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SECONDA SERIE

AVVERTENZA

l. Questo volume, primo della seconda serie, abbraccia il periodo compreso fra il 21 settembre e il 31 dicembre 1870: inizia, cioè, col giorno successivo alla occupazione. di Roma da parte dell'esercito italiano e giunge alla fine dell'anno.

2. Il volume è fondato sulla documentazione conservata nell'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri e precisamente sulle sue serie seguenti:

I. Gabinetto e Segretariato Generale:

a) Istruzioni per missioni all'estero, busta l, fase. 8 (Gran Bretagna, istruzioni al Cadorna del 28 dicembre 1870); busta 3 (Santa Sede, missione Blanc del settembre-ottobre 1870).

b) Corrispondenza telegrafica, registri telegrammi in arrivo 12 (16 luglio-25 ottobre 1870) e 13 (25 ottobre 1870-31 luglio 1871); registro telegrammi in partenza 57 (2 settembre 1869-10 ottobre 1872).

c) Carteggio confidenziale e riservato: Sette buste relative alla Questione Romana, busta 2, fase. 4, 5, 6(corrispondenza telegrafica circa l'occupazione di Roma, corrispondenza col generale Cadorna, missione Blanc a Roma);

Quattro buste relative al Concilio Ecumenico, busta l, fase. 6 (lettere del Kulczycki al Visconti Venosta);

Una busta relati·va agli • affari di Roma • -Conclave, fase. 3 (corrispondenza);

Una busta contenente Carte Launay, fase. 2 (rapporti particolari e confidenziali);

Tre buste contenenti carte riguardanti c affari di Africa in gene1·e •, busta 2,

fase. 3 (Tunisi).

II. Divisione c politica • :

a) Registri copia-lettere in partenza: 12 (Austria); 39 (Marocco, Egitto, Tunisi); 48 (Francia); 71 (Inghilterra); 104 (Prussia); 108 (Russia); 132 lTurchia)'.

b) Rapporti in arrivo: pacchi 11 (Austria); 23 (Baden); 24 (Baviera); 27 (Belgio); 52 (Danimarca); 66 e 67 (Francia); 86 e 87 (Prussia); 109 (Inghilterra); 137 (Paesi Bassi); 148 (Portogallo); 151 e 152 (Romania); 157 (Russia); 174 e 175 (Spagna); 189 (Svezia e Norvegia); 191 (Svizzera); 197 (Tunisia); 207 ,Turchia).

III. Notari.ato della Corona: buste 3, 4, 7 (atto di accettazione della Corona di Spagna per parte del duca d'Aosta; Patto di famiglia ed articolo addizionale segreto per regolare la successione al trono d'Italia nella occasione della accettazione della Corona di Spagna per parte del duca d'Aosta; candidatura di un principe di Casa Savoia al Trono di Spagna).

IV. L'archivio della Legazione di Londra (registro dei telegrammi in arrivo maggio 1867-dicembre 1875 e registro dei telegrammi in partenza marzo 1870dicembre 1876) è stato utile per controllare i passi mancanti o di lettura incerta nonchè le date di trasmissione e di arrivo degli analoghi telegrammi conservati nei registri della Corrispondenza telegrafica.

3. Altri archivi, sopratutto privati, hanno fornito un importante contributo per la compilazione del volume: l'Archivio Blanc, cui si è potuto attingere grazie alla cortese liberalità del barone Gian Alberto; l'Archivio Visconti Venosta, conservato a Santena; le Carte Viscol).ti Venosta, conservate a Roma nell'Archivio Centrale dello Stato; le Carte Minghetti, conservate presso la Biblioteca Comunale di Bologna; le Carte Eredità Nigra, conservate presso l'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri.

IX

Alcuni documenti sono frutto di ricerche effettuate nell'Archivio dell'Ufficio Storico dell'Esercito.

Varie notizie complementari, infine, sono state tratte dal fondo Verbali delle deliberazioni del Consiglio dei ministri, vol. II, conservato nell'Archivio Centrale dello Stato.

4. Di questo materiale solo una piccola parte, relativa quasi esclusivamente alla Questione Romana, era già edita in R. CADORNA, La liberazione di Roma nel-< l'anno 1870 ed il Plebiscito, I ed., Torino, 1889, III ed., Torino 1898, e nel Libro: Verde 17 (Documenti relativi alla Questione Romana presentati alla Camera il 29 dicembre 1870). Un documento, il dispaccio del Visconti Venosta al Minghetti del 21 settembre, già edito nel Libro Verde 17, era stato ristampato nel Libro Rosso austriaco Answiirtige Angelegen.heiten, Correspondenzen. des K. K. gemeinsamen Ministeriums des .Aussern, n. 4, vom August 1869 bis November 1870, in Staatsarchiv e in Archives Diplomatiques; un altro documento, il telegramma del Lanza a R. Cadorna del 22 settembre, già edito nel volume dello stesso Cadorna, era stato ristampato in Le Carte di Giovanni Lanza, VI, Torino, 1938; un altro documento, ancora, il dispaccio del Visconti Venosta al Caracciolo di Bella del 24 novembre, era edito nel Libro Azzurro Correspondence respecting the Treaty of March 3'0, 1856, in Staatsarchiv e in Archives Diplomatiques; parimenti già editi erano gli allegati ai documenti nn. 93, 151 e 685 del presente volume.

Le lettere inviate dal Blanc al Visconti Venosta durante la missione romana del settembre-ottobre costituiscono una questione a parte. Esse furono in maggioranza stampate -non pubblicate -con qualche variante nel Libro Verde riservato

• Roma settembre-ottobre 1870 •, edito in numero limitato di copie nel 1895. Una precedente stampa, con qualche variante rispetto alla definitiva del Libro Verde riservato, era stata fatta nel 1894. Il generale Cadorna, nella III ed. del suo libro, pubblicò le lettere del Libro Verde riservato insieme ai documenti del Libro Verde

17. Un'altra lettera del Blanc (il documento n. 206 del presente volume) fu pubblicata in Le Carte di Giovanni Lanza. Solo un piccolo numero delle lettere del Blanc si conserva in originale, nell'Archivio Visconti Venosta di Santena. Dalle altre si conservano copie litografate, in base alle quali fu fatta la stampa, nell'archivio del Ministero Affari Esteri. Un altro esemplare dei documenti, che si è seguito per la 'PUbblicazione nel presente volume, si conserva, trascritto in un copialettere, nell'Archivio Blanc.

(l) Prima che la malattia si .'lggravasse irreparabilmente, il prof. Chabod aveva collazionato personalmente i documenti sugli originali, osserv,.ndone nel modo più rigoroso il testo, la grafia, l'interpunzione anche dove questi •erano manifestamente errati. Parimenti le amplissime note, cui egli attribuiva una importanza del tutto particolare data la necessità di porre a continuo raffronto la nostra documentazione con le ricchissime fonti strraniere, sono state redatte personalmente da lui. Lo ha coadiuvato nelle ricerche, nella correzione e nella compilazione degli indici il dott. Giampiero Carocci.

AB ACR AVV BCB SAW

USE

ABBREVIAZIONI USATE

Archivio Blanc Archivio Centrale dello Stato, Roma Archivio Visconti Venosta, Santena Biblioteca Comunale di Bologna

Staatsarchiv, Wien Ufficio Storico dell'Esercito.


DOCUMENTI
1

IL MINISTRO DEGU ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA (l)

T. RISERVATO URGENTE. Firenze, 21 settembre 1870, ore 17,30.

Nous manquons absolument de nouvelles sur ce qui se passe à Rome. Vous pourriez faire partir ce soir méme Guicc'ioli qui nous porterait les renseignements que nous désirons.

2

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A TOURS, NIGRA, E A VIENNA, MINGHETTI

T. 1381. Firenze, 21 settembre 1870, ore 23,20.

Le Ministre de Prusse m'a donné lecture d'une circulaire de M. de Bismarck sur les conditions de la paioc (2). La conc1usion est celle-ci -Ce que nous demandons doit avoir pour résultat de rendre plus diffi.ciles les attaques probables de la France ·contre les provinces allemandes qui sont sans défense en faisant reculer davantage les points de départ de l'attaque c'est-à-dire les forteresses.

3

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(Ed. in LV 17, lpp. 34-38) (3)

D. 4. Firenze, 21 settembre 1870.

L·e Baron de Kiibeck est venu me donner lectur-e d'une dépeche dans laquelle

S. E. le Comte de Beust expose, avec une élévation d'idées et un sentiment amicai auxquels je me plais à rendre hommage, ses vues sur-la phase actuelle de la question romaine. Ne possédant pas une copie de cette remarquable dépéche,

l

6 ~ Documenti diplomatici • Serie II · Vol. I.

je ne puis vous en donner, ainsi je l'aurais désiré, un résumé fidèle (1). Je me borne donc à appeler votre attention sur quelques points qui, d'après la commurucation orale qui m'a été faite, m'ont semblé les plus importants.

Après avoir rappelé les pourparlers que nous avons entamés à Vienne sur cette question dans les derniers temps, et l'accueil favorable que nos vues ont rencontré auprès du CéUbinet Impérial, S. E. le Comte de Beust reconnaìt que, dans les circonstances extraordinaires dans ,Jesquelles se trouvait l'Europe, il n'y avait dès lors pour nous qu'un seui moyen de veiller efficacement à la sécurité du Chef de l'Eglise, celui d'occuper •Certains points de territoire. Aujourd'hui le Gouvernement Austro-hongrois sans chercher à entraver la liberté de nos décisions dans une question qui l'intéresse cependant au plus haut degré, s'adresse aux sentiments du Gouvernement Italien et appelle notre sérieuse attention sur la nécessité de ne point augmenter les alarmes et de contenir les passions hostiles au Saint Siège. S. M. l'Empereur ne peut voir sans émotion ce qui se passe à Rome; le Gouvernement de l'Autriche-Hongrie se doit donc à lui-mème d'élever la voix et d'insister pour que le Gouvernement du Roi lui donne des assurances tranquillisantes pour ce qui concerne l'inviolabilité du Saint Père et le libre exerdce de ses fonctions spirituelles.

Ma réponse au Baron de Kiibeck a été conforme aux arguments que je vous ai exposés dans mes dépèches du 29 Aout et du 7 septembre (2). Ainsi que le rappelle S. E. le Chancelier, dès le commencement des comp[ica,tions actuelles, nous nous sommes rendu compte de l'impossibilité de laisser la question romaine dans les termes où l'avait laissée la Convention du 15 Septembre 1864. Cette stipulation, faite en d'autres temps et pour une situation tout-à-fait différente, devenait inapplica:ble au fur età mesure que le confiit entre la Prusse et la France prenait un ca:ractère plus grave et menaçait d'avoir (3) de plus vastes1 proportiODJS. Nous sommes profondément reconnaissants au Gouvernement de S. M. l'Empereur d'Autriche-Hongrie d'avoir bien voulu tenir .compte des difficultés toutes spéciales de notre situation, et appuyer par ses bons offices nos vives et pressantes réclamations auprès du Cabinet de Paris.

Tel est de nos jours le caractère des grandes guerres que leurs effets ne se bornent pas à altérer gravement !es rapports internationaux, mais qu'ils exercent aussi une énorme infiuence sur la politique intérieure de chaque pays. En Italie, les effets de la crise actuelle devaient se faire sentir surtout relativement à la question romaine. Nous n'avons pas cessé depuis dix ans d'en exposer les dangers: tous nos efforts tendaient à convaincre l'opinion publique de la nécessité d'une solution. Cette question exposait chaque jour l'Italie à un appel à des interventions étrangères, ou à un débordement des forces révolutionnaires.

Il y a dans la vie des peuples des instants où le Gouvernement ne peut sauvegarder efficacement les principes d'ordre et d'autorité qu'en prenant dans ses mains les questions qui touchent au sentiment national, en s'efforçant de chevcher leur solution afi!). de les soustraire à l'empire des passions et du hasard. Le Gouvernement (4) se trouvait dans un de ces moments; il a la conscieniCe

d'avoir obéi à une de ces nécessités supérieures. * Il était en effet urgent d'aviser à empècher que toute notion d'autorité ne fut emportée dans le tourbillon du dé~oo:dre, et qu'on ne se trouvat tout-à-coup dans l'impossibilité .de sauvegarder le principe monarchique et l'indépendance spirituelle du Saint Siège * (1).

A la nouvelle qu'une insurrection venait d'éclater à Viterbo, nos troupes ont franchi la frontière. Un personnage politique éminent avait été chargé d'apporter au Saint Père une lettre du Roi. Cette lettre a été publiée: elle était de nature à rassurer complètement le Pape sur les conséquences de cette mesure pour son autorité spirituelle.

Inaccessible à nos protestations de respect et à nos offres de conciliation, le Gouvernement Pontificai a voulu contraindre le Gouvernement du Roi à se servir de la force..Nous le regrettons profondément. Nous avons la conviction d'avoir fait tout ce qu'il (2) était humainement possible pour prévenir cette nécessité. L'envoi de plusieurs parlementaires, la lenteur ·calculée de nos opérations militaires, sont là pour témoigner de la sincérité de nos efforts. L'insuccès de la mission de paix que le Comte Arnim a bien voulu remplir spontanément démontre que le Gouvernement Pontificai n'a pas reculé devant de telles extrémités. Il a peut-ètre voulu donner plus de retentissement à ses protestations: le Pape a peut-ètre aussi été obligé de subir les conséquences inévitables de l'·enròlement de volontaires recrutés parmi les hommes les plus exaltés.

Loin de nous étonJ?.er que ces événements émeuvent les souverains et les Gouvernements, nous trouvons cette émotion légitime. Bien plus, nous la partageons. Souverain Catholique, S. M. le Roi aurait voulu pouvoir apporter luimème au Saint Père l'hommage de son affection respectueuse et filiale. La conciliation, que l'intervention étrangère, sous sa (3) double forme d'un protectorat et de l'intrusion d'armes mercenaires, avait rendue jusqu'ici impossible est encore le vceu le plus ardent du Gouvernement du Roi. Aucune dynastie, aucun peuple n'ont des traditions plus sincèrement religieuses, plus profondément catholiques que la dynastie et la nation italienne. Ce n'est pas le Roi Vietar Emmanuel qui portera la main sur les prérogatives du Saint Père, sur les conditions qui lui sont nécessaires pour le libre exercice de son autorité spirituelle. Ce n'est pas l'Italie, qui a toujours gardé précieusement l'unité religieuse, dont l'homogénéité des traditions et du culte n'a jamais été compromise par ses nombreuses vicissitudes politiques, qui cherchera à faire au Saint Siège, qu'elle regarde camme une de ses gloires les plus splendides, une situation moins indépendante, moins grande, moins digne de l'auguste mission que le Pape remplit dans le monde.

L'antagonisme existant entre le .sentiment national et le Pontificat, a été toujours .regardé, ·camme un mal temporaire qui s'évanouira.it au moment (4) où l'on réussirait à dégager le Saint Sirège de ses liens terrestres, de l'héritage (5) funeste des responsabilités mondaines, dans lesquelles il se trouvait impliqué. Cet antagonisme n'a pas affaibli ·chez les Italiens le sentiment religieux. La population est restée aussi attachée qu'aupararvant aux cérémonies et aux habitudes (6) pieuses

du culte catholique. Les membres du clergé qui ont su se soustraire aux querelles des (l) partis et se renfermer dans la sphère de leurs fonctions, ont conservé une grande et légitime infiuence sur les masses populaires. Il n'y a pour nous aucun doute que la lutte ayant cessé, le pouvoir temporel n'étant plus un obstacle au développement national, l'instinct religieux si enraciné et si puissant en Italie,

ne s'épanouisse librement et ne prenne un nouvel essor.

Ces faits sont connus de tout le monde, ces considérations sont évidentes par

elles-memes. Cela devrait suffire à écarter la crainte de nous voir apporter à

Rome une politique mesquine de ,rancunes et de jalousies. L'acquisition d'un

terr:itoire, la possession d'une v:ille, quelque illustre qu'elle soit, n'est pas le

but que nous nous sommes proposé d'atteindre. Nous sommes animés d'une plus

grande ambition. La séparation complète de l'Eglise et de l'Etat, le développe

ment harmonique des forces sociales et religieuses pour moraliser les classes

populaires, l'accord entre la liberté et l'autorité, voilà les maximes que nous

nous proposons de proclamer à Rome.

Nous faisons appel avec confiance aux Gouvernements qui nous honorent

de leur amitié. Nous leur demandons de s'associer à nous pour une ceuvre qui

ne sera pas stéri1e pour la civilisation européenne. Nous espérons qu'ils voudront

prendre acte des garanties que nous sommes pvets à offrir au Saint Père. Elles

sont de nature à souvegarder largement 'son indépendance et le maintien de sa

grande position dans le monde. Je me réserve de vous envoyer à ce suj,et des

instructions plus détaillées. Pour le moment, il suffira de rappeler que Le privi

lège de l'exterritorialité (2) mettra la personne du Saint Père dans la condition

d'un Souverain, en le plaçant dans une sphère inaccessible à toute influence poli

tique: que des Ambassadeurs continueront à représenter auprès de lui les puis

sances, et qu'il continuera d'avoir des nonces auprès de celles-ci: que le mème

privilège de l'exterritorialité (2) couvrira ses palais et ses résidences, que les

Cardinaux auront le (3) rang de Prince et auront les honneurs qui y son atta

chés: enfin qu'une liste civile, garantie au besoin par un traité public, mettra le

Saint Siège à meme (4) d'exercer avec la mème splendeur qu'auparavant ses

fonctions spirituelles.

Il est digne des Souverains catholiques et des gouv,ernements éclairés de

s'associer à nous pour nous aider à mettre hors de discussion l'efficac:ité et la

portée réelle des garanHes que nous offrons au Saint Père. Les bons offices des

Etats réussiront peut-ètre à persuader le Pape qu'il a rempli jusqu'au scrupule

les (5) devoirs de conscience et que la conciliation répond aux véritables intérets

de l'Eglise. Quand bien mème le Pape resterait sourd à ces prières, les gouver

nements ayant des sujets catholiques rempliraient une noble mission en négo

ciant en faveur du Chef de l'Eglise des garanties qui rassureraient complètement

les ,consciences. Ce serait-là, nous en avons la convinction, une politique féconde

en résultats utiles pour la religion et pour la civilisation de l'Europe.

Veuillez donner lecture à S. E. le Chancelier de cette dépeche et lui en

Iaisser copie s'il en exprime le désir.

~3) « Conserveront leur » LV.
(l) -Il Blanc era stato inviato in missione a Roma per collaborare sul piano diplomatico col Cadorna (R. CADORNA, La liberazione di Roma ne!l'anno 1870 ed a Plebiscito, l• ed., Torino, 1889, pp. 125 e 261; nella 3• ed., Torino, 1898, pp. 117, 255-256 e 431); e vi rimase fino al 13 ottobre (cfr. n. 240; e anche n. 140). Per l'inizio della missione, cfr. n. 242. (2) -È la circolare del 13 settembre, per il cui testo cfr. Das Staatsarchiv, Sammlung der ojjìciellen Actenstiicke zur Geschichte der Gegenwart, hrg. von L. K. AEGIDI e A. KLAUHOLD, XIX, n. 4105, pp. 218-219; BISMARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 493-494. Il Visconti Venosta la qualificò • di fredda e ghiacciata come la punta di un elmo prussiano • (S. CASTAGNOLA, Da Firenze a Roma.. Diario storico-politico del 1870-71, Torino, 1896, p. 57,). Cfr. l'appunto dello stesso Visconti Venosta, che riassume la circolare dopo il colloquio col Brassier de Saint-Simon, in I. e E. ARTOM, Iniziative neutralistiche delLa diplomazia italiana nel 1870 e nel 1915, a cura di A. Artom, Torino, 1954, n. 44, p. 85.

(3) Riprodotto in (Rotbuch) Auswiirtige Angelegenheiten, Correspondenzen des K. K. gemeinsamen Ministeriums des J[ussern, n. 4, vom August 1869 bis November 1870, n. 150 annesso, pp. 127-130; Das Staatsarchiv, XIX, n. 4177, pp. 352-355; Archives Diplomatiques 1874, II, pp. 91-94. Trasmesso il 26 ai ministri a Tours, Londra, Berlino, Pietroburgo, Madrid, Lisbona, Bruxelles, Monaco, perchè ispirassero il loro linguaggio alle istruzioni date al Minghetti.

(l) -Cfr. n. 256 e LV 17, pp. 65-66. (2) -Cfr. LV 17, pp. 9-12 e 12-13. (3) -• Acquérir • LV. (4) -• Du Roi » aggiunto in LV, dove pure è aggiunto • et royal ., • et Roi » parlandosi del governo e dell'imperatore d'Austria (rr. 6, 14 e 27 di questa pagina).

(l) Il periodo tra asterischi è stato omesso in LV.

(2) • Qui • LV.

(3) -• La. LV. E tre righi sotto «de traditions •· (4) -• Le jour • LV. (5) -« Du legs • LV. (6) -• Coutumes • LV. (l) -«De» LV. (2) -« Extraterritorialité • LV. (4) -« En mesure • LV.

(5) « Ses » LV.

4

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, RICOTTI

(AVV, mazzo 2, fasc. 2 1/B)

T. Roma, 21 settembre 1870, ore 9 (per. ore 9,30).

In generale entusiasmo grandissimo pel Re e per l'Esercito. Provvisto a s·icur·ezza e primi bisogni. Tentativi sovversivi 'emigrati e feccia popolo e furore popolo contro i papalmi sono sta,te le due caratteristiche del momento oc.cupaziooo fino ad ora, però si fu in ,tempo di tutto prevenire e di impedire nel complesso. Dislocherò diversamente le truppe ·collocando intera Divisione Ferrero a Roma coi 6 battaglioni bersaglieri di riserva ed un Reggimento di Cavai!J.eria pure di riserva. Le altre truppe saranno intanto accampate fuori Città salvo alcune della Divisione Bixio spedite a Civitavecchia accompagnamento papalini. Accantonerei e distribuirei le altre negli ex-Stati pontifici, ma prima desidero aspettare per ogni evenienza ordini di V. E.

5

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3009. Vienna, 21 settembre 1870, ore 17,29 (per. ore 20,40).

Trauttmansdorff Ambassadeur d'Autrkhe à Rome part demain matin pour son poste. Il a pour instruction dans le cas où le Pape voulait traiter avec le Gouvernement italien d'offrir ses bons offices. Beust m'a dit que le Ministre

de Prusse à Rome sera désavoué par son Gouvernement pour sa démarche au Camp de Cadorna (1).

6

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3010. Vienna, 21 settembre 1870, ore 17,20 (per. ore 20,45).

On attend ici M. Thiers avec la conviction de l'inutilité complète de ses efforts. Je le verrai et je lui expliquerai notre situation. J'ai sondé Beust sur les possibilités de faire quelque chose dans le sens indiqué par M. Senard (2),

~

mais il a exclu toute démarche comme inopportune. Au fond la Russie s'est effacée et en outre elle a paralysé toute... [manca: initiative?] de l'Autdche. Nous devrions donc agir isolément et sans espoir de concours d'aucune autre Puissance. Tel est l'état actuel des choses.

(l) -Per il tentativo di mediazione del conte Arnim, il 17 settembre, cfr. CADORNA, op. cit., pp. 171, 174-175 e 553 (con varianti nella 3• ed. a p, 164); S. W. HALPERIN, Italy and the Vatican at War. A Study of their Relations from the Outbreak. of the Franco-Prussian War to the Death of Pius IX, Chicago, 1939, pp. 55-58. E cfr. qui appresso, n. 50. (2) -Iniziativa dell'Italia perchè le Potenze neutre intervengano contro il bombardamento di Parigi e lo smembramento della Francia (tel. Visconti Venosta a Minghetti, 20 settembre, n. 1379\.
7

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 21 settembre 1870, ore 23,30 (per. ore 0,40 del 22).

Junte résigné fonction. Kanzler a écrit à notre Commandant au nom du Pape demandant troupes pour le Sainrt-Père menacé. Commandant a répliqué par écrit ne pouvoir refuser mais constater avoir demandé et reçu de Kanzler, en concluant capitulation, l'assuranc·e que les palatins et Suisses laissés intacts, suffire à sureté Pape. Il a ajouté que les troupes qu'il allait envoyer seraient retirées aussitòt que le Pape le permettra. 2 Bataillons on été envoyés mais ils ont été reçus par le Peuple avec une telle explosion enthousiaste qu'ils ont

cru devoir demander des instructions. Le Commandant a ordonné d'etre sévères contre tout insulte aux autorités et institutions ecclésiastiques.

8

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 21 settembre 1870, ore 23,45 (per. ore 2,10 del 22).

Ordres sont donnés pour que le Palais Farnese et tout ce qui appartient aux Bourbons soit respecté. Commandant Masi et Sermonette ne m'ont latssé jusqu'ici un instant pour vous éorire. Vous aurez par le Ministère de la Guerre copie de la capitulation. Partie honnete de la population demande que l'autorité militaire soit sévère pour maintenir ordre contre les criminels de toute espèce que Rome ·contient et contre les mazziniens qui y arrivent. Asrsurance donnée formeUement dans ce sens faLt impression excellente. Notre Ministère de l'Intérieur pourrait profiter de l'occas·ion de pouvoir militaire pour débarrasser le pays de beaucoup d'éléments dangereux. Serait à désirer hàter envoi nos gendarmes et bons agents de police. Le parti d'a.ction fit afficher à peine nos troupes entrées prétendue junte que le Commandant a désavoué. Junte présidée par Général Masi qui inspire confiance .général'e sera rproclamée aujourd'hui. Corps diplomatique venu offi.ciellement au quartier général après assaut furent [sic] :pleins de déférence et déclare venir seulement recommander nationaux. Tous ars.surent avoir conseillé de ne point résister. Chargé d'Affaires Français m'a dit que notre attente sous le feu pontificai et not.re action rapide étaient très bien (résident) [sic] et que laisser Pape cité Léonine aucun ne peut nous demander compte de ce que feront les Romains. Je verrai aujourd'hui d'Arnim tl'ès frappé de· •ce que la Brigade Vecchi n'a pas répondu au feu des bastions de la cité Léonine contre lesquels était ordre pars .tirer. Pendant l'attaque nombreux officiers indigènes empechèrent leurs troupes tirer. Il y a eu confiit entre les Pontificaux et la population sur divers points de ,Ja ville. Il y a eu des morts. Informations confi.rment détails que je vous ai écrit et que je croyais

exagérés sur terreur qui régnait à Rome. Aecueil des Romains à nos troupes est enthousiaste, beaucoup de peine soustraire les Zouaves à la fureur du peuple.

Armée pontificale a passé devant nous, on lui a rendu honneurs militaires. Institutions ecclésiastique [sic] sont contre désordres. Pape reste au Vatican. Nombreux cléricaux parlent déjà favorablement de esprit de nos autorités militaires disant avant peu de jours nous verrons directement venir à tnous [sic]. On saisira première occasion de donner au Pape témoignage éc1atant respect.

9

IL MINISTRO A MONACO DI BAVIERA, MIGLIORATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. come estratto in LV 17, p. 39) (l)

R. 172. Monaco, 21 settembre 1870 (per. il 23).

Ho ricevuto * nella notte d'jeri * il telegramma col quale V.E. si compiacque informarmi * dell'insuccesso ch'ebbero le pratiche del Ministro dì Prussia a Roma, onde evitare una resistenza inutile contro le reali truppe per parte dell'esercito pontificio. Mi è poscia giunto stamane il susseguente di lei telegramma, col quale mi notifica, Signor Ministro * che le nostre truppe entrarono jeri a Roma dopo una breve resistenza per parte della legione estera * al servizio del Papa, il quale ordinò loro finalmente che cessassero il fuoco.

Non avendo potuto jeri vedere il Ministro degli Esteri* ebbi stamane l'onore di fare ad esso l'annunzio degli avvenimenti in discorso. Il Conte di Bray mi ha dato atto di queste comunicazioni e mi espresse la sua soddisfazione

* -che il Papa abbia dato l'ordine a suoi soldati di cessare ogni resistenza; per cui disse egli, d possiamo rallegrare • che • il • tutto sia finito senza quasi spargimento di sangue. * -Egli era occupatissimo e non potei trattenermi più a lungo con lui. Mandati alle 7 a. m. alle Legazioni di Sua Maestà a Stoccarda e Carlsruhe i due telegrammi contenenti le comunicazioni in discorso. •
10

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 40)

R. 1251. Tours, 21 settembre 1870 (per. il 25).

Ho ricevuto stamane il telegramma col quale l'E. V. mi fece l'onore di annunziarmi che le regie truppe sono entra·te jeri a Roma dopo una breve (2) resistenza delle milizie stranier,e che cessarono H fuoco dietro ordine del Papa.

* Giusta il desiderio dell'E. V. mi sono affrettato a trasmettere questo telegramma alla Legazione di Sua Maestà all'Aja * (3).

L'ho pure immediatamente comunicato (l) al Signor Crémieux, Membro del Governo della difesa nazionale, Guardasigilli, e Presidente della delegazione governativa stabilita in Tours.

Il SLgnor Crémieux mi ha espresse le sue vive felicitazioni pel fatto annunziatogli.

(l) -Il testo di LV risulta da una rielaborazione, più succinta, del testo. Sono stati omessi tutti i passi fra asterischi. (2) -• Lieve • LV. (3) -Il periodo tra asterischi manca in LV.
11

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 178. Pietroburgo, 21 settembre 1870.

La notizia che ho avuto l'onore di trasmettere all'E. V. con miei ultimi due telegrammi in data del 6-18 e del 9-21 danno [sic] compimento alla prima fase dei negoziati del Governo Russo per ridurre a conciliazione i belligeranti e definiscono il carattere della politica da esso seguita nelle presenti contingenze, il quale apparisce finora quel medesimo che ebbi l'onore di segnalare all'E. V. fin dal primo abboccamento che ebbi col Principe Cancelliere sulla lega degli Stati neutrali iniziata a Londra. La Russia, cioè, non vi prese parte che nell'intento di circonscrivere la guerra a favore dell'esercito Prussiano, e si è costantemente riservata la sua libertà di azione per l'avvenire, rifiutandosi ad accettare l'impegno ·che il Gabinetto di Vienna pretendeva di porre come condizione alla lega suddetta, vietando alle Potenze collegate la facoltà di operare appartatamente; ed in questo come in altri esempi della diplomazia contemporanea uopo è riconoscere l'accorgimento e l'abilità del Principe di Gortchakow, il quale ha sempre saputo contentare le aspirazioni nazionali e i sentimenti politici del suo Sovrano, senza ·compromettere la sicurezza dell'Impero.

Ultimo e più chiaro segno di questa benevolenza della Corte di Russia per la causa Germanica e Prussiana si fu il conferimento delle insegne militari di

S. Giorgio della seconda classe al Principe Reale di Sassonia e al Generale di Moltke.

I consigli di moderazione che l'Imperatore Alessandro non resta di dare al suo Regale Zio debbono nonpertanto riguardarsi come sinceri; e molto frequenti sono in questi giorni le comunicazioni fra i due Sovrani di cui il Generale di Werder, Agente militare prussiano si è il principale ·intermediario a Pietroburgo.

Fu noto specialmente al Corpo diplomatico qui residente un telegramma dell'Imperatore al Re Guglielmo in data del 27 agosto-8 settembre col quale gli faceva le più vive instanze perchè usasse temperatamente della vittoria, e che il Principe di Reuss, Ministro di Prussia, fu inv.itato a parafrasare e ad avvalorare con una sua propria comunicazione. Laonde non è da credere che per essersi disgiunta dall'opera comune delle altre Potenze, ed aver voluto anzi farsi parte da sè stessa negli uffici della mediazione l'influenza della Russia non sia per esercitarsi con minor profitto per la Francia e per l'equilibrio europeo.

(l) c Ho immediatamente comunicato questa notizia. LV·

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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 1/D)

L. CONFIDENZIALE [12] (1). Vienna, 21 settembre 1870.

A commento del mio telegramma d'oggi (2), è bene che tu sappia che prima di tutto il Beust mi disse che credeva che l'Arnim sarebbe desavoué dal suo governo pel passo fatto al campo di Cadorna. Quindi ne dedusse la necessità di astenersi da atti che non siano sicuramente accettati dalle due parti: finalmente accennò che il Trautmansdorff andando a Roma aveva per istruzione di offrire i suoi buoni uffici, se il Papa volesse trattare, e se a noi riuscisse gradito. E sin qui sta bene, la cosa mi parve in regola. Ma il Beust mi chiese anche con mo'lta curiosità se fosse possibile H trasferimento immediato della capitale. Risposi che un certo tempo avrebbe dovuto passare necessariamente sia per riconoscere la volontà dei romani, sia perchè il Parlamento votasse il trasferimento e fornisse i fondi necessarii.

Questa curiosità mi mise in sospetto che si collegasse colle istruzioni del Trautmansdorff. Forse non è ma è bene che tu sappia tutto. E ne concludo che bisogna in ogni modo 'camminare ,con tutta la rapidità che sia compatibile colla serietà e dignità degli atti.

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IL MINISTRO DELLE FINANZE, SELLA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(BCB, Carte Minghetti, cart. XV, fase. 127)

L. P. Firenze, 21 settembre 1870.

Eccoti il Lazzerini con quello che occorre. Non dubito che riescirai a comporre ogni cosa in pochi giorni (3). Nei momenti a.Uuafi ove si tratti di far cosa grata alla Corte di Vienna che ci fu e che abbiamo bisogno ci sia favorevole nella questione Romana, puoi usare qualche larghezza. Lo dico a te che son sicuro avrai un occhio alla brace e l'altro alla padella, cioè alla bolletta.

Siamo finalmente a Roma! Grande grandissimo avvenimento.

(Beust a Visconti Venosta, 19 dicembre 1870, SAW, PoL. Arch., XI/76; Francesco Giuseppe a Vittorio Emanuele II, 21 dicembre 187<J, ib. XI/76). Il Minghetti, con lettera al Visconti Venosta del 26 settembre, scriveva che si sarebbe occupato • assai • per vedere di liquidarele pendenze. (A VV, mazzo 6, fase. 5 l /D). Il comm. Michele Lazzerini era procuratore generalealla Corte dei Conti. Cfr. n. 150, e anche L. LuzZATTI, Memorie, I, Bologna, 1931, p. 309 (lett.del Minghetti, 30 settembre 1870).

Io so che tu partecipi a tutti i nostri palpiti, e so che sei stato il più efficace consigliera per decidere Emilio a superare le sue titubanze, le quali a dir lo vero non furono e non sono poche. Io ti ringrazio quindi vivissimamente dell'aiuto capitale che desti a coloro i quali come me vedono in Roma il fata trahunt. San certo che tu sarai pure d'avviso che ora bisogna andare fino in fondo e portare anche in Roma la capitale dando naturalmente al Papa tutte le guarentigie che Cavour Ricasoli tu e tutti gli uomini più eminenti d'Italia hanno escogitate.

Parmi che all'aprirsi del Parlamento dovrebbe proporsi una legge cogli articoli

l) Sanzione del plebiscito

2) Guarentigie al papa

3) Capitale a Roma

4) Bilancio del 1871 e poteri occorrenti

Se mai anche questo fosse il tuo ordine di idee incoraggia il nostro bravo Emilio, cui giova fra tanto contrasto di opinioni un autorevole conforto, e niuno più efficace di quello ·che provien da te.

Son certo che sei informato di ogni cosa meglio di me e non aggiungo altro.

P. S. -Il motto Roma è nostra fu una scintilla elettrica che corse da un capo all'altro d'Italia eccitando un entusiasmo profondo. Anche Firenze fu ammirabile. Tu devi anche essere lieto. Per g:li autori della convenzione del Settembre 1864 è anche splendido trionfo. Senza la vostra politica ci sarebbe forse ancora la bandiera francese.

(l) -Il numero d'ordine della l. confidenziale, omesso dal Minghetti, è posto qui e altrove, nei casi analoghi, secondo una nota redatta dal Minghetti stesso, sulla sua corrispondenzaconfidenziale con il Visconti Venosta, e qui pubblicata al n. 184. (2) -Cfr. n. 5. (3) -Si trattava delle pendenze finanziarie ancora da risolvere in rapporto al trattato di pace del 3 ottobre 1866. L'Austria doveva pagare all'Italia una indennità, che nelle primitive offerte fatte dal Governo di Vienna ammontava a due milioni di fiorini e che venne successivamente elevata a quattro milioni (pari a poco più di 8 milioni di lire italiane). Dal canto suo il governo italiano era tenuto a pagare delle indennità ai principi spodestatidegli ex Stati della penisola, membri della famiglia imperiale, e cioè all'ex granduca di Toscana e all'ex duca di Modena (per i termini essenziali della questione, cfr. CASTAGNOLA, op. cit., pp. 123-125; e cfr. anche qui appresso n. 150). Per< concludere i negoziati il ministro delle finanze austro-ungarico, Melchiorre de Lònyay, si recò a Firenze nel dicembre 1870
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (1), AL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA (2)

(Ed. in CADORNA, op. cit., p. 263)

T. RISERVATO. Firenze, 22 settembre 1870, ore 14,30.

Ella può dichiarare esplicitamente che le truppe saranno ritirate dalla Città Leonina sulla medesima richiesta per la quale vi furono mandate.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA, AL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA

(USE)

T. RISERVATO 2772. Firenze, 22 settembre 1870, ore 18,45 (per. ore 19.50).

Riguardo alla continuazione della occupazione della città Leonina per parte delle nostre truppe di cui suo telegramma n. 198 (3) si conformi volontà Papa.

Il Cadorna ha confuso questo col successivo tel. del Lanza, n. 15; e a n. 81 Io ha attribuito al Sella.

(l) Secondo il Cadorna, il telegramma fu spedito dal Consiglio dei Ministri che certo discusse la questione (cfr. CASTAGNOLA, op. cit., p, 61); nella 3• ed. dell'opera, p. 257, il Cadorna dice • dal presidente del Consiglio dei Ministri •. La minuta del telegramma è invece tutta di mano <lei Visconti Venosta, con firma e data dell'ora di spedizione, su carta intestata del Ministero degli Affari Esteri. L'originale, conservato nell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore, Difesa-Esercito, è a firma del Visconti Venosta. Cfr. n. 18.

(2) -Il telegramma fu trasmesso attraverso l'Ufficio telegrafico del Ministero della Guerra. (3) -Cfr. n. 21.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA, AL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA (l)

(Ed. in CADORNA, op. cit., pp. 261-262; Le carte di Giovanni Lanza, VI, p. 140)

T. 2386. Firenze, 22 settembre 1870.

Il suo contegno verso il Pontefice deve essere sommamente benevolo e conciliativo, usargli tutti i riguaxdi dovuti ad un Sovrano, rassicurarlo sulla ferma volontà del Governo ttaliano d'impedire ogni offesa o sfregio aHa religione e ai suoi ministri, man.tenere severamente l'ordine e la sicurezza delle persone, delle rpr01Jrietà.

Esplori pure, se una visita di ossequio non gli riuscirebbe sgradita, onde a voce possa esprimerle questi intendimenti a nome del Sovrano e del suo Governo. Del resto si inspiri ai sensi espressi da Sua Maestà nella lettera a·l

Pontefice, ed alle istruzioni date al conte di San Martino.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 22 settembre 1870, ore 8,50 (per. ore 9,05) (2).

Papa •e Antonelli esprimono in conversazioni particolari bienveillant [sic] per le nostre truppe di cui riconoscono .condotta esemplare (3). L'iJmpressione generale è che il Vaticano non è radicalmente ostile tuttavia non è impossibile che sia ancora lanciata scomunica. Comandante generale prega V. E. di rispondergli sul modo di contenersi verso il Papa. Ci vuole certamente molta prudenza per non esporre la sua dignità. Cependant pourriez scrivergli assicurandolo delle dispositions du Gouvernemnt qui sont probablment favorables à tout acte de courtoisie et de respect fait avec précaution convenable. Silvestrelli Pantaleoni ed i membri della nuova giunta mi pregano di far pervenire al Ministero dell'Interno quanto segue testual[mente]: le rappel et départ de Silvagni in questo momento sarebbe déplorable et empécherait quel poco ordre qu'on tache de mettre dans le gouvernement.

18

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(USE)

T. RISERVATO 194. Roma, 22 settembre 1870 (per. ore 12 circa) (4).

Come V. E. già •Conosce, occupata jeri con truppe in seguito di richiesta che ho desiderato autentica anche Città Leonina -Mi occorre ora conoscere nettamente dal Governo se debbo dichiarare che truppe saranno ritirate dietro richiesta ·consimile.

(l) -n telegramma fu trasmesso in risposta ad un telegramma in pari data con cui il Cadorna chiedeva al Lanza istruzioni per il suo contegno verso il pontefice. (2) -Questo tel: è pubblicato in .Le carte di Giovanni Lanza, VI, P.. 142, come d.ir~tto al presidente del Consiglio, :.:..anza, e 111; ~ata 23 se.ttembr~, ore 9 ~attma.. Que~!l e m~ece certamente una comunicazwne del Mm1stero degh Ester. (come r'iSulta sta dall mtestaztone c Ministère des Affaires Etrangères • sia dal fatto che il tel. è tutto in italiano) al presidente del Consiglio. . . (3) -Le parti in francese sono quelle trasmesse in cifra; quelle m ttaliano generalmente trasmesse c in chiaro •. (4) -Alle ore 12,15 il M.inistero degli Esteri lo trasmetteva a quello della Guerra per la decifrazione. Cfr. n. 14.
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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 22 settembre 1870, ore 20,50 (per. ore 21,24).

V. E. avrà ricevuto miei telegrammi di jeri (l) contenenti tratti caratteristici della situazione. Oggi réunion populaire ha nominato junte proposée par parti démocratique che si era établi au Capitole dopo entrée troupes ma ..... [manca: Masi (2)] che sembra avere degli engagements avec le parti ha retardé jusqu'ici formation junte concertée par nous con Sermonette. Ma questa soir Commandant Général reprend heureusement la direzione personale degli affari e nomme la junte Sermonette. Vi è molto entusiasmo nel popolo e molto buon volere nella aristocrazia mais la révolution et la réaction plus les criminels di ogni spece essendosi dato rendez-vous ici il faut que l'autorité si affirme senza transaction inopportune et sans hésitation. Io partirò domani per Firenze. Finora nulla di nuovo al Vaticano.

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IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA

(USE)

T. RISERVATO 195. Roma, 22 settembre 1870.

Sarebbe assai conveniente affrettar plebiscito e farlo contemporaneamente in tutte provincie. Prego stabilire giorno. Generai Masi non ha ricevuto stampati plebiscito.

Voglia inviare cifrario per corrispondere direttamente cotesto ministero.

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IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, RICOTTI

(USE)

T. RISERVATO PRECEDENZA ASSOLUTA 198. Roma, 22 settembre 1870.

Si sta componendo la Giunta di Governo lavorio difficile e delicato. Nella Città Leonina l'ordine è assicurato. .AJttendo se devo o no ritirare truppa secondo ordine del Ministro Esteri. Oc,cupati Mini.9teri tutti Ministeri [sic] che andavano in sfacelo. Garantite con guardie case diplomatiche i cui stemmi pontifici il popolo voleva abbattere. Si fanno ,consegne Genio ed ArtigHeria. Prego Governo non ascoltare dicerie mentre noti mancherò delle cose interessanti anche in mezzo a gravi occupazioni di ragguagliarlo.

(l) -Cfr. nn. 7 e B. (2) -Cfr. CASTAGNOLA, op. cit., p. 62 e n. l.
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IL MINISTRO DI FRANCIA A FIRENZE, SENARD, A VITTORIO EMANUELE II (l)

(Ed. in LV 17, pp. 41-42)

Firenze, 22 settembre 1870.

Je n'ai pas voulu porter un visage, malgré moi, toujours triste et anxieux au milieu des joies si vives et si légitimes qui saluent la délivrance de Rome et la consécration définitive de l'unité italienne.

Mais je ne veux pas différer d'un instant à adresser à V otre Majesté, au nom de mon Gouv,ernement et en mon nom personnel, mes félicitations sincères pour cet heureux événement et l'expression de mon admiration pour la modération et l'énergie qui ont présidé à sa réalisation.

Le jour où la République Française a remplacé, par la droiture et la loyauté, une politique tortueuse qui ne savait jamais donner sans retenir, la Convention du 15 septembre a virtuellement cessé d'exister, et nous avons à remercier Votre Majesté d'avoir bien voulu comprendre et apprécier la pensée qui a seule empeché la dénonciation officielle d'un traité qui, de part et d'autre, était mis au néant.

Libre ainsi de son action, Votre Majesté l'a exercée avec une merveilleuse sagesse.

C'était bien peu pour le Roi d'Italie, disposant de toutes les forces d'une grande nation, de briser les vieilles murailles de Rome et d'avoir raison de la résistance de la faible armée pontificale.

Mais ce qui est vraiment <beau, vraiment grand, c'est d'avoir su, dans cette question délicate, allier si parfaitement avec les nécessités politiques tous les respects et tous les ménagements dus aux sentiments religieux.

Votre Majesté, en cette circonstance, a fait un appel à la conciliation dans des termes si nobles et si dignes, qu'il doit etre et qu'il sera, je l'espère, entendu..

Pour moi, malgré les circonstances douloureuses qui m'ont amené ici, j'éprouve du bonheur à me trouver sur une, terre où, comme dans ma chère France, on sent si bien battre le creur du pays, et où les résolutions politiques ellesmemes sont toujours empreintes de générosité et de grandeur.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 40-41)

R. 659. Berlino, 22 settembre 1870 (per. il 25).

Je me suis empressé de communiquer au Secrétaire d'Etat le télégramme de V. E. annonçant l'entrée des: troupes royales à Rome après une courte

(CASTAGNOLA, op. cit., pp. 58-60). Sulle vivacissime discussioni a cui diede luogo, in Francia, questa lettera, cfr. J. VALFREY, Histoire de La diplomatie du gouvernement de La défense nationale, Paris, 1871, I, p. 40;

A. SoREL, Histoire diptomatique de La guerre franco-allemande, Paris, 1875, I, pp. 368-369;

G. RoTHAN, L'AUemagne et l'Italie 1870-1871, II. L'Italie, Paris, 1885, p. 125 sgg.; L. CHIALA, Pagine di storia contemporanea. Dat 1858 al 1892, I, Torino-Roma, 1892, pp. 75-77.

résistance. La meme nouvelle avait été déjà transmise par le Comte Bra,ssier de Saint Simon.

M. de Thile, en recevant cette communication sur un événement aussi remarquable au double point de vue politique et religieux, s'est abstenu de tout commentaire. Il n'avait aucune instruction du Comte de Bismarck pour régler son langage à cet égard. Les journaux officieux observent également une grande réserve en se bornant à enrégistrer les faits. On cherche évidemment à tenir la balance égale entre les protestants et les catholiques pour n'indisposer ni les uns ni les autres, et je n'ai pas besoin d'ajouter qu'ici dans ce moment l'attention est bien plus tournée vers Paris que vers Rome.

(l) Questa lettera fu comunicata dal Lanza al Consiglio dei Ministri, lo stesso 22 set-tembre : e il Lanza ne trasse occasione per appoggiare • caldamente • la proposta del Senard per un intervento diplomatico, italiano presso Guglielmo I di Prussia a: favore della Francia

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IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. come estratto in LV 17, pp. 43-45)

R. 129. Londra, 22 settembre 1870 (per. il 27 ).

Il Signor Conte Granville, al quale m'era affrettato di spedire ieri mattina in modo particolare una copia del telegramma di V. E. che annunziava l'entrata delle truppe Reali a Roma, essendo ieri stesso ritornato di poi a Londra dalla sua campagna, ebbi l'onore d'avere col medesimo ieri sera una piuttosto lunga conversazione, che già Le ho concisamente annunziata col mio telegramma di ieri sera. Sua Signoria mi ringraziò molto vivamente di questa sollecita partecipazione ch'io gli aveva fatta e se ne mostrò assai soddisfatto. Egli non mi fece nel corso della conversazione alcuna dichiarazione esplicita delle opinioni del Governo Inglese su questo soggetto, ma, durante la conversazione medesima, il suo contegno, l'espressione di sensi benevoli, ed i soggetti stessi del nostro discorso non mi lasciarono dubbio che la notizia ch'io gli aveva data gli era riuscita gradita. Per * la * (l) parte mia poi m'astenni dal provocare al presente alcuna dichiarazione, * attenendomi al sistema che, a quanto parmi, molto opportunamente e dignitosamente il Governo del Re ha adottato, -di limitarsi a prevenire le Potenze di dò che intendeva di fare, dicendone i motivi, di fare e compiere l'opera all'interno dell'Italia, -riservandosi, a cosa fatta, di aspettare la ricognizione ufficiale per parte dei Governi dell'Europa dei fatti compiuti * (2).

Ciò però non poteva impedire ·Ch'io portassi il discorso sopra soggetti che dessero occasione a Sua Signoria di esprimere in qualche modo le sue impressioni. Dissi pertanto al Signor Conte ch'io riputava una fortuna la pronta riuscita nel conseguimento dello scopo che il Governo Italiano s'era proposto, ·essendochè queste imprese non si dovessero (3) incominciare se non a quel momento in cui esistessero (4) i più desiderabili elementi e le circostanze per un pronto ·e prospero scioglimento ma si dovessero (3) poi fare in modo che fossero con moHa :efficacia d.i mezzi e con molta celerità compiute.

Soggiunsi che parevami che, se il Governo del Re aveva con una grande longanimità fatta la pPima parte, avesse poi convenientemente ed opportunamente fatta la seconda. Il signor Conte si mostrò aderente (l) a queslta mia opinione, specialmente allorquando dissi che simili operazioni devono essere fatte con efficacia e con celerità. Io feci poi notare al Signor Conte che causa della riuscita cosi pronta era, per la più gran parte, il fatto, ·che sempre si era manifestamente rivelato in Italia ogni qualvolta si era tratta.to di alcuna cosa che si riferisse alla sua integrazione ed alla sua unificazione, cioè che il frutto era nelle popolazioni perfettamente maturo e *che * (2) codesto alto e nazionale scopo era voluto fortemente e deliberatamente da tutti.

Essendo poscia caduto il discorso sulla condizione indipendente e libera che il Governo Italiano era deliberato di :f'are al Pontefice, * secondo le proposte ch'io aveva particolarmente comunicate al Signor Gonte * (2), indicai al medesimo il contegno tenuto fin quì dal Governo e dal Parlamento sul soggetto della libertà religiosa.

Dissi a Sua Signoria che l'applicazione di questa libertà, e la separazione gradualmente fatta in Italia delle èompetenze civili e politiche dalle competenze religiose, era stato uno dei più potenti mezzi morali, posti in opera dal Governo e dal Parlamento, per lo scioglimento della quistione Romana. Le leggi italiane ed il Governo avevano richiamato alla podestà civile tutto ciò che non era spirituale e religioso e che apparteneva naturalmente al potere civile stesso ed al laicato, ma ciò, oltrecchè era il dritto dello Stato, era pure la condizione indipensabile per dare alla Chiesa la più larga libertà nelle cose spirituali e per mettere in atto il principio della libertà della coscienza. E questo principio si va sempre più applicando in I•talia, ove la libertà di coscienza esiste ornai molto largamente ed ove la legge ed il Governo hanno volontariamente rinunziato ad ogni ingerenza nelle cose religiose. Ciò poi che assicura all'Italia il pieno e duraturo trionfo della libertà di coscienza è ch'essa è nei costumi, nelle tendenze e nelle opinioni del paese più assai di quello che non sia stata portata nelle leggi positive e scritte.

Per quanto poi riguarda in ispecie lo stabilimento delle condizioni d'indipendenza e libertà del Pontefice, dissi al Signor Conte che questo era atto di buona politica e quasi di politica necessità per l'Italia, massime se il Papa, com'era a desiderarsi, vi rimanesse; poichè codesta ·condizionE> era il solo mezze.. col quale il Governo Italiano potesse sciogliersi per sempre ed anticipatamente da ogni partecipazione alla risponsabilità di ciò che il Papa e la Chiesa di Roma potessero fare, anche nelle relazioni cogli altri popoli Cattolici dell'Europa.

Sua Signoria ascoltò con benevola attenzione l'espressione (3) di quest'idee e mi espresse per es,se la sua soddisfazione e la sua adesione.

* Il Signor Conte portò quindi egli medesimo il discorso sul soggetto dei trasporto a Roma della sede del Governo, notando che in Italia non si sarebbe forse tardato a domandarlo, e lasciando travedere come ciò potrebbe per avventura creare delle difficoltà al Governo. Risposi al Signor Conte ch'io non conosceva le intenzioni del Governo a questo riguardo e che, niuna istruzione avendo

{l) c Assenziente • LV. {2) Omesso in LV.

ricevuta su questo soggetto, non poteva perciò dirgli che le mte opinioni ed impressioni affatto personali. Quanto a me, gli dissi, che non mi dissimulava le difficoltà che possono venire da considerazioni della vita politica e sociale della città di Roma da molti secoli addietro, dal contatto quasi immediato del centro del Governo col Capo della Cattolicità e colla Santa Sede vivendo tutte le persone contro le quali 'si sarebbe compiuta la cessa2lione del potere temporale del Pontefice e le difficoltà non meno gravi di carattere igienico, le quali per avventura avrebbero richiesto una dilazione al trasporto della sede del Gov-erno, onde av-er tempo per cessare o diminuire coteste difficoltà.

Però queste cose, essendo tutte di carattere transitorio, non possono dar luogo che ad una quistione di tempo e di opportunità. Al postutto poi, dappoichè sia risolta la quistione della ·céssazione del potere temporale del Pontefice, nella quale soltanto possono le Potenze Cattoliche avere un interesse dal punto di vista dell'indipendenza e della libertà della Santa Sede, il decidere e fissare il tempo rin cui si farà il trasporto della sede del Governo a Roma era una quistione meramente interna dell'Italia, ed in essa vi sono imp-egnati troppo ragguardevoli e positivi interessi perchè non si debba credere che sarà sciolta convenientemente e senza ostacoli dal Parlamento d'accordo col Governo.

Per ultimo Iii S:ignor Conte Granville mi •chiese qualche spiegazione sull'interV>ento del Conte d'Arnim presso il Comandante in capo delle Regie truppe della spedizione nel territorio Romano.

Risposi a Sua Signoria che, per quanto mi risultava, il Conte d'Arnim s'i era spontaneamente interposto per fare l'ufficio che anche i giornali aV>evano riferito; che questa interposizione era stata ed aveva avuto un carattere affatto personale e ·che lo scopo era stato, per quant'io sapeva, amichevole ,ed umanitario, siccome quello ch'era diretto a risparmiare un'inutile effusione di sangue; che d-el resto però io non aveva ricevuto r1struzioni speciali sopra questo soggetto il quale parevami che non avesse dato luogo a richiamare in modo particolare l'attenzione del Governo * (1).

V. E. potrà giudicare della significazione che questa ·conversazione può avere * in relazione alle impressioni di Sua Signoria dopo la nostra entrata nella città di Roma ed anche a questo fine ho C!'eduto opportuno di fargliene llll particolareggiato rapporto * (2). Mi rimane solo a soggiungerle essersi semp:re nello stesso spirito, parlato di * parecchie * (2) altre cos-e attenenti rin qualche modo alla quistione religiosa considerata dal lato politico e sociale, e che tutta la conversazione ebbe, per ambedue le pa:rti, il ca:rattere della più schietta e franca cordialità.

(l) -Omesso in LV. (2) -Il brano tra asterischi è stato omesso in LV. (3) -• Dovevano • LV. (4) -«Esistano • LV.

(3) c L'esposizione » LV.

25

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1253.

Tours, 22 settembre 1870.

Ieri nel pomeriggio i Rappresentanti del Governo della Difesa Nazionale a Tours, Signori Crémieux, Guarda Sigilli, Ammiraglio Fourichon, Ministro della

Marina, e Gla·is-Bixoin, vennero a fare in forma ufficiale una visita alla Legazione di Sua Maestà che mi era stata previamente annunziata. Presentai a questa Delegazione del Governo centrale tutti i Membri della Regia Legazione.

Nel colloquio ·che ebbi con essi, il Signor Crémieux si fece ancora una volta l'interprete dei loro sensi di simpatia pel Regio Governo e per i fatti che testè si compirono a Roma. Il Signor Crémieux si felicitò pure dell'ottima accoglienza avuta dal Signor Senard presso S. M. il Re e presso il Regio Governo.

(l) -Tutto il lungo brani tra asterischi omesso in LV. (2) -Omesso in LV.
26

IL CONSOLE GENERALE A TRIESTE, BRUNO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. S. N. Trieste, 22 settembre 1870 (per. il 24).

È mio dovere di riferire all'E. V. uno spiacevole incidente avvenuto ieri sera in questa città, prima che esso giunga a di Lei cognizione alterato forse dai resoconti dei giornali. Devo anzitutto informare l'E. V. che ieri mattina appena giunta la notizia dell'entrata in Roma delle truppe italiane io venni avvisato da alcuni tra i più influenti connazionali che la colonia italiana aspettava e desiderava che venisse dal Consolato inalberata la bandiera nazionale per festeggiare il fausto avvenimento che coronava un voto secolare della nazione. Io risposi •che mi rifilutava di soddisfare a tale desiderio per due gravi motivi; l'uno era che non voleva, inalberando la bandiera italiana, provocare una dimostrazione politica ostile al Governo locale, l'altro era ·che essendosi l'Alustria mantenuta neutrale nella grande questione vertente tra l'Italia ed il Papato io avrei temuto di offendere la neutralità festeggiando ufficialmente la entrata in Roma dell'armata italiana. Mi si rispose che nella sera si sarebbe forse, in tal caso, fatta qualche dimostrazione di malcontento verso il Consolato, ed io replicai che avrei ricevute le fischiate colla stessa indifferenza con ·cui aveva altrevolte accolte le ovazioni. Le mie osservazioni che si fecero cixlcolare nella C'Lttà persuasero i più assennati i quali si risolsero a manifestare la loro esultanza mediante l'indirizzo che ho avuto l'onore di comunicare all'E. V. con apposito telegramma e che trasmetto ora qui unito. Ma per molti altri, anzi per quel partito di Triestini per cui ogni occasione di fare una dimostrazione antigovernativa non deve essere ~asciata sfuggire, fecero cattiva impressione le mie risoluzioni. Difatti nella ser a verso le ore sette e mezzo si radunò gran massa di popolo nella piazza della Borsa e di là progredendo lungo la grande via del Corso venne ad assembrarsi sul!.a piazzetta ·che sta di fronte alla casa Consolare ed ivi incominciarono le grida viva Roma, viva l'Italia, frammiste a fischiate. Le pattuglie di polizia rinforzate che percorrevano il corso cercarono dapprima di scioglir!re l'assembramento e poscia caricarono il popolo colle bajo

nette e lo dispersero. Si dice che alcuni cittadini sieno stati feriti e si assicura che nessuna regolare intimazione sia stata fatta al popolo prima di disperderlo

7 - Dowmenti diplomatici -Serie II -Vol. I.

colla forza. Così ebbe tristissima fine una dimostrazione che dal canto mio avevo, con ogni sforzo, cercato d'impedire.

Non devo nascondere all'E. V. che l'autorità di Polizia la quale aveva dapprima a varie persone dichiarato che non vi erano ostacoli a che si festeggiasse la caduta del potere temporale mediante illuminazione mutò poscia consiglio e fece invitare i cittadini a ritirare i lumi. Io stesso che aveva disposto onde le finestre della mia casa prospicienti il corso fossero guernite di candele, affinchè fra le altre case illuminate la sola casa del Consolato italiano non avesse a brillare per la sua oscurità, feci spegnere i lumi tosto che mi fu riferito che anche l'illuminazione incontrava la disapprovazione dell'Autorità.

Questi sono i fatti avvenuti nella sera di ieri. Qualunque diverso racconto non sarebbe conforme alla verità.

ALLEGATO

INDffiiZZO A BRUNO

Ill.mo Signor Commendatore!

I sottoscritti cittadini italiani pregano V. S. Ill.ma, di volersi fare interprete presso il Governo di S. M. il Re, Vittorio Emanuele, de' loro sentimenti di giubilo e d'esultanza per l'avvenuta occupazione di Roma, e per l'esaudimento così compiutosi del più fervido voto della nazione.

Trieste, 21 settembre 1870.

[Seguono 106 firme]

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 40. Nizza, 22 settembre 1870 (per. il 25).

Ieri mattina, imbandierato a festa, entrava in questo porto il Vapore Alfredo Cappellini della Compagnia Peirano Davovaro apportatore, pel pubblico, della notizia dell'ingresso delle Regie Truppe nell'eterna città, ma di nessuna ufficiale partecipazione pel Console Generale di Sua Maestà.

Vennero tosto molti degli Italiani a rallegrarsi col Regio Console dell'avvenimento, meravigliandosi di non vedere inalberata sul Consolato la Regia Bandiera. II Regio Console dovette rispondere loro, che con sua dispiacenza non poteva nè confermare nè negare il compimento del desiderato avvenimento, e che, siccome simile notizia era già corsa erroneamente per la città pochi giorni fa, egli stimava prudente di sospendere a fare sventolare la Regia Bandiera nazionale, finchè gli constasse, per non dubbio autorevole mezzo, quel fatto fortunato, per non esporla, in caso di troppa precipitazione, alle risate del partito francese.

Ma vedendo, che tale prudente contegno non soddisfaceva la non biasimevole impazienza non dirò soltanto degli Italiani, ma dei Nizzardi, che pur non hanno cessato di essere di cuore Italiani, e non volendo che ingiustamente potesse, forse da taluno, essere attribuito a minore amor patrio dello scrivente, presi l'iniziativa di telegrafare all'Autorità Politica in Genova, con preghiera di immediatamente rispondermi, se ufficiale o no era la notizia dell'entrata in Roma delle truppe di Sua Maestà. La risposta affermativa essendomi stata prontamente fatta, potei, ancora jeri stesso, verso le tre pomeridiane spiegare la Regia Bandiera, che continuo in oggi a fare sventolare.

Ebbi altresì cura di mandar tosto ad uno dei più letti giornali di questa città il telegramma, procuratomi da Genova, iPer ,cui la pop01lazione di questa città potè, nella stessa sera di jeri, essere assicurata della realtà compiuta del fausto avvenimento.

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO E CONFIDENZIALE S. N. Nizza, 22 settembre 1870 (per. il 25).

Le elezioni dell'Ufficialità di questa guardia nazionale portano l'impronta dei sentimenti del più pronunziato italianismo.

A Colonnello, fu nominato il Signor Conte Enrico di Falicon (1), ed a Luogotenente Colonnello della medesima, il Signor Cavaliere Laurenti Robaudi, ex Deputato.

Degli altri uffiziali, non pochi sono ex uffiziali del Regio Esercito, rimasti Italiani, e gli altri sono Nizzardi, divenuti francesi per circostanza, ma rimasti Italiani di cuore e di temperamento.

Sono però stati nominati uffiziali di questa Guardia Nazionale due uffiziali dell'Esercito Francese, ma questi, visto il loro isolamento, non accettarono.

I Francesi sono furibondi per questo risultamento, che loro lascia prevedere un'altro simile nelle prossime elezioni dei Consiglieri Municipali, dai quali si vuole escluso ogni elemento francese (2).

Ora, resta a vedere se il Prefetto non annullerà le nomine di cittadini, non francesi (3), ad uffiziali nella Guardia Nazionale. Mi si dice, che in tal caso, i militi nomineranno per la seconda volta gli stessi individui.

In allora cederà il Signor Prefetto, scioglierà la Guardia Nazionale, od espellerà gli Italiani stati nominati ufficiali?

Nè mancano coloro che temono un conflitto fra il partito Francese ed il partito Italiano, in occasione delle elezioni municipali, ed è a mia cognizione, c:he varie famiglie estere già lasciarono Nizza per timore di tale eventualità.

So che il precitato Signor Laurenti Robaudi ha già avuto varie conferenze col Signor Prefetto, ma quegli mi lasciò ignorare a quale scopo.

Non ho saputo trovare nell'Arsenale dei trattati, la cui raccolta è al Consolato, un articolo bene esplicito, in cui sia annesso [sic] il pieno dritto di stabilimento e di residenza dei sudditi dei due paesi, alla sola condizione di ubbidienza alle leggi locali, per valermi di tal articolo per arma in difesa di quei nostri

tranquilli connazionali che, per movimento di dispetto, potessero venire espulsi da questo territorio.

Per agire o non agire presso le Autol'ità con sicurezza d'approvazione del Regio Governo, sento il bisogno delle illuminate direzioni dell'E. V., parendomi, nella mia limitata sfera di azione, di non leggiera importanza la questione Nizzarda, al cui rapido sviluppo diedero forte impulso gli straordinarj avvenimenti del giorno.

(l) -Il Falicon scrisse al Visconti Venosta, chiedendo • l'appoggio del Governo per essere liberato dall'aborrito straniero • (CAsTAGNOLA, op. cit., p. 79). (2) -Cfr. il tel. del 22 (a 23) del commissario generale (prefetto) Baragnon alla delegazione a Tours (Crémieux): • les menées italiennes sourdes rendront très-laborieuses à N ice les élections municipales •. (Enquéte parlementaire sur !es actes du gouvernement de la défense nationale, Dépéches télégraphiques offìcielles, I, Versailles, 1875, p. 37; cfr. anche altri due tell. dello ste~so alla delegazione a Tours del 24, ib.). (3) -Sono 14 quelli di riconosciuta nazionalità italiana. [Nota del documento].
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DIOMEDE PANTALEONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. Roma, 22 settembre 1870.

Sono a Roma da solo cinque ore, e sono contento d'esserci venuto. Sono uso a tutte le confusioni, nè mi spaventano; ma l'anarchia qui non è solo nel popolo ed anzi non è nel popolo, ma nel governo. Non ho veduto ancora il Blanc, il solo nel quale mi confidi, ma la sola traccia di governo ·che io vegga è nel Silvagni che sta presso il Generale Masi, uomo egregio esso stesso, ma uso a far l'ordine alla Caussidière col disordine. II Generale Cadorna è come un pulcino nella stoppa, e frattanto il partito del disordine s'impadronisce lentamente del potere, mentre è debolissimo e quasi nullo in paese. Esso agisce come nel 1848: tenta di fare la rivoluzione come allora al grido di Pio IX, ora al grido di Vittorio Emanuele. Non creda che io mi allarmi. Ove sono 39mila eccellenti militari non vi ha nulla a temere; ma ricordi che ornai il solo timore che ne resti in Italia è quello del trionfo d'un partito radicale che è agli antipodi di qualsiasi ordine e libertà. Il Mattia Montecchi (credo averglielo detto a Firenze) è ii più abile cospiratore che sia in Italia e il più pericoloso; e qui comincia a mettersi a capo di tutto. Ella mi espresse l'idea d'inviare qui il Lamarmora. Lo fa,ccia, lo faccia; ed il paese le dovrà molto.

Scusi, se mi attribuisco di scrivere e dar consigli ma non ho mai esitato in nulla, quando ho creduto di servire alla salute d'Italia.

30

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

T. 1386. Firenze, 23 settembre 1870, ore 22,35.

La conclusion de la circulaire prussienne (l) peut donner lieu à une double interprétation. Le Comte Brassier interpellé par moi n'était pas en mesure d'en

préciser la portée pratique. Je crains qu'en parlant des forteresses il ne s'agisse aussi du démembrement des provinces.

(l) Del 13 settembre 1870: cfr. n. 2.

31

IL MINISTRO ARTOM (l) AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 5, fase. 4 3/A)

L. P. Firenze, [23 settembre 1870].

Eccoti fresco fresco un telegramma di Blanc. Arnim mi pare eccedere tutto quello che un diplomatico può fare senza istruzioni. Crederesti ·conveniente di ritenere, sotto pretesto d'interruzione di linea, i telegrammi che spedirà a Berlino od al Quartier Generale? Temo i suoi intrighi. Parlane coi colleghi.

32

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, RICOTTI

(Copia)

T. RISERVATO. Roma, 23 settembre 1870, ore 8,40.

Notte tranquilla, fatto proclamo di cui mando copia, onde cessino dimostrazioni troppo prolungate che, sebbene siano in omaggio ai fatti compiuti degenerano in agitazione. Per assicurare diplomatici essere fermo intendimento tutela dell'ordine, fatto collocare tutta notte •con ostentazione molte truppe loro porte per far rispettare armi papali unite alle proprie che il popolo vuole abbattere (2).

33

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 23 settembre 1870, ore 16,30 (per. ore 18).

Giunta nominata dal Generale Cadorna è instituita e funziona. Cardinale Antoneni ha autorizzato in nome del Papa tutti gli impiegati pontifici a ripigliare le loro funzioni si presentano quasi tutti. Il Papa ha riunito questa mattina i .cardinali Silvestri Guidi e Di Pietro per avvisare alle comunicazioni da .stabilire colle autorità reali. Tutti i moderati e la grandissima maggioranza

Praticamente, dal 20 settembre 1870 -per il periodo, cioè, che qui è trattato lo Artom disimpegnò le funzioni di segretario generale agli Esteri. La nomina ufficiale

(essendo intanto il Blanc stato destinato a Madrid) segui soltanto con deliberazione del Consiglio dei Ministri del 30 novembre 1870 (ACR, Verbali de!le deliberazioni de! Consiglio dei Ministri, II, p. 85). ·

s'aspeHa a de' risuLtati ·e·ccelienti se il ministero non si compromette con i rossi che hanno qui nessun 'credito. Le grida a Mazzini e a Garibaldi che nehla riunione di ieri presieduta da Montecchi sono stati proferiti prima di quello al re non hanno avuto alcun eco. Montecchi prepara protesta contro la nomina della giunta dal Generale Cadorna e passeggia con Rattazzi e Sonzogno mostrando telegramma del presidente del Consiglio 'contenente ringraziamenti generici. Popolazione restituisce volonterosamente effetti armi e cavalli dell'esercito pontificio dispersi il 20. Ordine perfetto. Arnim ed incaricato d'affari Francia mi assicurano che il Corpo diplomati<co fece e farà quanto dipende da esso per togliere difficoltà però Arnim tende ad essere intermediario fra il Papa e noi.

(l) !sacco Artom, ministro plenipotenziario a Carlsruhe, incaricato di m1ss1one confidenziale a Vienna tra il luglio e l'agosto 1870 (cfr. L ed E. ARTOM, Iniziative neutra.: listiche della dipLomazia italiana ne! 1870 e ne! 1915, cit., pp. 19-33, 38-84), fu chiamato dal Visconti Venosta • come suo amico ad aiutarlo... col consiglio e coll'opera • (cfr. n. 121) -segretario generale agli Esteri essendo sempre Alberto Blanc, dopo il 20 settembre in missione a Roma.

(2) Cfr. CADORNA, op. cit., pp. 253, 258.

34

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 23 settembre 1870, ore 17,45 (per. ore 18,15) (1).

Ricevo da persona autorizzata comunicazione seguente « Pape serait disposé à vous recevoir »· Non prevedendo dò e credendo interpretare intenzioni

V. E. avevo disposto partenza (2), ma aspetterò fino a domani ordine V. E.

35

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

N. 3. Roma, 23 settembre 1870.

Con telegramma in data di jeri mi feci debLto informare S. E. il Ministro della Guerra, con preghiera di darne notizia aLl'E. V., degli ,sfregi commessi da una mano di popolan;i a danno degli stemmi pontificj collocati presso gJi stemmi della Legazione e Consolato portoghese (3).

Credo ora conveniente trasmettere all'E. V. copia del dispaccio .su tale

argomento direttomi dalla R. Legazione portoghese e della risposta da me fatta

alla Legazione stessa. Mando pure copia della nota inviata alla Presidenza

del Tribunale Criminale per il procedimento alla scoperta e punizione dei col

pevoli.

Assicuro cotesto Ministero che ho disposto fosse raddoppiata la vigilanza

onde impedire la ripetizione di qualunque disordine.

;3) Cfr. CADORNA, op. .cit., pp. 258-260.

ALLEGATO I

THOMAR A R. CADORNA

Roma, 22 settembre 1870. Ieri circa le 7 della sera ebbi l'onore di informare personalmente V. E. dell'attentato che un gruppo di popolani aveva commesso forzando il portiere del Palazzo Cardelli a dar le chiavi delle ·porte del l • piano del detto Palazzo (Legazione di Sua Maestà Fedelissima) per abbassare e fare in pezzi l'Arma del Santissimo Padre situata a dritta dell'Arma del Portogallo, come V. E. sa essere uso in questo paese. Si mostrò V. E. dispiacente per tale avvenimento, e di sua propria deliberazione dette subito ordine, perchè una guardia di soldati fosse mandata a quel Palazzo e a mia richiesta decise che farebbe procedere ad investigazioni precise per iscoprire e punire gli autori di un tale attentato. Nutro la maggior fiducia nella saggezza e rispettabilità di V. E., che si ponga ad effetto tutto ciò che fra noi fu combinato. Il fatto della violazione della casa della Legazione dalla forza brutale degli ammutinati non potrà lasciare di meritare da V. E. la più seria attenzione. L'Arme di Sua Santità nelle Ambasciate e Legazioni dei Paesi che mandarono in Roma i loro rappresentanti, sono collocate a dritta delle Armi Nazionali per considerazione al Santo Padre, come Capo della Chiesa Cattolica, e questa qualifica è riconosciuta dal Re d'Italia: non potrà pertanto V. E. lasciare di prestare la sua più seria attenzione a un atto, che il suo proprio Governo non tralascerà di considerare come attentato criminoso, tanto più che un tal insulto fu fatto non solo al Rappresentante di S. M. Fedelissima, ma al Ministro officioso degli affari d'Italia. Quando stava terminando questa partecipazione venne il Console di Portogallo a farmi consapevole che il medesimo fatto si era ripetuto al Consolato portoghese, il che aggrava di più questo affare, poichè sembra esservi stata premeditazione di essere sconsiderato in ogni modo tutto ciò che è rappresentanza di Sua Maestà Fedelissima in Roma. Inoltre informò il console che gli ammutinati che praticarono quell'attentato, gli dichiararono che la Bandiera Bicolore, il cui principal distintivo sono gli scudi (quinas) di Portogallo, avrebbe eguale o peggior sorte. Spero pertanto che V. E. nel disimpegno del programma del Re d'Italia, mandando il suo Esercito ad occupare questa città, e in rispetto principalmente al dritto delle genti, sempre riconosciuto da tutti i Governi, qualunque sia la loro organizzazione, prenderà tutte le misure necessarie non solo affinchè vengano puniti gli autori degli attentati surriferiti, ma affinchè si eviti la ripetizione di altri alla Legazione di Portogallo. Nel caso che siano conservate le Armi Pontificie nei Palazzi delle Ambasciate, Legazioni e consolati delle altre Nazioni, farò ancora collocare nella Legazione e Consolato di Portogallo le Armi Pontificie, e per evitare nuovo insulto si degnerà

V. E. prendere le misure che giudicherà conveniente.

Non potrà V. E. non prendere in considerazione per accudire a questo mio reclamo, che il dritto che protegge i Rappresentanti delle altre Nazioni e Governi, non solo è il medesimo che non può lasciare di proteggere il Rappresentante di Sua Maestà Fedelissima, ma anche le relazioni che esistono fra la Casa di Braganza e la Casa Savoja.

Domandando con urgenza una sua risposta a questo mio reclamo per portarla a cognizione del mio Governo insieme al mio ulh.'riore procedimento, profitto di questa occasione per porgere a V. E. i protesti della mia alta considerazione.

ALLEGATO II

R. CADORNA A THOMAR

Roma, 23 [sic] settembre 1870. La sincera dispiacenza da me esternata nel colloquio che jeri sera ebbi l'onore di avere con V. E. apprendendo l'attentato commesso da una mano di popolani, forse

ubriachi, a sfregio delle Armi Pontificie al Palazzo della Legazione portoghese, sento più vivamente nel leggere la nota che l'E. V. si è compiaciuta testè indirizzarmi segnalandomi un novello consimile fatto al Consolato di Sua Maestà Fedelissima.

Sentirei venir meno all'alta missione affidatami e alle perentorie istruzioni datemi dal Governo del Re d'Italia se non mi affrettassi a ripetere formalmente le esplicite dichiarazioni che jeri sera mi tenni in dovere di farle su tale argomento, e che l'E. V. ha esattamente riassunto nella nota d'oggi: mentre quindi vado a disporre che siano raddoppiati tutti i provvedimenti opportuni a prevenire la ripetizione di qualunque disordine o attentato qualunque diretto a recare sfregio alle armi del Sommo Pontefice, cui, come Capo della Chiesa Cattolica il Governo del Re d'Italia vuole sia resa ogni maniera di leale venerazione ed omaggio, farò pure che alacremente sia spinta l'inchiesta alla scoperta e punizione dei colpevoli.

Qualunque però possa essere l'esito di questa inchiesta io tengo a dichiarare fin d'ora all'E. V. che l'idea di premeditazione, e peggio quella di recare anche indirettamente offesa ai rappresentanti di Sua Maestà Fedelissima deve essere assolutamente esclusa, sì pei vincoli strettissimi che, come l'E. V. opportunamente ricorda, corrono fra le due Auguste Case Regnanti, sì per la cordiale simpatia che esiste fra le due Nazioni, sì finalmente per la condizione sociale e le circostanze eccezionali nelle quali versavano gli autori dell'attentato e che toglievano loro di comprendere chiaramente la portata dei loro atti.

ALLEGATO III

R. CADORNA AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE CRIMINALE DI ROMA

N. 3. Roma, 22 settembre 1870.

La sera del 21 andante una mano di popolani faceva violenza al portiere del Palazzo Cardelli all'oggetto di abbassare e fare a pezzi l'arma Pontificia inalzata al lato di quella della Reale Casa di Braganza. La stessa violenza era perpetrata al Consolato portoghese.

Il Governo di S. M. il Re d'Italia ha dichiarato sollennemente quali sieno i veri sentimenti di devozione e di ossequio verso l'Augusto Capo della Cattolicità, e quindi non può lasciare impuniti simili attentati, che offendono ogni diritto pubblico e privato, e quindi cadono sotto la esplicita sanzione delle leggi tuttora in vigore.

Denuncio quindi tali crimini a codesto Eccellentissimo Tribunale, e faccio formale invito alla S. V. Ill.ma perchè immediatamente disponga per l'apertura dell'analogo processo, il quale dovrà essere condotto con tutto il possibile impegno onde riesca alla scoperta e punizione dei colpevoli.

Dalla Regia Legazione Portoghese la S. V. Ill.ma potrà attingere le necessarie

informazioni di fatto.

Prego la S. V. Ill.ma a volermi segnar ricevuta della presente.

(l) -Per la partenza. non è indicato se si tratti di sera o mattina: ore 5,45. Si ritiene tuttavia che l'ora sia quella pomeridiana. (2) -Cfr. n. 19. Nel testo • V S.», uniformato qui al • V. E.• successivo.
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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 660. Berlino, 23 settembre 1870 (per. il 27).

Le Staats-Anzeiger de ce matin publie deux circulaires du Comte de Bismarck, en date du 13 et du 16 de ce mois (1), Jesquelles viennent entièrement

à l'apprui de ,ce que j'écrivais à plusieurs re:prises sur les conditions de paix. Son langage est si absolu, qu'il équivaut à un ultimatum.

« Il n'y a, dit-~1, à se faire aucrme illus:ion que nous' devons nous attendre, en suite de cette guerre, à une nouvelle et prochaine attaque de la France, que nous ne pouvons compter sur une paix durable, et cela indépendamment des conditions que nous poserions à la France. C'est la défaite en elle-meme, c'est notre victoire contre son agression coupable, que la nation française ne nous pardonnera jamais, lors meme que nous ne retirerions aucun avantage matériel de nos succès. Nous devons donc, afin de nous défendre contre la prochaine attaque des Français, rechercher de meilleures garanties que celles de leur bienveillance. Nous sommes forcés de réclamer des garanties matérielles, pour la sureté de l'Allemagne en meme temps que pour la paix Européenne, qui n'a pas à craindre d'etre mise en danger par l'Allemagne.

La prétention que nous pourrions maintenant conclure un armistice sans aucune sfrrité pour nos conditions de paix, ne serait demise que si on nous supposait de manquer de jugement militaire et politique, ou d'etre indifférent aux intérets de l'Allemagne.

L'espoir, nourri par les Gouvernants actuels à Paris, d'une intervention diplomatique ou matérielle des Puissances neutres en faveur de la France, constitue un empechement essentiel pour les Français à se représenter sérieusement la nécessité de la paix avec l'Allemagne. Si la nation française vient à se convaincre que, ayant seule provoqué une guerre que l'Allemagne a été seule à combattre, c'est avec l'Allemagne seule qu'il faut régler les comptes, la France mettra bientòt un terme à une résistance, aujourd'hui certainement inutile. C'est une cruauté de la part des neutres envers la Nation française, s'ils admettent que le Gouvernement de Paris entretienne chez le peuple l'espoir irréalisable d'intervention et prolonge par là une résistance.....

Nous n'avons aucun penchant à nous immiscer dans les affaires intérieures de la France. Peu nous importe quel Gouvernement la France se donnera. Nos conditions de paix sont tout-à-fait indépendantes de la question comment et par qui la Nation française sera gouvernée. Ces conditions nous sont dictées par la nature des choses et par la loi de légitime défense. La voix unanime des Gouvernements allemands et du peuple allemand demande que l'Allemagne so i t protégée, par de meilleures frontières que jusqu'ici, contre les menaces et les violences qui, depuis des siècles, ont été exercées contre nous par tous les Gouvernements français. Aussi longtemps que la France restera en possession de Strassbourg et de Metz, son offensive est stratégiquement plus forte que notre défensive relativement au Sud de l'Allemagne et à la rive gauche du Rhin. En notre possession ces places fortes auront au contraire un caractère défensif. En plus de 20 guerres, nous n'avons jamais été les agresseurs vis-à-vis de la France, et nous n'avons pas à lui demander autre chose que notre sécurité si souvent mise en danger..... En rendant plus difficile l'offensive du còté de la France qui a toujours pris l'initiative de troubler l'Europe, nous agissons en meme temps dans l'intéret européen qui est celui de la paix ».

Tels sont les passages principaux de ces deux circulaires, à l'adresse de la France aussi bien que des Puissances neutres, pour les mettre en garde notamment contre la mission de M. Thiers.

Il n'y est pas énoncé si la possession de Strassbourg et de Metz entrainera également celle de l'entier territoire de l'Alsac~ et de la Lorraine, ou si l'on se contentera, pour cette dernière place, d'assurer la continuité de territoire par une route militaire, ou s'il s'agit de la ligne des Vosges vers l'Alsace. Ces points sont réservés aux négociations. Dans tous les cas l'idée, si tant est qu'elle ait existé, du démantèlement de Metz est écartée.

C'est sous le coup de ces publications qu'a lieu l'entrevue au Chateau de Ferrières (1). Si Strassbourg est à la veille de se rendre, il n'en est pas de mème de Metz et de Paris. Or, d'après tout ce que j'entends ici, il faudra que cette capitale ouvre ses portes, avant que le Quartier Général du Roi de Prusse consente à un armistice. M. Jules Favre aura-t-il les pouvoirs nécessaires pour accepter l'ultimatum des circulaires précitées et pour discuter les points laissés encore en suspens? Le Gouvernement provisoire aura-t-il l'autorité nécessaire pour disposer la Constituante à passer sous les fourches caudines? En cas de refus le siège de Paris continuera, et, d'après l'avis du Général de Moltke, cette opération ne saurait, avec les moyens dont on dispose, présenter des difficultés insurmontables. La ville devra se rendre avant que le reste de la France ait eu le temps d'organiser de nouvelles armées. Il faudra donc toujours se soumettre à la loi du vainqueur, seulement celui-ci augmenterait alors ses exigences en proportion de ses sacrifices.

Dans 'ces oirconstances, suvtout en suite de l'attitude de J:'Angleterre très clairement démontrée par le dernier discours du Chancelier de l'Echiquier (2) au banquet d'Elgin, le parti le plus sage pour l'Italie est de persévérer dans une ligne de conduite de réserve. Des efforts isolés de notre part n'aboutiraient à aucun résultat, sauf à celui de nous compromettre en pure perte vis-à""Vis de l'Allemagne. Nous nous attirerions meme, de la part de nos collègues neutres, le reproche de pécher par excès, et de nous mettre en avant par un désir immodéré de jouer le premier role. A moins de vouloir aider la France par la force des armes, ce qui aujourd'hui moins que jamais ne saurait entrer dans nos convenances, le mieux est de nous mettre au meme niveau de l'Angleterre.

La Russie, sous la direction de l'Empereur et du Prince Gortchakow, se borne à prècher ici la modération, mais n'ira pas au delà. Quant à l'Autriche, ou du moins aux Provinces héréditaires, elle sympathise avec l'Allemagne. Toute velléité d'intervention est paralysée par ce fait seui. Au début de la guerre, le Cabinet de Vienne avait proposé une alliance offensive et défensive à la Turquie, qui a décliné et s'est au contraire liée, comme nous, vis-à-vis de l'Angleterre, à ne pas sortir de sa neutralité, sans un échange préalable de vues. C'est qu'alors on vivait encore dans les illusions à Vienne. On croyait peut-ètre que l'Allema

gne et la France s'épuiseraient dans leur lutte à chances assez égales, et que le moment viendrait de prendre une revanche de 1866. C'était en méme temps un avertissement à la Russie de ne point chercher à profiter de la guerre pour opérer une diversion en Orient. C'en est fait de ces réves, si vraiment ils ont existé. Tout porte à prévoir que bientòt les rapports entre Vienne et Berlin se modifieront dans un sens très-amical. Le Comte de Bismarck n'y voit plus aucun inconvénient et l'Autriche y trouvera son avantage soit vis-à-vis de la Russie, soit vis-à-vis de ses provinces allemandes. L'Europe elle-méme en aura le bénéfice, en ,ce que si la France cherchait des alliés pour une rescousse, la porte de Vienne lui serait fermée.

C'est encore là un point que nous ne devons pa:s perdre de vue, car en développant nos bons rapports avec l'Allemagne, nous aurons, le cas échéant, un contrepoids des plus utiles ,contre les prétentions ou les rancunes de la France. Ce serait méme une bonne politique de notre part si nous conseillions à l'Autriche de se rapprocher davantage de la Prusse pour mieux sauvegarder ses provinces allemandes, pour prévenir ainsi une contiguité du territoire de l'Allemagne jusqu'à l'Adriatique sous l'hégémonie Prussienne.

(l) La circolare del 16 in Das Staatsa:rchiv, XIX, n. 4106, PP. 219-221; BISMARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 500-502. Per quella del 13 cfr. qui sc.pra, n. 2.

(l) -Tra Bismarck e Jules Favre, il 19 settembre. (2) -Robert Lowe, poi (1880) visconte Sherbrooke. Il discorso fu tenuto a Elgin (Scozia) il 16 settembre (cfr. Times, 17 settembre 1870; e un breve riassunto ne L'Opinione del 21 settembre). Il Lowe dichiarava che l'Inghilterra non poteva, senza esserne richiesta, assumersi il compito di nessuna mediazione. Dopo che si era fatto appello alla spada, la spada doveva decidere.
37

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. come estratto in LV 17, p. 46)

R. 134. Madrid, 23 settembre 1870 (per. il 28).

Lo stesso giorno in cui V. E. mi spediva il telegramma cifrato 16 andante per annunziarmi che le truppe di Sua Maestà erano entrate a Civitavecchia, il Ministro di Spagna dava da Firenze uguale notizia a questo Ministero di Stato.

Il 20 andante sul tardi ricevei l'altro telegramma dello stesso giorno co~l'annunzio dell'entrata in Roma delle truppe Italiane, ed andai la sera stessa a vedere il Maresciallo Prim il quale m'incaricò di pregare V. E. di far giungere le sue felicitjlzioni a Sua Maestà.

Ieri sera andai a visitare Sua Altezza il Reggente il quale pure mi manifestò la sua soddisfazione sull'esito delle cose di Roma. * Siccome varj giornali della Capitale avevano pubblicato akuni articoli poco favorevo1i pel Regio Governo, il Maresciallo Serrano mi disse che non dovevamo farne gran caso. Ognuno di questi giornali ha il suo Candidato e non è a stupirsi se hanno colto questa circostanza per produrre delle sfavorevoli impressioni sui loro partigiani contro la Dinastia di Savoja, la quale può all'occasione dare un Principe alla Spagna.

Mi risulta che il Clero non ci risparmia, e devo confessare che in alcune Società che io frequento, il partito delle Dame ci è piuttosto contrario. Ma io

mi lusingo che tuttociò svanirà a misura che il Regio Governo avrà saputo con saggi.e misure amministrative calmare i partiti in Italia.

Forse alla riunione del:le Cortes qualche Deputato Carlista od Alfonsista muoverà interpellanze aJ. Governo Spagnuolo sui: fatti di Roma ed i membri del Gabinetto si preparano a rispondere prendendo le mosse dalla attuale attitudine dell'Episcopato Spagnuolo che trovasi tuttora in istato di vera ribellione verso la legge fondamentale del paese * (1).

38

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 71. Therapia, 23 settembre 1870 (per. il l ottobre).

La colonia Italiana di Costantinopoli ha accolto col più vivo e sincero giubilo, l'annunzio della entrata delle Reali milizie in Roma; la giornata di jeri è stata per essa una vera festa; i moltissimi legni Italiani di commercio che sono qui all'ancora, parte per operazioni di commercio, parte per scontare la quarantena, sono stati tutto il giorno imbandierati coi colori Italiani.

La notizia ha prodotto anche grandissima impressione sulle altre comunità cattoliche e dissidenti e sullo stesso Governo Ottomano, il quale d'altronde dopo gli ultimi avvenimenti succedutisi in Francia, mostrasi più di pria, deferente verso la Legazione e il Governo del Re. Nel caso che la Francia, ;per le gravi peripezie che dovrà traversare non volesse o non potesse essere in grado di continuare la sua protezione agli instituti cattolici in Oriente, io ho ragion di credere, e di questo assicuravami puranco l'Ambasciatore d'Inghilterra Sir Henry Elliot, che il Governo della Sublime Porta accetterebbe invece volentieri a favor loro, la protezione del Governo del Re.

Tutti i capi del Clero latino sono in questo momento assai perplessi e trepidanti, in aspettativa di ciò che succederà in Roma. Io li ho rassicurati comunicando loro le guarentigie che il Governo del Re è deciso di accordare al Santo Padre per assicurargli la più completa libertà ed indipendenza nello esercizio delle sue attribuzioni spirituali.

Privi come sono di ogni aiuto e protezione da parte della Francia, vedrebbero essi con piacere che l'Italia ne assuma le veci. Non ho mancato di far loro palese le buone disposizioni da cui è animato il Governo del Re a loro riguardo, ma ho usato ed userò con loro la massima riserva e circospezione, aspettando, per essere esplicito, che le reciproche relazioni fra il Governo del Re e la Santa Sede siano meglio chiarite, e che l'E. V. si compiaccia darmi perciò più speciali istruzioni.

(l) Tutto il brano fra asterischi omesso in LV.

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. s. N. Nizza, 23 settembre 1870, ore 7 (per. il 25).

Aveva sentito parlare vagamente del progetto d'una dimostrazione italo nizzarda al Regio Consolato in seguito dell'ingresso delle Regie Truppe in Roma. Io pensava, che la cosa si sarebbe ridotta, come le altre volte, ad evviva l'Italia sotto le mie finestre a tarda notte. Ieri sera adunque, all'ora mia consueta, colla moglie ed una Signora sua amica me ne andai alla passeggiata degli inglesi, e nel ritorno ci fermammo tutti a prendere gelati ad un caffè sulla piazza Massena a distanza di tre isolati dalla mia abitazione. Un quarto d'ora dopo (verso le 10 sera) vengo avvertito che la riunione nizzarda tenutasi nella sera stessa per preparare le elezioni dei Consiglieri municipali stava con molti italiani avanti la mia abitazione, ove una deputazione era già salita a richiedere di me per fare al Console di Sua Maestà discorsi di congratulazione pel tanto desiderato acquisto di Roma. Pensai che la mia presenza poteva evitare la possibilità d'inconvenienti, quindi lasciate le Signore al catre mi avviai a passo accelerato verso casa, nella quale sta pure la Cancelleria consolare. Trovai la via zeppa di gente e mentre stavo per entrare nel giardino annesso e di fronte alla casa di mia dimora si grida «il Console, il Console» vengo circondato, ed un oratore, che nelle tenebre non ho potuto riconoscere, cosa che in oggi mi sarà facile, comincia a parlare; ma io non sapendo cosa potrebbe essermi detto pubblicamente sulla strada, per risparmiare agli oratori di compromettersi verso della locale Autorità con qualche frase non ben ponderata, e per ·Scansare al Regio Console conseguenti difficoltà, presi arditamente la parola in mezzo la folla e d'improvviso m'espressi 'in queste frasi « Che Roma era il complemento e la corona del Re~ gno d'Italia; che l'Italia con Roma avrebbe dal Campidoglio irradiato nuova.mente il mondo non più col bagliore delle spade, emblema della forza bruta, ma col ricuperare il primato nelle scienze, nelle arti, nei commerci ed in ogni civile progresso; che per ciò erano necessarii tranquillità ed ordine, concordia degli animi, perseveranza e ,fiducia nel Governo del Re, e che ognuno rimarebbe convinto, che col reggimento a forma monarchica si potevano facilmente godere tutte le libertà vere vantate sotto altra forma politica governativa. Aggiunsi finalmente che siccome la vita dei popoli è ben infinitamente più lunga di quella degli individui così si addke a quelli una savia e prudente aspettazione per lasciar maturare gli avvenimenti come i:l' dimostra il recente fatto di Roma scopo delle presenti nostre reciproche congratulazioni». Questo almeno fu il senso della mia improvvisatissima arringa, che venne soventi interrotta 'con Evviva l'Ha~lia,, ed altresì ,con Evviva il Regio Console~

nostro protettore. Vi fu qualche evviva Nizza italiana, cui io non feci eco. Io feci un Evviva ai Nizzardi, cui si rispose cogli evviva all'Italia, ed al Console.

Nessun altro evviva.

Non diedi il tempo agli oratori di replicare, dicendo che dovevo andare a riprendere mia moglie al caffè, ove l'aveva lasciata, pregai tutti di ritornarsene

tranquiLlamente a casa, li .salutai e me [sic] tPartii a passo .celere, come vi era giunto. Tre minuti dopo la via era affatto sgombra, nessun schiamazzo, nè ombra di perturbazione.

Il battello a vapore sta per salpare e devo finire in fretta.

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IL CONSOLE GENERALE A PEST, SALVINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 3. Pest, 23 settembre 1870.

Com'era naturale, in questo paese, ove le simpatie per l'Italia sono evidenti, e non esiste alcun fanatismo religioso, la notizia della entrata a Roma delle nostre truppe ha recato molta e generale soddisfazione, ed io ho ricevuto molte congratulazioni. Peraltro alcuni han creduto dover deplorare che il Governo del Re sia stato spinto a questo grande atto unicamente dal timore della rivoluzione, e dalle pressioni della Sinistra e dei meetings, mentre altri han preteso di ravvisarvi una graziosità della Prussia, che avrebbe per la seconda volta prestato mano all'Italia pel compimento dei suoi destini; interpretando in questo senso il passaggio per Firenze del Barone Arnim e la sua intromissione tra le Autorità Papali ed il Generale Cadorna. Io mi sono adoprato a distruggere e dichiarare fallaci cotali supposizioni, dimostrando, quanto alla prima, •che, se in Ital[a sono alcuni rivoluz.ionarj di professione e qualche sconsigliato che si lascia illudere da loro, una rivoluzione radicale non vi è possibile perchè ne manca la ragione ed il pretesto, cosicchè il Governo del Re ha potuto liberamente scegliere il momento, che la logica dei fatti e l'interesse del paese gli ha tracciato, pel compimento del voto nazionale, e vi aveva proceduto con tutta la prudenza ed i riguardi che un evento di cosi grave portata esigeva. Quanto poi all'altra supposizione, .mi è stato facile il dimostrare che la intromissione del Barone Arnim erasi limitata al tentativo di evitare spargimento di sangue, e non aveva avuto mai il carattere di un'azione diretta o di una concessione della Prussia all'Italia, e che se tale intromissione era stata esercitata dal Rappresentante di Prussia, ciò proveniva da che, di tutti i Rappresentanti delle Grandi Potenze in Roma, il Barone Arnim era il solo che avesse una posizione abbastanza autorevole e disinteressata per assumere un tale incarico. La Francia non era più legalmente rappresentata e poi era parte troppo direttamente interessata nella questione come segnataria della Convenzione di Settembre. L'Inghilterra rappresentata da Agente officioso. L'Austria e la Russia in aperto litigio colla Santa Sede per gravi controversie religiose. Ignoro se questo sia il vero .stato deJ•le •cose, ma mi è 'sembrato il più verisimile e me ne sono prevalso per combattere i pregiudizj che ho sentito affacciare a carico del Regio Governo e del nostro paese. Ho poi creduto ad ogni buon fine informare V. E. (che spe.ro non mi biasimerà) dei sentimenti che sono stati qua espressi in questa circostanza.

Il discorso pronunziato da S. M. l'Imperatore all'apertura del Reichsrath il 17 corrente ha fatto in generale buona impressione in Ungheria.

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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, A LORD ACTON

(BCB, Carte Minghetti, cart. XV, fase. 107) (l)

L. P. Vienna, 23 settembre 1870.

Au commencement de la guerre, l'Italie s'est trouve dans une position assez difficile. Les pressions ne lui manquaient pas de la part de plusieurs puissances. Pour asseoir solidement sa neutralité, H etant utile de prendre quelque engagement avec l'Angleterre la plus impartiale dans ce deplorable conflit, et j'ai trouve Lord Granville tres empressè de faire quelque ·chose qui pùt nous etre utile. C'est comme ça que fut intiée [sic] l'accord des neutres. En verité nous avions espéré que plus tard il en pourrait sortir une mediation entre les belligerants. L'Autriche paraissait alors anxieuse de faire quelque chose; et c'est en vue de cela que M. Visconti-Venosta me pria de venir à Vienne et que j'acceptais cette mission. Malheureusement tout cela n'a pas eu suite; et nous en sommes reduit [sic] a envisager toutes les chances de paix dans l'entrevue de Jules Favre et de M. Bismark.

La grande catastrophe de l'empire s'explique pour quiconque avait medité les conditions de la France depuis quelques années: ce qui est difficile à prevoii c'est de quelle manière, et sous quelle forme on pourrait y etablir un gouvernement durable.

Vous rappelez vous à Rome le premier Janvier de cette meme année notre conversation? Vous etiez convaincu que le pouvoir temporel du Pape courait rapidement à sa fin: plus rapidement meme de ce qui me para.issait alors probable. Les evenements vous ont donné raison et nous voila dans la capitale. Le Gouvernement italien avait offert par le moyen de Ponza S. Martino à peu près conditions suivantes

La cité Leonine sous la pleine juridiction et souveraineté du Pape.

La garantie pour la liberté des communications du Pape avec les Etats les clergés et les peuples étrangers ainsi que l'immunité diplomatique des nonces, et des ambassadeurs.

La conservation de toutes les institutions, offices, et corps ecclesiastiques existant à Rome.

La conservation integrale [par. ill.] de toute les proprieté ecclésiastiques. En outre en declarant que: Les Evéques Sa Majesté [par. ill.: renonce?] Le Gouvernement italien (2)

Enfin en conservant leurs grades leurs appointements et leur ancienneté aux employes civils et militaires de l'Etat pontificai.

(Das Staatsarchiv, XX, n. 4290, p. 226; H. BASTGEN, Die riimische Frage, Il, Freiburg i. B., 1918, pp. 633-634). Cfr. n. 69, p. 58; n. 184, pp. 147-148; n. 250, p. 206.

Ponza S. Martino dans tout le voyage trouva des fonctionnaires affables et empressés, des gendarmes obsequieux et jusque dans les antichambres du Vatican des prelats amicalement souriants. Le Card. AntoneHi en deplorant les tendances à resister par la force et en se montrant conciliant ne trouva pas d'objections sur le fond de nos propositions. C'est le Pape lui mème qui refusa toute transaction allegant pour raison qu'il etait lié envers ses predecesseurs et ses successeurs. Du reste c'etait vraiment les zuaves qui commanda·ient à Rome, et ce sont eux qui ont persisté jusqu'à la fin dans l'idée de la resistence. A' l'heure qu'il est ils sont embarqués pour leurs pays respectifs.

Maintenant que se passera-t-il[?] La presence du Pape à Rome laisse espérer qu'on viendra à la fin à une transaction. Les trorupes italiennes n'entreront pas dans la ville Leonine. Quant aux états romains je pense qu'on fera un plebiscite, comme on a fait pour toutes les autres provinces annexées, et qu'après on convoque lP.s chambres à Florence pou.r voter le transport de la capitale ,et les fonds necessaires. Il y aura (l) des grandes difficultés pratiques dans l'installation du gouvernement à Rome :mais ce serait impossible de faire autrement vis-a-vis de l'opinion publique.

Le programme de Cavour a eté acceptée [sic] par le pays et il faudra le realiser autant que possible dans toute son étendue.

Quant à l'influence de la republique francaise je ne crois pas qu'elle sera grande en Italie, et les journaux allemands qui preconisent une revolution en Italie se trompent complement. Le pays est tout à fait tranquille. Mazzini est emprisonné depuis deux mois. Garibaldi crie qu'on l'empèche de sortir de Caprera, et cela ne produit le [moinde bruit?] (2).

Maintenant je ne peux pas finir sans vous donner de nos nouvelles. Laurette se porte bien elle reste ici avec moi, mais quand [le] Parlement se reunira nous retournerons en Italie. Le Comte Donhoff est etabli à Vienne comme conseiller de la legation de Prusse (3), Marie se trouve dans un etat interessant. Nous avons Nonna ici au mème hotel de l'archiduc Charles, et en vérité €Ile est merveilleusement bien portante pour son age, et mème tres-gaie, seulement elle croit [par. ill.] qu'elle est encore en Italie.

Veuillez, je vous en prie, nous rappeler au souvenir de Lady Acton, et presenter aussi mes hommage.s à la comtesse d'Arco.

(l) -Si omettono le due prime facciate della minuta, che trattano questioni puramenteprivate e familiari. (2) -Qui evidentemente il Minghetti, nella minuta, si limitò ad un accenno al tema, che dovette essere svolto più ampiamente nell'originale. Si noti che qui il Minghettiriassume le proposte che il Governo italiano aveva fatto nel memorandum del 29 agosto
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 24 settembre 1870, ore 14,35.

Je regrette de repondre si tard à vòtre telegramme (4). Vous pouvez attendre un jour à Rome, quoique je desire vivement de m'entretenir de vive

(l? Segno di richiamo a matita per le seguenti parole aggiunte in margine a matita:

• mater1elles et morale •.

decifrabile. '

del principe Bernardo di Biilow. '

voix avec vous sur l'état des choses. Je considère ccmme un fait très heureux la Commission des trois Cardinaux. Si le Pape vous fait connaìtre le désir de vous recevoir vous pouvez y aller. Je vous .prie cependant d'en avertir 1e Generai Cadorna pour eviter les froissements. Peut-ètre le -Pape croit qu'il peut vous recevoir parce que vous n'avez pas de caractère officiel. Vous .connaissez le langage à tenir et les assurances à donner (1).

(2) La minuta s'interrompe alla parola • le •, seguita dal solo inizio di altra parola non

(3) -Il conte Karl Donhoff, primo segretario dell'ambasciata di Prussia a Vienna marito di Maria principessa di Camporeale, figlia di primo letto di donna Laura Minghetti poi. moglie (4) -Cfr. n. 34 (ma anche n. 33).
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A VIENNA, MINGHETTI, A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, E A LONDRA,

C. CADORNA

T. 1387. Firenze, 24 settembre 1870, ore 18.

M. de Bismarck a demandé à M. Favre l'Alsace la Lorraine et comme coridition de l'armistice les forteresses et le Mont Valérien. Le Gouvernement français paraìt décidé à déclarer la continuation de la guerre à outrance. Faites-moi connaìtre les vues du Gouvernement en présence de cette situation extrème.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1388. Firenze, 24 settembre 1870, ore 18,20.

M. Senard nous demande toujours une note aux Puissances neutres exposant les avantages d'une politique généreuse de la part de la Prusse. En l'état des choses il serait plus utile de chercher ensemble une combinaison intermédiaire entre les exigences des Prussiens et les refus de la France. Vous pourriez en parler à M. Thiers quand vous le verrez.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 24 settembre 1870, ore 15,35 (per. me 16,20).

Ordre parfait régnant à Rome donne beaucoup à penser au Vatican. Pape Randi et Antonelli qui domine toujours situation, désirent res1ter. Merode Borromeo et Pacca veulent que le Pape parte. Violence de ceux-ci est telle qu'on croit possible départ du Pape malgré Antonelli. Celui-ci ayant exprimé désir de me voir j'irai dcmain (2). Quant au Pape je aois bon attendre.

Se dovesse farmi aver una risposta, pc.trei darla a Silvestrelli >. Sul Righetti, romano, sotto prefetto di Castellammare di Stabia, e allora pro-vvisoriamente a Roma, cfr. Le carte di Giovanni Lanza, cit., VI, p. 178.

8 -~ Documenti diplomdtici · Serie Il -Vol. I.

'"": ..

(l) -In un primo tempo il Visconti Venosta aveva aggiunto le seguenti parole, poicancellate sulla minuta: « J'attache le plus haut prix à pouvoir entamer des communications directes avec le P ape et les Cardinaux ». (2) -Per questi contatti con il Vaticano, su cui cfr. pure n. 34, si veda il biglietto seguente, trasmesso al Blanc da Alessandro Righetti in data 23 settembre, ore 12 30: < Al Vaticano si desidera ardentemente di vedere un rappresentante del Governo. Il Papa desidera conoscere quale sia la sua posizione secondo le idee del Governo italiano.
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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 24 settembre 1870, ore 19 (per. ore 19,55).

Non ho nessun secret pour Generai Commandant e sono interamente d'ec-'

cord avec lui. Il désire que je voie privatamente Pape mais je crois che la lutte d'influence che ha luogo autour de lui rende più opportuna attualmente vi·site à Antonelli che ne ha espresso formale desiderio. Giunta solennemente inaugu·· rata oggi. Ordine fu dato aile truppe di rendere gli onori sovrani a Sua Santità e di render~ usati onori a,i Principi della Chiesa (1). Beaucoup de pretres t.=t èlericaux plus connus apparent [sic] de nouveau dans les rues. Papa finora non uscito dal Vaticano Cardinali escono in forma privata.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3023. Berlino, 24 settembre 1870, ore 16 (per. ore 20,20).

M. Favre a échoué dans ses pourparlers avec M. de Bismarck sur les préliminaires de paix et d'armistice. M. de Bismarck a chargé M. de Thile de me dire que le Comte Arnim dans sa mission au Quartier Général n'avait aucune instruction, et avait ainsi agi de sa propre initiativc (2).

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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3025. Vienna, 24 settembre 1870, ore 24 (per. ore 1,15 del 25).

M. Thiers après quelques heures de repos a continué son voyage pour Pétersbourg. Il avait annoncé qu'il s'arréterait à Vienne seulement à son retour, cependant il a vu Beust mais ça n'a été qu'une longue récrimination par rapport à Napoléon. Il a dit que l'Italie était ivre de Rome. Il me parait que tout son espoir soit dans une alliance avec la Russie. Mais je doute beaucoup du succès de sa démarche.

(l) -Cfr. CADORNA, op. cit., pp. 236-237 e 248-249. (2) -Il contenuto di questo te!. è sviluppato nei due rapporti qui appresso, nn. 49 e 50.
49

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 661. Berlino, 24 settembre 1870 (per. il 28).

Je viens d'apprendre par le Secrétaire d'Etat que les pourparlers entre

M. Jules Favre et le Comte de Bismarck n'ont abouti à aucun résultat satisfaisant. Dans les trois entrevues ils n'ont réussi à se mettre d'accord ni sur les préliminaires de paix, ni sur un armistice. Ainsi la guerre continuera jusqu'à ce que la France soit mieux convaincue de l'inutilité de la résistance, et qu'il ne lui reste qu'à se résigner aux conditions tracées dans les deux circulaires auxquelles se rapporte ma dépeche d'hier N. 660 (1).

En attendant Toul a capitulé. La prise de cette forteresse assure les communications par chemin de fer et facilitera le transport de l'artillerie de siège vers Paris. D'un autre còté Strassbourg ne peut tarder à se rendre, en laissant ainsi disponible une trentaine de mille hommP-s et tout un matériel de siège.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. come estratto in LV 17, p. 45)

R. 662. Berlino, 24 settembre 1870 (per. il 28).

Le Comte de Bismarck a chargé M. de Thile de me déclarer de la manière la plus catégorique que le Comte d'Arnim n'avait reçu aucune instruction de se rendre à notre Quartier Général, et que c'était ainsi de sa propre initiative qu'il s'était donné une semblable mission (2).

En me faisant ce message M. de Thile, à l'appui sans doute de ses assertions

réitérées sur les difficultés du Cabinet de Berlin vis-à-vis de ses ressortissants

Catholiques, m'a dit qu'en Silésie notamment une partie de la presse élève la

voix pour reprocher au Gouvernement Prussien dé n'avoir pas su agir de ma

nière à préserve,r le Saint-Siège de nos attaques.

* D'après les derniers rapports parvenus à ce Ministère des Affaires Etrangères, on était enclin à croire que le Pape quitterait Rome, et faisait déjà ses préparatifs de départ. J'ai émis l'espoir dans l'intéret de Sa Sainteté, de l'Italie et de toute l'Europe que cette nouvelle ne se confirmerait pas * (3).

(l) -Cfr. n. 36. (2) -Ma cfr. il te!. di Bismarck, da Ferrières, il 23 settembre: bisogna sfruttare nella stampa cum grano salis il fatto che Arnim, unico fra i diplomatici accreditati presso la Santa Sede, ha fatto qualcosa nell'interesse del Pontefice (pur avendolo fatto senza autorizzazione e di sua iniziativa). BISMARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 514-515. (3) -Il periodo tra asterischi omesso in LV.
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IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1255. Tours, 24 settembre 1870.

Malgrado l'interruzione d'ogni regolare corrispondenza con Parigi, qualche notizia può ancora pervenire dallo interno della capitale per mezzo di messaggeri speciali a questa Delegazione del Governo. Si è per tale modo che il Governo di Tours ebbe maggiore contezza dei risultati del colloquio che ebbe luogo il 20 del corrente tra il Cancelliere della Confederazione del Nord ed il Ministro degli Affari Esteri di Francia. n Conte di Charudordy, Ministro Plenipotenziario, qui delegato dal Ministro degli Affari Esteri colla missione speciale di tenersi in rapporti col Corpo diplomatico per gli affari politici, mi disse testè che il Conte di Bismark domandò formalmente al Signor Giulio Favre come condizione della pace la cessione dell'Alsazia e della Lorena e come condizione di un armistizio l'occupazione del Monte Valeriano dalle truppe Prussiane. Il Monte Valeriano, come l'E. V. non ignora, è coronato dalla fortezza che meglio domina la sottostante città di Parigi dal Iato d'ovest. In seguito a questa pretensione del Ministro Prussiano, che fu stimata inaccettabile dal Governo provvisorio, il Governo qui delegato proponevasi, a quanto mi disse il Conte di Chaudordy a pupbhcare oggi un pwclama per far conoscere quelle condizioni alla Francia e per dichiarare che la guerra sarà continuata ad oltranza. Fa appena d'uopo di menzionare che la pretesa vittoria ottenuta sopra i Prussiani presso a Sèvres (l) non solo non travasi confermata, ma è anzi

presentata come una vittoria prussiana dai bollettini ufficiali del Re, senza dubbio già noti all'E. V.

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO S. N. Nizza, 24 settembre 1870.

Il Signor Baragnon non lascia passar giorno senza pubblicare proclami, nei quali non manca mai il ricordo che egli tiene nella sua persona tutt'i poteri, e che conseguentemente tutte le libertà dei cittadini derivano da lui. Con tal teoria, ciò che sarebbe chiamato a~to dispotico sotto il regime monarchico, diventa legale sotto il regime della repubblica, che ha la piena libertà di nominare e sciogliere a talento Consigli Comunali e di altre amministrazioni, di nominare e di destituire impiegati civili e militari, d'imprigionare one::;ti cittadini che non usano della libertà di parlare o di agire in

piena conformità alle viste ed alle opinioni dei dominatori attuali. Nessuna osservazione è tollerata nè verba1lmente nè sui pubblici fogli; guai a chi non

inneggia alla Repubblica-ques,ta è la libertà per tutti nel senso dei repubblicani

Francesi.

Questo Signor Prefetto ha fatto pubblicare un comunicato sui giornali

d'oggi «,che a Nizza non stando formandosi akuna banda garibaldina, egli,

in virtù d'ordini rigorosi del Governo della Difesa Nazionale, era obbligato

di proibire il passaggio della frontiera francese a tutti quegli stranieri che

non siano muniti di passaporto regolare».

Forse v'è da rallegrarsi di questa misura ordinata al Signor Baragnon, se, come può dubitarsi, il vero scopo deU'm'ganizzazione di queste bande, dette, Garibaldine, non sia piuttosto di armarsi e di prepararsi per scendere improvvisamente in Italia a portarvi il disordine, sotto il nome della Repubblica universale, che non lo scopo proclamato di portarsi ad affrontare le artiglierie prussiane.

Non si ricuserebbe però la mia immaginazione ad ammettere la possibilità che la riunione dei Garibaldini in questa città e vicinanze, avesse un tutt'altro scopo, mirasse cioè ad un colpo di mano su Nizza, per proclamarla repubblica indipendente, giacchè, come già ebbi l'onore di far noto all'E. V., vi è effettivamente un partito nizzardo che vi aspira (1).

Mi pare cosa non temeraria il credere, che se una delle due supposizioni anzi dette motivò la proibizione dell'ingresso in Francia dei sedicenti Garibaldini, non è quella d'impedire che dessi se ne partino poi per andare ad impiantare colle armi in Italia la repubblica universale.

Il signor Baragnon intanto crede di non offendere il rigorismo dei principii repubblicani imitando colla moltiplicità dei suoi uniformi, i Sovrani del Nord, che sogliono vestire secondo le circostanze; così stima egli di passare in rivista i suoi amici della Falange, ha cura di vestirne l'uniforme, come jeri l'altro non trascurò, nel passare in rassegna una compagnia di Franchi tiratori, di abbigliarsi da Franco tiratore. Innocue fantasie.

Il Conte Reille, già Consigliere del Dipartimento delle Alpi Marittime, proprietario di molte terre nelle vicinanze d'An:tibo, è uno dei proprietarj di quel Circondario che ha maggiormente sofferto delle depredazioni fatte dai zuavi e dalle guardie mobili ai vigneti, giardini ed orti.

P. S. -Sono, in questo momento, informato, che le 600 guardie mobili, che erano a Mentone, partirono jeri l'altro e che vi furono surrogate da un distaccamento della Falange nizza1·da, la cui principale incumbenza è, dicesi, d'impedire l'ingresso in Francia dei Garibaldini.

Inchiudo una lettera per Sua Altezza Imperiale il Principe Napoleone rimessami dal signor Dottore Yvan.

(l) Su cui il Nigra aveva informato, con un «pare », nel r. 22 settembre, n. 1254.

(l) Cfr. invece il tel. del commissario. generale (prefetto) Baragnon del 23 alla delegazione a Tours (Ministero dell'Interno): se Garibaldi verrà a Nizza, « je suivrai point par point vos instructions. Je ne suis nullement inquiet pour Nice méme de ce passage; car ici l'élément indigène conspirant avec l'élément monarchique voisin est plus dangereux que l'élément ardemment républicain, quel qu' il soit. D'ailleurs le passage rapide nettoierait le département sans justifier intervention d'aucune sorte. Je m'en tiens donc à ce qui a été réglé à ce sujet, c'est-à-dire à er.velopper immédiatement Garibaìdi et à le mettre aussitòt quepossible en train rapide, spécial » ( Enqttéte par!ementai1·e, vol. cit., p. 37).

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IL CONSOLE GENERALE A TRIESTE, BRUNO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. S. N. Trieste, 24 settembre 1870.

Facendo seguito al mio riverito rapporto dn data del 22 corrente (1), ho l'onore di comunicare all'E. V. copia di due lettere che sull'argomento dei fatti qui avvenuti ,la sera del 21 ho indirizzato al Regio Ministero [sic] in Vienna, il quale con apposito Telegramma del 22 mi aveva richiesto di fargli esatta relazione sui fatti medesimi.

L'unito numero del Giornale Il Cittadino stato oggi pubblicato farà conoscere all'E. V. quanto grande sia il dispetto che il contegno tenuto dall'autorità di Polizia in quella circostanza e le menzogne state ad arte divulgate, hanno sollevato nella popolazione e nel Consiglio Municipale.

