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PRIMA SERIE

AVVERTENZA

l. -Questo volume, V della I Serie dei Documenti Diplomatici, comprende la documentazione relativa al periodo 1° luglio 1864-15 maggio 1865, dalla fase conclusiva delle trattative per la convenzione dì settembre al trasferimento della capitale a Firenze.

2. -Il volume si basa principalmente sulla documentazione conservata nell'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri nelle serie seguenti:

I -Gabinetto e Segretariato Generale:

a) registri copia-lette1·e di co1·rispondenza confidenziale; b) istruzioni per missioni all'estero (buste 19 e 20): c) corrispondenza telegrafica; d) cm·teggio confidenziale e riservato (busta 202 relativa alla questione

romana; buste 215 e 216 relative alìe relazioni segrete con l'Ungheria, i Principati Danubiani e la Polonia; busta 225 contenente corrispondenza di yari ministri; busta 232 riguardante • Affari d'Africa in genere •).

II -Divisione delle Legazioni e Divisione Consohre:

a) registri copialettere legazioni; b) registri copialettere consolati; c) mpporti degli agenti diplomatici e consolari all'estero.

3. --Numerosi documenti sono tratti da archivi privati: l'Archivio Visconti Venosta di Santena, le Carte Pepoli conservate presso l'Archivio Storico del Ministero degli Esteri, le Carte La 1'-/Iarmora, conservate presso l'Archivio di Stato di Biella, le Carte Minghetti conservate presso la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio di Bologna e le Carte Eredità Nigra conservate presso l'Archivio Storico del Ministero degli Esteri. Alcuni documenti sono infine tratti dalle " Copie Artom » esistenti presso la Commissione. 4. --Una parte dei documenti pubblicati, soprattutto relativi alla convenzione di settembre, erano già editi nella Gazzetta Ufficiale, negli Atti Parlamentari e nelle pubblicazioni seguenti (diamo tra parentesi le abbreviazioni usate nel testo):

Libro Verde n. 8. DoctFnenti Diplomatici presentati al Parl<>.mento dal Ministro degli Affari Esteri Presidente del Consiglio dei Ministri il 12 dicembre 1865 (LV 8);

R. MoRI, La questione 1·omana 1861-1865, Firenze, 1963 (MoRI);

H. BASTGEN, Die Romische Frage, II, Freiburg im Breisgau, 1918 (BASTGEN);

Carteggi e Bibliografia di Costantino Nigra per cura di A. CoLOMBO, L. COLLINI,

W. MATURI, E. PAsSAMONTI, N. MADAHO, Torino, 1930 (Carteggi Nigra);

A. LA MARMORA, Un po' più di luce sugli eventi politici e militari deH'anno 1866, Firenze, 1873 (LA MARMORA);

L. CHIALA, Giacomo Dina e l'opera sua nelle vicende del Risorgimento Italiano, II, Torino, 1899 (CHIALA);

A. MoNTI, Vittorio Emanuele II, Milano, 1941 (MONTI); ANoNIMO, Un po' più di luce sulla convenzione del 15 settembre 1864 in • Nuova Antologia • Serie IV, LXXX (marzo 1899), pp. 65-108 (Un po' più di luce);

Le lettere di Vittorio Emanuele II raccolte da FRANcEsco CoGNAsso, I, Torino, 1966 (Lettere Vitto1·io Emanuele II);

P. PIRRI, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, Roma 19441961 ( PIRRI);

M. MINGHETTI, La convenzione di settembre, Bologna, 1899 (MINGHETTI);

5. -Nel licenziare il volume desidero ringraziare il dott. Giovanni Silengo, dh-ettore dell'AIDchivio d[ Stato di Novara e il dott. Maurizio Cassetti, direttore deLl'Archivio di Stato di Ve11celli che cortesemente hanno facilitato le ricerche nell'Archivio Visconti Venosta e nelle Carte La Marmora.

RuGGERO MoscATI

Alla scelta dei documenti e alla redazione dell'app:tmto critico ha collaborato la dott. Emma Ghisalberti.


DOCUMENTI
1

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, E AI MINISTRI RESIDENTI A CARLSRUHE, OLDOINI E A FRANCOFORTE, DE BARRAL

D. (1). Torino, 1 luglio 1864.

L'avortement complet des Conférences de Londres justifie pleinement la politique de réserve et d'attente que nous avons suivie à l'égard de la question Dana-Allemande.

D'après les informations que je reçois de Londres, la politique d'abstention adoptée par le Cabinet anglais aurait toutes les chances d'etre définitivement acceptée par le Parlement, et si, contre les probabilités actuelles, les Chambres venaient à manifester des dispositions plus belliqueuses, il en résulterait la dissolution du Parlement et de nouvelles élections. La Prusse et l'Autriche ont donc le champ libre devant elles. On compte à Londres sur la promesse faite par l'Autriche au Cabinet britannique de ne pas envoyer des forces navales dans la Baltique; on s'y attend aussi à ce qu'après avoir suhni. jusqu'au bout

la Prusse dans les opérations militaires, l'Autriche fera défection à son alliée dans le règlement de la question territoriale et politique. Le ;peu de faveur que trouve à Vienne la candidature du Grand-Due d'Oldenbourg, le bon accueil que ,celle du Due d'Augustenbourg y a rencontré du moment où ce prétendant a commencé à perdre du terrain à Berlin, indiqueraient que l'entente entre les deux puissances germaniques n'est guère assurée que dans les limites de leur action militaire actuelle. C'est au reste un objet sur lequel vous voudrez bien continuer, M. ile Ministre, à porter toute votre attention.

M. le Baron de Schwelzer, chargé d'affaires du Grand-Duché de Baden auprès du Gouvernement du Roi, vient de présenter ses lettres de c~réance. Le Gouvernement du Roi, vous le savez, attache un intéret particulier aux rapports qu'inaugure avec lui l'un des Gouvernements allemands les plus éclairés. D'après ce que nous apprenons de diverses sources, le commerce allemand commencerait à sentir, et notamment en Bavière meme, l'inconvénient de rester, à l'égard de l'Italie, dans une situation aussi défavorable aux intérets matériels.

La mort du Roi de Wurtemberg ne parait pas devoir changer l'attitude de ce Royaume dans la Confédérati.on, veui.llez toutefois me renseigner à cet égard, et examiner les dispositions qui se manifesteront à Stuttgart pendant les débuts du nouveau règne.

Je vous accuse réception et je vous remercie de vos (Pour Berlin) 10,11 poildtiques, 50 et 57 confidentielles (2). J'ai communiqué à

M. le ministre de la Guerre votre n. 49 confidentielle. Il l'a agréée et m'a ré

pondu, en ce qui regarde l'établissement Krupp d'Essen, que les méthodes de fabrication en sont connues, et que si elles ne peuvent etre imitées, c'est à cause des moyeiliS de production exceptionnels dont dispose cet étabUssement, sans égal en Europe à certains égards.

(Pour Francfort) de vos 36 à 54 politiques.

(Pour Baden) de vos nn. 17, 18 rpolitiques, XVI et XVII confidentielles comme aussi de vos annexes en chiffres du 29 mai et 18 juin et de vos lettres particulières en chiffres en date de Kissingen du 25 et 28 juin.

(1) -Il dispaccio venne inviato a Berlino e Carlsruhe col n. 8 e a Francoforte col n. 9. (2) -E' edito il solo R. confidenziale 57. Cfr. Serie I, vol. IV, n. 831.
2

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (AVV, ed. in MINGHETTI, pp. 68-70)

L. P. 18. Torino, 2 luglio 1864.

Siamo ancora ingolfati alla Camera nella discussione finanziaria e politica che, se Dio vuole, finirà oggi o domani al più tardi. E così potremo ridiventare padroni de' nostri pensieri. Il Ministero del resto non dubita di avere una considerevole maggioranza.

Ho letto col ,più goc-ande interesse la Vostra ultima lettera (1) che mostrai a Minghetti e a Peruzzi. Essa conferma appieno quanto Pepoli ci ha riferito. La comunicazione di Pepoli ci parve di natura così grave, che il mio primo pensiero fu che era necessario di combinare tosto con Voi un convegno per controllare colle Vostre impressioni e colle Vostre calme apprezzazioni l'impressione di Pepoli.

Intendo bene la logica della proposta dell'Imperatore. Egli vuole che la caduta del potere temporale non sia l'immediata conseguenza del ritiro delle sue truppe; vuole che la soluzione, ottenuta d'accordo con noi, abbia l'aria di nna soluzione seria e durevole. La quistione fra noi e la Francia era tutta delle garanzie pratiche. Supponendo che, sgombra Roma dei francesi, sia impossibile al Governo italiano durare lungamente a Torino, vede nel trasporto della capitale la sola garanzia possibile.

* Se ci si dice nel modo il più positivo essere questa la sola condizione, la condizione irrevocabile dello sgombro dei francesi da Roma, i miei colleghi ed io non possiamo non accogliere in massima il progetto *.

La proposta ha, è vero, il vantaggio di non imporci alcuna essenziale concessione sul programma nazionale. Ma essa ci impone di fatto una grave crisi per il paese. Il trasporto della Capitale sarà una crisi che, date alcune condizioni, e, prima di tutto, il concorso volonteroso del Re, io confido si supererà, ma ciò non toglie che sarà una crisi gravissima. Vi assicuro che il solo pensiero è tale da colpire seriamente anche gli animi i più risoluti. Si tratta di spezzare i numerosissimi vincoli che legano il Governo a queste antiche Provincie, dove esso ha la sua tradizione, il suo centro di gravità, la sua base e i suoi migliori elementi di Governo. Per giudicare quanto sia il pericolo se l'elemento piemontese si avesse a disaffezionare dal nuovo ordine di cose, vi

basti considerare l'importanza di questo elemento, il prevalere, checché se ne dica, della sua influenza nella macchina governativa, la sua importanza nella armata, il solido cemento ch'esso offre pel nuovo edificio. Questa è la difficoltà e questo il problema.

Del resto, quando l'Imperatore non creda a nessun'altra garanzia, quando questa sia la condizione sine qua non, e quando si tratta d'ottenere che i francesi sgombrino Roma, che la qutstione Romana s'incammini, presto o tardi, a una evidente soluzione, che in Italia invece di due stranieri non ne rimanga che uno solo, è impossibile ·credo ad ogni patriota italiano rifiutare H progetto.

Del resto, a più tardi. Vi ho scritto queste righe di furia *prima di andare alla Camera, dove sono chiamato, per approfittanni d'un'occasione sicura che mi si offre per Parigi* (1).

(1) Cfr. Serie I, vol. IV, n. 832.

3

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 108/59. Londra, 2 luglio 1864 (per. il 5).

Devo oggi chiamar l'attenzione di V.E. sulla pubblicazione dal Morning Post di due lettere, l'una del Barone Werther, l'altra del Signor Bismarck che son destinate a creare una grave impressione sul mondo politico.

Ho già a varie riprese nella mia corrispondenza fatto allusione a certe carte che in modo misterioso erano venute alla conoscenza del Governo Inglese. Questi documenti son precisamente fra quelli che eran venuti a cognizione del Governo. So chi poté procurarseli. Ma come fece, lo ignoro.

Inoltre si ebbe Q.Ua una lettera delJ.'Augustenburg a un suo intimo a Londra nella quale lo informava che interrogato a Berlino se intendeva governare costituzionalmente ed avendo risposto di sì, gli fu fatto intendere che ne scapiterebbero totalmente agli occhi della Prussia i suoi diritti al Trono.

Questo confermò l'idea che si ha qua che scopo finale della nuova S. Alleanza sia l'abolizione delle Costituzioni in Prussia ed Austria. Ma esistendovi in Prussia un forte partito liberale, sarà a veder<si se il Ministro Bismarck sarà da tanto da ottenere questi suoi fini.

Intanto mi vien supposto qua che, per aver creduto il tempo opportuno per distaccarsi dalla Prussia, il Conte Appony siasi messo in contraddizione col proprio Governo. Ed in non lieve imbroglio.

Quello che v'ha di certo è che non più tardi di ieri sera l'Ambasciatore di Prussia mi disse che stessi pur sicuro che essi tenevan gli Austriaci solidamente legati alle loro fortune. Al che risposi che temevo purtroppo che l'Italia ne fosse il Trait d'union.

Mando in annesso le lettere stampate nel Post (2) pel caso cve V. E. non le avesse notate. Ed inoltre devo informarla d'averle io due giorni fa trasmesso per la posta lo stampato dei Protocolli della Conferenza di Londra.

Mi pregio poi farle noto come non mancai di comunicare a Lovd RusseH il di lei Dis!pacdo di Gabinetto n. 10 (1) circa le misure contrarie ad ogni principio di tol:leranza religiosa state prese ;recentemente a Roma contro ai RR. sudditi uniti in matrimonio con delle suddite Britanniche di religione Protestante.

Nell'accusarle parimenti ricevuta del Dispaccio del 25 scorso mese n. 11 gabin.etto... (1).

(1) -I brani fra asterischi non sono editi in MINGHETrr; la lettera è parzialmente edita anche in BASTGEN, pp. .323-324. (2) -Non si pubblicano.
4

IL GENERALE KLAPKA AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI (2)

T. Ginevra, 3 luglio 1864, ore 13,15 (per. ore 14,15).

Le Comte Osaky de :retour de Hongrie sera demain et moi après-demain à Turin. Garibaldi a répondu qu'il ne peut encore s'engager définitivement.

5

IL CONTE SCHERRTOSSZ AL GENERALE KLAPKA (3)

T. Bucarest, 3 luglio 1864.

Prince Couza effrayé et irrité pour affaire Frigessy. Je ne ferai rien sans nouvel ordre. Nous pouvons désavouer complètement Frigessy. Il importe avant tout que Fazy me télégraphie directement et les pouvoirs pour traiter de l'emprunt ce qui m'assurerait ici un bon accueil. Dans les papiers Frigessy rien de positivement compromettant pour le Gouvernement Italien et pour Klapka (4).

6

IL MINISTRO DELLA GUERRA, DELLA ROVERE, AL GENERALE LA MARMORA

(AS Biella, Carte la Marmora)

T. Torino, 4 luglio 1864, ore 15.05 (per. ore 18,20).

Per lui solo. Discussione finanziaria impedì a Minghetti scriverle. Spera scriverle domani relazioni Pepoli su disegni Garibaldi che lascerà fra poco Italia sul quale cornviene vigilare. Scriverò pur io domani.

(1) -Non pubblicato. (2) -Il telegramma fu trasmesso tramite il consolato a Ginevra. (3) -Il telegramma fu trasmesso tramite il consolato a Bucarest. (4) -La documentazione sulla politica segreta italiana nei paesi danubiano-balcanici conservata in ASME è frammentaria. Su questo argomento cfr. Politica segreta italiana (1863-1870), Torino-Roma, 1891.
7

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 648. Londra, 4 luglio 1864, ore 21 (per. ore 5 del S).

Lord Palmerston ce soir à l'ouverture de la séance a fait part à la Chambre que le Gouvernement prussien venait de désavouer la :::orrespondance publiée par le lVforning Posi. Lord Palmerston n'a pas dit un mot de son opinion personnelle et il l'a fait avec intention.

8

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

'T. 649. Costantinopoli, 4 luglio 1864, ore 22 (per. ore 23,55 del S).

Aali pacha que je viens de voir, conteste vivement notre droit d'intervenir à la conférence de SY'rie soutenant qu'hl compète seulement aux cinq puissances qui ont des engagements antérieurs au traité de Paris avec la Turquie. J'ai combattu avec les al'guments de la dépeche de V.E. du 22 juin (1), Aali pacha a répondu qu'il en aurait conféré avec ses collègues et que du reste on ne tiendra pour le noment des conférences pour les affaires de Syrie (2). Ambassadeur de France étant à la campagne je lui ai écrit en attendant particulièrement. L'ambassadeur d'Angleterre n'a pas encore reçu instruction, le ministre de Prusse non plus.

9

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 109/60. Londra, 4 luglio 1864 (per. il 7 ).

Seguita la pubblicazione per paxte del Morning Post dei documenti spettanti la triplice alleanza delle Corti del Nord. In questi, come nei due primi dispacci mandati avant'ieri, V.E. troverà fatta menzione della quistione Italiana, dicendo il Signor Bismarck nella sua lettera al Conte Bernstorff del l" Marzo,

-Documenti diplomutici -Serie I -Vol. V

che la Prussia ha offerto il suo appoggiò all'Austria, la quale ne mostrò la sua riconoscenza, benché non credesse imminente una guerra !n Italia. Naturalmenteha a nascere fiera guerra fra il sì ed il nò ed abbondanza di denegazioni. Ad uno dei miei coHeghi Tedeschi che mi diceva ieri con aria di trionfo avere il Conte Bernstorff ricevuto per telegrafo le più ampie facoltà di denegazione, risposi che non servirebbero a molto, poiché era evidente che se veri i documenti si negherebbero, se falsi pure. Ma anche per un altro verso rimane sterile per ora questa discussione, poiché veri o falsi, il Governo qua per ora vi crede. E Lord Palmerston me lo confermò avanti ieri sera al suo ricevimento. Accadde anzi in quella circostanza che il Conte Bernstorff incontratosi col direttore del Morning Post, e domandatolo se prestasse fede a quei documenti, ed avutane ri1sposta affermativa, egli con collera proruppe nell'espressione seguente, che almeno presenta il merito della chiarezza se non dell'urbanità:

• It is a most abominable lie • (È un'abominevole menzogna). Anzi !asciatolo stupefatto ed ammutolito passò presso Lady Palmerston, che appunto discorreva con me, e gli raccontò testualmente questa scena; quindi parti.

Ma prima di decidere contro alla verità di questi scritti, conviene vedere se quanto essi contengono, non concordi colle informazioni pervenutesi successivamente. E mi pare che questo modo di prova sia totalmente in loro favore, poiché se apocrifi, si direbbe che sono stati modellati, avendo sott'occhio la cronaca confidenziale contemporanea. Voglio dire che in essi si parla dei tentativi dell'Inghilterra per neutralizzare l'azione della Russia a favore delle Potenze Tedesche, di cui nella mia corrispondenza, avevo informato V.E. dietro ad osservazioni fattemi dall'Ambasciatore di Francia. Si parla dell'oggetto della missione Manteuffel e del suo buon esito. Si parla di trattative per gruranzie in Italia, per combinazioni relative alla Polonia, per l'occupazione del Yutland, ed il modo di colorirla.

Parecchi dubitano dell'opportunità di questa pubblicazione. Sentii anzi il direttore del Post a dire che con molte diffkoltà egli aveva ottenuto da chi aveva queste carte, la permissione di pubblicarle, temendosi che questa pubblicità non ne esaurisse la sorgente. Comunque sia la verità finirà per apparire; ed intanto non saranno un male per tutti.

(1) -Non pubblicato. (2) -Su questo colloquio con Alì Pascià cfr. anche il R. confidenziale 9 del 6 luglio, non pubblicato.
10

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 247. Torino, 5 luglio 1864, ore 16.

Les renseignements de Londres et de Paris laissent entrevoir que la correspondance prussienne publiée par le Morning Post, tout en n'étant pas textuellement authentique contient au fond la vérité sur la situation politique. Je tiens beaucoup à avoir votre jugement personnel là-dessus et à connaitre les déclarations du Cabinet prussien.

11

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A LONDRA, D'AZEGLIO, E A PARIGI, NIGRA

'T. (1). Torino, 5 luglio 1864, ore 16.

Tàchez de savoir de lord Palmerston (du Gouvernement français) ce qu'il pense réellement de la coalition du Nord annoncée par le 1\llorning Post et surtout si la Prusse et la Russie ont garanti à l'Autriche ses possessions italiennes.

12

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 654. Costantinopoli, 5 luglio 1864, ore 13,50 (per. ore 9,10 del 7).

L'ambassadeur de France vient de me dire que ses instructions sont limitées à aider l'admission du représentant italien à la conférence pour les affaires de Syrie, qu'il connait la vive opposition d'Aali pacha et du baron de Prokesch pour vaincre laquelle il faudrait un accord formel de la majorité des puissances garantes et m'a assuré que la conférence, contrairement assertion Aali pacha, se tiendra dans 8 jours au plus tòt, et que meme en cas d'une entente en dehors ..de la conférence, nous devrions y prendre iPart.

13

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL GENERALE LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Un po' più di luce, pp. 90-91) (2)

:L. P. Bologna, 6 luglio 1864.

La lunga ed accanita discussione che ha avuto <luogo in PaTlamento, e che nonostante le tre opposizioni di sinistra, di destra, e di centro-sinistra, si è conchiusa iersera con un voto di fiducia al ministero, vi avrà spiegato il mio lungo silenzio. Veramente tra gli affari correnti, e la Camera, io non ebbi mai un minuto di libertà, ed era così stanco che sono corso a casa mia a prender fiato per ventiquattr'ore. Domani però conto tornare a Torino.

Prima di tutto mi rallegro di nuovo che la vostra salute sia ristabilita. Un momento abbiamo temuto che fosse una malattia, ma fortunatamente nel suo nascere fu troncata, e spero che ora vi sentite al tutto bene come prima.

Pepoli vide l'Imperatore a Fontainebleau lungamente, e lo ha visto poi Nigra il quale conferma di tutto punto l'asserto di Pepoli. Furono conversazioni senza conclusione definita, ma il risultato n'è questo. L'Imperatore non vede altro possibile componimento se non se uno che si fondi sul progetto Cavour, cioè a dire sgombro dei Francesi, impegno dell'Italia di non attaccare e di non permettere che si attacchi il territorio pontificio. Tutte le altre soluzioni, tutti gli altri mezzi termini esso li va scartando or per una or per altra ragione. Ma quella stessa soluzione ch'egli vede possibile ha però una difficoltà ed è la seguente che io vi riferisco colle parole testuali • Dans la pensée de l'Empereur il faut que le traité signé entre la France et l'Italie sur la question romaine ait un .caractère sérieux, et ne laisse pas planer des soupçons sur la loyauté des parties contractantes. Il faut empecher à tout prix que les catholiques et surtout les catholiques de France puissent accuser le Gouvernement Français d'avoir adopté un faux-fuyant pour livrer la Papauté à ses ennemis, n'osant pas la leur livrer ouvertement. Cette solution aurait alors tous les inconvénients d'une solution radicale sans en avoir la grandeur et les avantages. Il faut donc imprimer un •caractère sérieux au traité qui en !l'elève l'autorité. Il faut chel'lcher par quels actes on peut en assurer le succès moral. C'est ce coté de la question que S.M. se reserve d'examiner sans écarter cependant la possibilité d'accepter le projet ».

Certamente lo sgombro dei francesi dal territorio italiano è un risultato grandissimo, il quale merita bene che noi facciamo ogni sforzo ed ogni sacrifizio compatibile coi nostri principii. Ma la soluzione del problema è difficile, e le guarentigie che l'Imperatore va cercando per dare al trattato un carattere di serietà e lealtà, vogliono essere studiate accuratamente. Ma siccome io spero che voi presto sarete a Torino così mi riservo di parlarvene a lungo allora: ciò che mi premeva di assicurarvi è che non è perduta la speranza di un componimento, mentre d'altra parte nulla può dirsi de:finito.

Cosa farà Garibaldi? Regna un gran mistero intorno alle sue deliberazioni. Garibaldi a quanto mi si a1ssicura ha tre impegni scritti di suo pugno: uno con Mazzini che se il Veneto insorge, egli andrà colà ad appoggiare l'insurrezione; uno coi Romani ai quali ha detto che il suo destino è di morire di una palla francese sotto le mura della città eterna. Uno finalmente cogli Ungheresi e coi cospiratori danubiani di mettersi a capo delle rivoluzioni orientali. La ultima volta che Sutherland fu qui mi assicurò di aver trovato Garibaldi in spiriti temperati, e non credo Sutherland uomo abile né capace di condurre intrighi. È un buon diavolo, ma di mente corta; bensì potrebbe esere inconscio strumento di altri. Ad ogni modo Sutherland credeva che tornasse a Caprera: io nol credo. Ora Mazzini soffia a più non posso nel Veneto, ma noi siamo convinti che non riuscirà a far nulla. Per cui il dubbio più fondato sta o che si volga sul littorale pontificio, ovvero in Oriente. A questa ultima parte ha altre spinte che voi facilmente immaginate, essendovi state recenti comunicazioni fra Ischia e il luogo che supponete. Per buona ventura non ne sono ignaro, e la stessa persona non me le negò, ma soggiunse essere utile che· Garibaldi si allontani dall'Italia, e cerchi altrove ventura e complicazioni che potrebbero tornare a nostra utilità. Sembra che la sua'dimora a Ischia sarà ancor breve: se di là con bandiera italiana vuole andare ad attaccare o i francesi, o gli austriaci, mi par chiaro che noi dobbiamo ad ogni costo impedirlo, e agire con tutto il rigore.

Di un terzo argomento pur grave dovrò intrattenervi al vostro arrivo, ed è la situazione interna. Dopo la legge di perequazione non si può dissimulare che è rimasto nei deputati delle antiche province un lievito di rancore contro di noi. Dico nei deputati più che nel paese, il quale ciò che vuo,le è un pronto ed equo subriparto interno; ma del contingente generale riconosce la giustizia. Queste irritazioni sono naturali, e non potevano mancare: ma a mio giudizio bisogna finirle. Tanto più che il partito dell'ordine ha qui i suoi più fermi difensori. Questo sentimento della necessità d'intendersi è comune anche a Peruzzi ed agli altri miei colleghi. E crediate pure che sebbene abbiamo avuto una Yittoria superiore a quella che noi stessi credevamo, pure non disconosciamo punto le necessità della situazione, e desideriamo provvedervi. Ma questo è un argomento del quale preferisco intrattenervi a voce.

Mi resta dunque il desiderio di vedervi il più presto, e la preghiera di farlo che coincide colle vostre intenzioni già da tempo annunziate. La sola difficoltà sarebbe la presenza di Garibaldi in codesti contorni. alla quale si contrappone la vostra grande autorità. Ora voi giudicherete se l'allontanarvi possa portare un pericolo, nel qual caso io non ho che ringraziarvi di rimanere: ben rsapendo e contando sul vostro patriottismo. Ma appena crediate di poter venire a Torino, fatelo perché vi siete molto desiderato, c qui ancora potrete far moltissimo bene.

Scusate la fretta di questa lettera...

(1) -Il telegramma venne inviato a Londra col n. 248 e a Parigi col n. 249. (2) -Parzialmente edito anche in MINGHETTI, pp. 49-50 e in BASTGEN, pp. 318..319.
14

L'AGENTE DIPLOMATICO E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE S. N. Tunisi, 6 luglio 1864 (per. l'11).

lVIi giunsero contemporaneamente il Dispaccio Confidenziale N. 5 (Gabinetto) ch'ella mi ha fatto l'onore d'indirizzarmi il 22 dello scorso Giugno (1)" ed il Dispaccio Circolare in data 17 dello stesso mese (2).

Ringrazio l'E. V. dell'approvazione che si degnò esprimermi per la riserva tenuta fin ora da me e dall'Ammiraglio Conte Albini, nonché delle spiegazioni favoritemi sulle dichiarazioni in risposta alle interpellanze del Deputato Mordini. Siamo lieti ambedue di aver ben compresa la politica del Governo del Re nella questione di Tunisi, ed io posso accertare l'E. V. che, esistendo perfetto accordo

c2) Non pubblicato

fra noi su tutti i punti, la nostra condotta, modellata sulle istruzioni e sugli ordini ricevuti, tenderà sempre a viemmeglio consolidare l'influenza dell'Italia in questo paese, ed a proteggere e garantire in qualunque evento la vita e gl'interessi de' nostri connazionali.

La notizia del richiamo probabile del Signor De Beauval era giunta anche in Tunisi, accreditata da una nota inserita in capo alla prima colonna del Moniteur nella quale si annunziava l'arrivo del Signor Roches al Giappone e la partenza di colà del Signor Duchène de Bellecour, nominato molto prima d'ora Agente e Console Generale di Francia in Tunisi. Il Signor De Beauval mi parlò egli stesso il primo di quella nota, ed io mi limitai a rispondergli essere mia opinione che la stessa fu inserita nel Moniteu1· per annunziare puramente e semplicemente l'arrivo del Signor Roches e la partenza del Signor Duchéne de Bellecour.

In Tunisi da circa dieci giorni corre anche la voce di prossimo richiamo del Console Generale Inglese e della sua nuova destinazione ad Alessandria. Il Signor Wood stesso non smentisce questa notizia e parla piuttosto favorevolmente e con compiacenza del clima dell'Egitto.

Io porto opinione che la pronta partenza dei Signori De Beauval e Wood, faciliterebbe in certo modo il ristabilimento della tranquillità nella Tunisia, perché sono quasi ormai interamente persuaso che ambidue hanno rapporti diretti con Capi di diverse tribù nell'interno, e che ambidue agiscono ed agitano il paese in senso opposto. Sono poi nel tempo stesso d'avviso che qualunque cambiamento di persone non farà cessare l'antagonismo della politica francese ed inglese, che si disputa la prevalenza nella Tunisia per fini che ora nasconde colle dichiarazioni di voler conservare la dinastia regnante, ma che paleserà senza dubbio il giorno lin •CUi verrà seriamente sul tappeto [a questione d'Oriente.

Mi duole assai che i miei sforzi per mettere in qualche accordo questi due miei colleghi di Francia e d'Inghilterra non siano riusciti che a ravvicinarli per poco materialmente. Il Signor Wood fece una visita al Signor De Beauval, questi la restituì quattro giorni dopo, ma si separarono poi portando seco le stesse rispettive convinzioni e le stesse diffidenze.

Lo stato politico della Reggenza si riassume presentemente nei fatti seguenti: l" Impotenza morale e materiale delle autorltà in tutti i paesi della costa ove gli oppositori al Governo comandano, rifiutano il pagamento delle imposte sebbene ridotte al tasso anteriore alla rivoluzione, e defraudano i diritti d'esportazione vendendo mercanzie portate a bordo ed aumentandone il prezzo coll'ammontare dei diritti medesimi; 2'' attitudine sempre ostile degli Arabi e dei Beduini dell'interno i quali vogliono la caduta del Kasnadar, la resa dei conti ed un intero cambiamento d'amministrazione; 3" Insipienza fatale e lentezza colpevole degli uomini del Bardo che in due mesi riuscirono appena a radunare un piccolo nucleo di truppe, (un campo di circa 2000 uomini in tutto, composto di elementi i più eterogenei), e vivono della sola speranza che presto

o tardi le tribù vengano alle mani tra loro, per quindi vincerle facilmente.

Le finanze poi presentano un vuoto spaventevole. Il Governo deve si può dire a tutti i negozianti, nonché a quasi tutti i venditori al dettaglio, ed ha poi anche un debito all'estero di circa quaranta milioni di franchi. Il Kasnadar chiese nella scorsa settimana m:;zzo milione di piastre alla piazza offreudo la

sua firma come Ministro e come privato, ma non trovò credito neppure per un

soldo. Ieri finalmente per far denari ad ogni costo, vendé cento mila metalli

d'olio sul raccolto futuro a piastre sedici e mezza, mentre il prezzo corrente

è di piastre ventiquattro ciaschedun metallo, ed incassò in tal modo un millione

e sei cento cinquanta mila piastre, eguali a poco più d'un millione di franchi.

Il Bey stesso ha non pochi debiti sulla piazza i quali non paga da molto tempo

per l'ingordigia de' suoi spenditori, tutte creature del Kasnadar.

Or dunque questo povero Bey e questo disgraziato paese non possono

sfuggire al seguente dilemma: o il campo viene ingrossato da molti partigiani

del Governo attuale e da adesioni sincere e risolute di molte tribù dell'interno,

ed allora è probabile che la calma 'Si r.i:stabntsca a rpoco a poco e con essa i'autorità

del Bey; o il campo incontra invece, cosa più probabile, popolazioni ostili,

ed è distrutto, oppure, come è anche probabilissimo, incontra popolazioni indif

ferenti ed in attitudine passiva, che lo lascino passare, e che quindi rifiutino,

come presentemente, il pagamento di qualunque imposta, in tal caso non rimane

al Bey altra via di salvezza che quella di chiamare in suo soccorso l'intervento

estero.

In previsione di tale eventualità io aveva chiesto al Kasnadar a quale partito si appiglierebbe il Governo Tunisino in caso estremo, e ne ebbi in risposta le parole riferite nel precedente mio rapporto confidenziale, parole cui l'E. V. non credette di dare un valore assoluto, perché probabilmente pronunciate anche nei colloquii del Bey con altri Consoli. Dopo ricevuto il Dispaceio cui rispondo io ebbi un nuovo colloquio così col Bey come col Kasnadar sull'argomento medesimo, e sono ora in grado di assicurare l'E. V. nel moda il più formale e più positivo che nel caso estremo Sua Altezza chiederà soccorso alla Francia, all'Inghilterra ed all'Italia contemporaneamente, affinché s'intendano tra esse sul modo di ricondurre l'ordine nella Reggenza ed il rispetto verso la sua autorità. Al momento di congedarmi, il Bey accostassi vivamente a me e prendendo le mie nelle sue mani mi disse con visibile emozione: • Tu sai che per non destare nuovi sospetti e nuove rivalità, io non posso chiedere l'ajuto di una sola delle tre potenze, ma ti autorizzo a farr conoscerre al Re Vittorio Emanuele ed al suo Governo che le mie simpatie sono per l'Italia il cui intervento isolato combinato a Parigi ed a Londra terrebbe lontano il mio Paese dal pericolo di cadere in ScHla volendo evitare Cariddi (sic); per l'Italia che mi diede recenti prove di vera e leale amicizia '.

Posso inoltre accertare l'E. V. che il Signor De Beauval interpellò prima di me il Bey sulle sue determinazioni in caso estremo, ma che Sua Altezza rispose evasivamente non poter ancora dire in modo positivo qual partito sarà per prendere nel caso suindicato. Il Signor Wood nei suoi colloqui col Bey non portò mai finora la conversazione su tale argomento.

I Consoli Generali di Olanda, di Spagna e di Svezia e Norvegia, (il primo rappresentante anche la Russia, e quest'ultimo anche la Prussia), credettera bene di lasciare il loro posto nelle presenti difficili contingenze, per cui rimangono in Tunisi soltanto i Consoli d'Austria, di Francia, d'Inghilterra e d'Italia, non contando i Consolati del Belgio e di Danimarca il cui titolare è l'Agente francese residente alla Goletta. Così il Signor De Beauval come il Signor Wood sono meco d'avviso che avendo il Governo Tunisino voluto tentare l'esperimento del campo, la nostra condotta, al punto che sono le cose, dovrà ùipeHdere dalla riuscita del medesimo. Siamo poi anche perfettamente d'accordo sulla necessità e sulla convenienza di proteggere e difendere la persona del Bey in ogni qualunque peggiore ipotesi.

Nei primi giorni della rivoluzione due o tre carovane provenienti dal Chef avendo dovuto traversare le tribù degli insorti comandati dal nuovo Bey, questi diede ordine che fossero rispettate le mercanzie ed il denaro appartenenti agli europei, ed infatti le carovane stesse giunsero in Tunisia alleggerite soltanto di tutto ciò che era diretto ai cittadini di Tunisi ed agli uomini del Bardo. Questo fatto non si è più verificato posteriormente per la buona ragione che nessuna carovana è più partita né dal Chef né da altro punto alla volta di Tunisi. A ciò devo aggiungere che le proprietà degli Europei furono fin ora rispettate dai rivoltosi di Susa e di Sfax, ma che quelli di Nebel nulla rispettarono, letteralmente nulla.

Io credo infine che i Ministri di Turchia e d'Inghilterra abbiano ragione di affermare che il fanatismo religioso contro gli Europei non è uno dei moventi dell'insurrezione. Devo però fare conoscere all'E. V. che dopo l'arrivo del Commissario della Porta, non pochi europei furono pubblicamente insultati così a Tunisi come a Susa, Sfax ed altrove con minacce accompagnate da bestemmie contro la religione cristiana ed israelitica, e che in Tunisi stesso un maltese ricevette ultimamente nove colpi di pugnale da un moro il quale offriva ciaschedun colpo vibrato al Dio di Maometto. Il Console Inglese non ha chiesto soddisfazione per evitare mali maggiori, e fu generalmente approvato, ma non è perciò men vero che quel fanatico agi o per convinzione propria, oppure eseguì una coE<missione d::<tagli per m~o scopo facile ad indovinarsi. Intanto il Maltese che ebbe il polmone traforato vive tuttora, ed il moro, riclamato dai suoi commilitoni, dovette essere messo in libertà. Questa sola circostanza basta per dare un'idea dell'impotenza assoluta del Governo (1).

(1) Cfr. Serie I, vol. IV, n. 817

15

IL MIN1STRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 110/61. Londra, 6 luglio 1864 (per. il 9).

Siccome V.E. avrà potuto interpretare dal mio Telegramma di Lunedì (2), Lord Palmerston non esprimendo la sua opinione riguardo alle Carte pubblicate dal Morning Post ne ammetteva l'autenticità.

Questo del resto scrissi a V.E. nel mio Dispaccio del medesimo giorno (3).

Intanto credo, per render più completo lo stato delle cose attualmente, dover dire che esiste da per tutto un dubbio che nei più propende pel sì. l\'[a nessuno può dire ancora con certezza nulla di preciso.

Kon si sa come queste Carte sian state sottratte. Si osserva nella loro redazione un'assenza di certe forme ed elocuzione non propria delle Cancellerie Tedesche.

Ma so inoltre che nell'Ambasciata Austriaca si riconosce bensì che quel giorno in cui citasi un Dispaccio di Lord Palmerston parlando di una conversazione col Conte Appony, andò di fatto quest'ultimo dal Primo Ministro.

Del resto le Legazioni di Svezia e Danimarca ebbero cognizione di queste carte un mese fa. E le ·comunicarono a Lord Russell il quale le credette apocrife. Ora, mi si assicura, abbia cambiato idea. Lord Clarendon disse a un amico che queste Carte se non erano vere almeno dicevan la verità at a hair'.~ breadth (la misura di un capello).

E Lord Strattford de Redcldffe il quale le crede vere mi disse ieri averle avute per le mani un mese e mezzo fa. Questo dirò soltanto riguardo alle asserzioni di coloro che le pretendono rubate a Kissingen.

Del resto l'Ambasciatore di Francia, al quale ne domandai ieri sera, parve dubitarne. E ad ogni modo mi disse contrariamente a quanto mi si era assicurato qua che Drouyn de Lhuys gli avea scritto crederle false.

Ma quello che mi ripeté e che qua si crede generalmente è che la guarentigia per le Provincie Venete fu bensì richiesta dall'Austria, ma non ottenuta.

Lord Palmerston sta molto occupato riguardo al voto di doman l'altro.

Difficilmente potrei vederlo. Ma appena se ne presenterà l'occasione lo interrogherò. O anche meglio lo farò interrogare in modo da non semplicemente averne una risposta Diplomatica.

P. S. Da quanto mi venne fatto di scoprire or ora la prima sorgente di queste corrispondenze par venuta da certi rifugiati polacchi che per mezzo di loro affiliati le ebbero da Berlino e le comunicarono a varie Legazioni estere e quindi a qualcuno che avvicina Lord Palmerston.

(1) Sulla questione tunisina nel 1864 cfr. M. GABRIELE, G. Farz, La Flotta come st1·umcnto di politica nei primi decenni dello stato unitario italiano, Roma, 1973, pp. 115-145.

(2) -Cfr. n. 7. (3) -Cfr. n. 9.
16

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. RR. Parigi, 6 luglio 1864.

Vi sono cose che non posso scrivervi per la posta, e tali sono quelle che vi mando con questa lettera, della quale affido il recapito all'egregio Fortis.

Appena il telegrafo portò il sunto dei dispacci pubblicati dal Morning Post, dubitai che questi documenti fossero stati fabbricati qui, quando poi lessi i dispacci stessi, il mio dubbio si convertì in quasi certezza. Alcune delle frasi contenute in essi mi erano state testualmente ripetute a Fontainebleau. Ho quindi tutta ragione di credere che i dispacci furono confezionati da Mocquard sui dati contenuti nella corrispondenza della diplomazia francese. Del resto anche qui può applicarsi la massima is fecit cui prodest. Lo scopo di questa

pubblicazione è evidente. Sconcertare i maneggi delle tre Potenze settentrio

nali; atterrire 'l'Inghilterra; dimostrare la n&essità d'un accordo tra le Potenze

occidentali; mettere sull'avviso le piccole Potenze Germaniche e tentar di sepa

rarle dalle due grandi Potenze tedesche; segnalare al mondo intiero concetti

e tendenze riprovate dalla pubblica opinione etc. etc. L'impressione qui fu

profonda. Si crede generalmente che il fondo dei dispacci è probabile. In

quanto al Governo francese, esso sa benissimo, cred'io, che finora nessun

trattato fu firmato, ma teme che si venga ad un accordo. La convinzione del

l'Imperatore si è che, se la Venezia fosse minacciata od attaccata, la Prussia,

anche senza impegno scritto, sarebbe forzata in questo momento ad ajutare,

direttamente od indirettamente l'Austria. Intanto è per me evidente che qui si

tenta un riavvicinamento coll'Inghilterra. Ma sventuratamente il terreno danese

non è propizio ad un tal fatto. Ripugna all'Imperatore il far la guerra all'Alle

magna contro il principio di nazionalità da questa invocato; e d'altra parte

ripugna all'Inghilterra, e più al Partito Tory che al Whig, e soprattutto poi

alla Regina il far la guerra all'Austria. Cionondimeno il risultato di tutto ciò

sarà, a mio avviso: l o che le tre Potenze del Nord si limiteranno ad un accordo

verbale difenJSivo; 2" che un riavvicinamento, H quale non andrà fino ad una

alleanza di guerra, si verrà operando fra la Francia e l'Inghilterra (1).

Ho pregato la Principessa Matilde di scrivere alla Regina d'Olanda pel

riconoscimento del Wiirtemberg, ossia per meglio dire, per tastare le disposi

zioni del nuovo Re a questo soggetto. Promisemi di farlo. Vi scriverò a suo

tempo quello che la Principessa Matilde avrà ricevuto da sua cugina. Quanto

alla Sassonia, non ho potuto parlarne all'Imperatore, perché, essendo egli a

Fontainebleau, non ebbi più occasione di vederlo. Ne dirò un motto domani

a Drouyn de Lhuys. Ma non credo che sia questa la buona via. La Duchessa

di Genova, meglio d'ogni altro, può convenevolmente tastare il terreno. Tutto

ciò che vien da Parigi, giunge sospetto all'Allemagna.

P. S. Ricevo il telegramma (2) che annunzia la vittoria del Ministero. Non ne dubitavo. M'affretto a mandarvi i miei complimenti.

• Dal momento soprattutto in cui la conferenza andò a vuoto sono andato predicando a tutti indistintamente la necessità anche senza per questo prendere in considerazione casi di guerra, almeno di metter da banda i rancori e le diffidenze, e combinarci in idee d'unione colla Francia, l'Italia e l'Inghilterra onde in ogni caso far fronte alle coalizioni del Nord.

Ma anche oggi ho dovuto convincermi che per nulla gli animi si son mutati e il fascio del Nord, se realmente si unisce, ci troverà sempre ugualmente disposti a tirar ciascuno dal canto nostro.

Ne parlai coll'Ambasciatore di Francia, col quale andiamo perfettamente d'accordo. Fortuna, che cosi reciprocamente ci potremn aiutare. Ma ieri ancora egli mi citava una lettera confidenziale che aveva ricevuto da Pal"igi e in cui gli si mostrava una certa tendenza a agire d'accordo. Ma gli si diceva che ad ogni modo, trovasse modo di scoprire quale realmente fosse la politica dell'Inghilterra. Poiché finora vacillazioni e concessioni dimostravano l'assenza di un piano stabilito. Sette o otto volte mi parlaste dell'invio della flotta, diceva La Tour d'Auvergne a Lord Russell l'altro giorno. E con che risultato lo vediamo.

Se la Francia parla di pace, si sospetta che intenda guerra. Se propone guerra, le si attribuiscono progetti d'ingrandimento a danno dell'Inghilterra. A Parigi l'Imperatore non vuol andare avanti se non vede l'Inghilterra impegnata, onde poi essa, se lui si trova negli imbrogli, non diventi arbitra della situazione.

A Londra si applica il medesimo ragionamento alla Francia.

Qui si dice esser evidente la volontà d'aver le Provincie renane. E s'aggiunge, prendetele se potete ma non domandateci dichiarazioni o assistenza. L'Imperatore risponde, quando anche foste sinceri ora promettendomi neutralità, può accadere che l'opinione pubblica, dopo i primi eventi militari, muti, ed allora mi troverò sulle braccia non solo 50 milioni di tedeschi ma anche l'animosità britannica •·

(1) Si pubblica qui un brano di una l. p. di D'Azeglio a Minghetti del 1° luglio (AVV):

(2) T. 251 del 5 luglio, non pubblicato.

17

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO

T. 255. Torino, 7 luglio 1864, ore .l7,30.

Greppi mande que Bulwer n'a pas encore reçu des instructions relatives à notre admission à la conférence pour le Liban. AaU pacha :poussé rpar l'Autriche s'oppose à notre intervention dans les affaires de Syrie. Demandez à lord Russell si le moment est bien choisi pour nous saorifier encore une fois à l'Autriche.

18

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 255. Torino, 7 Luglio 1864, ore 17,30.

Après votre appréciation de la politique prussienne croyez-vous convenable encore la souscription du protocole? (1).

19

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 60. Berlino, 7 Zuglio 1864 (per. l'(1).

Le Cabinet de Berlin n'est pas à Berlin; mais à Carlsbad. C'est de là que

M. de Bismarck expédie lui~meme toutes les affaiTes se rattachant à la haute politique. Le 15 Juillet il se rendra avec le Roi directement à Gastein, pour quelques semaines. Ce sera eneore une période pendant Iaquelle il nous sera très difficile d'etre renseignés sur la situation. Aussi la plupart de mes collègues ont déjà pris ou se disposent à prendre des congés.

Cependant j'ai jugé à propos de me ménager un entretien avec le secrétaire général, sous le prétexte de lui demander où en étaient nos négociations commerciales.

La conversation ne pouvait manquer de s'engager sur les récentes communications du Morning Post.

M. de Thiele m'a cité les démentis formels transmis à Londres et à Paris sur la première série de ces documents. C'est une infame fausseté. C'est une pure invention. C'est une honteuse spéculation de gens intéressés à semer la discorde. Il a également opposé un démenti à la seconde série des publicatìons

de ce meme journal. Il émettait l'espoir que je ne me préoccupais nullement de cet incident.

J'ai répondu qu'heureusement l'Italie était en mesure de pourvoir ellememe à sa sécurité, si jamais elle devenait l'objet de quelque menace étrangère. Que je m'inquiétais plutòt des dangers que courait la Prusse par l'effet de circonstances qui la poussaient dans une voie que ses adversaires pourraient faire tourner à piège. Le désintéressement apparent de l'Autriche et de la Russie n'auraient-ils pas pour but, en gagnant sa confiance, de l'amener par une pente insensible à contracter des engagemens contraires à ses véritables intérèts et à ceux de l'Allemagne? Le Cabinet de Berlin devait me rendre la justice que mon langage n'avait jamais varié. Dès le début de son alliance avec l'Autriche, j'avais cherché à le mettre en garde. Je voulais prévenir que l'Italic et la Prusse, 'SÌ bien faites pour s'entendre, ne se rencontrassent pas dar.s des camps opposés. Vis-à-vis de mon Gouvernement je n'ai pas été moins explicite, et, aujourd'hui encore, je maintiens l'opinion si souvent émise de tendances à une entente entre les trois Cours du Nord, ;provenant non du fait de la Frusse, mais qui sont exploitées à St. Pétersbourg et à Vienne surtout.

J'ajoutais pleinement foi aux dénégations officielles de M. de Bismarck sur les prétendues révélations du Morning Post, mais je ne restais pas moins d'avis que ces dépeches, malgré leur caractère apocryphe, contenaient certains aperçus, signatura temporis, exacts sur la situation.

lVI. de Thiele combattait mon raisonnement: • Les conférences de Londres ont à elles seules fourni la meilleure preuve d'une absence d'accord avec la Russie dont le Plénipotentiaire ne se rangeai.t pas du coté de l'Allemagne. Nous avons nié l'existence d'une convention pour la Pologne. Quant à l'Autriche,

M. de Bismal'Ck vous a déjà dit: "si elle veut nous suivre jusqu'au bout, nous la mènerons loin". En d'autres termes, nous ne sommes pas les séduits, mais les séducteurs. Si les relations étaient aussi intimes qu'on se plait à les représenter, nous ne nous disputerions pas sur le terrain commercial, nous ne serions pas à la veille de signer des arrangemens avec l'Italie ».

Ayant cité à mon interlocuteur la lettre confidentielle qui, à la date du Ier Mars, aurait été écrite par le Général de Manteuffel, alors en mission à Vienne, il m'a répondu qu'il ne pouvait que s'en référer aux explications qu'il avait déjà été chargé de me donner à ce sujet d'une coopération de la Prusse dans le cas d'une attaque contre l'Autriche. (voir mon rapport confidentiel N" 34 du 8 Avril dernier) (1).

Je n'ai pas voulu pousser plus loin mes investigations au Ministère des Affaires Etrangères. Je me suis rendu chez mon collègue de France. Comme nous, il était assez d'avis que la correspondance publiée à Londres, tout en n'étant pas authentique, contenait, au moins pour ce qui concernait la seconde série des documents, des vérités sur la situation. Il y retrouvait mème, quelque tronquées qu'elles fussent, des appréciations qui se rapprochaient, entre autres sur la Pologne, du langage que lui avait tenu M. de Bismarck. Quant à la coalition si elle était déjà ébauchée, cela tenait à des fautes commises de part et d'autre. Ainsi la Russie a eu grandement tort de maltraiter ses sujets Polo

nais. Mais compter sur l'Angleterre et sur l'Autriche pour soutenir leur cause, e'était aller au devant d'un mécompte, comme l'a démontré l'expérience. Après cette malheureuse campagne diplomatique, il eùt fallu s'appliquer, sans s'écarter de la dignité voulue, à dissiper progressivement la mauvaise impression à St. Pétersbourg. Tandis que la Russie lailsse son Ambassadeur à Paris, le Due de Montebello est absent de son poste depuis plus d'une année. Ce seui fait n'était-il pas de nature à provoquer des caprices d'humeur, des sentimens de défiance? Rien de plus nature! que l'Empereur Alexandre, croyant ne plus pouvoir compter sur l'alliance Française, cherche un contrepoids à Vienne et à Berlin. Cette attitude de la part du Cabinet des Tuileries était explicable sous le règne de Louis-Philippe, en rprésence du mauvais vouloir, de:s procédés dédaigneux de l'Empereur Nicolas. Mais, depuis la guerre de Crimée, son successeur avait tendu ila main à la France, il n'eut dépendu que d'elle de maintenir ces bonnes relations en ménageant davantage l'amour propre de son alliée. Et c'est précisément au moment où il serait le plus important d'etre instruit à fond sur I'attitude de ,ce Gouvernement qu'H lui manque un organe assez autorisé à St. Pétersbourg, pour des interpellations catégoriques. Le Baron de Talleyrand voyait au reste un grave inconvénient dans le fait des publications du Morning Post. Elles impressionnent vivement l'opinion publique en France, et preteront un nouvel élan à ceux qui voudraient pousser l'Empereur à tirer le canon, lors meme que les conjonctures actuelleis ne comportent

pas une attitude belliqueuse. Il serait temps d'en finir avec les tiraillements entre les Puissances oocidentales, et de rétablir sur un bon ;pied les relations avec la Russie. A cette condition seulement la France pourrait compter sur la Prusse. Pour le moment il serait imprudent de trop s'y fier, malgré ses protestations amicales. Et cependant, toujours au dire de M. de Talleyrand, lors de l'entrevue des Souverains de Prusse et de Russie à Potsdam, M. de Bismarck avait lui-meme pris l'initiative de lui donner les explications les plus satisfaisantes. Le mot Pologne n'avait été prononcé qu'à deux reprises, pour émettre l'espoir que l'attitude de la Russie dans la guerre contre le Danemark serait conforme à celle de la Prusse lors de l'insurrection Polonaise, et pour c01:nbiner quelques facilités commerciales sur les frontières du Grand-Duché de Varsovie. Les deux Souverains s'étaient l'un et l'autre exprimés avec beaucoup de bienveillance envel'is J.'Empereur Napoléon. Entre autres M. de Bismar~ck chargerait le Comte de Goltz de fournir au Cabinet des Tuileries tous les renseignements désirables sur les entrevues soit de Potsdam soit de Carlsbad. « Néanmoins, ajoutait l'Ambassadeur de France, défiance est mère de sureté! ».

Telles sont les ind:icatlions que j'a.i recuetllies.

Relativement à ma manière de voir, je ne puis que me référer à ma correspondance depuis plusieurs mois. A défaut de preuves matérielles difficiles, pour ne pas dire im:possibles, à p!l'ocurer, toutes les présom,ptions mOII'ales révèlent que la coalition existe virtuellement grace aux taquineries entre l'Angleterre et la France, et la froideur entre Paris et St. Pétersbourg. La Prusse ne sachant à quel Saint se vouer, se laisse entrainer sur la pente, prete l'oreille aux suggestions de l'Autriche et de la Russie. ll s'agit avant tout pour elle de mener à bonne fin sa campagne contre le Danemark, et jusque là du moins elle n'aura pas les coudées franches. M. de Bismarck, en dépit de l'assertion de M. de Thiele, n'est pas le séducteur mais le séduit. Sous lecharme de la perspective d'annexer le Schleswig-Holstein, il vendrait père et mère. Avec une promesse d'un assentiment à cette conquete, il serait facile de Z'enguirZande1· et de l'amener de plus en plus à jouer son ròle dans le trio. N'oublions pas d'ailleurs que le vent souffle à la réaction dans !es trois Cours, et q_u'à leurs yeux l'Empereur Napoléon n'est et ne sera jamais qu'un parvenu. EHes peuvent craindre de montrer les dents tant qu'elles auront le sentiment de l'autorité considérable qu'il exerce dans son pays. Mais que son prestige s'efface; que cette existence précieuse s'éteigne; que la France donne encore une fois au monde le triste spectacle de la division des partis, et l'entente se manifestera pour s'élever contre les principes de liberté et de nationalité. Bref si l'Empereur Napoléon, par aveuglement ou par des terreurs exagérées, ne s'applique pas à étouffer la coalition dans son germe, elle deviendra aussi pernicieuse à son prestige, à sa dynastie, que dangereuse pour nous, englobés comme nous le sommes dans les injustes défiances de bon nombre de tetes couronnées contre la France.

Si mon collègue de France regrette la publication des pseudo-dép€ches, je ne partage pas son avis. L'empressement à les démentir en dehors des formes usitées, prouve jusqu'à un certain point qu'on n'a pas la conscience entièrement nette. Viendront des explications ultérieures qui contribueront à éclairer la situation, à la dégager peut..etre de ses incertitudes. Pour le moment en voulant trop nous fermer les yeux, il me parait, qu'on a obtenu le résultat contraire en !es ouvrant meme aux aveugles. Mais je crois, ave<:' le Baron de Talleyrand, qu'un rapprochement de la France avec la Russie et l'Angleterre, est de toute nécessité. La Prusse ne tarderait pas à suivre, et l'Autriche, qui est le faux jeton dans tous les jeux de la politique, se· trouverait isolée et deviendrait le bouc émissaire de l'Europe. M. de Bismarck se verrait alors sans remords et sans regrets débarrassé d'une surveillance· incommode soit dans la péninsule Cimbrique, soit en Allemagne.

(1) Questo telegramma fu inviato in seguito al t. 652 di Launay del 6 luglio, non pubblicato perchè è il riassunto del rapporto edito al n. 19.

(1) Cfr. Serie I, vol. IV, n. 669.

20

IL CONSOLE GENERALE AD AMBURGO, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 18. Amburgo, 7 luglio 1864 (per. l'(1).

L'andata del Principe Giovanni di Danimarca a Berlino ha qui sollevato grandi speranze di prossima pace. Si crede che l'esposizione fatta da Lord Palmerston ai Comuni delle trattative della Conferenza avendo finalmente persuaso il Governo Danese che in nessuna eventualità mai riceverà soccorsi materiali dall'Inghilterra siasi quello deciso a por fine alla rovinosa lotta che disperatamente sostiene-colle grandi Potenze Germaniche, mandando il Principe Giovanni a Berlino per trattare direttamente colla Prussia del fine della guerra alle meno pessime condizioni possibili. Difatti personaggio, che pur dovrebbe sapere qbalche cosa della politica inglese, mi ha nuovamente assicurato, che nemmeno l'occupazione di Copenaghen besterebbe a spingere l'Inghilterra a sortire dalla via dei consigli per entrare in quella dell'azione, giacchè la nazione inglese, egli dice, vuole anzitutto la pace e non trova nella quistione danese ragion d'interesse sufficiente per impegnare la sua potenza in un conflitto tremendo senza poterne ricavare un adeguato compenso.

La curiosa pubblicazione di corrispondenza politica che stiamo leggendo nelle colonne del Mo1·ning Post, occupa, come di ragione, tutti gli uomini politici. Il principale e più importante argomento di questa corrispondenza fu già da me assai prima accennato all'E.V. nella mia corrispondenza, conseguentemente senza potere garantire la precisione materiale di essa, non avendo prove materiali alla mano, credo alla sostanza della medesima e persisto più .che mai a ritenere che le intime intelligenze, che fin dallo scorso anno già esistevano fra le tre grandi Potenze del Nord per comprimere lo spirito delle nazionalità e di libertà e reciprocamente difendersi i mali acquistati territorii, si concretarono nelle ultime conferenze dei tre monarchi a Carlsbad, non saprei se colle vesti solenni di trattati, o di semplice convenzione, o di scambio di note, ovvero di personali verbali assicurazioni.

La Francia che non può aver cosi facilmente perdonato all'Inghilterra il

suo improvviso abbandono nel Messico fa mostra di temere la ripetizione di

un simile fatto e non tirerà in questa quistione la spada contro le Potenze

federate del Nord, se prima l'Inghilterra, che nulla ha da temere per la sua

sicurezza dai formidabili eserciti di queste tre Potenze, non si sarà talmente

impegnata da tranquillare la Francia su d'una defezione nel fervore della

lotta. Inoltre l'Imperatore Napoleone si compiace a mostrare all'Inghilterra,

che se la Francia deve essere prudente e non temeraria colle grandi Potenze

Europee, l'Inghilterra da sola è poco meno che impotente contro le medesime.

Questa, direi, bouderie fra la Francia e l'Inghilterra è. desiderabile che

non troppo si prolunghi per non invogliare le tre nordiche Potenze a fare

scomparire, come già fecero della Polonia, i Regni Scandinavi dal novero degli

Stati Europei, ed a convertire il Mar Baltico in un lago Russo-Germanico.

L'Austria, che per la sua geografica posizione non potrebbe aver parte delle

spoglie Scandinave, troverebbe compenso o con iscambio di territorii, o con

usurpazioni di alcuno di quelli che diedero segni di non esser ligii e servi

della politica egoistica delle due grandi Potenze della Confederazione.

La propaganda nei Ducati a favore del Duca di Oldenborgo continua

attivissima, ma con poco risultato nella massa di quelle popolazioni che si

mantengono fedeli al Duca di Augustenborgo divenuto loro più simpatico

pella sua resistenza alle domande ambiziose e dominatrici della Prussia, anzi

il Duca di Augustenborgo, sarebbe già stato dalle Assemblee invitato a pren

dere subito egli stesso lo scettro ed il Governo dei Ducati, se la certezza di

esserne impediti dalle forze militari che occupano il paese, non li rattenesse.

Intanto mentre la Prussia con sessanta e più mila uomini sul campo

deve ancora comprimere le sue velleità d'annessione per la decisa ripugnanza

dei popoli e non ottenere fin qui che una tregua dal partito liberale nazionale,

l'Austria invece cominciò a burlarsi nella quistione polacca della Francia e

dell'Inghilterra e poi mettendo lo stato d'assedio nella Galizia, ed inviando

ventimila uomini nella penisola Cambrica, conseguì di già tre importanti ri

.sultati: cioè assicurò a sè la potente cooperazione della Russia e della Prussia

per opprimere le provincie male affette nei loro possibili tentativi di indipendenza, acquetò le ire del Nationalverein e pose in evidenza all'Alemagna, priva di marina militare, di quanta utilità siale il mantenersi stretta all'Austria pell'ajuto marittimo che in tali contingenze può ricevere dalla flotta di essa.

Benchè da qualche tempo non siami più stata segnata ricevuta di alcun mio dispaccio di questa serie, io spero che tutti saranno pervenuti all'E.V.

21

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 8. Bucarest, 7 luglio 1864.

Ebbi già ad informare col telegrafo l'E. V. dell'arresto qui avvenuto dell'unghere.se Frigyesy. Si dice che il vero nome di lui sia Sutak e fos5e sottoufficiale nel Reggimento austriaco D. Miguel prima di disertare in Italia ove, nell'armata garibaldina sarebbe pervenuto al grado di maggiore e in Aspromonte promosso luogotenente colonnello; decorato pure della croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia e di altre croci e medaglie. Qui venne in ultimo da Jassy con titolo di viaggio rilasciato da quella polizia sotto il nome d'Ivanovich. Il Principe disse che quest'individuo pericolosissimo gli era già stato da tempo segnalato dalla polizia indigena e da Parigi e da Costantinopoli e che invano finora se n'era fatto ricerca spendendosi anche considerevoli somme di denaro, che l'ordine d'arresto era stato dato dappertutto ed il di lui ritratto fotografico che si aveva avuto modo di avere in Bucarest e si era fatto riprodurre, era stato trasmesso a tutte le Prefetture e Sotto Prefetture dei Principati, come si seppe anche dipoi che, per richiesta di questo Governo, eguali ricerche, per cattura, facevansi dalla polizia turca in Costantinopoli.

Il Frigyesy era indicato come uomo audacissimo, capace d'ogni colpo, più mazziniano che garibaldino, agente del partito d'azione europeo e del comitato centrale rivoluzionario di Londra dal quale avrebbe qui ricevuto considerevoli somme di denaro, cospirante, assieme ad altri e specialmente col Signor Rossetti, capo del partito democratico rumeno, contro la vita del Principe Couza, ed il Governo di questo paese, incaricato dell'organizzazione di legioni ungheresi che, d'accordo con quelle polacche, avrebbero fatto, con armi alla mano, un'irruzione in Transilvania ed in Gallizia, insomma un uomo formidabile e chi ne avesse solo dimostrato qualche dubbio, veniva in sospetto di complicità almeno morale.

Anch'io aveva avuta occasione di fare ricerca del Frigyesy, riescita vana, ed avendo in ultimo appreso dalla R. Legazione in Costantinopoli che il medesimo era passato per colà e se n'era perduta la traccia, sperai, che, informato ed insospettitosi della vigilanza che aveva destata, si fosse deciso a sfugglrne le conseguenze ritornando in Italia o rifugiandosi altrove e che· perciò non dovesse più occorrere di occuparmi del fatto suo.

Ma con mia penosa sorpresa il Frigyesy comparve tutto ad un tratto alla mia presenza, elegantemente vestito, con guanti giallognoli e nastri all'occhiello dell'abito. Infingendomi dapprima dell'essere suo, egli mi esibì un passaporto scaduto, rilasciato da codesto R. Ministero ed in cui è notata la sua naturalizzazione italiana. Dissemi come già da lungo tempo fosse in questi Principati e, passato l'ultimo inverno in Moldavia, si occupasse dell'organizzazione di corpi franchi per l'Ungheria e la Polonia ed ora attendesse più precise istruzioni per tali scopi e per adoperarsi a fondere assieme i due partiti di Klapka e Kossouth e cementare accordi coi polacchi, non avendo finora ricevute le sue direzioni che dal Generale Garibaldi il quale, dopo i1 viaggio di Londra, gli aveva trasmesso 7 od 8/m franchi coi quali ebbe soccorso alle estreme strettezze in cui si trovava.

Io risposi che non ne sapeva nulla nè che aveva alcuna comunicazione a fargli, che però credeva di avvertirlo che le più gravi accuse pesavano sopra di lui, che l'azione sua politica si era fatta manifesta e grandemente fors'anche esageravasi e che tutte le polizie erano in moto per ricercarlo ed assicurarsi della sua persona, che perciò vedesse se non fosse urgente di provvedere ai casi suoi.

Egli, a sua volta, dissemi che nulla ignorava e che contava giustificarsi delle strane e calunniose imputazioni e mettere al netto la sua posizione; che perciò poco prima si era egli stesso presentato al Ministro Cogalniciano che non l'aveva ricevuto e doveva ripresentarsi verso sera accompagnato dal Commissario Polacco, in relazione con questo Governo quale seconda visita non ebbe miglior successo.

Era troppo tardi e l'ordine d'arresto era già stato impartito, da eseguirsi dopo essere stati seguiti per alcun poco i passi suoi ed al momento in cui n medesimo si fosse disposto a partire, siccome aveva già fissato una carrozza per farsi trasportare a Plojesti, di dove avrebbe fatto ritorno in Jassy nella quale città contava trovare più sicuro ricovero, come in passato, presso l'amico suo il negoziante Bogusz.

Il Prefetto di Polizia si recò egli stesso all'albergo Fieschi per intimare l'arresto al Frigyesy. Questi rispondeva che era Ivanovich ed in pari tempo cercava di por mano sopra un revolver che teneva sopra il tavolo. Oppose successivamente una viva resistenza e vi fu scambio d'ingiurie e di minacce fra lui ed il Prefetto suddetto, la cui condotta mi si disse essere stata sconvenientissima. Colla forza e la scorta di molti soldati ed Agenti di polizia venne infine il Frigyesy tradotto in arresto nelle dipendenze del Ministero della Guerra.

Prima che questo atto si compiesse il Signor Cogalniciano era venuto da me. Mostravasi esaltato per modo che era difficile fargli intendere ragione. Io gli dissi, ciò che al certo già sapeva, che il Frigyesy era venuto da me, come era stato due volte da lui, che aveva confessato che si occupava o meglio aspettava circostanze per occuparsi degl'interessi politici del suo paese nativo, ma che protestava altamente contro ogni altra imputazione e voleva egli stesso difendersene, epperciò non mi pareva fosse il caso di un formale arresto, mentre altrimenti per evitare chiassi e scandali, si avrebbe potuto provvedere ad una inchiesta. in seguito ai primi risultati della quale si avrebbe potuto agire siccome sarebbe apparso necessario; che, del resto, io non difendeva che la questione di principio e delle convenienze, non precisamente la persona del Frigyesy che io non conosceva e che, se realmente appartenente ai partiti estremi, non .poteva aver rapporti di sorta cogli Agenti del Governo di Sua :..Iaestà e neanco coi capi del partito moderato ungherese.

Il Signor Cogalniciano disse che si trattava di troppo gravi accuse, che la vita del suo Principe e gl'interessi maggiori del paese erano in pericolo, e non si poteva fare altrimenti che procedere all'arresto immediato di sì temuto personaggio, che d'altronde non trattavasi di un suddito italiano ma del rumeno Ivanovich o del Sutak ungherese; che, se fosse trovato innocente delle accuse che riguardavano questo paese e solo implicato in mene aventi esclusiva relazione colla patria sua, non avrebbe tardato ad essere posto in libertà alle frontiere della Rumenia; che infine instava vivamente perchè io non contrastassi ad una misura necessaria ed irrevocabile.

Risposi che se tale era da lui ravvisata una simile misura ed una sì grande importanza si attribuiva a questo rivoluzionario facesse egli quel che credesse, ma usasse moderazione ed evitasse scandali, ciò che poi non avvenne.

Il giorno appresso assistei, col Ministro suddetto, all'apertura del piego contenente le carte del Frigyesy che erano state sequestrate. Pare impossibile e certo non l'ho preveduto, che un rivoluzionario simile tante ne scrivesse e stupidissimamente ne conservasse. Eranvi parecchie lettere del Generale Garibaldi, ma non contenenti che vaghe raccomandazioni e direzioni, un bigliettino di Mazzini all'inchiostro 1simpatico del quale però non 1leggevaìsi che la firma c l'intestazione al caro Frigyesy, una lettera assai vivace, egualmente all'inchiostro simpatico, del comitato di Londra, molte altre lettere, indirizzi, cifre, un lungo discorso che doveva pronunziare ai polacchi per fraternizzare con essi ed organizzarsi assieme sul territorio di questi principati. A ·voi la Moldavia, ivi egli loro diceva, a noi la Valachia, lettere e certificati del comitato nazionale polacco, copia di una lettera da esso diretta, con segreto accordo col comitato suddetto e per trascendentali combinazioni politiche, al Generale Kotzebue un piano completo di organizzazione di legioni ungheresi e polacche sul territorio rumeno e con molte altre carte più minute, un giornale, in lingua ungherese in cui, minutamente e giorno per giorno, il Frigyesy annotava quel che aveva detto o fatto, visto ed appreso, nonchè parecchi passaporti per suo uso, e vario nome, Turchi,.Rumeni, Russi ecc.

Fu rapida e superficiale la disamina di tali carte, ma mi parve che nulla contenessero che possa compromettere il Governo di S.M. od i capi stessi del partito moderato ungherese, nè che accennassero precisamente a complotti contro la vita del Principe Couza od il suo Governo. Ma rimane evidente che, d'accordo coi capi dei partiti estremi in Europa volesse qui esercitare azione politica ed organizzare legioni armate, senza crucciarsi menomamente del Principe Couza e del suo Governo, e dei Rumeni tutti, dai Carpati al Mar Nero, dicendosi anzi che la missione dei magiari è di spandere la civiltà, cosa che ferisce qui profondamente l'amor proprio nazionale, incolpandosi gli ungheresi di non nutrire che disprezzo verso i rumeni i quali s'inaspriscono tanto più in quanto che sentono forse nella loro coscienza di meritarselo.

Furono fatti tradurre i documenti scritti in lingua ungherese e mi si disse che nel giornale abbia perfino narrato, il Frigyesy, la visita fatta a me il giorno prima dell'arresto, siccome troverebbonsi notati i colloquii avuti col Console Vignale in Galatz il quale avrebbe. pure, per buona ventura, usato riserva.

Il Principe poi assicurò, presenti con me gli altri Agenti esteri, che trovaronsi altre carte in cui dl Frigyesy accenna che converrà forse, in certe eventualità, impossessarsi della persona di Sua Altezza ma non toglierle la vita che in caso di estrema necessità; e che altrove dlce che quando il Generale Klapka persiste ne' suoi rifiuti si dovrebbe aver ricorso al Ti.irr, essendo necessario che chi si porrà alla testa della insurrezione abbia un nome conosciuto ed influente, quale non crede ancora essere il suo, che perciò egli dichiarasi disposto a comandare una semplice compagnia o meglio ancora ad adoperare il suo braccio in prò della patria, esterminando, cogli ajuti che si procurerebbe, tutti i membri delle case di Absburgo e di Romanow.

Tutte queste cose furono dette ed ascoltate con serietà, ma io non potei trattenermi dall'esclamare che c'était trop fort e che se il Frigyesy era o doveva essere un gran rivoluzionario ed un gran scellerato, conveniva che non apparisse un grand'imbecille.

Venne anche arrestato un altro ungherese chiamato il Colonnello Kerestely che da Bacan ove mi si dice dimorare da pare<:<:hi anni, era qu.i venuto per colloquio col Frigyesy.

Il Signor Rossetti, Direttore del Romanul venne già chiamato due volte dal procuratore di Stato. Si vorrebbe assolutamente trovare un nesso fra lui ed il Frigyesy e le prove di cospirazione in comune contro al Principe ed al suo Governo. Il Prefetto di Polizia, Marghilomano, ha affermato, ed a me stesso, che il Rossetti, dopo che entrò in relazione col Frigyesy, organizza una società segreta di cui primo scopo deve al certo essere quello di ammazzare il Principe, ma di questa società, della quale vuolsi perfino conoscere il giuramento e che da molti mesi si organizzerebbe, non si è potuto trovar finora alcuna traccia positiva. Si è sperato di averla per mezzo del Frigyesy e di poter cosi esercitare vendetta politica contro al Rossetti ed al suo partito, ma due sole imputazioni vennero constatate, la prima che d1 Rossetti servi d'intermediario per recapito di lettere al Frigyesy che gli era stato raccomandato, la seconda che, dietro garanzia dello stesso Rossetti, il Frigyesy riusci ad ottenere passaporti rumeni sotto il nome di Fischer. Il Rossetti stesso le confessa, le giustifica, queste cose, nel suo giornale, dicendo che servizii simili egli ricevette durante il lungo suo esilio in Francia ed altrove e che altrettalì si sente in debito di rendere a chi, cercato rifugio in questo paese, non può adoperarsi che con azione segreta per la liberazione della sua patria, e nello stesso giornale, malgrado il regime che è attualmente in vigore nella stampa, ridicoleggia l'accusa che si fa al Frigyesy di essere qui venuto per porre la Rumenia sossopra, perchè se ne avesse, egli solo, il potere ne conseguirebbe che questo sarebbe un paese di vigliacchi e se vi ha intelligenze, se vi sono complici, questi dovrebbero essere molti e potenti e dovrebbero anzitutto venir scoperti.

D'altra parte il giornale Buciumula del Signor Balliac, che ha relazioni intime col palazzo principesco e frequenti col Ministero, pubblicava, posteriormente all'arresto del Frigyesy, l'articolo che mi fo dovere di trasmettere qui compiegato all'E.V. perchè ne rilevi la significazione, malgrado che il Signor Cogalniciano, da me interpellato se l'articolo suddetto sia stato inspirato da lui o da altra persona del Governo, abbia negato recisamente.

So che l'Agente Russo e l'Austriaco l'hanno egualmente trasmesso ai loro Governi come una prova evidente delle intenzioni ostili di questo che, per tal modo, sarà riuscito a spiacere da ogni parte.

Forse agli arresti suddetti non sono anche estranei il Buda ed il Seres che dal servizio ungherese passarono, siccome non ne ha più dubbio, al servizio della polizia austriaca e rumena. Già da qualche tempo e profittando di altri incidenti, ho tolto al Buda la protezione italiana, qualmente ne ho privato il Seres da alcuni anni.

Dopo tanto chiasso che fu fatto, il Frigyesy, terminata l'inchiesta, verrà semplicemente espulso dal paese. Tanto annunziarono il Principe ed il Signor Cogalniciano. Fu questo uno spiacevole incidente che scoppiò in mal punto, ma che non producendo altre scoperte nè altri risultati, non tarderà forse lungo tempo a cadere in dimenticanza fra le preoccupazioni della trasformazione politica di questo paese e non fia improbabile che si possa anche trar buon partito da esso.

Rinnegato il Frigyesy come un enfant penlu della rivoluzione, come uno di quegli uomini dei partiti estremi che fanno torto alle migliori cause, io mostrai di abbandonarlo affatto alla discrezione di questo Governo e di non essere intervenuto nei primi momenti che per osservanza della legalità e dei riguardi dovuti a questa R. Agenzia, quando ancora non poteva essermi noto che le accuse mosse contro di lui potessero avere un reale fondamento. Bene ponderate le cose non ho creduto <:li poter far meglio e mi parve anzi che la mia attitudine disarmasse le ire, acquietasse le paure, e ponesse in imbarazzo questo Governo cui mostrando confidenza si lasciava maggiore responsabilità.

Mi fu promessa copia dei documenti sequestrati al Frigyesy che come informazione politica, potrebbero interessare H Governo di Sua Maestà e mi parve di rinvenire in quello di Sua Altezza l'intenzione di osservare riguardi, sia nello stile calmo dell'articolo del Buciumu!.a> sia nella forma del telegramma spedito all'lndépendance ove non è manco espresso il nome del Frigyesy.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(Ed. in 1VIINGHETTI, pp. 73-75) (1)

L.P. Torino, 8 luglio 1814.

Finita la battaglia (cioè la discussione in Parlamento) vi scrivo dell'importante affare, del trattato per Roma.

Pepoli disse, e voi confermate: la sola garanzia che l'Imperatore riguarda ,come seria, per poter sgombrare Roma, è il trasporto della capitale. Più: non v'è altra soluzione che si presenti come accettabile dalla Francia.

Posta in questi ,termini la quistione, come principio, non mi pare possibile di esitare.

La partenza dei francesi da Roma è tal cosa che merita qualunque sacrifizio, e per quanta ripugnanza aver si possa a lasciare questo terreno solido e tranquillo, pure bisogna risolversi. Non parlo ora della scelta del luogo dove portar la sede del Governo: su questo punto differisco dal vostro concetto, ma tratterò l'argomento in altra lettera. Per ora bisogna avvisare a due punti. L'uno è il tenore del trattato, l'altro il modo di eseguirlo.

Quanto al trattato, il punto sul quale converrà insistere si è la brevità del tempo che dovrà scorrere dalla firma di esso allo sgombro dei francesi. Se questo tempo dovesse essere lungo,-si perderebbe gran parte del buono effetto, e inoltre resterebbe sempre l'incertezza che fosse osservato. Imperocchè, chi asskura che, fatto il trasporto della capitale, se l'intervallo non è corto, non sorgano avvenimenti che impediscanp alla Francia di sgombrar Roma? Sicchè noi avremmo corso il gran pericolo senza pro. E pochi mesi bastano certo per completare la legione papale intorno al nucleo che già ne esiste.

Quanto al modo, io credo che prima di tutto il Ministero debba ricomporsi

coll'aggiunta del Generale La Marmora e di qualche altro piemontese, e son

dell'avviso che La Marmora non rifugga dall'entrarci, e sia più di ogni altro

atto ad intendere la grandezza del progetto e l'importanza della questione ro

mana, ma non posso parlare a La Marmora, se non quando egli giunga qui;

e la presenza di Garibaldi a Ischia lo trattiene.

Inoltre debbo dire a voi un mio dubbio, e cioè che se gli riferisco tutto

ciò come derivante da Pepoli, esso per avventura non ci dia tutto il peso che

la cosa ha in sè veramente.

Per ora gli ho scritto solo la prima pagina del rapporto Pepoli, dove la

questione era posta in termini generici, di trovare cioè una guarentigia pei

cattolici che il trattato sia serio e leale; e che la Francia non voglia tradire il

papato in mano dei suoi nemici. Mi sono fermato li. Ma credo che sarebbe

utile che voi mi scriveste una lettera ostensibile a La Marmora, nella quale

prendendo le mosse da quel punto, che egli conosce come risultato della con

ferenza con Pepoli, procedeste più oltre ed esponeste i pensieri dell'Imperatore,

e la qualità della guarentigia che egli esige, e come questa sia la sola solu

zione possibile...

Quanto al restante degli eventi politici, mi pare che più che mai siano

lontani dalla possibilità di guerra. E l'anno 1864 sembra annunziarsi nella sua

maturità e vecchiaia più tranquillo che nella puerizia e nella giovinezza. Il

partito mazziniano si agita nel Veneto, ma non credo riuscirà a nulla (1).

(1) Edita anche, in tedesco, ad eccezione del primo capoverso, in BASTGEN, pp. 323-325.

(1) Di questa lettera, probabilmente incompleta, non si è rinvenuto l'originale in BCB. -C'Zlfte Minghetti.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 61. Berlino. 8 luglio 1864 (per. ill2).

En suite des appréciations contenues dans mon télégramme du 6 Juillet et dans mon rapport n. 60 (1), on pourrait se demander s'il est encore convenable de procéder à la signature du protocole commerciai avec la Prusse.

Je n'héslite pas à répondre affirmativement. En voici les raisons.

Depuis l'ouverture des négociations, nous n'avons aucun indice qui équivaille à une certitude que la situation politique se soit sensiblement changée. L'incident des publ,ications du Morning Post n'a fait que révéler aux yeux de tous des préoccupations qui, depuis plusieurs mois, avaient cours dans le monde officiel. Alors comme aujourd'hui la coalition existait à l'état latent. de meme que le chene est virtuellement renfermé dans le gland. Mais elle ne sera viable qu'autant que les circonstances se preteront à son développement. Les entrevues des Souverains du Nord auront encouragé leurs tendances réactionnaires. S'il y a eu des promesses verbales échangées, jusqu'ici dumoins elles sont encore secrètes, et meme de là à des engagemens écrits, à des actes, la distance ne saurait etre franchie sur un terrain pratique que dans le cas où la France et l'Angleterre continueraient à s'observer avec une méfiance réciproque, où le Cabinet de Paris s'obstinerait à ne pas renouer de meilleures relations avec le Gouvernement Russe.

Quel motif alléguerions-nous d'ailleurs pour battre en retraite? Nous pouvons garder notre manière de voir sur le degré plus ou moins intime de l'entente entre les trois Cours du Nord. Mais après les démentis si catégoriquement formulés par M. de Bismark à propos des révélations du journal Anglais, il se considérerait comme offensé s'il pouvait supposer un seui instant que nous doutons de sa parole. Nous donnerions en quelque sorte gain de cause à l'Autriche qui ne manquerait pas d'exploiter notre refus, quelque fùt notre soin de le déguiser de notre mieux.

En oltre les négociations ne sont-elles pas trop avancées pour les rompre ou les ajourner indéfiniment? Je sais, par le directeur de la section commerciale, que le protocole et la convention Uttéraire sont déjà copiés au net; et qu'on n'attend plus qu'un ordre de M. de Bismark, pour les soumettre à sa signature. M. Philipsborn regrettait des reta:rds indépendans de sa volonté, et qui tenaient à l'absence du Ministre, et aux pourparlers qui se poursuivaient entre les Etats du Zollverein. M. de Thiele, de meme que M. Philipsborn, ne doutait pas un seui instant que notre affaire n'aboutìt à bon terme. Le secrétaire général s'en prévalait meme comme d'un argument pour combattre les assertions d'un rapprochement avec l'Autriche. Si cependant, contre toute attente, la signature de M. de Bismark devait nous faire défaut, nous aurions aloDs une preuve irrécusable qu'il est plus engagé vis-à-vis de l'Autriche, qu'il ne l'avoue. Ce sera la pierre de touche. Laissons lui l'odieux du procédé.

En attendant il y a déjà une semaine que ne recevant aucun avis cor:iraire de V.E., j'ai remis à M. Philipsborn les minutes: l" de la note par laquelle je demanderai des explications sur certain passage de l'article premier du protocole; 2° d'une dépeche dans le sens de celle n. 16 du 26 Juin (série commerciale). J'ai dù la retoucher pour qu'elle fùt de nature à etre, au besoin, communiquée à la commission qui sera chargée de présenter un rapport. à la chambre. J'ai entre autres intercalé quelques phrases de M. de Bismark, que j'ai extractes de ma dépèche n. 15 du 14 Juin. M. Philipsborn s'est réservé de me faire connaitre si le Ministre en confirmera le contenu.

Je dois insister sur un autre point.

Si nous nous trouvions dans une position normale vis-à-vis des Etats Germaniques, de manière à nous permettre de signer et d'échanger les ratifications d'un Traité de commerce, jamais je n'aurais conseillé au Gouvernement du Roi d'accepter un protocole qui ne règle qu'un modus vivendi provisoire dont les avantages immédiats sont moins pour nous que rpour l'autre partie contractante. Mais précisément parceque le vent souffie à la réaction, rien ne nous garantit qu'à l'expiration des anciens Traités du Zollverein, nous rencontrions chez la plupart de ses membres de meilleures dispositions qu'aujourd'hui, à reconnaitre le Royaume d'ltalie, et à autoriser la Prusse à traiter avec lui sous ce nouveau titre. Il importait donc d'assurer pour l'avenir à notre commerce le marché de l'Allemagne, aux conditions avantageuses du tarif FrancoPrussien et cela, si non de jure, au moins de facto aussitòt après la mise en vigueur du Traité conclu le 2 Aoùt 1862, entre Paris et Berlin. Tel est le but essentiel du protocole. Ju.sque à ces jour.s derniers on pouvait encore concevoir quelques appréhensions sur la reconstitution d'une union douanière. Depuis le 28 Juin, elle est assurée au moins pour le groupe des Etats suivans: la Prusse, la Saxe, la Thuringe, Francfort, la Hesse Electorale et Bade dont les territoires contigus s'étendent aux frontières principales. A cette date, ils ont signé entre eux un Traité sur la base du tarif. Franco-Prussien. Oldenbourg ne tardera pas à donner son assentiment. Le Hanovre débat le prix de son accession. C'est pour lui une question d'argent, et non de principe. Ce groupe d'Etats assure donc l'existence d'une nouvelle ligue à des conditions qui excluent implicitement l'entrée de l'Empire d'Autriche dans le Zollverein. Ainsi moins que jamais notre protocole ne restera lettre morte.

Ces différentes considérations m'induisent à maintenir l'avis que nous devons, soit au point de vue commerciai, soit au point de vue politique, ne pas varier dans nos dispositions à signer les clauses du protocole. Seulement comme il ne serait pas digne de nous poser en solliciteurs pour la conclusion d'un arrangement dont l\:I. de Bismark a lui-méme pris l'initiative, j'attendrai désormais qu'on vienne au devant de moi. Si avant hier j'ai vu M. de Thiele c'était plus pour l'entendre que pour lui parler; car c'était lui-meme qui m'avait prié de passer chez lui pour me tenir au courant de cette affaire.

V.E. se rappelle que M. de Bismark avait tout d'abord pressenti à cet égard l'Ambassadeur de France. De mon còté j'ai eu soin de le renseigner sur mes négociations avec le Ministère Prussien. Aàmettons, ce qui ne me parait pas vraisemblahle, qu'elles échouent par <la faute de Ila Prusse, nous aurions au moins montré notre bon vouloir pour des arrangemens dont un des mérites

eui été dc faire immédiatement apprécier au Zollverein les avantage' d'un systè!ne df.jà con;ja~ré p:.1~ L' Tr~~ité cL~ conln1eree c~;tre la Fr::il:~c et l'Iialic.

II y a un tems d'arret dans les opérations militaires contre le Danemark, ce qui donne lieu de supposer que l'Angleterre négocie à Copenhague. On prétend mème que, d'après son conseiL le Due de Gllicksbourg a reçu la mission de se rendre ;ì Carlsbad auprès du Roi de Pru~se pour s'entendre directement sur les conditions de la paix.

(1) Cfr. n. 19 e p. 15, nota.

24

IL MINISTRO RESIDENTE A STOCCOLMA, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CIFRATO 18. Stoccolma, 8 luglio 1864 (per. il 15).

Le Gouverr1ement de Danemarck ayant invité celui de Suède à presscntir Ies dispositions de la Prusse sur la possibilité d'entrer en négociations de paix ce Gouvernement a décliné d'interposer ses offices. On suppose que le départ du frère du Roi de Danemarck pour Berlin ait eu lieu par suite de ce refus et dans le but de nouer des n«'gociations directes.

25

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

H. S. N. Bucarest, 8 luglio 1864.

Ho chiamato in Bucarest dl Cavalier de Gresti per incaricarlo di recare costì la lettera che il Conte Scheerthoss dirige al Generale Klapka, cui vi aggiungo, in risposta, una mia particolare, anche qui unita, restituendo in pari tempo quella che non occorrerà certo più mai di consegnare al Maggiore Frigyessy. Il mio confidenziale poi n. 8 (1) servirà di complemento ai dispacci telegrafici che ebbi l'onore d'indirizzare a V.S. Illustrissima.

In altro piego racchiudo dispacci di servizio corrente.

Siccome ne scrivo al Generale l'incidente Frigyess~' è certo deplorabile, ma non bisognerà scoraggiarsene e cercare invece di trarne partito. Non conosco sufficientemente la situazione delle cose, specialmente sotto il rapporto militare, per poter esprimere un'opinione, ma infine se il tempo è giunto e preme, perché non tentare francamente? Sarà con noi o contro di noi, ma questo avremo almeno guadagnato di certo, di sapere cioè che ci rimanga a fare.

Sono profondamente devoto e per simpatia e per convinzione alla causa che è nobHmente ~opugnata dal Generale Kla~pka e che sl davvicino si connette con quella della nostra Italia. Mi adopero da anni per infondere le mie convinzioni nell'animo dei Rumeni, ma fu tempo e fatica perduta -era d'altronde superfluo, perché nei Principati non v'ha che il Principe Couza e tutto il resto

(J J Cfr. n. 21.

ora più che mai, conta nulla affatto -è dunque una fatale necessità che si tratti con lui e si agisca con lui per quanto è possibile, e gli si usino anzi i maggiori riguardi.

Eccellente la scelta del Conte Arturo Scheerthoss. Espressi al Generale il desiderio che il suddetto qui rimanga il più lungamente possibile, avendo sempre sentito il bisogno di avere presso di me una persona sicura, intelligente e devota che possa servire d'intermedis.rio.

Duolmi infinitamente di dover scrivere con tanta fretta e quasi al momento della partenza del Signor dc Gresti, ma con tante cure d'ufiicio e di fuori c tutti i rapporti che dovrei redigere posso ben dire di non :wer sciupato un momento.

La S.V. Illustrissima farà cosa equa ordinando il rimborso al Cavalier de Gresti delle spese dei due viaggi fatti da Giurge_vo a Bucarest e viceversa per ragioni di servizio e che non possono essere comprese in quelle del viaggio consolare da Torino a Galatz e viceversa.

26

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO

T. 257. Torino, 9 luglio 1864, ore 14,30.

D'après les dernières communications turqucs la Porte insistait pour le maintien de l'ancienne formule protocole afìn de ne pas donner caractère solenne! d'une convention à un acte qu'elle regarde comme la simple exécution d'un traité. Vous ferez remarquer à cet égard avec vos collègues que les précédents relatifs au Rhin et à l'Escaut excluent cette manière de voir. Cependant <>i la majorité de vos collègues ne s'oppose pas à adhérer aux voeux de la Turquie vous pouvez signer l'ancien préambule. En cas contraire ne signez pas que comme représentant du Royaume d'Italie.

27

IL MINISTRO A BERLINO DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 662. Berlino, 9 luglio 1864, ore 14,45 (per. ore 18,35).

Le chef de la division comi1'Cl'ciale me renvo[c aujourd'hui en cn approuv<Jut le contenu les minutes que je lui avais envoyé depuis une semaine. ConfonDément à mon rapoort. n. 16 du 26 ,Juin avant d'cn remettre officiellement copie au ministère prussien, j'attends quelques ordres par le télégraphe de V.E. qui m'autoriseront je pense, d'après ma dépéche télégraphique d'hier (1), à signer. Le protocole et la convention sont déjà mis au net pour signer, il ne manque qu'un dernier ordre dc ~\L dc Bi<>marck.

(ll Non pubblicato, ma cfr n. 23.

28

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 664. Londra, 9 luglio 1864, ore 18,40 (per. ore 21,25).

Lord Russell n'a pas de données très précises sur la coalition des puissances du nord, il croit à des tendances en ce sens non encore passées à l'état de faits, mais il ne croit nullement à une garantie de la Vénétie. Celle de Pologne plus probable; en réservant son opinion quant à authenticité des documents publiés, il croit leur contenu conforme à la vérité.

29

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 258. Torino, 10 Luglio 1864, ore 17,15.

J'attends la dépéche (1) que vous m'annoncez pour porter la question en Conseil des Ministres et vous envoyer les instructions nécessaires pour la signature du protocole.

30

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 33. Londra, 10 luglio 1864 (pe1". il 14).

Dai miei precedenti Rapporti V.E. avrà potuto accorgersi che, sia allo sciogliersi della Conferenza, sia mentre il Ministero stava in forse sull'esito dell'ultima discussione, sarebbe stato inutile il chiamare la loro attenzione altrove. Lord Russell sempre difficile a fissare sovra una quistione e a intraprenderla operosamente era tra il soggiorno in campagna e i dubbii fra un trionfo e uno smacco più difficile eh~ mai a vedere. E sfortunatamente il primo non impedì per lui anche l'altro.

Ieri però senza perder tempo, poiché gli domandai l'abboccamento quando la notte prima egli lasciava la Camera dei Pari dopo il voto alle tre del mattino, potei vederlo riguardo a quanto V.E. mi telegrafò circa la Conferenza del Libano.

Entrai in materia quasi senza preambolo e gli dissi che dovevo, prima di fargli conoscere il modo in cui la pensava il mio Governo, dimandargli se avesse fatto qualcosa e cosa avesse fatto riguardo alla nostra ammissione alla predetta Conferenza.

Egli mi ripetè quanto varie volte m'avea detto circa il Dispaccio di Rechberg su quel soggetto rimessogli dal Conte Appony e come egli avesse risposto non

dividere l'opinione dell'Austria. .J\:a alla mia domanda se ne avesse scritto a Costantinopoli rispose di sì. e, toccato un campanello, dimandò gli si portasse lo schizzo dell'ultimo Dispaccio che aveva spedito a Sir H. Bulwer circa un 10 o 12 giorni prima. Tornato il Segretario col documento, gli fece osservare che quel dispaccio in fatti non era ancor partito, poiché l'ultima settimana non si era spedito il solito Corriere che partirebbe regolarmente Giovedì venturo. Questa rivelazione che parve imbrogliare il Ministro mi diede appunto la occasione di parlar con minori reticenze.

E gli dissi che precisamente di questo ero incaricato di venirgli a parlare; poiché a Torino pareva strano che tante dilazioni complicassero la quistione.

Gli diedi anzi conoscenza del Telegramma (1) e, benché non volessi nemmen supporre che si potesse realizzare la supposizione di V.E. che l'Inghilterra volesse in questo momento sacrificarci all'Austria, gli feci osservare che evidentemente il Governo del Re si considerava come non trattato con quei riguardi che pensava meritare.

Rispose non senza un pò di vivacità di non poter ammettere queste recriminazioni. Non aver da rispondere di quanto facevan le altre Potenze. Che egli aveva aderito alla nostra domanda. Avea creduto partito il Dispaccio e per questo non aver mandato Telegrammi. Ma che non v'era dubbio che nella corrispondenza sua privata Bulwer, benché dichiarandosi disposto a conformarsi alle istruzioni, facea sentire che con la nostra ammissione si ammetteva un avversario. Che del resto il Governo Turco non differiva molto da quelle idee. E che qui non ci avean celato che, se essi Inglesi non obbiettavano, potrebbero altre Potenze pensarla altrimenti.

Risposi che a quelle interpretazioni avevo già risposto vittoriosamente con le prove in mano, cioè con i Documenti mandatimi testé da V.E. e che egli Lord Russell non avea potuto che ammettere come giusti.

Del resto gli dissi che conveniva prender l'animo più ancor che le parole del Telegramma.

E che evidentemente era l'idea del Governo del Re che il Gabinetto Inglese, oltre al non dissentire alla nostra ammissione, dovesse ancora appoggiarla presso le altre Potenze. La Francia essendo disposta a farne altrettanto, le difficolt.-\ con Ali Pacha si supererebbero. Non bastava dunque che, come diceva il dispaccio di cui m'avea letto qualche frase, non bastava dico che si scrivesse a Costantinopoli che Lord Russell aderiva alla nostra domanda d'ammissione e che Lord Palmerston non vedeva motivo per escluderci. Ma si voleva dir di più, cioè che intendeva l'Inghilterra che fossimo ammessi dagli altri. Gli dissi ancora che non conveniva dissimularcelo. Er'lvamo giunti a quel tal momento in cui in Europa le amicizie si disfacevano e si rifacevano. Facevo dunque un appello al suo buon giudizio se non era necessario stringersi coi nodi antichi invece di separarci. Quanto ,gli domandavamo avea un'importanza relativa per noi, ma non era poi negli affari Europei di così grave momento. Eppure da questa sua risposta potrebbero nascere conseguenze di una portata tutt'altra che si aspetterebbe. Inoltre riflettesse se, invece di permettere all'Austria d'abbindolar<li, non sarebbe stato preferibile di farle vedere che, ove intendesse

andare a modo suo, anch'essi adotterebbero una politica indipendente dalle viste che così vivamente si sostenevano a Vienna.

Ad ogni modo conchiudevo con la prima domanda, cioè che dovevamo avere, oltre al non dissentire dell'Inghilterra, attenerne un appoggio insistente ed effettivo [sic].

Pare che questo mio appello ad hominem non sia rimasto senza effetto. poiché alla mia dimanda diretta e precisa se potevo scrivere in quel senso, egli rispose né si né no, ma volle prima sapere se non v'era pericolo che, una volta ammessi, portassimo il peso delle nostre determinazioni in opposizione alla politica Anglo-Turca. Ed io gli risposi che pensavo non sarei désavoué dandogliene l'assicurazione.

Questo parve determinarlo e disse allora che farebbe quanto gli domandavo. Anzi mi soggiunse d'intendermela con il Signor Stuart già Segretario Protocollista deHa Conferenza, il quale partiva fra breve per Costantinopoli a surrogarvi il Signor Erskine che va in Grecia come Ministro. Ed anzi deve temporariamente rimpiazzare il Signor Bulwer come Incaricato, dovendo l'Ambasciatore assentarsi per due mesi. Di fatto il Signor Stuart deve venire a vedermi e lo trovai già in ottime disposizioni. Egli partirà per Costantinopoli Sabato prossimo per esservi ai primi d'Agosto.

Trovai poi la sera Lord Palmerston in casa sua e gli diedi un sunto di quanto avevamo discusso col suo Collega. E non potei a meno di lagnarm.i della sua trascuranza prima di tutto e in generale del suo fare inconcludente che faceva nascere l'idea di poco buon volere anche dove non ne fosse l'intenzione. Egli cercò debolmente a difenderlo e scusarlo. Ad ogni modo più vivamente ancora gli esposi la necessità di rimpiazzare l'indifferenza con la cordialità e lo sfasciarsi col collegarsi. Ed egli mi promise di secondare quanto avevo cercato d'inculcare a questo riguardo.

Dimenticai che Lord Russell promise intanto mandare un Telegramma prima che giunga il Dispaccio. Onde spero che per parte mia non avrà mancata né l'attività né l'energia onde ottenere la riuscita d'un affare che interessa il Governo di S.l\'I. il Re.

(1) Cfr. n. 23.

(1) Cfr. n. 17.

31

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CIFRATO 57. Copenaghen, 10 luglio 1864 (peT. il 16).

Le Roi a joué M. Monrad et s2s collègues à l'exception toutefois de lVI. Quaadc qui était au courant des intentions de S.M. (1). Toute cette affaire qui ressemble assez à un intrigue de palais et dans laquelle le grand maréchal a joué le premier role était préparée de longue main E't après plusieurs tentatives inutiles S.~\I. a enfin réussi au gré> de ~;t:s désirs. Il est permis de s11pposer

qu'aussttòt après s'ètre assuré du concours du Comte Moltke le Roì a chargé son frèrc d'apporter à Berlin la nouve!le de la formation imminente d'un ministère sympathique à l'Allemagne. On assure meme qu'un accord tacite seralt déjà intervenu à l'effet de ne pas pousser le,; opérations militaires avec vigueur: qu'à peine entré en fonctions le nouveau ministère pre>poserait aux puissances alliées un armisticc de plusieurs mois et que l'on traiterait ensuite directement avec les alliés pour la eonclusion de la paix. J'ai lien de croire que les futurs conseillers de S.M. ne sont pas favorables à l'idée de l'entrée du Danemark dans la Confédération germanique mais qu'ils prcndront l'union personnelle des duchés pour bv.se des négociations. Si, comme il est permis de le prévoir, l'Allemagne ne se contente pas d'une telle solution l'existance du nou\·eau ministère est fortPment compromise. On vient de m'apporter la liste suivante des personnages qui sauf changement imprévu sont appelés à former la nouvelle administration:

président du conseil et ministre sans portefeuille: comte ì'.'Ioltke; Intérieur:

M. Tillisch; Finances: M. David; Justice: M. Heltzen; Guerre: général Hansen: Affaires Etrangères: M. Quaade, membre du Cabinet précédent; Marine: M. Lutken, membre du Cabinet précédent; Ministre de Schleswig: M. Johannsen. membre du Cabinet précédent.

Pour le ministre du Holstein on parle d'un Comte Moltke Espe. Dans les circonstances actuelles ces deux derniers portefeuilles sont une véritable sinecure, la nomination des titulaires pour le min1stère des duchés est tout au plus une protestation. Le nouveau Cabinet est un ministère Heilstadts qui sera le bienvenu en Allemagne (1).

(1) Con R. cifrato 56 del 9 luglio Doria aveva informato che il Re di Danimarca avevP. improvvisamente imposto le dimissioni al Ministero Monrad.

32

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 260. Torino, 11 luglio 1864, ore 14,15.

Le Gouvernement russe a l'intention de nommer ministre à Turin M. dc Kisseleff qui était à Rome. Si ayez mo,ven de n1e donner des infonnat:ons sur lui, veuillez me les transmettrc.

33

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 671. Parigi 11 luglio 1864, ore 17.05 (per. ore 18,10).

M. Kisseleff est celui-là meme dont le mariage avec la princesse Ruspoli a fait tant de bruit à Rome. Les informations sur son compte lui sont très favo

rables, il est très anti-romain; son frère qui était ambassadeur de Russie à Paris, était très porté pour l'ItaLie et j'ai eu toujours à me louer de mes rap.ports avec lui. Son beau-frère est officier d'ordonnance du J)Tince Gortchakoff; le choix me parait incontestablement bon.

(1) Con R. 41 dell'H luglio Doria comunicò che la presidenza del consiglio, il portafoglio degli Esteri e quello del ducato di Holstein erano stati affidati a Bluhme e che Moltke e Quaade erano entrati nel Gabinetto come ministri senza portafoglio.

34

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

L. P. 19. Torino, 11 luglio 1864.

Minghetti vi ha soventi scritto intorno al viaggio del Principe Umberto. Il Principe, come sapete, è ora al campo di Somma e Sua Maestà des,idera ch'egli vi rimanga sino alla fine. Il campo finirà con questò mese. Non sarebbe che nei primi giorni d'agosto che il Principe potrà partire. Fatemi il piacere di dirmi quando finirà il campo di Chàlons e se l'Imperatore vi si reca e quando.

35

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONIFIDENZIALE 34. Londra, 11 luglio 1864 (per. il 14).

V.E. ha ricevuto nella mia precedente corrispondenza di questi ultimi giorni sia telegrafica, che ufficiale e privata quanti dati ho potuto procurarmi circa le pubblicazioni del Morning Post e sulle opinioni, che fecero nascere negli uomini di Stato in Inghilterra.

Non ho quindi gran cosa ad aggiungere a quanto V.E. mi chiedeva per telegrafo, però presi occasione dalla mia visita a Lord Russell sabbato e più tardi a Lord Palmerston per discorrere con quei Ministri di queste faccende.

Lord Russell mi parve più riservato nell'ammettere l'autenticità dei documenti, però non negò di crederli in gran parte veri, e quelli di cui molti dubitavano, pareano di certo redatti dietro a dispacci, dei quali non potevasi muovere dubbio. Però lo trovai tuttoché persuaso delle tendenze delle Corti Nordiche ad unirsi in un'intesa sopra varie quistioni, soprattutto sulla questione polacca, d'opinione pure non v'era nulla combinato per scritto, e che principalmente consistevano in scambio d'idee .fra le teste coronate. Non si presta poi la menoma fede alla guarantigia all'Austria delle sue possessioni Italiane.

Siccome ebbi a notare già l'idea, che par predominare in quegli accordi è che quelle potenze trovando pericolose certe massime rivoluzionarie che riconoscono nella politica francese vorrebbero mettersi al sicuro coll'unirsi a combatterle.

Lord Palmerston mi ripeté a un dipresso le medesime idee, aggiungendovi in quanto alla Venezia, che non c'era caso poiché la Prussia non poteva vincolarsi senza domandare il parere delle ;;ue Camere, e che per fare la

guerra coll'Austria bisognava domandare danari e questi sia il partito liberale li negherebbe sia quel partito, che non vedrebbe tanto di mal occhio un'occasione d'indebolimento per l'Austria. E quando gli dissi se non era a credersi che l'idea di Bismarck fosse d'annullare la costituzione, egli mi rispose, che' equivarrebbe ad una rivoluzione.

Lord Palmerston ha del resto parlato nel medesimo senso cogli intimi suoi e in famiglia. Osservazione, che credo necessaria onde dimostrare, che non si esprimeva con me in linguaggio per così dir diplomatico.

Comincia a capirsi meglio come questi documenti sleno venuti in luce. Vengono dal Comitato Polacco, che ha potuto procurarseli di mano in mano per mezzo dei suoi affiliati nelle varie cancellerie. Già da sei settimane la maggior parte eran stati comunicati a varie persone qua e a Parigi. Non tutti vennero pubblicati. La Prussia fu la più viva nelle sue denegazioni. Quindi l'Austria. La Russia molto meno e mi disse Lord Russell avergli detto il Barone Brunnow di non aver voluto esporsi ai sorrisi coi quali la Camera accolse le denegazioni del Conte Bernstorff. Questi documenti furono poi comunicati al M01·ning Post non dal governo, ma da qualche amico del governo. Al più il governo consultato può aver lasciato fare.

Queste osservazioni indicano, che molte delle ciarle, che si son fatte sull'origine dei documenti che da chi vennero pubblicati eran false.

Ma devo aggiungere per amor della verità che Lord Palmerston mi ripeté che la più gran parte di quelle pubblicazioni erano a parere suo perfettamente autentiche.

