'a dit avoir beaucoup apprécié le langage de V. E. relatif à la France ainsi que ses déclarations pacifiques. Lui meme me disait-il a toujours travaillé pour maintenir la paix intérieure et extérieure: c'est son but, et il ne faillira pas à cette mission, malgré les amertumes dont on l'abreuve par l'enquete outrageante provoquée dans la Chambre contre son gendre. Il est probable, que le Président ait à ce propos posé la question de sa démission devant le Conseil des Ministres et qu'il se soit rangé à l'avis unanime que, dans l'intéret meme de la paix publique, il devait rester ferme dans sa haute position qui ne pouvait etre atteinte par le triste incident, duquel on présume que M. Wilson sortira indemne. Quoique le Président en soit (?) (l) vivement affecté, sa santé ne m'a pas paru en avoir souffert. Malgré les nouvelles que les journaux ont propagé à ce sujet, je me propose de voir incessamment M. Rouvier. La presse qui semblait accueillir avec quelques doutes les déclarations de V. E. se montre maintenant moins méfiante, et commence à croire que notre triple alliance a pour objet bien plus le maintien de la paix, que la participation à la guerre.

(l) Punto interrogativo nel testo.

263

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. P. SEGRETISSIMO S. N. Londra, l novembre 1887, ore 9,25 (per. ore 13,35).

Conformément aux ordres contenus dans le télégramme (l) de V. E. de hier je me suis entretenu avec lord Salisbury sur la convenance pour l'Angleterre d'accepter le projet de convention arreté entre les trois ambassadeurs Constantinople. Après avoir lu les bases du susdit projet Sa Seigneurie m'a chargé de manifester à V. E. expression vive reconnaissance pour cette démarche et m'a dit qu'une communication identique lui avait été faite par les Cabinets de Berlin et de Vienne, il a ajouté que la politique tracée dans les bases du projet serait utile aux intérets de l'Europe et conforme aux désirs de l'Angleterre, il se propose d'en donner communication jeudi soir à ses collègues au conseil de Cabinet, et il suivrait leur avis. Je me suis permis de faire observer que selon toute probabilité le Cabinet se conformerait à l'avis de son chef et j'ai insisté pour savoir si Sa Seigneurie était décidé à accepter la proposition. Sur mes instances, Salisbury m'a confi.é qu'il était personnellement décidé à entrer dans la combinaison projetée et qu'il était à prévoir que ses collègues ne s'opposeraient pas à ses intentions; il ajouta toutefois qu'il proposerait quelque légère modification dans la rédaction des articles du projet mais il s'entretint sur la nécessité que le secret fut [gardé] et me interrogea si je croyais qu'on finirait avoir connaissance de la convention. Je n'ai pu le rassurer que pour ce qui regarde le Gouvernement du Roi. Les craintes de Salisbury ne sont pas exagérées car l'existence du Cabinet anglais serait en jeu le jour où le secret fut dévoilé. En conclusion Sa Seigneurie me promit de me donner prompte communication de la résolution du Conseil. Je ne puis pas cacher la satisfaction de voir efforts sur le point d'etre couronnés de succès.

264

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4532,. Berlino, l novembre 1887.

In un colloquio che ebbi ieri al Dipartimento degli Affari Esteri col Barone di Holstein, ora facente le veci di Sotto-Segretario di Stato, ho raccolto, circa l'attuale atteggiamento della Russia nei suoi rapporti colla Germania, alcuni dati confidenziali che mi ascrivo a dovere di rendere noti all'E. V.

Ci vien segnalato -così a un dipresso egli dicevami -un certo indizio di pusillanimità a Pietroburgo. La stampa stessa più ostile fin qui alla Germania, annacqua, da alcuni giorni in poi, sensibilmente il suo vino. La Russia si sente sola e non trova qual sia, in fondo in fondo, il vantaggio che essa possa ritrarre perseverando nel suo antagonismo colla Germania. Di quella solitudine essa si è accorta sopratutto, da che il Gabinetto di Berlino ha fatto parlar chiaro, per mezzo di Radowitz a Costantinopoli. La Germania non vuole affatto contrariare la Russia nei suoi progetti in quelle regioni, ma nè manco darle la mano per aiutarla a farli approdare. Se la Russia riesce a trovare, d'accordo colla Turchia un modo d'assestamento della questione bulgara, lo metta pure in esecuzione, ma se nel far questo vuol dar di cozzo negli interessi degli amici della Germania, questa non potrebbe permetterlo.

Un sintomo, così proseguiva il mio interlocutore, del desiderio che sente la Russia, da qualche poco in qua, di riavvicinarsi alla Germania, si scorge nella deliberazione che oramai sembra essere stata presa dallo Czar di passare sul suolo tedesco per far ritorno da Copenaghen a Pietroburgo, e di approfittare di quella occasione per ossequiare in Berlino l'Imperatore. Se questo avverrà, il fatto non avrebbe per la Germania alcuna importanza, nè la farebbe deviare menomamente dalla sua linea di condotta, in Russia invece, la sola probabilità di esso solleva una visibile agitazione. Nello stesso tempo che lo Czar e il suo Governo manifestamente desiderano che quel fatto si avveri, si nutre d'altra parte il timore che a questo venga dato in Russia la importanza di una concessione troppo spinta, e così si fa dire nei fogli, e si cerca di dimostrare, per così dire, tecnicamente, che il passare da Berlino è oramai per lo Czar una necessità pura e semplice di itinerario. La stampa tedesca, intanto, fa la più fredda e quasi poco garbata accoglienza all'annuncio della probabile venuta di quel Sovrano nella Capitale dell'Impero, anzi la Norddeutsche AUgemeine Zeitung è andata addirittura fino al punto, allorchè quella probabilità cominciava appena a palesarsi, di chiamarla una • maligna invenzione •. Ciò pure deve formare argomento di seria riflessione per lo Czar e aumentare le sue difficoltà nel cercare il bandolo dell'intricata situazione. E certo fra tante cause di agitazione, non ultima deve essere per lui quella che sta lugubramente compendiata nelle seguenti parole dettegli un giorno dal Generale Skobeleff: • Sire, le palle della Germania non potranno mai cadere così vicino a Voi quanto le bombe dei Nihilisti •.

Ringrazio V. E. del telegramma (l) che si compia·cque dirigermi il 29 ottobre a proposito dell'articolo, comparso infatti nel numero del Nord venuto alla luce in questi giorni. Avendo avuto occasione di farne parola, al Dipartimento Imperiale degli Affari Esteri, ebbi a convincermi della scarsa importanza che vi si dava al personaggio da cui, a tenore del detto telegramma, l'articolo sarebbe stato ispirato.

19 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

(l) Cfr. n. 259.

(l) Non pubblicato.

265

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 678. Londra, l novembre 1887.

Continuando il mio rapporto d'ieri (l) (677, Serie Politica), ho l'onore d'informare l'E. V. che il Governo Spagnuolo ha ac·cettato con gradimento la proposta di Lord Salisbury che il disegno dei lavori della Conferenza di Madrid abbia campo così vasto da comprendere la quistione dell'integrità del Marocco. Ed il Signor Moret ha caldamente ringraziato il Governo della Regina per tale proposta.

Ho fatto ieri lettura di un biglietto del Signor del Mazo al Sotto Segretario di Stato del Foreign Office, in data dello stesso giorno, in cui si notificava tale premurosa accettazione; e si dichiarava che il Governo Spagnuolo inviterebbe fra breve le Potenze a pigliar parte ad una Conferenza alla quale sarebbe assegnato un assunto in conformità dei desideri di Lord Salisbury.

Devo partecipare nello stesso tempo all'E. V. che un'intelligenza segreta è stata stabilita in questi giorni fra l'Inghilterra e la Spagna in tutte le faccende concernenti il Maroc.co.

In virtù di quest'intelligenza il Governo Spagnuolo non solamente appoggerà le domande dell'Inghilterra e della Germania per ottenere agevolezze commerciali dal Governo Marocchino e la conchiusione dei trattati che sono in discussione, ma seconderà per quanto è possibile, nel seno della Conferenza, il disegno di Lord Salisbury di proporre alle potenze la stipulazione di un atto di disinteresse circa il Marocco.

Tale disegno di Sua Signoria è ben noto all'E. V. avendo fatto argomento di vari telegrammi e di vari rapporti di quest'Ambasciata, principalmente dei due che hanno la data del 23 Settembre e del 5 Ottobre scorso (N. 622 e 641, Serie Politica) (2).

Secondo il Governo Inglese, la proposta di stipulare un atto di disinteresse precluderebbe ogni via al Governo Francese di mettere ad effetto i suoi progetti di aggressione contro il Marocco; giacchè se quella proposta sarà accettata, come è probabile, da tutte le Potenze, la Francia sola non oserà respingerla nè rifiutarsi di sottoscrivere l'atto di cui si tratta, visto che un tale rifiuto sarebbe una dichiarazione all'Europa di nutrire disegni di aggressione contro il Marocco.

L'E. V. scorgerà da ciò che precede che le voci di un accordo segreto fra la Spagna e la Francia per dividere fra loro il Marocco non hanno alcun fondamento. Esse sono state sparse, ad arte, dal Governo Spagnuolo, per nascondere le sue intelligenze coll'Inghilterra. La quale è consapevole di tutti i negoziati che il Signor Moret ha fatto colla Francia, colla Germania e coll'Austria sulle cose del Marocco.

P. S. -Ebbi l'onore di far partecipe l'E. V. di ciò che si contiene in questo rapporto, col mio telegramma d'ieri.

(l) -Cfr. n. 261. (2) -Cfr. nn. 178 e 199.
266

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 682. Londra, 1 novembre 1887.

Ebbi ieri due lunghi colloqui con Lord Salisbury circa la mediazione fra l'Italia e l'Abissinia. l) Lessi a Sua Signoria il testo delle cinque condizioni di pace contenute nel telegramma dell'E. V. del 29 ottobre (1).

Lord Salisbury esaminò e discusse, colla massima cura, ogni frase di quelle condizioni. A parer suo la prima di esse sarebbe la più difficile ad essere accettata dal Negus. È molto più agevole (egli disse) avere concessioni territoriali da un Monarca Africano che parole di rincrescimento.

Convenne però meco che quella condizione era indispensabile e soggiunse che egli sperava che il Signor Portai riuscirebbe a guadagnare quel punto, tanto più in questo momento in cui Ras Alula non era col Negus ma (secondo un telegramma dello stesso signor Portai) trovavasi a Gada.

2) La seconda condizione fece argomento di lunga discussione.

Lord Salisbury mi disse che secondo le informazioni che aveva ricevuto egli era convinto che il Negus consentirebbe che l'Italia s'impadronisca definitivamente di Saati (colla zona di territorio indkata dall'E.V.) e che Ginda divenga la città di confine dell'Abissinia.

Quanto ad Uaà il nobile Lord mi disse che non era in grado di dare alcun parere, poichè gli era stato impossibile trovar quel luogo nella carta delle coste del Mar Rosso. Risposi che Uaà si trovava a mezzogiorno di Massaua, non lungi da Zulla e dalla baia di Adulis e ne indicai la giacitura sulle carte dell'Abissinia settentrionale e delle vicinanze di Massaua, compilate dal capitano Cecchi. Sua Signoria disse che, a parer suo, il Negus non poteva fare obbiezioni all'acquisto definitivo di Uaà per parte dell'Italia.

3) Le obbiezioni che farà il Negus (ripigliò Sua Signoria) si riferiranno alla pianura di Ailet. Quella pianura è stata finora considerata come territorio neutrale ed il Negus non consentirà mai ch'essa divenga territorio italiano o sia sottoposta al protettorato dell'Italia.

Siccome Lord Salisbury fece tale dichiarazione con qualche efficacia, gli chiesi come mai fosse consapevole delle opinioni del Negus. Rispose che le sue osservazioni si fondavano sul parere di Sir E. Baring • e di altre persone competenti •. Personalmente egli non aveva alcuna notizia nè delle opinioni nè dell'indole del re Giovanni.

4) La terza condizione circa il protettorato dell'Italia sugli Assaorta e sugli Habab e la quinta condizione circa il trattato di commercio non fecero argomento di discussione. Non così la quarta che si riferisce all'occupazione italiana della regione di Sanheit o Sanhit.

Sua Signoria mi disse che la proposta della cessione di quel territorio era venuta dal Signor Portai ma che Sir E. Baring • ed altre persone autorevoli • non credevano che il re d'Abissinia vi consentirebbe. Risposi che la occupazione di Sanhit era necessaria all'Italia ed utile all'Inghilterra. Sanhit, in mani nostre, offrirebbe un baluardo a qualsiasi impresa dei seguaci del Mahdi. Lord Salisbury manifestò il timore che i negoziati potrebbero fallire per cagione di Sanhit. In conformità delle istruzioni dell'E. V., dissi allora

• che se il Signor Portai incontrasse troppa resistenza da parte del Negus, in ciò che concerne Sanhit, potrebbe non insistere su quella condizione •. Ma feci notare che • tutte le altre condizioni non rappresentavano che il minimum delle nostre domande •.

5) Non appena discusse le basi dell'accordo, rivolsi l'attenzione di Lord Salisbury sulla necessità di non frapporre più indugio a farle accettare dal Negus. Feci notare che non rimanevano oramai che trenta giorni circa di tempo utile. Sua Signoria rispose con molta vivezza (e ripeté due o tre volte) che dal giorno 8 ottobre, in cui aveva rìcevuto il telegramma del Principe di Bismarck, non aveva perduto un minuto di tempo nell'accudire alla mediazione; ed aveva dato ordine al Signor Portai di partire per Massaua. Sarebbe però pericoloso che quest'ultimo si trovasse in mani del Negus nel tempo stesso in cui soldati italiani marciassero contro l'Abissinia. In conseguenza di ciò il 28 ottobre aveva mandato istruzioni a Sir E. Baring (subordinate però al discernimento di questo ultimo) di far aspettare il Signor Portai a Massaua finchè il tenore della risposta del Negus alla prima lettera della Regina non fosse noto all'E. V. Le comunicazioni però erano difficili in Abissinia: non si aveva più contezza del portatore di quella risposta; e, nell'attesa, scorreva invano il tempo utile ai negoziati.

6) A tal punto del colloquio Lord Salisbury mi chiese se vi fosse modo di poter ottenere dall'E. V. la promessa di non cominciare le ostilità prima del ritorno del Signor Portai dall'Abissinia. Risposi che non eravi alcun modo. Non tacqui della brevità della stagione propizia ad una guerra in Abissinia, ma addussi, come motivo principale dell'impossibilità della cosa, le ragioni indicate da S. E. il Ministro della Guerra, che l'E. V. mi fece l'onore di parteciparmi di viva voce. Queste ragioni che si riferiscono all'impossibilità materiale di trattenere in Massaua un numeroso corpo di esercito, furono trovate soddisfacenti dal nobile Lord, che aveva forse ascritto il nostro rifiuto a poca condiscendenza ai suoi desiderii.

7) In tale condizione di cose, Lord Salisbury mi disse che era venuto il momento di pigliare il solo partito che rimaneva. Questo era di telegrafare a Sir E. Baring di far partire immantinente il Signor Portai per l'Abissinia con l'istruzione, nel caso in cui la sua missione fallisse, di non ritornare per la via di Massaua ma per un'opposta direzione.

Avendo io approvato tale disegno, Sua Signoria promise di darmi la stessa sera partecipazione del telegramma che spedirebbe a Sir E. Baring. 8) Le impressioni che ricavai dai colloqui con Lord Salisbury sono le due seguenti. Una è che probabilmente Sua Signoria ha dato istruzioni segrete al Signor Portai di adoperare al bisogno qualche minaccia di risentimento per parte

dell'Inghilterra se il Negus si ostinasse a respingere le nostre condizioni. Non saprei in altro modo spiegare il tuono risoluto con cui Sua Signoria ripeté tre

o quattro volte la frase: • il Negus consentirà •, mentre dichiarava non conoscere nè le opinioni nè l'animo di costui.

La seconda impressione è che l'opposizione alla nostra domanda circa la pianura di Ailet non viene da Lord Salisbury ma da Sir E. Baring e • da altre persone •.

Ebbi l'onore di partecipare all'E. V. ciò che precede col mio telegramma d'ieri sera.

Devo aggiungere che m'è stato detto da persona in grado di poterlo sapere 1che Lord Salisbury ha dato istruzioni segrete al Signor Portai di chiedere al Negus, come una delle riparazioni da offrire all'Italia, di mandare Ras Alula, con un ufficio permanente qualsiasi, in una delle provincie dell'Abissinia più lontane dal nostro confine.

Il nobile Lord però non mi ha mai fatto parola su tale argomento.

(l) Cfr. n. 256.

267

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 122. Terapia, 1 novembre 1887.

Le importanti dichiarazioni fatte dall'E. V. a Torino circa la nostra politica orientale erano tali da dover ispirare al Governo del Sultano risoluzioni più ferme e più consentanee ai proprii interessi; poichè nell'appoggio dell'Italia e delle Potenze amiche alle autonomie balcaniche, la Porta trova l'unico sostegno che le rimanga per la conservazione dell'Impero. Ma invece, le influenze dominanti in Palazzo non mancarono di turbare nuovamente l'animo del Sultano, isolato ed inaccessibile di fatto a migliori consigli, rappresentandogli con foschi colori l'avvenire da noi promesso alle nazionalità balcaniche, e l'impresa presentemente necessitata dai nostri interessi africani. Il Gran Visir cercò di scandagliare, a proposito delle cose dei Balcani, l'impressione del mio Collega d'Austria-Ungheria circa il discorso di Torino: il Barone di Calice gli tenne al riguardo un linguaggio coerente a quello dell'E. V., e dimostrò, al pari di me, una perfetta indifferenza verso gli allarmi che si cerca in Palazzo di suscitare sotto ogni pretesto nella mente del Sovrano.

Anche l'accordo stabilitosi tra Francia e Inghilterra per la quistione del Canale di Suez fu adoperato qui per contrariare l'effetto dell'affermazione dell'unione delle Quattro Potenze in una stessa politica. Quell'accordo fu rappresentato come il principio di formazione d'un nuovo gruppo; vuolsi che la evoluzione della Germania verso le tre Potenze, sia ora contrariata, con rapidità che al Sultano pare vertiginosa, dalla riapparizione in iscena di iniziative francoinglesi assecondate dall'Italia. Le comunicazioni ufficiose che fa notoriamente l'Ambasciata di Russia al Moniteur Oriental coincidono cogli articoli inviati da Rizà Pascià ai giornali turchi nel rappresentare l'Inghilterra decisa a sagrificare alle sue colonie più lontane le proprie tradizioni antiche nel Mediterraneo, importandole maggiormente le Ebridi che non la Turchia; l'Italia, malsicura della adesione inglese alla politica delle Potenze centrali, è costretta per l'impresa di Massaua a seguire l'Inghilterra nella sua evoluzione verso la Francia etc. etc. -E così si riesce qui a intralciare l'opera incominciata per preparare, secondo le istruzioni mie e dei miei tre Colleghi, una maggiore indipendenza del Sultano verso la preponderanza russa, indirettamente rinforzata dal successo diplomatico ottenuto dalla Francia nella quistione egiziana.

La Porta cerca in questi giorni di ottenere dalla Russia che il rappresentante del Tsar assuma una posizione in apparenza secondaria nel cooperare in Bulgaria coll'Inviato del Sultano, il quale agirebbe da Luogotente principesco; Artin Effendi spera d'ispirare personalmente tanta fiducia a Pietroburgo da essere accettato in tale qualità.

Il Signor di Nelidow lascia che la Porta si occupi con simili schemi puerili e si limita ad affermare che il suo Governo non recederà per nulla dalla posizione che ha presa nella quistione bulgara.

Verso poi la Convenzione pel Canale di Suez la Porta accenna all'intenzione di non ammetterla se non con modificazioni. Essa teme che il progetto di Convenzione per il Canale possa costituire un precedente per analoghi accordi che mirassero alla libertà e neutralità dei Dardanelli. E neppure le risultano chiare le conseguenze del progetto sul Canale in quanto alla quistione territoriale egiziana.

268

L'INCARICATO D'AFFARI DI FRANCIA A ROMA, GERARD, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 57, p. 33)

N. s. N. Roma, 2 novembre 1887.

J'ai l'honneur de faire parvenir ci-joint à V. E. la réponse du Gouvernement

de la République aux demandes formulées à Paris, relativement au renouvelle

ment éventuel du traité de ·commerce entre l'Italie et la Francia, par MM. les

Délégués du Gouvernement Royal.

J'y joins la première liste (l) des demandes que le Gouvernement de la

République s'était réservé de formuler, et qui concerne les fils et tissus de laine.

Le Gouvernement de la République espère étre prochainement en mesure

de communiquer à V. E. deux autres Iistes, concernant, l'une Ies soieries et

l'autre les cotonnades.

(l) Cfr. LV 57, p. 34 e sgg.

269

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 687. Londra, 2 novembre 1887.

Come ebbi l'onore di informare l'E. V. col telegrafo, l'ambasciatore di Russia in Londra ebbe, il 31 ottobre scorso, un colloquio con lord Salisbury circa la questione bulgara. Da quanto mi fu detto, l'ambasciatore chiese a lord Salisbury se il Governo della Regina avesse intenzione di fare qualche pratica per richiamare il principe Ferdinando da Sofia; e, con un linguaggio alquanto vivo, l'ambasciatore dichiarò che un Governo amico della Russia non dovrebbe tollerare la presenza del principe in Bulgaria. Lord Salisbury si tenne pago a rispondere che non era politica dell'Inghilterra di mettersi in opposizione colla volontà delle popolazioni.

Mi sembra assai probabile che le parole dell'ambasciatore di Russia, partecipate al Consiglio dei Ministri, contribuiranno a fare accettare al Governo della Regina il disegno di accordo compilato dagli ambasciatori d'Italia, d'Austria-Ungheria e d'Inghilterra a Costantinopoli.

270

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., parzialmente, in LV 60, p. 164)

R. 692. Londra, 2 novembre 1887.

In risposta al telegramma di Lord Salisbury del 31 ottobre scorso, argomento del mio rapporto d'ieri (683 S. Politica) (1), Sir Evelyn Baring partecipò per telegrafo a Sua Signoria che, a parer suo, le condizioni di pace proposte dal Governo del Re erano soddisfacentissime, e che tutto portava a credere che sarebbero accettate dal Negus. Con un susseguente telegramma, giunto ieri al Foreign Office, Sir E. Baring informò Lord Salisbury che egli aveva comunicato quelle condizioni al Signor Portai; gli aveva ingiunto di partire immantinente per l'Abissinia e che il Signor Portai era in procinto di partire da Massaua.

Sir E. Baring soggiungeva però che se Lord Salisbury volesse dare un contrordine si sarebbe ancora stati in tempo di fermare il Signor Portai nel viaggio che stava per imprendere. Da ultimo dichiarava che il Signor Portai aveva telegrafato che non eravi pericolo alcuno da temere nel suo viaggio.

Questa comunicazione fu trasmessa nel giorno d'ieri a Lord Salisbury al castello di Hathfield. Ed un telegramma venuto da Hathfield mi annunziò la partenza del Signor Portai per l'Abissinia.

* Devo aggiungere che il telegramma da Massaua pubblicato ieri dal Popolo Romano e riprodotto dai giornali inglesi, fu accolto qui con compiacimento perchè l'opinione pubblica desiderava la mediazione inglese fra l'Italia e il Negus. Però esso svelò il segreto della missione del Signor Portai. Per riparare per quanto è possibile all'indiscrezione commessa ho preso le opportune intelligenze col vice-segretario di Stato del Foreign Office. Quest'ultimo, se interrogato dai rappresentanti esteri in Londra, non niegherà la missione Portai ma farà comprendere che questi è partito per l'Abissinia per comporre taluni reclami territoriali presentati dal Negus, e fondati sul trattato del 1884.

Ebbi l'onore di far consapevole l'E. V. di ciò che precede col mio telegramma d'ieri sera* (1).

(l) Non pubblicato.

271

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, A UMBERTO I

L. P. Roma, 3 novembre 1887.

Mi onoro di ragguagliare succintamente la Maestà Vostra sui principali avvenimenti della nostra politica estera durante questi ultimi giorni. La convenzione tra Francia ed Inghilterra sul canale di Suez sembra ormai pattuita fra quelle due potenze, a cui l'Europa aveva, nel 18'85, conferito una specie di mandato. Essa però non è stata ancora firmata e nemmeno sottomessa ai Gabinetti, eccezione fatta del Gabinetto di Roma che ne ebbe comunicazione preventiva secondo l'impegno preso con noi dall'Inghilterra in seguito alle pratiche fatte poco dopo la mia venuta al potere. Soggiungo alla Maestà Vostra che il 17 Settembre, l'Incaricato d'affari di Francia, venuto ad informarsi della ripresa dei negoziati, a noi già nota per altre vie, si era fatto meco interprete del desiderio del Signor Flourens che mi adoperassi in vista della conclusione di un accordo fra i due Gabinetti. Quanto ai nostri interessi, essendo essi quei medesimi dell'Inghilterra, sapevamo trovarci al sicuro. Il punto controverso più importante era questo, se in tempo di guerra e venendo casualmente ostruito il canale, si potrebbero far transitare egualmente armi e soldati, sbarcandoli nei porti di accesso. La questione fu risolta in senso affermativo, come l'Inghilterra e noi desideravamo, salvo una restrizione circa il numero di uomini che si potranno fare transitare ad una volta. Su codesto argomento, mi propongo di comunicare alle Camere un apposito Libro Verde che mostrerà come la situazione dell'Italia in siffatta questione sia stata privilegiata su quella delle altre potenze. Noterò che di codesto affare fummo informati con molta assiduità sinché durò la reggenza del Cavalier Catalani e tenuti quasi completamente all'oscuro quando essa venne a cessare.

La mediazione che sulla proposta spontanea della Germania, l'Inghilterra intraprese di esercitare fra noi e l'Abissinia, dopo essere parsa un momento compromessa, ha da pochi giorni progredito nuovamente. Il Signor Portai, segretario della Legazione britannica al Cairo, è partito da Massaua per l'interno. Interrogati sulle nostre condizioni di pace, le abbiamo formolate come segue: 1° Il Negus esprimerà il suo vivo rincrescimento per l'ingiustificata aggressione di Dogali; 2o Saati ed Uaa rimarranno acquisiti ai nostri dominii, con una zona al di là di una giornata di marcia al minimum; 3° La valle di Ailet sarà in nostro potere almeno a titolo di paese protetto; 4° La frontiera sarà determinata di comune accordo e con intervento dell'Inghilterra; 5° Sarà riconosciuto il nostro protettorato sugli Assaortini e gli Habab; 6° L'Italia occuperà la regione di Senahit; 7o Sarà concluso un trattato di pace, d'amicizia e di commercio fra l'Italia e l'Abissinia. Il Gabinetto inglese crede o finge di credere assicurato il successo della mediazione. Per contro, il Signor Portai, forse per far valere l'opera sua, disse, partendo, difficilmente accettabili le nostre condizioni. Non occorre osservare come, in ogni modo, ci prepariamo all'azione militare per la fine di Novembre.

Negli affari di Bulgaria vi ha sosta apparente. Continua però il lavorio segreto del Gabinetto russo e sembrerebbe che la Porta accenni a cedere sulla questione dell'invio di un Commissario in Bulgaria. Lord Salisbury pare più favorevole che non fosse ad un accordo pratico con noi e con l'Austria. La questione deve essere stata oggi dibattuta a Londra, in Consiglio dei Ministri.

I negoziati commerciali coi Delegati austro-ungarici procedono bene, e vi ha luogo a sperare che siano ultimati per la riapertura delle Camere.

(l) Il brano fra asterischi è omesso in LV.

272

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI.

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Londra, 3 novembre 1887, ore 23,40 (per. ore 4,20 del 4).

J'ai vu Salisbury aussitòt après le Conseil de Cabinet. Sa Seigneurie m'a dit que le Cabinet avait examiné le projet de convention arreté entre les trois ambassadeurs à Constantinople, mais qu'on n'avait pu en terminer la discussion qui sera reprise mardi prochain. Lui ayant demandé si le Conseil était favorable à la proposition, Sa Seigneurie m'a dit que le projet avait été accepté, mais qu'il serait obligé de proposer à V. E. et à Kalnoky une nouvelle rédaction. Ayant exprimé l'espoir que cette rédaction ne se écartat pas de l'ancienne, Salisbury m'a répondu qu'après l'échange de vues qu'il avait eu avec V. E. à ce sujet, il esperait que sa rédaction serait bien accueillie par V. E.

273

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 58, p. 487)

R. 689. Londra, 3 novembre 1887.

Col telegramma del 30 Ottobre scorso (1), L'E. V. si compiacque parteciparmi che, * il 25 dello stesso mese * (2) il Signor Gérard, Incaricato di Affari di Francia in Roma, era venuto ad annunciarle, da parte del Signor Flourens, che una convenzione era stata sottoscritta (3) dall'Inghilterra e dalla Francia circa il Canale di Suez. *Non so immaginare come il Signor Gérard abbia potuto dare un simile annunzio mentre avrebbe dovuto essere conscio che nessuna convenzione è stata sottoscritta fra l'Inghilterra e la Francia circa il Canale di Suez * (4).

Ciò ch'è seguito è questo che dirò qui appresso.

Com'ebbi l'onore d'informare l'E. V. col mio rapporto del 15 Ottobre (5), il Vice Segretario di Stato del Foreign Office mi partecipò quello stesso giorno, a voce ed in iscritto, che Lord Salisbury aveva l'intenzione di proporre al Signor Flourens, per mezzo del Signor Egerton, un nuovo disegno di convenzione circa il canale di Suez. Tale disegno * (che, com'è noto all'E. V., era frutto dei negoziati di Dieppe) * (2) sarebbe stato accompagnato da un dispaccio di Lord Salisbury al Ministro d'Inghilterra in Parigi. E del disegno di convenzione e del dispaccio di Lord Salisbury fu lasciata cop1a a questa R. Ambasciata.

I suddetti documenti, da quanto ho ora saputo, furono in effetti spediti al signor Egerton, non già in data del 15 ottobre ma del 21 dello stesso mese. Ed il Ministro d'Inghilterra in Parigi, secondo le istruzioni contenute nell'ultimo capoverso del dispaccio di cui si tratta, ebbe cura di darne lettura al Signor Flourens e di !asciargliene copia. Il Signor Flourens, in risposta, accettò il disegno di convenzione che gli era stato proposto e si riserbò di darne notizia alle potenze che avevano preso parte alla Conferenza di Parigi del 1885, invitandole a firmarlo.

Questi brevemente sono i fatti principali seguiti nell'intervallo di tempo

frapposto fra il mio rapporto del 15 Ottobre scorso ed il presente rapporto.

Ripeto (2), nessuna convenzione, nessun atto è stato sottoscritto fra l'Inghilterra e

la Francia, in modo segreto o palese, circa il canale di Suez; nè eravi alcuna

convenzione nè alcun atto da sottoscrivere.

* Tale dichiarazione mi è stata fatta da Sir Julian Pauncefote, Vice Segretario di Stato del Foreign Office.

Siccome, da quanto m'è stato detto dal medesimo Sir Julian Pauncefote, il Governo del Re non ha, fino a quest'oggi, segnato ricevimento nè ringraziato Lord Salisbury della partecipazione confidenziale dei due documenti, l'E. V. giudicherà se sia opportuno darmi istruzioni di ringraziare ufficialmente Sua Signoria di tale comunicazione. Si potrebbe, forse, profittare dell'occasione per far consapevole Lord Salisbury del pensiero dell'E. V. sul progetto di convenzione. Mi è noto che un cenno dell'Italia, favorevole alla convenzione, sarebbe gradito dal Governo Inglese; ed il nostro silenzio potrebbe essere interpretato ·Come dissentimento.

Segnando ricevuta del progetto di convenzione, il Governo del Re sarebbe quindi nelle stesse condizioni del Governo Francese, vale a dire potrebbe constatare, al bisogno, di aver ricevuto comunicazione di quel disegno, prima dei Governi di tutte le altre Potenze.

Ebbi l'onore di partecipare all'E. V. ciò che precede col mio telegramma del 30 ottobre scorso * (1).

(l) -Cfr. n. 260. (2) -Omesso in LV. (3) -• Il 24 • aggiunto in LV. (4) -• La notizia datale dal signor Gérard non mi sembra accurata •, LV. (5) -Cfr. n. 229.
274

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 58, p. 488)

R. 690. Londra, 3 novembre 1887.

Continuo il rapporto d'oggi (689 Serie Politica) (2), ed ho l'onore di partecipare all'E. V. che il 21 Ottobre scorso, oltre il dispaccio da me menzionato, Lord Salisbury diresse al Signor Egerton un secondo dispaccio circa il nuovo disegno di convenzione sul canale di Suez. Nel primo di quei dispa-cci, (che fu trasmesso all'E. V. il 15 Ottobre scorso) (3), si assegnano le ragioni per le quali, nonostante la riluttanza dimostrata finora, il Governo della Regina aveva consentito a ripigliare i negoziati per la convenzione, sulle linee tracciate dal disegno di Parigi: nel secondo dispaccio si riepilogano i punti principali della controversia suscitata nella Conferenza di Parigi e s'indicano, a sommi capi, le modificazioni ora introdotte nel progetto del 1885.

Ho l'onore di trasmettere qui unite all'E. V. una copia ed una traduzione del suddetto dispaccio (4), che mi fu partecipato dal Vice Segretario di Stato, non appena ne seppi l'esistenza e ne feci richiesta.

Dalla lettura di esso l'E. V. scorgerà quanto siano state tenui le concessioni fatte da Lord Salisbury al Signor Flourens; ed in qual guisa Sua Signoria abbia tutelato gli interessi dell'Inghilterra e dell'Italia.

Nel darmi tale documento, il Vice Segretario di Stato rivolse inoltre la mia attenzione sulle parole con cui si chiude il primo dispaccio indirizzato da Lord Salisbury al Signor Egerton.

Esse sono del tenore seguente: • Nel presentare questa proposta al Signor Flourens, è mio dovere di ripetere la riserva fatta, senza opposizione da alcun lato, da Sir Julian Pauncefote, alla chiusura delle sedute della Commissione del 1885: • Les Délégués de la Grande Bretagne, en présentant ce texte de traité comme le régime définitif destiné à garantir le libre usage du Canal de Suez, pensent qu'il est de Zeur devoir de formuZer une réserve généraZe quant à Z'application de ces dispositions en tant qu'eZZes ne seraient pas compatibZes avec Z'état transitoire et exceptionneZ où se trouve actueZZement Z'Egypte, et qu'eZZes pourraient entraver Za liberté d'action de Zew· Gouvernement pendant Za période de Z'occupation de Z'Egypte par Zes forces de Sa Majesté Britannique •.

(l) -Il brano fra asterischi è omesso in LV. (2) -Cfr. n. 273. (3) -Cfr. n. 229. (4) -La traduzione del dispaccio è pubblicata in LV.
275

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Costantinopoli, 4 novembre 1887, ore 0,00 (per. ore 4,20).

Le Sultan est plus que jamais rejeté vers la Russie par les interprétations malveillantes des agents français et russes sur le discours de Turin et par la convention franco-anglaise qui détruit le bon effet que commençait à produire le langage de M. de Radowitz sur la cohérence de notre groupe. Tout l'effort franco-russe ici est en ce moment contre l'Italie. Le Sultan qui avait annoncé à ses ministres un dìner au Palais pour le Représentant du Roi a décommandé les invitations après le discours de Turin. Mes trois collègues et moi pensons qu'il n'y a pour le moment rien à faire ici si non laisser avec calme passer ce nouveau petit orage. Ils ont tous trois témoigné hautement que leurs gouvernements ont applaudi au discours de V. E. et quant à la convention nous sommes d'accord Calice, Radowitz et moi pour n'en manifester aucun ..... (l) et la considérer comme la clClture d'une question de pure théorie, déjà épuisée en 1885, mais notre impression commune est que Nelidow et Montebello, qui vient d'arriver, préparent quelque chose de nouveau et qu'il faut attendre l'issue de nos négociations avec l'Angleterre, pour aviser aux moyens de réagir efficacement.

(l) Gruppo indecifrato.

276

IL CONSOLE A DADEN, BIENENFELD, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 60, p. 165)

T. 1597. Aden, 4 novembre 1887, ore 17,30 (l) .(per. ore 17,45).

Antonelli scrive nove ottobre; incarica telegrafare seguente:

• Sua Maestà il Re Menelik e consiglio di capi prese deliberazione di domandare all'Italia e all'Imperatore la mediazione. Corriere reale parte via di Assab. Attendo istruzioni •.

277

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO

D. 122/477. Roma, 4 novembre 1887.

Ringrazio V. S. per le notizie fornitemi col rapporto 20 ottobre n. 380 (2).

Il Signor de Giers ammette la possibilità che avventurieri russi riescano ad uscire dall'Impero coll'intento di arruolarsi in Abissinia; ne considera, in ogni caso, limitato il numero ed accenna alla difficoltà di sorvegliare la frontiera. Comprendo questa osservazione e divido l'opinione sulla poca importanza che da noi si deve attribuire all'evento in parola.

Sapendo, però, quanto severa sia la polizia russa in simile materia, non dubito che le verrà dato di scoprire ed eventualmente denunciare le partenze individuali che abbiano per meta l'Abissinia, e La prego di rivolgere al riguardo opportuna richiesta al Ministero degli Affari Esteri.

278

IL MINISTRO A MONACO, ULISSE BARBOLANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 181. Monaco, 4 novembre 1887.