ALLEGATO l

BRUNO A MINGHETTI Trieste, 23 settembre 1870. In risposta al telegramma che V. E. mi ha indirizzato in data di oggi mi reco a dovere di informarLa che con mia lettera di jeri ho già avuto l'onore di trasmetterLe copia di un rapporto che ho diretto al Regio Ministero degli Affari Esteri sui fatti qui seguiti la sera del 21 corrente. Ciò che io già prevedeva in quel mio rapporto, che cioè i giornali avrebbero alterato i fatti avvenuti, si è purtroppo verificato. La Triester Zeitung di ieri sera, in un articolo pieno purtroppo di molte altre menzogne che a me non spetta di smentire, ha riferito che il Consolato italiano per il primo ha inalberata la bandiera italiana ed illuminate le finestre. Ciò è assolutamente falso imperrocchè, come già ho avuto l'onore di scriverlo nel mio rapporto, non è vero che io abbia inalberata la Bandiera, la quale non fu più spiegata dal 18 agosto in poi, ricorrendo in quel giorno l'anniversario della nascita dell'Imperatore: ed è pur falso che per il primo io abbia illuminate le finestre mentre queste, secondo i miei ordini, non furono illuminate che allorquando una buona parte del Corso dove io ho la mia abitazione era illuminata, ed i lumi furono spenti tosto che mi venne riferito che anche l'illuminazione se non era proibita, non era approvata dall'Autorità. Io ho richiesto la Direzione della Triester Zeitung con apposita mia lettera di smentire nel suo numero d'oggi il fatto da essa asserito che io abbia spiegata la Bandiera per festeggiare l'entrata in Roma del Regio Esercito, e spero che essa farà giustizia alla mia domanda (2). Ho pure avuto oggi un colloquio col Consigliere Aulico Cavaliere Fidler Reggente la Luogotenenza, il quale riconoscendo come affatto ineccepibile e regolare il contegno da me tenuto in questa circostanza mi ha dichiarato che avrebbe egli pure scritto al proprio Governo per rettificare le inesatte asserzioni della Triester Zeitung. Le trasmetto qui unito il giornale n Cittadino d'oggi che pure ha molto energicamente smentite le falsità pubblicate da quel giornale prima ancora che io ne avessi cognizione. Per giustamente apprezzare la condotta tenuta dagli organi della polizia tanto in questa che in altre precedenti luttuose circostanze, è mestieri aver presente che il personale di essa racchiude il rifiuto dei poliziotti che già servirono nelle provincie italiane e che non osarono aderire al Governo nazionale attesi i tristi loro precedenti.

(2J A margine : « L'ha smentito oggi , .

ALLEGATO Il

BRUNO A MINGHETTI

Trieste, 24 settembre 1870. Facendo seguito a quanto ho avuto l'onore di scriverLe colla mia lettera di ieri mi reco a premura di informare l'E. V. che stamane venne in casa mia il Consigliere Aulico Signor Cavaliere Fidler, Reggente questa Imperiale Regia Luogotenenza, e coll'animo commosso mi ha dichiarato che aveva poc'anzi con suo grande dispiacere letto nei giornali di Vienna un telegramma nel quale furono a mio carico alterati i fatti seguiti la sera del 21 corrente, e che erasi creduto in debito di telegrafare immediatamente a Vienna all'Imperiale Regio Ministe:r;o dell'Interno:

• Che il contegno da me tenuto la sera del 21 corrente fu perfettamente

corretto.

Che non è vero che io abbia spiegata la Bandiera.

Che non è vero neppure che io abbia per il primo illuminate le mie finestre, mentre per contro i lumi furono alla casa mia solamente accesi quando le case circostanti del Corso già erano illuminate, e vennero spenti appena ebbero luogo i primi disordini •.

Fece inoltre la preghiera al Ministro dell'Interno di comunicare il suo telegramma a S. E. il Gran Cancelliere Conte di Beust.

Il Cavaliere Fidler mi ha nella stessa occasione autorizzato a scrivere all'E. V. che egli non solo aveva approvato il contegno da me tenuto in quella circostanza, ma che me ne aveva ringraziato.

In confidenza .poi mi soggiunse che aveva richiesto l'Ufficio del Telegrafo di indicargli chi aveva spedito a Vienna il telegramma stato pubblicato nei giornali ma che non se ne trovarono più le traccie. .

Io spero, Eccellentissimo Signor Commendatore, che i miei rapporti e le dichiarazioni che Le verranno fatte dal Gran Cancelliere persuaderanno l'E. V. che il contegno da me tenuto nella sera del 21 e nei giorni che la precedettero non può in alcun modo nè da chicchessia essere censurato.

Io conobbi fin dal principio tutte le difficoltà della mia spinosa posizione in Trieste e per vincerle ho creduto che il miglior mezzo fosse una condotta onesta e leale tanto verso le Autorità locali quanto verso gli italiani qui residenti ed a questa norma ho sempre uniformate le mie opere.

V'ha, ciò non ostante, qui chi non crede, o finge di non voler credere, alla mia lealtà, e questi, se non erro, è il Direttore di Polizia signor Hofmann, il quale ha forse delle convenienze particolari a credere che io sia il promotore delle dimostrazioni ecc.

lo ignoro se sia possibile che mi sia data una qualche soddisfazione, mi limito solo a pregare l'E. V. di voler giustificare il mio operato presso il Governo del Re.

(l) Cfr. n. 26.

54

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 14, fase. 9/6)

L. P. Londra, 24 settembre 1870.

Approfitto della partenza del Principe Odelscalchi di Roma per mandarle un lungo rapporto sull'affare di Roma (1). Io non dubito punto che questo

Governo, tostochè sia fatto il plebiscito, e sia votata l'unione di Roma al Regno, farà la ricognizione ufficiale del fatto compiuto, e che sarà dei primi a fare una tale ricognizione. Qui l'opinione pubblica, ed il giornalismo sono tutti con una grande unanimità a nostro favore senza distinzione fra i Ministeriali, e l'opposizione. Fa solo una insignificante discordanza qualche giornale ultra=Cattolico, e qualche individuo che manda lettere in suo proprio nome ai grandi giornali che hanno per costume di stampare tutto quello che loro si manda. Così il famoso Boyer mandò le sue lettere al Times, ed Ella troverà un altro scritto sul numero della PaU Mall che qui unisco. Ed affinchè Ella abbia qualche <:agnizione del carattere di codesti scritti Le mando pure un numero di un giornale ultra Cattolico. Il sunto storico di cui Ella mi ha autorizzato a servirmi per pubblicazioni, fu tradotto, e pubblicato nel Times, e vi fu premesso un articolo pel quale ho dato io stesso il tema, e gli argomenti. Esso riguarda il ;Lato del diritto delle genti positivo in questa questione; e mi parve utile di far pubblicare qualche cosa da questo punto di vista, perchè è su questo soggetto che principalmente si trincierano i nostri avversarii per aver ragione anche presso coloro che non sono con loro per le idee religiose false, ed esagerate, o che non sono Cattolici.

Il sentimento che qui si esprime ora in generale è quello del desiderio che l'Italia compi·sca colla maggiore celerità possibile l'opera dal lato politico, in modo che l'annessione di Roma al Regno sia, anche legislativamente, un fatto compiuto. Debbo soggiungere che qui parecchie persone Cattoliche le quali prima avevano delle idee Clericali, ora, ed al punto in cui trovansi le cose esprimevano il desiderio che il Papa se l'intenda coll'Italia. E, se è vero ciò che recano i giornali stamane, cioè che il Papa ha domandato un presidio per la Città Leonina, si dovrebbe credere che entriamo in questa felice via.

Mi permetta poi che .privatamente, e come uomo politico le esprima il piacere che ho provato vedendo seguita dal Ministero una via si prudente, dignitosa, ed energica ad un tempo come quella ,che ha fatta, e battuta. Ciò ha accresciuta qui la fama di buoni politici che hanno generalmente gli Italiani presso. gli uomini d'affari. Ciò fortifica grandemente il Governo, e rende possibile una nuova elezione generale, la quale parmi non si dovrebbe ritardare per non perdere il frutto delle attuali favorevoli disposizioni del Paese. Ciò in fine è il premio dello aver seguito la prudente, e savia politica della neutralità, ed è la più evidente condanna di coloro che volevano spingere il Governo (e talvolta con modi sconvenienti, come accadde in Senato) in una politica avventata, e pericolosa. Il sistema di temporeggiare (nella questione di Roma) per aspettare l'opportunità, ha ricevuto la sua piena giustificazione, e parmi che gli uomini estremi della sinistra non debbano esserne molto contenti, nè essere soddisfatti del giudizio che di loro deve fare il Paese.

Perdoni questa chiacchierata, voglia, La prego, salutare Lanza, e Sella, ecc.

(l) Cfr. n. 24.

55

DIOMEDE PANTALEONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, cassetta Minghetti)

L. P. Roma, 24 settembre 1870.

Siccome le scrissi gli ha due giorni lagnandomi della completa e pericolosa anarchia che io avea qui trovato, così sento il dovere di dirle ora, che a mezzo specialmente del Blanc e del Silvagni si ottenne la sera del Giovedì che il Gnle Cadorna nominasse la Giunta: che questa accettasse: che nella notte si occupasse militarmente il Campidoglio espellendo il partito d'azione, con chè si è certo rimesso il più perfetto ordine materiale e sicurezza nel paese Gli è mo1to e tengo a constatarlo; ma le aggiungerò che non si era però ordinato alcun andamento di governo -Non tribunali, non amministrazione interna, non B.nanze non publica istruzione, non sanità, nulla fuor che la publica sicurezza -In questi due giorni mi era talmente adoprato con pochi altri, che si era al punto, sia a mezzo della Giunta, sia con quello del comando militare di a:ver provvisto a tutto; perchè il Masi aocortosi dell'ingannevole condotta deJ Montecchi e compagni si era accostato al partito governativo -In questo momento però giungono mandati da Firenze un commissario per la Grazia e Giu:;-tizia, il Metaxà -uno per la guerra -uno per la finanza -il Mancardi -uno per l'interno il Gerra -spero che ne manderanno uno per il publico insegnamento e sanità -altro pe' lavori publici, e così il governo del Re avrà di fatto assunto a far tutto da sè ed esautorare il Papa. = Ah! come sl è cambiati da quando a Firenze si stimava soverchio ardire al solo far marciare una pattuglia per l'ordine publico!! Ed il plebiscito a che è più utile dopo il fatto ? ... Non è che io aggiusti alcuna fede a quella giunteria politica; ma se Ella truova che siamo così forti da poter bmveT l'opinione publica, e la diplomazia, ed impadronirci di tutto con la ragione della forza, tanto meglio per noi; e solo mi duole che solo così tardi sia entrata questa convinzione nel Governo -Ma oltre questo della diplomazia, vi ha un altro difetto nel sistema che si è seguito ed è questo ---O i comissarj rcgj spodestano i cardinali, esautorano i preti, espellono i Gesuiti sopprimono le corporazioni religiose, ed Ella, oso pensare, truoverà più tardi un qualche ostacolo più forte alla conciliazione che per noi si cerca col papato -Ociovero si lasciano tutti questi incomportabili reliquati ed anzi si schermiscono con lo scudo di una convenzione col Pa;pa; ed allora o io mi faccio delle strane illusioni sulle condizioni dell'Italia o il ministero che si presenterà con quei trofei al parlamento farà meglio a preparare fin d'ora il suo bagaglio per andarsene, e spazzare il seggio pe' successori. Sono uso a parlare ognor franco, e non si voglia quindi offendere di mia sincerità. Pel resto io non ho altro qualsiasi àiritto che quello che si apparHene ad un Italiano e ad un Romano, e certo = functus sum abundanter officio meo = per far ciò che mi parea bene -Resterò ancora a Roma per i miei affari particolari, e regolerò i miei passi dietro gl'interessi della mia famiglia per .restar qui o tornare a Nizza in un poco volontario esilio

Ho in mezzo a ciò però due ,conforti. L'uno è che il mio arrivo qui salvò l'ordine publico e la mia opera unita a quella del Silvestrelli, del Blanc, del

Silvagni ecc. ecc. ha bastato a dare un'indirizzo alla publica cosa. L'altro è, che quanto io le ri:ferirva SU'llo ispi11ito del partito che ora regge la publica cosa in Francia, e sull'opportunità di prender Roma si mostra ognora coi fatti più aperto, e la nostra decisione assennatissima -Di ciò mi congratulo specialmente con Lei, al quale godo ancora una volta ricordare la mia stima, la mia devozione, e se mel permette l'amicizia ecc.

56

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 25 settembre 1870, ore l.

Dans votre conversation avec Antonelli cherchez occasion pour lui faire sentir que le Gouvernement n'a pas encore fait démarche auprès du Saint-Père par des egards faciles à comprendre, mais que cela serait conforme à nos desirs et que quelque membre du Cabinet pourrait meme se rendre à Rome si une entrevue avec le Saint-Père ou avec le Cardinal AntoneHi pouvait etre utile à rendre moins penible la situation.

57

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA

(AVV, mazzo 13, fase. 9/9)

Firenze, 25 settembre 1870.

La deliberazione discussa jeri l'altro nel Consiglio de' Ministri, e presa definitivamente jeri mi consiglia a dare la mia dimissione (1).

Ella può credere, signor Presidente, che solo dopo una riflessione completa, matura, definitirva, ho potuto decidermi a separarmi da Lei che mi ha sempre onorato d'una così preziosa fiducia e da' miei colleghi della cui benevola amicizia, serberò sempre una riconoscente memoria.

Non occorre quasi ch'io aggiunga come Le sarò grato se vorrà far ac

cettare da Sua Maestà la mie [sic] dimissione con quella sollecitudine che è

richiesta dalle circostanze (2).

. (2) Dimissione offerta perché non fu accolta dal Consiglio la mia proposta di mandare subito a Roma il Gen.Ie La Marmora come Luogotenente del Re -Il Ministero accettò in seguito la proposta; -la divergenza era solo sull'epoca di mandarla ad effetto. V. V. [Notadel documento, di mano del Visconti Venosta j. Cfr. anche nn. 107 e 164.

(l) Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 24 settembre, aveva deliberato di inviare il generale Alfonso La Marmora a Roma. come Luogotenente Generale del Re, dopo il plebiscito, mentre il Visconti Venosta avrebbe voluto che vi andasse subito, per considerazioni specialmente di politica estera (ACR. Verbali delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri, Il, p. 76; Le carte di Giovanni Lanza, cit., VI. p. 409; CASTAGNOLA, op. cit., pp. 67-70).

58

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 25 settembre 1870, ore 9,50 (per. ore 10).

Credo doverla avvisare confidenzialmente •che la giunta sebbene non si possa pm conservatrke ·si rifiuta a proporre la formala del plebisdto nella quale la riunione di Roma sembra subbordinata a quel ehe il governo farà per l'indipendenza spirituale del Papa mentre il rimanente dell'Italia si è riunita con formala senza restrizioni. La giunta lascia al Governo del Re il merito di fare per la chiesa se lo crede riserve neil'accettare il plebiscito e .considera ·come un dovere di proporre plebiscito identico ai precedenti diritti dei Romani.

59

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3027. Vienna, 25 settembre 1870, ore 16,10 (per. ore 17,20).

M. Thiers a dit M. Beust que l'initiative d'une action diplomatique en faveur de la France devait partir de la Russie, et qu'il avait grande confiance de l'obtenir. Il a demandé si dans ce cas l'Autriche aurait suivi la Russie. M. de Beust, ·sans prendre un engagement fo~mel, a e~primé les meil.leures dispositions à le faire. M. de Beust déplore la dureté des exigences prussiennes, mais il croit que ni l'Autriche ni l'Italie pourraient rien faire d'uti.le dans ce moment. La mission de lVI. Thiers est arrivée à temps pour convalider son opinion (1).

60

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, RICOTTI

(USE)

T. RISERVATO 218. Roma, 25 settembre 1870.

· Faccio conoscere a V. E. che Cardinale Antonelli ha risposto mia lettera e che trasmetterò in copia tal risposta al Ministero Affari Esteri (2). Usa modi piuttosto concilianti, crede opportuno continuare occupazione Città Leonina, desidera pure che io avvisi ai mezzi di custodire armi e munizioni di Castel S. Angelo. Per questo prenderò concerti.

(l) -Sui colloqui del Thiers con Beust e Andrassy, dr. A. THIERS, Notes et souvenirs. 1870-1873, Paris, 1903, pp. 5-15, e anche Beust a Apponyi, 28 settembre, Correspondenzen des K. K. M. d. J[, n. 4, cit., n. 25, pp. 27-28; (Blue Book} Franco-German War, n. 1 (1871). Further Correspondence respecting the War between France and Germany 1870-1871, n. 175, pp. 117-119; Das Staatsarchiv, XIX, n. 4148, pp. 306-307; Archives Dip!omatiques 1871-1872, II, n. 549, pp. 675-677. (2) -Cfr. n. 63, allegati I e II.
61

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ES'TERI, VISCONTI VENOSTA (AB) (l)

Roma, 25 settembre 1870.

Sans revenir sur les détails de nos opérations, voici, * Monsieur le Ministre * (2), comment nous pouvons résumer de bonne foL notre situation à Rome, en présence des témoins memes des événements. L'armée royale a porté jusqu'à l'excès peut-etre la lenteur mesurée des mouvements, * la gravité imposante d'allures * (2), de manière à laisser au Saint Siège tout le temps possible pour se décider à épargner (3) le sang, * et à la diplomatie elle-meme toute faculté d'amener, si elle en était capable, une conciliation * (2). Pendant deux jours, nos troupes, semblant attendre, au pied (4) des murs de Rome, une dernière résolution paternelle du Pape, reçurent sans répondre le feu * provocateur * (2) des zouaves. Les villes les plus proches de Rome proclamaient l'une après l'autre, avant d'avoir vu paraltre nos troupes, 'leur union à la monarchie et leur résolution de maintenir l'ordre contre toute tentative républicaine (5) ou réactionnaire. Une visite du Ministre de Prusse et deux messages *successifs * (2) de sa part venaient successivement pendant les trois derniers jours de nutre inaction sous les murs de Rome témoigner authentiquement qu'il n'était pas au pouvoir du Pape d'empécher de ·combattre (6) àes troupes étrangères ·exaltées et irritées, désireuses de * sauvegarder l,eur honneur et leurs intérèts * (7) par une résistance dervant laquelle elles se flattaient que nous recu'lerions. La question militaire se posait ainsi isolément entre les deux armées, tandis que le Pontife, comme étranger à 'la lutte, répétait * avec tout son entourage qu'il arriverait l'une àe ces deux dwses: ou que les Italiens 1reculeraient en voyant la nécessité de commencer un siège, ou que les troupes pontificales céderaient à la violence après l'avoir constatée si les Italiens persistaient après les premiers coups de feu échangés * (8). Pour compléter brièvement le tableau de la situation jusqu'au 19 au soir, il convient d'ajouter que des intelligences établies avec les habitants de Rome, malgré les rigueurs de l'état de siège, assura'ient que leur concours aiderait à l'entrée de nos troupes, et * garantissaient que la plus grande partie des * (2) troupes indigènes ne se battraient pas comme il arriva en effet; des notables échappés de Rome, cles personnages au-dessus de tout soupçon * tel que le Due Caetani * (2), •témoignaient de la terreur où la population était tenue par l·es soldats étrangers qui se livraient à tous les excès,, * tuaient en plein jour dans les rues des habitants inoffensifs » (2) et avaient réuni à Rome jusqu'aux bandits des montagnes voisines, enrégimentés * en costume national, * (2) pour contenir les habitants pendant qu'ils veillaient aux portes murées par d' * épais * (2) retranchements de terre.

(8J Le parole fra asterischi così modificate in LV riservato: « A tutta la sua Corte. che gli italiani arretrerebbero davanti alla necessità di incominciare un assedio •.

Un acte de vigueur était indispensable; il fut accompli avec rapidité dans la matinée du 20, ma,is non pas contre une simple constatation de ia force: il fallut que la brèche fut ouverte et que nos troupes eussent pénétré d'as.saut dans la ville pour que ,les troupes étrangères se rendissent, ,sur l'ordre du Pape. No:s troupes en entrant trouvèrent ·la population, presque sans armes, aux prises avec les troupes étrangères sur plusieurs points de la ville, et la fus~Uade durait encore au Capitole entre les soldats pontificaux et le peuple une heure après que le drapeau blanc avait été hissé. Nos troupes rétablirent l'ordre et préservèrent, non sans peine, les pontificaux * pdsonniers * (l) de la fureur ;populaire. M. de Charette reconnacissait lui-méme que les étrangers seuls avaient combattu contre 1es nòtres: * « Les italiens, disait-il, ont trahi le drapeau » * (1). L'a·ccueil fait à nos ltroupes le 20 à leur entrée, et le 21 à l'entrée solennelle de l'armée et de ses chefs, qui furent accablés de couronnes et de fleurs, fut indescriptible. Le ~caractère dominant en fut comme une sorte d'intimité dans l'enthousiasme. * Les rangs étaient encombrés d'hommes et de femmes du peuple, les colloques n'en finissaient pas; et les diplomates s'étonnaient de mille témoignages imprévus d'une profonde communauté de sentiments entre les soldats de toutes nos pr0vinces et cette population jusque là terrifiée qui se révélait sous un jour inconnu jusqu'alor.s. « Siamo coi nostri; non avremo più paura; hanno fatto meglio in tre ore che i francesi non fecero altra volta in tre mesi »; telles étaient les expressions populaires notées par les représentants étrangers * (2).

Une remarque faite universellement 'ici est que cette *brillante* (l) opération militaire n'a pas donné, ni laissé méme dans le clergé, l'impres.sion d'un acte hostile contre le Saint Père. Le fait que nos troupes subirent le feu des bastions du Vatican sans tirer de ce còté, méme au plus fort de l'action, aida avec cent autres incidents advenus depuis et que j'indiquerai en partie plus loin, à ce que les troupes étrangères une ,fois parties, il n'y eut plus aux yeux de personne ni vainqueurs ni vaincus dans Rome. -Le corps diplomatique se rendant auprès du Généml Cadorna le 20 (3) * .pendant que les alentours de la brèche fumaJen.t encore * (1), mit beaucoup de soin à marquer les plus grands égards et à constater qu'il ne venait que recommander les nationaux respectifs. Il a gardé depuìs la méme attitude, bien qu'on ait :pu voir *·chez le Comte d'Arnim * (4) un désir personnel, constamment deçu * par le langage du Général Cadorna et le mien * (5), à se faire intermédiaire entre le commandant italien et le Saint Siège.

Le reste de la journée du 20 se parssa à négocier la capitulat.ion; le 21 eut lieu le matin l'entrée solennelle (6) et la revue de l'armée * vaincue * (7), * revue qu'on eut soin de faire à l'insu de la population et dans un lieu écarté * (1), puis, le soir, l'installation des commandements militaires dans la ville. C'est dans les 48 heures qui se passèrent après l'assaut que se placent les quelques faits fàcheux qui seuls * jetèrent une ombre, pas,sa,gère du reste, sur notre entrée * (8).

* Quelque.s * (l) bureaux et casernes abandonnées furent .dévastées par la pOjPUlation (2) qui rapporta du reste troi<s jours après tous les objets enlevés, ·entre autres une centaine de chevaux * pris à des pontificaux * (3). * De plus quelques hommes du parti d'action, établis au Capitole, se proclamèrent comme junte et voulurent ensuite faire con:sa~rer leur situation par un meeting nombreux, mais qui fut très-froid, réuni au Colysée * (4). Le Général Cadorna mit fin à ·Ces fai,ts, qui compromettaient notre cause au '" grand * (l) profit du parti réaotionnaire. La junte présidée par le Prince (5) Sermoneta fonctionne à la satisfaction marquée * de tous le.s libéraux hbn.nete.s, * (6) de la partie éclairée du clergé ((7) opposition conciliaire) et * du Saint Père et du Cardinal Antonelli * (8) qui ·craignaient bien pire. Le discours du Général Cadqrna à l'inauguration de la junte et l'ordre du jour aux troupes sur les'. honneu11s à rendre au Pape et aux Cardinaux ont été expressément loués au Vatican; et nous jouissons en ce moment d'un intervaJle heureux où les difficultés pratiques ne se levant pas encore, chacun se rassure et reconnait que le diable, c'est l'expression d'un Cardinal, n'est pas si laid qu'on le dit. La tenue excellente de nos troupes en a le premier mérite. * On s'extasie id de les voir remptlir les églises et aller baiser le pied de la statue pai:enne de Saint Pierre* (4). Le Pape a donné ordre qu'on les ilaissat entrer partout meme aru Vatican, où vont les curieux. -L'ordre, depuis deux jours, est rétabli au point qu'on n'a pas à déplorer depuis le 22 un seui dé1it commun. Après * les deux premiers soirs de démonstraHons * (9), vraiment très-belles, tout bruit a cessé sur 1'invitation publiée du Commandimt; seulement la population *se répand continuellement * (10) dans lies rues avec nos soldats et * il y a dans la cité Léonine ~omme partout, des drapeaux innombrables en permanence aux fenètres * (11).

Le chapitre des difficultés commence par la cité Léonine. Les habitants de ce bourg, sachant que leur sort restait en sus:9ens, se sont soulevés et on1t attaqué les gendarmes pontificaux qui ont fait feu. Vous savez, Monsieur le Minstre, cornment à la suite de la demande faite par le Saint Père par l'intermédiaire du Général Kanzler, des troupes furent provisoirement mises par le Général Cadorna à la disposition de Sa Sainteté dans la cité Léonine (12). Le Général constata qu'en concluant la capitulation qui laisse subsister les corps armés indépendants du Ministère des armes (palatins, suisses, etc.) il avait demandé et obtenu du Général Kanzler l'assurance que le sécurité du Saint Père était ai:nsi assurée; et il se réserva de retirer ces forces sitot que Sa Sainteté croirait n'en avoir plus besoin.

S. -JACINI, n tramonto deL potere temporaLe nelLe reLazioni degli ambasciatori austriaci a Roma (1860-1870), Bari, 1931, p. 334. El cfr. nn. 7, 14, 15, 18, 21.

(l) Ed. in traduzione, con data 24 settembre, in LV riservato Roma, pp. 3.5; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 432-435.

(2) Omesso in LV riservato.

(3) c Lo spargimento di » aggiunto in T V riservato.

(4) -c In vista» LV riservato. (5) -• Anarchico » LV riservato. (6) -• Una lotta voluta dalle» LV riservato.

(7) • Salvare il loro onore e garantire i loro interessi» LV riservato.

(l) Omesso in LV riservato.

(2) Il brano fra asterischi omesso in LV riservato.

(3) -«Stesso» aggiunto in LV riservato. (4) -«In qualcuno dei suoi membri • LV riservato.

(5) «Dal mio linguaggio e da quello del generale Cadorna > LV riservato.

(6) «Del nostro esercito» aggiunto in LV riservato.

(7) -La parola fra asterischi cosi modificata in LV riservato: « Straniero di occupazione •. (8) -Le parole fra asterischi cosi modificate in LV riservato: «fecero temere qualche disordine •· (l) -Omesso in LV riservato. (2) -c Da gente» LV riservato. (3) -c Di papalini • LV riservato.

(4) Il brano fra asterischi omesso in LV riservato.

(5) • Duca • LV riservato.

(6) c Della popolazione • LV riservato.

(7) -• Che era stata l' • aggiunto in LV riservato. (8) -«Del cardinale Antonelli e del Santo Padre» LV riservato. (9) -• Le dimostrazioni delle due prime sere, LV riservato. (10) -• Continua a fraternizzare • LV riservato. (11) -Cosi modificato in LV riservato: • Bandiere innumerevoli sono esposte in permanenzaalle finestre, in Trastevere ed in Borgo come dappertutto , . (12) -Cfr. CADORNA, op. cit., pp. 218-219, 262-265 e 559-560; HALPERIN, op. cit., pp. 64-65;
62

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 25 settembre 1870.

Ayant été averti hier, par un * intermédiaire auto.risé ,et dired * (2), que Son Eminence le Cardinal Antone.lli, *me sachant ici sans charge offidelle * (3), dési.rarit me voir, je me suis empressé de me rendre auprès de lui aujourd'hui à l heure. On m'a introduit immédiatement et avant les autres visiteurs auprès du Cardinal, qui d'un ton tout amicai et exempt de tout ac:cent de récrimination, m'exprima J.e désir de m'entretenir, en dehors de toute question politique, des diffi.cultés de fait qui se présentent entre le Vatican et le Commandant en chef. L·e Cardinal commença en disant que les événements, douloureux pour tous, qui venaient de s'accomplir, étaient tels que l'avenir seui pouvait montrer quelle situation il en résultait pour le Saint Siège. Qu'en attendant le Saint Père et lui ne pouvaient que reconnaitre et louer l'esprit et la conduite de nos troupes, qui semblaient vouloir montrer par leur respect qu'elles partagent les sentiments si dévoués, malgré les calomnies contraires, de la population romaine envers le Saint Siège. Mais les diffi.cultés que présente * notre * (4) projet de laisser au Sa[nt Père la Cité Léonine, ajouta le Cardinal, wnt dès à présent insolubles * au grand détriment de la sécurité du Saint Père * (3). Ce bourg est devenu le rendez-vous de tous * les malscalzoni * (5) de Rome, parce qu'il n'y exi~te plus d'autorité; et le Cardinal m'a ·exprimé le désir forme! que le Général Cadorna y établit ,camme dans le reste de Rome des postes de sùreté publique et un service régulier d'administration militaire. Surtout le Cardinal croyait urgent que nous fissions occuper le chateau Sa.int Ange, où des quantités considérables de poudre sont insuffisamment gardées par quelques vétérans contre les attentats possibles des gens de désordre; il pria.it en meme temps qu'on enlevat des (6) caissons de poudre laissés dans les jardins du Vatican et qui inquiétaient Sa Sainteté.

J'exposai à Son Eminence que nos autorités, :en .conformité de leurs instructions autant qu'en vertu de leurs propres sentiments, ne demandaient qru'à faire tout leur possible pour garantir la sécurité du Sarint Père et se rendre autant qu'il était en leur pouvoir à tous ses .désirrs. Que toUJtefois, en ce qui concernait les réserves faites par le gouvernement de Sa Majesté '' sur le maintien intégral de •la Souveraineté Pontificale sur la Cité Léonine, je craignais que Son Eminence ne crùt trop tòt peut-etre à l'impossibilité de résoudre des difficultés qui ne tenaient en parUe qu'à l'exdtation populaire des premiers jours. J'exprimai 1e vceu que la conservation de l'autorité directe du Saint Père sur cette partie isolée de la ville* (7) ne :eùt préjugée ni théoriquement ni prati

quement, et j'informai Son Eminence que c'est dans ·cet esprit et sous cett~ restriction que le Général Cadorna accueillerait ce qui lui serait suggéré par Son Eminence. * La conversation continuant je demandai au Cardinal la permission de lui faire remarquer que les arrangements de fait désirés rpar lui pour la Cité Léonine pouvaient étre rendus plus fadles si nous étions ras:surés sur les conséque.nces qu'on tirerait de l'occupation par nous de cette cité; nous ne pouvons en effet qu'étre arrétés actueHement dans notre condescendance aux désirs de Sa Sainteté, par la crainte de paraitre consacrer par notre occupation de 'la C1té Léonine l'opinion, que nous ne partageons pas, d'après laquelle l'idée de laisser la Cité Léonine au Saint Père serait lmpraticabie. D'après nous en effet il serait aisé d'y ins•tituer un municipe de nomination pontìficale sous la haute Souveraineté dc Sa Sia.inteté, ek. * (1). Le Cardinal me dit alors, très explicitement, que nous ne devions pas voir dans la prière qu'il nous faisait d'occuper le Chateau Saint Ange et la Cité Léonine une intention de nous embarrasser et de faire paraitre la situation pire qu'elle n'est vous devez bien voir, dit-il, que Sa Sainteté et moi ne poussons pas les difficultés à l'extrème et ne prenons pas l'attitude de qui ne veut rien voir ni rien entendre; c'est en dehors de toute question politique que nous traitons ce sujet dans un Intérèt prati:que et actuel. Je remerciai le Cardinal de cette déclaration et j'exprimaJi le * vif * (2) espoir qu'en nous maintenant sur ce terrain * des facilitations pratiques * (3) nous arrivertons avec le temps et arvec un (4) sentiment de déference qui est très sincère de notre part, à une situation qui démentiraU blien des alarmes et tranquilliserait * les justes préoocupations des consciences * (5).

Je parlai encore à Son Eminence de diver.s objets sur lesquels il serait trop long de m'étendre. Je lui dis que l'armée et :sans doute aussi la population sera1ent attristées ·si e1les voyaii:~nt * Leurs Em1nences » (2) les Cardinaux, à qui tous les honneurs seront rendus, témoigner d'une défiance injuste en ne paraissant pas dans .les rues avec leur équipage d'usage. Son Eminence me répondit que cela viendrait peu à peu quand le calme de ces deux jours aurait duré davantage. * J'ai touché en passant à l'honneur que nos soldats ressentiraient s'ils étaient admis à faire au Saint Père une escorte quand il lui plairait de sortir; le Cardinal ne répondit pas * (2). Je mentionnai * en:core * (2) que .ce n'étailt que par pure discrétJiion que nos offi·ciers s'albstenaient de demander audience au Saint Père * comme c'est leur désir * (2); à cela le Cardinal répondit qu'il convenait de laisser passer quelques jours et que tout cela pouvait (6) devenir plus aisé.

Avant de prendre ·congé de Son Eminence je la pria.i de m'indiquer !Par quelles vois pmtilques pourraient ètre prLs1les rcrtrangoemerrts relatifs * à ces remises de munitions, mesures de sureté, etc. * (7), dans la Cité Léonine. Son EmL nence me dit qu'il recevrai.t volontiers un officier que le Général croirait pouvoir lui envoyer pour cela et qu'il le mettra.i en rapport avec les officiers du Sacré Palais apostolique et avec le major commandant le fort Saint Ange.

t3) c Delle misure utili e pr2.tlche » LV r-iservato.

Le Général Cadorna, à q:.u Je rapportai aussitòt * toute * (l) cette conversation, m'a dit qu'il y .pourvoirait auss~tòt, en constatant touted:ois la situation par une lettre dont 11 enve!'!a'it copie au Ministre (2) de la Guerrt.. de Sa Maje.sté (3).

Son Eminence me dit spontanément, quand je me levai après 1,1ne bonne heure de conversation, qu'Elle serait tous les matins vtsible pour moi et qu'Elle espérait me revoir bientòt. J'exprimai à Son Eminence combien j'attachais de prix à la permission qu'elle voulait bien me donner.

Je sens venir les difficultés ·et ne me fais point illusio n .sur ces premières apparences favorables qui sont une des tactiques ordinaires de la Cour de Rome. Cependant c·es premières communications toutes personnelles sont bonnes (4) en ce qu'elles òtent tout caractère d'hostHité à notre situation réci.proque.

(l) -Ed. in traduzione in LV riservato Roma, pp. 6-7; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 435-437. Cfr. CASTAGNOLA, op. cit., p; 61 n. l; e HALPERIN, op. cit., p. 65, che utilizza questo documento di su una copia conservata nell'Archivio di Vienna. (2) -Le parole fra asterischi sono in corsivo in LV riservato. Cfr. n. 45. (3) -Omesso in LV riservato. (4) -• Il • LV riservato.

(5) • I malfattori» LV riservato.

(6) • I » LV riservato.

(7) Il passo fra asterischi così modificato in LV riservato: • Sul mantenimento dello statu quo nella città Leonina, il governo stesso credeva che la questione relativa a quella parte della città •.

(l) Tutto il brano fra asterischi omesso in LV riservato.

(2) -Omesso in LV riservato (4) -«Quel» LV riservato. (5) -" Giuste preoccupazioni» LV riservato. (6) -« Pourrait » testo litografato del Ministero.

(7) «Alla consegna delle munizioni ed alle altre misure di sicurezza » LV riservato.

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IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

N. l PROTOCOLLO SPECIALE. Roma, 25 settembre 1870.

In continuazione di corrispondenza precedente (5), mi onoro di comunicare a V. E. la risposta che S. E. il Cardinale Antonelli ha fatto alla mia lettera del 23 .settembre 1870 n. 212. La quale risposta, mancante della indicazione del giorno in cui fu spedita, mi ·giunse oggi soltanto.

V. E. rileverà che il Cardinale Antonelli non si è occupato della parte della mia lettera riguardante gli accordi presi col Generale Kanzler relativamente al mantenimento dell'ordine nella città Leonina. E siccome il Cardinale AntoneHi dkhiara la impossibiUtà che 1a forza rimasta a disposizione di Sua Santità provveda a tale emergenza, io mantengo, anche rispetto alla Città Leonina, le disposizioni già date.

Quanto alle munizioni ed alle armi raocolte in Castel S. Angelo, ho disposto perchè si ·provveda ahla loro custodia e conservazione, nell'interesse e per conto del:la Santa Sede, attesa la dichiarazione del Cardinale Antonelli che la Santa Sede non avrebbe mezzo di disporre efficacemente in proposito.

Avuto riguardo alle espressioni adoperate dal Cardinale Antonelli nel fine della sua lettera, io mi asterrò, nello stato attuale delle cose, da qualunque altro ufficio o apertura.

Stimo bene di aggiungere copia anche deLla mia lettera del 23 settembre, accennata da principio.

ALLEGATO I

IL CARD. ANTONELLI A R. CADORNA

Roma, settembre 1870.

Ho ricevuto il pregiato foglio di V. E. n. 212, cui mi fo un dovere di corrispondere

premettendo un qualche schiarimento all'uopo necessario.

(5} Cfr. n. 60.

9-Dowme11ti diplom,lfici · Serie Il . Vul. I.

Le truppe non dipendenti dal Ministero delle Armi consistono in poche guardie

Nobili che prestano un servizio di Anticamera e di scorta nelle sortite del Santo

Padre; in un centinajo di uomini della Guardia Svizzera, ed in pochi Gendarmi

destinati alla perlustrazione interna de' Palazzi di Sua Santità; mentre la Guardia

Palatina è un Corpo non assoldato, ma bensì di volontarii, nella generalità capi

d'arte ed artieri, che adempie al suo istituto abitualmente come guardia di onore

nelle anticamere del Santo Padre, e nelle sagre funzioni. Con sì ristretto numero

di militari, t"Ui incombe di prestare assistenza onorevole alla Santità Sua e di atten

dere alla polizia interna de' Sagri Palazzi Apostolici, vedrà facilmente l'E. V. esser

loro impossibile di provvedere all'ordine esterno, ed insieme all'officio proprio della

Polizia nel Vaticano, avuto specialmente riguardo alla condizione di questa capitale.

Il perchè si ravvisò opportuno il presidio da Lei destinatovi, come ne sarà oppor

tuna la continuazione.

Quanto al rilievo da Lei dedotto rapporto al Castel S. Angelo, ed alle munizioni

ed armi, che vi si conservano, non saprei in che modo provvedervi nel ristretto

numero di veterani lasciato al Santo Padre, e nel bisogno altronde sentito di custo

dire quel Forte e di preservarne l'armamento da ogni possibile pericolo.

Del resto nella posizione in che trovasi oggi il Santo Padre, non saprei ora

indicarle quando potrebbe offrirsi l'opportunità cui accenna l'E. V. nella fine del

citato suo foglio.

ALLEGATO II

R. CADORNA AL CARD. ANTONELLI

N. 212 CONFIDENZIALE. Roma, 23 settembre 1870. Prima della reddizione della Guarnigione di Roma ricevei dal Generale Kanzler, che allora avea ancora carattere ufficiale, una Nota con cui chiedeami che avessi provveduto alla tutela dell'ordine nella città Leonina, minacciata da turbolenze di piazza. Io avea ragione di credere che ciò non avvenisse, dopo le dichiarazioni avute personalmente dal Generale Kanzler, quando si recò al mio Quartier Generale di Villa Albano per trattare delle condizioni di resa. Ne era tanto più convinto, in quanto che avea annuito interamente e di buon grado, secondo le istruzioni formali ed esplicite del Governo di S. M. il Re d'Italia, a tutte le dimande da lui fattemi per ritenere le truppe e milizie non dipendenti dal ministero per le armi, le quali rimasero ad esclusiva dipendenza di Sua Santità il Sommo Pontefice nella città Leonina. Tuttavia chiestami della truppa pel Vaticano, la mandai subito a tutela dell'ordine, che è mia cura serbare dovunque, e molto più presso la residenza di Sua Santità. Stando le cose in tali termini, io ho l'onore di dichiarare ora all'E. V. Eminentissima, che come le truppe Italiane sono entrate nella città Leonina per desiderio di Sua Santità il Santo Padre, così saranno immediatamente ritirate ad ogni cenno me ne verrà fatto dall'E. V., giacchè il Governo di S. M. il Re d'Italia tiene a rispettare l'indipendenza del Sommo Pontefice. Con quest'occasione aggiungo all'E. V. come un Uffiziale che è a Castel S. Angelo si è a me rivolto perchè provvedessi alle munizioni ed armi che sono in detto-forte senza cura nè custodia, e che potrebbero dar luogo ad inconvenienti; ma io mi asterrò da qualunque passo, senza averne formale invito dall'E. V. Spero che l'E. V. vorrà scorgere in questa comunicazione che ho l'onore di rivolgerle, i sensi di ossequio e di rispetto, che fedele interprete dei sensi di S. M. il Re d'Italia e del Suo Governo, ho pel Sommo Pontefice e per l'indipendenza della

Sua Autorità, soggiungendole come ascriverei a mia grande ventura, se mi si offrisse l'opportunità, di fare personalmente atto di omaggio al Santo Padre.

so

(l) -Omesso in LV riservato. (2) -c Ministero • LV riservato.

(3) Cfr. CADORNA, op. cit., pp, 264-265.

(4) c Utili • LV riservato.

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IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ES.TERI, VISCONTI VENOSTA

N. 3 PROTOCOLLO SPECIALE. Roma, 25 settembre 1870.

In appendice al mio telegramma di oggi stesso (1), relativo alla visita fatta dal Sig. Comm. Blanc al Cardinale Antonelli, aggiungo che questi ·si mostrò assai soddisfatto dello effetto prodotto dalla truppa mandata a tutelare l'ordine e la tranquillità rne1la pa,rte che di là da1l Tevere dreonda il Vaticano.

In quella conversazione Sua Eminenza esprimeva il dubbio che il ritiro di quelle forze potesse metteTe in pericolo la quiete e la sicurezza da quel lato della dttà, dappoichè i pochi svizzeri e gendarmi stanziati nel Vaticano, ed esclusivamente addetti alla guardia interna de' Palazzi Pontificii non potrebbero in nessun caso prestar,si a servizi esterni -e nel tempo stesso accennava alla :>pportunità di dare alle truppe colà comandate, una migliore sistemazione, accasermandole.

lo tenendo conto di tali dichiarazioni, nelle quali non si può non ravvisare la manifestazione d'un desiderio, vado a disporre in conformità, ordinando all'Ufficiale Superiore che comanda quelle forze di porsi in relazione col prelodato Sig. Cardinale per la maggiore efficada del servizio, tanto più che di questa specie di accordo avrebbe lo stesso Sig. Cardinale esternato il desiderio al ripetuto Sig. Commendatore.

In quanto al Forte Sant'Angelo, nel quale si trovano varii depositi di armi. avendo l'Eminentissimo Antonelli dimostrata la convenienza di non abbandonarne la custodia, a'lla quale non possono provvedere pochi veterani rimastivi, sto prendendo le opportune disposizioni.

Stimo superfluo dichiarare che nello assecondare i desideri €S'Pressi dal Sig. Cardinale non mancherò di ricordare come io resti in attesa di essere avvertito, per ritirarla, quando non si creda più necessaria la presenza di quella truppa nelle vicinanze del Vaticano.

65

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, . AL MINISTRO DEGLI ES.TERI, VISCONTI VENOSTA

N. 971. Roma, 25 settembre 1870.

Ho l'onore di rendere noto a V. E. che alle R. truppe del co·rpo d'esercito al mio comando è stato da me emanato il seguente ordine del giorno, intorno agli onori a rendersi al sommo pontefice ed ai cardinali: «Ricordo a tutte le truppe di questo Corpo d'esercito che a Sua Santità il Sommo Pontefice vanno resi in ogni occorrenza gli onori sovrani e che ai Cardinali sono dovuti gli onori di Principi reali e così successivamente per la gerarchia ecc1esiastica, giusta le disposizioni contenute nei regolamenti in vigore, prescrivendo che non sia mai omessa la scrupolosa osservanza del presente ordine» (2).

A quest'ordine del giorno è stata data pubblicità a mezzo della stampa locale ed ha prodotto buon effetto.

(l) -Manca. (2) -Cfr. CADORNA, op. cit., pp. 248-249.
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IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1257. Tours, 25 settembre 1870 (per. il l ottobre).

Le speranze di pros:;ima pace sembrano svanite, e invece di recedere, la marea monta. In seguito alle notizie r!i:cevute jermattina dal Governo centrale, la Delegazione del Governo della difesa nazionale ha pubblicato il seguente proclama (l):

« Alla Francia! -Prima dell'investimento di Parigi, il Ministro degli affari

esteri volle vedere H Signor di Bismarck per ~conoscere le disposizioni del nemico. Ecco la dichiarazione del nemico: La Prussia vuoi continuare la guerra e ridurre la Francia allo stato di

Potenza di second'ordine. La Prussia vuole l'Alsazia e la Lorena fino a Metz, per diritto di conquista. La Prussia per consentire ad un armistizio osò doman

dare la resa di Strasburgo, di Toul e del Monte Valeriano. Parigi esasperata si seppellirebbe prima sotto le sue roV!ine. A così insolenti pretensioni, in fatto, non si risponde che colla lotta a

oltranza».

Questo proclama, firmato dai Signori Crémieux, Glais-Bizoin e dall'Ammi'raglio Fourichon, è da per sè un programma ,cmnpl~eto e qua,si una nuova Slfi.da. Ma la disperata determinazione ch'esso enuncia è ancora aggravata dall'avviso che la DelegaZJione governativa di Tours sospende senza fissare nessuna nuova data le e~ezioni municipali e le elezioni per la Costituente. Anche questa risoluz~one f~.l presa in conformità d'istruzioni venute da Parigi.

II Governo della difesa nazionale sposa dunque le sue sorti a quelle delle mura di Parigi. La cap~tolazione di Parig~ sarebbe la sua, e col suo crollo la Francia è esposta a rimanere senz'altra rappresentanza legale fuori quella della esile Delegazione d'un Potere caduto. Basta additare un simile stato di cose perchè ognuno ne veda i pericoli e comprenda l'immensità del disastro di cui potrebb'essere minacciato il paese. L'imminenza della riunione di una Costituent'e pareva atta così a rassicurare i francesi che in essa ravvisavano un'ancora di salvezza, che nella rappresentanza legale ed universale della patri'a scorgevano o un Potere incontestabile da opporre al nemico, o un mediatore della cui sentenza non dovessero arrossire, o un supremo propugnatore ed organizzatore di più valida difesa, come pareva anco fuori di Francia la più log,ica ed opportuna soluzione del problema interno e la migliore guarantigia d'un più pronto avviamento a quella del problema estero.

Se in alcuni centri della Francia v'ha tuttora ardente sete di immediate rivincite e indomabile animo di nuove battaglie, v'ha pure, e forse in maggiore numero di dipartimenti, affannoso desiderio di pace e propensione irresistibile ad assicurarla a costo anco di gravi sagrifici. Epperò, mentre debolmente nelle attuali condizioni può essere provveduto fuori di Parigi ai bisogni della Francia,

a' suoi bisogni: di difesa quanto a quelli d'amministrazione, il Governo della 8apitale tanto più s'espone ad essere incriminato d'aver spinto il paese alle ultime avventure, malgrado il vizio inerente al suo mandato, e malgrado il già apprestato ed ora rigettato soccorso d'un più competente arbitro.

Sia ispirazione del des1derio di preparare nuove difficoltà al vincitore !asciandolo anche dopo nuovi trionfi, anche dopo ia presa di Parigi, come dopo la capitolazione di Sedan, dirimpetto ad una reggia, ad un aula di Governo deserta; sia effetto di più meschine considerazioni: sulle difficoltà pratiche, locali, di compiere le elezioni e di riunire gli eletti; sia infine conseguenza d'una non impossibile apprensione di veder uscire nomi invisi alla repubblica da qualche insorvegliata urna (i prefetti ~utti non essendo ancora mutati), la sospensione decretata dal Governo provvisorio addensa nuove ombre sull'orizzonte e fa subitamente sparire quel faro luminoso verso il quale gli amici della pace non meno che i patrioti sospiranti un'autorità forte e sovrana volgevano con fiducia lo sguardo.

Si annunziò jeri la resa di Toul. La guarnigione capitolò alle stesse condizioni che furono imposte ai vinti di Sedan.

(l) Cfr. Das Staatsarchiv, XIX. n. 4109. p. 231 (sotto la data 25 settembre); Archives Diplomatiques 1871-1872, II, n. 521, p. 645 (sotto la data 24 settembre).

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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 8. Vienna, 25 settembre 1870.

Nessuna mutazione è avvenuta ::lacchè ebbi l'onore eH scrivere all'E. V. il rapporto del 6 corrente n. 2 sul contegno di questo Imperiale e Reale Governo rispetto alla guerra fra la Prussia e la Francia. Il Conte di Beust deplora fortemente le pretese della Prussia, e trova che quando anche fossero dalla forza vincitrice imposte alla Francia, non porgerebbero alcuna guarentigia della durata della pace. Ma pur deplorando, il Governo Imperiale non pigHa e non piglierà alcuna iniziativa di mediazione nè di consiglio. Codesta attitudine, come già scrissi a V. E. è fissata dacchè l'Austria si accostò aHa Russia. Dal medesimo tempo non solo gli armamenti furono sospesi, ma poco a poco e tacitamente si disarma. Tali furono gli effetti delle più intime relazioni fra queste due potenze, che la Russia sola potrebbe indurre l'Austria ad uscire dalla sua inaz,~one, l'Austria non può al fine medesimo esercitare sulla Russia akun influsso. La missione del Signor Thiers è venuta a confermare questa attitudine. Il Signor Thiers ha annunziato, con una specie di ostentazione che egli era diretto a Pietroburgo, e che si fermerebbe a Vienna solo al suo ritorno. Diffatti giunto qui Venerdì sera 23 corrente, è ripartito ieri 24 per la capitale della Russia. Egli ha avuto un abboccamento assai lungo col Conte di Beust, del quale

ho data telegraficamente contezza a V. E. (1). La massima parte della sua conversazione fu storica, e si riferì alle condizioni dell'Impero, alle origini della guerra

e via dicendo -Rispetto al presente due furono i punti più notevoli del suo discorso. Primieramente egli pregava 1i:l Conte di Beust affinchè il Governo Imperiale pigliasse ,sul serio e desse molta importanza aU'attuale Governo Provvisorio di Francia. A tal fine tesseva gli elogi i più sperticati del Si:gnor Favre e degli altri suoi colleghi, aggiungendo essere questo ora il solo Governo possibile

nelle presenti circostanze.

Il Signor Beust g1i rispose che codesto desiderio era già esaudito, dappoichè il Governo Imperiale aveva ordinato al Principe di Metternich prima di restare a Parigi, poi di accompagnare il Governo Provvisorio a Tours e di tenersi m reJ.azione continua con esso; e ciò aveva fatto, nonostante che ragioni anche specialissime avrebbero consigliato H richiamo del Principe di Metternieh.

Il secondo punto del discorso del Signor Thiers fu relativo alla guerra. Egli cominciò dal dire che alla Russia spettava di prendere l'iniziativa diplomatica in favore della Francia, e che sperava con molta fidanza di ottenere questo intento. Poi soggiunse: In tal caso l'Austria seguirebbe essa l'iniziativa presa dalla Russia? Il Conte di Beust rispose esprimendo le migliori intenzioni, e i

sentimenti più benevoli, ma parmi che un 'impegno formale non lo abbia preso. Però la Legazione francese, appresso le parole di Thiers, tien per fermo che vi sia una promessa che all'appello della Russia l'Austria non verrebbe meno.

La brevità del tempo che il Signor Thiers è rimasto a Vienna mi ha tolto

di vederlo. Siccome io l'aveva avvertito della mia presenza e del mio desiderio, egli mi ha fatto rispondere con ogni maniera di cortesia, ma rimandando il colloquio al suo ritorno -Se non che da quanto ho potuto investigare parmi che la nostra entrata a Roma lo abbia irritato, ed aggiunto esca al suo mal talento verso l'Italia.

Ritornando allo scopo della sua missione, egli non dissimula che ha gran fiducia di riuscirvi. Ma d'onde trae questa fiducia? Prima di tutto dalle dimostrazioni che si propone di fare all'Imperatore ed al Principe Gortschakoff dei veri interessi della Russia in questa quistione; in secondo luogo da certi negoziati

che di Fleury aveva intavolato, e che anzi sembravano bene avviati per una

alleanza fra la Russia e la Francia. Mi è d'uopo aggiungere che codesta speranza del Signor Thi:ers non è fatta buona qui da alcuno; nè dal Signor Beust, nè dal Ministro Russo a Vienna. Anche la Legazione Prussiana mi sembra pienamente tranquilla. E invero lasciando stare gli accordi che già prima della guerra furono presi tra la Prussia e la Russia, si converrebbe pereiò che quest'ultima Potenza mutasse ad un tratto la sua politica, imperocchè sinora ha operato sempre in senso Prussiano, e anche allorquando ha detto di fare alcuni ufficj a favore della pace, li ha accompagnati con tali clausole e con tali riserve da mostrare che non voleva neppure da !ungi toccare le ombrose sospiz:i:oni del vincitol'e. Arroge che anche recentemente ha rimandato soldati a casa, e il viaggio dell'Imperatrice in Crimea si reputa argomento di sicura quiete. Ma il tempo in breve chiari:rà quale delle due congetture sia la più vera. Che se la Russia pigliasse arditamente in mano la causa Francese, io non dubito che allora a Vienna si farebbe più vivo il partito dell'alleanza Prussiana, il quale ha già molte radici e va facendo sentire 'la sua voce anche nei giornali.

Quali siena gli intendimenti di questo partito, quali le sue forze, io lo

narrerò a V. E. in altro mio rapporto.

(l) Cfr. nn. 48 e 59.

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATISSIMO URGENTE S. N. Nizza, 25 settembre 1870.

Per mancanza di sicuro mezzo di corrispondenza ho dovuto differire fino ad oggi per mandare a V. E., col Vapore Italiano in partenza domattina, il complemento dei ragguagli sulla dimostrazione Italo-Nizzarda della sera del 22 corrente. Nel confermare adw1que pienamente la relazione che ebbi l'onore di fare all'E. V. con rapporto del 23 a mattina (1), devo al sunto del mio discorso che vi si contiene, aggiungere un periodo stato dimenticato nella fretta dello scrivere. Alcuni della folla avendo esclamato che finalmente Roma era divenuta Capitale d'Italia, io dissi presso a poco: « come vedete le impazienze alle nazioni, le quali hanno una vita ben più lunga che gli individui, non convengono, giacchè per gli avvenimenti necessarj, col concorso di favorevoli circostanze, succede il simile dei frutti degli alberi, cioè, che quando sono maturi cadono da sè ». Di queste frasi dette in occasione di Roma e per Roma si volle da taluni estendere l'applicazione a Nizza, cosa che non è ;in mio potere d'impedire. Basta a me il dichiarare agli interpellanti d'avere io con ciò voluto significare, che colla pazienza intelligente e coll'ordine si ottenne la tanto desiderata Roma, senza l'allarmante concorso dell'opera l'livoluzionaria. Quando la folla si portò di fronte alla mia abitazione, come già accennai nel mio del 23 mattino, gran parte dei dimostranti usciva dalle sale di questo albergo dell'Univers, ove molti Nizzardi si erano congregati per le proposte dei membri a nominarsi a Consiglieri Municipali. Seppi all'indomani, che il partito di Nizza Indipendente dall'Italia e dalla Francia, di cui l'Avvocato Boriglione è stato il principale oratore, dominava nell'Assemblea, e che non lasciò a chi voleva perorare per Nizza ItaLiana, di prendere la parola. Il partito Nizzardo Italiano però non volle tacersi inti'eramente e colse occasione della fattami dimostrazione per manifestare pubblicamente i suoi sentimenti emettendo qualche grido di «Viva Nizza Italiana», grido cui, come Ella già ben sa, per le convenienze diplomatiche mi astenni affatto dal far eco e di approvare. Un giornale n Nizzardo che riferi col suo vero colore la dimostrazione, venne tosto sequestrato e soppresso; altro giornale di Nizza non osò affatto di farne parola, ed un terzo, il Réveil des Alpes-Maritimes, che esclama sempre libertà, ne diede breve, imperfetta e scolorita relazione. Non disse molto degli evviva replicati al Console Italiano, al quale però, non potendo affatto dispensarsi di accennare, diede la qualificazione di « citoyen Galateri ». L'oratore a me sconosciuto, che doveva e tentò di svolgermi ,if suo discorso, è un vecchio dalla barba bianca, dissemi essere l'incaricato dei Nizzardi, ed è un certo Faraud, proprietario. Colto all'improvviso e senza alcuna pretesa all'arte di Demostene, seppi però

risolutamente prendere e mantenermi la parola per oltre un quarto d'ora fra la folla e sulla pubblica via, senza lasciare interloquire alcuno, pelle ragioni addotte

(l} Cfr. n. 39.

nel precedente rapporto, c riuscii a sciogliere di subito l'assembramento riman

dandone .soddisfatti gl'individui, come H' provarono <i ripetuti evviva all'Italia ed al Console ed il susseguito pronto perfetto silenzio.

Mi occorre di motivare la parte del mio discorso, ove dissi poco presso « siano le popolazioni concordi, operose e tranquille, universale diverrà la convinzione che anche con governi, a forma monarchica, si godono tutte le vede libertà che si vogliono esclusivamente attribuire ad altra forma governativa».

Avendo letto un'ora prima uno dei proclami, di cui il Signor Baragnon è largo a Nizzardi, nel quale, in modo un poco troppo assoluto, il Signor Prefetto, benchè alludesse ai Prussiani, li trattò di hordes monarchiques, mi è sgorgata, spontanea, quella rimarca, a guisa d'indiretta protesta.

Dovrebbe, mi sembra, il Signor Baragnon aver presente, che se la Francia avrà nella sua prostrazione a ricevere soccorso dall'Estero, quello non potrà arrivarle da truppe repubblicane, ma bensì da truppe di paesi monarchici. Non valgono, i continui insulti alle mona.l'chie alla cacciata dei Prussiani.

Io, che per non aver l'aria di fomentare l'agitazione fra gl'Italiani qui residenti e fra il partito Italiano Nizzardo, ma di nazionalità politica francese, e che per non compromettere o pregiudicare, involontariamente il Regio Governo non cerco l'occasione di frequentarli troppo, non saprei bene assicurare, se il partito di Nizza Indipendente intenda proprio di nominare un suo comitato, giusta quanto mi venne riferito, coll'incarico di stendere e mandare ai Gabinetti Europei una Circolare per richiederli di far valere la loro domanda del rinvio da Nizza, in via provvisoria, della forza Francese ed altresì dei Francesi qui stabiliti, finchè i Nizzardi abbiano, in p:ena libertà a voto universale nuovamente ·deciso sulla loro sorte politica avvenire.

Gli argomenti principali di questo partito si riassumono nei seguenti: I ni7.

zardi già nel tempo si son dati volontariamente alla Real Casa di Savoia, poi alla

Imperiale Napoleonica; questa è politicamente scomparsa, dunque i nizzardi

hanno ria.cquistato il dr1tto di disp-orre politicamente dr sè, giusta i propri

interessi.

Comunque sia o no dell'esistenza d'un tal progetto, il fatto s1 e, che il

Prefetto Baragnon già impaurito del personale di colore politico Italianissimo

eletto per l'Uffizialità della Guardia Nazionale sedentaria; dalle concioni anti

francesi tenutesi all'Hòtel de l'Univers e dalla d!mostrazione a questo Regio

Consolato del 22 a sera, con suo decreto in data di jeri richiamò nel più estremo

rigore lo stato d'assedio; proibì tutte le riunioni pubbliche e private; ordinò il

disarmo della Guardia Nazionale sedentaria, fissando 48 ore per la restituzione

completa delle armi sotto pena ai contravventori di essere sottomessi ad un

consiglio di guerra; nominò una commissione militare di cinque membri sedente,

in permanenza, alla Prefettura, ed annunziò la prossima nomina di una Commis

sione speciale per l'amministrazione del Municipio.

Ieri sera, benchè la città si trovasse nella più perfetta calma e le vie quasi

deserte, gran copia di .gendarmi a •cavallo ed a piedi e grosse pattuglie di infan

teria di oltre cento uomini le percorrevano. Nè bastando alla sua sicurezza la

maggior parte della Falange tuttora in Nizza, nè il battaglione d'infanteria di

linea qui di presidio, fece arrivare da Villafranca, a tamburo battente, il battaglione di reclute, chiamò rinforzi da Antibo e da Tolone, gendarmi dalle località vicine, e di più fece sbarcare da un aviso da guerra, in porto, .un picchetto di sei marinari, armati di revolver, per rinforzare la già numerosa guardia, di tutte armi, al Palazzo Prefettizio.

Nessuna presa d'armi è da •temersi nella piccola Nizza e la matta paura del Signor Baragnon non sart::bbe che ridicola, se non temessi che lo trascini ad atti ingiusti ed eccedenti ogni misura.

L'arresto e la traduzione nelle carceri giudiziarie del Signor Emilio Ugo, ex Ufficiale nella Regia Marina, i consigli fatti arrivare a persone influenti in paese di sgombrare da Nizza e le ultime pubblicazioni draconiane hanno gettato l'allarme in questa numerosa Colonia Italiana, in oggi mi sono già .state fa.tte varie domande di protezione. Raccomando a tutti di frenare la lingua, di mostrarsi calmi e di non addivenire a fatti condannati dalle Leggi; via da seguire per assicurarsi il mio fermo appoggio morale, contro esorbitanze che potessero per avventura essere commesse a loro danno e per aver driHo all'assistenza ben più efficace e valevole de!. Governo di Sua Maestà.

Da questo e dai varj precedenti miei rapporti mi pare dimostrato ad evidenza

che la questione nizzarda ci è con caratteri gravi ed urgenti.

Mi permetta, Signor Ministro, di rassegnarLe il mio rìncrescimento, non per soddisfazione di privata curiosità, ma per vantaggio del Regio Servizio e dei connazionali nostri, di essere tenuto così poco informato degli intendimenti del Regio Governo a mia sicura norma di condotta.

69

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 1/D)

L. CONFIDENZIALE [13]. Vienna, 25 settembre 1870.

Siamo dunque a Roma, e questo nome ha suscitato un grido di gioia per tutta l'Italia. Non si può negare che questo sentimento sia universale. Verranno dopo le difficoltà, ma molte difficoltà per ciò solo sono vinte. Bisogna convenire eziandio che l'Europa intera ci ha confortato. Se è vero ciò che ieri il

telegrafo d reca, cioè che il Senard abbia scritto al Rè che noi abbiamo bene interpretato i sensi del governo francese, ritenendo la convenzione annullata, io mi sento tolta una spina dal cuore, perchè mi pareva che nei nostri rapporti colla Francia oggi specialmente dobbiamo esser correttissimi

Quanto al Papa se fosse possibile intendersi direttamente sarebbe il me

glio. Gia io credo poco al congresso e poco lo desidero. La Russia farà ogni sforzo

per convocarlo, a fine di modificare gli articoli del 1856; e l'Inghilterra farà ogni

sforzo al contrario perchè non si riunisca. Ma le trattative di una questione così

complicata come la romana sono sempre ardue in un congresso. Se noi potessimo

dire alle potenze cattoliche: il Papa stesso è soddisfatto: non avrebbero più

a repHcare.

Ho voluto premettere questo pensiero, perchè non è impossibile che il Papa

protestando e riprotestando, finisca per adattarsi. Pel caso diverso, e forse più probabile, mi pare che bisogna dal canto nostro formulare lo schema dei modi coi quali intendiamo di guarentire la indipendenza e la libertà del Papa, e comunicarlo. Per me lo schema del Gennaio I86I (ben mi ricordo quanto fù studiato, e combinato da Cavour) è sempre il migliore: molto migliore delle proposte che furon fatte da Ricasoli, e anche di quelle che sono indicate nel memoir.e annesso alla tua nota circolare del 29 Agosto (I).

La città Leonina ha il vantaggio di essere una soluzione sostanzialmente pratica, perchè non annulla in modo definitivo il poter temporale, e solo lo restringe. Però ·come mi dkeva l'altr'ieri un arciduca d'Austria, è una soluzione illogica, e un buon cattolico dee desiderare oggimai che non resti al Papa che la potestà spirituale. Risposi che la logica e la politica non s'incontrano sempre, e questo è il .caso. Se il Papa avesse accettato tale condizione, se le Potenze cattoliche scorgessero in ciò la vera guarentigia, io non esiterei ad ammetterlo.

Ciò che non ammetterei è la conservazione in Roma delle corporazioni religiose. Nello schema di Cavour che ho qui, era detto chiaramente all'art. 4 = Lo Stato non riconosce la persona:tità civile di veruna corporazione religiosa (2) = E anche gli altri paragrafi di quell'articolo erano nettissimi. Rispetto poi alle proprietà, dato ·che come ·concessione si voglia !asciarle integre, mi pare che non si debba escludere il principio della conversione, come quello da cui deve provenire lo svolgimento dell'agricoltura, e deUa ricchezza nel territorio romano. Cavour voleva che le guarentigie della libertà papale facessero parte dello statuto e con questo modificava l'articolo I0 • È da studiare se fosse proprio il caso di far ciò dichiarando in due punti.

Io la libertà dei culti piena ed intiera nel Regno 2° le guarentigie special. della indipendenza spirituale della Chiesa cattolica.

Noi: dobbiamo effetiuare il gran principio della separazione della Chiesa dallo Stato, e quindi ,sarei larghissimo nel rinunziare a tutti i diritti regii; non mi lascerei infinocchiare dagli avvocati regalisti, leopoldini, giuseppini. In questa parte il Memoire è timido: Ma ha inteso libertà per tutti, perchè credo che alla prosperità di Roma potranno conferire molto anche tutte quelle società bibliche e protestanti: che non mancheranno di venire a piantare colà le loro tende, e portarvi i loro danari.

Veniamo ad altro. Veggo con piacere annunziato in qualche giornale il plebiscito nella :provincia di Viterbo pel 2 ottobre. Bisogna affrettare dovunque questa manifestazione, battere il ferro sinche è caldo, e avere una votazione splendida se è possibile; ma però cir·condata di tali guarentigie che gli ambasciatori esteri a Roma siano persuasi che non è una finzione. Già troppi: inconvenienti ha in se il plebiscito, per aggiungervene altri col pretesto di poca lealtà.

_ (l) La circolare del 29 agosto, già pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'H settembre, m LV 17, PP-9-12. Il memorandum annesso (che intendeva mantenere la città leonina sotto la sovranità del Pontefice) non fu invece pubblicato, e venne conosciuto solo in seguito ad indiscrezioni (cfr. F. CHABOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896 I Bari 19_51, p. ~74 n. 2). Il suo testo, in D~s Staatsarchiv, XX, n. 4290, pp. 219-227; in'A;chive~ Dtp!oma~tques 1874, I~, pp. 29_-38; e m BASTGEN, op. cit., II, pp. 626-635. E cfr. la replicadel cardmale Antonelh nella c1rcoJare 17 ottobre ai Nunzi pontifici in Das Staatsarchiv XX

n. 4291, pp. 227-231; in Archives Diplomatiques 1874 II pp. 142-146· e in BASTGEN op' cit'

II, pp. 635-638. ' ' ' ' . .,

Suppongo che a plebiscito dia causa vinta all'annessione contro il regno separato. Bisognerà convocare la ve~chia Camera a Firenze a tenere una breve sessione, la quale dovrebbe secondo me stabilire le seguenti cose.

Accettare l'annessione delle provincie nuove.

Decretare il trasporto della capitale a Roma.

Ben inteso votando i fondi e i poteri necessarii, e il bilancio 1871.

Resta la questione delle guarentigie della indipendenza spirituale. Se il Papa fosse d'accordo, la cosa andrebbe di per se stessa. La Camera approvereblbe il trattato, avvegnacchè secondo l'ultimo articolo dello schema di Cavour, quei capitoli formavano non solo parte dello statuto italiano, ma altresì un patto bilaterale. Se poi il Papa non è d'accordo, la cosa diviene più difficile. Imperocchè abbiamo cantato su tutti i tuoni che la soluzione definitiva della questione dell'indipendenza spirituale del Pontefice sarà riservata ad un accordo colle potenze. In questa parte adunque non si potrebbe dal Parlamento far altro se non autorizzare il Governo a trattare e sUpulare una Convenzione sulle basi seguenti = che formerebbero lo schema proposto innanzi. Egli è allo studio di questo schema che bisogna oggi indirizzare tutta l'attenzione, e d:arne una ·cosa degna della grandezza dell'atto e dell'Italia.

In sostanza una volta che le circostanze di Europa ci hanno porto una occasione cosi favorevole noi non potevamo esitare. Ma abbiamo mantenuto e vogliamo mantenere quanto è possibile il programma di Cavour e del Parlamento.

E come conseguenza necessaria di: ciò, dobbiamo trasportare la capitale a Roma con tutta la rapidità compatibile colla dignità e colla serietà di questo fatto.

Domani ti scriverò un altra lettera confidenziale sul passaggio di Thiers, del quale ho telegrafato per sommi capi (1).

So bene che tu non puoi rispondermi, e non ti chieggo risposte, nè occorre~ rebbero. Ma fa che Artom o qualcun altro mi scriva qualche particolare. E ciò per me. Che se avessi qualche corrispondenza da poter usare coi giornali, me ne servirei con molta utilità, ben inteso indirettamente, perchè non conosco nessun giornalista e non ho rapporti! con nessun giornale.

(2) Cfr. serie Ja, I, p. 13.

70

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, ... settembre 1870 (2).

J'attends avec impatience vos informations sur l'entrevue avec le Cardinal Antonelli. Il me .semble que la situation à Rome n'est pas bonne. On y voit s'introduire du dehors tous les agitateurs et tous les elements de desordre. Je ne comprends non plus ·comment on to1ère des journaux qui: n'aurai~ent pas meme dù paraitre. Dites-moi vos impressions à cet sujet.

(l) -Cfr. nn. 48 e 59 (ma anche 67). (2) -Inserito qui, come probabilmente del 26 mattina, dato il contesto, confrontato con quello dei nn. 45, 46, 56 e 75.
71

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 26 settembre 1870, ore 17.

Veuillez me dire de quoi :tl s'est agi dans votre entretien avec le Cardinal Antonelli (1). Je vois que le Generai Cadorna a annoncé la nomination de la Junte en force des pouvoirs qu'il tient du Gouvernement du Roi et qu'il a déja proclamé Rome capitale. Cela ne s'accorde guère avec nos déclarations diplomatiques.

72

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

T. 1390. Firenze, 26 settembre 1870, ore 17,20.

Le Ministre de Prusse m'a communiqué un télégramme de son Gouvernement qui déclare que M. de Bismarck s'est borné à demander, comme condition d'nrmistice, Toul, Strasbourg, et Verdun, et qu'il n'a jamais été question de Mont-Valérien (2). Toul est p:ris, Strasbourg tombera dans huit jours. Il ne

s'agirait donc que de Verdun. Le télégramme ajoute que le but de cette demande était de pouvoir approvisionner l'armée prussienne. Ce démenti vise évidemment à faire retomber sur M. Favre la responsabi1ité de la continuation des hostilités. Je ne puis croire à un simple malentendu. Dans l'état actuel, des affirmations aussi absolues ne peuvent, à mon avis, que nuire à la France (3).

73

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA

T. 1392. Firenze, 26 settembre 1870, ore 17,40.

M. Thiers se rend à Saint Pétersbourg pour demander au Gouvernement russe l'initiative d'une action diplomatique en faveur de la France. Veuillez m'informer le plus tòt possible sur l'accueil qu'il recevra à la Cour et chez le Prince Gortchakow. Il serait très important pour nous de connaitre si M. Thiers a des

chances de réussir dans sa mission.

n. 45, p. 86. Cfr. anche l'appunto già cit., in data 21 settembre, ivi, n. 44, p. 85, che riassume, in seguito alla comunicazione avutane dal Brassier de Saint-Simon le dichiarazioni della circolare Bismarck del 13 settembre. '

(l) -Cfr. n. 75. (2) -Cfr. anche n. 82.

(3) Per il contenuto di questo telegramma cfr. l'appunto del Visconti Venosta, in I. e E. ARTOM, Iniziative neutralistichl! della diplomazia italiana nel 1870 e nel 1915 cit.,

74

IL MINISTRO DELLE FINANZE, SELLA, AL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA

(USE)

T. RISERVATO 2901. Firenze, 26 settembre 1870, ore 17;45 (per. ore 19).

Sono dolentissimo che per assenza presidente Consiglio dei Ministri non posso dar risposta definitiva intorn:o formola plebisci'to (1). E.gli giungerà solo domani e subito sarà telegrafato. Mille ringraziamenti per ragguagli ,sopra sicurezza veramente soddi:sfacentissima che trasmetto Sua Maestà recatosi San Rossore.

75

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 26 settembre 1870, ore 12,40 (per. ore 13,15).

Ricevuto suo telegramma (2) dopo vislita fatta a Antonelli. Gouvernement du Roi de\'e selon Cadorna et moi ne pas paraìtre trop pressé d'avoir rapport ostensible avec le Vatican agissant de la sorte on echouerait et on perdrait bénéfi,ce arrangements de fait qui au contraire sont possibles si nous •consentons à éviter compromettre ouvertement Antonelli et Pape. Mi sono inteso con Cadorna per parlare aujourd'hui à Antonelli dans le meme sens des télégrammes de Sa Majesté et de Lanza... [manca] ga·rde secn~t :"Ur mes rapports avec Antonelli qui ne sont connus quc de Cadorna. È questa condizione indispensabile pel successo. Engage V. E. de tenere in tutto gran conto delle appréciations de Cadorna sur une situation qu'il est difficile de juger de loin. Jeri Cardinal Panizzi (3) dans une allocution ha fatto elogio nostre truppe e della tranquillità completa che mantengono da giorni. Non si capisce nulla alle voci totalmente false ·Che corrono in Firenze e che giornali riportano di disordini che avrebbero avuto luogo qui. Prince Torlonia qui est des plus timorati mi diceva jeri mai Roma fu più tranquilla. Agitateurs qui sont ici riconoscono pel momento non esservi nulla affare. Sola cosa regrettable est que Masi trop tolérant avec la presse. Agiremo su di esso perchè sia plus sévère. Cadorna vi conferma definitivamente quanto annunziai jeri sulla deliberazione giunta per formala plebiscito. Démission en masse de la junte inévitable si vous persisterez fait de la dernière gratVité. Sermoneta est la seule rpersonne agréée par les. libéraJUx et Pape. Selon moi ·situazione è buona si vous laissez junte propose plébiscite pur et simple si vous avez confiance en Cadorna si vous ne forcez pas trQP tòt vos rapports avec le Vatican.

(l) -Cfr. CASTAGNOLA, op. cit., PP. 68-69. (2) -Cfr. n. 56. (3) -Sic! Leggi: Patrizi.
76

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 26 settembre 1870, ore 17,30 (per. ore 20,30).

Due membri della Giunta arrivano stasera a Firenze pour expliquer résolution relatif [sic] Plébisdte.

77

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 26 settembre 1870, ore 21 (per. ore 22).

In coerenza del telegramma del Comm. Sella ho combinato col Generale di :parlarne a AntonelH. Ho dovuto presentare ·oggi ufficiale per le misure combinate ieri. Ho dato lettura a Sua Eminenza di un riassunto del telegramma del Comm. Sella e di quello di V. E. relativo mantenimento severo ordine rigoroso e r~spetto a pensone CU'lto (l}. Sua Eminenza mi disse tutto ciò risulta dai fatti stessi ed è riconosciuto anche da Papa. Ho detto che Sua Maestà si è astenuta finora per delicatezza dall'inviare al Papa un personaggio apposito ed al bisogno un de' 1suoi Ministri come Sua Maestà desidererebbe. Cardinale mi disse che pel momento ciò non farebbe che accrescere difficoltà ma che tempo verrebbe. Cardinale ed io abbiamo constatato che provvedimenti di sicurezza o carità per sanità soldati concertati colle Autorità militari come pure idea che serait échange non pregiudicherebbero nè implicherebbero alcuna questione di principio. Generale prega V. E. comunicare presente telegramma al Comm. Sella.

78

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (AB) (2)

Roma, 26 settembre 1870.

In conformità dei telegrammi spediti dal Commendator Sella al Generale Cadorna e da V. E. a me (3), combinai col GeneraJe che nell'occasione che dovevo oggi pl'esentare al Cardinale Antone'IJi un ufficiale d'Artiglieria· per i provvedimenti di sicurezza comune desiderati da Sua Santità, ·ÌO avrei parlato a Sua Eminenza confidenz1almer.te nel senso dei ·telegrammi stessi. Dopo che il Cardinale ebbe presentato l'ufficiale che era venuto con me ad un impiegato che lo condusse ad adempiere quanto era convenuto per lo sgombro di ogni materia pericolosa dal Vaticano e dal Castel Sant'Angelo, egU (4) mi domandò se potevo ottenere ·che un brigadiere d'artiglieria pontificia, suo nipote, non foose tenuto

Il Sella telegrafava al Cadorna (cfr. anche n. 74 e 77) facendo le veci del presidente del Consiglio, Lanza, assentatosi per un rapidissimo viaggio a Torino (cfr. Le carte di Giovanni Lanza, cit., VI, p. 151; CASTAGNOLA, op. cit., pp. 68-69).

come gli altri prigionieri (1), ma potesse dando la sua ;parola d'onore essere semplicemente internato in una città qualunque del Regno. Io risposi che non dubitavo che il Generale assentisse volentieri a fissargli per residenza ancllJe Roma stessa (come il GeneraJ.e dispose infatti quando gli ebbi rifedto su (2) questa domanda). Il Cardinale mi parlò poi dell'opportuni,tà che noi, senza preoccuparci di questioni polit1iche che è inteso debbono essere lasciate da parte, riducessimo le nostre truppe anche nelle caserme della città Leonina 'come nel Castello Sant'Angelo; per non !asciarle in questa stagione e nella notte all'aria aperta. Io osservai che il Generale poneva in ciò tanto scrupolo che non permetteva neppure ~che s'inviassero negli ospedali della città Leonina altri ammalati eh~ quelli dei distaccamenti stanziati nella città Leonina stessa. A ciò il Cardinale replicò che era per il Papa * che per esso stesso * (3) 1quistione di sempLice carHà d'aprire (4) tutti gli, ospedali ai nostri soldati; egli: mi pregò di dire al Generale che disponesse pure degli ospedali militari anche della città Leonina, e s'impegnò spontaneamente di ottenere dal Papa che ordinasse al Commendatore capo del-· l'Ospedale di Santo S.pirito, di fondazione particolare, di ammettere gratuitamente i nostri militari in quello stabilimento. U Cardinale mi fece po'i conoscere che non essendosi provvisto alla sussdstenza d'i quei mi'1itari ;pontificii rimasti regolarmente nella città Leonina che dipendevano già dal ministero delle armi, [e]gli aveva dovuto far le spese dei vive:ri per essi in questi ultimi giorni:. Il Generale, * cui riferii subito * (5) tutte queste cose, diede ordine perchè queste sussistenze fossero riconosciute a carico della Regia Amministrazione.

Essendo poi caduto il discorso sulla calma che regna in Roma. dissi al Cardinale che mi permettevo come prova dei sensi di fiducia che desideravo mantenere nelle mie comunicazioni con esso (6), d~ partecipargli un telegramma diretto al Genera1e Cadorna (7), del quale gli lessi il ,sunto qui appresso: « Si ha fiducia che il Genera1le userà il massimo rigore nella repressione del benchè minimo disordine o insulto alle persone od al culto, impedendo a qualunque cos.to, anche con arresto, ogni atto o scritto agressivo contro iii Papa, i Cardinali ed il clero, e guarentendo loro pernetta Hbertà di eserci,tare funzioni religiose di andare e venire senza ombra di pericolo d',~ngiuria. Sua Maestà desidera ~che degE ordini e delle istruzioni date a tale scopo risulti a Sua Eminenza il Cardinaie Antonelli ». Qui il Cardinale mi interruppe dicendo queste ,precise pa,role: «Tutto c~ò risulta da'i fatti *stessi* (8) e Sua SanHtà stessa lo riconosce». Di:ssi poli che ero infomnato com·e lo era ,anche iil Generale Cadorna che sua Maestà * non avea mandato espressamente un personaggio a Sua Santità per pura delicatezza * (9), ma che se Sua Eminenza credesse che al Papa non dispiacesse ricevere un suo inviato Sua Maestà gli manderebbe sub~to uno dei Ministri, essendo suo vivissimo desiderio fare ogni cosa possibile pe1· rendere la situazione

meno penosa per Sua Santità. Il Cardinale mi rispose che apprezzava la delicatezza di un'astensione che era preferibile per ora, l'invio d'un ministro o altro per,sonaggio espressamente mandato non potendo attualmente che accrescere la (l) difficoltà. Aggiunsi allora che il Generale Cadorna stesso si asteneva per lo stesso motivo dal presentarsi a Sua Eminenza; a ciò il Cardina~e l);Oll ri1S1pose (2). Il Cardinale m'intrattenne poi della presenza ,in Roma *del Sig. Cucchi e dell'arrivo del Sig. Ra:ttazzi 'COn alcuni amici suoi* (3). Mi disse che il parHto rivoluzionario è più abile ordinariamente degli agenti incaricati di sorvegliarlo e rrerprimerlo, e che il nostro ,compito presenta in Roma gravissime difficoltà .per l'avvenire. Recai subito tutto ciò a notizia del Generale Cad'Jrna.

(l) Cfr. n. 78.

(2) Ed. in LV riservato Roma, pp. 8-9; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 437-439.

(3) Quello del Sella al Cadorna, non rinvenuto, è riassunto, in questo stesso rapporto, dal Blanc; per quelli del Visconti Venosta al Blanc, cfr. n. 42 e 56.

(4) «S. E. • LV riservato.

(l) -< PI'igioniero » testo litografato del Ministero e LV riservato. (2) -c Partecipato • LV riservato.

(3) c Come per lui. LV riservato.

(4) <L'aprire» LV riservato.

(5) -«Che informai subito di» LV riservato. (6) -«Lui» LV riservato.

(7) Dal SelJ.a. Cfr. anche il te!. Lanza a Cadorna, del 22 settembre, n. 16.

(8) Omesso in LV riservato.

(9) LV riservato: • si era astenuta per pura delicatezza, dal mandare espressamente un personaggio a Sua Santità ».

79

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (AVV, mazzo 5, fasc. 4 3/A) (4)

Roma, 26 settembre 1870.

Il rifiuto della giunta di Roma di proporre una formala di plebiscito diversa da quella che fu votata nelle altre provincie d'Italia non è che la conseguenza della risoluzione sua di non lasciar pregiudicare irrevocabilmente la futura sorte di questa città. La pubblica opinione in Roma, a torto od a ragione, ravvisa nella formala proposta dal Ministero una prima applicazione del concetto di Roma città sacra, capitale morale, ma non sede effettiva del governo. Ora se da una parte il patriotismo dei Romani può benissimo accettare una dilazione e dei temperamenti nella pratica effettuazione del programma di Roma capitale effettiva, egli è per altro assai guardingo contro ogni atto che possa opporre per l'avvenire all'attuazione di tale programma ostacoli provvenienti dal patto fondamentale d'unione o da impegni diplomatici. Consideri il Ministero che l'attuale giunta è presieduto [sic] ed ispirata dal solo liberale Romano che sia accetto al papa, e che se essa si dimette non resta altra alternativa che il potere direttamente esercitato dal governo del Re o una giunta Montecchi. Mi limito a questi pochi cenni suno spirito, 1se posso dir così, della situazione. V. E. ne terrà quel conto che crederà.

Dobbiamo fin d'ora prevedere che sorgerà in questi giorni nella giunta un altra quistione, in fondo alla quale si scorge del pari la stessa apprensione dei Romani che possa restar pregiudicata la futura sorte di Roma: la quistione delle corporazioni religiose. Come si fa a non applicare a Roma le leggi vigenti a tal riguardo in Italia? E come si fa a togliere alla S. Sede gl'istituti che sono i suoi ·istrumenti e per così dire accessorii necessari? Il governo si preoccupa giustamente di conservare quel che fa corona e serve di mezzo di azione spirituale alla S. Sede; i romani si preoccupano della trasformazione della campagna romana isterilita dalla mano morta; come si potrà uscire dal

dilemma di ferire o gl'interessi e i diritti dei romani o quelli della S. Sede?

La giunta tende a prendere sopra di sè la responsabilità di dichiarare che le

leggi vigenti in Italia sulle corporazioni religiose saranno applicabili al ter

ritorio romano. Sarà tanto più difficile evitare che la quistione sia posta, in

quantoché non s'ignora che il .governo ha una tendenza opposta. Io ho pregato

Gerra e Giacomelli di esaminare se non si potrebbe conciliare tutto, consi

dPrando gl'istituti ecclesiastici esistenti in Roma solo come istituti riconosciuti al

pari d'un collegio o d'un ospedale, e provvisti di rendite inalienabili. Mi pare

che la diplomazia se ne potrebbe accontentare. In ogni modo è urgente che il

Ministero si formi un opinione su tale argomento.

Questa popolazione sente il bisogno di ordine, di autorità, di legalità.

Tutti però i liberali, e perfino Sermoneta, amico personale di Pio IX, credono

che sia un concetto inesatto in quanto ai fatti e nocivo in quanto alle conse

guenze, il considerar Roma come una città clericale e destinata a rimaner

tale. Non si debbono nè si possono, secondo essi, cercare le guarentigie d'in

dipendenza per la S. Sede e le assicurazioni dovute al mondo cattolico, in

un altra via che non sia quella della separazione dei poteri, della larga eman

c~pazione civile ed economica della società laica, e dell'appliçazione alla Chiesa

dei benefici del diritto comune e della libertà, per opera d'un governo forte

e risoluto, che tuteli con energia la :sicurezza pubblica e privata, e non sia

sospettato di debolezza verso il gesuitismo o verso il partito del disordine.

(l) -• Le» testo litografato del Ministero e LV riservato. (2) -Cfr. anche CADORNA, op. cit., pp. 271 e 562. E cfr. Lanza a La Marmora, 13 ottobre, e La Marmora a Lanza, 17 ottobre, in Le carte di Giovanni Lanza, cit., VI, pp. 174-175 e 194.

(3) • Di alcuni radicali estremi • LV riservato.

(4) Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma; e quindi nemmeno in CADORNA, op. Cit., 3• ed.

80

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, RICOTTI

RISERVATA N. 225 (1). Roma, 26 settembre 1870.

Mentre si stipulava la capitolazione del Presidio di Roma il Generale Kanzler mi espresse personalmente il desiderio di essere esonerato dallo sfilare con le Truppe Pontificie prima di deporre le armi; acconsentii senza difficoltà a questa sua domanda, considerando in lui la sola qualità di Ministro e gli . diedi anche facoltà di ritirarsi nella città Leonina presso il S. Padre, purchè

smettesse l'uso della divisa della carica che occupava.

In questi giorni feci pubblicare una notificaz.tone nella quale si prescrive

che tutti i Militari Pontificii, ·che per qualsiasi moti:vo .sieno tuttora in Roma,

debbano presentarsi prima del 28 corrente al Comando Militare della Piazza onde

constatarne la posizione. A tale invito il Generale Kanzler mi :rivolse di nuovo

domanda di essere esonerato unitamente al suo Aiutante di Campo Conte di

Beaumont da tale presentaziOille e di 'Continuare a rimanere presso il S. Padre;

alla quale cosa credetti di annuire, non ravvisando ragioni 'Ìn contrario, e adem

pio al dovere d'informarne l'E. V. per opportuna sua norma, soggiungendole

inoltre che a quanto mi asserisce il Generale KanZJler egli aveva ottenuto la

cittadinanza Romana.

Io-Documenti diplomatici • Serie Il • Vol. I.

(l) Trasmessa in copia 'dal ministero della guerra al Visconti Venosta il 29 settembre con nota riservata n. pl'lot. 6568.

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IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DELLA GUERRA, RICOTTI

RISERVATA N. 227 (1). Roma, 26 settembre 1870.

Giusta le istruzioni datemi dal Governo (col telegramma del 22 corrente firmato dal Ministro Sella) riguardo alla condotta da tenersi da me verso Sua Santità, inviai questa mattina al Vaticano un Ufficiale del mio Stato Maggiore (2), ·COn lo incarico di presentarsi a S. Eminenza il Cardinale AntoneHi, per sentire quali fossero le intenzioni ed i desiderii di Sua Santità riguardo alla continuazione della occupazione, per parte delle Truppe nostre, della città Leonina.

Già ieri il Cardinale Antonelli con sua lettera a me diretta, esprimeva il desiderio che l'occupazione suddetta continuasse, nello interesse dell'ordine, in quella parte della Città, e stamattina confermò a voce il desiderio stesso parlando con l'Ufficiale di Stato Maggiore precitato (3).

A questo Ufficiale diedi pure lo incarico di far ~sentire al prefato Cardinale, che sarebbe stato necessario per l'igiene che le Truppe destinate a tutela dell'ordine nella città Leonina, fossero quivi ricoverate in qualche locale, invece di rimanere al bivacco per le piazze e per le vie, come stettero finora. Ed inoltre che i malati di queste truppe fossero ricoverati nell'Ospedale di S. Spirito, e nell'Ospedale Militare che travasi in quella parte della Città.

Alla prima domanda rispose adesivamente il Cardinale, ed anzi egli spon: taneamente, non conoscendo al momento quali fossero i locali da utilizzarsi per aUoggiare Truppe nella città Leonina, propose ~che si occupaSISe da noi lli Castello S. Angelo, che pel bisogno di cui trattasi offre considerevoli risor,s,e. Il Cardinale diede anzi un permesso in iscritto per poter entrare a riconoscere il Castello, per mettervi ordine relativamente a certe munizioni sparse, e per accasermarvi truppe.

In quanto alla seconda richiesta, cioè per gli Ospedali, si riservò di rispondere, perchè non dipendeva totalmente da lui il poter dare l'adesione: promise però d'interessarsene.

S. Eminenza H Cardinale Antonelli fece pure verbalmente istanza all'Ufficiale di Stato Maggiore, perchè fossero ritirate altre munizioni abbandonate sui ba,stioni dietro al palazzo Vaticano, e si vuotassero i cannoni rimasti carichi.

E finalmente dimostrò il desiderio che i veterani (circa 200) rimasti in Castel S. Angelo fossero provvisti da noi di viveri, e de!Je loro competenze.

A queste domande fatte spontaneamente dal Vaticano, e senza suggeri· mento da parte mia, risposi aderendo pienamente a voce prima, cioè col mezza dell'Ufficiale di Stato Maggiore, e poscia per iscritto, con la lettera che qui acchiudo in copia, onde prendere atto delle domande stesse, e del loro soddisfacimento per parte mia.

con nota riservata n. prot. 6568. Per il tel. Sella, cfr. p. 10 n. 1.

Mentre ho l'onore di rendere di ciò informata l'E. V. a compimento del mio dovere, la prego di darne anche partedpazione a S. E. il Ministro degli Esteri per la parte che potesse interessarlo.

N. B. -È ben inteso che resta fermo il principio che ad ogni richiesta che la Truppa sia ritirata si farà senz'altro.

ALLEGATO

R. CADORNA AL CARD. ANTONELLI (Ed. in CADORNA, op. cit., pp. 264-265)

N. 227. Roma, 26 settembre 1870. Come l'E. V. ebbe ad esprimere ieri il desiderio al Signor Commendatore Blanc, Le ho spedito questa mattina un Ufficiale del mio Stato Maggiore onde sentisse da Lei quali fossero per la parte Militare le disposizioni a prendersi per assicurare l'ordine e la tranquillità nella città Leonina. A tale scopo ben di buon grado acconsento che la Truppa, in forza proporzionata a tale servizio, continui a rimanere nella città Leonina fìnchè Sua Santità il Sommo Pontefice la crederà necessaria. I posti di Truppa per guardia e sorveglianza saranno opportunamente ripartiti nelle vie onde l'ordine e la pubblica sicurezza siano mantenuti. Sono riconoscente a V. E. che nello interesse dell'igiene delle Truppe mi abbia spontaneamente fatta facoltà di poter accasermare porzione delle medesime nel Castel S. Angelo ed in quegli altri locali già ad uso Militare in codesta parte della Città. Con questa misura mi sarà dato di raccogliere in siti più convenienti per la loro salute i drappelli che ora bivaccano per le piazze e per le vie e che forniscono appunto le sentinelle e le pattuglie a tutela della pubblica quiete.

Ringrazio pure l'E. V. dell'intenzione manifestatami per mezzo del precitato Ufficiale di Stato Maggiore d'interessarsi onde siano accettati nello Spedale di

S. Spirito e nell'Ospedale Militare (l) gl'individui appartenenti alle Truppe alloggiate nella città Leonina i quali cadessero malati: su questo riguardo attenderò dalla

E. V. il cenno ch'ebbe la cortesia di promettermi.

Per parte mia, secondando il desiderio da Lei espressomi, dispongo oggi stesso perchè domattina per cura dei drappelli dei miei Artiglieri siano ritirate e riposte in luogò sicuro le munizioni da Guerra che sono ripartite ed abbandonate nei dintorni del Vaticano e nel Castel S. Angelo e così pure che siano vuotati i cannoni che per avventura fossero tuttora carichi, di maniera che non siavi più a temere scoppio od altro inconveniente.

Dò inoltre gli ordini onde d'ora innanzi siano provvisti di viveri i veterani o sedentarii che trovansi nel Castel S. Angelo, tale essendo l'intenzione che la E. V. mi fece esprimere dal surripetuto Ufficiale.

(l) Trasmessa in copia dal ministero della guerra al Visconti Venosta il 29 settembre

(2) Cfr. anche n. 78.

(3) Cfr. CADORNA, op. cit., p. 263.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 663. Berlino, 26 settembre 1870 (per. il 30).

D'après le télégramme du Comte de Bismarck sur ses trois entrevues avec

M. Jules Favre, celui-ci, dès son retour à Paris avait décliné l'armistice sous la condition de la remise préalable aux armées allemandes des forteresses de Strasbourg, Toul et Verdun. Ces conditions n'avaient rien d'exorbitant, vu que Toul était au moment de capituler, et que Strasbourg ne pouvait tarder

beaucoup à se rendre. Ces positions ont une grande importance pour assurer

le ravitaillement et de libres communications.

Le Gouvernement de la défense nationaie à Tours n'est donc pas dans le

vrai, quand il affirme, dans sa proclamation du 24 Septembre, que la Prusse

pour consentir à un armistice a exigé, outre Strasbourg et Toul, la reddition du

Mont-Valérien. Il se peut, et c'est là un détail à vérifier, que, dans ses longs

entretiens avec M. Jules Favl"e, le Comte de Bismarck ait laissé entendre

que l'occupation de ce fort, à titre de gage, serait réclamée si l'armisHce était

continué avec des chances d'aboutir aux préliminaires de paix. Mais on nie

pérempto'irement ici que le Mont-Valérien fùt compris dans les conditions de

l'armistice ·comme tel. L'opinion est assez unanime, parmi mes Collègues, que · le Gouvernement provisoire eùt agi plus sagement en acceptant, sur ces bases, une suspension d'armes.

Il se serait certainement trouvé en présence des prétentions assez nettement

indiquées dans les deux Circulaires du Chancelier fédéral, en date des 13 et

16 Septembre. Mais, d'après le dicton -qu'il faut domander le plus pour

obtenir le moins -, peut-ètre se serait-on montré plus modéré dans les négocia

tions, en n'insistant pas sur la prise de Metz, qui aurait été démantelé, ·Comme

le fut la forteresse de LuX!embourg après 1867.

Mon collègue de Russie ne cache pas ici une opinion, d'après laquelle le

Gouvernement Prussi·en dépasserait la mesure en ne se désistant par d'incor

porer surtout la partie français·e de la Lorraine.

Un pare de siège, qu'on tenait en réserve à Berlin, a été acheminé il y a

trois jours sur Paris.

P. S. -Ci-joint une lettre particulière pour V. E. (1).

(l) • Nell'Ospedale Maggiore " CADORNA; al penultimo rigo • tale essendo il desiderio •·

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IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

. R. 1258. Tours, 26 settembre 1870 (per. il 1° ottobre).

Pervene jeri a Tours un proclama pubblicato a Parigi il 20 settembre e firmato da tutti i Membri della Difesa Nazionale che è del seguente tenore: «Si sparse la voce che il Governo della difesa nazionale pensava d'abbandonare la politica per la quale egli fu messo al posto dell'onore e del per.icolo. Questa politi·ca è quella che si formula nei termini:

Nè un pollice del nostro territorio, nè una pietra delle nostre fortezze.

Il Governo la manterrà fino al fine».

La risoluzione enunciata in questo proclama corrisponde alle dichiarazioni

di guerra ad oltranza fatta [sic] testè dalla Delegazione governativa di Tours.

E difatti la Delegazione continua a prendere ogni disposizione consentita dalle cir

costanze onde aumentare e rinforzare gli ultimi mezzi di difesa. Così con un nuovo

decreto essa prescrive la formazione di quattro nuovi quadri di ·compagnie in

ciascuno de' depositi dei reggimenti d'infanteria di linea, e di due in ogni deposito dei battaglioni dei cacciatori a piedi. Il Ministro interinale della Guerra, Ammiraglio Fourichon spera d'avere entro circa dieci giorni tre nuove armate pronte a tenere il campo per le quali sono già intieramente terminati i quadri. Pare intenzione del Governo di fare ogni possibile sforzo per gettare una parte almeno delle forze che ora si organizzano sulla linea dell'est, tra Parigi e la ba.se d'operazione del nemico allo scopo di tagliare le sue comunicazioni e di rendergli una ritirata od impossible, o almeno molto pericolosa, non può essere mio compito di giudicare quanta probabilità d'esito offrano tali progetti; ma devo constatare che nel fatto il linguaggio privato dei membri del governo differisce considerevolmente da quello che le circostanze lo impegnano da tenere in pubblico. La loro fiducia nei risultati oramai sperabili è !unge dalla fermezza che farebbero supporre e i proclami ed i decreti che si succedono senza posa. Anche gli ordini del giorno del generale Trochu, ed un proclama del Ministro dell'Interno, Signor Gambetta, tradiscono, in mezzo alle più calde e patriottiche esortazioni, l'esistenza di cause disolventi che invero non permettono un buon augurio sul termine di questa penosa crisi. « Le prime prove della guerra, dicea in data del 19 settembre il Signor Gambetta ai Parigini, vi troveranno calmi ed intrepidi, e se i fuggiaschi come oggi venis•sero a portare nella città il disordine, il panico e la menzogna, voi resistereste imperturbabili, sicuri che la Corte marziale testè istituita dal Governo per giudicare i disertori, saprà invigilare efficacemente alla salute pubblica e proteggere l'onore nazionale». Da parte sua il Generale Trochu dovette comminare a termini della legge militare la pena di morte ai soldati dimentichi del loro dovere, sia in presenza del nemico, sia

in mezzo ai cittadini.

Le prospettive derivanti da questo stato di cose non sono rese per ora più favorevoli nè dalle notizie del campo, nè da quelle sulla condizione interna dei Dipartimenti. I fatti d'arme avvenuti intorno a Parigi e descritti come vittorie dai giornali francesi sono insignificanti; il solo fatto importante, quello del 19, tra Meudon e Sèvres è dallo stesso rapporto militare francese descritto come una non dubbia disfatta. D'altronde, a Lione ed a Marsiglia la bandiera rossa non scomparve tuttora, e per quanto se ne attenui il significato la sua è pur sempre una prova di serii dissidj intestini.

Per ogni buon fine devo ancora una volta pregare l'E. V. di tenere conto nella valutazione delle notizie militari che io mi trovo in grado di trasmetterle di quelle sorgenti alle quali esclusivamente io posso e devo attingerle. Anche la recente esperienza dimostra infatti che esse vogliono essere seriamente controllate.

(l) Manca.

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IL CONSOLE GENERALE A CHAMBÉRY, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 24. Chambéry, 26 settembre 1870 (per. il 29).

Ieri sera partirono per Orléans milleduecento c'inquanta guardie mobili della Savoia-1900 ne partirono d'Annecy per Vezou [sic]. Rimangono qui ancora una dnquantina di Cacciatori delle Alpi che devono partire quanto prima per Lione

e da mille trecento a mille quattrocento soldati di diverse armi, con pochissimi ufficiali, che vanno a partire fra qualche giorno. Si deplora la partenza dei mobili che non hanno istruzione alcuna, nè disciplina, e sono armati di vecchi fucili dell'antico sistema.

Le ultime notizie che furono sabato sera pubblicate sulle pretese della Prussia e sulla eroica, ma pur troppo inutile risoluzione di continuare la guerra ad oltranza hanno qui gettato la costernazione la più profonda. Al timore dei nemici esteri si aggiunge quello dello spettro rosso che minaccia, e si paventano i disordini, che turbano la città di Lione.

Il Generale de Rolland che fu incaricato fin dal principio della guerra di comandare la suddivisione fu obbligato avant'jeri a dimettersi, attribuendosi ad esso la colpa dei ritardi che hanno luogo nelle distribuzioni delle armi. Temendo una dimostrazione, che si preparava per la sera per seguire l'esempio di Grenoble, ove il Generale di Divisione, ed il Comandante di piazza furono messi in arresto, non volle essere cagione di tumulti e di rappresaglie. Fu nominato a farne le veci un antico Capitano della Brigata Savoja, Maggiore in ritiro.

Domattina la Commissione municipale deve radunarsi per votare un imprestito straordinario per provvedere all'armamento della guardia nazionale.

Se però grande è lo slancio, e generale lo spirito per respingere l'invasione nemica, mancano le armi, ed i mezzi di combattere. La più grande confusione regna in tutte J:e amministrazioni -ordini, e contr'ordinli continui -per tre giorni non si distribuì più alcun giornale estero e sui rkhiami fatti l'ordine fu revocato. L'indisciplina come mai non se ne vide l'uguale domina tanto nel\'Armata, quando nelle milizie cittadine -si direbbe che la Francia si trova in uno stato di dissoluzione completa, e di sfacelo generale.

Quando all'occupazione di Roma, che rallegrò non solo la piccola nostra Colonia che entusiastica applaude al Re ed al suo Governo, ma tutto il partito liberale, pare che una parola d'ordine .sia stata data, giacchè il Courrier des Alpes il quale al momento dell'ordine dato del passaggio delle nostre Truppe sull'ex Pontificio territorio pubblicava un violento articolo, chiamando questo fatto una umiliazione per la Francia, non ne disse più una parola, dopo che il Signor Martin Franklin antico Ufficiale del Genio ed uno dei •socii fondatori del giornale pubblicò nel medesimo una lettera con cui manifestando i suoi sentimenti di simpatia, ed affetto per l'Italia, dichiarava di non associarsi alle amare critiche, che nuovamente si tendeva a pubblicare, e ritirarsi. -In oggi quel periodico non si occupa più delle cose nostre, sistema, che vedo seguito anche da altri giornali, che ci erano ostili, e che non fanno più menzione dell'Italia, come se non esistesse. Nell'Alta Savoja regna una grande agitazione nel senso d'una annessione alla Svizzera. Quest'idea è molto accarezzata anche nel resto della Savoja che porta in oggi il peso delle sventure che gravitano sulla Francia, pagando un

lar.go tributo d'uomini, e di denaro.

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO S. N. Nizza, 26 settembre 1870, mattina.

Oltre al ritorno al rigoroso stato d'assedio, allo scioglimento della Guardia nazionale sedentaria ed alla nomina, d'Autorità prefettizia, di una Commissione municipale, e di altra Commissione militare in permanenza, si assicura che è stato ordinato dal Signor Baragnon l'armamento immediato delle piazze di 'Villafranca e di Antibo con sessanta o settanta bocche da fuoco. Ieri sera alcuni pretendono aver visto in lontananza dirimpetto a Nizza due bastimenti corazzati. Alle truppe poi già qui fatte arrivare a furia da Tolone, da Villafranca, da Antibo, da Draghignano in seguito delle innocue pacifichissime dimostrazioni in senso italiano, o di indipendenza locale, si assicura verranno ad aggiungersi i 3500 volontarii zuavi (ora se ne fa ascendere a tal cifra il loro numero) che già spogliarono le campagne circostanti d'Antibo, ove sono accampati. Mentre la loro presenza non è considerata come una garanzia di sicurezza per le proprietà, Nizza finirà per contenere più soldati che cittadini. Le Guardie nazionali sedentarie restituiscono senza difficoltà le armi, che loro erano state affidate e delle quali mai si servirono nel breve tempo che le ebbero, se non per l'ordine pubblico. Questo Signor Prefetto però si trova sempre sotto l'incubo della paura, e fà nella sera per le silenziose vie della città risuonare i passi di molte e grosse pattuglie a piedi ed a cavallo. Parecchi Nizzardi intimiditi dall'arresto del signor Ugo, ex ufficiale italiano, e dagli atti arbttrarii d'ogni .specie •che si commettono sotto il manto dei pieni poteri civili e militari e si può ben anche aggiungere giudiziarii, conscii d'aver manifestato sentimenti antifrancesi ed antirepubblicani, hanno stimato prudente di allontanarsi dalla città. Per guarire i pochi repubblicani di buona fede in Italia, non vi sarebbe, al mio avviso, migliore specifico, che il fare pubblicare e commentare sui giornali

italiani i decreti di queste Autorità repubblicane, onde far toccar con mano come s'intenda da esse la libertà e la santità della legge.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 27 settembre 1870, ore 16.

J'ai reçu vos lettres (1). Je vous remercie et j'approuve complètement le

langage que Vous avez tenu au Cardinal Antonelli. J'ai envoyé au Roi des extraits des vos lettres en recommandant le secret le plus absolu.

(l) Cfr. nn. 61 e 62.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA

D. 110. Firenze, 27 settembre 1870.

Il sottoscritto reputa dover suo d'informare il Ministro dell'Interno delle tristi condizioni in cui versa l'ordine pubblico nei dipartimenti della Francia più vicini alle frontiere del Regno. Epperciò comunica all'Onorevole suo Collega alcuni estratti della corrispondenza confidenziale dei Regi Consoli a Marsiglia, Nizza, e Tolone. Dalla lettura di tali rapporti, si scorge anche la parte che pren. dono alcuni italiani nel disordine che affligge una così gran parte della Francia.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (A VV, mazzo 5, fasc. 4 3/F)

L. P. [URGENTE]. Firenze, 27 settembre 1870.

Ho aperta testè la sua lettera (l) e non so se ne sia stato p'iù sorpreso che addolorato. È impossibile che Lei si separi da noi a metà cammino, e precisamente quando comincia l'erta. Lei dopo avere così bene condotte le cose e preparata la via vuole abbandonarci? e perchè? Vi hanno forse divergenze di principii o di scopo? Non lo credo. In quanto ai mezzi non ci potremmo mettere d'accordo? Tentiamo almeno. Mi creda che la sua ritirata in questo momento e nel fervore della battaglia non sarebbe approvata nè da suoi amici nè da suoi nemici. Mi perdoni la libertà del linguaggio in grazia di quella profonda stima ed affetto sincero che sento per le sue rare doti e di mente e di carattere. Intanto mi conceda un atto di autorità, ed è di non aprire la seduta del Consiglio in attesa del

suo arrivo. Spero che non mi vorrà disdire.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 27 settembre 1870, ore 11,35 (per. ore 12,25).

Le scrivo sulle ragioni già riferite al Ministro Interno che rendevano necessaria nomination junte par Cadorna en vertu de ses pouvoirs. Son discours a àonné intonazione indispensabile et s'est [sic] approuvé ici par les libéraux et diplomates et a produit bon effet au Vatican. Il parait bien plus important mème pour le étranger de stabilire ordine e dare alla situazione carattere di moderazione e conciliazione [que] de notre coté laisser aUer choses à la dérive pour

[manca] che romani sont libres ce que nessuno pourrait raisonnablement mettre en doute.

(l) Cfr. n. 57. Il Lanza era stato assente, il 26, essendosi recato a Torino (cfr. p. 62, n. 3).

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3028. Pietroburgo, 27 settembre 1870, ore l (per. ore 13).

Dans les communications du Ministre de Russie à Berlin et du Ministre de Prusse ici il n'est pas question du Mont Valérien. Le Prince de Gortchakow m'a dit que la Russie avait épuisé ses moyens d'influence et avait obtenu réception de Favre au Quartier Général; qu'une action collective irriterait la Prusse dans ce moment et n'amènerait pas de meilleures conditions; qu'il ne restait que l'action matérielle devant laquelle il a toujours déclaré vouloir s'arréter. Je lui ai demandé s'il croyait que l'Autriche agirait sans s'entendre avec la Russie. M. Thiers arrive demain matin.

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3032. Costantinopoli, 27 settembre 1870, ore 12,55 (per. ore 16,20).

La Sublime Porte n'attache pas grande dmportance à la mission de M. Thiers à Saint Pétersbourg. L'état de prostration et quasi dissolution où est la France òte à cette démarche in extremis tout caractère de gravité. Le danger de la Porte est dans la situation méme des choses dans l'équilibre rompu en Orient.Ignatieff pense qu'à Pétersbourg on écoutera poliment M. Thiers mais on ne s'engagera à rien. Quant à lui j'ai dit à V. E. qu'il est dans un ordre d'idées tout différent. Il prévoit fin prochaine de la guerre et dit que la Russie peuple jeune doit s'allier avec autres peuples jeunes ou qui se transforment et renouvellent tel que l'Italie et l'Allemagne. C'est avec eux qu'il faut s'entendre. Il désire par cet accord obtenir pour le moment modification Traité de Paris relativement à la Mer Noire et rectification frontière Bessarabie. Il part en congé pour 15 jours et ici on est plus préoocupés de ce voyage que de la mission de M. Thiers.

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IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3031. Londra, 27 settembre 1870, ore 20,40 (per. ore 6,40 del 28).

Lord Granville venu aujourd'hui en ville me dit qu'il regrette résultat de l'entrevue entre Favre et Bismarck, mais il croit que les dispositions des deux belligérants rendront inutile méme à présent toute intromission et qu'il pense que les neutres ne peuvent à l'état actuel des choses rien faire (1).

P. -KNAPLUND, Gladstone's Foreign Po!icy, New York, 1935, pp. 59-61 e 270-279; e in Foundations of British Foreign Po!icy, jrom Pitt (1792) to Sa!isbury (1902), a cura di H. TEMPERLEY e L. M. PENSON, London, 1938, n. 125, pp. 324-327. E in genere cfr. anche la regina Vittoria a Gladstone, l ottobre, Gladstone alla regina Vittoria, 5 ottobre (The Letters of Queen Victoria, 2a serie, ed. da G. E. BUCKLE, II, London, 1926, pp. 73-75).
(l) -Cfr. Granville a Paget, 27 settembre, in Further Correspondence respecting the War between France and Germany, cit., n. 158, p. 97. Sul pensiero del Gladstone circa le richieste del Bismarck per la pace, cfr. il memorandum del Gladstone stesso, del 25 settembre, in
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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 664. Berlino, 27 settembre 1870 (per. il 30).

J'ai reçu hier, ainsi que mes Collègues dans cette résidence, une circulaire dont je transmets ci-joint l'originai et la traduction (1). Ains1i que je viens de l'apprendre par M. de Thile, le texte de ce document lui a été fourni par le Comte de Bismarck, sans l'accompagner d'aucune explication.

Il est évident que cette Circulaire a le double but, d'une par.t de constater d'où provient le refus d'armistice, et d'autre part de dégager toute responsabilité pour .la sécurité des communications, vers, de, et dans Paris.

ALLEGATO

VON THILE A DE LAUNAY

(Traduzione)

Berlin, le 26 Septembre 1870. Les détenteurs du pouvoir en France, ayant refusé l'armistìce, ont fait de Paris le théatre de la guerre. Un Gouvernement reconnu n'existant point à Paris et le Gouvernement de facto s'étant, à ce que l'on dit, transféré à Tours, le Soussigné a l'honneur d'informer M. le Comte de Launay que la siì.reté des communications vers, de et dans Paris n'existe plus que dans la mesure des événements militaires. Le Soussigné saisit cette occasion, etc. etc. (signé) DE THILE

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IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 50-53)

R. 131. Londra, 27 settembre 1870 (per. il 3 ottobre).

A conferma ed a maggiore sviluppo del telegramma speditole or ora col quale ho riassunto la conversazione avuta oggi con Lord Granville sulla quistione di Roma (2), ho l'onore di significarLe quanto segue.

Sua Signoria mi partecipò spontaneamente che Egli aveva detto al Signor Gladstone avergli io comunicato il telegramma col quale V. E. mi annunziava l'entrata delle truppe Reali in Roma, e che Egli mi aveva ringraziato di questa comunicazione, e soggiunse che il Signor Gladstone era del pari aderente alla espressione di questi sentimenti.

Da tutta la conversazione che ebbi col Conte sopra questo soggetto traspariva la sua ·soddisfazione pel modo col quale eransi condotti gli avvenimenti e per lo scopo che erasi fin qui ottenuto di mantenere in Roma ed in ogni parte

n. -533, p. 657.

del territorio nuovamente occupato, come pure in tutto il Regno, la tranquillità e l'ordine. Sua Signoria portò ancora il discorso sopra i fatti che avrebbero fatto seguito all'unione di Roma al Regno, e specialmente sul trasporto a Roma della Sede del Governo, come già aveva fatto nella precedente conversazione da me riferitale col mio rapporto del 22 corrente * N. 129 politico * (1). Sua Signoria mi espresse il dubbio che il trasporto immediato ed effettivo della Sede del Governo a Roma potesse produrre degli inconvenienti, e creare delle difficoltà e dei disturbi, e notò come gli paresse che la questione importante per l'ItaJia potesse ritenersi come risolt? per gli Italiani, indipendentemente dal trasporto della Capitale.

Risposi di nuovo al Signor Conte che io non aveva ricevuto alcuna comunicazione relativa alle intenzioni del Governo sul trasporto più o meno vicino della Sede del Governo stesso a Roma. Limitandomi perciò a parlargli in solo mio nome, gli ripetei che io non mi dissimulavo le difficoltà che si potevano incontrare, e che era ben certo che di esse avrebbe tenuto conto il Parlamento ed il Governo: ma che bisognava pùre prendere in considerazione le difficoltà che il Governo avrebbe incontrato a differire quel trasporto, difficoltà che avevano la loro origine nei voti già emessi dal Parlamento, -nell'opinione pubblica contrariata da tante difficoltà incontrate al compimento dei suoi voti e delle sue giuste aspirazioni, difficoltà lungamente, e più o meno pazientemente sofferte * -ne1le vive e speciali sollecitazioni di alcune parti dell'Italia in ispecie, che vedevano nel trasporto a Roma della Sede del Governo una soddisfazione ed un compenso * (2), e nei partiti i più spinti i quali non avrebbero mancato di servirsi anche di questa quistione come di un'arma di opposizione e di lotta, ai loro fini speciali. Soggiunsi che trattavasi in ciò di una questione interna nella quale il Governo e la maggioranza del Parlamento, e del paese che lo appoggia non potevano tenere altra via fuori quella che fosse indicata appunto dal desiderio di risolvere la quistione nel modo più conforme ai veri interessi del paese, e di cansare il più possibile le più rilevanti difficoltà. Il Signor Conte non mi disse in che specialmente si fondassero i dubbi da Lui espressimi, nè mi parve opportuno di spingerlo io medesimo a maggiori dichiarazioni, ma ciò risulterà meglio dal cenno che farò in seguito della conversazione che ebbi poscia col Signor Otway Sotto Segretario di Stato politico al Ministero degli affari Esteri.

Dopo di ciò il Signor Conte di Granville mi disse che non era ancora ben certo se il Papa rimarebbe a Roma, o se ne (3) allontanerebbe; che le opinioni opposte lottavano intorno e presso il pontefice; che Egli lo aveva officiosamente fatto consigliare di non lasciare Roma. Mi confermò poi quanto Sir A. Paget aveva già detto a V. E. per ordine del suo Governo, cioè che, ove il papa lo avesse desiderato, il Governo Britannico non si sarebbe rifiutato di riceverlo a bordo del suo naviglio (4).

6 settembre, Jervoise a Granville, 27 agosto. Correspondence, cit. nn. 8, 9, 16, 19, pp. 4-5, 9 e 11. Le istruzioni all'Ammiragliato anche in Archives Diplomatiques 1874, II, pp. 22-23; il dispaccio al Jervoise del 21 anche in Das Staatsarchiv, XX, n. 4308, PP. 258-259.

Ringraziai Sua Signoria dei buoni ufficii fatti presso il Papa soggiungendogli che, sebbene non avessi avuto recenti istruzioni a questo riguardo, pure sapevo di certo che il mio Governo desiderava che il Pontefice rimanesse a Roma, e che anche a questo fine miravano le disposizioni e le dichiarazioni del Governo dirette a fare al pontefice una condizione pienamente indipendente e libera. Feci notare a Sua Signoria come l'interesse ben inteso e non dubbio della religione e del Sommo Pontefice richiedesse che Egli non abbandonasse Roma. Un tale abbandon6' potrebbe certamente creare qualche noia e qualche disturbo al Governo Italiano; ma si deve ritenere che ciò non eserciterebbe alcuna influenza sui voti unanimi del paese, sulle determinazioni del Governo, e sui fatti compiuti -che il Pontefice dopo di essere partito da Roma a dispetto di tutto ciò che il Governo Italiano avesse fatto perchè ragionevolmente vi dovesse rimanere, e contro i consigli dei Governi di Europa, non avrebbe certamente trovato in alcun paese quell'appoggio che ora non aveva mancato di domandare, ma che non aveva ottenuto -e che infine dovevasi pensare che era molto più facile pel Pontefice il partire da Roma che il ritornarvi, massime a riguardo delle condizioni di un tal ritorno, e che perciò chi era più interessato a che il Pontefice non abbandonasse Roma, era il Pontefice stesso, e la Religione di cui è Capo. Dopo queste considerazioni che mi parvero consuonassero colle viste di Sua Signoria, io gli ripetei che il mio Governo faceva assegnamento sulla continuazione dei suoi buoni ufficii presso il Papa. Ed io mi permetto di esprimere la speranza che il Pontefice non lascerà Roma, se consigli eguali a quelli che gli vengono dal Governo Britannico, gli saranno pressantemente dati dai Governi di Nazioni CattoHche, e se esse (l) gli toglieranno la speranza che un tal faHo (2) possa essere mezzo di ottenere un appoggio alla Sua resistenza. * Parmi che sarebbe cosa molto desddera.bile che in questi giorni nascesse qualche o·ccasione in cui il Pontefice potesse ricevere delle manifestazioni che gli provassero il rispetto che il Governo, le truppe Reali, e le popolazioni hanno pel Capo della Religione, essendochè ciò darebbe molta forza al partito che presso di Lui appoggia la Sua permanenza in Roma * (3).