Del resto la cordialità dei rapporti colla Francia non fa progresso.

Sempre si dice a Parigi di nulla poter fare in senso d'alleanza se non si dichiara qui esplicitamente un piano politico per l'avvenire e se non si accompagna di impegni presi quand'anche la Francia forzata in una guerra volesse derivarne un aumento di territorio, che l'Inghilterra non si ritirerà per questo dall'alleanza.

Ma questo è non solo il voler forzare l'Inghilterra a uscir dalle sue solite teorie riguardo a combinazioni ipotetiche, ma il volerla mettere al caso di legalizzare non solo un atto, che gli mette timore per altre ulteriori conquiste della Francia, ma che costituisce un aumento delle forze della Francia, che può tutt'al più sopportare, ma non promuovere.

Intanto la causa Danese sulla quale si fondavano varie di queste teorie pel rinnovamento d'Europa se ne va poco per volta in malora.

E se si fa la pace colla Germania come ne corre voce, e come molti indizii sembrano indicarlo sarà tolta di mezzo una delle basi sulle quali si potea operare.

Inoltre non v'ha dubbio, che il voto di venerdì non abbia dato ragione alla parte inattiva del Ministero. E questi ora travasi colle mani legate se anche avesse prima avuto velleità di guerra.

Entriamo del resto in quel periodo dell'anno in cui a nessun costo si può impedire, che Ministri e deputati non vadano a riposar dall'immense fatiche della prima parte dell'anno, e non ho quasi credo mai visto un'eccezione.

Il Parlamento per quanto pare sarà prorogato prima della fine di questo mese ma lungo tempo prima i suoi componenti si saran dispersi.

36

IL MINISTRO RESIDENTE A STOCCOLMA, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CIFRATO 19 (1). Stoccolma, 11 luglio 1864 (per. il 18).

On sait ici que la correSIPondance relative à la Sainte Alliance, récemment publiée par le Morning Post, a été fournie à ce journal par M. Drouyn de Lhuys. Les quatre premières dépeches on été communiquées à Paris par le ministre des affaires étrangères (voir ma dépèche chiffrée du 4 mai). Alors le Gouvernement français répondit qu'il y pretait peu de foi, maintenant il a jugé 2, propos de les faire publier.

37

ÉDOUARD THOUVENEL AL CONTE VIMERCATI

(AVV)

L. P. Parigi, 11 luglio 1 864.

Votre lettre du 6 Juin (2) m'est arnvee au milieu d'un vilain accès de rhumatisme, et il m'a été impossible de vous répondre tout de suite conune je l'aurais désiré. J'ai eu ensuite le chagrln de la mort de Pauline Benedetti et ensuite des inquiétudes sur la santé du Marquis de Lavalette. J'ai enfin attendu la solution de la cTise Rouher, et, de fil en aiguille, plus d'un mois s'est passé pendant lequel vous n'aurez pas manqué de maugréer contre moi. Et pourtant, que puis-je vous dire? de quel poids est l'avis de quelqu'un qui ne sait r-ien? Après vous avoir promenés de Février à Avril, d'Avril à Mai, de Mai à Juillet, M. Rouher ajourne ses résolutions à la fin d'Aoùt pour les reporter, sans doute, de cette date au mois d'Octobre et d'Octobre en Janvier! Je ne veux plus jouer ce jeu agaçant pour les nerfs, et j'ai pris le parti de laisser couler l'eau qui, de longtemps, j'en ai la conviction, ne ramènera ma barque au quai d'Orsay. C'est peut-etre ma bonne étoile qui le veut ainsi; les nuages en affaire s'épaississent et je ne vois poindre nulle part la lueur qui dissipcra les ténèbres. Pour ce que je puis conseiller à l'Italie, par ce temps noir et obscur, c'est de naviguer avec prudence et de se tenir prete pour Ics jours d'épreuve, cn évltant de pro\oouer personne. Chaque année qui pass<:?. en définitive, vous rend bataille gagnée pour votre établissement de 1860, et cette réflexion me semble de nature à calmer bien des impatiences. En dehors de cette règle de conduite générale, je n'ai vraiment rien à vous indiquer; il me parait impossible, néanmoins, qu'un changement de Règne plus ou moins pro{'hain à Rome n'ami'>ne pas une modiflcation dans la politique de I'Empe

(21 Cfr. Serie I, vol. IV, n. 783, allegato.

_36

Teur, mais tout ce à quoi l'Italie doit tendre, c'est à obteni1· l'évacuation de :nos troupes sans trop se soucier des conditions. Mon opinion, au surplus, n'a pas varié. Rome serait une déplorable capitale pour vous, et il suffit que la ville éternelle cesse d'etre un foyer de réaction anti-libérale et anti-italienne. La voie d'absorption, comme je le disais à M. le Comte Pasolini, me parait la meilleure, pour ne pas dire la seule à suivre. Pour cela, il faut abolir la Prélature, organiser une forte Municipalité, accorder aux Romains les droits civils et politiques en Italie, faire ~l'union douanière et laisser le S. Père et le Sa·cré Collège à Rome tranquillement sur cette enclave devenue inoffensive. Ce qui adviendra après dix ou vingt ans de ce régime, Dieu le sait, mais ce qui ne me semble pas douteux, c'est que le sort de l'Empereur, le voulut-il, ne peut plus quitter Rome que lorsque vous vous serez engagés à n'y pas entrer, et que vous aurez reconnu pour votTe bien, croyez-le, tout autant que pour le bien du catholicisme, que le Roi d'ltalie et le Pape ne doivent pas tenter l'essai d'une cohabitation impossible et plus fatale, à mes yeux, pour le premier que pour le second.

Si la santé et la bonne humeur me reviennent, je condenserai mes idées, ..soit dans une note à l'Em,pereur, soit en discours au Sénat, pour déjouer ce que fait Rouher dont les incertitudes m'ont paralysé cette année-ci. Je désirerais beaucoup faire un tour au-delà des Alpes avant de me mettre au travail, mais tant de choses peuvent traverser mes projets que je n'ose plus en former.

Adieu, mon cher Comte, la forme de ma lettre vous indique assez qu'elle ,est pour vous seui.

(1) Annesso al R. confidenziale 5, pari data. che non si pubblica.

38

IL GENERALE LA MARMORA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AS' Biella, Carte La Marmora; ed., ad eccezione del brano fra asterischi, in Un po' più di luce, pp. 92-93) (1)

L. P. Napoli, 12 luglio 1864.

Vi ringrazio per la lunga e interessante lettera che da Bologna mi dirigeste colla data del 6 (2). Ve ne sono tanto più grato che dovevate essere ben stanco, per l'accanita lotta che avete sostenuta alla camera. Io sono oltremodo penetrato della gravità delle questioni di cui giustamente vi preoccupate, e sarei ben fortunato ·se in qualche modo io v'i potessi aiutare. *Riguardo a Garibaldti vedo con dolore, che si confermano i miei sospetti, sui suoi intrighi con un alto personaggio, e Dio voglia che questi si limitino al meno pericoloso per noi, fra i tre progetti di questo fastidioso avventuriero. Meno male s'egli volesse realmente andarsene sul Danubio, con buona parte della sua comitiva; ma io temo che se ha riuscito a strappare una lettera, o un documento Reale qualsiasi, anziché recarsi con questo presso ai Rumeni, troverà più comodo valer

·4 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. V

sene per ingannare i Romani, e compromettere il Governo. È però una brutta fatalità che quel Signore cosi alto locato voglia sempre mischiarsi, colle persone, e colle {!Ose più basse*. Sull'abilità di Sutherland (in materia politica) sono con voi perfettamente d'accordo. Egli ha però una tal smania di dividere la popolarità di Garibaldi ch'egli è capace di qualunque atto di debolezza. Comunque poi, da quel che voi mi scrivete, e da ciò che mi viene da Ischia, ritengo che Garibaldi non tarderà a lasciare questi lidi, e io potrò recarmi a Torinoprima della fine del mese.

Sulla questione interna di cui mi volete anche intrattenere io nulla oso· dirvi, poiché malgrado io abbia letto qua e là i discorsi che si pronunciaronoalla camera, io mi sento poco al corrente. Ma sulla questione Romana, permettetemi che io vi esterni fin d'ora il mio intimo convincimento. Che a noi non conviene, in nissun modo, intavolare trattative col Governo Francese, sulle basi del progetto Cavour che mi dite accarezzato dall'Imperatore. Come! Il Governo Italiano dovrebbe prendere l'impegno di non attaccare, e non permettere che altri attacchi il territorio Pontificio? A queste condizioni preferiscoche i Francesi rimanghino. Giacché accettandole, noi ci troveressimo a fronte del tremendo dilemma. O fallire all'impegno preso; e in quel caso avressimO' contro di noi, non solo tutta la Francia, ma molte altre potenze, e la certezza di riavere a Roma i Francesi, per non più andarsene. Ovvero proteggere noi, a nostre spese, e col nostro sangue, i nostri più accaniti nemici, nelle mura di quella stessa Roma, proclamata dal Parlamento capitale del Regno. Io credo che non si troverebbe un Ministero capace di governare sotto il peso di tanta odiosità. E quale può essere mai Z'acte che l'Imperatore sta studiando per dare a quel bel pro-getto un caractère sérieux? A mio avviso, non può essere altro, che il trasporto della capitale a Firenze, o in qualche altra città (che non sia Roma). Ma per ciò fare, 1se ci saremo obbligati, mi pare che no-n abbiamo bisogno, né del permesso della Francia, né di promettere all'Imperatore che rispetteremo, e faremo eternamente rispettare i nostri nemici a Roma.

Per carità non vi lasciate lusingare dal piacere di vedere i Francesi abbandonare Roma a tali patti. .l\lla notizia dello sgombro, può bensì destarsi fra gli Italiani, una momentanea generale soddisfazione, ma appena sarebbero note le condizioni, si solleverebbe ne sono certo una tale tremenda burrasca, capace di ingoiare, e governanti e governati.

(1) -Parzialmente edita anche in MINGHETTI, pp. 51-52 e in BASTGEN, pp. 319-320. (2) -Cfr. n. 13.
39

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 683. Costantinopoli, 13 Zuglio 1864, ore 16,20 (per. ore 17,20 del 15).

Quoique Aali Pacha affirme que la conférence de Syrie ne se tiendra pas, il me revient d'autre part qu'elle aura lieu prochainement. En cas que cela arrive sans notre participation et malgré mes démarches je désire savoir l'attitude que je dois garder et la date de la protestation du général Durando, document qui ne se trouve nulle part ici. L'ambassadeur anglais a reçu les instructions (1).

40

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA

D. 6. Torino, 13 luglio 1864.

Mi è regolarmente pervenuto il dispaccio confidenziale indirizzatomi dalla

S.V. IllustrisSiima il 6 luglio (2) e la ringrazio delle notizie in esso contenute circa la situazione politica della Reggenza.

La partenza simultanea o quasi simultanea dei due Consoli di Francia e d'Inghilterra potrebbe essere una tacita concessione reciproca, che avvierebbe forse quelle due potenze ad un accordo che se non sarà definitivo e completo, gioverà pur sempre a far superare la crisi attuale e ad allontanare il pericolo di complicazioni ulteriori.

Le parole pronunciate dal Bey nell'ultimo suo colloquio colla S.V. Illustrissima accennano ad una soluzione, la quale è forse la sola possibile nello stato attuale dell'Europa. Quelle parole dimostrano altresì che il Governo del ·ne ben s'apponeva non interpretando in senso assoluto le altre che venivano pure pronunciate dal Khasnadar in una precedente occasione. Importa però di eonoscere esattamente se il Bey perduri in tale proponimento, e se nei suoi colloqui coi rappresentanti della Francia e dell'Inghilterra abbia tenuto esattamente lo stesso linguaggio. È pure d'uopo che Ella vegli affmché il R. agente € console generale d'Italia sia dei primi a ricevere la domanda d'intervento, ed a trasmetterla al Governo del Re, il quale non frapporrà indugi a mettersi in comunicazione coi Gabinetti di Parigi e di Londra pei necessari accordi.

41

IL GENERALE KLAPKA AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Ginevra, 13 luglio 1864 (3).

Oserais-je vous prier de bien vouloir remettre la lettre avec les pièces qui l'accompagnent au Chevalier Artom. Je profite en meme temps de cette

c Sir H. Bulwer ebbe le istruzioni dal suo Governo su questo argomento, ma dimorando fuori di Costantinopoli nella sua isola di Platy, cosi non potei per anco inter:rogarlo di viva voce. Gli ho però fatto conoscere il mio desiderio d'essere istruito sulle ulteriori sue intenzioni.

L'incaricato di Prussia mi disse che non aveva ricevuto direzione alcuna; le sue disposizioni personali ci sono assai favorevoli.

Non bisogna far calcolo nessuno sull'appoggio del rappresentante russo, il quale come ()r sono più mesi, ebbi l'onore di palesarlo in via particolare all'E. V., ha delle istruzioni affP.tto consone a quelle del suo collega d'Austria».

occasion pour vous prier d'imposer à M. Kupa à son retour des Principautés,.

le plus strict silence. Après vous avoir fait son rapport il pourrait me rejoindre·

ici, pour le cas où cela serait indiSipenisablement nécessaire.

Nous allons sous peu organiser ici, après le retour du Comte Csaky et du

Général Eber, une direction centrale, subdivisée en sections pour nos intéréts

à l'étranger. Cette organisation, je l'espère, calmera, à la fin les inquiétudes

de mes COIIliPatriote.s :relatives à mes ambitieux desseins et leur prouvera que

je n'étais pénétré que d'un seul désir, celui de servir le mieux possible la cause

de mon pays.

Au moment de l'action ce serait avec cette représentation à l'étranger que

le Gouvernement italien aurait seul à s'entendre et auquel devrait se soumet

tre aussi M. Kossuth.

Ma responsabilité en sera de beaucoup allégée. J'avoue que j'en avais assumée une bonne dose. En ce moment je suis harassé chaque jour par les demandes en dommages et intéréts et les récriminations de tous les gens qui furent employés dans le Tyrol, la Styrie et la Hongrie pour l'affaire des armes suisses. Une partie de ces personnes a été jetée en prison, les autres se sont refugiées en Suisse où ils assiègent notre ami M. Peyer, qui de :son coté se replie sur moi. Je suis désolé que nous n'ayons pu rien obtenir pour ce dernier en Italie. C'était une compensation qui lui était bien due. Il ne pourra plus se rendre en Autriche, et son établd.ssement a perdu toutes ses commandes pour les cheniins de fer Autrichiens. Si au moins nous pourrions lui obtenir la remise de l'amende pour laquelle vous avez déjà eu l'obligeance de faire quelques demarches.

Je ne pourrai partir que 5 ou 6 jours pour aller voir le Prince Napoléon, ainsi que nous en sommes convenus. Veuillez, je vous prie, m'adresser ici vos lettres et dépéches jusqu'au 20 du mois présent.

Je vous prie, mon cher Conimandeur, de bien vouloir agréer l'expression de ma gratitude pour tous les services que vous avez rendus à notre cause.. Aucun Hongrois ne saura jamais les oublier!

(1) Si pubblica qui un brano di una L p, pari data di Greppi a Visconti Venosta, conservata in AVV:

(2) -Cfr. n. 14. (3) -Sic, ma la lettera per Artom a cui si fa cenno (cfr. n. 45) è datata 14 luglio.
42

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO

T. 265. Torino, 14 luglio 1864, ore 15.

Veuillez me dire si le projet qu'on attribue au nouveau Cabinet danois de· faire entrer tout le Danemarck dans la Confédération germanique ait des chances de réussir et quelle serait en ce cas l'attitude de l'Angleterre (1).

(1) Uguale richiesta venne rivolta al ministro a Parigi con t. 266, pari data, e al ministro a Berlino con t. 268 del 15 lu&llo.

43

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 678. Parigi, 14 luglio 1864, ore 20,20 (per. ore 21,35).

Drouyn de Lhuys vient de me dire que le projet de faire entrer tout le Danemark dans la Confédération germanique n'est appuyé que par l'Autriche. L'ambassadeur de Russie a déclaré que le Cabinet de Pétersbourg ne l'admettrait pas. Le Cabinet anglais s'est aussi prononcé contre; la France le désapprouve hautement. Drouyn de Lhuys ne sait pas encore quelle serait l'attitude du Gouvernement français si contre toute attente on donnait suite au projet mais vous pouvez etre sùr qu'ìl ne tirerait pas l'épée pour cela. La Reine d'Espagne viendra rendre visite à l'Empereur vers la moitié d'aoùt.

44

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 680. Berlino, 14 luglio 1864, ore 23,22 (per. ore 8,30 del 15).

Hier on a reçu la nouvelle officielle que des courriers étaient partis de Copenhague pour Berlin et Vienne avec des propositions d'armistice et de paix; déjà avant de connaitre le texte des dépeches on déclare ici ne vouloir traiter que sous condition de la séparation complète des duchés du Danemark.

M. de Bismarck arrivera à Berlin le 18 et ne s'y arretera que deux jours; je dois insister pour réponse prompte et définitive à mon dernier télégramme (1).

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IL GENERALE KLAPKA AL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, ARTOM

L. P. Ginevra, 14 luglio 1864.

Je viens de recevoir des nouvelles du Comte Scherrtoss de Bukarest. Son dernier télégramme en date d'hier, est ainsi conçu:

" Si désirez acquisition projetée, il est urgent ne plus tarder ».

Il paraitrait donc que malg:ré l'a.rrestation de Frigyessy et les autres inconvéniens que nous devons aux Agents m.azziniens de toutes nationalités, le terrain est loin d'etre gaté, et qu'on pourrait sérieusement entamer les négociations directes avec le Prince Couza.

Je crois le moment venu pour donner l'ordre au Comte Schertoss cte

suivre les instructions que je lui ai données à cet efl'et, en supprimant la pre

m1ere lettre d'introduction dont il était nanti et en remettant au Prince celle que j'ai l'honneur de joindre à ia présente, avec la prière de la lui faire parvenir par l'intermédiaire de Votre Consul à Bukarest, ainsi que les autres pièces.

Dans ma lettre confidentielle à Scherrthoss (1), je lui dis de pousser l'affaire pour avoir le plut tot possible une réponse décisive du Prince, laquelle obtenue et les détails pour l'exécution de l'entreprise arretés, il devra immédiatement revenir pour etre remplacé par un Officier supérieur d'Artillerie, chargé du controle et du transport des armes que le Prince voudra nous délivrer.

Je profite de cette oc:casion, mon cher Chevalier, pour vous dire combien j'ai été peiné de cette série de malentendus qui tout récemment encore faillirent compromettre notre grand travail et rendre impossible toute tentative sérieuse contre l'Autriche.

En effet, rien ne pourrait etre plus agréable à l'Autriche que des expéditions organisées à <l'instar de celle de M. Borzyslawski. C'est le meilleur moyen pour nous mettre immédiatement les Russes sur les bras, chose qu'on doit ardemment désirer à Vienne.

Le but de l'expédition Borzyslawski travaillant conjointement avec Frigyessy est si peu défini que tout agent Russe ou autrichien pourra-s'en servir à son gré aU!SISi bien que Mazzini lui-meme (2). Mais espérons que nos dernières démarches à Turin et la mission du Général Eber auprès de Garibaldi, mettront un terme à cette confusion et que tout rentrera dans une voie régulière et normale.

• Il Signor Carlo Borzyslawski nativo della Gallizia (Polonia Austriaca) dopo aver militato nell'Armata Italiana, si presentava verso i primi mesi del 1864 al Signor Conte di Castiglione, Segretario di Sua Maestà per ottenere dei mezzi onde recarsi nei Principati Danubiani e di là nella Gallizia per gettarvi i germi di una insurrezione militare.

Pare che egli contasse sul concorso di molti amici e su quello d'un suo prossimo pa

rente che aveva militato come Tenente nell'Armata Austriaca e che aveva poi fatta la campagna contro i Russi sotto il Dittatore Langiewitz.

Sua Maestà alla quale ne venne fatto rapporto dal Conte Castiglione non accolse che con estrema riserva questa offerta e fece sapere al proponente che Essa non intendeva per nulla di assumere la morale responsabilità di tentativi che potevano compromettere seriamente le persone chiamate a prendervi parte. Vedendo però che il Signor Borzyslawski era fermamente deciso di andare in Oriente, volle provvedere alle spese del suo viaggio e somministrargli i mezzi di far fronte al bisogni dei primi mesi del suo soggiorno in quei paesi.

Il Signor Borzyslawski si presentava il 5 luglio 1864 al Ministero degli Affari Esteri per attenervi un passaporto per i Principati Rumeni, ma il Segretario Generale glielo rifiutava recisam!'nte e si limitava a dargli una lettera confidenziale per il Marchese Gualterio in allora Prefetto in Genova affinché lo munisse di un passaporto per l'Oriente e la Grecin,

La missione assuntasi dal Borzyslawski non ebbe migliore effetto di tante altre di simile natura che sono ordinariamente, prima del loro compiersi, conosciute dal pubblico per l'imprudenza dei loro autori. Fu conosciuta a Costantinopoli dai Turchi, in Bucharest dal Principe Couza e, ben inteso, da tutti gli Agenti austriaci, russi ed inglesi in Turchia e nei Principati.

Arrivato il Borzyslawski a Bucharest e presentatosi al Comm. Strambio, Console di

Sua Maestà, gli parlava di questa missione, dicendo che aspettava da Torino nuove istruzioni.

Appunto in quei giorni venivano espulsi dai Principati otto o dieci ungheresi e polacchi per le imprudenze di altro sedicente Inviato del R. Governo Signor Frigesy, già Maggiore nell'Esercito Meridionale e militare di distinzione.

Il Borzyslawski era obbligato di partire egli pure e di ritornare a Costantinopoli.

Colà andava a vedere (26 agosto 1864) il Conte Greppi R. Ministro ed a lui pureparlava della missione avuta da Sua Maestà di promuovere una insurrezione nella Gallizia, dicendo avere sotto i suoi ordini 40 uomini circa che versavano in bisogno di soccorsi. Ora <'hi gli aveva dato istruzione di arruolare questi 40 uomini, ed a quale oggetto? Se si tratta di una cospirazione sono soverchi davvero. Se si tratta di azione sembrano troppo pochi.

Il 15 agosto il Signor Sokulsky Agente polacco in Costantinopoli, scriveva:

• Je crois de mon devoir de vous signaler en toute confidence, que M. Borzyslawsids'est très mal acquitté ici de la mission qui lui a été confiée, en ce sens qu'il en a parlé sans ménagement de manlère à donner éveil aux nombreux espions; ensuite les hommcs sous son

Il serait très désirable si le Gouvernement de S. M. le Roi pouvait arriver à une entente toute confidentielle avec l'Envoyé du Comité Centrai Hongrois, le Comte Csaky. Toutefois votre première idée d'attendre l'arrivée des armes dans les Principautés pour fixer les détails et l'époque de l'insurrection en Hongrie, me parait la plus conforme aux circonstances. Cette question devant etre résolue au commencement d'Aout, nous pourrions à cette é.poque tous encore une fois nous rendre à Turin pour arreter les résolutions definitives.

P. S. Veuillez me télégraphier un mot si tout a été arrangé à Ischia.

ALLEGATO

KLAPKA AL PRINCIPE CUZA

Parigi, 12 luglio 1864.

Le voyage de mon ami le Comte Arthur Scherrtoss dans les Principautés Danubiennes, me procure une heureuse occasion pour me rappeler au gracieux souvenir de Votre Altesse.

Le Comte Arthur Scherrtoss est chargé par moi d'entretenir Votre Altesse de quelques questions de la plus haute importance, qui ont trait à l'avenir de la Hongrie.

La première entre toutes concerne les armes, qui furent envoyées, par mon intervention, dans Ies Principautés Unies en 1859, et dont Votre Altesse daigna nous promettre, d'en tenir une partie à notre disposition, pour un moment suprème.

Je n'entrerai pas ici dans des détails que le Comte Scherrtoss aura l'honneur de présenter à Votre Altesse et pour lequel je la prie de vouloir bien l'accueillir avec la méme bienveillance 'dont elle a daigné m'honorer moi-meme.

Le Comte Scherrtoss est en méme temps chargé par un établissement de Crédit, d'une mission financière auprès de Votre Altesse laquelle servira on ne peut mieux à voiler le but de son voyage.

commandement lui reprochent l'inconséquence de sa conduite, si choquant.e qu'clle peut com

promettre toute l'affaire •.

M. Borzyslawski peut etre très bon et meme nécessaire au moment de l'action, mais il faut plus dc prudence et plus de circonspection dans les travaux préparatoires ».

Deve dirsi a lode del signor Borzyslawski, che pare abbia resistito all'invito ttatoglifatto da diversi emigrati polacchi, suoi concittadini di mettersi alla loro testa per andare a Roma al servizio del Potere temporale.

Il Signor Borzyslawski si recò poco dopo in Algeria da dove si fece a reclamare somme cospicue per la già accennata missione in Oriente. Una di queste domande acchiusa in un dispaccio del R. Console Sant'Agabio fu comunicata al Signor Conte di Castiglione dal qualesi ebbe la più positiva conferma che il petente non era stato incaricato di alcuna missione politica e che i denari avuti da Sua Maestà non erano che un sussidio dato ad un emigrato di

distinzione, e, se anche si vuole, un incoraggiamento a sentimenti di patriotismo ma non mai una mercede per un mandato affidatogli, e tanto meno una anticipazione remuneratori,a d'impegni successivi.

Messa per tal modo fuori di questione ogni pretesa del Borzyslawski a compensi pecuniari!, rimane a vedere se possa accogliersi la domanda da lui fatta per la sua reintegra-· zione personale al Regio Servizio col grado ed anzianità che egli aveva, ma questo esame è fuori della competenza del Ministero degli Affari Esteri.

Negli anni 1863-64 e 65 il Governo Italiano desideroso di allontanare dal paese una quantità di emigrati polacchi che non trovavano impiego e che con una condotta non sempre esemplare turbavano la pubblica tranquillità e compromettevano la nostra causa ·verso alcune Potenze amiche, prese la risoluzione di facilitare il loro ritorno in Oriente da dove ci erano venuti, ma somministrò sempre agli stessi i mezzi di viaggio e qualche piccola.fondo di risparmio. Non prese mai impegni futuri a loro riguardo e non autorizzò mai r-1('un Agente a fare arruolamenti di polacchi per servire nella guerra dell'indipendenza};.

(1) Cfr. n. 27.

(1) -Del 14 luglio, in tedesco, che non si pubblica. (2) -Sul Borzyslawski si pubblica qui una memoria, priva di data, ma evidentemente redatta parecchio tempo dopo :
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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 685. Londra, 15 luglio 1864, ore 15,20 (ve1·. ore 17,40).

Le secrétaire de lord Palmerston et le ministre de Danemarck viennent de me dire qu'à leur avis l'Angleterre conserverait son attitude passive méme dans l'hypothèse signalée hier (1).

47

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO

D. 26. Torino, 15 luglio 1864.

Il Principe Couza mi ha indirizzato nel maggio scorso una lettera per fare avvertito il Governo del Re dei concentramenti di truppe operati dall'Austria e dalla Russia ai confini dei Principati Uniti, e ricordare le disposizioni del trattato di Parigi le quali vietano ogni intervento in quel paese senza un preventivo accordo fra le Potenze.

Incarico la S.V. Illustrissima di rimettere a S.E. la qui unita mia risposta della quale compiego copia acciò Ella possa leggerla ed anche rimetterla al Ministro degli Affari Esteri ove ciò sia di uso prima di consegnare l'originale al Principe.

Com'Ella il vedrà da quanto scrivo al Principe le informazioni che abbiamo avute non ci permettono di credere che l'Austria e la Russia intendano intervenire ·armata mano nei Principati. Tuttavia prego la S.V. Illustrissima a renctermi esattamente e sollecitamente inteso di qualsiasi movimento militare che si facesse ai confini Moldo Valacchi, e di quanto a Lei potesse costì risultare delle intenzioni di quelle due Potenze (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL GENERALE LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora, ed. in Un po' più di luce, p. 93)

L.P. Torino, 15 luglio 1864.

Vi ringrazio della vostra del 12 (3). Parleremo a lungo al vostro arrivo a Torino. Intanto due cose voglio anticipare. La prima è che confido di aver

indotto la persona a cui alludete a rompere le relazioni che diedero luogo a molte amarezze in questi ultimi giorni. Non so se durerà: ma per ora mi pare aver essa capito i pericoli.

L'altra cosa che desidero sottoporre alla vostra considerazione la più seria è rispetto alla questione romana.

Il Parlamento ha acclamato Roma capitale del Regno, ma nello stesso tempo ha dichiarato formalmente che Roma doveva acquistarsi non colla forza ma con mezzi morali. Ciò posto e in tutta lealtà e buona fede, ne segue che il Regno d'Italia può assumere l'obbligo di non assalire colla forza, e di non permettere che dal suo territorio bande armate assalgano il territorio pontificio.

Veggo tutte le difficoltà nell'avvenire; ma come concetto mi pare che sia logico e morale. Ma, ripeto, di tutto ciò in voce.

(1) -Cfr. n. 42. (2) -Con R. 25 dell'H agosto Strambio dette notizia dell'avvenuta consegna al principe Cuza della lettera di Visconti Venosta. (3) -Cfr. n. 38.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI

T. 270. Torino, 16 luglio 1864, ore 15,.15.

Je vous transmettrai des instructions par le prochain courrier. En attendant si la conférence se réunit sans que vous soyez appelé déclarez que vous avez ordre de renouveler les protestations et les réserves faites par le général Durando dans sa note du 22 septembre 1860 à S.E. Saafet effendi. Tachez que les deux ministres de France et d'Angleterre fassent de leur còté des démarches auprès d'Aali pacha pour notre admission.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 62. Berlino, 17 Luglio 1864.

Dans ces derniers jours, le Baron de Guldenkrone est arrivé ici porteur d'une dépeche du Ministre des Affaires Etrangères à Copenhague, exprimant le désir de s'entendre avec la Prusse et l'Autriche pour la conclusione d'un armistice et d'une paix définitive. Aucune base n'est indiquée dans ce document. Ensuite d'une correspondance échangée entre Carlsbad et Vienne les plénipotentiaires des Puissances belligérantes se réuniront à cet effet à Vienne. En attendant il a été décidé que les hostilités seraient suspendues jusqu'au ler Aoftt.

Pour que le Danemark ait pris l'initiative d'une entente directe avec ses adversaires, sauf à soumettre plus tard à la conférence de Londres les préliminaires qui auront été réglés à Vienne, il faut non seulement qu'il ait perdu confiance dans un appui de la part des autres Puissances, mais encore qu'il ait le sentiment de l'impossibilité de continuer une lutte aussi inégale. C'est dumoins dans ce sens que s'exprime M. de Guldenkrone. Son pays, dit-il, est ruiné; l'armée a été au dessous de la réputation qu,.elle s'était acquise en 1848; elle a évacué les plus fortes positions oons opposer une :résistance énergique; elle a entre autres livré la piace de Fredericia sans coup férir. Les généraux ont fait preuve d'incapacité. Le Gouvernement ne peut pas meme compter sur J.e Scandinavisme, qui au reste rencontre une assez forte opposition en Danemark. Aussi, al lieu de s'appuyer sur oes élémens, il devrait plutòt se rattacher à l'Allemagne, pour sauver eneore, s'il est possible, quelques débris du naufrage.

Ce langage quoiqu'il manque à la fois de dignité et de patriotisme, indique assez dans quelles tristes conditions se trouve ce pays. Il ne lui reste qu'à passer sous les fourches caudines. La dernière partie de ce langagc démontrait aussi que le nouveau Ministère Danois, s'il ne dépendait que de lui, serait tenté de passer avec armes et bagages dans le camp Allemand. En favorisant l'incorporation de toute la Monarchie dans la Confédération Germanique il espérerait empecher le démembrement des Duchés. Des allusions dans ce sens auraient mème été faites à Paris; mais elles ont été carrément repoussées. Et méme M. Drouyn de Lhuys a préventivement fait déclarer à Berlin que la France refuserait son consentement à toute combinaison de ce genre. La Prusse a répondu que, de son còté également, elle ne s'y préterait pas. La réalisation de ce projet conviendrait à l'Autriche qui par là couperait court aux convoitises de M. de Bismark, et se créerait un précédent utile à ses propres intérets. Mai-s en présence de l'opposition qu'll a déjà su.scitée, et qu'il susciterait partout ailleurs, ce projet n'est pas viable, et il n'y a plus à s'en préoccuper.

La question Danoise est entrée dans une nouvelle phase. Ici personne ne croit plus au renouvellement des hostilités. On ne doute pas qu'on ne parvienne à signer un armistice à long terme, et que le Cabinet de Copenhague ne consente à xenoncer au Schleswig et au Holstein sans meme réclamer une ligne de frontière entre ~es deux nationalités de ce premler Duché. Seulement il cherchera à prolonger les négociations en calculant sur des mésintelligences entre la Prusse et l'Autriche. Si M. de Bismark se montre conciliant dans la forme vis-à-vis du Comte de Rechberg, en consentant par exemple à ce que les Plénipotentiaires siègent à Vienne, il n'a pris aucun engagement sur le sort définitif des Duchés. Il calcule sur le bénéfice du tems et des circonstances pour garder une conquete due surtout aux victories de la Prusse. S'il a paru un instant se mettre à la remorque de l'Autriche pour soutenir le Due d'Au. gustenbourg, c'était avec l'arrière pensée de rompre ce mariage de raison.

En effet à la lune de miei a bientòt succédé la lune rousse. Il a non seulement

cherché à compromettre le prétendant vis-à-vis de l'opinion publique; mais,

graces à la complaisance intéressée de la Russie, il lui a opposé un autre

candidat: le Grand Due d'Oldenbourg. • Je jetterai, disait-il alors, au beau

milieu de la Diète Gemnanique une de ces questions de droit que mes com

patriotes savent si bien discuter d'une manière interminable •.

Bref si la situation devient pacifique vis à vis du vaincu, elle n'en reste pas moins obscure vis-à-vis des vainqueurs, vis-à-vis des prétendans et visà-vis de l'Allemagne. Nous assisterons encore à de curieux incidens. Mais le résultat n'arrivera que très lentement. En attendant la question a beaucoup perdu de son intéret, et les négociations devant avoir Ueu à V•ienne, le poste de Berlin est pour le moment sam i<:mportance. Douze de mes collègues sont déjà partis, y compris celui d'Autriche. L'Ambassadeur d'Angleterre part demain. Celui de F•rance compte s'absenter dès les premiers jours d'Aout. Le représentant de la Russie a obtenu un congé dont il profitera déjà ce mois.

ci. Les autres Ministres s'absenteront également. Il ne restera bientòt plus quedes Chargés d'Affaires. Le Roi ne reviendra que pour quelques jours à Potsdam vers la fin du mois d'Aout. Les premiers jours de Septembre commenceront les grandes manoeuvres militaires. Puis vers la fin de ce méme mois le Roi se rendra à Bade. M. de Bismark ne quitte pas plus Sa Majesté que son ombre. Il a méme renoncé à son projet de faire une course de deux jours dans la capitale, pour y rencontrer le Prince Gortschakoff, celui-ci lui ayant fait une dernière visite à Carlsbad. C'est-à-dire qu'ici nous entrons dans une saison morte pour les affaires, et qu'à mon tour je prie V.E. de m'autoriser à prendre un congé si brusquement interrompu l'année dernière, et que mon médecin juge nécessaire à ma santé fortement ébranlée cet hiver. J'attendrai naturellement d'avoir signé le protocole commerciai, à moins que, contrairement à mon avis, on ne veuille de part ou d'autre en ajourner la conclusion.

En me réservant de transmettre les renseignemens demandés, par l'avant dernier article de la dépéche n. 8 (cabinet)... (1).

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IL MINISTRO RESIDENTE A STOCCOLMA, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CIFRATO 20. Stoccolma, 17 luglio 1864: (per. il 24:).

Il résulte des dépéches récemment communiquées à cette légation de France de Par:iis que dans les de:miws jours de la conférence l'ambassadeur de France à Londres pro~osa de la part de son Gouvernement au Gouvernement britarmique de soutenir ·le Danemark par ·Ies armes si l'Angleterre· voulait s'engager de son còté à concourir de toutes ses forces et jusqu'à bout, le Gouvernement français se réservant de prendre quelques compensations pour ses sacrifices. Le Gouvernement anglais ayant répondu que le cas échéant

47'

il entendait borner son action à une démonstration sur mer la proposition n'eut point de suite. Copie de la dépéche relative a été ladssée à 1lord Russell par l'ambassadeur de France. Tout cela a été dit hier au Roi et au ministre des affaires étrangères par ce ministre de France.

(1) Cfr. n. l.

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IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 697. Copenaghen, 19 luglio 1864, ore 16 (per. ore 2 del 20).

A la suite de la proposition de l'Autriche d'accord avec la Prusse les négociations vont bientòt avoir lieu à Vienne, pour discuter la base éventuelle de la paix avec précédente discussion pour armistice. Le Danemark enverra probablement lVI. Quaade.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 704. Tunisi, 19 luglio 1864, ore 24 (per. ore 18,35 del 21). (1)

La situation politique assez calme jusqu'ìci, est devenue très grave tout à coup par suite des nouvelles arrivées dans la journée; les troupes du Bey qui sont campées près de Beja n'ont plus bougé depuis environ 10 jours; le chef des révoltés était disposé à traiter maJis ordre étant arrivé àu général du Bey de faire payer les 36 piastres ainsi que les autres impòts toute entente parait devenue impossible. Cette nouvelle erreur du premier ministre peut devenir fatale au Bey et peut etre à sa dynastie, aussi :le bruit ~court très accrédité que le camp a été battu et qu'il est en dissolution, mais il me manque le temps et les moyens de m'en assurer avant le départ du ~courrier. Plusieurs ouvriers français ont été dépouillés et maltraités par les arabes à cinq heures de distance de Tunis. Un rassemblement d'environ 400 soldats du Bey congédiés depu~s longtemps et rappelés maintenant sous les armes, a eu lieu trois jours de suite y comprls hier sous les fenètres du commissaire turc qui leur a promis protection et leur a fait distribuer à chacun 10 piastres. Les cris de vive le Sultan étaient unanimes. Le commissaire est très embarrassé. Enfin tout ceci peut ètre le commencement de la fin. Vous pouvez compter en tout cas sur un avis prompte tel que vous l'avez désiré par la dépèche de Cabinet n. 6 (2).

(1) -Trasmesso da Cagliari il 21 luglio alle ore 15. (2) -Cfr. n. 40.
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IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

-R. CIFRATO 61. Copenaghen, 19 luglio 1864 (per. il 24).

Les journaux ont beaucou,p parlé depuis quelque tem,ps d'une lettre du Roi de Danemal'ck à l'Empereur des Français et d'une espèce d'arbitrage indirect de ce Souverain dans la question danoise. J'ai lieu de croire qu'ils sont dans l'erreur, il est vrai que le langage du ministre des affaires étrangères de France au représentant du Danemarck à Paris a été dans le sens d'une approbation des tentatives directes d'arrangement avec les puissances alliées et qu'il _a promis d'appuyer les démavches faites dans ,ce but par le nouveau Ministère danois, mais l'Angleterre et la Ruissie ont si je ne me trom1J'e, montré les memes dispositions et promis le meme concours au Danemarck; il n'y a donc pas jusqu'à présent cette action ou intervention plus directe de la France à laquelle les feuilJes étrangères ont fadt allusion; quoique moins ex,plicite le langage du représentant de l'Empereur des Français auprès de cette Cour est cependant dans le sens de ce qui précède.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 277. Torino, 20 luglio 1864, ore 12,45.

Le prince Humbert partira incognito dans la première semaine d'aoiìt, viendra d'abord voir la princesse Clotilde à Paris. Si l'empereur ['invite à Chalons il acceptera. Après il ira en Belgique, Pays-Bas, Angleterre et reviendra à Paris pour y passer quelque temps vers la fin de septembre. Veuillez prendre dispositions en conséquence et prévenir le prince Napoléon que le prince Humbert accepte de descendre chez lui.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO

T. Torino, 21 luglio 1864, ore 11.

Veuillez dire à Scheerthoss qu'itl. suspende toute dém<Wche politique et qu'il ne s'occupe que de sa mission financière. Klapka lui écrira (1).

me sens •·

(1) Questo telegramma venne ·inviato in segÙito al seguente telegramma di Klapka a Cerruti del 20 luglio da Ginevra. • Veuillez bien faire savoir télégraphiquement à Scherthoss qu'ìl s'arréte court dans sa mission politique les négociations avec Couza étant devenues dangereuses et qu'il ne s'occupe que de sa mission financière. Je lui écrirai dans le mé

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IL MINISTRO A PARIGI. NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI (1)

(Ed. in MINCIIETTI, pp. 76-80; e in BASTGEN, pp. 325-327)

L.P. Parigi, 21 Zuglio 1864.

Completo con questa lettera, che vi giungerà un po' in ritardo, perchè· non voglio confidarla che a mani sicurissime, quanto scrissi a Visconti e quanto Pepoli vi portò intorno alle nostre conversazioni coll'Imperatore a Fontainebleau...

Vengo alla questione di Roma. Io era incaricato di proporre all'Imperatore un accordo per l'evacuazione di Roma nell'eventualità della mortedel Papa.

L'ho fatto, insistendo sui gravi inconvenienti e sui pericoli inevitabili che accadrebbero ove il Papa morisse, senza che questo accordo fra i due Governi d'Italia e di Francia fosse intervenuto. • Se il Papa muore " gli dissi

• senza che ci siamo intesi per un'azione comune, e senza che noi possiamf)· promettere ai Romani la prossima partenza della guarnigione francese, noi non potremo impedire che gli emigrati romani passino la frontiera, che vì siano manifestazioni e fors'anco la votazione di un plebiscito, che vi siano movimenti generali o parziali nello Stato Pontificio e massime nei luoghi non occupati da truppa francese. Il signor Drouyn de Lhuys ci spinge a dar consigli di prudenza e di pazienza; ma quale autorità potrebbero avere questi consigli, se non abbiamo in mano una promessa di evacuazione? Certo il Generale Montebello ha tutti i mezzi per poter reprimere qualunque movimento, ma non credo che sia nell'interesse dell'Imperatore che il sangue italiano sia di nuovo versato a Roma per mani francesi.

Vi prego di ben considerare quanto sto per dirvi perchè la cosa è di una estrema gravità. L'Imperatore rispose protestando ch'esso ha sempre avutoed ha vivo desiderio di ritirare le truppe da Roma; ma che non può farlo, senon quando sia certo che il ritiro delle truppe non abbia per conseguenza necessaria ed immediata la caduta del potere temporale. • Se l'Italia piglia l'impegno di rispettare lo Stato Pontificio, non ho ragione • disse egli • di dubitare che il Governo del Re farà il possibile per non violarlo o !asciarlo violare, ma questa convinzione non potrà entrare nello spirito delle masse cattoliche. C'è un voto del Parlamento italiano che proclama Roma capitale. Se io firmo il trattato che vOli proponete, si griderà alla commedia. Tutti credono che il Governo italiano non tiene la sua sede a Torino che fino a quando potrà trasportarla a Roma. Per ingenerare nell'opinione cattolica una conYinzione contraria, bisognerebbe che voi offriste una guarentigia pratica,. che dimostrasse che il trattato non è una finzione •.

Evidentemente l'Imperatore faceva allusione, o ad una rinuncia espressa a Roma, o al tras·porto della capitale in altra città del Regno.

Devo dire che l'Imperatore non osò parlare della rinunzia, nè io avrei potuto seguirlo su questo terreno. Non si poteva quindi applicare il suo discorso che all'ipotesi del trasporto della capitale.

All'interpellanza fatta in proposito, l'Imperatore rispose difatti, che il trasporto della capitale a Firenze o a Napoli poteva ingenerare quella fiducia di cui aveva parlato, e disse esplicitamente, che in questo caso non avrebbe difficoltà a firmare il trattato che noi gli proponevamo e di cui voi conoscete i cinque articoli. Anche prima che il trasporto fosse fatto materialmente, al semplice annunzio che il Governo del Re ha intenzione di effettuare questo -tr~orto, annunzio che sarebbe comunicato con sempli.A::e nota, l'I~ratore sarebbe disposto a farci annunziare, anche per nota, che è disposto a firmare il trattato. L'evacuazione poi avrebbe luogo dopo il trasporto fatto, ma a breve intervallo.

Non celai all'Imperatore che la cosa era talmente grave, che io non poteva pigliarla che ad referendum. Gli domandai se, per ottenere quella medesima convinzione che egli cercava, non credeva che bastasse il fissare al trattato una ·durata certa di sei o dieci anni, la qual cosa rendendo l'impegno da noi preso più possibile, avrebbe scartato ogni idea di finzione. Ma l'Imperatore rispose recisamente che ciò non sarebbe bastato.

Soggiunsi ancora: • Ma, S1re, ammesso anche che il governo del Re si decida al trasporto della capitale, questo non può operarsi che entro un certo intervallo di tempo, ed intanto il Papa può morire. Se questa eventualità accade, la questione rimane intatta, e noi ci troveremo di fronte ai medesimi inconvenienti; del resto Vostra Maestà capirà facilmente, che il trasporto della capitale pa-esenta difficoltà deJJa natura la più grave: si tratta di spostare il centro di gravitazione del governo, e di toglderlo di mezzo ad un elemento essenzialmente governativo, solido e sicuro: anche le difficoltà materiali saranno serie e numerose: mi permetto quindi di insistere perchè al di fuori della proposta di trasporto, la quale sarà seriamente esaminata dal governo del Re, noi tentiamo di metterei ora d'accordo per una azione comune nell'eventualità della morte del Papa ». Ma l'Imperatore rispose che apprezzava senza dubbio queste considerazioni, che però non vedeva altra soluzione fuorchè quella del trasporto della capitale.

All'Imperatore è indifferente che la capitale si trasporti a Firenze o a Napoli, o altrove. Quello che considera importante è il fatto del trasporto con...<>iderato in se stesso.

Eccovi esattamente riferito il pensiero dell'Imperatore.

Quanto al modo di procedere, esso vi fu precedentemente indicato da Pepoli, e non è del resto una questione assolutamente fissata. L'importante è la questione stessa di principio. Su questa chiamo tutta l'attenzione del governo del Re. Non aggiungo altro. Voi vi ricorderete, che fin da due anni abbiamo parlato della necessità del trasporto della capitale a Firenze. Sarà questo uno dei passi importanti che si saranno fatti verso l'unificazione della penisola.

Devo aggiungervi che l'Imperatore comunicò il progetto al signor Drouyn de Lhuys, al quale io ne parlai in seguito. Il signor Drouyn de Lhuys approvò senza riserva, e soggiunse queste parole che vi cito testualmente:

• Naturalmente il risultato di tutto ciò sarà che voi finirete per andare a Roma; ma è importante che tra questo fatto e quello dell'evacuazione passi un tale intervallo e una tal serie di eventi da impedire che si possa stabilire una connessione tra essi, e che la Francia ne abbia la responsabilità (1) ".

(1) È la lettera estensibile a La Marmora ricniesta da Minghetti nel n. 22.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

·r. 2s1. Torino, 22 luglio 1864, ore 17,30.

D'après une dépeche que je reçots de Tunts en date du 19 (2), la situation serait de nouveau devenue fort grave. Des mesures imprudentes du premier ministre auraient rendu impossible toute transaction avec les insurgés; on parlait de la défaite des troupes du bey. Le bey avait annoncé il y a quelque temps à notre consul que dans le cas où il se trouverait sérieusement menacé il demanderait le débarquement des forces françaises, italiennes et anglaises. Tachez de savoir ce que ferait le Gouvernement français en présence d'une pareille demande.

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IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CIFRATO 62. Copenaghen, 22 luglio 1864 (per. il 27).

J'ai eu connaissance de la réponse du ministrc des affaires étrangères d'Autriche à la lettre de M. Bluhme relative à la suspension des hostilités. L'abandon des trois duchés y est posé comme base éventueLle de la paix~ c'est là une exigence d'autant plus inqualifiable qu'elle implique de la part du Danemark l'abandon de certaines parties du Jutland qui sont enclavées dans le Schleswig. La demande de l'abandon du Lauenbourg n'est pas moins injuste puisque la Prusse et l'Autriche ont reconnu la validité des droits du Roi de Danemark sur ce duché (3). On fera ici des contre-propositions mais sans aucun espoir de ramener l'ennemi à des sentiments plus équitables.

In un annesso cifrato al R. 32 del 18 luglio Rati Opizzoni scriveva, a proposito del Re· Leopoldo: « celui-ci aime assez à jouer la mouche du coche et l'Empereur l'!:!mp!oye souvent. camme trait d'union avec l'Angleterre •·

(1) -Di questa lettera, evidentemente incompleta, non si è rinvenuto l'originale in BCB, Carte Minghetti. (2) -Cfr. n. 53. (3) -Con R. cifrato 63 del 23 luglio Doria comunicò: • des conditions plus dures encore· seront imposées au Danemark. A la légation de Belgique on donne comme po~if que le frère. du Roi de Danemark s'est rendu dernièrement incognito à Bruxelles et que lè voyage du Roi Léopold à Vichy n'est pas étranger à la question danoise •.
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APPUNTO (1)

22 luglio 1864.

Il solito corrispondente mi inviò Ie seguenti importanti comunicazioni:

A Vienna fu tenuto un consiglio secreto presieduto dall'Imperatore. Vi presero parte tre Ministri, Il Cancelliere dell'Ungheria cd i più influenti Generali dell'armata compreso il Benedek.

Scopo principale della riunione fu di decidere se fosse opportuno muovere guerra all'Italia nel corrente anno ovvero protrarla alla primavera ventura. Vi fu vivo dibattimento fra l'Imperatore unito al partito militare che volevano procedere prontamente, ma in fine prevalse il partito contrario e la guerra fu decisa pella primavera ventura, pelle cause seguenti:

I. Perchè era indispensabile effettuare un imprestito onde sopperire alle forti spese di una guerra che potrebbe avere lunga durata.

II. Perchè non era totalmente ultimata la questione colla Danimarca.

III. Perchè le fortificazioni del Veneto necessarie per una difesa in caso di ritirate non erano ancora terminate.

IV. -Il Cancelliere d'Ungheria fece osservare che lo spirito insurrezionale di quella popolazione difficilmente si ridesta nella primavera, epoca nella quale la parte più numerosa è occupata nei lavori campestri che difficilmente abbandona; mentre al contrario nell'autunno dopo raccolti i prodotti e assicurata così la sussistenza alla propria famiglia, l'Ungherese, facilmente entusiasta, facilmente prenderebbe grande parte alla rivoluzione, tanto più se l'Austria fosse impegnata nella guerra d'Italia. A confermare tale asserzione fece osservare che la massima parte delle misure di repressione in quei paesi vennero principalmente usate al cadere dell'autunno e nell'inverno. V. -Perchè continuando ad alimentare ed accrescere la reazione nell'Italia riescirebbe nella primavera ventura ad assicurare sempre più i trionfi dell'Austria in quegli Stati.

VI. Finalmente perchè era sperabile che l'Inghilterra, oltre alla stabilita neutralità, si decidesse per un intervento secreto al favore dell'Austria.

Venne anche stabilito di prontamente attivare le pratiche presso l'Inghilterra per avere un prestito dalla medesima, che non consentendolo verrebbe forzatamente imposto nella monarchia austriaca, di continuare ad accrescere la reazione in Italia e di terminare entro il corrente anno tutte le fortificazioni nel Veneto.

Sorse finalmente il Ministro delle finanze colla proposta di ridurre per intanto l'esercito mandandone una parte in permesso limitato, ma fu tale l'opposizione ostinata dell'Imperatore e dei Generali che la proposta riuscì senza effetto e l'esercito rimarrà perciò come attualmente si trova aumentandone lo spirito e perfezionandone l'istruzione.

(1) L'appunto è su carta intestata Comitato Militare nel Veneto e firmato B.R.

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IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 20. Baden, 22 luglio 1864 (per. t'l agosto).

M. de Roggenbach m'a fait ces jours-ci une longue visite à Baden. Il compte prendre bientòt un congé de quelques semaines, signe évident pour moi que les affaires de l'Allemagne vont chòmer, car cet homme d'Etat Badois est trop habile et trop influent parmi le parti National dont il est un des Chefs, tout en n'en ayant pas l'air ni les allures, pour s'absenter si sa présence pouvait etre utile à l'Allemagne, ou du moins s'il n'était pas sfrr que la paix DanoAllemande est en bonnes mains sous la direction du Ministre Bismark.

Une scission qui n'a guère d'autre portée qu'une question de forme plutòt que de fond vient de se manifester ces jours-ci parmi les Etats Confédérés. La Saxe et la Bavière et quelques autres Etats paraissent ne pas admettre que la Diète revienne sur la révision des droits de succession du Due d'Augustembourg, alléguant que le rapport de M. Von der Pfordten et autres actes successifs de la Diète impliquent déjà la reconnaissance de ces droits, tandis que la majorité des Etats secondaires, Baden y compris, voteront à Francfort avec la Prusse et l'Autriche pour que les titres du Due soient examinés simultanément à ceux du Due d'Oldenbourg.

Une autre question de forme, ou plus exactement de rédaction, va aussi se présenter, au dire de M. de Roggenbach, à la paix au sujet du Schleswig-Holstein, car l'Allemagne ne parait pas à priori vouloir admettre le mot cession, considérant ce territoire comme faisant partie de droit de la Confédération, laquelle n'a jamais accédé aux traités de Londres. Il est pourtant à présumer qu'on finira par s'entendre facilement si la paix venait à se conclure, car au fond c'est l'Allemagne qui aurait gain de cause sans avoir fait la guerre ni encouru ses risques.

J'ai demandé à mon interlocuteur si l'Allemagne ayant gain de cause territorial ne perdrait pas peut-etre du terrain politique par la prépondérance, inévitable après la guerre, des deux grandes Puissances Confédérées. • Il se peut, me dit le Ministre, qu'il y ait une phase d'indifferentisme en Allemagne, ainsi que je vous l'ai signalé (Confidentielle n. XVIII), mais en tout cas la prépondérance Austro-Prussienne ne pourrait dépasser certaines limites, car une pression trop accentuée sur des questions telles que la question Nationale et Constitutionnelle serait fort mal reçue partout et meme dangereuse, témoins certains Gouvernements de la Conféderation, qui, malgré leurs tendances peu libérales, n'osent pas meme tenter l'essai de les faire prévaloir •.

J'ai demandé à S.E. si ses opinions si rassurantes sur la politique intérieure de l'Allemagne, l'étaient de meme sur la politique extérieure, et surtout si l'influence Autrichienne ne pourrait pas entraìner la Confédération à la rendre solidaire de l'Autriche dans ses démelés non Allemands.

• Point de danger de ce còté-ci, m'a répondu S.E., principalement à cause de la faiblesse averée de l'Autriche, qui a été battue dans ces derniers temps sur tous les terrains; celui de la Réforme Fédérale l'année passée à Francfort;

celui de la reconstitution du Zollverein, car malgré les etrorts des Etats am!s

de l'Autriche, la Bavière en tete, c'est maintenant pour les séparatistes un

sauve-qui-peut de tous còtés pour se tirer de l'impasse et rentrer avec honneur

dans le nouveau Zollverein sur la base du Traité Franco-Prussien; finalement

sur le terrain meme de la questio n nano-Allemande où l'Autriche est actuelle

ment à la remorque de la Prusse ainsi que je vous l'ai signalé précédemment

et ce sera M. de Bismark qui présent ou absent dictera la paix à Vienne.

Ainsi tenant compte de la situation générale et de l'ensemble des circons

tances ci-dessus, continua le Ministre Grand nucal, l'Italie à mon avis n'a rien

à craindre du còté de l'Allemagne tant que nòtre intéret politique ou territoriaì

ne sera pas en jeu. En cas d'une guerre Austro-Italienne non seulement la

Confédération ne prendrait pas fait et cause pour l'Autriche, mais la Prusse

non plus, j'ai lieu de croire et s'il était vrai que M. de Bismark ait contracté

quelque engagement moral en faveur de l'Autriche, il trouvera bien moyen de

se dégager au besoin à l'heure de l'action •.

Je demandai au Baron de Roggenbach s'il croyait qu'à Fontainebleau il

y ait eu des pourparlers entre l'Empereur et M. de Beust sur une reconstitution

de l'Allemagne sympathique à la France. • Il se peut qu'il y ait eu quelque

échange d'idées générales, m'a-t'il répondu, quoique je ne sache absolument

rien la-dessus, mais, en tout cas, sans propos délibéré ni· portée sérieuse. La

France ne peut viser, continua le Ministre, qu'à un intéret politique ou un

intéret territorial en Allemagne. nans le premier cas en appuyant les aspirations

nationales et libérales Allemandes, dans le second en laissanf fortifier la Prusse

et gagner des avantages territoriaux pour demander ensuite des compensations

sur le Rhin dans l'inté~t de l'équiUbre Européen. C'est pourquoi l'Empereur

Napoléon a joué habilement deux cartes à la fois dans la question nano

Allemande, se tenant bien avec l'Allemagne de meme qu'avec la Prusse. Quant

à la question Franco-Rhénane l'Empereur est trop clairvoyant pour la susciter

dans les conditions actuelles, car il sait trop bien que ce serait peut-etre une

question de nynastie et il est trop avisé pour jouer une pareille partie sans·

étre sur du résultat ».

Quant à l'entente du Nord, si entente sérieuse il y avait, M. de Roggenbach · croit qu'elle ne peut rouler que sur la question Polonaise dans laquelle les trois

puissances ont des intérets plus ou moins identiques, tandis que sur d'autres

questions telles que la question Italienne, Hongroise, Scandinave et meme

Orientale, leurs intérets sont trop disparés pour se rendre solidaires gratuite

ment et meme dangereusement l'une de l'autre.

Telles sont, M. le Ministre, les impressions actuelles de M. de Roggenbach,

d'accord avec d'autres personnages politiques Allemands, avec lesquels je suis

en rapport. Mais pour se faire une idée juste des conséquences de la situation

actuelle de l'Allemagne toute difficile qu'elle soit à prévoir de tout temps, il

faudrait connaitre la pensée intime de M. Bismark, lequel sans contredit est

parvenu à etre en ce moment la clef de voute de la politique Allemande, et à

su reconquérir habilement à la Prusse le terrain perdu précédemment.

S'il n'y a pas danger, ainsi que parait le croire M. de Roggenbach, d'une

Allemagne ennemie de l'Italie en cas de guerre Austro-Italienne, l'hostilité

politique de la majorité des Etats secondaires ne continue pas moins à etre réelle; et l'élément libéral populaire n'est pas assez prononcé en fait d'alliances étrangères pour influer sur les Gouvernements respectifs en notre faveur. Il faut attendre à mon avis les occasions favorables qui ne peuvent manquer de surgir, surtout du còté des intérets matériels; c'est par cette voie bien plus que par l'intérèt politique que nous parviendrons à gagner du terrain en Allemagne, nous bornant pour le moment à éclairer l'opinion publique sur les avantages de rapports directs entre l'ltalie et l'Allemagne et sur les dangers pour cette dernière de devenir solidaire de l'Autriche danls d es questions non Allemandes.

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IL PRINCIPE PORCIA (1) AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Vienna, 22 luglio 1864.

Nel raccogliere in poche linee le impr_essioni avute in questo soggiorno, quantunque le società sieno sciolte, perché tutti corrono o alle Ville lontane,

o ai bagni o alle loro terre, o sieno in congedo, mi gode l'animo di vedere che

quanto ho assicurato alcun tempo fa, venne in seguito comprovato dai fatti.

Il convegno di Kissingen non ebbe conseguenze.

Lo spettro dell'alleanza, con cui si volle spaventare il. Hberalismo, rimase allo stato di spettro, e sfuma tutti i giorni dinanzi alla preponderanza della pubblica opinione.

L'Austria non può osare legarsi colla Russia, che a patto di sciogliersi dai

legami costituzionali, e questi si potranno bensì rallentare ancora per qualche

tempo, ma togliere non mai senza un'interna commozione assai pericolosa pel

trono. La vera democrazia, ha molte radici in Germania, ed in Austria; e

per darne una misura, direi, cento volte più che in Italia.

Sulla Prussia, non rposso ripetere che quanto ho sempre detto. Rivalità e

sospetto guidano i due Gabinetti delle grandi Potenze tedesche, le quali dalla

forza delle circostanze si trovarono unite nella guerra di Danimarca, benché

segretamente mosse da scopi differenti.

Prussia voleva dominio e conquista.

Austria non pensava che ad impedire queste, e ad abbattere il soverchio

liberalismo dei piccoli Stati della Germania.

Non si credeva ad una resistenza del Gabinetto danese, e così fu spinta

la guerra più oltre assai che non si avesse voluto da principio.

Colla conclusione della pace, cominciano le difficoltà. Vi saranno molti contrasti perché quantunque al tavolo verde non siederanno che le tre Potenze belligeranti, si ritiene, che sotto al tavolo, agisca il Francese, e l'Inglese, e forse anche altre occulte influenze.

Ma l'Austria è ben determinata di nulla cedere alla Prussia, e le pretensioni sulle spese di guerra saranno ridotte a poco, e quel poco incerto.

Questi meschini risultati metteranno in grave posizione il Ministero austriaco dinnanzi alle Camere, dov'esso non potrà palesare il segreto motivo della guerra (combattere ,i liberali germanici) e dove dovrà confessare che la guerra costò molti milioni di più di quelli richiesti ed accordati. La Camarilla Sovrana e militare si sostiene tuttora con grande illusione. La salute malferma di Napoleone, le incerte finanze dell'Ita1ia, e la questione di Roma rimessa ad altra epoca, tiene alte ile loro lusinghe sulla possibilità di una rivincita in Italia, e così pel momento impossibile ogni trattativa favorevole alla causa itaìiana. Al di fuori di quel circolo però si aumenta sempre più il sentimento, che l'Austria non può salvarsi e consolidarsi che facendo l'Italia, e legandosi ad essa. Per nuovi tentativi converrà aspettare l'apertura delle Camere, ed allora qualche avvenimento impreveduto, ed i gravi imbarazzi finanziarii muteranno forse i consigli degli ostinati, ed apriranno gli occhi alla Corte, che vive in adesso astratta da ogni contatto sociale. Fra i Ministri vi è disaccordo, nei Ministeri domina sfiducia e malcontento. Nelle Provincie, il principio federalista si fa sempre più forte e prepotente. In generale si è malcontenti del Ministero e delle Camere; e con elezioni nuove, il Parlamento diventerebbe più numeroso ancora di sostenitori delle autonomie provinciali.

Adesiso dunque bisogna seguire l'andamento deHe conferenze che incomin

cieranno questi giorni, esaminare come si anderanno formulando le idee nelle

ProvJncie, e porsi così nel caso di rimettere, fra qualche settimana, una relazione

che offra nozioni più positive, di quanto oggi mi è dato di fare, navigando per

un mare, dove il pilota non ha bussola, e si lascia io credo, portare dal vento

cercando un porto ignoto.

(1) Il prindpe Porcia aveva l'incarico di ~1rocurare informazioni sulla situazione poliiica in Austria.

63

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

'T. 706. Parigi, 23 Zuglio 1864, ore 13,25 (per. ore 14).

J'ai annoncé le voyage du prince Humbert au prince Napoléon et j'en ai fait parvenir la nouvelle à Vichy à l'empereur. La prince Napoléon verra avec plaislr son beau-frère au palais royal où un appartement a été préparé pour lui. L'impératrice verra également avec plaisir S.A.R. à Saint-Cloud. Quant à l'empereur del ne reviendra à Paris que le 11 aout et 'le meme jour doit arriver le roi d'Espagne. Le prince Humbert ne pouvant pas se trouver en contact avec le roi d'Espagne, il devrait quitter Paris avant le 11 aout et par conséquent il ne verrait l'empereur qu'à son retour; mais il se peut qu'on obtienne que le roi d'Espagne retarde de 4 jours son voyage; dans ce cas le prince verrait l'empereur le onze et pourrait ensuite partir pour Bruxelles. J'attends réponse de Vichy, en attendant veuillez me faire savoir le jour préciJs du départ et le nombre des personnes qui accompagnent S.A.R.

64

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 708. Costantinopoli, 23 luglio 1864, ore 15,11 (per. ore 23).

Il est à peu près certain qu'on ne tiendra pa.s de conférence pour les affaires· de Syrie mais on fera circuler le protocole à signer parmi les représentants des grandes Puissances. Si j'en suis exclu meme dans ce dernier cas je protesterai conformément aux instructions de V.E. à moins d'ordres contraires. L'ambassadeur d'Angleterre a demandé par écrit à Aali pacha mon admission à la conférence de Syrie.

65

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Parigi, 23 luglio 1864.

Vi ho telegrafato oggi sul viaggio del Principe (1), e scrissi oggi pure per lettera a Minghetti sul medesimo argomento.

Ora due parole di politica. La campagna inaugurata colla pubblicazione del M orning Post continua con successo. I giornaLi ufficiosi francesi e :massime la France tengono il medesimo linguaggio del Post, come loxd RusselJ tiene lo stesso linguaggio di Drouyn de Lhuys. Leggete l'articolo della France di ieri. È ispirato parola per parola da Drouyn de Lhuys. Che cosa conchiudere da ciò? Il mio concetto è .pur ~e·lo stesso. Non fu conchiusa nessuna santa alleanza; non fu preso impegno di guarentigia di provincie italiane o polacche. Ma vi fu un riavvicinamento fra le tre Potenze del Nord. Questo riavvicinamento è puramente diplomatico e difensivo. A questo fatto si vuoi qui contrapporre un fatto contrario, cioè un riavvicinamento fra la Francia e l'Inghilterra, il quale deve e:sso pure rivestire puramente il carattere diplomatico. Nel pensiero dell'Imperatore questo riavvicinamento dovrebbe condurre non già alla guerra, a cui è recisamente contrario, ma al congresso. Questo è il vero carattere della politica proposta dall'Imperatore. Atterrire collo spettro della coalizione l'opinione liberale europea, non esclusa la Germania; atterrire le Potenze del Nord collo spettro d'un accordo coll'Inghilterra, evitare così ad un tempo la guerra e tenere in rispetto Bismarck, Rechberg e Gortciakoff. Per sentimentale che possa essere questo accordo franco-inglese, è evidente che a noi giova, e dobbiamo quindi aiutarlo. Un riavvicinamento fra l'Inghilterra e la Francia, comprende di necessità anche l'Italia. E difatti già i giornali francesi che sogliono ispirarsi a sorgenti ufficiose ebbero j,struzione di tenere un linguaggio meno ostile all'Italia. A tutte le chiacchiere che si vanno spandendo d'altri progetti, porgete orecchio difficile e riservato. Il Re dei Belgi va a Vichy per evitare una seconda

dolorosa operazione chirurgica e non per altro. Vero è che si fu per mezzo suo che la Danimarca offri l'armistizio e i preliminari di pace. Ma la cosa finì lì. La proposta di far entrare la Danimarca intiera nella Confederazione Germanica non ebbe seguito. La Prussia stessa "i si rifiutò, benché originariamente l'idea prima fosse venuta dal defunto Re Guglielmo il quale soleva dire che il Re di Danimarca dovrebbe diventare il Grande Ammimglio della Germania. Notate la parola, perché storicamente vera. Ora pare che, secondo Bismarck, il grande AmmiragLio tedesco deve essere lui e non il Re di DanÌlllal'Ca. L'Inghilterra paga duramente le sue compiacenze austria,che. Voglia Dio che SIÌ. persuada al fine che non si provvederà nè alla libertà dell'Europa né all'on01re inglese, né all'alleanza dell'occidente se non fiaocando le cocna all'Austria nella Venezia.

(1) Cfr. n. 6.3.

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IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

N. 718, ANNESSO CIFRATO (1). Baden. 24 luglio 1864 (per. il 27).

Conflit et occupation de Rendsbourg ont produit beaucoup de mécontentement en Allemagne et suscité des craintes pour l'avenir des Duchés. Le baron de Roggenbach part demadn pour Francfort pour tàcher de tirer la Confédération d'une fausse position et organiser l'entente entre les états secondaires allemands pour contrecarrer la prépondérance austro-prussienne sur les conséquences pour l'Allemagne d'une paix militaire et non nationale. L'idée que ce ministre des affaires étrangères se propose de faire prévaloir c'est que les Duchés soient en attendant administrés par un Gouvernement provisoire au nom du futur Souverain et que le choix de ce Souverain soit dévolu non pas à la Confédération mais aux Duchés eux-memes en tournant au besoin la difficulté d'un appel direct aux voeux des populations que l'Autriche surtout n'admettrait pas par la votation des états légalement constitués.

67

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 284. Torino, 25 luglio 1864, ore 15,50.

Le prince Humbert partira de Turin le 10 aoùt, il s'arrètera en Suisse de façon à n'arriver à Paris qu'après le départ du roi d'Espagne. Je vous informerai bientòt sur le nombre des personnes de la suite. J'arrive de Milan et je par1s pour Somma pour arreter détails avec le pdnce. Je ne vous enverrai qu'aprèsdemain dépeche dont Pepoli vous aura parlé. N'étant destinée qu'à complé1er série pour la publication, le retard est sans inconvénients.

{l) Al R. 20.

., l

68

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 712. Parigi, 25 luglio 1864, ore 15,25 (per. ore 16,10).

On m'assure que la Prusse et l'Autriche ont signé hier à Vienne un traité pour la garantie de la Vénétie; je tàcherai de vérifier l'exactitude de cette nouvelle; veuillez en faire autant de votre còté (1). Quant à Tunis Drouyn de Lhuys s'est réservé d'en parler à l'Empereur mais en attendant on est décidé à ne pas laisser débarquer en aucun cas les troupes turques.

69

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 724. Tunisi, 26 luglio 1864, ore 24 (per. ore 16 del 28) (2).

La nouvelle de la dissolution du camp contenue dans ma dépeche du 19 (3) n'a pas été confirmée mais les nouvelles arrivées ce soir aggravent de beaucoup la situation; des charrettes chargées de vivres et de munitions pour le camp on été arretées par les révoltés et l'escorte renvoyée à Tunis toute nue; S.use est sérieusement menacée par les arabes au cris de vive le Sultan et peut ètre à cette heure déjà envahie car étant sans soldats elle ne peut pas resister au très grand nombre des arabes. Une tribu dévouée au Bey a été battue et anéantie par une autre tribu de révoltés, personne n'a été épargnée ni femmes ni enfants, le sang a coulé à flots; à Sfax l'anarchie triomphe plus que jama1s, le vaisseau français • Castiglione » est parti aujourd'hui pour Suse où le consul de France fait continuer les manoeuvres pour la chute du premier ministre et il est bien près d'atteindre son but. Le Bey est cependant décidé plus que jamais à garder son premier ministre et déclare toujours qu'il quittera le pays plutòt que subir une telle humiliation. Il a envoyé trois déclarations identiques à l'Empereur à Paris. Il est toujours décidé à faire appel en 'Cas de nécessité aux trois puissances, quoique le consul de France lui ait fait comprendre que la France a droit à une préminence pour sa position toute spéciale. Un rapport confidentiel part par le courrier d'aujourd'hui.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE S.N. Tunisi, 26 luglio 1864 (per. il 31).

Segno ricevuta del Dispaccio n. 6 (Gabinetto) che Ella mi fece l'onore di indirizzarmi H 13 corrente mese (4).

La notizia che io comunicai all'E.V. col Dispaccio in cura del 19 (1) non è stata confermata, e pare anzi che le truppe del Bey accampate sotto Begia si trovino in discreto buon stato.

Dopo la data del precedente mio Rapporto Confidenziale, giunse in Tunisi il Signor Feuillet Aiutante di Campo dell'Imperatore dei Francesi. In sulle prime il Consolato di Francia fece spargere la voce che questo Personaggio, trovandosi in Algeria, fu spinto dalla curiosità a venire a veder da vicino le cose in Tunisi, ma si seppe più tardi che il Signor Feuillet era qualificato sul passaporto come Officier supérieur en mission. Il Signor de Beauval mi dichiarò poi jeri che il detto Signore era infatti incaricato di una missione, e dall'insieme del colloquio ho potuto facilmente arguire, che in mezzo all'incertezza di tante notizie contraddicenti, l'Imperatore inviò a Tunisi il Signor Feuillet, che trovavasi già in Algeria con altro incarico, nello scopo di conoscere il vero stato delle cose. È un fatto però che il ridetto Signore, partito avant'jeri via di Marsiglia, rimase in Tunisi quasi incognito, e che non potrà comunicare all'Imperatore che le impressioni ricevute al Consolato di Francia, e le vedute dei Signori de Beauval, Vice-Ammiraglio Bouet de Villaumez, e Contr'Ammiraglio Derbinghem i c;uali sono tutti convinti che l'Inghilterra, ferma sempre nel sostenere l'Impero Ottomano e fedele al sistema di opposizione ovunque alb politica francese, stava preparando in Tunisi la via alla completa integrità dell'Impero medesimo.

Il Signor de Beauval sostiene sempre che avendo la Francia rimpiazzato in certo modo la Turchia in Tunisi, avrebbe dovuto conservarvi la politica di prevalenza che vi aveva acquistata. Ora che il Gabinetto di Parigi credette di dover mandare le sue forze navali in Tunisi sullo stesso piede e d'acèordo coll'Inghilterra, coll'Italia e colla Turchia, pregiudicò grandemente, dice egli, la r;rimitiva sua posizione privilegiata, e non gli rimane altro mezzo, per uscire con onore dalle presenti difficoltà, che quello di rivendicare tale privilegiata posizione facendo adesso quanto avrebbe dovuto far subito da principio, imporre cioè al Bey la destituzione del Kasnadar, oppure intendersi con Torino per una occupazione italiana e distruggere in tal guisa qualw1que speranza dell'Inghilterra. L'E.V. riconoscerà facilmente che il Signor de Beauval porta la quistione tunisina in una sfera molto più elevata di quello che lo permettino forse le attuali condizioni della politica europea, e che in tale ordine di idee potrebbe benissimo non trovarsi secondato dal suo Governo.

La situazione presente delle cose -in Tunisi offre la strana seguente contraddizione. Il Bey, il Console inglese ed il Kasnadar dichiarano da un lato che tutto è taminato; che gli A.rabi accetta.rono con gioja le ultime importanti riduzioni di tutte le imposte; ehe nelle loro dimande non è fatto cenno alcuno, neppure indiretto, della dimissione del Ka:,nactar; e che fra una settimana al più la sottomissione degli :\rabi sarà un fatto compiuto. Dall'altro lato il Console di Francia sostenne jeri al Bey, .in presenza del Kasnadar, che gli Arabi no:1 sono affatto contenti delle ultime concessioni, che principalissima condizione loro era quella del ritiro del Kasnadar e di cinque altri lVIamalucchi; che i rap;Jorti ufficiali nascondono la verità: che fra una settimana 10.000 Arabi

{tJ Cfr. n. 53.

almeno si presenterebbero dinanzi al Bardo; e che era ormai tempo che Sua Altezza aprisse gli occhi sull'abisso cui è vicino a cadere per conservare al potere un uomo che ridusse il paese ad uno stato così miserando. Il Signor de Beauval aggiunse quindi: • Se Vostra Altezza acconsente a montare domani in carrozza con me, ,io assumo l'incarico di condurla presso gl'insorti e convincerla della verità delle mie asserzioni •. Sua Altezza replicò con parole alquanto concitate che doveva prestar fede ai rapporti ufficiali del Generale Comandante le sue truppe; che vedeva con maraviglia e dispiacere che egli Signor de Beauval era in rapporto cogli insorti; e che era deciso ad attendere questi ultimi al Bardo per udire dalla loro bocca stessa quella strana pretesa della destituzione del Primo Ministro che egli aveva gravi ragioni per conservare nell'interesse del paese; e che alla fin fine era ora più che mai deciso ad abbandonare il paese piuttosto che cedere. Il Signor de Beauval avendogli allora chiesto perché non chiamava in suo soccorso la Francia, il Bey rispose che sapendo essere la Francia, l'Inghilterra e l'Italia d'accordo in massima sulla questione tunisina, quando il momento sarà venuto farà appello a queste tre Potenze lasciando alle stesse la cura di ricondurre l'ordine e la calma nella Reggenza.

Garantisco all'E.V. la ve11ità e l'esattezza relativa del surriferito colloquio.

Come già riferii prima d'ora non v'ha più dubbio che il Signor de Beauval s'adopera a tutt'uomo per mantenere l'agitazione in mezzo agli Arabi e che ha acquistato influenza presso i medesimi. Ora la questione sta nel sapere se il Console di Francia agisce di volontà propria per vincere con ogni mezzo la resistenza del Bey e del Kasnadar, oppure se i suoi atti sono la conseguenza di ordini venutigli da Parigi. In quest'ultimo caso le istruzioni delle tre Potenze ai rispettivi Consoli non sarebbero più identiche, ed in presenza di una invasione d'insorti la nostra azione non essendo concorde, non produrrebbe certamente i migliori risultati. L'E.V. è meglio di me in grado di verificare la surriferita ipotesi.

Il rapporto che precede era già scritto nelle ore pomeridiane d'oggi quando giunsero assai tardi le notizie che io ho comunicato all'E.V. col Dispaccio in cifra datato a mezzanotte (1). Quelle di Susa sono dettagliatamente esposte in due rapporti del Signor De Gubernatis che trasmetto qlli co~iegati in copia (2). La partenza per Susa del Vascello francese il Castiglione comandato dal Contro Ammiraglio Fabre, fu motivo di sorpresa generale. Infatti non essendovi più sudditi Francesi in Susa, ad eccezione del Vice Console, perché spedirvi un Vascello che deve gettar l'ancora ad una grande distanza in rada, e non una Fregata Corazzata oppure un Aviso che avrebbero potuto accostarsi a terra almeno fino al punto ove si trova la R. Fregata Duca di Genova? -Il Console ed il Vice-Ammiraglio Francese vollero essi avere puramente e semplicemente forze preponderanti in Susa pel caso probabile di avvenimenti gravi, oppure la presenza colà del Castiglione sarebbe per avventura un segnale d'incoraggiamento agli insorti ed una prova di appoggio efficace? Se si pon mente che durante questi ultimi tre mesi, ed in mezzo all'anarchia che regnava in Susa verso la fine di giugno, il Console di Francia non credette opportuno di far stazionare colà un legno, l'invio del Castiglione deve avere in questi momenti

uno scopo importante, per conoscere il quale io scrissi ieri al Signor De Gubernatis, ed il Conte Albini spedirà forse domani a Susa un vapore appositamente.

Col presente corso di Vapore parte per Livorno il Signor Dott. Lumbroso, già noto alla E.V., incaricato dal Bey di negoziare in Italia un imprestito di quindici milioni di Franchi. Egli giungerà in Torino due o tre giorni dopo l'arrivo del presente rapporto e si presenterà al Ministero. L'E.V. avrà così il mezzo di ricevere ragguagli dettagliati, ed interessanti schiarimenti sulla tristissima posizione in cui questa Reggenza si trova.

(1) -Fin qui il telegramma venne comunicato in pari data da Torino a Berlino e Londra. con preghiera di verificare l'esattezza della notizia. (2) -Il telegramma fu trasmesso da Cagliari alle ore 10 del 28 luglio. (3) -Cfr. n. 53. (4) -Cfr. n. 40. (1) -Cfr. n. 69. (2) -Non si pubblicano.
71

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 717. Parigi, 27 luglio 186l.

L'Empereur et l'lmpératrice pensent aussi qu'il vaut mieux que le Prince Humbert vienne à Paris après le départ du Roi d'Espagne. Ce dernier partira de Paris pour Madrid le 21, le Prince Humbert est donc attendu pour le 24 ou le 25. Je vous prie de faire savoir à S.A.R. que l'Empereur la verra avec beaucoup de plaisir.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 65. Berlino, 27 luglio 1864.

La nouvelle m'ayant été donnée que le 24 Juillet un Traité avait été signé à Vienne entre la Prusse et l'Autriche pour la garantie de la Vénétie, je me suis empressé de procéder adroitement à des investigations.

Je me suis adressé d'abord à l'Ambassadeur de France. Il ne croyait pas à un arrangement écrit qui serait superflu, et qui d'aLHeurs ne serait pas sans dangers. Si la coalition existe virtuellement, il n'est nullement besoin d'un Traité pour que, selon les éventualités, une entente se réalise de fait. D'ailleurs le Cabinet de Berlin a déjà senti l'année dernière l'inconvénient de formuler des engagemens qui portent ombrage à l'opinion publique en Europe. La convention du 8 Février pour les affaires de Pologne, est restée lettre morte. Les publications récentes du Morning Post, malgré leur caractère apocryphe n'en étaient pas moins un avertissement salutaire. On sait à Berlin aussi bien qu'à Vicnne et à St. Pétersbourg que les Puissances occidentales ont l'éveil, et on se gardera bien de leur preter le fianc par une politique trop accentuée meme sur un terrain ·purement défensif. Le Baron de Talleyrand ajoutait confidentiellement que parfois des rumeurs semblables étaient colportées en toute bonne foi au Palais Royal par des gens dont l'imagination trop exaltée ne permettait peut-etre pas de démeler, avec le discernement déE·irable, le vrai ,du faux. la réalité de l'apparence.

J'ai ensuite entretenu le Comte Brassi.er de St. Simon des suppositions aux quelles ne manqueraient pas de donner lieu la présence de M. de Bismark à Vienne, et la prochaine visite du Roi Guillaume à la Cour Impériale. Il m'a répété qu'avant de se rendre dans cette capitale, le Président du Conseil, prévoyant fort bien qu'on chercherait à lui arracher quelques concessions, avait déclaré à un de ses intimes qu'il manreuvrerait de manière à gagner du tems et à ne pas se laisser lier les mains. M. le Comte Brassier m'offrait cependant de sonder le terrain en son propre nom auprès du Secrétaire Generai, en lui parlant sur ce sujet comme si la lecture des journaux lui en avait fourni l'occasion.

Hier à un diner diplomatique, j'ai rencontré M. de Thiele qui, de son propre mouvement, m'a donné l'assurance que dans une ou trois semaines on serait prèt-ici à signer le protocole. Il regrettait que son chef ne s'y fiìt pas décidé avant de quitter Berlin, sans se rendre bien compte que dès lors il lui serait plus difficile de le faire durant son absence, en son séjour sur territoire Autrichien. J'avouais au Secrétaire Général que ces retards m'avaient causé une pénible impression. Je ne savais point si elle était partagée par mon Gouvernement. Mais je ne serais pals SUl"p<l"is si ce manque d'empressement, coi:ncidant avec quelques autres faits soulevait des doutes sur la convenance de passer outre pour des arrangemens commerciaux. Ces faits: acte de navigation du Danube, affaire de Syrie, pourraient laisser croire que les ménagemens dont la Prusse use vis-à-vis de l'Autriche sont des indices d'une union entre les deux Cabinets qui ne s'arrèterait pas aux questions secondaires. La présence de

M. de Bismark à Vienne à elle seule prète déjà à bien des commentaires.

• En effet, me répondit M. de Thiele, j'ai oui dire aujourd'hui meme que je ne sais pas quel journal annonçait que nous avions contracté des engagemens pour la Vénétie. Je consens à me faire couper la tète, et, nouveau Mucius Scevola, à briìler ma main sur un brasier ardent, si M. de Bismark a donné une semblable signature. En 1850 nous avions garanti les possessions Italiennes de l'Autriche. M. de Manteufuel ne dissimulait pas sa joie à !l'expiration du Traité, en reconnaissant qu'il avait commis une grande faute. M. de Bismark n'est pas homme à tomber dans le mème piège. Si vous attaquiez la Vénétie, j'ignore quelle serait l'attitude de mon Gouvernement; elle dépendrait des circonstances; mais que dès à présent il songe à aliéner sa liberté d'action pour l'avenir, selon les occurrences, je connais assez bien le Président du Conseil pour démentir les assertions de la presse. D'après mon opinion particulière, en fin de compte vous serez satisfait de sa politique. Rappelez vous le propos qu'itl vous a tenu cet hiver en mettant la main sur Ia garde de votre épée: l'Autriche travaille pour le Roi de Prusse. Il faut du tems pour tout. En attendant, il vous appartient d'expliquer à Turin certaines exigences de la situation de notre alliance passagère avec le Cabinet de Vienne ».

En terminant il me donnait à entendre, à mots couverts, que certaines condescendances sur des affaires seconda:ires, sur des questions de forme, ne feraient pas oublier quels sont les intérèts réels et permanents de la Prusse.

M. de Thiele, sans entrer dans les mèmes détails, a au fond aussi tenu un langage identique au Baron de Talleyrand et au Comte Brassier.

Le journal officieux la Gazette universelle d.u Nord continue de son còté à combattre les idées de sainte-alliance. Voici ce qu'elle publie aujourd'hui à propos de notre pays.

• -En présence de l'Italie. d'un voisin turbulent! aui déclare ouvertement qu'il n'attend qu'un moment propice pour attaquer l'Autriche, celle-ci pourrait avoir intéret à ramener la s1tuation au traité de Zurich, et surtout de preter à la Papauté, pour le motif qu'elle est une condition essentielle de la religion Catholique, un 2.ppui contre les tendances révolutionnaires unitaristes, mais en Italie, disons nous, précisément pour ce motif les intérets de la Russie sont en opposition avec ceux de l'Autriche. Pie IX n'a-t-il pas, de la manière la plus surprenante, manifesté ses antipathies contre la Russie? Et tel ne sera ce pas toujours le cas là où se heurtent les intérets des Eglises Catholique et Grecque? Quant à la Prusse, la Grande Puissance protestante, lors meme qu'elle doive apprécier et protéger les intérets de ses ressortissans Catholiques, elle n'a dans ses rapports internationaux qu'un intérét médiocre à ce qui se passe dans la péninsule. M. -de Thiele dans ses dénégations relativement à une garantie de la Vénétie m'a paru de bonne foi. Je suis disposé à les admettre parceque les convenances de la Prusse doivent lui méconseiller de signer de pareils engagemens. Mais je n'en persiste pas moins à maintenir mon avis que l'entente des trois Cours du Nord git dans la situation meme des choses, et que l'enfant se fera homme si l'Europe n'applique pas le précepte: principiis obsta... La Prusse est sur une pente dangereuse, et il serait de bonne politique de lui ménager une retraite honorable. V. -E. a vu que M. de Thiele a pl'is l'initiative de parier de nos arrangemens commerciaux. Il est donc de plus en plus urgent que je sache enfin à qUoi m'en teni.r sur les pleins-pouvoirs et l'instruction de conclure selon le mode qui avait déjà été convenu.

Le Hanovre a protesté et demandé satisfaction à la Prusse pour le fait de Rendsbourg qui a également produit un grave mécontentemènt à Vienne. M. de Thiele ne savait rien sur la marche des conférences. D'après le langage tenu par M. de Quaad~ à son passage ici, le pléntpotèntiaire Danois ferait encore une tentative pour conserver au moins la partie septentrionale du Schleswig en échange du Lauenbourg.

73

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 12. Costantinopoli, 27 luglio 1864 (per. il 5 agosto).

Ritengo dovere mio l'istruire l'E. V. delle ulteriori pratiche da me compiute sull'argomento dell'ammissione nostra alìe conferenze per le cose di Siria.

Interrogato per iscritto l'Ambasciatore d'Inghilterra sull'esito delle sue istanze presso S.A. Aalì Pascià, ebbi in risposta un viglietto, di cui unisco copia. A tutta la giornata di jeri il Ministro degli Esteri non avea per anco fatto tenere la promessa risposta in iscritto a Sir H. Bulwer.

L'Ambasciatore di Francia tenne sullo stesso argomento di nuovo discorso, a due riprese, con S.A. Aali Pascià, il quale insistendo sulla sua interpretazione dell'articolo VII del trattato di Parigi, non è per nulla disposto ad accettare la proposta fattagli dal Marchese di Moustier di ammettere il rappresentante d'Italia al:la suaccennata conferenza.

Il Marchese di Moustier non crede che le istruzioni avute dal Signor Drouyn de Lhuys lo autorizzino a Sip.Ìegare in questa faccenda maggiore energia, ma doversi limitare ad una officiosa raccomandazione. Con tutto ciò si rivolse al suo governo narrando le pratiche fatte e proponendo che altre se ne facessero presso i Gabinetti di Pietroburgo e di Berlino allo scopo di ottenere ch'essi appoggino la mia domanda: ma credo che nulla havvi a sperare da questo lato.

Se le mie informazioni sono corrette, il Rappresentante di Russia avrebbe per lo contrario l'incarico di combattere la nostra richiesta.

Interrogai eziandio jeri il Signor Steffens, Incaricato d'Affari di Prussia in assenza del Conte Brassier di St. Simon, e desso quantunque personalmente disposto ad appoggiarci, mi disse aver chiesto per telegrafo apposite istruzioni a Berlino ma che supponeva che queste nella ipotesi più favorevole gli raccomanderebbero l'inazione. Frattanto si pose in disparte il pensiero di riunire una formale conferenza. I due Ambasciadori si accordarono sui punti più importanti della riorganizzazione del Libano, il principale dei quali consiste nel prendere per base della rappresentanza di quelle popolazioni nel Megliss centrale i Mudirati o sotto Prefetture, essendosi 11iconosciuto che il sistema formolato dal Marchese di Moustier e di cui feci parola nel n. 11

.di questa serie (1), occasionerebbe varii inconvenienti. I Rappresentanti delle

Grandi Potenze stenderanno queste loro proposte in forma di Nota collettiva

e la indirizzeranno alla S. Porta, la quale con altra Nota responsiva le am.metterà.

Questa negoziazione non dovendo compiersi che nella ventura settimana, mi rimane il tempo per ricevere le istruzioni che l'E.V. si compiacque annunziarmi col telegramma de' 16 corrente (2) e che debbono servirmi di legge per l'ulteriore mio contegno.

Colpito dalla opposizione che incontra una proposta tanto ragionevole

quanto quella di essere ammesso come rappresentante di Potenza garante a

deliberare su tutte le questioni che interessano l'esistenza dell'Impero Ottomano

cercai di scoprirne la cagione.

Quantunque :io non possa in modo assoluto accertarlo tuttavia non credo

essere ben lungi dal vero asserendo che l'energica attitudine presa dal Go

verno Italiano innanzi a Tunisi, ha sollevato nel seno del Divano Imperiale

diffidenze e gelosie a nostro danno e che perciò non si trascura veruna occa

sione per dimostrarcelo, benchè S.A. Aalì Pascià nè direttamente nè indiret

tamente abbia mai fatto cenno dl ciò.

'l) Non pubbliPato

(2) Cfr. n 49.

74

IL CONTE CSAKY AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. Ginevra, 27 luglio 1864.

Je m'empresse de porter à Votre connaissance qu'à mon retour de Turin, j'ai trouvé ici un de nos agents les plus dévoués, il nous apporta les instructions concernant le nombre des armes et les lieux où elles doivent etre déposées aux frontières, et il nous donna des nouvelles récentes du pays, qui affirment en tout les indications que j'avais l'honneur d'exposer à V.E.

L'excitation des esprits est si forte, qu'il parait prudent d'agir sitot que possible, toutes les circonstances d'ailleurs semblent favoviser une pareille décision.

On désire vivement dans le pays de sortir enfin de la situation incertaine dans laquelle on se trouve, et qui n'est pas longtemps soutenable, l'incertitude prolongée ne peut que nous affaiblir, les uns, las de se voir toujours trompés dan:s leurs espérances, pourraient se retirer, les autres plus impatients se jeteraient peut-etre dans les bras des agitateurs pour des démonstrations qui ne servent qu'à nos ennemis.

Notre agent est retourné, pour revenir bientòt et nous apporter le tableau exact de la dislocation des troupes et autres indications nécessaires, qui nous mettront en état de fixer tous les détails sur lesquels nous nous sommes concertés avec le Général Klapka et le Général Eber.

Les ,premiers jours du _mois suivant j'aurai l.'honneur de me présenter à

V.E. espérant qu'alors !Je Gouvernement voudra bien porter une décision.

75

IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, A NAPOLEONE III (AP: ed. in CHIALA, p. 745)

L. P. {Parigi, 28 luglio 1864}.

Je viens d'arriver à Paris lundi matin et j'ai déjà eu l'honneur de voir deux fois M. le Ministre des Affaires Etrangères. Le Président du Conseil, le Ministre Visconti et Peruzzi sont entrés complètement dans mes idées et nous ont donné à M. Nigra et à moi les instructions nécessaires, mais ils désirent cependant de connaitre le texte exacte du traité qui serait arreté entre nous, et surtout l'époque que vous prenez à l'évacuation des troupes françaises.

Je dois cependant prévenir V.M. que le secret le plus profond a été gardé ainsi que vous-meme, Sire, m'aviez conseillé, et les Ministres que je viens de nommer plus haut sont les seuls qui aient connaissance de cette dernière phase de la question romaine.

M. Menabrea, Ministre des Travaux Publics, qui va arriver à Vichy, ne connait que la première parHe de la réponse que j'ai rapporté en Italie, parce que le Président du Conseil des Ministres a cru restreindre le plus possible le nombre de personnes qui ont connaissance de ces négociations qui, connues d'avance, pourraient soulever de graves difficultés; c'est Vous dire que nous Vous prions, Sire, de garder le secret le plus complet.

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IL GENERALE KLAPKA AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Ginevra, 28 luglio 1864.

Je pars ce soir pour Paris. Je verrai le Prince Napoléon. Je le prierai de se rendre à Vichy auprès de l'Empereur pour nous tirer de l'embarras dans lequel la politique enigmatique de M. Drouyn de Lhuys nous a mis. Nous devons savoir si on permettra aux Russes de se meler une seconde fois de nos affaires et quelle attitude la France prendra en cas éventuel d'un soulèvement en masse en Hongrie.

J'aurai l'honneur de vous faire part du xésultat de mon voyage, par lettre de Paris et de vive voix à ma prochaine arrivée à Turin.

Les nouvelles des Principautés sont assez .mauvaises. Frigyessy s'était conduit en véritable sot en compromettant tout le monde et en ne faisant que les affaires de l'Autriche et de la Russie.

On a trouvé sur lui une proclamation adressée aux Hongrois et aux Polonais, promettant aux premiexs 'la Valachie et aux seconds la Moldavie, puis la copie d'une lettre adressée au Consul de Russie à Yassy.

C'est avec des idiotes de cette force que Mazzini a cru devoir se liguer pour compromettre le Roi et Garibaldi. Je n'y comprends rien. J'espère toutefois qu'il nous sera permis de tirer profit de cette échauffourée en nous en servant

-de paratonnerre pour mieux cacher nos véritables projets.

Kupa retourne demain. Il aura l'honneur de vous entretenir sur tout ce qu'il a appris ici. Je me rendrai moi-meme à Turin vers le 5. MM. Eber et Csaky m'accompagneront.

77

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL SEGRETARIO GENERALE ALLE FINANZE, BORROMEO

(Ed. in MINGHETTI. p. 84)

T. Spezia, 29 luglio 1864.

La Marmora n'a pas encore pris détermination définitive pour entrée Ministère: il est eneore possible qu' il accepte. J'ai cru devoir subordonner sa misslon à acceptation Ministère (1).

(1) Nei giorni 26-31 luglio vi fu a Pegli un incontro Minghetti-La Marmora per discutere intorno alle trattative in corso con la Francia. Cfr. in proposito MINGHETTI, pp. 81-84.

78

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL SEGRETARIO GENERALE ALLE FINANZE, BORROMEO

(Ed. in MINGHETTI, p. 84)

T. Spezia, 29 luglio 1864.

Après nouvelle conférence, La Marmora a dit: ne comptez pas sur moi pour Ministère. Cependant je suis loin de désespérer. Il entre dans notre pian, désire mission auprès Empereur. J'ai tiìché lier étroitement sa mission à acceptation entrée Ministère.

79

IL SEGRETARIO GENERALE ALLE FINANZE, BORROMEO, (1) AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, A SPEZIA

(Ed. in MINGHETTI, pp. 84-85)

T. Torino, 29 luglio 1864.

Si La Marmora ne veut ,pas s'engager et désire voir Empereur, mieux vaut qu'il y aille envoyé par nous; exprimez espoir que la conférence avec Empereur le convaincra nécessité atfaire et .Je décidera entrer. Insistez pour que question frontière ne soit pas présentée comme condition, mais comme .amélioration pour nous mettre à meme accomplir nos engagements.

80

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

·T. 729. Tunisi, 29 luglio 1864 (per. ore 9,40 dell'l agosto) (2).

Le Bey a fait communiquer hier officiellement aux consuls de France, -d'Angleterre et d'Italie que 14 tribus se sont soumises volontairement; que le nouveau Bey s'est retiré dans une propriété qui lui a été donnée par le Bey, et que 300 chefs d'arabes environs se sont présentés au campo pour conclure la paix. Le consul de Frnnce ne croit péiiS à l'exaditude de cette nouve1le et fait répandre des bruits tout à fait contraires. Suse resiste toujours aux efforts des villages qui veulent s'en emparer.

5 -Documenti diplomf'~:ci -Serie I -Vol. V

(1) -Il telegramma venne inviato per incarico~ di Peruzzi. (2) -Trasmesso da Cagliari alle ore 7,30 dell'l agosto.
81

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

H CIFRATO 66. Copenaghen, 29 luglio 1864 (per. il 4 agosto).

Les nouvelles arnvees aujourd'hui de Vienne sont mauvaises pour le Danemarck. Les alliés persistent dans leur demande d'abandon des trois duchés et en échange de la perte pour ,le Danemarck des enolaveis jutlandaises ils n'offrent q'une très insignifiante rectification de frontière; ils ne veulent pas consentir non plus à l'evacuation du Jutland que le Danemarck a posé comme base de l'armistice. Les conseils sous la présidence du Roi se succèdent depuis hier, or comme ni S.M., ni le Ministère ne veulent de la guerre j'en conclus que d'ici au 31 on subira toutes les conditions de l'ennemi. Celui-ci n'en aurait à coup sùr pas imposé de plus dures au Cabinet précédent. Si le Roi a maintenant la satisfaction d'etre entouré de personnes qui lui sont sympathiques le pays par contre n'en retire pas les avantages qu'on lui avait fait espérer; l'avènement du nouveau Ministère a été salué par le parti de la Cour avec une joie bruyante; on aurait vraiment dit que le Danemarck avait été sauvé; ces sont là de tristes illusions dont la durée sera bien courte. Si le nouveau Ministère n'a point à se réjouir de ce qui se fait à Vienne il ne doit guère etre plus content de ce qui se passe ki. La majorité a laquelle l'adresse a été votée dans la seconde chambre est pour lui un échec di'autant plus grave que n'ayant réussi à en arreter la discussion il a eu la maladresse de revenir au dernier moment à la charge pour en empecher la votation. L'actuel président du conseil a été un des hommes les plus remarquables de ce pays, il est malheureusement aujourd'hui dans des conditions d'age et de santé qui je le crains paralyseront son bon vouloir et ses efforts. Le Rigsdag, représentation spéciale du Danemarck proprement dit, est convoqué pour le 6 aoùt.

82

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Parigi, 29 luglio 1864.

Trovandomi ieri sera a St. Cloud col Conte Goltz, Ambasciatore di Prussia, gli domandai che c'era di fondato nella voce corsa d'un trattato firmato a Vienna il 24 corrente dalla Prussia e dall'Austria, il cui oggetto sarebbe la guarentigia della Venezia promessa da quella a questa. Goltz mi rispose che la voce in discorso era stata originata da un telegramma privato, mandato da un impiegato del Ministero degli Affari Esteri di Vienna ad un suo conoscente a Parigi, il quale impiegato ha ragione di essere malcontento del proprio Governo. Il dispaccio è redatto in tedesco e suona press'a poco così: • oggi il gufo

·(hoberau, cioè Bismarck) guarenti il lione di Marco (cioè Venezia) allo struzzo

(Autruche, cioè Austria) •. Goltz sostiene che la è una delle solite mistificazioni.

Ma interrogato da me, se la Prussia accorderebbe la guarentigia, ove l'Austria

accondiscendesse all'annessione dei Ducati alla Prussia, rispose che egli perso

nalmente sarebbe di contrario parere, ma che credeva che Bismarck proba

bilmente accetterebbe.

Io per me credo che la guarentigia esiste, scritta o non scritta, poco importa,

ma che è limitata all'eventualità in cui un'altra Potenza venisse in ajuto del

l'Italia per torre la Venezia all'Austria.

83

IL PRINCIPE NAPOLEONE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(BCB, Carte Minghetti, ed. in MINGHETTI, pp. 89-90)

L. P. Parigi, 29 luglio 1864.

*Je Vous remercie de votre aimable lettre et de vos félicitations pour la naissance de mon second fils. Nous attendons mon beau frère vers la fin d'Aout et nous nous ferons une fete de son arrivée * (1).

J'ai vu Pepoli, je voudrais bien que tout aille bien pour l'Italie, je l'espère, mais il ne faut pas croire les affaires faites, ni faciles. Je crois à un peu d'illusion, cependant je crois aussi à un progrès et grand ·progrès: mai:s ce sera encore long et difficile! je le crains. Vous savez que vous pouvez compter sur moi de tout~ façon et pour votre pays et pour vous personnellement.

84

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 294. Torino, 30 luglio 1864, ore 15,25.

Le conseil des ministres se réunira, après le retour du président du conseil dans trois ou quatre jours. Je vous enverrai de suite le résultat de ses délibérations pour la signature du protocole. Je vous envoie en attendant les pleins pouvoirs dont vous pourrez faire usage après avoir reçu nos jnstructions définitlves.

(1) 11 brano fra asterischi non è edito in MrNGHETTI.

85

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, GIANOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 725. Pietroburgo, 30 luglio 1864, ore 14,33 (per. ore 19,45)~

Je tiens de bonne source (1) que le prince Gortchakoff se range à l'avis des puissances qui s'opposent à l'admission de l'Italie aux conférences de Syrie et qu'il déc1are franchement qu'en Allemagne il n'a pas été question de Pologne ni de garantie réciproque de territoire ni de celle de la Vénétie.

86

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 36. Londra, 30 luglio 1864 (per. il 3 agosto).

Lord Russell mi parlò a un dipresso nello stesso senso di Lord Palmer:ston (2) sul fondo della qui·stione dell'ammessione nella Conferenza del Libano. Disse, cdoè, che non solo ammetteva, ma consigliava questa ammessione, ma che ove la Turchia ostando, non venissimo ammessi, l'Inviato Inglese prenderebbe però parte alla deliberazione. Anzi disse sapere da Lord Cowley che il Drouyn de Lhuys erasi espresso intenzionato di far lo stesso; fatto che diede in prova sia dell'accordo che esisteva, sia del limitato interesse che si prendeva su ciò, a Parigi. Quindi poi, lesse un dispaccio ricevuto or ora da Bulwer, e nel quale esordendo col dire che aveva obbedito alle istruzioni, facendosi presso di Alì Pacha promotore dell'idea della nostra ammessione in tutte le deliberazioni spettanti all'Oriente, questo diplomatico si lagna però del modo con cui, per servirmi della sua espressione, il nostro rappresentante a Costantinopoli si fa l'ombra dell'Ambasciatore di Francia, in modo che se si avessero due rappresentanti della Francia, tornerebbe lo stesso. Afferma inoltre essere questo il caso in tutti i nostri agenti in Oriente. Ma nello stesso temposi contraddice, aggiungendo che in fondo il Conte Greppi è persona di viste moderate, e personalmente non tanto intimo del Marchese di Moustier. Però volendo citar qualche prova delle sue asserzioni, dice che alla venuta del Principe Couza, egli Sir H. Bulwer propose un formolario per le etichette del ricevimento che venne accettato da tutti i suoi colleghi; ma che più tardi, senza previo avviso, l'incaricato nostro se ne scostò, mettendo gli altri in posizione imbarazzante, e questo all'istigazione dell'Ambasciatore di Francia che gli persuase essere tali cambiamenti, secondo il desiderio del Governo Turco. Il Bulwer terminava col dire che sperava che d'ora innanzi ci faressimo promotori d'una politica più indipendente, e lasciava piena libertà che queste

sue versioni non fossero tenute segrete. Dissi a Lord Russell che non mi stupiva un simile linguaggio per parte di Bulwer, che sempre mi era sembrato pregiudicato. Ma speravo che il Signor Stuart arrivando scevro di impressioni, ci renderebbe maggior giustizia. Ma che sicuramente lo pregavo di riflettere che questo incidente, mettendo anche da banda la sua maggiore o minore importanza, costituiva per se stesso un punto da non trasandarsi, poiché vedevo benissimo che a Torino dalla decisione da prendersi dipendenva l'opinione che si farebbe delle buone disposizioni dell'Inghilterra a nostro riguardo. E sotto questo punto di vista non avevo potuto a meno di vedere con dolore che Lord Palmerston stesso la pensasse in quel modo. Ma siccome anche con Lord Russell non si uscì guarì da quella cerchia, passai ad interrogarlo riguardo al trattato di guarentigia della Venezia. Egli mi rispose averne avuto notizia da Parigi, ma che stante l'assenza di precisi dati, egli non potea affermare nè negare; poiché questa guarentigia essendo sospirata dall'Austria da lungo tempo, tutto dipendeva dal prezzo che era disposta a pagarla a Bismarck; e poco tormentato dagli scrupoli come era egli, poco si opporrebbe, quitte a trovarsi poi in contraddizione colla Nazione. Egli però non credeva alla esistenza di un trattato, ma non avea motivi certi per dare un'opinione certa. Lord Russell aveva appunto ricevuto dal Signor Elliott un telegramma relativo all'arresto da Briganti di un giovine Inglese. Mi disse essere questo un ,incidente spiacevole, e lo attribuì a malandrini venuti da Roma. Gli dissi non dubitare che il Governo facesse il

possibile per arrestare i colpevoli.