Ieri in una conversazione che ebbi col signor ministro degli affari esteri essendo caduto per incidente il discorso sul prossimo ricevimento diplomatico che terrà il nuovo nunzio apostolico, mi disse S. E. che nella condotta di monsignor Ruffo Scilla egli aveva dovuto notare talune particolarità che lo facevano comparire alquanto diverso dal suo antecessore.

Innanzi tutto monsignor Ruffo non si è ancora, da quando egli è qui, presentato a discorrergli di affari nei ricevimenti ebdomadari del corpo diplomatico che hanno luogo il giovedì al ministero degli affari esteri; mentre monsignor Di Pietro non solo era assiduo a tali ricevimenti ma abbondava in espansioni e querimonie contro il governo italiano.

Va inoltre notato che in tutte le visite che monsignor Ruffo Scilla fa o riceve egli non è mai solo, ma sempre assistito dall'uditore della nunziatura, monsignor Guidi.

Può stare, continuava a dire il signor ministro, che tutto questo cambi dopo il ricevimento ufficiale che fra giorni terrà il nunzio, sebbene egli non veda alcun nesso necessario fra il ricevimento e l'assenza marcata del nunzio al ministero degli affari esteri; nondimeno la cosa va notata e potrebbe avere una spiegazione anche nella diversa condotta adottata da qualche tempo in modo spiccato dal Papa nelle sue relazioni coi governi esteri. Il Papa infatti, sia col barone Cetto, rappresentante di Baviera presso il Vaticano, sia con altri diplomatici residenti a Roma, sia con qualche deputato clericale bavarese che è andato a visitarlo, ha espresso enfaticamente la fiducia di poter uscire dalla penosa situazione in cui ritrovasi e ricuperare il potere temporale, precipuamente la città di Roma, senza alcun aiuto esterno. Egli si è dichiarato italiano quanto altri mai e aborrevole quindi dall'invocare l'intervento straniero contro la sua patria, ma deciso a ricorrere a tutti i mezzi di cui, secondo la legge può disporre, per riacquistare il perduto potere per mezzo degli italiani stessi.

Risposi brevemente al ministro che il Santo Padre si fa in questo una grandissima illusione per i suoi progetti di rivindica, e fa grave ingiuria al patriottismo degli italiani, di cui dovrebbe per altro avere prove ben convincenti per crederli capaci di tradire se stessi e disfare con le proprie mani la patria. Nondimeno, osservavo, esservi sempre un certo progresso in questa nuova maniera inaugurata dalla Santa Sede; in quanto che perfino il Papa, riconoscendo ormai vana ogni speranza di estero intervento in favor suo, ammetteva e riconosceva egli stesso che il dissidio fra lo Stato e la Chiesa in Italia è una quistione puramente e interamente interna per questa.

(l) -Evidentemente una delle due indicazioni d'orario è errata; dall'ordine di registrazione sembra però che quella esatta sia l'ora di arrivo. (2) -Non pubblicato; si veda comunque n. 238.
279

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. s. N. Roma, 5 novembre 1887, ore 13.

Je vous remercie de votre télégramme d'hier minuit (1). On peut dénalturer le discours de Turin, on ne fera pas que j'aie tenu un langage dont la Turquie puisse s'alarmer ou qui explique les enfantillages du Palais que vous me signalez. Du reste vous avez lu ce qui se rapporte à la politique étrangère et pouvez en juger. Quant à la convention anglo-française, de deux choses l'une:

ou elle irrite le Sultan parce qu'elle amoindrit ses droits, et je ne vois pas en quoi sa mauvaise humeur s'exhalerait contre l'ltalie; ou elle nous a nui dans son esprit parce qu'il s'imagine qu'elle a été conclue sans nous et en dépit de nous, et dans ce cas il serait bon qu'il apprit que seuls entre les différents Cabinets, nous en avons suivi les négociations, que nous nous sommes employés pour sa réussite et que nous l'avons connue les premiers et approuvée du moment où, sauvegardant les intérets britanniques, elle sauvegardait aussi les nòtres. Mais puisqu'il n'y a rien à faire pour le moment, je pense, comme vous, qu'il convient d'attendre avec calme et en surveillant avec attention ce qui se passe de crainte de surprise. Je me repose sur vous de ce soin.

(l) Cfr. n. 275.

280

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 124. Costantinopoli, 5 novembre 1887.

Il Signor di Radowitz, che ricevette questa mattina una visita fattagli d'ordine del Sultano da Reschid Pascià, mi dice sperare che con un po' di tempo si dileguino gli allarmi prodotti nell'animo di Sua Maestà Imperiale dalla supposizione, suggeritagli dalle solite influenze dominanti, che alludendo alle quattro nazionalità dei Balcani nel discorso di Torino, V. E. abbia designato l'Albania. Per superstizioni già antiche, il Sultano teme che la sua vita venga minacciata da un Armeno o da un Albanese. Per ciò ebbe tanto potere sopra di lui la minaccia di un passo dei Russi verso Erzerum, colla quale si riuscì a mandare a monte la Convenzione Drummond Wolff; e per la stessa ragione egli preferi dare alla Grecia la ricca Tessaglia, anzichè qualche sterile scoglio albanese. Ma confido che le manovre di Rizà Pascià e di chi lo impiega non prevarranno contro gli ovvi schiarimenti dati dall'E. V. a Photiades Pascià.

281

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. P. RISERVATO S. N. Pera, 6 novembre 1887, ore 12,55 (per. ore 16,20).

Je remercie V. E. de son télégramme de hier (1). Les enfantillages du Sultan, à propos de l'excellent discours de Turin et de la convention francoanglaise, ont peu d'importance, mais cette convention contraire la politique allemande et nos intérèts méditerranés qui n'ont rien à gagner à des ententes franco-anglaises.

Radowitz et Calice ont signalé à leur gouvernement cette victoire diplomatique de la France camme un triomphe pour le groupe franco-russe et un échec pour notre puissance centrale. Après avoir appuyé les négociations de Sir Drummond Wolff dans le seul but d'empecher tout ac,cord franco-anglais sur l'Egypte ils voient maintenant un tel résultat obtenu malgré elles par la France avec la coopération de l'Italie. Radowitz m'a dit à la première nouvelle de la conventian • elle défait tout ce que nous faisons ici •. Calice s'est exprimé avec moi dans le mème sens. White a rapporté à Salisbury l'effet défavorable produit ici par la convention et l'a informé du langage de Montebello qui a dit au Sultan que la convention prouve comment aucune solution des questions de la Méditerranée n'est possible si non sous les auspices de la France dont ni l'Angleterre ni l'Italie ne peuvent se séparer malgré leur prétendue alliance. Salisbury à répondu à White s'étonner qu'on critiquàt un accord conseillé par l'Allemagne mème à l'Angleterre en 1885. Cette réponse ne tient pas compte de l'expérience qui a assez prouvé que lorsque Bismarck conseillait à Gladstone, à Canovas del Castillo et à Mancini de s'entendre avec la France et au Sultan de s'entendre avec la Russie, tant pis pour qui suivait ces conseils du sphinx et ne savait pas le deviner. White, Radowitz et Calice ont camme moi conçu, d'après cette réponse de Salisbury, des doutes sur le succès de nos projets d'accord à trois, dont pourtant espérons la conclusion viendra tout réparer. La convention franco-anglaise restera alors une arme de pure théorie pour les partisans parlementaires de coopération politique financière occidentale. Je prie V. E. de ne pas citer mes collègues qui comptent sur ma discrétion à l'égard de nos entretiens secrets. Il est entendu d'ailleurs que je fais bonne mine au fait accompli. Je ferai meme savoir à la Porte que nous trouvons aussi notre compte dans la convention intervenue avec notre coopération.

(l) Cfr. n. 279.

282

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. 355/123. Roma, 6 novembre 1887.

Riferendomi al precedente carteggio (l) scambiato con codesta Ambasciata circa i maneggi francesi al confine fra la Tripolitania e la Tunisia, credo dovere richiamare l'attenzione di V. E. sopra un altro fatto che mi viene segnalato dal mio Collega il Ministro della Guerra, il quale avvalora i sospetti nutriti sulle intenzioni del Governo della Repubblica.

Il Comando del Corpo Reale di Stato Maggiore, avendo avuto occasione di esaminare le carte d'Africa alla scala di l :4 milioni di cui la casa Perthes sta pubblicando la seconda edizione, ha rilevato che in questa seconda edizione la linea di frontiera fra la Tripolitania e la Tunisia venne spostata per modo da

lasciare alla Tunisia tutto il lago El Biban ed il Kasr Wassen all'incontro dei monti Duirat col Gebel Nefusa; venne cioè segnata la frontiera dell'Oued di Mokta, che il già residente francese a Tunisi, Signor Cambon, riteneva la vera.

Dalle note illustrative, indicanti le varie fonti alle quali sono state attinte le correzioni introdotte alla carta primitiva, risulta che l'andamento del confine sud-est della Tunisia, stabilito d'accordo col Pascià di Tripoli, venne desunto dalla carta • des itinérai1·es de la Tunisie • pubblicata dall'Istituto fotografico francese nel gennaio di questo anno.

Merita speciale attenzione la circostanza, cui apertamente si accenna, dell'accordo intervenuto col Pascià Governatore di Tripoli, la quale potrebbe spiegare le ripetute asserzioni della Porta che nessun accordo era intervenuto tra il Governo francese e quello del Sultano.

Al Comando del corpo di Stato Maggiore mancano elementi per asserire se sia veramente avvenuta l'occupazione del territorio, che nella carta del Perthes figura già come facente parte della Tunisia; ma, ad ogni modo, il fatto accennato ha di per se stesso troppa importanza perchè V. E. non debba cercare di accortamente indagare che cosa si sappia alla Sublime Porta di questa notevole mutazione di confine, e quello che se ne pensi nelle regioni ufficiali.

(l) Cfr. n. 228.

283

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4562. Berlino, 6 novembre 1887.

L'Ambasciatore di Francia ha notificato oggi al Segretario di Stato l'avvenuta elezione del Signor Carnot alla carica di Presidente della Repubblica. A proposito di questa nomina, il Conte di Bismarck mi diceva, poco dopo, che il Gabinetto di Berlino ne era rimasto soddisfatto. In ogni caso preferiva che dalle urne del Congresso di Versailles sia uscito il nome del Signor Carnot, anzichè quello del Signor Freycinet le di cui troppo note condiscendenze verso i radicali avrebbero lasciato presagire una prossima ricomparsa, al proscenio politico, del generale Boulanger e dei suoi compagni di avventure. Anche il trionfo del Signor Ferry non sarebbe stato, alla fin fine, troppo desiderabile in questo momento per la Germania, perchè il numero e la natura degli avversari di quest'uomo di Stato, e la violenza degli attacchi onde egli era fatto segno, controbilanciavano troppo, coi pericoli dell'ignoto, i vantaggi che poteva offrire la incontestata di lui superiorità.

I giornali, senza distinzione di partito, furono qui unanimi nell'approvare la scelta fatta dal Congresso di Versailles, e notarono con un senso, dirò quasi, di stupore la subitanea calma che tenne dietro, pressochè per incanto, a Parigi, alla agitazione semi-rivoluzionaria da cui fu preceduta la nomina del nuovo Presidente della Repubblica.

20 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. XXI

284

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 387. Pietroburgo, 6 novembre 1887.

Ho l'onore di comunicare all'E. V., sembrandomi non superfluo, le considerazioni del Grasdanin sull'opportunità per la Russia di mantenere un contegno neutrale in caso di lotta tra la Germania e la Francia, sui benefici che ne ricaverebbe, e sul danno che ridonderebbe alla Russia stessa se essa portasse aiuto alla Francia, quand'anche, mercè l'aiuto, quest'ultima riuscisse vincitrice in una guerra contro la Germania.

Il Grasdanin non parla a caso; ha voce di riflettere le impressioni e le intenzioni dello Czar, al quale, per lo meno, si sforza di piacere coi ,suoi scritti, ed è diretto da persone che sono in continuo contatto con quelle dirigenti la politica dell'impero, perciò il conoscere il loro modo di vedere ed il loro pensiero può contribuire a formarsi un concetto delle disposizioni nelle quali il Governo dello Czar bramerebbe che il paese entrasse e vivesse.

Il Grasdanin dopo aver constatato che la massima parte dei giornali russi consiglia al Governo di stringere alleanza colla Francia per far contrappeso alla triplice alleanza, e dopo aver ammesso che si dia dalla stampa estera una grande importanza a quest'ultima perchè gl'interessati hanno bisogno di far credere d'aver trovato il mezzo di domare la Russia, non può però capire l'errore commesso dall'opinione pubblica russa di abbondare in questo senso. Dopo aver cercato di raddrizzare l'opinione pubblica convinta che la Germania specialmente si sia mostrata ostile alla Russia nella quistione bulgara, mentre invece, secondo lui, lo fu veramente la cattolica Austria nemica irreconciliabile dell'ortodossa Russia, passa al tema principale, quello cioè, di combattere un'alleanza franco russa. Il giornale del Principe Mestcersky rimprovera all'opinione pubblica di eccitare la Francia contro la Germania, cantando la rivincita coi patriotti francesi, malcontenti dell'attitudine pacifica del loro Governo, inviando spade d'onore al Generale Boulanger, offrendo banchetti a Deroulède, eoc. ecc.

• Ma lasciamo da parte, dice egli, ciò che questa condotta ha di sconveniente da parte nostra, e vediamo il profitto che noi potremmo ricavare dalle sue conseguenze nel caso d'una lotta, dalla quale la Francia stessa sortisse vittoriosa della Germania.

La Francia ha interesse ad inimicarci colla Germania, perchè essa comprende perfettamente che senza un appoggio diretto od indiretto della Russia, essa perirebbe come perisce un organismo scosso dall'ateismo e dal radicalismo quando deve lottare contro un organismo sociale più sano, e fortificato dal ricordo di recenti vittorie. Se dunque noi vediamo i Francesi non oltrepassare i loro gridi di rivincita, malgrado ,abbiano ultimati i loro armamenti, e posseggano un generale per comandarli, malgrado che Deroulède abbia udito certi politicanti russi a dichiarargli che la Russia è pronta a levarsi come un sol uomo, a gettarsi a cuor leggero sulla Germania ed a sacrificare migliaia dei suoi figli per unire i suoi interessi a quelli d'un paese che tiene i Russi in conto di barbari, ciò non vuoi forse dire che essi aspettano la nostra rottura colla Germania, e che essi ne resterebbero tranquillamente testimoni esaminando se loro converrebbe o meno di prendere parte a quella nuova lotta di Titani?

Ma per esporsi ad enormi sacrifici che le costerebbe una simile lotta, bisognerebbe almeno che la Russia potesse sperare un compenso equivalente nel trionfo dei suoi interessi in Oriente. Ora, chi ci garantisce che fortificata o salvata da noi questa stessa Francia, la quale, non ha guari, si era armata contro la Russia per umiliarla, che perseguita a casa sua la religione, ma favorisce il successo del cattolicismo in Oriente, sosterrà o solamente rispetterà gli sforzi della Russia per conservare in Oriente l'Ortodossia ed il prestigio russo? Non val quindi meglio preoccuparsi di studiare le proprie forze paragonandole a quelle dei nemici della Russia e lasciare Galli e Teutoni regolare da soli i loro conti, per preoccuparsi unicamente in Russia di prevedere i vantaggi da ricavare da questo regolamento di conti se esso finirà con una lotta sanguinosa? •.

Il giorno dopo il Grasdanin continuando sullo stesso argomento d'alleanza prova colla storia alla mano che la Russia ha sempre lavorato letteralmente per il Re di Prussia, contribuendo alla prodigiosa elevazione della Casa di Hohenzollern. Ma i tempi cambiarono e la Russia s'accorse dell'errore che si commette subordinando la politica d'un paese agli impegni d'amicizia, e decise di non conchiudere più alleanze. La Russia cessò di lavorare per il Re di Prussia, ma, come dice il Grasdanin senza che vi intervenisse alcuna modificazione nei sentimenti d'affezione della famiglia imperiale russa per l'Imperatore Guglielmo, e senza che nascesse alcun sentimento d'odio nella nazione russa verso i tedeschi. La Russia prenderà per motto • la Russie pour elle-meme • e la sua politica estera entra in una nuova via, essa non sarà più tedesca per la semplice ragione che essa resterà esclusivamente russa. L'articolo termina colla seguente questione posta agli • auguri di Berlino •.

• Or così stando le cose, non sarebbe meglio che invece d'arrabbiarsi contro la Russia, la Germania le riconoscesse il diritto d'essere russa, e di vivere in pace, lavorando ciascuna -Germania e Russia -per i propri interessi sulla base d'una stima reciproca? •.

Questi articoli sono evidentemente pubblicati per rispondere a tutti quelli dei giornali francesi che tendono a far credere ad un'alleanza francese-russa, e per raddrizzare l'opinione pubblica russa che abbonda in quel senso, e spingerla invece su altra via che ho luogo di credere corrisponda ai desideri dell'Imperatore e di chi è attualmente alla direzione della politica estera di questo Stato.

285

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1619. Madrid, 7 novembre 1887, ore 8 (per. ore 15,15).

Par le moyen de son représentant à Londres, ministre d'Etat a formellement demandé au Cabinet anglais de se prononcer sur les quatre points suivants: l) adhérer à prendre part à une nouvelle conférence pour le Maroc; 2) accepter

la lettre du Vizir marocain en date du 17 aout (1), comme base des matières à discuter; 3) consentir à laisser agir l'Espagne dans le sens de pousser l'Empereur à faire des concessions aux puissances; 4) prendre acte de l'engagement du gouvernement espagnol de faire mème comprendre, le cas échéant, que l'Europe ne renoncera pas au droit de protection sans recevoir en retour des avantages commerciaux.

J'ai l'honneur d'informer confidentiellement V. E., que Salisbury a voulu consulter avant tout son ministre à Madrid. Celui-ci a répondu que, selon lui, malgré la bonne volonté du ministre d'Etat, on ne saurait d'avance garantir le succès de ses démarches, et que dès lors il serait imprudent de s'aventurer dans une conférence avec un programme aussi vague, et offrant si peu de sureté, ministre d'Etat étant sans doute résolu à combattre cette opinion.

286

IL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 54. Belgrado, 8 novembre 1887.

Nel mio rapporto n. 44 del 23 settembre scorso (2) avevo avuto l'onore di riferire a V. E. in qual modo il Gabinetto di Belgrado avesse declinata la proposta del Governo Bulgaro relativamente al riconoscimento ufficiale, per parte della Serbia, del Principe Ferdinando di Coburgo. Ho ora saputo che, ad onta ed all'infuori di quel rifiuto, uno scambio di messaggi assai cordiali ha avuto luogo nel frattempo tra Sua Altezza e Re Milano. Quest'ultimo, per quanto lo consenta l'instabilità del suo carattere che lo rende accessibile ai più disparati sentimenti verso la stessa persona, mostrasi ora animato da viva amicizia pel principe di Bulgaria; tanto che io porto opinione che, se la cosa dipendesse esclusivamente da Sua Maestà, Re Milano non indugerebbe in questo momento a suggellare in modo ufficiale le sue simpatie pel Principe Ferdinando.

Parecchi giornali hanno ultimamente annunciata come probabile una intervista del Re di Serbia col principe Ferdinando. Da quanto ho potuto raccogliere in proposito la notizia ha un fondo di verità; l'intenzione, cioè, del convegno esiste, ma rimarrebbero ancora da fissarsi e l'epoca ed il modo. Ier l'altro sera, ad un pranzo a Corte, Sua Maestà dicevami che sarebbesi probabilmente recato l'indomani per un paio di giorni a Nisch; il Re, contro al suo solito, non accennava menomamente allo scopo di questo viaggio; ma appunto perciò non sarei lontano dal ritenere che la gita si collegasse al progetto annunciato di un prossimo incontro col principe di Bulgaria. Il viaggio però fu all'ultimo momento sospeso, e ne ignoro il motivo.

È indubìtato che Re Milano è oggigiorno personalmente favorevole alla causa bulgara, ed augura al vicino Principato una pronta soluzione della crisi che traversa. Discorrendo, giorni or sono, della situazione dei Balcani, Sua Maestà dicevami che le grandi Potenze, come l'Austria-Ungheria, l'Inghilterra e l'Italia, avevano avuto torto di non sostenere il principe Alessandro quando questi fece ritorno a Sofia dopo il colpo di stato dell'agosto 1886. Se quei governi, seguendo l'esempio dato da lui stesso -Re Milano -col telegramma spedito al principe per felicitarlo del suo ritorno, avessero prestato il loro appoggio a Sua Altezza e l'avessero trattenuto dall'abdicare, le condizioni della Bulgaria sarebbero oggidì ben diverse, e le sorti di quel Paese si sarebbero avviate ad un più prospero e sicuro avvenire.

Questi sentimenti di simpatia che il Re professa per la Bulgaria, non sono certamente divisi dai suoi ministri attuali; ed è forse questa una delle principali ragioni che impediscono Sua Maestà dal dare un carattere ufficiale ai suoi rapporti col principe Ferdinando. Il Signor Ristkh, il quale si è già dichiarato contrario ad un riconoscimento del presente governo bulgaro per parte della Serbia, non ammette di poter andare al di là delle semplici relazioni di buon vicinato imposte dagli interessi economici dei due Paesi. A siffatto programma egli si è attenuto sinora, ed intende attenersi strettamente anche nell'avvenire, come egli esponevami, ancor pochi giorni or sono. Accennando ai sospetti che si nutrono a di lui riguardo a Sofia, il Presidente del consiglio assicuravami che l'agglomerazione di rifugiati bulgari sul territorio serbo, ed i loro preparativi d'invasione in Bulgaria non esistono che nella fantasia del Governo principesco; le autorità serbe hanno l'ordine di esercitare ed esercitano la massima sorveglianza lungo il confine bulgaro per impedire qualsiasi attentato contro il vicino principato; ed egli poteva affermare che i fuoriusciti bul

gari dimoranti in località poco discoste dalla frontiera non sono che 5 o 6 individui del tutto inoffensivi che a stento si guadagnano il pane in servizi manuali. • Non è, concludeva S. E., nel momento in cui noi ci studiamo di introdurre radicali economie in tutti i rami dell'amministrazione e specialmente nelle spese per l'esercito, che noi andressimo in cerca di avventure e di nuove ·complicazioni con la vicina Bulgaria •.

(l) -La lettera è in realtà del 15 agosto. Cfr. infatti n. 76, annesso. (2) -Non pubblicato.
287

L'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, CALVI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 894. Atene, 8 novembre 1887.

Il Ministro d'Austria-Ungheria discorrendo meco, ieri l'altro, sulle condizioni generali della Grecia esprimeva l'opinione che le forze militari del paese siano affatto sproporzionate ai suoi desideri d'ingrandimento. • Ma, soggiungeva egli, vi sono regioni che per storia e condizioni etniche appartengono alla Grecia e certamente essa potrà attenerle il giorno in cui ritornasse sul tappeto

la questione d'Oriente, valendosi per raggiungere tale scopo dell'amicizia della Russia e delle influenze della sua Corte. Nessuno in tale occasione vorrà contestarle un tale ingrandimento proporzionato alla popolazione greca esistente nelle provincie ancora soggette alla Porta. Per ora e salvo il caso di un generale conflitto, il suo interesse è di starsene tranquilla •.

Nè punto dissimili da queste idee sembrano essere in realtà gl'intendimenti del signor Tricoupis: il quale fa nell'esercito le maggiori economie, attende con cura alle finanze e al riordinamento interno, ed usa singolare prudenza rispetto alla propaganda in Macedonia.

Questi sono atti di savia politica e come tali non hanno d'uopo di altre spiegazioni; essi indicano però molta fiducia nell'avvenire e non escludono insieme con altri sintomi minori, la supposizione che il Governo Ellenico possa aver ricevuto durante il viaggio del Re a Vienna, o prima, qualche dichiarazione atta a tranquillizzarlo sulla questione macedone, e che vi abbia posto fede.

288

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., parzialmente, in LV 58, pp. 493-494)

R. 126. Costantinopoli, 8 novembre 1887.

* La Porta è indecisa sulla accoglienza da fare al progetto di Convenzione Anglo-francese per il Canale di Suez, che non le fu ancora ufficialmente notificato dal Conte di Montebello, mentre Sir W. White dice non averne neppure ricevuto ufficiale notizia.

Il Gran Vizir ha espresso al Sultano l'opinione che il progetto avrebbe potuto accettarsi senza inconvenienti, quando fosse stato preceduto dalla ratificazione della Convenzione già negoziata con Sir D. Wolff per lo sgombero dell'Egitto; mentre allo stato della quistione, la Convenzione franco-inglese dovrebbe subire modificazioni ed essere accompagnata da riserve a favore dei diritti della Porta. Invece il Conte di Montebello ha rappresentato al Sultano la conclusione di quell'atto come un segnalato servizio reso alla Turchia dal Governo della Repubblica, il quale, aggiunse l'Ambasciatore, ha motivo di ritenere che fra non molto la detta Convenzione avrà il suo naturale corollario, un accordo cioè tra la Francia ed Inghilterra per lo sgombro dell'Egitto; tale quistione, come pure le altre quistioni del Mediterraneo, non potendo, come dimostrò l'esperienza, sciogliersi se non sotto gli auspici della Francia, dalla quale nè l'Inghilterra, nè l'Italia possono separare i loro interessi mediterranei, malgrado le loro pretese alleanze (1). Credo che il mio Collega d'Inghilterra abbia riferito al proprio Governo tale linguaggio del nostro Collega di Francia.

Al Palazzo si era ansiosi di conoscere come i Rappresentanti delle Potenze Centrali, dopo avere appoggiato i negoziati Drummond Wolff, il cui risultato doveva essere di escludere dalla quistione d'Egitto l'azione francese, avrebbero accolto il fatto che la Francia ottenga dall'Inghilterra, coll'aiuto dell'Italia, un tal successo. I miei Colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria non dimostrarono nessuna impressione sfavorevole verso quell'accordo; ed io, in conformità al telegramma dell'E. V., del 5 corrente (1), relativo alla cooperazione, che, solo fra i diversi Gabinetti, il nostro pigliò in quell'accordo, ebbi cura d'informare la Porta che l'Italia trova il proprio tornaconto nel progetto di Convenzione, che abbiamo conosciuto per i primi ed approvato pel'chè conforme ai nostri interessi. Ciò, secondo che mi risulta, mette la Porta sopra pensiero e contribuisce a renderla incerta sull'accoglienza da farvi.

In fondo l'impressione dei miei Colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria, ed anche d'Inghilterra mi sembra essere che, se l'accordo franco-inglese per Suez non avrà altro seguito, rimarrà come la chiusura di una quistione di pura teoria, già esaurita nel 1885. L'idea di una sorveglianza internazionale della libertà del Canale, proposta dall'Italia nella Conferenza di Costantinopoli, fu messa a dura prova alla vigilia della campagna che finì a Tel-el-Kebir, allorquando i bastimenti da guerra nostri, di Francia e Spagna, la cui unica missione era di mantenere non interrotto il transito nel Canale, dovettero assistere alla interruzione di tre giorni del transito commerciale per le necessità delle operazioni militari inglesi, alle quali noi eravamo stati invano invitati ad unirei. Le facoltà, conferite dall'attuale progetto alla riunione dei Rappresentanti delle Potenze in Egitto per il controllo della libertà del Canale e per un eventuale appello all'intervento della Porta, non sono ritenute dai miei tre Colleghi avere altra pratica portata se non quella che darà loro il gruppo di Potenze che sarà preponderante nel momento. Gli avversari dell'Inghilterra e degli alleati suoi potranno cercare in tali stipulazioni una base di diritto convenzionale per impedirne l'azione in Egitto, come accenna a chiare note il Conte di Montebello. Ma tale atto può anche venire in certe eventualità adoperato dal nostro gruppo come precedente per togliere di mezzo altri stretti impedimenti nocivi alla nostra azione politica e militare. La libertà di un Canale, a dispetto di qualsiasi protocollo, dipenderà sempre, in tempi di guerra, da chi avrà forza e rapidità di mosse sufficienti per chiuderlo o tenerlo aperto *. Ed a tal proposito un mio Collega mi osservava incidentalmente come ora la Russia non possa precedere davanti a Costantinopoli una dimostrazione navale che preparassero segretamente ed eseguissero con prontezza le forze navali d'altre Potenze, mentre tra un anno o poco più, compiuti gli armamenti suoi nel Mar Nero, il vantaggio sarà dalla parte della Russia.

* Mi risulta confidenzialmente da fonte indiretta che Lord Salisbury avendo avuto sentore dell'effetto prodotto qui dal progetto di accordo sul Canale di Suez, espresse meraviglia che venisse in tal modo criticato un accordo che l'Europa lasciò all'Inghilterra nel 1885 di negoziare colla Francia. Ma ciò succedeva in circostanze assai diverse dalle attuali * e che è forse utile ricordare.

L'll gennaio 1884, il Governo del Re, coerente all'impegno preso in Parlamento, di non ammettere in Egitto preponderanze esclusive ed azioni isolate, insisteva sopra varie istanze già da lui fatte nel 1883, perchè l'Inghilterra chiarisse ed eseguisse gli impegni presi verso l'Europa dalla Circolare di Lord Granville del 3 gennaio 1883. Lord Granville rispondeva al nostro Ambasciatore che l'Inghilterra manteneva il proprio programma, escludendo ogni idea di annessione, ma osservando che recenti casi spiacevoli in Egitto (il disastro di Hichs) impedivano il ritiro parziale, già preparato, delle truppe inglesi. Con circolare del 13 marzo 1884 il Governo del Re dichiarava l'irregolarità dell'azione dell'Inghilterra in Egitto e il diritto dell'Europa di richiamare quella Potenza ai propri impegni. Il 4 marzo, il 4 aprile, il 15 maggio, il 20 giugno, il 15 luglio, il 20 settembre 1884, l'Italia faceva, insieme alla Francia, passi male accolti a Londra, per modificazioni ai provvedimenti finanziari approvati dall'Inghilterra in Egitto, per il più rapido pagamento dell'indennità di Alessandria, per la restaurazione d'Ismail Pascià, come desiderata dai Signori Ferry e de Lesseps, per l'abbandono formale di ogni disegno d'occupazione militare non consentita da tutte le Potenze, per la continuazione del servizio del Debito pubblico, la cui sospensione era da Lord Granville dichiarata una necessità vitale per il Governo Egiziano. Il 15 luglio 1884 l'Ambasciatore del Re a Londra scriveva avere Lord Granville osservato a lui ed ai suoi Colleghi d'Austria-Ungheria e di Germania che i delegati italiani alla Conferenza non appoggiano che le idee francesi.

Il 12 gennaio 1884 ed i 18, 20, 23 e 25 marzo, la Francia ci segnalava la prolungazione indefinita dell'occupazione inglese e la consolidazione di essa dal Ministero Nubar, e progettava un'occupazione francese a Massaua per impedire gli Inglesi di occupare quella porta, per la quale la Francia e l'Italia possono rientrare in Egitto per il Sudan e stabilire il condominio in tre, la Francia per Obock e l'Italia per Assab dovendo provvedere di concerto ai loro interessi, soprattutto per la libertà assoluta del Canale ed anzi del Mar Rosso, un'azione dell'Italia in quelle regioni dovendo darle la posizione di mediatrice. Il 17 gennaio 1885 il Gabinetto di Parigi lodava la fermezza dell'Italia nel resistere alla politica germanica.

Il Gabinetto di Berlino poi sin dal 27 aprile e 7 maggio 1884, non ci aveva dissimulato il suo dispetto contro il Gabinetto Gladstone che non osava usare della « Carte bianche • data all'Inghilterra in Egitto. Il Conte de Launay riferiva i 21 e 25 giugno e Io luglio 1884 che la Germania non voleva consolidare gli accordi intervenuti di recente tra Francia ed Inghilterra e sconsigliava all'Italia di fortificarli colla sua accessione. L'insuccesso dell'intromissione conciliante tra Francia ed Inghilterra, assunta dall'Italia nella Conferenza di Londra, era oggetto di compiacimento della Germania, come riferisce il Conte de Launay i 29 luglio e 7 agosto. La Germania passò allora coi due altri Imperi dalla parte della Francia ,contro il Gabinetto Gladstone negli affari d'Egitto. Ed il Governo del Re dichiarava (12 agosto) mutare anch'esso contegno ed associarsi alle Potenze Centrali, a che si rispondeva a Berlino non credere che tale evoluzione italiana avesse per vero scopo di unire la nostra politica a quella della Germania. Lo stesso 12 agosto 1884, l'Italia rammenta alla Russia che abbiamo seguito in sostanza il programma russo nella questione egiziana. Il 14 gennaio 1885 il Conte de Launay scrive che la Germania non conta più sopra di noi e che rimarremo isolati per aver voluto seguire la politica di Gladstone. Nei primi mesi del 1885 varie nostre Ambasciate riferiscono che la Germania vuoi dare alla Francia una parte predominante nella questione egiziana, ribadire il carattere internazionale del Canale di Suez, abbandonare la via delle Indie e le coste Africane del Mediterraneo alla preponderanza francese, per portare un colpo fatale alla politica di Gladstone. L'Italia era lasciata dai tre Imperi e dalla Francia, nella ignoranza di ogni loro trattativa. In tali circostanze si apri la Commissione di Parigi per il Canale di Suez; e veniva sciolta perchè al progetto inglese per la libertà del Canale si opponeva un contro progetto franco-germanico tendente ad escludere addirittura l'Inghilterra dall'Egitto, non essendosi tenuto conto della proposta italiana di ritornare in via di transazione, sui modi di controllo del Canale, tentati sulla nostra iniziativa nel 1882.

È alla luce di tali precedenti che deve essere interpretato il consiglio, cui si riferisce ora Lord Salisbury, dato negli anni 1884 e 1885 all'Inghilterra, d'intendersi colla Francia, sul Canale di Suez, come pure i consigli della Germania alla Spagna d'intendersi colla Francia sul Marocco ed alla Turchia di procedere d'accordo colla Russia in Bulgaria.

Fortunatamente sin dalla caduta del Gabinetto Gladstone, la Germania ha mutato contegno verso l'Inghilterra e verso l'Italia, le quali ora le ispirano fiducia. E benchè la concessione ora fatta alla Francia da Lord Salisbury, sembri un ritorno alla politica del Signor Gladstone, è da sperarsi che l'Inghilterra, fermandosi nella via pericolosa degli accordi franco-inglesi sulle cose d'Oriente, si unirà francamente alle tre Potenze alleate nei comuni interessi di pace e di conservazione nel Mediterraneo, dietro le iniziative saviamente prese recentemente dall'E. V.

(l) LV: • i loro pretesi accordi •.

(l) Cfr. n. 279.

289

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1630. Madrid, 9 novembre 1887, ore 8,35 (per. ore 13,50).

Une nouvelle difficulté surgit contre le projet de la conférence pour le Maroc. Le Cabinet de S. Pétersbourg, en réponse de la note du Gouvernement · espagnol a déclaré: l o que l'Espagne doit se mettre dans cette question tout à fait d'accord avec la France; 2° que la Russie réserve son appréciation sur l'opportunité de réunir la conférence; 3o que la Russie, en considération du grand nombre de sujets musulmans qu'elle possède, tout en n'ayant pas intérèt direct au Maroc, ne peut pas rester indifférente aux affaires de ce pays. Ministre d'Etat ne se préoccupe pas outre mesure de cette réponse, dont l'importance majeure à ses yeux consiste dans l'ostentation d'une entente entre la Russie et la France. Ministre d'Etat va s'absenter de Madrid pendant une semaine.

290

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Vienna, 9 novembre 1887, ore 17,45 (per. ore 20,05).

Kalnoky m'a mis au courant des communications qu'il a faites à V. E. et à Salisbury par les huit points. Il attend, comme vous savez, le résultat du Conseil des ministres anglais qui se réunira vendredi et il espère que le Gouvernement anglais ne laissera pas passer pour l'accord propasé une occasian qui pourrait ne plus se présenter de sitòt. Les dispositians de Berlin sant excellentes en ce moment. Kalnaky ne croit pas que le voyage du Czar ait pour effet de les changer. Ce vayage n'aurait de résultat appréciable que s'il fut suivi d'un changement de politique à Pétersbaurg. Dans ses cammunications à Salisbury, Kalnoky a laissé camprendre que sans l'Angleterre, avec les seules fo!'ces de l'Autrkhe et de l'Italie, an ne pourra pas ga:vantir Constantinaple et que dès 1ors le Gauvernement austro-hangrois tacherait de sauvegarder ses intérets en dehars de Constantinople et des détroits qui tomberaient saus l'influence ou en possessian de la Russie. Kalnaky m'a dit qu'il savait que vous aviez fait appuyer à Landres sa cammunication et il s'est féllcité de la parfaite entente de nos deux Gauvernements sur un objet d'un intérét si capitai.

291

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1633. Parigi, 9 novembre 1887, ore 18,30 (per. ore 21,05).

A la suite de nouvelles insistances de M. Moret, M. Flaurens m'a exprimé le désir de savoir si V. E. a l'intention que l'Italie sait représentée à la canférence pour revoir la Convention relative à la protection au Maroc. M. Flourens 'reconnait que la ·canvention actuelle donne lieu à des incanvénients dans san applicatian, et se mantre désireux d'arriver à un arrangement de nature à satisfaire le Gouvernement du Marac, et à faciliter le cammerce avec ce pays. Dans san langage M. Flaurens n'a laissé apercevair aucune velléité d'assurer à la France des avantages spéciaux au Maroc, et n'a pas mécannu, que de meme que l'Espagne et la France, l'Italie ava:it des intéréts à sauvegarder dans ce pays. Quoique j'eusse connaissance de la dépeche de V. E. du 17 septembre dernier (l)

n. 479 série XI des documents diplamatiques, je me suis borné à dire à M. Flourens, que je vaus en aurais référé, je prie, par canséquent, V. E. de me mettre à meme de danner à M. Flourens une répanse explicite.

