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SECONDA SERIE

AVVERTENZA

l. Il presente volume, il XV-XVI della seconda serie, raccoglie il materiale relativo al periodo compreso tra il 21 maggio 1882 e il 31 dicembre 1883. Come appare evidente, la data iniziale ha un rapporto ben preciso con un evento storico di grande rilevanza per la politica estera italiana, inizia infatti il periodo di applicazione della Triplice Alleanza. Lo stesso non può affermarsi per la data finale, palesemente collegata ad un criterio di razionalizzazione delle pubblicazioni di questa serie più che ad una correlazione con un preciso riferimento della politica internazionale del Regno.

Dalle conseguenze della Triplice Alleanza il volume trae dunque gran parte del proprio interesse. In effetti le problematiche da essa derivanti influenzano, in misura più o meno rilevante, gran parte delle iniziative politiche dei mesi seguenti. Un quadro diplomatico a volte ai limiti del paradosso, ove si pensi all'impegno di segretezza circa il trattato che in Italia venne scrupolosamente osservato pur generando notevoli difficoltà nei successivi atti di politica estera. Che questa prospettiva di segretezza non abbia comunque ostacolato più di tanto le successive evoluzioni degli interessi italiani lo dimostra il carteggio dedicato alla politica, se non di amicizia indubbiamente di reciproca comprensione e di cordiali rapporti, con la Francia che caratterizza il periodo in esame e che vede le due Nazioni seguire linee parallele di politica internazìonale in Egitto come nell'Africa equatoriale, a Costantinopoli come nei Balcani. Mentre cominciano ad attenuarsi le polemiche a Tunisi ed inizia ad aprirsi il discorso su Tripoli e Marocco.

La evidente svolta impressa alla politica estera italiana è comunque punteggiata dalla numerosa corrispondenza sulla preparazione della visita dell'imperatore di Germania e della << controvisita » di Francesco Giuseppe che divengono stimolanti occasioni per svolgere considerazioni che vanno ben oltre l'oggetto stesso del carteggio in questione. Ne offrono inoltre una non meno interessante testimonianza i problemi determinati dalle voci che circolano negli ambienti diplomatici su un'alleanza delle tre monarchie, i discorsi sull'argomento pronunciati dal ministro degli Affari Esteri, Mancini, davanti ad entrambi i rami del Parlamento, il rinvigorito interesse italiano per le numerose controversie di confine che in quei mesi agitanò i pur sempre precari equilibri politici dei Balcani.

Ulteriori argomenti vivacizzano l'interesse di questo volume. Si evidenziano tra essi, anche perché accompagnati da una fitta corrispondenza, il rifiuto italiano di partecipare all'intervento militare in Egitto a fianco della Gran Bretagna, la partecipazione italiana alla conferenza di Costantinopoli per il problema del canale di Suez ed infine il più attento interesse per l'Africa alla ricerca di una colonia che contribuisse tra l'altro a rinvigorire il prestigio del Paese.

Le personalità che emergono da questa ricca corrispondenza, offuscando talvolta quella del ministro degli Affari Esteri, non a caso sono del rappre-· sentante italiano a Vienna, di Robilant, e a Berlino, de Launay, mentre Nigra da Londra offre saggi di impeccabile stile ed acuto impegno.

2. I documenti pubblicati in questo volume sono tratti principalmente dall'Archivio Storico del ministero degli Affari Esteri, dalle serie seguenti:

I. Gabinetto e Segretariato generale:

a) corrispondenza telegrafica; b) cartegggio confidenziale e riservato.

II. Divisione Politica:

a) registri copialettere in partenza; b) rapporti degli agenti diplomatici e consolari all'estero.

III. Archivi delle ambasciate a Londra, Vienna e Berlino.

Alcuni interessanti documenti provengono anche da Archivi privati, quali le Carte Mancini, conservate presso il Museo Centrale del Risorgimento e le Carte Crispi, conservate nell'Archivio Centrale dello Stato.

3. Varii documenti erano già editi, integralmente o in parte, nelle seguenti pubblicazioni (tra parentesi l'abbreviazione usata nel testo):

Libro Verde 35, Documenti Diplomatici presentati alla Camera dal ministro degli Affari Esteri (Mancini) nella tornata del 14 dicembre 1882, questione d'Egitto 1881-1882 (LV 35);

Libro Verde 39, Documenti Diplomatici relativi alla questione turco-ellenica (1882) (Serie Seconda) presentati alla Camera dal ministro degli Affari Esteri (Mancini) nella tornata del 13 marzo 1883 (LV 39);

Libro Verde 40, Documenti Diplomatici presentati alla Camera dal ministro degli Affari Esteri (Mancini) nella tornata del 13 marzo 1883, incidenti di Tripoli (LV 40);

Libro Verde 41, Documenti Diplomatici presentati alla Camera dal ministro degli Affari Esteri (Mancini) nella tornata del 13 marzo 1883, Seconda inchiesta di Beilul (LV 41);

Libro Verde 43, Documenti Diplomatici relativi alla sospensione della giurisdizione consolare italiana in Tunisia (1882-84) presentati alla Camera dal ministro degli Affari Esteri (Mancini) nella tornata del 28 febbraio 1884

(LV 43);

Libro Verde 45, Documenti Diplomatici presentati al Senato dal ministro degli Affari Esteri (Mancini) nella tornata del 26 marzo 1885, Africa equatoriale e Conferenza di Berlino (LV 45);

Libro Verde 66, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento italiano dal presidente del Consiglio e ministro ad interim degli Affari Esteri (Crispi), nella seduta del 17 dicembre 1889, Etiopia (LV 66);

L'Italia in Africa, serie storica, vol. I, Etiopia-Mar Rosso, tomo II e tomo III, a cura di C. Giglio, Roma, 1959.

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4. Alla preparazione di questo testo hanno collaborat~ con particolare impegno e solerzia la dott. Maria Laura Piano Mortari e la dott. Marina Tomaselli per le ricerche archivistiche, una prima selezione dei documenti e la redazione dell'apparato critico, la signora Livia Maccarone per la revisione dei testi e la loro disposizione per la stampa, la signora Fiorella Giordano per la compilazione delle appendici, la dott. Marina Tomaselli per la compilazione dell'indice dei nomi e la signora Pierina Bertini per la trascrizione di numerosi documenti in italiano e francese di difficile lettura.

A tutte va il mio più vivo e sentito ringraziamento per la competenza e professionalità con le quali hanno reso possibile la realizzazione di questo volume.

EDOARDO DEL VECCHIO


DOCUMENTI
1

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A PIETROBURGO, NIGRA. E A VIENNA, DI ROBILANT

T. 349. Roma, 21 maggio 1882, ore 16,30.

Malgré les télégrammes de notre agent en Egypte, qui déclare dans l'éventualité effective d'une intervention anglo-française ne pas pouvoir répondre de la sécurité des colonies européennes, nous sommes décidés de garder encore méme attitude d'abstention camme les trois autres Cabinets, jusqu'à la réponse commune à la communication franco-anglaise. Par conséquent notre escadre reste toujours à Messine. Une seule cuirassé «Castelfidardo», en sera détachée pour stationner à Port-Said, avec instructions de ne se rendre en rade d'Alexandrie, que dans le cas où notre agent en Egypte, en présence de dangers imminents jugerait nécessaire de l'y appeler, dans le seui but de protéger nos nationaux. Veuillez donner connaissance de ce qui précède au ministre des Affaires Etrangères, prenant cette occasion pour insister sur l'importance de nous entendre au sujet de la réponse à la communication anglofrançaise. Mon avis sur la substance de cette réponse est exprimé dans mon télégramme du... (1). Je crains qu'en ne recevant aucune réponse à Ieur communication, Ies deux Puissances occidentales n'arrétent entr'elles des délibérations ultérieures, continuant Ieur action sans consulter préalablement Ies quatre Cabinets.

2

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. Roma, 21 maggio 1882, ore 19,30.

Le traité a été signé hier à Vienne. Le comte Kalnoky nous fait savoir que san intention ainsi que celle de Bismarck est de ne Iaisser connaitre à Ieurs ambassadeurs à Rome que la simple existence et non pas le texte du traité.

(l) Manca la data nel registro dei telegrammi.

3

IL MINISTRO A TANGERI, SCOVASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 765. Tangeri, 21 maggio 1882 (per. ore 15 del 3 giugno) (1).

J'ai eu à l'instant un entretien avec S.M. Impériale qui a duré 3 heures. Je lui ai démontré par tous les arguments possibles l'utilité qu'il y avait pour Sa Majesté d'entretenir de bons rapports d'amitié et politique avec le Sultan de Constantinople, et que, pour commencer, Sa Majesté devait envoyer sans retard un ambassadeur pour rendre la politesse que le dit Sultan lui avait faite il y a quelque temps et à laquelle s'0tait intéressé l'ambassadeur d'Angleterre à Constantinople et après cela entretenir réciproquement un agent diplomatique auprès des deux gouvernements; que cela était non seulement utile au Maroc et à la Turquie, mais aussi à tous les musulmans. Je lui ai démontré l'opportunité de cette démarche. L'Empereur m'a répondu: «Le ministre britannique m'avait parlé de cette affaire, mais moi je ne sais qui lui en a parlé; aussi le ministre d'Espagne, mais je suis heureux de voir que le représentant d'une Puissance camme l'Italie, dont j'ai la plus grande confiance, me démontre, d'une manière évidente, l'utilité d'entretenir des rapports d'amitié et politiques avec le Sultan de Constantinople et m'engage à les réaliser au plus tòt, mais je ne puis envoyer mon ambassadeur aussi promptement que vous le demandez, car je dois faire préparer les cadeaux et attendre une réponse à la lettre que je viens d'écrire à Constantinople, etc. ». Je lui ai répondu que le gouvernemeat du Roi recevra avec plaisir la nouvelle des bonnes dispositions

de Sa Majesté, mais qu'il fallait fai:·e vite. Sa Majesté m'a assuré qu'à son retour du Sus, elle enverrait son ambassaàeur à Constantinople pour rendre au Souverain ottoman la courtoisie qu'il a reçue de lui et qu'il suivra les conseils que je lui ai donnés. Sa Majesté partira le 8 pour le Sus. Elle croit pouvoir etre de retour dans 3 mois, mais moi je pense qu'il restera plus longtemps. Il parait que l'expédition contre le Sus sera de 20.000 hommes environ entre cavalerie et infanterie, plus quelques pièces de canon de montagne. Sa Majesté m'a promis qu'avant son départ toutes les questions italiennes pendantes pour réclarnation de crécUt et vol seront réglées. Sa Majesté et le Grand Visir m'ont dit, pour ce qui concerne la France, avoir simplement confirmé ce qui est dans l'article 4me du traité franco-marocain, de poursuivre réciproquement dans les deux Etats, entre certaines limites et conditions, leurs ennemis respectifs. Le Sultan a accordé l'indemnité dont il est mention dans mon télégramme du 18 courant (2).

t1) Trasmesso da Gibilterra il 3 giugno, ore 10,15.

(2) Non pubblicato nel vol. XIV della serie II.

4

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1654. Vienna, 21 maggio 1882 (per. il 24).

Ringrazio l'E. V. per il sunto trasmessomi col suo dispaccio del 16 corrente

n. 1296 (2), della comunicazione fattale il giorno prima dall'ambasciatore di Turchia a riguardo dell'allora annunciato invio delle flotte francesi ed inglesi ad Alessandria d'Egitto.

Il governo imperiale aveva conoscenza di quella comunicazione diretta alle Potenze per informazione avutane dall'ambasciatore imperiale a Costantinopoli; ma direttamente quella comunicazione, come le successive, non gli pervennero, visto che l'ambasciatore ottomano Edhem pascià, essendo stato richiamato, la Sublime Porta a quanto pare si astiene dal trasmettergli quelle circolari che dirige ai suoi altri rappresentanti presso le corti d'Europa.

Il conte Kalnoky non fu quindi messo in posizione di fare alla Porta una risposta qualsiasi; ciò non impedì però ch'egli desse istruzione al barone Calice di raccomandare alla Porta di procedere in tutta questa faccenda egiziana con calma ~ moderazione evitando di far nascere conflitti. Ho però luogo di credere che al tempo stesso l'ambasciatore imperiale ricevesse ordine di procedere con molta riserva, evitando di assumere compromettenti impegni di sorta, verso il governo ottomano.

5

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

R. 1655. Vienna, 21 maggio 1882 (per. il 24).

Segno ricevuta all'E. V. del suo dispaccio del 16 corrente n. 1297 (4), che confermava il telegramma già direttomi quello stesso giorno (5), intorno alla comunicazione fattale dai rappresentanti della Francia e della Gran Bretagna in ordine alla dimostrazione navale a farsi da quelle due Potenze nelle acque dell'Egitto, ed anzi già iniziata allorché davasi agli altri Gabinetti quell'apparente preavviso. *Fu mia cura indagare tosto il pensiero in proposito del governo imperiale, ed anzitutto dovetti constatare che il Gabinetto di Vienna erasi assai meravigliato nel

5 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

prendar conoscenza della dichiarazione a quel riguardo fatta da lord Granville alla Camera, che quel ministro avesse ammesso come di fatto che la dimostrazione navale di cui è caso fosse stata approvata da tutte le Potenze, mentre in realtà il conte Kalnoky ebbe notizia della partenza delle navi inglesi per recarsi ad Alessandria prima che da parte dei due precitati governi qualsiasi comunicazione gli pervenisse in proposito. Anche il discorso pronunziato dal signor Freycinet alla Camera francese intorno alla questione egiziana, che trasmesso qui telegraficamente in riassunto era stato trovato corretto, non fece più la stessa impressione allorché se ne conobbe il testo in estensum. Però tanto d'una cosa come dell'altra se il governo imperiale ebbe a tenerne conto, non credette necessario farne oggetto di ufficiale osservazione *. La sola risposta che verbalmente il conte Kalnoky ebbe a dare ai due ambasciatori si fu: ch'egli non poteva rispondere prima di essersi posto d'accordo coi tre altri Gabinetti. Non mancò però al tempo stesso di porre in sodo, che in quanto a dare all'ambasciatore imperiale a Costantinopoli istruzioni nel senso richiestogli dalle due Potenze occidentali, egli non poteva se non astenersene, trovando assai difficile invitare il Sultano, sovrano dell'Egitto, a non fare ciò che stanno facendo altre Potenze che non hanno pari titolo per interessarsi agli affari di quel Paese. Finalmente conchiudeva che lo sviluppo ulteriore della questione dipenderebbe essenzialmente dal modo col quale le due Potenze spiegherebbero a Costantinopoli l'attitudine da esse assunta e troverebbero modo di tranquillizzare il Sultano intorno

ai loro intendimenti.

Il conte Kalnoky, nel darmi di ciò conoscenza, incaricavami altresì di pregare l'E. V. a volergli a sua volta far conoscere il suo apprezzamento intorno alla comunicazione anglo-francese. Ciò io feci in base al successivo telegramma del giorno 19 (l) e mi è grato il dirle signor ministro che il conte Kalnoky si mostrò assai lieto della piena conformità di vedute dei due Gabinetti.

Quello stesso giorno 17 e successivamente altre volte ancora, in conseguenza degli insistenti telegrammi direttimi dall'E. V., ebbi poi a tener parola al conte Kalnoky della eventualità che il governo italiano si trovasse costretto, spinto dalle esigenze della situazione che da un momento all'altro potrebbe farsi assai pericolosa per la numerosissima nostra colonia in Egitto, ad inviare alcune navi da guerra nel porto d'Alessandria a tutela dei nostri nazionali. Il R. Governo desiderare però anche in ciò procedere anzitutto d'accordo con le altre Potenze.

S. E. dichiarommi costantemente a questo proposito che il governo imperiale non ravvisava, per conto suo, né opportuno né necessario di ciò fare, non risultando che i cristiani corressero pericolo di sorta in Egitto, osservando inoltre che se effettivamente poi dovesser nascere torbidi a danno dei forestieri, ciò si verificherebbe al Cairo dove sarebbero impotenti a proteggerli le navi ancorate al porto d'Alessandria. Il conte Kalnoky ammetteva pienamente la specialità della situazione dell'Italia *in quella faccenda*, stante la così numerosa sua colonia, e non solo non disconosceva il nostro diritto d'inviare colà

{l) Non pubblicato nel vol. XIV della serle II.

alcune navi da guerra a tutela dei nostri sudditi, ma aggiungeva ancora che un passo simile non uscirebbe certamente dalla cerchia dell'accordo fra le Potenze: lasciavami però intendere che quell'accordo sarebbe in certa maniera indebolito dalla nostra azione isolata e che, d'altra parte, potrebbe assai facilmente metterei in una difficile posizione a fronte delle due Potenze occidentali la di cui situazione, se non sancita dagli altri Gabinetti * almeno da essi non contrastata*, è di fatto preponderante in questo momento in Egitto, anche mercè le forze marittime da loro colà raccolte, le quali non possono a meno d'accrescere autorità ai loro rispettivi agenti diplomatici al Cairo.

I ragionamenti svoltimi dal conte Kalnoky per dimostrarmi la non convenienza d'inviare per ora navi nelle acque dell'Egitto, miravano essenzialmente a porre in sodo che l'attuale situazione deve essere considerata da due punti di vista ben distinti: l'uno dei quali si è la questione generale d'interesse europeo che è di primo ordine ed al cui riguardo non si saprebbe procedere con sufficiente cautela; l'altro la protezione dei nazionali che per ora non sono minacciati, ma che se anche per mala ventura venissero a correr pericoli, sarebbe pur sempre da considerarsi se megl!o non convenga di fare momentaneamente astrazione del dovere e del diritto di protezione verso i sudditi che ad ogni Stato incombe, affine di non compromettere ben più gravi interessi che un passo falso potrebbe danneggiare irreparabilmente.

Confesso che questi ragionamenti mi persuasero non poco, essendomi di più convinto che effettivamente la Germania e l'Austria non si propongono per ora di far sventolare la loro bandiera nel porto di Alessandria. Mi permisi dunque, * con una insistenza di cui chiedo venia *, di raccomandare rispettosamente all'E. V. l'astensione per intanto dell'invio di navi italiane ad Alessandria, poiché ciò che a me pare sia più da temersi in questa questione egiziana che travasi in oggi posta in sì brusca maniera sul tappeto dalla Francia e dall'Inghilterra e che a mio avviso non sarà né facilmente né sollecitamente composta, si è lo sfasciarsi del concerto europeo e quindi l'isolamento per l'Italia. A costo anche di sacrifici morali, oggi dobbiamo, a me sembra, tenerci stretti all'Austria ed alla Germania; la Russia camminerà anche in nostra compagnia ed assai probabilmente quell'accordo, in apparenza passivo, avrà di fatto maggiore efficacia a fronte dell'effimero accordo francoinglese, che non avrebbe l'impotente isolata azione di una sola Potenza od anche la recisa resistenza dei quattro Gabinetti che forse cementerebbe più fortemente l'accordo dei Gabinetti di Parigi e di Londra mettendo in giuoco nei due Paesi l'amor proprio nazionale.

Nel sottoporre oggi a conferma dei miei precedenti telegrammi queste mie considerazioni all'E. V. in appoggio a quelle svolte dal conte Kalnoky, non mi dissimulo che la situazione può cambiare da un momento all'altro, ma anche da questo punto di vista parmi indispensabile per noi il tenerci stretti ai due imperi e continuare a fare con essi causa comune in questa vertenza egiziana. Poiché indubbiamente troveremo in loro compagnia, comunque volgano le cose, miglior mezzo di tutelare anche i nostri speciali interessi che se ci trovassimo soli come ci capitò in passato.

(l) -Ed. in LV 35, p. 135. (2) -Non pubblicato nel vol. XVI della serie II. (3) -Ed., ad eccezione dei brani tra asterischi in LV 35, pp. 135-137. (4) -Non pubblicato nel vol. XIV della serie II. (5) -Cfr., serie II, vol. XIV, n. 767.
6

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 686. Berlino, 22 maggio 1882, ore 18,42 (per. ore 20,10).

J'ai donné connaissance de la première partie de votre télégramme d'hier soir (l); j'en ai pris occasion pour insister sur urgence d'une entente commune pour répondre à la communication anglo-française; le sous secrétaire d'Etat m'a dit que Keudell avait reçu toutes les données pour l'echange d'idées, mais que l'Allemagne ne prenait pas initiative. J'ai communiqué l'avis de V. E. sur la substance de la réponse à faire. Sous secrétaire d'Etat m'a laissé entendre qu'on était d'accord sur le fond, mais qu'il manquait la formule pour laquelle le Cabinet de Berlin, ne se mettrait pas en avant; en attendant tout en évitant tout ce qui pourrait pousser la Turquie à s'écarter d'une ligne modérée et amener des complications, il ne croit pa!'t lui aussi devoir prendre la responsabilité de recommander au Sultan l'abstention. Le sous secrétaire d'Etat persistait à penser que si on faisait à Paris et à Londres une réponse conçue en des termes de nature à blesser ces Cabinets, on les amènerait peut etre à dire que dans cette situation leur action séparée devrait ètre placée en drhors du concert européen. Il me semble que nous devrions chercher à nous mettre d'accord en première ligne avec l'Autriche plus intéréssée que l'Allemagne dans la question égyptienne.

7

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 871. Cairo, 22 maggio 1882 (per. il 29).

Conchiudevo il precedente rapporto in data del 14 corrente n. 870 (3), riferendo all'E. V. la soluzione delle difficoltà presenti sulla base della formazione di un nuovo ministero che sarebbe stato presieduto da Mustafà pascià Fehmi, ministro degli Affari Esteri nel Gabinetto di Mahmud pascià.

Questa soluzione, che si credette convenuta dai mediatori per previo accordo con le parti interessate, produsse pessimo effetto nell'opinione pubblica, perché si riteneva come un atto di debolezza del Kedive, e d'incertezza nelle risoluzioni delle due Potenze, di fronte all'attitudine minacciosa del partito mili

tare. Il signor Malet ebbe a dirla consigliata per guadagnar tempo, e per non provocare qualche folle attentato contro la persona del Kedive.

Il rifiuto di Mustafà pascià d'accettare la presidenza d'un nuovo ministero complicò più che mai la situazione, ed inasprì maggiormente l'animosità tra Kedive e ministri. Arabi pascià, minacciando una dimostrazione armata con~ro il palazzo, impose al Kedive di mantenere al potere il Gabinetto Mahmud.

Fu quello il momento più critico nello svolgimento degli avvenimenti, tanto che gli agenti di Francia e d'Inghilterra si decisero di rendersi presso Arabi, e renderlo personalmente responsabile dei tristi avvenimenti che potessero succedere.

Contemporaneamente un primo telegramma da Parigi annunziava in viaggio una potente squadra anglo-francese, con truppe da sbarco, e seguita da alcuni bastimenti turchi. Il linguaggio energico dei due agenti, e la notizia, benché non ufficiale, di un intervento deciso tra le due Potenze e la Turchia, impedirono e la dimostrazione, e fatti gravi.

E per le stesse ragioni che fecero consigliare l'accettazione d'un ministero Mustafà, i due agenti consigliarono il mantenimento del Gabinetto Mahmud. I ministri si resero a palazzo a far atto di sottomissione al Kedive, il quale disse loro chiaramente che cedeva per scongiurare i pericoli che minacciano il Paese, ed annunziò loro l'arrivo della squadra anglo-francese.

* S'incominciava dalle due parti un giuoco di astuzia. Sua Altezza, è già ben rassicurato sull'accordo delle due Potenze di annientare il potere militare che ha gettato il Paese nell'anarchia, dissolvendo l'armata, ed esigendo l'esilio di Arabi, e di tutti i capi pretoriani *.

Diversi giorni trascorsero con alternative incerte e contraddittorie sulla situazione; ma ha sempre predominata l'opinione che Araby resisterà, se l'azione della Turchia non sia associata a quella delle due Potenze.

Il giorno 18 tre cannoniere francesi entrarono nel canale per stazionare a Port-Said, Ismailia e Suez.

Il giorno 20 arrivò ad Alessandria una parte della squadra composta di sette bastimenti, quattro inglesi, e tre francesi; ma fin'oggi le negoziazioni non sono incominciate. Si vuole che i due agenti non abbiano ancora ricevuto istruzioni complete. E che anche il Kedive non potrebbe forse trattare, non avendone l'autorizzazione dalla Porta, benché gliel'abbia chiesta da parecchi giorni.

Al telegramma di V. E. del 19 (l) ho risposto il giorno successivo (2), informandola che il collega austriaco lasciando il suo governo giudice a decidere sulla opportunità di mandare in Alessandria dei legni da guerra per la dignità nazionale dell'impero, si è riservato di chiederlo telegraficamente qualora dei pericoli minacciassero i suoi nazionali. Perfettamente d'accordo in questa opinione, non vediamo, almeno per il momento, nessun indizio di necessità urgente di protezione per le colonie.

(l) -Cfr. n. l. (2) -Ed. con data 20 maggio, ad eccezione del brano tra asterischi e con alcune varianti, in LV 35, pp. 145-146. (3) -Non pubblicato nel vol. XIV della serie II. (l) -Non pubblicato nel vol. XIV della serle II. (2) -Cfr. serie II, vol. XIV, n. 789.
8

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 687. Pietroburgo, 23 maggio 1882, ore 0,06 (per. ore 1,35).

J'ai communiqué à Giers contenu de votre télégramme d'hier (1). S. E. m'a répondu constatant qu'en substance nous sommes d'accord, mais qu'ils faut donner à l'entente, quand elle sera établie entre les quatre Cabinets, la forme précise d'une réponse à faire aux gouvernements anglais et français, et qu'il est par conséquent nécessaire que l'un des quatre Cabinets prenne l'initiative. Giers me charge de vous faire part de cette manière de voir, et d'informer V. E. qu'il va écrire dans ce meme sens à Berlin et à Petersbourg.

9

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 689. Cairo, 23 maggio 1882, ore 11,35 (per. ore 13,40).

Vice roi reçu télégramme du Sultan qui lui ordonne d'accepter toute proposition des deux Puissances, mais de ne pas signer une convention sans son autorisation. Les négociations officielles n'étant pas encore commencées, entrevues ont lieu entre Araby et agent français, sur les conditions de son éloignement du Pays, ed des autres chefs militaires. Sur ce point il y a divergence d'opinion entre les deux agents. J'ai pu voir que l'agent anglais se méfie de son collègue. Sureté publique sans danger pour le moment. Deux frégates grecques arrivées à Alexandrie pour la protection des nationaux.

10

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 691. Vienna, 23 maggio 1882, ore 17 (per. ore 19,10).

Cabinet de Vienne a reçu télégramme ambassadeur à Pétersbourg qui informe

M. de Giers etre venu lui dire qu'il se propose prier prince de Bismarck formuler réponse à adresser à communication anglo-française. Ceci a modifié projets du

lO

gouvernement impérial, et Kalnoky m'a dit aujourd'hui que ce qu'il n'entend pas c'est de prendre initiative de cette réponse; mais que si un autre la prend et les Puissances tomberont d'accord sur formule qui coYncide avec idées qu'il a déjà exprimées, il s'y associera. Il m'a répété que sa première réponse verbale aux représentants France et Angleterre avait déjà produit un effet notable sur ces deux Gouvernements. Notre conversation s'étant prolongée sur question égyptienne, Kalnoky me faisait sentir que l'Allemagne n'ayant qu'un intérét général à la question Egypte et aucun intérét particulier, se trouve dans une situation différente à cet égard, de l'Italie et de l'Autriche, ce qui explique l'attitude passive qu'elle voudrait voir exercer par les trois autres, en face des deux Puissances occidentales, dont l'action jusqu'ici ne la contrarie· nullement. Le discours me laisse soupçonner que le Cabinet autrichien ne demande pas mieux que de sortir de son inaction par la porte que lui ouvre initiative russe, d'autant plus qu'il ajouterait que si Giers tient ce langage, c'est parce qu'il s'est déjà assuré de l'assentiment de Bismarck. Il n'a pas cependant omis de dire que ce à quoi le chancelier tient surtout c'est à ne pas diviser l'Europe en deux camps, désir qu'il partage également; il continue à se flatter que l'accord entre la France et l'Angleterre ne durera pas longtemps.

(l) Cfr. n. l.

11

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2344. Costantinopoli, 23 maggio 1882 (per. il 30).

Avant'ieri feci ritorno in questa residenza. La sera istessa S. M. il Sultano mandò il suo segretario Raghib bey a felicitarmi dell'arrivo, incaricarmi d'esprimere al R. Governo la viva riconoscenza che S. M. aveva risentito per le dichiarazioni dall'E. V. fatte al suo ambasciatore in ordine alle recenti comunicazioni della Sublime Porta sull'Egitto ed invitarmi alla mensa imperiale per l'indomani, il quale invito era poi rimesso a stasera.

Ieri mi trasferii alla Sublime Porta per fare le mie visite al nuovo ministro degli Affari Esteri ed al primo ministro. Dopo lo scambio delle usate cortesie, Said pascià mi parlava della quistione egiziana, e diceva il governo imperiale avere grandemente deplorato l'invio delle squadre di Francia e d'Inghilterra ad Alessandria, imperocché, a suo avviso, la presenza di esse non poteva che compromettere l'autorità del Kedive epperò aggravare sempre più la situazione; quei governi avere agito contrariamente ai principii di diritto pubblico, la sovranità di quel territorio appartenendo a S. M. il Sultano; però, malgrado la manifesta provocazione, la Sublime Porta aveva usato la massima calma e moderazione, si era astenuta dal mandare navi da guerra in quelle acque, e nelle sue comunica

zioni alle Potenze aveva usato un linguaggio oltremodo conciliante, sperava che la dimostrazione navale avrebbe pronto fine. Cui risposi la saggia moderazione di cui la Sublime Porta aveva fatto prova in questa congiuntura essere senza dubbio il miglior mezzo d'affrettare la realizzazione di questo giusto desiderio.

S. E. mi significava poscia la Maestà del Sultano ed il governo di Essa avere provato la più viva soddisfazione per l'accoglienza dall'E. V. fatta alle recenti comunicazioni di cotesto ambasciatore di S. M., le notizie che s'avevano da Vienna e da Pietroburgo erano nel medesimo senso, quelle di Berlino erano concepite in termini più vaghi e generali. Ed il signor ministro venne indi a parlare dell'intendimento del R. Governo di mandare una corazzata a Porto Said di cui aveva avuto notizie la mattina istessa e non mi celò l'impressione penosa che quell'annunzio aveva prodotto sui ministri del Sultano, poiché nessun'altra delle grandi Potenze aveva presa analoga determinazione e l'esempio potrebbe essere seguito da altri, il che potrebbe per avventura provocare maggiori complicazioni. Rassicurai S. E., il R. Governo avere di fatto voluto usare della massima prudenza astenendosi dal mandare la corazzata ad Alessandria; però non avendo in questò momento per caso alcuna nave in quella regione, intendesse mandarne una a Porto Said, né essa si trasferirebbe ad Alessandria se non quando occorresse di provvedere ad imminenti pericoli per la nostra colonia. Cui S. E. soggiunse non comprendere come le colonie estere di Alessandria potessero correre alcun pericolo poiché la popolazione indigena in quella città non costituiva che un'infima minoranza e mi pregava istantemente di vedere se v'era mezzo di prevenire l'invio della corazzata italiana in Egitto nelle presenti congiunture, né io assumeva alcun impegno in proposito. S. E. coglieva l'occasione per far menzione della risoluzione presa dal governo ellenico di mandare due navi da guerra ad Alessandria, e si esprimeva in termini assai severi a questo riguardo, aggiungendo avere fatte le più vive istanze ad Atene onde quella risoluzione fosse revocata, oppure, se le navi fossero già partite, venissero immediatamente richiamate. Ed il ministro di Grecia mi diceva indi avere interposto caldi offici in questo senso presso il suo governo, e sperava d'ottenere l'intento.

Vidi poscia il primo ministro il quale mi teneva analogo linguaggio riguardo alla questione d'Egitto rimanendo però sulle generali.

Gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra si espressero meco in termini di approvazione per la condotta saggia e moderata tenuta dal governo ottomano nelle presenti congiunture. S. M. il Sultano era invero stata vivamente commossa al primo annunzio dell'invio delle squadre alleate in Egitto, aveva ordinato d'allestire alcune navi, * aveva messo alla disposizione del ministro della Marina tutti i suoi averi e le sue gioie *, ma erano indi subentrati consigli più saggi e prudenti, gli ordini dati di preparare le navi da guerra erano revocati e comunicazioni in questo senso erano fatte al marchese di Noailles ed a lord Dufferin. E questi nutrivano ora la speranza che le nubi andrebbero a poco a poco diradandosi.

De' miei colloqui coi ministri di Sua Maestà io ebbi l'onore di dar ieri un riassunto telegrafico all'E. V. (l).

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi in LV 35, pp. 144-145.

(l) T. 683 del 22 maggio 1882, non pubblicato.

12

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO A BELGRADO, TOSI

L. P. Vienna, 23 maggio 1882.

Mantengo la promessa che le ho fatto, annunciandole che il giorno 20 corrente « ... les plenlpotentiaires etc. y ont apposé le sceau rle Ieurs armes »!

Grazie mille per la sua lettera del 20 (1), e pel permesso gentilmente concessomi di ficcar il naso nei suoi rapporti sempre interessanti, ma questa volta ancora più del solito, avendo essi tratto ad incidenti di cui molto si parlò qui. La banda montenegrina-russa-bulgara fu dunque arretrata e disarmata dai serbi che si resero così una volta di più benemeriti dal Gabinetto di Vienna.

Passò di qui Tornielli per far ritorno a Bukarest, ed era assai di malumore poiché vorrebbe lasciare il suo attuale posto, ma per cambiarlo contro una ambasciata che pare non gli vogliano dare per ora. Intanto il Nigra si rifiutò recisamente di andare a Parigi, e non sanno chi mandare.

La dimostrazione navale anglo-francese in Alessandria causa un immenso malumore a Roma, si vuole restar uniti alla Germania ed all'Austria non essendoci per noi altra via da scegliere, ma viceversa la Germania pei suoi fini particolari non intende contrastare l'azione della Francia, e quindi siamo costretti a star impassibili a fronte di ciò che può da un momento all'altro succedere nella terra dei faraoni. Sono riuscito a trattenere il governo dal mandare la squadra ad Alessandria, ma non fu senza fatica. Era però chiaro che sarebbe stato sommamente inopportuno far sventolare colà la nostra bandiera con grave rischio di comprometterla, non potendo sperare di vedere al suo fianco quella della Germania e dell'Austria. Non ho avuto che da lodarmi grandemente in questi ultimi tempi di Mancini che si mostrò meco di un'arrendevolezza estrema, pur di raggiungere il fine, la sua volontà cedette sempre dinanzi alle mie osservazioni. Fu però un tempo di dura lotta, e francamente sono stanco. Del resto le difficoltà per me non finiscono mai quando una è appianata ne viene fuori un'altra, e si capisce; poiché a Roma il punto di vista è così differente da quello di Vienna che le cose si vedono sempre in modo diametralmente opposto dall'una e dall'altra capitale.

Il Wimpffen è traslocato a Parigi al posto rli Beust quasi completamente rammollito, e non più tollerato da... Bismarck. Ma ora nasce la questione del successore a Roma, il nostro ministero ha preso una cantonata orribile, ed io ho spedito ieri uno di quei telegrammi che fanno restar di sale chi li riceve (2). La prima risposta fu tosto «suspendez toute démarche jusqu'à ce que vous receviez des nouvelles instructions » (2), ma queste non mi sono ancora giunte, vedremo.

Galvagna non avendo ricevuto risposta da lei intorno a quel certo pacco qui pervenuto al di lei indirizzo che si suppone contenga un cifrario, lo ha affidato al conte Essen ministro di Svezia che si reca questi giorni a Belgrado per felicitare Sua Maestà. Egli è un grande amico nostro e quindi glielo raccomando. Le raccomando pure caldamente il conte Zuylen ministro dei Paesi Bassi che anche lui andrà a Belgrado ma un po' più tardi, anzi gli ho promesso una lettera per Lei. E' il collega che vedo più soventi, Egli ha molta capacità e serietà, tiene dietro con grande attenzione a tutte quelle questioni commerciali ed altre che sfuggono a chi è costretto di occuparsi di affari di politica generale, ricorro dunque soventi ai suoi lumi per tutte quelle altre precitate questioni con non poco vantaggio per me. Se dunque potrà giovargli dandogli quelle informazioni e direzioni di cui potrebbe richiederla mi farà cosa grata.

Il tempo mi mancò per scriverle nei giorni scorsi e ciò causò il ritardo a spedirle la cassetta di cui le chiedo venia.

(l) -Non pubblicata nel vol. XIV della serle II. (2) -Non pubblicato.
13

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 696. Costantinopoli, 24 maggio 1882 ore 10,10 (per. ore 22,15).

Sultan vient de me faire dire qu'il a reçu télégramme du commandant des troupes impériales à Tripoli, portant que les français se battent contre les tribus indigènes près de la frontière tripolitaine. Sa Majesté n'a pris jusqu'ici aucune résolution à cet égard, et désirerait avoir avis du gouvernement du Roi là dessus.

14

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 694. Cairo, 24 maggio 1882, ore 11,05 (per. ore 17,30).

Les négociations officieuses, quelque temps secrètes, agent français avec Araby auxquelles l'agent anglais n'a pris aucune part, ont abouti à un résultat entièrement négatif poussant plus que jamais parti militaire à la résistance. C'est le résultat qu'on prévoyait de la fausse politique de n'avoir pas fait intervenir dès le commencement la Porte, qui conduit maintenant les deux Puissances à une lntervention armée qui rallierait tout le pays à Araby et menacerait immenses dangers aux colonies. On a subi l'échec de demander elles memes l'autorisation armée turque, que la France, comme encore hier son agent le disait à Cherif pacha, ne voulait à aucun prix. La position est devenue telle qu'on doit la résoudre par les armes. On suppose que le Kedive en sera la victime.

15

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 354. Roma, 24 maggio 1882, ore 17,10.

Je vous confirme que notre cuirassé envoyé à Port-Said, a instruction précise de ne pas se rendre à Alexandrie, à moins qu'elle ne soit appelée par le Consul dans la seule éventualité d'un danger imminent pour nos nationaux. Le caractère et le but de cet envoi sont ainsi nettemente déterminés, et ce n'est point le meme cas que celui des navires grecs à Alexandrie nous espérons que ces éclaircissements seront regardés comme pleinement suffisants d'autant plus que malgré des nouvelles plus rassurantes du Caire, nous prendrions une grave responsabilité, si nous n'avions pas au moins un navire à proximité pour le cas de besoin urgent.

16

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 2345. Costantinopoli, 24 maggio 1882 (per. il 30).

Ieri ebbi l'onore di pranzare a palazzo. S. M. mi aveva fatto sapere trattarsi d'un pranzo di famiglia, senza decorazioni, e non erano presenti che S. A. Kairredin pascià, Dervish pascià, Osman pascià e pochi altri. S. M. si degnò accogliermi con ogni specie di cortesia, e già prima del pranzo m'intrattenne privatamente. Essa m'espresse nuovamente la riconoscenza che professava per le espressioni usate dall'E. V. riguardo ai recenti eventi, e m'incaricò di farmi l'interprete di questi sentimenti presso S. M. il Re e l'E. V. Disse poscia volermi comunicare un telegramma che aveva ricevuto il giorno istesso da Berlino, il quale era concepito nei seguenti termini: «Il governo germanico considerando le domande dei governi di Francia e d'Inghilterra come ingiuste, il principe Bismark aveva fatto osservazioni in questo senso a Parigi ed a Londra ». Mi limitai a ringraziare S. M. della comunicazione, né credetti opportuno di domandare maggiori spiegazioni. Sapendo d'altra parte eome S. M. avesse insistito affinché quel governo interponesse i suoi officii presso quelli di Francia e d'Inghilterra in ordine alla quistione egiziana, era evidente questa essere la risposta che ne aveva ricevuto.

Dopo il pranzo S. M. si compiacque intrattenermi ancora di materie politiche, ed il colloquio versò sopratutto sulla spedizione delle squadre francesi ed inglesi ad Alessandria. Essa volle provarmi con lungo ragionamento quella misura essere contraria al diritto delle genti, poiché lo stato delle cose in Egitto non esigeva l'intervento di forze estere, né quei governi avevano, in ogni caso, il diritto di ricorrere alla forza, questo diritto non potendo appartenere che alla Potenza Sovrana, e s'allargò assai sopra questo argomento.

S. M. si degnava indi domandarmi se avessi approvata la condotta del governo imperiale in questa congiuntura, cui risposi la prudenza e la moderazione usate da esso avere meritato l'encomio di tutte le Potenze amiche della Turchia; l'Italia cui stavano sommamente a cuore la prosperità dell'impero ed il mantenimento dell'integrità di esso non potere che applaudirvi. S. M. si espresse indi in termini di confidenza nell'avvenire, appoggiandosi sulle dichiarazioni eminentemente soddisfacenti che erano state fatte ai suoi rappresentanti presso le quattro Potenze. E mi diede commiato ripetendomi le benigne espressioni colle quali m'aveva accolto.

17

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 697. Cairo, 25 maggio 1882, ore 11,10 (per. ore 12,10).

On suppose que la Turquie, trompant Araby dans ses intentions à son égard, l'encourage à la résistance pour forcer les deux Puissances à demander son intervention, pour éviter les grands dangers auxquels seraient ésposés le Pays et les colonies, en cas de guerre, où le fanatisme religieux se dévoilerait en toute sa force. Mes trois collègues partagent opinion qu'une intervention turque seule pourrait résoudre la question, sans danger pour nos nationaux. Ils ont référé dans ce sens à leurs gouvernements. Je sais que l'agent anglais en a fait autant. On m'assure le méme du français après l'insuccès de ses démarches officieuses.

18

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 699. Costantinopoli, 25 maggio 1882, ore 11,52 (per. ore 23,45).

Ambassadeurs de France et d'Angleterre ont fait aujourd'hui une communication à la Porte, portant que leurs gouvernements n'ont pas demandé la participation du gouvernement turc aux mesures récemment prises au sujet de l'Egypte parce qu'il s'agissait seulement de sauvegarder les intérets européens, mais que si la souveraineté du Sultan venait se trouver en jeu, ils demanderaient l'intervention du gouvernement turc. Je viens aussi d'apprendre d'une source éminemment confidentielle que le Kedive ayant exprimé intention de se rendre à Alexandrie, gouvernement français ne voulant pas assumer responsabilité des conséquences a appuyé ce projet.

19

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 698. Berlino, 25 maggio 1882, ore 17,55 (per. ore 19).

Hier ambassadeur d'Angleterre et aujourd'hui ambassadeur de France ont communiqué ici texte d'un télégramme identique de leurs gouvernements sur affaires égyptiennes; meme communication ayant du etre faite à Rome je m'abstiens d'en donner la substance. Le sous secrétaire d'Etat a dit à ces diplomates que le Cabinet de Berlin avant de répondre allait se mettre en rapport avec les quatre Cabinets, mais que d'après l'impression produite dans son esprit par ce télégramme il est disposé à se déclarer satisfait de la communication. Les Puissances occidentales en se réservant de se concerter avec les autres Cabinets sur les mesures ultérieures éventuelles, se placent dans un ordre d'idées conforme aux principes du concert européen. Ce serait dans ce sens, que l'Allemagne, en ce qui la concerne, serait prete à répondre et à exprimer en meme temps des remerciments. Elle subordonne son avis à celui des trois autres Cabinets. La communicatìon dont il s'agit, et les explications reçues sur l'attitude antérieure de la France et de l'Angleterre rendent superflu, ajoutait le sous secrétaire d'Etat, de répondre au désir qu'elles avaient exprimé, en notifiant l'envoi de leurs escadres à Alexandrie.

20

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. S. N. Vienna, 25 maggio 1882, ore 18,20 (per. ore 20,30).

En conséquence du télégramme de V. E. d'hier de Milan (1), je viens de m'acquitter de la double commission dont j'étais chargé.

Kalnoky s'est montré très sensible au désir du Roi et du gouvernement de

conserver Wimpffen, mais ceci n'est plus possible, agrément ayant été déjà

demandé pour lui au gouvernement français, et d'ailleurs ce poste ayant été

promis depuis longtemps à Wimpffen qui le désirait vivement; j'ai ensuite touché question de Ludolf avec la plus grande délicatesse, mais j'ai trouvé une situation tout à fait compromise, car on lui a déjà notifié son avancement et meme aussi déjà fait annoncer le successeur au Roi d'Espagne. Aucun raisonnement au monde ne fera jamais comprendre à Kalnoky l'importance des raisons mises en avant par le gouvernement du Roi pour désirer qu'on revienne sur le choix fait. On ne saisit pas ici nos questions de parti et de personne. Tout ce qui en découle reste incompréhensible pour les autrichiens. Kalnoky me charge de dire à V. E. qu'il se trouve dans un embarras extreme et qu'il en refèrera à l'Empereur, qui doit revenir samedi; il aurait voulu donner à V. E. le temps de faire plus mure réflexion, mais je lui ai dit qu'elle ne pourrait pas ·Changer l'état de choses. Je n'ai pas hésité à dire que, si on insistait sur ce choix, on ne refuserait pas l'agrément, mais que le nouvel ambassadeur se trouverait sur un mauvais lit dès le commencement avec grand désavantage des rapports qui devraient etre si intimes. J'aurai une réponse quand l'Empereur sera revenu, je pense dimanche; mais, quelque puisse etre l'issue de cet incident, j'ai du constater par mon entretien avec Kalnoky qu'il aura des conséquences fort déplorables pour les relations entre les deux Etats car dès aujourd'hui on s'est montré tres froissé ici et on en gardera rancune. Wimpffen a déjà depuis trois jours l'ordre de demander l'agrément pour Ludolf; il a probablement retardé en attendant le retour de V. E. Je prie encore une fois le gouvernement du Roi de réflechir bien sérieusement tant qu'il en est encore temps et de ne pas compromettre le fruit de la politique suivie jusqu'ici, mais il faudrait que l'E. V. m'autorise à déclarer immédiatement comme non avenues les ouvertures que j'ai faites aujourd'hui par rapport à Ludolf (1).

(l) Non pubblicato.

21

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. S. N. Berlino, 25 maggio 1882 (2).

J'ai l'honneur de remercier V. E. des documents qu'Elle m'a transmis par le Courrier Anielli arrivé ici le 19 mai. Je recevais en meme temps et par la meme occasion, grace à l'obligeance du comte de Robilant, une copie du Traité (3) tel qu'il a été signé le lendemain à Vienne.

Ayant maintenant ces papiers sous les yeux, il me semble, somme toute, que nous avons lieu d'en etre plutòt satisfaits. On ne saurait oublier que l'accord a été conclu à la suite d'événements dont la pression nous òtait quelque chose d'une pleine et entière liberté morale. Il fallait sortir au plus tòt de la position périlleuse où nous nous trouvions placés, entre une France qui, sur le terrain politique, ne nous montre que mauvais vouloir, et une Autriche qui

proteste contre toute idée de revenir sur les faits accomplis, mais qui ne s'était pas moins en 1879 assuré le concours éventuel de l'Allemagne contre l'Italie. Sans doute, nous aurions obtenu des conditions meilleures si nous avions pu attendre qu'on vint à nous, au lieu de prendre nous-memes les devants. Nous aurions peut-etre réussi, entre autres, à stipuler une garantie réciproque des territoires. Mais, comme il y avait péril en la demeure, il convenait de passer outre en visant sinon le mieux, du moins le possible.

Je ne puis que me référer aux considérations que j'ai déjà émises dans mon rapport du 27 avril dernier (1), et si je me permets encore des remarques, c'est surtout dans le but d'avoir quelques éclaircissements ultérieurs.

Ni dans vos dépeches, ni dans les rapports du comte de Robilant, je ne vois d'explication sur les mots du préambule « maintien intact de l'ordre social ». Je ne me souviens pas de l'emploi de semblables expressions dans un Traité international. Elles signifient évidemment l'ensemble des règles qui font la sureté de la société, en y comprenant le principe monarchique. A-t-on voulu aussi comprendre dans cet ordre d'idées ce qui est destiné à assurer la répression des crimes et délits de droit commun par des Traités d'extradition qui réagiraient contre les abus du droit d'asile pour les crimes et délits revetant un caractère politique? C'est là une question fort délicate et je n'en parle que pour etre fixé sur une interprétation que pour mon compte je désirerais ne pas savoir trop restrictive.

A défaut de la garantie de territoire, le mot « sécurité » est heureusement intercalé pour remplir dans une certaine mesure la lacune. Au reste, tous les Traités de ce genre sont des contrats bonae !idei. Ils obligent non seulement à tout ce qui a été stipulé expressément, mais aussi à ce qui convient le mieux à la matière du contrat et aux communes intentions des contractants. Or, .on ne saurait admettre que, pendant la durée du Traité, ni l'Autriche, ni l'Allemagne favorisent une combinaison quelconque attentatoire à notre intégrité territoriale. L'article 1er vient à l'appui de ce raisonnement, puisqu'il stipule que les Parties contractantes n'entreront dans aucun engagement dirigé contre l'un de leurs Etats. Il est en outre évident que, en cas de guerre, aucune des Parties alliées ne peut s'agrandir aux dépens des autres, et que chacune devrait restituer ce qui aurait été enlevée à la Partie alliée par l'ennemi après l'avoir recouvré sur lui.

Le premier alinéa de l'article II ne laisse rien à désirer comme clarté de rédaction. Si la France nous attaque, sans provocation directe de notre part, l'Allemagne et l'Autriche nous doivent assistance avec toutes leurs forces. Si s'est au contraire, selon le deuxième alinéa, la France qui attaque l'Allemagne, nous avons l'obbligation de preter main forte à cette dernière. L'Autriche alors, il faut le sous-entendre, observerait une neutralité bienveillante. Néanmoins cette attitude de l'Autriche ne cadrerait pas avec les engagements pris lors du voyage du prince de Bismarck à Vienne en 1879. Ainsi que le mandait le chevalier Nigra dans son rapport du 23/11 février (2) (annexe à la dépéche de V. E. n. 1260), le Cabinet austro-hongrois s'était engagé définitivement dans le cas aussi d'une

guerre de la France contre l'Allemagne. Souhaitons qu'il en soit ainsi, car alors notre tache ne présenterait plus autant de difficultés.

L'article III, camme l'article IV sont conçus de manière à ouvrir la porte aux équivoques et aux malentendus. On a comparé le prince de Bismarck à une baite à surprise. Dieu sait tout ce qu'il fera sortir de ces dispositions dont la paternité lui appartient, à en juger par les réponses assez embarassées du comte Kalnoky au comte de Robilant, réponses qui pourraient se traduire par la formule venant en ligne droite de Berlin: Sit pro ratione voluntas. V. E. me dit dans sa lettre particulière qu'une déclaration spéciale a été faite relativement à l'Angleterre. La copie de cette déclaration manque dans l'envoi qui m'est parvenu, et je tiendrais beaucoup à la recevoir. Il serait vraiment très regrettable que l'Angleterre, l'ancienne et fidèle alliée de la Maison de Savoie, se trouvat comprise sous la désignation de deux ou plusieur grandes Puissances. Il est également à regretter que nous avons rencontré des difficultés insurmontables pour faire accepter notre amendement à l'article IV. Du moins, il a été constaté que la Turquie ne figurait pas sous la denomination de grande Puissance.

A propos de l'article V, le passé doit nous servir d'enseignement pour l'avenir. Si le casus joederis se présente, il faudrait s'y prendre à temps et d'une autre manière qu'en 1866 pour concerter les mesures militaires entre les Etats Majors respectifs.

Les articles VI, VII et VIII ne donnent lieu à aucune observation.

Au reste, des considérations retrospectives ne sont guère de mise en présence du fait accompli. Il serait mème très hazardé d'aborder le terrain des prévisions. Là où les passions humaines s'entremèlent presque toujours aux intérèts, aux principes de l'honneur et de la loyauté, le champ de l'imprévu est très vaste. Les prétextes ne manqueront pas pour reculer au besoin devant l'exécution des engagements. Si les Traités d'alliance constituent une sorte de société entre les pouvoirs contractants, on ne saurait leur appliquer toutes les règles du contrat civil de société, vu que les obligations manquent de sanction à raison de l'absence d'une autorité supérieure pour les faire respecter et exécuter. Nous n'avons pas moins rempli notre devoir envers le Roi et le Pays, en nous assurant à certaines conditions, auxquelles nous ne pouvions nous soustraire sans nous exposer à une rupture des pourparlers, tout ce qu'il était possible d'obtenir dans les conjonctures actuelles. Maintenant il importe de nous mettre en mesure d'observer scrupuleusement nos engagements, et de veiller en mème temps à ce que les prétentions de l'un ou de l'autre allié ne nous entrainent pas au delà des limites déterminées. Il est vrai qu'elles n'ont pas été fixées avec toute la précision désirable. Raison de plus pour que nous nous mettions en position d'inspirer à nos partners le sentiment qu'il ne s'agit pas entre nous d'une société léonine. A cet effet, il convient de procéder sans retard à compléter nos armements sur terre et sur mer pour les amener au point où ils pèsent dans la balance de tout le poids d'une grande Puissance de nom et de fait. Alors non seulement notre concors sera recherché, mais il s'imposera là mème où l'on ne voudrait que notre simple neutralité.

Personne ne peut souhaiter le fléau de la guerre; mais pour consolider un grand Pays, il lui faut une histoire militaire commune, des victoires gagnées sous le meme drapeau, sous la meme Dynastie. Une jeune Nation, comme 1a nòtre, a besoin de faire ses preuves, de retremper son caractère dans les luttes qui lui fassent mieux le prix de son unité. Sans doute, nous ne devrions pas entreprendre une guerre qui ne fUt juste et nécessaire, mais si elle se présente sans que nous l'ayons recherchée, si notre ennemi se nomme France, s'il nous provoque, jamais chance plus favorable ne s'offrirait pour nous. Et chacun rendrait justice alors au gouvernement de nous avoir mis en situation d'accepter le conflit avec l'assistance de deux alliés. L'avantage tournerait certainement de notre còté. Il nous convient de nous préoccuper plutòt de l'éventualité où la France marcherait vers les Vosges et le Rhin, du moment où elle réussirait à entrainer la Russie dans une coalition. Notre tàche deviendrait alors plus ardue, mais non au-dessus de nos forces combinées avec celles de nos alliés, si nous savons piacer notre armée en état de fournir les prestations dues en pareille circonstance. Sous ce rapport de préparation militaire, une très grave responsabilité péserait sur le gouvernement, si les événements nous surprenaient sans que nous nous fussions mis à meme de parer aux éventualités. A l'époque du Congrès, l'on se déchainait contre nos Plénipotentiaires victimes conscientes de l'isolement de l'Italie. (Pour ce qui me concerne je me réfère à ma correspondance confidentielle de 1878). Il ne faudrait pas exposer notre armée, par manque de prévoyance et de précaution, à jouer un ròle au dessous de sa mission. C'est bien alors et avec raison que l'opinion publique s'attaquerait au gouvernement qui, après la signature du Traité du 20 mai, n'aurait pas su ou voulu prendre en temps utile toutes les mesures nécessaires pour remplir ses nouvelles obligations. La meilleure des diplomaties est frappée d'avance d'impuissance, quand à còté d'elle ne se trouve pas une armée capable de soutenir les plans et les résolutions des hommes d'Etat, meme les mieux qualifiés.

_ Personne ne peut prévoir avec quelque certitude la marche des événements durant ces cinq années. Mais si, à l'expiration de ce terme, nous avions intérèt et convenance à prolonger la durée du Traité, nous ne pourrons le faire et sous de meilleures conditions, que si nous avons réussi à inspirer confiance à l'Allemagne et à l'Autriche, et à leur donner des garanties de tout le sérieux de notre conduite politique à l'intérieur comme à l'étranger.

Ci-joint une lettre particulière pour V. E. (1).

(l) -Annotazione a margine d! Blanc: «Comunicato a S. E. ore 3,30 s.». (2) -Manca l'!nd!cazione del giorno di arrivo. (3) -Cfr. serle Il, vol. XIV, n. 792. (l) -Cfr. serle II, vol. XIV, n. 705. (2) -Cfr. serle II, vol. XIV, n. 589.
22

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 708. Costantinopoli, 27 maggio 1882, ore 2,05 (per. ore 13,20).

Ambassadeur d'Angleterre a fait hier une autre communication à la Porte, identique à celle qui avait été faite la veille par ambassadeur de France, por

6 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XV-XVI

tant que les deux gouvernements n'avaient jamais eu l'intention d'intervenir avec leurs forces en Egypte, et que si la question ne pouvait pas s'arranger pacifiquement, on s'entendrait avec les Puissances et la Turquie sur les mesures ultérieures. On vient de recevoir la nouvelle que le ministère égyptien a donné sa démission, on attribue ce résultat à la communication faite avant hier par les agents de France et d'Angleterre au président du Conseil égyptien (1).

(l) Non allegata.

23

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 707. Cairo, 27 maggio 1882, ore 10,10 (per. ore 13,15).

Cette nuit le ministère a envoyé ses démissions au vice roi, sans répondre à la note officielle des deux agents et sans accepter les conditions exigées par les deux Puissances, disant seulement que le nouveau ministère décidera les questions intérieures, et que pour les questions étrangères s'adressera à la Porte. Le vice roi sous le conseil du président de la chambre des députés a convoqué pour aujourd'hui tous les grands personnages du Pays, mais le parti militaire restant maitre de la situation, personne voudra accepter de former nouveau ministère.

24

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 361. Roma, 28 maggio 1882, ore 11,55.

Vous ne me dites pas si vos appréciations sur le danger des colonies sont partagées par votre collègue d'Autriche. L'envoi de notre cuirassé n'ayant aucune signification politique, vous devez pour couvrir votre responsabilité ne pas l'appeler à Alexandrie sans avoir dument constaté, au moins avec votre collègue d'Autriche, la nécessité qui vous impose cette nécessité personnelle. Prenez garde que notre pavillon ne doit en aucun cas, apparaitre dans une situation ayant quoi que ce soit de commun avec celle des escadres franco-anglaises ni courir

le risque d'assister aux opérations de ces dernières contre le territoire égyptien. Rendez-moi compte des motifs que le consul d'Autriche donne de l'absence de tout moyen de protection pour sa colonie,

(l) T. 700 di G. De Martino, del 25 maggio 1882, non pubblicato.

25

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 718. Cairo, 28 maggio 1882, ore 15,15 (per. ore 19,10).

Je dois rectifier que hier les deux agents n'ont pas consenti vice roi demandat intervention turque. Ce matin en meme temps que président de la Chambre des députés, effrayé des dangers personnels du vice roi, le conseillait à céder aux exigences des militaires, Son Altesse recevait télégramme de la Porte, que le Sultan enverrait un commissaire, s'il le demande officiellement. Son Altesse a refusé céder aux militaires et a appelé les deux agents pour avoir conseil sur la réponse à la Porte. Agent anglais a dit que s'il le croyait le seul moyen de sauver sa vie, il l'autorise à demander commissaire. Le français, au contraire, a dit qu'il ne pourrait pas le conseiller, parce que Son Altesse assumerait toute la responsabilité de demander intervention turque. Je ne sais pas encore à quels conseils Son Altesse s'est tenu. Il est exposé, peut-etre aujuord'hui meme, à de grands dangers. En face d'événements si graves, avec collègues autrichien, allemand, russe, nous nous sommes rendus auprès d'Araby qui nous a assuré de la sureté de nos colonies. Agent anglais très préoccupé, le français parait satisfait du développement des événements. Nouvelles d'Alexandrie plus tranquilles, agent Araby télégraphié qu'il reste au pouvoir.

26

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 719. Cairo, 28 maggio 1882, ore 17,15 (per. ore 19,45).

Je viens d'apprendre positivement que le vice roi suivant conseil agent anglais a demandé officiellement à la Porte son intervention par l'envoi commissaire, camme seul moyen de sauver sa personne et le Pays (1).

(l) Tale notizia venne trasmessa In pari data da Mancini con T. 365 alle ambasciate a Berlino, Costantinopoli, Londra, Parigi, Pietroburgo e Vlenna.

27

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 720. Cairo, 28 maggio 1882, ore 19,25 (per. ore 20).

Aux menaces de déposition et de graves dangers pour toute la population, vice roi a cédé, réintégrant Araby camme ministre de la Guerre, sans nommer autres ministres. Il ne lui reste qu'attendre commissaire turc, sureté publique rétablie.

28

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 363. Roma, 28 maggio 1882, ore 23,55.

J'apprécie l'opinion du Cabinet de Berlin sur la réponse des quatre Cabinets à la dernière communication anglo-française. Mr. le sous-secrétaire d'Etat vous ayant dit qu'elle est subordonnée à l'avis des trois autres Cabinets, j'autorise V. E. à déclarer que sans accepter toutes les idées énoncées dans la communication anglo-française, nous serions prets en ce qui nous concerne à nous piacer au meme point de vue que le Cabinet de Berlin, et à faire la meme réponse, dans le cas d'une opinion identique de la part des Cabinets de Vienne et de St. Pétersbourg. Seulement je prie V. E. d'appeler l'attention du ministre des Affaires Etrangères, sans en faire l'objet d'une communication spéciale, sur les dangers d'une situation redevenue en Egypte, menaçante et toujours pleine de risques, ainsi que sur la possibilité que la France et l"Angleterre trouvent dans la rapidité des événements, pour ne pas consulter en temps, et avant d'arreter leur décision définitive, les quatre Cabinets sur les mesures ultérieures à prendre. On pourrait écarter cette fàcheuse éventualité si les Cabinets de Paris et de Londres faisaient dès à présent connaitre la mesure qu'il nous proposeraient en cas de nécessité, et ceci dans le but de laisser aux six Cabinets le temps de s'entendre, sans attendre l'urgence du dernier moment, et avec l'espoir, bien entendu, qu'une solution heureuse et pacifique rende inutile cette entente éventuelle. Mais sur ce point aussi nous nous en remettons à l'avis des trois autres Cabinets. Si, camme V. E. nous le laisse préssentir, il n'est pas question d'une réponse écrite, nous serions heureux d'éviter de paraitre admettre sans réserve par une déclaration de satisfaction, soit la confirmation par la note franco-anglaise des déclarations faites aux parlements de Paris et de Londres, soit leur titre à se charger de la sauvegarde des nationaux, et des intérets des autres grandes Puissances, soit l'intervention effec

tive, dont nous sommes témoins, dans des questions d'ordre public intérieur, qui, si elles comportent une ingérence extérieure, intéressent par là méme, avant tout, les droits de la Puissance souveraine reconnus par l'Europe. Nous ctttendons avant de faire notre réponse, de connaitre l'avis définitif du Cabinet de Berlin, et des deux autres désirant surtout de garder avec eux... (l) que parfait (2).

29

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

R. 3033. Berlino, 28 maggio 1882 (per. il. 3 giugno).

Le sous-secrétaire d'Etat, en me donnant hier les détails contenus dam mon rapport n. 3031 (4), se disait satisfait de voir la France et l'Angleterre amenées à déclarer derechef que la question égyptienne est du ressort européen. Le prince de Bismarck avait témoigné une fois de plus de la justesse de son coup d'oeil, en montrant le plus grand calme, en cherchant à gagner du temps, persuadé comme il l'était que les Puissances occidentales s'embarquaient dans une trop grosse affaires pour ne pas se convaincre bientòt de la nécessité d'en revenir à une entente générgJe. D'ailleurs les nouvelles reçues d'Egypte dans la journée: démission du ministère etc. semblaient de bon augure. Je me bornais à répondre que la crise me paraissait tout au plus ajournée à un terme très rapproché.

En effet, le télégramme de V. E. (5) qui m'est parvenu cette après-midi, constate que dans l'intervalle de graves complications se font jour. Une vive alarme se manifeste à Alexandrie et au Caire. Peut-étre monsier de Martino devra-t-il appeler la frégate «Castelfidardo ». A ce propos je me demande s'il n'eut pas mieux valu que le gouvernement du Roi se réservat à lui seui le soin de donner les ordres éventuels à ce navire de guerre. Gnice au télégraphe, on aurait toujours le temps d'aviser sans un retard bien sensible. Autrement nous nous exposerions à ce que notre Agent qui vit dans un milieu où Ies imaginations sont surexcitées et où tant d'influence se croisent, précipite une décision qu'il convient au contraire de Iaisser en suspens tant que la nécessité n'en sera pas démontrée pour la protection de nos nationaux.

En attendant, il n'y a pas de mal à ce que la France et l'Angleterre, après avoir agi avec une désinvolture si marquée envers les autres Cabinets, fassent en quelque sorte le pied de grue en présence de l'imbroglio égyptien. Elles ont

aussi usé vis-à-vis du Sultan d'un sans façon inexplicable de la part au moins de la Grande Bretagne. Quand le prince de Bismarck était consulté, il laissait entendre que si on l'interrogeait comme légiste, il devrait se prononcer en faveur d'une intervention de la Turquie; mais qu'en tout cas, il fallait user envers elle des ménagements. En ce qui le concernait, il était disposé à donner son assentiment en principe aux propositions qui seraient arrétées, d'un commun accord entre les deux Puissances occidentales, propositions à soumettre ensuite aux autres Puissance. Non seulement les deux Cabinets ont pris une initiative d'action exclusive, mais se donnaient les apparences d'exercer un mandat européen que personne n'avait encore songé à leur conférer.

Cette conduite ne pouvait manquer de produire à Rome, à St. Pétersbourg, à Constantinople et à Vienne une impression fàcheuse. Le méme sentiment a été éprouvé par le Cabinet de Berlin. Il l'aurait peut-étre accentué, s'il n'avait craint de susciter des embarras au ministère Freycinet et de préparer ainsi sa chute au profit de Monsieur G2.mbetta qui est la bete noire de l'Allemagne. Aussi le prince de Bismarck a-t-il plutòt cherche à modérer partout la mauvaise humeur. Et maintenant il se félicite de voir les gouvernements français et anglais entrer dans une meilleure voie, et il croit pouvoir compter en tout cas que la crise actuelle ne sera pas un élément de trouble pour la paix générale.

Quant à notre attitude, elle doit continuer à se régler selon les sages instructions de V. E. Nous pouvons déplorer que notre légitime influence ne soit plus la méme dans l'Afrique septentrionale; mais nous ne la récupérons peu à peu qu'en serrant les rangs du còté de ceux qui travaillent, d'une manière moins intéressée que la France et l'Angleterre, à rétablir un certain équilibre dans ces régions.

(l) -Sic, mancano alcune parole nell'originale. (2) -Il contenuto di tale tele!'ramma venne comunicato, in pari data, con T. 364 alle ambasciate a Costantinopoli, Londra, Parigi, Pietroburgo e Vienna. (3) -Ed., con alcune varianti, In LV 35, pp. 149-150. (4) -R. 3031 del 27 maggio 1882, non pubblicato. (5) -T. 357 del 28 maggio 1882, non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC

L. P. Berlino, 28 maggio 1882.

J'ai été bien aise de revoir votre écriture après un aussi long silence. Le but que nous poursuivions l'un et l'autre a été atteint dans l'intervalle. C'est un succès dont je vous félicite, car si vous n'aviez pas été là pour mettre l'épée dans les reins et aider de vos bons conseils, le Traité ne serait pas conclu. L'alliance est faite avec l'Autriche et l'Allemagne et nous rend de la sécurité du còté de la France. C'est là un avantage dont l'importance est considérable. Je ne veux pas dire pour autant que ce Traité soit une perfection. Je ne crois pas qu'il serait digne d'étre enchàssé dans un reliquaire camme un modèle. Les articles III et IV laissent beaucoup à désirer dans le fond et dans la forme, c'est là le còté faible pour nous et fort pour le prince de Bismarck. Il y a là anguille sous roche. Mais Robilant dit que c'était à prendre ou à laisser. Il a donc fallu accepter. Je suis tout-à-fait de votre avis qu'il faut pousser aux préparations militaires. Autrement nous ferons une piteuse mine.

M. Mancini m'ayant demandé d'émettre mon opinion sur nos accords, je l'ai fait dans un rapport (l) que j'expédie par le courrier Anielli. J'espère que vous serez content de son contenu qui me semble répondre à nos idées tournées exclusivement vers le bien du Roi et du Pays.

Je regrette toujours que le prince di Bismarck n'ait pas apposé sa signature comme plénipotentiaire. La mienne n'était que très secondaire et subordonnée à la sienne. Cependant j'avoue que j'aurais tenu à ce que mon nom figurat aussi puisque j'avais toujours travaillé à ce programme et que je me croyais quelque titre à en prendre ma part de responsabilité. Je suis convaincu que la chose était faisable. J'en avais écrit à Robilant en disant que je pourrais à cet effet faire une course rapide à Vienne sous un prétexte facile à trouver. Il m'a répondu que dans ce cas le secret serait divulgué par une presse constamment à l'affUt des allées et des venues des diplomates. J'ai compris et je me suis tu, en faisant cependant la remarque que si le pacte avait été conclu à Berlin, j'aurais pris l'initiative de demander aussi la signature de mon collègue à Vienne. L'essentiel est maintenant de retirer quelque bon fruit de ce Traité. Sous ce rapport aussi votre présence continue à Hre nécessaire à la Consulta, et j'espère bien que vu l'intérét du service, vous ne prendrez pas votre vol vers Madrid, ou tout autre poste à votre convenance.

Le départ du marquis Dalla Valle est venu fort mal à propos. Il faut absolument qu'on lui donne un successeur. Je ne saurais que faire d'un second secrétaire qui ne serait pas déjà stylé, qui connaisse assez le français pour copier et composer les lettres de chancellerie. Je ne prétends pas à une capacité comme Tosi, autant vaudrait-il chercher la pierre philosophale, mais un jeune homme appliqué, sérieux, comme il faut. Mon personnel dans ce moment laisse beaucoup à désirer. M. Desmé est très en retard comme instruction; M. Ferrara est très zélé, mais lent dans son travail; le français ne lui est nullement familier, M. Tugini est très capable. Il s'acquitte très bien de sa besogne. Mais comme il est òmarié et demeure à une petite demi heure loin de chez moi, je ne le vois qu'aux heures de Chancellerie. Il en résulte par exemple que je dois chiffrer et déchiffrer moi-méme les télégrammes que j'expédie ou qui m'arrivent après cinq heures du soir. Et c'est ordinairement le cas.

Je me recommande donc pour l'envoi d'un second secrétaire dont je puisse faire mon confident et mon aide, quelqu'un dans le genre de M. Maissa. On m'a parlé de M. Malaspina. Entre nous soit dit il m'a fait un peu l'effet d'un poseur; or c'est là ce que je déteste le plus au monde.

Il ne faut pas perdre de vue que si M. Tugini ou moi nous partons en congé les affaires de chancellerie souffriront de grands retards. Or, pour mon compte je devrais cette année prendre mes eaux quelque part, ce que je n'ai pu faire l'année dernière, où mon séjour à Rome m'a fort intéressé surtout parce qu'il m'a rapproché de vous, mais ce n'était pas un véritable congé au milieu de la préoccupation de cette époque. Madame Launay aussi doit faire une cure.

(l) Cfr. n. 21.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

L. P. Berlino, 28 maggio 1882.

Le courrier Anielli m'a remis votre lettre du 18 mai (1). Je vous en remercie et surtout de m'avoir donné copie du Traité dont vous avez eu l'obligeance de m'annoncer la signature par votre télégramme du 20 mai (1). Graces aux indications que vous me fournissez et dont je vous suis reconnaissant, et à celles que je reçois du ministère, lors mème que ce fut après coup {2), un jugement sur un acte de cette importance. On ne peut que se féliciter d'avoir de beaucoup dépassé le minimum dans lequel le comte Kalnoky paraissait vouloir se retrancher au début des pourparlers. Il est regrettable seulement que les articles III et IV n'offrent pas une rédaction pour le fond et pour la forme, de nature, comme l'article II, à ne pas laisser la porte ouverte aux équivoques. C'est de ces deux articles que se produiront peut-ètre des embarras d'interprétation et d'exécution. Un certain vague convenait évidemment au prince de Bismarck et le comte Kalnoky a du, comme nous, en passer par là. Mon observation sur l'article II, son alinéa deuxième ne stipule que notre concours dans le cas où l'Allemagne serait attaquée par la France. Mais alors par certain rapport du chevalier Nigra sur des engagements pris en 1879 lors du voyage à Vienne du prince Bismarck ne serait pas exact dans la partie où il est dit que l'Autriche assistera l'Allemagne si la France devient agressive.

Au reste, comme vous le dites fort bien, le Traité vaudra pour nous autant que nous saurons nous mettre en mème de le faire valoir. La diplomatie est frappée d'avance d'impuissance quand la situation intérieure du Pays est défectuese, aussi longtemps que l'armée n'est pas mise sur pied de parer aux exigences. J'espère que nous saurons montrer tout le sérieux de notre conduite, et que notre ministère de la Guerre et l'Etat Major disposeront aussitot que possible toute chose de manière à ce que l'Italie remplisse un role digne d'elle.

En attendant je vous félicite d'avoir conduit à terme la négociation et je souhaite que vous en ayez toute la satisfaction que vous avez si bien méritée.

M. Mancini en me télégraphiant la signature du Traité (3) ajoutait que Kalnoky lui faisait dire que son intention ainsi que celle de Bismarck était de n'en laisser connaitre à leurs ambassadeurs à Rome que la simple existence et non pas le texte mème de ce Pacte. Je comprends le secret à l'égard de Wimpffen transféré à Paris. Je ne le comprends pas vis-à-vis de Keudell. Ici mon collègue d'Autriche savait que nous étions en pourparlers pour une alliance. Mais il n'était pas renseigné sur le cours des négociations. Jusqu'ici il ignorait ce qui avait été stipulé. Du moins l'autre jour il me demandait de nous faire la promesse mutuelle que le premier de nous qui recevrait le texte du Traité

le communiquerait à l'autre. J'ai fait semblant de ne pas comprendre. Pourriezvous me dire si le comte Széchényi recevra une copie du Traité? Il pourrait se présenter tels cas où il y aurait avantage à établir entre lui et moi un échange d'idées sans ètre tenu à des réticences sur la teneur de l'acte lui mème.

Le major Bisesti envoie, sous sachet volant, au colone! Lanza son rapport à l'Etat Major général sur un incident où sur la déposition d'un prétendu témoin se trouvait mèlé le nom de l'attaché militaire à cette ambassade. Le mìnistère impérial des Affaires Etrangères, sur requète du Tribuna! maritime m'a écrit pour m'inviter à transmettre les explications de M. Bisesti. C'est alors que je vous ai télégraphié en vous priant de me dire si votre ambassade avait reçu quelque communication officielle du ministère autrichien dans l'affaire Majnoni. Je vous remercie de votre réponse, qui m'a confirmé dans ma manière de voir que mieux valait ne pas répondre officiellement. Je me suis donc borné à donner en voie officieuse les éclaircissements désirés, en déclarant que je ne pourrais répondre sous une autre forme sans autorisation préalable de mon gouvernement. M. Bisesti n'avait été heureusement en rien engagé dans cette affaire délicate.

La question d'Egypte se trouve diablement compliquée par la conduite de la France et de l'Angleterre qui ont agi la première surtout avec trop de précipitation et vraiment avec trop de désinvolture vis-à-vis de la Turquie et des quatre autres grandes Puissances. L'Egypte est un trop gros os pour que les Cabinets de Paris et de Londres aient la prétention de le ronger à deux. Je voudrais comme vous que chez nous on continuàt à agir avec circonspection. Sous ce rapport je regrette qu'on ait laissé à M. De Martino la faculté d'appeler le « Castelfidardo» de Porto-Said à Alexandrie quand il croirait nécessaire pour la protection de nos nationaux. On aurait du lui enjoindre d'on référer préalabement au ministère. Grace au télégraphe on aurait toujours le temps d'aviser sans trop de retard.

(l) -Non pubblicato nel vol. XIV della serie II. (2) -S!c, evidentemente manca qualche parola; probabilmente j'a! pu me former. (3) -Cfr. n. 2.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 729/965. Londra, 29 maggio 1882, ore 20,30 (per. ore 23,30).

Aujourd'hui j'ai vu Granville, je lui ai parlé de la démarche de Paget auprès de V. E. pour engager Sultan à s'intromettre dans les affaires d'Egypte, ainsi que de la réponse de V. E., je ne lui ai rien dit du détail des instructions données au comte Corti. Granville tout en agréant réponse de V. E. m'a dit qu'il suppose notre gouvernement peu favorable à intervention turque. Je lui ai répliqué que la réponse de V. E. ne semblait pas justifier cette supposition; que d'ailleurs le principe de l'accord des Puissances servait de base à la politique actuelle. Granville me demanda en suite mon avis, au sujet de l'intervention turque; je lui répondis que je n'avais maintenant à donner aucun avis à ce sujet, puisque la question était préjugée par la démarche sus-indiquéa. Parlant de l'état des esprits en Egypte il ne méconnaissait pas que le sentiment national s'y était relevé, et il attribuait cet effet en partie à l'Italie: je ne puis dire s'il me faisait cette observation en bonne ou en mauvaise part. Je lui al dit que la nombreuse population italienne qui séjourne en Egypte y exerce une véritable influence morale, qu'on a trop méconnu jusqu'ici, et qui pourrait avoir contribué à ce résultat. Granville me parla ensuite de De Martino comme un des propagateurs de ces idées que d'ailleurs le noble lord en définitive ne condamne pas. Mais dans les faits actuels il ne voit que le résultat d'une révolte militaire qui opprime meme le sentiment national. Il m'a également demandé ce que je pensais du dénouement des difficultés actuelles; je n'ai pu lui répondre sinon que l'Angleterre s'était réunie à la France pour la résoudre, que nous devions avoir confiance que l'Angleterre trouvera le moyen de rétablir en Egypte un ordre de choses stable, conforme aux sentiments du Pays, et qui sauvegarde les intérets non seulement de l'Angleterre et de [la] France, mais ceux des autres nations européennes qui y sont engagées. Je ne cache pas que cette conversation avec Granville m'a laissé impression qu'ici on est très embarrassé, et que malgré les déclarations faites dernièrement à la Chambre par Gladstone on serait désireux de relacher les liens qui attachent Angleterre à la France qui jusqu'ici s'était montrée peu favorable à l'intervention turque; d'ailleurs j'entends les hommes de tous les partis se plaindre de ce que le gouvernement s'est laissé conduire par la France dans cet imbroglio et exprimer la crainte qu'il ne soit entrainé dans des complications dangereuses.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 1661. Vienna, 29 maggio 1882 (per. il 3 giugno).

Già allorché il conte di Beust faceva ritorno al suo posto di Parigi pochi mesi or sono, mi facevo dovere di riferire all'E. V. risultarmi che la sua permanenza colà non si sarebbe più prolungata a lungo. Da assai tempo in verità premeva al Gabinetto di Vienna di avere ad ambasciatore presso la Repubblica francese un personaggio, la di cui attitudine non solo non fosse mai in contradizione coll'alleanza austro-germanica che in ogni occasione il governo imperiale tiene ad affermare, ma anzi ne fosse la manifestazione chiara e precisa. I troppo intimi rapporti che il conte Beust credette poter personalmente annodare col signor Gambetta quando era ministro, ed i suoi frequenti incontri colla ben nota Madame Adam, spiacquero sommamente all'Imperatore; tanto più poi che ho ragioni per non dubitare, che il Gabinetto di Berlino non mancò di manifestare a Vienna coi dovuti riguardi si, ma però abbastanza esplicitamente, il suo rincrescimento di vedere l'ambasciatore di una Potenza alleata ricercar anche con una certa affettazione contatti così poco simpatici per la Germania.

Un mese fa il mio collega di Germania dicevami, che i giorni del conte Beust erano contati; ed infatti la Wiener Zeitung del 27 pubblicava il graziosissimo Sovrano rescritto che sollevava dietro a sua domanda l'antico cancelliere dell'Impero dalle funzioni di ambasciatore a Parigi, ammettendolo alla posizione di quiescenza.

Ad occupare il posto così rimasto vuoto venne chiamato il conte Wimpffen, che già ne era titolare, allorché, in maniera veramente poco giustificabile, il conte Andrassy ne lo aveva sbalzato improvvisamente per far posto al Beust, che doveva cedere quello di Londra al conte Karolyi.

Onde tacitare i giusti reclami del conte Wimpffen il barone Haymerle gli aveva per intanto affidato il posto di Roma, ma fin d'allora gli si dava il quasi sicuro affidamento che ritornerebbe a Parigi tosto ciò sarebbe possibile. Verificatasi ora l'opportunità, il conte Kalnoky mantenne lo impegno assuntosi dal suo predecessore, e siccome ebbe ad esprimersi meco, «compié così un atto di troppo giusta riparazione ». S. E. nel discorrer meco al riguardo aggiungevami ancora, che se, in conseguenza della fase politica attuale, aveva ravvisato necessario che l'ambasciatore imperiale a Parigi fosse un personaggio che quanto più possibile la personificasse, non aveva d'altra parte ravvisato opportuno, nell'atto in cui si richiamava da colà un ambasciatore che era ritenuto siccome animato da particolari simpatici sentimenti verso l'attuale regime francese, di sostituirlo con un altro che si potesse supporre nutrire contro di esso sentimenti assolutamente contrari: il conte Wimpffen esser quindi il personaggio più di ogni altro adatto poiché, già essendo stato rappresentante imperiale presso la Repubblica aveva saputo farsi amare e stimare da quel governo, che anzi aveva allora veduto con molto rincrescimento il suo allontanamento. Che quella nuova destinazione poi dovesse riuscire sommamente gradita tanto al conte Wimpffen quanto alla Sua Signora, è cosa di cui non si poteva dubitare; ben sapendosi essere stato da loro con insistenza ricercato quel posto la prima volta, e sempre caldeggiato il desiderio di farvi ritorno.

Questi dati di fatto, di cui sono in grado di guarantire la piena esattezza, mi parvero di natura a poter interessare l'E. V.; ho quindi ritenuto mio dovere riferirglieli in maniera, ben s'intende, assolutamente riservata.

34

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 734. Berlino, 30 maggio 1882, ore 17,55 (per. ore 21).

Je viens de parler au sous secrétaire d'Etat dans le sens de votre télégramme (l) relatif à l'avant dernière communication anglo-française, à laquelle on se borne à faire réponse verbale exprimant remerciements, et qu'on attend

propositions. Nos préoccupations sont comprises ici, mais le sous secrétaire d'Etat estime que mieux vaudrait ne pas provoquer un échange d'idées à cet égard. Les événements qui se développent en Egypte ont prouvé que les quatre Cabinets, par leur attitude ont gagné du terrain dans le sens du concert européen; l es Cabinets occidentaux seraient fort embarrassés, maintenant surtout, de faire connaitre les mesures à prendre pour une intervention plus active. D'ailleurs la situation s'est modifiée depuis lors; la France et l'Angleterre viennent de faire une nouvelle communication pour demander de les appuyer à Constantinople dans une démarche à l'effet d'obtenir un concours de la Sublime Porte. L'Allemagne et la Russie sont disposées comme nous à transmettre à leurs ambassadeurs à Constantinople des instructions analogues à celles contenues dans le télégramme de V. E. au comte Corti (l) ; il ne manque plus [que] l'assentiment de l'Autriche, on ne le met pas en doute. La conduite de la France a eu pour résultat de faire rentrer le Sultan sur la scène dont elle voulait l'exclure.

(l) Cfr. n. 28.

35

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 2350. Costantinopoli, 30 maggio 1882 (per. il 6 giugno).

L'E. V. conosce come, durante i lavori della delimitazione turco-ellenica, fossero sorte fra i commissari europei e quelli della Turchia quattro questioni che non ricevettero finora una soluzione definitiva. La Sublime Porta indirizzò ora ai rappresentanti delle Potenze mediatrici una nota ufficiale in data del 27 maggio, per la quale si dichiara pronta a sgombrare i tre principali punti, se la Grecia acconsente dal suo canto ad accettare la soluzione turca pel quarto ed a rimettere simultaneamente alle autorità ottomane il lago ed il villaggio di Nezeros.

Desiderando d'agire, anche in questa congiuntura, come s'usò pel passato riguardo alla questione turco-ellenica, in pieno accordo co' miei colleghi, radunai nella giornata di ieri, nella mia qualità di decano degli ambasciatori delle Potenze europee, i rappresentanti della Germania, d'Austria-Ungheria, di Francia, della Gran Bretag1:,1a e di Russia, a fine di deliberare su quello che era da farsi. E fu da noi deciso di trasmettere, ai rispettivi governi, copia della nota della Sublime Porta, assieme ad un memorandum identico, nel quale esponiamo le considerazioni che ci parvero opportune nell'interesse delle parti interessate. Unisco quindi al presente i due documenti in discorso (3) ed aspetterò quelle istruzioni che l'E.V. giudicherà per avventura conveniente d'impartirmi.

(l) -T. 359 del 28 mag~!o 1882, non pubbl!cato, ma cfr. n. 36. (2) -Ed. in LV 39, p. 23. (3) -Non pubbl!cati, ma cfr. LV 39, pp. 24-25.
36

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2351. Costantinopoli, 30 maggio 1882 (per. il 26 giugno).

* Ho avuto l'onore di ricevere i quattro telegrammi che l'E. V. si compiacque indirizzarmi il 28 e 29 corrente (2) relativamente alla quistione egiziana, e per essi la prego d'aggradire i miei più distinti ringraziamenti *.

Le gravi notizie cui si riferivano producevano una grande commozione alla Sublime Porta ed a palazzo, e i consigli dei ministri si tenevano pressoché in permanenza a Jildiz Kiosk, tanto che riusciva a noi impossibile di vedere i ministri di S. M. Finora però non mi risulta che sia stata presa una decisione sulle misure da adottarsi nelle presenti congiunture. *Pel mio rapporto del 26 corrente n. 2349 * (3), già ebbi l'onore di far intendere all'E. V. come non esistessero a Palazzo que' propositi di fermezza che erano desiderati in altre parti. Mi veniva indi riferito da buona fonte S. M. il Sultano dimostrarsi risolutamente avverso al progetto di spedire forze in Egitto, imperocché gli ripugnava in sommo grado di mandare truppe ottomane a combattere truppe musulmane. Né

S. M. sapeva decidersi a mandare de' commissarii al Cairo. Quali istruzioni avrebbe date a questi? Che si sarebbe dichiarato apertamente contro il partito nazionale ed in favore del Kedive il quale era sostenuto dalle Potenze estere? E se il ministero avesse posto in non cale le comunicazioni dei commissari imperiali, a qual partito sarebbe stato conveniente di appligliarsi? Le quali considerazioni si applicavano in gran parte eziandio alla proposta di mandare intimazioni telegrafiche. Indi i continui consigli dei ministri, le lunghe esitazioni, la difficoltà di prendere una decisione. E di questa posizione ebbi iersera l'onore di dare contezza telegrafica all'E. V. (4).

Tostoché venne ieri a mie mani il telegramma col quale l'E. V. (5) mi ragguagliava della comunicazione fattale da codesto ambasciatore d'Inghilterra circa gli offici da interporsi presso S. M. il Sultano, in ordine alle misure a prendersi, interpellai i miei colleghi di Germania, d'Austria-Ungheria e di Russia se avessero ricevuto qualche istruzione in proposito. Essi mi risposero non essere finora muniti d'alcuna istruzione e mi farebbero prontamente conoscere quelle che fossero per ricevere. Né mancherò d'agire nel senso degli ordini dall'E. V. impartitimi, tostoché l'accordo avrà potuto intervenire fra di noi.

Stamane poi mi fu riferito da fonte autentica che gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra fecero ieri alla Sublime Porta una comunicazione identica, la quale è perfettamente conforme alla predetta che sir A. Paget suggeriva all'E. V. da parte del suo governo. Di che diedi stamane avviso telegrafico all'E. V. (6).

(l) -Ed., ad eccezione dei brani tra asterischi, in LV 35, p. 160. (2) -Cfr. nn. 28 nota 2 e 26 nota l. T. 357 e T. 359 del 28 maggio 1882, non pubblicati. (3) -Non pubblicato. (4) -T. 727 del 29 maggio 1882, non pubblicato. (5) -T. 359 del 28 maggio 1882. non pubblicato. (6) -T. 728 del 30 maggio 1882, non pubblicato.
37

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 739. Parigi, 31 maggio 1882, ore 18,50 (per. ore 20.55).

L'interpellation sur les affaires d'Egypte aura lieu demain. Le directeur politique me dit que les débats prendont de l'ampleur. Les partisans de Gambetta ont ourdi sourdement un complot contre le ministère; il aurait gagné, dit-on, la droite, constituant ainsi un groupe d'environ deux cents voix, mais il aurait en vain cherché à gagner la gauche. Aux ambassades d'Allemagne et d'Angleterre o n eroi t que la Chambre redoute encore trop Gambetta pour lui permettre un succès à cette occasion. Cependant Freycinet convaincu qu'il lui faut présenter demain à la Chambre quelque chose de passable et trouver ce quelque chose d'ici à demain, a travaillé assiduement aujourd'hui avec ambassadeur d'Angleterre dans le but de faire, suivant ce que m'a dit chef de Cabinet, de nouvelles propositions à l'Europe sur la base effective du concert européen et peut etre d'une conférence.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 743. Parigi, 31 maggio 1882, ore 22,20 (per. ore 23,50).

Faisant suite aux informations qu'il m'a déjà donné et que j'ai télégraphié encore aujourd'hui à V. E. (l) le chef du Cabinet vient de m'écrire ce qui suit: «La conférence à Constantinople proposée par le gouvernement français au gouvernement anglais est acceptée par lui; o n télégraphie à Reverseaux pour lui annoncer l'affaire et demander l'adhésion de votre gouvernement ~.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 2352. Costantinopoli, 31 maggio 1882 (per. il 6 giugno).

I ministri continuarono ieri a deliberare in consiglio a Palazzo sulle misure a prendersi in ordine alle cose d'Egitto. Arduo è di avere alcuna conoscenza del progresso di siffatte deliberazioni. Però s'intende da buone fonti

gravi essere i discorsi che si tengono. I governi di Francia e d'Inghilterra

mandarono le loro flotte nelle acque dell'Egitto senza consultare previamente la Sublime Porta, credettero che siffatta dimostrazione basterebbe per tutelare i loro interessi, ed ora, vedendo la loro impotenza, ricorrono all'autorità del Sultano; S. M. avrebbe a rivendicare la dignità offesa ed esigere il richiamo delle flotte alleate prima di aderire alle domande di quelli. Questi sentimenti sono espressi dalle persone che circondano S. M., né sarebbe imnossibile che una decisione analoga fosse presa dal Consiglio. Ora è lecito di discutere se i Gabinetti di Parigi e di Londra abbiano operato saggiamente nel mandare le loro squadre ad Alessandria senza un previo accordo colla Sublime Porta, ma mentre vi si trovano non si può comprendere che le ritirino in seguito alla intimazione del governo ottomano, dimodoché siffatta risoluzione non avrebbe per effetto che un indugio altamente a deplorarsi nelle presenti congiunture. Se non che prima che queste linee vengano sotto gli occhi dell'E. V. gli ulteriori eventi saranno noti ad Essa.

Ebbi l'onore di ricevere i telegrammi relativi all'azione da interporsi da questi rappresentanti delle quattro Potenze, e che l'E. V. si compiaceva rivolgermi nelle ore pomeridiane di ieri (1). Però l'incaricato d'affari di Germania era presso di me fino ad ora avanzata, né aveva ricevuto alcuna istruzione dal suo governo. E quelli d'Austria-Ungheria e di Russia ne erano ugualmente privi. Se stamane riceverò avviso che essi ne siano muniti non indugierò un istante ad agire in conformità degli ordini dall'E. V. impartitimi.

* E frattanto si continua in questo arsenale l'allestimento di quattro fregate, sebbene s'incontri qualche difficoltà a trovare il carbone di cui non si ha alcun deposito. E mi fu riferito ieri confidenzialmente alla Porta essere stati dati ordini per un concentramento di forze in Siria vicino alle frontiere dell'Egitto, dove esse potrebbero all'occorrenza essere mandate per terra. Se non che mi sembra che quel cammino sarebbe assai lento e lungo. Delle quali cose credetti mio dovere di dare iersera contezza telegrafica all'E. V. (2).

(l) -Cfr. n. 37. (2) -Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in LV 35, p. 163.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 373. Roma, 1° giugno 1882, ore 11.

Veuillez dire à M. de Freycinet que l'opinion publique chez nous s'émeut des fréquentes aggressions auxquelles les ouvriers italiens en France sont en butte, et que nous comptons, à l'occasion de l'incident de la raffinerie Say dans Paris mème, sur l'adoption de promptes et éfficaces mesures. Renseignez-moi exactement sur les faits qui se sont passés et sur les mesures du gouvernement. Probablement j'en serai interrogé publiquement à la Chambre.

(l) -T. 369 e 371 del 30 maggio 1882, non pubblicato. (2) -T. 733 del 30 maggio 1882, non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 745/967. Londra, 1° giugno 1882, ore 12,50 (per. ore 15,30).

Je ne puis guère voir Granville avant demain. Hier a eu lieu conseil des ministres pour affaires égyptiennes. Aujourd'hui doivent avoir lieu dans le Parlement interpellations sur cette question. La proposition d'une conférence à Constantinople est acceuillie ici avec indifférence. On demande des mesures promptes et efficaces pour mettre fin à la rébellion militaire; des ordres sont données pour renfort escadre anglais devant Alexandrie. Quelques uns suggèrent au Gouvernement anglais de se borner à occuper fortement le canal de Suez, et de laisser question égyptienne se résoudre d'elle mème, pourvoyant seulement à la sureté des sujets anglais.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

T. 377. Roma, 1° giugno 1882, ore 23,50.

Le langage de Granville et vos impressions au sujet de ce langage me font penser que malgré ce qu'il y a eu de net et d'explicite dans nos déclara~ions depuis le début de la crise actuelle en Egypte, on n'en fait pas à Londres une juste appréciation. Le moment n'est pas propice pour accentuer notre programme de façon à laisser supposer que nous voulons dès aujourd'hui subordonner à des restrictions et réserves particulières l'acceptation de notre part du principe du concert européen pour le règlement des affaires égyptiennes. Mais nous avons constamment exprimé, à l'egard de ces affaires, des convictions auxquelles nous restons d'autant plus fidèles, qu'elles cadrent parfaitement avec ce principe, le seui apte, selon nous à assurer une heureuse solution de la question. Je tiens donc seulement à ce que V. E. en !asse l'application exacte aux événements actuels, n'hésitant pas à les rappeler à lord Granville avec l'entière franchise que comporte la loyauté qui a toujours présidé aux rapports éventuels entre l'Angleterre et l'Italie. Notre objectif est, tout d'abord, d'écarter absolument toute intervention ou occupation militaire étrangère en Egypte, celle notamment qui serait l'objet de l'action isolée de quelques Puissances seulement. Si une intervention morale ou matérielle devenait tout à fait indispensable, nous admettrions, camme ayant le moins d'inconvénients, l'intervention ottomane, qui n'est pas, à vrai dire, une véritable intervention, et qui serait la plus acceptable au sentiment national et religieux égyptien. Dans cette hypothèse le concert européen, loin de s'effacer, aurait son ròle tout tracé, ce serait à lui de s'assurer que l'intervetion ottomane n'eut pour but

que de rétablir l'ordre en Egypte, et de renforcer la libre autorité du Khedive. Pour éviter que, tout en maintenant à un point de vue général le statu quo en Egypte, les mesures que la Sublime Porte prendrait, le cas échéant, ne compromettent les réformes civiles réalisées, ainsi que la saine manifestation d'une vie nationale dans le Pays; avec le sage développement des institutions locales, nous estimerions nécessaire un accord préalable, à cet effet, entre les Puissances européennes et la Turquie, en vue de fixer la durée et le but de l'action ottomane en Egypte. Loin dane de repousser toute idée d'intervention ottomane dans les affaires de l'Egypte, ainsi que lord Granville a pu le supposer, nous avons envisagé l'appel que les deux Puissances occidentales ont proposé de faire à cette intervention, morale pour le moment, camme étant, en quelque sorte, le gage de l'acceptation par toutes les Puissances du double principe du concert européen, et du remplacement de l'action isolée de quelques Puissances étrangères par l'exercice de l'autorité du Souverain légitime, et par l'action combinée du concert européen. Voilà les considérations qui ont dirigé jusqu'ici notre politique dans affaires égyptennies, et qui pourront régler, en toute occasion, votre langage envers le Cabinet de Saint James.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL CONTE ANTONELLI (l)

L. P. Roma, 1° giugno 1882.

Ho l'onore d'informarla che il governo del Re, conoscendo l'intenzione sua di restituirsi fra breve allo Scioa, e valendosi delle sue cortesi esibizioni le affida, con grato animo, l'incarico di recare al Sovrano di quel Paese doni e lettere di S. M. il Re, in ricambio dei doni e lettere inviati a S. M. dal Re Menelik, nonché altri doni reali destinati ai notabili di quel regno.

Un certo tempo essendo necessario per la provvista dei doni, rispetto ai quali si accetta con riconoscenza l'offerta di Vossignoria di curarne la scelta, la prego di procedere senz'altro ai relativi acquisti in base al progetto che Ella ebbe già la cortesia di sottopormi, e nei limiti di un importo complessivo di lire ottomila circa. Ella si compiacerà di far intestare a se stesso le liste dei fornitori, e da questo ministero le saranno a suo tempo somministrati i fondi occorrenti per saldarle.

*Quanto alle spese di viaggio, essendo mio desiderio di lasciare a Vossignoria la massima libertà personale proporrei che Ella stessa m'indicasse la somma che deve esserle fornita per le maggiori spese alle quali dovrà sotto

7 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

stare in ragione dell'incarico ufficiale che Le viene affidato. Questa somma Le sarà rimessa all'atto della sua partenza ed anche prima qualora tale sia il suo desiderio *.

A tempo opportuno saranno consegnate alla S. V. le lettere Reali colle necessarie istruzioni per l'adempimento della sua missione; e frattanto La prego di indicarmi approssimativamente l'epoca da Lei stabilita per la partenza.

Aggiungerò che, per ragioni a Lei note, il governo del Re desidera che sia serbato, per ora, un assoluto segreto sull'incarico affidatole, e fa quindi assegnamento sulla sua riservatezza.

Voglia gradire, signor conte, i r.J.iei rlm;raziamenti per la cortese premura colla quale Ella volle porsi a disposizione del ministero per la missione in parola. Le sue doti personali, l'esperienza acquistata nei suoi viaggi in quelle contrade mi sono arra sicura che Ella saprà compierla in modo vantaggioso pel servizio dello Stato.

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi. in LV 66, pp. 74-75.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 3035. Berlino, 1° giugno 1882 (per. il 5).

Ainsi que je le télégraphie à V. E. (2), j'apprends par mon collègue d'Angleterre qu'il a communiqué hier soir au département impérial des affaires étrangères une proposition du cabinet de Paris agréée par le cabinet de Londres, pour la réunion à Constantinople d'une conférence entre les représentants des six Puissances et la Turquie sur les bases indiquées dans les notes des deux Puissances occidentales du 11 février dernier, et qui avaient été admises. Cette communication a été prise ad referendum. Tout porte à croire qu'elle rencontrera l'assentiment des quatre cabinets. Lord Ampthill ne savait pas encore si son collègue de France avait déjà fait la mème démarche, mais il est évident que les deux gouvernements s'y associent.

* Cet appel à une conférence est un expédient auquel le cabinet Freycinet a recours pour sortir de l'impasse, où il s'est fourvoyé, et le cabinet Gladstone adhère à cette combinaison pour se dégager d'un tète-à-tète trop compromettant s'il devait se prolonger. On laisse ainsi aux passions le temps de s'apaiser un peu et de préparer une solution des affaires en Egypte. Il est vrai que les changements de scéne dans cette tragi-comédie se succèdent avec tant de rapidité qu'ils pourraient déjouer tous les calculs.

Quoiqu'il en soit *, la question en ce qui touche le point de vue nettement exprimé par les quatres cabinets rentre dans une voie régulière, où il s'agira maintenant de la maintenir. Il semble que la dépèche adressée par V. E. en

(2l T. 746 del l o giugno 1882, non pubblicato.

date du 27 février aux représentants du Roi à Paris et à Londres (l) en réponse à la note précitée du 11 du meme mois, indique assez dans quel sens nous pourrions, sauf entente préalable avec les trois autres cabinets, répondre au projet de conférence.

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in L V 35, p. 170.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 2354. Costantinopoli, 1° giugno 1882 (per. l'8 giugno).

Siccome già ebbi l'onore di riferire all'E. V. (3), ieri fu convenuto fra i rappresentanti d'Italia, di Germania, d'Austria-Ungheria e di Russia di fare alla Sublime Porta una comunicazione verbale nel senso delle rispettive istruzioni.

Il ministro degli Affari Esteri era tuttavia in consiglio al palazzo imperiale ed io ebbi la relativa conferenza col segretario generale Artin effendi al quale dissi il R. governo essere d'avviso che, nelle gravi congiunture in cui versava l'Egitto il più efficace rimedio sarebbe di fare intervenire l'autorità del Sultano che ne era il Sovrano; S. M. potrebbe se lo crederà opportuno fare una manifestazione tendente a sostenere l'autorità del Kedive ed a biasimare quelli che hanno provocata la rivolta e potrebbe richiamare a Costantinopoli gli ufficiali superiori che sono stati la causa principale dei recenti torbidi.

Analoga comunicazione verbale fu fatta il giorno istesso dai miei tre colleghi predetti.

Fu da noi creduto opportuno l'adottare questa forma senza manifestare una adesione intiera ed esplicita alle comunicazioni degli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra, sia perché essa ci sembrò più conforme alle rispettive istruzioni, sia perché queste contenevano espressioni che potevano non essere completamente conformi agli intendimenti degli altri governi. In queste comunicazioni infatti era detto, fra le altre cose, aversi a suggerire al Sultano d'approvare il Kedive, di seguire in tutto i consigli delle potenze occidentali e di biasimare quelli che avevano accusato S. A. di non essersi conformato ai voleri di S. M. il Sultano nel seguire siffatti consigli. De' quali suggerimenti non era fatta parola in nissuna delle nostre istruzioni.

Alla Porta mi fu riferito il Consiglio de' ministri avere la sera innanzi sottomesso a S. M. il Sultano un mesbatà pel quale si proponeva l'invio di un commissario in Egitto con la squadra. Però S. M. non aveva ancora presa una risoluzione in proposito. E di tutto diedi ieri contezza telegrafica all'E. V.

(l) -Cfr. serie II, vol. XIV, n. 604. (2) -Ed., in LV 35, p. 167. (3) -T. 738 del 31 maggio 1882, non pubblicato.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 378. Roma, 2 giugno 1882, ore 0,15.

L'ambassadeur d'Angleterre est venu me communiquer un télégramme de lord Granville, ainsi conçu: «Me référant au télégramme de lord Lyons qui vous a été reproduit hier, j'ai informé l'ambassadeur de France, que le Cabinet a décidé d'accepter la proposition du gouvernement français, et ceci avec d'autant plus d'empressement, qu'elle est conforme aux vues, qu'il a conjoinctement avec le gouvernement français exprimé aux autres Puissances. Le gouvernement de Sa Majesté a accepté Constantinople comme siège de la conférence, et propose que base des négociations, soient les principes énoncés dans la circulaire du 11 février, savoir le maintien des droits du Souverain et du Khedive,

des engagements internationaux et arrangements éxistant d'après ces engage:nents, soit avec l'Angleterre et la France seules, soit avec ces deux nations, et les autres Puissances, la conservation des franchises garantie par les firmans du Sultan, avec le développement prudent des institutions égyptiennes. Veuillez communiquer ce qui précède au gouvernement auprès duquel vous etes accrédité ». J'ai répondu à sir Augustus Paget que j'allais examiner sa proposition de concert avec les autres Puissances et la Sublime Porte.

(Per Vienna, Berlino, Pietroburgo, Costantinopoli) Veuillez me faire connaitre le plus tòt possible l'opinion, et tout d'abord l'impression du gouvernement auprès duquel vous etes accrédité (1).

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 753. Vienna, 2 giugno 1882, ore 17,16 (per. ore 18,45).

Kalnoky trouve avec raison que communication anglaise n'est point une proposition, car elle ne fait qu'annoncer adhésion à celle que la France lui a adressée. Il faut donc attendre communication française pour voir ce qu'il y aura à répondre. En attendant, il est, en principe, d'avis qu'il est indispensable

de tout faire pour sortir d'une situation aussi embrouillée, résultat d'une série de maladresses des deux Puissances occidentales. II n'a rien à objecter à la conférence, mais il trouve qu'il faudra en examiner soigneusement d'avance les bases et les modalités, car la situation peut changer d'un moment à l'autre. Araby pacha ne semble pas disposé à attendre décision des Puissances. En première ligne il trouve nécessaire de s'assurer intentions de la Porte qui ne semble pas disposée à accepter un mandat européen qu'elle rendrait valable avec son autorité souveraine. Il a chargé Calice de renseigner à cet égard san.~ en faire cependant objet d'une démarche auprès de la Porte. D'après impression du Cabinet autrichien l'idée de la conférence est surgie en conséquence de la non réussite de l'entente entre Paris et Londres sur une ultérieure action commune. Dans ma conversation avec Kalnoky j'ai insisté sur le vague des bases indiquées par Angleterre relativement arrangement existant, ce qui avait été déjà relevé lors de la circulaire du 11 février, et j'ai dit qu'il me semblait que la meilleure manière de préciser négociations serait donnée par les mots statu quo sans plus de détails. J'ai fait ressortir convenance et désir de notre part d'un accord entre nous sur cette question, appréciation et désir qu'il a déclaré partager complètement avec la réserve de reprendre conversation quand il recevra proposition française que l'ambassadeur de France lui a dit attendre probablement demain. Ayant puis de nouveau sondé ses intentions sur l'envoi éventuel batiments il m'a dit que marine impériale a des navires pas trop éloignés des eaux d'Egypte, et pourra en y envoyer en cas d'absolue necessité, mais que cela aussi ne se fera pas sans qu'il se soit mis d'accord avec les autres Cabinets.

(l) Cfr. nn. 47, 48, 49 e 53.

48

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 755. Berlino, 2 giugno 1882, ore 17,45 (per. ore 20,15).

Le Cabinet de Berlin avant de répondre à la proposition conférence attend, comme nous, de savoir l'opinion des autres Cabinets et de la Turquie. Si personne ne contredit, l'Allemagne aussi adhèrera. Des objections, selon l'avis personnel du secrétaire d'Etat, pourraient cependant se produire du còté du Sultan, qui, de prime abord, jugerait contraire à sa dignité de voir, meme avec son concours, une conférence européenne délibérer chez lui sur l'Egypte, faisant partie intégrante de so n territoire; il ne devrait néanmoins pas perdre de vue que sa diplomatie vient de remporter un grand succès en emmenant les choses à ce point, et que, dans le sein des conférences, il rencontrerait l'appui de quelques Puissances.

49

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 757. Pietroburgo, 2 giugno 1882, ore 19,18 (per. ore 21,40).

Giers, interragé par mai, m'a répandu ce qui suit: « Selan lui prapasitian de la canférence de Canstantinaple répand entièrement au pragramme des quatre Puissances. Le Cabinet de Saint Pétersbaurg n'y dannera tautefais san adhésian que si les autres Cabinets l'acceptent également ».

50

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 382. Roma, 3 giugno 1882, ore 12,30.

Paur ètre en mesure de répondre à l'interpellatian du Sultan, je dais prier V. E. de me dire si les cambats entre français et traupes indigènes, dant Sa Majesté parle, ant lieu sur le territaire tripalitain au bien ailleurs en dehars de la frantière. Il faudrait aussi savair si des tribus indigènes relèvent de quelque manière au mains un drait de la sauveraineté du Sultan.

51

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A PIETROBURGO, NIGRA, E A VIENNA, DI ROBILANT

T. 383. Roma, 3 giugno 1882, ore 13,35.

Wimpffen est venu me dire qu'avant de se pranancer sur la prapasitian d'une canférence le camte Kalnaky tenait à cannaitre là dessus man avis. Je lui ai dit, d'abard, que la demande de Kalnaky {l) venait de se craiser avec celle que je lui avais fait paser par Rabilant CV. E.) dans un but analague (2). J'ai ajauté que ma première impressian était que la canférence marquerait définitivement le retaur au cancert eurapéen, écartant par l'égalité du vate attribué à chaque Puissance, taute idée de prépandérance, et que la majarité pourrait y étre cansidérée camme acquise d'avance aux idées désintéressées et impartiales sur lesquelles s'était manifesté entre les quatre Cabinets un parfait accard, qui se confirmerait sans doute au sein de la canférence. A

mon avis on devrait: 1° définir clairement le but et le mandat de la réunion, 2° s'engager à accepter les délibérations de la conférence; 3° convenir au préalable et d'une manière absolue que rien ne serait entrepris en Egypte, pour quelque motif que ce soit, par l'action isolée de quelque Puissance, pendant les travaux de la conférence. J'ai encore émis l'opinion que tout en acceptant la base générale proposée par l'Angleterre, il y avait tel point spécial, et nommément le contrale financier, qui n'ayant jamais été formellement reconnu par les autres Puissances, paraissait devoir former l'objet bien plus que d'une condition préalable d'occupation, de l'examen de la conférence elle meme, pour décider s'il doit avoir une organisation européenne, ou bien exclusive de la part de certaines Puissances. J'ai enfin conclu déclarant que ces impréssions n'avaient point le caractère d'une proposition, car dans ma conviction la meilleure réponse sera toujours celle sur laquelle les quatre Cabinets pourront se trouver d'accord. Veuillez faire part de ce qui précède au ministre des affaires étrangères, et me faire connaitre le plus tot possible l'avis du gouvernement auprès du quel vous etes accrédité, ainsi que la forme qu'il préférerait pour la réponse à donner (l).

(l) -Cfr. n. 47. (2) -Cfr. n. 46.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 771/968. Londra,, 3 giugno 1882, ore 16,36 (per. ore 20,15).

Les vues si nettes et si explicites exposées par V. E. dans son télégramm" de l'avant dernière nuit (2) sur sa politique relative à la question égyptienne ont été accueillies par Lord Granville, à qui j'en ai fait part hier avec autan1 plus de faveur qu'elles sont, ainsi qu'il me l'a déclaré, entièrement conformP"à celles du Cabinet anglais, aussi m'a-t-il témoigné qu'il avait la plus grande confiance dans la sincérité et loyauté du gouvernement italien. Granville m'ayant demandé mon avis sur le résultat probable de l'intervention du Sultar: en Egypte, je lui ai répondu que si le Sultan se présentait en Egypte camme pacificateur et avec l'intention manifeste de respecter l'autonomie et les institutions égyptiennes, il est probable et méme possible qu'il retablira l'ordre et le statu quo, mais si au contraire le Sultan voulait implanter une administration turque en Egypte, il échouerait dans son entreprise. Granville est également de cet avis. Il pense que le Sultan hésitant à agir dans le premier sens il faudrait le menacer de changer le siège de la confèrence. Une telle menace le déterminerait et mettrait peut étre fin à ses hésitations. Granville pense que le Sultan devrait faire en sorte de mettre ordre aux affaires d'Egypte avant mème la réunion de la conférence. Ce serait un acte d'habileté de sa part. Granville m'a dit ensuite confidentiellement que la question d'une intervention en Egypte

avait déjà été traitée avec Gambetta qui voulait la définir d'accord avec l'Angleterre seule; Granville fit toujours ses réserves à ce sujet et méme vers la fin du court ministère Gambetta il mit en avant l'idée d'une intervention turque et du concert européen. Gambetta n'eut pas le temps de se déclarer sur ces propositions qui furent renouvelées à M. de Freycinet. Celui-ci refusa d'abord d'y accéder sous prétexte du mauvais effet que leur acceptation aurait produit en France dont l'amour propre aurait été blessé par un tel acte. L'Angleterre ayant insisté, M. de Freycinet vu l'état d'anarchie en Egypte a fini par céder. Granville me disait que si cette adhésion avait eu lieu 10 jours plus tòt la révolte d'Araby pacha n'aurait pas pris de telles proportions et tout serait aujourd'hui rentré dans l'ordre. Maintenant le problème est devenu plus difficile et l'on hésite à croire au succès. Ces confidences de Granville expliquent la scène violente de Granville d'avant hier dans la Chambre des députés. Hier ont eu lieu à la Chambre des Communes de nouvelles interpellations sur l'Egypte, mais la réponse de Dilke n'ajoute rien d'important aux choses dites dans la séance précédente.

(l) -Cfr. nn. 57, 60, 63. (2) -Cfr. n. 42.
53

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 772. Costantinopoli, 3 giugno 1882, ore 21,30 (per. ore 22).

Les ambassadeurs de France et d'Angleterre ont fait aujourd'hui proposition formelle de la conférence. Elle s'est croisée avec la communication officielle que le ministre des Affaires Etrangères faisait aux 6 représentants des Puissances de la décision souveraine d'envoyer commissaire en Egypte. Le ministre des Affaires Etrangères a dit à toutes les six que la résolution prise hier par Sa Majesté pour rétablir l'ordre en Egypte rendait la conférence superflue. Pour mon compte j'ai répondu que j'ignorais jusqu'ici quelles étaient les vues de mon gouvernement sur la proposition. Mes trois collègues se trouvent dans la méme position.

54

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. CONFIDENZIALE 386. Roma, 3 giugno 1882, ore 23,59.

Le Sultan a fait dire à Corti par son secrétaire qu'il espère que l'envoi de son commissaire suffira pour le rétablissement de l'ordre, et que les Puissances ne lui demanderont pas la réunion de la confèreDce. En tout cas, si les événements d'Egypte exigeaient des mesures ultérieures Sa Majesté demanderait l'avis des Puissances amies.