P. S. Mi pregio accusare ricevuta del dispaccio del 21 luglio s. n. sul Libano (1).

(1) -Si trattava, come si rileva da una lettera di Gianotti a Cerruti dal 29 luglio, non pubblicata perché riassunta nel presente telegramma, del conte di Massignac, incaricato d'affari francese a Pietroburgo. (2) -Sul colloquio Azeglio-Palmerston cfr. il R. confidenziale 25, pari data, non pubblicato..
87

IL MINISTRO RESIDENTE A FRANCOFORTE, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 728. Francoforte, 31 luglio 1864, ore 14,16 (per. ore 16,30).

La conférence de Vienne est prolongée de trois jour,s, le Danemark cédera lcs àuchés, seule difìì.culté frais de guerre, sur lesquels on s'arrangera, paix est certaine.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 733. Berlino, l agosto 1864, ore 22,16 (per. ore 3,50 del 2).

Les préliminaires de paix et armistice de trois mois ont été signés aujourd'hui à Vienne (2).

• Nous ne connaitrons le texte meme des préliminaires de paix signés à Vienne le premier Aout, que Iorsque les ratifications auront été échangées entre les Gouvernements

(1) -Non pubblicato. (2) -Cfr. quanto comunicò De Launay con R. confidenziale 66 del 4 agosto sul contenuto di questi preliminari:
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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

T. Bucarest, l agosto 1864 (per. il 2).

Général Borzilawsky me fait connaitre sa mission; en vuc de.:; circonstances il suspend tout et voudrait recevoir nouvelles instructions.

Frigessy et 8 ou 10 autres Polonais ou Hongrois plus compromis seront maintenant expulsés.

Schertoss commence négociations pour opérations financières.

Prince Couza proteste qu'il empéchera tout mouvement révolutionnaire dans le pays qui ne soit pas entendu avec lui d'avance.

S.A. dit qu'H est cependant persuadé que France et ltalie marchent d'accord et qu'il sera entièrement à la disposition des deux Gouvernements (1).

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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 37. Londra, l agosto 1864 (per. il 4).

Ieri sera pranzai di nuovo da Lord Palmerston e S.S. presomi in disparte stava per narrarmi il contenuto del Dispaccio di Sir Henry Bulwcr del quale diedi un sunto a V. E. nell'ultimo mio rapporto (2).

E perciò dissi a Lord Palmerston d'averlo letto io stesso e potei anzi dimostrargli quanto poco provasse nel senso di Bulwer, mentre invece, quando si fosse letto attentamente, era tutto a favor nostro. Subito che anch'esso era obbligato di rendere giustizia all'imparzialità del nostro Incaricato ed al suo non farsi una creatura d'altri Governi.

Alla verità credo che l'intenzione di Bulwer sia stata di dare ad intendere

che il Conte Greppi non fosse che una felice eccezione in un ordine di cose

generale in Oriente e frutto perciò delle ispirazioni venute da Torino.

respectifs. Mais !es journaux officiels nous en ont déjà indiqué les principaux points acceptés en principe par le Danemark. Le Lauenbourg aussi bien que le Holstein et le Schleswig sont cédés aux vainqueurs, de mème que !es iles de la mer du Nord et de la Baltique qui font partie de ces territoires. Une rectification de frontières, au !)rofit des intérèts allemands, a été réservée pour certaines enclaves vers la fontière du Nord. L'armèe alliée continuera, en s"abstenant toutes fois désormais de prélever des contributions, à occuper le Jutland jusqu'à la conclusion d"une paix définitive. Armistice de trois mois qui pourra ètre dénoncé six semaines avant son expiration ».

Inoltre, se il Conte Greppi avea agito contro alle idee di Bulwer riguardo al Couza, lo avea fatto credendo compiacere a quel Governo Turco di cui si mostrano qui così teneri protettori.

Lord Palmerston del resto dichiarossi pronto a mettersi nei panni nostri, anzi affermando che quasi alla nostra insaptÌta ci sentivamo attratti in quei paes!i verso la politica Francese che nei punti Religiosi si confaceva forse più alle nostre idee. Ma io negai che fosse così, almeno secondo i documenti che mi pervenivano dal Ministero. E quindi ricordai una volta di più quanto ero stato autorizzato a dichiarargli sulla probabile linea che avressimo presa.

Lord Palmerston pareva un po' combattuto tra la persuasione di non poter far molto a pro' nostro e il desiderio d'assecondare le nostre domande. Ed io non gli celai che m'era rincresciuto il trovar lui forse meno ben disposto di Lord Russell e gli dissi che veramente mi trovavo scoraggiato poiché, conoscendosi a To11ino le mie tendenze Inglesi, quando poi mi si obbiettava quanto poco facesse l'Inghilterra per noi non solo nel non far guerra, ma neppure nel concedere questi punti secondarii, non sapevo veramente cosa rispondere. E questo mi pareva tanto più triste mentre stavamo in un momento in cui era essenziale lo stringere assieme Francia, Italia e Inghilterra. Ora a torto o a ragione a Torino si pensava che nel caso attuale si poteva giudicare dei sentimenti Britannici a nostro riguardo. E siccome la Francia almeno sapeva allettare con bei modi e buone parole, la conseguenza sarebbe di accrescere le influenze Francesi.

Benché non dicesse né si né no, mi parve però che le mie parole non lasciavan di produn·e un po' d'impressione. Almeno argomenti in risposta egli non ne portò, ed anzi dovette ammettere come giusti quelli che gli opponevo. Acl ogni modo questa conversazione non avrà fatto male (1).

(1) -Cfr. una minuta di telegramma per Strambio, senza data, ma che probabilmente risponde a questo documento, di pugno di Visconti Venosta: " Si vous voyez Général Borzulawski engagez-le à se tenir tranquille et tenez-vous à son égard sur la plus grande réserve. Entretenez des rapports amicaux avec le Prince et encouragez-le en termes généraux dans sa conviction que la France et l'Italie marchent d'accord dans les questions européennes ». (2) -Cfr. n. 86.
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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, GIANOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 9. Pietroburgo, 1 agosto 1864.

L'Ambasciatore d'Inghilterra sul punto di recarsi alle bagnature in Germania venne jeri graziosamente da me per farmi la sua Vtisita di congedo.

« Sa Majesté s'est occupée, de concert avec l'Empereur d'Autriche, l'Empereur des Français, le Roi de Prusse et l'Empereur de Russie, de trouver le moyen d'amener une solution à l'amiablc des difficultés qui s'étaient élevées entre l'Hospodar de Moldo-Valachie et son Suzerain, le Sultan. S.M. a la satisfaction de vous informer CJ,Ue ces efforts ont réussi ».

E' mio dovere d'informare come questi fatti non passmo qui inosservati e siano anzi sgradevolmente commentati con pregiudizio della conside1·azione e della legittima influenza del Governo di S.M. •.

S.E. si professa devotissimo ed amlclssimo alla libertà ed indipendenza italiana, pella quale, dice, si è compromesso nel 1848, trovandosi primo Segretario a Napoli, a modo che dovette 1in seguito sfoggiare durante 10 anni principi conservatori ed idee di moderazione per riabilitarsi agli occhi de' suoi superiori.

Egli mi disse che era stato nel mattino all'udienza dell'Imperatore. S.M. gli espresse nel ·Corso della conversazione il desiderio che Egli avesse a rassicurare interamente il Governo della Regina Vittoria intorno all'insussistenza delle voci corse di accordi intimi stipulati tra le Corti Germaniche e la Russia. Lord Napier vingraziò S.M. di questa dichiarazione, che sarebbe stata, siccome uscita dalla bocca di S.M., grandemente gradita al Governo Britannico; osservò come per altro a lui sembrava che un'intelligenza migliore esistesse, dopo il viaggio e gli incontri fatti da S.M. in Germania, tra H Gabinetto Russo, l'Austriaco ed il Prussiano; disse che al Governo ed alla Nazione Inglese stava grandissimamente a cuore la causa Italiana, e che, in seguito di questa simpatia universale, un sentimento vivissimo d'indegnazione e di risentimento sarebbesi destato in Inghilterra al semplice sospetto che i Sovrani del Nord avessero preso ne' loro ultimi convegni qualche concerto rispetto alla Venezia, di carattere o di forma equivalente ad una garanzia in favore dell'Austria.

S.M. gli rispose francamente e risolutamente affermando che durante tutto il suo viaggio mai in nessuna circostanza si era parlato dell'Italia né di qualsiasi garanzia di territorio.

Lord Napier mi disse che una simile dichiarazione gli era stata fatta alcuni giorni prima dal Principe Gortchakow stesso.

Io ringraziai Lord Napier di queste informazioni (le quali mi erano già pervenute, per quanto concerne il Principe Gortchakow, da altra parte), gli rimarcai ad un tempo come io avessi ragione di dubitare che il Governo Russo fosse in quest'istante meno favorevole al Governo Italiano, e tal dubbio venisse in me destato dalla risoluzione manifestata dal Principe Gortchakow di opporsi all'ammissione dell'Italia alle prossime conferenze sul Libano.

Il mio interlocutore rispose a questa mia osservazione dicendomi, che tale opposizione non avesse già ad attribuirsi a perfetta intelligenza ed uniformità di vedute del Gabinetto Russo ed Austriaco, ma bensì al desiderio di non ammettere un voto che sarebbe stato favorevole ai Maroniti, e modellato intieramente nel senso cattolico del voto della Francia. " Tutti sanno che la politica del Gabinetto di Torino è al rimorchio di quella del Gabinetto delle Tuilerles, e ciò malgrado che negli ultimi negoziati sui conventi dei Principati Danubiani abbia .il vostro plenipotenziario ·cercato di mitigare ·le viste e le mira del plenipotenziario Francese. Quest'opinione è radicata nel Principe Gortchakow, e poggiandosi su essa egli si è deciso ad accedere al partito di quelle potenze che non vogliono l'Italia a quelle conferenze ».

Naturalmente io combattei la parola rimorchio, di cui sostenni l'inaccettabilità da parte del Governo di S.M.: dissi che se l'Italia seguiva l'istesso cammino che la Francia, ciò doveva attribuirsi né a condiscendenza da parte nostra, né ad eccesso d'influenza francese, bensì a consonanza di vedute ed omogeneità di principii. Osservai che nella questione della Polonia, l'Europa pressoché tutta, per servirmi delle sua frase, fu al rimorchio della Francia, come anche nell'idea del Congresso Generale, e che quelli che non l'avevano voluta secondare in quest'ultimo avevano certamente non troppo a glorificarsi dei loro successi. Lord Napier mi replicò: • Ne parlons pas de la Pologne. Quant à la proposition du Congrès Général, très bonne en elle meme et fort acceptable, elle n'a pas été accueillie avec faveur chez nous parceque on n'a pas voulu que la Reine se rendìt à Paris à faire la cour à Louis Napoléon. Si l'Empereur des Français, avait proposé la réunion du CongTès des Souverains ailleurs qu'à Paris, ou s'Il avait uniquement pro'Posé un Congrès de Plénipotentiaires, je suis persuadé que cette bonne idée aurait été suivie avec empressement par le Gouvernement Britannique •.

Con queste parole e coll'invito di trasmettere al Governo quanto m'aveva detto sulla conversazione avuta coll'Imperatore, Lord Napier prese commiato. Nella fiducia di aver fedelmente esposto all'E.V. il sunto del colloquio

avuto coll'Ambasciatore Britannico...

(1) Si pubblica qui un brano del R. 24 di Strambio, datato Bucarest 4 agosto: « se fu già ~piacevoli~simo che Sir B?Iwer, con p~etest<? di rit,mion~ P'!'ivata e di riguardi al Signor Nov~koff, ab~Ia pretermesso d1 convocare l In.ca':IC;.;to d Affar• <;l• S.M. a quel convegno in cui, fra 1 delegati della Sublime Porta e del Prmc1pe Couza ed 1 Rappresentanti delle Potenze garanti, si arrestarono le basi dell'accordo intorno alla nuova Costituzione dei Principati rumeni, è ora ben più penoso che nel discorso della Corona, in occasione della chiusura del Parlamento inglese. non siasi neanco nominato il Governo del Re fra quelli che presero parte all'accordo suddetto, stato sanzionato col protocollo del 28 giugno p.p. ,al quale appose la propria firma anche il Rappresentante del Governo di S.M. Così almeno per quanto appare dalla riproduzione del discorso suddetto stata fatta dall'Indépendance Beige del 31 luglio scorso che e il gio~nale il più sparso in questo paese. lvi infatti è detto: •

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IL CONTE VIMERCATI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Monza, l agosto 1864.

Sono stato dolentissimo di non poterti prevenire della visita che Rouher ha voluto farmi prima di rientrare in Francia ove è chiamato dall'Imperatore per il gi01·no otto.

Sabato sera ho ricevuto un telegramma da Milano nel quale Rouher annunciavami il suo arrivo; ieri mattina (domenica) mi recai con mia moglie a prenderlo ed assieme siamo venuti a Monza. Se la sua venuta mi fosse stata annunciata prima, te ne avrei prevenuto volentieri, perché o te o l'uno dei tuoi colleghi poteste fare la sua conoscenza.

Si parlò lungamente delle pratiche nostre, le approvò pienamente, quantunque non crede che Pepoli possa riuscire, Rouher lo rimprovera di troppa leggerezza e condiscendenza alle idee astratte dell'Imperatore e lo accusa di credere alle proteste fattegli da Drouyn de Lhuys, che si mantiene, a nostro riguardo, tenacemente lo stesso. Le nostre insistenze, circa agli affari di Roma, agevolano la via a Thouvenel ed è in questo senso che il Ministro di Stato ne è partigiano, malgrado che l'Imperatore gli abbia detto, prima ch'Eg_li lasciasse Parigi, che Pepoli gli aveva chiesto cosa per E momento impossibile.

Ho fatto, con moderazione, conoscere a Rouher la lettera che m'ha scritta Thouvenel (1), per quella parte che lo riguarda, ebbi da Lui la più completa assicurazione in proposito. Egli è ben fermo nel non rimanere al potere, se Thouvenel non è chiamato a rimpiazzal'e Drouyn de Lhuys. L'Imperatore chiedendo tempo, ha promesso d'accedere a questa domanda naturalmente prima dell'apertura della sessione parlamentare. Rouher a Parigi insisterà con maggior forza, poiché, a parer suo, le condizioni europee sono tali dall'esigere un pronto provvedimento.

Rouher dicevami che la causa nostra ed i nostri :interessi sono collegati interamente alla riuscita del piano suo e dei suoi amici. Egli ha nuovamente esperimentato di quanta impossibilità sia il seguire una politica ardita e ragionevolmente liberale con Drouyn de Lhouys al potere, che anche ultimamente ha mantenuto ferma nell'Imperatore l'erronea convinzione circa alla stabilità del Ministero Palmerston, il quale aveva incaricato Cowley di fare, non a Drouyn de Lhuys ma a Rouher, le proposizioni seguenti, che furono rifiutate dall'Imperatore.

l • Accordo completo fra i due Gabinetti nella questione Danese, e qualora questa avesse condotto ad una guerra, l'Inghilterra acconsentiva a larghe concessioni sul Reno circa al Palatinato ed anche oltre, qualora non si toccasse a Provincie belghe.

2" Il Gabinetto di St. James era disposto a prendere impegno di seguire la politica Impel'liale nella questione Italiana, qualora la Francia acconsentisse a fissare un termine all'occupazione degli Stati pontifici. A tutto questo piano, che rimediava gli errori trascorsi, l'Imperatore s'accontentò di rispondere, ch'Egli non credeva il Gabinetto Tory abbastanza forte per affrontare con lui l'impopolarità che una guerra, nel momento attuale, avrebbe avuta in Francia; assicurava però l'Inghilterra che, una volta impegnata, l'appoggio della Francia non gli sarebbe mancato. Questa vaga dichiarazione naturalmente non bastò allo spirito polsitivo degli uomini di Stato d'Inghllterra, e forni loro un pretesto ad astenersi, dichiarando che il Gabinetto inglese non poteva da solo intraprendere una guerra le cui conseguenze erano incalcolabili. In questo modo fu data preferenza al,la chimerica lil:lusione di disgusti e querele che insorger potrebbero fra la Prussia, l'Austria e le Potenze germaniche, come se queste fra loro non s: fossero già comunicate tutte le pratiche che l'Imperatore ha segretamente tentate per separarle l'una dall'altra.

Se Rouher esce vincitore della lotta, opina che il Governo Imperiale sciolga la questione Romana nel modo seguente, facendo cioè alle Camere le formali dichiarazioni. l. L'occupazione degli Stati pontifici sarà duratura fino alla morte del Papa attuale. 2. Dopo l'elezione del nuovo Pontefice, qualunque Egli sia, la Francia fornirà i mezzi per l'organizzazione di una Legione straniera ed assegnerà al Papato una pensione annuale a carico della Francia, come Potenza cattolica, la cui cifra sarà sottomessa alle decisioni della Camera e del Senato. 3. Dichiarerà che concerti son presi col Governo italiano, onde questo s'incarichi di difendere le frontiere pontificie da qualunque attacco; si farà conoscere inoltre che la Francia impiegherà i suoi buoni offici per ottenere che l'Italia assuma a proprio carico una parte del debito pontificio. In questo modo sl lascerebbe la Corte di Roma ed il Governo italiano all'infuori da qualunque responsabilità avvenire e, quasi direi, l'azione di ciascheduna delle parti interessate, rimarrebbe completamente indipendente. È ancora il progetto Thouvenel, se vuoi, la differenza sta nel modo d'esecuzione e principalmente di presentazione.

L'intervento Imperiale in questa maniera di fare sarebbe in certo qual modo passivo, diminuirebbe i contrasti e 'la 11otta, e tanto più facile sarebbe il raggiungere lo scopo, inquantoché H nuovo progetto sarebbe il più idoneo .

al carattere dell'Impel·atore, ed è per questo che vi si atterrebbe di preferenza Rouher.

Se Thouvenel va al potere, La Valette andrebbe a Londra, Benedetti a Berlino, e forse anche a Roma perché vi si formi aderenze in vista della riunione di un Conclave (1).

Il Re dei Belgi non è andato a Parigi allo scopo di riavvicinare la Francia all'Inghilterra, ma per curarsi la propria salute. È bensì vero che essendosi combinato il soggiorno dei due Sovrani nel medesimo luogo, l'Inghilterra lo avrebbe .incaricato di togliere quelle asprezze che ancora esistano fra i due Gabinetti. Questo è quanto l'Imperatore stesso ha scritto a Rouher, nella lettera che ha ricevuto alcuni giorni fa in cui lo richiamava a Parigi.

Ho cercato di persuadere Rouher a passare per Torino rientrando in Francia, od a attendere un giorno qui per parlar teco, con Peruzzi o con Minghetti. Ri:sposemi : non voler vedere assolutamente nessuno, l'Italia, diss'Egli, è troppo interessata alla lotta, che io sostengo, per evitare ogni pretesto di connivenza od accordi. Del resto, soggiunse, voi sapete ora quanto ne so io stesso e potete, coi vostl'i amici, farne quell'uso che credete.

Mi chiese se pensassi a modificazioni nel nostro Gabinetto, risposi che non le credeva immediate, ma se ne avvenisse alcuna non mi sorprenderebbe. Egli è d'avviso su di ciò che il nostro Gabinetto debba attendere come si trova l'esito della crisi ministeriale francese, che non può tarda1· molto.

Il Principe Umberto venne qui e passò la sera con Rouher; ha parlato molto del suo viaggio in Francia, fu amabilissimo e S.A.R. si compiace d'aver fatto la conoscenza del Ministro di Stato precisamente nel momento ch'Egli deve recarsi a Parigi.

S.M. disse, prtima di parlarne con me, al Principe Umberto, che voleva che io lo accompagnassi a Parigi. A questo proposito io sono pronto agli ordini, ma sono più fermo che mai, nell'attendere questi ordini positiyi dal Ministero e dal Re onde evitare una posizione falsa e la taccia d'intruso, a questo effetto mi raccomando ancora alla tua amicizia, a quella di Minghetti e Peruzzi ai quali ti prego comunicare la presente.

Attendo un tuo riscontro anche all'ultima mia, se vieni in Lombardia fammelo sapere -io verrò a Torino domenica col Principe, il quale, non mtlOvendo da Monza, mi ha impedito di dirti a voce quanto ti scrivo ora.

(1) Cfr. n. 37.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI

T. 297. Torino, 2 agosto 1864, ore 16,.15.

Vous recevrez bientòt mes instructions retardées par accident. Elles por"tent que vous devez exprimer à Aali pacha l'espoir qu'il ne persistera pas dans. une opposition peu amicale pour nous et peu conforme au traité de Paris: vous lui représenterez que la France et l'Angleterre appuyent notre admission. Si vous etes exclu de la signature du protocole protestez en vous référant à la protestation Durando que je vous envoie, en insistant sur le caractère européen des affaires de Syrie, sur l'intention du Congrès de Paris d'exclure par l'artide 7 les ingérences séparées, et sur l'égalité de droits entre toutes les puissances garantes. Vous ferez encore observer que les accords entre la Turquie et les grandes puissances concernant la Syrie et antérieurs au traité de Pari:s ne sont pas un motif de nous exclure, mais prouvent que depuis longtemps les affaires de Syrie ont un caractère européen et que par conséquent le traité de Paris leur est applicable. Vous réserverez donc les droits de l'Italie et protesterez contre la violation d'un droit positif fondé sur les traités en employant un langage qui n'offense aucune susceptibilité légitime.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 739. Tunisi, 2 agosto 1864 (per. ore 13 del 4) (1).

La nouvelle de la soumission des tribus arabes a été confirmée aujourd'hui par des lettres off1cielles arrivées au Bey; les conditions pdncipales sont la réduction à 10 piastres de la taxe ou ill1:Pòt personnel, la réduction de la dirne à la moitié, tous les autres impots sont maintenus. Cependant la tranqui11ité n'est pas rétablie, à Suse toujours attaquée par les pillards des villages environnants, à Sfax où l'autorité du Bey est à peine nominale. Il est cependant à peu près certain qu'avant l'arrivée des troupes que le Bey va faire partir, l'ordre sera rétablli tant à Suse qu'à Sfax. Le consul de France continue à faire répandre des bruits contraires et il ne croit pas encore à la soumission des tribus; le vice amiral Albini y croit peu. Un rapport confidentiel part par le courrier d'aujourd'hui (2).

95

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CIFRATO 68. Copenaghen, 2 agosto 1864 (per. l' 8).

J'ajoute quelques détaiLs à ma dépèche chiffrée d'aujourd'hui (3). Les préliminaires de la paix arrètés hier à Vienne impliquent l'abandon des duchés, l'armistice conclu pour six semaines avec un dédit d'un laps de temps égal, laisse continuer l'occupation militaire du Jutland par l'ennemi, qui s'est engagé il est vrai à ne plus y lever des contributions de guerre. Le partage de :a dette publique des duchés a été adopté en principe et il a en mème temps été convenu que les frais de la guerre ne seraient pas à la charge du Danemark. Celui-ci ayant consenti à l'abandon des duchés le succès des négociations est assuré car les préliminaires renferment la question de la paix ou de la guerre. Devant le sacrifice que le Danemark vient d'accomplir les autres points qui seront encore à discuter à Vienne n'ont qu'une importance tout à fait secondaire.

(1) -Trasmesso da Cagliari alle 10.25 del 4. (2) -Non pubblicato perchè le notizie principali sono già contenute in questo telegramma. (3) -R. cifrato 67, in realtà del l• agosto, non pubblicato.
96

IL GENERALE KLAPKA AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. CONFIDENZIALE. Parigi, 2 agosto 1864.

Je viens d'avoir avec le Prince Napoléon une longue et intéressante entre

vue. J e crois de mon devoir de vous en rendre un compte exact et conscdencieux.

Le Prince m'adressa diverses demandes sur l'état et les dispositions actuel

les de la Hongrie, sur nos espérances et nos projets.

Je lui répondis que jamais peut-etre le peuple hongrois n'était plus prèt

à une levée de boucliers contre l'Autriche, et que jamais les esprits n'avaient

.été plus exaités, mais que les hommes politiques qui dirigent le mouvement à

l'intérieur soumettaient ce mouvement à certaines conditions pour ne pas

s'exposer aux reproches d'avoir inconsidéremment et avec legèreté lancé le

pays dans le meme abime où se trouve ensevelie la malheureuse Pologne.

Je lui ai énuméré ,ces conditions, en appuyant principalement sur trois

points essentiels, savoir:

l o La nécessité de procurer au pays les armes indispensables pour assurer

dès le début au mouv,ement son caractère sérdeux.

2° L'appui direct, et si faire se pourrait, l'action simultanée des forces

italiennes.

3• La certitude que les grandes puissances occidentales, spécialement la

France, ne permettraient pas, que notre tentative d'insurrection fùt étouffée

dans ses germes par une seconde intervention russe.

Je lui ai dit, que quant aux deux premlières conditions, il ne nous serait

pas difficile de nous entendre avec le Gouvernement Italien.

Que quant à la troisième, c. à d., à l'intervention russe, nous désirions,

avant de nous engager, connaitre les vues positives de l'Empereur.

Le Prince m'a répondu avec cette franchise que vous lui connaissez, et

voici le plus exactement que je m'en souviens, ses appréciations sur la situation.

L'Empereur, me dit-il, sait très bien, que la Hongrie ne fera pas d'elle

meme un mouvement intem((>estif, sachant qu'elle obéit à Fmluence des hommes

sensés et réfléchis qui l'empecheront toujours de se jeter dans des aventures.

Qu'il ne com((>tait a;>as par conséquent que l'initiative Vlint de ce còté, pas plus

du reste que de celui de l'Italie.

Un seul cas, selon lui, mettrait la Hongrie dans l'obligation de prendre

l'initiative, ce >serait la :révolte des Régiments hongrois dans l'Armée autri

chienne, la quelle si elle avait lieu, devrait necessairement entrainer, non seule

ment la levée en masse de la Hongrie, mais encore l'Italie et la France.

Toutefois un mouvement militaire ne lui paraissait pas prochain; mais s'il

avait quelques chances de réussite, l'Empereur l'appuierait de tout son pouvoir.

Quant à ce qui concerne les vues du Prince sur les dispositions du Gouvernement Italien, se montrant parfaitement informé de vos desseins, H me dit, que, très probablement à mon prochain retour à Turin, je vous trouverais fort ~ertainement changés, et que, si il y a un mois autant vous penchiez encore

.à la guerre, autant aujourd'hui, par suite des changements survenus dans la

situation générale, je vous trouYerais inclinés à une politique d'attente et

de temporisation.

Le Prince m'a paru fortement impressionné de l'état général des affaires.

en Europe.

Il m'assura que la sainte Alliance n'était plus une pensée à l'état de projet,

mais bien un fait réel, et accompli, dont Gortjakoff avait été le promoteur et

par lequel les trois puissances du Nord se garantissaient réciproquement tou-

tes leurs possessions.

Partant de là, il ajouta que si nous (Hongrois) commencions quelque chose

dans cette année-ci, non seulement la France ne pourrait pas nous garantir con

tre une intervention russe, mais meme que cette intervention aurait inévitable

ment lieu d'après les stipulations passées entre la Russie et l'Autriche. La

France, continua-t-il, n'est pas encore préparée à jeter son épée dans la balance,

et l'Empereur, quoique chaque jour plus préoccupé des dangers qui le mena

cent ainsi que Ies peuples qui aspirent à leur affranchissement, n'est pas encore

en mesure de prendre fait et cause pour ces derniers.

Il me raconta encore que dans une occasion récente le Prince Gortjakoff avait déclaré à une pel1SOnne de sa confiance, qu'il ne s'agissait pas dans le' présent état de choses ni de la Pologne, ni de la Hongrie, ni de l'Italie, mais avant tout de la politique napoléonienne qui Jeur isert d'appui, et sans laquelle toutes les difficultés devaient tomber d'elles-memes. Qu'ainsi, les efforts réunis des trois puissances du Nord devaient en premier lieu se diriger contre l'Empereur, dont il fallait enserrer la politique dans un ce11cle étroit du quel elle ne pourrait sortir, jusqu'au jour où elle pourrait etre brisée.

Telles sont !es appréciations du Prince, et les faits qu'il m'a communiqués

sur la situation en général.

L'Empereur qui dans les derniers temps a beaucoup trop compté sur les dissensions au sein meme de la Confédération Germanique, com.mence à s'apercevoir qu'il s'agit de son existence et qu'il est grandement temps pour lui de sortir de l'inactivité où il se trouve depuis le commencement de l'expédition du Mexique, pour parer le coup ourdi contre lui.

La semaine dernière est arrivé ici Lord Clarendon; vous devez étre informé mieux que moi des pourparlers qu'il a eu avec M. Drouyn de Lhuys. La seule chose que je tiens du Prince c'est, qu'il s'agit d'arreter les bases d'une alliance plus étroite et plus intime entre la France et l'Angleterre.

Comme vous ne pouvez rester en dehors de cette combinaison, je me flatte que bientòt on vous verra faire partie de cette ligue, seule ancre de salut pour les peuples opprimés, qui autrement et si la paix générale devait continuersous les •conditions présentes, tomberaient nécessairement dans le plus effroyable esclavage.

D'après le Prince Napoléon, toute guerre dans le courant de cette année-ci, lui pan:ìt improbable. Mais il compte sur l'année prochaine ·et principalement sur l'outrecuidance de M. de Bismarck pour en fournir probablement le prétexte. Espérons, me disait-il, que M. de Bismarck deviendra le PoUgnac de· l'Europe.

Dans ces circonstances il me parait que non seulement nous ne devons pas interrompre le travail et les préparatifs entamés pour assurer une coopéra-tion active de la Hongrie dans la grande lutte qui va s'engager, mais encore ,qu'à la suite de ces préparatifs il vous soit permis, en vous entendant bien avec les chefs politiques de mon pays, de pouvoir prendre l'initiative à un moment donné, entre vos propres mains.

Dans l'intervalle et cet automne encore, nous pourrions employer le temps qui nous est donné et nos moyens dans les Principautés Danubiennes, pour forcer le Prince Couza à se lier par écrit et d'honneur à nos projets. Quant à moi, comme je n'ai plus confiance ni à sa signature ni à son honneur, j'opine et j'insiste pour qu'au premier symptome de trahison on le renverse et on le remplace par un gouvernement provisoire à Bukarest.

J'ai vu plusieurs des hommes les plus notables des Principautés Danubiennes, pour lesquels cet homme qui les a si cruellement trompés est l'objet de la plus profonde aversion. A l'heure qu'il est, il est entièrement à la disposition de la Russie, où le Général Floresco, son Mìnistre de la guerre, récemment décoré du grand cordon de l'ordre de Sainte Anne, se trouve à l'effet de traiter avec le Cabinet russe et faire acte d'obéissance de la part du Prince Couza.

Je serai avec le Général Eber et le Comte Csaky samedi ou dimanche prochain à Turin, où nous aurons l'honneur de faire de vive voix à MM. les Ministres nos communications ultérieures.

J'ai vu plusieurs fois le Chevalier Nigra et hier encore M. Olozaga venant de Madrid. Ce dernier est plein d'espoir dans le succès du parti progressiste. Il dit l'Espagne à la veille d'une grande transformation politique.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA

D. CONFIDENZIALE 7. Torino, 3 agosto 1864.

Mi giunsero regolarmente il telegramma ed il rapporto confidenziale che la S.V. m'indirizzò in data del 26 luglio u.s. non che il suo telegramma del 29 stesso mese (1). Aspetto ulteriori schiarimenti sulle notizie rassicuranti comunicate dal Bey ai Consoli esteri, la veracità delle quali è così recisamente posta in dubbio dal Console di Francia. Non sembra inverosimile, dalle informazioni stesse 11iferitemi dalla S.V. Illustrissima, che fra breve lo stato delle cose nella Reggenza assuma un carattere più determinato. Sia che l'ottimismo del Bey sia giustificato da qualche sosta temporaria nelle operazioni degli insorti, sia che per il contrario si verifichdno le eventualità previste dal Signor de Beauval e gli Arabi s'impadroniscano di Susa e minaccino il Bardo, le istruzioni precedentemente dirette dal Governo a Lei e all'Ammiraglio Conte Albini continueranno a servirle di regola. Intanto, mentre Ella manterrà la riserva osservata finora, procurerà di non lasciar che s'accrediti nessuna interpretazione poco esatta del contegno assunto dall'Italia in Tunisia. Già nel mio dispaccio del 22 Giugno (2) le rammentavo come il Governo del Re non avesse

rispetto alla Reggenza disegni di conquista, e mi fu grato lo scorgere comela S.V. ed i suoi dipendenti, 1segnatamente il R. Vice Console in Susa, si siano adoperati allo scopo di rimuovere i timori suscitati in una parte della colonia italiana dalle voci corse d'intempestivo intervento delle forze europee. Mi occorre ora aggiungere che deve essere cura particolare della S.V. che la riserva tenuta da Lei nelle quistioni di persone, l'astensione dall'appoggiare formalmente le domande di destituzione del Kasnadar, non siano giudicate dalla colonia italiana ed anche al di fuori di essa come indizio di parzialità nelle dissensioni politiche della Reggenza; esse debbono anzi essere ravvisate come una prova del nostro desiderio di non mirar ad altro se non alla tutela della sicurezza e degli interessi dei nostri nazionali.

La S.V. avrà cura di esprimersi all'occorrenza in questo senso nei suoi colloquii coi nostri nazionali, non solo per dissipare ogni dubbio mal fondato, ma anche per evitare di far sorgere, senza necessità, cagioni d'odii o di vendette tra essa e gli indigeni che finora rispettarono gli Europei. Ella vorrà inoltre rassicurare gli italiani che si lasciassero indurre a temere che nella eventualità di provvedimenti effettivi presi da una Potenza qualsiasi per i1 ristabilimento dell'ordine nella Reggenza l'Italia potesse esserne esclusa o non prendervi che una parte secondaria. Le confermo pienamente le dichiarazioni già fatte da me a tal riguardo dinanzi al Parlamento e nella mia corrispondenza con codesto Consolato.

Ho letto nel di Lei rapporto che il Bey avrebbe formalmente dichiarato che se diventasse necessaria una occupazione straniera, egli chiederebbe l'intervento simultaneo dell'Italia, della Francia e dell'Inghilterra. Quella risoluzione del Bey mi riuscì gradita inquantoché essa coincide colla nostra intenzione di procedere d'accordo colle due grandi Potenze occidentali. Quando però il Bey ritornasse con Lei su questo argomento, prego la S.V. di esprimersi con riserva, e di non assumere impegni speciali. Il modo ed il carattere del nostro intervento dovrebbe difatti dipendere dalle circostanze, e dagli ultimi accordi che in tale eventualità sarebbero presi coi Governi di Francia e d'Inghilterra.

(1) -Cfr. nn. 70 e 80. (2) -Cfr. Serie I, vol. IV, n. 817.
98

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

D. 60. Torino, 4 agosto 1864.

Credo opportuno di faa-le conoscere quanto Tlisulta dai rapporti ricevuti ultimamente al Ministero dagli Agenti del Governo del Re nella Reggenza di Tunisi. Anzitutto mi occorre premettere che in data del 28 luglio il Bey ha comunicato ai Consoli d'Italia, di Francia e d'Inghilterra notizie ufficiali secondo le quali 14 tribù si sarebbero sottomesse spontaneamente, il Bey degli insorti si sarebbe ritirato in un tenimento concessogli dal Bey, e 300 capi Arabi sarebbero venuti al campo domandando pace. Tuttavia, i dubbi coi quali furono accolte in Tunisi quelle notizie, e d'altronde la poca probabilità che con vantaggi parziali riportati dall'autorità del Bey possa ristabilirsi fin

da ora un ordine di cose rassicuranti per gli interessi delle colonie europee. c'impongono il dovere di non cessare dall'osservare attentamente uno stato di cose da cui può emergere la necessità di provvedimenti efficaci per parte delle tre Potenze interessate.

Risulta dalle osservazioni fatte dai nostri Agenti che in sostanza, e per quanto regni uno screzio assai sensibile fra l'elemento Moro del littorale e l'elemento Arabo dell'interno, il moto che agita la Reggenza può considerarsi come solidario fra i due elementi, egualmente stanchi delle malversazioni degli uomini che a nome del Bey reggono da parecchi anni le cose della Tunisia. I moti di Sfax, di Susa, ecc., che degenerarono facilmente in atti di brigantaggio come doveva accadere in centri abitati da popolazione agiata, furono ciononostante in istretta relazione con le mosse degli Arabi, i cui capi, come la S.V. Illustrissima ben sa, proibirono ogni atto di violenza o di depredazione contro gli Europei. La gravità dei fatti successi sul littorale fu d'altronde singolarmente esagerata agli occhi dell'Europa dai rapporti dei paurosi e di uomini meno esattamente informati della realtà delle cose. L'indole essenzialmente politica del movimento anche sulla costa pare anche dimostrata dalla diserzione generale dell'esercito reclutato unicamente sul littorale, dall'essersi costituite nelle città della costa delle giunte composte dei notabili del luogo, le quali pur tenendo alta la bandiera della rivolta, fecero ogni loro sforzo per impedire i ladronecci ed i disordini, dal fatto infine che il Cadì, capo locale della religione, tprese dovunque ostenSiibilmente la direzione di tali giunte. Restaurata in taluni punti come a Gerba, tollerata in altr'i come a Monastir e a Susa, ch'era assediata, alla data delle ultime notizie, dagli abitanti dei villaggi vicini, sconosciuta altrove come a Medeah e a Sfax, ove le giunte funzionano, l'autorità del Bey non ha in nessun punto la forza morale o materiale per farsi rispettare. Mentre nell'interno la rivolta è formalmente costituita, lungo la costa essa è tenuta in freno dalla presenza dei legni da guerra europei, moderata dai notabili e dall'autorità religiosa, e temperata dagli interessi locali, e perciò cerca di dissimularsi limitandosi a non pagare le imposte e ad esercitare il contrabbando più vasto, sfidando l'impotenza dell'autorità del Bey. Ma all'infuori di queste differenze, lo stato attuale del littorale della Reggenza non può essere creduto rassicurante per il Governo del Bey.

In quanto alla probabilità di un riordinamento politico del paese per opera dell'autorità del Bey, essa non sembra poter essere ammessa, le truppe del Bey non essendo in grado di ristabilire l'autorità di quest'ultimo nemmeno sul littorale. Si è parlato della possibilità che le tribù dell'interno combattendosi a vicenda, la rivoluzione si uccida da se stessa per le discordie esistenti nel suo seno, ma in tal caso succederebbe un disordine ancor maggiore ed irreparabilmente dannoso al commercio e agli interessi degli Europei.

Da quanto precede la S.V. Illustrissima scorgerà come l'autorità del Bey sia o scaduta del tutto, o soltanto tollerata dove esiste tuttora, e come sia molto difficile che l'autorità del Bardo si reintegri da se stessa.

Per altro, dai fatti già succeduti, e dall'apprensione di quelli che in avYenire potrebbero ancora accadere, derivarono un completo stagnamento del commercio, una sfiducia universale nella colonia, ed una emigrazione sempre continuante per parte degli Europei. Il terrore assai esagerato destato negli ·Europei dai primi moti del littoralc ebbe tali effetti che ormai la colonia italiana come tutte le altre riprenderanno difficllmente il loro commercio e la loro attività se non sono fatte sicure dalla presenza di forze sufficienti, che il Bey certamente non ha a sua disposizione.

Queste forze, per quanto pare già ammesso in principio dalla Francia, non dovrebbero in nessun caso esser quelle della Turchia. Non è da dissimularsi poi che secondo le informazioni più sicure, stante l'ostilità degli indigeni contro un intervento europeo, meno che per il turco, una occupazione armata della Reggenza risveglierebbe quasi immancabilmente il fanatismo religioso di popolazioni assai male disposte specialmente verso i francesi, anzi il maggior timore dei coloni rimasti nella Reggenza è che si addivenga ad uno sbarco di truppe europee, il cui solo annunzio produrrebbe secondo ogni probabilità una ultima e generale diserzione di essi dalle coste della Tunisia.

Tale essendo lo stato delle cose, il Governo del Re, mentre si tien pronto a proteggere efficacemente ove occorresse la vita e le sostanze dei suoi na.rionali, continua ad osservare una perfetta riserva; il nostro Console Generale in Tunit'i dcevette 1~uove e p:·c~ise istruzioni in questo senso (1). Gli ultimi rapporti di Tunisi recano che mentre il Bey, come lo dissi testé, afferma che l'insurrezione è finita, Susa è stretta sempre più da vlcino dagli Arabi dei villaggi, e che si teme perfino un attacco contro il Bardo. Avrò cura, Signor Ministro, di tenerla informata delle ulteriori notizie che potrebbero richiedere risoluzioni decisive per parte delle tre Potenze. Per ora si può forse ancora sperare che il Bey si decida, stante l'impossibilità della resistenza, ad un cambiamento d'amministrazione ed a soddisfacenti riforme, che gli Arabi da un lato, le popolazioni della costa dall'altro s'accontentino di tali conces· sìoni, ed i coloni riprendano fiducia.

Comunque sia ·sarò grato alla S.V. Illustrissima delle informazioni ch'Ella potrà procurarmi sul modo di vedere del Governo francese nei varii incidenti che saranno per sorgere nella Reggenza.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 67. Berlino, 4 agosto 1864.

V. E. connait, par mon rapport n. 58 (2), les démarches que, selon ses instructions, j'ai faites ici en faveur de notre admission à la conférence sur l'administration du Liban.

L'Ambassade Britannique n'a reçu aucune réponse de Lord John Russell à la dépeche qu'elle lui avait adressée à cet effet. Mon collègue de France de son còté n'a rien su sur la détermination prise par le Cabinet de Berlin

en sttite des instances qu'il aYait été chargé de présenter au nom de son

Gouvernement.

Le Ministre de Turquie que j'avais entretenu secrètement de cette affaire

en avait écrit à Aali-Pacha qui vient de lui répondre, par une lettre confi

dentielle, qu'en principe il était favorablement cl.isposé pour la demande de

l'Italie, mais que la Russie, l'Autriche et la Prusse se trouvaient dans le camp

contraire. Aali-Pacha espérait néanmoins amener une entente moyennant un

compromis.

V. E. se souvient qu'en partant pour Vienne lVI. de Bismarck se proposait de gagner du temps. L'Autriche avait l'intention de protester contre notre participation à la Conférence, et voulait amener la Prusse à se ranger sur la meme ligne. M. de Bismarck évitait de se prononcer. Il parait que le Comte de Rechberg est revenu à la charge avec plus d'insistance. Le faQt est que le chargé d'affaires de Prusse à Constantinople a reçu l'instruction de ne pas protester, mais de manoeuvrer en sorte de ne pas se prononcer pour nous.

Telles sont les rr.isères de la politique Prussienne ou'on cherche ici à expliquer par les exigences de la situation, le-3 ménagements dont il faut user envers le Cabinet de Vienne dans des questions secondaires.

Le fait est que si M. de Bismarck n'enraye pas bientòt, ses concessions pourraient atteindre une limite où nous ne saurions plus garder le silence sans manquer à notre dignité. Il nous faudra désormais pour effacer cette mauvaise impression plus que des assurances bienvedllantes dans le sens de celles qui m'ont été données par M. de Thiele, mais rsic] des faits qui ne soyent point en opposition avec les paroìes. Un de ces faits sera, j'aìme à le croire, la signature du protocole.

M. de Thiele disait dernièrement à l'Ambassadeur de France qu'il avaìt lieu de croire qu'à Paris on n'attachait aucune valeur aux bruits de coalition, de garanties. M. de Talleyrand lui répondit que le meilleur moyen de couper court à ces bruits serait de les démentir par des actes plutòt que par des mots. Etait-ce ensuite de ces mots, où était-ce un projet arreté d'avance, le fait est qu'à peu près vers cette époque on fit sonder le terrain à Paris, en laissant entendre que le Roi de Prusse serait très disposé à se rencontrer avec l'Empereur des Français, lors du voyage de Sa Majesté Impériale en Lorraine. L'Empereur Napoléon s'est fait excuser en allégant que les visites déjà annoncées du Roi d'Espagne et du Prince Royal d'Italie l'empechaient de donner suite à ses intentions de voyage en Lorraine.

M. de Talleyrand n'avait pas été initié à ceis iiJOUiìParlers très secrets, mais il avait appris ces détails d'une manière indirecte.

Comme moi, il était d'avis que l'affaire des Duchés traìnerait encore en longueur, malgré la signature des préliminaires de paix. Peut-etre meme qu'avant de régler leur sort définitif, les deux grandes Puissances Allemandes chercheraient à s'entendre sur des réformes fédérales, d'après un plan mieux concerté que celui qui avait échoué l'année dernière à Francfort.

En attendant, il ne voyait aucun inconvénient à son absence de Berlin, et il avait demandé un long congé. J'espère que V. E. ne perde pas de vue la meme requete que je lui ai adressée il y a plus de quinze jours. Bien entendu que j'attendrai une solution de notre affaire commerciale.

(1) -Cfr. n. 97. (2) -Cfr. Serie I, vol. IV, n. 836.
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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Parigi, 4 agosto 1864.

L'imperatore ha fatto dire a Pepoli che la di lui gita a Vichy potrebbe dar luogo a commenti che giova evitare; che attendesse quindi il Suo ritorno a Parigi. Difatti l'Imperatore, che non doveva tornare che il 10, è atteso a Parigi per sabato prossimo. Fino a quell'epoca non avremo adunque altra risposta. Però non dubito che questa sia nel senso che noi ci attendiamo. Al Principe Napoleone era affatto impossibile il celare la verità, o almeno parte di essa. Gli abbiamo detto che Pepoli era venuto a presentare la proposta; che questa era stata ben accolta da Drouyn de Lhuys, il quale ci aveva invitati a formolare gli articoli, che diffatti noi avevamo formolato il progetto di trattato e l'avevamo spedito per mezzo del Ministro degli Affari Estevi all'Imperatore; che infine, da quanto Drouyn de Lhuys ci aveva detto, avevamo ragione di credere che la proposta sarebbe pigliata in considerazione. Il Principe naturalmente approva la proposta, ma si mostra molto incredulo sull'accettazione dell'Imperatore. Non abbiamo troppo insistito per disingannarlo. È meglio che conservi la sua incredulità finchè la cosa sia accordata. In allora la sua azione potrà essere utile, massime presso il Re (1). Intanto è bene che il Principe sia partito. Viaggia in mare; forse andrà in !scozia. Ma sarà di ritorno verso il 21 per attendere il Principe Umberto.

Il Re di Spagna arriva, come vii ho scritto, il 16 e ripéll'lte il 21. Ghl si preparano grandi feste, alle quali non devo nè posso assistere. Vi domando quindi facoltà di lasciare Parigi per pochi giorni. Piglierò per pretesto il dovere di andare all'incontro del Principe Umberto in !svizzera. Partirò da Parigi il 13 o il 14 e sarò di ritorno il 21 o il 22. Approfitterò di questa circostanza per combinare in !svizzera col Principe Umberto quanto concerne il suo viaggio in Francia. Avrò caro se vorrete informare di ciò il Principe, e se mi farete sapere che nulla osta per parte vostra a questa mia breve gita, la quale non v'impedirà, spero, di accordarmi più tardi qualche giorno di congedo, che m'abbisogna assolutamente per recarmi in Italia, per vedere i miei vecchi genitori e per condurre meco il mio bambino, che metterò in collegio qui.

Il viaggio del Re di Spagna è affatto estraneo alla politica, ma è molto probabile che se ne voglia approfittare per ritentare il progetto di matrimonio tra la Principessa Anna e Don Enrico, fratello del Re, vedovo da non molto. Qui l'Imperatrice s'affaccenda molto per la riuscita di questo progetto, a cui dicesi che il Re sia favorevole. Ma la Regina Isabella vi è contraria, e con essa il paese e il Gabinetto di Madrid, il quale avrebbe dichiarato di dimettersi anziché consentire a cosa così straordinaria e così impopolare.

ss

Lord Clarendon passò di qua alcuni giorni sono. Pranzai con lui da Lord Cowley. La sua gita non ha scopi politici. Se ne va tranquillamente a Wiesbaden. Non è vero che sia andato a Vichy. Parlò però a lungo con Drouyn de Lhuys, come questi mi disse. Si scambiarono frasi generiche sulla necessità di un ravvicinamento ed altre cose egualmente sentimentali. Ma nulla si strinse di positivo. Le tendenze di Londra e di Parigi continuano ad essere nel medesimo senso, cioè nel senso di un ravvicinamento diplomatico. Non è molto; ma è meglio che nulla, e bisogna pur cominciare da qualche cosa. A noi giova, e ci conviene il favorire questi amori platonici aspettando che si convertano in giuste nozze, per le quali serviremo, se occorre, da paraninfi.

La pace è fatta. Consumatum est. La Danimarca è scannata. La Santa Alleanza si ricompone; e le due grandi Potenze di Occidente fanno all'amor platonico sul cadavere della Polonia. L'Imperatore manda cantanti e ballerine all'Hotel Dieu, e John Bull grida che non ebbe mai ragione di esser così fiero come adesso. In verHà mi par d'essere in preda ad un sogno doloroso. Si spicci l'Imperatore a evacuar Roma e a dare così un pegno all'opinione liberale; giacchè dubito molto che la Francia (paese) divida le opinioni della Francia, giornale, la quale vede nella lettera sull'Hotel Dieu un intiero programma politico.

Leggo oggi nella Perseveranza un articolo che mi fa rizzar le chiome. Steterunque comae et vox faucibus haesit. Per carità fate dire a quei signori ,di non far prevedere ciò che deve giungere impreveduto. È assolutamente necessario che nulla traspiri. Ed anzi tutto bisognerà essere certi che non si avranno costì opposizioni invincibiU al trasporto della capitale. Il fatto sarà gravissimo, le difficoltà immense; gli inconvenienti molti. Un assoluto secreto può renderli minori ed appianarli. L'opinione pubblica sarà presto preparata, non ne dubitate. Non ha bisogno d'eccitamenti.

La pace si fa all'infuori della Francia. Il Gabinetto delle Tuileries si limitò a mandare un dispaccio a Berlino e Vienna per raccomandare la Danimarca alla moderazione, all'equità ed alla generosità (!!) di Bismarck e di Rechberg.

Comunicate, Vi prego, questa cosa a Minghetti.

P. S. Aggiungo la copia degli articoli mandati all'Imperatore.

(1) Cfr. in proposito una l. p. di Pepoli a Visconti Venosta, datata Parigi, Iugiio 1864, conservata in AVV.

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IL MINISTRO RESIDENTE A FRANCOFORTE, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

N. 741, ANNESSO CIFRATO. Francoforte, 5 agosto 1864 (per. iL 7). Le ministre de Belgique, qui était à Stuttgart complimenter le nouveau Roi m'a dit qu'en parlant vaguement de la possibilité d'une reconnaissance de l'Italie avec le ministre des affaires étrangères celui-ci lui dit textuellement qu'il n'eu était et ne pouvait pas pour le moment en etre question. C'est également ce mème ministre des affaires étrangères quJi lui a dit ce que je

mande dans ma dépèche d'aujourd'hui (1) sur la portée de l'entente secrète entre les Cours du Nord.

(1) Non pubblicato.

102

PROMEMORIA DEL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, SU UN COLLOQUIO CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCESE. DROUYN DE LHUYS

Parigi, 5 agosto 1864.

L'article l.,. du projet de l'Empereur est identique à celui du projet prim!tif, et de l'ancien projet Cavour.

L'artide 2 contient un changement important. Dans le projet primitif. c'est-à-àire dans le projet italien, le délai accordé pour l'évacuation était fixé à six mois. Dans le projet de l'Empereur, l'évacuation doit se faire graduellement et doit ètre accomplie, au plus tard, en deux ans. Nous avons insisté auprès de M. Drouyn de Lhuys pour obtenir un terme plus court. Mais M. Drouyn de Lhuys s'est retranché derrière la lettre de l'Empereur où il est dit que ces bases sont les seules possibles.

Toutefois M. Drouyn de Lhuys esposera à l'Empereur les raisons que nous lui avons développées pour un délai plus rapproché.

M. Drouyn de Lhuys nous a dit que le terme fixé par l'Empereur doit etre considéré comme un maximum; que l'évacuation pourrait ètre accomplie avant le terme si les circonstances s'y preteront; que la France aura tout l'intéret à opérer l'évacuation le plus tOt possible, une fois que la Convention sera connue.

Nous avons insisté de nouveau et nous réservons en meme temps d'en référer à notre Gouvernement sur ce point spécial. Nous avons proposé qu'en tout cas il soit déclaré dans-l'article que l'évacuation aurait un commencement d'exécution dans les six mois. M. Drouyn de Lhuys n'a pas fait d'opposition à cette clause, mais il s'est réservé de la soumettre à l'Empereur.

Dans l'article 3, l'Empereur a oté la clause qui fixait, comme maximum, le chiffre de dix mille hommes pour la légion étrangère. Il a aussi remplacé Jes mots du projet italien • Cette légion ne pourra avoir de drapeau étrange1· • par ceux-ci: " Cette légion aura le drapeau du Pape ,..

Nous n'avons pas soulevé de discussion sur ces deux modifications.

L'article 4 du projet de l'Empereur est identique à celui du projet italien.

Il est bien entendu, d'après les explications que nous avons échangées avec M. Drouyn de Lhuys que le règlement de la dette publique se ferait par des négociations directes entre l'Italie et le St. Siège. Nous avons accepté l'article secret proposé par l'Empereur, comme étant préférable à l'article secret du projet primitif.

L'article proposé par l'Empereur a l'avantage d'éviter l'énonciation d'un engagement direct et forme!. Il ne présente qu'une condition suspensive ou résolutoire.

M. Drouyn de Lhuys ayant demandé à l'Empereur quel serait le mode de procéder vis-à-vis du Pape, et si son consentement serait requis, l'Empereur a répondu qu'on se bornerait à faire connatt1·e à Sa Sainteté la résolution prise.

Le traité, à l'exception de l'artide secret, pourrait ètre publlé aussitòt que la résolution du Gouvernement italien de transporter la Capitale sera arrètée, annoncée et publiée. Les deux publications pourraient etre faites en mème temps.

103

L'AGENTE DIPLOMATICO E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 740. Bucarest, 6 agosto 1864, ore 15,45 (per. ore 21).

Borzulasky ayant trouvé la situation impossible le reconnut lui-meme et après un vif entretien avec le prince Couza à qui il a remis une lettre du général Garibaldi en faveur de Frigessy s'est décidé ainsi qu'il en avait reçu l'ordre de la police de quitter ce pays. Il est parti hier pour Belgrade pour y reconnaitre .la situation et pour s'y entendre avec le colone! Zega, avec l'intention s'il sera possible de rappeler là ses hommes qui sont en route et attendre avec eux les événements. Il n'a pas voulu retourner en arrière; du reste il a promis de se conduire avec prudence, mais il montre toujours le désir de recevoir des instructions. J'écris deux mots par télégraphe au consulat de Belgrade pour sa règle. Tout ce mouvement est parfaitement connu par le consul d'Autriche.

104

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(AVV; ed. in MINGHETTI, pp. 87-89)

L. P. 20. Torino, 6 agosto 1864.

*Vi mando un cortl'iere supponendo che presto avrete fOtl'se bisogno di rimandarmelo. Minghetti vi manda una lettera di Menabrea ed io una di VimeDcati sul colloquio che ebbe con Rouher* (1).

Minghetti vi scrive inoltre sulle sue conferenze con La Marmora e sul loro risultato (2). L'adesione del Generale La Marmoil."a satl'ebbe stata un potente aiuto per superare le difficoltà. Sventuratamente egli vede la questione di sbieco, e non si rende conto del modo in cui solo può essere posta. A chi domanda una rettifica di frontiera l'Imperatore risponderà certo che egli non può cedere quello che non è suo. Non si potrebbe fare questa proposta all'Imperatore che in vista di una soluzione definitiva. Perciò parmi che le idee di La Marmora si accostino per la loro intima logica al progetto di coloro che vorrebbero rinunciare alle aspirazioni a Roma per regolarizzare la situazione con un acquisto del territorio circostante.

Una questione sulla quale vi prego di fissare le vostre idee per poterei definitivamente intendere, è quella della forma a dare alla trattativa, del modo con cui essa deve diplomaticamente essere posta.

La prima e prevedibile abbiezione che ci si farà sarà questa: vi siete lasciati imporre da una esigenza straniera un atto interno di così vitale importanza, la vostra andata a Napoli (1) non è che la forma della vostra rinuncia a Roma.

In faccia al paese noi dovremmo porre la questione (2) nel modo seguente: le due condizioni colle quali la grande opinione liberale e moderata in Italia ha sempre giud!cato potersi sciogliere il problema romano sono: l. applicazione del non intervento per parte della Francia, 2. rinuncia ai mezzi materiali, ricorso alle sole forze morali. Per ciò abbiamo fatto un trattato pel quale ottenemmo il non intervento e rinunciammo ai mezzi materiali. Questo trattato vogliamo lealmente mantenerlo e nella definitiva efficacia dei mezzi morali abbiamo piena fiducia. Ma esso apre all'Italia un periodo, il cui termine non è assegnabile e in presenza del quale il nostro sguardo deve portarsi sulle condizioni della politica interns. Per rendere più efficace l'azione delle forze morali vogliamo portare la sede del Governo dove è più agevole che l'influenza nostra irraggi verso Roma, per attraversare un periodo di aspettazione, vogliamo portarla dove, con questo atto, si consacra definitivamente l'unità, dove è più agevole la vigilanza immediata e l'immediata iniziativa del Governo.

Sia che riusciamo nell'intento nostro e che quindi dobbiamo portare alla Camera i documenti, sia che non riusciamo e che dobbiamo lasciare il dossier delle pratiche diplomatiche nei cartoni del Ministero, è dunque necessario che le trattative * consegnate nei rapporti e nei dispacci* non discordino da questo modo di poirre la questione.

Ora, nella nota da scambiarsi col Governo francese e destinata a constatare le trattative, quale metodo seguire? Qui si presenta un dilemma. O la proposta, come garanzia, del trasporto della Capitale viene dalla Francia, e allora si griderà alla pressione, si verificheranno gli inconvenienti a cui dianzi accennava. O viene da noi, e ci si dirà: Ecco, di questa condizione, gravida di crisi e di difficoltà, siete voi che vi faceste gli iniziatori e forse senza assoluta necessità i propositori. È una vostra pensata. Voi avete con arte deliberata condotte le trattative per modo che arrivassero a questo punto.

Io credo che di queiste accuse è preferibile (3) che subiamo la seconda. Ad ogni modo, non potrei oca indicare iPer filo e per segno il metodo che noi preferiremmo seguire (4). Queste cose vi dico soltanto perché, d'accordo anche con Minghetti e con Peruzzi, desideriamo che questa questione della forma, da discutere poi insieme, sia riservata (5)* che sia riservata la questione del modo con cui presentare [a cosa al Parlamento e al paese.

Non occorre vi dica che trovo naturalissimo che vi allontaniate da Parigi durante le feste pel Re di Spagna per recarvi in Svizzera. Minghetti ed io desidereremmo che voi poteste approfittare di questa gita per trovarci in qualche

(-4) In MINGHETTI « darvi delle istruzioni particolareggiate •.

punto della frontiera. Il ritrovo avverrebbe, ben inteso, dopo il J:litorno di Pepoli, e bisogna trovar modo che sia all'insaputa del Pr,incipe, del suo seguito, del pubblico. Là potremo intenderei sulle cose a cui v'ho accennato in questa lettera. Vi telegraferò a tal proposito, conosciuto il preciso itinerario del Principe.

Salutatemi Pepoli *.

(1) -Cfr. n. 92. I brani fra asterischi mancano in MrNGHETTI. (2) -Cfr. n. 105. (1) -In MINGHETTI « in un'altra città >. (2) -In M:INGHETTI • ora poi la questione si pone •. (3) -In MINGHETTI « vale meglio, nell'interes'*' del paese >. (5) -In MrNGHETTI • desidero che questi punti, da discutere poi insieme, siano riservati •.
105

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(Ed. in MINGHETTI, pp. 85-86) (1)

L. P. 6 agosto 1864.

Al generale La Marmora lessi la vostra ~ettera, e ne ,segui una lunga discussione. Il Generale ammette il principio del trattato, quante volte lealmente e francamente siasi risoluti di osservarlo: né dissente dalla guarentigia richiesta col trasporto della capitale: anzi su questo punto esso non si fermò molto, perché parve non dare a tal atto tutta l'importanza che ha a nostro avviso, né apprendere quei pericoli che noi pur ci vediamo. Si esaminerà, disse, attentamente, se più convenga Napoli o Firenze; ma il partir da Torino non gli fa amarezza. Il punto sul quale il Generale insiste è la difficoltà di guardare seriamente un confine così frastagliato ed arduo come è il presente. Potremo noi, diceva egli, impedire assolutamente che qualche individuo, qualche gruppo di uomini passi? Certo sì, se vi fosse una rettificazione di confini che ne rendesse più agevole la guardia; difficilmente, se restano come sono. A questo concetto io rispondevo che l'Imperatore non si crederà mai autorizzato a mutare lo statu quo territoriale pontificio, questione al tutto diversa da quella dell'intervento, né vi assentirà mai il Papa. Ma il Generale pare a me convinto che se egli parlasse all'Imperatore gli riuscirebbe per avventura di persuaderlo, non già a cederci quelle provincie, ma a restringere la promessa della difesa a

.Roma, Comarca e Civitavecchia. A questo punto io credetti di dichiarare fran

camente che io ero deciso, anche senza questa modificazione, ad accettare il

progetto, né egli veramente a ciò punto si oppose.

La conclusione fu di lasciare che Pepoli compia la sua missione, e di giudicar poscia sull'opportunità della sua visita all'Imperatore. Se si troverà conveniente, io gli telegraferò di recarsi a Parigi, dove troverà le sue istruzioni, e dove avrà da voi tutti gli schiarimenti che occorrono.

Non debbo tacervi che ho proposto a La Marmora di entrare nel Ministero, offerendogli anche la presidenza. La Marmora non è per ora inclinato a farlo. Due cose, dice, lo trattengono: la difficoltà di convivenza fra lui e il Re; e la Camera della quale in questi anni ha perduto l'abitudine.

Tuttavia terminò dicendo che, se avesse potuto parlare con l'Imperatore, forse quel colloquio muterebbe le presenti sue disposizioni e aprirebbe l'adito

alla combinazione ministeriale. Cosicché anche questo punto fu differito. Non debbo tacere da ultimo che il Generale è persuaso che, quanto al tempo per sgombrare il territorio romano, l'Imperatore sarà très coulant.

(1) Di questa lettera, erroneamente datata in MINGHETTI 16 agosto non esiste l'originale in BCB, Carte Minghetti. Il testo pubblicato è probabilmente incompleto.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, A NAPOLEONE III

(AP; ed. in italiano in CHIALA, p. 746)

L. P. Parigi, 6 a,gosto 1864.

Selon le désir de V.M. j'ni attendu, pour avoir l'honneur de Vous parler, Votre arrivée à Paris.

Mais je crois qu'il est urgent pour tout le monde d'arriver à une solution de la question qui nous préoccupe surtout à présent que les journaux ont ébruité la conversation que v.r,l[. a eu avec le Général Menabrea à Vichy.

Je viens donc vous prier, Sire, d'avoir la haute bienveillance de m'accorder une audience le plus tot possible, meme lundi matin, s'il était possible, parce que je partirais alors pour Turin le soir-meme (1).

On m'attend avec le plus vif empressement à Turin, puisque ce n'est qu'en connaissant les résultats de mes démarches que le Ministère italien décidera la marche qui lui reste à suivre, et les délibérations urgentes qu'il doit adopter.

Pardonnez, Sire, à mon importunité...

107

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO

T. 300. Torino, 7 agosto 1864, ore 11,10.

Reiçu votre dép&he télégraphique du 6, (2) j'approuve votre reserve absolue avec la personne que vous m'indiquez. Notre consul à Belgrado étant en congé veuillez vous abstenir de totlte -:ommunication confidentielle avec le consulat.

108

IL CONTE CSAKY AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Ginevra, 7 agosto 1864.

M. le général Klapka nous a communiqué la dépeche que Vous avez bien voulu lui adresser, et dans laquelle Vous le priez d'aujourner de 10 jours san voyage à Turin; nous avons pensé, jugeant après cette dépèche que Vous désirez remettre au 15 Aout la décision de l'affaire qui nous occupe, et nous avons cru en conséquent devoir aussi ajourner notre <lrrivée fìxée par Vous pour le 5.

Nous avons instruit le comité par la voie du télégraphe de ce retard inattendu, lequel, je dois l'avouer nous a beaucoup contrarié, parceque toutes les dispositions ont été faites pour le 5, des agents sont en route pour ici, des autres attendent à Pesth, de plus un certain désappointement est inévitable dans les départements qui attendent impatiemment une décision, enfin nou.s regrettons le temps perdu, car la saison est déjà si avancée que chaque jour devient de grande importance.

Notre consolation est dans l'espoir que le 15 de ce mois, le gouvernement voudra bien porter enfin une décision, je me permets de Vous faire observer que cela parait très urgent, car l'incertitude consume nos forces sans aucun avantage, et nous fait les plus grands torts.

(1) -L'udienza avvenne il 9 agosto come risulta da una lettera di Mocquarà a Pepoli. co.servata in AP. (2) -Cfr. n. 103.
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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 748. Costantinopoli, 9 agosto 1864, ore 14,15 (per. ore 14 del 1O).

Conformément aux instructìons de V.E. j'aì de nouveau vivement insisté près de Aali ,pacha pour notre adm1SISion affaires Syrie. N e cachant point mauvais effet que produirait refus, Aali pacha a de nouveau déclaré que la Sublime Porte dnterprète le traité de Paris dans le sens de nous exclure et ajoute que l'Autriche et la Russie ont de leur còté déclaré que dans le cas d'admission de l'Italie elles se seraient refusées de prendre part à accord et auraient protesté. Aali pacha m'a dit avoir répondu dans ce sens aux ambassadeurs d'Angleterre et de France, exprimant ses regrets de devoir maintenir refus. Je préviens V.E. que les représentants des grandes puissances n'étant pas d'accord sur les affaires du Liban rien ne laisse prévoir arrangement prochain. L'ambassadeur d'Angleterre qui a reçu la note de ila Sublime Porte contenant le refus de notre admission m'a dit que nous ne devrions instster davantage ni protester mais tacher d'obtenir en transigeant sur la présente question d'ètre admis dorénavant à prendre part à toutes les autres affaires. Sur ma proposition il m'a promis d'entretenir de nouveau Aali pacha à l'égard de la possibilité d'arranger question du Liban sans conférence en signant acte d'arrangernent et dans ce cas obtenir que le représentant d'Italie appose sa signature aussi. L'ambassadeur d'Angleterre part très prochainement en congé passant par Tudn: l'ambassadeur de France part demain pour un long congé.

110

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 752. Tunisi, 9 agosto 1864 (per. ore 19 dell'11) (1).

La situation devient de jour en jour meilleure car plusieurs autres tribus ont fait leur soumission ultérieure. Les caravanes ont repris leurs voyages

entre Beja et Tunis. Le consul de France a remis vendredi dernier une lettre du ministre des affaires étrangères au Bey conçue en termes de bienveillance où aucune allusion n'était faite au premier ministre; mais samedi il s'est de nouveau présenté pour demander au nom de son Gouvernement le renvoi du premier ministre; cette évidente contradiction a frappé le bey qui a demandé la communication par écrit mais le consul s'est refusé de la donner. Le jour après le consul français est encore allé demander au bey s'il avait quelque réponse à lui donner. Le bey lui a remis sa réponse cachetée au ministre des affaires étrangères à Paris. Le travail énorme d'hier et d'aujourd'hui et l'état de mon esprit m'ont empéché de répondre à votre dépéche n. 7 Cabinet (1); je ferai cependant partir demain deux longs rapports qui prouvent qu'aucun consul ne peut rester à Tunis sans votre appui et sans votre entière confiance..

(1) Trasmesso da Cagliari alle 14 dell' 11 agosto.

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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 126/65. Londra, 9 agosto 1864 (per. il 12).

Lord Russell che fui a trovare due giorni fa mi parlò della nostra ammessione alla Conferenza del Libano, senza che punto io gliene fa,cessi parola pel primo. Mi raccontò aver avute notizie da Costantinopoli portanti che Alì Pacha continuava nelle sue resistenze alla nostra ammessione od invero all'ammessione di qualunque potenza non ancora introdottasi in quelle discussioni precedenti il Trattato di Parigi. Lord Russell aggiunse che egli avea dunque preparato un dispaccio che aspettava la sanzione di Lord Palmerston, e nel quale egli insisteva su questa nostra am::nessione, ricordando ai Turchi come fosse cosa poco politica il mettersi male con un paese che contava fra i primarj d'Europa, con un paese che tanto avea da dire nei mari finitimi con quelli che bagnano l'Impero Ottomano, con un paese infine che pericolando Costantinopoli, non avea esitato a mandare un esercito delle sue migliori tru,ppe, mentre l'Austria, benché vedendo di molto mal'occhio quest'invio, non avea mai creduto doversi decidere a seguitar quell'esempio, tale era il suo terrore della Russia. Sotto a questi varj punti di vista, egli sperava che il Governo Turco si sarebbe ravveduto, adottando migliori consigli. Soggiunse poi che il Conte Appony non cessava di lagnarsi di questa adozione per parte dell'Inghilterra delle nostre esigenze in questo affare (2).

Ringraziato, come si dovea, Lord Russell, per quanto mi avea detto ed avea fatto, gli ripetei, a un dipresso, gli argomenti e le considerazioni di cui mi ero servito ,con LQI!'d Palmerìston, e che indicai in uno dei miei ultimi rapporti a

V.E. aggiungendo che difatti savinmente oprerebbero i Turchi a non mettersi male con noi, poiché se realmente ci venissimo a convincere che essi agivano

Voglia la S.V. Illustrissima esprimerne çosì a Lord Russell come a Lord Palmerston i· nostri ringraziamenti •.

ingiustamente per noi, avrebbe questo potuto diminuire quelle buone disposi-

zioni che ci guidavano, sia per le nostre relazioni con loro, come pel manteni

mento dell'attuale ordine di cose. Lord Russell non negò che Sir. H. Bulwer in

fondo non fosse contrario, né che gli argomenti messi avanti da lui fossero

totalmente persi per Lord Palmerston. Ed io allora gli narrai come avessi

combattuti precisamente quegli argomenti con Lord Palmerston, e trovassi

singolari le idee di questo Ministro riguardo al brigantaggio, come motivo di

esclusione. Pare che pur troppo Sir H. Bulwer si fermi ancora qualche tempo

a Costantinopoli (1).

Mi si assicura che il Principe di Galles, il quale parte stasera per la Scozia,"

persista nella sua idea di presto andare in Danimarca.

(1) -Cfr. n. 97. (2) -Con D. 12 del 15 agosto Cerruti comunicò a Maffei: • Dai recenti Rapporti del Marchese d'Azeglio relativi alla questione della nostra ammissione alle conferenze del Libano. e segnatamente dal n. 65 Politico del 9 corrente, ho rilevato con soddisfazione le disposizioni a noi favorevoli del Governo Britannico.
112

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, A PARIGI (AP)

L. P. Parigi, 9 agosto 1864..

Ricevei nella notte un dispaccio di Visconti così concepito:

• Il faut faire valoir, dans la discussion du délai, la chance de la mort probable du Pape. Six mois sont plus que suffisants pour l'organisation d'une légion étrangère. Si le mot !égion étrangère pouvait etre substitué par une autre phrase comme dans l'ancien projet Cavour, ce serait très bien fait. Il faut tacher d'obtenir ce changement de forme , .

Vedo con piacere che almeno :n parte fanno laggiù i medesimi ragionamenti che facciam noi qui. Ma non si rendono abbastanza ragione delle difficoltà per la fissazione del termine.

Buona resistenza e coraggio.

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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, pp. 93-94 e in BASTGEN, pp. 328-329)

L. P Parigi, 9 agosto 1864 (2).

Pepoli torna in questo momento (4 ore) da S.. Cloud. Parte stassera stessa per Torino. Non ho che il tempo di dirigervi queste due righe. Fu impossibile

Riferendomi al mio odierno rapporto confidenziale vorrei sperare che Sir. H. Bulwer siadopererà con profitto presso Aalì Pascià per ottenere che, non trattandosi più di una formale conferenza, io sottoscriva cogli altri rappresentanti l'atto col quale si accetteranno in blocco le modificazioni intese dalJa Sublime Porta, per il riordinamento del Libano •

ottenere dall'Imperatore un termine minore di due anni. Ma si ottenne di togliere la parola legione estera e d'inserire un'altra modificazione importante, quella cioè per cui ci obblighiamo, non ad assumere la parte del debito pubblico, ma a negoziare per assumere, modificazione di cui capirete tutta l'importanza. Il prolungo del termine è anche compensato dall'aver tolto dal progetto la clausola che concerne la costituzione dell'armata Papale e dall'avervi sostituita la frase dell'<>.ntico progetto Cavour. Certo sarebbe stato importantissimo l'ottenere un abbreviamento del termine, ma non ci fu modo: l'Imperatore fu su questo punto inflessibile. Malgrado però la fi:ssazione del termine di due anni, Pepoli ed [o rimaniamo convinti della convenienza di accettare il trattato. Spero che sarete voi tutti del medesimo avviso. Adunque non perdete tempo: proponete la cosa al Re. e rim<m0atc Pepoli coi pieni potel·i per lui e per me.

(1) In una Lp. del 10 agosto a Visconti Venosta (AVV) Greppi comunicò: " Fui confidenzialmente avvertito dal Signor Steffens incaricato d'Affari di Prussia, animato personalmente dei migliori sentimenti a nostro rigu?.rdo, che Aall Pascià esagerò le intenzioni ostili de' rappresentanti di Austria e Prussia per ciò che concerne la mia ammissione; al dire del Signor Steffens essi non hanno istruzioni di protestare ed ancor meno di astenersi dal prendere parte agli accordi, nel caso io sia chiamato a parteciparvi, ma soltanto d'interporre i loro offici per mantenere le inclinazioni poco favorevoli della Sublime Porta, in questa questione, a nostro riguardo.

(2) In MINGHETTI questa lettera è erroneamente datata 5 agosto.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 302. Torino. 10 agosto 1864. ore 16,15.

Vous étes autorisé à signer protocole en laissant au rplénipotentiaire prussien l'initi2tive de la conclusion. Instructions plus détaillées par dépeche.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE . Berlino, 10 agosto 1864 (per. il 14!.

De prime abord, à la lecture des préliminaires de paix avec le Danemark, on serait tenté de croirc quc le sort des Duchés ne tardera pas à etre réglé d'une manière définitive. Si les vainqueurs restent maitres absolus des destinées qui attendent ces provinces, il n'est pas à présumer que l'Autriche veuille les céder à la Prusse. Si les Duchés assument le remboursement des frais de guerre, c'est bien là une certaine garantie de leur future autonomie. Dans ccs dispositions, il existe donc une apparence d'honneteté. Mais en examinant de plus près la situation, il faut bien convenir qu'il reste à M. de Bismark plusieurs moyens d'ajourner indéfiniment une solution.

Je veux admettre, et tout porte à le croire, que la paix définitive soit conclue avec le Danemark avant le 15 Septembre; mais d'ici là les prétentions des candidats ne seront pas cncore réglées. Le Schleswig-Holstein restera donc placé sous l'administration des commissaires de Berlin et de V,ienne, et sl la Diète Germanique e3t appelée à se prononcer sur les questions si compliquées du droit fédéral, ce travail exigera une année au moins. Durant cet interrègne

la porte restera ouverte à toutes les intrigues, soit pour modifier la constitution 1ibérale de 1848, soit pour gagner des voix en faveur d'une incorporation à la Prusse, ou de sa suprématie.

Que dans l'intervalle il survienne quelque crise Européenne, et les projet.s ambitieux de M. de Bismark reviendront sur l'eau.

Il est difficile de s'expliquer la conduite de l'Autriche. Elle n'avait que deux voies à suivre. Ou s'assurer dès le début du bon vouloir de l'Angleterre, en maintenant le Traité de Londres, l'intégrité de la Monarchie Danoise; ou se ranger du c6té des Etats secondaires de l'Allemagne en réclamant l'installation immédiate du Due d'Augustenbourg. Au lieu de cela, elle a suivi une voie de juste milieu qui la met à la remorque de la Prusse. Est ce lacheté? Serait ce calcul? Je penche pour cette dernière supposition. Le Comte de Rechberg n'est pas homme à lutter de finesse avec IVI. de Bismark. Mais l'idée a pu naitre et

se fixer dans son esprit que, malgré ses inconvéniens, la prolongation indéterminée de l'intérim dans les Duchés a l'avantage de mettre jusqu'à un certain point la Prusse dans la dépendance de l'Autriche s'il surgissait quelque grave complication du c6té de l'Italie ou de la Hongrie. Dans le cas où cette éventualité se présenterait, il aurait en son pouvoir le moyen d'acheter l'appui du Cabinet de Berlin. Ce calcul pourrait cependant bien aboutir à une déception. M. de Bismark n'ayant désormais plus à craindre l'opposition d'un Gouvernement

assez occupé chez lui pour qu'il fùt à meme de contrecarrer ses projets, comprendrait alors-que le moment serait venu de démasquer ses batteries, et de s'entendre à cet effet avec la France.

Il est de fait que M. de Bismark personnifie un ~certain parti qui juge, avec raison, que la Prusse doit obtenir un agrandissement territorial sous peine de décheoir de sa position de Grande Puissance. Il est meme a:ssez étonnant que jusqu'ici ce pays n'ait pas su profiter des occasions qui, plus d'une fois, se sont présentées pour élargir ses frontières. Cela a tenu à l'excessive honneteté ou à l'incapacité de ses derniers Souverains. Guillaume I•r lui aussi se montre très scrupuleux vis-à-vis des autres Souvera.ins confédérés; mais il a un premier Ministre très entreprenant, et d'ailleurs les faciles succès remportés contre le Danemark ont développé l'humeur belliqueuse de Sa Majesté. • Avec de semblables troupes, disait-elle, rien n'est impossible! Ne fùt-ce la crainte d'offenser Dieu, j'aurais de la peine à me contenirl •. Ce langage indique assez ses désirs présomptueux. M. de Bismark est assez habHe pour en tirer parti dans un moment donné.

Il faut lui rendre cette justice que, dans la politique extérieure, il a jusqu'ici adroitement manoeuvré; s'il n'en a pas encore recueilli tous les fruits, il a dumoins su se laisser une porte ouvertc pour agir au mieux de ses convenances, selon les événemens. Ce jeu ne lui est cependant permis que gràce à l'abstention de la France qui par sa prétendue sagesse d'inertie a permis la résurrection politique et militaire de la Prusse. La meme faute avait été commise en 1787. Les troupes Prussiennes s'ébranlant avec rapidité, pénétrèrent dans les Provinces unics et batt!rent l"s troupes Hollancbhe;,;. Cct é'.cte était un échec porté à la considération de la France à laquelle on imprimait un cachet de faiblesse. Cet acte qui n'avait pas rencontré de résistance à Paris, fut en memc tems un encouragement pour Frédéric Guillaume II. Il fut le premier en 1792 à proposer une coalition contre la France, et il s'avança jusque dans !es plaines de la Champagne!

M. de Bismark, il est vrai, ne semble pas partager les antipathies du parti rétrograde contre la France Napoléonienne, mais il doit ménager ces sentimens et en tenir compte dans une certaine mesure. Dans ce parti il règne la conviction bien arrètée qu'aucune Puissance ne saurait résister à une action combinée de l'Autriche et de la Prusse. Qu'on ne le perde pas de vue à Paris. Et quant à nous, je ne saurais trop le répéter, les déclarations de la Cour de Vienne qu'on ne songe nullement à nous attaquer, doivent se traduire par ces mots: « Tant que l'Empereur Napoléon vivra, à moins d'un concours de circonstances inespérées, nous nous tiendrons sur la défensive; mais que cette existence vienne à s'éteindre, et ce sera sans tarder que nous prendrons notre revanche de Solferino ». Que dirait alors l'histoire sur le règne de Napoléon III?

Car les Souverains ne sont pas jugés sur les oeuvres qu'ils ont ébauchées, mais par celles qu'ils ont accomplies. Ses superbes légions ne combattaient plus que par des ambassadeurs!...

Vers la mi Aout, le Roi de Prusse va décidément à Vienne pour rendre la visite qu'il a reçue de l'Empereur d'Autriche à Carlsbad. Les journaux officieux assurent que cette visite n'a aucun caractère politique.

Dans quatre jours l'Ambassadeur de France part pour un long congé. Il ne reste ici aucun autre de mes collègues que celui de Suède.

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L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 27. Madrid, 10 agosto 1864 (per. il 15).

Nei giornali ministeriali pubblicati jeri, incontrai un articolo concepito in questi termini: • Abbiamo motivo per credere che in oggi esiste tra diverse Corti cattoliche un principio di negoziazione e d'intelligenza riguardo agli affari di Roma. La Spagna non sarà per certo aliena da tutto ciò che possa contribuire a facilitare una soluzione soddisfacente per questa immensa questione •.

Un tale articolo, come era naturale, fissò la mia attenzione specialmente pel modo in cui era redatto, e mi apposi immantinenti a ricercare il motivo di questa pubblicazione e la verità del fatto. Ecco quanto mi venne narrato da persona competente ed amica mia.

Il Ministro di Stato ricevette pochi giorni fa comunicazione di un dispaccio del Signor Drouyn, de Lhuys, nel quale, prevedendo il prossimo termine delia carriera mortale del Santo Padre, invita, a nome della Francia, la Spagna a porsi con lei d'accordo per dare il veto a quell'eletto del Sacro Collegio che non possedesse le qualità indispensabili negli attuali momenti per sedere nella Cattedra di S. Pietro. Tale comunicazione venne pure diretta al Portogallo, potenza che al pari di Francia e Spagna possiede il privilegio del veto. Il Signor Pacheco accolse tale apertura piuttosto favorevolmente, giacché a parer suo un pontefice liberale ridarebbe prestigio alla sua sovranità temporale.

Questa notizia di carattere riservato venne però rivelata ad amici poco cauti, e di qui l'articolo che citai in principio.

Il viaggio del Re Consorte continua a rivestire un carattere completamente di cortesia, e ministri ed amici loro, giurano che nulla vi ha in esso di politico. Mi venne però fatto di sapere che la così detta devozione della Regina seppe persuadere i suoi consiglieri perché lascino al Re facoltà d'intendersi particolarmente coll'Imperatore in siffatto importante negozio, H quale preoccupa grandemente la timorata coscienza della Regina Isabella, che ebbe a dire ultimamente potere essa sagrificare gl'interessi di famiglia, dimenticare i parenti di Napoli, ma non mai approvare che il Padre Santo fosse privato della sua indipendenza e del suo trono.

I timori di disordini in Madrid sono pressoché calmati. Il Governo prese misure forse anche troppo energiche contro alcuni militari, attesa la poca importanza del fatto, misure però legali e sulle quali nulla vi ha a ridire. Più e più mi persuado che questi movimenti parziali sono opera di impazienti amici dell'O'Donnel, i quali vorrebbero imporre ahla regina il rkhiamo del loro patrono, come quegli che solo sa dare calma e fiducia alla Spagna. Venni assicurato oggi stesso che il Signor Duca di Tetuan non si mostrerà troppo disposto, nel caso che venga chiamato dalla Regina ad accettare il potere, e che porrà condizioni fra le quali figurerebbero lo sfratto della monaca Patrocinio e del Padre Claret, ed il riconoscimento del Regno d'Italia come fatto compiuto (1).

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, A NAPOLEONE III

(AP; ed. in CHIALA, p. 747)

L. P. Torino, 10 agosto 1864.

J'ai communiqué au Président du Conseil le projet du traité. S.M. étant à la campagne, il lui a écrit immédiatement pour lui demander une entrevue ce n'est qu'après que nous pourrons envoyer, Sire, une réponse définitive à

M. Nigra.

En attendant, le Général La Marmora vient à Paris; il désire avoir l'honneur de voir Votre Majesté, et de son c6té M. Minghetti seradt heureux qu'un encouragement de Votre part le décide à entrer dans nos idées et à lui donner l'autorité de son nom. Sa ,coopération peut aplanir hien de d!ifficultés et vainore bien de répugnances. C'est un service réel à rendre à l'Italie et à son Gouvernement.

6 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. V

(1) Cfr. il seguente brano del R. 29 di Cavalchini del 18 agosto: «Da più giorni si vede ricomparire nei giornali ministeriali il tema più volte preso e più volte dismesso della utilità del pronto riconoscimento del Regno d'Italia, e persone alto locate mi assicurano che già in Palazzo può un Ministro rischiarsi a parlare di ciò senza ricevere l'ordine di sospendere tale discorso. Se il viaggio del Re a Parigi obblighi a prendere un'attitudine meno retriva o se un tale linguaggio sia un'arma presa per far credere non doversi considerare le misure adottate contro i progressisti, come il Prim, quale principio di reazione, lo farà quanto prima c.onoscere l'avvenire. So però positivamente che il Signor Pacheco lavora assiduamente onde preparare il terreno in Corte, e mi venne riferito che lo stesso Don Giovanni di Lucca dichiarò alla Regina essere impossibile una restaurazione in Napoli •.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 753. Londra, 11 agosto 1864, ore 19,18 (per. ore 21).

Lord Russell m'informe qu'il a informé S.M. la Reine de l'arrivée du Prince de Piémont; S.M. a répondu qu'elle sera à Windsor le 25 et qu'elle pourra y donner audience au Prince de Piémont le 26 ou le 27, que le 28 elle partira pour l'Ecosse où vivant en stricte retraite S.M. ne pourrait le recevoir. Lord Russell confirme en outre le départ du Prince de Galles pour le commencement de septembre.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, A VITTORIO EMANUELE II

(Ed. in MINGHETTI, p. 97)

L. P. Torino, 11 agosto 1864.

Telegrafai a Pepoli, come V.M. mi ordinò domenica. L'Imperatore era giunto quel giorno stesso a Parigi, e Pepoli chiese l'udienza e l'ottenne martedì mattina.

Il colloquio fu assai importante, cosicché Pepoli la stessa sera è partito per Torino. Egli però ha dovuto continuare il viaggio sino a Bologna, ma è pronto agli ordini di V.M. per ritornare a Torino. lo aspetto un cenno di V.M. per recarmi ove Ella mi ordini, e per riferirle ogni cosa. Vi ha urgenza.

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CONVENZIONE PER LA PARTENZA DELLE TRUPPE FRANCESI DA ROMA, DISCUSSA TRA L'IMPERATORE, NIGRA E PEPOLI

(AVV)

11 agosto 1864.

Projet de l'Empereur

Art. I

L'Italie s'engage à ne :pas attaquer et à empecher méme par la for·ce toute attaque venant de l'extérieur contre le territorie actuel du Pape.

Art. II

La France retirera ses troupes de Rome graduellement et à mesure que l'armée pontificale sera organisée. L'évacuation devra néanmoins étre accomplie dans le délai de deux ans.

Variante proposée. L'évacuation devra néanmoins commencer dans le délai de six mois et etre accomplie dans celui d'un an. Non acceptée.

Art. III Le Gouvernement italien s'interdira toute réclamation contre l'organisation dans les Etats pontificaux d'une légion étrangère suffisante pour maintenir l'autorité du Saint-Père et la tranquillité dans ses Etats. Cette légion aura le drapeau du Pape. Variante proposée. ... d'une armée papale composée meme de volontaires catholiques étrangers ... pourvu qu'elle ne puisse dégénérer en moyen d'attaque contre le Gouvernement italien. Acceptée.

Art. IV L'Italie se déclarerait prete à prendre à sa charge une partie proportionnelle de la dette du Saint-Siège.

Variante proposée. L'Italie se déclarerait prete à entrer en arrangement avec le Gouvernement du Pape pour ,prendre à sa ·charge :la part prqportionnelle de la dette des anciens Etats de l'Eglise. Acceptée. Article secret proposé par l'Empereur. La Convention ci-dessus n'aura de valeur et d'exécution que lorsque S.M. le Roi d'Italie aura transporté la Capitale du Royaume dans l'endroit qui sera ultérieurement déterminé par la dite Majesté.

Variante proposée. ... que lorsque S.M. le Roi d'Italie aura décrété le transport de la Capitale du Royaume dans l'endroit ... Ce transpart devra etre effectué daillS ·le délai de 'SÌX moils à dater de la présente Convention.

121

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. .. (1).

Déchifirez vous meme.

Après conférence avec Pepoli nom; avons décidé inviter La Marmora se

rendre Paris. Cou:m-ier part ce soir vous apportera dépèches. Nouvelles condi

tions inattendues très graves r..onobstant nous ne refusons pas.

Roi revient demain soir.

(1) Il telegramma è privo di data; si inserisce qui in considerazione del suo contenuto.

122

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (AVV)

L. P. 21. Torino, 12 agosto 1864.

Passai una parte della giornata d'ieri con Pepoli, che accompagnai fino a Milano. Il primo vostro annuncio telegrafico della condizione di due anni posta dall'Imperatore ci ha veramente atterriti. Innanzi tutto ci si ruba una chance, quella della morte del Papa. Poi per un simile disegno l'impressione del pubblico, l'effetto sull'opinione è di una precipua importanza. Ora, l'Italia è un paese che vive alla giornata e un termine di due anni pare ben lungo e gravido di eventualità di ogni genere; esso, temo potrà quasi parere una derisione. Tanto più che se la ragione del termine è il dar tempo alla organizzazione della legione straniera, non si vede come due anni siano necessari a ciò. Ora era il buon effetto del trattato su cui contavamo per vincere le difficoltà grandi, enormi del trasporto della capitale. Da principio ci occorse alla mente che se un termine di due anni ci era chiesto per l'evacuazione, un termine di due anni ci poteva essere dato pel trasporto, poiché era naturale che noi accordassimo la nostra garanzia quando cessasse quella che la Francia si piglia da sè co1la p.resenza delle sue truppe. Ma, o l'articolo segreto rimane segreto, ed allora come sarà osservato l'impegno? O si pubblica, ed allora come governare da Torino in questi due anni? Molte cose si potrebbero dire. Sventuratamente non si tratta di fare la critica al sistema dei due anni. Si tratta di sapere se, essendo questo le dernier mot dell'Imperatore, debbasi o non debbasi accettare. Ora, benché la grave modificazione introdotta dall'Imperatore renda assai più difficile la nostra situazione, renda più dubbio il nostro successo nell'effettuare il progetto, noi non possiamo assumerci la responsabilità di rifiutare, quando c'è dato modo di far fare un passo alla questione, di impegnare la Francia con un trattato che, fatto al costituirsi del nostro Ministero, ci avrebbe già oggi condotto presso alla meta.

Colle modificazioni fatte al trattato, diventa necessario di togliere, o attenuare, per quanto si può, la relazione fra la convenzione per lo sgombero e il trasporto della capitale. Bisogna cercare di far passare il trasporto come una misura che ha le sue ragioni proprie nella situazione dell'Italia, benché possa aver agevolato le trattative colla Francia. Il trattato in sé, anche coi due anni, sarebbe sempre, io credo, considerato come un vero trionfo del Governo. La grossa faccenda è quella del trasporto. È possibile che non riusciamo. È anche vero che il nostro ritiro su questa questione che, anche trovato un altro pretesto per coprire il Re, pure finirà coll'essere conosciuto, produrrà una crisi ministeriale laboriosissima, e creerà nel paese una situazione violenta. Ma dopo sei mesi, se i nostri successori avranno ottenuto qualche cosa, tanto meglio, se invece durerà lo statu quo, l'opinione ritornerà a noi. E al programma attuale del partito moderato, programma oramai di generalità logore e inadeguato alle difficoltà della situazione politica e finanziaria, si sarà sostituito un programma governativo e pratico.

Ora dunque cominciano i mezzi d'esecuzione. Borromeo vi ha detto come ci sembri bene di non porre ostacoli al desiderio di La Marmora di vedere l'Imperatore. Le idee di La Marmora tanto disformi da quelle àell'I;nperatore potevano prima 'imbrogliare la faccenda. Ma oramai * questa visita ci sembra poter avere dei vantaggi non solo per quello che La Marmora può dire all'Imperatore, ma soprattutto per quello che l'Imperatore può dire a La Marmora.

Il Generale è partito da Torino fisso in due idee poco conformi alla realtà delle cose. La prima, quella della rettifica dei confini, della cui impossibilità si farà presto capace. La seconda, che per l'Imperatore la questione di tempo era indifferente e che egli ci avrebbe accordato volonterosamente un termine, anche brevissimo, essendo suo desiderio di andarsene da Roma al più presto, ottenute le condizioni volute.

È necessario fare un nuovo sforzo per attenuare questa dura condizione del tempo. La Marmora lo può fare autorevolmente. Minghetti gli scrive in questo senso (1) e in questo senso vi prego di parlargli. Il nostro desiderio sarebbe di poter indurre l'Imperatore ad ottenere almeno la clausola nel corso dell'anno 1865.

Voi sapete che importanza capitale avrebbe per la buona riuscita del piano l'entrata di La Marmora nel Ministero. Pel suo concorso, e solo per esso, la riuscita sarebbe quasi assicurata. Il Re ci dovrebbe probabilmente acconsentire e l'autorità del suo nome in Piemonte disarmerebbe in gran parte la resistenza. Ora, la sola lusinga che ci rimane di vederlo accettare è oramai nell'impressione che potrebbero fare sopra di lui le parole dell'Imperatore, se questi gli manifestasse il desiderio di vederlo entrare nel Ministero per assicurare, coll'autorità sua personale, il successo dell'impresa, il compimento di un fatto utile all'Italia e per portare alla combinazione una novella garanzia di fermezza e di lealtà.

Troverete qui unita una lettera di Pepoli all'Imperatore (2). In essa Pepoli gli accenna la probabile venuta di La Marmora e gli esprime la speranza che qualche incoraggiamento da parte sua lo induca ad agevolare coll'opera propria la riuscita del piano. L'Imperatore, oramai, parmi che a questa riuscita debba essere v;ivamente interessato, perché altrimenti avrà ancora tutti gli impicci della sua situazione a Roma, più lo scoppio delle ire clericali. Quello dunque di cui Minghetti ed io vi preghiamo è che, al giungere di La Marmora a Parigi, lo poniate al corrente della situazione e cerchiate di ricondurre le sue idee all'esatto apprezzamento della realtà delle cose e del carattere della questione, e che oltre la lettera di Pepoli, facciate voi stesso sapere all'Imperatore il vantaggio che noi ci ripromettiamo dalla conversazione del Generale con esso * (3).

Fra un paio di giorni il Re sarà a Torino, e si potrà anche radunare il Consiglio dei Ministri (4). Vi terrò al corrente di quanto succederà.

(-4) Il Consiglio dei Ministri fu tenuto lo stesso giorno 12 agosto. Minghetti riferì sulle trattative in corso con la Francia, che fino a quel momento erano note solo a Visconti Venosta e Peruzzi, e comunicò lo schema di trattato. L'unico ministro a dissentire fu il generale Della Rovere che annunciò l'intenzione di dimettersi quando l'accordo fosse per attuarsi. Egli ritirò le dimissioni in seguito alle agitazioni di Torino del 21 e 22 settembre.
(1) -Cfr. n. 12.3. (2) -Cfr. n. 117. (3) -Il brano fra asterischi è edito in MINGHETTI, pp. 102 -105, preceduto dalle seguenti parole, modificate rispetto all'originale: « Borromeo vi ha detto come ci sembri utile che il Generale La Marmora veda l'Imperatore •.
123

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL GENERALE LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Un po' più di luce, pp. 96-97) (1)

L. P. Torino, 12 agosto 1864.

Nigra vi racconterà tutto per filo e per segno, sicché io lascio a lui questa parte preliminare.

Vedrete l'Imperatore. Le osservazioni che voi mi comunicaste e che gli esporrete, non possono non essere ascoltate da S.M. colla maggiore benevolenza, avvegnacché esse abbiano per fine di togliere difficoltà allo scrupoloso adempimento degli impegni che siamo per prendere, e di mostrare quanto noi tenghiamo a mantenere le nostre ,promesse. Quando voi riusciste a infondere nell'animo di S.M. la vostra persuasione circa la possibilità pratica del concetto voi rendereste invero un servigio grandissimo, e migliorereste grandemente le condizioni del Trattato. Un altro punto sul quale io vi prego di chiamare l'attenzione di S.M. si è l'epoca dello sgombro delle truppe francesi dal tenritorio papa'le. Certo nella vita delle nazioni due anni sono un picciolo spazio, ma sono invece un lungo intervallo se si guarda alla situazione degli animi 1in Italia, e alla necessità che noi abbiamo di pacificarli. Io speravo che il tempo sarebbe stato molto più breve; ma ad ogni modo parmi che in un anno vi sia larga possibilità pel Governo Pontificio di completare il suo esercito del quale ha già il nucleo.

La convenienza, e l'urgenza direi quasi di fare in Italia le nuove elezioni sarà da voi perorata efficacemente. Ora è d'interesse anche francese che nel nuovo Parlamento trionfi la parte liberale moderata, la quale ha sempre avuto a cuore l'alleanza colla Francia, ma perché ciò avvenga è di mestieri che possiamo presentarci al paese in modo degno, dimostrando cioè che le grandi questioni possono fare per opera nostra un passo verso la loro soluzione; laddove il partito radicale non farebbe che guastarle. E non bisogna dimenticare che una buona camera ci assicura quattro o cinque anni di tranquillo andamento interno. Queste considerazioni benché accessorie meritano di essere svolte a S.M.

Ad ogni modo però, e riferendomi a quanto discorremmo insieme lungamente in voce, H trattato, anche tal qual è proposto, mi sembra doversi accettare. Il rifiutarlo, oltreché non migliora in nessuna guisa la condizione d'Italia, lascia incerto se nell'avvenire potesse rinnovarsi. E voi stesso riconoscete quanto sia necessario ed urgente uscir da questo stato d'irrequietezza rispetto alla questione romana; e di uscirne .come si farebbe in questo caso senza contraddire ai principi che furono proclamati dal Parlamento e dalla nazione.

S.M. è alla caccia, torna domani sera, ed io gli parlerò domenica mattina. Debbo dirvi per pura verHà che la prima cosa che mi significò appena tornai da Pegli fu la seguente: che avrebbe desiderato di vedervi ma che ignorando

se vi avessi parlato del Ministero e in quali termini fossimo rimasti, aveva creduto meglio astenersi dal chiamarvi. Mi soggiunse molte cose le più benevole per voi, né io vi scriverei così francamente, se non fossi sicuro su questo punto di non dilungarmi dai sentimenti di S.M.

Vi ringrazio anticipatamente della vostra bontà...

(1) Parzialmente edita anche in MrNGHETTI, pp. 104-105.

124

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI

T. 305. Torino, 13 agosto 1864, ore 14,10.

Nigra m'annonce l'arrivée à Paris et le départ immédiat pour Turin d'un plénipotentiaire de l'empereur du Mexique. Dites-moi si le Gouvernement anglais a reçu quelque représentant mexicain et s'H est disposé à envoyer à Mexico un ministre et de quel rang.

125

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(Ed. in MINGHETTI, p, 101)

T. 13 agosto 1864.

Je viens d'avoir une ~conférence avec le Roi. Je lui ai exposé tout. Bremière impression favorable au traité; très défavorable au transport. Pepoli dit que l'Empereur lui aurait déclaré qu'il serait pret à déclarer dans une note que si l'Autriche nous attaquait, la France prendrait fait et cause pour l'unité italienne. En savez-vous quelque chose?

126

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 767. Bucarest, 14 agosto 1864, ore 15 (per. ore 16,40 del 15).

Le Comte Schertoss avait excité d'abord des soupçons et appréhensions que sa conduite irréprochable et son langage reservé, ses rélations honorables et des ouvertures financières faites pour le compte de la banque générale de Pesth paraissaient avoir dissipé. Le prince Couza l'a reçu très bien et s'est entretenu avec lui avec confiance des affaires politiques. Il comptait s'en aller bientòt lorsque hier par un agent de police il a reçu ordre de partir dans

48 heures. Le comte a écrit au prince Couza pour montrer indignation et dema.nder 'l."éparation insulte et ,s'est adressé en meme tempis au consulat français dont il a la protection par son passeport; le motif de cette mesure est encore inconnu ... (1) ovdre d'ex[pu.Lsi.on par écrit; jusqu'ici ile consulat français n'a pas l'... (1) ainsi qu'on dit ... (1). La conduite et les dispositions actuelles du prince Couza et de son Gouvernement sont detestables.

127

OSSERVAZIONI DEL RE A MINGHETTI SULLA CONVENZIONE, INDIPENDENTEMENTE DELLA QUESTIONE DEL TRASPORTO DELLA CAPITALE

(AVV)

14 agosto 1864.

1° Clausola relativa ai briganti (per la frontiera).

2° Il Trattato deve avere effetto ancora che il Papa rifiuti di accettarlo.

3° Se il Papa chiamasse l'Austrria ad occupare i suoi Stati, la Francia prenderebbe fait et cause per l'Italia. 4° Caso che l'Austria ci attacchi dal Mincio e dal Po, posto l'alleanza Nordica, fare l'alleanza difensiva.

128

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 38. Londra, 14 agosto 1864 (per. il 17).

Quantunque mi paresse difficile dopo alle dichiarazioni fatte da Lord Palmerston alla Camera dei Comuni nella seduta delli 29 dello scorso mese in risposta alle interpellanze del Signor Kinglake sulla questione MesSì.cana, contenute nel qui unito brano del Times (2), che il Governo Inglese avesse in cosi pochi giorni mutato pensiero al punto di decidersi a riconoscere l'Imperatore Massimiliano ricevendone l'Inviato, pur tuttavia appena ebbi jeri il telegramma dell'E.V. (3) mi recai subito al Foreign Office per vedere di scoprire se per" avventura si era deciso di seguire a questo riguardo una diversa linea di politica. Ma Lord Russell era stato improvvisamente chiamato ad Osborne dalla Regina, e per assenza dei due sottosegretari i Signori Hammond e Layard, mi fu impossibile di ottenere nessuna di quelle informazioni che desideravo. Si fu allora che presi la risoluzione di andare da Lord Palmerston, che sapevo essere qui di passaggio. Il vecchio Premier mi accolse con l'usata sua affabilità, ed appena ebbe conoscimento dello scopo della mia visita, mi rispose in quei

termini, che io per maggior esattezza volli testualmente ripetere a V.E. nel mio telegramma (1). • Vedete •, mi aggiungeva egli • gli IngleiSi riconoscono sempre i fatti compiuti, ma può forse considerarsi come tale un governo violentemente 'imposto ad un paese da una invasione di bajonette straniere, contro alla quale più dei quattro quinti della nazione tuttavia protestano, e rifiutano di riconoscere il nuovo Sovrano? Abbiamo perciò fatto dire all'Inviato di questo sedicente Imperatore del Messico che stava per passare la Manica e presentare alla Regina una di lui lettera autografa, che sapevamo ch'egli non avea con sé le copie d'uso, e che essendo noi un popolo schiavo dell'etichetta, non potevamo riceverlo senza che ne fosse munito. Scl'!ivesse egJ.i perrciò al Messico per procurarsele, ed allora poi si sarebbe considerato se si doveva invitarlo a venirle a presentare •.

Per quanto straordina11io questo pretesto possa comparire, non sarei mera

vigliato se veramente fosse stato usato da Lord Palmerston in risposta all'ulti

ma ufficiale proposta che gli sarà stata fatta dall'Inviato Messicano a Parigi,

poiché come V.E. rileverà dal precitato estratto del Times, non era un mistero

neppure per l'Imperatore Massimiliano istesso, che l'Inghilterra non lo avrebbe

riconosciuto che sotto alcune condizioni, le quali non sono state certo finora

realizzate.

La politica dell'Inghilterra relativamente al presente stato del Messico può pertanto definirsi così: Essa non è aliena dal riconoscere il nuovo Imperatore, e questo soprattutto per non inimicarsi continuamente la Francia in ogni quistione, ma rispetto all'opinione pubblica del paese il Governo Britannico non può farlo senza una grave ragione, che almeno in apparenza possa servire a giustificare la sua condotta. Prima di riconoscere il nuovo Impero, l'Inghilterra desidera vedere che cosa i Messicani faranno, quando lasciati in balìa di loro stessi. Desidera vedere se anche senza il corpo d'occupazione francese l'Imperatore Massimiliano avrà forza bastante da stabilire, non dico già un perfetto sistema di amministrazione, ma almeno le prime basi di essa. Un tal fatto può senza dubbio venire ad ogni istante confermato, ed allora il Governo Inglese sarà felice di poter riconoscere l'Imperatore Massimiliano; ma non crede però di poter per ora assumere un'attitudine diversa da quella che ha sempre avuto dal momento in cui le sue truppe ed il suo rappresentante abbandonarono il territorio Messicano.