(l) Non pubblicata.

292

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. 903. Roma, 9 novembre 1887, ore 23.

Les délégués Austro-Hongrois partent ~ce soir pour Vienne après avoir pris rendez-vous avec leurs collègues ita1iens pour mercredi prochain.

Ils espèrent de pouvoir mieux éclairer de vive voix le Gouvernement Impérial et Royal et obtenir des instructions propres à faciliter une entente à laquelle ils se montrent personnellement déjà portés. V. E. devrait, comme de son propre mouvement, s'employer auprès du Comte Kalnoky afin que les deux administrations fassent aux propositions de leurs délégués un accueil favorable.

293

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4538. Berlino, 9 novembre 1887.

Al ricevimento ebdomadario di ieri, il Segretario di Stato mi ~confermava la notizia, del resto già pubblicata quasi ufficialmente dai giornali, che lo Czar verrà, o per meglio dire, farà una sosta, a Berlino, prossimamente, come già ebbi l'onore di darne l'annuncio a V. E. col mio rapporto n. 4532, in data del l o corrente (l). Il giorno del di Lui arrivo non venne per anco notificato, e nemmeno si sa con precisione per quante ore durerà la sua fermata in questa città. Il Conte di Bismarck diceva inoltre di ignorare del pari se il Signor di Giers avrebbe, o non avrebbe, accompagnato il Suo Sovrano. Comunque sia, egli conchiudeva, questa vi~sita non ha alcuna importanza politica; essa vien fatta, non perchè la ,si è voluta, ma perchè non la si è potuta evitare. Lo Czar vedrà l'Imperatore come qualsiasi altro Sovrano dovrebbe per necessità vederlo, toccando Berlino. La causa della di lui venuta, come è meramente ,accidentale, è pure ben minima -• une maladie d'enfants » -e quindi minima è l'importanza del fatto e nulli ne saranno gli effetti.

(l) Cfr. n. 264.

294

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1637 te1·. Vienna, 10 novembre 1887, ore 17,45 (per. ore 19,15).

J'ai déjà prié Kéllnoky et Szogyéni d'user de leur influence pour la bonne réussite des négociations commerciales, non seulement dans un intéret économique, mais aussi dans un intéret politique. Je ne doute pas de leur bonne volonté, mais les difficultés sont très grandes. Du reste, dans cette question, l'intéret de l'Autriche-Hongrie pour la conclusion d'un traité est plus considérable que celui de l'Italie, ,car la balance des échanges est en sa faveur. Le commerce Austro-Hongrois perdrait bien plus que le nòtre par l'absence d'un tarif conventionnel.

295

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 905 bis. Roma, 10 novembre 1887, ore 22.

V. E. peut dire à M. Flourens que nous sommes disposés à prendre part à une nouvelle conférence sur les affaires du Maroc, mais qu'il faut avant tout que cette conférence ait un programme, et qu'à nos yeux ce programme serait insuffisant s'il se bornait seulement à la question de protection.

296

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 701. Londra, 10 novembre 1887.

Ieri sera, secondo un antico costume, il Primo Ministro d'Inghilterra fece lUl discorso al banchetto del Lord Mayor sulla politica interna ed estera del Governo.

Per quanto riguarda quest'ultima, il Marchese di Salisbury si riferì brevemente all'accordo colla Russia circa i confini dell'Afganistan, all'accordo colla

Francia circa il Canale d.i Suez e le Nuove Ebridi ed alla missione affidata al

Signor Chamberlain per comporre la differenza circa i diritti di pesca fra l'In

ghilterra e gli Stati Uniti d'America.

In ciò che concerne gli accordi colla Russia e colla Francia, H nobile Lord dichiarò che non dava molto peso ai particolari contenuti nelle stipulazioni. Ciò che importava era che ogni 'cagione di contesa fra l'Inghilterra e le suddette Potenze era stata allontanata.

Il Primo Ministro diede quindi la notizia che Ayub Kan, pretendente al

trono dell'Afganistan che minacciava ,la pace di quelle contrade, si era reso al

Governo dell'India.

Parlando quindi della politica generale di tutti gli Stati, per quanto concerne il mantenimento della pace, il Marchese di Salisbury disse essergli noto che esisteva un sentimento di inquietudine; ma dichiarò che non era conscio da quali motivi fosse ispirato. F.inchè, eg.li disse, le nazioni manterranno enormi e sempre crescenti eserciti e spenderanno immense somme per aguzzare le loro armi, sarà inutile sperare una perfetta tranquillità. Cionondimeno (osservò) questa stessa condizione di cose aveva i suoi compensi. La terribile potenza che la scienza moderna aveva dato alle armi di distruzione, le terribili forze che giacevano nel cavo della mano di taluni statisti, rendevano questi medesimi statisti più guardinghi ad adoperarle e li costringevano a soprassedere.

Era usanza di credere (soggiunse) che l'ambizione dei governanti fosse la sola minaccia alla pace del mondo; ma egli era convinto che, in futuro, il pericolo di una guerra non poteva nascere da altra cagione che dal sentimento nazionale (passionato e ,spesso male informato), delle popolazioni sollevato come bufera.

Il punto più importante del discorso del Marchese di Salisbury fu il seguente: • Per il Governo della Regina non vi è scopo più alto che il mantenimento della pace. Il Governo della Regina desidera il rispetto dei trattati, il mantenimento del presente assetto dell'Europa e l'indipendenza delle libere comunità. Questi sono stati gli intenti tradizionali dell'Inghilterra nel passato e sa,ranno gli intenti dell'Inghilterra nel futuro ed io credo che mirando a questi intenti essa non sarà sola. Noi abbiamo letto di recente i discorsi di due uomini ragguardevoli, i Ministri degli Affari Esteri dell'Austria e dell'Italia, due Stati coi quali le nostre simpatie sono vivamente legate ed i cui interessi, per molti rispetti, coincidono strettamente coi nostri. Abbiamo letto quei discorsi che hanno incoraggiato il mondo a sperare nel mantenimento della pace e crediamo che entrambi tendono allo scopo che io ho definito come ,scopo della politica inglese. Questi due statisti hanno manifestato non senza giustificazione, non senza ragione, la speranza che avranno le simpatie dell'Inghilterra dal loro lato; ed io credo che essi le avranno. E tutta l'influenza di cui l'Inghilterra può disporre sarà esercitata dal lato delle nazioni i cui sforzi sono diretti al mantenimento della libertà della legalità e della pace •.

Tali dichiarazioni sono state accolte ,con molta soddisfazione dall'opinione pubblica. Esse non hanno bisogno di commento. Sono la risposta dell'Inghilterra alle dichiarazioni dell'Italia e dell'Austria-Ungheria.

297

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO 129. Costantinopoli, 10 novembre 1887.

Ieri Reschid Pacha fece una visita al Barone di Calice, come già ne aveva fatta una al Signor Radowitz (vedi rapporto n. 124 del 5 corrente) (l) nello scopo anche questa volta di raccogliere per Sua Maestà Imperiale le impressioni di quei miei Colleghi sul discorso di Torino.

Il linguaggio del Barone di Calice, tosto da lui stesso recato a notizia mia e di Sir William White, fu da noi accolto col massimo compiacimento.

Il Barone di Calice, interrogato sulle autonomie balcaniche cui si era riferito il discorso dell'E. V., disse trattarsi appunto delle quattro indicate da V. E. a Photiades Bey; le quali, già legalmente costituite, sono destinate a stare sicuri baluardi della Turchia, cui debbono essere unite con vincoli d'amicizia, ancora più forti per la comune sicurezza che non fossero gli antichi legami di sudditanza. Le quattro Potenze sono tanto intimamente e formalmente associate nell'interesse comune di mantenere l'integrità e l'indipendenza dell'Impero ottomano, continuò l'Ambasciatore, che egli poteva garantire nel modo più solenne come ogni sospetto che si voglia accreditare in contrario, contro l'una qualsiasi di esse, sia pretta menzogna. Chi ferisce una parte del corpo ferisce il corpo intiero, aggiunse il Barone di Calice: chi ferisce l'Italia ferisce le tre altre Potenze. Quando Riza pascià cerca di architettare motivi di diffidenza nell'animo di Sua Maestà Imperiale contro la Germania per solidarietà colla Russia in Bulgaria, contro l'Inghilterra, per legami alla Francia, contro l'Austria-Ungheria per pretese ambizioni nei Balcani, contro l'Italia per Tripoli, egli inganna il suo padrone ufficiale a beneficio dei suoi segreti padroni. Ma il discorso di Torino non concerne esso l'Albania e la Macedonia piuttosto che la Grecia,domandò Reschid Pascià? E in risposta il Barone di Calice entrò con ischerno a parlare di una ridicola fiaba che un intrigo di Palazzo cercò recentemente di porre in circolazione. I quattro Ambasciatori sanno perfettamente come un viaggio testé fatto da Ismail pascià da Roma a Vienna sia stato occasione alla camarilla del Palazzo di attribuire al Governo italiano l'idea di riunire l'Albania e la Macedonia sotto lo scettro dell'ex-Khedive, personaggio considerato dal Sultano come suo nemico. Mentre gli Ambasciatori non si curavano neppure di segnalare una tale invenzione ai loro Governi, il Palazzo ne rimaneva turbato. Ora del pari che l'Ambasciatore d'Italia, due mesi or sono, disse rispettosamente al Sultano verità che erano nel cuore degli altri Rappresentanti delle Potenze alleate, privi di comunicazione col Palazzo, così pochi giorni or sono il Presidente del Consiglio d'Italia ha formulato a Torino il programma comune delle Potenze alleate. Per

quanto concerne l'Austria-Ungheria, specialmente d'accordo coll'Italia, nelle quistioni balcaniche, che le interessano entrambe più davvicino, essa non vuole sostituirsi alla posizione che aveva la Russia in Bulgaria; ma ritiene che dopo il fatto, ormai irrevocabile, dell'unione della Rumelia Orientale alla Bulgaria, la preponderanza russa non può essere ristabilita a Sofia, senza che il Knut russo attinga a Costantinopoli, ciò che le tre Potenze mediterranee alleate non permetteranno.

Durante quel colloquio giunse al Barone di Calice un telegramma Havas, che senza citare alcuna fonte giornalistica, e quasi sotto forma di comunicato, qualificava di sfrontato il contegno dell'Austria Ungheria nelle cose bulgariche quale è esposto nel discorso del conte di Kalnoky alle Delegazioni. Il Barone di Calice mandò alla Porta il suo Primo Dragomanno per chiedere scuse dello essersi autorizzata dalla censura Ottomana una tale pubblicazione, dichiarando questo Governo stesso responsabile di ulteriori simili sconvenienze.

Anche il Signor di Radowitz insistette nuovamente in questi giorni presso la Porta sulle condizioni di sicurezza offerte all'impero ottomano dalle autonomie balcaniche, opportunamente accennate nel discorso di Torino; derise le interpretazioni contrarie che si era voluto accreditare; e deplorò l'errore del Governo ottomano di non riconoscere l'importanza dell'amicizia dell'Italia, sopratutto dopo i convegni di Friedrichsruh.

Infine l'Ambasciatore d'Inghilterra, che per la prima volta da sei mesi in qua vide ieri il Sultano, trovò Sua Maestà Imperiale favorevolmente impressionata dalla fermezza dell'Italia e dell'Austria nel loro accordo sulla questione di protezione sorta a Scutari, e dal discorso col quale Lord Salisbury a Guildhall aveva confermato le dichiarazioni di V. E. a Torino e del Conte Kalnoky a Pesth.

Sua Maestà Imperiale parve non solo di essere stata convinta dagli schiarìmenti datigli da ogni parte circa le dichiarazioni dell'E. V. relative alle nazionalità nei Balcani, ma di oocuparsi dei mezzi di attrarre a sè la Rumenia, la Serbia e la Grecia, continuando ad opporre una passiva resistenza ai disegni russi sulla Bulgaria. Sir W. White incoraggiò tale concetto del Sultano; interrogato circa la possibilità d'un'azione russa, disse credere alle disposizioni pacifiche dello Tzar; ed assicurò Sua Maestà Imperiale che la forza preponderante costituitasi in Europa dall'unione delle quattro Potenze, preclude il rischio d'un intervento russo in Bulgaria. Fece notare al Sultano l'eccezionale importanza dell'intimità stabilitasi fra l'Italia e la Germania col convegno dell'E. V. col Principe di Bismarck, ed encomiò l'intenzione manifestatagli dal Sultano di conferire un'alta decorazione a S. A. R. il Principe di Napoli in occasione dell'anniversario della nascita di Sua Altezza. Non fu detta parola, in quell'udienza, delle cose egiziane.

Il Sultano dimostrò a Sir W. White l'intenzione di cominciare dalla Grecia i passi di riavvicinamento alle quattro nazionalità balcaniche, inviando al Re Giorgio una decorazione ed invitandolo a venire a Costantinopoli. Benché Sir W. White sapesse al pari del Signor di Radowitz, il quale ne ebbe notizia, che il Re di Grecia si è almeno verbalmente impegnato verso la Russia, ed è risoluto di occupare in caso di complicazioni Janina ed un nuovo distretto della Tessaglia, non volle scoraggiare il primo passo fatto dal Sultano in una via che, da noi sorvegliata, potrebbe condurre a buoni risultati, quando le intelligenze turco-greche non rimanessero isolate, ma si rilegassero ad intelligenze della Porta colle altre tre nazionalità (1).

(l) Cfr. n. 280.

298

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1646. Parigi, 11 novembre 1887, ore 18,30 (per. ore 21,15).

J'ai vu aujourd'hui le Ministre d'Agriculture auprès duquel j'ai insisté pour que la France fasse cesser la prohibition de l'importation de nos produits maraichers et horticoles, et cela à titre de réciprocité, puisque les produits similaires français ont l'entrée libre en Italie depuis le 1er novembre courant jusqu'au 31 mai prochain. M. le Ministre s'est montré disposé à consentir à cette réciprocité; mais désirant connaitre auparavant notre règlement, promulgué à ce sujet, il m'en a demandé trois ou quatre exemplaires que je prie

V. E. de me faire parvenir au plus tòt.

299

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1655. Parigi, 12 novembre 1887, ore 17,25 (per. ore 19,25).

M. Flourens, à qui j'ai fait part ce matin de votre télégramme d'avant hier (2) relatif à une nouvelle conférence à convoquer à Madrid pour les affaires du Maroc, m'a dit partager l'opinion de V. E. que la conférence ne pouvait avoir lieu sans un programme. Il ne disconvient pas que ce programme ne peut pas se borner simplement à la question des protections et que celle-ci en amenera nécessairement d'autres. Par conséquence il va prier M. Moret, ministre des affaires étrangères d'Espagne, qui a pris l'initiative de présenter un programme, et il exprime le désir que V. E. insiste dans le meme sens auprès de M. Moret.

(l) -• Ringraziare in particolare modo per questo interessantissimo rapporto. Il linguaggio degli Ambasciatori amici non poteva essere nè più esattamente conforme al vero, nè più benevolo in quanto ci concerne. La ammissione, da parte del Sultano e della Sublime Porta, che la S. Porta abbia a cercare, in amichevoli ed intimi rapporti con le nazionalità oramai costituitesi in forma autonoma nella penisola balcanica, la garanzia pella sicurezza propria e della pace per l'Impero, sarebbe certo importantissimo e propizio avvenimento del quale avrebbero ad allietarsi quanti desiderano il mantenimento della quiete in Oriente • (annotatazione al documento). (2) -Cfr. n. 295.
300

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 280. Vienna, 12 novembre 1887.

Ho l'onore di portare a confidenziale notizia di V. E. le seguenti informazioni relative ai tentativi fatti ultimamente dalla Santa Sede, per mezzo della Nunziatura Apostolica in Vienna, per riannodare le relazioni diplomatiche fra il Vaticano e la Corte Imperiale di Russia.

Fin dal suo arrivo in questa città Monsignor Galimberti, che sostituì nella Nunziatura a Vienna il Cardinale Vannutelli, si mise in comunicazione col Principe Lobanow, Ambasciatore di Russia presso questa Corte, e fece presso di lui premurosi e reiterati ufficii nello scopo di ottenere che un Agente ufficiale Russo fosse di nuovo accreditato presso il Vaticano. La Corte di Russia si mantenne ferma finora nella posizione presa intorno agli affari spettanti al culto cattolico in Russia, fin dall'epoca dell'interruzione delle trattative che erano state affidate al Signor Butenieff, che fu l'ultimo agente diplomatico russo accreditato presso la Santa Sede. Il Governo Russo mette cioè alla ripresa di relazioni diplomatiche col Vaticano due principali condizioni che sono le seguenti:

l) Quella parte del rituale o per meglio dire, dell'ufficio religioso cattolico, che è lasciato dalla Chiesa romana al dominio degli idiomi locali, come sono certi canti, gli annunzi ecclesiastici a voce o per iscritto o affissione alle porte delle chiese, la predicazione, la compilazione della dottrina e di altri libri destinati al culto all'infuori dei testi latini, dovrebbe essere riservata esclusivamente alla lingua russa in ogni Diocesi dell'antico Regno di Polonia, dove la maggioranza della popolazione non parla l'idioma polacco.

2) Ogni documento emanato dalla Santa Sede e destinato ai vescovi, al clero o alle popolazioni cattoliche nell'Impero Russo dovrebbe ottenere, prima d'ogni pubblicazione, promulgazione o altro uso qualsiasi, l'autorizzazione del Governo Generale Russo. Che è quanto a dire che si esigerebbe in Russia l'exequatur del potere secolare per qualsiasi emanazione del Pontificato romano destinata ai cattolici dell'Impero.

Ora tanto l'una quanto l'altra condizione, ma principalmente la prima, incontrano un grave ostacolo al Vaticano e molto più presso il clero e l'Aristocrazia delle antiche provincie di Polonia contemplate nelle domande del Governo Russo. In queste provincie, abbastanza vaste, come sono quelle di Vilna, Sualki e Volinia ed altre, benchè la popolazione rurale, secondo l'affermazione del Governo russo, non parli l'idioma polacco, la lingua del culto cattolico, all'infuori della latina, è la lingua polacca, il clero è polacco, ed i signori delle terre sono pure polacchi. lvi il clero e l'aristocrazia sono assolutamente opposti ad un cambiamento di lingua negli ufficii di chiesa ed è a prevedersi che non cederanno facilmente su questo punto.

21 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

Dalla persistenza degli uffici fatti da questa Nunziatura presso l'Ambasciata di Russia in Vienna si deve però constatare che il desiderio della Corte Pontificia di riannodare le relazioni diplomatiche colla Russia è vivissimo e che il Vaticano, per riuscire nell'intento, sembra disposto a procedere molto innanzi nella via delle concessioni.

301

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 706. Londra, 12 novembre 1887.

L'8 corrente ebbi un colloquio con Sir Julian Pauncefote sulla questione del Marocco. Le cose ch'egli mi palesò mi giunsero inaspettate perchè in aperta contraddizione con tutto ciò ch'egli mi aveva detto fin'allora e principalmente colle confidenze fattemi il 30 Ottobre scorso, delle quali ebbi l'onore di dar ragguaglio all'E. V. coi rapporti dello stesso giorno e del l o corrente (677 e 678

S. Politica) (1).

La sostanza del discorso del Vice Segretario di Stato fu che il Governo della Regina dopo aver messo ogni fiducia sul Governo Spagnuolo aveva ora cagione di sospettare che quest'ultimo si fosse posto segretamente d'accordo col Governo Francese, e che le intelligenze prese col Foreign Office, nello scorcio di Ottobre, non avevano avuto, probabilmente, altro scopo che di dissimulare i maneggi colla Francia.

A conferma di tale sospetto, Sir J. Pauncefote allegò che, dopo avere premurosamente accettato la proposta di Lord Salisbury ed aver promesso di invitare le Potenze ad una Conferenza, alla quale sarebbe stato assegnato l'assunto di discutere la questione dell'integrità dell'impero Marocchino, il Governo Spagnuolo aveva taciuto per più di una settimana ed aveva quindi (contrariamente agli impegni presi) manifestata l'opinione che la conferenza non dovesse occuparsi che della sola faccenda delle protezioni.

D'altra parte il Governo francese, consapevole dei disegni dell'Inghilterra, aveva fatto sapere a Sir Clare Ford, Ministro della Regina in Madrid, che non avrebbe accettato in verun caso una conferenza il cui intento non fosse circoscritto alla materia delle protezioni. E per soprappiù la Russia aveva dichiarato c che la Spagna doveva mettersi d'accordo colla Francia in tutto ciò che con

cerne il Marocco •.

In tale condizione di cose, conchiuse Sir Julian Pauncefote, il Governo della Regina non vedeva da sé solo alcuna via per uscire dalle difficoltà; e si proponeva d'interrogare le altre Potenze circa il partito che fosse da eleggere.

L'8 corrente ebbi l'onore di recare ciò che precede a notizia della E.

v. col telegrafo. Ed il giorno susseguente Ella mi fu così cortese da telegrafarmi in risposta che non partecipava ai sospetti del Foreign Office sulla doppiezza della Spagna, e che, d'altra parte l'Inghilterra era la sola Potenza di cui la Francia diffidasse nelle cose del Marocco.

Partecipai ieri a Lord Salisbury il telegramma dell'E. V. e Sua Signoria se ne mostrò sinceramente grata e mi pregò ripetute volte di farle gradire i suoi migliori ringraziamenti. Confermando però le dichiarazioni del Vice Segretario di Stato, disse che, secondo le informazioni ricevute, la Spagna e la Francia erano entrate in un accordo segreto mercé il quale la prima si riserbava d'occupare l'interno del Marocco e la seconda la costa di quell'impero. Mi chiese di far pervenire all'E. V. tali notizie pregandola di dargli in iscambio le informazioni che Ella avesse potuto ricevere sulla cosa ed il parere personale di Lei.

Nello stesso tempo, Lord Salisbury mi dichiarò formalmente che, circa il Marocco, l'Inghilterra non aveva altro desiderio che il mantenimento dello statu quo; che non potrebbe tollerare che una o più potenze s'impadronissero di quell'impero, ed in nessun caso delle coste di esso sull'oceano Atlantico.

Sua Signoria conchiuse dicendo che non solamente era conscia· che la Francia diffidava del Governo Inglese, ma che aveva avuto motivo di accorgersi che, contrariamente ad ogni sua aspettativa, la Spagna partecipava a quella diffidenza.

Ebbi l'onore di dar notizia di ciò all'E. V. col telegrafo.

(l) Cfr. nn. 261 e 265.

302

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AGLI AMBASCIATORI A VIENNA, NIGRA, A COSTANTINOPOLI, BLANC, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. RISERVATO CONFIDENZIALE S. N. Roma, 13 novembre 1887.

L'Ambassade de S. M. à Londres télégraphie que le projet d'accord à trois a été définitivement accepté (l) par le Gouvernement britannique, sauf rédaction nouvelle que Salisbury se réserve de nous communiquer dès qu'elle sera prete. La modification la plus importante aura pour but de sauvegarder l'intégrité de l'empire ottoman en Asie Mineure pour rassurer le sultan du còté de l'Arménie. Il paraitrait aussi que l'art. 8 ne serait pas apprécié et qu'on le craindrait de nature à effrayer le sultan. J'ai fait répondre à lord Salisbury que j'accepte

ses modifications au projet d'accord se rapportant à l'intégrité de l'empire ottoman; mais que je ne puis renoncer à l'art. 8 qui pourrait constituer une convention secrète entre les trois puissances ou un engagement spécial pour un échange de notes entre ces memes puissances.

(l) Per lo scambio di idee anglo-tedesco si veda G.P., cit., vol. IV, nn. 922, 923, 924, 925.

303

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA

D. 47/23. Roma, 13 novembre 1887.

Risulta da un recente carteggio della R. Agenzia a Sofia che gli attuali rapporti fra codesto Governo e quello del Principato non sarebbero improntati a quello spirito di amicizia e fraternità che da alcun tempo regnava fra i due paesi e che sarebbe consigliato dall'interesse reciproco.

Nella presente incertezza della situazione nei Balcani, a me pare che i due

Governi dovrebbero più che mai procedere in ogni circostanza con mutua cordia

lità, evitando sopratutto ogni occasione di attriti che potrebbero riuscire nocivi

ad entrambi.

Presentandosene l'occasione, Ella potrebbe esprimersi in questo senso cogli

uomini di Stato serbi.

304

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1659. Pietroburgo, 14 novembre 1887, ore 15 (per. ore 17,55).

Depuis hier le bruit court que Giers se rendra à Berlin. A l'Ambassade

d'Allemagne on n'en sait rien. L'Empereur sera à Berlin vendredi, il se peut

qu'avec son caractère indécis, après avoir d'abord trouvé inutile la présence de

Giers à Berlin, au dernier moment il lui télégraphie de le rejoindre.

D'après Biilow cela n'aurait non plus d'importance. L'Allemagne n'a montré

aucun empressement pour la visite du Czar: elle n'a pas l'air de craindre une

action de la Russie, quoique en ce moment, le parti militaire pousse à cela en

faisant peser sur la balance la transformation des armes, que l'Allemagne et

l'Autriche sont en train de faire.

305

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Vienna, 14 novembre 1887, ore 17,30 .(per. ore 18,55).

Réserve écrire. Kalnoky a reçu de Londres à peu près meme réponse que

V. E. Il a fait remercier Salisbury et lui a fait dire qu'il prendra en forme les modifications qu'il se réserve de proposer dans le sens de l'intégrité de l'empire Ottoman et notamment de l'inclusion dans l'accord des còtes asiatiques de la Turquie. Kalnoky n'avait rien appris de Londres sur l'article huit; il attend qu'on lui en parle avant de s'expliquer, mais j'ai cru ne pas devoir lui cacher notre opinion sur la nécessité de maintenir dans l'aocord à trois sous une forme à convenir cette clause qui est en quelque sorte la sanction de tout le reste dans certaines éventualités.

306

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A MADRID, MAFFEI

T. 908. Roma, 14 novembre 1887, ore 22,30.

Notre ambassadeur à Paris, ayant fait connaìtre à M. Flourens, qui nous en avait fait la demande, notre point de vue au sujet de la méthode à suivre pour la convocation d'une conférence à Madrid, sur les affaires du Maroc, me fait maintenant parvenir, à l'égard des dispositions du ministre des Affaires Etrangères, des renseignements qui me paraissent de nature à faciliter la tache de M. Moret. Voici le télégramme du général Menabrea (1).

307

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, CALVI

D. 74/457. Roma, 14 novembre 1887.

Risulta da un recente ·carteggio della R. Legazione a Bukarest che l'incidente che ha dato luogo al richiamo del Rappresentante Ellenico in quella Capitale si connette ad un insieme di contestazioni pendenti fra i due Governi, circa questioni relative ad affari correnti.

Nella presente incertezza della situazione nella penisola Balcanica sarebbe davvero deplorevole che, per ragioni d'indole affatto secondaria, rimanessero turbati i buoni rapporti fra i due Governi che avrebbero invece il maggiore interesse a procedere d'accordo.

Presentandosene l'occasione Ella potrebbe esprimersi in questo senso cogli uomini di stato Ellenici.

(l) Segue il telegramma da Parigi (n. 299).

308

L'INCARICATO D'AFFARI DI FRANCIA A ROMA, GERARD, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 58, pp. 495-498)

N. s. N. Roma, 14 novembre 1887.

Je suis chargé par mon gouvernement (l) de remettre à V. E., avec la lettre circulaire ci-incluse, le projet de convention relatif à la libre navigation du canal de Suez, sur lequel l'entente vient de s'établir entre le gouvernement de la république et le gouvernement de la Reine.

J'ai l'honneur d'y joindre copie d'une dépeche de Lord Salisbury à M. Egerton, chargé d'affaires du gouvernement britannique à Paris, en date du 21 octobre dernier.

Le gouvernement de la Reine, en suggérant au gouvernement de la république de soumettre aux puissances représentées à la commission de Paris le projet ci-joint, a de nouveau affirmé sa complète conformité de vues, et c'est d'un commun accord, selon les termes memes de la lettre i-annexée, que les deux gouvernements prient le gouvernement royal de vouloir bien étudier le projet en espérant que ce document, inspiré des principes qui ont présidé à la commission de 1885, aura son approbation.

ALLEGATO I

FLOURENS A GERARD

CIRCULAIRE.

La commission internationale réunie en 1885 pour réglementer le libre usage du Canal de Suez s'étant séparée sans avoir complètement terminé son reuvre, le gouvernement de la république a pensé que, cette commission ayant eu son siège à Paris, il lui appartenait plus spécialement de s'enquérir des intentions des autres gouvernements en vue de résoudre les dernières difficultés Qui étaient restées en suspens. Ces difficultés ne portaient, d'ailleurs, que sur un très-petit nombre de points, et il semblait aisé de les faire disparaìtre en s'inspirant fidèlement des principes sur lesquels toutes les puissances étaient déjà tombées d'accord.

Les gouvernements pressentis par nous ont laissé entendre que le soin de préparer une solution, qu'ils regardaient tous comme très-désirable, incombait à

l'Angleterre et à la France, et qu'ils ne réfuseraient vraisemblablement pas leur adhésion aux clauses qui auraient paru acceptables à ces deux puissances. Nous n'avons jamais négligé, depuis cette époque, de poursuivre ce but, que diverses circonstances ont retardé, mais qui vient d'etre atteint. L'entente s'est établie sur tous les points entre le gouvernement de la Reine et nous, et nous sommes en mesure de soumettre aux puissances représentées à la commission de 1885 le projet qui est le résultat de cette entente.

Le gouvernement de la Reine, en nous suggérant de prendre cette initiative, a de nouveau affirmé son complet accord avec nous, et c'est en son nom, comme au notre, que nous prions le gouvernement italien de vouloir bien étudier le projet ci-joint et y donner son approbation si, comme nous l'espérons, il lui parait conforme aux principes qui ont présidé aux travaux de la commission de Paris, et de nature à réaliser l'objet de ces travaux, à savoir la libre navigation et en tous temps du canal de Suez.

ALLEGATO Il

PROJET DE CONVENTION

Les gouvernements de . voulant consacrer par un acte conventionnel l'établissement d'un régime définitif destiné à garantir, en tout temps et à toutes les puissances, le libre usage du canal maritime de Suez, et compléter ainsi le régime sous lequel la navigation par ce canal a été placée par le firman de

S. M. I. le Sultan, en date du 22 février 1866 (2 zilkadé 1282), sanctionnant les concessions de S. A. le Khédive, ont nommé pour leurs plénipotentiaires, savoir:

Lesquels, s'étant communiqué leurs pleins pouvoirs respectifs, trouvés en bonne et due forme, sont convenus des articles suivants:

Art. 1••. Le canal maritime de Suez sera toujours libre et ouvert, en temps de guerre comme en temps de paix, à tout navire de commerce ou de guerre, sans distinction de pavillon.

En conséquence, les hautes parties contractantes conviennent de ne porter aucune atteinte au libre usage du canal, en temps de guerre comme en temps de paix.

Le canal ne sera jamais assujetti à l'exercice du droit de blocus. Art. 2. Les hautes parties contractantes, reconnaissant que le canal d'eau douce est indispensable au canal maritime, prennent acte des engagements de S. A. le Khédive envers la Compagnie universelle du canal de Suez en ce qui concerne le canal d'eau douce. Elles s'engagent à ne porter aucune atteinte à la sécurité de ce canal et de ses dérivations, dont le fonctionnement ne pourra etre l'objet d'aucune tentative d'obstruction. Art. 3. Les hautes parties contractantes s'engagent de meme à respecter le matériel, les établissements, constructions et travaux du canal maritime et du canal d'eau douce. Art. 4. Le canal maritime restant ouvert en temps de guerre, comme passage libre, meme aux navires de guerre des belligérants, aux termes de l'article 1er du présent traité, les hautes parties contractantes conviennent qu'aucun droit de guerre, aucun acte d'hostilité ou aucun acte ayant pour but d'entraver la libre navigation du canal ne pourra etre exercé dans le canal et ses ports d'accès, ainsi que dans un rayon de trois milles marins de ces ports, alors meme que la Sublime Porte serait l'une des puissances belligérantes. Les batiments de guerre des belligérants ne pourront, dans le canal et ses ports d'accès, se ravitailler, ou s'approvisionner, que dans la limite strictement nécessaire. Le transit des dits batiments par le canal s'effectuera dans le plus bref délai d'après les règlements en vigueur, et sans autre arret que celui qui résulterait des nécessités du service. Leur séjour à Port-Sai:d et dans la rade de Suez ne

pourra dépasser vingt-quatre heures, sauf le cas de relache forcée. En pareil cas, ils seront tenus de partir le plus tòt possible.

Un intervalle de vingt-quatre heures devra toujours s'écouler entre la sortie d'un port d'accès d'un navire belligémnt et le départ d'un navire appartenant à la puissance ennemie.

Art. 5. En temps de guerre, les puissances belligérantes ne débarqueront et ne prendront, dans le canal et ses ports d'accès, ni troupes, ni munitions, ni matériel de guerre. Mais dans le cas d'un empechement accidente! dans le canal, on pourra embarquer ou débarquer, dans les ports d'accès, des troupes fractionnées par groupes n'excédant pas 1000 hommes, avec le matériel de guerre correspondant.

Art. 6. Les prises seront soumises, sous tous les rapports, au méme régime que Ies navires de guerre des belligérants. Art. 7. Les puissances ne maintiendront dans les eaux du canal (y compris le lac Timsah et les lacs Amers) aucun batiment de guerre.

Toutefois, dans les ports d'accès de Port-Sa'id et de Suez, elles pourront faire stationner des batiments de guerre, dont le nombre ne devra pas excéder deux pour chaque puissance.

Ce droit ne pourra etre exercé par les belligérants.

Art. 8. Les représentants en Egypte des puissances signataires du présent traité seront chargés de veiller à son exécution. En toute circonstance qui menacerait la sécurité ou le libre passage du canal, ils se réuniront sur la convocation de trois d'entre eux et sous la présidence de Ieur doyen, pour procéder aux constatations nécessaires.

Ils feront connaitre au gouvernement khédivial le danger qu'ils auront reconnu, afin que celui-ci pl'enne les mesures propres à assurer la protection et le libre usage du canal.

En tout état de cause ils se réuniront une fois par an pour constater la bonne exécution du traité.

Ils réclameront notamment }a suppression de tout ouvrage ou la dispersion de tout rassemblement qui, sur l'une ou l'autre rive du canal, pourrait avoir pour but ou pour effet de porter atteinte à la liberté et à l'entière sécurité de la navigation.

Art. 9. Le gouvernement égyptien prendra, dans la limite de ses pouvoirs, tels qu'ils résultent des firmans, et dans l:es conditions prévues par le présent traité, les mesures nécessaires pour faire respecter l'exécution du dit traité.

Dans le cas où le gouvernement égyptien ne disposerait pas de moyens suffisants, il devra faire appel à la Sublime Porte, laquelle se concertera avec les autres puissances signataires de la Déclaration de Londres du 17 mars 1885, en vue d'arrèter d'un commun accord les mesures à prendre pour répondre à cet appel.

Les prescriptions des articles 4, 5, 7 et 8 ne feront pas obstacle aux mesures qui seront prises en vertu du présent article.

Art. 10. De méme, les prescriptions des articles 4, 5, 7 et 8 ne feront pas obstable aux mesures que S. M. I. le Sultan et S. A. le Khédive, au nom de S. M. I. et dans les limites des firmans concédés, seraient dans la nécessité de prendre pour assurer, par leurs propres forces, la défense de I'Egypte et le maintien de I'ordre public.

Dans le cas où S. M. I. le Sultan et S. A. le Khédive se trouveraient dans la nécessité de se prévaloir des exceptions prévues par le présent article, les puissances signataires de la Déclaration de Londres en seraient avisées.

Art. 11. Les mesures qui seront prises dans les cas prévus par les articles 9 et 10 du présent traité ne devront pas faire obstacle au libre usage du canal. Dans ces mémes cas, l'érection de fortifications permanentes élevées contrairement aux dispositions de l'article 8 demeure interdite.

Art. 12. Les hautes parties contractantes conviennent, par application du principe d'égalité en ce qui concerne le Iibre usage du canal, principe qui forme l'une des bases du présent traité, qu'aucune d'elles ne recherchera, par rapport au canal, d'avantages territoriaux ou commerciaux, ni de privilèges, dans les arrangements internationaux qui pourront intervenir.

Sont, d'ailleurs, réservés les droits de la Turquie comme puissance territoriale.

Art. 13. En dehors des obligations prévues expressément par les clauses du présent traité, il n'est porté aucune atteinte aux droits souverains de S. M. I. le Sultan, et aux droits et immunités de S. A. le Khédive, tels qu'ils résultent des firmans.

Art. 14. Les hautes parties contractantes conviennent que les engagements résultant du présent traité ne seront pas limités par la durée des actes de concession de la Compagnie universelle du canal de Suez.

Art. 15. Les stipulations du présent traité ne feront pas obstacle aux mesures sanitaires en vigueur en Egypte. Art. 16. Les hautes parties contractantes s'engagent à porter le présent traité à la connaissance des Etats qui ne l'ont pas signé, en les invitant à y accéder. En foi de quoi les plénipotentiaires respectifs ont signé le présent traité et y ont apposé le sceau de leurs armes.