Appena uscito dalla conversazione con Lord Granville, avendo dovuto abboccarmi col Signor Otway per affari correnti della Legazione, Egli in questa circostanza mi parlò pure degli affari di Roma. Espressemi senza riserva la Sua soddisfazione pel fatto compiuto, e pel modo con cui era avvenuto; mi ripetè gli stessi dubbii che mi aveva mossi il Signor Conte Granville a riguardo del trasporto della Sede del Governo a Roma. Egli mi disse che le difficoltà pratiche che ciò avrebbe incontrato potevano a·gire sensibilmente sui sentimenti di (4) popolazioni cattoliche di altri paesi, e cagionare in esse una maggiore ripugnanza ad accettare il fatto stesso della unione di Roma al Regno. Mi citò per questo fine espressamente l'Irlanda e mi manifestò l'opinione che il trasporto della Sede del Governo a Roma avrebbe ora reso più difficile e complicato il natura! corso degli avvenimenti.

In risposta a queste osservazioni io dissi al Signor Otway: che aveva appunto pochi momenti prima conversato col Signor Conte di Granville su questo sog

12) «Passo» LV.

getto, e gli ripetei le cose che aveva esposte a Sua Signoria. È manifesto che le

· osservazioni fatte dal Signor Conte di Granville e ripetute dal Signor Otway sul punto del trasporto della Sede del Governo a Roma sono dettate dal punto di vista delle relazioni del Governo specialmente colla Irlanda, la quale travasi in gran parte esasperata e vieppiù spinta dalla stampa del partito ultra clericale, fattosi furibondo in seguito all'occupazione di Roma per parte del Governo Italiano, e che potrebbe suscitare a questo Governo qualche imbarazzo. Egli è da ciò che credo principalmente originata la determinazione del Governo Britannico di prendere il Papa a bordo del Naviglio Inglese ove Esso lo domandi.

Il Signor Otway mi parlò pure delle due correnti di opinioni che si sforzano contemporaneamente a ritenere .n Papa a Roma, ed a farnelo partire, e mi espresse il desiderio che il pontefice vi rimanesse. Egli soggiunse, parergli che il Papa dovesse persuadersi che i tempi e lo stato delle cose in Europa erano cambiati, poichè nel mentre che per lo passato Egli aveva trovato dei Governi disposti ad appoggiarlo, ora per l'oppos,to (l) le sue domande erano rimaste vuote d'effetto, e per lo opposto nel mentre che il Governo Italiano aveva comunicato preventivamente ai Gabinetti ciò che Egli intendeva di fare, e che fece, non trovò obiezione per parte di alcun Governo. Il Signor Otway poi mi disse molto esplicitamente, che allo stato delle cose in Italia, ed in Europa, al Governo Italiano non rimaneva che di fare ciò che aveva fatto. Occorre appena che Le dica che tutte queste manifestazioni mi vennero fatte * in modo di discorso confidenziale

. e famigHare, e* (2) colla espressione tanto per pa,rte del Signor Conte di Granville, che del SLgnor Otway dei sensi (3) della maggiore benevolenza per l'Italia.

(l) -Cfr. Das Staatsarchiv, XIX, n. 4113, p. 238; Archives Diplomatiques 1871-72, II, (2) -Cfr. n. 110. Secondo il registro dei telegrammi in arrivo del Ministero, esso fu spedito il giorno 28 alle 8,30, pervenendo alle 14,20. Secondo il registro dei telegrammi della legazionedi Londra venne spedito invece il 27 alle 19. (l) -Omesso in LV. Cfr. n. 24. (2) -Omesso in LV. Due righi sotto • pei loro fini speciali». Al rigo 31 • espressi». (3) -• Se se ne» LV. (4) -Cfr. (Blue Book) Rome, n. 1 (1871). Correspondence respecting the Affairs of Rome, (1870-71), nn. 23 e 49, pp. 12-13 e 56-57, Sir A. Paget a Lord Granville, 6 e 28 settembre 1870 (il secondo anche in Archives Diplomatiques 1874, II, PP. 107-108). Ma le istruzioni in tal senso risalivano già all'agosto: Granville all'Ammiragliato, 20 agosto, e al Jervoise, 21 agosto e (l) -«Delle>; «Essi> LV. (3) -Il periodo tra asterischi è stato omesso in LV. (4) -«Delle> LV.
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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 44. Nizza, 27 settembre 1870 (per. il 30).

L'annunzio della venuta a Nizza della poco rassicurante truppa dei Zuavi d'Antibo finora è rimasto allo stato di minaccia, giacchè quel corpo non si è mosso fino ad oggi da colà, anzi il battaglione meno male organizzato dei medesimi, della forza di 600 uomini, lasciò Antibo jeri per la destinazione di Tours.

Il Signor Prefetto volendo, pei motivi che ebbi l'onore di far noti all'E. V., procedere al disarmamento di questa guardia nazionale sedentaria, spinto dalla mostrata sua naturale propensione a combattere molini a vento si aspettava, è da argomentarsi, una resistenza seria all'esecuzione di quella misura. Quindi, stato d'assedio e chiamata precipitosa a Nizza di gendarmi, di truppa di linea e di marina, coll'aggiunta della minaccia degli altri 3 mila zuavi d'Antibo. Questo stato di cose, causa di positivi gravi danni alla città perchè ne fà partire i forestieri già arrivati, e disconsiglia l'arrivo d'altri, inacerbisce, all'estremo grado, 'gli animi della popolazione contro il Signor Baragnon già poco favore

volmente per lui disposti dagli autocratici suoi decreti. Amo però lusingarmi, che le guardie nazionali avendo fatta pacifica consegna delle loro armi, il Signor Baragnon ritaglierà lo stato d'assedio e le ridicole notturne (l) militari precauzioni contro le ombre dei lampioni delle vie.

Il Signor Emilio Ugo, del cui arresto riferii a V. E. nei miei rapporti di avanti jeri e d'jeri mattina, è stato trasportato sul Vapore Italiano, Espresso, che salpò nel giorno stesso per Genova. Le informazioni che assunsi da Italiani sul motivo dello arresto ed espulsione del Signor Ugo, sarebbero, che questi nel fare, quale uffiziale della guardia nazionale, la scusabile rimarca al Signor Prefetto, che il mettere di fronte alla guardia nazionale di servizio al suo Palazzo marinari militari armati di revolver, era un contrassegno di diffidenza verso la milizia cittadina, abbia di troppo ecceduto nella violenza delle espressioni alla persona stessa del Signor Baragnon.

Altri Italiani di colore politico pronunziato contro la Francia, il Signor Ferino ed il Signor Adriano Gilly, che conservarono la naturalità Italiana e che erano uffiziali della Guardia Nazionale, hanno dal Prefetto, per mezzo del Commissario Centrale di Polizia, ricevuto il consiglio di allontanarsi per qualche tempo da Nizza. Entrambi separatamente vennero a domandarmi, se dovevano

o no obbedire, io li consigliai all'obbedienza. Il Signor Ferino per non sapere frenare in pubblico i suoi sentimenti, era già stato espulso dal Prefetto Imperiale Signor Gavini, come anche il Signor Gilly, e questi mi confessò di avere pubblicamente parlato con disprezzo del Signor Baragnon e di averlo anzi provocato a duello.

Intanto mentre sto scrivendo mi viene a notizia, ·che altri Italiani più o meno compromessi nelle dimostrazioni antifrancesi si dispongono alla partenza, o che già partirono da Nizza.

Inconsiderate ed imprudenti parole, che il Signor Baragnon pronunziò in un banchetto, quali di fare invadere Nizza da 25 mila Provenzali· e di chiamare in porto dieci fregate a bombardare la città nel caso di sommossa, ha [sic] gittato lo spavento non sol'tanto negli Italiani qui residenti ma in tutta la cittadinanza nizzarda.

Le spavalderie del Signor Baragnon figlie della paura, finirono per comunicar questa ai suoi avversarj. Giornalmente sono visitato da Italiani imploranti soccorsi o morali o materiali, a difesa delle loro persone e delle loro proprietà. Gridano come se la ghigliottina fosse già portata in piazza, e come se i voraces della Provenza avessero già sfondato le porte delle loro case per saccheggiarle. Domandano il pronto invio in questo porto di un legno da guerra e che la Bandiera Regia sia di continuo inalberata ad indicazione di asilo.

Io mi sfiato a mostrare l'estrema esagerazione di tali spaventi, che alla loro volta finiscono per diventare ridicoli. Fortunatamente non siamo ancora giunti a quel punto. Però la situazione in tutta Francia è gravissima, nè sono impossibili o troppo lontani terribili avvenimenti.

Io mi credo dunque in dovere di chiamare per l'eccezionalità delle circostanze di questa provincia una speziale attenzione del Gov·erno del Re, benchè principalmente già accupata altrove in affari della massima urgenza e gravità, anche su questa interessante regione nizzarda, ove, mentre il Regio Agente non risparmia la sua opera, nè le informazioni al Ministero, si sente poco lusingato dal fatto che dei molti suoi dettagliati rapporti non gli venga nemmeno segnato ricevuta per cui versa continuamente nel penosissimo dubbio, che la sua corrispondenza politica arrivi alle mani dell'E. V. e non sia invece sequestrata da non impossibili agenti segreti di Polizia Francese nell'amministrazione dei Vapori Italiani od a bot"do di essi.

P. S. -Benchè datato 25 corrente m~ viene rimesso solamente al momento l'indirizzo con venti firme d'Italiani qui residenti il quale indirizzo stimo di originalmente qui inchiuso trasmettere all'E. V. osservando ·che il tempo mi manca per assicurarmi se tutti i sottoscritti hanno legalmente conservato la nazionalità italiana.

Per la copia abbondante ora della •corrispondenza riservata converrà forse per evitare confusione marcaria sempre di un numero progressivo, arabico, o meglio romano o di una ilettera dell'Alfabeto. Prevengo la giusta osservazione dell'E. V. che tale mia corrispondenza su questo riguardo non è regolare, giacchè ora è numerata ora nò. Sul registro però a meno dei riservatissimi, tutti i rapporti politici riservati sono marcati di numero progressivo.

ALLEGATO

Nizza, 25 settembre 1870.

Il sentimento italiano, da un decennio di tirannide represso bensì ma non mai affiacchito nel cuore del popolo nizzardo, in questi ultimi fatti di Francia si è altamente pronunciato con slancio unanime, e risoluto.

Noi Nizzardi che attraverso le vicende mantenemmo inconcussa la fedeltà al vessillo dei nostri avi, conservando la nazionalità italiana, non abbiam potuto a meno che di tutto cuore e vivamente associarci alla pubblica manifestazione delle aspirazioni del paese.

Fedeli però sempre al nostro passato, ci femmo gli spontanei ed energici sostenitori dell'ordine, e col nostro patriottico concorso i Nizzardi mantennero intatte le loro tradizioni di popolo civile ed onesto.

Ma il nuovo potere, indispettito ed aizzato contro quel sentimento italiano che sì concordemente dichiaravasi, non ha tardato co' mezzi i più despotici a farci segno alle sue vessazioni. Con uno stato di assedio il più rigoroso, col scioglimento della guardia della guardia [sic] nazionale e del municipio, con uno spiegamento repressivo di forze nullamente richiesto dal contegno calmo e dignitoso dei cittadini, ha voluto gettare il terrore. Questi operati in uno alla minaccia pubblicamente fatta dal Commissario Generale della Repubblica di rovesciare sul paese 25.000 provenzali, e farlo bombardare dalle fregate francesi, sommamente ci danno motivo dì sgomento.

Trovandoci esposti al despotico capriccio del nuovo potere contro noi eccitato, sotto il colpo d'incarcerazioni già incominciate, e più ancora tementi di cader vittime del furore delle orde di oltre-Varo, ricorriamo alla S. V. acchè al più presto Ella voglia implorare dal Regio Governo ajuto e protezione pei nostri dritti, vite, e sostanze.

(l) -«Per lo contrario» LV. (2) -Omesso in LV. (3) -In LV: «tanto per parte del signor conte di Granville che del signor Otway, colla espressione dei sensi » ecc.

(l) Le ancor più ridicole pattuglie per le vie della città in pieno giorno già cessano da oggi. [Nota del documento].

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DIOMEDE PANTALEONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, cassetta Minghetti)

L. P. Roma, 27 settembre 1870.

Que:sta lettera arriverà forse troppo tardi per avere un peso sulle di Lei decisioni, ma Ella mi perme.tterà di discutere il tema interessantissimo della di Lei pregiatissima del 25 Corr.

È indubitato che il governo deve dare delle guarentigie serie efficaci e perciò poste aL di sopra delLa mutabiLità delle leggi, per l'indipendenza del Papa, onde il fatto dell'annessione romana venga riconosciuto dalla diplomazia.

Ammesso questo punto, quale è il migUor modo di offrire tali guarentigie? ... Per uomini gravi, rottl agli affari del mondo, non vi ha che la guarentigia dell'inter·esse vero permanente, che ha l'Italia d'avere il Papato indipendente.

Averlo soggetto a noi od anco solo nell'apparenza è perderlo, annullarlo, e nostro interesse è conservarlo al mondo, e più ancora conservarlo alL'Italia. Questa seconda circostanza è la più ,sicura garanzia, che non solo il faremo indipendente, ma saremo sempre più benevoli ad esso che qualsiasi altro Stato cattolico.

Ma il sò in diplomazia non basta la realtà vuoLsi ancora l'apparenza, e talora meglio vale l'apparenza che la realtà-Sotto tal punto di vista comprendo la di Lei politlca come un'apparenza. Dico ciò perchè come il Io Art. dello Statuto non ha impedito noi in realtà di mettere la Chiesa cattolica in condizioni meno vantaggiose dell'Israelismo o del Protestantesimo, così il diritto plebiscitario non torrebbe che non potessimo trattare il Papa a modo da renderlo ben poco indipendente, se ·in ciò si truovasse un vero vantaggio ed utilità per l'Italia-Ma sù ciò riverrò più tardi-Mi permetta ora solamente di esaminare fin dove la condizione, che pel governo si vorrebbe apporre al plebiscito giovi o noccia allo scopo -Esotto questo punto mi perdoni di dirle franco e aperto il mio pensiero -Io preferirei ancora d'essere legato dalla convenzione di Settembre che d'essere legato da un plebiscito condizionato all'indipendenza del Papa, come il governo vorrebbe -Il Cavour rifiutò a Napoli la condizione di Roma capitale, e nondimeno era chiaro, netto, indiscutibile, il senso di quella clausola -Chi deciderà ora, se il Papa sarà o nò indipendente, e perciò se la condizione del plebiscito è adempiuta?... Ogni potenza nemica potrà sempre pretendere, che quest'indipendenza non esiste e dichiarar nulla l'annessione-Ma vi ha peggio-Il Papa si è dichiarato infallibile. Egli è la Chiesa e perciò Egli solo è il giudice, se Egli possegga o nò la necessaria indipendenza. Vale a dire che fin qui il Papa con Francia per la convenzione di Settembre p·otea contenderci Roma, ed ora il Papa solo o con qualsiasi nostro nemico potrà disporre delle condizioni della nostra esistenza interna. P. e. potrà volere che Roma non sia capitale -Pazienza -Poi vorrà che non vi abbia libertà di s.tampa: poi che vi siano tutte le corporazioni religiose; poi che vi sia foro privilegiato pel clero etc. etc. insomma vorrà attuato il Sillaba; e se nol volesse sarebbe non solo uno stolido ma un traditore a sè ed alla Chiesa, perchè il Papa ha dichiarato il Sillaba materia di fede... Ed è il governo

del Rè, il Ministero nel quale Ella si truova, che dà quest'arme al Papa, questo potere del quale Egli debbesi per necessità (anco che per cuore nol volesse) servirsi contro di noi!!!! Scusi, ma come l'uomo, che in questi due mesi ha condotto sì mirabilmente la diplomazia italiana può cadere in questo tranello?!!

Fortunatamente la Giunta di governo non subirà la legge che ci si vuole imporre -E il facesse che penserebbe Lei, se poi nell'urna si truovassero un 100 mila bollettini = Sì, senza condizione alcuna =?

Le ho parlato fin qui dell'estero; ma il plebiscito condizionale darebbe un'arme terribile a tutto il partito d'azione, e mentre abbiamo rischiato tanto con l'occupazione di Roma, avremmo tutto perduto per questa funesta appendice aggiunta al plebiscito

Forse Ella mi dirà: Cosa proponete in vece? ... QueLLo che si era con lavoro combinato. Non adesso, perchè il Papa si metterebbe come suol dirsi ,sul cavallo d'Orlando, e fattosi forte della condizione plebiscitaria non cederebbe mai; ma quando EgH sotto la pressione della necessità cederà, allora in un articolo si stabilirà che « art. 8° Le superiori disposizioni (quelle convenute per l'indipendenza etc. etc.) faranno parte delle Leggi fondamentali del Regno, e riguardate come risultato d'un trattato bilaterale». E si potrebbe anco aggiungere «In caso di difikoltà si accetteranno i buoni uffizi o la mediazione delle potenze cattoliche».

Io non sò se le potenze estere potranno darci noja o.nò sulla condizione dell'indipendeza papale. Ma mi consenta domandare a Lei: in chè le disarmiamo, quando avremo ammessa quella condizione come formante parte dell'esistenza della monarchia di Vittorio Emanuele -? Parmi, che volendo suicidarci non sapremmo far meglio -Quando la diplomazia farà pressa su noi, faremo sempre ciò che promettemmo ciò che è nel nostro interesse, accordaremo le più late condizioni d'indipendenza al Papa. Crede Ella che vi sia una sola potenza che vole.s:se farci la guerra per ritor'Ci Roma e darla al Papa?...... Se nò: siamo noi i padroni della situazione, ed usiamone saviamente con tutta temperanza -Se sì: la condizione da Lei apposta al plebiscito sarà la più bell'occasione (e forse plausibile) data a quella potenza per esserci ostile.

Scusi la mia libertà;-ma truovo che tradirei Lei e la confidenza che mi mostra se non le parlassi aperto.

Non rianderò il passato; ma se si fosse inviato come io scongiurai più volte che si facesse un 'commissario regio col Cadorna con due Segretarj che conoscessero uno la questione Cattolica e l'altro Roma e Romani e fosse presso loro l'interprete del governo tutte le diflkoltà non sarebbero nate. Stando le cose come sono dobbiamo al Blanc e dobbiamo al Silvagni. ed ora al Masi se le cose van bene.

97

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 28 settembre 1870, ore 8,15.

La quistione del plebiscito può divenire gravis,sima. Noi vogliamo mantenere

il nostro programma nella quistione romana nè possiamo far subire una prima sconfitta alla politica che vede nella guarentigia dell'indipendenza spirituale

II-Documenti dip!om;rtici · Serie Il -Vol. l.

una condizione essenziale per la soluzione dell'arduo problema. Confido che i Romani vorranno aver fiducia nel Governo che vuoi realizzare il programma nazionale tutto intero, senza sottintesi e senza reticenze e repugneranno dal creargli imbarazzi e difficoltà tanto all'estero che all'interno. Veda se sarebbe accettabile una formola come la seguente = Il popolo romano volendo compiere l'unità nazionale e confidando che il Governo del Re darà all'indipendenza spirituale del Pontefice le necessarie guarentigie vota l'unione ecc.

98

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA

T. 1393. Firenze, 28 settembre 1870, ore 12,45.

Veuillez dire à M. Thiers que le Roi et les Ministres seront heureux de le voir à Florence et remerciez-le des bonnes dispositions qu'il vous a témoignées (1). Nous désirons ètre tenus au courant des résultats de sa mission.

99

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1394. Firenze, 28 settembre 1870, ore 12,46.

Il me revient de Rome que Arnim intrigue pour décider le Pape à se réfugier en Allemagne. J e ne pense pas que cela soit dans l'intérèt de l'Allemagne.

100

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1395. Firenze, 28 settembre 1870, ore 12,50.

Je crains que le Pape cédant à la pression des Jésuites ne quitte Rome (2). Il serai t utile qu'Ambassadeur d'Autriche reçoive 'instructions de le dissuader. Caracciolo mande (3) que M. Thier,s lui a dit qu'il s'était réconcilié avec l'idée de l'unité italienne parce qu'iÌ croyait que maintenant cela était dans l'intérèt de la France. Il a montré intention de s'arrèter quelques jours à Florence. Avezvous reçu ma dépèche sur Rome? (4).

n. -108). II Consiglio dei Ministri reputava « una buona ventura » la venuta di Thiers a Firenze. considerandolo come il futuro presidente del Consiglio dei Ministri francese : la sua venuta a Firenze c sanzionerebbe in certo modo l'occupazione di Roma, perchè farebbe atto di deferenza e di ossequio al Governo che l'aveva compita » (CASTAGNOLA, op. cit., pp. 73-74). p. -57; Archives Diplomatiques 1874, II, pp. 107-108. Cfr. anche CADORNA, op. cit., pp. 269-70; CASTAGNOLA, op. cit., pp. 72-73).
(l) -È la risposta al te!. Caracciolo, pervenuto Io stesso 213 settembre alle ore 9,55 (cfr. (2) -Cfr. anche il colloquio Visconti Venosta -A. Paget, ministro di Gran Bretagna (Paget a Granville, 28 settembre: Correspondence respecting the Affairs of Rome, cit., n. 49, (3) -Cfr. n. 108. (4) -Cfr. n. 3.
101

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 28 settembre 1870, ore 13,25.

Nous avons fini par transiger avec les délegués de la Junte qui sont partis (1).

102

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, ..... settembre 1870 (2).

Je crois que si le Pape ne quitte pas Rome à l'occasion du plébiscite on pourra considerer le danger écarté au moins pour quelque temps. Le moment difficile est celui du plébiscite. Il est très important qu'on évite toute manifestation qui puisse blesser le Pape surtout dans la ville Léonine. Tous les Cabinets qui nous sont du reste toujours bienveillants se préoccupent cependant beaucoup de l'eventualité de la fuite et de l'exil du Pape.

103

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA, AL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA

(AVV, mazzo 2, fase. 2 1/B)

T. 2558 bis. Firenze, 28 settembre 1870, ore 14,10.

Faccia tutto possibile per persuadere Papa non partire da Roma. Dia tutte le asskurazioni di rispetto libertà ed indipendenza. Caso sia impossibile dissuaderlo preghi partire almeno in modo che non appaja fuga. Sappiano tutti che anche in ciò Egli è completamente libero e nessun motivo data Governo o popolazione Romana per giustificare sua lontananza. Forse una deputazione di notabiJ.i al Papa per pregarlo rimanere sarebbe utile. Alla sua saviezza preferire i mezzi morali che stimerà più effica·ci.

• Colla certezza che il Governo italiano assicurerà l'indipendenza dell'autorità spiritualedel Papa, dichiariamo la nostra unione al Regno d'Italia sotto il Governo monarchico-costituzionale del Re Vitto.rio Emanuele Il e dei suoi reali successori». La Giunta di Roma rifiutava la prima parte, che avrebbe ammesso sotto forma di • considerando», mai nel testo (cfr. qui sopra nn. 58, 74, 75, 76, 79, 96, 97; e CAsTAGNOLA, op. cit., pp. 691-71. Per manifestazioni a Roma, al I'iguardo, cfr. G. MANFRONT, SulLa sogUa deL Vaticano, 1870-1901, a cura di C. MANFRONI, I, Bologna, 1920, p. 12,). A Firenze erano venuti, in rappresentanzadella Giunta, pro.prio per discutere questo problema, il principe Emanuele Ruspoli e Vincenzo Tittoni. Il Governo finì col cedere (fermi rimanendo sul testo primitivo propostosoltanto i ministri Gadda e Correnti, mentre Sella sostenne i rappresentanti romani e premette in tal senso, cfr. A. GurccroLr, Quintino SeHa, I, Ro.vigo, 1887, pp. 313-314); e la formula fu quindi la seguente: « Vogliamo la nostra unione al Regno d'Italia sotto il Governo monarchico costituzionale del Re Vittodo Emanuele II e dei suoi successori •. La Giu!lta peraltro, nel proclama col quale il popolo romano era invitato al plebiscito,consentiva di introdurre il seguente concetto: « Sotto l'egida di libere istituzioni lasciamo al senno del Governo. italiano la cura di assicurare l'indipendenza dell'autorità spiritualedel Pontefice » (CADORNA, op. cit., pp. 272-273). Per la formula definitiva cfr. anche n. 142. E cfr. in genere nn. 107 e 111.

(l) Si trattava della formula del plebiscito. Il Governo aveva proposto la seguente:

(2) Inserito qui, tenendo presente il contenuto dei nn. 99, 100, 103 e 104.

104

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A BRUXELLES, DE BARRAL, A MONACO DI BAVIERA, MIGLIORATI, A MADRID, M. CERRUTI, A BERLINO, DE LAUNAY, E ALL'INCARICATO DI AFFARI A LISBONA, PATELLA

T. 1396. Firenze, 28 settembre 1870, ore 19,15.

Tous les diplomates et les étrangers résidant à Rome s'accordent à déclarer que l'ordre le plus parfait y règne et que la conduite de nos troupes est exemplaire. Des communications confìdentielles ont eu lieu entre le Cardinal Antonelli et nos Agents et elles ont servi à surmonter quelques difficultés de détail. Ces communications sont de nature à nous faire espérer plus tard un accord sur les questions essentielles. Cependant les jésuites entourent le Saint-Père et exercent une pression sur lui pour le décider à quitter Rome. Il est libre de le faire. Mais nous croyons qu'il serait de l'intéret de tout le monde qu'il reste au Vatican. Tàchez que des conseils en ce sens lui soient transmis par ce Gouvernement. Il serait important que les Puissances catholiques conseillent au Saint-Père de

continuer à rester à Rome. Les ordres sont donnés pour qu'on lui rende les honneurs royaux.

105

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO DI FRANCIA A FIRENZE, SENARD

(Ed. in LV 17, pp. 42-43)

Firenze, 28 settembre 1870.

Le Roi a reçu la lettre (l) que vous avez bien voulu lui adresser pour offrir à Sa Majesté, au nom de votre Gouvernement et en votre nom personnel, vos félicitations pour la délivrance de Rome et la constitution défìnitive de l'unité italienne.

Je remplis un devoir bien agréable en vous remerciant, au nom de Sa Majesté et d'après ses ordres, des sentiments chaleureux qui vous ont inspiré cette démarche.

L'approbation d'un homme d'Etat et d'un libéral éprouvé tel que vous, Monsieur le ministre, nous est précieuse à plus d'un titre. Elle nous donne la conviction qu'en marchant dans la voie que nous traçaient les aspirations nationales de l'Italie, nous avons servi en méme temps la cause générale de la civilisation et du progrès.

Ainsi que vous avez bien voulu le déclarer, la Convention du 15 septembre n'avait plus de raison d'etre dans la nouvelle situation de l'Europe. Les hommes qui composent le Gouvernement actuel de la France sont trop connus par leur éclatante revendication des droits des nations pour qu'aucun doute put s'élever dans notre esprit à cet égard. Cependant nous avons voulu, pour ménager de légitimes susceptibilités, nous assurer d'avance que nos vues étaient partagées

par le Gouvernement français. Nous sommes heureux de voir dans votre lettre la confirmation des déclarations verbales que S. E. M. Jules Favre, Ministre des affaires étrangères, a bien voulu faire au Ministre du Roi à Paris. Il est digne du Gouvernement actuel de la France de s'associer spontanément à une politique qui, en laissant tomber les derniers restes du pouvoir temporel, proclamera à Rome meme la séparation de l'Eglise et de l'Etat.

La France a appris la première à l'Europe les principes qui sont la base de toute liberté civile et religieuse. Chaque nation qui parvient à appliquer chez elle ces principes et à leur donner tout le développement qu'ils comportent, rend par cela meme hommage à la France et à la grandeur de sa mission dans le monde.

(l) Cfr. n. 22.

106

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA

D. s. N. Firenze, 28 settembre 1870.

La ringrazio dei rapporti coi quali Ella mi ha informato dello stato delle cose in Nizza, il quale rende sempre più delicata la di Lei posizione in codesta residenza. Usando la massima circospezione e restringendo la propria azione alla protezione degl'interessi particolari degl'Italiani residenti in Nizza, voglio sperare che si continueranno ad evitare difficoltà che sinora la prudente condotta di Lei ha eliminate. Ella mi richiede però istruzioni pel caso in cui senza giustificabile motivo, il Governo locale inquietasse i pacifici sudditi litaliani nella loro dimora srul territorio francese e domanda se in alcun trattato colla Francia sia stato assicurato agl'Italiani il diritto di dimorare in Francia. A questo proposito la S. V. non ignora certamente che i trattati in vigore assicurano agl'Italiani in FranC'ia ed ai francesi in Italia il trattamento deN'a nazione la più favodta e che in questa ,clausola generale si comprende appunto il diritto di pacifica residenza, confermato nei trattati della Francia, come in quelli dell'Italia, con varii paesi e segnatamente con gli Stati americani. Se nelle, varie convenzioni stipulate fra la Francia e l'Italia non venne inserta veruna speciale disposizione in proposito, la ragione è questa che la legislazione dei due paesi non meno che i principii che regolano la condotta dei due governi rendevano superflua una formale stipulazione. Giova però a':vertire che il diritto di residenza riconosciuto agli stranieri va sempre soggetto alle condizioni e restrizioni delle quali l'autorità locale può sola esser giudice. Vede dunque la S. V. che se in tempi normali riuscirebbe probabilmente molto difficile il sostenere il diritto d'uno o d'un aHro Regio •suddito di dimorare in Francia quando Fautorità francese allegasse ragioni particolari per espellerlo, tornerebbe pressochè impossibile sostenere una discussione sopra questo terreno con un Governo che trovasi in condizioni eccezionalissime. Epperò io La impegno ad evitare possibilmente ogni discussione in proposito, e sopra tutto La prego di dare ai passi che sarà

chiamata a fare presso le autorità per la protezione dei sudditi italiani, un carattere ufficioso ed amichevole per non esporre il Governo del Re a spiacevoli complicazioni. In questo periodo così doloroso per la Francia importa che l'Italia sappia dimostrare tutta la calma e tutta la moderazione che si addice ad un Governo savio, forte ed ordinato il quale sa apprezzare le difficoltà in cui versa una nazione vicina. Per eseguire queste istruzioni che non potrebbero essere concepite in modo da attagliarsi a tutti i casi possibili, mi affido particolarmente nella S. V. la quale saprà spiegare anche in avvenire le qualità necessarie per un ufficio così delicato ed importante.

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IL MINISTRO ARTOM AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(AVV, cassetta Minghetti)

L. P. Firenze, 28 settembre 1870.

V.ti ha ricevuta la sua lettera del 25 (l) e m'incarica di scriverle in nome suo.

Abbiamo avuto quasi una crisi per la questione dell'invio del Gen.le Lamarmora a Roma. V.ti ed io credevamo e crediamo ancora urgente la partenza del Gen.le, come guarenzia efficace d'ordine e di sicurezza del Papa davanti all'Europa. Il Gen.le accettò ed era pronto a partire. Ma in consiglio dei ministri si decise contro il voto di V.ti çhe il Gen.le dovesse partire soltanto dopo il plebiscito. V.ti giustamente sdegnato che si tenesse si poco conto delle sue rimostranze diede per lettera le sue dimissioni. Lanza era a Torino: Sella riunì il consiglio parlò al Lamarmora, pregò e ripregò tanto che V.ti acconsentì a rimanere (2). Io stesso glielo consigliai, perchè per ora è incontrastato che la condizione delle cose è buona a Roma. L'ordine vi è perfetto: gli inconvenienti che vi accaddero, e che la presenza sola di Lamarmora avrebbe bastato ad evitare, furono passeggieri e non di tale gravità da giustificare in questo momento una crisi ministeriale. Tuttavia Le confesso che ora vorrei che il Lamarmora partiss·e 11 più presto possibile. Si ri.parla di fuga del Papa: io sono persuaso che la presenza di Lamarmora basterebbe ad evitarla, o darebbe per lo meno all'Europa la dimostrazione che si è fatto da noi tutto il possibile per rassicurare il Papa. Anche oggi V.ti insisterà presso il Sella per vincere una resistenza di cui non si capiscono troppo le ragioni. Il desiderio allegato di menager l'amor proprio di Cadorna mi pare così futile pretesto che suppongo altro motivo.

Vi fu poi un altro incidente, superato anche questo non senza grave difficoltà. La Giunta di Roma voleva dare le 1sue dimissioni pevchè nella formala del' plebiscito si parlava delle garenzie dell'él!Utorità spirituale del Pontefice (3). Sella [sic], Lanza, Lamarmora voleva piuttosto di cedere accettar le demissioni. A me pareva questo un fatto deplorabile. Che avrebbero detto i nostri nemici se la Giunta, non creatasi di per sè come avrebbe dovuto, ma nominata dal Cadorna, si fosse dimessa per non potere accordarsi sulla formala del plebiscito? È vero che noi siamo più moderati e ragionevoli della giunta, come darlo a intendere ai cleri

cali ed ai repubblicani? Queste discussioni sul plebiscito futuro non si possono fare in piazza e guastano il colpo di scena -Dopo lunghe discussioni riescì a V.ti di far prevalere un mezzo termine. Si parlerà dell'indipendenza spirituale non nella conclusione ma nei considerando del plebiscito.

In genere gli screzii nel Ministero hanno origine da ciò che non si vuoi tener ·Conto delle difficoltà diplomatiche, che, contro il programma prima accordato, si obbedisce alla pressione della permanente e della sinistra decidendo con somma precipitazione le questioni del trasporto della capitale ecc. V.ti si preoccupa a ragione della difficoltà di .seguire fin d'ora un programma invariabile (accettazione immediata del plebiscito, convocazione della Camera, presentazione d'una legge che fissi fin d'ora l'epoca del trasporto della capitale ecc.) e di trovarsi poi dinnanzi un veto formale delle potenze. Egli dice che questo è il modo di disfare l'unità d'Italia. Per ora non aggiungo altro. Scriva il più spesso che può a V.ti ed a me e ci sia cortese dei suoi consigli. Mi ponga a' piedi della sua S'ignora ecc.

(l) -Cfr. n. 69. (2) -Cfr. nn. 57, 88. (3) -Cfr. n. 101.
108

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3033. Pietroburgo, 28 settembre 1870, ore 2 (per. ore 9,55).

Je suis allé voir aujourd'hui M. Thiers. D'après sa conversation but de sa mission •me parait etre non seulement d'obtenir une coopération active en faveur de la France mais aussi de persuader à l'Empereur d'accepter la république comme le seui Gouvernement qui convient à sa situation actuelle. J'ai la satisfaction d'annoncer à V. E. qu'en parlant de l'Italie il m'a dit qu'il n'avait été contraire à notre unité que dans la crainte de l'unification allemande qui en a été, selon lui, la conséquence, mais aujourd'hui l'Italie comme force nationale pouvait etre ).ltile à la France surtout en considération des sympathies que le parti probe italien lui témoignait. Il a ajouté: je suis tout à fait réconcilié avec l'unité italienne et je vous prie de le faire savoir à votre Gouvernement. Il a intention avant son retour en France d'aller pour quelques jours à Florence et il m'a chargé de vous en faire part. J'espère que V. E. m'autorisera à lui dire qu'il sera le bienvenu.

109

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA,

T. RISERVATO. Roma, 28 settembre 1870, ore 12 (per. ore 12,40).

Vedrò oggi Antonelli. La notizia partenza Papa decisa dai Gesuiti (l) telegrafata da Cadorna al Presidente del Consiglio mi sembra richiedere che noi concentre parons le coup (2). Je crois que en l'état de choses opportuno envoyer d'urgence à nos légations copie de mes conversations avec Antonelli

pour svincolare nostra responsabilità e provare che se idee pratiche du cardinal prévalaient tout devrait bien aller. Credo pure che sarebbe utile pubblicare immediatamente che Pape avendo coll'intermediario Jésuites frété batiment che attend en vue de Fiumicino e che deve redescendre [?] Tibre de nuit le autorità hanno preso ogni provvedimento perchè anche se vuole partir nuit sa sureté et dignité ne courent aucun risque.

(l) -Cfr. n. 113. (2) -Così il testo. Prima decifrato « concentriamo •.
110

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3034. Londra, 28 settembre 1870, ore 8,30 (per. ore 14,20) (1).

Des discours de Granville il me résulte qu'il est satisfait de la marche et des résultats des affaires de Rome. Il se préoccupe seulement des difficultés et conséquences du transport effectif de la capitale si on le faisait maintenant. Il a dit que le Pape placé entre deux courants n'a pu encore bien résoudre s'il restera ou non à Rome. Il fait dire au Pape de rester, mais s'il part on ne lui refuserait pas de le prende à bard. Les bons offices des Puissances catholiques aideraient à retenir le Pape à Rome.

111

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA

T. RISERVATO. Roma, 28 settembre 1870, ore 14,10 (per. ore 16,25).

Duca Sermoneta mi prega informarla où Roi sera mardi députation romaine dovendo partir lundi soir pour présenter résultat plébiscite. Sermoneta usera de son infl.uence perchè si diffère résolution sur les corporations religieuses mais il faut que le Gouvernement évite di paraìtre vouloir compromettre cette question. Ricevo suo telegramma (2). Je vous supplie di réfl.échir à responsabilité que vous prender·este col repousser formule de plébiscite pur et simple que la Junte maintiendra ou donnera sa démission ce qui sarebbe véritable catastrophe. Formule che V. E. m'invia serait excellente comme ordre du jour à la Chambre e forse admis comme un considerando mais les romains ne veulent d'un plébiscite che remette union Roma à l'Italie en question in ogni occasione in cui il y aura lieu de discuter si les garanties d'indépendence spiritueHe sono realmente suffisantes ce que Pape potrà nier toujours. Veuillez réfl.échir s'il y a vantaggio reale pel governo mème devant diplomatie à créer ainsi prétexte constant d'intervention extérieure nella questione de notre unité. Notre programme sera assuré dal carattere di Loi fondament.ale que nous donnerons aux garanties d'indépendence spirituelle mais vous ne peut [sic] pas exiger des romains qu'ils diminuent par des dauses conditionnelle:s valeur de leur vote d'unione che ac.cresce forza au Gouvernement devant diplomatie e lascia tutto leur mérite aux concessions che farete il l'indépendence spirituelle. Tous vos amis ici Bonghi, Giacomelli, Gerra et le Général méme en confidence voyant stato delle cose se sont rangés à cet avis. Junte est inébranlable.

!2) Cfr. n. 97.

(l) Cfr. p. 74 n. 2.

112

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 28 settembre 1870, ore 14,45 (per. ore 16,40).

Cardinal Antonelli m'a assuré que jusqu'ici Pape ne pense pas à partir.

113

IL GENERALE MASI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA

(Copia, AVV, mazzo 2, fasc. 2 l/B)

T. Roma, 27-28 settembre 1870, ore 1,24.

Papa primi due giorni quando Consiglieri retrivi tacevano abbattuti dava di conciliazione [sic]. Dall'altro jeri Generale Gesuiti andò a fargli pressione per partire-Papa rispose sdegnando perchè turbavano ultimi giorni di un vecchio, cosa pretendete da me? -Ieri suo medico Archiatro Viale Prelà fu da me mi disse che tutto era affare coscienza timorata -Contro conciliazione sono Generale Gesuiti, Kanzler e moglie, e Monsignori Mercureli, Randi e Patrizi. Ieri Papa voleva uscire giardino e lo impedirono -Cardinale Antonelli sarebbe rimasto ma anch'egli assoggettato da prevalenti influssi dei Gesuiti.

Da fonte piuttosto buona sono ora informato che Antonelli preparerebbesi partire e Papa uscirebbe celatamente di Vaticano per viadotto Sant'Angelo e per Fiume Tevere a Fiumicino dove vapore da loro noleggiato attenderebbe Da ieri predisposi vigilanza per essere informato -Vado subito dare queste novità Generale Cadorna.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 28 settembre 1870.

Il Cardina~e Antonelli arvendomi manda,to ieri sera (2) un elenco di dragoni del palazzo dei quali egli chiedeva la l'iberaZJ~cme, mi so·no portato (3) da Sua Eminenza stamattina per recarle la risposta favorevole * del Generale Cadorna * (4). Sua Eminenza avendo sentito da me com.e1 :llosse accolta con rincrescimento e sorpresa la voce, probabilmente inesatta, di progetti di :partenza che ,Sii attribuiscono a Sua Santità, mentre la popolazione e l'es·ercito stanno aspettando con impazienza l'occasione di fare a Sua Santità solenni dimostrazioni di riverenza e d'affetto, Sua Eminenza mi asskurò (5) ripetutamente ·che finora il Papa non pensa a andarsene; non si può guarentir nulla per l/avvenire perchè le difficoltà potranno crescere, ma se presentemente pensasse di partire, sarebbe già partito prima. Io

espressi a Sua Eminenza il compiacimento che proverebbero tutti i buoni se Sua Santità, ascoltando :le voci che pregano li benedica un'altra volta, non asseconderà (l) indirettamente i disegni dei partiti più spinti che non desiderano altro se non di avere il campo libero a mutamenti radicali che una volta fatti (2), difficilmente si disfanno (3). Un taùe fatto, aggiunsi, qual :sarebbe la partenza del Pontefice, renderebbe irrevocabilmente impossibili molti temperamenti molte transazioni ·che !il Governo, ne11'1nteresse della Chiesa * e del Papato * (4), vuole e può promuovere finché la presenza di Sua Santità li rende opportuni e convenienti. Certamente al (5) punto di vista esclusivo delle difficoltà pratiche incontrate dal Governo del Re, le quistioni attualiÌ sareblbero, agli occhi di molti:, :semplificate (6); e lo :sa:rebbero anche per il Pontefice, a qua'IlJto viene sostenuto da qualche scrittore deHa Civiltà Cattol:ica; ma il Governo del Re, geloso oome è degl'interessi spiv.iJtua:li della Chiesa *e della grandezza del Papato* (4) e convinto come è che saranno efficacemente guarentiti dai temperamenti che ha in animo di consentire, non indietreggia davanti a tale opera di conciliazione, e desidera sinceramente ·che almeno nell'ordine dei fatti ·quotidiani Sua Santità faccia l'esperienza delle sue buone intenzioni nè pregiudichi .con :risoluzioni predp1tate le future condizioni del Papato in Italia. Avendo chiesto intanto scusa a Sua Eminenza se nella libertà di un .colloquio tutto privato io mi permettevo, * anche come cattolico* (4), di esprimermi in questo senso, Sua Eminenza mi rispose che anzi •egli apprezzava i miei sentimenti e quelli del Governo di Sua Maestà; ma che conveniva anche riconoscere che la situazione di Sua Santità essendo quella di un Sovrano spogliato (7), non era lfor:se possibile l'opera alla quale intende il Governo del Re, di rendere tollerabi'le per (8) Sua Santità i mutamenti che si stanno apparecchiando nelle leggi e nell'amministrazione dei suoi Stati.

Sua Eminenza mi pregò di tornare da lu'i domani, dicendomi d'avermi quasi aspettato ieri. Dissi a Sua Eminenza che avevo creduto di non doverla importunare senza scopo immediato; ma ,che poichè Sua Eminenza poteva avere ogni giorno qualche affare a raccomandarmi, io non avrei più mancato di mettermi quotidianamente a sua disposizione.

(l) -Ed. in LV riservato Roma, pp. 9-10; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 439-440. (2) -« Iersera • LV riservato. (3) -• Sono andato • LV riservato. (4) -Omesso in LV riservato.

(5) • Rassicurò, LV riservato.

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IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

N. 234 PROTOCOLLO RISERVATO. Roma, 28 settembre 1870.

Dal Signor Ministro di Portogallo in Roma mi venne diretta la lettera, di ·cui mi pregio trasmettel'e copia a V. E., in seguito alla quale si può ritenere come appianato l'incidente insorto per Io sfregio fatto da alcuni popolani allo stemma Pontificio esposto al palazzo della Legazione; del qual fatto ho già ragguagliato l'E. V. in altre mie lettere antecedenti (9).

ALLEGATO

THOMAR A R. CADORNA

(Ed. in CADORNA, op. cit., pp. 259-260)

Roma, 27 settembre 1870.

Il sottoscritto, Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario di Sua Maestà Fedelissima presso la Santa Sede, ha l'onore di accusare ricevuta delle note di S. E. il Sig. Comandante in Capo dell'Esercito del Re d'Italia in data del 22, 23, 25 e 26 corrente.

Ha il sottoscritto la soddisfazione di ringraziare S. E. il Sig. Generai Cadorna per la delicatezza e interesse con cui ha proceduto, affinchè in modo soddisfacente fosse risoluto il reclamo diretto a S. E. pel fatto praticato da un gruppo di popolani, entrando violentemente nella casa della Legazione di Portogallo, e rompendo l'Arma del Santo Padre, collocata a dritta dell'Arma di Sua Maestà Fedelissima.

In vista del procedimento tanto lodevole di S. E. (1), e pel desiderio che il sottoscritto ha di evitare il minor conflitto, e qualunque spiacevole occorrenza fra il Governo di Sua Maestà Fedelissima e quello del Re d'Italia, dò [sic] per terminato questo affare appena sia ricollocata !l'Arma del Santo Padre nel posto donde fu violentemente tolta per esser fatta in pezzi.

Conformemente a ciò che S. E. il Generale Comandante in Capo dell'Esercito Italiano fece sapere al sottoscritto con la nota del 25 andante, e verbalmente per mezzo di un Capitano di Stato Maggiore, appena l'Arma del Santo Padre sarà dipinta, il sottoscritto avrà l'onore di farne avvertito S. E., a fì.ne di dar ordine a un Commissario di Polizia che stia presente a quell'atto.

In quanto alla forza che S. E. si degna offrire per evitare qualunque accidente, lascia il sottoscritto questo affare alla savia decisione di S. E., giudicando tuttavia che la guardia di diciotto soldati già esistente alla Legazione di Sua Maestà Fedelissima, sarà sufficiente per impedire qualunque attentato si volesse ripetere.

(l) -c Assecondasse • LV riservato. (2) -«Compiuti» LV riservato. (3) -c Riparano» LV riservato. (4) -Omesso in LV riservato. (5) -«Dal • LV riservato. (6) -« Dalla partenza del Papa • aggiunto in LV riservato. (7) -• Spodestato> LV riservato. (8) -«Accettabili da» LV riservato. (9) -Cfr. n. 35.
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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 49)

R. 665. Berlino, 28 settembre 1870 (per. il 2 ottobre).

J'ai donné lecture aujourd'hui au Secrétaire d'Etat de la dépeche que

V. E. m'a fait l'honneur de m'adresser, en date du 20 Septembre, * Série Politique, N. 170 * (2).

Il n'a pas contesté l'exactitude des indications qui nous ont été fournies par le Comte Brassier de Saint-Simon, sur la politique du Cabinet de Berlin relativement aux affaires de Rome. Les instructions transmises à ce diplomate ont été tracées par le Comte de Bismarck lui-meme.

• Il Conte Brassier Saint Simon mi disse oggi essergli stato telegrafato dal suo Governo che nella pr.esente fase degli affari di Roma, la politica della Prussia rimaneva sempre qual era stata tracciata in passato, e segnatamente nelle istruzioni date tempo fa al Conte Arnim in Roma. Mi lesse quindi un brano del dispaccio nel quale si contenevano quelle istruzioni. In esso è detto che le simpatie della Prussia per la persona del Santo Padre, ed il desiderio che Sua Santità continui ad avere una posizione indipendente e rispettata hanno il loro limite naturale nei buoni rapporti fra la Prussia e l'Italia, i quali impediranno al Gabinetto di Berlino di creare all'Italia delle difficoltà, o di entrare in combinazioni ad essa ostili.

Ringraziai il Conte Brassier Saint Simon della comunicazione che egli mi fece, e gliene diedi atto. Esso conferma pienamente ciò che la Signoria Vostra mi ha scritto più volte sulle disposizioni del Gabinetto di Berlino circa gli affari di Roma, disposizioni che anche presentemente non sarebbero mutate. Epperciò converrà che la Signoria Vostra esprima a S. E. il Signor de Thile, in nome del Governo di Sua Maestà, tutto il compiacimento che produsse in noi la comunicazione fattaci dall'Inviato della Confederazione del Nord •.

"'Depuis l'entrée de nos troupes à Rome jusqu'à ce jour, le Comte d'Arnim n'avait plus rien écrit, sauf un télégramme, qui ne se référait pas directement à des questions de sa compétence * (1).

(l) -• In virtù... di V. E .• CADORNA; al rigo seguente • il minimo conflitto •· (2) -Le parole fra asterischi omesse in LV. Il testo del dispaccia è (cfr. LV 17, p. 29):
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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 666. Berlino, 28 settembre 1870 (per. il 3 ottobre).

Le télégraphe nous annonce la capitulation de Strasbourg. L'armée assiégeante, évaluée à 50.000 hommes, pourra maintenant distraire une grande partie de ses forces pour se porter vers Paris, ou, ce qui est plus probable, vers d'autres villes, Lyon par exemple, pour y étouffer un foyer dangereux de résistance et pour y lever des contributions.

La reddition de Strasbourg, qui a suivi de près celle de Toul, prouve combien le Gouvernement provisoire de la république a été mal avisé, en déclinant un armistice à des conditions à la veille d'ètre remplies par les succès des troupes allemandes. Ce refus a épargné de graves embarras au Cabinet de Berlin vis-à-vis de la France, qui sinon aurait eu le temps de réunir la Constituante et d'établir un Gouvernement régulier. Avec une Diplomatie habile, le nouveau pouvoir eùt peut-ètre réussi à déverser sur l'ennemi l'odieux d'une rupture de négociations de paix, et à réveiller quelque sympathie chez les Puissances étrangères. Quand on cherche des alliés, il importe avant tout de se piacer, soi-mème, dans les conditions les moins défavorables, et de ne point se suicider en quelque sorte avant qu'on vous tende une main secourable. En agissant comme l'a fait

M. Jules Favre, on s'expose à perdre tout appui mora!. Aussi, personne ne doute ici de l'insuccès de la mission de M. Thiers, arrivé sous de tels auspices à Saint Pétersbourg.

Le grand pare de siège arrivera dans cinq jours vers les forts de Paris. Il se compose de pièces de 24. Dans l'intervalle on aura commencé les travaux de tranchées pour l'établissement des batteries destinées à battre en brèche un ou deux des forts détachés. Pour la fin d'octobre au plus tard, selon le jugement porté par un officier d'Etat Major, on croit que Paris devra se rendre à discrétion. En attendant, des colonnes mobiles se porteront dans différentes directions, pour harceler le pays et empècher l'appel et la formation d'une nouvelle armée, destinée à remplacer celle qui a été anéantie, ou paralysée, du 4 Aoùt au 2 Septembre.

Je dois noter que la guerre pourrait se prolonger plus qu'on ne le pensait de prime abord après la victoire de Sedan. C'est le Roi, lui-mème, qui exprime cet avis dans une lettre récente à la Reine, en relevant à l'appui [de] ce fait, que dans plusieurs départements la population est fanatisée par les récits les plus mensongers de cruautés at,tribuées aux armées aUemandes, et imbue d'illusions sur les ressources militaires de la France, malgré ses nombreuses défaites.

(l) Il periodo tra asterischi è stato omesso in LV.

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IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1262. Tours, 28 settembre 1870 (per. il 3 ottobre).

Un pallone aereostatico che usd domenica sco~sa da Parigi portò con sè la ·relazione che il Signor Giulio Favre, Ministro degli Affari Esteri fece al Governo della Difesa Nazicnale intorno al suo colloquio col Conte di Bismark (1).

Ho l'onore di trasmettere qui unito all'E. V. un esemplare di questo importante documento ·che fu pubblicato dal giornale ufficiaie di Parigi in data del 23 corrente e che è tale da produrre una considerevole impressione in Europa ed anzi tutto, convien dirlo da eccitare vivamente i sensi del patriottismo francese.

Riferendomi al telegramma che l'E. V. mi fece l'onore d'indirizzarmi in data del 26 (2), noterò soltanto che l'articolo della relazione del Signor Favre, il quale enuncia le condizioni di armistizio poste da S. E. il Conte di Bismark, dice testualmente:

« Il Conte di Bismark domandava, per pegno, l'occupazione di Strasburgo, di Toul e di Phalsbourg; e come dietro sua domanda io avea detto la vigilia <2he l'Assemblea dovea essere riunita in Parigi, egli volea, in questo caso avere un forte dominante la città, quello del Monte Valeriano, per esempio».

Da ciò dunque risulterebbe che l'occupazione del Monte Valeriano non sia stata domandata dal Conte di BiSimark come una condizione dell'armis.Uzio, ma soltanto sussidiariamente qualora s'intendesse di convocare l'Assemblea Costituente in Parigi invece di riunirla altrove, a Tou:rs per esempio, soluzione che il Signor Favre riconosce essere stata accettata dal Re di Prussia.

[Annesso a questo rapporto, come N. B. del Ministero degli Esteri].

Il 4 ottobre venne comunicata al Ministro degli Affari Esteri dall'Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario della Confederazione del Nord la circolare in data 27 settembre 1870 nella quale il Conte di Bismarck riferisce le circostanze del suo colloquio con Favre a Ferrières (3).

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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 l/D)

L. CONFIDENZIALE [14]. Vienna, 28 settembre 1870.

Luzzatti mi scrive da Padova appena tornato da Firenze = ho avuto occasione di vede1·e i minist1·i, e mi è parso di scorgere i germi di non Lontani dissidi = (4). Ti prego di non far parola ad alcuno che Luzzatti mi abbia scritto:

1871-1872, Il, n. 508, pp. 60..,-613 (parte del racconto del Favre, PP. 614-630),

li, n. 537, pp. 661-664; BISMARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 519-522. (4} Cfr. LUZZATTI, Memorie, cit., l, pp. 308-309.

troppo mi dorrebbe che egli temesse che io abuso della sua confidenza. ::\1:a ho subito voluto avvertirtene, e soggiungo la mia opinio?e· Io credo che dopo tutto ciò che si è fatto tu debba rimanere al Governo, accettando franc.amente le conseguenze della situazione e il trasferimento il più rapido che sia possibile della Capitale, imponendo ai tuoi colleghi di mantenere verso il Papa quelle garanzie di libertà e d'indipendenza che avete promesso all'Europa.

Or ora ho avuto una lunga conversazione con Andrassy che di tutti i Ministri, era quello a cui più repugnava la nostra occupazione di Roma, forse per le aderenze che ha colla Corte e coll'aristocrazia. L'ho trovato convinto che non potevamo far a meno di andare a Roma, persuaso che si giungerà a una conciliazione col Papa, e temperatissimo nelle idee di guarentigia che sono necessarie a tutelarne l'indipendenza. La stessa concessione della città Leonina non ha per esso molta importanza. Ma questo dipenderà dalle circostanze (e siccome fra le mie carte trovo una Memoria intorno a questo punto, accompagnata da tre carte topografiche così te la mando perchè potrebbe servire più a te che a me; solo non vorrei perderne la proprietà).

Veggo da lungi spuntare la quistioni [sic] orientale. Se la Russia è, come credo sempre, intesa colla Prussia, o in un congresso o fuori del congresso verrà innanzi la dimanda dell'abrogazione dei noti articoli del Trattato di Parigi. Nonostante che Beust sia stato il primo a metter fuori queste idee in altri tempi, ho ragion di credere che ora vi sarebbe poco favorevole. Andrassy poi sarebbe contrarissimo a tale concessione; perciò desidera che non vi sia congresso. Io ti ho già scritto, in altra mia lettera confidenziale su questo tema, che anch'io sono dello stesso avviso (1). Non vorrei che noi d ,compromeHessimo con alcuna promessa di modificare il Trattato di Parigi. In ciò non vi sarà da far altro che tenersi stretti all'Inghilterra, la quale farà tutto il possibile per evitarlo. Inghilterra, Austria, e Italia hanno su questo punto interessi comuni. Ma di ciò più a lungo in altra mia.

Ieri corsero qui strane voci che Bazaine e Uhrich si 'erano dichiarati per l'Imperatore, che Palikao andava a nome di questo a trattar la pace al quartier generale, che la Prussia era disposta a riconoscerlo e simiglianti. Non telegrafai perchè mi parve che di solido vi fosse poco. Se mai, non ci vedrei altro che un artificio prussiano per suscitare divisioni in Francia, e così attenuare la resistenza. Ma chi può credere che l'Imperator possa esser rimesso in trono, e che anche se ciò avvenisse potrebbe restarvi?

Scma la fretta di questa lettera.

(l) La relazione è del 21 settembre. Il testo in J. FAVRE, Gout:ernement de la Déjense Nationale (parte prima) du 30 juin au 31 octobre 1870, Paris, 1871, pp. 420-433 ( e cfr. anche il racconto, pp. 156-187); Das Staatsarchiv, XIX, n. 4108, pp. 223-231; Archives Dip!omatiques

(2) Cfr. n. 72.

(3) Cfr. Das Staatsarchiv, XIX. n. 4110, pp. 231-234; Archives Dip!omatiques 1871-1872

(l) Cfr. n. 69.

120

DIOMEDE PANTALEONI AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(BCB, Carte Minghetti, cart. XV, fasc. 114)

L. P. Roma, 28 settembre 1870.

Non ti faccio poesie, idillj amplificazioni sul gran fatto compiuto -Abbiam ben altro sulle spalle

Arrivai il 22 -Anarchia come nel 1848 e i Rossi che s'impadronivano di tutto -Con l'ajuto di Silvestrelli Silvagni e i buoni in 24 ore, quelli furono messi alla porta, insediata una Giunta, disgraziatamente dal Cadorna e non dai Romani, ma non si potè far meglio -È inutile che io ti dica che da Firenze han preso troppo gusto a far tutto essi e ci mandano commissarj come il plebiscito fosse stato fatto da un mese -Il plebiscito poi lo si vuole pei 2 Ottobre, e non si è ancora d'accordo nella formola -A Firenze si sono incaponiti di fare una formola condizionata, e peggio condizionata all'indipendenza papale -Parmi tale sproposito da appena poterlo io comprendere .-Chi deciderà se la condizione è poi adempiuta o nò? Quanti [sic] liti, quanti appigli dati alla diplomazia ai nemici! quale appoggio dato al papato per combatterci!!! E peggio che anco non volendo il Papato è obbligato per il Sillabo a precisamente dichiarare che non è indipendente, se non quando gli avremo ridato tutto e fatto ammenda onorevole per le nostre libertà usurpate in onta alla religione -E tutto ciò farselo spontanei! de gaieté de cCEur, e per dare ai rossi e sinistri una nuova arma..... Caro Minghetti fin qui ho cantato il quam parva sapientia regitur mun,dus -Ora rivolto il detto in quam maxima insipientia regitur etc. Ho scritto fortemente (e tu sai come il faccio io!) a Visconti (1). Perdio! dopo due mesi di una ammirabile diplomazia annegarsi ora in porto e sacrificare il partito liberale, la monarchia..... e per rendersi il Papa più intrattabile e dare armi alla diplomazia e potenze avverse contro l'Italia!..... Caro Minghetti non sarebbe meglio che tu ritornassi? Cosa fai più ora a Vienna? È quì che si farà la gran politica e non ci lasciare in braccio ad un asino (dimenticavo che gli asini non han braccia) come il Lanza

Io ho deciso di tramutarmi di nuovo in Roma. Il governo provvisorio mi ha dato la direzione degli ospedali provvisoria; ma la tengo per avere un policlinico o cosa tale in che io possa realmente essere utile -Qui ho truovato accoglienze le più lusinghiere -Ho due o tre collegj che mi vogliono deputato: ma io te lo scrissi preferirei il Senato-Se però non potete darmene la nomina adesso subito, mi farò nominare a malincuore deputato a Macerata o altrove. Anco a Roma me lo hanno proposto, ma attendendo alla scienza male bastarei alle fatiche di deputato attivo. Fammi il piacere di sc11iverne decisamente a Visconti o ad altri che ne assuma il compito, ma fammi sapere un sì o un nò DECISO sulla nomina al Senato per mio governo.

Il Branc è quì e senza lui non facevamo nulla. Più veggo ed esamino la questione cattolica e più mi convinco, che se abbiamo la pazienza e la perseveranza di andar innanzi nella vera via di libertà senza mai retrocedere ma

usando cortesi parole e cortesi maniere al Papa, il Papato dopo un'anno viene a noi, e siamo i padroni della situazione. Guai! se ci affrettiamo troppo, e peggio se ci sbracciamo a far concessioni adesso -Il meglio è sentire, negoziar, e non concluder mai fin che i tempi non siano maturi.

Addio caro Minghetti perchè sono oppresso di fatiche.

(l) Cfr. n. 96.

121

IL MINISTRO ARTOM AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

(Carte Nigra)

L. P. Firenze, 29 settembre 1870.

Tu avrai chiesto probabilmente a te stesso ed a Ressmann se Artom è morto e perchè non ha più dato segno di vita. Avrai saputo da Vimercati la mia missione a Vienna. Dopo andai per due giorni a Carlsruhe, poi venni quì chiamato da Visconti come suo amico ad aiutarlo, per quanto so e posso, col consiglio e colropera. Gli avvenimenti spaventosi accaduti scusano almeno agli occhi miei il mio silenzio. Ma non credere che spesso io non abbia pensato a te ed alle terribili emozioni che hai dovuto soffrire! L'accordo che esiste in generale fra noi sulle questioni più importanti è. tale che rendeva quasi superfluo uno scambio di frasi. Ed ora non avrei neanco il coraggio di scriverti se si trattasse solo di fare delle postume considerazioni sulla condotta politica che avremmo potuto

o dovuto seguire. Visconti non ha tempo di scriverti egli stesso. I consigli dei Ministri e le udienze lo occupano il giorno intiero, ed egli mi prega di supplirlo in questa corrispondenza confidenziale specia·lmente• .con Minghetti e con te.

Prima di tutto due parole sui documenti che ti si spediscono. Mentre cercavamo il modo di ottenere dal Governo Francese un documento scritto che rendesse più corretta la nostra posizione rispetto alla Convenzione di Settembre il bravo Senard, commosso fino alle lagrime dall'accoglienza fattagli dal Re, gli scrisse in occasione dell'ingresso delle nostre truppe a Roma, la lettera qui unita (1). Cogliemmo l'occasione, nella rLsposta (2) per richiamare e constatare il tuo colloquio con J. Favre. Così, questi due documenti verranno a ·conferma dei tuoi due rapporti dell'S e del 12 settembre (nn. 1228 e 1238) e potranno in ogni caso dimostrare che non fu senza aver ottenuto l'assenso del Governo francese che noi abbiamo proceduto così arditamente nella soluzione della questione romana (3).Sarà bene che tu ci faccia sapere se credi che ciò basti legalmente o se si hanno a fare altri passi. -Del resto vedrai dalla copia della Nota a Minghetti quali sono le intenzioni di Visconti. Egli vorrebbe indur le Potenze, e fra esse naturalmente la Francia, a prender atto delle guarentigie che offriamo alla Santa Sede per la continuazione dell'esercizio libero della sua autorità spirituale, persuaderle a negoziar es.se a favore del Papa e nell'interesse delle popolazioni cristiane, eludere così il non possumus del Papa, ed ottenere una soluzione defi

nitiva e legale. Non so se si riescirà: abbiamo contro noi le impazienze e le improntitudini della sinistra e dei piemontesi, favorite indirettamente da alcuni colleghi del Visconti (1). Essi spingono al trasporto immediato della capitale per creare un fatto compiuto ed irrevocabile, contro i:l quale non valgano le proteste diplomatiche. Abbiamo pure a lottare coll'apatia delle potenze che preferiranno forse !asciarci soli a lottare coll'ostinazione del partito gesuitico, per non prendere alcuna parte di responsabilità in questioni cosi gravi. Ma per ora due fatti stanno per noi. Niun Governo protestò in alcun modo contro la nostra condotta. n Papa è rimasto a Roma, ed Antonelli riconosce che la condotta dei soldati nostri è ottima. L'ordine pubblico vi è perfetto: l'invio di Lamarmora finirà di rassicurare completamente e l'Europa ed il Papa. Domenica si farà il plebiscito e sarà accettato. Al Papa rimarrà la città leonina colle altre guarentigie già proposte nel progetto Cavour del 61.

Ora veniamo ad altro. Senard insiste dacchè è qua perchè l'Italia faccia qualche cosa a favore della Francia. Ai suoi occhi una nostra circolare avrebbe un'efficacia irresistibile per far cessare la guerra ecc. ecc. Il Re, Visconti, io stesso

brameremmo che ciò fosse ma abbiamo la convinzione opposta. Le informazioni di Vienna, di Londra, di Pietroburgo non lasciano alcun dubbio su ciò. Se la lettera dello Czar non bastò ad arrestare il Re di Prussia a che gioverebbe una nostra tartine? Manco male se fosse solo inefficace, ma c'è il rischio di cader nel ridicolo. Una situazione qual è l'attuale non chiede delle frasi, per quanto esse fossero belle, sonanti, eloquenti come i discorsi dell'ottimo Senard. I Gabinetti furono sempre e sono più che mai crudelmente positivi. Ti ripeto: non è mancanza di buona volontà. Le crudeli sciagure francesi hanno commosso in Italia ogni partito, e la memoria di Solferino e Magenta s'è fatta più viva dopo Sedan. Se qualche cosa di utile si potesse tentare, senza inimicarsi la Prussia, lo si farebbe volentieri. La Germania stessa scuserebbe l'audacia in forza della nobiltà del sentimento che la inspirerebbe. Ma è d'uopo evitare che paia fatto per assumer noi una parte che le altre grandi potenze rifiutano d'assumere, in fine di darci dell'importanza, inoltre di cader nel ridicolo. Se tu potessi suggerirei qualche mezzo pratico, telegrafa in cifra. Pare a me, che, cadute Toul e Strasbourg la Francia non possa più mantenere il principio dell'integrità territoriale. Ma forse il Governo attuale la cui fierezza ripugna ad accettare il principio d'una cessione di territorio, sovratutto nell'estensione chiesta dalla Prussia, potrebbe cedere innanzi alla proposta d'una potenza amica. Se si dicesse per esempio cedete l'Alsazia e parte della Lorena sino ai Vosgi? Questi lascierebbe aUa Francia una :firontiera difendibile: invece la pe.rdita di Metz le toglierebbe ogni mezzo di difesa ulteriore. Ma io non consiglierò mai di far simile proposta se non sappiamo che la Francia l'accetterebbe; in tal caso altre potenze si unirebbero forse a noi per pregar la Prussia di cedere ed accettare anch'essa.

Tornielli m'avverte che la posta parte. Non ho tempo quindi di svolger meglio il mio pensiero. Tu non ne hai d'uopo d'altronde. Addio in fretta. I miei saluti a Ressmann.

I2 -Documenti diplomatici · Serie II -Vol. I.

(l) -Cfr. n. 22. (2) -Cfr. n. 105.

(3) Cfr. la versione di J. FAVRE, Rome et la République Fra.nçaise, Paris, 1871, pp. 5-8 e 256-259; e anche Gouvernement de la défense nationale du 30 juin au 31 octobre 1870, cit., pp. 118-119.

(l) Evidente allusione al Sella.

122

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3040. Vienna, 29 settembre 1870, ore 18 (per. ore 18,35).

Beust m'a dit qu'il avait communiqué à l'Empereur votre dernière dépeche (l) et que Sa Majesté ainsi que lui meme en étaient entièrement satisfaits. Il m'assure que l'Autriche ne cesserait d'insister auprès du Pape pour qu'il reste à Rome (2).

123

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3041. Vienna, 29 settembre 1870, ore 17,10 (per. ore 18,35).

On commence à s'émouvoir ici de nos armements. La flotille du Lac de Garde les préoocupe spécialement. Veuillez me mettre à meme de leur donner des explications rassurantes (3).

124

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 29 settembre 1870, ore 19,15 (per. ore 19,20).

Antonelli m'a prévenu que domani emetterà mandato mensile ordinario de cinquante mille écus pour entretien Pape Cardinaux garde del palais et plénitude service personnel e del sacré palais. Ho avvertito Giacomelli. È necessario che a norma de nos promesses payement ne souffre difficulté ni retard.

(l) -Cfr. n. 3. (2) -Il contenuto della prima parte di questo tel. è ripreso nel r. Minghetti n. prot. 10. dello stesso 29 settembre, ed. in LV 17, pp. 48-49, dove si aggiunge che, su desiderio espressodal Beust, il Minghetti gli aveva lasciato copia del dispaccio Visconti Venosta del 21 settembre. Ma l'accenno alle insistenze del governo imperiale perchè il Papa resti a Roma manca nel rapporto. (3) -Il Consiglio dei Ministri del 22 settembre, c per ragioni politiche • e cioè per non allarmare troppo l'Europa coi nostri armamenti, aveva rimandato a tempo indefinito la chiamata della classe di 2• categoda del 1848 (ACR, Verbali delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri, Il, P. 76; Le carte di Giovanni La,nza, cit., VI, p. 408; CASTAGNOLA, op. cit., pp. 65-66). A Vienna però il Ministero della Guerra si preoccupò ugualmente di pretesi armamenti italiani contro l'Austria citando ad esempio il riarmo. della flottiglia sul lagodi Garda, i lavori di fortificazione di punti strategici sulla frontiera trentina e concentramento di truppe nell'Italia settentrionale. Il Minghetti, per rassicurare il Beust gli trasmise una nota confidenziale da cui risultava che la flottiglia del lago di Garda era ilÌferiore, oggi, a quel che era prima del 1866. Tuttavia il Beust, il 16 ottobre, invitava il Kiibeck ad approfittare di un'occasione propizia per richiamare amichevolmente l'attenzione del Visconti Venosta sugli effetti spiacevoli di queste c apparenze bellicose. (SAW, Pol. Arch., XI/76).
125

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3036. Vienna, 29 settembre (l) 1870, ore 24 (per. ore 3).

Le Gouvernement Impérial a déjà envoyé à son Ambassadeur à Rome les instructions lss plus précises pour conseiller au Pape de ne pas quitter Rome. Il y est d'autant plus intéressé que l'Empereur d'Autriche ayant dans le temps offert au Pape l'hospitalité à Brixen ou Innsbruck si le Pape acceptait le Gouvernement Impérial se trouverait dans le plus grand embarras. Ici on sait positivement que la plus forte pression pour déc,ider le Pape à partir vient du Ministre de Prusse à Rome et qu'au contraire le Ministre de Portugal travaille activement pour le faire rester. Le Pape se plaint souvent de ne pouvoir plus faire ses promenades habituelles à cause du... [manca] sur la continuation de ses habitudès. J'ai laissé copie de votre dépeche à Beust. Je vous télégraphierai demain son impression, mais je ne doute pas qu'elle sera bonne.

126

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (2)

Roma, 29 settembre 1870.

Oggi il Cardinale Antonelli mi notificò confidenzialmente che stava per emettere i mandati pel pagamento dei cinquantamila scudi mensili che sono assegnati sul Bilancio dello Stato Pontific'io pel mantenimento di Sua Santità, del Sacro Collegio, e dei Sacri Palazzi Apostolici col relativo servizio di guardie, di Svizzeri, ecc. Sua Eminenza mi d1sse di non inr!Jendere, di farmene domanda di pagamento; che toccava all'Amministrazione finanziaria il decidere se dovevano essere pagati. Io risposi che non era necessario Sua Eminenza me ne facesse domanda e che evidentemente il pagamento sarebbe stato eseguito senza dilazione nè difficoltà.

Sua Eminenza m'informò inoltre avere egl·i dato disposizioni per il paga

mento all'estero, alla scadenza del 1° Ottobre, degli interessi del Consoldldato, provvedendovi col danaro di S. Pietro; soggiunse che esistevano presso le pubbliche casse ~n Roma depositi del Danaro di S. Pietro dei quali mi mostrò le ricevute. Io avendogli (3) chiesto se egli intendeva che il Consolidato dovesse essere pagato col danaro di S. Pietro altrimenti che come semplice operazione di contabilità da regolarizzarsi, Sua Eminenza mi tri.S[)ose ·che diffatti e1ra questo un semplice provvedimento di cassa che s'i 1sarebbe pOli aggiustato in seguito.

Avvisai di tutto ciò il Generale Cadorna e ne feci anche avere notizia al

Cavalier Giacomelli (4).

Sua Eminenza mi parlò poi di varii inconvenienti succeduti in questi ultimi

giorni, per colpa, mi disse, di subalterni e dei quali egli non intendeva lagnarsi,

volendo solo che fossero notati i fatti come PJt>Va delle difficoltà inerenti alla

situazione attuale di cose. Si trattava d'un alterco tna un Capitano del Regio eser-cito ed alcuni Svizzeri, pretendendo il Cap~tano <:he dalla Caserma dei Gendarmi nella città Leonina non dovessero uscire individui con abito borghese, perchè riteneva irr-egolare che borghesi a~rmati o no occupassero queUa caserma; in seguito aUa quaie discussione il Capitano si sarebbe r-eso colpevo,le di sd:regi alla persona d'un UffiZ'1ale degli Svizz,eri intervenuto a sostenere le ragioni dei suoi. Io ricordai a Sua Eminenza come le formali istruzioni del Generale Cadorna ai distaccamenti destinati alla città L·eonina fossero di mantenere * in ogni circostanza il contegno ed i doveri richiesti dalla piena sovranità pontificia * (1), 1e m~ riservai di portare i fatti segna·lati da Sua Eminenza a notizia del Generale, che ne sarebbe stato dolentissimo. Oggi stesso, in fa,tti, il Colonn:ello di Stato Maggiore Caccialupi si recò d'ordine del Generale Cadorna da Sua Eminenza per assicurarla che verificato il fatto l'ufficiale .sarebbe severamente punito. Il Co1onnello CaccialUJpi ebbe anche a far noto 1a Sua Eminenza che 111 Generale destinava un ufficiale appositamente scelto, il Barone Cavalchini Garofoli, al comando della truppa stanziata nella città Leonina, con ordine scritto di eseguire e far eseguire puntualmente quanto sarebbe richiesto da Sua Eminenza, niente di più, e niente di meno. Cosi si sarebbero anche evitati altr'i sconci segnalati a me dal Cardinale, come la pretesa di qualche sentinella di far visitare i pacchi esportarti dal Vaticano, o d'impedire ghl Svizzeri di S/ce.ndere in uniforme sulla piazza di S. Pietro. Espressi al Cardi:nale, ed il Generale Cadorna gliene fece rinnovare dal Colonnello Caccialupi ila :testimonianza. quanto ci fossero penosi questi errori, d'altronde affatto eccezionali ed isolati di qualche subalterno, in disubbidienza ad ordini chiari e formali; e Sua Eminenza disse al Colonnello Caccialupi ed a me che tali inc•onveniJenti parziali non impegnavano la responsabilità del comando delle Regie truppe. * Tuttavia il Generaile Cadorna intende benissimo come il Vaticano ne può fare, se non argomento di accuse, almeno argomento di dimonstrazione che la situazione sia intoJ.lerabiJe per il Parp,a * (2). -V. E. rpuò essere certa che tutto il possibme sa.rà fatto come fu tentato già, perchè nulla di ciò accada in avvenire.

Sua Eminenza mi esibì anche nella nostra conferenza d'oggi un foglio trovato da Sua Santità in un telegramma direttole e che segnava che la risposta era .stata pagata dai1o :speditore nella sOilllma di Lil'e sei. Pregai Sua Eminenza di non dare importanza, nelle circostanze transitorie in cui siamo, ad una mancanza di quakhe impiegato, e domandai a Sua Eminenza se Sua Santità non avrebbe diflkOiltà a ·che ufficii telegrafici e d~ posta (3) lfoss€1l"o :sltabiliti in Vaticano ,a 1sua disposizione. Sua Eminenza mi rispose che altra volta era stato stabilito un filo dalla stazione 'telegrafica centrale in Roma. al Vaticano, ma che non se ne era fatto uso, che la corrispondenza telegrafica della Santa Sede essendo assai ristretta era meglio che si continuasse a riccevere e spedire dall'Ufficio centrale in Roma. Lo stesso mi disse della posta. Tuttavia il Colonnello Ca,ccia[upi ebbe anche

(ll Cosi modificato in LV riservato: «l'ordine in ogni circostanza •.

ordine di vedere se si petesse combinare qualche cosa con Sua Eminenza per quei 'servizii, ,ed intal!1to al Telegrafo ed alla Posta in Roma fu confermato che alla corrispondenza di Sua Santità erano da applicarsi le stesse regole che alla corrispondenza di S. M. il Re nostro Augusto Sovrano.

Notificai poi a Sua Eminenza i provvedimenti presi dall'Autm-ità miLitare conrtro ogni spaccio di scritti o stampe meno rispettose alla *Sacra * (l) Persona del Pontefice.

(l) -Sic! Ma deve essere 28, per. ore 3 del 29, prima del n. 122. (2) -•Ed. in LV riservato Roma, pp. 11-12; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 440-442. (3) -«Avendogli io • LV riservato (4) -Cfr. CADORNA, op. cit., pp. 269 e 562; CASTAGNOLA, op. cit., p. 66 n. l.

(2) Il brano fra asterischi omesso in LV riservato.

(3) • Postali • LV riservato.

127

IL MINISTRO A MONACO DI BAVIERA, MIGLIORATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 47-48) (2)

R. 175. Monaco, 29 settembre 1870 (per. il 31).

In risposta al telegramma che l'E. V. mi fece l'onore d'indirizzarmi jeri sera (3), Le annunciai or ora per telegrafo (4) che il Ministro degli Affari Esteri di Baviera è pur di opinione che il Papa non dovrebbe lasciarsi indurr~ ad allontanarsi da Roma. S. E. il Conte di Bray mi disse che, considerando nella persona del Pontefice il carattere di capo della chiesa Cattolica e di vescovo di Roma, * gli * (5) pare essere suo dovere il rimanere fermo alla sede del Vaticano. Mi disse che avrebbe presi in proposito gli ordini del Re, cui andava però a proporre di dare a Pio IX consigli nel senso indicato da V. E. Aggiunse poscia aver egli la convinzione che il Governo italiano medesimo potrà assai contribuire a questo risultato, ritardando alquanto il trasferirpento a Roma della sede Governativa. L'Italia, disse egli, possiede ora definitivamente Roma, il sentimento nazionale è stato soddisfatto, e dovrebbe riguardare come questione secondaria e di dettaglio, la traslazione colà della Capitale.

Ho dovuto convincermi che nell'esprimermi il concetto, * che chi va piano va lontano * (5), il Conte di Bray ha voluto darci un attestato di più della sua costante benevolenza all'Italia. È indubitato, a suo avviso che il trasferimento della Capitale trarrà seco delle questioni d'ordine materiale, * se vogliamo, ma *

P. -S. -*Il Conte di Bray ha ottenuto dal Re un congedo di 15 giorni, e parte quest'oggi per la sua campagna * (5).
(5) -per appianare le quali ci sarà più facile la via se avremo potuto prima sciogliere completamente la questione morale, quale è quella di fare accettare al Papa il fatto compiuto e poter poscia stabilire un modus vivendi vantaggioso al Governo italiano e che soddisfi ad un tempo le aspirazioni del cattolicismo.

(l) Omesso in LV riservato.

(2) -Con qualche mutamento di forma. (3) -Cfr. n. 104. (4) -N. 3037, non pubblicato. (5) -Omesso in LV.
128

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 49-50)

R. CONFIDENZIALE 259. Bruxelles, 29 settembre 1870 (per. il 2 ottobre).

Quoique V. E. ne m'en donnàt pas précisément l'instruction dans son télégramme d'hier soir (1), je n'ai pas moins cru devoir, sous forme de simple conversation, faire part d'une partie de son contenu à M. le Ministre des Affaires Etrangères dont j'ai eu déjà plusieurs fois l'occasion de signaler à V. E. l'esprit de calme et de modération dans tout ce qui se rapporte à la question Romaine. Après avoir brièvement rappelé les conditions de souveraineté et de parfaite Hberté d'action faites à la .papauté, * telles qu'elles résultent des dernières communications dè V. E.* (2), j'ai parlé à M. d'Anethan de l'ordre parfait qui régnait à Rome en ajoutant combien il serait à désirer dans un intéret général, que les Puissances catholiques conseillassent à Sa Sainteté de rester à Rome où Elle jou~rait d'une complète indépendance, et où, d'autre part, le gouvernement du Roi avait été le premier à reconnaitre sa souvera·ineté en ordonnant qu'on Lui rendit les honneurs Royaux.

M. d'Anethan m'a écouté avec beaucoup d'attention et m'a témoigné sa satisfaction de l'ordre et de la tranquillité qui regnait à Rome, camme aussi (3) de Ila pleine liberté et indépendance bissées au Saint Père; mais quant aux conseils des Puissances catholiques auxquels j'avais fait allusion, il s'est tenu dans une réserve absolue et n'y a pa·s répondu un seui mot. * Bien plus, faisant adroitement tomber la conversation sur les interpellations qui lui avaient été faites avant-hier au Sénat à propos des événements de Rome, il m'a dit qu'il avait été bien aise de saisir cette occasion pour bien établir que la neutralité de la Belgique ne lui défendait pas seulement tout acte ou toute démarche de nature à la compromettre dans ses rapports avec les Puissances Etrangères, mais devait meme lui interdire l'expression publique de sentiments impliquant une préférence ou une antipathie marquée dans une question de politique étrangère. C'est à un tel point, a ajouté spontanément M. d'Anethan, que tout honorée que put etre la Belgique de recevoir Sa Sainteté, si, comme le bruit en a faussement couru, Elle avait eu l'intention de s'y rendre, nous espérons bien qu'il se trouverait quelqu'un pour Lui rappeler avec tout le respect et la déférence possib1es que ·ce Slerait là mettre notre neutraHté à une trop grande épreuve * (4).

Ainsi que V. E. en jugera par le récit· exact de cette conversation, rien ne pourra jamais décider la Belgique à sortir de son ròle purement passif dans une question quelconque de politique extérieure; et mème, ses principes sont tellement arretés en rpareille mat1ère, que lorqu'eiD.e est *forcément * (2) obligée de se

prononcer, comme cela arrive dans des questions de reconnaissance de nouveaux Gouvernements, elle attend toujours que les grandes Puissances garantes de sa neutralité, aient exprimé leur intention pour suivre leur exemple.

Enfin, pour préciser d'une manière encore plus exacte le còté très apparent de l'attitude qu'a adoptée le Gouvernement Beige, non pas seulement dans la question Romaiilie, mais aussi dJans, toutes les autres (l) du moment, j'ajouterai en terminant, qu'aujourd'hui c'est avec une satisfaction marquée que le Gouvernement Belgo parle de ses obligations de parfaite neutralité qui lui permettent de se désintéresser de tous les événements dans le présent comme dans l'avenir.

(l) -Cfr. n. 104. In LV • ne m'en ait... donné ». (2) -Omesso in LV. (3) -• Ainsi que • LV. (4) -Il brano tra asterischi è stato soppresso in LV.
129

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (2)

R. 667. Berlino, 29 settembre 1870 (per. il 3 ottobre) (3).

J'ai reçu les deux télégrammes de V. E., en date d'hier (4).

Quant au premier, j'ai dit que, d'après de certaines suppositions qui avaient cours à Rome, le Comte d'Arnim s'emploierait à décider le Pape à chercher un refuge en Allemagne, mais que V. E. se refusait à admettre de telles Suppositions. Si M. d'Arnim prenait sur lui de travailler dans ce but, il assumerait une grave responsabilité, notamment au point de vue des intérets de son Pays. Il semblerait croire en meme temps que toute chance de conciliation entre la Papauté ·et l'Italie est écartée, tandis que notre Gouvernement voudrait au contraire amener une entente.

M. de Thile a nié de la manière la plus péremptoire que le Représentant de la Confédération du Nord agisse de la sorte. Il a l'instruction de s'abstenir avec soin de donner un encouragement, meme indirect, dans ce sens. Si des ouvertures lui étaient faites, il a l'ordre d'en référer à Berlin.

Quant au second télégramme, j'en ai donné lecture au Secrétaire d'Etat. Il ne pensait pas que le Cabinet de Berlin se résolùt à donner des conseils à Sa Sainteté. J'ai fait l'observation que nous ne discutions pas sur les mots. Le Gouvernement Prussien restait lui-meme juge, sous quelle forme et dans quelle mesure convenable il pourrait peut-etre user, selon nos désirs, de ses bons offices, pour que Sa Sainteté continuàt à habiter Rome.

M. de Thile en a pris note, et se réservait de télégraphier sans retard au Comte de Bismarck, auquel aromrtena~t de lui ~tracer des diredions à cet égard (5).

(l) -• Questions • aggiunto in LV. (2) -II testo edito come estratto in LV 17, p. 54, preceduto da puntini e con la data 28 settembre (per. 4 ottobre), -testo inesistente nell'Archivio del Ministero degli Esteri è una contaminatio del presente rapporto de Launay e del tel. a lui del Visconti Venosta in data 28 settembre, n. 1396, qui sopra riprodotto al n. 104. (3) -Il contenuto di questo rapp. fu subito telegrafato dal de Launay, il 29 settembre, ore 14,40 -per. a Firenze ore 18,20 -con tel. n. 3039 che non si pubblica. (4) -Cfr. i nn. 99 e 104. (5) -Cfr. tel. Bismarck al Ministero Esteri, a Berlino, 30 settembre 1870, da trasmettere al conte Arnim a Roma (proprio in correlazione col passo fatto dal de Launay e di cui nel rapp. qui pubblicato): c è nel nostro interesse, che egli [il Papa] rimanga a Roma ». BISMARCK, Ges. Werke, 6b, p. 527. Cfr. ivi, p. 514, 21 settembre; p. 531, 3 ottobre; p. 553, 17 ottobre.
130

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1263. Tours, 29 settembre 1870 (per. il 3 ottobre).

È giunto recentemente in Tours, proveniente da Roma, Monsignor Lucciardi, uditore della Nunziatura apostolica a Parigi, accompagnato da un Agente del Cardinale Antonelli di cui non mi fu detto H nome. Monstgnor L!ucdaridi si recò a far visita jeri al Signor Crémieux, a cui domandò ·che la Delegazione di Governo stabilita a Tours gli facilitasse il modo di penetrare a Parigi presso Monsignor Chigi, a traverso l'esercito prussiano. Il Signor Crémieux gli rispose che la Delegazione era nella impossibilità di fornirgli un mezzo pratico e sicuro per questo viaggio, attesochè la città di Parigi è effettivamente circondata dalle truppe prussiane, le quali probabilmente non avrebbero tenuto conto di una raccomandazione o di un lascia passare del Governo Francese, benchè il portatore fosse rivestito di carattere diplomatico. È probabile che Monsignor Lucciardi sia incaricato di portare a Monsignor Chigi istruzioni per protestare contro l'entrata delle truppe italiane nel territorio pontificio e per domandare l'intervento del Governo Francese a tutela del potere temporale. Ma è certo che il Governo Francese si asterrà da ogni intervento effettivo, ed è sommamente probabile che si asterrà da ogni azione diplomatica in questo momento. Il Signor Crémieux mi disse d'altronde ·che Monsignor Lucciardi nella sua conversazione non fece domande nè espresse desiderj di questo genere. Le opinioni del Signor Crémieux non gli avrebbero permesso in ogni caso, secondo che egli stesso mi disse, di prendergli [sic] in considerazione. E tale è pure, non esito a dirlo in seguito al linguaggio tenutomi, il sentimento del Signor Favre e della maggioranza dei suoi Colleghi. Ho ragioni di credere che il Cardinale Antonelli tenta di fare in questo momento uffici diplomatici presso varie Corti, non esclusa quella di Berlino. La situazione nel mezzogiorno della Francia è ancora sempre molto inquietante. Sia a cagione della separazione completa dal potere centrale, sia per poca fiducia nella Delegazione Governativa di Tours, tendenze federative cominciano a manifestarsi in qualche dipartimento, e momentaneamente esse sonosi anzi tradotte in fatto nel modo di procedere autonomo ed insubordinato dei comuni di Lione e di Marsiglia. In quest'ultima città si formò una «lega del mezzogiorno pella difesa nazionale » la ·quale tenne sotto la Presidenza del Signor Esquiros una seduta in cui intervennero anche i membri della Commissione rivoluzionaria di Lione. La lega domandò al Governo provvisorio d'indicarle entro tre giorni una linea di condotta per la difesa. Non avendo ottenuta alcuna risposta essa decise di conservare la sua libertà d'azione e discusse, però senza risultato definitivo, se la Capitale provvisoria della Lega stessa dovesse essere Lione o Marsiglia.

Si credeva qui che Orléans potesse essere occupata entro jeri dai Prussiani. Ma ciò non avvenne ed ora forze considerevoli furono spedite colà.

P. S. -Accludo una lettera che fui pregato per parte della moglie del Generale Douai a far pervenire al Signor Brançon, intendente della Casa delle Loro Altezze Imperiali il Principe Napoleone e la Principessa Clotilde (1 ).

(l) A margine: c ritirata •·

131

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed in LV 17, pp. 55-56)

R. 137. Madrid, 29 settembre 1870 (per. il 5 ottobre).

Con telegramma di jeri giuntomi questa mane (l) V. E. annunziandomi che dopo l'entrata delle Regie truppe in Roma non cessò mai di regnarvi un ordine perfetto m'incarica di far parte al Governo di Sua Altezza il Reggente della ~onvinzione del Regio Governo che sia nell'interesse di tutte le Potenze Cattoliche che il Santo Padre non abbandoni il Vatkano. V. E. aggiunge ,essere intenzione (2) di Sua Maestà 'Che si cir,condi il Sommo Pontefice degli omaggi dovuti all'al1issima sua Dignità ,ed essersi dati a tal effetto degli ordini affinchè il Capo Visibile della Chiesa riceva gli onori Reali.

Quantunque già mi constasse che il Governo di S. A. il Reggente divide pienamente il modo di pensare di quello di Sua Maestà, mi recai a vedere S. E. il Presidente del Consiglio a cui diedi lettura • del senso * (3) del telegramma di V. E.

Il Generale Prim si mostrò riconoscente alla comunicazione da me fattagli e mi disse che le intenzioni (4) del Gabinetto Spagnolo 1SU questa materia non hanno per nulla cambiato. Una sola cosa, mi disse egli, è essenziale; una sola cosa continuò egli, domina tutte le altre, e su di questa il Governo Spagnuolo fiero di un titolo annesso aUa Corona di Spagna crede 1avere un (5) diritto di insistere; cioè la perfetta indipendenza spirituale del Capo della Religione Cattolica, e la perfetta libertà personale del Sommo Gerarca. La casa di Savoja ha dato in addietro tante prove di riverenza alla nostra Religione, che la Spagna non può chiedere maggior gatranzia di quella che gli (6) offre la presenza sul trono d'i Italia dell'Illustre Discendente di quella Stirpe, il Re Vittorio Emanuele II.

Il Generale Prim mi disse di assicurare V. E. che oggi stesso si scriverà per telegrafo all'Agente Spagnuolo in Roma di esprimere rispettosamente a Sua Santità i voti del Governo di Sua Altezza il Reggente onde il Pontefice non abbandoni il Vaticano. Qualunque influenza in senso contrario da cui il Papa fosse attorniato non potrebbe agli occhi del Governo Spagnuolo che essere funesta ai veri interessi della Religione.

* -Sono passato al Ministero di Stato ma non vi ho trovato il Ministro. In questo stesso momento vado nuovamente a cercare il Signor Sagasta e se mai mi è dato incontrarlo riferirò a V. E. il senso della sua conversazione * (3). P. -S. -Torno in questo momento dal Ministero di Stato. Ho comunicato al Signor Sagasta il senso del telegramma di V. E. ed egli diede in mia presenza * -al Segretario Generale * (3) l'ordine di telegrafare al signor Jimenez di unirsi a quei suoi Colleghi (7) che fossero disposti a supplicare Sua Santità di non lasciare

Roma, ed in caso che nessuno di loro 1o facesse, di porgere riverenti consigli nel senso desiderato dal Governo del Re * e ciò a nome del Governo Spagnuolo.

In questo momento il Generale Prim mi manda la qui unita lettera per il Signor de Montemar raccomandandomi di pregare V. E. di fargliela consegnare in modo sicuro e senza ritardo * (1).

(l) -Cfr. n. 104. (2) -In LV aggiunto c del Governo •. (3) -Omesso in LV.' (4) -c Istruzioni • LV. (5) -c Corona spagnuola, crede avere il • LV.

(6) c Le • LV.

(7) c Ai suoi colleghi • LV.

132

IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO S. N. Nizza, 29 settembre 1870 (per. il 2 ottobre).

Con mio rispettoso rapporto 24 corrente politico riservato (2), io aveva l'onore di notificare all'E. V. che questo Signor Prefetto aveva pubblicato un avviso sui giornali, che « per ordini rigorosi del Governo della Difesa nazionale era obbligato di proibire il passaggio della frontiera francese a tutti quegli stranieri che non siano muniti di passaporto regolare, giacchè in Nizza non si sta formando alcuna banda Garibaldina». So difatti, in modo positivo, che i Garibaldini qui arrivati prima erano spediti a Marsiglia e che poi, al loro giungere alla frontiera, ne venivano respinti.

Ora mi tocca di riferire all'E. V. che il Governo della Difesa nazionale ha cambiato d'avviso, avendo il Signor Baragnon pubblicato jeri sera, che conformemente agli ordini del Governo della Difesa nazionale, il Signor Carlo Alberto Ravelli è autorizzato ad organizzare un corpo. militare col nome di Chasseurs des Alpes -Maritimes. Questi cacciatori dovranno far parte della Legione Garibaldina sotto gli ordini del Colonilello Frappolli. Il Signor Ravelli è qui giunto con raccomandazione del sedicente Colonnello Canzio. Si annunzia altresi la venuta a Nizza del Generale Garibaldi. Per maggiori schiarimenti credo bene d'inchiuderle un ritaglio del giornale il RéveiL di Nizza che tratta di questo argomento.

La prima chiara conseguenza si è, che l'ingresso dei Garibaldini è nuovamente permesso, ove non sia anche favoreggiato, a scopo di propaganda repubblicana.

Benchè l'E. V. debba esserne direttamente informata da chi sul luogo, tuttavia non posso tacerle la dispiacenza provata nel leggere nei giornali lionesi,

Il contenuto di questo rapp., soprattutto del poscritto, fu subito reso noto dal Cerruti al governo italiano con tel. 29 settembre, n. 3045, sp. ore 14,50, per. ore 20.30, che non si pubblica. Il testo del telegramma Sagasta a Jimenez fu trasmesso successivamente dal Cerruti, il 16 ottobre (r. n. prot. 138); e si riproduce qui:

• Riservato. Madrid, 29 settembre, ore 16,30.

Il Governo italiano è risoluto a prestare tutte le considerazioni dovute a Sua Santità come Capo del Cattolicismo e quantunque rispetterà la libertà del Papa per partire da Roma desidera che continui a stare nel Vaticano nell'interesse proprio ed in quello del Cattolicismo.

Affinchè si realizzi un tanto giusto desiderio, incarico V. E. di impiegare tutta la sua influenza e la sua abilità e di procurare di mettersi d'accordo cogli altri Rappresentanti stranieri nello scopo di far loro accettare questo pensiero, ed in unione di quelli che lo accettano, od anche solo, veda il Pontefice per convincerlo dei gran vantaggi ed anzi delle necessità per la Chiesa che il Papa cc.ntinui a risiedere nel Vaticano circondato dagli onori e dal prestigio che gli corrispondono e che non gli negherà il Governo italiano il quale allo stesso tempo rispetteràla indipendenza che corrisponde al Papa come Capo del Cattolicismo..

Desideroso il Governo spagnuolo di contribuire per quanto possa alla effettuazione di questi:! pensiero incarico V. E. di impiegare quanti mezzi le sugg~risca il suo zelo e di valersi dei suoi buoni rapporti con Antonelli Berardi e Franchi affinchè il Papa acceda e si venga ad un accordo tanto conveniente e necessario per il mondo cattolico come per Sua _santità. _Di quanto V. E. farà, come. pure del risultato d~e sue gestioni mi darà Ella mformazrone per telegrafo colla maggwr frequenza possibile •.

che passeggiano le vie di quella città uniformi del Regio Esercito, che non possono essere se non di disertori.

Le tenebre si addensano sempre più sull'orizzonte politico; le precauzioni politico-militari non saranno mai troppe, ed al mio subordinato avviso la vigilanza armata, sulla frontiera con un buon nerbo di truppe, abbisogna di essere mantenuta e forse accresciuta; come potranno tornare di grande utilità, vapori da guerra affatto pronti a salpare con distaccamenti di truppe, sempre preparate all'imbarco, gli uni e le altre per quel luogo ove l'urgenza del bisogno li chiamasse. Non c'è da far meraviglia se la repubblica francese, non vedendosi soccorsa dai Governi monarchici, trovi opportuno di non dilazionare di promuovere con tutt'i mezzi la rivoluzione negli Stati Europei, a seconda del suo naturale temperamento.

Sono assalito da domande di emigrati Romani, residenti in questa città, per rimpatrio colle loro famiglie, a spese del Governo; loro rispondo, come devo, di non avere ricevuto dal Regio Ministero l'autorizzazione, indispensabile al riguardo.

I più visibili segni esterni dello stato d'assedio vanno diminuendo. Dopo la cessazione, da jeri l'altro, delle grosse pattuglie diurne, fra mezzo la pacificissima popolazione, sono da jeri sera cessate le notturne passeggiate a cavallo della gendarmeria per le tranquille vie della città.

(l) Il brano fra asterischi omesso in LV. Nota marginale a matita: • Consegnata •·

(2) Cfr. n. 52.

133

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 1/D)

L. CONFIDENZIALE (15). Vienna, 29 settembre 1870.

Bisogna che io ritorni sopra una frase di una mia ultima lettera perchè c'è un pensiero che mi sta fisso in mente. Io ti ho detto che le questioni orientali mi parevano vicine a spuntare sull'orizzonte. Non saprei veramente addurre un argomento evidente di ciò; se vuoi prendilo per un pressentimento. Ma vedi però; sta di fatto

Che la Russia aveva accordi precedenti alla guerra colla Prussia.

Che ha fatto ogni opera di aiutarla indirettamente, e sopratutto togliendo all'Austria qualunque libertà di azione. Ora tutto ciò presuppone qualche vantaggio in favore anche della Russia. Ma nui sappiamo che la Russia desidera la revisione del Trattato di Parigi

dunque è molto probabile che fra gli accordi presi colla Prussia vi sia anche questo. E per conseguenza che o nel congresso se vi sarà, o dopo la pace, venga in campo questa questione.

Come evitarla? Imperocchè più ci penso e più mi pare che convenga evitarla. La guerra di Crimea sarebbe stata inutile, ed ogni suo resultato perduto. Con questo di giunta che ora la Francia, nelle condizioni nelle quali si troverà, non potrà essere di alcuna efficacia contro le usurpazioni della Russia.

La più interessata è l'Inghilterra. Non potrebbe essa dai neutri promuovere un impegno di mantenere estranea alle attuali vertenze, ogni discussiotle di cose

orientali? (l) La forma potrebbe esser la più blanda, la più semplice. Si tratta non di fare ma di non fare. Naturalmente la Russia non sarebbe interroga.ta che l'ultima e a cose fatte: e se Italia, Austria e Turchia vi avessero aderito, sarebbe difficile che volesse ripigliare ora la questione. Ti dico questo mio pensiero così come mi passa per la mente perchè tu ci rifletta. Ma se l'Inghilterra fosse disposta a prendere questa iniziativa, bisognerebbe che lo facesse subito, e prima che trattative serie di pace, possano impegnare le potenze a parteciparvi.

134

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DELLE FINANZE, SELLA

(AVV, cassetta Minghetti)

L. CONFIDENZIALE. Vienna, 29 settembre 1870.

Per risparmiarti la fatica di leggere il mio raspaticcio [sic] ho dettato l'unita lettera (2) dove parlo della liquidazione dei conti coll'Austria. Tornando da Beust trovai il biglietto L6nyay ministro di finanze e quello di Salzmann che lasciarono l'ambasciata che torneranno. Accettiamo l'augurio. Se li trovassi un po' arrendevoli spingerei le cose al loro fine.

Ho scritto molto di frequente ad Emilio, e gli ho espresso francamente la opinione che bisogna compiere l'opera interamente, e senza indugio. Tutte le difficoltà che presenterà Roma capitale e saranno molte; pur le riguardo minori di quel che sarebbe una politica di sosta e di esitanza. Se vi fù mai caso è questo nel quale bisogna avere un programma nettissimo. Il Parlamento dovrà sanzionare il plebiscito decretare il trasporto della Capitale votare i danari e i poteri a ciò occorrenti, e finalmente il Bilancio di prima previsione pel 1871. Tutto ciò nettamente e senza riserve. Il punto solo difficile sta nella questione del Papa. Il concetto della libertà per tutti i culti e del dritto comune lo accetto pienamente. Se si potesse farne un articolo esplicito dello statuto sarebbe bene. Fin qui credo che tutti i partiti dovrebbero esser d'accordo. Ma non basta, e qui comincia ciò che non vede la sinistra e che vediamo noi. Non possiamo trattare il Papa come il pastore dei Valdesi o il rabbino degli Ebrei. I rapporti del cattolicismo colle popolazioni del Regno e con quelle di altri Stati sono troppo grandi per non tenerne conto. Finora tutti ci hanno assecondato e l'Austria che già fù la difenditrice del trono e dell'altare, vedi che si è condotta benissimo. Ma non bisogna immaginarsi che non possano un giorno riprender la questione e suscitarci degli imbarazzi serii. Bisogna dunque affrettarsi di sciogliere la questione e cogliere questo momento per far cosa che possa essere accettata dai cattolici di buona fede. Bisogna che essi dicano: se il Papa non vuoi saperne ha torto; ma egli, o il suo successore l'accetterà pevchè è un patto ragionevole.

I lavori di Cavour, di Ricasoli, il Memoire inviato da Visconti ne contengono gli elementi. Ho scritto a Emilio le mie osservazioni in prÒposito. Fate che lo

schema sia semplice e chiaro alle menti di tutti. Io raccomando però a te in questa parte di portarvi la tua lucidità. È evidente che sarà il punto combattuto ma se tu ed Emilio siete ben d'accordo e dovete esserlo si vincerà.

Io vado chiedendo a me stesso quali saranno le conseguenze della vittoria prussiana. Difficile problema, ma uomini perspicacissimi credono che avremo un periodo in Europa nel quale predominerà l'elemento conservatore. Ragion di più per sbrigarci, e per poter chiuder in Italia il periodo rivoluzionario.

Quando radunate il Parlamento? Vorrei saperlo un po' prima per dispormi a venire.

(l) -Punto fermo nell'originale. (2) -Manca. Cfr. però n. 150.
135

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

(Allegato al r. Nigra, l ottobre, n. 1265)

L. P. Madrid, 29 settembre 1870.

Il mio bersagliere Piemontese Le consegnerà la presente come pure un piego ed una lettera di questo Ministro Inglese per Lord Lyons.

Sebbene la Spagna sia in questo momento tranquilla, tutti gli animi sono preoccupati dei pericoli che può trarre seco l'interinità. ·Ho veduto questa mattina il Generale Prim che mi disse trovarsi molto imbarazzato per la prossima epoca, 1° Novembre, della apertura delle Cortes. Egli ravvisa pericolosa la continuazione dell'attuale stato di cose, e rayvisa più pericoloso ancora presentare alle Cortes un progetto di legge per investire il Reggente di attribuzioni Sovrane. Egli mi disse non avere in questo momento alcun candidato in pronto. Siccome io mi era p.resentato a lui per parlargli a nome del nostro Capo sugli affari di Roma non volli metter nulla del mio in una 'conversazione che non poteva condurre che a cose vaghe. Egli m'incaricò di scrivere al R. Governo che la dichiarazione della Repubblica e l'attuale stato di cose in Francia non ha per nulla commosso la Spagna, la quale è sempre ferma nella sua fede Monarchica. Noti che prima che egli mi tenesse questo discorso mi aveva fatto entrare nel suo Gabinetto quando ancora vi si trovavano alcuni Deputati, fra i quali il Signor Figueras Capo del partito Repubblicano, il quale in mia presenza, concludendo una conversazione disse: «intanto io vado a fare ogni sforzo perchè la Repubblica si stabilisca al più presto in questo paese».

Prim e Figueras si strinsero come al solito le mani prima di separarsi. Per quanto è dato ad un uomo di giudicarne un altro io credo Prim sincero nelle sue intenzioni, ma mi sono ingannato tante volte e posso ingannarmi anche in questa.

Siccome l'ora è tarda e non ho più tempo di scrivere altra lettera al Cavaliere

Visconti la prego di fargli pervenire la presente quando l'avrà letta.

P. S. -Voglia farmi avere le ultime notizie di Luigino mio fratello.

P. S.-Questo Governo raccomanda al suo Agente in Roma di consigliare a

Sua Santità di non abbandonare quella città. Si telegrafa questa sera stessa a tale oggetto.

136

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3046. Madrid, 30 settembre 1870, ore 16 (per. ore 23,30).

Voici la réponse en date d'aujourd'hui de l'Agent diplomatique espagnol à Rome à Sagasta: « Depuis le commencement, je travaille pour empecher le départ du Saint Père, que je crois un malheur pour tout le monde. Les Ministres de Portugal et d'Autriche sont de la meme opinion. Des autres Ministres il y a peu à espérer. Le Ministre de Prusse voudrait amener le Pape pour faire preuve d'influence. L'Agent diplomatique anglais aussi. Messeigneurs Franchi et Antonelli favorables; nous gagnons toujours du terrain. Le Pape ne partira que si les circonstances ou le danger l'obligent. L'Italie doit se contenter du fait, et ne pas chercher un accord écrit, impossible pour le moment. Qu'on traite bien le Pape, attendu son age et son caractère. De la prudence, et cela suffit pour le moment ».

137

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 30 settembre 1870.

Trovai oggi il ·cardinale Antonelli soddisfatto dei concerti presi con esso (2) dal Barone Cavalchini per il servizio militare nella Città Leonina. Annunziai a Sua Eminenza che l'uffiziale colpevole di sconvenienze verso i gendarmi pontificii era stato sottoposto a severa punizione, e che i mandati emessi da Sua Eminenza per noti 50.000 scudi sarebbero stati come di regola pagati a presentazione.

Il Cardinale mi segnalò come ingiusto l'impedimento posto dalla Giunta al ritiro dei depositi fatti dalle corporazioni religiose, e mi accennò certe ricerche le quali verrebbero fatte, da persone private però, per verificare le attività e passività di alcune di dette co11poraz·ioni in (3) Roma. Presi nota delle osservazioni di Sua Eminenza ad ogni buon fine. La Giunta intanto persiste a credere necessari i provvedimenti conservativi da essa emanati, perchè i gesuiti avevano già incominciato a vendere ed ipotecare varii loro possessi; essa per altro non ha dato ordine o mandato a nessuno di verificare l'entità dei beni del clero regolare.

È da notarsi, in quanto ai 50.000 scudi sopra accennati, che essendo stata proposta l& quistione di sapere se si dovesse rifiutare il pagamento della parte di detta somma che sopperisce a servizi effettivamente cessati, per esempio l'assegnamento di Monsignor Randi che non occupa più il suo posto, fu *egregiamente* (4) deciso ·che Sua Sant1tà ·continui a disporre liberamente di detta somma intiera senza che alcuno abbia a controllarne l'impiego.

(l) -Ed. in LV riservato, p. 13; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 442-443. (2) -• Lui • LV riservato. (3) -• Di • LV riservato. (4) -Omesso in LV riservato.
138

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 30 settembre 1870.

Ieri il Conte d'Arnim mi disse d~ aver mandato a· Berlino l'indirizzo della Camera di Commercio fìtrmato dal Prindpe Borghese «come prova dell'inaspettata assenza di resistenza o ,protesta nella dasse .più legata alla Corte Romana». Egli si mostrò informato delle mie relazioni col Cardinale Antonelli e parve desideroso di conoscerne lo scopo; io vi accennai come a concerti di fatto sopra di cose * di nessuna importanza * (2) relative alla chiesta occupazione di parte della Città Leonina. V. E. giudicherà, se come mi permisi di suggerirle col telegrafo, non >sia il caso ad ogni buon fine d& approfittare, mediante :partecipazione ai nostri agenti (3) di quel tanto d'utile che può risultare per noi dai nostri scambii di comunicazioni ·Col Va.tkano.

Il Conte d'Arnim mi disse inoltre di sapere ·che dal Vaticano si1 lavo·ra ora sulla Francia; che personalmente però il Papa, dominato da idee affatto mistiche, aspetta (4) un miracolo; e che stante la mutabilità delle sue impressioni nervose nessuno può sapere se ,finirà per rimanere o per partire. Insistette poi H Ministro di Prussia sui ·consigli che egli d.ice aver ripetutamente dati al Pontefice di non far res1stenza colle armi alla nostra entrata, e mi esternò il parere che il Papa avesse commesso un errore irreparabile non impedendo il combattimento del 20.

139

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 5, fasc. 4 3/A) (5)

RISERVATO. Roma, 30 settembre 1870.

Ebbi ieri una conversazione col Padre Luigi da Trento, Predicatore al Vaticano anteriormente. al Concilio, poi dimesso perchè contrario al dogma dell'infallibilità, -vescovo, uomo dotto e considerato come è noto a V. E. Egli mi promise, sotto promessa del massimo segreto, di consegnarmi una Memoria sui provvedimenti necessarii riguardo a Roma.

Egli cominciò col chiedermi se il Governo del Re era impegnato verso le Potenze o deciso per propria determinazione a non unire de.finitivamente Roma all'Italia se la Santa Sede, o la diplomazia, o ambedue non avranno accettate comme [sic] soddisfacenti le concessioni che il governo intende di fare alla Chiesa.

Io risposi che votata dalle popolazioni l'unione di Roma all'Italia, già principiata in fatto dalla occupazione delle nostre truppe, il voler togliere

Roma all'Italia e il voler distruggere ,l'Italia stessa era una sola e medesima cosa; che l'Italia però intendeva, per giusta deferenza al mondo cattolico ed agli stessi interessi suoi religiosi, nonchè come conseguenza del suo diritto pubblico che vuole la libertà della Chiesa, concedere al Papato e alla Chiesa tutte le guarentigie necessarie all'esercizio della loro missione spirituale.

Monsignore mi replicò che poichè era cosi -e 'se ne rallegrò -non poteva che consigliarci vivamente a non preoccuparci di venire col Vaticano ad accordi che più saranno da noi ricercati, meno verranno accolti; ma di procedere risolutamente nella applicazione a Roma di tutte le leggi del Regno d'Italia, applicando e realizzando nella massima estensione, a beneficio della S.a Sede e a o;oddisfacimento del mondo cattolico, il concetto ammirevole -così disse di lasciare al Papa la città Leonina.

Avendo detto a Monsignore che la principale tra le difficoltà del compito del governo sarebbe di determinare in quale misura potrebbero essere conservate come istrumenti della S. Sede e ristrette nell'interesse della libertà civile ed economica dei Romani le corporazioni religiose, il Padre mi disse quanto riassumo in appresso.

Le corporazioni religiose, ancor p1u m Roma che altrove, sono una sentina d'abbiezione e d'ignoranza. Fatte, dopo il 1649, un istrumento di una reazwne politica ed un mezzo d'annullare il Sacro Collegio ed [sic] l'episcopato, esse sono odiate da tutti i buoni fra i preti; e nel loro stesso seno vi è dissoluzione, poichè è certissimo che fra i tre mila frati circa che Roma contiene, due mila almeno aspettano con impazienza il momento, preveduto dalla stessa corte di Roma, dell'abolizione dei conventi anche a Roma. Il governo non deve temere il fantasma della Roma dei frati; come Tancredi davanti alla ,selva incantata, osi, e tutti i pericoli svaniranno. Basterà che il governo non abbia, come Io ebbe altrove, l'immenso torto di far stentar la vita e mancare il pagamento delle pensioni ai frati disciolti, e che rispettando le monache le lasci finchè vivano nelle loro case attuali. Creda il governo che è un'impresa impossibile il voler lasciar sussistere in Roma ed intorno a Roma i conventi e la così detta mano morta. Non solo sarebbe esiziale alla vita dvHe di Roma e nocivo alla rel,igione, ma rnon si potrebbe impedire che l'odio troppo giustificato della popolazione contro di essi rimanesse a lungo innocuo. La soluzione di queste difficoltà è unica: bisogna aprire la città Leonina ai frati e toglier loro l'esistenza come corpi morali in Roma. Il come ed il perchè possono essere ampiamente dimostrati.

Trasmetterò a V. E., appena l'abbia ricevuto, il pro-memoria promessomi dal Padre. Debbo notare intanto che molti preti e prelati tengono Io stesso linguaggio. Mi parlò in quel senso un canonico Segretario del Cardinale de Silvestri, in un colloquio nel quale esordì con queste parole, alludendo alla unione militare per ora di Roma all'Italia: abbiam compiuto un grande atto, e che sarà di gran vantaggio alla religione.

Così pure l'altro ieri, dopo un pranzo dal duca di Sermoneta, sentii il Cardinale Grassellini rallegrarsi col duca del buon operato della giunta, ed esprimersi nel senso più favorevole agli attuali mutamenti.

Sarebbe temerità il conchiuderne che la Corte di Roma si possa piegare a transazioni. Ma essa prevede ed [sic] subirà con rassegnazione i fatti compiuti; solo spera ancora che complicazioni improvvise sopravvengano prima che abbiam saputo compierli. La forza da noi dimostrata coll'entrare in Roma malgrado la resistenza straniera è la vera cagione del contegno moderato serbato dalla S. Sede, con grande stupore dei nostri nemici che speravano scomuniche o fuga dei papa. La Corte di Roma non prenderà un contegno ostile finchè non ci verrà timidi o deboli davanti a complicazioni interne o estere. Profondamente ignara delle vere condizioni d'Italia e d'Europa, essa spera moti repubbltcani nella Penisola o interventi stranieri a .suo favore, -ma in futuro. Presentemente possiamo far molto e con poco rischio: Non abusiamone compromettendo la nostra causa con prepotenze, ma approfittiamone alacremente per lasciar far subito dalle popolazioni romane quel che è indispensabile sia fin dal principio rettamente avviato.

Prego l'E. V. di scusare la forma dei miei rapporti scritti in gran fretta. Procuro di ragguagliarla alla meglio di quanto mi è dato di osservare qui. Le feci parte anche delle mie idee non maturate, come quella di conservare gli ordini religiosi in Roma come istituti semplici o rappresentanze: M'i dovetti convincere, dopo maggiore studio e conferenze con persone competenti, non essere questa una soluzione •sufficientemente pratica e soddisfacente, sia per l'interno che per l'estero. Credo che conviene afferrare arditamente e da'll'alto il problema, e mi permetto di sottoporle l'altra 1soluzione ·che io proposi come semplice idea privata al Padre Luigi, in presenza del Dott. Pantaleoni, ed al Sig. Vincento Tittoni che è uno degli uomini più pratici ed assennati della giunta.

Dopo il plebiscito spontaneo che non si può impedire !facciano per proprio conto gli abitanti della città Leonina, la giunta delibererebbe che non potendosi trascurare nè i diritti di quella popolazione, nè gl'impegni moralmente presi dal governo di lasciare assolutamente la città Leonina al sommo Pontefke, sarà provvisto alla completa espropriazione di .tutti i beni stabili, si.a fabbricati che terreni, della città Leonina, per essere lasciati in piena proprietà al Sommo Pontefice come amministratore della Chiesa; salvo a rifondere 1a città di Roma del prezzo degli indennizzi da pagarst ai proprietari, sul prodotto della eventuale liquidazione da farsi dei beni di mano morta delle corporazioni ecclesiastiche in Roma, quando vengano ad essere applicate anche qui le leggi vigenti al riguardo in Italia.

Salvo la formolazione di una tale deliberazione, che sarebbe da studiarsi meglio, pare a me, Signor Ministro, che facendo dono alla Santa Sede, •COn generosità che non fu più usata da Carlomagno in poi, [di] una interà città, in piena proprietà a Sovranità, capace di 40.000 anime se venisse intieramente fabbricata, con ampiissimi locali fin d'ora sufficienti per accogliervi tutti gli ordini religiosi esistenti in queste provincie, -nè la diplomazia, nè la S. Sede ci potrebbero ragionevolmente rimproverare di restituire a Roma ed ai Romant le condizioni di vita civile ed economica che furono reconosciute necessarie e .già adottate presso tutti i popoli civili.

Non tema V. E. che io mi permetta quì di far altro che esprimere idee private come può ogni cittadino; solo mi sforzo di studiare le possibili soluzioni pratiche di questa grandiosa e spaventosa questione Romana. A Lei spetta giudicare e decidere.

13 -i Documenti diplomatici -Serie II -Voi'. I_

(l) Ed. in LV riservato Roma, pp. 13-14; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., p. 443.

(2) Omesso in LV riservato.

(3) • All'estero • aggiunto in LV riservato.

(4) • Ancora • aggiunto in LV rise1'Vato.