Reputo dover mio di qui osservare che sar_ebbe erroneo H supporre che questa condotta sia ispirata agli uomini di Stato Inglesi da un sentimento qualunque di ostilità per la Francia. Questa ipotesi sarebbe delle più infondate, poiché .io credo anzi poter dire che sarà solo per condiscendere ai desideri dell'Imperatore Napoleone che il Gabinetto di St. James, per poco che favorevolmente progredisca la nuova amministrazione dell'Ar'Ciduca Austriaco, sarà disposto fra non molto a riconoscerlo. Infatti più di ogni altra nazione l'Inghilterra ha interesse che si consolidi nel Messico un Governo stabile e forte. Essa vi ha un commercio dei più estesi non solo, ma vi ha un credito di 12 milioni

di lire sterline dati all'antico Governo in imprestito. Or si è appunto per queste importanti ragioni ch'essa esita a pronunciarsi. Disgraziatamente in Inghilterra si ha poca fede in uno stato di cose così precario. Non si crede gran fatto alla possibilità dell'esistenza di un Governo interamente imposto dalla forza, a cui, secondo taluni, i 9 decimi del suo territorio sono decisamente ostili, e che ha a sole trenta miglia dalla sua capitale il capo dell'antico ordinamento politico che lo minaccia. Tali circostanze producono qui la più grande sfiducia, e si crede generalmente che il segnale della partenza dato all'ultimo soldato Francese al Messico, sarà pur quello dello sfratto dell'Imperatore Massimiliano e dei pochi avventurieri stranieri che gli staranno al fianco.

Questo pericolo può essere per vero dire assai esagerato -se non interamente privo di fondamento, esso è certamente molto lontano ancora a realizzarsi, e le prime notizie che verranno dal Messico faranno forse presagire invece un più lieto avvenire pel nuovo Imperatore.

L'Inghilterra allora, non dubito, troverà che il suo riconoscimento sarà in tal caso giustificato abbastanza in faccia al paese, da non più esitare a dare il suo appoggio al nuovo Sovrano. Anzi a questo riguardo posso dire a V.S. che qui si considera una tale eventualità come assai probabile, e so perfino essersi già fatta la scelta del diplomatico che sarebbe destinato a rappresentare il Governo Britannico presso il fratello dell'Imperatore Austriaco. Ma ciò solo avrà luogo se si potrà almeno avere una sembianza di ragione per farlo.

Ora non credo inutile prima di por termine a questo rapporto di dare una idea a V.E. dell'impressione che produrrà in Inghilterra l'immediato riconoscimento dell'Impero del Messico per parte dei varii Stati del continente. Essa sarà press'a poco la seguente. La Spagna, che al pari dell'Inghilterra ritirò il suo corpo di spedizione quando vide che la Francia eccedeva nel Messico le stipulazioni primieramente arrestate, darà prova di andare interamente a rimorchio dell'Imperatore Napoleone, nella speranza sempre di potere mercé la sua intervenzione venir dichiarata gran Potenza Europea. Gli Stati principali della Germania e la Russia saranno naturalmente trascinati dall'Austria, e ciò non recherà meraviglia a nessuno.

Rimarrà l'Italia, la quale non essendo direttamente interessata, sarà certamente giustificata agl'occhi di tutti nell'accogliere l'Inviato Messicano, e dalla sua alleanza colla Francia, e dalla circostanza speciale di ricevere cioè un tale omaggio dall'ultimo viceré Austriaco del Lombardo Veneto.

Ho preso la libertà di dilungarmi alquanto su questo argomento in generale, avendo avuto jeri un'interessante conversazione coll'ultimo Ministro Inglese al Messico, il quale è persona oltremodo distinta ed esperta di quel paese. Egli fu che sulla propria responsabilità fece ritirare il corpo di spedizione Britannico vedendo violati dal Generale francese i patti convenuti, e tale è la stima di cui ei gode, che venne ciò non ostante in più d'una circostanza chiamato a Parigi dall'Imperatore Napoleone per sentire il suo parere, ed ultimamente anche dall'Arciduca Massimiliano stesso quando trovavasi ancora a Miramare.

Ho pensato essere forse opportuno che V.E. fosse posta al corrente di quanto ho potuto da lui ricavare.

(1) -Gruppo indecifrato. (2) -Non si pubblica. (3) -Cfr. n. 124.

(1) T. 761 del 13 agosto, che contiene l'essenziale di questo rapporto.

129

IL MINISTRO RESIDENTE A MONTEVIDEO E BUENOS AIRES, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 16. Montevideo, 14 agosto 1864 (per. il 20 settembre).

Trovai in Buenos Aires gli animi grandemente irritati contro il Governo

Orientale per la seguita rottura delle trattative di pace e disposti a secondare

ciecamente la politica sospetta del Governo brasiliano. Fortunatamente però,

il Generale Mitre e il suo Governo non partecipar.o di questa momentanea

esaltazione degli spiriti e con tutti i mezzi di cui possono disporre studiavansi

di calmare la popolare effervescenza. Può dirsi già che in gran parte vi siano

riesciti.

In fatti, in una conferenza di circa un'ora ch'io ebbi col Presidente di

quella Repubblica, mi fu dato convincermi che ogni progetto d'intervento in

comune della Repubblica Argentina. e del Brasile nella Repubblica Orientale,

era stato interamente messo da banda, e che il Generale Mitre non esitava a

riconoscere come la migliore soluzione di tutte le difficoltà pendenti, stesse

nel conseguimento della pacificazione interna dello Stato Orientale. Egli dunque

promise di coadjuvare potentemente gli sforzi che avrei fatti per raggiungere

questo scopo, e mi assicurò che avrebbe messo ad opera tutta la influenza di

cui godeva presso :il Generale Flores per renderlo moderato e ragionevole

nelle sue pretese.

Tornato in Montevideo, trovai nelle alte sfere del Governo e nella gran maggioranza della popolazione lo stesso vivo desiderio per la pace. Avendomi il Presidente della Repubblica confermato in una particolare udienza che egli intendeva mantenere le promesse fattemi, pelliSai estseJ:e giunto ill momento di rivolgermi al Generale Flores per domandargli un abboccamento. Ho l'onore di acchiudere a V.E. copia della lettera che gli ho diretta e della soddisfacente, an:z.i lusinghiera risposta 'che ne ho ricevuta (annessi nn. I e Il) (1). L'ultimo paragrafo è più degli altri significativo e le buone disposizioni in esso dimostrate dal Generale Flores sono tanto più confortanti in quanto che era da temere che un sanguinoso fatto di armi successo ultimamente tutto a vantaggio delle forze da lui capitanate che si sono impadronite della Florida, avrebbe potuto renderlo più restio a prestare orecchio a propositi di transazione. Ho pur l'onore di trasmettere a V.E. copia di una mia nota al Ministro degli Affari Esteri, relativa alle basi di pace con lui convenute precedentemente d'accordo; come pure di una mia lettera Confidenziale-riseTvata al Presidente della Repubblica, in cui trattasi il delicato affare d€11 ·cambio del Mind:stero; (annessi nn. III e IV). Le risposte mi .serviranno di documento per proceder più regolarmente e con più speditezza nelle trattative col Generale Flores.

Io partirò dunque dopo domani pel campo, accompagnato dal R. Vice Console, da due Ufficiali della R. Corvetta la • Fulminante • e da una scorta di molti italiani che sonosi offerti a seguirmi a cavallo per fare onore al Rap

presentante di S.M. Il Governo dal canto suo mi fa accompagnare da una scorta Militare sotto gli ordini del Colonnello Perez, già Ministro della Guerra.

V.E. potrà bene immaginare come la numerosa Colonia italiana qui residente sentasi altamente lusingata della posizione assunta in queste congiunture dalla R. Legazione, la qual cosa rivela agli occhi di tutti la cresciuta influenza e potenza del R. Governo in questa regione. Un brano poi del giornale El Pais, (annesso n. V) potrà dare all'E.V. una idea della favorevole accoglienza fatta dal pubblico orientale in generale alla mediazione italiana.

Infradditanto la questione col Brasile ha fatto nella passata quindicina un passo alquanto decisivo:

In seguito a novelle e positive istruzioni ricevute da Rio de Janeiro, il Signor Saraiva è qui venuto il giorno 4 da Buenos Aires, ed ha diretto al Governo Orientale un ultimatttm, di cui sì pel fondo come per la forma non si ha esempio negli annali della diplomazia.

È il più strano congiunto di prepotenza e di debolezza; poiché mentre da un lato si fanno le accuse più veementi, le ingiurie più grossolane che possono dirigersi ad un Governo, dall'aUro poi le minacce si riducono a rappresaglie che riguarderebbero solo il futuro e di cui non si comprende bene la portata.

Il Governo Orientale ha respinto l'ultimatum ed ha rinviata, come offensiva, la nota al Signor Saraiva; ma nel tempo stesso, per dimostrare che non intendeva per ciò ricusarsi a soddisfare in quanto poteva reclami che fossero fondati in giustizia, proponeva di rimettere la soluzione delle quistioni pendenti all'arbitraggio di una o più potenza neutrale.

Dai documenti che ho l'onore di trasmettere (annesso n. VI), vedrà V.E. come l'inviato BrasiJJano non ha accettato tale proposta, qualificandola di evasiva e come, dando per terminata la sua missione egli ha notificato al Governo Orientale di avere passato ai Comandanti le forze di terra e di mare le sue istruzioni nei termini indicati 11ell'ult'imatum.

Il .Signor Saraiva, nel lasciare Montevideo per Buenos Aires, ha diretto p;:,r ordine del Governo Imperiale ai Membri del Corpo diplomatico qui residente una nota, per comunicare loro le misure che egli aveva adottate in conseguenza della :risposta che era stata fatta al suo ultimatum, (annessi nn. VII e VIII). Conformandomi agli ordini ricevuti da V.E. non ho mancato in questa occasione di pormi di accordo col Rappresentante di Francia intorno alla risposta da darsi a questa comunicazione, risposta che mi affretto anche ad inviare in copia all'E.V.; (annesso n. IX), sperando che vorrà degnarsi ap;provarla.

P.S. L'annesso n. VI, essendo alquanto voluminoso, ho pensato di spedirlo a V.E. sotto fascia.

(1) Gli annessi non si pubblicano.

130

IL MINISTRO A BRUXELLES, RATI OPIZZONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 766. Bruxelles, 15 agosto 1864, ore 10,05 (per. ore 11,20).

Le général La Marmora est parti ce matin à 9 heures pour Paris.

131

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (AVV)

L. F. Londra, 15 agosto 1864.

Ieri domenica, consueto giorno dd ricevimento di Lord Russell, andai a Pembroke Lodge per cercar di scoprire se il Principe di Galles vedrebbe S.A.R. il Principe Umberto ove questi si trovasse in Londra prima della sua partenza per la Danimarca. Lord RuSISell era tuttora ad Osborne presso ,la Regina e non ho potuto essere vicevuto che da Milady, la quale mi espresse il suo vivo rammarico che S.A. avesse deciso di venire così tardi in Inghilterra, mentre essa sarebbe andata superba di potergli offrire l'ospitalità nello splendido Castello di suo nipote il Duca di Bedford, ove sta per recarsi fra alcuni giorni per ricevervi un'eletta società, incaricandomi ionltre di ciò far specialmente conoscere alla S.V. anche a nome di Lord Russell.

Mi aggiunse quindi, nessuno sapere ancora quali fossero gli intendimenti del Principe di Galles, ma che era assai probabile che s'imbarcasse da un punto qualunque della Scozia, senza venire a Londra. Questa circostanza è del resto di poco momento, e l'essenziale sarebbe che S.A. giungesse in tempo per essere ricevuto dalla Regina. Importerebbe per questo che Ei qui arrivasse il 27 a sera o il mattino seguente onde poter andare a Windsor prima del 29, giorno in cui S.M. si recherà in !scozia, poiché farebbe certo cattivissima impressione se il Principe Umberto ~on potesse neppure vedere uno dei membri della Famiglia Reale. Ora mi viene riferito che S.A. avrebbe intenzione, pDima di recarsi in Inghilterra, di visitare l'Olanda e il Belgio, e mi pare sarebbe conveniente che questo itinerario venisse alquanto modificato, ed il Principe varcasse la Manica subito dopo la visita al Calll!PO di Chàlons, irimettendo la progettata escursione nei Paesi Bassi al suo ritorno. Spero V.S. vorrà apprezzare le ragioni che mi spingono a scriverLe con tanta libertà, ma crederei mancare al mio dovere celandoLe lo sfavorevole effetto che qui sarebbe prodotto se il nostro Principe Ereditario non potesse essere ricevuto dalla Regina, massime dopo il recente viaggio di Garibaldi.

Le sarei in ogni caso oltremodo riconoscente se V.S. si compiacesse di farmi sapere il momento esatto dell'arrivo di S.A. onde possa prendere in tempo le misure necessarie pel suo ricevimento, e per avvisarne le Autorità locali ed i Direttori dei varii stabi1imenti, che dovrà visitare durante il suo soggiorno in questa capitale.

Riguardo a quanto avevo ieri l'onore di scriverLe, con il mio dispaccio confidenziale (1), sulla questione Messicana, non posso che nuovamente confermarLe le 1informazioni che mi pregiavo trasmetterLe. L'Inghilterra, lo creda pure, non per gelosia od opposizione alla Francia, s'astiene pel momento dal riconoscere l'Imperatore Massimiliano, ma aspetta solo di avere una ragione plausibile per farlo. Il discorso pronunciato recentemente da Lord Palmerston a Bedford, e che Ella avrà visto riportato dai giornali, è foriero di più ami

chevoli :relazioni tra Fil"ancia e InghiltemTa -la comunanza dei pericoli riavvicina nuovamente i due antichi alleati. Londra è ora un perfetto deserto, Ministri e Diplomatici se ne sono allontanati e la politica se ne risente per conseguenza.

Ciò non di meno userò ogni cura per tenerLa al corrente di qualunque più piccolo fatto che potesse essere degno di venir recato al di Lei conoscimento, ed avrò per special scopo di eseguire con la maggiore diligenza quegli ordini che Ella crederà di dovermi impartire.

(1) Cfr. n. 128.

132

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. Bucarest, 15 agosto 1864.

Questa mia le verrà rimessa dal Conte Arturo Scheerthoss, il quale completerà i rapporti miei facendole un'esatta esposizione di tutto ciò che si riferisce al soggiorno da lui fatto in Bucarest e della misura brutale che gli fece accelerare di qualche giorno la sua partenza. Non abbiamo motivo di reclamare ufficialmente, ciò appartenendosi alla Francia, ma è tuttavia evidente che io ho ragione di mostrarmi profondamente offeso per la condotta osservatasi a mio riguardo. Il Conte Scheerthoss la metterà pure al corrente di ogni altra cosa che interessa e della situazione vera di questo paese. I successi avuti a Costantinopoli pare abbiano fatto perdere la testa al Principe Couza che non soffre più alcun freno al suo dispotismo ed agli arbitrii suoi. Per altra parte i movimenti rivoluzionari lo inquietano per modo che ora si ha paura di tutto e di tutti ed io stesso che pure ho sempre osservato la maggiore riserva e date le assicurazioni le più tranquillanti, sono diventato segno a sospetti ed un oggetto di spavento. Sarà bene che Couza getti la maschera e si mostri poltrone e [par. ill.] quale in sostanza fu sempre. Così la posizione diventerà netta e sapremo tutti regolarci in conseguenza.

Quanto più s'accrescono le difficoltà e la mia missione si fa più spinosa ed increscievole altrettanto ho bisogno che la S.V. mi sorregga con la sua benevolenza ed affettuosa fiducia.

P.S. Scusi se mi permetto di pregarla di far impostare il piego qui unito e far rimettere l'altro a Doria.

133

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Un po' più di luce, p. 99)

T. Torino, 16 agosto 1864, ore 17,15.

VeÙillez prier La Marmora de ma part lorsqu'il aura vu Empereur de faire une course à Turin; si cela ne lui convient pas priez-le au moins de venir près de la frontière où j'irai le rejoindre. Je crois indispensable de nous entendre.

134

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE S. N. Tunisi, 16 agosto 1864 (per. il 22).

Ebbi l'onore di ricevere il Dispaccio n. 7 (Gabinetto) che Ella mi indirizzò il 3 del corrente mese (1).

Le cose politiche di questa Reggenza volgono decisamente al meglio, ed infatti l'E.V. avrà rilevato dal mio telegramma in data di oggi (2), che le imposte cominciano ad essere riscosse senza opposizione dal Generale Comandante il Campo; che i villaggi presso Susa e gli ammutinati di Sfax cominciano a temere l'imminente partenza del nuovo Campo destinato a far cessare la loro attitudine ostile; e che S.A. il Bey con Nota Circolare del 12 di questo mese, che trasmetto ora qui acchiusa in copia (2), notificò ufficialmente ai Consoli residenti in Tunisi la sottomissione ed il ritorno nelle rispettive tribù degli Arabi che erano riuniti in gran numero sotto Begia. Malgrado tale notificazione il Signor de Beauval ed una parte della Colonia francese, non che alcuni dei Notabili della Colonia italiana, conservano tuttora opinione contraria sostenendo che tutte queste notizie sono destramente preparate dal Kasnadar d'accordo col Generale del Campo, e che la rivoluzione deve scoppiare quanto prima più estesa e più formidabile. Dopo tutte le notizie pessimiste e minacciose date al Bey dal Sigr.or de Beauval, che io comunicai all'E.V. con precedenti rapporti, delle quali nessuna si è avverata, io non vedo con quale scopo il Console di Francia persista a continuare in un sistema di dncredulità assoluta, la quale riceve ogni giorno dai fatti una solenne smentita. Io sono indotto a credere che il Signor de Beauval abbia troppo facilmente prestato l'orecchio ad alcuni Arabi ambiziosi, i quali, nello scopo di carpirgli alcune migliaja di piastre, vennero ad annunziarglisi come Capi di numerosi partiti contro il Kasnadar.

Jeri giorno della festa Ufficiale Francese, ebbe luogo in questa Chiesa Cattolica la solita annua cerimonia dopo la quale il Signor de Beauval prese la parola per dire che la politica della Francia in Tunisi era sempre la stessa e che la sua influenza vi doveva sempre primeggiare ad ogni costo. Terminò con un triplice Viva l'Imperatore. Recatosi quindi in Consolato seguito dalla Colonia, riprese la parola, e dopo aver ripetuto che l'influenza della Francia nella Tunisia doveva tenere il primo posto, aggiunse che qualunque Console dopo di lui avrebbe sostenuto la stessa politica. Queste ultime parole del Signor de Beauval furono dalla maggioranza della Colonia francese interpretate nel senso di più o meno prossima di lui partenza, la quale non approva affatto

né la sua domanda di destituzione del Kasnadar, né le visite poco diplomatiche

da lui fatte al Bey.

Su questo argomento devo far conoscere all'E.V. che la riserva da me osservata al Bardo non piacque al Signor de Beauval, il quale, vedendo ora l'inutilità de' suoi sforzi contro il Kasnadar, lascia di tanto in tanto travedere verso di me un piccolo malumore che in sostanza si traduce in rimprovero di non averlo formalmente appoggiato. Ad ogni singola nuova allusione io mi limito sempre a rispondere in modo esplicito al Signor de Beauval che non aveva ragione di trattarmi ora con qualche segno di diffidenza, percl).é sin da principio io non avevo mancato di fargli conoscere che io mi sarei assolutamente astenuto dall'entrare in quistioni di persone. Ciò nondimeno tale malumore verso di me passò nella parte della Colonia francese ligia alle idee del Signor de Beauval, e da circa quindici giorni a questa parte viene usufruttato con insigne slealtà da alcuni Creditori italiani dei Principi Tunisini, avversi alla Monwchia, al Ministero e per ·conseguenza anche al Consolato, i quali aooiecati dall'interesse e da profonda avversione al Kasnadar, altro non vedono in quel fatto che la conseguenza di regali da me ricevuti. Nell'accettare il posto di Tunisi io conoscevo benissimo tutte le difficoltà che avrei incontrato nell'esercizio delle molteplici funzioni consolari, ma dichiaro francamente che fui le mille miglia lontano dal sospettare un'accusa così bassa, dopo la condotta da me tenuta precedentemente in due diverse epoche in questo paese ed altrove. In mezzo al .grande dispiacere che cagiona ad un uomo onesto un così ingiusto ed oltraggiante sospetto, mi conforta soltanto H pensiero e la speranza che fra breve mi sarà resa giustizia, perché nel prossimo regolamento delle vertenze pendenti la mia condotta non sarà certamente quella di un uomo comprato. Prego pertanto fin d'ora l'E.V. di volermi favorire apposite instruzioni sulla mal augurata questione dei crediti italiani verso i Principi Tunisini la quale io sottomisi al Ministero fin dal 26 Dicembre 1863 col rapporto Affari in. genere n. 33.

Dopo la definizione degli affari pendenti (tutti anteriori al mio arrivo a Tunisi) principale cura dei Consoli dovrà essere quella di dare al Bey opportuni suggerimenti per l'impianto di una amministrazione che corrisponda ai bisogni del paese, e lo preservi in avvenire da una crisi come la presente, tanto dannosa al Commercio europeo. Indipendentemente dalla quistione politica, l'Italia avendo qui interessi importantissimi commerciali, ed una Colonia di gran lunga superiore in numero ed importanza alla francese ed inglese, ha diritto di fare ogni sforzo per prevenire una nuova rivoluzione che annienterebbe letteralmente il Commercio Europeo. Anche su questo proposito io prego l'E.V. di volermi essere cortese di ordini ed opportune instruzioni, affinché la mia azione e la mia condotta, appoggiate all'autorevole consiglio del Ministero, procedano franche e raggiungano lo scopo desiderato.

Nell'assicurarla che ho puntualmente eseguiti, e che in ogni caso terròsempre presenti gli ordini contenuti nel sopra citato Dispaccio...

(1) -Cfr. n. 97. (2) -Non si pubblica.
135

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV; ed. in MINGHETTI, pp. 106-108)

L. P. Parigi, 16 agosto 1864.

* Il Signor Barandiaran, Ministro del Messico accreditato presso il Re, si trova nella stessa condizione del suo collega accreditato presso la Regina d'Inghilterra, cioè non ha la copia d'uso delle sue lettere di credito. Ciò non di meno è mio avviso che non dobbiamo fare i difficili. I nostri interessi commerciali al Messico esigono che si regolarizzi al più presto la posizione diplomatica dei due Governi. Vi consiglio quindi a non mettere ostacolo al ricevimento delle credenziali del Signor Barandiaran, e ad accreditare subito un Ministro italiano a Messico. Il Signor Barandiaran parte in questi dì per Torino * (1).

Minghetti mi domanda se so qualche cosa delle disposizioni dell'Imperatore di guarentirci per nota i nostri attuali possedimenti territoriali. Non so se non quanto Pepoli mi ha riferito al riguardo. Egli mi disse che l'Imperatore, rispondendo ad una sua domanda, assicurò che non aveva difficoltà a promettere questa guarentigia; ma non parlò di scambio di note. Bensì ne parlammo, Pepoli ed io, a Drouyn de Lhuys, indicando questa forma come la più adatta a conservare una tale promessa. Drouyn de Lhuys non disse né si né no. Dimenticai di dirvi che la guarentigia sarebbe eventuale, cioè subordinata al caso in cui l'Austria ci attaccasse.

La Marmora è giunto ieri. Lo vidi nella sera ed oggi. Prima che giungesse già gli avevo ottenuto l'udienza dell'Imperatore, che ha luogo mentre scrivo. Il linguaggio di La Marmora mi sorprese. lo ben m'attendevo a sentirmi da lui esporre molte e gravi difficoltà, ma in fondo credeva da quanto Minghetti m'aveva scritto, che non fosse sostanzialmente ostile al progetto. Lo trovai invece oppostissimo e al progetto e all'entrata al Ministero. Le ragioni che egli mette in campo per opporsi al progetto sono: le difficoltà an.z.i secondo lui, l'impossibilità in cui noi saremmo di tener l'impegno preso, e l'ostilità della opinione pubblica d'Italia al progetto stesso appena fosse noto. Egli assicura che si griderà all'abbandono di Roma fatto dal Governo, al tradimento etc. etc. Dissi a La Marmora che il suo linguaggio mi sorprendeva, che io lo credeva, in fondo, non avverso al trattato, che l'opinione pubblica in Italia, avendo tanto gridato per far fare un passo alla questione Romana, era impegnata ad approvare questo che a mio avviso è un passo importantissimo, che badasse bene alle conseguenze del suo rifiuto, che rifiutando di dare il suo concorso a questo atto, assumeva sopra di sé una responsabilità enorme, grandissima. Ma nulla valse a smuoverlo. Dissemi che gli incresceva di vedere l'Imperatore in tale stato di cose, ma promise che, esponendo la gravità dell'impegno che si piglierebbe da noi e la difficoltà di mantenerlo, ne trarrebbe argomento per domandare la rettifica della frontiera e la diminuzione del termine fis·sato allo

sgombro. Per buona ventura l'Imperatore conosce le disposizioni di La Marmora, e spero che gli terrà un linguaggio tale da smuoverlo dalla sua opposizione al progetto e all'entrata al Ministero. Scriverà lo stesso La Marmora a Minghetti e il corriere di Gabinetto, che vi rimetterà questo foglio porterà a Minghetti il rendiconto della conversazione Imperiale.

* Io parto stasera per Baden. Sarò di ritorno a Parigi il 21 o il 22.

La Marmora torna in questo momento da Saint-Cloud. La conversazione si passò meglio che io r.on credessi. Il linguaggio di La Marmora penso non abbia nociuto e quello dell'Imperatore lo scosse. Egli stesso scriverà a Minghetti*.

(1) I brani fra asterischi non sono editi in MINGHETTI.

136

PROMEMORIA DEL GENERALE LA MARMORA (1)

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Un po' più di luce, pp. 97-98)

Parigi, 16 agosto 1864.

Più ci penso e meno mi posso spiegare la convenienza di questo accordo colla Francia. Minghetti dice che è necessario fare un passo avanti; ma io sono d'avviso che quanto si sta per fare sia anzi un gran passo indietro. Di ciò mi convinco sempre più leggendo e meditando sul progetto di accordo. Ciò posto che cosa vado io a fare dall'Imperatore? Che cosa gli potrò io dire? È stata troppa leggerezza avermi spinto, anzi impegnato a questo colloquio con l'Imperatore.

Il Ministero si trova negli imbrogli e come al solito vorrebbe fare qualche cosa che soddisfasse l'opinione pubblica, ma egli s'inganna grandemente se crede che una convenzione colla Francia in questi termini possa soddisfare la opinione pubblica. Quando sarà noto che i Francesi lasciano Roma a patto che noi ci addossiamo gran parte delle difficoltà, e tutta l'odiosità di tenere in piedi il potere temporale del Papa, si anderà tant'oltre che non mi stupirebbe sentire gridare un'altra volta al tradimento. Ed è questa la circostanza che sceglie il Ministero per sciogliere la Camera? Dio voglia che m'inganni, ma temo che gli uni per l'abbandono di Roma, gli altri per il traslocamento della capitale ci manderanno deputati coi quali non si potrà governare.

Ora nella sola supposizione che ciò possa avvenire, mi sembra grave errore usare nel tempo stesso gli uomini che possono essere chiamati a governare.

Per molte ragioni io credo non dover più entrare nel Ministero, ma supposto che questa ripugnanza io potessi sormontare, non sarebbe egli più ragionevole conservarmi per il caso che l'attuale Ministero dovesse ritirarsi, e qualora massime venissero circostanze talmente gravi da doversi confidare temporaneamente le redini del Governo ad uomini più capaci di agire che di discutere?

Non è dunque possibile ch'io entri al Ministero, non posso persuadermi della convenienza della convenzione che si sta per conchiudere, che diavolo andrò io a dire all'Imperatore?

Minghetti s'inganna egualmente s'egli crede che noi possiamo fedelmente corrispondere all'articolo l o del progetto. Col territorio attuale e colla frontie,ra quale si trova, è impossibile impedire che Garibaldini o altri entrino alla spicciolata e formino fra Roma e la frontiera quelle bande che noi abbiamo preso l'impegno di non lasciare entrare. E quando queste bande si sentiranno forti abbastanza per marciare su Roma, che cosa dovrà fare la truppa che starà alla frontiera? Se entra viola il territorio, se non entra i Garibaldini potranno o battere le truppe papali, o almeno tenere la campagna. Ora io domando se il Governo e massime poi l'esercito italiano può rimanere testimonio indifferente di una guerra civile, che si combatterebbe proprio sotto i suoi occhi. Uffiziali e soldati sarebbero tentati e fors'anche spinti ad ingrossare le file dei combattenti per la santa causa.

S'inganna perfino sul concorso che sarebbe in diritto di aspettarsi. È invalsa disgraziatamente l'usanza di giocarci. Ne sono prove evidenti gli affari Romeo e Serracanda e il recente pasticcio d'Ischia. Tutto ciò posto io credo che questa convenzione ci possa riuscire fatale ed il solo servizio che io mi credo poter rendere giacché mio malgrado fui im;pegna1to in un'udienza 'coll'Imperatore, sarebbe di presentare tante difficoltà di eseçuzione, che il Ministero potesse man mano ritirarsi. Ma a consultare il Governo non ho tempo. Che cosa ne pensa il Ministro Nigra? Si pretende da taluni che sia un gran fatto che i francesi lasciando Roma non abbiano più piede in Italia. Ma io osservo che fintantoché l'Austria sta nella Venezia e noi non siamo perfettamente organizzati i francesi mettono piede in Italia quando vogliono e dove vogliono.

Temo grandemente che Minghetti chiami opinione pubblica l'opinione di pochi individui. Minghetti trova che due anni sono lunghi per sgombrare Roma, questa per me è questione ben secondaria.

(1) Il documento reca il seguente titolo: c Promemoria -Per consigliarmi con Nigraprima di recarmi dall'Imperatore •.

137

IL GENERALE LA MARMORA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Un po' più di luce, pp. 98-99; in MINGHETTI, pp. 108-111 e in BASTGEN, pp. 329-330)

L. P. Parigi, 16 agosto 1864.

In obbedienza ai vostri cenni io mi recai ieri da Bruxelles a Parigi. Qui giunto, non vi nascondo né il mio dispiacere, né l'imbarazzo che io provai trovandomi già impegnato in un'udienza con l'Imperatore senza aver più il tempo, neppure col telegrafo, di osservarvi che, essendo io sempre più persuaso di non

dovere entrare nel Ministero, e maggiormente convinto della nessuna convenienza per noi di accettare la convenzione progettata, quel mio colloquio coll'Imperatore diveniva, non solo superfluo, ma poteva essere al Governo nocivo. Questo pensiero mi rattristò immensamente e, malgrado le molte ore passate col Nigra a ragionare, io mi recai a Saint-Cloud senza sapere come mi dovevo regolare coll'Imperatore; giacché dire quel che non penso mi è impossibile, e non meno mi ripugna asserire osservazioni o proposte contrarie alle viste àel Governo. Confidai adunque che, lasdando tutta l'iniziativa della conversazione all'Imperatore, mi sarei meglio cavato d'imbarazzo.

Sua 1-/Iaestà mi ha subito ricevuto, mi trattenne più di mezz'ora, e fu sempre gentilissima. lVIi chiese come andavano le cose di Napoli, e fui lieto di poterla assicurare che sotto ogni riguardo vanno meglio; si toccò dei briganti, che io assicurai essere considerevolmente diminuiti; delle strade, alle quali dissi che si lavora; dell'opposizione, ch'io dichiarai personale anzi che rivolta all'attuale stato di cose. lVIi parlò quindi dell'esercito, e anche qui potei dare le più ampie e sincere assicurazioni che, malgrado le dure prove a cui fu soggetto, e le molte difficoltà che si dovettero sormontare, ogni cosa procede bene. Arrivò finalmente l'Imperatore alla questione romana, e, sapendo che io era al corrente di ogni cosa, mi chiese come io la pensavo del progetto combinato con Nigra e con Pepoli. Io risposi, che se il traslocamento della capitale in altra città fuori di Roma poteva destare malcontento e perturbazione, a mio avviso assai più gravi erano le difficoltà che avrebbe il Governo incontrate per eseguire fedelmente l'impegno di cui è caso nell'articolo primo del progetto. Non esitai poscia per ben due volte ad affermare che il solo mezzo di rendere possibile l'esecuzione di quel primo articolo era di restringere considerevolmente la frontiera, lasciando al Governo Pontificio Roma colla Comarca e Civitavecchia. La prima volta l'Imperatore tacque, alla seconda :ri~e bensì: • Mais on a déjà tant pris au Pape • ma ciò disse in modo che mi sembrò disposto a rifletterei meglio.

Ciò mi sembra potersi tanto più supporre che ho creduto rimarcare nell'Impe

ratore, durante tutta la conversazione, una gran voglia di levarsi d'addosso

quell'imbroglio. • Je suis bien aise de quitter Rome --diss'egli -mais il faut

que je le fasse avec des sérieuses garanties pour que ça n'ait pas l'apparence

d'une trahison •.

L'Imperatore nulla avendomi chiesto sulla mia entrata al Ministero, io

mi guardai bene dal parlargliene.

Io non so, se ho bene o male risposto all'Imperatore riguardo al progetto

di convenzione. Temo purtroppo, che quanto gli dissi non vi convenga. In que

sto caso disapprovatemi pure, come trovate meglio; ma rammentatevi, vi prego,

di evitare il più possibile di mettere me od altri nella falsa posizione nella

quale oggi mi sono trovato.

Non ho ancora potuto vedere Drouyn de Lhuys: oggi lo cercai, mi dissero

che non c'era, ritornerò domani. Avrei intenzione di fermarmi qui pochi giorni

visitando Cherbourg e il Campo di Chàlons, e quindi spero mi permetterete di

riprendere il mio giro in Olanda e sul Reno in modo da ritornare a Torino

verso la fine di settembre.

138

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL PRIMO AIUTANTE DI CAMPO DEL PRINCIPE DI PIEMONTE, THAON DE REVEL (1)

T. 315. Torino, 17 agosto 1864, ore 14,30.

Lord Russell a fait savoir à d'Azeglio que la reine d'Angleterre sera à Windsor le 26 et 2,7 courant, et que si dans ces jours le comte de Monza était en AngleteNe elle oorait bien aise de le recevoir. A,près cette époque il sera hien difficile de voir [a refne. Je ne puis me dispenser de vous prévenir de cela laissant complètement à S.A.R. de juger de l'opportunité d'un changement d'itinéraire. Veuillez seulement avertir d'Azeglio à Spa de la décision. Présentez j~ vous en prie mes hommages à S.A.R. le prince.

139

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 773. Bucarest, 17 agosto 1864, ore 16,20 (per. ore 6,30 del 18).

Le Gouvernement n'a pu alléguer contre Schertoss que des soupçons et des suppositions. L'agent et consul général de France demanda sursis pour écrire à Paris offrant sa garantie. Le Gouvernement a refusé. Le comte ne voulait du reste rien accepter comptant sur une réparation aux insultes faites à la France et à lui et il est parti hier pour Constantinople Turin et Paris.

140

IL GENERALE LA MARMORA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in Un po' più di luce, pp. 99-100)

T. Parigi, 17 agosto 1864.

Vous recevrez bientòt ma lettre partie hier (2). J'espère qu'après l'avoir lue vous n'aurez plus besoin du rendez-voUJS que vou:s m'avez demandé. En tout cas retenez comme positif que je ne puis pas entl'e'" au Min1stère. Si ma!Lgré cela vous tenez à me parler, veuillez fixer le jour que je dois me trouver ou à Aix ou à Culoz, ou mieux eneore à Genève, car malgré moi j e ne puts pas me rendre à Turin pour des motifs que vous devez comp.rendre.

(1) -Il telegramma venne tt·asmesso tramite il ministro a Carlsruhe. (2) -Cfr. n. 137.
141

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 39. Londra, 17 agosto 1864 (per. il 20).

Facendo seguito a quanto aveva l'onore di sottoporle nel mio dispaccio confidenziale delli 14 corrente (1) sul rifiuto dell'Inghilterra di riconoscere immediatamente il nuovo Impero del Messico, mi pregio di comunicarle ora alcuni ulteriori r2.gguagli pervenuti a mia cognizione su questa questione.

Avendo avuto jeri un colloquio coll'Incaricato d'affari di Francia, Signor Marchese di Cadore, che non mi era riuscito veder prima a cagione della sua temporaria assenza da Londra, seppi da lui, che la condotta del Governo Britannico in questa circostanza aveva grandemente spiaciuto all'Imperatore Napoleone.

Da quanto mi diceva il Signor di Cadore, sul principiO dell'inverno Lord Russell interpellato su questo argomento dal Principe di Latour d'Auvergne avrebbe risposto nel modo il più esplicito non esservi dubbio, che l'Inghilterra non esiterebbe a riconoscere l'Imperatore Massimiliano, appena avrebbe posto il piede sul territorio Messicano, e sarebbe stato favorevolmente accolto dai suoi nuo\·i sudditi. Inoltre Lord Clarendon avrebbe, in occasione del suo viaggio a Parigi, fatto all'Imperatore delle dichiarazioni nello stesso senso. Ma, secondo sempre il Signor di Cadore, un simile procedere non era cagionato da altro. che dRl desiderio, che il Governo Britannico aveva di assicurarsi il concorso della Francia nelle conferenze che stavano allora per aprirsi in Londra sugl';::ffari Danesi.

L'Incaricato Francese mi diceva quindi, che scomparso l'imminente bisogno di un'azione comune, il Gabinetto Inglese aveva mutato parere, e quando alcune settimane or sono per l'assenza del Principe di Latour d'Auvergne, egli aveva dovuto andare da Lord Russell a partecipargli che il Signor Aranjuez, Inviato Mess.icano a Bruxelles, era latore di una lettera autografa del suo Sovrano per S.M. la Regina Vittoria e che chiedeva di poterla presentare, il Segretario di Stato declinava interamente di riceverlo.

Lord Russell usò nella sua risposta delle espressioni evasive. Allegò che l'opinione pubblica in Inghilterra vedeva di mal'occhio uno stato di cose così interamente imposto da una intervenzione straniera, e che il Governo aveva perciò bisogno di qualche altro fatto più significativo dell'adesione dei Messicani alla nuova forma di reggimento,· per poterlo sanzionare col loro riconoscimento. S.S. terminava infine col dire al Signor di Cadore quanto io già mi onorava far conoscere all'E.V., che non essendo cioè il Signor Aranjuez munito delle copie d'uso, non si poteva in una questione di tanta importanza lasciar passare inosservata questa circostanza puramente di forma è vero, ma a suo avviso molto essenziale nell'etichetta diplomatica.

La cosa dunque rimase per queste ragioni in sospeso. Intanto il Parlamento stava per esser prorogato, ed il Signor di Cadore pretende che la mozione fatta dal Signor Kinglake appunto nell'ultima sua seduta, che mandai a

V.E. col mio precitato rapporto dei 14 corrente, fosse fatta puramente consi

gliata da Lord Palmerston stesso, per poter scusare in tal guisa la sua condotta agli occhi dell'Imperatore Napoleone, ed avere l'occasione di dichiarare quale fosse il corso che l'Inghilterra intendeva seguire .rispetto all'Impero Messicano. Ecco sotto a qual punto di vista giudicava l'Incaricato Francese il modo di agire del Governo Britannico. Io credo, ch'esso non sia del tutto imparziale.

È certo possibile, che Lord Palmerston abbia di sua propria volontà provocata la mozione Kinglake, ma ciò che è però incontestabile, e di cui sulla mia affermazione conveniva pure lo stesso Signor di Cadore, si è che Lord Russell e Lord Clarendon nelle dichiarazioni, di cui tenni più sopra parola, esprimevano più o meno la loro opinione personale, poiché Lord Palmerston non si è mai espresso nelle sue conversazioni private ed ufficiali in modo da far supporre che intendesse di seguire in tutta questa quistione una politica diversa da quella che ha finora tenuto.

A ciò ne lo spingeva la disapprovazione data dal suo Governo all'occupazione Francese del Messico ritirandosi da una spedizione da prima inaugurata in comune, ed a coprire la sua dignità ha ora d'uopo di subordinare la sua azione a qualche fatto più rilevante il QUale lo possa giustificare in faccia alla opinione pubb~ica del paese istintivamente ostile a tutto ciò che ha l'apparenza di attentare ai diritti ed alla libertà di un popolo.

(1) Cfr. n. 128.

142

IL MINISTRO A CARLSRUHE, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 775. Baden, 18 agosto 1864, ore 7 (per. ore 11).

Visite de la Reine d'Angleterre n'est pas conciliable avec Copenhague et Paris, le Prince n'étant pas annoncé officiellement, mais en particulier, croit pouvoir se dispenser de changer son itinéraire pour anticiper sa course en Angleterre. S'il y a des observations le général Revel prie de les adresser à Francfort (1).

143

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL GENERALE LA MARMORA, A PARIGI (2)

(Ed. in Un po' più di luce, p. 100)

T. 319. Torino, 18 agosto 1864, ore 17,25.

J'ai reçu votre [ettre (3). Courrier part demain soir et vous apporte ma réponse. Veuillez l'attendre à Paris.

(1) -Il contenuto di questo telegramma fu comunicato a Maffei con t. 325 del 19 agosto. (2) -Il telegramma fu trasmesso tramite Nigra. (3) -Cfr. n. 137.
144

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI

(AP)

L. P. Torino, 18 agosto 1864.

Ho la lettera di La Marmora (1). Il colloquio coll'Imperatore mi pare che sia riuscito freddo, e certo senza conclusione; benché fosse improntato di gentilezza e benevolenza. Ecco la idea fissa del Generale. Egli dà poca importanza

o certo assai minore di noi alla clausola del trasporto. Invece persiste a credere che non si possa !Pil"omettere l'art. l, :senza un cambiamento di frontiera che la renda più difendibile. È questo l'Achille dei suoi argomenti contro il trattato. Aggiunge eziandio il timore che l'opinione pubblica non vegga in ciò la rinunzia a Roma. Ma poi non s'accorge che una rettificazione di frontiera avrebbe in realtà questa portata, mentre il trattato non l'ha punto.

In tale stato di cose ed essendo egli contrario all'art. l positivamente è evidente che non può accettare di entrare nel Ministero e di farsene corresponsabile.

Forse anche gli balena l'idea di comporre egli un Ministero tutto diverso.

Ora spetta al personaggio che è a caccia rispondere. Lo vedrò sabato, e ti telegraferò o scriverò subito. Per gran fortuna tutto è ancora in silenzio. Dio ci aiuti a serbarlo ancora.

145

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL GENERALE LA MARMORA, A PARIGI

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Un po' più di luce, pp. 100-101; MINGHETTI, pp. 117-119; BASTGEN, pp. 332-334)

L. P. Torino, 19 agosto 1864.

Vi ringrazio assaissimo della vostra lettera (1), e più ancora della vostra compiacenza nel recarvi a Parigi dopo il mio telegramma, a conferire coll'Imperatore. Le molte cose e vere ,che avete detto con linguaggio franco sulle presentl condizioni d'Italia, avranno avuto un eccellente effetto: le osservazioni poi sull'articolo primo del progettato trattato, se non conseguirono il fine da voi desiderato, spero che non muteranno lo stato presente della quistioae. Imperocché io vi confesso apertamente che l'articolo primo, tal qual'è, dirimpetto al grande risultato della fine prestabilita della occupazione francese in Italia, mi sembra accettabile, e non esito a credere che si possa prometterne

l'esecuzione. Non parlo dell'attaccar noi, ma eziandio dell'impedire che corpi franchi o bande armate attacchino il territorio romano. A me tale questione sembra più di polizia generale dello Stato, che militare della frontiera. Non dico già che non sia necessaria sui confini una assai accurata vigilanza, ma opino che se dovessero formarsi delle bande, ciò avverrebbe come altra volta, in centri popolosi, in città forse remote dalla frontiera: e il Governo avrebbe tempo e potestà d'impedirlo.

Per me inoltre quella promessa, mentre è praticamente attuabile, non è punto in contraddizione coi nostri principi. Noi rinunziamo a conquistar Roma colla violenza. Ma abbiamo sempre detto e ripetuto che la si può avere solo con mezzi morali. Dunque l'opinione pubblica non potrebbe ragionevolmente muoverei questo appunto; il quale in ogni modo non verrebbe meno, anzi forse crescerebbe appresso una rettificazione di frontiera. Su questo capo adunque io veggo con rammarico, ma non posso dissimularmi, che v'ha differenza di giudizio tra noi.

La parte per me più grave, e alla quale voi date pur sempre minore importanza, è la questione del trasporto della capitale, e ila sua contemporaneità. Qui veggo serie difficoltà, ed inconvenienti molti e notevoli dispiaceri. Li veggo nel Re, li preveggo in queste provincie e in seguito anche altrove. Pertanto mi parrebbe di sommo rilievo se si potesse eliminare la questione, o temperarla, o disgiungerla interamente dall'altra; ed è questo ancora un passo da tental'si. Ma, dopo 'la vostra ultima lettera, io non oserei più prova:rmi di convincervi, nè per conseguenza di insistere, pel'ché voi entriate nel Ministero.

Ho desiderato moltissimo la vostra cooperazione e la vostra presidenza, e la credeva utilissima ed opportunissima per il pubblico bene. Tutto ciò che poteva convenirvi o gradirvi nella formazione o nella composizione del Gabinetto, era combinabile, e in questa parte non avrei che a ripetere le offerte che vi feci in Genova ed in Torino. Ma quando mi esprimete un dissenso sovra una quistione così capitale qual'è l'articolo primo del trattato, io debbo tacermi. Bensì credo che a noi sarà arduo condurre a termine questa impresa (ancorché riusciamo a eliminare o temperare la, questione del trasporto) e da questa difficoltà prevedendo l'origine di una crisi ministeriale, mi auguro ed auguro al paese, che voi siate il nostro successore, e possiate recare all'Italia tutti quei benefici che certo io ho desiderato, e pei quali non ho risparmiato né cure né fatiche.

(1) Cfr. n. 137.

146

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. P. CIFRATO. Copenaghen, 19 agosto 1864 (per. il 25).

Le Général de Revel m'a écrit de Bade que le Prince Royal serait sous peu à Hambourg et qu'il avait l'intention de venir incognito jusqu'à Copenhague; il m'a conseillé aussi de me rendre à Hambourg pour causer avec lui (1).

J'ai lieu de croire que si le Prince vient il sera particulièrement bien reçu par le Roi, que naturellement l'incognito le plus strict ne saurait l'empecher de voir. J'appelle l'attention de V.E. sur un détail très important; j'ignore si le Prince est porteur de l'Annonciade pour le Roi de Danemark, mais si I'on n'y a pas pensé, il me .parait tout à fait indispensable que Son Auguste Père l'autorise à annoncer au Roi qu'il est nommé et que les insignes sont en route. Une dépeche télégraphique du Roi au Prince pourrait bien servir. Le Prince ne peut décemment se présenter les mains vides. Je vous ai demandé l'autorisation de me rendre à Hambourg; si votre réponse se faisait trop attendre je prendrai sur moi de partir, car il est de toute nécessité que je cause avec le Prince avant son arrivée ici. J'espère que V.E. ne désapprouvera ma conduite.

(1) L'autorizzazione a recarsi ad Amburgo, chiesta da Doria con t. 780 del 17 agosto, gli fu accordata con t. 328 del 19.

147

VITTORIO EMANUELE II A NAPOLEONE III

(Ed. in Le lettere di Vittorio Emanuele II, p. 783) (1)

L. P. Torino, 20 agosto 1864.

Je croyais que Votre Majesté m'eut totalement oublié et avec moi la cause italienne, lorsque l'arrivée de Pepoli et les nouvelles qu'il m'apporta me prouvèrent évidemment le contraire. J'en démontre à Votre Majesté une bien vive reconnaissance.

Le projet d'arrangement pour la question romaine que Votre Majesté me propose, satisfera j'en suis sur pour le moment les désirs ardents de la nation et Votre Maje,sté recevra les bénédictions de tous les italiens. Une difficulté pourtant assez grave se présente au premier abord sur la question de transport de la capitale. Votre Majesté sait combien de reconnaissance les peuples des nouvelles provinces doivent à l'ancien Royaume et combien pour ma part je dois ménager la susceptibilité des anciennes provinces. Pourtant espérant trouver encore une solution plus facile à cette difficulté, étant sur du bon vouloir de Votre Majesté, j'envoye ve11s Elle le .général Menabrea porteur de cette lettre afin que Votre Majesté daigne l'entendre et considère camme venant de moi les idées et les paroles que le dit Général a ordre de vous rapporter.

Sire, ma foi ne chancelera plus à l'avenir envers Votre Majesté. Mettez moi, Sire, je vous en prie aux pieds de I'lmpératrice, en demandant de ma part merci.

D'ici à quelques jours mon fils aura le plaisir de voir Votre Majesté; je désirerais étre à sa piace. J'espère que le moment ne sera pas longtemps retardé.

<l) Una diversa redazione di questa lettera à edita in MrNGHETTI, pp. 123-124, in BAsTGEN,

p. 335, in Les origines diplomatiques de la guerre 1870-71, IV, p. 803, in MoNTI, p. 330, e in

E. 0LLIVIER, L'Empire libéral, t. VII, pp. 159-160.

148

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (1)

(AVV)

D. s. N. Torino, 20 agosto 1864.

Le Baron de Malaret est venu, il y a quelque temps, me donner lecture d'une dépéche par laquelle S.E. M. Drouyn de Lhuys répond aux différentes communications que vous lui avez adressées de ma part sur la question Romaine.

Dans cette dépéche, qui porte la date du 12 Juin, le Ministre Impérial des Affaires Etrangères reconnait que le Gouvernement du Roi a fait tous les efforts pour apaiser les esprits et aplanir les difficultés existantes. Tout en rendant justice à nos intentions, M. Drouyn de Lhuys déclare que le Gouvernement Français désire aussi de son còté ardemment un rapprochement entre le Gouvernement du Roi et la Cour de Rome, et qu'il appelle de tous ses voeux le moment où les circonstances auront rendu possible l'évacuation du territoire romain par les troupes françaises, sans nuire aux intéréts que la France a pour objet de sauvegarder. Il ajoute que l'honneur du Gouvernement français est engagé à maintenir l'occupation aussi longtemps que la sécurité du Souverain Pontife n'aura pas obtenu des garanties suffisantes. Cependant S.E. M. Drouyn de Lhuys fait remarquer avec raison que mes dépèches précédentes ne contiennent aucune proposition formelle et il conclut en renouvelant l'assurance que le Gouvernement français sera toujours disposé à recevoir communication des projets qu'après mure réflexion il croira de nature à résoudre le grand problème des rapports du Saint-Siège avec le reste de l'Italie.

J e me suLs empressé de reme11cier M. de Malaret de 'la communication, et je profite du départ de M. le Marquis Pepoli pour Paris pour le prier d'assoder ses efforts aux vòtres et de compléter verbalement les propositions que le Gouvernement du Roi désire faire parvenir au Gouvernement Impérial.

Dans ma dépeche du 4 Juillet 1863, j'ai indiqué comme base de l'accord à stipuler l'Application du principe de non intervention au ten·itoire romain comme au reste de l'Italie. Le maintien de la non intervention est en effet un des p11mcilpes ,politiques qui sont 'communs à l'Italie et à la France. Ce principe peut d'autant plus ètre choisi comme point de départ de ces négociations délicates, que d'un còté l'Empereur dans la lettre à M. Thouvenel, de l'autre le Comte de Cavour en ont reconnu l'applicabilité au territoire romain.

En faisant du rappel des troupes Impériales l'objet principal de la transac

tion qu'il s'agit de stipuler, nous n'obéissons pas à des préoccupations ambi

tieuses ou intéressées. Ainsi que j'ai eu l'honneur de le déclarer dans plusieurs

occasions, l'Italie voit toujours dans un accord avec le St. Siège le meilleur moyen de satisfaire aux aspirations de la nation. Cet accord, qui a été le but élevé de la politique de l'Empereur, et pour lequel la France n'a épargné aucun sacrifice, nous sommes décidés à le poursuivre et nous n'avons pas perdu l'espoir de l'obtenir. Aussi sommes-nous disposés à donner au St. Siège les garanties nécessaires pour que se trouvant replacé dans les conditions de calme· et de tranquillité qui sont indispensables à la dignité et à l'indépendance de ses délibérations, il puisse devenir avec l'aide du temps et des circonstances plus accessible à ces idées de conciliation, auxquelles nous n'avons jamais cessé de :faire appel. Ces garanties doivent consister, à mon avis, dans l'engagement que le Gouvernement du Roi est disposé à prendre de ne pas attaquer et de ne pas laisser attaquer le territoire romain par des forces régulières ou irrégulières: en outre, dans la promesse de ne pas élever des réclamations à la formation d'une armée régulière pourvu qu'elle soit organisée par le Gouvernement romain dans un but exclusivement défensi:f.

Enfin, pour mieux démontrer qu'un accord direct avec le St. Siège est toujours à nos yeux le meilleur moyen de résoudre les difficultés actuelles, le Gouvernement italien s'engagerait à entrer en arrangement avec :le Gouvernement du Pape pour prendre à sa charge la part proportionnelle de Ja dette des anciens Etats de l'Eglise afférente aux Provinces annexées au Royaume d'Italie.

Par ces considérations sommaires, j'ai été amené à énoncer presque mot pour mot les articles, dont vous trouverez ci-joint le texte et sur lesquelles vous voudrez bien appeler l'attention de S.E. le Ministre Impérial des Affaìres Etrangères.

Les propositions qu'ils contiennent sont du reste déjà connues par S.M. l'Empereur et par son Gouvernement. Comme vous le savez, elles formaient déjà la base des négociations confidentielles entamées par le Comte de Cavour quelques mois avant sa mort. Les événements de ces dernières années n'ont fait, à notre avis, que rendre plus évidente la nécessité et l'opportunité de ces articles de transaction. L'occupation de Rome par !es troupes françaises avait pour but, d'après les déclarations solennelles de l'Empereur et de ses Ministres, d'amener un rapprochement entre l'Jtalie et la Cour d<.! Rome. Ce but n'ayant pu étre atteint jusqu'à présent, il s'agit de remplacer les garanties, dont la France a entouré jusqu'à présent le St. Siège, par d'autres conditions de sécurité matérielle et morale, qui ne froissent pas le sentiment national des Itnliens, en méme temps qu'elles ne seraient plus une dérogation flagrante aux principes qui forment la base du droit public de la France et de l'Italie. Nous serons heureux d'app.rendre que S.M. l'Empereur accepte 1e projet que nous soumettons à sa sérieuse considératlon. Si ce projet ne vise pas à résoudre immédiatement le grand problème des rapports du St. Siège avec le Royaume d'Italie, il atteint, à mon avis, un but moins ambitieux mais plus pratique.

Il offre, en effet, le moyen d'arriver graduellement à une solution de la question Romaine par le lent et infaillible triomphe de ces forces morales, auxquelles le Parlement italien a fait appel dans ses votes, c'est-à-dire par l'application progressive des principes du droit et de la liberté religieuse.

(1) Il documento reca la seguente annotazione: • Nota redatta per dare forma ufficiale alle trattative per il ritiro delle truppe francesi da Roma dopo le trattative confidenziali già avvenute •. E' edito sotto la data 17 giugno in Atti del Parlamento Italiano, Sessione del 1863-1864, Documenti, vol. V, pp. 3648-3649. Cfr., per i motivi di questo cambiamento di data, i nn, 329 e 322.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 9. Bucarest, 20 agosto 1864 (per. l'l settembre).

Mi pervennero regolarmente i telegrammi cifrati che V.E. fecemi l'onore d'indirizzarmi lì 21 luglio p.p. 3 ed 8 agosto corrente (1). Conformemente ad essi ho regolato la mia condotta.

In una delle nostre ultime riunioni l'Agente austriaco parlò di rapporti che aveva ricevuti e fè anzi vedere le note che vi erano annesse contenenti l'indicazione del nome, prenome e passaporto d'individui che, a piccole scolte di 14 a 18, si erano imbarcati a Sira e dovevano imbarcarsi successivamente colà ed in altri porti, sulle Messaggerie imperiali, destinati a questi Principati e formanti i quadri delle legioni, la cui bassa forza credevasi essere stata approntata in Moldavia dal Frigyessy ed altri e dovevano essere condotte da un generale polacco, che allora appunto era giunto assieme al primo convoglio di uffiziali e bassi-uffiziali, sbarcati a Galatz, dei quali pure si avevano i nomi e provenienti tutti dall'Italia.

Il Barone d'Eder diceva che ignorava a qual fine gli fossero stati forniti tutti quei minuti particolari che gl'importavano assai poco, essendo persuaso che, nella situazione attuale d'Europa, non potevano essere questi che gli ultimi sterili conati del partito rivoluzionario e che d'altronde il Governo del Principe Couza era già abbastanza spaventato per proprio conto da non aver più bisogno di eccitamenti perché provveda alla sicurezza sua ed a quella degli Stati vicini, alle frontiere dei quali si erano prese del resto tali misure da poter rimanere sicuri da ogni sorpresa.

Non dimostrai minore curiosità degli altri miei colleghi per queste notizie che ci favoriva l'Agente austriaco e dissi anzi che, se era vero che tali focosi elementi fossero usciti dall'Italia, un netto guadagno già si sarebbe realizzato e questo tutto per noi.

Il Barone d'Eder volle interessarci maggiormente comunicandoci la biografia che H suo Governo glJi aveva trasmessa del Fr'igyessy, il quale s:i chiamerebbe in realtà, siccome già scrissi, Augusto Sutak, ex-sergente nel Reggimento austriaco D. Miguel, disertato da Pizzighettone nella notte dal 6 al 7 marzo 185,9 dopo aver consumato in stravizi il denaro che avea riscosso per le spese alimentari della sua compagnia e tentato invano, per ricuperarlo, la fortuna del giuoco. Soggiunse che, più tardi, scopertasi l'identità del Sutak nella persona del Frigyessy, l'I.R. Governo ne aveva chiesta l'estradizione al Governo di Torino il quale avrebbe risposto che sarebbe stata accordata senza difficoltà se l'individuo che si ricercava non avesse abbandonato, da più di un anno, l'Italia.

L'estratto che il Principe ed il Signor Cogalniciano mi avevano promesso di rimettermi delle carte rpiù impnrtanti del Frigyes;;y non mi fu dato mai,

forse perché quelle carte distruggerebbero o ridurrebbero a minime proporzioni molte imputazioni state fatte al medesimo per quanto riguarda cospirazioni contro questo Governo e la persona del Principe. Del resto io ne aveva già visto a suffic~enza deHe carte del FrigyeSISy per poter farmi un concetto delle rimanenti, le quali vennero posteriormente tradotte. L'Agente austriaco fece invece vive e ripetute istanze per attenerne comunicazione, ma non so se già abbia a'iUto o sia per avere soddisfazione.

Già da parecchi mesi il F,rigyessy era stato, da compatrioti suoi che servono a questo Governo, segnalato come pericolosissimo, epperciò attivamente ricercato e quindi arrestato, quando venne egli stesso a porsi in mano alla Polizia, ma certo è che gli archivi suoi furono quelli che gettarono l'allarme ed impaurirono follemente il Principe Couza facendogli credere che questo paese dovesse al più presto servire di teatro all'azione rivoluzionaria degli ungaresi e dei polacchi aiutati da Mazzini, da Garibaldi, dal Comitato di Londra e dai partiti estremi di ogni nazione, all'urto dei quali avvenimenti potesse facilmente crollare il debole suo trono e lui essere tratto a rovina. Parve anche a S.A. che le usate arti della sua scaltrezza e perfidia più non bastassero e che dal di fuori niun caso si proseguisse a fare di Essa e di questi Principati destinati a servire al primo occupante ed il suo orgoglio si è tanto più inasprito quanto più credè che si rendessero manifeste la sua pochezza e le sue cattive disposizioni, mal velate da millanterie o da ambigue proteste agli uni ed agli altri prodigate.

Giunse quindi il Borzulawski che venne tosto riconosciuto, malgrado il

nome ed il passaporto di Rondani, avendo esso servito nella milizia moldava

nel 1857-58 ed in Jassy essendo allora entrato in relazione col Colonnello

Couza, il Cogalniciano ed altri che sono ora al potere, sulle quali relazioni

esso probabilmente contava per avere appoggio ai progetti suoi, dei quali non

faceva mistero e che pertinacemente dimostrava di non voler abbandonare.

Si qualificava generale al servizio italiano, già comandante il Reggimento

Genova Cavalleria, ma uffiziali valacchi, che fecero parte della missione mili

tare in Italia, dissero che non era che un colonnello garibaldino e l'avevano

visto in Napoli ove era stato sottoposto a consiglio di guerra per gravissimo

reato. Il Principe Couza lo fè chiamare a sé ed ebbero assieme un'assai viva

discussione. Il Borzulawski rimise anche a Couza una lettera del Generale

Garibaldi che reclamava in favore del Frigyessy, protestando che questi era

un ufficiale onorato, non un assassino. Il Principe disse che già aveva provvisto,

ma si mostrò poco riguardoso verso H Generale Garibaldi. Già precedentemente

S.A. aveva detto ai Cairoli che era tanto deciso a far rispettare l'indipendenza e la neutralità del suo territorio che, se Garibaldi stesso fosse qui venuto, come lo si annunziava, lo avrebbe fatto fucilare. Non sono che parole proferite in un momento di vera o mentita esaltazione, che tuttavia fecero assai cattiva impressione. Io era presente e non potei non esclamare: • diable, diable! pas mème l'Autriche ne ferait cela! • né l'I.R. mio collega mi ha smentito.

Il giorno appresso il Borzulawski ricevé l'ordine di partire nelle 24 ore. Esso voleva: dapprima resistere ma rpoi si arrese a più prudenti consigl>i, sia per evitare scandali, sia per avere acquistato la convinzione che niun utile scopo avrebbe potuto, qui rimanendo, conseguire.

* Susdit [parti de Belgrade pour Constantinople le 18 courant. A Galatz et Bukarest pas été prudent s'étant vanté de très haut appui heureusement on ne l'a pas cru moi ayant traité cela de farce je n'ai pas fait de communication politique Belgrade mais craignant que jeune V. Consul aurait pu se lai~ser enguirlander je l'ai rrns simplement sur ses gardes * (1).

(1) Cfr. n. 56 e p. 74, nota l.

150

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(AVV)

L. P. 22. Torino, 21 agosto 1864.

Il Generale Menabrea vi consegnerà questa lettera e vi dirà la ragione della sua venuta a Parigi.

Eccovi in poche parole, poichè scrivo pressato dal tempo, quello che avvenne dopo il ritorno di Pepoli. Si dovette rendere noto il progetto al Re e al Consiglio dei Ministri. Nel Consiglio il trattato per lo sgombro fu accettato come rappresentante la somma di quello che l'Italia spera in questo momento di ottenere. La condizione della Capitale fu oggetto di gravi osservazioni, ma non respinta; solo alcune opinioni esclusero recisamente Napoli in favore di Firenze. Veniamo al Re. Il Re accolse la clausola del trasporto, non solo con ripugnanza, ma dirò con dolore. Ebbe molte conferenze con Minghetti e con Pepoli. Parve per qualche momento alquanto scosso, poi m-ese tempo a pensarvi durante una assenza da Torino. Frattanto Minghetti fece presso La Marmora il tentativo che voi sapete. Se La Marmora, in seguito al suo abboccamento coU'Imperatoil'e, avesse accolto iJ. ;p,rogetto e aderito d'entrare nel Ministero, si otteneva e un'adesione che poteva grandemente influire sulle ulteriori decisioni di Sua Maestà e un elemento quasi indispensabile per poter vincere, con pericoli assai minori, le grandi difficoltà morali e materiali dell'impresa. Sventuratamente il tentativo andò vano. La Marmora scrisse a Minghetti di non far calcolo sulla sua entrata al Ministero e gli dichiarò che, indipendentemente anche dalla clausola sulla capitale, alla quale per vero non muoveva gravi obbiezioni, egli non credeva accettabile il trattato. Il dissenso era dunque assoluto, perchè se il Ministero non disconosce l'estrema gravità della questione del trasporto e desidera di sostituire a questo qualche altra condizione, pure crede il trattato soddisfacente e accettabile e ne assume tutta la responsabilità. Minghetti rispose a La Marmora in questo senso e cessò da ogni istanza per la combinazione ministe:Diale. * Il Re ritornò ieri a Torino dichiarò che egli accettava il trattato, ma che non poteva accettare la clausola del trasporto della Capitale nei termini in cui era posta. Egli disse sperare che l'Imperatore avrebbe receduto, doversi fare un nuovo tentativo ed essere

pronto a scrivere egli all'Imperatore. Il Re indicò il Generale Menabrea come la persona che si poteva incaricare di questa lettera. Voi conoscete il Re. Era necessario innanzi tutto di dargli una prova della lealtà della nostra condotta in questa grave questione, mostrar~li come fossimo dispo1sti a cOOJCorrere con lui nel tentativo che egli intendeva fare e con quei modi, purchè fossero concertati col Ministero, che ·egli ci indicava. Il Generale Menabrea e noi abbiamo certo sentita la gravità del mandare un membro del Gabinetto con una lettera autografa per un tentativo di esito incerto. E bisogna fare il possibile pel'ché questo viaggio rimanga ignoto. Ma orpponendoci, potevamo ingenerare nell'animo del Re il sospetto di voler condurre le pratiche per modo da porlo dinnanzi ad un'alternativa assoluta, che, forse, si poteva evitare.

Ora vedete qual'è la gravità della situazione. Il Re tenetelo per sicuro, non a<ocetta, nei termJni in cui è posta, vale a dire come una misura imminente, imprevista, immediata, la condizione della capitale. Quanto al Ministero, la sua determinazione è presa. Se l'Imperatore non transige, se il trattato deve essere qual'è, noi non assumeremo la responsabilità di rifiutarlo e ci ritireremo. Qui comincerà una crisi, non per noi, che poco importa, ma pel paese* (1). Il solo Ministero che ora ci possa succedere è un Ministero La Marmora, il cui programma per Roma espostovi dal Generale condanna questa questione a una assoluta immobilità.

Voi vedete dunque di quale importanza sia per noi la risposta che ci giungerà da Parigi.

Se l'Imperatore ha realmente desiderio di ritirare le sue truppe da Roma, dovrebbe tener conto di queste condizioni pratiche della situazione politica in Italia.

Udrete dal Generale Menabrea le idee che egli è incaricato di proporre, fra queste v'ha la proposta di sostituire all'effettivo trasporto della sede del Governo un decreto col quale si dichiarerebbe che il Parlamento siederà alternativamente, di legislatura in legislatura vale a dire per 5 anni, nelle grandi città d'Italia. Comprendo tutte le obbiezioni che si possono fare a questo progetto. Esso ha però il vantaggio che non ecciterebbe le passioni indubbiamente accese dalla questione del trasporto definitivo gettata improvvisamente nel paese, senza che l'opinione pubblica vi sia preparata. Che cosa vuole l'Imperatore? Un atto pubblico il quale provi che l'Italia si pone in misura di poter praticare la politica paziente richiesta dal trattato e prenda le disposizioni opportune per attraversare un periodo di tempo che provi la sua disposizione di eseguire il trattato. La misura proposta è di questa natura. Non la si prenderebbe per due anni soli. Essa mostra che si vogliono appagare le suscettibilità delle grandi città perchè non si prevede vicino il momento di andare a Roma, che si calcola su una aspettazione protratta. Questa misura è una preparazione al trasporto definitivo della Capitale che così si predispone avvezzandovi l'opinione, attenuando gli ostacoli. Il trasporto definitivo ne sarà la indispensabile conseguenza.

Menabrea viene a chiedermi la lettera. Non ho che il tempo di salutarvi.

(1) Il brano fra asterischi fu trasmesso in cifra.

(1) Il brano fra asterischi è edito in MORI, p. 224.

151

APPUNTI PER LA MISSIONE DATA AL GENERALE MENABREA CIRCA LA CONVENZIONE DI SETTEMBRE (AVV; ed. in Mori, p. 225) (1)

21 agosto 1864.

Quels sont les points principaux sur lesquels il conviendrait d'appeler l'attention de l'Empereur?

Acceptation du projet. Les avantages qui consistent surtout dans l'apaisement de l'opinion publique, et dans la détente des esprits par la perspective d'une solution prochaine de la question Romaine. Dangers de suhstituer à l'agitation pour Rome une autre cause non moins réelle d'agitation par le transport abrupte de la capitale. Nécessité de ménager les anciennes Provinces, qui sont le bel'ceau de la Monarchie, le foyer natuxel des idées d'ordre et de conservation, le centre des sentiments monarchiques. Nécessité surtout de ménager l'armée, dont tous les officiers supérieurs appartiennent aux anciennes Provinces. Ebranlement que causerait dans tous les rangs de l'administration une résolution aussi brusque: les intérets seraient froissés, les esprits aigris: caractère des populations très doux, très dévoué, capables des plus grands actes d'abnégation si on les demande au nom des principes, mais fermes, opiniatres, décidées s'il y a le moindre doute qu'on froisse systématiquement leurs sympathies et leurs intérets. S'il serait très facile d'enlever à Turin les privilèges de ,capitale pour aller à Rome, il est wès difficile d'y réussir, pour démontrer qu'on ne veut pas y aUer.

Il serait préférable, par conséquent, dans tous les cas plus conforme aux idées personnelles de S.M. d'éliminer tout à fait l'idée d'un transport de la capitale: ou de :substituer un autre système etc. etc. S. E. le Général Menabrea, qui jouit de tonte la confiance de S. M. et de__celle de ses collègues, est chargé d'e~pliquer tout cela à l'Empereur et de trouver avec lui le moyen de réussir dans une oeuvre qui a l'adhésion complète et sinoère du Roi et de son Gouvernement.

152

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

L. P. Baden, 21 agosto 1864 (per. il 25).

Reduce ieri sera da Francfort ove ho avuto l'onore, dietro speciale e g,razioso ,invito, di aocompagna:re S. A. il Conte di Monza, partito jel'i-mattina per Hamburg e Copenhagen, profitto dell'occasione del Cav. Nigra, che ritorna oggi stesso a Parigi per far pervenire a V. E. la presente particolare, non avendo il tempo nè informazioni abbastanza sicure per trasmetterle ufficial

mente.

·(1) Ed. parzialmente in MINGHETTI, pp. 126-127.

7 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. V

Prima di tutto è per me ben grata occasione di constatare anche particolarmente nel modo il più esplicito quanto già ebbi l'onore di segnalare a

V. E. nei miei dispacci s.n. che l'accoglienza fatta negli Stati Badesi al Conte di Monza non poteva essere, malgrado l'incognito, più distinta e C()(l'll!Pita, né quella della famiglia granducale più cordiale, e S.A.R. me ne ha manifestato il suo pieno gradimento del quale ho già fatto parte al Barone di Roggenbach verbalmente, il quale venne a vedermi qui jeri sera, riservandomi qualora

V.E. creda opportuno darmene l'incarico, di farlo ufficialmente nel modo che mi verrà indicato.

Informazioni verbali ricevute in viaggio da personaggi politici di mia conoSiCenza mi hanno confermato che l' • entente » Austro-Prussienne, neUa fase attuale nano-Germanica, è !ungi dall'essere cordiale e dal presentare elementi di stabilità. Fui assicurato che l'Austria ha presentato in questi giorni una nota a Berlino molto accentuata circa la politica Prussiana verso la Confederazione e verso gli Stati secondarii che la compongono.

Non v'ha dubbio che l'Austria tenta assumere attualmente la parte della moderazione dopo la vittoria. Ma è dubbio assai per me se la sua influenza riuscirà a porre un margine alla influenza incontestabile della Prussia in Germania, malgrado il malcontento e l'esitazione dei Governi e Paesi confederati verso la Prussia; e ancor più dubbio se con tale tattica il Gabinetto Austriaco riuscirà a riguadagnare il terreno perduto in Germania come potenza confederata di primo ordine. La Sassonia ha già ritirato la sua proposta alla Dieta contro la Prussia e le proteste degli altri Governi, formulate nei rispettivi Parlamenti, rimarranno probabilmente senza effetto. Il Barone di Roggenbach mi diceva jeri sera essere migliore e più saggio partito tourner les difficultés lors qu'on n'est pas assez fm·t pour les surmonter e la proposta Badese di un Governo provvisorio rappresentato dalla Prussia, dall'Austria e dalla Confederazione sarebbe il mezzo più pratico e favorevole per la futura costituzione dei ducati come stato germanico indipendente sotto la sovranità del Duca di Augustenburg, e pel trionfo finale di fatto dell'idea nazionale. Questa proposta Badese non sarà però presentata alla Dieta senza il previo assenso ed accordo delle due grandi potenze confederate; si spera inoltre, non :so con quale probabilità, che Io Schleswig-Holstein potrà rpronw1ciarsi, cercando una formola accettabile anche per l'Austria, quella per esempio degli Stati del Paese legalmente riuniti, per far votare da essi la scelta del futuro Sovrano.

Mi riservo di assumere informazioni più certe e comunicarle a suo tempo a V. E. sugli Stati Meridionali della Germania; dai dettagli ricevuti, per quanto vaghi sinora, nella Baviera e nel Wurtemberg, non mi sembra che il vento spiri più favorevole all'Italia.

M'è stato assicurato che il Re di Wurtemberg ha testè decorato della Gran Croce di Suo ordine il Ministro di Napoli in Baviera, non essendovi un rappresentante dell'ex Re di Napoli a Stuttgard; e quanto alla Baviera, il partito ultramontano ed austriaco, capitanato dal Principe Luitpoldo zio del giovane Re, sembra preponderante in questo momento.

La riunione dei Parlamenti nei due Paesi potrebbe però non solo attestare queste tendenze delle due Corti, ma modificarle più o meno radicalmente

in senso contrario. Specialmente nel Wurtemberg ove nelle poche sedute della Camera, che hanno seguito l'avvenimento al Trono del nuovo Re, questa ha manifestato sentimenti e tendenze liberali, delle quali sarà ben difficile di non tener conto.

153

IL GENERALE LA MARMORA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in MINGHETTI, pp. 119-122; Un po' più di luce, pp. 101-102)

L. P. Parigi, 21 agosto 1864.

Ricevo in questo momento dalla Legazione la vostra lettera del 19 (1). Io vi ringrazio per la novella prova di amicizia e di confidenza che in essa mi date, nonché per il modo veramente benevolo col quale apprezzate le cose da me dette all'Imperatore. Io sono tanto più sensibile a questa vostra indulgenza, che ho saputo poi dal Ministro Drouyn de Lhuys, che l'Imperatore era rimasto di me poco contento. • Je n'ai pas été content du général La Marmora: il a fait des difficultés à mon projet. Je le regrette car c'est un brave homme •. Così si espresse l'Imperatore col suo Ministro.

Ora, mentre io sono dolentissimo di aver dispiaciuto all'Imperatore, (ed in verità già me n'ero accorto) io ci vedo due vantaggi. Il primo è che resta sempre più evidente per me, e spero anche per voi, che anziché un aiuto io vi sarei un vero imbarazzo se entrassi nel Ministero. L'altra più importante è d'aver in tal modo strappato al Ministro francese una dichiarazione che troverete nel pro-memoria qui unito, che io riguardo come preziosa, e che potrà a voi particolarmente giovare nell'attuali gravi occorrenze. Questo promemoria di forma e stile tutto antidiplomatico, che io ho scarabocchiato appena sortito dall'udienza del Ministro, è per voi solo, tanto più che vi si trovano osservazioni mie particolari che potrebbero ferire l'amor proprio di chi ha trattato l'importante convenzione.

Permettetemi poi, prima di chiudere questa mia lettera, che, colla solita franchezza, io vi dichiari di non poter accettare gli augurii che mi fate, massime se nell'indirizzarmeli avete potuto un momento supporre, che nel mio costante rifiuto di entrare nel ministero, si nascondesse qualche mia velleità ambiziosa.

Se io avessi delle viste ambiziose, non mi sarei allontanato, come feci

da un pezzo, da tutti. gli uomini politici, e da ogni cosa che alla politica si

riferisce, e vi dò la mia parola che in tutta questa vertenza non ho scritto

una sillaba a chicchessia, e vidi solo un momento Petitti, al quale nulla dissi

della questione romana: solo gli esternai la mia ferma risoluzione di non

entrare nel Ministero. Ritenete poi per fermo che, se in forza di eventi, io

dovessi un giorno soffocare la mia ripugnanza per il Ministero, a voi, anziché

a chiunque altro avrei io ricorso.

Io lascierò dunque Parigi quanto prima e cercherò, se possibile, ripi

gliare il mio itinerario che avevo combinato nel doppio scopo di cercare distra

zione e vedere cose mHitari. Già ho ·rivisitato le fortezze di Strasburgo e di

Metz, e veduto per la prima volta Luxemburgo presidiata da sei mill:l Prus

slani, che molto mi ha interessato.

Nel Belgio poi il Ministro Chazal, che conoscevo, mi volle egli stesso accompagnare in Anversa, e potei esaminare attentamente le colossali fortificazioni che si stanno per ultimare. Io credo che col lusso, massime della muratura, che venne impiegato, i 50 milioni votati dalla Camera non potranno bastare.

Non vi potete immaginare lo stupore di quei signori quando gli raccontai che ·con meno di 8 milioni avevamo fortifi.cato Alessandria e Casale, che ci salvarono nel '59.

Potei poi per la prima volta recarmi a Waterloo e, accompagnato come fui dal generale Bouillard che portò piani e descrizioni, ebbi campo a ben apprezzare il terreno, e tutte le fasi di quella memorabile battaglia che, anche per la poca estensione del campo, si può alla battaglia di Novara, meglio che ad ogni altra, paragonare. Non vorrei lasciare la Francia senza recarmi al campo di Chàlons e a Cherbourg. Quest'ultimo per i confronti con la Spezia.

Dovrò probabilmente rinunziare alla mia progettata gita in Danimarca, ma spero avere tempo da dare un'occhiata all'Olanda, che non conosco. Ad ogni modo, conto di essere a Torino prima della fine di settembre. Salutatemi gli amici, e massime Pasolini.

ALLEGATO

PROMEMORIA DI LA MARMORA SU UN COLLOQUIO CON DROUYN DE LHUYS

(AS Biella, Carte La Marr-mora, ed., con leggere varianti, in Un po' più di luce, pp. 102-104) (1)

[Parigi], 17 agosto 1864.

È da notarsi anzitutto che il Signor Drouyn de Lhuys aveva lui vivo desidedo di meco conferire, poiché appena ritornato da St. Cloud, scrisse alla Legazione Italiana perché mi avvertissero che mi avrebbe visto con piacere. Era evidente che l'Imperatore poco soddisfatto di ciò che io gli aveva detto gli aveva ordinato di cercar modo di farmi cambiare d'opinione. Cercò infatti il Ministro a persuadermi dei vantaggi che noi avressimo ricevuto dalla .progettata convenzione, senza per nulla nascondere il desiderio e la convenienza che aveva la Francia a ritirare da Roma le sue truppe. Di questo io ero già persuaso, che la Francia cercava un mezzo di sortire da Roma. Io ero già di ciò persuaso ma dopo aver sentito l'Imperatore e Drouyn de Lhuys non vi può più essere ombra di dubbio. E come mai per facilitare ai Francesi lo sgombro di Roma, che essi desiderano ci siamo noi nel progetto lasciati imporre condizioni durissime, garantir noi il potere temporale del Papa a Roma con tutte le difficoltà e pericoli che ne derivano massime can l'attuale frontiera, e cambiare fin d'ora la sede della capitale? Questa strana condiscendenza nel trattare mi riuscì tanto più strana che il Ministro Nigra an~he lui era persuaso che i Francesi desideravano lasciare Roma, e con\·enisse perciò lasciarsi da essi proporre condizioni a noi più conve:1ienti. Al Ministro Drouyn

de Lhuys estendendomi anche maggiormente che io non lo aveva fatto coll'Imperatore esposi le molte difficoltà che avressimo incontrato per l'esecuzione franca e sincera del l" articolo del progetto: che potevamo bensì impedire le bande di passare, ma che ci era impossibile impedire che passassero aUa spicciolata e che arrivate poi al di là della frontiera facilmente si sarebbero organizzate in modo da marciare su Roma, o di tenere la campagna contro le truppe Papaline qualunque fossero. E che cosa faremmo noi alla frontiera, chiesi al Drouyn de Lhuys come avevo chiesto all'Imperatore quando gl'Italiani si scannassero tra di loro negli Stati del Papa?

È impossibile che noi stessimo lì colle armi al braccio, testimoni indifferenti di una tal sventura. E qualora il Papa com'è molto probabile abbandonasse Roma non saressimo noi accusati di malafede o di negligenza?

Se queste mie osservazioni poco piacquero all'Imperatore che nulla mi rispose, ci hanno però giovato presso al suo Ministro, che mi ha detto e ripetuto, che da noi non si richiede l'impossibile, che quando noi impediamo le bande di passare se s'introducono alla spicciolata si formano ed attaccano le truppe Papaline noi non saremo per nulla risponsabili; e che qualora poi le truppe Papaline non fossero capaci di resistere, e che per questo o per altro il Pontefice abbandonasse Roma, ce serait une preuve que le bon Dieu n'en veut plus du Gouvernement temporel, et arrivera ce qui arrivera. Comunque preziosissima fosse per me questa dichiarazione del Ministro francese, non ho potuto a meno di osservargli come sarebbe doloroso per noi e poco conveniente alla Francia che dovessimo entrare a Roma, con, o dopo Garibaldi, e più doloroso ancora ,se si dovesse un'altra volta strappare dal Campidoglio la bandiera repubblicana. Anche questo mi sembra che abbia fatto una certa impressione sul Ministro Francese. Gli chiesi poi se non era a teroersi che il Papa appena partiti i Francesi ricorresse a qualche altra Potenza, soggiungendogli che non era questione dell'Austria, perché ero certo che la Francia non lo avrebbe permesso. -E qual'altra potenza può avere interesse ad aiutare il Papa? -mi disse il Ministro; rispondendo io che intendevo parlare della Spagna, soggiunsi senz'altro che il Governo Italiano non l'avrebbe tollerato. Al che Drouyn de Lhuys replicò ne vous en préoccupez pas car les Cortes ne le permettront jamais. Informato poi il Ministro, non so come, che si trattava della mia entrata al Ministero, mi fece le più -vive e gentili istanze perché accettassi andando fino a dirmi che ciò avrebbe fatto anche piacere all'Imperatore, che di roe non era stato contento il giorno prima. Je n'ai pas été content de La Marmora, il m'a fait plusieurs difficultés à mon projet, je le regrette etc. Non potei dire naturalmente al Ministro i motivi tutti per cui non intendo entrare al Ministero; riguardo alle difficoltà da me fatte all'Imperatore, risposi essere ne1la natura mia il farmi prima tutte le difficoltà, ma che grazie a Dio, quando nelle difficoltà poi mi trovavo impegnato, mi sgomentavo forse meno di tanti altri.

Sono rimasto ora convinto che al Governo Francese non interessa essenzialmente la conservazione del Papa a Roma ma che non gli si possa rimproverare di averlo tr<:>.dito ed abbandonato.

(1) Cfr. n. 145.

(1) Edito anche, con data errata 1° agosto, in MrNGHETTI. pp. 111-114 e in BASTG.:N. pp. 330-332.

154

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI

(AP; ed. in MINGHETTI, pp. 126-128)

L. P. Torino, 22 agosto 1864.

Ecco in breve lo stato delle cose. Il Re dissemi che, ripugnava ad accettare la dausola. Ac,cetta però i,l trattato anche nonostante la abbiezione La Marmora, e non ha pronunziato il rifiuto assoluto. Ma si poteva egli ragio

nevolmente disdire il tentativo di un temperamento? Toglier la clausola dissi parermi impossibile, differirla diffi.chl:~ssimo, rperché era contraa-Jo allo scopo che si proponevano. E se si trasportasse intanto il Parlamento? sarebbe un avviamento. Ti .r.tcordi che la prima volta era stato anche il tuo pe111Siero? Ora credo più difficile rimetterlo in campo, ma infine ripeto sarebbe stato ingiusto negare quest'ultimo tentativo. E ciò tanto più che essendo noi, come ti avrà detto Peruzzi, decisi di andarcene bisogna aver esaurito ogni prova. Non dimentichiamo mai che è il Re che ha fatto l'Italia e che la tiene unita. Ammesso dunque ciò, fu mia cura di mostrare al Re che, se voleva farsi il tentativo doveva esser personale, poiché il_ Ministero era impegnato in questo concetto. E il Re scrisse currenti calamo una lettera convenientissima, (1) nella quale il ne brule pas les vaisseaux, ma dice che se si potesse trovare una soluzione più facile, e ,che urtasse meno la suscettività delle antiche proV!incie ne sarebbe contento. La lettera comincia così: • Je croyais presque que Votre Majesté m'avait oublié et avec moi la cause italienne; ma1s ce que Pepoli m'a rapporté me prouve le contraire. Je lui en exprime toute ma reconnaissance, et je suis sùr que les Italiens, etc. •. C'è proprio l'impronta della sua personalità, e carattere. Venimmo poi al messo. Proposi te, Ma il Re mi disse allora avergli tu detto che l'idea era stata messa in campo da te pel primo, (si vede che ciò gli era fisso nella mente) e ne concluse che per questa parte tu non avresti avuto una posizione conveniente. Proposi Nigra; ma il Re che lo ha poco nel suo libro, me lo escluse subito. Allora io dovetti a mia volta studiarmi di indicare altri possibili. Finalmente mi disse: • Poiché Menabrea va a Chambéry a trovare sua madre che si è rotta un braccio mando lui; a ciò non mi opposi, tanto più che Menabrea è uomo sul quale si può fare assegnamento, una volta bene intesi prima. Solo dichiarai che non doveva metter bocca sul trattato, ma solo sulla ,clausola e come espressione dei sentimenti del Re ». Questi ne convenne subito, e fu allora che disse • Intendo che il trattato lo firmi Pepoli •. Il Re è pieno di speranza che si trovi un temperamento. Io ti confesso che ne dubito molto e quasi direi ne dispero. Menabrea sa tutto, ed è perfettamente d'accordo di non dividersi da noi nel rinunziare. Quanto al Re, io ,credo 'che se non si trova un temperamento, esiterà molto, non si rifiuterà. Tu mi scrivi per gli articoli dei giornali. Non preoccupartene.

L'idea è grandiosa e farà la sua strada; io non temo le prime calunnie, le prime ire, i primi sarcasmi; tutte le idee di tal fatta cominciano dall'essere disprezzate, ma finiscono per trionfare.

Ti ringrazio del segreto assoluto: è comune interesse, è doveroso verso il Re e la Patria. E stiamo saldi al motto fais ce que tu dois, advienne que pourra *. Nessuno sa nulla qui di Menabrea.

P. S. Leggi il Pungolo di Milano di ieri. Quello sì che mi fa non poco piacere perché batte a segno. Se tu hai relazioni con esso bisognerebbe farlo...* (2).

(1) -Cfr. n. 147. (2) -Parola illeggibile. Il brano tra asterischi non è edito in MINGHETTr.
155

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 40. Londra, 22 agosto 1864 (per. il 25).

Di ritorno in questo punto da Woburn Abbey, Castello del Duca di Bedford ove fui a passare due giorni presso il Conte Russell, mi reco a premura ài renderle conto dei colloquii, che ebbi con S. S. intorno alla questione delle conferenze del Libano e la nostra ammessione alle medesime, secondo quanto l'E. V. mi prescriveva col di Lei dispaccio 15 corrente Gabinetto (1), che regolarmente mi pervenne col suo annesso.

Appena me ne se presentò l'occasione io mi feci premura di esprimere al Nobile LOlr'd i ringll'aziamenti, che l'E.V. m'incaricava tributargli per 1'appoggio, che si era compiaciuto accordarci a Costantinopoli, e per gli ordini che aveva impartito in favor nostro a Sir H. Bulwer.

S. S. fu molto sensibile ad un tale atto di cortesia di V. E. e mi pregava di esternargliene la sua riconoscenza, ma fui però dolorosamente sorpreso nell'udire che, quantunque non avesse ancOTa ricevuta neslsuna risposta alle recenti comunicazioni che aveva fatto a Sir H. Bulwer nel senso della nostra partecipazione alle conferenze, pur tuttavia prevedeva delle nuove complicazioni, essendogli stato pochi istanti prima recato un dispaccio, in cui quest'ultimo mostrava essere le difficoltà tutt'altro che appianate. Aali Pascià continuava nella sua ostinazione a volerei escludere, ed il diplomatico Inglese esponeva come gli sembrasse pressoché impossibile di vincerla.

Lord Russell mi diceva sperare certamente che gli ultimi ordini da lui inviati a Sir Bwlwer fossero pe;r sortire un più favorevole r,isul,tamento, ma da un altro lato non illudersi sulla immensa difficoltà che vi era di superare l'opposizione dell'Austria.

Il suo rappresentante ha dichiarato nel modo più assoluto che non avrebbe assistito alle conferenze se il nostro Incaricato d'Affari vi veniva ammesso, ed il suo Governo poco curarsi di prender parte agli accordi per la regolarizzazione del Libano, ma lasciare alla Sublim~ Porta il pensare se le conveniva inimicarsi una possente vicina.

Aalì Pascià era dunque persuaso che l'Internunzio si sarebbe assolutamente astenuto dalle conferenze nel caso che noi vi fossimo invitati, e non poteva in nessuna guisa ammettere l'esistenza loro senza il Rappresentante Austriaco; su questo punto disgraziatamente pareva inaccessibile a qualunque specie di considerazioni.

Lord Russell era perciò d'opinione che le conferenze non avrebbero avuto luogo, e che invece si sarebbero fatti degli accordi privati colle varie Potenze.

Io cercai allora per quanto mi fu possibile, a termini del di Lei àispaccio 3 corrente al Conte Greppi (1), di provare a S. S. quanto fosse pericoloso per la S. Porta di cercare ad escludere una delle potenze garanti da quelle stipulazioni che riguardé<no la medesima, ed ebbi la soddisfazione di sentirmi

a ripetere da lui la promessa già fatta al Marchese d'Azeglio, di sostenere cioè le nostre ragioni perché non fossimo lasciati in disparte in una questione che interessa ad un tempo l'Europa e l'Impero Ottomano.

Non celai a Lord Russell che il nostro Incaricato d'Affari a Costantinopoli aveva avuto ordine di protestare energicamente contro ad ogni nostra esclusione dagli accordi anche ristretti, a cui la Porta sarebbe per addivenire con altre Potenze relativamente agli affari di Siria, essendo stati i nostri diritti in modo uguale a quelli deg1i altni regolati dal trattato del 1856.

Ma qui Lord Russell mi oppose che su di questo una nostra protesta non sarebbe stata sufficientemente fondata, rimontando la stipulazione degli accordi riguardanti il Libano ad un'epoca anteriore a quella del trattato del 1856. A queste parole non dissimulai al mio nobile interlocutore la penosa impressione che 1produceva sull'animo mio una tale obbiezJone, da parte sua soprattutto, dQIPo che non avevamo esitato a raggiungere le Potenze Occidentali sui campi deHa Crimea, ed a spargere il nostro sangue per guarentire l'integrità appunto del territorio ru quell'Impero, su di cui 1si cerca ora di negare il nostro diritto d'ingerenza; aggiunsi inoltre non potermi egli negare l'art. 7o del trattato di Parigi fosse applicato all'intero territorio della Sublime Porta e conseguentemente anche alle vertenze della Siria e che era ben ingiusto, che noi venissimo sagrificati agl'intrighi dell'Austria, la quale benché potenza limitrofa non aveva preso nessuna parte alla guerra che le Nazioni le più civili d'Europa avevano mosso alla Russia, onde salvare l'Impero Ottomano dalla rovina che lo minacciava. Stabilire poi un tale sistema d'esclusione, specialmente ammesso in principio, la più dannosa precedenza per la Turchia, aprendosi così in tal guisa nuovamente il campo all'immissione separata di alcune Potenze nell'amministrazione sua interna, circostanza questa, che costituirebbe per lei il massimo pericolo. Essersi appunto cercato di impedire il rinnovamento di un simile stato di cose mercé il trattato di 1-'arigi, e dopo di avere noi acquistato al costo dei più gravi sagrificii il diritto di assistervi, chi poteva negarci d'or innanzi la facoltà d'intervenire negli affari concernenti la Sublime Porta?

Siccome Lord Russell ad ogni istante nei suoi discorsi lasciava suo malgrado trasparire come, non ostante le nostre dichiarazioni, pur sempre dominasse in lui il timore che la nostra politica in Oriente fosse opposta agli interessi Inglesi, perché interamente modellata su quella della Francia, secondo lui fatale alla esistenza dell'Impero Ottomano, credetti allora non solo opportuno ma necessario di dargli lettura in disteso del dispaccio dall'E. V. diretto al Conte Greppi contenente le istruzioni riservate che Ella credeva di comunicargli circa il modo in cui si dovea regolare in questa quistione. Nel ciò fare io era ispirato da un duplice scopo. Primieramente di provare a Lord Russell come il Governo Italiano non si discostasse dall'Inghilterra nel proteggere gl'interessi dei Cristiani in Oriente, essendo al par di essa animata dal desiderio di vedere guarentita J.'.integrrità della Tuvchia.

In secondo luogo, di fargli vedere come l'Italia, sicura della giustezza dei

suoi diritti, non cercasse d'uniformare la sua condotta politica a questa piut

tosto che a quella potenza, ma seguisse solo nei suoi atti quei principii che

sono all'altezza di una nazione civile, conscia della sua dignità, e gelosa

del suo onore.

Mi lusingo d'avere così riuscito a dissipare i sospetti ingiusti di Lord Russell; ad ogni modo ei mi dié formale assicuranza di non abbandonarci alla influenza Austriaca e mi autorizzò a far parte di ciò all'E. V.

Lord Palmerston è assente da Londra, ma venendomi fatto di vederlo in questi giorni non mancherò, in eseguimento degl'ordini di V. E. d'intrattenerlo nello stesso senso.

(1) Non pubblicato.

156

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 10. Bucarest, 23 agosto 1864 (per. il 3 settembre).

Al principio di luglio p. p. giungeva in Bucarest il Conte Arturo Scherrthoss, emigrato ungarese, da molti anni stabilito a Parigi colla propria famiglia e fruente della protezione francese, venuto per diporto in Oriente (nel mentre la di lui moglie erasi recata in Ungheria per sistemare interessi comuni) e qui particolarmente per fare a questo Governo proposte d'imprestiti e dj altre operazioni finanziarie per conto della Banca Generale Svizzera.

Il Conte Scherrthoss trovandosi già in relazione con alcuni valachi, da esso conosciuti all'estero, non si tardò a sapere che il medesimo, che d'altronde non se ne infingeva, era in istretti rapporti col Generale Klapka ed aveva fatto con lui la guerra insurrezionale e quindi, specialmente dalle persone di Governo, si volle supporlo incaricato di missione od azione politicn in rapporto col movimento r<ivoluzionario che si ,credeva stessero p;reparando in paese parecchi capi venuti dal di fuori, alcuni dei quali, scoperti ed arrestati, avevano già cagionato un'31Pprensione esa1geJ:"atissima e SiPinto questo Governo a quella reazione che si fa ogni giorno più violenta e conseguita probabilmente non solo dalla paura e dal sentimento della propria debolezza, ma sì forse ancora da impegni stati assunti in Costantinopoli dal Principe Couza coll'Ambasciatore di una delle vicine Potenze od almeno dal desiderio di cimentare con fatti quella perfetta intelligenza che si è stabilita fra S.A. e l'E.S. con dimostrazioni, anche in seguito ripetute da una parte e dall'altra, di viva personale simpatia.

Ma il contegno del Conte Scherrthoss, che fu anche a me particolarmente raccomandato da amici miei, fu sì prudente, tanto moderato il suo linguaggio e riservate le relazioni, non ricercate, che contrasse con alcune persone le più distinte di questa città, che pareva che i sospetti fossero affatto cessati, specialmente dacchè io aveva avuto l'occasione di dare, sul conto del medesimo, le più complete e tranquillanti assicurazioni al Principe ed al suo primo Mi· nistro; anzi, e per l'assenza del mio collega di Francia, non mi ero rifiutato di presentarlo io stesso a questo ultimo che fece buon accoglimento alle ài lui proposizioni e lo interessò a far qui spedire al più presto l'agente speciale che il Conte annunziava sarebbe stato incaricato di negoziare e conchiudere l'imprestito, se in principio ammesso, non potendo egli più a lungo qui rimanere. In base a queste prime intelligenze vi fu scambio di telegrammi fra il Scherrthoss e la Banca Svizzera ed uno dei direttori di questa partì anzi per Parigi, onde ac,cordarsi col Credito mobiliare, allo 1:>copo di far in comune l'operazione, che qui avrebbe conchiuso certo Signor Morel, già conosciuto a questo Governo e la cui prossima partenza a questa volta veniva annunziata.

Approssimandosi per conseguenza il momento in cui il Conte Scherrthoss avrebbe lasciato questo paese per far ritorno in Francia, scrisse egli al Signor Cogalniciano per esprimergli il desiderio di poter avere l'onore, prima di partire, di presentare i suoi omaggi al Principe Regnante, accompagnando questa domanda con espressioni molto riverenti pel Principe ed il suo Governo.

Il Ministro non tardò a recarsi all'albergo del Signor Scherrthoss per fargli una visita personale e sapere in pa~ri tempo che S.A. l'avrebbe ricevuto con piacere l'indomani alle ore due.

Ampiamente soddisfacente fu l'accoglimento che il Principe fece al Conte, in udienza che durò quasi un'ora e mezza. Dimostrò S.A. di udire di buon animo l'espressione dei sentimenti del Generale Klapka ed altrettali ne esprimeva per lui e per i compatrioti suoi, a favore dei quali protestava di tutte le sue simpatie. Parlò quindi con espansione delle condizioni generali della politica, delle difficoltà della sua posizione, dei preparativi militari che faceva in vista di attese eventualità e delle sue disposizioni favorevoli alla causa dei popoli contro una Potenza nemica a tutti e che importava sommamente di distruggere; strinse infine la mano al Conte e lo invitò con istanza, dacchè il medesimo aveva annunziato che non sarebbe partito che fra una settimana, a fargli ancora una visita, dicendogli che l'avrebbe rivisto con molto piacere e più perfetto se pur io fossi andato con lui, nel corso della conversazione essendosi pur parlato di me e, da parte di S.A., in modo a far credere che più cordiali ed onorevoli non potessero essere le relazioni dell'Agente d'Italia col Principe di Rumenia.

Tre giorni dopo il Conte Scherrthoss riceveva all'albergo da un agente, in nome del Prefetto di Polizia, l'ordine verbale di partire dai Principati nel termine di 48 ore, quale ordine veniva il dì appresso rinnovato per iscritto, !§iusrta la domanda del Conte, con lettera del Prefetto di Polizia, in lingua valaca, dopo che il Signor Scherrthoss si fu invano rivolto a S.A. per esprimerle il suo sdegno e chiederle direttamente pronta soddisfazione dell'insulto che gli era stato fatto brutalmente e per abuso audace di potere, non avendo egli fornito neanco un'ombra di pretesto.

Nè si cercò di ottenere il preventivo assenso dell'Agenzia di Francia, nè a questa si pensò nemmeno di dar avviso della misura che era stata presa contro un suo protetto, munito di un passaporto stato rilasciato dall'autorità francese. L'allievo Console, Signor Boyard, Reggente l'Agenzia suddetta, cui il Scherrthoss s'è rivolto per chiedere l'appoggio della sua protezione legittima, intervenne, ma senza successo, sia per far rivocare la misura, sia almeno per ottenere una dilazione che gli desse tempo di prendere gli ordini del suo Governo.

Il Conte, che non era disposto ad accettare favori, partì nel termine prescritto, cioè il 16 corrente, per Costantinopoli onde ricondursi di là, per la via di Torino, a Parigi, dopo aver lasciato al Consolato di Francia una sua formale protesta.

Il Reggente l'Agenzia di Francia spedì rapporto di quanto successe a S.E.

il Signor Drouyn de Lhuys ed il Signor Scherrthoss, che era in massimo grado

sdegnato per l'ingiuria che gli fu fatta, mostravasi deciso a fare ogni passo

e trar partito delle alte ed estese sue relazioni perehè questo Governo venga

costretto a dargli conveniente soddisfazione dopo •Che l'avrà data al Governo

di Francia.

Questo avvenimento produsse molta impressione in paese, ma, debbo dirlo,

gradevole, specialmente ai miei colleghi. Sperasi così che venga reso manifesto

e notorio che il Principe Couza, nel·l'ebbrezza de' suoi successi e nella vertigine

del suo potere assoluto, non sia per rispettar più affatto, quando malamente

creda che ciò possa convenirgli, nè i diritti altrui conseguenti dai trattati e

dalle capitolazioni, nè i riguardi stessi dovuti ai Governi protettori ed ai loro

rappresentanti, siccome ora usò colla Francia stessa, che gli rese pur da poco

sì grande servizio. Sperasi conseguentemente che i Governi esteri ed or prima

ài ogni altro quello di Francia voiTanno provvedere perché si ponga freno

agli arbitri.

Io non ebbi ufficialmente ad intervenire, nè gli offesi personali riguardi a

me più particolarmente dovuti consentivanmi d'interpormi altramente.

Venne da me, in mia assenza, il Signor Baligot, Segretario del Principe, che andò pure al Consolato di Francia, allo scopo di dichiarare che S.A. ed i Ministri furono estranei ad una tale determinazione dovuta alla sola iniziativa e responsabilità del Prefetto di Polizia, cui si dovettero accordare ampie facoltà, che corrispondessero al dover suo di tutelare e garantire la sicurezza dei Principati. Dal canto suo il Prefetto di Polizia, Signor Marghiloman, deplorò al Consolato di Francia la misura che era stata presa e ch'egli disse aver dovuto eseguire per ordine espresso del Principe. Il Signor Cogalniciano poi si fè premura di venire da me per protestare di essersi opposto alla misura, stata ordinata quindi direttamente da S.A. per suggestione del Baligot, il quale eserciterebbe attualmente nell'anima del Principe la più perniciosa influenza, i Ministri essendosi ora anzi collegati per trovar modo di far allontanare un tal uomo.

Quindi menzogne e perfidie d'ogni parte.

Il Ministro protestommi pure essere lontano dal vero che le relazioni che il Signor Scherrthoss ebbe meco siano state contemplate, siccome perfino si disse, nella decisione stata presa contro il medesimo, sebbene piuttosto quelle che stabilì nel paese con persone appartenenti all'opposizione, quasichè attualmente ve ne esistestsero altre, all'infuori della cerchia degl'impiegati del Governo, e denunzie venute da Costantinopoli, ciò che io sono persuaso non esistere affatto, e deduzioni varie, alcune delle quali trovai le più ridicole, che avrebbero formato la convinzione della missione e dell'azione politica attribuita al Scherrthoss. Insomma niun fatto positivo che possa almeno attenuare l'odiosità e la brutalità della misura che è stata presa contro un personaggio onorevole che il Governo rumeno ha trattato come un vagabondo, violando il diritto delle capitolazioni, provocando una Potenza la cui alta influenza spiegossi in modo benefico per questo paese e facendo sfregio all'Agente di un'altra che, per quanto fu possibile, sempre si mostrò pure benevolo ed amico.

Dissi al Signor Presidente del Consiglio che questi sono atti di un Governo che impazza e vuoJe andaire a rovina.

157

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, pp. 129-132) (1)

L. P. Parigi, 23 agosto 1864.

In ampliazione del telegramma cifrato che vi spedisco, vi do alcuni ragguagli qui particolarizzati sulle mie operazioni diplomatiche. Giunto questa mattina, mi recai a colazione dal comm. Nigra che mi aveva gentilmente invitato. Egli mi diede un biglietto che portai immediatamente dopo al Pietri a Saint-Cloud onde avere udienza dall'Imperatore. S. M. mi ricevette immediatamente, e gli consegnai la lettera del Re (2).

L'Imperatore mi disse che si rendeva benissimo ragione delle difficoltà che incontrava il traslocamento immediato della capitale, e mi invitò ad esporre quali temperamenti si credeva di dover proporre. Io gli palesai che, quantunque si scorgessero i gravi inconvenienti che una tale misura improvvisa presentava, sia dal lato politico, sia dal lato amministrativo, atteso lo stato di trasformazione in cui siamo tuttora, per altro il ministero, convinto dal vantaggio immenso che recava all'Italia il ritiro delle truppe francesi dallo Stato pontificio, si era determinato a proporre a Sua Maestà l'adozione del trattato. Ma che però egli non poteva considerare che come sommamente giuste e ragionevoli le osservazioni fatte dal Re in proposito.

Se la condizione del trasporto della capitale non potevasi assolutamente abbandonare, vi erano tuttavia due mezzi di temperarne gli effetti. Il progetto di trattato stabilisce, che il tempo di due anni chiesti dal Governo francese pel r_itiro delle truppe non dovrebbe contare che dal giorno in cui sarebbe stato dichiarato il traslocamento della capitale, operazione la quale sarebbe da effettuarsi in sei mesi, giusta la proposta Pepoli. Io feci osservare all'Imperatore che questa ultima condizione era di esecuzione impossibile, della quale cosa egli mi sembrò convenisse.