Fait à

ALLEGATO IU

SALISBURY A EGERTON

(Traduction)

Foreign Office, 21 octobre 1887.

Monsieur,

Plus de deux années se sont écoulées depuis la dernière réunion de la commission nommée, en vertu de la Déclaration de Londres de mars 1885, pour préparer un traité destiné à garantir le libre usage du canal de Suez pour toutes les puissances en tout temps. La commission s'est séparée, le 13 juin 1885, sans doute en conséquence du changement de gouvernement en Angleterre, sans arriV1er à aucune conclusion. Depuis cette époque l'ambassadeur de France a fait, auprès du gouvernement de Sa Majesté, des démarches réitérées pour fair,e ressortir l'importance d'une reprise de la discussion en vue d'amener les négociations à une conclusion. Le 13 janvier 1886, M. Waddington me fit savoir que • le gouvernement français avait consulté les autres puissances au sujet de la reprise des négociations relatives au canal de Suez et que ces puissances s'étaient déclarées prètes à adhérer à toute solution des questions laissées en suspens, à l'époque des séances de la dernière conférence de Paris, qui pourraient etre acceptables à la fois par la Grande Bretagne et par la France •. Je me refusai, à cette époque, à rouvrir la discussion à cause de la situation incertaine des affaires politiques en Angleterre. Peu de temps après le changement de ministère, M. Waddington insista auprès de Lord Roseberry pour une reprise des négociations; il lui fut de nouveau fait observer que le moment n'était pas favorable, bien que Lord Roseberry exprimat le serieux désir du gouvernement de Sa Majesté d'ètre d'accord avec le gouvernement français sur cette importante question.

Sous l'administration de Lord Iddesleigh, cette affaire à été l'objet de plusieurs communications entre M. Waddington et moi. Le gouvernement français insiste aujourd'hui sérieusement auprès de nous sur l'importance qu'il y aurait à mener à terme, s'il est possible, cette longue négociation. Nous ne sommes pas en position de contester cette manière de voir. Nous avons déclaré de la façon la plus formelle, d'abord au gouvernement français, puis aux autres puissances, dans la Déclaration de Londres du 17 mars 1885, que • nous reconnaissions avec el1es l'urgente nécessité de négociations destinées à sanctionner par un acte conventionnel l'établissement d'un règlement définitif en vue de garantir, en tout temps et pour toutes les puissances, la liberté du canal •. C'est donc là une question de bonne foi et nous sommes dans l'obligation de n'épargner aucun effort pour arriver à un accord sur les termes d'un acte conventionnel qui devra donner satisfaction à la déclaration ci-dessus, en mème temps qu'aux devoirs et aux intérèts que le Gouvernement de Sa Majesté est obligé de prendre en considération.

n est possible que la république française insiste sur des conditions qui, dans notre pensée, soulèveraient des objections insurmontables; mais le ton de ses communications me semble indiquer une disposition à tenir cornute, dans une mesure considérable, des objections de détail présentées par les délégués britanniques à Paris. Aussi me semble-t-il juste, en vue de la politique à laquelle s'est lié le gouvernement de Sa Majesté par la Déclaration de Londres, d'examiner de nouveau si les divergences sur les questions de fond, qui ont rendu stériles les négociations de 1885, sont de nature à faire perdre définitivement l'espoir d'arriver à un accord. Je joins à cette dépeche des propositions pour une convention suivant dans leur forme et leurs dispositions le projet discuté en 1885, et contenant les stipulations sur lesquelles, dans la pensée du gouvernement de Sa Majesté, les deux gouvernements peuvent convenablement arriver à un accord. Sur quelques-uns des points, qu'il y a deux ans nous ne pouvions concéder, nous avons offert des suggestions alternatives qui permettent de tourner la difficulté; sur d'autres, nous sommes fondés à espérer que le gouvernement de la république sera disposé à ne pas insister.

Il faut se rappeler que les deux gouvernements ont été conviés par les autres puissances représentées à la commission internationale à entrer en négociations spéciales et à arriver, s'il était possible, à une entente préliminaire pour faciliter un accord européen; mais l'instrument auquel ils apposeront leurs signatures ne peut avoir de valeur pratique tant qu'il n'aura pas reçu l'assentiment du Suzerain et celui des autres puissances intéressées.

En présentant ces propositions à M. Flourens, il est de mon devoir de répéter les termes d'une réserve faite sans opposition d'aucun còté, par Sir J. Pauncefote à la clòture des séances de la commission de 1885. Cette réserve était ainsi conçue:

« Les délégués de la Grande Bretagne, en présentant ce texte de traité comme le régime définitif destiné à garantir le libre usage du canal de Suez, pensent qu'il est de leur devoir de formuler une réserve générale quant à l'application de ces dispositions en tant qu'elles ne seraient pas compatibles avec l'état transitoire et exceptionnel où se trouve actuellement l'Egypte, et qu'elles pourraient entraver la liberté d'action de leur gouvernement pendant la période de l'occupation de l'Egypte par les forces de Sa Majesté Britannique •.

En terminant, je vous prie de remettre à M. Flourens une copie de cette dépeche, en meme temps que le projet de convention qui y est joint.

(l) Pubblicato nel libro giallo: Négociations relatives au règlement international pour le libre usage du Canal de Suez, 1886-1887, pp. 103-104.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. SEGRETO 710. Londra, 14 novembre 1887.

l) L'll corrente ebbi un colloquio con lord Salisbury circa il disegno di conv·enzione segreta fra l'Italia, l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria. Sua Signoria mi ripetè che il Governo della Regina aveva definitivamente accettato il progetto compilato a Costantinopoli, riserbandosi però di proporre una nuova redazione di esso con talune aggiunte e modificazioni. Soggiunse ,che non appena avrebbe ricevuto una nuova comunicazione, che il principe di Bismarck gli aveva annunziata, avrebbe steso un nuovo testo del progetto e ne avrebbe data pronta partecipazione all'E. V. Mi pregò però di farle sapere sin d'ora che l'aggiunta più importante che il Governo inglese proponeva avrebbe avuto

per iscopo di tutelare l'integrità dell'impero Ottomano nell'Asia Minore. Sua Signoria mi fece notare a tale proposito ·che era necessario rassicurare il sultano non solamente dal lato della Bulgaria ma da quello del'Armenia; attesochè era ·evidente che Costantinopoli ·sarebbe stata egualmente in balia della Russia se un corpo di esercito russo fosse entrato nell'impero Ottomano dal lato dei Balcani o da quello dell'Asia Minore.

2) Lo stesso giorno ebbi un colloquio col conte di Hatzfeldt. L'ambasciatore di Germania mi chiese di pregare l'E. V. di accettare le modificazioni e le aggiunte che il Governo della Regina Le proporrebbe imperocchè ciò che importava era d'indurre lord Salisbury a sottoscrivere la Convenzione non ostante le sue preoccupazioni parlamentari.

3) Il conte di Hatzfeldt parlò quindi lungamente del progetto d'a.ccordo che era stato preparato a Costantinopoli. Come il conte Kalnoky, biasimò la forma di esso; ma, contrariamente al parere del conte di Kalnoky, la critica dell'ambasciatore si rivolse prindpalmente all'art. 8 di quel progetto. S. E. disse che nel modo in cui quell'articolo era stato ·compilato esso avrebbe avuto per effetto di gettare il sultano in braccio alla Russia mentre, in conformità dell'art. 6 dello stesso progetto, era desiderio delle tre potenze di associarsi la Turchia alla difesa comune dei principi annunziati nella Convenzione. Lo ambasciatore propose, in via accademica, altre redazioni da sostituire aUa presente; ma ciascuna di esse toglieva ogni valore ed ogni significato all'articolo di cui si tratta.

4) Nel riferire 1'11 corrente all'E. V. per telegrafo le cose dettemi da lord Salisbury e dal conte di Hatzfeldt, feci notare che, stando alle parole dell'Ambasciatore di Germania, eravi una differenza di pareri fra Roma e Vienna da una parte e Berlino dall'altra. Era difatti evidente .che, .secondo il pensiero dell'E. V. (manifestato nei suoi telegrammi .segreti a quest'Ambasciata) e secondo il parere del conte Kalnoky (manifestato nel suo dispaccio al barone Biegeleben del 25 ottobre scorso) (l) l'articolo di cui si tratta era il più importante e forse il solo veramente importante del progetto d'accordo.

5) Sarà utile a tale proposito ch'io partecipi all'E. V. un apprezzamento personale del barone di Biegeleben sull'art. 8. c Quell'articolo •, egli mi disse, c per quanto sia breve, contiene due provincie: Tripoli per l'Italia e Salonicco per l'Austria-Ungheria •.

6) La sera del 12 corrente ricevetti il telegramma (2) che l'E. V. mi fece l'onore di dirigermi sull'·argomento di cui si tratta. L'E. V. accettava con esso la proposta di lord Salisbury drca l'Asia Minore: dichiarava non potere rinunziare all'art. 8, suggeriva che quell'articolo costituisse un accordo segreto fra le tre potenze, •sia sotto forma di una convenzione, sia sotto forma di uno scambio di note.

Il 14 corrente diedi lettura a lord Salisbury del testo di quel telegramma.

7) La risposta di Sua Signoria fu la seguente. Ringraziò l'E. V. per avere acconsentito alla proposta circa l'Asia Minore; dichiarò che il Governo inglese non aveva alcuna intenzione di rinunziare all'art. 8 del progetto; ed approvò

il suggerimento di Lei che le tre potenze dovessero entrare in un accordo, sulle basi del detto articolo, mediante uno scambio di note. Sua Signoria però propose a 'sua volta che le note dovessero contenere la dichiarazione che, in nessun caso, una delle tre poten2le potesse avere facoltà di rivelare l'esistenza del detto accordo senza il consentimento formale delle due altre potenze soscrittrici (1). Lord Salisbury soggiunse che quello stesso giorno avrebbe parlato in tal senso all'ambasciatore di Austria-Ungheria; ma che, prima di decidere cosa alcuna di più concreto, aspettava la comunicazione del principe di Bismarck alla quale aveva già fatto allusione (2).

8) Da ultimo lord Salisbury mi chiese una copia del testo del disegno di convenzione compilato a Costantinopoli, di cui gli avevo data lettura il 31 ottobre scorso, dichiarandomi che la copia italiana era più esatta dell'austriaca e della tedesca. A prova di ciò mi disse che nella copia austriaca si leggeva nell'art. 4 del progetto ciò che segue: • liberté d es droits etc. de toute influence étrangère et prépondérance •; e che la copia italiana rettificava • liberté des détroits de toute influence etc. •. Non potrò a meno di consentire al desiderio di Sua Signoria.

9) Lo ·stesso giorno (14 corrente) vidi l'ambasciatore di Germania dopo un colloquio ch'egli aveva avuto con lord Sal1sbury. S. E. continuando la conversazione che aveva avuto meco il 12 corrente, chiarì il pensiero che mi aveva allora manifestato. A parer suo (egli mi disse) le tre potenze dovevano stipulare non una ma due convenzioni segrete. Una di esse doveva essere accomodata in guisa che la Turchia potesse farvi adesione. L'altra compilata sulle basi dell'art. 8 del progetto di Costantinopoli non doveva essere nota che alle tre potenze soscrittrici ed alla Germania.

Ho avuto l'onore di dar notizia all'E. V. delle cose contenute nella seconda parte di questo rapporto col mio telegramma di questa sera.

(l) -Cfr. British Documents on the Origins oj the War (1898-1914), vol. VIII, Londra, 1932, cap. LXI, n. 2 (b). (2) -È il telegramma di cui si fa menzione al n. 302.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 711. Londra, 14 novembre 1887.

Ho l'onore di segnare ricevimento e di ringraziare l'E. V. del telegramma ch'Ella si compiacque dirigermi la sera del 12 corrente (3). Nella prima parte di esso Ella manifesta il parere che la Spagna rimarrà salda a non accettare le proposte francesi rispetto il Marocco, nè piglierà alcun partito senza il consiglio dell'Inghilterra e delle altre Potenze. Nella seconda parte Ella dichiara di avere circa il Marocco lo stesso intento di Lord Salisbury; ed essere disposta, al bisogno, a pigliare opportuni concerti con Sua Signoria.

Diedi lettura stamane di quel telegramma al Primo Ministro inglese. Il Marchese di Salisbury mi pregò, in risposta, di manifestare all'E. V. la sua gratitudine. Egli mi disse che aveva ricevuto, ieri ed oggi, altri telegrammi che interpretavano la condotta della Spagna nello stesso modo dell'E. V. Ciò che lo rassicurava maggiormente però era la dichiarazione di Lei • d'essere pronta a fare, di concerto con l'Inghilterra, ciò che fosse necessario per il mantenimento dello statu quo al Marocco •.

• In tal caso, egli disse, se il bisogno ne verrà, l'Italia e l'Inghilterra sapranno impedire che il Marooco sia partito fra la Francia e la Spagna; ciò che sarebbe, del resto, una politica di suicidio (a suicidai policy) per quest'ultima •.

Da tale dichiarazione appare che nel pensiero del Primo Ministro resta un profondo dubbio circa i disegni del Governo Spagnuolo. E ciò è tanto più probabile in quanto che gli Statisti Inglesi, essendo per indole alieni da una politica doppia ed ambigua, non ne comprendono l'utilità da parte degli altri Statisti.

Pregai quindi il Primo Ministro ·di palesarmi le sue ·intenzioni circa la riunione della Conferenza. In •risposta egli mi dichiarò che, come già aveva fatto sapere .alla Spagna nell'Ottobre scorso, per dar prova di animo conciliativo, non insisterebbe sulla domanda fatta al Marocco di alcune concessioni commerciali prima della Conferenza. Ciò che gli stava tuttavia a cuore (riprese) era che le Potenze sottoscrivessero un atto di disinteresse circa quell'.impero. In tal guisa, prima di rinunziare al diritto delle protezioni (che in taluni casi poteva essere una guarentigia) l'Inghilterra poteva essere sicura che il Marooco non cadrebbe in mano di alcuna Potenza.

Avendo quindi chiesto al Primo Ministro se egli avesse risposto in tal senso alla Memoria che era stata partecipata di recente dal Signor Moret a Sir Clare Ford, egli mi disse aver dichiarato che non era contrario in principio .alle riforme del sistema delle protezioni, ma che in pratica credeva necessario che le Potenze si mettessero d'accordo sull'indole e sull'estensione di quelle riforme. A tal fine egli aveva suggerito che i rappresentanti delle Potenze al Marocco si riunissero a Tangeri per fare un'inchiesta e compilare un •rapporto su tale argomento. Sua Signoria conchiuse dicendo che non aveva fino11a ricevuto alcuna risposta da Madr.id.

Ho avuto l'onore di partecipare all'E. V. ciò che precede coi miei telegrammi di questa sera.

(l) -Sentore delle trattative aveva il Ministro degli Esteri francese; cfr. D.D.F., cit., vol. VI bis, n. 63. (2) -Si tratta della comunicazione del trattato austro-tedescc; cfr. G.P., cit., vol. IV, nn. 926. 927, 928, 929. (3) -Non pubblicalo.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1663. Vienna, 15 novembre 1887, ore 16,10 (per. ore 19,30).

Dans la dernière séance de la Délégation hongroise, l'Evèque de Grosvaradin, a exprimé le voeu que l'alliance de ·l'Autriche Hongrie avec l'Italie puisse conduire à un règlement de la situation du St. Père. Le langage de

l'Eveque a été convenable et modéré: la Délégation le passa sans discussion à l'ordre du jour. Il est à prévoir que l'exemple de ce prélat sera imité par d'autres avec moins de modération dans la Délégation Autrichienne, où le parti clérical est en majorité, mais je pense qu'en définitive l'issue en sera la méme, quant à moi je ne parle pas et je n'admets pas qu'on me parle de cette affaire et je crois interpréter ainsi votre sentiment et celui de notre pays.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 392. Pietroburgo, 15 novembre 1887.

Neppure il discorso di Lord Salisbury ha prodotto nelle sfere ufficiali russe buona impressione, quantunque sia stato da esse giudicato più pacifico e più corretto di quello dell'E. V. e di quello del Conte Kalnoky. Ma si dovette convenire che nella sua sostanza esso è la riproduzione delle idee espresse nei due discorsi di Torino e di Vienna, e venne a provare la completa solidarietà dell'Inghilterra colle potenze alleate.

II giudizio emesso sul discorso di Salisbury non mi stupisce, come non mi stupi quello sui due precedenti: le parole del primo Ministro inglese sono un nuovo avvertimento dato a quelle potenze che facendo palesemente professione di sentimenti pacifici, ma sognando rivincite e conquiste, vorrebbero si presentasse la possibilità di rompere la pace a loro vantaggio, ed il v,edersi sfuggire dinanzi agli occhi questa possibilità li arrabbia e li rende accaniti contro coloro che seppero, con molta saggezza costituire una forza tale che non permette si distrugga l'ordine di cose esistenti in Europa. Ciò che mi stupisce si è che la Russia avesse potuto aspettarsi un altro linguaggio da chi dirige la politica estera inglese.

Il Governo imperiale sperava d'ottenere altra risposta, che non il discorso Salisbury, ai passi da esso fatti, giorni sono, pr,esso il Governo della Regina per interessarlo ad aiutarlo onde uscire dall'impaccio in cui si è cacciato a proposito della Bulgaria. La speranza si fondava sulla riconoscenza dell'Inghilterra per la condiscendenza della Russia in tutto ciò che si riferisce all'Afganistan. Ma l'Inghilterra, o non trovando che la Russia avesse titoli per reclamare la gratitudine sua, o giudicando il servizio chiesto superiore di gran lunga al vantaggio in parte ottenuto ed in parte promesso, annientò col discorso del suo Primo Ministro ogni illusione della Russia; indi ira.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. SEGRETO 715. Londra, 16 novembre 1887.

Ieri il conte Karolyi, ambasciatore d'Austria-Ungheria, fece una comunicazione verbale a lord Salisbury circa l'aggiunta proposta dal Governo inglese al disegno d'accordo fra le tre potenze. La sostanza della comunicazione fu la seguente:

• Il conte Kalnoky, disse l'ambasciatore, accetta premurosamente la controproposta inglese circa l'Armenia e l'Asia Minore; e si dichiara pronto ad esaminare con cura l'articolo in cui sarà formulata. Benchè gli interes~i che ha l'Austria-Ungheria nell'impero ottomano si accentrino nella Bulgaria, pure il conte Kalnoky comprende che gli interessi dell'Inghilterra si portino piuttosto .sulle rive asiatiche dell'Eusino, ·tanto più che, com'è noto, la Russia cerca di esercitare un predominio sul sultano per accaparrare, a suo vantaggio, la influenza del Califfato sulle popolazioni mussulmane. Del resto la controproposta inglese è giustificata dal trattato di Berlino che si occupa anche dell'Asia Minore •.

Ebbi l'onore di partecipare ieri sera ciò che precede all'E. V. col telegrafo.

Devo aggiungere che, da quanto mi ha detto quest'oggi il conte di Hatzfeldt, lord Salisbury si occupa in questo momento del nuovo testo di disegno di Convenzione. Secondo l'ambasciatore di Germania Sua Signoria inclinerebbe per la stipu1azione di un solo accordo, in conformità del pensiero degli ambasciatori delle tre potenze a Costantinopoli. Si deciderebbe in seguito se e quando converrebbe informare il Sultano dell'accordo e invitarlo a farvi adesione. Si potrebbe anche allora stipulare, se necessado, un'altra Convenzione.

Siccome lord Salisbury si trova al castello di Hatzfeldt non ho potuto avere quest'oggi alcuna conferma delle cose dettemi dall'ambasciatore di Germania

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IL MINISTRO A BELGRADO, GALVAGNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 56. Belgrado, 17 novembre 1887.

Porgo sentiti ringraziamenti a V. E. per avermi comunicato, col dispaccio

n. 22 del 3 corrente (1), le informazioni fornitele dal R. Incaricato d'Affari a Vienna intorno alle attuale disposizioni d'animo del Re di Serbia.

È positivo, e S. M., del resto, non ne fa punto mistero nei suoi colloqui coi Rappresentanti Esteri, che Re Milano, ad onta della presenza del Signor Ristitch al potere, e forse in causa di essa, si mostra più che mai ligio alla politica del Gabinetto di Vienna. Egli non ammette altra via di salvezza per la Serbia che l'intimo accordo con l'Austria-Ungheria, e deplora quindi, talvolta in termini assai severi, che la quasi totalità della nazione fuorviata dai suoi sentimenti slavi, d~sconosca i propri interessi al punto da preferire l'alleanza russa all'austro-ungarica. In quest'ordine di idee S. M. giudica ben più savia la condotta dei Bulgari che, ispirandosi a sentimenti di vero nazionalismo, van da due anni lottando per emanciparsi dalla Russia. Il grande, l'unico obiettivo dei popoli balCanici dovrebb'essere, secondo Re Milano, di costituirsi in nazioni abbastanza forti da poter viv,ere di vita propria, senza dover subire l'influenza della Russia, affine di non essere travolti nela catastrofe, il giorno inevitabile, e forse non lontano, nel quale crollerà il colosso moscovita.

Non è agevol cosa di formarsi un criterio esatto delle intenzioni del Re di Serbia, perchè questo Sovrano, mentr,e ostenta la massima franchezza nelle sue enunciazioni, tradisce una speciale tendenza a nascondere il proprio pensiero od a travisarlo. Non oserei quindi affermare ch'egli sia sincero partigiano della politica che propugna quando S. M. esalta i vantaggi di un pieno accordo della Serbia coll'Austria-Ungheria, lo fa, a mio avviso, non per convinzione ma per ineluttabile necessità. Re Milano sa, anche per recente prova che, quando pure ei volesse ridal1Si in bmccio alla Russia, questa Potenza, che non gli perdona d'aver disertata la sua politica, non gli accorderebbe più nè la sua fiducia nè il suo appoggio. E d'altra parte, ancorchè si voglia escludere l'esistenza di un patto segreto che leghi la Serbia all'Austria-Ungheria, S. M. si è in cotal guisa personalmente compromesso col Gabinetto di Vienna da non poter più ritra11si senza danno e senza disdoro. Re Milano, divenuto, per la sua condotta e pubblica e privata, impopolarissimo in Serbia, sente che l'unico suo appoggio al presente ed all'avvenire è l'Austria-Ungheria, ed all'Austria-Ungheria si tiene avvinto, non foss'altro nella speranza che, venendo a suonare, com',egli sempre paventa, l'ora nefasta per lui e per la sua dinastia, il Gabinetto di Vienna e la Corte Imperiale non lasceranno nell'abbandono chi, per mantenersi fedele amico, sacrificava e popolarità e corona.

(l) Non pubblicato.

315

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Vienna, 18 novembre 1887, ore 17,30 (per ore 20,10).

Dans la séance d'hier de la Délégation autrichienne, l'abbé Hauswirth. un des députés de Vienne, formula le voeu que le Pape puisse avoir une résidence indépendante.

Le député de la minorité Demel répondit que le Pape actuel, sans pouvoir temporel, était plus puissant et avait plus d'autorité que son prédécesseur quand il avait le pouvoir temporel, et que d'ailleurs l'Italie qui devait sa force à son unité ne serait jamais, dans les luttes futures, du còté de ceux qui tendraient à reconstituer le pouvoir temporel. L'incident n'eut pas de suite et la discussion a été close.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. 377/133. Roma, 18 novembre 1887.

Con dispaccio del 6 di questo mese (l) pregavo V. E. di trovar modo che venisse sotto gli occhi della Sublime Porta la singolare indicazione contenuta in una recente carta del Perthes, secondo la quale, consenziente il pascià di Tripoli, il confine orientale della Tunisia sarebbe riportato fino al Uadi Mokta, con notevole espansione anche verso l'interno.

Intorno a questo stesso argomento ricevo ora dal R. console generale in Tripoli un rapporto di cui qui acchiudo copia (2). Secondo le informazioni raccolte in quel rapporto, la cosa avrebbe gravità ben maggiore. Non tratterebbesi più di semplice indicazione cartografica, priva d'ogni carattere officiale, ma sarebbe oramai accertato il disegno della Francia di annettere al suo protettorato tunisino una notevole zona di territorio direttamente soggetta alla sovranità del Sultano; e già si appresterebbero opere di fortificazione a Gemila, località posta in quella zona, e colla violenza si respingerebbe ogni tentativo, da parte delle autorità turche, di esercitare, sopra quella zona stessa, atti di amministrazione.. Nè, di fronte a simili invadimenti, il pascià di Tripoli si mostra abbastanza conscio del dovere, che gli incomberebbe, di tutelare, con vigile efficacia, i

d~ritti del suo signore.

Per quanto ci concerne, e dal punto di vista dell'equilibr.io nel Mediterraneo che vogliamo ad ogni costo mantenuto, non possiamo che dichiarare fin d'ora senza giuridico valore ogni tentativo, da parte di altra potenza, di alterare la presente situazione territoriale nella Tripolitania. Però stimiamo, del pari, essere, da parte nostra, debito di amicizia il non lasciare ignorare alla Sublime Porta ciò che si sta preparando a suo danno, e che essa dovrebbe energicamente contrastare, come ne ha indubbiamente il diritto ed il dovere, prima che i disegni si mutino in fatti compiuti.

V. E. avrà probabilmente consenzienti, in questi officii, i colleghi rappresentanti le potenze che hanno con noi comune, per le cose del Mediterraneo, un programma di pace e di conservazione.

22 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

(l) -Cfr. n. 282. (2) -Non pubblicato.
317

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE s. N. Roma, 19 novembre 1887.

D'après notre service d'information à Massaua M. Portai est arrivé le 9 au soir à l'Asmara où le 11 arriva aussi Ras-Alula. Celui-ci reçut la mission le 12 mais l'empecha de poursuivre la route vers le Négus. Portai protesta sans ébranler Ras-Alula, qui cependant envoya trois cavaliers au Négus pour demander des instructions. Le 15 au soir la mission était encore à l'Asmara apparemment libre et bien traitée. Nos autorités n'ont pas eu de communications directes avec elle.

318

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1681. Londra, 19 novembre 1887, ore 10,05 (per. ore 15,45).

Ministre d'Angleterre à Madrid a télégraphié que la France avait déclaré que dans le cas d'une réunion de la conférence sur les affaires du Maroc, il serait impossible de limiter la discussion à la question de protection. Ambassadeur d'Allemagne a informé ce soir le Foreign Office que Bismarck et Kalnoky se sont déclarés prets à appuyer toute proposition présentée par l'Italie, Angleterre et l'Espagne. Mon impression est que Salisbury, se sentant soutenu par la plupart des puissances, accepterait tout projet de conférence.

319

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. s. N. Roma, 19 novembre 1887, ore 16,30.

Je vous remercie de votre télégramme chiffré du 18 (l) sur l'incident qui s'était produit la veille à la Délégation autrichienne et que les journaux nous avaient déjà signalé. J'avoue avoir éprouvé quelque étonnement du silence de Kalnoky. Le Gouvernement aurait du ne pas laisser à un député de la minorité le soin de répondre à l'abbé des Bénédictins. Ce fait rapproché de la réunion

cléricale de Linz que le Gouverneur de la province a pu présider en personne, sans encourir de blame, ne peut manquer de donner sujet de joie aux ennemis de notre alliance et aux nòtres, et de produire sur l'opinion publique une facheuse impression. Or, il ne suffit pas que le Gouvernement italien soit convaincu de la bonne amitié du Gouvernement austro-hongrois; il est nécessaire que cette amitié se montre à tous et à toute occasion d'une manière manifeste. Je ne désire pas que vous adressiez une réclamation à Kalnoky, mais je voudrais que vous saisissiez la prochaine occasion favorable pour lui parler à creur ouvert à ce sujet.

(l) Cfr. n. 315.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed., in traduzione e parzialmente, in LV 60, p. 171)

T. s. N. Roma, 19 novembre 1887.

Faisant suite à mon télégramme de ce matin (l) je ne pense pas vous cacher la crainte que M. Portai s'il pourra accomplir sa mission n'ait à se trouver dans l'impossibilité de revenir à Massaua pour la fin de novembre. Je prévoyais ce qui arrive à présent. Voyez mon télégramme du 22 octobre (2) adressé à M. le Comte Corti par lequel j'exprimais l'avis que M. Portai ne devait pas passer par le camp de Ras-Alula mais qu'il devait choisir une autre voie plus directe. Je dois supposer que le Comte Corti ait donné connaissance du dit avis à Lord Salisbury. Il conviendrait, en tout cas, que vous le rappeliez à Sa Seigneurie afin qu'elle soit bien persuadée que la faute de ce retard ne saurait en rien nous etre imputée. * Exprimez en meme temps à Lord Salisbury notre opinion qu'il serait peut-etre opportun que le Gouvernement Anglais envoyat tout de suite, et par voie différente, un autre messager au Négus pour l'engager à donner des ordres afin que la mission Portai puisse librement rejoindre son camp et en revenir au plus vite possible * (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. s. N. Roma, 19 novembre 1887.

Je réponds à votre télégramme du 15 (4), très confidentiel au sujet du Maroc. Nous sommes parfaitement d'accord avec Lord Salisbury à vouloir que le Maroc ne tombe pas dans les mains d'une ou de deux puissances. Comme je

{3) Il brano fra asterischi è omesso in LV. {4) Non pubblicato, ma cfr. n. :no.

vous l'ai dit dans mon télégramme du 12 (l) je suis pret à faire avec l'Angleterre tout ce qui sera nécessaire, le cas écheant, pour que le statu quo, n'y soit pas troublé.

Nous désirons des réformes au Maroc, mais nous croyons qu'il faut se mettre préalablement d'accord sur la nature et la portée de ces réformes. C'est pourquoi nous avons mis pour condition à notre participation à une conférence, que celle-ci ait un programme détérminé à l'avance.

Quant à l'étendue de ce programme, elle nous paraitrait trop restreinte, si il s'en tenait seulement à la question des protections. Il paraitrait d'ailleurs d'après nos informations que le Gouvernement Espagnol considère la maladie du Prince Héréditaire d'Allemagne et l es ..... (2) de Paris comme de nature à retarder la réunion de la conférence pour le Maroc.

(l) -Cfr. n. 317. (2) -Cfr. n. 243.
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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4546. Berlino, 19 novembre 1887.

Il passaggio dello Czar colla Famiglia Imperiale e la sua fermata a Berlino ebbero luogo con perfetta regolarità e con tutta la pompa che si addiceva alle Auguste Persone degli Ospiti e di Chi li accoglieva, nella giornata di ieri.

S. M. l'Imperatore Guglielmo si era recato a riceverli all'Ambasciata di Russia. Il Principe di Bismarck, il quale aveva fatto annunziare, giorni sono, nella Norddeutsche Allgemeine Zeitung il suo ritorno a Berlino, dietro ordine dell'Imperatore, si recò più tardi ad inscrivere il proprio nome alla detta Ambasciata, atto di ossequio a cui si restrinse, come ne è qui la consuetudine in sifl'atte circostanze, il Corpo diplomatico, ed in seguito ebbe una conferenza abbastanza lunga collo Czar, avendogli questi fatto esprimere il desiderio di parlargli.

Le informazioni che ho potuto già fin d'ora attingere, a sicura fonte, sopra tale colloquio ed in genere sul linguaggio tenuto dallo Czar durante la sua fermata in Berlino, mi permettono di far conoscere a V. E. che vi è largamente predominata la nota delle assicurazioni pacifiche. Confermasi, del resto, da ogni parte, il concetto che dal fatto di questa visita dell'Imperatore di Russia all'Augusto prozio, non abbia a derivare alcun mutamento di qualche entità nell'atteggiamento reciproco dei due Governi e dei due Paesi. Forse una qualche minore asprezza di invettive da parte della stampa russa all'indirizzo della Germania potrebbe esserne la conseguenza, ma disgraziatamente nascono, ad ogni piè sospinto, dei fatti che sembrano espressamente destinati a produrre l'effetto contrario, come quello, per esempio, delle recenti misure prese dalla Banca tedesca dell'Impero riguardo ai valori russi.

Il linguaggio dei giornali russi aveva assunto da ultimo tale carattere di violenza da far dire alla Kolnische Zeitung potersi quasi arguire dal tenore di esso che lo Czar venisse a Berlino a portare una dichiarazione di guerra.

Il Signore de Giers, come già lo aveva annunziato il telegramma (l) da Pietroburgo comunicatomi da V. E. il 3 di questo mese, non apparve a Berlino in questa occasione.

(l) -Non pubblicato. (2) -Manca.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 58, pp. 505-507)

R. 134. Costantinopoli, 19 novembre 1887.

L'Ambasciatore di Francia ha comunicato ufficialmente alla Porta il progetto di convenzione per il Canale di Suez, sabato 12 corrente, avvertendo che le analoghe comunicazioni alle altre Potenze non verrebbero fatte se non alcuni giorni più tardi. Al progetto di convenzione è annessa copia d'un dispaccio, col quale Lord Salisbury aveva incaricato il Signor Egerton di sottoporre al Signor Flourens il progetto stesso, quale era stato negoziato confidenzialmente a Dieppe col Signor di Chaudordy. In quel dispaccio Lord Salisbury dopo avere ricordato i precedenti della questione speciale del Canale dice:

• -Nel sottoporre questa proposta al Signor Flourens, è mio dovere rinnovare i termini d'una riserva fatta senza alcuna opposizione da qualsiasi parte, da Sir Julian Pauncefote alla chiusura delle sedute della Commissione del 1885: • -les délégués de la Grande Bretagne en présentant ce texte de traité camme le régime définitif destiné à garantir le libre usage du Canal de Suez, pensent qu'il est de leur devoir de formuler une réserve générale quant à l'application de ses dispositions en tant qu'elles ne seraient pas compatibles avec l'état transitoire et exceptionnel où se trouve actuellement l'Egypte, et qu'elles pourraient entraver la liberté d'action de leur gouvernement pendant la période d'occupation de l'Egypte par les forces de Sa Majesté Britannique ».

Tale riserva del gabinetto britannico è giudicata dalla Porta togliere efficacia alla Convenzione sul Canale finchè continui l'occupazione inglese in Egitto; ed il fatto che il governo francese ne dà esso stesso comunicazione alla Porta, è considerato qui come conferma del proposito della Francia d'insistere perchè tale convenzione venga completata con un accordo per lo sgombro.

L'Ambasciatore d'Inghilterra avendo ricevuto dal suo governo l'istruzione di prestare un appoggio generico al progetto, si è recato lunedì 14 alla Porta per adempiere a tale incarico. Said Pascià si dimostrò piuttosto disposto all'accettazione, dicendo avere osservato sin dal 1882, come ogni qualvolta la Turchia aveva declinato, pur con valevoli ragioni, una proposta inglese circa l'Egitto,

avesse poi avuto motivo di rammarico. Il Gran Vizir invece manifestò a Sir

W. White una marcata esitazione ad approvare il progetto, e gli domandò se il governo Britannico sarebbe ancora disposto allo scambio delle ratifiche per la Convenzione Drummond Wolff, quando il Sultano vi si decidesse. Al che l'Ambasciatore replicò non avere nessun indizio in tal senso, sembrandogli anzi che l'abbandono di quella Convenzione per le difficoltà opposte dalla Porta non fosse stato punto rimpianto dall'opinione pubblica in Inghilterra, e fece intendere come lasciando la Porta giudice dell'utilità di riaprire il negoziato a Londra, egli per parte sua non avrebbe accettato entrature al riguardo.

Il linguaggio che Sir White ebbe occasione di tenere col nostro Collega di Russia fu tale da porre in chiaro come il progetto consentito dall'Inghilterra sulle istanze del governo francese sia, nello stesso spirito di condiscendenza, appoggiato presso la Porta da questa Ambasciata Britannica, senza che se ne possa dedurre che abbia a considerarsi come uno scacco per gli interessi inglesi l'opposizione che detto progetto incontrasse da qualsiasi parte.

Il Signor di Radowitz crede probabile che la Russia consigli confidenzialmente al Sultano di non accettare il progetto sul Canale fino a che non sia intervenuto un accordo per lo sgombro.

Fino ad oggi la Porta non ha dato forma definitiva alle modificazioni che dimostra avere in animo di proporre circa varii articoli del progetto di convenzione; ma è notoriamente propensa a chiedere almeno che la presidenza dei Rappresentanti delle Potenze in Egitto, quando si riuniscano in virtù della convenzione per quistioni relative al Canale, sia conferita ad uno speciale delegato turco, come fu chiesto nel 1885 dai delegati francesi ed italiani, contrariamente al progetto inglese, nella Conferenza di Parigi. Ad ogni modo si debbono prevedere tergiversazioni della Porta, verso le quali i miei Colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria pigliano sin da ora un contegno d'intiera indifferenza.

(l) Non pubblicato.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA

T. CONFIDENZIALE 917 bis. Roma, 20 novembre 1887, ore 16.

J'ai eu par les représentants d'Angleterre et de France communication officielle du texte de projet de convention Anglo-Française pour le libre usage du Canal de Suez. Ce projet nous avait été remis officieusement dès le 15 octobre et nous en avions connaissance depuis la mi-septembre. Nous avons donc pu non seulement suivre les négociations, mais aussi examiner à loisir le projet sur lequel les négociations se sont définitivement arretées. Il répond à nos intérets et de meme que nous n'avons pas eu d'objections à soulever pendant qu'on le négociait, nous n'avons pas de difficulté aujourd'hui à le signer.

Veuillez informer confidentiellement de ceci le Cabinet auprès duquel Vous etes accrédité.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Vienna, 20 novembre 1887, ore 17,20 (per. ore 20).