55

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 244. Parigi, 3 giugno 1882 (per. il 6).

La commissione incaricata dagli uffici della Camera di esaminare i progetti presentati dal governo francese per il riordinamento della Tunisia ha tenuto ieri un'importante seduta alla quale intervennero il presidente del Consiglio ed i ministri della Guerra della Giustizia e della Pubblica Istruzione il primo per rispondere intorno alla politica in generale e gli altri intorno alle istituzioni speciali da loro proposte.

Nel pubblicare il rendiconto di tale seduta i giornali meglio informati dicono che il signor di Freycinet vi fu interpellato riguardo alle intenzioni del governo sulla Tunisia. Il signor Delafosse sollevò dei dubbi sull'opportunità di un riordinamento come quello proposto e chiese se non sarebbe possibile stabilire fra le Potenze un accordo internazionale o modus vivendi. Altri commissari domandarono invece se il progetto non condurrebbe necessariamente all'annessione. Il signor di Freycinet rispose che egli si teneva fermo al protettorato ed al trattato del Bardo che deve essere la regola del governo francese.

Intorno alla commissione finanziaria della Tunisia il signor di Freycinet rispose che egli era obbligato di rispettarla perché essa dipende da accordi internazionali. Non si potrebbe sopprimerla che prendendo a carico della Francia il debito tunisino che si eleva a 125 milioni e col debito fluttuante a 150 milioni.

Il signor Léon Say che assisteva egli pure alla seduta aggiunse che per conto suo non potrebbe acconsentire che la Francia si addossasse questo nuovo onere finanziario; e quanto all'espediente che consisterebbe nel fare appello al concorso dell'alta banca per troncare la difficoltà esso secondo il parere del ministro presenterebbe grandissimi inconvenienti.

Relativamente poi all'istituzione proposta di tribunali francesi il signor di Freycinet rispondendo al signor Ténot che domandava l'abolizione delle capitolazioni espresse la speranza che i servizi resi dai tribunali indurrebbero progressivamente le Potenze a rinunciare alle capitolazioni.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 873. Cairo, 3 giugno 1882 (per. il 12).

*Mi sono regolarmente pervenuti i telegrammi di V. E. del 29 scorso mese (3), e del 1° e 2 corrente (4), concernenti la proposta del governo inglese della riunione a Costantinopoli d'una conferenza delle Potenze sulla questione egiziana*.

Conchiudevo il precedente mio rapporto (l) accennando ad indizi di qualche atto violento del partito militare contro il Kedive. Per ordine di Arabi in tutte le prefetture della città, e nelle provincie si fece firmare una petizione per la deposizione del Kedive, e per la proclamazione di Halim pascià, che per terrore furono ripiene di migliaia di firme, e continuano ancora a raccoglierne in tutte le classi della popolazione.

La mattina del 1° corrente si annunziava pubblicamente una dimostrazione armata contro S. A. per deporlo e proclamare il nuovo Kedive. E tutte le informazioni avvalorarono questa voce, essendosi pubblicato un ordine del giorno del ministro della Guerra, che ordinava a tutte le truppe d'indossare l'uniforme di gala per le 3 pm.

L'agitazione era grandissima nella popolazione.

A mezzogiorno il Kedive mi chiamò e mi trovai con i colleghi di Germania, e di Russia, quello d'Austria essendo assente in Alessandria. Sua Altezza ci diede lettura di due lettere di due ufficiali, a lui devoti, di due differenti reggimenti, che l'informavano di tutto il programma della dimostrazione fissata per quel giorno, e per contr'ordine rimessa ad oggi. Il Kedive era turbatissimo, e ci pregò di telegrafare ai nostri rispettivi governi di voler indurre il Sultano d'inviare un commissario senza perdita di tempo.

*Il trascinare, e rimettere un atto di tanta gravità, mi confermò sempre più nell'opinione che Araby, senza prevederne la soluzione che lo concerne, sia un istrumento della Turchia, che lo eccita a minacciare fatti estremi, onde imporne alla Potenza, recalcitrante ad ammettere il suo intervento, a venire in Egitto come potenza sovrana.

Infatti oggi non vi è l'ombra di pericolo della tanto annunciata dimostrazione, e so di certa scienza che Arabi ha ricevuto dal suo agente a Costantinopoli an telegramma che gli ordina in nome del Sultano di non commettere atti che potrebbero creare complicazioni, mettendo in pericolo la sicurezza pubblica*.

Finora, a giudicare dalle apparenze, sembra fuor di dubbio che Arabi accolga ~on rispetto gli ordini del Sultano, perché è convinto che questi scioglierà la questione in di lui favore. Ma non sarebbe da sorprendere, che se altro sia l'intendimento della Turchia, potrà allo smascherarsi, avvedersi troppo tardi di non poter così facilmente imbrigliare questo partito militare così esaltato da' suoi eccitamenti.

Questa notte S. A. ha ricevuto da Costantinopoli la comunicazione officiale della partenza, pEr quEsta mattina. di D2rvish pascià come commissario imperiale. E perciò divido l'opinione dei miei colleghi che sino all'arrivo del commissario turco, e secondo l'attitudine che assumerà, avremo una sosta nello svolgersi degli avvenimenti.

Con telegramma del 30 scorso mese (2) informai l'E. V. come il R. vice-console di Porto-Satd fosse stato interpellato dal console inglese, e dai comandanti delle corvette francese ed inglese, sull'attitudine che terrebbe la nostra corazzata in caso di sbarco di truppe francesi, o d'invasione di beduini nella città,

e delle istruzioni che diedi al signor de Boccard, come la regia corazzata non avrebbe assolutamente altro mandato che di dar rifugio ai nazionali in caso d'estremo pericolo, senza avere menomamente l'apparenza di prender parte alcuna negli avvenimenti che potessero far spiegare l'azione della flotta anglo-francese. Mi sorprese che dei funzionari subalterni facessero tale richiesta, quando forse il R. governo ha fatto conoscere alle due potenze la missione della Castelfidardo a Porto-Said, e che in diverse occasioni ho francamente ripetuta a questi due agenti, miei colleghi.

* Come ho telegrafato all'E. V. in data di ieri (l), questo agente francese ha fatto una certa pressione sul Kedive perché chiamasse Ragheb pascià a formare un nuovo Gabinetto, Ragheb pascià, turco, che fu al potere spesse volte sotto Ismail, vecchio, paralitico, da diversi anni scomparso dalla scena, e dimenticato, nei primi movimenti del partito nazi.onale ebbe la velleità di alludere ad una repubblica egiziana. La prima impressione nell'opinione pubblica si fu che un accordo segreto esistesse fra l'agente francese ed Araby, H quale aveva accettato di sottomettersi a questo nuovo ibrido ministero; ma quindi si seppe che il movente della pressione sul Kedive fu che l'agente francese si sia lasciato convincere che Ragheb pascià avrebbe domato e disperso il partito militare senza l'intervento della Turchia. Tutto l'immaginato edifizio cadde sotto il peso del ridicolo. *

A reggere il ministero degli Affari Esteri non vi è neppure il segretario generale, in congedo in Europa, e l'avvocato del contenzioso, signor Pietri, ha assunto da sé di dar corso ad affari amministrativi di poca importanza.

Ieri il signor Pietri è venuto da me, come da tutti i colleghi, e ci ha dato lettura di un ordine di Arabi a quel dicastero, che unisco in copia. Il Pietri ci soggiunse che il Kedive non ha dato nessun ordine ad Arabi, né in nome suo, né in nome del Sultano; e che inibiva si facesse agli agenti esteri qualsiasi comunicazione officiale a di lui richiesta, *potendo comunicarla officiosamente come nuova pruova della prepotenza pretorana.*

ALLEGATO.

(2 giugno 1882}

Conformément à l'ordre verbal j'ai reçu de S. A. le Khédive, et à ce que lui a été adressé par notre auguste Souverain, le prince des croyants, tendant à assumer la responsabilité pour l'armée, qui est sous mon commandement, touchant la sécurité publique, je déclare à tous que je garantis la tranquillité et la sécurité publique, que je garde tous les habitants de l'Egypte, sans distinction de religion, ou de nationalité, tant indigènes qu'européens, les garantissant de tout ce qui pourrait porter atteinte à leurs droits ci vils.

En conséquence de ce qui precède, je vous adresse la présente, vous priant d'en donner communication à messiéurs les agents et consuls generaux de toutes les Puissances, afin qu'ils sachent qu'il n'y a aucune crainte à avoir pour les européens, et qu'ils soient assurés de la sécurité de leurs personnes, de leur honneur et de leurs biens, et afin de demontrer la bonne intention des égyptiens envers ceux qui les traitent bien.

(l) -Ed., In LV 43, p. l. (2) -Ed., con data 2 giugno, ad eccezione del brani fra asterischi, in LV 35, pp. 171-173. (3) -T. 360 del 28 maggio, non pubblicato; ma cfr. n. 24. (4) -T. 375 del 1 giugno 1882 e T. 378 del 2 giugno 1882, non pubblicati. (l) -R. 872 del 29 maggio 1882, non pubblicato. (2) -T. 732 del 30 maggio 1882, non pubblicato.

(l) T. 750 del 2 giugno 1882, non pubblicato.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 781. Berlino, 4 giugno 1882, ore 16,37 (per. ore 17,50).

J'ai donnée lecture au secrétaire d'Etat du télégramme de V. E. sur votre conversation d'hier avec Wimpffen (1), il vous remerciait et appréciait vos considérations, mais d'après son avis personnel il faudrait de longs pourparles entre le Cabinets pour parvenir à une entente sur les différents points signalés et on s'exposerait à prendre un temps précieux en présence des événements qui se précipitent en Egypte. Il vaudrait mieux, si la conférence se réunit, y entrer sans toucher préalablement au vif de la question, autrement on risquerait de faire abortir la conférence avant meme qu'elle se réunisse. Les deux Puissances occidentales marquent d'une manière très sensible un retour au concert européen, le tete-à-tete leur pèse et elles en viendront peut etre d'elles memes à se piacer de plus en plus sur le terrain des intérets généraux. En attendant le Cabinet de Berlin accepte, en principe, la proposition de conférence pour autant que les autres Puissances y adhèrent; quant à la forme pour la réponse à donner il n'a pas d'opinion arretée.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 393. Roma, 4 giugno 1882, ore 23,59

L'Ambassadeur de Turquie m'a aujourd'hui communiqué deux télégrammes de la Sublime Porte. Le premier annonce l'arrivée en Egypte de Dervish pacha avec mission de «maintenir l'ordre et lo statu quo dans cette province, partie intégrante de l'Empire, et de raffermir l'autorité du Kedive ». L'autre se référant à la proposition franco-anglaise, et exprimant le ferme espoir que la mission de Dervish pacha suffira à ramener la situation normale en Egypte, dit que la Sublime Porte ne saurait s'expliquera la nécéssité d'une conférence, alors que le règlement des affaires égyptiennes rentre dans les prérogatives et les droits du Souverain. La Sublime Porte espère donc que le projet de conférence sera abandonné.

(l) Cfr. n. 51.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 782. Berlino, 5 giugno 1882, ore 15,25 (per. ore 18).

Du moment où il fallait émettre avis si la présence du Roi serait opportune et désirée (1), j'ai dù en voie indirecte et sous forme privée procéder aux investigations les plus consciencieuses. Il ne m'a pas été possible, hier dimanche, de m'assurer de la chose, mais aujourd'hui je suis à meme et d'après les meilleures sources de mander ce qui suit: les Souverains d'Angleterre, d'Autriche et de Russie se font représenter au bapteme par des princes de sang. Le Roi de Saxe vient en personne. Le Roi des belges enverra un délégué. C'est à ces Souverains, camme au Roi d'Italie que ces invitations ont été faites. Si donc N.A. Souverain arrivait, il serait le seul Souverain d'une grande Puissance étrangère. Il est bien qu'il connaisse cette circonstance avant d'aviser, mais s'il se décide à faire le voyage, Leurs Majestés seront aujourd'hui, camme toujours, très bienvenues à cette Cour où elles ont déjà laissé les meilleurs souvenirs. Il me semble, d'après ces indications, qu'il n'y a pas d'hésitation possible. L'absence d'autres Souverains de Grands Etats ne donnera que plus de relief à la présence de nos Augustes Souverains. Ils auront moralement et matériellement de toute manière une présence très marquée, qui ne pourra que produire ici et en Italie le meilleur effet, ce sera la consacration de notre politique actuelle. Je vais télégraphier tous les renseignements pour cadeaux et décorations (2). En attendant il me résulte que, dans les circonstances actuelles on tiendrait ici à ce que ce voyage ne donnat pas lieu à des commentaires qui ne manqueraient pas de se produire si Leurs Majestés étaient accompagnées d'un de nos ministres. On tiendrait aussi à ce que la suite de Leurs Majesté fùt réduite à un service d'honneur très restreint. Lors de la visite du Roi Vietar Emmanuel en 1873 on avait trouvé que son entourage et sa suite étaient très nombreux ce qui avait causé maints embarras. On désirerait que Leurs Majestés qui seront logées au chateau de Berlin, arrivassent ici le samedi 10 juin après midi de manière à pouvoir assister le jour meme à un diner chez l'Impératrice. Le train d'Italie, voie de Brunich et Leipzig arrive ici à midi et demi, heure qui conviendrait parfaitement (3).

«1. Se quasi tutti i Sovrani, ed anche quello del piccolo Belgio, si faranno rappresentare come padrini nel battesimo; sarebbe conveniente che il solo Re d'Italia, Sovrano di una grandePotenza, v'intervenisse di persona, assoggettandosi nell'angustia del tempo al disagio di un lungo e precipitoso viaggio?

2. -s. M. la Regina, non essendo madrina, nè essendo personalmente invitata e pregata, come mai potrebbe offrirsi essa pure a recarsi a Berlino? 3. -Il nostro Sovrano costituzionale, nel senso e nella estensione che in Italia è data al sistema costituzionale, potrebbe uscir fuori dello Stato, ed incontrarsi in un convegno di Sovrani, senza essere assistito da un ministro responsabile? 4. -Poichè il sentimento pubblico del popolo italiano non desidera un viaggio del suo Re a Berlino se non per lo scopo d'un maggiore e più intimo avvicinamento politico tra i due Stati; la mancanza di qualunque ministro italiano a Berlino, mentre ben due ministri ebbero
(l) -T. 391, del 4 giugno 1882, non pubblicato. (2) -T. 783, pari data, non pubblicato. (3) -Cfr. il seguente appunto di Mancini, M.C.R. Carte Mancini, su questo telegramma:
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1668. Vienna, 5 giugno 1882 (per. l'8).

Mi procurai ieri una conversazione col conte Kalnoky intorno alle considerazioni sulle basi a cui dovrebbe esser sottoposta l'accettazione della proposta di conferenza avanzata dalla Francia e dall'Inghilterra, che l' E.V. svolgeva al conte Wimpffen, e si compiaceva comunicarmi con suo telegramma del 3 (2).

Anzitutto il ministro imperiale facevami osservare che nell'intervallo la Sublime Porta aveva fatte delle dichiarazioni agli ambasciatori a Costantinopoli le quali chiaramente esprimono la non accettazione per ora della conferenza da parte del governo turco, e siccome tutte le Potenze subordinano la loro accettazione a quella concorde delle altre, la Turchia compresa, così per il momento la questione resterà in sospeso. Ad ogni modo volendo io per ogni eventualità conoscere il parere del conte Kalnoky intorno alle idee manifestatemi al riguardo dall'E. V. cominciò col dirmi apprezzarle egli grandemente, aver però alcune osservazioni da fare in proposito.

Anzitutto egli credeva dover rilevare le parole che alludevano alla costituzione di una maggioranza in seno alla conferenza che a parer suo non troverebbero la loro applicazione nel caso attuale, essendo sempre ammesso che nelle conferenze come nei congressi non vi possono essere voti di maggioranza, essendo solo il comune consenso che costituisce le deliberazioni; *non poneva poi in dubbio che né la Porta né le Potenze occìdentali mai accetterebbero deliberazioni che non sarebbero state emesse anche col loro consenso. Per la stessa ragione non sarebbe possibile convenire in antecedenza in modo assoluto, che nulla sarebbe intrapreso in Egitto, per qualunque motivo, dall'azione isolata di alcune Potenze durante i lavori della conferenza. Infatti egli osservava, che le flotte delle Potenze occidentali, che stanno attualmente nelle acque dell'Egitto, potrebbero, ove se per disgrazia un proiettile venisse ad esser lanciato da terra contro di esse trovarsi costrette, per l'onore della bandiera, ad un'azione, di cui difficile sarebbe il prevedere le conseguenze; di più sta il fatto che la stessa Turchia ha cominciata un'azione, che, malgrado accenni per ora ad essere tutta morale, soltanto potrebbe anche assumere altre proporzioni.

Il conte Kalnoky ammetteva poi bensì, che là dove le Potenze occidentali accennano fra le basi su cui dovrebbero poggiare le deliberazioni della conferenza, si fa menzione in termini troppo generali di preesistenti impegni (engagements) male precisati e pure non tutti ammessi dalle Potenze, ma ad ogni modo opinava quelle esser le basi proposte da chi rivolgeva l'invito, si poteva chiedere le precisassero ma ciò fatto non si potrebbe rifiutarle. Io credetti dovere

l'onore di accompagnare il Re a Vienna, non potrebbe dare occasione a temerari giudizi di eccessiva timidità verso la suscettibilità della Francia, od anche di condizioni, se non imposte, desiderate nella visita del principe di Bismarck? Con l'imprudenza e l'ignoranza di una parte della stampa italiana, simili commenti sarebbero assai probabili, e la visita a Berlino produrrebbe nella pubblica opinione un effetto contrario a quello che potrebbe giovare alla forza ed al prestigio del governo ».

oppugnare questa teoria osservando che siccome le Potenze occidentali non hanno maggiori diritti sull'Egitto delle altre Potenze così dal momento che ci invitano ad occuparci degli affari di questo Paese è di comune e pieno diritto l'accettare, rifiutare o modificare le basi che ci vengono proposte per le trattative. S. E. non respinse intieramente questi miei apprezzamenti, ma mi osservò però star di fatto che ciò che si tratterebbe nel caso presente sarebbe di terminer la crise actuelle, che quindi non si potrebbe senza grave pericolo trarre in campo in quella discussione tutte le questioni che si riferiscono all'Egitto.

In conclusione, egli ripetevami, ciò che già aveva detto agli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra, la cosa indispensabile all'evenienza essere che essi precisino le loro idee intorno alle misure da prendersi per raggiungere il precitato risultato.

* -Questa conversazione mi conferma vi è maggiormente nella opinione che l'Austria e la Germania videro con soddisfazione la non riuscita dell'azione isolata della Francia e dell'Inghilterra e quindi il nuovo appello da esse fatto al concerto europeo per risolvere di comune accordo con la Porta la crisi egiziana. I due imperi non vorrebbero però prevalersi di ciò per far subire uno smacco toppo sensibile alla Francia che avrebbe indubbiamente per conseguenza la caduta del ministero Freycinet. *In quanto poi ha tratto alla questione del controllo, che già più d'una volta fu toccata di sbieco nelle mie conversazioni col conte Kalnoky, ho dovuto formarmi il convincimento che, anzitutto per la precitata ragione i due Gabinetti imperiali accettano tacitamente almeno les engagements avvenuti al riguardo fra le due Potenze occidentali e l'Egitto e non ne faranno oggetto di discussione di sorta. * -Con rincrescimento quindi, vedo dai giornali nostri che la opinione pubblica va fuorviando al riguardo in Italia, acquistando la persuasione che il mal passo in cui son cadute le Potenze occidentali avrà per conseguenza di cancellare tutto un passato che non si può negare per le giuste suscettività, e gl'interessi anche del Paese nostro. Ciò potrebbe succedere se quelle Potenze continuassero a progredire nella falsa via in cui si sono poste, ma se invece vi si arrestano come sembra probabile, si può esser sicuri che il ristabilimento dello statu quo esistesse prima dell'ultima crisi, sarà l'unico scopo a cui tenderà l'azione dei due imperi e quindi quello che prevarrà nelle decisioni del concerto europeo. Le conseguenze di ciò per l'avvenire ci saranno assai favorevoli, se sapremo evitare di Rnllevare ostacoli che in fin dei conti non sarebbero serii, parmi quindi che la sola cosa a cui dobbiamo tendere si è di concorrere a consolidare quel concerto europeo, evitando d'accennare di volere accampare a nostra volta interessi privati.*
(l) -Ed., ad eccezione dei brani tra asterischi e con alcune varianti, in LV 35, pp. 185-186. (2) -Cfr. n. 51.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 795. Vienna, 6 giugno 1882, ore 15,20 (per. ore 17,40).

J'ai longuement causé avec Kalnoky sur état actuel question conférence. Il trouve que évidemment il faut attendre résultat action commissaire envoyé par le Sultan. C'est ce qu'il a répondu à l'ambassadeur de France tout en lui répétant que du reste Cabinet de Vienne avait accepté en principe, pour san compte, la confèrence. Ll m'a ajouté que Bismarck tient extrèmement à ce que la conférence se réunisse, que ainsi il agira auprès du Sultan pour qu'il y adhère, mais Kalnoky doute qu'il réussisse.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. CONFIDENZIALE 2356. Costantinopoli, 6 giugno 1882 (per. il 13).

Io ignoro finora l'impressione prodotta presso i Gabinetti delle Potenze dal rifiuto da parte della Sublime Porta di associarsi alla proposta della conferenza sulle cose dell'Egitto. S. M. il Sultano fu evidentemente indotto in questa risoluzione dal desiderio di profittare della presente situazione per esercitare la sua piena ed intiera autorità in Egitto, indipendentemente dall'azione delle Potenze. Io ebbi l'onore di riferire alla E. V. le notizie che avevo tratte da buona fonte circa le istruzioni impartite ai commissari ottomani, le quali si riassumevano nell'incarico di stabilire l'accordo fra il Kedive e l'elemento militare (2). Se non che chi può conoscere le istruzioni verbali e segrete che S. M. può avere confidate a Dervish pascià? S. E. è infatti incaricata di una missione di conciliazione fra il Kedive e l'elemento militare, fra il Kedive sostenuto dalle Potenze estere e l'elemento militare che dispone della forza armata, si atteggia a rappresentante della nazionalità musulmana, né invoca altra sovranità che quella di S. M. il Sultano. Dervisch pascià ha apparentemente a raffermare l'autorità del Kedive, ma non dispone di alcuna forza per raggiungere questo scopo. E lascio all'E. V. di trarre le conseguenze probabili di siffatta situazione.

D'altra parte S. M. respinge risolutamente la proposta d'intendersi colle Potenze per mezzo di una conferenza composta dei rappresentanti di esse, rigetta il mezzo che queste le propongono per far passare la quistione egiziana nel campo europeo, per dare efficacia all'esercizio della autorità sovrana. Sua Maestà rifiuta quella mano che i governi di Francia e d'Inghilterra le tendono per cederle una parte del potere che avevano reclamato fino ad ora. Quali saranno gli effetti di questo rifiuto? Saranno Francia ed Inghilterra per rinunziare all'accordo con tanta pena stabilito fra di esse, lascieranno esse piena libertà a

S. M. il Sultano d'agire a suo talento ed indipendentemente dal concerto delle Potenze? San questi ardui problemi sui quali l'E. V. è meglio di me in grado di formarsi un adeguato giudizio, e molto dipenderà dall'atteggiamento che sarà per prendere il governo germanico.

E frattanto Sua Maestà è ansiosa di conoscere l'accoglienza che i quattro governi hanno fatta alla proposta di conferenza. Ieri Essa fece chiamare a

palazzo l'incaricato d'affari di Germania, il quale però non aveva ricevuto alcuna notizia in proposito da Berlino. L'ambasciatore di Austria-Ungheria è stato informato il suo governo avere accettata la conferenza pel caso che gli altri vi aderissero del pari. Quello di Russia non ha alcuna potenza riguardo alle disposizioni del suo governo. E mi sembra probabile che i governi non prendano alcuna ulteriore risoluzione innanzi d'avere assistito ai primi effetti della missione ottomana. Nel segnar ricevuta all'E. V. del suo ossequiato dispaccio in data del 23 ultimo n. 1380 di questa serie (l) ...

(l) -Ed., ad eccezione del brano fra asterischi, in LV 35, pp. 190-191. (2) -T. 777 del 4 giugno 1882, non pubbllcato.
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L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 801. Pietroburgo, 7 giugno 1882, ore 2 (per. ore 10,35).

Ayant communiqué confidentiellement à M. de Giers la substance de votre télégramme du 3 courant (2) relativament aux conditions dans lesquelles devrait s'exercer l'action de la conférence, S. E. me répond qu'il partage votre opinion que la conférence marquerait retour au concert européen. Les conditions indiquées par V. E. paraissent très rationnelles à M. de Giers qui, pour sa part, désirerait qu'elles soient acceptées, le cas échéant, par toutes les autres Puissances. Quant à la conférence elle méme M. de Giers croit possible qu'en cas de refus définitif de la Sublime Porte, les deux Gouvernements occidentaux proposent une conférence ailleurs qu'à Constantinople et sans la Turquie, mais il doute qu'une telle proposition rencontre suffrage de toutes les autres Puissances.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 808. Berlino, 7 giugno 1882, ore 16,50 (per. ore 17,50).

Aujourd'hui mes collègues de France et d'Angleterre ont demandé, au nom de leurs gouvernements, au Cabinet de Berlin de s'employer, lui aussi, auprès de la Sublime Porte pour réunir sans retard la conférence. Cette conférence ne pourrait que fortifier la tache de Dervish pacha. Le secrétaire d'Etat a pris la demande ad referendum en émettant avis personnel qu'il pensait que l'Allemagne préterait san concours si les autres Cabinets consentaient de leur còté. Le prince de Bismarck est de retour à Berlin depuis avant hier.

8 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 51.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 812. Vienna, 8 giugno 1882, ore 21,15 (per. ore 23,10).

Kalnoky vient de m'informer que les ambassadeurs de France et d'Angleterre sont allés hier lui demander l'appui du Cabinet autrichien en faveur de la dernière démarche franco-anglaise à Constantinople afin que le Sultan consente à la réunion de la conférence sans attendre résultat de la mission de Dervisch pacha, et qu'aujourd'hui les ambassadeurs de Russie et d'Allemagne lui ont communiqué des télégrammes de leurs gouvernements qui se disent très disposés à appuyer la démarche anglo-française si les autres Puissances consentent et ont déjà donné des instructions dans ce sens à leurs ambassadeurs à Constantinople. Kalnoky vient de télégraphier à Calice qu'il est autorisé à se joindre à ses collègues d'Allemagne, d'Italie et de Russie pour conseiller à la Porte d'adhérer, aussi de son còté, en principe, à la réunion de la conférence. Il vient de télégraphier aussi à Wimpffen et il espère que cette manière de voir sera partagée par V. E. Le Cabinet de Vienne et de Berlin y adhèrent fortement, désirant maintenir le Cabinet Freycinet, qui tomberait sans retard si le projet de conférence échouait dès à présent. Je prie V. E. de vouloir bien me mettre en mesure de communiquer à Kalnoky les instructions qu'elle aura données au comte Corti (1).

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A PIETROBURGO, NIGRA, E A VIENNA, DI ROBILANT (2)

T. 409. Roma, 8 giugno 1882, ore 23.

L'ambassadeur d'Angleterre et le chargé d'affaires de France hier m'ont fait deux communications, de la part de leurs gouvernements. Elles expriment le désir que le Cabinet de Rome ainsi que ceux de Berlin et de Vienne et de Saint Pétersbourg, pretent leur concours aux Puissances occidentales à Constantinople pour obtenir que la Sublime Porte adhère à la conférence, car elle ne serait pas en opposition avec la mission confiée à Dervish pacha en Egypte, mais au contraire aiderait à son succès, demeurant l'Europe réunie pour parer à un échec éventuel de cette mission. En meme temps il serait utile que dans le cas d'insuccès le concert européen puisse prendre la suite de l'affaire sans perte de temps, et la dépeche britannique ajoute que la conférence, arreterait les mesures ultérieures à prendre par le Sultan pour maintenir son autorité. J'ai repondu que le gouvernement italien n'ayant

d'objections à accepter en principe la conférence, si les autres trois Cabinets l'accepteront sauf à mieux préciser le but, le mandat de la réunion et les conséquences, j'aurai consulté les trois autres Cabinets, sur l'opportunité de faire. en parfait accord une démarche uniforme auprès du Sultan dans le sens proposé, et si leur opinion sera affirmative, le Cabinet de Rome aussi sera pret à s'y ranger. J'ai ajouté que cet échange de vues exige quelques jours, qui suffiront à nous mettre en mesure [d'apprécier], par l'accueil qu'on fera au Caire aux premières démarches de Dervish pacha, si sa mission a des ~hances sérieuses d'aboutir à une solution paisible et durable. Veuillez faire part de ce qui précède au ministre des Affaires Etrangères, et me faire connaitre le plus tòt possible son avis quant à la substance et à la forme de la démarche uniforme qui devrait se faire à Constantinople si elle doit avoir lieu (l).

(l) -Cfr. n. 72. (2) -Ed. in italiano, con alcune varianti, in LV 35, p. 193.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI (2)

D. Roma, 8 giugno 1882.

Il 27 maggio scorso la Sublime Porta indirizzò ai rappresentanti a Costantinopoli delle Potenze mediatrici una nota in cui, per risolvere finalmente le questioni rimaste sospese nella delimitazione della frontiera turco-greca, si dichiara pronta a sgombrare tre dei principali punti sui quali si aggira la controversia, se la Grecia accetta la soluzione turca pel quarto e consente di rimettere simultaneamente alle autorità ottomane il lago ed il villaggio di Nezeros.

Desiderando, ora come sempre, d'agire nella questione turco-ellenica, di pieno accordo coi suoi colleghi, il R. ambasciatore a Costantinopoli, nella sua qualità di decano degli ambasciatori delle Potenze europee, radunò i rappresentanti di Germania, Austria-Ungheria, Francia, Gran Bretagna e Russia per decidere sul da farsi. E fu deciso di trasmettere ai rispettivi governi copia della nota della Porta insieme con un memorandum identico, contenente le considerazioni che all'alto consesso parvero opportune nell'interesse delle due parti. Accludo copia di questi due documenti (3).

Sono ora a pregarla d'indagare e farmi conoscere qual'è sulla transazione proposta dalla Sublime Porta l'opinione del governo.

Da Atene ricevo avviso (4) che il governo ellenico sta per diramare una circolare intorno alla suddetta nota ottomana, e che il signor Trikupis ha dichiarato a quel R. rappresentante essere deciso a declinare qualunque discus

(-4) R. 353 del 1o giugno 1882, non pubblicato.

sione tendente a modificare a danno della Grecia la linea di confine tracciata dalla commissione europea. Il signor Trikupis faceva anche intendere che . qualora si debba o si voglia assolutamente condurre il Gabinetto di Atene ad una revisione delle deliberazioni già convenute, la discussione che oggidi sembra limitata al monte Analypsis, potrebbe assumere altro indirizzo ed altre pro

porzioni.

È quindi della massima importanza che mercé l'accordo delle Potenze me

diatrici, l'attuale vertenza abbia pronto e definitivo scioglimento.

(l) -Cfr. nn. 69 e 70. La risposta da Vienna. T. 832 del 10 giugno 1882, non è pubblicata. (2) -Ed. in LV 39, pp. 25-26. (3) -Cfr. n. 35. nota 3.
68

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC

L. P. Vienna, 8 giugno 1882.

Je m'empresse de vous remettre ci joint ma réponse à la lettre qu'en voie

toute réservée vous avez été chargé de me faire parvenir Cl).

Je tiens puis à vous remercier pour le choix que vous avez fait du courrier

spécial, qui n'aurait pas pu m'étre plus agréable. Ce choix n'aurait du reste

pas pu étre plus heureux car personne ne se doutera à Rome de sa venue

à Vienne, et ici son arrivée avait une explication si naturelle que personne

méme à l'ambassade n'y a vu malice.

J'ai puis encore à vous remercier pour votre lettre du 31 mars (l) qui

répondait si bien à mes propres impressions.

Je ne vous cacherai pas que je vous avais écrit une longue lettre de douze

pages, ostensible à M. Mancini sur l'affaire Ludolf, mais je l'ai briìlée car elle

avait éte écrite avec du vinaigre au lieu d'encre. J'étais encore terriblement

excité par le si désagréable incident Ludolf et vous le comprendrez, car je

suis poursuivi par une fatalité qui fait que chaque chose qui nous réussit ici

a aussitòt un revers de la medaille des plus désagréables.

M. Mancini a beau dire que je ne suis pas dans le cas de me rendre parfaitement compte de la situation: je tiens cependant à vous assurer que je m'en rendais un compte parfaitement exact, ainsi par exemple je savais parfaitement que le véritable gros grief de notre ministre contre le comte Guillaume de Ludolf de Naples, est que celui-ci étant chargé d'affaires des Deux Siciles quand il était émigré à Turin était chargé de le surveiller ce qui il faisait probablement avec zèle! Ce qu'il y a de curieux c'est que Kalnoky s'en est douté et me l'a aussi laissé entendre. Mais heureusement ce fàcheux incident a été vidé ainsi n'en parlons plus. Il n'y a cependant pas à se faire d'illusion tout ce que j'avais fait pour mettre en odeur de sainteté M. Mancini auprès de la Cour et du gouvernement a été et reste très fort endommagé par cet épisode. On a parfaitement saisi que c'est à l'intervention personnelle du Roi qu'on doit que la chose s'est arrangée, et on lui en est personnellement fort reconnaissant ce qui est toujours bon: ainsi il y a dans tout cela au moins un bon còté.

Je tiens puis du reste à vous assurer que le nouvel ambassadeur d'Autriche que vous avez probablement connu est de tous les diplomates autrichiens sur les quels le choix pouvait tomber, celui qui mieux convient à la situation, aussi l'a-t-on fait passer sur le corp à quatre de ses collègues, car il n'était pas le premier sur la liste camme M. Mancini semblait le croire.

Mais en voilà assez sur ce véritable pettegolezzo. Nous avons eu la chance de finir à temps notre grosse affaire et nous pouvons dès à présent commencer à en recueillir les fruits, seulement il ne faut pas se hater trop et mettre ainsi la main sur les fruits qui ne sont pas encore mùrs; c'est ce que je me suis essayé à faire comprendre dans un rapport sur les affaires d'Egypte que j'ai expédié par la poste (1). Il est essentiel que nous comprenions qu'on n'a pas envie de se brùler les doigts pour tirer les marrons du feu. Sachons ne pas nous presser et nous arriverons plus sùrement à attendre notre but. La France a déjà reçu un rude coup en Egypte, et les conséquences ne tarderont pas à s'en faire sentir, mais nous y gagnerons d'autant plus qu'on verra moins notre main. Je veux puis espérer que les démonstrations du parti le plus radica! français en faveur de Garibaldi ne changeront rien à la marche des choses chez nous. Je m'arrete ici car le sujet est des plus glissants, mais je sais que nous nous entendons parfaitement sans avoir besoin de nous expliquer davantage.

(l) Non pubbllcata.

69

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 821. Berlino, 9 giugno 1882, ore 17,29 (per. ore 18,50).

Les communications anglo-françaises dont parle télégramme de V. E. de la nuit dernière (2) et dont je viens de donner lecture au secrétaire d'Etat on été faites également ici ainsi qu'il résulte de mon télégramme du 7 (3). Bismarck a confirmé opinion personnelle tout d'abord émise par le secrétaire d'Etat, à savoir que l'Allemagne accepterait, pour autant que le trois autres Cabinets seraient du meme avis. Depuis lors Cabinet de Berlin apprendait que Autriche et Russie avaient envoyé [à] leurs représentants à Constantinople instructions les autorisant, si les ambassadeurs d' Allemagne et d'Italie recevaient la meme instruction, à se concerter pour démarche uniforme auprès du Sultan relativement à la réunion de la conférence. Le Cabinet de Berlin vient, de son còté, d'instruire, dans un sens analogue son représentant en Turquie. Secrétaire d'Etat me disait spontanément dans cette question que le Cabinet de Berlin avait cherché à faciliter l'oeuvre de la France et de l'Angleterre du moment surtout où ces Puissances se placeraient aussi sur le terrain des intérets généraux, mais qu'il le faisait sans enthousiasme, ni conviction, car il

ne voyait pas quelle serait l'issue de cette affaire. Il n'avait vu, lui aussl, aucun inconvenient à ce que l'an attendit quelques jours pour connaitre accueil fait au Caire aux propositions du commissaire ottoman.

(l) -Cfr. n. 60. (2) -Cfr. n. 66. (3) -Cfr. n. 64.
70

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 805. Pietroburgo, 9 giugno 1882 (per il 19).

Col mio precedente dispaccio del 7 giugno (Serie politica n. 804) (2) partecipai all'E. V. il modo di vedere di questo ministro degli Affari Esteri di Russia intorno alla proposizione d'una conferenza a Costantinopoli per regolare gli affari d'Egitto, ed intorno alle condizioni indicate dall'E. V., nelle quali l'azione della conferenza stessa avrebbe ad esercitarsi.

Ora ho ricevuto il telegramma in data di ieri (3) col quale la E. V. informandomi delle premure fatte dall'Inghilterra e dalla Francia perché i Gabinetti di Roma, di Vienna, di Berlino e di Pietroburgo facciano fare a Costantinopoli passi conformi per indurre la Turchia a non opporsi ed a partecipare alla conferenza, mi chiede di farle sapere a questo riguardo l'opinione del governo russo. A tal fine mi recai oggi dal signor de Giers, il quale mi disse che dopo aver presentito l'avviso dei vari Gabinetti, il governo imperiale di Russia aderiva puramente e semplicemente alla proposta riunione della conferenza ed era disposto d'inviare all'ambasciata russa a Costantinopoli istruzioni conformi alla domanda fatta dai governi di Francia e d'Inghilterra. Intorno alle condizioni e riserve relative all'azione ed al mandato della conferenza, il signor de Giers, come Le esposi in precedente dispaccio, trova assai ragionevoli quelle che l'E. V. ebbe ad indicare. Ma è di parere che non convenga produrle prima dell'adesione di tutte le Potenze alla conferenza ed anzi prima della riunione di essa. Il signor de Giers crede che ciò che più importa si è di constatare e d'affermare in modo indubitabile il concerto europeo, del quale la conferenza sarebbe la prova la più manifesta, e d'evitare con cura di fornire alla Turchia pretesti di rifiuto o d'indugio, mettendo innanzi fin d'ora condizioni o riserve che possono dar luogo a discussioni od a contestazioni, per ragionevoli che siano, essendo d'altronde anche probabile che la maggior parte delle condizioni indicate dall'E. V. saranno proposte ed accettate in seno alla conferenza stessa.

Il signor de Giers mi ha pregato di esporre confidenzialmente questo suo modo di vedere all'E. V. Io ebbi cura del resto di far notare anche questa volta al ministro imperiale che l'E. V. s'era limitata ad esporre le sue impressioni, astenendosi da ogni proposizione, attesoché, secondo la sua opinione, la migliore soluzione debba pur sempre essere quella che avrà l'adesione unanime dei quattro Gabinetti.

(2\ R. 804 del 7 giugno 1882, non pubbl!cato. 13) Cfr. n. 66.

(l) Ed., !n LV 35, p. 195.

71

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 828. Parigi, 10 giugno 1882, ore 11,50 (per. ore 13,10).

On prétend au ministère des Affaires Etrangères que la démarche faite hier par l'ambassadeur de Turquie pour décliner l'invitation à la conférence n'a pas été formelle. C'est du temps que demande la Porte, mais M. de Freycinet, pour qui la réunion de la conférence est presque devenue une question de Cabinet, insiste toujours pour qu'elle se réunisse quand meme. Elle devrait s'ajourner de suite après sa réunion pour donner à la Turquie le temps de faire ses preuves. On m'a aussi signalé au ministère des Affaires Etrangères un projet qui consisterait à constituer en Egypte, au bord du canal de Suez et en quelque sorte un remplacement du contròle anglais-français, une commission internationale dans le genre de celle qui fonctionne au bord du Danube. Je crois que cette idée mérite l'attention de V. E. On va jusqu'à prétendre que M. Malet y serait favorable.

72

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI (l)

T. 410. Roma, 10 giugno 1882, ore 12,35.

Faisant suite à mon télégramme d'hier (2), et après un échange de vues avec les Cabinets de Berlin, Vienne et Saint Pétersbourg, j'autorise V. E. à se mettre d'accord avec ses trois collègues, et si tous ont reçu des instructions analogues, de conseiller à la Porte d'adhérer de son còté aussi, en principe à la réunion de la conférence, pour aider au succès de la mission de Dervish pacha, et dans le cas d'insuccès, pour délibérer sur le mesures ultérieures à prendre par le Sultan pour maintenir son autorité en Egypte, et y assurer l'ordre légal, sans préjuger les réformes et les libertés garanties par les firmans, et le développement prudent des institutions nationales.

73

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 842. Costantinopoli, 11 giugno 1882, ore 11,35 (per. ore 22,58).

Jusqu'ici la Porte persiste dans le refus de la conférence; la raison principale de ce refus consiste dans la répugnance du Sultan de paraitre agir en

Egypte comme l'exécuteur de la volonté des Puissances; par là meme il est difficile de croire que le Sultan puisse se décider à envoyer ses troupes contre les égyptiens. Dès lors l'intérèt principal de la question se concentre actuellement dans la marche de la mission de Dervish pacha, si elle atteint le but de raffermir le Kedive et de réduire à l'impuissance réelle l'élément militaire, la conférence aurait moins d'importance. Les nouvelles qu'on reçoit ici à cet égard du Caire sont plutòt bonnes, mais, si la mission n'aboutit pas nul doute que la plupart des Puissances se refuserait à laisser à la Turquie carte bianche d'agir. Le ministre des Affaires Etrangères reconnaissait Iui-mème hier que, dans cette éventuallté, la Porte aurait à se consulter avec les représentants des Puissances sur les mesures ultérieures. Si, disait-il, on s'était borné à nous faire une proposition dans ce sens, nous aurions pu accepter. Je lui répliquais que la conférence n'avait pas d'autre signification au fait; si le gouvernement turc refusait de s'entendre avec les Puissances les gouvernements français et anglais pourraient ètre poussés plus loin qu'ils ne veulent à présent ou bien la conférence pourrait se réunir ailleurs sans la coopération de la Turquie ce qui aggraverait singulièrement la situation. Pour ce qui me regarde j'ai toujours agi conformément aux instructions de V. E. (1), en parfait accord avec mes collègues d'Allemagne, d'Autriche et de Russie. Depuis deux jours Allemagne

soutient conférence avec plus de vigueur.

(l) -In pari data questo telegramma venne comunicato alle ambasciate di Londra e Parigi con T. 411. (2) -T. 403 del 7 giugno 1882, non pubblicato.
74

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 845. Cairo, 11 giugno 1882, ore 19 (per. ore 5 del 12).

Jusqu'à présent personne n'a pu pénetrer le pian de Dervish pacha, pas mème, d'après les renseignements que je me suis procurés, aucun de mes collègues. Nous l'avons vu séparément. Il se dit à tout le monde rassuré sur la réussite de sa mission, seulement on dit qu'en cas extreme, il prendra commandement de l'armée et qualité de ministre de la Guerre. Il a sondé Kedive sur une conciliation. Son Altesse lui a répondu qu'il demanderait, plutòt de quitter le Pays. La mème tentative auprès de Araby a eu un résultat encore plus catégorique: impossible conciliation pour lui. Le Iangage de Dervisch pacha au Kedive lui assure que le Sultan est pour lui et le Kedive et son parti croyent que la Turquie meme malgré elle, doit le soutenir pour empècher intervention armée des Puissances occidentales. Araby et son parti ne se fient pas des caresses du commissaire turc. Avec les collègues nous avons des informations que le parti militaire ne cèdera pas méme aux ordres du Sultan pour le maintien du Kedive. C'est un duel qui ne se terminera que par la chute d'un des deux. Le fanatisme réligieux est excité au plus haut degré et le prestige d'Araby s'est accru immensement dans la population. Si Dervish pacha ne

réussit à se rendre le maitre de la situation le Kedive pourrait etre exposé à de graves dangers. Il est impossible prévoir les événements. D'un moment à l'autre on attend avec anxiété le premier acte de Dervish pacha qui puisse éclairer un peu la situation. Je vous informerai de tout ce qui peut arriver.

(l) Cfr. n. 72.

75

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 861/974. Londra, 13 giugno 1882, ore 18,04 (per. ore 23,35).

Aujord'hui Granville m'a dit qu'il expédierait à Constantinople des instructions pour proposer au Sultan de tenir pretes troupes à envoyer en Egypte au premier avis. Ces troupes ne devraient pas y rester au delà d'un mois à moins que Kedive et les Puissances ne réclament prolongation de leur séjour. Le Sultan devrait s'engager à maintenir le statu quo et à ne point porter atteinte à l'autonomie de l'Egypte. La France, après quelques hésitations a adhéré à cette proposition. Ambassadeur de France qui me suivait devait proposer à Granville de mettre le Sultan en demeure d'adhérer à la conférence et de la réunir. Granville, à qui j'ai demandé s'il aurait accédé à cette proposition, dans toute son étendue, m'a répondu évasivement et me disant qu'il était convaincu que Sultan était sur le point de céder depuis qu'il avait vu que l'accord des Puissances se maintiendrait. Granville doute beaucoup du succès de la mission de Dervish pacha.

76

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 866. Parigi, 14 giugno 1882, ore 15,53 (per. ore 18,40).

Le discours que vient de prononcer V. E. sur les affaires d'Egypte fait sensation ici. La République jrançaise constate qu'il contient des révélations inattendues et attend texte complet avant de se prononcer. Dans les cercles politiques français on relève, entre autres, la phrase où, après avoir parlé de l'accord constant entre les quatre Cabinets et de l'attitude des deux Puissances occidentales, V. E. dit les considérer comme un moyen efficace pour la solution d'autres graves questions internationales. On y voit une allusion à la Tunisie. Je serai reconnaissant à V. E. de m'envoyer le texte de son discours. Ministre des Affaires Etrangères s'abstient, encore aujourd'hui, de recevoir le corps diplomatique.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 421. Roma, 14 giugno 1882, ore 17,39.

L'ambassadeur d'Angleterre vient de me communiquer Ies télégrammes suivants: « Télégramme n. l. A la demande de Iord Dufferin celui ci a reçu instructions pour écarter les dernières objections du Sultan, de donner l'assurance qu'aucune autre question sauf l'égyptienne ne sera traitée dans la conférence. Demandez au gouvernement auprès duquel vous ètes accrédité s'il autorise son représentant à Constantinople à donner une assurance identique. Signé Gianville ».

« Télégramme n. 2. Le moment est venu où les progrès du désordre en Egypte menacent de réclamer une action plus décidée. Je dois vous charger de proposer au nom du gouvernement de la Reine :w gouvernement près duquel vous ètes accrédité, que le Sultan, soit en cas de nécessité, engagé collectivement par les Puissances réunies en conférence à se tenir prét à expédier au Kedive une force suffisante pour mettre Sa Majesté en mesure de maintenir son autorité. Le Sultan serait requis de donner l'assurance positive que ces troupes ne devraient ètre employées que pour le maintien du statu quo, et qu'il n'y aurait pas d'atteinte aux libertés de l'Egypte garanties par les précédents firmans du Sultan ni aux accords européens existants. Les troupes ne resteraient en Egypte au delà d'un mois, sauf requéte du Kedive, avec consentement des grandes Puissances, ou des Puissances occidentales comme représentant l'Europe. Tous les frais de l'expédition seraient supportés par le gouvernement égyptien. Les représentants français sont chargés de faire la mème proposition. Signé Granville ».

« Télégramme n. 3. Veuillez communiquer au gouvernement auprès duquel vous ètes accrédité les instructions suivantes que le gouvernement de la Reine se propose d'adresser par télégraphe à l'ambassadeur de Sa Majesté à Constantinople pour sa règle dans la prochaine conférence. « V. E. connait les vues ctU gouvernement de Sa Majesté au sujet de l'état des affaires en Egypte ainsi que les bases sur lesquelles il désire voir le rétablissement du statu quo. Le temps presse tellement que dans ces limites le gouvernement de Sa Majesté désire laisser beaucoup à votre discrétion, en pleine et amicale communication avec les représentants des autres Puissances, qui ont toujours été disposées à reconnaitre une certaine initiative de la part de l'Angleterre et de la France. Ainsi qu'il est déclaré dans la circulaire du 11 février il est juste que le Sultan prenne part à toute mesure ou discussion qui représenterait l'action unie et l'autorité de l'Eurape à l'égard de l'Egypte. Conformément à ce point de vue Sa Majesté a été invitée à nommer un représentant à la conférence. Toute objection que le Sultan a pu avoir au sujet de la conférence devrait ètre écartée par le fait que celle-ci serait tenue à Constantinople et qu'une invitation formelle d'y assister a été adressée à la Porte. Le gouvernement de la Reine compte donc avec confiance que le gouvernement ottoman verra l'urgence absolue de s'accorder avec promptitute avec les autres Puissances sur les mesures nécessaires pour le maintien de l'autorité du Sultan et du Kedive, et pour le rétablissement de l'ordre en Egypte sur la base du statu quo. Le Sultan a déjà envoyé un commissaire en Egypte sur son yacht impérial. L'action ainsi entreprise par Sa Majesté en concours avec l'Angleterre et la France prouve qu'il apprécie la gravité de la situation. Il est en effet évident que, pour préserver les liens actuellement existants entre l'Egypte et la Puissance souveraine, le Sultan doit etre pret et ferme à exiger l'obéissance des militaires rebelles, qui défient maintenant le Vice Roi. Vous aurez soin, dans toute proposition que vous ferez d'avoir les dus égards pour la position et la dignité de Sa Majesté comme Souverain. Le gouvernements français a consenti à expédier memes instructions. Signé Granville ».

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 422. Roma, 14 giugno 1882, ore 19,15.

Je viens de vous faire connaitre les trois communications que l'ambassadeur d'Angleterre m'a tout à l'heure remises au sujet de l'affaire égyptienne (1). Pour gagner du temps je vous autorise, dès maintenant, pour le cas où vos collègues d'Allemagne, d'Autriche-Hongrie, et de Russie, recevraient instructions analogues, à insister auprès du Sultan, pour réunion immédiate de la conférence. V. E. devrait, à cet effet, appeler l'attention du Sultan sur ces deux points, savoir: l. la conférence ne pourra s'occuper d'aucune autre question sauf l'égyptienne; 2. qu'un des premiers actes des Puissances réunies en conférence serait d'inviter le Sultan à se tenir pret à expédier en cas de nécessité en Egypte une force suffisante pour mettre le Kedive du mesure de maintenir sa propre autorité. Le Sultan devrait, de son còté donner l'assurance, que ces troupes ne seraient employées que pour le maintien du statu quo, qu'aucune atteinte ne serait portée aux libertés et aux institutions de l'Egypte selon les firmans et accords européens, et qu'enfin ces troupes seraient retirées dans un mois, sauf requete du Khedive, avec consentement des grandes Puissances. Sur ce dernier point nous ne saurions naturellement admettre la variante anglaise « ou bien des Puissances occidentales, comme représentant l'Europe ». Veuillez me télégraphier (2), si et aussitòt que vos collègues vont recevoir instructions sur cette affaire (3).

T. -423, pari data.
(l) -Cfr. n. 77. (2) -Cfr. n. 82. (3) -Questo telegramma venne comunicato alle altre ambasciate e all'agenzia al Cairo con
79

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 1671. Vienna, 14 giugno 1882 (per. il 19).

La dimissione chiesta per ragione di salute dal generale Ignatiev da ministro dell'Interno, ed accordatagli da S. M. l'Imperatore fu accolta dalla stampa austriaca con vero giubilo. Il governo imperiale non nasconde del pari la sodfisfazione causatagli da quel tanto desiderato evento. Il conte Tolstoi che gli succede è uomo a quanto mi si assicura qui di poco valore, egli appartiene al partito vecchio russo senza esser però panslavista; si ritiene quindi che si limiterà ad esercitare la sua azione all'interno, astenendosi da quell'ingerenza negli affari esteri, che il suo predecessore era accusato di spiegare con somma intensità. Ciò non toglie però che qui non si creda ancora finita la carriera del conte Ignatiev e si teme assai possa essergli affidata una posizione in cui abbia campo di servirsi, a danno dell'Austria e della Germania, di quei potenti mezzi d'azione che ha saputo prepararsi mentre era ministro dell'Interno. Conseguentemente nei circoli governativi di questa capitale si considera come un pieno ottimo successo la dimissione dell'irrequieto generale, ma ciò non basta ancora per rendere meno intense le diffidenze che esistono a riguarao del vicino Impero.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

L. P. Berlino, 14 giugno 1882.

Je vous suis très obligé de votre très intéressante lettre de 3 juin (1). Excusez-moi si j'y réponds d'une manière incomplète. J'ai du retarder de 24 heures le départ du courrier, car hier matin je n'avais pas encore préparé un seul rapport pour Rome. Vous en devinez le motif. Le Due d'Aoste avait quitté Berlin le 12 au soir tard pour se rendre incognite à Bruxelles où il possède des immeubles. Depuis le 10 date de son arrivée, jusqu'au départ je n'ai pas eu un moment de repos. Vous savez par expérience que dans ces occasions il faut toujours payer de sa personne et penser à tout. C'est le 28 mai que les invitations furent expédiées par la voie ordinaire de la poste par le prince Guillaume aux nombreux parrains parmi lesquels on tenait beaucoup à ce que les Maisons re

gnantes des grandes Puissances monarchiques fussent représentées. On en a fait ici un grand mystère et ce n'est que d'une manière indirecte que moi et mes collègues avons appris la chose. Echange de télégrammes entre Rome et l'ambassade. Jusq'au dernier moment le Roi espérait venir, et j'avoue que l'occasion était favorable. Invitation non recherchée, une conséquence logique du voyage à Vienne. J'ai souvent poussé à la roue. Mais, vrai changement de scène. On a résolu l'envoi du Due d'Aoste. Les devoirs constitutionnels du Roi ne lui permettaient pas à "son très vif regret, comme il l'avait espéré de venir en personne, mais il espérait avoir bientòt l'occasion de voir son filleul et de réitérer à l'Empereur tous ses sentiments d'amitié et d'admiration. C'était un peu une décéption ici. Il faut convenir aussi que la Cour du prince Guillaume ne s'y était pas pris assez à temps ... Enfin ce qui est fait est fait et ce qui n'a pas été fait, reste à faire. Il est vrai qu'avec l'age avancé de l'Empereur on ne peut trop faire le calcul de rattraper une occasion perdue.

L'accueil fait au prince, les démonstrations durant son séjour, et au départ n'ont rien laissé à désirer. L'Empereur l'a nommé chef du quatorzième hussard. Le prince de Bismarck, la veille, m'avait prévenu de cette intention de Sa Majesté mais on désirait avant de ne rien faire entendre mon opinion. Je n'ai pas hésité à répondre que le Roi étant lui-mème colonel propriétaire d'un régiment prussien et s'estimant très honoré de cette haute distinction, il ne pouvait apprendre qu'avec satisfait que Son Auguste Frère recevait la mème distinction, et que le due d'Aoste ne pourrait que partager ce sentiment. Le temps manquait pour le consentement préalable du Roi, mais je prenais tout sous ma responsabilité. Ce dernier argument a décidé le Due qui manifestait tout d'abord quelques scrupules.

Avant son arrivée Mancini me télégraphiait (l) que chez nous le secret du traité d'alliance était si rigoureusement observé que le Due d'Aoste ignorait entièrement la chose. Il savait seulement que nos relations avec l'Autriche et l'Allemagne se trouvaient sur le meilleur pied. On me chargeait donc de prévenir qui de droit de régler en conséquence le langage. Par un concours de circonstances indépendantes de la bonne volonté du due et du prince de Bismarck ils n'ont pas eu de conversation entre eux. Le journaux prétendant que le Chancelier s'est rencontré avec l'archiduc Rodolphe, mais le Comte Hatzfeldt dit n'en rien savoir.

Depuis que j'ai fait l'indiano avec Széchenyi à propos de sa demande que le premier de nous qui recevrait une copie du Traité, la communiquerait à l'autre, il ne m'a plus parlé de cette affaire.

Par ce courrier je n'écris pas un seui mot sur l'Egypte. Jéprouve le besoin de me recueillir un peu, et de me remettre au courant de cette question qui s'embrouille toujours plus. L'essentiel c'est que nous maintenions l'alignement.

J'aurais grand besoin à mon tour, du congé. Depuis que je n'ai plus l'excellent Tosi à l'ambassade, une partie plus grande du travail retombe sur mes épaules, et je me sens un peu fatigué.

(l) Non pubbl!cata.

(l) Non pubblicato.

81

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 426. Roma, 15 giugno 1882, ore 0,30.

Nous sommes loin de vouloir entraver le concert européen, et moins encore nous détacher des autres Puissances: mais nous ne saurions encourir la responsabilité de leur laisser ignorer !es prévisions que M. de Martino nous télégraphie du Caire dans l es termes suivants: «Il faut, dit-il, ne pas se faire d'illusi an. A la première nouvelle d'une intervention armèe, mème exclusivement turque, toutes !es Colonies seront victimes d'un fanatisme qui n'a plus de limites » (1). Veuillez donner connaissance de ce qui précède au gouvernement auprès duquel vous ètes accrédité. Il pourra, par son agent en Egypte, contròler jusqu'à quel point cette appréciation est exacte.

82

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 871. Pera, 15 giugno 1882, ore 6,15 (per. ore 18,15).

Reçus les trois télégrammes de V. E. de cette nuit (2). Tous mes collèguès sont sollicités à solliciter la prompte acceptation de la conférence, et la plupart d'entre eux ont déclaré qu'on n'y traitera que affaires d'Egypte, mais, d'après les instructions de mes collègues, les ambassadeurs de France et d'Angleterre entre autres, on n'aurait à faire mention de l'intervention turque que devant la conférence constituée. Je crois aussi que ce modus vivendi serait plus prudent. Je crois devoir prévenir V. E. que !es instructions que l'ambassadeur d'Angleterre a reçues, pour sa règle, dans la nouvelle conférence portent en effet l'alternative suivante: << avec consentement des grandes Puissances ou des Puissances occidentales représentantes de l'Europe »; il serait bien que mes collègues d'Allemagne d'Autriche et de France aient, camme moi, le cas échéant, instructions d'omettre la seconde alternative. Conseil des ministres cette nuit n'est venu à aucune conclusion.

(l) -T. 865 del 14 giugno 1882, non pubblicato. (2) -Cfr. nn. 77 e 78 e T. 419 del 14 giugno 1882, non pubblicato.
83

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGGLI ESTERI, MANCINI

T. 873. Vienna, 15 giugno 1882, ore 16,30 (per. ore 19,20).

J'ai fai t connaitre à Kalnoky instructions que V. E. a envoyé à Corti (l); de son còté il avait télégraphié à ambassadeur à Constantinople instructions conformes au télégramme anglais n. l (2). Il trouve, du reste, que, vu l'urgence que la conférence se réunisse, il vaut mieux ne pas entrer en discussion sur termes des autres propositions anglaises. Quant à la phrase relative prolongation occupation turque «ou bien des Puissances occidentales comme représentant de l'Europe », il est d'avis que, si on a admis une certaine initiative de la part de ces Puissances, on ne leur a pas reconnu un mandat quelconque. Il trouve donc qu'on peut admettre la susdite variante comme soumise à la condition que la coni'érence pourra, ou non, leur confier ce mandat. Du reste il trouve que, tout en se maintenant à ce point de vue, il est préférable ne pas engager discussions là dessus pour ne pas retarder réunion conférence qui est urgente.

84

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 872. Berlino, 15 giugno 1882, ore 18,25 (per. ore 18,45).

Les trois communications anglaises ont été faites ici hier (2). Elles so n t encore soumises à examen et cela d'autant plus que France n'a encore, jusqu'ici, fait, à cet égard, aucune démarche. J'ai donné lecture instructions éventuelles à Corti, qui ne ferait rien sans accord préalable avec ses trois collègues. Secrétaire d'Etat me dit que, jusqu'à présent, chargé d'affaires d'Allemagne à Constantinople s'est borné à recommander à deux reprises réunion conférence. S.E. évitait de se prononcer sur variante anglaise «ou bien les Puissances occidentales comme représentantes de l'Europe ». D'après son opinion personnelle, il serait assez malaisé et les chances de réussite assez incertaines, au point de vue où se place le Sultan en sa qualité de souverain en Egypte, de poser des conditions ou de présenter comme des concessions ce qu'il envisage comme appartenant à l'exercice de ses prerogatives. Cabinet de Berlin avait reçu avis semblable à celui que mande De Martino sur les graves dangers auxquels les colonies seraient exposées par le fanatisme arabe en cas d'intervention armée quelcon

que et, comme nous, il avait jugé nécessaire d'en informer les autres Cabinets. A la fin de cet entretien et sous forme privée, le secrétaire d'Etat, suivant le cours que j'avais imprimé à la conversation, ne ménageait pas, lui aussi, critique à la conduite de la France et de l'Angleterre. Après s'étre fourvoyées, elles nous demandent, et cela en ayant l'air de nous faire une faveur, de les aider à masquer, autant que possible, leur échec.

(l) -Cfr. n. 78, nota 3. (2) -Cfr. n. 77.
85

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 875/975. Londra, 15 giugno 1882, ore 18,50 (per. ore 22,25).

Je viens de faire part à Granville du contenu du dernier télégramme de

V. E. qui me communique celui de M. De Martino (1). Granville reconnait que la situation de l'Egypte s'est aggravée, mais il ne croit pas pouvoir, en ce moment, modifier les dernières instructions qu'il vient d'envoyer pour la convocation immédiate de la conférence. Une divergence s'étant élevée entre Noailles et Dufferin au sujet de savoir si les troupes turques en Egypte seraient sous les ordres immédiates du Kedive, Granville a donné à Dufferin autorisation de régler, lui-méme, cette divergence. J'au vu ce matin un personnage assez bien qui arrive d'Egypte; ce qu'il m'en a dit confirme les appréciations de De Martino, si non qu'il croyait encore à l'efficacité d'une intervention turque. Ce méme personnage m'a dit qu'au Caire on était persuadé que l'agent français jouait double jeu; qu'il s'était mis d'accord avec Araby pour faire rappeler Malet et prendre, par suite de son intimité avec Araby, une position prépondérante sur celle de l'Angleterre. J'ai parlé incidemment de ces bruits à Granville en lui faisant remarquer que cette partie de ma conversation n'avait aucun caractère officiel; en me répondant il m'a laissé entendre qu'il croyait ces bruits assez fondés. Je dis ceci à V. E. en toute confidence.

86

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 876. Pietroburgo, 15 giugno 1882, ore 19,50 (per. ore 22,30).

En prévision des événements M. de Giers a envoyé, depuis quelques jours, au représentant russe à Constantinople, instructions l'autorisant à se joindre à ses trois collègues de l'Italie, de l'Allemagne et de l'Autriche pour demander réunion de la conférence soit pour provoquer, au besoin, auprès du Sultan adop

tion des mesures urgentes qui seraient jugées nécessaires en Egypte. En meme temps, ordre a été donné au commandant du navire russe, « Prince Pojarsky :~>, d'aller se mettre à la disposition de l'agent russe en Egypte, mais avec mission purement humanitaire et avec instructions de se refuser à toute démarche ayant caractère politique ou militaire. Giers a reçu hier au soir les trois communications anglaises, mais il n'a encore rien reçu de la France. S. E. se propose de répondre que les voeux contenus dans ces communications n'étant pas en opposition au programme des quatre Cabinets, le gouvernement russe y adhère si les trois Cabinets de Rome, Vienne et Berlin y adhèrent aussi.

(l) T. 418 del 13 giugno 1882, non pubblicato.

87

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 882. Parigi, 16 giugno 1882, ore 15 (per. ore 17,35).

On a été frappé ici et on a observé que les dangers signalés par M. De Martino (1), méme en cas d'une intervention armée exclusivement turque, semblaient démontrer l'existence réelle d'un parti national en Egypte. Cette observation mérite d'étre rapprochée du langage qui m'a été tenu hier à l'ambassade de Turquie. On y dit que l'Europe se trompe si elle croit que des troupes turques peuvent aller en Egypte faire une démonstration militaire anti-musulmane et on y déclare ne pas s'expliquer l'objet d'une intervention armée de la Turquie. Les interpellations sur les affaires d'Egypte sont remises. Un des ministres me disait hier soir que le Cabinet ne veut pas en accepter, jusqu'après la publication du livre jaune ce qui est une date assez vague. Le complot qui menaçait hier encore de renverser le ministère parait étre déjoué pour le moment. A l'ambassade de Turquie on dit que l'ambassadeur d'Allemagne à Paris plus encore que Bismarck travaille au maintien de M. de Freycinet aux affaires étrangères et que ce dernier a absolument besoin pour se soutenir de la prompte réunion de la conférence. Cette appréciation me parait tout à fait juste.

88

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 885. Londra, 16 giugno 1882, ore 17,30 (per. ore 23,45).

Hier soir à la Chambre des Communes, en réponse au baron Worms Dilke di t ce qui sui t relativement à la cession d' Assab. Le gouvernement actuel n'a fait que proposer un arrangement entre Turquie, Italie et Egypte cet accord n'a

9 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XV-XVI

pas abouti et rien n'a été fait à cet égard. Les italiens étaient déjà à Assab lorsque le gouvernement précédent a quitté le pouvoir.

Ensuite Elliot a annoncé une interpellation au sous secrétaire des Affaires Etrangères sur un passage du discours de V. E. où il est dit que le gouvernement italien ne consentirait pas à l'intervention en Egypte de certaines Puissances et a demandé si ce passage se référait à France et Angleterre. En réponse Dilke déclara qu'il ne serait pas à méme de donner une explication plus complète que celle qu'il pouvait fournir en ce moment. Le gouvernement italien agissait d'accord avec les autres gouvernements. D'ailleurs le gouvernement anglais refuse toujours de discuter !es discours des ministres étrangers dans !es assemblées étrangères.

(l) Cfr. n. 81.

89

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1393/838. Londra, 16 giugno 1882 (per. il 20).

Il discorso che l'E. V. testé pronunziava sulla questione egiziana nella Camera dei deputati venne già accolto con molto favore in questo Paese quando non era ancora conosciuto che da semplici telegrammi; ora questo sentimento di approvazione si è fatto più manifesto dopo che i giornali pubblicano il testo stesso di quel discorso.

L'E. V. ha posto molto chiaramente la quistione egiziana, dimostrando che dessa ha un carattere d'interesse europeo e che nulla può essere conchiuso senza il concorso delle grandi Potenze che fin da principio hanno contribuito al riordinamento di quel Paese e i di cui diritti d'ingerenza in quegli affari sono consacrati dai trattati.

L'accordo che si era stabilito tra Francia ed Inghilterra per concentrare in esse il monopolio dell'amministrazione egiziana può quest'oggi considerarsi come gravemente compromesso se non intieramente sciolto, e le divergenze inevitabili che sono sorte in occasione della rivolta di Arabi-Pacha si fanno ad ogni momento più marcate.

L'Inghilterra si appiglia precisamente al sistema delineato da V. E. di fare appello alle Potenze per ricondurre l'ordine in Egitto e così se la Francia non vorrà recedere dalle sue idee di preponderanza, essa si troverà isolata di fronte alle altre Potenze europee.

Questa idea della separazione degli interessi inglesi in Egitto da quelli della Francia, ha fatto inoltre progresso in Inghilterra, e ieri nella Camera dei lords in una viva interpellanza fatta al conte Granville, il marchese di Salisbury diceva: «Io spero che sia bene inteso dal governo della Regina e dagli altri che noi siamo liberi di raggiungere da noi soli lo scopo della politica inglese se non possiamo ciò ottenere col concerto con altre Potenze ». Il conte Granville in risposta segnalava queste parole del marchese di Salisbury che suggeriva, diceva egli, essere cosa desiderabile che l'Inghilterra si separi dalla Francia e si astenga da un'alleanza con qualsiasi altra Potenza. Queste parole del mar

chese di Salisbury sono tanto più da notare che fu egli stesso che strinse

l'alleanza esclusiva anglo-francese in favore dei portatori dei titoli egiziani.

Io mi ricordo di avere a quell'epoca più d'una volta insistito presso il marchese di Salisbury, allora capo del Foreign office, accennando la instabilità Ji una tale alleanza ed il poco vantaggio che l'Inghilterra ne avrebbe ricavato. Ora i fatti confermano le mie previsioni, ed è da sperare che il governo inglese si persuaderà che per mantenere fortemente la posizione che egli ha diritto di avere in Egitto, desso ha anche bisogno del concorso delle altre Potenze europee.

In referenza alle precedenti considerazioni aggiungerò che nella ultima seduta della Camera dei Comuni il signor G. Elliot chiedeva al sotto segretario di Stato per gli Affari Esteri se questo aveva letto il discorso di V. E., in una parte del quale era detto che la politica del governo italiano era di rifiutare la sua adesione all'intervento in Egitto per parte di alcune Potenze, il signor Elliot domandava quindi se questa rimarca si applicava all'Inghilterra ed alla Francia.

In risposta a questo quesito sir Charles Dilke disse: «che non sarebbe più tardi in grado di rispondere più completamente di quello che lo poteva in quel momento; il governo italiano agiva di concerto cogli altri governi. Il Dilke pensava che fosse semplice regola di cortesia di aggiungere che il governo sempre declinava di discutere ciò che era detto da ministri stranieri in assemblee straniere ».

P. S. -Ho telegrafato quest'oggi in chiaro a V. E. (l) il compendio delle due discussioni anzi accennate.

90

IL MINISTRO A BUCAREST, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 283. Bucarest, 16 giugno 1882 (per. il 22).

Le generali preoccupazioni create dalla quistione egiziana, si estendono anche a questo Paese, dove è manifesta la perplessità che invade tutti gli animi di fronte alle oscure eventualità di un avvenire che potrebbe essere prossimo. E siccome ciascuno, negli eventi d'interesse generale, suole considerare quel lato che più direttamente la concerne, così anche nel caso presente trovano qui eco principalmente quelle voci che vorrebbero far credere le quistioni che attualmente si agitano nel Mediterraneo poter fornire favorevole occasione ad alcune Potenze per proseguire più alacremente nel compimento dei disegni loro attribuiti circa l'assetto finale dei Paesi compresi nella penisola balcanica.

La stampa di qui è attenta a raccogliere tutti l sintomi della ripresa di una politica dalla quale le piccole nazionalità si sentono minacciate nelle condizioni più vitali della loro autonomia economica e civile. Viene perciò segnalato con insistenza, fra tali sintomi, il passaggio al ministero comune delle Finanze dell'Impero austro-ungarico, del signor Kallay, delle tendenze del quale, quando qui non si credesse avere prove recenti, si conserverebbe tuttavia la memoria, essendo egli stato uno degli artefici più operosi della politica anzidetta nelle missioni compiute prima in Serbia e poscia nella Rumelia orientale.

È un'opinione, qui da molti divisa, che la spinta della monarchia austroungarese verso l'Oriente e particolarmente verso Salonicco, possa essere prossimamente ripresa e che frustranee abbiano ad essere così le speranze che aveano fatto nascere, negli ultimi mesi, la politica inaugurata dal conte Kalnoky e resa necessaria dalle difficoltà interne del vicino Impero, non menoché le resistenze armate dei crivosciani e dei bosnesi.

Compio, nel riferire queste impressioni al R. governo, al debito mio che è di non tacere cosa alcuna che possa riuscire di complemento alle informazioni che il ministero deve sempre possedere. Ma V. E. ben comprende che a me mancano gli elementi per valutare il peso che conviene dare a tali impressioni e notizie.

(l) Cfr. n. 88.

91

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 435. Roma, 17 giugno 1882, ore 1.

Le chargé d'affaires de France n'a pas fait démarche identique à la démarche anglaise du 12. Il est venu hier me faire communication suivante: «Le gouvernement français d'accord avec lord Granville, désire connaitre si le Cabinet de Rome est disposé à prendre part à une déclaration qui serait faite à la Porte par les six Puissances pour lui notifier que, si dans un délai de 48 heures elle n'accepte pas la conférence, les dites six Puissances seraient décidées à se réunir dans une autre capitale avec ou sans le concours de la Turquie ». En vue de la gravité de cette proposition je me suis réservé de consulter les trois autres Cabinets avant de donner une réponse quelconque, d'autant plus que je n'ai pas reçu jusqu'ici de l'ambassadeur d'Angleterre la meme communication.

(Per Londra, Berlino, Vienna, Pietroburgo) Veuillez porter ce qui précède à la connaissance du Cabinet auprès du quel vous etes accrédité, et me faire le plus tòt possible connaitre son opinion d'une manière claire et positive (1).

(l) Cfr. nn. 98 e 99. Le risposte da Ber!lno e da Londra sono contenute nei T. 892 e T. 896 del 17 giugno 1882, non pubblicati.

92

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 886. Pera, 17 giugno 1882, ore 1,30 (per. ore 13,45).

Dans une conversation que l'ambassadeur de France a eu aujourd'hui Sultan s'est déclaré plus que jamais contraire à la conférence en affirmant que si on lui laissait quelques jours tout serait arrangé en Egypte. Il est question d'y envoyer un autre commissaire. Sa Majesté se montre également contraire à l'idée d'envoyer des troupes. On soupçonne que ses tendances sont plutòt de traiter avec Araby. Ce soir ambassadeur d'Angleterre a envoyé forte remontrance au palais. Sur demande des ambassadeurs d'Angleterre et de France demain réunion chez moi, comme doyen, pour traiter de la conférence, selon nos instructions.

93

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 888. Parigi, 17 giugno 1882, ore 14,20 (per. ore 16).

Je remercie V. E. de son télégmmme du 15 (1). Une fois la première impression passée, le discours de V. E. qui a si bien témoigné de notre vitalité politique italienne que de l'accord des quatre Puissances a été habilement exploité par la feuille ministérielle pour démontrer le danger que faisait courir à la France la politique d'intervention et d'aventure préconisée par Gambetta. On se sert du langage tenu par V. E. pour prouver qu'il n'y a pas de programme à opposer à celui de Freycinet et personne ne peut faire mieux ou autrement que lui. Les journaux dévoués à Gambetta sont aussi silencieux que possible. En somme la presse se garbe bien de rendre un hommage à l'Ualie mais il est évident, pour moi, que dans les cercles politiques notre prestige diplomatique vient de faire un grand pas.

94

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 437. Roma, 17 giugno 1882, ore 15,50.

L'ambassadeur d'Angleterre me communique un télégramme de son gouvernement ainsi conçu: «Engagez le gouvernement auprès duquel vous etes

accrédité à consentir à la réunion immédiate de la conférence à Constantinople, ou ailleurs, avec ou sans instructions, et à envoyer des instructions à cet effet à son représentant à Constantinople. Mais nous sommes toujours d'avis que la conférence se réunisse à Constantinople, quand meme la Porte n'y prenne pas part, pour raisons de convenance et pour gagner du temps ». L'ambassadeur d'Angleterre ajoute confidentiellement que son gouvernement a des raisons de croire que le Sultan préférerait la conférence sans sa participation, mais il donnerait toutes les assurances qu'on pourrait lui demander. L'avis du Cabinet allemand m'étant déjà connu (1).

(Per Berlino, Parigi, Londra, Costantinopoli) j'ai pressé les ambassadeurs du Roi à Vienne et à Saint Pétersbourg de me donner une réponse. (Per Vienna e Pietroburgo) je prie V. E. de me faire connaitre le plus tòt possible l'avis du gouvernement auprès de quel vous etes accrédité (2).

(l) Cfr. n. 81.

95

IL MINISTRO A MADRID, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 608. Madrid, 17 giugno 1882 (per. il 21).

I sanguinosi avvenimenti d'Alessandria d'Egitto hanno anche qui risvegliata la pubblica attenzione.

Al Senato nella seduta delli 13, richiesto il ministero quali misure si fossero adottate per la protezione degli spagnuoli in Egitto, rispose il ministro della Marina assicurando che le opportune istruzioni erano state trasmesse al console di Spagna in Alessandria e che sollecitamente una nave corazzata recherebbesi in quelle acque. Credo anzi di sapere che altra nave parimenti corazzata terrà dietro alla prima.

All'indomani, del pari al Senato, il marchese di San Carlos dopo avere esposto che malgrado la Spagna non tenga direttissimi interessi in Egitto pure deve starle a cuore tuttociò che concerne la sicurezza del canale di Suez via che la riavvicina ai suoi possessi asiatici, chiese al ministro di Stato alcune spiegazioni di natura a calmare gli allarmi destati dai recenti avvenimenti di Egitto.

Confermò nella sua risposta il marchese de la Vega de Armijo la gravità delle cose in quelle regioni, sulle quali era stato informato minutamente dal console di Spagna al Cairo, persona che tiene singolare conoscenza di quanto interessa quel Paese e che anzi chiese di essere autorizzato a seguire l'esempio degli altri consoli recandosi egli pure in Alessandria. Già da qualche giorno il governo in previsione dei fatti che purtroppo si verificarono, aveva prese le necessarie disposizioni per l'invio sulle coste d'Egitto d'una nave da guerra che stesse alla disposizione dei consoli e degli spagnuoli che volessero trovarvi rifugio in caso di pericolo. Dopo le ultime gravissime notizie si decise

d'affidare quella missione ad una nave più importante di quello si fosse dapprima pensato, tanto più che all'ora presente, probabilmente, tutte le Potenze fanno sventolare le loro bandiere in quelle acque. Espresse la fiducia il ministro che le Potenze le quali si fecero iniziatrici della questione di Egitto adotteranno misure per impedire che le odierne complicazioni possano esercitare malefica influenza sul canale di Suez, il che costituirebbe una catastrofe, capace di trascinar seco incalcolabili mali. Su questo punto il ministro degli Esteri usò le seguenti parole: «Se questa via di comunicazione avesse a scomparire la sventura sarebbe immensa in quanto che le nazioni non troverebbero modo di rimpiazzarla, giacché le navi moderne non sarebbero capaci di compiere il viaggio per il cammino anticamente percorso ». Affermò per ultimo il marchese de la Vega de Armijo che il governo spagnuolo si studia di stare al corrente di quanto occorre, non dubitando che l'animo delle grandi Potenze è rivolto ad assicurare la libertà di quella via e tiene fiducia che il sentimento nazionale inteso in Egitto, sosterrà quest'opera colossale che pone in comunicazione due grandi mari.

A proposito della questione di Egitto la stampa d'ogni colore eccita il governo spagnuolo a praticare una politica estera più attiva. Quella che difende gl'interessi del partito conservatore lamentasi di ciò che il governo dal 1881 in poi lasciò trascorrere molte opportunità per intervenire nella questione delle grandi Potenze, altrimenti ora nelle questioni che concernono l'Egitto anche la Spagna sarebbe stata consultata. Osservasi del pari che la Prussia ed il Piemonte i quali nel 1850 erano ben lungi da quel grado di possanza in cui oggi si trovano, approfittando con destrezza delle difficoltà europee, ottennero d'intervenire nei consigli europei e con quel mezzo raggiunsero il loro ideale, la unità nazionale. Anche la Spagna possiede un ideale che le importa di realizzare quanto alla Prussia ed alla Sardegna loro importava la unità nazionale, cioè quello di civilizzare l'Africa settentrionale ed anzitutto quella parte che spetta all'impero del Marocco, affermando così nel modo più evidente l'influenza della Spagna sull'altro lato dello Stretto. La Spagna possiede nell'Estremo Oriente estesissime provincie che devono costituire l'emporio della ricchezza mondiale e per afferrare questo risultato è necessario camminare innanzi, senza perdere di mira lo scopo a cui si tende. Si consiglia quindi il governo a dirigere una nota alle Potenze esprimendo i motivi sui quali la Spagna fonda i suoi diritti per intervenire nelle rivoluzioni europee, soprattutto in quelle questioni che s'aggirano sul Mediterraneo, sul settentrione africano e sulla via dell'India.

Dal suo lato la stampa democratica tiene eguale linguaggio ed esorta il governo a studiare la questione egiziana acciò non venga turbato l'equilibrio mediterraneo e non si propaghi ai margini del canale di Suez, l'anarchia che con si grande violenza scoppiò nelle vie d'Alessandria, inclinando, per ciò conseguire, verso la politica iniziata dai tre imperi e dal regno d'Italia.

Il giornale democratico el Imparcial che nella stampa spagnuola si distingue per il tatto e la destrezza con cui esso svolge i quesiti di politica estera, dimostra che mentre la Spagna non tiene verun interesse ad imporre all'Egitto una data forma di governo bastandole che esista in quel Paese un governo

capace di garantire la libera comunicazione tra la madre patria e l'imperv filippino non potrebbe la Spagna considerare senza inquietudine il passaggio dell'Egitto sotto il dominio, od anche sotto l'influenza, di nazioni già oltremodo preponderanti nel Mediterraneo, giacché da esse avrebbe a temere assai più che dall'autorità del Sultano e sin anche dell'istesso Araby-Bey, se non al presente, sempre quando certe eventualità dovessero presentarsi. Conchiude quel periodico col dichiarare che le simpatie della Spagna non stanno al lato delle Potenze occidentali cioè dell'Inghilterra e della Francia.

La stampa governativa ribatte l'accusa d'indolenza mossale dagli avversarii osservando che altrimenti non si condusse il signor Canovas del Castillo allorché fu al potere, giacché accorsero avvenimenti importantissimi come la guerra tra la Russia e la Turchia, le Conferenze di Berlino ed il trattato di pace, senza che il Gabinetto da lui presieduto si sia immischiato in quegli assunti. Nell'operare il governo per introdursi nei maggiori consigli europei, gli è d'uopo farsi legge della massima prudenza per non incorrere in un rifiuto.

Anzitutto deve il governo appoggiare le sue reclamazioni su alcun che di più solido che non le parole dei suoi ambasciatori ed è per questo che furono chiesti d'urgenza nei bilanci somme più vistose che nell'addietro per riformare la marina militare. Del resto il presente governo conosce i proprii doveri, apprezza l'importanza che ha per la Spagna la libertà del canale di Suez e quindi non può rimanere indifferente innanzi alle complicazioni odierne, ma neppure i suoi avversari possono pretendere ch'egli scopra ove tendano i negoziati da lui appena iniziati. Porre in discussione la sua condotta sarebbe lo stesso che svelarla a chi tiene interesse di combatterla e benché al dì d'oggi la moderna diplomazia segua procedimenti assai più trasparenti che per lo passato, non può esigersi che il governo scopra tutto il suo pensiero su questi particolari.

I riflessi che ho l'onore di sottoporre all'E. V. sono tolti dal giornale l'Iberia, l'organo più autorizzato del Gabinetto Sagasta e sono sopratutto ispirati dal dispetto che nel governo risveglia la condotta della Francia tanto nella questione delle indennità di Salda quanto in quella che si riferisce al Marocco.

(l) -T. 892 del 17 giugno 1882, non pubbl!cato. (2) -Cfr. nn. 98 e 99.
96

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA

T. 440. Roma, 18 giugno 1882, ore 16,45.

Le baron d'Uxktill est parti avant hier en congé. D'après certains bruits, la supposition n'est pas écartée qu'on veuille le ritirer de Rome, et le remplacer avec Ignatiev qui rentrerait ainsi dans la carrière diplomatique. Si ces bruits ont un fondement quelconque, il est urgent que V. E. veuille m'aider à nous épargner une pareille éventualité. Le général Ignatiev est trop remuant pour convenir à notre politique essentiellement paisible et conservatrice. Le ròle surtout qu'il a joué en 1877 à la veille de la guerre turco-russe, n'est pas fait du tout pour nous rassurer. Nos rapports actuels, avec l'Autrice-Hongrie et l'Allemagne risqueraient d'ailleurs d'etre atteints, par la présence à Rome d'un diplomate russe qui donnerait de l'ombrage à Vienne et à Berlin, et dont les agissements pourraient exciter des soupçons, qui tout gratuits qu'ils seraient, n'en seraient pas moins fàcheux. Je laisse au tact et à l'habilité de

V. E. de choisir les moyens les plus propres à nous faire atteindre notre but. Le plus pressé, en attendant, est de faire en sorte que M. de Giers ne puisse pas nous dire qu'il a été par nous mis sur ses gardes trop tard déjà, et alors qu'un principe d'engagement ne laisserait plus entièrement libres l'Empereur et ses conseillers, de revenir sur leurs décisions. Je recommande cette affaire à

V. E. d'une manière toute spéciale.

97

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 441. Roma, 18 giugno 1882, ore 17.

Ne connaissant pas encore les vues des Cabinets de Vienne et de Pétersbourg au sujet de la dernière proposition anglaise, je ne suis pas en mesure jusqu'ici, de vous donner là dessus des instructions formelles. Cependant pour éviter le danger de rester isolés, et bien qu'on puisse douter du résultat pratique d'une conférence à Constantinople, à laquelle la Turquie demeurerait étrangère, j'autorise V. E. à ne pas hésiter d'y prendre part si tous ses collègues en recevaient l'instruction. En ce cas il me parait utile que les ambassadeurs tàchent, avant de se réunir à Constantinople, d'obtenir de la Sublime Porte l'engagement moral indiqué dans la récente communication confidentielle de lord Granville. C'est à dire qu'elle est disposée à donner toutes les assurances qu'on lui demanderait.

98

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 900. Vienna, 18 giugno 1882, ore 17 (per. ore 17,50).

Le Cabinet de Vienne accepte réunion immédiate de la conférence meme sans que la Turquie y siège, si la Porte préfère ainsi. Quant au délai de 48 heures à donner à la Porte pour se décider Kalnoky a déclaré que la chose était trop grave pour pouvoir la décider immédiatement; il a, d'ailleurs, fait comprendre que le Cabinet de Vienne n'accepterait pa:s cette proposition. II a en outre accepté, aussi pour son compte, la déclaration de désintéressement semblable à celle faite jadis pour Dulcigno que le Cabinet anglais vient de proposer à l'acceptation des Puissances. II n'y a pas accord parfait entre démarche française et anglaise, mais Kalnoky trouve que la confusion est déja assez grande comme cela et ne veut pas l'augmenter en ouvrant discussion sur des questions que conférence, en examinant propositions que les Puissances occidentales lui présenteraient, sera chargée de discuter. ·

99

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 902. Pietroburgo, 18 giugno 1882, ore 17,30 (per. ore 19,10).

Gouvernement russe a donné adhésion éventuelle à la proposition anglaise en la subordonnant à l'accord des autres Puissances (1). La meme adhésion vient d'etre donnée par Monsieur de Giers à une nouvelle proposition anglofrançaise faite aujourd'hui et selon laquelle conférence se réunirait à Constantinople sans la participation de la Turquie, mais, à ce qu'il parait, avec l'agrément du Sultan.

100

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 906. Berlino, 19 giugno 1882, ore 2,52 (per. ore 5).

Aujourd'hui, après un diner auquel les ambassadeurs, y compris celui de Turquie étaient conviés, chancelier a tenu avec nous conférence. II nous a exposé situation actuelle des choses, d'après des télégrammes reçus de différentes capitales. Selon télégramme d'aujourd'hui du prince de Hohenlohe demande s'il n'y aurait pas d'objection à ce que la conférence se réunisse jeudi 22 juin à Constantinople. Cabinet de Berlin a aussitòt envoyé son acquiescement car, d'après des nouvelles parvenues, de Rome entre autres, tous Ies Cabinets ayant accepté proposition déjà faite d'une convocation immédiate l'adhésion était implicitement donnée pour la date dont il s'agit. Pour ce qui regarde de plus particulièrement Turquie toute idée de convocation est écartée;

elle prefère, d'ailleurs, conférence sans sa participation. Il aurait adhéré à son désir et mème à sa proposition. Chancelier tiendrait, pour gagner du temps et pour éviter feu croisé de télégrammes de demander à nos gouvernements s'ils considèrent eux aussi comme points acquis: 1° que la France et l'Angleterre convoquent conférence limitée à l'Egypte; 2° une acceptation de leur còté que la conférence s'assemble à la date du 22 juin sans participation Turquie sauf à lui communiquer résultat délibération pour entendre les vues du Sultan. Ambassadeur de France demande s'il fallait nouvelle invitation formelle, la conférence, à son avis, ne pourrait que prendre pour base de négociations les principes énoncés dans la communication anglofrançaise du 11 février dernier, principes admis par les autres Cabinets. J'ai fait observation qu'en présence de la tournure des événements, il ne faudrait pas perdre du temps précieux à se consulter préalablement sur un programme; mieux vaudrait entrer en conférence avec les mains libres chacun ayant faculté de faire faire sur l'Egypte propositions qu'il lui semblerait les mieux appropriées. Pour amener tranquillité et assurer securité des colonies étrangères, il me paraissait en outre qu'en acceptant les principes indiqués dans la communication de février sur le maintien du statu quo, les Cabinets n'avaient eu en vue que les arrangements d'ordre général, il ne serait pas opportun de réveiller maintenant une discussion là dessus. Le prince de Bismarck avait lui-méme déjà laissé comprendre que mieux vaudrait de ne pas s'aventurer dès à présent sur ce terrain; chaque Puissance aurait occasion, dans le sein de la conférence, d'exposer sa manière de voir, aussi a-t-il ajouté en reprenant la parole qu'il conviendrait en effet de ne pas empiéter sur les délibérations de la conférence de crainte qu'on ne soulève des difficultés de la part de telle autre Puissance qui ne consentirait peut ètre pas à en préjuger, en quelque sorte, le résultat si on invitait avec un programme à l'avance trop déterminé. Un de mes collègues ayant désiré savoir dans quel sens il avait lieu de télégraphier à nos gouvernements, prince de Bismarck en a indiqué substance. La voici: par une communication faite par M. de Freycinet à l'ambassadeur allemand et à laquelle l'Angleterre s'associe, le chancelier ayant été mis en demeure de se prononcer sur la réunion à Constantinople pour le 22 juin d'une conférence limitée à l'Egypte sans participation de la Turquie y a donné son assentiment subordonné à l'acquiescement des autres Cabinets. Il serait fort à désirer que les gouvernements envoyassent sans retard à leurs ambassadeurs à Constantinople instructions de se constituer en conférence à la date précitée, après qu'ils en auraient tous reçu autorisation. Je prie V. E. de me répondre par télégraphe (1), à la dernière partie de ce télégramme. Bismarck retarde son départ pour la campagne jusqu'à ce qu'il ait reçu réponse des différents gouvernements, mais il est tellement sur d'une réponse favorable que demain les journaux d'ici seront autorisés à annoncer adhesion de l'Allemagne, pour autant que les autres Puissances, comme tout portait à le présumer, y adhèrent aussi, nouvelle qui fera hausser la bourse.

(l) Cfr. n. 77.

(l) Con T. 448 del 19 giugno 1882, Mancini comunicava le istruzioni di cui al n. 103.

101

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 910. Pera, 19 giugno 1882, ore 8,43 (per. ore 20,30).

Le ministre des Affaires Etrangères m'a déclaré en son nom et au nom du Sultan qu'il démentait de la manière la plus catégorique la communication faite par Musurus pacha à Granville relativement à la conférence à Constantinople sans participation de la Turquie. La méme communication a été faite à mes cinq collègues. S. E. a di t aussi que l'état norma! des choses en Egypte serait complètement rétabli sous peu de jours et la tranquillité assurée. La Porte était par conséquence d'avis que la conférence était inutile, inopportune et contraire aux intéréts de la Turquie et qu'elle ne pouvait pas y adhérer.

102

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 909. Alessandria 19 giugno 1882, ore 15,10 (per. ore 19,10).

Tranquillité publique continue mais la panique et l'émigration ne se sont pas arrétées à cause des dispositions anglaises, françaises pour l'embarquement de leurs nationaux. Gouvernements d'Allemagne, Grèce, Etats Unis d'Amérique, Russie ont envoyé des transports pour embarquer leurs nationaux. Ce matin Kedive et le commissaire ottoman nous ont informé que le ministère doit étre formé parce que Ragheb pacha a télégraphié que cette nuit il arrive avec Araby et programme ministère. Proclamation du Kedive et du commissaire ottoman seront publiées et toutes les mesures que le nouveau Cabinet prendra pour garantir ordre public, mais si les deux Puissances viennent à quelques actes de guerre, ou la conférence de Constantinople décide une intervention armée, non seulement en Egypte mais, par confidence d'un membre de la commission, ottoman, depuis le Yemen éclaterait terrible mouvement panislamique. Je prie V. E. d'étre prévenu à temps pour sauver des milliers de nationaux que nous avons encore dans le Pays.

103

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 446. Roma, 19 giugno 1882, ore 18.

Adhérant, en ce qui nous concerne, à une nouvelle proposition qui vient d'étre faite, j'autorise V. E. à prendre part, le 22 de ce mois, si vos collègues reçoivent autorisation identique, à la conférence qui se réunirait sans participation de la Turquie exclusivement pour l'affaire égyptienne (1).

(l) Questo telegramma venne comunicato in pari data alle ambasciate a Londra, Parigi,Pietroburgo e Vienna e all'agenzia al Cairo con il n. 447.

104

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI, A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 449. Roma, 19 giugno 1882, ore 18,15.

Les représentants d'Angleterre et de France m'ont proposé et j'ai immédiatement accepté la signature à Constantinople au début de la conférence, d'un protocole dont voici le projet: « Les gouvernements représentés par les soussignés, s'engagent (pour tout arrangement qui pourrait intervenir à la suite de leur action concertée pour les affaires égyptiennes) à ne rechercher aucun avantage territorial ni la concession d'aucun prévilège exclusif ni aucun avantage commerciai pour ses propres sujets, que les sujets de toute autre nation ne seraient pas à mème d'obtenir ».

105

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 911. Parigi, 19 giugno 1882, ore 18,35 (per. ore 21,15).

Le chargé d'affaires d'Autriche vient de déclarer au gouvernement français que san gouvernement adhère à la réunion de la conférence des ambassadeurs à Constantinople pour le règlement exclusif des affaires d'Egypte sur la base du statu qua sans participation de la Turquie. L'ambassadeur d'Allemagne a du faire aujourd'hui aussi une démarche pour fixer la date de la réunion. II m'a observé qu'il y a avantage à délibérer sans le concours de la Turquie, que ce serait plus expéditif et plus imposant vis-à-vis de la Porte. L'ambassadeur d'Allemagne m'a dit que l'Espagne n'avait pas encore demandé officiellement san admission à la conférence, mais qu'à Berlin on y aurait pas d'objection. Le directeur politique m'a confirmé que les représentants de l'Espagne avaient taté le terrain à ce sujet ici, à Berlin et peut-ètre à Vienne. II s'attend à ce que, une fois la conférence réunie, l'Espagne vienne frapper à la porte.

106

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 3049. Berlino, 19 giugno 1882 (per. il 23).

Avant hier, j'ai eu la visite de mon collègue d'Espagne autorisé de Madrid à me parler au sujet du dèsir de son gouvernement à prendre part au règlement des affaires d'Egypte. Les événements qui se déroulent dans ces contrées, le contre-coup qu'ils peuvent avoir au Maroc et dans les états musulmans de l'Afrique septentrionale, préoccupent très vivement le gouvernement espagnol dont les intérèts y sont considérables. Il désirait donc participer à la conférence annoncée dans ces derniers temps. Il comptait s'adresser tout d'abord à la France et à l'Angleterre auxquelles les autres Puissances accordaient une certaine priorité d'initiative. Mais, avant de procéder à une démarche formelle, le marquis de la Vega chargeait son représentant à Berlin de sonder les dispositions du gouvernement impérial. Ce diplomate s'en est expliqué ici le 6 courant. L'Espagne ne visait pas pour autant à recevoir le diplòme de grande Puissance, mais dans ce cas spécial elle croyait avoir des titres sérieux à ètre entendue. Sa cause était aussi celle de l'Europe. A la date du 13, le comte de Hatzfeldt faisait savoir au comte Benomar que les suffrages du prince de Bismarck étaient acquis à l'accomplissement d'un tel désir parfaitement justifié par la position et les intérèts de l'Espagne sur le sol africain. Son Altesse ajoutait confidentiellement que la cour de Prusse serait bien aise de donner un vote favorable à un Roi dont elle appréciait la sagesse, et à une monarchie qu'il lui importait de voir forte et influente. Le Cabinet de Berlin, sans en prendre l'initiative, promettait donc son appui mora! à une proposition dans ce sens.

Cela a été immédiatement télégraphié à Madrid, et le 14 les représentants espagnols à Paris et à Londres eurent l'ordre de faire des ouvertures à cet égard. Lord Granville répondait que la demande arrivait trop tard, puisque la réunion de la conférence était imminente, mais que les délibérations sur l'Egypte, selon toutes les prévisions, occuperaient longtemps la diplomatie, et qu'on retrouverait l'occasion de reparler de cette demande dont il était d'ailleurs enclin à reconnaitre le bien-fondé. M. de Freycinet se montrait favorable, en se réservant de s'entendre avec Londres et d'interpeller à Berlin.

Le fait est que l'ambassadeur de France ici, ainsi qu'il le déclarait luimème à mon collègue d'Espagne, a reçu une semblable instruction. Mais jusqu'à ce jour il n'en a soufflé mot au département impérial des relations extérieures.

Le comte Benomar, que j'ai revu hier et aujourd'hui, me donnait lecture d'un passage d'une dépèche en date du 11 par laquelle le marquis de la Vega l'informait que V. E. avait témoigné du meilleur bon vouloir, et avait chargé nos missions à Vienne et à Constantinople de s'employer en faveur de la demande dont il s'agit.

J'ai beaucoup remercié mon collègue d'Espagne de ces renseignements que jusqu'ici je n'avais reçus que par son obligeante entremise.

107

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 920. Berlino, 20 giugno 1882, ore 17,20 (per. ore 17,45).

J'ai notifié notre adhésion à la conférence pour le 22 juin. J'ai en outre annoncé notre acceptation au protocole de desintéressement proposé ici aussi par France et Angleterre et auquel Allemagne donna également son assentiment aujourd'hui, peu avant son départ pour la campagne, Bismarck a reçu de Constantinople des télégrammes disant que le Sultan ne s'était nullement montré favorable, ainsi qu'on le prétendait, à une conférence sous les conditions actuelles. Le chancelier regrettait cet incident imprévu, mais, au point où en sont les choses, il maintient son vote pour réunion conférence, telle qu'elle a été acceptée déjà par les autres Cabinets. Avis en a été aussitòt donné aux divers gouvernements.

108

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 922. Alessandria, 20 giugno 1882, ore 18,50 (per. ore 20,05).

Résultat de l'action des quatre Puissances: entente parfaite établie entre le Kedive et parti militaire; ministère Ragheb-Araby est formé d'éléments de tous les partis; programme ministériel maintient toutes les obligations internationales; amnistie politique; commission extraordinaire pour juger les fauteurs des crimes d'Alexandrie; proclamation du Kedive et commissaire ottoman pour rétablir confiance générale. Demain je transmets résumé du programme et de la proclamation aussitòt publiés.

109

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 924/979. Londra, 20 giugno 1882, ore 19,31 (per. ore 21,20).

Granville me charge d'informer V. E. que le jour de la conférence à Constantinople a été fixé pour le 22 et par le prince de Bismarck lui-meme sans avis préalable. Il parait que la Porte proteste contre la conférence. Granville dit qu'elle n'y siègera pas moins et que les Puissances étant d'accord vont trouver moyen de faire agréer ses délibérations par le Sultan. Granville m'a confirmé engagement que devraient prendre les Puissances de ne pas se prévaloir de la conférence pour avoir aucun avantage territorial ou concession exclusive. Granville, que j'ai interrogé sur la sécurité du canal de Suez, m'a donné à entendre qu'on s'en préoccupait; l'opinion publique pousse le gouvernement à faire quelque acte décisif pour proteger ce canal contre toute tentative d'interruption, Contrairement à ce que vous a dit ambassadeur d'Allemagne à Rome, Musurus pacha déclare formellement n'avoir jamais fait, au nom du Sultan, proposition de réunir conférence à Constantinople sans participation de la Turquie.

110

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 456. Roma, 21 giugno 1882, ore 2,40.

Les représentants d'Angleterre et de France m'ont remis aujourd'hui un télégramme identique de leurs gouvernements, en date d'hier, ainsi conçu:

<<Comme résultat de l'échange de vues, qui vient d'avoir lieu entre elles, les grandes Puissances ont, sur l'initiative de l'Angleterre et de la France, convenu, qu'il y avait lieu de délibérer en commun, sur l'état actuel de l'Egypte, et sur les mesures qu'il comporterait. En conséquence le gouvernement de Sa Majesté et le gouvernement de la République proposent que les représentants des six Puissances se réunissent en conférence à Constantinople le 22 de ce mois.

Les délibérations de la conférence seront exsclusivement restreintes au règlement des questions surgies en Egypte en suite des récents événements, sur les bases indiquées dans les communications identiques adressées, le 19 février dernier et le 2 de ce mois, par l'Angleterre et la France aux autres quatre Puissances. Agissez là dessus avec votre collègue français (britannique). J'ai confirmé, le télégramme d'hier (l) à l'ambassadeur du Roi à Constantinople, l'ayant autorisé, si ses collègues reçoivent instructions analogues, à prendre part à la conférence .à Constantinople le 22 juin, sans participation de la Turquie, et exclusivement pour l'affaire égyptienne.

111

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 459. Roma, 21 giugno 1882, ore 23,55.

Après l'autorisation donnée par les six Puissances à la réunion de la conférence pour demain, son ajournement, ou le déplacement dans une autre

capitale, ou des négociations tout à fait inutiles, donneraient un spectacle de faiblesse de l'Europe entière devant un mot de la Turquie, qui persistera toujours dans ses efforts pour empecher la confèrence, jusqu'au moment où sa réunion devienne un fait accompli. Par conséquent je pense qu'il n'y a de mieux à faire dans les circonstances actuelles, que donner suite à la décision déjà arretée; et si tous l es ambassadeurs y son t également autorisés o n pourrait réunir la conférence sous votre présidence, à ce que je suppose, la déclarer constitueé, signer le protocole de désintéressement, prendre toutes les délibérations préliminaires, qui seraient jugées nécessaires, et en référer aux gouvernements respectifs. La conférence fixerait le jour de sa seconde séance, et sur les rapports des plénipotentiaires, si des nouvelles instructions, sur des questions spéciales, paraitraient nécessaires, on pourrait les attendre.

(l) Cfr. n. 103.

112

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 460. Roma, 21 giugno 1882, ore 23,55.

J'attends demain, le plus t6t possible, nouvelles sur la réunion de la conférence. Confidentiellement pour vous, et surtout pour le cas où vous auriez la présidence, je dois vous rappeler l'utilité d'obtenir, comme une des délibérations préliminaires de la conférence, l'engagement mutue! que pendant ses travaux, rien ne serait entrepris en Egypte, par l'action isolée de quelques Puissam;es semement, et sans raccord unanime de toutes. Quant au moment et à 1a meilleure forme de provoquer une pareille décision, je m'en remets à votre prudence, vous concertant avec vos collègues, surtout avec ceux d'Allemagne et d'Autriche-Hongrie. Une délibération dans ce sens, peut avoir importance, notamment en vue de constater le fondement de la supposition signalée par De Martino dans le télégramme d'hier (l) de la possibili tè d'une prochaine action hostile des deux escadres.

113

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 1679. Vienna, 21 giugno 1882 (per. il 24).

A seconda degli ordini impartitimi dalla E. V. col suo dispaccio dell'S corrente (3) non ho mancato d'indagare quale è l'opinione del governo austro-un

c2) Ed., ad eccezione del brano fl'a ""t~ri"<·hi, in L V 39, p. 27.

IO-Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

garico sulla transazione proposta dalla Sublime Porta onde regolare definitivamente la vertenza ancora esistente tra essa e la Grecia, a riguardo della nuova frontiera turco-ellenica.

II conte Kalnoky dicevami ieri, a tal proposito, aver egli dichiarato esplicitamente al rappresentante ellenico che la Turchia avendo cedute due intiere provincie alla Grecia, questa non dovrebbe sollevar difficoltà e rinunciare dal canto suo al possesso del piccolissimo territorio che la Turchia desiderava conservarsi; che del resto egli non poteva a meno di ripeter ciò che aveva già detto in altre occasioni, cioè che tutti gli altri Stati aggiustano a mezzo di negoziati diretti fra di loro le questioni di confine che talvolta si producono, che conseguentemente la Grecia dovrebbe una buona volta cessare dal disturbar l'Europa per questioni di simil natura, trattandole invece direttamente colla Porta, e nel caso presente accettando la transazione da questa offertagli.

*Il linguaggio alquanto vivo tenuto dal conte Kalnoky al principe Ypsilanti fu indubbiamente causato in parte dal tono fuor di misura altiero col quale il signor Trikupis ebbe a redigere la nota sulla vertenza di cui è caso, comunicata dai rappresentanti ellenici ai Gabinetti delle grandi Potenze; ma ad ogni modo si può avere la certezza che il Gabinetto di Vienna accettando pienamente i considerando svolti dagli ambasciatori a Costantinopoli nel penultimo alinea del loro memorandum identique non solo non appoggierà la Grecia nella sua resistenza ad accettare la transazione offertagli dalla Porta, ma anzi non esiterà a sostenere la proposta che questa formula nella sua nota del 22 maggio.

Dividendo personalmente io pure il parere espresso dal conte Kalnoky, che è d'altronde conforme a quello implicitamente emesso dagli ambasciatori a Costantinopoli, mi permetto manifestare il voto che il R. governo vi si associ dal canto suo contribuendo così a porre finalmente termine alla già troppo prolungata questione delle frontiere turco-elleniche, che evidentemente d'altronde non potrebbe, anche col trascinarsi in lungo, risolversi in senso favorevole ai desideri della Grecia *.

(l) -T. 918 del 20 giugno 1882, non pubblicato. (3) -Cfr. n. 67.
114

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 880. Alessandria, 21 giugno 1882 (per. il 30).

Dacché incominciò la lotta tra Sua Altezza ed il partito militare, ed a misura che il Paese si pronunciava contro il primo, il barone de Kosié, mio collega d'Austria, non vide altra possibile soluzione che un cambiamento di Kedive. Trovò assai predisposto in questo concetto il collega di Germania, ed entrambi, coi quali sono in intime relazioni, mi dissero più volte che nei loro rapporti indicavano questa soluzione come l'unica per dare una definizione allo stato delle cose; ma però mai pronunciarono nome di candidato preferito.

Oggi ancora, benché essi vedano nel modus vivendi stabilito, gli elementi di un assetto definitivo delle cose, pure 1Jersistono sempre a credere necessaria,

in tempo più o meno lontano, la deposizione del Kedive, come sola garanzia per l'avvenire. Ed oggi sono stato assicurato, da fonte sicurissima, turca, che il barone de Kosjek, il quale, per un soggiorno di venti anni a Costantinopoli, vi ha lasciato molte aderenze nei circoli politici ottomani, vi si adoperi indefessamente in favore del principe Halim pascià.

Ho creduto doverne, informare l'E. V. con telegramma di questa data (l).

115

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 936. Costantinopoli, 23 giugno 1882, ore 1,57 (per. ore 11,55).

Ambassadeur d'Autriche vient de me notifier qu'il a reçu autorisation de son gouvernement de prendre part à la conférence si tous ses collègues ont l'instruc"tion analogue. Je vais m'entendre avec mes collègues pour la réunion.

116

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 939. Costantinopoli, 23 giugno 1882, ore 6,20 (per. ore 18,20).

Télégramme tdentique. La conférence sur les affaires d'Egypte s'est constituée aujourd'hui sous la présidence de l'ambassadeur d'Italie comme doyen. Le secret absolu a été convenu. Nous avons décidé d'adresser à la Porte un memorandum notifiant la constitution de la conférence et exprimant en meme temps nos segrets de la non participation de la Turquie ainsi que l'espoir d'avoir ultérieurement la coopération du gouvernement ottoman.

117

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 941/982. Londra, 23 giugno 1882, ore 19,56 (per. ore 22,10).

Granville m'a dit aujourd'hui que l'Autriche avait répondu qu'elle n'entendait pas refuser de prendre part à la conférence, mais que, auparavant, elle voulait épuiser les moyens de persuasion auprès du Sultan pour l'engager à y

intervenir. Bismarck interpellé au sujet de l'Egypte aurait répondu qu'il ne considérait pas le nouveau ministère Araby comme une solution satisfaisante. Granville m'a demandé en marquant quelque étonnement pourquoi Corti avait proposé de retarder la convocation de la conférence. Je lui ai répondu que j'ignorais le fai t mais qu'en ce cas se serait nature! d'attendre que l'Autriche se soit décidée. Granville m'a dit qu'il consentait à laisser quelque latitude pour retard réunion, mais il avait télégraphié à Constantinople et à Rome que le retard ne pouvait etre trop prolongé. Granville m'a dit que les accords qu'on prétend exister entre lui et Musurus pour l'occupation du canal de Suez n'ont aucun fondement. Cependant j'ai pu comprendre que le gouvernement anglais pense sérieusement à s'assurer le canal. Granville ne semble pas attribuer d'importance aux délibérations d'un groupe de députés qui font l'objet de mon télégramme n. 980 (1). Le parti financier qui détient titres égyptiens pousse vivement à une action militaire dans le but de sauvegarder ses titres.

(l) T. 925 del 21 giugno, non pubblicato.

118

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 266. Parigi, 23 giugno 1882 (per. il 26).

L'interpellanza già da qualche tempo annunciata sugli affari d'Egitto, della quale si diceva che il ministero non avrebbe voluto accettare la discussione fin dopo la pubblicazione del Libro Giallo, ebbe luogo alla Camera dei deputati nella seduta di ieri.

Invece del signor Lockroy, come si affermava prima, fu il signor CasimirPérier (dell'Aube) che si incaricò di interrogare il ministro degli Affari Esteri. Egli cominciò col chiedere quali sono le istruzioni generali che furono impartite al rappresentante francese alla conferenza di Costantinopoli, aggiungendo che voleva nello stesso tempo porgere occasione al presidente del Consiglio di spiegarsi sulla politica che intende praticare nelle cose egiziane.

L'oratore constatò la divergenza esistente fra le dichiarazioni fatte dal signor de Freycinet alla Camera 1'11 maggio ed il linguaggio da lui tenuto il 1° giugno in risposta all'interpellanza Delafosse; espresse l'avviso che l'oggetto della conferenza debba consistere nel mettere ordine non allo stato di diritto che, secondo lui, non fu finora violato, ma allo stato di fatto attuale in Egitto, il quale non è altro che un'anarchia per così dire consacrata dalla presenza nel nuovo ministero del capo del partito rivoluzionario.

Il signor Casimir-Périer continuò formulando parecchie domande relative sempre all'attitudine che la Francia terrà alla conferenza; chiese se, nel caso che questa· non desse risultati, la Francia riprenderebbe d'accordo col

l'Inghilterra la direzione degli affari d'Egitto; e infine, in attesa della soluzione, quali misure furono prese per proteggere la sicurezza dei francesi nel vicereame.

La conclusione del discorso dell'interrogante sollevò vivissima agitazione in gran parte della Camera; dopo aver dichiarato che, per conto suo, egli non aveva mai approvato la riunione della conferenza, egli espresse la propria convinzione che, quando la Francia potrà riprendere, insieme coll'Inghilterra, la sua posizione privilegiata in Egitto, la Camera non rifiuterà i mezzi di far fronte alle eventualità che potrebbero prodursi.

Il ministro degli Affari Esteri, nella sua risposta, esordì col richiamare i termini stessi della proposta fatta dalla Francia e dall'Inghilterra alle altre Potenze per la conferenza, esprimendo la sua persuasione che essa fosse radunata in quel momento; e comunicò alla Camera il testo del telegramma inviato il 19 corrente dai Gabinetti di Parigi e di Londra ai loro ambasciatori.

Il signor de Freycinet dichiarò che le basi indicate dalle ultime parole di quella comunicazione si riassumono nel mantenimento dello statu quo anteriore agli ultimi avvenimenti, cioè: ristabilimento dell'autorità del Sultano e del Kedive nei loro diritti rispettivi, quali furono consacrati dal diritto europeo; rispetto delle libertà e dell'indipendenza dell'Egitto, quali furono riconosciute dai firmani costitutivi; rispetto degli accordi e degli impegni internazionali conclusi sotto il regime creato dai firmani, impegno fra i quali figurano quelli conclusi specialmente dal Kedive colla Francia e l'Inghilterra.

Il ministro sostenne che queste basi sono la conferma del linguaggio da lui sempre tenuto, e della politica francese in Egitto, che non permetterà mai alcuna diminuzione all'autonomia del vicereame. Il ministro accennò pure al protocollo di désintéressement al quale le Potenze hanno aderito; ed aggiunse che la conferenza non si dovrà occupare che dell'affare egiziano, protestando contro le voci messe in giro sulla evocazione di « altre questioni, fra le quali ve ne sono di quelle, che la Francia non ammetterà mai vengano trattate in conferenza, essendo esse esclusivamente francesi ».

Le istruzioni date al rappresentante della Repubblica a Costantinopoli gli ordinano di accettare la discussione sopra ogni misura atta a raggiungere lo scopo consistente nel mantenimento dello statu quo normale; gli interdicono di associarsi ad ogni combinazione che non fosse suscettiva di realizzare pienamente questo scopo.