In conseguenza io proposi, come temperamento, che al Governo italiano fosse Diservato un tempo di due anni per decretare quel traslocamento; che intanto il tempo utile per lo sgombro del territorio romano principiasse a partire dalla data del trattato, salvo a compierlo definitivamente, tosto che la decisione relativa al trasporto della capitale sarebbe col fatto resa irrevocabile. Così si avrebbero due anni per prepararsi a quel grande avvenimento, giusta l'idea espressa dal Re.

Questo sistema non sembrò disgradire all'Imperatore. Poi soggiunsi che un altro sistema potrebbe soddisfare a quanto desidera il Governo francese e nello stesso tempo evitare gl'inconvenienti del trasporto della capitale, mentre darebbe appagamento alle esigenze municipali delle varie provincie italiane; e questo consisterebbe nel rendere il Parlamento per così dire nomade, tra

sportandone la sede per ogni legislatura in una città diversa, rimanendo sempre Torino, per ora, centro degli affari.

A questo sistema l'Imperatore fece delle obiezioni, che io procurai di combattere, sia citando l'esempio dei Paesi Bassi quando ne faceva parte il Belgio, sia appoggiandomi a considerazione d'ordine costituzionale.

L'Imperatore mi disse: che, senza tener conto delle difficoltà di esecuzione, egli temeva che un tale ordinamento non sembrasse abbastanza stabile

• il faut que les amis, et les ennemis de l'unité d'Italie sachent q_ue désormais elle est dans une position stable ». Queste sono le sue parole, che provano che egli è veramente interessato

a che si consolidi il nuovo ordine di cose introdottosi in Italia.

Questo suo sentimento si desume anche da altre circostanze.

Credo altresì che egli desidera veramente lo sgombro di Roma, poichè ciò sarebbe il fatto principale che servirebbe di pegno all'alleanza inglese.

L'imperatore non volle darmi una risposta immediata; egli si riservò di parlarne coi Ministri; io gli dissi che aspettavo la sua risposta per portarla al Re. In conseguenza sono costretto a fermarmi alcuni giorni a Parigi. Se però questa si facesse troppo aspettare, potrei ritornarmene a Torino. Il Principe Umberto arriva sabato. L'Imperatore ha l'intenzione di condurlo seco al campo di Chàlons: partirebbe lunedì prossimo, l'Imperatore ritarderebbe così la sua partenza che era fissata per Domenica. Siccome sono q_ui incognito non andrò nemmeno a vedere il Principe Napoleone, che, da quanto mi disse Nigra, non è ancora informato di nulla, essendo Drouyn de Lhuys finora solo al corrente dell'affare. Nel treno che mi condusse a Parigi vi erano parecchi Ministri, Senatori e Deputati, ma essi non mi hanno riconosciuto.

P. S. -Non parlai delle altre questioni secondarie, che sono piuttosto di redazione, poichè mi sembra che si è d'accordo sul fondo. È necessario anzitutto di sciogliere la questione principale.

(1) -Ad eccezione del primo capoverso ed. anche in BASTGEN, pp. 336-337. (2) -Cfr. n. 147.
158

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI

T. 332. Torino, 24 agosto 1864, ore 8,50.

Payez immécliatement au 1comte Schertoss qui doit partir aujourd'hui pax Messageries Impériales 1000 francs, qui lseront ioi remi:s à votre ptère. Le comte Schertcss S:è trouve à l'Hotel Missiri.

159

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA,

AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 796. Copenaghen, 25 agosto 1864, ore 6,40 (per. ore 14,15).

Le prince royal qui a été extrèmement bien relçu part demain matin directement pour la France (1).

(1) Non si pubblica un rapporto dello stesso giorno con particolari circa la visita a Copenaghen del principe Umberto.

160

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI

D. s. N. Torino, 25 agosto 1864.

Par Votre dépeche confidentielle du 10 de ce mois (1) Vous m'avez rendu

compte des entretiens que vous veniez d'avoir avec S.A. Aali Pacha au sujet

de l'admission du représentant d'Italie dans les conférences relatives au Liban.

En meme temps vous m'avez communiqué copie de la réponse de S.A.

aux communications que d'après les instructions de Son Gouvernement, S.E.

l'Ambassadeur de S.M. Britannique avait adressées à la Sublime Porte pour

appuyer notre demande. Vous sentirez M. le Comte combien j'ai du etre péni

blement surpris des fins de non recevoir que le Gouvernement Impérial oppose

à l'exercice d'un droit que son évidence devrait mettre à l'abri de toute con

testation.

Si jamais nous pouvions nous attendre à quelque résistance ce n'est certes

pas au nom des stipulations internationales dont le sens est trop clair pour etre

méconnu de la part d'une Puissance amie et qui a le plus grand ·intéret à ne

pas affaiblir les garanties que lui assure le concert Européen tel qu'il est établi

par le droit public en vigueur.

En effet pour écarter notre coopération dans les affaires du Liban S.A. Aali Pacha est forcé de donner au traité de Paris une interprétation qu'il ne comporte pas et qui, si elle était admise, pourrait rendre bientòt illusoires les dispositions tutelaires qui en forment le principal objet.

Dans l'opinion de S.A., si j'ai bien saisi sa pensée, le traité de Paris aurait expressément désigné les questions dont les puissances signataires de cet acte sont appelées à connaitre. Ainsi la question de Syrie et du Liban n'étant pas indiquée elle entrerait dans le cercle de ces affaires intérieures qu'une des clauses du traité a formellement soustraites à l'ingérence soit particulière soit collective des Puissances. Et comme en présence de cette théorie le fait meme d'une conférence ou d'accord entre quelques Puissances deviendrait inexplicable, le Cabinet Impérial attribue sa seule raison d'etre à des circonstances exceptionnelles, c'est à dire à des droits résultants de stipulations antérieures au traité de Paris.

Je regrette M. le Comte devoir relever ancore une fois les défauts et les inconvénients de pareiHe manière de voir. Il suffit de lire sailis prévention l'article 7 du traité de Paris et de se rappeler les événements et les motifs qui en ont annoncé la stipulation pour y trouver réfutation complète du système que la Sublime Porte tendrait à faire prévaloir. Il est manifeste que loin de tracer des limites trop étroits au concert Européen dont la participation et les avantages sont garantis à la Turquie les Hautes Parties contractantes en posant comme but de ce concert, comme base de leurs droits et de leurs devo,il('s le principe de l'indépendance et de l'intégrité teiritoria,le de l'Empire Ottoman reconnaissent la nécessité de s'occuper en commun avec la Porte de toute

question qui affecterait ,le maintden de ce \l)trincipe or pour nier ce carac,tère

d'intéret général à la question du Liban, pour ,la réduire aux simples propor

tions d'une affaire d'administration intérieure il faudrait effacer l'histoire de

oes derniers temps, il faudrait oublier les complications et les périls qui en deux

dates diverses mais très rapprochées ont compromis la sécurité de la Turquie

et alarmé l'Europe. Si antérieurement au traité de Paris les Grandes Puissan

ces s'étaient entendues pour régler les affaires du Liban c'est précisement à

cause de l'intéret européen qu'elles présentaient et à cause des dangers qu'en

pouvaient surgir pour l'intégrité et pour l'indépendance de l'Empire Ottoman.

Ce n'est donc pas uniquement et •PJèincipalement en vertu d'acco!'lds précédenrts

que quelques Gouvernements sont appelés à prendre part aux règlements du

Liban mais bien comme représentants du concert Européen que le traité de

Paris a complété en y admettant non seulement les Grandes Puissances mais

aussi et avec une entière égalité de devoirs et de droits les Pu~ssances qui après

avoir concouru à la défense du territoire Ottoman assumaient l'obligation de

veiller à l'intégrité et à l'indépendance de l'Empire.

Cette conclusion est la seule qui ne répugne pas au bon droit et à la logi

que, et l'appui que l'Angleterre et la France ont accordé à nos réclamations

avec une loyauté qui les honore est une preuve éclatante de la justesse de ces

raisonnements.

Mais S.A. Aali Pacha semble craindre qu'en introduisant un élément nou

veau dans la discussion d'arrangements aux quels noUIS sommes demeurés étran

gers on pourrait peut-etre 'courir le risque de troubler la marche dels délibérations

qu'il y aurait lieu d'adopter. Nous aimons trop à rendre hommage à la perspi

cacité et à la droiture de Son Altesse pour ne pas étre [Jer:suadés que quelques

instants de réflexion ne suffisent pour dissiper des doutes que rien dans notre

conduite ne saurait autoriser, et qui feraient un tort gratuit à notre intelligence

et à notre modération.

Si, par des circonstances indépendantes de notre volonté et contre lesquel

1es nous avons réclamé, nous n'avons pas p11is part dans 1a question du Liban

aux délibérations précédentes des Puissances signataires du traité de Paris nous

n'en avons pas moins suivi avec tout l'intéret qu'elle mérite les phases de cette

affaire, et l'expérience du passé peut nous mettre à méme de preter aux tra

vaux de la Conférence un concours d'autant plus utile que notre opinion est

plus libre, et que pour conséquent nous ne pouvons avoir d'autre désir que

d'aider à concilier les divergences qui pourraient se produire.

II est M. le Comte une dernière observation que je ne saurais passer sous

silence.

En reconnaissant peut-étre qu'aucune objection de principe ne pourrait infir

mer notre droit S.A. Aali Pacha se préoccupe de l'intention qui lui avait été

manifestée par la Représentanf de quelque Puissance de ne pas assister à la

Conférence danis le cas où le représentant de ntaUe y serait adm.is.

Nous avons peine à croire qu'une puissance quelquonque veuille renoncer

à l'exercice de ses droits plutòt que de faire tréve à des susceptibilités qu'une

juste appréciation des circonstances doit condamner.

Mais en tout cas, et vous l'avez déjà remarqué avec raison, la Conférence ·étant ouverte à toutes les Puissances signataires du Traité de Paris, la Sublime Porte ne saurait etre aucunement responsable de l'abstention volontaire de quelqu'une d'entre elles, tandis que nous serions certainement fondés à la rendre responsable d'un refus qu'elle ne peut nous opposer sans violer notre droit.

J'ose me flatter, que ces réflexions sur lesquelles je vous recommande d'ap[peler l'attentlion :}a pJus sérieuse de S.A. parviendront encore à modlifier les décisions qu'elle vous a annoncées.

Mais si ·cet espoir était déçu vous dev~riez suivre, en protestant :l.es illiStructions que je vous ai transmises. Je vous autorise, si vous le jugez convenable à donner lecture de cette dépeche à S.A.

(1) Non pubblicato, ma cfr. n. 109.

161

IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (AVV)

L. P. Bologna, 25 agosto 1864.

Ringrazio Minghetti delle notizie datemi, e godo del probabile successo ottenuto dal Re e da Menabrea: se mai vi fu ragione di essere lieto di essermi ingannato è cotesta. Io intanto avevo pensato al modo di appagare il Re e forse l'avrei trovato.

Trasportare a Napoli la capita.Je, lasciare il Palflamento a Torino: così il Re avrebbe potuto dimorarvi nove mesi dell'anno e si sarebbe mantenuta la clausola secreta del trattato.

In ogni modo applaudo sinceramente al risultato ottenuto o probabile molto.

Ti mando la domanda del congedo che mi farai ti prego subito regolarizzare.

Sarò grato a te e a Minghetti se vorrete continuarmi a tenere informato.

162

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (AVV)

L. P. Londra, 25 agosto 1864.

Dal mio ultimo dllispaccio confidenziale (1) V. E. avrà veduto qual sia stato il risultato del mio soggiorno a Woburne Abbey, e valendomi ora della maggior libertà che mi offre una comunicazione particolare, mi pregio di farLe conoscere che non ho perduto la più piccola occasione per esporre a Lord Russell di quanta importanza fosse per l'influenza inglese in Italia, il non abbandonarci nella presente questione degli accordi per gli affari del Libano. Sapendo ciò che S.S. aveva detto al Marchese d'Azeglio pochi giorni prima a questo riguardo, rimasi sorpreso di trovare in lui, se non una spiegata resistenza ad

assecondar'Ci, certamente una evidente rHuttanza che tradivasi in ogni più piccolo suo atto. Grazie senza dubbio a recenti informazioni che aveva appunto allora ricevute da Sir H. Bulwer, una tale sfiducia sulla nostra politica in Oriente, soprattutto dopo alle reiterate nostre dichiarazioni, mi colpì talmente che, senza averne avuta dalla S.V. l'autorizzazione, credetti però di dover prendere sopra la mia responsabilità di dargli lettura del dispaccio da Lei rivolto al Conte Greppi, in cui, senza ambagi e dissimulazioni, è tracciata al nostro Rappresentante a Costantinopoli la condotta che deve tenere. Io sono in massima d'avviso che quando comune è lo scopo, non si può usare politica migliore della franchezza, e mettendo in pratica un tal principio, diedi prova a Lord Russell di quanto ingiusti e infondati fossero i suoi sospetti, o per meglio dire le insinuazioni di Sir Henry Bulwer.

Un sentimento poi oltremodo penoso io provava quando, come già ebbi l'onore di scrivere alla S.V., Lord Russell mi diceva che non avevamo diritto alcuno di protestare contro alla nostra esclusione da quegli accordi che si prenderebbero pel Libano.

Allora, quasi a rischio di farmi accusare di soverchio ardire, io chiedeva con qualche vivacità a S.S. a che cosa secondo lui, anche tacendo di qualunque altra considerazione, avrebbe servito il sangue da noi sparso in Crimea e la nostra partecipazione al Trattato di Parigi. Credo sia stata una circostanza as,sai favorevole, che mi si sia presentata quella opportunità di poter avvicinare il Primo Segretario di Stato per gli Affari Esteri nell'intimità della vita privata, per avere campo così di dirgli quelle verità cui non è sempre agevole esternare in un'udienza ufficiale, ed essere quindi in grado di dissipare la cattiva impressione che le ultime comunicazioni di Sir H. Bulver avevano evidentemente prodotto sull'animo suo.

Lord Palmerston è tuttora assente di Londra ed è andato, come Lei avrà veduto dai giornali, a fare una visita ai suoi elettori. Il suo Segretario particolare, ad un tempo suo nipote, è però aspettato quest'oggi. Egli è un giovane d'ingegno, con il quale son legato in amicizia, e comincerò a trattare la questione con lui.

Lord Russell nei giorni che passai a Woburn, m'intrattenne frequentemente delle varie questioni che interessano il nostro paese, e continuamente, come già notai nel mio dispaccio, in tutte le sue parole traspariva, suo malgrado, il sospetto che, massime per ciò che ha tratto alla questione d'Oriente, noi andassimo sempre a rimorchio della Francia, e su questo punto sostenni con

S.S. una discussione vivissima.

Sulla questione Italiana in generale poi, Lord Russell si esprimeva con molta simpatia, ma anche qui l'incubo dell'influenza francese vi faceva di tanto in tanto la sua apparizione, ed a questo riguardo, le mie parole non potendo avere quell'importanza che avrebbero avuto in bocca al Rappresentante ufficiale del Re, mi è stato lecito di ragionare più liberamente dei veri sentimenti che animano il paese dal Primo Ministro all'ultimo cittadino, mostrando da quante difficoltà e pericoli fossimo circondati, e ciò non ostante quanti progressi avessimo compiuti nel breve giro di pochi anni.

Relativamente agli affari di Roma, S.S., non vedendo per ora l'opportunità dì scioglierli, era d'avviso si dovesse trasportare la capitale a Firenze. lV!a

sulla mia osservazione, si convinse però della cattiva impressione che una tale misura produrrebbe nel paese, potendo questo far nascere il tin:ore che, pel momento almeno, si rinunziasse a tentare di realizzare il più ardente voto di ogni Italiano, di stabilire cioè la sede governativa nell'antica e gloriosa Eterna Città, sola nostra capitale possibile. Riassumendo infine i miei discorsi, io terminava col dire che speravo non essere lontano il giorno in cui, ottenuto il conseguimento dei nostri voti e diventati forti e potenti, potessimo non già far nascere il sospetto all'Inghilterra di parteggiare per una politica qualunque in ostilità con essa, ma ispirare al contrario una tale fiducia, da essere un elemento di conciliazione tra quei due principii disgraziatamente così spesso in opposizione rappresentati dalla Francia e dalla Gran Bretagna.

Ritornato a Londra, quantunque già verbalmente ne avessi fatto parte a Lord Russell, credetti tuttavia conveniente di comunicargli ufficialmente che il Principe Umberto, a cagione di impegni presi con sua sorella la Principessa Clotilde, non poteva anticipare la sua venuta più di quanto aveva stabilito, ed esprimere io perciò fin d'ora a nome di S.A. tutto il dispiacere che avrebbe provato se questa cireostanza fosse per impedirgH di vedere S. M. la Regina ed il Principe di Galles, che sarebbe stato ansiosissimo di poter entrambi ossequiare.

A taluni potrà parer strano che la Regina non sia per ricevere il Principe Umberto a Balmoral, ma la vera ragione ne è la seguente.

Questo castello è dei più ristretti, e S.M. ha l'abitudine di vivervi in modo affatto privato, circondata appena dei Membri più prossimi della Sua famiglia. Finora essa non vi ha mai ricevuto nessun Principe straniero, e non vorrebbe stabilire un precedente che sarebbe per riuscirle di grave incomodo per l'avvenire. Inoltre, stante la distanza considerevole a cui trovasi Balmoral, S.M. non potrebbe accordare una semplice udienza al Principe Umberto, ma dovrebbe invece offrirgli l'ospitalità, insieme al suo seguito, cosa che non potrebbe fare convenientemente a motivo della ristrettezza e del carattere del tutto privato di quella residenza. Ho saputo quest'oggi che il Principe e la Principessa di Galles non limiteranno il loro viaggio alla sola Danimarca, ma andranno anche a Stoccolma, Pietroburgo, Vienna, Berlino e forse Parigi. Lord Russell era ostilissimo a questo progetto di voler visitare le due capitali germaniche, ma essendovisi il Principe ostinato, il Segretario di Stato per gli Esteri dovette allora pregarlo di estendere il suo viaggio alle città principali del continente, onde diminuirne l'importanza. Questa risoluzione di S.A. comparisce agli occhi di tutti come la cosa la più inopportuna. Il Principe conduce seco un numerosissimo seguito, composto delle persone le più ragguardevoli della sua Corte.

Prima di por termine a questa mia ormai prolungata corrispondenza, m'incorre l'obbligo di rettificare un'inesattezza nella quale sono caduto in una delle precedenti mie lettere. Per un errore, della pe~sona che me ne informava, io nominavo alla S.V. il Signor Gingo, come il Rappresentante del Messico che da Parigi doveva recarsi a Torino ad annunziare l'avvenimento al Trono dell'Imperatore Massimiliano, mentre avrei dovuto dire Hidalgo. Nel chiederLe scusa, Signor Cavaliere, per questo involontario equivoco di nome, posso ora comunicarLe alcuni cenni che mi furono riferiti su questo signore.

Esso pare non goda un'ottima fama nel suo paese, e vi è tenuto principalmente in conto d'intrigante. Lasciò da lungo tempo il Messico e visse per molti anni in !spagna, dove divenne l'amante della Duchessa d'Alba, la quale morendo lo raccomandò alla sua sorella l'Imperatrice Eugenia. Sarebbe solo mercè l'intervenzione di quest'ultima che egli avrebbe ottenuto di essere nominato a r31Ppresentare ilnuovo LmjperatOJ."e a Par1gi. Intorno a tale a11gomento, sono ino~tre in grado di annunziarLe che la Francia lavora possentemente per che 1'Inghilterra non s'astenga più a ll.ungo dal riconoscerlo. Lord RUISseLl mi disse che molto probabilmente la questione sarà di nuovo agitata al ritorno della Regina da Balmoral. Ove venisse sciolta favorevolmente il diplomatico che verrebbe mandato al Messico. riceverebbe il grado d'Inviato Straordinario.

Le notizie politiche del resto scarseggiano grandemente. Lord Palmerston dichiara a tutti che il miglior modo nelle circostanze attuall.i di govertnru'e il paese è di • Let things alone • all'interno come all'estero e per ora il solo interesse pare essere concentrato nello studiare i mezzi di prevenire il rinnovamento degli scandali, che recentemente disonoravano l'Irlanda e le sue autorità.

(1) Cfr. n. 155.

163

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI

D. 13. Torino, 26 agosto 1864.

Fu riferito al R. Ministero dell'Interno che in Londra, via Piccadilly 113, havvi un Comitato borbonico clericale, presieduto da certo Marchese Fortunato, e di cui fanno parte un tal Antonio Golifi, Siciliano, un nipote del Principe di Castelcicala, ed altri emigrati legittimisti. Questo Comitato riceverebbe direttamente gili ordiru da Roma e sarebbe in cOITispondenza col Cardinale Wiseman, e coll'Ambasciatore Austriaco. Si aggiunge che in questo momento esso si stia occupando di un prestito per ingente somma a favore del Borbone, ed emetta intanto dei boni di 100 Franchi, di quelli rimasti invenàuti del debito contratto dall'ex Re Francesco a Gaeta. Preparerebbe inoltre spedizioni di briganti che partirebbero alla spicciolata dall'Inghilterra e da Malta, e sarebbero diretti a Porto d'Anzio. Siffatte incumbenze sarebbero affidate dal Comitato ad uno spagnuolo, conosciuto sotto varii nomi, tra cui quello di Alvarez di Rosa, che per espressa autorizzazione del Governo Pontificio rilascia brevetti di ufficiali e dirige le spedizioni specialmente di Irlandesi. Nella prima settimana di agosto sarebbero giunti a Londra per porsi in comunicazione con quel Comitato un capo brigante, certo Tortora, nipote dell'Arciprete di Ripacandida, e sarebbero pure da Malta venuti cinque o sei briganti Siciliani, tra cui certi Di Stefano, Salviati, Scaramuzza, Pailla ed altri, i quali però ripartirono tosto per Marsiglia, di là forse per Roma, ove si troverebbe di presente l'Alvarez di Rosa.

La prego, Signor Conte, di ricercare quanto vi sia di vero nei fatti suaccennati, e segnatamente fino a qual punto siano esatte le indicazioni relative a persone, che le ho riportate quali furono esposte al R. Ministero dell'Interno.

164

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, pp. 132-135 e in BASTGEN, pp. 337-339)

L. P. Parigi, 26 agosto 1864.

Come ve lo dissi col mio telegramma di quest'oggi, è impossibile di conservare l'incognito a Parigi, a tal segno che il giorno stesso del mio arrivo due sollecitatm·i seppero scoprirmi al mio albergo. Ciò essendo, mi sembrava sconveniente assai di non andare dal Principe Napoleone, e non avrei potuto astenermi dal vedere il Principe Umberto che arriva domani; in vista di queste considerazioni, e preso l'avviso del Nigra, mi recai quest'oggi dal Principe l\i-apoleone, persuaso che egli nulla sapesse dei nostri affari. Quando mi presentai a lui dicendo che io ero venuto a Parigi per diporto, egli rispose: et pour d'autres afjaires très sérieuses; e quindi, senza lasciarmi nulla aggiungere, egli entrò in minuti particolari sulla questione, e dal suo discorso mi accorsi che egli era stato informato di tutto dal Pepoli e posteriormente da La Marmora. Esso sapeva che il Re faceva qualche resistenza, ed allora mi soggiunse:

• si vous croyez obtenix quelque chose de plus de l'E:tnjpereur, vous vouls trompez; le premier mouvement de l'Empereur est toujours le plus large et le plus généreux; si on lui donne le temps de la réfiexion, il trouve des inconvénients là où auparavant il n'en avait pas aperçu. Méfiez vous des retards, et surtout des gens qui l'entourent aujourd'hui. Ils ne savent rien, mais lè jour où il soupçonneront quelque chose ils feront le possible pour paralyser cette affaire. Le mot de changement de capitale qui effraye tant le Roi n'a pas toute la portée qu'il croit. A peine le traité sera-t-il connu, que le trouble se mettra dans la Cour de Rome, et bien des événements que vous ne prévoyez pas se dérouleront avec une célérité inattendue. Ne perdez donc pas de temps à négocier, hàtez la solution de cette affaire, et surtout que le Roi ne soit pas compromis dans sa popularité, et qu'on ne puisse pas dire qu'il a abandonnée la question de Rome pour TUJrin. D'ailleurs il y a rrumière et manière de transporter une capitale. Vous laisserez les administrations a Turin: il suffit que le Roi, le Parlement, et les Ministres soyent dans la ville que vous désignerez pour la capitale. L'évacuation de Rome serait accueillie avec grande faveur par toute la partie libérale de la France; surtout en Angleterre, cette question résolue suffirait à elle seule pour rétablir l'alliance anglaise en présence de l'union des Puissances du nord. Toutefois, malgré l'intérèt qu'a la France dans cette affaire, ne croyez pas pouvoir vous en prévaloir pour agir sur l'Empereur dont les calculs sont faits, et qui difficilement élargira davantage •.

In somma il Principe considerava il trattato Pepoli come tutto ciò che si può ottenere, ed egli non vorrebbe che si lasciasse sfuggire questa occasione, salvo poi ad interpretare il modo di trasportare la capitale; egli soggiungeva ancora: • il y aura une telle révolution dans le Gouvernement romain par suite de la seule connaissance du traité, avant meme sa mise en exécution, qu'on ne pourra songer de sitòt à quitter Turin».

Naturalmente mi sono tenuto sulla riserva quanto ho potuto, protestando però che, ad ogni modo, non avremmo mai lasciato compromettere la popolarità del Re. Il Principe mi domandò se il Principe Umberto era informato della cosa; io gli risposi che non lo credevo.

Ho tenuto ad informarvi di questa conversazione molto importante, nella quale il Principe ha cercato di farmi conoscere esattamente lo stato delle cose e delle varie influenze a Parigi. Intanto io aspetto la risposta dell'Imperatore: probabilmente non l'avrò prima di posdomani lunedì a mezzogiorno. Egli parte per Chalons col Principe Umberto. Come ve lo dissi è stato indisposto a letto, ma non pare abbia avuto nulla di serio. Osservai che nel suo gabinetto vi era gran fuoco acceso, prova che non si sentiva bene. Domattina molte persone andranno a ricevere il nostro Principe al débaTcadère, ed io non posso dispensarmi di essere del numero.

165

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI

(AP)

L. P. Torino, 27 agosto 1864.

Ho ricevuto ieri la tua lettera (1). Ti rallegri del successo di Menabrea. Veramente le cose non sono così innanzi da fare più o meno lieti pronostici. Menabrea vide l'Imperatore, che lo accolse assai cortesemente, che non disconobbe le difficoltà grandi della progettata misura, che non si rifiutò recisamente a esaminare i possibili temperamenti, ma che, in fine de' conti, non fece altro che rispondere che avrebbe considerata la proposta e fatta avere una risposta. Questa risposta finora non giunse. Ieri l'altro l'Imperatore era indisposto e a letto, cagione forse del ritardo. Come vedi, siamo nel limbo. Non so se tu abbia qualche informazione particolare da Parigi, che ti permetta di credere probabile l'adesione dell'Imperatore a un sistema di temperamenti. Lo spero, perché ogni temperamento nel senso indicato non può essere che una preparazione morale pel sistema compiuto.

166

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 64. Parigi, 27 agosto 1864 (per. il 29).

Come già ebbi l'onore di :mnunziare all'E.V. per telegrafo, S.A.R. il Principe Umberto giunse questa mattina in Parigi aJ.le ore dieci e un quarto (2), dopo

un felicissimo viaggio. Io mi era recato ad incontrare S.A. alla frontiera belga.

Alla stazione di Parigi aspettavano il Principe di Piemonte le LL.AA.II. il Prin

cipe Napoleone e la Principessa Maria Clotilde, il Generale Mollard, Ajutante

di campo dell'Imperatore, il Principe Poniatowski, Scudiere, il Visconte di

Paiva, Ministro di S.M. Fedelissima, ed i componenti tutti questa R. Lega

zione. S.E. il Conte Sclopis ed il Conte Menabrea, qui di passaggio, erano pure

presenti all'arrivo di S.A.

Il PrinciJpe fu condotto dalle LL.AA.H. al Palazro Reale, e poco tempo dopo si recò al castello di St. Cloud a fare visita alle LL.MM. l'Imperatore e l'Imperatrice.

(1) -Cfr. n. 161. (2) -Le accoglienze fatte a Parigi al principe Umberto furono estremamente cordiali. Egli fu a pranzo a St. Cloud il 28 agosto e parti il 30 con l'Imperatore e il Principe Napoleone per il camno di Chalons da cui ritornò il 3 settembre. Partì dalla Francia il 9 con lo yacht del Principe Napoleone.
167

GYORGY KOMAROMY E IL CONTE CSAKY AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

Torino, 27 agosto 1864.

Le Comité Hongrois est convaincu de pouvoir faire éclater mème au mois de Novembre prochain une insurrection sérieuse en Hongrie et en Transylvanie, si les armes et l'argent nécessaires seront mis à temps à sa disposition.

Concernant les armes le Comité a besoin au moins:

l o Outre les 3.000 fusils arrivés déjà 3000 autres qui devraient etre expédiés par l'entremise du Général Eber de l'Angleterre dans les Principautés;

4.000 fusils aux embouchures du Danube.

2" 10.000 fusils en Serbie à mettre par le Prince Miche! à la disposition du Comité Hongrois.

3° Démarche du Gouvernement Italien auprès du Prince Couza.

Concernant les fonds le Comité croit avoir besoin au moins:

l" 500.000 fr. pour les premiers préparatifs au commencement de Septembre.

2" 2.000.000 fr. successivement avant le commencement de l'insurrection.

3" 500.000 fr. pour l'expédition en Croatie, Esclavonie, Dalmatie.

Les garanties pour l'aven1r demandées par le Comité sont:

l" Tout en restant juge de l'opportunité de déclarer la guerre à l'Autriche, le Gouvernement Italien la guerre une fois éclatée reconnaitra l'indépendance de la Hongrie et le Gouvernement provisoire (1).

Venosta.

2" Le Gouvernement Italien o.pérera un débarquement sur les còtes de la Dalmatie.

3" Le Gouvernement Italien garantira au Gouvernement provisoire un emprunt national de 50 millions florins.

(1) Come risulta da un appunto conservato in ASME, Carteggio confidenziale e riservato, busta 215, questo capoverso fu redatto nella presente forma dietro suggerimento di Visconti

168

IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MlNGHE'ITI

(AVV) (1)

L. P. Bologna, 27 agosto 1864.

Incomincio a ringraziarti della premura con cui mi tieni ragguagliato di quanto succede a Parigi: tu puoi credere se io abbia l'animo agitato perché si tratta della sorte d'Italia. Io però spero assai: lettere che ricevo da Parigi mi avvisano che il Governo Imperiale è irritato contro Roma per l'affare Coen: pure questa irritazione varrà ad otteneroi patti migliori: forse abbrevierà il tempo della occupazione francese, forse farà sì che il Re otterrà, se non tutto, almeno parte del suo intento.

Ma qualora però, contro ogni mio desiderio, l'Imperatore non aderisse al desi.derio del Re, prima che questi risponda il no fatale, desidero vederlo e parlargli di nuovo, e credo che farete ottima cosa a fargli avere un colloquio con Cialdini: questi è disposto, a quanto mi disse, d'affermargli senza reticenze la necessità di mutare capitale, e mostrargli che non è possibile fare una politica audace contro l'Austria senza farla precedere da quella misura.

Io credo che il buon senso delle antiche Provincie, se la questione diventa militare, si piegherà ad una misura adottata nell'interesse del paese intero.

E a proposito di Cialdini ti dirò che egli è sdegnatissimo contro la Rovere, che gli inviò, a proposito di un tiro di pistola a Ferrara, una rimostranza scortese.

Egli mi disse che, se la Rovere continuerà ad essere Ministro, sarà costretto a rassegnare le sue dimissioni.

Ma sopra Cialdini parleremo più a lungo, e credo che, se succede un grande mutamento o si adotti qualche grande misura, potete fare grande assegnamento sopra di lui.

Ti farò ridere mostrandoti alcune lettere di Torino. Mi scrivono che sei morto e si meravigliano che il puzzo non giunga fino a Bologna. Io però non sento venire da Torino altra fragranza 'che quella delle rose d'Imene. Tua madre fu malata: ora sta meglio. Fui a trovarla e vidi l'Alma pienamente rassicurata.

Ti prego continua a telegrafarmi. Per verità il tempo non mi parve mai così lungo. Ringrazia Emilio del congedo.

(1) La minuta è in AP.

169

IL GENERALE CIALDINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, pp. 149-156)

L. P. Bologna, 27 agosto 1864.

All'onore che V. E. mi fece chiedendo il parer mio intorno al miglior sistema da adottarsi per la difesa dello Stato, risponderò schiettamente, come ho costume, come m'impone il dovere di cittadino, di soldato e d'amico.

Noi abbiamo un nemico permanente stabilito nel cuore del nostro paese, ed assiso in una delle più formidabili posizioni militari che si conoscano. Non v'è tregua, non v'è transazione con lui, finché abbia piede in Italia. Egli è possente per copia di eserciti, per forte organizzazione, per tradizioni antichissime.

Noi abbiamo un'alleanza eventuale, transitoria, perché dovuta alla pol,itica personale d'un grande uomo, che può sparire un giorno o l'altro dalla scena del mondo. Ma egli, cadendo o morendo, lascierà i soldati francesi sul Moncenisio; alla Turbia. a Sospello, a Saorgio, che noi perdemmo con la cessione di Nizza e Savoia.

Quindi un nemico in casa, ed un amico (che può domani mutar natura) pronto ad entrarvi. Noi abbiamo uno stato in fusione, le di cui varie parti, per assimilarsi, richiEdono una forza di adesione, che finora non riuscimmo a sviluppare. Noi abbiamo il tesoro esausto, il credito stanco, mal accolte le imposte create per ripararvi, dubbio il loro risultato.

Noi abbiamo la sfiducia nel presente e l'inquietudine dell'avvenire che guadagnano le masse, predisposte così ad essere più facilmente sedotte dai nemici del Governo. Aggiungasi a ciò l'impazienza, più o meno sincera, del partito avanzato, che tenta di spingere innanzi il Governo o di precorrerlo. Aggiungasi una necessità fatale, irresistibile, che prescrive al Governo di andar oltre o di lasciarsi precedere. Aggiungasi la coalizione di tutti gl'interessi lesi, che aspira al ritorno del passato.

Tali condizioni di cose devono, tal'di o tosto, produrre la guerra, od !iniziata da noi per convenienza o pressione di circostanze politiche, oppure fatta a noi dalla rivoluzione o dalla restaurazione.

Chiudere gli occhi al pericolo ed attenderlo spensieratamente non è da saggio. Rimanerne sbigottiti e neghittosi è da codardo. Gli uomini di mente e di cuore devono con tranquillo sguardo misurare la prossimità e l'estensione del pericolo, pensare ai mezzi di riparo ed additarli.

Ed a chi fu posto dal destino nella più alta sfera della militare gerar·chia, a chi vive per ragioni d'ufficio sotto il peso di tremende responsabllltà, meglio che ad altri incombe di calcolare la gravità delle attuali circostanze e di cor:.sigliare il modo di sfuggire ai pericoli che sovrastano, per quanto dalle misure militari possa dipendere.

Nelle presenti condizioni dello Stato, una campagna disastrosa, una battaglia perduta, rovinerebbero l'opera miracolosa del 59 e 60, e del creato Regno d'Italia potrebbe rimanere soltanto il glorioso ricordo. Perché?

Perché abbiamo la capitale esposta ad un'invasione austriaca, espostissima ad un'invasione francese; perché in questi ultimi anni non si è immaginato, né fatto nulla per dotare il paese d'un solido sistema di difesa.

È bensì vero, che il Ministro della guerra si occupò, nel 1862, di raccogliere il parere della Commissione permanente per la difesa dello Stato e quello di alcuni generali, onde architettare un progetto di difesa contro una irruzione austriaca dal quadrilatero, e per mettere in discussione la convenienza di fortificare questo o quel punto, di stabilire una testa dl ponte qua o là ecc.

D'allora in poi, nulla, o quasi nulla, si fece. D'altronde, sin dal 4 giugno 1862, in una Memoria chiestami dal Ministero della Guerra, io dimostrava l'insufficienza di quei progetti, ideati nella fiducia che l'alleanza francese abbia a durare eternamente, che Torino debba essere sempre la capitale d'Italia, che l'AUIStl'ia 1stia a perpetuità fra il Mincio e J.'Adige.

Il 4 giugno 1862 io scriveva così:

« Parmi giunto il momento di prepararci ai grandi mutamenti che le vicende politiche, a cui siamo prossimamente esposti, devono recare al nostro sistema generale di difesa dello Stato. Oggidì siamo alleati della Francia ed in ostilità permanente coll'Austria.

La morte dell'Imperatore Napoleone, la questione d'Oriente o altra qualsiasi, una rivoluzione, una guerra generale ecc., possono da un giorno all'altro spostare le alleanze esistenti ed attutire le inimicizie antiche, creando v1ste, convenienze, interessi, avvicinamenti nuovi di popoli e governi. Domani potremo trovarci alleati dell'Austria e nemici della Francia.

Oltre a ciò, il trasporto della capitale sarebbe ormai una necessità militare, se già non fosse una convenienza politica. È quistione di data. La cessione di Nizza e Savoia e la nuova delimitazione delle nostre frontiere verso la Francia non permettono più che la capitale del Regno sia a Torino, su cui in poche marcie possono discendere, da diverse strade, 200 mila francesi.

La capitale d'Italia, quando non fosse Roma, dovrebbe essere certamente

Firenze o Napoli.

Parmi dunque che il nostro sistema generale di difesa dello Stato, preve

dendo il possibile cambio delle alleanze ed il prossimo mutamento della capi

tale, debba sin d'ora abbracciare queste varie gravissime eventualità e prepa

rarci alla necessaria transazione.

La difesa dello Stato non deve essere più oltre considerata dal punto di vista piemontese, modellato sulle idee di Bonaparte, il quale, movendo daHa Francia per conquistare l'Italia, trovavasi in circostanze diametralmente opposte alle nostre.

Noi entriamo nelle condizioni in cui vissero i romani, e l'Italia dev'essere

militarmente considerata come lo fu da quel popolo sapiente e guerriero. La

capitale, i depositi, le riserve, i magazzini, le fabbriche militari, gli arsenali,

le risorse tutte e d'ogni genere, devono stare in quella parte della penisola, che

giace in mezzo ai mari ed è chiusa dall'Appennino. Noi, dando le spalle alla Italia meridionale, dobbiamo fissare lo sguardo suHa cerchia delle ALpi, da cui soltanto possono discendere i nemici d'Italia siano dessi tedeschi o francesi.

Le pianure lombarde e piemontesi restino pure qual teatro di grandi combattimenti fra noi e gl'invasori, ma non si rinunci anticipatamente alle infinite difese, che il doppio versante dell'Appennino offre a chi voglia e sappia approfittarne.

Su tali pensieri generali, ch'io tocco di volo, vorrei discusso, architettato e stabilito un ampio sistema di difesa dello Stato, che rispondesse ai bisogni d'oggidì e di domani e che contemplasse tutte le eventualità possibili, le presenti e le future, le prossime e le remote.

Lungi da ciò, io non vedo fuorché angusti progetti, sufficienti appena alle condizioni politiche e militari in cui trovasi attualmente il paese, bastevoli forse sinché vive l'Imperatore di Francia, sinché la Francia è nostra alleata, sinché l'Austria ci è nemica, sinché la capitale rimane a Torino •.

Questo io scriveva nel giugno 1862. Due anni trascorsi d'allora in poi mi confermarono vieppiù nelle mie convinzioni.

Onde l'esistenza dello Stato non si trovi gravemente compromessa dall'esito infausto d'una giornata, onde provvedere alla vita ed alla indipendenza del paese, onde porlo in misura di resistere alla cattiva e di profittare della buona fortuna, importa dotarlo di un ampio e gagliardo sistema di difesa, che protegga sicuramente la capitale del Regno, gli arsenali, i depositi, ecc., tutto ciò che costituisce la vita organica dello Stato. Importa dotarlo d'un sistema di difesa, che risponda alle inimicizie ed alleanze d'oggi e di domani, che provveda alle frontiere attuali ed alle future, che abbracci ogni possibile eventualità nel presente e nell'avvenire.

Uno sguardo sulla carta d'Italia. V. E. ne osservi bene la particolare costruzione, la giacitura, la disposizione delle sue montagne, delle sue pianure, dei suoi corsi d'acqua: veda come due terzi e più delle sue terre siano slanciati in mare: veda sotto la cerchia dell'Alpi come le grandi pianure piemontesi e lombarde siano traversate dal Po: veda come l'Appennino appoggiandosi a Genova ed alla Cattolica, tagli l'Italia diagonalmente.

L'aspetto del nostro paese, la configurazione del nostro suolo, potrebbero essere per avventura più eloquenti e più chiari? Quelle Alpi non dicono, che bisogna munirne e contenderne i passaggi che restano tuttora nelle nostre mani? Quelle pianure non son forse la gran piazza d'armi italiana, dove devono essere combattute Je armate nemiche discese dalle Alpi? Quel P o non è forse una magnifica linea dì difesa, sulla quale conviene prepararci il modo di manovrare facilmente per mezzo di teste e di. equipaggi da ponte? Quell'Appennino, da Genova alla Cattolica, incastrato fra due mari, non è forse un'immensa cortina eretta dalla natura a salvezza d'Italia, purché venga provvidamente assicurato in tutti i suoi sbocchi?

Si, Eccellenza. Questo rapido colpo d'occhio, questo sintetico apprezzamento deJ nostro suolo bastano, a parer mio, a far comprendere senza esitanza quale sia il solo sistema ragionevole di difesa, che l'Italia reclama.

Anzitutto si trasportino oltre l'Appennino la capitale, gli arsenali, le fabbriche, i magazzini, i depositi, le 11i:,erve, in una parola i nostri più vitali interessi. Poi si muniscano tutti gli sbocchi dell'Appennino da Genova alla Cattolica, onde vieta:rne hl passagg;io ad un'armata nemica, e sel'bare a noi il modo di discenderne, quando convenga. Si costruisca una piazza forte od un campo trincerato alla Cattolica per meglio assicurare quel fianco. Si moltiplichino, sin dove si possa, i mezzi permanenti e portabili per passare da una sponda all'altra del Po, e prepararci così la possibilità di rapide, abili e concludenti manovre.

Questo sistema che io traccio rapidamente, e di cui non accenno che il complessivo pensiero, non escluderebbe, nella sua applicazione, molti importanti dettagH, che servir potessero a fado più forte, concatenato e completo. Ammette sin d'ora i consigli che gli egregi capi della Marina sappiano ed intendano somministrare per la tutela delle nostre coste e la difesa dei nostri porti. Ammette le piazze forti nella valle del Po, la conservazione e la costruzione di strade militari, (fra cui la importantissima da Rimini a Chioggia per Ravenna, Comacchio e l'isola d'Ariano): ammette tutto ciò che può facilitare l'offesa e la difesa.

Quando questo sistema generale, avvalorato dall'approvazione de' miei colleghi militari, venisse accolto e seguito dal Governo, nutro fiducia che le sorti italiane non dipenderebbero più dall'esito, non sempre favorevole, d'una battaglia. A nostro talento, e secondo le circostanze, noi potremo allora o ritrard dietro Po ed oltre .AJppennino ad attendervi giol'ni migliori, o, trovandoci in misura di combattere, potremo discendere nella pianura a tentar la sorte delle armi.

L'azione politica del Governo riceverà forza e possanza dalla solidità stessa di quel sistema militare che meglio protegga e assicuri l'esistenza dello Stato e l'inviolabilità della capitale. Ma la debolezza in cui ci troviamo oggidl e la deplorabile situazione della presente capitale non permettono alla politica di tentare un voLo audace, di segu:irre una ispirazione avdita, senza compromettere patria e trono.

Questi brevi cenni !sarebbero insufficienti e rfmarJ:'ebbero incompresi, se fossero destinati all'esame ed alla intelligenza delle masse. Ma per l'E. V., e per un Consiglio di Generali, le mie succinte parole bastano senza dubbio a dar contezza piena ed esatta del mio pensiero, che io sommetto al giudizio dell'E. V., e vorrei sottoporlo pur anche a quello de' miei colleghi, per la grandissima fiducia che ripongo nel loro ingegno e nel loro carattere.

Il tempo stringe. Bisogna seriamente, risolutamente occuparsi di questo argomento, che per me racchiude una quistione di vita o di morte nell'avvenire d'Italia.

Siano biasimate o divise le mie opinioni, ciò non monta.

La suscettibilità, l'amor proprio, i riguardi personali devono tacere laddove

si parla .nell'interesse dello Stato, laddove si ragiona per la salvezza della Patria.

170

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 343. Torino, 28 agosto 1864, ore 15,20.

D'après nos rapports le chef de brigands Croceo s'est constitué prisonnier aux gendarmes pontificaux à Anagni. Le jour suivant il était à Rome

dans la caserne des gendarmes près de la porte du peuple d'où il devait passer cl8ns l:::s pi·ison~ nm;;celle:o. On craint qu'on le fasse partir avec un pas,seport romain. Veuillez en prévenir le Gouvernement impérial et tàchez d'en obtenir l'extraditiOD (1).

171

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY

T. 344. Torino, 28 agosto 1864, ore 17,30.

D'après Barrai le bruit court à Francfort que M. de Bismarck n'aurait pas garanti la Vénétie à l'Autriche mais se serait engagé, en cas de guerre entre l'Autriche et l'!talie à appuyer auprès de la Diète la motion que la ligne du Mincio serait déclarée néceSISaire à la sureté de l'Allemagne (2).

172

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, p. 136 e in Mori, p. 226)

T. Parigi, 28 agosto 1864 (3).

D'après mon impression, Empereur maintient projet si nous l'acceptons; mais je crois, qu'au moins pour le moment, il tache d'avoir bon prétexte pour continuer dans le statu quo.

sollecitò l'invio dei documenti relativi da presentare al Governo imperiale.

• Le voyage du Roi de Prusse à Vienne, voyage qui, assure-t-on sera suivi de celui de l'Em

pereur d'Autriche à Berlin, préoccupe singulièrement l'opinion publique qui, en dehors du

règlement de l'affaire Danoise, croit voir dans ces démonstrations Souveraines un nouveau gage de l'entente établie entre les Cours du Nord sur tout un système de politique à suivre dans l'avenir. Déjà plusieurs fois dans ma correspondance précèdente, j'ai eu soin de signaler à l'attention de V.E. les appréciations que l'on porte sur une alliance dont on sent instinctivement l'existence, bien plus qu'on en précise exactement les secrètes clauses. Dès le principe,!'on a parlé d'engagements pris par le Cabinet de Berlin relativement à l'intégrité des posscssions territoriales de l'Autriche. Aujourd'hui l'on croit que cette prévision n'a besoin que d'étre rectifiée dans la forme, en ce sens que la Prusse, sans prendre directement d'engagemens pour son compte particulier, aurait cependant assuré l'Autriche de son puissant concours le jouroù cette dernière Puissance, attaquée ou fortement menacée en Vénétie, soumettrait à la Diète une motion tendante à faire dèclarer la ligne du Mincio comme étant nécessaire à la sécurité de l'Allemagne. Il m'est impossible de m'assurer de l'exactitude de cette nom·elle version, mais l'intimité qui règne entre la Prusse et l'Autriche, la certitude que le Cabinet de

Vienne n'a pu vendre qu'à un très haut prix sa condescendance envers la politique Prussienne si humiliante pour les Etats Secondaires, permettent de tout supposer; et la perspective de la nouvelle forme attribuée à l'appui de la Prusse, était trop importante, pour que je ne me fisse pae un devoir de la soumettre à la haute appréciation de V. E.».

Si pubblica qui anche un brano del R. 58 del 27 agosto dello stesso Barrai (AST, Lega

zione a Francoforte).

« L'appui décisif donné a une pareille déclaration serait d'autant pl.us perfide que d'un

c6té la Prusse n'aurait pas l'air de prendre sur elle seule la responsabilité d'une rèsolution

fédérale que sa récente reconnaissance du Royaume d'Italie rendrait plus particulièrement

odieuse, et que de l'autre il aurait pour résultat de lancer contre nous tonte cette pléiade d'E

tats sécondaires qui en 1859 n'ont été retenus que par l'attitude douteuse de !ii Prusse, et

aujourd'hui, malgré leurs querelles intérieures, mettraient sans hésiter leurs forces au servlce

des profondes rancunes de l'Autriche contre l'Italie •.

(1) Con R. 65 del 29 agosto Nigra comunicò di aver chiesto l'estradizione di Croceo e

(2) Cfr. quanto scriveva Barrai nel R. 55 del 23 agosto: (AST, Legazione a Francoforte):

(3) Il telegramma si riferisce al colloquio avuto da Nigra con Napoleone III il 27 agosto (cfr. n. 178) e fu verosimilmente spedito nelle prime ore del mattino.

173

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (AVV)

T. Torino, 28 agosto 1864.

Minghetti assente sino a sera. Chiede se Imperatore si ritirerà dalle proposte fatte anche se il Re accettasse condizioni tali e quali.

174

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(Ed. in MINGHETTI, p. 138 e in BASTGEN, p. 340)

T. 28 agosto 1864.

Prenez garde de perdre un pouce du terrain que nous avons conquis. L'abandon du traité serait plus grave pour l'Italie que toutes les difficultés de son exécution. Le Roi désire l'améliorer, mais il n'a pas refusé. Nous sommes décidés à faire tout le possible pour le mener à bonne fin.

175

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, A PARIGI

(Ed. in MINGHETTI p. 138 e in BASTGEN, p. 340)

T. 28 agosto 1864.

Une dépeche de Nigra (1) me fait douter qu'Empereur puisse prendre prétexte pour revenir sur les choses conclues. Rappelez vous bien que Roi n'a pas refusé, Ministère a accepté et, qu'au pis aUer, la convention arretée avec Pepoli doit rester ferme. Vous avez tous les pouvoirs pour arriver à ce résultat.

176

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. R. CIFRATO S. N. Copenaghen, 28 agosto 1864.

On m'a confié au Ministère des Affaires Etrangères que le Ministre de Russie avait annoncé l'arrivP.e du Granduc héritier pour le l Septembre. On

m'a paru surpris d'une visite dont on avait parlé, il est vrai, dans le temps, mais dont il n'avait jamais plus été question. Si mes inductions sont justes je suis porté à croire que la visite de notre Prince peut n'ètre pas tout à fait étrangère à l'arrivée du Granduc. Dans la famille Royale de Danemark on fait certes une très large part aux inclinations personnelles. La Reine a cependant caressé l'idée de l'alliance: or comme S.M. est très remuante et qu'elle ne nous aime guère je crois qu'elle tient toujours à son projet. Je vous ai fait savoir dans le temps qu'aucun engagement n'a été pris avec la Russie. J'ai la certitude que les choses n'ont pas changé depuis lors: mais il m'est permis de supposer que la Reine n'est pas étrangère a l'arrivée du Granduc et que peut ètre elle travaille, à l'insu du Roi, dans le sens de ses propres désirs. Je ne sais rien de positif encore sur l'impression produite par le Prince, si non que sa tournure militai.re a généralement plu. L'accueil que le Roi lui a fait a été franchement cordial. Quant à celui de la Reine, il m'a paru trop prévenant et

trop mielleux pour etre de son aloi.

P. S. -J'ai eu l'honneur d'écrire à V.E. que S.M. avait daigné décorer tous les officiers de la suite de Monseigneur le Comte de Monza. Je m'empresse d'ajouter que le Roi a bien voulu m'annoncer Lui mème qu'Il aurait le plaisir de me remettre dans quelques jours la décoration de Son Ordre du Danebrog.

(1) Cfr. n. 172.

177

IL MINISTRO RESIDENTE A MONTEVIDEO E BUENOS AIRES, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLJ: ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 17. Montevideo, 28 agosto 1864 (per. il 4 ottobre).

Com'ebbi l'onore di accennare a V.E. col mio passato Dispaccio di N• 16 dei 14 del corrente (1), il dì 16 andante partii pel campo del Generale Flores, dove giunsi l'indomani 17 a mezzogiorno. Prima di partire avevo ricevuto dal Ministro delle Relazioni Estere la Nota de' 15 del corrente con cui il Governo Orientale dichiarava di considerar tuttavia come vigenti le basi generali di pace precedentemente convenute, come pure la lettera confidenziale del Presidente della Repubblica relativa al promesso cambio di Ministero. (Annessi nn. I e II (2).

A cinque [eghe dal campo trovai una scorta di soldati colorados che aveva

ordine di accompagnarmi al quartier Generale di Flores, e a poca distanza da

questo mi venne incontro il Generale Caraballo col suo stato maggiore.

I documenti che ho l'onore d'acchiudere in copia mi dispensano di ripeter

qui per disteso a V.E. il modo come procedettero le trattative. Nella Nota che

al mio ritorno diressi al Signor Herrera, (Annesso N• III), potrà l'E.V. scor

gere come fui spiacevolmente sorpreso delle nuove esagerate pretese del Gene

rale Flores quanta fatica mi costò il farlo condiscendere a più miti e ragio

nevoli propositi. Nelle nuove basi che egli firmò in mia presenza ed in cui,

non parlandosi più di Governo provvisorio, riduceva la sua domanda ad esser

egli il Ministro Generale dell'attuale Presidente, volle spontaneamente dichiarare per iscritto che a ciò era stato indotto principalmente per riguardo all'intervento del Ministro Italiano. Per verità fa d'uopo riconoscere che da due mesi a questa parte il Generale Flores ha grandemente aumentato le sue forze, e che si è impadronito di due punti importanti, il Durazno cioè e la Florida dove ha stabilito il suo centro di azione; all'attacco di quest'ultima piazza perdette uno dei suoi figli; e tutte queste circostanze hanno di molto contribuito ad esaltarlo e a renderlo vieppiù esigente. Nel prender da lui congedo dopo quattro ore di conferenza, mi dichiarò che egli partiva la sera stessa per continuare le sue operazioni militari, ma che avrebbe lasciato in quei dintorni il Generai Caravallo con la sua divisione ed avrei quindi potuto per mezzo di lui fargli pervenire le mie ulteriori comunicazioni.

Di ritorno in Montevideo non mi è possibile narrar particolareggiatamente a V.E. quanto ho dovuto operare perché le trattative non andassero fallite. Dirò solo che son riuscito ad ottenere che le basi di cui fui latore fossero accettate dal Presidente con la sola modificazione, la quale del resto mi è paruta ragionevole, che invece di Ministro Generale fosse il Generale Flores nominato a Ministro della Guerra. (Annessi No IV, V e VI). Mi manca ancora la confidenziale del Presidente della Repubblica, ma tutto è ~tato convenuto a voce e il Governo si è formalmente impegnato.

Ho creduto dunque di far partire senza indugio il R. Console, Signor Raffo, che mi aveva accompagnato già nella mia gita, con una mia lettera pel Generale Flores. (Annesso No VII). Il Signor Raffo mi scrive in data di jeri l'altro dal Chamizo, dove trovasi col Generale Caravallo, che sperava potersi abboccare jeri o oggi con Flores, il quale, avvertito per corriere. moveva ad incontrarlo. Soggiunge poi che grandi sono le sue speranze. dacché avendo comunicato ciò di cui si tratta al Generale Caravallo, questi. che è il braccio destro di Flores, lo assicurava che la modificazione qui fatta sarebbe stata ;;.ccettata dal suo Capo senza grande difficoltà.

Può ben immaginare V.E. quanto sia grande qui l'ansietà degli spiriti per conoscere il risultamento finale di queste pratiche da cui forse dipende tutto l'avvenire di questo paese. Se questi tentativi, in cui dall'una parte e dall'altra si sono fatti gli estremi sforzi di conciliazione, andassero falliti, bisognerebbe rinunziare per lungo tempo alla speranza di veder pacificata la Repubblica.

Intanto la parte esaltata del partito bianco, tuttavia rappresentata nella Amministrazione dal Ministro della Guerra e da quello dell'Interno, e che è spaventata dalla sola idea che un giorno i colorados possano prender parte alla direzione della cosa pubblica, mette in opera tutti i suoi mezzi per attraversare i negoziati e cerca per la seconda volta di speculare sull'indole alquanto floscia del Presidente della Repubblica. Fa d'uopo dunque sorreggerlo continuamente e fortificarlo nelle sue buone intenzioni, ed in ciò sono aiutato dal Ministro degl'Esteri e da quello de!!e Finar.ze, dagli 2Itri miei colleghi del Corpo Diplomatico ed in generale dalla gran maggioranza della popolazione, nazionale e straniera, che desidera ardentemente la pace. La colonia Italiana poi è particolarmente interessata alla buona riuscita di queste trattative sì perché le simpatie furono sempre per la parte colorada, ~ì perché vedrebbero con orgoglio che la pace fosse fatta sotto gli auspici dello. R. Legazione.

Anche il Brasile conta sulla pace nella speranza di uscire con questo mezzo dalla difficile posizione in cui si è messo con le minacciate rappresaglie che non trova modo di porre ad effetto. La nota che mi ha diretta il Signor Loureko, Ministro Residente del Brasile (Annesso N" VIII), banché compilata con molt'arte, mostrerà a V.E. quanto grandi siano gli imbarazzi di quell'Impero.

(1) -Cfr. n. 129. (2) -Gli annessi non sì pubblicano.
178

IL IVIINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV; ed. in MINGHETTI, pp. 136-138 e in BASTGEN, pp. 339-340)

L. P. Pm·igi, 28 agosto 1864.

Scrivo per voi e per Minghetti. Ieri l'Imperatore mi fece telegrafare da St. Cloud, verso le 5 che andassi a pranzo da lui, e se non poteva a pranzo ci andassi dopo. Benché dovessi pranzare al Palazzo Reale col Principe Umberto, tuttavia risposi che sarei andato a St. Cloud a pranzo e difatti ci andai. L'Imperatore dopo pranzo mi domandò che cosa pensava della lettera del Re portata da l\:Ienabrea (1). Risposi che gli inconvenienti segnalati dal Re, che io del resto gli aveva precedentemente indicato, erano molto serii e molto gravi. Li passai in rivista uno ad uno, e conchiusi dicendo che se la condizione del trasporto della capitale avesse potuto eliminarsi o modificarsi nel senso detto da Menabrea, il Re gliene sarebbe riconoscente e i negoziati avrebbero potuto subito conchiudersi. Ma l'Imperatore mi osservò che quella condizione appunto era la base dei negoziati, che essa solo li rendeva possibili. Del resto, diss'egli, riconosco anche io che gli inconvenienti segnalati dal Re sono gravi; non posso negarlo; in ogni caso si può tirare in là come si è, e si vedrà poi. L'Imperatore senza darmi tempo a replicare mi parlò di Tunisi, dicendomi che aveva dato ordine alla sua squadra di ritornare, e incaricandomi di darvi questo annunzio, affinché, diss'egli, anche la flotta italiana, se vuol ritirarsi, possa combinare il suo movimento con queLlo della flotta francese. Soggiunse che l'Inghilterra aveva dichiarato anche essa d'opporsi a qualunque azione od ingerenza della Porta, mettendosi finalmente d'accordo in ciò colla politica francese ed italiana a Tunisi.

L'Imperatore mi domandò poi se Menabrea era ancora qui. Gli risposi

che aspettava la risposta alla lettera del Re. Egli disse allora che la risposta

non potrebbe darla prima d'averne conferito con Drouyn de Lhuys; e mi chiese

se io sapeva quando torna questo Ministro da Laon ove è andato a presiedere

il Consiglio generale. Gli dissi che era aspettato pel 30, ma l'Imperatore parte

domani pel campo e vi rimarrà fino a sabato. Adunque la risposta non si avrà

che nell'altra settimana. Lo dissi a Menabrea per suo governo e lo feci invitare

oggi a pranzo a St. Cloud ove il Principe Umberto è invitato con tutto il segui

to e tutta la Legazione. Menabrea vedrà se può rimanere fino a quel tempo.

(ll Cfr. n. 147.

Dal linguaggio tenutomi dall'Imperatore parmi evidente che non veda con dispiacere che gli sia offerto un pretesto per restare nello statu quo; né certo Drouyn de Lhuys, il quale è già spaventato delle conseguenze future, lo dissuaderà.

L'Imperatore parte per l'Algeria verso la metà del mese venturo. Ma questo è ancora un segreto, e vi scongiuro di non farne motto. Ci va per far la parte di pacificatore; porterà l'amnistia invece della repressione.

Il Principe Umberto fece buona impressione sull'Imperatore e sulla Corte. Parte domani coll'Imperatore e col Principe Napoleone pel campo. *Vi prego di nuovo di mandarmi la G. Croce pel Generale Rolin, e aggiungo la preghiera di m::mdarmi una piccola croce per Rolin figlio, di cui troverete le indicazioni nel foglio annesso. Vi raccomando caldamente questo piccolo affare. Vi restituisco la lettera di Vimercati. Rouher per:siste a dire che se ne andrà* (1).

179

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AVV)

T. Parigi, 29 agosto 1864.

* Reçu votre dépèche (2) aujouvd'hui. Vos désirs prévenus.

Hier conférence avec Drouyn de Lhuys j'ai déclaré avant tout nous acceptons traité. Roi ne refUise pas, mais désire modificatioillS rpour le rendre mieux cxécutable *.

Empereur désire déclaratìon transport Capitale précède ou simultanée évacuation Rome pour justification. Essentiel définir acte constituant transport capitale pour rendre obligatoire évacuation Rome. Ainsi transport siège parlementaìre et résidence principale Royale devrait suffire. Drouyn de Lhuys ne repousse pas cette idée. Rome comprend territoire romain. Demandé également garantie contre attaque autrichien. Drouyn de Lhuys trouve demande raisonnable mais sans instructions à ce sujet. Je crois Empereur veut faire évacuation Rome avec Ministère. Veut agir avec prudence vis-à-vis parti clergé.

* Prince Napoléon me disait Empereur incerta,in et ,peut-etre bien aise prendre :prétexte rpour retirer rproposition. Ma déclaration à Drouyn de Lhuys òte tout prétexte * (3). Empereur indisposé retarde départ pour cam[J. S'il ne donne pas auparavant réponse à lettre du Roi je n'ai qu'à rentrer che;~ moi. Besoin tro~s jours campagne pour remettre légère indisposition. Télégraphiez-moi sur ce dernler point.

P:cince Humbert réussit parfaitement à Paris. Empereur et L'lpératrice d:01rmés. Informez le Roi. Prince Humbert vous salue.

8 -Documenti àipfomatici -Serie I -Vol. V

(1) -Il brano fra asterischi non è edito. (2) -Cfr. n. 175. (3) -I brani fra astedschi sono editi in MINGHETTI, p. 139, e in BASTGEN, pp. 340-341.
180

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Francoforte, 29 agosto 1864.

Profitto della partenza del corriere di gabinetto per indirizzarti Eccellenza Carissima poche righe particolarmente non avendo il tempo di scrivere officialmente al nostro degno Presidente del Consiglio.

Per quanto i miei dispacci dei quali avrai per certo contezza, abbiamo segnalato al Governo del Re il ricevimento fatto nel Gran Ducato a S.A.R. il Conte di Monza, e l'accoglienza la più cordiale del Gran Duca della Gran Duchessa del Principe Guglielmo, è mio dovere il constatare nel modo il più accentuato che questo ricevimento e questa accoglienza ha oltrepassato anche la mia aspettativa, per quanto meritata e prevista.

Nelle circostanze attuali della Germania, ove Baden è isolato sempre più nella sua politica nazionale e liberale, le circostanze speciali che hanno accompagnato il nostro Principe Ereditario nel suo soggiorno, sono a mio avviso una dimostrazione politica, come un attestato di simpatia verso la Casa Savoia.

S.A.R. ne è rimasta molto soddisfatta, e se credi di farmi scrivere un dispaccio di proposito da comunicare qui, crederei sarebbe bene.

Quanto a me sono stato oltremodo sensibile al favore fattomi da S.A.R. di abitare la mia ViJila a Bade, come deil'affabiiLità e benevolenza che si è degnata dimostrarmi.

Ritorno domani al mio posto...

181

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 805. Parigi, 30 agosto 1864, ore 14,55 (per. ore 16).

Le bruit s'est répandu aujourd'hui, dans !es bureaux des affaires étran· gères qu'un accord aurait été conclu entre la P russe et l'Autriche pour deman· der l'exécution pure et simple du traité de Zurich. Blen que la chose me paraisse invraisemblable j'ai demandé des renseignements à Chalons en l'absence de Drouyn de Lhuys et des Ambassadeurs d'Angleterre et de Prusse. Veuillez de votre còté en écrire à Berlin (1).

t. -346 e 347, non pubblicati.
(1) -Visconti Venosta chiese informazioni in rari data a Berlino e Francoforte con
182

VITTORIO EMANUELE II AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(BCB, Carte Minghetti, ed. in Le lettere di Vittorio Emanuele li, p. 784, in MINGHETTI, p. 139, in MONTI, p. 331)

L. P. Sommariva Perno, 30 agosto 1864.

Vera o falsa la malattia dell'Imperatore, mi rincresce un poco il ritardo, temendo che esso si prolunghi, io parto. Però non perdo ancora né la fede né la speranza. I dispacci leggibili e che io saprò capire li mandi al prefetto a Cuneo. Esso me li manderà per mezzo dei carabinieri. Le cose più importanti me le mandi per lettera col mezzo dei miei camerieri che viaggeranno con la massima diligenza ed Ella fra breve avrà la risposta. Se bisogna il mio ritorno, immediatamente :partirò. Questa volta porto il mio campamento a Salese sei ore più lontano che i bagni di Valdieri, quasi sul confine francese, ove vista la lontananza contavo fermarmi un poco di più, di modo che non sarei di ritorno a Torino per domenica, domani essendo già mercoledì, però come già le dissi, se qualche affar~ mi richiama, volerò al mio posto in breve tempo. Le raccomando amorosamente il prefetto Isnardi che oggi pranzò da me e a cui diedi le buone notizie, promette e giura di mai più disertare.

183

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 67. Parigi, 30 agosto 1864 (per. l'l settembre).

Conformemente alle istruzioni datemi col dispaccio di Gabinetto n. 63 in data del 27 corrente (1) diressi al Signor Drouyn de Lhuys l'ufficio di cui mi pregio qui unita inviarle una copia, relativo agli ultimi fatti di brigantaggio avvenuti al confine pontificio. Trasmisi al Signor Ministro degli Affari Esteri copia della nota del Ministero Reale della Guerra che accompagnava il predetto dispaccio; ma dietro l'avviso anche del Generale La Marmora qui presente non credetti opportuno di comunicare il rapporto del Generale Pomaretto perché troppo particolareggiato.

ALLEGATO

NIGRA A DROUYN DE LHUYS

Parigi, 29 agosto 1864.

D'après un rapport dont j'ai l'honneur de transmettre ci-joint le résumé à V.E. adressé par le Général de Pomaretto au Département Royal de ra Guerre, il résulte que de nouvelles bandes de brigands se réuniraient sur la frontière méridionale des Etats Romains.

(l\ Non pubblicato.

L'absence du Général de La Marmora de Naples et du Général de lVIontebello de Rome ayant probablement interrompu les communications entre les chefs militaires italiens et français, la réunion de ces bandes aura pu s'effectuer avec plus de facilité. C'est pourquoi mon Gouvernement me charge d'avoir recours à la bienveillante intervention du Gouvernement français afin que des mesures sc<ient prifes de concert entre les autorités militaires italiennes et françaises pour arreter ~t détruire l'organisation de ces nouvelles bandes.

184

IL MINISTRO RESIDENTE A FRANCOFORTE, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 807. Francoforte, 31 agosto 1864, ore 12,52 (per. ore 14,55).

Personne ne sait rien ici d'un accord e n tre la Prusse et l'Autriche pour demander l'exécution du traité de Zurich, seulement comme je l'ai mandé dernièrement l'on est convaincu qu'à Vienne des engagements ont été pris par la Prusse dans l'intéret de la domination autrichienne en Vénétie. J'attends autres informations plus précises et je les transmettrai.

185

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 808. Berlino, 31 agosto 1864, ore 18,26 (per. ore 0,20 dell'l settembre).

Sans avoir moyen en l'absence du Roi et du ministre des affaires étrangères de contròler suffisamment les bruits signalés par V.E., je ne crois nullement à l'exactitude des renseignements de Paris. Je me permets, en cas de guerre, de mettre en doute ceux de Francfort. Si c'est possible, ce n'est pas vraisemblable. Quelle serait compensation pour la Prusse? M. de Balan dit avoir intime conviction que tel n'a pu etre le but ni le caractère des pourparlers à Vienne qui se rapportaient à questions allemande, danoise et commerciale. Les légations de France et d'Ar.:.gleterre ne savent rien à cet égard. Au reste si Prusse avait pris de tels engagements, elle hésiterait moins à signer protocole commerciai; ce serait alors un moyen de cacher son jeu, sans porter ombrage à Autriche. J'écris par la poste.

186

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AVV; ed. in MINGHETTI, p. 140)

T. Parigi, 31 agosto 1864.

Empereur parti sans dor.:.ner réponse. Drouyn de Lhuys absent. Je vais campagne Chambéry. Je crois inutile revenir Paris. Si pourtant nécessaire télégraphiez moi.

187

IL MINISTRO DEGLI ESTERI. VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A WASHINGTON, BERTINATTI

D. 2. Torino, 31 agosto 1864.

Ieri S.M. ha ricevuto in udienza straordinaria il Sign~or B3ra:'ldi&ran, il quale consegnò le lettere di notificazione dell'assunzione dell'Arciduca Massimiliano al trono del Messico, e quelle che accreditano a Torino un Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario.

Nel darLe questa notizia credo utile di spiegarLe nel tempo stesso i motivi che hanno indotto il Governo del Re ad accogliere l'Inviato Messicano ed a riconoscere il nuovo Impero.

Com'Ella probabilmente non ignora, moltissimi sono gli Italiani che risiedono al Messico, ed importanti i loro interessi. Questa considerazione indusse il Governo del Re a spedire or sono alcuni anni al Messico una speciale missione ed a stipulare con quella Repubblica un trattato, il quale non ebbe sorte migliore dei trattati di altre Potenze Europee. Quando la Francia, l'Inghilterra e la Spagna risolsero di mandare al Messico una flotta e delle truppe di sbarco per attenervi con mezzi di coazione delle guarentigie di migliore protezione pei loro interessi, noi ci astenemmo dall'associare la nostra politica a quella delle tre Potenze, ma fummo costretti a rivolgerei al Governo francese affinché desse ordine ai suoi Agenti nel Messico di estendere la protezione francese ai sudditi italiani. Queste circostanze mentre dimostrano l'importnnza dei nostri rapporti con quel paese e l'urgente necessità di provvedere alla loro efficace tutela, provano altresì che il Governo del Re non doveva ritardare a riconoscere qualunque Governo di fatto si fosse costituito colà, purché si trovasse in grado di dare delle .guare~ie sufficienti per l'esistenza e ia 'continuazione di regolari rapporti internazionali. È noto ormai che il semplice riconoscimento del Governo di fatto non implica alcuna approvazione dei metodi tenuti nella formazione del nuovo stato eli cose. Trattandosi poi del Messico, cioè d'una regione così vasta la quale, anche sotto il regime repubblicano, non ebbe mai, o quasi mai, un governo ammesso ed obbedito in tutti i punti del territorio, è governo di fatto quello che risiede nella capitale, ed occupa rr.ilitarmente i porti dell'Atlantico, quelli cioè che sono indispensabili per mantenere relazioni pol:tiche e commerciali coll'Europa.

A queste ragioni le quali già indussero alcuni ed indurranno probv~bilmente altri Governi Europei a riconoscere il nuovo Impero, si aggiungono E:ltre considerazioni affatto speciali all'Italia, e di cui Ella potrà confidenzialmente far cenno al Signor Seward.

Nelle condizioni in cui l'Italia si trova rispetto all'Austr;a, non è S-2~'=:1 significato politico lo spettacolo d'un Arciduca che riconoscenào il Re Vittm<<> Emanuele come Re d'Italia e chiedendo d'essere riconosciuto da lui, ammeH.:= così implicitamente che quanto ancora rimane della dominazione austriaca in Italia non ha altra ragione d'esistere che la forza e l'orgoglio dinastico del Capo della sua famiglia. Tale significato è accresciuto dalla circostanza che l'Arciduca Massimiliano fu appunto l'ultimo Governatore del Lombardo-Veneto.

e precisamente quello su cui la casa d'Absburgo aveva fatto assegnamento per cercare di far argine alle tendenze nazionali dei Lombardi e dei Veneti. Sarebbe stato un grave errore politico il cercare dal canto nostro d'impedire che tale omaggio all'unità italiana fosse prestato da un membro della Casa d'Absburgo: ciò avrebbe fatto del nuovo Imperatore del Messico un nemico dell'Italia, mentre lo stabilire, com'egli fa, rapporti regolari col nostro Stato non può che rendere più ambigue ancora di quello che lo siano attualmente le sue relazioni col Governo Austriaco. E finalmente non avrebbe giovato ai nostri rapporti colla Francia, il diniego che noi avessimo dato di riconoscere come sufficientemente e, per ora almeno, solidamente costituito il nuovo ordine di cose che l'Imperatore Napoleone ha tanto contribuito a fondare nel Messico.

Deliberando di riconoscere il nuovo Impero, il Governo del Re cedette dunque a considerazioni d'interesse proprio, che per nulla possono influire sulle buone relazioni che abbiamo col Governo degli Stati Uniti, e delle quali desideriamo sinceramente la continuazione. Seguendo l'esempio della Svizzera e del Belgio e di altri Governi Uberali che non rifuggono dall'entrare in rapporti amichevoli col nuovo imperatore, noi non pronunciamo alcun giudizio sulla opportunità di sostituire in quel paese un governo monarchico al governo repubblicano. Ed intendiamo ancor meno pronunziarci circa l'ingerenza di governi europei nelle cose del continente americano. Il nostro secolo è poco propenso ad ammettere un diritto divino sia desso monarchico o repubblicano, e le dottrine come quella di Monroe non hanno carattere internazionale ed obbligatorio finché non sono formolate in pubblici trattati. D'altronde il semplice riconoscimento d'un Governo di fatto non implica la guarentigia della sua consolidazione, e non altro significa che la promessa di astenersi da ogni atto ostile a quel Governo. E siccome non dipende dall'Italia che la dottrina di Monroe passi dalla sfera delle idee in quella dei fatti, il Governo degli Stati Uniti non farà certamente rimprovero a noi di riconoscere un ordine di cose attualmente esistente, senza assumere per altro alcun impegno circa le mutazioni che l'avvenire potrà recare in quelle lontane regioni.

Nell'esporLe queste considerazioni io lascio al giusto criterio della S.V. Illustrissima il decidere se debba recarLe in tutto od in parte a notizia del Signor Seward. In ogni caso però Ella vorrà limitarsi a dargli semplice lettura di questo dispaccio senza rilasciarne copia.

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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, pp. 141-144 e in BASTGEN, pp. 341-342)

L. P. Parigi, 31 agosto 1864.

Profitto della partenza di Menabrea per Chambéry per scrivervi. La lettera del Re mi pose nel più grande imbarazzo. Dall'un lato bisognava nulla diminuire dell'importanza e della gravità degl'inconvenienti segnalati dal Re pel trasporto della capitale; sia perché in realtà gl'inconvenienti esistono e sono seriissimi; sia perché, tenendo un altro linguaggio, si diminuivano le probabilità di ottenere o l'eliminazione o la modificazione della condizione suddetta. Dall'altro lato non bisognava che l'Imperatore rcredesse che si abbandonasse il trattato, piuttosto che consentire al trasporto.

Io mi era quindi proposto di tenere la più gran riserva sia con l'Imperatore, sia con Drouyn de Lhuys, ma l'Imperatore mi fece chiamare a mi tenne il discorso che sapete. Gli dissi che gl'inconvenienti indicati dal Re erano in verità grav~issimi, e che sarebbe stato conveniente l'eliminare o H modi:ficare le condizioni nel senso esposto da Menabrea, ma mi guardai bene dal fargli comprendere che noi potessimo abbandonare il trattato. Avvertii subito Menabrea delle cose dettemi dall'Imperatore perché accomodasse il suo linguaggio in guisa da evitare che si potesse credere che per noi si volesse abbandonare il trattato.

Egli difatti nel colloquio che ebbe con Drouyn de Lhuys tenne il linguaggio che conoscete e che approverete certamente. Io per mio conto parlerò nella medesima guisa, giacché, per ora, credo non vi sia altro a fare che attendere la risposta delì'Imperatore, almeno fino al ritorno di Drouyn de Lhuys che è annunziato pel 3 o 4 settembre. Penso che, intorno al significato da darsi alla parola traspo1·to, vi è possibilità d'intenderei. Menabrea vi spiegherà il come.

Ma v'è un'altra questione che parmi non sia stata ben compresa costì, benché avessi detto a Pepoli di spiegarvela chiaramente. Se ben vi ho compreso, voi vorreste poter dire al paese: • La Francia ritira le sue truppe, o almeno piglia l'impegno di ritirarle entro un dato termine; noi pigliamo l'impegno di rispettare e far rispettare il territorio pontificio; per tenere questo impegno, trasportiamo la capitale •. L'Imperatore invece vuol poter dire alla Francia: • L'Italia trasporta la capitale; ciò significa che non pensa ad aggredire Roma, e che, se piglia impegni, li terrà; dunque io posso dal mio lato ritirare le truppe •. Qui vi è divergenza completa, e su essa chiamo tutta la vostra attenzione. Dall'un lato si vuol dire: • la Francia ritira le truppe, dunque noi tra,sportiamo la capitale •. Dall'altro si vuol dire: • l'Italia trasporta la capitale, dunque noi ritiriamo le truppe ». Non mi pare che vi sia altra possibilità di ~conciliare le due parti, se non pubblicando ad un tempo i due impegni. Se vedete altro modo, indicatemelo.

L'Imperatore è al campo, e non tornerà che sabato. Non ho dubbio che desideri il ritiro delle truppe, e sono convinto che, se avessimo potuto aspettare, il ritiro si sarebbe fatto incondizionatamente.. Ma per ciò era necessario il serbare assoluto silenzio sulla quistione romana per uno o due anni.

Voi, e il Re con voi, e il Ministero e l'opinione pubblica in Italia giudicaste che era impossibile il temporeggiare più oltre. Per ottenere più presto la cosa bisognerà quindi disporsi a qualche sacrificio.

Dissi che l'Imperatore desidera il ritiro. Ciò parmi indubitato; ma questo desiderio, non è smisurato, né tale da fargli pigliare un'ardita iniziativa, se non gli facciamo ponti d'oro. Non bisogna adunque contar troppo su questo desiderio, che può rimanere allo stato latente o sentimentale pel tempo che v'ho detto di sopra.

La grave, la seria difficoltà sta nel Re.

l'/[a co:1fido nella risposta dell'Imperatore per superarla.

189

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA (1)

(AVV)

T. Torino, l settembre 1864.

Je crois absolument indispensable, par égard pour le Roi, que vous soyez samedl à Paris et que vous tachiez d'avoir de l'Empereur au plus tot une réponse.

Le Roi l'attend avec impatience. Rappelez-vocs que nous avons à décider question élections générales et que le temps presse.

190

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 71. Berlino, l settembre 1864 (per. il 5).

Ayant dù faire hier une visite à l\1. de Balan afin de lui remettre la recommanàaHon pour les douanes que V. E. m'avait fait parvenir pour S. A. R. le Pxince Georges de Prusse, j'ai amené la conversation sur le prétendu complot découvert dans le Tyrol méridional. J'ai demandé si le Cabinet de Berlin avait quelques données sur cette conspiration dont les journaux, à la dévotion de l'Autriche, font grand bruit, en parlant d'une centaine de revolvers de cent soixante et dix fusils confisqués et qui étaient destinés à faire la conquete de la Vénétie! Je ne voyais dans cette mise en scène, qui coYncidait avec la présence du Roi de Prusse à Vienne, qu'une manoeuvre ayant pour but d'agir sur l'esprit de Sa Majesté et de la prédisposer à des concessions aux dépeas de l'Italie. Néanmoins, ces finesses cousues de fil blanc auraient porté coup si l'on ajoutait foi à des bruits propagés par quelques organes è.e la presse. Les uns prétendent que si le Cabinet de Berlin s'est refusé à garantir la Vénétie, il s'est dumoins engagé, cn cas de guerre e n tre l'Autriche et l'Italie, à donner son appui auprès de la Diète Germanique à la motion que la ligne du Mincio est nécessaire à la sécurité de l'Allemagne. Les autres vont plus loin: Un accord a.urait été conclu pour demander l'exécution pure et simple du Traité de Zurich. Je croyais de mon devoir de signaler ces bruits et le piège grossler qu'cn tendait à la Prusse.

lVI. de Balan m'a répondu qu'il n'avait aucune indication sur le mouvement projeté dans le Tyrol. Des renseignemens précis lui manquaient encore sur les entr<evues àes Souverains et de leurs Ministres à Vienne. Sans aucun doute le terrain politi.que avait été abordé dans leurs entretiens, entre autres les

négociat:ons de paix avec le Danemark, la question des Duchés et les affaires

commerciales; mais il avait l'intime conviction q_ue ces pourparlers n'avaient

eu ni le caractère, ni le but qu'il a plu aux journaux de leur attribuer.

J'ai encore dit à M. de Balan que je regrettais au moment de me rendre

en congé, de ne pas rapporter à Turin quelque faìt de nature n calmer les

défiances de l'opinion publique et qui vinssent à l'appui des protestations am3

cales du Gouvernement Prussien. Ce diplomate, pour explìquer l'attitude de

M. de Bism~rk, alléguait qu'elle tenait essentiellement à l'état de jluctuation et d'indécision des rapports entre la Prusse et l'Autriche. Il y a deux mois le Président du Conseil ne prévoyait peut-ètre pas encore la marche des événemens, et qu'entre autres il signerait à Vienne les préliminaires de la paix avec le Danemark. Les affaires commerciales elles-memes avaient !Pri:s un développement imprévu qui avait conseillé certaines ménagemens de nature à retarder un peu la signature du protocole avec l'Italie.

Puisqu'il avait de lui-méme touché à cette question, je lui ai répété c1w~ ma raisoa ne me fournissait aucun argument pour justifier la conduite de

M. de Bismark. Il m'était revenu qu'il se donnait l'air de douter d'où partalt l'initiative de:> pro[positionG. J'espérais que ce doute il ne ,l'éléverait pas en ma présence; car je devrais en faire une qucstion personnelle, et il me sera:: désorrnais irnpossible de négocier avec lui sans dresser un procès verbal de chacune de nos séances. J'avais lu dans la lettre que lui M. de Balan avait répondue à celle que j'avais écrite pour communiquer tous les documens qui se rattachent au protocole, que le Président du Conseil saurait app:;écier n;es procédés personnels et les bonnes dispositions de mon Gouverne:c:~ent. Il ne saurait en etre autrement, car, comme j'avais eu bien soin de le relever dans ma communication, les retards n'avaient point dépendu de nous; mais si nous étions toujours rpréts à signer, sans vouloir en hater le moment, nous attendrions un avis du Cabinet de Berlin auquel l'initiative devait appartenir jusqu'au bout.

Ne devant partir d'ici en congé que vers le 5, M. de Bismark aurait encore le tems de me faire connal.tre ses intentions. S'il arrivait avant mon départ, dans le but d'éviter un échange de paroles aigre-douces, à moins d'une invitation formelle j'éviterais de me présenter au Ministère.

M. de Balan comprenalt parfaitement ma position; il cherchait seulement à pallier les torts de son chef: -de simpìe apparence! V. E. voit que mon départ est de plus en plus indiqué. Tel est aussi l'avis de M. Philipsborn, qui se montre très contrarié d'étre sans instructions, et qui de son propre mouvement m'a assuré qu'il :saisi:rait la premE·re occasion favorable pour amener une conclus:on. -''.. cet cffet il :T:'a. pri6 dc lui laisscr mon adn:sse en Suisse où je me rendrai en premier lieu, et plus tard en Italie.

J'annonee donc à V. E. que, vers le 5 de ce mois, je profiterai du congé qu'Elle a bien voulu m'accorder (1).

M. -Philipsborn, mais sans rien laisser entrevoir qui indique une prompte conclusion. Avant

(1) Il telegramma venne trasmesso tramite il consolato a Chambéry.

(1) -Con t. 351 deì 3 settembre Visconti approvò il linguaggio tenuto da Launay con Balan. Cfr. il seguente brano del R. confidenziale 73 di Launay del lO settembre: « Quant aux affaires commerciales, rien n'est encore changé dans la situation. M. de Bismark s'est borné à répondre à M. de Balan, en suite de ma lettre du 27 aoiìt dernier, qu'il se réserva~t à son retour de Bade vers le 12 ou le 15 Septembre, de parler au long sur ce sujet avec
191

IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 72. Berlino, l settembre 1864 (per. il 5).

J'ai mentionné dans mon précédent rapport (1) des bruits qui circulaient sur de prétendus engagemens contractés par la Prusse vis-à-vis de l'Autriche.

Ceux relatifs à la demande de l'exécution pure et simple du Traité de Zurich, me semblent dénués de tout fondement. Cet engagement aurait un caractère offensif, et de provocation, meme vis-à-vis de la France à laquelle on fournirait du meme coup l'occasion propice de revendiquer la rive gauche du Rhin. L'intéret de la Prusse est ici trop manifeste pour ne pas admettre que sa condescendance ne saurait aUer jusqu'à compromettre sa propre existance.

Quant aux rumeurs répandues à Francfort que, sans garantir la Vénétie, le Cabinet de Berlin se serait engagé, en cas de guerre entre l'Italie et l'Autriche, à appuyer auprès de la Diète Germanique la motion que la ligne du Mincio est nécessaire à la sécurité de l'Allemagne, c'est possible; mais ce n'est pas probable. Sans doute en 1859 l'Etat Major Prussien s'est, à l'unanimité, déclaré pour une semblable doctrine soutenue pour la première fois par le Général Radowitz en 1848 par devant le parlement de Francfort; aussi avonsnous lu le décret de mobilisation de l'armée Prussienne, quand nos troupes victorieuses eurent franchi, dans la dernière campagne, le Mincio. Etait-ce une simple mesure de précaution pour le cas où nous aurions empiété sur le Tyrol pour attaquer Vérone? voulait on sérieusement venir au secours de l'Autriche? ou n'avait-on pas plutòt l'arrière pensée de profiter de la circonstance pour assurer la suprématie des Hohenzollern? Je penche pour cette dernière supposition, et pour mon compte, à cette époque, je n'ai pas manqué, malgré les démonstrations de la Prusse, de pousser autant qu'il dépendait de moi à la poursuite des hostilités jusqu'à l'accomplissement du programme • libre jusqu'd l'Adriatique •. Quoiqu'il en soit, dans une certaine mesure ces armemens étaient explicables lorsque le canon grondait près du territoire Germanique. Mais qu'aujourd'hui en pleine paix le Cabinet de Berlin ait donné des promesses aussi compromettantes à Vienne, j'ai peine à le croire. Ces promesses n'auraient il est vrai qu'un caractère défensif; mais à moins de rester lettre morte, le Roi Guillaume devrait, le cas échéant, les appuyer les armes à la main, sous peine de s'attirer le reproche de perfidie. Les mots • en cas de guen·e • comment les

de quitter Berlin, j'ai jugé à propos d'établir une fois de plus une différence de procédés tout à notre avantage, et celà par une lettre -dont copie est ci-jointe -. qui sera remise au Secrétaire Général, M. de Thiele dont le congé expire le 15 courant •. Della lettera a Thile si pubblica solo il seguente brano: « Vous souvenez-vous d'un entretien que nous avons eu le 25 Juillet dernier. D'après votre propre manière de voir, vous ne doutiez pas un seui instant que, dans une ou au plus tard dans trois semaines, le protocole commercia! entre la Prusse et l'Italie serait signé. Je sais qu'il n'a pas dépendu de vous si vos prévisions ne se sont pas accomplies. Vous conviendrez au moins que l'attitude de mon Gouvernement n'a rien laissé à désirer pour répondre à l'initiative de la Prusse. Loin de ma pensée de vous mettre l'épée dans !es reins. comme je l'ai fait vis-à-vis de Turin parceque je comptais sur les déclarations de S.E. M. de Bismark qui se disait :vrét à signer méme à Carlsbad, et qui ne montrait alors aucun scrupule à passer outre. Mais vous comprendrez que je tienne à bien établir, une fois de plus, une différence tout à notre avantage dans !es procédés •·

interpréter? guerre défensive, ou d'agre:ssion de la part de l'Autriche? Il est

évident que si nous choisissions le moment actuel pour envahir la Vénétie,

sans avoir été provoqués, nous nous exposerions à trouver la coalition débout

devant nous. Dans le cas au contraire où nous serions &ttl"lqués, à moin de

supposer que le Roi et ses conseillers soient tous piqués de la tarentule, mon

esprit se refuse à croire que, mème pour une semblable éventualité, ils se

rangeraient activement du còté de l'Autriche, ensuite d'une parole donnée

dès aujourd'hui. Il y a plus. La Prusse en promettant à l'Autriche d'appuyer

la motion susmentionnée auprès de la diète Germanique, lui assurerait la

majorité, ce qui équivaudrait à mettre toute l'Allemagne à la disposition d'une

rivale. Ce serait la quintessence du Donquichotisme! Et d'ailleurs quelles seraient

les compensations stipulées pour la Prusse, de nature à faire contre poids dans

le plateau de la balance? On pourrait répondre: l'annexion des Duchés à la

Prusse. Mais si elle y vise encore, ce n'est pas seulement à Vienne qu'il fau

drait postuler. La France a l'oeil ouvert, et au reste la proie serait pJus facile

à saisir dans une lutte contre que pour l'Autriche. La compensation se irou

verait-elle dans de larges concessions faites par le Cabinet de Vienne à la

Prusse dans les affaires Allemandes? Consentirait-il à cesser sa lutte d'infiuence

dans le sein de la Confédération? Autant vaudrait affirmer que tout à coup en

faveur de ses rèves de domination en Italie, il a renoncé à toutes les traditions

de sa politique; en d'autres termes qu'il aurait làché la proie pour l'ombre.

A mes yeux, les démentis de M. de Balan ont peu de valeur. Il n'a pas l'oreille de M. de Bismark, qui à lui seui traite des affaires avec quelques conseillers réunis autour de sa personne, et qui lui gardent un secret inviolable. Ce n'est donc qu'à l'aide du bon sens qu'il est permis de contròler les nouvelles de Paris et de Francfort. Pour mon compte je m'abstiens par système de me rendre l'écho des bruits qui circulent chaque jour; ou du moins avant de les rapporter, j'examine soigneusement quel pourrait ètre leur caractère de vraisemblance.

Il y a une autre raison enfin qui me porte à ne pas ajouter foi à ce courant de nouvelles. Si la Prusse avait donné une si large satisfaction aux vues ambitieuses de l'Autriche, hésiterait-elle autant à signer son protocole commerciai avec nous? Ne serait-ce pas au contraire un moyen de cacher son jeu, sans porter désormais ombrage à son arnie? Les fins de non recevoir dans l'acte de navigation du Danube, du Ldban, ses retards dans les affaires commerciales, sont plutòt, il me semble, un indice que ne voulant rien sacrifier sur le fond et sur les affaires essentielles, elle se montre d'autant plus malléable dans la forme, et condescendante dans les affaires, relativement parlant, secondaires.

Il se peut que le Roi Guillaume dans un moment d'entrainement, et sous le charme de l'Impératrice, ait promis monts et merveilles sans calculer la portée de ses paroles; mais que dans le silence du Cabinet, ces promesses ayent été consignées par écrit, ce serait vouloir ravaler le Souverain et son Ministre au rang de coupables de lèse-nationalité.

Les Ambassades de F,rance et d'Angleterre que j'ai rpressenties ne savaient rien sur ce sujet. L'une et l'autre conviennent seulement que les meilleures relations existent toujours entre les trois Cours du Nord. Là est le danger si à Paris on

s'obstine à une inertle qui pendant un certain tems peut-etre a pu etre de la sagcsse, mais qui aujourd'hui serait de la démence.

Le Général Roon Ministre de la guerre, d'après le desir qui en avait été manifesté par l'Ambassadem de Prusse à Paris, a été invité au camp de Chàlons. Le Cabinet de Bedin a senti l'opportunité pnr le choix de ce Général de r_nrquer quelque déférence.

Le Comte Puliga .partira Ie 6 courant pour St. Pétersbour.g. Le Comte Rati sera ici le 5. Je partirai immédiatement. Il n'est pas digne que j'aye l'air d'attendre indéfiniment le bien plaire de M. de Bismark pour la signature du protocole.

(1) Cfr. n. 190.

192

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 42. Londra, l settembre 1864.

J2ri sera appena mi veniva consegnata la copia del Dispaccio delli 23 agosto del Signor Conte Barrai (1) che il Cavaliere Artom a di lei nome m'inviava, mi rivolsi ad una persona di mia conoscenza d'ordinario molto bene informata, onde scoprire quanto ,,·i potesse essere di vero negl'impegni che la Prussia avrebbe presi verso l'Austria relativamente alle Provincie Venete.

Non posso ora meglio rispondere al quesito che mi vien posto che mandando la traduzione della lettera confidenziale ch'essa mi faceva pervenire stamane.

V. E. osserverà dalla natura specialmente riservata di questa comunicazione non che dai particolari che in essa si contengono, ài quanta importanza sia che nessuno sappia in qual modo io mi sia procurato questi ragguagli poiché, venendosi a scoprire la sorgente a cui li ho attinti, la persona che ora mi rese questo servigio ne rimarrebbe grandemente compromessa.

Com'Ella vede, la lettera di cui le rimetto la traduzione non parla che degli accordi presi questa Primavera.

Di quelli poi che avrebbero potuto essere conchiusi ultlmamente tra la Prussia e l'Austria non posso nulla affermare di positivo. Questa mattina però ho veduto qualcheduno che è in posizione di conoscere le comunicazioni che possono venir fatte confidenzialmente a questo Gabinetto e mi diceva che è impossibile di poter sapere fino a qual punto giungano tali impegni, ma che essi esistano, pur troppo pare non esservi il menomo dul.Jbio. Su questo particolare egli mi soggiungeva che avea veduto qualche tempo fa una lettera scritta dal Re dei Belgi ad un alto Personaggio Inglese, nella Quale S. l\;1. diceva di essere in grado di affermare che l'Austria si era formalmente impegnata a sostenere ila Prussia quand'essa venisse attaccata sul Reno, menrttre quest'ultima vicendevclmente prometteva di prendere le armi per difendere i possedimenti dell'Austria in Italia.

A complemento ddle informazioni che ho avuto l'onore di esporre fin qui, dirò a V. E. qual sia l'avviso dell'Incaricato d'Affari di Francia che andai pure a consultare.

Il Marchese di Cadore è anch'egli d'opinione che l'Austria con ogni mezzo abbia cercato ia questi ultir.1i tempi di farsi promettere dalla Prussia un appoggio armato in caso di una guerra in Italia, ma dubita molto che il Gabinetto di Berlino abbia in questo ceduto interamente ai desideri del suo alleato. Non nega che la Prussia abbia, per assicurarsi il sostegno dell'Austria negli affari dei Duc:1t.i Tedeschi, preso degl'impegni vaghi per la Venezia, ma naturalmente questo concorso essendo del tutto condizionato alla dichiarazione per parte della Dieta che il Mincio sia la frontiera naturale della Germania, una tale guarentigia diventa illusoria. Il Signor di Bismarck si sarebbe dunque servito di questo ripiego per trarre astutamente il Conte Rechberg ad assecondare i suoi fìd nel Nord della Germania, e la promessa che gli avrebbe fatta anche per convenzione scritta di difendere l'Austria nella Venezia rimane di poco valore, subordinata com'è ad una condizione la quale, se non interamente impossibile, è almeno molto difficile a realizzarsi.

L'Austria nel promettere alla Prussia di prendere parte ad una guerra eventuale sul Reno non le :fa una gran concessione essendovi costretta dai Patti Federali. Per qual ragione s'impegnerebbe così la Prussia a fare per l'Austria più di ciò che la sua alleata è obbligata di fare per lei?

Ec~o. secondo il Marchese di Cadore, quale sarebbe il vero stato delle cose e qual caso si deve fare delle convenzioni che indubitatamente, pare, siano state stipulate tra le due Grandi Potenze Germaniche. Egli non crede, contraria:nente all'opinione del Signor Conte Barrai, che quand'anche l'Austria ponesse davanti alla Dieta la questione di far comprendere la Venezia nella Confederazione Germanica, la Prussia le presterebbe un possente sostegno. Mi soggiungeva •iuindi per provarmi come fossero fondate queste sue supposizioni che da bforn:;az'oni venutegli da Parigi e dal linguaggio del Conte Appony si scorgeva facilmente che il Governo Austriaco non era punto soddisfatto della condotta del Conte Rechberg, il quale lasciavasi in tutto trascinare dal Signor di

Bis;narck senza avvedersi che questi lo abbandonerà appena non avrà più bisogno di lui.

Lo ste;;5o mio Collega asseriva ir:oltre che, circa sei. settimane or sono, il Governo Pruss:ano avrebbe fatto la proposta all'Austriaco di guarentirsi reciprocam.entc le loro rispetti'Je Provincie Polacche. Quest'ultimo vi acconsentiva in-:medlatamente e domandaYa che si estendesse una simile convenzione a tutti i possedimenti dei due Stati. Ma, per quanto è dato conoscere, questa seconda parte non avrebbe sortito alcun effetto.

Tali sono le informazioni che mi fu possibile di procurarmi oggi su questo importante argomento, e che sottometto all'alto giudizio di V. E.

Questa sera è aspettato il Signor lVIarchese d'Azeglio ed egli sarà certamente più di me in grado di fornire all'E. V. quegl'ulteriori ragguagli che nella elevata sua posizione gli sarà dato raccogliere.

ALLEGATO OLIPHANT (1) A MAFFEI

(Traduzione)

Londra, l settembre 1864.

L.P. CONFIDENZIALE.

Quando ero in Parigi verso la Pasqua scorsa mi fu mostrato in grande confidenza

una Copia della Convenzione che era stata conchiusa tra la Prussia e l'Austria ed

ottenni il permesso di copiarne quattro Clausole per informazione del nostro

Governo.

Ciò è strettamente confidenziale e non vorrei che alcun Membro del Governo

sapesse che vi ho detto tanto, perché conoscendo esso le dette Clausole, la sua poli

tica avrebbe dovuto essere diversa.

Non mi rammento la forma esatta di ciascuna Clausola, ma una diceva che la

Prussia avrebbe materialmente assistita l'Austria nel caso che la Venezia fosse

attaccata. Un'altra accennava alla cooperazione dell'Austria nella politica Prussiana

in Danimarca; un'altra comprendeva alcune stipulazioni relative alla posizione mili

tare della Prussia in Germania. Avendo gran fretta non ebbi il tempo di fare due

Copie del documento; sicché parlo per memoria dei fatti, ma questi, ripeto, si pas

savano non più tardi della Pasqua scorsa.

Essendo io sulle mosse di recarmi a Frankfort vi prego per una lettera di intro

duzione presso il vostro Ministro colà; potremmo così a vicenda esserci utili, ma,

sebbene io conosca moltissimo Ki.ibeck, non so se vorrà egli essere comunicativo

con me.

(1) Cfr. p. 160, nota 2.

193

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 349. Torino, 2 settembre 1864, ore 14.35.

D'après rapports du ministère de l'intérieur Croceo et ses compagnons seraient partis hier de Rome avec passeport espagnol sur bateau des Messagéries Impériales qui toucherait, dit-on. à Gènes. J'héstte à croire cette dernière circonstance que je me réserve de vérifier. En attendant je donne ordre au consul de Marseille de demander arrestation provisoire de Croceo et de ses compagnons. Les pièces pour l'extradition ont été envoyées au commandant des troupes françaises par notre autorité militaire. Je vous en adresserai le double immédiatement avec demande officielle d'extradition. On évalue à trois cent les assassinats commis par Croceo.

194

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 810. Parigi, 2 settembre 1864, ore 18 (per. ore 19).

J'ai demandé de mon còté officiellement arrestation provisoire de Croceo et de ses compilices (2). E~reur a dit à prince Napoléon que la nouvelle, que je vous ai télégraphié illlru'di (3) n'est pas vrade, qu'au contraire la Prusse en ce moment lui fait des avances.

(1) -Il nome dell'autore di questa lettera si ricava dalla lettera di Maffei del 3 settembre (cfr. n. 199). (2) -Copia della nota a Drouyn de Lhuys fu trasmessa da Nigra con R. 68 del 3 settembre. (3) -Cfr. n. 181.
195

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL MINISTRO DELL'INTERNO, PERUZZI

D. 131. Torino, 2 settembre 1864.

Il R. Console a Corfù richiama l'attenzione del R. Governo sull'incremento che assume, .graZJie all'appoggio di Roma, la Società di S. Vincenzo de' Paoli nelle isole Ionie. Già essa dispone di considerevoli capitali, a poco a poco si impadronisce dell'insegnamento elementare, pubblico e privato, ed esercita un'influenza, che non è punto da tenersi in niun conto. Istituita per iscopo manifestamente politico, la Società fa una propaganda attivissima contro l'Italia, e tende ad un tempo a ramificarsi per tutto il Levante.

Lo stesso R. Agente riferisce essere voce accreditata che fra il Signor Lombardo, capo del radicalismo Ionio, e Garibaldi sia divenuto più intimo quell'accordo che da lungo tempo esiste tra loro. Si aggiungerebbe altresi un movimento nazionale nell'Epiro, e che il Signor Lombardo a tal riguardo non sembra guarì disposto ad assecondare tali divisamenti.

Siffatte informazioni che fanno seguito per la prima parte alla nota di questo Ministero, in data 30 luglio p.p. N. 115 Serie M. (Gabinetto), ed in quando alla seconda, alla precedente del 10 marzo p.p. N. 37 Serie M. (Gabinetto), lo Scrivente stima conveniente di recare a conoscenza del suo collega dell'Interno, per sua semplice notizia.

196

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(AVV)

L. P. 23. Torino, 2 settembre 1864.

Minghetti vi scrive a il.ungo (1) in l"lispo&ta all'ultima vostra (2). Mi riporto dunque alla sua lettera. Menabrea ritorna a Parigi per ricevere la risposta dell'Imperatore alla lettera del Re. Abbiamo qui esaminata la convenienza di questo ritorno, della quale il Generale ci lasciava giudici. Ci siamo decisi per il si, ed eccovene in due parole i motivi. Innanzi tutto ci parve esservi una ragione di convenienza per il Re.

Il Re aveva dato al Generale Menabrea una lettera, concepita in termini generali, nella qua·le diceva che il Generale era incaricato di esporgli il suo pensiero. Parmi dunque conveniente, per un riguardo a S. M., che il Gen~rale riceva la risposta scritta e verbale.

In secondo luogo voi sapete quale è la nostra situazione in faccia al Re. È di importanza vitale, nel caso che la condizione non possa attenuarsi o per lo meno non attenuarsi a seconda dei desideri, che nell'animo del Re entri la

piena convinzione morale, che tutti gli sforzi. furono fatti, che ':i è impossibilità assoluta, che c'est à prendre ou à laisser. Ora se l'ultima p~rola dell'Imperatore gli giunge direttamente e di viva voce per mezzo della persona a cui egli affidò questo incarico speciale, direi, personale, questa convinzione avrà un'evidenza piena e assoluta che forse non potrebbe avere altrimenti. Queste cose vi dico perchè voi siete disposto a tener conto àelle nostre difficoltà, come noi delle vostre. Vi sono dei quesiti che mi si affacciano alla mente a proposito della gran quistione sui cui sJ sta ora negozianJdo. Può darsi che Drouyn de Lhuys abbia l'intenzione, firmato il trattato con noi, di aprire una negoziazione separata colle Potenze cattoliche, sia per l'attuale territorio del Papa, sia per le eventualità dell'avvenire? Se il Papa, come Sovrano iadipeadente, chiamasse un corpo ausiliare austriaco a sostituire i francesi, si considererebbe la nostra opposizione come legittima? Se il Papa dichiara di non HV€1' denari per mantenere la legione straniera, chi darà questi danari, la Francia sola, le Potenze cattoliche, e potrebbe essere questo un appiglio a qualche accordo co:rnune fra queste Potenze? Ma di ciò, più tardi. Fratta:1to ccrchiar.co di accordarci sul principale, riserbanào dopo le quistioni concomitanti.

(1) -Cfr. n. 197. (2) -Cfr. n. 188.
197

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(Ed. in MINGHETTI, pp. 144-146 e in BASTGEN, pp. 342-343)

L. P. 2 settembre 1864.

Vi ringrazio della vostra del 31 (1). La questione di forma certo non è lieve, ma è superabile se vi si pone da ambe le parti buona volontà. Ecco il modo col quale io spiegava l'andamento à;?lle trattative, e che mi sembrava rispondere sostanzialmente al vero.