La veille de mon départ pour Milan j'ai appelé verbalement l'attention de Kalnoky sur la présence du Gouverneur de Lintz à la réunion cléricale qu'il n'a cependant pas présidée. Kalnoky m'a dit qu'il en parlerait à Taaffe pour faire donner un avertissement au fonctionnaire et pour prévenir des faits semblables. Je devais en parler à V. E. à Milan, mais j'ai oublié de le faire. Il est probable que l'avertissement a été dmmé, mais comme en tout cas on n'en a rien su, il reste sans signification vis-à-vis du public. Quant à l'incident au sein de la délégation autrichienne, on a ici l'impression qu'une réponse du Gouvernement aurait soulevé une discussion qui aurait pris des grandes proportions et aurait constitué de la part de la majorité, qui est cléricale, une démonstration en faveur du Pape très embarrassante pour le Gouvernement lui-meme. Il y a des circonstances où le silence a son éloquence et constitue un jugement. D'ailleurs, les déclarations favorables à l'Italie n'ont pas manqué cette fois au sein des deux Délégations. Cependant, selon les instructions de V. E., je saisirai la première occasion pour parler à Kalnoky de l'objet de Votre télégramme (1). Je me permets seulement de faire remarquer à V. E. le fait, que Elle connait du reste, savoir que l'ambient clérical en Autriche est aussi étendu que intense et que le Gouvernement impérial peut le modérer peut-etre mais non pas le changer.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, 20 novembre 1887.

J'ai pris lecture télégrammes échangés entre Salisbury et Ministre d'Angleterre à Madrid sur la question conférence. Le 14 courant en réponse au mémorandum Moret, Salisbury a télégraphié que le Gouvernement Anglais n'était pas insensible aux maux causés par le système des protections mais qu'avant d'accepter conférence limitée aux Réformes, Sa Seigneurie croyait utile qu'un rapport fllt rédigé par les représentants puissances à Tanger sur la nature et les limites de ces réformes. Ce n'est qu'hier que Moret, en réponse à cette communication, a déclaré au Ministre d'Angleterre à Madrid que le Gouvernement Espagnolacceptait proposition Salisbury à la condition que le rapport en question fut présenté dans un mois et qu'il fllt entendu que l'Angleterre consentait à une

conférence limitée à la question protection. Moret a ajouté que sur réponse affirmative de Salisbury il aurait soin de se mettre en communication avec les représentants des puissances à Madrid et de proposer que la réunion de la conférence ftlt fixée au mois de mars prochain.

Salisbury étant à la campagne sous-secrétaire d'Etat vient de lui communiquer ce qui précède.

Sous-secrétaire d'Etat m'a dit ne comprenait pas le motif pour lequel Moret remettait la conférence au mois de Mars et m'a confié qu'il se méfiait de ce délai. Il m'a ensuite fait part de son pian qui est le suivant. l) Accepter conférence telle qu'elle est proposée par l'Espagne. 2) Demander au Maroc dans le cours des séances des facilitations commerciales, comme compensation des réformes. 3) Etant probable que le Maroc fit alors une proposition relative au maintien intégrité de l'Empire appuyer vivement proposition intégrité. 4) Prendre initiative de cette proposition dans le cas où, contre toute expectation, le Maroc ne la fit pas.

En conclusion sous-secrétaire d'Etat a ajouté que l'Angleterre étant siìre de l'appui de l'Italie et des puissances allemandes n'aurait lieu de se soucier de l'opposition de la France et que les séances de la Conférence pourraient bien continuer meme dans le cas où le représentant français reçiìt ordre de se retirer.

Après entretien avec sous-secrétaire d'Etat j'ai reçu télégramme (l) de

V. E. au sujet Maroc. J'en ferai demain objet conversation avec Salisbury.

(l) Cfr. n. 319.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. 483/475 bis. Roma, 20 novembre 1887.

Le trasmetto, qui unito, copia di un dispaccio che dirigo, in data di oggi, (2) all'Ambasciatore di Sua Maestà a Costantinopoli. A detto dispaccio è annessa copia di un rapporto del R. console a Tripoli.

Ella scorgerà che siamo in presenza di fatti che meritano seria considerazione. È evidente che il governo francese prosegue, anche dalla parte della Tripolitania, un piano d'ingrandimento che le potenze decise a mantenere lo statu quo nel bacino del Mediterraneo, e legate fra loro da impegni reciproci in quell'intento, non possono ammettere. Voglia informarsi se Lord Salisbury è edotto di quanto avviene e dirgli che agli occhi nostri il contegno della Porta è ugualmente riprovevole, sia che lasci fare per connivenza e nella speranza di altri vantaggi da conseguirsi altrove, sia che tolleri per pressione che le si imponga ed a cui non cerchi sottrarsi.

Mi riservo di tornare sull'importante argomento tosto che abbia altre informazioni in proposito.

(l) -Cfr. n. 321. (2) -Cfr. n . .316, che porta però la data del 18 novembre.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 395. Pietroburgo, 20 novembre 1887.

Il decreto apparso in Germania quasi alla vigilia dell'incontro dei due Imperatori, col quale il Governo tedesco condanna all'espulsione i sudditi russi rimasti nella Prussia occidentale, è qui attribuito al consiglio di Bismarck, ed è tacciato di follia.

Questo decreto che segue dappresso la deliberazione presa dalla Banca di Germania contro i fondi russi non accettandoli più come valori di cauzione, irritò l'opinione pubblica di questo paese, che si convince della volontà del Gran Cancelliere d'entrare decisamente in ostilità colla Russia, ·e gettare il guanto di sfida allo Czar, il quale però, qui va ripetendosi, non si degnerà raccogliere il guanto d'un Bismarck.

Le due suddette deliberazioni eccitarono gli animi contro la Germania perchè pubblicate e messe in vigore in un momento inopportuno, quando cioè lo Czar si recava a Berlino. In altra occasione sarebbero forse passate sotto silenzio. La Russia ha molte leggi fatte in odio allo straniero, non si stupisce quindi che altri Stati rendano ai suoi sudditi ugual trattamento.

Generalmente in questi circoli, che s'occupano di politica, si crede che Bismarck non avendo potuto attirare la Russia verso la Germania colle lusinghe, e con una certa condiscendenza sull'eventuale scioglimento delle quistioni orientali, cerchi ora di costringerla a venire a lui colle minaccie e colla guerra economica, avendo unicamente di mira di staccarla, in un modo od in un altro, dalla F·rancia.

Sentii pure a ripetermi più volte che la Russia non ha nulla da aspettarsi di buono dalla Germania sul terreno economico finchè essa avrà per Ministro delle Finanze il Signor Vyschnegradsky. La politica finanziaria della Russia è molto più importante per la Germania che tutte le quistioni bulgare, e la Germania cederebbe piuttosto alla Russia da quella parte che abbandonare le sue finanze. Prima dell'arrivo di Vyschnegradsky al Ministero delle Finanze, i Tedeschi potevano inquietavsi dei deficit russi, dei pagamenti a scadenza esatta, ma erano almeno tranquilli sulle quistioni di tariffe, d'industrie ed anche di Borsa. Dopo il suo arrivo .tutto cambiò, perchè egli fin dal primo giorno si forzò di rompere i legami esistenti da lungo tempo sul terreno economico tra la Russia e la Germania. Non potendo più sperave concessioni dalla parte dei Russi per l'appoggio accordato al loro credito, i Tedeschi si sono rassegnati alla lotta, perchè da essa sperano aver vantaggi finchè la Russia mancherà d'oro e di credito.

Ma i Russi hanno torto di gridare contro la deliberazione della Banca di Germania perchè la Banca di Russia neppure riceve in pegno i fondi tedeschi. La Banca di Germania non ha fatto altro che sopprimere un privilegio, e se è vero che la Russia vuole scuotere il giogo finanziario di Berlino, può ralle

grarsi che la Germania dal canto suo l'aiuti, lo scalmanarsi può lasciar credere che quel giogo sia loro gradevole, e che i Russi tengano ai privilegi che sono ad esso subordinati. Intanto il risultato pratico della politica finanziaria di Vyschnegradsky è il ribasso del corso del rublo credito dell'8 % comparativamente al suo livello sotto il suo predecessore Signor di Bunge, che fu dispensato dall'imperiale servizio, perchè Katkow ed il paese lo trovavano troppo tedesco.

All'arrivo dell'Imperatore, giunto oggi in questa capitale, il Governo russo, dicesi, s'occuperà d'organizzare un sistema di difesa contro le recenti disposizioni adottate dal Gove:mo tedesco contro le finanze russe, di trovare misure aventi lo scopo di rendere i colpi ricevuti, e prendere le precauzioni necessarie per creare al Paese nuove sorgenti d'entrate che lo compensino di quelle, delle quali si vede d'ora in poi privato dalla lotta economica attualmente ing,aggiata.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Costantinopoli (Pera), 21 novembre 1887, ore 10,10.

Une lettre particulière de Lord Salisbury à White annonce l'envoi très prochain à Rome et à Vienne de la rédaction proposée par le Cabinet de

S. James pour nos accords à trois, acceptée déjà en principe, ainsi que V. E. a bien voulu me le télégraphier le 13 novembre (1). Lord Salisbury ajoute que l'Allemagne consultée a donné l'assurance qu'elle adhère à l'accord. Radowitz v,ient de faire au Sultan les communications les plus propres à le convaincre qu'après comme avant le voyage du Czar à Berlin, les quatre puissances <=ont dans la plus étroite union.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, BISIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1695. Pietroburgo, 21 novembre 1887, ore 14,20 (per. ore 15,35).

Ambassadeur d'Angleterre et Chargé d'Affaires de France ont soumis à Giers, chacun de son còté, la Convention de Suez. Giers a pris du temps pour répondre. Il me revient que le Gouvernement lmpérial n'est pas content de cettE" convention.

(l) Cfr. n. 302.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. s. N. Roma, 21 novembre 1887, ore 18,45.

Je n'ai pu lire sans étonnement le télégramme que V. E. m'a adressé en date du 20 (1).

Je comprends très bien que dans un pays libre on puisse tenir des réunions P1opulaires et qu'on y discute meme des sujets faits pour déplaire à des Gouvernements amis. La meme chose peut se produire dans des assemblées politiques.

Je ne saurais cependant admettre que ces réunions populaires soient présidées par des fonctionnaires publics, ou tenues en leur présence. Je ne 'saurais non plus admettre que, le fait se produisant dans une Assemblée politique, le gouvernement garde le silence.

Si, en Italie, un préfet venait à ,présider une réunion d'irredentisti ou à y assister, je le ,casserai,s. A la Chambre, je n'hésiterais pas à prendre la parole, j'affrontemis la discussion publique et je défendrais l'opinion du Ministère.

Nous sommes pour l'Autriche de loyaux et fidèles alliés, dénoués de préventions et nous voudrions de la part du Gouvernement austro-hongrois la meme franchise et la meme loyauté à notre endroit.

V. E. choisira un moment favorable pour s'exprimer avec Kalnoky dans le sens qui précède. Je suis ,sùr que S. E. ,se persuadera facilement de la nécessité réciproque qu'aucun nuage n'assombrisse notre intimité.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, 21 novembre 1887.

J'ai fait part à Salisbury télégramme V. E. (2) concernant Maroc. Sa Seigneurie qui m'a chargé de vous en remercier m'a confirmé informations contenues dans mon télégramme du 20 courant (3). Il m'a dit que comme V. E.,

• il avait mis pour condition à la conférence que celle-ci eùt un programme déterminé à l'avance • et qu'on aurait pu trouver ce programme dans le rapport des représentants des puissances à Tanger.

Sa Seigneurie a ajouté qu'ayant été aujourd'hui sollicité par l'Espagne de donner une réponse à la communication faite au Ministre d'Angleterre à Ma

drid il avait l'intention de faire savoir à Moret qu'il acceptait conférence mais il ne voyait pas la raison d'en retarder réunion jusqu'à mars prochain. Je saurai demain si ces intentions ont été mises à exécution. Salisbury part ce soir et ne sera de retour que Jeudi. Il verra Goschen demain.

(l) -Cfr. n. 325. (2) -Cfr. n. 321. (3) -Cfr. n. 326.
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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4547. Berlino, 21 novembre 1887.

Ho raccolto oggi, al Dipartimento Imperiale degli Affari Esteri, circa il recentissimo incontro dei due Imperatori, talune notizie di non dubbio valore, che mi permettono di completare e meglio determinare quelle da me inviate jeri l'altro a V. E. col rapporto n. 4546 (l) di questa serie. La persona che me le ha fornite avendomi espressamente raccomandato che alle medesime abbia ad attribuirsi un carattere prettamente confidenziale, mi corre l'obbligo di pregare V. E. di volerle accogliere sotto tale riserva.

Per quanto ha tratto ai personali rapporti, l'incontro non poteva essere più cordiale ,ed amichevole. Le condizioni particolarmente penose in cui versa, in questo momento, la Famiglia Imperiale di Germania, le dome,stiche peripezie che trattennero quella di Russia a Copenaghen più a lungo di quanto pensava, erano circostanze adatte a circondare la visita d'una speciale irradiazione di intimità. Ma nel campo politico la situazione era, e si mantiene, ben altra.

Lo Czar è trasportato, per la forza della opinione pubblica che predomina nell'Impero, e che egli non riesce a moderare, da una corrente impetuosa di ostilità all'indirizzo della Germania, e forse potrà venir giorno in cui, completamente soverchiato dall'impeto di quelle tendenze, si veda costretto a dar loro uno ,sfogo colle armi in pugno se non direttamente contro la Germania stessa, verso qualche altra direzione dove questa ultima si trovi egualmente chiamata ad intervenire. In questo stato di cose la venuta di quel Sovrano a Berlino e i suoi colloqui coll'Imperatore Guglielmo e col Principe di Bismarck non potevano condurre ad alcun risultato importante.

Veruna speciale questione d'alto ordine fu trattata in quei colloqui. L'Imperatore ed il Cancelliere parlarono bensì apertamente allo Czar dei trasmodamenti pericolosi della stampa russa e del bisogno di porvi un freno, e ne ricevettero promessa di provvedimenti. Ma che l'effettuazione di queste possa aver luogo, si dubita assai, data la impotenza già dimostrata di farlo, come sarebbe stato più prudente e più saggio, quando il male era meno profondo. In ogni modo non si vuole avere l'aria di far sapere che tali domande e che tali promesse siano avvenute, in riguardo appunto al discredito che si trova implicito

per il Sovrano il cui illimitato potere non è bastato ad ovviare in tempo a quei disordini.

Comunque ,sia, tanto da questo lato, quanto da ogni altro che si riferisce ai discorsi ed agli atti da cui fu ,contraddistinto l'incontro dei due Imperatori, la nota predominante, come già ebbi l'onore di informarne V. E., fu quella delle assicurazioni pacifiche. A tale proposito però devo ora aggiungere una frase degna particolarmente di nota colla quale l'odierno mio interlocutore riassumeva l'informazioni, certamente autentiche, che si era compiaciuto di somministrarmi: • Nonostante le migliori assicurazioni intervenute in questa circostanza, l'impressione prodotta dal linguaggio dello Czar non fu tale da permettere che si accolga l'espressione dei suoi sentimenti pacifici senza riserva •.

(l) Cfr. n. 322.

334

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 60, pp. 172-173)

R. SEGRETO 721. Londra, 21 novembre 1887.

Ho dato oggi lettura a lord Salisbury dei tre telegrammi che l'E. V. si compiacque dirigermi il 19 e il 20 corrente (l) rispetto agli ostacoli frapposti da Ras Alula alla continuazione del viaggio del signor Portai. Il nobile lord fu penosamente impressionato da quei telegrammi.

Egli aveva ricevuto notizie delle traversie sofferte dalla missione nel suo viaggio; ma queste informazioni si riferivano ad un'epoca precedente, e non avevano che un'importanza accessoria. Non così le notizie che giungevano per la via di Massaua.

Tuttavia lord Salisbury mi disse che sperava che Ras Alula non farebbe a]jc:un male al signor Portai (e parte della sua speranza era fondata sulla fedeltà e sulla sagacia di Bruru Worke, che accompagna il signor Portai). Il nobile lord non mi celò però ,che egli temeva che Ras Alula non riuscisse ad impedire la missione dal continuare il suo viaggio.

Avendo chiesto a S. S. di mandare immantinenti un altro messo, e per via differente, al Negus per avvertirlo della missione data dalla Regina al signor Portai ed impegnarlo a dare ordini a Ras AluLa di !asciarla continuare il suo viaggio, S. S. mi disse ,che non vedeva alcuna possibilità di potere attuare quel consiglio. Ad ogni modo, soggiunse che parteciperebbe immantinenti a sir

E. Baring le informazioni contenute nel telegramma dell'E. V. e lo richiederebbe del suo parere circa l'invio di un altro messo al Negus.

Ho saputo che dopo il colloquio avuto con me, lord Salisbury è rimasto molto preoccupato, giacchè, da un lato, egli teme che il signor Portai non sia

ritenuto come ostaggio di Ras Alula e, dall'altro lato, sente diminuire la sua fiducia nella riuscita della missione.

Ciò che lo rassicurerebbe alquanto sono le notizie che gli sono giunte da Roma (non so con qual fondamento di vero) che la nostra spedizione non sarà pronta a cominciare le ostilità prima del 15 dicembre.

(l) Cfr. nn. 317 e 321. Il telegramma del 20 riferiva la comunicazione del Comandante delle truppe in Africa, San Marzano, della presenza del Portai all'Asmara e dell'indugio di Ras Alula nel farlo proseguire. (Si veda LV., p. 171).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, .22 novembre 1887.

Sous secrétaire d'Etat me dit que le Ministre d'Espagne à Londres l'a informé aujourd'hui que c'était par erreur que le Ministre d'Angleterre à Madrid avait télégraphié au Foreign Office que le Cabinet espagnol proposait de réunir conférence au mois de mars prochain. Contrairement à cette assertion Gouvernement Espagnol proposait de réunir la Conférence dès que le rapport des représentants étrangers à Tanger sera présenté. M. del Mazo ayant insisté pour avoir la réponse de Salisbury à la communication de Moret du 20 courant, sous-secrétaire d'Etat a expédié aujourd'hui à Sir C. Ford télégramme dont voici la substance.

• Gouvernement Anglais approuve la limite d'un mois fixée pour préparation rapport des représentants des puissances à Tanger et accepte que la Conférence soit convoquée dès que le susdit rapport sera reçu et qu'elle se réunisse immédiatement après •.

Il est bien entendu que le Gouvernement Anglais a accepté la conférence limitée à la question des protections avec les arrière-pensées mentionnées dans mon télégramme du 20 (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 23 novembre 1887.

En réponse à votre télégramme d'hier au soir (2) j'approuve que vous teniez à Kalnoky le langage que je vous ai tracé dans mes deux télégrammes (3). V. E. sait aussi bien que moi que la question vaticane, soulevée encore une fois par les lettres de Léon XIII et du Cardinal Rampolla, ne saurait étre

considérée par nous comme une question internationale et que l'Italie ne permettrait jamais à aucun gouvernement étranger de s'y immiscer. C'est une question tout-à-fait intérieure et nous savons parfaitement comment nous y prendre. Nous la traiterons avec calme et fermeté. Mais elle pourrait s'aigrir par des manifestations cléricales à l'étranger, offensives pour les sentiments de la grande majorité de notre pays, d'autant plus que la presse vaticane utilise ces manifestations pour répandre et entretenir dans le public la croyance que le Gouvernement d'Autriche-Hongrie serait toujours pret à coopérer au rétablissement d'un état de choses, que nous considérons comme fini. D'ailleurs, la réunion de Linz et le silence de K<Hnoky aux délégations, rapprochés du refus de l'Empereur de rendre à Rome la visite de Vienne, sont des faits qui se prètent malheureusement à l'équivoque sur les vrais sentiments de l'Autriche-Hongrie à notre égard. C'est donc nécessaire qu'une preuve manifeste, dont je ne crois pas pourtant devoir indiquer la forme, vienne dissiper cette équivoque en démontrant à l'opinion publique italienne que le gouvernement impérial et royal ne partage pas à ce sujet les vues de nos ennemis.

Toutes ces explications seraient sans doute superflues avec Beust qui, en 1870, demandait que les troupes françaises évacuassent Rome et avec Andrassy qui refuse à Decazes de s'associer à la demande française pour le rétablissement du pouvoir temporel. Mais à présent nous avons à traiter avec Kalnoky qui a Taaffe pour collègue et devons agir en conséquence.

En confiant ces observations à V. E., dont la prudence ne s'est jamais démentie, je suis parfaitement sur que vous vous exprimerez avec Kalnoky encore mieux que je ne me suis exprimé avec vous par ce télégramme si hatif.

(l) -Cfr. n. 326. (2) -Non pubblicato. In esso Nigra, annunciando una sua visita a Kalnoky, chiedeva istruzioni telegrafiche. (3) -Cfr. nn. 319 e 331.
337

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. s. N. Roma, 23 novembre 1887.

Veuillez communiquer ce qui suit à Lord Salisbury: D'après nouvelles de bonne source le général San Marzano télégraphie qu'un messager est arrivé le 19 à l'Asmara porteur d'ordres du Négus.

A la suite de ces ordres la mission est repartie le meme jour à midi, escortée par 50 soldats de Ras Alula. Elle se dirigeait vers Adua où le Négus parti contemporaneiment de Debratabor était en train de se rendre.

On suppose que les ordres du Négus on été déterminés par le message envoyé par la voie de Kandern.

338

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1716. Berlino, 24 novembre 1887, ore 18,13 (per. ore 20,15).

Le Secrétaire d'Etat vient de me annoncer qu'il a adressé au Comte de Solms une communication lui donnant pour instruction, d'informer V. E., que le Gouvernement Austro-Hongrois a décidé ajourner son acceptation officielle de la Convention arnglo-française pour le canal de Suez jusqu'à ce que la S. Porte se soit prononcée là-dessus. L'Ambassadeur d'Allemagne est chargé en outre de faire connaitre à V. E. à titre de suggestion amicale, que le cabinet de Berlin jugerait à propos qu'une ligne de conduite analogue soit suivie par le Gouvernement du Roi. Cela produirait une impression excellente à Constantin,ople. Le Sultan y verrait en effet une preuve des égards que l'Italie, aussi bien que l'Autriche, lui témoignent en sa qualité de Suzerain et y trouverait, peut-etre, un motif de plus pour apaiser ses soupçons à notre égard.

339

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE'-VIALE

N. 1002. Roma, 24 novembre 1887.

È giunto da Aden pochi giorni or sono, un telegramma (l) che il Conte Antonelli aveva incaricato quel R. Console di inoltrare a Roma. Alcun errore di trasmissione l'aveva reso meno intelligibile.

Ricevo ora dal Conte Antonelli una lettera 9 ottobre (2), con le due precedenti (19 e 22 settembre) (3) del Conte Antonelli, che comunicai a V. E. con nota di jeri n. 998 (4) si trae oramai un preciso concetto della situazione.

Re Menelik dopo essersi consultato coi suoi Capi circa le proposizioni del Conte Antonelli, ha risoluto di offrire la propria mediazione, per la conclusione della pace, tanto all'Italia quanto al Negus. Un corriere del Re aspetta alle coste la nostra risposta. Il Conte Antonelli attende istruzioni manifestando l'intenzione di seguire Re Menelik, qualora questi si rechi, per la mediazione, presso il Negus.

Ed ora conviene deliberare.

È manifesto che noi non possiamo accettare la mediazione di Re Menelik. Indipendentemente dalle considerazioni attinenti alla dignità nostra ed alla posizione del Sovrano di Scioa rimpetto al Negus, che sarebbe superfluo enu

merare, basta, ad eliminare la possibilità di una mediazione scioana, il fatto della mediazione britannica, la quale già trovasi in via di attuazione, e che certo importa di non intralciare. Però neppure conviene rispondere alla offerta di Re Menelik in modo tale che offenda la sua suscettibilità e spinga quel Principe, d'animo titubante e dubbioso, a piegare completamente verso il Negus, recandogli non solo il contingente materiale delle proprie forze, ma altresì il oonforto morale di una piena sicurezza dalla parte del sud.

Potrebbe forse conciliare ogni esigenza una risposta che esprima animo grato per l'offerta, aggiungendo: l'Italia essere oramai impegnata in una azione militare che non potrebbe interrompersi, nè rallentarsi; Re Menelik potere tuttavia r·endere servizio al Negus con l'indurlo a chiederci la pace.

Mi sembra, poi, doversi assolutamente inibire al Conte Antonelli di trasferirsi presso la Corte del Negus, ove sarebbe certo trattenuto in ostaggio, creando, a nostro danno, gravissime complicazioni.

Infine giova pure porgere al Conte Antonelli alcuna risposta circa i doni. Manca ragione di modificare la concordata deliberazione di nulla inviare allo Scioa fino a cose più chiare. Però parrebbe atto di buona politica lasciare intendere fin d'ora, a Re Menelik che, quando sia onorevolmente finita la nostra guerra con l'Abissinia, prenderemo in benevola considerazione i suoi desideri, cosi per le armi e altre provviste, come per i donativi da distribuire alla Corte ed ai Capi.

Se V. E. stima di poter meco consentire nei concetti qui esposti, mi incaricherei di redigere le istruzioni da telegrafarsi (beneinteso in cifra) ad Aden, acciò pervengano al Conte Antonelli tanto per la via di Zeiba Harrar quanto per la via di Assab-Aussa.

(l) -Cfr. n. 276. (2) -Cfr. LV 60, p. 173. (3) -La prima lettera è il doc. n. 163. (4) -Non pubblicata.
340

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 281. Vienna, 24 novembre 1887.

Conformandomi alle istruzioni che l'E. V. m'impartiva con telegramma del 19 corrente (1), approfittai della occasione ch'ebbi oggi di vedere il Conte Kalnoky per intrattenerlo intorno alla riunione clericale di Linz, alla quale prese parte il Governatore dell'Alta Austria, Barone Weber, e intorno al silenzio tenuto dal Ministero nella Delegazione Austriaca all'occasione dei voti espressi dal Delegato Abate Hauswirth in favore dell'indipendenza e libertà del Papa. Al primo fatto si riferiva il Rapporto di questa R. Ambasciata Serie Politica 262, del 16 ottobre scorso (2), al secondo il mio telegramma del [18] Novembre e quelli dell'E. V. del 19 e 21 corrente (3).

23 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

Cominciai col ricordare al Conte Kalnoky la riunione presieduta dal Vescovo di Linz in presenza del Governatore, riunione nella quale era stato adottato all'unanimità un voto sulla proposta del Vescovo in favore del potere temporale, e rammentai a S. E. che fin da quando questo fatto era venuto a mia notizia io lo avea segnalato alla sua attenzione, colla persuasione che avrebbe provocato i provvedimenti necessarii perchè il Governatore fosse richiamato all'osservanza dei proprii doveri e perchè l'esempio non fosse seguito altrove. Dissi al Conte Kalnoky che il silenzio osservato dal Ministero in seno alla Delegazione Austriaca all'occasione del discorso dell'abate Hauswirth, ravvicinato al fatto precedente, aveva prodotto una penosa impressione in Italia, non solo sul Governo, ma più ancora nella opinione pubblica del Paese, come avea prodotto una soddisfazione manifesta nei nemici della nostra Alleanza.

L'ltaUa, gli dissi, è per l'Austria un'alleata leale e fedele, senza prevenzioni, il Governo del Re è convinto della amicizia sincera del Governo AustroUngarico, ma non basta che di ques'tl sentimenti sia convinto il Governo del Re, occol.'re che essi si manifestino, per ,rassicurare l'opinione pubblica in Italia. Se un Prefetto d'una provincia italiana assistesse ad una riunione ostile al~·Austria, il Governo del Re non mancherebbe di punirlo e non esiterebbe a manifestare la sua opinione in Parlamento. Io ero stato incaricato, soggiunsi, dall'E. V. di parlargli di tutto ciò a cuore aperto e colla massima confidenza, e gli dissi che Ella era persuasa che il Conte Kalnoky si troverebbe d'accordo sulla convenienza reciproca di evitare tutto ciò che possa nuocere alla intimità dei due Governi.

Il Conte Kalnoky mi rispose che appena io gli avea segnalato la riunione di Linz s'era affrettato a scriverne a S. E. il Conte Taaffe, Presidente del Consiglio dei Ministri Austriaci e Ministro dell'Intemo. Il Conte Taaffe in effetto avea disapprovato il procedere scorretto ed illegale del Governatore ed avea diramato una circolare ai Capi delle Provincie da lui dipendenti nello scopo d'impedire il rinnovamento di simili fatti per l'avvenire. Passando al discorso dell'abate Hauswirth, il Conte Kalnoky osservò che aveva creduto non doverlo rilevare con una sua risposta, appunto per non provocare in seno alla Delegazione Austriaca, la di cui maggioranza è notoriamente clericale, una discussione che avrebbe potuto essere, malgrado qualsiasi dichiarazione del Governo, sgradevole all'Italia, e specialmente sotto ogni riguardo. D'altronde, seguitò il Conte Kalnoky, l'oratore parlò dell'Italia in termini convenevolissimi, approvando l'alleanza senza riserva, non pronunziando punto la parola potere temporale, e limitandosi ad esprimere un desiderio del cuore, affatto personale, ed in sua qualità di prete, in favore della libertà e dell'indipendenza del Papa. La moderazione del suo linguaggio spiacque anzi a molte persone del suo partito.

Nel corso della conversazione il Conte Kalnoky ricordò l'incidente sorto nel Senato Italiano all'occasione d'un discorso del Signor Tecchio Presidente dello stesso Senato. Gli feci osservare che le parole dell'antico presidente del nostro Senato erano state sconfessate dal Governo del Re. Il Conte Kalnoky ne convenne, ma notò che i Ministri presenti in quella ,seduta non avevano preso la parola per disapprovare il Presidente. Il Ministro Imperiale espresse poi, in termini calorosi, il desiderio che i due Governi non si mostrino troppo suscettibili per incidenti che possono prodursi, contro la loro volontà, nei due Paesi.

Egli osservò che da qualche anno le dimostrazioni irredentiste in Italia e clericali in Austria-Ungheria aveano assai diminuito d'intensità e che le attuali dimostrazioni e quelle che devono ancora aver luogo a Vienna, in Galizia e altrove, avevano per punto di partenza il Giubileo del Papa, ma soggiunse che egli credeva che fra qualche mese tutto questo movimento cesserebbe di per sè colla occasione che lo provocò, senza lasciare conseguenze apprezzabili, pllirchè non se ne voglia fare presso di noi una grossa questione.

Ho insistito presso il Conte Kalnoky sulla osservazione contenuta nei telegrammi dell'E. V., secondo cui qui si trattava dopo tutto non tanto di rassicurare i Governi i quali non dubitano dei loro sentimenti reciproci, ma l'opinione pubblica nei due Paesi e specialmente in Italia. Dissi del resto, al Ministro Imperiale che avrei riferito le sue proprie parole all'E. V., e che mi riservava di comunicargli, se occorreva, la di Lei risposta, ma che fin d'ora io poteva rispondere del di Lei sincero desiderio di non veder sorgere nubi anche passeggere fra noi.

Questo medesimo passo ch'io facevo presso di lui, in tutta confidenza, ne era una prova, ,e non doveva essere altrimenti interpretato. Tutta questa conversazione fu fatta in termini e con ispirito di reciproca fiducia. Mi sono particolarmente applicato a rendermi presso il Conte K<Unoky interprete sincero del pensiero che spinse V. E. a toccare una quistione come la presente.

Ho mandato a V. E. oggi stesso un sunto di tutto ciò per telegrafo. Unisco per ogni buon fine il rendimento del discorso dell'abate Hauswirth.

P. S. -Il mio telegramma di ieri era già spedito, e il presente rapporto compilato, quando mi giunse questa mattina il telegramma di V. E. di ieri sera (1), col quale Ella risponde alla interrogazione da me fattale, se convenisse formulare qualche domanda al Conte K<Hnoky.

L'E. V. osserva che i fatti accennati in questo rapporto e altri ancora sono messi a profitto dalla stampa clericale per snaturare i veri sentimenti del Governo Austro-Ungarico rispetto all'Italia, e che essi si prestano difatti a far nascere nella pubblica opinione il dubbio su questi sentimenti. Ella crede quindi che sarebbe d'uopo che una prova manifesta, della quale Ella s'astiene con molta convenienza di indicare la forma, venisse a dissipare il dubbio mostrando alla pubblica opinione italiana che il Governo Imperiale non partecipa, su questo proposito, alle viste dei nostri nemici.

L'E. V. noterà senza dubbio che questo pensiero fu già da me accennato al Conte Kalnoky quando gli dissi che si trattava sopra tutto di rassicurare l'opinione pubblica in Italia. Ma spero di avere una prossima occasione di spiegare questo punto nel modo più preciso indicato nel di Lei telegramma di ieri sera. Del resto la manifestazione di cui si tratta avrebbe tanto maggior valore quanto più fosse spontanea e non chiesta nè suggerita.

In questo stesso telegramma l'E. V. ricorda che la questione Vaticana non può essere considerata da noi come una questione internazionale e che il

Governo Italiano non ammette a questo riguardo nessuna ingerenza di Governi esteri. Questo dev'essere un dogma per la diplomazia italiana, e per mio conto, Ella lo sa, non ammetto discussione in proposito. Il Governo AustroUngarico non ignora questa nostra convinzione e non ha mai fatto riserve, ch'io sappia, a questo riguardo. Ma appunto perchè non accettiamo in ciò ingerenze di Governi esteri, dobbiamo desiderare di parlarne con questi Governi il meno che sia possibile. Nella presente occasione l'E. V. ha creduto che fosse necessario di rompere il silenzio col Governo Austro-Ungarico. Ella che ha la responsabilità del governo e si trova alle prese colle difficoltà e di fronte alle ingerenze della opinione del Paese, è il miglior giudice della cosa. Le Sue istruzioni furono adunque eseguite e lo saranno in seguito con quello stesso spirito che le ha dettate.

(l) -Cfr. n. 319. (2) -Cfr. n. 231. (3) -Cfr. nn. 315, 319 e 331.

(l) Cfr. n. 336.

341

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 4551. Berlino, 24 novembre 1887.

Mi affretto a trasmettere a V. E. il qui unito testo ufficiale (l) del discorso del Trono, col quale è stata oggi inaugurata, in nome di S. M. l'Imperatore, la sessione del Reichstag tedesco.

Salvo la parte .che rispetta la trattazione degli affari interni dell'Impero, sono particolarmente degni di nota, in questo discorso, il principio e la chiusa. Il primo ha tratto alla grave afflizione, da cui S. M. l'Imperatore e l'Imperiale Famiglia, non che l'intero popolo tedesco, sono colpiti per la funesta malattia del Principe ereditario. La chiusa, poi, si aggira sull'argomento della politica estera dell'Impero, e fa risaltare come questa siasi con successo adoperata a l'afforzare la pace in Europa, mediante amichevoli rapporti con tutte le Potenze e mediante trattati ed alleanze, che hanno per iscopo di allontanare i pericoli della guerra e respingere in comune, occorrendo, le ingiuste aggressioni. L'Impero Germanico non ha alcuna tendenza aggressiva, nè alcun bisogno cui cercare soddisfacimento mercè la fortuna delle armi. La velleità anticristiana di attaccare di sorpresa i popoli limitrofi, è straniera al carattere tedesco, e nè la costituzione dell'Impero, nè l'ordinamento de' suoi eser.citi hanno di mira il turbamento della pace dei vicini. Ma nell'impedire che la pace si turbi, e nella tutela della propria indipendenza, la Germania è forte, e vuole tanto esserlo, coll'aiuto di Dio, da poter affrontare con tranquillità qualsivoglia pericolo.

(l) Non pubblicato.

342

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

T. 925. Roma, 25 novembre 1887, ore 16.

Notre adhésion est en principe acquise à la convention pour le Canal de Suez, et je pense que la S. Porte, après ses hésitations habituelles, finira par y adhérer. Conclue sans elle, la convention n'est assurément pas conclue contre elle. Les droits du Sultan y sont exp1icitement reconnus et ses susceptibilités habilement ménagées. Par égard cependant pour le Sultan, j'ai ajourné mon acceptation officielle. Informez-moi des humeurs qui règnent soit au Palais, soit à la S. Porte. A ce sujet veuillez vous mettre et rester d'accord avec votre collègue d'Allemagne.

343

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA.

T. s. N. Roma, 26 novembre 1887, ore 16,30.

Le Cabinet de Madrid m'a fait exprimer le désir d'élever la Légation d'Espagne à Rome au grade d'Ambassade. La raison de cette mesure est de soustraire la Légation espagnole auprès du Quirinal à l'état d'infériorité dans lequel elle se trouve vis-à-vis de l'Ambassade auprès du Vatican. Appréciant cet argument, je me suis montré en principe favorable à cette proposition. Le Comte de Rascon a ajouté que son Gouvernement ferait des démarches analogues à Berlin et à Vienne, je vous prie de vous informer là-dessus et de me faire connaitre quel accueil est fait à ces démarches.

344

L'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 971. Parigi, 26 novembre 1887.

Ho l'onore di prevenire l'E.V. che spedisco col corriere un rotolo contenente parecchi fogli della gran carta d'Africa che si sta ora compilando presso questo ministero della guerra dalla direzione del servizio geografico.