(5) Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma; e quindi nemmeno in CADORNA, op. cit., 3• ed.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(A VV, mazzo 5, fasc. 4 3/A) (l)

Roma, 30 settembre [1870].

Le Général Cadorna m'a paru désirer que je vous informe pour mon propre compte qu'il est è [sic] désirer que si le Ministère envoie ici le Général La Marmora, il se préoccupe aussi de ne pas laisser esautorare dès à présent et parla suite le Commandant actuel soit pour le temps qu'il aura encore à exercer ses fonctions présentes, soit pour celui où la première autorité militaire et civile de Rome sera le Général La Marmora. Le Gl Cadorna aime et vénère le G1 La Marmora et ne fera jamais une question personnelle envers lui; mais il espère qu'on tientra compte de ce qu'il y a de délicat dans sa position. Je me borne à cette simple mention d'impressions dont il m'a fait part.

Pour moi, Monsieur le Mini.stre, je vous ai soumi.s déjà ma conviction que je ne puis vous ètre utile sérieusement à Florence, et j'ai invoqué de votre bienveillance une destination. Tant que vous jugerez que je puis rester ici avec quelque utilité, je resterai. Lorsque le moment vous paraitra venu que je quitte Rome, vous ne me refuserez pas, je me permets d'en exprimer l'espoir, la destination qui m'a été promise ou telle autre que le service comportera. Traiter de Florence la question romaine dépassera1t absolument ma capacité et mes connaissances. Vous savez du reste combien je mets d'ambition à ètre, pour 'une petite part, votre collaborateur, et vous ne verrez, je vous en prie instamment, dans mon désir d'ètre remplacé au Secrétariat Général quand je serai rappelé d'ici, que l'effet d'une juste appréciation de mon peu de compétence spéciale dans les questions aduelles.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 668. Berlino, 30 settembre 1870 (per. il 4 ottobre).

Parmi les documents diplomatiques formant le dossier N. 515 et relatifs à la guerre qui a éclaté entre l'Allemagne et la France, se trouve sous le N. VII un extrait de mon rapport confidentiel N. 592, du 17 Juillet échu. Dans le cas où cette correspondance serait publiée, je vous prierais, Monsieur le Chevalier, d'en faire modifier comme suit la .première rphrase: « Dans un entretien que j'ai eu aujourd'huy avec le Comte de Bismarck, c j'ai indiqué notre attitude, et j'ai jugé à propos de rappeler à S. E. que, depuis « mon retour à Berlin en 1867, jamais mon langage n'avait laissé entrevoir que, «le cas échéant, nous rentrerions dans l'arène > .... Je tiendrais à cette modification, car, en maintenant l'autre rédaction, on

pourrait croire, -et le Chancelier Fédéral aurait lieu d'en relever l'inexactitude, -qu'il aurait fait quelque ouverture pour une coopération de la part de

l'Italie, en 1870 comme en 1866. Or, s'il a témoigné dans ce sens des préférences, faciles à comprendre, et s'il a exprimé des regrets, ne serait-ce que par sentiment de courtoisie, il n'a émis aucune proposition, pas meme un désir forme!. Il respectait notre liberté d'action, tout en espérant que nous ne prendrions pas fait et cause pour la France. C'est ce qui ressort de mon rapport, dont l'impression générale est difficile à rendre par un simple extrait.

(l) Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma; e quindi nemmeno in CADORNA, op. Cit., 3• ed.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA

T. 1399. Firenze, 1 ottobre 1870, ore 15,20.

Ella può far conoscere ai Romani che ne espressero il desiderio che la formula del plebiscito di Roma è la seguente: Noi vogliamo l'unione al Regno d'Italia sotto il Governo Monarchico Costituzionale del Re Vittorio Emanuele II e suoi successori. Ella è autorizzata a ricevere il voto dei Romani che si trovano a Nizza evitando però ogni apparato che possa eiisere causa o pretesto di a~tazione o di dimostrazioni pubbliche.

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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO 95. Vienna, 1 ottobre 1870, ore 22,15 (per. ore 23,45).

Remerciez Artom de la lettre. Je lui répond par la poste (1). Je ne puis admettre en aucun cas votre démission. Vous avez le devoir et le droit d'exiger l'exécution ..... [manca] de tout ,ce que vous avez p:romis à l'Europe pour l'indépendance spirituelle du Pape acceptant franchement le transfert de la capitale comme une nécessité inévitahle. Pou:r tout le reste vous devez en imposer à vos collègues. En dernier ressort j'en appellerai au Roi plutòt que de sortir du Gouvernement (2).

c Grazie della sua lettera del 28. Mi ha dato un poco di luce nel buio nel quale mi

trovava, e mi ha spiegato alcune vaghe voci che m'eran giunte, di che già scrissi al Visconti.

Ho telegrafato anche di nuovo a Lui come io creda che per nessun caso Emilio debba ritirarsi dal Ministero. Egli deve imporre la sua volontà. Accettando il trasporto della capitale a Roma (il più presto che si potrà compatibilmente colla dignità del Governo, e colla serietà dell'atto) egli può esigere dai suoi colleghi che siano adempiute le promesse fatte all'Europacirca la indipendenza spirituale del Papa. Quand'anche questi non accettasse, bisogna che l'offerta sia seria e tale da sodisfare l'opinione dei cattolici sinceri d'Europa. E se i colleghidi Emilio oggi si ritraessero da ciò che hanno accettato, e si lasciassero rimorchiare dai permanenti o dalla sinistra, io insisterei pur sempre e ne appellerei al Rè, ma non cederei il posto.

Se il Papa resta a Roma è un gran vantaggio ciò rassicura le potenze. E la presenzadi La Marmora a Roma è una garanzia diplomatica maggiore di tutte le parole. Bisognadunque non indugiare a spedirlo, e spero che avendo luogo il plebiscito, potrà partireLunedi.

La clausola della città Leonina, ha i suoi vantaggi e i suoi inconvenienti, ma fra i vantaggi vi è questo che là certo potrebbero le corporazioni religiose conservare la loro personalità civile come in territorio estero, come nella repubblica di S. Marino; il che mi pare impossibile nel territorio italiano. Si ricordi che Cavour ne faceva un articolo apposito.Conservare loro la proprietà lo intendo, ma non la personalità civile nel regno. Convocar la Camera mi pare indispensabile; però bisogna presentarsi ad essa con delle idee ben chiare e precise. Preferirei differire la convocazione, anzichè presentare una cosa abborracciata. l!: se come è probabile nulla è concluso prima col Papa, bisognerebbe farsi dare tutti i poteri necessarii alle trattative ed alla conclusione.

Questa sessione sarà per certo brevissima. E votato il Bilancio, si ha davanti a se un tempo abbastanza lungo per venire a qualche accordo. Da un lato è questione che non

(l) -Cfr. nn. 107 e 149. (2) -Identico concetto nella lettera del Minghetti a -probabilmente -Luigi Luzzatti (nel documento, nota marginale di mano del Visconti Venosta: c A chi?>), del lo ottobre, che qui si riproduce (cfr. anche n. 119):
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IL CONSOLE GENERALE A MARSIGLIA, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T.' 3047. Marsiglia, l ottobre 1870, ore 23,50 (per. ore 1,15 del 2).

Légion garibaldienne forte de 700 hommes environ partie ce soir à 10 heures pour Chambéry sans atrmes. Officiers seulement et quelques sous-officier:s avaient chemise rouge. Fra Pantaleo est ici et a harangué la légion qui a été applaudie dans les rues.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (AB) (l)

Roma, l ottobre 1870.

Non solo si fa qui ogni sforzo per impedire ogni atto o dimostrazione che possa ferire il Sommo Pontefice, ma molti, che conoscono quanto Pio IX sia sensibile alle ovazioni e ad ogni manifestazione lusinghiera per il suo amor proprio, studiano il modo di dar luogo a qualche combinazione nella quale egli sarebbe quasi inevitabilmente trascinato dall'indole sua a benedire la popolazione e l'esercito, come temono fortemente i gesuiti (2), perfettamente consci che quel pericolo li minaccia (3). Disgraziatamente ,sembra che non si possa sperare di far uscire il Papa dal Vaticano; non ricorre in questo mese nessuna funzione alla quale egli ami d'intervenire, nè vi è anniversario che possa motivare *una festa o illuminazione in onore del* (4) Papa.

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IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA RISERVATA N. 50 PROTOCOLLO SPECIALE.

Roma, l ottobre 1870.

Ho avuto oggi con S. E. il Conte Trauttmansdorff, ambasciatore d'Austria, in occasione di una visita che gli ho fatto, una conversazione i cui punti principali stimo bene di riferire a V. E.

Premetterò che il carattere generale della conversazione fu da parte del conte Trauttmansdorff improntato di molta deferenza e benevolenza verso il Governo Italiano, e verso le d1sposizioni da esso prese in Roma.

Venutosi a parlare della presa di :possesso del Palazzo del Quirinale, ordinata oggi da me in esecuzione della capitolazione del 20 Settembre, il Signor Amba

bisogna trascinar troppo, perchè le vicissitudini dell'Europa potrebbero creare delle circostanze meno favorevoli: dall'altro sarebbe necessario che quando si andrà definitivamente a Roma vi fosse già un intesa o col Papa, o colle potenze.

Io da lungi non posso avere tutti gli elementi per dare loro un opinione ben motivata:

son piuttosto presentimenti che giudizii. Ma mi terrei in ogni parte il più possibile aderente al programma di Cavour. Consegno questa lettera al M.se Bevilacqua che la gitterà alla posta in Italia. Di questa posta mi fido poco. Tante cose ad Emilio, e coraggio. Mia moglie e la Contessa Donhoff la salutano di cuore». (AVV. mazzo 6, fase. 5, 1-D).

sciatore trovò giuste le mie dtsposizioni, essendo evidentemente inconciliabile con la occupazione militare di Roma che una parte della Guardia Sviz:zJera rimanesse armata a custodire il palazzo d'el Quirinale, nel nome e nell'interesse di un potere cessato. Intorno alla detta presa di possesso mi astengo dall'entrare in particolari, perchè ne fo speciale relazione a S. E. il Presidente del Consiglio dei Ministri, in data d'oggi stess•o.

Quanto alla questione romana considerata generalmente, il signor Conte Trauttmansdorff ha manifestato l'avviso che sia, almeno per ora, impossibile di devenire col Vaticano ad una conciliazione formale, od anche ad un qualsiasi modus vivendi categoricamente determinato a guisa di convenzione. Invece, egJ.i crede, che la questione romana si verrà componendo da sè, grado a grado, per via di fatti non riconosciuti, ma tacitamente tollerati (1). Ben s'inte,nde che alla moderazione e alla saviezza del Governo Italiano spetterà di rendere tolle:rabili questi fatti.

E sebbene al Signor conte Trauttmansdorff fosse osservato che il Generale La Marmora, non implicato negli .eventi della occupazione militare, sarebbesi tra breve presentato ·con l'autorità e con le qualità rkhie.ste per devenire col Vaticano a trattative concludenti; nondimeno egli, che ha conferito, non solo col cardinale Antonelli, ma anche col Santo Padre, mi ha fatto comprendere chiaramente ·come, a giudizio suo, riuscirà difficile anche al Generale Lamarmora di essere ricevuto, col carattel'e suo, al Vaticano e di entrare con esso nella via de' componimenti. E ciò avuto riguardo alle disposizioni attuali del Santo Padre e di coloro che entrano nei suoi consigli.

Avendo il Signor Conte Trauttmansdorff manifestato che, nella festa plebiscitoria di domani il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede sarebbesi astenuto dall'illuminare i palagi rispettivi, io accolsi senza osservazione questa dichia~azione. Nel tempo stesso accennai che, pur fidando nel senno e nella temperanza della popolazione romana, avrei dato le disposizioni necessarie per prevenire che il fatto ricevesse sinistra interpretazione e fosse occasione di disordine. E, infatti, queste disposizioni :furono da me già date.

Non debbo, da ultimo, tacere come le riferite dichiarazioni acquistino importanza dall'essere il Signor Conte Trauttmansdorff decano del corpo diplomati•co in Roma.

(l) -Ed. in LV riservato Roma, p. 14; e in CAoORNA, op. cit., 3•. ed. pp. 443-444. (2) -• Gli intransigenti • LV riservato. ' (3) -In LV riservato il periodo continua cosi: • e desiderosi che si eviti tutto quantopuò far risultare all'estero la perfetta libertà effettiva del Papa •. (4) -Le parole fra asterischi sono cosi modificate in LV riservato: c speciali onoranze al •·
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IL CONSOLE GENERALE A CHAMBÉRY, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 25. Chambéry, 1 ottobre 1870 (per. il 3).

Il Courrier des Alpes che non pubblica più alcun articolo di fondo contro l'Italia, non sa resistere alla tentazione d'ingemmare le sue colonne delle contumelie che ci sono dirette dagli altri giornali dello stesso colore. Nel penultimo numero era riferito un articolo dell'Union, e quello di questa mattina contiene una lettera d'un ex zuavo Pontificio stampata nella DécentraUsation di Lione,

nella quale alle più grossolane, ed impudenti menzogne va unita l'ingratitudine pel modo generoso, con cui furono trattati i prigionieri Pontifici. Ignoro se tale

lettera sia stata segnalata a V. E., e ad ogni buon fine Le trasmetto un esemplare

del detto giornale, pregandola, nel caso in cui creda opportuna l'inserzione di

qualche parola di risposta, ad autorizzarmi a smentirne le asserzioni nel modo

H più positivo.

Il malcontento aumenta ogni giorno in Savoja, e particolarmente nelle cam

pagne, ed il desiderio d'un'annessione alla Svizzera, o del ritorno all'Italia si

manifesta generalmente. Ieri si sparse la voce che il Nostro Re avesse scritto

a quello di Prussia per impedirgli d'invadere la Savoja, e nel sobborgo MOI1S

meillan con sentimento di particolare compiacenza si diceva: il nostro Vittorio

ha pensato a noi, e possiamo vivere tranquilli. I Cacciatori delle Alpi in numero

di ottanta circa sono partiti oggi per Lione. Si è rimarcato che, mentre non si

trovano che vecchi fucili per le guardi~ nazionali, o mobili non mancano le

buone armi, ed i chassepots pe' volontarii, Cacciatori o simili, affigliati all'inter

nazionale, che lavora colla massima attività.

(l) Cfr. CADORNA, op. cit., p. 257.

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IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 7, fasc. 5 6/B)

L. P. Tours, l ottobre 1870.

Profitto del corriere mandato da Madrid da Cerruti per scrivervi in via particolare, e, spero, sicura. Dalle notizie che mi pervennero parmi che gli affari di Roma vadano compiendosi in modo soddisfacente. Era importante che l'impresa si compiesse coll'acquiescenza del Governo francese, ed era quindi egualmente importante che questo Governo fosse da noi riconosciuto, se non colla formalità solenne delle credenziali, almeno con un atto ufficiale e pubblico. Questo fu fatto colla lettera che diressi a Giulio Favre, la quale s'appoggiava ad un'interpretazione larga, ma conforme allo spirito, del vostro telegramma. Non dubito che abbiate approvato la mia condotta in questa circostanza. La cosa era ed è importante, perchè il Governo può mutar qui da un momento all'altro, e si può prevedere fin d'ora la nomina di Thiers o di Trochu alla presidenza della Repubblica, prescindendo anche da altre future combinazioni per più tardi. Ove una di queste combinazioni si verificasse in un avvenire più o meno prossimo, noi potremo rispondere ad eventuali osservazioni col fatto che abbiamo agito col consenso del solo Governo che era al potere in Francia quando gli eventi si verificarono. Per questa medesima ragione vi consiglio vivamente ad applicare al più presto possibile alla questione di Roma la soluzione intiera, inguisachè quando la guerra sarà finita e l'Europa rientrerà nel suo stato normale, essa si trovi in presenza d'un fatto, anzi d'una serie di fatti irrevocabilmente compiuti. Del presente Governo in Francia e per questa questione posso rispondere, per quanto è possibile di rispondere de' propositi altrui. Passo alle cose di guerra. La Francia si trova condotta d'illusione in illusione, di disastro in disastro, di colpa in colpa, in tale situazione di cui non v'è

forse esempio nella storia. Di due grandi eserciti uno debellato e prigioniero, l'altro chiuso in una fortezza, la dinastia caduta, la capitale assediata, Strasburgo preso, un Governo non riconosciuto dall'Europa, non confermato dalla Francia, non obbedito al di là d'un certo limite, metà chiuso in Parigi, metà qui in Tours, l'indisciplina nelle truppe che ancor rimangono, l'inesperienza in quelle che si vanno formando, mancanza di direzione nei capi, il disordine un po' dappertutto. Anch~ recentemente due falli s'l commisero, uno nel non aver accettato l'armistizio, ed uno nell'aver ritardato la riunione dell'Assemblea costituente. Io non so dirvi che cosa accadrà, e non ho che tristi previsioni. Se Parigi capitola, la Francia si troverà senza Governo, e la Prussia vittoriosa si troverà imbarazzata dalla sua propria vittoria. E certamente Parigi cadrà, se un soccorso insperato non viene a forzar l'esercito Prussiano e levar l'assedio. Ma questo soccorso può egli venire, come e di dove?

Il C.te di Chaudordy, che è qui il delegato politico di Giulio Favre, è venuto oggi a parlarmi a lungo e ad impegnarmi a scrivervi perchè l'Italia pigli un'iniziativa ardita e mandi un esercito a Belfort, il quale unito a quello di circa

60.000 uomini che vi stà riunendo il Generale Cambriel, potrebbe con una mossa ardita sul confine germanico liberare dall'assedio Metz o Parigi. Egli mi diede eccellenti notizie dell'esercito di Bazaine a Metz che è composto tuttora di 100.000 uomini validi e mi assicurò che Metz può resistere per due mesi, che non manca di polvere nè di pane. I foraggi soltanto e le carni cominciano a difettare. Ma la disciplina è ottima e lo spirito morale delle truppe affatto soddisfacente. Tutte queste notizie pervennero per la via aeronautica da Metz oggi; altre notizie pervenute egualmente col pallone ci danno contezza di Parigi, e sono anch'esse abbastanza buone. All'infuori dell'esercito che il Generale Cambriel stà ordinando verso Belfort, due altri eserciti si vanno organizzando, uno a Bourges, ed uno più a mezzodì. Gli uomini non mancano e nemmeno i fucili. Le armi speciali sole fanno diffetto, cioè cavalleria, genio ed artiglieria. Per quest'ultima si supplisce coll'artiglieria antica che servì per la guerra d'Italia, che non vale la nuova, e tanto meno la tedesca, ma che renderà tuttavia, o almeno potrebbe rendere buoni servizii. Ma tutto ciò ha bisogno d'appoggiarsi ad un corpo d'esercito regolare, organizzato, solido, ben comandato, ben disciplinato, e tale sarebbe il compito destinato all'esercito italiano se venisse in Francia. L'Europa non solo lascierebbe fare, ma vedrebbe con soddisfazione ,che si fac·esse. Tutte queste cose mi disse e sviluppò lungamente il C.te di Chaudordy in due conversazioni ch'ebbe oggi meco. Io gli promisi di riferirvi fedelmente quanto egli mi diceva, ma gli osservai che l'esercito italiano solo (ove pure altre considerazioni non esistessero) sarebbe oramai impotente a liberar ,la Francia dai Prussiani; e che un intervento italiano in queste circostanze non avrebbe altro risultato che di trascinare il nostro paese in una guerra disastrosa senza alcun vero benefizio per la Francia; mentre osservando la neutralità benevola seguita finora, l'Italia può nella via diplomatica rendersi aHa Francia più efficacemente utile.

Compio la promessa scrivendovi questa lettera. Ma intanto non posso dispensarmi dal parteciparvi le gravi preoccupazioni che desta in me lo stato presente di cose in Francia ed in Europa. Parmi che sia pur giunto il tempo in cui le potenze neutre si concertino per tentare seriamente di por fine a questa guerra sciagurata e micidiale. La Francia ebbe la grave colpa della rottura della pace; ebbe quella egualmente grave di lasciarsi vincere. Che debba subire la pena dell'una e dell'altra, nessuno lo contesta. Ma est modus in rebus. Anche la vit

toria ha i suoi limiti. La Prussia ha certamente diritto a premunirsi contro attacchi futuri. Ma per ciò è veramente necessario che si pigli l'Alsazia e la Lorena? È necessario, è utile alla Prussia stessa ed all'Europa che si crei una nuova questione di nazionalità sulla riva sinistra del Reno e sulla Mosella? Non sarebbe sufficiente guarentigia alla Germania, oramai unita e formidabilmente organizzata per la guerra, lo smantellamento delle fortezze franc-esi dell'Est? Sembra a me che l'Europa non si mostra abbastanza previdente, e che va preparando a sè stessa colla sua indifferenza un avvenire pieno di pericoli e d'inquietudini. Nè posso ammettere in nessuna guisa che la Prussia venga a dire alle Potenze neutre: « Voi non avete preso parte alla guerra, dunque non avete diritto a pigliar parte alla pace». Questa massima è contraria agli interessi dell'equilibrio europeo, è contraria all'umanità, è contraria al principio della localizzazione e della limitazione delle guerre. E d'c;ùtra parte essa tenderebbe a favorire le coalizioni armate. Vi sottometto queste considerazioni per quel che valgono,

e lascio il triste argomento.

Ho installato la Legazione intiera qui a Tours, ad esempio delle Missioni d'Inghilterra, di Turchia, di Russia, d'Austria e di Spagna. Ho appigionato una casa per me e pel personale della Legazione ed ho provvisto peJ. viaggio .per la tavola e ;per la spedizione re.golare degli affari che si possono spedire di qua. Vi prego di dire al bravo Corso che farò ogni possibile economia, ma che converrà che pensi a coprire, secondo H regolamento, la spesa straordinaria di questa traslazione, la quale del resto non oltrepasserà, spero, se ci lasciano qua, la somma di circa 3000, o 3500 franchi al mese, tutto compreso.

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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO ARTOM, A FIRENZE

(AVV, cassetta Minghetti)

L. CONFIDENZIALE. Vienna, l ottobre 1870.

Grazie della sua lettera del 28 (1). Almeno so qualche cosa (che era al buio) e la sua lettera mi spiega alcune parole vaghe di dissidii nel ministero di che scrtssi a Visconti (2).

Al punto che siamo per me è inevitabile trasportare la capitale a Roma, ben inteso quando si potrà e con dignità e poichè (3), accettando questo punto, Visconti deve imporre ai suoi colleghi l'obbligo di mantenere verso il Papa tutte quelle garanzie d'indipendenza e di libertà che ha promesso aLl'Europa, e che una savia opinione cattolica può reclamare (3), bisogna almeno offrirle francamente, sicchè se il Papa non le accettasse, il torto fosse chiaro da parte sua. Ripeto che Visconti deve imporsi, e non ,cedere il posto, nè lasciarsi rimorchiare da sinistra e da permanenti.

Se il Papa resta è già un gran guadagno, bisogna far il possibile perchè non vada. La presenza di La Marmora è una grande guarenzia per l'Europa. Il pie

biscito ha luogo domani, dunque spero che quando la mia lettera giung&à a Firenze, La Marmora sarà gi:à .partHo.

Convocar la Camera mi par necessario, ma intanto bisogna aver preparato ogni cosa, per guisa che lo S·chema delle trattazioni sia netto e chiaro. ·Preferirei differire la convocazione della Camera anzicchè presentargli una cosa abborracciata.

La Camera voterà l'annessione, e il trasferimento della capitale, e le guarentigie al Papa, e il bilancio, tutto questo per modum unius. Allora si avrà davanti un certo spazio di tempo. Col Bilancio votato, non v'è urgenza di andare a Roma a un dato giorno nè di convocare il nuovo Parlamento. E se in questo intervallo fosse possibile intende11si col Pa.pa o almeno colle potenze cattoliche, se il Papa non aderisce, sarebbe un gran bene. Da un lato è questione la quale non bisogna che sia trascinata troppo a lungo: le vicissitudini dell'Europa potrebbero creare circostanze meno favorevoli delle presenti: dall'altro sarebbe bene che quando si va di fatto a Roma, vi fosse 'già un'intesa con l'Europa.

Eccole... [manca la fine].

(l) -Cfr. n. 107. (2) -Cfr. n. 119. (3) -Punto fermo nella minuta.
150

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DELLE FINANZE, SELLA

(Copia, AVV, cassetta Minghetti)

L. CONFIDENZIALE. Vienna, l ottobre 1870.

Ti ho scritto il 29 Sett. (l) 'il mio concetto sulle vertenze finanziarie coll'Austria, quale me l'era formato colla lettura delle carte, e con gli schiarimenti fornitimi dal Comm. Lazzerini. Il Salzmann non è autorizzato ad andare più in là, e quindi continuare una trattativa con lui sarebbe inutile. Perciò mi rivolsi al Beust, e pos.cia all'Hofmann suo primo officiale, che conosce più particolarmente queste materie. Gli posi la ·questione netta = O voi date istruzioni al Salzmann per le quali possiamo riprendere le trattative e concluderle, ovvero io non vedrei akuna speranza di composizione = Ecco la risposta dell'Hofmann = Noi abbiamo a Firenze una trattativa per mezzo di Kiibek sopra crediti e diritti dell'ex Duca di Toscana e dell'ex Duca di Modena. Sono due anni che 1S•e ne parla e non si viene mai ad alcuna conclusione. All'Imperatore stà sommamente a cuore la fine di questa vertenza. Se voi ottenete dal Governo di Firenze che dia seguito a questo affare, se le due liquidazioni possono camminare parallelamente, noi siamo pronti ad allargare i poteri del Salzman ed a farvi tutte quelle concessioni che saranno umanament.e possibili = Queste furono .le parole dell'Hofmann, e soggiunse che mi avrebbe dato appresso una breve memoria. Beninteso che sinora conferenze e memorie sono tutte cose confidenziali, e che non mettono nulla in essere officialmente.

P.&ò tornando a casa ho saputo dal Lazzerini di che si tratta, e come le vertenze del Duca di Modena fossero state già appiana.te in una convenzione fra

il Ministero e l'Avv. Vandelli; ma che questa convenzione non fu eseguita per difficoltà amministrative; come le vertenze col Duca di Toscana alquanto più difficili ed intricate pendono ancora, ma non si tratta poi di cose di molta entità.

In questo stato di •cose il Lazzerini crede opportuno di tornarsene a Firenze, ed io non so dissentirne. Anzi siccome quello che si vuoi fare è meglio farlo subito, così ti prego di telegrafarmi se il Lazzerini deve ritornare. Forse potrebbe anche dar mano costì a sbrigare queste quistioni degli ex Duchi.

Non conoscendole io non posso giudicarne. Ma se si tratta di esser correnti costì per dieci, affine di guadagnare quì per venti, mi parrebbe di buona politica. Ad ogni modo mi semb~a cosi aperta una via ad ottenere nuovi vantaggi. Senza di questo il Salzmann rimarrebbe fermo, e non resterebbe più che appellarsi ad un arbitrato.

Qualora le cose prendessero questo andamento, il Lazzerini potrebbe poi tornare all'ultim'ora coi poteri necessari. Siamo intieramente d'a·ccordo io e lui su tutti i punti.

Veggo dai giornali che pensate di mandare La Marmora a Roma. La scelta è ottima rispetto all'estero; imperocchè il Generale ha tale .riputazione da ispirare la massima fiducia. E qui specialmente ne fanno la maggiore stima.

Mi scordai di dirti nell'altra mia che rispetto alle potenze estere, l'attitudine del Visconti, e ciò che di lui hanno scritto i diplomatici ha giovato molto ad appianare le asperità, e a cattivarci benevolenza. Se avessimo detto da principio = entreremo in Roma per la breccia = forse si sarebbero levate proteste, e ci avrebbero creato imbarazzi. In Parlamento occorrono profili netti e ricisi, in diplomazia contorni morbidi e sfumati.

(l) Cfr. n. 134. Anche, n. 234.

151

IL DEPUTATO BONCOMPAGNI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 2, fase. 2 -l Q.R.)

L. RISERVATA. Villafranca d'Asti (Roatto), l ottobre 1870.

Le mando copia di una lettera che scrivo al Lanza. Non cer:to perchè io tenga in gran conto le cose dette da me. Ma perchè nell'ultima mia gita costi, mi compiacqui di trovarmi d'accordo con Lei sulle gravi questioni a cui danno luogo le nostre condizioni politiche.

ALLEGATO

BONCOMPAGNI A LANZA (l)

È poco tempo dacchè V. S. mi fece l'onore di chiamarmi per conferire della questione romana. Ora, senza ·esserne interrogato, continuo il discorso, e spero ch'Ella voglia ascoltarlo con la solita benevolenza.

Si vuole oggi andare a Roma e andarci al più presto -Non sò s'Ella abbia letto una lettera anonima che si legge nell'Opinione del 21 settembre in cui sono esposte

le difficoltà che si devono prevedere da quel trasferimento (1). Alle considerazioni dello scrittore anonimo 1o non saprei trovare risposta. Non perciò conchiudo che la capitale non s'abbia da trasportare a Roma, o che l'indugio possa essere indefinito. È oggi la sola capitale possibile, perchè è la sola voluta dalla nazione. Convien dunque andarci, e andarci al più presto per troncare le impazienze degli uni, e le perplessità degli altri. Ma posto che si voglia far presto, quando si potrà fare il trasferimento? La risoluzione dipende anzi tutto dagli apparecchi materiali: è questo un punto che non appartiene a politica, e di cui non si può discorrere astrattamente. Ma havvi un'altra condizione di cui deve tener conto chi non vuole procedere pazzamente. Caduta la potenza temporale del Papa, non finisce la questione romana che si affaccia di nuovo in cotesto quesito. Che ne sarà del papato? Il Governo del Re intende rispettare nel pontefice quelle prerogative personali di sovranità che gli sono attribuite da una consuetudine antica: intende che sìa mantenuta la corte ecclesiastica che lo circonda: intende che sia liberissimo l'esercizio della sua autorità spirituale. Sono questi i pensieri che V. S. ebbe la bontà di esprimermi, e mi compiacqui di trovare consenzienti in ciò tutti i ministri con cui ebbi occasione di discorrere. Non occorre notare che in questa materia, come in tutte le altre, l'attendere importa più che il promettere. Molti liberali che non sono punto fautori, nè amici della potenza temporale del Papa, temono che il Governo non sia in grado di mantenere ciò che è disposto a promettere. I loro dubbii si trovano espressi nella lettera anonima che citai dianzi. Paventano costoro che l'unione di Roma al regno non dìa la preponderanza a quel partito che, per l'impazienza di andare a Roma era disposto testè a sovvertire lo stato. A quel partito il Governo non vuol cedere: lo dice in modo evidente la missione ch'egli vuole affidare al Gen. La Marmora. Ma, l'atto decisivo di cotesta sua politica sarà quello per cui verrà regolato il modus vivendi tra il Papa ed il regno d'Italia. Questo atto non può compiersi senza una deliberazione del parlamento. Dal contegno del Governo del Re e del partito liberale in quella discussione si potrà augurare ciò che sarà probabilmente il governo italiano in questo nuovo periodo della sua esistenza.

Si deve andare a Roma, ma per poterei star bene, conviene andarci per conto dell'Italia, non per conto de' Garibaldini. N è l'annessione delle provincie romane deve in alcun modo accennare alla prevalenza di quel partito. Esso terrebbe viva la questione romana appunto quando sarebbe tempo di finirla: esso continuerebbe contro il papato una guerra che fù incominciata contro la sua potenza temporale. Nè una guerra di tal fatta potrebbe continuare oggi in Italia, senza suscitare o tosto

o tardi in Europa dei nuovi difensori a quella potenza che noi tutti vogliamo finita per sempre. Un contegno ostile al papato per parte nostra darebbe ai propugnatori suoi buono in mano per affermare che il Pontefice non può star sicuro in Roma, se non è egli il sovrano territoriale. Qui mi si affaccia un'altra questione. Sarebbe conveniente procedere alle elezioni ora? Io inclinerei al sì. Ecco le mie ragioni.

-Imo. Unita al regno Roma non si andrà innanzi un pezzo con questa camera. Ora che il paese è contento di quel fatto le elezioni riusciranno meglio che più tardi, quando potranno esserci delle occasioni di mal'umore.

2do. Le deliberazioni che il Parlamento dovrà sancire in ordine al modus vivendi col Papa ne saranno più autorevoli, e forse il momento è opportuno per fare emergere un voto che corrisponda veramente al pensiero intimo degli Italiani.

3o. A cospetto di un grande evento e di una grande questione l'occasione sarà opportuna per farla finita con molti pettegolezzi che da molti anni disturbano la nostra vita parlamentare.

(l) La lettera del Boncompagni al Lanza è pubblicata in Le carte di Giovanni Lanza, cit., VI, pp. 155-157. Il testo che qui si ripubblica presenta alcune differenze di forma e qualche soppres~ione (cosi, il periodo c Discorrendone astrattamente..... la sede del regno d'Italia • e 11 penodo finale • Del resto su questo punto delle elezioni..... difettano • ).

(l) La lettera, in data Firenze 18 settembre, ne L'Opinione del 21 settembre col titolo c La questione romana • e preceduta da un commento redazionale,

152

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA

D. RISERVATO 113.

Firenze, 2 ottobre 1870.

Le confermo il mio dispaccio d'ieri (l) col quale Le ho fatto sapere ch'Ella poteva far conoscere ai romani residenti in Nizza, che ne aveano espresso il desiderio, la formula del Plebiscito di Roma la quale è la seguente: «Noi vogliamo l'unione al Regno d'Italia sotto il Governo Monarchico Costituzionale del Re Vittorio Emanuele II e dei suoi successori». Io l'autorizzava nel tempo stesso a ricevere il voto dei Romani purchè si evitasse qualunque apparato che potesse essere causa o pretesto di agitazione e di pubbliche dimostrazioni. Quest'ultima condizione all'autorizzazione datale dal Ministero era suggerita da ciò che la

S. V. mi scrive intorno alle condizioni ;presenti della pubblica tranquillità in Nizza.

Col mio dispaccio del 28 settembre (2) Le ho già tracciato le norme generali da osservare cosi nel linguaggio come nel contegno in presenza delle difficoltà che la circondano. Oggi non potrei che insistere sovra quanto già Le ho scritto affinchè Ella procuri di evitare ogni motivo di conflitto colle autorità locali mantenendo alle funzioni ch'Ella esercita il vero loro carattere che non deve, tanto più nelle circostanze presenti della Francia, avere apparenze o colore politico. !' :;;~

Mentre approvo la condotta prudente dalla quale, Ella m'informa, non essersi mai dipartita, ritengo necessario farle sapere che il Governo di Sua Maestà non può vedere senza dispiacere l'agitazione che regna in Nizza, giacchè in nessuna guisa egli potrebbe permettere che si supponga ch'egli voglia favorirla (3).

153

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 2 ottobre 1870, ore 1,50 (per. ore 1,55).

Si è preso ogni provvedimento pour prévenir demain tout ce qui peut bleSiser le Pape. Non vi sarà urne dans la ville papale seulement habitants pourront venir spontanément voter in Roma. Conte Arnim è venuto stamattina a dirmi che Cardinal Secrétaire d'Etat vient de lui assurer que Pape ne veut pas partir. J'ai vu Cardinal oggi e lo verrai peut-etre meme demain. Son langage continua a non exclure résignation du Saint Père aux innovations.

(l) -Cfr. n. 142. (2) -Cfr. n. 106. (3) -Cfr. CASTAGNOLA, op. cit., p. 79.
154

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 2 ottobre 1870, ore 16 (per. ore 16,45).

Plebiscito importantissimo [sic], ordine perfettissimo, votaz,ione eseguita tutte guarentigie di libertà, segretez:ta e sincerità; le corporazioni di arti e mestieri, università, corpi de avvocati notai, medici, militari romani, impiegati pontifici, molti preti e frati vanno con ordine spontaneamente a vota·re, contegno universaie dignitoso e ·calmo, acclamazioni al Re 'ed all'.unità d'Italia, nessun gTido

sovversivo ovazioni a Cadorna, nessuna ingiurra al Pontefice. Attitudine popolazione ammirata da tutti.

155

L'INCARICATO D'AFFARI A LISBONA, PATELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3050. Lisbona, 2 ottobre 1870, ore 10,40 (per. ore 17).

Le Comte de Thomar recevra des instructions dans le sens que V. E. dé

sire (1). Je n'ai pu envoyer de télégramine avant pal"ce que le Ministère portugais a été démissionnai:re pendant tro1s jours. Hier 'soir il a •retiré les démissions.

156

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3052. Madrid, 2 ottobre 1870, ore 17 (per. ore 20,45).

Voici télégramme du Ministre Espagnol à Rome reçu hier au soir par ce Ministre d'Etat. « Ayant fait interpeller par écrit les Cardinaux si le Pape devait

resterà Rome la majorité a répondu affirmativement excepté un motif très grave obligeant le contraire. Selon m'assure Antonelli ça se passera comme cela>.

157

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3053. Pietroburgo, 2 ottobre 1870, ore 17 (per. ore 7 del 3).

L'Empereur et le Prince Gortchakoff ont accueilli M.. Thiers avec beaucoup de bienveillance. Il n'a été pris d'engagement sur aucun point spécial, mais on lui a renouvelé les assurances de bonnes dispositions, et les promesses de faire

des efforts utiles dan:s l'intéret de la France, quand le moment sera venu... [manca] qui a le caractère d'un programme politique. M.. Thiers en revanche semble

s'associer aux memes vues de la Russie sur les points qui intéressent spécialement cette Puissance. Dans une communication à son Gouvernement, M. Thiers ferait allusion à l'existence d'.une entente qui aurait été établie enrtre la Prusse et la Russie dès le debiì.t des hostilités, et destinée a assurer l'inaction de l'Autriche. A la demande de M. Thiers de reconnaitre le Gouvernement provisoire, le Gouv•-·rnement russe a répondu qu'il le ferait lorsque la république serait légalement constituée. M. Thiers part mardi, et s'arrètera trois jours à Vienne.

(l) Cfr. n. 104.

158

IL SEGRETARIO O'ENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 5, fasc. 4 3/A) (l)

N. 10 (2). Roma, 2 ottobre 1870.

È difficile descrivere degnamente lo spettacolo imponente che presenta oggi la città di Roma. Calma, dignitosa, e mossa tutta intiera da un profondo e sincevo entusiasmo, la popolazione, spontaneamente ordinata per corporazioni e associazioni, si reca alle urne ove la votazione è organizzata colle maggiori guarentigie di sincerità e •segretezza. Immense acclamazioni al Re, all'unità d'Italia, all'esercito, al Generale Cadorna; poche grida di viva Garibaldi zittite dal popolo senza dimostrazioni partigiane, ma con un senso ammirevole di convenienza e di opportunità. Si vedono tra i votanti preti e frati. 290 ufficiali romani del R0 esercito venuti a votare in mezzo alle acclamazioni, furono i soli rappresentanti della forza in questa giornata solenne. Il numero delle astensioni è piccolo oltre ogni previsione. Si citano molti fra i personaggi più clericali in Roma che vennero a deporre il loro Sì. Qualche persona che volle votare ostensibilmente no fu trattata con riguardo e testimonianza di rispetto alla libertà delle opinioni, dal popolo stesso. L'impressione prodotta in tutti da qu.esti fatti è profonda. Non si sente nessun grido contro il Pontefice o contro il clero; nessuno sfregio fu recato agli stemmi o alle immagini pontificie.

Ieri furono fischiati nelle strade i Sig. Billia, Sonzogno ed alcuni deputati della sinistra, ma non fu usata nessuna violenza verso di essi.

Siccome V. E. avrà notizia dei rapporti del Generale Cadorna al Ministro dell'Interno, specialmente sui provvedimenti presi per la conservazione del Quirinale e sulle disposizioni della S. Sede ad serbar probabilmente un contegno d'astenzione anche verso il Luogotenente di S. M., non occorre che io mi estenda su quegli argomenti.

P. S. -Gli abitanti della città Leonina, dopo avere votato per loro conto nella città stessa coll'intervento d'un notaro, vennero con bandiere a portare in Campidoglio l'urna contenente le loro schede. È evidente che essi non possono essere sottoposti per forza all'amministrazione pontificia, la quale del resto si è sfasciata. Essi sono e debbono essere riconosciuti cittadini del Regno. Ma questo

non toglie che il concetto della città Leonina da lasciarsi al Papa non rimanga pratico, vantaggioso e inevitabile. Esso ripugna a molti perchè inteso male e poco studiato; ma io essendomi principalmente occupato in questi giorni di riunire, coll'aiuto di persone competenti, gli elementi di fatto e di diritto della quistione, e stamattina ancora il Dep. Giorgini stesso avendomi partecipato idee sue e parlato dei concetti .che pare prevalgano nel Ministero al riguardo, spero rli potere tra breve inviare a V. E. una relazione completa sull'argomento, dalla quale emergerà, se non erro, la soluzione la più conveniente per l'emancipazione civile ed economica di Roma, per l'indipendenza della S. Sede e degli ordini ed istituti suoi, e per l'esaurimento di tale difficoltà davanti alla diplomazia.

(l) -Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma; e quindi nemmeno in CADORNA, op. cit., 3• ed. (2) -Cosi nell'originale.
159

IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 47. Nizza, 2 ottobre 1870, ore 7 (per. il 5).

Ho l'onore di offrirle i m1e1 ringraziamenti peil'ossequiarto dispaccio di

V. E., riservato politico S. N., del 28 settembre prossimo passato (1), dal quale ho potuto argomentare all'ingrosso, che i miei rapporti della stessa natura non vanno perduti, e nel quale favorisce di riscontrare al mio quesito in ordine al ddtto deglJ Italiani di dimorare in Francia, ed al tempo stesso m'impartisiCe istruzioni in ordine ai reclami, .che il bisogno ed il dovere di protezione dei nostri connazionali vogliano siano fatti al Governo locale.

Come dal Signor Prefetto Baragnon s'intenda il dritto di dimorare e di soggiornare in Francia lo veda, Eccellenza, da questi due recentissimi casi.

Al Signor Fenoglio, professore d'istoria nel Regio Liceo di Savona, venuto a passare il suo congedo a Nizza per la sistemazione degli affari suoi privati, venne per mezzo del Commissario Centrale di Polizia fatto dal Prefetto intimare, di ritirarsi alla campagna, o di tenersi chiuso in casa, se vuole rimanere in città. Il motivo sarebbe perchè il Signor Fenoglio ha degli amici che fecero parte del sì temuto Comitato nizzardo. Il Signor Fenoglio nel querelarsi a me di tal misura, che gli impedisce di attendere tranquillamente agli affari suoi, pei quali si è recato a Nizza, avendomi assicurato di essersi mantenuto affatto estraneo ad ogni affare politico, io avanti ieri ho scritto al Signor Baragnon osservandogli, che se, come sperava, la esposizione fattami della sua condotta dal Signor Fenoglio era vera, l'ingiunzione che lo stesso aveva ricevuto di andare in campagna o di tenersi in camera in città non proveniva che da errore involontario e che per conseguenza sarebbe ritirata.

Ieri sera poi venne a me pagnuccolando il Signor Sazia uomo sui sessant'anni, dei più pacifici, e la cui unica politica è sempre stata di guadagnar danaro affittando cavalli e carozze. Egli nativo di Saluzzo, da oltre trent'anni è stabilito a Nizza, ha voluto conservare la sua nazionalità, ed è l'affittacarrozze più in voga di questa città; non è quindi a stupirsi, se dei concorrenti francesi e rivaUi di professione si adoperino ad usufruire delle circostanze, in cui la legge e la libertà stanno nascoste, per danneggiarlo.

Ieri il detto Signor Sazia si vede stabilire nel suo stabilimento un corpo di guardia di 12 uomini della Falange, e riceve l'ingiunzione di sgomberare con cavalli, carrozze e fieno, di quest'ultimo mi dice di averne per cinquemila lire circa. Il Signor Sazia ha un contratto, giusta cui non può essere congedato che col preventivo avviso di mesi tre. Nè venne offerta al Signor Sazia alcuna indennità per questa arbitraria misura. Al Sazia in lacrime il Signor Baragnon disse sò, che siet.e un brav'uomo, ma non lo sono del pari rtutte le persone che entrano nel vostro stabilimento, voi avete molto fieno, male intenzionati possono appiccarvi il fuoco, e questo comunicarsi alla Prefettura, che dista soltanto una cinquantina di passi, quindi sgombrate. Ma d'indennità non una parola. Se il Signor Baragnon è invaso dalla paura, non credo che possa dispensarsi da sopportare le conseguenze, giacchè lo stabilimento del Sazia occupa quella località da moltissimi anni senza che mai sia occorso alcun inconveniente pella Prefettura. Credo che il mio uffizio m'imponga di non lasciar senza appoggio il Signor

Sazia.

Le infamie, che contro S. M. l'Augusto nostro Sovrano, si facevano a scopo ben noto circolare a voce in città, si fecero in prima stampare nell'Egalité di Marsiglia, e quindi riprodurre nel Réveil di Nizza in data d'oggi. La saviezza di V. E. saprà giudicare se non convenga di far stimmatizzare nella stampa a

dovere tali orribili calunnie.

(l) Cfr. n. 106.

160

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

T. 1401. Firenze, 3 ottobre 1870, ore 16.

M. Senard est venu me demander formellement de sortir de la neutrali:té et d'envoyer une a:rmée à Lyon. Veuillez me dire si M. Crémieux vous en a parlé et donnez-moi les renseignements J:es plus sùrs que vous pourrez avoir sur fa situation militaire des départements. J'ai répondu à M. Senard qu'à présent 1es secours de l'Italie seule ne suffiraient pas à rétablir les chances de la guerre en faveur de la France. Dites-moi ce qu'on sait à Tours de la .mission de M. Thiers à Pétersbourg. M. Thiers s'arretera à Florence à son retour de Vienne.

161

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 3 ottobre 1870, ore 18,45.

Je desire causer avec vous sur les différentes questions de Rome. Je vous prie de venir à Florence pour vingt quatres heures.

162

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA

[D. s. N.] Firenze, 3 ottobre 1870.

Avendo fatto istanza presso il Ministero delle Finanze acciocchè si riconoscesse al Corpo diplomatico residente in Roma o accreditato presso il Pontefice, la stessa franchigia doganale che nel Regno è concessa ai Rappresentanti diplomatici, accreditati presso il Governo di Sua Maestà, il ministro medesimo mi ha scritto che non ha da fare obbieztone alcuna a 'che il Col'po 'diplomatico accredi,tato 'a Roma presso il Santo Padre continui a, godere delle franchigie. doganali. Soltanto è da avvertire che per valersi dell'applicazione di quelle franchigie il Corpo diplomatico !SUddetto dovrà essere invitato a rivolgere al Rappresentante

il Ministero delle Finanze in Roma le richieste che per l'avanti dirigevansi alle autorità pontificie.

163

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL CONSOLE GENERALE A TRIESTE, BRUNO

D. 42. Firenze, 3 ottobre 1870.

Ho ricevuto col di Lei rapporto n. 73 di questa s'erie, il n. 17 del giornale La Dalmazia cattoLica contenente un violento ed ingiurioso articolo contro il nostro paese e le nostre istituzioni. Ella mi scrive che l'Agente Consolare di Zara, città dove si pubblica quel diario, le ha chiesto se dovesse portare querela per quell'articolo, ma che Ella invece crede che sifatta querela non potrebbe essere sporta che dal Rappresentante diplomatico tin Vienna. Tale è pure la mia op~nione, conforme del resto alla giurisprudenza invalsa anche in Italia dove le querele per abuso di stampa sono sempre presentate dalle Legazioni accreditate presso il Regio Governo. Occorrendo pertanto che altri deplorevoli abusi abbiano a verificarsi per parte della stampa dei paesi compresi nel di lei distretto consolare, Ella potrà rivolgersi al Ministro del Re a Vienna, il quale giudicherà se convenga muovere querela, o se valga meglio lasciare nella loro oscurità delle pubblicazioni che, mancando d'ogni autorità, sono per ciò stesso impotenti a farci del male. E quest'ulUmo mi sembra il consiglio da seguirsi nel caso presente del quale è bene però ch'Ella mi abbia informato.

164

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(AVV, cassetta Minghetti)

L. P. Firenze, 3 ottobre 1870.

Ti chiedo mille scuse se ancora non ti ho scritto, in mezzo a questo turbinìo di cose, e ti ringrazio, quanto so e posso, delle tue lettere mercè le quali m'è

quasi parso di continuare, malgrado la lontananza, i nostri consueti colloquii e di poter ricorrere a' tuoi consigli, come se tu fossi ancora a Firenze. In questi

14 ~ Documenti diplomatici • Serie II · Val'. I.

giorni di tante dubbiezze e di così grave responsabilità le sole parole incoraggianti che io abbia ricevute furono le tue. I nostri amici o mi sfuggirono o mi lasciarono intravvedere il loro biasimo. Ma, dopo proclamata la Repubblica a Parigi, era duopo procedere, ·cogliere l'occasione o sconfessare il .programma nazionale -Sarebbe stato utile e degno pel nostro partito, se il Ministro che più particolarmente lo rappresentava nel seno del Gabinetto, si fosse ritirato dando a dividere che, in realtà, per noi tutti la Convenzione di Settembre era non già un progresso, un mezzo, ma bensì l'ultima parola della quistione romana? Una volta entrati nel territorio, all'infuori di quanto abbiamo fatto, non rimanevano che due partiti. -O fermarci a Viterbo, a Civitavecchia e non entrare in Roma. O entrare in Roma, dichiarando prima che non solo la quistione dell'indipendenza spirituale, ma anche la quistione politica era riserbata a una conferenza da radunarsi dopo la pace, e provocare esplicitamente questa conferenza. Non ho bisogno di discutere teco gli inconvenienti e anche la poca effettuabilità pratica di questi due partiti. -Il vero è che noi avevamo sempre supposto che prima di giungere a una soluzione definitiva della quistione romana avremmo dovuto, secondo ogni probabilità ed a cagione delle difficoltà internazionali, accettare una fase intermedia. Forse sarebbe stato meglio per noi perchè, durante questa fase, a una vacanza della S. Sede, un'accordo avrebbe potuto attenersi fra l'Italia e il Papato. Ma per questo sarebbe stata necessaria una condizione di cose in Europa che, senza sbarrarci affatto il cammino, ci moderasse e ci contenesse. Le circostanze invece furono tali che, mancando ogni impedimento esterno, la soluzione definitiva diventava la più sicura, anzi la sola possibile.

Ma se non v'erano le diffi·coltà esterne, rimanevano ·e rimangono le difficoltà intrinseche della quistione romana, la quale non sarà risolta se non quando l'Italia avrà data la prova, convalidata dall'esperienza, che la grande istituzione cattolica del Papato funziona nella sua piena indipendenza. Questa prova duratura, costante è il solo fatto compiuto di cui sia suscettibile la quistione romana.

Quì veramente il nostro partito deve affermarsi. Io non posso rimanere nel Ministero se alla quistione romana non si mantiene un'indirizzo conservatore e conciliante. Per questo ho voluto che si mandasse a Roma il Gen. La Marmora -La sua nomina aveva per me il pregio d'essere un programma, un'aff·ermazione recisa -Volevo che ci andasse subito perchè nel primo giorno vi furono a Roma dei disordini e perchè sapevo che colà si avviavano tutti gli arruffoni di questo felice Regno d'Italia -Avrei voluto che si governasse Roma con una azione più eccezionale e perchè non vi si creasse a poco a poco una situazione diversa da quella che conviene allo svolgimento del delicato problema, e perchè un incidente imprevvisto poteva bastare perche il Papa fuggisseAvendo la maggioranza del Consiglio deciso che il La Marmora si recasse a Roma dopo il plebiscito, diedi la mia dimissione -Ma a Roma i disordini cessarono subito, la tranquillità la più completa non cessò dal regnarci in poi e, come, al postutto, si trattava di pochi giorni consentii a ritirarla. Comprendevo anch'io le ragioni per le quali tu mi consigliavi di rimanere -Io sono tutt'altro che un fanatico di Roma capitale effettiva, ma l'accetto perchè, al paro di te, riconosco che il fatto è inevitabile -V'è però una quistione che ti tocco di volo. Non abbiamo ancora deciso se si faranno le elezioni generali o se si convocherà

la Camera vecchia colle elezioni complementari. Alla Camera bisognerà presentare l'accettazione del p~ebiscito, -le guarentigie per l'indipendenza del Pontefice-la proclamazione di Roma capita,le-la domanda del Bilancio a tutto il 1871. Ci si chiederà = quando vi proponete di trasportare la sede effettiva del Governo a Roma? -Si può rispondere in due modi = o per la prima convocazione della Camera, vale a dire pN la fine del 1871, poichè questo lasso di tempo è materialmente necessario e forse non basterà. Oppure si potrebbe rispondere: Noi ci proponiamo di portare effettivamente a Roma il Governo, ma per questo sono necessarie delle preparazioni non solo materiali, ma anche morali a cui non si può prefiggere un termine. Il Governo o trasporterebbe, in seguito la sede se gli sembra poterlo fare senza pericolo o, al riaprirsi del Parlamento in Firenze, esporrebbe lo stato delle cose. A dirti il vero, io non comprendo come, se non si sono pri:r.:1a addokiti i rapporti col Papa, il Re po:ssa recarsi ra Roma come un trionfatore, scontrandosi nella stessa città col Sovrano spodestato, con un vecchio vinto che, per soprappiù, è anche il capo della religione

cattolica-

Ora tu mi scrivi a ragione ch'io devo esigere scrupolosamente l'adempimento delle guarentigie promesse al Papa e all'Europa -Le quistioni che possono offrire delle difficoltà sono tre = la citta leonina -i conventi -la piena libertà della Chiesa -

Comincio in ordine inverso. Tu sai che divido completamente le tue idee sulla separazione della Chiesa e dello Stato -Bisogna applicare, a mio avviso, nella sua integrità il programma del Cont,e di Cavour, anche perchè è il sollo che abbia, dal nome del grand'uomo, una autorità che si imponga -Io credo che l'Italia non avrà fatto qualchecosa di grande che a un patto, al patto di proclamare nel tempo stesso la cessazione del potere temporale e la libera Chiesa in libero Stato. -Nel Ministero Raeli è contrario, ma io credo che, fra pochi giorni, Raeli darà la sua dimissione, Lanza è favorevole, gli altri rsono indifferenti -È una quistione che verrà, quando si concreterà definitivamente il progetto da portare alla Camera -Per parte mia credo però di dover insistere fortemente su questo punto e farne anche una quistione di portafoglio.

Quanto ai conventi ammetto io pure la conversione. Un progetto che ha quì qualche favore è il seguente. I conventi sarebbero divisi in due categorie. La prima dei conventi generalizii, vale a dire l'istituto centrale d'un'ordine. Questi rimarrebbero intatti -Gli altri non conserverebbero la qualità di enti civili in faccia allo Stato. Così rimarrebbero come associazioni libere. Il complesso de' loro beni costituirebbe un fondo del culto, dato in piena proprietà e libertà al Pontefice, coll'obbligo della conversione, in dieci anni per es., ma conversione libera, senza ritenuta e senza una data maniera d'impiego resa obbligatoria. Rimane la terza quistione, la più difficile, quella ~che veramente mi inquieta, voglio dire la quistione della città L,eonina. Tu conosci troppo a fondo le cose di Roma, perch'io debba riassumerti i vantaggi e gli inconvenienti della città Leonina. Tu sai che la città Leonina fu esclusa dalla capitolazione e che le nostre truppe non vi si recarono che per invito del Papa; il quale credo cogliesse volontieri l'occasione di· provare che questa combinazione non era effettuabile in pratica.

La quistione comincia a incontrare una grande e prima difficoltà. Il Papa si tiene in una attitudine completamente pa:ssiva e per ora accordi positivi non sono a sperare da lui -Egli dunque non governa la città Leonina e la abbandona a se stessa. Essa, per la forza delle cose è ora amministrata dalla Giunta. Aggiungi che l'opinione in Roma è contraria a concedere la dttà Leonina e quindi si trovò modo di eludere la disposizione per la quale Ie urne del piebisetto non furono aperte in quella parte della città. I suoi abitanti si recarono a votare in Campidoglio e riportarono con se le urne consegnandole, credo, a un notajo.

Ora La Marmora si recherà a Roma come Luogotenente del Re. Che fare della città Leonlna? Dopo il plebiscito, bisognerà pubblicare alcune leggi. Fra le altre, la legge comunale per costituire il Municipio di Roma. Si pubblicherà

o no :nella città Leonina, che frattanto rimane senza Governo? E la giustizia in mano di chi sarà resa? Bisogna confessare che la combinazione della città Leonina, senza l'accordo del Papa, diventa assai difficile. Anche San Marino divenrebbe [sic] difficile se quel governo non si prestasse alla convivenza -Io temo insomma che, a poco a poco, si crei una situazione tale da rendere pressochè impossibile il cedere poi la Città Leonina-Ora la solita abbiezione che ci giunge da Roma contro la politica degl'i accordi e della conciliazione è che il Governo italiano, malgrado la buona volontà delle persone, non manterrà gli impegni presi. Distruggere questa abbiezione è una necessaria condizione d'ogni trattativa futura.

Per me, •Credo che se la città Leonina dev'essere considerata come la continuazione pura e semplice del potere temporale in limiti più angusti questa soluzione suppone l'accordo preventivo e la conciliazione fra l'Italia e il Papato. Ma ·anche senza questo accordo una tale soluzione è possibile considerandola, con una formala da studiarsi, come una immunità e una esenzione territoriale che lasci gij abitanti cittadini del Regno.

Ti ho ,scritto in furia e, quindi temo di non essermi bene spiegato. La quistione della città Leonina mi lascia assai perplesso perchè vedo che la forza delle ·cose la può -compromettere e, al tempo medesimo, temo che una prima concessione abbia anche appena l'apparenza di compromettere il programma della guarentigie promesse e della indipendenza spirituale del Pontefice. Ora con un Ministero come quello in cui mi trovo è duopo avere dei punti !fissi su cui non transigere a qualunque costo. Aggiungerò che qui i giornali, compresa :!.'Opinione, comindano già a gridare contro la città Leonina.

Mi farai un favore se, ricevuta questa lettera, mi telegraferai subito il tuo parere. Ti prego di ·ricordarmi colla più devota amicizia a tua moglie ecc.

165

IL CONSOLE GENERALE A CHAMBÉRY, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3055. Chambéry, 3 ottobre 1870, ore 9,20 (per. ore 12,05).

600 Italiens arrivés ici hier au soir de Marseille pour former légion. Frapolli les commandait. Je crois qu'on les fera repartir faute de moyens d'arme

ment et d'équipement. On vient de m'assurer qu'on en attend d'Italie. Je me tiens tout à fait étranger à tout ce qui se passe à cet égard. Je n'ai vu personne.

166

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3056. Tours, 3 ottobre 1870, ore 2,30 (per. ore 17,15).

J'ai reçu lettre du Chevalier Artom (1). Je crois que les documents que vous avez sont plus que suffisants pour constater légalement le consentement du Gouvernement français à notre occupation de Rome. Je vous engage à appliquer la solution définitive en vous bornant à en faire part aux Puissances. Je crois impossible pour l•e moment d'obtenir qu'eHes veuillent négocier au nom du

Pape en présence de son refus. Quant à la question de la paix je crois que l'Italie ne peut faire une proposition portant un démembrement quelconque de la France à moins que la France elle-mème ne nous le demande ce qui n'est pas le cas. En présence de l'attitude de la Russie et de l'apathie de l'Angleterre un accord des Puissances neutres étant impossible nous ne pouvons malheureusement r·ien tenter de utile; notre voix seule n'a aucune chance de se !aire entendre auprès du Roi de Prusse ni auprès de M. Bismarck.

167

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3057. Vienna, 3 ottobre 1870, ore 17,10 (per. ore 19,15).

On assure que Thiers a échoué dans sa mission. Les armements de la Russie sont controuvés, le Minisjre de Russ:e les dément complètement, et le Gouvernement Impérial de san còté a reçu soit de Saint Pétersbourg soit de Odessa des nouvelles très rassurantes. Cela n'empèchera pa!s la Russie de demander au moment donné la révision des traités de 1856. L'idée que je vous ai énoncée dans ma lettre confidentielle du 29 septembre (2) c'est-à-dire un engagement actuel de ne pas toucher aux questions d'Orient à l'occasion de la paix à venir est acceptée par Beust, si l'Angleterre en prenait l'.initiative. Beust m'a dit qu'il serait d'autant plus enchanté d'une entente à ce sujet entre l'Angleterre, l'Autriche et l'Italie que cela lui fournirait un argument ultérieur pour nous appuyer dans la question romaine. Je crois que du còté de la Tur~uie on fera à Londres quelques ouvertures à ce sujet. J'ai reçu vos dépeches du 29 (3). Je vous rfélicite de votre réponse au Ministre de France qui est parfaite.

12) Cfr. n. 133.
(l) -Cfr. n. 121. (3) -Il Visconti Venosta aveva comunicato al Minghetti la lettera Senard a Vittorio Emanuele II del 22 settembre (cfr. n. 22), e la sua risposta al Senard del 28 settembre i.cfr. n. 105).
168

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 3 ottobre 1870, ore 19,30 (per. ore 20,15).

Per semplice debito coscienza permetto pregare V. E. considerare attentamente se pour ne pas changer sans nécessité situation l>onne et ne pas donner au Pape actuellement motif départ ou de accuser Gouvernement de Sa Majesté non sarebbe opportuno anche vis-à-vis de étrangers différer un peu prise de possession directe du Gouvernement par nos fonctionnaires et de laissel" à junte responsabilité de la mise en vigueur pure et simple des lo15' du Royaume sur Rome et le territoire en réservant ce qui concerne Pape et la ville papale. Tranquillità perfetta. Il n'est pas question de départ Pape. J'ai revu Cardinal Secrétaire d'Etat.

169

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3059. Madrid, 3 ottobre 1870, ore 17,50 (per. ore 11,35 del 4).

Agent diplomatique (l) a reçu autorisation de se rendre de Rome à Florence pour vous expliquer situation actuelle des choses. Il est très protégé ici, et si mème il se trompe veuillez ne pas l'éloigner de nos intérèts et témoignez gratitude et reconnaissance.

170

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (2)

Roma, 3 ottobre 1870.

Nel conversare oggi col Cardinale Antonelli ebbi occas,ione di dia-e a Sua Eminenza -con quanta compiacenza (3) era stato notato da tutti, nella .giornata di ieri (4) il contegno rispettoso tenuto verso l'autorità Spirituale, gl'Istituti e le persone dell'ordine Ecclesiastico. Sembrò, dissi, .preoccupazione di ·Ciascuno di (5) dimostrare come l'atto compiuto dalla popolazione non toglieva (6) nulla alla devozione dei Romani come pure degli Italiani tutti per 1'Augusto Capo della Chiesa; e· ciò fu di .singolare conforto alle speranze espresse col più profondo del cuore dal Generale Cadorna in un suo d1scorso, che il Pontefice torni un'aUra volta a benedire l'Italia.

Sua Eminenza mi rispose con accento di benevolenza che anche a Sua Santità erano state dirette prima dimostrazioni che non lasciavano dubitare dell'affetto dei Romani, ma che Sua Santità non può dimentkare di essere stato spogliato (l) dei suoi dominii.

* Domandai a Sua Eminenza il permesso di rallegra·rmi che appunto si continuassero non interrotte, malgrado le difficoltà dei tempi, le tradizioni di riverenza dell'Italia e specialmente dei Romani verso il Capo della Chiesa. Riconoscevo * (2) essere cosa sommamente delicata e (3) ne,cessaTiamente pericolosa (4) una trasformazione ·inevitabile delle condizioni di un .potere Sovrano, anche quando tale trasformazione può inaugurare un'èra di grandezza novella. RicOTdavo che quando Re Carlo Alberto abbandonava al suo popolo parte delle prerogative dell'antica sovranità, molti reputavano essere questa una spogliazione ben più gràve che non quella di qualche territorio, poichè restringeva l'esercizio dell'essenza stessa della Suprema Potestà. * E ''' (5) non pertanto col restituire al suo popolo l'uso dei proprii diritti la Casa di Savoia 'si ~Tese atta a .compiere gli alti destini cui la chiamava la divir..a Provvidenza. Altrettanto fortunato abbandono può essere ora pel Papato queUo dell'Amministra.zione di territorii i quali dividendo l'Italia e mantenendo un funesto antagonismo tra la Chi,esa ed i Popoli, impedivano che la Suprema Autorità Spirituale si eserdtasse con quella pienezza di splendore e di universale consenso che le è dovuta.

Mi ,s,ia lecito, conchiusi, lo sperare * come cattolico * (5) ·che il Papato si convincerà di poter til"ovare nell'Italia e nel suo Re che ne riconosce le preminenze una base ,più salda e più larga (6) che non sieno * quelle fattegli nelle condizioni politiche * (7) da esso attraversate nella istoria.

Sua Eminenza mi rispose che quantunque apprezzasse i sentimenti * di cui era sicuro * (8) pure non poteva riconoscere una somiglianza tra il mutamento delle costituzioni interne di uno Stato e lo spodestamento del Principe stesso (9).

• Debbo notare che iersera in Campidoglio, ove furono solennemente recate le urne contenenti i voti del plebiscito, succedette un fatto che impegna alquanto la mia responsabilità.Un vecchio abitante del Trastevere, coperto di un velo nero ed accompagnato da gran numero di cittadini, in silenzio e col massimo ordine, portò un'urna contenente i voti della città Leonina fino alla porta del palazzo. lvi si fermò; e la giunta, che all'interno del palazzo raccoglieva i voti, si rivolse a me come segretario generale al ministero degli esteri, e qualcuno espresse il parere che per riguardi diplomatici si dovesse forse usare verso i voti della città Leonina un procedimentospeciale. Io risposi: «Avanti i romani del Trastevere »; ed i loro voti furono registrati insieme agli altri. Ciò era ben noto al cardinale Antonelli quando egli ebbe con me il colloquio riferito nel presente rapporto ».

(l) Jimenez.

(2) Ed. in LV riservato Roma, pp. 14-16; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 444-445.

(3) -• Quanto compiacimento • LV riservato. (4) -In LV riservato qui aggiunto fra parentesi: • del plebiscito>.

(5) • Il • LV riservato.

(6) • Togliesse» LV riservato.

(l) « Essere stata spogliata » LV riservato.

(2) Il brano tra asterischi omesso in LV riservato, dove l'ultima parola (• riconoscevo •J è sostituita con « convenni ».

(3) « Anzi » LV riservato.

(4) • Penosa » testo litografato del Ministero e LV riservato.

(5) -Omesso in LV riservato. (6) -• Di libertà per la Chiesa» aggiunto in LV riservato. (7) -• Mai state le varie condizioni di sovranità politica» LV riservato. (8) -·LV riservatoa • da cui era mo.sso >. (9) -Il P. S. seguente manca nel testo dell'Arch. Blanc, e anche nel testo litografato del Ministero. Si trova invece nel testo a stampa. Cfr. il P. S. del n. 158 .
171

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 183. Pietroburgo, 3 ottobre 1870 (per. il 12).

Sono in grado di confermare oggi in tutte le sue parti il miot telegramma di ieri risguardante la missione del Signor Thiers (1). Quell'Uomo di Stato ha in special modo insistito sulla convenienza di riconoscere il Governo Repubblicano di Francia e di trattare con esso. Gli fu risposto che quando tal fo·rma di governo apparisse come l'espressione della volontà nazionale, non già come quella di una frazione di essa, tratta a governare per circostanza e per espediente, e quando fosse in seguito legalmente costituita, la Russia non si opporrebbe ad entrare in negoziati con s'ifiatto Governo, e a stabilire con lui regolari ed ufficiali relazioni. Quanto al concorso che l'illustre pubblicista francese sollecitava dalla Russia nell'opera della mediazione, nulla ottenne di effettivo e di pronto, e i particolari mentovati su tal soggetto nel mio telegramma mi vennero vieppiù accertati mercè ulteriori informazioni. Importa peraltro il notare che le accoglienze fatte al Signor Thiers così bene dall'Imperatore Alessandro che dal Principe Gortchakow e dagli altri uomini politici di questo paese furono oltremodo onorevoli e cordiali; onde se egli nulla non conseguì come favore immediato nel conflitto presente, non si parte però senza qualche speranza che il suo viaggio in Pietroburgo abbia in un prossimo avvenire a tornare di qualche utilità per la Francia e per i buoni rapporti di essa con l'impero degli Czar. La questione delle guarentigie territo:l'iali e della cessione eventuale della Alsazia e della Lorena non fu trattata di pié fermo dal Signor Thiers nelle conferenze che ebbe coll'Imperatore e col Principe Cancelliere, ma io posso confermarle H già detto su questo argomento, cioè che le disposizioni del Gabinetto di Pietroburgo e i consigli dati dallo Czar al Re Guglielmo intendono a promuovere nel Governo Prussiano il pa·rtito della moderazione ed a mantenere, possibilmente, l'integrità del territorio francese, purchè l'ingerimento da eserc·itare :n questo indirizzo non oltrepassi il limite degli amichevoJ.i consigli e non impegni la politica russa in verun atto che guasti le sue buone relazioni e gli accordi con la Confederazione Alemanna. Il Signor di Westmann interrogato su tal proposito, se ne spiegò meco chiaramente nei sensi anzidetti, e avendogli io espresso qualche rammarico sull'operato della diplomazia, riuscita in tal grave occorrenza impari al bisogno, ed avendo accennato alla possibilità di un temperamento che salvasse ad un'ora il territorio deUa Francia e la ragion militare del vincitore, come sarebbe, io diceva a mo' d'esempio, una cessione delle Provincie contrastate alle potenze mediatrici che avrebbero potuto dipoi restituirle alla Francia sotto certe condizioni, risposemi che un pa•rtito di tal natura non gli pareva del

tutto da rigettare, anzi che bisognava ricercarlo perchè la pace futura riuscisse. onesta e durevole.

Io allegava a sostegne della mia opinione l'esempio antecedente della Venezia ceduta dall'Austria all'Impero francese e da quello retrocessa all'Italia non senza detrimento della nostra prer-ogativa nazionale, e ,soggiungeva ·che nel caso speciale dell'Alsazia e della Lorena lo smantellamento delle fortezze e la neutralità delle terre retrocesse avrebbero dovuto essere condizione ed effetto del duplice trattato. L'ostacolo ~!l'attuazione di tal disegno, accettabile nel suo concetto principale, veniva osservando il mio interlocutore, si è il partito preso della Prussia di non voler tollerare un formale intervenimento dell'Europa nella soluzione del conflitto, ma nonpertanto e.gli riconosceva che ç~d un componimento diplomatico bisognava pure che si giungesse, mercè il quale, gittate a terra le fortezze, una striscia del territorio limitrofo della Francia (une lisière) fosse neutralizzata, sia che ella rimanesse sotto l'antica sovranità, sia che scadesse, quando ciò fosse pur necessario, sotto il dominio della Prussia o di qualche altro Stato Germanico.

(l) Cfr. n. 157. E cfr., per questi colloqui. THIERS, op. cit., pp. 16-40.

172

L'INCARICATO D'AFFARI A LISBONA, PATELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 57)

R. CONFIDENZIALE 116. Lisbona, 3 ottobre 1870 (per. il 13).

Come ho già avuto l'onore d'informare l'E. V. per mezzo del te.legrafo (l) questo Ministro degli Affari Esteri mi ha assicurato che il Conte Thomar riceverà delle istruzioni nel senso desiderato dal Governo del Re. S. E. rendendo oma.ggio all'ammirevole condotta delle nostre truppe ed alla saggia moderazione del Governo di Sua Maestà convenne meco che è nell'interesse di tutte le potenze, e specialmente di quelle cattoliche che il Santo Padre non lasci Roma e che non havvi dubbio che così un accordo non tarderà a stabilirsi per tutte le quistioni quale i nostri nemici vogliono far credere impossibile (2.).

* Prima di congedarmi dal Ministro gli espressi il mio rincresciment·o che precisamente in questi gravi momenti trovisi a rappresentare il Portogallo in Roma un personaggio noto per le sue tendenze clericali. Il Signor Carlos Bento risposem1 che a suo modo di vedere ciò dovrebbe giovare anzi che nuocere allo scopo, piJichè tali consigll farebbero maggiore impressione, essendo dati da un

ultramontano.

P. S. -In questo momento ricevo un biglietto del Ministro deJi!li Affari Esteri col quale S. E. mi annunzia lo splendido risultato del Plebiscito a Roma e di avere già spedito le istruzioni al Conte Thomar nel senso tra noi convenuto * (3).

12) • Che così non tarderà... un accordo che i nostri> LIT.
(l) -Cfr. n. 155. (3) -Il brano fra asterischi è stato omesso in LV.
173

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1402. Firenze, 4 ottobre 1870, ore 23,50.

Je partage votre avis sur utilité de prévenir autant que possibile des

propositions tendant à modifi.er le Traité de 1856. Ce qui m'arrete c'est la crainte d'òter de cette manière et par notre initiative la seule planche de salut qui pourrait rester à la France. D'ailleurs vous verrez M. Thiers et vous me communiquerez vos impressions. Je vous ai écrit aujourd'hui par poste. Nigra mande qu'il n'y a dans les départements qu'une armée de quarante mille hommes à Belfort et une autre de soixante mille à Bourges, on manque d'armes et d'officiers (1).

174

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3070. Tours, 4 ottobre 1870 (per. ore .5,15).

Ma lettre particulière, que vous devriez recevoir aujourd'hui ou demain (2), répond à votre télégramme. M. Crémieux ne m'a rien dit, mais M. de Chaudordy m'a parlé dans le meme sens que M. Senard. Je lui ai répondu ·camme vous, tout er, promettant de vous écrire.

Il y a deux armées françaises presque formées l'une aux environs de Belfort, l'autre à Bourges, chacune d'environ 70 mille hommes, mais elles manquent d'officiers, et spécialement d'armes. Rien de M. Thiers, et du Chargé d'Affaires en Russie non plus; mais si sa mission avait abouti nous le saurions.

175

IL CONSOLE GENERALE A MARSIGLIA, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3069. Marsiglia, 4 ottobre 1870, ore 13 (per. ore 15).

Italiani festanti per splendido risultato del plebiscito romano. Con primo corriere spedirò verbale votazione fatta ieri in Consolato da nove romani con altrettanti si, e viva all'Italia, al Re, ed a Roma Capitale.

(l) -Cfr. nn. 174 e 176, telegrammi dello stesso giorno pervenuti a Firenze alle ore 5,15 e 19,40. (2) -Cfr. n. 148.
176

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3073. Tours, 4 ottobre 1870, ore 17 (per. ore 19,40).

M. Crémieux m'a parlé aujourd'hui dans le meme sens que M. Senard vous a parlé. Je lui ai dit qu'en dehors de toute considération politique il y avait une question militaire pour laquelle je déclinais ma compétence, et que quelles que puissent etre mes sy:mpathies personneHes sincères pour la France, je ne pouvais m'empecher de croire qu'un~ armée italienne envoyée au secours de la France serait écrasée avant ou après sa jonction avec l'armée du Général Cambriel à Belfort. Celle-ci n'est jusqu'ici que de quarante mille hommes, celle de Bourges de soixante mille. L'Amiral Fourichon a donné sa démission de Ministre de la Guerre tout en continuant à faire partie .du Gouvernement. Les affaires de la Guerre seront dirigées par un Comité sous la direction de M. Crémieux.

177

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3074. Pietroburgo, 4 ottobre 1870, ore 13,50 (per. ore 1 del 5).

M. Thiers est parti aujourd'hui pour Vienne. Il m'a dit hier soir que la Russie repousse toute action ·collective à cause d'engagement pris avec la Prusse avant la guerre, de tenir l'Autriche en échec. Il a ajouté, sous le secret le plus absolu, qu'on croyai.t ici la Prusse désireuse de reprendre les négociations, et qu'en ce cas la Russie agirait.. [manca] Puissances protège la France. Le Prince Gortchakoff aurait exprimé le désir de voir M. Thiers se charger lui meme de la négociation. Il a répondu que dans ce cas il devrait demander des instructions au Gouvernement français. Il a exprimé le désir de trouver à Livourne ou à Genes un bateau à vapeur qui le ramène promptement en France.

178

NOTA DEL MINISTRO DI FRANCIA A FIRENZE, SENARD, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

Firenze, 4 ottobre 1870.

Quand je suis venu faire, au nom de la France, un supreme appel à l'lta.lie,

j'ai rencontré un accueil bien sympathique. Mais je me suis fait la loi de ne nen

demander que dans les limites du possible.

A ce moment, notre situation semblait sans issue. L'ennemi était aux porte;;

de Paris: nous n'avions plus d'armée, et la désorganisation militaire, conséquencç

directe de la trahison de Sedan, créait la presqu'impos·sibilité d'en reformer une.

En présence des conditions humiliantes et ruineuses que la Prusse mettait à la Paix, la France n'avait d'espoir que dans une intervention des Puissances, déterminée chez les unes par les bons souvenirs, chez les autres, par l'intérèt évident de l'Europe à ne pas admettre l'écrasement de la France, et l'extension démesurée de la Confédération et bientòt de l'Empire Germanique.

Mais on ne rencontra d'abord auprès des principaux Cabinets, qu'une déplorable inertie, une sorte de parti pris de laisser se consommer les événements.

C'est dans ces circonstances que je m'adressais à l'Italie. Je ne lui demandais pas de soldats, elle n'en avait pas assez pour penser à entreprendre, seule, de nous délivrer, et nous ne pouvions pas mème, enfermés que nous étions dans Paris et dans quelques places fortes, prendre la main qu'elle nous aurait tendue, pour attaquer ensemble l'ennemi.

Je demandai donc seulement, ce qui me fut accordé avec empressement, la promesse, que s'il se formait une réunion de Puissances, pour nous soutenir, l'Italie y serait en première ligne, avec ses soldats, si on arrivait à une médiation armée et puis, la promes!:e, aussi, qu'après avoir épuisé toutes les instances amiables auprès des Cabinets, pour les décider à nous venir en aide, l'Italie, si elle ne réussissait pas, les interpellerait énergiquement, et de manière à se dégager de l'espèce de complicité, qu'un silence prolongé impliquerait, dans les horreurs et désastres qu'on pouvait empècher d'un mot.

Mais, depuis ce temps, les événements ont marché, et si la situation de la France est restée douloureuse, elle s'est assez modifié pour laisser apparaìtre une possibilité de salut.

Ces armées, dont le défaut d'organisation militaire semblait rendre la création plus que problématique, se sont créées comme par enchantement. Les deux armées de Belfort et de la Loire comptent, aujourd'hui, cent cinquante mille hommes parfaitement armés et équipés, et qui joignent, à l'ardeur de nombreux enròlés volontaires, l'expérience et la solidité des offiders et des soldats de toute arme, glorieux débris des divisions qui ont combattu à la frontière, ou prisonniers échappés à la garde des Prussiens, dans la conduite de l'armée de Sedan en Allemagne.

La France a, de plus, cent mille soldats braves et aguerris: c'est l'armée de Bazaine, campée dans les alentours de Metz, et cernée comme la piace elle-mème.

Enfin, dans Paris, indépendemment d'une garde nationale de plus de quatrevingt mille hommes, parfaitement armés et très désireux de faire le service des fortifications, elle a cinquante mille hommes d'excellentes troupes réguHères, et plus de cent miUe gardes mobiles parfaitement exercés, et qui font chaQue jour leurs preuves de manière à montrer ce qu'on peut attendre d'eux.

Tout cela, complété par de nombreux corps de francs-tireurs et d'autres troupes ir.régulières, donne un effectif de quatre ceni mille hommes, dont cent cinquante mille, Iibres de leur action et deux cent cinquante mille enfermés à Metz et dans Paris.

Il est évident que si, en cet état, une main arnie se tendait vers la France, en lui apportant l'appoint nécessaire pour opérer une puissante diversion, les deux armées aujourd'hui enfermées, ou l'une d'elles au moins, se trouvant nécessairement délivrées, on pourrait reprendre l'offensive contre des soldats fatigués de leur marches, et mème de leurs victoires, et, Dieu aidant, la face des choses pourrait complètement changer.

A quelle Puissanc.e, autre que l'Italìe, ce ròle si grand et si généreux peut-il

apoartenir? La France et l'Italie sont sreurs, et sreurs amies à la fois par la

communauté d'intéréts et la communauté de races.

Toutes deux sont également menacées par les barbares: car ce n'est pas

la Prusse qui combat, c'est le Nord acharné sur le Midi, écrasant la téte des

race1 latines et préparant le méme sort à leurs membres!

Oh! Comme le Comte Cavour comprenait bien cette identité d'intéréts,

quand la France, lui proposant au moment de la guerre de Crimée une alliance

dont les motifs et le but pouvaient sembler étranges, il y répondait par cette

acceptation immédiate qui devint l'origine de la résurrection de l'Italie!

Je ne dis rien de ce qui suivit, et des efforts de la France pour la délivrance

de cette sreur aimée. Car je le constate avec bonheur, je n'ai jamais eu à parler

à l'Italie de notre passé commun et des services rendus.

C'est elle qui se souvient, c'est elle qui, mettant sous le pied quelques mau

vais procédés aux quels elle sait d'ailleurs que la nation était étran:gère, aime

à rappeler la grande fratermté de Solferino et de Magenta. C'est elle enfin, qui

n'a pas cessé de chercher sincèrement avec moi, ·ce qu'elle peut faire pour

acquitter ce qu'elle appelle sa dette de reconnaissance.

Eh bien! ce qu'elle pt:;ut faire, ce qui bien certainement rentre dans nos li

mites du possible, c'est de sortir aujourd'hui de cette neutralité qui lui pèse,

c'est, en ce moment où elle voit que nous pouvons nous relever, de venir à notre

aide et de vaincre avec nous, notre ennemi commun.

La question a été étudiée en France, par les hommes les plus compétents et je convie l'Ital.ie à l'étudier elle méme.

Qu'elle mette à notre disposition soixante mille hommes. Nous leur adjoindrons quatre vingt mille soldats pris dans nos armées de la Loire et de Belfort, avec une excellente et plus que suffisante artillerie. Ce corps, suivant la ligne très courte de Lyon à Belfort, envahira immédiatement l'Allemagne du Sud et forcera l'ennemi qui est complètement dégarni chez lui, à rappeler des troupes qui dégageront Metz ou Paris, et permettront à nos armées qui sont là de prendre une énergique offensive.

Voilà la voie du salut et de la délivrance.

Le p1an de campagne est simple; les résultats doivent en étre décisifs.

L'Italie peut-elle hésiter à s'y engager?

Que pourrait-elle craiindre de l'irritation que cette résolution causera à l'Allemagne? Rien dans le présent. Les victoires memes que l'Allemagne vient de remporter l'obligeront à quelques années de repos.

Quant à l'avenir, les envahisseurs à redouter ne dériveront jamais de plus ou moins de mécontentement, mais des condiUons memes d'existence du grand colasse germanique, qu'on veut maintenant constituer.

L'Italie n'a heureusement pas non pl'llls à se préoccuper d'embarras intérieurs. Elle vient, par une action à la fo1s ferme et modérée, de :consacrer définitivement son unité et de mettre en bonne voie la solution de la question Romaine.

Elle peut donc suivre librement ses géhéreuses 'inspirations! et si elle se rend bien compte du parti que nous lui proposons, elle doit reconnaitre qu'en meme temps qu'il lui assure à jamais la reconnaissance et l'alliance de la France, il lui donne une occasion except,ionnelle de marquer sa piace au premier rang des Cabinets Européens.

179

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 669. Berlino, 4 ottobre 1870 (per. l' 8).

Le Moniteur Prussien d'hier soir publie une Circulaire adressée, en date du 27, Septembre échu, par le Comte de Bkmarck aux rEprésentants de la Confédération de l'Allemagne du Nord près les Cours étrangères (1). Il fait à son tours le récit des pourparlers qu'il a eu3· avec M. Jules Favre.

Si on compare les rapports de ces deux Ministres, celui de M. Favre est saisissant dans l'exposé de sa douleur et de son indignation patriotiques, qui l'aveuglent au point de lui faire perdre de vue les avantages réels d'un armistice à des conditions relativement modérées, quels que fussent les sacrifices indiqués pour une conclus·ion de la paix. Le langage au contraire du Chancelier Fédéral est très net. Il va droit au but, au còté positif des choses, sans faire la moindre part à l'éloquence sentimentale. Il parle en homme d'Etat, et sur un ton péremptoire, ironique meme, dont il lui est difficile de se départir dans les temps ordinaires, mais bien plus eucore quand il se voit soutenu par une armée victorieuse, et qui continuera à l'etre, vu les circostances où se trouve la France. M. de Bismarck relève en meme temps quelque inexactitudes dans le compte -rendu de son interlocuteur.

Je m'abstiens d'autres commentaires sur des documents, dont le texte aura déjà été communiqué à V. E. par les représentants des Gouvernement respectifs. On dit ici que, avant le 10 de ce mois, les troupes allemandes ne feront pas

d'attaque sérieuse contre quelques uns des forts de Paris.

180

L'INCARICATO D'AFFARI A CARLSRUHE, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 56)

R. 201. Carlsruhe, 4 ottobre 1870 (per. l' 8).

Durante la conversazione, che ò avuta questa mane con il Bal'one de Freydorf, mi son fatto a scovrire quale fosse il suo parere sul linguaggio virulento e sì riboccante d'amara ir-:mia, che da poco tempo in qua va adoprando la stampa clericale di questo paese a proposito del nostro ingresso a Roma. Ho voluto pure indagare quale importanza annettesse al manifesto, che si legge nel numero del 2 corrente del Badische1' Beobachter, indirizzato ai Cattolici della Germania

da un Comitato composto di laici e di ecclesiastici, inteso ad organizzare per il 12 di questo mese un pellegrinaggio alla t.;:;:::nba di S. Bonifacio m Fulda. Questo pellegrinaggio, sta detto nel manifesto, deve suonare quale protesta contro l'atto criminoso perpetrato inverso la Santa Sede dal Governo Italiano, e quale testimonianza di simpatia e di attaccamento per il Santo Padre.

* 11 Governo del Re non à bisogno di respingere questi attacchi, perchè nessuno mette in dubbio, e l'Europa liberale oggi l'à riconosciuto, che mai Governo laicale prodigò in ::.ì gran copia i migliori riguardi e la più sincera rive· renza verso il Capo della Chiesa, quanto lui m questa emergenza * (1).

Il mio interlocutore * à convenuto ben volentieri con me in questa opinione, ed * (2) à designato il linguaggio della stampa clericale del suo paese come troppo passionato per essere tenuto da conto. E quanto al manifesto precennato, i promotori del pellegrinaggio, m'à egli soggiunto, sono troppo noti .:'ome partigiani del!'ultramontanismo e del particolarismo tedesco per poter dubitare che il loro movente non sia altro se non quello di ostacolare il progresso dell'idea nazionale in Germania.

* « D'altronde, à conchiuso il Barone de Freydorf, chi non sa quanto non « abbia fatto il Governo Pontificio per alienarsi e Governi e popolazioni? Da « lettere, venutemi testè di Roma, mi risulta come il Cardinale Antonelli avesse « veduto di mala voglia il rumore, che menavano gl'Infallibilisti al Concilio. « L'eminente porporato fiutava sin d'allora l'isolamento, in cui più tardi sarebbe «stata relegata la Curia Romana» "' (1).

(l) Cfr. Das Staatsarchiv, XIX. n. 4110. pp. 231-234, già cit.; Archives Diplomatiques 1871-1872, II, n. 537, pp. 661-664 già cit.; BISMARCK, Ges. Werke, 6b, PP. 519-522, già cit.

181

IL MINISTRO A PIE7ROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 184. Pietroburgo, 4 ottobre (3) 1870 (per. il 12).

Per effetto dell'ultima conferenza a,vuta dal Signor Thiers col Principe Cancelliere prima della sua partenza, le cose sono alquanto mutate da quello che io ebbi l'onore di riferirle nel mio rapporto di ieri (4) e le disposizioni di questo Governo sembrano divenute più propense ad esercitare una pronta ingerenza in prò della Francia.

Ecco quanto l'illustre Uomo di Stato mi confidò ier sera raccomandandomi la maggior segretezza, secondo che già notai col mio telegramma inv·iato all'E. V. oggi stesso (5).

Qui si crede che la Prussia desideri di riprendere senza intermissione di tempo i negoziati di pace, e quando ciò S•i avveri, questo Governo si farà a proteggere l'interesse della Francia ed a difendere a suo potere l'integrità del ter

ntorio francese. Ma vi ha due limiti innanzi a cui l'azione diplomatica della Russia si fermerà senz'altro: cioè la sanzione delle armi a cui certamente non diverrà fin che l'Austria starà alle mosse: e l'operazione collettiva delle potenze di cui le è tolta facoltà dagli impegni presi innanzi tratto colla Monavchia Prussiana, di tener l'Austria in rispetto (en échec) e di non associarsi con lei in nessuna eventualità; impegni a cui la politica personale del Principe Gortchakow che già più volte mentovai nel mio carteggio, era inchinevole pei suoi propri sentimenti.

Cosiffatto screzio permanente, e invincibile fra i Gabinetti di P·ietroburgo e di Vienna rende impossibile per l'avviso del Signo.r Thiers l'accordo per la mediazione degli Stati neutrali.

II Cancelliere imperiale di Russia ha mostrato desiderio all'inviato del Governo parigino che egli assumesse direttamente il carico dei trattati a cui la Prussia sembra di nuovo disposta, nè questi mi sembra dal canto suo ripugnante dall'accettare il mandato; mi disse anzi che il Governo della difesa di Parigi glielo avrebbe conferito volentieri, ma che egli non poteva ricevere tale incombenza, nonostante tutta la balìa che avrebbe potuto avere di operare a suo senno, senza pur chiedere qualche nuova istruzione e senza ottenere uftlcialmente dal Quartier Generale prussi<>.no tutte le facilità necessarie per potersi trasmutare dall'una all'altra sede dei futuri negoziati.

Il Signor Thiers è molto più soddisfatto dei risultamenti della sua missione

a Pietroburgo che non sia stato dei tentativi fatti in Londra, che per sua propria

confessione non riuscirono a verun effetto considerevole. Il Gabinetto di Londra

non fece che facilitare l'abboccamento tra il Favre ed il Bismark, il quale fu

dovuto in massima parte ai suoi buoni uffici, avvegnacchè la Russia indebitamente

se ne attribuisca tutto il merito; ma questa invece sembra disposta oggi ad una

più efficace mediazione, mettendo da parte l'Inghilterra e l'Austria di cui non si

fida, e vogliosa sinceramente di giovar-e alla Francia e di salvarne per quanto è

possibile il territorio.

L'itinerario del Signor Thiers è pur sempre il medesimo; egli fa conto di essere in Italia al principio dell'entrante settimana dopo pochissimi giorni di dimora in Vienna ove ben si comprende che lo stato delle cose già descritto non lo indurrà a rimanere lungo tempo.

(l) -Il periodo tra asterischi è stato soppresso in LV. (2) -Omesso in LV. (3) -L'originale è datato erroneamente 22 settembre/5 ottobre. Ma il rapporto è certamente del 4 ottobre, sia per la concordanza fra il calendario ortodosso e quello romano, sia per i riferimenti nel testo al precedente rapporto Caracciolo del 3 ottobre e al telegramma dello. stesso del 4. (4) -Cfr. n. 171. (5) -Cfr. n. 177. Il Thiers lasciò Pietroburgo il 4 ottobre mattina (op. cit., p. 40); il suo colloquio di c ieri sera > col Caracciolo si ·tenne il 3.
182

IL CONSOLE GENERALE A CHAMBÉRY, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 26. Chambéry, 4 ottobre 1870 (per. il 5).

I signori Guinard Colonnello della Guardia Nazionale, e Guitter padre del Prefetto partirono jeri mattina per Tours, onde ottenere qualche disposizione sui volontarii, di cui era cenno nel mio rapporto di jeri, ed oggi se ne aspetta una risposta telegrafica colla più viva impazienza, giacchè si vorrebbe evitare il pericolo d'avere qui, in una città aperta e di frontiera, un ufficio centrale di arruolamento di bande estere ·come il Signor Crémieux avrebbe divisato, au

torizzando il Signor Frappolli ad organizzarle, quantunque non se ne avrebbe mezzo alcuno.

Finora però si conducono bene, e nessun disordine è avvenuto, quantunque si trovino nel numero parecchi disertori delle nostre Compagnie di d1sdplina ed ~ndividui fuggiti d'Italia a seguito di condanne.

Una difficoltà grave però mi 1S1i affaccia, quella cioè della Bandiera sotto cui combatteranno. Finora ne hanno una Italiana, per quanto mi si assicura; ma mi pare che sarebbe urgente di provvedere a che la Bandiera nostra non corresse, o non cagionasse pericolo d'alcuna natura -Ieri alcuni Legionarii interrogati, .che cosa farebbero dopo 1term.inata :ta guerra 11i:spo.sero, •che i loro Capi li avevano assicurati, ·che andrebbero a fa!l"e la r~voluzione in Italia.

Il Tenente Colonnello che de,ve venirli a Comandare è il Signor Stallo, e l'attuale Maggiore mi si dice essere certo Sagro che, se non sono male informato, era Luogotenente nell'Armata Italiana, e ne fu scacciato per malversasazione, ·e furto, !Per •cui :sarebbe stato condannato a grave pena.

Riguardo a quelli ·che si attendevano d'Italia jeri correva voce che, quantunque •respinti dai: Carabiniecri, e da' soldart;i ItaLiani alla frontiera, riuscivano a passare per lé ghiacciaje, e girando la montagna -Finora però nessun altro è arrivato, ad ec,ceztone d''un piociol numero di lfrianchi tiratori ·Che sono giunti dalla Svizzera armati, ed equipaggiati.

Quantunque certa stampa non meriti che sia seriamente presa in considerazione, trasmetto tuttavia a V. E. il numero d'oggi del Corriere delle Alpi non tanto per le nuove appreziazioni su Roma, quanto per un articolo con cui il Signor Martin Francklin, di cui facevo cenno in precedente rapporto respinge le ingiuriose calunnie che nella lettera dell'ex zuavo Pontificio, che le segnalai, si erano gettate sul Regio Esercito (1).

P. S. -Per qualunque evenienza mi 1Sarebbe necessario di sapere se realmente un Ufficiale Sagra sia stato destituito, e condannato per malversazione e furto, e sarei riconoscentissimo all'E. V. se volesse degnarsi di favorirmi questo schiarimento nel modo il più pronto che fosse possibile.

183

IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 49. Nizza, 4 ottobre 1870 (per. il 6).

L'E. V. è già stata da me informata che si è intrapresa a Nizza la formazione di un corpo repubblicano sotto il patrocinio dei Signori Garibaldi e Canzio,

col nome di Cacciatori delle Alpi Marittime, il cui comando è affidato a Carlo

Alberto Ravelli, attivo Agente della Repubblica Universale.

Il nome di Carlo Alberto portato dal Ravelli è parso ad una italianissima donna nizzarda cozzare. colle intraprese del rappresentante delle idee di Mazzini e di Garibaldi e si attirò un'energica invettiva di tal donna. Il signor RaveUi, per dare notorietà alla sua persona, volle pubblicare colla sua risposta la lettera indirizzatagli ed io stimo prezzo dell'opera di avviarle qui unito un ritaglio di giornale che la stampò (2).

~5-Documenti diplomatici · Serie II -· Vol. I.

La breve polemica del Ravelli coll'incognita donna già gli valse l'apertura d'una soscrizione per un revolver d'onore, che in verità sarà guadagnato con ben poca fatica. Intanto attenti alla nostra frontiera ed alle nostre coste.

Il Regio Agente Consolare in Mentone mi: significa, che il 30 Settembre il distaccamento della Falange che era stata colà mandata, lasciò definitivamente Mentone 'con ooddi:sfazione degli abitanti ed alggiunge che i garibaldini deLudono la sorveglianza delle guardie di Dogana per passare in Francia.

Questo ,signor Prefetto per metter fine, come scrive colla penna del Segretario della redazione del Réveil, agli intrighi dei realisti italiani, ha fatto pubblicare sui giornali una lettera direttagli in data 30 settembre dal Ministro Francese in Firenze, Signor Senard. La stimo, per la sua importanza, meritevole dell'attenzione dell'E. V., epperciò acchiudo un ritaglio di giornale che la contiene (1).

Due Generali Russi, ~che da Marsiglia si dirigevano a Nizza ;per passarvi l'inverno, ·giunti a ToJ<me dschiarono di essere arrestati ~come spie prussiane. Un Uffiziale di Gendarmeria li accompagnò in /vagone fino a Nizza per farne constatare l'identità da questo Console di Rusrsia. Indignati i due Generali non vollero più qui fermarsi e proseguirono per l'Italia.

Si grida ora in Francia « ral1a spia pru.ssiana » come si gridava in Mi4tno c agli untori » ai tempi della Lucia e di D. Abbondio.

A •Complemento di quanto ebbi l'onore di riferire nel mio pre.cedente rapporto politico circa l'intimazione fatta fare ·dal Si:gnor Prefetto al Signor Saz.ia, d'immediata traslocazione altrove, di tutto il suo stabilimento di affitta carrozze e cavalli, io devo aggiungerle d'avere osservato al Sazia che quanto al trasporto in altra località, fuori del centro della città, di tanta quantità di fieno, io opinava avere forse il dritto la superiore autorità di esigerlo, come misura generale di pubblica sicurezza ~contro gl'incendj, benchè per tanti anni niuna simile parura abbia mai invaso nè l'autorità poliUca nè iJ. municipio, ·da cui egli appunto tiene in affitto quel locale, ma che per i1 rimanente, cavalli, ~carrozze ed abitazione, se egli ·era provvisto di run contraroto in regola, in caso di espul!sione forzata doveva rivolgersi ai Triibunali: per farsi mantenere nel suo dritto di occupazione, o quanto meno di farsi ·corri.spondere una indennità a giudizio dei periti. Conchiusi 'che io ravvisava la questione vertere sopra un contratto, materia di competenza dei Tribunali ordinarj e che l'intervento diretto del Consolato era opportuno solamente quando il Tribunale non se ne volesrse occupare o quando si fosse, proce

• duto ·contro di lui a violenze personali, eventualità 'che non volevo nè dovevo supporre.

No n solamente i biglietti di Banca da Lire Cinquanta, ma anche quelli di Cento divengono rarissimi, per cui le piccoli [sic] contrattazioni soffrono moltissi

• Que Le Gouvernement du roi regarderait comme una infamie et une làcheté de profiterdes désastres de la Fvance pour lui reprendre une concession qu'on lui avait faite, après consentement donné par les habitants, quand, puissante et victorieuse. elle venait, par un supreme effort, d'aider l'Italie à conquérir son indépendance et à marcher vers l'unité '.

J'ai transmis cette réponse au Gouvernement français, qui en a été profondément touché et en a aussitòt envoyé ses :uemerciements •. Cfr. anche il tel. inviato dal commissario generale (prefetto) Baragnon al Senard D 2 ottobre, in Enquete parlementaire, vol. cit., p. 38. '

mo e si faranno quasi impossibili se la piccola moneta metallica continùa ad essere ritirata a poco a poco dagli :speculatori. Questo ,stato di ,cos.e ha indotto il! Signor Prefetto a nominare una Commissione di tre Membri per fissare il modo di emissione di piccoli biglietti nel più bre•ve tempo possibile.

Sento dire che un tale Astes:an, commiJssionario in Nizza sia. !Partito per Genova per contrattare, per conto di questo Signor Prefetto, con una di quelle case di commercio trentacinquemila fucili.

(l) -La lettera del Martin-Franklin, datata Chambéry l ottobre 1870 e pubblicata nel Courrier des A!pes del 4 otto.bre, difendeva il contegno delle truppe italiane a Roma. Alla lettera seguiva una nota del redattore capo del giornale, Léo.n Beaussart, in cui, pur rendendo omaggio alla persona del Martin-Franklin, si stigmatizzava l'occupazione di Roma. (2) -Manca.

(l) Nella lettera il Senard dichiarava che, avendo voluto conoscere il pensiero del governo italiano e sapere come sarebbe stata accolta • UIIle démarche des Niçois voulant revenir à leur première nationalité •, gli era stato risposto, • avec autant de netteté que d'énergie:

184

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fase. 5 l/D)

L. CONFIDENZIALE 16. Vienna, 4 ottobre [1870].

Ricevei ieri il tuo dispaccio del 29 Sett. con entro la lettera di Senard e la tua risposta (1). Non avrei potuto desiderare o sperare di meglio.

Le lettere di Blanc sono pure interessanti (2). Mi pare che le cose vadano abbastanza bene a Roma. E il Beust mi diceva pur ieri che ha gran fiducia che il Papa non se ne andrà via. Quanto a proteste, bisogna essere preparati a su~le con rassegnazione. Ma se il Papa resta, finiremo per intenderei. Da quel che veggo da !ungi mi pare che due sono le questioni più ardue quella della città Leonina, e quella delle corporazioni religiose.

Quanto alla ·Città Leonina, ti ho scritto più volte il mio parere. Se il Papa l'avesse accettato, .se oggi ancora lo accettasse, io non esiterei ad accordarlo. E ciò tanto più che gliel'avete offerta, e gli atti stessi del Cadorna descritti da Blanc, lo provano. Forse potreste rinnovar l'offerta anche una volta, sebbene mi pare che non vi sia ora mezzo plausibile, giacchè il Card. Antonelli esclude ogni discussione politica. La questione comincia a farsi scabrosa quando da lln lato il papa rifiuta, i nostri soldati occupano il borgo, e le sue popolazioni votano per l'annessione. Dopo tutto ciò mi par difficile conservare integralmente quel concetto, e non saprei trasformarlo altrimenti che come faceva Cavour = Tutti i palagi e terreni che si riconosceranno necessarii ·e decorosi alla Santa Sede, e che saranno assegnati al Papa e alla sua corte avranno il carattere di extraterritorialità e non saranno soggetti alla giurisdizione dello Stato = Qui la formala è chiara. Se volete considerare il Papa come Sovrano, dovete dargli quello che hanno perfino gli ambasciatori e i ministri dei Sovrani stranieri.

Quanto alle Corporazioni è impossibile immaginare che il Regno italiano riconosca loro la personalità giuridica nella capitale. È troppo illogico, e non reggerebbe. Mi meraviglio che le municipalità stesse non vi precorrano. Ma ,quanto alle proprietà esse potrebbero essere convertite in rendite intestate al Papa o ai Capi dei diversi ordini con tutte quelle clausole che Sella metteva pei parroci. Si potrebbe anche dar loro rendite al portatore cosicchè possano venderle o mutarle in altri titoli. Si potrebbe infine lasciare a loro stessi la facoltà di far la conversione entro un termine preciso. In ogni modo è questa una questione che vedrete sorgere da un momento all'altro, e al più tardi 10 Parlamento. Siateci pronti.

Gli articoli 3 e 4o del Progetto Cavour mi sembrano da conservarsi integralmente. Finalmente io direi anche = Rispetto alla. nomina dei vescovi, qualora la S. Sede si decidesse a ripristinare un sistema elettivo, S. M. il Rè si dichiara sin da ora pronto a rinunziare ad ogni sua prerogativa in .tale materia. Fino a quell'epoca la nomina dei vescovi 'si farà di concerto fra il Sommo Pontefice, ed il Rè = In tal ipotesi il Rè sarebbe soLo il rappresentante degli elettori.

E del Parlamento? Ti ra~ccomando di farmi scrivere un verso per mia norma. Sono in un buio pesto, come dicono a Firenze.

P. S. -Per recapitolare la mia corrispondenza confidenziale (oltre ai rap

porti politici diretti a S. E. il ministro), ecco la mia nota.

lo Invio, la lettera: 29 agosto, per la posta.

2o invio, 2a lettera: l o settembre, 3a lettera: 2 settembre, .spedite il 3 settembre per mezzo del V. Console Treves. 3o invio, 4a lettera: 4 settembre, 5a lettera: 5 settembre, spedite il 6 settembre per mezzo di Orazio Landau. 4o invio, 6a lettera: 8 settembre, 7a lettera: 8 settembre, spedite il 9 sette:ll)pre per mezzo del duca di S. Arpino.

5° invio, lettera di presentazione data ad Amim.

6° invio, Sa lettera: 12 settembre, spedita il 13 per mezzo del principe Ruspoli. 7° invio, ga e 10a lettera: 14 settembr-e-, per la posta. go invio, n a lettera: 20 settembre, spedita il 21 settembre per mezzo di

Achille Arese. go invio, 12a lettera: 21 ,settembre, per la posta. 10° invio, 13a lettera: 25 settembre, per la posta. 11° invio, 14a lettera: 28 settembre, spedita il 29 per mezzo del console

Pinto. 12° invio, 15a lettera: 29 ·settembre, per la posta. Sono giunte tutte in regola?

(l) -Cfr. nn. 22 e 105. (2) -Trasmesse in copia.
185

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3076. Tours, 5 ottobre 1870, ore 14,50 (per. ore 19,30).

M. Crémieux m'a dit que M. Thiers avait eu personnellement l'accueil le

plus sympathique à Saint Pétersbourg, mais que la Russie ne consentirait pas à sortir de la neutralité en faveur de la France. En réalité, la Russie a été l'alliée de la Prusse pendant cette guerre. La demande qui vient de vous etre faite par la France démontre que la mission de Thiers n'a pas abouti. Peut-etre, si les quatre Puissances neutres consentaient à proposer collectivement la base du démantèlement des forteresses françaises comme condition de paix, et comme présentant des garanties ~uffisantes pour l'Allemagne, une telle démarche ne serait pas sans utilité. Le Gouvernement français accepterait toute condition qui n'eiì.t pas pour résultat le démembrement. Le Prince de Joinville a adressé à l'Amiral Fourichon une lettre pour demander de servir la France dans n'importe

quelle position.

186

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 185. Pietroburgo, 5 ottobre 1870 (per. 1' 11).

Fra le varie cose trattate dal Signor Thiers in parecchie volte che io ebbi occasione di intrattenermi con esso è pregio dell'opera il riferire ciò che egli disse sull'Italia e sulle sue condizioni presenti, al che accennava il mio telegramma del 15/27 sett.embre [sic per 16/28] (l): « la mia opposizione all'ordinamento nazionale dell'Unità italiana, -diceva l'illustre oratore di Francia -« era senza più ingenerata nel mio animo dalla tema che questa servisse d'incitamento e di apparecchio alla formazione dell'Unità Alemanna, da cU:'i la mia patria dovea ricevere un sì gran danno. Ora il male è compiuto -egli diceva -e irrevocabile, non resta quindi che ad usufruttare il bene, ed il bene è l'Italia Nazione, amica naturalmente della Francia, e quel modo che ben dimostrarono nel vostro paese gli uomini di parte moderata nelle ultime emergenze; nè sarò certo io -egli soggiungeva -che mi dorrò di veder l'Italia levata al grado di nazione potente, poichè dopo di esser francese posso dir quasi di esser italiano, ed ho formato il mio intelletto in gran parte mercè lo studio de'i vostri autori, ed ho studiato con grande affetto le istorie vostre, e valgane in prova un mio scritto ammanito con l'aiuto di scrittori italiani viventi sulla storia della Repubblica di Firenze, e che ho pur sempre in animo di pubblicare se l'età e gli agi della vita mi basteranno. Credete pure -egli finiva dicendo su questo particolare -che la mia riconciliazione con l'Unità italiana è assoluta e sincera». Mi fa Ella facoltà, io gli risposi, di comunicare queste dichiarazioni al mio governo? Ve ne fò anzi preghiera, replicò egli, e mi sarebbe graditissimo di potermi condurre a Firenze per significarle personalmente. L'E. V. conosce qual fu il successo di tai colloquio e gli accordi che ne derivarono onde non è mestieri che io spenda altra parola su questo. Tornerà piuttosto di qualche utilità l'aggiungere quella parte dei ragionamenti fattimi che si riferisce alla vertenza di Roma. Il Signor Thiers non si rimane certamente dal fare qualche notabile riserva sul fatto della nostra occupazione della città eterna, riserva a cui l'astringe la polemica con tanto rumore da lui sostenuta in favore del dominio temporale; ma d'altra parte mi asskurava che non sapeva assolutamente biasimare quel fatto attese le circostanze europee in cui egli erasi prodotto, perciocchè mai non avremmo potuto averne più favorevole occasione; «lasciando stare-ei diceva~ che il fervore dei cattolici francesi e i miei propri convincimenti han molto rimesso della loro intensità dopo le sconsigliate risoluzioni della Sinodo Vaticana, e Dio sa quanti e quali sforz,i 'io feci -egli soggiungeva -per impedirne il compimento, ma ebbi in quella occasione a sperimentare quanto fosse incurabile e dura la mente dei chierici governanti». Tutto stà ora per suo avviso nel trovar modo di render tollerabile al vecchio

Pontefice ed al Clero di Roma da Lui dipendente la loro ·stanza presente, e a render loro veramente libero l'esercizio della loro autorità spirituale, e se questo

noi riusciremo a fare, egli avvisa, che non ci mancheranno bensì le censure e

lamenti di una parte del mondo, ma che al postutto esso accetterà il fatto compiuto, quando sieno J)ispettati gli interessi più vitali e più necessari della catto

licità e dei Ministri suoi.

(l) Cfr. n. 108.

187

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 186. Pietroburgo, 5 ottobre 1870.

Il fatto degli armamenti attribuiti alla Russia continua a preoccupare la mente dei diplomatici qui dimoranti. A malgrado della smentita del Giornale francese di Pietroburgo, l'Ambasciatore di Inghilterra fu dal Cancelliere a dimandargli spiegazioni sovr;a questo punto, e si ebbe, a dir vero, risposta poco rassicurante, perciocchè gli fu detto dal Principe Gortchakow che ciò non r,iguardava il Ministro degli Affari Esteri di Russia, ma bensì il Ministro dell'Interno e quel della Guerra, ai quali, volendo, altri poteva indirizzarsi, ma che insomma se dessi avevano creduto di rinforzare gli armamenti del paese dn quel modo che s'era detto, avrebbero, nel suo parere, ben fatto. Questa risposta del Cancelliere imperiale che mi fu riferita dal diplomatico inglese e il modo incompleto e dubbioso della smentita già messa a stampa nel giornale ufficioso, smentita a cui dapprima il Principe Gortchakow non avea voluto consentire, tutto ciò m'induce a credere che quelle notizie, tuttochè esagerate, abbiano pure alcun che di vero, se.gnatamente quanto è alla Polonia. Pare in effetti che i reggimenti stanziati in quella Provincia, la cui forza non eccedeva i 500 uomini per ciascuno, sieno stati riforniti e posti in condi2lioni regolari e i reggimenti dei ~cosacchi siensi raddoppiati. Vero è eziandio che le dimostrazioni di lutto fatte in Polonia per le sconfitte francesi abbiano vieppiù suscitati i sospetti di questo Governo sui disegni dei suoi nemici in Polonia, sospetti che si risvegliarono del resto fin dal principio del conflitto, ed a cui subito corse il pensiero della diplomazia russa, come quello della diplomazia inglese corse ad assicurare la neutralità del Belgio nella previsione di vittorie francesi che non si avverarono. È anzi opinione del Buchanan che un qualche impegno vi sia fra il Governo di Pietroburgo e quel di Berlino rispetto alla Polonia, di cui si sarebbe veduta l'attuazione se alcun disordine si fosse quivi manifestato, e che siffatti impegni potrebbero giungere, secondo che egli mi disse, a modo di privata

opinione fino ad una eventuale occupazione del Posen per parte dei Russi nel caso poco probabile che la tranquillità vi fosse minacciata.

188

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 13. Vienna, 5 ottobre 1870.

Nel mio rapporto n. 8 (l) io accennava alla esistenza di un partito che vorrebbe l'alleanza dell'Austria colla Prussia. Debbo dare intorno a ciò a V. E.

alcune ulteriori spiegazioni. Il partito di che io parlo si compone di una parte notevole tedesca la quale non obliando le sue attinenze di razza, di tradiz:oni, e di civiltà vagheggia il concetto di una Germania preponderante in Europa. Con altri intendimenti si accostano a questo partito anche molti ungheresi. Questi hanno sempre dinanzi alla mente le questioni orientali, e il pericolo che la Russia atcquistando verso quella parte maggiori forze e maggiore influenza attragga a iSè gli slavi che fanno parte del Regno transleitano. Egli è evidente in fatto che ogni progresso della politica russa in Oriente non solo pone ostacolo allo svolgimento della grandezza e della prosperità ungherese ma può eziandio mettere a repentaglio la costituzione di quel Regno. Gli Ungheresi pertanto vedono nella Prussia oggi vincitrice e forte un alleato poderoso contro le pretese della Russia e spingono il Governo ad accostarsi ad essa. Nè il Governo Imperiale sarebbe restio a farlo dopo che la Francia, tanto percossa ed avvilita, non gli porge per ora fondamento a combinazioni politiche. Però, come l'E. V. può scorgere, tutto il perno di questa alleanza sarebbe riposto nel concetto di distaccare la Prussia dalla Russia. Che anzi il Governo Imperiale per la comunanza d'interessi si argomenta che se fosse possibile di formare una alleanza fra la Prussia e l'Austria, anche l'Inghilterra e l'Italia dovrebbero ad esse collegarsi. Se non che due grandi difficoltà si oppongono a questo concetto. La pDiìna difficoltà sta negli accordi presi fra la Prussia e la Russia prima della guerra. Il contegno della Russia in questo doloroso periodo fu tutto favorevole alla Prussia, e non potendo aiutarla direttamente, l'aiutò indirettamente sia impedendo all'Austria ogni atto in pro della Francia, sia ponendo difficoltà e procrastinazioni ad ogni proposta di mediazione. Ora di questo accordo i vantagg,i per la Russia non sono ancora

venuti in chiaro, ma dovranno venire in appresso, e la Prussia si troverà legata a procacciarglieli. L'altra difficoltà anche più grave è nelle relazioni personali del Re Guglielmo e dell'Imperatore Alessandro. È noto che questi nell'udire le gesta dei prussiani contro i francesi si commoveva d'entusiasmo e parlando coi suoi più fedeli chiamava sempre le vittorie prussiane vittorie nostr·e. Ancora ha dato onorificenze ai capi dell'esercito e infra gli altri al Generale Moltke. Dal canto suo Re Guglielmo non cessa di esprimere il proprio affetto verso lo Tsar, e i sentimenti sia di benevolenza sia di avversione hanno molto influsso sulla sua politica. Adunque coloro che sono meglio informati non dubitano che durante la vita di questi due Sovrani nessuna cosa potrà separare eziandio la unione dei due Governi e delle due nazioni.

Questa persuasione togliendo al Governo Imperiale d'Austria la speranza di ottenere il fine, lo rende tiepido nei mezzi. E sebbene gli articoli dei giornali viennesi che propugnavano l'alleanza austro-prussiana si dicessero ispirati dal Ministero, e talvolta anche dettati negli uffici governativi, pur nondimeno ho buone ragioni per credere che sinora non vi sia di codesta alleanza nessun solido fondamento.

Vi sono state invece colla Russia intelligenze maggiori e più frequente scambio d'idee, di che intrattenni altra volta la E. V. L'Imperatore Alessandro ha scritto una lettera piena di benevolenza all'Imperatore Francesco Giuseppe. Ma da questo a una vera e propria alleanza l'intervallo è grandissimo e codesto

intervallo sussiste tuttavia.

Se non che io diceva all'E. V. che qualora la missione del Signor Thiers avesse avuto buon effetto a Pietroburgo le cose potrebbero mutare di aspetto; se la Russia prendesse in mano J,a ~causa francese, in tal caso è manifesto che riviverebbe la speranza dell'alienazione della Prussia dalla Russia e il partito che vuol unire l'Austria alla Prussia acquisterebbe importanza ed efficacia.

Però questo buon successo della missione del Signor Thiers è lontano da ogni probabilità, anzt le notizie che si ricevono quotidianamente da Pietroburgo sono in senso affatto contrario.

Pertanto nel momento presente l'Austria rimane in una condizione di aspettativa e non è vincolata da alcun indirizzo politico determinato.

(l) Cfr. n. 67.

189

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1404. Firenze, 6 ottobre 1870, ore 15,40.

Le Gouvernement provisoire français demande que l'Italie envoie 100.000 hommes à Belfort où se trouve un corps de 60.000 français sans cavalerie, génie, ni artillerie, pour manreuvrer sur la frontière de l'Alsace, délivrer Bazaine, et forcer les Prussiens à lever le siège de Paris (1). 1Sans parler des difficultés 'POlitiques, ce plan est chimérique aussi sous Je point de vue de la stratégle. Avant que nos troupes soient réunies à Belfort, le corps d'armée prussien qui assiégeait Strasbourg, et qui marche renforcé avec d'autres troupes sur Bourges et Lyon aura balayé et dispersé les armées françaises actuellement en formation. Nous arriverions juste à temps pour nous faire battre à notre tour isolément. Une diversion puissante en Allemagne ne peut etre faite que par l'Autriche en Baviére ou en Silésie, ou par la Russie. Nous sommes, il est vrai, moins exposés pour le moment aux coups de la Prusse, mais aussi notre secours est militairement moins efficace. Faites-le entendre à Beust, qui continue à vouloir nous compromettre seuls dans la guerre, ainsi qu'à M. Thiers. Ma conviction est qu'en agissant seule, l'ltalie ne sauverait pas la France, et se perdrait elle-meme. Je répondrai donc que notre Ministre de la Guerre trouve le plan proposé

chimérique, et qu'il sera.it impossible, vis-à-vis de l'opinion publique, de sortir de la neutralité.

Nigra, auquel la meme proposition a été faite par la délégation de Tours, est loin de l'approuver. II voudrait seulement que les neutres fassent de nouvelles tentatives pour armistice, ou pour engager la Prusse à se contenter du démantèlement des forteresses françaises de l'est. Ecrivez-moi votre avis, et, si vous avez vu Thiers, ses appréciations.

n. 586, p. 720.