Ai nostri replicati reclami pel brigantaggio suscitato in Roma, alle nostre vive istanze perchè si fissasse un termine alla occupazione francese in Italia, Drouyn de Lhuys rispose con una nota a Malaret, da comunicarsi a Visconti Venosta, nella quale chiedeva un progetto pratico. Noi producemmo innanzi quello stesso di Cavour. La discussione e le reciproche transazioni lo hanno ridotto negli articoli, che si leggono nel trattato presente.

Senonché la Francia, mentre non poteva dubitare della lealtà del Governo italiano e delle sue forze per mantenere le promesse, pur si preoccupava dell'opinione del mondo cattolico e chiedeva un atto, e direi quasi una garanzia, che rassicurasse gli animi di coloro, i quali nella deliberazione del Parlamento vedono un'incessante minaccia.

:Noi rispondevamo che delle garanzie non ne potev<Jmo dare nessuna. Ed invero queste garanzie, o venivano da noi, o dalla Francia, o dall'Europa cattolica.

Se da noi, implicavano una rinuncia formale al diritto nazionale. Noi siamo pronti a dichiarare e mantenere che non andremo a Roma con la violenza nè con la conquista. Ma dobbiamo contare sull'effetto dei mezzi morali e della civiltà per giungere ad una conciliazione dell'Italia colla Chie~a, e perchè Roma divenga-pure, un giorno, capitale del Regno.

Le garanzie prese dalla Francia non potevano essere che un pegno tenuto nelle sue mani, come per esempio l'occupazione di Civitavecchia. Ma per noi lo scopo è lo sgombro dei Francesi dall'Italia e l'applicazione del principio del non intervento al territorio romano. Un caporale francese con quattro soldati sopra un punto di terra italiana equivale ad un esercito.

Finalmente non potevamo ammettere che l'Europa si mescolasse delle nostre faccende, prendendo ingerenza effettiva e materiale, laddove non ha e non deve averne alcuna, o solo morale. L'intervento europeo sarebbe anche meno accettabile dell'intervento francese, che abbiamo per intento di togliere.

Ma nel mentre sostenevamo di non poter dare garanzde, che del resto non abbisognano, facevamo riflettere al governo francese che il trattato condurrà seco di necessità alcuni cambiamenti assai gravi per le mutate condizioni interne, e che tali cambiamenti costituiscono una prova della nostra ferma volontà e deliberato proposito.

Fra questi atti il principale sarebbe il trasporto della capitale, indispensabile anche per sole ragioni strategiche, alle quali si aggiungono le ragim~i politiche di un'azione più efficace su tutte le parti del Regno, e le ragioni steso:e dedotte dalla nostra posizione inverso Roma. Perchè gl'influssi civili e i mezzi morali sarebbero tanto maggiod, quando noi fosisdmo in più vicina sede e in più intima comunicazione con quella città.

Il Governo francese, prendendo atto di tali dichiarazioni, e trovando in esse quelle dimostrazioni che desidera, sarebbe passato alla conclusione fsl trattato.

(1) Cfr. n. 138.

198

IL GENERALE KLAPKA AL l\UNISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

2 settembre 1864.

Les affaires hongroises étant entrées dans une phase nouvelle, et le Comité centrai dans le pays, voulant prendre la direction en ses propres mains, il re me reste pour le moment et jusqu'au jour du combat qu'un devoir à remplir, celui de vous rendre compte de la direction et de la gestion des intérèts communs que V.E. a hien voulu confier-à mon dévouement, depuis le l. Octobre 1863 jusqu'à ce jour.

Lorsque en automne dcrnier, la situation de l'Europe et spécìalement l'état des choses en Hongrie et en Italie, commanda la reprise des prép2,ratifs, en vue de notre soulèvement général, on divisa tout ce qui concernait ce travail en deux parties bien dj"tinctcs, savoir: l'Org:misation à l'intérieur et les préparatifs mllitaires concernant l'armement au moyen d'e:x,pédHions d'armes puisées au dehors.

La première partie, ainsi que nos rapports diplomatiques à l'extérieur, fut reservée au Comité centrai et à son représentant hors du pays lVI. Georges de Komaromy. Quant à moi, je fus chargé de l'expédition des armes, des rapports à entretenir avec les troupes Hongroises de l'armée Autrichienne, ainsi qu'avec les Polonais et les Slaves et de tout ce qui avait trait à ces diverses questions.

Pour arriver à ces fins, je fis dès l'année dernière l'acquisition en Suisse et à Vienne des armes à feu reconnues indispensables.

En Suisse, ce fut avec la Sodété industrielle de Schaffouse que fut contracté un marché pour 10.000 fusils rayés ainsi que pour leur envoi en Hongrie, à travers les provinces allemandes Autrichiennes.

Un nombre égal de fusils rayés, augmenté de quelques milliers d'armes blanches et de revolvers nous était assuré à Vienne gràce aux intelligences que nous y avions établies.

Bien que les armes eussent été prétes de bonne heure, leur expédition en fut toutefois différée par suite des retards survenus dans l'établissement des dépòts. Elle ne commença avec ensemble et vigueur qù'en février 1864.

A partir de cette époque les envois se poursuivirent sans relàche de la Suisse et dès le mois de lVIars, 1200 avaient deja passé la frontière d'Autriche et étaient, en grande partie, parvenues à nos dépòts princtpaux en Hongrie. Ces derniers étaient échelonnés sur la ligne ferrée de Klagenfurt à Bude.

Cette partie des préparatifs d'armements était, sans contre<lit, la plus compliquée de toutes. Il y avait, en effet, nécessité d'employer un grand nombre d'agents expéditeurs et de contrebandiers, à cause des transbordements que les envois durent subir. Les armes expédiées d'abord en contrebande sur le territoire Autrichien, prenaient ensuite leur ohemin pour Innsbruck, et de là, à Klagenfurt d:où elles repartaient pour la Hongrie.

AUJSISi, la saisie de •ces armes a-t-elle eu, pour conséquence forcée, l'arrestation de beaucoup de monde et la fuite en Suisse de bien des personnes. De là des réclamations sans fin et d'inévitables sacrifices pécuniaires pour indemniser et imposer silence aux persécutés et aux réfugiés et prévenir ainsi des indiscrétions qui auraient causé au pays des malheurs plus grands encore et suscité au Gouvernement Italien des mouvements qu'il importait d'éviter.

Je suis heureux de pouvoir annoncer que gràce à ces précautions, rien n'a pu étre découvert par les autorités Autrichiennes et qu'aujourd'hui encore, elles croient que ces armes étaient à destination de la Pologne, de sorte que toute l'affaire promet de s'assoupir naturellement.

L'agent habile et dévoué que j'avais envoyé à Vienne pour régler sur ce point l'achat des armes et leur expédition en Hongrie a su, malgré les ramifications nombreuses de son travail, au milieu de circonstances également difficiles réussir à faire passer environ un millier d'armes. Mais arrivées à leur destination, elles furent saisies, comme sur les autres lignes.

Nous n'eumes pas d'autres malheurs a déplorer dans le pays que ceux résultants de quelques arrestations, qui heureusement ne portèrent pas sur les hommes chargés du mouvement des armes.

Notre agent principal sur cette ligne, put encore résilier ses marchés, régler tout ce qui concernait ses transactions et quitter Vienne sans laisser derrière lui aucune trace compromettante.

Une troisième tentative d'introduction d'armes fut faite en Silésie; mais

malheureusement avec le meme insuccès. L'éveil était déjà donné aux autorités

Autrichiennes. Un premier lot fut saisi en Gallicie et on fut obligé pour éviter

des pertes considérables d'interrompre cette opération.

Cette fàcheuse issue des premiers efforts sérieux qui, depuis 1849, ont été

faits pour introduire des armes en nombre considérable, en Hongrie, j'ai le

regret d'avoir à le dire doit ètre attri!bué uniquement à deux causes: aux

démonstrations intempestives organisées par le Comité institué par M. Kossuth

(il a été dissous depuis), ainsi qu'au manque d'énergie et d'intelligence de la

part des (personnes chargées de l'organisation des dépòts à l'intérieur et de la

réception des armes, pour lesquelles tout cela constituait une opération entiè

rement nouvelle. Sans ces deux causes, 20 mille fusils rayés se trouveraient

aujourd'hui dans le pays, sans que l'Autriche en ait eu connaissance.

Toutefois, malgré les pertes matérielles éprouvées par les confiscations,

l'introduction de ces quelques milliers d'armes, ayant été connue du peuple,

a produit sur lui un effet puissant. Il a vu, pour la première fois, qu'une

organisation secrète et forte s'occupait fermement de la délivrance de la

Hongrie, et, aujourd'hui, il croit qu'un grand nombre d'armes, resté inaperçu

des Autrichiens, se trouve caché et à sa disposition pour le moment de l'action.

Cette circonstance n'a pu que fortifier ses espérances dans un meilleur

avenir, et les prochains événements le trouveront pret.

La découverte de presque tous nos dépòts d'armes et l'impossibilité de continuer le travail des préparatifs de ce còté, nous a imposé le devoir de concentrer tous nos efforts, pendant quelque temps, à ceux nécessaires sur le bas Danube et la frontière orientale de la Hongrie.

Cet important travail comme Vous le savez, M. le Ministre, a été confié à l'intelligente direction de mon ami le Général Eber qui, jusqu'à ce jour, n'a ni confiscation ni pertes encore à déplorer, et qui je l'espère, saura mener à bonne fin cette grosse tàche.

En meme temps que je m'occupais si activement de l'expédition des armes, je renouais mes anciens rapports avec quelques troupes hongroises, en vue du but que nous poursuivons.

Les troupes hongroises dont la coopération immédiate, en cas d'un soulèvement général nous est presque indispensable sont les régiments de Cavalerie (Huszards) stationnés en Gallicie, en Bohème et en Moravie et qui, comme en 48 et 49 pourront facilement atteindre la frontière, la passer et se joindre aux forces insurrectionnelles du Pays.

C'est donc sur ces points que j'ai, principalement, porté mon attention.

Dans cet ordre, les démarches étaient plus difficiles et offrirent moins de succès en Bohème et en Moravie qu'en Gallicie, où les troupes aussi bien qu'un grand nombre d'officiers se montrent on ne peut mieux disposées.

Je continuerai à l'avenir ces rapports et procéderai toujours avec la mème prudente réserve pour assurer et développer les résultats acquis, en mème temps que pour sauvegarder des existences précieuses au Pays.

Nos rapports avec les Slaves Autrichiens, et le réglement de plusieurs questions vitales, pour les deux parties, ont été confiés à l'entremise d'un ancien membre du Gouvernement National Polonais, M. Przibilski, auquel j'ai remis d2 votre consentement, lVI. le Ministre, les fonds nécessaires affectés à son tra\'ail, et à qui j'ai plus tard ajouté encore quelques sommes peu considérables m8.is indispensables.

C'est prindpalement parmi les Tchèkes et les Croates que NI. Przibilski a ohtenu des !'ésultats dont j'attends de bons effets.

vans les Principautés Dnnubiermes, nous avons eu, un moment, de grands embarras. :::vi. lVIazzini, y avait envoyé de son propre mouvement, plusieurs agents à la tete desquels, se trouvaient le Major Frigessy et M. Borzyslawski qni jouaient le principal ròle, et dont les imprudences pouvaient nous gàter cette p~cemière base.

Je dv.s de suite, à la première nouvelle qui m'en parvint, y envoyer une commiss:on secrète, composée de deux Colonels et plusieurs subalternes pour co!:tr;;carrer l'action de ces lVfessieurs, réparer le mal qu'ils nous avaient causé, prévenir la démoralisation des forces Hongroises qui s'y trouvaient et sauvegarder ainsi le terrain le plus important pour nos opérations futures.

La Commission à son arrivée sur les lieux, trouva tous les éléments d'action, déjà en plein désordre. Frigessy fut, bientòt après, arreté et plusieurs Hongrois expulsés. Il ne restait qu'à exhorter les autres à se tenir tranquilles, les ramener au sentirr.ent de prudence et leur dire d'attendre les avis ultérieurs.

Cette Commission avait, en outre, le devoir de faire la conscription et l'évaluation des éléments sur lesquels nous pourrions avec certitude compter au moment d'une entrée en campagne en Transylvanie.

Ayant terminé son tr:wail et son séjour dans les Principautés, n'ayant plus de motifs, elle a été rappelée, à la suite d'un commun accord entre le représentant du Comité et moi.

J'avais. cn ~e meme temps, envoyé à Bukarest, un émigré de 1849; hommc intelligent et énergique, le Comte Arthur Scherthoss, auquel je procurai ostensiblement une miss:on financière, mais qui devait sonder le· terrain, voir de près les tcnd.1nces du Gouvernement Roumain et du Prince Couza. Il devait aussi, s'entendre définitivement avec ce dernier, sur la question des 10.000 fusils, -:w'il détient pour notre compte dans ses arsenaux, en vertu des conventions conclues à cet effet.

Le Prince Couza, ainsi que son premier Ministre M. Cogalnitcheano, ont

reçu d'abord très bien cet envoyé, puis, pour des motifs qui me sont encorc

inconnus, et malgré l'accueil affable qui lui avait été fait, mais très probable

ment sur les instances de l'Autriche, fut tout d'un coup invité à quitter le pays.

L'organisation des forces militaires en Hongrie réclamait aus:~i l'étahlisse

ment de Réglements et de diverses Ordonnances militaires égaux pour tous.

Dans ce but, j'ai prié M. Le Général Vetter, ancien professeur de l'Ecole

militaire de Gratz. Officier Général de mérite. de se charger de l'élaboration

en langue Hongroise de ces travaux pour les faire imprimer immédiatement

ici où nous possédons une imprimerie en cette langue. Je lui adjoignis aussi

quelques officiers qui l'ont bien aidé, et aujourd'hui, gràce à l'activité déployée,

les ordonnances sont imprimées et le manuscrit achevé pour continuer l'impres

sion des divers autres Services.

Ces divers travaux, dont je viens de vous faire l'énumération m'obligent

encore à des dépenses.

Les fonds quc je tiens à ma disposition suffisent pour tout arranger, dans le courant du mois, d'une manière définitive et de telle sorte q_ue personne ne pourra élever la plus petite réclamation.

La seule chose t<;mtefois qui reste à régler, c'est le corapte des armes Suisses, c'est-a-dire, le solde de 8000 fusils restants à Schaffouse. Je dois vous rappeler cpc pour le cas, où ces fusils ne seraient pas saldés au commencement de nover,lbre 1864, on perdrait le cautionnement déposé, conformément au contract p:;:ssé en novembre 1363. Il emporte, par conséquent, qu'avant cette première date, l'envoi de ces armes soit décidé soit vers l'Italie, soit dans toute autre cErection, et leur solde payé. Je joins à cet effet, toutes les pièces néces8aìres po<.Ir le règlei'J.ent de cette affaire.

Je :finis ce rapport, en priant le Gouvernement Italien de vouloìr bien montrer aux personnes chargées par le Comité Centrai Hongrois de traiter avec lui, la mème confiance dont il a bien voulu m'honorer.

B~ea que ne pouvant plus prendre aucune responsabilité sur moi, je serai to<.1tefois toujours pvét à coopérer avec eux, et à leur faciliter leur tache de tous mes moyens et dans la faible mesure de mes forces.

Pour régulariser leur travail à l'avenir et pour que le Gouvernement Italien soi.t toujours tenu au courant de la situation, il me paraitrait indispensable qu'un délég!Ué secret italien, qui serait votre fondé de [pOUvoi.Ts, fut chargé des affaires Hongroises.

Ce délégué, n'aurait alors qu'à s'dnformer [périodiquement de l'action et des progrès faits dans les trois sphères distinctes de notre activité, c.a.d. à l'intérieur de la Hongrie, dalliS les Princtpautés Danubiennes et en Servie;

Le Comité pourrait toujours l'informer de ce qui se passe dans le Pays. Le Général Eber aurait le devoir de le renseigner sur ses opérations dans les Principautés Danubiennes, et le Général Hongrois chargé des préparatifs en Servie et sur les :fu-ontières de la Croatie et de la Dalmatie de tous les faits concernant ce dernier théatre.

Le mécanisme ainsi organisé, tout marcherait régulièrement jusqu'au jour fixé d'un commun accord avec le Gouvernement Italien pour la prise d'armes et l'entrée en campagne en Hongrie (1).

199

IL SEGRETARIO DELLA LEGAZIONE A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Londra, 3 settembre 1864.

Coll'arrivo del Marchese d'Azeglio ebbe termine la mia breve reggenza di questa Legazione, e se non fui pienamente all'altezza dell'incarico che mi era affidato, spero Ella vorrà almeno tener conto della mia buona volontà.

Ora debbo aggiungere due parole all'ultimo mio dispaccio confidenziale (1), sulle ricerche che a di Lei nome il Cav. Artom mi pregava di fare intorno alle notizie trasmesse dal Signor Conte di Barrai sull'attuale attitudine della Prussia verso l'Austria. Credo di aver mandate alla S. V. tutte le informazioni che, nella completa assenza di tutti gli uomini politici da Londra, era possibile di avere. La lettera confidenziale di cui Le inviava la traduzione, era del Signor Lawrence Oliphant, il quale fu per un tempo nella Diplomazia inglese, e che lasciato poscia il servizio, ebbe in questi ultimi anni da Lord Palmerston una quantità di quelle mis:~ioni misteriose et désavouées che il Governo inglese mantiene sempre ovunque scoppia una rivoluzione. Fu così successivamente nei Principati Danubiani, in Polonia, in Danimarca etc., ed egli è stato quello che ebbe il mezzo di procacciarsi le copie di quei famosi dispacci sulla Santa Alleanza che, involati a quanto pare a Berlino da un impiegato polacco e passati quindi a Copenaghen ed a Parigi, venivano pubblicati nel Morning Post col consenso di Lord Palmerston. La posizione eccezionale che ha il Signor Oliphant con questo Governo è talmente conosciuta, che io credetti, nel mio precitato dispaccio, di dover raccomandare alla S. V. di usare la più gran riservatezza riguardo alla lettera che io Le trasmetteva, poiché sebbene non Le mandassi il nome di chi la scriveva, sarebbe riuscito facile scoprirlo leggendone il contenuto.

Il Signor Oliphant è partito ieri pel continente, e si recherà forse fra breve in Italia. Anzi deggio a questo proposito avvertirla che lo munii di una lettera d'introduzione per la S. V., reputando opportuno ch'Ella possa avere una conversazione con lui. Egli si propone d'intraprendere fra breve la pubblicazione di un giornale, il quale tratti esclusivamente delle relazioni dell'Inghilterra colle nazioni del continente, sotto ad un punto di vista liberale e contrario al sistema di mantenere la pace ad ogni costo, che pare qui prevalere attualmente. In presenza degli eventi che la nuova coalizione del nord sembra voler preparare all'Europa una tale pubblicazione acquista un'importanza ancora maggiore, ed ho stimato perciò, nell'interesse del nostro paese, di fornire al Signor Oliphant il mezzo di mettersi in comunicazione colla S. V. Ella troverà del resto in lui un uomo di moltissimo ingegno, ed interamente devoto alla nostra causa.

Ritornando sull'argomento della promessa che la Prussia avrebbe data all'Austria di far dichiarare dalla Dieta Federale, in caso di pericolo, il Mincio come necessario alla sicurezza della Germania, con tutto il rispetto e la considerazione che merita l'opinione del Conte Barrai, credo che questa sia una di quelle tali quistioni, di cui riesce più facile formarsi un giusto criterio da lungi, che sul luogo stesso, ove si passano quest'intrighi. Qui, come rassegnai alla S. V., generalmente si crede che la Prussia ha presi questi impegni verso l'Austria, solo per trarla ai suoi voleri nella presente quistione dei Ducati, parendo difficile che per il solo motivo di far trionfare il Gran Duca di Oldemburgo nello Schleswig Holstein, essa abbia assunto una così grave responsabilità, soprattutto per una quistione ln cui non è interessata direttamente, e che potrebbe attirare sopra di lei incalcolabili pericoli.

Queste sono le opinioni che qui prevalgono, e che ho sottoposto all'alto di Lei giudizio, in risposta alla dimanda che mi veniva rivolta.

Prima di prendere da Lei congedo, Signor Cavaliere, debbo esprimerLe il mio rincrescimento per l'errore in cui l'Incaricato di Affari francese mi fece cadere, assicurandomi che era il Signor Hidalgo l'Inviato del Messico -che doveva da Parigi andare a Torino. Mi gode l'animo pensando che questo equivoco non ha potuto produrre alcun inconveniente, essendo Ella stata certo esattamente informata su questo soggetto dalla Legazione di Parigi...

(1) Non si pubblica una Lp. confidenziale di Klapka a Cerruti dello stesso 2 settembre, con al+!uni allegati riguardanti l'acquisto di fucili in Svizzera.

(1) Cfr. n. 192.

200

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 815. Carlsruhe, 6 settembre 1864, ore 17,30 (per. ore 21,30).

Je sais de très bonne source que dans entrevue de Vienne aucune des grandes questions n'a été abordée. Celle vénitienne non plus. Ni aucune garantie prussienne jusqu'ici à ce sujet.

201

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AVV)

T. Parigi, 6 settembre 1864.

Ce matin long entretien avec Drouyn de Lhuys. Il m'a remis réponse cachetée Empereur. Drouyn de Lhuys dit qu'il renouvelle sentiment expression désir évacuation Rome, condition sine qua non transport préalable capitale. J'ai renouvelé déclaration que Ministère accepte au be~oin Traité formulé, que le Roi ne refuse pas, mais que son texte tlaisse in·certitude et son exécution crée difficultés pratiques au Gouvernement italien; que Gouvernement frança1s ne pouvait volllloir nous embarra~SSer et pa,r conséquent nécessa1re définir transport capitale. Drouyn de Lhuys trouve transport résidence officielle du Roi et du Parlement insuffisant. Après discussion, dans laquelle Drouyn de Lhuys n'a pas cherché faciliter exécution, il est convenu soumettre Empereur proposition suivante: Déclaration transport capitale; transport effectif de la résidence officielle du Roi, Parlement, des Corps principaux comme Cour des Comptes, Ministère des Affaires Etrangères, Corps diplomatique; présentation projet de loi pour dépense nécessaire et contrat pour transport toute administration; dès ce moment courir période deux années pour évacuation, tandis que transport s'achèverait, pourvu que loi précédente reçoive commencement exécution sérieuse.

J'ai encore insisté garantie France contre Autriehe. Drouyn de Lhuys verra

aujourd'hui Empereur. J'ai expri.mé désir avoir encore audience Empereur.

J'ignore si possible. J'ai dit Drouyn de Lhuys ne vouloir retourner Turin

qu'avec projet nettement formulé à soumettre à mon Gouvernement.

Je crois utile rester ici jusqu'à décision affaire qui ne peut tarder. Je

remettrai moi-méme au Roi lettre Empereur. S'il le faut je l'expédie immé

diatement (1).

202

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GENOFOLI

T. 356. Torino, 7 settembre 1864, ore 16,15.

On e::rit de Rome que le brigand Croceo va partir pour Barcelone avec un passeport espagnol. Il serait peut ètre utile que M. Pacheco fllt officieusernent prévenu qu'une demande d'extradition lui serait immédiatement adressée. N'ayez cependant pas l'air de faire une communication au nom du Gouvernement du Roi. Croceo est un malfaiteur de bas étage qui a commis trois cent assassJnats.

203

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, ALL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, A PARIGI

(AVV)

T. Torino, 7 settembre 1864.

Si vous pouvez avoir audience Empereur tant mieux. Sinon revenez avec dépeche au plus vite. Garantie contre Autriche serait élément très important. Quant aux autres articles, quand on est d'accord sur le fond, on arrangera la forme après.

204

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO DELLA MARINA, CUGIA

D. R. 132. Torino. 7 settembre 1864.

Le informazioni politiche contenute nel rapporto del Comandante della

R. Squadra stanziata a Tunisi che il Ministero della l'<Iarlna trasmi~e a qt<ello

(lì Annotazioni marginali di Visconta Venosta: • Non si comprende perché Menabrea entri eol Ministro francese in questa inutile discussione di particolari quando il suo inca:cico era di ottenere una modificazione importante alla clausola del trasporto».

« La garanzia contro l'Austria era desiderata dal Re. Io vi era poco favorevole. Il pericelo d'attacco austriaco era assai improbabile e la garanzia dava alla Francia un titolo d'ingeren>a e di tutela su tutti i nostri atti •.

degli Esteri colla sua nota del 4 corrente (1) e che ora gli si restituisce, furono confermate da una comunicazione verbale del Ministro di Francia.

Giusta questa comunicazione la Francia e l'Inghilterra si sarebbero poste d'accordo per ritirare le loro flotte dalle acque di Tunisi, tostoché il Commissario Ottomano ne sia partito colla sua flotta.

Avverandosi questo caso sembra al lVIinistero scrivente che non vi sia alcun inconveniente nell'autorizzare il Comandante della R. Squadra ad abbandonare egli pure quelle acque, lasciando però due legni a disposizione del R. Consolato Gee1erale. Questo partito sembra infatti al sottoscritto quello che meglio corrisponde alla politica seguita sinora dal Governo del Re nella Reggenza.

L'invio della R. Squadra colà aveva per iscopo in primo luogo di proteggere, all'uopo, anche con uno sbarco isolato i coloni italiani ed i loro interessi: in secondo luogo di mantenere illesa la nostra influenza presso il Bey senza destare con un'azione intempestiva e non preceduta da concerti internazionali la gelosia della Francia e dell'Inghilterra.

Le circostanze non furono tali da rendere necessario uno sbarco delle sole forze italiane: ma la nostra partecipazione diretta a tutti i negoziati che ebbero luogo fra l'Inghilterra, la Francia ed il Bey, bastò, coll'ajuto dell'impone.ate apparato di forze marittime, a non lasciar-eclissare la nostra influenza da quella di altre Potenze.

Ora, se non sarebbe senza inconvenienti :il richiamare la nostra flotta prima che partissero da Tunisi la flotta inglese e francese, non sarebbe neppure buona politica il pretendere che le nostre navi vi rimanessero dopo la partenza delle altre squadre; anzi basterebbe il dubbio che ciò avvenisse per dare ad Haider Effendi l'appiglio, probabilmente desiderato, per rimanere a Tunisi e continuare quegli artifici e quelle mene che tanto contribuirono, a quanto scrive l'Ammiraglio Albini, alle perturbazioni avvenute nella Reggenza.

Per queste considerazioni il Ministero degli Esteri è d'avviso che il Comandante della R. Squadra partecipi all'accordo che si tratterebbe di stringere tra l'Ammiraglio Inglese e Francese, in un coi Consoli di Franc'E e di Inghilterra; e che se le flotte lasciano effettivamente Tunisi dopo la partenza di Haider Effendi la nostra squadra lasci pure quelle acque ad eccezione di due legni che dovrebbero continuare a rimane1·e a disposizione del R. Console ed Agente Generale.

Istruzioni analoghe saranno dal JVHnistero scrivente tra>Elesse al Cav. Gambarotta.

205

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA

D. 8. Torino, 7 settembre 1864.

Il Barone di Malaret mi diede pochi giorni fa lettura d'un dispaccio del Mini.stro Imperiale degli Affari Esteri, in cui il Signor Drouyn de Lhuys lo incaricava d'informare il Governo del Re che la Francia e l'Inghilterra inten

devano di porsi d'accordo per ritirare simultaneamente le loro flotte da Tunisi tosto che ne fosse pure partita la flotta Ottomana del Commissario Turco Haider Effendi.

Alla domanda del Barone di Malaret, se il Governo del Re intendesse pure di ritirare la sua flotta, io risposi che ad eccezione di due legni che· dovevano rimanere a disposizione della S. V. Illustrissima, la squadra italiana sarebbe contemporaneamente alle flotte inglese e francese partita per altra destinazione.

Analoghe istruzioni sono adunque impartite dal Ministero di Marina all'Ammiraglio Albini, d'accordo col Ministero degli Esteri. Intorno a queste istruzioni, di cui Ella potrà avere agevolmente comunicazione dal R. Comandante della squadra non mi occorre farle osservare che la necessità di cooperare agli accordi accennati dall'Ammiraglio Albini, e confermati dal Barone di Malaret per raggiungere il nostro scopo, cioè di mantenere illesa la nostra influenza a Tunisi senza destare gelosie o nuocere in qualsiasi modo ai nostri buoni rapporti colla Francia e coll'Inghilterra. I due legni da guerra che rimarranno a disposizione di Lei basteranno, non ne dubito, ad avvalorare le domande che Ella dovrà far valere presso il Bey per la pronta soluzione delle questioni pendenti. Il Governo di Tunisi sa ormai che non mancherebbero all'Italia i mezzi di ottenere con maggiore sviluppo di forze quelle legittime soddisfazioni che noi preferiamo dovere alla evidenza del nostro diritto ed alla giusta influenza morale dei rappresentanti del R. Governo all'estero. Io mi lusingo perciò che il Governo del Bey, tenuto conto della nostra condotta amichevole e dei riguardi usatigli nelle gravi circostanze in cui s'è trovato testè, non indugierà a dar esito pronto e soddisfacente alle nostre domande.

P. S. Unisco ad ogni buon fine copia della nota da me oggi stesso diretta al R. Ministero della Marina (1), ed alla quale saranno informate le istruzioni impartite da quel Dicastero all'Ammiraglio Albini.

(1) Non pubblicato.

206

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AVV; ed. in MINGHETTI, p. 165)

T. Parigi, 8 settembre 1864.

Je viens de voir ministre Rouher qui conseille hàter signature traité pour déjouer influences contraires qui pourraient surgir. Il est à présumer effet traité plus grand qu'on ne croit. Il adopte ma formule: transport capitale consister transport siège résidence royale, parlement, cor'Ps diplomatique. Le reste regarde détails intérieurs. * Tàchera faire aocepter Empereur. Ne pas trop se préoccuper des difficultés de Drouyn de Lhu~~s * (2). 11 conseiJ.lerait envoyer immédiatement Pepoli à Paris avec pleins pouvoirs. Rouher tàchera faire

abréger délais de deux années. H m'engage à tàcher voir Empereur avant mon départ. n croit garantie contre Autriche conséquence naturelle du traité, mais il ne semble pas devoir en faire objet de stirr>ulation. * Tout ceci est très confidentiel *. Informez le Roi immédiatement.

(1) -Cfr. n. 204. (2) -I brani fra asterischi non sono editi in MrNGHETTr.
207

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI

(AP)

L. P. Torino, 8 settembre 1864.

Minghetti ti ha oggi telegrafato il risultato della missione di Menabrea. Menabrea partirà, credo domani, da Parigi. Ma il telegramma suo di ieri sera (1) indica nettamente la situazione. L'Imperatore fa del trasporto la condizione sine qua non, né recede da essa. Solo consente a fare della parola trasporto quella interpretazione, che era per certo implicita anche nel primitivo progetto. Vuole che si pronunci la parola, che si decreti il fatto, che vi si dia principio di esecuzione ne' suoi principali elementi. Ci dà larghezza di tempo a compiere il resto. Ecco quanto risulta dal telegramma di Menabrea, benché errato in molte cifre. Aspettiamo il ritorno di Menabrea che porterà una lettera dell'Imperatore al Re, e riferirà a voce per deliberare definitivamente con

S. M. Bisogna dunque che ti tenga pronto sia pel momento della crisi, se crisi vi sarà, sia per recarti a Parigi.

Non occorre che ti dica che noi siamo decisissimi. Quanto a me, dia il Gabinetto in massa le sue dimissioni, ed io mi ritiro per agevolare un'utile modificazione ministeriale, sarò lieto di rientrare nel!a vita privata dopo che la quistione nazionale, immobile da tanto te~o, avrà ripreso il suo movimento. Tornerò fra le mie predilette pareti domestiche, dove lasciai un grande affetto che mi accompagnava sempre e dovunque, dove non ritrovo più che una cara e dolorosa memoria.

Se il fatto si compie, l'Italia diventerà finalmente padrona della sua politica. Ad ogni modo sarò lieto pensando che questi due anni, oramai, di rapporti ufficiali fra noi due, non fecero che assodare la nostra reciproca amicizia.

208

IL CONTE CSAKY AL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, ARTOM (2)

L. P. Torino, 8 settembre 1864.

J'ai l'honneur de Vous envoyer ci-joint la note que je crois nécessaire de soumettre à l'approbation de M. le Président du Conseil, pour éviter tout malentendu et pour préciser nettement la situation du Comité Hongrois vis-à-vis du Gouvernement Italien.

ALLEGATO

CSAKY A MINGHETTI

Torino, 8 settembre 1864.

Le retard inattendu qu'a subi l'exécution du projet arreté, semble nécessiter les changements suivants dans les ccnditions sur lequelles on était tombé d'accord, et qui sont contenues dans la lettre que M. Komaromy et le soussigné ont eu l'honneur d'adresser le 27 Aout 1834 à S.E. le Président du Conseil (1) savoir:

1° Les 500.000 fr. pour les premières dépenses ne seront remis au Comité Hongrois qu'après une réponse favorable de Delgrade.

2° Ce n'est qu'alors que les représentants du Comité Hongrois demanderont la faveur d'une audience à S.M. le Roi pour obtenir son adhésion au projet arreté.

3° Si le Gouvernement Italien juge opportun de remettre l'insurrection hongroise au printemps le Comité Hongrois s'engage de faire pendant l'hiver tour les préparatifs pour etre pret au moment voulu; dans ce cas:

a) les autres fonds ne seront remis au Comité Hongrois qu'au printemps prochain; b) les 4000 fusils ne seront envoyés aux embouchures du Danube qu'au printemps prochain.

(1) -In realtà del 6 settembre, cfr. n. 201. (2) -La lettera è indirizzata a « Monsieur le Chevalier •; molto probabilmente si tratta di Artom a cui Csaky cosi si rivolgeva.
209

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 821. Mad1·id, 9 settembre 1864, ore 16,15 (per. ore 18,40).

J'ai fait les démarches sur affaire Croceo. Ministre d'état dit etre impossible que la légation lui ait donné passeport et se réserve de vérifier. Pacheco arrivera à Madrid demain.

210

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AVV; ed. in MINGHETTI.. p. 165)

T. Parigi., 9 settembre 1864.

L'Empereur me recevra dimanche prochain. Je tàcherai d'etre à Turin mardi soir. Drouyn de Lhuys décidément contraire cherche faire suspecter notre bonne foi à l'Empereur. Prince Napoléon, que j'ai vu hier, insiste pour qu'on hate d'en finir. * Vous aurez r~çu ma dépeche télégrarphique contenant conversation avec Rouher. J'ai conseillé envoyer immédiatement Pepoli avec pleins pouvoirs * (2).

(1) -Cfr. n. 167. (2) -Il brano fra asterischi non è edito.
211

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO

D. l. Torino, 9 settembre 1864.

Nel suo passaggio a Torino il Signor Conte Scherrthoss mi ha dato ulteriori ragguagli circa le circostanze che accompagnarono la sua espulsione dai Principati, ed alle quali probabilmente si collega la Circolare del Governo Rumeno di cui Ella mi ha trasmesso copia col suo rapporto Confidenziale del 23 agosto N. 10 (1). È certamente a deplorarsi che il Governo dei Principati, cedendo a terrori esagerati e fomentati ad arte dalle Potenze finitime, adotti una linea di condotta così poco conforme ai principii liberali che dichiara di professare. Io non ho mancato di recare in via confidenziale a notizia della

R. Legazione in Parigi le informazioni della S. V. Illustrissima, e se il Governo francese, che fu specialmente offeso per l'espulsione del Conte Scherrthoss, cui accordò la sua protezione, non che pel mali trattamenti cui furono sottoposti parecchi dei polacchi muniti di passaporto francese, indirizza, come io lo spero, energiche rimostranze a S. A. il Principe Couza, io autorizzo sin d'ora la S. V. Illustrissima a secondare gli uffici che il Console Francese avrà ordine di fare. Ma, per quanto io rammarichi che il Governo Rumeno non segua migliori consigli, io non credo opportuno ch'Ella, senza essere secondato da alcuno de' suoi colleghi, pigli l'iniziativa di proteste o di dichiarazioni il cui vetro scopo potrebbe, nelle attuaJi circostanze, essere facilmente o malignamente travisato. Intorno a questo oggetto credo utile entrare in qualche ulteriore spiegazione colla S. V. Illustrissima.

Il numero di idfug;iati polacchi che da quaJ,che tempo si agglomerano in Italia cresce in tal modo che il Governo del Re ha dovuto prendere in seria considerazione se cotale illimitata ospitalità sia senza pericoli per l'ordine interno. Ma mentre si ha ragione di credere che alcuni Governi e particolarmente l'Austriaco tendano ad agevolare questa agglomerazione d'emigrati sulla Svizzera e sull'Italia (e noterò di passaggio che il Consiglio Federale Svizzero ha mosso di ciò formale lagnanza al Governo Austriaco) ripugna ad un Governo libero di respingere alla frontiera questi numerosi rifugiati, privi di mezzi, e degni, in gran parte, di commiserazione. Si è perciò preso il partito di agevolare la loro partenza dai RR. Stati accordando loro fogli di via ed anche qualche modico soccorso per le spese di viaggio. Alcuni di questi rifugiati s'avviano in Francia, ma molti e forse i più turbolenti preferiscono imbarcarsi per l'Oriente e da Costantinopoli si riversano in Servia, nei Principati ecc. Io non mancai di spiegare al Ministro di Turchia che il Governo del Re non poteva né assumere l'obbligo di tenere nei suoi Stati gli individui di cui si tratta, incontrando così gravi spese ed esponendosi a continui rischii di disordine, né impedire ai medesimi di recarsi ove loro più piaccia. Sarebbe assurda pretesa quella che noi facessimo la polizia per altri Stati, ai quali

certo non mancano i mezzi di tutelare la propria sicurezza. Avvenne così che individui, accusati d'intrighi colpevoli o di essere strumenti del partito d'azione, si siano recati in Oriente millantando d'avere avuto promesse d'ajuti o fingendo d'avere ridicole speranze. Se il Governo del Principe Couza è, come lo dichiara altamente, forte del consenso delle sue popolazioni, dovrebbe, nel prendere, come ne ha il diritto, le precauzioni necessarie per la tutela dell'ordine interno, non trascendere i limiti delle convenienze e guardarsi sopratutto dal ledere i privilegi che le capitolazioni e le consuetudini vigenti accordano agli Agenti degli Esteri Governi. Io non Le vieto di esprimersi in questo senso con S. A. e coi suoi Ministri, e di dar loro altresì, avendone l'occasione, le spiegazioni confidenziali contenute in questo dispaccio. Ma desidero ch'Ella non faccia formali officii e proteste se non quando il Console Francese sia stato dal suo Governo indotto a far conoscere al Principe Couza quanto la sua condotta, specialmente nell'affare relativo al Conte Scherrthoss, abbia ecceduto i limiti di quanto era necessario per la tutela dell'ordine pubblico.

(1) Cfr. n. 156.

212

IL GENERALE KLAPKA AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

T. Ginevra, 11 settembre 1864, ore 5,50 (per. ore 14,42).

Veuillez donner par l'entremise de Csaky vos ordres pour les armes au général Vetter qui restant à Genève les exécutera. J'en préviens Komaromy. Veuillez bien aussi me communiquer le résultat des démarches Csaky. Je dois partir dans un moment (1).

213

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(AVV; ed. in MINGHETTI, p. 165)

T. Parigi, 11 settembre 1864.

J'ai vu Empereur aujourd'hui. Il veut avant tout déclaration changement capitale. Quant au mode d'exécution il s'en remet à notre bonne foi. Son discours a été bienveillant. Il m'a semblé plus désireux qu'auparavant d'évacuer Rome. Mardi soir je serai à Turin.

(1) Trasmesso tramite il consolato a Ginevra. Annotazione marginale di Cerruti: • Csaky est parti samedi soir 10 septembre pour Genève •.

214

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, A PARIGI

(Ed. in MINGHETTI, p. 166)

T. 11 settembre 1864.

Je vous préviens que le Roi accepte le traité, pourvu que la capitale soit transportée à Florence pour des raisons exclusivement stratégiques. Pepoli part ce soir avec pleins pouvoirs. Communiquez Nigra.

215

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (AVV)

L. P. 25. Torino, 11 settembre 1864.

Il vostro telegramma ci ha consigliato ad affrettare gli eventi. Fecimo venir Pepoli a Torino. Il Re giunse ieri sera. La sua resistenza fu ancora più grave che non ci potessimo immaginare. Ed è infatti questo il più grave sacrificio ch'egli abbia fatto all'Italia. Ma il Re, ed è questa la sua suprema qualità, non sarà mai un ostacolo sul cammino dell'Italia. Finalmente il Re accettò il trasporto, ma a questi patti. La capitale sia tmSIP<>utata a Firenze, tolta ogni connessione fra i[ trasporto e il trattato per Roma, Firenze pre.s.celta per ragioni esclusivamente strategiche -adunato un Consiglio di Generali che dia l'avviso in questo senso -convocata nel .Più breve termine possibile a Torino la Camera attuale pei fondi necessari al trasporto, e per la communicazione del trattato -dopo il suo voto le elezioni generali. Feci stendere i pieni poteri nei quali voi, di pieno accordo con Pepoli, siete indicato nell'ordine del primo Plenipotenziario e il Re li ha firmaii. Vengono ora per noi delle gravissime quistioni per l'attuazione all'interno, il modo con cui far discutere i trattati, i tentativi per una modificazione ministeriale che possa essere una garanzia e un argomento di calma e di fiducia per le antiche provincie.

Aspetto oggi il dispaccio col quale Menabrea renderà conto dell'udienza che ebbe dall'Irruperatore (1). Esso indicherà in qual modo il progetto del trasporto venne formulato. A norma di ciò vi spedirò domani per corriere un dispaccio confidenziale d',ist:ruzione su al·cuni punti che ho sommariamente accennati in un foglio che consegnai a Pepoli. Io, credo, prima e Minghetti nella sua ultima lettera vi ha esposto in qual modo credevamo potersi stabilire nei documenti diplomatici relativi al trattato il nesso fra il trattato medesimo e il trasporto. Ora, avendo il Re dichiarato che tale connessione non deve esistere, non è più il caso che dn questi documenti fabbrkati après coup d parM della .capitale. Io vi prego di studiare quali documenti ostensibili e pubblicabili col

trattato si possano preparare d'accordo col Governo francese, poiché qualche documento, non fosse altro uno scambio di note e qualche vostro rapporto bisognerà ben pubblicare. Vi scrivo di furia, bisogna che chiuda.

(1) Cfr. n. 213.

216

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL JHINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. R. CONFIDENZIALISSIMO CIFRATO. Copenaghen, 11 settembre 1864 (per. il 15).

Il m'est revenu que la durée si courte de la visite de notre Prince Royql a donné lieu au bruit qu'elle avait pour but principal de donner ::m Roi d'Espagne le temps de quitter la France. Mon langage, soit avant soit &.près visite, a toujours été dans le sens du vif désir du Prince de faire la connaissance du Roi et de son Auguste Famille. J'ai lieu de croire que non seulement l'on a regretté que la visite fiì.t aussi courte, mats aussi que J'on en a été un peu piqué. Personne ne s'attendait ici à celle du Grand-Due, et je suis presque convaincu qu'elle a été la conséquence de l'autre. J'ai le regret de devoir ajoutcr qu2 la seconde a nui à la première. Le Grand-Due ayant passé tout son temps 9. la campagne dans l'intimité de la famille royale, il m'est bien difficile si non impossible de savoir si l'on y est convenu de quelque chose de positif pour tout ~e qui touche à ses affaires privées. Le Roi déjà assez méfiant de sa nature, ne s'ouvre pas meme au président du conseil malgré la position exceptionnelle de ce dernier auprès de lui. Je sais meme de très bonne source, que le président du conseil se mentre blessé du peu de confiance dont il est l'objet dans cette occasion. Je me résume ainsi: J'ai la quasi certitude qu'il n'y a pas encore d'engagement formel, mais toutes les app2.rences sont pour l'alliance russe. Le devoir m'oblige à dire encore que comme homme du monde, le Grand-Due a eu beaucoup de succès. Il en aurait à coup siì.r été de rn.ème de notre Prince si les choses avaient été faites avec un peu moins de précipitation. J'insiste respectueusement auprès de V. E. sur le caractère très confidentiel de cette communication.

217

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI MINISTRI A PARIGI, NIGRA, E A PIETROBURGO, PEPOLI (1)

(Ed. in MINGHETTI, pp. 167-173 e in BASTGEN, pp. 344-349)

ISTRUZIONI CONFIDENZIALI Torino, 12 settembre 1364.

S. M. il Re affida loro il difficile ed onorevole mandato di stipulare colla Francia un accordo circa la questione romana.

Le basi generali di questo accordo essendo quelle che erano già state formulate dal Conte di Cavour pochi giorni prima della sua morte, non hanno d'uopo d'essere alle SS. LL. più ampiamente dichiarate. Bensì reputo necessario dl far loro conoscere le intenzioni del Re e del suo Governo circa alcuni ptmti che furono oggetto di comunicazioni verbali e conlìdenzialissime col Governo francese e dai quali può dipendere in gran parte l'esito della stipulazione ·che si tratta di conchiudere.

Il trasferimento della sede del Governo non è cosa che possa formare argomento di vera e propria stipulazione internazionale. Se gravi considerazioni desunte dalle necessità generali della difesa del Regno inducono S. M. il Re a prendere questa importante deliberazione, è assolutamente indispensabile che essa non sia e non appaia risultato della pressione d'un Governo estero. L'accordo che cerchiamo di conchiudere tende a far rispettare in Italia il principio del non intervento; ora, sarebbe una grave viola~ione di questo principio l'ammettere che per considerazioni internazjonali si "osse dovuto mutare la sede del Governo. Egli è evidente inoltre che più accanita ed ostinata sarà l'opposizione che questo provvedimento potrà per avventura suscitare, se si dà pretesto agli interessi offesi di trincerarsi dietro una questione di dignità nazio·nale. Io raccomando perciò alle SS.LL. di limitarsi a far conoscere ai Plenipotenziari francesi la volontà del Re di trasferire la capitale in altro luogo meglio adatto per ragioni strategiche ad essere sede del Regno d'Italia. Questa dichiarazione potrà essere consegnata in un protocollo segreto da firmarsi contemporaneamente alla firma del trattato e che dovrà essere annullato tostoché il Parlamento avrà sancite le leggi che gli saranno presentate per l'esecuzione .di questo provvedimento. Naturalmente il trasporto completo di tutte le amministrazioni centrali richiederà un tempo alquanto lungo e forse non minore dei due anni di cui è parola nel progetto di trattato. Però, essendo codesta una questione che vuol essere prontamente risolta, il Consiglio dei Ministri

non è alieno dal pubblicare il progetto di legge relativo al trasporto della .capitale contemporaneamente alla pubblicazione del trattato e forse anche immediatamente dopo lo scambio delle ratifiche.

Il modo di procedere che ho accennato non raggiungerebbe il suo scopo .se il Governo francese, con qualche circolare diplomatica od altro atto da farsi di pubblica ragione, indicasse il provvedimento interno che noi stiamo per adottare come uno dei corrispettivi del trattato stesso. L'Imperatore ed il suo Ministro degli Esteri comprenderanno io spero le ragioni di convenienza che d fanno desiderare di poter difendere innanzi al Parlamento ed al paese questo gravissimo atto con ragioni esclusivamente strategiche. Le SS. LL. vorranno perciò fare appello a quei sentimenti amichevoli di cui l'Imperatore ha dato tante prove all'Italia, dimostrando che questo trattato, il cui maggiore beneficio sarà di rassodare l'alleanza dei due popoli e dei due Governi, non conseguirebbe il suo fine se qualche improvvida dichiarazione porgesse il destro ai partiti avversi di travisarne l'indole. Il Governo imperiale può certamente aver tenuto conto dei cambiamenti che avvennero nell'amministrazione del nostro Stato e di quelli che stanno per avvenire, ed essere stato indotto :anche da quésti a far cessare finalmente l'occupazione del territorio pontificio: ma ogni parola che indicasse una pressione esercitata sul Governo del Re

·9 -Documenti diplomatici -Serie I -VoL V

avrebbe conseguenze disastrose, per l'impressione dolorosa che produrrebbe sull'opinione pubblica, a buon diritto così suscettibile in fatto d'onor nazionale.

Il trasferimento della capitale può avere gravi conseguenze non solo nella nostra politica interna, ma anche nei nostri rapporti con alcuni Stati esteri, e particolarmente coll'Austria. Potrebbe accadere che questa Potenza, sentendosi rinfrancata dalla sua alleanza colla Prussia e colla Russia, cercasse d'impedire quella consolidazione del nuovo Regno che il trattato e la mutazione della capitale tendono ad affrettare e rinnovasse l'esempio dato nel 1859 assumendo verso l'Italia un contegno aggressivo. È noto che alcuni mesi fa un consiglio di generali si radunò a Vienna, sotto la presidenza dell'Imperatore Francesco Giuseppe, e discusse, ad insaputa dei Ministri Schmerling e Rechberg, l'opportunità d'una improvvisa guerra in Italia. Le sole considerazioni finanziarie poterono impedire che questo partito prevalesse nell'animo dell'Imperatore. Ma anche queste considerazioni potrebbero cedere innanzi al desiderio di cogliere precisamente il momento in cui la mutazione della capitale agiterà gli animi, e le amministrazioni centrali saranno nel dissesto inevitabile in ogni traslocazione d'uffi.cii, per invadere repentinamente il territorio italiano. Noi crediamo perciò che sarebbe molto utile l'ottenere che il Governo francese, con uno scambio di note segrete, guarentisse il Regno d'Italia contro ogni attacco per parte dell'Austria. Così quell'alleanza del Nord, che tende sovratutto ad impedire alla Francia il libero sviluppo delle sue forze e della sua giusta influenza morale, sarebbe equilibrata e paralizzata da un accordo segreto che manterrebbe la solidarità fra la politica francese e l'italiana nelle gravi contingenze che potranno forse avverarsi fra breve.

L'ipotesi d'un'aggressione improvvisa dell'Austria non è la sola che importi prevedere. È naturale che la Corte Romana, appena sia conosciuto il trattato, approfitti del termine di due anni prefisso allo sgombro delle truppe francesi, per cercare di ottenere da qualche altra Potenza l'invio di truppe d'occupazione. I1 Governo francese non vorrà certo che l'occupazione straniera ricominci in Italia e che altri Governi esercitino sul Papato, a danno nostro e della Francia, quella influenza che tanti anni d'occupazione militare non poterono procurare ai principi di civiltà e di tolleranza difesi dall'Imperatore. È evidente inoltre che, finché alla Corte Pontificia rimarrà qualche remota speranza di soccorsi stranieri, essa non presterà ascolto a quelle proposte di conciliazione che l'attuale trattato tende a rendere possibili. Le SS. LL. vorranno perciò dichiarare al Governo francese, che l'Italia riterrà come un atto d'aggressionE~ ogni sbarco di truppe straniere nel territorio pontificio sgombrato dai soldati francesi, e specialmente che l'invio d'un corpo di truppe austriache nelle provincie romane, quand'anche avvenisse per mare, dovrebbe a nostro avviso essere compreso fra gli avvenimenti che darebbero luogo alla guarenzia da noi chiesta alla Francia.

Mantenere inviolato il principio del non intervento, e rendere nell'avvenire possibile l'opera di conciliazione fra l'Italia ed il Papato, saranno d'ora in poi i due grandi intenti della politica italiana rispetto a Roma. Perciò è necessario che il Governo pontificio sia messo bensì in grado di reggersi da sé, anche mercé l'arruolamento d'un corpo di volontari, ma non abbia in artificiali puntelli diplomatici un mezzo sempre pronto di provocare l'intervento diplo

matico o militare di Governi stranieri. Ogni negoziato, pubblico o segreto, che tendesse a far guarentire al Papato i suoi attuali possedimenti per parte d'una {) più potenze cattoliche, implicherebbe necessariamente l'Italia in una guerra e preparerebbe alla Francia stessa gravi complicazioni. Non è probabile che alcuna potenza in Europa prenda sopra di sé di guarentire al Papa i suoi possessi attuali, se la Francia non entra partecipe di tale guarenzia. L'astenersi da un tale atto è pel Governo francese un dovere imposto dalla buona fede. La sincerità e la moralità stessa del trattato che si sta per conchiudere richiedono che l'Imperatore dia la sua promessa che niun negoziato è stato iniziato o sarà per l'avvenire intavolato dal suo Governo, che miri a paralizzare in modo diretto od indiretto l'effetto della convenzione coll'Italia. Noi non intendiamo ·con ciò d'impedire che l'Imperatore accordi, anche pubblicamente, un sussidio annuo al Papa come Capo supremo della Chiesa; a noi basta che niun patto politico muti il carattere di questo sussidio, perché crediamo essere interesse dell'Imperatore che il Governo romano sia lasciato alle sole sue forze e non Timanga lungamente sordo alla voce dei tempi ed alle legittime influenze delle popolazioni.

Il termine di due anni fissato per lo sgombro completo del territorio pontificio fornirà ai partiti estremi il pretesto di rappresentare il trattato come contrario ai veri interessi della unità nazionale. Questa opposizione sarà naturalmente accresciuta dallo scontento prodotto in alcune provincie del Regno dal trasferimento della capitale. Sarebbe quindi grandemente desiderabile che qualche fatto visibile, e tale da produr viva impressione sulle popolazioni, contribuisse a spargere una luce più favorevole sulla convenzione. Il rinvio da Roma -dell'ex Re Francesco II farebbe certamente la miglior impressione in Italia. Non isfuggirà all'Imperatore quanto importi che questo Principe non rimanga a Roma dopo lo sgombro delle truppe francesi. Il suo allontanamento immediato impedirebbe future difficoltà nell'esecuzione del trattato e contribuirebbe assai a sanare quella piaga del brigantaggio che, nella coscienza generale di tutta Europa, ha tante e sì dolorose connessioni colla questione romana.

Nutro speranza che le SS. LL. riesciranno ad ottenere su tutti i punti da me accennati una soluzione conforme agli interessi del paese...

(1) Redatte da Artom, come risulta dal diario di lui (Copie Artom).

218

IL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, ARTOM, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(Copie Artom)

L. P. Torino, 12 settembre 1864.

Ho copiato io stesso il dispaccio •confidenziale che ti mandiamo stasera per non mettere alcuno nel segreto dei negoziati, e specialmente nell'affare delicatissimo della capitale. Prevedo che ciò susciterà qui una vera tempesta perché .si vorrà collegare quest'atto colla perequazione, colla vendita delle ferrovie -ecc. e considerar tutto ciò come una sistematica ostilità contro i Piemontesi. 11 buon senso finirà però per prevalere. Intanto qui si cerca di rinforzare il

Mininistero: e Vimercati partirà domani per Baden per parlare a Rattazzi a

nome di Minghetti ed indurlo ad appoggiare il trattato. Spaventa è partito

ieri per Brolio collo stesso incarico. Non so quali rimpasti ministeriali si faran

no, ma siccome il buon Visconti è sempre disposto a cedere il posto agli altri,

è probabile che il Ministero degli Esteri sia presto occupato da un nuovo tito

lare. In questo caso, io spero di potere rifugiarmi di nuovo sotto le grandi ali

della Legazione di Parigi.

Dimmi se verrai in congedo e quando. Se potrò ti terrò a giorno delle

fasi della crisi ministeriale. Ma vi sono cose delicatissime che non si osano

scrivere, e che d'altronde non sono ben sicuro di conoscere appieno. Ciò mi

impedì spesso di seriverti.

219

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL MINISTRO A BERNA, JOCTEAU

D. 9. Torino, 13 settembre 1864.

J'ai reçu régulièrement vos rapports de la Série politique jusqu'au N° 28 inclusivement, et je vous remercie des informations y contenues.

Le Ministre de l'Intérieur, à qui je me suis empressé de transmettre la partie de la dernière de vos dépeches concernant les réfugiés polonais dont, selon les bruits répandus ;par les journaux, ll.e nombre rparaitrait devoir s'accroitre sensiblement par suite des mesures, dont on ;prete l':intention aux Gouvernements de Saxe et d'Autriche, est d'avis que l'on ne pourrait pas, sans inconvénients, admettre dans le Royaume tous ces malheureux sans aucune restriction. Nos autorités des frontières ont été par conséquent prévenues de ne pas permettre l'entrée sur notre territoire qu'aux réfugiés qui seraient nantis de passeports réguliers, et qui se trouveraient à meme de prouver d'etre en cas de se procurer des moyens honnetes de subsistance. Les instructions que j'avais l'honneur de vous transmettre par ma dépéche N° 5, doivent donc étre modifiées en ce sens, que la Légation s'abstienne meme de la simple légalisation des passeports fédéraux et autres dans le cas où les individus qui en seraient porteurs ne pourraient pas justlfier de leur aptitude à remplir la condition susénoncée.

220

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL GENERALE LA MARMORA (1)

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in MINGHETTI, p. 181; Un po' più di luce, p. 105)

T. Torino, 14 settembTe 1864.

S. M. ayant accepté le projet que vous connaissez, désire que vous veniez assister à un conseil de guerre que S. M. a convoqué pour dimanche. Je vous remercie infiniment de votre dernière communication de Paris (2).

(1) -II telegramma venne trasmesso tramite la legazione a Berna. (2) -La Marmora rispose felicitandosi per l'accettazione da parte del Re del progetto ma dichiarando impossibile la sua partecipazione al consiglio di guerra.
221

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAM.BAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 837. Tunisi, 14 settembre 1S64.

J'ai reçu la clépeche N° 8 (Cabinet) (1).

Vice am.iral Albini a fait retirer les frégates de Suse et Sfax au grand regret des habitants de ces deux pays qui ont peur d'un coup de main des villages l10i1 eacore soumis. Le second camp est à deux tiers de chemin de Suse et il est probable qu'il aura raison des dernières résistances partielles qui ont cepend:mt quelque importance. Les fiottes partiront ensemble le meme jour aussitòt que le Commissaire turc aura reçu l'autorisation qu'il a demandé à son Gouvernement de quitter Tunis. Il y a tranquillité parfaite dans la ville. Le Bey et son premier ministre sont toujours très disposés à terminer les affaires itallennes. J'attends toujours vos instructions pour la réparation d'honneur au pavillon italien insulté dans l'affaire de Tabarca.

222

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(AVV)

{ Torino, 14 settembre 1864} (2).

Conditions acceptées. Vous pouvez signer. Le Roi désire vivement que l'article secret puisse disparaìtre aussitòt que le décret aura son effet; de manière qu'il n'en reste aucune trace. On pourrait obtenir ce résultat ou moyennant un article additionnel ou bien en renouvelant traité a;près, et détruisant celui que vous signerez demain.

223

IL MINISTRO RESIDENTE A MONTEVIDEO E BUENOS AIRES, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 18. Montevideo, 14 settembre 1864 (per. il 21 ottobre).

* Debbo con rammarico annunziare a V. E. che le trattative di pace sono andate fallite, e, mi è grave il dirlo, mercé il rifiuto inesplicabile opposto dal Generale Flores alle basi definitive consentite dal Governo della Repubblica. Dagli annessi (N° I, II, III e IV) potrà V. E. scorgere, meglio che io non posso narrarle, le ultime fasi di questi difficili negoziati* (3).

Ho detto che il rifiuto del Generale Flores è inesplicabile; ed infatti non si comprende come potendo venire in Montevideo in modo pacifico e diventarvi padrone della situazione, voglia ostinarsi ad entrarvi con la forza. Egli è vero che nell'intervallo, oltre un vantaggio ottenuto dalle sue forze occupando la

città litorale di Mercedes, si era puranco verificata la rottura quasi aperta fra il Brasile e la Repubblica, ma queste circostanze, lungi dal frastornarlo dai propositi di pace avrebbero dovuto vieppiù renderlo ad essa inchinevole, dappoiché la principale accusa che gli vien fatta dai suoi avversarii si è quella di essere egli divenuto l'alleato dell'Impero contro la sua patria.

* In quanto a me pevsonalmente, nella mia qualità di R. Rappresentante, non ho né a dolermi né a pentirmi di avere interposto i miei buoni uffizii nell'intento di conseguire, senza alcuno spirito di parte e nel solo interesse generale del paese e della numerosa colonia italiana che vi è stabilita, la pacificazione della Repubbl,ica e la cessazione deHa guerra civile. Di ciò fanno 1piena testimonianza i documenti dei negoziati che sono stati resi di pubblica ragione.*

Il solo partito estremo bianco ne era scontento, perché trovava che si concedeva troppo al partito avverso. Esso si avvantaggia ora della nuova situazione e si è imposto al Presidente della Repubblica, il quale ha dovuto accettar la rinunzia dei suoi Ministri che passavano per pacifici, meno quello della guerra, e nominare a lor vece il Dottor Don Antonio de las Carreras, che è il rappresentante prototipo della fazione detta Amapolas, e che è una specie di Ministro Generale, poiché riunisce nelle sue mani i portafogli dell'Interno e delle Finanze. Egli ha inaugurato la sua Amministrazione facendo firmare al Presidente un Proclama (Annesso N° V), in cui si dichiara quind'innanzi come innammissibile ogni proposta di transazione e di pace.

Infatti il Generale Flores, ravveduto forse anzi direi quasi pentito della sua ripulsa, ha fatto fare novelle proposte di pace, per mezzo del Generale Urquiza, non dissimili in sostanza da quelle che per mezzo mio gli erano state offerte, ma questo Governo le ha respinte in limine.

La posizione dunque di questo disgraziato paese va a diventare ancor più terribile che per lo addietro, anzi direi insopportabile. E fa veramente pena di vedere un così bel pae,se, benedetto dal cielo, dotato della più grande sterilità (1) epperò capace a dar lavoro e sussistenza a milioni di braccia, straziato da una minoranza di gente immorale, cupida e semi-barbara e renduto così inutile all'industria ed al commercio.

Non fa mestieri che io dica a V. E. come in questa occasione siansi rinnovate e con maggior forza le insistenze della parte culta e moderata che invoca a mani giunte dal Governo Italiano una mano soccorrevole. Conformandomi alle istruzioni ricevute io non ho potuto dare a tali richieste che risposte evasive, le quali senza dar ai loro autori speranze immediate, valgono intanto a mantenere vive le loro simpatie verso l'Italia e a distorglierli d:>.l rivolgere gli occhi loro altrove. Senza in nulla pregiudicare la libertà di azione e gli alti e maggiori propositi che assorbono le cure del R. Governo, è mio dovere nonpertanto assicurare V. E., che se l'Italia si trovasse in grado di rendersi a tali voti, recherebbe, con poco o nessun sacrifizio, grande giovamento a se stessa, e al suo commercio, e farebbe nel tempo stesso opera di vera civiltà. Dico con nessun sacrifizio, perocché son persuaso che il paese compenserebbe facilmente la differenza di spese che verrebbe cagionata dai necessarii armamenti navali e terrestri.

Le relazioni col Brasile sono entrate in una fase di aperta rottura. Benchè quell'Impero non abbia dichiarato né guerra né blocco, le forze navali brasiliane nell'Uruguay hanno proceduto ad un vero atto di ostilità perseguendo un piccolo vapore di guerra orientale, il solo che navighi con bandiera della Repubblica, e impedendogli di venire in soccorso di Mercedes che è caduta così in potere di Flores. E perchè questo vapore non cadesse nelle mani dei Brasiliani è stato posteriormente bruciato nel porto di Paysandù.

All'annunzio di tale fatto * il Governo orientale ha spedito i passaporti al Ministro Residente del Brasile, Signor Loureiro, e a tutta la legazione che si è ritirata in Buenos Aires, ed ha ritirato l'exequatur a tutti gii Agenti Consolari Brasiliani. Il Signor Loureiro, nel ritirarsi a bordo di una nave di guerra, ha diretto una circolare a tutti i suoi colleghi del Corpo Diplomatico qui residente per giustificare il suo Governo (Annesso n. VI) alla quale non abbiamo peranco risposto.

Quasi non bastassero le complicazioni già esistenti sono giunte jeri dal Paraguay notizie importanti. Il Presidente di quella Repubblica, come vedrà

V. E. dall'acchiuso scambio di Note (Annesso n. VII) prende un'attitudine decisa verso il Brasile, protesta anticipatamente contro qualunque occupazione eventuale del territorio orientale da parte di forze Brasiliane e dichiara il Governo Imperiale risponsabile delle conseguenze che potrebbro sorgere da sì grave fatto *.

Tali notizie hanno rinfrancato il partito qui dominante in questo momento, che è ligio al Paraguay ed hanno non poco allarmato la vicina Repubblica Argentina. Che farà il Brasile? Se si arresta nel suo cammino, si dirà che ha indietreggiato innanzi alla minaccia del Paraguay; se prosegue accenderà una guerra generale nel Plata e ne verrà una confusione immensa, un vero chaos. Per tutte queste considerazioni tutta la gente sensata pensa essere tempo ormai che le Potenze Europee, che hanno in questi luoghi interessi importantissimi avvisino al modo di porvi alcun rimedio, se vogliono evitare, ora che si è ancor in tempo, che questi paesi vadano interamente perduti pel commercio e per l'industria di Europa.

* Gl'Italiani qui residenti *, benchè addetti quali sono la maggior parte al commercio minuto o aUa coltivazione dei campi * sof.trono più che altri di un sì violento stato di cose, pur si conservano tranquHli e neutrali *. Quantunque avversi al partito bianco dominante e simpatizzanti coi colorados, non sono meno avversi al BraS!ile, eppe,rò tacciono e sperano. * Solo nei giorni scorsi sonosi alquanto commossi dal vedere che i vapori di bandiera italiana, il • Tevere • e il « Vesuvio • sonosi prestati a trasportar armi e munizioni di guerra per conto del Governo tra un porto e l'altro della Repubblica. Era questa una speculazione interamente commerciale, la quale sebbene non fosse vietata, offendeva sensibilmente la suscettibilità dei nostri connazionali, ed io, fondandomi sull'articolo

205 delle Leggi e Regolamenti per la Marina mercantile ho dato istruzioni al

R. Consolato di avvertire i Capitani di quelle due navi ad astenersi da siffatto traffico, al che si sono eglino volentieri prestato *. La chiesuola mazziniana di Buenos Aires era quella che aveva menato più scalpore contro quei due vapori, e ne aveva preso occasione per attaccare il R. Governo e la R. Legazione.

(1) -Cfr. n. 205. (2) -Il telegramma è privo di data, si è posto al 14 settembre poiché fa riferimento al « traitè... que vous signerez demain •. (3) -I brani fra asterischi sono editi, con qualche variante, in LV 8, pp. 433-434. Gli annessi non si pubblicano.

(1) Sic, ma si tratta di un evidente lapsus per fertilità.

224

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 338. Costantinopoli, 15 settembre 1864 (per. ore 0,05 dd 16).

Protocole concernant affaire Liban a été signé successivement par représentants des grandes puis:sances. Avant de présenter protestation j'ai fait demander à Aali pacha s'il avait réponse à votre dépeche du 25 (1) que je lui avais communiqué confidentiellement. Aall Pacha m'a prié d'attendre une dizaine de jours pour avoir temps à faire traduire en turc dépeche de V. E. pour conseil des ministres qui doit décider définitivement, ajoutant que le protocole était resté ouvert. Je prie V. E. de me dire si je suis autorisé à attendre. Je crois qu'il n'y a pas inconvénient.

225

CONVENTION ENTRE L'ITALIE ET LA FRANCE

(Ed. in Atti del Parlamento Ital.iano, Sessione del 1863-1364, Documenti, vol. V, cit., pp. 3645-3646)

Leurs Majestés le Roi d'ltalie et l'Empereur des Français, ayant résolu dc conclure une Convention, ont nommé pour leul'ls plénipotentiaires, savoir:

S. M. le Roi d'Italie,

M. le chevalier Constantin Nigra, grande croix de l'Ordre des SaintsMaurice et Lazare, grand officier de l'Ordre impérial de la Légion d'honneur, etc. etc., son envoyé extraordinaire et ministre plénipotentiaire près de S. M. l'Empereur des Français;

Et M. le Marquirs Joachim Pepoli, grande croix de l'Ordre des SaintsMaurice et Lazare, chevalier de l'Ordre impérial de la Légion d'honneur, etc. etc., son envoyé extraordinaire et ministre plénipotentiaire auprès de S. M. l'Empereur de toutes les Russies;

Et S. M. l'Empereur des Français, M. Drouyn de Lhuys, sénateur de l'Empire, grande croix de l'Ovdre impérJ.al de la Légion d'honneur et de l'Ordre des Saints-Maurice et Lazare, etc. etc., son ministre et secrétaire d'Etat au département des affaires étrangères;

Lesquels, après s'etre communiqué leurs pleins. pouvoirs respectifs, trouvés en bonne et due forme, sont convenus des articles suivants:

Art. l er

L'ltalie s'engage à ne pas attaquer le territoire actuel du Saint Père et à empecher, meme par la force, toute attaque venant de l'extérieur contre le dit territoire.

Art. 2.

La France retirera ses troupes des Etats pontificaux graduellement et à mesure que l'armée du Saint Père sera organisée. L'évacuation devra néanmoins étre accomplie dans le délai de deux ans.

Art. 3.

Le Gouvernement italien s'interdit toute réclamation contre l'organisation d'une armée papale, composée meme de volontaires catholiques étrangers, suffisante pour maintenir l'autorité du Saint Père et la tranquillité tant à l'intérieur que sur la frontière de ses Etats; pourvu que cette force ne puisse dégénérer en moyen d'attaque contre le Gouvernement italien.

Art. 4.

L'Italie se déclare prete à entrer en arrangement pour prendre à sa charge une part proportionnelle de la dette des anciens Etats de l'Eglise.

Art. 5.

La présente Convention sera ratifiée, et les ratifications en seront échangées dans le délai de quinze jours, ou plus tòt, si faire se peut. En foi et témoignage de quoi, les Plénipotentiaires respectifs ont signé la présente Convention et l'ont revetue du cachet de leurs armes. Fait double à Paris le quinzième jour du mois de septembre de l'an de grace mil huit cent soixante-quatre.

NIGRA

PEPOLI

DROUYN DE LHUYS

Protocole faisant suite à la Convention signée à Paris entre l'Italie et la Fmnce, touchant l'évacuation des Etats Ponti,ficaux par les troupes françaises. La Convention signée en date de ce jour entre Leurs Majestés le Roi d'Italie et l'Empereur des Français n'aura de valeur exécutoire que lorsque

S. M. le Roi d'Italie aura décrété la translation de la capitale du Royaume dans l'endroit qui sera ultérieurement déterminé par la dite Majesté. Cette translation devra ètre opérée d:ms le terme de six mois, à dater de la dite Convention.

Le présent protocole aura méme force et valeur que la Convention sus mentionnée. Il sera ratifié, et les ratifications en seront échangées en meme temps que celles de la dite Convention.

Fait double à Paris, le quinze septembre 1864.

NIGRA PEPOLI DROUYN DE LHUYS

(1) Cfr. n. 160.

226

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE S. N. Parigi, l.'l settembre 1864 (1).

Ho l'onore di mandare qui unito all'E. V. il trattato originale relativo alla futura cessazione dell'occupazione del territorio Pontificio per parte della guarnigione francese firmato oggi alle 3 pomeridiane al Ministero Imperiale degli Affari Esteri dal Signor Drouyn de Lhuys, dal Marchese Pepoli e da me.

Credo conveniente lo accompagnare la spedizione di questo importante documento con una relazione che riassuma i negoziati che ne precedettero la conclusione.

Pochi giorni prima della morte del Conte di Cavour un progetto di trattato veniva, per opera del Principe Napoleone, comunicato a Torino col consenso dell'Imperatore. Questo progetto fondato sull'applicazione del principio di non intervento portava in sostanza:

Che la Francia richiamerebbe le sue truppe da Roma.

Che l'Italia s'impegnerebbe a non aggredire l'attuale territorio Pontificio e ad impedire anche colla forza ogni aggressione contro di esso che venisse dall'estero.

Che il Governo Italiano si interdirebbe ogni reclamo contro l'organizzazione di un eserdto Pontificio anche composto di volontarii cattolici esteri, purché tale forza non degenerasse in mezzo di aggressione contro il governo Italiano.

Che l'Italia si dichiarerebbe ,pronta ad entrare in negoziati per pigliare a suo carico una parte proporzionata del debito degli antichi Stati della Chiesa.

La morte del Conte di Cavour interruppe ad un tratto queste prime pratiche.

Il Barone Ricasoli, appena entrato al Ministero fece assicurare l'Impera

tore per mezzo della Legazione del Re a Parigi e più tardi per mezzo del

Conte Arese, che il progetto accettato dal Conte di Cavour, od ogni altro ragio

nevole accomodamento sarebbe stato preso in considerazione dal Governo del

Re, purchè avesse per iscopo finale la cessazione dell'occupazione francese a

Roma. Ma le risposte deU'Imperatore non lasciarono speranza che si potesse

per allora intavolare una pratica seria.

Il Barone Ricasoli fece un altro tentativo. Egli sottomise ·all'esame del

Governo Francese il progetto di Capitolato che fu comunicato al Parlamento.

Il governo Imperiale non credette opportuno di dare corso ad un tale progetto.

Non scoraggiato dal fallimento di queste pratiche, il Governo del Re faceva

fare da questa Legazione continue istanze presso il Governo francese perchè

si richiamassero le truppe, sì allontanasse Francesco II da Roma, si sorvegliasse

la frontiera ove si riparava il brigandaggio. Si ottenne che il Marchese di La

vallette mandato a Ron~a sul finire del 1861 portasse alla S. Sede le prime ge

nerali proposte per un accomodamento e consigliasse Francesco II ad abban

donare il territorio Pontificio. Ma proposte e consigli furono ugualmente senza

effetto.

Venuta al governo l'amministrazione presieduta dal Signor Raitazzi uno dei primi suoi atti fu una circolare colla quale sono di nuovo dichiarati i diritti dell'Italia su Roma.

Intanto il Governo francese faceva a Roma un secondo tentativo e lo appoggiava colla pubblicazione nel Moniteur del 25 Settembre 1862 della celebre lettera dell'Imperatore al Signor Thouvenel che porta la data del 20 1\faggio precedente. Il Marchese di Lavallette rispedito a Roma nel Giugno dello stesso anno portava le seguenti proposte alla S. Sede:

l. Mantenimento dello statu quo territoriale, il Santo Padre rassegnandosi ogni riserva a non esercitare il suo potere altro che sulle province che gli rimangono, mentre che l'Italia s'impegna a rispettare quelle che il Pontefice possiede tuttora. Se il Sommo Pontefice consente ad una tale transazione il governo francese cercherebbe di farvi partecipare le potenze che firmarono l'atto generale di Vienna.

2. -Trasferimento a carico dell'Italia, della maggior parte, se non del totale del debito Romano. 3. -Stabilimento, a profitto del Papa di una lista civile destinata a compensare le risorse che più non troverebbe nel numero ristretto dei suoi sudditi. Prendendo l'iniziativa di questa proposta presso le potenze Europee, la Francia dovrebbe impegnarsi dal canto suo a contribuire nella proporzione di una rendita di tre milioni all'indennità offerta al capo della Cattolicità. 4. -Concessione da parte del Papa, di riforme le quali conciliandogli l'animo dei suoi sudditi, consoliderebbero all'interno un potere già protetto all'estero dalla garanzia della Francia e delle potenze Europee.

Queste proposte furono come le prime rigettate dalla S. Sede.

Poco dopo succedeva in Italia il fatto doloroso e deplorabile di Aspromonte_

Energicamente e prontamente domato questo malaugurato movimento il Generale Durando in allora Ministro degli Affari Esteri ne pigliò occasione per domandare di nuovo che Roma fosse resa all'Italia (circolare 10 settembre 1862) (1).

In questo documento la questione era posta in modo assoluto. Si trattava in esso della rivendicazione di Roma per l'Italia. Convinto per le ripetute dichiarazioni dell'Imperatore e del Signor Thouvenel, che il porre la questione sopra un terreno così radicale, equivaleva a renderne impossibile la soluzione, mi recai io stesso a Torino per proporre che la questione fosse ricondotta sul terreno stesso !SU cui l'aveva lasciata il Conte di Cavour, cioè, la cessazione dell'occupazione ed il principio di non intervento. Il Generale Durando consentì in allora ad entrare in quest'ordine d'idee e mi diresse il dispaccio del 8 Ottobre 1862 (2) in cui diffatti il Governo del Re si :Hmitava a domandare un accomodamento suUa base del richiamo delle truppe francesi.

Ma intanto nei consigli dell'Imperatore al Signor Thouvenel era succeduto il Signor Drouyn de Lhuys il quale trovatosi, al suo entrare al Ministero in presenza della circolare del 10 Settembre e del dispaccio del 8 Ottobre rispose ad entrambi questi documenti col suo dispaccio del 26 Ottobre, che ebbe la più larga pubblicità e di cui giova qui riprodurre la conclusione:

,, In prese:1Za di que:;ia solenne affermazione e di questa perentoria rivendicazione, ogni discussione mi sembra inutile ed ogni tentativo di transazione illusorio. Io lo constato con sincero rincrescimento, il Governo Italiano colle dichiarazioni assolute che ho sopra ricordate, si è posto su di un terreno dove gli interessi permanenti e tradizionali della Francia, non meno che le esigenze attuali della politica, ci interdicono di seguirlo, Rendo giustizia alla forma amichevole della comunicazione che mi è stata fatta ultimamente dal Signor Ministro d'ItaliD, ma vi cerco invano gli elementi di una negoziazione alla quale noi possiar>!O prendere parte. Nel nostro pensiero un tale negoziato non può avere per oggetto che di riconciliare due interessi che si raccomandano alle nostre cure per titoli diversi ma per noi ugualrnente rispettabili, e non sapremmo consentire a sacrificare l'uno all'altro. Il Governo Italiano sa, d'altronde, che ci troverà sernpre disposti ad esaminare con deferenza e simpatia tutte quelle combinazioni che potrebbe c01r.renirgli di suggerirei e che gli sembrerebbero di natura tale da avvicinarci a quella meta, che la sua saviezza, noi vogliamo sperarlo, ci ajuterà a raggiungere , .

Il Governo francese mentre adunque escludeva ogni trattativa sulla questione di distrurre il potere temporale del Papa e di dare Roma all'Italia, ammetteva la discussione sulla questione della cessazione dell'occupazione e della riconciliazione dell'Italia col Papato, anzi invitava il Governo del Re a proporgli una combinazione accettabile in questo senso.

Il Conte Pasolini succeduto nel Ministero degli Affari Esteri al Generale Durando non credette conveniente di profittare immediatamente di auesto invito del Signor Drouyn de Lhuys. Egli credette, e con ragione, che il tempo e le condizioni non erano favorevoli ed opportuni per intavolare una pratica. Non fu che nel Luglio del 1863 che l'E. V., succeduta al Conte Pasolini, pigliando occasione dalle discussioni del Parlamento sulla questione Romana, mi diresse il dispaccio del 9 di detto mese (1), nel quale Ella domandava che i negoziati fossero ripresi al punto ove il Conte di Cavour li aveva lasciati, e fossero basati sul principio di non intervento dichiarando che il Governo del Re era pronto a pigliare l'impegno che nessuna forza regolare o irregolare invaderebbe il territorio Pontificio.

Questo dispaccio del 9 Luglio 1863 costituisce il punto di partenza della nuova fase dei negoziati ora conchiusl. Esso fu da me comunicato al Signor Drouyn de Lhuys il 16 dello stesso mese.

Il Ministro Imperiale degli Affari Esteri si astenne dal rispondere. Le condizioni si erano da un anno migliorate, ma non erano ancora tali da rendere possibile la ripresa dei negoziati. Bisognava quindi attendere ancora c preparare poco a poco il terreno per pratiche più fortunate.

* La previsione di un grande avvenimento, cioè della vacanza della S. Sede determinata dai rumori sulla cadente salute del Pontefice, venne a fornire l'occasione di richiamare più :;;fficacemente l'attenzione è.sl Goverow francese sulla questione Romana. L'E. V. mi dirigeva in queila ch·costanza e colla data del 27 Magglo ora scorso un nuoyo dispaccio (2) in cui pigE::mdo argomr:nto dall'eventualità sovraccen:1ata e dalle cornplicazloni a cui e.ssa d~~n...~Obe lrtoso, rlchiamaYa quanto aveva precectenternC'ntc esposto nel dispaccio dd 9 Luglio 1863.

Il nuovo dispaccio dell'E. V. veniva da me comunicato al Signor Drouyn

de Lhuys il 2 Giugno. Nel fare questa comunicazione dissi al Ministro Impe

riale degli Affari Esteri che io era incaricato di chiamare in modo speciale

l'attenzione del Governo francese sul contenuto di esso; che il Governo del

Re prevedeva che l'eventualità possibile della morte del Papa poteva dare

luogo a torbidi in Roma e negli stati Romani ed a serie complicazioni ove i

due governi d'Italia e di Francia non avvisassero per tempo al modo di evitare

gli uni e le altre mediante un accordo il quale su questa stessa eventualità

fondasse la base della soluzione della questione Romana; che il passo che io

m'era incaricato di fare presso il governo francese aveva quindi il doppio

scopo di dichiarare nuovamente la necessità di risolvere questa grande que

stione mediante un comune accordo, necessità a cui la probabilità di una pros

sima vacanza della Santa Sede dava un carattere di urgenza, e di mettere

d'altra parte in salvo la responsabilità del Governo del Re ove la prevista

eventualità si verificasse senza che il Governo francese si fosse accordato con noi.

Il Ministro Imperiale degli Affari Esteri mi rispose che avrebbe sottomesso

all'Imperatore quanto io gli aveva esposto e che ne avrebbe preso gli ordini

in proposito.

Prima di accomiatarmi dal Signor Drouyn de Lhuys gli feci osservare che il Governo del Re nel dispaccio che io aveva avuto l'onore di leggergli si era limitato ad accennare la base generale su cui poteva fondarsi un accordo fra i due governi e si era astenuto dall'entrare in particolari, perché anzitutto desiderava sapere se il Governo francese fosse finalmente disposto ad entrare coll'Italia in una negoziazione pratica e definitiva. Quando tale fosse difatti, come io sperava, l'intenzione del Governo Imperiale, soggiunsi, il governo del Re sarebbe pronto per parte sua a comunicargli un progetto particolareggiato.

L'Imperatore informato di queste cose si mostrò disposto a pigliare in considerazione il progetto da noi accennato. Dovendo in quell'epoca passare parecchi giorni a Fontainebleau presso S. M. domandai all'E. V. che mi si mandasse il progetto di trattato accompagnato da precise e particolari istruzioni. L'E. V. mi mandò il progetto di trattato ed incaricò il Marchese Pepoli di portare a voce le istruzioni le più ampie.

Giunto il Marchese Pepoli a Fontainebleau avemmo coll'Imperatore una lunga conferenza.

Il Marchese Pepoli ed io pigliammo argomento dall'eventualità della morte del Papa « Se il Papa muore, dicemmo a S. M., senza che ci siamo intesi per un'azione comune e senza che noi possiamo promettere ai Romani la prossima partenza della guarnigione fl·ancese, noi non potremo impedire che gli emigrati Roinani passino la frontiera, che vi s1eno manifestazioni e forse anco la votazione di un plebiscito, che vi sieno movimenti generali o parziali nello Stato Pontidcio e massime nei luoghi non occupati da truppe francesi. Il Signor Drouyn d2 Lhuys ci spinge a dare consigli di prudenza e di pazienza ma quale autorità potrebbero avere questi consigli se noi non abbiamo ln mano una pi'omessa di evacuazione? Certo il Generale Montebello ha tutti i mezzi per potere reprimere qualunque movimento, ma non crediamo che sia nell'interesse dc1l'In:pcratore che si venga ad una tale estremità , .

L'Imperatore rispose protestando che esso aveva sempre avuto ed aveva vivo desiderio di ritirare la guarnigione francese da Roma; ma che non poteva farlo ove non fosse certo che il ritiro delle truppe non avesse per conseguenza necessaria ed immediata la caduta del potere temporale. • Se l'Italia piglia l'impegno, disse egli, di rispettare e fare rispettare il territorio Pontificio, non ho ragione di dubitare che il Governo del Re terrà l'impegno; ma questa. convinzione potrà essa entrare nello spirito delle masse cattoliche? C'è un voto del Parlamento Italiano che proclama Roma per capitale, se io firmo il trattato che voi proponete, si griderà alla commedia. Tutti credono che il governoItaliano non tiene la sua sede a Torino che fino a quando potrà trasportarla a Roma. Per ingenerare nell'opinione Cattolica la convinzione che il governo• Italiano terrà la promessa di non aggredire e di non lasciare aggredire lo Stato Pontificio, bisognerebbe che voi offriste una guarentigia pratica, la quale dimostrasse che il trattato non è una finzione •.

A queste parole il Marchese Pepoli rispose che sapeva come il governodel Re, indipendentemente dalla questione che ora si trattava e per ragioni di amministrazione interna, aveva l'intenzione di proporre a S. M. di trasportare la capita:le da Tor.ino ad un'altra città d'Italia e domandò se questo fatto non poteva costituire agli occhi dell'Imperatore quella guarentigia che andava cercando. L'Imperatore, dopo qualche istante di riflessione, disse che ove questo· fatto si verificasse, gli sarebbe parso di natura ad ottenere lo scopo a cui si tendeva e ad ingenerare quella fiducia di cui aveva parlato ed aggiunse che,. ciò posto, non avrebbe difficoltà a firmare il trattato.

Io non celai all'Imperatore che l'idea del trasporto della capitale non essendo ancora che una semplice intenzione del governo, non poteva pigliare che ad referendum l'accomodamento quale ora si presentava, cioè condizionato· al fatto del trasporto della capitale. Soggiunsi che questo fatto era cosa assai grave, che presentava difficoltà ed inconvenienti seriissimi; che si trattava di spostare il centro di gravitazione del governo, e di levarlo di mezzo ad un elemento essenzialmente governativo, solido e sicuro, per trasrportarlo in mezzo ad: un elemento nuovo; ·che le stesse difficoltà materiali di esecuzione erano grandi e numerose. Io insisteva quindi perché all'infuori del fatto del trasporto della capitale, fatto che doveva essere più specialmente considerato nei rapporti dell'ordinamento interno dell'Italia, noi tentassimo di metterei ora d'accordo per· un'azione comune nell'eventualità della morte del Papa eventualità che poteva verificarsi anche all'improvviso. Ma l'Imperatore, pur dichiarando che non poteva a meno di apprezzare queste considerazioni confermò quanto aveva detto precedentemente, cioè che il fatto del trasporto della capitale gli pareva il solo che, ingenerando fiducia nella serietà dei nostri impegni, lo potesse mettere in grado di firmare il trattato. Le medesime cose furono confermate al Marchese Pepoli ed a me dal Signor Drouyn de Lhuys in una conferenza che ebbimo con lui a Fontaineble.au. Queste cose si passavano verso la metà del mese di Giugno scorso.

Il Marchese Pepoli partì per Torino il 23 Giugno e portò queste cose a notizia dell'E. V. e del Presidente del Consiglio* (1).

Sul principio di Luglio l'E. V. mi spediva di nuovo il Marchese Pepoli per domandare quale sarebbe il termine dentro cui l'Imperatore consentirebbe a ritirare le truppe da Roma, nel caso in cui l'accordo di cui si erano indicati i preliminari a Fontainebleau si potesse conchiudere. Essendo in allora l'Imperatore a Vichy, ci recammo il Marchese Pepoli ed io dal Signor Drouyn de Lhuys, il quale domandò istruzioni all'Imperatore. La risposta di S. M. portò che questo termine doveva essere fissato in maximttm a due anni. Noi fecimo vive istanze, sia presso l'Imperatore, sia presso il suo Ministro per gli Affari Esteri perché questo termine f01sse abbreviato. Ma non si potè ottenere nessuna modificazione nelle risoluzioni dell'Imperatore. Nel tempo medesimo il progetto di trattato fu formulato, nella ,conferenza che ebbimo col Signor Drouyn

.de Lhuys, al modo seguente: Articolo l" L'Italia si obbliga a non attaccare ed a impedire anche colla forza qualunque attacco proveniente dal di fuori contro il territorio attuale del Papa.

Articolo 2° La Francia ritirerà le sue truppe da Roma gradatamente ed a misura che l'esercito Pontificio sarà organizzato. L'evacuazione dovrà ciò nondimeno essere compita nel termine di due anni.

Articolo 3° Il governo Italiano si interdirà ogni reclamo contro l'organizzazione di un ·esercito Papale anche composto di volontarii cattolici stranieri, sufficiente a mantenere l'autorità del Santo Padre e la tranquillità nei suoi Stati, purché esso non possa degenerare in mezzo di attacco contro il governo Italiano.

Articolo 4" L'Italia si dichiarerebbe pronta ad entrare in accomodamento col governo del Papa per prendere a suo carico una parte proporzionale del debito degli antichi Stati della Chiesa. Articolo segreto La presente convenzione non avrà valore ed esecuzione che quando S. M. il Re d'Italia avrà decretato il trasporto della capitale del Regno nel luogo che sarà ulteriormente determinato dalla predetta S. M. Questo trasporto dovrà essere operato nel termine di isei mesi a datare dalla presente convenz[one. Sottomesso questo progetto a S. M. il Re ed al Consiglio dei Ministri, fu deliberato che, in ultima analisi, si dovesse accettare, ma che tuttavia, la que:stione del trasporto della capitale essendo un fatto che doveva essere indipendente da queste pratiche e non essendo ancora possibile il determinare se e quando lo si potesse effettuare, un ultimo tentativo era da farsi presso l'Imperatore, perché il trattato fosse firmato senza accennare al trasporto predetto.

S. M. il Re scrisse a tal fine una lettera all'Imperatore e la confidò al Generale Menabrea che ebbe istruzione di completare a voce le cose dette nella lettera ·stessa. Il Generale Menabrea rese conto al Governo del Re della sua missione. lVIi astengo quindi dal parlarne. Noterò soltanto che l'Imperatore mantenne quanto aveva precedentemente detto.

In seguito a ciò avendo S. J.\:I. il Re risoluto di accettare il trattato quale era formulato nel progetto volle dare a me ed al Marchese Pepoli i pieni poteri necessarii per la conclusione di questo accordo.

Il Marchese Pepoli giunse qui il 13 corrente con questi pieni poteri ed il giorno dopo giunsero le istruzioni dell'E. V. che portano la data del 12 Settembre. Il 14 seguente ci recammo il Marchese Pepoli ed io a St. Cloud ove ebbimo una conferenza coll'Imperatore alla quale assistettero il Signor Drouyn de Lhuys ed il Signor Rouher, Ministro di Stato. In questa conferenza fu definitivamente fissata la redazione del trattato.

L'articolo primo fu conservato quale era nel primitivo progetto del Conte di Cavour.

L'articolo secondo contiene l'impegno della Francia di ritirare le sue truppe da Roma gradatamente e di mano in mano che l'esercito Pontificio andrà costituendosi; ma fis:;:a il termine dell'evacuazione in due anni.

L'articolo terzo è quale si trovava nel progetto Cavour salvo che invece di fissare la cifra delle forze che devono formare l'esercito Pontificio, ci si è limitati a stabilire che queste forze non devono degenerare in mezzo di attacco· contro il Governo Italiano. Fu aggiunta inoltre una frase • tranquillità sullrr frontiera • per indicare l'obbligo del governo pontificio di impedire che essa diventi riparo al brigantaggio.

L'articolo quarto è pure identico al progetto Cavour. Solo fu tolta la frase

• col governo del Papa ,, , a seconda delle istruzioni verbali dell'E. V.

Quanto all'articolo segreto, esso fu convertito in un semplice protocolla separato conformemente alle di Lei istruzioni. Ma l'Imperatore riservò a più tardi la questione della distruzione di questo documento.

Passo ora agli altri punti indicati nelle di Lei istruzioni del 12 Settembre.

Fu inteso coll'Imperatore e col Signor Drouyn de Lhuys che nelle comunicazioni che il governo Francese dovrà fare in proposito sarà detto che il Governo Italiano per ragioni strategiche e di interna amministrazione aveva risolto di trasportare la capitale de'l regno a Firenze, questo fatto conosciuto dal Governo Francese, agevolò i negoziati, perché parve di natura a indurre la convinzione che il governo Italiano rinunzia ad ogni mezzo violento per andare a Roma. Fu inteso che il trattato non deve significare nè più nè meno di quello che dice.

Nelle istruzioni l'E. V. ci incaricava di domandare una guarentigia del nostro attuale territorio contro l'Austria in caso che questa ci attaccasse; questa guarentigia avrebbe dovuto essere formolata in uno scambio di note. Già precedentemente noi avevamo interpellato in proposito l'Imperatore ed anche il Generale Menabrea era stato incaricato di fare uaa uguale domanda. L'Imperatore rispose prima e poi confermò che non poteva pigliare a questo riguardo nessun impegno formale; ma che l'Italia poteva contare nel caso proposto sulle tradizioni e sulla tendenza della sua politica. Questo medesimo linguaggio fu confermato dai due ministri presenti alla conferenza di St. Cloud.

Quanto al caso in cui la Spagna o altra potenza secondaria s'avvisasse di intervenire a Roma, noi dichiarammo molto esplicitamente che avremmo considerato la cosa come un casus belli ed agito in conseguenza. L'imperatore domandò: • in forza di qual diritto? , . Risposimo: • in forza del principio di non inter

t·ento che V. M. sanziona in questo momento con solenne trattato ". Il Sip:or· Rouhcr appoggiò vivnmente questa nostra risposta della qual::! l'Imperatore si tenne per soddisfatto.

Intorno alla domanda da noi fatta perché la Francia si astenesse dal garantire al Papa il potere temporale, l'Imperatore rispose semplicemente che il suo governo si limiterebbe ad annunziare al Governo Pontificio i termini della convenzione.

L'ultimo punto delle istruzioni esprime il pensiero che la Francia dovrebbe· intanto ottenere l'immediato allontanamento di Francesco II da Roma. Io già ebbi più volte a riferire all'E. V. come il governo Francese abbia fatto replic cate istanze sia presso il governo Pontificio sia presso Francesco II a questo proposito. Ma queste istanze furono inutili, e d'altra parte il governo Francese non è disposto ad usare la forza per ottenere questo allontanamento. Abbiamo quindi creduto inutile e poco conveniente il mettere sul tappeto una tale questione al momento della firma del trattato.

Oggi, 15 corrente il trattato fu firmato e sarà rimesso dal Marchese Pepoli nelle mani di V. E.

Io penso che il Governo del Re ha ragione di essere soddisfatto del risultato di questi lunghi e difficili negoziati. Per poco che si considerino le presenti circostanze politiche lo stato dell'opinione in Francia e nell'Europa cattolica, per poco che si voglia rammentare la vivacità delle passioni che la questione Romana sollevò nel mondo, ogni uomo imparziale giudicherà che il Governo Italiano e la sua diplomazia ottennero un reale successo e bene meritarono dell'Italia non solo, ma della causa liberale in Europa. Rimane che l'Italia, a cui vantaggio più speciale ridonda la presente convenzione l'accolga e la giudichi senza passione e senza pregiudizii. Il senso politico che forma uno dei principali caratteri della nostra nazione mi fa sperare che così sarà (1).

« Ho l'onore di mandare qui unita all'E. V. la Convenzione originale relativa alla futura cessazione dell'occupazione del territorio pontificio per parte della guarnigione francese. firmata oggi alle 3 pomeridiane al Ministero imperiale degli affari esteri dal signor Drouvn

de Lhuys, dal marchese Pepoli e da me. ·

Riassumerò brevemente i negoziati che precedettero la conclusione di quest"atto.

Pochi giorni prima della morte del conte di Cavour era stato messo innanzi un progetto di trattato fra l"Italia e la Francia, il quale portava in sostanza: Che la Francia richiamerebbe le sue truppe da Roma; Che l'Italia s"impegnerebbe a non aggredire l'attuale territorio pontificio e ad impedire

anche colla forza ogni aggressione esterna contro di esso;

Che il Governo italiano si interdirebbe ogni reclamo contro l'organizza7.ione d'un esercito pontificio d'un numero determinato di soldati: quest'esercito avrebbe potuto comporsi anche di volontari cattolici esteri;

Che l'Italia si dichiarerebbe pronta ad entrare in negoziati per pigliare a suo carico una parte proporzionata del debito degli antichi Stati della Chiesa.

La morte del Conte di Cavour interruppe ad un tratto queste prime pratiche. Le amministrazioni che succedettero a quell'illustre uomo di Stato italiano fecero tutte renlicati ten-· tativi per riappiccare i negoziati nello stesso intento; ma il Governo imperiale non credette che fosse giunto il tempo opportuno a ciò.

Questa fase dei negoziati per la pubblicazione di documenti officiali a cui diede luogo e per le discussioni che suscitò sia nel Parlamento italiano, sia neìle Assemblee francesi, è troppo conosciuta perché sia necessario di qui esporla.

Nel luglio 1863 l'E. V., pigliando occasione dalle recenti discussioni del Parlamento, mi diresse il dispaccio del 9 di detto mese, nel quale ella domandava che i negoziati fossero ripresi al punto in cui il conte di Cavour li aveva lasciati e fossero basati sul principiodi non intervento. dichiarando che il Governo del Re era pronto a pigliar l'impegno che nessuna forza regolare o irregolare invaderebbe il territorio pontificio.

Questo dispaccio costituisce il punto di partenza dell'ultima fase delle trattative ora con-· chiuse. Esso fu da me comunicato al signor Drouyn de Lhuys il 16 dello stesso mese.

(1) Il rapporto reca questa data ma fu probabilmente redatto in seguito. Cfr. n. 230 del 17 settembre in cui si chiede un rapporto confidenziale che riassuma i negoziati che hanno portato alla convenzione.

(1) -Cfr. Serie I, vol. III, n. 105. (2) -Cfr. Serie I, vol. III, n. 143. (1) -Cfr. Serie I, vol. III, n. 696, che fu però redatto il 4 luglio 1863. (2) -Cfr. Serie I, vol. IV, n. 760.

(1) Il brano fra asterischi è edito in MlNGHETTI, pp. 53-58. Ibid., pp. 174-176 sono ediU anche alcuni altri brani di questo rapporto, ripubblicati da BASTGEN, pp. 351-355.

(1) Questo rapporto fu in seguito modificato per poter essere divulgato. Sui motivi delle· m<Jdificazioni cfr. nn. 332 e 338. Si pubblica qui il testo edito in Atti de! Parlamento Italiano,. Sessione de! 1863-1864, Documenti. vol. V, cit., pp. 3649-3651:

227

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI

T. 367. Torino, 16 settembre 1864, ore 13,50.

Ecriyez une note à Aali pacha pour lui dire que vous n'ètes pas autorisé à attendre, mais que vous prenez sur vous de suspendre protestation jusqu'au 25.

Le condizioni politiche si erano successivamente migliorate, ma non erano a giudizio del Governo francese ancor tali da render possibile la ripresa dei negoziati. Si dovètte quindi attendere ancora e preparare a poco a poco il terreno per pratiche più fortunate.

Non fu che nel giugno scorso che il signor Drouyn de Lhuys rispose ufficialmente alle successive istanze che io ero stato incaricato di fargli. Egli diresse al barone di l\Ialarct un dispaccio di cui fu data lettura all'E.V.

Con un dispaccio del 17 di giugno l'E. V. nello espormi il contenuto della comunicazione fattale dal barone di Malaret prendeva atto delle disposizioni più favorevoli del Governo francese e mi mandava un progetto d'articoli conformi in sostanza all'antico progetto Cavour. Ella m'annunziava nel tempo stesso che approfittava della presenza a Parigi del marchese Pepoli per pregarlo d'associare i suoi sforzi ai miei e di completare verbal, mente le proposte che il Governo del Re desiderava far pervenire al Governo francese.

Il marchese Pepoli ed io presentammo al Governo francese il progetto di convenzione ed esponemmo e sviluppammo ripetutamente gli argomenti con cui il Governo del ne appoggiava la sua domanda. Il ministro imperiale degli affari esteri rispose protestando che il ritiro delle truppe francesi da Roma era sempre stato nei desideri! del Governo imperiale, ma che questo fatto non avrebbe potuto aver luogo se non quando il Governo del Re averl.3e offerto guarentigie tali da lasciare la Santa Sede pienamente rassicurata contro ogni tentativo d'invasione. Era mestieri, a giudizio del Governo francese, che insieme alla promessa' fatta dal Gove;rno italiano di non attaccare e non lasciar attaccare il territorio pontificio, \'i fosse qualche guarentigia di fatto atta ad ingenerare nell'opinione cattolica la fiducia nell'efficacia della convenzione proposta. Nell'esame di queste guarentigie i negoziatori italiani avevano istruzione formale di rigettare ogni condizione la quale fosse contraria ai diritti della nazione. Non poteva quindi essere questione né d'una rinuncia alle aspirazioni nazionali,. né di una guarentigia collettiva delle potenze cattoliche, né dell'occupazione d'un punto del territorio romano per parte delle truppe francesi, come pegno dell'esecuzione delle nostre l)romesse. Per noi la questione romana è una questione morale che intendiamo risolvere colle forze morali. Noi pigliamo dunque seriamente, lealmente l'impegno di non usare di quei mezzi violenti che non iscioglierebbero una questione di tal natura. Ma nun possiamo rinunciare a fare assegnamento sulle forze della civiltà e del progresso per giungere alla conciliazione fra l'Italia ed il Papato, conciliazione che l'intervento straniero non ia che rendere più difficile e remota.

Il Governo francese, apprezzando il valore di queste considerazioni, dichiarò tuttavia di nuovo essere impossibile d'accettare il progetto, ove non fosse accompagnato da qualche

.g·uarentigia di fatto. Fu allora che il marchese Pepoli, esaminando la situazione interna

dell'Italia in rapporto colla questione romana, disse all'Imperatore ch'egli sapeva come, indipendentemente dalla questione che ora si trattava e per ragioni strategiche, politiche ed amministrative, il Governo stava considerando la questione della convenienza di trasportare !a sede dell'amministrazione da Torino ad altra città del regno. Finché la questione romana rimaneva in uno stadio d'incertezza, senza alcun avviamento di soluzione, questa incertezza medesima aveva sospeso l'esame e lo studio intorno alla convenienza di tale misura. Ma se la Convenzione fosse stata firmata, egli sapeva che il Ministero, considerando la situazione politica interna creata dal trattato, aveva l'intenzione di farne al Re la proposta, aggiungendosi alle ragioni strategiche le ragioni politiche di un'azione più efficace su tutte le parti del regno e le ragioni stesse della nostra posizione verso Roma.

Parve all'Imperatore che tale deliberazione, ove si verificasse, potrebbe raggiungere lo scopo a cui si tendeva. " Se tale è il pensiero del Governo del Re • disse Sua Maestà Imperiale. alludendo al trasporto della capitale, • se tale è il desiderio della Nazione italiana, molte dif!ìcoltà che ci separano su questa gra\·e questione di Roma saranno appianate •.

Io osservai che il trasporto della sede del Governo presentava gravi inconvenienti, che non era senza pericoli lo spostare repentinamente il centro di gravitazione del Governo e di levarlo di mezzo ad un elemento essenzialmente governativo, solido e sicuro; che le stesse difficoltà materiali d'esecuzione sarebbero state grandi e numerose; che in ogni caso questa misura avrebbe richiesto un tempo considerevole per diminuire e rendere meno sensibile la lèsione degli interessi locali. Soggiunsi che del resto noi non potevamo pigliare che aù referendum il progetto di accomodamento ove lo si volesse condizionato al fatto del trasporto· de!la sede del Governo. Insistemmo poi perché all'infuori di questo fatto che doveva esser•e più specialmente considerato nei rapporti interni, il Governo francese accettasse senz'altro i! progetto.

Ma il Governo imperiale mantenne la risposta già fatta al marchese Pepoli, e dichiarò che nell'ipotesi in cui il Governo del Re si decidesse alla misura della traslazione, nulla osterebbe a che la Convenzione potesse sottoscriversi anche subito.

Il marchese Pepoli partì per Torino e sottomise queste cose alla considerazione del Governo del Re. Perché il Governo del Re potesse pigliare una decisione era necessario il fissare il termine entro cui dovrebbe cessare l'occupazione francese. Questo termine fu dichiarato dal Governo

228

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 840. Tunisi 16 settcmbre 1864 (per. ore 18,25 del 17) (1).

Le Commissaire turc continue à dire qu'il attend toujours les ~nstructions relatives à son départ et que dans aucun cas il ne devra partir ni avant les autres flottes, ni simuUanément. Le consul de France pense que le commissaire a reçu les instructions qu'il veut gagner du temps et obtenir mleux que les Hrnltes qui lui ,sont tracées par :.oon Gouvernement. En attendant commissaire ayant fait partir un des deux navires composant sa division navale probablement pour les besoins de sa mission, consul et amiral anglais ont proposé de faire partir une division de nos flottes avec un contre-amiral; le consul de France et moi avons repoussé cette proposition comme portant atteinte à la dignité de nos pavillons: il écrit aujourd'hui à Paris dans ce meme sens, afin que les Gouvernements puissent voir la nécessité d'insister soit à Londres soit à Constantdnople pour que l'ordre de départ soit ar~eté d'avance et prescrit conséquemment à leurs représentants. Le batiment que le comte Albini envoye aujourd'hui à Cagliari pour faire partir cette dépeche y attendra les réponses des deux Gouvernements.

imperiale non poter essere minore di due armi. Gli sforzi dei negoziatori italiani per ottenere un termine più ristretto furono senza risultato.