Fra essi due si riferiscono a Tunisi e a Tripoli. In quest'ultimo è segnata la linea di confine testè tracdata dalla Francia fra quelle due Reggenze, ed ha in conseguenza attinenza colla quistione che forma oggetto dei nostri documenti diplomatici stampati coll'indicazione: spostamento del confine tra Tripoli e Tunisi (1). Prima che questi mi giungessero ieri mattina, io avevo già fatto osservare ad uno dei compilatori della carta, che la linea di confine delineata si sbizzarriva alquanto e non corrispondeva appieno, in varie parti, alle indicazioni naturali della topografia dei luoghi. A queste osservazioni il mio interlocutore mi rispondeva che lungo la frontiera risiedono diverse tribù che si dicono .indipendenti e sono di frequente in guerra fra loro e soggette a reciproche scorrerie e depredazioni, senza che l'autorità del governo turco abbia potuto finora mettervi un freno. In conseguenza, le tribù più vicine alla Tunisia Ijicorsero alla protezione della Francia per stare in pace. Non potrei dire se quei ricorsi furono molto spontanei e se non fossero agevolati o da blandizie

o da minaccie delle autorità francesi. Comunque sia, fatto sta che ora esse sono considerate come incorporate alla Tunisia, per cui i loro territori figurano nella carta come facenti parte di questa Reggen2!a. Non è probabile che quel genere di annessione faccia interamente cessare le lamentate scorrerie, ad onta dei posti fortificati che saranno probabilmente distribuiti lungo la frontiera.

345

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, BERTOLE'-VIALE

N. 1005. Roma, 27 novembre 1887.

In seguito alla nota in data del 24 corrente n. 5074 riservatissima (2), con la quale V. E. mi significava, salvo lievi varianti, il suo consenso al tenore delle istruzioni da impartirsi al Conte Antonelli, ho spedito al R. Console in Aden, con istruzioni di inoltrarlo al Conte Antonelli, tanto per la via di ZeilaHarrar, quanto per la via di Assab-Aussa, il seguente telegramma (3):

• Rispondo telegramma lettera nove ottobre.

Voglia ringraziare Re Menelik dicendogli operazioni militari contro Abis

sinia oramai iniziate, impossibile interromperle rallentarle, però egli potrebbe

ancora rendere al Negus grande servizio, consigliandolo chiedere pace.

Aggiungo tre avvertenze per Lei: Primo: inibisco recarsi presso Negus

esponendosi essere trattenuto ostaggio creandoci nuova complicazione; Secondo:

Inghilterra intraprese presso Negus mediazione che importa non intralciare;

Terzo : Lasci sperare Re Menelik prenderemo in constderazione, dopo guerra

finita, suoi desideri per ordinazioni e donativi, ma eviti impegno formale per

armi, deliberazione dovendo dipendere anche dopo conclusa pace, dai nostri

ulteriori rapporti con Abissmia.

Rinnovo a Lei ringraziamenti per particolare preziosa cooperazione.

Crispi •.

Gioverebbe ora che il R. Comando Superiore in Massaua ricevesse cenno sommario, per telegrafo, di queste istruzioni impartite al Conte Antonelli nonchè, per la posta, maggiori spiegazioni, le quali potrebbero essergli procacciate mediante comunicazione delle note scambiate tra i due Ministeri.

(l) -Docc. nn. 282 e 316, rapporto del R. Console a Tripoli (10 novembre), rapporto di Blanc (11 novembre, che informava Crispi della richiesta di spiegazioni a Tripoli da partedella S. Porta); gli ultimi due non pubblicati. (2) -Non pubblicata. (3) -Cfr. LV 60, pp. 174-175.
346

L'AMBASCIATORE DI GERMANIA A ROMA, SOLMS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Traduzione)

SEGRETO. Roma, 27 novembre 1887.

Pour le cas où les efforts des puissances alliées de maintenir la paix Européenne resteraient infructueux il faudrait prendre en considération les éventualités suivantes:

l) Une guerre entre l'Italie et l'Allemagne d'une part et la France de l'autre sans la participation de l'Autriche et de l'Angleterre, dans laquelle il s'agirait d'une défense contre la France.

2) La participation de l'Autriche et par conséquent celle de la Russie dès le commencement de la guerre.

3) Que la participation de l'Angleterre nous procure la supériorité par mer et par conséquent la possibilité de débarquements des troupes Italiennes à chaque point voulu de la cote française et meme de celle de la Russie si la Turquie prenait part à la guerre.

En ce qui concerne la première éventualité, celle d'une guerre provoquée par la France, il est évident que pour l'Italie et pour l'Allemagne la combinaison d'un pian de campagne est d'une haute importance.

Il est à prévoir que pour un cas de guerre la France tiendra prete une armée dans le Midi, mais qu'elle réunira sa principale force armée dans le Nord où elle court un danger plus considérable.

Dans le cas où les Français prendraient l'offensive par dessus les Alpes ils se trouveraient dans la plaine du Po en face de l'armée Italienne avec tout son effectif de 15 Corps d'armée. Ils rencontreront la meme supériorité dans la Lombardie, si, en violant la neutralité, ils s'avançaient par la Suisse. Ils se mettraient alors sur les bras un nouveau ennemi dont la résistance n'est pas à dédaigner, et ils devraient s'affaiblir considérablement en occupant le Pays pour protéger leurs communications.

C'est justement la Suisse neutre qui procure un avantage à la France en séparant les sphères d'opérations des adversaires alliés et en écartant pour un certain temps leur coopération immédiate; et comme la Suisse est parfaitement armée et décidée à défendre cette neutralité, il est invraisemblable qu'on la méprise de quel còté que ce soit.

Dans le Midi la France peut d'autant plus facilement se tenir sur la défensive que dans la première période de la guerre on ne peut pas s'y attendre à de grandes actions décisives, tandis que dans le Nord ces dernières doivent se produire immédiatement au premier passage de la frontière.

Protégée de cette façon contre une invasion du propre pays, la situation devient du còté de l'Italie favorable à une irruption dans le midi de la France.

Il est vrai que les routes les plus praticables à travers les Alpes occidentales, celle du Petit Saint Bernard, du Mont Cénis et du Mont Genèvre sont barrées par de puissantes fortifications françaises et qu'elles conduisent finalement à Briançon ainsi qu'à Grenoble qui est solidement fortifié. Mais sur la route du Mont Argentier et sur quelques passages rapprochés au Sud qui peuvent ètre rendus praticables sans de grandes difficultés, se trouvent deux forts qui ne pourront à peine presenter une résistance durable. La continuation de la marche soit à l'ouest vers le Rhòne, soit au Midi vers Nice ne rencontre pas d'obstacles fortifiés.

De mème les fortifications destinées à barrer les routes conduisant du Col de Tenda vers le Midi et celle le long de la Riviera, nécessitent d'après l'aveu français d'ètre considérablement agrandies pour remplir le but.

Les troupes des Alpes de l'Armée Italienne, si merveilleusement organisées, pourront écarter la résistance qu'elles trouveront dans les différents passages mèmes. Mais alors l'armée entrera dans un vaste pays montagneux dans lequel ni l'agresseur ni le défenseur ne pourra développer des masses. Il s'agira autour des différentes positions d'une série de combats plus ou moins grands dans lesquelles la supériorité numérique sera du còté des Italiens, méme s'ils s'avançaient avec une partie de l'armée dans le plus grand nombre possible de colonnes.

D'après nos rapports les Français avaient destiné pour se garantir contre l'Italie, deux Corps d'armée, une Division de Cavalerie et à peu-près quatre Divisions de réserve.

Une coopération immediate des forces Allemandes et Italiennes ne pourra

avoir lieu que dans le cours ultérieur de la guerre lorsque tous les deux pren

drons la direction sur Lyon; car dans le commencement ils sont séparés les uns

des autres par une distance de 60 à 70 Milles.

Le fait que de notre còté nous devons dès le début nous attendre à de

grandes batailles rend impossible de fixer par avance un plan d'opération qui

s'étendrait au de là de l'époque de ces combats. Quant à l'éventualité N. 2, la

participation de l'Angleterre et de la Russie à la guerre dès le commencement,

la situation deviendrait toute autre en ce que les Corps d'armée Italiens pour

raient se joindre à l'armée Allemande par la route du Brenner, pendant que

l'Allemagne pourrait mettre ses Corps d'armée du Nord-Est à la disposition

de l'Autriche.

Relativement à la troisième éventualité d'une participation de l'Angleterre

et méme de la Turquie, esquissée plus haut, il mènerait trop loin d'entrer ici

dans des détails.

Ces trois ou quatre éventualités offrent un si vaste horizon qu'il serait

impossible de se concerter par écrit sur les plans de campagne, sans les avoir préalablement discutés verbalement entre les officiers supérieurs des deux armées, et c'est pour quoi le Gouvernement Allemand serait content de pouvoir saluer à Berlin l'arrivée des officiers supérieurs que le Gouvernement Royal d'Italie voudrait désigner pour entrer en conférence avec notre Etat-major (1).

347

L'AMBASCIATORE DI GERMANIA A ROMA, SOLMS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Traduzione)

PROMEMORIA SEGRETO. Roma, 27 novembre 1887.

Taxer à leur juste valeur des forces maritimes, présente des difficultés parce que le matériel des flottes se compose de batiments et d'armes des plus différentes espèces.

En se tenant à des données générales on ne se trompera pas de beaucoup en admettant que la flotte française, matériellement parlant, est à elle seule aussi forte que l'ensemble des flottes de l'Allemagne, de l'Autriche et de l'Italie. La flotte russe de la Baltique, laquelle, pour son compte, n'est pas tout-à-fait aussi forte que la flotte allemande, représente le surplus de forces du còté de nos adversaires. La flotte italienne, par rapport à son matériel, peut etre évaluée comme de meme force que la flotte allemande, pendant que la flotte autrichienne ne peut etre regardée qu'à moitié aussi forte que celle de l'Allemagne ou de l'Italie. La flotte russe de la Mer Noire est encore trop peu développée pour la prendre en considération hors de cette mer.

Les progrès de la technique ont été depuis des dizaines d'années si rapides, qu'on devra, en général, considérer un batiment de guerre d'autant plus apte, que sa construction sera de date récente. A cet égard le matériel français et le matériel italien occupent quant aux bateaux cuirassés la première piace, pendant que le matériel allemand ainsi que le matériel autrichien datent plutòt d'une période plus ancienne. L'Italie s'est jetée sur la spécialité des batiments colosses, de manière qu'elle peut concentrer sur un nombre relativement restreint de batiments la valeur de sa flotte.

Par rapport aux bateaux-torpilleurs de haute mer, l'Allemagne occupe la première et l'Italie la seconde place. La marine italienne et la marine russe se trouvent à l'heure qu'il est dans une phase de grand développement. Pour l'Italie des difficultées pourraient surgir par rapport à ses provisions de charbon, lesquelles dépendraient de l'étranger.

(segreto), G.P., cit., vol. VI, n. 1293.

A còté de la guerre sur mer proprement dite, il y aura une guerre de croiseurs dont le but sera de détruire le commerce maritime ennemi. Dans cette guerre la France nous sera supérieure et dans ses possessions coloniales elle trouvera quelques moyens pour pouvoir faire du charbon dans des ports protégés par la force des armes.

Dans la guerre sur mer proprement dite la France possède aussi l'avantage de sa position centrale. Moyennant une marche de 8 à 10 jours elle peut transporter des forces militaires de Brest et de Cherbourg à Toulon et viceversa. A Toulon se trouve le matériel de presque la moitié de la flotte française, dans les ports de Brest et de Cherbourg il y en a un peu plus d'un quart dans chacun.

Il est en outre possible que les français, vu la plus grande importance stratégique et morale de leur maintien dans la Méditerranée, y dirigent une partie de leur flotte atlantique, meme si nous employons toute notre flotte contre la France. Nous pourrons empecher ceci, probablement, en bombardant des ports ouverts du canal la manche et en exerçant de cette manière, moyennant l'opinion publique, une pression sur la direction de la guerre.

Sous l'influence d'une pression pareille il se peut que les français viennent à notre rencontre meme encore avant qu'ils n'auront toutes leurs forces maritimes de l'Atlantique disponibles et réunies. En face des escadres de Brest et de Cherbourg, complètement réunies, notre flotte se trouverait dans une position difficile mais non désespérée. En tout cas, entreprise hasardeuse devra-t-elle etre tentée.

Notre marine ne doit pas, comme en 1870, rester dans l'inaction.

Notre action d'attaque contre la France sera temporellement limitée par le besoin de charbon. Faire du charbon en pleine mer n'est possible que pendant un temps tout-à-fait calme et ne peut donc figurer d'avance dans les calculs. Nos bàteaux, du moins les relativement grands, ont assez de charbon à bard pour traverser le canal, bombarder un port français, attendre pendant quelques jours la flotte française et pour lui livrer bataille. Mais alors il nous faudra rentrer chez nous -vainqueurs ou vaincus. Meme dans ce dernier cas il est à supposer que nous attirions derrière nous et que nous détournions dane de l'Italie la plus grande partie de la flotte atlantique de la France.

Cette opération, qui serait à entreprendre immédiatement après la déclaration de la guerre, n'a camme condition unique que celle que la flotte russe de la Baltique reste en attendant neutre ou que pendant encore quelques semaines après le commencement de la guerre franco-allemande elle se trouve immobilisée par la giace.

Il va sans dire que la participation de l'Angleterre formerait un avantage

que ne serait pas assez hautement à apprécier. Déjà les ports anglais camme

dépòts de charbon seraient de grande valeur pour notre flotte (1).

(l) La proposta di inviare alcuni ufficiali superiori a Berlino e di far predisporre dal feldmaresciallo Moltke un abbozzo di collaborazione militare era stata fatta da Crispi a Solms, come risulta dal rapporto di quest'ultimo al Segretario di Stato tedesco del 20 ottobre 1887

(l) In G.P., cit., vol. VI, n. 1295 è pubblicata una memoria c provvisoria • del feldmaresciallo Moltke circa la collaborazione militare itala-germanica in caso di guerra contro la Francia. Il testo provvisorio tedesco contiene elementi dei rapporti del Solms pubblicati sotto i nn. 346 e 347, ma si allontana alquanto da entrambi.

348

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4552. Berlino, 27 novembre 1887.

Ho ricevuto il dispaccio confidenziale in data del 20 corrente-n. 37 Gabinetto (1), col quale V. E. mi fece l'onore di trasmettermi copia di un dispa'ccio da Lei diretto in quello stesso giorno all'Ambasciatore di S. M. a Costantinopoli, dispaccio a cui andava annessa copia di un rapporto del R. Console a Tripoli; relativo il tutto ai procedimenti clandestini della Francia sul confine Orientale della Tunisia, all'intento di estendere i suoi possessi in quelle regioni. Circa tali fatti già mi stavano presenti le anteriori analoghe comunicazioni dell'E. V., ed anche di queste mi sono giovato nella conversazione ch'ebbi, sopra l'argomento, col Segretario di Stato. Mi disse quest'ultimo che il Governo Imperiale, il quale non ha un Console a Tripoli, ignora i fatti segnalati, e che però gli avrei reso servizio comunicandogli una memoria in cui fossero indicate le notizie contenute in quei rapporti. Di essa egli si sarebbe valso per assumere confidenziali informazioni per mezzo dell'Agente di Germania a Tunisi, il quale, secondo lui, sarebbe in grado di ragguagliarlo esattamente in proposito.

Ho in pronto quel documento che presenterò martedì prossimo al conte di Bismarck, il quale parvemi s'interessasse pienamente alla cosa.

In quanto poi alle mie personali impressioni, che l'E. V. mi fa l'onore di chiedermi, non esito a dirle che, secondo me, la Francia continuerà tanto a Oriente quanto a Occidente dei suoi dominii africani a procurarsi con ogni arte, od a preparare, ingrandimenti, siano quali si vogliano le vicende della metropoli, e ciò infino a quando, forse, un veto formale ed efficace non le sia posto innanzi per arrestarla. Qui, del resto, come è ben naturale, si contempla non senza soddisfazione tutto ciò che può contribuire ad alienare sempre più dalla Francia gli animi nostri.

349

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 728. Londra, 27 novembre 1887.

Riferendomi al dispaccio che l'E. V. si compiacque dirigermi il 20 corrente (2), ho l'onore d'informarla che il Foreign Office non ha alcuna contezza dei maneggi della Francia per ingrandirsi dal lato della Tripolitania. Ho quindi partecipato a lord Salisbury una traduzione del rapporto del R. console in

Tripoli, contenuto nel suddetto dispaccio, per farlo consapevole della cosa. Sua Signoria mi ha ringraziato di quella comunicazione e mi ha promesso di dare istruzioni al console della Regina a Tripoli di fare le indagini più accurate e di ragguagliarlo prontamente sull'argomento di cui si tratta.

Non appena sarà giunta una risposta da Tripoli, si potrà entrare in uno scambio di pareri fra l'E. V. e lord Salisbury. Nel frattempo panni utile che il R. console a Tripoli fornisca al suo collega d'Inghilterra qualche notizia dei fatti e del modo come egli li apprezza.

(l) -Il dispaccio a cui allude il Riva, non pubblicato, è dello stesso tenore di quello inviato a Catalani lo stesso giorno (cfr. n. 327). (2) -Cfr. n. 327.
350

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. SEGRETO 731. Londra, 27 novembre 1887.

Ho l'onore di trasmettere qui unita la copia di un telegramma sul disegno d'accordo fra l'Italia, l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria, diretto il 25 corrente da lord Salisbury agli ambasciatori della Regina in Roma ed in Vienna. Una copia di quel telegramma mi fu consegnata, nel pomeriggio del giorno indicato, dal segretario particolare di lord Salisbury, per ordine di Sua Signoria, prima che esso fosse stato spedito da Londra e prima che fosse stato comunicato all'ambasciatore d'Austria-Ungheria.

Ebbi cura di darne tosto contezza col telegrafo all'E. V.

Appare da quel telegramma che lord Salisbury non ha creduto opportuno di compilare un nuovo testo del disegno di accordo, come l'ambasciatore d'Austria gli aveva suggerito e come Sua Signoria, da quanto mi aveva detto più volte, si era proposta. Lord Salisbury si è ristretto a fare talune aggiunte (delle quali aveva già dato notizia all'E. V.) al testo compilato dal barone Calice a Costantinopoli. Non ho potuto finora ottenere alcun chiarimento a tale proposito, poichè Sua Signoria si trova al castello di Hathfield.

ALLEGATO.

COMUNICAZIONE FATTA PER ORDINE DI SALISBURY A CATALANI

("I'raduzione)

Particolare e segretissimo. 25 novembre 1887.

Un telegramma del tenore seguente è stato spedito ai rappresentanti della Regina in Roma ed in Vienna:

• Informi il ministro degli Affari Esteri, in risposta agli 8 articoli, chE' il Governo della Regina è intieramente d'accordo colla politica indicata negl; articoli 1", 2", 3" e 4", e non ha cosa alcuna da aggiungere ad essi.

Per quanto concerne l'art. 5 il Governo della Regina fa notare che, per le potenze del Mediterraneo, la custodia indipendente degli Stretti è il più importante di tutti i diritti guarentiti al Sultano dai Trattati, che una cessione ad una delegazione dei diritti della Porta in Bulgaria è cosa pericolosa principalmente perchè minaccia l'indipendenza degli Stretti dal lato occidentale: ma che l'indipendenza degli Stretti sarebbe ugualmente minacciata, dal lato orientale, da una cessione o da una delegazione dei diritti della Porta nell'Asia Minore. Il Governo della Regina quindi pensa che l'accordo proposto dovrebbe egualmente applicarsi alla Bulgaria ed all'Asia Minore.

In ciò che concerne gli art. 6 e 7 il Governo della Regina fa notare che la Gran Bretagna è già obbligata da trattati a difendere, di concerto coi suoi alleati, l'integrità e l'indipendenza dell'Impero Ottomano. È dunque con molta soddisfazione che il Governo della Regina ode che l'Italia e l'Austria sono bramose di dirigere la loro politica allo ste,sso fine. Per conseguenza, nel caso in cui la Turchia si opponesse, in Bulgaria e nell'Asia Minore, alle imprese illegali indicate nell'art. 5, il Governo della Regina si concerterebbe coll'Italia e coll'Austria circa il modo in cui è da darsi effetto a quella stipulazione.

In ciò che concerne l'art. 8 la risposta del Governo della Regina è che se, a giudizio delle tre potenze, la condotta della Porta dimostrasse una complicità od una connivenza con una qualsiasi delle imprese illegali suddette, il Governo della Regina concorrerebbe nel ritenere che le tre potenze sono giustificate ad imprendere, insieme od isolatamente, quell'occupazione del territorio turco che esse potranno di comune accordo giudicare necessaria per raggiungere lo scopo indicato negli articoli precedenti.

L'accordo dovrà anche, nell'opinione del Governo della Regina, includere una promessa di non svelarne l'esistenza alla Turchia od a qualsiasi altra potenza alla quale non sia già nota finchè non si sarà ottenuto il consentimento di tutte e tre le potenze ad una tale rivelazione • (1).

351

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 28 novembre 1887.

L'Ambassadeur d'Allemagne est venu me confirmer les informations contenues dans votre télégramme du 23 (2), c'est-à-dire que l'Angleterre accepte la réunion de la conférence pour le Maroc limitée à la question des protections. Le programme me parait trop restreint et je ne comprends pas comment, modifiant sa première opinion, Lord Salisbury s'en contente aujourd'hui, meme avec les arrière pensées mentionnées dans votre télégramme du 20 courant (3). Le programme étant accepté, pourrait-on le modifier au cours des séances de la Conférence? On se heurtera à la question préalable que ne manqueront pas de poser ceux qui ont intéret à ce que les concessions commerciales et la garantie de l'intégrité du Maroc soient écartées de la discussion.

Soumettez ce doute à Sa Seigneurie et télégraphiez-moi sa réponse.

(l) -Il telegramma, in inglese, è pubblicato in British Documents on the Origins of the War, cit., n. 2 (d). Analoga comunicazione preventiva ne venne fatta all'ambasciatore tedesco a Londra: si veda G.P., cit., vol. IV, n. 935. (2) -Cfr. n. 335. (3) -Cfr. n. 326.
352

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed. in traduzione, in LV 60, p. 176)

T. CONFIDENZIALE. S. N. Roma, 29 novemb1·e 1887, ore 19.

Je reçois votre rapport secret n. 721 (1).

Il est inexact que nos opérations ne puissent commencer avant le 15 Décembre. Nous pourrions entrer d'un jour à l'autre en campagne. Si nous attendons encore c'est par égard pour la mission anglaise car la saison est désormais propice et nos préparatifs sont terminés.

353

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Vienna, 29 novembre 1887, ore 15,55.

A l'occasion de la réception hebdomadaire, j'ai vu aujourd'hui Kalnoky et j'ai profité de la circonstance pour lui parler encore une fois des manifestations cléricales. J'ai tenu cette fois aussi à bien préciser votre pensée. Je lui ai dit que nous ne doutions pas des sentiments du Gouvernement Austro-hongrois et encore moins de ceux du ministre impérial des affaires étrangères, mais que l'opinion publique en Italie s'était émue de certains faits qui s'étaient produits ici successivement et qui avaient donné lieu à des remarques malveillants sur l'intimité de nos rapports. Nous n'avons pas, ai-je ajouté, à donner des suggestions au Gouvernement impérial et royal, mais nous croyons qu'il serait convenable qu'un fait quelconque plus convaincant qu'une circulaire, restée ignorée, montre à l'opinion publique que le Gouvernement austro-hongrois n'a aucune connivence avec le parti qui voudrait détruire l'intégrité de notre territoire. Kalnoky m'a dit, de son còté, qu'il persistait à croire que la meilleure manière de répondre aux manifestations cléricales, était de ne pas les rélever, et qu'il était en cela d'accord avec les déclarations du garde de sceaux d'Italie, qu'il avait envoyé à Bruck le discours de l'abbé Hauswirth avec l'instruction de vous en faire remarquer les termes qui n'exigeaient nullement une réponse de sa part. Quant au Gouverneur de Linz, on lui avait fait remarquer l'incorrection de sa conduite et le fait ne se renouvellerait plus, Kalnoky a fait remarquer que le langage des cléricaux italiens est bien plus accentué que celui des austro-hongrois. Il serait

sage, a-t-il répété, de laisser passer, sans trop s'émouvoir, tout ce mouvement qui tombera bientòt dans l'oubli. Maintenant Kalnoky connait notre impression et notre opinion sur ce qu'on s'attendait de lui et il n'est pas homme à l'oublier. Je pense qu'il n'y aurait ni utilité pratique, ni dignité à insister. V. E. verra cependant s'il y a autre chose à faire.

(l) Cfr. n. 334.

354

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, 29 novembre 1887.

Les raisons qui ont décidé Angleterre à accepter conférence limitée aux protections sont les suivantes:

Primo. Gouvernement Anglais après explications données par V. E. et par Bismarck a cru pouvoir compter sur promesses du Gouvernement Espagnol. Selon ces promesses, Moret devra incessamment se mettre en communication avec les Représentants des Puissances à Madrid et tandis qu'il se bornerait à faire part à la France et à la Russie de l'adhésion pure et simple de l'Angleterre, il expliquerait à l'Italie et aux Puissances allemandes les véritables intentions de l'Angleterre leur laissant entrevoir que l'Espagne ne s'opposera pas à ce que questions commerciales et d'intégrité territoire soient indirectement soumises à la conférence. En pratique, il serait impossible de décider ces questions isolément car l'Angleterre ne consentira pas abolition protections si le Maroc ne fait pas concessions commerciales et le Maroc ne fera pas ces concessions si les Puissances ne· reconnaissent son intégrité.

Secundo. Le Gouvernement Anglais compte sur l'appui qui lui sera prèté au sein de la Conférence par V. E., les Puissances Allemandes, l'Espagne et le Maroc. Il croit par conséquent pouvoir disposer de cinq voix contre deux.

Tertio. Le Gouvernement Anglais ne veut plus s'opposer à l'opinion publique qui demande réformer abus existants au Maroc, et assumer responsabilité d'avoir été seul obstacle à la réunion de la Conférence.

Dans le cas où, à défaut de compensations, l'Angleterre ne consentirait pas à l'abolition des protections, elle accepterait toujours réformes des abus.

De plus d'après mon impression, démarches de Berlin ont contribué à décider Salisbury à accepter conférence. J'ai fait part de cette impression à V. E. dans mon rapport n. 718 (1).

J'ai envoyé à Salisbury qui se trouve à la campagne substance télégram."'Ile de V. E. d'hier soir (2).

(l) -Non pubblicato; si veda però n. 318. (2) -Cfr. n. 351.
355

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 58, pp. 511-512)

R. 142. Costantinopoli, 29 novembre 1887.

Mi riferisco ai telegrammi di V. E. del 25 e 28 corrente (l) relativi al progetto di Convenzione per il Canale di Suez. È noto alla Porta ed all'Ambasciatore di Francia come noi aderiamo in massima al progetto ed aggiorniamo soltanto la nostra accettazione ufficiale per riguardi verso il Sultano. Gli Ambasciatori di Germania e d'Austria-Ungheria dimostrano di sospendere ogni apprezzamento per deferenza alla libertà di giudizio della Porta, nè si occupano della quistione. L'Ambasciatore di Russia, meno favorevole al progetto, ha dichiarato che il suo Governo aspetta la decisione della Porta per pronunziarsi. Il Conte di Montebello, soddisfatto dell'appoggio dato da Sir William White alla presentazione del progetto alla Porta, e dell'adesione di massima da noi manifestata, sembra aver poca illusione sulla possibilità di una pronta e definitiva risoluzione della Porta. Regna in Palazzo l'impressione che l'incertezza delle condizioni del Governo in Francia permette di seguire senza precipitazione lo studio degli emendamenti da proporsi.

I più importanti sarebbero relativi alla presidenza della Commissione di vigilanza istituita all'art. 8, che dovrebbe essere affidata ad uno speciale delegato turco; ed alla soppressione all'art. lO del:le parole • par leurs propres forces •, le quali escludono che il Sultano ed il Khedive ricorrano, in caso di necessità, alle forze di una Potenza amica; osservando il Gran Visir· in proposito che quando, per esempio, un'insurrezione nel Soudan necessitasse l'intervento dell'Inghilterra, la Porta ed il Khedive dovrebbero ritenere la facoltà di autorizzare l'intervento stesso, il quale altrimenti assumerebbe il carattere di azione indipendente ed eventualmente di conquista.

In uno scambio d'impressioni personali tra il Conte di Montebello e Sir William White tale situazione fu così definita: la Porta cerca di prolungare indefinitivamente un periodo di proposte e contro-proposte d'emendamenti; il Sultano non vuol prendere una decisione se non dopo le altre Potenze; la Russia non vuole neppure dare un parere prima che il sultano abbia preso una decisione. La Porta è d'altronde convinta che, stante il contegno negativo della Russia, le altre Potenze non passeranno a risoluzioni isolate che sarebbero destituite di valor legale.

(l) Il primo è il n. 342; il secondo non è pubblicato.

356

IL CONTE ANTONELLI, IN MISSIONE NELLO SCIOA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 60, pp. 187-189, e in LV 66, pp. 308-309)

R. s. N. Addis Abeba, 29 novembre 1887.

Col mio rapporto 29 ottobre ultimo (1), ebbi l'onore di informare l'E. V. che il Re di Scioa aveva deciso di proporsi quale mediatore di pace per appianare le divergenze esistenti tra noi e l'Etiopia Settentrionale.

A tale scopo il Vescovo di Scioa, Abuna Matthias, fu inviato presso l'Imperatore.

La missione del Vescovo sembra sia stata coronata da un buon successo, la risposta dell'Imperatore alla lettera del Re giunse qui ieri e mi fu Ietta ed io qui unito ne trasmetto una traduzione all'E. V.

Coi miei ultimi rapporti 16 e 23 andante mese di novembre (2), l'E. V. fu informata dello stato delle cose qui esistenti: oggi però dopo la conciliante lettera dell'Imperatore, il partito del Tigrè nella corte Scioana prende nuova lena e fa tutto il possibile per indurre questo Sovrano ad andare dall'Imperatore, che attualmente si trova in Ciocciò presso la provincia dell'Eggiù (confine dei Wollo Galla).

• Re Menelik prima di prendere altre decisioni vuole conoscere la risposta del Nostro Augusto Sovrano e per affrettarne l'inoltro ha stabilito di inviare due suoi corrieri, uno per la via Aussa Assab e l'altro per quella di MacarZeila-Aden • (3).

Come già altre volte esposi all'E. V. io non ho creduto conveniente di contradire apertamente il Re nelle Sue aspirazioni di potere essere il mediatore di pace tantopiù che ciò serve ad addimostrargli l'alta stima nella quale noi lo teniamo e perché vedo che il Re vi annette un'importanza grandissima.

A me sembra però che qualora dal R. Governo si inviasse una risposta soddisfacente alle proposte di Questa Maestà, forse l'Imperatore, all'ultimo momento, difficilmente acconsentirà a dare una parte tanto importante al Suo tributario.

In questo caso noi otterremo la nostra completa libertà di azione, raggiungendo Io scopo di sempre più avere amico ed alleato il Re Menelik che nelle attuali difficoltà che abbiamo col Re Giovanni potrà esserci di un potente aiuto.

Un rifiuto poi da parte nostra alla proposta Scioana credo che ci nuocerebbe perchè potrebbe portarci ad un disaccordo con questo regno e forse ad una completa rottura, ciò che dobbiamo assolutamente evitare.

Re Giovanni infatti deve essere persuaso di queste cose: non ha voluto rifiutare l'invito del Re Menelik sperando che il rifiuto venga da parte nostra e così giovarsene per la Sua causa.

30?

24 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

*Ad ogni modo quale sian per essere le decisioni in proposito che l'E. V. giudicherà opportune è necessario una pronta risposta al Re Menelik, altrimenti un silenzio da parte nostra renderebbe la mia posizione a Scioa molto difficile *(1).

ALLEGATO

GIOVANNI IV A MENELIK II

(Traduzione)

Ciocciò, 21 novembre 1887.

Con il Re di Italia la mia amicizia era grande, Lui mi inviava dei doni ed io inviava a lui altri doni.

Il Console Giovanni Branchi venne da me e lo ricevei con molti onori: Io feci

alloggiare nella mia abitazione e feci di tutto per contentarlo ed onorario. Non

credo di avere fatto a Lui nessuna cosa sgradevole.

Vennero poi gli ambasciatori Inglesi e mi dissero:

• Vogliamo farvi fare la pace cogli Egiziani, essi sgombreranno il territorio vostro che hanno occupato e Voi sarete il solo padrone nel Vostro Paese. Massaua sarà vostra e Voi retirerete i benefici della dogana di terra mettendo a Massaua un Vostro rappresentante; il commercio delle armi sarà libero per Voi purchè inviate una Vostra autorizzazione col Vostro bollo pel transito delle armi che desiderate. In compenso di tuttociò, Voi ci aiuterete nella guerra contro la gente del Mahdi ed i Vostri soldati saranno uniti ai nostri per ritirare le guarnigioni di Matenima, Kassala e per battere i Musulmani •.

Io accettai le proposte del Governo Inglese, solo dissi che non avevo bisogno

dell'aiuto dei soldati Inglesi e che da solo coi miei avrei potuto battere i Musulmani:

ed infatti così dissi e così feci.

Non so ancora perchè il Governo Inglese diede al Governo Italiano, senza

darmene avviso, Massaua.

Gl'Italiani stabiliti a Massaua cominciarono a fortificarsi, diedero armi senza

mia autorizzazione anche a chi io non avrei voluto che si dessero, ritirarono la

dogana ai miei sudditi, che, secondo il trattato inglese, non avrebbero dovuto pa

gare, e di più si avanzarono sul territorio già a me restituito prendendovi dei posti

militari fortificati.

Per queste cose, Ras Alula ruppe la pace, con gli Italiani. Io però non diedi

mai l'ordine a Ras Alula di fare quello che fece.

Oggi, se è possibile fare la pace quando due eserciti sono uno di fronte all'altro

per fare la guerra, io sono disposto a venire ad un accordo.

Che il Governo Italiano sia contro ogni accomodamento ne ho la prova, chè non lascia passare per Massaua verso l'interno neppure il vino necessario alla celebrazione della Santa Messa. Dal canto mio se il Governo Italiano non viene per impossessarsi del mio paese e se lascia libero il transito delle merci a Massaua, sono disposto a fare la pace e addivenire ad un accordo. (Scritta in Ciocciò, il 12 hedar 1880 (21 novembre 1887).

N.B. Questa parte della lettera del Re Giovanni mi fu letta dallo stesso Re Menelik e tradotta dal suo interprete Alaka Jusef.

(l) -Cfr. n. 258 e l'altro rapporto, in pari data, di Antonelli, pubblicato in LV 60, pp. 189192, e in LV 66, pp. 276-278. (2) -Il secondo pubblicato in LV 66, pp. 280-307. (3) -Il brano fra asterischi è omesso nei LV.

(l) Il brano fra asterischi è omesso nei LV.

357

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. s. N. Roma, 30 novembre 1887, ore 15,30.

Je remercie V. E. de son télégramme du 29 (l) sur le colloque qu'Elle a eu avec Kalnoky au sujet des manifestations cléricales. Je n'insisterai pas. Je tiens pourtant à dégager de cette correspondance les principes qui en ont été le point de départ et qui en forment à mes yeux la conclusion. J'admets en tout pays la plus ampie liberté des citoyens de se réunir et de discuter des questions méme désagréables pour une puissance arnie. J'admets de méme la plus ampie liberté pour une Assemblée politique de discuter et de voter. Jamais pour des faits de ce genre je n'adresserais de réclamations à un Gouvernement, jamais je ne permettrais qu'on m'en adresse. Mais je n'admets pas qu'un fonctionnaire puisse assister impunément, et par sa présence donner une sorte de sanction officielle, à une réunion publique où l'intégrite d'une puissance arnie est mise en question, ni que le Gouvernement d'un Etat se taise quand on tient devant lui, dans une Assemblée politique, un langage qui méme modéré dans la forme, vise en substance l'intégrité d'une puissance arnie.

Cela dit, ou, pour mieux dire, répété, n'en parlons plus pour le moment. J'ai

pris acte de la promesse de Kalnoky que de tels faits ne se renouvelleront plus

et j'ai confiance que le Gouvernement austro-hongrois saisira la première occa

sions pour montrer au grand jour qu'll n'a aucune connivence avec nos ennemis.

358

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. CONFIDENZIALE S. N. Roma, 30 novembre 1887.

J'ai reçu votre télégramme de cette nuit (2) sur l'adhésion de l'Angleterre

à la Conférence pour les affaires du Maroc. Après ces explications nous n'avons

aucune difficulté à accepter nous aussi la Conférence avec un programme limité.

Lord Salisbury sait jusqu'à quel point notre appui lui est assuré et il peut

y compter.

(l) -Cfr. n. 353. (2) -Cfr. n. 354.
359

IL MINISTRO A MADRID, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1745. Madrid, 30 novembre 1887, ore 23 (per. ore 6 dell' 1 dicembre).

M. Moret vient de me dire que l'Angleterre ayant adhéré aux deux conditions qu'il avait exprimé, et dont faisait mention mon télégramme du 20 (1), il va immédiatement lancer aux puissances l'invitation à la conférence en proposant la demande de rapport aux représentants à Tanger de façon à pouvoir se réunir à Madrid le 15 janvier.

360

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

D. 544/1328. Roma, 30 novembre 1887.

Ringrazio l'E. V. per gli inviatimi due esemplari della gran carta d'Africa che si sta compilando dalla direzione del servizio geografico presso codesto ministero della guerra.

Approvo le osservazioni di Lei circa l'erronea indicazione della frontiera tunisina.