Infine il ministro dichiarò che, coll'entrare alla conferenza, la Francia non ha alienato alcuna parte della sua indipendenza, che egli aveva ferma speranza di poter accettare la solidarietà delle decisioni che sarebbero state prese a Costantinopoli, ma che se, contro ogni aspettativa, venissero a prodursi divergenze, se la Francia si trovasse in presenza di soluzioni giudicate incompatibili colla sua dignità e coi suoi interessi, il governo riprenderebbe tutta la sua libertà, come lo farebbe all'uscire di qualunque conferenza. Giacché, aggiunse egli, è di diritto pubblico che, entrando in una conferenza, nes

suna nazione aliena la propria sovranità, e che «le questioni non vi si decidono e non vi si impongono dalla maggioranza, ma dall'unanimità ». Ad ogni modo il signor de Freycinet conchiude manifestando la sua intera fiducia che l'accordo delle Potenze persisterà fino al termine.

(l) -T. 937/980 del 23 giugno 1882, non pubblicato. (2) -Ed., in L V 35, pp. 252-254.
119

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 945/983. Londra, 24 giugno 1882, ore 19 (per. ore 23,45).

Il me revient de bonne source qu'il règne dans le Cabinet de graves dissentiments au sujet de l'Egypte. Plusieurs ministres voudraient une action immédiate pour mettre fin aux desordres du vice-royaume; d'autres, au contraire, s'opposent à toute intervention. Il y a eu de part et d'autre menaces de démission. Il paraitrait qu'on serait disposé, à titre d'accommodement, à agir pour protéger le canal de Suez. On dit meme que Granville aurait fait à ce sujet des ouvertures à l'ambassadeur de la France pour appeler le concours de celle-ci. Je dois faire observer à ce sujet que Gladstone a dit hier à la Chambre qu'il lui semblait que la question du canal de Suez était entièrement au dehors du but de la conférence, d'où l'an peut conclure qu'ici l'an songe sérieusement à occuper les accès de ce canal. Les financiers et les manifacturiers de coton poussent toujours activement à une intervention armée. On annonce pour demain un grand meeting pour l'Egypte.

120

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 481. Roma, 25 giugno 1882, ore 23,55.

Vos prochains télégrammes vont m'apprendre la réponse de la Porte à la communication qu'on lui a faite ainsi que la suite que pourra avoir notre idée d'un engagement excluant toute action isolée pendant les travaux de la conférence. Je crois en attendant utile de vous manifester, au sujet de la tàche de la conférence, mes impressions ultérieures. Cette tàche est naturellement double; établir les garanties aptes à assurer, pour l'avenir, une situation normale en Egypte; fixer les moyens éventuels d'exécution de ce programme pour le cas où une action matérielle deviendrait nécessaire. Me réservant de discuter avec V. E. ce dernier problème qui présent les difficultés les plus sérieses, j'appelle, quant aux questions se rattachant à la première partie du programme, votre attention sur les faits suivants:

Le retablissement du statu quo en Egypte comporte, selon nous, le maintien simultané des institutions et réformes civiles, le libre exercice des pouvoirs du Kedive, le fonctionnement régulier des forces militaires égyptiennes; tout ceci, bien entendu, sans toucher à la souveraineté du Sultan, dans les limites des firmans et des traités européens ni aux engagements internationaux de l'Egypte. Il faut, dans cet ordre d'idées, préserver de toute atteinte les réformes judiciaires, économiques et politiques, ainsi que le règlement légal des attributions de la Chambre des notables et le sage développement des institutions nationales. Nous pensons, d'ailleurs, que le meilleur moyen de garantir, pour l'avenir, les engagements et rapports internationaux est d'empecher qu'ils ne redeviennent, entre les Puissances européennes, une source de dissentiments et méfiances mutuelles, c'est de les y coi:ntéresser toutes, en droit, au meme titre. On se tromperait grandement, quant à nous, si on nous supposait prets à faire bon marché des intérets généraux et communs dès le jour où l'on nous offrirait la participation, en Egypte à un ròle privilégié. Nous sommes, au contraire, bien résolus à rester scrupuleusement sur le terrain du concert européen et de n'accepter ni partager avec d'autres Puissances un mandat quelconque qui ne serait pas l'effet d'une libre résolution des grandes Puissances. A nos yeux de but qu'on poursuit pourrait etre atteint par une commission des délégues des six Puissances exerçant simplement une haute surveillance sur l'administration financière, sans empiéter sur la compétence des autorités égyptiennes ainsi que sur la libre navigation, en tout temps, du canal de Suez, sans préjuger d'aucune façon ni les intérets spéciaux de l'Angleterre, ni les droits de la souveraineté territoriale. Nous ne partageons pas, sur ce dernier point, l'appréciation de M. Gladstone, qui a paru, dans un discours récent à la Chambre des communes, les écarter du programme de la conférence. Toutes propositions, tout moyen propre à faciliter un règlement satisfaisant de la question égyptienne et à assurer l'avenir, rentrent évidemment dans la compétence de la conférence. Seulement le terrain doit etre habilement préparé pour ces questions délicates, et le moment doit etre sagement choisi pour la discussion. Nous n'avons, quant à la personne du Kedive, aucune objection si tout le monde est d'accord pour le maintien de Tewfik. S'il en est autrement, nous estimerions uniquement devoir nous opposer d'une manière absolue au choix du prince Halim, dont les convictions et sympathies pour l'ancien régime égyptien sont connues et les relations personnelles n'offrent aucune garantie et qui, nous assure-t-on, arriverait, d'ailleurs, au pouvoir avec une charge énorme de dettes en souffrance. Après cette exclusion toute autre candidature nous trouverait indifférents et prets à écouter l'opinion des autres Cabinets. Il est enfin tout évident que sans une réorganisation de l'armée égyptienne avec des chefs et éléments nouveaux le retour du Pays à la tranquillité et la sécurité des colonies européennes ne seraient que précaires et apparentes. Ce sont des impressions que je livre à votre méditation vous priant de me dire là dessus, franchement, votre opinion, ainsi que de me faire part des renseignements que vous pourrez recueillir de vos collègues, meme dans des entretiens particuliers. Les télégrammes de V. E. vont, d'ailleurs, me renseigner, après chaque séance, de la marche de la conférence.

121

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 483. Roma, 26 giugno 1882, ore 11.

Reçus vos deux télégrammes sur la séance d'hier (1). Merci. J'approuve votre remarque au sujet de la formule anglo-française d'invitation. Je vais, selon votre conseil, sonder les trois Cabinets là dessus et vous faire part du résultat.

122

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A PIETROBURGO, NIGRA, E A VIENNA, DI ROBILANT

T. 484. Roma, 26 giugno 1882, ore 11.

Je vous ai communiqué la dépèche du comte Corti sur la séance d'hier de la conférence (2). Son conseil me parait bon, c'est à dire qu'il faut nous concerter avec les trois autres Cabinets afin que tous les quatre se trouvent d'accord pour faire, le cas échéant, déclarer par leurs ambassadeurs qu'à leur avis la conférence doit envisager la situation, en Egypte, ex integro et que, par le seui fait de certaines expressions contenues dans les télégrammes des deux Cabinets et dont il n'a pas été, d'ailleurs, pris acte d'une manière formelle, la conférence ne saurait se considérer comme ayant déjà implicitement sanctionné, de manière à rendre impossible toute modification ultérieure, les accords spéciaux entre les deux Puissances occidentales et l'Egypte, auxquels les quatre Cabinets ont toujours été et sont aujourd'hui encore tout à fait étrangers. Veuillez, bien entendu, avant de faire une proposition quelconque, et sa.ns perte de temps, sonder là dessus le terrain et m'en faire connaitre le résultat le plus tòt possible (3). On a toujours déclaré ne vouloir préjuger aucune question ni proposition et en réserver l'examen à la conférence.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 954. Berlino, 26 giugno 1882, ore 18,08 (per. ore 20,15).

En me référant à ce que Bismarck disait le 18 juin aux ambassadeurs réunis chez lui, j'ai sondé le terrain dans le sens du dernier télégramme de V. E. d'aujourd'hui (4). Le sous secrétaire d'Etat prenait la chose ad referendum.

Il me semble que la meilleure vaie à suivre serait, pour nous servir d'une expression usité dans le style diplomatique de voir venir les différentes questions qui se rattachent à l'Egypte et qui se présenteront tòt ou tard dans le cours des délibérations de la conférence. Notre position est déjà indiquée par la réserve faite par Corti laquelle a essentiellement pour but de conserver liberté de discussion et de résolution sur toute proposition meme en dehors des bases ou principes suggérés dans les lettres d'invitation par la France et par l'Angleterre. Nouvelle affirmation de l'entente préalable à quatre serait certainement utile et désirable dans l'intéret général européen, mais meme, à défaut d'un renouvellement explicite de cette entente, il ne parait guère présumable que le représentant de l'Allemagne, entre autres, ne se conforme pas aux vues exprimées, il y peu de jours, par le chancelier, et, d'après lesquelles, on ne saurait, sur les affaires égyptiennes, restreindre la liberté de chacun des plénipotentiaires. Chargé d'affaires d' Allemagne à Constantinople télégraphie que le memorandum a produit bonne impression sur la Porte.

(l) -T. 947 e T. 949 del 25 giugno 1882, non pubblicati. (2) -T. 479 del 25 giugno, non pubblicato. (3) -Cfr., n. 123. Le risposte da Pietroburgo e da Vienna sono contenute nel T. 964 del 28 giugno e nel T. 958 del 27 giugno 1882, non pubblicati. (4) -Cfr. n. 122.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT (l)

L. P. Roma, 26 giugno 1882.

Dopo avere attentamente letto e meditato il rapporto confidenziale dell'E. V., in data 15 giugno (2), mi pare conveniente, presi anche opportuni concerti col presidente del Consiglio, di riferirne a S. M. il Re, standomi a cuore, in così delicato argomento, di nulla fare che possa menomamente discostarsi dai precisi intendimenti della Maestà Sua.

Questo mio scritto, che le giungerà per occasione sicura, porge adunque a

V. E. esatta notizia del pensiero del Re, che io mi adoprerò a qui riprodurre con la massima fedeltà e cura.

Se la restituzione della visita che nello scorso autunno i nostri Sovrani fecero nella capitale austro-ungarica, e non altrove, per espresso desiderio dei loro augusti ospiti, dovesse ora avvenire, non già a Roma, ma in un'altra città qualsiasi del Regno e segnatamente in residenza campestre qual'è Monza, l'impressione, vano è dissimularlo, ne sarebbe pessima, e l'opinione pubblica in Italia ne piglierebbe tale atteggiamento che, senza nulla mutare, beninteso, al nostro programma, dettato da considerazioni di ordine elevato e sostanziale, certo renderebbe assai meno agevole il compito del governo, specialmente in vista delle prossime elezioni generali. L'E.V. suggerisce, per questa eventualità che S. M. non esiti a manifestare la freddezza dell'animo suo, sia lasciando ben intendere anticipatamente che il convegno avrebbe carattere esclusivamente privato e famigliare, sia eliminando, anche con la deliberata assenza di qualsivoglia ministro, ogni apparenza di importanza politica dell'avvenimento.

Apprezzo le considerazioni che dettano a V. E. un simile suggerimento, il quale, senza dubbio, coincide con le norme più elementari della etichetta e sarebbe una inappuntabile applicazione di quella regola di reciprocità che suoi fornire il criterio direttivo in tale materia. Certo, però, non le può sfuggire che, se l'atto dei Sovrani austro-ungarici avrà già in un primo effetto sfavorevole dal punto di vista politico, il male, da questo stesso punto di vista, si farà ancor più grave e accentuato per i procedimenti appunto che da parte nostra, quasi a guisa di giusto contraccambio, si saranno operati.

Non per questo ci sembrerebbe opportuno di uscire dal riserbo in cui S. M. il Re volle che il suo governo scrupolosamente si mantenesse rispetto a questo soggetto, e che V. E. non cessò dal canto suo, di raccomandare. Bensì V. E., dai particolari che qui verrò esponendole, scorgerà in qual modo si possa per avventura risolvere l'arduo problema.

La visita della coppia imperiale e reale a Monza non solo susciterebbe gli inconvenienti cui testé accennai, e sarebbe da parte di S. M. il Re oggetto della più viva ripugnanza, come quella che, agli occhi suoi, sarebbe men dicevale alla dignità e all'interesse politico del Regno, e quasi riuscirebbe l'equivalente d'un rifiuto di restituzione; ma fatta anche astrazione da queste gravissime obbiezioni d'ordine morale, che evidentemente non si potrebbero manifestare, neppure in forma palliata ed indiretta, e dovrebbero, invece, essere spontaneamente intese e ponderate a Vienna, esisterebbero ancora impedimenti d'ordine materiale, circa i quali sono possibili acconcie spiegazioni ea avvertenze. Dopo che sarà chiuso il Parlamento, nei primi giorni di luglio,

S. M. il Re si propone di effettuare escursioni varie e in più luoghi, avendone preso l'impegno verso rappresentanze di popolazioni che erano avvezze a vedere più di frequnte l'augusto suo genitore. Tra queste escursioni si intercaleranno le grandi manovre, le quali terranno anch'esse il Re lontano dalla Regina e nella impossibilità di qualsiasi ricevimento. E' quindi veridica affermazione questa: che, a cominciare dalla metà di luglio, fino ai primi giorni di novembre, S. M. il Re, impedito da obblighi imprescindibili, quasi costantemente lontano dalla residenza di S. M. la Regina, la quale anch'Essa dividerà la sua dimora estiva e autunnale tra Venezia, il Cadore ed altri luoghi alpestri, non si troverebbe affatto in grado di ricevere la visita dell'Imperatore e dell'Imperatrice d'Austria-Ungheria.

Trattasi d'una questione di fatto; ond'è che, salvo il migliore giudizio di

V. E., a cui me ne rimetto con intera fiducia, non solo non saprei ravvisare men conveniente, ma in certo qual modo stimerei invece doveroso da parte nostra, a titolo di riguardo e cortesia, di far pervenire alle Loro Maestà Imperiali e Reali le suesposte indicazioni acciò possano in tempo utile giovarsene. Il telegramma (l) che le inviai circa il ricevimento del conte Ludolf, e che accennava l'impossibilità di una udienza a Monza per le stesse circostanze qui svolte, ebbe appunto anche l'intento che siffatta notizia fin d'ora costì giungesse in occasione affatto estranea all'argomento della restituzione della visita. O col mostrare francamente quel telegramma, se già non l'abbia fatto, o tornando acconciamente sullo stesso tema. V. E. avrà facile opportunità d'in

sistere su questi proponimenti delle Loro Maestà, escludendo così completamente, come è assoluto desiderio del Re, ogni progetto di visita a Monza. Accampando poi quelle indicazioni con tali dichiarazioni che attestino non essere punto... (l) indugio suscettibile, da parte nostra di men benigna interpretazione, si concilierebbe, parmi, ogni esigenza, e si prenderebbe fin da ora una posizione ben chiara e scevra d'ogni possibilità d'equivoco.

In ogni modo, e qualunque sia per essere la forma in cui le istruzioni contenute in questo mio dispaccio le sembrino doversi eseguire, sarà importante ed essenziale che V. E. cerchi, a suo tempo, di procacciarsi e mi trasmetta tosto l'indicazione dell'epoca precisa in cui i Sovrani austro-ungarici si recheranno all'esposizione di Trieste. Avrò grato del pari che V. E. mi tenga esattamente informato di quanto possa riferirsi, anche solo indirettamente, a questo importante soggetto della restituzione della visita reale.

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -Non pubblicato.

(l) Non pubblicato.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

T. CONFIDENZIALE 485. Roma, 27 giugno 1882, ore 0,45.

V. E. a vu par les télégrammes de ces derniers jours que plusieurs indices feraient supposer, comme étant possible et peut-etre meme prochaine, l'éventualité d'une action militaire isolée des deux Puissances occidentales en Egypte. Nous sommes, je le répète, bien résolus, de notre còté, quoi qu'il arrive et malgré toutes démarches quelconques dont nous pourrions etre l'objet, à ne pas nous séparer des autres trois Cabinets affirmant, comme nous, la compétente exclusive du concert européen. Mais il n'en est que d'autant plus indispensable pour nous de pouvoir nous entendre, en temps utile, sur la ligne de conduite à suivre en vue de l'éventualité ci-dessus signalée et de connaitre sur ce sujet la pensée intime du comte Kalnoky et du prince de Bismarck. Pour ne pas faire de confusion et pour etre surs d'une réponse personnelle de ce dernier, je préférerais que V. E. put se procurer avec Kalnoky et avec Reuss un entretien simultané dont le but serait de nous procurer promptement et avec certitude l'opinion du prince chancelier ainsi que celle du Cabinet de Vienne. Ce serait, pour les trois Cabinets, une règle commune d'action dont les incidents de chaque jour et les prévisions de l'avenir me font de plus en plus sentir la nécessité absolue.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 962. Costantinopoli, 27 giugno 1882, ore 10,10 (per. ore 22,45).

Télégramme identique. Les ambassadeurs de France et d'Angleterre nous ont d'abord communiqué informations qu'ils ont reçues depuis notre dernière

séance sur l'état de l'Egypte. Ces informations sont de nature à augmenter les préoccupations. Après avoir complété l'échange de vues général qui a fait l'objet de notre dernière réunion, nous avons abordé la discussion des mesures auxquelles on pourrait recourir pour attendre le but assigné à la conférence. Ambassadeur d'Italie a proposé ensuite qu'il soit entendu que, pendant la durée de la conférence, les Puissances s'abstiennent de toute entreprise isolée en Egypte. Cette proposition a été acceptée avec la réserve d'un cas de force majeure telle que la nécessité de protéger la vie des nationaux. La prochaine séance est fixée à jeudi.

(l) Parola illeggiblle per deterioramento del documento.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 959. Berlino, 27 giugno 1882, ore 19,50 (per. ore 21,50).

Le secrétaire d'Etat, auquel M. Busch avait rapporté mon entretien d'hier, vient de me dire que, comme de raison, il ne pouvait que conformer son langage à celui que le chancelier avait tenu le 18 juin aux ambassadeurs. Le chargé d'affaires d'Allemagne à Constantinople ne saurait également que s'y référer. Le secrétaire d'Etat faisait à cette occasion des considérations qui cadraient avec celles contenues dans mon télégramme d'hier (1). L'essentiel était de faciliter l'oeuvre de la conférence en évitant de s'engager dans des discussions sur des idées et des principes sur lesquels l'accord ne serait pas facile peut-étre à obtenir; en serrant de trop près la situation déjà si embrouillée, o n la compliquerait davantage si une scission se produisait dans le sein de la conf~rence.

S. E. n'entendait nullement donner des conseils, mais il lui semblait que plus la question était grave plus il fallait se montrer calmes et attendre les propositions collect!ves ou séparées de la France et de l'Angleterre. Du reste, d'après le ton qui domine dans les journaux de Londres, la question d'action risque fort de se poser avant la question d'organisation de l'Egypte. Ambassadeur de Turquie doit présenter aujourd'hui nouvelle circulaire annoncée par le télégramme de Corti (2). Le secrétaire d'Etat répondra verbalement qu'il conviendrait tout d'abard convaincre les membres de la conférence que tout est pour le mieux en Egypte. Ils demanderont alors des instructions à leurs gouvernements respectifs.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 491. Roma, 28 giugno 1882, ore 12,10.

Ni Corti dans son télégramme du 25, (3) ni moi dans le mien du 26 (4), nous n'avons nullement imaginé de prendre dans la conférence l'initiative d'une discussion quelconque au sujet du contrale financier en Egypte. Mais, comme

l'éventualité d'une proposition franco-anglaise visant à la consacration par le concert européen du contròle tel qu'il était naguère établi, nous parait assez probable, nous pensons qu'une entente préalable sur ce point entre les trois, et, s'il est possible entre les quatre Cabinets, est hautement à désirer. Si maintenant vos télégrammes impliquent la certitude que le Cabinet de Berlin est d'accord avec nous pour considérer notre situation commune camme étant tout à fait impréjugée à l'égard du contròle et qu'il y avait lieu, par conséquent, de librement discuter, le cas échéant, ce sujet dans la conférence, nous ne demandons pas davantage pour étre en mesure de donner au comte Corti, sur ce point, une instruction claire et positive. Veuillez dane, je vous en prie, me rassurer par un télégramme conçu en termes catégoriques (1). Le comte Robilant me télégraphie déjà à cet égard (2), après ses entretiens avec Kalnoky et les entretiens de ce dernier avec Reuss, ainsi qu'il suit: « J'ai pu constater que le contròle, tel qu'il était, n'est plus considéré ici et à Berlin que camme un fait du domaine de l'histoire, mais dont le rétablissement tel quel n'est plus à imaginer ». V. E. me parait s'occuper, avec raison, principalement d'une question d'action. Tachez de me dire quelles seraient vis-à-vis d'une telle éventualité, les idées et l'attitude du Cabinet allemand (3). V. E. sait que c'est bien là surtout l'hypothèse dans laquelle l'entente intime entre les trois Cabinets serait, à nos yeux, de la plus haute importance.

(l) -Cfr. n. 123. (2) -T. 955 del 26 giugno 1882, non pubblicato. (3) -T. 949 del 25 giugno 1882, non pubblicato. (4) -Cfr. n. 122.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO (4)

T. 492. Roma, 28 giugno 1882, ore 17,10.

L'ambassadeur de Turquie vient de me remettre copie d'une circulaire en date du 26 juin. La Sublime Porte, après avoir rappelé qu'elle s'est de sa propre initiative appliquée à faire mettre en exécution sur les lieux en Egypte des mesures sages et pratiques constate, reproduisant textuellement deux télégrammes de Dervish pacha que ces mesures ont ramené en Egypte une situation normale. La Sublime Porte est dane convaincue d'avoir atteint le but poursuivi par tous sans que ces mesures aient désormais besoin d'étre renforcées par d'autres dont elle a peine à s'expliquer l'utilité pratique et exprime la certitude de voir les Puissances reconnaitre que la conférence ne présentant plus aucune nécessité doit étre définitivement abandonnée. J'ai dit à Musurus bey

{l) Cfr. n. 134.

!3) Cfr. n. 136.

que la conférence siégeant maintenant à Constantinople avec un mandat que les Puissances lui ont d'un commun accord attribué en vue de l'affaire egyptienne la Sublime Porte devrait dans son propre intéret, fournir à la conférence elle-meme la démonstration que tout est rentré en Egypte dans l'ordre norma! et qu'il n'y a plus lieu, pour l'Europe, de se préoccuper, dans le présent et pour l'avenir, de la situation de ce Pays.

(2) -T. 958 del 27 giugno 1882, non pubblicato. (4) -Ed., In ltal!ano, In LV 35, p. 278.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

T. 494. Roma, 28 giugno 1882, ore 19.

Les nouvelles des préparatifs militaires anglais, les bruits d'une possible occupation anglaise à Suez et le langage meme des ministres britanniques devant les Chambres, nous imposent le devoir de connaitre clairement les intentions du gouvernement de la Reine. J'ai communiqué à V. E. le télégramme de Corti (1), annonçant l'accord pris dans la séance d'hier que, pendant réunion de la conférence chaque Puissance s'abstiendra de toute entreprise isolée en Egypte sauf dans le cas de force majeure pour protéger la vie des nationaux. Je prie V. E. de demander à lord Granville une franche manifestation. Nos sentiments d'amitié pour l'Angleterre et de sympathie pour son Cabinet actuel nous inspirent le désir d'écarter tout projet de malentendu et Je complications éventuelles. On peut à Londres compter sur notre disposition à employer notre coopération bienveillante en vue de concilier les intérets anglais avec ceux de l'Europe. Nous sommes convaincus que toute entreprise militaire isolée, sans l'assentiment de la conférence, produira pour tous des conséquences bi e n regrettables. Quant à l'intéret spécial que l'Angleterre a de sauvegarder canal de Suez, je pense que les récentes déclarations de Gladstone ne regardent que la question de la neutralisation bien différent de l'autre concernant la libre navigation. On comprend que la proposition de déclarer la neutralisation perpétuelle du canal de Suez ait rencontré ou puisse rencontrer e n core l es répugnances de l'Angleterre car celle-ci ne voudrait pas renoncer à se servir de cette voie de communication avec les Indes, méme en temps de guerre, pour l'envoi d'armes et transport de troupes dans son Empire indien. Mais, qmmt à un accord pour mieux garantir en tout temps la libre navigation du canal de Suez vis-à-vis de toutes autres Puissances, ainsi que de la Porte et de l'Egypte, il me semble évident que l'intérét de l'Angleterre, bien loin d'en étre atteint ou affaibli ne pourrait qu'étre avantagé et fortifié par une garantie collective des grandes Puissances. C'est là une proposition dont la conférence pourrait facilement étre saisie avec une chance de succès assuré.

V. E. devrait entretenir, très confidentiellement, lord Granville, si elle le juge à propos, sur ces importants sujets et me faire connaitre ses idées là dessus.

(l) Cfr. n. 126.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 1682. Vienna, 28 giugno 1882 (per. il 3 luglio).

Avendo avuto occasione d'intrattenermi ieri col conte Kalnoky al suo ebdomadario ricevimento del martedì intorno agli affari d'Egitto, non ho mancato di svolgergli le idee a riguardo della conferenza che l'E. V. si era compiaciuta manifestarmi nei suoi telegrammi del 25 (l) e 26 corrente (2), senza, ben inteso, formular proposte di sorta. Non ho però mancato di insistere sulla necessità che i tre gabinetti di Berlino, Vienna e Roma si pongano d'accordo onde fissare l'attitudine comune da osservarsi alla conferenza dai rispettivi rappresentanti, se non su tutte le questioni che possono cadere nella discussione di quel consesso europeo, su alcuni punti principali almeno; quali sarebbero i capisaldi che devono servir di base. alle trattazioni, e l'attitudine da mantenersi in comune a fronte di quelle proposte relative ad un'azione militare in Egitto, che le Potenze occidentali potrebbero per avventura portare innanzi, e più essenzialmente ancora sulla concorde attitudine a prendere, se per un caso non impossibile dette Potenze addivenissero senz'altro ad un principio qualsiasi d'intervento in Egitto, all'infuori dell'azione della conferenza. Mi studiai di dimostrare al conte Kalnoky quel preventivo accordo essere non solo necessario onde non trovarsi anche questa volta colti inaspettatamente da un qualche fatto compiuto irrimediabile come altri ebbero già a verificarsi, ma anche affinché la mancanza di preventiva intelligenza non dia luogo da parte delle tre Potenze in seno alla conferenza, a quelle esitazioni che chiaramente dimostrerebbero alla Francia e all'Inghilterra l'assenza di antecedenti accordi facendo anzi supporre divergenza di vedute, e dando loro un incoraggiamento ad agire a loro talento senza curarsi degli altri Gabinetti.

Il conte Kalnoky mostrommi apprezzare pienamente il modo di vedere dell'E. V., ma non nascondevami intanto non avere per il momento dal canto suo idee concrete sul da farsi, non ravvisare però gran pericolo in quell'assenza d'accordo per ora, poiché evidentemente, dicevami egli, ad una qualsiasi proposta delle Potenze occidentali della natura di quelle da me indicate gli ambasciatori delle altre Potenze risponderebbero dichiarandosi senza istruzioni ed essere quindi in dovere di prenderla ad referendum lasciando così campo ai rispettivi Gabinetti di concertarsi allora sulle deliberazioni da prendersi. A ciò io obiettai, che se quel sistema potrebbe in certa maniera premunirei contro uno dei casi possibili, non ci garantiva affatto contro l'altro da me preveduto, cioè che le Potenze occidentali addivengano ad un'azione senza sottoporre prima la proposta alla conferenza, ciò che farebbero tanto più facilmente, avendo avuto con l'applicazione del sistema preindicato il mezzo d'accertarsi dell'assenza d'idee ben accertate e di pendenti accordi. Questo mio ragionamento parmi

impressionasse il conte Kalnoky poiché finì col dirmi essere dal canto suo persuaso quanto noi della necessità di quegli accordi preventivi a cui pure la Russia dovrebbe prender parte, e mi assicurò che si sarebbe dato cura di eccitare gli altri due Gabinetti ad addivenire con l'Austria e l'Italia al necessario scambio d'idee.

Più tardi poi seppi che l'ambasciatore di Germania, che fu ricevuto dal ministro dopo di me, aveva avuto l'incarico dal principe di Bismarck di dirgli che il rappresentante della Germania a Costantinopoli riceverebbe istruzioni pel caso che le Potenze occidentali facessero una qualche proposta alla conferenza relativa ad un'azione militare qualunque, di dichiarare che la Germania non crede opportuno prendere in considerazione proposte di quella natura prima che un accordo in proposito sia intervenuto con la Porta; l'accordo con la Turchia dovendo essere base prima di tutto ciò che si dovrebbe fare in Egitto. Non dubito che il Gabinetto di Vienna avrà date analoghe istruzioni al suo ambasciatore a Costantinopoli, ritenendo anche che dal canto nostro si farebbe altrettanto, poiché era informato che io aveva avuto conoscenza della comunicazione fattagli dal principe di Reuss.

Avendo così confermato quanto aveva l'onore di riferire all'E. V. col mio telegramma di ieri, ore 5 pomeridiane (1), non so trattenermi dall'esprimerle il vivo dubbio che io nutro si possa arrivare ad ottenere quel perfetto e pratico accordo di vedute fra le Potenze che tanto sarebbe desiderabile nella presente circostanza. Sta di fatto che in questa faccenda dell'Egitto ognuna delle Potenze si lascia unicamente guidare da speciali suoi interessi ed intendimenti. La Germania poco o nulla si cura dell'Egitto, ma al principe di Bismarck fa comodo assai che la Francia s'impigli più che mai in disastrose avventure sulle terre africane, e quindi mostrando sempre di non voler contrastare le sue aspirazioni andò man mano incoraggiandola tacitamente a svolgerle sempre più. L'odio poi che palesemente il cancelliere nutre per il signor Gladstone fa sì, che si può essere sicuri nulla farà onde aiutarlo a trarsi dal mal passo in cui anche l'Inghilterra è caduta ed anzi cercherà con ogni mezzo di causare la rovina di quel Gabinetto onde far ritornare al potere i Tory.

La Russia interessi diretti in Egitto non ne ha, ma tutto ciò che può nuocere alla Turchia entra nelle sfere dei suoi interessi, e costituisce nella presente questione il suo principale obiettivo.

L'Austria-Ungheria ha indubbiamente interessi diretti in Egitto; certamente questi sono minori di quelli italiani, ma pur sempre tali da costringerla a darsi premura di ciò che succede in quelle regioni, ma per intanto il suo obiettivo principale si è di non indisporre la Turchia con la quale essa ha ogni interesse a vivere in ottimi rapporti non solo per il presente, ma anche per la realizzazione pacifica dei suoi scopi in avvenire.

Gli interessi italiani di varia natura nella questione d'Egitto sono troppo evidenti perché occorra farne cenno qui, ma è chiaro che a fronte dei diversi

apprezzamenti a cui s'inspirano le altre Potenze è difficile assai che essi trovino da parte degli altri Gabinetti efficace appoggio. Certamente l'Inghilterra e la Francia non procedono strettamente concordi con un programma con precisione convenuto ed anzi mi pare assai probabile che quanto prima l'una o l'altra delle due Potenze si staccherà da quella mal combinata alleanza che riposa intieramente sopra interessi divergenti; non è però men vero che pericoli gravi possono venire per le Potenze mediterranee sì da quell'alleanza tal quale è che dall'azione isolata dell'una o dell'altra Potenza poiché non si può aver dubbio che prendendo in considerazione anche una sola delle possibili eventualità, se l'Inghilterra occupa il canale di Suez ed opera a tale effetto uno sbarco anche su altri punti ~lla costa onde assicurare le sue spalle, né una fra le altre Potenze né tutte assieme tenteranno cosa qualsiasi per contrastargli quell'azione; la Francia dal canto suo si affretterà a sbarcare truppe essa pure e occuperà Alessandria e le altre Potenze staranno a guardare come ebbero a guardare la squadra ancorata dinanzi Alessandria; astenendosi perfino dal fare una sterile protesta tanto più che in fin dei conti non si può disconoscere all'Inghilterra un interesse preponderante sul canale poiché ben si sa che questa rappresenta 1'80 per cento degli interessi di ogni natura di tutte le altre Potenze insieme.

Tutto ciò premesso non prevedo una soluzione molto soddisfacente per noi di quell'affare egiziano, ma certo essa sarà sempre più favorevole ai nostri interessi se sapremo mantenerci uniti alle altre Potenze, evitando d'isolarci con accampare pretese che non troverebbero accoglienza favorevole né a Berlino, né a Vienna, né a Pietroburgo.

(l) -T. 479, 480, 482 del 25 giugno 1882, non pubblicati. (2) -Cfr. n. 122.

(l) T. 958 del 27 giugno 1882, non pnbbl!cato.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Therapia, 28 giugno 1882.

Mancherei a' miei doveri se non le esponessi francamente il mio pensiero circa un punto delicatissimo di cui tratta il telegramma dell'E. V. del 26 corrente (2).

L'E. V. dice che «il R. governo s'opporrebbe in modo assoluto alla scelta del principe Halim pel trono d'Egitto, le cui simpatie ed i convincimenti per l'antico regime egiziano son noti, .le cui relazioni personali non offrono alcuna 5aranzia, e che, a quanto si assicura, giugnerebbe al potere coll'enorme carico Ji debiti non soddisfatti ». Ora io posso assicurare l'E. V. che siffatte informazioni sono assai lontane dal vero, e furono evidentemente fornite da persone malvolenti. Io conosco personalmente Halim pascià da quando venni primieramente a Costantinopoli. Sua Altezza non manifestò mai né con me né con altri

11 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

speciali simpatie per l'antico regime eg1z1ano, ché anzi ne' suoi discorsi si dimostrò sempre piuttosto favorevole alle idee liberali. Le relazioni di Sua Altezza furono sempre riservate e correttis.;ime, non ebbe mai alcuna dimestichezza cogli elementi mussulmani, coltivò piuttosto amichevoli relazioni cogli ambasciatori esteri senza preferenza per l'uno più che per l'altro. Le sue relazioni coll'ambasciata d'Italia furono sempre ottime, e ne diede, fra l'altro, una prova a proposito del reclamo dell'avvocato Galli per servigj non resi, al quale, per deferenza a' miei officj, sborsava la somma di 100.000 lire incirca, ed era per tal modo ultimata una spiacevole pendenza che durava da più anni. Né io intesi mai che Sua Altezza sia carica di debiti, ché anzi il suo modo di vivere, soprattutto dopo che la commissione di liquidazione gli ridusse la pensione al quarto è assai modesto e ristretto. Io non ho alcuna idea preconcetta sulle eventuali candidature al trono d'Egitto all'infuori di quella di conformare la mia condotta alle istruzioni che l'E. V. sarà d'impartirmi. Ma ho stimato mio dovere di ristabilire il giusto ed il vero, quali fui ingrado di trarre dalla posizione in cui mi trovo da parecchi anni.

Dovetti unicamente alle mie relazioni d'amicizia con Lord Dufferin ed il marchese di Noailles d'ottenere l'inserzione del paragrafo relativo all'astensione d'azione isolato nel telegramma identico, ché gli altri colleghi erano freddi e soprattutto il germanico allegava la mancanza di istruzioni. Né più sarebbe stato possibile d'ottenere senza un previo accordo fra i Gabinetti.

Il Sultano fa ora l'arabista. Ma chi può leggere nel fondo del suo animo? Da alcune parole raccolte né penetrali di Jildiz Kiosque parrebbe quasi che S. M. intenda seguire la massima di Machiavelli che i nemici conviene vezzeggiarli o spegnerli, secondo l'opportunità. Il che si vedrà appresso.

E' notevole che alla seduta di jeri l'ambasciatore di Francia non abbia appoggiata la proposta d'intervento turco fatta dal collega inglese, il che dinota evidentemente uno screzio fra i rappresentanti delle due Potenze occidentali, tanto più che m'è noto questo fatto non essere effetto del caso.

(l) -Da M.C.R., Carte Mancini. (2) -Cfr. n. 120.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

L. P. Berlino, 28 giugno 1882.

Les télégrammes pleuvent à Berlin comme à Vienne. C'est à peine si on a le loisir de se recueillir. Chaque télégramme qu'on expédie doit ensuite etre paraphrasé et développé dans un rapport. Tout cela prend du temps. Encore s'il était utilement employé. M. Mancini est dans une agitation fébrile. Il traite un peu beaucoup la question d'Egypte au point de vue doctrinaire en perdant trop de vue le còté pratique. Dans une réunion que les ambassadeurs ont eu le 18 juin chez le prince de Bismarck celui-ci tout en se prononçant en faveur de la conférence meme sans participation de la Turquie, laissait entendre que mieux vaudrait y entrer sans préjuger le cours des délibérations.

Mon collègue de France insistait pour que l'an se tint aux bases et principes contenus dans la circulaire anglo-française du 12 février dernier. J'ai cru à propos de me rallier de préférence à l'avis du chancelier, ayant pour but de laisser dans ces affaires d'Egypte une certaine latitude de discussion à chacun des plénipotentiares. Le prince de Bismarck reprenait la parole pour s'exprimer dans le méme sens. Ce qui n'a pas empéché que les télégrammes d'invitation de Paris et de Londres se référaient à la circulaire du 12 février. Quoiqu'il en soit, ne voile-t-il pas que M. Mancini prenant camme point de départ un conseil donné par le comte Corti, et dont il exagérait la portée, nous charge de sonder le terrain pour une entente à quatre. Il suggère méme de traiter (ex integro) la question d'Egypte. Avant de connaitre ce qu'on en pensait ici, j'ai recommandé prudence et calme. L'essentiel est de ne pas entraver l'oeuvre de la conférence en courant le risque d'amener une scission qui compliquerait plus encore une situation déjà très embrouillée. Ce qui m'a été dit par le comte Hatzfeldt n'avait rien d'encourageant pour les vues de notre ministre des Affaires Etrangères. L'Allemagne joue la désintéressée en répétant sa rengaine qu'elle se ralliera aux propositions qui auraient l'assentiment des autres Puissances. Dans ces conditions nous devons nous en tenir au concert européen. Nos intéréts spéciaux ne seront sauvegardés dans une certaine mesure que si nous saurons les concilier avec les intéréts généraux de l'Europe. Au reste on serait induit à croire vu l'attitude plus accentuée de l'Angleterre que nous approchions de la période d'action, et que dès lors ce qui a trait à l'organisation de l'Egypte passera à l'arrière plan.

A la réunion des ambassadeurs dont je fais mention plus haut j'ai pu causer quelque instant en téte à téte avec le prince Bismarck. Il témoignait toute sa satisfaction du traité d'alliance, en ajoutant qu'il aurait beacoup tenu à y apposer sa signature camme plénipotentiaire, mais qu'il aurait craint de soulever quelque susceptibilité à Vienne. L'essentiel était de réussir, et il sé félicitait des rapports intimes et durables désormais établis entre les trois Puissances.

Autant notre politique étrangère est bien acheminée, et autant je crains des écarts dans notre politique intérieure. Les républicains et radicaux font trop de bruit chez nous. Les démonstrations pour Garibaldi et Mazzini ont un parfum plutòt un puanteur de républicanisme qu'il serait indiqué d'employer des désinfectants. Le gouvernement laisse faire; il n'a pas méme le courage de combattre la motion de Cavallotti tendant à déclarer campagne nationale l'expédition de Mentana. Tout cela ne présage rien de bon.

Il y a eu quelque dissentiment dans la peu nombreuse colonie italienne à Berlin. Mais tout a fini par s'arranger sans bruit, sans discours. Elle a souscrit proprio motu pour une couronne à déposer sur la tombe du général Garibaldi et l'ambassade a été priée d'en faire la transmission à Rome. La cassette qui renferme cette couronne part aujourd'hui avec le courrier.

Je vous remercie beaucoup de votre lettre du 19 courant (1). Je comprends que vous éprouviez de la fatigue après une année aussi laborieuse. Je

pense que d'ici à la fin de juillet, on pourra prendre un congé. Moi aussi j'ai besoin de repos, et madame de Launay surtout dont la santé laisse beaucoup à désirer, mais je n'ose encore faire des projets.

(l) Non pubblicata.

134

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 970. Berlino, 29 giugno 1882, ore 17,46 (per. ore 20,35).

Dans un de ces télégrammes d'llier (l) V. E. parle d'une constatation faite au sujet du contròle financier en Egypte, lequel ne serait plus considéré, à Vienne et à Berlin, que comme un fait du domaine de l'histoire et dont le rétablissement tel quel ne serait plus à imaginer. Le secrétaire d'Etat dit que jusqu'ici il n'a nullement connaissance que Kalnoky et prince de Reuss se soient exprimés dans ce sens. Le secrétaire d'Etat, pour sa part, n'a pas soufflé mot dans ces derniers temps sur cette question. Il n'a pas fait allusion en répondant, entre autres, verbalement, à l'invitation à la conférence. Il s'est borné à accepter, sans toucher à des idées, au principe rappelé à cette occasion par la France et par l'Angleterre. Il ne pouvait, pour prévenir des malentendus, que me répéter qu'il avait conformé son langage à celui tenu le 18 juin par le chancelier aux ambassadeurs. Il est loisible à chaque représentant à la conférence de faire telle ou telle autre proposition concernant l'Egypte et de provoquer une discussion. Du reste Corti a fait une déclaration qui laisse coudées franches, reste seulement à savoir dans quelles mesures il convient d'user de sa déclaration de réserves essentielles et de ne pas nuire à une entente générale. Si la question se pose chaque représentant sollicitera des instructions et alors les gouvernements examineront ce point camme tout autre. Les préférences du Cabinet de Berlin, si une intervention armée devenait inévitable, ont toujours été d'en confier le soin au Sultan, en sa qualité de Souverain de l'Egypte, mais il ne se refuserait pas à une autre combinaison qui recevrait approbation des autres Puissances.

L'ambassadeur d'Angleterre a parlé aujourd'hui de la proposition de son collègue à Constantinople de demander intervention ottomane. Secrétaire d'Etat vient de me dire qu'il a répondu que, dès le début, l'Allemagne s'était prononcée pour une semblable combinaison. Alors, à Paris du moins, on n'en voulait pas. Maintenant on arrive peut étre trop tard et probablement le Sultan déclinera le mandat, surtout en présence des conditions auxquelles on surbordonnerait l'action de la Turquie. D'après les nouvelles de Paris, le ministre Freycinet, comme après la conférence de Berlin sur les affaires de Grèce, fait aussi un mouvement de recul dans la question d'Egypte. Il laisse le pas à l'Angleterre à ses risques et périls.

(l) C!r. n. 128.

135

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

T. 499. Roma, 29 giugno 1882, ore 23,45.

Il est si peu dans mes intentions d'engager avec le Cabinet de Saint James un échange d'idées pour canal de Suez à l'insu des Cabinets de Berlin et de Vienne, que je me suis empressé de vous communiquer mon télégramme à Menabrea (l) pour votre information et règle de votre langage, si l'occasion s'en présente, avec Kalnoky. Je suis entièrement d'accord avec V. E. sur la nécessité absolue de ne rien entreprendre sans accord préalable avec les trois Cabinets. La démarche, toute confidentielle, que Menabrea ferait, loin de nous engager, le cas échéant, à une action quelconque n'a d'autre but et ne saurait avoir d'autre effet que de nous renseigner sur les véritables dispositions du Cabinet anglais à l'égard d'une action milttaire isolée de sa part et notamment de l'occupation éventuelle du canal de Suez. Si les indices inquiétants qu'on nous signale, à ce sujet, depuis quelques jours, ont un fondement réel, nous risquons d'ètre pris au dépourvu par les événements. D'ailleurs une négociations éventuelle pour une garantie collective des grandes puissances de la libre navigation du canal de Suez ne regarderait pas l'intérèt général de l'Europe et ne pourrait pas ètre initiée qu'en suite d'une entente entre les quatre Cabinets.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 3056. Berlino, 29 giugno 1882 (per. il 3 luglio).

Dans la seconde partie du télégramme (3) mentionné dans mon rapport

n. 3055 (4) V. E. désire savoir quelles serait vis-à-vis de l'éventualité d'une action armée en Egypte les idées et l'attitude du cabinet de Berlin. J'ai aussi amené la conversation sur ce sujet dans mon entretien d'aujourd'

hui avec le secrétaire d'Etat. Voici ce qui résulte de son langage. Les préférences du gouvernement impérial, si une intervention armée devenait

inévitable, ont toujours été et sont encore d'en confier le soin au Sultan en sa qualité de souverain de l'Egypte. Mais le prince de Bismarck ne s'opposerait pas

à d'autres combinaisons qui recevraient l'approbation des autres Puissances. Le cabinet de Berlin preterait-il dans ce dernier cas un concours effectif? Le comte de Hatzfeldt ne s'est pas expliqué là-dessus. Mais je n'hésite pas à affirmer qu'on ne voudrait ici sacrifier ni soldats ni argent pour une cause qui n'affecte que très-indirectement les intérets de l'Allemagne.

Lord Ampthill vient de parler de la proposition de lord Dufferin à la conférence en faveur d'une intervention ottomane. Le secrétaire d'Etat m'a dit dans quel sens il avait répondu. Le Cabinet de Berlin dès le début s'était prononcé pour une semblable combinaison, camme offrant le moins d'inconvénients. Alors, à Paris surtout, on n'en voulait pas. Maintenant on arrive peut-etre trop tard et le Sultan déclinera probablement le mandat, ou les conditions auxquelles on subordonnerait l'action de la Turquie.

J'avais télégraphié (l) dans quels termes le comte de Hatzfeldt se proposait de répondre verbalement à la circulaire de la Porte du 26 juin. Il comptait laisser entendre qu'on se trompait d'adresse et qu'il fallait d'abord convaincre les représentants de la conférence à Constantinople. Ignorant si les autres cabinets s'exprimeraient de la sorte, il a préféré, toute réflexion faite, dire à Sadoullah pacha qu'il attendrait de connaitre la manière de voir des autres cabinets. Je n'ai pu communiquer que postérieurement la réponse donnée par V. E.

A en juger par des nouvelles récentes de Paris, le ministère Freycinet, camme après la conférence de Berlin sur le frontières helléniques, ferait aussi maintenant un pas en arrière dans la question égyptienne. Il laisserait l'Angleterre s'engager la première à ses risques et périls.

* -En me référant à mon télégramme de cette après-midi (2), je remercie V. -E. des quatre autres télégrammes qu'Elle m'a transmis hier (3). J'ai lu particulièrement avec un vif intéret les instructions envoyées à mon collègue à Londres * ( 4).
(l) -Cfr. n. 130. (2) -Ed., ad eccezione del brano tra asterischi in LV 35, p. 281. (3) -Cfr. n. 128. (4) -R. 3055 del 29 giugno 1882, non pubblicato.
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IL MINISTRO A BRUXELLES, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 51. Bruxelles, 29 giugno 1882 (per. il 2 luglio).

Ho già avuto campo di fare osservare a V. E. che la stampa libera di questo Paese, nella sua continua lotta col partito cattolico, non lascia mai sfuggire una sola occasione di ribattere le accuse ed i falsi apprezzamenti, quando giudizi di scrittori stranieri, ostili a noi, vengono a fornire nuovi pretesti ai clericali

belgi, per travisare i fatti e sfogare la loro ira contro tutto ciò che succede in Italia.

Quanto affermo, viene ora, anche una volta, messo in luce, nella polemica sollevata da alcuni giornali, in seguito alla pubblicazione dell'opuscolo recentemente dettato dal signor Emilio Ollivier, sulle condizioni del Papato.

Diversi periodici clericali, e fra essi il Courrier de Bruxelles, avendo, con sterminata lode, citati i brani principali dell'opuscolo «Le Pape est-il libre à Rome», ed approvatane la conclusione negativa, il giornale di Gand La Flandre Libérale, che meritatamente è fra i più stimati ed autorevoli. organi del partito liberale belga, coglie l'opportunità per combattere le asserzioni dell'ex ministro francese, e per dichiarare quale sia realmente la condizione odierna del Pontefice nella capitale del Regno d'Italia. Parmi possa interessare V. E. il conoscere succintamente questi giudizi della Flandre Libérale.

Dopo aver osservato che lo scrittore francese non getta alcuna nuova luce sulla situazione, e che la sua pubblicazione, invece di contenere fatti ed argomenti nuovi, vale solo a porre in rilievo la debolezza della tesi sostenuta, il giornale di Gand, addita come l'ex ministro bonapartista siasi arruolato nelle fila del partito clericale, talché era da prevedersi come egli concludesse il suo scritto, coll'affermazione che il Papa non è libero in Roma. «Le opinioni ed il carattere del signor Ollivier », soggiunge l'autore del notevole articolo in discorso, « non avendo per se stessi alcun peso, la sua risposta non può avvalorarsi se non con le ragioni che la sostengono, e queste non sono di natura da corroborarle, siccome è facile dimostrare». Per l'esercizio del suo alto ministero spirituale presso il mondo cattolico, il Pontefice è ora in Roma pienamente libero ed indipendente: ciò è pubblico e palese, né possono esistere due opinioni in proposito, e lo stesso signor Ollivier lo riconosce. Ma qual vescovo di Roma ritiene l'Ollivier che il Papa non sia libero di esercitare convenientemente le sue funzioni episcopali, e la Flandre libérale gli replica non essere provato che il Pontefice non possa compiere tali atti episcopali. Infatti, il Papa non vi si accinse mai; né si può affermare quindi che la sua libertà sia inceppata. «Il governo italiano si è impegnato », prosegue il foglio liberale, « con la legge delle guarantigie a fare rispettare la persona del Papa. Chi può sostenere che esso non adempirebbe questo suo mandato altrettanto efficacemente che la polizia pontificia? Trattasi infatti di fare rispettare materialmente il Sovrano Pontefice, giacché non appartiene ad alcuno di farlo rispettare moralmente. Ognuno è libero di avere sul Papa e sul papato l'opinione che più gli talenta; e Leone XIII, ridiventando Re, mercé l'inquisizione e tutti i mezzi coercitivi più crudeli, usati nei peggiori tempi della Chiesa, non potrebbe mutar nulla allo stato di cose odierno. Or bene codesto rispetto materiale, che è il solo al quale il Pontefice può pretendere, il governo italiano non è desso forse assai meglio in grado di assicurarglielo col suo numeroso esercito e ben ordinata polizia, che non li zuavi ed i gendarmi pontifici? Se Leone XIII volesse celebrare pubblicamente le solennità della Chiesa e passeggiare per le vie di Roma, il governo italiano saprebbe fare il suo dovere, ed è ridicolo il pretendere che esso sarebbe impotente là dove

la polizia papalina sarebbe per riescire efficace». Il fatto affermato dall'Ollivier è dunque !ungi dall'essere comprovato. Il senso comune, al contrario, dice che esso è inesatto, e che il Sommo Pontefice può fare quanto gli piaccia, tutto ciò, in una parola, che il signor Ollivier sostiene essergli ora interdetto.

Ma supponiamo anche l'asserzione fondata in modo assoluto. Ammettiamo che l'odio verso il Papa sia in Roma sì forte, che tutte le disposizioni prese dal governo italiano fossero insufficienti a tutelare Leone XIII fuori del Vaticano. Che ne risulterebbe? Che il Papa non è libero? Ammettiamolo pure per un istante. E con ciò? Non basta attestare il fatto e lamentarlo; conviene ricercare sovra chi ne deve ricadere la responsabilità. Quando si sarà appurato ad evidenza che i sentimenti dei romani, o di parte di essi, sono tali che il Papa perde parte della sua libertà, non si sarà fatto un passo per porre termine a simile controversia. Per quale causa questi sentimenti sono tali e come possono i medesimi modificarsi? Ecco la vera questione. L'Ollivier non la sfiora neanche. Da buon difensore del Papa egli ha ragione, giacché la verità è che il Papa stesso è il vero autore della situazione di cui si rammarica. L'Italia ha raggiunto l'unità col sangue dei suoi martiri; essa è oggi una grande nazione. Nel suo incedere verso l'indipendenza, l'Italia ha sempre trovato dinnanzi a sé, ad attraversarle la via, il Papato collegato con lo straniero. Essa l'avrebbe forse dimenticato, se nel giorno della sua riscossa per la libertà, ci si fosse sottomesso, ed avesse accettata l'unità italiana, la cui formazione non aveva potuto impedire. Ma H Papato si è incaricato esso stesso di rammentare all'Italia che rimaneva suo nemico secolare ed implacabile. Egli conspira contro di essa offrendo la sua alleanza a tutti i governi ed a tutti i popoli, che volessero gettarsi sull'Italia per distruggerla. Anzi fa più che conspirare, poiché è pubblicamente ed apertamente ch'egli si sforza annientare l'opera di Cavour di Garibaldi e di Mazzini. Tutte le Potenze hanno riconosciuto il Regno d'Italia, il Papa solo gli è rimasto ostile, lavora contro di esso e concentra a Roma nel suo palazzo del Vaticano tutti gli intrighi e tutti i raggiri allo scopo palese e dichiarato di rovesciare l'ordine di cose attuale. E v'ha chi si meraviglia che il popolo di Roma non rispetti questo grande cospiratore, che non sia disposto ad inginocchiarsi sul suo passaggio, e che l'odio sia così forte contro questo nemico nazionale, che desso non osi più mostrarsi in pubblico per le vie di Roma? «Se il Papa vuoi essere libero », conchiude poi la Flandre liberale, << o meglio se egli vuoi essere rispettato, giacché la confusione del signor Ollivier è manifesta, ch'ei cessi dal cospirare contro l'Italia, accetti i fatti compiuti, si contenti di ciò che ha, ed allora sarà inutile di proteggerlo contro odii che più non esisteranno. Egli potrà celebrare i grandi e piccoli misteri di Santa Madre Chiesa nelle quattro basiliche, pronunciare dalla Loggia tutte le benedizioni che gli piacerà, andare a San Giovanni in Laterano a piedi ed in cocchio, solo o processionalmente, nessuno in Italia se ne lagnerà, né cercherà di impedirglielo, o di inquietarlo ln cosa alcuna».

Nella speranza che a V. E. riesca grato toccar con mano come la migliore stampa liberale belga si consideri solidale colla nostra politica nazionale, nelle questioni che si connettono alla situazione odierna del Pontificato in Roma...

(l) -Cfr. n. 127. (2) -Cfr. n. 134. (3) -Cfr. n. 129; T. 489, T. 490 del 27 giugno 1882, non pubblicati; T. 495 del 28 giugno 1882, non pubblicati. (4) -Cfr. n. 130.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. CONFIDENZIALE 972. Costantinopoli, 30 giugno 1882, ore 10,50 (l).

Dans la séance d'hier au soir, délibération sur l'opportunité de demander intervention turque a fait peu de progrès. Mes collègues, surtout celui de France, éprouvent beaucoup de répugnance à se prononcer là dessus. On s'est borné à discuter sur le mode et conditions, le cas échéant. Quant au premier, sachant combien le Sultan est opposé à agir comme mandataire de la conférence, mais qu'il ne serait pas maintenant aussi éloigné de l'idée d'expédier ses troupes, j'ai demandé s'il n'y aurait pas lieu de faire quelques concessions qui laisseraient au Sultan une certaine apparence d'initiative. Tous mes collègues furent de cet avis à l'exception du français qui s'y opposa fermement. Parmi les conditions du statu quo à maintenir l'ambassadeur d'Angleterre a mentionné, à plusieurs reprises, l'institution des contr6leurs. Dufferin a aussi déclaré que le gouvernement britannique considérait le cas de danger imminent pour le canal de Suez et celui d'une tentative de débarquement de troupes turques en Egypte sans le consentement des Puissances comme compris dans le cas de force majeure réservé par les déclarations échangées à la dernière séance.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 975. Vienna, 30 giugno 1882, ore 15,15 (per. ore 18,30).

Le télégramme à Menabrea que V. E. m'a communiqué le 28 (2) étant précedé de l'indication « confidentiel » je n'aurais pas cru pouvoir m'en servir dans ma conversation avec Kalnoky. Y étant maintenant autorisé par télégramme de la nuit dernière (3), j'en toucherai quelques mots, si l'occasion se présente. Je ne puis néanmoins m'abstenir de représenter que cet échange d'idées avec le Cabinet anglais est dangereux, car il faut avoir présent qu'avant tout l'Allemagne désire voir le Cabinet de Saint James se mettre dans une fausse situation. On verra donc de fort mauvais oeil nos efforts pour l'aider à s'en tirer. Outre cela la forme dans laquelle V. E. propose à l'Angleterre d'entrer dans la voie d'un accord avec les autres Puissances et la Turquie pour garantir, en tout temps, la libre navigation du canal, implique, dès à présent, notre adhésion à cette proposition, si elle venait à etre faite au sein de la conférence. C'est donc là un engagement que nous prenons sans nous etre entendus avec Berlin et Vienne et ceci est grave. Peut ètre qu'une certaine méfiance se fait jour à l'égard

d'une entente éventuelle de l'Italie avec les Puissances occidentales au sujet de l'Egypte, si on nous accordait une participation à la situation prépondérante à laquelle elles prétendent; supposition que j'ai toujours éliminé de la façon la plus formelle. On aurait pu arriver au meme résultat en se mettant préalablement d'accord à ce sujet avec Vienne et Berlin. En l'état des choses, je ne parlerai de tout avec Kalnoky que si j'y suis amené par quelques allusion de sa part.

(l) -Il telegramma è privo di ora di arrivo. (2) -T. 495 del 28 giugno 1882, non pubblicato, ma cfr. n. 130. (3) -Cfr. n. 135.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2376. Therapia, 30 giugno 1882 (per. il 5 luglio).

La quarta seduta della conferenza fu tenuta iersera alla R. ambasciata e durò fino ad ora avanzata.

Io riassunsi i lavori passati e conchiusi l'ordine del giorno portare la discussione sulla proposta dell'ambasciatore della Gran Brettagna di domandare al governo ottomano l'intervento delle forze turche in Egitto, suggerendo di trattare come quistione preliminare quella di sapere se lo stato dell'Egitto fosse tale da rendere necessario l'intervento di forze estere. L'ambasciatore d'AustriaUngheria disse non avere sufficiente conoscenza della situazione per pronunziarsi sopra questo punto. Gli incaricati di affari di Germania e di Russia s'acconciarono all'avviso del barone Calice. E l'ambasciatore di Francia pronunziò abili parole dalle quali risultava chiaramente la sua viva ripugnanza a dichiarare che quell'intervento era opportuno. Io credetti invero mio dovere di chiamare ripetutamente l'attenzione de' miei colleghi sull'urgenza di provvedere ad uno stato di cose che già poteva chiamarsi stato d'anarchia. Ma i miei sforzi furono vani e si preferì invece di discutere le condizioni dell'eventualità dell'intervento in discorso.

Le informazioni da me tratte da buona fonte, il giorno istesso portando, il Sultano essere sempre fermo a ripudiare le proposte della conferenza, ed a respingere qualunque specie eli mandato da essa, ma essere meglio disposto riguardo al progetto di mandare le sue truppe in Egitto, della quale quistione aveva a trattarsi la sera istessa nel Consiglio de' ministri, domandai: se non fosse conveniente di fare qualche concessione in ordine alla forma, di modo che, mantenendo intatte le condizioni richieste dalle Potenze, a mezzo per esempio di una comunicazione officiale emanata dalla Sublime Porta, il Sultano avesse l'apparenza dell'iniziativa. Tutti i miei colleghi si mostrarono disposti a fare qualche concessione in questo senso, affine di rendere più probabile la riuscita del nostro compito all'eccezione dell'ambasciatore di Francia, il quale sostenne risolutamente il governo ottomano non dover agire senza un mandato formale della conferenza. La quale discussione avrà a riprendersi al momento opportuno, sopratutto se la Sublime Porta prende l'iniziativa di qualche proposta in quel senso.

S'entrò quindi nell'argomento delle condizioni, e l'ambasciatore di Francia espose come le principali fossero: 1° mantenimento dello statu quo; 2° limitazione della durata della occupazione; 3° indipendenza del Kedive e del suo Gabinetto. *La discussione fu lunga, e nel corso di essa l'ambasciatore d'Inghilterra menzionò ripetutamente fra le condizioni dello statu quo l'istituzione dei controllori come esisteva prima dei recenti rivolgimenti. Al quale riguardo io sarei grato se l'E. V. volesse fornirmi positive istruzioni, imperocché, avendo indagato le disposizioni de' miei tre colleghi, ebbi a persuadermi che nessuno di essi ha l'istruzione d'elevare alcuna abbiezione in proposito, e la mia opposizione isolata potrebbe avere il grave inconveniente d'arrestare il corso delle deliberazioni al momento di prendere una risoluzione decisiva*.

L'ambasciatore d'Inghilterra dichiarava infine il suo governo considerare il caso di pericolo imminente pel canale di Suez, e quello del tentativo di sbarco di truppe turche in Egitto senza il consenso delle Potenze, come compresi fra i casi di forza maggiore quali sarebbero (tels que) quelli per la protezione dei nazionali. Senza le quali parole tels que sarebbe stato impossibile d'ottenere l'assenso de' miei colleghi alla proposta.

La prossima seduta veniva indetta pel 2 luglio. Ed io aveva l'onore di rivolgere all'E. V. nella notte il telegramma identico, e più tardi uno confidenziale (l) .

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in LV 35, pp. 282-283.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 1683. Vienna, 30 giugno 1882 (per. il 3 luglio).

Facendo seguito al mio rapporto del 26 corrente n. 1681 (2) relativo al progettato nuovo ordinamento dell'esercito austro-ungarico, sono in grado di riferire all'E. V. con certezza che l'eccitamento a riorganizzare l'esercito imperiale in quella forma meglio atta ad assicurare la precisione e prontezza della mobilizzazione, venne fatta con insistenza dalla Germania. A Berlino infatti si ravvisava poco aggradevole unteimlich che l'alleato sul quale si dovrebbe fare in un caso di bisogno pronto ed efficace assegno, abbia l'esercito ordinato in modo, che il minimo sempre possibile movimento insurrezionale in Bosnia può scompigliargli l'ordine di battaglia; e che d'altronde per i suoi antiquati ordinamenti che implicano l'esistenza dei reggimenti di riserva di difficile mobilizzazione, sarebbe nell'impossibilità di muoversi a seconda del suo ordre de bataille, nel brevissimo tempo a ciò consentito dalla moderna arte della guerra.

(l) -T. 971 del 30 giugno 1882, non pubblicato ma cfr. n. 138. (2) -Non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Therapia, 30 giugno 1882.

La riunione di jersera mise sempre pm m luce lo screzio esistente fra il modo di vedere dell'ambasciatore inglese e quello del francese in ordine all'intervento turco. Il marchese di Noailles non vi si oppone apertamente, ma, sia colla ripugnanza di manifestarsi in favore, sia coll'opporsi alle facilitazioni che potrebbero farsi al Sultano riguardo alla forma, lascia vedere come quella soluzione non gli vada a genio. E l'E. V. sarà meglio di me in grado di giudicare se siffatte disposizioni da parte dell'Ambasciatore corrispondano a quelle del suo governo.

E' strano che di questa divergenza non si rendessero ragione i miei colleghi d'Austria-Ungheria, di Germania e di Russia alla terza seduta, i quali credettero allora che la proposta fosse fatta d'accordo dai due ambasciatori. Suppongo che ne saranno penetrati a quest'ora. Né ho bisogno d'aggiungere come uno screzio in materia di tanta importanza fra i due ambasciatori ai quali incomberebbe naturalmente di prendere l'iniziativa delle risoluzioni ad adottarsi porti grave incaglio al sollecito progresso dei lavori della conferenza.

143

APPUNTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

[Roma] (2).

Si la Porte refuse d'intervenir en Egypte, ou son intervention pour une cause quelconque en peut avoir lieu une question se pose devant les quatre Cabinets: une simple abstention de déléguer toute autre Puissance pour faire cesser en Egypte un état que la conférence a réconnu anarchiche et intollerable, sera-t-elle une mesure logique, suffisante et justifiable, en laissant à la France et à l'Angleterre, ainsi qu'à toute autre Puissance, pleine liberté d'intervenir sans délégation? En présence de cette dernière intervention rien ne peut ètre déclaré, bien entendu sans créer des dangers de guerre?

A mon avis, par cette abstention les quatre Cabinets abdiqueraient la compétence du concert européen hautement affirmée en plusieurs occasions pour les mésures à adopter sur l'Egypte; renonceraient en faveur de tout le monde à une autorité qui n'appartient qu'à l'Europe; reculeraient silencieusement devant l'action isolée des deux Puissances occidentales après avoir exigé la promesse que rien ne se ferait sans le consentement de l'Europe; et feraient à ces deux Puissances une position favorable et justifiable. Elles pourraient faire valoir une double justification.

En premier lieu puisque l'Europe a déclaré, et l'expérience a confirmé, que l'état anormal de l'Egypte menace le sécurité et la vie des européens, le respect des traités, et les droits souverains de la Porte et du Sultan, il devient évident que dans l'invention des autres Puissances celles qui agiront, et supporteront les frais et les sacrifices d'une action militaire, au lieu de contrarie les intéréts de l'Europe, auront quelque titre à prétendre la réconnaissance. En second lieu, puisqu'il existe un programme des voeux unanimes des sis grandes Puissances, formulé dans la communication faite au nom de la Conférence à la Sublime Porte, l'Angleterre et la France, qui se chargeraient de l'exécution, méme sans aucun mandat exprès, affirmeront à bon droit que leur intervention en Egypte n'a pas lieu en opposition avec la volonté de l'Europe, mais en exécution de cette méme volonté. Ce qui suffira à entourer leurs armes d'un prestige et à faciliter leur tàche, sans préserver les quatre Cabinets d'une participation indirecte aux responsabilités de l'opération.

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -Documento senza data. Presumib!lmente del luglio 1882.
144

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 994. Alessandria, 3 luglio 1882, ore 16,10 (per. ore 20,25).

Aujourd'hui la position s'est nettement dessinée. Dervish pacha doit renoncer à son pian que j'ai télégraphié en date du 1er (l) de négocier avec ministère l'arrivée troupes turques camme amies et protectrices. En y ayant fait une simple allusion conseillant le calme et la prudence, le ministère en masse lui à répondu qu'on la repousserait ne faisant aucune différence entre les tures et les anglais et lui a fait comprendre que, sa mission étant terminée, il n'a plus rien à faire en Egypte. Mon collègue autrichien doute que cette nouvelle situation soit oeuvre d'intrigues françaises et que la France pourrait prendre le parti d'Araby.

145

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 993. Berlino, 3 luglio 1882, ore 17,24 (per. ore 19,45).

Secrétaire d'Etat me dit que le gouvernement impérial observe en ce moment une très grande réserve sur la question égyptienne. C'est sans et contre sa conviction et par simple acquit de conscience qu'il a consenti à participer à la conférence dont il ne se promettait que peu ou point de

résultats. La marche des discussions semble justifier cette prévision. Il attend que l'Angleterre ait nettement formulé sa proposition d'intervention turque et de connaitre sous quelles conditions celle-ci devrait avoir lieu. Du reste une discussion à cet égard deviendrait oiseuse, si on ne se mettait pas d'accord avec le Sultan. Consul général d'Allemagne en Egypte n'a pas télégraphié les confidences faites par Dervish pacha et dont il s'agit dans un télégramme de V. E. transmis dans la nuit du l"r au 2 juillet (1). Le secrétaire d'Etat, auquel j'en parlais, n'y attachait pas d'importance et n'y voyait qu'une finasserie orientale.

(l) T. 982 del l" luglio 1882, non pubblicato.

146

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 995/990. Londra, 3 luglio 1882, ore 19,54 (per. ore 23).

Voici la réponse que lord Granville vient de me donner verbalement au sujet des ouvertures faites par V. E. relativement au canal de Suez. En premier lieu cette question n'est pas du ressort de la conférence actuelle, qui ne doit s'occuper que du retablissement de l'ordre en Egypte. En second lieu Granville ne se refuse pas à traiter, dans une autre réunion, la question de la neutralité et de la liberté du canal, mais, avant d'entreprendre une discussion à ce sujet, il désire qu'on définisse exactement la neutralité et la liberté du canal et les conséquences qui en dériveront. Ainsi, dit-il, supposons deux Puissances en guerre l'une contre l'autre, la France et l'Italie pour exemple. Un navire de guerre français, poursuivi par un navire italien aurait-il le droit d'y pénétrer après lui pour l'attaquer lorsqu'il en sera sorti? Si ce droit est admis, à quelle distance des deux embouchoures du canal l'attaque peut avoir lieu? Ces peu de mots suffisent pour indiquer la nature des questions qu'il s'agit de résoudre. Granville n'a pu m'en dire davantage, car il allait au Parlement et c'est en l'y accompagnant que j'ai eu avec lui cette discussi o n.

147

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 996. Therapia, 4 luglio 1882, ore 11,10 (per. ore 22,40).

Hier Sultan a envoyé introducteur des ambassadeurs se plaindre auprès de l'ambassadeur d'Angleterre des préparatifs militaires du gouvernement britannique. S. E. a répondu, en termes énergiques, que, surtout devant le refus persistant de la Porte de traiter avec les Puissances, chaque gouvernement

avait le droit et le devoir de pourvoir à ses intérets. Lord Dufferin a tenu un langage très vif dans le meme sens à la Porte. Ambassadeur de France se tient plutòt sur la réserve et manifeste une certaine tendance à trainer les travaux de la conférence. Reçu télégramme de V. E. de cette nuit (l) relatif au contròle. · J'agirai de mon mieux selon les instructions.

(l) T. 508 del 1° luglio 1882, non pubblicato.

148

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1003. Vienna, 4 luglio 1882, ore 17 (per. ore 19,35).

Nous avons longuement, Kalnoky et moi, discuté ensemble question d'Egypte et conférence, mais la conclusion de tous nos longs discours se reduit à ceci: 1°. Qu'il ne saurait donner aucune instruction à Calice sur des points spéciaux ne connaissant pas suffisamment l'état des choses, la France et l'Angleterre, qui devraient faire elles proposition, n'étant pas d'accord entre elles. L'ambassadeur d'Autriche a donc ordre de prendre ad referendum toute proposition éventuelle. Cette abstention du Cabinet autrichien est aussi motivée par silence complet absolu de Bismarck; 2°. Il croit que la conférence n'aboutira à rien, et il ne doute pas que, dans ce cas, l'Angleterre interviendra seule, ce qui n'a pas l'air de l'inquiéter; 3°. Il a posé, comme principe bien précis, à l'ambassadeur d' Angleterre que question du canal ne peut etre séparée de celle de l'Egypte, é~ant, meme plus que tout autre, de caractère éminemment européen, à quoi Elliot n'a rien répondu; 4°. Il est entièrement de mon avis sur intrigues françaises pour s'entendre avec Araby. Comme conclusion de mes impressions, je dirai qu'il est inutile de chercher à s'entendre avec les autres Cabinets tant que Bismarck maintient son abstention et en outre que, si, ce qui me parait probable, l'Angleterre, seule ou par l'entremise de la conférence, propose à l'Italie prendre part à une action militaire en Egypte, nous devons décliner nettement cette proposition, car ce serait nous fourrer le coeur léger dans une souricière.

149

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. CONFIDENZIAI,E 3059. Berlino, 4 luglio 1882 (per. l'8).

*Après etre resté plusieurs jours sans mettre les pieds chez le Secrétaire d'Etat, l'ambassadeur de France lui a fait visite aujourd'hui pour pressentir son avis sur la situation actuelle. Le comte de Hatzfeldt, ainsi qu'il me le racontait,

déclinait de se prononcer officiellement, mais ne se génait pas d'énoncer une opinion personnelle. Il rappelait !es cliscussions sur !es frontières helléniques. Toutes les tentatives d'une solution pacifique auraient échoué, si les diplomates, réunis en conférence à Constantinople ne s'étaient pas assurés préalablement des dispositions de la Porte. La meme voie n'a pas été suivie, assez à temps du moins, pour les affaires égyptiennes. On en subit maintenant les conséquences fàcheuses. Et certes l'Allemagne n'en est nullement responsable, car elle n'a jamais varié dans la manière de voir que des garanties d'un arrangement équitable devraient c<re recherchées dans une entente avec, et non sans le Sultan. Il existe bien, maintenant une proposition de le charger d'une intervention armée, mals on ne connait pas encore sous quelles conditions, et si eli es seront acceptées au point où l'o n a laissé arriver les choses *.

Le chargé d'affaires britannique insiste pour que la conférence en vienne à une conclusion, parceque l'incertitude qui pèse sur les résolutions de cette assemblée, augmente partout les embarras et la responsabilité *. J'ignore si so n langage est conforme à ses instructlons; mais * il me laissait aussi entendre, de son propre mouvement, que les bases indiquées dans la circulaire du 12 février ne constituaient pas un noli me tangere absolu. Il fallait un point de départ. A cet effet il convenait de revenir au statu qua ante, avec les améliorations qui, d'un commun accord, seraient jugées utiles.

Je ne sais si V. E. partage mon sentiment. Mais je crois que si on parvenait à désintéresser l'Angleterre en lui garantissant, ainsi que vous le suggériez, la libre navigation du canal de Suez (et je ne vois pas pourquoi nous n'en prendrions pas l'initiative) * on lui fournirait le joint de rompre la lourde chaine qui l'attache à la France. Quand celle-ci se sentirait isolée, elle se montrerait bon grè mal grè plus malléable. Plus on y pense, et plus on en revient à l'idée qu'un dénouement pacifique ne s'obtiendra que lorsque l'Angleterre aura faussé compagnie à la France*. Les événements d'Egypte ressemblent fort à une revanche de l'islamisme et sa réponse à la main-mise sur Tunis ainsi qu'à la tentative de médiatisation du Khédive au moyen d'un contròle anglo-français. Si la Grande Bretagne, rassurée sur ses communications maritimes, se rapproche davantage des quatre autres Puissances, il sera plus aisé de venir à bout des questions qui touchent plus directement l'Egypte.

(l) -T. 515 del 3 lugUo 1882, non pubblicato. (2) -Ed. ad eccezione dei brani tra asterischi, in LV 35, p. 288.
150

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 275. Parigi, 4 luglio 1882 (per. il 27).

Col mio rapporto n. 271 di questa serie in data del 29 giugno (l) ho avuto l'onore di ragguagliare l'E. V. delle decisioni state prese in una recente seduta dalla commissione parlamentare incaricata di esaminare il progetto di riordinamento della Tunisia.

A nome di tale commissione il deputato Dubost ha deposto ieri alla Camera la sua relazione, della quale i giornali riferiscono i punti principali.

Riservandomi di trasmettere all'E. V., appena sarà pubblicato, il testo completo di tale relazione, mi reco intanto a premura di qui riassumerle i concetti che l'informano.

Dopo aver determinato le condizioni del protettorato francese, il signor Dubost descrive lo stato amministrativo attuale della Tunisia, e mostra come esistano nella reggenza due poteri antagonisti, quello del Bey e quello degli stranieri, costituito, da un lato, dalla commissione finanziaria, e dall'altro, dal regime delle capitolazioni.

Il relatore aggiunge che, da questa divisione di autorità ne risulta fatalmente, dal punto di vista politico ed amministrativo, una situazione anarchica, e dal punto di vista economico, uno stato di cose che forma un ostacolo invincibile ad ogni progresso e ad ogni riforma.

La relazione constata l'accordo generale nel riconoscere che la trasformazione dell'ordinamento finanziario attuale e del regime delle capitolazioni è il preambolo necessario di qualunque riordinamento politico, amministrativo ed economico della reggenza, ed aggiunge che il protettorato non può diventare efficace che a condizione di permettere un simile riordinamento.

Il progetto del governo non costituisce, secondo il relatore, un vero ordinamento del protettorato. La maggior parte delle misure che esso propone avrebbero potuto essere prese prima del trattato del Bardo; ne risulta che il progetto non modifica sensibilmente la situazione attuale, e se il governo si limitasse a questo la Francia resterebbe in Tunisia con tutti gli inconvenienti e senza i vantaggi del protettorato.

Agli occhi della commissione non vi sono che due politiche riguardo alla Tunisia; l'una, che nessuno propone e che la Camera condannerebbe, è l'abbandono; l'altra, lo stabilimento di un protettorato efficace.

La maggioranza della commissione pensa quindi che la Francia non potrebbe restare più oltre in Tunisia nelle condizioni presenti, e per conseguenza, pur proponendo l'approvazione del progetto di legge presentato dal ministero, a titolo di leggera modificazione all'attuale stato di cose, essa emette il voto che il governo studii, il più rapidamente possibile, un progetto complessivo, che regoli tutti i punti relativi all'ordinamento del protettorato.

(l) Non pubblicato.

151

IL MINISTRO A LISBONA, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE RISERVATO 498. Cintra, 4 luglio 1882 (per. il 10).

V. E. ignora per certo che dopo le commemorazioni solenni alle quali corona governo e Nazione hanno a buon dritto preso parte per la morte del generale Garibaldi, il Vaticano se ne è commosso ed in vista di eventuali pericoli il Sommo Pontefice ha fatto fare per mezzo del cardinale segretario

12 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

di Stato una importante comunicazione ai governi cattolici accreditati presso la Santa Sede nell'intento di ottenere dal governo del Re maggiori garanzie al Santo Padre, non sembrando sufficienti al libero esercizio del suo alto ministero religioso quelle esistenti contenute nella legge italiana detta delle Garanzie.

Anzi la comunicazione fatta primieramente al marchese di Thomar ambasciatore portoghese aveva per iscopo di promuovere una propaganda di pressioni contro l'Italia.

V. E. sa ed i miei dispacci ai suoi onorevoli predecessori ne fanno fede, quanto il Portogallo fu ed è amico dell'Italia anche nella questione romana e quanto la sua azione, perché fosse più di ogni altro in grado di esercitarla fu utile specialmente all'occasione dell'ultimo Conclave e dell'elezione papale.

Non dubitai quindi che la risposta portoghese alla comunicazione vaticana sarebbe consentanea alla sua politica passata e benevola verso l'Italia.

Di fatti lo fu, né dubito lo sarà ognora, come V. E. potrà meglio scorgerlo, senza aver d'uopo di render conto dei suoi colloqui col ministro di Serpa Pimentel, dalla traduzione qui unita della risposta portoghese della quale S. E., coll'amichevole e perenne deferenza di cui mi onora, si è compiaciuto favorirmi confidenzialmente il testo.

Nella propizia occasione che il signor di Serpa venne gentilmente avanti jeri a passare la giornata di domenica a questa mia campagna; S. E. aderì di buon grado alla mia richiesta di comunicare a V. E. in modo riservato il testo del suo importante dispaccio, soggiungendo esser lieto anche in quella circostanza «de jouer avec nous cartes sur table ». Ed infatti l'ultimo paragrafo non può essere più esplicito né più a noi favorevole.

ALLEGATO

IL MINISTRO DEGLI ESTERI PORTOGHESE, SERPA PIMENTEL, ALL'AMBASCIATORE PORTOGHESE PRESSO LA SANTA SEDE, THOMAR

v. -E. nel suo dispaccio relativo aUa domanda che le venne fatta dal cardinale segretario di Stato in udienza lei ... riferisce che; Il Santo Padre vivemente impressionato dai discorsi ed articoli pubblicati all'occasione degli onori funebri resi a Garibaldi; S. -E. il cardinale desiderava che i governi cattolici per mezzo dei loro rappresentanti presso il Quirinale reclamino dal governo italiano delle misure atte a far cessare gli attacchi diretti incessantemente contro la religione e contro il Papa, e conseguentemente sperava che V. E. (marchese di Thomar) ne conferirebbe coi suoi colleghi a Roma e riceverebbe da Lisbona le istruzioni competenti.

Il governo di Sua Maestà Fedelissima ha sempre annesso (ligon) la maggior importanza alla indipendenza ed inviolabilità del Supremo Pontefice, né quindi avrebbe dubbio (noo duvidesia) ad associarsi a pratiche amichevoli che pot,rebbero esser necessarie al libero esercizio dell'alta missione papale; dalla quale dipende la pace delle coscienze, la concordia e la tranquillità delle nazioni ove predomina la religione cattolica.

Felicemente però nulla di grave e di veramente importante fa temere una casualità si deplorabile, e nessun pericolo, credo, potrebbe minacciare le sue preziose garanzie dagli eccessi di alcuni tribuni esaltati o di speculatori senza autorità e senza prestig;o i quali attaccano tanto la religione quanto il proprio governo del quale il Santo Padre si lamenta e chiede soddisfazione.

Il governo italiano non potrebbe senza contraddizione e senza pericolo pei due poteri adottare nella repressione degli attacchi contro la Chiesa, una condotta diversa da quella che le leggi e la prudenza gli impongono di seguire con dimostrazioni offensive ai sentimenti e alle istituzioni nazionali.

L'ordine che ha regnato durante un avvenimento che per molti giorni ha totalmente eccitato le passioni popolari, e avrebbe potuto molto compromettere la tranquillità pubblica, è piuttosto un fatto notevole il quale darebbe al governo italiano il diritto di stupirsi (estranhor) con piena ragione del peso di confidenze che gli mostrerebbero i Gabinetti esteri, ed il governo portoghese per molti titoli è l'ultimo che potrebbe dubitare della sua lealtà nella applicazione della legge di garanzia.

152

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1011. Vienna, 5 luglio 1882, ore 14 (per. ore 18,15).

J'ai omis dans mon télégramme d'hier (l) de faire mention que Kalnoky m'a dit qu'ayant, à la suite des demarches que j'avais faites auprès de lui, demandé au Cabinet de Berlin de lui faire connaitre ses idées sur attitude à prendre à la conférence dans la situation actuelle, la réponse a été que l'Allemagne s'abstient de toute initiative laissant entièrement aux Puissances occidentales, sur l'initiative desquelles on s'est réuni, de formuler les propositions qu'elles croyent et, par conséquent, leur laissant aussi responsabilité des conséquences. Naturellement le Cabinet de Vienne se conforme également à cette attitude réservée. Il ne nous reste évidemment pas autre chose à faire, de notre còté aussi. Du reste nous sommes en bonne société et, vu les sentiments nullement bienveillants dont les Cabinets de Berlin et de Vienne sont animés à l'égard de la France et de l'Angleterre, nous ne pouvons douter que les événements ne tourneront pas au désavantage de ces deux Puissances dont le désaccord du reste est déjà plus que visible.

153

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1015. Pietroburgo, 5 luglio 1882, ore 17,50 (per. ore 21,10).

Voici le contenu de la note russe:

«Le Cabinet de Pétersbourg pense qu'il faudrait s'accorder sur les bases suivantes;

1. Maintien du concert européen en tout ce qui concerne affaires égyptiennes;

2. -Rétablissement du statu quo en tant que possible; 3. -Il serait à désirer que l'action morale des Puissances soit suffisante et qu'un protocole confirme situation politique de l'Egypte; 4. -Si cela ne suffit pas, le concert des Puissances doit prononcer et rien ne doit etre exécuté qu'avec son autorisation et son contròle; 5. -Si la Porte persiste à ne pas prendre part à la conférence les Puissances doivent s'efforcer de lui en faire intimer les conclusions; 6. -Si une intervention matérielle est inévitable, préférer la Turquie, mais par délégation européenne et avec garantie que le but ne sera pas dépassé; 7. -Si la Turquie refuse, et si l'Angleterre et la France s'obligent d'agir ensemble ou isolément, elles doivent le faire aprés entente avec un programme défini comme pour l'expédition de Syrie et, au besoin, avec le concours des commissaires des Puissances.

Le but final devrait etre le statu quo, mais il y aurait, peut-etre, lieu à le modifier sur certains points indiqués par l'expérience, comme, pour exemple, celui du contròle financier qui devrait revétir caractère international et etre restreint de manière à ne pas empiéter sur les affaires intérieures de l'Egypte ».

(l) Cfr. n. 148.

154

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1685. Vienna, 5 luglio 1882 (per. l'8).

Il conte Kalnoky dicevami ieri che, a fronte delle voci che corrono sui giornali e del linguaggio anche poco preciso tenuto dai ministri inglesi in parlamento a riguardo della questione del canale di Suez, egli aveva creduto dover interpellare in proposito l'ambasciatore d'Ing;hilterra dicendogli con precisione: che a parer suo la questione del canale non potrebbe esser divisa da quella complessiva egiziana, tutto ciò che ha tratto al canale avendo anzi carattere assai più europeo che non le altre questioni relative all'Egitto, poiché alla questione del canale si trovano direttamente interessate tutte le Potenze comprese anche talune piccole che non hanno altri interessi in Egitto. A questa precisa osservazione sir H. Helliot rispose in modo assai evasivo: ciò nondimeno il conte Kalnoky non insistette, bastandogli di aver affermato in termini generali il suo punto di vista sul delicato argomento.

*A questo proposito S. E. aggiungevami che l'impegno proposto dal conte Corti ed accettato dai suoi colleghi, che durante la conferenza le Potenze si asterrebbero da ogni intrapresa isolata, fu a suo avviso reso di nessun valore dalla riserva che i rappresentanti delle Potenze occidentali vi vollero appiccicare, del caso di forza maggiore, che apre la porte ad ogni scappatoia per esimersi dall'assuntosi impegno.

Le dichiarazioni del resto fatte in proposito nella successiva seduta dallo ambasciatore d'Inghilterra sono evidentemente conferma della giustezza di questo apprezzamento.

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi e con alcunfl varianti, in LV 35, p. 280.

155

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E A VIENNA, GALVAGNA

T. 539. Roma, 9 luglio 1882, ore 17,30.

Je vois que les Cabinets hésitent à se prononcer d'une manière formelle au sujet du projet de communication proposé par la conférence. Aucun n'a, que je sache, donné jusqu'ici une adhésion éxplicite. Quant à nous, désirant, avant tout, maintenir le concert européen, et éviter tout danger de complications, nous sommes disposés à autoriser cette communication si tel est l'avis des autres Cabinets. Nous serions meme disposés à autoriser notre représentant à se preter à toute modification de rédaction et de forme, que ses collègues ou les Cabinets eux memes croiraient de nature à faciliter l'acceptation de la part du Sultan. Ceci, bien entendu, est une simple idée, elle n'est pas une proposition ni une initiative quelconque.

(Per Vienna, Berlino) Je dois, à cet égard, ajouter qu'en causant avec les ambassadeurs d'Allemagne et d'Autriche-Hongrie, j'ai pu constater que ceux-ci partagent avec moi l'impression que certaines aspérités de forme, existant dans la communication projetée, pourraient rendre encore plus difficile envers la Sublime Porte, l'accord qui est déjà problématique sur le fond. Une latitude qui serait laissée à ce sujet à la conference, pourrait faciliter la continuation avec la Sublime Porte d'une négociation que nous avons tout intéret à ne pas voir rompue dès le début. Mais .ie le répète ce n'est qu'une idée que je livre à l'appréciation des deux Cabinets amis.

156

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 557. Roma, 11 luglio 1882, ore 14,10.

L'ambassadeur d'Autriche m'a communiqué un télégramme de son Gouvernement se déclarant pret si les autres Puissances sont du mème avis, et sans présager la possibilité de quelques adoucissements de rédaction, à adopter la note préparée par la conférence, toutefois dans le cas où les autres Cabinets partageraient sa manière de voir, et seraient disposés à donner à leurs représentants

à Constantinople instructions analogues, le comte Kalnoky penserait de faire présenter par Calice à la conférence simultanément avec l'acceptation de la note des deux réserves suivantes: l. Par le fait de la signature de la note à adresser à la Porte, il ne devra etre créé aucun préjudice au point de vue de droit, tel que chacune des Puissances le maintient sur les matières traitées dans cette note. 2. Tant que la Porte n'entre pas dans la conférence, il sera nécessaire dans les phases ultérieures de l'affaire, que pour toute décision définitive on obtienne par la voie diplomatique l'assentiment de la Puissance territoriale dont l'absence n'est pas une raison légal pour qu'il soit porté atteinte aux droits découlant pour elle de sa position souveraine et internationale. J'ai répondu au comte Ludolf, que, sauf à me pronocer définitivement aussitòt que je connaitrais là dessus l'avis des Cabinets, ayant, comme nous, pour base fondamentale de toute délibération en pareille matière, le maintien du concert européen, j'étais disposé personnellement à approuver les réserves énoncées par la comte Kalnoky. J'ai ajouté, que pour éviter que, contrairement à l'esprit de sa proposition, et malgré l'entente existant déjà sur ce point tirer de la réserve n. 2 une conséquence inexacte, il paraitrait désirable d'énoncer encore une troisième réserve, à savoir que, dans le cas où la proposition d'intervention ottomane viendrait à echouer, la recherche et la réalisation de tout autre moyen de solution, devrait toujours ètre l'oeuvre de la conférence et non pas d'une ou plusieurs Puissances isolées.

(Per Berlino, Pietroburgo) Veuillez me télégraphier le plus tòt possible, ce que pense sur ces différents points le Cabinet auprès duquel vous etes acerédit.é (l).

(Alle altre ambasciate) Ceci est pour votre information. Je me réserve de vous télégraphier décision définitlve, après entente complète avec les trois Cabinets dt: Vienne, Berlin et Saint Pétersbourg.

157

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1064/995. Londra, 11 luglio 1882, ore 16,54 (per. ore 20,50).

Voici comment a été amené le bombardament des forts d'Alexandrie par la flotte anglaise: Le Sultan et le Kedive avaient donné ordre à Araby de suspendre les travaux d'armement des forts ce dernier avait promis de s'y conformer, mais l'amiral anglais assure avoir eu la preuve que, malgré cette promesse, les travaux continuèrent. Le gouvernement anglais vit dans cette conduite d'Araby un outrage et un défi devant lesquels l'honneur du Pavillon anglais ne permettait pas de reculer sans compromettre le prestige de l'Angleterre surtout aux yeux des peuples musulmans qu'elle gouverne directement. De là la dernière intimation de l'amirai Seymour à laquelle Araby ne s'est pas soumis et qui a donné lieu à l'ouverture des hostilités. Ici l'opinion s'est montrée presque unanimement favorable à

cet acte de vigueur. En meme temps une vive irritation se manifeste ici de toute part contre la France pour sa conduite douteuse qui lui a aliéné meme grand nombre de personnes spécialement parmi les spéculateurs qui tenaient à son alliance camme une garantie pour les porteurs de fonds égyptiens. Le langage des Clubs est des plus violents. Toutefois l'on ne croit pas que cela amène des hostilités entre l es deux Pays surtout si l'Angleterre, camme l'a assuré hier Granville, se borne à détruire les fortifications qui menacent la flotte et à protéger la sécurité du canal de Suez. D'après des conversatlons, que .i'ai eu, j'ai de bonnes raisons pour croire qu'à Berlin et à Vienne on a vu avec satisfaction la détermination décisive de l'Angleterre qui rend plus profonde sa divergence avec la France et tend à isoler cette dernière.

L' Angleterre profitera sans doute de l'action militaire qu'elle entreprend à elle seule pour execerceren Egypte une prépondérance qui, si elle est prudente, se barnera à assurer ses communications avec les Indes, afin de ne pas s'aliéner les autres grandes Puissances européennes. Je ne dois pas cacher que bien des gens croyent que le ministère a saisi volontiers l'occasion d'une action militaire soit pour avoir la main plus libre dans les affaires d'Egypte, soit pour montrer que, selon les circostances, il sait agir avec vigueur et faire respecter l'Angleterre.

(l) Cfr. n. 159. La risposta da Pietroburgo è contenuta nel T. 1069 del 12 lugllo 1882, non pubbllcato.

158

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1063. Parigi, 11 luglio 1882, ore 18,10 (per. ore 19,50).

L'ambassadeur d'Allemagne me dit que la France «ne prendra pusitivement pas part au bombardament d'Alexandrie »; que ministre des Affaires Etrangères ne peut, du reste, absolument rien faire sans assentiment préalable de la Chambre, et que la France n'interviendra que collectivement, dans le cas, probable, où, la Turquie déclinant l'invitation, on devrait recourir à d'autres moyens. Les informations que j'ai donné par mon télégramme du 8 (l) sont exactes, car, d'après le prince de Hohenlohe, les instructions transmises à Noailles sont, en principe, favorables à la proposition qui émane de la septième séance et l'ambassadeur de France à Constantinople a meme pour instruction de retirer toute proposition qu'il croirait pouvoir faire de son propre mouvement dans le cas où elle rencontrerait quelque obstacle dans le sein de la conférence. L'ambassadeur d'Allemagne explique l'attitude particulière que prend l'Angleterre par l'obligation où elle se trouve de « tirer un coup de canon qui soit entendu dans l'Inde » et il paraitrait que cette explication est aussi celle que donne l'ambassadeur d'Angleterre à Paris. L'ambassadeur d'Allemagne a reçu du comte de Lesseps une lettre conforme à celle que j'ai signalé hier (2) et il l'a communiqué à son Gouvernement, mais il dit ne pas bien s'expliquer le but que propose M. de Lesseps.

(l) -T. 1030 dell'B lugl!o 1882, non pubblicato. (2) -T. 1050 del 10 luglio 1882, non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1070. Berlino, 12 luglio 1882, ore 18,22 (per. ore 20,20).

Secrétaire d'Etat quand je lui rendais aujourd'hui visite était déjà informé des deux réserves que Kalnoky penserait faire présenter à la conférence et de la troisième réserve suggérée par V. E. Secrétaire d'Etat venait de s'en expliquer avec mon collègue d'Autriche. La première réserve semblait sousentendue et inutile; la seconde paraissait également superflue, car la conférence, camme telle, n'avait pas mandat de prendre décisions définitives; celles-ci son dévolues aux Gouvernements représentés, qui, selon l'avis du Cabinet de Berlin, après s'etre mis d'accord entre eux, auraient à s'employer aussi, dans les phases ultérieures, à obtenir l'assentiment de la Sublime Porte. Secrétaire d'Etat faisait, en outre, la remarque que, si ces deux réserves étaient prononcées, au moment de l'acceptation de la note, il se pourrait que telle ou telle autre Puissance les envisagerait peut-etre comme une entrave à une modification d'attitude. Si la note devenait lettre morte par la non acceptation de la Turquie il y aurait dès lors à prévoir hésitation et meme refus, tout au plus pourrait on énoncer ces deux réserves après la signature de la note, chaque Puissance conservant, d'ailleurs, pleine faculté d'expliquer, comme bon lui semble, son adhésion, mais le secrétaire d'Etat n'entendait émettre qu'une simple observation n'engageant pas son attitude ultérieure. Quant à la troisième réserve, il la jugeait de nature à amener une scission dans le sein de la conférence, puisque, dans le cas où la combinaison d'une intervention ottomane viendrait à échouer, il ne serait guère présumable que l'une ou l'autre des Puissances, qu'il ne désignait pas autrement, voulut d'avance se lier les mains qu'elle tient à garder libres, pour agir dans le sens de ce qu'elle croit son intéret. Il va de soi, d'ailleurs, que, dans une conférence !es résolutions n'ont de valeur que lorsqu'elles sont prises à l'unanimité.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 564. Roma, 12 luglio 1882, ore 23,55.

La Russi e et l'Allemagne ayant approuvé l es réserves suggérées par le comte Kalnoky, je vous confirme autorisation de !es admettre pour notre compte. Il y aura dans la réserve n. 2 une légère variante de rédaction, convenue entre nous et l'Autriche. Quant à la trosième réserve que nous pensions opportune d'y ajouter, V. E. pourrait se borner à en faire l'objet d'une simple énonciation au procès verbal, alors que la conférence, ne fois le projet de note approuvé par tous !es gouvernements, devra se réunir pour prendre une décision soit sur la remise de la note elle meme, solt sur les mesures à prendre ultérieurement si la Porte déclinait d'intervenir. Enfin quant à la forme de la communication à la Porte, nous sommes tout à fait indifférents, bien que j'apprécie personnellement les considérations, qui vous ont fait préférer la forme de notes identiques, à celle d'une note collective.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL MINISTRO DELL'AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO, BERTI (l)

D. Roma, 12 luglio 1882.

È noto a V. E. che questo ministero si proponeva già da alcuni mesi di mandare una missione in Abissinia; indugiò parendogli opportuno che fosse dato anzitutto un assetto definitivo al nostro possedimento di Assab, coll'avvenire del quale hanno intimo nesso le nostre relazioni coi Sovrani di quella contrada e l'esplorazione scientifica del Paese.

Votata ora dal parlamento e sancita dal Re la legge che provvede per la nostra colonia sono cessate le ragioni dell'indugio, epperò il sottoscritto si propone di inviare due distinte missioni le quali muoveranno di qui verso il prossimo settembre, dirette l'una al Re dello Scioa Menelik, e l'altra al negus Giovanni di Abissinia, incaricate entrambe di recare a quei sovrani lettere e doni del nostro Re. La missione dello Scioa sarà affidata al conte Pietro Antonelli, il quale ha nei suoi viaggi acquistata la pratica del Paese e saprà certamente corrispondere alla fiducia del governo. A capo della missione in Abissinia, che è di speciale importanza, è mio intendimento di destinare un ufficiale della carriera diplomatica o della consolare; ed accanto alla missione ufficiale muoverà a quella volta una spedizione scientifica, affidata al viaggiatore Gustavo Bianchi, il quale potrà raccogliere dati preziosissimi per lo sviluppo del nostro possedimento di Assab, ed agevolare al R. Inviato il compimento della sua missione.

Sarebbe stato mio desiderio che questa si fosse inoltrata sino al Goggiam per stringere rapporti di amicizia col sovrano di quella contrada, già comunemente conosciuto sotto il nome di Ras Adal, il quale ebbe tanta parte nella liberazione del capitano Cecchi, allorché questi era prigioniero della Regina di Ghera. Se non che parrebbe che il capitano Cecchi, dopo la sua liberazione, promettesse a Ras Adal di costruire un ponte sull'Abai o Nilo Azzurro, ed uguale impegno assumesse il Bianchi; di modo che questi non crede di poter spingere la sua esplorazione nel Goggiam senza mantenere la promessa fatta, e rimane dubbio se la stessa missione ufficiale presentandosi a Ras Adal avrebbe quella premurosa accoglienza che è sì importante coefficiente di successo in simili imprese.

C. Giglio, Roma 1959, pp. 236-237.

Per altra parte è evidente che un ponte sull'Abai collegherebbe il Goggiam collo Scioa, ed assicurerebbe lo sbocco del commercio di quella importante contrada verso Assab. Noti poi l'E. V. che, stando alle informazioni del viaggiatore Bianchi (le sole attendibili che noi abbiamo) tale costruzione non dovrebbe importare per noi una spesa considerevole; il materiale si troverebbe in abbondanza sui luoghi, e tanto esso che la mano d'opera sarebbero forniti dai nativi, per cui non dovrebbe farsi da noi altra spesa che quella occorrente per l'acquisto di qualche attrezzo, e pel mantenimento nel Goggiam di un ingegnere e di tre operai per Io spazio di due anni. Stando sempre alle indicazioni del Bianchi ciò importerebbe un preventivo complessivo di lire 25.000; ma, ridotta anche in questi modesti confini, la spesa non potrebbe essere sopportata per intiero dal ministero degli Affari Esteri il bilancio del quale già rimane straordinariamente gravato dall'invio delle due missioni allo Scioa ed in Abissinia. Epperò fo un caldo appello all'E. V. e chiedo il Suo concorso, pregandola di considerare che la spesa ha uno scopo eminentemente commerciale, per cui parrebbe intieramente giustificato che codesta amministrazione ne assumesse una parte a proprio carico.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, Serle storica, vol. I Etiopia, Mar Rosso, tomo II a cura di

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 3070. Berlino, 12 luglio 1882 (per. il 18).

Ma correspondance indique chaque jour combien est grande la réserve du cabinet de Berlin dans Ies affaires d'Egypte. II s'est prèté sans illusions à l'expédient de la conférence. Le prince de Bismarck craignait, ainsi qu'il me le disait, qu'on ne dut appliquer à cette assemblée le vers de notre grand poète: «Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate!».

Il se déclarait complètement désintéressé dans ces régions. Dans le fond de sa pensée, il existe peut-ètre un certain dépit qu'à Paris et à Londres on n'ait pas tenu suffisamment compte, quand il en était temps encore, de ses conseils d'user des ménagements voulus envers le Sultan.

Cette disposition d'esprit doit nécessairement augmenter Ies embarras de ceux qui comptaient sur Ies bons offices du chancelier pour amener un rapprochement entre la Porte et la conférence de Constantinople. L'Allemagne ::~ autre chose à faire que de rechercher des combinaisons tendant à remettre sur la benne voie une machine qui menace de dérailler, gràce à l'action précipitée de la France et de l'Angleterre à tour de ròle. Le gouvernement impérial a maintes fois déclaré que l'intervention du Sultan lui semblait la meilleure solution. Si Sa Majesté ottomane s'y refuse dans les conjonctures actuelles, les Puissances occidentales s'arrangeront comnie elles pourront. II se gardera de mettre le doigt entre l'arbre et l'écorce. Et cela surtout lorsque les évènements paraissent prendre une tournure qui ne fera qu'augmenter la jalousie et la défiance mutuelle de la France et de l'Angleterre. Les chances d'une coalition contre l'Allemagne seront écartées en raison directe de l'antagonisme entre ces deux Nations. Mais il travaillera néanmoins à prévenir que cette guerre sourde ne dégénère en hostilités ouvertes qui auraient un contrecoup pour la conservation de la paix générale.

Quels que soient les résultats de la conférence, je dois constater que dans ces dernières semaines mon collègue de France me témoigne le vif désir de voir renaitre les anciennes relations d'amitié et de confiance entre nos deux pays. Tout en énonçant des idées personnelles, il me laisse entendre combien il était regrettable que, dans le temps, il n'eut pas été fait à l'Italie une meilleure position en Egypte. Tout récemment encore, il me parlait, d'après certains bruits de journaux, de l'éventualité d'une intervention anglo-française et italienne, etc., etc. Je me suis borné à répondre que mon gouvernement ne variait pas dans son programme de maintenir avant tout le concert européen et d'éviter tout danger de complication. J'avais lu aussi des articles de gazette auxquels il était fait allusion, mais à en juger d'après la presse italienne, l'opinion publique ne semblait pas gouter une semblable combinaison.

Je ne sais trop s'il faut attribuer quelque v2.leur aux insinuations du baron de rcourcel. Je ne mets pas en doute la sincérité de ses sentiments. Mais il y aurait ingénuité de notre part à nous laisser allécher, si elles se produisaient officiellement, par des offres d'une participation, entre autres, au contrale financier sous la condition d'une intervention éventuelle en Egypte, et meme sans cette condition. Nous finirions par devenir les dupes de telles avances entourées de promesses dont l'accomplissement serait des plus problématiques. En entrant dans cette voie, nous ferions preuve de courte mémoire sur des faits de fraiche date. D'ailleurs l'Italie est moralement engagée à rester avec l'Allemagne, l'Autriche et la Russie sur le terrain des intérets généraux de l'Europe. Il eut été vraiment désirable que l'Angleterre se rapprochat davantage de ces quatre Puissances, et que la France pour ne pas s'isoler, entrat elle aussi avec armes et bagages dans le meme camp. C'eut été la meilleure garantie pour un arrangement équitable. En date du 28 juin, vous me communiquiez, monsieur le ministre, un télégramme adressé au comte Menabrea et dans lequel vous l'autorisiez à entrer en pourparlers avec lord Granville sur certaines idées dont l'accueil favorable aurait beaucoup amélioré la situation (1). Je suppose que ces ouvertures confidentielles n'ont pas abouti, puisque V. E. ne m'a plus rien écrit sur ce sujet. En vous accusant réception des dépeches politiques Jusqu'au

n. 1304 ...

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1075/996. Londra, 13 luglio 1882, ore 15,12 (per. ore 18,40).

Hier au soir je me suis entretenu avec Gladstone de l'attaque de la flotte anglaise contre les forts d'Alexandrie. Il m'a dit que cet acte était une nécessité

pour mettre un frein à l'audace d'Araby, qui, rebelle a son propre souverain, outrageait l'Euro p e et défiait l' Angleterre. Gladstone a di t que ce t te opération ne préjugeait aucune des questions dont doit s'occuper la conférence; qu'elle avait pour but de rendre libre l'accès du port d'Alexandrie, et que, lorsque ce résultat serait obtenu, ce qui ne doit pas tarder, le moment serait venu pour le Sultan d'envoyer ses troupes en Egypte, ce qu'il n'aurait pu faire auparavant à cause de la résistance d'Araby. Il croit que c'est l'instant suprème pour le Sultan, qui, s'il n'agit pas maintenant, s'expose à perdre tout prestige et toute autorité. Le Sultan ne devait intervenir en Egypte que pour retablir I'ordre sur les bases du statu quo, conformément aux firmans. Gladstone pense que les Puissances doivent insister vivement auprès du Sultan pour le résoudre à agir sans retard dans ce sens. II m'a dit ces paroles: «Nous avons de grands intérèts à défendre en Egypte, toutes les Puissances européennes en ont également quoique de nature diverse; l'Italie, elle mème, en a de très importants; il faut donc que l'ordre, qui se retablira en Egypte, soit de nature à protéger efficacement tous ces intérèts ». J'envoye aujourd'hui, par la poste, le discours que Gladstone a prononcé hier à la Chambre des communes et dans lequel il a exposé des idées conformes aux précédentes, en disant que l'Angleterre n'était pas en guerre contre l'Egypte et que le concert européen était toujours en vigueur. Dans ce discours il a été fort réservé relativement à la France. II a toutefois exprimé I'espoir que la bonne entente entre les deux Pays continuera à se maintenir. J'ai vu aujourd'hui également le premier lord de I'amirauté, qui m'a dit qu'Araby n'ayant pas accepté les conditions de la trève qu'il avait demandé lui mème, les opérations militaires doivent recommencer ce matin pour achever la destruction des forts et des batteries.

(l) T. 495 con 11 quale Mancini trasmetteva il n. 130.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 576. Roma, 13 luglio 1882, ore 23,55.

J'ai dit aujourd'hui à l'ambassadeur d'Angleterre au sujet du bombardement, que son gouvernement pouvait dans la présente conjoncture, comme toujours, compter sur la bienveillante appréciation du gouvernement de Sa Majesté. Ignorant officiellement et directement les faits, nous ne pouvions que nous en tenir aux déclarations réiterées du Cabinet de Londres, à savoir que, I'operation actuelle n'avait pour but que le désarmement des forts, et que l'Angleterre continuait de s'en remettre, pour règlement de la question egyptienne, à la conférence, dont il foudrait hàter le travail.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 587. Roma, 15 luglio 1882, ore 17,20.

L'amiral anglais a prié commandant notre cuirassé «Alexandrie » débarquer nos matelots pour aider maintien ordre. J'ai répondu qu'il doit s'abstenir, sauf le cas, où, sur besoin évident momentané, matelots autrichiens, allemands, russes, débarqueraient simultanément. Veuillez me télégraphier l'opinion du gouvernement auprès duquel vous etes accrédité (1).

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1691. Vienna, 15 luglio 1882 (per. il 18).

Avendo preso conoscenza nei documenti diplomatici recentemente trasmessimi dall'E. V. dei passi fatti dalla Spagna onde essere ammessa alla conferenza di Costantinopoli, e del loro risultato negativo, interpellai oggi in proposito il conte Kalnoky, dicendogli di ciò fare a soddisfazione di una personale mia curiosità. S. E. risposemi confermandomi ciò che avevo letto nei precitati documenti cioè, che all'insinuazione fattagli al riguardo con carattere personale dal ministro di Spagna, egli aveva risposto che certo il governo spagnuolo ha tutte le simpatie del governo imperiale, ma che nella questione di cui si tratta non si vedrebbe il mezzo di dargli soddisfazione, le sue aspirazioni evidentemente non potendo aver per base il diritto di una grande Potenza, e neppur quello di una Potenza più delle altre interessata negli affari d'Egitto, poiché in questo secondo caso, sia la Grecia che l'Olanda potrebbero accamparne un ben maggiore. D'altronde, egli dissemi aver fatto osservare al signor conte, che la conferenza essendo già a quell'epoca convocata, più non potrebbe essere il caso di prendere ad esame la convenienza di accrescere il numero degli Stati chiamati a prendervi parte. Avendogli poi chiesto se era vero che la risposta del Gabinetto di Berlino fosse stata invece assai più soddisfacente,

S. E. risposemi, che effettivamente il governo germanico aveva abbondato in parole cortesi, mostrando però anche intendimenti alquanto più benevoli, ma che ciò dipendeva dal fatto che il principe di Bismarck, più che mai animato dal desiderio di rafforzare il principio monarchico ovunque in Europa è disposto a fare tutto il possibile onde dar forza e prestigio nel suo Paese al giovane Re Alfonso.

Il conte Kalnoky aggiungevami ancora che i Gabinetti di Parigi e di Londra avevano dato risposta analoga alla sua, colla sola differenza, che gli uomini di Stato inglesi badano meno alla cortesia delle espressioni, allorché non intendono lasciar dubbio sul vero senso a darsi ad una loro dichiarazione.

Sebbene queste mie informazioni altro non siano se non una sostanziale conferma di quelle già pervenute all'E. V., pur parvemi opportuno farne cenno nella mia corrispondenza ufficiale.

(l) Le risposte da Berlino e da Vienna sono contenute nei T. 1102 e 1103 del 16 luglio, da Londra e da Pietroburgo nei T. 1105 e 1117 del 17 luglio 1882, non pubblicati.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. CONFIDENZIALE 1692. Vienna, 15 luglio 1882 (per. il 18).

Mi sono recato oggi dal conte Kalnoky onde, a seconda degli ordini impartitimi dall'E. V., conoscere il suo pensiero intorno al passo fatto dal governo inglese presso i vari Gabinetti, a riguardo dell'eventuale tutela del libero passaggio delle navi del canale di Suez, di cui era cenno nel telegramma direttomi ieri ore 2.15 a.m. (2).

S. E. osservommi anzi tutto, che se il Gabinetto di S. James col telegramma di cui mi dette lettura, esprime il desiderio che i vari Gabinetti si preparino a studiare i mezzi che possano assicurare la navigazione nel canale a fronte di pericoli evidenti che potrebbero anche essere imminenti, non chiede però affatto una risposta. Egli dissemi che si asterrebbe dunque assolutamente dal rispondere cosa alcuna. *A questo proposito facevami le seguenti osservazioni. Anzitutto che la Potenza immensamente più interessata nell'affare del canale si è l'Inghilterra, che quindi non le si può negare il diritto di provvedere prima di ogni altra alla sua conservazione; inoltre che conveniva aspettare ciò che la Francia sarebbe per dire dal canto suo. Finalmente aggiungevami che d'altronde tutto ciò che potrebbesi dire al riguardo nulla muterebbe alla situazione, tutto lasciando prevedere che coll'affare del canale si verificherebbe la ripetizione dell'incidente d'Alessandria. Ogni protesta o anticipata riserva resterebbe quindi senza effetto pratico, e quindi meglio vale astenersene. Egli conchiudeva mostrandosi fin d'ora preparato e rassegnato ai fatti compiuti che il governo britannico sarebbe per effettuare, tanto riguardo al canale di Suez come in altra parte dell'Egitto *.

S. E. avendomi dato lettura del telegramma, col quale l'ambasciata imperiale a Berlino lo informa che quel Gabinetto ha risposto alla comunicazione inglese, che fedele al principio fin qui seguito starebbe in attesa delle proposte che i Gabinetti occidentali sarebbero per fare anche su quella questione; parvemi opportuno fargli rilevare che quella forma di risposta a me sembrava assai migliore che non l'assoluto silenzio, tanto più che essa implicava l'affermazione

del debito dell'Inghilterra come della Francia, di nulla intraprendere senza averne preventivamente sottoposto l'opportuna proposta alle altre Potenze. *Ma il conte Kalnoky si mostrò irremovibile nel suo apprezzamento e non lo fu meno allorché io credetti dovergli dire di non potermi persuadere della convenienza di tanta rassegnazione da parte sua, mentre è chiaro che con la politica orientale inaugurata dall'Austria-Ungheria con l'occupazione della Bosnia, non può essergli indifferente ciò che succederà in Egitto cioè chi sarà padrone di quel Paese. Il conte Kalnoky rispose a ciò che effettivamente non gli poteva essere indifferente, (ffia che non vedeva il mezzo di arrestare gli eventi e che quindi per le ragioni dettemi persisteva trovar più opportuno lasciare che si svolgano.

Toccammo pure in questa conversazione la questione degli armamenti della Francia e la possibilità ch'essi vengano impiegati all'occupazione di Tripoli se l'Inghilterra s'impadronisse dell'Egitto. Il conte Kalnoky non escluse la possibilità di questa mia supposizione, ma si limitò a dire che quel fatto ove si verificasse, potrebbe creare gravi imbarazzi alla Francia, la Tripolitania essendo Paese di natura ad occasionarle ben altre difficoltà che non la Tunisia che d'altronde pare già in oggi pacificata. Non insistetti su questo argomento non avendo istruzioni in proposito. D'altronde a me pare sufficiente essermi assicurato, che tutto ciò che gl'inglesi ed i francesi potranno tentare sulla costa africana, non sarà di natura da fare uscire l'Austria-Ungheria dalla sua attitudine passiva; fatti questi a cui non saprei dare altra spiegazione all'infuori di quella che il Gabinetto di Vienna si tiene parato, a fronte di quella eventualità, a prendersi del pari i compensi che crederà opportuni nella penisola balcanica, mettendo innanzi al momento dato le stesse ragioni di urgente necessità di proteggere i suoi interessi minacciati, accampati ora dall'Inghilterra.

(l) -Ed., ad eccezione del brani tra asterischi, in LV 35, pp. 321-32.2. (2) -T. 575 del 13 luglio 1882, non pubblicato.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A COSTANTINOPOLI, CORTI, E A LONDRA, MENABREA

T. 592. Roma, 16 luglio 1882, ore 10,15.

Kalnoky me fait savoir par Ludolf qu'en causant avec l'ambassadeur d'Autriche-Hongrie à Londres, Lord Granville a laissé comprendre que le Gouvernement britannique serait assez disposé à soumettre à la conférence la question concernant la liberté et sécurité du canal de Suez.