Il Governo del Re avendo, dopo maturo riflesso, deliberato d'accettare la Convenzione colla clausola del trasporto, diede incarico al marchese Pepoli ed a me di addivenire alla conclusione di quest'atto e ci munì degli occorrenti pieni poteri.

Il marchese Pepoli giunse a Partgi il 13 corrente, il 14 fu fissata la redazione degliarticoli, ed oggi 15 la Convenzione fu sottoscritta. L'articolo primo fu conservato quale era nell'articolo corrispondente del primitivo progetto Cavour.

L'articolo secondo contiene l'impegno della Francia di ritirare le sue truppe da Roma gradatamente e di mano in mano che l'esercito pontificio andrà costituendosi; ma fissa il termine dell'evacuazione in due anni.

L'articolo terzo è quale si trovava nel progetto Cavour, salvo che invece di fissare la cifra delle forze che devono formare l'esercito pontificio, si stabili che queste forze non debbano degenerare in mezzo d'attacco contro il Governo italiano. Furono aggiunte inoltre le parole: tranquil!ità sulla frontiera, per indicare l'obbligo del Governo pontificio d'impedire che la sua frontiera diventi riparo al brigantaggio.

Il quarto articolo è pure simile al progetto Cavour.

Quanto alla clausola del trasporto, non potendo questa, a mente del Governo del Re,far parte integrante della Convenzione, si convenne di formolarla in un protocollo separato,di cui l'E. V. troverà pure qui unito l'originale. Con questa forma si volle dimostrare che tale misura era per noi un fatto di politica essenzialmente interna che non poteva aver altra connessione colla Convenzione, se non in ciò che esso creava una situazione nuova. nella quale la Francia scorgeva una guarentigia che le permetteva di ritirare le sue truppeed un pegno che l'Italia rinunziava a tentare colla forza l'occupazione di Roma.

Fu ben inteso nelle nostre conferenze col plcnipotenziario francese che la Convenzione non deve nè può significare nè più nè meno di quello che dice; cioè che l'Italia s'impegna con essa a rinunciare ad ogni mezzo violento.

Noi abbiamo egualmente dichiarato che la Convenzione era la conseguenza del principjodi non intervento, in guisa che la politica futura dell'Italia verso Roma consisterebbe oramai nell'osservare e far osservare il principio di non intervento e nell'adoperare ogni mezzo morale per raggiungere la conciliazione fra l'Italia ed il Papato sulla base proclamata dal conte di Cavour e dal Parlamento nazionale, di tibera Chiesa in !ibero Stato.

Così furono conchiusi questi lunghi e difficili negoziati che non cessarono mai di preoccupare gli uomini che si succedettero nei Consigli del Re dalla costituzione del regno fino ad oggi. Per poco che si considerino le presenti circostanze politiche, lo stato dell'opinionepubblica in Francia e nell'Europa cattolica, per poco che si voglia rammentare la vivacità delle passioni che la questione romana sollevò nel mondo c le difficoltà che essa suscita.,-a all'Italia, sia nella sua politica interna, sia nei suoi rapporti internazionali, specialmente colla Francia, rimane evidente che il Governo del Re avrebbe incorsa la più grave responsabilità in faccia alla nazione ed alla storia, ove avesse rifiutato un accomodamento che ha per iscopo -finale la cessazione dell'occupazione straniera, esigendo soltanto la rinunzia ai mezzi violenti già esclusi dal Parlamento •.

(1) Trasmesso da Cagliari alle 10,40 del 17.

229

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Londra, 16 settembre 1364.

Il Marchese d'Azeglio, essendo andato ad accompagnare il Principe Umberto in una breve gita che Sua Altezza sta facendo nel Yorkshire, mi diede incarico di spedire, durante la sua assenza, gli affari correnti della Legazione, e si è per conseguenza dietro a questa :mtorizzazlone che ho oggi l'onore di rh·olgere alla

S. V. il qui annesso dispaccio di affari in genere.

Il prefato Signor Marchese, oltre al telegramma speditoLe il mattino delli 12 corrente, avrà senza dubbio già scritto a V. S. come S. A. sia giunta felicemente in quel g.iorno, e come sia andata nella sera a pranzo da Lord Palmerston accompagnata dal suo seguito e dal personale della Legazione. Il dì seguente il Principe recossi a Doncaster per assistere alle corse che ivi ebbero luogo e che si annoverano fra le primarie d'Inghilterra. Il Mayor della Città aveva fatto collocare la bandiera italiana sul palco occupato da Sua Altezza, che vi veniva ricevuta da tutti coi riguardi dovuti all'alto suo rango e coi più dvi segni di simpatia.

Compiuta la sovraccennata escursione, intrapresa specialmente per far acquisto di cavalli, S. A. ritornerà a Londra, forse questo potrà aver luogo domani, c non so se ripartirà quindi immediatamente per la Scozia, oppure se qui si tratterrà qualche giorno prima di recarvisi.

Quest'oggi si presentò alla Legazione uno dei scudieri della Regina a comunicarmi che S. M. gli aveva inviato l'ordine da Balmoral di porsi ai comandi del Nostro Principe ereditario, mettendo inoltre alla sua disposizione le di Lei carrozze e cavalli per tutto il tempo che sarà per rimanere in Inghilterra. Ho immediatamente telegrafato al 1\'Iarchese d'Azeglio per che di questo fosse dato annunzio a Sua Altezza (1).

Prima di terminare la presente, mi corre l'obbligo di far conoscere a V. S. come l'altra sera a pranzo, essendomene offerta l'opportunità, parlai a Lord Palmerston, che non era più riuscito a vedere da parecchie settimane, dei supposti accordi passati tra Prussia ed Austria relativamente ai possedimenti del Veneto. Sua Signoria si espresse meco in un senso identico a quanto già io Le aveva scritto su questo argomento. Senza porre in dubbio l'esistenza di accord1 tra le due Potenze gern'laniche, per ciò clw riguarda la politica generale europ2a, e co;Iseguentcrr::cr:te anche la q_uest~on··:: Italian::t1 Lord Paln1erston non cr~:-deva che la Pruss~H avesse nrer;isamcnte t~rcso l'im:Jcgno di sostenere le prctel:slon: dell';~ustria ir. seno d la Dieta Federale. Egli pzreva inclinEto a supporre molto vagì:e le prmnesse di Bismarck, e più dirette ad assicurarsi il presente concorse del Gabinetto di Vìenna che a legarsi per l'avvenire. Conchiudeva il11ìne c:-:oYtandomi nd accogliere con molta riserva le voci che si sono sparse ult~mamente sulla sanzione che la Prussia avrebbe dato all'idea au'3tria-::a di fJ.r entrare il Veneto nella Confederazione germanica.

Tali considerazioni s'accordavano perfettamente con ciò che mi dice·.. a alcuni giorni p1rima il Constgli~re della Legazione di Baviera, con cui mi trovo in buoni rapporti d'amicizia, e che cercava di provocare a spiegarsi su ques:o soggetto per noi di tanta importanza. Il diplomatico tedesco, quantunque di opinicni assolutamente favorevoli all'Austria, mi diceva, ed ho ragione di credere sinceramente, che la Germania non aveva né poteva fin d'ora assumere degli impegni per l'Italia, essendo questa per lei una questione che non l'interessa in modo diretto. Se gl'Italiani soli si sollevassero contro al loro nemico, essa rimarrebbe fredda spettatrice della lotta qualunque fosse per esserne l'esito, vrmandosi bensì, ma solo per misura di precauzione. Se poi l'Italia movesse guerra sostenuta da un potente alleato il quale dal canto suo cercasse a spingersi sui confini Renani, allora la questione muterebbe aspetto ed un'unione perfetta di tutta la Confederazione ne potrebbe essere la conseguenza, onde difendersi a vicenda ÙH comuni pericoli. Ma in simìle eventualità chi può dubitare dell'immediato accordo di tutti gli Stati germanici o almeno di una gran parte di essi? Questo è così naturale che non parrebbe necessario di fare da prima una convenzione speciale per raggiungere tale scopo. Ma allora potrà la Germania divisa da tante rivalità, travagliata anch'essa dal partito unitario, resistere alla Francia ed all'Italia riunite?

Riassumendo non sembra che una guerra localizzata interamente all'Italia come già a-ltre volte lo fu, farà muovere la Germania .più di quello che fece per lo passato (1).

Ella saprà meglio di me, Signor Cav.:'.liere, qual valore dare alle conversazioni che Le ho riferito.

(1) Per maggiori ragguagli sul viaggio in Inghilterra del principe Umberto cfr. R. 141 del 21 settembre e R. 142 del 29 settembre, che non si pubblicano.

230

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 370. Torino, 17 settembre 1864, ore 20,50.

Courrler part ce soir avec ratifications. Veuillez résumer dans un rapport confidentiel le résultat précis et détaillé des négociations.

231

IL CONTE VIIVIERCATI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

T. Baclen, 17 settembre 1864.

Quoique bien décidé à ne pas cl·'~''T des difficultés et à faire tout ce qui sera en son pouvoir pour les dim.inuer, Rattazzi se reiuse à prendre engagen1ent

(AST, Legazione a Francoforte): "Les journaux Autrichiens consacrent de longs articles a l'examen cl\'S avantages qui peuvent résulter pour l'Autriche de la continuation de l'alliance austro-prussienne. Quant au fait mème de l'alliance des trois Cours du Nord, il ne fait pbsl'objet d'un doute; et si l'on devait en croire le langage des partisans de l'Autriche ici, Oi'dinairement très bien renseignés sur la pensée du Cabinet de Vienne, l'alli:lnce, s.insi quedéjà j'ai eu plusieurs fois occasion de le faire observer, n'aurait qu'un but défe!lsif à l'intérieur CIJ1:1~i1? à rextéri-::!ur et 3.tE~dit été surtout fV!:mée en vue de ne plu;; subir tes o,rrèts ;;le !a Cour des Tuileries , .

préventif de défendre le traité sans en connaitre bien précisément le contenu; si, à son avis, le changement de capitale fait parti du traité, il pense que le traité meme rencontrera cles difficultés énormes, car ce serait le Gouvernement étranger qui se mele d'une question d'intérieur. Au pis aller Rattazzi resterait absent. Il attend aussi de se concerter avec ses amis, puisqu'il pense qu'il vaudrait peut-etre mieux convoquer une nouvelle Chambre que faire voter le traité par celle qui a voté Rome capitale, La Marmora était ici. Il a beaucoup contribué à la décision de Rattazzi, car il pose le principe que tout Piémontais doit étre étranger à cette décision.

(1) Si pubblica qui un brano del R. 59 di Barrai, datato Francoforte 7 settembre 186-!

232

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL PRINCIPE EUGENIO DI SAVOIA

L. Torino, 17 settembre 1864.

S. M. il Re mi ordina di significare a V. A. R. i quesiti che intende di porre alla Commissione composta dei Generali d'Armata sotto la Presidenza di V.A.R. Essi sono i due seguenti:

Quesito l o -Nelle condizioni attuali d'Italia e in un sistema generale di difesa dello Stato, Torino può esserne la Capitale?

Quesito 2° -In caso che no, qual'è fra le città principali d'Italia (fatta astrazione per ora da Roma) quella che al punto di vista militare sarebbe più acconcia come sede del Governo?

233

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. Torino, 18 settembre 1864, ore 15,18.

La chose s'ébruite. Il faut donc la présenter sous l'aspect le plus favorable dans les communications françaises. Des raisons de organisation intérieure et surtout le système général de défense militaire de la péninsule ont décidé le Gouvernement italien au transport de la capitale à Florence. Cette décision a rendu plus faciles les négociations avec la France et on a conclu le traité sur Rome; expliquer le traité, montrer que l'Italie renonçant aux moyens matériels, les moyens moraux seront d'autant plus efficaces pour arriver dans l'avenir à son but.

234

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 372. Torino, 18 settembre 1864, ore 17.

Consul et amiral écrivent de Tunis que J.e commilssaire Ottoman cherche à gagner du temps et ne veut pas partir avec la flotte. Veuillez prier M. Drouyn de Lhuys de vous communiquer les instructions télégraphiques qu'il donne au Consul de France, ;parce que nous désirons marcher d'accord avec lui.

235

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA

T. 373. Torino, 18 settembre 1864, ore 17,50.

J'écris à Paris pour concerter action commune. En attendant continuez à marcher d'accord avec le consul de France pour obtenir départ simultané du commissaire turc et des flottes.

236

IL MINISTRO DELL'INTERNO, PERUZZI, Al PREFETTI

(Ed. in MINGHETTI, pp. 197-198; in BASTGEN, p. 359 e in CHIALA, pp. 302-303)

T. 18 settembre 1864.

15 settembre fu firmata a Parigi convenzione con Imperatore Napoleone

sulle basi Cavour, per sgombro graduale territorio pontificio da compiersi to

talmente entro termine massimo due anni, con unico impegno da parte Governo

italiano non aggredire ed impedire invasione territorio pontificio.

Questa convenzione è reputata dal Governo del Re passo importantissimo

verso soluzione definitiva questione romana; partenza francesi lasciando potere

temporale in faccia ai soli romani, e rendendo così possibile efficacia mezzi mo

rali per conseguimento di detto fine.

Entrando francamente in tale sistema di non adoperare che mezzi morali

per soluzione di così grande questione, Governo del Re sente il dovere di tra

sportare sua capitale in sede più centrale, e, in vista delle eventualità che da

una tale politica possano derivare rispetto ad altri potentati d'Europa, in città

più militarmente sicura in caso di guerra. Secondo opinione capi esercito, S. M.

ha scelto Firenze.

Ora importa sommamente che questi concetti sieno bene spiegati, e fatti

nella opinione pubblica prevalere, contro tentativi che i nemici dell'unità po

trebbero fare per diminuirne l'importanza, o travisarne l'indole. Ed Ella si

adoperi per ciò come per scopo vitale all'avvenire d'Italia. Valendosi del presente, non ne comunichi il testo a nessuno. Il Parlamento ,;arà tosto rlconvocato per essergli comunicati detti importantissimi atti.

237

IL PRINCIPE EUGENIO DI SAVOIA

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, p. 183)

L. 18 settembre 1864.

Mi affretto a trasmetterle il verbale ufficiale della commissione da me presieduta, il cui risultato non poteva essere più felice, la votazione essendo stata unanime per riconoscere Firenze la sola capitale, militarmente par!.ando, la più strategica, oggigiorno, d'Italia.

Felice di rpoterle comunicare tale notizia...

ALLEGATO

PROCESSO VERBALE

(Ed. in MINGHETTI, pp. 183-185)

Torino, 18 settembre 1864.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri con lettera riservata del 17 corrente mese (1) significava a S.A.R. il Principe di Savoia Carignano esser volere di S.M. il Re che una Commissione presieduta dalla sullodata S.A.R. e composta delle LL.EE. i Generali di Armata m·esse a pronunciare il proprio parere sui due quesiti seguenti:

l o Nelle condizioni attuali d'Italia ed in un sistema generale di difesa dello Stato Torino può esserne la Capitale?

2o In caso che no, qual'è fra le città principali d'Italia (fatta astrazione per ora da Roma) quella che al punto di vista militare sarebbe più acconcia come sede del Governo?

Riunitasi la Commissione composta dell'Ammiraglio Persano e Generali d'Armata Durando, Cialdini, Del.Ja Rocca e De Sonnaz il giorno 18 andante, S.A.R. il Presidente dava conoscenza ad essa del mandato conferitole e di sopra espresso; quindi invitava ciascun membro a svolgere il ,proprio avviso sui due quesiti separatamente, e quindi passava alla votazione dei medesimi, la quale è risultata come appresso leggesi:

l" Quesito: Tutti i prelodati Membri rlconos-::ono ed affamano ch(ò, esaminata la quistione sotto il riflesso puramente militare, non vi sia alcun dubbio, che Torino non soddisfa alle condizioni di Capitaìe del Regno d'Italia, perché troppo prossima alla frontiera continentale, affatto sprovvista di difese, epperò molto esposta alle aggressioni nemiche provenienti dalla detta frontiera. Sarebbe poco prudente ed anche pericoloso rimanere a Torino tutti gli stabilimenti governativi e quelli miHtari, pei quali specialmente essa può dirsi al presente l'Arsenale principale dello Stato.

2° Quesito: Tutti i componenti della Commissione sono anche unanimi nel ritenere che fra le principali Città d'Italia, Firenze per la sua posizione centrale,

per essere coperta dagli Appennini, ed abbastanza lontana dal mare, si trovi nelle migliori condizioni strategiche per trasferirvi presentemente la Capitale del Regno. In seguito del che si è chiuso il presente processo verbale, e si è passato a

firmarlo. I COMPONENTI DELLA COMMISSIONE Carlo di Persano Giovanni Durando Enrico Cialdini Della Rocca

E. De Sonnaz

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE Eugenio di Savoia

IL SEGRETARIO DELLA COMMISSIONE Gaetano Nagle :Maggiore

(1) Cfr. n. 232.

238

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. P. CONFIDENZIALE CIFRATO. Copenaghen, 18 settembre 1864.

J'ai reçu du Général Revel une lettre de laquelle j'extrais le passage suivant:

• Il me ,parait oppor:tun de savoir positivement si le mariage russe elst arreté, et en cas contraire de laisser entrevoir nos intentions à cet égard. L'occasion est bonne et vaut la peine que tu te donnes du mouvement •.

Je me borne à rendre le sens exacte d'une pensée exprimée de façon à dérouter au besoin les indiscrétions de la poste. Je crois que si nous avions avant la visite de notre prince manifesté nos intentions, les difficultés n'auraient pas été telles que nous n'eussions pu les surmonter. N'ayant pour ma part jamais su jusqu'à quel point ces intentions étaient sérieuses, je me suis borné à transmettre les renseignements qui m'ont été demandés. Il est regrettable que l'on ne m'ait point prévenu en temps opportun de la visite du prince, et que la chose n'ait pas été discutée d'avance. Jc sais très positivement que le Roi ne tient pas à l'aUiance russe, mais il n'y a que !lui de cet avis. La Reine et tout le reste de la Cour ne revent que de cela, et si demain la Russie demande la Princesse, on la lui donnera de grand coeur. Dans cet état de choses, je ne puls déférer aux conseils de lVI. le général Revel et j'en réfère à V. E. pour mettre vis-à-vis de tout le mondc ma responsabilité à couvert quoique je n'aie jamais connu la pensée intime du Gouvernement de S. M. ni reçu d'instructions formelles. Je crois cependant avoir interprété vos intentions en agissant dans toute cette affaire avec une réserve extréme. J'aurais cru manquer à tous mes devoirs si je m'étais donné le mouvement dont il est question dans la lettre susmentionnée (1).

(1) Con t. 864 del 29 settembre Doria informò che il principe ereditario di Russia aveva chiesto ed ottenuto la mano della principessa Dagmar di Danimarca. ·

239

IL GENERALE KLAPKA AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Sciaffusa, 18 settembre 1864.

Mille et mille remerciments de vos bonnes et encourageantes paroles. Je ferai toujours mon possible pour faciliter la tache de mes amis. Je me suis à cet effet rendu à Schaffhouse où je viens de m'entendre avec la Direction de la Comp&gnie Industrielle Suisse, sur les payements à faire, pour nous assurer la possession des armes et munitions (8.800 fusils), déposées comme vous le savez à Neuhausen.

Voici ce qui a été stipulé. Il reste encore entre 147.000 et 150/m fr. à payer. Ces payements pourront ètre faits en trois termes, savoir:

le 15 novembre 50.000. fr.

le 15 février 50.000 fr. et

le 15 mai 50.000 fr.

J'expédie la déclaration du Directeur de la Société à M. Csaky, qui aura soin de vows la fai.re immédiatement parvenir en traduction française.

Si, ce que Dieu ne veuille, ces armes ne pourraient pas étre employées jusqu'au mois de mai en Hongrie, le Gouvernement en fera l'emploi qu'il jugera le plus utile et le plus convenable. Ce seront toujours 8.800 fusils rayés sauvés pour la cause commune, tandis que si on laissait échouer le 7 novembre sans s'etre entendu avec la Direction de la Société, nous risquerions de perdre tout (d'après les termes de la convention conclue l'année dernière) armes et cautionnement.

Le Général Vetter du consentement de M. Komaromy, pourra pendant mon absence de Genève suivre et bien finir cette affaire. Toutefois si vous préfériez d'avoir des explications direetes de M. Peyer im Hof, Consei!l>ler National et direeteur de la Société, vous n'aurez qu'à lui adresser un mot à Schaffhouse. J'ai eu l'honneur de vous présenter à Monsieur à Tunin, H se :fera un devoir de vous donner tous les détails et tous les remseignements désirables.

L'adresse de M. Peyer est tout simplement: M. Peyer im Hof Conseiller National Schaffhouse.

Il importe de ·rester en bons termes avec nos amis ici, qui pourront ètre· appelés un jour, de nous rendre des grands services. La position de Schaffhouse s'y préte à merveille. M. le Ministre de la guerre, ne s'est pas encore prononcé dans la question d'amende. concernant la Société Industrielle Suisse de Neuhausen. Oserais-je vous prier, M. le Commandeur, de bien vouloir une dernière fois intercéder en faveur de ces Messieurs, qui en nous lservant, s'étaient exposés· à bie n de désagrements du còté de l'Autriche.

Pauvre M. Fazy est définitivement coulé. On n'en veut plus de lui ni à

Genève ni dans les autres Cantons. C'est une perte pour nòus; on le voyait

toujours en première ligne chaque fois qu'il s'agissait en Suisse de la défense

des intérèts italiens. Il était aussi ami et ami intime de Cavour. Malheureu

sement pour lui il tenait trop au pouvoir.

P. S. Je serai à Genève vers le 28. La p-résente ne devant pas passer pa1· la France, je préfère de vous l'adresser direetement.

240

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 884. Londra, 19 settembre 1864, ore 12,25 (per. ore 14,50).

Lord Palmerston restera à la campagne jusqu'à novembre. Dois-je quittant le prince aller y avoir entretien avec lui, ou bien croyez-vous suffisant que j'écrive qu'il ne s'agit que de lui communiquer ce qui est fait? (1) Peut-étre cela suffit-il afin de ne pas avoir l'air de mystère. Sa réponse sera concise.

241

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO

T. 375. Torino, 19 settembre 1864, ore 15,35.

Vous pouvez écrire à lord Palmerston. Cela suffit.

242

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 845. Parigi, 19 settembre 1864, ore 18,40 (per ore 20).

Gouvernement français a fait demander par télégraphe à Constantinople d'envoyer instructions posltives à Haider Effendi et à amiral turc pour que l'on mette fin aux hésitations, en disant que la France consent à la retraite simultanée des fiottes. Amiral français a l'ordre de rester tant que réponse de Constant;nople ne sera pas arrivée.

243

RELAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI A VITTORIO EMANUELE II

(Ed. in Atti del Parlamento Italiano, Sessione del 1363-1864, Documenti, Vol. V, cit. pp. 3651-3652 e in MINGHETTI, pp. 191-196)

19 settembre 1864.

Allorchè .piacque alla M. V. di affidarci l'ammin~strazione della cosa pubblica, la questione romana si trovava in tali condizioni che sarebbe stato poco degno e di nessuna efficacia il riprendere immediatamente i negoziati intorno

alla medesima. Però, mentre il governo di V. M. rivolgeva le sue precipue cure alì'ordinamento interno del Regno, aveva sempre fisso nell'animo il pensiero d; quella grande questione, ed aspettava desideroso l'opportunità di ripigliarla. Pertanto, qmmdo le mutate condizioni della politica generale e delle relazioni int2r:-~azionali europee ci parvero offrirei questa opportunità, noi fummo solleciti à~ co;:;lierla.

Dalle discussioni e dalle deliberazioni del Parlamento rispetto alla questione romana, due concetti scaturiscono, i quali ci sembrano sovrastare a tutti gli altri e dover servire di norma alla condotta del governo di V. M. L'uno, che la questione romana doveva sciogliersi per mezzi morali e non per mezzi materiali, imperocchè la violenza in questo caso non toglierebbe punto la difficoltà. L'altro, clY:: bisognava procedere d'accordo colla Francia per conseguire che anche in questa parte il principio del non intervento abbia la sua esecuzione.

L'Imperatore dei francesi ha desiderato ognora di poter ritirare le sue truppe da Roma, non solo perchè ciò è conforme a ouei principii di diritto pubblico, in virtù dei quali egli regna, e che, colle armi e colla politica, ha sostenuto in Europa; ma eziandio perchè il risorgimento d'Italia, al quale la nazione francese ha potentemente cooperato, sarà una delle glorie maggiori del suo regno.

Ma l'Imperatore credeva di non poter abbandonare, ritirandole ad un tratto il suo aiuto, questa potestà che da quindici anni aveva protetto colle sue armi. A conseguire pertanto il fine che i francesi sgombrassero il territorio pontificio bisognava rassicurarli, e mostrare a loro ed all'Europa, che possono farlo senza venir meno ai sentimenti che nutrono verso il papato. Ora, che cosa poteva fare il governo di V. M. a questo fine?

Il governo di V. M. non poteva far altro che promettere di non assalire quel territorio che le truppe francesi occupavano, ed impedire eziandio che bande irregolari lo assalissero, movendo dal territorio del Regno.

Una tale promessa lealmente data e fermamente mantenuta, a nostro avviso, non distrugge e menoma i diritti e le aspirazioni della nazione, ma tien fermo il concetto che colle sole forze morali si debba operare, e con tutti i mezzi che la civiltà odierna offre al trionfo delle idee liberali e nazionali.

Noi abbiamo pertanto consigliato francamente la M. V. di accettare questo impegno come correspettivo della partenza dei Francesi dall'Italia, e siamo pronti ad assumere la responsabilità della relativa stipulazione dinanzi al Parlamento e dinanzi alla nazione.

Un tale impegno, mentre non è in contraddizione coi nostri principii, ha per effetto di far cessare quella aspettativa ansiosa ed irrequieta che agitava gli animi, e di stabilire un intervallo fra la situazione presente e quella che deve avere per risultato finale la riconciliazione fra la Chiesa e l'Italia.

Noi siamo convinti che gl'italiani, i quali diedero in questi ultimi anni tante prove di sagacia e di senno, si faranno capaci della convenienza di questi accordi e, apprezzando l'importanza grandissima del risultato che si consegue nel porre un termine all'intervento francese in Roma, approveranno una politica che deve essere prudente non meno che forte.

Ed è altresì di grande importanza che sia tolta una cagione permanente di differenze tra l'Italia e la Francia, e che i vincoli di razza, di simpatia e di riconoscenza che devono collegare le due nazioni nel presente e nell'avvenire non siano rallentati da una condizione di cose che, prolungandosi indefinitamente, poteva compromettere le naturali alleanze della nazione e la sua dignità.

Però il Governo dl V. M., mentre si preoccupava della questione romana. ncn dimenticava la c:;uestionc veneta. L'J\.ustria accampa nella Venezié'. in un::;. delle più munite ed ardue posizio~1i che la natura e l'arte militare abbiano form<:to, ed il suo eserc:to, per numero, per valore e per apparecchi, gareggia co' più formidabili d'Europa. E se in questo momento non minaccia il Regno d'Italia, pur tuttavia alleanze posw,-,o formarsi ed eventualità possono sorgere, ai pericoli delle quali è necessario ed urgente il provvedere.

Non appena l'Italia si riunì sotto lo scettro della Dinastia di Savoia, che la M. V. pose in cima de' suoi pensieri l'ordinamento di un sistema generale di difesa del nuovo Regno. Jmperciocchè V. lvL bene giudicava non potersi senza di ciò stabilire veracc indipendenza, non solo militare, ma neppure politica. Pertanto egli era evidente che il sistema difensivo, che risultava dalle condizioni dell'antico Stato Sardo, non poteva più essere quello della nuova Italia.

La posizione dell'Austria e il riavvicinamento de1la frontiera francese mediante la riunione della Savoia alla Francia, esigevano che la sede del Governo, la quale neHe moderne guerre ha tanta importanza, e ne avrebbe una anche maggiore per le speciali condizioni d'Italia, fosse trasferita da Torino in luogo più acconcio.

Ora, fra le città principali dell'attuale territorio del Regno, egli era evidente che Firenze porgeva le condizioni migliori per la sua posizione topografica e per e;;:sere guarentita dal Po e dall'Appennino. Questo punto era confermato dai più elevati in grado fra i generali dell'esercito di terra e di mare, che furono da

V. M. consultati; e quindi appariva manifesto doversi su questa base stabilire l'ordinamento generale di difesa richiesto da V. M.

Questo fatto d'altronde, sebbene essenzialmente motivato da cagioni interne. si collega strettamente al trattato, del quale faciliitò e rese possibile la conclusione. Imperocchè, rispetto al di fuori, e soprattutto rispetto alla Francia, esso apparisce un argomento ed un pegno della fermezza dei nostri propositi nel rinunziare all'uso di mezzi violenti verso il papato. Un altro risultato di questo fatto sarà che l'efficacia dei mezzi morali si farà sentire a Roma tanto più rapidamente, quanto maggiore è la vicinanza della sede del Governo, più frequenti i rapporti, più antica ed intima la comunione d'interessi e d'abitudini.

Egli è doloroso certamente di dover lasciare questa antica ed illustre città di Torino, capo e sede mirabilmente 'acconcia alla fondazione dello Stato nuovo ed allo svolgersi delle istituzioni rappresentative. Ed è parimenti doloroso il turbare interessi ed aspettative, per i quali però il Governo di V. M. ha fermv. intenzione di proporre acconci temperamenti. Noi lo riconosciamo; ma non dubitiamo di fare assegnamento sulla generosità di questo popolo, in mezzo del quale nacque e fiorì la libertà, d'onde partì il primo grido d'indipendenza, che versò il sangue dei suoi figli e profuse i suoi tesori per il bene della patria comune, che non si ritrasse innanzi ad alcun sacrifizio per compierne l'unità. Sarà questo un nuovo e grande titolo alla devozione ed alla gratitudine di tutte le altre provincie d'Italia. Ed è in voL o Sire, che avete dato sempre il nobile esempio di ogni abnegazione, che questo popolo 1si specchia e non può esitare

quando vede la stirpe dei suoi Re mettere a cimento la corona e la vita, e dimenticare in ogni occasione se stessa per consacrarsi tutta all'Italia.

Permettete Sire, che in questo momento,' coll'animo profondamente commosso, noi vi esprimiamo i sentimenti di tutta la nazione, che vi riverisce e vi ama, e sente le sue sorti avvenire indissolubilmente legate a Voi ed alla Vostra dinastia.

La convenzione colla Francia, sino a che non si verifichi una obbligazione pecuniaria, è per lo Statuto prerogativa regia, che non ha bisogno di sanzione del Parlamento. Il trasferimento poi della sede del Governo a Firenze, oltre la intrinseca sua gravità, importa una spesa, e quindi è necessario proporre alle Camere che nel bilancio straordinario del 1865 sia stanziata una somma a tal uopo. E certamente in questa occasione l'una e l'altra Camera troverà conveniente di discutere un argomento che tanto tocca gli interessi vitali della nazione. Lungi dal rifuggire da questa discussione, noi, al contrario, ne acceleriamo il momento, e perciò sottoponiamo alla M. V. il decreto col quale il Parlamento è convocato pel giorno 5 del prossimo mese di ottobre.

(1) Az;e_glio era stato invitato con t. del 13 settembr~ a comunicare a Palmerston il contenuto della convenzione con la Francia.

244

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 23. Baden, 20 settembre 1864 (per. il 24).

Le Baron de Roggenbach que j'ai eu l'honneur de voir ce matin à Carlsruhe, m'a beaucoup félicité, en me présentant chez-lui, de ce qu'il appelle une bonne fortune pour l'ltalie relativement à la nouvelle phase dans la quelle vient d'entrer la question Romaine .par suite du réeent compromis négooié et signé à Paris, • compromis a-t il ajouté, qui dépasse mes propres espérances car je n'aurais pas cru actuellement à des concessions si importantes et si favorables pour vous de la part de la France à ce sujet , .

S. E. s'en est montrée très satisfaite, m'a chargé de remercier V. E. pour sa communication à M. de Schweitzer, et a ajouté • cet arrangement Franco-Italien sur la question Romaine peut aussi vous acquérir des sym:pathies plus prononcées en Allemagne surtout en Bavière, dont le Gouvernement est en ce moment très monté contre l'Autriche à cause de la reconnaissance du nouveau Roi de Grèce, motivée, d'après ·les expli:cations envoyées de Vienne à Munich. par des misons politiqt~es u1·gentes " celles. suppose-t-il, de ne pas laisser l'influence Russe à Athènes trop préponderante, surtout si des alliances de famille venaient à l'augmenter.

L'important pour l'Italie en ce moment, d'après l'opinion du Ministre Baèois, surtout au point de vue de l'amélioration de ses rapports avec l'Allemagne, c'est de faire acce:pter franchement par le Pays le compromis Franco-Italien, et contenir à tout prix le :parti d'action en suivant une politique libérale-conser7Jatrice qui rassure l'Europe d'un còté et nous permette de l'autre de compléter et asseoir sur des bases stables notre organisation intérieure. Cette politique nous conciliera davantage, a répété le Ministre, les sympathies de l'Europe et r.ommément de l'Allemagne, et groupera autour du Trone tous les partis honnè

tes et sérieux, dont les Chefs, à son avis, devraient maintenant appuyer explicitement la politique du Gouvernement du Roi.

M. de Roggenbach m'a semblé confirmer ce que j'ai eu l'honneur de mander dernièrement eneo-re à V. E. quant au peu de stabilité de l'entente Austr:JPrussienne malgré le5 intérets qui lient ensemble ces deux Puissances sur la question Dane-Allemande, mais qui séparent de plus en plus, ainsi que j'ai eu occasion de l'exprimer à plusieurs reprises, les intéréts sur la question du Zolferein, les intéréts politiques en Allemagne, et .peut etre aussi les intéréts Européens, car il semble avéré que les sentimens de la Prusse et de l'Allemagne sont en ce moment loin d'étre hostils à la France du moment que cette Puissance, au dire du Ministre Badois, parait avoir changé sa base de politique Allemande et désirer non plus une Allemagne faible mais une Allemagne forte. Ce revirement de la politique Française amoindrit nécessah·ement, si non elle anéantit, de la part de l'Allemagne les craintes d'une France préponderante dans les Conseils de l'Europe, de méme que celles d'une Italie forte et consolidée.

L'arrivée de ,l'lmpératrice des Français à Baden n'est pas tout à fait sure mais tres probable à ce que m'a dit ce matin en chemin de fer le Prince de Saxe Weimar qui habite en ce moment chez la Duchesse de Hamilton les appartemens qui doivent étre occupés par S.M.I.

Le Baron de Roggenbach a confirmé cette probabilité en ajoutant que la venue de l'Impératrice était dési1·ée à Baden et certainement entr'autres par le Gouvernement Badois; que ·le Grand Due et la Grande Duchesse reviendront exprès de Mainon, désireux de faire à S.M.I. la meilleure réception dans leurs Etais.

J'ai confiée une lettre particulière pour V. E. au Comte Vimercati, parti avant'hier, et la présente Dépéche, écrite à la hate, sera remise par le Baron de Renzis, Officier d'ordonnance du Roi, qui part ce soir meme pour Turin.

P.S. Roggenbach m'a dit que Je froissement de Ia Bavière :probablement LduJ reconnaissance autrichienne de la Grèce pourrait offrir occasion favorable reconnaissance de l'Italie par la Bavière. J'ai demandé s'il croyait moment opportun pour démarche indirecte. M'a répondu pas encore et m'a promis m'en prévenir pret à y coopérer le cas échéant. On pourrait peut étre faire sonder terrain à Munich par l'entremise de la France. Veuillez bien me donner instructions dans le cas que Baron Roggenbach revienne là dessus (1).

245

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RATI OPIZZONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 1. Berlino, 20 settembre 1864 (per. il 25).

Je remets la ·présente dépeche à M M. Meazza et Gavazzi qui ont été chez moi ce matin, et qui partent ce soir à 7 heures. Je les ai priés de la consigner à la poste, aussitòt qu'ils seront en Suisse.

Dans ma précédente dépeche en date du 17 de ce mois, (S.P. n. 12) (1) à propos des difficultés d'entente entre la Prusse et l'Autriche sur une convention douanière, je n'ai pas cru convenable de parler des projets qu'on suppose à M. de Bismark à l'égard de l'Allemagne par l'entente conditionnelle qui pourrait s'opérer avec l'Autriche. J'ai eu l'occasion d'en parler ces derniers jours avec un personnage aUemand que j'avais connu lors de non premier séjour à Berlin en 1857 et 1858.

Le Gouvernement Français à propos de la question Polonaise força la Russie à un rapprochement avec l'Autriche, et du moment que la question du Schleswig Holstein amena celle-ci à agir militairement avec la Prusse, le Cabinet de Pétersbourg saisit l'occasion pour dire aux deux Puissances Germaniques: • ·puisque vous vous serrez la main, embrassez vous •. Je ne pense pas qu'il y ait eu rien d'écrit, des écrits d'ailleurs ne rendraient pas les engagement:> plus valables, mais il n'y a pas de doute sur l'existence d'une entente conditionnelle. Cette entente pourrait devenir une coalition défensive, et par celà meme elle aurait l'avantage de se faire jour, non comme concertée d'avance. mais comme provoquée à la suite d'une attaque. Comme elle ne saurait venir que de la France, l'entente aurait en outre l'avantage de compter l'Angldterre romme complice plus ou moins ap.parent.

La Russie ne dut pas épuiser trop d'efforts pour faire comprendre à la Prusse et à l'Autriche que leur union les rendait maitresses de l'Allemagne. Non qu'on ait en vue dès à présent des acquisitions prochaines ou bien définies (quoique les deux prétendants aux Duchés puissent et doivent attendre encore longtemps une décision), mais on se serait entendu sur un dévelo.ppement des forces •réciproques. La marche des événements et la nature des circonstances particulières pourront en dessiner la signification dans la suite. C'est dans ce sens que je crois devoir intertPréter les articles de la presse officieuse quand on parle de développement qui est réservé à la Prusse dans le Nord, et à l'Autriche dans l'Est et dans le Sud.

En effet il est de l'intérét de la Prusse que les forces de l'Autriche soient distraites par des vues extra-allemandes, car si ces deux soupapes du Sud et de l'Est lui étaient precluses, toutes les forces qui reSitent à ·cet empire devraient se converger vers l'Allemagne, et le concurrent est encore trop fort pour que Ja Prusse puisse le braver sans crainte. Ainsi la seule oppoisition que la Prusse serait dans le cas de faire à l'Autriche, se bornerait au terrain exclusivement Allemand, dans le cas où sur ce terrain M. de Rechberg ne voulut pas marcher d'accorci avec M. de Bismarck. Là est une des causes princi:pales que la Prusse, tout en tàchant de sauvegarder les ap.parences, ne permettra certainement pas que l'Autriche, par son entrée, disloque le Zollverein qui a été la première base de la grandeur morale de la Prusse en Allemagne. Mais dès que ce développement Allemand-Prussien sera accepté par l'Autriche, l'entente serait véritable, et les autres Etats Germaniques seraient livrés pieds et mains lié> à leurs deux grands frères. C'est de là que la Prusse attend le développement de ses forces.

Le développement pourrait s'effectuer Io avec le concours de l'élément révolutionnaire, mais 'ce serait une épée à deux tranchanrts, dont on ne veut pas se servir; zo on pourrait l'obtenir par une entente avec la France, mais ce moyen couterait cher, et ensuite par ce moyen, ainsi que par celui de la révolution, on aurait toujours l'Autriche contre soi. Il ne resterait donc qu'un 3.me moyen, un agrandissement d'a·ccord avec l'Autriche. C'est le moyen le plus pratique et le plus facile.

La Russie ne s'y opposerait pas et les Princes Allemands qui font déjà le plongèon à la moindre querelie qui 'sm~git entre J.'Autlrtche et la Prusse, finiraient par subir des médiatisations plus ou moins déguisées. M. de Bismark ne craint pas qu'iLs fin:issent par se jeter dans les bras de la France. D'abord on se dit qu'une entente Austro-Prussienne, appuyée par la Russie donnerait à réfléchir, et au pis aHer, ce Ministre Président saurait faire la part du feu.

A cet égard M. de Bilrmark n'a pas de préjugés. Dans une conversation qu'il a eu avec le Roi, S.M. objectait les intérèts Allemands, M. de Bismark interrompit le Roi rpar Lui dire • S.ire, je sers les intérèts Slessots, Li.ppois, je ne connai1s pas des intérèts Allemands •. Cette réponse est le programme de sa politique.

J'ai cru de mon devoir de ·communiquer ces renseignements, aux quels la haute sagesse de V. E. saura donner la portée qu'ils peuvent mériter.

(1) Il post scriptum è in cifra.

(1) Non pubblicato.

246

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO

T. 377. Torino, 21 settembre 1864, ore 15,20.

Lord Granville, qui a passé par Turin hier, est enthousiaste de la Convention conclue avec la France sur la question romaine. Cela me fait espérer que l'opinion publique en Angleterre l'accueillera avec faveur. Tachez que Times et Post s'expriment en ce sens, surtout quant au transport de la capitale. Cela fera le meilleur effet en ltalie.

247

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 848. Parigi, 21 settembre 1864, ore 15,35 (per. ore 17,05).

Le parti cathoUque en France se montre consterné, il ne peut croire à l'existance du traité.

10 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. V

248

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLJO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 378. Torino, 21 settembre 1864, ore 21,12.

La correspondance Havas de ce soir parle du traDJSport de la capitale comme d'une rénonciation absolue à Rome. Dans ce moment de telles affirmations viennent aggraver une situation qui, dans la ville de Turin, est déjà très grave. Veuillez imrnédiatement porter cela à connaissance du Gouvernemenrt français, et le :prier de suspendre dans le Moniteur toute pubUcation de ce genre, qui pourrait dans ce moment nous créer les plus graves embarras.

249

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 851. Tunisi, 21 settembre 1864 (per. il 22).

J'ai reçu hier matin votre télègramme du 18 (1). Commissaire turc a reçu avant-hier autorisation de parttr et de négocier l'ordre du départ des flottes. Il aurait été convenu hier entre lui et les amiraux :llrançai.s et italien que le départ simultané aurait lieu ce vendredi à 11 heures du matin. .Amiral Bouet et amiral Albini ont cru à propos passer ces ·conventions sans en référer d'avance un mot à M. de Beauval ni à moi. n n'a pas été ques·tion du départ avec eux de l'amiral anglais qui a intention de rester ici quelque temps encore et ils ne l'ignorent pas. Je signale à V. E. cette circonstànce assez grave en déclinant toute re5;ponsabi1ité de ma part, d'.autant plus que les instructions de V. E. ordonnent départ de notre escad're en mem.e temps au moins que les escadrelt française et anglaise. Consul de France écrit aujourd'hui à Paris dans ce mème sens pour faire parvenir immédiatement de Londres ordres à l'amiral anglais de partir avec les escadres ou le plus tòt qu'il soit possible. Je dois ajouter en~ outre que l'amiral anglais es't considéré ici comme un Commissaire extraordinaire ayant des pouvoirs plus étendus que ceux du Consul général.

Il est 10 heures du matin et Comte Albini ne m'a rien communiqué encore. Rapport confidentiel pa:rrt par poste aujourd'hui.

(1) Cfr. n. 235.

250

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, Al RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

(AVV)

CIRCOLARE. ... (1)

La question Romaine vient de faire un pas décisif. Une convention a été signée à Pa,ris le 15 de ce mois, entre l'Itatlie et [a France, pour étahHr l'époque et les conditions de l'évacuation des Etats Romains rpar les trourpes françaises. Par cet accord, la France s'engage à rappeler gra:duellement ses troupes, de manière toutefois que l'évacuation soit complétée dans le délai de deux années. De son ,còté, le Gouvernement du Roi s'engage à ne pas attaquer le territoirel romain par des forces régulières ou i:rrégulières. Le Gouvernement romain pourra organiser une avmée composée de volontaires catholiques dans un but purement défen,sif, ,c'est-à-dire pour assurer sa tranquhllité à l'intérieur. Enfin, l'Italie promet de prendre à sa charge la partie de la dette publique pontificale, afférente aux Provmces de l'ancien Etat romain qui se sont annexées au Royaume italien.

Je crois utile de vous expliquer en peu de mots le sens et le but de celtte stipulation.

Les Etats romains ont été depuis trente ans presque constamment occupés par des troupes étrangères. Ces interventions permanentes de Puissances étrangères, quoiqu'e1les fussent accomplies dans des vues bien différentes, ont eu inévitablement pour effet de fausser radicalement tous les :rapports entre la Cour de Rome et ses sujets et de faire à l'administ:ration pontificale une position si exceptionnelle qu'elle devait échapper à toutes les reSiJlonsabHités inhérentes à l'idée meme d'un Gouvernement. Tant que ces conditions, reconnues anormales par tous les Cabinets européens, continuaient à exister, on ne pouvait se flatter d'atteinrlre ce but de conciliation que la F,rance avadt en vue dès 1849, et auquel l'Empereur Napoléon a toujours viJSé. De leur còté les populatioiliS italiennes, justement fières de l'indépendance qu'elles ont acquise, se sentaient froissées dans leur dignité rpar cette violation du principe de la non intervention. Le voisinage de la frontière romaine aux Provinces Méridionales, infestées par le brigandage, donnait lieu à chaque instant a des incidents qui menaçaient de troubler les bons rappmts exi.stants entre l'Italie et la France. Les Italiens, animés des sympathies les plus sincèl'es vis-à-vis du Gouvemement de l'Empereur, ne pouvaient 'cependant s'expUquer qu'il continuait à couvrir du pavillon français une administration qui, en lutte avec ses propres sujets, était de plus animée vis-à-vis du Gouvernement italien de sentiments sur la nature desquels il était imposstble de se méprendre. De là une situation anormale, une foule de conj-ectul'eS malveHlantes et contrad.ictoires, un trouble moral et intellectuel qui pourrait avoir les suites les plus funestes.

Justement préoccupé de cet état de choses, le Comte de Cavour avait, peu de mois avant sa mort, présenté au Gouvernement de l'Empereur des propositions qui sont .presque textuellement identiqueis aux al"tides de la convention qu'on vient de stipuler. La mort du Grand homme d'Etat, d'autres circonstances qu'il est inutile de ~·appeler, avaient empèché qu'un accord pùt ètre conclu. Cependant, les deux Gouvernements cherchaient toujours, en discutant différentes combinaisons, à dégager la question Romaine de tout élément international, ,par l'application du principe de la non intervention au territoire actuel du Saint-Siège. C'est ~ce but qui vient enfin d'ètre atteint par l'ensemble de dispositions, sur lesquelles j'ai l'honneur d'appeler votre attention.

Les garanHes, que la France a ,réclamées de nous, pour ètre à meme de procéder au rappel de ses troupes, se résument dans la renonciation de notre part à mettre en oeuwe la force matérielle pour résoudre la question Romaine. Le Gouvernement du Roi, qui s'était interctit, par lui-méme, l'appel à la violence, ne fait en cela que se conformer aux votes du Parlement italien. Une fois que le Gouvernement pontificai aura été rappelé, par l'absence de tout secours étranger, au sentiment de la réalité, une fois qu'il se trouvera, vis-à-vis des populations qui lui restent et V'~s-à-vis de I'Italie, dans les conditions qllli sont communes à toute ad:ministration politique, les for,ces morales, sur lesquelles nous avons compté et sur lesquelles nous comptons encore exdusivement, reprendront toute leur bienfaisante influence. Notre voeu sincère est que le Chef de l'Eglise catholique cesse enfin de repousser ces idées de condliation, que le sentiment religleux, d'accord en cela avec le sentiment national, réclame depuis longtemps. Nous offrons toujours à l'Eglise catholique cette liberté illimitée, dans le domaine de la conscience, que le Comte de Cavour avait définie dans une formule célèbre, et qui au milieu de populations aussi sincèrement attachées à la foi catholique que celles de notre Péninsule, ne saurait étre séparée des garanties les plus formelles de splendeur et de séclll"ité. Si ce voeu pouvait ètre rempli, l'Italie aurait accompli une oeuvre, dont !es bienfaits s'étendraient bien au delà de ses :frontières, car ce n'est pas seulement dans notre pays que l'antagonisme, entre les sentiments religieux et !es asrpirations nationales, trouble ,Ja consdence et sème le doute et le découragement au milieu des populations.

La Convention du 15 Septembre n'aura pas seulement pour effet d'établir, dans nos rapports avec le Gouvernement de S. M. l'Empereur des Français, cette intimité de Iiens et de sym,pathies à laquelJe noas attachons naturellement Je plus grand prix, et qui est la conséquence naturelle du sang versé glorieusement parla France ~sur nos champs de bataille. La transaction qui vient d'étre st1pulée aura aussi quelques effets importants sur notre situation intérieure. Bien décidé à faire respecter désoi'mais ce principe de non intervention, dont la Convention avec la France établit l'inviolabilité relativement au territoire actuel du SaintSiège. S. M. le Roi a dù se rpréoccuper de nouveau du système général de défense du Royaume. Il y a déjà quelque temps que des Autorités militaires très compétentes ont appelé l'attention du Roi sur la nécessité d"établir le siège du Gouvernement dans une localité qui soit, par sa position géographique, à l'abri de l'invasion d'une armée étrangère. Florence a paru, à un Conseil de Généraux

convoqué par le Roi, la ville qui répondait le mieux aux conditions stratégiques de la défense nationale. Tout en regrettant profondément de devoir abandonner au modn1s officiellement .cette bonne ville de Turin, qui a donné à ses Rnis, à l'Italie tout entière, des preuves si admirables de son male patriotisme, S. M. a du déférer au Conseil de ses Généraux et choisir Florence pour le siège officiel de sa résidence et des délibérations du Padement.

Cependant, les Chambres vont se réunir encore une fois à Turin, et ce ne sera pas sans avoir dis.cuté à fond la politique du Gouvernement et sans avoir pris toutes les mesures néeessaires pour froisser le moins possible deìs intéréts considérables et des espérances légitimes, que la délibération, dont je viens de (Parler, sera mise en exécution. Turin aura donné ainsi à l'Europe un spectacle v·ra.iment !sublime en couronnant par un acte d'abnégation sans exemple la longue série des efforts qu'elle a fait .pour l'indépendance et la liberté de l'Italie.

(1) Questa circolare era stata preparata da Artom il 20 settembre e corretta da Visconti Venosta il 21. (Cfr. diario di Artom annotazioni del 20 e 21 settembre). Non fu più spedita in seguito alla caduta del Ministero.

251

L'INCARICATO D'AFFARI AD AMBURGO, GALATERI DI GENOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. CONFIDENZIALE 22. Amburgo, 21 settembre 1864 (per. il 26).

Da una settimana i giornali persistono ad occu(Parsi in diverso senso delle quistioni italiane, ma quelle date ultimamente dall'Indipendenza Belgica come sicure, cioè di una convenzione del R. Governo colla Francia per l'evacuazione di Roma e del trasporto della Capitale del. Regno da Torino a Firenze, hanno come di ·ragione, chiamato tutta l'attenzione anche di questi uomini politici.

È mio dovere di far noto all'E. V. circa le notizie ili cui sov~a, le interpretazioni ed i ·commenti, che qui si fanno naturalmente nel. senso e nell'interesse tedesco.

Mentre per l'impossibilità di negare la luce del sole devono questi politici ammettere che con quella vociferata convenzione la quistione romana farebbe un gran passo verso Ia 1sua soluzione in vantaggio del Regno d'Italia, vogliono consideraTla di rilevante utilità pell'Austria e di tranquillità pei partigiani della dominazione di questa Potenza sulla Venezia, conciossiacchè il Governo del Re mentre si rinforzerebbe nel partito moderato saviamente paziente di necessaria dilazione, corazzato d1i questa vittoTia diplomatica sulla Francia potrebbe poi con più Hbertà e sicurezza comprimere gli audaci assalimenti che foss,ero tentati dal partito d'azione. Nel trasporto della Capitale dal Piemonte nella Toscana gli stessi politici non vogliono scorgervi il sentito bisogno di una Città più centrale per governare e riordinare l'Italia, ma una rivincita diplomatica della FII'ancia sull'Italia, e nuova maggior skrurezza per ii.'Austria stessa. Essi fidano che quando non più Torino, ma Firenze diventi la Capitale del Regno, gl'Italiani, Governo e popolo, saranno ben più guardinghi nel romper guerra da soli all'Austria, perchè sapranno .che in caso di rovescio alle armi italiane Napoleone e la Francia potrebbero assistere immobili alla marcia degli eserciti austriaci su Firenze per castigarvi neMa sua sede il Governo pll'ovocatore, mentre che ,gli Austriaci sarebbero esitanti a venire ad accampare al pié delle Alpi in Torino, pella paura che

l'invasione del Piemonte sollevi tutta la Francia in soccorso d'Italia e vi trascini anche non volente Napoleone stesso.

Questi riflessi non fatti a me, ma che giunsero al mio orecchio, mi parvero abbastanza importanti per essere comunicati alla E. V. (1).

252

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

R. 56. Costantinopoli, 21 settembre 1864 (per. il 30).

L'E. V. troverà qui unito la nota che diressi a S. A. Aalì Pascià, conformemente alle istruzioni trasmessemi per telegrafo (2) cil"ca la questione del Libano.

Al Cav. Vernoni che gli presentò la sUNiferita nota, S. A. Aali Pascià disse: che trovava troppo :perentorio il termine fissatogli per farmi tenere una risposta, cioè la giornata del 25 corrente.

Il Cav. Vernoni giustamente osservò a S. A. che essendomi arbitrato a differire l'ordinatami protesta, era mio dovere di fissare la giornata fino alla quale avrei ~ttata la risposta della S. Porta,

Non mi è dato prevedere se le ulUme mie comunicazioni varranno a modificare le primitive risoluzioni di S. A. Aalì Pascià.

È intenzione del Ministro degli Esteri di sottoporre la questione al Con.., siglio dei Ministri e di palesare a quel consesso le nostre ragioni contenute nel dispaccio della E. V. deHJi 25 ultimo (3), di cui gli diedi coillfidenzialmente copia, che a questo effetto S. A. fa tradurre in turco, adducendo poi questa circostanza per ispiegare il lritaroo dato alla risposta.

• I dolorosi avvenimenti di Torino hanno anche impressionato i cittadini di questa Repubblica, ma non quanto mi sarei creduto. La classe elevata degli Amborghesi, che ha maggioresimpatia per l'Austria che non per l'Italia, vede nei casi di Torino poca importanza e questapiuttosto che dannosa, favorevole agli amori suoi. La questione romana per questi protestanticortigiani dell'Austria Cattolica perché sospettosi della Prussia, gelosi e timorosi della Francia è di gran lunga dominata dalla quistione Veneta, nella quale oltre all'importanza militare e politica vi contemplano la principalissima per essi importanza commerciale e marittima. cioè la libertà del loro transito mercantile dai porti germanici sui mari del Nord e del Baltico a quelli sul mare d'Adria e per questo sul Mediterraneo. Meno teneri della conservazione della Venezia all'Austriaca Monarchia sarebbero senza dubbio moltissimi tedeschi se con Venezia non vedessero minacciata Trieste e la costa Adriatica fronteggiante l'Italia di mista popolazione di vario sangue e diversa favella. Alla difesa di queste marittime provincie, ove assalite, tutta la Germania che aspira a divenire una Potenza navale, la Prussia principalmente, io prevedo correrebbe. Quindi io penso, che negli attuali momenti quella stampa che veramente ama il bene dell'Italia, se tentasse di schiarire e metter confini alla fin qui illimitata e nebulosa Veneta quistione col moderare la manifestazione dei desiderii restringendoli (per ora) alla Venezia esclusivamente italiana, io credo che farebbe un'operaben meritoria della patria. lmperciocché calmandosi cosi le paure tedesche di prossimo pericolo di esclusione della loro bandiera dall'Adriatico e dal Mediterraneo verrebbe facilitata al Governo del Re l'impresa più o meno prossima di forzare l'aquila bicipite a ritirare gliacuti suoi artigli dal collo della nostra Italia per ritornare per sempre là donde è partita. Difatti la Germania tranquillizzata sarebbe assai meno proclive a prendere le armi in difesa dell'Austria senza che perciò il R. Governo menomamente s'impegni ad incatenare irrevocabilmente i destini d'Italia ed a fare l'impossibile rinunzia di non profittare di quelle occasioni che le circostanze di tempo, d'armi, e di danari ci presentassero per lo sviluppo della maggiore grandezza della Patria nostra •.

Utilizzando l'indugio ho pregato i miei colleghi di Francia e d'Inghilterra di rinnovare le loro istanze presso S. A., affi.nchè il protocollo a' piedi del quale già apposero i loro nomi sia del pari sottoposto alla mia firma. Ambedue quegli Incaricati d'Affarri mi promisero di farlo.

ALLEGATO

GREPPI A ALI' P ASCIA'

Costantinopoli, 17 settembre 1864.

En suite de la réponse que V.A. a bien voulu faire a M. Vernoni ler Drogman de la Légation d'ltalie au sujet de la signature du protocole concernant les affaires de Syrie, j'ai l'honneur de porter à sa connaissance, que quoique je ne sois aucunement autorisé à adhérer au désir de V.A., et à suspendre les démarches qui avaient été résolues, cependant voulant donner une nouvelle preuve de conciliation, je prends sur moi d'attendre jusqu'au 25 du mois courant avant d'expédier à V.A. la note pour protester contre l'exclusion de mon Gouvernement des arrangements qui viennent d'etre pris par les autres Puissances signataires du traité de Paris.

J'ose espérer M. le Ministre que ce nouveau délai ne pourra que contribuer à une solution qu'il est dans l'intéret des bons rapports entre les deux Gouvernements souhaiter.

(1) Si pubblica qui un brano del R. confidenziale 23 di Galateri, in data 29 settembre:

(2) -Cfr. n. 227. (3) -Cfr. n. 160.
253

IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, A NAPOLEONE III

(AP; ed. in Rivista Europea, vol. XXX, p. 1196)

L. P. Torino, 21 settembre 1864.

La nouvelle du trailiSIPort de la capitale a soulevé une irritation à Turm que je crains dégénère en violentes démonstrations. Hier soir on siffi.ait les Ministres et on est venu à l'Hotel Feder me siffier aussi.

Je suis crésigné aux siffiets parce que je crois que nous venons d'aocomvlir un grand fait. Le parti pl'etre triomphe: il affede de se montrer sarUsfait mais il souffie dans le trouble.

J'ai donné ,ces renseignements à V. M. pa,rce que j'eS(père qu'Hs contribueront à augmenter sa bienveillance pour l'Italie.

Il est à désker vivement que les artkles des journaux officieux de Paris soient raisonnables à notre égard, qu'il!s ne viennent pas jeter aux passions qui embrasent ce pays le mot que nous avons rénoncé à Rome, meme moralement.

Je n'insiste que pour la vérité: c'est la vérité que je désire voir discuter, et la vérité c'est que nous avons renoncé à tout moyen violent conke Rome, mais que nous nous sommes réservé tous nos moyens moraux, et que le but de notre politique reste un seul désormais: amener la réconciliation de la Papauté avec l'Italie sur les bases: libre Eglise en libre Etat.

Sire, je suis vivement impressionné: je vois les flots qui montent et qui nous entourent, mais j'espère que l'unité italienne recevra une nouvelle force et une nouvelle consacration. Ce thème, surtout que le transport de la Capitale est une nouvelle affirmation de l'Unité Italienne serait très utile qu'il fiìt discuté dans les journaux de Paris.

J'attends de V. M. qu'Elle nous facilite la tache et qu'Elle viendra en aide au parti modéré en Italie (1).

254

IL CONTE VIMERCATI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P. Mirabellino, 21 settembre 1864.

Da Baden e da qui, avrai ricevuti i miei ,telegrammi, senza essere riuSICHo a persuadere Rattaz.zi a quetla parte, che, nell'interesse del paese e nel suo proprio, avrebbe, secondo me, dovuto assumere, credo ,che il mio viaggio abbia giovato, la sua parola d'onore di non fare ostilità, ma d'impegnarsi anzi ad appianare le difficoltà che potessero sorgere, sembrami cosa abbastanza importante, tanto .più che io volli solennemente pvendere atto delle tSUe pairole che mi incombenzò dire al Re, autorizzandomi a comunicarle ufficialmente. La Marmora l'ho trovato sul lago dei Quattro Cantoni che attraversammo assieme, fu gentile ed ebbi con lui una discussione vivissima; come ti ho detto per telegrafo l'ho trovato più calmo di quanto avevamelo annunciato Rattazzi, credo che il loro soggiorno a Baden sia stato reciprocamente funesto, perché a vicenda si sono inaspriti con delle .personalità, Rattazzi contro Minghetti, La Marn1ora contro il Ministero dell'Interno e soprattutto contro Spaventa.

L'importante, a senso mio, sta nel giudizio che l'opinione pubbUca darà del grande atto che sta per compiersi, se questa tu ed i tuoi colleghi sapete dirigerla, contando sul se!llso pratico degli Italiani, voi avrete la vittoria, non solo, ma nè Rattazzi nè La Marmora oseranno esservi contravi, quest'ultimo poi, se il Re lo volesse veramente, non sono lontano dal credere che accetterebbe di prendere il portafogli degli Esteri e la Prestdenza, ,cosra di cui parmi avere, neil fondo, grande desiderio.

Scusami se non sono subito venuto a Torino, ho creduto far meglio onde evitare le ciarle, sto attendendo un tuo cenno nella speranza che vorrai indicarmi se faccio meglio a venir subito od attendere. Comunica la presente a Minghetti ed a Peruzzi, e suggerisci loro l'idea d'impadronirsi di Mele,gari, a cui Rattazzi scrive per averne l'opinione, Rattazzi conta anche su Cordova come influente per la Sicilia, i cui Deputati mi pare siano ostili al Ministero e che potrebbero votar contro in odium autoris.

Addio, attendo il tuo cenno.

P.S. Dimmi del Re e come vanno le cose.

(1) Non si pubblica una lettera sullo stesso tema di Pepoli al principe Napoleone, datata Torino 20 settembre (AP).

255

IL PRINCIPE NAPOLEONE AL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI

L. P. Prangin.. 21 settembre 1864.

J'ai reçu votre mot (1) en quittant Paris. Je suis venu passer quelques jours à la campagne. Vous me paraissez passablement impressionné, ne cédez pas à des clameurs absurdes, ce que vous avez fait est bon et grand, la \l)ostérité vou.s rendra justice, c'est un fa,it éno.rme, à Paris on commencait à le savoir et l'effet était grand et bon chez les uns, mauvais chez nos ennemis qui sont atterrés, tant mieux. Coura.ge, mon cher Cousin, vous étes sur la bréche, il faut vaincre, le plus difficile est fait. Si vous avez un moment, écrivez, mais vous devez éfu"e terrtblement occupé.

P.S. Adressez vos lettres à Paris, d'où me .parviendront.

256

VITTORIO EMANUELE II AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in Le lettere di Vittorio Emanuele II, p. 786)

T. Sommariva Perno, 22 settembre 1864, ore 8,30.

I tristi fatti accaduti mi addolorano. Lei sa che li avevo preveduti. Rendo

ministero responsabile ristabilimento ordine. Pubblichi stato d'assedio se è ne

cessario. Faccia venire .truppa fin che basti. Non voglio essere testimonio di

cose così dolorose.

Mi recherò a Torino appena ordine ristabilito.

257

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE,

MINGHETTI, A VITTORIO EMANUELE II

(Ed. in MINGHETTI, p. 201)

T. Torino, 22 settembre 1864.

Finora nessun disordine: però si parla molto di disordini .per questa sera. Il Generale Della Rocca ha dato tutte le disposizioni. Sappiamo che il partito d'azione cerca d'impadronirsi deil movimento.

258

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 850. Londra, 22 settembre 1864, ore 14,15 (per. ore 16,15).

Le Times et le Post publient ce matin les articles que j'ai demandés et qui remplissent votre but. Celui du Post est excellent et celui du Times meilleur que je ne pouva.is l'espérer (2).

(1) -Cfr. p, 236, nota. (2) -Con t. 379, pari data, ore 17,55 Visconti richiese a D'Azeglio gli estratti di questi articoli.
259

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 852. Costantinopoli, 22 settembre 1864, ore 16,45 (per. ore 8,55 del 23).

Sublime Porte vient d'envoyer ordre à Commissaire ottoman à Tunis de partir en meme temps que les amiraux italien, français, et anglais.

260

VITTORIO EMANUELE II AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in Le lettere di Vittorio Emanuele II, pp. 786-787, in MINGHETTI, pp. 200-201, e in MONTI, p. 332)

L. P. Sommariva Perno, 22 settembre 1864.

Le mando Castiglione a portarle questa lettera. Se non vengo ancora questa sera a Torino è perché desidero che i guai si finiscano e non vorrei essere testimonio occulare del sangue cittadino versato nel paese che mi vidde na

scere. Ora credo che se grazie alle disposizioni prese non succedessero più fatti dolorosi e che vi fosse invece un revirement al bene ed al pentimento, come spesso accade in Torino, sarebbe da desiderarsi per ogni amico della riputazione di questa città ·Che si potesse fare in essa la riunione prossima del Parlamento, così tutta Europa si convincerà che non vi è in seno nostro rivoluzione.

Parlai a lungo con Lanza. Esso mi propose il progetto di ottenere dall'Imperatore il prolungo dell'anno venturo per occupare la nuova capitale. Se ciò si facesse e si potesse annunziare, credo che terminerebbe ogni ira di parte. Credo che Pepoli già scrisse in proposito ed ora l'Imperatore visto l'effetto funesto della sua pel1SÌ.stenza sono sicuro cederà su quel punto.

Bisognerebbe combinare col Sindaco una deputaZJione che venisse da me a Torino a •chiedere scusa e che si raccomandasse per qualche modificazione favorevole ·che calmasse e contentasse i cittadini traviati per eccesso d'amore.

Profitti di quest'occasione per fare arrestare tutti i capi popolo, i mazziniani, i birbanti di ogni specie, senza di ciò li avremo un altro giorno in un'altra città. Ne lasci la risponsabilità al generale Della Rocca, se ella vuole.

Tante amicizie. La ringrazio delle disposizioni prese.

261

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL FRATELLO GIOVANNI (AVV)

L. P. Torino, 22 settembre 1864, sera.

Un'ora fa è avvenuta una grande sventura. Vi fu questa sera una dimostrazione come ne abbiamo vedute tante. Poco fa una banda di individui volle ;passare sulla piazza e aggredì i carabinieri a sassate. I carabinieri all'improvviso fecero fuoco. Vi furono otto o dieci mOI"Iti sul ~astrjco. [ carabinieri avevano avuto quindici o sedici feriti a sassate.

Il sangue fu sparso. Triste battesimo per una combinazione politica che pure era un gran passo per l'Italia! Che sventura. La Guardia Nazionale non. ci appoggia. Potrebbe darsi che domattina doveslsimo dare ~a nostra dimissione per calmare la popolazione e togliere le tracce del sangue, senza nostra colpa, versato.

262

PROMEMORIA DEL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI

(AP)

... (1).

È necessario che resti un do·cumento che renda conto esatto dei negoziati che ebbero luogo in questi ultimi tempi in ordine alla questione Romana. La verità deve intera conoscersi acciò il giudizio del Paese possa assolvere o condannare la mia condotta (2). I due rapporti da me recati a Torino furoso consegnati la sera stessa dffi mio arrivo al Minils·tro Minghetti ed aJ. Ministro Visconti;* il Ministro Minghetti .parve grandemente colpito della idea e mi disse chia·ramente • se non avessi che 24 ore di tempo accetterei • ma è necessario consultare il Re, i miei Colleghi e soprattutto La Marmora, il quale, entrando ora al Ministero, potrebbe faJCi1itare assai la cosa *. Giurammo intanto il più profondo secreto, ed io partii per Bologna ove doveva aspettare gli ordini di Minghetti. *Passarono quasi venti giorni ed io allora scrissi che non bisognava tardwe a dare una rispO!Sf;a a Parigi; il gd:omo 14 •lugJio ricevei nn teleglramma di Min.ghetti che m'invitava a recamni a Torino onde :partire subito per Pari.gi; arrivai a Torino la mattina del 16 ed ecco ciò che im!Parai. Essendo necessario il segreto, Minghetti ne aveva parlato soltanto con Peruzzi, H quale conveniva interamente nel concetto; essi però volevano offerire a La Marmora di entrare nel Gabinetto, Minghetti era disposto a cedere la Presidenza. Non avevano ancora parlato al Re perché, siocome la questione del trasporto della Capitale l'avrebbe grandemente agitato, era più savio parlargliene sol quando le condizioni fossero fissate col Gabinetto :francese. Intanto Minghetti, Peruz:lli e ViSIConti accettavano !L1 progetto del trattato colla clausola del trasporto della Capitale, e prendevano l'impegno formale, presso il Gabinetto francese e verso di me, di ritirarsi dal potere se il Re respingesse il progetto e se La Marmora non accettasse l'offerta. Però conveniva celare a tutti che del trasporto della Capita·le 'si fosse parlato a Fon

• Ricevo in questo momento una tua lettera senza data, in cui ti lagni di qualche frase del mio dispaccio del 15 settembre, e della omissione in esso di alcune circostanze importantissime. Può essere che io abbia omesso qualche cosa. Ti lascio pienamente libero di riparare a queste omissioni, se credi che sia necessario il farlo. Quanto alle frasi di cui ti lagni, credo che non siano tali da poterti menomamente offendere. Parmi d'averti trattato durante tutta la negciziazione, non solo con grande convenienza, ma da amico. Se io fossi andato a Pietroburgo a trattare col Governo russo, in tua compagnia, mentri tu vi eri rappresentantedel Re, non mi sarei !agnato d'avervi avuto la parte che ti è tolta col mio dispaccio. Non correggo adunque nessuna frase del dispaccio stesso. Anche su ciò farai, dirai, o scriverai quelche ti pare, e ti auguro che abbi, per l'avvenire, colleghi in negoziati, che più ti piaccianodi me •.

tainebleau, e ciò per non offendere il Re. L'idea dovea parere sorta nei colloqui da me avuti a Parigi con l'Imperatore.

Al Re Minghetti avea mostrato soltanto la prima parte del mio rapporto e avevagli detto che andando io a Parigi mi aveva incaricato di cercaTe quale garanzia l'Italia potrebbe dare alla Francia. Io risposi che in quanto a ciò non avendo io veduto il Re non avevo alcun rimorso di tacere, pel'ché non m'era posto nel caso di mentire, ma si rammentassero i Ministri che in caso il Re venisse in chiaro della verità farei come Ponzio Pilato mi laverei le mani. Minghetti rispose ridendo che Ponzio Pilato non aveva bene operato, e continuando il suo discocso mi annunziò la partenza di Menabrea per Vichy per oggetto di salute, Menabrea nulla saperne. Nel timore che l'I,mperatore gli parlasse Minghetti mi pregò di scrivere o dire allo Imperatore di tacere il rprogetto. Egli m'inviò poscia la sera prima della partenza Visconti all'albergo onde avvisarmi che avea comunicata a Menabrea la prima parte del mio rapporto, occultatagli pienamente la seconda, e che gli aveva detto come il Ministero mi avea affidata la missione di continuare le pratiche *.

Partii dunque autorizzato a trattare con l'Imperatore sulle basi vecchie del progetto Cavour e sulla base nuova del trasporto della Capitale. Minghetti però, in ordine all'epoca della evacuazione di Roma :per parte delle truppe francesi, mi fissò il termine indeclinabile di un anno. Un termine rpiù lungo avrebbe rotte le pratiche.

Giunsi a Parigi il giorno 25 e tosto mi recai con Nigra da Drouyn de Lhuys.

Ecco le basi che gli proponemmo.

Article l". L'Italie s'engage à ne pas attaquer et à empecher toute attaque venant de l'extérieur contre le territoire actuel du Pape.

Article 2. La France évacuera Rome et les Etats de l'Eglise dans le délai de six mois.

Article 3. L'Italie s'interdit toute réclamation contre l'organisation d'une légion étrangère, pourvu que cette légion n'excède pas le chiffre de 10.000 hommes.

Article 4. L'Italie :s'engage à rprendre à sa charge la part qui lui reviendra dans les charges des anciens Etats de l'Eglise. Art. secret. Le Roi d'Italie transportera dans le délai de dnq mois la Capitale dans un autre endrorit de Turin et qui sera déterminé par la dite Majesté. Egli però in ordine al tempo si riserbò di scrivere all'Imperatore perché egli non era competente in questione militare, egli promise d'inviare la proposta a Vichy, e d'informarci appena arrivasse la risposta. Intanto giunse un telegramma di Visconti che, in nome di Minghetti, mi rammentava di scrivere all'Imperatore per pregarlo di non parlare di queste trattative al Generale Menabrea, il quale gli aveva detto che la garanzia che si poteva dare alla Francia era di !asciarla a Civitavecchia.

Scrissi infatti all'Imperatore (1) e J.a co;pia della lettera si trova negli allegati di questa memo-ria. In pari tempo chiedeva a S.M. se io doveva andare a Vichy od aspettarlo a Parigi; mi rispose in suo nome Moquard, pregandOI!Ili di aspettarlo a Parigi onde evitare inutili commenti alla mia gita.

* In questo mezzo giuTIJs.e un telegramma di Minghetti così concepito: La Marmora mi rifiuta assolutamente d'entrare nel Gabinetto; non contrasta al progetto, soltanto propone modificaziosi importanti e politiche; aspettate per aprire i negoziati che giunga La Marmora con nuove istruzioni. Nigra rispose essere tardi, le nostre proposte essere partite per Vichy. A questo telegramma non risposero, ma aspettammo risposta. Intanto giunsero lettere a Nigra ed a me di lVIinghetti e Visconti (2). La lettera a Nigra dava ampi ragguagli di quanto era passato con La :vlarmora questi non era ostile al mutamento della Capitale, soltasto insisteva perché si ottenesse dallo Imperatore una rettificazione di frontiera mediante una diminuzione dello attuale territorio papale; assicurava che ciò avrebbe egli facilmente ottenuto personalmente dall'Imperatore. Minghetti lo ave\"a lasciato partire per la Svizzera con questa intelligenza :però, che compiute le pratiche in ,corso gli avrebbe telegrafato acdò egli si recasse a Parigi a parlare con Napoleone III *.

I! giorno 5 agosto Drouyn de Lhuys scrisse a Nigra pregandolo di passare da lui assieme a me, egli ci comunicò un contro progetto dell'Imperatore: gli articoli l e 4 erano accettati senza mutamenti; l'art. 2 era variato in questo senso.

• -La France evacuera les Etats de l'Egl!Lse gradueililement et à mesure que l'armée p0.pale sera organisée. Néanmoins l'évacuation devra ètre accomplie dans le délai de deux ans. - • -L'Italie s'interdit toute réclamation contre l'organisatdon d'une armée de volontai:res catholiques suffisante :pour mainteni:r l'autorité du Saint-Père et sauvegarder la tranquillité de ses Eta,ts. Cette Armée aura !le dra:peau papal •. - • -Le Traité n'aura de vaJeur que lorsque le Roi d'Italie aura transféré la Capitale du Royaume dans une ville autre que Turin, et qui sera désignée par la dite Majesté ".

L'Imperatore aggiungeva che queste erano le sole basi so,pra le quali consentisse di trattare, e ,che in quanto al Papa on lui notifiera purement et simplement le traité.

Tanto Nigra quanto io dichiaram,mo che i due anni erano soverchi per la organizzazione di un cor,po di volontari, che quel termine lungo scemava il buon effetto della Convenzione ed avrebbe reso diffiaili:ssimo ottenere dal Re la clausola del trasporto della Crupitale.

Ci riservammo di scrivere al nostro Governo, Nigra insisteva perché io partissi, ma io dichiarai non sarei partito se non dopo aver visto l'Imperatore che doveva giungere a Patrigi la domenica. Scrissi aH'Imperatocre e gli inviai il lunedì mattina la lettera a Saint-Oloud; rispose lVfoquard che l'Imperatore

m Cfr. n. 75.

desiderava vedermi martedì ad un'ora !POmeridiana. Intanto con Niigra redigem

mo un nuovo contro...progetto; invece di sei mesi aumentammo ad un anno e

dimandavamo che l'evacuazione ~ncominciasse almeno nello spazio di sei mesi.

Nell'art. 3 proposi un'aggiunta, eccola: pourvu que cette a'rmée ne puisse

pas dégénérer en moyen d'attaque contre le Royaume d'Italie, poi togliemmo le

parole légion étrangère per mettere: une armée papale composée meme de ca

tholiques étrangers conforme al testo dell'antico progetto Cavour.

All'art. 4 di,ohiarai a Nigra che io credeva fosse .... (1) come nel dettato

a Drouyn de Lhuys. Noi non ,potevamo indurci ad assumere il debito delle Pro

vincie senza trattare col Papa, altrimenti la Francia ci avrebbe chiesto di sbor

sare a Lei il danaro senza nessuna guarentigia, ristabilimmo adunque il testo

Cavour: l'Italie s'engage entrer en arrangement avec le Saint-Siège pour pren

dre à sa charr-ge etc. anzi io pensai aggiungere le parole négociation directe, poi

nell'articolo secreto mutai le parole jusqu'à ce que le transport de la Capitale

in queste jusqu'à ce qu'il soit d'écrété. n trattato così modificato, copiato da

Nigra fu da me portato il martedì mattina a Saint-Cloud. Riassumo brevemente

l'abboccamento avuto coll'Imperatore. Rifiutò recisamente di abbreviaTe il ter

mine della evacuazione perché mi disse ... (1) Io proposi che l'evacuazione fosse

compiuta almeno nell'anno 1865 e questa ultima mia proposta fu al pari delle

altre respinta in modo assoluto.

Disse però che se egli avesse potuto avrebbe abbreviato il termine, egli più

che noi desiderava ritirare pl'ontamente il suo eserdto da Roma. Consentì alla

modificazione degli arr-t. 3 e 4 e dell'art. secreto. Dopo ciò venni con esso ad alcune

spiegazioni e gli indirizzai alcune domande.

l" Domanda. La clausola del trasporto della Capitale è essa indispensabile? può l'Italia dare alla Francia un'altra guarentigia della lealtà dei suoi propositi?

Risposta. Il trasporto della Capitale è il solo mezzo di dare un carattere serio al tra~ttato, essa è indispensabile. 2• Domanda. Le condizioni offerte sono esse le sole possibili? ad altri sarebbe egli disposto di accordare condizioni migliori.

Risposta. Questo trattato segna l'ultimo limite a cui la Francia può scendere; a nessun altro negoziatore accorderebbe patti migliori, anzi neppure questi avrebbe accordato.

3" Domanda.

Se l'Austria attacca l'Italia, la Francia è dessa disposta a difendere l'unità Italiana?

R~osta.

Si, se l'Italia è nel suo diritto, cioè se essa è attaccata. Io insistei nella parola unità, e vidi che l'Ifll(1)eratore a•ccoglieva questa rpaTola nel suo più ampio significato.

4• Domanda.

Se il Governo italiano acconsente il Governo francese è egli disposto a firmare sub1to il trattato?

Risposta. L'Imperatore non ci vedeva difficoltà, ma mi disse di passare da Drouyn de Lhuys e comunicar·gli i mutamenti concordati. Passammo da Drouyn de Lhuys con Nigra, questi fù ,più difficile che l'Imperatore, volle si aggiungesse che il trasporto della Capitale ad ogni modo dovesse essere compiuto in sei mesi, volle mutare ìle parole négociation directe ne1J.a parola arrangement, volle ristabilire le parole per tutelare l'autorità del Pontefice che io aveva soppresso: infine egli le copiò di suo ;pugno ed io partii per Torino. Giunto a Torino consegnai al Presidente del Consiglio il progetto. Parvemi che egli accogliesse senza troppo sconforto lo spazio di due anni. Il Ministro Peruzzi invece faceva deLle difficoltà. Mi dichiararono verò entrambi la loro soddisfazione per i mutamenti ottenuti all'aTticolo terzo.

* Il !Primo d.ÌS,pacdo 'Che rkevei da Minghetti a Bologna mi annunziava che

S.M. era stato sinist·ramente impressionato dal trattato e che desiderava vedermi.

Io mi recai di nuovo a Torino, doloroso mi riuscì il colloquio con S.M. Non esitai a dichiarargli che il concetto del trasporto della capitale era mio, che questo fatto era indipendentemente dal trattato necessario all'Italia, che una cosi grande annuenza da rparte sua avrebbe 'consolidata la sua dinastia. Egli disse che voleva riflettere per alcuni giorni pdma di rispondere. Il sabato appresso ricevei una !lettera di Minghetti (1) ,che mi annunziava che il Re aveva risoluto di richiedere ·con una sua lettera all'Imperatore dei temperamenti al progetto di trasporto della capitale, temperamenti che consistevano o nell'indugiare di due anni questo fatto, o di trasportare solamente il PaTlamento in altra (tttà.

Menabrea fu scelto per questa missione.

Io non potei che biasimare questo fatto che non paTevami conforme alla

dignità della Corona e che scorpriva in faccia ad un Governo estero il nostro Re. Parvemi rpure inopportuno l'inviare quel medesimo Menabrea, a cui si era fino allora occultato il vero, e col quale avevo pregato io stesso }':Imperatore, in nome di Minghetti, di serbare il segreto *.

In questo frattempo ebbi lunghi colloqui col Generale Cialdini. Questi accoglieva con singolare favore il progetto. Egli mi lesse una sua memoria che da due anui aveva diretta al Comitato di difesa. Fin d'allora propugnava questo concetto, non potersi fare una '!)olitica audace contro l'Austria fino a tanto che non si fosse mutata la capitale e trasportata oltre Appennini.

Menabrea intanto partì, facendomi però assicurare H Re che io avrei firmato

il trattato: *ciò che io aveva pronosticato avvenne. L'I.Illipetratore rifiutò non

solo ma fu malie imp.re5Slionato da questa missione*.

Da quel momento le trattative continuarono ma sempre più freddamente. La fiducia era scompalisa. *L'l:lll[)e:ratore pareva anche disposto a rompere il trattato in modo che Rouher, H Principe Nlllpoleone, tutti gLi amici nostri spaventati insistevano perché fossi nuovamente inviato a Parigi coi pienti poteri.

Infine dopo 21 giorni di aspettazione Menabrea ebbe risposta negativa, e Minghetti mi telegrafò di recarmi immediatamente a Torino. Egli aveva scritto al Re in nome dei Ministri, annunziandogli che se S.M. rifiutava di aderire al trattato sarebbero stati costretti di lasciare il posto.

Il Re llllle 7 della domenica venne a Torino, invtiò la mattina il suo Ajutante di campo Castiglione per significargli che rifiutava, e che pregava soltanto di non farne parola a Consiglio dei Ministri che nella mattina doveva presiedere. Ma infrattanto H Re vedeva Vimercati ,e questi gli esponeva l'errore che stava per commettere col suo rifiuto. Egli era mosso da un sentimento di dignità, rifiutando. Il paese lo avrebbe accusato di egoismo.

Il Re vacillante, udendo da Minghetti che era risoluto a dimettersi, cedè.

Lo vidi alle undici.

Era pallido inquieto, e mi disse che egli non era tranquillo, che temeva di commettere un errore gravissimo. Ma che piuttosto avrebbe perduta la Corona, che lasciare sospettare il ,suo affetto per la patria.

Vidi più tardi Min1ghetti, e questi avendomi detto che iJ. Re accettava, ma al patto che si scegliesse Firenze, io gli consigliai di radunare il Consiglio militare e far che la scelta di Firenze apparisse una necessità strategica. Promise adottare la mia idea.

Io partiva coi pieni poteri e giungeva il martedì a Parigi. Scrissi all'Imperatore che io era giunto coi pieni poteri. Mi recai con Nigra da Drouyn de Lhuys •.

Io espressi al Ministro degli Esteri che desideravo alcune modifkazioni.

l) Che si mettesse -Provincie Pontificie -dove diceva -evacuerà Roma -, perché noi intendevamo che la Francia dovesse partire anche da Civitavecchia.

Questo fu accordato. Tolsi rpoi -arrangement avec le Saint-Siège -per,ché tale era il desiderio del Ministero, benché io reputassi migliore la primitiva redazione. Dissi che io voleva una frase che accennasse al brigantaggio. Egli mi rispose che ne awebbe parlato l'indomani a Saint Cloud colil'Imperatore.

Alla domanda che io feci d'inserire nel trattato un articolo che ci guarentisse dagli attacchi dell'Austria, mi rispose ciò essere contra~rio agli ordini dell'Imperatore, ma che non ne abbisognavamo per essere sicuri che la Francia ci avrebbe soccorsi. Gli dissi chiaramente che se gli Austriaci fossero venuti colla loro flotta a Civitavecchia l'avremmo senz'altro bruciata; e così pure avremmo fatto della flotta spagnuola.

Approvò il nostro modo di vedere, ma rispose che la Spagna non si sarebbe certamente mossa.

Gli chiesi tse intendesse di rannoda:re trattative per una guarentigia europea

al Papa, :se ciò fosse, era meglio l'Imperatore lo dichiarasse; in questo caso non

avremmo sottoscritto il trattato.

• La France ne veut pas sortir d'un gué1pier, IPOUr se fourrer dans un autre •

rispose il Ministro.

Infine trattai con esso della nota che avrebbe diretta al Papa. Gli dichiarai

che io non avrei (pOtuto ammettere m silenzio che egli dichiarasse di av& noi

implicitamente o esplicitamente rinunciato a Roma. Che il fatto del trasporto

della Capitale era un fatto indipendente da questa considerazione. Gli dissi che

non ipOteva parlare che della promessa nostra di non attaccare colla forza il

Papa.

Propose la frase Renonce à poursuivre par la force le but d'occuper Rome.

Accettai pienamente.

Andai la mattina con Nigra a Saint Oloud.

Trovai l'Imperatore più riservato che all'ordinario.

Le missioni La Marmora e Menabrea l'avevano visibilmente indispettito.

Consentì a porre la frase che indicasse che il Governo pontificio dovesse reprimere il brigantaggio.

A questo proposito dichiarò che ogni Governo è tenuto a rispettare tutti i doveri internaZJionaU se vuole essere ifispettato, e che, se il Governo pontificio, ciò che non credeva, avesse favorito il brigantaggio ne avrebbe dovuto patire la pena. Alla domanda di assumere impegno formale di difendere l'Italia se fosse aggredita rispose -Il trattato è firmato tra l'Italia e la Francia, attaccare una su questo trattato, è attaccare l'altra.

Nigra ed io dichiarammo che se la Spagna e la Baviera inv•iaS8ero i loro soldati a Roma, noi ci saremmo entrati per cacciarveli.

Qui l'Imperatore ci chiese con qual diritto. Col diritto che accorda all'Italia il ~incipio del non intervento, rispose Rouher, princ~io che V. M. consacra con questo trattato, e l'Imperatore chinò il capo in segno di approvazione.

* -L'Imperatore poi d raccomandò ·moderazione, ci di•sse che se noi saremmo stati moderati, egli lo sarebbe stato col suo linguaggio -Oubliez Rome pour deux ans -*. EgH poi ci chiese di modificare il primo articolo di porre respecter invece di non attaquer. - * -L'Imperatore (poi chiese quale era la città ·che avevamo prescelta -Ris[!Josi Firenze -• Avrei preferito sempre Napoli, ciò avrebbe distrutto tutte le accuse che io voglio disfare l'unità italiana ».

Fu ·convenuto che si sarebbe fi:rmato il trattato l'indomani alle 9 col Ministro degli Esteri *.

Mi fermai un istante coll'Imperatore gli espressi un nuovo mio progetto.

Gli dissi che essendo stato dal Re eletta Firenze, non potrebbe dare una

guarentigia morale a N a,poli. Avevo inteso dire che andasse in Algeri. Gli feci riflettere che la sua :presenza a Napoli colla flotta avrebbe avuto l'importanza di un avvenimento eurOfl)eo. Mi promise che qualora andasse in Algeria avrebbe reléiché a Napoli per vedere il Re.

Io confesso che partii poco soddisfatto dell'Imperatore non trovai questa volta in lui quella fermezza e quel desiderio di firmare il trattato che aveva trovato l'altra volta. Pareva avesse paura e temesse di svegJ.iare ile ire clel'icali.

Io fui agitato tutta la notte -la modificazione al :primo artdeolo mi pesava come un rimorso. Riflettendo vidi la differenza, capii che si rispetta una frontiera anche morailmente. Al mattino andai da Nilgra, e ,gli dissi che non voleva firmare il trattato; .che quella frase lo modi.fi.cava essenzialmente, che era disforme aLla lemone Cavour e che <io non avrei mai acconsentito senza formale autorizzazione del Md.n~stero.

Io andai da Rouher che partì subito per Saint Oloud per ottenere dall'Imperatore il mutamento.

Rouher mi disse che il •concetto di condurre l'Imperatore a Napoli era mirabile e che lo avrebbe coltivato, aggiunse che Drouyn de Lhuys l'aveva sorpreso con queste parole • Se d():Po ciò che abbiamo fatto il Papato cade, è segno manifesto che Dio l'ha abbandonato •.

Alle nove Nigra ed io andammo dal Ministro degli Esteri, che rimase esterrefatto della mia dichiarazione. Telegrafò all'Imperatore in mio nome, e ci disse che ci avrebbe avvertito se desso avesse aderito.

Alle due venne notima che l'Imperatore consentiva, e che alle tre si sarebbe firmato.

*Infatti alle tre il trattato fu finalmente firmato ed alle nove della sera io partiva per Torino annunziato da un telegramma di Nigra che avvisava il Ministero che io partiva col trattato dans ma poche. Giunsi a Torino alle undici della sera. Grande fu la mia meraviglia la mattina leggendo nell'Opinione del 17 che il trattato era stato firmato. Ciò rompeva il secreto promesso, e ci poneva in una posizione falsa verso il Ministero :llrancese.

Trovai Minghetti, Venosta adiratissimi dell'indiscrezione commessa, le indagini fatte condussero a conoscere che il Cav. Artom, piemontese, Capo del Gabinetto del Ministero degLi Esteri, aveva comunicato al Signor Dina, direttore dell'Opinione, il dispaccio telegrafico di Ni,gra (1).

Minghetti, lietissimo che il trattato fosse firmato, mi pregò di fermarmi a Torino, e di studiarmi a ricomporre il Ministero con nuovi elementi piemontesi. Mi dkhiarò che Amari e Della Rovere erano demi'Ssionari e che Peruzzi era diS[>osto a lasciare il Ministero dell'Interno e accettare qualunque Ministero secondario, .che egli ne aveva già offerto la Presidenza a La Marmora, era disposto a lasciare ~e Finanze.

Chiamai Castelli e ci ponemmo d'accordo. Io feci pratiche con Sella, Petitti, Lanza, Berti.

Questa fu la ragione che il Ministero non pubblicò né il trattato, né il decreto reale per il trasferimento, né la sua relazione al Re. Egli aspettava di ricomporsi, ma deciso a ,presentarsi al Parlamento, in caso di rifiuto, quale era,

poiché dichiarava che egli non mi aveva incaricato di ricomporre il Ministero perehé si sentisSie debole, ma perehé volesse fare della conciliazione coi Piemontesi.

Lanza fu infdessibhle. Sella e Pemtti vacillarono fra il si e il no due giorni. Infine ruppero ogni pratica. Non disconoscevano però il trattato fosse un fatto importantissimo e non vi si dichiaravano ostili.

Lanza mi chiese un ultimo abboccamento. Egli aveva veduto il Re la mattina, e insisteva a nome di S. M. perché io ritornaissi a Parigi, onde ottenere un termine ;più lungo al trasporto della capitale. Non rifiutai -non aderii -dissi che ne avrei parlato al Ministero.

Intanto SCOPIPiavano i torbidi in Torino, ai quali sono rimasto completamente estraneo, onde si può dire che qUIÌ ebbe fine la mia miJSsione * (1). Conosciuta oggi dal paese e da questo favorevolmente giudicata, aspetto con calma il giudizio del Parlameillto.

(1) -Questo documento non ha data nell'Archivio Pepoli. Si inserisce qui poiché la narrazione giunge fino ai torbidi di Torino del 21 e 22 settembre. (2) -Si pubblica qui un brano di una lettera dell'8 ottobre di Nigra a Pepoli (AP):

(2) Cfr. nn. 104 e 105.

(1) La lacuna è in AP.

(1) Cfr. n. 154.

(1) Ciò non è esatto. Cfr. n. 345.

263

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE,

MINGHETTI, A VITTORIO EMANUELE II

(Ed. in MINGHETTI. p. 202)

T. Torino, 23 settembre 1864.

V. M. sait que je suis pret à fan-e tout ce qu'Elle veut. Je crois très utile cependant, meme pour sa rpopularité, qu'il soit évident aux yeux de tout le monde que c'est V. M. qui nous inv.ite à donner notre démission. Il suffit qu'Elle me télégraphie en clair.

264

VITTORIO EMANUELE II AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, p. 202)

T. 23 settembre 1864.

Lo stato attuale di cose non potendo durare peflché troppo triste, la dnvito, Lei e i suoi colleghi, a dare le dimissioni.

265

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTt A VITTORIO EMANUELE II

(Ed. in MINGHETTI, p. 202)

T. Torino, 23 settembre 1864.

In obbedienza all'ossequiato dis!Paccio di V. M. depongo nelle sue mani la demissione mia e quella dei miei colleghi, pronti a rimanere al nostro posto sinché V. M. abbia nominato i nostri successori.

(1) I brani fra asterischi sono editi con qualche variante in CHtALA, pp. 742-751. In AVV esiste un'altra relazione ]n francese del Pepoli sui negoziati per la Convenzione di settembre, ed. in MoRI, pp. 482-489.

266

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

T. 382. Torino, 23 settembre 1864, ore 21,40.

S. lVI. a appelé le général La Marmora pour le charger de former un nouveau cJ.binet.

262

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA, AL FRATELLO GIOVANNI (AVV)

L. P. Torino, 23 settembre 1864.

I giornali ti avranno informato della nuova sventura avvenuta in piazza San Carlo, effetto delle cattive disposizioni militari che furono prese (1).

Immaginati, in simili frangenti, la ·posizione di un Governo che non è circondato che da nemici. Dopo ciò l'allarmatura era questa: o il Re poteva congedare il Ministero o noi, compiendo il nostro dovere, dovevamo ilnpedire a qualunque costo che la sommossa di una città prevalesse sui diritti del Parlamento che sono quelli dell'Italia. Noi son potevamo dimetterci, né ritirarci dinanzi la sommossa ed eravamo pronti a porre Torino in istato di assedio. Il Re mandò il Generale La Rocca a ·chiederci :la nostra dimissione. La nostra dignità ci consigliò ad esigere un invito formale a dimetterci.

Il Re chiamò il Generale La Marmora. Questi senti che è ora impossHJIHe di rivenire sul trattato. Questo è il purtto capitale. Se La Marmora accetta il Ministero e il Trattato è la soluzione migliore. La cosa si fa, e si fa da chi è in condizioni migliori di quelle in cui noi siamo. 1>'Ia sinché il nuovo Ministero non è fOirmato e non ha fatto conos,cere che intende cnnservare la convenzione per Roma, bisogna che la stampa delle altre città, e di Milano specialmente, faccia sentire un linguaggio calmo, ma fermo, assai fermo. Perché qui non si facciano illusioni. Intenditi colla Perseveranza e, se credi, anche col Pungolo.

Per parte mia ho la coscienza tranquilla. Ce ne andiamo dopo aver fatto

fare un passo all'Italia e i nostri stessi avversari non sono più in grado di di

struggere l'opera nostra.

(1) In una lettera al re di Prussia datata 28 settembre 1864 Usedom scriveva: • Plus on approfondit ici les événements du 21 et 22 Septembre. plus il devicnt évident que l'élément révolutionnaire. proprement dit, y était pour peu de chose. C'était une émeute nonpolitique. créée par des sentiments d"intérét froissé et une ;ndignation gér.éralement répandue. L'autorité l'a combattue en révolution: on a fait des martyrs et le contre-coup a ét(; fatai au ministère. Le parti vraiment révolutionnaire n'avait pas eu le temps de se donner rendez-vous ici, car à Turin méme il existe à peine •.

268

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, MINGHETTI, AL PRIMO AIUTANTE DI CAMPO DEL PRINCIPE DI PIEMONTE, THAON DE REVEL

T. 383. Torino, 24 settembre 1864, ore 13,35.

A la suite de la nouvelle dont j'ai eu l'honneur de vous: prévenir par ma dé~che antérieure, une vive agitation s'est manifestée à Turin, d'abord et principalement dans les dasses élevées et moyennes, ensuite dan:s le peuple. Pendant cleux jours il y a eu des manifestations et attroupements. Malheureusement dans chacune des cleux soirées il y a eu aussi collision entre les troupes et les émeutiers avec des morts et des blessés.

Le général Della Rocca avait le commandement et la direction générale des mouvements de la troupe. Hier matin la ville était calme.

S. M. a invité le ministère à donner sa démission et a fait appeler le général La Marmora pour composer le nouveau Cabinet. Dans toutes les autres parties de l'Ital.ie Ja nouvelle du traité a été reçue avec ila plus vive satisfaction. Cec!i forme la difficulté de la situation. Le général La Marmora, avec lequel j'ai eu une conférence me parait la comprendre parfaitement. La ville de Turin est, aujourd'hui, complètement tranquille. S.M. est arrivée cette nuit. Elle croit qu'il n'y a pas Iieu à changer les dispositions du voyage de S.A.R.Je prie S.A. vouloir agréer les sentiments de mon profond dévoùment.

269

IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, A NAPOLEONE III (AP)

L. P. 24 settembre 1864.

Le Ministère est tombé devant l'émeute d'une ville, devant la révolte de l'es.prit municipal; tandis que de toutes les autres pa,rties de l'Italie arrivaient d'excellentes nouvelles.

C'est un désastre .pour le Gouvernement qui laisse ainsi violer les principes d'ordre par la populace.

Je déplore qu'un général ait accueilli ce triste partage.

Pour ma rpart je crois que les Provinces forceront la capitale à ratifier et à S::lluer le traité.

lei on accuse le Ministère d'avoir promis à Votre Majesté de violer la

liberté; de vous avoli[' promis de vous céder le Piémont ou tout au moins la Va11ée

d'Aoste.

Il n'y a pas cl'absurdité qu'on ne fasse valoir contre le Ministère.

Pour ma part je suis tranquille: le traité était un pas immense que l'Italie

venait de faire dans la voie de son unité.

On m'accuse ici pour ma part d'etre le docile instrument de V.M. Vous

savez Sire, si je Vous ai toujours parlé avec loyauté et franchise et si j'ai jamais transigé avec mon devoir. Mais cette ac·cusation ne me troubJ.e pas parce que ma conscience est tranquille.

Cependant j'ose adresser une prière à V.M. Une des raisons qui agitent l'Italie c'est le soupçon que Vous voulez renverser l'unité, que Vous etes fédéraliste.

Sire, un mot que Vous m'adressiez, où Vous reconnaissiez qu'à l'heure qu'il est il n'y a ·pas d'autre solution pour l'ltalie que l'Unité, aurait ici un retentissement immense et serait un baume à ma douleur.

Sire, pardonnez-moi ma hardiesse... (1).

270

IL PRIMO AIUTANTE DI CAMPO DEL PRINCIPE DI PIEMONTE, THAON DE REVEL, AL MINISTRO DELLA CASA DEL RE, G. NIGRA (2)

T. 858. Londra, 26 settembre 1864, ore 23,30 (per. ore 9,05 del 27).

Par suite des douloureux événements survenus à Turtn S.A.R. désirerait rentrer en Italie. Il en demande autorisation à S.M.

271

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

(AVV)

L. P.RR. Torino, 26 settembre 1864 (3).

In attesa della discussione che avrà luogo nel parlamento sulla Convenzione del 15 settembre corrente relativa alla cessazione della occupazione francese in Roma, stimando che possa tornarle utile di avere sott'occhio i particolari delle trattative ne' quali io ebbi qualche parte, li ho raccolti in questo scritto che mi pregio di rassegnarle.

Anzitutto mi occorre parlare della conversazione che io ebbi in Vichy con

S.M. l'Imperatore Napoleone.

Recatomi a Vichy sul finire del mese di Luglio p.p. per farvi i bagni, l'Imperatore mi fece l'onore d'invitarmi a colazione dopo la quale S.M. si degnò intrattenersi lungamente con me pal"llando più specialmente dehle cose d'Italia alle quali mostrò di portare un vivo interesse. Io portai particolarmente il discorso sull'armata tanto di terra che di mare, onde persuadere l'Imperatore che queste colonne fondamentali della nostra indipendenza erano oramai saldamente impiantate e che la .guerra stessa del brigantaggio non era stata inutile per cementare i diversi elementi che le compongono.

Quindi io esposi come l'Halia avendo consacrato questi ultimi anni a costituirsi amministrativamente e militarmente trovavasi a fronte di tre :principali quistioni la di cui soluzione importava al suo avvenire; le quistioni cioè: Veneta, Romana e finanziaria. Quest'ultima, dissi, è intimamente collegata colle altre;

il paese, per ricostituire la sua finanza non potrebbe come lo vorrebbero alcuni, rmunziare all'armata, riducendone soverchiam.ente i quadri, senza dichiaT&re la propria impotenza, abbandonare le sue più legittime aspirazioni e rinunziare al rango che ha sa:puto conquistare fra le naZJioni Europee.

La quistione Veneta, neLlo tStato attua,le delle cose, non poteva vincersi che colle aTmi, ma il tentarla isolatamente, senza alleanze, e senza probabilità di successo s&rebbe mettere imprudentemente a repentaglio le sorti dell'Italia. La soluzione della quistione Veneta potev&Si però tenta,re col pericoloso sussidio della Rivoluzione la quale ~P!Poggiata ad un esercito di 350/m soodati e ad una flotta imponente sarebbe in grado di sconvolgere l'Europa, trascinare a conseguenze inaspettate senza però, a dir vero, assicurare l'indipendenza dell'Italia. Tali tentativi non erano fuori di probabilità ove il potere fosse caduto in mani del partito d'azione, il che avverrebbe inevitabilmente qualora la qu1stione Romana almeno non fosse prontamente sciolta. Tale soluzione stava in mani del Governo francese. L'Imperatore rispose vedere che senza dubbio, v'era qualche cosa da faTe per l'Italia. Che in quanto alla quistione Romana egli certamente desiderava ritirare le sue trup,pe da Roma se non vi facesse ostacolo la dichiarazione fatta da Cavour ed accolta dal Parlamento, che quella città era la Capitale d'Italia. Abbandonare Roma in tale condizione di cose verrebbe dai Cattolici considerato come un tradimento verso il Pontefice. La dichiarazione fatta dal Ministero e dal Parlamento che non si voleva andare a Roma se non coi mezzi morali era insufficiente, p<1iché e Parlamento e Ministero erano soggetti a cambiare ed il Governo poteva cadere in mani d'uomini aventi intendimenti ben diversi dai nostri. In 'conseguenza era d'uopo che il Governo francese avesse dal nostro qualche ·garanzia più reale che non si sarebbe usato violenza contro l'autorità Pontificia. Ripol'tai questa conversazione al nostro collega il Comm. Minghetti. Poco dopo io fui richiamato in tutta fretta in Torino. In quel :llrattempo, il Ministero, viste le buone disposizioni dell'lmjperatore, aveva mandato a PaTigi il Marchese Pepoli affinché di concerto col Comm. Nigra aprisse nuove trattative per il ritiro delle truppe francesi da Roma. Risultato di quei negoziaM fu il progetto di convenzione riportato dal Mru-chese Pepoli in virtù deìlla quale il Governo francese avrebbe acconsentito a richiamaTe il suo cor,po d'occupazione ove fosse stato entro sei mesi operato il trasporto della Capitale

del Regno fuori di Torino.

Mentre il Consiglio dei Ministri non esitava ad accettare, in massima, il progetto di convenzione, non isfuggiva però la gravità della clausola relativa al repentino traSiporto della Capitale, quantunque un tale trasporto fosse già stato oggetto di serie preoccUIPazioni per motivi militari.

Epperciò io fui incaricato di recarmi a Parigi con una lettera di S. M. all'Imperatore onde avere alcune spiegazioni sulla portata della Convenzione e tentare di modificare la condizione relativa alla Capitale, ottenendo almeno acchè

il trasporto fosse differito a due anni nel mentre che si effettuava !l'evacuazione

francese, oppure che l'interpretazione di tale ·Condizione fosse fatta in modo da

non sconvolgere l'amministrazione nè turbare improvvisamente i gravi interessi

della città di Torino.