(l) Cfr. anche Chaudordy a Senard, 6 ottobre, in Archives Diptomatiques 1871-72, II,

190

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A VIENNA, MINGHETTI, A MONACO DI BAVIERA, MIGLIORATI, A MADRID, M. CERRUTI, A BRUXELLES, DE BARRAL, A BERLINO, DE LAUNAY, A BERNA, MELEGARI, A TOURS, NIGRA, A LONDRA, C. CADORNA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LISBONA, PATELLA

T. 1405. Firenze, 6 ottobre 1870, ore 18.

Le Pape dans une lettre adressée aux Cardinaux et publiée dans les journaux (l) se :Plamt de ~ce que avec le polllvoir ternporel il a, 'I)'erdu la Jiberté des comnmnicat:ons postales avec la chrétienneté. Nous avions déjà fait offrir au Pape par l'entremise du Cardinal Antonelli un bureau spécial des postes et du télégraphe pour le Vatican. Cette offre a été déclinée mais nous venons d'ordonner qu'elle soit renouvelée en y ajoutant la faculté pour le Pape d'envoyer des courriers pontificaux à Civitavecchia, car nous entendons que la plus c.omplète liberté de communication soit garantie au Saint Père.

191

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3077. Vienna, 6 ottobre 1870, ore 17,30 (per. ore 20,50).

Beust m'a parlé des démarches de la France à Londres et à Vienne. On a demandé à l'Angleterre de faire pression sur la Prusse en faveur de la paix. Lord Granville a répondu catégoriquement que la Grande Bretagne n'entendait pas suivre cette ligne de conduite. On a demandé à l'Autriche un concours actif mais sans spécifier en quoi il devrait consister. Beust a exprimé toute sa bonne disposition mais il s'est excusé en alléguant les circonstances spéciales de l'Autriche et ses frontières menacées par la Russie. Alors on lui a demandé formellement d'appuyer auprès de l'Italie la demande d'un contingent armé. Beust n'a pas répondu et il n'a rien écrit à Kiibeck. L'armée prussienne qui se dirige vers Lyon serait destinée à occuper Nice. Le manifeste de l'Empereur des Français parait apocryphe. M. Thiers arrivera demain soir.

192

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3080. Pietroburgo, 6 ottobre 1870, ore 12,40 (per. ore 6,20 del 7).

Le jour meme de son départ, M. Thiers a reçu de M. Favre une communication télégraphique de la conversation qui a eu lieu entre M. Chaudordy et

M. Nigra à Tours le ter octobre, pour réclamer le concours armé de l'Ital'ie en faveur de la France, comme conséquence de l'occupation de Rome. M. Thiers a eu l'instruction d'agir dans ce sens auprès du Gouvernement autrichien.

(l) La lettera, datata 29 settembre, fu pubblicata, nel testo latino e italiano, nell'Unitd Cattolica del 6 ottobre: vedila anche in Das Staatsarchiv, XX, n. 4299, pp. 240-242; in Archives Dip!omatiques 1874, II, pp. 111-113; e in BASTGEN, op. Cit., II, pp. 657-659. Cfr. CADORNA, op. cit., pp. 26':' e 561.

193

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

Vienna, 6 ottobre 1870, ore 11 (per. ore 6,20 del 7).

T. 3081.

La Sublime Porte a chargé son Ambassadeur à Londres de faire une ouverture au Gouvernament anglais, dans le but d'obtenir des Puissances neutres l'engagement de s'abstenir de toute négociation relative au traité de 1856. Naturellement, cette démarche devrait etre pour le moment ignorée de la Russie. Si l'Angleterre accepte, c'est d'elle que viendrait la proposition. Je ne vois en cela aucun inconvénient pour la France, surtout depuis que la mission de M. Thiers parait avoir complètement échoué. ·

194

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

Roma, 6 ottobre 1870.

N. 88 PROTOCOLLO SPECIALE.

Mi ,sono affrettato a dare ·comuni,cazione a S. E. il Conte di Trauttmansdorff Ambasciatore d'Austria, della disposizione contenuta nella nota di V. E. del 3 ottobre (1), affinchè egli, nella sua qualità di decano, facesse conoscere a tutto il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede la continuazione concedutagli della franchigia doganale e le formalità a tale fine occorrenti.

Del che rendo ora consapevole la E. V., a conveniente sua norma.

195

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 57-58)

R. 670. Berlino, 6 ottobre 1870 (per. il 10).

Il m'a paru opportun de donner lecture confidentielle au Secrétaire d'Etat de l'important document annexé à la dépeche de V. E. N. 172, en date du 26 Septembre échu (2). Il m'en a beaucoup remercié, il avait le plus grand

intéret à etre tenu au courant de tout ce qui avait trait à la question romaine,

car les événements qui venaient de s'accomplir chez nous avaient un eontre

coup en Allemagne. Des catholiques très marquants, parmi lesquels se trouvaient

des chefs de famille peu favorables à la Prusse, se livraient à une agitation

ayant une certaine portée, vu les prochaines élections générales. Se basant sur

le langage tenu par le Roi Guillaume lors de l'ouverture des Chambres en

Novembre .1867, ils reprochent au Cabinet de Berlin de n'avoir pas rempli ses promesses, de n'avoir pas prononcé un seul mot en faveur du Pape, attaqué dans sa propre résidence. Dans son discours, Sa Majesté s'était prononcé de la manière suivante: «Mon Gouvemement dirigera ses efforts, d'un coté pour donner satisfaction au droit qu'ont mes sujets catholiques à ma sol1icitude pour le maintien de la dignité et de l'indépendance du Chef supreme de leur Eglise, et d'un autre còté pour satisfaire aux devoirs qui naissent, pour la Prusse, des intérets politiques et des devoirs internationaux de l'Allemagne ».

S'attachant à la première partie de cette phrase, ils se plaignent de l'inaction du Gouvernement Prussien et laissent entendre que les catholiques doivent chercher à se faire, eux-mèmes, justice. C'est à Fulda que se réunira prochainement une assemblée nombreuse, recrutée notamment parmi la noblesse de la Westphalie et de la Bavière. Elle se propose de mettre à l'ordre du jour l'occupation de Rome par nos troupes. Il faut s'attendre à une protestation, et peutetve meme à un appel aux Puissances catholiques. * Les éveques, jusqu'ici du moins, semblent se tenir en dehors de ces manifestations; il est cependant à noter que le moins ultramontain d'entre eux, le prince évèque de Breslau, a

ordonné des prières pour le bien de l'église et la bénédiction du Ciel sur le Pape au milieu de ses épreuves * (1).

M. de Thile espérai~ que nous saurions tenir compte, au Cabinet de Berlin, des embarras qui surgissent pour lui aussi des affaires de Rome.

* -J'accuse en mème temps réception des trois documents (2) (envoi personnel), qui étaient également joints à la dépèche précitée, et dont j'ai pris connadssance avec un vif intéret * (3). * -P. S.-Le Baron de Perglas, Ministre de Bavière, a interpeHé, il y a une huitaine de jours, M. de ThLle, pour savoir si le Cabinet de Berlin entendait répondre, et dans quels termes, à la note adressée par le Cardinal Antonelli aux membres du Corp8 diplomatique près le Saint Siège, au nom du Pape, pour protester contre les derniers événements qui se sont accomplis à Rome. Le Secrétaire d'Etat n'avait pas encore reçu alors cette protestat:on, qui n'est parvenue ici que le 2 ou le 3 octobre. Il se réservait de solliciter les instructions du Comte de Bismarck * ( 4).
(l) -Cfr. n. 162. (2) -È il dispaccio del Visconti Venosta al Minghetti, in data 21 settembre, di cui qui sopra, n. 3. In LV c'è già questo ultimo riferimento preciso, sostituito. al riferimento del r. de Launay; inoltre l'aggettivo • important • è stato soppresso.
196

IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 51. Nizza, 6 ottobre 1870 (per. il 9).

Ho l'onore di segnar ricevuta dei due ossequiati dispacci politici di V. E., alla data 2 corrente, dei quali uno riservato (5). Sul plebiscito di questi Romani ho già riferito a V. E. nei miei rispettosi rapporti sotto le date 2 e 4 di questo mese.

(o) -Cfr. n. 152.

Io mi adopero a tutto potere per mantenermi nei limiti da Lei indicatimi

evitando accuratamente di prender parte a qualsiasi azione politica locale.

Scrivendo al Signor Baragnon dò la qualifica di Prefetto delle Alpi Marittime, scrivendo all'ex Procuratore Imperiale dò la qualifica di Procuratore del Governo francese, ed ho sempre nella mia corrispondenza uffiziale risparmiato il vocabolo Repubblica. Ne da ciò è nata alcuna freddezza delle Autorità francesi con me, che anzi, lo devo confessare in omaggio della verità, fin qui

desse si mostrarono piuttosto premurose di soddisfare le sempre giuste mie domande.

Colla fermezza del mio contegno accompagnata a cortesi e dignitosi modi, e con linguaggio costantemente prudente ho saputo, credo, superare la difficoltà in Nizza grandissima d'acqaistarmi influenza e considerazione contemporaneamente sulle Autorità e partito francese, e sulla colonia italiana e sui nizzardi del partito italiano.

È oggi qui giunto il Signor Avvocato Blache, già Maire di Tolone, colla qualità di Commissario per gli armamenti. Già dai molti avversarii del Signor Baragnon si era vociferato, che il Blache l'avrebbe surrogato nella Prefettura di questo Dipartimento. Ma così la cosa non è, se positivo quanto mi viene riferito; il Signor Baragnon non è spogliato che della parte dei suoi pieni poteri civili e militari, riferentesi direttamente all'organizzazione militare del Dipartimento. Al miglior esercizio di quest'uffizio prettamente militare sono considerati specialmente necessarii gli studii di materie legali fatti dal Signor Blache.

Il Signor Baragnon non era mai stato che un giornalista. Nomine di questa fatta spiegano in gran parte lo stato di paralisi in cui si trova la Nazione francese.

Stimo di accennare a V. E., che l'armamento, il vestiario, e da molti si pretende anche la paga dei Garibaldini Chasseurs des Alpes Maritimes, si fanno con danaro raccolto da una Commissione espressamente nominata da questo Signor Prefetto. I membri di essa per aver soldi non disdegnerebbero di andarli cercare tirando i campanelli delle abitazioni ;private. Così in surrogazione-dei

Frati mendicanti, destinati ad essere incorporati in reggimenti pella guerra, si sarebbero creati Corpi militari di Mendicanti con elementi italiani.

(l) -Il periodo tra asterischi è stato omesso in LV. (2) -Nota marginale: • Lettere del Comm. Blanc •· (3) -Omesso in LV. (4) -Il • P. S. • è stato omesso in LV.
197

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 7, fasc. 5 6/B)

L. P. Tours, 6 ottobre 1870.

Eccovi alcuni brevi cenni sulle forze di terra di cui dispone attualmente il Governo francese. Essi servono di risposta ad uno degli ultimi vostri telegrammi.

Forze assediate:

A Metz sotto il comando del Maresciallo Bazaine vi sono circa 90.000 uomini di truppa, validi, ben comandati, disciplinati, e coll'occorrente corredo d'armi speciali.

A Parigi sotto il comando del Generale Trochu vi sono: 25.000 uomini di truppa di terra comandati dal Generale Vinoy; circa 10.000 uomini di marina, eccellente truppa, comandata da due ammiragli; oltre 200.000 uomini tra guardie mobili e guardia nazionale sedentaria.

Forze libere:

A Bourges, sotto il comando del Generale 8ol, v'è un eserdto in formaz,ione che conta in questo momento circa 75.000 uomini d'ogni arma, formati dalle reliquie del corpo di MacMahon, dai reggimenti di marcia; da riserve, da guardie mobili e da altre truppe raccolte quà e là. Di questi 75.000 uomini, circa 10.000 devono essere distratti e mandati verso Belfort a far parte dell'eserc'ito comandato dal G.Ie Cambriel. Restano adunque per l'esercito della Lojra circa 65.000 uomini. L'artiglieria di quest'esercito è composta in gran parte ili cannoni d'antico modello che servirono per la guerra d'Italia. V'è diffetto d'ufficiali e sott'ufficiali.

A Belfort, sotto il comando del Generale Cambriel v'è un esercito in formazione che in questo momento non consta che di 30.000 uomini. A questa c:ifra devono aggiungersi i 10.000 uomini staccati dall'esercito della Lojra, più le guarnigioni di Lione e di Langres formanti un insieme disponibile di 30.000 uomini. Quest'esercito deve dunque cons·tare in totale di circa 70.000 uomini.

Nei calcoli sovraccennati non sono comprese le guarnigioni delle varie fortezze che non si sono re·se, non sono compresi i franchi tiratori d'ogni nome e colore, nè le guardie nazionali sedentarie, all'infuori di quella di Parigi.

Tengo queste notizie dai dati precisi che il C.te di Chaudocrdy mi ha comunicato. Ho ragione di crederle in sostanza conformi al vero. Del resto il C.te di Chaudordy mi lasciò comprendere che non spiacerebbe al Governo provvisorio che le medesime fossero all'uopo controllate da un ufficiale italiano, ove il Governo del Re stimasse utile il farlo.

P. S. -L'arrivo del Sig. Thiers a Firenze deve aver luogo tra il 10 e 12 corrente.

198

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1407. Firenze, 7 ottobre 1870, ore 16,15.

Le Gouvernement provisoire français a fait de nouveaux efforts pour obtenir de nous concours politique et militaire. Je sais que Thiers doit s'arrèter à Florence et que probablement il insistera dans ce but. J'ai fait répondre par Nigra et j'ai déjà répondu à M. Senard que le Gouvernement du Roi est bien décidé à garder la neutralité. Je tiendrai le mème langage à M. Thiers. Ceci pour votre information. Si vous ètes interpellé vous pouvez déclarer simplement

que nous restons dans la mème ligne que nous avons suivie jusqu'à présent car je désire que l'incident reste secret.

199

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA

T. 1408. Firenze, 7 ottobre 1870, ore 16,15.

J'ai répondu à M. Senard et je répondrai à M. Thiers que le Gouvernement du Roi ne peut pas se départir de la neutralité. Nigra a donné ·la meme réponse

à M. Chaudordy. Ceci pour le cas où vous seriez interpellé par le Prince Gortchakoff.

200

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

T. 1409. Firenze, 7 ottobre 1870, ore 16,25.

J'ai :répondu à M. Senard et vous poruvez répondre à M. Chaudordy ce qui suit: Gouvernement du Roi ne pourrait se départir de la neutralité sans convoquer le Parlement et demander adhésion des Chambres. Il est évident pour tout le monde chez nous que l'Italie seule ne peut secourir efficacement la France et ne ferait que se perdre elle seule en se mettant en guerre contre la Prusse. Le Min:lstre de la Guerre et autres Généraux trouvent .chimérique le plan proposé. Après la chute de Strasbourg les Prussiens ont disponibles plusieurs corps d'armée destinés à parcourir le midi de la France; nos soldats arriveraient trop tard pour se réunir aux armées françaises actuellement en formation; les prussiens nous battraient séparément les uns après les autres. Personne n'oserait se charger d'une semblable responsabilité, et le Ministère serait renversé en 24 heures. Nous

déplorons l'inaction des autres Puissances neutres constatée par M. Thiers, mais nous ne pouvons rien faire d'utile isolément. C'est aussi l'avis de Minghetti (1).

201

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

T. 1410. Firenze, 7 ottobre 1870, ore 16,35.

Le Gouvernement français nous a demandé formellement concours politique et militaire. J'ai répondu par un refus. Je dirai de meme à M. Thiers, qui doit arriver ici dans quelques jours, que nous sommes décidés à ne pas nous départir de la neutralité. Veuillez communiquer cela confidentiellement et sous condition de secreté à Lord Granville. Vous pourriez, en meme tems, saisir cette occasion pour demander si l'on ne pourrairt rien tenter pour pailiVenir à un armistke. Si l'Angleterre veut agir isolément dans ce sens, nous en serons heureux. Notre

but n'est que d'essayer de faire cesser l'effusion de sang. Sans armistice, on tourne dans un ·cercle vicieux; car on ne parviendra pas à constituer en France un

!58

gouvernement investi du pouvoir légal et de l'autorité nécessaire pour faire la paix. Meme après le bombardement et la prise de Paris, la Prusse trouvera devant elle ·cet obstacle. Si l'Angleterre pouvait parvenir à obtenir suspension d'hostilité pour le tems nécessaire à la réunion d'une Assemblée, elle rendrait un grand service à l'humanité. Faites bien entendre que nous n'avons en vue aucun intéret particulier, que nous ne visons pas au role de médiateur, ni à prendre une initiative quelconque. L'Angleterre nous parait etre dans de meilleures conditions que nous pour réussir. Les Ministres de la Reine comprendront seulement qu'ayant été secourus antérieurement par la France, il nous est pénible de la voir dans l'état où elle se trouve.

(l) Cfr. n. 203, telegramma pervenuto a Firenze il 7 ottobre alle ·ore 14.

202

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 7 ottobre 1870, ore 11,50 (per. ore 12,50).

Il Duca di Sermoneta mi prega telegrafarle che desidera poter conferire solo senza la giunta con i principali Mini!Siri. Credo queste idee molto. degne

di considerazione. Vedrò oggi il Cardinale e Le scl"iverò a lungo sull'argomento del telegramma di jeri di V. E. (1).

203

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3083. Vienna, 7 ottobre 1870, ore 11,50 (per. ore 14).

Je crois que, seuls, nous ne pouvons pas aider la France, ni la politique n'i 1a stratégie le permettent. Notre secours arriverait tard et serait inutile. J'ai

dit hier à Beust nettement qu'il fallait en finir avec le système de se rejeter la responsabilité de l'inaction.

204

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3084. Vienna, 7 ottobre 1870, ore 20,40 (per. ore 23).

Je ne vois pas de rapport entre l'occupation de Rome et notre concours armé en fave~l de la France. Mon idée est de développer à M. Thiers toutes les raisons politiques et stratégiques qui empechent notre concours armé et de conclure que je crois que l'Italie iool:ée ne tpourrait accepteT la demande. D'ailleurs [puis] que

nous avons un engagement avec l'Angleterre il faudrait toujours tàcher de s'entendre avec elle avant de prendre une délibération.

(l) Manca. Ma cfr. n. 207.

205

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 7 ottobre 1870.

Dissi oggi al Cardinale Antonelli quanta ,sorpresa avea eccitato (2) a Firenze la lettera colla quale Sua Santità dichiara ai Cardinali •Che egli non è libero nelle sue ·comunicazioni postali e telegrafiche colla orbe ·Cattolica (3). Ricordai a Sua Eminenza che * anche nel tempo che * (4), le truppe regie avendo (5) passato il confine Pontificio (6), il Governo di Sua Santità si e~ra (7) atteggiato a difesa ·contro nemici -quantunque non fossero (8) tali -nessun plico, nessun telegramma cifrato o no proveniente dalla Santa Sede era stato nè ritardato nè alterato dalle Regie Autorità: questo fatto fu espUcitamente riconosciuto da Sua Eminenza. Rammentai ch' a maggiore gua-rantigia della libertà delle, comunicazioni della Santa Sede noi non solo ·continuavamo a riconos.cere o-gni rappresentanza diplomatica * o * (9) accreditata dalla Santa Sede all'Estero, o accreditata presso di lei (10), •con tutte le immunità di diritto, ·con tutte le facoltà d'invio di corrieri ed altre (11), ma avevamo formalmente ;proposto a Sua Santità, mettendo anche a disposizione del Cardinale Antonelli un uffi.ciale superiore di Stato Ma,ggiore per i relativi provvedimenti pratici d'esecuzione, di stabilire a spese dell'amministrazione italiana quei servizii di poste e di telegrafi che Sua Santità desiderasse, in Vaticano o altrove ·cogl'impiegati che sarebbmo scelti da Sua Santità 1stessa. Se dopo dò Sua Eminenza avea ·creduto dover dichiarare al

colonnello Caccialupi ed a me •che Sua Santità avrebbe continuato a servirsi come per lo passato della posta e degli uffici telegrafici di Roma, la nostra responsabilità era salva, non (12) potevamo ammettere in buona fede ·Che ·Ci si attribuisero atti odiosi o anche semplici negligenze od omissioni quando Sua Santità perfettamente libera di fatto, è assolutamente padrona d'assicurarsi ·con nostra premtlli'osa cooperazione ·ogni guarentigia * anche esteriore * (9) •che non possa lasciar sussistere neppure l'apparenza di possibilità ~che tale SIUa Hbertà di ·comunicazione (13) venga mai ad essere accidentalmente diminuita.

Sua Eminenza. mi rispose che la .quistione (14) non verte sopra attuali violazioni effettuate della libe-rtà di comunicazione del Pontefice, ma sopra una mancanza di guarentigia alla quale le nostre offerte di fa,r stabilire uffici in Vaticano non recano rimedio, poichè le ·corrispondenze postali o (15) telegrafiche di Sua Santità dovranno pe~rcorrere il territorio italiano.

• cattolica », in LV riservato c cattolico ».

A dò replicai * con dichiarazioni .precise che, ,stante la gravità dell'argomento, mi parvero necessarie ed opportune, e ·che spero V. E. vorrà approvare.

Dissi adunque a Sua Eminenza che sapeva * (l) che il ,governo del Re avrebbe accolto con premura quei suggerimenti che fossero diretti ad assicurare a Sua Santità una libertà e facilità di comunicazioni assai più complete che non siano state per lo passato in qualunque epoca o circostanza. * Si potrebbero stabilire a s;pese deU'Italia per tutto il territorio, fino ai confini del Regno, un servizio telegrafico e postale .speciale anche con fili te.legrafici e vagoni pontificii immuni o neutralizzati come le ambulanze secondo la convenzione di Ginevra, •con impiegati scelti dal Pontefice istesso * (2). Insomma pregai vivamente Sua Eminenza di riflettere •che il governo dì Sua Maestà non accetta e non farà, quantunque ciò 'Sia desiderato dai suoi avvetrsarii, la parte d'oppressore; ch'egli è pronto * a dare alla Santa Sede guarentigie ed è .pronto ,pure a farle concessioni tali che nessun governo .gliene fece mai di simili per la sua indipendenza e s·ovranità spirituale * (3), e ·che ·se taluno nemico. ad Italia ed amko poco illumina.to della Chiesa, mira ad impedire ogni aggiustamento da noi offerto nell'intento di farci comparir colpevoli verso gli interessi Cattolici, ciò nuocerà alla Chiesa sola, bastando se non certo ai nostri sinceri desiderii come ·cattolici, almeno alla nos.tiTa responsabilttà che le guarentigie

Il Cardinale Antonelli mi disse che queste mie dichiarazioni erano tali da poter essere sottoposte a Sua Santità e mi annunciò che gliene (6) avrebbe pa•rlato oggi stesso. So.ggiunge (7) tuttavia che mancherebbero le guarentigie (8) di perpetuità di simili concessioni stante l'instabilità dei Ministeri in Italia, ed a quel proposito rese giustizia ai Ministri attuali * e disse che specialmente il mini•stro de,gli Esteri ha reputazione ottima * (9).

Io risposi di credere che le gu.a~rentigie (10) alle quali avea (11) a·c·cennato fossero tra quelle che ;potevano essere ins.critte nello Statuto (12) * o diventare oggetto d'impegni iuternazionali * (2).

Nello Statuto, mi obbiettò il Carclina1e è .pure stabilito che la religione cattolica è religione dello Stato, e tuttavia vediamo a che punto è ridotta la Chiesa in Italia e sappiamo a quali nuovi atti s'intenda di por mano anche a Roma.

Anche la libertà individuale (13) per conseguenza l'indipendenza della società civile nel1e ·cose temporali è nello Statuto, risposi io; e .se la 'leg,ge civile cesserà

con c sapere ».

riservato.

I6 -Documenti diplomatici • Serie II -Vol. l.

dì confenre effetti civili all'esistenza, 'libera del resto, d'associazioni ecclesiastiche

in Roma, come nel Belgio in Inghilterra, in America non perciò la Chiesa

sarà meno libera e prospera secondo che provò l'esperienza.

Qui il Cardinale mi disse queste pred3e parole: Menomale se come nel

Belgio ed altrove, la Chiesa fosse separata dallo Stato, ognuno in allora avrebbe

a pensare ai fatti suoi, ma voi continuate ad impedire ·che siano [provvedute

le Sedi Vescovili, ponete ostacoli a l'esercizio dell'autorità ecclesiastica e per

sistete nel concetto :che m'esprimeva tem:po fa. un vostro inviato, (l) Signor PineUi

dicendo che lo Stato deve proteggere la Chiesa e quindi non separarsi da essa.

Non sono vane parole, replicai, quelle che solennemente dopo il Conte

Cavour !ripeterono, (2) confermarono la Corona il Parlamento ed :ii Pae,se in ogni

occasione da dieci anni in quà. * Il momento è vicino * (3) ora che i fatti hanno

tolto di mezzo l'antagonismo di due poteri politici in Italia, in cui l'indipendenza

e la libertà della Chiesa e dello Stato passeranno (4) nella pratica attuazione. Non

è solo per rispetto e deferenza per l'autorità (5), spirituale ed alle coscienze che

l'Italia mira a reaHzzare la libertà della Chiesa, è anche un omaggio ch'essa

rende ai proprii p!l'incipi HberaU, una condizi,one d'indipendenza e di libertà

per i poteri civili e politici istessi.

Non è nostra la teoria che vuole un ·connubio, uno scambio d'aiuti interessati tra un ;potere e l'altro lo spirituale cioè ,cond1s.cendente agli interessi politici del Governo, (6) questi pronto a dare alla Chiesa in ricambio privilegi politici o il concorso del braccio secolare. Con tali patti non si riusci mai a stabilire concordia tll'a Chiesa e Stato, (7) 1Si pregiudicò (8) talvolta i più alti interessi e la dignità di ciascuno. Qualche uomo di Stato estero ci consigliò talvolta, proseguii, di conciliar·ci colla Sovranità temporale del Pontefice per ottenere dalla Santa Sede unita con legami politici all'Italia, una forza preziosa per lo sviluppo dei suoi interessi all'estero. Noi respingiamo come irrispettosa per

la Santa Sede e come funesta per lo Stato una tale idea. -La Santa Sede non vi si sarebbe mai prestata -interruppe Antonelli -. Nè il Governo del Re, ripresi io, l'accol,se mai. La forza dei tempi condanna egualmente :i poteri politici che osano prendere gli interessi religiosi come strumento, e le Lstituz:.oni, altra volta benefiche, nelle quali l'autorità religiosa è unita a mezzi di coercizione governativa. La sede del Pontificato dovrà rimanere in Roma, perchè qui, in condizioni eccezionali di sovranità e di dignità, il Papato godrà inoltre la ;pienezza dei bene.ficii arrecati alla Chiesa dalla libertà inglese (9) ed americana; e così si verificherà che la Chiesa di Roma, perchè tal di fatto, sarà e rimarrà ivi (10) meglio che non sarebbe altrove, v,eramente cattolica cioè

universale.

Il Cardinale ascoltò con attenzione queste ed altre mie osservazioni, e mi pre,gò di ritmnar domani al Vaticano.

(l) Ed. in LV riservato Roma, PP. 16-18; e in CADORNA, op. cit., 3• ed., pp. 445-448.

(2) -• Destato • testo litografato del Ministero e LV riservato. (3) -È la lettera ai cardinali del 29 settembre, già ricordata (cfr. n. 190). Anzichè

(4) Le parole fra asterischi cosi modificate in LV riservato: • quando •.

(5) -c Ebbero • LV riservato. (6) -Aggiunto in LV riservato: • Ad onta che». (7) -« Fosse • LV riservato. (8) -• Mentre non erano • LV riservato. (9) -Omesso in LV riservato. (10) -c Essa • LV riservato. (11) -• Altro • LV riservato. (12) -c Nè • testo litografato del Ministero e LV riservato. (13) -• Comunicazioni • LV riservato.

(14) • Questione » LV riservato.

(15) • E • LV riservato.

(4) necessarie siano state da noi sinceramente rispettosamente (5) e realmente offerte.

(l) Il brano fra asterischi omesso in LV riservato; l'ultima parola • sapeva • modificata

(2) Omesso in LV riservato.

(3) -In LV riservato: c a fare alla Santa Sede tali desiderate concessioni quali nessun governo le ne fece mai per la indipendenza e sovranità spirituale di essa •. (4) -• Concessioni .LV riservato. (5) -• Ripetutamente • testo litografato del Ministero e LV riser-vato.

(6) c Le ne • LV riservato.

(7) -« Soggiunse • testo litografato del Ministero e LV riservato. (8) -«Sicurezza • LV riservato. (9) -Omesso in LV riservato. A c Ministri attuali. aggiunto c del Re •. (10) -c Sicurtà » LV riservato. (11) -«Avevo • LV riservato. (12) -• Inserite • testo litografato del Ministero; «Inserite in leggi fondamentali • LV (13) -c E per • testo litografato del Ministero e LV riservato.

(l) • Il • aggiunto in LV riservato.

(2) • E • aggiunto in LV riservato, con la soppressione della virgola.

(3) -In LV riservato: • È venuto il momento •. (4) -• Debbono passare • LV riservato.

(5) • All'autorità • LV riservato.

(6) • E questi • LV riservato.

(7) -«E si • testo litografato del Ministero e LV 1·iservato. (8) -• Pregiudicarono • LV riservato. (9) -• Belga • LV riservato. (10) -• Qui • LV riservato.
206

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 7 ottobre 1870.

Questa mattina il Cardinale Antonelli mi mandò il suo segretario Signor Commendatore Massoni per pregarmi di non omettere oggi ·specialmente di recarmi da Sua Eminenza che aveva a parlarmi dello .sgombero del palazzo della Sacra Consulta. Il Signor Massoni mi disse che il Papa ed il cardinale Antonelli furono assai seriamente (2) impéressionati dell'intimazione fatta ad un caérdinale di sloggiare immediatamente da un palazzo pontificio.

Annunciai al Signor Massoni che mi sarei recato a mezzodì da Sua Eminenza e non credetti d'entrare con esso in lunghi ragionamenti sul fatto.

Eccole, Signor Ministro, il fatto come accadde. Ieri Slllll'invito se·gnato (3) nella mia lettera di ieri (4), del Generale Cadorna, la giunta ebbe a provvedere allo sgombero del palazzo della Consulta, e (5) mandò due dei suoi membri apregare H cardinale Claret, ivi alloggiato, di voler lasciare li:beri i 'locali (6). Il cardinale Claret avendo rimostrato che (7) l'intimazione era inaspettata, il generale Masi si recò da lui, gli e.spresse il rincrescimento delie autorità per la ne·cessità ineluttabile dello sgombero, concertò col .cardinale ·n termine conveniente per il trasporto degli oggetti di sua proprietà, e si mise d'accordo con esso per il locale, decentissimo e r.iconosciuto tale dal cardinale, ch'era fin d'ora a sua disposizione in ricambio di quello che doveva abbandonare. Il generale Ma.si dichiara d'aver lasciato il ·cardinale soddisfa.tto dell'aggiustamento intervenuto ed dl Duca di Sermoneta, che vidi ieri alla funzione della proclamazione del plebiscito in Campidoglio, mi disse d'essere stato contentissimo della destrezza colla quale il Generale Masi avea convenientemente provveduto per l'alloggio necessario al Luogotenente del Re.

Ma iersera, così mi viene nrurrato dal Duca di Sermoneta * che rec:aimi a vedere stamane • (8), il Cardinale Claret essendosi re,cato dal Papa, ne ebbe forti rimproveri, perchè non dovea cedere che alla violenza assoluta. * Il cardinaù.e Antonelli intervenuto ottenne da Sua Santità che * (9) il già fatto sarebbe

•stato lasciato tale quale, ma s'imp-egnò di farne formali rimostranze e per questo a;ppunto mi era stato mandato stamane il Commendatore Massoni

Presi dopo tutto dò gli opportuni concerti col Generale Cadorna, mi recai dal cardinale Antonelli e stabilii 'il punto di vista delle Regie Autorità. Il Generale Cadorna non ha potere governativo; egli ha dal governo del Re una missione di •Conservazione e di tutela, ed egli deve, in vista (10) della capitolazione

firmata ·col generale Kanzler, provvedere a tener salvo, colle forze delle quali dispone, quanto è di spettanza del Governo del Re (1). A determinare quali palazzi appartengono alla sovranità temporale in Roma è la giunta di governo che è finora competente ed ha autorità. Fu adunque la giunta che designò il palazzo della Consulta e quello del Quirinale ·come residenza del governatore o sovrano (2) non pontificie. Davanti a tale dichiarazione della giunta, fatta in virtù e nei limiti della propria autorità e competenza, il potere militare in Roma, ed io per la parte d'ingerenza uffiziale (3) ,che mi può essere attribuita, non potevamo che tener conto della possibilità di non disturbare in fatto, come desideriamo, chi abita o occupa nel presente stato di cose, pubblici fabbricati in Roma per licenza e ordine anteriore di Sua Santità e lasciare :intatte in diritto le quistioni relative alla proprietà di detti fabbricati per il caso che Sua Santità credesse di rivendicarle ( 4). Ricordai al cardinale Antonel'li, ·Come questo duplice ordine di considerazioni non sia mai stato dimeu.icato da noi; come tutti gì, abitanti ed impiegati nel Quirinale (5) fossero stati lasdati nei locali da essi tenuti; ·come i provvedimenti di conservazione presi per mezzo d'un notaro dal generale Cadow"'. siano stati appunto ordinati a tutela e guarentigia d'ogni quistione di proprietà; e come sia stata esplicitamente riserbata la quistione di proprietà medesima tenendo però valevole fino a prova contraria la dichial!"azione della Giunta in proposito. Non essendovi altro locale per il Luogotenente di Sua Maestà fuorchè la Consulta, non sarebbe equo di rimproverare all'autorità militare di procedere tardivamente ad uno sgombro che avrebbe potuto e dovuto aver luogo, a rigor di termini, il 20 settembre sera.

A tutto ciò il Cardinale rispose con frequenti interruzioni, ripetendo invariabilmente che i palazzi del Quir.inale e della Consulta sono apostolici e non del Governo (6), ché egli non può riconoscere la competenza deUa Giunta a prendere deliberazioni in proposito; soggiunse però che darà (7) ordini perchè ~li archivi di Segretaria dei Brevi fossero tolti dal palazzo della Consulta e transportati in una rimessa che sarebbe il 'solo lo·cale disponibile per ciò nel Vaticano e mi pregò di far sì che il Cardinale Claret avesse il maggi:oll' tempo possibile per mutar re~idenza.

Io confermai che ogni riguardo e testimonianza di rispetto come all'occorrenza ogni compenso o indennizzo riconosciuto equo sarebbe spontaneamente consentito a quel principe della Chiesa al quale il generale Masi avea d'al· tronde rispettosamente presentato gli omaggi e le scuse dell'autorità per la necessità impostale d'incommodarlo.

Lanza.

mente • Carte Lanza.

( • stesso siano • ) .

de, diritto di proprietà del Pontefice, e > Carte Lanza.

(l) -Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma, e quindi nemmeno in CADORNA, op. cit., 3• ed.; ed è invece pubblicata, come indirizzata al presidente del consiglio, Lanza, in Le carte di Giovanni Lanza., cit., VI, pp. 167-169, con alcune varianti. Delle più notevoli si dà ragguaglio qui di seguito. (2) -• Penosamente • testo litografato del Ministero. (3) -• SegnatoJe • testo litografato del Ministero. (4) -Manca. (5) -c Procedendo, a dire il vero, per le vie più brevi • Carte Lanza. (6) -c Entro un giorno o due • Carte Lanza. Il card. è Clarelli, cfr. n. 211. (7) -c Il termine era assai breve, e • Carte Lanza. (8) -Manca nelle Carte Lanza. Nel testo litografato del Ministero c che volle venirmi a vedere stamane •. (9) -La frase fra asterischi manca nelle Carte Lanza. (10) -c Virtù • testo litografato del Ministero.

(l) • V'ha di spettanza del governo in Roma • testo litografato del Ministero e Carte

(2) -• Residenze governative o sovrane non pontificie • testo litografato del Ministero e Carte Lanza (qui • e sovrane •). (3) -• Ufficiosa • testo Iitografato del Ministero; • che mi può essere attribuita ufficiosa (4) -• Rivendicarla > testo litografato del Ministero e Carte Lanza. (5) -• !stesso siano • aggiunto nel testo litografato del Ministero e nelle Carte Lanza

(6) • Che i nostri provvedimenti al riguardo sono. violazioni non più della sovranità, ma

(7) • Dava • testo litografato del Ministero e Carte Lanza.

207

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 7 ottobre 1870.

V. E. mi ordinò di esporle i termini pratici nei quali può a parer mio essere

costituita l'alta sovranttà del Pontefi.ce nella Città Leonina, e quali siano in coe• renza con questa alta sovranità, gli impegni che possano essere presi con altre potenze o guarentiti dallo Statuto per l'indipendenza del Papa, la libertà della

S. Sede, e la sicurezza delle comunicazioni tra il Papato e l'orbe Cattolico.

Premettendo che secondo i giusti concetti del Ministero non possa essere oggetto di trattative nè di impegni internazionali quanto si riferisce ai rapporti interni fra la Chiesa e lo Stato, nel regno, sottopongo a l'esame di V. E. le

•stipulazioni seguenti che risponderebbero a quanto il mondo Cattolico ha diritto di domandarci.

Il Sommo Pontefice cons,erva tutte le prerogative personali della sovranità, egli è inviolabile, ed i luoghi di sua residenza hanno privilegio di immunità e di estraterritorialità.

È riconosciuto al Pontefice un diritto di alta sovranità nella città Leonina; ed in consegu~a godranno del:l'irrnnunità, oltre al! Pailazzo del Vaticano e sue dipendenze, i palazzi e dipendenze che saranno residenze, nella città Leonina, dei membri della gerarchia ecclesiastka che funzionano come Ministri, Consi,gllieri od :impiegati degJ.i uffici spirituali deihla S. Sede; [e residenze delle dignità, Congregazioni o minitsteri del!la autorità S!Pirituale, quali sono la Da:taria apostolica, la sacra penitenziaria la Congregazione dell'Indice, quella del Santo Ufficio, dei Vescovi, e [bianco] del Concilio etc.; come pure le residenze delle rappresentan'Z!e degli ordini l'eg{Jilari riconocsciuti sì lm ItaJta che alil'Estero.

In qua:nto agli e'fretti deil!le 'risoluzioni prese dalia S. Sede come dall1e Dignità, Ministeri e Congregazioni essi saranno puramente spirituali, e gli Italiani abitanti la città Leonina godranno la pienezza dei loro diritti civili e politici.

Però la pubblica vendita o l'affissione di stampati, le rappresentazioni teatrali, ile funzioni, Letture, od orazioni pubbUche, neltla città Leon1ina, sono sotto~ poste al veto delil'aUitori:tà Ponti:fkia, come rp·er l'esercizio di arti, mestie~i e professioni.

La S. Sede avrà facoltà di espropriare nella città Leonina tutti quei terreni e fabb:dcati che essa reputas,se convenitentt per rista:btlirvi ist~tuti ecd.esiastid qualsiansi. Lo Stato potrà concorrere, col consenso della S. Sede, nelle .spese relative agJi istituti ,che non fossero soltanto di uthl·~tà relligiosa. Oltre aliJ.a lista ecclesiastica attuale del Sommo Pontefice, che viene conservata nella sua

integrità, senza distrazione pe'r quelle spese che ceSisassero di gravare sopra l'amministrazione della S. Sede, gli sar~ assicurata una dotazione intangibile per H mig~i:or mantenimento di quegli \istituti, Ministeri, Congregazioni o Corporazioni che Egli credesse utili all'esercizio della sua autorità spirituale, e le

quali, riconosciuti, o no, dalla Legge civìle, avranno, in quanto agli indiv1dui, le guarentigie di libertà del diritto comune, ed m quanto agili dst~turtt ~tessi il privilegio della immunità locale, come è detto più sopra. Sarà compreso in detta dotazione il prodotto intiero della conversione dei beni degli ordini regolari da operarsi in Roma.

Il Sommo Pontefice riceverà inoltre, come tributo di alta sovranità, una somma eguale a quella del prodotto delle imposte percepite nella città Leonina secondo il!e !leggi del Regno, coll'eccezione delle prop!ri'età ecdllesiastkhe immuni, che saranno esenti da ogni imposta.

Saranno riconosciuti quei corpi Slpeeiaili di gìllardie, Svizzeri od ai1tri che il Sommo Pontefice stimasse di ·conservare od ,iJStituire a •custodia degli edifizi

o focaili immuni nellLa città LeonJina, e saranno resi .gli: onori d'uso cosi aJ.IJ.e Bandi•ere -come agli ufficialli di detti corpi.

Saranno pure immuni e potranno essere neutralizzati fino ai confini del Regno quegli uffici di posta e telegrafi dei quali il Sommo Pontefice credesse di stabilire la sede nella città Leonina. Godranno i relativi privilegi sul territorio del Re•gno., gli impiegati e corrieri di de.tti uffici, e potranno a.ltresì essere neutralizzati i fili telegrafici e vagoni pontifici destinati ai ,servizi medesimi.

Il Sommo Pontefice potrà non solo comunicare liberamente, anche in tempo di .guerra, coH'orbe cattolico per mezzo di Nunzi od inviati suoi e mandatig[i, ma anche, in vtirtù deil. suo dirritto di alta sovranità, mandare e ricevere agenti aV1enti carattere diplomatico, i quali godranno in tutto il terri:toTio del Re·glno àei privilegi d'uso. Il Sommo Pontefice conserva il diritto di conferire ordini cavallereschi o titoli di nobiltà.

Le riferirò prossimamente, Signor Mmiistro, sulle .conc•essioni possibhli al punto di vista Romano, che, benchè non possano essere argomento di impegni internazionali, pure possono concorrere ad accrescere le guarentigie dell'indipendenza e libertà della S. Sede.

(l) Questa lettera non è stata pubblicata in LV Tiservato Roma; e quindi nemmeno in CADORNA, op. cit., 3• ed.

208

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

N. 98 PROTOCOLLO SPECIALE. Roma, 7 ottobre 1870.

Ho ragguagliato, a suo tempo, l'E. V. dello spiacevole fatto avvenuto nella sera del 21 settembre prossimo passato di sfregi recati, da una mano di popolani, agli Stemmi pontificì collocati sui palazzi della Legazione e del Consolato di Portogallo. Le ho •comunicate pure ;per •copia ~a nota sul rfatto stesso indirizzatami dal Ministro Plenipotenziario portoghese, la mia in risposta a quella, e le lettera da me scritta alla Presidenza del Tribunale Criminale per l'iniziamento di regolare procedura contro i colpevoli. (1). Le indagini fatte dall'Autorità Inquirente riuscirono, fino ad ora almeno, inconcludenti, siccome risulta dalla lettera della Procura Fiscale Generale, let

tera della quale ho data comunicazione alla Legazione Portoghese, e di cui invio qui unita alla E. V. una copia.

(H Cfr. n. 35 e 115.

I provvedimenti adottati da questo Comando Generale e le franche spiegazioni scambiate tra me e S. E. il Mintstro del Pocrtogallo, hanno avuto pecr effetto di distruggere tutte le conseguenze cui quel fatto poteva dare luogo. E nel dì 5 corrente, alla presenza di un picchetto di soldati e coll'intervento di due ufficiali di Pubblica Sicurezza è stato ricollocato a fianco dello stemma portoghese quello pontificio sul palazzo della Legazione, con che ha avuto termine con soddisfazione quell'incidente, siccome l'E. V. potrà rilevare dalla ,copia di nota che le trasmetto del Ministro di Sua Maestà Fedelissima (1).

.ALLEGATO I

CESARE PICCHIORRI A R. CADORNA

25 settembre 1870.

In seguito del venerato dispaccio dell'E. V. datato 22 cadente mese N. 3 si ascrive a dovere il sottoscritto prevenirla, che questo Ministero Inquirente non omise accedere immediatamente alle dimore di S. E. il Signor Ministro di Portogallo e del Sig. Console del Belgio [sic], e ne' modi legali assunse dai medesimi, e dai loro domestici tutte quelle notizie che poterono somministrare sull'oggetto. Per altro queste riuscirono fin qui vaghe, e comprovanti soltanto in genere gli avvenuti violenti abbassamenti delle armi pontificie ed altri atti di violenza al portone, e casa in allora pur anco non abitata da S. E. il Sig. Ministro di Portogallo succennato.

Lo scrivente pertanto mentre va in pari tempo ad informare S. E. il Sig. Generai Masi Comandante la Piazza per interessarlo a somministrare in argomento i necessarj elementi per procedere, e fa proseguire le indagini giudiziarie, passa a rassegnarsi con sensi di distintissima stima e rispetto.

.ALLEGATO II

THOMAR A R. CADORN,A

Roma, 6 ottobre 1870.

Il sottoscritto, Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario di Sua Maestà Fedelissima presso la S. Sede, ha l'onore di portare a cognizione di S. E. il Sig. Generai Cadorna, che jeri verso le 9 antimeridiane si presentò alla Legazione di Sua Maestà Fedelissima un Tenente Comandante di un picchetto di 24 soldati, e immediatamente dopo giunsero egualmente due Impiegati di pubblica sicurezza.

Tutti questi Impiegati del Governo di S. M. il Re d'Italia si presentarono al sottoscritto colla maggior civiltà e cortesia, dicendo che venivano per ordine superiore ad assistere all'atto del collocamento dello Stemma Pontificio a dritta di quello di Portogallo, come si trovava prima dell'attentato commesso nel giorno 21 del mese scorso.

Procedutosi subito al menzionato atto, nessun incidente venne a disturbarlo.

Dando per terminato questo affare, incombe al sottoscritto dichiarare che farà conoscere al Suo Governo, il degno modo con cui S. E. il Sig. Generai Cadorna cooperò tanto efficacemente, affinchè con soddisfazione fosse risoluta questa pendenza. ·

d'Affari a Lisbona 10 ottobre 1870 •.

(l) Appunto marginale: • Trasmesso copia della lettera del conte Thomar all'Incaricato

209

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, cassetta Minghetti) (l)

L. CONFIDENZIALE [17]. Vienna, 7 ottobre 1870.

Non capisco dai giornali cosa alcuna riguardo alle deliberazioni del ministero sulla convocazione del Parlamento. Dicono taluni che sarà convocato subito, altri il 15 Nov. coi romani altri dopo le elezioni generali. A me pareva come già ti scrissi la via più semplice quella di riconvocare l'antica camera tal quale, di proporle la sanzione dell'annessione delle provincie romane, !il trasferimento della capitale coi fondi e coi poteri necessarii, l'autorizzazione al Governo di dare al Papa le guarentigie di sua spirituale indipendenza, e infine la votazione del Bilancio 1871. Fatto questo la sua vita era naturalmente e:saurita, e vi sarebbero state di necessità le elezioni generali sulle quali non intendo intrattenerti per ora. Ma si adduce che come nell'antica camera entrarono nell'antica camera [sic] i veneti, il medesimo dee farsi pei Romani. A dir il vero l'esempio c'è, ma che sia imitabile non mi parrebbe. Tuttavia se tale è il sentimento pubblico, tale il desiderio dei romani, io mi rassegno. Solo codesta forma piglierà un mese di tempo. Se in questo mese fosse possibile intendersi col Papa, certo sarebbe la miglior cosa il venire alla Camera con un progetto accettato dalle due parti. Ma ,g:iccome questo mi pare un pio de,siderio (perchè se anche il Papa accettasse un compromesso, ciò non sarà ·che per .effetto del tempo) così io mi chieggo [e] temo che l'indugio non rettificherà le idee, nè ispirerà sani giudizii nelle popolazioni ma confonderà ancor più le menti e accrescerà le pretese radicali. Ad ogni modo due cose mi parrebbero opportune. Intendersi bene colla giunta Romana, discutere a fondo con essa lo schema tanto che non trovi difficoltà !addove dovrebbe esser più accetto. Fatto ciò, usufruttare questo mese per ottenere dalle Corti europee un favorevole giudizio allo schema medesimo. Senza fare alcuna comunicazione officiale, i ministri del Rè all'estero, potrebbero esprimere quel1e idee, :sentire 'se vi fossero obbiezzioni sensate e :con abilità carpire un implicito assenso. Non si può dimenticare che avete promesso d''intendervi coll'Europa per la soluzione del[la] questione. Io conto molto sulle difficoltà del problema, per le quali non sapendo che cosa proporre, i Governi cattolici e più gli acattolici accetteranno le proposte nostre. Di tal guisa si potrebbe venire alla Camera con uno schema del quale si fosse certi che è riconosciuto come plausibile dagli uomini di buona fede. Il momento è propizio; più tardi potrebbe cambiare. E il saper fare c'entra per molto nel risultato. Ma per ciò bisogna aver in mano lo schema e poter dire = ecco gli articoli che il Governo ital'iano è deciso di presentare al Parlamento =· Credo se questo secondo partito prevale nei vostri consigli, valga almeno

.l'avere un mese di tempo per farne prò, e trovarsi in buona condizione diplomatica alla riunione della camera.

per via, cfr. n. 250.

Finalmente quanto a fare le elezioni generali subito, questa a dir vero mi parrebbe deliberazione improvvida. Qual sarebbe il cry d'i codeste elezioni? Certo le guarentigie da dare al Papa. Ora se il partito conservatore, se i preti andassero o spingessero al voto, codesto cry sarebbe ottimo ed efficac1ssimo se il partito conservatore andasse tutto all'urne. Ma siccome il Clero si asterrà, e il partito racHcaJ.e 'si agiterà molto, e l'odio dcl preive (l) è ancora la pa,ssione dominante, ~così temerei che il risultato fosse contrario 'ai nostri desiderii. Di qui non posso giudicarne, ma mi pal'e purtroppo ~così. E qui ci sarebbero altre cose da osservare, che per ora taccio ma che non dimentico.

(l) Questa è la minuta. L'originale non pervenne al Visconti Venosta, perchè smarrito.

210

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1411. Firenze, 8 ottobre 1870, ore 0,45.

Je désire vivement que vous ayez entretien avec M. Thiers. J'espère que vous pourrez le convaincre que ce n'est pas le cas d'insister dans la demande qui nous est adressée par la Délégation de Tours, car il n'est pas dans l'intérèt de la France de compromettre inutilement le sort de l'Italie. Gar.ibaldi a quitté inopinément Caprera sur un bàtiment français pour se rendre à Marseille. Il ne pourra qu'augmenter les embarras et les difficultés de la situation intérieure de la France.

211

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 8 ottobre 1870, ore 8,20 (per. ore 9).

Nella fretta della mia spedizione di jeri (2) che desideravo fosse letta da V. E. prima dell'arrivo della giunta non ho verMkato i:l nome del Cardinale sloggiato dalla Consulta che è Clarelli. Prego si correggi in conseguenza la mia lettera. Quanto alle pei'quisizioni ho scritto jersera a V. E. (3). Prego anche si aggiunga alla proposta per la città papale che le immunità non sono impedimento all'estradizione dei malfattori conformemente al dritto canonico.

212

IL CONSOLE GENERALE A MARSIGLIA, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3085. Marsiglia, 8 ottobre 1870, ore 12 (per. ore 14,30).

Garibaldi arnve a Marseille hier au soir à 10 heures. Reçu par autorités, garde nationale et foule applaudissante, conduit à la Préfecture. Rues illuminées. Ce matin 8 heures avec ·cortège jusqu'à l'a ~gare, (parti pour Tours où Gouvernement l'a prié de se rendre immédiatement.

(2). Cfr. n. 206.
(l) -In dialetto piemontese. Cioè, del prete. (3) -Cfr. n. 214, con la data dell'8 ottobre.
213

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3087. Vienna, 8 ottobre 1870, ore 19 (per. ore 21,45).

J'ai eu une conversation de deux heures tavec M. Thiers (1). Son état fait pitié. Son discours a été interrompu par des sanglots. Au fond, il n'a rien obtenu à Saint Pétersbourg. L'Empereur de Russie a promis d'employer ses bons offices personnellement auprès du Roi de Prusse, mais il a exclu toute démarche de son Gouvernement, soit séparée soit collective. Passant à qui nous regarde, je n'ai pas eu grande peine à prouver à M. Thiers que le'pian stratégique était absurde. M. Thiers a répondu qu'on pouvait complètement le changer, mais qu'il s'agissait de savoir, en principe, si l'Italie voulait aider de ses armes la France. J'ai tàché de lui démontrer que notre secours seui ne pouvait pas relever la fortune de la France, et que en mème tems la Prusse nous susciterait des embarras à l'.intérieur, soit au moyen du parti mazzinien, soit au moyen des partisans des dynasties déchues. M. Thiers m'a paru éviter d'approfondir la question avec moi, se réservant de la traiter à Florence. Demain je vous écrirai.

M. Thiers sera à Florence mardi soir. Tàchez de lui faire un accueil très cordial, et de lui montrer que si nous ne pouvons pas entrer en guerre, ce n'est pas par défaut de sympathie.

214

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONT'I VENOSTA

(AB) (2)

Roma, 8 ottobre 1870.

Non omisi, nel mio colloquio di ieri ~ol Cardinale Antonelli, di osservare che il fatto denunziato nella lettera di Sua Santità ai Cardinali, di perquisizioni operate sull'esportazioni fatte dal Palazzo del Vaticano, non si verifìcè se non nei primi .gior.ni deH'oc,cupaz.ione chiesta da Sua Sianti:tà di parte deli1a città Leonina; e che questo fatto non fu se non l'effetto accidentale, e impedito tosto che se ne ebbe notizia, d'una consegna mal intesa, il cui scopo, certo non bilasimevol'e era di non J.a,sdarsi compiere sottraiZioni che si di!cevano fartlte dalla domesticità infima del Vaticano a danno del Sacro Palazzo. Ricordai come il comando delle Regie truppe si trovasse in quei primi momenti nell'alternatilva o di ,se,mb~ar :r:icusa~ soc,c0111so e sicurezza aJ. Papa 1se non gil.i si mandavano le truppe da esso chieste, o di dar pretesto ad ingiuste accuse di oppressione ed impedimento alla sua Hbertà se quelle truppe venivano destinate a tener guarnigione necJila dttà Leonina. Le Regie Autorità pre.flerirono. come sempre compiere il dov,ere di deferenza verso la Santa Sede piuttosto che badare unica

mente a rsottrarsi a111e cure e alla responsabirLità di reiò ·che veniva a loro chiesto; si fece di tutto perchè i desiderii di Sua Santità fossero soddisfatti; gl'inconvenienti inevitabili nelle cose umane furono pochi e immediatamente rimediati. PoÌIChè dopo dò non si vuo11rutltavila tenere equo •conto del nostro buon volere, ci rimane solo a constatare i fatti, non consentendomi, aggiunsi, il rispetto dovuto a Sua Santità nessuno apprezzamento sulle accuse contenute nella lettera apostolica.

U Cardinale mi fece osservare che la lettera riconosce che fu posto rimedio agli inconvenienti segnalati, ma che essi od altri possono, come asserisce la lettera stessa, rinnovarsi in avvenire.

A ciò r.isposi che si era provveduto acciocchè invece non potessero assolutamente rrinnova~si, destinando nelrla Città L·eonina dei distaccamenti che non saranno mutati, comand.-::rti da uffidaJii IS!Celti, che hanno ord.ine scritto, poichè non vi rstanno ·che sulila domanda del Papa, d11 eseguire :butto que1lo che venga richiesto da Sua Eminenza il Cardinale Segretario di Stato, e di non fare nè di lasciar fare nulla che non sia richiesto da Sua Eminenza stessa. Notai a tal proposito che nessuna occupazione straniera, senza eccezione di tempo nè di luogo, aveva mai spinto fino a tal punto l'ubbidienza e la deferenza agli ordini di Sua Santità e •Conchiusi •che il ,governo del Re poteva riferirsene con piena fiducia alla testimonianza della diplomazia estera in Roma.

Il Cardinale non mi parve disposto a sostenere le accuse mosse contro il

nostro serviz~o militare nella ciil:tà Leonina e ciò era tanto più naturale in

quanto ·Chè Sua Eminenza, come scrissi ripetutamente a V. E., fa di :frrequente

l'elogio del contegno e della disciplina dei nostri soldati.

(l) -Per i nuovi colloqui del Thiers a Vienna, 1'8 ottobre (a suo dire, Beust avrebbe voluto che gli italiani fossero i primi ad agire in favore della Francia ed egli Beust li spingeva a ciò) cfr. THrERS, OE. cit., PI?· 40-42; Beust a Ch_otek (Pietroburgo.), 12 ottobre, in Correspondenzen K. K. M. d. A., n. 4, Cit., n. 29, pp. 31-32; m Das Staatsarchw, XIX, n. 4152, pp. 311-313; e in Archives Diplomatiques 1871-1872, III, n. 611, pp. 775-777. (2) -Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma; e per conseguenza nemmeno in CADORNA, op. cit., 3• ed.
215

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (l)

Roma, 8 ottobre 1870.

Ebbi l'onore di sottoporre ieri a V. E. (2) un arbboZIZo delle proposte che mi parevano poter essere argomento d'impegni aSISoluti per parte del Governo deil. Re aU:o scopo .di costituire l'alta rsovranità deJ Papa ne11a città Leonina e di guarentire l'indipendenza e la libertà di .comun~cazioni della S. Sede.

Le aJltre concessioni •che il Governo del Re potrebbe fare di propria deliberazione sembrano l•e .seguenti:

Il Regio Governo riconoscerebbe la personalità giuridica degli Istituti ecde

sia:sUci i quall!i, ('om.e per esempio !la Propaganda e .gJ:i ospizii missionari esteri

non hanno solamente •carattere di utHità religiosa.

Si assegnerebbe un mezzo milione annuo alla Dataria Apostolica ed un

altro mezzo milione aJ.la Segreteria dei Brevi, con quersto che tutte le facoiLtà,

dispense anche qutndinnanzi emanassero da codesti due dilcaste·ri in quanto

riguarda i ·cittadini del Regno d'Italia, fossero sempre ed asrsolutamente gratuite.

Sarebbe stabilito, per maggiore guarentigia dell'indipendenza delle relazioni tra la S. Sede e l'Estero, che ii rappresentanti di qualsiasi governo, ordine o vescovato estero presso la S. Sede non possano es~citare L11.carichi nè aecettare benefici nello Stato Italiano.

Verrebbe costituita per il Sommo Pontefke una guardia d'onore scelta dalle principali famiglie delle Città Italiane e della quale Sua Maestà si degnerebbe d'essere Capo Onorario.

Essendo il Papa Vescovo di Roma, anzi :q.on essendo Papa se non perchè Vescovo di Roma, la sua giurisdizione spirituale sarà riconosciuta sopra tutta La diocesi. Siccome ~oi la srua Cattedra come Vescovo di Roma è San Giovanni Lateranen~se, così quella Basi-lica ed i fabbricati annessi godranno la stessa immunità ·che se fos.sero situati neUa città Leonina; la godranno pure la BaSiiJica Liberiana col palazzo che ne dipende, ~ bas1illica di San Pao~o e 1la viUa e palazzo di Castelgandolfo. I beni però e proprietà deUa S. Sede situati fuori della città Papale saranno, a ,s,canso di ogni odiosità, nelle condizioni deil. diritto 'comune in quanto alle imposte.

Operandosi la conversione dei beni degJ'i ordini regolari, se H difetto! di locali per scuole ed istituti di pubblica utilità e l'urgenza di migliorare le condizioni economiche della città e provincia di Roma inducessero a far eseguire sollecitamente rt;ale conversione per cura, per esempio, d1ei Muntcipii o delle provincie, sarebbe da esaminarsi se non sarebbe equo e vantaggioso di consegnarne il prodotto .a11 Sommo Pon:tefi.ce in tito'li del debito Pontificio preso a p:roprio carico daHo Stato. Lo stesso sarebbe da esaminarsi per l'assegnamento da farsi al Papa del·le dotazioni di cui si tenne discorso nel mio rapporto n. 16 {1).

Si proporrebbe l'applicazione del prindpio della libertà della Chiesa colla r~nunzia dell•lo Stato a ·l'exequatur, all'appello d'abuso, ad ogni :forma inslomma d'ingerenza dell'autorità poliU.ca neUe cose SIPirituali concedendo ai membri della Chiesa tutte le libertà del diritto comune e non sottoponendo ad altri obbHghi se non a quelli der.Lvaruti dal dLxitto comune, fatte, ben in·teso, le debite eccezioni per la sovranità personale ed inviolabilità del Pontefice, e per la dignità princi:pesca dei Cal'dina!J.i, peil qualli potrebbe esseJ.'e 'stabilito che essi non saranno giudicabHiJ se non dal Senato. del Re,gno per i fa,tti ,che, estranei all'eSJe~cizio delle loro funzioni spirituali, richiedessero l'appHcazione delle leggi comuni.

Ognti penallità [lortata 'contro i rifiuti di Sacramenti o di Sepol:tw-a o contro altri atti proprii dell'autorità spirituale sarà abolita.

In quanto alla nomina dei Vescovi e parroci, l'autorità politica vi rinuncierà in princip1o; so1ltanto es·sendo il'ingerenza dello Stato in .tale materia !fondata SIUJ1Ia tradizione ed il diritto 'costante che attribuisce ai fedeli una fa,coltà di scelta o di accettazione dei 'loro pastori, lo Stato farà studi:are il modo· di: restituire ai fedeli, 'col!le dovute guarent~gie, il deposito per così dire, che egli ne ebbe a tal rigua1rdo; e potrà inoltre lo Stato, ,prima di addiven1re ailla detta :rinunzia al proprio diritto ·suUa nomina dei Ves·covi, fissare il numero dei Vescovati che egli intende di rLconoscere, in una dfra proporzionata a quanto esiste negli altri paesi CatJto'l:iJCi. Non pretendo che quest'i c·enni siano compil·eti e ·che possano .tÙtti!

essere tradotti ad effetto. Solo mi feci premura d'indicare, per quanto me lo

permettono le mie insuffidentissime cognizioni e le informazioni da me raccolte, gl'indirizzi nei quali possono essere meglio stUJcl'tate le concessioni volontarie da farsi alla S. Sede ed alla Chiesa dal Regio Governo, e chieggo sinceramente in proposito l'indulgenza di V. E.

(l) Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma; e per conseguenza nemmeno in CAnORNA, op. cit., 3• ed.

(2) Cfr. n. 207.

(l) Cfr. n. 207.

216

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

N. 103 PROTOCOLLO SPECIALE. Roma, 8 ottobre 1870.

In prosecuzione al mio fogUo del 6 corrente n. 88 protocollo speciale (l) mi pregio inviare allla E. V. copia di lettera indirizzatami da S. E, il Conte Trauttmansdorff Ambasciatore Austriaco, in ringraziamento della continuazione della franchigia doganale conceduta dal Governo del Re al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

ALLEGATO

TRAUTTMANSDORFF A R. CADORNA Rome, le 7 octobre 1870. Monsieur le Comte, J'ai l'honneur d'accuser réception à V. E. de la Note du 6 d. c. N. 88, par laquelle Elle a bien voulu me faire part de la récente disposition prise par le Ministère Royal Italien de maintenir au Corps diplomatique accrédité auprès du SaintPère les memes Franchises douanières dont il jouissait par le passé, à Rome. Je m'empresse d'offrir à V. E. mes remercimens pour cette communication que j'ai portée sans délai à la connaissance des membres du Corps diplomatique.

217

IL COMANDANTE DEL IV CORPO D'ESERCITO, R. CADORNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA (2)

N. 107 PROTOCOLLO SPECIALE. Roma, 8 ottobre 1870.

I giornali pubbHcano una lettera indirizzata dal Vaticano in data del 30 settembre (3) ruJ.ti:mo scorso ai cardinali dal Santo Padre, il quale lamenta con citazione di fatti, la Hbertà perduta dal Capo Supremo della Chtesa, e deplora i mali ai quali questa è esposta per effetto della occupazione di Roma.

Non è mio ufficio il confutare tutti gli argomenti addotti dal Santo Padre nè il rilevare il carattere politico di quel documento. E nemmeno io intendo toccare dei lamenti, per lo meno prematuri, su1gli errori proclamati dalle Cattedre della Università di Roma, che ancora è chiusa, nè di quelli esagerati sull'esame dei libri parrocchiali, presi dalla Giunta provvisoria di Governo, per la formazione delle liste ,per il plebiscito. Bensì mi restring·erò a ristalbilire la verità dei fatti, restituendo ad essi il loro ·carattere, in quella parte in cui le citazioni del Santo Padre riguardano più davvicino la azione di questo Comando Generale.

Non è certamente senza meraviglia che io ho veduto Sua Santità dolersi di non avere più Hbere e specHte le vie di ·comunicazione coi fedeli di tutto

il mondo, poichè a lui sia stata tolta la podestà suprema sulle poste, nè egli si possa fidare del nuovo Governo.

L'E. V. già .conosce per i telegrammi e per i rapporti che io ho aJV!Uto l'onore di inviarle, che non solo io ho dato ordine che, oltre alla posta, anche il telegrafo fosse senza restrizione a disposizione della Santa Sede, per tutti i dispacd cifrati o non drfrat~, ma ancora che a meglio dimostrare la piena libertà del Papa, io aveva proposto di stabilire in Vaticano una stazione postale ed una stazione telegrafi•ca, le quali rimanessero colà in piena d!tpendenza ed ad uso esclusivo della Santa Sede con impiegati sruoi proprì, o con impiegati del Governo italiano, come meglio Essa gradisse.

Questa proposta lfu portata in mio nome al Cardinale Antonelli in Vaticano dal Cavcalier Caccialupi Luogotenente Colonnello di Stato Maggiore, e qualora fos·se stata accettata, io già aveva date !le n~cessarie disposizioni affinchè nel giorno stesso fosse disteso un filo e~ettrico fino al Vattcano, si fossero collocati gli apparecchi telegrafid, già preparati, e aperte le due stazioni.

Noti l'E. V. questa circostanza; la lettera del Santo Padre che rimpiange la perduta libertà di comunicazioni, porta la data del 29 settembre u. s., ed io con quella data stessa poteva già scrivere alla E. V. il mio rapporto N. 23 protocollo speciale, annunciandole che il Cardinale Antonelli non aveva accettate, pur ringraziando, le mie profferte. Egli infatti dichiarava al Cavalier Oaccialupi

di non riconoSicerne l:a necessità, avuto riguardo eziandio a:hla breve distan:za a

percorrere per giovarsi degli uffici postali e dei telegrafi comuni.

Parimenti conosce li.'E. V. come l'oc•cupazione delia Città Leonina prima, e poscia la custodia esterna del Palazzo del Vaticano <fossero determinate da esplicite richieste, neHe quali si di,chiaravano le truppe rimaste al Papa ap!Pena sufficienti alla polizia interna dei Palazzi apostolici. In questi termini si esprimeva 11 Cardinale Antone1li nella sua lettera, di cui ho avuto l'onore d'inviare copia a S. E. il Ministro degli Affari Esteri con mio rapporto del 25 sèttembre u. s. (1). Or bene: accadde che essendo stato dato ordine ai militari di guardia al Vaticano di non lasciar asportare involti od altro, affinchè non si ripetessero abusi, che già si dicevano accaduti a danno della stessa Santa Sede, per eccesso di zelo un capoposto ordinasse un giorno di perquisire sulla persona un individuo che, per non so quali motivi, aveva destato i suoi sospetti.

Immediatamente dopo H fatto, io punii ·chi ne fu responsabile, e prima che il Papa ne scrivesse ai CardLnal:i, in VaUcano già si erano ricevute le spiegazioni e già si conoscevano le efficaci disposizioni da me date ad impedire il rinnovamento di un tarle inconveniente. Se non che questo fu di per se stesso di carattere opposto a quello che la lettera del Santo Padre tenderebbe ad attribuirgli.

Non altrimenti infatti i militari di guardia al Vaticano devono Lmpedire

l'a~rtazione di oggetti, se non a prevenire, come ho ,già accennato, quei disor

dini, che in tempi eccezionali possono facilmente ·commettersi; e tanto è vero

che la precauzionale misura tendeva esclusivamente a preservare da attentati

le .cose della Santa Sede, che i .capiposti al Vaticano ebbero ed hanno ancora

per consegna di •Collocare sentinelle dovunque il Cardinale Antonelli le richieda,

e soltanto dove ·egli le richieda, appunto nell'intendimento di ovviare, se pos

sibile, al pericolo di vedere attenuata l'accusa di una sorveglianza troppo severa, con quella di una sorveglianza trascurata ed insufficiente.

Io spero di avere somministrati alla E. V. tutti gli schiarimenti che potessero occorrerle in ordine ai fatti citati, e la prego, qualora lo reputi utile, di darne comunkazione a S. E. il Ministro per ,gli: Affari Esteri.

(l) -Cfr. n. 194. (2) -Trasmesso, in copia, dal Lanza al Ministro degli Esteri, in data 11 ottobre. (3) -Cfr. n. 190. In realtà del 29 settembre.

(l) Cfr. n. 63, allegato I.

218

IL MINISTRO A MONACO DI BAVIERA, MIGLIORATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 60-61)

R. 178. Monaco, 8 ottobre 1870 (per. l' 11).

Mi recai stamane a vedere S. E. il Conte di Bray * il quale è ritornato jeri sera dal suo congedo * (1). Mi feci un dovere di chiamare l'attenz,:one di S. E. sulla infondata insistenza di Sua Santità a rappresentarsi presso i7. Sacro Collegio come innanzi l'Europa qual prigioniero e privo di quella libertà di comunicazioni coll'orbe cattolico che gli è necessaria come Capo della Chiesa. Gli dissi che il Governo di Sua Maestà desiderando tradurre in atti l'assicurazione da•ta di voler stabilire e garantire al Papa la più completa libertà di comunicazioni sia •Coll'Episcopato sia cogli Stati CattoHci aveagli offerto un ufficio postale e te1.egrafico di sua fiducia ila .cui (2) proposta fu declinata; .che i!n seguito di ciò *mi* (l) parevano infO!lldate le SIU.e lagnanze, ed implicano (3) anzi una mancanza di pelifetta buona ~ede; inviltai pertanto illi Ministro deg!li Affari Esteri ad andare guardin1go neil. ipll"estar-e fede a !l"imostranze che possono allontanarsi dailla verità. S. E:. mi disse che in questo fatto come in al:tri i::he possonsi presentare, cnnsiderava (4) ila manifestazione di un sistema di qpposizione e di res1stenza con cui intender-à Sua Santità di (5) protestar ancora'. contro la per-dita del poter tempora1le, ma che sperava che a !POCO a poco ile nostre relazioni col Vaticano prenderanno una attitudine più calma colla quale giungeremo alll1a (6) conciliazione perfetta. Mi rinnovò poscia il.'esipll"essione della ~SUa opinione, cioè che il Governo di Sua Maestà dovrebbe condurre con molta lentezza il trasferimento a Roma della sede governativa onde lasciar il tempo necessario a far cessare quello stato d'irritabilità che si oppone allo stabilimento di un modus vivendi ugualmente grato alle due * alte * (7) parti contraenti. La Baviera non ha 1sin ora (8) r.isposto aLla pr-otesta 1che rper mezzo del Cardinale Antonelli ha fatto il Papa presso il corpo diplomatico in Roma•, credo ch'essa avrà tluogo (9) in termini convenienti e riservati.

219

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 672. Berlino, 8 ottobre 1870 (per. il 12).

Le Gouvernement Anglais semble avoir conçu quelques appréhensions sur de prétendus armements de la Russie r::ontre la Turquie. Un rapport, entre autres,

17) Omesso in L·.r. 18)' • Per ora • LV.

du Consul Britannique à Taganrog contenait à cet égard des données, peu positives il est vrai, mais auxquelles un entretien récent du Général Ignatieff, avec Aali-Pacha, pouvait donner une certaine importance. L'Ambassadeur du Tsar avait jugé à propos de parler en voie privée, et disait-il d'une manière

académique, d'une révision du traité de 1856. Le Grand Vizir n'avait pas accepté un échange de vues sur ce sujet. Mais il est évident qu'il aura eu soin d'en avertir M. Elliot.

Il n'en fallait pas davantage pour exciter la défiance du Cabinet de Lo:adres, sur des arrière-pensées de la diplomatie russe et sur des préparatifs pour ré:>liser des projets traditionnels vis-à-vis de l'Orient. J'ignore si cette défiance a été calmée par un désaveu qui aurait été infHgé, m'assure-t-on, au Général Ignatieff, mais ce que je sais, c'est qu'ici, dans les sphères officielles, on oppose un démenti aux nouvelles qui représentent le Cabinet de Saint Pétersbourg r~cherchant une solution violente aux questions orientales.

D'après le langage de M. Thile, il ne s'agirait pas d'armements proprement dits, mais de simples d:islocations de troupes, à l'adresse de la Pologne. Ce malheureux pays parait vouloir devenir, une fois de plus, la dupe ,de ses propres illusions ou des excitations de la France. Le parti démagogique, enhardi par l'établissement d'une république à Paris, aura peut-etre noué des intrigues. Le fait est qu'il se manifeste dans ce Pays une agitation, contre laquelle on prend des mesures de précaution. De son còté, le Gouvernement Prussien est sur les traces de dépòts d'armes chez plusieurs nobles polonais du Grand Duché de Posen. Les perquisitions les plus sévères ont été ordonnées.

Si les précautions militaires susmentionnées ne seraient donc point à l'adresse de la Turquie, il ne résulte nullement que l'Empereur Alexandre et le Chancelier Impérial aient renoncé à s'affranchir de clauses considérées comme très humiliantes pour la Russie, surtout en ce qui concerne sa position dans la Mer Noire. Mais les circonstances intérieures de ['Empire, disent ses détracteurs, ou les principes modérés du Cabinet de Saint Pétersbourg, le dissuaderaient de recourir à l'emploi de la force. Il lui faudrait d'ailleurs un allié pour réaliser les plans qu'on lui attribue, et on ne voit pas trop où il en trouverait un dans les conjonctures présentes. On ne saurait nier ses bons rapports nommément avec la Prusse, mais le Comte de Bismarck est trop entendu dans les Affaires pour s'embarquer, le pourrait-il aujourd'huy, dans une entreprise, qui aurait pour effet de lui aliéner l'Angleterre et de faire sortir l'Autriche de son attitude expectante. Je persiste à croire qu'il a laissé entrevoir scs bons offices au Prince Gortchakow, pour obtenir une modification du traité de 1856. Seulement, si le Chancelier Fédéral avait en vue que la chose fiìt réglée dans un prochain congrès, ses engagements risqueraient fort de rester lettre-morte. En effet, les chances de congrès diminuent de jour en jour, en présence des victoires de l'Allemagne et de la pression de l'opinion publique, ici, pour exclure toute intervention des Puissances étrangères dans les négociations de paix.

Il resterait toutefois au Gouvernement russe la ressource de chercher à s'entendre par correspondance diplomatique, en procédant par exemple à un échange de déclarations. Et il faut s'attendre à ce qu'il viendra adroitement à la charge. Mais c'est là précisément une raison de !Jlus, indépendamment de la communauté d'intérèts dans les affaires de la Pologne, de continuer à se ménager les suffrages de la Prusse, qui désormais p1:endra la parole au nom de l'AUemagne.

Cette dernière observation est assez concluante contre le succès de la mission de M. Thiers à Saint Pétersbourg. Les journaux officieux ici s'empressent de le constater. S'il a reçu le meilleur accueil personnel, il n'emporte aucun résultat pratique. Il est superflu d'entrer dans les détails que V. E. trouvera dans la correspondance du Marquis de Bella-Caracciolo. On annonce que M. Thiers doit aussi se rendre à Florence. Il pourra s'y convaincre que ses discours à la tribune, contre l'unité de l'Italie, ont été aussi stériles que ceux qu'il a prononcés contre le mouvement national en Allemagne.

(l) -Omesso in LV. (2) -c Qual • LV. (3) -c Implicavano • LV. (4) -c Vedeva • LV. (5) -Le parole c intenderà Sua Santità di • modificate in LV con • intendesi •. (6) -• Ad una • LV. (9) -c Lo farà • LV.
220

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 63)

R. 673. Berlino, 8 ottobre 1870 (per. il 12).

Le Secrétaire d'Etat m'a de nouveau parlé aujourd'huy des ·embarras créés au Cabinet de Berlin par l'attitude de bon nombre des (l) Sujets Catholiques. Les adresses se multiplient et les évéques aussi se mettent de la partie. Il m'a montré, entre autres, une requète du Chapitre de Limburg, dans le Duché de Nassau.

Je me suis référé aux assurances contenues dans vos circulaires, * et tout récemment dans le document annexé à votre dépèche N. 172 * (2). Comme nouveau témoignage des égards dont nous entendions ne pas nous départir envers le Pape, j'ai donne lecture du télégramme * de V. E., en date du 6 de ce Mois (3), et à sa demande j'ai remis un pro-memoria où, dans l'intérèt du chiffre, j'ai interverti et modifié les phrases, en ne conservant que le sens du télégramme * (4).

La protestation du Pape contre l'occupation des Etats romains n'a PU pa::venir que hier ou avant hier au quartier général. M. de Thile ne savait donc pas encore quelle impression elle avait produit sur l'esprit du Comte de Bismarck.

* Les dernières nouvelles reçues ici, par le Département des Affaires Etrangères, portent qu'une faible minorité, à laquelle appartient le Cardinal Antonelli, conseille au Saint Pére de me pas quitter le Vatican * (5).

Le Moniteur Prussien, dans son numéro de ce matin, nie catégor.iquement

l'authenticité d'une lettre du Roi Guillaume au Pape, en réponse à une démarche de Sa Sainteté pour solliciter une intervention armée de la Prusse. Cette lettre, datée de Rheims du 8 Septembre, et lpubliée par la Gazzetta d'Itabia, a été reproduite par les journaux d'ici, ainsi que les commentair.es extraits du Daily Telegraph. Le Moniteur Prussien déclar·e en mème temps que, depms les deux lettres échangées à propos de l'offre de médiation du Pape entre l'Allemagne et la France, il n'y a plus eu aucune correspondance entre Sa Sainteté et Sa Majesté Prussienne.

17-Doc11menti diplomatici • Serie II . Vol. !,

(l) -«De • LV. (2) -La frase tra asterischi omessa in LV. (3) -Cfr. n. 190. (4) -Testo modificato in LV (5) -Pericdo omesso in LV.
221

IL CONSOLE GENERALE A CHAMBÉRY, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 28. Chambéry, 8 ottobre 1870 (per. il 10).

Le decisioni che vennero prese per riguardo della Legione Italiana sono le

seguenti:

Un ·credito di centomila franchi fu aperto per •l'armamento, H corredo, ed

il mantenimento.

In pochi giorni dovranno essere allestiti, e senza ritardo diretti sui Vosgi.

È stato dato ordine al Sotto prefetto della Moriana di non lasciar più passare

alcun volontario. Se ne aspettano però ancora qualche centinajo giacchè si

vorrebbe portare la Legione a mille uomini. ~Ne conta in oggi 650.

Il ColonneHo Stallo è arrivato da akuni giorni, e ne ha il Comando.

Si.ccome però il generale Garibaldi è partito questa mattina da Marsiglia

per Tours, potrebbe darsi •Che avvenisse ancora un quakhe cambiamento nelle

prese deliberazioni particolarmente per ciò che riguarda la venuta di altri vo

lontarii, chè molti 1se ne trovano nei dintorni di San.Michele, i quali trovarono

modo di passare la frontiera malgrado le opposizioni delia gendarmeria, e della

truppa.

Il FrappQli [sic] (l) prevenuto con telegramma dal Garibaldi partirà questa sera per Tours, e pare dai suoi discorsi, che l'idea dei capi sia di chiamare in Francia un numero tale di volontarii che strasdni il Governo ad intervenire,

o lo comprometta. Quanto a me, conoscendo a quale partito appartengano tutti, temo che si prepari una pi.ccola armata, che lfarà irruzione in Italia in un tempo più o meno remoto.

Ieri passando avanti ad un caffè sulla piazza, ove ho la mia casa, e davanti al quale erano seduti una dozzina di Garibaldini bevendo, si voltarono verso di me, ed uno di essi gridò mostrandomi i pugni ~ Viva la Repubblica italiana. Morte a Vittor1o Emanuele birbante, brigante!

Ero in 1compargnia, e credetti più prudente di frenarmi, e continuare la mia strada, senza rispondere. Ne prevenni però immedi•atamente il Prefetto, che mi promise avrebbe provveduto, perchè io sia rispettato, e nessun disordine accada avanti la mia casa (2).

Regna però nella Legione una disciplina ferrea, e parecchi già furono sulla domanda dei Capi ·arrestati, e condotti alla frontiera.

222

IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 54. Nizza, 8 ottobre 1870 (per. l' 11).

La maggioranza dei fondatori del Giornale il Reveil des Alpes -Maritimes, composta dei Nizzardi è malcontenta del colore politico arrti-italiano e radicale

(r. Basso n. prot. 29, del 10 ottobre).

repubblicano, che a loro dispetto ha preso e sostiene tal foglio. Nell'adunanza tenuta l'altra sera dai soci, queHa maggioranza dkhiarò di volersi ritirare e conseguentemente negare il versamento di altra quota delle loro azioni, cioè volere lo scioglimento della Società.

La minoranza insisteva, a scopo di compromettere la maggioranza, per fare cacciar :fluori da questa ben specificati i motivi della sua disapprovazione alla condotta politica del giornale, ma la maggioranza prudentemente persistendo a tenersi sulle generali, alcuno degli avversarj si lasciò sfuggire qualche villana parola che divenne il segnale al dar di piglio alle sedie; il minor numero opponente dovette alla lesta svignarsela e l'assemblea si sciolse senza addivenire a decisione.

L'articolo pubblicato il 7 corrente nel Journal de Nice, che è qui considerato come Gazzetta della Prefettura, gonfio di menzogne e d'insulti per l'Augusto nostro Sovrano e pel Regio Eser.cito, in occasione della entrata dei nostri soldati in Roma, ha sollevato al massimo grado 1'indegnazione di questi Italiani. Stimo d'inviarLene qui il relativo ritaglio del foglio. Di fermezza e di energia non ne ho troppa per non lasciar trascendere gli offesi Italiani ad atti troppo compromettenti e per mantenerli nella persuasione che pel modo di compiere le mie funzioni io non mi lascio influenzare nè intimidire da qualsiasi.

Il Signor Leotardi di Boyon si portò all'ufficio della Gazzetta di Nizza perchè gli fosse detto il nome del preteso Zuavo (probabilmente per provocarlo a duello) ma non essendogli indicato, domandò l'inserzione di una sua risposta, che gli venne negata, come gli negò pure l'inserzione di quella la redazione del giornale il Reveil, di ciò richiesta.

Una viva agitazione, non nelle strade, ma negli animi, esiste, e questa è pur troppo alimentata dall'imprudenza di questo giornalismo, dallo stato di assedio e da altre misure del Governo locale che porge troppo facile l'orecchio alla pessima delle consiglie[re]: la paura (l).

Il Generale Garibaldi, come V. E. ben saprà, sarebbe sbarcato jeri a Marsiglia, proveniente dalla Corsica. Vedremo.

(l) -È Ludovico Frapolli. (2) -Il èolonnello Stalla presentò le sue scuse· al Basso per l'incidente, il giorno seguente
223

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AB) (2)

Roma, 9 ottobre 1870.

M'incontrai oggi da-I Cardinale Antonelli col Generale Cavalchini, che veniva a presentare a Sua Eminenza un ufficiale incaricato di prendere in ogni oocorrenza con Sua Eminenza i concerti di detta,glio che fossero opportuni per

la guardia della città Leonina (1). Il Cardinale fece al generale ed a me le più alte 1odi per tla diSciplina, obbedienza e 'tranquiLlità dei .soldati e dilsse che, dacchè erano .state prese le dicsposizioni definitive oggi vigenti per il servizio mllitare ~n quel borgo, non vi era stato notato H più !lieve inconveniente. Uscito il Generale Cavalchini, il Cardinale mi espresse la sua riconoscenza per il servizio reso dal!l1e Regie truppe alla popolazione del borgo, del quaie il Pontefice non poteva ne1le attuali d11costanze guarentire ail!trimente Ja sicurezza.

Ringraziando il Cardinale di taH sue testimonianze domandai quali altri provvedimenti potevano esser presi per la libertà pel Pontefice * dichiarata violata dalla lettera di Sua Santità (2), malgrado che Sua Eminenza si dichiari

H CardiJnaJe 1avendomi risposto con Je ,sol<ite 1lagnanze per il (4) Quririnale e per la (5) CoiliSUJ.ta, osservai che questa è una quÌIStione dLverrsa da queù!la deLla libertà ed ,indipendenza ,del Pontefi·ce, eà insistetti sulla mia prima interrogazione.

Sua Eminenza mi domandò all'ora se veramente io credevo in coscienza che il Papa fosse (6) libero di recarsi convenicentemente nella città tolta' aUa sua legittima Sovran~tà, e •se 1a sua presenza non sarebbe una consecrazione od una tacita annuenza agli avvenimenti compiuti.

Io risposi ·che la qualità di Sommo Pontefice era talmente superiore nel Papa alla qualità di sovrano temporale di una porzione di territorio, che non mi pareva possibile di ammettere che ·COnsiderazioni politiche, le quali d'altronde sono ampiamente salvate colle riserve fatte nella circolare di Sua Eminenza del 20 settembre, potessero prevalere, nell'animo di Sua Santità, sull'opportunità di continuare ,},e funzioni del suo sommo (7) Min~tero, icn mezzo ad una popolazione e ad un Eserrctto 'che non desideramo altro se non di dimostrare Qa loro river.enza a * Sua Santità* (8). Io non dubito che Sua Santità., se venis,se (9), ~arebbe accolta benissimo dappertutto, mi replicò il Cardinale. Ma non può convenientemente andare ad eser·citare funzioni Pontifi·ca:li là dove fu ed è violata la sua sovran:ità.

Osservai tche sa,rebbe * questa una* (10) cosa assai grave e degna di serio esame per parte del Governo del Re, * quando doè * (11) la S. Sede ritenesse, non per difetto di libertà o di indipendenza effettiva, ma ;per ragioni politiche da1le quali 'si lasciasse vincoll!are, di non poter eserc~ta,re gli atti del Pontificato ne.He provincie •ove esistette il 'suo potere rtemporaile. Il Governo a.v;rebbe a ravvisare in ciò una condizione di cose affatto anorm~ e delle quali (12) glli potrebbe incombere obbligo, nella sua responsaJbHità, di studiare ile conseguenze per la 1situazione reciproca della Chiesa e. dello Stato in quel'le provincie.

V. E. non disapproverà, spero, che io albbia con questo semplice cenno, che nulla aveva di preciso, posto ii Cardinale in avvertenza suile possibili conseguenze della dimenticanza assoluta nella quale si lasciano, al Vaticano, tutti gli interessi ecclesiastici (1), per badare solo ad interessi * e convenienze politiche più o meno .rettamente intesi * (2).

Il Cardinale mi domandò allora se non riconoscevo che l'occupazione per parte nostra del Quirinale e della Consulta erano tali fatti che potevano consigliare Ia partenza del Papa, ed a maggior ragione gli impedivano di uscire dal Vaticano se pur non * glielo vorremo anche occupare * (3). Risposi *credere superfluo di rammentare che non solo il Vaticano, ma la città Leonina è a disposizione di Sua Santità; e ripetei 6embrarm:i ·cosa as,sai notevole ·che anche adesso il potere temporale continui, benchè cessato, ad essere* (4) impedimento aHa libertà delle determinazioni proprie del Capo della Chiesa e del Vescovo di Roma; aggiunsi che la lettera di Sua Santità aveva prodotto in Italia l'impressione che per qua1nto d sforziamo di d'ar tutto l'umanamente possibhle per assicurare al Papato un'indipendenza che non gli lasciarono mai le occupazioni straniere, non otterremo di essere giudicati -mi si permetta, dissi, la parola con sufficiente equità dalla S. Sede. Siamo (5) neUa condizione del peccatore che è in istato di peccato mortale, e che non può ·più 1acquistar meri>to 1per quante opere buone egli voglia compiere. Ora * nello Stato, come nella Chiesa * (6), vi hanno uomini di poca fede ·che sapendo di essere in tale condizione disperata smettono dalll'operar bene. "Così (7) vi è un partito che combatte le disposizioni concilianti e le proposte di concessioni del Governo (8), dimostrando come esse non conducano a nessun miglioramento delle disposizioni della * Chiesa* (9).

Il Governo può fare come crede, disse ii Cardinaie, e Sua Santità prenderà a sua volta le risoluzioni che crederà.

Posso, replicai, rassicurare intieramente Vostra Eminenza. Il Governo del Re ha fede che, qualunque sia il contegno della S. Sede .attualmente, gli intendimenti suoi (10), buoni in se, raggiungeranno 1lo scopo che è rkhiesto dalLo interesse dello Stato. * Le guarentigie deU'indipendenza * (11) deJ·la S. Sede e della (12) libertà delle sue comunicazioni, saranno stabilite ed avranno tutti quegli effetti che dipenderanno da:l Governo del Re. Per quelilo che dipende non da noi ma * dalla Santa Sede ,stessa * (13), ci asterremo * non so·lo * (14) da,ll soJJ.ecitaa-e:, *ma perfino dall'apprezzare * (14) le 1sue determinazioni (15). E~li è a quesrto

punto di vista che mi prendo la libertà di chiedere nuovamente a Vostra Eminenza di volermi notificare quelle maggiori precauzioni che potessero, per parte delle Regie Autorità, rimediare ad inconvenienti che esistessero riguardo alla libertà d'azione e di comunicazioni del Pontefice.

Non ho ora altri inconvenienti a segnalare se non quelli già notati, disse il Cardinale; l'avvenire dimostrerà se il Papa sarà libero o no (1).

(l) Cfr. ii tel. del commissario generale (prefetto) Baragnon del 24 settembre alla delegazione del Governo a Tours: c Etat de siège établi ici dans taute sa rigueur a produiteffet nécessaire. La faction italienne, qui a fait nommer deux officiers italiens au commandernent de la garde nationale, parait déconcertée. Ce soir la ville est tranquille; nous verrons demain. Il y a ici un parti prussien puissant qui, sous prétexte d'élections, constituait le cornité de: Nice ville libre. Des banquiers indigènes connus sont à la tete de ce parti; ce sont eux qui entretenaient des intelligences avec Florence, et peut-étre avec la Prusse... L'élérnent garibaldien est sincère et ne conspire pas contre nous > (Enquete parlementaire,vol. cit., PP. 37-38). Sui progetti del ministro prussiano a Firenze, Brassier de Saint Siman. di favorire una sollevazione a Nizza a favore dell'Italia, cfr. BISMARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 544-545.

(2) Ed. in LV riservato Roma, pp. 19-21; e in CADORNA, op. cit., 3" ed., pp. 448-451.

(3) soddiJsfatta e degli ordicn~ dati alle nostre truppe e de1lo scrupolo col quale essi vengono eseguiti.

(l) « Trastevere » LV riservato.

(2) « Che la lettera di Sua Santità ai cardinali dichiara violata • LV riservato.

(3) • Dichiarasse • testo litografato del Ministero e LV riservato.

(4) -«Lo sgombero del • LV riservato. (5) -« Della • LV riservato. (6) -Qui aggiunto in LV riservato: c moralmente >. (7) -' Sacro • LV riservato.

(8) Le parole fra asterischi sostituite in LV riservato così: , Capo della loro religione •.

(9) -« Uscisse • LV riservato. (10) -Omesso in LV riservato. (11) -• Se • LV riservato. (12) -• Della quale» LV riservato. (l) -«Religiosi» LV riservato. (2) -Le parole fra asterischi così mutate in LV riservato: • politici e a trattative diplomatiche intese a mantenere qualche base di sovranità non territoriale, ma politica. per future rivendicazioni di potere temporale •. (3) -Le parole fra asterischi con modifiche formali in LV riservato. (4) -Le paroJe fra asterischi così modificate in LV riservato: « sembrarmi cosa anormale e transitoria che quistioni d'ordine esclusivamente temporale si considerassero come •.

(5) Qui aggiunto in LV riservato: • Secondo essa».

(6) Le parole fra asterischi così modificate in LV riservato: • come tra i cattolici •·

(7) -Qui aggiunto in LV riservato: « nello Stato. ', mentre la parola • cosi • è preceduta da virgola. (8) -Qui aggiunto in LV riservato: • alla libertà della Chiesa ». (9) -• s. Sede. testo litografatc. del Ministero; LV rise1·vato: « S. Sede. ed anzi ne incoraggino le rivendicazioni politiche •. (10) -c I proprii intendimenti • LV riservato. (11) -«L'indipendenza» LV riservato.

(12) «La. LV riservato.

(13) LV riservato: • Dal Pontefice stesso. nella cui Sacra Persona non vogliamo ravvisare nè ·un principe spodestato., nè un pretendente».

(14) Omesso in LV riservato.

(15) Qui aggiunto. in LV riservato: «Fidenti che s"inspireranno anzitutto alla pace religiosa •.

224

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 2, fasc. 2 -l Q.R.)

L. P. Roma, 9 ottobre 1870.

Il Padre Luigi da Trento, arcivescovo d'Icono (2), è tale nome che impone rispetto e deferenza in Roma agli uomini più autorevoli di qualsiasi partito.

V. E. potrà, ·con frutto e senza timore d'incontrare pregiudizii, consultare Monsignore su quegli ardui punti delle quistioni ecclesiastiche che si collegano alle politiche e civili negli affari di Roma. Mi permetto di raccomandare questa veneranda persona alla speci·ale benevolenza di V. E. (3).

225

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. come estratto in LV 17, pp. 61-62)

R. 15. Vienna, 9 ottobre 1870 (per. il 12).

Esiste a Vienna una riunione sotto il nome di casino cattolico-politico di Mariahilf (così chiamasi il sobborgo dove ha la sua sede). Una deputazione di questo casino si è recata giovedì dal Conte di Beust e gli ha presentato un memoriale affinchè il Governo austriaco pigli ogni occasione di adoperarsi alla restaurazione dei violati diritti e della libertd e indipendenza del Papa. A codesti signori il Conte di Beust rispose in questi termini secondo il giornale Vaterland (La Patria) che è l'organo del partito retrogrado e clericale:

«Io esaminerò attentamente questa memoria, e poichè una simile supplica è venuta dall'unione cattolica di Salzburg, ne farò in iscritto la risposta. Per quanto concerne i fatti di Roma io biasimo assai il modo e la maniera colla quale alcuni pubblici :fogli ne hanno trattato. Dall'una parte ciò si Ifa con una frivolezza la quale può offendere sentimenti rispettabili, e che non corrisponde per alcuna guisa alla dignità dell'oggetto, dall'altra parte si insinua

il sospetto e la calunnia che il Governo, o io personalmente almeno sia stato complice della catastrofe avvenuta in Roma, o abbia eccitato l'Italia a questo passo. Ciò non è vero. Io non faccio nulla senza l'approvazione di Sua Maestà ed in questo caso furono fatti anzi passi a favore del Papa, i quali però sventuratamente rimasero senza effetto.

«Ciò che è avvenuto ora in Roma già si poteva quasi con 'Certezza prevedere da gran tempo, se le truppe francesi abbandonavano gli stati della Chiesa. Dicesi che l'Austria non ha fatto nulla: ma una dimostrazione che non avesse avuto vigore sarebbe rimasta senza efficacia e avrebbe soltanto compromessa •la dignità dell'Austria: eppure (l) non potevamo intraprendere una guerra contro l'Italia.

«Si sparge ia voce che il Papa ha ricevuto male 'il Conte di Trautmansdorf. Ciò è inesatto. Sua Ma·està ha ordinato ·che i1 Conte il quale si trovava in congedo, si recasse subito al suo posto ed esso fu dal Papa molto benignamente accolto. Il Cardinale Antonelli ha apprezzato pienamente la situazione nella quale l'Austria si trova in rapporto a quest'affare.

« Della libertà e della indipendenza del Papa si deve aver pensiero, come

pure in generale di ciò che lo stato delle cose in Roma diventi sopportabile. Io non risparmierò nessuna cura a tal fine. Si è sovente accennato alla mia credenza siccome protestante, e si è affermato che io la trasporto (2) eziandio

negli affari dello stato. Ma io posso assicurare sul mio onore e sulla mia coscienza che ,ciò non è. Nella trattaztone di affari ·cattolici io ho sovente osservato assa'i più riguardì, e adoperato più serietà, ohe molti deputati e senatori cattoli-ci».

Codesto discorso non parve bene accolto, se dobbiamo giudicare dalle espressioni dello * stesso * (3) 1giornale sopraci:ta.to, * il quale prorompe in queste invettive:

« Speriamo che il rispettabile casino di Mariahilf non si lascerà ingannare. I fatti e non le frasi parlano. Un articolo offici.,so del Governo ,italiano ed ulteriori notizie autentiche giunte da Roma riducono al loro esatto valore queste smentite

ed assicurazioni officiali. Noi invitiamo il Signor Beust a confutarci in modo da

non essere più oltre costretti a credere ch'egli abbia insieme al suo Trautmansdorf coperto l'Austria cattolica di vergogna e di obbrobrio coll'attitudine da essi assunta contro il Santo Padre in Firenze ed in Roma».

Il Vaterland finisce col citare un articolo della «Perseveranza» che fa i più grandi elogi della politica di Beust nella questione romana.

Dall'altra parte i giornali liberali dicono che il Conte di Beust ha risposto

alla deputazione politico-cattolica le cose più dispiacenti colle forme più pia

cevoli* (4).

Codesta risposta non aveva a mio avviso che un solo punto degno di nota per quanto ci riguarda ed è là dove dice che furono fatti dall'Austria dei passi a favore del Papa che sventuratamente rimasero senza effetto. Io non ho stimato

.:onveniente di fare interrogazioni dirette sopra di ciò, né ho mostrato di darci più importanza di quel che meriti veramente (1). Nondimeno ho profittato della prima occasione in cui mi trovava in conversazione col Conte di Beust per far cadere il discorso su tale materia, e per chiedergli a quali passi avesse egli fatto allusione. Il Conte di Beust mi rispose che la relazione era inesatta in quel punto, e che egli non aveva pronunziato quelle parole. Confermò invece l'altra parte che si riferisce alla stampa, e si diffuse in biasimi verso i giornali che hanno trattato la questione con leggerezza non disgiunta da oltraggi verso la

persona del Pontefice. Ho creduto opportuno di render conto a V. E. di questo episodio.

(l) -Qui aggiunto in LV riservato: c Dissi infine al Cardinale che l'arrivo del luogotenente del Re rendendo ormai inutile la mia presenza in Roma, dovevo con rincrescimento prendere congedo da Sua Eminenza, della cui cortesia e bontà a mio riguardo avrei conservato perenne e gradita memoria. Sua Eminenza rispose con parole benevole; disse che Sua Santità ricordava avermi ricevuto anni addietro quale semplice viaggiatore; e ben volle aggiungere che avrebbe sottoposto al Pontefice la spontanea proposta di ammettermi all'udienza pontificia se le circostanze lo avessero permesso. Ringraziai Sua Eminenza di tale pensiero, e La pregai di sottoporre i miei più rispettosi omaggi a Sua Santità •. (2) -Sic! per c !conio •. Cfr. n. 139. (3) -1\naloga lettera di presentazione al Lanza, lo stesso giorno (Le Carte di Giovanni Lanza, cit., VI, p. 170, dove erroneamente è scritto • Arcivescovo di Teano • ). (l) -• Dappoichè • LV, dove le parole • dell'Austria • sono seguite da virgola. (2) -• Reco • LV. (3) -Omesso in LV. (4) -Omesso in LV. Segue «La risposta del conte di Beust •·
226

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1271. Tours, 9 ottobre 1870.

Il Generale Garibaldi è arrivato qui stamane con un seguito di circa 40 persone. Egli si è tosto recato alla Prefettura ed ha preso alloggio nel quartiere della Divisione militare. Altri duecento garibaldini sono aspettati nella giornata. Ignoro fino a questo momento quali sieno i precisi progetti del Generale; ma non v'ha dubbio che qui lo si spingerà a marci'are senza indugio con i suoi volontari contro l'esercito prussiano. La speranza che esso procederà senza nessun ritardo verso il nemico è anzi già formalmente espressa nell'odierno numero del Constitutionnel, con altrettanto desiderio di ottenere qualche risultato militare dal prestigio del suo nome, quanto d'allontanare prontamente un elemento di possibili dissendj [sic] e d'eccitazione popolare dalla Capitale provvisoria.

Arrivò pure in Tours un certo numero d'Americani disposti a prender parte alla guerra nazionale. Essi sfl'!.arono stamane nella prineipale via di Tours, senza uniforme, colla bandiera stellata dell'unione americana accoppiata alla Francese in capo della loro colonna.

Gli Zuavi pontifici furono precipitosamente allontanati da qui, per temenza di conflitti tra essi ed i sopragiungenti garibaldini.

Come ebbi l'onore d'annunziarlo all'E. V. per telegrafo il Ministro dell'Interno, Signor Gambetta, uscì da Parigi in pallone e discese a terra in Amiens. Egli giungerà qui quest'oggi alle 2 pomeridiane. Si dice che il Governo della Difesa nazionale gli conferì poteri di Dittatore, e che egli sia pure latore di un decreto che sospende di nuovo le elezioni pell'Assemblea Costituente, stabilite pel 16 ottobre. I membri della Delegazione governativa sembrano tuttavia contrari a questa nuova prorogazione e sarebbero disposti a cercare di persuadere il Signor Gambetta dell'assoluta necessità di non lasciar più oltre il paese nelle attuali condizioni pressochè anarchiche e di non scoraggiare con una nuova proroga le speranze che fondavansi sulla riunione di una rappresentanza legale. Coll'arrivo del Signor Gambetta e col non più lontano ritorno del Signor

Thiers si ha fiducia di veder rinforzata l'influenza ognora scemante della Delegazione di Tours. In questo momento la confusione pur troppo aumenta e le sole speranze che sensatamente sia lecito di concepire sui frutti dell'opera governativa dipendono da qualche vittoria militare, tuttora invano attesa.

(l) • grande importanza • LV.

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 55. Nizza, 9 ottobre (l) 1870 (per. il 12).

Lo stato d'assedio, per la levata del quale io solo perorai l'altra sera nanti il Signor Prefetto nel Comitato pei forestieri, del quale ho avuto l'onore di fare dettagliata relazione all'E. V. nel mio poliUco ,al n. 53 (2), è stato tolto jeri nel pomeriggio, cioè prima della scadenza delle 24 ore. Io non voglio attribuire il fatto unicamente alla mia personale influenza ed al mio discorso, ma posso credere d'avervi potentemente contribuito.

Stavano in un angolo della sala colle orecchie tese ad udirmi il comandante delle forze militari ed il Commissario degli armamenti testé giunto da Tolone, Signor Avvocato Blache, che, se rima<>ti convinti dal mio ragionare, avranno probabilmente agito sul Prefetto nel senso da me indicato.

Però l'improvvi,sa chiamata, per telegramma, a Tours che il Signor Baragnon ricevette jeri mattina, con incarico di farsi surrogare durante l'assenza dal Signor Avvocato Blache, colla qualità di Amministratore provvisorio, avrà altresì contribuito ad indurlo a far cessare lo stato d'assedio per farsene, se fosse possibile, un merito presso la popolazione.

11 Signor Baragnon ha pubblicato un proclama piagnoloso agìi abitanti delle Alpi Marittime, da cui lascia chiaramente trasparire la tema di non più tornare a Nizza, ed io credo che i suoi presentimenti .si verificheranno, perchè cogli atti suoi arbitrarj ha seminato il malcontento nella popolazione.

Mentre ha circondato il suo palazzo di corpi di guardie e pos·to nello interno del medesimo una quantità inusitata di sentinelle e fa ogni sera dormire sul pianerottolo dello scalone e nella sua anticamera una squadra di marinari con sciabole e revolver, benchè un battaglione di fanteria sia accasermato a cento passi, il Baragnon nel suo proclama dice che il popolo nizzardo lo circonda d'affezione e si offre qual suo candidato pell'assemblea Costituente! Il Baragnon al ridicolo della paura, quando esce per la città anche di giorno si fa sempre seguire da persone armate di revolver, accoppia il ridicolo delia mania della varietà degli uniformi. Del resto nel fondo, io non reputo sia il Baragnon un cattivo uomo, ma che abbia dato il suo cervello a rimpedulare.

Continuano le destitt1zioni fra i funzionarj che ,servirono l'Impero. Oggi ho da lamentare quella del signor Pensa, decorato di S. Maurizio, Procuratore della Repubblica, che è stato surrogato dal Signor Maglione. Il Signor Pensa, educatissima persona, era sempre pronto a far buona accoglienza aHe frequenti domande o raccomandazioni a favore dei nostri .connazionali.

Ogni nostro fatto politico è sistematicamente travisato da questa stampa, che ha fatto il nostro Sovrano giornaliero bersaglio dei suoi colpi. Inchiudo un ritaglio del Reveil sul Plebiscito di Roma.

P. S. -Come dovrò contenermi col Generale Garibaldi se da Marsiglia venisse a Nizza?

È cosa notoria, che il Leone di Caprera prova molto gusto a sentirsi lisciare la criniera, quindi i francesi cercano di trarre il maggiore profitto da tale sua sensibilità. Allo scopo non gli sono risparmiate lodi sperticate e strepitose accoglienze, e per infrancesarlo e scindere il partito italiano in Nizza, si medita di promuoverne l'elezione a Rappresentante di Nizza all'Assemblea Costituente, ben sapendo che la classe bassa della popolazione, agente più per istinto che per ragione, si pres-terà a dar la mano per usufruttuare Garibaldi contro l'idea italiana. Inchiudo qualche ritaglio del Reveil sull'argomento.

(l) -L'originale reca erroneamente la data 9 settembre. (2) -Non pubblicato.
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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 1/D)

L. CONFIDENZIALE 18. Vienna, 9 ottobre 1870.

La tua lettera del 3 (che mi è giunta solo ieri) (l) m'ha fatto immenso piacere, e m'ha rassicurato di uno scrupolo che mi balenava talvolta, di annoiarti colle mie lunghe tantafere. Mi stupisco che gli amici nostri non abbiano capito la inevitabile necessità che signoreggiava la politica nostra presente. Io sono talmente persuaso di ciò che mi compiaccio che quel ministro che aveva firmata la convenzione di Settembre ci abbia condotto a Roma. Queste erano le conseguenze necessarie del programma di Cavour approvato dal Parlamento: si potrà criticare quel programma, ma dopo avere per dieci anni sostenuto che era il nostro, lasciarne ad altri il ·compimento sarebbe stato errore capitale. Però noi dobbiamo star fermi nella seconda parte di esso: libertà della Chies~, indipendenza del Pontefice. E se il ministero noi volesse, queilo sarebbe il caso di ruscirne. Ma lo vorrà, e tanto più se vi libererete di .quel buon Rae'li che è un vero impedimento. Ma cercate un ministro di grazia e giustizia che abbia nerbo e sia d'accordo ·con te pienamente. Fate i patti prima. A Roma c'era un avvocato Piacentini famoso: ma capisco ·che sarebbe mettere il carro innanzi ai buoi. Se non c'è di meglio, Vigliani ha autorità, e con te può esser facilmente concorde.

Vengo ai punti principali della tua lettera, ma parmi di aver già risposto anti·cipatamente colle lettere del 4 e del 7 ottobre e coi due telegrammi di ieri e di oggi (2). Rispetto alle elezioni il solo caso nel qua'le opinerei per le elezioni

(_2) Cfr. nn. 184 e 209. La. lettera confidenziale del Minghetti, 7 ottobre, andò smarrita per VIa e non pervenne al VIsconti Venosta (cfr. n. 250: qui si è potuta pttbblicare di sulla minuta). Il tel. • di ieri » era cosi concepito: • Je reçois dans ce moment seulement votre lettre du tro!s; mille remerciements. n me parait avoir répondu toujours à la plus grandede vos questwns par mes lettres du quatr.e et .du sept. Je vous ~crirai demain » (n. 3088, sp. ore 11,50, per. ore 7 del 9). n tel. • di oggi» era cosi concepito: • Thiers retarde d'un jour son départ. n sera à Florence seulement mercredi soir • (n. 3090, sp. ore 22, per. ore 23,50).

generali sarebbe quello nel quale Prefetti, Sindaci, amici concordassero nel credere sommamente probabile il trionfo dei conservatori. Altrimenti è me,glio affrettarsi ad avere le sanzioni parlamentari dell'operato, e non tirare in lungo una situazione precaria, nella quale possono sorgere nuovi incidenti e nuove difficoltà.

Rispetto aUa città Leonina, oggima.i non è più da pensa,rci. Ma io farei una circolare in questo senso. 1° Confermerei il concetto di voler dare le guarentigie al Papa, e tali che siano riconosciute efficaci 2° direi che sebbene il dominio sulla città Leonina non fosse ·Condizione necessaria, nè connessa con queste guarentigie, pur nondimeno il Governo era disposto a lasciaida al Papa per mostra di deferenza. Enumererei gli atti sinceri di buona fede compiti a tal uopo 3° che il Papa non ha creduto di acc·ettare, anzi con atti negativi e positivi l'ha eliminata; negativi non provvedendo alla sicurezza publica, alla giustizia da rendersi (insistere su questo punto) all'ammini,strazione; positivi invitando il Gen. Cadorna ad entrarvi colle truppe. 4o che in conseguenza di questi atti la popolazione della città leonina volle prender parte al plebiscito, e votò unanime 5° che per conseguenza oggi non può più presentarsi quella soluzione. E qui ripetendo che non è essenziale nè connessa alle altre garanzie, accennerei che il Governo presenterà lo schema con tutto il buon volere, la lealtà etc. etc.

Nella questione delle corporazioni religiose mi par ·impossibile trovare una via di mezzo. Ciò che riguarda la proprietà mi par che possa definirsi bene nei modi da te indicati spiegandolo chiaramente. Ma per la personalità civile, la toglierei indistintamente a tutti. L'esempio dei Rosminiani prova che si può esserne privi e avere a Roma il Generale dell'ordine che fa il suo ufficio. E siccome questi Generali sono rappresentanti di istituti sparsi per l'orbe cattolico, così a me pare che la soluzione più ovvia sarebbe di dire che essi saranno riguardati come ambasciatori, e aventi le immunità che a questi competono.

A me pare indispensabile che questo schema sia fissato al più presto. Se fosse stato possibile intendersi col Papa capisco che bisognava lasciar qualche cosa da decidere e da concedere nella trattativa. Ma poichè questa intesa si avrà solo col tempo, o 1COn un a:ltro Papa, così è meglio preoc,cupare il terreno, e non lasciar più che le menti vaghino senza direzione.

A me era venuto un pensiero il giorno che noi entrammo a Roma, ma non osai suggerirlo. Io che in genere non rifuggo mai delle responsabilità questa volta mi sentii timorato. Questo pensiero nasceva dall'indole nota del Papa, era che il Rè corresse immediatamente a buttarsi ai piedi del Santo Padre (uso la frase romana pe.r eccellenza). Oggi non sarebbe più opportuno, pure manovrando abilmente nella Corte Pontificia si potrebbe riuscire a ciò che il Papa ricevesse il Rè anche col patto di non parlare di nulla, solo come principe cattolico. In tal ~caso bisognerebbe premettere questa cerimonia all'altra dell'entrata solenne in ·città. Ma badate bene che a lungo non potrete impedirla. Bisogna guardare in faccia questa difficoltà e apparecchiarsi a risolverla.

E similmente non sarà possibile differire senza prefission di tempo il trasferimento della capitale. Risuse'iterebbe troppi sospetti, e in vano. Le difficoltà morali non si potranno risolvere che quando il Papa accetti o s'adatti: aspettar questo tempo equivarrebbe quasi ad una rinunzia. Le difficoltà materiali non sono così gravi come pare: naturalmente i conventi (tolta la persona'lità ~civile) rkadono al Governo se si vuole dando un equivalente del loro valore. E pei ministeri -.:'è posti ivi. Pei privati si faranno case come si fece a Firenze. Insomma a me sembra che dopo questa prima convocazione del Parlamento, l'altra si dovrà fare a Roma sotto pena d'incorrere in quei pericoli che Cavour descriveva nel suo

discorso.

Ora vorrei dirti qualche cosa di Thiers, ma ho capito benissimo che egli spera di aver più efficac'ia sul Governo a Firenze che su di me. Egli sa che io so, che passando da Vienna la prima volta diceva che la Russia sola poteva agire,

e dell'Italia non si curava. Ora siamo divenuti belli e buoni. E mi fu detto che è convertito pienamente all'unità italiana. Io deploro la situazione della Francia, e dico che se noi fossimo certi di decidere la questione mettendo come Camillo la spada sulla bilancia, forse direi andiamo. Ma andare, e farsi battere dai Prussiani e non portare alla Francia verace sollievo, e avere all'interno tutti i diavoli che la Prussia susciterebbe, mi pare politica piena d'imprudenza. Intanto noi dobbiamo consultare l'Inghilterra. Ma non è proprio possibile far nulla con Lord Granville! Confesso che qualche volta mi spaventa l'incapacità di Cadorna a tanto ufficio. Della Russia non è a sperar nulla. Non agirà nè separatamente nè collettivamente. Dell'Austria nemmeno: dice che copre le nostre frontiere, e non permetterebbe ad altri di attaccarci. A Thiers questo pare gran cosa, a me nulla. Ma comunque io vi consiglio e vi prego di usare al Th'iers i maggiori riguardi, e di mostrargli la maggiore simpatia.

Addio caro Emilio. Telegrafami quando hai ricevuto la presente lettera per mia quiete sulla posta, ecc.

(l) Cfr. n. 164.

229

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3091. Tours, 10 ottobre 1870, ore 10 (per. ore 13,45).

M. Gambetta a décidément porté le décret de prorogation indéfinie des élections. On dit que le Général Bourbaki qui est sorti de Metz, on ne sait trop comment, va venir ici et qu'on lui confiera un commandement. Une démonstration a eu lieu hier au soir pour Garibaldi qui a paru au bal·con du Gouvernement et a harangué la foule.

230

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3093. Vienna, 10 ottobre 1870, ore 19 (per. ore 8,25 dell' 11).

On annonce comme imminente une attaque sérieuse sur Paris; en meme temps on prétend que l'on commence à désirer vivement la paix au camp Prussien. Il me parait que vous pourriez faire encore une tentative auprès de Lord

Granville lui exposant l'état des choses. Si vous aviez de la part de l'Angleterre quelque espoir d'action commune vous pourriez diriger vers ce but les sollicitations de M. Thiers. Son voyage à Florence était décidé d'avance, ma tàche a été de lui faire pressentir les répugnances du Gouvernement italien. Beust est toujours dans les meilleures dispositions relativement à Rome, il comprend que le projet de la Cité Léonine n'a plus d'opportunité.

231

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 674. Berlino, 10 ottobre 1870 (per. il 14).

Les versions diffèrent sur la date où commencera l'action décisive contre Paris. Les uns prétendent qu'elle aura lieu du 16 au 20 de ce mois, d'autres dans deux ou trois semaines. J'entends meme assigner la date du 12, le transfert du Quartier Général à Versailles paraissant indiquer des opérations importantes assez prochaines. Dans tous les cas, l'attaque ne se fera que lorsqu'une artillerie éomplète de siège sera sur piace. Quoique le transport en soit. retardé par la difficulté des communications, une grande partie du matériel est déjà arrivée à destination. Le fait est qu'on ne veut pas agir comme devant Strasbourg, ou les travaux d'approche ont été poursuivi.s dans les premiers temps d'une manière si méthodique et avec tant de lenteur, que les assiégés ne prenant pas l'attaque au sérieux, croyaient d'abord à une résistance efficace. A Paris au contraire on veut d'abord frapper de grands coups et employer sans relache tous les moyens perfectionnés de l'art, entre autres les mortiers rayés, pour ne laisser à la capitale aucune illusion sur le parti pris d'aUer, coùte que coùte, jusqu'au bout. En attendant, des colonnes mobiles sont lancées dans différentes directions, sans rencontrer de graves obstacles. Déjà, des troupes allemandes ont poussé jusqu'à Orléans et de là vers la Loire, sur la route de Tours, de meme que vers Chartres, Dreux et Nantes. Le treizième Corps d'Armée, après la prise de Toul, a marché vers Soissons. Les régiments devenus disponibles, en suite de la capitulation de Ska!'ibouDg, ont été renforcés par une division de réserve et sont chargés d'occuper Mulhouse, Colmar, et de s'emparer ou de cerner les places fortes de Belfort, Schlettstadt, Neu-Brissach. Ces opérations ne devant pas exiger beaucoup de temps, ces troupes poursuivront leur marche dans l"lntérieur de la France. Metz est toujours investi de près, les assiégeants se ·bornant encore à repousser des sorties assez fréquentes. Ces combats seraient en contradiction manifeste avec de prétendues intelligences secrètes entre le Maréchal Bazaine et le Quartier Général du Roi. Sous ce rapport, le voyage mystérieux du Général Bourbaki en Angleterre a donné lieu à bien des commentaires. Est-'11 rentré maintenant à Metz, comme on l'assure? On l'ignore ici, mais il est certain qu'il a pu, à ·la sortie, traverser sans peine les lignes prussiennes. Cette course a-t-elle été provoquée par une mystification? C'est encore là un point que personne ne peut éclalrcir ici. Mais, d'après un bruit accrédité dans des régions

ordinairement bien informées, on semble admettre que M. de Bismarck a plusieurs cordes à son are, et qu'il ne verrait pas de mauvais reil s'établir un

courant d'idées avec les impérialistes, pour le cas où il pourrait en surgir des combìnaìsons favorables aux intéréts de l'Allemagne. Tout cela n'est peut-étre pas très sérieux, mais contribue certainement à embrouill"er de plus en plus l'écheveau. A cet égard, l'arrivée de Garibaldi à Tours ne fera aussi qu'augmenter la confusìon en France. Sous ce rapport par conséquent la nouvelle équipée du célèbre condottiere est loìn d'ìnspìrer une appréhensìon quelconque à Berlin. M. de Thile, en m'en parlant, n'a laissé entendre aucune observation sur ce que ·le général ait réussi à quitter Caprera malgré notre surveillance (1). If seraìt cependant à propos de me charger de dégager d'une manière formelle toute responsabilité de notre part. En attendant, j'aì eu soin de faìre remarquer au Secrétaire d'Etat combien j'avaìs eu raìson de Iè mettre en garde contre certaìnes sympathies manifestées par le partì d'action en Italie au début de la guerre. Il avait eu l'arrìère-pensée, en se prononçant contre l'Empire en France, de favorìser la propagande républìcaine. Le Gouvernement du Roì au contraìre, sans nuìre en aucune sorte par son attitudc aux bellìgérants, n'ava:it eu d'autre but que de se fortifier à l'intérìeur, pour mieux évìter le contrecoup des événements en France. Les hommes sensés, les seuls avec lesquels il faìlle compter, ont applaudi à cette conduite, qui a servi aussi bìen les intérèts de la nation, que ceux de l'Europe en général.