(Per Costantinopoli) Si ce t te éventualité se réalisait V. E. pourrait dire que

cette méthode nous parait, en effet, la plus opportune, sauf bien entendu, à

nous proposer en son temps sur le fond de la question.

(Per Londra) Tàchez de savoir au juste quelles sont, à cet égard, les idées de lord Granville. Nous ne voulons, bien entendu, prendre une initiative quelconque, mais je n'ai pas besoin de dire que, sauf à nous prononcer sur le fond de la question, une pareille méthode nous paraitrait essentiellement sage et pratique.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI A LONDRA, MENABREA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 600. Roma, 17 luglio 1882, ore 22,45.

Les indices qui nous arrivent de plusieurs còtés de l'impassibilité du langage du ministre de Noailles à Constantinople, bien que n'ayant pas un caractère officiel, le fait surtout des grands armements que la France opère, tout en se maintenant dans le plus profond mystère quant à ses intentions, font craindre que l'Europe puisse étre soudainement surprise de ce còté par des événements graves et imprevus. Je vous prie d'avoir l'oeil ouvert et de me dire tout ce qui vous paraitrait se rattacher à de pareils desseins.

(Per Vienna, Berlino) Il nous importerait surtout de savoir, si et comment le Cabinet auprès duquel vous étes accrédité, envisagerait, une éventualité de ce genre telle, par exemple, qu'une entreprise militaire de la France à Tripoli.

(Per Londra) Je pense que V. E. devrait ne pas hésiter à interroger lord Granville et Monsieur Gladstone de façon à les mettre dans l'impossibilité de nous cacher, à cet égard, une entente avec la France, si elle existait.

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IL REGGENTE IL COMMISSARIATO CIVILE AD ASSAB, PESTALOZZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 181. Assab, 17 luglio 1882 (per. il 15 agosto).

Le informazioni che ricevo da fonti diverse mi convincono sempre più che non pochi sono gli sforzi, per non dire gli intrighi, che si stanno facendo dalla parte di Obock per alienarci le simpatie del Re Menelik, e concentrare in quel porto francese il commercio dello Scioa; qualche primo tentativo di importazione di armi sarebbe riescito assai gradito a quel Re abissino, il quale forse un poco sconfortato da un troppo prolungato silenzio da parte degli italiani, si lascerebbe invece facilmente indurre a rivolgersi ad altri ed a loro si unirebbe a nostro detrimento.

A scongiurare tale possibilità ho creduto utile prendere argomento dalla prossima venuta in questi Paesi del conte Pietro Antonelli, amico personale di Menelik, per entrare in corrispondenza diretta col Sovrano dello Scioa e col suo primo ministro, e ciò allo scopo di dimostrare loro col fatto quanto facili siano le comunicazioni tra Assab ed Ankober, ed effettivamente se i corrieri che ho spediti ieri non troveranno inciampi per la strada, io spero che le mie lettere, di

cui unisco copia all'E. V., saranno, fra breve, consegnate al Re Menelik, e serviranno a confutare chiaramente le menzogne o le esagerazioni di altri a ca··ico di questa nostra stazione.

Contemporaneamente mi valsi della comunicazione fattami dal R. console in Aden di una lettera dell'Anfari al medesimo conte Antonelli, per rivolgermi a quel Sultano dell'Aussa e prepararlo fin d'ora al passaggio dal suo territorio del giovane e distinto nostro viaggiatore, chiedendogli anzi l'invio di quel suo bastone che assicura a chi lo porta ogni immunità, ed è la migliore garanzia contro la ignoranza di molti Danakil.

Come l'E. V. potrà pure rilevare dalla qui unita traduzione di quella mia lettera, io prego il Sultano Mohammed Anfari di accordare la sua protezione al messo che invio al Re Menelik, e colgo l'occasione per riconfermargli l'espressione dei pacifici nostri intendimenti; accennando poi a qualche frase della di lui lettera al. conte Antonelli, io lascio intravedere il desiderio del R. governo di entrare in trattative e stabilire accordi che dovranno essere da ambo le parti fedelmente mantenuti.

Io spero, col pronto ritorno di uno dei tre corrieri che spedisco, di avere una prima risposta dall'Aussa, la quale ci metterà in grado di conoscere le vere intenzioni dell'Anfari, e, quando quì giungerà il signor Antonelli, di giudicare delle probabilità di successo, o meno, riservate al progettato viaggio, il quale, se condotto a buon fine come spero, sarà certo di sommo vantaggio per l'avvenire di questo nostro possedimento.

ALLEGATO I

IL REGGENTE IL COMMISSARIATO CIVILE AD ASSAB, PESTALOZZA AL RE DELLO SCIOA, MENELIK

L. Assab, 16 luglio 1882.

Une lettre que je viens de recevoir de mon ami le comte Antonelli (1), m'annonce la prochaine arrivée de ce personnage distingué, qui a l'honneur de jouir de la haute bienveillance de V. M., et c'est pourquoi, pour vous etre agréable, je m'empresse de vous participer cette bonne nouvelle.

Le comte Antonelli W.endm d'abord à Assab, et d'ici il partira directament pour le Scioa, en passant par Aussa: il espère que les dispoitions du Sultan Mohammed Anfari à son égard se maintiendront bonnes et amicales; pour obtenir du susdit Sultan ce résultat et le fixer définitivement, nous comptons beaucoup sur le puissant concours de

V. M., et sur la bonne amitié qui existe entre Vous et Mohamed Anfari, graces à la quelle il Vous sera facile de persuader ce Sultan de nos intentions pacifiques, et du seul et sincère désir que le gouvernement italien a d'établir des relations purement commerciales et regulières entre le Scioa, l'Aussa et ce port d'Assab, où les navires trouvent un abri sur, les habitants un climat sain et tempéré, et les négociants toutes sortes de facilitations.

Ge débouché à la mer par Aussa et Assab est certainement le plus direct et le plus facile pour le royaume de V. M., et malgré les contrariétés et les oppositions que, d'un autre céìté, on cherche à nous faire, je ne doute pas que V. M. ne soit facilement convaincue de c,e que j'avance.

13 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

J'ose vous prier, Sire, de vouloir bien me faire accuser réception de cette lettre par le retour du courrier porteur de cette feuil!e, car je serai doublement heureux d'avoir l'honneur de recevoir une réponse de V. M.. et de pouvoir en méme temps constater que la route d'Assab est praticable tant à l'aller qu'au retour, quand la bonne volonté ne fait pas défaut.

ALLEGATO II

IL REGGENTE IL COMMISSARIATO CIVILE AD ASSAB, PESTALOZZA, AL SULTANO DELL'AUSSA MOHAMlVIED IBN HANFARI

L.

Lode a Dio. Dopo i saluti più distinti ed i voti più sinceri per il vostro bene e prosperità, domandiamo a Dio di conservarvi sempre felice. Le nostre notizie sono buone e siamo desiderosi di averne sempre di migliori ancora da Voi augurando di rimanere con Voi nella miglior concordia.

Iddio faccia che voi non diate ascolto alle menzogne dei cattivi e gelosi che sono nemic:i vostri e nostri, cercando di impedire le buone relazioni tra noi. Ma la vostra sapienza e la vostra perspicacia ci sono pegno che voi ve ne accorgerete e vi convincerete che unico scopo del potente Re d'Italia e di noi che siamo i suoi servi è quello di essere in amicizia, che le nostre intenzioni sono pure e che il nostro desiderio è di inaugurare con voi delle relazioni amichevoli e di alleanza con Voi e coi vostri sudditi i Danakil. Da parte nostra vi proteggeremo verso il mare ed impediremo sul nostro territorio il passaggio ad ogni vostro nemico, e così desideriamo che dalla parte dell'interno diate protezione alìe carovane. Certo è che quando sarete convinto di questi nostri sinceri sentimenti, si farà tra noi un trattato di amicizia e da ambo le parti ne saranno fedelmente mantenute le clausole. Speriamo pure che il vostro amico ed alleato il Re Menelik si metta pure di accordo in un interesse comune.

Ho avuto conoscenza della lettera amichevole che voi avete scritto al conte Antonelli (l) amico del Re Menelik ed ho saputo che egli ne rimase molto soddisfatto, e presto egli verrà qui in Assab per poi recarsi allo Scioa. Se adunque gli manderete il vostro bastone per mezzo di qualche vostro servitore, autorizzandolo a passare dall'Auss::t, egli ne sarà soddisfatto per fare la vostra conoscenza ed offrirvi qualche regalo.

Noi Italiani vostri amici fedeli che abbiamo qui costruito una città in Assab vi chiediamo di dirigere sempre le carovane vostre e quelle provenienti dall'interno verso Assab, poiché i negozianti italiani e gli altri qui residenti sono desiderosi di avere relazioni di commercio coi Donakil e con la gente dell'interno. Vi diamo, per Dio l'assicuraaione che tutti i vostri sudditi che qui verrano in Assab troveranno sempre ajuto e protezione da parte della nostra autorità e dei suoi funzionarj, e così anche desideriamo che Voi diate protezione ai commercianti che da qui anderanno verso Voi nel vostro Paese per speculazione di vendere e comprare.

Vi facciamo pure sapere che noi mandiamo un messaggio al Rè Menelik per annunziargli che il suo amico il conte Antonelli andrà presto a vederlo, vi preghiamo adunque di ajutare questo nostro corriere e facilitargli il suo pronto viaggio sino dal Re Menelik.

Siamo sempre disposti per ogni cosa vi possa occorrere e preghiamo Iddio di conservarvi sempre in buona salute e prosperità. Scritto dall'umile servo di Dio Giulio Pestalozza in data del 15 luglio 1882, corrispondente al 28 Sciaban 1298.

P. S. -Se giugessero delle carovane deUo Scioa per noi vi preghiamo di dirigerle verso Assab.

Col mezzo Mohammed Keito vi mandiamo due fucili, due ombrelli ed un poco di provviste che vi preghiamo di accettare m segno di amicizia benchè siano di poco valore per Voi, o Sultano!

(l) Ed. in L'Italia in Africa, op. c!t., tomo II, pp. 237-240.

(l) Non pubblicata.

(l) Non pubbl!cata.

171

IL MINISTRO A BUCAREST, TORNIELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Bucarest, 17 luglio 1882.

Con il barone Ring, reduce da Costantinopoli da due giorni, ebbi ieri lungo ed amichevole colloquio sovra le cose di Egitto. Le opinioni personali del diplomatico francese non si sono modificate in seguito agli ultimi avvenimenti.

Appena arrivato a Costantinopoli, mi diss'egli, mi sono avveduto dell'impossibilità di far prevalere il mio modo di vedere ed i partiti conciliativi che soli avrebbero potuto salvare la situazione. Chiesi inutilmente a Parigi che mi si lasciasse ripartire subito. La mia presenza colà riusciva affatto inutile. Vi assi

. curo, soggiungevami egli, che vi era di che disperare del buon senso. Che cosa si poteva in sostanza ragionevolmente volere? La sicurezza degl'interessi finanziari non era minacciata, poiché il giorno stesso in cui in nome di tali interessi, gli agenti di Francia e d'Inghilterra aveano protestato contro il governo nazionale, nella cassa del debito pubblico vi era una somma con cui pagare un semestre e mezzo di tutta la rendita egiziana. Si voleva forse preservare le colonie da pericoli? Ma era visibile che la politica seguita conduceva ad una catastrofe. Il Khedive Teufik è condannato come l'uomo servo dello straniero. I fetva di condanna sono stati spediti dalla Mecca, per lui non è che quistione di giorni, forse di ore. Invece di dare all'elemento nazionale il posto che non gli si può contestare si è preferito sopprimere le colonie straniere. «Elles génaient les anglais ». Bisognava che assolutamente tale o tal altra mediocrità impinguata con gli stipendi inseriti sul bilancio egiziano, che tale o tal altro agente estero, ligio ad interessi che non si potrebbero onestamente confessare inavouables, avessero ragione. Tutto il resto dovea a ciò essere sacrificato e lo è stato.

La Turchia potrebbe ora intervenire, ma come salvatrice del Paese dalle mani degl'inglesi. Diversamente l'autorità del Sultano sugli arabi è perduta ed il Sultano sente di averne bisogno. Il Sultano mi disse: «se mi forzeranno a sguainare la scimitarra, meglio sarà per me il farlo per gli amici miei che per i miei nemici ». Ma non bisogna illudersi sovra l'inerzia di un governo che tollera la presenza a Costantinopoli dell'ambasciatore di uno Stato che in piena pace ha bombardato una città aperta dell'impero. Chi anticiperebbe in ogni caso le spese di una spedizione turca? Per mandare Dervish pascià la Porta ha fatto un debito con i banchieri di Galata etc...

Le notizie che si avevano a Costantinopoli da Alessandria erano tali da giustificare il giudizio severissimo che il mio interlocutore recava della condotta dell'ammiraglio Seymour. I carceri ed i luoghi di pena sarebbero stati bombardati ed incendiati di proposito; lo stesso sarebbe stato fatto per i quartieri arabi senza calcolare che i miserabili abitanti si sarebbero per rappresaglia gettati sul quartiere europeo.

Sulla conferenza il linguaggio del barone di Ring fu meno esplicito. Essa si sarebbe, a suo dire, tenuta nei limiti di un colloquio fra i plenipotenziari di Inghilterra e di Francia. Il Sultano tentò presso l'incaricato d'affari di Germania, un passo diretto ad ottenere l'azione conciliativa del Gabinetto di Berlino. Ma il diplomatico tedesco si ricusò perfino di trasmettere la proposta a Berlino dicendo aver egli per istruzione di ottenere che anzi tutto la Turchia accettasse la conferenza. Il Sultano sarebbe stato assai raffreddato nelle sue simpatie tedesche da una tale risposta.

Della condotta degli altri nulla mi disse esplicitamente. Mi lasciò però comprendere <che, a suo avviso, i nostri interessi i più legittimi e la base di ogni nostra influenza in Egitto erano seriamente compromessi. Mi parlò delle notizie gravi che si avevano a Costantinopoli dell'eccitamento delle popolazioni musulmane della Siria, del panico che minacciava di rovinare la nostra colonia di Tripoli. Nel canale la Francia era decisa a non permettere che l'Inghilterra si stabilisse sola. Giammai, dopo la guerra di Crimea, gli armamenti marittimi della Francia furono portati, come al presente, alla massima loro estensione.

Ho telegrafato nella serata d'ieri (l) al ministero quest'ultima indicazione che mi parve talmente grave da dover essere immediatamente riferita. Di questa e delle altre notizie che riassumo nei punti principali, prego tuttavia V. E. di voler mantenere il carattere strettamente privato e confidenziale proprio della lo!"o origine.

(l) Da M.C.R., Carte Mancini.

172

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1130/1001. Londra, 18 luglio 1882, ore 17,38 (per. ore 22,25).

Voici les renseignements que je puis donner en réponse du dernier télégramme de V. E. (2). Il est certain qu'entre les deux gouvernements anglais et français il y a, depuis peu de jours, au sujet de l'Egypte, un rapprochement dont l'ambassadeur de France, à ce qu'il parait, a pris l'initiative. Il vient d'aUer à Paris pour engager, dit on, M. Freycinet à que la première alternative l'a emporté et des ouvertures d'action commune auraient été faites au Cabinet anglais. Pourtant le Cabinet anglais parait divisé sur ce point. Granville penche pour la France, Hartington et autres de ses collègues y sont, dit-on, contraires. De son còté Dufferin, à ce qu'on assure, voudrait que l'Angleterre s'entende avec la Turquie toute seule. De son còté celle-ci cberche à isoler l'Angleterre. Le Times, qui représente les porteurs de bons égyptiens, se montre maintenant plus favorable à la France contre la quelle pourtant se manifeste une forte partie de l'opinion publique, qui pense que la France tachera de concentrer tout l'intérèt de l'Angleterre sur le canal de Suez, tandis qu'elle méme s'instal

lerait prépondérante en Egypte. Ce matin j'ai été chez l'ambassadeur d'Allemagne pour lui parler de cette question. Il m'a confirmé les indications précédentes. Il a ajouté que son gouvernement entendait se tenir tout à fai t en dehors de ce t te affaire; qu'il sésirait que tout s'arrange, mais qu'en ce moment il ne veut pas s'en méler. En attendant le comte Munster m'a dit qu'il comptait partir en congé dans le courant de cette semaine; sa présence ici ne serait plus nécessaire. Il m'a dit aussi que l'ambassadeur d'Autriche avait été trop absolu en assurant que Granville entendait remettre à la conférence la question du canal de Suez. Au moment où nous en parlions, Granville entra dans le Cabinet du comte Munster, me priant de rester, vu qu'il avait une communication égale à faire à tout les deux. Le noble lord nous dit alors que, d'accord avec la France, il avait invité la conférence à s'occuper de la sécurité actuelle du canal de Suez désirant que les gouvernements intéressés s'entendent pour savoir à qui confier le soin d'y pouvoir. La chose semble urgente vu qu'Araby parait vouloir se concentrer sur le Caire et pourrait couper le canal d'eau douce. Ayant demandé à Granville si la conférence devrait aussi s'occuper de la neutralisation et de la liberté du canal, il répondit que non vu que cette question était réservée à une discussion ultérieure. Nous lui avons aussi demandé ce qu'il entendait faire et s'il avait un projet arrété pour le cas probable où la Turquie refuserait la mission dont la conférence voudrait la charger. Granville répondit que la conférence émettrait un avis à ce sujet, mais qu'il n'avait pas de projet arrété. Granville a été dans cette conversation plus réservé que de coutume, mais il a bien laissé voir que des pourparlers et un rapprochement ont eu lieu avec la France. Le Cabinet affaibli par la retraite de Bright, aurait probablement, si le dualisme anglo-français se retablissait, de rudes attaques à soutenir dans le parlement. Ici on se montre surpris de ce que l'Italie n'ait pas voulu concourir, camme l'a fait l'Allemagne, à la préservation de l'ordre à Alexandrie.

(l) -T. 1107 del 16 luglio 1882, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 169.
173

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 605. Roma, 18 luglio 1882, ore 23,55.

L'ambassadeur d'Angleterre m'a communiqué un télégramme donnant à lord Dufferin, instructions de présenter, de concert avec l'ambassadeur français à Constantinople, à la conférence la proposition suivante. En dehors du devoir individuel de chaque Puissance de parer à tout danger soudain qui se présenterait pour le canal de Suez, le gouvernement de la Reine pense, qu'il est désirable, que toute action, à cet égard, reçoive la sanction de l'Europe, et si possible encore de la Turquie. En conséquence, la France et l'Angleterre proposent à la conférence, de désigner les Puissances, qui, en cas de nécessité, seraient chargées de prendre les mesures requises, pour la protection du canal. Pour gagner du temps les Puissances, à cet effet, désignées, et ayant accepté le mandat, se concerteraient pour le mode et le moment de l'action, qui devrait en tout cas, se produire sur la base du protocolle de désintéressement.

J'ai répondu à l'ambassadeur d'Angleterre que notre représentant recevrait aussitòt instructions de prendre part à la discussion, qui s'ouvrirait, sur ces bases, dans la conférence.

(Per Vienna, Berlino) Je me réserve de donner instructions à Corti sur le fond de la question, après avoir connu, sur ce sujet, l'avis des Cabinets de Vienne et de Berlin. Tàchez de me renseigner là dessus le plus tòt possible (1). Si la proposition anglo-française est admise, nous ne serions nullement anxieux de voir désignée avec les Puissances occidentales pour la protection du canal. Nous n'accepterions le mandat, qu'à la condition qu'il serait également accepté, par l'Allemagne ou par l'Autriche-Hongrie.

(Per Costantinopoli) Je me réserve, quant au fond de la question, de vous donner instructions, après m'ètre concerté avec les Cabinets de Vienne et de Berlin.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1131. Parigi, 19 luglio 1882, ore 2,15 (per. ore 3,55).

A la Chambre, après exposé situation par Lockroy Charmes, M. de Freycinet dit que, depuis événements d'Alexandrie, état des choses constitue droit à intervention armée. Dans situation actuelle de l'Europe un gouvernement sage doit s'efforcer agir avec Europe pour n'avoir pas à agir contre elle. L'alliance anglaise n'a jamais été ébranlée, mais le gouvernement a voulu rechercher en mème temps le concert européen. Si la Turquie accepte intervention, la France exercera une surveillance sur son intervention; toute la négociation est un triomphe pour la diplomatie française. Si la France est comprise dans les Puissances désignées pour intervention, elle accepte le mandat à condition qu'il soit nettement défini. Le canal doit étre libre; si d'autres Nations vont le protéger, la France doit étre du nombre. Pour le canal le gouvernement français désire provoquer une délibération de la conférence tout en réservant sa liberté d'action. Un accord dans ce sens a été conclu hier avec le Cabinet anglais. Gambetta parle contre concert européen et vante l'alliance francoanglaise. Freycinet saisira la Chambre, avant les vacances, de la question d'une action directe pour le canal de Suez et présentera un projet de loi spécial pour demander crédits nécessaires. La discussion continue demain.

(l) Cfr. nn. 177 e 181.

175

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1136. Therapia, 19 luglio 1882, ore 3,45 (per. ore 15,15).

Les ambassadeurs de France et d'Angleterre ont constaté, de la manière la plus catégorique, aujourd'hui, qu'ils considéraient la question du canal de Suez comme séparée de l'Egypte, pour laquelle nous avions demandé intervention ottomane, en déclarant que la première exigerait des mesures urgentes et spéciales. Les représentants d'Autriche et d'Allemagne n'avaient aucune instruction, et ils se sont méme refusé de prendre en considération la proposition. L'ambassadeur d'Angleterre a fait entendre que, si les Puissances rejetaient l'offre formulé en cette occasion de soumettre les mesures nécessaires à la sanction de l'Europe, l'Angleterre et la France seraient forcées d'agir pour leur compte. Notre prochaine délibération là dessus ne pourra avoir lieu que lorsque nous serons munis d'instructions positives. Je serai reconnaissant si, en attendant, V. E. voulait me faire connaitre si je dois considérer les deux réserves présentées par l'Autriche, selon télégramme de V. E. du 11 (1), définitivement acceptées par le gouvernement du Roi quoique elles n'aient jamais été présentées à la conférence.

176

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DEPRETIS, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

T. Bellagio, 18 luglio 1882, ore 15,30 (per. ore 16,35).

Approvo risposta che hai fatta a Robilant (3) ed aggiungo che, siccome è probabile, verrà a parlartene Ludolf, io credo necessario dichiarargli senza esitare che riteniamo impossibile visita sovrana austriaca altrove che a Roma. Conviene, anzi, non lasciare speranza alruna controvisita anche eventuale in altra città Regno. La dignità della Corona ed il sentimento nazionale ne sarebbero offesi ed in prossimità delle elezioni generali il fatto potrebbe avere le conseguenze più gravi.

177

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1142. Vienna, 19 luglio 1882, ore 17,15 (per. ore 18,55).

Pour les raisons que j'ai déjà fait connaitre à V. E. Cabinet de Vienne ne croit pas pouvoir donner de mandat en général pour la question d'Egypte, et, dans le cas spécial du canal, ne veut pas créer une exception. Kalnoky

m'a dit qu'il n'avait pas de difficultés à déclarer qu'il n'a pas d'objection à

l

ce que des Puissances interviennent pour la protection du canal. Voilà tout. Il attendait, du reste, réponse de Berlin pour y conformer ses instructions à l'ambassadeur à Constantinople, tout en lui laissant une certaine latitude pour se mettre d'accord avec ses collègues sur la susdite base. Il est bien entendu qu'il ne saurait ètre question d'un contingent autrichien. J'ai constaté qu'on a vu avec satisfaction que l'Italie n'accepterait, par conséquent, pas non plus de mandat.

(l) -Cfr. n. 156. (2) -Da M.C.R., Carte Mancini. (3) -T. 602 del 18 luglio 1882, non pubblicato.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, E A VIENNA, DI ROBILANT

T. CONFIDENZIALE 607. Roma, 19 luglio 1882, ore 23,55.

L'ambassadeur d'Allemagne est venu me dire confidentiellement, sans en ètre expressement chargé, d'après un télégramme de son gouvernement, que si le Sultan refusait d'intervenir en Egypte et la conférence venait à ètre saisie du projet de faire intervenir d'autres Puissances, l'Allemagne est dès aujourd'hui, résolue à ne donner le mandat d'intervenir à aucune Puissance, laissant toutes autres Puissances libres d'intervenir à leurs risques et périls. Le Cabinet de Berlin motive sa résolution par la considération qu'un mandat européen donnerait à l'intervention le caractère d'une lutte de la chrétienté contre l'islamisme. La déclaration dont M. de Keudell m'a donné connaissance à ce sujet est conçue en termes qui ne sauraient ètre plus nets ni plus péremptoires.

(Per Costantinopoli) Ceci pour le moment n'est que pour votre information. (Per Vienna) Tàchez de me dire, le plus tòt possible, quelles sont, sur ce point, les vues du Cabinet austro-hongrois (1).

179

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A VIENNA, DI ROBILANT

T. 608. Roma, 20 luglio 1882, ore 9,45.

La déclaration de l'Allemagne (2) a, en face du refus presque certain de la Porte, une gravité évidente. Se désintéresser de l'affaire égyptienne est assez facile pour les deux Empires; ce ne l'est pas également pour l'Italie, Puissance méditerranée, dont trois mille nationaux, c'est de Martino qui nous

le télégraphie (1), ont déjà débarqué et repris résidence à Alexandrie. Aux yeux de l'opinion publique, chez nous, refuser le mandat, mais laisser faire c'est, comme effet pratique, et comme impression tout à fait l'equivalent d'une carte bianche accordée aux deux Puissances occidentales; c'est ramener, avec foule de circonstances aggravantes, la question égyptienne au point où elle en était avant l'affirmation du concert européen en janvier dernier. Nous ne voulons point entraver les plans politiques de M. de Bismarck. Aussi préférons nous nous abstenir d'énoncer des propositions formelles. Mais nous devons ne pas cacher aux deux Cabinets que, pour nous rendre possible et facile la tache de nous maintenir avec eux dans une identité complète d'attitude, il est absolument indispensable qu'on tienne compte à Vienne et à Berlin de notre situation spéciale. Ainsi, par exemple, si l'intervention franco-aglaise devait avoir lieu, il est essentiel, pour que nous puissions rester, gouvernement et Pays, sur le meme alignement avec l'Allemagne et l'Autriche, qu'on caractérise et accentue la portée de cette intervention soit par des déclarations impliquant désapprobation d'une pareille action isolée, soit en renouvelant, à cette occasion, l'affirmation de la compétence exclusive du concert européen pour tout règlement définitif de la question égyptienne. Je prie V. E., comme je le fais également avec son collègue de Berlin (Vienne), de vouloir bien avoir, sur ce sujet important, une explication franche et immédiate avec le ministre des Affaires Etrangères, et m'en faire connaitre le résultat au plutòt (2).

(l) -T. 1145 del 20 luglio 1882, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 178.
180

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI (3)

T. 611. Roma, 20 luglio 1882, ore 9,45.

L'ambassadeur d'Angleterre me communique instructions données par Granville à Dufferin de proposer à la conférence, que si dans les 12 heures la Sublime Porte ne donne réponse affirmative, le silence sera considéré comme refus, et la conférence avisera à autre moyen le plus éxpéditif d'intervention. La France est priée de s'associer à cette proposition, et les autres Puissances sont requises de donner leur assentiment.

(Per Costantinopoli) Je me réserve de vous donner instructions, après avoir connu opinion des trois Cabinets. Vous pourriez, en cas d'urgence, vous associer à l'attitude de vos trois collègues.

(Per Vienna, Berlino, Pietroburgo, Parigi) Veuillez immédiatament me télégraphier réponse et instructions du Cabinet auprès duquel vous etes accrédité (4).

(l) -T. 1137 del 19 luglio 1882, non pubblicato. (2) -Cfr. nn. 182 e 183. (3) -Ed., in italiano e ad eccezione del brano fra asterischi, in LV 35, p. 235. (4) -Le risposte da Vienna, Berlino e Pietroburgo sono contenute nel T. 1160, 1162 e 1165 del 21 luglio 1882, non pubblicati.
181

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1151. Berlino, 20 luglio 1882, ore 17,35 (per. ore 20,15).

Cabinet de Berlin n'entend s'engager d'aucune manière à l'égard de la proposition relative au canal de Suez. Il n'acceptera pour lui meme et ne confiera aucun mandat à une ou deux Puissances. Le secrétaire d'Etat dit que la compétence de la conférence a été dans le début limitée à discuter et à arreter en cherchant de s'entendre avec la Turquie les mesures nécessaires au rétablissement d'un état de choses norma! en Egypte. Il s'en tient à ce programme et évite de prononcer sur ce qui sort de ce cadre. Il y a d:ameurs une question préalable. Le canal de Suez fait-il ou non partie de l'Egypte? Dans le premier cas il y aurait des responsabilités à encourir. Il y aurait le danger de créer des précédents qu'on pourrait invoquer dans d'autres directions.

Dans le second cas il y aurait aussi une part de responsabilité mal définie et le contrale présenterait réellement de graves difficultés. Le Cabinet de Berlin n'entend ni préjuger ni restreindre les délibérations de la conférence; il n'expose que sa manière de voir. Du reste que telle ou telle autre Puissance accepte de concourir à la protection du canal ou d'intervenir militairement en Egypte, il ne fera ni critique ni opposition, mais, en ce qui le concerne, il ne se soucie pas d'assumer un engagement quelconque. Cabinet de Berlin, vu les dispositions manifestées par la Porte de prendre part à la conférence, s'est abstenu de répondre à la communication des dernières instructions transmises par Granville à Dufferin.

182

L'AMBASCIATORE A VIENN A, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1150. Vienna, 20 luglio 1882, ore 18,40 (per. ore 20,15).

L'entrée de Turquie dans conférence que l'ambassadeur ottoman a annoncé officiellement tout à l'heure change de nouveau situation et pour le moment il ne peut etre question de la sommation qu'Angleterre voudrait qu'on adresse à la Porte. Il faut cependant se hater si on ne veut pas que Cabinet de Saint James procède sur la voie où il s'est mis. C'est l'opinion de Kalnoky. Je viens de lui donner communication du télégramme de ce matin de V. E. (1), il déclare devoir maintenir son abstention de donner mandat pour les raisons déjà dites, car il n'aurait pas l'opinion publique pour le soutenir si dans l'exécution on s'éloigne du mandat, mais, en déclarant ne pas avoir d'objection à l'action, à leurs risques et périls, d'une ou deux Puissances il trouve convenable et maintient de rappeler à la conférence engagement pris à l'avance par les deux Puis

sances, et surtout affirmer compétence exclusive du concert européen pour règlement définitif de la question égyptienne. Kalnoky comprend parfaitement position très délicate du gouvernement italien, il est loin de partager entièrement manière de voir de Bismarck, mais il dit que le chancelier allemand a et aura toujours voix prépondérante et ainsi il est impossible de suivre une route différente. Ceci, s'entend, est tout à fait confidentiel.

(l) Cfr. n. 179.

183

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1153. Berlino, 20 luglio 1882, ore 19,30 (per. ore 21,30).

Je viens de parler en toute franchise au secrétaire d'Etat dans le sens du télégramme de V. E. d'aujourd'hui Cl). Il avait reçu, peu avant la mienne, la visite de l'ambassadeur de Turquie chargé de notifier le consentement de son gouvernement à prendre part à la conférence. Tout dépendait maintenant de savoir de quelle nature seront les communications du représentant ottoman et jusqu'à quel point elles se concilieront avec la note identique; si ce n'est là qu'un expédient dilatoire, on se retrouvera dans les memes embarras. Si le Sultan refusait son concours et que la conférence fù.t saisie du projet de faire intervenir d'autres Etats, le Cabinet de Berlin est parfaitement résolu à ne pas intervenir lui-méme et méme il n'inclinerait pas à opter pour un mandat en faveur d'une Puissance quelconque. Ce serait s'adosser une responsabilité sans contrale sérieux. Le secrétaire d'Etat reconnait que l'Italie a une position spéciale en Egypte et dans la Méditerranée et il apprécie en meme temps avec quelle loyauté nous nous appliquons à maintenir notre alignement avec l'Allemagne, mais il n'est pas d'avis d'une déclaration impliquant désapprobation de l'action isolée anglo-française. Ce serait prendre parti contre les Puissances occidentales et accroitre !es complications au lieu de les diminuer. Quant à renouveler affirmation compétence exclusive du concert européen pour tout règlement définitif de la question égyptienne, il n'en voit ni l'urgence ni la nécessité. La démarche récente de la Turquie modifie, au moins momentanément la situation. D'un autre còté les quatre Puissances n'ont pas retiré leurs déclarations au point de vue des intérets généraux européens et la France et l'Angleterre elle méme accentuent vouloir le concert de l'Europe. Tel a été le langage du secrétaire d'Etat. Je ne vois pas trop quels avantages sérieux nous retirerions d'une... (2) de concert avec l' Angleterre et la France réunies, so i t e n ce qui concerne le canal de Suez, so i t pour l'ensemble des affaires égyptiennes. La rivalité, l'antagonisme d'intérets entre ces deux Puissances est une garantie qu'à la longue elles ne s'entendront pas plus pour une occupation à échéance indéterminée de l'Egypte que pour réorganiser, à elles seules, ce Pays. Le comte Corti pourrait d'ailleurs recevoir l'instruction de formuler nettement à la confèrence toute réserve au sujet d'un règlement définitif.

(l) -Cfr. n. 179. (2) -Gruppo indecifrato.
184

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI (l)

T. 614. Roma, 20 luglio 1882, ore 23,55.

La réponse de la Porte, nous parait surtout devoir étre considérée, comme ayant pour effet d'écarter l'obstacle absolu, qui s'opposait jusqu'ici à la solution, que tout le monde s'attendait à juger la plus opportune, dans Ies circonstances actuelles. Notre impression, est, que les Puissances devraient maintenant, tout en pressant la Porte, pour qu'elle adopte de promptes mesures, lui faciliter son oeuvre, par un esprit de conciliation sur les détails. Il est évident pour nous, que, le jour où l'intervention ottomane serait décidée l'attitude unanime des Puissances ne manquerait pas d'exercer son action en vue de l'intérét générale européen en Egypte, quels que soient d'après leur teneur libérale, !es arrangements préalables, qui se prendraient au sujet de l'intervention.

(Per Londra) C'est dans ce sens que vous devez vous exprimer avec lord Granville, dont les dispositions conciliantes et pacifiques, vont avoir dans cette nouvelle phase de la question, une influence décisive.

(Per Berlino, Vienna) Tachez de me dire, le plus tòt possible les dispositions et Ies vues du Cabinet auprès duquel vous étes accrédité, dans cette nouvelle phase de la question (2).

185

UMBERTO I, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

T. Torino, 20 luglio 1882.

Preso conoscenza del dispaccio di Robilant ( 4) e delle istruzioni che ella ha rivolte (5), mi affretto a parteciparle ch'esse non potrebbero meglio corrispondere alla mia intenzione.

Riteneva che le prime intelligenze prese di annunzio degli impegni, quando credevasi la venuta Imperatore nel mese agosto, dovessero cessare dopo la sua visita a Trieste, tanto più che sarei stato sino dopo le manovre ma rilevando ora che venendo Imperatore nel primo settembre, converrebbe protrarre di molto questi impegni, benché io sia sempre disposto a sacrificare i miei voti personali quando trattasi degli interessi generali, pure, ritenendo che fare la visita a Trieste alla nuova epoca stabilita quando si affermasse che per le manovre e per gli impegni presi ad epoca fissa con Torino io non crederei

opportuno cambiare il programma tranne il caso in cui si trattasse di ricevere la visita a Roma preferirei non impegnarmi d'ora ad escludere assolutamente il soggiorno di Monza. Suppongo che Imperatore, ritornando a Vienna dopo la visita a Trieste, non verrebbe più questa stagione in Italia, mi lusingo poi di sapere presto se Imperatore rinunzia alla sua visita, ovvero si decida venire a Roma come, mi pare, ne conservi speranza Robilant.

La ringrazio ancora di tutte le informazioni sulle cose egiziane in attesa della risposta Sublime Porta che prevedo io pure negativa ritengo solo degno di esame il sistema di cui Ella mi fa parola confidando nel suo patriottismo.

Venerdì mattina mi reco nella vallata di Ceresole a poche ore da Torino. Occorrendo potrà rivolgermi i telegrammi a Cuorgnè.

(l) -Ed., in italiano, in LV 35, p. 345. (2) -Cfr. n. 193. La risposta da Berlino, è contenuta nel T. 1162 del 21 luglio, non pubblicato. (3) -Da M. C. R., Carte Mancini. (4) -T. 1116 del 18 luglio 1882, non pubblicato. (5) -T. 602 del 18 luglio 1882, non pubblicato.
186

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1164/1004. Londra, 21 luglio 1882, ore 17,25 (per. ore 19,20).

Lorsque V. E. m'a expédié son dernier télégramme qui porte la date de la nuit dernière(l), elle n'avait pas probablement reçu mon télégramme n. 1003 (2), dans lequel je lui faisais part de la réponse faite par Granville à la dernière note de la Turquie, qui indiquerait son intention de prendre part à la conférence. Granville ne considère cette nouvelle attitude de la Porte que camme un moyen dilatoire, il ne peut l'accepter camme une réponse satisfaisante à la dernière sommation. En conséquence l'ordre de départ a été donné aux troupes. En méme temps le ministre annonçait hier dans les deux Chambres que le gouvernement aurait demandé, lundi prochain, un crédit pour faire face aux nouvelles éventualités. A cette occasion aura lieu probablement un grand débat sur les affaires d'Egypte. On suppose qu'aujourd'hui, peut étre méme en ce moment, cette question sera discutée. La seule manière d'éviter une intervention anglo-française eut été que la Turquie, elle méme, envoyàt ses troupes sans trop discuter sur les conditions qu'on voudrait lui imposer. Peutétre serait il encore temps pour elle d'éviter cette intervention, qui, sans doute, ne tournera pas à l'avantage des droits de souveraineté absolue sur l'Egypte aux quels elle prétend.

187

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

L. P. Courmayeur, 21 luglio 1882.

La più strana ed inaspettata notizia mi è stata data a Torino, al momento in cui partivo per Courmayeur, e da fonte così sicura, che non posso a meno di

scriverne confidenzialmente all'E. V. Mi si disse «che il mio nome era stato pronunziato a Vienna e a Berlino per l'ambasciata di Parigi; e che il ministero (ripeto i termini stessi adoperati da chi mi parlò) considerando una tale scelta come avente un carattere troppo spiccato nel senso dell'alleanza austro-germanica, non aveva gradito il suggerimento ed inclinava a nominare a Parigi il conte Corti».

Io ho sempre desiderato personalmente nell'interesse del servizio che Nigra fosse inviato a Parigi; riconosco pienamente che Corti ha assai più titoli di me ad una tale nomina; ed infine non ho mai pensato a porre la mia candidatura per quel posto. Non mi permetterei neppure di scriverle in proposito, se l'accaduto non mi ponesse, per due rispetti diversi, in una situazione che per me è grave e delicata.

In primo luogo sono dolentissimo che sia stata sollevata, non posso intendere come né perché, una tale questione di candidatura, la quale non può a meno, dal momento che è nota, di rendere difficile la continuazione delle funzioni che con tanto impegno e con tanta gratitudine per la di lei fiducia e benevolenza, ebbi l'onore di esercitare sotto i suoi ordini. Ed anzi ne diventerà difficile l'accettazione per parte mia d'un altro posto nel momento attuale, se apparirà che la candidatura stessa fu formalmente posta e formalmente respinta. E' un caso che credo raro nella carriera diplomatica, e che considero infelicissima per me.

In secondo luogo, dopo aver lavorato con indefesso zelo e con ansiosa preoccupazione a migliorare i nostri rapporti colla Francia, -dopo avere in qualche modo impegnato la mia personale responsabilità, coll'autorizzazione dell'E. V., nei negoziati col marchese di Reverseaux circa gli affari di Sfax e delle capitolazioni in Tunisia, -dopo avere infine sperato di collaborare con lei a suggellare con la reconciliazione (in quanto è possibile) colla Francia l'opera di pacificazione incominciata colla nostra politica verso l'Austria e la Germania, -nulla mi poteva riuscire più doloroso che di vedere attribuire alla mia azione un carattere meno che amichevole verso la Francia, -ed alla scelta eventuale della mia persona un significato altro che quello della designazione di un agente esente da pregiudizi e da idee preconcette, esatto esecutore delle istruzioni governative, e desideroso di migliorare il più che sia possibile le relazioni amichevoli col Paese presso il quale egli possa venire accreditato.

Le poche conversazioni che ebbi occasione di avere sulle nostre relazioni colla Francia con alcuni colleghi dell'E. V., specialmente coi ministri Magliani e Berti, e col presidente del Consiglio, non possono non averli pienamente illuminati sul mio conto; ed aggiungo che credo sapere che a Parigi non mi considerano punto con [sic] un avversario. Confido dunque nell'E. V. perché, quando mi si attribuiscono idee o atti che non sono miei, Ella rivendichi la schiettezza, la lealtà, l'imparzialità del mio operato, che fu sempre pienamente subordinato alle di Lei direzioni.

Mi perdoni queste righe scritte in gran fretta al momento della partenza del corriere.

(l) -Cfr. n. 184. (2) -T. 1155/1003 del 20 luglio 1882, non pubblicato. (3) -Da M. C. R., Carte Mancini.
188

L'AMBASCIATORE D'AUSTRIA A ROMA, LUDOLF, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Roma, 22 luglio 1882.

Je me permets de vous envoyer ci-après une traduction plus complète des instructions données le 21 par Mr. le comte Kalnoky au baron Calice, que celle que je vous en ai faite verbalement.

«Le comte Duchatel, par ordre de son gouvernement, nous a pressé aujourd'hui de vous donner des instructions par rapport au canal de Suez qui au dire de Mr. de Lesseps se trouverait fortement menacé. Sir Henry Elliot de son còté a fait les memes representations concernant la situation de l'Egypte qui serait également très critique puisque Port Said et Alexandrie sont en danger et qu'Araby Bey se trouve etre le maitre du pays :~>.

« J'ai répondu à l'un et l'autre qu'il fallait d'abord attendre la réponse de la Porte à la note identique. Ce qu'il fallait faire ensuite dépendait de cette réponse. Quant au canal de Suez nous reconnaissons le danger dont il est menacé et toute mesure prise pour sa sècurité, remontrerait de notre part ni opposition ni difficulté. L'obstacle pour nous est seulement la concession d'un mandat dont la limitation préalable en vue des éventualités incalcolables de la situation, nous parait aussi impossible pour celui qui donne le mandat que pour celui qui le reçoit. L'état de choses créé en Egypte sans notre participation, n'est pas de nature à ce que nous puissions assumer une responsabilité quelconque pour la mise à exécution des mesures militaires proposées et celà d'autant moins qu'un engagement pareil pourrait me piacer en desaccord avec les corps représentatifs et avec l'opinion publique de l'Autriche-Hongrie. La question du mandat d'ailleurs ne pourrait etre traitée au sein de la conférence qu'après le refus de la Turquie d'intervenir et j'ai lieu de croire qu'il serait impossible d'arriver à ce sujet à une unanimité, tandis que l' Angleterre et la France représentant le nécessité d'une prompte action en Egypte comme inévitable.

De ce qui précède il resulte: Que nous ne mettrons don c pas d'obstacle qu'une ou plusieures Puissances, en cas de refus de la Porte, se chargent de veiller par les armes à la sécurité du canal de Suez et au rétablissement de l'ordre en Egypte, mais que nous n'avons pas l'intention de donner à cet effet un mandat qui pourrait entrainer des conséquences que nous ne sommes pas en état d'encourir '>.

Voici, Excellence, l'exacte teneur du télégramme du comte Kalnoky et j'accompagne encore ces lignes des voeux qu'elles puissent vous rencontrer déjà soulagé des souffrances de ce matin.

(l) Da M. C. R., Carte Mancini.

189

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Vienna, 23 luglio 1882.

Ringrazio vivamente l'E. V. per l'approvazione impartita al linguaggio da me tenuto al conte Kalnoky a riguardo della controvisita imperiale. Credo difficile ella abbia occasione di parlarne col conte Ludolf pel momento, ritengo invece che per fugare la situazione, l'Imperatore al momento che crederà opportuno telegraferà direttamente a S. M. Ad ogni modo però se Ludolf ne tenesse parola a V. E. sarebbe meglio non dirgli che l'Imperatore sarebbe ricevuto con entusiasmo a Roma poiché previamente quell'entusiasmo lo spaventerebbe, le dimostrazioni di gioja degl'italiani non potendo che aggravare il malumore del Vaticano che qui si teme assai. Per conto mio al punto a cui sono giunte le cose starei incrollabile sul Roma o niente, tanto più che se un mezzo termine potesse presentarsi, e suppongo che a tale riguardo l'E. V. deve avere un'idea che non mi ha ancora esternato, lo si raggiungerebbe tanto meglio se avremo saputo farci ritenere inflessibili sul capitolo della nostra dignità.

Come l'E. V. avrà potuto constatare, negli affari d'Egitto non c'è assegno di sorta a fare sull'Austria, i tentativi del conte Kalnoky di avere delle idee proprie essendo andati falliti. Egli seguirà d'or inanzi ciecamente gl'impulsi che gli verranno da Berlino. Del resto sta di fatto che l'opinione pubblica in Austria non appoggerebbe il governo se volesse uscire dalla sua attitudine riservata, e d'altra parte per gli obbjettivi che qui si hanno in vista, consolidazione della posizione in Bosnia ed eventuale espansione verso Salonicco, certo si è; che li si potranno conseguire tanto meglio a cose finite con un'attitudine riservata che non malcontenti né gli uni né gli altri. Questa situazione non ci è certamente favorevole, ma non dipende da noi il mutarla.

Rendo grazie infinite all'E. V. pel modo cosi gentile con cui Ella ebbe a rammentarsi della mia commendatizia a favore del conte della Croce, e non ho d'uopo di dirle che vi trovai un nuovo pegno di quella particolar benevolenza ch'ella non ha mai cessato di dimostrarmi.

Prima di chiudere questa lettera in cui vi ha di tutto un poco, mi permetta che la preghi di accordarmi un congedo un poco lungo tosto che la cosa sarà decentemente fattibile. Ho passato un assai cattivo inverno, le mie condizioni di salute sono poco buone, ed il mio medico mi raccomanda caldamente cambiamento d'aria, attenta cura, ed un prolungato riposo. Sono realmente sofferente e stanco, ed ho sommo bisogno d'andare per due o tre mesi a rifarmi tranquillamente a casa mia a Torino. Se dunque gli affari prenderanno una piega ben definita, e se altri rappresentanti di grandi Potenze andranno in congedo, avanzerò io pure la mia domanda. Qui ciò che può

esserci a fare lo farà al par di me il barone Galvagna; in quanto poi ha tratto alla controvisita, giudicherei anzi opportuno il mio allontanamento troncando così negoziati senza uscita: del resto Kalnoky lo sa da assai tempo che aspiro ad un congedo, non potrebbe quindi credere che coprisse qualche secondo fine.

(l) Da M. C. R., Carte Mancini.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1179. Parigi, 24 luglio 1882, ore 16,40 (per. ore 18,40 ).

L'ambassadeur d'Allemagne me dit que M. de Lesseps presse beaucoup le gouvernement français d'envoyer des troupes pour la protection du canal de Suez. Hohenlohe constate en outre que dans ses conversations avec lui le ministre des Affaires Etrangères ne parle plus d'intervention en Egypte, mais simplement de protection du canal. L'ambassadeur m'ajoutait «Nous, c'est à dire les quatre Puissances, nous ne donnerons positivement pas de mandat d'agir en Egypte ». L'ambassadeur explique les forces si considérables que la France prépare par la nécessité de tenir compte des maladies aux quelles seront exposés les soldats dans cette saison. Il croit la France et l'Angleterre d'accord, mais il pense pouvoir nier l'existence d'une convention spéciale. Il m'a demandé avec beaucoup d'intérèt si c'était vrai que la France nous avait invités à une coopération quelconque avec elle. J'ai répondu n'en rien savoir. Je sais que l'ambassadeur d'Allemagne a interrogé aussi le ministre des affaires étrangères à ce sujet.

191

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI, A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI (l)

T. 624. Roma, 24 luglio 1882, ore 16,45.

L'ambassadeur d'Angleterre m'a communiqué télégramme de Granville donnant instruction à Dufferin de faire démarche auprès du Sultan afin qu'il déclare Araby rebelle. Granville ajoute Cabinet allemand a déjà consenti faire appuyer cette démarche par son chargé d'affaires et nous demande d'en faire de mème. J'ai répondu que j'allais télégraphier à l'ambassadeur du Roi à Constantinople de s'associer à cet effet à ses collègues, si tous recevaient instructions analogues.

14-Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. XV-XVI

(l) Ed., in italiano, in LV 35, pag. 354.

192

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1183. Therapia, 25 luglio 1882, ore 4,50 (per. ore 16,10).

Les ambassadeurs de France et d'Angleterre sont venus me signifier que demain ils notifieront à la conférence avant l'arrivée des délégués ottomans, que leurs gouvernements ont pris la résolution d'intervenir pour la défense et garantie du canal de Suez et ils exprlmeront le désir qu'une ou plusieurs Puissances prennent part aux opérations relatives. Il est méme possible qu'on fasse mention spéciale de l'Italie. L'ambassadeur de France m'a demandé si j'avais connaissance des dispositions du gouvernement du Roi à cet égard, et l'ambassadeur d'Angleterre m'a adressé la méme question en ajoutant que le gouvernement britannique désirerait vivement participation de l'Italie. Je me suis borné à répondre que je n'avais pas encore reçu d'instructions à ce sujet.

193

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1184. Vienna, 25 luglio 1882, ore ... (l) (per. ore 17,15).

Kalnoky se montre satisfait des déclarations de la Porte par rapport à son intervention, exprimées dans la circulaire communiquée aujourd'hui. Il donne instructions à Calice de faciliter autant que possible oeuvre de la Turquie dans le sens, précisément, du télégramme que V. E. m'a adressé à cet effet le 21 courant (2). Si V. E. donne instructions égales à Corti pour séance de demain, son action correspondra à celle de son collègue d'Autriche. Il trouve qu'il faut passer outre sur questions que, pour prolonger au delà de 3 mois occupation, Sultan devrait s'entendre avec Kedive, ainsi que sur ingérence européenne dans réorganisation armée égyptienne; conditions que Porte trouve incompatibles avec sa dignité; mais que Noailles a déclaré maintenir. Avec de la bonne volonté il y a moyen de tourner ces deux difficultés. L'essentiel est que la Porte entre effectivement en action et promptement.

194

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1191!1006. Londra, 25 luglio 1882, ore 16,40 (per. ore 19,10).

Hier, dans les dernières séances du Parlement, Granville dans la Chambre des lords et Gladstone dans la Chambre des communes, ont fait d'importantes

déclarations au sujet de l'Egypte. Il ressort de leurs discours, que j'expédie aujourd'hui par la poste à V. E., que la France se refuse de se joindre à l'Angleterre dans la campagne que celle-ci entreprend contre Araby, mais, par contre, la France s'est empressée de concourir à la défense du canal de Suez en occupant une des extrémités. Le ministre a demandé ·au Parlement une somme de deux millions trois cent milles livres sterlings, qui seront soldées moyennant une augmentation de trois pences par livre sterling sur l'Incom Tax du deuxième sémestre de l'année courante. La composition du corps d'armée est annoncée. Il sera formé de deux divisions. Le due de Connaught commandera une brigade. L'administration de la guerre éprouve des difficultés soit pour le recrutement des hommes, soit pour l'organisation du service. L'expédition ne sera prete à agir que assez tard dans le mois d'aout. Je viens de recevoir une lettre de Granville, qui me prie de me rendre au Foreign Office. Je vous télégraphierai ce soir objet de notre entrevue (1).

(l) -L'ora di partenza manca. (2) -Cfr. n. 184.
195

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 3080. Berlino, 25 luglio 1882 (per. il 29).

J'ai communiqué aujourd'hui au secrétaire d'état dans quels termes v. E. avait répondu à la demande de l'Angleterre nous engageant à appuyer une démarche que son ambassadeur à Constantinople a l'instruction de faire, afin que le Sultan déclare Arabi rebelle (télégramme d'hier au soir) (3).

L'assurance qui nous a été donné par M. Paget que le cabinet de Berlin a déjà consenti à faire appuyer cette démarche, n'est pas tout-à-fait correcte, car voici comment a été conçue la réponse verbale du comte de Hatzfeldt, laquelle s'accordait avec la vòtre: «Si lord Dufferin présente la motion d'inviter le Sultan « à faire une semblable déclaration, M. de Hirschfeldt s'y associera pour autant que ses collègues agissent de meme ».

Le comte de Granville, dans un discours prononcé hier à la chambre des lords, déclare que l'opinion publique en Europe se montre favorable à l'action de l'Angleterre en Egypte. Cette appréciation, me disait le comte de Hatzfeldt, manque aussi de quelque exactitude, en ce qui concerne du moins l'Allemagne. Ici on n'approuve, ni ne disapprouve. On ne critique pas, on ne fait pas opposition, mais on n'accorde aucune sanction à une intervention laissée aux risques et périls de la Puissance qui l'entreprend. S. E. ajoutait que la déclaration faite par SaYd pacha à la· dixième séance (télégramme de la nuit dernière) (4), à savoir qu'il était autorisé à accepter en principe l'envoi de troupes ottomanes en Egypte n'était pas sans importance. Il fallait attendre les explications ultérieures de ce ministre des Affaires Etrangères à la séance

de demain. Du moment où il y aurait des chances d'amener une entente, il conviendrait de faciliter la tache de la Turquie. Elle indiquera peut-etre quelque combinaison de nature à aplanir l'obstacle à la solution la plus opportune. Un concours ou un assentiment de la Puissance territoriale mettrait les Cabinets qui ne veulent pas rompre avec elle, qui veulent au contraire tenir compte de ses droits de souveraineté, dans une position où leur attitude ne comporterait plus le meme degré de réserve. L'reuvre de la conférence en deviendrait alors moins ardue. Au reste dans le cas où l'on ne s'entendrait pas '· dans le sein de la conférence, celle-ci n'est pas la seule expression de l'Europe. Selon le cours des événements, des éventualités peuvent surgir où les Cabinets seraient à meme de se prononcer sur la base de la communauté des intérets européens.

Le secrétaire d'état se bornait à cette énonciation, en répétant qu'il fallait attendre de savoir ce qui se passerait à la séancc du 26 juillet. Il avait vu par un résumé télégraphique du discours précité de lord Granville, que l'on espère à Londres que l'Italie s'associerait aux mesures de protection pour le canal de Suez. J'ai répondu * que rien de semblable ne résultait des renseignements que je recevais de Rome*. Je ne pouvais que me référer à votre télégramme reçu dans la nuit du 18 au 20 juillet (1), et dont j'avais donné connaissance ici.

J'apprends par le baron de Courcel qu'il vient d'ètre chargé de notifier que son gouvernement, ainsi que le gouvernement britannique, est pret à envoyer navires et troupes pour protéger, dès qu'il y aura urgence, le canal de Suez. *Il est évident que la France a décliné de s'engager du moins dans une occupation à l'intérieur de l'Egypte, du moment où elle s'est assurée que les quatre puissances et l'Allemagne surtout ne consentiraient pas à accorder un mandat. Par son attitude, la république croit avoir le pied ferme à l'étrier. Elle estime avoir résolu le problème de se ménager des accointances avec le concert européen en évitant une campagne dans la vallée du Nil, et de se concilier l'Angleterre par une coopération en vue de la sureté du canal de Suez. En voulant trop user d'adresse et mème ruser entre deux partis, on s'expose souvent à etre pris en défaut, et à mécontenter tout le m onde *. En me référant à mon télegramme d'aujourd'hui... (2).

(l) -T. 1192/1007 del 25 lugllo 1882, non pubblicato. (2) -Ed., ad eccezione del brani tra asterischi, in LV 35, pp. 357-358. (3) -Cfr. n. 191. (4) -T. 1180 del 24 luglio 1882, non pubblicato.
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L'ONOREVOLE CRISPI AL REDATTORE CAPO DE LA RIFORMA, PRIMO LEVI (3)

L. P. Londra, 25 luglio 1882.

Più volte mi son proposto di scrivervi, ma essendo molte le cose, delle quali dovrei parlarvi, ho finito col mantenere il silenzio. Misurando il tempo con la mente mi parve non averne abbastanza, ed ho concluso che, invece di scrivere lettere, avrei potuto discorrere lungamente al mio ritorno in Italia.

Oggi però mi dedico e scriverò quanto e come potrò.

Ero partito d'Italia col pensiero di fure un viaggio di piacere; ma cangiai proposito, pensando che valeva meglio un viaggio d'istruzione. Mi recai dunque pel Gottardo a Berlino, dove stetti sette giorni. Da Berlino, per la via di Bruxelles ed Ostenda, venni a Londra; dove starò in questi giorni di luglio.

Quali sono le mie impressioni? Non confortanti pel nostro Paese; se il governo non saprà svegliarsi in tempo, avremo nuovi danni dopo quello di Tunisi.

La Germania è completamente disinteressata nelle cose africane, e lascia fare a coloro che vi hanno o credono avervi interessi diretti. Bisogna dunque affrettarsi a prendere una parte, e non avere scrupoli, né timori.

L'accordo europeo è una commedia, e la conferenza di Costantinopoli un gioco da fanciulli. Le Potenze si sono riunite, perché non vi era altro da fare. La nessuna importanza della riunione è provata dal fatto di chi la presiede.

Chiunque intervenga in Egitto, sarà tollerato; non ne verrà una guerra da ciò. E chi interverrà, acconcerà le cose a modo suo. Bismarck pensa all'impero e la sua politica ha un solo scopo: che l'impero stia e si consolidi. Contro l'impero non vede che due soli amici: la Russia e la Francia. Le sue alleanze sono combinate in vista di una guerra che le potrebbe venire da codeste due Potenze.

Si è legata indissolubilmente l'Austria, e lavora a riordinare un forte esercito in Turchia. Poco si cura dell'Italia; sa che in caso di guerra non può esserle nemica. L'Italia non è forte; e se fosse forte, o lo divenisse, non potrebbe allearsi alla Francia perché gl'interessi dinastici vi si opporrebbero; e vi si alleasse, la repubblica porterebbe tali dissidi da scomporvi l'unità.

Tutto ciò è la conseguenza della nostra debolezza. Se fossimo armati, la nostra posizione in Europa sarebbe tutt'altra. Avrebbero necessità di noi, e nulla farebbero senza di noi.

In fatto d'armamenti, voi non potete immaginarvi con quale impulso febrile si proceda. La Germania non ha da fare nulla -almeno così io credevo -eppure ogni giorno aumenta i suoi armamenti e li migliora. Si parla dei fucili a ripetizione, nuovo strumento del quale a prova ha già munito due reggimenti. Il fucile fa 12 colpi in pochi minuti, altro che fucile ad ago!

E che dirvi dell'Inghilterra? L'Inghilterra, che di fronte a lei non vede che la Potenza marittima della Francia, non è contenta del suo naviglio. L'ammiraglio Symonds -se fosse italiano, Acton lo avrebbe destituito -ha fatto un opuscolo col titolo: «Il nostro grande pericolo se la guerra ci cogliesse con la nostra flotta, deficiente in numero, struttura ed armamento». Egli grida che il parlamento francese ha votato per 1.081.000 sterline, mentre l'inglese ne ha dato sterline 750.000 per le nuove navi. E grida, che la disparità non potrebbe continuare; e chiede un'inchiesta.

Ritorno alla Germania. Vi dissi quali creda siano i suoi nemici; e come lavori per difendersene. Or bene, per aver alleati futuri contro la Russia si è propiziata la China la cui ambasciata europea ha la sua residenza a Berlino. Nella China si riordinano gli eserciti e si trasformano gli armamenti. I chinesi avranno cannoni e fucili di nuovo stile.

Visitai a Berlino la nuova fabbrica di fucili dei fratelli Loewe -uno dei quali è deputato progressista -e vi si facevano mitragliatrici per l'Inghilterra, e fucili per la China.

Il Mancini si consola della sua politica, e ne ha ragione, perché eravamo caduti troppo basso con Cairoli, ma ancora non ha portato alcun benefizio reale, e non può portarne. Non abbiamo nemici; ma non abbiamo amici, quantunque tutti desiderino averci amici. Ma siccome non si fidano, e nulla noi facciamo per metterei avanti ed agire, tutti procedono nel loro interesse senza curarsi di noi e !asciandoci indietro.

Ormai bisogna intervenire in Egitto. La Germania non si opporrebbe, e ci resterebbe amica Io stesso, l'Inghilterra lo desidera, e ci accetterebbe di buon grado. Intervenendo, nulla si farebbe nell'Africa senza noi; e sopratutto si impedirebbe che agissero a danno nostro. Se resteremo inerti, la Francia si consoliderebbe nella Tunisia e sarebbe in pericolo la Tripolitania. II Mediterraneo ci sarebbe tolto per sempre.

A proposito della Tunisia, ho sentito tali cose sul contegno dei nostri a Berlino nel 1878, da farmi trasecolare. Fummo giuocati in un modo indegno per la imperizia di chi rappresentava.

A Corte qui son dolenti della stampa italiana, e non sanno comprendere il motivo dei nostri risentimenti. Il principe di Galles se ne dispiacque e poi soggiunse che l'Italia farebbe male a lasciar passare anche questa occasione per prendere parte all'intervento.

E qui piacerebbe, perché noi saremo di contrappeso alla Francia, che non è amata.

Avrei da scrivere un volume, perché la materia è vasta; e perciò temevo di prendere la penna, se per mezzo di Fabrizj voleste far leggere questa mia a Mancini, fatelo, ma conservatela, perché non mi resta copia, e questa lettera un giorno potrebbe essere un documento.

(l) -Cfr. n. 173. (2) -T. 1186 del 25 luglio 1882, non pubblicato. (3) -Da A. C. s., Carte Crispi.
197

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 632. Roma, 26 luglio 1882, ore 0,15.

L'ambassadeur de Turquie me communique télégramme circulaire, par lequel le ministre ottoman des affaires étrangères déclare, qu'il «a adhéré au nom du gouvernement impérial à la proposition des grandes Puissances concernant l'envoi de troupes ottomanes en Egypte ». Said pacha compte maintenant sur le concours bienveillant des Cabinets pour la délibération ultérieure, et l'examen des détails se rattachant à la proposition des Puissances. J'ai répondu à Musurus bey, que Ies instructions de notre ambassadeur, étaient déjà conçues en ce sens, mais que j'allais lui renouveler recommandation de chercher, d'accord avec ses collègues à faciliter l'entente définitive.

198

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 633. Roma, 26 luglio 1882, ore 1,30.

Le télégramme du comte de Robilant que je vais vous reproduire, indique les instructions données à Calice pour la confèrence de demain. Elles coincident en substance avec les vòtres. J'autorise donc V. E. à se les approprier. Je crois, en outre, utile de vous dire, qu'à mon avis, et ceci bien entendu sans vous charger d'une proposition quelconque, si la Turquie mettait demain en avant l'idée de l'évacuation préalable par les anglais, il conviendrait de chercher à faire prévaloir quelque combinaison intermédiaire, comme, par exemple, l'engagement de ne pas aller au delà d'Alexandrie, et d'évacuer la ville en mème temps que la Turquie se retirerait du pays après la pacification. Le ròle du Sultan se trouverait ainsi, vis-à-vis des populations égyptiennes, avoir une caractère doublement libérateur. Voici le télégramme de Robilant: « Kalnoky se montre ecc. (Vedi telegramma n. 1184 da Vienna) » (1).

199

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. CONFIDENZIALE 635. Roma, 26 luglio 1882, ore 2.

Nous ne saurions, en dehors de la question d'intervention militaire, ne pas nous préoccuper des intérets économiques se rattachant à la liberté et à la sécurité du canal. Une idée qui, à cet égard, se présente à l'esprit, c'est l'établissement, pour la protection du canal, d'un service de police purement naval, auquel devraient participer, avec le consentement sinon avec le concours de la Turquie, toutes les Puissances, ou au moins les deux occidentales et deux autres déléguées par les quatre. Ce serait un retour à la première proposition franco-anglaise, sauf cependant, l'exclusion de toute action militaire terrestre par laquelle elle se confondrait, en fait, avec celle de l'intervention en Egypte. Nous hésiterions à prendre là dessus une initiative. Mais si V. E. avait le moyen de la faire mettre en avant, par quelque collègue, notre situation en serait notablement améliorée. Nos réserves de participation avec toutes les autres Puissances formant le concert européen à tout réglement définitif de la question égyptienne, se trouveraient ainsi placées, en vue notamment de nos intérèts matériels, sur une base de faits, qui faciliterait, le cas échéant, notre action ultérieure. J'ajoute que d'après ce que Kalnoky vient de dire à Robi

lant (1), le prince de Bismarck serait favorable à cette idée, et aurait chargé Reuss et Keudell d'en faire part aux deux Cabinets. Keudell s'est prononcé aujourd'hui avec mai en termes approbatifs en présence de Ludolf. Télégraphiez moi tout renseignement sur cette question spéciale (2).

(l) Cfr. n. 193.

200

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1196. Vienna, 26 luglio 1882, ore 15,15 (per. ore 19,30).

Mon télégramme d'hier (l) répond d'avance à celui de V. E. d'hier soir (3). Le silence absolu que Kalnoky a observé lorsque je lui ai parlé de la démarche anglo-française pour obtenir concours Italie à action pour protection canal est suffisamment significative. Il prouve que, le cas échéant, on ne donnerait pas plus à nous qu'aux deux autres Cabinets un mandat quelconque, nous laissant faire, à nos risques et périls, ce que nous croirons dans notre intéret. Ceci m'a été si clairement dit par rapport à l'Angleterre et la France qu'il serait non seulement inutile mais inopportun de réitérer une démarche à ce sujet.

V. E. peut compter que Calice a reçu avec précision des instructions dans ce sens.

201

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1197. Berlino, 26 luglio 1882, ore 17,47 (per. ore 20,45).

Je viens de lire au secrétaire d'Etat télégramme de la nuit dernière (4) contenant instructions transmises à Corti, relativement à la protection du Canal. Secrétaire d'Etat trouvait ces instructions correctes. Elles ne préjugeaient pas le fond de la question et cadraient avec la situation. La réponse que V. E. fera aujourd'hui aux représentants de France et d'Angleterre pour une coopération de l'Italie, sera évidemment conçue dans le meme sens. Le chargé d'affaires d'Allemagne prendra ad referendum toute nouvelle communication ou proposition. Secrétaire d'Etat me disait que, si on voulait se montrer méticuleux, on pourrait trouver anormal le procédé des ambassadeurs anglais et français à Constantinople d'annoncer-à la conférence la résolution de leurs gouvernements d'intervenir, avant que le délégués ottomans se présentent à la séance. La Turquie, en tout cas, devrait etre entendue préalablement sur ce point. On

ne saurait ne pas tenir compte de sa position de Puissance territoriale et de ses droits de souveraineté. Si elle ne veut ni ne peut protéger le canal, si elle ne suggère pas des moyens à cet effet, les Puissances pourraient alors chercher à se mettre d'accord sur des mesures de police dans l'intéret de cette importante voie de navigation et cela en dehors de toute vonsidération politique, mais, avant tout, il convient de connaitre la manière de voir de la Turquie, représentée dans le sein de la conférence. Le secrétaire d'Etat a donné à la dernière circulaire télégraphique de la Porte réponse verbale assez conforme à celle de V. E.

(l) -T. 1189 del 25 luglio 1882, non pubblicato. (2) -T. 1285 del 25 luglio 1882, non pubblicato. (3) -T. 642 del 26 luglio 1882, non pubblicato. (4) -T. 629 del 25 luglio 1882, non pubblicato.
202

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1199/1008. Londra, 26 luglio 1882, ore 19,25 (per. ore 21,40).

Je viens du Foreign Office où Granville m'avait prié de passer pour me faire la communication suivante. Après avoir rappelé qu'il avait proposé à V. E. de faire concourir l'Italie avec l'Angleterre et la France à la défense du canal de Suez, il me charge aujourd'hui de vous faire part d'une proposition plus importante, qui est celle de l'intervention de l'Italie, de concert avec l'Angleterre, pour le retablissement de l'ordre en Egypte. Il ne m'a pas caché que la France avait refusé de s'associer à cette expédition et que l'Autriche et l'Allemagne, ne faisant que des voeux pour le succès de l'entreprise, ne croyaient pas pouvoir prendre la responsabilité de donner dans ce but un mandat à une Puissance quelconque. J'ai répondu que j'aurais transmis cette proposition à mon gouvernement, mais que je ne pouvais rien dire à ce sujet vu que j'étais pris au dépourvu sur cette question, dont V. E. ne m'avait aucunement entretenue jusqu'à ce jour et qùi devait étre examinée sous le double point de vue politique et militaire. Granville se montre désireux de notre concours et voudrait avoir, aussitòt que possible, une réponse de V. E. En attendant il me dit que l'Angleterre, se trouvant engagée, était décidée à agir immédiatement quand méme. Veuillez me mettre en mesure de faire connaitre vos intentions à Granville.

203

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC (l)

L. CONFIDENZIALE. Roma, 26 luglio 1882.

Avevo cominciato a scrivervi una non breve lettera, per intrattenermi almeno da lontano della presente grave situazione politica con voi, che avete sempre meco divise le idee direttive delle nostre relazioni estere.

Né vi taccio che mi è penosa la vostra assenza in un momento in cui vi è tanto bisogno dei consigli intimi e fondati sulla piena conoscenza degli interessi e degli impegni nostri. Ma non intendo privare l'egregia signora baronessa di una compagnia che le è tanto necessaria, né impedire a voi di compiere una cura di cui la vostra salute aveva bisogno. Voglio soltanto che sappiate quanto a me sarà gradita la vostra cooperazione, allorché possiate senza domestico disagio, rendermela nelle straordinarie difficoltà che stiamo traversando.

Io stesso, benché infermo da più giorni, non ho potuto ancora lasciare Roma per andare a respirare le aure benefiche di Capodimonte. Ma qui rimangono egualmente gli ambasciatori Paget, Keudell, Ludolf, e Musurus, e gl'incaricati di Francia e di Russia, co' quali sono obbligato d'avere quotidiane conferenze sugli affari d'Egitto.

Quanto la mia lettera a voi destinata, e che spero compiere, rimase interrotta, dall'arrivo della vostra ultima confidenziale (l), la quale riferivasi a vostra personale convenienza; e mi sarei affrettato a rispondervi, se nei giorni scorsi non avessi dovuto per infermità rimanere inoperoso in letto, mentre l'argomento affatto confidenziale non mi permetteva di servirmi dell'altrui mano.

Vengo adunque a rettificare le inesatte vostre informazioni. Non è vero che a Berlino ed a Vienna siasi proposto il vostro nome per l'ambasciata di Parigi, ciò che sarebbe anche stato contrario a tutte le usanze e convenienze e non è vero che da Roma siasi espressa ripugnanza per una scelta che avrebbe avuto un carattere troppo favorevole a' legami con l'Austria e la Germania.

Altro non vi ha, se non che il Keudell, è già molto tempo, in una conversazione confidenziale e privata, e per sua curiosità personale mi domandò se fosse vero che tra i candidati a quell'ambasciata vi fosse pure il barone Blanc: ecco tutto. Ed io risposi, come era vero, che il vostro nome non era stato mai pronunziato, né messo innanzi da chicchessia, non per mancanza di merito, ma perché della mia grande stima e fiducia avendovi dato non dubbie prove, chiamandovi a dividere meco le cure e le responsabilità della direzione suprema della politica estera, non poteva sì nell'uno che nell'altro sorgere il pensiero di separarci, e quindi di far esaminare e discutere col De Pretis (promotore di altra candidatura, a mio avviso impossibile), se e come potesse per ora pensarsi ad una vostra qualsiasi destinazione. Il discorso non ebbe altro seguito, ma si chiuse con l'opinione da me espressa che certamente l'Italia doveva fare speciale assegnamento in voi, pe' grandi servigi di cui avrebbe bisogno in non lontane occasioni.

Di questo colloquio intimo, nessuno ebbe mai conoscenza, né anche il com

mendatore Malvano a cui parimenti nulla dissi della vostra lettera, e spero che

questi miei schiarimenti bastino a vostra piena soddisfazione e tranquillità.

(l) Da M. C. R., Carte Mancini.

(l) Cfr. n. 187.

204

L'ONOREVOLE CRISPI AL REDATTORE CAPO DE LA RIFORMA, PRIMO LEVI (l)

L. P. Londra, 26 luglio 1882.

Eccovi un'altra lettera; ma questa volta le notizie che io vi do non voglio appaiano nella Riforma. Ve le do per dare una giusta intonazione al giornale. Mi piacerebbe però, che le sapesse Mancini.

L'Inghilterra ha bisogno di un'alleata militare nell'impresa di Egitto. E sarebbe lieta che questa alleata fosse l'Italia. So, che l'invito formale è stato fatto al nostro ministero. Dio voglia che il Mancini non rispondesse, siccome feci Corti al 1878, e le conseguenze miserande le conoscete.

In Francia, per le incertezze del Freycinet si prepara una coalizione contro di lui, e non è difficile che fra due o tre giorni colà avremo una crisi. Allora Francia ed Inghilterra si combineranno; e noi resteremo esclusi. Bisogna dunque non perdere tempo, ed accettare immediatamente l'invito che ci venne fatto.

L'Inghilterra è pronta a tutto, perché al dramma egiziano sia data una soluzione conforme a' suoi interessi. Stamattina il Times parlava della necessità di un governo in Egitto sotto il protettorato inglese. Se l'Italia ricusa l'Inghilterra farà qualunque concessione alla Francia. Allora avverrà quello che io vi scrissi ieri (2): la Francia consolidata in Tunisia, forse col permesso di aggregarvi la Tripolitania.

Il Mediterraneo ci sarebbe chiuso.

Non è difficile, che la Germania, prevedendo tutto ciò e volendo aiutare la Turchia, persuada questa ad intervenire. In effetto stamattina si dava come certo che la Porta aveva risposto che interverrebbe: rimetteva ad altro giorno di dirne le condizioni. Come capirete, sarebbe cotesta una nuova dilatoria per impedire, o per lo meno per ritardare l'intervento delle Potenze mediterranee.

La Francia però non vuole sentirne della Turchia, poiché non la vuole si avvicini ai suoi possedimenti africani. E l'Inghilterra non se ne fida, perché vede la mano turca in tutto l'imbroglio egiziano.

Il nostro intervento non sarebbe avversato dalla Germania, anzi sarebbe bene accolto. Parrebbe al gran cancelliere che in tal modo si dissiperebbero i malumori per l'intrigo di Tunisi. Certamente non lo proporrebbe, nè ci inciterebbe, perché non è suo interesse, ed egli vorrebbe lavarsene le mani.

Conservate anche questa lettera, perché non ne ho copia.

205

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

T. 644. Roma, 27 luglio 1882, ore 3.

Plusieurs de mes télégrammes antérieurs exprimaient déjà clairement notre intention bien arrètée, au cas mème d'une invitation parla France et l'Angleterre,

de ne pas nous associer, sauf mandat de la conférence et concours de l' Allemagne ou de l'Autriche, à une intervention avec les deux Puissances occidentales en Egypte, ainsi qu'à toute opération d'un caractère mal défini, concernant le canal de Suez. Nous persistons aujourd'hui encore dans cette intention. L'avis du Cabinet de Vienne, à cet égard, résulte très explicitement de votre télégramme de ce soir (l). Maintenant il nous importerait de voir l'idée de Bismarck, concernant un service de police purement naval auquel les différentes Puissances saraient appelées à participer, assumer un caractère pratique. L'Autriche-Hongrie qui ne saurait étre soupçonnée d'une vélléité d'intervention, dans l'acception absolue du mot ,et qui a, elle aussi, dans le canal de Suez des intéréts de premier ordre, paraitrait devoir étre la plus indiquée pour prendre une initlative, à laquelle le succès serait désormais assuré. C'est en ce sens que je prie

V. E. de s'employer auprès du comte Kalnoky, lui faisant bien comprendre qu'il ne s'agit plus d'une véritable intervention à l'égard de laquelle mon sentiment continue d'étre celui que je vous ai exprimé dans le télégramme du 18 juillet (2).

(l) -Da A. C. s., Carte Cr!spi. (2) -Cfr. n. 196.
206

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

T. 645. Roma, 27 luglio 1882, ore 18,30.

Je présume que Granville vous a fait hier au soir la proposition contenne dans votre télégramme (3), alors qu'il ignorait encore l'acceptation formelle et intégrale par le Sultan de I'intervention ottomane, telle qu'elle a été formulée dans la note identique du 15 juillet. La Porte s'est maintenant décidée à aller en Egypte en cédant aux instances, qui sont censées lui avoir, hier encore, été renouvellées par les six Puissances, l'Angleterre et l'Italie elles mémes comprises, Il y aurait, nous parait-il, contradiction de notre part, à négocier pour une intervention différente, et il ne nous reste, donc, à l'état actuel des choses qu'à remercier le Cabinet britannique d'avoir pensé que l'amitié de l'Italie pouvait, en cette circonstance se traduire, pour l' Angleterre, dans un concours utile. Telle est la réponse à laquelle V. E. doit se borner. Elle doit cependant soigneusement s'abstenir de tout ce qui pourrait autoriser des espérances pour le cas où la proposition allait nous étre représentée après, et malgré l'acceptation de la Turquie.

(l) -Cfr. n. 200. (2) -Cfr. n. 173. (3) -Cfr. n. 202.
207

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A PIETROBURGO, NIGRA, E A VIENNA, DI ROBILANT

T. 647. Roma, 27 luglio 1882, ore 23,30.

V. E. connait déjà la réponse que j'ai faite hier à la communication francoanglaise concernant le canal de Suez. La conférence n'a fait hier que recevoir, sans la discuter la notification, qui lui a été faite, à ce meme sujet, par les ambassadeurs d'Angleterre et de France. Paget est aujourd'hui revenu à la charge demandant ma réponse. Ne serait-il pas maintenant possible de rallier, en ce qui concerne le canal de Suez, au moins les quatre Cabinets, peut etre meme tous les six, autour de la combinaison agréée déjà à Berlin et à Vienne, consistant dans leur adhésion limitée à un service purement naval, et de surveillance, auquel participeraient d'après des règles à convenir toutes les six Puissances, avec le consentement, ou mieux encore avec le concours de la Sublime Porte? Je vous prie de demander au Cabinet auprès duquel vous etes accrédité, s'il est disposé à admettre, en principe cette combinaison, et à donner à son représentant à Constantinople instructions, autorisant cette adhésion limitée au sein de la conférence, sauf le règlement pratique des détails. Une manifestation identique de la part des quatre Cabinets aurait un double avantage: affirmer, une fois de plus, la compétence européenne; prouver qu'il n'y a pas abandon ni abdication de cette compétence, mais qu'on désire l'exercer de manière à éviter que son exercice puisse dégénérer en une intervention politique et militaire dans les affaires intérieures d'Egypte. Keudell et Ludolf télégraphient pour recommander cette combinaison à leurs gouvernements, il faudrait hater, pour ma règle, une réponse positive.

208

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, A UMBERTO I E AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DEPRETIS (l)

T. Roma, 27 luglio 1882.

Jeri sera Granville, dopo avere comunicato a Menabrea che la Francia rifiuta definitivamente associarsi per intervento politico-militare in Egitto, lo pregò formalmente officialmente di far pervenire al governo italiano, indipendentemente dall'altro invito riguardante il canale di Suez, la pr,oposta di concorrere militarmente con l'Inghilterra per stabilire ordine in Egitto (2). Ho intanto risposto (3) a Menabrea incaricandolo di ringraziare Granville e dirgli noi presumiamo proposta esserci stata fatta prima Sua Signoria conoscesse

(-2) Cfr. n. 202.

accettazione integrale intervento ottomano da parte del Sultano, il quale avrebbe con ciò aderito all'invito anche dell'Inghilterra e dell'Italia, di guisa che non potrebbesi senza contraddizione, allo stato attuale delle cose, negoziare per un intervento diverso. Se poi la proposta ci fosse riprodotta, malgrado risoluto intervento ottomano, penserei dover rispondere Italia non potersi impegnare per intervento militare, avente carattere ostile contro Potenza sovrana del territorio e ciò senza il consentimento dell'Europa, e neppure il concorso di almeno una tra le Potenze con cui ci trovammo finora concordi nel considerare le successive fasi della quistione egiziana.

(Per Sua Maestà) Prego Vostra Maestà farmi conoscere se approverebbe eventualmente questo mio linguaggio. Gli ambasciatori di Vostra Maestà a Berlino e Vienna, nonché gli ambasciatori di Germania e di Austria qui non lasciano dubbio alcuno quelle due Potenze essere fermamente risolute a non voler far atto spiacevole alla Turchia, e risolutissime poi a non intervenire, né dare a chicchessia mandato di intervento in Egitto. Offro a Vostra Maestà omaggio profondo rispetto.

(Per S. E. Depretis) Mi sarebbe grato assai di conoscere in proposito il suo pensiero -Launay, Robilant, Ludolf, Keudell -tengono tutti linguaggio identicamente reciso. Austria e Germania fermamente risolute nulla fare che possa spiacere alla Turchia, ancor più risolute a non intervenire, né dare a chicchessia mandato d'intervento. La Francia stessa, già lo dissi, ricusa partecipare intervento. La nostra sarebbe quindi avventura pericolosa a tutto nostro rischio di problematico prc fitto e che altererebbe sostanzialmente la base della nostra politica. Da questo incidente e dalla lealtà nostra trarrà certo vantaggio la nostra posizione verso l'Austria e Germania, né mancherò di far valere il servizio che rendiamo alla causa della pace. Credo però, allo stato attuale delle cose, non sperabile altro compenso tranne combinazione indicata nel precedente telegramma (1), circa canale Suez, implicante protezione nostri interessi materiali, riservante giusta parte influenza italiana, escludente ogni accusa di abbandono da parte nostro governo.

Aspetto la tua risposta con molta impazienza pur confidando che l'intervento turco eliminerà ogni molestia nostra preoccupazione in questo ordine di idee.

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (3) -Cfr. n. 206.
209

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

D. 1461. Roma, 27 luglio 1882.

Con telegramma in data del 25 luglio (2) l'ambasciatore di Sua Maestà a Costantinopoli mi annunciava che gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra avrebbero notificato alla conferenza, prima dell'arrivo dei delegati ottomani,

come i loro governi avessero deciso di intervenire per la difesa e la garanzia del canale di Suez, esprimendo il desiderio che una o più Potenze prendessero parte alle opportune operazioni. Il marchese di Noailles aveva chiesto al conte Corti se egli conoscesse le disposizioni del R. governo a questo riguardo, e lord Dufferin gli indirizzava la stessa domanda aggiungendo che il governo britannico desiderava vivamente la partecipazione dell'Italia.

Risposi nella giornata stessa del 25 (l) al conte Corti che se alla conferenza i due ambasciatori si limitavano a notificare la risoluzione presa dai loro governi d'intervenire per la difesa e la garanzia del canale di Suez, esprimendo semplicemente il desiderio che una o due Potenze prendessero parte ctlle relative operazioni, egli dichiarasse, dovendosi pronunziare, che porterebbe la comunicazione anglo-francese alla conoscenza del R. governo. Supponevo che i di lui colleghi delle tre Potenze ne farebbero altrettanto. Ma nel caso in cui nella comunicazione franco-inglese ovvero nella discussione che ne sarebbe seguita, si facesse menzione esplicita della cooperazione dell'Italia, invitavo il conte Corti a dichiarare recisamente che il governo del Re non sarebbe in grado di pronunziarsi senza conoscere l'apprezzamento della conferenza sia circa l'intervento franco-inglese, sia circa il concorso eventuale di una o più Potenze.

Ieri l'ambasciatore d'Inghilterra venne a farmi la proposta ufficiale per la cooperazione dell'Italia colle due Potenze alla protezione del canale di Suez. Il telegramma di lord Granville, di cui sir A. Paget mi dava conoscenza, contiene la domanda al governo italiano di cooperare coll'Inghilterra e colla Francia alle misure da prendersi per la protezione del canale di Suez, ed esprime la soddisfazione che il governo della Regina proverebbe nel vederci a lui associaw a questo scopo. Ho risposto all'ambasciatore d'Inghilterra pregandolo anzitutto di ringraziare il suo governo per tale proposta, di cui apprezzavamo il carattere amichevole, e di volerlo assicurare di una completa reciprocità di sentimenti da parte nostra. Interessi economici di primo ordine si associano per noi alla sicurezza del canale, e v'era senza dubbio l'oppor

tunità di esaminare le misure da adottarsi per conseguire questo intento. Aggiunsi che il nostro ambasciatore a Costantinopoli ci aveva telegrafato (2) che la conferenza doveva in giornata occuparsi della comunicazione franco-inglese per la protezione del canale di Suez, e gli avevo, a mia volta, dato immediatamente delle istruzioni le quali lo ponevano in grado di prender parte alla discussione che s'aprirebbe in proposito in seno alla conferenza. Era evidente che la condotta del R. governo non sarebbe stata corretta, se avesse aderito, su questo argomento, a negoziati speciali all'infuori della conferenza, e prima di conoscere l'avviso che nella conferenza esprimeranno i rappresentanti delle altre Potenze. Il R. governo si riserbava dunque di rispondere dopo il risultato della discussione nella conferenza stessa.

L'incaricato d'affari di Francia venne poco dopo a farmi la stessa comunicazione. La mancanza d'istruzioni gli aveva impedito di effettuarla congiuntamente all'ambasciatore d'Inghilterra. Ho ripetuto al signor de Bacourt la stessa risposta data a sir A. Paget.

Confermando per tal modo all'E. V. i miei tre telegrammi in data del 25 e 26 luglio (1).

(l) -T. 642, del 26 luglio 1882, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 192. (l) -T. 629 del 25 luglio 1882, non pubblicato. (2) -T. 1195 del 25 luglio 1882, non pubblicato.
210

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 2412. Therapia, 27 luglio 1882 (per. 1'8 agosto).

Ieri seguì l'undecima seduta della conferenza tenutasi pure alla R. ambasciata, ed essa principiava alle due e durava fino alle sette ed un quarto.

Il signor ministro degli Affari Esteri annunziava primieramente che le truppe ottomane erano sul punto di partire per l'Egitto. Egli proponeva indi di iniziare la discussione sulle condizioni menzionate nella nota identica del 15 luglio, osservando tuttavia che l'accordo che aveva ad intervenire sulla materia, non dovrebbe influire sui movimenti delle forze armate. Cui rispondevano gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra i due argomenti essere collegati, imperocché era inteso dalle Potenze che la spedizione delle truppe ottomane in Egitto dovesse essere sottomessa alle condizioni enumerate nella nota. Ed i delegati ottomani finivano per acconsentire a siffatta posizione. Said pascià prendeva allora ad esame ciascun punto della nota. Qualche osservazione faceva S. E. riguardo all'organizzazione dell'esercito egiziano, però riconosceva la necessità di essa. Seguiva una lunga discussione sul prudente sviluppo delle istituzioni egiziane, la quale aveva termine in seguito all'osservazione per me fatta, intendersi per quelle parole il naturale sviluppo della civiltà, il quale doveva stare a cuore alla Potenza sovrana ancor più che alle altre. Si parlò eziandio degli aggiustamenti finanziari, al quale proposito l'ambasciatore di Francia osservava quei termini non essere che la riproduzione di quelli che erano usati nella nota ottomana del 26 giugno, ed io insistevo non essere quello il momento opportuno d'entrare in siffatti dettagli. Poche parole erano scambiate relativamente alla durata della occupazione ottomana. E si scorgeva che i delegati ottomani erano di fatto disposti ad accettare tutte le condizioni proposte.

Essendo per tal modo intervenuto un implicito accordo in ordine al contenuto della nota identica, gli ambasciatori d'Inghilterra e di Francia domandarono di fare una comunicazione della quale invitavano la conferenza a prendere atto. Ed il marchese di Noailles dava lettura, a nome dei due colleghi, del telegramma del signor Freycinet nel quale era detto «le due Potenze essere con

venute che, nel presente stato delle cose, esse sono pronte, se la necessità si presenta, a provvedere alla protezione del canale di Suez, sia sole, sia colla cooperazione di qualunque altra Potenza che volesse concorrervi ». Questa comunicazione non era seguita da alcuna discussione né osservazione. I rappresentanti d'Austria-Ungheria e di Germania avendo per istruzione di non conferire alcun mandato, né d'esprimere alcun veto in ordine all'intervento delle Potenze in Egitto, non potevano che limitarsi a portare la comunicazione alla conoscenza dei rispettivi governi. Dal mio canto non avevo ricevuto dalla E. V. l'ordine di esprimere alcun avviso sia sull'intervento franco-inglese, sia sulla cooperazione dell'Italia, chè anzi mi era noto pel telegramma che l' E.V. mi faceva l'onore d'indirizzarmi la mattina stessa (1), che in giornata codesti rappresentanti di Francia e d'Inghilterra farebbero una speciale proposta di concorso al R. governo. Né, in materia di tanta entità e che implica considerazioni di sì alta politica, sia in ordine alle nostre relazioni internazionali presenti, sia per gli effetti a venire, io posso avere altro avviso all'infuori di quello che il

R. Governo sarebbe per significarmi.

I delegati ottomani domandavano indi di consultarsi fra di essi, e quando tornarono fecero, a nome del governo imperiale, la dichiarazione che accettavano la proposta delle Potenze di spedire le truppe ottomane in Egitto, alla condizione che le truppe estere riceverebbero contrordine di muoversi verso l'Egitto, e quelle che già vi si trovavano, evacuerebbero il territorio tostoché quelle di

S. M. il Sultano sarebbero in vista. L'ambasciatore d'Inghilterra non intendeva da principio il senso della comunicazione, e domandò se i delegati ottomani non l'avessero per iscritto, però questi la ripetevano verbalmente. Lord Dufferin diceva allora essere questa la fine della conferenza, s'alzava, e la seduta era di fatto sospesa. Said pascià manifestava allora il desiderio di conferire privatamente con l'ambasciatore d'Inghilterra, e dopo alcun tempo questi mi domandava, allegando che in una congiuntura di tanta entità preferiva fosse presente una terza persona, e diceva indi che il signor ministro degli affari esteri l'aveva pregato di dargli un consiglio, ma egli non conosceva da quali sentimenti fosse animato in quel momento il governo di S. M. la Regina, epperò non poteva assumere la responsabilità di dare un consiglio. Cui soggiunsi che prendevo io risolutamente siffatta responsabilità e scongiurava il signor ministro degli affari esteri di modificare una dichiarazione che chiuderebbe ogni via che poteva condurre agli accordi, e di limitare la domanda nel senso che le truppe estere (inglesi) non andrebbero più oltre, quando quelle della Turchia giungessero in Egitto, allegando tutte le ragioni che militavano in favore di siffatta proposta. E dopo qualche esitazione Said pascià accettava il consiglio, e, ripresa la seduta,

S. E. modificava in tal senso la sua proposta, riservandosi tuttavia di ottenere la approvazione superiore dell'operato. Fu indi convenuto che la Sublime Porta ci farebbe la comunicazione in discorso per nota ufficiale in risposta alla nostra del 15 luglio.

La prossima seduta era fissata per venerdì 28 corrente, però i delegati ottomani si riservavano di domandarla per oggi, se ne fosse il caso.

15 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

Si redigeva infine il telegramma identico che io ebbi l'onore di spedire all'E. V. alle otto (1). E stamane le diressi altro telegramma sui più importanti punti trattati in quella seduta (2).

(l) -T. 642 del 26 luglio 1882, non pubblicato. (2) -Ed., in LV 35, pp. 370-372.

(l) Cfr. n. 209, nota l, pag. 163.

211

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

R. CONFIDENZIALE 2413. Therapia, 27 luglio 1882 (per. il 2 agosto).

Ieri ricevetti il telegramma (4) che l'E. V. mi faceva l'onore di rivolgermi per ragguagliarmi, all'infuori della questione militare, il R. governo preoccuparsi degli interessi economici che implicavano la libertà e la sicurezza del canale di Suez; si potrebbe provvedere alla protezione del canale per un servizio di polizia puramente marittimo; *il R. governo esitava a prendere l'iniziativa di analoga proposta, ma se io potessi metterla innanzi per mezzo di qualche collega la nostra posizione ne sarebbe notevolmente migliorata *; secondo quello che il conte Kalnoky diceva al conte di Robilant, il principe di Bismarck sarebbe favorevole all'idea; le telegrafassi tutto quello che potevo trarre sopra questa questione speciale.

*E stamane comparve l'altro telegramma (5) pel quale l'E. V. si compiaceva significarmi « essere bene che io sappia per mia informazione strettamente personale che l'idea di un servizio di polizia puramente marittimo, al quale le potenze potrebbero associarsi, emana dal principe di Bismarck stesso; l' E.V. aveva insistito per mezzo dei rispettivi rappresentanti onde le idonee istruzioni fossero trasmesse ai miei colleghi di Germania e di Austria-Ungheria »*.

In esecuzione degli ordini dall'E. V. impartitimi io non indugierò ad intrattenere della materia i miei colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria. * E l'idea emanando dal principe di Bismarck non dubito che S. A. sarà disposta ad affidare all'incaricato d'affari di Germania il compito di prendere l'iniziativa in proposito*.

212

L'ONOREVOLE CRISPI AL REDATTORE CAPO DE LA RIFORMA, PRIMO LEVI (6)

L. P. Londra, 27 luglio 1882.

Ancora splende lo stellone d'Italia, e non astante i nostri errori, la posizione delle cose non è peggiorata, ed abbiamo tempo ancora per migliorare la nostra politica.

All'ora in cui scrivo (4% pomeridiane) di Francia nessuna notizia per la soluzione della crisi. Ogni giorno che passa è un guadagno per noi.

Qui grande battaglia alla Camera dei pari per la legge sugli arretrati dei fitti in Irlanda. Lord Salisbury farà un emendamento, che il governo non accetterà, e se i Pari lo voteranno, non sarà modo d'intendersi fra le due Camere; e si prevede che bisognerà ricorrere ad uno scioglimento della Camera dei Comuni. I conservatori non credono di vincere nelle elezioni generali, cioè di poter avere una maggioranza. Nulladimeno, Lord Salisbury si è incornato, e non vi è verso per dissuaderlo. Non voglio prevedere il caso di una vittoria dei conservatori, perché allora la nostra posizione nel Mediterraneo deteriorerebbe.

La crisi parlamentare in Inghilterra -ove avvenisse -e la durata della crisi ministeriale in Francia, la quale anch'essa potrebbe esser seguita una crisi parlamentare, darà a noi tempo di riflettere e di prepararci ad agire.

Nelle mie lettere (l) ho detto abbastanza sul contegno che dovremmo tenere. Oggi farò poche considerazioni.

L'Italia nel Mediterraneo dev'essere d'accordo con l'Inghilterra. Essa non teme lo sviluppo della nostra marina, ed è lieta di questo sviluppo, perché di fronte alla Francia è una forza di opposizione. Come vi dissi altra volta, l'Inghilterra non si preoccupa che della Francia.

Amici degl'inglesi ed alleati, non abbiamo da temere sui mari. Sarebbe diversamente, se fossimo nemici; non potremmo esser padroni delle nostre spiagge.

Nella politica continentale poi è tutt'altro il caso. È nostro dovere agire di concerto con la Germania. Non agendo di concerto, dovremmo essere fortemente armati, tanto che la Germania ci rispettasse e chiedesse l'opera nostra.

Sono identici i motivi della politica continentale e della politica marittima, nelle due politiche avendo innanzi a noi lo stesso nemico da combattere. Nella quistione di Egitto avevamo questo di bene, che unendoci alla Inghilterra non avevamo nemica la Germania. Quindi non vi era da esitare.

(l) -T. 1201 del 26 luglio 1882, non pubblicato. (2) -T. 1202 del 27 luglio 1882, non pubblicato. (3) -Ed., ad eccezione dei brani tra asterischi, in LV 35, p. 373. (4) -Cfr. n. 199. (5) -T. 638 del 26 luglio 1882, non pubblicato. (6) -Da A. C. S., Carte Crispi.
213

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1216. Pietroburgo, 28 luglio 1882, ore 13,20 (per. ore 15,45).

Interrogé par moi sur l'invitation faite à l'Italie par l'Angleterre et la France de coopérer avec elles pour la protection du canal, M. de Giers me répondit que, selon avis du Cabinet de S. Pétersbourg, la garde du canal appartient de droit à la Turquie et, si elle se montre impuissante à l'exercer, chaque Puissance aurait la faculté de prendre des mesures pour la sécurité de ses navires traversant le canal. M. de Giers croit douteux que les Puissances consentent à donner un mandat spécial pour la protection du canal à l'Angleterre et à la France.

(l) Cfr. n. 196.

214

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI, A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI (l)

T. 649. Roma, 28 luglio 1882, ore 16,45.

Paget est venu aujourd'hui me faire, d'après un télégramme d'hier soir de lord Granville, invitation formelle à l'Italie de coopérer avec l'Angleterre pour rétablir l'ordre en Egypte. Je lui ai dit que le général Menabrea m'avait communiquée déjà démarche identique faite auprès de lui par Granville, et je m'en suis réferé, quant à ma réponse au télégramme expédié hier par moi au comte Menabrea (2). Sir A. Paget ayant fait, à cet égard, la remarque que lord Granville avait sans aucun doute, en lui adressant le télégramme d'hier !l.U soir, connaissance de l'acceptation par le Sultan de l'intervention ottomane, je lui ai, à mon tour répondu, en faisant ressortir la différence de situation entre l'Angleterre occupant déjà Alexandrie, pouvant désirer de rester sur piace pour contròler l'efficacité de l'intervention ottomane; et toute autre Puissance qu'on appellerait maintenant à entreprendre une action militaire sur le sol égyptien. J'ai conclu, en déclarant que je ne serais en mesure de donner une réponse qu'après la réalisation des ces trois points: 1° recevoir de Menabrea le compte rendu de l'entretien qu'il doit avoir eu avec Granville d'après son télégramme d'hier (3); 2° etre à meme d'apprécier les déclarations officielles que le Cabinet britannique pourrait faire, en face de l'acceptation de l'intervention ottomane; 3° voir la situation se définir plus clairement, après ce qui concerne l'action de la Turquie en rapport avec ses déclarations.

215

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 966. Parigi, 28 luglio 1882, ore 18,20 (per. ore 20).

Le ministre des Affaires Etrangères vient de me dire que l'ambassadeur de France à Costantinople se félicite beaucoup de la manière dont le comte Corti préside la conférence. Puis S. E. passant en revue ce qui se passe jusqu'à présent a applaudi à la résolution due à l'initiative du comte Corti et qui assure l'abstention de toute action isolée en Egypte pendant la durée de la conférence. Il était clair que la pensée d'avoir écarté pour le moment, au moyen de cette résolution, l'éventualité d'une intervention isolée de l'Angleterre est pour beaucoup dans la satisfaction que semblait éprouver M. de Frey

cinet. Le chef du Cabinet du ministre, avec qui j'avais, quelques instants auparavant, causé de la situation en Egypte, a parfaitement admis l'opportunité éventuelle de recourir à un engagement avec Araby en se servant, pour influer sur lui, du spectacle de ruine et de désolation que présente l'Egypte depuis le départ des européens. Le ministre des affaires étrangères, tout en se tenant sur la plus grande réserve ne repousse pas cet expédient et j'ai lieu de croire que M. de Ring qui a été désigné pour assister Noailles à Constantinople est dans cet ordre d'idées.

(l) -Ed., In italiano, in LV 35, p. 383. (2) -Cfr. n. 206. (3) -Cfr. n. 202.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1221. Berlino, 28 luglio 1882, ore 18,51 (per. ore 19,30).

Cabinet de Berlin était informée de l'ordre transmis à M. Onu de s'abstenir de paraitre pour le moment à la conférence. L'Empereur Alexandre n'entend point en amener la rupture, ni se séparer du concert européen. Il a cru de sa dignité, en présence de l'action isolée qui se produit à còté de la conférence et tant que celle-ci n'aura pas un programme bien arreté, ordonner que son représentant s'abstienne de siéger dans cette assemblée. C'est une affaire de sentiment plus qu'une résolution dictée par des motifs politiques. Le secrétaire d'Etat, qui me donnait ces détails, ajoutait que ce n'était pas moins un fait regrettable. L'ordre dont il s'agit a été expédié lorsqu'on ignorait encore à Pétersbourg acceptation sans réserve par la Turquie de la note collective du 15 juillet. On savait seulement acceptation en principe. Il se pourrait donc que la Russie se ravisat. On comprendrait d'autant moins sa détermination maintenant que la situation s'est améliorée, que par l'attitude prise par la Turquie on semble se rapprocher de la solution désirée, et qu'une entente est en train de se préparer pour la protection du canal de Suez. Le secrétaire d'Etat ne croyait pas que Bismarck fut disposé à donner a Pétersbourg des conseils qui, du reste, ne lui sont pas demandés et il ajoutait: « Je n'ai point de suggestion à vous faire, mais vu vos intérets bien supérieurs aux nòtres dans la question d'Egypte, pourquoi n'agiriez-vous pas vous meme à Pétersbourg? « Secrétaire d'Etat s'est exprimé dans le meme sens avec mon collègue d'Autriche pour une initiative du còté aussi du Cabinet de Vienne.

217

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1227. Therapia, 29 luglio 1882, ore 1 (per. ore 11,20).

Ce matin j'ai reçu note de la Porte portant acceptation de la proposition d'intervention ottomane en Egypte sur la base de la note des Puissances et

en exprimant espoir qu'en présence de cettè' détermination l'occupation étrangère actuelle de ce Pays sera abandonnée aussitòt que les troupes ottomanes seront à Alexandrie plus un annexe qui soumet la réorganisation de l'armée égyptienne à l'accord entre la Porte et le Kedive à l'exclusion des Puissances. Ministre des Affaire Etrangères accompagne ce document d'une demande de réunion de la conférence aujourd'hui pour en discuter les termes, mais l'on ne saurait avoir la conférence en l'absence d'un des représentants. J'ai convoqué pour aujourd'hui mes cinq collègues. On ignare ici complètement, meme à l'ambassade de Russie, le motif de l'abstention du chargé d'affaires russe. C'est une chose extremement regrettable en ce moment car la conférence pouvait obtenir toute concession de la Porte dans les circonstances actuelles.

218

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1235. Pietroburgo, 29 luglio 1882, ore 22,20 (per. ore 2 del 30).

M. de Giers vient de me dire que l'Empereur donne son approbation à la combinaison concernant la coopération navale de toutes les Puissances pour la sécurité du canal. M. Onu a reçu instructions d'assister à la conférence et d'appuyer cette combinaison. M. de Giers m'a expliqué ordre d'abstention pour un sentiment de dignité de l'Empereur qui a été choqué que pendant que les plénipotentiaires discutaient à la conférence d'autres Puissances agissent et envoyent des troupes sans attendre les décisions. Le télégramme de V. E. (l) a fait impression sur M. de Giers qui le mettra sous les yeux de l'Empereur. J'espère que le plenipotentiaire russe continuera à assister à la conférence à moins qu'Angleterre refuse d'accepter intervention turque. Du reste le sentiment qui a fait agir l'Empereur en cette circonstance n'a rien de contraire au maintien du concert européen qu'il désire sincèrement.

219

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

D. 1462. Roma, 29 luglio 1882.

Mi pervenne il rapporto che l'E. V. mi dirigeva il 24 corrente n. 1436 (2) di questa serie per richiamare la mia attenzione sopra due corrispondenze pubblicate dal Times sotto il titolo di «Anglofobia in Italia » nonché quello in data del 25 corrente n. 1438 (2) col quale Ella mi trasmetteva un estratto del

Globe contenente una protesta contro le accuse mosse al giornalismo italiano nelle due corrispondenze suaccennate.

Il giudizio del signor Wood, corrispondente del Times è senza dubbio assai appassionato. Noi confidiamo che il governo britannico e le classi più elevate in Inghilterra non si saranno associati a cosi severi apprezzamenti. Non vogliamo neppure indagare se fosse, o non, giustificato l'eccitamento che in una parte della pubblica opinione in Italia si è manifestato per i dolorosi casi di Alessandria. È certo però che i giudizi, sia pure eccessivamente severi ed anche ingiusti, della nostra stampa, si riferivano esclusivamente a quell'incidente speciale ed alle sue conseguenze, né mai ebbero carattere di animosità verso una Nazione di cui tutti ricordano l'operosa e provvida amicizia in tempi difficili per l'Italia, e che gode fra noi di universali simpatie.

L'E. V. potrà esprimersi in questo senso nel caso in cui le venisse fatto parola di tale argomento.

(l) -Cfr. n. 207. (2) -Non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1239/1012. Londra, 30 luglio 1882 ore ... (l) (per. ore 19,15).

Le discours de Granville à la Chambre des lords et surtout celui de Gladstone à la Chambre des communes prononcé dans la séance du 28 au 29 courant ainsi que les instructions données à Dufferin ont spécialement fixé l'opinion publique sur les intentions définitives du Gouvernement anglais au sujet de l'Egypte. Tout en acceptant la coopération promise par la Sublime Porte il est toujours plus décidé à hàter les opérations militaires indépendamment du concours que peut lui donner la Turquie, concours sur l'efficacité duquel il ne semble pas beaucoup compter. Gladstone, étant interpellé sur la coopération de l'Italie, a répondu que des communications étaient échangées à ce sujet. Il parait que la France, l'Allemagne, l'Autriche et la Russie se renferment dans l'abstention et laissent à l'Angleterre entière liberté d'action, car les ambassadeurs de ces Puissances sont tous partis en congé. Il ne reste ici que Musurus qui ne quitte jamais Londres et moi pour le moment. L'opinion de tous les partis se prononce toujours plus afin que l'Angleterre profite de cette occasion pour s'établir fortement en Egypte. Il est certain que le Gouvernement s'il conduit à bonne fin san expédition voudra faire ses frais et bien au delà encore. La presse anglaise se montre très hostile à l'Italie. Le dernier numéro de la Saturday Review, ordinairement si modéré, contient un article venimeux et outrageant contre nous. C'est un échange de procédés entre les presses des deux Pays.

(l) Manca l'indicazione dell'ora di partenza.

221

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1240. Berlino, 30 luglio 1882, ore 18,50 (per. ore 20,50).

Combinaison d'un service de police et surveillance purement navale sur le canal de Suez a rencontré suffrage de toutes les Puissances y compris la France et la Porte, sauf celui de l'Angleterre qui ne s'est pas encore prononcée, mais qui connait cette combinaison. Ce n'est dane plus le cas de se mettre en communication avec Paris et Londres pour se renseigner sur leurs intentions car la combinaison dont il s'agit est arrivée au point de maturité et rien ne s'oppose à ce qu'une proposition dans ce sens soit présentée à la conférence. Le secrétaire d'Etat ne s'opposait pas à la formule que vous indiquiez (l) sauf qu'on pourrait réserver de se concerter dans chaque cas spécial où il se produirait dans la pratique des divergences de vues. Le Cabinet de Berlin avait parlé de son initiative avant de connaltre vas intentions, mais, d'accord avec l'Autriche, il nous l'abandonne maintenant. Corti aurait dane à faire la proposition au nom de l'Italie seule pour ne pas avoir l'apparence en la présentant aussi au nom d'autres Puissances, de viser à une sorte de démonstration. Il sera appuyé par ses collègues d' Autriche et d' Allemagne. On ne sai t pas eneo re ici si la Russie est déjà d'accord sur cette question d'initiative. M. Onu vient d'etre autorisé à reparaitre à la conférence, mais ne prendra part qu'aux délibérations concernant le canal de Suez. Du moment où la France n'insistera plus pour une coopération à trois, nous pourrions nous borner à répondre à la démarche collective de la France et de I'Angleterre que, depuis lors, les circonstances se sont modifiés et que la question est réservée à la conférence.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1241. Berlino, 30 luglio 1882, ore 18,50 (per. ore 20,40).

Profitant de l'autorisation de V. E. je viens de donner lecture au secrétaire d'Etat, en recommandant d'en garder strictement le secret, de vos télégrammes du 27, 28 et 29 juillet (2) sur l'invitation formelle à l'Italie d'intervenir avec l'Angleterre pour rétablir l'ordre en Egypte. Il m'a beaucoup remercié de cette communication en se louant beaucoup de la confiance que nous lui témoignons, de notre loyauté et de notre attitude parfaitement correcte en cette question. En réponse à ce que je lui avais lu touchant les observations sur notre position

spéciale comme Puissance méditérranéenne il me laisse entendre qu'un règlement définitif de la question égyptienne presuppose, d'après les traités en vigueur, l'assentiment de l'Europe et qu'il n'est pas méme permis d'admettre qu'une Puissance quelconque pense autrement. Dans cet ordre d'idées les intéréts d'un chacun et nommément de l'Italie trouveront leur solution equitable, dans ce règlement définitif. Tel a été, si je l'ai bien compris, le fond de la pensée exprimé par S. E. C'était là, au reste, un sujet, sur lequel l'occasion ne manquerait pas de revenir. Le secrétaire d'Etat m'a aussi parlé d'une communication que Dufferin avait été chargé de faire à la prochaine séance de la conférence et sur la quelle ses collègues ont demandé des instructions à leurs gouvernements respectifs. Je n'en reproduis donc pas la substance. Il a été télégraphié au chargé d'affaires d'Allemagne que, s'il s'agissait d'une simple communication, il n'aurait qu'à en rendre compte à Berlin. Le Gouvernement, toujours conséquent avec son programme, n'approuve ni ne désapprouve ce que chaque Puissance croit entreprendre dans son propre intérét et sous sa propre responsabilité, mais s'il s'agissait d'une proposition, le chargé d'affaires devrait la prendre ad referendum. Au reste, si le Sultan accepte les conditions de l'Angleterre à une simple coopération militaire ottomane, l'Europe ne saurait se montrer plus turque que les tures.

(l) -T. 655 del 29 luglio 1882, non pubblicato. (2) -Cfr. nn. 207 e 214, i TT. 646 del 27 luglio 648 del 28 luglio, 655 e 657 del 23 luglio 1882, non sono pubblicati.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI

T. 662. Roma, 30 luglio 1882, ore 19.

Les quatre Cabinets sont désormais d'accord quant au canal de Suez, sur la base d'un service de police et surveillance purement navae, qui devrait s'organiser selon des règles pratiques à convenir, avec le consentement ou mieux encore avec le concours de la Turquie, et avec participation de tou.tes les Puissances. D'après un télégramme que Keudell m'a communiqué, la chargé d'affaires allemand à Constantinople se serait déjà assuré de l'adhésion du gouvernement ottoman. On attend, pour présenter la proposition à la conférence, d'étre d'abord fixés sur la formule, dont j'ai présenté le projet aux autres Cabinets (1), et d'avoir définitivement décidé si l'ltalie doit, comme il est probable, prendre l'initiative, au sein de la conférence. Nous attendons, ce matin de savoir, si les Cabinets de Berlin et de Vienne veulent bien nous laisser, ainsi que nous l'avons suggéré, le soin d'entrer à cet égard, en communication avec les deux Puissances occidentales, envers lesquelles nous répondrions ainsi à leurs propositions de coopérer avec elles, pour toutes mesures éxigées par la protection du canal de Suez. Tout ceci est pour votre information et pour règle de votre langage. Je me réserve de vous donner instructions aussitòt le moment venu.

(l) T. 655 del 29 luglio 1882, non pubblicato.

224

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T 1242. Vienna, 30 luglio 1882, ore 19,12 (per. ore 21,45).

J'ai lu confidentiellement à Kalnoky réponse que V. E. a faite à Paget (l) au sujet de l'invitation de l' Angleterre à l'It ali e à une coopération ave c elle à une action pour le rétablissement de l'ordre en Egypte. J'ai cru aussi bien faire de lui lire les télégrammes précédents é::hangés entre V. E. et Menabrea. Kalnoky a trouvé le tout parfait. Je lui ai dit alors ce que V. E. me chargeait de lui faire entendre relativement à attitude de l'Italie vis à vis de l'Allemagne et de l'Autriche, insistant sur la confiance que V. E. a sur l'appui de ces deux · Puissances en faveur de nos intéréts spéciaux au règlement du compte final. A ceci Kalnoky m'a dit: « L'Italie peut étre siì.re que notre appui au règlement de compte final ne fera pas défaut en faveur de ses intéréts spéciaux, d'autant. plus que ces intérets spéciaux d'autant plus que ces intéréts sont tous négatifs, vu que ce qu'elle veut c'est que d'autres ne s'établissent pas en Egypte, ce que nous ne voulons pas non plus ». Il a encore ajouté qu'il croit le moment venu de fixer les idées des Puissances sur ce qu'elles entendent pour règlement final de la question, et qu'il a raison de croire qu'un projet de proposition sera trés pochainement mise en avant par prince de Bismarck ce qui aura l'avantage de faciliter l'accord à ce propos.

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IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 372. Atene, 30 luglio 1882 (per. il 4 agosto).

Or sono diversi giorni, il signor Trikupis diramava ,ai rappresentanti greci presso le grandi Potenze una circolare relativa al memorandum concordato a Costantinopoli, in seguito alla nota di Said pascià del 22 maggio ultimo scorso, col quale si raccomanda all'attento esame dei sei Gabinetti mediatori l'ultima transazione offerta dalla Sublime Porta per la definitiva soluzione della quistione della frontiera turco-ellenica. Cotesta circolare sarà già certamente conosciuta dall'E. V., come pure una memoria spiegativa che l'accompagnava; talché avrà Ella potuto facilmente scorgere quanto sia lontano il Gabinetto di Atene dallo accettare il componimento progettato dalla Turchia e constatare, sventuratamente, la esattezza delle informazioni contenute nel mio rapporto del 1° giugno (3).