Il linguaggio di Lei, in ogni propizia occasione, deve essere tale da lasciare ben intendere che l'arbitrario spostamento del confine non potrebbe mai essere da noi riconosciuto.

361

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC

D. 392/140. Roma, 30 novembre 1887.

Facendo seguito al dispaccio del 18 corrente (2), concernente i maneggi francesi sul confine fra la Tunisia e la Tripolitania, stimo opportuno comunicare a V. E. un rapporto (3) testè pervenutomi dalla R. ambasciata a Parigi, dal

quale oramai risulta ben chiaramente quanto fossero fondati i nostri sospetti sulle intenzioni del governo della repubblica.

È quindi più che mai necessario che V. E. di concerto coi colleghi aventi identiche istruzioni d'ordine generale, spieghi un'azione cauta bensl, ma energica, all'oggetto di impedire che sia arbitrariamente turbato lo statu quo territoriale nella Tripolitania.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 316. (3) -Cfr. n. 344.
362

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, AL MINISTRO A MADRID, MAFFEI

T. 936. Roma, 1 dicembre 1887, ore 18.

Vous pouvez annoncer confidentiellement au secrétaire d'Etat que nous adhérerons à la conférence pour les affaires du Maroc sur les memes bases que l'Angleterre.

363

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Roma, 1 dicembre 1887 (1).

L'ambassadeur d'Angleterre est venu à ma réception hebdomadaire d'aujourd'hui. Je lui ai dit que j'acceptais le projet révisé par Lord Salisbury (2) et que cette acceptation verbale pouvait suffire, sans qu'il eiì.t besoin d'une note. Je l'ai donc invité à en donner part à son gouvernement. J'ai ajouté que j'acceptais aussi le mode proposé d'un échange de notes, conformément aux accords pris le 12 février. Si l'Angleterre croit que l'Italie doive prendre l'initiative de cet échange de notes, nous la prendrons. Si, au contraire, le gouvernement anglais veut se la réserver, nous la lui laissons camme nous sommes prets à la laisser à l'Autriche-Hongrie. J'ai suggéré à Sir J. Savile un moyen propre, selon moi, à sauvegarder la responsabilité du Cabinet anglais devant les Chambres. Ce moyen consisterait à faire découler l'accord actuel de l'art. 7 du Traité de Paris de 1856, dont il n'est qu'une conséquence naturelle et logique.

• L'Ambassadeur d'Autriche-Hongrie est venu à ma réception hebdomadaire d'aujourd'hui. Je lui ai dit que j'acceptais le projet révisé par Lord Salisbury. J'ai ajouté que j'acceptais aussi le mode proposé d'un échange de notes. Si l'Autriche-Hongrie croit que l'Italie doive prendre l'initiative de cet échange de notes, nous la prendrons. Si au contraire, le gouvernement austro-hongrois veut se la réserver, nous la lui laissons camme nous sommes préts à la laisser à l'Angleterre •.

(l) Contemporaneamente Crispi telegrafava a Nigra:

(2) Cfr. n. 350.

364

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI,

T. s. N. Londra, l dicembre 1887.

Je recevrai demain ou après demain une note officielle de Salisbury, en réponse aux interrogations contenues dans le télégramme de V. E. du 28 novembre (l) affaire Maroc.

Sa Seigneurie fait part à V. E. de ce qui suit:

Primo. c Gouvernement de la Reine a été informé que le Gouvernement Espagno! donnera communication aux Puissances amies des raisons pour lesquelles invitation à la Conférence a été limitée à la question des protections •.

Secundo. • Le Gouvernement de la Reine considère que la question des protections est liée à celle du maintien des pouvoirs du Souverain actuel •.

Tertio. c Gouvernement de la Reine ne serait pas disposé à consentir à aucun changement dans les arrangements actuels résultant des Traités en ce qui concerne les protections si les Puissances signataires ne font quelque déclaration renonçant à tout dessein d'empiètement dans le territoire ou dans la juridiction du Maroc ».

Il résulte de ces déclarations consignées dans une note, que Salisbury n'a pas modifié ses premières opinions relativement aux bases de la Conférence et que l'invitation de l'Espagne n'est qu'un piège tendu à la France.

Je suppose que si Salisbury désire répondre officiellement à notre communication particulière dont il ne possède pas meme une copie ce n'est qu'en vue de se ménager le moyen de constater au besoin devant les chambres les idées avec lesquelles il a accepté la Conférence.

J'attendrai instructions de V. E. avant de répondre à la dite note puisque la réponse doit nous amener aussi loin que V. E. désire aller. Toutefois je parlerai demain à Salisbury dans le sens du télégramme de

V. E. du 30 novembre (2) sur Maroc.

365

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RIVA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 4560. Berlino, l dicembre 1887.

Sulla scorta di nuovi documenti che in copiosa quantità gli erano testè pervenuti dal suo Governo, il Ministro di Spagna in questa residenza, desiderò da capo di intrattenermi sull'argomento della Conferenza di cui sta combinandosi dal Gabinetto di Madrid la convocazione, esponendomi le sue parti

colari idee in proposito e le congetture che a lui sembra possano essere fatte sullo svolgimento ulteriore di questo affare.

Reputo mio dovere di riferire a V. E., confidenzialmente, le cose dettemi dal Conte di Benomar, quantunque si aggirino sopra circostanze certamente già note al R. Governo, o già esaminate.

L'ultima proposta inglese relativa al progetto di riunione, a Madrid, della conferenza che deve regolare la questione delle protezioni al Marocco, consiste in ciò: che la Conferenza stessa abbia a prendere per base dei suoi lavori i rap· porti che, circa la detta materia, i rappresentanti delle varie Potenze a Tangeri devono essere invitati previamente a far pervenire ai rispettivi Governi. La Spagna è disposta, per suo conto, ad accettare questo programma, ma però a due condizioni: la prima, che sia stabilito un termine per la trasmissione dei rapporti; la seconda, che l'Inghilterra s'impegni ad intervenire senz'altro alla Conferenza una volta che i medesimi saranno stati presentati. Laddove si stabilisca l'accordo su questi punti il Govemo Spagnolo diramerebbe gli inviti per la convocazione della Confe11enza.

Resterà allora a vedersi qual ·contegno sarà per assumere la Francia. Essa vorrebbe essere guarentita anticipatamente che nella Conferenza non sia trattato verun'altro argomento all'infuori di quello delle protezioni. La Spagna, d'altra parte, non potrebbe farsi mallevadrice per gli incidenti che potrebbero sorgere in seno alla Conferenza. Ora non è improbabile che, ciò nonostante, la Francia acconsenta egualmente a prender parte a quella riunione. Quivi secondo il Conte di Benomar, lo svolgimento naturale dei fatti dovrebbe essere, con tutta probabilità, il seguente: La questione delle protezioni verrebbe trattata, innanzi tutto, come materia esclusiva del programma della Conferenza, e i rappresentanti dei varii Stati si porrebbero d'accordo sulle concessioni da farsi drca tale oggetto al Marocco, in modificazione del regime attualmente in vigore.

L'Inghilterra si farebbe allora in avanti per chiedere che, a titolo di corri

spettivo di siffatte concessioni, il Marocco s'impegni ad accordare le facilita

zioni che gli si chiedono in materia di commercio. Ciò provocherebbe, alla

sua volta, da parte di questo Stato, la ripresentazione della domanda già fatta

di riconoscimento della sua neutralità, cioè la richiesta di ottenere una tal

guarentigia prima di accordare le agevolezze commerciali desiderate. La Fran

cia si troverebbe così nella necessità di spiegare il proprio giuoco. Od essa

accetterebbe di entrare, insieme alle altre Potenze, nell'ordine di idee del

Marocco, e la integrità territoriale di questo Stato sarebbe assicurata di comune

accordo; o, come è assai più probabile, abbandonerebbe la Confer·enza, e in tal

caso le altre Potenze potrebbero procedere oltre e stabilire tra loro i patti

che ritenessero necessarii per tutelare il mantenimento dello statu-quo in

quell'Impero.

Tra le varie ipotesi possibili, a giudizio del mio interlocutore, vi è pur

quella tuttavia, che i rappresentanti marocchini si astengano dal sollevare

in seno alla Conferenza la questione della neutralità. Questo riservato contegno

da parte loro, pienamente conforme ai desiderii ed agli interessi francesi

potrebbe essere, secondo il Conte di Benomar, per avventura, il frutto della recente missione del Ministro Féraud a Mequinez, dove si crede, benchè non sia accertato, che egli siasi adoperato, tra le altre ,cose, a conseguire questo fine.

In tal caso, e cosi pure in quello in cui il Governo di Francia, non potendo ottenere la previa assicurazione sul limitato programma dei lavori della Conferenza, si rifiuti a prendervi parte, il Gabinetto di Madrid (così almeno credeva quel Ministro di poter affermare) è disposto a forzare in altro modo il Governo stesso a svelare le sue intenzioni sulla quistione fondamentale della neutralità, o per meglio dire della integrità del Marocco, e ciò mediante esplicito, formale invito che gli rivolgerebbe perchè abbia a dichiararsi in proposito, laddove le altre Potenze interessate gli diano U mandato di farlo, in relazione alla nota domanda formulata dal Sultano a tale riguardo.

Il Conte di Benomar si compiacque, in questo incontro, di fornirmi pure particolareggiate spiegazioni sull'incidente dell'isola di Peregil (1), facendomi rilevare la doppia azione spiegata in questa circostanza dal Governo Francese, il quale da un lato, per mezzo del Ministro Cambon, spingeva il Gabinetto di Madrid alla occupazione deWisola, e dall'altro faceva dare l'allarme a Londra contro la pretesa usurpazione della Spagna a danno del Marocco. Egli mi dimostrava inoltre come il proprio Governo fosse ben lontano dal voler pregiudicare con un fatto di questo genere la quistione marocchina, nel momento appunto in cui essa sembra entrata in una fase di probabile componimento mercè il concorso delle Potenze principalmente interessatevi.

(l) -Cfr. n. 351. (2) -Cfr. n. 358.
366

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETISSIMO S. N. Londra, 2 dicembre 1887, ore 3,55 (per. ore 7,45).

Je reçois à l'instant le télégramme de V. E. du 1er au soir (2) concernant l'accord. J'ai l'honneur d'informer V. E. que dans la première rédaction des propositions anglaises, au paragraphe commençant par les mots • en ce qui conc1erne les articles 6 et 7 •, Salisbury avait fait mention du traité de Paris de 1856. Cette rédaction ayant été soumise au prince de Bismarck, celui-ci a engagé Sa Seigneurie à supprimer ,toute mention du traité de Paris vu que, selon l'avis du Prince, cette mention du traité de 1856 pourra.it etre interprétée dans le sens que la France eut un locus standi, bien que très indirect, dans l'accord des trois puissances. Par suite de cette représentation, Salisbury a substitué aux mots • la Grande Bretagne est déjà tenue par le traité de Paris •, les mots • la Grande Bretagne est déjà tenue par des traités •. J'attends les instructions de V. E. au sujet de la dernière partie du télégramme d'hier soir.

(l) -Nel novembre era corsa la voce che la Spagna avesse intenzione di occupare la piccola isola di Peregil appartenente al Marocco. Il R. ministro a Madrid, Maffei, smentiva la notizia (Maffei a Crispi, Madrid, 20 novembre 1887, t. 1691, non pubblicato). (2) -Cfr. n. 363.
367

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. CONFIDENZIALE S. N. Londra, 2 dicembre 1887.

J'ai lu à Salisbury télégramme (l) de V. E. sur Maroc. Il s'en est montré reconnaissant à V. E. et compte sur votre appui. Sa Seigneurie m'a dit avoir accepté Conférence pour ne pas s'opposer au courant de l'opinion publique au sujet des réformes • vu que l'Angleterre était un pays philanthropique •. Salisbury a admis que la note qu'il allait m'adresser avait été rédigée dans le but d'etre publiée et désirait que dans notre réponse nous adhérions à ses idées mais m'a prévenu que ce que je lui écrirai était aussi déstiné au blue-book.

368

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

D. 545/1329. Roma, 2 dicembre 1887.

Con rapporto del 24 corrente (2), l'E. V. mi ha rimesso copia della lettera direttale da codesto ministro degli affari esteri, per rispondere alle diverse osservazioni da V. E. presentate circa i procedimenti del reggente il Consolato di Francia a Massaua.

Per verità molto si potrebbe obiettare, sia circa le circostanze addotte a discolpa del signor Mercinier, sia circa gli appunti fatti al generale Saletta. Però, essendosi ormai la situazione fatta ancora più semplice e manifesta per l'imminente inizio delle operazioni militari, è meglio soprassedere da ulteriore carteggio scritto circa questo argomento.

E neppure sarebbe conveniente insistere verbalmente. Piuttosto, quante volte, pel discorrerne, la cosa torni opportuna, V. E. non dovrà tralasciare di tenere ben fermi i punti nei quali si compendia il nostro modo di vedere circa le controversie che si agitarono a Massaua tra il R. comandante e quel console di Francia. Questi punti, che risultano chiaramente dalle istruzioni ministeriali, sono principalmente i due seguenti: giusta limitazione della facoltà di proteggere sudditi di terza potenza (e ciò, beninteso, secondo il metodo in vigore nei paesi civili, non già secondo il ben diverso metodo che si pratica nei paesi fuori di cristianità); sospensione di ogni vincolo o restrizione all'esercizio della nostra giurisdizione.

(l) -Cfr. n. 358. (2) -Non pubblicato.
369

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 147. Costantinopoli, 2 dicembre 1887.

Mi riferisco al mio rapporto n. 141 (l) del 29 del decorso novembre.

Le spiegazioni chieste dalla Porta al Governatore di Tripoli sulle rettifiche dei confini della Tunisia tardando tuttora ad arrivare, ho creduto opportuno di porre la Porta in grado di chiedere nuovamente per telegrafo schiarimenti a quel funzionario in base alle nuove informazioni contenute nei dispacci ministeriali numeri 123 e 133 di questa serie (2).

I miei tre colleghi furono con me consenzienti in tali ufficii, e specialmente l'Ambasciatore di Germania fece osservare al Gran Visir che la politica dello status quo, affermata dalle Potenze, si fonda sulla supposizione che la Porta dal canto suo sappia preservare l'integrità del suo territorio, il quale se invece fosse diminuito in Tripolitania per il fatto della Francia, potrebbe, come naturale .conseguenza, essere anche intaccato da altri.

Il Gran Visir si è dimostrato colpito dalla gravità dei fatti segnalati ed ha rinnovato per telegrafo domanda al Governatore di Tripoli dei più precisi schiarimenti. Egli inoltre gli ha dato ordine di non intrattenere comunicazioni sulle quistioni di confini coi comandanti francesi locali, ma bensì col comando superiore a Tunisi. Mi sembra dubbio che quest'uìtimo ordine abbia pratici effetti. Insisterò ulteriormente presso la Porta sulla necessità che non tardino di più gli schiarimenti chiesti.

370

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Londra, 3 dicembre 1887, ore 2,10 (per. ore 6).

Salisbury propose à V. E. que l'échange de notes ait lieu à Londres dans le cours de la semaine prochaine et désire que l'Ambassade du Roi prende l'initiative de cet échange. Il m'a prié de me rendre auprès de lui dès que j'aurais reçu instructions pour lui donner d'avance communication du texte de la note et a promis de nous donner à son tour préalablement le texte de la réponse. Sa Seigneurie m'a dit qu'il allait faire proposition analogue à l'Autriche-Hongrie.

Sur ma demande, Salisbury a ajouté que, selon lui, les notes italienne et autrichienne devaient etre rédigées dans le meme sens, mais non pas dans les memes ,termes. Se référant ensuite à la proposition faite par V. E. à l'ambassadeur d'Ang,leterre, Sa Seigneurie m'a chargé de vous faire savoir qu'il avait eu la meme idée que V. E. au sujet du traité de Paris, mais que le prince de Bismarck s'y était opposé, alléguant que ce n'était pas prudent

• de tirer la France dans cet accord •.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. nn. 282 e 316.
371

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

T. 939. Roma, 3 dicembre 1887, ore 23,15.

Le Gouvernement italien a appris avec la plus grande satisfaction l'élection de M. Sadi-Carnot à la Présidence de la République. Je prie V. E. de se rendre le plus tot possible auprès du nouveau Président pour lui offrir en mon nom et au nom du Gouvernement du Roi, nos félicitations les plus sincères. Nous avons la pleine confiance que, sous l'administration de M. SadiCarnot les rapports entre la France et l'Italie non seulement se maintiendront amicaux mais deviendront de plus en plus cordiaux et intimes. Pour mon lc1ompte, je consacrerai dans ce but tous mes efforts.

372

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

(Ed. in LV 58, p. 513)

D. 504/488. Roma, 3 dicembre 1887.

Riferisce il R. Ambasciatore a Vienna che avendo informato il conte Kalnoky della decisione del R. governo di aderire alla convenzione pel canale di Suez, quel ministro degli Affari Esteri ha espresso l'opinione che sarebbe conveniente che i gabinetti di Vienna, di Roma e di Londra, si intendessero per dar la loro adesione ufficiale presso a poco contemporaneamente (l), quando ne fosse venuto il tempo.

Per parte mia accetto volentieri (l) la proposta del conte Kainoky di procedere, nel momento opportuno, e con reciproco preavviso fra le tre potenze, alla adesione simultanea.

Gradirei di conoscere se quel suggerimento ha incontrato la stessa favorevole accoglienza presso il Foreign Office.

(l) LV.: • simultaneamente •·

373

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Roma, 4 dicembre 1887 (2).

J'accepte la proposition de lord Salisbury à laquelle se réfère votre télégramme réservé (3) et je vous autorise à prendre l'initiative de l'échange des notes pour la conclusion de l'aocord à trois. Par conséquent vous vous mettrez d'aocord avec le Foreign Office: lo pour une nouvelle rédaction de l'art. 5, selon les propositions anglaises, c'est à dire contenant mention de la Bulgarie, de la Roumanie, des détroits et de l'Asie Mineure; 2° pour rédiger le préambule de la note; 3° pour la phrase de conclusion de la mème note, dans le sens que le secret sera strictement gardé envers la Porte et envers toutes les autres puissances, jusqu'à ce que les trois puissances contractantes ne consentent pas simultanément à la révélation de l'accord. Dès que vous aurez arrèté avec le Foreign Office la rédaction de la note et la réponse du Gouvernement anglais, vous m'en ferez connaitre télégraphiquement la teneur.

374

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Roma, 4 dicembre 1887, ore 4,45.

Je vous communique plus loin télégramme que je viens d'adresser à Londres en réponse à télégramme de Catalani (3) dont V. E. saisira aisément la teneur. Nous n'avons aucune raison de ne pas prendre l'initiative qu'on nous offre et l'Autriche-Hongrie aura peut-etre, comme l'Angleterre, de bons motifs pour nous la laisser. Voici télégramme en question (4).

(l) -LV.: • non ho difficoltà ad accettare •. (2) -Arrivato a Londra alle ore 18,38. (3) -Cfr. n. 370. (4) -Segue il testo del telegramma pubblicato retro sotto il n. 373.
375

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETO S. N. Vienna, 4 dicembre 1887, ore 21,30 (per. ore 22,15).

Kalnoky vient de me convoquer pour aujourd'hui et demain afin de concerter avec lui la nouvelle rédaction des notes à échanger. Il se propose de vous soumettre cette rédaction ainsi que le mode de procéder d'après lequel l'initiative appartiendrait en commun à l'Italie et à l'Autriche-Hongrie. Dès lors je crois qu'il conviendrait afin d'éviter une confusion d'attendre les communications de Vienne qui partent demain pour Rome et pour Londres. D'après ce que Kalnoky vient de me dire, il ne se refuse nullement à prendre ou à partager l'initiative.

376

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., come estratto, in LV 58, p. 515)

R. CONFIDENZIALE 7 41. Londra, 4 dicembre 1887.

In un colloquio che ebbi con Lord Salisbury il 2 corrente credetti utile comunicargli le notizie contenute nel telegramma dell'E. V. del 30 novembre scorso (1), per conoscere il pensiero di Sua Signoria sui negoziati della Francia per far accettare alle potenze il disegno di Convenzione sul Canale di Suez.

Sua Signoria manifestò qualche meraviglia alla notizia delle pratiche della Porta per far sopprimere le parole • par leurs propres forces • dall'art. 10 del disegno di Convenzione; e mi rammentò che nella Conferenza di Parigi il Commissario Ottomano aveva insistito affinchè quelle parole rimanessero nel testo dell'articolo, nonostante gli sforzi fatti dai Commissari Inglesi per farle omettere.

Lord Salisbury soggiunse (in modo confidenziale) che • spettava ora alla Francia di far accettare alla Porta quelle parole e di mettersi d'accordo con essa: e che poco importava all'Inghilterra che la Convenzione pel Canale di Suez fosse o no sottoscritta •.

Questa dichiarazione conferma quanto io più volte ebbi l'onore di riferire all'E. V., nei miei rapporti circa il Canale di Suez, cioè a dire che nel negoziare il disegno di Convenzione colla Francia Lord Salisbury non aveva

altro intento che d'indurre quest'ultima a richiamare le sue truppe dalle Nuove Ebridi. Una Convenzione a tale fine essendo stata sottoscritta, Sua Signoria poco si cura del resto.

Il presente rapporto non è che una conferma del telegramma che ebbi l'onore di dirigere all'E. V. il 2 corrente.

(l) Con questo telegramma Crispi comunicava un dispaccio telegrafico di Blanc, riassumente le notizie riportate nel doc. n. 355.

377

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO SEGRETO S. N. Vienna, 5 dicembre 1887, ore 5,12 (per. ore 8,50).

Voici projet de note envoyé. A la suite de l'entente établie entre les Gouvernements, et coetera, par l'échange de notes opéré à Londres le mois de mars dernier le Gouvernement d'Autriche-Hongrie est tombé d'accord avec les Gouvernements d'Italie et de la Grande Bretagne sur l'adoption des points suivants destinés à confirmer les principes établis par l'échange de notes précité et à préciser l'attitude commune des trois puissances en prévision des éventualités qui pourraient se produire en Orient: • l 0 -2°-3°-4° sans changement. 5° après les mots "envoi de volontaires" on ajoute ce qui suit "de mème la Turquie constituée par les traités gardienne des détroits ne pourrait non plus céder aucune portion de ses droits souverains ni déléguer ses pouvoirs à une autre puissance en Asie mineure ". 6° désir des trois puissances de s'associer la Turquie pour la défense ,commune de ces principes. 7° en cas de résistance de la Turquie à des entreprises illégales telles qu'elles se trouvent indiquées dans l'article cinq, les trois puissances se mettront aussitot d'accord sur les mesures à prendre pour faire respecter l'indépendance de l'empire ottoman et l'intégrité de son territoire telles qu'elles sont consacrées par les traités antérieurs. so si cependant la conduite de la Porte, de l'avis des trois puissances, prenait le caractère de complicité ou de connivence avec une pareille entreprise illégale, les trois puissances se considéreront comme justifiées par les traités existants à procéder soit conjointement soit séparément à l'occupation provisoire par leurs forces de terre ou de mer de tels points du territoire ottoman qu'elles reconnaitront d'accord nécessaire d'occuper à l'effet d'assurer les buts déterminés par les traités antérieurs. 9° l'existance et le contenu du présent accord entre les trois .puissances ne devront ètre révélés à la Turquie ni à d'autres puissances qui n'en auraient pas déjà été informées sans le consentement antérieur de toutes et de chacune des trois puissances susdites. Le soussigné ambassadeur de et coetera a été chargé par son Gouvernement de signer la présente note et de ,l'échanger contre une note identique du Gouvernement de S. M. britannique •.

378

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO S. N. Roma, 5 dicembre 1887, ore 18.

J'ai accepté pour samedi une interrogation à la Chambre des députés au sujet du déplacement de la frontière Est de la Tunisie.

Je me réfère à la correspondance diplomatique dernièrement échangée et notamment aux numéros 235 et 238 (l) de la Série imprimée 71, partie d'ici le 22 novembre.

Ces documents dévoilent que la France tend à des empiètements de ce coté et qu'elle a peut-etre déjà modifié à sa guise la frontière susdite.

Attirez l'attention de Lord Salisbury sur ces faits qui sont manifestement de ceux qu'ont prévus nos engagements du 12 février dernier. Faites-moi connaitre au plus tòt sa réponse et vos impressions pour qu'un é<:hange d'idées puisse encore avoir lieu au besoin.

379

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. SEGRETISSIMO S. N. Londra, 5 dicembre 1887.

Lord Salisbury n'a pas été en ville aujourd'hui, mais on l'attend demain.

D'après les ordres de V. E. je devais me concerter avec Sa Seigneurie relativement à la rédaction de 1La note pour l'ac,aord à trois, mais ayant reçu ce soir copie d'un télégramme du Comte K:Hnoky à l'ambassadeur d'Autriche à Londres je prie V. E. de vouloir bien me donner le plus tot possible ses instructions pour ma gouverne. Voici télégramme du comte Kalnoky.

• J'envoie aujourd'hui à V. E. un projet de note que je viens de rédiger avec le Comte Nigra. Cette note contient après l'introduction formelle d'usage, les 8 points modifiés selon le désir de lord Salisbury et cet acte est rédigé de la sorte que le méme texte peut étre adopté et échangé par les trois Cabinets, ce qui simplifierait beaucoup la chose. La question de l'initiative pourrait étre Qomplètement évitée, gràce à ce procédé que je recommanderais vivement de ma part.

Le commencement de la note serait conçu: A la suite de l'entente établie entre les Gouvernements de.... etc. par l'é<:hange de notes opéré à Londres, mars 1887, le Gouvernement de..... etc.

est tombé d'accord avec les Gouvernements de..... etc. sur l'adoption des points suivants destinés à confirmer les principes établis par l'échange des notes précitées et à préciser l'attitude commune des trois Puissances en prévision des éventualités qui pourraient se produire en Orient.

Ensuite viennent les 8 points avec les additions faites par lord Salisbury et on finirait la note en ,ces termes:

Le soussigné ambassadeur (ministre etc.... ) a été chargé par son Gouvernement de signer la présente note et de l'échanger contre une note identique du Gouvernement.... etc. •.

L'ambassadeur d'Autriche me dit qu'il fera demain part de ce télégramme à lord Salisbury et qu'il ne doute pas que Sa Seigneurie acceptera cette manière de procéder.

Le comte Karolyi espère que l'accord pourra etre signé mercredi ou jeudi prochain.

(l) Cfr. nn. 282 e 316.

380

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO S. N. Vienna, 5 dicembre 1887.

In seguito ad invito del conte Kalnoky mi recai ieri sera e questa mattina al Ministero Imperiale e Reale degli Affari Esteri, dove attesi insieme con S. E. alla redazione del progetto di nota da scambiarsi fra i Governi d'Italia, d'AustriaUngheria e della Gran Bretagna allo scopo di rendere più completo e più preciso l'accordo stretto fra le tre potenze nel mese di marzo scorso. Base di questa redazione furono gli otto punti già sottomessi dal Governo austroungarico all'esame dei Governi d'Italia e della Gran Bretagna, e le osservazioni fatte intorno ai medesimi dal marchese di Salisbury. Ho avuto cura di telegrafare a V. E. il breve preambolo del progetto di nota, e la sua conclusione, gli articoli modificati 5, 6, 7 e 8, nonchè il nuovo articolo 9. Il conte Kalnoky ha egualmente telegrafato il progetto all'Ambasciata austro-ungarica in Londra, e manderà alla detta Ambasciata come pure a quella accreditata presso

S. M. il Re in Roma copia del progetto stesso colla corrispondenza ordinaria. L'E. V. troverà poi, unita al presente rapporto, una eguale copia del progetto.

Con questo progetto la questione dell'iniziativa rimane per così dire esclusa giacchè lo scambio potrà farsi contemporaneamente. Esso può farsi cioè:

l) a Londra fra le due Ambasciate d'Italia e d'Austria-Ungheria dall'un lato, e il Foreign Office dall'altro; e 2) fra V. E. e l'Ambasciata austro-ungarica in Roma, o fra il conte Kalnoky e l'Ambasciata italiana in Vienna, a di lei scelta.

La cortclusione della nota dovrà subire un leggiero cambiamento di forma in quei testi che porteranno la firma del ministro degli Affari Esteri invece di quella dell'ambasciatore.

Rimane ora che l'E. V. esamini questo progetto e faccia poi conoscere ai due Governi d'Austria-Ungheria e d'Inghilterra il suo avviso in proposito. Così pure il marchese di Salisbury avrà a pronunziarsi intorno a questa redazione.

In mancanza di un mezzo più pronto di sicura trasmissione, questo rapporto non potrà essere spedito che dopo domani coll'occasione stessa che reca il progetto in quistione al barone di Bruck.

381

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Londra, 6 dicembre 1887, ore 4,50.

Ainsi qu'il me l'avait promis, Salisbury a t~légraphié au Consul d'Angleterre à Tripoli pour obtenir informations sur les ménées de la France et sur l'a~quiescement ou la complicité de la Porte. Sa Seigneurie a reçu hier en réponse le télégramme suivant:

• Il n'y a aucun fondement pour soupçonner que la France ait obtenu le consentement de la Porte pour une rectification de la frontière tunisienne. Les français ont fait une carte de la frontière laque~le on dit inclure une portion du territoire tripolitain. Ils fortifìent Zerzis et autres points de la frontière. Ils ont récemment transporté matériel de construction dans un endroit à six milles en déça de la frontière sur le territoire tripolitain, mais s'en sont retirés par suite de représentations du Vali au consul de France et à ses menaces de s'opposer par la force à toute tentative d'empiètement sur le territoire de Tripoli •.

En présence de ce télégramme je me suis abstenu aujourd'hui de toute nouvelle démarche au Foreign Office et j'allais prier V. E. de vouloir bien donner instructions télégraphiques au Consul du Roi à Tripoli de communiquer toutes ces informations et appréciations à son collègue d'Angleterre auquel il peut se confier.

Je reçois maintenant les deux télégrammes (l) de V. E. de ce soir et j'aurai soin de prier demain Lord Salisbury, non seulement de télégraphier aux Ambassades d'Angleterre à Paris et à Constantinople pour vérifier la nouvelle du BuUetin géographique, mais aussi de faire connaitre ce que Sa Seigneurie compte proposer dans le cas où la nouvelle fut avérée. V. E. recevra demain soir la réponse de Salisbury et avant samedi tous les renseignements qu'il me sera possible d'obtenir.

25 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

(l) II primo è il n. 378; il secondo non è pubblicato.

382

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

(Ed., in traduzione, in LV 57, pp. 47-48)

T. s. N. Roma, 6 dicembre 1887, ore 20.

L'Ambassadeur de France est venu aujourd'hui me parler de notre traité de commerce. Il a conclu en me demandant que nous consentions à proroger le Traité aduel et a proposé que les deux gouvernements entament des négociations pour un traité de navigation.

J'ai répondu que nous sommes tout disposés à entrer en pourparlers pour la stipulation d'un traité de navigation à condition que l'on reprenne les négociations pour le traité de commerce, voulant que l'un et l'autre soient simultanément stipulés. Quant à proroger le traité actuel, j'ai répondu ce que j'ai déjà eu l'occasion de dire à V. E., c'est-à-dire que nous n'y consentirions que dans le cas où le cours des négociations nous démontrerait la probabilité d'un accord.

Nous sommes prets à négocier dès aujourd'hui, ai-je ajouté, et la France aurait toute la responsabilité du retard, si, au 31 décembre, rien n'était fait pour la conclusion d'un traité et que les deux pays dussent etre abandonnés au régime des tarifs.

Veuillez vous rendre interprète des idées que j'ai énoncées auprès du Ministre des affaires étrangères et ajouter qu'avec de la bonne volonté on pourrait savoir avant la fin du mois si un accord est, oui ou non, possible.

383

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Roma, 6 dicembre 1887 (1).

Nigra m'a télégraphié hier au soir projet de notes à échanger avec le Foreign Office. Ce projet a été rédigé par Nigra et Kalnoky et devait etre communiqué tout de suite à Karolyi. Comme il contient toutes les modifications et additions proposées par l'Angleterre, je n'aurais pour mon compte aucune difficulté à l'accepter. Toutefois je réserve ma réponse jusqu'à ce que je connaisse les intentions de Salisbury à cet égard, car je désire procéder de plein accord avec Sa Seigneurie.

(l) Arrivato a Londra alle ore 6,11 del 7 dicembre.

384

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 154. Costantinopoli, 6 dicembre 1887.

Dopo le categoriche ed ufficiali smentite ripetutamente formulate dalla Porta non solo a me, ma ai miei colleghi d'Inghilterra, di Germania e d'Austria-Ungheria, le quali escluderebbero ogni qualsiasi partecipazione del governo imperiale alle mutazioni di confine, che si starebbero facendo tra la Tunisia e la Tripolitania, le notizie pubbUcate dalla società geografica di Parigi ci danno diritto di esigere oltre a immediate spiegazioni sopra il fatto, positive dichiarazioni di principio; giacchè non solo appariscono essere stati tolti alla Tripolitania territori sopra i quali la Porta dimostra non avere nessuna nozione geografica precisa; ma l'esistenza di un accordo qualsiasi, anche solo consentito dal governatore di Tripoli, colle autorità francesi, pregiudicherebbe la risoluzione costantemente manifestata dalla Porta a me e ai miei detti tre colleghi di non riconoscere il protettorato francese a Tunisi.

Mi reco ora dal gran visir, ed invio direttamente al Sultano le informazioni telegrafatemi dall'E. V. Riferirò il seguito dopo la partenza di questo corriere.

385

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. 1783 bis. Londra, 7 dicembre 1887, ore 6 (per. ore 10).

Voici projet de ma réponse à la note de Salisbury sur affaire Maroc; nul doute qu'elle soit agréée par Sa Seigneurie. Je prie V. E. de vouloir bien me faire connaitre, le plus t6t possible, si Elle l'approuve: cette réponse portera la date 4 courant, ayant reçu seulement avant-hier note de Salisbury en date du 1er. Il est inutile de télégraphier note de Salisbury, puisqu'elle est résumée dans ma réponse ci-dessous: • J'ai l'honneur d'accuser réception note que V.

S. a bien voulu m'adresser, le 1cr courant, au sujet de la conférence sur les affaires du Maroc.

En attendant les communications que le Cabinet de Madrid a l'intention de faire aux puissances amies sur la proposition de l'Espagne, de limiter la conférence à la question des protections, V. S. me fait observer que le Gouvernement de la Reine considère que la dite question est liée au maintien du pouvoir du Souverain actuel du Maroc, et que l'Angleterre ne serait pas disposée à consentir à aucun changement dans le système des protections, sans quelque déclaration des puissances intéressées, renonçant à tout empiètement dans le territoire ou dans la juridiction de cet Empire.

Par suite de l'échange d'idées, qui a eu lieu entre S. E. Crispi et V. S. depuis que la question du Maroc a de nouveau été soulevée, V. S. sait que le Gouvernement du Roi partage entièrement les opinions du Gouvernement de la Reine sur les affaires du Maroc. Les intérèts de l'!talie et de l'Angleterre étant identiques en ce qui concerne le maintien du statu quo dans cet Empire, je suis autorisé par S. E. Crispi à déclarer à V. S., que c'est avec les memes dispositions énoncées dans la note que vous avez bien voulu m'adresser le Ier 'courant, que le Gouvernement du Roi a donné son adhésion à la réunion de la conférence à Madrid •.

386

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO S. N. Londra, 7 dicembre 1887, ore 6,15 (per. ore 10,50).

Salisbury a reconnu la gravité des nouvelles concernant la frontière tri

polo-tunisienne, contenues dans le télégramme de V. E. cinq courant (1). Sa

Seigneurie a télégraphié immédiatement aux Ambassadeurs d'Angleterre à

Paris et à Constantinople de demander respectivement aux Ministres des af

faires étrangères deus deux pays, si la nouvelle que la frontière tunisienne a

été déplacée de deux kilomètres vers l'est était vraie et si on avait conclu une

convention entre la France et la Turquie à cet effet.

Salisbury a en meme temps ordonné de faire des recherches au Foreign Office de toutes les pièces relatives aux limites de la Tunisie et de Tripoli. Ayant interrogé Sa Seigneurie sur ce qu'elle comptait faire si cette nouvelle était avérée, elle reoonnut que par l'accord du 12 février l'Angleterre était obligée d'appuyer l'action de l'Italie et que par les deux traités de Paris du trente mars et 15 avril 1856 le Gouvernement anglais était tenu à garantir l'intégrité de l'empire ottoman. Pour le moment, il se bornait à déclarer que si la nouvelle était exacte l'Italie et l'Angleterre devaient de suite protester.

387

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Londra, 7 dicembre 1887, ore 6,15

(per. ore 11,20).