V. E. aura lu dans le Moniteu1· Prussien la nouvelle cìrculaire du Comte de Bismarck, en date de Ferrìères le premier Octobre (2). Il se défend d'avoìr déclaré à M. Jules Favre, qu'ìl s'agìssait de réduire la France à l'état de Puissance de second ordre. Les arguments tirés de l'annexion de la Savoie et de Nice ont plus d'habileté que de justesse. En effet, le Gouvernement de la défense nationaie pourrait répondre que, à l'époque de la guerre d'Italìe comme à celle de Crìmée, les armées françaises combattaient à còté d'alliés qui ont vaillamment contribué aux victoìres. Mais c'est là un aveu qui ne sortìra pas de la bouche d'un peuple trop vaìn, pour ne pas s'attribuer à lui le mérite du succès dans ces campagnes mémorables. La Cìrculaire précitée n'est pas moins un indice de plus, que la conquéte de l'Alsace et d'une grande partie de la Lorraine sera maintenue pour la sécurité des frontières de l'Allemagne.

Quant à l'attitude des neutres, rien n'est changé, si je dois m'en rapporter au langage de mes collègues d'Angleterre, de Russìe et d'Autriche. Ils voudraient prévenìr le bombardement de Paris, mais aucune combinaison sérieuse n'a encore été mise en avant.

J'ai reçu le télégramme chìffré de V. E. en date du 7 de ce mois (3). Jusqu'ici, aucune ìnterpe1latìon ne m'a été faìte par M. de Thìle. Le cas échéant, j'aurai soìn de me prononcer dans le sens qui m'a été prescrit.

(l) Cfr. però il telegramma Bismarck a Brassier de Saint Simon, il 9 ottobre (BISMARCK, Ges. Werke, 6b, n. 1853, p. 537).

(2) Cfr. Das Staatsarchiv, XIX, n. 4111, pp. 234-235; Archives Diplomatiques 1871-1872, II, n. 566, pp. 696-697.

(3) Cfr. n. 198.

232

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI], AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. RISERVATO 16. Vienna, 10 ottobre 1870 (per. il 16).

Il Signor Thiers è arrivato Sabato mattina da Pietroburgo, ed ho avuto Sabato stesso una lunga conferenza con lui. Non ripeterò la parte narrativa di ciò che avvenne a Parigi quando fu proclamata la guerra, e poscia sino alla catastrofe di Sedan. V. E. udrà queste cose da lui stesso, espresse con quella lucida ed evidente parola che è uno dei pregi principali del grande storico. Mi limiterò a informarla di ciò che può riguardare lo stato presente delle cose. Debbo ricordare all'E. V. come nel suo passaggio per Vienna alla volta di Pietroburgo, il Signor Thiers dicesse apertamente che la Russia sola poteva prendere la iniziativa di una mediazione o di qualche altro atto favorevole alla Francia. Dell'Italia teneva poco conto reputando che le mancherebbe la volontà, e, anche volendo, le mancherebbe la efficacia. Il suo linguaggio è oggi assai mutato. Il che non dico per muovergli un rimprovero, imperocchè è troppo naturale e giustificato che egli si rivolga ovunque può intravedere una speranza per la sua patria: che anzi non posso tacere che le sue parole mi commossero l'animo fortissimamente. Ma codesto cambiamento basterebbe per sè solo a provare la mala nuscita del tentativo fatto a Pietroburgo, quando anche non fosse saputo per altre vie sicure, e quasi da lui medesimo confermato. Egli dice pertanto che ebbe ottima accoglienza dall'Imperatore, il quale promise che avrebbe scritto con calore al Re di Prussia come parente, e come amico raccomandandogli la pace e la moderazione. Ma quanto ad atti di governo gli fu risposto che la Russia non ne farebbe alcuno nè separatamente nè collettivamente. Codesta attitudine della Russia fu già da me più volte indicata all'E. V. La Russia ha preso impegni colla Prussia prima della guerra, e se esteriormente non è uscita dalla neutralità ha nondimeno giovato assaissimo alla sua vicina, impedendo all'Austria di armarsi, anzi togliendole ogni libertà di azione. Bisogna capacitarsi di ciò che la Russia non solo non farà nulla per se stessa, ma sarà, almeno moralmente, opposta a qualunque combinazione si trattasse per interporsi fra le due potenze belligeranti. Adunque il Signor Thiers si reca a Firenze per invocare dul Governo del Re non solo aiuti diplomatici ma eziandio il scccorsc. delle armi. Io cominciai dal dire al Signor Thiers ch'egli sarebbe ricevuto a Firenze con tutta quella benevolenza e tutto quel rispetto che merita, non solo per le sue qualità eminenti ma eziandio per essere rappresentante di un paese col quale ci legano tanti vincoli di interesse, di tradizione, di riconoscenza. Soggiunsi che se alcuna altra nazione avesse creduto opportu,1o di proporre una mediaz·ione, io teneva per certo che l'Italia sarebbe stata sollecita di associarsi ad essa; ma che non poteva a meno di esporgli alcune c<•nsiderazioni, le quali si opponevano a mio avviso a ciò che l'Italia prendesse isolatamente una iniziativa diplomatica e più ancora si gittasse nel conflitto. Fin da quando scoppiò la guerra fra la Fran

cia e la Prussia, l'opinione publica presso di noi si mostrò apertamente e in grandissima maggioranza favorevole alla neutralità. Ora nel regime costituzio

nale il Governo non può non tenere in grandissimo conto le manifestazioni della pubblica opinione. Ma oltre a ciò ragioni intrinseche c'impongono la più grande riserva. Noi non siamo in grado di mutare le sorti della guerra, quand'anche potessimo mandare fuori dei nostri confini un esercito di centomila uomini. Ma nelle condizioni nelle quali si trova al presente la Francia, codeste forze non sarebbero sufficienti a vincere le forze prussiane tanto superiori di numero, ed esaltate dalla vittoria. Laonde il nostro soccorso mentre non avrebbe la efficacia di conseguire il fine che si desidera, potrebbe metterei a grave repentaglio, ed involverci in una comune ruina. D'altra parte non è a dubitare che la Prussia si sforzerebbe di suscitare turbolenze nell'interno del nostro Regno. Essa non si periterebbe di metter le armi in mano al partito demagogico col quale aveva avuto sin dal 1867 aderenze che non erano mai più state interrotte. Nè rifuggierebbe d'altra parte dal sollevare gli spiriti dei partigiani delle dinastie spodestate e del potere temporale del Papa. Così mentre le nostre migliori truppe fossero impegnate in una lotta sovverchiante al di fuori, avremmo avuto eziandio a combattere sedizioni domestiche. Finalmente ricordai gli accordi presi coll'Inghilterra pe·i quali noi ci eravamo obbligati a non sortire dalla neutralità, senza prima aver partecipato ad essa i nostri propositi e fatto ogni opera per

intenderei.

Il Signor Thiers mi parve voler evitare una discussione profonda su questi punti. Forse ricordando le nostre antiche e vive discussioni a proposito del risorgimento italiano, dubitava che io ne conservassi qualche rancore. Però affrettavasi a dirmi che come per lo passato egli era stato avverso all'unità italiana, così oggi l'accettava pienamente. La Francia comunque in questo momento schiacciata ed avvilita, sarebbe ben presto risorta dopo la pace, e un servizio sì segnalato quale oggi potevamo renderle ci collegherebbe perennemente per l'avvenire. Nell'alleanza della Francia, dell'Italia e della Spagna egli vedeva il necessario contrapposto alla preponderanza prussiana. Che se l'Austria era impedita di agire dalle circostanze speciali nelle quali trovavasi, copriva pur nondimeno le nostre frontiere e ci liberava dal pericolo di ogni assalto diretto. Accennava finalmente alla condizione· delle nostre finanze, sebbene io non avessi punto toccato questo argomento, e diceva che la Francia era in grado di rimuovere per questo capo ogni difficoltà. Concludeva esprimendo la speranza di trovare favorevole accoglienza

presso il Governo di Sua Maestà a Firenze, e riserbavasi di svolgere a V. E. le sue ragioni più largamente. Come ho già detto sopra la mia impressione rimane pur sempre questa che egli non volesse accettare meco una discussione a fondo, imperocchè ai miei dubbi egli rispondeva il più delle volte con queste parole: nous verrons à Florence ed io credetti di non dover insistere oltre certi limiti. Però ho coscienza di aver adempiute le istruzioni datemi dall'E. V. e di aver esposto nel modo migliore che per me fosse possibile il vero stato delle cose.

A compiere questo mio rapporto, dettato in grandissima fretta, affinchè

possa precedere l'arrivo dell'oratore francese a Firenze (1), mi è d'uopo soggiun

gere che H Signor Beust e altri personaggi politici importanti mi dissero di aver

cercato studiosamente di togliere dall'animo suo quelle che essi chiamano illu

sioni; pur sostenendo che se v'è potenza che possa fare qualche cosa di efficace

per la Francia essa è l'Italia, ed argomentando che il nostro intervento porge

rebbe occasione, anzi sforzerebbe quello di tutta l'Europa.

Debbo soggiungere eziandio che le notizie più accurate che io ho potuto raccogliere, rappresentano i prussiani come desiderosi di pace, e forse più disposti a mitezza che noi fossero alcuni giorni addietro. D'altra parte i Francesi per quanto asserisce il Signor Thiers, sarebbero disposti a sobbarcarsi a qualunque sacrificio pecuniario, e a cedere al vincitore parte cospicua della flotta. Nè rifugirebbero dallo smantellare le fortezze. Se volessi spingere le mie conghletture più innanzi, oserei dire che sebbene il 'Signor Thiers sostenesse sempre la integrità territoriale, pure traspariva nelle sue parole quasi il sentimento della rassegnazione a qualche rettificazione di frontiera. Ma codesta è una mera mia supposizione.

Io credo adunque che non vi fu mai momento più propizio per un'opera di ,conciliazione, e che se l'Inghilterra volesse uscire runa volta dal sistema di completa astensione, e associarsi a noi, vi sarebbero probabilità di buona riuscita. Ad ogni modo le cose sono ite tanto oltre che se anche un tentativo di simil genere non riuscisse, non potrebbe però tornare a disdoro di coloro che lo avessero fatto. Codesta inerzia delle potenze neutrali ha qualche cosa d'inumano, e lo spettacolo dell'Europa impassibile dirimpetto a una guerra sterminatrice fra due nobilissime nazioni, genera negli animi un sentimento di sconforto rispetto alla civiltà del secolo presente.

(l) Probabilmente. è questo il rapporto affidato al corriere che accompagnava il Thiers (cfr. n. 241). Esso sarebbe, quindi, di fatto, pervenuto al Visconti Venosta già il 13 ottobre mattina; e la registrazione al protocollo sarebbe tardiva.

233

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1272. Tours, 10 ottobre 1870.

Appena arrivato a Tours, il Signor Gambetta indirizzò ai cittadini dei Dipartimenti un manifesto di cui mi pregio di qui unita inviare una copia alla

E. V. (1). Il Ministro dell'Interno espone in esso la situazione di Parigi che sarebbe sotto ogni aspetto in grado di resistere lungamente, sia che il nemico conti sull'e,sito di un assalto o di una sorpresa, sia ch'egli attenda la resa in seguito a discordie intestine o per effetto della fame. Queste condizioni della Capitale, secondo il Signor Gambetta, devono vieppiù incoraggiare i Dipartimenti ad organizzare indefessamente le loro forze ed a valersene tanto per muovere a soccorso della capitale quanto per continuare la difesa verso i confini è sulle spalle del nemico. Il manifesto del Ministro dell'Interno può riassumersi, come le precedenti dichiarazioni del Governo provvisorio nella formula: «non un pollice del nostro territorio, non una pietra delle nostre fortezze :p e in quella del mantenimento della repubblica, una ed indivisibile.

Momentaneamente per lo meno l'arrivo del Signor Gambetta fu per la Delegazione di Tours un evento di somma opportunità, giacchè tendenze ad essa molto contrarie cominciavano a prodursi e la sua debolezza, sia apparente sia vera, ·cominciava a dare animo ad altri partiti che non celavano l'intenzione di sostituirsi ad essa. I giornali di Tours non fanno un mistero del progetto che in

18 --Documenti diplomatici · Serie Il c Vol. I.

una recentissima riunione politica erasi qui formato di rovesciare la Delegazione, la quale, avvertita del pericolo, tenne anzi per un giorno le truppe consegnate in caserma.

Annunziasi ora siccome ·imminente l'arrivo a Tours del Generale Bourbaki, Comandante della Guardia Imperiale, che sino dai fatti dello scorso agosto trovavasi rinchiuso a Metz e ne uscì alla fine dello scorso settembre in circostanze finora variamente raccontate, ma sulle quali qui tuttora non si conosce la verità. Un importante comando, di-cesi, gli sarà affidato, e la sua venuta inspira grandi speranze. Il Generale Bourbaki è difatti uomo energico, tenuto in alto conto dai militari e distinto per valore pefsonale altrettanto quanto per esperienza delle armi. Non v'ha dubbio che egli potrebbe facilmente padroneggiare non solo la situazione militare, ma anche la politica nella maggior parte dei Dipartimenti di Francia, qualora per proprio moto ovvero spinto e sostenuto da coloro che diffidano delle forze del Gove,rno civile, egli volesse mettersi a capo degli elementi disposti all'azione.

Le notizie qui pervenute dall'interno di Parigi giungono fino al 7 ottobre. Rilevasi da esse che due dimostrazioni armate ebbero luogo nella Capitale a quindici giorni d'intervallo. Quali fossero le tendenze precise di queste dimostrazioni è ancora ignoto; ma pare che le dottrine, del socialismo non vi fossero estranee. Da un articolo del Signor John Lemoinne nel Journal les [sic]Débats del 3 ottobre (di cui mi r.iuscì d'avel'e una copia che qui unisco) (l) apparisce chiaramente che contrariamente alle asserzioni del signor Gambetta nel suo manifesto lo stato interno della Capitale non è appieno rassicurante.

Il Governo centrale prese esso medesimo con un decreto del 5 ottobre la risoluzione di prorogare le elezioni' per l'Assemblea Costituente, allegando che esse sarebbero imposS'ibili in ventitre Dipartimenti occupati dal nemico, e dichiarando ogni tentativo di violare questo decreto come nullo e di niuno effetto. Fu in conformità a tale disposizione che il Signor Gambetta, appena giunto a Tours, ebbe ad anullare il decreto della Delegazione governativa che convocava i collegj elettorali pel 16 del corrente.

Dicesi oggi che il Generale Garibaldi recherebbesi da quì a Chambéry onde raccogliere colà dei volontari pronti a gettarsi nei Voggesi.

P. S. -Il Generale Conte di Palikao ha scritto recentemente al Governo a Tours per domandare che si accettino i suoi servizii. Mi si ass'icura che la risposta del Governo fu affermativa. L'arrivo di Palikao a Tours e la sua accettazione di un comando militare avrebbero una considerevole importanza nelle presenti emergenze.

(l) Non pubblicato in quanto riassunto nel testo.

234

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DELLE FINANZE, SELLA

(AVV, cassetta Minghetti)

L. CONFIDENZIALE. Vienna, 10 ottobre 1870.

Ti ringrazio della tua 1ettera del 5 (2). A quest'ora avrai parlato con Lazzerini, ed avrai sentito lo stato delle ,cose. Fra le vertenze che si trattano' a Firenze ve

Parigi.

n è una che riguarda l'i.mper~tore e la sua famiglta (1). Siccome in certe cose tutto 11 mondo è paese, così io veggo che qui si tiene assai a che questa vertenza riesca al meglio possibile, e il cancelliere dell'impero sopratutto ci mette tutto l'impegno. Rivolgi adunque ad essa la tua attenzione, e pens•a che può esser la chiave ad altre .,oncessit>ni finanziarie a noi favorevoli, e aver indubbiamente influsso in tutto il resto. Mi Ifa gran piacere quanto mi hai scritto circa le tue relazioni con Emmo. Io gÙ ho scritto ormai quanto S. Agostino, dico per numero dei fogli, e mi sono sforzato di trattare tutte le parti che compongono questa complicatissima questione di Roma. Quando noi oc·cupammo Roma, se il Papa avesse a•ccettato francamente la soluzione della città leonina, io gliel'avrei lasciata di buon grado, rispondendo, con Leibnizio, agli oppositori cave a consequentiariis. Ma doppoiché il Papa la rifilutò, e 'abbandonlì quegli abitanti a se medesimi, e questi votarono 'il Plebiscito, codesta soluz'ione non mi pare più plausibile. D'altra parte bisogna convenire che essa non ha una connessione intima e necessaria colle guarantigie della indipendenza spirituale. Rispetto a queste (per usare una frase selliana) mi par venuto il tempo d'inchiodarle, cioè di formar lo schema che dovrebbe presentarsi al Parlamento. E fatto questo schema io lo comunicherei ai ministri del Rè all'estero perchè, non officialmente ma officiosamente, pressentissero l'opinione dei gabinetti, e carpissero con molta abilità una dichiarazione favorevole. Sarebbe un notevole vantaggio presentarsi al Parlamento sicuri o quasi di non incontrare poi difficoltà diplomatiche. Quanto a me sono pronto a fare ogni sforzo a tal fine. E se mi riuscisse di ottenere un assenso di S. M. apostolica, qual altra potenza potrebbe sorgere a dire: non mi paiono sufficienti le condizioni che l'Austria riconosce atte ad assicurare la libe;rtà della Chiesa? Se queste idee ti paiono giuste, vedi che questo benedetto schema si concreti. E questo servirà anche a dare un

indirizzo all'opinione pubblica che mi par tuttavia oscillante. Nelle altre .cose non voglio ripetere ciò che ho già spiegato, e finisco questa lettera scritta in frettissima, ecc.

P. S. -Mando in una cassa diretta al Ministro degli Esteri tutti i documenti relativi alla questione deUe pensioni pagate dall'Austria. Lazzerini conosce bene questo punto, dove non si tratta di principii ma solo di una verifica. Tu procura che la cosa non giaccia nelle sale di Palazzo vecchio.

(l) -Non pubblicato. Si tratta di un articolo contro le tendenze comunarde affioranti in (2) -Manca.
235

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL CONSOLE GENERALE A CHAMBÈRY, BASSO

T. 1412. Firenze, 11 ottobre 1870, ore 17.

Tachez de savoir et télégraphiez-moi si le drapeau italien de la légion est surmonté de l'écusson des armes royales. Evitez toutefois démarches pouvant engager l'action du Consulat.

(l) Cfr. n. 150.

236

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, A ROMA

T. RISERVATO. Firenze, 11 ottobre 1870, ore 21,15.

J'ai reçu vetre tettre (1). Après avoir conféré avec le Generai La Marmora Vous pourrez revenir à Floranee car je desire beaucoup m'entretenir avec Vous sur l'etat actuel des choses.

237

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

(Ed. in LV 17, pp. 58-60) (2)

N. 80. Firenze, 11 ottobre 1870.

Le journal l'Unità CattoLica a publié, dans son double texte latin et italien (3), une lettre du Saint-Père aux cardinaux, qui contient une protestation contre l'occupation de Rome par les troupes du Roi.

Le Gouvernement royal s'abstient respectueusement d'apprécier l'esprit de ce document et les considérations qui y sont développées. Mon seui but, en appe~ant votre attention sur cette lettre, est de rectifier quelques faits sur lesquels le Gouvernement du Roi ne veut pas laisser ombre d'incertitude.

Sa Sainteté déclare n'avoir plus la pleine liberté des postes et des télégraphes, qui lui est indispensab1e pour l'exe11cice de ses fonctions spirituelles.

Pendant que nos troupes s'avançaient vers Rome, les plis cachetés expédiés du Vatican et les télégrammes chiffrés du Secrétaire d'état du Saint-Siège ont été transmis par nos bureaux de poste et de télégraphe sans Ia moindre interruption. Il en est (4) ainsi tous les jours, et le COiliPS diplomat1que crésidant à Rome peut témoigner à chaque instant de l'exactitude de ce fait.

D'ailleurs, dès les premiers jours, nous avons fait offrir au cardinal Antonelli d'établir au Vatican, à nos frais, un bureau de poste et de télégraphe, dont Son Eminence choisirait elle-m€,me les employés, et qui servirait exclusivement pour les correspondances du Saint-Père. Le cardinal déclina cette offre en disant que les bureaux établis dans Rome pourraient continuer à servir comme auparavant pour l'usage du Saint-Siège.

Après la publication de la lettre aux cardinaux, le Gouvernement du Roi a fait de nouveau savoir à Son Eminence le cardinal Secrétaire d'Etat ce qui suit:

Pour assurer au Saint-Père la liberté la plus complète de communications avec les fidè1es, le Gouvemement italien est prèt à établir, à ses frais, un service spécial de postes et de télégraphes. Ce service serait organisé d'après les indications du cardinal Antonelli et fait par des employés de son choix. Le

bw·eau pontificai pourrait correspondre directement et en paquets clo:s avec !es bu:..-eaux d'échange des administrations étrangère!:>.

L'entremise des postes italiennes serait ainsl restreinte, dt. meme que pour les correspondances en transit sur le territoire italien, au transport matériel des -paquets clos, dont l'intégrlté et le nombre seraient garantis par les accu~:.és de réception des administrations correspondantes.

Il va sans dire que des courriers partis du Vatican pourront apporter à toutes les nonciatures les bulles, brefs, leHres ou communications de tout genre. Ces courriers seraient regardés et traités comme les courriers du Corps d!plomatique.

En attendant que les résolutions du Saint-Père nous soient connues, je vous prie, Monsieur, de donner connaissance au Gouvernement auprès duquel vous etes accrédité de ces intentions du Gouvernement du Roi. Elles do'ivent rassurer complètement, non seulement le Saint Père, mais aussi le monde catholique sur 1e soin scrupuleux que nous mettons à maintenir, tels qu'ils ont été jusqu'à présent, les rapports qui doivent exister entre la catholicité et son vénérable Chef. Nous rejetons comme injurieuse et absurde l'accusation de vouloir garder le Pape prisonnier au Vatican, et nous nous en remettons là-dessus avec confrance au témoignage des membres du Corps diplomatique résidant à Rome. Ils continuent à avoir des relations suivies et régulières avec le S~int Père et le Secrétaire d'état; ils sont donc à meme de faire connaitre à leurs Gouvernements la situation telle qu'elle est. Cela suffit à répondre à d'injustes accusations.

(l) -Cfr. n. 223. (2) -Questa circolare fu letta dal Visconti Venosta al Consiglio dei Ministri del 10 ottobre (CASTAGNOLA, op. Cit., p. 81). (3) -Cfr. n. 190. (4) -In LV aggiunto « encore ».
238

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

D. 55 bis. Firenze, 11 ottobre 1870 (1).

Les communications que je. vous ai adressées depuis le commencement de la guerre et surtout dans les derniers temps ont dù mettre V. E. à meme de connaitre avec préc:ision l'attitude du Gouvernement du Roi.

Mais la situation prend de plus en plus un caractère de gravité extreme. Une ci:vculaire récente de S. E. le Comte de Bismarck (2) donne sur les conséquences inévitables de la continuation des hostilités des détails effrayants. En présence des affirmations absolues des deux parties beUigérantes, et des horribles calamités de la guerre actuelle, s'il devient de plus en plus difficile à l'Europe de s'interposer avec succès en faveur de la paix, il ne l'est pas moins de rester i.mpassib1e.

Lorsque la guerre a éclaté tout-à-coup, nous av.ions commencé l'ceuvre laborieuse d'une réorganisation administrative et financière. Non seulement la paix nous était indispensable pour poursuivre cette entreprise: un sentiment profond des devoirs de l'Italie vis-à-vis de l'Europe nous imposait en outre de n'épargner aucun effort pour éloigne.r les causes du conflit, pour en restreindre

babilmente redatto solo il 24-25 ottobre, in seguito al suggerimento del Mingbetti del 22 ottobre (cfr. n. 336).

les proportions, pour en prévenir le renouvellement. Si notre unité politique s'est formée surtout par l'instinct patriotique des populations italiennes, nous devons aux sympathies efficaces des grandes puissances d'avoir pu surmonter les obstacles nombreux qui s'opposaient à notre régénération nationale.

Chacun des deux belligérants a été notre allié. Devenir à I'aide de ces souvenirs un lien de paix et de concorde entre les nations, était notre ambition la plus élevée. L'Italie ne demandait qu'à prendre sa piace dans la grande solidarité des intéréts pactfiques et libéraux de l'Europe.

Dans nos efforts pour prévenir le commencement des hostilités nous avons eu le bonheur de nous trouver d'accord, quant au but et quant aux moyens, avec la politique de l'Angleterre. Une fois la guerre déclarée, nous avons, comme le Cabinet de S. James, manifesté notre volonté de rester neutres: bien plus nous avons proposé et obtenu qu'une entente entre les puissances neutres établit entr'elles, pendant toute la durée de la guerre, un échange constant de vues et d'idées.

Nous avons maintenu scrupuleusement cette politique. Tout récemment encore nous eiì.mes l'occasion de l'affirmer de nouveau avec fermeté. Cependant nous sommes d'avis que la neutralité n'implique pas nécessairement l'indifférence et qu'on p·eut chercher à mettre un terme à l'effusion du sang sans cesser d'étre impartial.

Nous comprenons que la divergence rad'tcale qui s'est manifestée jusqu'ici entre les deux parties belligérantes à l'égard des conditions de la paix, ait été un obstacle presqu'infranchissable à la bonne volonté des puissances neutres. Le Gouvernement de S. M. la Reine d'Angleterre s'est avec raison préoccupé surtout de ces difficultés et des inconvénients qu'auraient suscité des bons offices, dont l'insuccès, par suite du manque d'une base commune d'entente, aurait pu compromettre la cause méme de la paix au lieu de la rendre plus probable.

Mais il n'est peut-étre pas téméraire d'affirmer que les dispositions des parties belligérantes sont à présent moins contraires à une suspension des hostilités. De part et d'autre on doit désirer en effet que la France puisse faire connaitre par l'élection d'une Assemblée quelle est sa volonté réelle, c'est-à-àire si elle préfère continuer la guerre, ou négocier la paix. Le Gouvernement de la défense nationale doit désirer partager avec les représentants légaux du pays la responsabilité de la ·conduite à tenir dans des circonstances aussi solenneUes; et de son còté l'Allemagne ne peut parvenir que de cette manière à obtenir des garanties préliminaires que S. E. le Comte de Bismarck àemandait dès le commencement des négociations.

Un armistice nous parait donc étre également dans l'intérét des deux belligé

rants: aucun d'eux ne rpeut trouver que c'est manquer aux devoirs de la neutraìité

que de la [sic] proposer. Il est nature! au contraire que les puissances neutres

écoutent et cherchent à faire écouter ces considérations d'humanité que les exi

gences insésorable de la guerre rejettent nécessairement au second pian pour les

nation belligérantes.

Mais avant de proposer nous mémes à la Prusse et à la France de négocier

un armistice, nous nous sommes demandés si d'autres pui:ssances n'étaient pas

mieux placées que nous pour faire une telle démarche. Par sa position géogra

phique, ainsi que par d'autres raisons, l'Angleterre nous parait étre dans des cìrconstances tout-à•fait favorables à cet égard. Elle pourrait faire, à mon avis, avec une grande autorité et beaucoup de chances de succès des propositions qui auraient uniquement pour but d'arreter l'effusion du sang. Le Cabinet Anglais rendrait par là un grand service à la cause de l'humanité.

Quant à nous, n'ayant en vue aucun intéret particulier, nous serions heureux de voir le Gouvernement de la Reine prendre une telle initiative. Il va sans dire que notre concours serait acquis à l'Angleterre si elle croyait utile de ne pas faire isolément tla démarche dont H s'a.git. Tout en llaissant au Gouvernement Britannique le choix de la voie à suivre, nous nous bornons à rappeler que le prompt rétablissement d'une paix sincère, solide, et durable n'a pas cessé d'etre le but de notre politique.

(l) Questo dispaccio fu però spedito a Londra solo il 25 ottobre (cfr. n. 359) e fu pro

(2) Del 4 ottobre (cfr. n. 244).

239

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 11 ottobre 1870, ore 9 (per. ore 9,25).

Assicurano che si preparano nuove proteste e recriminazioni Pontificie. Forse V. E. crederà utile di affrettare et compléter expédition aux Légations du Roi des copies de mes lettres che forse non fanno altrimenti grande utilità. Prego V. E. farmi rimandare copia delle conditions que j'ai proposées a V. E. per Saint-Siège (1).

240

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. RISERVATO. Roma, 11 ottobre 1870, ore 21,45 (per. ore 22).

Il Generale Lamarmora mi dice che crede che per la situazione delle cose a Madrid j'y serai envoyé sans retard. Sarei riconoscente a V. E. di volere per mia norma farmi prevedere le sue intenzioni a mio riguardo. In relazione aJ.la mia ultima lettera particolare (2) dovrò star qui fino a dopo domani.

241

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3095. Vienna, 11 ottobre 1870, ore 19,45 (per. ore 22,55).

M. Thiers est parti ce matin. Il sera demain soir à Florence. J'ai donné à son courrier une dépeche pour vous (3). Je vous prie d'en prendre ·connaissance avant votre conversation avec Thie.rs. Lord Acton est ici. Il fait une course à Rome. Il ira vous voir samedi. Je vous conseille de lui montrer le projet des garanties pour l'indépendance du pouvoir spirituel du Pape et de le consulter là dessus. Il représente ce qu'il y a de plus intelligent et de plus libéral dans le parti catholique.

(l) -Cfr. nn. 207 e 215. (2) -Cfr. n. 242. (3) -Probabilmente, il n. 232.
242

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, cassetta B-3) (l)

Roma, 11 ottobre 1870.

Enfin le Général La Marmora arrive. J'espère qu'il entrera en rapports satisfaisants avec le C.I Antonelli, et je ne sais si vous jugerez utile que je reste encore ici. J'ignore si je vois réellement clair dans les affaires de Rome que je touche ici du doigt; mais je suis très sùr qu'au bout de trois jours je n'y comprendrais plus rien à Florence. Si donc vous jrugez que j'aie à quitter Rome, je vous serais infiniment reconnaissant de m'accorder un congé d'un mois au moins, dont j'ai un besoin absolu pour arranger quelques affaires un peu desorganisées par les événernens en Savoie. J'espère n'ètre pas indiscret, après deux ans de Secrétariat Général sans interruption.

J'ai dépensé trop ou trop peu d'argent, selon le point de vue, pour les intelligences avec la piace pendant les opérations rnilitaires. Soit erainte de trahison, soit amour-propre militaire, nos généraux ont tenu peu de cornpte de ce qui avait été concerté de divers còtés et par divers inte:nrnédiaires entre nous et les habitants et la garnison. Ils ont eu peut-ètre raison, mais j'atrais cru prendre envers vous une responsabilité trop grave si j'avais ornis ce que je pouvais faire pour qu'une entrée non violente fiì.t possible. Enfin tout est bien qui finit bien. Il me restait 24.000 francs sur cette somme, d'après le désir insistant du G .l Masi et de beaucoup de pèrsonnes bien pensantes ici, j'ai cru devoir faciliter par une subvention confidenti-elle de 15.000 fr. le transport aussi prochain que possible du journal d'Erdan à Rome (2). Il est essentiel de contreminer les diffamations cléricales, surtout en France. J'espère aussi que vous ne désapprouverez pas que j'aie fait aussi les frais du voyage du Père Luigi da Trento à Florence (3). Je vous recommande beaucoup ce personnage, qui est considèrable à Rome. -Je verserai le reste de la somme que j'ai reçue à la

Caisse du Ministère à Florance.

Je regretterai de n'avoir pas été appelé par un sort favorable à m'occuper plus longtemps de la question romaine à Rome; mais c'est un regret qui ne m'empèche pas de prévoir que d'autres pourront et sauront y faire plus et mieux que moi. Tout ce que j'espère est de n'avoir pas été désapprouvé de vous.

243

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 66-68)

R. 676. Berlino, 11 ottobre 1870 (per. il 15).

Dans la visite que je lui ai faite aujourd'huy, le Secrétaire d'Etat m'a donné lecture d'un télégramme, transmis ces jours derniers pa.r le Comte de Bismarck

au Comte Brassier. Il portait en su.bstance que 1le Cardi.:nal Antonelli ayanrt demandé si le Pape pouvait compter sur l'appui * (Unterstutzung) * (l) du Roi de Prusse dans le cas où Sa Sainteté se déciderait à quitter Rome, le Chancelier fédér.al avait fait répondre que cet appui serait accordé, si •contre toute attente, le Pape prenait une telle détermination. Si la Confédération du Nord n'a pas à s'immiscer dans les affaires de Rome, le Roi ne peut (2) à moins que de concourir à sauvegarder la dignité et l'indépendance du Chef spirituel de ses sujets ca

tholiques (3).

J'ai exprimé ma surprise de vok le Cabinet de Berlin agir dans un sens si peu en rapport avec nos assurances les plus formelles, et (4) que j'avais réitérées le 29 septembre, en suite d'un 'télégramme reçu la veil'le de V. E. Nous déolarions ,que 1le * Souverain * (l) Pontife était entièrement llibre da1r1s ses mouvements, mais que nous croyions qu'il serait de l'intérèt de tout le monde qu'il continuat à résider au Vatican. J'avais été mème chargé de m'employer à ce que des conseils Lui fussent transmis dans ce sens, * (rapport N. 667) * (5). Je me permis de demander en quoi consisterait cet appui éventuel (6).

M. de Thile me laìssa entendre que le Cabinet de Berlin avait eu en vue surtout ses propres ressortissants catholiques, qui signaient de nombreuses adresses pour invoquer la protection de Sa Majesté en faveur du Pape; qu'il ne s'agissait évidemment que d'un appui moral, qui ne viendrait pas au reste à l'encontre de nos vues, puisque de notre ,còté nous avions également énoncé les intentions les plus explicites de conserver à Sa Sainteté une position digne et indépenda:1te.

M. de Thile émettait nouvellement l'espoir * (rapport N. 670) * (7), aue nous saurions tenir compte au Gouvernement Prussien des embarras qui surgissent pour lui aussi, en suite de notre occupation de Rome.

Le Secrétaire d'Etat pensait que le Pape ne ferait point usage de la faculté de changer de résidence. Il ne recevra d'ici aucune impulsion à cet égard, et les mots « contre toute attente», insérés dans le télégramme précité du comte de Bismarck, tendent bien plus à dissuader qu'à encourager.

J'ai à mon tour fait l'observation que, en effet, le Chancelier fédéral devait ètre assez perspicace pour se rendre compte des inconvénients nombreux qui résulteraient d'un (8) sèjour du Chef de la catholicité à l'étranger, et notamment en Allemagne. *Il ne faudlrait pas saerifier des intérèts permanents à un intérèt passager, celui, en offrant un asHe au Pape, de chercher à se conciHer les sympathies des catholiques fervents en France, et d'empècher ainsi que le fanatisme religieux ne s'y mele aux passions politiques, et cela au risque de perdre d'un còté ce que l'on gagnerait de l'autre, puisqu'en Allemagne les protestants sont en grande majorité.

Il m'avait paru opportun de toucher cette corde, car, dans une conversation que j'avais eue avec une personne à mème de ,connaitre les1 on dit à la Caur, j'avais lieu de croire que l'idée que je combattais trouvait quelques partisans,

si mal éclairés qu'ils fussent sur les véritables intérets de la re'ligion catholique, et meme protestante* (1).

Avant hier, [es cathoi:iques de ·cette capita1le ont tenu une réunion pour discuter sur la position actuelle du Pape. * Le nom de Notre Auguste Souverain a été melé d'une manière des plus déplacées à cette discussion * (2). Une adresse a été votée pour réclamer la protection de Sa Majesté Prusienne en faveur de l'indépendance du Saint-Siège. Vis-à-vis de M. de Thile j'ai touché (3) quelques mots sur l'inconvella!nce du ·langage de •Certaine orateurs. H le regrettait, et !le Procureur Royal serait prelt à ;poursuivre, si je déposaiiS une plainte. J'a~ répondu que te1le n'était rpoint mon intention; 'que je me bo:rma~s à constater le fait, pour

que, à son 1tour, 1le Gouvernement Prussien ne ,s'offiusquat pa·s, ·le 'ca,s échééllnt, des pubHcattons de nos journaux ou des diatribes fougueuses de quelques orateurs en Italie.

C'est demain que se réunira dans le meme but, à Fulda, une assemblée de catholiques de l'Allemagne, convoquée par plusieurs notabilités, parmi lesquelles figurent quelques membres de familles (4) médiatisées.

(l) Questa lettera non è stata pubblicata in LV riservato Roma; e quindi nemmeno in CAnORNA, op. cit., 3• ed.

(2) Allude al quotidiano L'Indépendance Ita!ienne che si pubblicò a Firenze dal 1 giugno al 4 dicembre 1870. Dal 5 dicembre 1870 al 31 marzo 1871 il giornale continuò a pubblicarsi ~ F~renze ~l titolo L'lnternational. Successivamente il giornale si trasferì a Roma, dove prese 11 tltolo L Internattonal, Journal de Rome (una copia del 5 agosto 1871 è conservata pressol'Archivio Storico Capitolino di Roma).

(3) Cfr. nfl. 139 e 224.

(l) -Omesso in LV. (2) -In LV aggiunto « faire >. (3) -Cfr. BISMARCK, Ges. Werke, 6b, n. 1852, p. 537; e Addenda, n. 782. (4) -« Assurances. LV. Al rigo 14 « pour que des ». Al rigo 25 « par suite ». (5) -Omesso in LV. Cfr. n. 129. (6) -« L'appui éventuel promis par M. de Bismarck» LV. (7) -Omesso in LV. Cfr. n. 195. (8) -« Du > LV.
244

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 677. Berlino, 11 ottobre 1870 (per. il 15).

M. de Thile a bien voulu me communiquer un télégramme du Comte Brassier, rendant compte des explications qui lui ont été fournies par S. E.

M. Lanza sur le départ de Garibaldi, lequel a réussi à se soustraire à notre surveillance en prenant passage à bord d'un batiment français. Le Secrétaire d'Etat ne semblait pas attacher de l'importance à cet incident, d'autarrt plus que nous avions donné les ordres les plus sévères pour empecher la formation et le départ des volontaires. A cette occasion, je lui ai rappelé la meme observation qu'il m'avalt faite lorsque je lui parlais des sujets allemandes [sic] au service du Pape. Notre code est aussi forme! à cet égard, que celui de la Prusse.

M. de Thile m'a dit en outre que la mission de M. Th1ers avait échoué à Vienne, aussi bien qu'à Pétersbourg et à Londres. Aucune Grande Puissance neutre n'avait consenti à ~sortir de son abstention. C'était maintenant le tour de Florence. Prenant la balle au bond, j'ai déclaré, aux termes de votre télégramme

du 7 Octobre (5), que nous ne nous départirions pas de la ligne de conduite que nous avions suivie jusqu'ici, en préservant ainsi l'Europe d'una conflagration générale.

Le Moniteur Prussien d'hier au soir contient un mémoire communiqué à plusieurs Puissances (6). Le Cabinet Royal dégage une foi de plus toute responsabilité du refus de M. Jules Favre et de ses collègues d'accepter les condi

tions d'un armistice, et d'avoir ainsi rendu nécessaire la poursuite des hostilités et de toutes les horreurs d'un siège, y compris la famine dans Paris. C'est un moyen d'intimidation, et peut-etre aussi un avis indirect aux grandes Puissances de peser sur le Gouvernement de la défense nationale. Il a en effet grand besoin d'etre ramené à des sentiments plus modérés que ceux .énoncés dans la proclamation de M. Gambetta, du 9 Octobre. C'est bien plutòt le plaidoyer d'un avocat croyant parler en cour d'assises, que l'appel d'un homme d'Etat à la sagesse de la France et aux sympathies de l'Europe.

(l) -Il brano fra asterischi è stato omesso in LV. (2) -Omesso in LV. (3) -• A M. de Thile j'ai dit... sur l'inconvenance de. LV. (4) -c Des princes de maisons > LV. (5) -Cfr. n. 198.

(6) La circolare alle rappresentanze diplomatiche prussiane è del 4 ottobre (cfr. BISMARCK, Ges. Werke, 6b, p. 532; Archives Diplomatiques 1871-1872, II, n. 581, pp. 712-713): il mémoire annesso, che reca la data del 10, in Das Staatsarchiv, XIX, n. 4116, PP. 239-240; e in Archives Diplomatiques, cit., pp. 713-714 (sotto il 4 ottobre).

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IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 56 (1). Nizza, 11 ottobre 1870 (per. il 14).

Che Italiani a centinaja violino la neutralità proclamata dal Regio Governo nel'la tremenda é'ìuerra 'combattuta fra la FréliilJCia e la Prussia per essere .un fatto pubblico non abbisogna di essere da me particolarmente segnalato all'E. V. Ma ignorando se il Governo del Re abbia ragioni di Stato per tollerare lo stesso fatto anche da parte di coloro che ricevendo pensioni sull'Erario si trovano più direttamente sotto il potere del Governo di Sua Maestà, io mi credo in dovere di segnalare all'E. V. certo Signor Enrico Pastoris, già ufficiale Garibaldino, poi nell'Esercito Regio, decorato di due medaglie, l'una al valor militare, e goriente d'una pensione sulle Casse del nostro Stato, il quale ha sollecitato ed ottenuto il rango di Capitano nei Garibaldini, Chasseurs des Alpes Maritimes, con disapprovazione di non pochi Regj Uffiziali in riposo qui di:moranti.

L'arrivo di Garibaldi in Francia ha reso iun servizio positivo alle autorità Francesi di questo Dipartimento perchè ha .rotto l'unanimità di volontà che si era ad un tratto, formata nella popolazione per agire in .senso Italiano. Non poca gioventù corre sotto le Bandiere del vecchio popolare Generale, e non sono cosi pochi còloro che ingenuamente si lasciano dare ad intendere che la Repubblica Francese, al fine della guerra, in ricompensa dei servizj ricevuti, darà a Nizza la sua indipendenza. Ma io credo che meglio s'appongano quegLi altri che pronosticano la scopo finale dei Corpi Garibaldini sia quello di tentare di repubblicanizzare l'Italia, se durerà il Governo repubblicano in Francia.

La povera Francia fa proprio compassione pella stato di sfacelo in cui si trova -Tutti vogliono comandare pochi sanno ubbidire; si prodiga il danaro in paghe di uomini che dovrebbero correre sul nemico e che non fanno che andare a zonzo, fumando per le città. Cominciando dall'alto, Fourichon e Cremieux si bisticciano, poi cade dal cielo Gambetta a dare uno schiaffo alla Delegazione di Governo a Tours e via di seguito fra i :Prefetti, i Commissarj più o meno straordinarj, gli amministratori eoc. (2).

Il levati di là perchè mi ci metto io è il dogma del giorno.

P. -S. -Incluso un ritaglio del Journal de Nice (1), contenente una lettera del Signor !card a difesa del Regio Esercito. Il Re essendo pure stato grossolanamente insultato pare che il Signor !card Regio Uffiziale av.rebbe dovuto principalmente occuparsi dell'Augusto Capo del medesimo esercito.
(l) -Annc.tazione marginale: « Comunicato per estratto all'interno. 15 ottobre 70 •. (2) -n Signir Baragnon al momento di partire per Tours, ove è stato chiamato, pubblica,che lascia per surrogarlo provvisoriamente il signor Blache nella qualità d'amministratore del Dipartimento. n Signor Blache poche ore dopo pubblica a sua volta, che nominato in surrogazione del Signor Baragnon assume l'amministrazione del Dipartimento. Il Signor Blache è un giovinotto di 29 anni, il quale pochi anni fa era praticamente nello studio di un piccolo <;:ausidico a Telone. [Nota del documento].
246

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3097. Vienna, 12 ottobre 1870, ore 15,25 (per. ore 17,45).

Lord Acton partage mon avis exprimé dans la lettre perdue par Mario (2) qu'il faut se hàter de formuler :le projet des garanties pontificales. Ce projet devrait étre communiqué confidentiellement aux Puissances pour s'assurer du leur assentiment, et voté le plus tòt possible par le Parlement. Cela étant, notre position devient meiHeure méme si le Pape songeait à quitter Rome. Nos ennemis travaillent pour nous créer de.s embarras, tàchons de nous trouver dans une situation correcte avant que la paix et les relations régulières entre toutes les Puissances soient rétablies. Lord Acton reconnait que le projet de la Cité Léonine n'a plus d'opportunité. Il a vu avant hier le Comte de Bray qui lui a dit que la Bavière ne ferait rien pour le Pape si ce n'est d'accord avec la Prusse et l'Autriche.

247

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3099. Tours, 12 ottobre 1870, ore 12 (per. ore 20,30).

Le Chargé d'affaires de France à Rome écrit que le Pape désireraH avoir assurance qu'il peut librement sortir de Rome et au besoin méme de l'Italie et y rentrer aussi librement. Il ajoute qu'il est convaincu que le Pape reste à Rome mais qu'il est obsédé par la préoccupation de ne pas étre libre de s'en aller s'il le veut. M. Senard doit vous en parler dans quelques jours. Je vous en préviens pour toute bonne. fin mais je pense que désormais Pape n'a plus besoin de intermédiaire étranger auprès de nous.

248

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. come estratto in LV 17. p. 68)

R. 269. Bruxelles, 12 ottobre 1870 (per. il 16).

Je m'empresse de transmettre ci-joint à V. E. le compte-rendu de l'Assemblée Catholique qui s'est tenue hier (3) à Malines sous la présiàence des Evéques de Belgique pour protester contre l'entrée des troupes ltaliennes à Rome. Cette réunion qui se composait d'environ quinze cents personnes, ·a terminé sa séance

• Mar •· successivamente fu aggiunto «io».

par une adresse à Sa Sainteté où se trouvent résumées la pensée et les vreux

des assistants.

*Si V. E. veut bien me permettre d'exprimer mon opmwn à ce sujet, je crois que nous n'avons pas à nous préoccuper de cette manifestation qui se réSIUme par de stériles déclamatiOIIlS, et comme toutes 'ceHes qui l'ont précédée, est destinée à tomber dans le vide. En faisant auprès du Ministre des Affaires Etrangères la démarche dont j'ai eu l'honneur d'informer V. E. U me semble que nous avons suffisamment démontré que nous suivions le mouvement hostile soulevé contre nous par le parti clérical, sans y attacher plus d'importance qu'il n'en mérite. Au reste, les organes déricaux exaltés, sont ici ·en infime minodté, et l'immense majorité des feuilles libérales ou meme simplement modérées, dans tout ce qui concerne les questions religieuses, ont sur l'opinion publique une influence bien autrement prépondérante que celle que peuvent exercer des écarts de langage condamnés par tous les gens sensés * (1).

(l) -Non pubblicato. (2) -È la l. confidenziale 17 del 7 ottobre (cfr. n, 209). Quanto a <Mario» del telegn•mma, si tratta certamente di Mario Martino (cfr. nn. 250 e 336). Si noti inoltre che nel testo del telegramma la parola • Mario " fu scritta in due tempi: in un primo tempo fu scritto

(3) Questa prima frase modificata in LV.

249

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 132. Londra, 12 ottobre 1870 (per. il 17).

Il 6 .corrente mi è pervenuto il telegramma (2) col quale V. E. mi annunziava che il Papa in un suo recente indirizzo ai Cardinali pubblicato dai .g.iornali si lagnava di che col Potere usurpatogli Egli avesse perduto la libertà delle comunicazioni postali colla Cristianità. Ella portava a mia notizia che il Governo aveva fatto offrire al Papa col mezzo del Cardinale Antonelli un ufficio speciqle di Posta e di telegrafo pel Vaticano, che questa offerta era stata ri:fiutata, ma che il Governo medesimo aveva in quel mentre stesso ordinato che la ·stessa offerta fosse rinnovata, aggiungendovi la facoltà pel Papa di inviare dei Corrieri Pontifici a Civitavecchia. Ella soggiungeva che il Governo Italiano voleva che fosse garentita al Pontefice la più completa libertà di comunicazioni.

Essendomi tosto recato al Foreign Office per conferire col Signor Conte Granvil1e e trovandosi egli in campagna parlai .col Signor Odo Russell, impiegato superiore, che in quel mentre era al Foreign Office, e fattagli la comunicazione del predetto telegramma, gli consegnai una mia lettera particolare pel Signor Conte Granville che aveva preparato pel caso che non lo avessi trovato, alla quale aveva unito l'esposizione del contenuto nel predetto di Lei telegramma,

e Pcl'egai lo stesso SiJgno;r Odo RUlSSiell di vo1erne procurare 11 sollecito ricap!ito al Signor Conte Granville. Il Signor Conte trovasi da infermità impedito di recarsi da quel giorno in poi a Londra.

Le idee ·espressemi in questa ·Circostanza dal Signor Odo Russell furono nel senso di una schietta benevolenza per l'Italia (3).

• Facendo seguito al mio Rapporto del 12 corrente n. 132 Politico, mi pregio di significarle

che ricevo ora un biglietto particolare e confidenziale scrittomi dal signor Conte Granville dalla sua campagna nel quale, accusandomi la ricevuta della mia lettera particolare indicata nel predetto mio Rapporto, mi ringrazia e della mia lettera e della comunicazione in essa inclusa e mi esprime il piacere che prova dal conoscere che il Governo Italiano sia stato e sia tuttora desideroso di assicurare al Papa un'indipendem:a perfetta a riguardo delle comunicazioni postali e telegrafiche», Cfr. LV 17, pp. 68-69.

(l) -Il brano tra asterischi è stato omesso in LV. (2) -Cfr. n. 190. (3) -Il 13 ottobre, il Cadorna comunicava (r. 135):
250

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 1/D)

L. CONFIDENZIALE 19. Vienna, 12 ottobre 1870.

Mi duole che Martino abbia smarrito la mia lettera del 7 (l) ma sarebbe inutile ripeterla per ·filo e per segno. Dirò in breve i due argomenti che vi trattavo. Primo le elezioni. Se non v'è quasi certezza di esito veramente buono, è troppo importante finir la question romana per gittarsi nelle elezioni generali. E anche ci sarebbe altro a dire. Per me confesso ·avrei convocato la Camera tal quale è, ma se si vogliono anche i Romani (come si vollero i veneti) siano i ben venuti, ma pensate che gl'indugi nuociono non .giovano. Bisogna aver concretato quaJ.che cosa prima che la guerra finisca, e le relazioni sian riprese fra le potenze: sicchè possa intavolarsi qualche pratica pel Papa. Questo mi apriva l'adito in secondo luogo a parlare dello schema. Io consigliava d'intendersi bene colla Giunta romana, discutere con essa a fondo i varii punti, tanto che non si trovi poi difficoltà laddove dovrebbe aversi appogg•io. Fatto ciò, usufrutterei questo intervallo di tempo per ottenere dalle corti europee un favorevole giudizio allo schema. Senza fare alcuna comunicazione officiale, i ministri del Rè all'estero potrebbero presentire se vi siano obbiezzioni sensate, e carpire con abilità un assenso. La difficoltà del problema renderà gli uomini di stato più arrendevoli non sapendo che altro propo~re. E se si potesse venire alla Camera con uno schema del quale si fosse certi che è riconosciuto come plausibile dai Gabinetti, sarebbe un grande vantaggio. Il momento è propizio; ma bisogna poter dire in modo con

creto = ecco gli articoli che il Governo proporrà al Parlamento =

Per me son dell'avviso d'affrontare la questione della mutaz•ione dello Statuto, e seppellire così per sempre le idee future di costituente. E direi = all'articolo Io dello Statuto è sostituito il Titolo seguente. Questo titolo sarebbe composto di parecchi articoli. Pri·ma del Papa, delle sue prerogative, delle garanzie etc. Terrei moltissimo a che vi fosse un articolo di questo tenore all'incirca: Qualora la Santa Sede volesse ripristinare il sistema della elez•ione dei vescovi a clero e popolo, S. M. il Rè s'impegna a rinunziare ad ogni partecipazione alla nomina dei vescovi medesimi (se credi opportuno che su questa parte io scriva a Sella, telegrafami) [.] Sarà bene altresì specificare che sono aboliti gli exequatur, gli appelli per abuso e tutte le cautele dei regalisti. Un articolo risguarderà i nunzii papa.li e gli ambasciatori esteri, e se vi piacesse la idea che ti ho espressa in altra lettera anche i Capi d'ordine. L'ultimo articolo dovrebbe specificare che tutti i Culti sono permessi sotto la legge comune. Anche questo è necessario a dirsi.

Come ti ho telegrafato (2), mi parrebbe utile che tu consultas·si Lord Acton che ti porta la presente. Se egli fosse sodisfatto, direi che avremmo tutte le probabilità che i cattolici di buona fede saranno con noi.

Non so se nella lettera perduta o in altra, ti abbia parlato di Pantaleoni. Sappimi dire se lo farete senatore. Siccome oltre i Principi dovrete metterei qualche dotto, mi parrebbe il caso, tanto più che trattò la questione romana per incarico di Cavour, e n'ebbe l'esigUo, e fù deputato del 1848 e del 1860 e1861. Ad ogni modo sappimi dire la decisione che avrete presa.

(l) -Cfr. n. 209. (2) -Cfr. n. 241.
251

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(BCB, Carte Minghetti, cart. XV, fasc. 66)

L. P. Roma, 12 ottobre 1870.

Si je ne réponds qu'aujourd'hui à la lettre que vous avez bien voulu m'écrire il y a près d'un mois, c'est que par suite du désordre qui a existé dans le service des postes entre Rome et le reste du royaume, je ne l'ai reçue qu'un de ces derniers jours. J'ai pris connaissance, pendant une courte excursion que j'ai faite récemment à Florence, de vos dépeches où je n'ai pas vu qu'il y ait rien à modifier pour une publication, sauf que les circonstances spéciales du moment de la publication viennent à le demander. La marche de •la guerre a été telle que l'action diplomatique n'a pas eu devant elle tout le champ qui pouvait lui etre ouvert à Vienne; ma•is 'quoi qu'il en soit de vos impressions personnelles, ce sera un avantage pour notre diplomatie que vous en ayez fait part dans ces moments critiques. J'ai de plus en plus la conviction que la politique extérieure est une branche féconde qui devra etre pl.ius cultivée et plus appréciée chez nous, au point de vue de l'importance trop méconnue jusqu'ici de placer des capacités sérieuses dans nos postes à l'étranger. On a trop cru que le ministère était tout

et les diplomates rien. Mais je comprends qu'en ce moment votre attention doit etre surtout dirigée sur l'intérieur. La manière dont se posent les affaires de Rome me semble de tout point satisfaisante. Dès les premiers jours de notre occupation le parti de la gauche a été anéanti et découragé par les manifestations conservatrices et sensées du peuple lui-meme. N'ayant pas transigé avec les Montecchi et les Cucchi, l'autorité a eu l'estime et la considération de l'aristocratie, meme de celle qui boude, et du Vatican, malgré ses protestations. L'armée, avec son admirable discipline, sa conduite irréprochable, est devenue le grand facteur dè la situation, applaudie avec fureur par le peuple, et lorgnée avec complaisance du Vatican par le pape lui-méme, qui s'étonne que le soldat italien s'écarte du type, qui semble resté traditionnel à Rome, du .reitre et du routier qui pillent, coudoient, dégainent, s'enivrent et font crier les filles. Le cardinal Antonelli ne cesse de me faire l'éloge de la tenue respectueuse de nos braves troupes. La diplomatie, qui a toujours eu un certa-in respect au fond pour le canon, admire le calme et la sécuri:té qui règnent à Rome, après avoir assisté sans trop d'émoi à l'opération brìllante du 20. La lettre du pape aux ca.rdinaux est regardée ici par les diplomates memes comme un morceau de rhétorique sans portée. Je ne m'étends pas sur les traits spéciaux de la situation, supposant que l'on vous envoie des copies de mes lettres au Ministre. Je ne me fais aucune illusion sur les dispositions du Vatican. S'il survient une complication à l'intérieur ou au dehors, il en profitera impitoyablement. Mais en l'état actuel des choses, le pape n'est

parti et n'a lancé d'excommunication ni pour notre entrée, ni pour le plébiscite; voilà le trait décisif de la situation. Il est acquis maintenant que le pape ne partira pas; et le contact ainsi établi dissipera, on peut l'espérer, plus de préjugés et de rancunes qu'il n'amènera de froissemens inévitables du reste. Tout le monde s'accorde ici à dire que la suppression de la main morte et de la personnalité légale des ordres réguliers fera moins d'impression au Vatican, pour qui c'est prévu, que l'occupation récente du Quirinal et de la Consulte -Il faudrait seulement selon moi qu'on adoptàt la grande règle d'ètre généreux pour les individus et impitoyable pour les institutions, et que, selon le précepte de Machiave!, on prit d'un seui coup et rapidement toutes les mesures douloureuses, afin d'en rendre la sensation moins pénible et le retentissement plus passager. J'ai constaté récemment à Florence que le ministère et le Général La-Marmora admettent, non l'application de la loi rigoureuse de 1867 aux ordrcs réguliers à Rome, mais le principe de l'abolition de la main morte et celui de la non existence légale de ces ordres. Cela suffit. Sur l'article de la Capitale aussi il n'y a plus, mème pour le Général La Marmora, de doute s'inon sur le temps et les moyens à observer pour réaliser sans précipitation et sans désordre l'insta11ation de la capitale définitive. La Lieutenance commence donc, je crois, sous de bons auspices, au milieu d'un peuple sage et pénétré de la grandeur de la tàche à laquelle il est appelé.

Je serais heureux si j'apprenais que mon langage au Cardinal Antonelli a été approuvé de vous. J'ai ahordé sans hésitation les sujets les plus scabreux, convaincu que certaines affirmations devaient ètre faites sans retard, et qu'une direction d'·idées devait ètre tracée dès l'origine dans nos rapports avec le Vatican. Le temps des Vegezzi est passé. Il n'est pas nuisible, camme j'en ai fait l'expérience personnelle au Vatican, qu'on comprenne bien que nous avons la conscience de notre force et de notre sécurité, et qu'on ne prenne pas nos concessions pour un effet de la peur ou de la faiblesse. La portée de ces concessions est le grand point à déterminer. Le capitolato que le Conseil des Ministres avait délibéré, en y comprenant, par une nouveauté bien grave, le maintien des corporations religieuses (Mémoire du 29 aout) n'était pas une promesse durable, mais une offre faite pendant qu'une transaction pacifique était encor possible. Nous ne sommes liés aujourd'hui que par notre propre intérèt de liberté et d'indépendance réciproque entre l'Etat et l'Eglise, et par nos devoirs envers le monde catholique. Or nos intérèts Ubéraux n'exigent pas qu'on fasse plus pour les rarpports entre l'Eglise et l'Etat que ce qui existe en Amérique, en Angleterre, en Belgique, où les ordres réguliers n'existent que camme corporations libres; et quant au monde catholique, représenté plus ou moins dument par la diploma:tie, il n'a le droit de nous demander compte ni des rapports de l'Eglise et de l'Etat en Italie, ni de l'existence ou· non d'un reste de juridiction temporelle du pape sur des serfs ecclésiastiques. Il sera bon sans doute camme effet mora! de mettre au grenier les armes rouillées de l'ancien droit régalien, l'exequatur et le reste; il faudra aussi étudier le moyen de rendre à l'Eglise (ce qui ne veut pas dire au pape seui) la nomination des évèques; mais le droit de l'Europe dans la question romaine ne ·commence que là où il s'agit d''indépendance et de liberté du Pape et des institutions qui lui sont nécessaires, et de la sureté de ses communications avec le monde catholique.

Les communications peuvent etre assurées par des moyens comme ceux que nous avons indiqués au pape (et qu'il a jugés superflues); et la liberté et l'indépendance du S. Siège peuvent etre rendues suffisamment sensibles et tangibles par une application sensée et pratique de l'idée de la cité Léonine. Le mainr tien du pouvoir temporel avec droit de justice sur un coin quelconque de territoire italien est évidemment une impossibilité; mais pourquoi ne pas reconnaitre au pape une haute souveraineté sur la cité Léonine, ayant pour eff·et non pas d'empecher les dtoyens de jouir de l·eur:;: droits civils et politiques, mais de soumettre à un veto pontificai la publication ou l'affichage d'imprimés, l'exercìce d'arts et métiers, les représentations théàtràles; de donner faculté au pape d'exproprier tous les immeubles qui lui ·conviendraient dans la cité Léonine pour y établir les institutions dont il voudrait s'entourer; d'assurer dans la cité Léonine l'immunité et l'exemption d'impòts aux établissemens, min.istères, et représentations ecclésiastiques; d'y permettre la formation de telles gardes et corps que le pape voudrait pour ces institutions aussi bien que pour le Vatican; de constituer enfin au pape, pour lui donner le moyen de faire vivre autour de lui les ordres religìeux qu'il voudrait à l'état d'associations libres, une forte dotation et un tribut de haute souveraineté? J'ai essayé de formuler tout ce.\a et des autres concessions à faire au pape et à l'Eglise dans des projets envoyés au Ministre, et rédigés avec l'aide de personnes compétentes, ecclésiastiques et juristes. J'avoue que j'ai confiance dans le résultat si nous ne surtons pas de notre ligne, de notre droit, de notre compétence. Il ne faut pas, vous etes de cet avis, chercher à satisfaire le. pays par des complaisances envers la gauche et le S. Siège par des complaisances cléricales. Il faut se concilier le pays par une sécularisation large et courageuse de la ~oeiété civile à Rome meme, et le S. Siège par le maintien rigoureux de l'ordre, de la sécurité, et des intérets équitables des personnes. Hors de là il n'y a que jésuìtisme, et en jésuitisme les jésuites noirs et rouges seront toujours plus forts que nous. On est toujours battus par les pretres quand on fait avec eux de la théologie ou du droit canon; on les bat toujours quand on se tient sur le terrain des saines notions libérales et du droit personnel et réel.

Voilà, Monsieur, vos doctrines, je le sais; et je ne les répète que pour me vanter d'etre de votre école. Prenons garde seulement à nos amis! J'ai eu quelques disputes ici avec Acquaviva et avec Bonghi, qui a choìsì un mauvais moment pour se démettre de son mandat de député. Disputes d'amis, bien entendu. Au nom du ciel, laissons disparaitre dans le passé les discours d':il y a six mois et le.s plans faits sur une situ.ation qui n'est plus la meme. Alea jacta est, vous dites bien; il faut prendre corps à corps le grand problème. Il est bien moins redoutable quand on en a jour par jour les termes pratiques sous les yeux. On a meme à se défendre à Rome d'une impressio n singulière: c'est que la puissance de la papauté, immense de loin, n'est plus que peu de chose de près. Ce en quoi le Concile nous a surtout servis, ce n'est peut-etre pas tant par la proclamation choquaillte de l'in:faillibilité, qu'en ce que le mystère pontificai a été vu sans voiles et touché du doigt par tout le personnel de la hiérarchie catholique, qui est revenu de Rome avec le secret découvert de cet oracle qui n'impose que de loin. Je dis qu'il faut se défendre d'une impression qui e.st celle de presque tout romain libéral: c'est que l'on s'exagère

I')·-~ Do(fimenti dit1/omcrtiri -Serie !I -Vol.

beaucoup trop ce qu'il faut accorder au Pontife et à l'Europe. « Beaucoup d'honneurs et beaucoup d'argent suffisent à la rigueur », dit Sermoneta. Ce n'est pas tout-à-fait aussi simple, pour qui se préoccupe de l'avenir, et de l'Europe d'après-demain.

Le pape est en plein mysticisme. Les moines et religieuses sont furieux contre lui parcequ'ils croiènt qu'ils seront sacrifiés par préférance à d'autres intérets plus chers au Vatican, et parceque le pape, abusé par les prédictions d'une religieuse qu'il consulte, les a assurés imperturbablement jusqu'au dernier moment que les Italiens n'entreraient pas; ce qui a fait croire à Rome à des veto diplomatiques et a empéché les intéressés de prendre à temps des précautions pour leurs avoirs. Le pape a essayé H y a quelque temps de faire un miracle, dans un de ces retours d'·inépuisable verdeur qu'il prend pour des visites de l'Esprit Saint. Il a dit à un estropié: Lève toi et marche. L'estropié n'a pu marcher, et on a cherché à étouffer l'affaire. Mais le pape étant toujours aussi éloigné de l'idée d'un rapprochement a.vec le Roi, la venue du Roi à Rome se trouve retardée par la juste appréhension de Sa Majesté de la situation délicate qui peut lui etre créée à Rome par une fuite du pape, coup de téte qui demeure possible, par une excommunication à bout portant, par quelque accusation solennelle d'usurpation ou d'attentat à la propriété du Quirinal, etc. C'est un còté difficile de la situation, les Romains attendant le roi avec impatience. Je pense que l'arrivée de La Marmora amènera bientòt une situation plus nette dans un sens ou dans l'autre. Antonelli ne me dit pas qu'il ne le verra pas, il a l'air seulement de vouloir consulter là dessus le pape. Je crois qu'il faut répondre à toutes les demandes de concessions, de faveurs, etc. faites par le clergé de tout grade, que ces faveurs ne peuvent étre que concertées entre le roi personnellement et le pape, et que cela est impossible tant que le roi, personne sacrée et irresponsable, et catholique fidèle, ne peut entrer en relation avec le Pontife, en raison de la fàcheuse attitude de celui-ci, sans risque pour sa dignité et Majesté .royales. Peut-étre le vieux fond de faiblesse du pape pour le caractère du roi aura-t-il le dessus dans quelque circonstance favorable.

Une commission est nommée pour le renouvellement de la Rome moderne et la restauration de la Rome antique; on parle déjà de dessèchement des marais qui empestent l'atmosphère romaine, de reboiser et de cultiver l'Agro romano; on pronostique la reconstitution défìnitive d'un grand parti conservateur et libéral, une ère de politique sérieuse et féconde, de travaux sur une vaste échelle avec conscience de la ~écurité et du définitif. Les perspectives sont heureuses, la ·constellation, comme disent les allemands, est propice. Profitons de ce moment. La plus grande partie de la noblesse de Rome entre dans les affaires ou ne boude qu'à peine; cultivons ces dispositions de bon augure. L'esprit romain est trop anti-français sans doute, ce qui est du reste nature!: c'est cependant là un heureux contrepoids au latinisme qui a laissé trop de traces parmi nous, j'entends dans le sens dont Massari, l'excellent homme, est l'exagération débonnaire. Laissons nos trainards en arrière; les meilleures armées en perdent sur leur chemin. Le Génie italien va se formuler ici avec une expression neuve, originale, propre. Les touchantes habitudes de l'exil, les attaches du creur pour les maitres de la jeunesse de la génération aujourd'hui

mure, les conceptions progressivement formées à chaque étape de la nation depuis cinquante ans, le guelfisme, le catholicisme libéral, l'Italie et la Papauté collaborant en politique, l'alliance des races latines, gardonc:-les camme souvenirs émouvants et camme preuves de notre bonne foi et de notre bon vouloir dans chaque situation par où nous avons passé, -mais rompons·-en les liens dans notre pensée et dans notre action présente. L'Allemagne, après l'Angleterre et l'Amérique, a pris une telle avance sur le reste du monde, qu'il faut hater le pas et courir à la réalité, laisse.r là les affections, les reves et l'idéal sentimental, et se saisir vigoureusement àes seules choses solides et sures, la sc'ience positive, la production, et la force qui provient de l'une et de l'autre. J'a'ime à vous redire ces choses que vous avez dites et depuis longtemps, parceque je sens à Rome un esprit, un milieu, qui sans etre d'une supériorité intelleciuell:le ou moraJ.e incontesta:Mes, me semble devoir dOtll!Iler à notre activité politique et sociale une tenue plus sérieuse et plus élevée que nous ne l'avons eue à Florence, et moins exclusive que nous ne l'avions trouvée à Turin. Cet effet de l'enthousiasme grave, de l'ardeur réfléchie, de la confiance sans jactance, du désir honnete de faire beaucoup et bien, dont je suis témoin

ici, tout ·le monde le reSISent, tous 1es ItaJ.iens des autres prov.Lnces l'ont éprouvé. Tachons qu'il ne soit pas trompeur.

En vérité, Monsieur, cette chiacchie1·ata est trop longue; mais qui sait si

et quand j'aurai encore l'occasion de m'épancher à esprit ouvert avec qui puisse comme vous me juger et me redreSiSer? Je ne sais où j'irai en quiHant Rome; il me semble que le temps de mon séjour au Secrétariat Général est fini. Heureux qui pourra se trouver dans les parties vives de la grande oeuvre qui commence pour l'Italie! Je vous y suivrai toujours avec une attention instructive, et avec une gratitude sincère pour l'intéret que vous m'avez bien voulu témoigner.

252

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC

(AB)

L. CONFIDENZIALE. Vienna, 12 ottobre 1870.

Comincio dal dir1le che Je sue lettere (l) ,scritte aJ. Ministro, i prim1 .giorni dell'ingresso delle nostre truppe a Roma, mi riuscirono molto interessanti; tanto interessanti che le ho fatte pervenire sino a S. M. l'Imperatore. È utile assai che la Corte imperiale 1si persuada 1che non abbiamo propositi violenti contro il Papa, ma desiderio vivo di .assicurarne ·la 1ibertà e la indipendenza.

Quanto al governo austro-ungarico e al Conte di Beust in particola·re esso è nelle migliori disposizioni verso di noi. Ma a mio avviso (e ne ho scritto o. Visconti istantemente) (2) bisogna concretare qualche cosa di positivo e di

fisso. Voglio dire che bisogna determinar bene tutti ,gli articoli dello sch;ema col quale intendiamo formulare le guarentigie pel Santo Padre e per la Chiesa.

L'idea della dttà Leonina poteva esser buona se H Papa J'avesse accettata. Ma poichè egli rifiutò, e abbandonò ~a (popdllazione di quel borgo a se stessa, e fummo anzi invitati ad entrarvi noi, e vi si ieee il plebisdto, Lo non veggo più l'opportunità di una ta}e proposta.

Ho due autorità diverse ma ·che mi rassicurano in questa opinione, Lord Acton, e il Conte di Beust. E per verità codesta parte non era connessa essenzialmente con quel che è necessario alla libertà della Chiesa e all'indipendenza

del Parpa. Qui sarei largo e netto, e fatto •lo schema mi parrebbe da •comunicarsi ai nostri ministri all'estero. Essi colla loro abilità si sforzeranno di ottenere un assentimento almeno confidenziale, e la cosa mi pare possibile. Sarebbe poi di grande vantaggio presentarsi al Parlamento con uno s·chema del quale si fosse sicuri che non susciterà ostacoli presso le potenze straniere.

Un altro punto del quale ho ·scritto a Visconti è quello delle corporazioni religiose (1). È impossibile che il Governo italiano possa riconoscere la personalità giuridica, ma anche rsenza di essa, le cose mi rsembrano ll!ggiustabili, e ne ho scritto il modo. Ma intanto Ile fo osservare che i Padri Rorsminiani non formano quell •che si ·chiama una persona civile, eppure esistono e possiedono, ed hanno il loro generale a Roma.

Finalmente giacchè sono a parlare di 'Codesta città, 'io non po·trei accogliere l'idea .che si protraesse indefinitamente e senza limite di tempo il trasporto della capitale. È cosa che vuol farsi con garbo e senza precipitazione, ma però senza po11ger il destro di credere che possiamo passarcene. Allora veramente le potenze avrebber ragione d'i,nsist,ere per rlasciar Roma ;:vl Papa, e gli argomenti principa•ti di Cavour verrebber meno. Leglgo nella Perseveranza J'idea di fare una città nuova, e si prescrive anche il dove e il .come. L'idea di Bonghi può esser ottima, ma io trovo 'anche mi~liore que'lla di: \lasciare ·che rla gente vada dove vuole, edifichi dov;e gli rpiace e come 'gli piwce. La libera concorrrenza farà tpiù di tutte le commissioni d'ormato ·Che .si possano i•mma:ginare.

Le ho toccato i punti più scabrosi. Sugli altri credo sarà facile intender1si, sopratutto se non se ne mescoleranno gli avvocati regalisti ammiratori degli exequatur degli appeHi per abuso e di tutta 'quel.la coorte di strumenti, che ormai mi sembrano come le vecchie colubrine a scaglia, dirimpetto ai cannoni d'acciaio. Quando io venni qui, si credeva al Ministero degli Esteri a Firenze che l'Austria fosse incl'inata a pr.endere la iniziativa di una mediazione, o di qualche atto anche più grave. Io ne dubitava, e in verità il rfa>tto mi ha dato ra'glione

a'Ssai al di là di queJ che io .credessi.

La Russia rtuttoochè si dtca neutra, ha degli ~mpe•gni coJla Prussia, e l'ha

servita indirettamente ma efficacemente impedendo aU'Austria di agire, e

direi quasi togliendole ogni libertà di azione. Il povero Thiers che sperava a

Pietroburgo di trovar favore ha dovuto persuadersi che H Conte Gor•chakoff

non farà nulla nè separatamente nè collettivamente. Anche l'Austria adunque

non farà nulla: dke che •Copre 'le nostre frontiere ma nulla più. Ora il Thlers è

andato a Firenze, e l'assicuro che la sua tristezza e il suo patriottismo stringono

il cuore. Se :l'I:talia avesse trecento mila uomini, e potesse colla sua spada far

traboc.care rla bilanc,ia,, .sarebbe una :poliHca gen;erosa e feconda quella :che ll1ialzasse

la Francia dal fondo in cui giace prostrata. Ma noi non abbiamo tanta forza da

resistere alia Prus:sLa :l:a quale per giunta, ci susiCiterebbe molti disordini dentro,

sia coi mazziniani sia coi partigiani dei princ:ilpi rspodes;tatL Lascio stare l'impegno

che abbiamo preso rcoll'Inghir]terra, cQilJa qualre bisogne1rebbe pcrima .cercar d'irn

tendersi: nè so se l'opinione .pubblica sarebbe in verun caso favorevole ad uscire

dalla neutralrità. Per queste ragioni dubito che l:a m~ssione del Sig. Thiers non

avrà l'effetto ·ch'egli 'S'affanna a sperare.

Confesso nondimeno che se si potesse diplomaticamente far qualche cosa,

mi parrebbe des.iderabile, e fol'se i prusls'iani cominciano essi stessi a piegare

l'animo a più miti sensi. Dico mi1tii relativamente, perchè temo che quaJche parte

del territorio di Alsazia lo vorranno ad ogni pa:tto. I francesi sarebbero disposti

a tutt'altre condizioni, danaro flotta, smantellamento di fortezze, ma non terri

torio. In ciò 'Conrstste rla diffi:co11tà della pace,. Non è tanto un impeto di rancore,

nè un .senso di vendetta che muove in tutto i Prussiani, c'è rlo spirito pedan1tesco

della loro filosofia della storia. Io ho udito in presenza del Thiers lo ·Storico

Ranke ·che gli è amico e lo compiangeva di cuore, rostenere con una fermezza

implacabile che :1'Aisazia appartiene di di:ritto arlla Germania, e che i Francesi

cedendola non fanno al'tro che riparare un ingiustizia, e rende11si più forti per

l'avvenire.

Ormai è tempo che io finisca questa già troppo lunga lettera, la quale con

segno a Lord Acton. Ma non voglio finire IS•enza pregar1a di salutarmi cordia,l

mente il Generale La Marmora. Gli d~ca che feci aH'ardd:uca Alberto \la sua

ambasciata, e .che l"ardduca mi pal'lò di lui nei termini ,più affettuosi e r~verenti.

Il suo nome a Roma è tutto un programma, e 'gioverà moltissimo a rassicurare

gli animi, re a mantenere le potenze nel[e •buone di1spos:izioni ll:oro verso l'Italia.

Io telegrafai a Visconti il suo nome sin dai primi giorni che si affrontava la

questione romana, e sono lieto di vederlo oggi 1costì Luogotenente dei!. Re.

Dka anche aJ. Generale molte •cose da parte di mia moglie, la quale mi

incarica di salutarla distintamente.

P. S. -Io sarò a Fi.renze per la riunione della Camera. Scrivo questa !l!ettera in frettissima.

(l) -Cfr. n. 184. (2) -Cfr. nn. 184, 209, 228, 250.

(l) Cfr. nn. 184 e 228.

253

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3101. Vienna, 13 ottobre 1870, ore 18,50 (per. ore 19,55).

Les informations que Beust reçoit de Rome représentent toujours le Pape comme hésitant et indécis de rester à Rome ou de s'en aller. Le discours< du . Roi à la députation romaine a produit ici très bon effet.

254

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A VIENNA, MINGHETTI, A BERLINO, DE LAUNAY, A TOURS, NIGRA, A LONDRA, C. CADORNA, E A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA

T. 1413. Firenze, 14 ottobre 1870, ore 17.

Le Gouvernement espagnol a fait de nouvelles démarches ici pour obtenir notre adhésion à candidature du Due d'Aoste. J'ai répondu, d'après les ordres du Roi, que nous ne consentirions à prendre de nouveau en examen cette question que lorsque l'Espagne qui est principalement intéressée se sera assurée que cette combinaison rencontre l'adhésion dei grandes Puissances. Veuillez tenir langage conforme si vous ètes interpellé.

255

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

(Ed. in LV 17, p. 64) (l)

N. 81. Firenze, 14 ottobre 1870.

Son Eminence le cardinal Antone!li s'est adressé à plusieurs Cours pour savoir si Sa Sainteté serait libre de quitter Rome et d'y ,rentrer à son gré.

Cette démarche du cardinal Secrétaire d'Etat ayant été portée à ma connaissance par quelques membres du Corps diplomatique, je me suis empressé de répondre que l'Italie désire naturellement que Sa Sainteté reste à Rome, car nulle part le Pape ne sera entouré de plus de respect et d'égards, et nulle part il n'aura une plus grande Iiberté pour l'exercice de ses fonctions spirituelles. Si ·Cependant d'autres idées prenaient Je dessus (2) dans le Conseil du Saint Père, le Gouvernement du Roi ,se bornerait à regretter, tout en la respectant, sa détermination. Jamais en effet l'idée ne nous est venue d'exercer aucune influence sur les décisions de Sa Sainteté. Cela serait contraire à tous nos antécédents et à notre programme politique bien ·Connu. Le Pape peut donc rester à Rome, se rendre à Castel Gandolfo, à Civitavecchia, ou ailleurs, quitter l'Italie ou y rentrer. La seule observation que je me suis permise en faisant cette réponse * qui a été d'ailleurs portée directement à la connaissance du cardinal

Antonelli * (3), a été que, si Sa Sainteté se décidait à quitter Rome, il 'sera1t à désirer qu'Elle le fit publiquement et librement, car rien ne motiverait, en présence de l'entière liberté dont le Saint-Père dispose, les inconvénients et les fatigues d'un voyage secret. Quelles que soient les décisions du Saint-Père, ni le Gouvernement, ni les populations ne manqueront jamais de l'entourer de tous les honneurs et de toutes les marques de respect qui lui sont dus.

(l) Riprodotto in Correspondenzen K. K. lVI. d. A., n. 4, cit., n. 156 annesso, p. 134; Das Staatsarchiv, XIX, n. 4181, pp. 357-358; Archives Dip!omatiques 1874, II, pp. 137-138.

(2) -• Prévalaient » LV. (3) -La frase tra asterischi è stata omessa in LV. Cfr. n. 358.
256

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(Ed. in LV 17, pp. 64-65)

D. 8. Firenze, 14 ottobre 1870.

Per autorizzazione avuta dal suo Governo il signor Barone di KUbeck mi comunicava giorni sono confidenzialmente copia del dispaccio direttogli da S. E. il Conte di Beust il 13 settembre passato ultimo sull'occupazione del ter

ritorio pontitficio (l), L'inviato aUJstria·co mi avea daJto prima 1lettura di quel (2) documento al quale io ebbi a riferirmi nello scrivere a V. S. il 21 (3) dello stesso mese. Dippoi lo stesso Barone di KUbeck m'ha letto un altro dispaccio del suo Governo dal quale risulta pienamente• ·confermato ciò che Ella mi ha .scritto circa la favorevole impressione ·che produssero nel cancelliere imperiale le dichiarazioni contenute neH'anzidetto mio dispaccio e le spiegazioni colle quali la S. V. ne ha accompa.gnato la comunkazione.

257

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 5, fasc. 4 3/F)

L. P. [Firenze], 14 ottobre 1870.

Non so se Lei abbia potuto prevenire in tempo Thiers per una conferenza al tocco. In ogni caso io stimo inutile d'intervenirvi trovandosi il ministero più che bene rappresentato per ripetere un non possumus alle istanze dell'illustre Francese ( 4).

258

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 678. Berlino, 14 ottobre 1870 (per. il 18).

Pour ma propre information et en voie particulière, M. de Thile m'a donné lecture aujourd'hui d'un rapport du Comte D'Arnim en date du 9 de ce mois. Ce diplomate rend compte des vexations, des violences qui se commettent à Rome. Ordre aurait été donné d'évacuer le Quirinal et le palais de la Consulta. Dans le premier il réside près de 500 personnes, et dans le

K. -K. M. d. A., n. 4. cit., n. 146, p. 124; in Das Staatsarchiv, XIX·, n. 4175, PP. 350-351; in Archives Diptomatiques 1874, ~I. pp. 68-69.. . . . .

seconc1, entre autres le Cardinal Clarelli. Ces Palais n'appartiennent pas au demanio, mais sont la propriété privée du Saint Siège. Des observations sous la forme la [)lus 'courtoise ont été adressées à M. le ChevaJi.e,r Blanc qui aurait répondu que nous n'entendions pas préjuger la question de droit, mais que le Gouvernement avait besoin de ce !oca! pour y établir des administ.rations, et pour y préparer la demeure de S. E. le Général de la Marmora.

Les tracasseries ne s'arrètent pas là. Des perquisitions domiciliaires auraient eu lieu au Couvent de Grotta Ferrata chez des Moines de St. Basile. Nos soldats auraient brutalement envahi la maison des Dames du Sacré Creur, en fouillant méme les lits des demoiselles du pensionnat pour donner la chasse à des Zouaves prétendument cachés dans leur demeure.

M. d'Arnim termine son rapport en disant que notre Gouvernem~nt n'a point encore approuvé !es mesures adoptées pa,r ses agents à Rome, mais qu'en présence de tels procédés, le départ du Pape était inévitable.

M. de Thile était facheusement impressionné par cette correspondance, mais il évitait de se prononcer officiellement tant qu'il n'aurait pas d'instructions du Comte de Bismarck.

J'ai répondu que mes nouvelles de Rome s'arrétaient au 26 septembre échu (annexes à la dépèche de V. E. n. 172), mais qu'à cette date notre attitude était celle de la conciliation, et que les ordres les plus formels avaient été transmis à qui de droit pour entourer des plus grands égards le Pape et les Cardinaux.

Les rapports de M. d'Arnim étaient peut-ètre basés sur quelque malentendu. La situation est difficile pour chacun à Rome surtout dans les premLers temps, mais !!Jour qui conrnaissait les principes d'ordre et l'espr'it chevaleresque du Général de La Marmora, on pouvait ètre parfait.ement rassuré sur la manière dont il exécuteraH les ordres du Gouvernement.

M. de Thile espérait qu'il en serait ainsi, car les bons procédés ne manqueraient pas d'exercer une salutaire infiuence sur l'esprit du Souverain Pontife.

J'ai l'honneur d'accuser réception des documents diplomatiques du n. 513 au n. 540 moins les n. 535, 536, 538. J'ai également reçu la duplicata corrigée d'un annexe à la dépèche série Politique n. 172.

(l) -In LV aggiunto • per parte delle truppe italiane». E, al rigo 2, • l'unita copia». (2) -• Precedentemente... di questo» LV. (3) -• Alla s. V. il dispaccio del 21 » LV. Cfr. n. 3. Il testo di questo dispaccio del Beust a1 Kiibeck. del 13 settembre, è pubblicato in LV 17, pp. 65-66; oltre che in Correspondenzen

(4) n Lanza intervenne myece alla d1scusswne col Th1er~, durata. 3 ore, il 15 mattl?a (Le carte di Giovanni Lanza, c1t., VI, pp. 180 e 192). Su quesh colloqm cfr. THIERS, op. ctt., pp. 42-46; RoTHAN, op. cit., II, pp. 135-144 e anche I, (L'AUemagne), pp. 385-386.

259

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 136. Londra, 14 ottobre 1870 (per. il 18).

Riferendomi al mio rapporto del 12 corrente n. 134 Politico (1), ho l'onore di significarle che ricevo ora dal Conte Granville un biglietto privato e confidenziale, scrittomi dalla sua campagna, col quale risponde alla comunicazione

Das Staatsarchiv, XX, n. 4387, pp. 345-346; Archives Diplomatiques 1871-1872, III, n. 636, pp. 812-813.

confidenziale e riservatissima che gli ho fatta colla mia lettera particolare indicata nel mio predetto rapporto.

In questo privato viglietto il Signor Conte, ringraziandomi della comunicazione confidenziale contenuta nella predetta mia lettera, della domanda fatta dal Governo provvisorio francese al Governo italiano di un soccor.so armato, mi dice che il Governo della Regina simpatizza colla Francia nelle sue grandi disgrazie ma che, avendo declinato di dipartirsi dalla posizione di neutralità, non può che approvare il Governo che io rappresento per avere seguito la

:;tessa condotta. Soggiunge che il Gov·erno del1la Regina Bi farebbe avanti con molto piacere se vedesse un'apertura qualunque per accelerare la pace. Ma !il Governo francese ha dichiarato che il tempo pei buoni uffici è passato, e quantunque il Governo inglese confidi che il caso non sia così, egli non può celare a se stesso che, finchè ambedue i belligeranti continuano a volere quelle condizioni di pace che essi hanno dichiarato, qualunque speranza di far terminare la guerra con raccomandazioni di un carattere generale, sarà inutile.

(l) In esso il Cadorna riferiva di avere informato il Granville, in campagna e ammalato, del contenuto del telegramma Visconti Venosta a Cadorna 7 ottobre (cfr. n. 201). Sull'attesa francese nell'aiuto dell'Italia, cfr. anche Granville a Lord Lyons, 18 ottobre, in Further Correspondence respecting the War between France and Germany, 1870-1871, clit., n. 208, p. 155;

260

L'INCARICATO D'AFFARI A LISBONA, PATELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. parzialmente in LV 17, p. 80)

R. RISERVATO 118. Lisbona, 14 ottobre 1870 (per. il 23).

Ho l'onore di segnarle ricevuta dei dispacci politici n. 55-56 e dei corrispondenti annessi: ringraziando l'E. V. per tale interessante comunicazione, quale mi pose in gr·ado d'intrattenere lungamente questo Ministro degli Affari Esteri sui recenti avvenimenti di Roma. Cominciai dando a S. E. le spiegazioni circa l'attentato popolare commesso davanti la Legazione ed il Consolato portoghese in Roma. Il Ministro, già consapevole di tutto, mostrassi soddisfatto di quanto erasi oprato dal Generale Cadorna (1). Il Visconte de Castro avea spe

dito apposito telegramma anche al Re Don Luigi ed io mi trovavo al Castello di Cascaes allora quando giunse tale comunicazione, di cui Sua Maestà si compiaeque darmi conoscenza aggiungendo « che tutto era in regola e non doversene più occupare».

* Conformando poi il mio linguaggio alle istruzioni contenute nel secondo degli anzidetti dispacci Ministeriali feci specialmente rimarcare al Signor Carlos Bento che le potenze cattoliche nell'interesse generale dovrebbero adoprarsi a Roma coi loro consigli, onde renderei agevole il grave nostro compito. n Ministro dissemi che egli divideva interamente tale avviso e però avendogli il Visconte de Castro richiesto se era autorizzato (ove lo credesse utile per il Governo italiano) a fare delle pratiche presso la Corte Romana, in risposta gli furono trasmesse le stesse istruzioni già inviate al Conte Thomar, a ciò che nella loro qualità di rappresentanti di una potenza cattolica essi interpongano i loro buoni uffici e drano consigli di moderazione e di conciliazione * (2). Il Signor Oarlos Bento confermommi poi quanto Sua Maestà avea già degnato dirmi

della determinazione presa di richiamare il Conte Thomar, appena la sede del Governo italiano sarà trasferita a Roma, accreditando il Visconte de Castro anche presso la Santa Sede.

Eccetto l'aristocrazia, che è clericale oltramontana, il resto del paese ha applaudito alla soluzione della questione Romana e due giornali fra i più accreditati hanno pubblicati vari articoli pe'r confutare un opuscolo « AntiItaliano » qui stampato, il di cui autore è figlio di un antico Console dell'ex Reame delle due Sicilie Signor Testa.

(l) -Cfr. 35, 115, 208. (2) -Il brano fra asterischi è l'unico pubblicato, con qualche variante di forma in LV. Da notare la soppressione, in LV, della parola • specialmente» nel secondo rigo.
261

IL CONTE KULCZYCKI A [SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC] (l)

L. P. Terni, 14 ottobre [1870].

Je ne puis vous envoyer la nouvelle Encyclique pontificale (2), parce que je ne l'ai pas encore. J'ai prié ma femme, qui part demain pour Rome, de vous la faire parvenir sous enveloppe si les prélats nos amis nous la donnent. Pour moi, je suis obligé de m'aflréter quelquçs jours encore à Terni. L'Encyclique, dont je vous ai parlé il y a dix jour:s dans ma lettre, est un document excessivement important. Elle ferait évanouir tout espoir de conciliation si on devait la considérer camme l'expression définitive des résolutions du Saint-Père. C'est un vrai cri d'alarme, un appel à la croisade contre l'Italie. Vous vous souvenez, Monsieur le Ministre, que je vous écrivais à Florence, avant la proclamation de l'infaillibilité, qu'un des premiers usages que le Pape ferait de sa nouvelle prérogative serait de précher une croisade contre l'unité ,italienne. Nous sommes précisément arrivés à ce point.

Les accusations que nous lisons dans la note au Corps Diplomatique en date du 20 (3) et dans la lettre du Pape aux Camdinaux (4), sont doublées, tdpJées et plus, dans l'Encyclique aux éveques et aux <fidèles de la catholicité que vous lirez bientòt. Il s'y trouve des accusations tellement graves contre le Gouvernement du Roi que je présume qu'il sera impossible à M. Visconti-Venosta de ne pas y répondre par une circulaire à tous vos agents diplomatiques à l'étranger. Il faut y répondre et y répondre vite. Rome n'est plus entourée d'un mur de la Chine: tout le monde peut y entrer et constater la justesse des griefs du Pape et la véracité de vos réponses. C'est à l'opinion publique à servir d'arbitre entre le Pontife et l'ltalie. Votre noble pays ne doit pas se laisser décourager par ces terribles récriminations et doit poursuivre courageusement et tranquillement, sous ce feu roulant d'imprécations, l'ceuvre de conciliation et de liberté à laquelle applaudissent les esprits libéraux et modérés de tous les pays.

L'ultramontanisme s'est efforcé d'opérer le divorce de la religion et de la liberté. C'est à l'Italie à rétablir l'antique union de ces deux principes, et c'est certes une des plus belles missions auxquelles les peuples et les Gouvernements libres aient jamais été appelés.

Je ne sais rien de certain quant aux projet.s d'excommunication. La bulle, en date du 7 courant, qui suspend le Concile dit que cette suspensione est motivée par la captivité du Saint-Père et par l'atroce persécution que le Gouvernement subalpin exerce contre le Saint-Siège et l'Eglise catholique. On dirait vraiment que les évèques, s'ils viennent au Concile, seront avalés vivants par les Italiens.

(l) -Il destinatario non risulta. La lettera inizia con « Monsieur le Commandeur •. Che si tratti sicuramente del Blanc si può desumere però dalla lettera del Kulczycki al Visconti Venosta del 14 novembre (cfr. n. 536); e anche Addenda, n. 786. L'appellativo c commendatore • è usato da chi si rivolge al Blanc. (2) -Evidentemente accenna alla enciclica Respicientes, emanata il l novembre (Pii IX Pontificis Maximi Acta, pars prima, V, pp. 263-277; Archives Diplomatiques 1874, II, pp. 167-176).

(3) È la protesta del cardinale Antonelli, per cui cfr. Das Staatsarchiv, XX, n. 4292, pp. 231-232; Archives Diplomatiques 1874, II, pp. 86-88; BASTGEN, op. cit., II, pp. 655-657.

(4) Cfr. n. 190.

262

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 72-73)

R. CONFIDENZIALE 271. Bruxelles, 15 ottobre 1870 (per. il 18).

La presse cléricale a·yant plusieurs fois· fait allusinn à la poss~bilitté d'un voyage. de Sa Sainteté en Belgique, j'ai crù devoir en parler de nouveau hier, sous forme de simple conversation, au Ministre des Affaires Etrangères. M. d'Anethan m'a répondu avec beaucoup de franchise que ni lui ni aucun membre du Gouvernement n'avait la moindre connaissance d'un pareil projet; que bien au contraire, le Ministre de Bel!gique à Rome avait écrit encore tout récemment que le Pape était fermement décidé à rester au Vatican; et que la mème information avait été confìrmée par l'Envoyé Belge à Berlin comme ayant été transmise * de Rome * (l) par M. d'Arnim à son Gouvernement.

A cette occasion, M. d'Anethan venant * de* (l) lui mème à me parler du langage violent tenu par les feuilles cléricales à propos des événements survenus à Rome, * et sur lequel j'avai:s appelé précédemment 1son attention * (1), m'a dit qu'il était impossible d'empècher la polémique des journaux sur un pareil sujet, * mais qu'il avait fa·it les démarches nécessaires pour que toutes expressions injurieuses pour le Roi, notre Auguste Souverain, ou son Gouvernement en soient écartées * (1).

263

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 74)

R. 679. Berlino, 15 ottobre 1870 (per. il 19).

J'ai donné lecture au Secrétaire d'Etat de la circulaire que V. E. m'a fait l'honneur de m'adresser, en date du 11 odobre (2). Son ·contenu, de mème que d'autres indications qui m'ont été transmises en voie particulière, démontrent le soin que nous apportons à maintenir les anciens rapports entre le Pape et la catholicité, et à établir sur le terrain des faits accomplis un modus vivendi entre Sa Sainteté et le Gouvernement du Roi.

M. -de Thile, * en se référant aux communications qu'il m'avait faites hier, privatim (dépéche n. 678) * (1), espérait que nous ne négligerions rien en effet pour nous concilier le Pape, et cela dans notre intéret aussi bien que dans celui de tout le monde, y compris bien entendu l'Allemagne. J'ai répondu que c'était dans ce sens qu'étaient tracées les 'instructions à nos Autorités à Rome, et qu'on ne saurait nous rendre responsables si elles étaient peut-etre parfois mal interprétées par des employés d'un ordre secondaire. Nous tenions, vis-à-vis du Souverain Pontife, à nous montrer animés de sentiments plus généreux (2) que ne l'ont été jadis, vis-à-vis du clergé, la France, l'Espagne et meme l'Allemagne, quand elle a procédé à la .suppress'ion des Principautés ecclésiastiques.

Le Comte d'Arnim mande que le discours du Roi à la députation chargée de présenter l'acte du plébiscite, a produit à Rome une impression favorable.

(l) -Omesso in LV. (2) -Cfr. n. 237.
264

IL MINISTRO A BERNA, MELEGARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in piccola parte in LV 17, p. 73)

R. 111. Berna, 15 ottobre 1870 (per. il 19).

Sono stato ieri al Palazzo Federale per render visita al Presidente della Confederazione, che la cura della propria salute aveva costretto a cercare per alcun tempo. qualche riposo lungi àa Berna.

Dopo i complimenti di uso, egli *mi manifestò con cortesi parole l'animo suo verso l'Italia pel fatto della occupazione di Roma onde riducevasi in atto il concetto nazionale; ed all'impressione che questo avvenimento sembravagli aver prodotto sull'opinione pubblica e sulla maggior parte dei Gabinetti d'Europa, egli traeva argomento di sperare, che sarebbero agevolmente appianate, mercè la sapienza civile di cui il Regio Governo ha dato pruove sufficienti, le difficoltà, che quindi fossero per essergli suscitate in un avvenire più o meno prossimo. In segno poi dei sentimenti della Confederazione a questo rispetto mi diceva, come il Consiglio Federale avesse nella riunione ordinaria di ieri stesso risolto di rilasciare, come risulta dal mio telegramma di ieri a V. E., una nuova patente di Console Genera~·e (3) al Signor Schlatter, titolare di que1sto pos1to sotto il 'cessato Governo pontifido * (4).

La conversazione portò quindi naturalmente sui pericoli cui possono aprir l'adito per alcuni degli Stati dell'Europa centrale le sorti finali della presente guerra. Il Signor Dubs mi parve oltremodo impensierito delle condizioni del proprio paese, quando secondo le aspirazioni tedesche i Vosgi avessero ad essere assicurati alla Germania. La Svizzera diventerebbe allora se non la sola, la principale via per la quale la Francia, che tiene nelle sue mani il Giura, potrebbe quando che sia, assalire la sua naturale nemica per riscuotersi dall'abbassamento,

(-4) Il brano tra asterischi è l'unico pubblicato in LV, preceduto dalle parole • n presidente della Confederazione>. Al rigo 10 «in avvenire>.

in cui per opera di questa, si trova condotta: donde le più gravi minaccie per !"indipendenza e per la neutralità elvetica.

L'esimio Magistrato notò qui come oggi apparisse chiaro ai meno avveduti come la cessione della Savoia da noi fatta alla Francia dovesse riuscire all'indebolimento della posizione territoriale della Confedera!zione. Risposi: che cedendo la Savoja, l'Italia aveva riservati i diritti, che sopra buona parte dei territorii ceduti, erano stati attribuiti alla Svizzera, e che l'indebolimento cui dava origine la lamentata cessione sarebbe diminuito d'assai, così a sicurezza della Svizzera, quanto a quella dell'Italia, se la Confederazione si mantenesse ferma nel dichiarato proposito di assicurarsi nei casi di guerra i territori Savoini che sono guarentiti alla sua neutralità dai trattati, che per questo riguardo l'Europa intera sarà disposta a confermare. Argomento questo intorno al quale insisto ogni qualvolta me ne viene il destro.

Mi feci poscia lecito d'interrogare il mio interlocutore su quanto vi fosse di vero nelle voci che corrono circa alcuni accrescimenti territoriali, che dalla Germania si prometterebbero dal lato dell'Alsazia superiore (Sundgau) alla Svizzera. Mi fu risposto non esservi propriamente nulla di fondato in ciò, che particolarmente avevano scritto alcuni corrispondenti della stampa periodica negli ultimi giorni; essere egli però, a seguito di priv<Jti riscontri, venuto nella persuasione che la Prussia sarebbe contenta di associare alla sua fortuna, per una minima parte, la Svizzera, dandole quelle soddisfazioni territoriali cui nelle presenti circostanze potesse aspirare. Ma il Presidente aggiunse che la Confederazione fedele alle sue tradizioni, nelle quali riconosce la principale delle condizioni della sua esistenza politica, ripugna ad ogni concetto d'ingrandimento, come respingerà sempre le pretese, di dovunque possano venire, che tendessero a diminuire della benchè menoma parte l'antico suolo Elvetico; e proseguì dicendo, che niuna cosa più grata si potrebbe fare alla Confederazione che di lasciare l'Alsazia e la Lorena alla Francia.

Non è da questo, replicai io, disforme il veto dell'inerte Europa, ma non è oggi alcuno cui sorrida la speranza che la Germania, inebbriata dalla vittoria, sia oggi in grado di pres·ervare sè stessa e l'Europa dai pericoli di cui sarà a lei feconda l'aggiunzione di quelle due provincie. Gli Svizzeri, per i motivi che ho esposti a V. E. in un precedente rapporto, sono stati al cominciar della guerra in grande maggioranza di mente prussiana: oggi però i più accorti han già cambiato come altrove d'avviso.

Si venne infine a discorrere delle condizioni economiche presenti della Svizzera. Dalle parole del Presidente ho potuto raccogliere che secondo l'opinione del Consiglio federale la crisi monetaria, di cui ha gravemente patito questo paese nei primordi della guerra, è ormai quasi interamente cessata. Il corso obbligatorio dei biglietti della banca di Francia in tutto l'Impero ha avuto per effetto di far rifluire in !svizzera molto oro francese, ed oggi tutto qui riprende, meno le industrie, che, avendo i consumatori dei loro prodotti principali presso le nazioni che sono in guerra, non potranno rilevarsi dal loro stato di sofferenza che colla pace.

Non ho stimato di dover lasciar ignorare all'E. V. il tenore della conver

sazione avuta intorno ai punti accennati col primo Magistrato di questa

repubblica.

(l) -Omesso in LV. Il documento cui allude il de Launay, qui sopra al n. 258. (2) -c A nous montrer plus animés de sentiments généreux > LV. (3) -• In Roma» LV.
265

IL CAPO DI GABINETTO D:Ì VITTORIO EMANUELE II, AGHEMO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 2, fase. 2 l' 8)

T. Torino, ..... (per. 16 ottobre 1870, ore 18,35).

D'ordine di S. M. il Re debbo comunicare a V. E. come la Maestà Sua sia propensa ad approvare una temporanea destinazione del Sig. Blanc alla legazione di Madrid come pure starebbe nei suoi Sovrani desideri che in futuro quel posto potesse esser coperto da S. E. il Generale Cialdini il quale è ben ,conosciuto in Spagna ,e potrebbe riuscire utile a S. A. il Principe Amedeo qualora venisse eletto al trono di quella nazione.

266

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3105. Vienna, 16 ottobre 1870, ore 16,05 (per. ore 19,30).

L'Ambassadeur d'Autriche à Rome télégra.phie que hier le Cardinal Antonelli lui a dit que le Pape paraissait décidé à rester à Rome. Je vous envoye par poste explications.

267

II MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3106. Tours, 16 ottobre 1870, ore 17,45 (per. ore 22,05) (1).

M. de Chaudordy a demandé aujourd'hui à Lord Lyons d'engager son Gouvernement à faire demander conjointement avec les autres Puissances neutres à la Prusse la spécification de ses demandes pour la paix et ensuite à la France celles de ses concessions après quoi les Puissances neutres pourraient examiner en commun et proposer les bases d'un arrangement. Lord Lyons a fait c<'nnaìtre cette demande vèrbale à son Gouvernement.

Cc.rrespondence respecting the War between France and Germany, 1870-1871, cit., nn. 251 e 252, pp. 193-194; Archives Diplomatiques 1871-1872, III, nn. 650 e 656, pp. 833-834 e 839-841.

(l) Trasmesso al Cadorna, a Londra, il 16 ottobre, 23,30, co.n l'aggiunta: « Veuillez me télégraphier quel accueil Lord Granville a fait à cette démarche du Gouvernement français ». E cfr. Granville a Lord Lyons, 19 ottobre, in Further Correspondence respecting the War between France and Germany. 1870-1871, cit., n. 215, pp. 158-159; e in Archives Diplomatiques 1871-1872, III, n. 640, pp. 816-817; e Paget a Granville, 21 e 22 ottobre, Further

268

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 72)

R. RISERVATO 17. Vienna, 16 ottobre 1870 (per. il 19).

Debbo qualche schiarimento a due telegrammi, l'uno del 13 corrente, l'altro d'oggi (1). Nel primo d'essi indicava come le informazioni del Conte di Trauttmansdorff accennassero ad esitanza (2) del Papa di rimanere !Più a lungo a Roma, nel secondo invece al'la sua disposizione di non muoversi per ora. Ec,co (3) come le cose procedettero. Il Cardinale Antonelli chiese al Conte di Trauttmansdorff se l'Austria avrebbe accettato l'incarico d'intercedere dal Governo del Re il passaggio del Papa attraverso la penisola. Il Conte rispose che ne avrebbe scritto a Vienna, che ,stante le buone relazioni del Governo austro-ungarko ed italiano ( 4) egli riteneva che la domanda sarebbe (5) accolta: anzi di .più riteneva che il Governo 'italiano non avrebbe avuto bisogno di intercessione per lasciare a Sua Santità la libertà piena dei suoi movimenti. Però soggiungeva parergli che una tale decisione fosse molto grave e contraria ai veri interessi della Santa Sede, e che il consiglio rispettoso che l'Austria poteva dare al Pontefice si era quello di rimanere a Roma.

In una seconda conferenza tenuta ieri in Roma fra il Cardinale Antonelli ed il Conte di Trauttmansdorff, il Cardinale gli disse che per ora non occorreva più pensare alla dimanda di cui gli aveva tenuto parola nel precedente colloquio, mentre Sua Santità mostravasi risoluto a non muoversi da Roma. * Ho creduto bene d'informare di queste cose l'E. V. * (6).

269

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1278. Tours, 16 ottobre 1870.

Il Conte di Chaudordy, delegato del Ministero degli Affari Esteri, ha risposto con due circolari che portano la data degli 8 e 10 corrente (7) e <Sono dirette agli Agenti Diplomatici Francesi alle circolari del Conte di Bismark dei 13 e 16 set

n. -4, cit.. nn. 149, 152, 153, 154, 155, pp. 126-127, 131-132, 132, 133). E anche Beust a Bruck !Monaco), 2 ottobre, ib., n. 151, pp. 130-131. Pure in Das Staatsarchiv, XIX, nn. 4176, 4178, 4179. 4180, pp. 351, 355, 356-357 (manca Beust a Trauttmansdorf, 13 ottobre, e Beust a Bruck, 2 ottobre); e in Archives Dip!omatiques 1874, II, pp, 106-107, 12G-121, 125-126, 136, 140-141, 119-120.

pp. 726-732 e 744-745; e (per errore anche la prima sotto il 10 ottobre) in Das Staatsarchiv, X1X, nn. 4117 e 4118, pp. 240-245 e 245-246.

tembre ultimo e del 7 ottobre (1). Ho l'onore di qul uniti trasmettere all'E. V. questi due documenti che tendono a dimostrare la Francia non essere tra le due Potenze belligeranti la più agressiva né quella contro le ambizioni della quale più siavi d'uopo di premunirsi. Colla circolare del 10 il Conte di Chaudordy si studia a giustificare anche le ap.preziazioni della Delegazione di Tours sulle esigenze del Conte di Bismark che in queste vedevano la minaccia di ridurre ln Francia ad una Potenza di second'ordine.

Il Conte di Kératry, la cui partenza da Parigi era stata prematuramente annunziata, lasciò la capitale nella mattina del 14 in pallone e cadde presso Bar-le-Due, ove non senza pena si salvò dai Prussiani. Esso è oggi arrivato a Tours e lo si dice incaricato d'una missione speciale del Ministro degli Affari Esteri. Il Signor Edmondo Adam fu nominato a Parigi Prefetto di Polizia in sua vece. Il Signor Kératry portò seco corrispondenze e giornal'i della Capitale. Gli estratti degli ultimi numeri del Journal Offìciel furono or ora qui pubblicati. Mi pregio d'inviarne qui unito un esemplare all'E. V.

Appena disceso a terra il Signor Kératry mandò dalla stazione telegrafica di Chaumont al Governo di Tours la notizia che un brillante combattimento aveva avuto luogo il 13 a Bagneux e a Chatillon da dove i Prussiani furono scacciati, le loro batterie essendo state smontate. La ritirata sotto il cannone dei forti dopo questa azione sarebbe stata notevole secondo il Signor di Kératry per l'ordine perfetto in cui potè compiersi. Il castello dì Saint Cloud fu bruciato, il telegramma del Signor Kératry non dice da chi ma non pare dubbio che l'incendio vi sia stato appiccato dalle batterie del Monte Valeriano, H quale sino dal 11 avea cannoneggiato Saint Cloud secondo i rapporti militari inseriti nel .Journal Offìciel del 12 ottobre.

Queste nuove quanto quelle recate dal proclama del Signor Gambetta pub

blicato jer l'altro suscitarono qui molto entusiasmo; ma finora può sembrare

strano che la prima comunicazione fatta dal Signor Kératry non abbia in alcun

modo confermati i resultati che si credevano ottenuti nella giornata del 11 ed

ai quali il manifesto del Signor Gambetta avea attribuito una sì considerevole

importanza. .

Il Generale Bourbaki, malgrado la prima sua annuenza ebbe nuovi scrupuli

ad accettare l'offertogli comando, non dissimulandosi forse le difficoltà quasi

ìnsormontabili d'una riorganizzazione efficace e di una energica iniziativa.

(l) -Cfr. nn. 253 e 266. (2) -• Esitanze • LV. (3) -In LV qui inserito: • per quanto mi è noto •· (4) -c Coll'Italia • LV. (5) -• Verrebbe • LV. (6) -Omesso in LV. Cfr. Trauttmansdorff a Beust, 28 settembre e 8 ottobre; Beust a Trauttmansdorff, 2 e 13 ottobre; Beust. a Kiibeck, 16 ottobre (Correspondenzen K. K. M. d. A.,

(7) Il testo delle due note in Archives Dip!omatiques 1871-1872, II, nn. 595 e 604,

270

IL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA, RAELI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(A VV, mazzo 2, fasc. 2-1 QR)

L. P. [Firenze], 16 ottobre [1870].

Ti prego avvertire subito Scialoja per favorirci del suo concorso --credo che sia ancora in Firenze; se partito bisogna chiamarlo per telegramma

Mandami subito le parole da usarsi nel promemoria alla Commissione per

quanto riguarda lo sta,to degl'impegni presi colla nota del 29 Agosto verso le

potenze Estere sulle condizioni scritte nel capitolo, e colla missione di S. Mar

tino verso la Corte di Roma, ed in quanto il Governo si tenga obligato dalla

nota sudetta, e dalla missione di S. Martino

Se puoi anche dirmi qualche cosa di concreto sulle altre prerogative personali di Sovrano, e sulle franchigie territoriali te ne sarei obligato -per lo resto penserò io -Dimmi dove scrivere a Boncompagni -la fissazione della giornata della adunanza dipende dalla possibilità del suo arrivo, e di Scialoja, a menochè non credi potersi cominciare senza il costoro intervento: in questo caso potrebbe la Commissione riunirsi per Martedì al più tardi, se non sarà possibile riunirsi dimani ~

Ho un .fiero dolore di stomaco; ma conto più tardi uscire da casa, e verrò a vederti.

(l) In realtà del l" ottobre (cfr. n. 231). La svista deriva dal fatto che la circolare Chaudordy iniziava così: « Nous trouvons à la date du 7 de ce mois, dans le Times... une dépéchedatée de Ferrières, ler octobre •.

271

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(BCB, Carte Minghetti, cart. XV, fasc. 66)

L. P. Firenze, 16 ottobre 1870.

Je vous remercie vivement et en grande hàte de votre lettre si importante que m'a remise Lord Acton et que j'envoie au Général La Marmora jugeant qu'elle lui sera très, utile (1).

On est encore ici dans la plus grande incertitude d'idées sur ce qu'il y a à faire ou a décider en principe relativement à la liberté de l'Eglise, au transport de la capitale, et aux conditions à formuler pour le S. Siége. Le Ministère est partagé et les ministres individuellement paraissent peu fixés. C'est regrettable.

La mission de M. Thiers passera sans nous avoir trop compromis, je l'espère du moins. Je suppose qu'on persistera jusqu'au bout à réserver la position de l'Italie intacte, et à s'abstenir de faire platoniquement de la politique antiprussienne. C'est le meilleur moyen, mème au point de vue français bien compris, de demeurer à méme de rendre quelque service iPrati'que à la France.

Visconti, à mon grand regret, n'a plus actuellement la question romaine en main. La Marmora ne correspondra qu'avec Lanza, et c'est pour n'établir aucun autre courant d'informations ou d'action que j'ai été rappelé de Rome.

Je ne sais encor si on m'·enverra à Madrid. Je pars, quant au moment actuel, pour aller mettre ordre d'urgence à des affaires particulières en Savoie, fort troublées par le contrecoup de l'incroyable dissolution où la France se trouve, méme ati point de vue de l'ordre économique.

Excusez ces quelques lignes écrites à la hate en vous envoyant quelques autres copies de ma correspondance de Rome, aujourd'hui rompue.

'lo -Documenti diplomatici · Serie Il -Vol. I.

(l) Cfr. n. 252.

272

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1415. Firenze, 17 ottobre 1870, ore 23,50.

Le Roi, avant de prendre une résolution définitive sur la candidature au tròne d'Espagne, désire que vous vous rendiez au Quartier Général prussien pour prier le Roi de Prusse de vous dire si la candidature Hohenzoll'ern est définitivement retirée. Cette mission toute confidentielle vous fournira le moyen de mieux expliquer aussi nos intentions relativement au Sa'int-Siège, et notre attitude relativement à la mission de M. Thiers. Je vous envoie par courrier à Cologne une lettre particulière avec des explications détaillées (1). Je vous prie de me dire à quel hòtel vous descendrez à Cologne, où le courrier pourra vous attendre le jour que vous m'indiquerez. Si vous le croyez nécessaire, vous pourrez faire prévenir par M. de Thile le Comte de Bismavck de votre voyage au Quartier Général. Le Roi et le Ministère comptent sur votre dévouement dans cette occasion.

273

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 680 (2). Berlino, 17 ottobre 1870 (per. il 21).

Mon collègue des Etats-Unis a bien voulu me donner lecture d'une lettre particulière, datée de Versailles le 12 de ce mois, et qui lui a'V'ait été adressée par le Général Burnside. Celui-ci avait été deux fois à Paris et y ava'it fait, avec le consentement du Comte de Bismarck, des suggestions pour un armistice wr des bases les plus raisonnables meme au point de vue des idées Américaines. Il mande qu'il a rencontré tous les obstacles imaginables et que le Gouvernement provisoire n'a rien voulu entendre, décidé comme II est à résister à tout prix. Cependant, d'après l'avis du Général Burnside, il n'y avait pas de résistance possible militairement parlant.

L'ouverture des opérations décisives ne peut pas tarder. Les dernières pièces de gros caiibre (mortiers rayés) sont parties d'ici le 12 et doivent etre arrivées à destination. On cherchera évidemment à s'emparer de certains forts indispensables à l'exécution du pian de l'état major général. M. de Thile dit que sous les murs de Paris on réunit 500.000 quintaux de munitions, projectiles etc.

En attendant la reddition de Soissons, à ilaquellil.e Slllivra pv01bahlement de près celle de Verdun dont le siège a commencé en meme temps, assure la liberté des commun'ications avec les Provinces de l'Est et du Nord Est pour les troupes Allemandes opérant dans l'intérieur de la France. D'un autre còté la prise d'Orléans est un grave échec pour I'ennemi. Cette ville, par sa position sur la rive droite de la Loire, constitue un point important pour l'armée d'opération contre Paris. Ses flancs sont couverts vers le Sud. C'est là qùe convergent Ies chemins de fer de Nantes, Bordeaux, Toulouse, et la ligne centrale qui réunit, par Bourges, Lyon avec Paris, tandis que Orléans communique indirectement,

par Tours, avec Cherbourg et Brest. En sorte que son occupation nécessitera un déplacement de la délégation·du Gouvernement provisoire.

Toutefois un résultat final ne sera pas aussi prochain qu'on aurait pu le supposer lors de la victoire de Sedan. Les négociations de paix seront d'ailleurs longues et laborieuses, et ne pourront etre sérieusement entamées que lorsque des p1éni.potentiaires français seront autorisés à admettre au moins en princirpe des cessions territoriales. Le Moniteur Prussien s'attache à calmer les impatiences du public Allemand. Le Roi a écrit ici qu'il ne serait pas à Berlin pour les fetes de Noeì, et le Comte de B1smarck va jusqu'à prévoir que, quant à lui, il restera peut-etre absent tout l'hiver.

L'arrivée du Général Garibaldi à Besançon semble indiquer qu'il cherche à fa'ire connaissance avec le quatorzième corps d'armèe qui, sous les ordres du Général de Werder, est précisément chargé de poursuivre les franc-tireurs dans la contrée des Vosges.

J'ai l'honneur d'accuser réception des documents diplomatiques N. 535, 541, 542 et 543.

P. S. -Ci joint un rpli contenant trois lettres particulières pour V. E. (1).

(l) -Cfr. n. 285. (2) -Annotazione marginale: • Copia a Nigra •.
274

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. l. Berlino, 17 ottobre 1870.