Nel ripetermi il tenore della circolare in discorso ed il suo fermo proposito di non acconsentire a nuove concessioni, soggiungevami ieri il signor Tricoupis, dover aver forza e valore la sola linea di frontiera ammessa dalla maggioranza della commissione di delimitazione, comunque rappresenti già una interpretazione vantaggiosa per la Turchia del tracciato indicato dalla conferenza; qualora non si voglia oggi tener conto delle conclusioni della commissione, impugnandone così la legalità, il Gabinetto di Atene non potrebbe ammettere che una discussione tra le linee turca e greca; pensiero che, a parer mio, può accennare al desiderio di trattative dirette con la Sublime Porta, all'infuori della cooperazione dei mediatori.

Il presidente del Consiglio dicevami d'aver preso l'iniziativa in questa fase della quistione, piuttosto che attendere un invito ufficiale dei sei Gabinetti, in seguito ad un lamento mossogli dall'incaricato d'affari di Turchia circa la occupazione di una piccola località (irreperibile nelle migliori carte geografiche), che le forze elleniche avrebbero di fresco eseguita; *ma a me sembra più probabile che vi sia stato indotto dalle entrature ufficiose fattegli dal mio collega di Russia e, forse, da altri ancora nel senso del memorandum e dall'aver potuto procurarsi ora soltanto siffatto documento. Il signor ministro pretende poi non essere i rispettivi Gabinetti disposti ad approvare l'implicito consiglio dei loro rappresentanti, ma siamo pur troppo abituati ad assistere alle illusioni che suol farsi il signor Trikupis in ordine agli intendimenti dell'Europa rispetto alla Grecia e, quindi, ai disinganni che ne seguono.

Ciò che più preme si è l'estrema irritazione di lui verso coloro che ne beneficarono il suo paese. Non potendo trascendere ad atti inconsulti ed arroganti che ferirebbero direttamente le Potenze mediatrici, prende egli di mira la Turchia. Difatti, mettendo in non cale la presenza in Larissa dei commissari ottomani destinati a regolare i punti previsti dall'articolo 9 della convenzione, dichiara a noi apertamente di aver sciolto la corrispondente commissione greca ai cui membri darà senza indugio altre occupazioni.

(l) -Cfr. n. 214. (2) -Ed., ad eccezione dei brani tra asterischi, in LV 35, p. 32. (3) -R. 353, non pubblicato.
226

L'ONOREVOLE CRISPI AL REDATTORE CAPO DE LA RIFORMA, PRIMO LEVI (l)

L. P. Londra, 30 luglio 1882.

Il 26 vi parlai di una possibile crisi ministeriale in Francia (2) ed il 28 vi telegrafai (2) (con un giorno di precedenza) che il ministero Freycinet avrebbe avuto alla Camera una votazione contraria. Nelle mie lettere vi ho fatto prevedere, che se il ministero italiano non si fosse associato all'Inghilterra per intervenire in Egitto questa si sarebbe messa d'accordo con la Francia e saremmo rimasti espulsi dal Mediterraneo.

Le cose francesi sono andate come io le aveva previste. Ora resta la seconda parte delle mie previsioni, la quale non è ancora realizzata, ma è in via di rea

lizzarsi. Per evitare il gran danno, ieri telegrafai a Fabrizj con la vostra cifra, nella speranza che egli avrebbe potuto scuotere Mancini dalla sapiente inerzia nella quale si è messo.

Quale ministero vada al potere in Francia, non lo so, perché oggi è domenica, e la domenica qui tutto tace. Non vi è telegrafo, non vi è stampa, non si può vedere alcun uomo politico.

In Italia i giornali -moderati e progressisti -sono partiti da un dato falso. Essi credevano Francia ed Inghilterra d'accordo, e che l'invito all'Italia era stato fatto da tutte e due. Nessun accordo fin oggi a Parigi e Londra; ma l'accordo può esser fatto domani col nuovo ministero.

Freycinet è caduto non già perché voleva occupare il canale di Suez, ma perché non voleva andare in Egitto. Il credito alla Camera francese fu respinto, non perché si volesse rifiutare il denaro al ministero, ma perché il denaro chiesto da esso era poco. I francesi, dopoché gl'inglesi bombardarono Alessandria e cominciarono a mandare truppe in Egitto, vogliono intervenire anche essi, e questo, e non altro, è il significato del voto di ieri.

Gl'inglesi avevano voluto prevenirli con l'alleanza italiana. Non ci sono riusciti. Non dovremo, né potremo lagnarci, se nel loro interesse, si uniscano alla Francia, e le facciano larghe condizioni.

Chi andrà in Francia al potere? o Waddington, o gli uomini suoi. Il discorso, fatto da lui al Senato, è segnalato come un capolavoro. Siccome Gambetta non può andare, e Freycinet non può restare, bisognerà fare un ministero che contenti la maggioranza parlamentare, e che ripigli l'impresa africana come era stata ideata sin da principio.

Waddington combinò l'affare tunisino in Berlino, e Waddington ci cacciò d'Egitto. Lui dunque od i suoi, sappiamo quello che ci attende. Noi saremo bloccati nel Mediterraneo, e questa volta la colpa è nostra, anche della Riforma.

E vi ripeto, che a Berlino non s'interessano della questione egiziana. Qualunque cosa si faccia in Egitto, la Germania non trarrà la spada dal fodero. Questa frase uscì dalla bocca di un uomo di stato tedesco.

Conservate questa e le mie lettere precedenti. Tengo a ciò.

Martedì sera sarò a Parigi. Alloggerò al Grand Hotel. Vi resterò poco; e di lì saprete, se ritornerò in Italia, o se prenderò un'altra via. Vi assicuro intanto, che la politica mi tiene inquieto, e vorrei liberarmene.

(l) -Da A.C.S., Carte Crlspi. (2) -Non pubblicato.
227

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 663. Roma, 31 luglio 1882, ore 2,30.

Il a été convenu avec Berlin et Vienne que V. E. prendra dans la conférence, au nom de l'Italie seule, l'initiative de la proposition pour la protection du canal de Suez. Vos collègues d'Allemagne, d'Autriche-Hongrie et de Russie, aussi, d'après ce qu'on nous assure de Berlin, ceux de France et de Turquie appuyeront votre proposition. V. E. est donc autorisée, après s'ètre concertée avec ses trois collègues, à présenter à la prochaine séance la formule suivante: «La conférence reconnait qu'il convient d'organiser, pour la sécurité et la libre navigation du canal de Suez, avec le concours de la Sublime Porte, un service de police purement naval, et de surveillance, auquel toutes les Puissances seraient appélées à participer, d'après des règles à convenir, et avec réserve de se concerter, dans chaque cas spécial où l'application de ces règles paraitrait insuffisante ». Il est bien entendu que V. E. a pleine faculté de suggérer ou d'admettre toute variante de simple forme, qui faciliterait l'entente. Je vais, de mon còté, donner aux deux Puissances occidentales une prévention de l'initiative qui vous est confiée la rattachant à l'initiative faite par elles à l'Italie, de participer aux mesures qu'elles allaient prendre pour la protection du canal.

228

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAURAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A VIENNA, DI ROBILANT, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, MAROCHETTI, E AL MINISTRO A MADRID, GREPPI

T. 666. Roma, 31 luglio 1882, ore 2,50.

Le ministre d'Espagne m'a remis un mémoire où son gouvernement développe les considérations par lesquelles il se croit fondé à demander de participer à tout arrangement éventuel concernant le canal de Suez. J'ai répondu à M. del Mazo que nous ne pouvions naturellement pas prendre une initiative isolée, mais que nous apprécierions avec bienveillance les titres que l'Espagne possède dans cette question, et que son gouvernement pourra compter, en cette occasion aussi, sur notre amitié.

229

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1250. Pietroburgo, 31 luglio 1882, ore 22 (per. ore 1,20 del 1° agosto).

J'ai communiqué à M. de Giers formule des propositions que Corti doit présenter à la conférence (l) relativement au canal de Suez. Il me parait que, à ce sujet, nous sommes parfaitement d'accord avec la Russie et les deux autres Cabinets. J'ai prié M. de Giers de mettre sous les yeux de l'Empereur vos considérations que j'ai développées de mon mieux, tendant à obtenir que Sa Majesté donne ordre à son plénipotentiaire de continuer à intervenir à la

conférence pour l'avenir. Mon collégue d'Autriche-Hongrie a aussi agi dans le meme sens. Un premier résultat est obtenu cependant. Cet incident constitue un symptòme dont il faut tenir compte, car l'Empereur a pris la résolution dont il s'agit contre l'avis forme! de son ministre des Affaires Etrangères qui s'est abstenu d'en faire part aux ambassadeurs dans l'espoir d'en obtenir la révocation au dernier moment.

(l) Cfr. n. 227.

230

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 671. Roma, 31 luglio 1882, ore 22,55.

Dans la communication verbale que je viens de faire aux représentants d'Angleterre et de France, j'ai, en ce qui nous concerne, rattaché notre proposition relative au canal de Suez, à celle que ces deux Puissances m'avaient présentée, il y a quelques jours, sur ce mème sujet. Mais V. E. doit maintenant, en conférence, énoncer purement et simplement notre proposition indépendament de toute autre démarche ou proposition antérieure. Il est évident, d'ailleurs que notre formule, impliquant amendement et acceptation limitée de la notification aglo-française, lui est, au fond, substituée. Nous sommes assurés de l'appui et de l'adhésion des représentants des Cabinets de Berlin, de Vienne, et de Saint Pétersbourg, ainsi que de l'acquiescement de la Turquie. Bismarck croyait, il y a deux jours, pouvoir espérer aussi consentement de la France, qui devient encore plus probable, en vue du vote de la Chambre refusant !es crédits pour l'occupation militaire du canal. Paget et Bàcourt ont aujourd'hui télégraphié à Londres et Paris. Paget a reçu une impression satisfaisante de notre proposition. Si l'Angleterre voulait se réserver une action isolée pour les cas qu'elle jugerait de force majeure, au lieu de réserver ces cas à un concert ultérieur des Puissances, elle n'accepterait évidemment pas notre proposition, et il faudrait en référer aux Cabinets. Mais le prince Bismarck croyait qu'il suffit que notre proposition soit acceptée par !es quatre Puissances et la Turquie. Télégraphiez si demain aura lieu la réunion de la conférence.

231

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2419. Therapia, 1° agosto 1882 (per. 1'8).

Ho avuto l'onore di ricevere i sei telegrammi che l'E. V. si compiaceva rivolgermi dal 29 luglio ad oggi relativamente alla questione del canale di Suez (2).

Per uno del 31, l'E. V. mi significava essersi convenuto coi governi di Germania e d'Austria-Ungheria che io prenderei nella conferenza l'iniziativa della relativa proposta; sembrare che la Turchia e la Francia fossero disposte ad accettarla; avessi ad intendermi coi miei colleghi per presentarla alla prossima riunione della conferenza; seguiva il testo della comunicazione a farsi, e l'E. v. aggiungeva stava per informare le Potenze occidentali dell'iniziativa che mi era affidata. Per altro telegramma l'E. V. mi ragguagliava l'incaricato d'affari di Russia riceverebbe l'autorizzazione d'assistere alla seduta nella quale sarebbe trattata questa questione. * E per un terzo l'E. V. mi significava sollecitassi quanto potevo la riunione della conferenza per questo scopo*.

Non indugiai un istante a conferire coi miei colleghi sull'argomento. L'incaricato d'affari di Russia aveva bensì ricevuto il telegramma che l'autorizzava a partecipare alla deliberazione sulla questione del canale di Suez, ma d'altra parte il presidente della conferenza non cessava di fare le più vive istanze onde lo mettesse in grado di radunare la conferenza per ultimare la discussione relativa all'intervento ottomano in Egitto, ed egli aveva ricevuto poco innanzi un nuovo telegramma concepito nei termini più caldi; si presterebbe S. E. a discutere una questione speciale senza che la conferenza potesse entrare in quella che più stava a cuore al governo ottomano? Egli aveva domandato nuove istruzioni a Pietroburgo, ed aspettava la risposta; mi pregava quindi vivamente di differire d'uno o due giorni la domanda della riunione. L'incaricato d'affari di Germania era dell'avviso dell'incaricato d'affari di Russia di differire d'alcun poco la riunione della conferenza. La Sublime Porta difficilmente si presterebbe a riunire la conferenza senza trattare della grave questione che era rimasta in sospeso nel momento in cui un accordo definitivo era pressoché conchiuso, e l'ambasciatore d'Inghilterra aveva dal suo canto già annunziato una comunicazione della più grande importanza. Arduo sarebbe d'escludere dalla prossima seduta la trattazione di questo argomento. Il barone Hirschfeldt mi confermava in pari tempo, in seguito agli ordini del suo governo, essersi già assicurato dell'assenso della Sublime Porta alla proposta, i relativi negoziati colla Francia essere seguiti a Parigi. L'ambasciatore d'Austria-Ungheria era disposto ad aderire a tutto quello che sarebbe messo innanzi in proposito dai suoi colleghi d'Italia e di Germania. Innanzi a siffatta situazione io non potevo· prendere una risoluzione immediata. Epperò mandai stamane il signor Vernoni ad intrattenerne il signor ministro degli Affari Esteri, affine di prepararlo ad adunare la conferenza per questo scopo tostoché riceverebbe da me l'idoneo avviso. * E tengo ad assicurare l'E. V. che dal mio canto farò ogni sforzo affine di sollecitare la conclusione di questa pendenza.

E ieri io aveva pregato l'E. V. di fornirmi qualche ulteriore istruzione (l) sul modo di presentare la proposta alla conferenza, vale a dire se avesse a presentarsi in sostituzione alla notificazione fatta alla conferenza il 26 luglio dagli ambasciatori d'Inghilterra e di Francia o come corollario di essa, oppure indipendentemente. I quali ragguagli desideravo di avere, affine di mettermi in grado di rispondere nel caso i rappresentanti delle Potenze occidentali fa

cessero intendere la mia proposta lasciar sussistere la notificazione predetta pei casi di forza maggiore. Alla quale domanda l'E. V. si compiaceva rispondermi per telegramma d'ieri sera avessi ad enunciare puramente e semplicemente la nostra proposta indipendentemente da ogni altra pratica o proposta anteriore. Ed avrò l'onore di conformare la mia condotta alle istruzioni per tal modo impartitemi dall'E. V. *.

(l) -Ed., ad eccezione dei brani fra asterischi, in LV 35, p. 404. (2) -Cfr. nn. 227, 228 e 230. Gli altri telegrammi nn. 656 del 29. 660 del 30, 665 e 668 del 31 luglio 1882, non sono pubblicati.

(l) T. 1244 del 31 luglio 1882, non pubblicato.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1269. Therapia, 2 agosto 1882, ore 20,25 (per. ore 4 del 3).

Télégramme identique. A l'ouverture de la deuxième séance délégués ottomans ont saisi la conférence de la déclaration avec son appendice en date du 27 juillet qui avait déjà été également saisie d'une double communication de l'ambassadeur d'Angleterre touchant la présence des troupes anglaises en Egypte et la demande d'une proclamation déclarant Araby rebelle ainsi que la réponse de la Porte en date du Fr aout. Ambassadeur d'Italie a ensuite donné lecture à la conférence de la proposition suivante: (voir formule que V. E. m'a télégraphié le 30 juillet) (1). Ambassadeur d'Angleterre a dit que n'ayant pas d'instructions il ne pouvait qu'en référer à son gouvernement. Ambassadeur de France a fait ressortir la similitude entre cette proposition et celle qui a été précédemment formulée par son collègue d'Angleterre et par lui. Les représentants d'Autriche, d'Allemagne, et de Russie ont adhéré à la proposition de l'ambassade d'Italie; les délégués ottomans se sont réservés de répondre à la prochaine séance. La déclaration du 27 juillet et son appendice relativement à l'acceptation par la Sublime Porte de l'intervention en Egypte ayant soulevé des objections les délégués ottomans se sont enfin engagés à apporter à la prochaine séance une déclaration plus cathégorique. Prochaine séance vendredi.

233

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1271. Therapia, 2 agosto 1882, ore 23,20 (per. ore 2 del 3).

Voici ce qui s'est passé aujourd'hui après la lecture de ma proposition sur le canal. Ambassadeur d'Autriche a adhéré; ambassadeur d'Angleterre a dit que n'ayant pas reçu d'autres instructions, il maintenait sa communication du 26 juillet; ambassadeur de France a déclaré que, considérant ma proposition

180 camme parfaitement conforme à celle qu'il avait précédemment formulée, il ne pouvait pas s'y opposer; il pouvait d'autant moins s'y opposer qu'il venait de recevoir un télégramme dont il donnait lecture et qui portait que le baron Marochetti avait signifiée hier à M. de Freycinet que le gouvernement du Roi acceptait la proposition franco-anglaise de coopérer aux mesures à prendre pour la protection du canal. Les chargés d'affaires d'Allemagne et de Russie adhéraient à ma proposition. La position actuelle est dane qu'il existe devant la conférence une proposition anglo-française ni acceptée, ni refusée par les autres représentants et une proposition italienne acceptée par l'Allemagne, l'Autriche, et la Russie. Il est probable que les délégués ottomans adhèrent à ma proposition. Les communications anglaises posaient la question de l'intervention militaire anglaise sur laquelle nous n'avons pas d'instructions. Le gouvernement turc n'enverra que cinq mille hommes pour le moment en Egypte.

(l) Cfr. n. 227.

234

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 678. Roma, 3 agosto 1882, ore 16.

Après les nouvelles d'Alexandrie, que je viens de vous transmettre il devient tout à fait urgent d'arriver à une conclusion pour l'affaire du canal de Suez. J'espère que les plénipotentiaires ottomans nous donneront demain leur adhésion. Je télégraphie à Menabrea (l) pour que Dufferin reçoive instructions. Quant à la France, si son adhésion formelle n'est possible à cause de la crise, n'y aurait-il pas moyen de prendre acte du langage du marqufs de Noailles? Je dois, à toute bonne fin, ajouter, sur ce dernier point, que notre chargé d'affaires à Paris n'a pas du tout notifié notre adhésion à la proposition anglo-française, il s'est borné à recommander notre proposition, en la rattachant, ainsi que je l'ai l'expliqué à V. E., à celle des deux Puissances occidentales. Il est bon que V. E. rectifie, le cas échéant, mais sans créer un incident, auprès de ses trois collègues l'assertion inexacte de M. de Freycinet.

235

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1284. Berlino, 4 agosto 1882, ore 17,49 (per. ore 19,45).

Secrétaire d'Etat regrette vivement qu'en suite démission ministère français Noailles ait dù prendre ad referendum proposition d'initiative italienne pour protection du canal de Suez à laquelle M. de Freycinet avait déjà promis son

16 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

appui. Malheuresement est à prévoir que par le meme motif la conférence dans sa séance d'aujourd'hui ne pourra pas encore recevoir cette adhésion importante. On ne saurait admettre quand on obtiendrait les suffrages de la France et de la Turquie que l'Angleterre seule se tienne à l'écart en présence d'une proposition qui se rattache à celle présentée à la neuvième séance par les Puissances occidentales. J'ai demandé s'il n'était pas à craindre que l'Angleterre ne cherchat dans l'intervalle à poser des faits accomplis par l'occupation de Port Said et de Suez avant que la proposition dont il s'agit ne devienne une décision de la conférence. Secrétaire d'Etat ne niait pas qu'il y eùt dangers en la demeure, car les événements marchent plus vite que la conférence; il ne restait en attendant qu'à faire des voeux pour que l'Angleterre et la Turquie réussissent à se mettre d'accord dans la question d'occupation en Egypte; une semblable entente rencontre des partisans dans le Conseil des ministres à Constantinople mais jusqu'ici le Sultan ne semble pas encore s'etre prononcé à cet égard.

(l) T. 679 del 3 agosto 1882, non pubbllcato.

236

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1290. Vienna, 5 agosto 1882, ore 18,17 (per. ore 21,35).

Voyant que démonstrations ménaçantes continuent à Trieste contre sujets italiens et meme consulat, j'ai été chez comte Kalnoky, et lui ai représenté gravité d'un pareil état de choses, nécessité d'y porter prompt remède. S. E. m'a dit qu'il regrettait vivement tout ce que dans l'effervescence du reste justifiée de la population de Trieste pourrait avoir l'air de viser le gouvernement italien qui ne peut qu'ètre complètement en dehors de tout cela, et qu'il va s'adresser au ministre de l'Intérieur pour lui recommander de prendre mesures nécessaires pour que les faits lamentables que je lui ai rapportés ne se répètent plus. Il croit nécessaire pour calmer opinion publique en Italie de faire faire mention de ceci sous forme indirecte dans un journal. Je n'y vois pas d'inconvenient.

237

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2428. Therapia, 5 agosto 1882 (per. il 15).

Ho avuto l'onore di ricevere il dispaccio che l'E. V. si compiaceva rivolgerml il 24 luglio u.s. n. 1425 (2) insieme colla copia della risposta del ministro ellenico degli Affari Esteri in data del 14 luglio, in ordine alla transazione

proposta dalla Sublime Porta per comporre in modo definitivo le pendenze relative alla frontiera turco-greca. Questi rappresentanti delle Potenze avevano espresso all'unanimità l'avviso che, per ragioni che è ora superfluo il rammentare, il governo ellenico avrebbe potuto stimare conforme a' suoi interessi d'accettare la proposta soluzione. Ed i rispettivi governi non manifestarono diverso consiglio. Innanzi al rifiuto categorico da parte del governo ellenico di prendere in considerazione la proposta della Sublime Porta, non rimane che a cessare ogni intromissione nella materia. Le Potenze mediatrici fecero ogni sforzo per indurre la Turchia a cedere un vasto territorio alla Grecia, non in esecuzione di un obbligo contratto da parte di quella, ma nell'esercizio della mediazione contemplata dall'articolo XXIV del trattato di Berlino; riuscirono alla stipulazione della convenzione del 24 maggio 1881, e ne sorvegliarono l'esecuzione nel termine prescritto dalla convenzione stessa. Rimasero alcuni punti in controversia, e le Potenze si prestarono ad interporre offici onde ottenere un equo scioglimento di queste secondarie differenze, i quali offici non approdarono. Né è dovere dei mediatori di continuare la loro azione per un tempo indefinito. In tali circostanze a me sembra le Potenze non possano che lasciare alle parti interessate di venire direttamente a quel componimento che giudicheranno opportuno. In quasi tutti i casi di mutazione di frontiera, anche quando esse seguirono per effetto di guerre fortunate, sorsero divergenze di maggiore o minore importanza riguardo alla applicazione degli accordi intervenuti, e queste divergenze trovarono idonee soluzioni. Ed in questo senso si potrebbe rispondere alla nota della Sublime Porta del 27 maggio u.s.

Ed ora la Sublime Porta ci ha indirizzato un'altra nota in data del lo agosto per la quale, dopo aver toccato della questione della frontiera, essa muove gravi reclami sul persistente rifiuto da parte del governo ellenico, sotto vari pretesti, di designare il suo delegato alla commissione contemplata dall'art. 9 dalla convenzione, e prega le Potenze di far pratiche onde ottenere l'esecuzione di una stipulazione che tanto interessa quelle popolazioni musulmane. L'E. V. conosce che la istituzione di siffatta commissione fu stipulata affine di regolare tutte le questioni che sorgerebbero riguardo alle proprietà dello Stato e dei particolari. Lascio all'E. V. di giudicare se il governo greco abbia ragione di persistere in quel rifiuto, e se il R. Governo abbia ad interporre gli offici richiesti dalla Sublime Porta. Unisco al presente la copia della nota della Sublime Porta, ed aspetterò le istruzioni dell'E. V. per la risposta a farsi.

ALLEGATO

IL MINISTRO DEGLI ESTERI TURCO, SA'I'D PASCIA, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

Costantinopoli, 7 agosto 1882.

Par sa note du 27 mai dernier le soussignè, ministre des Affa.ires etrangères de

s. M. I. le Sultan, avait eu l'honneur d'informer LL. EE. MM. les ambassadeurs d'Italie, d'Autriche-Hongrie, de France, de la Grande Bretagne et MM. les chargés d'affares

d'Allemagne et de Russie que la Sublime Porte, en vue de trancher les difficultés existantes à propos du tracé de la nouvelle frontière turco-hellénique, avait décidé d'abandonner ses droits sur les trois points de Kara Ali Derbend, de Kritiri-Gountcha et de Gurtchova, à la condition que la Grèce lui donnerait satisfaction sur le quatrième ayant trait à Nézeros.

Cette communication est restée jusq'à présent sans réponse. Bien que la délimitation prévue par la convention du 24 mai 1881 soit déjà achevée, le gouvernement héllénique se prévaut cependant de certaines questions de détail pour refuser de désigner son délégué à la commission prévue par l'art. 9 de la dite convention, au grand préjudice des ayant droit.

Le soussigné prie S. E. M. l'ambassadeur de Sa Majesté le Roi d'Italie de vouloir bien faire auprès de qui de droit !es démarches nécessaires pour assurer l'application de la décision précitée et écarter ainsi toute cause de retard ultérieur par rapport aux affaires qui concernent les populations musulmanes.

(l) -Ed., In LV 39, pp. 33-34. (2) -Non pubblicato.
238

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, E AL CONSOLE GENERALE A TRIESTE, ANFORA

T. 687. Roma, 6 agosto 1882, ore 12,40.

(Per Vienna) Je prie V. E. de vouloir bien remercier le comte Kalnoky des

dispositions qu'il va faire prendre à Trieste pour mettre fin à une agitation

déplorable (l).

(Per Trieste) En insistant auprès du lieutenant impérial pour l'adoption de

mesures aptes à faire cesser une agitation déplorable. Veuillez saisir l'occasion

pour déclarer, à l'égard de l'épouvantable forfait du premier de ce mais, que

nous sommes les premiers à désirer que l'enquete soit énergique, et rigoureuse.

Nous souhaitons, que le coupable, quel qu'il soit, subisse la peine que son crime

mérite, nous le considérons camme l'ennemi de la monarchie italienne tout

autant que de la monarchie austro-hongroise. S'il était italien; nous n'aurions

qu'à le livrer entièrement à la justice du Pays.

239

IL MINISTRO DELL'AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO, BERTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

NOTA n. 13655. Roma, 6 agosto 1882 (per. il 7).

Ho ricevuto la lettera colla quale l'E. V. (3) mi comunica il progetto di inviare una missione allo Scioa ed un'altra all'Abissinia, coll'intendimento di spingere eventualmente quest'ultima sino al Goggiam, il cui Sovrano tanto contribuì alla liberazione del capitano Cecchi.

Da parecchi anni questo ministero promuove con sussidi ed ajuti d'ogni maniera le esplorazioni africane, tendenti a dare al commercio nazionale nuovi e proficui sbocchi in quelle vaste e ricche contrade: e non v'ha dubbio che la missione ora progettata dall'E. V. contribuirà efficacemente a questo scopo. Per la qual cosa volentieri aderisco alla domanda di codesto ministero e concorrerò alle spese necessarie per l'oggetto indicato nella nota dell'E. V., a condizione però che faccia parte della spedizione abissinica anche un ufficiale di questo ministero, che sarà da me specialmente incaricato di studiare la parte commerciale, nelle regioni che percorrerà la spedizione.

Attendo una risposta dall'E. V. per stabilire la somma con cui questo ministero concorrerà alla missione anzidetta.

(l) -Cfr. n. 236. (2) -Ed., in L'Italia in Africa, op. cit., tomo II, p. 242. (3) -Cfr. n. 161.
240

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2429. Therapia, 6 agosto 1882 (per. il 14).

Ieri seguì la tredicesima seduta della conferenza. Fu primieramente messa in discussione la proposta che io aveva presentata all'ultima seduta riguardo alla protezione del canale di Suez. Al quale proposito il signor ministro degli Affari Esteri domandava se le misure a prendersi avessero ad essere provvisorie oppure permanenti. Le mie istruzioni né la formala non contenevano veramente alcuna indicazione a questo riguardo, ma scorgendo che il sentimento generale era per la prima versione, e l'accettazione della proposta sarebbe grandemente facilitata dalla specificazione di siffatta condizione, proposi di aggiungere dopo la parola «sorveglianza» le parole «aventi carattere provvisorio ». Il quale ammendamento era accettato da quelli che avevano aderito alla proposta, ed il principio era approvato eziandio dagli ambasciatori d'Inghilterra e di Francia. Lord Dufferin essendo indi interrogato se aveva ricevuto le idonee istruzioni, rispondeva avere ricevuto una risposta dal suo governo, ma essa era concepita in termini sì vaghi che non ne aveva bene compreso il senso, e aveva domandato ulteriori spiegazioni, però non respingeva la proposta. Il marchese di Noailles dal suo canto diceva riservare parimenti la sua opinione, ed aggiungeva non rendersi esatta ragione della portata delle misure a prendersi; esse avevano invero per iscopo di proteggere quella importante via commerciale, senonché, se essa fosse minacciata, lo sarebbe evidentemente dal lato di terra; lungo la parte del canale che percorreva il deserto si trovavano dei punti in cui i ripari erano assai alti; come potrebbero delle navi cui non era lecito di sbarcare alcune forze difenderlo dagli eventuali attacchi che potevano effettuarsi per mezzo di mine poste in quei ripari? Rispondeva l'incaricato d'affari di Germania, la proposta, a suo avviso, non

escludere in modo assoluto lo sbarco di pochi soldati nei casi di imminente pericolo; per questo scopo erasi inserita nella formala la riserva di concertarsi nei casi speciali nei quali l'applicazione di quelle regole sembrasse insufficiente. E l'ambasciatore d'Austria-Ungheria s'associava a quella spiegazione. Cui il marchese di Noailles soggiungeva siffatta dichiarazione provare sempre più la conformità esistente fra la proposta italiana e quella che era stata precedentemente presentata. Però i rappresentanti di. Germania e d'AustriaUngheria osservavano non avere espresso che un avviso personale, e rientravano nella questione del canale. I delegati ottomani significavano infine la loro formale adesione alla mia proposta.

L'ambasciatore d'Inghilterra domandava indi la parola ed insisteva in termini assai gravi presso i delegati ottomani onde S. M. il Sultano emanasse senza ulteriori indugi una proclamazione nella quale fosse dichiarato che Arabi era ribelle al suo Sovrano. Cui i rappresentanti ottomani rispondevano interporrebbero nuovi uffici in proposito. Questa risposta non dava soddisfazione allo ambasciatore d'Inghilterra, il quale affc:nava non sarebbe permesso alle truppe imperiali di sbarcare prima che lo scopo dell'intervento ottomano fosse proclamato in modo pubblico e solenne; la stampa oificiosa della capitale e delle provincie spargeva la voce che le forze imperiali ivano in Egitto per scacciarne i forestieri ed il Kedive; il governo britannico non poteva lasciar sussistere alcun dubbio a questo riguardo; i delegati ottomani avrebbero eziandio a dargli avviso della partenza delle truppe, e della quantità di esse. Cui replicava Said pascià le truppe imperiali non erano ancora partite per l'Egitto, assumeva l'impegno di dare alla conferenza avviso della partenza di esse.

Era poscia domandato ai delegati ottomani se erano pronti a rilasciare la dichiarazione scritta e contenente l'accettazione formale della proposta d'intervento ottomano, nonché delle condizioni enumerate nella nota del 15 luglio. Essi ripeterono quello che già avevano detto al principio della seduta, vale a dire aspettare un telegramma. Senonché l'ora erasi fatta tarda ed il telegramma non era comparso. Insistevano i rappresentanti onde ottenere quella dichiarazione, e l'ambasciatore d'Inghilterra finiva per prevenire i delegati imperiali che il governo della Regina potrebbe interpretare quell'indugio come un rifiuto. Seguivano dei colloqui privati fra Said pascià ed alcuni dei rappresentanti ed in quello che io ebbi con S. E. feci ogni sforzo per fargli intendere i gravi pericoli che il governo ottomano correva con questi indugi, i quali potevano avere per effetto di rendere impossibile l'intervento ottomano. Ma era evidente che i delegati ottomani non erano autorizzati a rilasciare la chiesta dichiarazione, e finirono per domandare di rimettere la presentazione di quel documento alla prossima seduta che seguirebbe l'indomani o posdomani. Né posso celare all'E. V. come queste esitazioni da parte del governo ottomano di confermare per iscritto l'accettazione già significata verbalmente, producesse una penosa impressione presso i rappreselltanti delle potenze.

Era infine redatto il telegramma identico (l) che io aveva l'onore di spedire poco appresso all'E. V.

(l) Ed. in LV 35, pp. 421-423.

(l) T. 1291 del 5 agosto 1882, non pubblicato.

241

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1301. Vienna, 8 agosto 1882, ore 17 (per. ore 18,10).

Kalnoky qui a fait au chargé d'affaires de Russie meme réponse que V. E. par rapport occupation du canal de Suez en présence proposition italienne relative au canal, a seulement ajouté qu'il trouverait convenable qu'on provoque de lord Dufferin quelques déclarat.ions à ce sujet au sein de la conférence. Il est d'avis que, quand la question de la protection navale du canal, qui ne doit etre que purement provisoire sera résolue, la conférence devrait s'ajourner pour reprendre, si besoin en est, à une époque ultérieure ses travaux. Ministre a aussi parlé en ce sens à Nelidov et il m'a dit avoir été très satisfait de sa conversation avec le nouveau représentant russe à Constantinople.

242

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 692. Roma, 8 agosto 1882, ore 18,15.

L'ambassadeur de Turquie m'a communiqué deux télégrammes. L'un confirme que la Porte à intégralement accepté la note du 15 juillet, et qu'elle a décidé de « faire une proclamation concernant le maintien du Kedive, et déclarant rebelle Araby pacha. L'autre annonce que Said pacha a été chargé par le Sultan de négocier, avec l'ambassadeur d'Angleterre, les bases d'une convention militaire.

243

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2431. Therapta, 8 agosto 1882 (per. il 14).

La quattordicesima seduta della conferenza seguì ieri in città, alla residenza del signor ministro degli Affari Esteri. S. E. mise nuovamente in discussione la mia proposta per la protezione del canale di Suez, e domandò agli ambasciatori d'Inghilterra e di Francia se avevano ricevuto le idonee istru

zioni, cui entrambi risposero le istruzioni non essere comparse, ma prevederle favorevoli alla adesione. S. E. diceva indi siffatta proposta riferirsi unicamente alla protezione marittima, ma i pericoli potrebbero venire anche dalla parte di terra. Sarebbe utile d'aggiungervi che la difesa terrestre sarebbe affidata alla Potenza alla quale apparteneva la sovranità territoriale. Siffatta addizione traeva evidentemente la discussione sopra un terreno irto d'inevitabili scogli, che avrebbero fatto naufragare la proposta italiana. Dissi adunque quell'emendamento avrebbe mutato completamente il carattere della proposta, ed i delegati ottomani non insistettero. Io domandavo allora che si facesse un protocollo sull'argomento, cui l'incaricato d'affari di Germania assentiva, aggiungendo che sarebbe preferibile l'aspettare per tale scopo l'adesione dell'Inghilterra e della Francia, i cui rappresentanti sarebbero per tal modo in grado di apporvi la loro firma. E questo fu l'avviso adottato dalla conferenza.

I delegati ottomani dichiaravano poscia essere pronti a rilasciare l'accettazione scritta della nota identica del 15 luglio. E ne fu redatto un protocollo speciale che fu firmato da tutti i plenipotenziari. Il tenore del protocollo è quello che inserimmo nel telegramma identico, però m'astengo dallo spedire col presente la copia destinata al R. governo, perché sorse una discussione circa l'ordine delle firme, né trovandosi a casa del signor ministro i mezzi di consultare i precedenti, la questione non poté essere definita. Però è convenuto che il protocollo ha da considerarsi come firmato ieri, ed in ogni caso non tratterassi che di mutar l'ordine delle firme. Ed era per tal modo conchiusa questa fase dei nostri lavori.

Said riveniva poscia incidentalmente alla questione del canale di Suez, e diceva essere essa oltremodo urgente, imperocché le forze inglesi avanzavano in quella direzione, già occupavano Suez ed Ismailia, ogni giorno giungevano nuove truppe. Queste parole erano seguite da un profondo silenzio. S. E. domandava allora all'ambasciatore d'Inghilterra se avesse ricevuto la noti:l:i'l. dell'occupazione d'Ismailia, cui questi rispondeva ignorarla. E la discussione non aveva altro seguito poiché nessuno si decideva a rompere il silenzio.

Il signor ambasciatore di Francia domandava indi di rileggere la nota identica del 15 luglio e faceva sopra le varie parti di essa alcune osservazioni. In seguito alle quali sorgeva un dialogo tra l'ambasciatore d'Inghilterra e il signor ministro degli Affari Esteri; ed in risposta alle relative domande de! primo, Said pascià diceva le truppe attualmente destinate all'Egitto consistere di seimila uomini circa, senza contare la cavalleria e l'artiglieria; esse si radunerebbero a Suda dove sarebbero probabilmente pronte a partire per l'Egitto fra una settimana. Dervich pascià sarebbe il comandante in capo e Server pascià il commissario imperiale; non sapeva ancora dove quelle truppe sbarcherebbero. Il quale dialogo poneva fine alla seduta. Ed al mio ritorno di città avevo l'onore di spedire all'E. V. il telegramma identico convenuto (1).

Fu il signor ministro degli Affari Esteri che propose di fissare giovedì per la prossima seduta. Gli ambasciatori d'Inghilterra e di Francia, nonché l'incaricato d'affari di Germania, osservavano come sarebbe inutile di radu

narci se non vi era materia a trattare. Io tacqui, e fu infine deciso, per deferenza al signor ministro, di radunarsi giovedì alla R. Ambasciata a Therapia. Ma il sentimento generale era evidentemente che i lavori della conferenza sarebbero sospesi. La conferenza trovavasi invero innanzi ad un equivoco che non poteva prolungarsi indefinitamente. Come poteva essa infatti trattare la questione egiziana ignorando i fatti principali che seguivano in Egitto, come la spedizione inglese nell'interno, l'occupazione da parte di quelle forze delle più importanti posizioni del canale di Suez? Il che è tanto vero che mentre noi stiamo discutendo sull'intervento ottomano, la Sublime Porta tratta coll'ambasciatore d'Inghilterra di una convenzione militare separata, alla quale quella ha già acconsentito in principio. E ieri lord Dufferin aspettava da Londra il progetto di convenzione. Le operazioni militari non saranno regolate che dalle ragioni strategiche, e l'avvenire dipenderà dalle sorti delle armi. Sulle quali considerazioni io ebbi stamani l'onore di rivolgere un telegramma all'E. V. (1).

Ho avuto l'onore di ricevere i due telegrammi dell'E. V. del 6 (2) e 7 corrente (3), pel primo dei quali essa si compiaceva darmi contezza della comunicazione fattale dall'incaricato di Russia relativamente alla proposta italiana sul canale di Suez, e pel secondo mi significava lord Granville avere fatto conoscere al conte Kalnoky essere disposto ad accettare la proposta stessa, purché avesse un carattere temporario. Pei quali mi pregio offrire alla E. V. i miei distinti ringraziamenti.

P. S. I protocolli furono indi rettificati ponendo le firme nell'ordine usato. Epperò unisco al presente l'esemplare destinato al R. governo (2).

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi in LV 35, pp. 425-426.

(l) T. 1296 del 7 agosto 1882, non pubbl!cato.

244

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 695. Roma, 9 agosto 1882, ore 11,55.

Si la conférence doit demain s'ajourner il est d'autant plus ìmportant qu'on arrive avant qu'elle se sépare, à une conclusione pour l'affaire du canal de Suez. Je prie donc V. E. de vouloir bien, après s'ètre concertée avec ses trois collègues, renouveler proposition de signer, à cet égard, protocole ou autre pièce analogue, avec réserve d'accession pour les autres Puissances, qui ne seraient pas en mesure de donner adhésion immédiate. Cette meme pièce devrait confier aux commandants respectifs le soin d'arreter les règles pratiques d'exécution. Je prie également V. E. d'examiner, d'accord avec ses collègues, s'il n'y aurait possibilité et opportunité de faire confirmer par la conférence, à l'occasion de son ajournement, le principe de la compétence exclusive du concert européeen pour le règlement final de la question égyptienne.

(l) -T. 1299 del 7 agosto 1882, non pubblicato. (2) -Non pubblicato. (3) -T. 688 del 7 agosto 1882, non pubblicato.
245

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A LONDRA, MENABREA, A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 699. Roma, 9 agosto 1882, ore 15,10.

Le chargé d'affaires de Russie me communique télégramme de Giers à Onu. Après avoir constaté qu'à fin de sauvegarder caractère international du canal toutes les Puissances veulent considérer occupation de Suez par les anglais, camme un incident militaire, qui ne doit pas empecher l'adoption de la proposition italienne, M. de Giers ajoute qu'il y aurait lieu de demander les explications à Dufferin en conférence, et il en donne à Onu instructions de se joindre à celui de ses collègues qui ferait une pareille interpellation, ou bien si personne ne la fait, d'en prendre lui meme l'initiative.

246

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1308. Vienna, 9 agosto 1882, ore 15,30 (per. ore 17).

Je me suis exprimé avec le comte Kalnoky au sujet des événements de Trieste dans le sens du télégramme de V. E. du 6 courant (1), de manière cependant à ce que conversation entre nous sur cet argument si délicat n'eù.t pas raison de continuer. Je constate, du reste, que gouvernement impérial a compris danger qu'il y aurait à laisser établir une polémique aigre entre les journaux autrichiens et italiens sur ce t te questio n si délicate; aussi au moyen du Pressebureau, on a mis la sourdine aux journaux ici, et le silence s'est fait camme par enchantement. Autant que possible il faudrait tàcher que le meme silence soit observé de notre còté mais j'avoue que je ne suis pas sans crainte sur l'écho que trouveront en Italie les mesures que le gouvernement austro-hongrois prendra certainement à Trieste, à commencer par incarcération et expulsion sur une large échelle de nos concitoyens de cette colonie. Si en conséquence de ces faits il s'établissait en Italie un foyer de conspiration contre l'Autriche et que l'« Italia irredenta » se lierait à d es démonstrations, une prompte répression avec une main de fer serait indispensable, car sans cela notre considération en Europe que nous avons déjà eu tant de peine à conquérir serait à peu près irréparablement perdue. Je n'ai pas besoin d'insister sur les conséquences de la chose. Nous avons déjà été à meme de les subir assez durement. Je prie V. E. de vouloir bien aussi donner connaissance de ma part de ce télégramme à S. E. le président du conseil, qui pourrait très bien partager ma manière de voir qui est. également celle de V. E. à ce sujet.

(l) Cfr. n. 238.

247

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1313. Berlino, 9 agosto 1882, ore 17,56 (per. ore 18,35).

Secrétaire d'Etat est d'avis qu'il faut attendre accession de la France et de l'Angleterre avant de signer protocole pour un service de surveillance sur le canal de Suez, et non laisser protocole ouvert à l'accession. Du reste une simple déclaration d'assentiment des Puissances suffirait, sans qu'il fut nécessaire de la consigner dans un protocole. Les télégrammes identiques en tiennent parfaitement lieu. S. E. admettait pourtant cette formalité du protocole si telle était la manière de voir des autres Puissances. Il ne semble pas au secrétaire d'Etat que le moment soit venu d'ajourner les séances tant que cette question ne sera pas réglée, et il devient probable qu'elle le sera ensuite des explications fournies à Londres sur la véritable signification de la proposition dont nous avons eu l'initiative. La Gazette Générale de l'Allemagne du Nord a publié ce matin un article qui présente l'affaire sous son véritable jour; le consentement de l'Angleterre amènera celui de la France; il convient dane d'attendre ce résultat, de meme que celui des négociations entre l'Angleterre et la Turquie pour intervention ottomane. Quand les opérations militaires commenceront, la conférence pourra simplement suspendre les séances, sauf à se réunir de nouveau d'un commun accord. Lorsque les représentants à la conférence interromperaient les réunions le moment viendrait de s'entendre entre eux pour que l'un de ses membres tint un langage impliquant que le règlement fina! de la question égyptienne est de la compétence européenne, mais il faudrait éviter à ce sujet de donner trop de solemnité à la chose, tout ce qui pourra avoir l'air de partager l'Europe en deux champs, en un mot tout ce qui pourrait froisser une Puissance quelconque.

248

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1705. Vienna, 9 agosto 1882 (per. il 12).

L'accordo in princ1p10 relativamente all'intervento pare sia prossimo a stabilirsi fra l'Inghilterra e la Porta, stando alla comunicazione fatta ieri dall'ambasciatore turco ed al linguaggio dell'ambasciatore britannico. Da quanto mi è dato giudicare da qui, quel risultato di grande importanza, che segna un notevole voltafaccia da parte dei Gabinetti di Berlino e di Vienna, è dovuto in molta parte all'azione spiegata a Costantinopoli ed a Londra dal conte Kalnoky. A questo riguardo credo opportuno porre qui in sodo un fatto di cui convien prender nota.

Il ministro imperiale, insistendo uno degli scorsi giorni vivamente coll'ambasciatore turco affinché persuadesse la Porta ad accettare intieramente l'invito d'intervento fattogli dalla conferenza, nonché ad aderire alle domande messe innanzi al riguardo dal governo inglese, Edhem pascià dicevagli che il suo governo sarebbe disposto a seguire quei consigli, ma che ciò che lo tratteneva si era il timore che non poteva a meno di nutrire a riguardo degli intendimenti finali del Gabinetto di St-James intorno all'Egitto. Il conte Kalnoky, a distruggere quella prevenzione, disse a Edhem pascià che la Porta aveva torto di non fidarsi dell'Inghilterra, ed anzi non esitava ad aggiungergli che per conto suo egli non dubitava menomamente, che ristabilito l'ordine in Egitto ed installatovi un governo buono e durevole, le truppe inglesi si ritirerebbero senza cercare in quella regione soddisfazione speciale ad interessi particolari del governo britannico.

Tosto dopo quella conversazione il conte Kalnoky ne telegrafava il resoconto all'incaricato d'affari austro-ungarico a Londra invitandolo a darne lettura a lord Granville. Ciò essendo stato immediatamente fatto, lord Granville rispose che non solo il conte Kalnoky aveva rettamente interpretato gl'intendimenti del governo della Regina, ma che anzi, a meglio ciò accertare, egli non avrebbe esitato a firmare colle due mani quelle esplicite dichiarazioni state fatte a Edhem pascià.

Quel linguaggio essendo stato tosto ripetuto alla Porta, vi ha ogni ragione di ritenere che esso sia stato la causa determinante dell'arrendevolezza ora mostrata dal Sultano. Ad ogni modo non vi ha dubbio che le dichiarazioni fatte da lord Dufferin in seno alla conferenza, sono una conferma di quelle così esplicite che Lord Granville teneva all'incaricato d'affari austriaco; ed era questo il punto di vista sotto il quale compiacevasi considerarle il conte Kalnoky che ieri raccontavami l'incidente che forma oggetto del presente rapporto.

249

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1706. Vienna, 9 agosto 1882 (per. il 12).

Avendo tenuto parola ieri al conte Kalnoky della risposta che l'E. V. ebbe a fare all'incaricato d'affari di Russia, che l'interpellava per incarico del suo governo, onde conoscere se l'occupazione di Suez da parte degli inglesi non pregiudicasse la proposta italiana della protezione puramente navale del canale, il ministro imperiale dissemi già averne avuto conoscenza dal conte Ludolf, ed aver così potuto constatare che i due Gabinetti di Roma e di Vienna avevano emesso su quella delicata quistione un identico apprezzamento.

S. -E. ieri aggiungevami di aver dal canto suo espresso un parere ancora, e questo si è che converrebbe far in maniera che il Gabinetto di St-James faccia fare a mezzo di lord Dufferin una qualche esplicita dichiarazione in seno della conferenza, che meglio precisi in forma ufficiale gl'intendimenti del governo inglese.

Il conte Kalnoky conchiudeva poi il suo discorso col manifestarmi sembrargli conveniente che, ultimata la questione del canale, la conferenza ponga termine ai suoi lavori aggiornandosi fino a quell'epoca in cui la sua opera potrebbe, per avventura, tornar utile. Ciò egli ripetevami con insistenza, ed anzi devo dire che l'aggiornamento di cui egli parlavami esprimeva nel suo pensiero una vera chiusura. Stando alle mie impressioni, il modo di vedere del conte Kalnoky troverà assenzienti tutti gli altri Gabinetti; *parmi dunque si possa fin d'ora dire che i giorni della conferenza sono contati; non si tratta più che di farla morire il meno male possibile pel decoro delle potenze già non poco compromesse dalla sua prolungata esistenza *.

(l) -Ed., ad eccezione del brano fra asterischi, in LV 35, p. 429.
250

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

T. 1318. Therapia, 10 agosto 1882, ore 20,10 (per. ore 21).

Télégramme identique. A la quinzième séance d'aujourd'hui les délégués ottomans ayant exprimé le désir d'avoir un protocole de la séance, nous l'avons rédigé dans les termes suivants: «Le président a rremis en discussion à l'ouverture de la séance la proposition italienne concernant le canal de Suez, dont le texte a déjà été présenté à la conférence. Les représentants d'Allemagne, d'Autriche-Hongrie, de Russie et de Turquie ont confirmé leur adhésion antérieure. L'ambassadeur d'Angleterre a déclare que son gouvernement adhérait également à la condition qu'il soit entendu que la proposition italienne se limite dans ses effets à la crise actuelle et ne soit pas un empechement, si la nécessité cessait, soit pour Angleterre soit pour autres Puissances de mettre des troupes à terre et d'occuper certains points nécessaires à la sécurité du canal. Il est également entendu que l'Angleterre réserve toute sa liberté d'action pour coopération militaire, ayant en vue le rétablissement de l'autorité du Kedive. L'ambassadeur de France a fait savoir qu'il attendait incessamment ses instructions. Le chargé d'affaires de Russie a demandé à l'ambassadeur d'Angleterre explications sur l'occupation de Suez pa;r les forces anglaises. L'ambassadeur d'Autriche s'est associé à cette demande. Lord. Dufferin a répondu que cette occupation avait été effectuée par ordre de amiral anglais, en vue de sauver cette ville d'un danger imminent et devrait étre considérée comme ne portant aucune atteinte au caractère international du canal. Le

ministre des Affaires Etrangères a annoncé que par suite de l'acceptation par le gouvernement ottoman de la note identique, les troupes impériales allaient partir aujourd'hui ou demain, et, en réponse à une demande de l'ambassadeur d'Angleterre, a ajouté qu'elles ne débarqueraient pas en Egypte avant l'arrivée àu commissaire et du général en chef. La prochaine séance lundi ».

(l) Ed., in L V 35, p. 433.

251

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 2434. Therapia, 10 agosto 1882 (per. il 16).

Nelle ore pomeridiane di jeri ebbi l'onore di ricevere il telegramma pel quale l'E. V. (l) mi significava essere della massima importanza elle nella riunione d'oggi si venga ad una conclusione per l'affare del canale di Suez; avessi, dopo essermi inteso coi colleghi, a proporre nuovamente di firmare un protocollo od altro atto analogo colla riserva della accessione delle Potenze che non sarebbero in grado di aderirvi immediatamente, l'atto avrebbe a conferire ai rispettivi comandanti il compito di fissare le regole pratiche della esecuzione; avessi inoltre ad esaminare co' miei colleghi se non sarebbe opportuno di confermare il principio, il regolamento finale della quistione egiziana appartenere esclusivamente al concerto europeo.

Non indugiai a conferire co' miei colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria affine di condurli, per quanto fosse possibile, ad agire nel senso dall'E. V. indicato. L'incaricato d'affari di Germania dichiarò non potrebbe partecipare ad un protocollo speciale della relativa deliberazione della conferenza senza ulteriori istruzioni, imperocché un atto al quale non aderirebbero l'Inghilterra e la Francia non avrebbe altro effetto pratico che di far constare in modo formale la divisione dell'Europa in due campi, tale non credeva egli essere l'intendimento del principe di Bismarck, il quale non s'era deciso a sostenere la proposta in discorso che quando credette avere ottenuto l'assenza della Francia; erano indi sopravvenuti dei malintesi e la crisi ministeriale, per cui l'ambasciatore di Francia non aveva ricevuto analoghe istruzioni; ed in ogni modo non gli sembrava opportuno di fare una simile dimostrazione l'indomani della costituzione del nuovo ministero.

Osservai come i delegati turchi si fossero dimostrati propensi a firmare il protocollo, cui il barone di Hirschfeldt replicava far parte della politica tradizionale del governo ottomano di suscitare divisioni fra le Potenze europee.

L'ambasciatore austro-ungarico non manifestava propositi altrettanto fermi in ordine alla proposta. Ma finiva per associarsi alle considerazioni del suo collega di Germania. Innanzi alle cui dichiarazioni diveniva impossibile di

procedere alla firma del protocollo separato nella seduta di oggi. Epperò dovetti accontentarmi della risoluzione di far nuovamente constare nel telegramma identico della seduta le rispettive posizioni.

E quanto alle istruzioni a darsi ai rispettivi comandanti, i rappresentanti di Germania e d'Austria-Ungheria non sono autorizzati ad impartirne, né sembra ad essi essere pratico e conforme agli intendimenti dei governi di stabilire un accordo pel regolamento di polizia navale all'infuori della partecipazione dell'Inghilterra e della Francia.

Si venne indi a parlare della seconda parte del telegramma dell'E. V., la quale riguardava la competenza del concerto europeo di provvedere al regolamento finarle della questione egiziana. Al quale proposito l'incaricato d'affari di Germania osservava analoga dichiarazione essere contenuta nella nota inglese del 30 luglio, la quale era stata presentata alla conferenza nella seduta del 2 agostQ, e diceva, «il governo britannico desiderare d'informare ~ll conferenza che. tostoché fosse raggiunto lo scopo militare, esso domanderebbe il concorso delle Potenze affine di prendere le misure necessarie pel futuro e buon governo dell'Egitto». Alla quale dichiarazione nessun rappresentante aveva fatta opposizione. Suggerii di prendere atto di siffatta dichiarazione se fosse possibile per iniziativa dei delegati turchi. E fummo d'accordo di fare analoga dichiarazione prima propizia congiuntura la quale potrebbe forse essere fornita dalla comunicazione che aveva a fare l'incaricato d'affari di Russia.

Ebbi parimente l'onore di ricevere il telegramma pel quale l'E. V. (l) si compiaceva ragguagliarmi l'incaricato d'affari di Russia aveva ricevuto l'ordine di domandare a lord Dufferin in conferenza delle spiegazioni sull'occupazione di Suez; e stamani comparve quello (2) pel quale l'E. V. m'ordinava seguissi a questo riguardo la condotta dei rappresentanti d'Austria-Ungheria e di Germania. Il primo dei quali ebbe infatti l'istruzione di associarsi al suo collega di Russia, ed il germanico non ebbe finora le ,idonee istruzioni. Ma, come non si tratterà evidentemente d'entrare a fondo in una discussione che ci condurrebbe sopra un terreno assai periglioso, mi sarà facile di barcheggiarmi. Né è sicuro che la seduta d'oggi sarà l'ultima.

E mi giunsero pure i due telegrammi dell'E. V. di jeri, l'uno contenente la comunicazione dell'ambasciatore di Turchia (3), l'altro relativo allo scambio d'idee fra l'E. V. e l'Ambasciatore d'Inghilterra in ordine al ritardo da parte della Sublime Porta d'accettare le proposte delle Potenze (4).

Oggi è aspettato il signor Nelidov che viene col titolo di inviato straordinario e ministro plenipotenziario in missione speciale. La quale si muterà poscia, secondo ogni probabilità, in missione permanente. E delle cose predette ebbi stamane l'onore di dare avviso telegrafico all'E. V. (5).

(l) Cfr. n. 244.

(l) -Cfr. n. 245. (2) -T. 701 del 9 agosto 1882, non pubblicato. (3) -T. 700 del 9 agosto 1882, non pubblicato. (4) -T. 696 del 9 agosto 1882, non pubblicato. (5) -T. 1315 del 10 agosto 1882, non pubblicato.
252

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1323. Berlino, 11 agosto 1882, ore 15,35 (per. ore 18,15).

Secrétaire d'État, tout en n'émettant que des idées personnelles, regrettait que la conférence se fiì.t réunie hier sans attendre que le représentant français fiìt à meme de se prononcer au nom de son gouvernement sur la proposition italienne, mais si d'ici au 14 aoiìt la France prend position sur cette question, et que la Turquie et l'Angleterr s sont entendues sur le projet de convention militaire, le secrétaire d'Etat croit que la conférence devrait suspendre lundi ses séances, car son ordre de jour épuisé, un des membres de l'assemblée pourrait alors indiquer que le· moment est venu d'interrompre les réunions et rappeler à cette occasion, camme par incident, sans y mettre de la solemnité et dans un langage très mesuré, l'entente unanime entre les Puissances pour considérer qu'un règlement défini des affaires égyptiennes est de la compétence du concert européen. Le langage du secrétaire d'Etat aujourd'hui restait conforme à ce que j'ai télégraphié avant hier à

V. E. (1).

253

IL MINISTRO DEGLI INTERNI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A PIETROBURGO, NIGRA, E A VIENNA, DI ROBILANT

T. 710. Roma, 11 agosto 1882, ore 23,55.

M. Duclerc a déclaré à Ressman que le Conseil des ministres, interprétant le vote de Ia Chambre camme un mandat d'abstention absolue avait été unanime à délibérer de ne pas autoriser le marquis de Noailles à adhérer à la proposition italienne pour le canal de Suez. Il est possible que le gouvernement français revienne encore sur une décision si absolue. Mais il nous parait en tout cas essentiel, que la conférence prenne, avant de s'ajourner une résolution au sujet de la méthode à suivre, pour fixer les règles pratiques d'exécution, sans quoi la protection collective du canal, risquerait de rester lettre morte. L'abstention éventuelle de la France ne devrait pas faire difficulté, car elle serait toujours libre de se joindre plus tard au service, qui se serait, en attendant, organisé. Notre proposition est de confier la tàche de fixer les règles pratiques à une réunion des commandants supérieurs respectifs qui sont déjà sur les lieux. Nous sommes cependant prets à admettre toute autre méthode que les Puissances préféreraient.

(Per Costantinopoli) Je télégraphie camme ci-dessus, à Vienne, Berlin et Pétersbourg. Veuillez vous employer en ce sens, auprès de vos trois collègues, et une fois d'accord avec eux auprès des plénipotentiaires de Turquie et d'Angleterre, de sorte que ce dernier puisse, avant la séance de lundi demander et recevoir instructions.

(Per Vienna, Berlino, Pietroburgo) Veuillez faire en sorte que le plénipotentiaire du gouvernement auprès duquel vous etes accrédité, reçoive sur ce point instructions positives, avant la séance de lundi.

(l) Cfr. n. 247.

254

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 711. Roma, 11 agosto 1882, ore 23,59.

Bien qu'il s'agisse, d'après votre télégramme d'hier au soir (1), d'une délibération anonime du Conseil, je vous prie de vouloir bien faire considérer à M. Duclerc, qu'un service purement naval de police et de surveillance, tel que nous l'avons proposé pour la protection du canal de Suez, n'est au fond que l'accomplissement de la tàche normale et journalière de tout navire de guerre, envers sa propre marine marchande. Je ne vois dane vraiment pas comment le vote de la Chambre française, par lequel les crédits égyptiens ont été repoussés, pourrait constituer un empechement. Nous nous trouvons, au point de vue constitutionnel, dans la meme situation, mais nous n'avons pas un vrai besoin de l'approbation parlementaire pour nous engager à prendre part à ce service. Si nous insistons aujourd'hui pour que la France ne refuse pas son adhésion, c'est parce que nous aimerions à voir le véritable caractère de notre proposition accentué par la présence effective dans le canal des pavillons de toutes les grandes Puissances. Veuillez en cette circonstance, remercier

M. Durclerc de ses bonnes dispositions envers nous, et l'assurer de la parfaite réciprocité de nos sentiments.

255

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1462/1177. Londra, 11 agosto 1882 (per. il 17).

Quella parte del discorso pronunziato dal primo ministro nel banchetto del lord Mayor che si riferisce all'Egitto e di cui ebbi l'onore di telegrafare un ristretto (2), è, nelle presenti circostanze, di molto momento.

(2} Non pubblicato.

17 -Documenti diplomatici -Serie li -Vol. XV-XVI

Il signor Gladstone dichiarò che l'Inghilterra interviene in Egitto per difendere interessi, non solamente suoi propri, ma di tutte le nazioni del mondo civile e che si è accinta alla impresa con mire disinteressate e con nobili intenzioni.

In ordine al primo punto, l'oratore fece notare come l'Egitto sia l'adito del commercio dell'Oriente e dell'Occidente e come è necessario che sia retto da governo legale, pacifico ed ordinato. E se, soggiunse, la gravezza dell'impresa di ristabilirvi l'ordine e di reprimere l'insurrezione di Arabi pascià dovrà pesare sull'Inghilterra sola, a lei sola l'onore e la gloria.

In rispetto al secondo punto, egli dichiarò che l'Inghilterra non fa guerra agli egiziani, ma vuole salvarli dal despotismo militare e dalle azioni sinistre di corruzione e dai balzelli, (avanzo di antiche oppressioni), combinati insieme per proteggerlo. Non vuoi comprimere la libertà del popolo; anzi desidera ravviarne la prosperità. L'Inghilterra, il primo ministro insistette, va in Egitto con mani pure, con nobile disegno, senza avere nulla da nascondere altrui, con scopo proclamato ad alta voce, colla coscienza di avere diritto di esigere la fiducia e la benevolenza delle altre nazioni ed i loro voti per il pronto successo delle sue armi.

Queste dichiarazioni sono state accolte con soddisfazione dall'opinione pubblica, poiché rispondono ai sentimenti della maggior parte. Esse ripudiano le intenzioni, ad arte attribuite al governo da banchieri, giornalisti e trafficanti di borsa, che l'Inghilterra si sia messa all'opera di reprimere l'insurrezione in Egitto allo scopo di stabilirvi un protettorato; e, da quanto ho saputo da ciascuno dei miei colleghi, esse hanno dissipato, fino ad un certo punto, i sospetti con cui talune nazioni stanno vigilando le azioni e i motivi del governo britannico. Vero è, bensì, d'altra parte, che nessuno dei miei colleghi si è fatta mai l'illusione di credere che l'Inghilterra, finita la guerra, non voglia o non debba ritenere, in Egitto, l'esercizio di una utile preponderanza, acconcia ai suoi particolari interessi.

Debbo aggiungere che, nello stesso banchetto del lord Mayor, il segretario di Stato per la guerra annunziò che da circa trenta a quarantamila uomini erano partiti per l'Egitto dal Regno-Unito e dalle Indie e, che quest'oggi, la prima divisione delle truppe inglesi doveva sbarcarvi col duca di Connaught, comandante una brigata.

(l) T. 1317 del 10 agosto 1882, non pubblicato.

256

IL CONSOLE GENERALE A TRIESTE, ANFORA, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

L. P. Trieste, 11 agosto 1882.

Voglio scriverle anche oggi poche linee per tenerla al corrente di quanto avviene qui dopo i deplorevoli fatti dei giorni scorsi.

Le dimostrazioni di piazza cessarono; ma il contegno della stampa officiosa verso di noi continua ad essere provocante, come V. E. rileverà dagli uniti brani di giornale, e le autorità mostrano con i loro atti di associarvisi.

Alle dimostrazioni anti italiane si risponde arrestando e sfrattando italiani. Lo stesso luogotenente mi informò di due che erano stati arrestati; uno dei comproprietarii del caffè Lichte venne a lamentarsi di aver ricevuto ordine di sfratto senza averlo provocato; si parla d'altri arrestati, d'altri sfrattati, e d'Italiani chiamati dall'autorità ed ammoniti.

Ho scritto jeri alla polizia per essere informato dei fatti, e se veramente risultasse che le misure che si prendono a carico dei nostri connazionali sono ingiustificate, non mancherò di rinnovarne lagnanze alla luogotenenza.

Avrei creduto che il barone Prety sarebbe venuto a vedermi dopo quanto era accaduto, ed aspettai due giorni la sua visita; ma egli non venne, ed al terzo giorno credetti conveniente di recarmi invece da lui, volendo avere con lui sui fatti avvenuti spiegazioni verbali.

Il luogotenente fu con me cortesissimo, e mi espresse il suo vivo rincrescimento per la dimostrazione occorsa innanzi al consolato; ma non seppe trovare una parola sola per riprovare quelle fatte in istrada, anzi cercò di giustificarle come una legittima manifestazione dell'indignazione popolare per l'attentato di mercoledì sera.

Io gli ripetetti quanto gli aveva scritto a questo riguardo, e feci lo stesso, quando volle attaccare gl'italiani, sostenendo che essi avevano, ed è vero, tenuto nella circostanza un contegno ammirabile. Il barone Prety si lamentò che alcuni di essi sparlavano del governo, ed accennò al Ballo della beneficenza di mezza quaresima, dicendomi che a suo tempo era necessario che ci intendessimo, per dare a quella festa un indirizzo diverso.

Quello che però io trovo più grave è che queste autorità invece di evitare dimostrazioni di qualunque genere, in un momento in cui gli animi sono agitati e le passioni politiche vivamente eccitate, le permettono e promuovono.

La sera della vigilia della festa dell'imperatore avremo un'altra fiaccolata, dei veterani; si promuove una sottoscrizione per offrir loro una bandiera; altri impiegati della luogotenenza si sottoscrissero come membri onorarii dell'Associazione, a fin si vuole venga accordato al loro capo la cittadinanza triestina.

Tutte queste cose non ci interesserebbero, se venendo difficoltà e conflitti potessimo rimanerne estranei, ma il caso attuale ha dimostrato che si finisce sempre per volerne agli italiani per quanto procurino di non prendervi parte.

Ho voluto informare di tutto ciò V. E. perché conosca quale sia qui la situazione, e non per creare difficoltà, e queste stesse cose e nei stessi termini le riferirò al R. Ministero.

Quanto a me, procurerò mantenere in tutte le circostanze un contegno dignitoso si, ma sommamente prudente.

Quando seppi dei fatti della sera del due fui colpito a un tempo da due sentimenti: orrore per l'atroce attentato, indignazione per l'ingiustizia di volercene far solidali. Tutti i miei atti sono stati ispirati da questo doppio sentimento.

Voleva scrivere due linee e mi so n lasciato a scrivere due foglietti; V. E.; mi perdoni...

257

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. uu. 1328. Parigi, 12 agosto 1882, ore 12,40 (per. ore 14,35).

J'ai la satisfaction d'annoncer à V. E. que le marquis de Noailles va recevoir dans un moment instructions d'adhérer à la proposition italienne touchant protection du canal Suez. Dans un Conseil des ministres tenu à l'instant,

M. Duclerc a fait des efforts pour faire revenir ses collègues sur leur précédente décision pour donner, vient-il de me dire, un témoignage d'amitié au gouvernement italien. Il y a eu beaucoup d'opposition mais M. Duclerc l'a emporté. Président de la République a été favorable. Adhésion sera faite sous des réserves que M. Duclerc ne m'a laissé comprendre qu'à demi. Il m'a dit un mot du caractère provisoire de la protection et m'a déclaré qu'il faudra s'entendre pour que le commandement des forces navales de surveillance ne soit pas attribué à l'une des Puissances à l'exclusion des autres. Il faisait évidemment allusion à la prétention éventuelle de l'Angleterre de prendre ce commandement. J'ai vivement remercié M. Duclerc de ce premier bon procédé envers nous.

258

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 3099. Berlino, 12 agosto 1882. (per. il 18).

Par un de vos télégrammes de la nuit dernière (2), en m'annonçant que le Conseil des ministres à Paris avait été unanime à ne pas adhérer à la proposition italienne pour le canal de Suez, vous m'exposiez vos vues, et vous m'invitiez à faire en sorte que le plénipotentiaire d'Allemagne à Constantinople reçut sur ce point des instructions positives avant la séance de lundi.

J'ai donné lecture de ce télégramme au secrétaire d'Etat. Il ne s'expliquait guère que le Cabinet Duclerc interprétàt le vote de la Chambre comme un mandant d'abstention absolue, tandisqu'une entente pour une surveillance collective exercée par toutes les Puissances semblait pouvoir se concilier avec ce vote, et fournir mème à la France l'occasion de sortir d'une position devenue à certains égards embarrassante. Tout en regrettant cette attitude et en énonçant l'espoir qu'on reviendrait sur une décision si arrètée qu'elle semble, le comte de Hatzfeldt partageait personnellement et en principe l'avis de V. E. qu'une telle abstention ne constituerait pas un obstacle au règlement de la

questian, du mament surtaut aù le pratacale resterait auvert à l'accessian de la France. Elle serait taujaurs libre camme vaus le dites, de cancourir plus tard au service arganisé dans l'intervalle. Il pensait aussi, mais ce n'était encare que sa première impressian, qu'en effet la canférence ne devrait pas s'ajaurner sans prendre une résalutian sur la méthade à suivre quant aux règles pratiques d'exécutian du service de palice navale. Il crayait également, sans émettre encare une opinian définitive, qu'à cet égard une certaine marge devrait étre laissée aux cammandants supérieurs des navires respectifs, auxquels an se barnerait à envayer des instructians générales.

M. de Hatzfeldt se réservait de revenir demain sur cet argument. Il camptait bien étre un mesure de danner, avant la séance de lundi, les directians nécessaires à M. de Hirschfeld.

En me référant à man télégramme d'aujaurd'hui (1).

(l) -Ed. in LV 35, pp. 437-438. (2) -Cfr. n. 253.
259

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 3101. Berlino, 12 agosto 1882 (per. il 18).

Selan un mat qui a caurs à Paris, le Cabinet Duclerc est un ministère Gambetta, vu de das. La nauvelle administratian campte trais amis palitiques de l'ancien dictateur, et M. Duclerc a taujaurs été avec lui en bans rapparts. Le gauvernement occulte reparaitra dane camme saus le ministère FerryCanstans.

En attendant, le partefeuille des Affaires Etrangères est canfié à un hamme qui jusqu'ici n'a fait dans cette partie aucun apprentissage, et cela dans un mament aù la questian égyptienne prime tautes les autres. Il est vrai que les partis en France ont accumulé assez de fautes paur ne plus savair aù ils en sant, paur se trauver camme perdus dans la canfusian de leurs prapres aeuvres. C'est un intervalle de relache, de lassitude aù les candidats sérieux manquent au se retirent si an fait appel à leur dévauement paur se mettre sur la bréche. On a rarement vu une palitique étrangère passer par tant de phases à si bref délai. Elle cammence par les illusians. Elle se flatte d'exercer une influence prépandérante, de maintenir paur la France une pasitian privilégiée. Elle essaie de lier partie avec l'Angleterre pour résaudre la questian d'Egypte par l'autarité des deux Puissances, par des démanstratians diplamatiques au navales sans l'assentiment de la Turquie et de l'Eurape. Puis an essaie de faire accroire que les autres Puissances abandannent à Paris et à Landres la haute directian dans la vallée du Nil. On arme, an se prépare paur une campagne, et taut-à-caup an s'arréte en chemin. On se trauve ramené de

position en position à une sorte d'expectative impissante, et pendant que cette retraite s'accomplit les événements suivent leur cours. L'intervention turque qu'on se promettait d'abord d'exclure, semble à la veille de se réaliser de concert avec l'Angleterre. La conférence européenne dont on aurait voulu pouvoir se passer est devenue une dernière ressource pour les politiques dans l'embarras.

Une fausse conduite à l'intérieur a contribué sans doute à ce résultat. Un gouvernement qui ne sait pas se fixer et se conduire à l'intérieur, ne saurait avoir ni autorité ni direction à l'extérieur. D'un autre còté, si la France s'abstient, c'est qu'elle craint peut-ètre que l'Allemagne ne nourrisse des projets hostiles et guette l'occasion de lui courir sus quand une partie notable de ses forces seraient engagées sur plusieurs points de l'Afrique septentrionale. Elle redoute peut-ètre aussi que dans une alliance avec les anglais, ceux-ci ne l'abandonnent à moitié chemin, et de tomber alors dans un isolement plein de dangers. Mais si telle est sa pensée où son intuition, il aurait été indiqué dès le début de se ranger résolument dans le concert européen, au lleu de manquer à un tel point de suite, de netteté, de prévoyance dans le maniement aussi délicat que compliqué des intérèts extérieurs.

Ici la politique française est jugée très sévèrement. lors mème qu'on ne le crie pas sur les toits. On évite, donc soigneusement tout ce qui serait de nature à causer de l'irritation chez les voisins. On use au contraire de beaucoup de ménagements. Le mot d'ordre est de se garder mème de l'apparence d'une provocation. Mais on a l'oeil ouvert, on se tient prèt à repousser les attaques si les visées de M. Gambetta reprenaient le dessus, s'il travaillait à ménager une revanche à l'armée et à la marine qui doivent ètre profondément blessées de voir le drapeau tour à tour déplié et replié, comme dans un jeu d'enfants.

Heureusement que notre politique est mieux inspirée. V. E. n'a pas dévié de

san programme, malgré des offres sous certains rapports séduisantes pour notre amour propre. Nous faisons bien de nous réserver en bonne et puissante société, soit pour le règlement définitif des intérèts engagés en Egypte, soit surtout pour d'autres questions plus graves vers lesquelles on s'achemine vu l'état précaire de la France. Après la paix à tout prix, la guerre à tout prix pourrait devenir son système. Les gros atouts seront alors, seulement alors, de mise.

A un autre point de vue, les critiques ne sont pas épargnées aussi à l'Angleterre qui manoeuvre en dehors de la conférence avec un sans gene sans pareil. Mais on se contente de les formuler tout bas, et on avertit mème la presse de mettre une sourdine à son langage. L' Allemagne ne désire pas sans doute qu'il s'établisse une alliance forte et durable entre les Puissances occidentales; mais elle ne veut pas ètre prise en défaut, comme si elle travaillait à les désunir, et s'exposer à produire précisement un effet contraire. Si elle n'accorde pas de mandat, elle ne veut pas non plus prononcer de veto, tout en réservant une entente générale pour le règlement définitif d es affaires égyptiennes.

En accusant réception des dépèches de cette série jusqu'au n. 1320 inclusivement...

(l) T. 1332, non pubblicato.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1464/1184. Londra, 12 agosto 1882 (per. il 17).

Il discorso pronunziato ieri sera dal primo ministro nella Camera dei Co

muni, relativamente all'intervento inglese in Egitto, mentre avvalora le dichia

razioni da lui fatte la sera precedente alla Mansion House, mette maggiormente

in rilievo le intenzioni del Gabinetto.

In risposta a sir H. Wolff che gli chiese se il governo avesse in mente di

occupare indefinitivamente l'Egitto, il signor Gladstone proruppe nelle parole

seguenti:

«Indubbiamente, di ogni altra cosa al mondo, questa il governo non farà.

Essa sarebbe in contraddizione coi nostri principii, colle mallevadorie date da

noi all'Europa e colle i:qtenzioni dell'Europa stessa ».

Dopo avere quindi premesso che era intempestivo dichiarare quali sarebbero i risultamenti dell'impresa britannica, il Capo del governo soggiunse: «A tenore degli impegni positivi che abbiamo presi, quei risultamenti dovranno attenersi coll'intervento e coll'autorità dell'Europa. Essi non potranno avere per base le decisioni di una singola Potenza qualsiasi ».

Cionostante l'oratore convenne con sir H. Wolf che l'Inghilterra aveva assunto l'obbligo di sostenere l'autorità del Kedive, ma che, «il ripristinamento dello statu qua ante in Egitto non doveva, oramai, riguardarsi come lo scopo definitivo ed adeguato che l'Inghilterra poteva proporre alla sua azione militare».

In seguito, il signor Gladstone contraddisse l'opinione che Arabi pascià ed i suoi aderenti sieno rappresentanti del sentimento nazionale in Egitto. Citò, a sostegno delle sue affermazioni, non solo il parere degli ufficiali consolari e dei controllori britannici, eccettuandone il Blunt, non solo quello di Riaz, di Cherif e di Sultan pascià, ma la convinzione dell'Europa, poiché la conferenza riunita a Costantinopoli, egli disse, ha già fatto appello al Sultano acciocché dichiari che il potere che ha attraversato l'autorità del Kedive, è illegale, ribelle e funesto; e lo reprima colla forza.

Soggiunse che un sistema di falsità e di menzogne dominava nella maggior parte dei carteggi spediti dall'Egitto e che, allorquando l'Inghilterra avrà adottato le misure necessarie per la difesa di Alessandria, per la protezione del Kedive e per la sicurezza del canale di Suez e dopo che si sarà impadronita dei principali punti strategici, farà un'inchiesta sui sentimenti della opinione pubblica in Egitto.

In un susseguente rapporto avrò l'onore di riferire alla E. V. quanto mi è stato dato sapere relativamente alla dichiarazione molto significativa del signor Gladstone, citata poc'anzi, cioè «che il ripristinamento dello statu qua ante in Egitto non doveva riguardarsi come lo scopo definitivo ed adeguato dell'azione militare dell'Inghilterra in Egitto».

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1710. Vienna, 12 agosto 1882 (per. il 18).

Il conte Kalnoky da cui mi recavo ieri onde conoscere il suo apprezzamento intorno al risultato della 15a seduta della conferenza mostravasene soddisfatto e dicevami che tutto faceva sperare quel consesso potesse, nella sua prossima riunione, prorogarsi in modo regolare, lasciando esplicitamente, secondo l'idea da lui avanzata, che al regolamento definitivo della questione di Egitto, s'addivenga poi a suo tempo, mediante la cooperazione di tutte le Potenze.

S. E. facevami poi intravedere, che quell'avvenir lontano a cui è difficile provveder oggi, la preoccupava assai, poiché emettevami l'apprezzamento, che la conferenza futura avrebbe un compito ben altrimenti arduo dell'attuale. Al tempo stesso dicevami anche, che dalle varie notizie, che riceve un po' da dovunque risultavagli manifestarsi un'eccitazione nella razza musulmana, ed essenzialmente fra gli arabi, che poteva assumere quanto prima un carattere minaccioso.

Per •conto mi'o non esito a credere col conte Kalnoky che lo svolgimento della questione, che per ora è ancora esclusivamente egiziana, potrà prepararci gravi sorprese, e serie complicazioni.

Il ministero francese non è ritenuto siccome Gabinetto serio, e non può durare; a succedergli sarà chiamato un ministero Gambetta o peggio; e ciò potrebbe precisamente verificarsi al momento in cui tutte le Potenze rientreranno in scena per quel tale regolamento definitivo della quistioni d'Egitto, che assai facilmente assumerà così una ben maggiore estensione.

Guai all'Italia se non fosse preparata per quel giorno. Quando dico preparata non intendo dire militarmente, poiché in quattro, tre o forse anche due mesi soltanto saremo militarmente checché si possa fare, ciò che siamo oggi, e nulla più. Certo amerei meglio, avessimo in quel giorno un esercito ben altrimente forte, che esercitasse un peso assai maggiore nella bilancia Europea; ma anche quale è il nostro esercito, non lo credo inferiore agli altri, in arredamento, istruzione, disciplina, compattezza, ed anzi tutto devozione al Re ed alla Patria.

Ciò che intendo dire augurandomi che il prossimo inverno ci trovi preparati si è, che il governo sia forte, ed in grado di appoggiarsi unicamente su elementi monarchici costituiti in un gran partito nazionale compatto, che non ammette mai transazione colle sette, o col partito rivoluzionario. A patto, che ciò sia; ma a questo patto solo noi potremo contare sul concorso, e sull'appoggio della Germania, e dell'Austria-Ungheria, a tutela dei nostri speciali interessi. E' ritenuto in Italia siccome un aforisma fuori d'ogni discussione, che una trasformazione, che deve rinnovare la società sta svolgendosi in Europa che il miglior, anzi l'unico mezzo onde non essere travolti si è di precederne l'azione con sempre nuove concessioni allo spirito rivoluzionario, che d'altronde è difficile prevedere dove ci condurrebbe poiché le menti sane non riescono ad afferrare neppur più un concetto qualsiasi, nelle teorie, che si vanno spargendo nella vicina Francia. Or bene io posso garentire, ed è anzi dover mio il farlo che simile aforisma non ha affatto corso in Austria, e che tutti gli atti del governo tendono anzi a frenare quel movimento, che del resto in questo Paese è assai poco sensibile. La Germania, in meno buone condizioni a questo riguardo dell'Austria, batte lo stesso cammino.

L'intima alleanza poi, che stringe l'uno all'altro i due Stati, ha essenzialmente per scopo principalissimo, l'affermazione dei principi monarchici conservativi, non certo come l'intendevano gli uomini di Stato, che governavano l'Europa 30 anni fa; ma più stretti forse di quanto li vorrebbero gli stessi cosi detti conservatori in Italia.

L'alleanza austro-germanica non si propone oggi di andar a combattere la rivoluzione in casa altrui come il faceva in passato; ma si propone di opporre una diga alla sua invasione in casa propria. Troppo sovente in questi ultimi anni, e specialmente in questi ultimi mesi, ciò mi fu fatto sentire quil nel modo il più esplicito, perché io e per mezzo mio il R. Governo possa aver dubbi in proposito.

Se dunque, convocata la nuova Camera, il governo potrà presentarsi all'Europa forte dell'appoggio esclusivo di un partito veramente monarchico, la nostra voce troverà ascolto a Vienna, come a Berlino, o l'esercito, che saremo pronti a portare in linea peserà nella bilancia in sufficiente maniera. Ma se a quest'epoca la lotta dei partiti, ed anzi il sopravvento dei facinorosi, provocasse disordini all'interno, sterili lotte nel Parlamento, anche se avessimo un esercito assai maggiore, l'Europa non ci terrebbe in conto alcuno, e prima fra le altre Potenze, la Germania, e l'Austria-Ungheria ci abbandonerebbero al nostro destino; ben sapendo, che su di uno Stato in quelle condizioni, non si può fare assegno alcuno, ed essendo d'altronde, come già dissi assolutamente contrario ai loro intendimenti chiaramente espressi le più volte, il dar appoggio qualsiasi ad uno stato di cose, che è la negazione completa di ciò, che esse vogliono propugnare anzi tutto il consolidamento cioè dell'ordine, e dei sani principi di vera libertà del mezzo dell'autorità sovrana.

Questo mio linguaggio parrà assai probabilmente esagerato; si dirà, che dipingendo su di un fondo vero in parte, ho caricato i colori; ma l'avvenire dimostrerà che non mi sono menomamente allontanato dalla verità nel tratteggiare la situazione. Mi si obietterà probabilmente, che vivendo da molti anni all'estero, non sono in grado direttamente di apprezzare la nostra situazione interna; ma a ciò risponderò, che forse anzi il viver lontano dal Paese, rende il mio giudizio più imparziale, non essendo questo offuscato da spirito di parte, né da antipatie personali. Vorrei l'Italia, come la voleva il Gran Re, rispettata non solo, ma temuta; e quindi ho ritenuto mio sacro dovere, al momento in cui sta per incominciare un periodo di preparazione ad eventi, che possono irrimediabilmente compromettere il nostro avvenire, ed assicurarlo, di esporre colla massima chiarezza senza reticenza alcuna ciò che conviensi fare, ove seriamente si voglia nei prossimi eventi fare assegno sulla prossima cooperazione delle due Potenze imperiali, che piaccia o non saranno per qualche tempo ancora nel periodo storico, che traversiamo, arbitri della situazione in Europa.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI A PIETROBURGO, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANTE AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, A MADRID, TERZAGHI E A PARIGI, RESSMAN

T. 716. Roma, 13 agosto 1882, ore 11,30.

Le ministre d'Espagne est venu nous prier, au nom de san gouvernement, de prendre nous meme initiative, pour admission Espagne au service collectif de protection du canal de Suez. Le Cabinet de Madrid dit que trois autres Cabinets, outre l'Italie sont consentant; adhésion France probable; ignare disposition Angleterre. J'ai répondu renouvelant d'abord notre précédente déclaration etre prets témoigner en cette circonstance, de notre amitié envers Espagne, ayant avec nous solidarité d'intérets dans la Méditerranée. Nous devions cependant, en vue de notre dignité aussi bien que de celle de l'Espagne, chercher à ne pas nous exposer à un insuccès. Aussitòt après acceptation définitive de nostre proposition concernant la protection du canal, et au moment d'établir quelles Puissances devraient etre appelées à coopérer au service collectif, nous nous mettrions dane immédiatement en communication avec les autres six Cabinets, ;;oit pour l'admission de l'Espagne, soit pour la désignation de la Puissance qui devrait en prendre l'initiative.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1343. Berlino, 13 agosto 1882, ore 18,14 (per. ore 19,50).

Si restreinte que soit l'adhésion française, elle facilite la tàche de la conférence à l'égard de notre proposition pour le canal. Il faut laisser à cette assemblée une certaine latitude, de meme qu'aux commandants supérieurs des navires respectifs qui auraient les règles pratiques d'exécution d'après des instructions générales des gouvernements, lesquelles seraient dictées dans l'esprit des délibérations de la conférence. Le plénipotentiaire allemand recevra l'instruction de s'entendre avec ses collègues sur cette question de meme que sur celle éventuelle d'un ajournement des séances. V. E. sait que le Cabinet de Berlin objecte contre l'idée dernièrement émise par la Russie au sujet de l'arrangement à conclure entre la Turquie et l' Angleterre, mais quant à une nouvelle affirmation de la compétence du concert européen, il ne voit pas la nécessité de la déclararer au moment de la suspension des séances. Il va de soi que tel est son point de vue partagé par tous les autres Cabinets, qui plus d'une fois se sont prononcés dans ce sens. Si on jugeait, néanmoins, à propos de renouveler cette réserve, le gouvernement impérial se joindrait aux autres Puissances. Une certaine agitation se manifestant en Orient en Syrie, entr'autres, deux nouveaux batiments de la marine allemande, une corvette ed un aviso se rendent dans la Méditerranée uniquement dans un but de protection des nationaux.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 326. Parigi, 13 agosto 1882 (per. il 17).

Ho ricevuto oggi nel mattlno il telegramma (2) che V. E. mi fece l'onore d'indirizzarmi nella notte, e mi sono recato immediatamente al ministero degli Affari Esteri per assicurarmi un colloquio entr'oggi col signor Duclerc, dal quale fui difatti ammesso poco dopo. Gli dissi che era intenzione dell'E. V. di far proporre dal conte Corti, nella seduta che la conferenza terrà domani a Costantinopoli, un modo di organizzare un servizio navale di sorveglianza del canale di Suez, ora che la protezione collettiva del canale era ammessa in massima da tutte le Potenze. Salva l'approvazione ulteriore dei governi, sarebbe attribuito ai comandanti delle forze navali delle potenze interessate, i quali si trovano sul luogo, il compito di stabilire le regole pratiche della sorveglianza e polizia del canale. Accennai al signor Duclerc i vantaggi di questo sistema * che, a giudizio dell'E. V., era il migliore per evitare il pericolo da lui stesso additato di lasciar monopolizzare la direzione del servizio da una sola potenza*; e lo pregai di dare pronte istruzioni al marchese di Noailles, affinché questi potesse aderire a tale proposta nella seduta di domani.

Il signor Duclerc si mostrò un poco sorpreso della prontezza di questa nuova proposta del governo italiano, * annunziatagli prima che fosse in modo definitivo accettata dal voto della conferenza la proposta della protezione collettiva.* Obbiettai che in fatto l'unanime adesione a questa non era più dubbia; che, volendo la cosa, si doveva pur volere altresì il modo d'esecuzione, e che dopo le già lunghe trattative corse, mi pareva saviezza e non precipitazione il porre subito mente ad attuare provvedimenti resi di più in più urgenti dalla situazione in Egitto. S. E. non volle tuttavia pronunciarsi e mi dichiarò che in ogni modo non lo potrebbe prima di conoscere l'opinione del marchese di Noailles e degli altri colleghi dell'ambasciatore di Francia a Costantinopoli, e prima di averne anche parlato col ministro della Marina.

* Insistei per conoscere almeno quale fosse la personale impressione del signor Duclerc, e se la nuova proposta dell'E. V. non provocasse a priori da parte sua nessuna abbiezione. Tentai di concretare gli altri possibili metodi di procedere e di additarne i probabili inconvenienti. Ma il signor Duclerc non

207 tradì nessuna propensione preconcetta e mi ripetè che gli premeva di udire anzitutto il giudizio del marchese di Noailles, il quale meglio di lui stesso poteva rendersi conto dei vantaggi o pericoli della proposta. Una delle sue preoccupazioni era sempre quella di impedire che la Potenza incaricata ora del comando delle forze navali raccolte a tutela del canale di Suez, non volesse poi venirne a ritenerlo per sempre, ciocché, mi disse il signor Duclerc, egli non ammetterebbe neppure se si trattasse della Francia stessa*.

(l) -Ed., ad eccezione dei brani fra asteri"vhi, in LV 35, p. 440. (2) -T. 714 del 13 agosto 1882, non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

L. P. Berlino, 13 agosto 1882.

Je profite d'un moment de répit pour griffonner à la hate cette lettre. Avant tout je vous remercie de celle que vous m'avez écrite le 4 aoiìt (1), et qui était remplie de détails fort intéressants.

Voici tout ce que je sais sur M. Crispi. Un télégramme (l) arrivé de la Consulta après son départ, disait qu'il n'avait aucune mission ni officielle, ni officieuse, qu'il voyageait pour son simple agrément. Il prétendait lui aussi ètre venu ici uniquement en touriste. Il a cependant, sans y réussir, cherché à rencontrer M. de Bennigsen, l'homme de l'avenir ainsi qu'il le qualifiait. Autant que je sache, il n'a pas vu le comte de Hatzfeldt, tout au plus se sera-t-il abouché avec un des employés supérieurs du ministère des Affaires Etrangères, un M. de Hubhitein une ame damnée du chancelier. Celui ci se trouvait à Varzin et certes après les indiscrétions commises par Crispi en 1877, il n'aurait pas été reçu. Il m'a fait l'impression d'un homme assez penaud. Il me disait méme d'un ton empreint de tristesse et au fond de vanité: «il est dommage que le prince de Bismarck ne soit plus pour moi ce qu'il l'a été il y a quelques années. Une entente entre des hommes camme lui et moi, serait très désirable ». Il n'a fait aucune allusion à ses plans de voyage que je ne lui avais pas demandés, et ce n'a été que après son départ que j'ai appris indirectement qu'il s'était rendu à Londres, et de là à Constantinople, par quelle voie je l'ignare. Nous avons causé de choses et d'autres, lui cherchant à me faire parler, moi me tenant sur une extrème réserve. A son debutté à Berlin, il se montrait favorable à notre attitude de rester en dehors du camp anglo-français. A sa dernière visite, il penchait pour notre action collective avec l'Angleterre. Je me suis accordé le malin plaisir de lui demander pourquoi il avait dit à la Chambre qu'à ses yeux une guerre entre l'Italie et la France serait une guerra civile. Camme heureusement nous ne formions pas une seule et mème nation, je ne comprenais pas cette expression pas , plus que le cliché de la razza latina, des nazioni sorelle. Il m'a répondu

que comme on l'accusait de semer la zizanie entre les deux Puissances, il avait bien voulu marquer que tel n'était pas son programme. Je dois avouer que je l'ai trouvé fait raisonnable sur un point, à savoir sur la nécessité de pousser aux armements sur terre et sur mer afin de nous mettre dans une forte position au double point de vue de l'offensive et de la défensive. Il faudrait à cet effet un emprunt de 300 millions et suspendre l'exécution de de la loi sur l'abolition de" la monture. On en viendra peut-etre là avec une nouvelle chambre; <<mais, ajoutait-il avec la vanité qui le caractérise, la proposition devrait étre faite par un homme qui, comme moi, inspire confiance au Pays. Ce qui n'est pas le cas pour Mancin malgré tous ses mérites ». Après cela il ne reste qu'à tirer l'échelle.

Dieu merci nous touchons à l'ajournement de la conférence, sans [que] nous ayons modifié notre attitude de marcher d'accord avec nos deux alliées. Je ne sais trop si cela nous profitera dans la question méme d'Egypte où elles sont moins intéressées que nous. Mais si méme, comme il est à prévoir, nous ne devions pas retirer aucun bénéfice direct, nous devons réserver nos gros atouts pour des questions autrement graves qui peuvent résulter de l'état précaire de la France. Sa misérable politique dans les affaires d'Egypte, le mécontentement qui doit régner dans son armée et dans sa marine, le triste ròle des chambres, finiront par amener un de ces brusques revirements d'opinion dont ce Pays est coutumier. Le moment alors viendra pour nous et pour d'autres aussi de prendre position. Ne croyez vous pas que toute cette affaire d'Egypte finira par un congrès? Ici du moins on persiste à affirmer que le règlement définitif est réservé au concert européen.

Dans votre lettre vous me parlez d'une proposition de Bismarck d'étudier à quatre l'accord à établir pour le jour du règlement de comptes; proposition déjà lancée à Rome, à Vienne et à Saint Pétersbourg. Je ne sais absolument rien à ce sujet. On ne m'en a pas parlé ici, on ne m'en a rien écrit de Rome. Aussi je ne souffle mot. Peut-étre que le comte Hatzfeld voulait y faire allusion lorsqu'il me disait un jour en réponse à des remarques présentées sur notre position spéciale en tout ce qui tient à la Méditerranée et par conséquent aussi à l'Egypte: «le dernier mot appartiendra à l'Europe. C'est là au reste un sujet sur lequel nous reviendrons ». Je vous serais très obligé de m'informer si vous apprenez quelque chose de plus sur ce point.

On fait grand bruit de notre initiative pour un service de police et de surveillance navale sur le canal de Suez. Mais c'est une initiative qui nous a été cédée par l'Allemagne qui préfère agir dans l es coulisses. L'adhésion de la France quelque conditionnelle qu'elle soit comme celle de l'Angleterre, complète l'assentiment. D'ailleurs il ne s'agit que d'un provisoire durant lequel l'Angleterre s'est ménagée carte bianche. On se montre contraire ici à l'idée russe qu'il serait aussi désirable que l'arrangement si conclu entre l' Angleterre et la Turquie ne se fit pas en dehors de la conférence. Je vous quitte pour me rendre chez le comte Hatzfeld avec qui j'ai pris rendez vous pour connaitre les instructions qu'il va envoyer à M. de Hirschfeldt pour la séance de demain.

Comme j'ai pensé à vous lors du facheux incident de Trieste !

(l) Non pubblicato.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1355. Therapia, 14 agosto 1882, ore 22,58 (per. ore 1 del 15).

Ce n'est pas sans une grande difficulté que je suis parvenu aujourd'hui à obtenir la signature du protocole relatif à l'exécution de la proposition italienne pour le canal, sans spécifier l'entremise des Gouvernements respectifs pour donner les instructions aux commandants: je n'aurais eu l'adhésion de personne car aucun de mes collègues n'est autorisé à donner les instructions nécessaires aux commandants, quelques uns n'ont pas mème de navires sur les lieux. Les délégués ottomans auraient voulu saisir la conférence de la convention militaire, mais moi et mes collègues d'Autriche et d'Allemagne les avons conseillé de s'abstenir.

267

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2439. Therapia, 15 agosto 1882 (per. il 21).

La sedicesima seduta della conferenza fu ieri tenuta alla residenza del signor ministro degli Affari Esteri a Cabatash. Il signor presidente apriva la discussione rammentando come nella precedente seduta tutti i plenipotenziari avessero aderito alla proposta italiana per la protezione del canale di Suez ad eccezione dell'ambasciatore di Francia, e domandava a questi se avesse ricevuto le idonee istruzioni. Rispondeva S. E. avere ricevuto l'ordine di aderire alla proposta se tutti i plenipotenziari mantenevano le adesioni precedentemente espresse, ed invitava quindi il signor presidente a verificare se siffatte adesioni erano mantenute. Cui tutti i rappresentanti rispondevano affermativamente, l'ambasciatore d'Inghilterra aggiungendo le parole «nella forma comunicata all'ultima seduta ». Riprendeva allora il signor presidente, lord Dufferin avere formulate alcune riserve, fra le altre quella che tutte le Potenze avessero la facoltà di metter truppe a terra; se S. E. la manteneva, egli avrebbe pure a presentare la riserva che la difesa del canale dalla parte di terra appartenesse alla Potenza territoriale. Rispondeva lord Dufferin non ritirare alcuna delle condizioni espresse. E s'impegnava per tal modo una discussione che minacciava di tutto rimettere in questione. Io domandavo allora la parola ed esponevo i plenipotenziari ottomani avere già data, come risultava dal protocollo del 10 agosto, la loro adesione alla proposta; siffatta

adesione essere stata confermata dal presidente della conferenza al principio dell'odierna seduta; non potevano essi modificarla nella presente congiuntura; le riserve dell'Inghilterra non riguardavano che quel governo e la posizione speciale di esso nella quale la maggioranza dei membri della conferenza non intendeva entrare; erasi convenuto all'ultima seduta essere state significate tutte le adesioni all'eccezione di quella dell'ambasciatore di Francia; s'aspettava ora soltanto la decisione di questo. Le quali dichiarazioni erano confermate dai rappresentanti d'Austria-Ungheria, di Germania e di Russia. Said pascià dichiarava allora mantenere la sua precedente adesione. Ed il marchese di Noailles aderiva alla proposta, colla restrizione che «la Francia si riservava completa libertà di appreziazione quanto all'applicazione delle misure alle quali essa poteva essere chiamata a partecipare per effetto del presente accordo ». A proposito di questa riserva osservava il presidente della conferenza che ad essa vorrebbe associarsi a nome dei delegati ottomani, e domandava spiegazioni in proposito. Cui rispondeva il marchese di Noailles, non avere più ampie istruzioni, ma interpretare la riserva nel senso che l'accordo intervenuto conferisse alle parti contraenti il diritto ma non l'obbligo di prender parte alle misure in discorso. E l'ambasciatore di Francia esprimeva indi il desiderio di presentare alcune osservazioni le quali non avrebbero ad invalidare l'espressa adesione, né a suscitare alcuna discussione in proposito. Diceva egli desidererebbe di avere alcuni schiarimenti sul significato dell'accordo; non erasi mai verificato in modo positivo se l'espressione (tutte le Potenze) si riferisse alle presenti od eziandio ad altre; che s'intendevano mantenuti in vigore tutti i firmani relativi alla conservazione del canale, ed ai privilegi di quella compagnia? Come s'aveva a procedere per l'esecuzione dell'accordo? Cui rispondevo quanto alla questione delle Potenze che avevano a prender parte alle relative misure. Sapevo starsi attualmente scambiando delle idee fra i governi, ciascuno dei quali avrebbe l'occasione d'esprimere i suoi sentimenti sulla materia; la proposta italiana non toccava in verun modo alla validità dei firmani concessi; e quanto al modo di esecuzione domandavo la licenza di fare una proposta la quale servirebbe di complemento a quella che era già stata adottata. E davo allora lettura della farmola nella quale cercai di riprodurre, per quanto era compatibile colla situazione dei miei colleghi, i termini che l'E. V. si compiaceva significarmi pei suoi telegrammi. Ad essa aderivano senza commenti i rappresentanti delle cinque Potenze. Ma Said pascià sollevava nuove obbiezioni, il presente progetto riguardava la protezione marittima del canale, ma non v'era parola della difesa dalla parte di terra la quale apparteneva alla Potenza territoriale, ed avevo gran pena a ricondurlo nella questione sul canale. Ed allora allegava, il governo ottomano non avere alcuna nave sui luoghi; come poteva incaricare il comandante di prender parte a quelle deliberazioni? Cui rispondevo,

S. E. s'era compiaciuta informare la conferenza, nella precedente seduta, che in quel giorno od il giorno appresso un esercito ottomano partirebbe alla volta dell'Egitto; le navi ottomane non tarderebbero quindi a comparire in quelle acque. La quale osservazione poneva fine alla discussione.

Fu indi redatto e parafato il protocollo che ebbi l'onore di spedire poco appresso all'E. V. col telegramma identico Cl).

E quando fu terminata questa discussione i delegati ottomani espressero il desiderio si facesse un protocollo sommario delle passate sedute. Alcuni dei miei colleghi mossero varie obbiezioni. E quando il signor presidente venne a domandare il mio avviso, risposi esistere diverse specie di protocolli; v'erano i protocolli regolari di ciascuna seduta i quali esigevano l'organizzazione di un segretariato, e questo sistema non era stato adottato nella presente congiuntura; un altro sistema erasi seguito l'anno passato nell'occasione dei negoziati per la questione turco-ellenica, ed era quello di fare un protocollo generale alla fine dei negoziati stessi; se le LL. EE. stimavano che la presente fase dei nostri lavori fosse compiuta, i miei colleghi non avrebbero forse abbiezione a fare un protocollo generale. Il signor presidente domandava allora l'avviso degli altri rappresentanti i quali esprimevano, l'un dopo l'altro, l'avviso unanime: la presente fase dei negoziati essere infatti esaurita, i nostri lavori potrebbero essere ripresi a tempo più opportuno. I delegati ottomani manifestarono diverso avviso, e si riservarono di farci conoscere il giorno in cui avrebbe a seguire la prossima seduta. La quale questione sta ne' seguenti termini: tutti i miei colleghi hanno per istruzione di aderire se alcuno prendesse l'iniziativa di proporre la sospensione dei lavori della conferenza, istruzione che io però non possiedo. Senonché in materia di tanta importanza, chi può prendere l'iniziativa senza averne l'ordine categorico dal rispettivo governo? Per le quali ragioni, e dinanzi all'avviso diverso dei delegati ottomani, si aggiunse al nostro telegramma identico, «quando le Potenze giudicheranno opportuno che le nostre sedute siano sospese, i nostri governi avranno a darci l'istruzione formale di fare una dichiarazione in questo senso alla conferenza».

Non avendosi dunque in questa seduta a prorogare la conferenza, non fu il caso di presentare la dichiarazione che il componimento finale della questione egiziana non si farebbe senza la cooperazione di tutte le Potenze. Per essa io non ho invero che il telegramma del 10 corrente (2) pel quale l'E. V. mi comunica le impressioni del governo austro-ungarico in proposito, aggiungendo che esse sono identiche a quelle del R. Governo. Però l'ambasciatore austro-ungarico non volendo prendere l'iniziativa della proposta, io avevo acconsentito ad assumerla se se ne presentava il caso, ed avevo per tale scopo redatto una formula, la quale corrispondeva a quella menzionata nel telegramma predetto, ed era stata accettata dal mio collega d'Inghilterra, nonché da tutti gli altri. Ne unisco copia al presente ed essa potrà servire per la prossima occasione ( 3).

Prima che incominciasse la seduta di ieri, il signor ministro degli Affari Esteri aveva significato in privati colloquii intervenuti con me e co' miei colleghi d'Austria-Ungheria e di Germania avere egli ricevuto l'istruzione di mettere il progetto di convenzione militare a stipularsi con l'Inghilterra in

deliberazione alla conferenza. Lo consigliammo ne' termini più categorici di desistere da questo pensiero, poiché saremmo costretti di declinare d'entrare nell'argomento. Ed il signor ministro non diede infatti esecuzione al suo intendimento. Di che diedi contezza all'E. V. pel telegramma che ebbi l'onore di rivolger le in seguito all'identico (l).

Unisco al presente l'esemplare del protocollo del 10 agosto destinato al

R. Governo (2).

(l) Ed. in LV 35, pp. 445-447.

(l) -Cfr. n. 266. (2) -T. 704, non pubblicato. (3) -Non si pubblica.
268

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

R. 1468/1203. Londra, 15 agosto 1882 (per. il 20).

Tostoché ricevette il dispaccio dell'E. V. del 24 luglio scorso n. 1457 (4), S. E. il generale Menabrea si rivolse, per iscritto, a lord Granville pregandolo di fargli conoscere il pensiero del governo inglese relativamente alla dichiarazione del governo ellenico del 2 luglio scorso sulla vertenza pel confine fra Kristivi e Zanko.

Non essendo pervenuta a quest'ambasciata alcuna risposta dal Foreign office a questo riguardo, pregai ieri lord Tenterden di dirmi se il Foreign office inclinasse a sostenere l'accomodamento proposto dalla Sublime Porta su quella quistione, ovvero se giudicasse plausibile la dichiarazione del signor Trikupis, che il governo greco non poteva consentire ad alcuna transazione la quale tendesse a modificare le decisioni della commissione europea.

Lord Tenterden mi rispose che una comunicazione analoga a quella indirizzata all'E. V., era stata fatta a lord Granville dal ministro di Grecia in Londra e che il governo della Regina considerava essere imprudente allontanarsi dall'attitudine finora seguita dalle Potenze e di fare una mozione ufficiale che tendesse a rendere invalido il principio di cosa definita (finality) nello stabilimento della frontiera turco-ellenica, come fu tracciata dalla commissione. Se però, soggiunse lord Tenterden, la Porta e la Grecia venissero ad un accordo amichevole sulla questione in controversia, la soluzione alla quale giungerebbero sarà accettata dalle Potenze. Nel desiderio, dunque, di facilitare l'effettuazione di questo scopo, il rappresentante dell'Inghilterra in Atene è stato autorizzato a comunicare ufficiosamente la proposta della Porta al governo greco.

Queste idee, conchiuse Sua Signoria, furono comunicate, è già qualche tempo, all'ambasciatore britannico a Costantinopoli. Ed il Foreign office, appena ricevette la comunicazione del ministro di Grecia summenzionata, non credette dover fare altro che trasmetterla a lord Dufferin, senz'aggiungere alcuna osservazione.

18 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XV-XVI

(l) -Cfr. n. 266. (2) -Non pubbl!cato. (3) -Ed., in LV 39, p. 35. (4) -Non pubbl!cato.
269

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1370. Parigi, 16 agosto 1882, ore 19,40 (per. ore 21).

Aujourd'hui étant le premier jour d'audience régulière chez le ministre des Affaires Etrangères, je viens de me rendre auprès de lui. Il m'a dit avant toute chose que la France avait adhéré aussi à notre proposition relative à la mise en oeuvre du service collectif sur le canal de Suez, ce que [je] savais déjà par le télégramme de V. E. en date d'hier (l) et il m'a de nouveau déclaré que le gouvernement français s'y était décidé par désir d'ètre agréable à l'Italie et d'établir des meilleurs rapports entre nos Pays; «vous le voyez m'a-til dit vous faites de nous tout ce que vous voulez, il faudra bien s'en souvenir si plus tard j'ai aussi quelque chose à demander ». Le chargé d'affaires d'Espagne qui venait de voir le ministre des Affaires Etrangères ne lui a point parlé du désir de son gouvernement de prendre part au service collectif. Cependant M. Duclerc parait favorablement disposé. Dans la conversation le ministre s'est plaint du zèle remuant, excessif, et parfois compromettant de M. de Lesseps, dont la femme vient d'adresser une lettre au journal anglais l'Observer qui ne parait pas faite pour attirer les sympathies anglaises «quoique née dans un Pays anglais, y dit la contesse de Lesseps, je foule aux pieds avec mépris cette nationalité en face d'un Pays qui cherche par des moyens déshonnètes à s'emparer de ce qui ne lui appartient pas ».

270

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1478/1220. Londra, 17 agosto 1882 (per. il 21).

Nella seduta del 15 corrente della Camera dei lords, lord Granville, rispondendo al conte De La Warr, disse che, a tenore delle informazioni ricevute in questi ultimi tempi, un grande terrore esisteva nella Tripolitania ed a Bengasi e che numerosi europei si rifugiavano a Malta.

Il governo della Regina aveva mandato una nave da guerra a Bengasi, dove

esisteva il maggior fermento e, nello stesso tempo, aveva incaricato lord Duf

ferin di mettersi in comunicazione coi suoi. colleghi e colla Porta, su quell'ar

gomento.

Inoltre il governo britannico aveva interrogato i Gabinetti d'Italia, di

Francia e d'Austria, ma le notizie giunte a quelle Potenze non erano di natura

da ispirare seni timori per la sicurezza degli europei a Tripoli. L'Austria e la Francia, però, si erano messe d'accordo col governo inglese nel fare delle pratiche premurose presso la Sublime Porta, onde questa prendesse tutte le necessarie precauzioni. La Porta avea promesso di farlo: ed a Tripoli il Vali aveva pubblicato una circolare ai consoli, pigliando su di sé la responsabilità della sicurezza e della pace in quella provincia. Questa circolare avea avuto buon effetto ed avea calmato le apprensioJ?-i degli europei; onde non vi è motivo di temere che i sudditi britannici corrano alcun pericolo a Tripoli.

Nella conversazione che io ebbi oggi con lord Granville, Sua Signoria mi ripeté queste dichiarazioni, da lui fatte alla Camera dei lords, ed avendolo io informato che, in seguito all'agitazione che si manifesta in Siria, una nave della R. squadra, attualmente al Pireo, aveva ricevuto l'ordine di recarsi nelle acque di Beirut per tenersi alla disposizione del R. Console, il conte Granville come ebbi l'onore di telegrafare all'E. V. (1), accolse con molto piacere questo annunzio e mi soggiunse: «Siamo troppo occupati in Egitto per potere mandare altrove le nostre navi ».

Devo informare, finalmente, l'E. V. che la notizia pubblicata nello Standard del 15, spedita da Vienna, che uno scambio d'idee aveva avuto luogo fra le Potenze sulla quistione dell'occupazione eventuale di Tripoli per parte dell'Italia, e che la Francia approvava quel disegno non fu creduta degna di fede, talmenteché io non stimai opportuno di portarvi sopra, per telegrafo, l'attenzione dell'E. V.

(l) T. 720 del 15 agosto 1882, non pubblicato.

271

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1378. Berlino, 18 agosto 1882, ore 16,30 (per. ore 17,10).

A la séance de la Chambre des Communes, M. Dilke affirmait non seulement que les relations entre l'Angleterre et l'Allemagne sont cordiales, mais en~ore que cette dernière soutient chaudement la politique anglaise dans les affaires d'Egypte. Le secrétaire d'Etat m'a dit confidentiellement qu'il ne se rendait pas compte sur quoi pouvait se baser cette dernière assertion. Le Cabinet de Berlin n'a donné ni approbation, ni bHime, ni mandat, ni véto. Il n'objecte pas à ce que le Cabinet anglais prenne ce qu'il appelle des mesures conservatoires du moment où il déclare lui-meme que le règlement définitif de la question est réservé au concert européen. M. Dilke n'a dane pas été exact dans son langage. Il serait malaisé de rectifier publiquement. Cela n'est pas, au reste, néeessaire, car l'attitude de l'Allemagne est suffisamment connue par les autres Cabinets.

(l) T. 1374 del 17 agosto 1882, non pubblicato.

272

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, TERZAGHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 626. Madrid, 18 agosto 1882 (per. il 22).

Sembra ora accertato che il pellegrinaggio partirà dalla Spagna verso la fine di settembre arrestandosi nell'andata o nel ritorno a Lourdes per essere poi nuovamente in Spagna prima del 15 ottobre per la festa di Santa Teresa.

Come è noto all'E. V. l'idea originaria del pellegrinaggio spagnolo nacque in conseguenza dei fatti accaduti a Roma nella notte del 13 luglio dell'anno scorso. Il Sommo Pontefice diede in quell'epoca istruzioni alla nunziatura di acfoperarsi allo scopo di un pellegrinaggio, che per il suo numero e per il suo forte organamento sostituisse una protesta contro la situazione in cui si trovava il Vicario di Gesù Cristo. La nunziatura fece osservare, dal suo punto di vista giustamente, come i fatti lo constatavano che non si poteva costituire una Romeria come la desiderava la Santa Sede, che facendo appello ai carlisti. La Santa Sede insistette; la nunziatura si rivolse ai carlisti; Nocedal protetto dal cardinale Mareno costituì giunte esclusivamente carliste e quasi intieramente laiche; ottenne di disporre di somme abbastanza rilevanti e molte migliaia di pellegrini erano pronti per recarsi a Roma. Il pellegrinaggio assunse evidentemente uno scopo non solamente religioso ma eziandio politico, cioè di organizzare il partito carlista. Il governo spagnuolo si commosse, fece vivissime e insistenti istanze presso la Santa Sede; la Curia poco a poco cedette per non inimicarsi il governo spagnuolo, e apparentemente insinuò che la nunziatura avesse fors'anche oltrepassato le sue istruzioni. Le giunte laiche carliste si sciolsero e furono incaricati i vescovi della costituzione del pellegrinaggio, che assunse così un carattere diocesano e ecclesiastico e non più essenzialmente laico. Vi fu lotta viva tra la maggiorità dei vescovi alfonsisti e una parte del basso clero e taluni vescovi, come per esempio quello di Doilia, carlisti di sentimenti. Nocedal e i suoi seguaci si ritirarono non avendo ottenuto il loro scopo e dichiarando che non farebbero parte del pellegrinaggio nelle mutate contingenze. E' quindi ora nel loro interesse di dimostrare che il pellegrinaggio, effettuandosi senza il loro concorso non avrà l'entità di quello già da loro costituito.

Il cardinale Mareno, ancor maggiormente fanatico clericale che carlista, tentò di eccitare il sentimento religioso con riunioni e con una pastorale, scritta col fiele che distingue il focoso prelato, di questi fatti si fa cenno nei rapporti di questa R. Legazione in data del l o e del 30 maggio numeri 593 e 600 di questa serie (l). I vescovi, nella loro maggioranza attualmente alfonsisti fecero tutti gli sforzi per dar forza alla Romeria, ma il mancato concorso dei carlisti e il periodo di tempo trascorso dall'epoca dei fatti accaduti in Roma nella notte del 13 luglio 1881, credo dimostreranno l'inanità del tentativo di costituire un pellegrinaggio che si avvicini anche da lontano a quello già costituito dai car

listi; vi saranno forse molti generali ma pochi soldati e sembra siano pure scarsl i mezzi finanziari dei quali dispongono i capi della Romeria.