J'ai donné lecture à Salisbury des télégrammes de V. E. du 4 et 5 courant (2), concernant accord et il a été très reconnaissant des déclarations amicales de V. E. Sa Seigneurie avait reçu télégramme de Kainoky à Karolyi, mais

il m'a déclaré qu'il ne pouvait accepter proposition que le meme texte de note fut adopté par les trois cabinets. • Je n'ai pas d'objection, m'a-t-il dit, au projet Nigra-Kalnoky, pourvu que l'initiative de l'échange des notes soit laissée à l'Italie et à l'Autriche. Je me bornerai à répondre, mais je désire introduire dans ma réponse les considérants par lesquels, selon le point de vue anglais, j'ai cru accepter l'accord. Il me faut cette précaution dans le cas où, par suite

des bruits répandus dernièrement, il serait impossible de garder le secret. Je ne m'oppose pas, a ajouté Sa Seigneurie, à ,ce que la rédaction de la note italienne et autrichienne soit identique; je ne demande qu'une simple addition au premier alinéa, savoir après les mots • est tombé d'accord avec le Gouvernement de • ajouter les mots • de proposer au Gouvernement britannique •. L'ambassadeur d'Allemagne, étant en faveur de l'identicité des trois notes, car celle-ci donnerait à l'accord forme de traité, s'est employé a faire accepter la proposition de Nigra-Kalnoky, mais Sa Seigneurie a été inébranlable et j'ai compris que toute tentative serait inutile, lorsque j'ai vu que le premier Lord de la Trésorerie s'attendait à des interpellations à la Chambre des Communes sur l'accord. La note rédigée à Vienne dont j'aurai copie sera communiquée demain à Salisbury qui a promis de me faire avoir dans deux ou trois jours son projet de réponse. L'ambassadeur d'Allemagne a dit à Karolyi et à moi qu'il fera tous ses efforts afin que réponse anglaise s'écarte le moins possible de notre texte. En attendant, comme V. E. a réservé sa décision, je la prie de vouloir bien me faire connaìtre, si V. E. accepte définitivement le texte Nigra· Kalnoky.

(l) -Cfr. n. 378. (2) -Cfr. nn. 373 e 383.
388

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Londra, 7 dicembre 1887, ore 23,59 (per. ore 6 dell'8).

En réponse au télégramme de Salisbury, l'Ambassadeur d'Angleterre à Constantinople vient de télégraphier que la Porte dément catégoriquement d'étre entrée dans aucun accord avec la France relativement à la frontière tripolitunisienne. Ministre des affaires étrangères de Turquie a déclaré que les autorités locales à Tripoli n'avaient aucune faculté de négocier ou de prendre des mesures qui pourraient reconnaitre, dans un dégré le plus éloigné, aucun droit à la France de se trouver à Tunis.

La Porte aurait fait des déclarations analogues au Baron Blanc.

389

L'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, CALVI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 907. Atene, 7 dicembre 1887.

Ho saputo da buona sorgente (e già da parecchio tempo) che il signor Kaljevich Ministro di Serbia non farà più ritorno ad Atene. Anche l'attuale Incaricato d'Affari si dispone a prendere un congedo e per altra parte il Signor Nasos che reggeva la Legazione ellenica a Belgrado ha pure lasciato il suo posto per non farvi più ritorno.

Non esiste per vero fra i Governi Serbo e il Greco alcuna cagione immediata di malumore, ma la Macedonia è un pomo di discordia che non permette neppure amicizie cordiali e sempre più vive si fanno le diffidenze della Grecia verso gli altri popoli dei Balcani.

La Legazione a Belgrado è considerata presentemente come una cosa più dispendiosa che utile; ho ragione di credere che dopo le partenze cui ho accennato si trascurerà di inviare colà un nuovo rappresentante e di fatto i due paesi verranno a mancare di dirette relazioni diplomatiche.

390

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. SEGRETO 750. Londra, 7 dicembre 1887.

Ho l'onore di trasmettere qui unita all'E. V. una copia del disegno di nota per l'accordo delle tre potenze, trasmesso dal conte Kalnoky al conte Karolyi, ambasciatore d'Austria Ungheria in Londra, che m'è stata comunicata da quest'ultimo.

2) Nel caso in cui piacesse all'E. V. darmi l'ordine di sottoscrivere e di rimettere a lord Salisbury una copia della suddetta nota, occorrerebbe di fare un'aggiunta nel primo capoverso ed un'alterazione nella conclusione di, essa.

L'aggiunta consisterebbe delle parole • de proposer au Gouvernement bri

tannique • da inserirsi dopo le parole • est tombé d'accord avec le Gouverne

ment de • etc. L'alterazione consisterebbe nel sostituire la parola • analogue •

alla parola • identique • nella frase seguente: • et de l'échanger contre une

note identique du Gouvernement de S. M. Britannique ».

3) Mettendo a riscontro il suddetto disegno di nota col disegno di accordo

compilato dai tre ambasciatori a Costantinopoli e con le aggiunte proposte da

lord Salisbury, trovo, fra altri di minor conto, i due seguenti divari. Nell'ar

ticolo 5 dopo le parole « envoi de volontaires • è omessa la frase qui appresso,

esistente nel progetto di Costantinopoli • ce qui constituerait non seulement

une infraction au statu quo légal, mais serait attentatoire aux intérets des trois

puissances •. Nell'articolo 8 dopo la parola c occupation • trovo la parola • provisoire • che non esiste nelle aggiunte ,inglesi dove leggo soltanto • occupation •. Vero è che nel progetto dei tre ambasciatori è detto c occuper provisoirement etc. •.

4) Nè nel disegno di nota compilato a Vienna, nè nel disegno d'accordo compilato a Costantinopoli, nè nelle aggiunte inglesi, vedo alcuna menzione della Rumania. Però nel telegramma che l'E. V. mi fece l'onore di dirigermi il 4 corrente (l) leggo la frase seguente: • vous vous mettrez d'accord avec lord Salisbury pour une nouvelle rédaction de l'artide 5 ..... contenant mention de la Bulgarie, de la Roumanie, des détroits et de l'Asie Mineure •. Nel caso in cui la parola c Roumanie • non fosse (come io suppongo) un errore di cifra, prego l'E. V. di volermi dare istruzioni in proposito per telegrafo.

5) Il progetto di nota compilato a Vienna è stato spedito oggi a lord Salisbury ad Hasfield Castle dall'ambasciatore di Austria Ungheria. Quest'ultimo m'ha dato comunicazione di un dispaccio direttogli dal conte Kalnoky in cui è detto che lo scambio di note fra l'Italia e l'Austria dovrà seguire a Roma od a Vienna.

ALLEGATO

PROJET DE NOTE

A la suite de l'entente établie entre les Gouvernements de Sa Majesté l'Empereur d'Autriche, Roi de Hongde et de Leurs Majestés la Reine du Royaume Uni de la Grande Bretagne et d'Irlande et le Roi d'Italie, par l'échange de notes opéré à Londres le mois de mars 1887, le Gouvernement de Sa Majesté Impériale et Royale Apostolique est tombé d'accord avec les Gouvernements de la Grande Bretagne et d'Italie sur l'adoption des points suivants destinés à confirmer les principes établis par l'échange de notes précité et à préciser l'attitude commune des trois puissances en prévision des éventualités qui pourraient se produire en Orient.

l o Maintien de la paix et exclusion de toute politique agressive.

zo Maintien du statu quo en Orient fondé sur les traités, à l'exclusion de toute

politique de compensations.

go Maintien des autonomies locales établies par ces memes traités.

4° Indépendance de la Turquie, gardienne d'intérets européens importants

(indépendance du Kalifat, liberté des détroits etc.) de toute influence étrangère

prépondérante.

5• Par conséquent la Turquie ne peut ni céder ni déléguer ses droits suze

rains sur la Bulgarie à une autre puissance, ni intervenir pour y établir une admi

nistration étrangère, ni tolérer des actes de coercition entrepris dans ce dernier

but sous forme, soit d'occupation militaire, soit d'envoi de volontaires. De meme

la Turquie constituée par les traités gardienne des détroits ne pourrait non plus

céder aucune portion de ses droits souverains, ni déléguer ses pouvoirs à une autre

puissance en Asie Mineure.

6° Désir des trois puissances de s'associer la Turquie pour la défense com

mune de ces principes.

7• En cas de résistance de la Turquie à des entreprises illégales telles qu'elles

se trouvent indiquées dans l'article 5, les trois puissances se mettront aussitòt d'ac

cord sur les mesures à prendre pour faire respecter l'indépendance de l'Empire

Ottoman et l'intégrité de son territoire telles qu'elles sont consacrées par les traités

antérieurs.

ao Si cependant la conduite de la Porte, de l'avis des trois puissances, prenait le caractère de complicité ou de connivence avec une pareille entreprise illégale, les trois puissances se considéreront comme justifiées par les traités existants à procéder, soit conjointement, soit séparément à l'occupation provisoire par leurs forces de terre ou de mer de tels points du territoire ottoman qu'elles reconnaitront d'accord nécessaire d'occuper à l'effet d'assurer les buts déterminés par les traités antérieurs.

go L'existence et le contenu du présent accord entre les trois puissances ne devront étre révélés à la Turquie ni à d'autres puissances qui n'en auraient pas déjà été informées sans le consentement antérieur de toutes et de chacune des trois puissances susdites.

Le soussigné, Ambassadeur d'Autriche-Hongrie, a été chargé par son Gouvernement de signer la présente note et de l'échanger contre une note identique du Gouvernement de Sa Majesté Britannique.

(l) Cfr. n. 373.

391

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Roma, 8 dicembre 1887, ore 4,45.

Catalani m'a télégraphié que Salisbury lui a déclaré qu'il ne pouvait accepter proposition que le mème texte de note fut adopté par les trois cabinets. Sa Seigneurie n'a pas d'objection à laisser à l'Italie et à l'Autriche l'initiative de l'échange de notes, mais il désire introduire dans sa réponse les considérants par lesquels, selon le point de vue anglais, il a cru accepter l'accord. Il ne s'oppose pas à ,ce que les notes italienne et autrichienne soient identiques, il ne demande que d'ajouter au premier alinéa, savoir après les mots • est tombé d'accord avec le Gouvernement de... • les mots • de proposer au Gouvernement britannique •. Comme toute tentative de persuader Salisbury à accepter intégralement le projet Nigra-Kalnoky, serait inutile, d'autant plus qu'on s'attend à des interpellations à la Chambre des Communes sur l'accord, je serais d'avis qu'on pourrait adhérer à la demande de Salisbury. Avant toutefois de donner des instructions à Catalani afin qu'il se concerte avec Karolyi et Salisbury pour la rédaction définitive des notes à échanger, je désirerais connaitre l'opinion de Kalnoky à ce sujet. Je prie V. E. de me la faire connaitre le plus t6t possible.

392

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. 950 bis. Roma, 8 dicembre 1887.

J'approuve le projet de réponse à Lord Salisbury sur les affaires du Maroc, dont vous m'avez communiqué le texte par votre télégramme d'hier matin (1).

(l) Cfr. n. 385.

393

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed. in LV 60, pp. 178-179)

R. RISERVATO 758. Londra, 8 dicembre 1887.

Ho l'onore di trasmettere qui unite all'E. V. la copia e la traduzione di un sunto della risposta fatta dal Negus alla lettera direttagli dalla Regina Vittoria nell'agosto scorso. (Rapporto di quest'ambasciata del 10 agosto n. 6 confidenziale) (1).

Il sunto di cui si tratta fu telegrafato ieri notte al Foreign Office da Suakim; e dal Foreign Office fu spedito per telegrafo a sir John Savile, con istruzione di darne pronta comunicazione all'E. V.

Ho avuto cura di annunziare poc'anzi tutto ciò all'E. V. con un telegramma; ed ho soggiunto che"lord Salisbury mi ha fatto consapevole del suo desiderio di parlarmi domani di quella lettera.

Da quanto si può giudicare da un ristretto, la lettera del Negus è scritta con alterezza. L'allusione che egli fa alla sconfitta data agli Egiziani è una coperta minaccia. La proposta di sottoporre la controversia coll'Italia ad un arbitrato mi fa sospettare che colui che la suggerì non è abissino. La sola parte della lettera che può fare argomentare che il dissidio possa comporsi senza ricorrere alle armi, è quella in cui il Negus manifesta rincrescimento che gli Italiani desiderino la guerra, poichè vorrebbe, egli scrive, combattere contro infedeli non contro cristiani.

ALLEGATO.

RISTRETTO DELLA LETTERA DI RE GIOVANNI

(Traduzione)

La lettera del Re dichiara che in sulle prime non vi era inimicizia fra lui e

l'Italia; e che era stato convenuto che soldati italiani dovessero scortare le carovane che viaggiavano fra l'Abissinia e Massaua. Ma soldati italiani vennero, senza mercatanti, a costruire fortificazioni su territorio abissino. E Ras Alula assalì quei soldati, non già convogli di mercatanti.

Il Re si lagna che gli Italiani non osservino le stipulazioni del trattato conchiuso dall'ammiraglio Hewett; che, per tre anni, abbiano imposto diritti sulle mercanzie abissine; che mentre, in conformità del trattato, le armi dovevano essere soltanto importate per ordine del Re, gli Italiani abbiano permesso un'importazione di armi illimitata, che cagiona disturbi in Abissinia.

Si riferisce quindi alla presa di Senheit per opera di Ismail pascià e dice che gli Egiziani furono poi sconfitti da lui. Dice che gli Italiani ora bramano la guerra e che ciò gli rincresce, perchè egli desidera combattere contro infedeli e non contro cristiani. Egli desidera soltanto difender.e il suo paese. Si professa pronto a mandare un'ambasciata in Inghilterra, se le comunicazioni sono aperte, e sottoporsi ad un arbitrato. Sospetta un disegno da parte dell'Italia di far l'Abissinia tributaria di Roma. Fa notare che tutti gli attacchi contro l'Abissinia vengono da Massaua e dice che egli aveva previsto simili disturbi quando, nei negoziati con sir W. Hewett. aveva chiesto Massaua, la quale una volta aveva appartenuto all'Abissinia.

33!.

(l) Cfr. n. 27.

394

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Londra, 9 dicembre 1887, ore 4,30 (per. ore 7,50).

Karolyi est venu me dire qu'il a reçu l'autorisation de Kalnoky de se concerter avec moi pour présenter à Salisbury les notes identiques et les échanger contre la note anglaise, dès que nous serions convaincus que l'adhésion de l'Angleterre est complète en ce qui concerne la substance et les termes de l'accord. Karolyi a ajouté qu'il venait d'etre informé par Salisbury que l'adhésion du Gouvernement anglais sera pure et simple et que Sa Seigneurie croyait indispensable de motiver son acceptation par des considérations spéciales aux points de vue anglais. C'est ee que j'ai eu l'honneur de télégraphier à V. E. le 6 courant (1). Salisbury craindrait maintenant indiscrétion des chancelleries et désirerait si l'accord devait etre rendu public..... (2). L'ambassadeur d'Autriche-Hongrie espère que l'échange des notes pourra avoir lieu demain. J'ai rendez-vous avec Salisbury à six heures.

395

L'AMBASCIATORE A VIENNA, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. 286. Vienna, 9 dicembre 1887.

Facendo seguito al mio rapporto del 7 corrente, Serie Politica n. 284 (3), mi pregio d'informare l'E. V. che nel Consiglio tenuto ieri sotto la presidenza dell'Imperatore, al quale assistevano, oltre il Ministro della Guerra, anche l'Arciduca Alberto, il Generale Barone Beck, capo dello Stato Maggiore generale, e altre autorità militari, fu specialmente esaminata la situazione militare sulla frontiera Russo-Galliziana, in relazione coi movimenti di truppe russe avvenuti su quei confini. Fu constatato che se dall'un lato le forze russe concentrate su quel punto della frontiera erano in questo momento molto superiori per numero alle forze austro-ungariche che vi sono di fronte, tuttavia la celerità di mobilizzazione essendo più grande per l'esercito austro-ungarico che non per il russo, non c'era, per il momento, necessità di rispondere ai movimenti di truppe russe con eguali movimenti di truppe austro-ungariche. Tuttavia furono ordinati varii provvedimenti di precauzione, diretti specialmente agli approvvigionamenti d'ogni sorta, agli alloggi, ed in genere alla rapida operazione dei futuri movimenti, quando questi fossero resi indispensabili. Fu

rono poi prese altre disposizioni secondarie per tenere al completo i reggimenti, le divisioni e le altre unità delle varie armi, componenti i corpi distribuiti su quella frontiera.

Il Conte Ka.Inoky, parlandomi ieri di queste cose, mi disse che se i movimenti delle truppe russe si arrestano al punto in cui sono (ed è probabile che ciò sarà, anche in considerazione della stagione), non vi sarà alcun invio di truppe nuove, per parte dell'Austria, in Galizia. Ma se i movimenti delle truppe russe continuassero, o fossero ripresi in primavera, in allora la situazione, già ora assai tesa, diventerebbe pericolosa, perchè l'Austria-Ungheria non potrebbe dispensarsi dal Tispondere con eguali movimenti di truppe verso la frontiera russa. Il Conte Kttlnoky è propenso a credere che realmente quei movimenti di truppe russe siano l'effetto di disposizioni non recenti, le quali non erano state eseguite in addietro in seguito all'opposizione fatta dall'antico Ministro Russo delle Finanze, Signor Bunge, per ragioni principalmente finanziarie. L'articolo del Fremden-Blatt, evidentemente comunicato dal Ministero, costituisce nel pensiero del Conte Kalnoky, un avvertimento al Governo Russo il quale oramai non ignora quali sarebbero le conseguenze d'altre misure che qui potessero considerarsi ·come provocazioni. Il Governo Russo sa inoltre, e il Principe di Bismarck ebbe cura di dirlo schiettamente all'Imperatore Alessandro ,che dietro o daccanto all'Austria-Ungheria, attaccata dalla Russia, si troverebbe l'esercito tedesco.

In conclusione, il Conte Kalnoky non crede che per questo inverno vi sia pericolo di guerra. Se ve ne sarà nella prossima primavera, è sperabile che lo si saprà in tempo guardando bene ai sintomi, che in tal caso non mancherebbero di prodursi durante l'inverno.

(l) -Cfr. n. 387. (2) -Gruppi indecifrati. (3) -Non pubblicato.
396

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. CONFIDENZIALE 155. Costantinopoli, 9 dicembre 1887.

Faccio seguito al mio rapporto n. 154 (l) circa lo spostamento del confine tra Tripoli e Tunisi.

Recatomi il 6 'corrente dal Gran Vizir, gli notificai, in base ai due telegrammi di V. E., del 5 (2), l'affermazione pubblicatasi nel Bollettino della Società geografica di Parigi, che, secondo una convenzione intervenuta fra Francia e Turchia, il confine tra la Tunisia e la provincia turca di Tripoli sia stato fissato all'est del Capo El-Biban, a 32 chilometri dall'antico confine, tutta la gran baia di El-Biban essendo ora sotto il protettorato francese. Mi ero munito della carta di Justus Perthes, e mostrai a Sua Altezza, su quella carta il territorio tripolitano ·che la Società geografica di Parigi pretende essere stato riunito alla Tunisia con la predetta convenzione turco-francese. Non mancai di

far notare a Sua Altezza, che l'affermazione inserita nel Bollettino di quella Società confermava le varie informazioni pervenuteci al riguardo dello spostamento della frontiera Tripoli-Tunisina e costantemente smentite dalla Sublime Porta.

Sua Altezza smentì categoricamente ed in modo assoluto l'esistenza attuale della pretesa convenzione, e mi dichiarò non ammettere neanco la possibilità che in avvenire intervenga una convenzione o un'intesa qualunque tra il Governo Imperiale o il governatore di Tripoli col governo francese o colle autorità francesi per rettificazioni dei confini tripolitani, attesochè la Turchia non riconosce neppure la presenza della Francia nella Tunisia; disse essere per l'appunto arrivata col vapore ottomano da Tripoli l'aspettata risposta del Governatore di quella provincia alle domande di schiarimenti direttegli in base alle precedenti comunicazioni da me fatte alla Porta; mi lesse, traducendo sull'originale turco (ed il Mustechar sopravvenuto più tardi, rinnovò a me quella ·lettura in termini identici) quel rapporto del Governatore, che si riassume come segue:

• Nessuna occupazione di fatto o presa di possesso al di là dell'attuale confine si potrà realizzare per parte dei Francesi sino a tanto che la tribù dei Dragma (alias, Wragma o Urgamma) forte di ottantamila persone, resisterà agli intrighi di Youssouf Nigro, o Ligro, altrimenti detto generale Allegro. Ma questo personaggio, che è eloquente e dispone di danaro, lavora contro di noi. È lui ·che aveva preparato sulla frontiera algerina la spedizione della Tunisia, e ne fu ricompensato dal suo governo; ed egli ora occupa la costa presso la frontiera tripolitana con truppe, e vi costruisce fortilizii, e cerca di indurre le tribù ad accettare la protezione francese. È indispensabile che egli sia allontanato»,

In quel punto il Ministro degli Esteri Said Pascià, ed il Mustechar Artin Effendi, chiamati da Sua Altezza, entrarono a prendere parte al colloquio. Sua Altezza osservò che si scorge bene come i francesi vogliano fare una annessione ,sulla carta per effettuarla poi sul terreno. E venne inteso fra essi che la Sublime Porta dimandasse al Governo francese di sconfessare le asserzioni della Società geografica, e che si facessero passi opportuni per l'allontanamento del Generale Allegro dal confine.

Intanto .io avevo fatto recare a •cognizione personale di S. M. il Sultano, per mezzo del suo segretario Surreya Pascià, le stesse informazioni pervenutemi coi due telegrammi dell'E. V. del 5; e l'indomani, 7, Sua Maestà Imperiale mi faceva dare per la stessa via una risposta non meno categorica. Sua Maestà mi assicura che non tollererà nè lo spostamento di confine che la Società geografica pretende sia stato convenuto, nè alcun accordo che possa implicare il riconoscimento del protettorato francese a Tunisi. Sua Maestà Imperiale è di parere che le mene e le notizie pubblicate in Francia a questo proposito hanno specialmente per scopo di spingere l'Italia ad impegnarsi in una quistione tripolitana.

Per parte mia, mentre ringraziai delle assicurazioni inviatemi da Sua Maestà, osservai schiettamente essermi stato riferito che da molto tempo si ,cercava di accreditare qui il sospetto che la Tripolitania fosse minacciata dall'Italia, forse nell'intento di fuorviare la vigilanza del governo imperiale allo .scopo che presentemente si affaccia nello ·spostamento dei confini tripolitani; ed aggiunsi non dubitare io che Sua Maestà Imperiale, sicura dell'efficace appoggio dell'Italia e delle tre Potenze sue alleate, non esiterà a mantenere coi mezzi opportuni l'integrità effettiva dell'Impero.

Dopo tale mio pa·sso presso il Sultano, anche i miei colleghi di Germania e d'Inghilterra fecero pervenire a Sua Maestà analoghi avvertimenti e ne ebbero analoga risposta; come pure il Barone di Calice fece alla Porta identici ufficii collo stesso risultato. Il Signor di Radowitz mi disse confidenzialmente Bssere stato inoltre pregato da Rechid Pascià, in nome di Sua Maestà Imperiale, perchè egli si facesse garante presso di me che noi possiamo aver fiducia nella sua risoluzione di impedire con ogni mezzo (il Signor di Radowitz mi disse persino colle armi) lo spostamento del confine.

Circa l'allontanamento del generale Allegro sembra che il Sultano si sarebbe ancora riservato di decidere se convenga di farne domanda a Parigi, nel dubbio che una simile domanda possa essere considerata come una specie di riconoscimento dell'occupazione francese in Tunisia.

Tanto il tenore del rapporto spedito a Costantinopoli dal govematore di T.dpoli quanto i termini suindicati delle dichiarazioni del Sultano e del Gran Vizir, debbono considerarsi come confidenziali; desiderandosi non dar luogo a polemiche inopportune.

Ma io insistetti perchè dalla Porta si ponesse il governo del Re in grado di far noto al Parlamento la decisione del governo Imperiale sullo spostamento .dei ·confini pubblicato nelle carte dello Stato Maggiore francese e nel Bollettino della Società geografica, e recato a principio d'esecuzione colla protezione concessa, secondo informa il R. Ambasciatore a Parigi, a tribù tripolitane, e con operazioni tentate dai francesi (come spiegherò in appresso) sul territorio tripolitano.

In seguito a detta mia insistenza, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri Naoum Effendi venne per incarico di S. E. Said Pascià all'Ambasciata a notificarmi ufficialmente che la Porta dichiara che nessun .spostamento del confine tripolitano è convenuto, nè ammessibile.

Rimane cosi escluso, sia di fatto che in massima, qualsiasi consenso anche tacito della Porta ad uno spostamento di ·confini della Tripolitania per parte ·della Francia; ed in quanto ad una connivenza passiva od altra del governatore di Tripoli colle autorità francesi, essa pure è esclusa non solo dal rapporto già citato del governatore, ma da un fatto segnalato ieri con telegramma del ·Console d'Inghilterra in Tripoli, come segue:

• I Francesi stanno fortificando Serzis e inoltre parecchi punti del confine; riunirono materiali perfino in un sito distante di 5 miglia oltre il confine, ma .si ritirarono in seguito a rimostranze fatte al Console di Francia dal governatore, il quale minacciò di resistenza armata in caso di violazione del territorio tripolitano •.

Ma ci rimane a conseguire che la Porta faccia il suo dovere di fronte al fatto che uno spostamento di confine venne stabilito nei documenti ufficiali francesi e di fronte agli intendimenti della Francia, dei quali tale carta e gli altri atti segnalati ·costituiscono la prova. Non risulta finora che la parte indicata del territorio tripolitano sia stata occupata dai francesi, e la Porta è così ancora in tempo di prevenire l'ese<:uzione dell'annunziato disegno.

Ciò potrebbe venir da essa fatto in due modi contemporaneamente: l) esigere che il Governo francese sconfessi lo spostamento di confine annunziato dal Bollettino della Società geografica e segnato nella carta dello Stato Maggiore francese; 2) provvedere a che il confine tripolitano sia effettivamente fatto rispettare per opera di truppe imperiali.

Riguardo al primo punto, venne dalla Porta telegrafato all'Ambasciatore del Sultano a Parigi perchè ottenga e riferisca schiette spiegazioni, e procuri pubbliche smentite e rettifiche; in seguito a che si pubblicheranno anche nei giornali di Costantinopoli le smentite e spiegazioni che saranno del caso. So in via confidenziale che il mio Collega d'Inghilterra domandò in proposito alla Porta se essa non si farebbe premura di pubblicare proteste quando lo Stato Maggiore Russo includesse l'Armenia nelle carte ufficiali dell'Impero dello Czar.

Riguardo al secondo punto, mi risulta in via riservata che si stanno prendendo in considerazione gli stati delle forze ottomane esistenti nella Tripolitania e le dislocazioni ,convenienti per l'occupazione del confine all'Ovest della baia di El Biban, e che uno dei generali stranieri al servizio della Porta si occupa specialmente dell'argomento.

(l) -Cfr. n. 384. (2) -Non pubblicati.
397

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

T. RISERVATO SEGRETISSIMO S. N. Roma, 10 dicembre 1887, ore 18,20.

J'accepte entièrement le projet de réponse de Salisbury, tel que vous me l'avez communiqué par votre télégramme de ce matin (1). Avant toutefois de procéder à l'échange de notes, entre l'Ambassade et le Foreign Office, veuillez vous mettre d'accord avec Karolyi.

398

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, NIGRA

T. s. N. Roma, 10 dicembre 1887, ore 19.

M. le Baron de Bruck s'est fait auprès de moi l'interprète des reme!"fciements du Comte Kalnoky pour le concours que j'ai prèté aux négociations commerciales, ainsi que de la satisfaction qu'éprouve le Gouvernement austrohongrois pour la conclusion d'un traité qui contribue consolidation des rapports de sympathie existants entre les populations des deux Etats.

Veuillez remercier le Comte Kainoky des sentiments qu'il a bien voulu me faire exprimer et que je partage. Le Gouvernement du Roi a trouvé, dans les récentes négociations, des collaborateurs précieux en M. M. les délégués austro-hongrois. Il se plait à témoigner de sa sincèl'e gratitude à leur égard, ainsi que à l'égard de M. le Baron de Bruck, convaincu que les nouveaux accords rendront de plus en plus intimes les rapports déjà si sympathiques qui existent entre les populations des deux pays.

(l) Non rintracciato; si veda però appresso doc. n. 401.

399

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, MENABREA

(Ed., in traduzione, in LV 57, pp. 48-49)

T. s. N. Roma, 10 dicembre 1887, ore 23.

Ce matin, l'Ambassadeur de France est venu me voir pour me demandei par quel régime Les rapports commerciaux entre la France et l'Italie seraient réglés au premier janvier. Je lui ai répondu, qu'il n'y avait pas bien à parler d'autres prorogations de l'ancien traité et qu'on ne pouvait s'attendre qu'au régime des tarifs généraux. J'ai ajouté que le gouvernement italien avait montré les meilleures dispositions pour négocier un nouveau traité et que si on n'avait pas pu le conclure, la faute n'était pas à lui, mais au gouvernement français, qui après avoir longtemps tardé à présenter ses observatiQns à nos propositions, les avait formulées de manière à les rendre inacceptables. • Toutefois, continuai-je, pour donner à la France une autre preuve de notre bon vouloir, nous serions prets à stipuler un traité provisoire qui devrait avoir vigueur pendant la négociation d'un traité défìnitif. Dans ce traité provisoire on incluerait tous les articles sur lesquels l'accord s'était établi, et quant aux articles contestés, on stipulerait le régime de la nation la plus favorisée •. Le comte de Moiiy ne sembla pas trop satisfait de cette réponse et exprima le désir que le gouvernement du Roi améliorat, dans ce traité provisoire, le traitement des tissus français. Je lui ai répondu que j'y aurais consenti à la condition que le gouvernement de la République reduisit, de son còté, les droits d'entrée pour les bestiaux italiens. L'ambassadeur de France observa alors qu'il n'avait aucun pouvoir pour prendre de tels engagements. • Dans ce cas, ai-je répliqué, il est inutile d'en parler davantage, et je vous prie de considérer mes paroles comme non prononcées. Au premier janvier, le tarif général sera appliqué aux provenances françaises. Je désir,e seulement qu'il soit bien constaté que la France, et non plus l'Italie, a soulevé des obstacles à la conclusion d'un traité. Vous pouvez, en attendant, avertir votre gouvernement que lundi prochain je demanderai au Parlement la faculté de stipuler dans ce mois de décembre de nouveaux traités avec les pays où les anciens traités viennent à échéance à la fin de ce mème mois et de les mettre à exécution au premier janvier 1888 jusqu'au 30 juin, sauf, bien entendu, au Parlement de les rendre défìnitifs ou non, quand il se réunira après les vacances •. Je m'empresse d'informer V. E. de ce qui précède pour sa gouverne et pour le cas où Elle serait interrogée à ce sujet.

400

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

T. s. N. Londra, 10 dicembre 1887, ore 22,30 (per. ore 3 dell' 11).

Salisbury a reçu réponse du Gouvernement français à l'égard de la frontière tripoli -tunisienne.

M. Flourens déclare avoir proposé à la Porte une convention de délimitation et avoir suggéré le cours de Montaya comme frontière. Le Gouvernement français n'a pu, jusqu'à ce jour, obtenir consentement de la Porte (1).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. SEGRETO PER CORRIERE 760. Londra, 10 dicembre 1887.

Mi pregio trascrivere qui appresso un telegramma che ebbi l'onore di .spedire ieri sera all'E. V. :

• -Très secret. Voici traduction littérale du projet de réponse de lord Salisbury: • -Très secret. Le Gouvernement de Sa Majesté a considéré les points recommandés à son acceptation par la note identique des Gouvernements d'Italie et d'Autriche-Hongrie. Les trois Puissances ont déjà communiqué l'une à l'autre leur conviction que c'est de leur intérèt commun de maintenir l'état de choses existant sur les còtes de la Méditerranée et des Mers adjacentes. Les quatre premiers points énumérés dans la note sont en stricte conformité avec cette entente aussi bien qu'avec la politique toujours suivie par le Gouvernement de la Gvande Bretagne.

Le cinquième, sixième et septième point se refèrent à certains dangers spéciaux par lesquels l'état de choses établi par les traités et les intérèts des trois Puissances en Orient pourraient étre menacés et à la conduite qu'il faudrait suivre si ces dangers surgissaient. Les entreprises illégales prévues par l'art. 5° affecteraient spécialement la préservation des détroits de la domination de toute autre Puissance, excepté la Turquie et de l'indépendante liberté, établie par le traité de Berlin, des communautés chrétiennes sur la frontière septentrionale de l'Empire Turc.

Le Gouvernement de Sa Majesté reconnait que la protection des détroits et les libertés de ces communautés sont des sujets de supreme importance et sont pour l'Europe parmi les résultats les plus précieux du Traité; et le Gouvernement de la Reine concourt cordialement avec les Gouvernements

(l} La notizia coincideva con quella fornita da Menabrea con telegramma del 15 dicembre 1887, ore 15,20 (per. ore 17,45), n. 1822, non pubblicato.

d'Italie et d'Autriche-Hongrie à prendre des précautions spéciales pour les assurer.

Le huitième point pourvoit contre une éventualité qui pourrait, sans illégalité technique, déjouer entièrement le but des traités. Il est nécessaire cependant d'éviter une publicité prématurée laquelle pourrait précipiter la chùte de la Turquie dans un état de vassalage duquel c'est le but des trois Puissances de la protéger.

En vue de ces considérations le soussigné est chargé par le Gouvernement de S. M. la Reine de ,communiquer au Gouvernement italien son entière adhésion aux neuf points énumérés dans la note identique des deux Puissances, savoir... •.

Ici suit la traduction des neuf points qui sont bien connus à V. E.

Lord Salisbury m'a exprimé l'espoir que cette réponse recevrait l'approbation de V. E. et m'a dit que si vous n'aviez aucune objection à lui faire les notes seraient échangées au Foreign Office lundi matin.

Sa Seigneurie m'a répété encore une fois les misons qui avaient motivé son préambule et qui se reduisent, à mon avis, à la crainte, en cas d'indiscrétion, de déplaire aux libéraux unionistes qui soutiennent le Ministère.

Sa Seigneurie espèr,e toutefois que le plus strict secret sera gardé.

Le Comte de Hatzfeldt m'a dit qu'il était très satisfait du projet de réponse et qu'on n'aurait jamais pu s'attendre à mieux. Le Comte Karolyi a esprimé un avis analogue.

En conformité des instructions que V. E. m'a fait l'honneur de me donner aujourd'hui (1), je procéderai à l'échange des notes lundi matin, si toutefois je ne reçois pas d'ordres contraires. Dans le cas où mon rapport secret du 7 courant (2) expédié le matin du huit par courrier de Cabinet n'arriverait pas à temps, j'ai l'honneur de prévenir V. E. qu'outre le léger changement mentionné dans le télégramme de V. E. d'aujourd'hui, il faudra substituer le mot

• analogue • au mot • identique • dans la phrase de conclusion.

J'ajoute à toute bonne fin que je considère comme erreur de chiffre la mention de la Roumanie dans le télégramme de V. E. du 4 courant (3).

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

(Ed., come estratto, in LV 58, p. 517)

R. CONFIDENZIALE 763. Londra, 10 dicembre 1887.

Partecipai ieri a lord Salisbury la sostanza del dispaccio, che l'E. V. mi fu così cortese da spedirmi il 3 corrente (4). Sua Signoria mi disse che il governo britannico aveva dato il consentimento alla convenzione pel canale

26 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XXI

di Suez, aveva comunicato i documenti relativi alle varle potenze e li aveva pubblicati nel Times. Non era utile né dicevole ripetere la cosa.

Messo sul tema della convenzione di Suez, lord Salisbury proseguì nel modo seguente:

• Non capisco (mi disse) a che armeggi la Porta nel mettere ostacoli alla convenzione; e se è messa su dalla Russia. In tal caso, capisco ancor meno perchè la Russia dia col gomito nei fianchi alla Francia sua amica (In such a case I do not understand why Russia pokes in the ribs of France her friend).

Se la Russia crede dar noia alla Gran Bretagna s'inganna a partito. La Gran Bretagna si cura della convenzione di Suez quanto di un filo di paglia •. Ebbi l'onore di partecipare all'E. V. ciò che precede col mio telegramma di ieri sera.

(l) -Cfr. n. 397. (2) -Cfr. n. 390. (3) -Cfr. n. 373. (4) -Cfr. n. 372.
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI

R. RISERVATO 765. Londra, 10 dicembre 1887.

In conseguenza di un desiderio manifestatomi da Lord Salisbury, ebbi ieri un colloquio con Sua Signoria circa la lettera del Negus, argomento del mio rapporto dell'8 corrente (758 Serie Politica) (1).

Lord Salisbury mi pregò di dire all'E. V. che sebbene non fosse da dare molto peso a quella lettera in vista dei risultati che si aspettavano dalla missione Portai, cionondimeno egli aveva ricavato una buona impressione dalla lettura di essa e prevedeva che, ad eccezione di Sanheit, il Negus farebbe tutte le concessioni territoriali richieste dall'Italia. D'altra parte, soggiunse ,che egli non dubitava che, dopo la stipulazione della pace, il governo del Re concederebbe libero transito per Massaua al commercio Abissino e, nel suo stesso interesse, proibirebbe l'importazione di armi in Abissinia.

Pregai Lord Salisbury di dirmi da qual passaggio della lettera del Negus egli aveva ricavato le sue previsioni circa le concessioni territoriali; ed egli tosto mi rispose dalla dichiarazione del Negus che non desiderava combattere contro cristiani.

Avendo fatto notare la celata minaccia nell'allusione alla sconfitta data agli Egiziani, Lord Salisbury mi rispose che non bisognava dare molta importanza allo stile epistolare di un monarca Africano.

Sua Signoria fece quanto era possibile per farmi partecipare alle sue opinioni. E forse scorgendo in me qualche titubanza mi rammentò che il Negus aveva seco due formidabili alleati: il calore e la siccità.

Ebbi l'onore di partecipare tutto ciò all'E. V. col mio telegramma d'ieri sera (2).

(l) -Cfr. n. 393. (2) -Il telegramma è riportato in LV 60. pp. 179-180.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI AD INTERIM, CRISPI, ALL'INCARICATO