Il est extremement malaisé, pour ne pas dire presque impossible, d'etn• renseigné à Berlin sur les pourparlers directs ou indirects qui ont été, ou pourraient etre, engagés entre le Quartier Général Prussien et le Gouvernement provisoire en France, ou quelques unes des Puissances neutres. Le fait est que des courriers russes traversent Berlin en destination de Versailles. Mon rapport d'aujourd'huy parle de la mission officieuse du Général Burnside. Mais, si l'on interpelle M. de Thile, il n'est pas à meme de nous répondre. Il prend d'ailleurs tout ad referendum. Mon collègue Britannique se creuse le cerveau, pour imaginer quelque combinaison de nature à mettre un terme à cette guerre. Il se dit peu édifié

de l'inaction, du manque de courage civil, de son Gouvernement. Il cherche à le stimuler. Avant hier encore il a écrit une lettre particulière à Lord Gran

• ville. En voici la substance.

L'Allemagne, et surtout la Prusse, commencent à éprouver combien sont lourdes les charges de la guerre: augmentation des .impòts, renchérissement des denrées, stagnation du commerce. L'emprunt voté par le Parlement fédéral, presque épuisé. L'armée decimée par d'énormes pertes. Les grandes opérations ont nécessité la mise sur pied de toutes les troupes encore disponibles. Il ne reste plus à faire appel qu'aux recrues de 1851.

Après ce tableau dont les couleurs sont trop chargées, Lord Loftus représente l'opinion publique désireuse au plus haut point de la paix, et devenant moins exigeante pour les conditions d'un arrangement. Les prétentions sur la

.Lorraine, et meme sur l'Alsace, ne sont plus aussi absolues, car on pressent les

embarras d'annexer des territoires, où les populations veulent rester fran

çaises, etc.

C'est encore là une appréciation dont je ne trouve de traces, ni dans le langage des cercles officiels, ni dans celui des différents organes de la presse.

Quoiqu'il en soit, en partant de ces prémisses, Lord Loftus estime que le moment .serait opportun de faire une tentative en faveur de la paix. Il faudrait d'abord obtenir un armistice, qui permit à la France d'organiser un Gouvernement régu'lier. La base de cet armistice, devrait etre que la France admit le principe d'une cession territoriale, et que la Prusse, tout en suspendant le siège de Paris, fùt mise provisoirement en possession du fort St. Valérien, ce qui équivaudrait au désistement d'une entrée dans cette capitale, si l'on parvenait à s'entendre sur la signature du traité de paix. A l'effet de prédisposer le Quartier Général dans ·ce sens, M. Thiers devrait continuer son reuvre de missionnaire investigateur et conciliateur, en se rendant auprès du Comte de Bismarck.

Je doute fort que ces idées soient très pratiques, et je note en passant que Lord Loftus n'a pas toujou11s bien jugé la •situation, dans la crise que nous traversons. J'ai souvent été en désaccord avec lui, lorsqu'il se montrait peu rassuré sur les ressources militaires de l'Allemagne, et que je soutenais l'opinion que le succès serait de ce còté. Aujourd'hui encore, j'ai peine à croire que des conditions, analogues à celles qu'il suggère, aient en ce moment des chances de réussite. Les passions sont trop surexcitées en France, pour qu'on vienne à résipiscence avant d'avoir perdu encore quelques illusions. D'autre part l'armée allemande, ses chefs surtout, veulent dicter la loi dans Paris, dont la capitulation brisera toute opposition armée.

V. E. saura mieux que moi dans quelles dispositions se trouve le Cabinet de Londres, mais il m'a paru intéressant de mander, dans quel sens son Ambas sadeur tàche de l'influencer en voie privée.

(l) Annotazione marginale: • ritirate •

275

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. 2. Berlino, 17 ottobre 1870.

La présence de Garibaldi en France pourrait servir d'amorce à ses parti-•

sans, pour entrer à leur tour au service de la république. La surveillance de

notre part n'est pas facile. Dans ces conditions, afin de prévenir toute récla

mation, toute observation du còté du Cabinet de Berlin (1), ne pensez-vous pas

qu'il serait. à propos de rappeler, par un article inséré au Journal Officiel,

quelles sont les dispositions de nos lois en cas semblable, et que nos fonction

naires ont l'ordre d'empecher par tous les moyens de pareilles infractions aux

devoirs de la neutralité?

Je vous soumets cette idée.

(l) Cfr. infatti il tel. Bismarck a Brassier de Saint Simon, 9 ottobre, BISMARCK, Ges. Werke, 6b, p. 537.

276

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. 3. Berlino, 17 ottobre 1870.

L'Allgemeine Zeitung du 13 Octobre contient un très violent article, intitulé ItaLien und Deutschland, en réponse à l'Opinione qui, dans les premiers jours du mème mois, s'est permis une sortie des plus déplacées contre l'Allema:gne (1). Si vraiment l'Opinione a des attaches officieuses et officielles, et que son article soit fidèlement résumé par l'Allgemeine Zeitung, ses insinuations sont blàmables et indiquent un manque de bon sens politique. Il est toujours odieux de vouloir exalter ses propres mérites aux dépens de ceux d'autrui.

Nous nuisons beaucoup à notre cause par des publications semblables, qui contrastent avec l'attitude de la presse officieuse à Berlin, laquelle évite soigneusement des allusions blessantes pour l'Ita'lie. Nous avions tout intérèt à ménager l'Allemagne avant ses victoires; maintenant c'est là une nécessité, dont nous devrlons nous pénétrer de plus en plus, si nous ne voulons pas faire fausse route.

Dans le cas où, comme je suis porté à ~le croire, l'Opinione ne .représenterait en aucune sorte les vues de notre Ministère, je serais bien aise d'ètre autorisé à le déclarer ici. Sinon, ce journal devrait recevoir un sérieux avertissement.

277

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1279. Tours, 17 ottobre 1870 (per. il 21).

Ho ricevuta la circolare in data dell'll corrente (2) colla quale l'E. V. rettifica le asserzioni contenute nella lettera che fu diretta dal Papa ai Cardinali per protestare contro l'occupazione di Roma dalle RR. truppe e per querelarsi specialmente della rapitagli libertà di comunicazione coi fedeli per mezzo della posta e dei telegrafi.

La lettera pontificale essendo stata riprodotta da molti giornali francesi, mi sono affrettato a far conoscere la rettificazione e gli schiarimenti dati dall'E. V. al Sig. Conte di Chaudordy, delegato pel Ministero francese degli affari esteri, col quale ebbi stamane un colloquio su quest'argomento.

i canti e la gioia universale, non possiamo comprendere come la Prussia voglia arrotondarsi colle cannonate, far ritornare nel seno della madrepatria le pecorelle smarrite a furia di stragi».

(l) Cfr. L'Opinione del 2 ottobre: noi italiani, che • ci siamo fatti nazione..... tra le feste,

(2) Cfr. n. 237.

278

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 8, fase. 5 9/B)

L. P. CONFIDENZIALE. Londra, 17 ottobre 1870.

Mi affretto a comunicarle in modo particolare, e confidenziale alcune notizie relative al noto viaggio del Gen.1 e Bourbaki presso l'Imperatrice di Francia in Inghilterra. Debbo queste notizie alla cortesia del S.r March.'0 d'Azeglio

mio precessero il quale le ebbe direttamente dal Sig.r di Persigny, che travasi pure in Londra. Ella saprà forse già a quest'ora che travasi pure in Londra

S. A. I. il Principe Napoleone. Il Principe appena giunto qui venne a vedermi (il 9 corrente), ed io gli restituii la visita il g,o immediatamente successivo, ed ambedue le volte ci trovammo rispettivamente. La eonversazione non offrì nulla di rimarchevole, e solo seppi da lui che non intendeva di fermarsi qui che una decina di giorni, e che era venuto sotto il nome di Conte di Moncalieri. Ora però mi consta che il Principe intende, e che sta per lasciare l'Albergo, per abitare una casa mobiliata presa ad affitto colìa scadenza ad ogni settimana. Offersi a S. A. i miei servigi, e lo pregai di mandarmi a chiamare ove credesse che l'opera mia gli potesse essere utile. Non lo vidi più, perchè non mi fece saper nulla, nè mi parve conveniente l'andarlo a cercare, senza che egli domandi di me. Vengo ora alla narrativa del S.r Persigny, la quale sarebbe stata come segue. =

Domani (18) anniversario della nascita del Principe Reale di Prussia vi sarebbe la firma di un armistizio, 'il quale sarebbe anche preceduto da preliminari di pace. La ,cessione di territorio domandata dalla Prussia non oltrepasserebbe i 750.000 abitanti. Le negoziazioni attualmente sembrano basate sopra una prossima ristorazione della dinastia degli Orléans in Francia, ed il S.r Trochu lavorerebbe in questo senso. Offerte dello stesso genere sono state fatte all'Imperatrice dal Governo Prussiano col mazzo del Generale Bourbaki, che fu accompagnato da un agente Prussiano che lo scortò attraverso alle linee Prussiane con una guardia d'onore. Secondo questa proposizione Bismark consentiva a lasciar uscire da Metz l'armata di Bazaine cogli onori della guerra, segnando l'armistizio, ed i preliminari sopra indicati. Il Maresc. Bazaine si sarebbe ripiegato sopra Lille, o sopra Bourges, avrebbe chiamato l'Imperatrice, ed il Pricipe Imperiale in mezzo all'armata. Si sarebbe convocato il Senato, e la Camera per ratificare le intelligenze prese.

L'Imperatrice ricevette malissimo il Gen,ie Bourbaki che accusò di essersi disonorato abbandonando il suo posto, e di avere mancato ai suoi doveri. Un consiglio fu riunito a Chiselhurst al quale intervennero lo stesso Persigny; Rouher, ed altri. L'Imperatrice rifiutò le proposizioni dichiarandole un gueta pens del S.r di Bismark, ed una imboscata per compromettere così la causa Imperiale. Essa domandò pure a Persigny se Egli avrebbe sottoscritto siffatte, condizioni. Persigny le rispose che Egli le avrebbe sottoscritte col suo sangue e che, se ciò fosse stato possibile, egli avrebbe consentito ad assumerne l'odiosità; che si trattava in questo momento di salvare la Francia, e che bisognava avere il coraggio di fare ciò che potesse anche esser causa di invettive, e di

rimproveri, e che certamente ciò le avrebbe tolto ogni possibilità di rimanere Reggente. Egli giunse sino a dire, che, se gli Orléans si incaricavano di salvare il Paese, egli benedirebbe il loro avvenimento. Il Sig.r Rouher che era fra Consiglieri timidi disse, ciononpertanto, che Egli non poteva che rendere omaggio al coraggio, che manifestava il S.r di Persigny dichiarando la sua opinione. L'Imperatrice non permise a Bourbaki di vedere alcuno, e Persigny non lo potè vedere. Il Principe Napoleone pare molto corrucciato di vedere il trionfo probabile degli Orleanisti. -Le condizioni mandate all'Imperatrice erano state pienamente approvate dal S.r di Bismark il quale pare, che desideri il fine della guerra. L'agente Prussiano era a Chiselhurst con Bourbaki, ed ha fortemente impegnato Persigny ad usare di tutta la sua influenza per persuadere l'Imperatrice ad accettare, servendosi persino di argomenti pecuniarii in questo senso, che egli fece luccicare agli occhi di Persigny i 100/m. Fr. all'anno che perdeva; al che Persigny rispose che egli se ne infischiava; ma che bisognava salvare la Francia. Probabilmente Bourbaki così maltrattato, e non potendo portare una risposta favorevole ha rinunziato a ritornare a Metz, o, meglio ancora, i Prussiani avvertiti del suo insuccesso hanno preferito di non !asciarlo più rientrare a Metz __:__ Sembra che il Burnside sia ora l'intermediario con Parigi. L'Imperatrice dopo di avere tutto rifiutato sembra che abbia acconsentito ora a fare delle proposizioni.

Fin qui la narrativa fatta dal S.r di Persigny al S.r Marchese d'Azeglio.

Io riferisco; ma non giudico chè, a dir vero, vi sono in questa narrativa parecchie cose improbabili; come sarebbe p. e. che Bismark abbia fatto una orditura, che mi pare poco seria; che vi debba essere un armistizio domani, senza che risulti con chi sarà dai Prussiani stipulato, nè in vista di quali basi di pace; che gli Orléans offrano opportunità di una ristorazione in questo momento, per opera dei Prussiani, e per segnare le condizioni di pace, e molte altre cose simili. Nel fondo però ci deve essere qualche cosa di vero, e che da il carattere della missione di Bourbaki. Soggiungerò, che queste notizie sono pervenute ad altri membri del Corpo diplomatico, e probabilmente hanno la stessa fonte, essendochè il S.r di Pers·igny, a quanto mi si dice, parla facilmente. So poi che il S.r Motley (Ministro degli Stati Uniti, che sta per lasciare il suo posto) non crede che l'andare, e venire del Burnside tra Parigi, ed il Re di Prussia abbia per soggetto trattative fra i due belligeranti; ed egli suppone, che sia mosso da interessi di sudditi americani che sono chiusi in Parigi.

Mi permetta ora una parola sul matrimonio della Princ.a Luisa figlia della Regina col primogenito del Duca di Argyll, il quale matrimonio è il soggetto di tutti i giornali che lo giustificano sebbene si scosti affatto dalle consuetudini di questa Casa Regnante. Da informazioni mdlto attendibili mi risulta, che non è vero che si tratti di due innamorati alla cui unione la Regina non abbia creduto di opporsi. A me risulterebbe che già da qualche tempo la Regina aveva deciso di maritarla ad un suddito, piuttostochè ad un qualche piccolo Principe; che fu da prima pensato all'attuale Sposo, il quale non aveva piaciuto alla Sposa; che si fecero interpellare almeno due altre famiglie, il che non essendo riuscito, si tornò al figlio del Duca di Argyll; non si tratta dunque punto di matrimonio d'inc'linazione.

279

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1416. Firenze, 18 ottobre 1870, ore 0,30.

J'ai eu de longues conférences avec M. Thiers. Le Général Cialdini et le Ministre de la Guerre ont assisté à une de ces conférences. Nous avons démontré à M. Thiers que le concours isolé de l'Italie ne pouva'it pas sauver la France, et

lui avons tenu un langage analogue au vòtre. M. Thiers part demain. Il a insisté vivement pour obtenir au moins un concours diplomatique.

280

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1418. Firenze, 18 ottobre 1870, ore 23.

Demain partira circulaire sur plébiscite (1). Je vous prie de me télégraphier votre 'impression et celle de M. de Beust. Thiers parti ce soir pour Tours. Le Gouvernement français a demandé au Gouvernement anglais de prendre conjointement avec les Puissances neutres l'initiative de demander à la Frusse ses conditions d'armistice et de paix, à la France ce qu'elle serait

disposée à accorder pour formuler ensu'ite Ies termes d'un arrangement convenable. J'attends de Londres de connaitre l'accueil fait à cette proposition.

281

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

T. 1419. Firenze, 18 ottobre 1870, ore 23.

M. Thiers est parti aujourd'hui. Il a reçu le meilleur accueil du Roi et des Ministres. Dans de longues conférences auxquelles ont a~sisté le Ministre de la Guerre et le Général Cialdini nous 1ui avons òémontré l'inefficacité d'une action militaire isolée de la part de l'Halie. Quant à l'action diplomatique nous avons fait il y a une dizaine de jours une tentative à Londres sans succès. J'ai communiqué à Cadorna ce que vous a dit M. de Chaudordy et nous attendons de connaitre l'accueil que fera Lord Granville à cette proposition à Iaquelle nous sommes disposés à preter notre appui. J,...ajoute pour vous seui que je vais sonder les dispositions de la Prusse.

(l) Cfr. n. 282.

282

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

(Ed. in LV 17, pp. 69-71)

N. 82. Firenze, 18 ottobre 1870.

Les populations des provinces romaines, ayant acquis la liberté d'exprimer solennellement leur volonté, se sont pronoricées à la presque unanimité pour l'annexion de Rome et de son territoire à la monarchie constitutionnelle de Victor-Emmanuel II et de ses descendants.

Cette votation, faite avec toutes les garanties de sincérité et de publicité, est la dernière consécration de l'unité italienne. C'est au milieu des manifestations de joie de la nation enHère que S. M. le Roi a accepté le plébiscite des Romains, et qu'il a pu déclarer que l'reuvre commencée 'Par son illustre père, et poursuivie par lui-méme avec tant de persévérance et de gioire, est enfin achevée.

Pour la première fois, depuis bien des siècles, les Italiens retrouvent dans Rome le centre traditionnel de leur nationalité. Rome est désormais réunie à l'Italie par le droit national qui, exprimé d'abord par le Parlement, a trouvé dans le vote des Romains sa sanction définitive. C'est là un grand fait dont les conséquences, nous sommes les premiers à le reconnaìtre, s'étendent bien au delà des frontières de la péninsule, et contribueront efficacement au progrès de la société catholique.

En allant à Rome l'Italie y trouve une des plus grandes questions des temps modernes. Il s'agit de mettre d'accord le sentiment national et le sentiment religieux, en sauvegardant l'indépendance et l'autorité spirituelle du Saint-Siège au milieu des libertés inhérentes à la société moderne.

Ainsi que vous l'aurez (l) vu par la réponse du Roi à la députation romaine, l'Italie sent toute la grandeur de la responsabilité qu'elle assume en déclarant que le pouvoir temporel du Saint-Père a cessé d'exister. Cette responsabilité, nous l'acceptons avec courage, car nous sommes surs d'apporter à la solution du problème un esprit impartial et rempli du respect le plus sincère pour les sentiments religieux des populations catholiques.

Appliquer l'idée du droit, dans son acception la plus large et la plus élevée, aux rapports de l'Eglise et de l'Etat, telle est la tàche qui s'impose à l'Italie (2).

Le pouvoir temporel du Saint-Siège était le dernier débris des institutions du moyen-age. A une époque où ·les idées de souveraineté et de propriété n'étaient pas nettement séparées, où la force morale n'avait aucune sanction efficace dans l'opinion publique, la confusion des deux pouvoirs a pu quelquefois ne pas étre sans util'ité. Mais de nos jours il n'est pas nécessaire de posséder un territoire et d'avoir de.s sujets pour exercer une grande autorité :morale. Une souveraineté politLque qui ne repose pas sur le consentement des populations, et qui ne puisse (3) pas se transformer selon les exigences sociales, ne

peut plus exister. La contrainte en matière de foi, repoussée par tous les Etats modemes, trouvait dans le pouvoir temporel son dernier arsile. Désormais, tout appel au glaive séculier doit etre supprimé à Rome meme, et l'Eglise doit profiter à son tour de la liberté. Dégagée des embarras et des nécessités transitoires de la politique, l'autorité religieuse trouvera dans l'adhésion respecteuse des consciences sa véritable souveraineté.

Notre premier devoir, en faisant de Rome la capitale de l'Italie, est dane de déclarer que le monde catholique ne sera pas menacé dans ses croyances par * l'effet de * (l) l'achèverrnent de notre unité. Et d'abord, la grande situation qui appartient personnellement au Saint-Père ne sera nullement amoindrie: son caractère de souverain, sa prééminence sur les autres princes catholiques, les immunités et la liste civile qui lui appartiennent en cette qualité, lui seront amplement garantis; ses palais et ses résidences auront le privilège de l'extraterritorialité.

L'exercice de sa haute mission spirituelle lui sera assuré par un double ordre de garanties: par la libre et incessante communication avec l es fìdèles, par les nonciatures qu'il continuera d'avoir auprès des puissances; par les représe:ntants que les puissa!l1JCes continueront à accréditer auPDès de il:ui; enfìn, et surtout, parla séparation de l'Eglise et de l'Etat que l'Italie a déjà proclamée, et que le Gouvernement du Roi se propose d'appliquer sur son territoire dès que le Parlement aura donné sa sanction aux projets des conseillers de la Couronne.

Pour rassurer les fìdèles sur nos intentions, pour les convaincre qu'il nous serait impossible d'exercer une pression sur les décisions du Saint-Siège et de chercher à faire de la religion un instrument politique, rien ne nous parait plus efficace que la liberté complète que nous accordons à l'Eglise sur notre territoire. Nous ne nous dissimulons pas que dans les commencements la société civile aura à surmonter beaucoup d'obstacles et de difficultés. Mais nous avons fai dans la liberté: elle saura modérer et prévenir toutes l es exagérations, elle sera un correctif suffisant contre le fanatisme. La seule puissance que nòus désirons invoquer à Rome, dont les traditions sont si imposantes, est la puissance du droit. Que le sentiment religieux trouve une expansion nouvelle dans une société à laquelle ne manque d'ailleurs aucune des garanties de la liberté politique, pour nous ce n'est point (2) un sujet de crainte, mais de satisfaction, car la religion et la liberté sont les deux plus puissants éléments de l'amélioration sociale.

Nous avons le ferme espoir que le moment viendra où le Saint-Père appréciera les immenses avantages de la liberté que nous offrons à l'Egl:ise, et qu'il cessera de regretter un pouvoir, dont tou~ les avantages lui restent, dont il ne perd que les embarras et les dangereuses responsa;bilités. Vous pourrez, en attendant, Monsieur, assurer le Gouvernement auprès duquel vous ètes accrédité que le Saint-Père, qui a eu la bonne inspiration de ne pas s'éloigner du Vatican, est entouré par Ies autorités royales et .par les populations des égards les plus respectueux. Le jour où le Pape, cédant aux mouvements de son cceur, se

rappellera que le drapeau qui flotte à présent à Rome est celui qu'il a béni dans les premiers jours de son pontificat, au milieu des acclamations enthousiastes de l'Europe; le jour où la conciliation entre l'Eglise et l'Etat sera proclamée au Vatican, le monde catholique reconnaitra que l'Italie n'a pas fait une ceuvre stérile de démolition en allant à Rome, et que le principe de l'autorité sera dans la ville éternelle replacé sur la base large et solide de la liberté civile et religieuse.

(l) -c L'avez. LV. (2) -• Que s'impose l"Italie • LV. (3) -c Pourrait • LV. (l) -Omesso in LV. (2) -• Pas » LV. E, al penultimo rigo di questo doc., • d'autorité •·
283

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

D. 173. Firenze, 18 ottobre 1870.

Col pregiato rapporto n. 674 di questa serie, la S. V. (1), rendendomi conto della impressione prodotta in Germania dalla notizia dello sbarco di Garibaldi in Francia, mi esprimeva il desiderio di avere qualche informazione sulle circostanze che accompagnarono la partenza del Generale da Caprera. Successivamente, ho ricevuto l'altro suo rapporto (n. 677) (2) col quale Ella mi faceva conoscere come sieno state favorevolmente accolte le spiegazioni che il Conte Brassier de Saint Simon ha avuto direttamente da S. E. H Presidente del Consiglio dei Ministri (3). Non dubitai mai che la esatta cognizione delle circostanze di fatto avrebbe bastato a distruggere qualsiasi prevenzione sulla condotta del R. Governo in questo affare; epperciò, io mi ero astenuto dallo scriverne a Lei direttamente. Ora però che Ella mi ha espresso il desiderio di avere informazioni, vi aderisco ben di buon grado, tanto più ·che mi si porge così l'opportunità di mettere la S. V. in avvertenza contro le voci esagerate o false che si fanno correre sugli arruolamenti che si tentano in Italia per conto della Francia.

Ella sa che il Generale Garibaldi ha cessato da vari anni di essere inscritto nei ruoli del R. Esercito. L'autorità governativa non poteva quindi esercitare alcuna azione sovra di lui, che non fosse richiesta dal bisogno della sicurezza interna del Regno. In presenza dell'agitazione che si era manifestata nel partito spinto in Italia, prima dell'occupazione del territorio pontificio, fu giocoforza esercitare una speciale sorveglianza sulle coste di Caprera. In quei giorni il Generale Garibaldi si era rivolto al Comandante di un bastimento dello Stato chiedendogli di essere trasportato in Francia; ma, di. ciò informato, il mio Collega dell'Interno gli faceva tosto dire per mezzo del Prefetto di Sassari, lo stato di neutralità proclamato dal R. Governo opporsi assolutamente a che si aderisca a tale domanda.

Venendo ora a parlare degli arruolamenti italiani fatti per il servizio militare in Francia, giova premettere alcune avvertenze. Il nucleo della legione

che si intitola Legione Italiana è stato formato a Marsiglia fra quei numerosi operai italiani che la cessazione dei lavori e la crisi economica e finanziaria della Francia avevano lasciato senza alcun mezzo di sussistenza. Si calcolano a circa 40 mila gli italiani stabiliti in Marsiglia; non è dunque meraviglia che fra essi si siena reclutate poche centinaia di volontari, ai qualli poterono posc'ia riunirsi alcune diecine di giovani che eludendo la sorveglianza delle autorità del confine, poterono recarsi in Francia. Per ridurre tutto ciò alle sue vere proporzioni, basta però citare il fatto che dalle ultime informazioni risulta la così detta legione Garibaldina non avere raggiunto ancora lo effettivo di mille uomini, ed essere essa sprovveduta di ogni assetto militare. Questa circostanza dimostra infatti abbastanza chiaramente ,che, se si tentò di sedurre alcuni giovani perchè si recassero in Francia a prendere servizio militare, ciò non si fece in quei modi ed in quelle proporzioni che avrebbero potuto giustificare l'intervento della azione governativa. Questa non mancò tuttavia di spiegarsi efficacemente ogni volta che l'occasione se ne è presentata. La sorvegliamza esercitata dalla forza pubblica sulle frontiere ha avuto per effetto che mQ.lti giovani che cercavano di traversare clandestinamente il confine fossero respinti e costretti a rientrare alle case loro. Avvenne anzi pur troppo un caso in cui una banda di costoro non volle obbedire alle ingiunzioni della forza pubblica, e ne segui un conflitto, per cui l'autorità giudiziaria procede criminalmente.

Di tale condotta per parte delle autorità governative certamente non può dolersi il Governo di Berlino, quando sappia che assoluta è la libertà in Italia di muoversi e viaggiare, e quando rifletta che alle frontiere verso Nizza, per effetto di un accordo internazionale intervenuto all'epoca stessa della cessione, gli abitanti godono del vantaggio di poter passare liberamente il confine, senza bisogno di passaporto.

Ed ora, dopo aver premesso queste considerazioni venendo ad esaminare ciò che dalle leggi italiane è stabilito contro coloro che eludendo la sorveglianza delle autorità vanno ad arruolarsi all'estero, debbo ricordare alla S. V. l'articolo 11 del Codice Civile italiano, il quale colpisce tutti costoro della perdita della cittadinanza, e ciò, ben inteso, senza pregiudilzio delle altre conseguenze giuridiche che per ciascuno in particolare potrebbe avere la trasgressione delle leggi che stabiliscono i doveri militari in servizio del proprio paese. Quindi, la

S. V. molto opportunamente potrà ripetere, ave fosse di nuovo interrogata, che la legislazione italiana non sembra molto diversa in questa parte da quella in vigore in Germania, ed alla quale si riferiva appunto il signor de Thile per rispondere nel febbraio 1868 aUe osservazioni che Ella ebbe in quel tempo a fare sugli arruolamenti che si facevano in Germania per l'esercito pontificio, malgrado l'esistenza di leggi proibitive. Nè vuolsi ricordare questo fatto per rinnovare qui una lagnanza che altre volte ha potuto essere fatta in Italia contro la facilità colla quale, in dispregio della legge, i tedeschi potevano arruolarsi per ingrossare le schiere dell'esercito della Santa Sede, ma gioverà rammentare questa circostanza, come quella che dimostra meglio di qualunque ragionamento come, anche contro la volontà del Governo, può accadere che centinaia di uomini vadano a servire nelle milizie straniere, senza che si abbia un mezzo valevole per impedirlo.

(l) -Cfr. n. 231. (2) -Cfr. n. 244. (3) -Ulterio.ri spiegazioni scritte aveva dato il Lanza al Brassier de Saint-Simon, il 17 ottobre (Le Carte di Giovanni Lanza, cit., VI, pp. 193-194).
284

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL CONSOLE GENERALE A LIONE, DI DONATO

D. RISERVATO 136. Firenze, 18 ottobre 1870.

La ringrazio delle informazioni datemi coi quattro di lei rapporti di questa Serie, l'ultimo dei quali porta la data del 5 corrente. La prego di continuare a tenermi a giorno della situazione di Lione e della parte della Francia che mette capo a codesta importante città. Nelle circostanze attuali è necessario che gli agenti del Regio Governo comunichino frequentemente le impressioni che in loro producono i fatti che sono in grado di osservare da vicino.

Desidererei particolarmente poi ch'Ella mi desse sollecite e precise informazioni sugli atti del Governo attuale per cui la propaganda cattolica che avea sede 1in Lione sembra trovarsi nell'impossibilità assoluta di continuare a sussidiare molti stabilimenti ch'esso manteneva in Levante. Bramerei avere intorno a quella istituzione tutte le maggiori informazioni che in questi momenti Le sarà possibile procurarsi. I punti principali sui quali dovranno rivolgersi le di Lei investigazioni sono i seguenti:

l) entità delle rendite amministrate dalla propaganda e loro natura;

2) da chi amministrate;

3) con quale diretta ingerenza governativa o sorveglianza del Governo;

4) sotto quale dipendenza da Roma.

Se, come è probabile, l'amministrazione della propaganda lionese pubblicava un resoconto od un bilancio annuale, e se a Lei fosse possibile procurarsi discretamente tali documenti e senza troppo svegliare l'attenzione sulle ricerche che Le sono prescritte, Le sarei grato di procurarmeli essendo cosa abbastanza importante e di qualche urgenza per il Ministero di avere intorno a tutto ciò dei dati precisi.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

(AVV, mazzo 13, fasc. 9/9)

L. P. (1). Firenze, 18 ottobre 1870.

Il telegramma che Le spedii jeri sera (2) Le ha sommariamente indicato l'oggetto della sua missione al Quartiere Generale prussiano. Il Re stesso mi ordinò di affidare· al di Le'i zelo e alla di Lei abilità questo incarico, poichè lo stato attuale delle cose in Europa e in Italia e alcune importanti quistioni sorte di nuovo resero agli occhi di Sua Maestà sommamente opportuno un suo viaggio dove, presso il Re e presso il Conte di Bismarck, si concentra la direzione della politica prussiana e dove si possono scambiare con frutto le spiegazioni che a noi giova di dare e di ricevere -La simpatia e la fiducia personak di cui Ella gode presso il Re e il Conte di Bismarck daranno a queste spiegazioni il carattere ch'esse debbono avere, un carattere cioè affatto conforme a quella cordia

lità di rapporti fra l'Italia e la Prussia che fu l'oggetto costante de' di Lei sforzi e della di Lei attività.

La quistione che deve essere la prima a trattarsi, * perch2 deve essere la ragione che spiega il suo viaggio al Quartier Generale * (1), è la quistione della candidatura al trono di Spagna.

Da qualche tempo il Governo Spagnolo ha rinnovato presso S. A. il Duca d'Aosta e presso il Re le più vive istanze perchè il Principe accettasse la candidatura.

Il Maresciallo Prim cominciò coll~esporci quali erano le condizioni attuali della Spagna. La Spagna, egli ci disse, ha sostenuto, per due anni, una prova della quale poche altre nazioni sarebbero state capaci-Essa è rimasta, per due anni, nel provvisorio, governata da un'Assemblea, cercando con instancabile volontà di dare alla organizzazione definitiva del suo Governo la forma monarchica, senza mai riuscire a trovare un Re -La precarietà del Governo, i disinganni sofferti, la catastrofe della canditatura Hohenzollern, l'orgoglio nazionale ferito non hanno distrutto nell'animo degli spagnuoli il sentimento monarchico che è quello della grande maggioranza della nazione, ma lo pongono a un cimento che non può indefinitamente prolungarsi -Ora si aggiunse la proclamazione della Repubblica in Francia-Al prossimo Novembre si riaprono le Cortes costituenti. Se la probabilità di trovare un Sovrano appare ancora come una speranza incerta e lontana, non solo H partito repubblicano acquisterà una forza che sinora gli è mancata, ma la forma repubblicana apparirà alla Spagna come una necessità imposta dalle circostanze. La parte più avanzata del partito monarchico accenna già, per uscire una volta dal provvisorio e per non continuare uno stato di cose senza conclusione possibile, di essere disposta ad aceettare questa inevitabile soluzione -Il Maresciallo Prim si crede dunque giunto a uno di quei momenti in cui è necessario prendere un partito -Ma prima di prenderlo, il Governo spagnolo vuoi fare ancora un'ultimo sforzo per dare alla rivoluzione spagnuola quella soluzione monarchica che la Spagna ha sempre finora affermata ed ha sempre finora cercato d'ottenere -Senza voler escogitare nuove e incerte combinazioni, H Governo spagnuolo ritorna ai primordii della quistione. Sin dal principio il Maresciallo Prim aveva creduto che una candidatura italiana fosse quella che meglio convenisse alla Spagna; ma tanto il Duca d'Aosta, quanto il Duca di Genova avevano rifiutato d'accettare. Anche oggi la candidatura italiana è quella che raccoglierebbe 'il più gran concorso di opinioni e di voti nell'Assemblea, dal partito progressista al partito dell'Unione liberale che è disposto ad abbandonare, in favore di essa, le sue antiche preferenze pel Duca di Montpensier Il Governo spagnuolo si rivolge dunque di nuovo al Duca d'Aosta, in un'interesse ch'esso crede comune all'Italia, alla Spagna e al principe monarchico, e d lascia sentire che, se questo tentativo fallisce, la Repubblica sarà presto proclamata in !spagna. -•

Per verità noi non abbiamo potuto disconoscere che le considerazioni presentateci dal Maresciallo Prim avevano un certo valore e che le condizioni politiche sono diverse da quelle che esistevano all'epoca in cui il Duca d'Aosta rifiutò di esaminare ogni progetto che lo riguardasse personalmente. Il pericolo di una repubblica spagnuola isolata non era tale che ci potesse commuovere. Ma

ora la Repubblica a Parig.i e la repubblica a Madrid costituiscono un fatto di cui un Governo prudent·e deve preoccuparsi -Nè vale il dire che la repubblica in Francia sarà del tutto effimera. Le varie frazioni dei partiti moderati francesi, sono ora disposte a unirsi intorno alla forma repubblicana siccome a quello [sic] che meno li divide ed è quindi più atta ad assumere la responsabilità della pace e a sanare le piaghe della guerra. Se ciò avviene la repubblica durerà in Francia per un periodo alquanto prolungato di tempo. Che se la Repubblica cade del tutto nelle mani del partito estremo essa si farà al:lora propagandista e se non ci creerà dei serii pericoli, per lo meno ci solleverà degli imbarazzi e delle difficoltà considerevoli. Ella avrà già veduto nei giornali i Manifesti coi quali i repubblicani Spagnuoli fanno causa comune coi partiti demagogici

Francesi.

Ma se la questione della canditatura Spagnuola può essere da noi ora considerata sotto un'aspetto più favorevole, vi sono però delle ·COndizioni senza le quali essa non potrebbe sembrarci accettabile -Sin dalle prime aperture io non tardai a dichiarare al governo spagnuolo che, in ogni caso, queste condizioni •erano le seguenti, la prima che la candidatura del Principe Amedeo fosse appoggiata da una chiara manifestazione della volontà della Spagna, -la seconda ch'essa incontrasse l'adesione morale e la simpatia delle principali potenze -Toccava alla Spagna di verificare se anche questa seconda condizione esisteva e di procurarcene la prova. Infatti noi non cercavamo in questo affare alcuno scopo di un'interesse nostro esclusivo o di un'ambizione politico [sic] e il Principe Amedeo non avrebbe potuto in alcun caso indursi ad abbandonare il suo paese se non col pensiero di rendere un servigio alla Spagna e all'Europa monarchica. Ora per questo nè noi avremmo voluto esporci, nè il Principe avrebbe voluto esporre l'Italia ad alcuna difficoltà, ad alcun imbarazzo o a compromettere in alcun modo la sua situazione diplomatica. Noi non volevamo, specialmente dopo la nostra entrata in Roma, andare incontro ad alcun rimprovero, ad alcuna accusa di ambizione inquieta ed incontentabile, senza contare che la simpatia dell'Europa sarebbe stata una condi:zlione favorevole all'assodarsi

della nuova dinastia sul trono della Spagna -Tenendo questo linguaggio al

Ministro di Spagna io gli osservava che era necessario, innanzi tutto, di mettersi

pienamente in regola colla Prussia, pokhè l'ultimo fatto, in questa quistione,

era stato quello della candidatura del Principe di Hohenzollern. Questa candi

datura era stata ritirata per evitare la guerra colla Francia, ma poichè la guerra

non era stata evitata, la Prussia poteva desiderare che si desse seguito al pro

getto, che vi fosse per parte della Spagna un certo impegno morale di farlo

e ·in questo caso l'Italia non avrebbe certo voluto sollevare, dal canto suo, una

concorrenza od una rivalità.

Dopo quanto è avvenuto per •la candidatura Hohenzollern, Sua Maestà desi

dera, anche prima che la Spagna faccia alcun passo, conoscere di.rettamente il

vero stato delle cose, prevenirne H Governo del Re Guglielmo per un riguardo

dovuto, ed avere con esso in proposito un leale ed amichevole scambio di idee

Queste spiegazioni Ella le potrà dare al C.'e di Bismarck, e anche al Re, come

stimerà meglio. Finora, in questo affare, altro non avvenne fuorchè l'istanza

vivamente rinnovata e mantenuta dal Governo Spagnuolo presso Sua Maestà e

presso il Principe Amedeo e, per questo appunto, Sua Maestà desidera che, in

nanzi di procedere avanti, sia fatto presso il Governo del Re Guglielmo l'ufficio di cui Ella, signor Conte, è incaricato per sapere confidenzialmente se la candidatura del Principe di Hohenzollern è definitivamente abbandonata o se il Re crede ch'essa possa venire riproposta dopo fatta la pace e se l'accettazione del Principe Amedeo potrebbe venire considerata da parte nostra come un'atto poco conforme all'amicizia, e ai buoni e sicuri rapporti che esistono nel presente e devono continuare nel futuro fra le due Case Regnanti e fra i due paesi. Il Re Guglielmo e il Conte di Bismarck vedranno nella missione affidatale una prova di riguardo, di lealtà e di amicizia. Le sue spiegazioni non debbono avere altro carattere, e confido che come tali appunto saranno considerate.

Compiuto ed esaurito questo ufficio relativamente agli affari di Spagna, desidero ch'Ella dia qualche spiegazione al Conte di Bismarck sulla grave quistione di Roma. Gli avvenimenti di Roma si sono compiuti dopo la partenza del Conte di Bismarck per la guerra. Il signor di Thile, ne' colloquii ch'Ella ebbe con Lui in proposito, le disse più volte di non essere autorizzato a pronunciarsi su varii argomenti relativi a tale 'quistione. È dunque naturale che il Governo italiano desideri di conoscere direttamente qual'è il pensiero del Conte di Bismarck, per poter meglio apprezzare il vero carattere della politica prussiana che è ora quella della intera Germania 'in questa grande quistione -Lo desideriamo tanto più in quanto che, è duopo il riconoscerlo, il linguaggio e l'attitudine del C.'e Brassier a Firenze, il linguaggio e l'attitudine del C.te Arnim a Roma sono notabilmente diversi. È questo un fatto oramai notorio e a noi interesserebbe sapere quale è la versione vera fra le due, o, per lo meno, qual'è fra esse la media che corrisponde alla verità (1).

Le informazioni che Le feci giungere sin dapprincipio la pongono in grado di spiegare al C.te di Bismarck le cagioni, anzi le necessità politiche che ci indussero a cogliere un'occasione favorevole per sciogliere una quistione che, se non fosse stata sciolta ora, sarebbe sopravvissuto [sic] alla guerra con tutti i suoi imbarazzi e con tutte le sue difficoltà, una quistione che era per noi un'ostacolo al costituirsi definitivo dell'Italia, la porta aperta agli interventi, il vincolo di dipendenza che legava la politica italiana alla politica francese e ne diminuiva la Hbertà d'azione, infine una di quelle parole d'ordine che non si possono lasciare, come un monopolio, ai parttti rivoliuzionarii perchè realmente corrispondono a un sentimento nazionale vero e profondo nel paese -Nell'interesse del principio monarchico e conservatore il Governo doveva, con una risoluta iniziativa, prendere egli stesso nelle sue mani questa quistione per non !asciarla in mano della rivoluzione che si sarebbe accinta a risolverla colle forze sue e co' suoi mezzi-Il partito rivoluzionario fu completamente disorganizzato dalla nostra iniziativa, esso fu ridotto all'impotenza e la prova ne è nella stessa avventura sterile e inutile che Garllialdi è andato a cercare in Francia. La neutralità fermamente seguita e la quistione di Roma sciolta assicurano finalmente all'Europa ch'essa possiede nell'Italia un nuovo Stato veramente autonomo e 'indipendente.

Il Conte Brassier ci ha sempre dichiarato che la Confederazione del Nord non intendeva mescolarsi nella quistione del * potere temporale del Pontefice,

che era considerato come un'affare politico interno dell'Italia, ma che il Re Guglielmo doveva ave11e dei riguardi alle sollecitudini de' suoi sudditi cattolici per quanto riguardava la sicurezza personale e l'indipendenza spirituale del

S. Padre * (1).

Noi accettiamo pienamente la quistione posta in questi termini, poichè il Governo italiano stesso ha i :più grandi doveri verso i sentimenti religiosi del suo proprio paese che è e:ssenzialmente cattolico. A questo proposito noi possiamo dare le più ampie e le ·più * sincere assicurazioni. Le guarentigie della sicurezza, della dignità, dell'indipendenza del Pontefice sono per noi una condizione essenziale dello scioglimento della quistione romana, poichè .sappiamo benissimo che se queste .guarenUgie non fossero date o non fossero mantenute, la quistione romana sarebbe un giorno o l'altro riaperta e sollevata contro di noi. Il Papa non deve essere il :suddito del Re d'Italia, il mondo cattolico ha il diritto di chiederlo e l'Italia non lo vorrebbe nel suo medesimo interesse, poichè per noi, nazione cattolica, l'indipendenza del Capo della Chiesa rappresenta l'indipendenza e la libertà della coscienza religiosa -Posta in questi termini la quistione, le nostre disposizioni rimangono indipendenti dalle disposizioni stesse e dalla attitudine del Pontefice. Se il Papa consentisse a trattare con noi * (1), noi avremmo fatto delle più larghe guarentigie della sua indipendenza l'oggetto di un trattato pubblico bilaterale; * se le potenze aventi sudditi cattolici avessero chiesto di trattare pel Pontefice saremmo stati disposti a farlo. Ma siccome nè l'un caso, nè l'altro è per ora probabile * (l) noi presenteremo al Parlamento una legge in cui queste guarentigie sono sanzionate. * Ella troverà, signor Conte nella presente spedizione una Circolare in cui sono riassunte le basi di queste guarentigie * (2) Noi cominceremo col proclamare e coll'assicurare in Italia la libertà della Chiesa e la sua separazione dallo Stato, per modo che il Pontefice troverà una prima e larga arra d'indipendenza nel nostro diritto comune -Ma il diritto comune non può bastare al Pontefice, che deve essere posto fuori della giurisdizione dello Stato. La sua persona sarà quindi proclamata sacra e inviolabile, il diritto dell'extraterritorialità sarà applicato alle sue resi

. denze, sarà assicurata la libertà delle sue communicazioni col mondo religioso e delle sue communicazioni diplomatiche coi Governi e la sua lista civile. Infine saranno stabilite le speciali condizioni fatte a quelle Istituzioni che circondano in Roma il Papato, che ne hanno il carattere universale e costituiscono i suoi mezzi di azione spirituale. -Nai crediamo per tal modo di provare a tutti i cattolici di buona fede e al Papato stesso che ilPontefice a Colonia, a Innspruck, a Malta o a Anversa non troverebbe certo una situazione più libera e più grande che rimanendo a Roma -Tutta l'Europa comprende oramai l'impossibilità della restaurazione del potere temporale che durava, ne' nostri tempi, come un'anomalia e che, non trovando in se le condizioni della propria esistenza, non poteva sussistere se non cogli interventi stranieri e, quindi, comprometteva la religione senza assicurare l'indipendenza del Pontefice il quale, come Sovrano, era costretto a porsi sotto un protettorato militare. Ma, fra H potere temporale e l'annessione

21-Documenti diplomatici -Serie Il ' Vol. I.

di Roma all'Italia furono poste da taluni innanzi alcune combinazioni intermedie che si rimprovera all'Italia di non aver saputo o voluto addottare. Il Conte Arnim, quando fu di passaggio a Firenze, mi espose a lungo come, a Suo avviso, la soluzione stava nel fare di Roma una città libera che si .s·arebibe governata a Municipio con delle leggi restrittive e ail"Illonizzate ill1 parte ai principii della Corte di Roma -Spesso le soluzioni intermedie appajono come le più pratiche, ma, in certi casi, esse lo sono meno d'ogni altra. -Colle aspirazioni vivissime dell'Ita'lia verso Roma, colle aspirazioni di Roma verso l'Italia, colla repugnanza dei romani per ogni vestigio del governo teocratico, col loro desiderio di godere delle istituzioni di cui è dotato il resto della nazione, Roma città !Lbera sarebbe inevitabilmente diventata la Repubblica romana. La sicurezza, l'indipendenza del Papato invece di essere affidate a un Governo che ha un'alta responsabilità verso il mondo cattolico, sarebbero state in balia degli antichi sudditi della Corte pontilfìcia animati da un vivo spirito di reazione contro le memorie del loro passato.

A me fu confermato in varii modi che il C.te Arnim consigliò al Papa di abbandonare Roona e di recarsi a Colonia. Non so se, cosi facendo, il Conte Arnim obbediva alle istruzioni del suo Governo oppure a una ispirazione propria. Sembra che il C.te Arnim, col suo contegno a Roma, rappresenti certe tendenze ·Che si di·cono esistere in (l) Germania e per le quali il futuro Imperatore di Germania che (2) avrà sotto il suo scettro molte popolazioni cattoHche dovrebbe associarsi anche (3) la grande forza morale del Papato, come un nuovo argomento di influenzo [sic] 'in Germania e fuori della Germania. Non giudico ques1o programma, ma credo difficile che il Papato romano voglia affidarsi a un progetto così trascendente. -Quanto a noi, Ella sa che il desiderio nostro è che il Papa rimanga a Roma, lo desideriamo perchè siamo conv·inti di poter dare la prova che la sua libertà e la sua dignità sono pienamente compatibili col nuovo stato di cose. Il Papa, almeno il Papa attuale non tratterà coll'Italia. La Corte di Roma vuoi vedere, in ogni caso, quale assetto prenderà l'Europa, finita questa terribile perturbazione. Un potere il quale visse da secoli contando sugli interventi stranieri non può facilmente scostarsi da questa sua . tradizione. La Corte romana, prima di venire a qualunque accordo, aspetterà di aver perduta, a questo riguardo, l'ultima delle sue illusioni. La Corte di Roma, del resto, è lieta di potersi servire della grande potenza germanica come d'uno spauracchio, ma io so di certo che le .sue speranze si fondano sempre stùla Francia, sul Governo futuro della Francia, sulla reazione dello spirito cattolico francese una volta fatta la pace. -Ad ogni modo a noi importa di conoscere direttamente, per quanto è poss]bile, il pensiero del Conte di Bismarck su una quistione sulla quale si riporteranno ;presto o tardi gli .s'guardi dell'Europa quand'essa sarà ritornata in condizioni normali (4).

• per la nuova •.

p. -240, cap. primo) è segnata a margine, sulla minuta, con un tratto di penna.

Infine il Re desidera ·che hl suo colloquio col Conte di Bismarck :.'i. porti

• suno stato attuale dell'Europa e della guerra tra la Germania e la Francia., e * (l) sulla condotta tenuta dall'Italia, prendendo occasione della missione del signor Thiers a Firenze. * Non le nascondo l'importanza grandissima che il Governo pone a questa parte della sua missione * (l)

Ella è in grado, signor Conte, di spiegare quale fu la nostra costante attitudine * dacchè il Conte di Bismarck partì per il campo * (1). I sospetti profondi che esistevano contro di noi (2) si sono, io credo, oramai dissipati e non hanno più che una portata retrospettiva. * Oggi * (3) non le sarà difficile il provare, colla scorta dei fatti, come noi abbiamo seguito una iJ.inea di condotta ferma e costante, malgrado la necessità in cui ci siamo trovati di scioglierei gradatamente dai vincoli morali d'una situazione creata dal nostro passato. Certo, nessuna potenza s'è trovata a dover incontrare maggiori difficoltà delle nostre. -·

Certo noi non potevamo essere indifferenti a quanto si preparava ed avveniva in Europa ma, nel tempo stesso, abbiamo preso l'interesse italiano a regola indipendente della nostra condotta. Ci siamo dichiarati pronti a unire nell'interesse della pace i nostri buoni ufficii a quelli delle altre potenze neutre. Non abbiamo preso alcuna iniziativa che, da parte nostra, avrebbe potuto essere male compresa, lieti se quelle potenze che, come la Russia, erano in migliori condizioni per agire in favore della pace, avessero adoperato i loro sforzi in un interesse d'umanità e per far cessare l'effusione del sangue

L'Italia è una potenza essenzialmente pacifica. Noi non desideriamo solo che la guerra abbia un termine, ma desideriamo anche che la pace sia duratura

* e non abbia in sè il germe di future complicazioni. Ora certo non possiamo non essere convinti che una pace moderata sarà quella che avrà in se le maggiori guarentigie di durata. Il C.e di Bismarck ha una mente troppo elevata per non esserne convinto * (1).

Io ho esposto nettamente al Sig. Thh~rs la linea di condotta nella quale intendevamo perseverare e l'ho vivamente impegnato perchè, di ritorno in Francia volesse usare la grande influenza in favore della pace. Era questo, gli dissi, il più grande servigio ch'egli poteva rendere al suo paese. Il Sig. Thiers mi parve comprendere la situazione. Il mio colloquio con lui e i rapporti che abbiamo col Governo Francese f~ero in me sorger la speranza che ci fosse dato di fare qualchecosa in favore della pace. Ho luogo di credere che, malgrado le sue affermazioni così assolute, non sarebbe impossibile n premere sul Governo Francese per indurlo a più moderati consigli e la nostra influenza si esercita in questo senso. Noi saremmo lieti di poter rendere così il solo servigio ragionevole e possibile alla Francia, poichè Ella comprenderà come sia necessario di ménager il nostro vicino, di poterlo legare con qualche vincolo, specialmente per la quistione romana. Il fondo dell'argomentazione che usava verso di noi il Sig. Thiers era questo = Se voi sollevate il risentimento della Francia, non avrete in Europa un solo amico, poichè per la Prussia voi non sarete che un'oggetto di combinazioni che saranno più importanti per lei

Ora la situazione in Francia si avvolge ora [sic] in un circolo vizioso. Il Governo attuale si è impegnato in assolute e impossibili affermazioni. Per fare la pace gioverebbe o una Assemblea la quale sarebbe di certo animata da uno spirito pacifico o sarebbe duopo di riprendere delle negoziazioni dirette. Io non dispererei di far partire dalla Francia stessa l'iniziativa di que.ste negoziazioni e l'Italia vi porrebbe ogni sua opera. Ma l'ostacolo principale sta nel vago minaccioso delle esigenze poste innanzi dal Conte di Bismarck. Se fosse poss·~bile avere un'idea almeno approssimativa della portata pratica di queste esigenze e di quanto la Francia dovrebbe accettare almeno in principio per rende.re la pace possibile, io confido che ci sarebbe possibile di tentare utilmente qualchecosa presso la Francia. Io confido che il Re stesso e il C.te di Bismarck devono desiderare la pace. Il .bombardamento di Parigi deve loro ripugnare e, anche dopo espugnata Parigi, la Prus•sia potrebbe trovarsi nell'impossibilità di firmare una pace che abbia in sè una guarentigia sufficiente e trovarsi imbarazzata nella sua stessa vittoria

È giusto ·Che la Prussia chieda un prezzo de' suoi sacrificii e voglia delle guarentigie per l'avvenire. Queste guarentigie il C.te di Bismarck le ha formulate nell'allontanare dalle frontiere germaniche il punto di partenza di possibili attacchi. Ma per raggiungere questo scopo basteranno le guarentigie milita11i o le territoriali e politiche sono indispensabili?

In una parola, oltre una indennità da ·fissarsi, basterebbe lo smantellamento delle fortezze di Strasburgo e di Metz? -Oppure il possesso della città di Strasburgo collo smantellamento di Metz? -Oppure la linea dei Vosgi? -O H territorio che racchiude anche Metz? -La fiducia personale di cui Ella gode presso il C.te di Bismarck, la pongono in una situazione eccezionale per poter avere un colloquio confidenziale, da cui potrebbe uscire un grande beneficio per la causa della pace-Non v'è in ciò nulla di offensivo per la Prussia e forse noi potremmo rendere un servigio ad ambedue i nostri antichi alleati. Perchè se il risultato del suo colloquio fosse favorevole, se ei sembrasse poter offrire una base possibile non già per le passioni, ma per la fredda ragione, l'Italia potrebbe forse dire di aver esercitata un'azione utile e benefica, in un momento opportuno, senza offendere alcune suscettibilità, senza porre innanzi poco grate mediazioni, ma cercando operosamento di indurre il Governo Francese a riprendere le trattative e rendendo più facile alla Prussia stessa di porre fine alla guerra senza spargere altro sangue, senza ·continuare una lotta non dubbia ma lunga ancora e accanita e senza ricorrere alle più terribili estremità

È inutile ch'io insista in altre considerazioni perchè Ella comprende

l'importanza che può avere questo tentativo la cui riuscita onorerebbe Lei e

il Governo e che non potrebbe essere affidato meglio che a Lei

Tenga a sua disposizione il Corriere che le spedisco e che le serv.irà a farmi

giungere il suo rapporto, poichè Ella giudicherà se sia opportuno servirsi del

telegrafo.

P. S. -Ecco un'idea che le sottopongo. Noi cercheremmo di ottenere dalla Francia la sua adesione allo smantellamento delle fortezze di Strasburgo, Metz, Phalsbourg e Toul. Sarebbe pure ammesso in principio il pa.gamento di una

indennità. Ma quanto alla cifra di quesrta, come pure la decisione se debba o non farsi luogo a una cessione territoriale s•areibbe deferita la decisione a un arbitrato o di tutte le grandi potenze neutrali o della Inghilterra e della RussJa soltanto. Così si eviterebbe di ledere direttamente tanto l'amor proprio della Francia che rifiuta quanto quello della Germania che esige cessioni te.rritoriali.

(l) -Annotazione marginale: • risposto 25 ottobre col ritorno del corriere Anielli •. Cfr. p. 308 n. l. (2) -Cfr. n. 272.

(l) La frase fra asterischi è stata cancellata sulla minuta.

(l) Cfr. la presa di posizione di Bismarck, nella lettera al von Thile del 3 novembre, su queste osservazioni del Visconti Venosta: BISMARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 575-577.

(l) -Il brano fra asterischi è stato cancellato sulla minuta. (2) -Il brano fra asterischi è stato cancellato sulla minuta. Per la circolare cfr. qui sopra, n. 282.

(l) Sulla minuta la parola c in • è stata sostituita da un'altra mano con le parole

(2) -Le parole « per le quali il futuro Imperatore di Germania che • sono state poste fra parentesi a matita da un'altra mano, la quale ha aggiunto • che •. (3) -Sulla minuta sono state aggiunte a matita da un'altra mano le parole c alla quale vorrebbesi anche associare •. mentre le parole « dovrebbe associarsi anche • sono state cancellate. (4) -Tutta la parte di questo documento relativa alla Questione Romana (iniziando a (l) -Il passo fra asterischi è stato cancellato. sulla minuta. (2) -Per essi ,cfr. ancora il telegramma Bismarck a Brassier de Saint-Simon, il 17 settembre (BISMARCK, Ges. Werke, 6b, P. 503). (3) -Cancellato sulla minuta.
286

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3110. Tours, 18 ottobre 1870, ore 15,25 (per. ore 20,50).

M. de Chaudordy insiste beaucoup auprès de moi pour que les Puissances neutres prennent l'initiative de demander à la Prusse ses conditions d'armistice et de paix, et expriment ensuite leur avis sur un arrangement équitable. Le Général Bourbaki, que j'ai vu, m'a dit qu'i'l n'acceptait pas le ·commandement de l'armée de la Loire, mais qu'il acceptait celui des forces du Nord. Son avis que la situation militaire ne pourrait etre rétablie qu'en plusieurs moi:s, et il penche pour la paix. On s'attend prochainement à une espèce de capitulation ou d'armistice à Metz. Je crois que le temps est venu pour les Puissances, et spécialement pour l'Italie alliée des deux pays, d'intervenir diplomatiquement. Cela pourrait meme convenir à la Prusse. Voyez si vous avez le moyen de sonder confidentiellement Bismarck lui-meme.

287

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3111. Vienna, 18 ottobre 1870, ore 17,30 (per. ore 21,55).

Votre circulaire datée du 14 sur la liberté des mouvements· du Pape (l) est arrivée très à propos. Beust sur le désir de l'Empereur avait écrit à Kiibeck à ce sujet et votre circulaire lui se.rt ainsi de réponse anticipée. On m'a demandé la permission de la montrer textuellement à l'Empereur en lui :taisant remarquer que les sentiments du Gouvernement italien sont de tout point conformes aux siens. Ici on croit que Thiers se fera autoriser par le Gouvernement provis01re français d'aller chez Bismarck et d'accepter en principe une cession de territoire.

Après cela on invoquerait les bons offices des Puissances pour réduire au minimum les exigences prussiennes.

(l} Cfr. n. 255.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, DE SONNAZ, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. parzialmente in LV 17, p. 77)

R. 272. Bruxelles, 18 ottobre 1870 (per. il 22).

Ho l'onore di segnare riscontro all'E. V. dei documenti diplomatici che mi vennero trasmessi li 12 del corrente e che portano i numeri 535, 541, 542, 543, 544; come pure delle quattro lettere (particolari) di Roma in data delli 28, 29 e 30 Settembre (1). Scritti di cui ho preso conoscenza col più vivo interesse.

* Conformandomi alle istruzioni contenute nella pregiatissima circolare dell'E. V. in data delli 11 corrente (2) mi sono recato oggi dal Barone d'Anethan onde :fargli la comunicazione che mi era stata prescritta. Io gli parlai dei varii fatti che erano da rettificarsi nella lettera del Santo Padre ai cardinali tenendomi il più che ho potuto al testo 'stesso della circolare. Il Barone d'Anethan ascoltò con attenzione il mio dire e quando ebbi finito mi ringraziò della comunicazione * (3) domandandomi se avevo notizie di Roma. Risposi che sapevo che tutto andava 1bene nella città Eterna e che l'arrivo del Generale La Marmora aveva :fatto un buonissimo effetto. S. E. replicò che infatti esso aveva letto nei telegrammi di ieri 'le buone intenzioni del Generale La Marmora ed i pensieri di conciliazione ·che in lui dominavano. Io credetti a questo punto di interpretare rettamente gli ordini dell'E. V. assicurando al Barone d'Anethan che la ferma intenzione del Governo Italiano si ·era di usare sempre la più gran conciliazione nei suoi rapporti col Santo Padre. Tornando alla mia comunicazione S. E. mi disse: Il Governo Italiano dichiara adunque che il Pontefice è libero della sua persona e nei suoi rapporti colla cattolicità? Io allora ho ripetuto il periodo con cui termina la circolare: che cioè noi rigettavamo come ingiuriosa ed assurda l'accusa di volere tenere il Papa .prigioniero nel Vaticano e che su ciò ci rimettevamo con confidenza alla testimonianza dei diplomatici residenti in Roma. Con questa frase terminò la mia conversazione. * Benchè il Ministro del Belgio sia stato molto riservato nelle sue parole ho creduto osservare che le nostre dichiarazioni * di lasciare ogni libertà al Pontefice e la condotta conciliante di S. E. il Generale La Marmora * hanno fatto su di lui una buona impressione * (4).

Ho l'onore di qui unito trasmettere all'E. V. uno squarcio dell'articolo di fondo del Giornale di Brusselle di oggi. Esso non contiene che una quantità di errori secondo il sistema dei periodici reazionari ma si può osservare che !il suo tono è un poco più moderato che per lo passato specialmente in ciò che ha tratto all'Augusta Persona di S. M. il Re e tale risultato si deve alle pratiche abilmente fatte dal Conte di Barrai presso il Barone d'Anethan di cui l'E. V. è stato informato dalla corrispondenza di questa Legazione.

papa nei suoi rapporti colla cattolicità •.

(l) -Cfr. nn. 114, 126, 137, 138. (2) -Cfr. n. 237. (3) -Il periodo fra asterischi è stato pubblicato in LV. (4) -Le frasi fra asterischi sono state riprodotte, con qualche variante di forma in LV dove è stata inserita, come raccordo fra i due brani desunti dal rapporto e pubbÙcati, 1,{ frase • prendendo atto della dichiarazione che io gli faceva dell'assoluta libertà lasciata al
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L'INCARICATO D'AFFARI A CARLSRUHE, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 77-79)

R. 203. Carlsruhe, 18 ottobre 1870 (per. il 22).

Stamane mi sono recato a far visita al Barone di Freydorf per intrattenerlo sul contenuto della Circolare dell'E. V. in data 11 corrente (1), cil'lca la lettera del Papa ai Cardinali, riportata testè dal giornale l'Unità Cattolica (2).

L'incarico, che m'ero affidato 'con queaa Cil'lcol:are * dal Govemo del Re * (3), si racchiudeva tutto nel rettificare il fatto posto innanzi da Sua Santità di non godere ora più la piena libertà delle poste e dei telegrafi, indispensabi~le all'esercizio delle sue funzioni spirituali. Interdicendomi ogni considerazione intorno all'indole del documento papale, non meno che * intorno * (3) ai suoi minor} argomenti non ò saputo far di meglio se non riprodurre col vivo della voce, nella sua forma genuina, il saggio quanto leale ragionare dell'E. V. inchiuso nella Circolare summentovata.

L'offerta fatta al Cardinale Antonelli, prima e poi della pubbLicazione della lettera del Santo Padre, di stabilire in Vaticano un Ufficio postale e telegrafico, non già per tema di essere tenuti in sospetto, ma soltanto nell'intento di circondare il Sommo Pontefice di tutte le più scrupolose guarentigie d'indipendenza e di libertà, costituiva per sè stessa la migliore prova delle sincere intenzioni del Governo di Sua Maestà e la più sicura norma per giudicare quanto inesatto e difettivo (4) appariva l'al"gomento allegato nel1la J.ettera di Sua Santità. Quel fail'e appello alla testimonianza del Corpo diplomatico residente in Roma circa la verità della nostra condotta~, mostra che il Governo Italiano, coscienzioso com'è di ciò che opera e dice, non teme il giudizio degLi osservatori imparziali, ai quali lascia volentieri la cura di giustificarlo dinanzi l'Europa.

Il Ministro granducale degli Affari Ested, dopo avermi ascoltato con benigna attenzione, à risposto in questa forma: secondo lui, l'argomento adottato da] Papa per dimostrare che gli manca di presente la libertà delle poste e dei telegrafi, e<:,sere non 1solo inesatto, ma faLso (5) eziandio. Appigliandosi d'i JPreferenza a siffatto argomento, Sua Santità afferma Ella medesima ~che non ne trova di più validi per fondare i suoi lamenti. Non io al ~certo, à continuato a dire H Barone di Freydorl, prenderò mai sul serio un argomento, che, lo ripeto senza esita:nza alcuna, stimo falso (5) del tutto, 1benchè ei possa darsi che il Papa Ìll1 buona fede sia convinto del contrario. Sotterfugio assai meschino è codesto, messo in opera contro il vostro Governo senza alcun prò, anzi con gl'lave pericolo di vedere sminuita sempre più, appo la gente sennata, la dignità della Santa Sede.

Mi son compiaciuto con il mio interlocutore del modo veramente giusto e corretto, con cui accoglieva le mie osservazioni, e l'ò ringraziato a nome del Governo del Re per la giustizia che gli faceva nel rigettare l'inesattezza dell'allegazione papale.

In sul finire della conversazione ò ripudiata, in conformità degli ordini dell'E. V., c01me ingiuriosa ed insussistente l'accusa di voler custodire prigioniero il Papa in Vaticano. Ed .a questo proposito :facendo tesoro del * giudiziosisdmo * (l) linguaggio tenuto testè dall'E. V. al R. Ministro in Vienna, ne ò sceverato alcune * .alte e nolbili * (l) riflessioni, inspirate dal sentimento nazionale e dall'ossequio inverso la religione, per rappresentare a questo Ministro degli Esteri una volta di più con quale animo siamo andati a R01ma e da quali generosi e nobili propositi siano animati il Governo di Sua Maestà ed il paese. Rimpetto al Sommo Pontefice e rimpetto all'Europa la Dinastia di Casa Savoia costituisce a Roma la più sicura guarentigia per la causa della Religione e dell'ordine.

Il Barone di Freydorf mi à espresso la sua piena soddisfazione a tal ri.guardo; e ri,ferendosi a quanto altre volte ebbe a discorrere su questo punto, mi à confirmato congedandomi le sue esplicite e franche parole sul giudizio portato da [ui *più su * (l) cixlca la iettera papaJe.

* -Le segno ricevuta di N. 25 di documenti diplomatici dal N. 518 sino al N. -544, meno H N. 536, c01me pure di un documento senza numero, annesso alla Circolare dell'li ottobre * (1).
(l) -Cfr. n. 237. (2) -Cfr. n. 190. (3) -OmeSso in LV. (4) -«Difettoso • LV. E al rigo 21 «di ciò che opera e che dice •· (5) -In LV la parola non è in corsivo.
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IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 75-76)

R. 18. Vienna, 18 ottobre 1870 (per. il 22).

Debbo accusare all'E. V. ricevimento delle due circolari dell'li e del 14 ottobre (2), le quali si riferiscono alla condizione di Sua Santità in (3) Roma. Esse giunsero entrambe opportunissime. La prima mi fornì occasione di contrapporre dati di fatto alle voci ed alle insinuazioni che la Corte di Roma fa spavgere da' suoi rappresentanti all'estero. Il Conte di Beust non mi ha dissimulato che il nunzio pontificio gli aveva detto non trovarsi il Papa lilbero di corrispondere col di fuori, le porte dei suoi pa·lazzi essere guardate da * fazionari * (4) italiani, commettersi contro i preti delitti di sangue. Concludeva (5) non potersi a meno di riguardare il Papa come prigioniero, e pregava l'Austria ad (6) intercedere dall'Italia il passaggio del Pontefice attraverso il Regno, qualora piacesse al medesimo d'uscire dal territorio italiano. Sulla prima parte che riguarda le accuse, mi fu agevole dimostrare come fossero del tutto insussistenti, e inoltre io pregai S. E. il Cancelliere ad interpellare il Conte di Trautmansdorff, ambasciatove austriaco a Roma, il quale come testimonio oculare potrebbe far fede di quello che ivi succede. A ciò il CanceUiere medesimo mi replicò non avere necessità di codesta conferma, e il Conte scrivergli che Roma era tran

quilla e che ripigl:iava * in tu1tto * (l) :ill: 'SUO aspetto consueto (2). Riguardo * poi "'

Pertanto la seconda circolare quella cioè del 14, giunse come una risposta anticipata alla dimanda del Kiibeck, e il Ministro Imperiale se ne mostrò soddisfat•issimo. "' Egli anzi mi chiese licenza di poter comunicare testualmente codesto documento all'Imperat·ore, al che io aderii di buon grado; e mi promise che avrebbe fatto notare a Sua Maestà come i sentimenti del Governo italiano erano 'conformi ai suoi, ed in ogni parte de1gni di approvazione e di lode* (4).

Procedendo in questa via, cioè mostrando ogni buona disposizione a tutelare l'indipendenza e la libertà del Pontefice, il Governo italiano si concilia ognor più la simpatia delle potenze estere e principalmente quella della monaTchia austro-ungarica. E qualora il Papa perseveri (5) nel suo rifiuto di trattare

e d'accogliere ~~e nostre offerte, ta responsabiHtà deHe conseguenze ricadrà (6)

* interamente * (l) sopra di esso. '.Calli sono * a un dipresso * (l) le idee che udiì svolgere al Ministero degli Affari Esteri e che mi è grato di partecipare (7) all'E. V.

(l) -Omesso in LV. (2) -Cfr. nn. 237 e 255.

(3) c A • LV.

(4) -• Soldati» LV. (5) -In LV qui inserito: c Il Nunzio •. (6) -c Di • LV.

(l) alla partenza del Papa, il Conte di Beust mi disse d'aver risposto (3) al Nunzio pontificio che non dubi·tava minimamente che il Governo italiano lascerebbe a Sua Santità ogni libertà di recarsi ove gli fosse a grado, e di uscire anche dal Regno se ciò poteva convenirgli, e che non era mestieri di intercessione di potenze estere. Pur nondimeno il Conte di Beust per assecondare il desiderio espressogli da S. M. l'Imperatore, aveva creduto bene di scrivere al Barone di Kubeck su ~tale argomento.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

D. 174. Firenze, 19 ottobre 1870.

J.e an'empresse de répondre à votre dépéche N. 678 (8). M. de Thile vous a communiqué confidentielt1ement le contenu d'un rapport du Comte d'Arnim dans lequel ce diplomate a rendu compte à son Gouvernement des vexations et des violences qui auraient été commises à Rome par les autorités italiennes. Le secrétaire d'Etat vous a paru, me dites-vous, fàcheusement impressionné par cette .correspondance quoiqu'il évitait de se prononceT officieUement sur une pareille affaire.

Les plaintes dont le Comte d'Arnim s'est fait l'écho portent sur deux points: l o occupation du pa1ais du Quirinal et de la Consulte; 2° visite domiciliaire dans le couvent des moines de S. Basile à Grotta Ferrata et perquisition dans le anonastère et pensionnat des dames du Sacré Creur.

Con successivo rapporto n. 19 del 20 ottobre, il Minghetti comunicava che il Beust, nel restituirgli la circolare del 14 ottobre, c mi ha significato come S. M. l'Imperatore ne abbia preso cognizione e ne sia rimasta pienamente soddisfatta •. Cfr. anche n. 299.

Par mes précédentes communications vous avez pu vous mème juger de

l'esprit conciliant qui a présid!é à tous les actes de l'autorité royale depuis l'entrée

de nos troupes à Rome.

Connaissant l'att.itude que nous avons prise en occupant cette ville ainsi que l'esprit dont est animée l'administration italienne vous avez pu mettre en garde M. de Thiie :contre les malentendus sur flJesquelis les rapports de M. d'Arnim pouvaient ètre fondés. Mais -le Gouvernement italien qui, dès le premier moment de l'entrée de ses troupes à Rome, s'est fait un point d'honneur de faire connaitre sans rétkence et sans mystère aux Cabinets qui s'y intéressent tous les incidents, quelqu'insignHìants qu'ils fussent en eux mèmes, pouvant donner une notion exacte de sa situation V•is-à-vis du Saint Sièg·e, désire que vous soyez en mesure de vous expliquer ·confidentiellement sur l!es faits auxquelJS le Comte d'Arnim semble avoir attaché une trop grande importance.

L'occupation du Palais du Quirinal, et de la Consulta n'était que la conséquence de l'application d'une des clauses de la .capitulation de Rome. Tout ce qui appartenait au Gouvernement en dehors de l'enceinte de la cité Léonine devait etre consigné aux troupes itaJiennes. Ces deux palais, de mème que les autres édHìces affectés au servke des administrations de l'Etat pontificai, appartiennent au domaine et n'ont jamais été consiç!érés comme des propriétés ecclésiastiques du Saint Siège. La remise aux autorités italiennes de ces deux édifices était donc comprise dans les conditions de la capitulation. Cependant contrairement à cette sti:pulation le palais du Quirinal continua à ètre occupé par un détachement de la Garde Suisse plusieurs jours après l'entrée de nos troupes à Rome. Cette circonSitance, ainsi que le refus de l'intendant du Quirinal, qui s'est retiré dans la cité Léonine, d'assister à la prise de poss:ession de ce palais, ont rendu nécess:aires des formalités qu'il aurait été désirable de pouvoir éviter. Pour garantir l'intégrité du dépòt des objets et des papiers appartenant à la Cour PontificalEi on a du apposer des scellés aux portes des a:ppartements inoccupés, et des inventaires ont été rédigés pour :la •COnstatation des objets appartenant à la dotation du palais dans les appartements habités -

Ces formalités ont eu lieu en présence d'un notaire et dans la forme voulue sans l'ombre de violence.

Ainsi que }.e Comte d'Arnim l'a écrit à son Gouvernement le Chevalier Blanc a eu sur l'occupation de ces deux palais des entretiens avec Son Eminence le Cardinal Antom~lli.

Le langage que M. Blanc a tenu en cette occasion bien que n'ayant aucun caractère offic.iel, peut vous donner une idée exacte de 1'e51prit de conciHation qu1 n'a jamais ·cessé de nous animer mème ·en présence de 1'attitude prise par l'autorité ponUficale. Je ne saura.is mteux vous exposer ce qui a été dit de part et d'autre dans ces entretiens qu'en vous envoyant une copie des lettres confidentielles par lesquelle~ le Chevalier Blanc m'en a rendu compte. Vous trouverez ci-joint ces deux lettres (l) et vous pourrez en faire tel usage qu'il vous paraitra prudent.

Je me flatte de l'espoir que ces explications suffiront à expliquer la conduite de nos autorités auxquelles il serait d'ailleurs injuste de vouloir attribuer la

re:;~ponsabilité de toutes !es irrégularités qui dans les premiers moments de l'installation d'un Gouvernement provisoire ont pu se produire.

C'est au nombre de ce.S/ actes irréguli:ers et certaineroent très regrettaibles

qu'il faut ranger la visite domiciliaire dont les Dames du Sacré Creur ont eu

à se plaindre. Un individu que la polke recherche en ce moment, s'est pré

senté à un corps de garde, réclamant, au nom de l'autorité du Gouvernement

local, un détachement de soldats pour 'procéder disait-il à l'arrestation de

quelques soldats pontificaux. Avec une légéreté blamable, le comandant du poste

adhéra à cette demande, et ce ne fut que aprés que le monastère eut été visité

que l'intervention d'un officiers de l'Etat Major a fait connaitre la mystification

odieuse dont ces militaires avaient été les victimes. Le commandant en chef

des troupes envoya le lendemain le Général commandant de la ville présenter des ex~cuses à la supérieure du monastère, il fit punir le Chef du poste qui avait si imprudemment permis que ses soldats suivissent un inconnu soi-disant agent de l'autorité, et il donna les Ol'dres les plus rigoureux afin de rendre impossible à l'avenir de pareilles surprises.

Le Gouvernement du Roi n'a pas encore reçu d'informations sur la perquisition qui aurait eu lieu à Grotta Ferrata dans le couvent des religieux de l'ordre de Saint Basile; mais le Général Cadorna m'a donné l'assurance qu'aucune visite domiciliaire n'avait été autorisée ni par lui ni par les autorités royales placées sous ses ordres.

Les é.!!'ards enrvers les étalbliss'ements appartenant aux ordres monastiques ont été si scrupuleusement observés que les commandants des troupes ont préféré la.Lsser au bivouac sur les places de la ville leurs soMats fatigués pJ.utOit que de suivre l'exemple des troupes françaises qui, pendant tout le temps de l'occupation de Rome étaient observées dans le,s couvents.

Vous pouvez juger par ces détails combien sont injustes les accusations formulées 1contre la conduite des autorités royales à Rome. Il sera~t regrettable qu'on attache à ,dJes fatts isolés et qui n'ont pu 'se prod'Uil'e que dans Jies premiers jours de l'occupation, une signification que tout esprit équitable et non prévenu contre nous ne saurait certainement admettre.

(l) -Omesso in LV. (2) -c Normale • LV. (3) -c Rispose aver detto • LV. (4) -Il periodo fra asterischi è stato omesso in LV. (5) -c Perseverasse • LV. (6) -c Ricadrebbe • LV. (7) -• Comunicare • LV. (8) -Cfr. n. 258.

(l) Cfr. nn. 206 e 223.

292

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3114. Madrid, 19 ottobre 1870, ore 11 (per. ore 15,45).

Le Chargé d'Affaires de France a demandé au Gouvernement espa,gnol 100/mille hommes en disant que l'e Gouvernement italien est disposé à en faiTe autant si I'Espagne 1s'y prete de 1son coté. Je verrai Sagasta aujourd'hut et je vous rapportel'ai exactement ce qui ,s'est passé. Bien entendu qu'on a répondu négativement en ajoutant qu'on connait parfaitement dispositions neutrales ùe l'Italie. A Londres on connait déjà cela.

293

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3116. Madrid, 19 ottobre 1870, ore 17,45 (per. ore 21,30).

Kératry arrivé ce matin n'a pas encore vu Sagasta. On connait déjà ici que le but de sa mission est celui de demander un secours en soldats et on est résolument décidé de les refuser meme quand il y aurait l'offre de conditions les plus séduisantes. Sagasta m'a assuré qu'il ne ferait rien sans vous en informer par mon entrem'ise ou par celle de Montemar.

294

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3117. Londra, 19 ottobre 1870, ore 23,35 (per. ore 11,25 del 20).

Granville vient de recevoir la communication que Nigra vous a télégraphié (1). Il voit un obstacle dans le système absolu de la France de ne pas céder un pouce de territoire et une pierre des lforteresses. On aurait lais,sé entrevoir à Tours qu'on aurait peut-étre consenti à raser les forteresses de Strasbourg et de Metz mais l'Angleterre n'a pas été autorisée à en parler et aussi Granville m'a dit cela tout confidentiellement. J'ai posé et développé la thèse que si la France autorise l'Angleterre à dire qu'elle désire la paix, ce qui résulterait meme de sa dernière démarche, dans mon opinion on aurait pu demander à la Prusse ses conditions et les communiquer à la France pour saisir ses concessions et cela sans engager d'aucune manière les Puissances neutres, quitte à voir ce qu'on pourrait faire après la réponse de la France. Granville m'a dit que le Cabinet n'a pas encore pu examiner la demande française pour délibérer, mais H m'a paru s'arréter aux considérations que je vous ai faites S'l1I" la possibilité de faire que1que démarche sans se compromettre. Il m'a demandé si en tout cas il pourrait compter sur notre concours avec l'Angleterre. Je lui ai rappelé nos déclarations et nos offres positìves et réitérées, notre attitude et notre esprit dans toute ,cette affaire, qui me paraissaient méme garantir notre accord réciproque et qui assuraient notre concours empressé pour arréter l'effusion du sang. Il m'a promits de me tenir au courant de ,ce que le Gouvernement aurait délibéré. Je vous écris (2).

295

L'INCARICATO D'AFFARI A MONACO DI BAVIERA, CENTURIONE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. come estratto in LV 17, p. 79)

R. 180. Monaco, 19 ottobre 1870 (per. il 22).

Ho avuto l'onore quest'oggi di dare verbale comunicazione al Conte Bray della Circolare che l'E. V. si compiacque indirizzarmi il 14 del corrente mese sulla piena libertà lasciata dal Governo del Re 'al Papa sia per l'esercizio delle

sue funzioni spirituali che per partirsene dall'Italia o ritornarvi quando tali fossero gli intendimenti di Sua Santità.

S. E. accolse questa comunicazione con molto favore e mi disse che la considerava come una risposta soddisfacentissima alle osservazioni che su tale proposito avea fatto sottomettere all'E. V. dal signor Donniges e mi soggiunse che sperava che le misure adottate per assicurare la piena libertà di comunicazione della Santa Sede coll'orbe cattolica ed il rispetto ed i riguardi dei quali l'attornia il R. Governo, indurranno il Santo Padre a non abbandonare Roma.

* A riguardo ·POi della protesta contro gli ultimi avvenimenti diretta dal Cardinale Segretario di Stato al Corpo Diplomatico residente a Roma il Conte Bray mi assicurò aver impartito gli ordini opportuni all'Incaricato d'Affari Bavarese onde non desse corso a quel documento e lo si las<;iasse privo di risposta * (1).

(l) -Cfr. n. 267. (2) -Cfr. n. 296.
296

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 139. Londra, 19 ottobre (2) 1870 (per. il 24).

Mi pregio di assicurarle ricevuta del telegramma (3) pervenutomi la mattina del 17 ·corrente col quale V. E. mi significava che ìl Signor Cava1iere Nigra Je avea telegrafato (4) che il Signor de Chaudordy avea chiesto all'Ambasciatore d'Inghilterra di impegnare il suo Governo a far domandare unitamente alle altre Potenze Neutre alla Prussia la specificazione delle sue domande per la pace ed a fare in seguito alla Franc·ia la domanda relativa alle sue concessioni; dopo di che le Potenze Neutre potrebbero esaminare ·in comune e proporre le basi d'un aggiustamento.

L'Ambasciatore della Gran Bretagna aveva fatto conoscere questa domanda verbale al suo Governo. Ella m'invitava ·in fine a telegrafarle quale accoglimento Lord Granville avesse fatto a queste domande del Governo Francese.

Il Signor Conte di Granville essendo appunto venuto in Londra la sera del 17 ad ora assai tarda potei vederlo ieri, (18) led in conferma del telegramma che ebbi l'onore di spedirle la sera d'ieri stesso (5) Le significo che il Signor Conte mi ha detto che sino all'ora non aveva avuto comunicazione della domanda Francese contenuta nel telegramma del Signor Cavaliere Nigra del qual gli comunicai il contenuto e che perciò sino a quel punto nulla v'era di nuovo. Parecchie altre cose mi disse Sua Signoria in questa conversazione che non ho riferito nel mio telegramma onde poterle ·completare in seguito al nuovo abboccamento inteso con Sua Signoria pe·r oggi alle ore 5 idi sera.

Le confermo del pari il telegramma speditole stamane (6) nel quale Le signi

ficava che Sua Signoria prima che avesse luogo l'abboccamento inteso per questa

sera mi scriveva in run v1glietto confidenziale che fin'allora non a:veva ricevuto nessuna comunicazione da Lord Lyons e che il Signor Tissot, Incaricato d'affari della Francia, che ·erasi recato a conferire con lui ieri sera dopo •la mia conversazione con Sua Signoria gli aveva domandato d'intervenire, ma che non aveva precisato nulla.

Mi pregio ora a conferma dell'altro telegramma speditole or ora (l) di rias

sumere il risultato delle due conversazioni che ebbi con Sua Signoria ieri

ed oggi.

Il Signor Conte Granville mi espresse innanzi tutto la sua soddisfazione per la fermezza del Governo Italiano nel sistema di stretta e leale Neutralità posta in atto anche in occasione dell'ultima recente domanda formale fattagli dalla Francia di prestarle concorso politico e militare. Soggiunse che la stessa domanda era stata fatta dal Governo Francese poco prima al Governo della Regina, il quale non aveva punto declinato dalla via sin quì seguita. Inoltre la Francia avrebbe fatto a Sua Signoria delle istanze allo scopo che l'Inghilterra sollecitasse l'Italia ad aderire alle istanze d'intervenzione fattele dalla Francia; al che Sua Stgnoria rispose che non g11 era possibile di consigliare l'ItaJ.ia a seguire una via contraria a quella che la Gran Bretagna stessa seguiva.

Sua Signoria mi ha pure partecipato che poco fa la Francia aveva fatto nuove istanze perchè il Governo inglese riconoscesse formalmente la Repubblica Francese. Essa rispose ciò ·che già altre volte aveva risposto cioè che non le era possibile di fare ciò che la Francia stessa finora non aveva fatto; ·che intanto le relazioni erano tali che soddisfacevano a qualunque esigenza e che quando la Francia avesse deliberato di pigliare la Repubblica per suo Governo regolare, la Gran Bretagna non avrebbe certamente tardato a riconoscerla formalmente.

Nella conversazione che ebbi or ora 'il Signor Conte mi disse che appunto poco prima aveva ricevuto un dispaccio di Lord Lyons nel quale gli annunziava la domanda fatta dal Signor Chaudordy nei termini stessi che furono a V. E. trasmessi dal Signor Cavaliere Nigra e che Ella ha a me notificati con telegramma sopra indicato.

Sua Signoria mi disse che questa domanda non era ancora stata esaminata dal Gabinetto Inglese e che essendo appena giunta non si era presa su di essa ancora alcuna deliberazione. Egli era desiderosissimo che si potesse aprire uno spiraglio che abilitasse a contr1buire alla pace; ma vedeva una grande difficoltà nel sistema assoluto della Francia che si riassumeva nella sua dichiarazione dl non volere cedere un pollice del territorio nè una pietra delle sue fortezze.

Era ben vero che a Tours si era lasciato intravedere che si sarebbe forse acconsentito alla demolizione delle fortezze dell'Alsazia e della Lorena e princilpalmente di Metz e di Strasburgo ma oltrecchè ciò era stato detto quasi a mezza bocca, l'Inghilterra non era stata punto autorizzata nè a ritenere nè a dire che la Francta fosse dis,posta ad accettare questa .condizione. La intromessione delle Potenze Neutrali non avrebbe potuto nè utilmente nè convenientemente aver luogo se non quando esse fossero eventualmente disposte ad appoggiare anche materialmente le loro proposte il che era un'ipotesi ch'egìi escludeva.

Mi domandò di poi a quale delle Potenze belligeranti spettasse, secondo il mio avviso, di fare le prime proposte per le pasi di tuna pace, se cioè ciò spettasse al belligerante vincitore e non all'altro. Ritenendo che questa domanda avesse lo scopo di offrire l'occasione di prendere in esame la possibilità di accogliere la domanda fatta ora daUa Francia credetti ~i poter 'cogHere questa cixcostanza per esprimere la mia convinzione che fosse al presente possibile ai neutrali il fare qualche passo non senza speranza di successo, all'intento della pa·ce, senza correre il pericolo di impegnarsi in un'azione che si voleva evitare.

Il desiderio vivo che per ordine di V. E. ebbi ad esprilmere molte volte a Sua Signoria che l'Inghilterra facesse opera per la pace parvemi che a ciò m'autorizzasse, dappoichè mi si presentava una favorevole occasione, sebbene ora non avessi avuto che l'incarico di riferirle quale accoglimento il Governo Inglese avesse fatto alle domande della Francia.

Risposi pertanto a Sua Signoria non parermi dubbio che d'ordinario e come pur lo richiedeva <la natura delle cose, la disposizione a fare la pace ed il primo desiderio di essa dovesse venire da quello dei due belligeranti che essendo stato in una lunga ~erra meno fortunato arveva più interesse a far cessare le ostilità dalla cui continuazione non avesse guarì speranza che le sorti potessero essere intervertite; e che dopo di ciò s'aspettasse all'altro belligerante il dire le basi sulle quali egli consentirebbe alla pace, rimanendo ,poi al p['imo dei detti belli-geranti di accettare, rifiutare o proporre modificazioni alle fattegli domande.

Ciò posto, soggiunsi, parermi affatto naturale e secondo gli usi che la Francia desiderando di fare la pace ne facc'ia domandare alla Prussia le condizioni, che questa le dica, che la Francia ,dlelLberi sopra di esse. Che se la Francia in fatto bramava la pace (come parevami risultasse dalle stesse domande ora da lei fatte) parermi assai desiderabile che l'Inghilterra accogliesse la sua proposta di domandarne le condizioni alla Prussia per comunicarle alla Francia stessa onde sapere le concessioni ch'essa era disposta a fare. Ciò poteva farsi senza impegnarsi ad alcuna azione futura e salvo a giudicare dopo la risposta d'ella Francia se fosse possibile ai Neutri di fare qualche altro buon ufficio nell'interesse della. pace. Soggiunsi parermi che mai non si fosse finora presentato alle Potenze Neutrali un momento più opportuno per es&dtare con vantaggio questo benevolo ufficio universalmente des1derato poichè, se da una parte la Francia lo domandava dall'altra il complesso delle circostanze faceva presumere che anche la Prussia non fosse lontana dal desiderio di metter fine alla guerra, il che era pure altamente desiderato e domandato dalla pubblica opinione in tutti i Paesi Neutrali. Essere perciò mia opinione che, nel mentre un tal passo sarebbe stato da tutti: giudicarto imparziale, onore(Vole ed umano, esso poteva dare, nelle attuali circostanze, dei risultati utili e pratici ai quali non convenisse di chiudere la porta.

Sua Signoria ascoltò con benevola attenzione queste riflessioni che mi parve fermassero la sua considerazione e dopo una breve sospensione del nostro discorso mi domandò se, in tal caso, l'Inghilterra avrebbe potuto fare assegnamento sul concorso e sulla cooperazione dell'Italia.

Le molte comunicazioni avute dall'E. V. rendevanmi molto facile e pronta la risposta. Ho pertanto tosto rkordato al Signor Conte che più e più volte, e da molto tempo, io gli aveva, per or.dine espresso di V. E., dichiarato che il mio Governo nulla più desiderava se non che potesse mettersi fine a questa guerra; che esso avrebbe veduto col più gran piacer·e che il Governo Britannico assumesse .l'iniziativa di quei buoni uffid .che esso aV'esse creduto possibili 'i quali esso meglio di noi era in condizione di mettere in opera e che il Governo Italiano si sarebbe riputato felice di potere unire i suoi sforzi e la sua cooperazione ai buoni uffi..ci del Governo Britannico. Essere perciò fuori d'ogni dubbio che all'intento suddetto il Governo Britannico poteva fare assegnamento sul sollecito e cordiale concorso del mio Governo. Aggiunsi che la nostra attitudine imparziale e lealmente neutra fin dal principio della presente gu-erra e lo spirito che aveva costantemente dato norma alla nostra condotta parevanmi essere anche una garenzia del reciproco nostro accordo nel comune intento di arrestare l'effusione del sangue.

Sua Signoria mostrassi soddisfatta di questa mia dichiarazione e mi prowise di tenermi informato delle deliberazioni che il Governo Inglese avrebbe prese sulla domanda ora fatta dalla Francia.

Essendosi poi in questi giorni sparsa la voce che trattative di pace fossero state aperte direttamente fra' i [sic] due Stati belligeranti, Sua Signoria mi disse che avendo su di ciò interpellato il Signor Conte di Bernstorff questi gli aveva risposto che egli non aveva di ciò alcuna notizia.

Tostocchè riceva dal Signor Conte di Granville la notizia ch'egli si è ;riservato di darmi, mi affretterò di renderne ìmformata l'E. V.

(l) -Il periodo fra asterischi è stato omesso in LV. Qualche lieve modificazione formale nel resto. (2) -Come risulta dall'annotazione dell'ufficio di protocollo del Ministero, il documento fu spedito il giorno 20; e, più precisamente, nella notte fra il 19 e il 20 (cfr. n. 308). (3) -Tel. n. prot. 1414, spedito il giorno 16 alle 23,30. (4) -Cfr. n. 267. · (5) -Tel. n. prot. 3113, spedito alle ore 20,12, pervenuto il giorno 19. (6) -Tel. n. prot. 3115, spedito in realtà alle ore 14,10, pervenuto alle 20,30.

(l) Cfr. n. 294.

297

ALESSANDRO GUICCIOLI (l) AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, BLANC

(AB)

L. P. Roma, 19 ottobre 1870.

J'espère que vous aurez reçu plusieurs lettres qui étaient arrivées ici à votre ad!resse e:t que j'ai ·expédiées à Chambéry. Il y en ava1t entr'eJJ.es une de ma mère. Je vous r<elmercie he:aucoup d'avoir 1songé à m'écrire pendant votre court s.éjour à Florence. Je vous remercie de 1tout ce que vous avez fait 'POur moi, je ne m'étonne 'PéiJS que l·e re:sultat n'eu ait pas été heureux. H n'est pas facile de vaincre la force d'inertie et le mauvais vouloir de nos seigneurs et maitres. Je vois que vous aussi n'avez reçu aucune promesse définitive -et puis que valent les promesses de cette société d'assurance générale contre l'intelligence. Dieu veuille que ces bienheureuses pièces de dix-huit qui ont fait écrouler les murs de Rome aient aussi renversé les vieilles murailles de Palazzo Ve•ochio et que tout dans ila nouvel:le Capitale puisse recommencer ex novo. En attendant :le Général L[amarmora] ne parle de Rome Capitale pas p.lus que s'il éta.iJt Préfet de Cuneo; ici on le sent.s et on le 1comprends et le mécontentement ne :flait •chaque jour qu'a.ccroitre et embelllir; ajoutez à 'cela h~s mHles boule.ttes des Conseillers de Lieutenance qu'ont déjà aoquis mème dans les basses classes

une triste celebrité par leur impolitesse et ·leur manque d'éga.rd et vous verrez qu'il pourrait bien arriver ce que beaucoup de monde me disait hier, Ruspoli

op. cit., PP. 125 e 261). '

entr'autres, ·c'est à dire qu'•en .continuant de la 1sorte l'OIP:POSition est sure de gagner une grande victoire dans les prochaines élections municipales et politiques. Tout cela pouvait etre épargné bien faC'ilement; si dans six mois ils trouveront que Rome n'offre plus un point d'appui sur pour ~e parti conservateur, ce n'est qu'à eux qu'ils devront s'en prendre. On reste enfermé dans le Palais de la Consulta comme Louis XI dans sa tour et on tient des discours insensés. On a dit .::want hier à quell.iqu'un qui se félicJJtait des dernier,s éveneme~nts -« Oui, 1la prise •de Rome est un évenement heu.reux -maintenant les rapports entre Florence et Naples (entre Madame Cadogan et la Princesse de St. Arpino) sont plu.s faciles, 11 n'y a plU!s l'ennui des douanes et ile bdgalDJda:ge a' perdu son point d'appui ». -Voilà ce qu'on a dit et pas un mot de plus. Cet aperçu sur h question romaine au point de vue du gendarme et du douanier a été dit et .repété et cornmenté en v~lle. Je ne vous dis rien de il'effet que tout cela produit. Heureusement les choses ont leur marche fatalement tracée, maJ.gré les brins de paille qu'on tache de fourrer entre les roues; si on lambine pour ouvrir le Parlement le plus tard possible, c'est qu'on sent que ce jour là il faudra rengainer ·toute ila viehlle ficelie et se :faire trainer, tout 'en faiSiélint la moue, par la force du sentiment universel. Des décrets de Sella publiés hier, rélatifs au tranS[por't de ll;a Cap1ta:Ie et failsant ahlusion à la nécessité que cela ait lieu le plus tòt et le plus complètement possible -ont produit un effet excellent et remonté le moral des plus découragés. Vous avez laissé ici un excellent souvenir. On attribue à vous presque tout ce qui est arrivé de bien, et à vòwe alb.sence tout ce qui arrive de ma<l maintenant. Tout compris, e,t au point de vue de l'intéret personnel je crois qu'en partant lorsque le quart d'heure de Rabelais. allait sonner vous voos etes gar:dée ici une position si ex·ceptionnellement bonne, qu'eHe pourra devenk pour vous dans l'avenir la source de grands avantages.

Pour ce qui est des rappor:ts avec Qe Va~ti<can, rien n'existe plus, comme vO!US pouvez vous ·en douter. Quant aux idées du Gouvemement à ce ISUjet, je m'en rapporte au premier F\liorence de l'Opinione d'il y a t.rois jou11s (l)~ C'est linsensé de betLse. Entr'autres mervei:hles ~on pOISe .coiDilile [principe ile droit de l'Europe de .regler avec nOUJS ses [sic] :rappOirts à établir entre l'ltalie et l!Je St. Siège. Si 1'entètement du Vattcan ne noll!S 1s.auvai:t, nous ,serions vite fiambés. Heureusement pour nous d'u haut du Pa·lais des Ba~pes, le l'eprésentan:t de Dieu, inselllSible à nos propositioills falladeuses, reponds à nos a.ga,c.eries par le mot de Cambronne. Il: est a .re,maorquer que de:puis que:liques jool'IS au Vatican on est moins umiLi que rpar l!e passé. Si je ne ,craignais pa.s de tomber dans •le pa:radoxe, j'::watncerai [sic] qu'avec la Curia il n'y a qu'un moyen pour agir, c'est la force, il n'y a qu'une corde qui réponde c'·est J.a peur. Et si vous ,remarquez bien, cela IS'a<ocorde meme avec les théories rprofessées .en tout 1temps rpar Ila Cour de Rome ,c'est à dire que l'EgJilse. a:ussi bien que l'individu ne peut transiger avec l'impie que dan:s un seui cas, lorsqu'il s'agit d'éviter dei mali maggiori. Tout pretre tout confesseur vous repetera 1la meme chose. Faites leu.r craindre serieUJs:ement dei mali maggiori

et vous en tirerez quelques concessions de 1'ait, autrement rien et rien. Il faut

22 ~ Documenti dip!omt.t!ici ~ Serie II -Vol. I.

leur dire nous sommes forts et vous etes faibles, voilà ce que notre bon plais.ir

vous octroie. En suivant un autre système ils en arriveront à demander à Sa Majesté et ,au conseH des miniJStres de se présenter devant ILe grand templ!e de la Catholicité, ~es pi·eds nUJS, J.a >Corde au coup [sic], run cierge à J.a main. V:oilà mon impression. Vous en savez tellement plus long que moi que je n'essaierats pas vous faire la leçon à ce sujet. Ce n'est qu'un sfogo et tien autre (1).

Sella est ici. Pour feter en lui la personnalité plus radicale du Cabinet nous lui donnOIIl:S aujourd'hui un grand dLner. Il a désiré en vrai filone de Biella que Lam[armora] aussi fut in~ité. !11: ne sera pas fuci·le de s'en tirer dans 1Ja question de préséanc·e. Car J.e diner est donné a Sella, et Lamarmora est un Co~lier de l'Ordre. Balduino menace de faire un discours. J'ai tàché de le dissuader, pour que tout ne tourne dans une farce ridicule.

Quant à moi fa.ccio il morto et j'attends pour partir de l'argent de chez moi et des mesures coércitives de J.a parl (le Bru!Sati. Je ;passe ma vÌie aiV'ec le sexe faib1e et je ne par1e de iPOlitique qu'avec iles personnes sures, car je ne veux pas exciter des soupçons en haut lieu et laisser croire que je suis un de vos émissaires. Le beau Taverna (2) me demandait hier avec un air pénétrant

-E tu .cosa fai qui? -'.I1ivo quaJ.che colpo -lui ai-je repondu et la conversation a pris une autre tournure.

Je vous ai assez em.beté, mon cher, e.t je m·ets un teTme à mon éulitre. mcrivez moi quelque chose. Je ne fais pas de phrases mais soyez sur que vous trouverez toujours dans moi une amitié à toute épreuve, ce qui est plus :Qare qu'on ne pense. Merci de nouveau pour tout ce que vous avez fait pour moi.

(l) Il Guiccioli era stato inviato dal Visconti Venosta a Roma con il Blanc (CADORNA,

(l) Allude all'articolo di fondo « La quistione pontificia • nell'Opinione del 16 ottobre 1870, sulle garanzie da dare al papa.

298

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

T. 1422. Firenze, 20 ottobre 1870, ore 14,45.

J'approuve votre langage (3). Vous pouvez répéter à Granville que notre concours est assuré à 1'Angleterre pour arreter effusio n de sang. Nous avons lieu de croire qu'il ne serait pas difficile d'obtenir adhésion de la France au démantelement des forteresses. Peut-etre pourrait-on proposer cession d'une partie de la flotte au lieu d'une cession territoriale.

299

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3119. Vienna, 20 ottobre 1870, ore 15,10 (per. ore 18,20).

Beust, en me recommandant le secret, m'a dit que les négociations entre Bazaine et le Quartier Général Prussien n'ont pas pour objet 1,a reddition de Metz, mais la formation d'un Gouvernement provisoire, outre celui de Tours,

présidé par Bazaine lui-meme, et avec lequel on signerait immédiatement un armistice. L'Assemblée constituante serait convoquée sans délai pour donner pouvoirs pour la paix. Beust m'a dit que l'Empereur s'était montré très satisfait de la C'irculaire du 14 sur la liberté des mouvements du Pape (1). Les paroles attribuées au Comte Potocki en ré~IJonse à la députation catholique du Tyrol sont controuvées. Je vous écrirai à ce sujet.

(l) -Il 17 ottobre Alessandro Righetti scriveva al Blanc : « Si dice che il principe Torlonia abbia incarico di intendersi col cardinal Antonelli, ed io ripeto in confidenza che si sbaglia strada, per ottenere qualche cosa bisogna aver l'aria di non occuparsi di loro guai se si persuadono che si vanno cercando » (AB). ' (2) -Nel testo • Tav. >. È il segretario particolare del La Marmora. (3) -Cfr. n. 294.
300

IL MINISTRO A MADRID, M. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3120. Madrid, 20 ottobre 1870, ore 16 (per. ore 22,20).

Kératry parti hier s'est borné à demander libre sortie armes et chevaux. Refus du Général rPrim. Montemar donnera détails.

301

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3121. Berlino, 20 ottobre 1870, ore 15,35 (per. ore 23,35).

Dans sa réponse, M. de Bismarck dit que je serais le bienvenu, mais que mon départ pour le Quartier Général pourrait ouvrir la porte à d'autres diplomates personnellement moins sympathiques que le Ministre d'Italie, et dont la présence offrirait plus d'un inconvénient (2). Il chargeait M. de Thile de me parler dans ce rsens, en suggérant de m'acquitter par écrit de l'objet du message dont j'étais chargé. M. de Thile s'est offert d'insister, mais devant une fin de non recevoir, je n'ai pas voulu ·insister: je ne trouvais pas digne de vouloir forcer la porte. J'ai seulement demandé une réponse de S. M. le Roi de Prusse à la demande de Notre Auguste Souverain au sujet de la canditature Hohenzollern. Veuillez télégraphier au courrier de se rendre à Berlin. J'en profiterai pour renseigner V. E. en détail sur cet inC'ident. Veuillez me dire si je puis ,faire usage ici de la lettre confidentielle (3) que vous avez remise à ce courrier.

302

IL CONSOLE GENERALE A PARIGI, L. CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3182 (par ballon). Parigi, 20 ottobre 1870.

Tout va bien au Consulat mais la grande misère oblige les italiens à demander des secouJ:s. J'ai di:stribué presque 2 m1lle francs en un mo1s. Si cela dure en proportion la misère augmentera toujours. Position peu agréable. Je vous ai envoyé la première partie de mon journal quotidien.

(l) -Cfr. n. 255. (2) -Cfr. BISMARK, Ges. Werke, 6b, n. 1877, p. 554 e n. l. Cfr. n. 305. (3) -Cfr. n. 285.
303

IL MINISTRO A BERNA, MELEGARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 81-82)

R. 113. Berna, 20 ottobre 1870 (per. il 23).

Ho comunicato al signor Dubs il telegramma e le due Circolari (1), con cui l'E. V. ha stimato opportuno di *dover* (2) dichiarare 'le proposte da Noi fatte al Santo Padre, sia per assodare la li:bertà della sua persona, sia per assicurare l'indipendenza delle relazioni della Santa Sede col Mondo Cattolico.

Il signor Dubs mi ha, come già fece altre volte, detto: che nè il Consiglio Federale, nè alcun altro Governo potrebbe a suo credere rivocare in dubbio le intenzioni nostre a questo riguardo, poichè egli è evidente che l'Italia è per ogni riguardo interessata a mantenere nella Penisola la Sede principale dell'Autorità Cattolica (3), ed a non turbare menomamente l'esercizio di questa Autorità (4).

Dalle proposte fatte dal R. Governo al Papa risulta, aggiunse l'esimio Magistrato, un modo di vivere conveniente ed idoneo a dimostrare come possa attuarsi cosi in fatto, come in diritto la pacifica coesistenza della Sede Pontificia e del Trono Reale in Roma. Osservò però che questo modo di esistere tra le due Podestà non poteva tradursi in atto, se non se quando ciascuna di esse accettasse ed ammettesse sinceramente il sistema proposto dal Governo Reale.

Il signor Dubs non sembra però credere che la Curia Romana cioè coloro tutti che erano interessati al mantenimento del cessato ordine di cose a Roma, siano oggi disposti a persuadere Pio Nono, come egli qual Capo Spirituale della Cattolicità, anzichè scapitare agli occhi dei Fedeli, crescerebbe in potenza spirituale di quanto si sarebbe prosciolto dai vincoli della soma temporale; onde sia che essi non sian per cessare di fare ogni opera perchè il Papa porti altrove la Sede della sua Autorità, e ciò al fine principalmente di eccitare le popolazioni cattoliche a spingere i loro Governi a turbare l'Italia nel pacifico possesso della conquistata sua capitale.

Dalla conversazione avuta intorno alla questione di cui è caso ed intorno al contegno dell'episcopato Svizzero in proposito col Presidente della Confederazione (5), ho potuto infine raccogliere che nè il Governo Federale, nè i Cantoni saranno mai per far nulla, che possa intraversare (6) il compimento dell'opera da noi intrapresa *e già quasi compita intorno a Roma * (7): che saranno ben fatte nella prossima sessione dell'Assemblea Federale dal partito cattolico interpellanze al Governo Svizzero sulla questione Romana, ma che il Consiglio Federale si teneva (8) fin d'ora sicuro dell'esito, che tali interpellanze avranno sia nell'Assemblea sia nel Paese.

(l) -Cfr. nn. 190, 237 e 255. (2) -Omesso in LV. (3) -• La Santa Sede • LV. Qualche modifica formale al rigo 5. (4) -• Della sua autorità • LV. (5) -• Col presidente della Confederazione •. spostato più sopra, dopo c conversazione avuta • in LV. (6) -«Attraversare • LV. (7) -Omesso in LV. (8) -«Di Roma.; "Tiene» LV.
304

L'INCARICATO D'AFFARI A STOCCOLMA, LITTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, pp. 85-86)

R. 168. Stoccolma, 20 ottobre 1870 (per. il 27).

Mi affretto ad accusare ricevuta all'E. V. * dei 25 documenti diplomatici ch'Ella si compiacque inviarmi sotto la data delli 12 corrente, la di cui lettura mi off.rì il più grande interesse. Contemporaneamente mi giunse altre·sì la* (l) Circolare * con annessi * (l) in data 11 di questo (2) mese relativa alla protesta del Santo Padre, contra l'occupazione di Roma per parte delle regie truppe,

* ed inserta nel giornale L'Unità CattoLica* (1).

È inutile ch'io dica che la lettura di quel documento * sortito* (l) dalla Cancelleria del Vaticano, non ha fatto qui effetto alcuno. Deboli furono trovati gli argomenti in esso svolti, in un momento di sdegno, e nessuno prestò la ben che minima credenza alla dichiarazione che fosse tolta al Papa la piena libertà delle poste e dei telegrafi.

Conformemente alle istruzioni contenute nella circolare predetta, di dare cioè ·COnoscenza a questo Governo delle intenzioni nostre relativamente al modo dl accordare alla Santa Sede le più ampie garanzie per la sicurezza della sua corrispondenza 1sia postale 'che tel~grafica (3) mi sono recato stamattina aJ. Ministero degli Affari Esteri, * ed avendo avuta la fortuna di 'incontrarvi il Conte Wachtmeister, gli parlai * (4) ne'l senso delle tstruzioni del.l'E. V. ed anzi m1i sono permesso di dargli lettura della * testè * (l) pervenutami circolare.

Il Conte Wachtmeister * al pari del pubblico non aveva dato importanza di sorta alla protesta del Papa, ma * (l) fu * però * (l) ben lieto d'apprendere da me come fosse il vero stato delle cose. L'E. V. già sa quali siano le simpatie del Ministro Svedese pel nostro paese, * dove egli percorse una buona parte della sua carriera diplomatica * (1), per cui è superfluo ch'io aggiunga che ogni suo voto, * ogni suo desiderio * (l) è che il Governo Italiano possa vittoriosamente superare tutte le difficoltà che * ora più che mai * (l) si presenteranno per lo scioglimento definitivo della questione romana.

Il Conte Wachtmeister però non si dissimula la gravità della medesima.

* Difficile sarà l'applicazione il [sic] principio dell'extraterritorialità a favore del Papa e della Sua Corte. I governi delle potenze cattoliche potranno sempre resistere all'impulso che loro verrà dato, ed alle dimostrazioni artificiali o spontanee in favore del Santo Padre? Terminata la guerra, la nazione Francese, eminentemente cattolica, e dominata sempre da influenze clericali sarà disposta a tollerare tranquillamente uno stato di cose creato a Roma all'indomani del ritiro delle sue truppe ed in un momento in cui l'azione sua: era paralizzata

dai disastri sul Reno e nella Sciampagna? Tali erano le riflessioni del mio interlocutore * (1).

Una soluzione * della questione romana * (2) nel senso il pm favorevole all'Italia, sarà sempre vista (3) qui di miglior (4) occhio. *Non è la Svezia che ci darà imbarazzi, nè i pochi cattolici qui domiciliati. Credo che fra la Svezia e la Norvegia non arrivano i cattolici a parecchie centinaia e d'altronde sono essi esclusi da qualunquesiasi influenza, giacchè non è che da due anni al più che, in forza di alcune modHìcazioni portate alla costituzione, possono essi esercitare certi diritti, e fruire di certi vantaggi sui quali non eravi esclusione pel resto della nazione * (5).

(l) -Omesso in LV. (2) -Cfr. n. 237. (3) -• Sia telegrafica, sia postale • LV. (4) -• E parlai al conte Wachtmeister • LV.
305

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. l. Berlino, 20 ottobre 1870 (per. il 29).

Aussitòt après reçu votre télégramme du 17 de ce mois (6), j'ai annoncé à M. de Thile que j'avais l'ordre de me rendre, en mission toute confidentielle, à Versailles. Je ne pouvais à moins que d'en donner avis préalable, car il fallait un sauf-conduit délivré par le Quartier Général. Il était donc nécessaire d'en référer au Comte de Bismarck. Pour parer d'avance à des objections possibles de sa part, mieux valait indiquer quel était l'objet du message de Notre Auguste Souverain au Chef de la Famille Royale en Prusse, à savoir: de s'assurer, avant de prendre un parti définitif pour la candidature au tròne espagnol de S. A. R. le Due d'Aoste, si celle du Prince Léopold de Hohenzollern était entièrement écartée. J'ajoutais que des instructions me seraient apportées par un courrier de Cabinet, qui m'attendrait à Francfort. Je recevrais en mème temps des renseignements qui me permettraient de mieux expliquer nos intentions relativement au Saint Siège, et quelle avait été notre attitude au sujet de la mission de M. Thiers à Florence. Il ne s'agissait, ni de bons offices, ni de médiation entre les belligérants.

M. de Thile, ainsi qu'il me l'a prouvé, pièce en main, s'est empressé de télégraphier au Comte de Bismarck dans un sens parfaitcment conforme à mes explications préliminaires.

Le Chancelier fédéral a répondu par deux télégrammes, dont le Secrétaire d'Etat se disposait aujourd'huy à me communiquer le contenu. Voyant par le jeu de la physionomie que cette réponse laissait à désirer, j'ai voulu lui ménager la voie de retélégraphier, en quelque sorte à mon insu, à Versailles, dans le cas où il préfèrerait le !l'aire avant de me donner lecture des documents précités. Je lui ai donc rappelé quel avait été l'objet de ma démarche, celui de demander

un ,sauf-·conduit pour me rendre à Ve11saHles, aUiprès du Roi GuiHaume, l'iaJiterprète d'un désir de Mon Aug.uste Souverain.

-M . .de Thile ne se croyait pas autorisé à différer l'exécution des ordres de son chef. Lecture m'a donc été donnée des deux télégrammes. Dans le premier 'il est dit que, l'affaire Hohenzollern ne concernant en rien, ni le ~ouvernement Prussien, ni la Confédération de l'Allemagne du Nord, le Chancelier hésitait à en parler au Roi. Le second télégramme portait en substance que je serais le bienvenu, mais que mon arrivée au Quartier Général pourrait ouvrir la porte à d'autres diplomates, personnellement moins sympathiques et moins agréables que le représentant d'Italie, et dont la présence aurait plus d'un inconvénient. M. -de Bismarck chargeait M. de Thile de me parler dans ce sens, en suggérant de m'acquitter par écrit du message en question.

J'ai fait observer au Secrétaire d'Etat que, dans son premier télégramme, le Comte de Bismarck s'était mépris sur le but réel de ma démarche. Je n'avais eu en vue que de sollic'iter qu'on me facilitat le moyen d'arriver auprès du Roi de Prusse, pour l'entretenir, au nom de Mon Souverain, d'une affaire de la compétence du Chef de la Maison de Hohenzolìern. A cet effet, il fallait un sauf-conduit et une audience, que j'avais sollicités par la vaie régulière. Les incidents de la mission Benedetti étaient trop récents, pour que j'eusse oublié que les intérets de famille des Hohenzollern n'appartenaient au ressort, ni du Cabinet de Berlin, ni du Chancelier de la Confédération. Quant au second télégramme. j'y voyais une fin de non recevoir, que je livrerais à l'appréciation de mon Gouvernement. C'était mal reconnaitre le procédé, si correct et si courtois, du Roi Vietar Emmanuel, qui avait voulu ajourner toute résolution sur la ·candidature du Due d'Aoste, avant de savoir pertinemment si le Prince Léopold n'éta~t plus sur les rangs.

M. de Thile m'a donné l'assurance que le seui motif des hésitations d'u Comte de Bismarck avait été la crainte de poser un précédent qui aurait pu etre invoqué, notamment par l'Angleterre et la Russie, en créant des embarras sérieux au Cabinet de Berlin. Quelle raison alléguer pour une préférence? Dans quelle limite autoriser des pérégrinations diplomatiques? Consentirions-nous à ce qu'on ébruitat le mystère de ma mission?

C'était là, ai-je répliqué, un point sur lequel j'aurais pu m'entendue à Versaihles. !1~ ne se serait agi que de ga,gner quelques jours, avant d'ébru~ter une mission qui d'ailleurs, selon le télégramme de V. E., n'avait de rapport direct avec la question brulante du jour, autre que de fourn'ir incidemment quelques indications sur la présence de M. Thiers en Italie.

M. de Thile s'offrait de télégraphier de nouveau au Comte de Bismarck pour lui représenter que, selon ma manière de voir, la nouvelle que je n'avais pas obtenu d'aller au Quartier Général produira'it une facheuse impression à Florence.

Je m'y suis opposé, ne trouvant pas de ma dignité d'insister pour une course à Versailles, vis-à-vis de qui ne comprenait pas de prime abord toute la délicatesse de nos procédés. Je n'ai pas accueilli davantage l'idée émise d'engager le Roi, Notre Auguste Souverain, à s'adresser directement par lettre à S. M. Prussienne, ou d'écrire moi!-meme au Comte de Bismarck pour exposer l'objet de la mission qui m'avait été confiée. Je devais m'en tenir à la lettre de

-

mes instruotions. Mais, .comme je ne reconnaiSISa1s à qui que ce fut, pas mème au Chancelier fédéral, le droit d'arrèter en ql.J;elque sorte au voi un message de Mon Auguste Souverain pour S. M. le Roi de Prusse, je priais M. de Thile de répHer, lui-méme, par 'télégraphe, au Comte de Bi.smarck, la demande que S. M. P:russienne voulut bien répondre au désir exprimé par le Roi Victor Emmanuel, dans des termes qui honorent à la fois les deux Souverains. Le Secrétaire d'Etat n'a pas manqué de remplir cette commission. Il s'attendait si peu à un insuccès, que, lorsque je lui fis -le 18 -les premières ouvertures, il me félicitait de cette intéressante mission; aussi paraissait-il, deux jours plus tard, visiblement contrarié d'un résultat si peu prévu de part et d'autre.

Cet incident, quelque désagréable qu'il soit, puisqu'il m'enlève une occasion de faire preuve de dévouement au Roi et au Ministère, ne saurait, à mon avis, ètre passé sous silence dans vos entretiens, M. le Chevalier, avec le Comte Brassier de Saint Simon. Tel est le prestige du Comte de Bismarck, et mème la terreur qu'il exerce sur M. de Thile, que celui-ci n'oserait point lui répéter un jugement tant soit peu sévère, comme celui que j'ai porté sur ses procédés parfois étranges. Nous sommes d'autant plus autorisés à manifester notre surprise, que les Chefs de Mission à Florence ont facilement accès auprès du Ro1, ce qui n'est pas le cas ici, pour chaque notification de décès, mariage, etc. etc.

Je viens donc de télégraphier à V. E. le résumé de mon entrevue avec le Secrétaire d'Etat (1), en La priant de transmettre au courrier de Cabinet, dirigé sur Francfort, l'ordre de venir à Berlin, et de me dire si je puis encore faire usage, ici, de la lettre .confidentìe11e dont il ·est porteur.

En attendant, j'ai préparé ce rapport (2), sauf à communiquer par une autre dépèche ce que je pourrai encore apprendre dans une nouvelle visite à

M. de Thile.

(l) -Tutto il brano omesso in LV. (2) -c Che sia • LV. (3) -c Veduta • LV. (4) -c Buon • LV. (5) -Tutto il brano omesso in LV. (6) -Cfr. n. 272.
306

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. ~281. Tours, 20 ottobre 1870.

Il Delegato del Ministero francese degli Affari Esteri, Conte di Chaudordy. diramò in data del 14 corrente una nuova Circolare agli Agenti Diplomatici di Francia all'estero in risposta al Memorandum comunicato alle Potenze dal Governo Prussiano, il quale respingeva dai conduttori dell'esercito tedesco e dal Governo di Prussia ogni responsahilità per gli eventi calamitosi previsti in caso di una prolungata resistenza di Parigi e d'immense strélgi fatte dalla fame nei ranghi della popolazione parigina, non solo negli estremi della difesa ma anche nei primi giorni dopo la capitolazione.