Per le considerazioni svolte sino ad ora sembrerebbe, in apparenza, che la prossima Romeria non meriti attenzione alcuna; ma temo che forse, a mio avviso, questo non sarebbe un apprezzamento intieramente esatto. Il pellegrinaggio con carattere carlista, si sarebbe eseguito contro la volontà espressa del governo spagnuolo sarebbe stato nell'interesse carlista di dimostrare disciplina, e se pure i pellegrini avessero trasmodato, come sarebbe stato sempre da prevedersi, ad atti violenti, il governo spagnuolo avrebbe approvato altamente ogni repressione da parte nostra. Ben differente è il carattere della Romeria attuale,

quantunque non sarà, molto probabilmente, molto numerosa. La costituzione di essa fu fatta a dispetto dei carlisti, in conseguenza di insistenti istanze del governo spagnuolo presso la Santa Sede, i loro capi sono in parte vescovi, una altra parte di famiglie aristocratiche, appartenenti bensì quasi tutti alla «Unione cattolica o al partito conservatore, quindi avversari del partito » attualmente al potere, ma di sentimenti, nella generalità, dinastici alfonsisti. E' quindi evidente che disordini anche non gravi, che .accadessero durante la permanenza del pellegrinaggio a Roma, porrebbero il governo spagnuolo in imbarazzo non lieve e ben maggiore di quello che avrebbe risentito in conseguenza di una repressione anche violenta per parte nostra per un atteggiamento ostile che avesse assunto la Romeria carlista. E' d'uopo eziandio di non dimenticare che è nell'interesse del partito dell'unione cattolica e conservatore di tentare di compromettere il partito ora al potere, dimostrando che non sa difendere i propri nazionali all'estero.

Il sottosegretario di Stato signor Mendez Vigo al quale feci cenno della Romeria, non mi nascoste le preoccupazioni del governo spagnuolo. Mi disse non aveva ancora contezza esatta della Romeria; ma aver motivo di credere che taluni vescovi, tra i quali quelli di Sevilla e di Valenza, taluni membri di famiglie at'istocratiche come i conti di Cheste, Orgas, Gnaqui, Carsqa-Arquelles etc. e signore come la contessa Gnaqui e la marchesa Novos abbiano espresso l'intendimento di prender parte alla Romenia; non è persino esclusa assolutamente la possibilità, soggiunse che si unisca al pellegrinaggio il cardinale Moreno che col suo fanatismo aumenterebbe il pericolo di attriti. Il signor Mendez Vigo mi assicurò che il governo e anch'egli personalmente fanno ogni sforzo per dissuadere prelati fanatici e segnatamente signore dal loro intendimento. ma non essere sicuro dell'effetto degli uffici, soggiunse che sarebbe conveniente che entrambi i governi prendessero tutti i provvedimenti che credessero più opportuni per evitare attriti eventuali che porrebbero il governo spagnuolo nell'imbarazzo, per i motivi esposti. I capi del pellegrinaggio chiesero persino passaporti da rilasciarsi dal ministro di Stato e raccomandazioni ai consoli; sino ad ora si rispose che ciò non si accorda che ai diploma t ici; si sottoporrà al signor Sagasta la decisione definitiva al suo ritorno a Madrid. Il signor Mendez Vigo finì 11 suo dire colla promessa di darmi maggiori particolari sulla Romeria e sulle persone che la costituivano appena ne avrà contezza esatta e dopo il ritorno prossimo in Madrid del ministro dell'Interno; sarà mia cura di portarli a conoscenza della E. V.

Chiedo venia alla E. V. per il lungo rapporto su questo argomento; ho creduto mio dovere di tentare di dare un quadro possibilmente esatto della costituzione e del carattere della Romeria perché il R. governo, nella sua saviezza, possa agire nel modo che crederà più conveniente.

(l) Non pubbllcat!.

273

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A PIETROBURGO, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA

T. 740. Roma, 21 agosto 1882, ore 18,30.

Le chargé d'affaires de Russie m'a communiqué dépeche de M. de Giers en date du 11 aoùt, dont voici résumé. Après échange de vues avec les autres Cabinets, et d'accord notamment avec les idées qui lui ont été énoncées par le Cabinet de Berlin, le Cabinet de Saint Pétersbourg pense que la conférence pourrait suspendre ses travaux après avoir posé le principe qu'aucune décision unilaterale de la question d'Egypte ne saurait etre admise et par conséquent la décision finale du sort de l'Egypte doit etre exclusivement de la compétence du concert européen. M. de Giers ajoute avoir appris avec plaisir que le Cabinet de Berlin serait disposé, le cas échéant, à prendre l'initiative d'une déclaration dans ce sens. Le Cabinet de Pétersbourg pense en outre que avant de s'ajourner la conférence aurait à décider de deux questions urgentes. La première concernerait la protection du canal de Suez. La seconde concerne l'intervention turque en Egypte. M. de Giers se référant à la note du 15 juillet et à l'acceptation du Sultan estime qu'il ne reste plus à la conférence qu'à inviter la Porte et l'Angleterre à s'entendre pour l'exécution, mais que «si cette entente n'avait pas lieu et si le Sultan se trouvait dans l'impossibilité de remplir la mission qui lui a été confiée ce serait encore à la conférence qu'il appartiendrait de se prononcer ». Répondant à M. Sevié, je lui ai dit que j'appréciais l'ensemble des considérations et principes émis dans la dépeche dont il venait de me donner communication. L'Italie est toute disposée à s'associer à la déclaration que la conférence ferait avant de s'ajourner pour constater l'unanimité des Puissances à l'égard de la compétence exclusive du concert européen pour le règlement définitif de la question égyptienne. Quant aux questions que d'après M. de Giers la conférence devrait encore décider, avant son ajournement, nous pensons que la première, celle concernant le canal de Suez, que, le 11 aoùt, était en suspens, peut maintenant etre considérée comme résolue pour autant que cela rentre dans le ressort de la conférence, les details d'exécution devant cependant etre réglés entre les commandants, d'après les instructions que les Cabinets vont leur donner, de façon à ce que les délibérations de la conférence ne restent pas lettre morte. L'autre question se rattachant

entièrement à l'attitude que les quatre Puissances ont cru devoir adopter vis-à-vis de l'action particulière de l'Angleterre nous parait devoir former l'objet d'un échange préliminaire de vues entr'elles. C'est pourquoi, ai-je dit à. M. Sevié, j'allais immédiatement me mettre là-dessus en communication avec Berlin et Vienne.

(Per Vienna e Berlino) Différent assez sensiblement de la communication télégraphique dont la présente dépeche écrite de M. de Giers est le développement, la conclusion actuelle du Cabinet de Saint Pétersbourg est en ce dernier point non pas que la conférence se saisisse de la négociation entre la Turquie et l'Angleterre, mais qu'avant de s'ajourner elle déclare qu'au cas d'insuccès de cette négociation et l'intervention turque devenant par cela meme irréalisable il lui appartient de se prononcer sur la situation. La gravité d'une pareille déclaration est évidente car dans l'éventualité, que les dernières nouvelles indiquent comme étant assez probable, de l'insuccès de la négociation anglo-turque, la conférence se trouverait engagée à se prononcer sur une situation des plus délicates. Désirant etre en mesure de faire une réponse, je vous prie de me faire connaitre sur la proposition de la Russie l'avis du Cabinet auprès duquel vous etes accrédité (1).

274

IL MINISTRO A BELGRADO, TOSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 72. Belgrado, 21 agosto 1882 (per. il 1° settembre).

Sembra che da qualche tempo questo governo sia venuto nel timore di veder compiuta l'annessione della Bosnia-Erzegovina all'Impero austro-ungherese in epoca poco lontana. Lo deduco dalle parole che ebbi l'occasione di udire su tale argomento da due di questi ministri, senza che nelle conversazioni avute con essi io avessi provocato siffatte confidenze.

A parer loro, il fatto di una simile annessione avrebbe conseguenze funeste per la Serbia, la quale ha sommo interesse di vivere nel migliore accordo con l'Austria-Ungheria. L'indirizzo dato alla politica estera dal gabinetto Pirotchanaz è riconosciuto, nei suoi punti essenziali, come il più ragionevole dagli stessi avversarii del ministero. Malgrado ciò, se le due provincie slave che l'Austria-Ungheria ebbe dalle altre Potenze il mandato di amministrare dovessero realmente essere dichiarate parte integrante dell'Impero, l'irritazione in Serbia sarebbe tale da rendere impossibile la continuazione dell'attuale sua politica e l'esistenza di un ministero qualsiasi che non la ripudiasse. La Serbia volgerebbe i suoi sguardi verso la Russia, come verso la sola Potenza dalla

quale gli slavi potrebbero sperare ancora salvezza. Sarebbe questo un movimento irresistibile.

Non so se questi ministri, per dare adito a siffatte previsioni, abbiano qualche indizio più serio delle voci messe in giro da alcuni giornali che, nelle critiche circostanze in cui può versare la Turchia in seguito agli avvenimenti che si svolgono in Egitto, vedono una occasione favorevole per l'Austria-Ungheria di porre un termine allo stato di cose provvisorio stabilito nella Bosnia Erzegovina.

In ogni modo, quantunque la irritazione di un piccolo Stato come il Regno di Serbia non possa essere cosa da inquietare troppo l'Impero austro-ungherese, i timori e le previsioni dei ministri Serbi, propugnatori essi medesimi di un programma di intimo e quasi esclusivo accordo con l'Austria-Ungheria, meritano qualche attenzione. Giova infatti ricordare che, nella lotta di opposte influenze la quale mai non si interrompe negli Stati dei Balcani, l'arrendevolezza della Serbia ai disegni di questa o di quell'altra Potenza ha un vantaggio che deve essere tenuto in qualche conto. Egli è unicamente a tal punto di vista che stimai di dover riferire a V. E. degli apprezzamenti sovra una eventualità che, quand'anche sia ora puramente ipotetica, dovrà pure tosto o tardi verificarsi per la Bosnia-Erzegovina.

(l) Cfr. nn. 275 e 276.

275

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1401. Vienna, 22 agosto 1882, ore 17,50 (per. ore 19,10).

Par mon télégramme du 20 (1) je m'étais empressé de communiquer à

V. E. les renseignements que j'avais pu me procurer sur l'avis émis par le comte Kalnoky au sujet de la proposition formulée dans la dépeche russe du 11 courant. S. E. vient de me confirmer exactitude de ces renseignements. La conférence ne devant que s'ajourner et ses membres restant à Constantinople rien n'empeche qu'en cas de nécessité elle soit reconvoquée si, ainsi qu'il y a lieu de craindre aujourd'hui, l'entente ne pouvait pas s'établir entre la Turquie et l' Angleterre; ce serait à la Porte, qui a vai t accepté d'intervenir militairement en Egypte, de provoquer une nouvelle réunion de la conférence pour la saisir de l'impossibilité dans laquelle elle se trouve de remplir la mission qui lui avait été confiée. C'est dans ces termes que le comte Kalnoky m'a dit d'avoir répondu au chargé d'affaires de Russie, il trouve très juste l'observation de V. E. que la dépeche russe, pour ce que concerne le canal de Suez entre dans une question déjà resolue par la conférence et en général il m'a paru ne pas saisir idée pratique de cette communication.

(l) T. 1388 del 20 agosto 1882, non pubblicato.

276

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1403. Berlino, 22 agosto 1882, ore 18,20 (per. ore 20).

Je viens de donner lecture au sous secrétaire d'Etat du télégramme de

V. E. (l) relatif à la circulaire russe du 11 aoiìt. Il a tout lieu de croire qu'à Saint Pétersbourg on a été inexactement renseigné sur les dispositions énoncées par l'Allemagne de prendre, le cas écheant, l'initiative poÙr ajournement de la conférence et pour réserver compétence du concert européen dans le règlement final des affaires égyptiennes. Cette dépeche se rapporte à une situation qui s'est modifiée dans l'intervalle et aussi l'ambassadeur de Russie ne lui a pas soufflé mot sur ce document et notamment sur les deux questions dont la conférence aurait à s'occuper avant de s'ajourner. La première comme V. E. le fait observer a été résolue en principe, du moins pour autant qu'elle rentre dans le ressort de l'assemblée; la seconde comme vous le dites avec beaucoup de justesse est des plus délicates; le sous secrétaire pense que les conjonctures actuelles comportent une grande prudence; c'est une phase d'attente des événements militaires qui ne peuvent tarder à se produire en Egypte. Toutes les Puissances sont en attendant d'accord que la décision finale sur le sort de l'Egypte appartient à l'Europe et l'Angleterre elle meme le déclare en chaque circonstance. Il résulte des derniers rapports du chargé d'affaires d'Allemagne à Constantinople que Dufferin se proposait de présenter la motion suivante: «la conférence constate qu'une entente amicale existe entre les Puissances et qu'il a été établi que le règlement de la question d'Egypte ne saurait avoir lieu qu'avec la coopération de toutes les Puissances ». Je me permets de me réferer à mon rapport n. 3100 du 13 (2) qui répondait à un télégramme de

V. E. de la meme date (3).

277

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (4)

R. 2444. Therapia, 22 agosto 1882 (per. il 28).

I negoziati fra l'ambasciata d'Inghilterra e la Sublime Porta per la stipulazione della convenzione militare, non progrediscono in modo soddisfacente. Il 17 corrente lord Dufferin, non avendo ricevuto alcuna comunicazione dalla Porta riguardo al progetto di convenzione da esso presentato, fece domandare

notizie in proposito a palazzo dal suo dragomanno, cui S. M. faceva rispondere i suoi ministri non aver potuto occuparsene in quei giorni a cagione delle fest'~ del Bairam. Ed il 19 il signor ministro degli Affari Esteri invitava il signor ambasciatore a trasferirsi alla sua residenza per trattare della convenzione. La conferenza durava parecchie ore, dall'una e dall'altra parte si facevano varie concessioni, e gli articoli che ne risultavano erano presi ad referendum. I punti principali di divergenza erano la limitazione del numero delle truppe ottomane a spedirsi, che dalla parte inglese si voleva fissare a 5 o 6000, e la designazione dei luoghi di sbarco, l'ambasciatore proponendo Aboukir, Rosetta e Damietta, e la Porta desiderando sostiturvi Alessandria, che avrebbe indi a servire di base alle relative operazioni, Porto Said e Suez. E, mercé le mutue concessioni l'accordo sembrava vicino a stabilirsi. Senonché il 20 il signor ministro degli Affari Esteri faceva conoscere al signor ambasciatore S. M. il Sultano avere rifiutato i punti presi ad referendum, ed invitava questo a ritornare presso di lui affine di discutere la pendenza. Cui lord Dufferin rispondeva per iscritto, vano essere di riprendere la discussione in siffatte condizioni, aggiungeva un altro segno del malvolere e della ostilità del governo ottomano essere intervenuto, poiché esso si opponeva all'esportazione di 700 muli acquistati a Smirne ed altri luoghi pel servizio dell'esercito inglese; egli non verrebbe alla conferenza proposta. E più tardi in giornata il signor ministro degli Affari Esteri comparve con Assim pascià all'ambasciata inglese dove seguì un'altra lunga discussione sui punti in contestazione, ma senza frutto poiché i negoziatori ottomani non avevano ricevuto ulteriori istruzioni da palazzo. L'indomani 21 fu giorno di riposo. E stamane il signor ambasciatore d'Inghilterra ricevette le aspettate istruzioni per le quali erano attenuate le domande dell'Inghilterra. Lord Dufferin le fece conoscere a palazzo, e S. M. radunava immediatamente il consiglio dei ministri. Ma fino a questo momento non mi sono note le risoluzioni prese in esso.

Nell'accusare ricevuta all'E. V. degli ossequiati dispacci in data 9, 10 e 13 correnti n. 1431, 1432 e 1433 ... (l). '

(l) -Cfr. n. 273. (2) -Non pubbllcato. (3) -T. 712 del 12 agosto 1882, non pubblicato. (4) -Ed., in LV 35, p. 466.
278

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A PIETROBURGO, NIGRA, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, E A VIENNA, GALVAGNA

D. 1325. Roma, 23 agosto 1882.

Dal complesso dei carteggi pervenutici in questi ultimi tempi si trae come le Potenze non sembrino disposte a prestare ulteriormente i loro buoni officii alla Grecia, per appoggiare il desiderio suo che la Sublime Porta sì induca ad

accettare puramente e semplicemente il tracciato della frontiera, quale fu deliberato a maggioranza dalla commissione mista a termini dell'art. 1° del trattato 24 maggio 1881. Intanto però il governo ellenico, persistendo nel volere che la Sublime Porta ceda anche rispetto alla variante da essa messa innanzi per il breve tratto di confine che corre lungo il laghetto di Nezeros, si ricusa, dal canto suo, a prestarsi alla formazione della commissione mista di cui è cenno nell'art. 9 del predetto trattato. E la Sublime Porta rivolge invito alle Potenze acciò si adoperino a far recedere il Gabinetto ellenico da siffatto suo proposito.

Il rapporto del R. ambasciatore in Costantinopoli (1), di cui qui acchiudo copia, indica il preciso stato della questione.

Non può dubitarsi che una certa connessione esista tra l'uno e l'altro patto di una stessa convenzione, né quindi si può dire senz'altro destituita d'ogni fondamento la pretesa della Grecia, la quale vorrebbe differire la costituzione della commissione mista secondo l'art. 9 del trattato, in fino a che la controversia relativa alla frontiera abbia avuto soluzione conforme all'art. 1° del trattato stesso. D'altra parte le Potenze parevano da ultimo propendere a lasciar dibattere tali quistioni direttamente fra le due parti principalmente interessate. Come, però, per converso non sembra dubbio un certo qual diritto per la Sublime Porta, a conseguire l'appoggio diplomatico delle Potenze le quali ottennero da essa le importanti concessioni contenute nel trattato 24 maggio, e sotto questo aspetto, si fecero in compenso quasi mallevadrici delle garantie contenute nel trattato stesso a favor suo, così, prima di pronunciarmi circa la richiesta della Sublime Porta, amerei conoscere se codesto Gabinetto, malgrado la non avvenuta letterale esecuzione, da parte della Turchia, dell'art. 1° del trattato, sia disposto a concederle i suoi buoni officii presso il Gabinetto di Atene, acciò questo non indugii a dare esecuzion€ all'art. 9 del trattato medesimo. La pregherei quindi di volere in una prossima opportunità interrogare a questo proposito codesto ministro degli Affari Esteri, riferendomene indi il pens1ero.

(l) -Non pubblicati. (2) -Ed., 1n L V 39, pp. 35-36.
279

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LISBONA, COTTA

D. 191. Roma, 23 agosto 1882.

Il signor di Carvalho y Vasconcellos venne in questi giorni da me, e mi comunicò un telegramma col quale il ministro degli Affari Esteri di S. M. Fedelissima gli impartisce istruzioni di dichiarare che il Portogallo sarebbe disposto, nei limiti dei mezzi suoi, a prender parte al servizio navale di polizia e sorve

glianza nel canale di Suez, qualora l'Europa ciò stimasse necessario o conveniente. Non si tratta, come ben si scorge, di una formale domanda di ammissione a quel servizio, sibbene di una semplice dichiarazione mercé la quale il Portogallo pone, in certa guisa, la cooperazione sua a disposizione delle Potenze.

La comunicazione del signor di Carvalho non poteva non essere da noi apprezzata, come quella che attesta un pensiero di amichevole solidarietà da parte di uno Stato il quale possiede e deve tutelare oltre il canale di Suez rilevanti interessi.

Non ho quindi esitato ad esprimermi, per quanto ci concerne, in termini favorevoli, ed ho anche soggiunto che mi sarei tosto messo in comunicazione cogli altri Gabinetti, per indagarne gli intendimenti rispettivi, in riguardo alla comunicazione del governo portoghese. Conchiusi dicendo al signor Carvalho che qualora le altre Potenze siano d'accordo, circa l'opportunità del concorso del Portogallo, al servizio collettivo per la protezione del canale di Suez, noi saremmo, per parte nostra, ben lieti di profittare dell'offerta.

Nel confermarle così il mio telegramma del 21 corrente... (1),

(l) Cfr. n. 237.

280

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

L. P. Therapia, 23 agosto 1882.

Ho buone ragioni per credere che la recente condotta del governo russo relativamente alla quistione egiziana sia piuttosto stata inspirata dal nuovo ministro in questa residenza che da premeditati propositi. Al signor Nelidov si debbe l'improvviso eclissi del signor Onu dalla conferenza, chè in quel momento egli stava presso l'Imperatore. A' suoi suggerimenti s'attribuisce la prima proposta di sottomettere la convenzione militare alla conferenza. Né io dubito che anche l'ultima comunicazione sia stata da esso consigliata. Il signor Neli

dov è uno de' più distinti allievi del generale Ignatiev. Ei fu per più anni il di lui braccio destro, mentre gli ambasciatori di Russia e d'Inghilterra avevano per dogma fondamentale della loro politica di sostenere una lotta a morte l'uno contro l'altro, e ci riuscirono. Né è quindi a meravigliarsi che il signor Nelidov si risenta ancora dell'antico costume. Dal mio canto non credo dover accentuare il mio atteggiamento più di quello che m'è prescritto dalle sagge istruzioni dall'E. V. impartitemi. E la prego d'aggradire gli omaggi con cui mi pregio rassegnarmele.

(l) -T. 738, non pubblicato. (2) -Da M.C.R., carte Mancini.
281

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 345. Parigi, 24 agosto 1882 (per. il 27).

Mi sono recato stamane al ministero degli Affari Esteri per informare il signor Duclerc della promessa che dai Gabinetti di Vienna e di Londra era stata fatta ai R. incaricati d'affari in quelle residenze, d'inviare pronte istruzioni ai proprii comandanti navali nelle acque egiziane allo scopo di concertarsi coi loro colleghi per l'organizzazione pratica del servizio di protezione del canale di Suez. Feci osservare a S. E. che, in seguito alla ristabilita circolazione nel canale di Suez ed alle dichiarazioni fatte dal generale Wolseley, delle quali si tenne pago anche il signor di Lesseps, la situazione pareva ridivenuta tale da permettere l'esecuzione del programma accettato dalla conferenza di Costantinopoli per l'ordinamento pratico della protezione collettiva del canale; e richiamai in ispecie l'attenzione del signor Duclerc sull'importanza della comunicazione fatta da lord Granville al cavaliere Catalani. Il signor ministro degli Affari Esteri della Repubblica mi rispose che egli avrebbe desiderato di essere il primo a dare al comandante francese l'istruzione di mettersi all'opera con i suoi colleghi, ma che, avendo le mani legate dal voto della Camera, gli era forza d'essere l'ultimo. E mi ripeté che perciò, quando tutte le altre Potenze l'avranno fatto, lo farà egli pure.

Il signor Duclerc si preoccupa sempre del pericolo che il servizio navale di sorveglianza lo trascini oltre i limiti d'una azione pacifica ed incruenta, e con questa preoccupazione egli si domandava che cosa significasse la riserva fatta dal conte Kalnoky che il comandante austriaco dovrà riferire al proprio governo nei casi che uscissero dal servizio puramente marittimo.

«Nel caso che ci si tirino addosso colpi di fucile, egli disse, «io dovrei rispondere», ed è appunto ciò che mi sta a cuore di «evitare».

282

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC

L. P. Aix-les Bains, 25 agosto 1882.

Je vous adresse ma lettre à Rome que je suppose étre, en ce moment, votre quartier général, quoique M. Mancini d'un còté, et le Roi de l'autre doivent souvent vous obliger à parcourir la longueur de la péninsule. On m'avait fait espérer que je vous aurais trouvé en Savoie, mais jusqu'à présent cet espoir ne s'est pas vérifié. Je me proposais, cette année, de faire la cure des eaux arsenicales de la Bourboule en Auvergne à huit-cent mètres au dessus du niveau de la mer; mais lorsque j'ai P'l partir de Londres la saison était déjà trop avancée et j'ai du y renoncer. Le docteur Guillaud prétend qu'à Aix il peut m'administrer une cure équivalente moyennant une combinaison d'eau de soufre, et d'arsenic, nous verrons!

Quand j'ai quitté Londres, on était un peu froid avec nous à cause du refus assez net que nous avions donné à l'Angleterre de l'aider dans l'expédition d'Egypte. Le refus précédent de les aider à maintenir l'ordre à Alexandrie

les avait déjà étonnés, après tant de déclarations d'amitié envers le Ministère Gladstone. Pourtant j'ai laissé lord Granville dans les meilleurs termes, quoiqu'il fut avec moi d'une grande réserve sur l'expédition, tandisque auparavant il se montrait plus expansif. Je ne vous cache pas que je crois nécessaire pour l'Italie de s'affirmer militairement comme grande Puissance, et une expédition heureuse nous donnerait une grande force. Je ne sais si celle d'Egypte aurait pu étre heureuse pour nous, je ne possède pas les éléments pour en juger; d'autre part il faut tenir compte des autres considérations politiques et des engagement que nous avons pu prendre ailleurs (ce que j'ignore): mais il est certain que si nous avions pu obtempérer au désir de l'Angleterre cela nous aurait procuré un puissant appui dans ce Pays, non pas qu'on se serait mis au feu pour nous, mais la sympathie d'un grand Pays comme l'Angleterre est une force. Je m'aperçois de l'impression qu'a laissé l'expédition de Crimée dans laquelle nous avons combattu avec les anglais; on parle en

core du corps d'armée piémontais; sa belle conduite dans cette circonstance n'a pas peu contribuer à la constitution du Royaume d'Italie qui a été efficacement aidl) par l'appui moral de l'Angleterre. Je vois par les journaux que sir A. Paget fait quelques visites à Capodimonte et qu'elles lui sont rendues, ce qui me fait. espérer que les bons rapports se maintiennent. Quant à l'avenir de l'Egypte il faut le lire dans les colonnes du Times dont les leading articles expriment la pensée dominante en Angleterre et à laquelle le ministère pourra difficilement résister malgré ses déclarations de désintéressement. J'ai laissé à Londres le bon Catalani qui se montre tout effrayé de la responsabilité que lui incombe; par bonheur pour sa tranquillité le parlement et les mmistreF: sont en vacance et se livrent aux plaisirs de la campagne; ainsi les affaires choment à l'exception de celle d'Egypte qui se déroule d'elle méme sous l'action combinée de sir Garnet Wolseley et de sir A. Seymour, à moins que le sultan ne reparaisse sur la scène d'une manière inattendue et ne reveille la conférence qui s'abandonne au sommeil du juste qui n'a rien sur la conscience, ni bien ni mal.

En passant par Paris ou je me suis arrété pendant deux jours, j'ai vu Ressman qui est tout heureux d'étre rentré en possession de la chancellerie et qui de plus est en ce moment chargé d'affaires. Il est au mieux avec l'actuel président du Conseil et l'on doit en grande partie à cette circonstance si le ministère est revenu sur sa première résolution de s'abstenir au sujet de la proposition italienne relative au canal de Suez. Paris que je n'avais pas vu depuis près d'une année, m'a produit une singulière impression; l'élégance Y a disparu, on trafique beaucoup, mais on s'aperçoit qu'il y a une malaise moral. On aspire à un autre ordre de choses et si un César meme un demi César quelconque se présentait, on l'accueillerait avec enthousiasme, car la nation sent le besoin de se relever à ses propres yeux et à ceux des autres nations. Je vous parlerai de cela et de bien d'autres choses lorsque j'aurai le plaisir de vous rencontrer et je désire que ce soit en Savoie, car mon intention n'est pas d'aller cette année ni à Capodimonte ni à Rome à moins qu'on ne m'y appelle. J'irai offrir mes hommages à Leurs Majestés à Monza lorsqu'elles y seront. Un de ces jours j'écrirai au ministère pour la prolongation de mon congé au delà du mois légal car il ne vaudrait par la peine de faire le voyage de Londres en Italie pour si peu de temps, d'ailleurs il faut bien que Catalani ait quelque bénéfice de sa régence.

283

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI DI RUSSIA A ROMA, SEVIC

D. Roma, 27 agosto 1882.

J'ai reçu avec la lettre que vous m'avez fait l'honneur de m'adresser le 25 du mois, la copie de la dépeche confidentielle de S. E. M. de Giers, en date du 31 juillet, 12 aout 1882, que j'avais désiré posséder et que vous venez d'etre autorisé à me remettre. Cette pièce remarquable a, à mes yeux, le prix, surtout, de constater une fois de plus la bonne entente entre nos deux gouvernements. C'est à ce titre que je tenais à en garder le texte, dont je m'abstrendrai, naturellement, de faire aucun usage qui ne serait strictement confidentiel et secret, et a fortiori de le publier.

Veuillez, je vous en prie, vous rendre interprète auprès de S. E. M. de Giers, le remerciant tout particulièrement en mon nom, de la bonté avec laquelle il a bien voulu accueillir ma demande.

284

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. 1472. Roma, 28 agosto 1882.

Il conte Gloria, R. console in Cairo, prima di lasciare l'Egitto spedì a Rifaat bey, segretario generale del ministero dell'Interno di Araby-pascià, un telegramma, in verità poco felice, che fu a prima vista interpretato dal Khedive in senso poco favorevole alla politica italiana.

D'altro canto il 13 agosto il cavalier Manfredi, comandante l'« Affondatore» attualmente in Porto Said, credette opportuno, senza consigliarsi colla R. autorità consolarE> in Porto Said, anzi a sua completa insaputa, di recarsi ad Ismaila con due ufficiali dello stato maggiore. Il signor di Lesseps fece agli ufficiali della R. Marina una accoglienza pomposa e fece quanto poteva per far credere ad un accordo col R. governo nella sua condotta attuale.

Ho creduto opportuno informare la S. V. illustrissima dei due fatti suaccennati acciocché Ella possa all'evenienza dichiarare che il governo del re non ha approvato né il telegramma del conte Gloria, né la gita del cavalier Manfredi, e che anzi ha chiesto spiegazioni ad entrambi.

Qui acchiudo per migliorare intelligenza copia del ~;apporto del cavalier De Martino (l) ave sono riferiti i fatti cui si ri.ferisce questo mio dispaccio.

285

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA

D. 1355. Roma, 29 agosto 1882.

Dal rapporto confidenziale di lei in data del 21 di questo mese n. 1717 (2), ho potuto rilevare come la S. V. sia conscia delle assicurazioni schiette e precise che io mi affrettai a porgere all'incaricato d'affari austro-ungarico quando questi venne ad espormi in forma officiosa i desideri amichevoli di S. E. il conte Kalnoky rispetto ad una cooperazione nostra alle misure di sorveglianza ed alle indagini rese necessarie ed opportune dai recenti casi di Trieste. Il cavaliere di Tavera mostrò di apprezzare quelle mie dichiarazioni, che egli ha senza dubbio riferito al suo governo.

Naturalmente fu tosto mia cura di mettermi in comunicazione col mio collega ministro dell'Interno acciò le fatte promesse avessero, come è fermo intendimento nostro, puntuale esecuzione. Ed ora la nota di cui qui acchiudo copia, del ministro dell'Interno (2), chiarisce che quanto è in potere nostro per soddisfare le legittime esigenze di governo austro-ungarico, si sta facendo e non tralascerà di farsi anche in avvenire. D'ogni ulteriore particolare Le porgerò immediata notizia. Intanto la S. V. Illustrissima potrebbe del qui acchiuso documento dar conoscenza officiosa a S. E. il conte Kalnoky.

P. S. Jeri ancora ho scritto direttamente al Bolis, direttore generale della Sicurezza Pubblica, sempre più eccitando il suo zelo per la scoperta dei fatti e delle persone che possono avere qualsiasi connessione col deplorabile attentato di Trieste. Sono in corso altri provvedimenti di inchiesta e sorveglianza, ed a misura che si otterranno risultamenti apprezzabili, saranno a lei comunicati.

(l) -Si tratta del R. 900 del 18 agosto, non pubbl!cato. (2) -Non pubbl!cato.
286

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 355. Parigi, 29 agosto 1882 (per. il 1° settembre).

Dopo aver partecipato a questo signor ministro degli Affari Esteri, nella udienza del 24 corrente, le informazioni che fino allora erano pervenute all'E. V. da Londra e da Vienna circa il promesso ed imminente invio d'istruzioni ai comandanti navali d'Inghilterra e d'Austria a Porto Said allo scopo di autorizzarli a concertare coi loro colleghi le regole pratiche del servizio navale di protezione del canale di Suez, io mi recai il 26 corrente di nuovo dal signor Duclerc, e gli annunziai, giusta i telegrammi di V. E. in data del 24 e 25 corrente (2), che i Gabinetti di Berlino e Pietroburgo avevano essi pure inviato istruzioni analoghe ai propri comandanti, cosicché tutti i governi, salvo quello della Sublime Porta, il quale non aveva sul luogo alcun bastimento da guerra, avevano agito secondo la proposta dell'E. V. Insistei quindi affinché anche il governo francese si decidesse a dare senz'altra dilazione gli occorrenti poteri al suo comandante a Porto Said.

Il signor Duclerc, soddisfatto di udire che tutti i Gabinetti avevano provveduto, mi disse che il Consiglio dei ministri doveva riunirsi martedì, cioè il 29 corrente, che egli si sarebbe inteso col presidente della Repubblica e che sperava poter fare oramai altrettanto.

L'E. V. avendomi indirizzato l'altro ieri un telegramma (3), che indicava l'utilità di ricordare al signor ministro degli Affari Esteri di Francia, essere stato convenuto nell'ultima riunione della conferenza di Costantinopoli che il comandante turco, quando più tardi un bastimento della Sublime Porta arriverà a Porto Said, si conformerà agli accordi presi intanto dai suoi colleghi delle altre Potenze, io mi recai ieri di nuovo dal signor Duclerc, e gli accennai l'opportunità che di ciò fosse fatta menzione nelle istruzioni al comandante francese.

Il ministro mi ripetè che l'invio delle istruzioni doveva discutersi il domani nella seduta del Consiglio dei ministri, e mi pregò di rammentargli il testo preciso della proposta di V. E.; ciocché feci, mandandogli dopo l'udienza copia dei telegrammi di V. E. in data del 31 luglio (4) e del 13 agosto (5). Il *signor Duclerc mi disse poi che l'ambasciatore di Germania non aveva ancora ricevuto da Berlino la notizia datami dall'E. V. col telegramma del 25 corrente (6), cioè che quell'ammiragliato aveva già mandate al comandante tedesco le sue istruzioni. E difatti il principe di Hohenlohe me l'aveva detto anch'egli due giorni prima. Il principe domandò a Berlino telegraficamente come stavano le cose; ma non aveva ancora una risposta*.

19 -Documenti dipilomatici -Serle II -Vol. XV-XVI

Questa mattina finalmente S. E. il signor Duclerc, così come mi aveva promesso, mi annunziò il risultato della deliberazione del Consiglio dei ministri con una lettera particolare nei seguenti termini.

« Il Consiglio dei ministri mi ha or ora autorizzato ad aderire alla proposta del governo italiano relativa alla polizia del canale di Suez ».

(l) -Ed., ad eccezione del brano fra asterischi, in LV 35, p. 481. (2) -T. 748 e 751, non pubblicati. (3) -T. 757 del 27 agosto 1882, non pubblicato. (4) -Cfr. n. 227. (5) -T. 714, non pubblicato. (6) -T. 752, non pubblicato.
287

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1723. Vienna, 29 agosto 1882 (per. il 3 settembre).

In conformità delle istruzioni impartitemi da v. E. col dispaccio n. 1325 del 23 corrente (2), ho domandato oggi a questo ministro degli Affari Esteri se, malgrado la non avvenuta letterale esecuzione da parte della Turchia, dell'art. 1° del trattato turco-ellenico del 24 maggio 1881, il Gabinetto di Vienna sia disposto ad esercitare i suoi buoni uffici ad Atene, acciò il governo ellenico non indugi a dare esecuzione all'articolo. 9 del trattato medesimo. Il conte Kalnoky mi rispose essergli sembrato che tali questioni di dettaglio dovrebbero definirsi direttamente tra i due governi interessati; ciononostante aver egli trasmesso le varie comunicazioni, che gli furono successivamente fatte dall'ambasciata ottomana e dalla legazioni di Grecia, al barone Calice coll'istruzione di porsi d'accordo coi suoi colleghi circa ai passi da consigliarsi

-o da farsi in ordine ai buoni uffici richiesti da una parte e dall'altra. Del resto aggiungevami S. E. la questione si è ora complicata di molto collo scontro cruento che ebbe luogo sul confine tra le truppe greche e le ottomane; ed egli usavami la cortesia di darmi lettura di un telegramma di cui l'ambasciatore di Turchia gli aveva rilasciato copia pochi istanti prima, e nel quale la Sublime Porta dopo aver riferito il fatto lagrimevole che attribuiva alle provocazioni dei soldati greci, pregava il governo imperiale e reale di interporre i suoi buoni uffici affine d'indurre il Gabinetto d'Atene a non ricercare con atti aggressivi la soluzione delle questioni territoriali pendenti. Il conte Kalnoky dicevami che aderendo al desiderio della Porta, telegraferebbe all'incaricato d'affari d'Austria-Ungheria ad Atene, perché inviti il governo ellenico ad assumere verso la Turchia un contegno moderato e ad evitare specialmente conflagrazioni sul confine. Il governo ottomano addossa nel suo telegramma tutta la responsabilità del fatto alle truppe elleniche; è quasi indubitato che il Gabinetto di Atene nel riferire l'incidente, alla sua volta lo addebiterà alle truppe ottomane. Il conte Kalnoky sembrommi però propenso a credere che la provocazione sia piuttosto venuta dai greci che dai turchi, sia perché questi ultimi occupavano già di fatto le posizioni che la Grecia reclama come sue, sia perché recenti rapporti ricevuti dalla legazione d'Austria

Ungheria ad Atene gli accennavano le intenzioni aggressive da cui sembrava animato il governo ellenico, intenzioni rivelate non solo dal linguaggio assai altiero del signor Trikupis, ma anche da movimenti e da concentrazioni di truppe greche verso i punti del confine in litigio. Della comunicazione fatta dall'ambasciatore di Turchia, e delle istruzioni mandate dal conte Kalnoky alla legazione imperiale e reale ad Atene ho dato testé notizia per telegrafo a

V. E. (1).

(l) -Ed. !n LV 39, p. 41. (2) -Cfr. n. 278.
288

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A COSTANTINOPOLI, CORTI, A PIETROBURGO, NIGRA, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, A PARIGI, RESSMAN, A VIENNA, GALVAGNA E AL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI

T. 765. Roma, 30 agosto 1882, ore ... (2).

Ambassadeur de Turquie est venu aujourd'hui me donner à son tour lecture d'un télégramme circulaire de son gouvernement relatif au regrettable conflit qui s'est produit aux frontières turco-helléniques entre les troupes des deux Pays. En voici le résumé: « Au moment où les troupes turques se disposaient à changer, suivant l'usage, la garnison de Kavaliderven et à demander le libre rétablissement des communications aux troupes helléniques (la question du territoire litigieux se trouvant soumise à la décision des grandes Puissances) la Porte ne sauvait admettre que les autorités helléniques, anticipant sur cette décision aient recours à la violence. Le gouvernement ottoman a par conséquent invité le Cabinet d'Athènes à prendre les mesures nécessaires pour empécher le renouvelement des hostilités et à maintenir le statu quo ante jusqu'au règlement des points en litige. En méme temps il engage instamment les gouvernements des grandes Puissances à amener le Cabinet d'Athènes à transmettre à ses autorités des ordres dans le méme sens ».

(Per tutte le Potenze meno Costantinopoli ed Atene). Je prie V. E. de vouloir bien me faire connaitre quel accueil la demande de la Sublime Porte a rencontré de la part du gouvernement auprès duquel vous etes accrédité. En attendant de connaitre la manière de voir des autres gouvernements en présence de la nouvelle situation, créée par les derniers incidents, et des dangers qui menacent la tranquillité de l'orient, j'ai autorisé les représentants du Roi à Constantinople et à Athènes à se joindre, le cas échéant, à leurs collègues pour donner aux deux parties des conseils de modération.

(Ad Atene e Costantinopoli) Je me suis empressé de porter la communication de l'ambassadeur ottoman à la connaissance des représentants du Roi auprès des grandes Puissances, en les invitant à me faire connaitre la

maniére de voir des Cabinets en présence de la nouvelle situation créée par les derniers incidents, et des dangers qui menacent la tranquillité de l'orient. Je prie en mème temps V. E. d'employer tous !es moyens pour me faire connaitre exactement la vérité entre les deux versions contradictoires, et je vous autorise, ainsi que j'adresse la mème autorisation a Monsieur Corti (Curtopassi), de donner à la Sublime Porte (M. Trikupis) des conseils de modération, si vas collègues sont disposés à s'associer à vous dans cette démarche pour faire comprendre la gravité des dangers et la responsabilité.

(l) -T. 1455 del 29 agosto 1882, non pubblicato. (2) -Manca l'indicazione dell'ora di partenza.
289

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1466. Therapia, 31 agosto 1882, ore 10 (per. ore 10,25).

Ministre des Affaires Etrangères a été hier au soir informé ambassadeur d'Angleterre que le Sultan n'avait pas encore pu se décider à sactionner la convention et demandait deux jours de répit. Ambassadeur attendra les instructions de san gouvernement. La Porte se montre conciliante envers le gouvernement hellénique. Elle vient de lui proposer de déclarer zòne neutre, jusqu'à la définition des questions pendantes, I'endroit où a eu lieu le conflit. Jusqu'ici aucun de mes collègues n'a reçu l'ordre de s'entremettre dans cette affaire. Ministre des Affaires Etrangères m'ayant demandé hier mon avis là dessus j'ai répondu que les Puissances n'auraient rien à ajouter à leurs notes collectives du 18 et 30 novembre 1881 et qu'il était désirable que ces questions soient résolues entre les parties intéressées.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2457. Therapia, 31 agosto 1882 (per. il 6 settembre).

Avendo ieri avuto l'occasione di trovarmi col signor ministro degli Affari esteri, S. E. domandava il mio avviso sull'incidente avvenuto verso la frontiera orientale della Grecia. Io non conoscevo invero i dettagli dell'occorso, ché da parte del governo ottomano si dice i greci avere approfittato dello allontanamento momentaneo della guarnigione ottomana per occupare quella regione, e dall'ellenico si dà altra versione, né qui si ha mezzo di verificare il fatto. Non era, in ogni caso, mio intendimento di entrare in discussione sull'argomento. Però mi limitai a rispondere l'opinione delle Potenze sulle

questioni pendenti essere esposta nelle note collettive di questi rappresentanti di esse del 18 e 30 novembre 1881 (allegate in copia ai miei rapporti del 15 e 30 novembre) (l); dopo quel tempo quelle non avevano avuto ad esprimere altro avviso; sarebbe desiderabile che, facendo prova di spirito di conciliazione dall'una e dall'altra parte, le divergenze di cui si tratta fossero direttamente composte. Cui S. E. replicava la Sublime Porta essere animata dal più sincero desiderio di vivere in buona armonia col vicino regno; aveva essa il giorno istesso proposto al governo ellenico, per mezzo del suo incaricato d'affari ad Atene e di questo ministro di Grecia, di dichiarare zona neutra, fino alla definizione delle questioni pendenti, il luogo nel quale era seguito il conflitto; sperava che sì ragionevole proposta sarebbe accettata dall'altra parte.

Né alcuno de' miei colleghi, ché tutti li vidi iersera, è finora stato autorizzato ad intromettersi in questo affare. Il meglio sarebbe senza dubbio che il signor Trikupis, prestandosi in questa congiuntura ad un pronto e soddisfacente componimento dell'incidente, preparasse il terreno alla definitiva soluzione di tutte le questioni pendenti. * Senonché il signor Trikupis non ha finora dato alle Potenze prove di quella dignitosa calma e di quel sentimento delle situazioni che s'addicono all'uomo di stato animato dal desiderio di fare il bene del suo Paese e di preparargli un glorioso avvenire*.

Ebbi indi l'onore di ricevere il telegramma che l'E. V. (2) si compiaceva rivolgermi per farmi conoscere la comunicazione fattale in proposito da cotesto ambasciatore di Turchia, ed alle istruzioni che seguono avrò cura rli esattamente conformare la mia condotta.

(l) Ed., ad eccezione del brano fra asterischi, in LV 39, pp. 43-44.

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L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1726. Vienna, 31 agosto 1882 (per. il 4 settembre).

Durante il colloquio avuto l'altro ieri col conte Kalnoky sugli affari di Egitto gli domandai se avesse qualche notizia sulla prossima seduta della conferenza. S. E. mi rispose di non averne alcuna; aveva soltanto saputo che da tutti i Gabinetti era stata accettata la formula di dichiarazione con la quale è riservato alla competenza del concerto europeo il regolamento definitivo della questione; in quanto poi all'epoca precisa in cui si riunirà per l'ultima volta la conferenza, egli riteneva probabile che si indugierà fino a che siano condotti a termine i negoziati per la convenzione anglo-turca. La quale convenzione, stando alle notizie che erano giunte l'altro ieri al ministero imperiale degli Affari Esteri, sembrava essere ancora una volta sul punto di naufragare. La Porta aveva ceduto alle esigenze dell'Inghilterra tanto circa

al proclama contro Arabi pascià quanto circa alla scelta di Alessandria come base di operazione delle truppe ottomane; ma pur consentendo acché lo sbarco avesse luogo su altri punti della costa egiziana, essa insisteva per poter almeno fare in un modo qualsiasi atto di presenza in Alessandria; ma anche a ciò opponevasi il Gabinetto di Londra; e quindi nuovo inciampo ai negoziati. Sull'andamento e sui vari incidenti delle trattative tra l'Inghilterra e la Porta l'E. V. sarà stata esattamente e dettagliatamente informata dal regio ambasciatore a Costantinopoli. Io mi san permesso di accennare a quest'ultima fase dei negoziati solamente per ispiegare a V. E. come l'ambasciatore di Turchia si sia, due giorni or sono, rivolto, a nome del suo governo, al ministro imperiale degli Affari Esteri onde ottenere che questi interponga i suoi buoni uffici a Londra per rimovervi gli ultimi ostacoli alla conclusione della convenzione militare. Quantunque io non sia in grado di asserirlo, pure non dubito che il conte Kalnoky, nello stesso modo che, non ha guarì, prestò l'opera sua al riavvicinamento tra la Porta e l'Inghilterra, avrà accettato anche questa volta di agire presso il Gabinetto britannico nel senso desiderato dal governo ottomano. Ad avvalorare questa mia supposizione dirò che l'altro ieri questo ministro imperiale, conversando meco, considerava come assai deplorevole l'eventualità che le trattative non approdino alla convenzione militare, e che l'Inghilterra abbia a trovarsi perciò sola di fronte agli egiziani, mentre la cooperazione della Turchia toglierebbe alla guerra attuale quel carattere, già accennato dal principe di Bismarck, di lotta tra la cristianità e l'islamismo. Era corsa qui, e corre invero la voce, che il Gabinetto di Londra non abbia più in animo, ora che le operazioni militari in Egitto sono già molto avviate, di addivenire ad una convenzione con la Turchia; ma mi risulta che ieri ancora questo ambasciatore d'Inghilterra ebbe a dare al conte Kalnoky le più esplicite assicurazioni del desiderio del suo governo di giungere ad una intesa

colla Porta per la cooperazione di questa in Egitto.

(l) -Non pubblicati nel vol. XIV della serle Il. (2) -Cfr. n. 288.
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IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 384. Atene, 31 agosto 1882 (per. il 7 settembre).

Col telegramma di questa mane (2) l'E. V. si è compiaciuta riassumere la circolare telegrafica nella quale la Sublime Porta recando, a sua volta, a conoscenza dei sei Gabinetti mediatori il conflitto occorso sulla frontiera orientale turco-ellenica, accusa le forze greche d'averlo provocato.

*In presenza delle asserzioni contrarie del Gabinetto di Atene, ella mi commette d'impiegare ogni mezzo per appurare il vero: ma come accontentare l'E. V.? Mi fan difetto gli elementi necessari per pronunziarmi con piena

facoltà di causa e, suppouendo anche che una inchiesta o parecchie testimonianze venissero ad indicare in modo positivo quale dei due distaccamenti abbia fatto fuoco pel primo, codesta circostanza, nel mio pensiero, non basterebbe per discernere la verità*.

Tra le due versioni presentate, quella della Sublime Porta parmi rivestire un carattere di maggiore probabilità, se si pon mente sovratutto alla facoltà (anche tacita se vuolsi) concessa alle forze ottomane di approvvigionare e cambiare, di tempo in tempo, la guarnigione di Kara-Ali Derbend; il rifiuto opposto questa volta dal comandante di Zorba avrebbe potuto irritare i soldati turchi ed indurii a far uso pei primi, delle loro armi * (comunque ciò non sia ancora provato) *. È vero bensì che il signor Trikupis, interpellato a più riprese da me e dai miei colleghi sulla cagione del conflitto, abbia sempre dichiarato che le forze imperiali, dopo d'aver intimato indarno alla guarnigione di Zorba di sgombrare la posizione, abbiano aperto il fuoco, ma come spiegare allora il silenzio assoluto serbato dalla circolare greca su codesta importantissima circostanza? * Alcune reticenze, inoltre, nel linguaggio di S. E., sempre che si voglia approfondire la vera cagione del triste fatto, ed il poco favore col quale accoglie l'idea di una inchiesta sui luoghi, mi fanno sorgere seri dubbi sulla veracità della versione greca*.

Si tenga pur conto, ed in modo speciale, dell'impegno assunto dall'attuale Gabinetto verso il parlamento di conseguire il possesso dei tre punti contestati dalla Sublime Porta; * ove ciò non avvenisse fino al prossimo novembre, il signor Trikupis sarebbe senza dubbio rovesciato e non è egli uomo da rinunziare al potere senza esaurire, prima, tutti i mezzi, che possono assicurare lo scopo prefisso e vagheggiato *.

Del resto, l'E. V. non ignora le ultime circolari di questo Gabinetto, relativamente al componimento proposto dalla Turchia, in data del 22 maggio ultimo scorso (vedi doc. dipl. nn. 5274, 5280, 5281, 5282, 5301 della serie LX) (1), e potrà desumere il fermo proponimento di rivendicare il possesso dei tre punti in litigio senza alcuna retrocessione. Fedele al suo programma, il signor Trikupis si adopera con ogni mezzo di attuarlo e, reputando forse essere giunto il momento opportuno, potrebbe aver dato ordine in Tessaglia di carpire la prima occasione, *ed anche di affrettarla, per tentare l'avventura*, nella speranza eziandio che l'Europa s'induca finalmente a far eseguire, in tutta la sua integrità, i patti stipulati nella convenzione del 24 maggio.

Il surriferito telegramma dell'E.V. mi autorizza poi, qualora i miei colleghi siano disposti a seguirmi, a dare a questo governo consigli di moderazione •ed a porre sotto i suoi occhi la gravezza delle circostanze e le responsabilità che assumerebbe.

Ho potuto ben presto constatare come i miei colleghi di Francia, di Russia e di Germania non avessero alcuna facoltà per un passo qualsiasi. L'incaricato d'affari d'Inghilterra però ha comunicato questa mane al signor Trikupis un telegramma, col quale lord Granville lo consiglia premurosamente di far cessare senza indugio le ostilità, *e quello di Austria-Ungheria, pur facen

.:1ogli udire le stesse cose, ha dichiarato da parte del conte Kalnoky che, qualora la Grecia non si arrendesse ai consigli di prudenza e di pace, sarebbe essa abbandonata affatto dall'Europa.

Queste ultime parole ripetute, forse, con mal garbo o con soverchia importanza da un giovane e poco esperto diplomatico, hanno prodotto tristissima impressione sull'animo del signor Trikupis, il quale ha risposto nei seguenti termini: <<Je sais bien et depuis longtemps que nous n'avons rien à attendre de l'Europe; aussi, nous comptons sur nos propres forces pour nous défendre » *.

Persuaso dopo questi due uffici, eseguiti isolatamente che, almeno per ora, nessun accordo tra i sei rappresentanti interverrebbe, non ho esitato ad intrattenere nei termini i più amichevoli, il presidente del Consiglio sulla :>pportunità di usare eccessiva prudenza per evitare serie complicazioni e responsabilità, certamente dannose alla Grecia; la quale non potea disconoscere i grandi favori procuratile dall'Europa ed insieme la necessità di provvedere, .1nzi tutto, allo sviluppo delle ricchezze dei nuovi acquisti.

Il signor Trikupis ha accolto le mie parole con la sua solita benevolenza e mi ha assicurato d'aver già spedito ordini perché si cessi il fuoco, senza troppo danno degli interessi greci.

Ho avuto l'onore di riassumere il presente rapporto nel mio telegramma di poco fa (1).

(l) -Ed., ad eccezione del brani tra asterischi. !n LV 39, pp. 45-46. (2) -Cfr. n. 288.

(l) Cfr. n. 35. Gli altri documenti non sono pubblicati.

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IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 387. Atene, 2 settembre 1882 (per. il 10).

In seguito agli ordini trasmessi da Costantinopoli e da Atene, un armistizio de facto sembra sussistere, fin da ieri l'altro, sul confine turco-ellenico.

Il signor Trikupis mi ha detto or ora d'aver dato facoltà al rappresentante del Re sul Bosforo di negoziare con la Sublime Porta un armistizio formale sulla base dello statu quo ante; spera egli eziandio, giusta le ultime indicazioni del signor Kondouriotis, di veder comprendere nelle imminenti trattative il componimento definitivo del dissidio, onde trasse origine il conflitto.

A tal proposito, S. E. si è compiaciuta ripetermi confidenzialmente il tenore di una lettera nella quale il signor Kondouriotis asserisce risultargli in modo positivo, come Said pascià sia personalmente favorevole ai richiami del Gabinetto di Atene in ordine al possesso dei tre punti contestati; bisognerebbe soltanto, che le Potenze mediatrici facessero rimostranze alla Sublime Porta per l'adempimento integrale dell'articolo lo della convenzione del 24 maggio e delle conclusioni della commissione di delimitazione.

Comunque il signor Trikupis accusi il diplomatico ellenico di soverchio ottimismo, pure nondimeno mi ha fatto egli intendere, che sarebbe assai contento se l'E. V. avesse contezza di quanto mi confidava. Ed io non esito a tradurre in atto il di lui pensiero pel caso ave, nell'alto di lei apprezzamento, le asserzioni del signor Konduriotis possan meritare alcun esame ed importanza.

Mi sia concesso, pertanto, di esprimere una opinione: reputo indispensabile che l'Europa compia l'opera di pacificazione intrapresa tra la Grecia e Turchia, se vuolsi sinceramente la tranquillità in queste contrade. La cessione della Tessaglia e di un lembo dell'Epiro alla Grecia è un fatto unico nella storia, perché non motivata da guerra né da sommosse autoctone: la Turchia che l'ha compiuta sarà probabilmente tacciata di soverchia debolezza nelle future istorie, ma non debbesi porre in oblio la parte esercitata dall'Europa a Berlino ed a Costantinopoli per beneficare la Grecia. A me non ispetto biasimare o lodare l'opera delle grandi Potenze; osserverò soltanto, che se queste ebbero abbastanza autorità per imporre una loro volontà all'impero ottomano, ne avranno sempre abbastanza per esigere l'adempimento esatto degli impegni da esso contratti. Si risolva il problema anche a seconda della transazione proposta dalla Sublime Porta, se si voglia, ma non si lasci adito a pretesti di perenni difficoltà e complicazioni. Sempre che la quistione del confine non sia appianata, il governo greco, senza distinzione dei partiti che si avvicendano al potere, non potrà sottrarsi alle esigenze che gl'impone la politica interna, e, ponendo in non cale gli avvertimenti dell'Europa e la riconoscenzp. che le dovrebbe, sarà continuamente condotto a sacrificare gl'interessi generali ad una tendenza ambiziosa.

Riferendomi al telegramma d'oggi (l) ho l'onore, ecc.

(l) -Non pubblicato. (2) -Il brano tra asterischi è edito in LV 39, p. 49.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

L. P. Aix-les-Bains, 2 settembre 1882.

Da una ventina di giorni ho lasciato Londra coll'intendimento di recarmi alle acque della Bourboule in Auvergne per liberarmi di una nevralgia all'orecchio, esacerbata dai soliti fogs (nebbie) del Tamigi; ma la stagione era già troppo inoltrata, il tempo cattivo per cui ho dovuto rassegnarmi a fare la cura d'Aix-les-Bains dove io ebbi il piacere d'incontrare la figlia di V. E. l'egregia signora Grazia Pierantoni col suo marito che anch'essi hanno l'intenzione di fermarsi alcuni giorni in questa stazione di bagni. Quando li vidi essi stavano bene e sembravano soddisfatti della loro cura.

Prima di lasciare l'Inghilterra io ebbi pm volte l'occasione di vedere lord Granville che si mostrò sempre benevolo, ma però molto riservato ri

spetto alla spedizione di Egitto o per meglio dire riguardo alle operazioni militari. Tanto lui che il signor Gladstone dichiararono infondati i suggerimenti del Times che considera il protettorato dell'Inghilterra, come la conseguenza naturale della spedizione il di cui successo non era messo in dubbio. Ma siccome il Times lusinga l'amor proprio britannico ed inoltre rappresenta il ceto finanziario o per meglio dire degli affari, è da presumere che il ministero sottostarà a quella influenza, a meno ché ostacoli sorgano da qualche parte, contro quel divisamento.

La debolezza del corpo di spedizione inglese e gli ostacoli che incontra in Egitto spiegano il desiderio del Gabinetto britannico di associarsi in quella impresa una Potenza, come l'Italia, che dispone di una forza militare di terra assai superiore a quella propria di cui può valersi l'Inghilterra e nel concorso della quale essa sperava di non incontrare una rivalità quale essa temeva per parte della Francia.

La irritazione cagionata dal nostro rifiuto di concorso sembra alquanto attutita; prima di partire da Londra ho lasciato al nostro corrispondente Signor St... le occorrenti istruzioni affinché agisse presso i principali fogli pubblici per moderare il loro linguaggio rispetto all'Italia.

Dopo un anno appena che ho lasciato la Francia, vi ho trovato un mutamento notevole nelle idee e nell'atteggiamento delle popolazioni. Parigi è sempre il gran centro dove affluiscono gran genti di tutte le parti del mondo; ma quella metropoli ha perduto della sua eleganza; la società distinta ed eletta, scompare; quella città si può paragonare ad una immensa fiera perpetua dove tutti accorrono gli uni per fare quattrini il più prontamente possibile in ogni sorta di speculazioni, gli altri per divertirsi e godersi rapidamente la vita. Il sentimento che sembra sorvolare è che non si è sicuro dell'indomani. Benché la forza che gli elementi governativi possono attingere nelle leggi centralizzatrici della Francia, sia immensa, pure l'autorità del governo è depressa, il rispetto verso i suoi rappresentanti va ogni giorno scemando. Uno si accorge di questo fatto, specialmente nelle provincie più lontane da Parigi e nelle quali il giogo della capitale diventa sempre meno tollerato. Le idee di riscossa, di gloria militare, di conquiste, che una volta eccitavano la fibra francese, sono ora senza effetto; chacun pour soi et Dieu pour tous, è diventato il sentimento dominante. Anzi molti si contentano del chacun pour soi. Pochi giorni sono mi recai ad Evian dove incontrai il generale Cialdini che vi si è stabilito per qualche tempo, per liberarsi dalla febbre che da più mesi lo tormenta; egli mi disse di essersi i vi incontrato col ministro delle Poste che avendo fatto un giro ne' dipartimenti, aveva dichiarato al nostro illustre generale che non vi si voleva assolutamente sentire parlare né di spedizioni, né di complicazioni politiche estere e che il sentimento preponderante nella Francia era quello della pace. Il generale Cialdini si era anche trovato ad Evian con uno dei grandi capitalisti ed affaristi greci, stabi.lito a Marsiglia, il signor Rodocanati (se ben mi ricordo). Quel signore ·che si trova alla testa della società dell'Enfida, gli diceva che l'affare della Tunisia era tutta una speculazione che si era presentata al pubblico con un colore politico; ma che la conquista della Tunisia aveva per unico scopo

quello di fare degli affari, delle speculazioni, e che la Francia aveva vinta l'Italia su quel terreno, perché dà prova di maggiori capitali. Denari fare denari ecco il gran movente in questo Paese.

Ho letto ne' giornali che la E. V. si propone di fare una gita in Torino in occasione del congresso di diritto internazionale. Se tale è l'intenzione di

V. E. desidererei di esserne informato per potermi recare ad ossequiare la E. V.

Intanto io spero che ella vorrà permettermi di protrarre il mio congedo oltre il regolamentario mese poiché ho bisogno di mettere qualche ordine ne' miei affari che soffrono delle mie prolungate assenze.

(l) -Non pubblicato. (2) -Da M.C.R., Carte Mancini.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A COSTANTINOPOLI, CORTI, A PIETROBURGO, NIGRA, AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, A LONDRA, CATALANI, A PARIGI, RESSMAN, A VIENNA, CALVAGNA, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 769 bis. Roma, 5 settembre 1882, ore 19.

Le chargé d'affaires d'Angleterre m'a remis un projet imaginé par les deux contròleurs en Egypte pour le règlement des réclamations pécuniaires auxquelles les derniers événements donnent lieu. Les Puissances devraient d'après ce projet s'engager à l'acceptation préalable d'un décret du Khédive en vertu duquel la compétence pour décider sur toutes ces réclamations serait attribuée à une commission internationale composée des quatre commissaires de la dette publique, de cinq délégués désignés respectivement par les gouvernements d'Italie, d'Allemagne, d'Angleterre, de France et de Russie et d'un délégué égyptien. On demande notre adhésion. Je me réserve de répondre après m'étre mis en communication avec les autres Cabinets.

(Per tutti meno Londra e Costantinopoli) Veuillez me dire le plus tòt possible l'avis du gouvernement auprès duquel vous étes accrédité (1). (Per Alessandria) Veuillez me dire votre avis sur ce projet (2).

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 772. Roma, 5 settembre 1882, ore 22.

Je vais vous reproduire ici un télégramme du gérant de notre consultat à Tunis ajoutant que M. Raybaudi me fait savoir par un télégramme postérieur (3) qu'une note officielle de la résidence française confirme l'exactitude

de son récit mais que celle-ci déclare ne pas pouvoir intervenir dans une affaire ressortissant de la juridiction militaire. La prétention du général commandant le corps français d'occupation me parait absolument inadmissible. Nous n'avons pas fait d'objection formelle à la réserve, qu'à l'occasion des notes échangées à l'égard des capitulations en Tunisie, la France a énoncé en vue du droit primordial de défense appartenant à toute armée. Mais nous ne saurions certes accepter qu'une pareille réserve ait pour effet de soumettre tout délit à la juridiction militaire par le fait seulement qu'il serait commis contre un militaire et de soustraire ainsi nos nationaux en Tunisie, dès qu'ils seraient prévenus d'un délit de cette nature, à leur jury nature! d'après les capitulations en vigueur dans la régence. Il est superflu d'ajouter que le consulat italien ne manquera pas, aussitot qu'une plainte régulière lui sera présentée, de faire justice. Nous avons télégraphié à Raybaudi (l) de s'abstenir de toute démarche ultérieure et de s'efforcer de calmer l'agitation que cet incident a produit dans notre colonie. Mais nous comptons que le gouvernement français ne tardera pas à prendre en considération amicale nos observations et à donner instructions opportunes au commandant du corps d'occupation. Voici le récit télégraphique de M. Raybaudi. (Vedi telegramma da Tunisi in data 5 settembre 1882) (2).

(l) -Per la risposta da Berlino cfr. n. 301. Le risposte da Vienna, da Parigi e da Pletroburgo sono contenute nei TT. 1491 e 1495 del 6 settembre e nel T. 1498 del 7 settembre 1882, non pubblicati. (2) -T. 1494 del 6 settembre 1882, non pubblicato. (3) -T. 1488 del 4 settembre 1882, non pubblicata.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

R. 2460. Therapia, 5 settembre 1882 (per. il 12).

L'E V. facevami l'onore di ordinarmi col suo riverito telegramma del 31 agosto ( 4), procurassi di farle conoscere esattamente la verità fra la versione turca e la versione greca dell'incidente di Kara-Ali-Derbend. La versione fornita all'E. V. da codesto ambasciatore di Turchia è conforme ai ragguagli che mi fu fatto finora di raccogliere. Ma io trovo inoltre una preventiva conferma di essa in un rapporto che il R. ministro ad Atene * dirigeva all'E. V. li 14 agosto (documento diplomatico n. 5313 (LX)) (5), nel quale sono citate le seguenti parole dette dal signor ministro degli Affari Esteri al signor Curtopassi: <<Bisogna che io mi ripresenti alla Camera col possesso di Kara-Ali-Dervend, Kritiri e Guntcha; la prima di queste località cadrà ben presto nelle nostre mani, dovendo le forze ottomane necessariamente sgombrarla per esser rimaste isolate sul suolo greco, dopo l'occupazione per noi del passaggio di Zorba » *. Non si tratta dunque da parte della

Grecia di un fatto accidentale, ma di un piano deliberato * di tattica parlamentare. Il signor Trikupis ha bisogno dei tre punti prima di presentarsi alla Camera, e li prenderà, sebbene essi siano tuttavia in contestazione, cogli stratagemmi o colla forza. Non havvi che una difficoltà ed è che la Turchia potrebbe non prestarsi all'esecuzione di questo progetto, e le Potenze potrebbero essere d'avviso la Grecia non avere ragione di suscitare gravi complicazioni in oriente nelle presenti congiunture, mentre molti Stati limitrofi hanno quistioni pendenti di frontiera e non turbano la pace del mondo *.

Frattanto i comandanti delle forze turche e greche sulla frontiera orientale firmarono un armistizio. Né io diedi all'E. V. conoscenza di questo fatto poiché mi era noto il signor ministro degli Affari Esteri di Grecia averlo notificato a quei rappresentanti delle Potenze. E la Sublime Porta intavolava senza indugio negoziati col signor ministro ellenico in questa residenza pel componimento di tutte le questioni pendenti. Il signor ministro degli Affari Esteri, in seguito a relativa deliberazione del consiglio, insisteva sull'ultima proposta di transazione, la Turchia essere pronta a consegnare i tre punti occupati dalle sue forze, fra i quali travasi pure Kara-Ali-Derbend, a condizione che il governo ellenico cedesse sul quarto. Rispondeva il signor Konduriotis il suo governo non poter cedere sopra alcun punto, le decisioni della commissione di delimitazione dovere essere eseguite in tutta Ia loro integrità; se la Sublime Porta non addiveniva a siffatta esecuzione il governo ellenico rifiuterebbe dal suo canto d'eseguire le stipulazioni, che concernevano gl'interessi delle proprietà musulmane. Cui replicava il signor ministro riservarsi di meglio studiare la questione, riprenderebbero le trattative il 6 corrente. E le cose rimanevano quindi nello stato in cui si trovavano innanzi al conflitto. Di che diedi un cenno telegrafico all'E. V. il 3 corrente (1).

Io non vedo molta probabilità che le parti interessate abbiano ad inten

dersi, né i miei colleghi hanno istruzioni d'intromettersi attivamente nella

pendenza. Quando si presenta l'occasione io non cesso tuttavia di raccoman

dare ai ministri del Sultano la prudenza e la conciliazione.

(l) -T. 769 del 5 settembre 1882, non pubblicato. (2) -T. 1493, non pubblicato. (3) -Ed., ad eccezione del brani tra asterischi, in LV 39, pp. 54-55. (4) -Cfr. n. 288. (5) -Non pubblicato.
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L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1729. Vienna, 5 settembre 1882 (per. il 10).

Valendomi dell'autorizzazione datami da V. E. col dispaccio n. 1355 del 29 agosto scorso (2), ho dato oggi al conte Kalnoky officiosa conoscenza della nota del ministero dell'Interno annessa allo stesso dispaccio e relativa alle istruzioni date alle RR. Prefetture di Venezia e di Udine in seguito al luttuoso fatto di Trieste. Il ministro imperiale se ne mostrò assai grato e soddisfatto,

come si mostrò grato e soddisfatto che il R. governo abbia consentito ad una

corrispondenza diretta tra l'autorità politica di Trieste ed i prefetti d'Udine

e di Venezia e la direzione generale di Pubblica Sicurezza in Roma allo scopo

di meglio sorvegliare e reprimere le mene irredentiste. Di quest'ultima dispo

sizione, che l'E. V. s'era compiaciuta di comunicarmi col telegramma del 2 (1),

il conte Kalnoky aveva già avuto notizia dall'incaricato d'affari a Roma, il

quale lo aveva informato pure di essersi messo in rapporto diretto col com

mendatore Bolis. S. E. si rallegrava dell'amichevole ed efficace cooperazione

delle R. autorità, mercé la quale, egli ne nutre la fiducia, sarà impedito ogni

ulteriore tentativo criminoso. Ciò che mi parve preoccuparlo a giusto titolo,

è la tema che qualche fatto deplorevole abbia a prodursi a Trieste durante

il soggiorno che vi faranno prossimamente le Loro Maestà Imperiali; ed è

precisamente allo scopo di prevenire siffatto pericolo che è spiegata oggidì

la massima sorveglianza da questo Governo e che è invocata la nostra coope

razione.

Le confermo il mio telegramma d'oggi (2).

(l) -T. 1480 del 3 settembre 1882, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 285.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (3)

R. 2462. Therapia, 6 settembre 1882 (per. il 12).

Ieri venne a vedermi il signor ministro di Grecia, il quale mi disse sperare che i negoziati diretti colla Sublime Porta approderebbero in breve ad un risultato soddisfacente, questa dimostrando disposizioni assai concilianti. Aggiungeva, S. E. il signor ministro degli Affari Esteri avergli espresso il fermo avviso che le Potenze non avessero ad intromettersi in queste trattative, comporrebbero la questione fra di essi, e poi i due vicini rimarrebbero amici ed uniti per combattere il comune nemico. Ed il signor Konduriotis esprimevagli dal suo canto analoga opinione.

Ed il signor ministro di Russia venne a significarmi il suo governo avergli telegrafato che la soluzione di questa questione era di competenza della conferenza di Costantinopoli. Osservai che questa conferenza non aveva autorità per trattare altra questione all'infuori di quella dell'Egitto, cui il signor Nelidov rispondeva non trattarsi della presente conferenza ma di quella dell'anno passato. Replicai che l'anno passato non vi fu alcuna conferenza, però nulla osterebbe a radunarci se gli altri colleghi credessero opportuno d'interporre un'azione collettiva e se le nostre istruzioni fossero conformi. Il signor Nelidov soggiungeva non avere istruzioni positive, e mi lasciava intendere poter quindi eziandio consigliare alla Grecia di cedere sulla questione di Nezeros. Dal mio canto i fatti occorsi, la nota del signor Trikupis del 14 luglio, le dichiarazioni

che l'E. V. faceva al signor ministro di Grecia all'occasione della comunicazione da parte di questo del documento stesso, non mi autorizzavano ad ammettere alcuna deviazione dalle decisioni della commissione di delimitazione. Perloché io avevo già dichiarato al signor ministro degli Affari Esteri l'opinione del R. Governo essere esposta nelle note collettive del 18 e 30 novembre 1881 (1). Ed i miei colleghi di Germania e d'Austria-Ungheria si erano finora limitati a raccomandare alla Sublime Porta la prudenza e la conciliazione. Era quindi prezzo dell'opera di meglio vedere come si mettevano i negoziati diretti. Gli ambasciatori d'Inghilterra e di Francia non hanno alcuna istruzione sulla materia. Ed io mi regolerò in ogni cosa secondo gli ordini che l'E. V. stimerà conveniente d'impartirmi.

(l) -T. 767 bis, non pubblicato. (2) -T. 1490 del 5 settembre 1882, non pubblicato. (3) -Ed. In LV 39 pp. 55-56.
300

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 779. Roma, 7 settembre 1882, ore 12.

Raybaudi confirme per un télégramme d'hier soir (2) que le conseil de guerre devait prononcer ce matin son arrét. Mais, si le jugement avait été ajourné par un motif quelconque, nous pensons que le gouvernement français devrait, dans son propre intérét, ne pas s'interdire par une décision précipitée la possibilité d'un arrangement équitable et amicai. Notre proposition serait de suspendre toute procédure devant le conseil de guerre et de mettre provisoirement le prévenu à la disposition du consulat italien jusqu'à ce que les deux gouvernements se soient mis d'accord sur la question de principe. Veuillez ne pas dissimuler à M. Duclerc combien est grave, à nos yeux, la résolution qu'il doit prendre. M. Duclerc ne se fait probablement pas une idée assez exacte de l'énorme difficulté que nous avons eue à amener entre les deux pays, après l'excitation de 1881 le calme et l'apaisement. Si par un incident quelconque l'occupation française à Tunis, ainsi que les corollaires qu'on voudrait, à Paris, en tirer, devaient maintenant ressaisir chez nous l'opinion publique, le résultat utile du travail assidu de conciliation que nous avons poursuivi jusqu'à présent serait en quelques instants perdu. M. Duclerc aurait grandement tort de se faire illusion là-dessus et nous estimons n'accomplir qu'un strict devoir d'amitié en l'en avertissant s'il en est temps encore. Personne ne comprendrait certes qu'on veuille pour une aussi petite affaire s'exposer à soulever une si grave question. Je vous prie de faire en ce sens une démarche pressante et de m'en télégraphier aussitòt que possible l'issue. Si le conseil de guerre avait malheureusement ce matin déjà prononcé sa sentence, il y aurait toujours lieu de demander par les mémes considérations ci-dessus un sursis à l'exécution de la peine jusqu'au règlement de la question de principe.

(l) -Non pubblicate nel vol. XIV della serie II. (2) -T. 1493 del 5 settembre 1882, non pubblicato.
301

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1501. Berlino, 7 settembre 1882, ore 15,40 (per. ore 16,20).

Le sous secrétaire d'Etat vient de me dire que l'Angleterre a fait ici la meme communication relativement au projet des contròleurs en Egypte pour le règlement des réclamations pécuniaires dont parle votre télégramme du 5 au soir (1), mais il n'a pas été jusqu'ici à meme de se former une idée exacte du contenu de ce projet. Avant de se prononcer, Cabinet de Berlin tient lui aussi à connaitre là-dessus l'opinion des autres Puissances. C'est dans ce sens que le sous secrétaire d'Etat a télégraphié au chargé d'affaires d'Allemagne à Rome en l'invitant à faire savoir ce que V. E. pense à ce sujet.

302

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A COSTANTINOPOLI, CORTI, A PIETROBURGO, NIGRA, AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, A LONDRA, CATALANI, A PARIGI, RESSMAN, A VIENNA, GALVAGNA, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE IN EGITTO, G. DE MARTINO

T. 784. Roma, 8 settembre 1882, ore 23,55.

Le chargé d'affaires d'Angleterre insistant pour une réponse au sujet de la méthode projetée pour la liquidation des dommages en Egypte, je lui ai dit verbalement que nous sommes en principe, et en ce qui nous concerne, disposés à l'accepter si les autres Cabinets en font du meme. Ce que nous sommes dès aujourd'hui prèts à admettre, sauf à régler les details d'accord avec les autres Cabinets se serait donc: 1° la création d'une commission internationale pour statuer avec juridiction souveraine sur les réclamations; 2° la compétence de cette commission telle qu'elle résulte du projet de décret annexé à la communication britannique, à savoir les quatre commissaires de la dette pubblique, cinq délégués nommés respectivement par les gouvernements d'Allemagne, d'Angleterre, de France, d'Italie, et de Russie et un délégué nommé par le gouvernement égyptien.

303

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 2465. Therapia, 8 settembre 1882 (per. il 13).

Lì 6 del presente seguì fra il signor ministro degli Affari Esteri ed il ministro di Grecia la conferenza già per me annunziata. Né i relativi negoziati

fecero alcun passo, il signor Konduriotis essendo fermo nel richiedere la esenzione integrale delle decisioni della commissione di delimitazione, od in caso negativo il governo ellenico si rifiuterebbe all'esecuzione delle stipulazioni relative all'aggiustamento delle quistioni delle proprietà dello Stato e dei Vacouf, nonché alla partecipazione al debito pubblico dell'impero, e Said Pascià insistendo sulla transazione proposta. La prossima riunione fu fissata per domani, ma io non vedo come essi potranno mettersi d'accordo, massime dopoché il sangue sparso aggiunse alle difficoltà inerenti alla quistione stessa, quella dell'onor militare e dell'amor proprio offeso.

(l) Cfr. n. 295.

304

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1734. Vienna, 8 settembre 1882 (per. il 15).

Il 5 corrente quest'incaricato d'affari di Russia diede al conte Kalnoky comunicazione di un telegramma del signor di Giers relativo all'incidente occorso non ha guarì a Karali-Dervend tra le truppe elleniche e le ottomane. Questo telegramma, di cui V. E. deve aver avuto egualmente conoscenza, conchiudeva coll'emettere l'opinione che i Gabinetti non dovrebbero indugiare ad affidare ai rispettivi rappresentanti a Costantinopoli l'incarico di risolvere in modo definitivo la questione del confine turco-greco. Ho saputo che questo ministro imperiale ha risposto che aderiva pienamente all'idea del governo russo sulla necessità di regolare al più presto quella vertenza, e che anzi aveva già data al barone Calice l'autorizzazione di associarsi agli uffici che i di lui colleghi avrebbero istruzione di fare in tal senso. Io aveva avuto l'onore di essere ricevuto dal conte Kalnoky prima che l'incaricato d'affari di Russia avesse fatta la anzidetta comunicazione; e s. E. mi aveva manifestato il suo vivo desiderio di veder risolta sollecitamente siffatta vertenza che per l'atteggiamento aggressivo dei greci potrebbe degenerare in una seria complicazione. Il governo ellenico è evidentemente nel suo diritto, quando reclama la consegna delle località assegnate alla Grecia dal trattato del 1881 e dalla commissione di delimitazione; ma si pone dalla parte del torto quando vuoi esigere tale consegna con mezzi violenti calcolando sugli imbarazzi in cui si trova attualmente la Porta per gli affari d'Egitto. Queste stesse considerazioni il conte Kalnoky ripeté più tardi al segretario generale del ministero degli Affari Esteri ellenico che è qui di passaggio per ritornare al suo posto e che ebbe l'onore di essergli presentato. Con quest'ultimo egli si sarebbe anzi espresso con maggiore vivacità dicendo che il Gabinetto di Atene col suo atto inconsiderato ha indisposto a suo riguardo tutti i governi d'Europa e

(l l Ed., ad ecce~lune del brano tra asterisf'hl. in LV 39, p. 58.

20 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XV-XVI

che la Grecia la quale è debitrice dei suoi ultimi acquisti unicamente alla benevolenza ed all'appoggio delle Potenze non deve opporsi ulteriormente alla retrocessione di qualche lembo di territorio, che le è chiesta dalla Porta e consigliata dall'Europa.

305

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. CONFIDENZIALE 1537/1047. Londra, 11 settembre 1882, ore 16 (per. ore 18,15).

Le bruit répandu il y a quelque jour que la Turquie aurait offert à l'Angleterre de lui céder l'Egypte est fondé sur des faits incontestables: ce bruit a été accueilli avec incredulité, toutefois, je suis en mesure d'informer

V. E. avec la certitude la plus absolue que l'offre de la cession de l'Egypte a été faite par la Turquie et refusée par l'Angleterre. Le Cabinet anglais a soupçonné que la Sublime Porte voulait mettre l'Angleterre en désaccord avec les autres Puissances.

306

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. R. 1509/1346. Londra, 11 settembre 1882 (per. il 15).

Alla fine di un colloquio che ebbi, quest'oggi, con Sir. Charles Dilke, che :1a stretta attinenza con varii giornali liberali e, notevolmente col Daily News, gli lessi, senza aggiungere sillaba di commento, il telegramma da Roma pubblicato nel numero del suddetto giornale del 9 corrente, in cui si trovano acerbe ed immeritate parole contro i nostri giornali.

Il Dilke non rispose verbo ma, distaccato quel telegramma dal foglio, sottolineò quelle parole colla matita e lo trasmise al Direttore del giornale.

In verità sarebbe tempo che si mettesse fine a questa non proficua guerra .l'ingiurie fra i giornali italiani e gli inglesi e sono ben lieto di avere l'onore ui segnalare all'E. V. l'articolo di fondo del Times di oggi il quale fa notare un cambiamento negli apprezzamenti dei fogli italiani sulla politica dell'Inghilterra in Egitto.

Né in Italia né in Inghilterra il governo può o deve esercitare alcuna influenza sulla stampa. Esso non può rispondere che degli atti dei suoi agenti e, se fossero stati male interpretati, metterli sotto il loro vero lume. E non è fuor di luogo, far notare a questo proposito che le spiegazioni da me date, per incarico dell'E. V., al Foreign Office, in ordine al telegramma del conte Gloria, furono accettate con manifesto compiacimento: ho di ciò un nuovo contrassegno in una lettera ufflciale di ringraziamento, ricevuta oggidi direttamente eia lorcl Granville. Non Cl, 1erei, però, malgrado il dispaccio di codesto R. Ministero del 5 corrente, n. 1476 di questa serie (l), ritornare su quell'argomento senza un ordine preciso dell'E. V., per non mostrare di dare molto peso a cosa in se stessa di non grande importanza.

307

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 1736. Vienna, 11 settembre 1882 (per. il 21).

Recatomi ieri dal conte Kalnoky gli domandai se fossegli stata fatta una comunicazione recentissima da questa legazione di Grecia intorno alle trattative iniziate a Costantinopoli tra il signor Konduriotis e Said pascià per regolare definitivamente la questione di confine. Avendone avuto risposta negativa, mi affrettai a dare al ministro imperiale degli Affari Esteri conoscenza verbale del telegramma (3) che in proposito m'era stato mandato la sera del 9 dall'E. V.

Il conte Kalnoky accolse con visibile impazienza il nuovo appello della Grecia ai buoni uffici delle Potenze. * Egli non mi celò il suo malcontento per la condotta aggressiva del Gabinetto ellenico, il quale ha voluto profittare degli attuali imbarazzi della Sublime Porta per fare atto di prepotenza. Sperò forse di cattivarsi in tal guisa le simpatie dell'Inghilterra; volle in ogni modo dare alla questione di confine un carattere tale da costringere le Potenze ad intromettersi efficacemente ed in suo favore. Non è riuscito nel primo intento ed è dubbio che riesca nel secondo *. L'incidente di KaraliDervend è stato un colpo premeditato; ne son prova e le misure militari prese da lunga mano, ed il linguaggio tenuto dal signor Trikupis prima e dopo il fatto. * Le osservazioni ed i consigli fatti giungere ad Atene per mezzo dell'incaricato d'affari d'Austria-Ungheria furono dal presidente del Consiglio accolti con modi altieri e fors'anca non del tutto cortesi. Il signor Trikupis si lusinga forse di trascinare dietro di sé l'Europa; ma se prosegue nella via delle minaccie e delle violenze l'Europa potrà abbandonarlo sull'orlo dell'abisso che si sarà egli stesso aperto coi suoi atti inconsiderati *. Il barone Calice ha già da parecchi giorni istruzione di associarsi alle pratiche che sarebbero fatte dai suoi colleghi per raccomandare ai ministri del Sultano la moderazione e la conèiliazione. Ma sarebbe poco dignitoso per le Potenze se, mentre i loro rappresentanti. a Costantinopoli s'adoperano a sciogliere pacificamente la questione, il governo ellenico desse seguito alle sue minaccie e provocasse nuove conflagrazioni sul confine.

Le quali cose dettemi dal conte Kalnoky m'inducono a credere, come ebbi l'onore di telegrafare ieri a V. E. ( 4), che il governo imperiale non è

(.J) T. 1525 del 10 settembre 1882, non pubblicato.

disposto ad intervenire efficacemente nel conflitto, e che l'ambasciatore austro~ ungarico a Costantinopoli si limiterà, per quanto riguarda la vertenza turcoellenica, ad associarsi agli uffici dei suoi colleghi quel tanto che sarà necessario per non distruggere l'accordo esistente tra le Potenze.

(l) -Non pubblicato. (2) -Ed., ad eccezione dei brani fra asterischi. in LV 39. p. 63. (3) -T. 787 del 9 settembre 1882. non pubblicato.
308

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Pietroburgo, 11 settembre 1882.

Non l'ho annojata colle mie lettere. Ho fatto meglio, spero. Mi sono studiato d'eseguire con impegno, e nel miglior modo che seppi, le sue istruzioni nelle varie fasi della questione egiziana capitata così male a proposito per l'Europa e per noi, e non per fatto nostro. Ho la soddisfazione di confermarle che l'accordo fra l'Italia e la Russia fu in generale perfetto e costante. Della qual cosa ella ebbe la prova nel dispaccio che il signor de Giers le fece recentemente comunicare e del quale le fu rilasciata copia, con preghiera però che il dispaccio non sia pubblicato per evitar commenti o gelosie. Devo aggiungere che questo dispaccio è dovuto all'iniziativa dello stesso signor de Giers, e non ad alcun mio suggerimento diretto od indiretto. Non vi fu che un solo incidente, al quale noi non partecipammo altrimenti che per iscongiurarne le conseguenze che potevano essere molto gravi. Voglio dire dell'ordine inviato, tempo fa, al signor Onu, (e revocato poi non senza difficoltà) perché questo rappresentante della Russia a Costantinopoli avesse a cessare dal pigliar parte alle riunioni della conferenza. La defezione della Russia avrebbe distrutto l'accordo delle quattro Potenze; al quale accordo si devono i risultati, comunque modesti ottenuti finora, e si dovranno quelli maggiori che si possono sperare nel componimento finale della questione. Ed è poi evidente che col ritiro della Russia, la conferenza avrebbe miseramente naufragato. In questa circostanza non ho risparmiato gli ufficii verbali e scritti. I di lei telegrammi che ho fatto mettere, nella loro sostanza, sotto gli occhi dell'Imperatore, e che ho commentato il meglio che potei, fecero buona e salutare impressione. Infine fu ottenuto che l'ordine di astensione fosse revocato, e così l'accordo fu mantenuto, e la conferenza ha potuto procedere. Devo dire che in tutta questa faccenda non venne mai meno il buon volere del signor de Giers, al quale era grave il trovarsi per la prima volta, in una questione di politica estera, in dissenso col suo Sovrano. Ella ebbe a suo tempo la spiegazione di quest'incidente, datale dallo stesso signor de Giers nel dispaccio apposito, che le fu letto dal signor Sevié. Alle ragioni esposte in quel dispaccio conviene aggiungere un sentimento d'antico rancore contro l'Inghilterra, la tradizionale avversaria della Russia nell'Asia, rancore che cova pur sempre, come carbone sub cinere doloso, nell'animo d'ogni patriota russo e

quindi in quello dell'Imperatore. Di questo fatto bisognerà tener nota, e converrà non dimenticare questa prima manifestazione d'una volontà colla quale l'Europa avrà tosto o tardi a contare.

Il ritiro del conte Ignatiev e la morte del generale Skobelev non furono senza esercitare un'influenza favorevole nelle relazioni tra la Russia e la Germania. Per ora non parmi che vi sia alcun pericolo da questo lato per la pace europea; parlo, ben inteso, di pericolo immediato. Continuano però, per parte della Russia, le precauzioni, specialmente sulla frontiera più vulnerabile della Polonia, nelle di cui vicinanze sta costruendosi la ferrovia, essenzialmente militare, di Pinsk, destinata a render più facile il concentramento di truppe intorno a Varsavia. A proposito della morte subitanea di Skobelev, le mando qui unito un estratto di lettera, scrittami da Mosca da un testimonio oculare dei funerali fatti al vincitore di Gheok-Tepé. I particolari ivi narrati sono tali, che non ho creduto doverle mandare questo estratto di lettera, se non per mezzo d'un corriere di Gabinetto, che oggi ho a mia disposizione.

Vorrei poterle dire qualche cosa di sicuro intorno al futuro incoronamento dell'Imperatore. Ma di certo non si sa nulla. L'Imperatore stesso, a chi gli chiede quando ciò avverrà, risponde costantemente: Dio solo lo sa. Tuttavia è più che verosimile che l'incoronamento sarà rimandato all'anno prossimo, a meno che, contro ogni consuetudine, l'Imperatore si decida ad un tratto a farsi incoronare, dirò così, per sorpresa, improvvisamente, e senza l'intervento di rappresentanze estere. La cosa non è probabile, ma non è nemmeno del tutto impossibile. Intanto il signor de Giers ha detto agli ambasciatori qui accreditati che essi possono tranquillamente andarsene in congedo. I difatti gli ambasciatori d'Austria e di Francia sono di già partiti pel loro congedo annuo. Quel di Germania parte venerdì prossimo. Io pure vengo a chiederle d'accordarmi il solito congedo, durante il quale, passando per Parigi, mi recherò in Italia, dove mi propongo d'andare ad ossequiarla. Il momento per lasciar Pietroburgo mi sembra propizio, la mia presenza non essendovi punto indispensabile. Io conterei di partir di qua nei primi giorni d'ottobre. Ben inteso il ministero sarà esattamente ragguagliato dell'epoca precisa della mia partenza e de' miei successivi indirizzi durante il congedo. Le sarei molto obbligato s'ella vorrà da,.mi per telegrafo un cenno del suo gradimento.

(l) Da M. C. R, Carte Mancini.

309

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2466. Therapia, 12 settembre 1882 (per. il 18).

La convenzione turco-inglese non è ancora firmata, e la discussione versa sempre sulla redazione dell'articolo relativo al luogo di sbarco delle truppe ottomane. La E. V. conosce come l'ambasciatore d'Inghilterra proponesse, per

ultimo, di stipulare che queste si recherebbero a Porto Said per sbarcare indi nel luogo che sarebbe convenuto fra i rispettivi comandanti, ed i plenipotenziari ottomani insistevano onde si dichiarasse che esse sbarcherebbero a Porto Said. Lord Dufferin ne riferiva nuovamente al suo governo, il quale rispondeva il 10 corrente insistendo che le forze turche avrebbero a sbarcare nel punto del canale che le autorità militari sarebbero per stabilire, il luogo dello sbarco non potersi specificare nella convenzione, poiché esso potrebbe essere modificato in seguito alle operazioni militari che si stanno svolgendo, però non escludevasi Porto Said. I plenipotenziari ottomani si trasferivano la sera istessa all'ambasciata inglese, e si dichiaravano pronti ad accettare la redazione proposta dal signor ambasciatore, se non che questi riservavasi di domandare ulteriori istruzioni sopra una forma d'articolo che era bensì stata proposta da esso, ma che non aveva ancora ricevuto la sanzione del suo governo. E la differenza era ridotta a sì poca cosa, che veramente non sembrava potesse intervenire alcun maggiore indugio alla conclusione dell'accordo. Di che diedi avviso telegrafico alla E. V. li 11 corrente (l).

Nell'accusare ricevuta degli ossequiati dispacci di questa serie in data 30 agosto u.s. e 2 corrente n. 1437 e 1438 (2) ...

(l) Ed. in LV 35, pp. 492-493.

310

IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1545. Atene, 13 settembre 1882, ore 13,30 (per. ore 17,30).

Chargé d'affaires de Turquie a communiqué que le commandant impérial a reçu ordre de substituer un échange de lettres au protocole pour la conclusion de l'armistice; une pareille instruction a été transmise au général Grivas. M. Konduriotis mande qu'ayant confirmé à ~aid pacha le rejet par son gouvernement de la proposition ottomane relative au district de Auntscha, ministre impérial lui a répondu qu'il espérait bientòt ètre à mème de faire une autre proposition qui serait de nature à satisfaire le Cabinet d'Athènes. Chargé d'affaires hellénique à Vienne télégraphie que le comte Kalnoky reconnait en principe les droits de la Grèce et qu'il a autorisé le baron Calice à coopérer avec ses collègues pour le règlement du différend, aussitòt qu'ils croiront le moment opportun arrivé. Il était essentiel de s'assurer le concours bienveillant du Cabinet autrichien, qui ne saurait agir qu'en conformité des vues de celui de Berlin. M. Trikupis s'en montre-t-il fort satisfait et ne doute presque plus d'une solution au gré de ses désirs.

(l) -T. 1531, non pubblicato. (2) -Non pubblicati.
311

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1548. Londra, 13 settembre 1882, ore 17,09 (per. ore 20,40).

Réponse au télégramme de V. E. du 9 courant (l). Granville vient de m'informer que Dufferin a été autorisé aujourd'hui à s'unir à ses collègues pour insister auprès de la Porte afin que la question de la frontière hellénique soit soumise à la décision des représentants des six Puissances à Constantinople.

312

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AGLI AMBASCIATORI A COSTANTINOPOLI, CORTI, A PIETROBURGO, NIGRA, AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, A LONDRA, CATALANI, A PARIGI, RESSMAN, e A VIENNA, GALVAGNA

T. 805. Roma, 15 settembre 1882, ore 17,45.

Le Cabinet de Saint Pétersbourg pense qu'en prenant pour base le protocole de la commission de délimitation tmco-hellénique les ambassadeurs à Constantinople pourraient inviter les deux parties à rechercher une transaction amiable et qu'en cas d'insuccès il leur appartiendrait encore de s'entendre afin de proposer une solution pratique. Le baron d'Uxkull m'a dit que [il] a reçu instructions en ce sens. Je lui ai ròpondu que l'ambassadeur du Roi possède déjà instructions très larges lui permettant de se joindre à ses collègues, une fois que ceux-ci seraient d'accord, pour toute démarche apte à amener un arrangement entre les deux parties.

313

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1516/1368. Londra, 15 settembre 1882 (per. il 19).

Debbo significare con rincrescimento, all'E. V. che il mal animo dei giornali inglesi, e ciò che più conta dei principali di essi, contro di noi, non è punto diminuito com'era da supporre. Il Times d'ieri, oltre a talune invettive in un articolo di fondo, ha pubblicato, col titolo «Anglofobia italiana», due lettere nelle quali non so se sia maggiore il maltalento o l'assurdità. Una di esse firmata « Ouida », a giudizio degli inglesi con cui ne feci parola, non

è degna di risposta o di attenzione. Bensì nell'altra, firmata William Clayton, si asserisce che, nell'ultima settimana di luglio, S. E. il nostro illustre ministro delle Finanze abbia pronunziato nella Camera dei deputati le parole seguenti: « Grazie al buon successo del recente prestito italiano, il paese è ben provveduto nel caso che nasca una guerra in seguito all'attitudine presa dall'Italia verso l'Inghilterra nella quistione egiziana». Non era dunque cagione di dubbio che faceva mestieri di contraddire immediatamente quella insussistente e maligna asserzione; e, non esitai a smentirla deliberatamente, parlandone con sir Charles Dilke con cui primo mi avvenni. Fui quindi sollecito a chiedere informazioni del signor Clayton e seppi essere persona di una certa autorità nei circoli dei conservatori di cui è partigiano.

Ebbi quindi l'onore di spedire all'E. V. il telegramma n. 1051 (l); e perché la falsa asserzione era stata fatta da un privato, non mi feci ardito di proporre all'E. V. che quest'ambasciata la smentisse nello stesso Times come cionondimeno molto avrei desiderato.

Prevedendo quindi quale potesse essere la risposta dell'E. V., feci capo al nostro signor Roberto Stuart onde scrivesse e firmasse la smentita; e lo pregai si tenesse apparecchiato a recarsi la sera stessa all'ambasciata, premendomi non si frapponesse l'indubio di un sol giorno a rispondere al signor Clayton .

E non appena quindi io ricevetti il telegramma (2) ch'ella si compiacque spedirmi su quell'argomento, fui in grado di trasmettere all'ufficio del Times la lettera che il signor Stuart cortesemente scrisse per ismentire l'artificiosa insinuazione, ed una mia lettera al direttore di quel giornale per ottenere che la prima fosse sollecitamente pubblicata.

Com'ebbi l'onore di dare contezza questa mattina all'E. V. col telegramma

n. 1054 (3), l'esito corrispose all'aspettativa, ed il Times d'oggi contiene nelle sue colonne una ferma e precisa contraddizione delle parole del Signor Clayton.

Duolmi però che nello stesso numero di quel giornale si contenga, sempre nel titolo di «Anglofobia in Italia » un'altra lettera con cui sono fatti segno d'inventive non so quali nostri giornali con caricature.

Sarebbe veramente desiderabile che i nostri figli non raccogliessero tutte queste, oramai non più provocate, disfide e non le stimassero degne di risposta. In tal caso, s'io mal non m'oppongo, l'opinione pubblica di questo Paese renderebbe loro giustizia e li vendicherebbe contro la malevolenza di pochissimi che, per ragioni politiche o personali, hanno in odio il nostro Paese.

Sono tanto più incoraggiato a manifestare quest'opinione in quantocché nella Pall Mall d'ieri sera ed in quella d'oggi scorgo due lettere colle quali spontaneamente si respingono le ingiuste invettive contro i giornali italiani. Entrambe quelle lettere sono intitolate: « Corrispondenti inglesi e stampa italiana».

Nel trasmettere all'E. V. le qui incluse copie (4) di tutte queste lettere sulle quali, ben mio malgrado, ho dovuto volgere all'attenzione dell'E. V.

(l) Cfr. n. 307, nota 3.

(l) -T. 1551 del 14 settembre 1882, non pubblicato. (2) -T. 800 del 14 settembre 1882, non pubblicato. (3) -T. 1561/1054, non pubblicato. (4) -Non pubblicate.
314

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. RR. 1518/1372. Londra, 15 settembre 1882 (per. il 21).

Mi onoro partecipare all'E. V. talune informazioni raccolte in due conversazioni che io ebbi, l'una con sir Charles Dilke, l'altra con un membro autorevole del Parlamento inglese, in ordine all'imminente ricostituzione dell'Egitto.

Da sir Charles Dilke seppi che il Consiglio di Gabinetto tenuto ieri a Downing Street, contrariamente a quanto dicevasi, non aveva preso alcuna determinazione: tanto più che non consisteva che di cinque o sei ministri. Fui quindi dal medesimo confermato nell'opinione che non era probabile che il governo inglese fosse in grado di comunicare così tosto alle Potenze alcun programma delle sue intenzioni. E ricavai inoltre che in una riunione tenuta (al cominciare della guerra) al Foreign office, nella quale erano intervenuti sir Charles Dilke medesimo, lord Tenterden, sir Edward Malet ed altre persone competenti a deliberare sulla quistione egiziana, si era deciso che lo stesso Kedive sarebbe stato invitato, a tempo opportuno, a manifestare i suoi pensieri sul riordinamento dell'Egitto e a darvi forma di progetto.

Vari pareri erano stati messi in campo in quella riunione del Foreign office, e molti punti di principale e di accessoria importanza erano stati discussi, senza che sir Edward Malet avesse pronunziato parola. E quando fu interrogato sul suo silenzio rispose che, terminata la guerra, con maturo esame di fatti e di circostanze, col corredo delle opinioni degli statisti egiziani, egli avrebbe manifestato, in un rapporto al Foreign office, le sue opinioni su ciascun punto di quell'importantissimo argomento. E poiché il governo inglese fa assegnamento sopra sir Edward Malet, e poiché è uso a non affrettarsi, non è probabile che si accinga a dar forma concreta a tutti i suoi disegni senza aver ricevuto quel rapporto ed altri rapporti analoghi dal Wilson, dal Colvin, da Cherif pascià e da altre persone di gran conto negli affari egiziani.

Vero è d'altra parte che, a tenore dell'indole e delle tradizioni degli inglesi, è da credere che le difficoltà della questione saranno superate e composte spartitamente e non nel loro complesso.

E già lo scopo principale, quello di ripristinare l'autorità civile e militare del Kedive, è stato raggiunto coll'ingresso delle truppe inglesi al Cairo. L'esercito egiziano che diede così mala prova di sé, è già stato, o sarà tosto, disciolto. E, se fino a questo momento, non sembra essere stato deciso quali ordini di truppa, di milizia o di gendarmeria saranno chiamati a sostituirlo; se indigeni, se raccogliticci di varie nazionalità, o se (per qualche tempo almeno) anglo-indiani, è questo appunto uno dei nodi non ancora sciolti della quistione che ho avvertito di sopra.

Taluni altri punti minori del vasto argomento sono già stati discussi dall'opinione pubblica e già probabilmente risoluti. Uno di essi (come ebbi già

l'onore d'informare l'E. V. in un precedente rapporto) è di abolire il controllo ed il condominio anglo-francese; e di assegnare soltanto talune delle sue ·facoltà ed appartenenze alla commissione del debito pubblico, composta di quattro delegati nominati dall'Italia, dall'Inghilterra, dalla Francia e dall'Austria-Ungheria. I quali avrebbero potere di sindacare l'esattezza delle cifre

dei bilanci delle entrate e delle spese del governo egiziano.

Quanto poi al disegno di riforma della Camera dei notabili, ai tentativi di

svolgere i principii di autonomia locale nelle popolazioni (opera ardua se

mai ne fu), ed alle generali mallevadoria che il Vicerè darà al popolo, affinché

l'antica oppressione e gli antichi balzelli più non rinascano, si può forse

asserire che nulla ancora è stato deciso.

Bensì sul nodo più avviluppato della quistione, cioè a dire sulla natura

e sulla forma della preponderanza che l'Inghilterra desidera ritenere indi

sputata in Egitto, come frutto della vittoria, sir Charles Dilke mi fece com

prendere (in modo strettamente confidenziale), che l'agente e console generale

britannico presso il Kedive, conservando il titolo e l'ufficio presente, eserci

terebbe altresì l'incarico che è affidato ai cosidetti residenti inglesi presso

taluni principi indiani.

Ebbi l'onore di comunicare all'E. V. la sostanza di ciò che precede col

telegramma d'oggi n. 1056 (1), né credo opportuno di dilungarmi a discorrere

sopra altri disegni che si ascrivono all'Inghilterra, com'è quello, verbigrazia,

di tener guarnigione sopra certi luoghi determinati dell'Egitto, poiché né

io vi presto fede, né furono menzionati dal mio illustre interlocutore.

Per completare però (per quanto da me si può) questi rapidi cenni sopra

un argomento di tanto rilievo, chiedo licenza alla E. V. di parteciparle ciò che

ho potuto or ora raccogliere da uno dei più autorevoli membri della Camera

dei comuni, il quale esaminò un diverso aspetto della quistione, e mi parlò

press'a poco nella forma seguente:

Il governo inglese, egli disse, è conscio che, quali che siena le proposte

che indubbiamente farà alle Potenze, non è l'Inghilterra sola che dovrà decidere

sulle medesime, ma il concerto europeo.

E' bensì vero che il governo inglese non ebbe alcun mandato dalle Potenze

di ripristinare l'ordine in Egitto, e che essendo stato spinto dalla molla del

proprio interesse non avrebbe conti da rendere agli altri governi, nessuno

dei quali stese la mano ad aiutarlo nell'impresa. Cionondimeno il governo

inglese sarà costretto a chiedere, fra non guarì, l'approvazione delle altre

Potenze sui suoi disegni del futuro riordinamento dell'Egitto; e vi sarà co

stretto, se altro non fosse, dai motivi seguenti:

In primo luogo dalle dichiarazioni fatte, nel modo più solenne, da due

ministri, dei quali uno è leader della Camera dei Lords e l'altro della Camera

dei comuni. In ogni dispaccio scritto da lord Granville sulla quistione egi

ziana, ed in ogni discorso pronunziato dal signor Gladstone sullo stesso tema,

sono stati riconosciuti i diritti del congresso europeo di sancire le proposte

dell'Inghilterra.

Ed in secondo luogo dall'interesse che ha grandissimo di non riaprire l'adito alla temuta questione d'oriente. Imperocché se l'Inghilterra provasse al mondo coll'autorità del suo esempio che una Potenza qualsiasi può torsi l'arbitrio d'intervenire colle armi in una provincia ottomana, colla scusa (vera

o falsa che sarà) di ristabilirvi l'ordine; e potrà quindi disporne a suo senno e beneplacito, senza che l'Europa sia chiamata, non dico a giudicare, ma ad approvare quell'intervento; ciò costituirebbe un precedente di cui si prevarrebbero parecchie altre Potenze per intervenire a loro volta, a mano armata, in altre provincie dell'impero ottomano; e ciò darebbe campo forse ad una guerra generale, forse alla rovina dell'impero turco.

Fin qui il mio interlocutore. Non è fuor di luogo di confermare adesso all'E. V. il telegramma che ebbi l'onore di spedirle il giorno 14 corrente (telegramma 1053 (1).

«Il conte Eriberto di Bismarck sarebbe stato incaricato di fermare un accordo fra l'Inghilterra e la Germania sopra certi punti della quistione egiziana. Egli avrebbe soprattutto insistito presso lord Granville pel mantenimento della sovranità della Porta». Posso anche aggiungere che egli avrebbe parimenti insistito per la sollecita comunicazione alle Potenze delle proposte dell'Inghilterra, e che avrebbe, dal suo canto, promesso l'appoggio della Germania per facilitare a Costantinopoli l'approvazione di quelle proposte.

Lord Granville avrebbe promesso, da parte sua, di mostrarsi, quanto era possibile, conciliante verso la Porta; e si tiene per fermo che egli abbia dato istruzioni in quel senso all'ambasciatore britannico a Costantinopoli.

(l) T. 1563/1056, non pubblicato.

315

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL VICE CONSOLE A BENGASI, GRANDE

D. s. N. Roma, 17 settembre 1882.

Nel momento in cui la S. V. si reca ad assumere le funzioni alle quali ella fu destinata in Bengasi, stimo opportuno metterla al fatto di ciò che costituisce attualmente il principale interesse italiano nel territorio appartenente alla sua giurisdizione.

Nella primavera dello scorso anno la Società di esplorazione commerciale in Africa, residente in Milano, rivolse la sua attenzione alla Cirenaica e deliberò di studiare se fosse possibile dare maggior impulso alle relazioni commerciali di quella regione coll'Italia e istituirvi in progresso di tempo colonie agricole alle quali il Paese per la bontà del clima e la feracità del suolo sembra essere adatto. Furono a tale uopo colà inviati tre delegati, i signori Bottiglia (capitano mercantile) Mamoli e Pastore. Il primo di essi giunse a Bengasi nel gennaio 1881 e il R. governo ottenne dalla Sublime Porta che

a suo favore venisse rilasciato un Firmano che lo raccomandava alla prote

zione delle autorità locali. Gli altri due delegati vennero nel marzo successivo

e contemporaneamente giunsero a Bengasi i membri di due spedizioni incari

cate di visitare l'interno della penisola e studiarla nei rapporti commerciali,

agricoli e scientifici.

Ma il contegno del signor Bottiglia e le circostanze che accompagnarono

l'arrivo di una delle spedizioni destarono diffidenza nelle autorità del Paese,

le quali credettero che sotto le apparenze commerciali si ascondessero fini

politici. Il pascià Alì Kemali, sebbene accordasse protezione agli inviati della

società e li munisse di una scorta, ebbe cura di farli diligentemente sorve

gliare, prescrisse che il loro viaggio si limitasse a Derna e impedì assoluta

mente che le esplorazioni si estendessero fino al golfo di Bomba e al porto

di Tobruk, ove la società intendeva principalmente praticare gli studii per la

futura colonizzazione.

Le due spedizioni furono compiute felicemente, malgrado qualche ostilità dei beduini dell'interno e nel maggio 1881 fecero ritorno in Italia. I delegati Bottiglia e Pastore rimasero a Bengasi, che entrambi abbandonarono in seguito, essendo sostituiti dai signori Rossoni e Gabaglio; il signor Mamoli si recò a Derna, ove comperò, per conto della società, una piccola casa e si diede a studiare le condizioni del Paese e ad iniziare qualche commercio, mantenendosi in buoni rapporti con gli abitanti.

Nella scorsa primavera avendo il Mamoli intrapreso una escursione per iscopo di caccia e di commercio nella direzione del golfo di Bomba, venne fermato a mezza via dalle guardie spedite alla sua ricerca dal f.f. di Kaamakan di Derna e ricondotto in quella città. Per questo fatto e pel contegno ostile del pascià Ali Kemali, il governo del Re . mosse richiamo alla Sublime Porta, la quale accogliendo prontamente le istanze del R. Ambasciatore, fece luogo al cambiamento del Vali.

Ritornato nel frattempo il Mamoli a Bengasi, col mezzo del R. agente consolare fece istanze al nuovo governatore per essere autorizzato a riprendere il suo commercio a Derna e ad esplorare le coste vicine; ma il Vali, udito il Consiglio di amministrazione del Vilayet, diede la risposta negativa della quale ella troverà copia. L'agente consolare volle protestare, ma non fu dal pascià ricevuto; allora il signor Mamoli presentò il reclamo del quale pure le si esibirà copia e la decisione pendeva tuttora alla partenza dell'ultimo corriere.

Tale essendo Io stato delle cose, è desiderio del R. governo che la S. V. si adoperi anzi tutto a distruggere le diffidenze sorte nelle autorità e nel Paese per l'erronea supposizione che l'Italia nutra disegni men che amichevoli sul territorio del Vilayet di Bengasi. Il governo del Re non ha mai avuto né incoraggiato tale proposito, ma esso non può che desiderare che abbiano un favorevole risultato gli sforzi dell'iniziativa privata, per dar vita ai commerci italiani coi porti di Bengasi e Derna, che offrono il più diretto accesso all'Africa centrale e per fondare possibilmente, sotto la sovranità e protezione del governo ottomano colonie agricole ove possa dirigersi una parte della nostra emigrazione.

A tale scopo è necessario che la S. V. procuri di mantenere buoni rapporti col Vali e colle altre autorità e di persuaderli che il promuovere le relazioni coll'Italia il cui governo trovasi nei rapporti della più cordiale amicizia con quello di S. M. il Sultano, non può che essere utilissimo alle condizioni del Vilayet e conforme alle mire ed agli interessi della Sublime Porta. Ma converrà d'altra parte far conoscere che il R. Governo non sarà mai per ammettere alcuna infrazione alle capitolazioni che reggono la condizione degli stranieri nell'Impero ottomano; che a norma di queste nessun Firmano o speciale permesso occorre agli italiani per esercitare il commercio, stabilirsi e acquistare proprietà in qualsiasi parte dell'Impero, e che, se pure per ragioni di ordine pubblico e per garantire la sicurezza stessa degli stranieri, e sopratutto finché dura l'attuale eccitamento religioso nei musulmani, è necessario che si astengano da viaggi ed esplorazioni nell'interno, che senza produrre alcun vicino risultato, potrebbero esporli a serii pericoli e dare origine a gravi complicazioni.

Di ogni emergenza la S. V. vorrà far sollecito rapporto a questo ministero, col quale ella resta autorizzata a corrispondere nei casi d'urgenza direttamente, quantunque per gli affari ordinari il suo ufficio dipenda dal R. Consolato in Tripoli.

(l) T. 1560/1053, non pubblicato.

316

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI

D. 1486. Roma, 18 settembre 1882.

Dopo avere accettato in massima, e più precisamente in quanto concerne i due punti che ci parevano sostanziali, il progetto inglese per la liquidazione dei danni cagionati dai recenti avvenimenti in Egitto, abbiamo stimato debito nostro di scendere a un più minuto esame dei particolari del progetto stesso. E qui mi pregio di indicarle la conclusione a cui il nostro studio ci ha condotti.

Anzitutto ci è sembrato di non doverci punto preoccupare del modo in cui sorse ed ebbe prima forma il progetto. Sarebbe un volerei addentrare nella spinosa quistione del controllo. A noi basta il fatto che il governo inglese, accettato per conto suo il concetto, lo abbia proposto in forma precisa alla accettazione degli altri Gabinetti. Del resto, questo solo ci si chiede: che il

R. agente in Egitto sia autorizzato a firmare tale documento per cui il governo del Re si dichiari anticipatamente assenziente al divisato decreto kediviale, e si obblighi, di concerto con le altre grandi Potenze firmatarie del documento stesso, a farlo pur accettare dagli altri governi che sono parte nel regime della riforma, di guisa che esso acquisti forza di legge a termini del regime stesso.

Circa il tenore del decreto non avremmo che una sola osservazione da presentare.

Non scorgesi perché debba ivi farsi menzione (art. 3 e 4) del previo avviso conforme del controllo generale per la emanazione dei decreti che regoleranno la emissione dei titoli da rilasciarsi a tacitazione dei reclami. Si comprende che si faccia, in certo modo, obbligo al Kedive di munirsi anticipatamente, per la emanazione di tali decreti, del parere conforme dei commissari presso la cassa del debito pubblico, avendo questi una diretta competenza in tutto ciò che concerne il debito pubblico egiziano. Ma per i controllori manca la ragione di siffatta necessità, né le Potenze che furono estranee alla creazione del controllo si potranno indurre a riconoscere, incidentalmente, l'esistenza legale e quasi internazionale di una simile istituzione. Le parole du contròle général sarebbero quindi, a nostro avviso, da radiarsi negli articoli 3 e 4.

Un errore puramente materiale è da correggersi all'art. 2, primo alinea, dovendosi evidentemente leggere dix invece di neuj commissarii. Ad accertare l'errore basta sommare insieme le tre categorie di commissarii enumerate nello stesso articolo, il totale essendo appunto di dieci commissarii.

Non consta che altri governi abbiano fino ad ora proposto emendamento alcuno, tranne il governo francese che suggerisce, nel preambolo, di surrogare alle parole << s'impose » le parole << se recommande ». Già le feci conoscere che noi ammettiamo l'emendamento, se gli altri Gabinetti vi consentono.

Qui acchiuclo lo schema del decreto kediviale (1), secondoché risulterebbe modificato dall'emendamento che noi proponiamo e dall'emendamento francese. Tranne il caso in cui altra Potenza facesse proposta di variante ulteriore, che anche a noi paresse accettabile ed ottenesse il consenso di tutti i Gabinetti, noi siamo disposti a convertire la nostra accettazione di massima in una accettazione formale e definitiva, con riferimento beninteso al testo qui acchiuso. E tostoché ci consti dell'accordo fra tutti i Gabinetti, noi impartiremo istruzione al R. agente e console generale in Egitto di firmare la dichiarazione diplomatica di cui è cenno nel preambolo del decreto.

317

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 2470. Therapia, 18 settembre 1882 (per. il 25).

Li 14 del presente il signor ambasciatore d'Inghilterra notificava alla Sublime Porta il suo governo averlo autorizzato a firmare la convenzione nei termini che erano stati convenuti coi delegati ottomani. E questi erano, sarebbero firmati in pari tempo la convenzione contenente le condizioni generali dell'intervento ottomano in Egitto, ed un memorandum spiegativo di quelle condizioni, nel quale era significato le truppe si trasferirebbero nelle acque di

Porto Said per sbarcare indi dove sarebbesi convenuto col comandante inglese, la prima spedizione non eccederebbe il numero di due o tre mila uomini, questi porterebbero le loro provvigioni, Baker pascià sarebbe comandante in secondo. Ed il governo britannico domandava inoltre che nel testo della proclamazione che sarebbe officialmente comunicata all'ambasciata fosse omessa la parola « straniero » nella frase «intervento militare straniero ». Ed è evidentemente quel progetto di memorandum che diede origine alla voce corsa pei giornali esteri di trattative per una convenzione segreta.

L'indomani, 15, S. M. il Sultano faceva invitare il signor ambasciatore a recarsi a palazzo allo scopo di firmare la convenzione. S. E. giungeva a Yildiz Kiosk alle tre pomeridiane, e seguiva una deliberazione di cui non esiste forse esempio negli annali diplomatici. L'ambasciatore era in una sala attigua a quella dove stava il Sultano, e servirono successivamente d'intermediari fra di essi i due Said, Server pascià, il primo dragomanno del signor ambasciatore, e Rascid bey. Sua Maestà mandò una volta anche Dervish pascià, comandante del contingente ottomano, ma a questo punto lord Dufferin dichiarava sufficiente essere il numero dei negoziatori. La discussione si apriva sui termini del memorandum, e l'ambasciatore esprimeva la sua meraviglia che si avesse ancora a discutere un atto che era già stato accettato dai delegati ottomani. Però S. M. domandava si omettesse il memorandum, dava essa la sua parola d'onore che le cose seguirebbero secondo quelle intelligenze, non era il Sultano che trattava coll'ambasé:iatore, ma Abdul Hamid che domandava questo favore all'amico Dufferin. Cui rispondeva S. E. avere piena fede nelle parole di S. M. ma potrebbe più tardi nascere qualche contestazione sopra il tenore di esse, ed era quindi preferibile s'avesse qualcosa di scritto, si presterebbe tuttavia a qualunque forma. Se S. M. non aggradiva il memorandum egli si accontenterebbe di una lettera del ministro degli Affari Esteri, oppure di una propria a quello. Proponeva infine S. M. d'introdurre quelle condizioni nelle istruzioni ad impartirsi a Dervish pascià; e S. E. accettava questo modus procedendi purché queste istruzioni gli fossero officialmente comunicate. L'ambasciatore aspettava per due ore la redazione delle istruzioni; le quali risultavano poi lungi dal contenere quello che era stato convenuto. La discussione fu ardua e lunga, durante la quale lord Dufferin non poteva tenersi dall'esprimere ai delegati ottomani la sua riconoscenza che, per tanti incagli ed indugi, gli facessero la riputazione di grande diplomatico; egli finiva nondimeno per significare sottometterebbe questa versione all'aggradimento del suo governo. S. M. invitava in quel mezzo lord Dufferin a venire presso di essa, e S. E. acconsentiva dichiarando riceverebbe gli ordini di S. M. che si farebbe un dovere di comunicare al suo governo, ma non entrerebbe in discussione col Sovrano. Il dialogo fra i due personaggi non durava che dieci minuti e si riprendeva la discussione per intermediari.

Né meno ardua fu la deliberazione riguardo alla forma della proclamazione. Insisteva l'ambasciatore acciocché fosse tolta, come era già stato inteso, la parola «straniero » dalla frase che riguardava l'intervento britannico. E dall'altra parte non si voleva aderire alla richiesta, domandando se gl'inglesi pretendevano per avventura di essere turchi od egiziani. Senonché lord Dufferin aveva l'ordine di reclamare questa om1sswne, né voleva assumere la responsabilità di rinunziarvi. Volendo però dare una maggior prova della sua condiscendenza offriva di domandare nuove istruzioni al suo governo anche sopra questo punto. E mentre questa discussione seguiva si sapeva il ribelle Arabi essere già prigioniero nelle mani delle forze inglesi.

Il signor ambasciatore d'Inghilterra lasciava il palazzo alle due del mattino, avendovi per tal modo passate undici ore, e conservava ancora al suo governo piena libertà di stipulare o non stipulare la convenzione come gli sembrerebbe conveniente. Delle quali cose io avevo l'onore di dare avviso telegrafico all'E. V. il 16 corrente (l).

Lord Dufferin giungeva a Therapia alle tre del mattino e trovava un telegramma pel quale lord Granville gli significava, se la convenzione non fosse firmata né esistesse impegno di onore di firmarla, S. E. avesse a soprassedere fino a nuovo avviso. Perloché egli si felicitava grandemente che la lunga deliberazione occorsa non avesse approdato ad un risultato definitivo.

E poche ore appresso veniva un messaggio da palazzo, S. M. ritirare il testo delle istruzioni per Dervish pascià comunicate la notte innanzi, farebbe indi conoscere la versione definitiva, la quale comparve infatti l'indomani 17. Senonché l'ambasciatore d'Inghilterra riceveva nell'intervallo da lord Granville l'istruzione di significare alla Sublime Porta il governo britannico esprimeva la sua riconoscenza pel buon volere dimostrato dal governo ottomano in questa congiuntura, però essere d'avviso che lo scopo dell'intervento essendo ottenuto, non era più il caso di mandare le forze ottomane in Egitto. La quale notificazione S. E. faceva ai ministri del Sultano la mattina del 17, ed io avevo l'onore di darne poco appresso contezza telegrafica all'E. V. (2). Né mi sembra probabile che, le cose essendo giunte a questo punto, la convenzione militare sia per essere stipulata fra la Turchia e l'Inghilterra.

Ho creduto prezzo dell'opera d'allargarmi alquanto nella narrazione di questa fase dei negoziati, poiché essa mi sembra avere un'importanza storica di non poca entità.

Nel segnare ricevuta ail'E. V. degli ossequiati dispacci di questa serie

n. 1439 e 1440 in data 7 e 6 corrente... (3).

(l) Non si pubblica.

318

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A TUNISI, RAYBAUDI MASSIGLIA

T. CONFIDENZIALE 818. Roma, 19 settembre 1882, ore 11,45.

La question de principe avec le gouvernement français au sujet des limites de la compétence militaire en Tunisie exige une discussion et entraine nécessairement un délai. Il est, dans l'intervalle, de la plus haute importance, que

rien ne survienne à Tunis, qui puisse compliquer davantage la situation. Veuillez à cet effet redoubler d'efforts et d'instances auprès des notables de la colonie dont nous connaissons et apprécions tout le patriotisme. Si Meschino, comme nous avons raison de le supposer, obtient, par une grace à la quelle nous sommes et nous voulons rester étrangers, son élargissement, vous devez à tout prix obtenir qu'on s'abstienne de toute démonstration intempestive. Veuillez en attendant, et pour notre simple information, tacher de savoir nous dire si Meschino serait disposé à s'éloigner volontairement pour quelques mois de Tunis par des motifs de prudence et de sécurité personnelle. Il est bien entendu que nous n'admettrons jamais, comme condition, l'obbligation d'éloigner nous mème Meschino, mais il est évident que son départ volontaire nous épargnerait bien d'embarras. Il n'a pas besoin d'ajouter que vous devez faire ces investigations en évitant toute ombre de soupçon.

(l) -T. 1567, non pubbllcato. (2) -T. 1580, non pubbllcato. (3) -Non pubbl!cati.
319

IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1595. Atene, 19 settembre 1882, ore 14,30 (per. ore 15).

Je remercie V. E. pour télégramme de ce matin (1). M. Trikupis m'a dit depuis hier, que réunion n'allait pas encore avoir lieu à Constantinople parce que les représentants de France, d'Autriche et d'Allemagne se trouvaient sans instructions. Connaissant de longue date ses écarts, je l'ai laissé sous cette impression, d'autant plus qu'il est à espérer que le chargé d'affaires d'Allemagne ne tardera pas à ètre autorisé à participer à la réunion. Le président du Conseil a approuvé l'attitude et le langage de M. Kondouriotis à la dernière conférence avec les délégués ottomans et lui a bien recommandé de continuer à se montrer inébranlable.

320

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1598. Berlino, 19 settembre 1882, ore 17,10 (per. ore 19).

Le Cabinet de Berlin n'est pas encore à mème de se prononcer au sujet de la proposition russe relative à la question grecque. Il attend encore des renseignements sur la manière de voir des autres Cabinets. Jusqu'à présent

21-Documenti diplomatici -Serie II -Vol. XV-XVI

le sous-secrétaire d'Etat n'avait reçu que des détails pas trop vagues et contradictoires sur l'accueil que les différents Cabinets auraient fait à la proposition précitée. Quelques Cabinets paraissaient disposés à n'en accepter que la première partie, c'est à dire celle concernant le transaction amiable, tandis que les opinions étaient partagées relativement à l'arbitrage en cas d'insuccès, ce qui constitue la seconde partie de la proposition russe. Dans ces circonstances le sous-secrétaire d'Etat croyait devoir attendre les éclaircissements qu'il venait de demander à cet égard. Aussitòt qu'il pourra se rendre compte exactement de l'état des choses, il sollicitera les ordres de l'Empereur. Par conséquent il s'est réservé de me communiquer sous peu la décision du Cabinet de Berlin ainsi que les instructions qui seront expédiées à cet effet au chargé d'affaires d'Allemagne à Constantinople.

(l) Con T. 814 del 18 settembre, Mancini comunicava alle ambasciate a Berlino, Londra, Parigi, Pietroburgo, Vienna e alla legazione ad Atene 11 testo del T. 1590 del 18 settembre da Costantinopoli.

321

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2471. Therapia, 19 settembre 1882 (per. il 25).

Ebbi l'onore di ricevere il telegramma che l'E. V. si compiaceva rivolgermi li 15 del presente (2) per farmi conoscere la proposta del Gabinetto di Pietroburgo per la soluzione della nuova questione greca; gli ambasciatori a Costantinopoli avrebbero ad invitare le due parti a ricercare una transazione amichevole, ed in caso di insuccesso toccherebbe ancora agli ambasciatori d'intendersi per proporre una soluzione pratica; l'E. V. m'autorizzava in pari tempo ad associarmi ai miei colleghi quando fosse intervenuto fra di essi un accordo sulle domande atte a condurre ad un aggiustamento fra le due parti.

Sarebbe senza dubbio desiderabile che le due parti riuscissero a comporre la divergenza, * ma per chi ha presenti alla mente il dispaccio che il signor Trikupis diresse alle Potenze il 14 luglio, le convenienze parlamentari del Gabinetto d'Atene, i propositi minacciosi di esso, il sangue testé sparso, non sembra probabile che le parti saranno per trovare una transazione amichevole *. Ed alla conferenza che seguì ancora li 17 corrente fra il signor ministro di Grecia ed i delegati ottomani, nulla si fece poiché il primo non poté essere smosso dalla domanda dell'esecuzione integrale delle decisioni della commissione di delimitazione. Non avremmo dunque a trovare una soluzione pratica. La quale non può essere per noi che l'interposizione di calde istanze presso la Sublime Porta per ottenere l'esecuzione di quelle decisioni, non avendo noi alcuna autorità per modificarle, né essendovi alcun dubbio sul

diritto della Grecia. Questi offici noi già interponemmo, e continueremo ad esercitare. Però se essi non basteranno per raggiungere lo scopo, starà ai rispettivi Gabinetti di concertarsi, se lo crederanno opportuno, sui mezzi più efficaci per costringere la Turchia alla esecuzione dei suoi impegni.

E frattanto il signor ministro di Russia domandava una riunione dei sei rappresentanti per deliberare sulla quistione in base alle istruzioni pervenutegli. Ed io convocava i miei colleghi pel 17 corrente; senonché la mattina istessa il signor incaricato d'affari di Germania venne ad avvisarmi non essere autorizzato a partecipare alle deliberazioni sulla questione turco-ellenica fino a che avesse ricevuto nuove istruzioni; e la riunione non poté quindi seguire. Delle quali cose io ebbi ieri l'onore di fornire alla E. V. un riassunto telegrafico (1).

Il solo mezzo pratico per uscire dalla difficoltà sarebbe, a mio avviso, quello di ricorrere all'arbitrato, il quale risulterebbe indubbiamente favorevole alla Grecia, ma salverebbe in pari tempo l'amor proprio della Turchia, la quale merita pure qualche riguardo sia per essere la parte che cedette il territorio, sia per avere lealmente eseguito il grosso della convenzione. Senonché questo mezzo non può essere proposto dagli ambasciatori a Costantinopoli i quali sono legati dalla convenzione. Esso avrebbe ad esser messo innanzi dalla Turchia; e m'è infatti noto che se ne parlò alla Sublime Porta, e si pensò di domandare l'arbitrato dell'Imperatore di Germania. Pel quale tuttavia s'incontra la difficoltà che un delegato germanico faceva pure parte della commissione di delimitazione, e sembrerebbe che il voto di esso potesse essere messo in dubbio dal rispettivo Sovrano. Se l'idea dell'arbitrato avesse ad avere alcun seguito sarebbe quindi forse preferibile di ricorrere al capo d'uno Stato che non prese parte alla convenzione turco-ellenica.

(l) -Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in LV 39, pp. 73-74. (2) -Cfr. n. 312.
322

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1522/1380. Londra, 19 settembre 1882 (per. il 23).

Mi onoro informare l'E. V. in risposta al telegramma (2) che Ella si compiacque spedirmi in data di ieri, che, essendomi recato al Foreign Office lo stesso giorno, ebbi, in assenza di lord Granville, una conversazione con sir Charles Dilke. Ed avendo portato il discorso sopra un'asserzione fatta nel Times del 14 corrente, che è del tenore seguente: «Almost alone among statesmen, the italian ministers have spoken ill of us, and of our dealings in Egypt », feci notare ch'essa era gratuita.

Sir Charles Dilke, confermando le mie parole, mi rispose che, non solo quella asserzione non aveva fondamento, ma che, sin dal 23 agosto scorso, il Foreign Office aveva in mano prove del contrario. E, colla sua somma cortesia, mi fece lettura di un rapporto indirizzato da sir Augustus Paget a lord Granville, in data di Napoli, 16 agosto scorso.

In quel rapporto l'ambasciatore d'Inghilterra a Roma, riferendosi ad un abboccamento che egli aveva avuto, il giorno precedente, con l'E. V., partecipava al suo governo come ella gli avesse dato le più precise assicurazioni della cordiale amicizia del governo italiano per l'Inghilterra.

L'E. V. avrebbe fatto sinceri voti per il successo della spedizione inglese ed avrebbe dichiarato che il governo inglese poteva fare assegnamento che l'Italia non avrebbe messo in campo difficoltà o fatto ostacolo all'azione dell'Inghilterra in Egitto.

Sir Charles Dilke soggiunse che l'E. V. si era espressa in termini analoghi a quelli di cui si era servito il governo germanico in una dichiarazione che esso aveva fatta all'Inghilterra qualche giorno prima; e mi fece notare che il rapporto di sir Augustus Paget era giunto a Londra il 23 agosto, cioè troppo tardi malauguratamente per poterne dare conoscenza al parlamento, come egli aveva fatto delle dichiarazioni della Germania. (Veggasi il rapporto politico di questa ambasciata in data del 16 agosto scorso) (1).

Egli si dolse meco di quel contrattempo che gli impedì di manifestare al Paese quale fosse l'atteggiamento del governo italiano, e di mettere così un argine, in ora opportuna, alle maligne insinuazioni dei giornali ed al maltalento di una parte dell'opinione pubblica.

Feci allora notare a sir Charles Dilke (parlando però in mio nome proprio e senza facoltà avutane), che egli potrebbe adesso cogliere una occasione per illuminare la pubblica opinione a quel riguardo. Ed egli, cortesemente, mi promise che alla riapertura del parlamento, nel mese di ottobre prossimo, farebbe alla Camera dei comuni, in acconcio momento, la dichiarazione che io gli aveva chiesta.

Non mancherò di rammentargli, a tempo debito, la sua promessa se l'E. V. non ha obiezione in contrario.

Ebbi l'onore di comunicare tutto ciò che precede all'E. V. col mio telegramma di ieri (2), soggiungendo che degli articoli sarebbero pubblicati al più presto possibile nel Daily News e nel Morning Post per rettificare le asserzioni del Times e mettere in rilievo il vero stato delle cose. Non osavo, però, ancora nulla sperare dal Times, giacché non era in mio arbitrio di poter comunicare a quel giornale quanto di sopra ho riferito.

Chiedo ora licenza all'E. V. di aggiungere che, nel primo articolo di fondo del Daily News di oggi (e non certo per opera mia, ma di persona autorevolissima) è comparso ciò che segue:

«Taluni giornali italiani sbraitano contro di noi, e quindi gli allarmisti dicono: è chiaro che il governo ed il popolo italiano sono già nemici nostri.

Ora non potrebbesi al mondo commettere uno sbaglio più grave che quello di pigliare le declamazioni di certi giornali italiani per le opinioni del governo italiano; ammenoché non si voglia, in riscontro, che gl'italiani prendano le apostrofi di certi giornali inglesi per la opinione del governo inglese. È fuor di dubbio che il governo italiano sia malcontento che si faccia supporre che egli sia geloso dei nostri successi in Egitto. Noi crediamo che, già in epoca relativamente lontana, il 15 di agosto, il governo italiano offrì ai ministri della Regina le più vive assicurazioni di benevolenza e di simpatia coi nostri disegni. E l'Italia fu una delle prime Potenze che si congratulò con noi delle nostre vittorie».

Dall'altro lato si legge nel Morning Post un articoletto (e questo è di mano del signor Roberto Stuart e per mio incarico) nel quale notasi il passaggio seguente: «Abbiamo motivo di credere che, contrariamente alle asserzioni del Times, sino dall'82 primo cominciamento delle ultime vicende della quistione egiziana, il governo italiano abbia agito ed agisca tuttavia nella maniera più amichevole verso l'Inghilterra».

Detto ciò, debbo ancora soggiungere che io ebbi, ieri sera, una lunga conversazione col direttore del Times con cui ho qualche rapporto di amicizia, da varii anni.

Egli convenne con me che l'asserzione contenuta nell'articolo del Times comparso il 14 di questo mese, non aveva fondamento di prove; ma mi avvertì che, cionondimeno, l'editore non avrebbe voluto, egli medesimo, disdirsi.

Mi consigliò, piuttosto, di far pubblicare nel Times una lettera per smentire le suddette asserzioni, firmata da qualche persona notevole od anche senza alcuna firma, ove io il volessi.

Comunque ciò sarà per essere, mi sembra, per ora, forse avere ottenuto, colle mie pratiche, che più non si pubblicheranno, nel Times, maligne insinuazioni contro il regio governo; mentre che, nello stesso tempo, la maggior parte dei giornali di Londra e delle provincie hanno già ripubblicato le parole del Daily News e del Morning Post, le quali non avranno, probabilmente, piccola influenza nella pubblica opinione.

(l) -T. 1590 del 18 settembre 1882, non pubblicato. (2) -T. 811 del 17 settembre 1882, non pubblicato. (l) -Non pubblicato . (2) -T. 1591/1058 del 17 settembre 1882, non pubblicato.
323

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1609. Londra, 20 settembre 1882, ore 10,42 (per. ore 14,30).

Granville vient de me dire qu'il est d'avis que la décision de la commission de délimitation doit etre exécutée par la Turquie et par la Grèce, et qu'il avait autorisé Dufferin à se mettre d'accord avec ses collègues à cet effet. Sa Seigneurie a ajouté que la proposition de la Russie rouvrirait une question qui pourrait devenir interminable.

324

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 824. Roma, 21 settembre 1882, ore 2,20.

Vos derniers télégrammes me prouvent que vous avez taché d'obtenir de

M. Duclerc une solution équitable de la question de principe sur la compétence des tribunaux militaires à Tunis, et qu'il se refuse admettre toute distinction entre territoire ennemi et territoire étranger, entre soldats français en service et hors du service, car lui suffit qu'on ait offensé d'une manière quelconque l'uniforme français. Je dois observer que c'est le fond mème de la question de principe. Or en présence du refus inflexible de

M. Duclerc, je ne tiens pas que cette question, soit, dès à présent, décidée ou transigée par l'établissement d'un modus vivendi. Nous pouvons la séparer tout-à-fait de l'incident Meschino qu'il est urgent de vider. Il suffira que par l'échange de notes projeté, les gouvernements s'accordent à déclarer que cette question reste ouverte et en état de discussion entre les deux Cabinets, sans qu'elle soit préjugée, ni dans l'un sens ni dans l'autre, par l'incident Meschino. Cette déclaration naturellement laisse à chacun des deux gouvernements le droit de maintenir ses propres convictions, exprimées jusqu'ici, sur l'étendue de compétence. Votre dernier télégramme (l) m'annonce que M. Duclerc est disposé à recevoir un mémoire italien en réponse et réfutation du mémoire consultati! de la commission française et qu'il le soumettra à l'examen de son comité du contentieux. Eh bien, c'est précisément accepter et réserver la discussion de cette question et la laisser ouverte, mème après l'incident Meschino. Je ne comprends dane comment il pourrait logiquement se réfuser à un simple échange de déclarations dans le sens sous énoncé. Pour le moment on peut ignorer quel sera le résultat final de cette discussion réservée, et rien n'empèche que M. Duclerc convaincu de son bon droit puisse espérer de le voir reconnu. En limitant dans de si modestes propositions votre demande, j'espère encore que vos efforts aboutiront et que ce malheureux incident sera épuisé. Quant à l'éloignement temporaire de Meschino de Tunis, vous n'accepterez jamais que cet éloignement nous soit demandé comme une condition de son élargissement. Mais pour faire connaitre à M. Duclerc toute l'amitié et délicatesse de nos sentiments vis-à-vis du gouvernement français, je vous envoyie une copie d'un télégramme que j'ai envoyé spontanéament à notre consul à Tunis pour provoquer cet éloignement volontaire de Meschino. Cette démarche donnera la mesure de notre esprit conciliant et de nos bons procédés. Le télégramme expédié à Tunis est le suivant. (Vedi telegramma spedito n. 818) (2).

(l) -T. 1606 del 20 settembre 1882. non pubblicato. (2) -Cfr. n. 318.
325

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 3129. Berlino, 22 settembre 1882 (per. il 26).

Nella visita che ho fatto oggi al sottosegretario di Stato, questi mi ha annunciato che il Gabinetto di Berlino ha già autorizzato il rappresentante di Germania in Costantinopoli a prendere parte alle riunioni degli ambasciatori delle Potenze incaricati di ricercare un modo di soluzione definitiva della vertenza per la frontiera turco-greca.

*Codesta notizia mi è stata data in riconferma della recente comunicazione fatta all'E. V. da codesto incaricato d'affari di Germania, e della quale è cenno nel di lei telegramma del 20 corrente (2) *.

Il sotto-segretario di Stato faceva voti che i rappresentanti delle Potenze in Costantinopoli riuscissero nella ricerca di un accomodamento soddisfacente per le due parti contendenti. A quanto lasciava testé intendere qui il rappresentante della Sublime Porta, il governo ottomano si mostrerebbe ora animato da sentimenti assai concilianti per rispetto a tale vertenza. E dalle notizie pervenute a questo dipartimento degli Affari Esteri, pare pure che il ministro di Grecia in Parigi abbia assicurato essere il governo ellenico del pari pronto a far da parte sua prova di sentimenti non meno concilianti.

Dal canto suo, il governo tedesco è risoluto a mantenersi, anche per rispetto a codesta vertenza, nell'atteggiamento finora seguito per le cose, che riguardano in genere l'oriente. Ogni qual volta si convince che sopra un dato punto delle cose orientali le altre Potenze pervengono ad un accordo serio e positivo, il Gabinetto di Berlino non esita ad associarsi ad esse ed a cementare con la sua autorità siffatto accordo.

326

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, TERZAGHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 637. Madrid, 22 settembre 1882 (per. il 27).

Ho l'onore di trasmettere, qui unito, alla E. V. un brano del giornale La Unton organo della «Unione cattolica» (3) che rappresenta il partito alfonsista ultra-clericale. Il giornale pubblica i documenti più rilevanti concernenti lo svolgimento e direi quasi la storia del pellegrinaggio, che parte oggi per Roma. Il giornale tenta dimostrare il suo trionfo sui carlisti, abbandonati poco a poco dalla Curia romana nell'organamento della Romeria. In fatto i documenti della Curia pubblicati nel giornale, e il giornale stesso

ammettono la preoccupazione che nutrivano per il numero straordinario di pellegrini riuniti dal signor Nocedal e dalle giunte carliste; ma l'astensione dei carlisti ebbe per consequenza il numero esiguo della Romeria attuale, cioè una prova che la grande maggioranza di quella parte del popolo che è di sentimenti ultra-clericali nutre, nello stesso tempo sentimenti carlisti.

I documenti delucidano e confermano quanto ebbi l'onore di dar contezza all'E. V. nel rapporto in data del 18 agosto n. 626 (l) e altri susseguenti. Il nunzio monsignor Bianchi fu assente da Madrid per un lungo periodo di tempo durante lo svolgimento della Romeria da carlista e laica a ecclesiastica e alfonsista. Dicesi che non rimarrà bensì più a lungo a Madrid ma che è prossima pure la sua elevazione alla dignità cardinalizia; ciò proverebbe che la disapprovazione, d'altronde velata, per parte della Curia pel suo atteggiamento nella costituzione della Romeria fu più apparente che reale e espressa solamente allo scopo di evitare una lotta aperta col governo spagnuolo.

(l) -Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in LV 39, pp. 77-78. (2) -T. 820, non pubblicato. (3) -Non si pubblica.
327

IL CONSOLE GENERALE A TRIESTE, ANFORA, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

L. P. Trieste, 22 settembre 1882.

Acchiudo alcuni brani dell'Adria con la descrizione delle feste che abbiamo avute a Trieste (2). Tutto passò bene, grazie al cielo, non astante il cattivo tempo, l'incessante pioggia ed i criminali progetti, fortunatamente sventati. I sovrani ed i principi imperiali non possono lamentarsi dell'accoglienza che ebbero a Trieste. Alla stazione della ferrovia furono ricevuti con gran pompa ed acclamati da una immensa calca e così pure nel recarsi a visitare l'esposizione, dove ritornarono più volte. Il varo del nuovo piroscafo del Lloyd il «Medusa » riuscì felicissimo, la serata di gala al teatro Politeama brillante, e l'illuminazione splendida: merito del nostro Oltino. La sera stessa della illuminazione e dei fuochi fu pure offerta alle Loro Maestà ed ai principi una magnifica festa da ballo a bordo del piroscafo del Lloyd la «Berenice». L'amministrazione del Lloyd fece le cose proprio bene: trasformò la coperta di quel piroscafo in una elegante sala da ballo, riccamente addobbata ed illuminata a luce elettrica, e vi riunì la parte più eletta della società triestina per ricevere le coppie imperiali. Ma disgraziatamente, dopo molto attendere, giunse la contrariante notizia, che a causa del tempo, nessuno della famiglia imperiale sarebbe intervenuto. Fu un malumore generale e non mancarono mormorazioni e commenti; le signore specialmente erano irritatissime. Si crede generalmente che la vera ragione per cui non intervennero fu perché si temeva che potesse aver luogo qualche nuovo attentato, e per questa stessa ragione si suppone che venisse contromandata la festa popolare che doveva aver luogo

il giorno dopo sulle alture del Cacciatore. Il certo è che la sera del ballo pioveva, anzi diluviava, così che la scusa, se non fu vera, fu assai a proposito.

Il corpo consolare in questa circostanza è stato trattato con riguardi ai quali non era abituato. Fummo ricevuti per i primi e presentati tutti all'imperatore da S. E. il barone Pretis, ciò che eliminò la questione del decanato. Fu pure fatta distinzione tra i consoli di carriera e i consoli commercianti negli inviti a pranzi e nei posti che ci furono assegnati. Io fui invitato al primo pranzo con i colleghi inviati del mio grado e col barone Morpurgo, come console generale del Belgio, ma il primo posto fu dato a me, il secondo al console generale di Francia. S. M. l'Imperatore poi mi trattò con ispeciale benevolenza, tanto in occasione del ricevimento officiale, spero, ed i termini dell'autografo imperiale che acchiudo (1), danno motivo a sperarlo, è che la visita fatta a Trieste dall'Imperatore e dal suo primo ministro valgano a far rinunziare all'idea, che pareva prevalesse a Vienna dopo l'attentato del 2 agosto, di volere adottare qui misure di rigore alla chiusura dell'esposizione. Sarebbe un grave errore ed una grande ingiustizia. Le bombe scoperte a bordo del piroscafo del Lloyd ed a Ronchi e quella gettata qui provano ormai chiaramente che gli autori di questi scellerati attentati fanno parte di una combriccola dì pochi emigrati triestini i quali, sciolta l'irredenta, si sono trovati senza mezzi, senza appoggi e senza speranze, ed ai quali conviene perciò giuocare tutto per tutto. È naturale che questi siano scoperti, perseguitati e puniti, e a ciò mirano gli accordi presi tra i due governi, ma sarebbe un'ingiustizia voler rendere responsabile dei fatti di pochi birbanti un'intera cittadinanza ed una colonia estera, di cui non si è un individuo solo che figuri complicato nei fatti stessi. Ho ripetuto questo molte volte al luogotenente che incomincia ad essere assai meglio disposto verso di noi. Egli si è molto lodato oggi della cooperazione che prestano alla direzione di polizia di Trieste la direzione di pubblica sicurezza in Roma e le prefetture di Venezia ed Udine.

Non so se V. E. è stata informata di un nuovo affare di pesca che mi è venuto addosso? Si tratta di una nostra barca peschereccia aggredita a sassate dagli abitanti di Santa Croce: questi pretendevano che i chioggiotti erano in contravvenzione, gli altri asseriscono che erano fuori del miglio marittimo, ma dentro, o fuori, il fatto è che l'aggressione ebbe luo~to e che le sassate fecero effetto sul capo di un nostro marinaro che è rimasto più di venti giorni all'ospedale. Informato appena del fatto, diressi una nota energica alla luogotenenza che mi ha risposto, che gli aggressori sono stati denunciati al procuratore di Stato e che si procede contro di essi: mi consta infatti che nove furono arrestati. Allo stesso tempo ho raccomandato il ferito ad un avvocato che si incaricherà, quando abbia luogo il dibattimento, di farlo presentare pel risarcimento di danni e pregiudizii; sto pure difendendo il caso di un venditore girovago, preso in contravvenzione vendendo statuette di gesso, che fu punito con la multa e che si vorrebbe punire anche con lo sfratto ed ho un reclamo di certo signor Marcorzi, un corrispondente del Figaro, che fu arrestato a Isola, perché sprovvisto di recapiti; tenuto una notte in prigione a Capo d'Istria, e poi man

dato qui a Trieste dove fu constatata la sua identita e rilasciato. È certamente strano, che un corrispondente di giornale, che deve essere bene al corrente di quanto avviene, abbia pensato di venirsene proprio in quel momento a passeggiare in Austria, senza provvedersi d'un recapito qualunque, ma dall'altra parte non è giustificato l'estremo rigore usato verso di lui dall'autorità di Capo d'Istria, dal momento che non c'era contro di lui nessun fondato sospetto.

Manassero è ritornato dal suo congedo ed è partito in congedo l'altro vice console, Francisci, che farà ritorno a Trieste con una sposa. Il Manassero mi ha riferito, che aveva avuto il piacere di vedere V. E. e che avevano parlato dell'invio di cui io le aveva scritto. Trovo fondatissimo il motivo per cui non si credette di farlo. Mi raccomandò pure, in nome di V. E., di seguire il cam mino tracciatomi: non ne dubiti; lo seguo con piacere e con convinzione. Perdoni il disordine in cui è scritta questa lettera, e ne scusi la prolissità. Mia moglie si unisce a me per presentare all'E. V. ed alla gentile contessa...

P. S. -Quanto vorrei che Trieste fosse sulla strada che mena da Torino a Vienna.

(l) -Cfr. n. 272. (2) -Non pubbllcato.

(l) Non pubblicato.

328

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1528/1398. Londra, 23 settembre 1882 (per. il 28).

Col mio telegramma n. 1063 di questa mattina (l) io ebbi l'onore di partecipare all'E. V. il mio ritorno in Londra fino da ieri.

Quest'oggi mi recai al Foreign Office dove non incontrai che il sotto-segretario assistente, sir Julian Pauncefote, che io pregai d'informare del mio arrivo il conte Granville, che travasi a Walmer-Castle, e di chiedere per me al nobile lord un convegno il più tosto possibile.

Come lo telegrafai all'E. V., lord Tenterden morì improvvisamente ieri, mentre trovavasi in cam!lagna. Egli sarà rimpianto da coloro che lo conoscevano più intimamente. Sotto un'apparenza fredda e assai riservata, egli nascondeva un cuore eccellente ed io non ebbi che a lodarmi dei miei rapporti con lui, tanto più che conservava le migliori rimembranze per l'Italia che aveva abitata per qualche tempo e dove egli ritornava, di quando in quando, volentieri.

L'onorevole Gladstone e gli altri ministri sono quasi tutti assenti e non fanno una apparizione in Londra che in occasione della riunione del consiglio, che ha luogo secondo le esigenze del momento.

Tutti gli ambasciatori, ad eccezione di quello di Francia, e la maggior parte dei principali capi di missione sono parimenti assenti. L'ambasciatore di Francia, che io incontrai quest'oggi, si lamenta della invisibilità dei capi

del Foreign Office egli pretende che sir Charles Dilke si nasconde per non lasciarsi sfuggire i segreti del Gabinetto. Non parlo delle varie opinioni ed asserzioni emesse dai giornali, poiché, per la maggior parte esse sono semplici congetture. Ma vi si trova una notizia assai importante che ha· qualche apparenza di probabilità, ed è che, vista la insufficienza dell'attuale canale di Suez per il passaggio delle grosse navi e per il traffico che si aumenta ogni giorno, l'Inghilterra avrebbe l'intenzione di costrurre un secondo canale che dal Mediterraneo andrebbe a riggunge il porto di Suez.

Parlai con sir Julian Pauncefote delle intemperanze della stampa tanto in Inghilterra che in Italia, ma egli disse che non vi si attribuiva alcuna importanza e che ciò non faceva sviare i buoni sentimenti dell'Inghilterra riguardo all'Italia. Io so che l'onorevole Gladstone se ne era lamentato; ma egli era persuaso che le acerbità di alcuni nostri giornali contro l'Inghilterra non esprimevano i sentimenti dell'Italia in generale e tanto meno quelli del R. governo; sarebbe però opportuno di trovare mezzo di farla finita con quella guerra d'inchiostro che desta delle irritazioni reciproche e rende meno facili i buoni rapporti che importa di mantenere fra i due Paesi.

(l) T. 1619/1063 del 23 settembre 1882, non pubblicato.

329

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1624. Therapia, 24 settembre 1882, ore 7,10 (per. ore 19,15).

Aujourd'hui réunion des six représentants pour délibérer sur la proposition russe relative aux affaires de la Grèce, mais ministre de Grèce nous fit savoir qu'aujourd'hui il s'était entendu avec la Porte, sur la base de la remise immédiate, de la part de celle-ci, de tous les points en contestation, sauf à négocier plus tard des échanges amicaux. Là dessus nous ne sommes point entrés dans la question.

330

IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1628. Atene, 25 settembre 1882, ore 15 (per. ore 18).

Par suite de l'entente directe suhvenue entre M. Konduriotis et Said-pacha, dont le comte Corti n'a pas certes manqué d'informer V. E. (1), ont a prévenu général Grivas de se tenir prèt à occuper les trois points jusqu'ici contestés, dès que le forces ottomanes les auront évacués. M. Trikupis m'a dit qu'il se réserve, après le fait accompli, de faire parvenir au gouvernement du Roi l'expression de la vive reconnaissance du Cabinet d'Athènes pour la puissante

coopération de l'Italie à l'aplanissement du différend. La commission hellénique, prévue par l'art. 9 de la convention du 24 mai, se trouve déjà ici prete à partir pour Larissa aussitòt après la remise des territoires en question.

(l) Cfr. n. 329.

331

IL CONSOLE GENERALE AD ALGERI, GARROU, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. l. Algeri, 25 settembre 1882 (per. il 30).

La recrudescenza delle agitazioni che irradiano da Tunisi rende forse opportuno di esaminare in questo momento lo stato dell'Algeria al punto di vista Jella politica internazionale.

Senza codesta persuasione non avventurerei trattarne prima d'avere acquistato, con congruo soggiorno, la maturità di appreziazione che permette risalire dagli effetti alle cause.

Sempre però è che, stando a ciò che è ostensibile, è di conforto di vedere che l'impegno con cui, come in ogni altro Paese francese, gli organi della pubblicità, anche di colore contrario, s'accordano a fomentare l'antagonismo nazionale contro di noi, non v'è sintomo che lo riveli radicato o solamente reale in questo Paese.

La numerosa colonia italiana che il lavoro e le industrie tengono disseminata in ogni punto dell'Algeria vi vive tranquilla, senza angarie e senza molestie, forse perché, aliena dalla politica, in niuna parte è abbastanza numerosa per far sorgere qui centri di esaltazione che per esagerazione di patriottismo sono causa efficiente di disordini altrove.

Gli antecedenti d'archivio mi rivelano che le appreziazioni che sottometto oggi a V. E. sono dissonanti relativamente a quelle che partivano di qui stesso or è un anno. Ma è da considerare che, nel parossismo di una sopra esaltazione abbastanza estesa, non era forse possibile sceverare allora, come lo si può oggi, le apparenze dalla realtà, sopratutto quando non si avevano altri elementi di giudizio che le appreziazioni altrui, e l'apparenza di disavvenenze personali.

A meno di avvenimenti che rischiarandomi, mi facciano più tardi mutare avviso, ciò che in fatto di movimento politico stimo oggi più degno dell'attenzione del governo di Sua Maestà è la tendenza spiccata, quanto accelerata, che porta gli italiani residenti in queste provincie a farsi iscrivere cittadini francesi.

Non ho ancora potuto, né la mancanza di dati certi mi permetteva forse, mai rimontare ad epoca più remota. Sempre però è che solo per le vie che per la legislazione locale, impostano l'intervento del consolato, non meno di 211 italiani sono divenuti francesi in Algeria negli ultimi due anni. Evidentemente è questo lo svolgimento naturale di provvedimenti che legittimamente prende ogni Stato che ha colonie.

L'interesse pubblico li fa assorbenti, e il privato basta secondarli sempreché (come pei nostri immigrati qui) trattasi di proletarii artigiani o industrianti.

Nondimeno, nell'insieme, più che ogni altra nazione la nostra sperimenta danni sensibili in questa posizione, e basterebbe a provarlo, il decadimento assoluto della pesca del corallo, divenuta oggi mai quasi al tutto industria francese.

Non è mio compito indagare se vi è, e quale possa essere il rimedio efficace a questo stato di cose. Era mio compito ricercarne le cause, e lo adempio manifestando l'intimo convincimento di star essa unicamente nell'inappuntabile egoismo che informa la legislazione della colonia.

332

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 2474. Therapia, 26 settembre 1882 (per. il 3 ottobre).

L'E. V. mi faceva l'onore di telegrafarmi il 20 del presente (2), codesto incaricato d'affari di Germania averle significato che questa ambasciata di Germania era stata autorizzata a prender parte alla riunione dei sei rappresentanti a Costantinopoli per gli affari della Grecia. Ed il barone di Hirschfeld veniva poco appresso a farmi analoga comunicazione. La riunione era indetta pel 24, senonché ci veniva poco innanzi annunziato, per messaggio del ministro di Grecia, avere questi stabilito un completo accordo il giorno istesso alla Sublime Porta sulla seguente base. La Turchia procederebbe senza indugio alla consegna alla Grecia di tutti i punti in conformità delle decisioni della commissione di delimitazione; la Grecia eseguirebbe dal suo canto tutte le stipulazioni che le sono imposte dalla convenzione; sarebbero le due parti per trattare indi di uno scambio di territori allo scopo di rendere la frontiera più conforme agli interessi dell'una e dell'altra. I sei rappresentanti non si radunavano quindi che pro forma, e non entravano nel merito della questione. Di che ebbi l'onore di dare poco appresso contezza telegrafica all'E. V. (3).

333

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1634/1064. Londra, 27 settembre 1882, ore 18,24 (per. ore 20,35).

J'arrive de Walmer-Castle où j'ai été invité par le comte Granville à qui, ainsi que V. E. m'en avait chargé (4), j'ai renouvelé les félicitations du gouvernement du Roi pour l'expédition d'Egypte dont le prompt succès évite de

sérieuses complications. Par suite des explications que je lui ai données, il m'a paru persuadé que notre refus momentané de concourir à cette expédition était parfaitement justifié. Il m'a rappelé que le pian de campagne suivi était conforme à celui que j'avais indiqué et qui du reste, dit-il, avait été préalablement fixé par l'état major anglais. Il agrée avec plaisir l'appui de V. E. dans la nouvelle phase qui va s'ouvrir pour la réorganisation de l'Egypte, mais en ce moment, dit-il, il ne peut rien dire, vu qu'il n'y a aucun projet arrété. Aussitòt qu'il y en aura, il en fera part à V. E. Il se bome à assurer une chose c'est que l'Angleterre ne veut ni le protectorat et encor.e moins la souveraineté de l'Egypte. Je lui ai dit que tandis que nous reconnaissons à l'Angleterre le droit d'avoir une position prépondérante en Egypte, l'Italie de son còté espérait en avoir une proportionnée à ses intéréts réels. Granville semble se préoccuper du contròle que les partisans de celui-ci et surtout la maison de Rotschild tàchent de maintenir par tous les moyens possibles, avec l'espoir d'obtenir en outre l'administration directe du domaine de l'Etat. Par contre les journaux les plus dévoués au ministère combattent vivement ce contròle qui ayant absorbé le gouvernement du Khedive, est considéré comme la cause déterminante de l'insurrection. Beaucoup pensent que l'établissement de tribunaux bien composés pour assurer une bonne justice, et la surveillance d'une commission de finance internationale suffiraient, outre les mesures d'ordre public, pour maintenir le fonctionnement régulier du gouvernement égyptien. Granville a été très réservé sur le mode de procéder pour l'acceptation des nouveaux arrangements à proposer pour l'Egypte. Il attend que le projet en soit formulé. J'ai saisi l'occasion de ma visite pour dissiper la fàcheuse impression produite par l'intempérance d'une partie de notre presse. Granville me semble convaincu que ce langage violent contre l'Angleterre n'exprime aucunement du Roi. Granville m'a dit avoir reçu à Walmer-Castle la visite de Bismarck fils. Ici on suppose qu'un rapprochement et une entente entre l'Allemagne et l'Angleterre existe. Ce serait donc entre Londres et Berlin qu'on élaborerait la solution de la question égyptienne.

(l) -Ed. in LV 39, p. 80. (2) -T. 820, non pubbl!cato. (3) -Cfr. n. 329. (4) -T. 823 del 21 settembre 1882, non pubblicato.
334

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

T. 838. Roma, 28 settembre 1882, ore 23,55.

Le gouvernement italien avait accepté en principe le projet de décret du Khedive pour les indemnités égyptiennes tel qu'il avait été formulé par le Foreign Office et communiqué à nous par l'entremise du représentant du Cabinet de Saint James à Rome. Notre acceptation avait été expressement donnée sous la condition que la commission internationale serait composée d'après les termes de ce projet, c'est à dire en accordant deux membres de la commission à l'Angleterre, à la France et à l'Italie, en proportion de la mesure des dommages bi'en plus considérables apportés aux sujets et aux propriétés italiennes. Nous avions en méme temps proposé dans la formule anglaise une petite modification et nous avions accepté un amendement proposé par la France. Depuis plus d'une semaine nous ignorons le cours ultérieur de cette négociation et maintenant on parle d'un nouveau projet de source égyptienne qui refuserait les deux vois à l'Italie et introduirait d'autres changements substantiels. Je prie V. E. de prendre les informations nécessaires pour me rens'eigner exactement sur l'état actuel des choses et veuillez insister vivement auprès du Cabinet de Saint James pour faire maintenir la première proposition en vue de la quelle seulement nous pourrions renoncer à la juridiction ordinaire des tribunaux mixtes (1).

335

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1652. Londra, 29 settembre 1882, ore 19,10 (per. ore 22).

Par lettre du 25 courant j'ai communiqué au Foreign Office les déterminations de V. E. relatives à la commission d'indemnités égyptiennes. J'ai vu aujord'hui Granville avant son départ pour son chàteau et je lui ai communiqué les observations contenues dans le dernier télégramme de V. E. (2) qui se refère à cette question. Il m'a dit qu'en effet le K'edive proposerait un nouveau décret, mais que le Foreign Office y faisait des objections et qu'il expédierait à Mafet, à ce sujet, un télégramme qu'il aurait communiqué. Granville a saisi cette occasion pour me préciser la promesse qu'i:l m'avait faite de communiquer à V. E. ses propositions relatives à l'organisation de l'Egypte. Il n'entend point qu'une telle communication soit exclusive à V. E., mais il se reserve d'en faire de semblable à d'autres Puissances, s'il le croit opportun.

336

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 2479. Therapia, 29 settembre 1882 (per. il 5 ottobre).

Ieri ebbi l'onore di ricevere il telegramma (3) pel quale l'E. V. si compiaceva significarmi, secondo informazioni assai riservate, e indirizzate da Costantinopoli al governo francese, sarebbe stato conchiuso un trattato segreto fra l'Inghilterra e la Porta sulla base del protettorato inglese in Egitto mediante il pagamento di cinque milioni di lire sterline alla Porta; la notizia non incontrare molta credenza, però avessi a dirle quello che potrei saperne.

Io feci quanto diligenza potei per tenere l'E. V. informata giorno per giorno, direi quasi ora per ora, dei negoziati che seguirono fra questo ambasciatore

britannico e la Sublime Porta. M'allargai soprattutto sulla lunga seduta tenuta a palazzo il 15 del presente, la quale fu l'ultima, né approdò ad alcun risultato. Queste narrazioni non lasciavano luogo alla stipulazione d'alcun trattato segreto. E vedendo come tutta la stampa europea persistesse nell'errore, ne spiegai !"origine pel mio rapporto confidenziale del 18 corrente n. 1414 (1). Nel qual senso ebbi l'onore di rispondere ieri al telegramma dell'E. V. (2).

E iersera venne a mia conoscenza essere stati comunicati a palazzo dei progetti di liquidazione del tributo egiziano ad effettuarsi dal governo britannico, pei quali questo fornirebbe un capitale convenuto al governo ottomano ed assumerebbe i relativi obblighi verso i portatori dei titoli garantiti sul tributo stesso. Ma questi non sarebbero finora che progetti in aria, messi innanzi da gente d'affari, e non dai rispettivi governi. Né le presenti disposizioni di S. M. il Sultano sembrerebbero favorevoli alla acc-ettazione di proposte le quali tenderebbero senza dubbio a conferire al governo britannico una preponderanza sulle cose dell'Egitto che potrebbe in seguito prendere le proporzioni di vero protettorato. Ancora tre giorni sono S. M. emanava infatti un iradè pel quale ordinava che gli operai condotti in Egitto per conto del governo inglese fossero arrestati ai Dardanelli al loro ritorno, sebbene essi fossero stati impiegati col consenso della Sublime Porta e per mezzo di questi agenti di polizia; né dubito che siffatta misura sarà per produrre una penosa impressione in Inghilterra. Però io seguirò attentamente quei progetti di operazioni finanziarie, e di quanto sarà per venire a mia conoscenza avrò l'onore di dare pronto avviso all'E. V. Alla quale mi pregio di rinnovare, ecr

(l) Questo telegramma fu comunicato alle altre ambasciate con T. 839, pari data.

(2) Cfr. n. 334.

(3) Non pubblicato.

337

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, TERZAGHI. AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 640. Madrid, 29 settembre 1882 (per. il 4 ottobre).

Il giornale la Union organo del partito costituito dagli ultra clericali devoti a Don Alfonso, contiene nel suo numero di jeri a sera un telegramma in data del 27 corrente (11 ore di sera) inviato da Genova dal vescovo di Sigiienza e diretto al cardinale Moreno, arcivescovo di Toledo, del tenore seguente:

«Il pellegrinaggio toledano è giunto felicemente e senza difficoltà sino in Italia; però questa volta alcuni gruppi hanno dimostrato ostilità a vari pellegrini, dando così motivo ad una commissione numerosa della gioventù cattolica di Genova di presentarsi ai vescovi spagnuoli, per fare una protesta solenne di adesione alla causa della Chiesa, e assicurare che la popolazione sensata è aliena, la Dio mercé, da atti simili.

I vescovi spagnuoli gradirono la testimonianza di affetto della gioventù cattolica di Genova e ha benedetto i suoi degni rappresentanti ». Il vescovo di Sigiienza.

Mi pregio trasmettere, qui unito all'E. V. il brano del giornale l'Union (1) che dà contezza del telegramma, facendolo seguire da invettive violente contro l'Italia. L'Epoca organo dei conservatori-liberali, capitanato dal signor Canovas, pubblica il telegramma, ma senza commenti; giornali di questa mane che caddero sotto i miei occhi non ne fanno cenno sino ad ora.

Il telegramma e gli apprezzamenti del giornale che lo accompagnano confermano quanto ebbi l'onore di riferire all'E. V. con rapporto in data del 18 agosto :scorso n. 626 (2) di questa serie, e altri successivi, nei quali io esprimeva la tema che il pellegrinaggio, poco numeroso per l'astensione assoluta dei carlisti, ma ultra clericali e devoti, almeno in apparenza, a Don Alfonso, tenterebbero di creare imbarazzi al governo spagnuolo e di turbare le relazioni cordiali, che ora esistono tra l'Italia e la Spagna.

Sarò grato all'E. V. se vorra degnarsi di pormi in grado, se fossi interpellato, di stabilire, con conoscenza di causa, la verità dei fatti, che sarà evidentemente falsata ora e poi dai capi della Romeria.

(l) -Cfr. n. 317. (2) -T. 1637 del 28 settembre 1882, non pubblicato.
338

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 843. Roma, 30 settembre 1882, ore 23,55.

Ministre de Grèce vient de me donner lecture d'un télégramme de son gouvernement d'après lequel chargé d'affaires de Turquie à Athènes aurait fait une deuxième déclaration peu conforme à la première, car, au lieu de consentir à l'évacuation de tous les points contestés de la frontière avec une simple réserve quant à l'un d'eux, il déclare qu'on évacuera les trois points, mais le quatrième ne sera évacué qu'en partie. Dans l'opinion du gouvernement hellénique cette modification annulerait l'accord intervenu entre les deux gouvernements. Celui-ci insiste par conséquent pour l'exécution complète de l'accord précédent. Veuillez vous renseigner sur les motifs de ce changement et employer vos bons offices pour éviter qu'une question déjà vidée en principe ne vienne renaitre ( 3) .

339

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, MALVANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (4)

L. P. Torino, 30 settembre 1882.

Soventi assai mi accade di pensare ai disertati affari ed a V. E. che in sé li accentra. Non mi è occorso però di concretare tale idea che meritasse di

22 -Documenti diplomatici -Serle II -Vol. XV-XVI

esserle sottoposta. La deficienza di nozioni esatte circa la presente situazione delle singole questioni, mi esporrebbe, del resto, ad avventati giudizi.

Oggi, però, mi si presenta la opportunità di ricordarmi alla sua benevolenza.

Il generale Robilant, come ella sa, sta villeggiando nelle vicinanze di Torino al pari di me: il Po divide la mia collina dal piano ove travasi la sua residenza del Longotto. Ho pensato di fargli visita ed ebbi con lui lunga conversazione, di cui mi sembra dover porgere cenno a V. E.

Il consenso del generale alla politica estera da lei ispirata e diretta è pi'eno ed incondizionato. La sua affermazione fu, a questo riguardo, ricisa assai, ed io credo che lo stesso linguaggio sia stato da lui tenuto con l'E. V. Il generale specialmente si compiace del nostro atteggigamento verso la vicina Monarchia, essendogli venuta da Galvagna la non sospetta attestazione che a Vienna sono molto contenti di noi. Il generale persiste, anche dopo il rapido successo delle armi inglesi, a stimare cauta ed avveduta la condotta tenuta dal governo italiano nelle cose egiziane. Bensì egli crede che, sopratutto in questo momento, l'Italia deve liberamente curarsi dei suoi speciali interessi in Egitto e delle peculiari esigenze della sua situazione. Il generale conosceva il concetto di V. E. che, concretato a Firenze nei colloquii con Sua Maestà e col generale Menabrea, fu poi consegnato nel telegramma di istruzioni spedito a Londra. Avendo io minutamente esposto al generale il tenore di quel telegramma, egli lo giudicò correttissimo e tale da non poter suscitare l'ombra di una obiezione, né a Vienna, né a Berlino. Forse già fu fatto; in ogni modo converrebbe, secondo il generale, che, ad evitare ogni meno esatta versione, i nostri rappresentanti a Vienna ed a Berlino avessero notizia precisa di quelle istruzioni, e fossero così posti in grado di darne spiegazione in tempo opportuno.

Le preoccupazioni del generale, secondoché V. E. se ne sarà accorta in occasione della sua gita a Torino, sono esclusivamente attinenti alla politica interna. Egli traduce il suo pensiero, a questo riguardo, in questa formala: che l'amicizia dei due Imperi non potrà esserci praticamente proficua se non quando quei due governi avranno acquistato il convincimento di averci consenzienti e cooperanti al loro programma essenzialmente conservativo. Non si tratta, dicevami, di Santa Alleanza, ma di un argine salutare contro certe tendenze che minacciano le basi, delle Monarchie non solo, ma della società stessa. Il generale, sempre in questo ordine di idee, annette molta importanza alle prossime elezioni e alla posizione che, rimpetto alle medesime, sarà presa dal governo.

Io ho creduto l'essere giusto interprete dal pensiero di lei sforzandomi di dimostrare che la politica interna professata dal presente Gabinetto è essenzialmente conservativa, nel legittimo significato del vocabolo. Il governo punto non si dissimula l'esistenza, anche in Italia, benché in minor grado, di sintomi minacciosi per l'ordine sociale, ed è risoluto a provvedere, con ogni mezzo più efficace, al rimedio. Il dissidio (se pure è dissidio, trattandosi di situazioni politicamente affatto dissimili) consiste solo nel metodo pratico che si voglia adottare per combattere il male. A Vienna e a Berlino potranno parere, od anche essere migliori, certi mezzi che in Italia farebbero pessima prova. Il convincimento del governo nostro si riassume in una fede sicura nella efficacia Jella legge, essendo esso risoluto a fare di questa una applicazione altrettanto ferma ed energica quanto scrupolosa e leale. Circa le elezioni, io dichiarai la mia incompetenza; non mi trattenni però dall'osservare che, per il raggiungimento dello scopo onesto cui mirasi, molto più gioverà, anziché l'utopia di fusioni equivoche e sospette, il franco appoggio alle candidature che seriamente si presentano con programmi saviamente liberali.

V. E. può ben immaginare quanto ha potuto essere detto, dall'una e dall'altra parte, circa questo tema. Mi parve che il generale riportasse buona impressione, segnatamente quando non mi peritai di affermare pienamente concorde, anche rispetto alla politica interna, la E. V. col presidente del Consiglio.

Poche persone ho visto dacché sono qui. Mi sono però persuaso che l'indirizzo politico attuale è in questo ambiente piemontese singolarmente pregiato.

(l) -Non si pubblica. (2) -Cfr. n. 272. (3) -La risposta è contenuta nel T. 1667 del 2 ottobre, non pubblicato. (4) -Da M.C.R., Carte Mancini.
340

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, MALVANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Torino, ... (2).

La lettera di V. E. (3), a cui ne porgo i pm VIVI ringraziamenti, mi è pervenuta jeri appunto quando fui reduce da Belgirate, ove lasciai i signori Cairoli in ottima salute. Avevo creduto d'essere interprete del pensiero di lei, porgendo ad entrambi i complimenti di V. E., ed essi mi lasciarono la cura di contraccambiarli.

Coll'onorevole Cairoli poco si parlò di politica; ma quel tanto bastò a formarmi il più sicuro convincimento che l'atteggiamento suo sarà benevolo, segnatamente in quanto concerne la politica estera. Rispetto a questa il suo concetto dominante è questo: la politica del presente Gabinetto, quella di lei in ispecie, essere precisamente quella che stava già nei suoi intendimenti quando egli era ministro. Se pure in passato l'on. Cairoli aveva concepito alcuna ombra per mala interpretazione di parole da lei pronunciate alla Camera, essa si è ora interamente dileguata: su questo punto stimai di entrare in più minuti particolari che furono apprezzati. Del resto l'on. Cairoli starà in grande riserbo; vede il pericolo che certuni vogliono cercare di trarlo a sé per i loro fini, ed è ben risoluto a scansarlo. La signora non verrà a Roma; egli, l'on. Cairoli, verrà (dissemi) «il meno e il più brevemente possibile». Non so se V. E. avrà occasione di parlare in pubblico prima delle elezioni; se ciò avvenisse ritengo che sarebbe assai opportuno di mantener l'on. Cairoli nelle sue buone disposizioni con alcune parole amichevoli come, ad esempio, quelle che V. E. pronunciò a proposito dell'affare di Assab e che furono assai gradite.

L'on. Cairoli mi ha poi raccomandato il piccolo affare di decorazioni cui si riferisce racchiusa memoria (l).

A Torino, passando, rividi il generale di Robilant. Mi premeva di udire le sue impressioni dopo il discorso di Stradella. Mi affretto a soggiungere che tali impressioni furono ottime. Il generale che, l'altra volta ch'io lo vidi, era dubbioso ancora, sopratutto in quanto concerne l'indirizzo della politica interna, mi si mostrò, questa volta, pieno di fede. Trovò assai acconcie le parole riflettenti la politica estera, ripetendomi a più riprese che la Germania e l'Austria vogliono un'Italia amica, ma tale che non si accapigli a ogni pié sospinto con la Francia. Il generale le ha scritto circa il suo ritorno a Vienna, e le si dichiarò disposto, occorrendo, ad una gita a Roma; in ogni modo, e questa fu la sua conclusione, egli ritornerà a Vienna riconfortato e sicuro del fatto suo.

Col generale Robilant cadde il discorso sopra le notizie delle estradizioni chieste ci dall'Austria-Ungheria in relazione coi fatti di Trieste. Il generale, dopo che si fu lungamente trattato (beninteso in forma ipotetica, mancando ad entrambi i dati di fatto), ha concretato così il suo pensiero: «doversi fare né più né meno di quello che il nostro presente regime legislativo e convenzionale comporta; ogni concessione che al di là di questo limite si facesse avrebbe, agli occhi suoi, un duplice inconveniente: a) sarebbe contraria a quel programma di dignitosa fermezza che egli non tralascia di raccomandare rispetto all'Austria; b) potrebbe costituire un ostacolo alla adesione di quel nuovo regime in materia di reati politici che vuolsi assolutamente adottare.

Il generale mi ha anche accennato alla voce nuovamente corsa della sua destinazione a Parigi, che io credo non fondata, e rinnovò la espressione della più decisa ripugnanza.

Poiché, con la sua consueta bontà, V. E. mi conferma, mercé le sue cortesi parole relative al mio ritorno, la licenza accordatami vorrei approfittarne integralmente, anche per poter pigliar parte, se occorre, alla votazione di ballottaggio. Sarei quindi a Roma, ai cenni di lei, il 6 novembre.

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -Documento senza data. Presumibilmente dell'ottobre 1882.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1669/1072. Londra, 2 ottobre 1882, ore 17,30 (per. ore 24).

Far mon télégramme n. 1064 (2) j'avais déjà informé V. E. que la question égyptienne se traitait en ce moment entre Londres et Berlin. Ici on approuve beaucoup le comte Granville de ce qu'il cherche un point d'appui en Allemagne pour mieux se soustraire aux exigences de la France. On trouve

UJ Non pubblicata.

d'ailleurs que jusqu'ici il a agi très habilement en parvenant à s'émanciper

de la France, voire méme de la Turquie. Sa manière de procéder est certainement concertée avec M. Gladstone et par suite avec le Cabinet; par conséquent il n'est pas à présumer qu'il la change. A ce qu'on assure le débat actuel entre l'Angleterre et la France git au sujet de l'abolition des capitulations en Tunisie. Ce que l'Angleterre accorderait sur ce point serait un abandon que la France ferait de ses prétentions en Egypte. Lorsque dernièrement je développais auprès de lord Granville mes meilleurs arguments pour lui prouver l'utilité d'une entente préalable avec V. E., il me répondit qu'il comptait sur le bienveillant concours du gouvernement du Roi, mais qu'il devait surtout s'adresser aux Cabinets qui lui étaient le moins favorables, afin de vaincre leur résistance. Ce matin j'ai vu l'ambassadeur d'Allemagne arrivé hier de chez lord Granville; il ne m'a pa caché qu'il y avait eu des pourparlers entre Londres et Berlin, en ajoutant que le prince de Bismarck désire que l'organisation de l'Egypte soit de nature à satisfaire tous les intéréts légitimes; assure en outre que jusqu'à présent il n'y a eu rien de concrète à cause des nombreuses questions à considérer; entre autres celle du canal. Granville lui a dit que ce n'est que vers la fin de ce mois qu'on serait à méme de formuler un projet; en ce moment on travaille ici au ministère des Finances pour se rendre compte de la condition financière de l'Egypte. L'ambassadeur d'Allemagne pense qu'on renoncera au controle du moins tel qu'il est constitué; d'abord p arce qu'il ne plait guère au Cabinet, ensuite parce que chaque jour l'hostilité contre cette institution devient plus grande. L'ambassadeur d'Allemagne m'a dit que puisque pour le moment il n'y a rien à faire ici, il part pour quelques jours pour chasser en Ecosse; de là il reviendra pour quelques jours, et repartira pour l'Allemagne. Le comte Granville est de nouveau à son chateau où je ne puis guère aller le voir sans avoir quelque communication importante à lui faire. Quant à M. Gladstone, il est également à son chateau où il ne reçoit guère; d'ailleurs Granville pourrait considérer comme peu correcte une démarche de ma part auprès de M. Gladstone et se l'avoir à mal. De telles démarches ne peuvent ici se faire que lorsqu'il y a dissentiment dans le Cabinet sur quelque question comme cela avait lieu pour Assab. De nouveau, en réponse au dernier télégramme de V. E. (1), je pense que dans l'état actuel des choses, vu la haute considération dont jouit V. E. auprès de Granville et de Gladstone, le mieux à faire est que V. E. m'adresse une lettre personnelle et confidentielle dans laquelle elle exposerait très succintement ses vues et ses désirs sur l'organisation égyptienne. V. E. m'autoriserait à envoyer confidentiellement à Granville une copie de cette lettre. Je suis persuadé, qu'en l'ayant en permanence sous les yeux, un tel document produirait sur l'esprit de Granville plus d'effit que de longues discussions, dont le souvenir s'efface. Comme il importe de gagner de temps cette lettre devrait m'étre télégraphiée sans retard.

(2) Cfr. n. 333.

(l) T. 847 del 1° ottobre 1882, non pubblicato.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Roma, 4 ottobre 1882.

Non ebbi tempo ieri di rispondere alla gentilissima lettera di V. E. (2), della quale le rendo le più sentite grazie. Non partirei il 10 se stessi bene. Ma sento di tanto in tanto dolori che m'inquietano. Starò assente solo per pochi giorni, e differirò l'operazione, ma ho bisogno di qualche punzione del chirurgo come misura di precauzione almeno così suppongo. Farò in modo che neppure si sappia nel pubblico che sono assente.

L'incaricato di Affari d'Inghilterra mi ha pregato di comunicarle le unite bozze di parte del Blue book che concerne l'Italia. Egli prega vengano restituite il più presto che a V. E. sarà possibile. Ho letto con attenzione quei documenti in cui non trovai indizii di inesattezze; ma come è naturale V. E. sola può verificare e fare le occorrenti correzioni.

Ho creduto di doverle telegrafare (2) la comunicazione fattami alla Consulta piuttosto seriamente dal Bacourt. Egli mi parve deciso a far conoscere recisamente a V. E.: 1°. che sin dopo il suo arrivo il presidente del Consiglio e

V. E. l'autorizzarono a affermare a Parigi che la quistione degli ambasciatori stava per essere sciolta senza indugio; 2° che l'annunzio non essendosi verificato non si presta più fede a Parigi alle spiegazioni affatto rassicuranti date dal Bacourt sul ritardo; 3° che si crede da molti a Parigi, senza che il ministero francese possa essere sicuro del contrario, che l'Italia si è risoluta a ritardare indefinitamente la nomina, per non ripudiare il programma ostile del signor .Crispi; 4° che il solo rimedio ad una situazione che ridiventa tale da inquietare l'opinione in Francia e renderla di nuovo malevola verso l'Italia, sarebbe la comunicazione confidenziale del Ressman al Duclerc delle positive risoluzioni nostre al riguardo.

Non tacerò a V. E. che il linguaggio misurato e cortese, ma chiaro, del Bacourt mi parve ispirato da un dispaccio ricevuto, e destinato a diventare argomento di un suo rapporto al proprio governo. Perciò evitai, con scrupolo anche maggiore del solito se possibile, di rispondergli altrimenti che nei termini riferiti nel mio telegramma a V. E.

Il ministro della Guerra c'invierà in giornata i documenti relativi alla questione delle decorazioni tedesche, e speriamo poterli acchiudere alla cassetta di stasera.

In quanto a Terzaghi si è ritenuto, in conformità dell'unito foglio, che

V. E. avesse già telegrafato a Terzaghi a Madrid.

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -Non pubbl!cata.
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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Roma, 5 ottobre 1882.

Ella è tanto indulgente verso di me che ardisco sottoporle il mio pensiero sul dispaccio dell'H settembre {2), che trovai scritto e spedito quando giunsi. Era ottimo se riusciva, ma l'insuccesso essendosi verificato, e non essendovi a mio parere nessuna probabilità che ci si ammetta mai ad una entente à trai bisogna considerar bene se ci convenga apparire avere accarezzato l'idea di una entente à trois e meno ancora una occupazione in tre. Io credo fermamente:

che anche quando fossimo ammessi ad una tale occupazione non ci converrebbe intervenirvi, perché potressimo soffrire più della Francia e dell'Inghilterra il danno dell'opposizione che vi farebbero, come già annunzia il Journal de S. Pétersbourg l'opposizione dei tre imperi; e perché, come le potrà spiegare il commendatore Giaccone, ogni solidarietà nostra, anche di intenzione, coll'impiego della forza finirebbe di rovinare la nostra influenza in Egitto;

che il nostro interesse in Egitto non è quello della Francia e dell'Inghilterra, bensì quello dell'Austria, unica base per noi di ristorazione della nostra influenza in Egitto; ella potrà sentire intorno a ciò forse pure il commendatore Giaccone;

che davanti anche al parlamento sia assai meglio dichiarare che la quistione non è abbastanza matura per la presentazione di documenti, anziché confessare un insuccesso per provare che s'è fatto qualche cosa.

Perciò ardisco sottoporle il dispaccio che secondo il mio subordinato parere non potrebbe se non farci del bene agli occhi di tutti.

P. S. ore 6 -L'ambasciatore di Russia è venuto a dirmi che ha ricevuto istruzione dal suo governo di esprimersi all'occasione nel senso che la quistione d'Egitto non potrebbe essere validamente sciolta se non colla partecipazione delle altre Potenze.

344

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, TERZAGHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 642. Madrid, 5 ottobre 1882 (per. il 10).

Ebbi oggi l'onore di presentarmi al marchese della Vega di ritorno da due giorni in Madrid dalla residenza reale di San Ildefonso. Mi accolse molto amichevolmente e espresse il rincrescimento di non aver incontrato alla Granja

il rappresentante d'Italia; risposi che sarei stato ben lieto di presentare 1 miei omaggi alle Loro Maestà ed al marchese della Vega a San Ildefonso ma che ne fui impedito dalla circostanza di essere il solo della legazione in Madrid.

Il marchese della Vega mi trattenne lungamente svolgendo le questioni più rilevanti che lo preoccupavano. Cominciò il suo dire ringraziando il governo italiano per la simpatia che dimostra alla Spagna e per i buoni ufficii in suo favore; mi tesse la storia dell'atteggiamento della Spagna verso altre Potenze nelle faccende egiziane. Mi ricordò che l'Italia rispose verso la metà di agosto (rapporto n. 625 in data del 15 agosto) (l) alla richiesta dell3: Spagna di prender parte alla petizione collettiva del canale di Suez in modo molto favorevole, soggiungendo giustamente che la dignità dei due Sultani non permetteva esporsi ad un insuccesso e che era necessario di conoscere gli intendimenti delle altre Potenze. Il ministro di Stato mi ripeteva così esattamente la dichiarazione del R. governo della quale diedi conoscenza al marchese della Vega per istruzioni impartitemi addì 13 agosto dall'E. V. (2). Il ministro di Stato continuò il suo discorso affermando che il governo italiano in principio di settembre si rivolse al governo spagnuolo chiedendogli se desiderasse che si facesse ben tosto la proposta ufficiale e ciò in considerazione che le grandi Potenze avevano risposto confidenzialmente accettando la partecipazione della Spagna alla questione relativa al canale di Suez; che il governo spagnuolo aveva risposto lasciando all'Italia la scelta del momento opportuno. Il ministro mi confermava cosi quanto mi aveva assicurato il signor Mendez Vigo cioè che il telegramma che dava questa notizia era diretto al marchese della Vega a San Ildefonso dal signor del Mazo dopo una conferenza che avrebbe avuto luogo, salvo errore in Torino, telegramma del quale io dava contezza senza commenti con rapporto in data del 13 settembre serie politica

n. 632 (l). Il marchese della Vega soggiunse con linguaggio alquanto vivace ma che mi sembrava lasciar intravedere un sentimento di disillusione che purtroppo (sic) l'Inghilterra sino ad ora seppe essere padrona della situazione eludendo i buoni intendimenti di talune Potenze un po' eziandio per colpa della loro indecisione e degli interessi diversi e più rilevanti per le une e per le altre.

Quantunque io sospettassi, dalla conoscenza personale antica del ministro di S. M. Cattolica in Roma e dalla totalità delle contingenze, che forse il ministro di Spagna, d'altronde con buon intendimento, dipingesse con colori un po' più vivi della realtà gli sforzi che l'Italia era disposta di prendersi in favore della Spagna è superfluo dichiari che non lasciai intravedere questo sospetto né con una parola né con un gesto.

Il marchese della Vega però sulla fine del suo discorso lagnandosi dell'atteggiamento non favorevole alla Spagna della Gran Bretagna anche nelle questioni del trattato di commercio e del contrabando in Gibilterra, non credetti prudente, precisamente in conseguenza del linguaggio amichevolissimo che tenne meco durante il lungo colloquio, di serbare un silenzio assoluto che

sarebbe forse stato interpretato come un'approvazione interna. Con forma che stentai di rendere la più amichevole che sia possibile e affermando che l'Italia è amica vera e sincera della Spagna gli risposi che mi permetteva di osservare, ben inteso come apprezzamento esclusivamente personale, che forse sarebbe nell'interesse della Spagna di non urtare troppo direttamente la Gran Bretagna, le proposte, se non assolutamente accettabili almeno discutibili comunicate dal signor Morier relativamente al trattato di commercio e come conseguenza la promessa di fare ogni sforzo per reprimere il contrabando molto nocivo alla Spagna nel territorio e nelle acque territoriali di Gibilterra (rapporto commerciale n. 338 in data del 22 settembre) (l) furono, come il marchese della Vega stesso mi confermava, respinte quasi senza discussione. Forse la Spagna con un atteggiamento almeno nella forma più arrendevole potrebbe rendere la Gran Bretagna più favorevole in altre questioni rilevanti la costa mediterranea dell'Africa e Gibilterra.

Dissi finalmente che sembravami minor male non avendo altra scelta la divisione dell'influenza sulla costa africana del Mediterraneo tra due o più Potenze, che diventerebbero probabilmente bentosto rivali, che il predominio quasi assoluto di una sola. Il marchese della Vega non si oppose al mio ragionamento anzi lo approvò in gran parte ma mi addusse che la difficoltà quasi insuperabile di accludere un trattato di commercio con Inghilterra è di far accettare ai catalani una diminuzione notevole dei dazii per le merci inglesi, che sarebbero a lor dire, la rovina intiera della loro industria; disordini gravi accaddero già in Catalogna per la conclusione del trattato colla Francia; ben più violenta resistenza si farebbe in Catalogna ad un trattato che desse all'Inghilterra il trattamento della nazione più favorita, e, giusta quanto affermava, senza errare, il ministro di Stato, la Gran Bretagna fa dipendere tutte le altre questioni dalla conclusione del trattato di commercio.

Spero che il linguaggio da me tenuto in sì delicato argomento possa ottenere l'alta approvazione dell'E. V. e la...

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -Non pubbllcato. (l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 262.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1699/1079. Londra, 9 ottobre 1882, ore 17,30 (per. ore 20,30).

D'après des informations que j'ai recuillies et que je crois fondées, voici quel serait en ce moment l'état actuel des choses relativament à la réorganisation de l'Egypte. Le ministère anglais se trouve en présence de nombreuses difficultés qu'il tache de résoudre une à une avant de formuler un projet qui aìt la chance de réunir l'assentiment des Puissances. Le canal de Suez, l'organisation financière, l'occupation provisoire de l'Egypte par un corps d'armée anglais sont en elles mèmes des questions très compliquées, mais

un des obstacles principaux à surmonter consiste dans la prétention qu'a la France de maintenir sa position précédente en Egypte. Or en Angleterre on ne veut absolument plus de dualisme anglo-français. L'opinion dans tous les partis se prononce chaque jour d'une manière plus énergique contre ce système, et le ministère compromettrait sérieusement sa position s'il cédait sur ce point; aussi on considère le contròle à deux comme condamné; on donnerait quelques unes de ces attributions à la commission de la dette publique, comme V. E. l'a indiqué dans son télégramme du 21 septembre (l) qui contient ses instructions. Ici on parait disposé à satisfaire la France par l'abolition des capitulations à Tunis, en organisant toutefois les tribunaux de manière à assurer leur intégrité, et leur indépendance. D'autre part on ne semble vouloir rénoncer à aucun des avantages commerciaux qu'assurent les traltés; puisque l'Angleterre à elle seule a entrepris et achevé l'expédition, elle veut en profiter pour s'affranchir. J'ai entendu dire qu'on regrette cependant que nous n'y ayons pas pris part non pas au point de vue militaire, mais parce que cela nous aurait créé des droits supérieurs à ceux de la France; ce qui aurait aidé à se débarrasser des prétentions de cette Puissance. Au Foreign Office on ne peut rien savoir, les ministres eux-mémes sont très reservés. M. Gladstone àans un récent discours s'est abstenu à l'égard de l'Egypte; maintenant il est en E cosse où probablement il n'en dira pas davantage. Granville est à son chateau à deux heures et demi de chemin de fer de Londres et ne vient que rarement ici; enfin on m'assure que les ministres ne sont tellement silencieux que parce qu'ils n'ont encore rien de bien arrété dans leurs projets. Le Parlement se réunit le 16 courant, mais devant la Chambre des communes on ne portera que la question du règlement intérieur. Il y aura bien d'interpellations dont le ministère se débarrassera. Granville me disait espérer que la Chambre des lords se prorogerait immédiatement jusqu'à l'année prochaine. V. E. est déjà informé qu'un délégué de la Grèce fera partie de la commission des indemnités. La Belgique et la Hollande ont été informées qu'il y aura dans cette méme commission un délégué pour représenter leurs intéréts et ceux des autres Puissances secondaires.

(l) Non pubblicato.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

L. P. CONFIDENZIALE. Parigi, 10 ottobre 1882.

Inviai iersera all'E. V. per mezzo della posta i numeri dell'Intransigeant, del National, del Soir e del Siècle ch'ella volle domandarmi col suo telegramma (3) e che contengono articoli sulla eventuale nomina del cavalier Nigra ad ambasciatore in Francia.

I miei noti ed invariabili sentimenti di profonda stima e di amicizia pel cavalier Nigra mi rendono difficile di dire senza nessuna reticenza sia pur anche al migliore, al più oculato e più indipendente dei ministri tutto ciò ch'io so e penso circa le origini della non meno sleale che sciocca guerra che qualche basso interesse individuale tenta e ritenta d'accendere, ma che nel fatto è deplorata e riprovata da tutta la parte sana dell'opinione pubblica. Parmi d'altronde che venga sufficiente luce sull'origine e sullo scopo vero di quei tentativi dalla circostanza in ispecie ch'essi si produssero cosi svergognatamente violenti appena nelle ultime settimane, mentre nello scorso aprile, quando dopo il mio ritorno a Parigi si diffondeva qui la notizia della nomina imminente del cavalier Nigra, vi fu più plauso che silenzio, e disapprovazione niuna. La tattica stessa che si tentò d'usare è edificante: siccome l'argomento dei legami coi bonapartisti più non regge, si mise addirittura sulle spalle di Nigra l'invasione prussiana.

Ignoro se simili strane arti e tali colpi da ciechi producano qualche effetto in Italia: qui la gente sensata ne ride e la qualità stessa dei pochi giornali in cui il sordido intrigo trovò un campo illumina tutti. Farebbe una eccezione il Siècle se non si fosse anche là conosciuta la mano che diede la spinta e che fu mano d'una donna.

In conversazioni puramente private già da più tempo e un pajo di volte il signor Duclerc toccò meco alla questione degli ambasciatori. Quanto vivamente il governo francese desideri il ristabilimento di rapporti pienamente regolari era d'altronde già allora ed è ogni giorno più manifesto dai continm suggerimenti di tutta la stampa ufficiosa. Il signor Duclerc mi disse che comprendeva l'indugio di V. E. parendogli naturale che per provvedere in modo definitivo a questo posto il R. Governo volesse attendere il risultato delle elezioni; ma dichiarò ad un tempo che per parte sua egli sarebbe in ogni istante pronto a designare il proprio ambasciatore, ove noi volessimo annunziargli la nostra scelta, la cosa dovendo farsi ad un solo tratto dai due lati. Ed aggiunse che per parte sua egli non prenderà un uomo politico, affinché non siano da temersi legami di partito che a noi potrebbero spiacere. Il suo ambasciatore sarebbe preso nei ranghi della carriera diplomatica, ed anzi egli appena esiterebbe tra più di due nomi.

«Noi accetteremo con premura qualunque uomo che dal vostro lato potrà essere proposto per Parigi, disse poi il signor Duclerc, salvo uno solo, di cui indovinate il nome ».

-Forse, risposi: ma preferirei udirlo da voi, anziché doverlo indovinare. «Crispi. L'uomo che preferirei, perché è amico di ottimi e vecchi amici miei e perché so che conosce ed ama il Paese, è quello stesso che preferireste voi pure». -Anche questa volta, replicai, non vorrei dover indovinare da me. Fate allusione al cavalier Nigra? <<Sì, io personalmente gradirei molto la sua scelta. Ma badate che parlo per me solo, poiché ignoro finora le disposizioni de' miei colleghi e quella del presidente della Repubblica».

Qualche tempo dopo questo colloquio che nulla aveva di ufficiale, il signor Mollard, introduttore degli ambasciatori e intimo all'Elysée spontaneamente mi disse che M. de Bacourt aveva annunziata l'intenzione del nostro governo di mandar qui il cavalier Nigra e che il presidente della Repubblica non meno che il signor Duclerc si mostravano favorevolissimi a questa scelta.

Ieri finalmente, il capo del Gabinetto del signor Duclerc, il signor LarocheVernet mi fece un nuovo discorso sulla questione degli ambasciatori e mi scongiurò di far comprendere costi che non bisognava attribuire risponsabilità veruna al governo negli articoli d'alcuni giornali sui quali esso non aveva ombra d'influenza né diretta, né indiretta. «Credetemi, aggiungeva il signor Laroche-Vernet che pure conosco da più anni, colla nomina degli ambasciatori soltanto il passo decisivo verso l'accordo e verso la soluzione di talune difficoltà potrà essere fatto. Non temete ostacoli per ragion di persone: che il vostro governo ci notifichi la sua scelta e sarete soddisfatto di noi».

Ho stimato necessario di riferire intanto tutto ciò all'E. V., affinché ella conosca ogni parola che, senz'essere da me provocata, fu qui udita da me presso il ministero degli Affari esteri.

Sebbene il colloquio del generale Cialdini con un reporter del Petit Lyonnais già fosse riferito in uno dei numeri del Soir che le inviai ieri, accludo qui un foglio della Gazette du Soir che lo riproduce (1).

(l) -T. 823, non pubbl!cato. (2) -Da M.C.R., Carte Mancini. (3) -T. 857 dell'8 ottobre 1882, non pubbl!cato.
347

IL MINISTRO AD ATENE, CURTOPASSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1712. Atene, 12 ottobre 1882, ore 15 (per. ore 18,40).

La communication écrite du chargé d'affaires de Turquie porte que, d'après l'entente établie entre la Sublime Porte et M. Kondouriotis, les quatre points en litige seront bientòt livrés à la Grèce, suivant le tracé de la commission de délimitation, si ce n'est que le Divan fait la réserve de soumettre à une commission turco-grecque une rectification de territoire dans le district de Kalamaki. Le Cabinet d'Athènes a déjà répondu et aussi par écrit, qu'il prend acte des déclarations du gouvernement ottoman, et qu'il entend étendre à toute la nouvelle frontière cette rectification dans un but d'utilité réciproque. Les commissaires techniques grecs sont nommés et ils n'attendent pour partir que la nouvelle de l'arrivée de leurs collègues ottomans à Salonique. Les représentants helléniques seront chargés de porter à la connaissance des six Cabinets la communication turque et la réponse de M. Trikupis.

(l) Non pubblicato.

348

IL REGGENTE LA DIREZIONE GENERALE PUBBLICA SICUREZZA DEL MINISTERO DELL'INTERNO, BOLIS, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

N. R. 7077. Roma, 12 ottobre 1882.

Il prefetto di Genova assicura non risultargli affatto che in quella città vi siano state dimostrazioni ostili ai pellegrini spagnuoli. Soltanto alcuni ragazzi, che per curiosità seguivano quei pellegrini, emisero qualche fischio, ma si diedero tosto alla fuga essendo comparsi sul luogo agenti di pubblica sicurezza.

Nota poi lo stesso prefetto che la cosa passò affatto inosservata. Tanto mi pregio partecipare all'E. V. restituendo il rapporto comunicatomi col foglio a margine distinto (l).

349

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1720. Vienna, 14 ottobre 1882, ore 15 (per. ore 19,15)

L'ambassadeur d'Angleterre a communiqué hier au comte Kalnoky proposition de déclaration par laquelle le règlement des indemnités égyptiennes est réservé à une commission internationale à instituer ad hoc. Kalnoky a adhéré à cette proposition sans préjudice de la question relative à la composition de la commission et de celles de détail. Il a aussitòt télégraphié à l'agent d'Autriche-Hongrie au Caire de faire part de cette adhésion dans les memes termes au gouvernement égyptien afin de prévenir toute saisie des réclamations par les tribunaux ordinaires qui doivent rentrer demain en fonctions.

350

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA

T. 869. Roma, 14 ottobre 1882, ore 23,55.

Kalnoky vous a fait entendre que le gouvernement d'Autriche-Hongrie serait disposé à adhérer à la suppression des capitulations à Tunis en considération de l'assentiment donné par le Cabinet français à leur abolition en Bosnie. Veuillez appeler l'attention du comte Kalnoky sur la profonde diffé

rence qui passe entre l'état juridique de la Bosnie confiée par un traité européen à l'administration complète et à la responsabilité du gouvernement austrohongrois où l'Italie la première s'empressa de suspendre les capitulations et

l'état de la régence de Tunis où le seui titre de la France est le traité du Bardo. Ce traité laisse subsister le gouvernement du Bey, les institutions et les tribunaux consulaires, et en outre réserve expressément et méme garantit vis-à-vis des autres Puissances le maintien de toutes les conventions internationales existantes. Il a fallu récourir à notre parlement pour faire voter une loi qui a suspendu et méme seulement en partie et pour un délai déterminé les capitulations en Egypte en substituant aux juridictions consulaires la garantie des tribunaux mixtes composés de juges choisis par les différents gouvernements européens. Jusqu'ici le gouvernement français ne nous a adressé aucune proposition d'abolir, ni méme de modifier les capitulations à Tunis, ni d'y substituer des tribunaux mixtes. On comprend qu'il cherche auparavant de s'assurer sans retard le consentement des autres Cabinets pour s'adresser en dernier lieu à l'Italie et faire pression sur elle après l'avoir isolée. Ce système fait ressortir le grand intérét du [gouvernement] Roi à ne pas !aisser préjuger une question qui au besoin devrait étre discutée préalablement entre les différentes Puissances pour aboutir à une conclusion uniforme, s'il est possible. Les rapports qui lient l'Italie au Cabinet de Vienne nous autorisent à compter que celui-ci ne voudra pas se désintéresser trop facilement d'une question d'intérét commun donnant son assentiment avant de connaitre si toutes les autres Puissances n'ont pas d'objections, et aussi quelles seraient !es juridictions internationales que le gouvernement français se proposerait de créer à Tunis. Veuillez prier vivement le comte Kalnoky à prendre en sérieuse considération notre démarche et à nous assurer que dans cette question très délicate et importante le gouvernement du Roi animé d'esprit de conciliation, mais obligé à pourvoir à la défense de ses droits, pourra compter sur l'appui amicai et efficace du Cabinet impérial.

(l) Si tratta di un dispaccio del 9 ottobre, non pubblicato, con cui veniva comunicato al ministro dell'Interno 11 n. 337.

351

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 3137. Berlino, 14 ottobre 1882 (per. il 23).

Il discorso testé pronunciato a Stradella da S. E. il presidente del Consiglio produsse qui ottima impressione. La stampa tedesca e specialmente i giornali liberali, hanno apprezzato gli intendimenti pacifici del governo del Re per rispetto alle cose della politica estera. I giornali ufficiosi si sono accontentati di riferire l'ottimo effetto prodotto dalle parole di S. E. senza aggiungere alcuna considerazione. Soltanto la Norddeutsche Allgemeine Zeitung citando il Pester Lloyd, che aveva notato in quel discorso una lacuna per non essersi fatto cenno delle mene irredentiste, aggiunge che siffatta lacuna sarebbe stata oggi ricolmata coi fatti della polizia italiana, in seguito all'arresto di Demetrio Ragusa, complice dell'autore dei recenti tumulti di Trieste.

Nella visita che feci giorni sono al sotto-segretario di Stato, cercai di conoscere quale impressione avesse fatta su questo governo la parte di quel discorso, ove si accenna alle relazioni dell'Italia con gli Stati dell'Europa centrale. Il signor Busch si mostrò compiaciuto delle parole dell'on. presidente del Consiglio, le quali erano state qui favorevolmente giudicate.

352

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1752. Vienna, 14 ottobre 1882 (per. il 17).

Domandai giorni sono a questo ministro degli Affari Esteri se, come m'era stato riferito, gli fosse stata fatta da quest'ambasciata di Francia una comunicazione relativa all'abolizione delle capitolazioni in Tunisia. S. E., dopo avermi confermata la notizia, mi disse che per l'Austria-Ungheria la questione non poteva essere ovvia. La Francia si trova a Tunisi in una situazione che ha una certa analogia con l'occupazione della Bosnia ed Erzegovina. Allorquando il governo imperiale prese l'anno scorso la risoluzione di sopprimere le capitolazioni nelle provincie occupate, il Gabinetto francese vi diede la sua adesione. Alla sua volta il Gabinetto di Vienna non può rifiutare il suo consenso al governo della repubblica per l'abolizione delle capitolazioni in Tunisia. Del resto, anche prescindendo da questo precedente che vincola il governo imperiale, il conte Kalnoky è d'avviso che, se le capitolazioni furono stabilite nei Paesi musulmani per la protezione dei sudditi esteri contro i soprusi delle autorità e dei tribunali locali, non vi sia più motivo di mantenerle in vigore allorquando venga introdotta nel Paese un'amministrazione che offra le dovute garanzie d'integrità e di giustizia.

Un rapporto diretto di recente dall'agenzia austro-ungarica a Tunisi dipinge sotto i più foschi colori la situazione di quella provincia sì dal lato amministrativo che giudiziario; soggiunge le colonie estere anelano ad una radicale riforma nell'amministrazione della giustizia, e conchiude col dire che qualsiasi tribunale venga colà istituito sarà sempre migliore del sistema che attualmente esiste. Il Gabinetto di Vienna darà quindi la sua adesione all'abolizione delle capitolazioni in Tunisia quando siano colà stabiliti dei tribunali regolari.

Confermando così il mio telegramma dell'll corrente (2).

(1) -Ed. in LV 43, pp. 3-4, con data 13 ottobre. (2) -T. 1708, non pubblicato.
353

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 1753. Vienna, 14 ottobre 1882 (per. il 19).

L'ultima volta che ebbi l'onore di conferire con questo ministro degli Affari Esteri, or son tre giorni, egli dicevami di nulla sapere ancora sui progetti del governo inglese riguardo all'Egitto. Quello che dalle varie dichiarazioni fatte potevasi già ritenere come certo è che il Gabinetto di Londra non intende portare alcun fondamentale mutamento alle attuali condizioni politiche dell'Egitto, quindi né annessione all'Inghilterra, né emancipazione dalla sovranità del Sultano. Su due questioni principalissime si concentrerà verosimilmente l'attenzione degli uomini di Stato inglesi, la riorganizzazione, cioè, dell'esercito egiziano, ed il controllo generale. Per la prima, il Gabinetto di Londra potrà agire da solo, ma per l'altra è probabile che esso vorrà anzitutto procedere ad uno scambio d'idee con la Francia che finora ha diviso con l'Inghilterra gli onori di quella istituzione; e quando queste due Potenze si saranno poste in un modo qualsiasi d'accordo sulla sorte futura del controllo generale il relativo progetto sarà presentato al giudizio degli altri Gabinetti.

Tale è il modo di vedere espostomi giorni sono dal conte Kalnoky, il quale, conversando oggi sullo stesso argomento con un collega, ebbe a dire resultargli che nessuna decisione sarebbe stata per anco presa dal governo inglese, e che solo al 20 del corrente mese si aprirebbero in seno al consiglio dei ministri l'esame e la discussione delle riforme da proporsi; non potersi quindi attendere una comunicazione in proposito prima della fine di questo mese.

354

IL MINISTRO A BRUXELLES, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 61. Bruxelles, 15 ottobre 1882 (per. il 22).

La questione del Congo non solo continua a essere qui all'ordine del giorno, ma ingigantisce, *ed irrita a un sommo grado il sentimento pubblico contro le decisioni che il governo francese pare disposto a prendere.

Infatti, * il conflitto insorto fra i due esploratori Stanley e Brazzà ha assunto un vero aspetto internazionale che appassiona gli animi in Francia e nel Belgio.

È nota l'origine della divergenza che ora viene designata col nome di conflitto Stanley-Brazzà, *ma che, forse, domani potrà prendere il nome di due nazioni*.

Il vero atto politico compiuto dal signor Brazzà colla presa di possesso di un territorio in nome della Francia, ha già avuto per primo effetto di recare una grave iattura allo stabilimento delle stazioni * di carattere puramente commerciale ed internazionale che forma il programma • dell'associazione africana di Bruxelles.

Prima di addentrarmi in ulteriori considerazioni, non sarà senza interesse per V. E. il trovare qui un riepilogo dei fatti.

Nel suo maraviglioso viaggio dall'Oceano Indiano all'Atlantico attraverso l'Africa intera, lo Stanley, con la scoperta del Congo, ebbe a convincersi che quel fiume immenso era destinato a divenire la più importante arteria commerciale dell'Africa centrale.

Al suo ritorno in Europa l'ardito esploratore venne a Bruxelles, per mettersi in rapporto coll'associazione internazionale africana, qui costituita sotto l'alto patronato del Re dei belgi. Detta associazione affidò allora allo Stanley, che l'accettò, la missione di cercare d'aprire alla civiltà ed al commercio la grande via del Congo verso l'Africa equatoriale. Dopo tre anni di colossale lavoro, lo Stanley è in questi giorni tornato a Bruxelles, ed in verità ben può l'associazione africana andar superba dei risultati ottenuti.

Non è compito mio narrare gli enormi ostacoli incontrati sulla porzione del Congo ove la navigazione è resa difficile da numerose cataratte per una distanza di 220 chilometri, dalla foce del fiume sino al lago, cui Stanley diede il proprio nome. Ma non debbo mancare di qui ricordare che da questo punto il Congo diviene navigabile per una distesa di 8000 chilometri, e che lo illustre viaggiatore riesci a fondarvi non meno di cinque stazioni. Cioè, tre fra la costa e Stanley Pool; una quarta sul lago medesimo, chiamata Leopoldville, in onore di S. M. il Re dei belgi, e l'ultima al di là del lago. Sulle parti del Congo inferiore comprese tra le cataratte, egli introdusse battelli a vapore, e lungo il fiume stesso riesci con mille sforzi a costruire una strada. Se non che, giunto al lago che porta il suo nome, lo Stanley vi trovò il Brazzà già stabilito prima di lui.

Da più anni il Brazzà esplorava la regione dell'Ogoonè, * che è un fiume più al nord del Congo*. Grazie alle scoperte dello Stanley, potè seguire il corso di piccoli fiumi che affluivano al Congo, e, rientrato in Francia, ricevette a sua volta la missione di farsi strada dall'Ogoonè al Congo e eli crearvi delle stazioni. *Ma ciò che oggi si cerca a nascondere e a dissimulare è appunto l'origine di siffatta missione*. È degno di attenzione che al Brazzà l'incarico fu dato dal comitato francese dell'associazione internazionale stessa, poiché è noto che la direzione centrale di detta associazione fece appello al concorso di tutte le nazioni. Suo intento è precisamente di impedire, mercé un'azione comune, i conflitti dei diversi Stati nella questione del Congo. A tale scopo essa istituì comitati in molti Paesi, ed è, come dissi, dalla sezione francese, presieduta dal signor di Lesseps, che il Brazzà ebbe il suo mandato. La missione di lui non dunque in urto, ma in perfetto accordo avrebbe dovuto essere con quella dello Stanley.

23-Do0umenti diplomatici -Serle II -Vol. XV-XVI

II comitato centrale di Bruxelles, essendo naturalmente in rapporti con tutte le ramificazioni dell'associazione, ha persino rimesso la somma di 40,000 franchi al comitato francese, per dare il suo tributo internazionale alla spedizione Brazzà.

Ecco i fatti quali ho avuto cura di accertarli alla miglior fonte. *In tale situazione di cose, il modo di procedere del Brazzà è stato certamente assai singolare.

Ho riferito in alto, che*, giunto al lago che porta il suo nome, lo Stanley vi trovò stabilito il Brazzà. Questa circostanza non avrebbe presentato alcun inconveniente se il Brazzà avesse avuto lo stesso scopo del suo collega americano, e avesse agito di concerto con lui. Ma, al contrario, il Brazzà scostandosi dalle idee sino allora seguite, di propria iniziativa aveva firmato un trattato col Re Makoko, e preso possesso del suo territorio in nome della Francia. È dunque una vera annessione che il signor Brazzà così consumava, e di cui egli oggi chiede la sanzione al governo repubblicano. * Ben dissimile da questo è il programma dell'associazione africana. Essa non ricorre al sistema delle annessioni. Essa si limita ad occupare dei territori, mediante pagamento di annuali tributi. Essa ha, soprattutto, altamente proclamato di voler evitare annessioni particolari, atte unicamente a produrre lotte e discordie, le quali comprometterebbero, e in ogni caso ritarderebbero il risultato finale, che è la introduzione della civiltà nell'Africa centrale.

L'associazione di Bruxelles vuole che questa grande opera si compia nel solo modo desiderabile, vale a dire, per l'utile commerciale di tutte le nazioni.

Il trattato che nella vicina repubblica con tanta insistenza si domanda al governo di approvare, intralcierebbe l'esecuzione di questo nobile programma, monopolizzando la via del Congo a beneficio esclusivo degli interessi della Francia.

Secondo la stampa francese si tratterebbe nientemeno che di gettare le basi di un impero coloniale, capace di gareggiare con l'impero indiano. È chiara l'intenzione di cercare al Congo un eompenso alla disfatta sofferta in Egitto, quantunque l'esiguità del territorio occupato dal Brazzà e la difficoltà di trarne profitto, rendano ridicole certe odierne fantasmagorie della stampa francese.

Il Brazzà per giustificare gli atti politici di cui è stato autore, mentre era unicamente mandatario della società internazionale africana, afferma che la missione affidata allo Stanley ha un vero carattere officiale, politico e commerciale, destinato a dare al Belgio una posizione preponderante al Congo.

Ma chi è che ignora essere vietato a questo Paese qualunque stabilimento eoloniale dai termini stessi della propria costituzione? Tale semplice questione di fatto mi ha appunto trattenuto dallo smentire nella mia corrispondenza, l'assurda voce stata recentemente sparsa, che il viaggio in !spagna dell'an. Frère-Orban potesse avere per iscopo di negoziare l'acquisto di una delle isole Filippine.

Le asserzioni del Brazzà per spiegare la sua condotta adunque non reggono. Del resto * potrà la Francia procedere alla sanzione del trattato col Re Makoko senza imbattersi in ostacoli di ogni sorta?

L'antica sovranità che il Portogallo vanta su quelle regioni, non è mai stata riconosciuta dall'Inghilterra. Taccio però dei diritti che ora il Portogallo vorrebbe far valere presso la Francia, sul territorio conquistato dal Brazzà.

Checché ne sia, è lecito chiedersi quale sarà il contegno delle altre Potenze per le quali non può essere indifferente che tali contrade sieno occupate dalle stazioni dell'associazione internazionale, aperte a tutti, e a tutti favorevoli, oppure da stazioni francesi, in seguito a un atto che trasformasse quei territori in possedimenti della Francia, e permettesse, per conseguenza, a quella Potenza di chiuderne l'accesso, di stabilirvi uffici doganali, in una parola di esercitarvi diritti sovrani.

* Le Potenze, forse, non scorderanno che la Francia già possiede in Africa l'Algeria, la Tunisia, il Senegal ed il Gabon, e che una tacita convenzione ha riservato il centro del continente africano ad un'azione comune, priva di qualsiasi carattere di conquista particolare*.

(l) Ed., ad eccezione del brani fra asterischi, In LV 45, pp. 1-3.

355

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, TERZAGHI

D. 195. Roma, 16 ottobre 1882.

In risposta al rapporto di V. S. del 5 ottobre n. 643 di serie politica (1), mi pregio informarla che l'abolizione delle capitolazioni in Tunisia non fu sino ad ora oggetto di negoziati fra il governo italiano ed il francese. E non è d'uopo che io richiami la sua attenzione sulla natura delicata dell'argomento per farle presente l'opportunità che ella mantenga al riguardo la massima riservatezza. Ella potrà tuttavia rappresentare a codesto ministro degli Affari Esteri la convenienza che la Spagna, prima di dare una risposta in merito alla domanda francese, s'intenda col nostro governo per conoscere le intenzioni nella tutela di interessi evidentemente comuni.

356

IL MINISTRO A BELGRADO, TOSI, (2) AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, A NAPOLI (3)

L. P. Roma, 16 ottobre 1882.

Le porgo i miei ringraziamenti per la lettera personale che ebbe la bontà di scrivermi il 14 corrente (4). Non fu possibile di trovare qui i numeri del Tempo di Venezia nel quale furono pubblicati il memoriale e l'articolo ai

quali V. E. accenna: feci percw scrivere a Venezia per averne alcuni esemplari, che, appena ricevuti, trasmetterò a Capodimonte. Sull'argomento della estradizione, stimo di doverle ancora riferire alcuni particolari di una conversazione che ebbi oggi con il conte Ludolf, il quale prese occasione dal discorso del presidente del Consiglio per parlarmi dell'« Irredenta ». J'ai pu lire maintenant, disse egli, le texte meme du discours, et j'ai vu avec regret que le nom de l'« Irredenta » n'a pas été prononcé par le président du Conseil. Nos journaux en feront des commentaires fàcheux, et chez nous cette lacune sera déplorée: elle produira une mauvaise impression. Vous savez que les adversaires du Cabinet, accusent Depretis de ne vouloir rompre en visière avec personne, de ménager les uns et les autres. L'occasion était en tous cas des mieux indiquées pour condamner ouvertement 1'« Irredenta », dans ce moment surtout où des complots ont été préparés sur le sol italien contre la vie d'un Souverain ami, contre la tranquillité d'un pays voisin. Ho riassunto senza interruzioni l'insieme delle cose dette dall'ambasciatore nella conversazione. Da parte mia, non volli ammettere le sue osservazioni senza apporvi considerazioni che valevano secondo me a confutarle. «Je ne pense pas, gli dissi, que l'impression définitive du discours de M. Depretis puisse etre en Autriche telle que V. E. le suppose. Je me mets à votre piace, et je me figure aisément qu'on s'attendit de la part de notre président du Conseil à une tirade contre 1'« Irredenta ». Mais notez bien que M. Depretis a déclaré vouloir, en fait de politique étrangère, se maintenir sur le terrain des traités internationaux, et, à l'intérieur, n'admettre aucune conciliation avec les adversaires de nos institutions. Il n'a pas plus nommé dans son discours les republicains que 1'« Irredenta ». C'est cependant contre eux qu'il a pris une position des plus nettes. Nommer les irredentistes ou les republicains, c'était en quelque sorte leur reconnaitre une existence en face du gouvernement: or, on sait parfaitement qu'ils y sont de fait, mais nous ne devons pas l'admettre. On l'a si bien compris dans le Pays, que !es adversaires du ministère, sauf les républicains et les irrédentistes, se rallient maintenant au président du Consei!, justement parcequ'il a pris position avec tant de clarté et d'énergie contre les uns et les autres. Je suis convaincu qu'en Autriche aussi on ne tardera pas à s'en persuader. La première impression pourra faire croire chez vous qu'on a ménagé l'« Irredenta ». Mais ce t te impressi o n se modifiera bientòt ». Il conte Ludolf mi ha detto che era incaricato di chiedere la estradizione anche del nuovo arrestato, del Ragusa. Gli comunicai verbalmente la comunicazione fatta dal procuratore generale del Re a Venezia, circa l'arresto del Ragusa e la consegna fatta di lui alla autorità di Udine, la quale sta già istruendo contro due individui imputati di fatti che sembrano connessi a quelli per i quali il Ragusa venne tratto in arresto. Ma, quanto alle estradizioni stesse, l'argomento era già stato esaurito con il conte Ludolf in un precedente colloquio che riferii a V. E.

Il conte Ludolf aspettava oggi il corriere di Gabinetto, e contava recarsi a Napoli, salvo ostacoli impreveduti, posdomani mercoledì, oppure giovedì. Anche l'incaricato d'affari di Francia si recherà quanto prima a Napoli, nell'intento di parlare a V. E. della abolizione delle capitolazioni a Tunisi.

Egli non ha incarico di discutere sui particolari di un simile progetto od eventualità: ma soltanto di chiedere in quali disposizioni sarebbe il nostro governo a tal riguardo. Non ero in grado, gli dissi, per conto mio di esprimermi sugli intendimenti del governo del Re in simile materia.

Mi permetta, signor ministro, con la solita sua bontà ed indulgenza, di scrivere tuttavia anche su di ciò in qual modo io pensi. Sul terreno dei diritti acquisiti, del diritto esistente, l'Italia può opporre le migliori ragioni al progetto della Francia di istituire in Tunisia tribunali francesi in luogo di quelli tunisini e di abolire le capitolazioni esistenti colà in favore di altri Stati. Le ragioni dell'Italia sarebbero sostenute da un ministro più capace, senza paragone, di farle valere, che non lo sia il ministro degli Affari Esteri di verun altro governo interessato. Però, come le scrissi per gli eventuali accordi da prendere con la Spagna, non vedo per noi probabilità di successo. Per l'Austria, la Germania, l'Inghilterra forse anche, la causa è giudicata in vista di altro interesse puramente poltico. Ciò che il conte Kalnoky disse al nostro incaricato d'affari, egli si è certamente fatto un merito di dirlo anche all'ambasciatore francese: e ciò d'accordo con Bismarck. Le ragioni presentate con tanta logica da V. E., saranno bensì incomode per quei governi, ma non credo che essi vorranno per far cosa grata a noi desistere dal loro proposito. Cosa accadrà quando a Tunisi non vi fossero che tribunali francesi ed il tribunale consolare italiano? Vorrei sbagliarmi, ma temo che rimanendo soli saremo poi obbligati di cedere dopo aver dimostrato di non poter fare altrimenti. Quando così dovesse essere, meglio sarebbe di farlo senza la pressione delle circostanze, salvando le apparenze, dicendo che in fin dei conti un tribunale regolare europeo val sempre meglio del regime delle capitolazioni per ciò che riguarda la protezione degli interessati: e procurando, se vi è materia di farlo, di ottenere qualche compenso in altre cose. Se non vi è probabilità di disfare ciò che la Francia operò in Tunisia e anche probabile che bisognerà pure un giorno o l'altro rinunciare alle capitolazioni. Non vi sarebbe in qualche quistione che ci interessi da trovar materia a transazione che ci assicuri qualche vantaggio o soddisfazione? Sfax p.e.?

Procurerò di fare al più presto il lavoro riservato che V. E. mi commise relativamente alla comunicazione data ad altre Potenze della legge delle Guarentigie ed allo stato delle cose in siffatto argomento. Auguro che nessun incidente ridesti la quistione, come pure che da Berlino non sollecitino nessuna risposta. V. E. scrive che la causa Marinucci non esiste più, e che vi è cosa giudicata in favore del Vaticano. È certo che non esistano invece ancora due cause, dopo che una fu già definitivamente finita? A me pare che, incidentalmente, l'incaricato d'affari tedesco dicesse esservi ancora pendenti due cause, contro il cardinal Teodoli l'una, mi pare, e l'altra contro il cardinal Jacobini. Se cosi fosse, bisognerebbe assolutamente trovare modo di farle scomparire, di far pronunciare una incompetenza in istanza superiore, o chessò io. Non saprei che cosa sarebbe praticabile, ma sono certo che in un interesse maggiore del governo bisogna togliere di mezzo ciò che fornirebbe possibilmente ancora materia a reclamo. Vi deve sempre essere il mezzo di riuscire in un intento per il quale militano considerazioni di tanta gravità. Quando si discuteva tempo sono nella Camera inglese sulle precauzioni da adottare per il caso in cui un esercito nemico avesse potuto sbarcare in Inghilterra, il vecchio lord Wellington dichiarò che una tale eventualità non doveva poter verificarsi. Val meglio anche per l'Italia assolutamente togliere ad ogni costo ogni motivo o pretesto di raccomandazioni simili a quella che ci occupa, o di reclami più serii forse, e far sì che tale eventualità debba non poter verificarsi.

(l) -Non pubblicato. (2) -Tosi nel periodo settembre-dicembre prestò servizio al ministero degli Affari Esteri. (3) -Da M.C.R., Carte Mancini. (4) -Non pubblicata.
357

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. CONFIDENZIALE 3140. Berlino, 16 ottobre 1882 (per. il 23).

Prevalendomi del contenuto del telegramma diretto dall'E. V. alla R. ambasciata in Vienna, in data di ieri (2) e riguardante la questione delle capitolazioni di Tunisi, ho cercato nella mia visita di oggi a questo sotto-segretario di Stato di scandagliare le disposizioni del governo imperiale per rispetto a siffatta questione. Ho avuto cura in questa circostanza di dichiarare in via confidenziale le idee svolte dall'E. V. sovra un argomento tanto delicato quanto importante. Ho lasciato intravedere al sotto-segretario di Stato come fosse naturale la nostra ansietà di conoscere su di ciò il modo di vedere del Gabinetto di Berlino, • al quale, come al migliore dei nostri amici, suole ricorrere spontaneamente il nostro pensiero ogni qualvolta * si tratta di non lasciar pregiudicare una questione come questa, che all'occorrenza dovrebbe essere ventilata d'accordo nel comune interesse. Ci pareva poco probabile che il Gabinetto di Berlino volesse disinteressarsi in questa quistione col dare il suo assenso prima di conoscere se tutte le altre Potenze non avessero a presentare le loro osservazioni in proposito.

Il sotto-segretario di Stato mi ha risposto *immediatamente e senza esitare che gli rincresceva di non poter corrispondere al desiderio nostro, come avrebbe voluto, attesoché la quistione era da reputarsi oramai come già pregiudicata, almeno per ciò che riguarda il governo imperiale *. Sin dallo scorso mese di maggio questo ambasciatore di Francia l'aveva interrogato circa tale argomento; *ed egli aveva dichiarato esplicitamente che* il governo imperiale sarebbe disposto ad acconsentire all'abolizione delle capitolazioni nella Reggenza. Dal momento, così ragionava il sotto-segretario di Stato, che in Bosnia si è posto mano a menomare il regime delle capitolazioni, il Gabinetto di Berlino non iscorgeva da parte sua né difficoltà, né inconveniente a lasciare che si facesse altrettanto nella Tunisia. Mi ha inoltre soggiunto che, or è qualche tempo, egli era stato nel caso di riconfermare ancora una volta questa maniera di vedere del suo governo. Non ha esitato tuttavia ad ammettere, come l'E. V. ha osservato, la differenza che passa fra lo stato giuridico della Bosnia e quello di Tunisi, l'una sorretto da un trattato europeo

e l'altro poggiato sul trattato del Bardo; ma, a parer suo, codesta era una differenza di valore puramente teoretico. Considerando le cose dal punto di vista pratico e di quello di fatto compiuto, se nella Bosnia l'amministrazione si trova difatto nelle mani del governo austro-ungarico, in Tunisi domina in realtà, la Francia; *la disparità delle condizioni fra i due Paesi non si riscontra se non nelle parti accessorie *.

Il signor Busch riconosceva volentieri che l'Italia vanta in Tunisi interessi di gran lunga maggiori di quelli della Germania; ma precisamente a cagione degli interessi secondarii che l'Impero tedesco ha in quella Reggenza, il Gabinetto di Berlino non aveva creduto che potesse derivare alcun pregiudizio di ciò che la Francia medita di fare per rispetto alle capitolazioni.

*Ed aprendo ancora più l'animo suo il sotto-segretario di Stato mi ha confidato che il Gabinetto di Berlino si trova in una speciale posizione rispetto al governo della Repubblica dopo i duri sacrificii imposti alla Francia con la guerra del 1870-71. Questa Potenza scorge d'allora in poi in ogni atto della Germania un secondo fine che la rende sospettosa e diffidente. Malagevole oltremodo è quindi alla Germania di non destare inconsapevolmente falsi sospetti. E per fermo se talora accade al governo imperiale di far cosa grata alla Francia, questa l'interpreta addirittura come un tranello teso per trarla in rovina; e se mai la Germania si rifiuta poi dall'assecondare alcun desiderio della Francia, questa s'adombra e l'accoglie come foriero di non lontani pericoli di guerra. Infine così il mio interlocutore conchiudeva il suo dire, il Gabinetto di Berlino ha reputato prudente di adottare la seguente norma di condotta: e cioè di schivare scrupolosamente, nelle quistioni simili a questa delle capitolazioni, di offrire a quella Potenza il menomo pretesto atto ad ingenerare in essa nuovi motivi di diffidenza verso la Germania.

Questo linguaggio del sotto-segretario di Stato, come l'E. V. potrà scorgerlo da sé, consuona interamente con ciò che ho avuto l'onore di riferire nel mio rapporto n. 3136 0). Mettendo ora insieme le notizie e le impressioni contenute nel carteggio di S. E. il conte de Launay ed in quel rapporto, nonché il tenore abbastanza chiaro ed esplicito delle parole del signor Busch, a me sembra che sarebbe oggi vano pensiero di fare ancora assegnamento sulla Germania per le cose che riguardano la Tunisia *.

(l) -Ed., ad eccezione del brano tra asterischi con data 15 ottobre, In LV 43, p. 6. (2) -Cfr. n. 350.
358

IL MINISTRO A BELGRADO, TOSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, A NAPOLI (2)

L. P. Roma, 17 ottobre 1882.

Il cavalier Alberti le avrà detto che ho preso su di me la responsabilità di ordinare il pagamento di tre sussidii, credendo di interpretare la volontà di

V. E. Spero mi vorrà approvare.

Ho veduto stamane S. E. il signor Depretis, il quale come le telegrafai hn. l'intenzione di recarsi a Capodimonte. Credeva di non poter partire da Roma che posdomani. Ma non aveva deciso nulla quanto al giorno. Gli feci premura di effettuare il viaggio al più presto, perché credevo che V. E. avesse da intrattenerlo di varii affari abbastanza urgenti.

Il conte Ludolf vorrebbe partire domani per Napoli. Se lo saprò domani in modo certo, lo telegraferò.