II Conte di Chaudordy dichiara in primo luogo che la responsabilità d'una tale situazione ricadrebbe sopra chi l'avesse provocata e non già sopra coloro

'

che a~darono a domandare la pace, quantunque non fossero gli autori della guerra. Ma egli osserva che il momerandum prussiano ragiona soltanto sopra ipotesi ed oppone all'avvenire, quale è presen'tato in esso, il presente quale lo vede il Governo della Difesa Nazionale. «Parigi, egli dice, è completamente approvigionata per un lungo tempo. L'ordine sociale non vi è per nulla minacciato il solo avvicinarsi dei Prussiani spense ogni conflitto d'opinioni. All'infuori di Parigi numerose armate vanno formandosi e la nazione è pronta ad ogni sacrifizio per liberare la Capitale. Gli scontri di cui si parla tornarono a nostro vantaggio e non sono i soli. I Prussiani non raggiunsero ancora la linea dei forti e se parlano d'affamare Parigi, lo fanno perchè incontrano ostacoli ed una resistenza che sorprendono tutte le loro previs·ioni. Se insistono sopra la difficoltà d'approvigionare Parigi si è perchè essi medesimi cominciano a soffrire della mancanza di viveri e sono costretti ad indebolire la loro armata per estendere le loro colonne di saccheggio. La loro armata si affatica e si demoraliz;;o:a; il numero de' suoi malati aumenta ogni dì in proporzioni inquietanti».

Il Conte di Chaudordy chiude tuttavia colla protesta che a malgrado di tutto ciò la Francia brama la pace come la bramava prima dell'apertura delle ostilità; essa desidera soltanto che la pace sia durevole e l'autore della circolare ricorda ancora una volta che l'Eul'OiPa è a ciò interessata altrettanto quanto la Francia.

Non si hanno qui precise indicazioni sui progressi dei Prussiani oltre a Chateaudun. Attendesi un nuovo scontro a Vendòme e qualora s'avanzassero fino a Blois, il Governo di Tours sembra deciso a trasferirsi a Bordeaux.

(l) -Cfr. n. 301. (2) -Questa lettera particolare fu spedita a Firenze allegata al r. prot. 682 del 25 ottobre (cfr. p. 308 n. 1).
307

IL CONSOLE GENERALE A CHAMBÉRY, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 31. Chambéry, 20 ottobre 1870 (per. il 21 ).

Il Signor Frappoli -che in oggi è divenuto Generale è partito per Lione come Capo dello Stato Maggiore del Generale Garibaldi per organizzare l'armata dei volontarii, e corpi franchi, di cui quest'ultimo ha il generale comando, e fare il suo servizio fra Lione e Besançon ove è per ora il quartier generale. Qui si sollecita l'allestimento della Legione che si spera far partire verso la fine del mese, e sarà diretta ·con tutto il Col'IPO che è sotto gH ordini di Gadbaldi CSIUÌ Vosgi. Pare che questa armata ·comprenderà anche una gran parte di guardie mobili, e che potr~ raggiungere la cifra di oltre cento mila uomini. È però una fortuna per Chambéry, che non sia stato qui fissato l'ufficio centrale di arruolamento, ed organizzazione dei volontarii. Bisogna tuttavia ·confess:are ·Che questi Legionarii si •conducono bene e che l'ordine in città non fu punto turbato. Nella notte di domenica a lunedì una forte rissa ebbe luogo fra Garibaldini, e Cacciatori a piedi incominciata in una casa di prostituzione, e terminata nella

via -vi furono dei feriti. Il Colonnello Stallo pubblicò un ordine del giorno molto severo, e si spera che nulla più sarà per accadere.

Lo spirito del paese è sempre uguale, nè ho ad accennare a V. E. alcuna variazione sui miei precedenti rapporti.

Io ammÌ!ro la docilità con· cui queste popolazioni accorrono per pagare il loro tributo di sangue per un paese cui non appartengono che da dieci anni, e pel quale lo spirito di patriottismo non potrebbe ancora essere, e non è sviluppato, e non sento che ripetere attorno a me... fosse almeno per l'Italia e pel nostro Re!

308

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, cassetta C-l)

L. CONFIDENZIALE. Londra, 20 ottobre 1870.

La mia conversazione di jer sera con Lord Granville, che ho riferita nel mio rapporto speditole stanotte (l) avendomi lasciato l'impressione, che questo Governo possa ora disporsi a fare qualche cosa per la pace, ho ·creduto utile di .giovarmi delle mie buone relazioni personah con Lord Granville per scrivergli stamane per tempo un bigl~etto privato. In esso ho detto un po' più incisivamente, ed in mio nome personale alcune cose .già dettegli jeri, e ve ne aggiunsi altre. Ho procurato di attenuare il primo passo che l'Inghilterra farebbe, perchè ciò che è più importante è il primo passo, ed è di ottenere che essa lo faccia. Anche qui l'opinione pubblica incomincia a commuoversi della assoluta astensione del Governo anche da ogni ufficio pacifico. Le unisco copia della predetta :mia lettera particolare a Lord Granvile, acciocchè Ella s1a informata di tutto.

ALLEGATO

C. CADORNA A GRANVILLE

TRÈS CONFIDENTIELLE. 20 octobre 1870. Cher Monsieur le Comte, Permettez-moi de Vous soumettre d'une mamere tout à fait privée, et confidentielle quelques idées. Ne croyez-Vous pas que la demande que fait le France maintenant ne contienne déjà en elle meme l'expression de son dèsir de faire la paix? En tout cas, ne pourrait-on pas, tout au plus, dire à la France de s'expliquer sur le point si sa demande actuelle est faite en vue de son désir de faire la paix? Ne pourrait-on pas, après cela, demander, camme la France le propose, à la Prusse qu'elle veuille bien decliner ses demandes, et, ensuite à la France ce qu'elle accepte, et cela sans s'engager à faire des propositions, et sans prendre aucun autre engagement, quitte à juger librement si, après tout, on pourra dire, ou non quelque mot amicai aux deux parties dans le but de la paix? Ne croyez-Vous pas que cela pourrait avoir un résultat utile, et pratique sans engager, pa~ meme les convenances? En tout cas, ne ferait-on pas, avec cela, un tentatif honorable qui commanderait la reconnaissance de l'Europe, et qui empecherait de pouvoir dire que les neutres ont été indifférents pour ne pas avoir fait ce qu'ils pouvaient faire ponr la paix sans s'engager, ·et sans aucun danger? Veuillez me pardonner, Monsieur le Comte, la liberté que je prends de Vous soumettre mes idées personelles en vue du but commun qui m'y encourage.

(l) Cfr. n. 296.

309

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 1/D)

L. CONFIDENZIALE 20. Vienna, 20 ottobre 1870.

Da un dispaccio pubblicato nei giornalìi d'oggi, veggo che i comizi romani sono ·convocati pel 29 affine di eleggere i loro deputati. Ciò mi prova che avete deciso di non fare le elezioni generali. Dopo che ti aveva scritto la mia opinione

sopra di ciò (per quanto si può averne una a cinquecento miglia di distanza) mi

era venuto un dubbio, motivato da ciò solo che i giornali radicali si mostravano

anch'essi contrarii alle elezioni generali. Ma pur tuttavia la necessità di non

indugiare, ·e le difficoltà inerenti al problema romano mi persuadono che abbiate

fatto bene. Tanto più se fosse vero che il ministero dell'interno, e le Prefetture

hanno fatto ogni sforzo ad Agnone, e ·in un altro collegio del mezzodì, per fa

vorire la candidatura di Giacomino 33 (l), il che proverebbe •che nè anche Roma

ha potuto guarire certe ubbìe. Comunque, la cosa ora è decisa ·e suppongo

che la riunione del Parlamento cadrà circa alla metà di Novembre.

Ora mi resta a chiederti due cose lo se lo schema delle garanzie pontificie è formulato definitivamente 2° se l'idea che io ti espressi cir·ca il pressentire l'opinione di questo gabin€tto, ti par ragionevole.

Rispetto al primo punto spero che avrete trovato modo di tutelare la libertà del Papa, senza dargli punti sudditi, e senza riconoscere la personalità civile delle corporazioni; che come più volte ti ho indicato paiono a me i due scogli principali da evitarsi.

Quanto all'altro punto, io confe,sso che se potessi con destrezza carpire a questo governo un giudizio tale che lo compromettesse per l'avvenire, mi parrebbe di aver compiuto per bene la mia missione. I clericali si agitano in corte e fuori; ma sinora abbiamo noi il sopravento. Si riconosce che siamo proceduti sempre con senno, e con moderazione. La tua dr·colare sulla !libertà dei movimenti del Papa (2) è piaciuta as•sais.simo al Beust, e (per quanto egli mi disse anche all'Imperatore. Spero domani di sentirne la conferma di

viva voce. (Imperocchè debbo presentargli un servizio di caccia fatto colle corna di stambecchi uccisi dal Rè sulle Alpi).

Attendo l'altra circolare relativa al plebiscito. Il tema, sul quale due volte la settimana eseguisco le variazioni, è il seguente: che l'Italia offrirà al Papa tali guarentigie da contentare i cattolici di buona fede, e che perciò se egli non accetta la responsabilità sarà tutta sua; ma che le potenze hanno debito ed interesse di approvare il nostro operato.

Desidero pertanto che tu mi scriva o mi faccia scrivere se credi opportuno questo tentativo, ovvero preferisci lascia·r le cose come sono sinchè 11 Parlamento abbia deciso, e nel primo caso quando mi manderesti lo schema; ben inteso che io me ne varrei con somma prudenza, e non avventurerei alcun

passo senza la certezza di porlo sul sodo (scrivimi anche la vostra decisione intorno a Pantaleoni, o avvertilo tù direttamente, perchè si regoli).

Della situazione in Francia qui si dispera, cioè si crede che dovrà subir la pace colla perdita dell'Alsazia. Ti ho telegrafato la confidenza fattami su Bazaine (l): anche Enrico V (2) è vagheggiato dai Prussiani, ai quali tutto par meglio e più legittimo del Governo di Tours. L'esito della missione Thiers a Firenze mi ha rassicurato: non già che io temessi nello stato attuale delle cose un intervento nostro armato: ma si trattava di mostrare il buon volere senza venire ad atti, e di non disgustare il Thiers senza impegnarsi.

Addio caro amico. Mandami se è possibHe qualche lume sulle cose interne che mi sento in un buio pesto.

(l) -Giacomo Rattazzi. Il comune di Agnone si trova in provincia di Campobasso. (2) -Cfr. n. 255.
310

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNA'Y

T. 1425. Firenze, 21 ottobre 1870, ore 13,30.

Vous avez très bien fait de ne pas insister. Je télégraphie au courrier de vous apporter à Berlin ma lettre particulière et les dépèches. Je vous prie d'écrire au comte Bismarck au sujet de la candidature espagnoie et de lui envoyer en meme temps les explications sur Rome sous forme de mémoire à communiquer au Roi. Quant aux négociations de la paix il vaut mieux s'abstenir pour le moment car le but de notre démarche ne pourrait ètre atteint que par des explications verbales et confidentielles et le succès dépendrait surtout des informations que vous auriez pu avoir personnellement au Quartier Général. En écrivant au comte Bismarck faites remarquer que le Roi avalit cru donner un caractère amicai à sa démarche en vous chargeant de faire une communication verbale et personnelle au Roi.

311

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A VIENNA, MINGHETTI, E A PIETROBURGO. CARACCIOLO DI BELLA

T. 1426. Firenze, 21 ottobre 1870, ore 23.

Le Gouvernement anglais a décidé de propo;,er à la France et à la Prusse un armistice dans le but de rendre possible la réunion de l'Assemblée.

312

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3123. Londra, 21 ottobre 1870, ore 16 (per. ore 23,45).

Le Gouvernement britannique est aussi d'avis que le moment est venu de sortir de l'abstention et mème qu'on pulisse compter sur quelques meilleures dispositions des belligérants. Il ne croit pas pourtant suivre maintenant le système de la demande de la France. Il s'adresse maintenant à la Prusse et à la France.

A la Prusse il dit (l): qu'après la circulaire de Bismarck qui lui a été notifiée et à l'état des choses on ne pouvait pas s'abstenir de faire un effort pour arréter la catastrophe qu'entrainerait la prise de Paris; qu'on avait déjà dit à la France que la base «pas un pouce de terrain, pas une pierre des forteresses » oppose une grande difficulté à la paix; qu'on avait pris ma'intenant la responsabilité de lui suggérer de concourir à un armistice en vue de pouvoir réunir une Assem

blée et négocier une paix; qu'on était persuadé qu'en suite de ses grandes victoires la Prusse aurait mesuré ses demandes de manière à rendre la paix possible; qu'on savait que l'Italie par les moyens qu'elle jugerait plus convenables préterait son concours à l'CEuvre de la paix. En méme temps on fait dire à la France (2) que l'on croyait qu'il serait à désirer qu'on parvienne à entendre la stipulation d'un armistice en Vllie de pouvoir réun~r une Assemblée, négocier une paix, qu'on s'était aussi adressé à la Prusse et qu'on lui avait soumis la méme idée et recommandé la modération. Granville m'a dit d'une manière strictement confidentieile qu'il croyait que la Russie pouvait exercer une action utile à <'égard de la Prusse et ·l'Italie à l'égard de la France. Il m'a chargé d'exprimer sa satisfaction pour le plein accord de l'Angleterre et de l'Italie et d'en remercier le Gouvernement du Roi et de le prier de garder le secret jusqu'à ce que nous ayons un résultat quelconque.

(l) -Cfr. n. 299. (2) -Il conte di Chambord.
313

IL MINISTRO A LO,NDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 140. Londra, 21 ottobre 1870 (per. il 25).

Ieri mattina in aspettazione della comunicazione che il Signor Conte Granville si era, nella sera del giorno precedente, riserbato di farmi delle deliberazioni che avrebbe preso il Gabinetto sulla recente domanda della Francia, credetti opportuno di procurarmi l'occasione di ·esprimere a Sua Signoria, ·in modo affatto confidenzia-le e particolare, il mio modo di vedere su questo soggetto (3),

Le idee da me a tal fine espresse furono che si potesse ritenere che la domanda a-ttuale della Francia fosse l'espressione abbastanza chiara del desiderio della medesima di entrare in trattative per la pace; che <:d ogni modo avrebbesi potuto agevolmente accertarsene meglio; che parevami che dopo di ciò si potesse rivolgersi alla Prussia perchè volesse indicare le sue domande per la pace per comunicarle alla Francia ed avere la sua risposta; che ciò poteva farsi senza prendere

alcun impegno anticipato e salvo a giudicare liberamente di poi se non potesse avere luogo un'azione ufficiosa ed un linguaggio amichevole verso le due parti nello scopo della pace; che ciò poteva avere a mio avviso un risultato utile e pratico senza cagionare impegni; che infine questo mi parrebbe un tentativo onorevole e degno della riconoscenza d'Europa, LI quale inoltre impedirebbe che si potesse dire che i neutrali erano stati indifferenti.

n. 216, pp. 159-160; Das Staatsarchiv, XIX, n. 4127, pp. 259-261; Archives Diptomatiques 1871-1872, III, n. 643, pp. 825-827.

In seguito a ciò ho ricevuto ieri stesso alle ore 2 pomeridiane il telegramma di V. E. col quale Elia m'informava che il Signor Cavaliere Nigra Le aveva telegrafato che il Signor de Chaudordy insisteva molto presso lo stesso Cavaliere Nigra acciocchè le Potenze Neutrali prendessero l'iniziativa di domandare alla Prussia le sue condizioni d'armistizio e di pace ed esprimessero in seguito il loro avviso sopra un accordo equo.

Collo stesso telegramma Ella mi significava che credeva che per le Potenze e specialmente per l'Italia era venuto il momento d'intervenire diplomaticamente e che ciò poteva anche convenire alla Prussia (1).

Nella notte ora scorsa e verso la mezzanotte ebbi occasione di avere una conversazione col Signor Conte di Granville e col Si,gnor Gladstone. Pertanto a seguito del mio rapporto del 19 corrente, ed a conferma del lungo telegramma speditole stamane (2) ho l'onore di significarle quanto segue:

Avendo comunicato a Lord Granville il predetto di Lei telegramma che ricevetti ieri Sua Signoria mi disse tosto che era felice di trovarsi anche in ciò d'accordo col Governo Italiano ed, adempiendo alla riserva che si era fatta la sera del 19 corrente di informarmi delle deliberazioni del Gabinetto sulla domanda testé fatta dalla Francia mi espose quanto a ciò si riferiva. Il telegramma che Le ho spedito stamane è il riassunto di questa comunicazione, da me fatto stanotte appena uscito dalla conversazione con Lord Granville. Io io comun1cai stamane, a guarentigia di esattezza, a Lord Granville e il suo tenore fu da Sua Signoria apiProvato ,come venne da me all'E. V. sped'iJto.

Attenendomi !Perciò al medesimo mi limito a confermarLe che il Gabinetto inglese è pure d'avviso che era giunto il momento di abbandonare il sistema di astensione e che si poteva pur fare assegnamento su qualche migliore disposizione per parte dei belligeranti. Non crede però opportuno di seguire al presente iJl sistema della domanda francese. Egli s'indirizza ora alla Prussia ed alla Francia. Alla Prussia dice che, dopo la Circolare del Conte di Bismark, che gli è stata notificata, e nello stato attuale delle cose non è possibile 'l'astenersi dal fare uno sforzo onde evitare la catastrofe che sarebbe la conseguenza della presa di Parigi. Che si era già detto alla Francia che la base « pas un pouce de terrain, pas une pierre des forteresses » opponeva ,grandi difficoltà alla conclusione della pace: che ora il Gabinetto britannico aveva preso su di sè il suggerirle di concorrere aHa conclusione d'un armistizio allo scopo di !POtere riunire un'Assemblea e trattare della pace; che sl era convinti che dopo le sue grandi vittorie la Prussia avrebbe messo moderazione nelle sue domande per modo da rendere possibile la pace: che sapevasi che l'Italia avrebbe prestato il suo concorso all'opera di pace in quel modo ch'essa avrebbe giudicato più conveniente.

Nello stesso tempo si fa dire alla Francia: che sarebbe desiderabile che si potesse addivenir,e alla stipulazione di un armistizio onde poter riunire un'Assemblea e trattare della pace: essersi egualmente indirizzati alla Prussia ed averle sottoposto le idee medesime e raccomandata la moderazione.

Lord Granville m'ha detto in modo affatto confidenziale che egli credeva che la Russia potesse esercitare un'utile azione a riguardo della Prussia e che

l'Italia potesse avere una simile azione a riguardo della Francia. M'incaricò di esprimere a V. E. la sua soddisfazione :pel pieno accordo fra l'Inghilterra e l'Italia e di ringraziare il Governo pregandolo di mantenere il secreto finchè abbiasi ottenuto un risultato qualsiasi.

V. E. rileverà da questa comunicazione che il Governo Britannico si è prevalso delle nostre offerte di un concorso attivo e di una cooperazione efficace all'intento della pace, si è però espresso, a rìgua11d'o dei mezzi e del sistema che a tal fine l'Italia a:dotterebbe, in modo generale. Con ciò si è constatato la parte attiva che prende l'Italia in quest'affare, il suo buon accordo coll'Inghilterra e, non ostante l'esistenza di quest'accordo, la Hbertà dell'Italia nella scelta dei mezzi e l'assenza d'ogni vincolo anche per parte dell'Inghilterra.

Ignoro se l'Inghilterra notificherà anche alle altre Potenze questo passo da essa fatto sebbene presumo che lo cfarà. Esso è però finora un atto fatto tsolatamente da lei. Attenendomi poi anche a precedenti dichiarazioni fatte da Lord Granville non dubito ch'egli vedrà volentieri che altre Potenze, conosciuto quest'atto, gli si associno spontaneamente nel modo che crederanno più opportuno.

(l) Cfr. il dispaccio del Granville all'ambasciatore inglese a Berlino, 20 ottobre, in Further Correspondence respecting the War between France and Germany, 1870-1871, cit.,

(2) Granville a Lord Lyons (Furth.er Correspondence respecting the War between France and Germany, cit., n. 218, pp. 161; Das Staatsarchiv, XX, n. 4390, pp. 350-351; Arch.ives Dip!omatiques 1871-1872, III, n. 644, p. 828).

(3) Cfr. n. 308.

(l) -II te!. Nigra comunicato al Cadorna è pubblicato qui sopra, n. 286. (2) -Cfr. nn. 296 e 312.
314

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1282. Tours, 21 ottobre 1870.

Lord Lyons m'ha informato or ora che jeri fu tenuto in Londra un consiglio de' Ministri nel quale venne deciso che il Governo inglese proporrebbe alla Francia e alla Prussia un armistizio, nello scopo di rendere possibile la convocazione e la riunione di un'Assemblea costituente. Lord Lyons fece oggi stesso questa proposta al Governo di Tours. Da questa mane corre quì la voce ·che il Maresciallo Bazaine abbia capitolato, otteneilldio pel suo esercito la licenza di conservare le armi, verso la condizione che ·durante tutta la guerra esso non le impiegherebbe contro le armate tedesche. Si aggiunge ch'esso però sarebbe autorizza:to d'usarle per mantenere o ristabilire l'ordine in determinati punti dell''interno. Nessuna notizia ufficiale conferma finora questi romori che appena insorti già turbano profondamente l'opinione pubblica e fanno pronunciare da tutti la parola guerra civile, la quale ove sventuratamente si verificasse sarebbe un disastro di più e forse il maggiore per questo :paese messo a sì dura prova. Anche il signor Giulio Favre fece da parte sua una replica alla circolare del Conte di B'ismarck che rispondeva a quella del Ministro francese degli affari esteri la quale aveva reso conto del convegno di Ferrières. Il Journal Ofjìciel di Parigi del 18 ottobre pubblicò questo documento di cui fino ad oggi un solo estratto è quì noto (1). Il signor Favre ripete che la Prussia vuole la distruzione della Francia. Egli qualifica di nuovo come disonorante la condizione propostagli di .cedere tre dipartimenti. E la sua .conclusione è .che la Francia deve

resistere, giacchè, se anche vinta, essa rimarrebbe grande nella sventura essendo oggetto d'ammirazione e di simpatia.

(l) Cfr. FAVRE, Gouvernement de la Déjense nationa!e, cit., parte prima, pp. 444-448.

315

APPUNTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

Firenze, 22 ottobre 1870.

Il Ministro d'Inghilterra è incaricato di annunciarmi che il suo Governo sarebbe lieto che il Principe Amedeo accettasse il trono di Spagna quando vi fosse chiamato dalla volontà della Nazione (1).

316

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

T. 1427. Firenze, 22 ottobre 1870, ore 22,30.

Il y a une quinzaine de jouvs j'ai: télégraphié à Cadorna pour ·engager vivement Lord Granville à proposer armistice (2). Je vois avec plaisir que ma proposition a été enfin acceptée de préférence à celle de Chaudordy dont vous m'aviez rendu compte. Lord Granville en effet m'a fait savoir qu'il compte beaucoup sur nous pour agir sur la France et sur la Russie pour agir sur la Prusse. Je vous prie de dire au Gouvernement que nous appuyons de grand creur la proposition anglaise qui est la seule par laquelle la France puisse sortir de la situation actuelle. J'ai dit aujourd'hui à M. Senard qui est parti pour Tours qu'il est urgent de réunir une assemblée pour connaitre la volonté du pays et constituer un Gouvernement qui ait le pouvoir légal nécessaire pour signer la paix. Sans cette condition préalable la Prusse pourrait toujours opposer une fin de non-recevoir aux bons offices des Puissances neutres et mème traiter aHleurs qu'à Tours.

Je sais que l'Autriche a appuyé aussi la proposition anglaise. Dites à Lord Lyons que vous ètes autorisé à marcher d'accord a1vec lui. Le Gouvernement anglais nous en a fait expressément la demande en ajoutant qu'il est très satisfait du plein accord qui existe entre nous. En tout cas la France doit laisser à la Prusse la responsabilité d'un refus qui ferait retomber les puissances neutres dans l'inaction qu'on leur a reproché jusqu'à présent.

317

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

T. 1428. Firenze, 22 ottobre 1870, ore 22,45.

Par un télégramme du 7 courant (2) j'ai prié Cadorna d'insister vivement auprès de Lord Granville pour qu'il prenne initiative d'une proposition d'armistice car la réunion de l'Assemblée me paraissait le seul moyen pratique de sortir de la situation actuelle. Le Gouvernement anglais s'y est enfin décidé et il

nous a dit qu'il compta1t sur notre appui. J'ai vivement insisté auprès de M. Senard et par l'entremise de Nigra pour que la France accepte proposition d'armistice. Dites à M. de Beust que je suis heureux de me trouver en cela d'accord aJVec l'Autriche. RLen n'est encore décidé .pour l'entrée du Roi à Rome (1). Une comm1ssion est chargée de formuler projet de loi ,sur les conditions à établir pour .l'indépendance du Saint-Siège et la liberté de l'Eglise. Son travail est presque achevé. Je vous en donnerai communication.

(l) Cfr. The Politica! Correspondence of Mr. Gtadstone and Lord Granvitle 1868-1876, ed. da A. RAMM, I (1868-71), London, 1952, n. 348, p. 151.

(2) Cfr. n. 201.

318

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1429. Firenze, 22 ottobre 1870, ore 23,15.

L'Angleterre a demandé notre concours à ces [sic] démarches pour obtenir un armistice qui permettrait la réunion d'une Assemblée française et rendrait possible la paix. Nous avons a.ppuyé auprès du Gouvernement français la proposition anglaise. Le courrier est-il arrivé?

319

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

T. 1430. Firenze, 22 ottobre 1870, ore 23,25.

J'ai vivement appuyé auprès de M. Senard qui est parti aujourd'hui pour Tours et par l'entremise de Nigra la proposition anglaise d'armistice. Nigra a l'ordre de marcher d'accord avec Lord Lyons. Je sais que l'Autriche appuyera aussi cette démarche. Veuillez continuer à me tenir au courant.

320

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA

T. 1431. Firenze, 22 ottobre 1870, ore 23,30.

Par un télégramme du 7 courant (2) j 'avais vivement insisté auprès du Gouvernement anglats pour qu'il preone initiative da proposer armlstice dans le but de permettre élection de l'Assemblée. Lord Granville, ayant adopté cette proposition, m'a prié de l'appuyer auprès du Gouvernement français. Je l'ai fait par l'entremise de Nigra et de Senard. On compte beaucoup à Londres sur la Russie pour obtenir adhésion de la Prusse. Veuillez dire au Prince Gortchakoff que notre concours est assuré pour toute démarche tendant à arreter l'effusion du sang.

23-Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. l.

(l) -Cfr. n. 325, telegramma dello stesso giorno pervenuto a Firenze alle ore 20,25. L'ambasciatore austro-ungarico presso la Santa Sede, Trauttmansdorfi, aveva scritto il 5 ottobre che si parlava di una « pJJossima • venuta a Roma di Vittorio Emanuele II (in JACINI, H tramonto deL potere temporale nelle rela.zioni degli ambasciatori austriaci a Roma 1860-1870, cit., p. 336). (2) -Cfr. n. 201.
321

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

(Ed. in LV 17, pp. 74-75.)

N. 83 Firenze, 22 ottobre 1870.

Vous aurez appris par le télégraphe que les séances du Concile ont été suspendues indéfiniment. La bulle pontificale par laquelle cette détermination de Sa Sainteté a été portée à la connaissance de la chrétienté, allègue, comme raison de la suspension, le défaut de liberté dont le Concile aurait à souffrir par suite du nouvel ordre de choses établi à Rome (1).

Tout en respectant en elle-meme la décision du Saint-Père, H est de mon devoir de déclarer que rien ne justifie I.es craintes exprimées dans la bulle pontificale. Il est notoire et évident que le Saint-Père est parfaitement libre de réunir le Concile à Saint-Pierre ou dans telle autre basilique ou église de Rome ou d'Italie qu'il plairait à Sa Sainteté de choisir. Nous avons trop de respect pour les dignitaires de l'Eglise composant le Concile pour croire que des considérations politiques puissent avoir une influence quelconque sur leurs déterminations. Nous n'admettons donc pas la possibilité d'exercer une influence sur une assemblée aussi auguste, et nous croyons qu'on rendrait peu de justice au courage et à la dignité de ses membres en supposant qu'un pouvoir politique put amoindrir leur liberté.

322

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

D. 177. Firenze, 22 ottobre 1870.

Par mon télégramme d'aujourd'hui (2) je vous ai écrit que l'Angleterre nous a fait part de son intention de s'adresser aux deux parties belligérantes pour les engager à conclure un armistice et qu'elle nous priait d'appuyer cette proposition. J'ai prié immédiatement M. Nigra de faire connaitre au Gouvernement de Tours notre vif désir de le voir accueillir la démarche de l'Angleterre. Je vous ai ensuite, Monsieur le Comte, prié aussi par le télégraphe d'annoncer au Cabinet de Berlin que nous nous associami de grand creur aux considérations qui ont décidé Lord Granville à proposer une suspension des hostilités. Les considérations exposées par le Cabinet Anglais reposent en effet sur un ordre d'idées auquel il serait impossible de ne pas applaudir. Une récente circulaire de S. E. M. le Comte de Bismarck a appelé l'attention de l'Eurape sur les énormes calamités qu'aurait pour conséquence la continuation de la guerre actuelle.

Tout en maintenant loyalement l'attitude de neutralité que réclament les intérets du pays, comment rester soord à ce saisissant appel fait par le vainqueur

lui méme en faveur de la paix? Aussi, avons nous du nous demander, après avoir lu cette circulaire, si le moment n'était pas venu de faire écouter la voix de l'Europe justement alarmée des désastres que laisse entrevoir le document dont il s'agit.

Mais un examen attentif de la situation politique nous a fait connaitre que l'Angleterre était mieux que tout autre parmi les puissances neutres en position de prendre cette initiative. Nous nous sommes donc bornés à déclarer au Cabinet Anglais que s'il se déc~dait à proposer un armistice, il pourrait compter d'avance sur notre concour·s empressé.

Il est superfl.u de dire combien nous serions heureux de voir les belligérants faire un premier .pas qui, nous en a)Vons· la 'conviction, en amènerait bientòt d'autres non moins décisifs vers la conclusion de la paix. Cela ressort de toute notre conduite pendant les complications actuelles. Aucun Gouvernement n'a fait des démarches plus empressées pour prévenir la guerre actuelle, aucun n'a été plus sincère que nous dans le désir de voir mettre un terme à l'effusion du sang. Ce désir, nous en avons la conviction, sera partagé aussi par le Gouvernement de

S. M. le Roi de Prusse. La circulaire du Comte de Bismarck me donne l'espoir que l'Allemagne aura à creur de montrer dans la discussion de l'armistice et de la paix une modération qui lui est rendue facile par ses éclatantes victoires.

(l) Il testo in Pii IX Pontijìcis Maximi Acta, pars prima, V, pp. 253-256 (20 ottobre: Postquam Dei munere).

(2) Cfr. n. 318.

323

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A TOURS, NIGRA

D. 381. Firenze, 22 ottobre 1870.

Par mon télégramme d'aujourd'hui (l) je vous ai fait connaìtre que l'Angleterre s'était décidée à proposer aux deux bélligérants de conclure un armistice. Je me suis empressé d'ajouter que le Gouvernemènt du Roi s'associait de grand creur à cette démarche et je vous ai prié de l'appuyer immédiatement auprès de la Délégation du Gouvernement de la défense nationale. Les raisons qui me font approuver et appuyer la démarche anglaise sont évidentes. Tout en gardant dans les complications actuelles l'attitude qui nous est impérieusement dictée par les circonstances dans lesquelles se .trouve l'Italie, nous n'avons jamais confondu la neutralité avec l'indifférence, et nous n'avons jamais cessé de désirer la fin des hostilités. Le prompt rétablissement d'une paix sincère solide et durable répond aux intéréts généraux de l'Europe, aussi bien qu'aux vreux les plus ardents de l'Italie. Toute démarche tendant à hàter l'accomplissement de ces vreux a droit à notre concours. Dans mes conversations avec M. Senard, j'ai eu d'ailleurs l'occasion de lui exposer que l'armistice est à mon avis dans les véritables intérets de la France. Le Gouvernement de la défense nationale doit désirer sans doute de par

tager avec une assemblée liibrement élue la responsabilité de la conduite à tenir dans des circonstances aussi graves: or, une suspension des hostilités est

indispensable pour procéder aux élections. La réunion des représentants du peuple est à notre avis le seui moyen de résoudre avec autorité et avec de meilleures chances de succès le redoutable problème de la paix ou de la guerre.

En pr,iant le Gouvernement Françai,s de prendre en con:sideration la proposition anglaise, nous obéissons donc aux sympathies sincères et profondes qui nous unissent à la France, en meme tems qu'au désir, général en Europe, d'arreter ,l'effusion du sang. Loin de nous la pensée d'appuyer auprès de la France une proposition qui puisse blesser des sentiments qui sont pour elle une glorieuse tradition. Mais le Gouvernement de la défense nationale peut à notre avis accepter favorablement une suspension des hostilités, qui viserait uniquement à rendre la nation elle meme juge de ses déHberations. En adhérant à cette proposition, la France, qui a déjà donné tant de preuve de sa persévérante énergie, prouvera aussi sa modération et sa sagesse.

(l) Cfr. n. 316.

324

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

D. 10. Firenze, 22 ottobre 1870.

Je vous ai mandé ce matin par le télégraphe (l) que l'Angleterre s'étant décidé à s'adresser à la Prusse et à la France pour les engager à conclure un armistice nous avait fait dire qu'elle comptait sur l'appui que nous donnerions à ses démarches.

Mon télégramme vous a appris en meme temps que le cheva1ier Nigra a reçu immédiatement l'instruction d'appuyer les démarches de Lord Lyons. Moi meme dans mes entretiens avec M. Senard j'ai vivement insisté en ce sens.

De mon còté j'ai appris avec pla.isir par vos télégrammes que le Gouvernement Austro-hongrois avait donné son adhésion et son appui à la proposition de l'Angleterre. Nous nous y attendions d'ailleurs car l'empressement avec [lequel] l'Autriche et l'Italie s'associent à la démarche de l'Angleterre est la conséquence naturelle de l'accord de vues existant entre les deux Gouvernements et que j'ai eu souvent la satisfaction de constater dans mes dépeches (2).

S. E. le comte de Beust avait, il y a quelque temps, chargé M. le Baron de Kubek de me donner lecture confidentielle des instructions qu'il ava'it adressées à l'Ambassadeur de Sa Majesté Impériale et Royale Apostolique à Londres (3).

Dans ces instructions S. E. le chancelier exprimait la conviction que si les Puissances neutres sortant de l'inaction et abandonnant le système des tentatives isolées, avaient voulu associer leurs bons offices pour la paix, leur action aurait pu exercer une influence heureuse pour parvenir au but que désignent dairement les intérets de l'Europe et les sentiments de l'humanité. Le comte de Beust exposait les raisons qui avaient empeché le Gouvernement Austro-hon

grois de prendre une init1ative qui aurait pu etre mal comprise, et il invitait le Gouvernement anglais à prende un ròle que sa situation particulière en Europe le rend éminemment apte à remplir. Le Baron de Kubek en me donnant communication de ces instructions exprimait en meme temps le désir que le Ministre du Roi à Londres reçut de son còté des instructions analogues.

J'ai eu alors la satisfaction de constater avec le Baron de Kubek que nous avions été en avant de ce désir et que les communications que le chevalier Cadorna avait faites à plusieurs reprises au Gouvernement britannique étaient conçues dans un ordre d'idées conformes à celles de S. E. le comte de Beust.

En effet le Ministre du Roi à Londres a fait connaitre au comte Granville

dans plusieurs entretiens particuliers, que tout en gardant dans les complica

tions actuelles la plus stricte et la plus loyale impartialité, nous n'avons jamais

confondu la neutralité avec l'indifférence, et que à notre avis les puissances neu

tres auraient pu sans manquer à aucun de leurs devoirs, saisir le moment oppor

tun pour faire écouter des conseils inspirés par le sentiment de l'humanité et

par les intérets solidaires de l'Europe.

La divergeance radicale de vues entre les deux belligérants pouvait rendre cette action des puissances neutres difficile dans la discussion de la condition de la paix; mais à notre avis ces inconvénients et ces difficultés étaient moins graves s'il s'agissait simplement de proposer un armistice qu'il nous paraissait etre également dans l'intéret de la Prusse et de la France d'accepter.

Une suspension d'hostilité est en effet la condition préalable sine qua non pour que la France puisse procéder à l'élection d'une Assemblée. La réunion des représentants du pays nous paraissait désidérable pour que le Gouvernement de la Défense nationale put partager avec elle la responsabilité des décisions à prendre dans les circostances actuelles: en mème temps une assemblée librement élue pourrait fournir à la Prusse et à ses alliés les garanties qu'ils sont en droit de réclamer pour la conclusion de la paix.

Ces considérations ont été développées par moi à M. Senard et à M. Thiers en meme temps qu'elles étaient exposées par M. Nigra à la délégation de Tours. La propositian de l'Angleterre était donc appuyé d'avance par le Gouvernement du Roi. En confirmant de nouveau ces 'instructions, en constatant qu'elles sont d'accord avec celles données par M. le Comte Beust, j'ajoute que le Ministre du Roi à Berlin recevra l'ordre de tenir un langage analogue. Il ne me reste donc qu'à exprimer l'espoir que la voix de l'Europe sera écoutée et qu'une fois l'effusion du sang arrètée les puissances neutres encouragées par ce premier succès réussiront plus facilement dans leurs efforts pour la conclusion de la paix.

(l) -Cfr. n. 317. Il telegramma risulta trasmesso la sera. (2) -Il Beust fu c très content • di queste dichiarazioni. (C. l\llinghetti, d. n. 3174, sp. l" novembre, ore 20,30, per. il 2, ore 8,45).

(3) Il 29 settembre (in Correspondenzen K. K. M. d. ;[., n. 4, cit., n. 26, pp. 28-29; Das Staatsarchiv, XIX, n. 4149, pp. 308-309; Archives Dip!omatiques 1871-1872, Il, n. 553, pp. 678-680).

325

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3126. Vienna, 22 ottobre 1870, ore 15,55 (per. ore 20,25).

J'ai reçu votre circulaire datée du 18 sur le plébiscite (l); digne et nette. J'en suis très satisfait. J'en ai rendu compte verbalement à Beust, qui m'a paru

-en apprec1er les idées. Cependant il m'a prié de la lui laisser pour la montrer à l'Empereur. J'ai adhéré. Il me parait très important de maintenir l'Empereur dans les bonnes dispositions où il se· trouve à présent sur la question Romaine. Est-il vrai que le Roi, comme les journaux le disent, fera son entrée solennelle le 25 ou le 26?

(l) Cfr. n. 282.

326

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3128. Tours, 22 ottobre 1870, ore 17,25 (per. ore 23).

Lord Lyons a télégraphié aujourd'hui à Londres pour faire demander à la Prusse sauf-conduit pour M. Thiers. Le Nonce Apostolique est arrivé: il a vu le Roi de Prusse et M. de Bismarck. Il demanda au Roi de Prusse d'intervenir en faveur du Saint Père. Le Roi de Prusse aurait répondu d'une manière évasive (?). Bismarck lui a dit qu'il désire armistice et paix, qu'il ne tient pas à

ce que les troupes prussiennes entrent dans Paris mais il tient absolument à la cession de I'Alsace et de la Lorraine.

327

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3129. Tours, 22 ottobre 1870, ore 16,30 (per. ore 0,40 del 23).

J'ai vu aujourd'hui M. Thiers. Il se loue du bon accueil qu'il a eu à Florence auprès du Roi et du Ministère, mais il m'a dit que malgré Ies objections qu'on lui avait faites, il croyait encore que l'Italie pourrait sans danger envoyer une armée en France. J'ai objecté toutes !es considérations militaires et politiques que vous savez. Thiers m'a dit du reste qu'il accepte pour .lui proposition de l'Angleterre et que le Gouvernement de Tours l'a aussi acceptée. Thiers se dispose à partir pour Paris avec la mission de conseiller lui-mème acceptation au Gouvernement de Paris si toutefois il obtient un sauf-conduit prussien. Il

est également disposé à aller au Quartier Général prussien si on veut bien le charger de négocier l'armistice ou la paix. Le Nonce doit arriver ici.

328

IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3132. Pietroburgo, 22 ottobre 1870, ore 19,10 (per. ore l del 24).

L'Ambassadeur d'Angleterre vient de communiquer au Prince Gortchakow qu'en vue de l'émotion qui commence à se manifester dans l'opinion publique anglaise, son Gouvernement était décidé à sortir de son inaction. Cette démarche

pourra aboutlr à une négociation pour la conclusion d'un armistice que la Russie et la Prusse désirent, dans le but d'accélérer !es élections pour l'As

semblée Constituante. Mais d'autre part, le Ministre d'Autriche ayant l'ordre de son Gouvernement de réitérer la proposition d'une action collective, le Prince Gortchakow s'y est refusé, motivant l'impossibilité de l'appuyer par une démonstration armée. La contradiction de ce langage avec celui tenu d'abord a été provoquée surtout par la réclamation prussienne que V. E. connait, faite aux différentes Cours, à la fin d'Aoùt. Mais le Prince Gortchakow ne se refuserait peut-etre pas à ce qu'une proposition analogue à celle qui partirait éventuellement de Londres et de Saint Pétersbourg soit faite à la meme date par les Cabinets d'Autriche et d'Italie.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

RISERVATA N. 10090/16. Firenze, 22 ottobre 1870 (per. il 25).

La Prefettura di Porto Maurizio mi riferisce che avvertita dal Questore di Genova, sul finire dello scorso mese, che si stessero preparando spedizioni clandestine di armi e specialmente di Revolvers per Nizza Marittima, secondo eragli in via confidenziale rivelato, si occupò con la massima premura a chiamare sull'oggetto la speciale sorveglianza delle Autorità politiche e doganali, acciò fosse impedita assolutamente la esportazione di ogni specie di armi lungo la frontiera di Francia.

Che però nel giorno 11 ottobre corrente un viaggiatore francese proveniente da Mentone in vettura da nolo, e senza bagagli presentavasi alla dogana di Mortola chiedendo se fosse lecita la estradizione di armi, e che alla risposta negativa avuta, soggiunse trattarsi di fucili e revolvers e che quando non gli fosse riuscito esportarli, avrebbe ·altrimenti e per diversa via provveduto, dopo di che allontanassi di là bruscamente, senza che le Guardie doganali riuscissero a conoscere chi esso fosse e le intenzioni che avesse.

Questo fatto che avrebbe maggior peso alle notizie somministratele da Genova consigliò alla menzionata Prefettura d'inculcare di nuovo la più severa ed attenta vigilanza della linea di confine nello scopo di stornare o sorprendere ogni tentativo che 'Si facesse per tali esportazioni.

Porgo di ciò notizia all'onorevole Ministero degli Affari Esteri, in aggiunta

a precedenti comunicazioni sullo stesso argomento (1).

Ministero degli Esteri la seguente comunicazione della Legazione di Prussia: c Firenze 1870.

Le Major Scaraffino a établi à Livourne un bureau d'enrolements pour aUer secourir Garibaldi en France. Plus de 300 volontaires sont déjà partis de Florence.

Le député Mauromachi [sic!] donne aux volontaires qui partent de Florence un passe

port et 10 francs, en les adressant au Major Scaraffino qui les fait embarquer pour Marseille

et Nice •·

(Annexe)

• J'apprends de plus que le mème Bianco qui a eu la commande des képis, fournit aussi 20.000 havre-sacs à 20 francs.

11 y a quelques jours M. Geisser, Consul général de Suisse (Maison Geisser & C.) se rendit d'ici à Bordeaux pour y traiter de grandes livraisons et d'opérations financières. Ce personnage leur fournit non seulement des armes et des uniformes, mais en meme temps une énorme quantité de bétail et de blé. Il est hors de doute qu'il est un des agents principaux qui se charge de toute espèce de commande. Je sais pour sftr, qu'il a expédié naguère un grand transport de breufs et des masses de riz en France. Tout considéré il parait en et'fet que l'Italie est devenue le dépòt principal des ressources de la France •.

(l) In data non precisata. ma certo fra ottobre e novembre del 1870, perveniva al

330

L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, DE SONNAZ, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Un estratto sommario in LV 17, p. 84)

R. 274. Bruxelles, 22 ottobre 1870 (per. il 26).

* Avendo ieri avuto occasione di vedere il Barone d'Anethan ho creduto conformarmi alle istruzioni dell'E. V. parlandogli nel senso della pregiatissima circolare delli 14 del corrente (1).

Le dichiarazioni del R. Governo di lasciare la più intera libertà al Santo Padre mi parvero come le precedenti fare una favorevole impressione a

S. E. * (2). Tutto mi fa supporre il Barone d'Anethan animato delle intenzioni le più moderate che si possono trovare nel partito cattolico a cui appartiene. Per avere una prova di questo fatto, basta osservare gli attacchi che, contro di lui sono diretti dagli ultra del suo partito, per ciò che si riferisce alla sua politica di astensione completa nella questione Romana. A questo riguardo ho l'onore di qui unito allegare all'E. V. un articolo dell'Eco del parlamento che trasmette varii squarci del mandamento del vescovo di Namur, dai quali si osserva come Monsignore biasimi la politica del Ministero riguardo all'occupazione di Roma dalle Regie truppe.

Il Barone d'Anethan mi parlò pure della guerra che ferve alle frontiere del Belgio e mi disse che le speranze che si avevano avuto di vedere intavolate trattative di pace erano svanite pel momento. Esso attribuiva questo risultato negativo all'ostinazione del Governo provisorio francese di non volere sentire a parlare di nessuna cessione ed aggiungeva i membri del Governo di Tours e Parigi sono onestissimi e pieni di buone intenzioni ma non sono uomini di stato quindi non si rendono un conto esatto della tristissima posizione attuale della Francia. Biasimò anche il fatto di non volere "convocare al più presto una costituente che renderebbe alla Francia un governo regolare.

Il Ministro del Belgio a Parigi aveva ottenuto dal suo Governo la facoltà di rimanere nella capitale dopo il suo investimento. Questi giorni scorsi gli venne mandato l'ordine di Iasciare Parigi e di recarsi a Tours e se l'esercito Tedesco non gli permetteva di attraversare le sue linee doveva compiere il suo viaggio in pallone ma si può credere che i Prussiani lo lascieranno passare. Quest'ordine non potè essergli trasmesso che servendosi dell'intermediario del Signor Balan Ministro di Prussia in Brusselle.

331

L'INCARICATO D'AFFARI A CARLSRUHE, TUGINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. parzialmente in LV 17, pp. 82-83)

R. 205. Carlsruhe, 22 ottobre 1870 (per. il 26).

Jeri mi venne fatto di vedere il Signor di Pfeuffer, * Consigliere intimo di Legazione * (3), che nell'assenza del Barone di Freydorf à preso provvisoria

mente la direzione del Ministero degli Affari Esteri, e gli tenni discorso di quanto si conteneva nella Circolare dell'E. V. del 14 corrente (1), pervenutami la sera innanzi.

*Nel porgere verbalmente le sobrie parole, ch'Ella adoprò in risposta a quanto Le venne richiesto circa l'eventuale partenza del Santo Padre da Roma, reputai acconcio di far notare al Signor di Pfeuffer come fosse questa ancora una novella prova della leale quanto franca condotta, che il Governo di Sua Maestà segue senza posa nella fase attuale della quistione romana. Ove al Papa piacesse abbandonare il Vaticano, coerente sempre a sè medesimo il Governo del Re pur rispettando quel divisamento, lo deplorerebbe non poco, dappoichè vedrebbe sl immeritamente giudicate le proprie intenzioni, e negletti quegli sforzi premurosi, ch'egli non si è mai stancato di rivolgere nell'interesse stesso del Sommo Pontefice non meno che in quello dell'Italia.

Se non fosse abbastanza manifesto, ei si potrebbe agevolmente scorgere da iquesta nostra condotta quanto sia vivo il desiderio nostro di vedere il Papa abitare sempre la sua antica dimora. E per fermo dove trovare un posto che gli offra un campo più libero e più indipendente per l'esercizio delle sue funzioni spirituali, quanto Roma, una Nazione sì ossequente al Capo Supremo della Chiesa, quanto l'Italia?

O' richiamata specialmente tutta l'attenzione del Signor di Pfeuffer sUl desiderio da Lei espresso cioè, che, ove il Santo Padre si decidesse veramente alla partenza, siffatto viaggio avesse luogo in modo pubblico e liberamente, affin di risparmiare a Sua Beatitudine le fatiche ed i disagi, che sogliano accompagnare indispensabilmente le fughe segrete. Codesto desiderio rivela appieno tutta l'alta riverenza, che il Governo di Sua Maestà addimostra inverso il Santo Padre, il quale, lontano o vicino, troverà Governo e popolazioni sempre devote alla persona del Vicario di Cristo. E da ultimo se il Governo del Re pone tanta cura a far palesi tutti i passi che non cessa di fare presso la Santa Sede per piegarla a più miti consigli, è mosso anche da ciò che se Sua Santità per le sue azioni è sindacabile soltanto rimpetto alla propria coscienza e rimpetto alla Provvidenza, il Governo Italiano non è meno responsabile dei fatti suoi rimpetto agl'Italiani e rimpetto all'Europa * (2).

Dopo avermi attentamente ascoltato, il Signor di Pfeuffer mi à ringraziato di quanto gli son venuto ragionando; ed a tutte le mie assicurazioni, egli con molta deferenza accennava con la voce e col gesto che non nutriva alcuna ombra di dubbio, compreso com'era della perfetta lealtà del nostro comportarci in questa quistione (3). Egli non crede intanto che i] Papa sia per prendere una SIÌ. grave decisione (4); sovratutto perchè non ci trova una vera necessità, e perchè nelle contingenze attuali d'Europa nessun Paese vuole addossarsi la responsabilità congiunta al ricevimento del Sommo Pontefice.

(l) -Cfr. n. 255. (2) -n brano fra a!!-terischi è l'unico pubblicato in LV, con qualche variante di forma. (3) -Omesso in LV. (l) -Cfr. n. 255. (2) -Tutta la parte fra asterischi è stata omessa in LV, in cui è quindi modificata la forma della prima frase successiva. (3) -• Nella quistione di Roma • LV. (4) -c Come quella di abbandonar Roma • aggiunto in LV.
332

IL MINISTRO ALL'AJA, BERTINATTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Un breve estratto in LV 17, p. 85)

R. 16. L'Aja, 22 ottobre 1870 (per. il 26).

*La CircoLare dell'H ottobre torrente (l) mi offrì un'ottima occasione per intrattener questo Ministro, assediato dai maneggi de' cattolici fanatid (2), sulle allegazioni della stampa quanto alla condizione attuale e reale (3) del Papa, che

si vuoi sostenere ad ogni costo, e contro ogni verità, essere nostro prigioniero, ed incapace, come tale, di sopravvigilare agli interessi generali della Chiesa.

La Circolare fece dire al Ministro degli Affari Esteri, appena ne conobbe il contenuto, «non si può chieder di più, nè H vostro Governo può far di più» * (4). Egli dissemi però che questo Nunzio si lagnò seco lui d'essere privo affatto di lettere provenienti da Roma sì per parte della Segreteria di Stato, si per parte de' suoi parenti, od amici: al che feci osservare, dal canto mio, ciò poter benissimo esser effetto d'un mot d'ordre dato ai Nunzi perchè si lagnino in questo senso, e faccian così credere ai varii governi presso i quali sono accreditati, che il Papa non è più in grado di corrispondere con essi loro per mancanza di libertà; oppure il risultato d'un proposito effettivo di non iscrivere intanto, ed almeno ad tempus, ai Nunzii apostolici, onde essi alzin più forte la voce contro di noi, e sian creduti con maggior efficacia, ed in ragion dell'altezza delle grida medesime.

In qualunque ipotesi, notai al Roest, il Papa può protestar contro di noi, minacciare, e fulminar censure e scomuniche, a piacimento, ma non è altrimenti in sua mano il dare lo scambio all'opinione publica, nè tampoco di renderei ridicoLi, il che saremmo appunto se, contro ogni nostra convenienza, ed interesse stesso, noi volessimo inceppar sì la libertà locomotiva del Papa, sì le sue relazioni offi.ciali coi Nunzii, Vescovi, Patriarchi e simili, non men che opporci alla stampa, od alla trasmissione di Bolle, Brevi, Allocuzioni, encicliche e che so io? mercè i quali documenti la Sede di Roma fa pervenire i suoi oracOili Urbi et Orbi.

Ih due parole: od il Papa, dacchè entrammo in Roma, si considera qual semplice cittadino italiano, ed in questo caso troverà nello Statuto (che fra poco sarà legge pratica anche sul Tebro e coll'edificazione di tutta Europa, speriamo) tutta la guarentigia che egli può desiderare per la sua libertà individuale; o si considera, quale è in realtà, cioè come Sovrano con tutti i privilegi che l'accompagnano, e quello dell'esterritorialità fra gli altri, ed in questa condizione di cose non so a qual titolo e con qual diritto noi vorremmo, o potremmo incagliar, anche per indiretto, la sua libertà. Voi dovete, ad ogni modo, notare.

12) • Assediato dai maneggi de' cattolici fanatici. omesso in LV.

aggiunsi al mio collocutore, che quand'anche non fosser al mondo altri cattolici, che i soli italiani essi sarian più che sufficienti per assicurar al Pontefice tutta la libertà, e l'indipendenza che gli sono indispensabili per l'Amministrazione della Chiesa Universale; come sarian capaci, e pronti a rovesciar qualunque Amministrazione, o governo che tentasse, o volesse menomar comecchessia i privilegii, o l'autorità del Successore di S. Pietro. Queste cose ho voluto dire al Roest perchè non ignoro quali mezzi anche mercè l'influenza della parte cattolica degLt Stati Generali, si mettano in campo a fine di impedire che la nostra occupazione di Roma diventi un fatto compiuto. Le influenze eLettorali sì in Francia, che in Germania avranno tutte per iscopo, dove i cattolici sono in maggioranza, di assicurar il voto, e l'elezione di quelli, che prometteranno di intervenire in favore del Papa per reintegrarZo neL suo patrimonio ecclesiastico. So altresì da buona sorgente che si organizza in Roma una serie di denunzie, cogliendo occasione da ogni delitto che succeda, onde far credere all'Europa, che il nostro ingresso, equivale all'anal'chia in permanenza intronizzata nella Città eterna.

Importa perciò grandemente a noi, in questo momento sovrattutto in cui le grandi potenze son preoccupate della guerra, di far ben vedere al mondo, come già l'abbiam fatto, ,che noi non vogliam usufruttuare gli altrui imbarazzi per fare slealmente il nostro pro, facendo uso in pari tempo degli stessi mezzi coi quali siamo assaliti, cioè deLla stampa, onde far triorufar l'intiera verità, sì rispetto alla condizione individuale ed officiale del Papa, sì rispetto all'ordine pubblico protetto in Roma, affinchè non si tolga occasione o pretesto, da un contrario ordine di cose, per sollecitar intromissioni, od interventi stranieri in casa nostra de' quali l'Italia debbe oramai averne a sazietà.

Gli ultracattolici non dormono. So che essi fanno passi assidui presso Gladstone e Granville onde tirarli dalla loro parte, come fanno presso d'Anethan, e Roest a Brusselle, ed all'Aja. Le loro riunioni a Malines, Colonia, Ginevra, Fulda, ed altrove non son certamente ignote all'E. V. come nol sono i loro indirizzi, discorsi, proteste e soscrizioni in favore del Papa Re. Sta a noi il non mostrarci inferiori nè al vigor degli assalti che ci si muovon contro; nè nell'accorgimento ond'essi fan uso col non !asciarci cogliere alla sprovvista, od in fallv dalle cupe trame onde siamo oggetto sì dentro, che fuori d'Italia.

Nuove informazioni rispetto al Lucemburgo mi fanno supporre che qualche trattativa venne realmente appiccata onde addivenire alla cessione del medesimo alla Prussia per agevolar la pace.

Il Ministero è assalito non poco alla Camera, e specialmente il Roest, sì pel fatto di Venezuela, sì pel richiamo del Gevay, sì per l'Amministrazione interna del Ministero degli Affari Esteri, sì per la domanda di fondi, più volte negati, onde stabilire una missione in Cina. Ma il Re è sempre in favore del Roest, e dò finora bastò ad impedire una mutazione, anche parziale, nell'am

ministrazione.

P. S. -Unisco il Numero del Courrier de Za Meuse che contiene la risoluzione dei cattolici tedeschi convenuti a Fulda.

(l) -Cfr. n. 237. (3) -c E reale • omesso in LV. (4) -Solo il brano fra asterischi è stato pubblicato in LV.
333

IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1283. Tours, 22 ottobre 1870 (per. il 27 ).

Il Signor Thiers, reduce dall'Italia, è giunto qui nella mattina d'jeri. Egli sarà probabilmente inviato a Parigi onde portare al Governo centrale la proposta d'armÌstizio che fu fatta dal Governo d'Inghilterra. A proposito di questa, Lord Lyons mi disse ancora che il Gabinetto di Londra aveva interpellato quello di Pietroburgo sull'opportunità d'un passo fatto collettivamente dalle Potenze neutre; ma il Governo russo fu d'avviso che una proposta collettiva potrebbe produrre una sfavorevole impressione sul Re Guglielmo ed esso consigliò quindi l'Inghilterra ad agire da sè, promettendo che da parte sua egli farebbe separatamente passi nello stesso senso. Giunse in Tours, proveniente da Londra, il Visconte di Seisal, nuovo Ministro del Portogallo in Francia. Annunziasi oggi una uscita vittoriosa che sarebbe stata fatta dal Maresciallo Bazaine il dì 14 del corrente. La guarnigione di Tionville avrebbe altresì

ottenuto ·in una recente uscita considerevoli vantaggi sopra la Landwher di Nassau, che assedia quella fortezza.

334

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 141. Londra, 22 ottobre 1870.

Mi è pervenuto ieri mattina il telegramma col quale V. E. m'rincarlcava d'informarmi se sia autentico il dispaccio di Lord Granville a Lord Lyons pubblicato nello Standard del giorno 8 del corrente mese nel quale si riferiscono le lagnanze fatte dall'Italia per la pressione che le faceva la Francia onde farla uscire dalla neutralità (1). A conferma del telegramma speditole in risposta, ho l'onore di significarle che ho ogni ragione di credere che il predetto dispaccio sia autentico. -Ciò ch'esso contiene sarebbe veramente stato detto a Lord Granville; ma non certamente da me. Nè io ebbi mai da V. E. l'ordine di parlare a Lord Granville di questo soggetto, nè V. E. ne vedrà traccia nei miei rapporti che soglio fare in modo molto particolareggiato. Si fu lo stesso Lord Granville che, rispondendo ad un'urbana lagnanza •che or son già due mesi gli ho fatta osservandogli che io non gli aveva mai detto nulla affatto di ciò che si contiene ·in quel di:spa~ecio a riguardo dell'Italia, mi replicò che il linguaggio indicato nel predetto suo dispaccio eragli stato tenuto da altri e ch'io l'aveva saputo, ed anche ciò era vero. Ciò egli mi disse allorquando, dopo la spedizione del predet.to diJ~ocio.,

il Signor Conte me ne lesse egli medesimo una parte per farmi conoscere la risposta da lui data al Signor Marchese De Lavallette il quale si lagnava di noi.

Pvego V. E. di volermi dire .se, ciò non ostante, io debba fare un'interpellanza diretta a Lord Granville a riguardo dell'autenticità del predetto documento. Io mi asterrò dal ciò fare intanto in aspettazione dei di Lei ordini.

(l) Tel. 1423, sp. 20 ottobre, ore 17.30, che non si pubblica. Cfr. n. 344.

335

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fasc. 5 1/D)

L, CONFIDENZIALE 21. Vienna, 22 ottobre 1870.

La circolare del 18 ottobre (l) mi sembra fare un gran passo nella precisione e nella nettezza delle dichiarazioni. Essa apertamente fissa dinanzi alle potenze questi due punti.

l o La fine del governo temporale del Papa

2° La capitale d'Italia a Roma.

D'altra parte riconosce e propone

1° Sovranità del Papa, preminenze, immunità, e lista civile

2° Privilegio dell'extraterritorialità accordata ai suoi palagi e residenze

3° Nunziature all'estero. Ambasciatori esteri presso il Papa

4° Separazione dello Stato dalla Chiesa. Libertà della Chiesa.

A me pare che in questi quattro punti vi sia gi.à delineato lo schema, salvo che l'ultima parte è vaga, e bisogna formularla in articoli. Ma forse su questo punto sarà facile intendersi.

Dovrei supporre pertanto che siate ben d'accordo sui termini dello schema. Se non che il tenore dei giornali che leggo, qualche frase di qualche rara lettera che ricevo, mi sollevano dei dubbi in contrario, e ti confesso che ne sono assai agitato.

Per me stanno sempre inconcussi 'i punti seguenti.

l o Tu devi restare al Ministero ed imporre le tue opinioni agli altri. Vorrei ·Che la facessi un poco alla Bismark. Accettata la fine del Governo temporale del Papa, e la capitale a Roma, accettate lealmente le conseguenze che da questi due principi derivano, tu hai diritto a ciò che l'ultimo punto sopratutto sia determinato in modo veramente liberale e conservativo ad un tempo.

2o Bisogna che lo schema sia netto, preciso, senza ambagi, facile ad intendersi da tutte le menti anche le più volgari.

3o La questione delle corporazioni religiose e degli Istituti, sia decisa secondo il sistema delle associazioni libere. La questione della proprietà mi pareva già fissata in modo sodisfacente, cioè senza toglier nulla per lo Stato, ma obbligando la conversione dei Beni ad asta pubblica in un breve tempo.

Ho detto sopra accettando lealmente le conseguenze della fine del Governo temporale del Papa, e con ciò intendo di escludere ogni idea di città leonina (alla quale in Europa parmi che nessuno più pensi) o qualunque equivalente (come ho udito dire l'isola dell'Elba) e qualunque combinazione menomasse i diritti 1lei cittadini sanciti dallo statuto. Similmente per la capitale, bisogna mettersi

bene in testa che dopo la presente Sessione di Firenze, il Parlamento non si potrà più convocare che a Roma. Ciò che è inevitabile conviene accettarlo di buona voglia, ed esser nettissimi dinanzi al Parlamento intorno a ciò, per tenere il fermo su tutti gli altri punti.

Quanto al giustificare la tua condotta e le offerte fatte al Papa da principio, mi par .cosa facilissima. Più diffi.cile è mantenere la promessa. fatta alle potenze, di non risolver da soli la questione romana. Ora qualche cosa bisogna fare in questa materia, e la circolare del 18 comecchè entri nella via non mi pare sufficiente. A ciò mirava la proposta della quale in tutte le mie ultime lettere ti parlava. Se ti pare poco opportuna ·od azzardata dimmelo francamente.

Se voi vi figuraste che tormento sia in questi momenti vivere all'estero, e leggendo ogni giorno tante storie sul ministero, sui suoi dissidi, sull'andata del Rè a Roma, sulla convocazione del Parlamento, sentirsi sopra di tutto ciò in un buio pesto, credo che mandereste qualche cenno almeno per commiserazione. Ma non voglio entrare in questo argomento, anzi quasi cancellerei tutto quest'ultimo periodo.

[Manca la fine. Senza firma].

(l) Cfr. n. 282.

336

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV, mazzo 6, fase. 5 1/D)

L. CONFIDENZIALE 22. Vienna, 22 ottobre 1870.

Ricevo 'il tuo telegramma (1). Laus Deo che l'Inghilterra s'è alla fine dedecisa a fare un piccolo· passo, e proporre un armistizio. Spero che l'avrai appoggiato senza indugio: così fece il Beust risolutamente com'egli stesso m'ha detto testè. Egli, come già ti avvertii, sino da quindici giorni fa, aveva scritto un dispaccio a Londra per giustificare l'Austria che non prendeva iniziative, pur deplorando la inazione di tutta l'Europa. Un documento analogo sarebbe stato opportuno che uscisse dalla cancelleria italiana, quasi riassumendo i nostri sforzi, non fosse altro che pel libro verde. Ora pertanto abbiamo un principio d'intervento. Il Beust crede che ciò sia d'ac.cordo con Berl:ino, e dice 1che anche da Tours stimolavano l'Inghilterra ad agire, laonde si può credere che la proposta sarà accettata. Poi di cosa nasce cosa, e il tempo le governa. La Francia mi pare in tale stato di abbattimento e di confusione che non si può desiderarle altro che una pace a qualunque costo. Ci mancava proprio Garibaldi a crescere il pasticcio. Io, come ben sai, deploro le sventure della Francia, ma non ho mai creduto che mai dovessimo rendercene solidali, nè tampoco sono di quelli che paventano la barbarie irruente in Europa. La scomparsa dell'Imperatore (e che miserabile scomparsa!) ci ha lasciato molto più liberi di azione.

Però mi piac~ che stiamo in buoni termini col vincitore, e codesto mi pare anche il modo migliore per giovare al vinto.

La questione si riduce tutta in un punto. Ma chi potrebbe ogg1,sostenere assolutamente la integrità del territorio francese? Chi può immaginarsi che i prussiani lascino Strasburgo?

Perciò l'Inghilterra stessa senza consigliare una cessione di territorio, ha fatto intendere alla Francia che una siffatta condizione renderebbe la pace impossibile. Bisogna sforzarsi di rendere il sacrificio men grave possibile, fondandosi sulla repugnanza delle popolazioni. Perchè in genere non si può sostenere che l'Alsazia sia francese più che prussiana. Egli è per il libero consenso di quelle popolazioni che si può decidere la questione di nazionalità.

Comunque sia, io spero che la nostra azione seguiterà, come ha cominciato, parallelamente alla inglese, e spero che non ci dipartiremo dai suoi concetti. Vi sarà anche questo vantaggio che l'Inghilterra non proporrà Congresso, e proposto non l'accetterà. Ora un Congresso diverrebbe per noi sommamente pericoloso.

Ti prego dirmi se fuori della lettera data a Martino le altre ti son giunte. Eccone la cronologia in seguito di quella inviata alla fine del mese scorso.

Invio 13. Lettera 16.ma. Data 4 ottobre: spedita per la posta.

Invio 14. Lettera 17.ma. Data 7 ottobre: consegnata a M. Martino smarrita.

Invio 15. Lettera 18.ma. Data 9 ottobre: .per la posta.

Invio 16. Lettera 19.ma. Data 12 ottobre: consegnata a Lord Acton.

Invio 17. Lettera 20.ma. Data 20 ottobre: consegnata a G. Rasponi da impostare in Italia. Invio 18. Lettere 2l.ma e 22.ma. Data oggi 22 ottobre: spedite per la posta.

(l) Cfr. n. 311.

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DIOMEDE PANTALEONI AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(BCB, Carte Minghetti, cart. XV, fase. 114)

L. P. Roma, 22 ottobre 1870.

Stimo urgente che tu venga e lasci Vienna-Si parla molto d'un dissenso al ministero e forse è probabile -Visconti con quell'onestà che il caratterizza mi disse già ch'Egli avversava di portare la capitale a Roma (l) -Io non ti discuterò se sia utile o nò. Ti dirò solo quel che disse Cavour che non siamo padroni nè di volerlo nè di non volerlo, perchè fra deputati napoletani, Umbro-Marchigiani, e Piemontesi la maggioranza contro chi nol volesse sarebbe strapotente. D'altronde si sparge ad arte che chi fece la convenzione non ebbe ·che un oggetto: impedire il conquisto prima e poi il trasporto della capitale sù Roma. Tu sei il capo di nostra parte e tocca a Te a venire in campo per dissipare tali errori Poi pensa che se nelle nuove elezioni abbiamo Lanza solo, e Lanza con l'auge

attuale alla testa rischiamo ancora un'altra elezione simile a quella che già ci fece. Tu vedi che trattasi della salute del paese.

(l) Il 4 novembre lo stesso Pantaleoni scrisse al Minghetti: c Godo moltissimo che il Visconti abbia receduto dall'opinione che mi avea manifestato -È il migliore che abbiamo nel ministero e certo il più leale • (IB., ib.).

338

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI

(AVV, cassetta Minghetti)

L. P. Firenze, 23 ottobre [1870].

Tu desideri avere qualche cenno della nostra situazione interna, della convocazione del Parlamento, delle elezioni ecc. Eccoti in breve come stanno le cose -Il paese è tranquillissimo, l'agitazione radicale è cessata, il partito repubblicano, ora che v'è la repubblica in Francia, non ha mai fatto meno parlare di se, l'occupazione del territorio romano ha fatto cessare il brigantaggio nelle provincie napoletane. Come condizione dello spirito pubblico il fatto più rimarchevole è quello della disposizione degli animi in Roma che ha un carattere assai determinato e spiccato. La reazione contro il Governo dei preti è vivissima, quindi un ·continuo timore che il Governo mediti ogni specie di transazioni che riescano ingrate ai romani, non si considera la quistione romana che dal punto di vista romano, quindi il Re subito, il trasporto della capitale subito, l'abolizione dei conventi subito. -È come vedi una disposizione di spirito ·che può essere facilmente messa a profitto dai partiti, che può creare a Roma una situazione non scevra di difficoltà e, per di più, è ·in contraddizione con alcune delle esigenze europee della quistione -Da questo lato finora le disposizioni delle potenze mi pajono chiare. Esse non sono per ora disposte a entrare in trattative per determinare con un'atto ·internazionale, in nome del Pontefice e contro la sua volontà le condizioni del Papato, ma esse ci chiedono di non far sorgere maggiori diffi.coltà delle attuali e inevitabili, poichè abbiamo ottenuto H principale ci consigliano ogni specie di ménagements sulle quistioni secondarie e se, la proposito d'una dì queste, il Papa partisse da Roma, ce ne renderebbero responsabili. -A Roma, per esempio, si chiede con viva istanza, l'andata del Re. Ma se mentre il Re entrasse da una porta il Papa se ne andasse dall'altra? Il Re non sarà certamente ricevuto dal Papa e l'andare ora a Roma a trionfare in presenza del Pontefice spodestato ha qualcosa in se che meglio conviene a un capo popolo che a un Sovrano. Il Re lo sente e prova a farlo la più viva repugnanza. A me pare che sarebbe meglio aspettare che il Parlamento abbia proclamato Roma capitale. Lanza è di questo avviso, Sella vorrebbe che il Re andasse subito. Quando al trasporto della capitale, Sella che passò due giorni à [sic] Roma per studiarvi sul luogo la quistione, è convinto che le difficoltà materiali sieno grandissime. Non volendosi occupare i conventi e cacciare i frati, egli reputa miglior partito il fabbricare appositamente i palazzi dei Ministeri e delle amministrazioni. Sella crede che, se il Parlamento vota il Bilancio pel 71 si potrà al più promettergli di riconfermarlo a Roma nel Novembre del 71, ma che anche per ·quell'epoca i Ministeri, meno gli esteri, non vi saranno :installati e neppure gli ufficii stessi della Camera.

Per la convocazione della Camera, sino ad oggi non s'è deciso nulla, ma credo che un partito, se Dio vuole, si prenderà fra due o tre giorni. In Consiglio

se ne è parlato più volte. Il Ministero, parte per colpa di Lanza, più ancora per .colpa di Raeli, ha perduto .quindici o venti giorni. Da .quindici o venti giorni il Ministero doveva avere un progetto concreto sulla quistione di Roma, sulle condizioni del Papato e della Chiesa. Su questo progetto poteva, com'io credo fosse preferibile, convoca.re la Camera, oppure fare le elezioni. Era duopo che il Governo preoccupa•sse subito l'opinione del paese. Il tempo perso fece sorgere nella stampa e nel paese la convinzione che il Ministero non sa quello che .si peschi, ch'eSiso sia, per usare laJ frase solita, al disotto della situazione. E non oserei dire di no -Per parte mia preferirei convocare, al più presto la Camera, e approvati :i progetti di legge, fare dappoi le elezioni generali. È però duopo dire che l'opinione degli amici nostri è favorevole alle elezioni generali. Si crede che il momento sia buono. E questo è pure l'avvi•so di quasi tutti i prefetti. Fra i Ministri la maggioranza è per le elezioni generali e credo che sarà questo il partito a -cui il Min~tero si appiglierà. Una, anzi forse la principale cagione che mi rende poco favorevole alle elezioni è il timore di vederle malamente dirette da Lanza, con un Segretario Generale come Cavallini. Dell'uno temo i pregiudizii ostinati, dell'altro la incapacità e poco mi fido de' Prefetti i quali non avranno una norma sicura di condotta e una ferma direzione. Ad ogni modo, iPer ora ho dichi,arato ·chiaramente che al primo fatto -che mi provi che la elezione d'uno del mio partito fu osteggiata, darò nelle ventiquattr'ore la mia dimissione

Sino dal giorno della entrata nostra in Roma, avevo pregato e ripregato il Raeli di nominare una Commissione per formulare il Progetto per la Chìesa e pel Papa. Finalmente s'è potuto decidere ora. La Commis·sione ha nel suo

-seno Boncompagni, Tonello, Desambrois, Vigliani e ha già quasi COIIIlpiuto il lavoro. Una volta approvato dal Ministero, te lo manderò perchè lo communichi ufficiosamente. Divido anche in questo l'avviso tuo. Un risveglio di reazione cattolica già comincia e andrà aumentando. Fatta la pace, questa reazione es-erciterà qualche influenza sulla condotta de' Governi. Ma come fu un ·bene per noi che nessuno poteva. dirsi sorpreso da quanto abbiamo fatto, perchè essi furono da noi lealmente prevenuti ed ebbero tutto il tempo pe.r sollevare le loro opposizioni, se avessero voluto, così sarà utile che una certa adesione morale si ottenga per la soluzione che prepariamo per legge del parlamento. La futura possibile azione diplomatica sarà per forza ristretta e limitata da questi antecedenti. -Ma quante quistioni, Dio mio, in questa quistione di Roma! Ti assicuro che ve ne sono e ve ne .saranno per noi e pe' nostri successori e pe' successori loro. Non è con una legge che si potrà sciogliere il problema, come non è con una scritta che si assicura la pace e la convivenza d'un matrimonio.

Ho ricevuto jeri una lettera che tua moglie ebbe la bontà di scrivermi e alla quale risponderò domani. Essa mi dice che, al riaprirsi della Camera, ritornerai a Firenze, come io pure supponevo, ma mi lascia intendere che non ritornerai a Vienna. Di questo ne riparleremo quì. Spero però che non sarai malcontento d'esserti trovato in un posto di cui tutti in Italia hanno compreso la somma importanza per la quistione romana -Aggiungo anche che, fatta la pace, e costituito un nuovo Governo in Francia, Nigra non potrà continuare nel

24 ~ Documenti diplomr~tici -Serie II -Vol. I.

suo posto -Egli stesso credo che lo senta, e che cw sarà necessario me lo ha confermato il linguaggio di Thiers. Volevo scriverti di altre cose-Ma ti manderò domani il resto della mia -lettera, perchè questa parte rumeno parta cohla posta d'oggi.

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IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3130. Tours, 23 ottobre 1870, ore 14,40 (per. ore 19,20).

J'ai annoncé, selon votre té1égramme, à M. de Chaudordy que le Gouvernement du Roi s'associait à la proposition d'armistice faite par l'Angleterre et l'appuyait. M. Chaudordy m'a dit que le Gouvernement de Tours l'avait déjà acceptée en principe et que Thiers irait la porter et la conseiller au Gouvernement de Paris. Mais il a ajouté qu'il était essentiel que la Prusse n'y mit aucune condition de nature à préjuger les conditions définitives de la paix (1). Cette considération me semble juste et je la recommande à votre attention. Je dirai à Lord Lyons que je suis autorisé à mavcher d'accord avec lui.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3131. Berlino, 23 ottobre 1870, ore 16,30 (per. ore 21).

Courrier de Cabinet n'étant pas encore arrivé ici j'ai télégraphié au Consul italien à Francfort de lui dire de venir aussitòt à Berlin. En date du vingt de ce mois Lord Granville a envoyé directement au Quartier Général à Versailles une dépeche adressée par lui à Lord Loftus et faisant appel aux sentiments généreux du Roi de Prusse pour prévenir rbom:bardement de Paris. LofÌills' me dit qu'il n'y est pas question d'une manière explicite de armistice et moins encore de conditions de paix quoique cela puisse résulter par induction. Un duplicata de ce document est parvenu à Lord Loftus qui l'a communiqué hier à Thile avec la prière de le transmettre à Bismarck. Le Ministre d'Autriche a reçu insfruction d'appuyer ici la démarche anglaise. Loftus l'en a déconseiilé pour éviter toute apparence de coalition. Je me bornerai à donner connaissance à Thile du télégramme de V. E. d':aujourd'hui (2). Impossible de rien apprendre de précìs •sur les bases proposées par Général Burnside ce dernier n'a écrit au Ministre des Etats-Unis que ce que je vous ai mandé.

(l) -Il contenuto di questo te!. sin qui subito telegrafato a Vienna al Minghetti: te!. n. 1434, spedito ore 23,35. Cfr. Lord Lyons a Granville, 24 ottobre, Further Correspondence respecting the War between France and Germany, cit., nn. 240 e 241, pp. 187-188; e anche Das Staatsarchiv, XX, n. 4402, pp. 361-362; Archives Diplomatiques 1871-1872, III, n. 669, pp. 855-857. (2) -Cfr. n. 318. E cfr. Lord Loftus a Granville, 26 ottobre, Further Correspondence respecting the War between France and Germany, cit., n. 246, pp. 189-190; Archives Diplomatiques 1871-1872, III, n. 681, p. 869.
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IL MINISTRO A TOURS, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 1285. Tours, 23 ottobre 1870 (per. il 27).

Com'ebbi l'onore di riferire all'E. V. con dispaccio del 21 corrente (1), Lord Lyons venne ad annunziarmi venerdì mattina che il Governo di Sua Maestà Britannica in un consiglio di Gabinetto tenuto nella sera precedente a Londra aveva deliberato di proporre alla Francia ed alla Prussia un armistizio nello scopo immediato di rendere possibile la convocazione e l'elezione d'un'Assemblea ,costituente in Francia. L'Ambasciatore di Sua Maestà Britannica fece diffatti una formale proposta in questo senso alla Delegazione governativa in Tours. Questa, dopo deliberazione in consiglio, a cui assistette anche il Signor Thiers, si risolse ad accettare in principio la proposta inglese ed incaricò il Signor Thiers a recarsi a Parigi per portar la proposta stessa al Governo centrale e ad appoggiarla presso di lui. A tal fine Lord Lyoris fu pregato di far domandare dal suo Governo un salvacondotto al quartiere generale di S. M. il Re di Prussia. Lord Lyons trasmise jeri questa domanda a Londra.

L'Austria ha fatto conoscere alla Delegazione governativa di Tours la sua adesione alla proposta inglese. In conformità delle istruzioni che l'E. V. mi fece l'onore d'impartirmi per telegrafo, mi recai oggi dal canto mio presso il Conte di Chaudordy e l'informai ufficialmente che il Governo del Re aderisce egli pure alla proposta fatta dall'Inghilterra e l'appoggia senza riserva.

Il Conte di Chaudordy dopo avermi informato che la Delegazione aveva già dato la sua adesione alla proposta, chiamò la mia attenzione e mi pregò di chiamare quella del Governo di Sua Maestà sulla convenienza che v'era che la Prussia, ove accetti la proposta, non vi ponga condizioni che abbiano per effetto di pregiudicare le basi della pace definitiva. Ho l'onore di raccomandare questo punto alla speciale considerazione dell'E. V. Esso s'appoggia su quelle stesse ragioni che consigliano la riunione di una assemblea avente il mandato di trattare e di conchiudere per la Francia.

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IL CONSOLE GENERALE A CHAMBÉRY, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE FUORI SERIE. Chambéry, 23 ottobre 1870 (per. il 25).

Jeri il Consiglio di difesa che tiene regolarmente le sue sedute alla Prefettura per provvedere a tutte le eventualità si separava sotto la dolorosa impressione, che difficilmente si potesse evitare una ·invasione dei Prussiani nella Savoja, e sono terribili le conseguenze, che se ne prevedono. Città aperte e di impossibile

difesa, senza armi sufficienti, basterebbe l'imprudenza, od il malvolere, di individui che hanno nulla a perdere per far incendiare, e distruggere intiere città.

La voce che già era corsa d'un intervento di Sua Maestà presso il Re di Prussia in favol'e di ·questi suoi antichi dominH, e la fiducia •che è spars~ nEll popolo sull'intervento medesimo, mi fa nascere l'idea di pregare V. E. di voler esaminare se non sarebbe il caso di sollecitarlo realmente dal Re, quando già non fosse stato ciò eseguito.

Queste Provincie culla dell'Augusta, ed adorata Dinastia che regge i destini d'Italia si trovano in una eccezionale, dolorosa, ed interessante situazione.

Pagarono il loro tributo di denaro e di sangue per l'indipendenza Italiana nelle Campagne del 48 49 e 59. -Solo dieci anni dopo l'annessione alla Francia non desiderata, non voluta, ma subita come nuovo sacrificio al trionfo della causa che avevano difeso si trovano costrette a nuovo tributo di denaro e di sangue che pagano dochli ed ubbiruenti per la nuova rpatria, ,per •CUi non ;possono esistere ancora, e non esistono infatti nè grande simpatia, nè idea di patriottismo.

L'affetto pel Re e per l'Italia è generale e sincero.

Io credo quindi che una raccomandazione di quello che chiamano -il nostro Vittorio -sarebbe altrettanto efficace che giusta, e mi permetto di sottoporre all'E. V. questo mio pensiero. Sarei oltremodo felice che esso potesse sortire un favorevole risultato, e ·Che la Savoja che già si trova in così critica situazione, e le cui risorse sono già estenuate potesse per intervento del Re evitare i pericoli d'una invasione nemica, e d'una completa ruina, trovando nella Casa di Savoja quell'ajuto, che merita sotto tutti i rapporti.

In ogni caso per ciò che mi riguarda non mancherò mai al mio dovere, e la Bandiera italiana proteggerà sempre queste popolazioni, che l'amano ancora, e che l'hanno valorosamente difesa sui cam\I)i di battaglia.

(l) Cfr. n. 314. La nota Granville a Lord Lyons, del 20 ottobre, in Further Correspondence respecting the War between France and Germany, cit., n. 218, p. 161; e in Archives Diplomatiques 1871-1872, III, n. 644, p. 828. La nota Granville a Lord Loftus, in pari data, in Further Correspondence respecting the War between France and Germany, cit., n. 216, pp. 159-160; Das Staatsarchiv, XIX, n. 4127, pp. 259-261; Archives Diplomatiques 1871-1872, III, n. 643, pp. 825-827.

343

IL CONSOLE GENERALE A NIZZA, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 62. Nizza, 23 ottobre 1870 (per. il 25).

II Signor M. Dufraisse, di cui nel mio precedente n. 61, fece ieri alle 4 pomeridiane l'ingresso in Nizza scortato da Gendarmi a cavallo, da un forte battaglione di truppa di linea, da una Compagnia di zuavi colla sola sciabola bajonetta, e da una Compagnia di Guardia Mobile. Furono a riceverlo alla Stazione il Signor Prefetto Blache, il Maire ed altri. Nelle vie percorse non s'intese alcun grido di Evviva alla Repubblica, nè alcun canto patriotico. Il Signor Dufraisse si affrettò di pubblicare qualche ora dopo il suo arrivo un proclama, che per essere del Gran Martire di Caienna, come lo chiama il giornale il Reveil, respira calma e legalità. II Dufraisse mentre nel suo proclama si sottoscrive ·Chiaramente Prefetto

delle Alpi Marittime, e Commissario Generale della RepubbLica pei Dipartimenti del Varo, dell'Herault, della Savoja e dell'alta Savoja (non però del Dipar

timento del Gard come giusta le voci correnti io aveva altresì accennato nel precedente mio) dichiara di non essere qui venuto a surrogare il Prefr>tto Blache, suo giovane amico, ma soltanto ad aiutarlo.

Si è adunque costituito pel Dipartimento delle Alpi Marittime un Duomvirato di Prefetti, ma in allora pare, che il Signor Dufraisse avrebbe dovuto sottoscriversi non il Prefetto, ma uno dei Prefetti delle Alpi Marittime. Credo che questo anormale stato di cose avrà poca durata a meno di completa abnegazione di uno dei Duomviri.

Le parti della pubblicazione Dufraisse, della quale non potei finora procurarmi copia, e che toccano più direttamente i desiderii e gli interessi dei nizzardi, sono queste-«Che Nizza resterà francese così nella buona, come nell'avversa fortuna della Francia perchè così vogliono il ,contratto e l'onore. Che a Nizza, del pari che alle altre Città della Francia, verranno date ampie libertà municipali, e quelle immunità da renderla come città libera». In queste frasi, come l'E. V. ben vede, si contengono promesse di grande discentramento, e perfino una lusinga ai Nizzardi del riacquisto del loro portojranco.

344

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

D. 56. Firenze, 24 ottobre 1870.

J'appelle l'attention de V. E. sur une dépéche du Comte Granville à Lord Lyons du 10 aoiìt dernier publiée dans le Standard de Londres.

A la date de cette dépéche, l'Ambassadeur de Prusse à Londres avait fait allusion, dans ses entretiens avec Lord Granville, à divers bruits, et entre autres à celui suivant lequel un traité aurait été conclu entre la France et

l'Italie pour une participation active de cette dernière puissance dans la guerre contre l'Allemagne. Le Comte Granville en informant Lord Lyons de la réponse qu'il avait faite à l'Ambassadeur de la Confédération de l'Allemagne du Nord, s'est exprimé ainsi: «J'ai informé, dit-il, le Comte Bernstorff que je ne croyais point à ce traité, que le Gouvernement italien avait déclaré à celui de S. M. le Roi de Prusse (l) avoir été l'objet d'une forte pression de la part du Gouvernement français et qu'il désirait l'aide du Gouvernement de Sa Majesté pour résister à cette pression, et que, après qu'il lui eut été déclaré, que bien que la politique actuelle de l'Angleterre ne l'oblige pas à prendre aucun engagement pour une neutrallté combinée, cependant le Gouvernement de Sa Majesté serait prét si, en agissant ainsi, il pouvait aider l'Italie à résister à une pression extérieure à convenir avec l'Italie qu'aucune Puissance ne puisse se départir de sa neutralité sans échange préalable d'idées et sans s'aviser réciproquement d'un pareil changement de polittque, le (2) Gouvernem:ent itaEen a accepté avec empressement cet

arrangement ». Je cite textuellement les paroles de la dépéche du Comte Granville afin que vous puissiez vous rendre compte immédiatement de ce qu'elles contienneni

d'inexact. Vous savez en effet que l'échange de notes qui a eu li-eu à Londres et qui constitue l'entente pour le maintien de la neutralité, a été amenée par un échange préalable d'idées qui a .commencé méme avant que les hostilités entre la France et l'Allemagne fussent ouvertes. Je n'ai qu'à me rapporter à ce que je vous ai écrit le 15 et le 22 juillet au sujet de mes entretiens avec Sir

A. Paget pour bien établir le caractère et l'origine d'une entente dont nous avons toujours apprécié la valeur. Je vous écrivais alors que la neutralité où le Gouvernement du Roi se trouvait et dont il observait scrupuleusement les devoirs, ne saurait avoir le caractère d'une abstention, ni d'un désistement visà-vis des graves intérets que les suites de la guerre pouvaient mettre en cause. Dans ma dépéche du 22, [je vous disais] qrue J.a prévoyance était un devoir pour les Cabinets qui avaient cherché à prévenir la lutte engagée, et j'ajoutai:s qu'à notre avis, il arurait été désilrable que, dès le commencement des hostilités, les Etats neutres se fussent concertés pour s'assurer réciproquement des garanties de telle nature que la neutralité de chacun d'eux demeuràt possible en toute éventualité et ne portàt préjudice à aucun de leurs intéréts essentiels. Votre correspondance est pour moi une preuve que dans vos conversations avec le Comte Granville vous vous etes attaché à développer la pensée qui m'avait suggéré ces considérations, sans y ajouter aucune allusion pouvant autoriser le principal Secrétaire d'Etat de la Reine à pens-er que nous cherchions dans une entente avec l'Angleterre le moyen de résister à une pression quelconque.

Le Comte Granville avait jusqu'alors décliné d'entrer avec nous dans un concert qui nous paraissait également désirable pour tous les Cabinets intéressés à localiser la guerre. Ce ne fut que quelques jours après qu'il vous entretint du danger de voir la Russie sortir de la neutralité si l'Autriche continuait ses armements. Cette situation dans laquelle l'attitude de l'Autriche pouvait décider de l'intervention armée de la Russie, formait l'objet des vives préoccupation [sic] du Cabinet anglais. Elle vous a paru à vous meme assez grave pour vous permettre d'insister de nouveau auprès du Comte Granville sur l'avantage qu'il y avait pour tous les Etats neutres à entrer dans un accord tel que l'Italie l'avait proposé.

S. E. persistait à croire qu'en prévision de certaines éventualités il y avait des inconvénients à renoncer à la liberté de décision et d'action; mais elle paraissait admettre l'utilité d'une entente pour tous les cas regardant .la neutralité. Deux jours après les bases de cette entente étaient acceptées à Florence comme à Londres et le Gouvernement du Roi n'a pas tardé à avoir la satisfaction d'apprendre que les arutres Etats neutres y avaient adhéré.

Il suffit de rappeler succintement les circonstances de cette négociation pour démontrer que les intéréts que nous voulions préserver par l'entente des puissances neutres n'avaient rien de particulier pour l'Italie. Nous n'avions en vue que de resserer les liens entre les puissances neutres, ce qui nous paraissait répondre en meme temps aux véritables intéréts de l'ltalie et à ceux des autres Etats de l'Europe. Lord Granville reconnaìtra, j'en suis persuadé, que telle est la véritable pensée qui nous a inspiré dans cette négociation et je vous prie de vous en expliquer loyalement avec lui.

(l) -Sic! Evidente lapsus per «S. M. la reine d'Angleterre ». (2) -Nell'originale "·Le>.
345

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

(Ed. in LV 17, p. 81)

[D. s. N.] Firenze, 24 ottobre 1870.

Il Comandante della regia fregata, la Varese, di stazione a Civitavecchia ha riferito al Ministero della marina che, in seguito ad ordini avuti dal Governo inglese, la fregata britannica, ancorata da parecchio tempo in quel porto, ha salutato la bandiera italiana e che quel saluto fu immediatamente restituito.

Ho quasi eontemporaneamente ricevuto una nota ufficiale di sir A. Paget il quale chiede che il Governo di Sua Maestà accordi l'exequatur al Signor Lowe, testè promosso console inglese in Civitavecchia.

Stimo opportuno segnalarle questi fatti dei quali prendo atto con piacere.

346

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3134. Vienna, 24 ottobre 1870, ore 17,15 (per. ore 0,20 del 25).

Beust m'a dit que le Gouverriement Impérial approuvait complètement les idées exprimées dans votre circulaire du 18 sur le plébiscite (1), que c'était la véritable voie pour arriver à une solution satisfaisante. Après cette déclaration Beust m'a parlé de l'entrée du Roi à Rome et de l'attitude de l'Ambassadeur d'Autriche dans cette occasion. « J'ai prié, a-t-il dit, Ki.ibeck d'en parler à Visconti Venosta; je pense que notre Ambassadeur ne peut quitter Rome et ne doit pas se présenter au Roi, qu'en pensez-vous? » J'ai répondu que ma première impression était qu'il fallait que Ki.ibeck accompagnàt le Roi à Rome. Ce fait òterait toute signification à l'abstention de Trauttmansdorff. Beust m'a dit qu'il n'aurait pas de difficulté à cela si les autres représentants étrangers accompagnent Sa Majesté. Cette conversation n'a rien eu d'officiel et ne vous engage à rien. Quant à la proposition d'armistice on ne sait rien ici de plus, si non qu'on voudrait envoyer de Tours Thiers au camp prussien pour négocier les conditions de l'armistice.

347

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3135. Berlino, 24 ottobre 1870, ore 15,65 [sic!] (per. ore 0,35 del 25).

J e viens de parler à Thile dans le sens des deux télégrammes du 23 octobre (2). Il m'en a remercié en .relevant notre tact de n'avoir directement appuyé qu'auprès du Gouvernement français la proposition anglaise. L'Autriche a mon

tré moins de mesure. La Russie jusqu'à cette [heure] n'avait encore fait aucune démarche contrairement aux assertions de Loftus. La dépèche de Granville parle d'un armistice pour rendre possible négociations de paix. Thile ignorait l'accueil qui serait fait par Bismarck à cette ouverture.

(l) -Cfr. n. 282. (2) -Cfr. n. 318. L'altro telegramma, col quale il Visconti Venosta comunicava che il governo di Tours aveva accettato in linea di massima la proposta inglese di armistizio, non viene pubblicato.
348

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3137. Londra, 24 ottobre 1870, ore 2-0,10 (per. ore 8,10 del 25).

L'Angleterre n'avait dit à Berlin et à Tours autre chose que ce qui est relaté dans mon télégramme du 21 (1). Elle n'a fait de propositions spécifìques aucune part. Elle s'est bornée à les provoquer faisant des sollicitations, donnant des conseils, en indiquant objet. Au reste je me rapporte à mon télégramme n. l (2). Je vous télégraphierai toujours les démarches que le Gouvernement anglais fait et les réponses qu'il reçoit; mais ces dernières vous arriveront nécessairement plus tard de ce que vous pouvez les recevoir du Chevalier Nigra. On mande de Tours que sauf-conduit a déjà été donné à Thiers pour causer affaires avec Bismal'ck. Granville cons1dère cela comme petit commencement de succès.

349

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3136/1. Londra, 24 ottobre 1870, ore 15,45 (3) (per. ore 8,25 del 25).

La démarche de l'Angleterre est aussi appuyée par la Russie auprès du Roi de Prusse. L'Empereur de Russie lui avait déjà mandé des sollicitations itérées. Prince Gortchakow alla ·conférer avec l'Empereur à l'effet d'ajouter un mot diplomatique à la Prusse. Reine d'Angleterre a aussi écrit au Roi de Prusse. J'ai communiqué à Granville vous deux derniers télégrammes. Il est très satisfait de notre appui à ses démarches et de l'accord de Nigra avec Lyons. De Tours on vient de propo.ser qu'on obtienne que Thiers puis.se entrer et sortir immédiatement de Paris pour donner lieu à un armi,stice à l'effet de convoquer une assemblée pour négocier la p a ix. L'Angleterre appuye aussi ce système. Granville croit désirable qu'on puisse obtenir un armistice avant de porter la question sur les conditions de la paix, quoiqu'il admette que cela peut rencontrer des difficultés si les deux parties ne trouvent pas leurs intérèts dans l'armistice. Lui-mème est un peu vexé de ce qu'on n'a pas gardé le secret à Vienne. Soyez sur que je vous tiendrai au courant avec exactitude et que ayant pleine connaissance de la politique du Gouvernement, je tacherai de la faire prévaloir. Veuillez mettre au commencement de vos dépèches télégraphiques un numéro progressif camme je fais pour celle-ci, car on ne peut pas les

citer par la date que le télégraphe souvent oublie ou fausse.

(l) -Cfr. n. 312. (2) -Cfr. n. 349. (3) -Secondo il registro dei telegrammi della legazione di Londra il telegramma sarebbe stato spedito alle ore l di mattina. Cfr. anche n. 353.
350

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3138. Londra, 24 ottobre 1870, ore 15,55 (per. ore 8,45 del 25).

Veuillez bien me dire si vous m'autorisez de communiquer au Times officieusement copie de votre circulaire du 14 courant (l) regardant la J.iberté du Pape, meme de quitter l'Italie; cela serait très utile contre les journaux ultramontains d'ici enragés et remplis de mensonges et calomrries.

351

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3140. Berlino, 24 ottobre 1870, ore 17,25 (per. ore 15 del 25).

M. de Bismarck vient de répondre à M. de Thile au nouveau télégramme que celui-ci avait adressé en mon nom pour solliciter la réponse de S. M. le Roi de Prusse au désir temoigné par Notre A:uguste Souverain au sujet de la candidature Hohenzollern. M. Bismarck persiste à opposer une fin de non recevoir pour s'occuper de questions qui ne ·concernent que le peuple espagnol. Il se dit conséquent avec l'attitude que le Roi de Prusse s'est prescrite dès le commencement du différend avec la France sur cette candidature (2).

M. de Thile exprime l'opinion particulière que la candidature Hohenzollern a été définitivement écartée ainsi qu'il résulte des documents publiés sur la mission du comte Benedetti. Je ne crois pas qu'il soit dès lors digne de revenir à la charge par une lettre particulière de ma part à Bismarck. J'ai cependant très vivement critiqué un tel procédé. L'intention n'a pas été certainement de manquer en quoi que ce soit d'égard vis-à-vis de notre Souverain.

M. de Thile m'en donnait l'assurance, et il protesterait hautement contre une telle supposition. Mais le fait en lui meme ne constitue pas moins un défaut de forme. Dans ces conditions V. E. pourrait ou se prévaloir de l'entremise du comte Brassier ou le mieux serait à mon avis que le Gouvernement espagnol lui-meme avise à a.planir le terrain en dehors de notre concours. J e suis également d'avis qu'il n'•est plus le ·cas d'envoyer un mémoire à Ve~saiUes a'V'ec des explications sur Rome et de me borner à mes entretiens avec M. de Thile. Tout ce qui ne concerne pas directement la question allemande ou la tentative du rétablissement de la paix est en ce moment relégué au second rang. Mon collègue d'Espagne vient de me dire qu'il a aussi sollicité sans y parvenir un sauf-conduit pour le Quartier Général. Comme moi il a eu des réponses évasives sur la candidature Hohenzollern. Il lui a été cependant dit que le Cabinet de Berlin reconnaitrait la volonté du peuple espagnol. Il n'insistera pas sans de nouvelles instructions. Le courrier m'annonce par télégraphe qu'il n'arrivera que ce soir.

(l) -Cfr. n. 255. (2) -Cfr. anche la risposta -analoga -di Bismarck per il governo spagnuolo, BIS!VIARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 556-557.
352

L'INCARICATO D'AFFARI A MONACO DI BAVIERA, CENTURIONE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(Ed. in LV 17, p. 84)

R. 182. Monaco, 24 ottobre 1870 (per. il 26).

Ieri ho avuto l'onore di comunicare al Consigliere di Stato di Daxenberger che nell'assenza del Conte di Bray ha la direzione del Ministero degli Esteri, il contenuto della Circolare che l'E. V. si degnò indirizzarmi il 18 corrente (l) sulle garanzie che il Regio Governo intende dare al Papa " onde, a seguito del plebiscito che riunisce Roma all'Italia, Sua Santità non abbia a soffrirne nè nel suo prestigio nè nella sua piena libertà e possa esercitare con intiera indipendenza la sua alta missione spirituale sopra tutti i fedeli * (2).

Il Signor Daxenberger prese atto di questa mia comunicazione onde riferirne a Sua Maestà e molto encomiò la chiarezza colla quale V. E. stabiliva (3) la nuova posizione dell'Italia di fronte alla Chiesa. Non mi nascose però che non poche difficoltà dovranno essere sormontate (4) prima di giungere alla conciliazione desiderata, e mi soggiunse ch'egli si limitava ad esprimere il desiderio che H Governo del Re si mostrasse largo nell'applicazione dei mezzli che adotterà onde sciogliere una questione alla quale trovasi interessata una parte sì considerevole della popolazione Germanica.

353

IL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 142. Londra, 24 ottobre 1870 (per. il 28).

Le accuso ricevuta del di Lei telegramma del 20 corrente (5) pervenutomi solo la mattina del 22 come ebbi a significarle col telegramma speditole lo stesso giorno 22. -Nel predetto telegramma V. E. mi ha significato che approvava il linguaggio da me tenuto col Signor Conte Granvi<I;le e mi diceva che io poteva ripetergli che il nostro concorso è assicurato all'Inghilterra per arrestare Io spargimento di sangue. Ella soggiungeva che aveva ragione di credere che non sarebbe difficile di ottenere dalla Francia lo smantellamento delle fortezze e che forse, ed in luogo di una cessione territoriale si sarebbe potuto proporre la cessione di una parte della flotta.

La mattina di jeri (23) mi pervenne l'altro di Lei telegramma (6) col quale mi partecipava che Ella aveva vivamente appoggiato presso il Governo francese per mezzo del Signor Senard partito allora per Tours e del Signor Cavaliere Nigra la proposta inglese di un armistizio; che il Signor Cavaliere Nigra aveva l'ordine di procedere d'accordo con Lord Lyons; e che Ella sapeva che l'Austria

appoggiava pure questa domanda. Ella mi sollecitava infine a continuare a tenerla

informata.

Nel giorno 22 Lord Granville era assente da Londra; jeri (23) egli vi era

ritornato ma non mi fu possibi:le di rinvenirlo nè aUa sua casa nè al Ministero,

ove (essendo domenica) non trovai nè il Signor Otway, nè il Signor Hammond,

nè tl S1gnor Odo Russell. Non volendo !POr ritardo a ·Comunicare a Lord Granville

i predetti due telegrammi presi il partito di esporne il contenuto in una lettera

particolare che mandai a Sua Signoria chiedendo un abboccamento.

Nella scorsa notte avendo avuto la fortuna di incontrarlo ne ebbi le infor

mazioni che stamane ho avuto l'onore di spedirle col telegramma segnato col

n. l (1).

A conferma pertanto del detto telegramma mi pregio di ragguagliarla, che

il Conte Granville mi disse che il passo fatto ora dall'Inghilterra aveva trovato

oltre l'appoggio dell'Austria, anche quello della Russia presso il Re di Prussia.

Lo Czar erasi già rivolto particolarmente ed iteratamente al Re di Prussia con

calde raccomandazioni all'intento della pace, ed il Principe Gortchakow partiva

per conferire con S. M. Imperiale all'oggetto di vedere se non convenisse ora

di aggiungere una parola diplomatica alla Prussia. Anche S. M. la Regina della

Gran Bretagna erasi personalmente indirizzata al Re di Prussia allo stesso scopo.

Il Conte Granville mi si mostrò molto sodisfatto dello appoggio che il

Governo italiano da ai passi da lui fatti e degli ordini dalla E. V. impartiti al

Signor Cavaliere Nigra all'oggetto, che proceda d'accordo ·con Lord Lyons. Sua

Signoria mi partecipò inoltre che il Governo di Tours in seguito agli uffici ora

fatti dall'Inghilterra aveva proposto che si lasciasse dalla Prussia entrare il

Signor Thiers a Parigi per uscirne subito e ciò al fine di dar luogo ad un armi

stizio onde poter convocare una assemblea per negoziare la pace. Il Signor Conte

crede, che sarebbe desiderabile •che si potesse ottenere run armLstizio prima di

portare la questione sulle condizioni della pace; egli :però non disconosce che

ciò potrebbe incontrare delle difficoltà se i due belligeranti non trovassero di

avere un interesse proprio, anche solo alla stipulazione di un armistizio. Sua

Signoria fu dolente di aver veduto pubblicati con telegrammi di: Vienna gli

uffi.ci iatti dalla Inghilterra, :pemhè ciò avrebbe potuto nuocere a'l loro risultato.

Debbo soggiungere che il Signor Conte si astenne dal manifestare alcuna idea intorno alla possibilità che forse vi potrebbe essere che la cessione di una parte della flotta francese fosse accettata in luogo di una cessione di territorio.

ALLEGATO

GRANVILLE A C. CADORNA

(traduzione)

Io non mi trovava in libertà di dirvi le vedute francesi le quali mi erano state

comunicate segretamente e confidenzialmente, ma però vi ho scritto quest'oggi

stesso per dirvi la parte che vi avevo presa.

Poco tempo prima, che io mi allontanassi dal Foreign Office seppi per telegrafo che il Principe Metternich aveva informato il Conte di Beust, che il Governo francese era disposto di accettare un armistizio in vista di una pace basata sul .mantenimento del territorio francese, e che il Conte Beust ne aveva immediata

mente informato il Governo Prussiano.

Subito dopo il mio arrivo qui mi giunse un altro telegramma di Lord Lyons, nel quale venivo informato che egli aveva veduto il signor Favre, il quale gli aveva detto, che dopo l'ultima conversazione che avevano avuto insieme egli aveva scoperto esistere fra i rappresentanti delle potenze neutre un vivo desiderio di assistere la Francia nel conchiudere condizioni soddisfacenti colla Prussia. Egli sperava che l'Inghilterra non avrebbe veduto con dispiacere, che egli si valesse delle buone disposizioni manifestate da altre Potenze. Lord Lyons replicò convenientemente che il Governo della Regina non avrebbe provato nessuna gelosia, e che qualsiasi misura diretta a produrre una pace soddisfacente avrebbe avuto la sua più viva simpatia.

(l) -Cfr. n. 282. (2) -Omesso in LV e sostituito da <al Papa pel libero esercizio della sua missione spirituale •. (3) -<Stabilisce • LV. (4) -• Superate • LV. (5) -Cfr. n. 298. (6) -Cfr. n. 319.

(l) Cfr. n. 349.

354

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 681. Berlino, 24 ottobre 1870 (per. il 29).

J'ai reçu hier le télégramme par lequel V. E. m'annonçait que l'Angleterre nous avait demandé de concourir à ses démarches pour un armistice qui permette de réunir une assemblée française en rendant possible le rétablissement de la paix. J'étais informé en mème temps, que nous avions appuyé auprès du Gouvernement français la proposition d'origine Anglaise.

Lord Loftus, que je vis dans la matinée, me dit, qu'en date du 20 de ce mois, Lord Granville avait envoyé directement au Quartier Général, par l'entremise du Comte Bernstorff, une dépèche dont un duplicata était parvenu à Berlin. D'après la version de mon collègue Britannique cette dépèche faisait appel aux sentiments généreux du Roi de Prusse, pour mettre un terme aux calamités du siège de Paris, et surtout pour prévenir le bombardement de cette capitale.

Le mot armistice n'était cependant pas inscrit dans ce document. Les conditions de paix restaient dans le vague. La communication en avait été faite le samedi 22 courant à M. de Thile, qui s'était borné à en prendre acte et à en référer à Versailles.

Le Ministre Austro-Hongrois avait également fait visite à l'Ambassade Britannique. II avait été chargé d'appuyer ici la démarche de l'Angleterre. Lord Loftus a cherché toutefois à l'en dissuader, de crainte que des efforts combinés ne produisissent une fiì.cheuse impression .sur ce Gouvernement.

N'ayant pas rencontré hier, dimanche, M. de Thile, je n'ai pu lui donner connaissance qu'aujourd'hud,, des deux télégrammes de V. E. du 23 (1). Il m'en a remercié, et il s'est plu à relever le tact dont nous avions fait preuve en nous bornant à recommander la proposition Anglaise au Gouvernement français. Il m'a parlé avec une certaine aigreur de l'Autriche, qui avait montré moins de mesure, et dont les journaux avaient ébruité l'affaire, avant que son représentant n'eut rempli ici ses instructions. Jusqu'ici, la Russie n'avait point encore donné signe de vie. Contrairement aux assertions de Lord Loftus, les mots armistice pour faciliter les négociations de paix, se trouvaient en toute lettre dans la note de Lord Granville.

M. de Thile ignorait l'accueil qui ,serait fait par le Comte de BismaJ:ck à ces ouvertures.

(l) Cfr. n. 318 e la nota 2 a pag. 295.

355

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. 2. Berlino, 24 ottobre 1870 (per. il 29).

Ainsi que je vous en ai donné avis (1), M. de Thile avait nouvellement télégraphié à Versailles, pour demander une réponse de S. M. Prussienne au désir exprimé par Notre Auguste Souverain, relativement à la ·candidature Hohenzollern. Dans sa réplique, le Comte de Bismarck persiste à opposer une fin de non recevoir, pour s'occuper d'une question concernant avant tout le peuple espagnol. Il se dit conséquent avec l'attitude que le Roi Guillaume s'était prescrite dès le début du différend avec la France sur cette affaire (2).

J'ai demandé au Secrétaire d'Etat si j'étais autorisé à mander à Florence, d'une manière formelle et officielle, que cette ·candidature était défìnitivement retirée. Il ne pouvait s'exprimer aussi catégoriquement, mais, d'après son opinion particulière, la candidature Hohenzollern, -si l'on voulait se servir de cette expression, vis-à-vis de qui n'avait jamais brigué ou pris d'initiative, -avait été en effet écartée, ainsi qu'il résultait des documents publiés sur la mission Benedetti à Ems. M. de Thile m'a aussi dit que, dans son télégramme, le Chancelier fédéral s'exprimait de nouveau dans les termes les plus flatteurs sur mon compte, mais il avait du à son grand regret élever des objections contre mon projet de visite à Versailles, pour se prémunir contre toute tentation de la part de m es .collègues de Russie, d'Angleterre et d'Autriche, de faire un meme pèlerinage.

Je n'ai pu me maitriser au point de ne pas critiquer, dans les termes les plus vifs, le procédé du Comte de Bismarck. Je ne lui reconnaissais pas le droit d'intercepter un message de mon Roi pour S. M. Prussienne, surtout quand il était dicté par des sentiments d'une exquise courtoisie. C'était là une manière d'agir qui contrastait au plus haut degré avec la nòtre, et je la livrerais au jugement de V. E. L'intention n'avait point été certainement de manquer des égards dus à Notre Auguste Souverain, mais le fait en lui meme ne constituait pas moins un grand défaut de formes.

M. de Thile m'a donné l'assurance que telle n'avait point été en effet l'intention de son Ministre, et qu'il protesterait au besoin contre l'apparence mème d'une telle supposition. Sur sa demande, s'il pouvait rapporter mon langage, je l'y ai autorisé, carla franchise de mes allures était connue au Chancelier fédéral: autant je cherchais à me montrer conciliant dans les relations de Gouvernement à Gouvernement, autant je me montrais susceptible en tout ce qui touche, de près ou de loin, à la personne de mon Roi. Je doute fort cependant que M. de Thi1e .profìte de mon autorisation, ·car on semble s'etre donné le mot d'ordre ici pour éviter, autant que possible, tout ce qui serait de nature à affecter les nerfs si sensibles du ta'iconn prussien.

Dans ces conditions, il me semble contraire à notre dignité de revenir à la ICharge, par une lettre particulière de ma part au Comte de Bismarck. V. E.

pourrait, si Elle le juge à propos, se prévaloir de l'entremise du Comte Brassier,

ne serait-ce que pour présenter quelques observations sur une pareille conduite,

et engager le Gouvernement espagnol à aviser, lui-meme, afin d'aplanir la voie

en dehors de notre concours.

Je suis également d'avis qu'il n'est pas le cas d'envoyer un mémoire à

Versailles avec explication sur Rome, et de me borner à mes entretiens avec

M. de Thile. Tout ce qui ne concerne pas directement la question de la reconstitution de J.'AJi1emagne, ou les tentatives pour le rétablissement ,de la paix, est en ce moment relégué au second plan.

(l) -Cfr. n. 351.. (2) -Per l'atteggiamento di Bismarck, cfr. l'ampio dispaccio al Brassier de Saint-Simon, del 31 ottobre, BISMARCK, Ges. Werke, 6b, pp. 572-573.
356

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. 3. Berlino, 24 ottobre 1870 (per. il 29).

Mon Collègue d'Espagne sort de ,chez moi. Il venait me pressentir sur la question de la !candidature au tròne espagnol. Il a bien voulu me mettre confidentiellement au courant des démarches dont il avait été chargé auprès du Comte Bismarck. Il avait reçu des réponses analogues à celles qui m'ont été données, à cette nuance près, qu'il lui avait été déclaré que le Cabinet de Berlin reconnaitrait la volonté du peuple Espagnol. Il avait aussi eu l'instruction de solliciter un sauf-conduit pour le Quartier Général, mais il n'y avait pas réussi,

et, pour adoucir ce refus, il lui avait été dit que son Collègue d'Italie n'avait pa:s été plus heureux.

M. Rascon se montrait fort peu édifié de ces procédés du Comte de Bismarck, notamment pour ce qui concernait la candidature Hohenzollern. Pourquoi ne se prononçait-on pas autrement ici, pour l'écarter d'une manière définitive? Craindrait-on que le choix de S. A. R. le Due d'Aoste, et partant un rapprochement plus intime entre l'Espagne et l'Italie, pourraient présenter un jour des combinaisons politiques contraires aux intérets de l'Allemagne? M. Rascon semblait admettre cette supposition, quelque peu fondée qu'elle piì.t etre. Il critiquait amèrement la Prusse de ne point se preter mieux à tendre la main à son Pays, pour sortir d'une position difficile. C'était mal récompenser les effort:s du Gouvernement actuel pour sauvegarder le principe monarchique dans la Péninsule, etc. etc. etc. Il y a peu de mois, on était de part et d'autre dans les termes les plus intimes, et aujourd'huy on faisait presque mine ici de ne plus se reconnaitre. Et cependant, dans l'intervalle qui s'est écoulé depuis l'explosion de la guerre, le Cabinet de Berlin, ou ses Agents, avaient laissé entendre qu'il ne tenait plus à l'élection du Prince de Hohenzollern.

Comme M. Rascon était très bien renseigné par M. de Thile sur mes faits et gestes, je n'ai vu aucun inconvénient à !es lui confirmer par quelques détails, sur lesquels je lui ai demandé le secret. Je ne lui ai pas caché ma manière de voir sur la conduite du Comte de Bismarck, et qotre jugement s'accordait assez. Je lui ai dit dans quel sens j'avais écrit à V. E. Il venait aussi de télégraphier à Madrid que, à moins de nouvelles instructions, il ne croyait pas devoir insister davantage.

357

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 1436. Firenze, 25 ottobre 1870, ore 12,45 (1).

J'espère que le courrier sera arrivé et vous aurez reçù ma lettre particulière (2). Veuillez donner un caradère strictement confidentiel au mémoire que je vous ai prié d'envoyer au Comte Bismarck sur les affaires de Rome, pour éviter le danger d'une publication éventuelle.

358

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

T. 1437. Firenze, 25 ottobre 1870. ore 23.

Je vous autorise à faire publier dans le Times circulaire du 14. Je vous prie seulement de supprimer les mots suivants: «qui a été portée d'ailleurs directement à la ·connaissance du cardinal Antonelli » (3). Cette suppression a pour but d'éviter qu'on ne donne un démenti sous prétexte que la communication a été faite officieusement.

359

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, C. CADORNA

D. s. N. Firenze, 25 ottobre 1870.

H dispaccio in data delL'H ottobre che oggi L•e 'inviO! ( 4) è, come Ella !Vedrà,

la riproduzione alquanto ampliata delle istruzioni telegrafiche che Le spedii il 7 (5). Nel 'caso probabile in cuiJ si abbiano a p.resentare alla Camera dei documenti diplomatici, il dispaccio dell'H dovrà naturalmente essere compreso nella raccolta; e gli servirà di riscontro il rapporto, già da Lei annunciatomi, nel quale Ella si propone di riassumere le spiegazioni che Ella ebbe a scambiare con Lord Granville in seguito alle mie istruzioni telegrafiche.

Non è pertanto d'uopo avvertire che il dispaccio dell'll ottobre non è destina·to ad una formale comunicazione da farsi ora al Governo Britannico.

P. S. -Sarà bene che oltre al rapporto già da Lei preparato Ella me ne invii un altro nel quale Ella segnerà esplicita ricevuta del dispaccio dell'Il ottobre, e potrà dire che avendo di già fatti, in seguito al telegramma del 7, gli officii suggeriti dal dispaccio stesso, Ella non ha che a riferirsi al rapporto già scritto sullo stesso argomento. È d'uopo che risulti dello avere l'Italia accennato per la prima alla opportunità di nuove pratiche pacifiche nelle presenti circostanze, ed alla convenienza che l'iniziativa ne fosse pigliata dall'Inghilterra.

(l) -Testo: h. 11 12,45 s. Cfr. n. 367. (2) -Cfr. n. 285. (3) -Frase omessa in LV 17; cfr. n. 255. (4) -Cfr. n. 238. (5) -Cfr. n. 201.
360

IL MINISTRO A VIENNA, MINGHETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCON!I VENOSTA

T. 3142. Vienna, 25 ottobre 1870, ore 15,40 (per. ore 22,35).

Ici on ne sait rien du résultat de la proposition anglaise. On sait seulement que l'adhésion de l'Autriche à cette démarche a déplu beaucoup à Berlin, ce qui prouve que l'opinion du comte de Beust que l'Angleterre agissa:it d'accord avec Bismarck, n'est pas fondée.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3143. Pietroburgo, 25 ottobre 1870, ore 20 (per. ore 8,05 del 26).

Le Chargé d'Affaires russe à Madrid a informé le Prince Gortchakow que le Ministre des Affaires Etrangères lui avait parlé de la candidature du Due d'Aoste. Sur l'ordre de l'Empereur, le Chancelier lui a répondu que le Gouvernement russe n'avait aucune objection à y faire, ne voulant pas s'ingérer dans le gouvernement intérieur ·de l'Espagne. Le Prince a ajouté que nous devons envisager cette réponse comme favorable.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, CARACCIOLO DI BELLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 3144. Pietroburgo, 25 ottobre 1870, ore 20,50 (per. ore 8,30 .del 26).

Le Prince Gortchakow m'a lu la dépéche adressée par lui au représ·entant russe à Berlin réclamant la paternité de la proposition actuelle sur l'armistice, et affirmant que le télégramme circulaire anglais a été il y a quelques jours rédigé par lui d'accord avec l'Ambassadeur d'Angleterre ici. Il a ajouté que le Colone! Werder est parti pour le Quartier Général prussien avec instructions particulières dans le sens de la pacification, et il réclame sauf-conduit déjà promis par le Roi pour M. Thiers. Il m'a lu aussi un billet de M. Thiers faisant allusion aux éventualités que j'ai notées à V. E. dans mon télégramme du 4 courant (1). M. de Gortchakow m'a également donné lecture d'un article rédigé dans sa Chancellerie, et qui paraìtra demain dans le Journal de St. Pétersbourg, où il détermine l'ingérenee des puissances neutres au point de vue russe comme devant agir séparément dans un but commun, mais sans action collective formelle.