Le porgo i miei ringraziamenti per il telegramma d'oggi (1), relativo alla pubblicazione dei rapporti di Lord Dufferin. Ho già dato all'incaricato d'affari inglese, la risposta, verbalmente, nei termini prescritti da V. E.

Non crede che, stante le informazioni telegrafiche delle ambasciate a Vienna, Berlino, San Pietroburgo, sulle disposizioni di quei governi relativamente alla abolizione delle capitolazioni di Tunisi, sarebbe il caso che V. E. risponda all'incaricato d'affari di Francia, quando egli venga ad interpellarla, nei termini all'incirca che ho indicato nei foglietti qui uniti? A me sembra che una simile risposta sarebbe opportuna nella situazione attuale delle cose, e sarebbe anche buona da esporre in parlamento nel caso di interpellanze. Lasci che io la comunichi a V. E. come un mio pensiero, che sottopongo al suo autorevole giudizio.

Mi raccomando a lei per la commendatizia da fare a S. E. Magliani, che le mandai da due giorni, e che aspetto di ritorno per farla pervenire al ministro delle Finanze. Secondo me, è urgente.

Le telegrafo una lettera d'ufficio del generale Robilant, perché, qualora

V. E. volesse chiamarlo a Capodimonte, non vi sarebbe tempo da perdere. È oggi il 17; Robilant vuoi partire negli ultimi giorni del mese corrente: calcolo quindi, in caso di chiamata, bisogna scrivergli immediatamente, acciò egli possa subito venire.

ALLEGATO

APPUNTO.

Le moment me semble exiger que tout malentendu soit écarté entre l'Italie et la France. La question que vous m'adressez, pour connaitre nos dispositions en vue de l'abolition éventuelle des capitulations tunisiennes, ne me prend pas au dépurvu. Nous savons que vous avez de longue date sondé le terrain ailleurs, que les dispositions d'autres Puissances avec lesquelles nous tenons aussi à marcher d'accord sont conformes à vos désirs. Je ne prete pas l'oreille aux journaux qui prétendent que, dans cette question, la France a agi en vue d'une pression à exercer sur l'Italie. Je ne tiens compte que de considérations d'un tout autre ordre: la magistrature eurÒpéenne doit inspirer toute confiance,

-les capitulations n'ont en réalité pas de raison d'étre là où des tribunaux européns fonctionnent seuls,

-elles sont superflues, pour les intéréts qu'elles devraint sauvegarder, en Tunisie comme en Bosnie, malgré la différence juridique des conditions de ces deux Pays,

(1} Non pubblicato.

-et sourtout, comme le président du Conseill l'a dit à Stradella, nous tenons à effacer entre l'Italie et la France toute trace de récents évenements inutiles à rappeler maintenant. Dites donc de ma part à Monsieur Duclerc que le gouvernament italìen, tenant compte dans une égale mesure de la double considération, de l'adhésion que les autres Puissance sont disposées à donner à l'abolition des capitulation de Tunis. et du désir sincère d'écarter entre nos deux Pays toute trace de malentendu, est prèt lui-aussi à renoncer à ses capitulations avec la Régence de Tunis.

Je souhaite vivement que ces sentiments soient partagés par votre gouvernement. Les assurances reitérées de M. Duclerc me confirment dans cette confiance, et me font espérer que la France de son c6té ne tardera pas à contribuer, elle-aussi, à dissiper toute apparence de malentendu entre nos deux Pays, en nous témoignant dans les questions qui offrent encore matière à contestation entre nous, le mème bon vouloir que je vous témoigne aujourd'hui de la part de l'Italie.

(l) -R. 3136 del 14 ottobre, non pubblicato. (2) -Da M.C.R., Carte Mancini.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, ZANNINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. CONFIDENZIALE 853. Pietroburgo, 17 ottobre 1882 (per. il 24).

Mi pervenne il telegramma in data di ieri l'altro (2) col quale l'E. V. mi ha fatto l'onore di trasmettermi copia dell'altro telegramma da lei diretto alla R. ambasciata in Vienna (3), che espone le viste del R. Governo circa la progettata abolizione delle capitolazioni in Tunisia. V. E. mi ordinò quindi di avere uno scambio confidenziale d'idee a tale riguardo con questo ministro imperiale degli Affari Esteri.

Il signor de Giers da me all'uopo interrogato m'ha confidato, il che del resto già mi risultava da altre informazioni, che il signor Ternaux-Compans, incaricato d'affari di Francia, gli ha fatto, pochi giorni sono, un'apertura su tale argomento. Non è però sceso a particolari sulle istituzioni che si surrogherebbero alle capitolazioni e la sola idea enunciata è stata quella generica dell'abolizione di queste ultime. S. E. gli ha risposto che la Russia travasi di fatto disinteressata in tale determinazione e che vi avrebbe per conseguenza aderito se le altre Potenze aderivano.

Conviene riconoscere, mi aggiunse il signor de Giers, che l'esempio della Bosnia è un precedente molto in favore della proposta francese.

Svolsi allora, in via egualmente confidenziale, gli argomenti addotti nel suddetto telegramma dell'E. V. e soprattutto insistetti sulla convenienza per noi che le altre Potenze non lascino isolare l'Italia; invocai l'uniformità di pareri, che da vari anni ha felicemente sussistito in tante questioni d'indole diversa tra i due governi d'Italia e di Russia, per chiedere che anche questa volta si proceda pienamente d'accordo con noi.

Il signor de Giers mi disse trovare al pari dell'E. V. molto desiderabile che siffatta questione delle capitolazioni si discuta dapprima fra le Potenze in

teressate per poi convenire in una determinazione umforme. Ma soggiunse altresl di nuovo che la Russia, non avendo nemmeno un suddito in Tunisia, è forzata ad astenersi dal muovere obbiezioni e dall'intervenire in discussioni nelle quali è notorio che non ha nessun interesse. Perciò il suo governo rimarrà in una prudente aspettativa, e si limiterà poi ad accedere alle decisioni che saranno prese dalle Potenze interessate.

Di questa conversazione mi sono dato premura di trasmettere questa mattina all'E. V. un sunto per telegrafo (1).

(l) -Ed., con alcune varianti, in LV 43, p. 7. (2) -T. 870 del 14 ottobre, non pubblicato. (3) -Cfr. n. 350.
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IL MINISTRO A LISBONA, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. CONFIDENZIALE 504. Cintra, 17 ottobre 1882 (per. il 28).

Mi pregio ringraziare v. E. della trasmissione del dispaccio del R. incaricato d'affari in Madrid annesso al ministeriale di questa serie n. 193 (2), concernente il ritardo della visita reale portoghese a Madrid e l'influenza inglese che vi si riferisce.

Le informazioni del cavaliere Terzaghi si risentono, mi permetto supporlo, dell'atmosfera locale nella quale sono attinte, ed avendo pur sempre veracità nel fatto non l'hanno intieramente quanto alle cause che l'hanno prodotto, in special modo quella di attribuire all'Inghilterra un veto che involgerebbe per così dire una tutela politica la quale non esiste, e ne è ampia prova tra le altre il trattato africano «Lorenzo Marquez '>, negoziato, firmato, approvato dalla Camera dei deputati ed annullato in ultima analisi per questione di politica « partitaria , e di portafogli ministeriali, malgrado tutti gli sforzi dell'Inghilterra per evitare lo scacco.

Non voglio dire con ciò, e sarebbe erroneo l'asserirlo, che l'influenza inglese non esista ed anche non sia bene accetta al governo ed al Paese, poiché è nell'istinto delle masse popolari che in eventualità di pericoli nazionali l'Inghilterra fu e sarà la più possente e fedele alleata del Portogallo, ed il· popolo lusitano usa dar sempre il nome significativo di «Papa , alla squadra inglese ogni qual volta questa fa le sue quasi abituali stazioni invernali nel Tago.

È altrettanto inoltre vero che l'Inghilterra come detentore maggiore del debito pubblico portoghese, come possente limitrofa coloniale asiatica e africana, come importatrice ed esportatrice commerciale più importante sarà sempre molto ascoltata, ma dall'influenza alla tutela avvi un gran tratto né l'Inghilterra esercita quest'ultima politicamente né il Portogallo la subisce.

Naturalmente, malgrado le mie convinzioni personali, in presenza delle informazioni che V. E. si è compiaciuta comunicarmi, mi feci un dovere di controllarle accuratamente ed in modo da non compromettere la sorgente.

Eccone il risultato: l'onorevole e mio personale amico, ministro degli Esteri, il quale fu ministro con altri portafogli moltissime volte, ed una per cinque anni consecutivi delle Finanze, posto da me giorni sono sul tema dell'influenza inglese, mi affermò esplicitamente che mai l'Inghilterra ha esercitato né tentato esercitare (sic) in alcun modo né sotto forma alcuna influenza politica interna in Portogallo, né ora menomamente circa la visita reale; una sol volta il signor Morier per mezzo di lettere particolari e di azione personale volle intromettersi in proposito di sistemazioni finanziarie e non riescì che ad ottenere risposte cortesi ma intieramente evasive. Mi giova puranche osservare che odo sovente dei lagni della legazione britannica, e tutti i ministri che si sono succeduti, sir Ch. Murray, lord Lytton e sir Robert Morier erano miei vecchi amici, pei lunghi e non plausibili ritardi nella soluzione degli affari che trattano col governo.

L'altro controllo che osai procurarmi fu jeri a Cascaes, giorno anniversario della Regina, ove mi recai per felicitare Sua Maestà, e dopo aver compiuto questo doveroso e per me sempre gratissimo omaggio il Re mi condusse nel suo Gabinetto come degna usare sovente nelle mie visite al Palazzo reale.

Sua Maestà mi aveva già parlato due volte prima d'ora del ritardo della sua visita in Spagna, e mi sembra averlo accennato sui miei scorsi dispacci, il primo ritardo cagionato dalla prolungazione di quasi due mesi (il doppio dello stabilito costituzionalmente) della sessione parlamentare, il secondo dal viaggio delle Loro Maestà Fedelissime nelle provincie del nord; mi permisi parlare del nuovo ritardo, menzionando la lettera autografa portoghese citata dai giornali e fatta pervenire per mezzo del ministro signor Corvo al Re di Spagna.

Sua Maestà degnò rispondermi che la sua lettera era in risposta ad una reale spagnuola ricevuta nel viaggio a Porto, nella quale il Re Don Alfonso pregava di contramandare la visita a Madrid quando verrà ulteriormente concertata, atteso l'avanzata gravidanza della regina di Spagna. Per conseguenza, soggiunse il Re, «l'iniziativa del ritardo non è nostra; andremo per certo colla Regina a restituire la visita a Madrid, quando nol sò, né è possibile assentarci colle Cortes aperte durante la sessione legislativa ».

La mia impressione fin da principio, fu quella che la visita Reale in Spagna sarebbe stata ritardata, ed ora è quella che al postutto verrà effettuata nella prossima primavera.

(l) -T. 1729 del 17 ottobre 1882. non pubblicato. (2) -Del 28 settembre, non pubbllcato.
361

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

R. 1756. Vienna, 18 ottobre 1882 (per. il 23).

Mi sono recato ieri da questo ministro degli Affari Esteri e, dopo avergli ricordato quanto egli aveva avuto la cortesia di dirmi intorno alla manife

stazione fattagli da quest'ambasciata di Francia relativamente alla soppressione delle capitolazioni in Tunisia (rapporto n. 1752 del 14 ottobre (l) gli diedi confidenziale lettura del telegramma che su tale argomento mi fu spedito da V. E. la sera del 14 corrente (2). Il conte Kalnoky ascoltò quella lettura con la massima attenzione; quindi con maggiori dettagli della prima volta mi spiegò l'andamento di questa pratica e la risposta da lui data all'incaricato d'affari francese.

Il dispaccio del signor Duclerc, che rimonta ad alcune settimane fa, gli fu comunicato in via confidenziale. Esso non formulava alcun progetto, ma si limitava a rilevare la necessità di abolire le capitolazioni nella reggenza, ed esprimeva la speranza che l'Austria-Ungheria, la quale aveva sospeso le capitolazioni in Bosnia, aderirebbe alla loro abolizione in Tunisia. Il conte Kalnoky pur consentendo in massima nell'idea del governo francese quando fossero istituiti nella reggenza dei tribunali che ispirino fiducia nella legalità ed imparzialità della giustizia, fece osservare all'incaricato d'affari della Repubblica, che la questione avrebbe d'uopo di essere ponderatamente studiata, ch'egli dovrebbe sottoporla al giudizio dei ministri competenti, e fors'anca a quello delle camere legislative. A ciò limitassi la risposta data da questo ministro degli Affari Esteri, il quale non intese di pronunciarsi in modo definitivo intorno alla comunicazione del Gabinetto francese ch'egli d'altronde considerò come una semplice entratura.

Il conte Kalnoky sa che identici ufficii furono fatti dal governo della Repubblica presso il Gabinetto di Londra; ma ignora se la comunicazione sia stata fatta anche a Berlino ed a Pietroburgo. Né dopo quel primo passo egli ebbe alcuna notizia della pratica, né da alcuno gliene fu fatto cenno. Egli trova assai giusta la distinzione che V. E. fa rilevare tra lo stato giuridico della Bosnia e quello della reggenza; ed al pari di V. E. egli ritiene che, quando si presentasse la questione di abollre le capitolazioni in Tunisia, converrebbe procedere ad uno scambio d'idee tra i varii Gabinetti sul miglior modo di risolverla. Egli quindi entrerà con piacere in comunicazione con V. E., intorno a questo argomento.

Tale è signor ministro, la risposta che il conte Kalnoky mi ha incaricato di comunicare a V. E., e che mi sono affrettato a riferirle col mio telegramma di ieri (3).

*Se mal non m'appongo nel suo telegramma del 14 sera l'E. V. sembra propendere per l'idea che, qualora si dovesse addivenire ad una modificazione cìell'attuale giurisdizione nella reggenza, essa potrebb'essere sostituita da giurisdizioni internazionali nel genere di quelle istituite in Egitto*. Le Potenze che, dopo l'Italia, sono maggiormente interessate a quanto va succedendo in Tunisia sono l'Inghilterra ed in secondo grado l'Austria-Ungheria. Ora, e dall'atteggiamento osservato sino a qui dal Gabinetto di Londra di fronte agli atti della Francia a Tunisi, e dall'opinione emessa da quest'ambasciatore d'Inghilterra nel conversare ultimamente meco intorno al progetto del Gabinetto

di Parigi di abolire le capitolazioni nella Reggenza, io mi trovo indotto a credere che da parte del governo britannico nessuna obiezione seria sarà sollevata contro siffatto progetto ch'esso considera qual conseguenza logica, inevitabile degli avvenimenti che da oltre un anno vanno svolgendosi in Tunisia. Vorrà l'Austria-Ungheria rimaner sola con noi sulla breccia per lottare contro le velleità abolizioniste della Francia? Le considerazioni svoltemi dal conte Kalnoky durante il colloquio dell'H e con poche varianti ripetutemi ieri, non mi lasciano il menomo dubbio che il Gabinetto di Vienna aderirà alla soppressione delle capitolazioni nella Reggenza il giorno in cui verrà formulata in modo concreto la proposta di crearvi dei tribunali regolari. *Esso si mostra bensì disposto a procedere ad uno scambio d'idee cogli altri governi; ma non farà dell'istituzione di tribunali internazionali a Tunisi una conditio sine qua non del suo consenso *.

(l) Ed., ad eccezione dei brani tra asterischi e con alcune varianti, in LV 43, pp. 8-9.

(l) -Cfr. n. 352. (2) -Cfr. n. 350. (3) -T. 1737 del 17 ottobre 1882, non pubblicato.
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ALONGE, ALL'ONOREVOLE CRISPI (l)

L. P. Costantinopoli, 18 ottobre 1882.

Il reverendo padre Brugnon gesuita, tempo fa ritornato qui, mi ha dato l'occasione di rettificare i miei sospetti circa la sorte che io pensavo fosse toccata ad una mia, che ero permesso indirizzare a lei in Roma. È per questo che con la presente che più fiduciosamente le indirizzo, mi affretto a fare emenda del mio torto.

Le sono infinitamente grato non solo dei saluti con che mi volle onorare per mezzo del detto reverendo padre, ma sopratutto per avermi fatto sapere ch'ella, degnandosi di prendere in considerazione quanto mi ero permesso di esporle in quella, avesse già incominciato ad agire nel senso delle idee da me a lei espresse.

Io non le dirò quanto ciò mi arrechi di onore; le dirò solo, che ciò mi ha sommamente confortato, per la speranza che mi fa concepire di un migliore avvenire per le cose di qui che si legano ai più gravi interessi del nostro .Paese. Ora mai è noto a tutti, e tutti ne hanno la più ferma convinzione che, se per lo spazio di 22 anni, da che il Paese si è costituito, il governo avesse fatto la metà di quello che fa la Francia per accrescere la sua influenza all'estero, valendosi come fattori principali e più possenti de' frati e delle monache, il prestigio della nostra nazione non si troverebbe in tanto ribasso, e non sarebbe riuscito tanto agevol cosa alle altre Potenze d'infliggerei insulti crudeli. Io non voglio entrare in un argomento, che non è affatto di mia competenza, ma voglio constatare un fatto ed è che per nulla diminuirono la stima ed il prestigio che fra i popoli d'Oriente godeva la Francia 1 rovesci da lei subiti nella guerra di dodici anni fa, che anzi in 12 anni non hanno fatto che aumentarsi sempre più e quel ch'è doloroso, tutto a nostro danno.

Bisogna per forza convenire che non sono solo né i cannoni Grup né le formidabili corazzate, né la valentia de' diplomatici, né la prosperità del commercio e dell'industria nazionale che attrae ad una nazione il rispetto, e la simpatia all'estero, ma sopratutto quella Potenza diffusiva che non si avrà mai se non con l'avere a cooperatori persone che per la loro professione, ed istituto, e per l'amore del sacrificio sono i più adatti a diffondere la civilizzazione e conciliare sempre all'estero la stima ed il rispetto alla nazione cui appartengono. Dopo la sconfitta della Francia per le armi prussiane, i diplomatici francesi non si occupavano che a giocare alle palle nel recinto dell'ambasciata; non avevano altro da fare che i turchi si ridevano ed insultavano ad una nazione da loro temuta un anno avanti. Ma le istituzioni francesi rimasero presso loro in venerazione e continuarono a prosperare ed a fare tutta via rispettare il nome francese.

Noi abbiamo oramai in grazia agli sforzi combinati e concordi del zelante nostro ambasciatore conte Corti del zelantissimo ed infaticabile console generale Simonetti, della cooperazione efficace della nostra colonia e (diciamolo pure messa da parte la modestia) della grande attività e de' grandi sacrificii ed abnegazione della comunità de' frati conventuali non che delle bravissime suore la fortuna di possedere un collegio femminile con internato, esternato ed asilo infantile, ove più di 200 figli e figlie d'italiani vi ricevono la p1ù eccellente e solida educazione morale ed intellettuale.

Il governo in questo anno ha portato il sussidio che accorda a questa scuola sino alla somma di franchi 12.000 avanti non era che di soli 8.000. Or giova notare che pel locale dove in questo anno si è impiantato il detto collegio (locale che sotto tutti i punti di vista è il migliore che si poteva trovare) le suore pagano pel solo affitto franchi 13.000 annui. Da ciò solo si comprende di legieri quanta sia l'abnegazione di quelle povere e buone suore, e quali i sacrificii che debbansi imporre per poter tirare avanti non solo, ma per fare prosperare lo stabilimento alle loro cure affidato.

Sull'alto Bosforo, nel più grande villaggio che si nomina Buiuk-dere, e che da circa due secoli sta sotto la giurisdizione e dipendenza della nostra missione dalla cui parrocchia poi dipendono tanti altri villaggi, esisteva ab immemorabili una scuola parrocchiale la sola in cui s'insegnava dal parroco aiutato da un altro frate l'italiano ed il greco. Da sei anni a questa parte, riordinata e riformata a norma de' metodi ,in vigore, la detta scuola viene frequentata da un numero di allievi che fluttua dal 70 all'BO, che vi accorrono dai villaggi circonvicini. Da quell'epoca essa, in grazia di un sussidio annuo accordato dal governo austriaco, si trova sotto la protezione di detto governo, e la bandiera austriaca sventola sul locale fornitoci anche dall'Austria. Con tutto ciò devo aggiungere che è del tutto inesatto quanto comunicava tempo fa alla Riforma il suo corrispondente di Costantinopoli che cioè: in essa scuola fosse stato abolito l'insegnamento della lingua italiana; e devo dire invece che la nostra lingua è la lingua nella quale s'insegna dai tre miei confratelli in detta scuola. Nel medesimo villaggio da due anni abbiamo pure

fondata una scuola femminile che prospera a meraviglia, e dove più di 600 figliole di diversa nazionalità (ve ne ha anche dell'ebree e delle musulmane) vi apprendono la nostra cara favella. La fondazione di questa scuola a parte di tanti sacrificii materiali, ci ha costato grandissime noie per parte di altri istituti di tal genere francesi che tentavano da tempo di operare un'invasione, che sarebbe loro riuscita se non fosse stata ad impedirla franca ed efficace dalla parte nostra l'opposizione; lo che ci ha messo in cattiva vista presso l'ambasciata francese, dalla quale, per nostra disgrazia, siamo costretti a subire la protezione.

Tutto ciò va bene, o almeno meglio di prima. Però non vi ha dubbio che la fondazione di una scuola maschile in questa capitale sia di somma urgenza; ed il governo dovrebbe occuparsene senza ritardo di sorta, se non vuole che a parte dell'ignomia che ricade sulla nostra numerosissima colonia e sull'intera nazione, i figli di migliaia d'italiani non perdono del tutto in un alla cognizione della patria favella, ogni sentimento di patriottismo, e così la nostra colonia rimanghi italiana di nome, ma francese di fatto e di cuore, come disgraziatamente è accaduto di parecchie delle migliori famiglie. La colonia in generale è animata dalle migliori disposizioni, ed il governo troverà in essa un aiuto valevole, di cui si dovrebbe tirarne il miglior partito.

Però bisogna assolutamente rinunziare all'utopia di pochissimi fanatici che vorrebbero in Costantinopoli una scuola laica, primo perché ci vorrebbe un annuo assegno non minore di 40.000 franchi perché possa corrispondere alle esigenze; mentreché un assegno di soli 14.015 mila franchi basterebbe ad una comunità religiosa fra le tante che ce ne sono per fondare una scuola da potersi reggere al confronto di quelle di altre nazioni. Secondo perché, una scuola laica, la migliore che si possa sperare, rimarrebbe deserta per la nissuna fiducia che ispirerebbe ai padri di famiglia.

Né pensi che ciò dicendo mi stia a patrocinare la propria causa; tutto all'opposto. Io non desidero punto che il compito della direzione della detta scuola fosse affidata a noi, per la semplicissima ragione, che nello stato in cui si trova l'ordine nostro in causa della scarsezza del personale ci troveremmo assai impacciati, o almeno ci dovrebbe costare grandi sacrificii per disimpegnare l'incarico. Io signor commendatore mi avvedo di avere trasandato le regole della discrezione, diffondendomi troppo a lungo, e dicendo forse tante cose inutili; e tanto più me ne duole considerando di avere abusato della di lei pazienza in questi momenti, in cui ben m'immagino quanto debba essere occupato; ne chiedo scusa e faccio fine, omettendo anche una preghiera che avrei da farle per un bisogno personale. La riserbo per un tempo più opportuno, e precisamente quando io mi avrò da lei un qualche incoraggiamento perché possa ardire di farlo: è cosa che a lei non costerà più che parola.

Nota -Non occorre il pregarla che, qualunque sarà per essere il conto ch'ella farà di questa mia lettera, il mio nome rimanga sepolto nel secreto.

(l) Da M. c. R., Carte Manclnl.

363

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Roma, 20 ottobre 1882.

V. E. avendo risoluto di respingere di nuovo le mie demissioni, sono tenuto, per deferenza come per disciplina, di obbedire all'ordine di rimanere al mio posto fino alle decisioni del Consiglio dei ministri che V. E. ben volle annunziarmi vicine.

V. E. mi fa l'onore di motivare il suo rifiuto con gravi considerazioni sulla responsabilità e solidarietà politica del segretario generale, davanti al parlamento ed al Paese, col ministero di cui egli pure fa parte.

Per dovere d'ufficio mi è forza osservare che mentre tale è la situazione dei segretari generali degli altri dicasteri, i quali tutti hanno sede in parlamento, tutt'altra è la situazione d'un diplomatico destinato al segretariato generale ed escluso personalmente da ogni azione parlamentare. Secondo le discipline della carriera, la solidarietà e la responsabilità sua verso il ministro sono essenzialmente d'ordine gerarchico, e rimangono le stesse come quando è in missione all'estero. Egli è debitore al suo capo di una coscienziosa collaborazione, d'una piena sincerità di consiglio; e non mancai di spingere quella sincerità all'estremo sin dalla prima questione grave che si presentò, nel settembre 1881. Egli è per altro e deve apparire davanti al pubblico solidale dell'indirizzo dato alla politica estera dal governo; e può essere chiamato a smentire ogni dubbio al riguardo. Ma mancherebbe al suo dovere se facesse

o si lasciasse attribuire una politica personale, e pretendesse o permettesse che la sua responsabilità apparisse diminuire l'autorità e la responsabilità del ministro. Questa è la tradizione che per la seconda volta in quattordici anni mantenni in queste mie funzioni, nelle quali mi tenni volontariamente estraneo al parlamento e declinai, per la delicatezza del mio ufficio, qualsiasi relazione colla stampa.

Ma una tale situazione, possibile nel 1869, non lo era più quando al mio ritorno al ministero da lunga e lontana missione trovai invalsi nuovi usi parlamentari ed amministrativi. E fattane l'esperienza, scrissi a V. E. il 30 aprile scorso (2) non potere in tali condizioni né far fronte alle nuove e per me imprevedute responsabilità politiche del mio ufficio, né guarentire la corretta esecuzione d'un indirizzo anche concertato in massima; epperciò pregavo coll'accennata lettera V. E. a scegliermi un successore.

In quanto ai motivi privati delle demissioni da me offerte di nuovo in agosto, V. E. sa che essi sono assolutamente estranei ad ogni ambizione personale. Mi riferisco in proposito alla dichiarazione fattale sin dalla mia entrata in ufficio, che non avrei accettato durante nè dopo le mie funzioni altri benefici di carriera se non quelli provenienti dalla mia anzianità. Quando

V. E. mi consigliò di aspettar le nomine al Senato ora compiute e la prossima nomina a Pietroburgo, la certezza che quelle nomine non potevano concer

nere fu da me asserita non quale nuovo motivo di dimissione già date, ma quale prova che V. E. poteva senza scrupolo accettarle. V. E. ricorderà altresì che quando sembrò staoilirsi, or sono pochi giorni, un'apparente connessione tra le voci di nomina a Pietroburgo d'uno dei diplomatici meno anziani, e le voci di una eventuale nomina al Senato, declinai formalmente, a scanso di ogni equivoco, la candidatura sia al Senato che ad un'ambasciata qualsiasi, ed insistetti per essere posto a disposizione del ministero.

Mi duole che il momento presente sia da V. E. ritenuto poco conveniente per la mia domanda; è quello che da V. E. stessa fu designato, quando nell'ultimo agosto mi ordinò di differire le mie demissioni a dopo le elezioni. È mio convincimento che le sinistre interpretazioni, cui V. E. accenna, non possono essere autorizzate dal semplice fatto che un agente diplomatico non investito di carattere parlamentare, ottenga la dispensa dall'ufficio già chiesta da sei mesi, ora che è facile rimpiazzarlo con piena convenienza parlamentare del ministero. Il Gabinetto, se davvero avesse annesso qualche pregio alla mia solidarietà e responsabilità non solo nell'ordine gerarchico, come accennai sopra, ma nell'ordine politico e parlamentare, mi avrebbe agevolmente posto in grado di adempierne i doveri, ed a questo fine avrebbe ricorso, dietro l'iniziativa che a V. E. sola spettava, al mezzo che gli rimane verso un diplomatico inelegggibile alla Camera, e che è stato adoperato verso altri segretari generali di questo dicastero.

Confido che V. E. ravviserà in questo rispettoso riscontro alle sue considerazioni l'adempimento anche d'un dovere verso l'ufficio cui V. E. mi fece l'onore di chiamarmi.

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -Non pubblicata nel vol. XIV della serle II.
364

IL MINISTRO DELLA MARINA, ACTON, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

NOTA. Roma, 21 ottobre 1882.

Lo scrivente si pregia rimettere alla E. V. una copia delle istruzioni spedite al comandante della Regia covetta « Ettore Fieramosca », riguardante la missione che, per incarico di cotesto ministero, gli sarà confidata dal reggente il commissario civile di Assab.

ALLEGATO.

IL MINISTRO DELLA MARINA, ACTON, AL COMANDANTE DELL'ETTORE FIERAMOSCA COBIANCHI

ISTRUZIONI. Roma, 21 ottobre 1882.

Il governo di S. M. ha in progetto di conchiudere trattati di amicizia e commercio col Sovrano Goggiam e col Negus di Abissinia che sono amici, affine di rendere utile il nostro possedimento di Assab.

24 -Documentt dtplomattct -Serle II -Vol. XV-XVI

Pare ora che il sovrano di Goggiam sia pngJ.Oniero del Re dello Scioa e che il suo alleato di Abissinia avendone chiesto il rilascio, si prepari a muovergli contro.

Sarebbe importantissimo avere notizie precise sulle condizioni attuali delle contrade suddette, prima di far muovere una missione incaricata di stipulare trattati, e siccome non sarebbe facile di accertare in Assab i fatti, converrà di andare sulla costa a prendere dirette informazioni.

Per tale scopo il reggente il commissariato civile di Assab, riceverà apposite istruzioni dal mir.istro degli Esteri ed inviterà la S.V. a compiere quelle missioni che, in seguito delle anzidette istruzioni, si renderanno necessarie.

La S. V. compirà tali missioni con l'ordinario suo zelo ed il governo confida che esse non mancheranno di produrre l'utile che se ne attende.

(l) Ed. in L'Italia in Africa, op. cit., tomo II, pp. 243-244.

365

IL MINISTRO A BELGRADO, TOSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Roma, 23 ottobre 1882.

Ho avuto testé la visita dell'incaricato d'affari di Francia. La quantità di piccole faccende di cancelleria che esigono la sua presenza a Roma, ed anche la considerazione del prossimo ritorno qui di V. E., gli avevano impedito di effettuare il progetto di recarsi a Capodimonte per essere posto da lei in grado di far conoscere al suo governo quali erano le sue disposizioni, in tesi generale, al riguardo della abolizione delle capitolazioni con la reggenza di Tunisi. Stante ora che le Camere francesi si raduneranno il 6 novembre prossimo, e che il Gabinetto avrà da rispondere subito ad interpellanze su tale argomento, sarebbe urgente per il signor Duclerc dl ricevere da questa ambasciata francese una risposta la quale gli facesse conoscere le disposizioni del governo italiano, che si sperano favorevoli ai disegni della Francia per l'abolizione delle capitolazioni. Promisi al signor di Bacourt, che me ne esprimeva il desiderio di scrivere a V. E. per pregarla di comunicarmi la risposta da dargli.

Poco dopo, ebbi la visita di sir A. Paget, il quale mi consegnò un riassunto di ciò che era incaricato di comunicare a V. E. sull'argomento della abolizione delle capitolazioni di Tunisi. L'Inghilterra rinuncia a queste ultime, riservando i suoi diritti in ogni altra materia.

Intanto V. E. avrà veduto da telegrammi, che l'apertura di tribunali regolari francesi a Tunisi è imminente. Ritengo che senza dubbio essi saranno aperti prima della convocazione delle Camere francesi. Inclina anche a credere che il contrordine dato al signor de Bacourt relativamente alla sua corsa a Capodimonte (telegrafato da Ressman) (2), e la precipitazione della Francia a presentare con l'apertura dei tribunali un fatto compiuto, sieno in stretta relazione con il telegramma circolare di V. E. (3), inteso a met

tere gli altri Gabinetti in guardia contro la legalità di siffJl,tta decisione. Suppongo che il Gabinetto di Parigi avrà ricevuto l'avviso di ciò, e il consiglio di procedere con rapidità e risoluzione nella effettuazione di un disegno al quale le altre Potenze non intendono opporre ostacoli. Ciò a me sembra evidente.

Le risposte avute da S. Pietroburgo, Berlino e Londra, il memorandum di sir A. Paget, non lasciano sussistere dubbio sulla situazione nella quale si trova l'Italia, e che deve essere presa qual'è per quanto spiacevole. Non è da annettere serio valore alle postume esitazioni del Gabinetto di Vienna, dopo che il conte Kalnoky si è legate già le mani con la dichiarazione della quale informò il nostro incaricato d'affari.

Posto che V. E. mi permette di scriverle schiettamente ciò che penso, conchiudo che secondo me è urgente di dare al signor de Bacourt la risposta che fui già abbastanza ardito di suggerire a V. E. e che le mandai per scritto. Risposta motivata in modo che sarebbe secondo me da apertamente sostenere in parlamento.

Non bisogna nascondersi che il procedere della Francia a Tunisi e il consenso ottenuto dalle altre Potenze, costituiscono una pressione sull'Italia. Pressione però che, rispondendo nei termini da me indicati, noi di animo deliberato ignoreremo. Ma, a mio avviso, più si tarda e peggiore è la situazione sotto tale aspetto. Se ella lo crede opportuno, mi telegrafi i suoi ordini. Esprimo la mia opinione, senza pretendere di pregiudicare le decisioni di V. E. Converrebbe secondo me fare la risposta da me suggerita, e conchiuderla in modo identico e con le stesse riserve fatte dal governo britannico.

Sir A. Paget mi ha chiesto con molta premura le notizie di V. E., e mi ha incaricato di farle pervenire tutti i suoi complimenti. Udì con piacere che ella sarebbe per la fine del corrente mese di ritorno a Roma. Nel discorrere con me, confermava che l'elaborazione dei progetti di riorganizzazione per l'Egitto esigerebbe un tempo abbastanza lungo, a motivo delle numerose difficoltà che si incontravano. Sir A. Paget aveva viaggiato con due ambasciatori italiani, il generale Menabrea che si era fermato a Chambéry, ed il cavalier Nigra che da Torino si recava a Monza.

Nella sua conversazione, l'ambasciatore britannico deplorava vivamente lo scatenamento di odiosa animosità che si era manifestato nei giornali italiani contro l'Inghilterra, a proposito dell'intervento in Egitto. Gli inglesi avevano coscienza di aver cooperato, forse più di ogni altra nazione, a far sì che lo svolgimento delle cose conducesse, piuttosto che ad altre combinazioni al compimento delle aspirazioni degli italiani per un Italia indipendente e unita. In tutti i castelli che ebbe a visitare, in tutte le riunioni nelle quali si trovò, sir A. Paget fu interpellato sul motivo di un fenomeno tanto curioso e odioso, come quello di veder gli italiani animati di tanto astio contro gli inglesi, come se in Egitto si fosse trattato di disfare l'unità e l'indipendenza del loro Paese. Mi son studiato alla meglio di combattere siffatti apprezzamenti, rigettandoli sull'ignoranza del vero stato delle cose, sulla inesatta credenza che in Egitto Araby fosse un Garibaldi, campione della libertà e della indipendenza

di una nazione matura per siffatti destini e degna di conseguirli. Ma l'impressione esiste, non si cancellerà presto, e ne subiremo danno.

Decisamente è cosa troppa pericolosa quella di avere rapporti incompleti e equivoci con questo o quel giornale. Si accredita, e non a torto, un certo carattere ufficioso di tali organi, i quali poi in prima pagina compromettono in modo deplorevolissimo l'azione del governo. O bisognerebbe disporre interamente di alcuni fogli e dettare i temi da svolgere, o poter affermare che assolutamente non si ha relazione con essi. Lo feci, per conto mio, con sir

A. Paget, ma ella sa che qualche giornale ebbe per compiacenza le comunicazioni incomplete che si considerano come pericolose, ed alle quali V. E. non oppose un veto assoluto.

Unisco qui con la traduzione (e con preghiera di restituzione per la raccolta dei documenti) il memorandum di Sir A. Paget (1).

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -T. 1741 del 18 ottobre 1882, non pubblicato. (3) -T. 870 del 14 ottobre 1882, non pubblicato.
366

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

L. P. Losanna, 23 ottobre 1882.

J'ai applaudi dans mon far intérieur au discours récemment prononcé à Stradella par notre président du Conseil. Il s'y trouve un passage sur lequel je me permets quelques observations. Nous avons, est-il dit, décliné de coopérer avec l'Angleterre, qui nous y invitait, à san intervention en Egypte, parce que nos obligations internationales nous en ont détourné.

Je ne sais ce qu'on a pu nous laisser entendre à Vienne. Mais pour ce qui concerne Berlin, je tiens à le rappeler, le gouvernement impérial n'a pas entravé notre liberté de détermination. On m'avait communiqué, pour mon information personnelle, la première réponse que le général Menabrea avait été chargé de faire aux ouvertures de lord Granville, quand on m'a autorisé à parler, nous avions déjà pris position. Il m'était seulement télégraphié que nous ne ferions cause commune avec l'Angleterre que si nous obtenions l'appui des deux Cabinets de Vienne et de Berlin, ou de l'un d'eux. A cela le comte d'Hatzfeldt disait qu'il n'avait ni à blàmer, ni à approuver notre attitude quelle qu'elle fùt, mais que l'Allemagne n'entendait encourir aucune responsabilité et prèter aucun appui. Au mème moment presque, M. de Keudell mandait que M. Mancini m'avait envoyé un projet de sa réponse à l'invitation anglaise de coopération en Egypte pour savoir à ce sujet l'opinion du Cabinet de Berlin. M. de Keudell avait commis une méprise, parce qu'il résultait de ma communication que la réponse en question avait été déjà faite à Londres Cependant le comte de Hatzfeldt (cela se passait le 30 juillet) tenait beaucoup à éviter toute erreur à cet égard. Il me rappelait que de tous ses entretiens

il résultait que l'Allemagne n'avait rien à dire sur les mesures que l'une ou l'autre des Puissances croit devoir prendre pour sauvegarder ses intérèts, ne voulant ni approuver, ni blamer. Le Cabinet de Berlin n'avait par conséquent à juger l'invitation que l'Angleterre nous adressait, ni la réponse que notre gouvernement croyait devoir donner. Le comte de Hatzfeldt en me parlant de la réponse qu'il croyait déjà faite, év,itait avec le plus grand soin tout ce qui aurait pu ressembler à une opinion favorable ou défavorable sur cette invitation. A plus forte raison, il ajoutait qu'il n'avait qu'à s'abstenir s'il ne s'agissait effectivement que d'un projet de réponse. Il ne fallait pas qu'on put penser, à tort certainement, que nous nous fussions laissés influencer de Berlin dans un sens quelconque, et il serait incompatible avec toute l'attitude du Cabinet impérial dans cette question de prendre sur lui mème l'apparence de cette responsabilité.

Le comte de Hatzfeldt m'avalit parlé et mème ecrit pour prévenir tout malentendu sur ce point. Ma dépèche du 30 juillet n. 3089 (l) ne laissait planer aucun doute que telle était bien la manière de voir du Cabinet de Berlin.

Il importe donc que les publications du Livre Vert, et les explications qui seront fournies à la Chambre ne viennent pas à l'encontre de cette manière de voir, autrement nous nous attirerions immanquablement des démentis de Berlin.

Chacun se rendra compte qu'ayant adhéré sans réserve à des déclarations faites à la conférence de Constantinople, et qui plus est en ayant présenté une nous-mème pour parer autant que possible à des entreprises isolées, nous avons agi de la sorte à plein gré, et ce n'est pas l'Allemagne qui a influencé d'une manière quelconque notre conduite.

Pour mon compte je regrette à certains égards que des scrupules de conscience peut-ètre trop timorée, nous aient detourné d'aller de l'avant et de prendre la place devenue vacante de la France. Je me réfère à mon rapport

n. 3076 du 18 juillet, età celui n. 3077 du 20 juillet (1).

(l) -Non allegato. (2) -Da M.C.R., Carte Mancini.
367

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL MINISTRO A BELGRADO, TOSI (2)

L. CONFIDENZIALE. Napoli, 24 ottobre 1882.

L'improvvisa interrogazione del Bacourt dopo i precedenti ordini e controordini, corrisponde alle abitudini caratteristiche di oscillante incertezza nei mezzi cui ricorre l'attuale Gabinetto francese nella trattazione degli affari. D'altronde in materia di tanta gravità mi pare che vi sia troppo disinvoltura anche nella forma di una semplice richiesta verbale, senza nulla di scritto che

faccia almeno ben conoscere ciò che sia in animo di fare, e tagliando fuori di ogni negoziato il nostro incaricato d'affari a Parigi, a cui pure il Duclerc aveva fatto incidentali prevenzioni sull'argomento.

Intanto è evidente che non sono in grado di dare una risposta al Bacourt se non dopo una deliberazione del Consiglio dei ministri. E questa giungerà sempre in tempo perché l'apertura delle Camere francesi ha luogo il 9, e non il 6 novembre, ed io sabato sera sarò costì.

Senonché dubito molto che il Consiglio dei ministri sia disposto a deliberare colla benda sugli occhi, e senza conoscere il nuovo stato di cose in Tunisia, probabilmente prodotto da un nuovo trattato, a noi finora ignoto, annunziato dal Times e non smentito dall'Havas, anzi confermato appuntando solo di inesattezza le indicazioni del giornale della City. Noi siamo i soli che finora non abbiamo riconosciuto il trattato del Bardo, e la Camera ha due volte approvato questa preservazione dei nostri diritti, malgrado la posizione isolata che abbiamo dovuto mantenere in questa questione. Se il nuovo trattato distrugge la commissione finanziaria tunisina, e, !ungi dal richiedere il nostro riconoscimento mercé concessioni e garantie, implica nuove violazioni dei nostri diritti assicurati da patti internazionali, riuscirebbe inutile un assenso sulle capitolazioni, se la nostra posizione dovesse rimanere la stessa circa altre controversie di uguale e forse maggiore importanza. Certamente se un nuovo trattato esiste, e sulla base del medesimo il governo francese si propone altre novità in Tunisia, tali documenti e proposte saranno presentati fra pochi giorni al Parlamento francese. Ora noi dovremmo almeno, prima di rispondere, ricevere schietta e confidenziale comunicazione preventiva dal Duclerc del trattato e delle proposte che intende fare.

Certamente è spiacevole, a fronte dell'attitudine di altre Potenze, o non interessate, o che alla loro adesione ebbero od hanno correspettivi di carattere analogo o di un valore politico, che l'Italia continui a restar sola nella sua riserva in Tunisia, incaricando il nuovo ambasciatore di un negoziato atto a soddisfare anche i nostri interessi, od almeno a stabilire un modus vivendi che prevenga inutili collisioni e dissidi; ma sarebbe anche peggio assumere la responsabilità, in faccia al parlamento ed il Paese, di un consenso prestato alla cieca, e prima ancora di procurarsi esatta notizia della nuova situazione.

Tutto adunque calcolato, ella potrà rispondere al Bacourt tre cose:

l. rinnovargli l'assicurazione generica delle nostre disposizioni amichevoli e concilianti, nella fiducia che anche da parte del governo francese si trovi eguale corrispondenza e non già qualche nuova occasione di pregiudizio agli interessi italiani;

2. -che non pretendo io assumere su di me solo la responsabilità di una risposta in così delicato argomento senza il voto del Consiglio dei ministri, rinunzierò al proponimento di rimanere a Capodimonte nella prima settimana di novembre per profittare del bel tempo nel mio malfermo stato di salute, ed affretterò il mio ritorno a Roma, appunto per essere in grado di dare una risposta prima dell'apertura delle Camere francesi fissata pel 9 novembre; 3. -che però, essendo probabile che il Consiglio dei ministri esprima il desiderio di conoscere preliminarmente se esista l'annunciato nuovo trattato della Francia colla Tunisia, e conoscerne il tenore; e sapere quali siano le innovazioni ed istituzioni che il governo francese intenda proporre al Parlamento, desidero che il Bacourt interroghi il Duclerc per sapere se consentirebbe a darne confidenzialmente comunicazione preventiva al nostro Governo.

Desidero conoscere il risultato del colloquio che avrà col Bacourt.

(l) -Non pubblicato. (2) -Da M.C.R., Carte Mancini.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 403. Parigi, 24 ottobre 1882 (per. il 28).

Il Times di ieri pubblicò una lettera del suo corrispondente parigino in cui questi rivelava l'esistenza di un progetto di trattato che verso il 14 luglio ultimo sarebbe stato stipulato, il signor Blowitz diceva anzi «firmato », tra il Bey di Tunisi ed il ministro residente di Francia nella reggenza. Secondo le informazioni del corrispondente, le stipulazioni sulle quali sarebbe intervenuto l'accordo sono le seguenti:

lo impegno della Francia di prendere a suo carico le obbligazioni pecuniarie del Bey e di operare il riscatto del debito tunisino, che ascende a 130 milioni; e, come conseguenza diretta, soppressione della commissione internazionale di sorveglianza e di controllo finanziario;

2° istituzione di un tribunale francese, che avrebbe competenza sopra tutti i litigi nati sul territorio tunisino, qualunque sia la natura dell'affare e la nazionalità delle parti, e, come conseguenza diretta, abolizione delle capitolazioni giudiziarie;

3° facoltà data al governo della Repubblica di riordinare l'amministrazione tunisina, di assumere la gestione finanziaria della reggenza, di sorvegliare e dirigere in nome del Bey la riscossione delle imposte, ecc. A titolo di compenso pecuniario per questo parziale abbandono di potere, una lista civile di 700,000 franchi sarebbe costituita al Bey, e una pensione annua di un milione e 300,000 franchi ripartita fra i principi della sua famiglia.

Il relativo articolo del Times essendo stato immediatamente riprodotto dall'Agenzia Havas ed accompagnato da una nota officiosa la quale, dichiarandolo inesatto in qualche punto, ammetteva implicitamente che la sostanza non era lontana dal vero, io mi sono recato oggi nel pomeriggio al ministero degli Affari Esteri per intrattenerne il signor Duclerc e pregarlo di darmi intorno alla notizia pubblicata dal giornale di Londra qualche informazione che mi mettesse in grado di giudicare del suo fondamento, e di evitare che qualche atto compiuto non si aggravi pel modo della sua rivelazione.

S. E. il signor Duclerc mi disse che un progetto simile a quello annunziato dal Times esiste in fatto, ma che la Francia non vi appose ancora la propria

firma. Il signor Cambon ritornò recentissimamente a Tunisi appunto per prendere definitivi accordi col Bey, dopo aver ricevuto qui le ultime istruzioni del governo francese.

Il signor ministro degli Affari Esteri mi dichiarò che egli era infatti determinato a stabilire nella Tunisia uno stato di cose più regolare e più conforme alla situazione presente della Reggenza. Intorno alla questione delle capitolazioni egli mi ricordò d'avermi già informato della sua intenzione, prima di averne fatto parola agli altri Gabinetti. Il ministro della Giustizia prepara il piano d'organizzazione di un tribunale francese nella Tunisia. Per costituirlo in modo che offra ogni possibile guarentigia, egli vi nominerà magistrati scelti fra i più distinti ed onorati. In quanto alla questione finanziaria, il signor Duclerc mi disse che ce ne parlerà a suo tempo. Il riscatto del debito tunisino e la conseguente soppressione della commissione finanziaria di sorveglianza sono decisi in massima; ma i particolari non sono ancora stabiliti in modo preciso. Il signor Duclerc m'espresse la fiducia che essi lo saranno così da accontentare appieno i portatori di titoli del debito tunisino, la situazione dei quali non potrà se non tornare migliorata. Finalmente, il ministro mi dichiarò che saranno mantenute e rimarranno intatte le nostre stipulazioni commerciali col Bey, tranne che per comune accordo non fossero su qualche punto modificate.

Quando l'accordo col Bey sarà definitivo circa le suddette nuove stipulazioni, un progetto di legge sarà presentato alle camere per approvarle. Né sembra invero dubbia la pronta loro adesione, perocché questo passo innanzi sulla via che conduce all'annessione finale della reggenza era già da tempo previsto e domandato da una gran parte dell'opinione pubblica.

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IL MINISTRO A BELGRADO, TOSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Roma, 25 ottobre 1882.

Ho fatto oggi stesso a questo incaricato d'affari di Francia la comunicazione prescritta da V. E. nella lettera che ella mi fece l'onore di scrivermi jeri (2). Ed il signor de Bacourt mi promise di chiedere a M. Duclerc la comunicazione confidenziale che V. E. desidera. L'incaricato d'affari, contento di udire la dichiarazione delle disposizioni amichevoli e concilianti di V. E., mi parve credere che la deliberazione del Consiglio dei ministri, la quale deve precedere la risposta che si aspetta a Parigi, sia forse cosa piuttosto di forma, e che il nostro governo consentirà alla abolizione delle capitolazioni di Tunisi.

Nel telegramma che le fu trasmesso la notte scorsa, il cavalier Ressman ha già dato un'idea del trattato ancora da firmare con il Bardo (3). Ed il

signor Duclerc ha già detto allo stesso Ressman che il debito tunisino sarà riscattato dalla Francia. Del che i portatori di titoli tunisini saranno per certo molto soddisfatti. Naturalmente l'esistenza di una commissione di sorveglianza sarebbe dopo ciò senza scopo, stante che essa era destinata a sorvegliare l'amministrazione finanziaria tunisina.

Ella ha veduto dai giornali che il Bey è gravemente infermo. Se muore, che accadrà? Forse una annessione più o meno completa? Non v'ha dubbio che, in vista di tali eventualità, il governo francese affretterà le decisioni ed i fatti compiuti. E non posso a meno di pensare che, da parte nostra, se il consenso alla abolizione delle capitolazioni, in massima, poteva come atto di amicizia verso la Francia portare qualche frutto, non doveva essere ritardato di un sol giorno.

La situazione è probabilmente prossima a mutarsi in modo da lasciare a noi il danno soltanto di un consenso forzato od almeno di cattiva grazia. A me sembra che valeva meglio farsene un merito, contentandosi di esprimere la fiducia di incontrare presso il governo francese le medesime disposizioni concilianti ed amichevoli. Ritengo che, in simili casi, V. E. come ministro degli Affari Esteri ha pieno diritto di decidere ciò che meglio giova ai nostri interessi, e che il parlamento non può a meno di approvare il suo operato. È evidente per me che, se ci opponiamo alla abolizione delle capitolazioni, saremo isolati: che vi è invece un vantaggio per l'Italia a dare il suo consenso, prima che la pressione si manifesti più chiaramente: e che, se sovratutto venisse a morire il Bey, la situazione può essere mutata in guisa da rendere superfluo l'accordo per la soppressione delle capitolazioni.

Il barone Blanc è arrivato oggi, e ne diede avviso testè per telegrafo a

V. E. (l).

Il conte de Launay è a Losanna, od almeno si trovava ancora colà pochi giorni sono. Gli manderò per la posta, dopo aver verificato se è tuttora a Losanna, ciò che V. E. telegrafa relativamente al raccomandato della principessa imperiale (l). Egli potrà direttamente far conoscere alla principessa il felice risultato delle premure adoperate da V. E. in favore del suo raccomandato. A Berlino, l'ambasciata non potrebbe far ciò che per tramite di quel dicastero degli Affari Esteri.

(l) -Da M. C. R., Carte Mancini. (2) -Cfr. n. 367. (3) -T. 1772 del 24 ottobre 1882. non pubb!lcato.
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L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, GERBAIX DE SONNAZ, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. 63. Bruxelles, 25 ottobre 1882 (per. il 3 novembre).

La conferenza internazionale dell'arbitrato e della pace si riunì in Bruxelles pochi giorni or sono. Essa tenne quattro sedute li 17, 18, 19 e 20 del corrente alla Borsa. L'assemblea non era composta di molti personaggi noti; faremo

solo cenno del generale Ttirr, del padre Giacinto Loyson, del deputato tedesco Lasker e di varii rappresentanti belgi, fra i quali l'esimio economista Laveleye, la cui presenza in quella riunione stupiva varii dei suoi amici. La seduta delli 17 incominciò con due discorsi inaugurali dei deputati belgi Buls, borgomastro di Bruxelles, e Goblet d'Alviella. Poi Emilio Laveleye prese la parola per esaminare la questione sotto l'aspetto economico: il suo brillante discorso terminò con un caldo appello alla stampa di ogni Paese per la propaganda delle idee del congresso. Al signor Laveleye tennero dietro varii francesi, i quali si segnalarono con idee singolari. Infine l'assemblea adottò ad unanimità le seguenti quattro proposte:

1° E' utile creare in ogni Paese delle leghe della pace;

2° Giova unirle con una federazione universale;

3° II comitato belga si muterà in comitato definitivo;

4° Gli elettori nei Paesi rappresentativi sono invitati ad accordare di preferenza i loro voti ai candidati seguaci delle idee di pace.

Nella seduta delli 18 il padre Giacinto Loyson assunse la presidenza e tenne un lungo discorso politico-religioso, che eccitò non poco l'ilarità anche della gente seria. Parlarono poscia varii tedeschi, specialmente dell'Alsazia Lorena che si dichiararono nemici della guerra. Il generale Tiirr tenne dietro ai tedeschi ed ebbe felici movimenti oratorii: «mostrò come l'Austria si rialzasse dopo Sadowa con la libertà; l'accordo amichevole valere meglio che l'armamento». La storia in mano noi vediamo che la conquista brutale conduce poi sempre all'umiliazione ed alla rovina del conquistatore. Ecco una lezione di cui l'Europa deve trar profitto. Ogni punto del vostro programma è degno di lode ma sono partigiano del servizio personale militare che ci condurrà al disarmo generale. «Tre giorni non bastano alle discussioni di così gravi problemi >>.

L'oratore poi propone di formare una specie di società detta della Croce Bianca, la quale spingerebbe i governi ad accordarsi all'amichevole nei conflitti internazionali. Se si giungesse ad ottenere in varii Stati tale scopo si sarebbe fatto un gran passo in favore dell'arbitrato internazionale.

Il Ttirr terminava dicendo « LL.MM. Leopoldo I e Leopoldo II hanno impedito quattro guerre; se noi giungiamo solo ad impedirne una avremo ben meritato dell'Europa e del mondo »!

Sul finire della seduta si ritira una proposta del comitato organizzatore che chiedeva la riduzione proporzionale di tutti gli eserciti d'Europa, considerandosi dall'assemblea come prematura, giacché essa riconosce non avere ancora una azione sufficiente sull'opinione pubblica.

Nella terza seduta presieduta dal deputato inglese sir Freeland si discussero «i mezzi per assicurare la imparzialità dei tribunali internazionali, la costituzione di un tribunale permanente ed il principio sul quale deve essere basata la rappresentanza in un tal tribunale. Dovrassi esigere la maggioranza

assoluta per giungere ad un giudizio definitivo? A norma di qual massima devesi regolare la procedura dei tribunali stabiliti per dei casi straordinarii? Prima della formazione di un tribunale permanente quale sistema dovrassi adottare per terminare le vertenze internazionali allorquando si producono? Nella attesa della adozione dell'arbitrato delle varie nazioni, il diritto di di-' chiarare la guerra dovrassi attribuire ai parlamenti od ai poteri esecutivi»?

Si principiò la discussione sul tribunale internazionale. Il deputato di Bruxelles, signor Demeur analizza il lavoro del signor Umiltà sulle miserie della guerra e chiede «non potrebbe forse crearsi una giurisdizione, un congresso ed una gendarmeria internazionale, nonché una marineria internazionale per la pulizia dei mari? ». Il Demeur conchiude domandando, che sia istituito un congresso internazionale, che deciderebbe della questione dell'arbitrato e che preparerebbe in proposito un trattato da sottomettersi ai varii parlamenti.

Un altro deputato belga, Le Hardy de Beaulieu, prende in seguito la parola ed asserisce, che, secondo lui, il modo di giungere alla pace generale, si è di fare rappresentare tutte le nazioni al tribunale arbitrale, le cui decisioni sarebbero prese ad unanimità.

Lo spagnolo Marcoartu, antico membro delle Cortes propone che si invii un indirizzo a tutti i capi dei poteri esecutivi per convincerli dell'utilità dell'arbitrato; crede che sia da introdursi il sistema rappresentativo nel regolare le vertenze europee. Le Potenze di secondo ordine che insieme riunite formano un 80 milioni di abitanti, poco meno dell'impero russo, non avrebbero voce in capitolo, e ciò non sarebbe equo.

L'avvocato parigino Desmaret combatte la proposta Marcoartu, dicendo che esse sono eccellenti per molti riguardi però premature. I congressi sono ancora nell'infanzia né possono progredire troppo presto. Nei discorsi precedenti si divisero le nazioni in grandi e piccole; ciò è falso: tutte le nazioni si valgono purché esse lavorino al trionfo della giustizia. «Dobbiamo essere pratici: voi sapete che le grandi Potenze si riuniscono alcune volte per non concludere niente. Le piccole Potenze potrebbero burlarsene: noi repubblicani francesi non veniamo qui per repubblicanizzare il Belgio, ma vi sono però principii generali di rappresentanza facciamo voti in questo senso, ma non ci figuriamo di inviare i nostri ambasciatori al buon Grévy od a Gladstone: non sarebbero neppure ricevuti ».

Il pubblicista belga Hymans prende in allora la parola per chiedere che il Belgio sia tolto dalla lista dei piccoli Stati proposta da Marcoartu. «Il Belgio non vuole entrare nell'aereopago europeo: vuole rimanersene neutrale per potere tutto udire e tutto dire » .

Dopo la ripresa della seduta l'assemblea a grande maggioranza finisce per adottare un emendamento del Desmaret, consistente a rinviare ad un comitato esecutivo le proposte del M<:'.rcoartu.

La quarta ed ultima seduta fu non poco confusa e disorientata; e a varie riprese alcuni membri del congresso giunsero persino a bisticciarsi fra loro. Presiedeva il signor Tachard, già ministro di Francia a Bruxelles nel 1870 ed attualmente particolarista alsaziano.

La riunione approvò le proposte seguenti:

lo La conferenza è di parere che una commissione internazionale federale dovrà essere nominata e che le persone in appresso indicate sono invitate a costituire detta commissione con la facoltà di aggiungersi altri personaggi.

2° Detta commissione potrà esaminare quali accordi debbano essere presi sin da ora circa i seguenti argomenti:

A) Conferenze internazionali da tenersi in avvenire; B) Stabilimento di una associazione internazionale sotto la direzione del comitato inglese; C) Le condizioni della riunione delle associazioni saranno indicate dal belga signor Drugman.

Si costituisce il comitato esecutivo e i principali suoi membri sono Giacinto Loyson, Coquerel, Saint Yves, Saint Hilaire, Desmaret e varii membri dei comitati inglesi e tedeschi. Dopo una scena tumultuosa fra la presidenza ed il dottor Charbonnier l'assemblea discusse la seguente questione:

«Nell'aspettativa di un tribunale permanente che si formi, quale sistema potrebbesi adottare per terminare le vertenze internazionali quando si presentano».

Il signor Charbonnier tenne allora uno scucito discorso nel quale fra le altre scempiaggini osò dire che «in Italia vi erano dei soldati di diverse nazionalità e che i piemontesi non erano d'accordo con gli altri italiani meridionali...». Il presidente Tachard allora interruppe l'oratore per dirgli che in Italia non vi erano che italiani.

Sul finire della seduta vari tedeschi presero la parola e fra essi il deputato germanico Lasker il quale asserì, che «la Allemagna era un grande Stato pacifico, che non rimaneva armato, che per difendere il proprio territorio. In Germania, soggiunse, gli istinti nazionali sono pacifici; la nazione tedesca non ha nessuna ira e non domanda che a riconciliarsi nella scienza colla vicina Francia ».

Il congresso terminò i suoi lavori con una discussione confusa, nella quale si decide che il congresso si riunirà ulteriormente e che si formerà un comitato esecutivo per ogni Paese, che adempirà le funzioni di comitato di studio e sarà scelto dal comitato inglese.

Credo di avere così brevissimamente analizzate le discussioni della poco concludente, e senza veruna utilità pratica pel diritti delle genti, conferenza dell'arbitrato e della pace.

I lavori dell'assemblea furono in principio seguiti con interesse dalla stampa locale, ma presto i principali fogli s'accorsero che nulla v'era di seriamente pratico nel congresso ed incominciarono a metterlo in canzonatura: citerò fra gli altri giornali l'ufficioso Echo du Parlement e la Gazzetta uno dei diarii più popolari di Bruxelles.

Ho sentito rimpiangere da personaggi importanti del Belgio che in una parte del pubblico sia nata una spiacevole confusione, cioè di pensare che la

futilissima conferenza per l'arbitrato fosse una cosa istessa col dottissimo Istituto di diritto internazionale, che vanta per uno dei suoi fondatori l'E. V., e del quale fanno parte i più illustri e conosciuti cultori delle giuridiche discipline, e che ebbe l'ultima sua sessione in Torino nello scorso settembre.

(l) Non pubblicato.

371

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Chambéry, 25 ottobre 1882.

Tostoché il conte Granville mi ebbe dichiarato la sua intenzione di modificare lo schema di ordinamento della commissione delle indennità egiziane in modo soddisfacente per l'Italia, io mi valsi dell'autorizzazione concessami da V. E. per ritornare in Savoja. Ne ringrazio tanto più V. E. che io desideravo di rivedere la mia figlia prima che partisse per Palermo, e che io debbo sistemare alcuni miei affari privati della massima importanza ed urgenza.

Nel breve soggiorno che io feci ultimamente in Londra, potei convincermi che le nuvole momentaneamente prodotte dal nostro rifiuto di concorrere alla spedizione di Egitto, erano dileguate e che svanivano le traccie del malumore destato dalle intemperanze della nostra stampa che ferivano gli uomini anche i più devoti all'Italia come l'onorevole Gladstone fra altri, che ebbe a lamentarsi del linguaggio de' giornali italiani de' quali alcuni sono falsamente supposti ricevere talvolta, comunicazioni dal R. governo. Ma l'arrendevolezza del conte Granville riguardo alla commissione delle indennità, il di lui desiderio di conoscere le idee proprie di V. E. rispetto all'ordinamento de' tribunali tunisini in surrogazione delle capitolazioni tuttora vigenti, dimostrano che il nobile lord è portato a fare cose che possono essere gradite da V. E.

Per altra parte il recente discorso di S. E. il commendatore Depretis ai suoi elettori di Stradella ha prodotto il migliore effetto; per cui ha luogo di credere che le migliori disposizioni si mantengano tuttora in Inghilterra verso l'Italia.

Però non bisogna dissimularsi che il Gabinetto britannico è alcun poco dispiacente perché non sia stato possibile il nostro concorso in Egitto, non per l'aiuto militare che avremmo potuto dare, ma per causa dell'argine che col fatto avremmo opposto alle pretese francesi in Egitto le quali sono di non piccolo imbarazzo agli inglesi.

Intanto si nutre speranza che le nuove elezioni ci diano un parlamento che secondo il programma ministeriale il quale sviluppato con energia, costanza ed accorgimento, accrescerà malgrado alcune gelosie estere, gli elementi di influenza che compete all'Italia, la quale influenza quando sia giunto il tempo, si potrà manifestarsi con tanta maggiore efficacia quanto più saremo rimasti riserbati e concentrati.

Epperctò a V. E. ed al presidente del Consiglio ai quali principalmente incombe l'alta missione di compiere quel programma, io auguro il completo ricupero della loro salute tanto preziosa per il bene della Patria.

Nella prima quindicina del p.v. mese di novembre io spero di essere in grado di ritornare al mio posto, rimanendo però qua sempre ai cenni di V. E.

(l) Da M. C. R., Carte Mancini.

372

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, MALVANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. 25 ottobre 1882.

L'essere momentaneamente assente àa Torino -però a non grande distanza -fu cagione, per me, di breve indugio nel ricevere la lettera di V. E. (2). Mi sono affrettato a porgere al generale Robilant, con gli anticipati ringraziamenti di lei, un cenno urgente del desiderio che avrebbe l'E. V. di seco lui conferire prima che faccia ritorno a Vienna. Il generale, che io rividi ancor di recente, si teneva pronto alla escursione e, come egli riceverà oggi stesso il mio avviso, non dubito punto che sarà tosto presso V. E. o a Capodimonte o a Roma. Il generale stesso le telegraferà.

Seppi casualmente, domenica, che in giorno Nigra trovavasi di passaggio per Torino. Mi recai all'albergo e nol trovai; più tardi appresi che nel giorno stesso era ripartito per Milano, ove doveva trattenersi alquanto. Suppongo che si sarà recato presso Sua Maestà. In ogni modo, come le telegrafai, il prefetto Basile saprà di certo rintracciarlo e fargli palese il desiderio di V. E.

Ed ora mi rimane a risponderle circa la parte più confidenziale della lettera di V. E.

Mi consta in modo preciso, per confidenza sicura di parecchie persone, anche delle più intime e famigliari, che il generale Menabrea ha il posto di Parigi in cima alle sue più vive aspirazioni. A ciò lo muovono considerazioni numerose ed importanti: considerazioni di famiglia, considerazioni di salute, considerazioni di affari, considerazioni sociali. Non può quindi esistere dubbio alcuno sulla eventuale accettazione del generale. Ma, per questa stessa ragione appunto, io penserei remissivamente che un cenno qualsiasi, anche il più superficiale e il meno impegnativo, susciterebbe, da parte del generale e della sua famiglia, una azione la quale non si è finora manifestata per l'unico motivo che suppongonsi esistere, contro la desideratissima destinazione, obiezioni d'indole assai delicata, tra cui l'origine savojarda e le attinenze (vere o supposte) con notabilità del partito conservatore in Francia. Sarebbe pertanto mia sommessa opinione che una interrogazione al generale sia da differirsi in fino a che V. E., pesate maturamente tutte le circostanze, sia venuta ad una conclusione affermativa circa la combinazione di cui si tratta. La risposta a siffatta interrogazione -non esito ad esprimerne la garantia -sarà una

12) Non pubblicata.

premurosa accettazione. Tutto ciò premesso, ho appena mestieri di aggiungere che V. E. può ora e sempre di me disporre liberamente, e che al primo cenno telegrafico, mi recherei a Chambéry, agevolissima gita da Torino, distandone di pochissime ore.

Più essenziale, ed anzi addirittura essenzialissimo parrebbemi che v. E. possa procacciarsi, circa l'eventuale destinazione a Parigi, del generale Menabrea, l'indicazione sicura del pensiero che se ne avrebbe nelle sfere officiali francesi. Il modo più espediente per raggiungere il fine giustamente desiderato da V. E., d'avere in proposito un documento scritto, sembrerebbemi essere questo: che l'E. V. ne dica schiettamente una parola al Reverseaux (di cui i giornali annunciano il ritorno), ben precisando il carattere puramente eventuale e preliminare, né punto impegnativo, della apertura. Il Reverseaux, che oramai da parecchio tempo conosciamo, è uno spirito corretto, discreto ed animato, verso la persona sopratutto di V. E., delle più amichevoli disposizioni. Certo non è uomo da creare un imbroglio, sopratutto quando V. E. avrà, con la sua usata franchezza, posto i puntini sopra gli i. Ed il Reverseaux sarebbe da lei pregato di procacciarsi tale lettera del Decrais, se non del Duclerc stesso, dalla quale il concetto del governo francese rispetto alla candidatura Menabrea apparisca in forma che non soffra contrasto, né possa soggiacere al pericolo di una postuma sconfessione. Per tale modo, o io mi inganno a partito, o veramente si sarà da V. E. anche conseguito l'altro scopo non meno importante, quello cioè di serbarsi, malgrado l'indagine officiosa del Reverseaux, le mani perfettamente libere.

Poiché mi trovo sopra questo terreno, mi permetterei ancora di aggiungere che il generale Robilant, mentre, come Le dissi, recisamente declinava per sé ogni eventualità di candidatura, mi manifestava circa il migliore ambasciatore da mandarsi a Parigi nelle presenti circostanze, certi concetti che certo esporrà direttamente a V. E. nel prossimo ritrovo: essi si riassumono nella idea fondamentale che a Parigi ci occorre in questo momento tale uomo nel quale le doti della prudenza e della disciplina scrupolosa savrabbondino sopra quelle della iniziativa e della operosità; ché queste potrebbero riuscire intempestive e pericolose.

(l) Da M. C. R., Carte Mancini.

373

IL CONSOLE A TRIPOLI, LAMBERTENGHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. l. Tripoli, 29 ottobre 1882. (per. il 3 novembre).

Il mio predecessore ha dovuto informare a suo tempo, l'E. V. dell'arrivo a Tripoli, e, più tardi, del richiamo a Costantinopoli del colonnello tunisino Mohammed Cherif, lo stesso che organizzò la difesa di Sfax.

Egli è ora ritornato da Stambul con egual grado nell'esercito imperiale, e vuolsi, colla missione di mantenere viva l'agitazione tra gli arabi, e rendere anche infruttuose le pratiche del console di Francia dirette a persuadere i rivoltosi tunisini qui rifugiati, a far atto di sottomissione promettendo loro piena amnistia.

I viaggi frequenti nell'interno del Paese i frequenti abboccamenti che egli ha coi capi arabi, e gli ostacoli che il console francese incontrò fin oggi nelle sue trattative, confermano il sospetto della missione confidatagli, alla quale si sarebbe poi anche associato una altra persona influentissima, il Chek Haauza.

Questo personaggio è fratello del Marabutto tripolitano Chek-Haauza-el Medina, addetto attualmente alla persona del Sultano come consigliere privato per gli affari della Tripolitania e Tunisia, e da lui tenuto in altissimo concetto. Dopo l'occupazione francese di quest'ultima provincia egli venne da Costantinopoli a Tripoli sopra una fregata turca, seguito più tardi da altri emissari da lui dipendenti, e gode di un assegno mensile di lire 1200 col grado di Mefelichi-Amomi (controllore generale); questa posizione, e le sue relazioni gli danno un'influenza grandissima sulle autorità civili e militari, ed una autorità poi incontestata, e quasi superiore a quello dello stesso governatore generale sugli indigeni. Si pretende ch'egli sia perfino in corrispondenza diretta con S.M. il Sultano.

L'eccitazione ed il fanatismo tra gli arabi è lavoro, in gian parte, di questi due personaggi, e forse avrebbero provocato manifestazioni e deplorevoli eccessi, se gli ultimi avvenimenti d'Egitto non fossero venuti a distruggere le speranze dei rivoltosi, e provare l'insanità delle promesse che loro si facevano, l'intervento, cioè, della Turchia; l'invio di un corpo di cinquantamila uomini, e via, via, mllle altre lusinghe, intese a mantenere risvegliata la speranza di ajuti e simpatie.

Il consolato di Francia si valse naturalmente di queste circostanze favorevoli per riprendere le trattave coi rifugiati, interrotte dalle mene dei due emissari; gran parte di essi venne a patti, e avant'jeri ne partirono circa trenta, a bordo di un brigantino, per Zarsis, piccola città situata sul mare alla frontiera est della Tunisia.

Tra gli amnistiati trovasi il famoso Aly-ben-Ammar, capo della tribù UladAyar, quello stesso che riuscì a fuggire con quarantaclnque de' suoi attraverso le linee della colonna francese comandata dal generale Philibert, che lo aveva circondato tra Elkef e Ulad-Ayar. Egli è uno dei capi più potenti e autorevoli, e la sua sottomissione è di una importanza capitale per la tranquillità della Tunisia.

Resta ancora qui un altro capo non meno potente e non meno autorevole di lui, Aly-ben-Kalifa; influenzato dal colonnello e dal Chek Haauza rifiutò la propostagli amnistia; so però che il consolato francese lavora attivamente' per attirarlo, valendosi di alcuni suoi parenti che hanno già fatto sottomissione.

Il console di Francia, signor Feraud è partito giorni sono in congedo, a bordo di una cannoniera, la « Vipère » messa a di lui disposizione, lasciando la reggenza dell'ufficio al Signor Laimé, antico redattore del Temps, ed entrato ultimamente di sbalzo come vice-console nella carriera. Il colore del giornale nel quale scriveva darà a V.E. un'idea dei sentimenti che lo animano verso l'Italia.

Il governo francese non risparmia mezzo per guadagnare influenza e simpatia nel Paese; fonda scuole, ospedali, e stabilimenti di carità ai quali accorda larghi sussidi, e dove accoglie europei e indigeni, monsignore Lavigerie è per

questo un attivissimo agente; protegge stabilimenti di credito, come la Banca Transatlantica fondata appena alcuni anni fa; vapori della marina mercantile, sussidiati dal governo, cominceranno, tra breve, un nuovo e più frequente servizio, inaugurando così una concorrenza che, per numero e portata, riescirà dannosa ai nazionali; i suoi legni da guerra si mostrano frequenti nei porti della provincia, e son messi a disposizione degli agenti ogni qualvolta si assentano dalla residenza, rialzando in tal guisa il loro prestigio agli occhi degli indigeni e delle autorità locali, prestigio sostenuto poi da generosi assegni e da una confortabile dimora che permette loro di vivere con quella dignità che si richiede in un agente, e guadagna gli animi degli orientali portati, come l'E.V. sa, per natura all'obbedienza ed all'ammirazione, dirò quasi infantile, di tutto ciò che sente e lusso e forza.

Il governo inglese è il solo che mantenga sullo stesso piede la sua rappresentanza. Io metterò ogni diligenza per tenere esattamente informata l'E. V. sullo stato delle cose del Paese, e sullo spirito della popolazione, come metterò ogni zelo nel disimpegno dei molti e svariati doveri che mi incombono; mi sento però fin d'ora, nell'obbligo di dire a V.E. che se il governo del Re vuole, a sua volta, guadagnarsi nella Tripolitania quella legittima influenza che gli spetta, e assicurarsi le simpatie che oggi non gli mancano, deve accordare una più larga e efficace protezione, anche a costo di sacrifizi pecuniari, a tutto ciò che può circondare il nome italiano di lustro, di riverenza, di simpatia, di autorità.

Senza di ciò l'influenza nostra andrà mano mano perduta, e allorché vorremo usarla troveremo che altri hanno preso il posto migliore.

Quando avrò meglio studiato le condizioni politico-commerciali del Paese, e di bisogni della nostra colonia che tra tutte, è la più importante per interessi e causa mi permetterò di suggerire i mezzi che mi sembreranno i più acconci per raggiungere questa meta, e mi lusingo che l'E.V. vorrà prenderli in benevole considerazione.

A proposito poi della partenza in congedo del console di Francia debbo segnalare a V.E. un incidente accorso al momento stesso della sua partenza. È costume allorché un titolare lascia la residenza di inviare i Kavas per fargli ;corta d'onore fino al molo d'imbarco; e di recarvisi anche personalmente per congedarsi.

Quando partì il cavalier Goyzueta tutti i colleghi inviarono le guardie e furono a salutarlo a bordo, ad eccezione del console di Francia che non mandò neppure i propri Kavas per scortalo. Questa scortesia ingiustificabile fu notata naturalmente da tutti, e dispiacque poi oltremodo alla colonia.

Partendo ora, a sua volta, il console francese, credetti mio dovere, per dare soddisfazione, in primo luogo, alla colonia ferita dall'atto scortese usato verso il suo rappresentante, e per la dignità stessa del consolato, di astenermi dall'inviare i Kavas, e meno poi di recarmivi personalmente.

Spero che V.E. vorrà approvare la mia decisione. Le relazioni telegrafiche tra Tripoli e Malta, e quindi coll'Europa sono aperte. La «Eastern telegraph Company limited » concessionaria della linea ne ha annunziata l'apertura fin da jeri. Jeri poi giunse in porto un vapore

25 -Documenti diplomatici -Serle Il -Vol. XV-XVI

inglese col materiale necessario all'impianto di una linea telegrafica militare tra Tripoli e Zuara verso la frontiera tunisina, e fra Trlpoli e Roma, Zeliteni, Tubia e Misurata; più tardi quest'ultima linea verrebbe prolungata fino a Bengasi.

Mi valgo frattanto dell'opportunità .....

P.S. Al momento di chiudere il presente ufficio mi viene riferito da persona autorevolissima che il console di Francia, qualche giorno prima di partire, radunò segretamente, ed alla spicciolata, molti indigeni, tra i quali alcuni capi arabi dell'interno, per far loro firmare un indirizzo al governo della Repubblica col quale domandano la protezione della Francia. L'indirizzo sarebbe stato segnato, mi si dice, con circa trecento sugggelli o firme, e travasi a mani del console che lo ha preso seco partendo in congedo. La persona che mi riferì questa notizia aggiunse che il console di mano in mano che riceveva i segretari mentre faceva loro l'apologia della Francia e dei benefizi che avrebbero avuto sotto il suo protettorato, si esprimeva assai poco benevolmente verso l'Italia, il suo governo e la sua amministrazione. Quantunque conoscessi già l'irequieta attività del signor Feraud dopo l'occupazione di Tunisi; il suo desiderio di far parlare di sè, e le sue antipatie mal celate verso il nostro Paese pure la cosa mi parve cosi delicata che, malgrado l'autorità della persona che me lo

riferiva volli assicurarmene interrogandone altre non meno degne di fede per posizione e influenza, e da tutto mi venne confermato il fatto. La petizione firmata da ignoti individui comprati, o ligi al consolato di Francia, e da qualche capo senza prestigio e senza autorità, non può aver certo nessun valore agli occhi di chicchessia, e non varrebbe che a provare lo spirito irrequieto, e lo zelo esagerato di un agente; mi sarei dunque limitato a segnalarlo a V.E. come parte di cronica locale, se il fatto non fosse stato accompagnato da circostanze più gravi e tali da richiamare la solerte attenzione di V.E., quello cioè di una propaganda anti italiana, e di insinuazioni poco benevoli all'indirizzo del governo del Re fatte da un agente di un governo amico.

Debbo aggiungere a V.E. che all'epoca dell'occupazione della Tunisia il console di Francia aveva anche allora provocato fra gli arabi un'eguale petizione che venne inviata al governo della Repubblica.

374

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

R. RR. 1559/1592 Londra 31 ottobre 1882 (per. il 4 novembre)

Come ebbi l'onore di telegrafare all'E.V. il 26 corrente (1), il numero del Times pubblicato quel giorno conteneva, in un articolo di fondo sugli affari

d'Egitto, insinuazioni ostili al R. Governo, fra la quale sono da notare i passaggl seguenti:

«Ci rincresce che la stessa salda amicizia'> (che sarebbe stata manifestata all'Inghilterra dall'Austria e dalla Germania) «non ci è stata dimostrata dall'Italia; ma un cambiamento notevole ha avuto luogo nella condotta di quell'ambizioso Paese dopo il nostro decisivo di Tel-El-Kebis. I vari tentativi fatti dagli uomini di Stato italiani, durante i primi periodi dei negoziati, per frapporre ostacoli alla nostra politica non saranno agevolmente dimenticati '>.

Stimando debito di questa R. ambasciata di respingere quell'accusa gratuita che, attesa l'autorità del Times, poteva trovar fede, credei opportuno di fare indirizzare all'editore di quel giornale una lettera dal signor Roberto Stuart per ismentirla.

Quella lettera era scritta nel modo più semplice, cortese ed efficace. La miglior risposta, essa diceva, che potrebbe darsi all'articolo del Times è contetenuta nei rapporti di sir Augustus Paget, dati alla luce dal governo britannico nei Blue-Books sugli affari d'Egitto nn. 17 e 18; e si trascrivevano i più importanti passaggi di quei rapporti.

Contrariamente però ad ogni aspettazione, contrariamente agli usi ed alle tradizioni dei giornali inglesi, l'editore del Times rifiutò di pubblicare quella lettera.

Non sono in grado di poter indicare con precisione quali influenze sono state messe in giuoco sull'animo del nuovo editore del Times, professore Chenery (essendo state riferite, intorno a ciò, voci diverse e contradittorie), il fatto è che costui è pieno di maltalento contro l'Italia, in opposizione al direttore di quel giornale, signor Macdonald, che è ispirato da sentimenti contrarii.

E che ciò sia, ne ebbi prova io medesimo il giorno susseguente. Imperocché, avendo pregato il signor Gallenga, uno degli scrittori dello stesso Times, di .far pubblicare una sua lettera in quel giornale per contraddire le ingiuste accuse, il professore Chenery ricusò eziandio di stamparla: e, quantunque mi fossi io stesso recato col signor Gallenga a convincerlo della inesattezza delle sue informazioni in riguardo alla Italia, ed a tentare di scoprire quale fosse la cagione della sua malevolenza, non seppe allegarmi altra scusa del non aver voluto pubblicare le lettere del signor Stuart e del signor Gallenga se non che « non era conveniente ad un editore di far smentire nel proprio giornale ciò che egli aveva asserito, credendolo esatto '>.

Stimai allora utile chiedere all'editore della Pall Mall Gazette (giornale autorevole ed amico dell'Italia) di pubblicare la lettera del Gallenga. Avrei desiderato, però, far notare come il Times si fosse ricusato ad inserirla, se non che le usanze giornalistiche opponendosi a ciò, dovetti rinunziarvi.

La lettera suddetta è venuta alla luce quest'oggi ed ho l'onore di trasmetterla, qui acclusa, alla E. V.; (l) se non che, sapendo l'editore della Pall Mall che proveniva dall'ambasciata, ho dovuto essere guardingo circa le allusioni che

essa conteneva e rifarla, quà e là, nella forma; cosicché non ho potuto farla firmare dal signor Gallenga. È stata sottoscritta << Un Italiana ».

Né si limitò a quanto di sopra ho detto l'astio del professore Chenery, giacché altre maligne insinuazioni contro l'Italia comparvero in un articolo di fondo del Times di ieri relativo a Tunisi. Laonde mi parve opportuno di pregare una persona autorevole di convincere, se possibile, l'editore di quel giornale della irragionevolezza dei suoi sentimenti verso il nostro Paese. Non so se debbasi ascrivere a questo opportuno intervento, o alla forza stessa della verità che si fa strada dovunque, il cambiamento di tuono di quel giornale e le lodi date al governo del re nel Times d'oggi; delle quali farò argomento di un susseguente rapporto.

Non posso terminare questa lettera senza aggiungere che il signor Roberto Stuart fece pubblicare nel Morning Post del 27 corrente una risposta alle insinuazioni del Times, allegando taluni brani dei rapporti di sir Augustus Paget, nei quali si mette sotto il suo vero lume l'attitudine del governo del Re verso l'Inghilterra nella questione d'Egitto; e che l'editore dello Standard pubblicò, spontaneamente, nelle colonne del suo giornale il più importante dei summentovati rapporti.

(l) T. 1777, non pubblicato.

(l) Non si pubblica.

375

IL MINISTRO A BELGRADO, TOSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

APPUNTO. Roma, ... (2)

Il signor de Bacourt ha chiesto di assentarsi per qualche settimana da Roma, stante l'arrivo del primo segretario incaricato d'affari. Egli ha comunicata a Parigi la favorevole risposta fattagli dal ministro italiano degli Affari Esteri relativamente alle capitolazioni. Egli crede che la nomina dello ambasciatore italiano a Parigi è veramente di csxattere urgente: a Parigi regnano disposizioni amichevoli: la nomina del signor Decrais come ambasciatore a Roma è pronta: giornali italiani incominciano a toccare la quistione di sapere se la Francia deve essere la prima, ovvero l'Italia, a nominare l'ambasciatore da un momento all'altro le disposizioni personali di chi tratta le cose possono variare, inasprire gli spiriti, suscitare nuovi ostacoli.

Il signor de Bacourt, come antico collega e amico, diceva al cavalier Tosi di sapere che a Parigi si era pronti o occupati di accomodare l'affare di Sfax. Egli stimava che sarebbe stato bene di farlo sapere a S.E. Mancini. Senza però nominare lui Bacourt, il quale non aveva incarico nè qualità officiale per fare simili comunicazioni.

(l) -Da M.C.R., Carte Mancini. (2) -Doeum~nto ~c·nza data. Presumlbllmente del novembre 1882.
376

IL MINISTRO A BELGRADO, TOSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. Roma, ... (2).

Discorrendo, dopo il pranzo, il generale Robilant con il conte Ludolf, quest'ultimo toccò un argomento assai delicato. Enunciò il pensiero che senza dubbio il discorso della Corona per l'apertura del parlamento italiano avrebbe contenuto una frase ben chiara di biasimo per gli irredentisti, e qualche cosa di indole a chiaramente provare l'intendimento del governo italiano di escludere ogni dubbio ogni qualsiasi equivoco, relativamente all'accordo con l'Austria, alla risoluzione di perfetto e reale buon accordo, etc. Dopo i fatti di Trieste, si aveva a Vienna il diritto di contare su una esplicita dimostrazione. Il conte Ludolf accennava anche ad una preventiva comunicazione che si farebbe a lui,

o che forse egli avrebbe chiesta, del discorso. Il conte di Robilant gli rispose vivamente: oh! non vi consiglio di far ciò, vi esporreste a sentirvi rispondere in modo diverso da quello che desiderate.

Il conte di Robilant desidera che di questo incidente sia data notizia a

S.E. il Ministro.

377

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, GALVAGNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1801 Vienna, 1° novembre 1882, ore 15,45 (per. ore 20).

Hier à la commission de la délégation hongroise, ministre des Affaires Etrangères interpellé sur les motifs qui ont retardé la visite de l'Empereur à nos Souverains, a répondu dans les termes suivants. Il a tout d'abord exclu dans ce retard tout motif personnel. L'arrivée du Roi d'Italie à Vienne avait deux buts: temoigner ses sentiments d'amitié pour l'Empereur et prouver que l'Italie s'associait à la politique conservatrice et pacifique de l'AutricheHongrie. Non seulement ces deux buts ont été obtenus, mais par suite de la visite, ces liens entre les deux gouvernements se sont resserrés et les rélations les plus amicales se sont établie entre les deux gouvernements. La contre-visite ne pouvait évidemnent avoir que ces deux mèmes buts et toute idée qui leur fùt étrangère ne saurait etre admise. Lorsqu'il s'agit du choix de la localité pour la rencontre, on ne put passer sur ces considérations et l'on dut tenir compte des conditions exceptionnelles de la capitale italienne, conditions qui ne se retrouvent dans aucune autre résidence et qui, en dehors de ces difficultés, créent danger que l'Empereur devienne le but de manifestations politiques de la part des adhérents des deux camps, et surtout qu'on puisse attribuer à

(ll Da M.C.R., Carte Mancini.

la visite de Sa Majesté une signification et une portee toute différente des intentions de S.M. l'Empereur et de son gouvernement. Le ministre ne pouvait prendre sur lui de conseiller la contre visite à Rome lorsque, de leur còté, les ministres italiens n'étaient pas en mesure de se décider pour le choix d'une autre localité. La visite a été par conséquent remise à une autre époque. Les pourparles qui eurent lieu à ce propos, le ministre tient à la déclarer formellement, ont été empreints de la plus franche amitié et l'ajournement de la visite n'a exercé la moindre influence, ni sur les sentiments amicaux des deux Cours, ni sur les rélations dilrables et cordiales entre les deux gouvernements. M. Tisza, président du Conseil hongrois, prenant à son tour la parole s'est associé à la politique du comte Kalnoky. Ce dernier n'a pas dit que Rome n'appartient pas à l'Italie; aucun motif personnel n'existait pour l'Empereur, cependant Sa Majesté n'aurait pas pu ignorer la présence du Saint Père à Rome. Le meilleur moyen était donc de remettre la visite jusqu'à ce que fussent bannies les difficultés politiques prédominantes. Le comte Andrassy a dit ensuite Rome, capitale d'Italie, est un fait accompli, ce qui est encore indiqué comme question non résolue se peut rapporter seulement aux relations entre le Pape et le gouvernement italien. Il approuve entièrement que dans des circostances aussi délicates la contre visite ait été remise, les conditions sociales à Rome sont telles qu'une visite dans cette ville aurait, en tout cas, produit maintes désagréments. Tel est le résumé des discours d'après le compte rendu des journaux, car il

n'existe pas de compte rendu officiel.

(2) Documento senza data. Presumlbllmente del novembre 1882.

378

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A TUNISI, RAYBAUDI MARSIGLIA (l)

D. 225. Roma, 1° novembre 1882.

Con telegramma dl ieri, (2) che qui Le confermo, pregai V.S. di mandarmi un particolareggiato rapporto sui tre punti seguenti:

1° Quali sieno i vantaggi commerciali assicurati ai sudditi inglesi, nella reggenza, dalle convenzioni stipulate dal governo britannico con quello del Bey, e che l'Inghilterra chiede di conservare, pur aderendo all'abolizione delle capitolazioni; -in che tali vantaggi sieno diversi o superiori a quelli di cui godono i sudditi nostri in virtù dei trattati da noi stipulati. A meglio chiarire questo punto converrebbe che ella mi trasmettesse il testo delle convenzioni inglesi;

2° Quali diritti, prerogative ed attribuzioni eserciti il R. Consolato in Tunisi, nell'interesse dei suoi amministrati, all'infuori della giurisdizione propriamente detta;

3° Quali sieno le garanzie, di cui noi siamo ora in possesso, e che attualmente esercitiamo, per la protezione dei nostri connazionali nelle cause che non cadano nella competenza del nostro tribunale consolare, e siano giudicate, sia dai tribunali indigeni, sia dai tribunali consolari di altre nazioni (1).

(l) -Ed. In LV 43, p. 12. (2) -T. 880 del 31 ottobre 1882, non pubblicato.
379

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. CONFIDENZIALISSIMO 1806/1099. Londra, 2 novembre 1882, ore 21,55 (per. ore 0,15 del 3).

Dilke me prévient que plusieurs projets ont été soumis au Conseil des ministres relativement à l'Egypte. Un d'eux se réfère à la proposition italienne d'après laquelle le canal de Suez serait ouvert à la libre navigation de tous les Pays en temps de paix et de guerre. Lui ayant demandé à quelle époque, et sous quelle forme, le gouvernement du Roi aurait fait cette proposition il n'a pu me renseigner à ce sujet, mais il a ajouté que le pròjet a été présenté au Conseil sous le nom d'idée italienne et qu'il sera probablement adopté. Un autre concerne la nouvelle constitution de la Chambre des notables qui devra exercer dans les limites des traités internationaux un droit de contrale sur la législation, l'administration et les finances du Pays. J'ai été prié de ne pas communiquer ces plans à mes collègues.

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IL REGGENTE L'AGENZIA E CONSOLATO GENERALE A TUNISI, RAYBAUDI, MASSIGLIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (2)

R. 698. Tunisi, 2 novembre 1882 (per. il 14).

In obbedienza agli ordini impartitimi dall'E. V., con telegramma di ieri l'altro (3) mi accingo a rispondere partitamente al questionario formolatomi:

l o Quels so n t l es avantages commerciaux assurés aux anglais dans la Régence de Tunis par des conventions avec l'Angleterre et qu'on demande de conserver et en quoi ces avantages différents et sont supérieurs à ceux dont jouissent les italièns en vertu de nos graités.

Innanzi tutto il trattato inglese del 1875 ben poco differisce dall'italiano, conchiuso nel 1868; vale però a completare quest'ultimo, del tutto generico nella parte commerciale. Difatti l'articolo IX del trattato italiano, parlando dell'importazione, la dichiara soggetta solamente ai dazi o diritti imposti sopra le merci

simili dello stato più favorito; l'articolo VII del trattato mglese contempla invece le basi di questi diritti e dice formalmente: «I diritti prelevati sugli articoli di produzione naturale o manifatturiera non potranno in alcun caso sorpassare la tassa dell'8 per cento ad valorem ». La tenuità di questa tassa costituisce il maggior vantaggio assicurato al commercio inglese, e per conseguenza all'italiano in virtù dell'articolo IX sopracitato, nonché dell'articolo I del nostro trattato, i quali ci assicurano il trattamento della Nazione più favorita.

Se non che, se 1'8 per cento viene sancito come il massimo dell'imposizione e viene in realtà applicato nel presente, mi permetto rammentare all'E. V. essere questa una misura del tutto provvisoria, come risulta dal carteggio tenuto da questa regia agenzia col superiore dicastero degli Esteri negli anni 1869, 1871, 1872.

Sino a quest'ultima data il diritto di entrata si trovava fissato al 3 per cento; dietro le vive istanze del Mustafa Kasnadar, in allora primo ministro di S.A., il corpo consolare acconsentì a prendere in considerazione il proposto aumento, il quale non venne attuato che tre anni dopo, quando già, nell'amministrazione delle finanze tunisine, al governo tunisino era subentrata la commissione internazionale. Quest'ultima, per far fronte ad un capitale di 18 milioni di cuponi arretrati, credette bene di riprendere la proposta del Kasnadar, dell'aumento cioè dei diritti di dogana all'entrata. Difatti, a pagina 12 del protocollo denominato « Arrangement définitif de la Dette générale tunisienne », sotto il titolo « Remboursement des coupons arriérés », si legge: «Il sera créé à cet effet, pour chacun des titres actuels portant des coupons d'intérèt, un certificat distinct, etc ... ; c es certificats seront au porteur, remboursés sans intérèt, par voie de tirage au sort, au moyen du produit qui résultera de l'augmentation des tarifs actuels des droits de douane à l'entrée :..

Con dispaccio del 17 novembre 1871, n. 50 Serie commerciale (l) il signor commendator Pinna, in allora titolare di questo R. uffizio, annunziava come, incalzato dai colleghi di Francia e di Inghilterra, si era valso dell'autorizzazione ministeriale per acconsentire all'aumento doganale dal 3 all'8 per cento soltanto in via di esperimento, e sotto condizione che non siano elevate le tariffe in corso sulla esportazione dei prodotti del suolo e della industria della reggenza.

Con susseguente dispaccio del 25 marzo 1872, n. 57, commendatore Pinna rimetteva al regio ministero la traduzione di una circolare del Bey, colla quale

S.A. stabiliva, in base all'accordo passatosi coi governi interessati, l'aumento della tassa doganale; soggiungeva l'agente italiano di avere, nel segnare ricevuta della circolare, rinnovate le sue riserve: esser cioè l'adesione del governo del Re data in via di esperimento, e condizionata al mantenimentQ delle attuali tariffe di esportazione.

Risulterebbe, da quanto precede, la facoltà, per il governo italiano, di chiamare la reggenza, all'osservanza delle antiche stipulazioni: ma, dato pure che le convenienze politiche noi permettano al presente (in considerazione pure degli interessi dei creditori italiani), né quando la Francia si sostituisse alla commissione finanziaria col riscatto del debito tunisino noi, e con noi l'Inghil

terra, ancorché non avesse fatto a tempo debito le opportune riserve, potremo sempre imporre la riduzione al 3 per cento allorquando sarà interamente ammortizzato il capitale dei cuponi arretrati, cioè sparita la causa che provocò l'aumento di 5 punti. Sopra un capitale di franchi 18.110.000 se ne sono a tutto oggi ammortizzati 6.500.000; computando i maggiori e progressivi introiti doganali, il rimanente si coprirà facilmente in dieci anni.

L'Inghilterra, che dal congresso di Berlino in poi mutò interamente la politica sua tradizionale in Tunisia, l'Inghilterra la quale non ha cittadini suoi propri nella Reggenza, ma sudditi maltesi, non avrà difficoltà a sottoporli alle leggi francesi, come non ne ebbe a lasciare invadere questo importantissimo tratto di lido mediterraneo. Ove si opporrà alla Francia con tutte le sue forze od ove la sua voce si farà certamente e con efficacia sentire, si è appunto sui vantaggi commerciali a lei assicurati dalle vigenti convenzioni. Manchester sa di avere, grazie alla tenuità dei diritti di entrata, commercio per tre o quattro milioni di franchi colla reggenza, specialmente in tessuti di cotone e lana, i quali vanno e passano il deserto; le città manifatturiere della Gran Bretagna hanno visto cessare ogni relazione coll'Algeria, retta dalla legislazione doganale e coloniale francese, ed ove le loro merci pagano, a seconda dei generi, il 10, il 12, il 15, il 18, il 20, ed anche il 40 o il 50 per cento. Ammaestrati quindi dalla esperienza, i privati, le camere di commercio ed il Paese, se tollereranno per parte del governo inglese l'abdicazione politica e giurisdizionale, mai e poi mai potranno acconsentire ad una lesione si profonda dei loro interessi, il loro commercio in Tunisia essendo senza esagerazione due o tre volte più importante di quello italiano.

È noto come il trattato inglese venne stipulato per soli sette anni; esser quindi scaduto nel luglio scorso, ma continuare a vigere in grazia di una clausola esplicita, la quale mantiene il trattato in tutta la sua efficacia sino a nuova convenzione. La conservazione di questi privilegi commerciali potrebbe col tempo provocare una divergenza fra l'Inghilterra e la Francia, che l'oculata vigilanza del governo del Re saprebbe senza dubbio sfruttare.

A guisa di complemento, e per norma dell'E.V., osservo che il commercio italiano di importazione, sinora calcolato a due milioni di franchi, tende a prendere uno sviluppo di grande importanza in seterie, panni, tele, maglierie, generi alimentari, carta e zinco; in questi due ultimi articoli la merce italiana vince ogni concorrenza francese, essendo lo zinco dato con ribasso del 15% e l'importazione della carta francese quasi del tutto cessata.

Per quanto concerne l'esportazione, una sola differenza appare fra i due trattati: nell'ultimo capoverso dell'articolo IX italiano è riservata facoltà al. Bey di Tunisi, per misura di pubblico interesse, eU proibire la esportazione dei cereali, dandone però avviso al R. agente tre mesi prima; l'articolo XXII del trattato inglese, nell'accordare al Bey la stessa facoltà, prescrive per l'avviso preventivo un termine di mesi otto. Ma, per quanto i diritti riferentisi alla esportazione non siano contemplati dai trattati, lo statu quo ci è di grande vantaggio. Si sa che questi diritti sono fissati e percepiti dalla commissione internazionale, sottoposta al protettorato dell'Inghilterra dell'Italia e della Francia. Se quest'ultima Potenza attua il suo progetto di riscatto del debito tunisino, cessa di per se stesso il compito della commissione, subentran

dovi quello del governo francese, sia per la riscossione delle imposte, sia per

l'applicazione dei diritti doganali; e la Francia, non inceppata da convenzioni,

li rialzerà a suo talento.

Dopo quanto venni di esporre parrebbe inutile ogni conclusione; ma, per

maggiore chiarezza, non sarà superfluo ripetere come il commercio inglese

non goda di speciali privilegi in Tunisia; come attualmente l'importazione

non paghi che 1'8 %; potersi col mantenimento dei trattati in un prossimo

avvenire ridurre al 3 %; in caso contrario, cessare ogni transazione com

merciale colla madre patria; quanto all'esportazione esser dessa regolata in

modo uniforme dalla commissione internazionale ed in caso di cessazione

delle sue funzioni cadere nelle mani e nell'arbitrio del governo francese; essere

finalmente l'Inghilterra più interessata di noi nella questione commerciale e

perciò sempre probabile e possibile concordare una azione comune e simultanea.

2° Quels droits, prérogatives et attributions sont exercées par notre Consulat

à Tunis dans l'intérèt de nos nationaux en dehors de la juridiction proprement

dite pour la décision des contestations judiciaires.

Questa domanda, per essere formolata in via telegrafica, e quindi senza la

divisione delle frasi, dà luogo a doppia interpretazione. Se vi fosse una sola vir

gola dopo la parola «nationaux », la frase «pour la décision des contestations

judiciaires » non sarebbe che un complemento della prima « en dehors de la

juridiction proprement dite», per cui si verrebbe a chiedere quali siena i diritti

e le attribuzioni esercitate dal consolato all'infuori della giurisdizione. Se invece

la frase << en dehors de la juridiction proprement dite» è posta per così dire fra

parentesi, il pensiero di V.E. sarebbe di conoscere i diritti e le attribuzioni del

consolato per quelle contestazioni giudiziarie che sono all'infuori della giurisdi

zione propriamente detta. Nel primo caso rispondo: non si esplicano altri diritti

o attribuzioni che quelle conferite dalle leggi patrie ed in ispecie dalla legge consolare. Nel secondo osservo invece esistere una procedura specialissima derivante dagli articoli XXII del trattato italiano, XV del trattato inglese e dall'uso invalso.

Lasciando da parte le questioni circa gli immobili, sottoposte al tribunale religioso locale, colla assistenza però di un delegato del consolato, tutte le divergenze, si civili che commerciali, in cui gli italiani siano attori, sono dal consolato trattate dapprima in via amministrativa col governo di S.A., e più specialmente col ministero degli Affari Esteri; in extremis dinanzi al Bey. L'esito dipende talfiata dalla maggiore o minore influenza del consolato presso il

• Bardo, ed ora che la Francia impera si capisce facilmente quanto aleatoria e precaria divenga, nelle presenti circostanze, simile procedura. Nelle vertenze giudiziarie quindi che sono all'infuori della giurisdizione propriamente detta, l'interesse privato è in balia da una parte alle qualità personali del console e dall'altra alla parola d'ordine che venisse per avventura impartita al Bardo.

3° Quels sont les garanties dont nous sommes en possession actuellement pour la protection de nos nationaux dans les contestations étrangères à la juridiction du Tribuna! consulaire italien et jugées par les juges indigènes où par Ies Tribunaux consulaires d'autres nations.

Colla parola (nessuna) si potrebbe rispondere al quesito. Un cittadino italiano, volendo azionare un suddito di Potenza europea, presenta l'istanza o la querela al R. consolato, il quale, dopo aver apposto in calce un decreto di ritrasmissione, ha cura di farla rimettere all'autorità cui la domanda dell'attore si riferisce; identica procedura seguono i sudditi stranieri attori verso gli italiani convenuti. Trasmessa l'istanza giudiziaria, e presa in considerazione dalla competente autorità cessa ipso facto ogni ingerenza dei consoli; nel caso solo di un diniego di giustizia, come sarebbe il non voler prendere in considerazione la domanda dell'attore, si fa luogo a reclami in via diplomatica, facendo naturalmente intervenire il proprio governo. Altre garanzie non esistono.

(l) -Per la risposta, cfr. n. 380. (2) -Ed. in LV 43, pp. 13-16. (3) -T. 880 del 31 ottobre 1882, non pubblicato.

(l) Non pubbl1cato nel vol. III della serie II.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA (l)

L. CONFIDENZIALE. Roma, 6 novembre 1882.

Avrei voluto, attesa la somma urgenza, telegrafarle in cifra, ma non lo potrei senza far passare il telegramma sotto gli occhi del consolato. Quindi le scrivo, e contemporaneamente le trasmetto per mezzo del nostro vice consolato un plico, entro il quale troverà un cifrario particolare di cui V.E. potrà far uso per rispondermi telegraficamente dopo aver letta la presente mia lettera.

Il servizio di S. M. e del Paese esigono che sia affidato l'uffizio di ambasciatore d'Italia a Parigi ad un'alta e sperimentata capacità, e ad un tempo a personaggio gradito e simpatico alla Francia ed al suo governo, benché geloso custode della dignità e degli interessi nazionali.

Non ho saputo, dopo mature considerazioni fissare la mia scelta che sulla persona di V.E., che può essere cosi chiamata ad aggiungere nuovi segnalati servizi ai tanti che ha già resi all'Italia ed alla Casa di Savoja. Arduo è il compito di ristabilire la fiducia ed i buoni rapporti tra due grandi nazioni vicine, senza alterare la nostra situazione politica in Europa, quale è imposta da interessi di un ordine superiore, e da una situazione che per molti anni difficilmente si muterà. Ma un tal compito è degno di lei e del suo potente ingegno, ed io sarò orgoglioso di avere un tal collaboratore e di attestargli in ogni occasione, come credo di aver fatto finora, la mia grande stima e fiducia.

Certamente la nomina di un personaggio nato in Savoja, e che è prima illustrazione di quella provincia oggi francese, è una prima deroga ad una massima finora osservata; ma questa deroga ha un doppio significato: verso la persona di V.E. di una eccezionale confidenza del nostro Augusto Sovrano e del suo governo: e verso la Francia di una particolare deferenza e dimostrazione di amicizia. E così un'antica aspirazione dell'E. V. può oggi adempiersi

senza contrasto con gl'interessi della Dinastia e del Paese che Ella è avvezza a far passare sempre innanzi ai suoi comodi ed interessi privati.

Ora godo di annunziarle che S.M., sulla (unanime) adesione del Consiglio dei ministri a tale mia proposta, si degna approvare la sua destinazione a Parigi. Ed ho anche avuto cura di procurarmi in via affatto confidenziale ed intima, una preventiva manifestazione del vivo compiacimento che di tale nomina proveranno il Presidente Grevy ed il ministro francese.

La Francia nomina ambasciatore a Roma il Decrais anche questa ottima scelta.

Si vorrebbe porre la stessa data a Parigi ed a Roma (o Monza) ai decreti delle due nomine per schivare questioni di precedenza; ma si vorrebbe il fatto compiuto avanti il 9 novembre, giorno fissato per l'apertura delle Camere francesi.

Da ciò la massima urgenza, ed io non dubitando della sua adesione all'onorifica ed importante destinazione, e ad un atto di cosi speciale fiducia del Re e del governo, prego V. E. di significarmela telegraficamente, essendomi sembrato un dovere di delicatezza e di riguardo non dar luogo alla firma dei decreti prima di una sua confidenziale accettazione.

Sarà poi necessaria la sua venuta a Roma per concertarsi su molte questioni. Ma ciò con suo comodo.

(l) Da M.C R, CartE' Mancini.

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L'INCARICATO D'AFFARI DI FRANCIA A ROMA, REVERSEAUX, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI (l)

L. P. Roma, 6 novembre 1882.

S.E. Monsieur Duclerc m'autorisant à laisser à V.E., à titre absolument confidentiel, la copie de son télégramme relatif aux ambassadeurs, j'ai l'honneur de l'adresser à V. E. et de l'informer que mon gouvernement consent à faire porter la meme date aux décrets qui nommeront nos représentants respectifs. Je compte donc sur la promesse que V.E. a bien voulu me faire hier de me prévenir dès que S. M. le Roi et le Conseil auront définitivement arrété leur choix. Pour la forme, je demanderai officiellement l'agrément du gouvernement de la République et je lui transmettrai la date qui aura été assignée par vous au décret de nomination.

ALLEGATO

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI DI FRANCIA, DUCLERC, ALL'INCARICATO D'AFFARI DI FRANCIA A ROMA, REVERSEAUX.

T. CONFIDENZIALISSIMO.

Parigi, 4 novembre 1882.

Je me suis empressé de montrer votre télégramme d'hier soir à M. le président de le République et de le communiquer confidentiellement au Conseil. Nous ne pouvons

qu'apprécier le sentiment qui a dicté la proposition confidentielle de M. Mancini ainsi que la forme elle-meme dans laquelle il vous l'a présentée. Nous y trouvons un gage des di.spositions conciliantes de l'Italie relatives à la solution de la question des ambassadeurs.

Nous faisons le plus grand cas de la personnalité meme du général Menabrea. Je vous prie de le dire à M. Mancini et de lui annoncer que le gouvernement de la République est tout di.sposé à agréer dès maintenant le candidat de M. le mini.stre des Affaires Etrangères d'Italie.

Je compte de mon còté proposer à M. le Président de la République, comme ambassadeur auprès du Roi, M. Decrais, ancien ministre à Bruxelles et directeur politique au mini.stère des Affaires Etrangères. Il me parait inutile d'insister sur les titres qui militent en sa faveur et le recommandent au bon accueil du gouvernenent italien et c'est avec une pleine confiance que je vous prie de faire connaitre nos intentions à M. Mancini.

(l) Da lVI.C R., Carte Mancini.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. CONFIDENZIALISSIMO 1813/1101. Londra, 7 novembre 1882, ore 1,10 (per. ore 2,50).

Projet italien concernant canal Suez discuté par les ambassadeurs à Constantinople à l'époque de la conférence a été adopté par le Conseil des ministres et communiqué à Dufferin dont on a demandé avis, qu'on suppose favorable; il sera ensuite définitivement adopté malgré opposition de plusieurs officiers amirauté. Cette proposition laisse subsister statu qua ante bellum sauf que la navigation du canal sera libre de droit camme elle l'a toujours été de fait. Il serait difficile pour le moment de proposer à Granville une entente avec le gouvernement du Roi, vu qu'on garde le secret le plus absolu à ce sujet et qu'aucun ambassadeur n'en a eu communication jusqu'ici; o n compromettrait inutilement la personne qui m'a donné ces informations.

384

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. 1816/1102. Londra, 7 novembre 1882, ore 9,44 (per. ore 11,30).

Gouvernement anglais a reçu hier communication officielle et détaillée par laquelle la France rejette demande anglaise abolition contròle. Le Foreign Office a prié gouvernement de la République de proposer à son tour un nouveau plan à cet égard; nonobstant les objections de la France, le contròle anglais-français sera aboli.

385

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, CATALANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI

T. CONFIDENZIALISSIMO 1818/1104. Londra, 7 novembre 1882, ore 10,50 (per. ore 13,30).

Voici d'après ce qu'on m'a dit hier le résumé du gouvernement anglais sur lequel on a demandé l'avis de Dufferin: 1° des rapports de suzeraineté et de vasselage entre la Porte et l'Egypte ne seront pas modifiés. 2° Le consul d'Angleterre au Caire exercera les fonctions de résident politique. 3° Un contròleur anglais sera nommé par le Kedive sous le nom de «financial adviser ». 4° Une chambre des notables sera élue d'après un plan qui doit étre présenté par Dufferin pour contròler législation et administration du Pays. 5° Les tribunaux de la réforme seront respectés sauf à étendre leur juridiction sur les indigènes. 6° L'armée sera réorganisée sur un plan qu'on étudie, proposé par l'Angleterre et non pas par Baker pacha. 7° Conformément au projet de M. de Blignières les propriétés des Daivos et Domaines seront probablement vendues.

386

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, AL MINISTRO DELLA GUERRA, FERRERO

D. Roma, 7 novembre 1882.

In risposta alla nota del 4 corrente mese, n. 836 (segretariato generale divisione Stato Maggiore, sezione 2•) (l), il sottoscritto pregiasi informare l'on. ministro della Guerra che il rapporto del prefetto di Cuneo già gli era stato comunicato dal collega dell'Interno.

Lo scrivente si affrettò di dare istruzioni tanto alla R. ambasciata a Parigi (l) quanto al R. consolato generale in Nizza di verificare in via riservata l'importanza l'estensione dei provvedimenti ordinati dal ministero francese della Guerra sul nostro confine.

Si crede tuttavia opportuno di aggiungere che questo incaricato d'affari della Repubblica nello smentire, giorni addietro, la notizia data dal giornale il François che i corpi d'esercito francesi di stanza alla frontiera fossero stati posti sul piede di guerra, soggiungeva che quel governo stava provvedendo all'istituzione di corpi analoghi alle nostre compagnie alpine, e non è improbabile che tale fatto abbia dato origine alle informazioni raccolte dal prefetto di Cuneo.

13H

(l) Non pubblicata.

387

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MANCINI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

T. 889. Roma, 8 novembre 1882, ore 14,20.

Je me félicite de votre heureuse arrivée à Vienne. La presse et l'opinion publique ici, se montrent de plus en plus émues et froissées du refus de rendre la contre-visite à Rome. Cette impression s'aggrave par les paroles ambìgues du comte Andrassy, laissant supposer que la question romaine n'est pas encore entièrement résolue. On nous reproche à moi, ainsi qu'au président du Conseil et à V. E. de ne pas avoir avant la visite de nos souverains à Vienne, négocié comme condition expresse l'endroit où la contre-vlsite se ferait. On est d'accord pour reconnaitre à l'état actuel des choses, l'impossibilité du choix d'une autre ville quelconque qui ne serait pas Rome. Si d'ailleurs la contre-visite allait ne pas avoir lieu du tout, ce serait considéré comme étant pour l'Italie une humiliation et un manque d'égards sans exemple. Quant au reproche qu'on nous fait, V. E. connait parfaitement bien les phases de la negociation qu'ont précédé le voyage de Vienne, l'initiative réitérée de l'Empereur, en présence de la quelle il nous était égalemant impossible soit d'hésiter. so1t d'apposer des conditions s'écartant des formes et usages admis, notre offre de fixer l'entrevue à Budapest où l'Empereur se trouvait à ce moment, ou bien une autre ville secondaire, le choix de la capitale austro-hongroise fait personnellment par l'Empereur, ainsi que le désir personnellement exprimé par Sa Majésté Impériale de voir notre Roi accompagné par la Reine. V.E. n'a, au surplus, certes pas manqué dans cette occasion d'aviser à toutes mesures et précautions compatibles avec la situation. Nous n'avons donc ni remords ni repentirs. S'il y a quelque chose à regretter c'est qu'après les commentaires indiscrets de la presse des deux Pays, on ait laissé maintenant se produire, au sein du Comité des délégations une discussion, qui va rendre inévitables dans notre Chambre, des débats irritants en vue surtout du langage imprudent du comte Andrassy. Je crains malheureusement que le sentiment d'une vraie et confiante amitié envers l'Autriche-Hongrie n'aille etre sérieusement ébranlé chez nous, si on ne hous met pas en mesure de laisser entrevoir comme réalisable dans un avenir non lointain la venue de l'Empereur à Rome. Il me parait impossible, après tout ceci, que V. E. garde avec Kalnoky le silence sur ce sujet briìlant. V. E. tout en déplorant l'incident de Buda-Pesth pourrait avec le tact, l'habilité et l'autorité qui le caractérisent, y trouver le point de départ pour la recherche d'une solution apte à calmer l'esprit public en Italie, et à inspirer mon langage devant le parlement. Monsieur Kalnoky ayant nettement écarté la question politique et déclaré que les rapports de