Il giorno stesso del mio arrivo a Parigi, io ebbi l'onore di essere ricevuto da S. M. l'Imperatore al quale dopo di aver consegnato la lettera del Re, esposi l'oggetto deLla mia missione. Non tralasciai d'insistere sopra Je difftcoltà, anzi sulla impossibilità di un traslocamento immediato di tutti gli ordini amministrativi che sono inerenti alla sede di una Capitale, e sui riguardi che erano dovuti ad una città come Torino così benemerita dell'Italia tutta. In conse,guenza credei di dover proporre diversi temperamenti fra i quali io accennavo alla possibilità, suggerita da alcuni, di trasportare successivamente, ad ogni legislatura, la sede del Parlamento nelle principali città dello Stato senza muovere la sede delle amministrazioni primarie. Di questo sistema si avevano esempi nella antica confederazione Elvetica e più particolarmente nel Regno dei Paesi Bassi, pl'ima della ,sepa,razione del Belgio dall'Olanda.

Ma un tale sistema parve all'Imperatore impraticabile, e sovratutto mancare di queUa stabilità nella quaie egli riponeva 1la garanzda richiesta per il ritiro delle sue truppe da Roma. Allora io credetti di dover insistere affinché il trasporto della CapitaJe fosse differito sino a due anni occhè almeno, nella intel'pJ:etazione di tmspm·to della Capitale, s'intendesse che desso fosse lega:lmente effettuato quando sarebbe trasportata la residenza ufficiale del Re e la sede del Parlamento. L'Imperatore rispose che ne avrebbe conferito coi suoi Mintstri. Egli manifestava nuovamente la impossibilità in cui egli era di ritirare le sue truppe da Roma, se non gli si presentava qualche garanzia contro ogni atto di violenza verso l'Autorità Pontificale. Il trasporto della Capitale gli sembrava finora, il solo mezzo proposto che raggiungesse lo scopo. In quanto poi alla scelta della Città destinata a Capitale ciò era questione in cui egli non entrava e che, di sua natura. era esdusivamente di competenza del Governo Italiano.

Pochi giorni dopo questa udienza dell'Imperatore, io ebbi a St. Cloud un primo colloquio col Signor Drouyn de Lhuys che era stato a Parigi. Essendo egli ripartito di nuovo, io non ebbi con lui che alcuni giorni dopo una seconda conversazione nella quale discussi assai lungamente i particolari del progetto di evacuazione. La proposta di rimandare a due anni il trasporto della Capitale purché però avesse luogo effettivamente prima dello s,gombe.ro totale delle truppe francesi, venne, sulle prime, da quel Ministro allontanata. Restava adunque la interpretazione legale da darsi all'atto del trasporto ed all'epoca dalla quale dovevano decorrere i due anni chiesti dal Governo francese per il ritiro delle sue truppe. Ma scorgendo nel modo di vedere del Signor Drouyn de Lhuys l'origine di molte difficoltà neJl'appJicazione della Convenzione, credetti opportuno di recarmJ presso il Signor Rouher, MJn~stro di Stato, che io sapeva propenso al scioglimento de1la questione Romana. ~uell'illustre uomo dd stato insistette anzitutto sull'urgenza di venke ad una pronta soluzione di quell'affare, poiché l'oggetto dei negoziati in corso cominciava a trapelare ed ove fossero meglio conosciuti avrebbero provocato violente opposizioni tali da com

promettere l'esito della questione. Io non ebbi difficoltà a persuadere il Signor Rouher della necessità di portare nella .convenzione dei temperamenti tali da rend&ne l'appHcazione facile, efficace da ambe le pa:rti senza recare un disturbo trop[po repell(tino ne~li o~dini almministrativi nè agl'interessi della Città di Torino. Così egli mi promise d'inte~orre i suoi uffici presso l'Imperaltor;e, onde ottenere che s'intendesse trasportata legalmente la Capitale quando fosse effettuato n trasporto della residenza ufficiale del Re e della Sede del Parlamento e del Corpo diplomatico, e che il tempo per l'evacuazione di Roma decorresse dal g1iorno della Convenzione od almeno dal giorno della promulgazione del decreto di trasporto. lo ebbi ancora una udienza di congedo dell'Imperatore che mi aveva incaricato di una lettera per il Re. L'Imperatore si mostrò come sempre molto benevolo per noi. Fece intendere che non esercitava pressione di sorta sopra di noi per potere ll'iUrare le 1sue truppe da Roma, ma che trovava nel traspo.rto della Capitale e nella promessa di non usare violenza contro il Governo del Papa motivi sufficienti per sgomberare il territorio Romano senza che lo si ·potesse accusare dii abbandonare il Pontefice. In quanto all'atto !stesso del trasporto della Capitale gli bastava 'che i poteri fondamenta,Li dello Stato fossero installati, ciò che rifletteva l'amministrazione era cosa meramente interna ed in fuori di sua spettanza. Portai l'attenzione dell'Imperatore sopra un attacco possibile dell'Austria 1senza provocazione per parte nostra, od un tentativo di quella potenza per ~surrogarsi a'i Francesi nella occupazione Romana. e domandai se in quei ca:si l'ItaJ:ia, poteva contare sull'appoggio della Francia. L'Imperatore mi rispose che tale promessa di appoggio non poteva risultare dalla Convenzione; ma che l'appoggio della Francia dn tali eventuaiità doveva risultare dai principi stessi che informano la sua politica, che riguardo alla occupazione Romana per parte dell'Austria, ;poiché la Francia abbandonava Roma per ubbidire ai principii di non rintervento e di nazionalità da essa proclamati non si poteva supporre che lasciasse da altri violare quei medesimi principii. Non ho bisogno di aggiungere che in tutte le <convemazionii che io ebbi fu se~re inteso che la parola eva

cuazione di Roma significa evacuazione del territorio pontificio.

Tale è la esposizione succinta delle cose relative alla Convenzione del 15 Settembre nelle quali io ebbi parte, che già partecipai al Comm. Minghetti con parecchi dispacci e che ebbi l'onore di svolgere di viva voce in seno del Consiglio ai miei Colleghi.

Le rassegno confidenzialmente questo scritto rper l'uso riservato che crederà di doverne fare.

(1) -In AP si conservano anche una Lp. di Pepoli al Principe Napoleone del 23 settembre, ed una del Principe Napoleone a Pepoli del 25 settembre, che non sì pubblicano. (2) -Trasmesso tramite la legazione a Londra. (3) -La lettera reca questa data ma fu redatta successivamente e inviata allegata a una l.n. dì Menabrea a Visconti del 17 ottobre (A VV) che inizia così: « Giusta il desiderio che Ella mi manifestava prima della nostra separazione. le r~_s,e~no qui unito un rapporto sulla parte da me presa ai negoziati relativi alla Convenz~one del 15 settembre. Ciò P<>trà servirle nella discussione per precisare alcune particolarità. Non converrebbe che quel rapporto fosse reso di pubblica ragione imperocché esso conttene alcune cose che riguardano le persone e che sarebbe indiscrezione di fare conoscere •.
272

IL CONTE CSAKY AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTEHI, CERRUTI

L. P. Genova, 26 settembre 1864.

Profitant de la permission que Vous avez voulu m'accorder, je m'adresse à Vous tout confidentiellement pour Vous prier de nous donner quelques renseignements sur ces derniem événements, et sur refiet qu'ils produdront probablement sur la marche de nos affaires.

Nous avons reçu de notre Comité une dépeche très-pressante dans laquelle on nous exprime les facheuses et douloureuses impressions que les premières nouvelles de Turin ont produites, et les craintes qu'on a de voir entravées nos affaires; 'la lsuirte des événemenrts a du naturelJement augmenter encore les appréhensions déjà assez fortes.

Après avoir reçu cette dépeche nous avions l'intention de nous adresser immédiatement au Gouvernement par télégramme chiffré, mais ayant appris en meme teiiljps la démission du ministère, nous avons cru qu'une pareille démarche serait inuthle peut-etre meme intempestive.

C'est donc à Vous M. le Commandeur que nous avons recours, connaissant Vos si:mpathies, leSi nobles et chevaleresques sentiments qui Vous animent, et les princli;pes qui Vous gutdent, nous sommes (pielìSUadés <que dans la ISituation dif:ticile dans il.aquelle nous nous trouvons, Vous voudrez bien nouis paTler non comme membre du gouvernement, mais comme patDiote et ami de la cause commune de nos patries, et nous dire ce que nous pouvons attendre du nouveau ministère et que<1le condudte nous devons suiv,re pour lsauvega['der les graves intél'ets qui nous sont confiés.

Veuihlez prendre en considération l'inquiétude dans ,laque1le nous, et ceux du pays se trouvent, et ayez l'extrème complatsance M. le Commandeur de nous donner les nouvelles les plus IPr€1.>\Santes par télégraphe, les rensei'gnements détaillés par lettre, pour que nous puissions les remettre à nos amis, et calmer ainsi la fermentation des e~its, causée toujours par l'incertitude.

Je sais bien que dans ce moment Vous etes oCCUipés d'autres affairels, pourtant, vu l'extrème importance et urgence, je dois Vous parler M. le Commandeur, de deux 'choses: l. M. Scovasso est-iii parti? ou partira-t-il? notre envoyé doit etre depuis le 20 à Belgrade, il faut absolument que nous ilui envoyons san's retard des instructions, sans quoi apprenant les événements de Turin il ne saura plus à quoi se tenir.

2. Si on ne veut pas pevdre les 8800 fusils qui sont à Schaffhouse et la caution de 50.000 fancs, il faut ou payer entièrement la société industrieUe suisse le 7 Novembre 1864 152.196 fr. 86 c. et désigner la personne à laquelle les armes doivent etre remises, ou bien il faut accepter l'arrangement que le général Klapka a fait avec la société industrielle suisse, et suivant lequel on payera le 15 novembre 1864: 50.000 fr. le 15 fevrier 1865: 50.000 fr. et le 15 mai 1865: 52.196 fr. 86 c. -les al'mes resteront en dépòt chez la société jusque le dérnier payement sera effectué -a,près le changement du ministère la société ne sera peutetre pas auslsi accommodante, c'est donc très important que nous puissions si<tòt que poosible arranger cette affaire -j'ai adressé le 21 de ce mois à M. le Chevalier Artom une lettre détaillée sur cette affaire, mais il n'aura plus eu le temps d'en rapporter au Ministre.

Connaissant la fermeté de Votre caractère et le point de vu élévé duquel Vous traitez les affaires, je suis persuadé, que meme dans le trouble actuel Vous saurez M. le Commandeur amener la solution des questions que j'ai l'honneur de Vous soumettre.

Excusez la franchdse avec ilaquelle je Vous parle M. le Commandeur, elle peut Vous donner la mesure de la confiance et de l'estime que la loyauté et la dignité avec la quelle Vous nous avez toujours traité nous a inspiré.

273

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 860. Costantinopoli, 27 settembre 1864, ore 14,50 (per. ore 15,35).

Aali. pacha m'ayant fait connaitre que la seule concession qu'il pouvait me faire était ·celle de me communiquer of:lìioiellement .protocole pour affaire Li:ban avec les autres pièces sans m'admettre à le signer, chev. Vernoni lui a remis hier ma 1protestation d'après les instructions de V. E. (1).

274

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL PRIMO AIUTANTE DI CAMPO DEL PRINCIPE DI PIEMONTE, THAON DE REVEL (2)

T. 387. Torino, 27 settembre 1864, ore 15,45.

Turin est complètement tranquille et dévoué au Roi. Général La Marmora s'occupe de fm~mer le Caminet. La situation n'offire aucun sujet d'inquiétude.

275

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

T. 861. Tunisi, 27 settembre 1864, ore 20 (per. ore 4,20 del 28).

Les escadres française et italienne, et frégate avec Commissaire tul'c partent aujourd'hui à 2 heurs de l'après-midi. Comte Albini m'a communiqué hier au soir seulement la négociation relative au départ des Escadres, et sa lettre m'est pa.rvenue ce matin à 10 heures. Je ferai parvenir à V. E. ce curieux

• Credo dovere riferire testualmente le parole dettemi in questa occorrenza dall'Incaricato d'Affari Britannico Lord Russell m'a-donné pour instructions de déclarer à S. A. Aali Pachà que le Gouvernement Britannique comptait pour un grief de plus envers la Sublime Porte l'exclusion du représentant Italien des arrangements pour la réorganisation du Mont Liban •.

document avec ma réponse par le premier courrier (1). Amiral anglais avec un vaisseau à 3 ponts et une Corvette reste en rade à l'étonnement général et au grand regret du Consul de France.

(1) Con R. 59 del 28 settembre, ed. in LV 8, pp. 331-336 Greppi trasmise copia della protesta rimessa ad Alì pascià. Si pubblica qui il seguente brano del R. 61 del 12 ottobre:

(2) Trasmesso tramite la legazione a Londra.

276

IL SEGRETARIO DELLA LEGAZIONE A LONDRA, MAFFEI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA (AVV)

L. p. Londra, 27 settembre 1864.

~pero che Ella non avrà a male se .prendo ·la libertà in que-sti gravi momenti di venivle ad esternare il vivo sentimento di rammarico che provo pei tristi fatti che ebbero luogo a Torino e che ispirarono a Sua Maestà la risoluzione di formare un nuovo Ministero.

Per ·me, Piemontese di nascita, riesce doppiamente doloroso dd vedere ila Capitale delle antiche Provincie assumere un'attitudine che ri·sveglierà, purtroppo, il risentimento del resto d'Ital.ia e che avrà per funesta conseguenza di distruggere, mercé un solo atto di incollJSideratezza, la bella fama di cui godeva il Piemonte. Qui non havvi che una voce generale per biasimare questi eccessi e per esprimere il rincrescimento che è da tutti provato nel vedere a ritirarsi i Ministri che sono riusciti a far entrare finalmente il paese 1in una nuova importantissima fase, la cui realizzazione era cotanto riputata difficile.

Odo Russell che vedevo l'altro giorno e che a lun,go mi parlava di questa quistione, mi diceva che per la conoscenza che aveva del Governo pontificio, l'effetto che la recente convenzione coJ.la Francia sarà per avere tanto in Roma come nelle Provincie ancora sottomesse al dominio del Papa, sarà immenso. Ma però non mi dissimulava quanto dispiacere risentisse nel vedere ora a cadere il Gabinetto che ne era stato l'autore. Mi mostrava quindi la lettera che a questo riguardo, gli sm·.iveva suo zio Lord Russell, dd cui già il Mar:chese d'Azeglio le telegrafava 11 contenuto, ed in cui g,u dava istruzioni per affrettare il suo ritorno a Roma, estesamente palesandogli la sua soddisfazione per il felice risultamento ottenuto dai negoziati intrapresi dal Governo del Re, nonché per la risoluzione presa di tra51Portare la Capitale nella città che, dopo Roma, riunis·Ce maggiori titoli per essere il centro del Regno italiano. A questo propO!sùto non posso a meno che di richiamare alla memoria della S. V. quai_lto avevo l'onore di scriverLe dopo la mia visita a WobUJI'n Abbey, riguardo aH'opinione che Lord Russell mi esternava sulla convenienza di trasferire la capitale da Torino a Firenze. In questa o·ccasione, ignaro come ero delle trattative che avevano luogo tra il Gabinetto di Torino e quello di Parigi per l'eva·cuazione di Roma, io facevo osservare, come Ella sa, a Lord Russell, l'inopportu!l.ità che vi sarebbe stata a prendere una tale risoluzione, senza collegarla con qualche gran fatto, che giustificasse l'apparente rinuncia di Roma. Tengo però a giustificarmi ai di Lei occhi e spiegarLe il vero senso delle mie parole. Nessuno più di me applaudisce ad una determinazione che è così eV'identemente nell'interesse del paese e che

costituisce il fatto più importante che sia avvenuto in Italia dall'epoca delle annessioni. Ma in quel momento, p!rivo di informazioni e non sapendo quali fossero le intenzioni del Governo, cl'edevo bene di m valere una tale considerazione. Le assicuro che vorrei trovarmi ora a Torino per cercare, invece dei tanti proclami inconcepibili che si sono fatti in questi ultimi giorni, di iniziarne uno in cui si spiegélisse ai miei ,concittadini ·che l'istante è venuto di mostrare che realmente si ama il.'ltalia!

Prima di prendere da Lei commiato, mi permetta Signor Cavaliere che Le esprima la mia riconoscenza per le tante prove di benevolenza dalla S. V. costantemente usatemi, ed il desiderio che ho ad un tempo vivissimo di trovarmi presto nuovamente collocato sotto ai di Lei ordini.

Ora che sono sul punto di perdere in. Lei un amico ed un protettore, non so che cosa sarà per succedere di me; qualunque sia però la sorte che mi toccherà, La prego di non 1scordare che in ogni circostanza mi reputerò feHce di poterLa servire se mi crederà capace di tanto, e mi consideri ognora...

Qui ull!ito Le invio la traduzione della lettera che Lord Palmerston rivolse al Marchese d'Azeglio, in risposta alla comunicazione che questi gli faceva della conclusione della convenzione colla Francia. Il Marchese me la fece fare, suppongo per mandarla alla S. V. Ma intanto finché Ella non l'abbia ufficialmente da lui ricevuta, la prego a non far uso di questa, onde non compromettermi.

ALLEGATO

PALMERSTON A D'AZEGLIO

(AVV; ed. in un'altra traduzione in MINGHETTI, pp. 204-205)

Broadlands, 25 settembre 1864.

Vi sono molto riconoscente per la Vostra lettera e mi rallegro per l'accomodamento che quella mi annunziava. Le difficoltà della posizione erano grandi e l'accordo fatto è buonissimo, c devo confessare essere esso molto migliore di quello che avrei creduto possibile. È un oggetto di prima importanza per l'Italia che le truppe francesi escano dal paese e, se ciò è lealmente eseguito in due anni, non potete lagnarvi pel ritardo. Io certamente non attendevo così presto l'evacuazione del territorio romano. Le tradizioni storiche senza dubbio alcuno indicano Roma come la vera capitale d'Italia, ma mettendo da parte queste tradizion!, Firenze è certamente per molti riguardi più conveniente per essere il Quartiere generale del Governo italiano. Gli impegni presi dal Vostro Re di non attaccare Roma e di non permettere che delle bande di volontari ne facciano altrettanto, erano naturalmente inevitabili, e saranno senza dubbio mantenuti; e se il Papa si procura un buon esercito di Francesi, Spagnuoli, Belgi ecc., e abbastanza danaro per pagarìi, potrà egli per un tempo considerevole comprimere lo scontento degli abitanti del paese governato in suo nome. Ma a meno che il suo sistema di amministrazione non si migliori es,senzlalmente nessuna Potenza al mondo impedir potrà, che villaggi e città si separino man mano dalla sua autorità, e i preti, anco in Roma, incontreranno per ciò gravi difficoltà.

Tutto compreso mi congratulo molto sinceramente con Voi di questo fatto che nuò es:;ere considerato in verità come un grande avvenimento.

(1) Non si pubblica un R. confidenziale s.n. del 28 settembre di Gambarotta con lagnanze per il contegno tenuto da Albini.

277

IL MINISTRO RESIDENTE A CA:RLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 862. Carlsruhe, 28 settembre 1864, ore 15 (per. ore 20,30).

Le Grand-Due de Baden revenu avant-hier au soir vient de me féliciter pour la Convention franco-italienne. S.A.R. regrette la trqp courte visite de notre prince royal. A cette audience particulière, S.A. m'a laissé entrevoir l'e~oir et le désir d'un rarpprochement entre l'Allemagne, la France et la Prusse, et de la rprobabilité d'une rencontre entre Napoléon III ,Alexandre II et Roi de Prusse à Baden, à l'occasion de la venue de l'Im:pératri~e des Français, attendue ici le 9 ou le 10; il espère aussi la visite de l'Impératrice des F:rançais à l'Impératrice de Russie à Darmstadt et l'adhésion de l'Empereur Napoléon à cette v-istte. GrandDue de Baden a ajouté que l'ailliance du Nord n'existe pa:s. S.A.R. espère la prochaine reconnailssance de l'Italie par la Bavière dont il est question dlans ma confidentielle 23 (1).

278

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

T. 389. Torino, 28 settembre 1864, ore 23,35.

Riconvocazione parlamento differita sino al 24 ottobre per dar tempo com

pletare nuovo ministero e preparare lavori legislativi. Sella, Petitti, Jacini,

Lanza, fanno 1pa'rte del nuovo Gabinetto (2).

Ministère accepte traité avec la France et transport Capitale, seulement il

tachera atténuer perturbations intéréts dans l'application .

279

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 866. Londra, 29 settembre 1864, ore 18,20 (per. ore 21).

Mon es,pion habituel ,affirme que Mazzini partira peut-òtre meme dès ce soir ;pour Florence dans le but d'y établir un centre d'action. Je ferai mon possible pour le vérifier.

(1) -Cfr. n. 244. (2) -Questa prima parte del telegramma fu trasmessa in chiaro.
280

ISTRUZIONI DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

Torino, 29 settembre 1864.

l • Di chiedere al governo dell'Impe,ratore dei FTancesi se l'articolo del protocollo segreto non debba essere interpretato in guisa che il termine di sei mesi in cui il trasporto della Capitale si debbe effettuare abbia principio dal giorno in cui la convenzione avrà valore esecutorio, cioè dal .giorno in cui la traslocazione deHa capitale 1saTà decretata. H Governo italiano crede che questa interpretazione sia la sola possibile dal momento che la traslocazione della Capitale non può esseTe decretata che dopo una legge sancita dal Parlamento.

2• Di fare osservare al Governo dell'ImperatoTe che ammessa la interpretazione di cui sopra la tTaslocazione effettiva della Capitale non può materialmente aver luogo in guisa che il fatto ·conisponda al nome, se non verso l'autunno del 1865, e di chiedere quindi se non varrebbe meglio portare a nove mesi il termine di mesi sei di cui all'articolo del pa-otocollo segreto.

a• E' formalmente inteso che nulla si chiederà che valga a far differire lo sgombro delle truppe francesi da Roma oltre al termine fissato nella Convenzione del 15 settembre 1864.

In appoggio di queste istruzioni si può osservare:

l • Che la discussione si farebbe tranquillamente in Torino con grande vantaggio non soilo dell'Italia ma ancora della tesi che s01stener debbe l'Imperatore, cioè, che in Italia si sanno rispettare le leggi ed i trattati quand'anche Tiguardino il Papa.

2• Si torrebbe Torino dall'influenza del partito d'azione.

281

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

N. 878, ANNESSO CIFRATO (1). Berlino, 30 settembre 1864 (per. il 4 ottobre).

Si la Convention franco-italienne a prodùit à Vienne d'étonnement, ici, par ce qu'on peut voir est envisagée avec un dépit véritable; à l'égard de la France, on voit que Napoléon s'est débarrassé du Mexique en adossant la traite à un archiduc et que la Convention aduelle est un déga,gement dans la question romaine; à l'égard de l'Italie si cette Convention est franchement acceptée par

l'Autriche alors cette puissance échappe à la Prusse, car la Prusse tient l'Autriche par l'Itallrie, si au contmire l'Autriche en fait prétexte pour rompre, les engagements de la Prusse sont trop récents pour qu'on craigne pas de devoir devenir partie intéressée dans la question (1).

(1) Al R. 13, non pubblicato.

282

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 391. Torino, l ottobre 1864, ore 15,15.

Aux instructions que nous vous avons données (2) ajoutez comme argument di9lomatique pour obtenir délai au transport de la Capitale la possibilité que le ministère croit convenable consulter pays par nouvelles élections.

283

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 867. Londra, 1 ottobre 1864, ore 17,35 (per. ore 20).

On m'assure qu'un nommé baron Guttedon et M. Schmid partiraient ce soir pour l'Italie porteurs de 72/m ducats pour les comités bourboniens de Naples. Il est probable que oes deux individus surtout le premie,r voyageront avec des faux noms. J'envoie détails par la poste (3).

284

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 868. Parigi, 1 ottobre 1864, ore 20,40 (per. ore 21,55).

J'ai eu aujourd'hui long entretien avec M. Drouyn de Lhuys; je l'ai trouvé extremement opposé à toute idée de modification quelle qu'elle soit. Je veT~rai Empereur, j'espère le trouver en mei1leures dispositions ma1s je crois impOSISible obtenir les 9 mois. Il faudra se contenter d'obtenir la première partie des instructions, si nous y ·panriendrons. Je ferai le possible pour y réussir.

• Se il partito austriaco rimase profondamente commosso dalla Convenzione del 15 Settembre, scorgendo in quella una prova certa di non lontana guerra, il partito liberale germanico, quello che con noi divide le aspirazioni e le tendenze, si rallegra di vederci in tal modo inoltrare verso la ,definitiva sistemazione dell'Italia e trionfare col principio della Nazionalità.

Riservandomt di esattamente indagare gli effetti che può produrre nel suo sviluppo la presente convenzione, mi faccio un dovere di ragguagliare in oggi V. E. che dietro infol"mazioni attinte a fonte sicura, l'Austria se non vede di buon occhio questa novella provadella cordialità che esiste tra l'Italia e la Francia, continuerà, ciò malgrado, a seguire quella politica di osservazione e di aspettativa che la guidò sinora sia verso l'una che l'altra di questedue Poten..ze ».

(1) Si pubblica qui un brano del R. 62 di Centurione, Francoforte, 30 ottobre:

(2) -Cfr. n. 280. (3) -Cfr. R. confidenziale 44, pari data, che dà anche notizia della partenza per Genova di alcune casse d'armi destinate al partito d'azione.
285

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO

T. 393. Torino, 2 ottobre 1864, ore 21,30.

Veuillez me télégraphier les informations que vous pourrez recueillir sur la mission de lord Clarendon à Vienne.

286

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALLE LEGAZIONI, AGLI AGENTI E CONSOLI GENERALI AD ALESSANDRIA D'EGITTO, BRUNO, A BUCAREST, STRAMBIO, E A TUNISI, GAMBAROTTA, E AL CONSOLE GENERALE A BELGRADO, SCOVASSO

CIRCOLARE CONFIDENZIALE. Torino, 2 ottobre 1864.

Le Ministère que j'ai l'honneur de rprésider a fait connaìtre officiellement ;au rpays qu'il accepte la Convention conclue le 15 Septembre dernier avec le .Gouvernement Impérial de France pour l'évacuation du territoire Romain par les troupes Françaises, et le .projet arreté par le Ministère précédent et notifié .au Gouvernement Franca'is de transporter à Florence le siège du Gouvernement du Roi. Je crois utile de vous donner qualques éclarcissements sur le caractère de -ces accords et sur les motifs qui ont décidé le Gouvernement de S.M. à y

Eouscrire.

Vous n'ignorez pas, Monsieur, que depuis pJusieurs mois le Gouvernement du Roi avait ouvert avec celui de S.M. l'Empereur de nouvelles négociations dans le but de régler les questions relatives à l'occupation de Rome. Le Gouvernement Français avait toujours admis que l'occupation de Rome par ses troupes n'avait qu'un caractère provisoire, et de son còté, le Gouvernement italien avait déclaré .en principe qu'il était pvet à ·accorder les garanties nécessaires pour assurer au Pape une situation où il ne tint qu'à lui de se mettre d'accord avec ses sujets. L'urgence d'un règlement de 'cette importante question était explicitement reconnue par les deux Gouvernements. D'une part, la France avait pu se convaincre, d'après l'accueil peu favorable qu'avaient reçu à Rome ses conseils et ses tentatives d'arrangement, que le fait méme de l'occupation était inutile, si non nuisible au succès de la politique de conciliation dont s'inspirait l'Empereur; de l'autre, le Gouvernement du Roi ne pouvait se dissimuler la gravité des complications qui pouvaient se produire si les deux Gouvernements remettaient indéfiniment de s'entendre sur la cessation de l'occupation Française.

Des négociations s'engagèrent donc entre le Gouvernement du Roi et celui de l'Empereur sur la base du principe de non-intervention appliqué au territoire Romain. En adoptant ce point de départ pour la solution de la question Romaine, le Gouvernement du Roi était dans la logique des principes qui ont présidé à la reconstitution de l'Italie et il donnait en mème temps la preuve irrécusable de son esprit de modération et d'équité.

ll -Documenti diplomatico -Serie I -Vol. V

Sur ces entrefaites, les Conseillers de la Couronne ayant résolu, pour des.

raisons de stratégie et d'administration intérieure, de soumettre au Roi et au

Parlement le projet de transporter à Florence le siège du Gouvernement, ce

fait parut au Gouvernement Impérial de nature à convaincre que l'Italie re

nonçait à employer la force à l'égard de Rome. Les négociations devinrent dès

lors plus faciles, et les plénipotentiaires des deux puissances ne tardèrent pas

à convenir d'un arrangement dont voici la substance.

L'Italie s'engage à ne rpas attaquer le territoire actuel du S. Père et à em

pècher, mème par la force, toute attaque venant de l'extérieur contre le dit ter

ritoire. La France retirera ses troupes des Etats pontificaux graduellement et à

mesure que l'armée du S. Père sera organisée. L'évacuation devra néammoins

ètre accomplie dans le délai de deux ans. Le Gouvernement Italien s'interdit

toute réclamation ·contre l'organisation d'une armée papale, composée mème de

volontaires catholiques étrangers, suffisante pour maintenir l'autorité du S. Père

et la tranquillité tant à l'intérieur que sur la frontière de ses Etats, pourvu que

cette force ne puisse dégénérer en ~oyen d'attaque contre le Gouvernement

Italien. L'Italie se déclare prète à entrer en arrangement pour prendre à sa

charge une part rproportionnelle de la dette des anciens Etats de l'Eglise.

Tel est, Monsieur, les sens des accords que le Ministère qui vient de se reti

rer a conclus avec la France, et que le Cabinet actuel a délibéré de maintenir.

L'émotion qui s'est produite à Turin au premier moment par suite d'apprécia

tions incomplètes des résultats obtenus a amené des incidents douloureux; mais

la réflexion et le spectacle de l'approbation donnée dans toutes les provinces

de l'Italie à la Convention du 15 septembre à modifié déjà dans un sens favo

rable les dispositions des esprits en Piémont mème, et c'est avec une pleine con

fiance dans la sagesse des populations que les Ministres de S.M. appelleront sur

l'oeuvre de leurs prédécesseurs le jugement des Chambres.

Il me reste à vous faire observer, Monsieur, que la portée de la Convention dont il s'agit ne dépasse point celle des termes dans lesquels elle est conçue. Chacune des deux puissances contractantes a purement et simplement dégagé sa responsabilité, soit envers le Saint Siège, soit envers les Romains. Le Pape et ses sujets garantis désormais contre l'intervention de toute force extérieure, vont se trouver replacés dans les conditions normales où doivent exister vis-à-vis l'un de l'autre un Souvera.in et le peuple qu',iLJ. gouverne. Désorma•is les Romains serOIIlt les maìtres de leurs destinées, et le sort de la Cour de Rome ne dépendra plus que des conséquences de ses propres actes.

La Convention du 15 septembre ne resserre pas seulement les liens des deux Gouvernements amis; elle sera, j'en ai l'espoir, un gage de paix rpour l'Europe. Parmi les causes de complications qui pouvaient alarmer les intérèts attachés au maintien de la paix, l'application d'une politique d'intervention au territoire Romain n'était pas celle qui offrait le moins de perspectives inquiétantes. Par la Convention dont je viens d'avoir l'honneur de vous entretenir, la France et l'Italie, en s'interdisant à elles mèmes la faculté d'intervenir par la force dans les rapports entrre les Romains et ileur gouvernement ,ont écarté pour l'avenir toute raison d'ètre d'une intervention quelconque des autres puissanees à Rome, et la conséquence en sera, j'aime à le croire, que la question de Rome ne pourra plus ètre une source de conflits entre les gouvernements européens,

287

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, E AGLI .INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, RATI OPIZZONI, A FRANCOFORTE, CENTURIONE, E A PIETROBURGO, QUIGINI PULIGA

·T.(1). Torino, 3 ottobre 1864, ore 14,50.

J'attends avec impatience vos informations sur l'impression produite à Lon.dres (Francfort Berilin S. Pétersbourg) par la convention du 15 septembre.

288

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 870. Londra, 3 ottobre 1864, ore 13,10 (per. ore 15,20).

Hier j'ai été à ·la ·campagne chez lOII'Id Palmerston il a eu l'air d'ignorer que lord Clarendon a m1ssion à Vienne. Mes collègues n'en savent rien du tout. Je .crois que tout cela est très exagéré et que lord Clarendon revenant des eaux en .a profité pour voir les ministres autriehiens.

289

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESI-DENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 874. Parigi 3 ottobre 1864, ore 16,40 (per. ore 17,55).

L'Empereur consent à ce que le délai de six mois pour le transport de la ·Capitale commence à la date du décret. Nous avons échangé une déclaration en .ce sens que je vous enverrai demain par courrier avec une dépéche et détaills. L'Empereur consent également à ce que dans la publication du protocole on .efface le mot secret.

290

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 875. Londra, 3 ottobre 1864, ore 19 (per. ore 21).

Je présume que mon télégramme du 24 septembre (2) est parvenu au Minìstère. Une expédition de dépeches à ce sujet est partie ce soir et j'en avais préalablement écrit aux ministres démissionnaires. Somme toute ensemble de cette correspondance peut se résumer en une impression des plu.s favorables si réellement les français quittent Rome.

(1) -Il telegramma venne inviato a Londra col n. 394, a Francoforte col n. 395, a Berlino .col n. 396 e a Pietroburgo col n. 397. (2) -T. 855, non pubblicato.
291

L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, CENTURIONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 876. Francoforte, 3 ottobre 1864, ore 23 (per. ore 2,40 del 4).

J'ai adressé le 30 septembre (1) une dépeche qui informe V.E. sur l'impression produite ici par la convention du 15 septembre. Impossible avant ce jour de se prononcer sur la manière dont elle était acceptée. L'Autriche se montre inquiète, la Prusse très satisfaite de la voir dans les embarras.

292

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 45. Londra, 3 ottobre 1864 (per. il 6).

La totale assenza da Londra di chiunque possa dare qualche informazione sulla politica di questo paese, rende così difficile H ragguagliare il Governo che ieri quasi, per così dire, disperando di poter far altrimenti andai a Broadlandls per qualche ora della giornata quand'anche dovesse parer questa mia iniziativa un po' una indiscrezione.

Lord Palmerston, devo dirlo, mi ricevette colla solita sua amichevole cortesia e potei discorrere con lui della situazione attuale.

Questa mattina rpoi trovai il telegramma di V. E. (2) riguardo a Lord Clarendon ed essendo stato precisamente il far qualche indagine a questo proposito uno dei motivi per cui andai a Broadland:s, potei rispondervi (3), se non svelando, almeno mettendo, credo, le cose sotto un più esatto punto di vista.

Basta che si muova un personaggio in Europa perché il Giornalismo, spesso a questa stagione a corto di notizie, ne meni gran rumore.

Il fatto sta che Lord Clarendon il quale passò qualche settimana a Wiesbaden per sua salute, andò nei primi di Settembre a vedere all'Aja la Regina d'Olanda senza la menoma missione. E stupisco che allora non siasi immaginato qualche alleanza Reale.

Quindi dovea andare a Toeplitz in Boemia a prendere Lady Clarendon e non mi sorprenderebbe se strada facendo avesse bramato disco·rrere coi Ministri Austriaci e direi di più, se sapendolo da quelle parti, Lord RUissell (col quale però egli è in termini mediocri) gli avesse scritto di vedere quei Ministri e d'informarsi del loro modo di vedere dando loro in contraccambio pareri e consigU sia circa la Danimarca, sia circa l'Italia.

Può darsi benissimo che questa corrispondenza abbia avuto luogo per lettere particolari e che Lord Russell, il quale ritornerà dal Nord dell'Inghilterra ai 7, siasi riservato farla allora vedere a Lord Palmerston.

Il fatto sta che domandai al Primo Ministro che notizie gli scrivesse Lé,rd Clarendon da Vienna. • Volete dir Lord Bloomfield • mi rispose egli.

E quando ripetei la prima asserzione, Lord Palmerston affermò di saperne nulla. Non mi par che se una missione esista, debba essere talmente segreta da farne tanti e così gran misteri.

Non v'ha dubbio del resto che in quanto alla Danimarca, l'Inghilterra cerchi di pesare nel Gabinetto Prussiano per mezzo dell'Austria.

Ed in quanto all'Italia non può l'Inghilterra che cercar se potesse di consigliare a Vienna l'adozione di misure radicali benché pacifiche, sia per poter dire all'Italia che anch'essa nella sua sfera ha agito a nostro pro', sia per evitare u:1a guerra Europea potendo nascere dalla quistione Veneta se assumesse il primo posto nelle difficoltà che domandano immediata soluzione.

Lord Palmerston me lo ripetè ancora ieri che chiunque liberasse l'Austria dalla Venezia renderebbe all'Impero un gran servizio rafforzandolo. Credo dunque che Lord Clarendon possa aver parlato in questo senso, benché la nota ostinazione dell'Imperatore renda qualunque eloquenza inutile.

Ma certamente avrà esortato il Gabinetto Austriaco a moderar le sue pretese contro la Danimarca, e per dare un'idea del modo di pensare di Lord Palmerston sul Signor di Bismark dirò che quando gli domandai se forse questo Ministro non avrebbe cercato di addormentare la Diplomazia finché il ritorno della cattiva stagione gli desse agio di riprender la guerra ed assorbire il resto del Continente Germanico, Lord Palmerston rispose che lo credeva capace di tutto.

Del resto uno dei più accreditati Giornali Inglesi sosteneva ieri la tesi che, visto che l'Inghilterra aveva deciso e provato con i fatti che non intendeva prender parte alle complicazioni Europee che non la concernevano immediatamente, anche la sua Diplomazia dovea esser modificata in questo senso di non andare a dar consigli dove non le si chiedeva la sua opinione.

In quanto ai gravi fatti compiutisi in questi giorni in Italia, Lord Palmerston lodò la Convenzione come un gran passo, ma sicuramente ebbi a riconoscere a un tratto che l'idea che dominava in lui era che, quanto all'evacuazione Fràncese, la crederebbe quando la vedrebbe. Tutto quanto disse s'aggirò sempre attorno a quest'idea principale.

Sicuramente in quanto alla sostanza della Convenzione non poter essere che gradita in un paese come questo che non è inceppato da idee Cattoliche e che vuol sinceramente l'emancipazione dell'Italia. Ma egli si è precisamente perché i patti sembran troppo vantaggiosi che S.S. differisce a credere alla loro effettuazione finché li veda compiti.

In quanto alla traslocazione della Capitale, essa viene approvata pienamente per varie ragioni: Perché questo .passo tende a consolidare l'Italia e a levare quei pretesti di imputazioni che facevansi sotto a nome di Piemontesismo.

Perché Firenze, come centrale, è creduta ottima scelta anche lasciando da parte i ricordi storici e la bellezza del paese e della Città. Anzi la si considera Capitale preferibile a Roma.

Finalmente perchè anche sotto al rapporto di Roma, nessuno ha il menomo dubbio che per quanto può giovare all'unità d'Italia la quistione benché non sciolta, rimanga nella pienezza dei suoi diritti, e che tuttochè la V'erità in Diplomazia non si debba sempre :svelare tutta e male a proposito, si considera la cosa come un avviamento a una soluzione finale e una gran concessione fatta dall'Imperatore all'opinione pubblica in Italia.

Non ta·cerò che forse .più si crede grande la concessione, più si teme del risultato che l'Imperatore crederà poter cavarne; però non mi sembra credersi qua che vi ,siano sottintese .permutazioni territoriali. Almeno mi disse Lord Palmerston che Elliott scriveva aver ricevuto a questo riguardo dai Ministri sortenti le affelìlllazioni le più positive.

Del Testo ognuno qui domanda a vedere il Testo della Convenzione poichè sinora noi non abbiamo a fondarci che sopra supposizioni. I miei Còlleghi non san nulla nè della missione di Lord Clarendon nè degli affari di Danimarca.

Il Marchese di Cadore venne a trovarmi appunto per cagione della totale penuria di notizie. Egli mi parlò della vertenza Tunisina. Da quanto pare l'Inghilterra ,s'era rivolta a Parigi onde ottenere una specie di dichiarazione per parte della Francia che non intendesse mischiarsi degli affari interni della Reggenza.

A Parigi non sembra questa pretensione Inglese esser stata accolta come una marca di benevolenza. Ed oltre al carattere sospettoso che vi si ravvisò. pareva ridicolo di far questa dichiarazione quel giorno medesimo in cui la Flotta Francese lasciando quelle acque, indicava precisamente col fatto quanto le si chiedeva di mettere per iscritto. Pare dunque che siasi risposto negativamente.

Ho l'onore di assicurare l'E. V. d'essermi pervenuto l'ufficio in data del 26 scorso col quale il Cavaliere Visconti Venosta mi faceva noto d'aver rassegnato le sue dimissioni non che tl'aHro del 28 id. pel quale l'E. V. si compiaceva manifestarmi d'aver assunto la direzione di cotesto Real Ministero.

Profitto della partenza del Corriere Inglese per trasmettere questo Rapporto

a V.E.

(1) -Cfr. p. 260, nota l. (2) -Cfr. n. 285. (3) -Cfr. n. 288.
293

L'ONOREVOLE MINGHETTI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA (AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Un po' più di luce, p. 107)

L. P. Bologna, 3 ottobre 1864.

Il telegrafo ci reca da Parigi come fosse colà pubblicata nel Moniteu1· una nota di Drouyn de Lhuys sulla Convenzione della Francia coll'Italia (1). Ciò rende necessaria ed opportuna la pubblicazione del Rapporto del passato Ministero in data 19 settembre (2) col quale fu presentato a S. M. il decreto per la convocazione del Parlamento, e dove sono specificate alcune ragioni di essa.

Convenzione, e del trasporto della sede del Governo. La pubblicazione di questo rapporto già decisa, fu sospesa solo pel cominciare dei torbidi in Torino. Io vi prego di riprendere sott'oochio la mia lettera (1) a voi consegnata l'ultimo giorno che stetti costi, e nella quale io vi pregavo appunto di far inserire detto rapporto nella Gazzetta Officiale, anz:iché pubblicarlo noi stessi pe1r via indiretta. La nota :brouyn de Lhuys mi spinge a rinnovarvi con sollecitudine questa, istanza.

Auguro che possiate condurre a buon termine l'arduo compito che con tanta abnegazione avete assunto.

(1) Si tratta di un dispaccio di Drou~·n de Lhuy• a Sartiges del 12 settembre, cfr. Les origines diplomatiques de la guerre 1870-1871. vol. IV. Parigi 1911. pp. 127-134.

(2) Cfr. n. 243.

294

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 877. Berlino, 4 ottobre 1864, ore 15,12 (per. ore 18,40).

J'espère que V. E. aura reçu l'annexe chi,f,frée de ma dépeche n. 13 (2.). Au point de vue italien la convention du 15 septembre est reconnue camme un grand avantage, au point de vue prussien elle est envisagée comme je l'ai mandé à V. E. dans l'annexe chiffrée que je regrette beaucoup de ne pas avoir télégraphié.

295

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL GENERALE KLAPKA, A GINEVRA (3)

T. Torino, 4 ottobre 1864.

Argent pour reti:rer les fusils de Suisse est pret. On va l'envoyer bientòt par moyen sur.

296

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 881. Pietroburgo, 4 ottobre 1864, ore 16,35 (per. ore 3,30 del 5).

Votre dépeche chiffrée à d emi commençant par le mot reconvocation (4) a retardé jusqu'à présent par accident arrivé. L'absense du prince Gortschakoff et du Czar d'un còté, ne pas ~connaitre les ,termes exacts de ~la ~convention du 15 septembre d'un autre còté ne permet pas au Gouvernement Russe de s'en former

<4) Cfr. n. 278.

une idée bien arretée, on serait assez content que cette convention signifie un pas en avant vers Rome mais on craint qu'une alliance plus intime avec la France ne se rattache à la question de Ven~se et ne produise contrecoup en Pologne. Les finances Russes ne sont pas en état de soutenir une guerre. En résumé l'impression du moment est une méfiance vague. Je marche de concert avec le chargé d'affaires de France. Donnez-moi des instructions sur le langage quc je doi:s tenir.

(1) -Del 25 settembre, conservata anch'essa in AS Biella, Carte La Marmora. (2) -Cfr. n. 281. (3) -II telegramma fu trasmesso tramite il consolato a Ginevra.
297

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'ONOREVOLE MINGHETTI

(Ed. in MINGHETTI, p. 182)

L. p. Torino, 4 ottobre 1864.

Borromeo mi ha rimesso vostra lettera che, colla data di ieri, mi diriges~ da Bologna (1). Mi recai tosto da Lanza colla relazione di cui si tratta (2), firmata da tutti i passati Ministri e non dubito che oggi sarà stampata nella Gazzetta Ufficiale. Se non fu fatto prima, si è perchè non ero riuscito a parlare ai colleghi, occupatissimi sempre di questioni gravi ed urgenti.

La composizione del Ministero ha finito per riuscire assai meglio che io non sperava, in vista, massime, delle gravi difficoltà che trovammo in principio. Spero che avrete approvato la nostra dichiarazione.

Abbiamo ricevuto ieri per disteso la nota di Drouyn de Lhuys. Credo che non si poteva aspettare di più per parte del Governo francese, e confesso che. se avessi creduto che l'Imperatore intendeva spiegarsi così chiaro, mi sarei più facilmente rassicurato sugli inconvenienti che possono accadere nel fare eseguire la Convenzione.

298

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 71. Parigi, 4 ottobre 1864.

Ho domandato al Signor Drouyn de Lhuys informazioni intorno all'impres

sione prodotta sui principali Gabinetti esteri dalla notizia della convenzione del

15 settembre. Passo a rendere conto all'E.V. di quanto il Ministro Imperiale

degli Affari Esteri mi disse in proposito.

Il Governo Pontificio accolse la comunicazione fattagli dal Governo Fran

cese con molta riserva, si astenne dal pronunziarsi e pigliò tempo a riflettere.

Non si crede che la Corte di Roma esprima la sua opinione prima di aver conosciuto l'esito delle discussioni che avranno luogo nel Parlamento Italiano. Le Corti di Pietroburgo e di Berlino non ebbero finora occasione di pronunziarsi.

Dal Gabinetto di Londra non giunse nessuna comunicazione fino a ieri. Si crede però che l'Incaricato d'Affari Britannico abbia ricevuto dal Foreign Office dispacci dettati in un senso affatto approbativo.

Invece le Corti di Vienna e dJ Madrid si affrettarono a domandare spiegazioni al Governo francese.

Il Conte di Mtilinen, Incaricato d'Affari di Austria, in assenza del Principe di Metternich ricevette un dispaccio dal suo Governo di cui diede lettura al Signor Drouyn de Lhuys e che può riassumersi nel modo seguente: Il Gabinetto di Vienna non cela la meraviglia ,che la convenzione sia stata conchiusa, non solo senza partecipazione ma all'insaputa del Governo Austriaco e del Governo Pontificio. Si lagna che la questione Romana sia stata risolta senza il suo concorso e che ,colla convenzione si sia mutata la condizione politica e diplomatica dell'Italia. Il Signor Drouyn de Lhuys rispos,e a questa comunicazione: che la

convenzione è fatta pel ritiro delle truppe francesi da Roma, che quesrt:o ritiro poteva farsi senza l'intervento dell'Austria_. nello stesso modo che la spedizione era stata fatta all'infuori di essa, che la Francia non aveva quindi nessun obbligo di consultare il Gabinetto di Vienna, che il modo di procedere della Francia verso il Papa non deve interessare I'Austria; che del resto la convenzione ha per is,copo di assicurare il Papa da ogni aggre,ssione; che la convenzione risolve la questione dell'occupazione e non la questione Romana. la quale rimane ancora insoluta; che in altre dr,costanze la Francia aveva invitato l'Austria a concorrere, per risolvere la questione Romana, e che l'Austria aveva decUnato la proposta; che non :si può dire che la convenzione muti le condizioni politiche dell'Italia; che la Francia riconoscendo il Regno Italiano, riconobbe l'autorità del Re Vittorio Emanuele sulla Toscana e sulle altre provincie Italiane da Lui possedute. Tale è in sostanza la risposta del Signor Drouyn de Lhuys e finora nessun'altra comunicazione venne fatta da Vienna a Parigi. Non vi fu adunque nessuna formale protesta, come annunziò qualche giornale, ma è indubitato che la notizia della convenzione e massima quella del trasporto della capitale a Firenze fece a V1enna una profonda impressione. E non poteva essere altrimenti. Imperciocché la Convenzione del 15 settembre toglie all'Austria l'ultima speranza di veder ristabilita la dinastia di Lorena in Toscana ed a Modena.

Il Gabinetto di Madrid incaricò ugualmente l'Ambasciatore di Spagna a Parigi di domandare spiegazioni al Governo francese. Il Signor Drouyn de Lhuys le diede, espone::1do al Signor Istudtz il contenuto deMa convenzione. Il Signor Drouyn de Lhuys mi disse confidenzialmente, pregandomi del segreto, che egli aveva ragione di credere che il Governo spagnuolo avesse qualche intenzione di proporre al Gabinetto delle Tuileries una guarentigia collettiva della Francia, della Spagna e dell'Austria per assicurare al Papa il possesso delle attuali sue ·provincie. Aggiunse che aveva fatto comprendere al Signor Isturitz come una tale proposta verrebbe respinta dalla Francia, ,perché la Fil"ancia colla convenzione del 15 settembre aveva già ottenuto dall'Italia la guarentigia

che non aggredirebbe e non lascerebbe aggredire il territorio Pontificio, perché non potrebbe mettere in dubbio l'efficacia di questo impegno, perehé S. M. il Re d'Italia avrebbe ragione di offendel'si di un modo dd IP'l'OCedere quale sarebbe quello proposto dalla Spagna ed il Governo francese non intendeva fare un insulto gratuito ad una potenza vicina ed alleata, contrattando coll'Austria, aperta nemica dell'Italia.

Benché le parole dette dal Signor Drouyn de Lhuys ai rawresentanti d'Austria e di Spagna non siano forse improntate di tutta la vivacità con cui egli me le espose, tuttavia non posso mettere in dubbio che iJ. senso di esse sia quale me lo ha riferito. Penso perciò che il Governo dlel Re ha piuttosto ragione di essere soddisfatto del modo con cui fu risposto di qui a queste ,prime domande di spiegazioni.

(1) -Cfr. n. 293. (2) -Cfr. n. 243.
299

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 72. Parigi, 4 ottobre 1864.

A seconda delle istruzioni daill'E.V. impartitemi in data del 29 settembre (1) scorso, firmai ie11i in un col Signor Drouyn de Lhuys una dichiarazione interpretativa del protocollo del 15 settembre, in forza della quale il Governo Imperiale, all'oggetto di facilitare l'esecuzione della convenzione della stessa data, senza però alterarne le stipulazioni, consente a che lo spazio di sei mesi pel trasporto della capitale del Regno ItaLiano cominci dalla data dell'atto governativo che ordinerà il trasporto stesso. Il Governo Imperiale non ha creduto che si potesse accettare una dilazione maggiore senza alterare essenzialmente la convenzione. L'E. V. troverà qui unita la dichiarazione originale, di cui H Ministro Imperiale degli Affari Esteri serbò un duplicato.

ALLEGATO

DÉCLARATION

(Ed. in Atti del Parlamento Italiano, Session(' del 1863-1864, Docnmenti, vol. V, cit., p. 3646)

Aux termes de la Convention du 15 septembre 1864 et du protocole annexé, le délai pour la translation de la capitale du Royaume d'Italie avait été fixé à dater de la dite Convention, et l'évacuation des Etats Romains par les troupes françaises devait etre effectuée dans un terme de deux ans, à partir de la date du décret qui aurait ordonné la translation.

Les plénipotentiaires Italiens supposaient alors que cette mesure pourrait etre prise en vertu d'un décret qui serait rendu immédlatement par S.M. le Roi d'Italie. Dans cette hypothèse le point de départ des deux termes eùt été presque simultané, et le Gouvernement italien aurait eu, pour transférer sa capitale, les six mois jugés nécessaires.

Mais, d'un còté, le Cabinet de Turin a pensé qu'une mesure aussi importante

réclamerait le concours de3 Charnbres et la présentation d'une loi; de l'autre, le

changement du Ministère italien ·a fait ajourner du 5 au 24 octobre la réunion du

Parlement. Dans ces circonstances, le point de départ primitivement convenu ne

laisserait plus un délai suffisant r.:>our la trans!ation de la capitale.

Le Gouvernement de l'Empereur, désireux de se. préter à toute combinaison qui, sans altérer les arrangements du 15 Septembre, serait propre à en faciliter l'exécution, consent à ce que le délai de six mois pour la translation de la capitale de l'Italie commence, ainsi que le délai de deux ans pour l'évacuation du territoire pontificai, à la date du décret royal sanctionnant la loi qui va étre présentée au Parlement Italien.

Fait double à Paris le 3 octobre 1864.

NIGRA DROUYN DE LHUYS

(1) Cfr. n. 280.

300

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 73. Parigi, 4 ottobre 1864.

Mandai aii'E. V. ,per telegrafo (1) il testo intero del dispaccio del Signor Drouyn de Lhuys al Conte di Sartiges del 12 Settembre pubblicato nel Moniteur di jeri. Questa pubblicazione concerne affari per noi abbastanza gravi, perché io non abbia stimata soverchia ogni possibile diligenza hel fargliela conoscere, nella sua integrità, immediatamente.

Benché il dispaccio porti la data del 12 Setjtembre, esso fu redatto dorpo la firma della Convenzione, e non venne comunicato alla Corte di Roma prima del 2'0... L'E.V. può considerare questo dispaccio come il commentario della Convenzione per parte del Governo Francese. Dal linguaggio tenuto in questo documento si può altresl a·rgomentare quello che sarà tenuto al Senato e al Corpo Legislativo, sia dall'Imperatore, sia dai suoi Ministri. Risulta in sostanza da questo dispacc,io, come risulta dai discorsi tenutimi ,prima e dopo la Convenzione dall'Imperatore, dal Sigiilor Drouyn de Lhuys e dali. Signor Rouher, che domandando all'Italia l'impegno di non aggredire e di non lasciar aggredire il territorio Pontificio, non s'intende domandarle oiò che non avrebbe potuto accordare, cioè la rinunzia alle sue aspiraZii.oni nazionali, e alla speranza di una riconciliazione col Papa, quello che si volle ottenere e che si ottenne, si fu che l'Italia rinunziasse a perseguire colla forza la realizzazione dei suoi l(lrogetti.

Qui il dispaccio di Drouyn de Lhuys è favorevolmente giudicato dalla stampa liberale, mentre è vivamente attaccato dalla stampa cattolica. E in verità una cosi solenne requisitoria contro il Governo Pontificio firmata dal Signor Drouyn de Lhuys, ha un grave significato, la cui importanza e le cui conseguenze non potrebbero facilmente dissimularsi.

Il Governo dell'Imperatore è ora preoccupato delle discussioni che avranno luogo nel nostro Parlamento. Il Signor Drouyn de Lhuys e il Signor Rouher non mi celarono il loro timore che un'interpretazione esagerata, e dichiarazioni troppo assolute fatte nelle nostre Camere possano forza,re il Governo dell'Imperatore a fare dichiarazioni contrarie. Chiamo tutta la di Lei attenzione su questo

punto. E' importante per noi come per la Francia che la Convenzione sia interpretata secondo il senso naturale della sua redazione, cioè rinunzia ad ogni mezzo violento. Quanto alle aspi-razioni, a1la forza morale delle idee, aHe combinazioni future che possono nascere dalla nuova posizione fatta al Papa ed all'Italia, le parti contraenti non potevano e non dovevano preoccuparsene per ora.

(1) Il telegramma non è stato rinvenuto.

301

L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, CENTURIONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 63. Francoforte, 4 ottobre 1864 (per. il 7).

Ho l'onore di segnare ricevuta all'E. V. del dispaccio che il Cavaliere Visconti Venosta diresse al 26 settembre a questa Lega2lione per informarla aver cessato di dirigere codesto Ministero dell'Estero, come pure quello dell'E. V. del 28 stesso mese con cui si degna notificare aver assunto l'esercizio delle alte funzioni che piacque alla Maestà Sua di affidarLe. Sebbene non sia per me che provvisorio l'onorevole incarico di reggere questa Legazione, mi stimo sommamtmte fortunato di potere, in tale circostanza, assicurare all'E. V. che nulla tralascerò per meritarmi la di Lei fiducia e dimostrarLe, con tutto il zelo di cui sono capace, quanto mi sta a cuore il bene inseparabile del Re e della Patria.

Confermando quest'oggi quanto ebbi l'onore di asserire col mio telegramma d'ieri sera (1), mi reco a premura lo informare J.'E.V. che ogni dì più si manifesta l'inquietudine dell'Austria relativamente alla Convenzione del 15 settembre. Il dissapore che si manifestava già da qualche tempo fra i Gabinetti di Vienna e di Berlino, va aumentando a tal punto, che lo stesso Ministro Prussiano, qui residente, non nasconde la soddisfazione grandissima che nutre il suo Governo vedendo l'Austria nell'imbarazzante posizione in cui si trova attualmente, posizione di cui il Signor di Bismarck intende giovarsi per far trionfare la sua politica in Germania, liberandosi così di una incomoda alleata che ad ogni istante poneva inciampi ai suoi progetti. La Russia stessa sembra ben decisa a non immischiarsi, in niun caso, alla politica europea e concentrare tutti i suoi sforzi onde sistemare e migliorare l'interno del suo Impero. In tal modo svaniscono, a poco a poco, le illusioni di Santa Alleél.nza che il Conte di Rechberg si era fatto in seguito dei coHoqui di Kissingen, di Carlsbad e di Vienna. Infine il ritrovo dei Sovrani di Francia, di Russia e di Prussia che fra breve, dicesi, avrà luogo a Baden, viene per lo appunto a fornire una prova maggiore dell'isolamento in cui oggi si trova l'Austria. Ecco la causa delle sue agitazioni, dei suoi timori per l'avvenire, giacché vedendo terminata, coll'ultimo accordo, la questione di Roma capisce che quella di Venezia rimarrà più minacciosa di prima.

La missione di Lord Clarendon, sebbene ravvolta nel più grande mistero,

sembra però non abbia avuto un esito felice in ciò che riguarda la cessione della

Venezia all'Italia. Secondo l'opinione che qui domina, l'Austria non si deciderà

mai a cedere pacificamente un paese che tutti sono d'accordo però nel riguardare come una causa di debolezza non solo ma di rovina per essa.

A più ampia spiegazione di quanto già dissi sull'impressione qui fatta dalla Convenzione del 15 settembre, fa d'uopo che aggiunga che se essa fu favorevolmente accolta dal partito liberale, dai ;protestanti che qui in maggioranza dominano (i quali con quella oredono vedere la fine del potere temporale del Papa), tutti però sono d'avviso che alla determinazione presa dal Governo del Re di

.cambiare la Capitale vi sia annessa la probabilità di una prossima guerra. Trasmettendo qui unito all'E.V. un documento cifrato... (1).

(1)

(1) Cfr. n. 291.

302

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

L. R. CONFIDENZIALE.

Sabato, appena giunto a Parigi, mi recai dal Signor Drouyn de Lhuys ed

·ebbi con lui una conferenza di due ore. Non devo cela·rle che trovai il Ministro. imperiale degli Affari Esteri in disposizioni poco favorevoli. I fatti di Torino, il cambiamento di Ministero, le voci corse che il nuovo Gabinetto intendesse ritardare l'eseguimento della Convenzione, avevano prodotto una cattiva impressione sull'animo del Signor Drouyn de Lhuys, e come seppi poi dal Signor Rouher e da altri, anche sull'animo dell'Imperatore. Alle prime rparole da me dette per ispiegare la domanda che io era incarica1to di fare per ottenere un'interpretazione del protocollo che fosse conforme allo spirito vero della Convenzione, il Signor Drouyn de Lhuys mi rispose recisamente essere intendimento irrevocabile dell'Imperatore di non accogliere nessuna proposta di mutazione. Pregai il Signor Drouyn de Lhuys di sospendere per un momento il suo giudizio e di ascoltarmi colla calma richiesta per l'esame di una questione troppo importante perchè potesse essere risolta senza matura riflessione. Quindi mi misi anzitutto ad esporre la storia dolorosa dei fatti di Torino; ridussi gli eventi alla loro vera proporzione, spogliandoli di quanto era stato aggiunto dall'esagerazione, e dalla malevolenza dei partiti; ne spiegai le ragioni, e insistetti più specialmente sul vero carattere della cdsi ministertale, dichiarando che essa era stata prodotta da consideraz,ioni urgenti d'umanità, e di prudenza, e non già dalla :pressione della piazza, o daWintendimento di recedere dai ;patti stipulati colla Francia, e di mutare l'andamento politico del Governo. Dichiarai che il nuovo Ministero aveva accettato l'arduo suo compito, ben risolto a mantenere la Convenzione; che ove si fosse trattato di ;rinunziare a questa stipulazione, nè Ella, nè i suoi colleghi non avrebbero acconsentito ad entrare nei consigli del Re; nè il Re stesso l'avrebbe voluto; nè io savei stato in quel momento nella sala del Ministero degli Affari Esteri di Francia per pa.rlal1gli di queSlte cose. Dissi adunque che il nuovo Ministero non gli domandava di mutare nessuna

delle clausoie essenziali del trattato; che si limitava a domandare che l'esecu-zione del trattato stesso non gli si rendesse impossibile. Feci osservare che il passo che io stava facendo doveva anzi ,persuaderlo della lealtà delle nostre· intenzioni; giacchè si è appunto per non violare, non dirò lo spirito, ma neanche· la lettera del trattato, che noi domandavamo di esso un'equa interpretazione. Ridivenuto più calmo, il Signor Drouyn de Lhuys mi domandò di formolare la nostra domanda. Chiesi, a tenore delle istruzioni che il Governo del Re avesse uno spazio di nove mesi per effettuare il trasporto della Capitale, e che questo spazio contasse dal giorno dell'atto governativo che avrebbe decretato il trasporto, nulla innovando intorno al termine stabilito per l'evacuazione del territorio pontHìcio. Il Signor Drouyn de Lhuys mi rispose di nuovo che io domandava cosa affatto impossdbile; che l'Imperatore, informato, o prevedendo che· io veniva a fare una tale richiesta, si era con lui pronunziato nel senso d'un reciso rifiuto. E ricominciò a dire della difficile posizione in cui le indiscrezioni della nostra stalll!pa avevano meìsso il Governo :lirancese verso il Papa e verso altri Governi e aggiunse nuove rec11iminazioni sui fatti recenti. Vista l'impossibilità d'ottenere una risposta più favorevole su questo punto, mi ripiegai sul primo punto delle Jstruzioni, e domandai che almeno invece di nove mesi dal decreto, lo spazio .pel trasporto della capitale fosse fissato in sei mesi dal decreto· stesso, e quando dico decreto intendo l'atto governativo che ordina il trasporto. Ma soggiunsi, che siccome questa domanda era non solo ragionevole ed equa. ma che anzi era conforme alla sola possibile interpretazione del protocollo, io· faceva della sua acceJttazione una condizione capitale, e domandava di appellarne direttamente al buon senso dell'Imperatore. Pregai perciò il Signor Drouyn de Lhuys di rifletterei seriamente, e di domandare per me una udienza dell'Imperatore, al quale io intendeva di deferire il giudizio della questione. In fin dei conti, diss'io, il Governo Francese ha un interesse pari al nostro a che la Convenzione possa eseguirsi senza inconvenienti; Jmporta a lui come a noi che Ja discussione sul trattato si faccia :pacatamente a Tò-rino; importa più a lui che a noi che il mondo si convinca che in Italia si sanno l'iispettare i trattati e gli impegni presi; è poi utilissimo ad entrambi che la città di Torino sia tolta all'influenza del partito d'azione; del resto ogni mente imparziale e ragionevole deve trovar naturale che si usi ogni possibile temperamento per rendere minore la lesione dei gravi e numerosi interessi che si trovano repentinamente compromessi dalla Convenzione del 15 Settembre.

Questo 'linguag;gio fece impressione sull'animo del Signor Drouyn de Lhuys.. Mi disse che avrebbe domandato per me un'udienza dell'Imperatore, e che aV1rebbe esposto intanto a S. M. quanto io gli aveva detto.

Io lo pregai allo;ra di mettere per iscritto le cose principali, affinché non le dimenticasse; e diffatti scrisse egli sotto i miei occhi alcune note sommarie· e promisemi di andare l'indomani a St. Cloud.

Prima di lasciare il Si,gno,r Drouyn de Lhuys, gli domandai se non vedeva inconvenienti a che, nella pubblicazione, quando si facesse, s,i omettesse la designazione di secreto data al protocollo. Anche su ciò mi promise di consultarel'Imperatore.

Ieri. il Signor Drouyn de Lhuys mi pregò di passare da lui. Mi disse che l'Imperatore a cui aveva fedelmente esposto le mie considerazioni, conveniva alla domanda ,perché i sei mesi cominciassero da'l decreto, e mi lesse una dichiarazione, concepita in questo senso, da esso formulata dietro le istruzionri dell'Imperatore stesso, e so.ggiunse che questa era veramente l'ultima parola di

S. M. Benché la redazione di questo documento non mi soddisfacesse pienamente, tuttavia, il punto importante essendo per esso ottenuto, stimai necessario il non sollevare ulte!'iori difficoltà ìe quali aV1rebbero forse troncato ogni negoziazione, e valendomi della facoltà datami dalle di Lei istruzioni, firmai la dichiarazione, che ho l'onor·e di trasmetter·le in originale (1). L'Imperatore ha pure concesso che nella pubblicazione si ometta la parola secreto aggiunta al protocollo. Il Signor Drouyn de Lhuys mi disse pure che l'Imperatore mi avrebbe ricevuto in questi giorni. Benché la questione principale rimanga risolta, tuttavia tale udienza non sarà inutile per di:ssipare la cattiva impressione nella quale so che l'Imperatore si trova. Se però devo giudicare dal miglior viso fattomi jeri da Drouyn de Lhuys, ho ragione di credere che le nubi cominciano a dira~ darsi, e che fra breve scompariranno affatto di mano in mano che la verità andrà meglio conoscendosi.

Ho fiducia ch'Ella vorrà approvare il mio operato.

P. S. -Il Comm. Rattazzi parte oggi da Parigi per Torino.

(1) Non pubblicato: probabilità di un nuovo movimento rivoluzionario in Polonia.

303

IL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCESE, DROUYN DE LHUYS

(AP)

L. P. Bologna, 4 ottobre 1864.

Je viens de lire dans les journaux français que V. E. s'était plaint qu'on n'avait pas gardé le secret à Turin sur le traité que les Plénipotentiaires signataires du 15 Septèmbre s'étaient mutuellement engagés à conserver.

Je dois décUrier la responsabilité de cette indi:scrétion qui a eu de si tristes résultats à Turin. Le journal l'Opinione annonçait le soir meme de mon arrrivée la signature du traité.

C'est un haut fonctionnaire Piémontais qui a trahi le Ministère, et j'ai été le matin témolin de l'indignation que tous les Ministres ont laissé éclater. Je vous devais, M. le Mtnistre, une déclaration fmnche et catégorique à ce sujet.

J'attends a présent avec impatience le texte de votre note à M. de Sartiges que le télégraphe nous a sLgnalé hier soo·r.

J'ai ·constaté avec satisfadion que vous y avez inséré la ,phrase renonce à. poursuivre par la force, que vous avez eu la bonté de concerter avec moi à Paris. L'opinion publique a été bien satisfali.te de voir le Cahinet français faire

une déclaration aussi nette et aussi franche en faveur du principe de la non-

intervention.

C'est piacer la question Romaine sur sa véritable base. Qui je veux bien

accorder au journal la Fmnce que désormais le Roi d'Italie sera la factionnaire

du Gouvernement papale, mais, à une condition, qu'il soit dans le meme temps

le factionnaire du peuple romain.

On parle aussi vaguement d'une circulaire que vous avez adressée aux

Agents français à l'étranger.

Les adversaires du traité se flattent de trouver dans ce nouveau document

des phrases qui puissent justifier les alarmes qu'ils ont indignement répandues

en Italie.

Pour l'Italie, comme pour la France, le traité ne dit que ce qu'il y est écrit il ne ,contient d'autres renonciations, d'autres promesses que les renonciations et les promesses qu'y sont écrites. Pour mon compte, je répéterai au Parlement ce que j'ai eu l'honneur de vous répéter plusieurs fois. La politique de l'Italie doit désormais consacrer ses efforts à maintenir rinviolable le principe de la non-intervention. Elle doit s'efforcer d'amener, avec des moyens moraux, une réconciliation entre la Papauté et l'Italie sur les bases lib1·e Eglise en libre Etat.

(1) Cfr. n. 299.

304

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 883. Tunisi, 5 ottobre 1864 (per. ore 15,30 del 6) (1).

La tranquillité se rétablit peu à peu presque partout. Contreamiral anglais est parti avec son vaisseau pour Suse et Sfax au grand étonnement du Consul de France. Je suis d'accord avec les consuls français et anglais sur la manière d'initier la question des créances enver,s les princes sur la base des instructions du ministère. Toutes les autres affaires très anciennes à l'exception des affaires de Debasch et Scordino ont été terminées par moi facilement.

305

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 2. Be1·Zino, 5 ottobre 1864 (per. il 9).

Aujourd'hui s'est présentée une occasion favorable pour m'entretenir avec

M. de Thile. J'ai complimenté ce Sous-SecrétaiTe d'Etat sur les avantages que le Cabinet Prussien venait d'obtenir par él.a reconstitution du Zollverein et par

la victoire qu'il avait remporté sur les résistances des Gouvernements Allemands hostiles à la Convention Franco-Prussienne. Comme M. de Thile m'observait que cette résistance avait été très tenace et qu'il avait presque déséspéré d'un succès, je lui ai xépliqué que, quant à moi, je n'avais pas partagé ces craintes, car j'étais sur que la fermeté de M. de Bismarck dans les engagements pris avec la France, aurait fait comprendre aux hommes d'Etat du Wilrtemberg et de la Bavière qu'on ne peut pas faire de la politique aux dépens des intérets matériels des pays qu'on gouverne. En méme temps je lui ai fait remarquer que cette victoire de la Prusse donnait à M. de Bismarck pleine liberté d'action pour les autres traités commerciaux qui n'attendaient plus que la signature. M. de Thile me comprit, et il m'a répondu qu'ìl venait précisément de recevoir une lettre de M. de Bismarck dans laquelle ce Ministre Président lui mandait qu'il considérait de l'intérèt moral et matériel de la Prusse la signature et la réalisation du traité commercia! avec l'Italie (1). Je lui ai demandé alon quand M. de Bismar•ck serait de retour, et il m'a répondu qu'à moins d'événements imprévus, ce Ministre comptait se rendre de Baden à Biarritz où il resterait jusqu'à la fin de ce mois. C'est ce que je mandais à V. E. dans ma dép€::he N. 14 S.P. (2).

Jc m'empresse de porter cet entretien à la connaissance de V. E., afin aussi qu'Elle veuille bien en faire part à M. le Comte de Launay, que je suppose à Turin, quoique je n'aie eu de lui qu'une seule lettre le 22 du mo.i.s dernier en date de Ziirich.

Dans la suite de mon entretien avec M. de Thile, j'ai amené indirectement le discours sur les derniers événements de l'Italie. Naturellement cette seconde partie de notre entretien a trainé sur un terrain très vague, et n'avait pas de tJOrtée. La seule impression que j'ai pù sur,prendre dans M. de Thile, comme dominante à présent le Cabinet Prussien à l'égard de la Convention du 15 Septembre. c'est une impression d'une très forte curiosité d'en connaitre le texte. C'était ce que je prévoyais. La curiosité du Cabinet Prussien serait d'autant plus piquée que M. de Thile m'a paru soupçonner que le texte en soit aussi bien ignoré à Vienne qu'au Vatican.

Pour le moment si la Prusse fait mine de vouloir se passer de nous, nous agissons dignement et habilement en lui rendant la pareille. Et sous ce rapport la présence d'un simple Chargé d'affaires à Berlin est parfaitement indio.uée par les circonstances. D'ailleurs quellespourraient ètre, dans !es conjonctures actuelles, mes relations avec M. de Bismark qui doit se sentir vis-à-vis de moi dans l'embarras d'une personne qui a manqué à sa parole et qui pourrait se l'entendre reprocher? •

(1) Il telegramma venne trasmesso da Cagliari il 6 ottobre alle ore 13,10.

(1) Cfr. quanto scriveva de Launay in una J.p. a Visconti Venosta, datata Zurigo.24 settembre (AVV): • D'après !es lettres que je reçois du Comte Rati, rien de nouveau pour notre protocole commercial. Tout en vortant sur la conduite de M. de Bismark un jugementqui ne saurait étre trop sévère, je ne m'en préoccupe pas outre mesure. Le jour viendlrt1 tòt ou tard où l'intimité austro-prussienne aura peine à se maintenir en présence des intérèts divergents des deux Puissances.

(2) Non pubblicato.

306

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 403. Torino, 6 ottobre 1864, ore 8,45.

Comte Boyl arrivé. Baron Malaret nous a parlé hier de la publication immédiate des trois documentls, ce qui n'a pas manqué de nous embarrasser. Putsque le Gouvernement français en a pris la déterm:ination il faudra le faire aussi de notre còté.

307

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 4040. Torino, 6 ottobre 1864, ore 17.

Dites-mois si le Moniteur d'aujourd'hui publie Convention ou quand il la publiera.

308

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 885. Parigi, 6 ottobre 1864, ore 22,25 (per. ore 23).

Le Moniteur d'aujourd'hui ne publie pas la Convention mais elle doit étre publiée incessamment. Si elle ne sera publiée demain j'irai dans la matinée m'en informer chez Drouyn de Lhuys et je vous télégraphierai.

309

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 3. Berlino, 6 ottobre 1864 (per. il 10).

Dans l'intervalle de ces jours, ainsi que je l'éorivais à V.E. dans ma lettre particulière en date du 4, j'ai pu me procurer des renseignements sur les sentiments du Cabinet de Vienne, soit à l'égard de ses rapports avec celui de Berlin, soit à l'égard de la .position qu'il compte prendre en face des événements d'Italie.

Ses rapports avec le Cabinet de Berlin sont tels que je le mandais dans

m.a dépeche confidentielle N.I (1) et dans le dernier paragraphe de ma dépéche

S.P. n. 15 (2). L'Autriche sent la nécessité du concours de la Prusse. A cet effet elle a fait des concessions sur le terrain Allemand, concessions qu'à d'autres éipoques, elle n'aurait jamais faites. Cependant tandis que ces concessions froissaient d'une part le Cabinet Autrichien qui devait les faire, d'autre part elles ne contentaient pas le Cabinet Prussien. à qui elles étaient faites. Dans la question des Duchés l'Autriche enraya ·le mouvement pollitique de la Prusse, et à son tour celle-ci, à propos de la convention commerciale Française et de l'adhésion des Etats Allemands au nouveau Zollverein, a provoqué des crises ministérielles qui ont renversé dans le Wurtemberg et en Bavière les hommes favorables à l'Autriche.

Dans cet état de choses, j'ai tàché de savoir ce que feraient l'Autriche et

la Prusse en face de la Convention du 15 Septembre.

Naturellement l'Autriche en est très irritée et très inquiète.

A ne prendre de cet acte que la portée littérale, la convention du 15 Septembre est une reconnaissance légale de l'agrandi:ssement territorial du Royaume d'Italie, dans lequel il y aurait encore deux enclaves, tolerées, pour ainsi dire, ad tempus, Rome et Venise. Or, la Maison d'Autriche et meme la totalité des hommes d'état de cet empire n'ont renoncé à aucune !)["étention sur la Péninsule. Néanmoins peu sùre de la Prusse et de la Russie, à présent l'Autriche ne fera pas un pas, elle ne protestera meme pas, car très probablement une· protestation serait la guerre. L'Autriche attendra. Le raisonnement fina! de l'Empereur François-Joseph esrt le suivant • J'ai un quart de siècle de moins que Napoléon, l'avenir est à moi •. Je ne pense pas me tromper dans ce que j'écri.s.

Cette position de l'Autriche donne à la Prusse l'avantage de l'option. Cependant cet avantage est à présent envisagé ici non seulement avec embarras. mais meme avec dépit. Pour qui optera M. de Bismark? Si des événements imprévus n'arrivent .pas, il serait possible que ce Minisbre finisse par faire de la politique frança.ise. Dans ce moment. M. de Bismark est mal à Vienne et à Paris, et un Ministre Prussien ne peut pas etre mal à la fois avec ces deux Cabinets.Ainsi comme il pourrait se faire qu'on en vint ici plus tard à avoir plus besoin de la France que die l'Autriche, si le Gouvernement Français n'y met pas de la mauvaise volonté, M. de Bismark optera pour Paris.

Tels au moins sont les raisonnements qu'on se fait à Vienne et telles sont les craintes qui planent maintenant dans le Cabinet du Conte de Rechberg.

Par conséquent la convention commerciale qui doit plus tard entrer en vigueur entre la F:rance et le Zollverein pourrait etre dans 1es mains du Cabinet Français un moyen puissant pour péser plus tard sur M. de Bismark à l'égard de notre convention -commerciale avec la P·russe. Mais il faudrait avant tout que ce Cabinet ni le pres-se ni le pouss.e trop tòt. Une fois que les ratification.s de leur traité entre la France et le Zollverein seront échangées. M. de Bismarck aura alors seulement tout-à-fait les mains libres à l'égard de l'Allemagne. Cet

échange des ratifications avec la France ne pourra avoir lieu, à ce qu'on dit, que vers la fin du mois prochain. Une fois que M. de Bismark aura ainsl lié les Etats Allemands, la Convention Italienne qui, si connue maintenant avant l'échange des tratifications avec la France, ne manquerait pas d'épouvanter une bonne partie des Etats Allemands, sera alors reçue par les memes comme une conséquence naturelle de la première. La France alors pourrait meme en faire sentir la nécessité.

Je pense que de la signature du traité commerciai avec l'Italie à la reconnaissance du Royaume, rla distance ne sera rpas très grande. Les crilses ministérielles qui ont eu lieu maintenant ont porté au pouvoir des hommes moins liges à l'Autriche, 'et pour le Wilrtemberg et la Bavière le mouvement commerciai est bien plus considérable vers l'Italie que vers l'Autriche.

P.S. Plusieurs lettres sont arvivées à l'adresse du Comte et de la Comtesse De Launay. Comme je suppose que mon chef soit à Turin, je prends la libert~ de les joindre id et de prier V.E. de vouloir bien lui faire tenir rl'enveloppe qui les renferme.

(1) -Cfr. n. 245. (2) -Non pubblicato.
310

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 76-78)

L. P. Parigi, 6 ottob1'e 1864.

Ebbi oggi un'udienza dell'Imperatore a St. Cloud. Gli dissi che venivo a portargli personalmente spiegazioni sul passato ed assicurazioni sull'avvenire. Spiegai gli ultimi fatti, e massime la necessità del cambiamento di Gabinetto. dovuta in ~gran parte a ragioni personali e a ragioni d'umanità, anziché a ragioni politiche. Insistei su questo punto perché l'Imperatore non mi celò che il cambiamento di Ministero gli aveva fatto cattiva impressione, e mi rammentò la conversaz,ione che aveva avuto con Lei. Allora gli dissi che Ella m'aveva dato incarico di fargli sapere che aveva per abitudine di rappresentarsi le difficoltà prima di assumere un'impresa, ma che una volta risoluto ad assumerla. l'assumeva con decisione, con lealtà e con fermezza; che quindi avendo accettato il Ministero, l'aveva accettato colla condizione di mantenere il trattato, e che era ben risolto a mantenerlo e a farlo eseguire. Queste assicurazioni furono accolte con piacere dall'Imperatore, e fui incaricato di dirglielo. Non istò a ripeterle la narrazione che io feci all'Imperatore di quanto accadde a Torino. Esposi i fatti nella loro verità e diedi loro la significazione che hanno, spogliancloli d'ogni esagerazione e d'ogni cattiva interpretazione. Dissi che Torino era calma. Ma dissi pure che naturalmente non si poteva sperare che il malcontento avesse cessato, poiché esso aveva fondamento in ragioni di loro natura persistenti, cioè negli inter~essi lesi. Però conchiusl che il nuovo Ministero credeva che l'ordine non sarebbe più turbato, e che la discussione avrebbe potuto aver luogo, senza torbidi, nel Parlamento. L'Imperatore mi raccomandò ancora la

moderazione durante la discussione. Egli vorrebbe che il Ministero non dices~c chiaramente alla Camera che H trasporto della Capitale a Firenze non è che una tappa per andare a Roma. Risposi che il Ministero probabilmente avrebbe dichiarato alla Camera che l'Italia aveva preso l'impegno di rinunziare ad ogni mezzo violento e che l'avrebbe mantenuto lealmente; ma che le combinazioni future, l'influenza e il co~so progressivo delle idee, erano cose sulle quali nessun impegno poteva essere preso né tenuto; che la Francia non poteva domandarci e non ci aveva domandato di rinunziare alle nostre speranze e alle nostre aspirazioni, bastandole di aver ottenuto che noi rinunziassimo ad aggredire e a lasciar aggredke il territorio pontifi,cio etc. Del resto pur troppo, rper quanta abilità di frasi si .possa impiegare dall'una parte e dall'altra, è evidente che l'interpretazione che sarà data dalla Francia tenderà ad assicurare il partito cattolico contro l'eventuaHtà che l'Italia vada a Roma, mentre l'intel1Pretazione che sarà data da noi tenderà necessariamente a non escludere questa eventualità. Ogni dichiarazione assoluta in un senso o nell'altro sarà egualmente dannosa.

Il Principe Umberto parte stasera per Torino per la via di Marsiglia. Revel Le esporrà ogni cosa concernente questo vaggio. A me basta il constatare che qui S.A.R. fu ricevuta con estrema gentilezza e con vera cordialità, e lasciò ottima impressione.

L'Imperat.rice è giunta jeri sera a St. Cloud. È imminente una nomina di nuovi Senatori. Sono fra i candidati l'Arcivescovo di Parigi, il Conte Nieuwekerke ed altri. V'è anche sulla lista il Signor St. Beuve; ma questa candidatura non pare ancora definitiva fino ad oggi.

Dica a Sella che la situazione monetaria, benché continui a migliorare a Londra, va ag,gravandosi a Parigi. Si dice che dopo l'ultimo bilancio l'incasso della banca di Francia abbia diminuito di circa dieci milioni.

Ho nuovamente domandato all'Imperatore quale fosse il contegno dell'Au

stria in presenza della convenzione del 15 settembre. Mi rispose che aveva fatto

osservaz,ioni nel senso da me indicatole in precedente dispaccio, ma che non

aveva protestato, e che non c'era nulla da temere da questo lato. La sola cosa

possibile, disse l'Imperatore, si è che il Papa domandi o faccia domandare da

qualche potenza cattolica una guarentigia collettiva dei suoi Stati attuali. Ma

mi disse che egli non avrebbe consentito ad entrare in quest'ordine d'idee, e che

il suo rifiuto avrebbe bastato ad impedire ogni combinazione di questo genere.

311

IL PRINCIPE NAPOLEONE AL MINISTRO A PIETROBURGO, PEPOLI

(AP)

L. P. Parigi, 6 ottobre 1864.

Je réponds à vos deux dernières lettres du 23 et 27 Septembre (1) que j'ai reçues à ma campagne, eu Suisse. Je suis revenu à Paris pour y vok mon beaufrère qui ·part ce soir pour Turin. Nigra m'a mis au courant de la situation à

Turin, elle se calme. Les anciens Ministres ont été imprévoyants, la Municipalité les a trahi et entourage général peut-ètre aussi, les dispositions militaires absurdes. L'effet de la convention est énorme chez vous et dans toute l'Italie, à ce que je vois elle est acclamée vous aurez un beau ròle et surmonterez les calomnies momentanées dont on vous accable. Le jour de la réparation pour vous ne tardera pas à venir; au fond vous devez ètre satisfait. C'est le plus grand pas fait en Italie depuis la guerre et les annexions!

L'Empereur est de bonne humeur, mais imposs.ible de vous figurer la rage des cléricaux et réactionnaires. J'espère que Rome va se fàcher et faire quelques sottises. J'attends avec impatience la réunion du Parlement italien et les explications. Etes-vous nommé Député?

P.S. Ete.s-vous satisfait de la note de Drouyn de Lhuys à Rome?

(1) Non pubblicate.

312

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 886. Parigi, 7 ottobre 1864, ore 8,15 (per. ore 10).

Moniteur d'aujourd'hui publie convention protocole et déclaration ainsi que la dépèche à M. de Malaret du 23 septembre (1).

313

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 891. Costantinopoli, 7 ottobre 1864, ore 10,15 (per. ore 20,20).

Le chargé d'affakes d'Angleterre m'a dit que lord Russell lui a ordonné d'ex.primer à Aali pacha son vif mécontentement pour avoir exclus le représentant italien de la question du Liban et de me cornmuniquer les pièces concernant cette question accompagnées d'un exposé historique des négociations relatives (2).

314

IL MINISTRO A BERNA, JOCTEAU, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 18. Berna, 7 ottobre 1864 (per. il 9).

J'ai reçu la Circulaire confidentielle de Cabinet que V.E. m'a fait l'honneur de m'adresser, en date du 2 de ce mois (3), et je m'empresse de lui offrir tous

pascià comunicato ufficialmente i documenti riguardanti la questione del Libano. (31 Cfr. n. 286.

mes remerciments ,pour les éclaircis.sements qu'elle contient sur le caractère de la Convention du 15 Septembre comme sw-les moti-fs qui ont décidé le Gouvernement de S.M. à souscrire et le Ministère présidé par V.E. à accepter les stipulations qu'elle renferme et le projet de transférer, à Florence, •le siège du Gouvernement.

Ces exp1icationls si claires et si précises sur le véritable sens de stipulations qui ont été si diversement interpréteés, en Suisse, comme ailleurs, me mettront à méme de rectifier les fausses suppositions aux quelles elles ont donné lieu, et je les utiUsera,i, dans la mesure et avec la réserve ·convenables, pour mieux faire comprendre la portée réelle de ces accords.

Au premier moment, on n'a awrécié cette Convention que sous le point de vue des avantages qu'elle promettait à l'avenir de l'Italie. Elle a ensuite été considérée sous l'aspect des complications Européennes qui pourraient en surgir. Le bruit répandu que l'Empereur Napoléon deva.it adresser incessamment, aux Grandes Puissan·ces, la proposition d'un désarmement général, à trouvé quelque créance da;:s ce pays, mais l'on a rappelé, à cette occasion, qu'avant la guerre de 1859 une proposition à .peu près identique avait été faite aux di.verses Cours de l'Europe, et l'on a tiré de ce rapprochement une conclusion peu favorable au maintien actuel de la paix. On a supposé qu'une ·guerre aurait pour but de déposséder l'Autriche de la Vénétie et l'on s'est demandé avec inquiétude quel prix l'Empereur mettrait au concours qu'il préterait à l'Italie. Les assurances qu'en maintes oc·casiom les hommes d'état Italiens les plus haut placés ava.ient données, n'éloignaient pas entièrement la crainte de voir la France ajouter de nouveaux teocitoires à l'Empire. Vous savez, M. le Ministre, combien, en Suisse, on est accessible à cette appréheiliSion, surlout depuis la cession de la Savoie, et vous y trouverez la source des préoccupations qui s'y ront manifestées dans la conjoncture actuelle. EUes semblent toutefois s'amoindrir, sur-· tout depuis que l'attention publique a été appelée, à la fois, sur la relation dont le Ministère Italien précédent avait accompagné la iPfOposition de convocation du Parlement, et sur la remarquable dépéche adressée, à l'Ambassadeur de France, par M. Drouyn de Lhuys, dans laquel1e on veut trouver exclusivement l'expression de la pensée et de la volonté de l'Empereur. Ce revirement deviendra vraisemblablement IPlus manifeste encore, à mesure que l'opinion sera mieux éclairée sur le véritable sens de la Convention du 15 septembre, et je me ferai, dans tous les cas, un devoir d'informer V.E. des fluctuations qu'elle subi:ra (1).

(1) Il dispaccio di Drouyn de Lhuys a Malaret del 23 settembre è edito in Les origines diplomatiques de la guerre 1870-1871, vol. IV, cit., pp. 153-156.

(2) Con rapporto del 5 ottobre, ed in LV 8, p. 339, Greppi aveva riferito avergli Alì

(1) Con R. 35 del 18 ottobre Jocteau comunicò • les inquiétudes qui s'étaient manifestées, en Suisse, au sujet de prétendues cessions de territoires, se sont, comme je l'avais prévupresqu'entièrement dissipées, depuis la publication des accords stipulés entre l'Italie et la1 France pour l'évacuation de Rome •.

315

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 25. Baden, 8 ottobre 1864 (per. l'11).

M. de Roggenbach se trouvant à Baden, j'ai cru pouvoir communiquer hier soir verbalement à ce Ministre la Circulaire Confidentielle que je venais de recevoir (1). S. E. me renouvela les témoignages de sa satisfaction au sujet du Traité et de se-s conséquences, au point de vue ltalien. A son avis l'attitude prise par le reste de l'ltalie, après les déplorables faits de Turin, ne .peut que faciliter la tàche difficile du Gouvernement du Roi pour l'application du Traité et les conséquences qui en découlent.

J"'ai demandé avant tout au Ministre Badois s'il envisageait de la meme manière le traité au point de vue Allemand • Oui, me répondit-il, car il est dans notre intéret à mon avis comme dans le votre, que l'ltalie se consolide et s'organise afin d'offrir au besoin un point d'appui solide et fort en Europe, ce qui est toujours la première condition de bonnes alliances •.

J'ai aussi demandé au Baron si d'après ses renseignements officiels et particuliers il pouvait me dire l'effet produit à Vienne et à Berlin par le Traité Franco-ltalien.

• Je l'ignare entièrement du còté de la Prusse, m'a-t-il répondu, car pour se prononcer on attend probablement d'en connaitre le texte et le développement, et soit à la Cour de Prusse qui est ici, soit M. de Bismark qui y était ces ~ours-ci on m'a demandé en vain si j'avais des renseignements à fournir à ce sujet. Mais quant à l'Autriche mes informations me signalent que la nouvelle a produit à Vienne la plus grande confusion et meme ,consternation (sic) •.

J'ai déjà eu I'honneur d'informer le Gouvernement du Roi par mes récentes dépeches confidentielles et télégraphiques des sentimens exprimés à prima facie sur le traité par le Grand Due personnellement et par son habile Ministre, et je me plais à constater actuellement les assurances que à plusieurs reprises j'ai eu occasion de réitérer au prédécesseur de V. E., à savoir, que nous sommes ici sur un terrain ami, et que méme la politique Allemande de M. de Roggenbach est favorable à l'Italie.

L'Impératrice des Français arrivée ici mardi matin est repartie le lendemain pour Paris, ainsi que le Comte de Goltz et M. de Bismark qui se rend à Biarritz, tous deux arrivés à Baden avant S.M.I.

La visite à Darmstadt entre les deux Impératrices n'a pas eu lieu. Par contre des témoins oculaires m'ont assuré que !es visitcs ici entre l'Impératrice Eugenie et les Cours de Prusse et de Bade ont été très-cordiales. J'ai eu l'honneur de présenter mes hommages à S.M.I. à un cercle de Cour.

L'Impératrice de Russie se rendra dans une huitaine directement à Nice accompagnée par l'Empereur Alexandre. Il se peut que les difficultés que j'ai slgnalées dans ma dernière lettre particulière soient aplanies pendant le séjour à Nice, et l'on continue à travailler dans ce sens.

(1) Cfr. n. 286.

316

L'INCARICATO D'AFFARI AD AMBURGO, GALATERI DI GENOLA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 24. Amburgo, 9 ottobre 1864 (per. il 15).

Ho l'onore di segnar ricevuta degli ossequiati dispacci che V. E. mi ha diretto sotto le date 27 settembre, n. 5 Gabinetto e 2 corrente Gabinetto Confidenziale (1).

Mi varrò degli schiarimenti, di cui l'E. V. mi ha favorito col secondo dei sovraccenati dispacei pe'r illuminare quest'opinione pubblica sulla vera portata della nostra convenzione del 15 settembre colla Francia, ,giacché quella continua tuttora ad attirarsi la principale attenzione di tutti i politici.

Giusta quanto già ebbi a riferire a V. E. nel precedente mio dispaccio la quistione romana non interessa questa Società Amborghese filoaustriaca se non per la sua relazione colla quistione Veneta. Ben qui si capisce come la quistione Romana, salvi straordinarii imprevisti avvenimenti, potendo considerarsi fin dal momento affatto risolta in principio e che la traduzione più o meno prossima di essa in fatti compiti dipendendo dalle intemperanze di mal governo dei preti, dalla saldezza delle loro forze di compressione e dalla concordia nello slancio e dal forte perdurare degli animi dei patrioti romani, d'ora in poi tutti i conati del Governo italiano convergeranno sulla quistione Veneta, che non si crede seriamente prestarsi a diplomatiche negoziazioni, ma che sarà gioco forza risolvere a colpi di bajonette e di mitraglia. Dal mosaico dell'impero austriaco cementato dall'elemento militare non basta a staccare la gemma veneta incrustatavi il soffio tiepddo dei diplomat1ci, ma è necessaria l'aria infuocata dei cannoni.

Se però qui si prevede con bastante chiarezza lo scopo dell'Italia in quella convenzione e se ne deducono logicamente le prossime future favorevoli conseguenze pel Regno Italiano della partenza da Roma delle truppe francesi, sorgono dubbii e su,PJposizioni dissimili quando si vuole fissare il vero !scopo francese della convenzione stessa, vale a dire quale vantaggio materiale per sé abbiasi l'Imperatore Napoleone proposto di conseguire con essa. E tali incertezze si accrescono e le supposizioni in vario senso si moltiplicano quando s'incocciano di penetrare la ragione intima della condizione sine qna non posta dall'Imperatore alla validità della convenzione del traspo.rto da Torino altrove in breve e limitato tempo della Capitale del Regno.

Nelle Città di tanto commercio quale Amborgo viventi e fiorenti di materiali interessi si è poco proclivi ad immaginare per moventi d'azioni di tanta importanza fini unicamente morali, generosi, simpatici, e cavallereschi. Quindi arrovellamenti per indovinare quelle mire interessate e materiali di Napoleone. Alle supposizioni che io già comunicai al Ministero col confidenziale n. 22 (2)

sento aggiungersi queste altre di propositi e conseguenze differenti. L'Imperatore dei Francesi mediterebbe in epoca non lontana un assalimento sul Reno con formidabile irresistibile esercito e lascierebbe contemporaneamente a noi soli il grave peso di attaccare gli Austriaci nella Venezia. Nè volendo quegli in caso di un grave rovescio delle armi italiane in una giornata campale di·strarre alcun nerbo di truppe dal Reno, ove si devono compiere i suoi piani d'ingrandimento della Francia per trasportarlo alla difesa di Torino, abbia, per·ché l'Italia non venga percossa al cuore ed alla testa e possa quindi prolungare la lotta coll'Austria, indotto noi a sosc,rivere al predpitoso trasporto della ISede del Governo in altra Città più al sicuro da un colpo di mano e maggio·rmente difendibile e così meglio assicurarsi della possibilità nostra di proseguire la guerra fino a compimento degli scopi suoi. Giusta il fantasticare di altri Napoleone avrebbe già detto od al momento opportuno direbbe all'Italia: rompi pur guerra all'Austria, se vincerai nel tremendo duello tanto meglio per te, se tu sconfitta sarai l'Austria abuserà della vittoria ed io accorrerò a tuo soccorso che ti darò pa,r1menti o indirettamente con una potente diversione sul Reno, o direttamente in Italia ove altre potenze tedesche uniscano alle schiere austriache le proprie per opprimerti, ma pagherai, o Italia, il mio intervento armato che ti restituisce a vita colla cessione di buona pa.rte della Liguria e del Piemonte, cessione secondo quei politici, non effettuabile perché [sic] Torino sarà Capdtale del Regno.

Senza accingermi a drizzare i voli torti della immaginazione che anche volendolo ·per incompleta cognizione dei fatti non potrei, e potendolo, sempre non dovrei, io mi restringo a respingere nettamente ogni idea di nuova cessione di territorio alla Francia e riconoscendo con essi che la quistione Veneta è gravissima, soggiungo che la soluzione di essa diventa ogni giorno più urgente e mi adopero a dimostrare e convincere che l'Europa tutta e perfino l'Austria stessa (dimostrazione non tanto difficile come a prima vista sembra) è interessata a che dessa riesca in favore d'Italia.

(1) -Cfr. n. 286. Il dispaccio del 27 settembre non è pubblicato. (2) -Cfr. n. 251.
317

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO

D. 14. Torino, 10 ottobre 1864.

Mi pregio di segnare ricevuta alla S. V. Illustrissima dei suoi rapporti confidenziali del l, 3 e 6 corrente (1). Trasmisi al Ministero dell'Interno i ragguagli che la S. V. IHusltrissima mi mandava col primo di essi, e quanto ai due ultimi, la ringrazio delle interessanti informazioni ch'essi contengono sull'impressione prodotta in Inghilterra dalla Convenzione del 15 Settembre.

è edito a p. 289, nota 1.

Provo un senso di compiacenza al vedere come quell'atto importante si consideri in Inghilterra, ora che è noto nel suo complesso, qual passo decisivo fatto dall'Italia versò il compimento dei suoi destini e vi sia perciò generalmente approvato. Il popolo inglese poteva diffatti rassicurarsi sul vero carattere rii questi accordi, scorgendo come le popolazioni italiane in generale li accogliessero con vivo favore; il testo stesso della Convenzione e dei di,spacci relativi del Ministro Imperiale degli Affari Esteri av.rà, ne ho la fiducia, confermato in Inghilterra la buona impressione che già prendeva il sopravvento alla data dell ultimo rapporto scrittomi da Lei. Le felkitazioni e le prove di simpatia che la S. V. Illustrissima riceve in queste circostanze mi riescono di speciale aggradimento, poiché esse mostrano come la generosa nazione inglese continui ad apprezzare i sentimenti che l'Italia nutre verso di essa. Uno dei motivi infatti pei quali l'Italia ha da rallegrarsi degli accordi intervenuti colla Francia è appunto questo, che collo sgombro di Roma avrà fine una cagione di dissensi fra l'Inghilterra e la Francia, e sarà agevolata quella stretta unione delle due Potenze che fu sempre in cima ai voti d'Italia. La F,rancia venendo coll'Italia agli accordi che ora sono integralmente fatti di pubblica ragione, meritò l'appil"ovazione di chiunque riconosce i grandi principH di libertà e di nazionalità in Europa. La prossima cessazione dell'intervento francese in Roma è ora assicurata da stipulazioni solenni, i cui termini sono di tale chiarezza e precisione che nell'adempimento dei medesimi non può nascere dubbio di sorta. Così senza commozioni politiche la causa della civiltà fa un nuovo progresso, ed un popolo amico all'Inghilterra acquista nuove guarentigie d'indipendenza. Questi risultati non potevano non essere favorevolmente accolti da.gli Inglesi, la cui influenza ajutò sì potentemente in Europa lo sviluppo delle idee liberali che appunto trovano un'applicazione nella Convenzione del 15 Settembre.

È superfluo ch'io autorizzi la S. V. Illustrissima a smentire assolutamente ogni voce di eventuali cessioni tel'ritoriali alla Francia. Io duro fatica a credere che uomini che ci conoscono possano prestar fede a siffatte supposizioni. La S. V. Illustrissima non mancherà, ove si presenti l'occorrenza, di respingerle nel modo più reciso.

Riguardo al difetto d'informazioni a cui V. S. allude nel diS1f>accio del 6, posso assicurarla che le altre Legazioni, eone quella di Londra, conobbero dei negoziati in corso solo quanto il Presidente del Com:igHo ed il Ministro degli Esteri fecero noto al Parlamento, segnatamente nella tornata Parlamentare del 12 Maggio u.s.

Le indicazioni che la S. V. mi ha trasmesso sul contegno del Gabinetto di

S. James rispetto alla Corte di Vienna sono confermate da vari indizii, e pare etl'ettivamente che l'Austria sia disposta, se non a dar retta ai consigli del Gabinetto Ingle~e. almeno a temporeggiare e non arrischiare per ora nessun passo decisivo. Sembra anche che l'idea di un Congresso Generale, già respinta a Vienna ,torni ora ad esservi messa in campo nei circoli ufficiali. Non fa di b~sogno che io raccomandi alla S. V. Illustrissima di tener dietro, per quanto è possibile nella presente stagione, alle relazioni che corrono attualmente tra Londra e Vienna.

(1) E' edito solo il rapporto del 3 ottobre al n. 292. Un brano del rapporto del 6 ottobre

318

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 146/68. Londra, 10 ottobre 1864 (per. il 13).

Lord Russell, che andai ieri a trovare a Richmond ove tornò venerdì dalla Scozia si espresse con grandi elogi riguardo alla Convenzione del 15 Settembre.

Da quanto mi disse parmi credere, che il Sacro Collegio differirebbe a parlar alto fin dopo la riunione del nostro Parlamento sicuro di poter dai di·scorsi dei deputati, e dalle aspirazioni vetl"so la Capitale a Roma, che domineranno la discussione fondare qualche positiva protesta.

Se il Parlamento potesse persuadersi non solo della poca utilità di certi discorsi, ma del positivo ajuto che prestano ai nemici del paese, avrebbe fatto un gran passo.

Sia Lord Russell, che Lord Palmerston nei loro discorsi non celano, che agli occhi loro Fitl"enze, eccetto che dal lato storico è capitale da preferirsi a Roma. Ammettendo e rispettando i nostri deside.rii riguardo alla città eterna crederebbero miglior partito quand'anche l'avessimo che la Corte ed il Parlamento risiedessero a Firenze. Dico questo solo per spiegazione di quanto essi potrebbero dire nei loro ulteriori discorsi. Ma naturalmente in simili materie gli abitanti di un paese devono saper più degli sltranieri.

Deplorò l'accaduto a Torino attribuendolo !Più a cattive disposizioni prese dall'autorità, o anche all'assenza di misure, che non alle cattive intenzioni della popolazione.

Parlò di pretesi articoli segreti colla Francia indicati dal Conte di Rechberg e non vi prestò fede; essendo l'uno un'intesa colla Francia per assisterci nella conquista della Venezia e l'altro una vice-reggenza nel defunto Regno delle Due Sicilie a favore del Principe Napoleone. Anche Lord Palmerston me ne avea parlato colle risa sulle labbra dicendomi esser singolare, che uomini di merito potessero credere tali invenzioni.

Riguardo a Lord Clarendon ambedue i Ministri dichiaran false le voci sparse di missione. Lord Russell disse però, che il Rechberg avea fatto dire a Lord Clarendon, che intendeva parlargli della quistione Italiana e aspettava sapere cosa intendesse dire. Intanto Lord Clarendon scriveva di stare talmente meglio pei viaggi, che tornerebbe in Inghilterra passando per l'Italia superiore.

Lord Russell mi parlò di Tunisi e mi disse, che il Bey dichiarandosi poussé à bottt dalle insistenti persecuzioni del Console Francese finiva per far ca!Pire, che ove continuassero, egli finirebbe per essere forzato a abdicare. Che dietro a questo il Governo Inglese avea proposto alla Francia di sottoscrivere in comune con noi una dichiarazione per non intromettersi negli affari intimi all'avvenire, ma che il Governo Francese erasi rifiutato ad una simile dichiarazione facendo intendere, che poteva benissimo capitare che circostanze si presentassero in cui dovrebbe intervenire.

Le cose essendo a questo punto erasi creduto inutile d'indirizzarci la mede

sima proposta.

Lord Russell fece molti elogi del nostro Console in queste circostanze.

Venne da me il Ministro di Portogallo stamane, il quale incaricato di aggiu

stare la difficoltà Brasiliana incontra una quasi impossibilità di riescire, che

E,gli, benché molto amico di Lord Palmerston, attribuisce al modo un po' pas

sionato di questo Ministro nell'apprezzare questa questione.

Si sta aspettando il Principe di Galles da Cocpenaghen e pare, che per ora

Egli abbia rinunziato al progetto d'andare a Compiègne (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, RATI OPIZZONI

D. CONFIDENZIALE 10 Torino, 11 ottobre 1864.

Je vous accuse réception et vous remercie des informations que contiennent vos rapports n. l, 2 et 3 confidentiels, et votre lettre particulière du 4 Octobre (2).

L'insuccès des Conférences de Prague, l'accession de la Bavière et du Wurtemberg au Zollwerein, la difficulté de plus en plus grande que trouve l'Antriche à suivre la Prusse dans la politique de cette puissance en Allemagne et dans les Duchés, amèneront, je l'espère, le Cabinet de Berlin à l'eprendre, dana sa politique extérieure, une attitude décidément conforme aux vues si juste~ qui ont présidé à la politique commerciale Franco-Prussienne. J'ai donc vu avec plaisir dans votre rapport du 5 Octobre que M. de Thiele vous a fait part du désir de M. de Bismark de conclure les accords commerciaux négociés à Berlin par le Comte de Launay. Vous voudrez bien cependant ne pas perdre de vue, Monsieur, les considérations exposées dans la dépeche confidentielle adressèe par ce Ministère à M. le Comte de Launay, le 12 Aoiìt de,rnier (3). Nous avons regardé les ouvertures dont la Prusse a pris l'initiative pour la conclusion n accoras commerciaux, comme une démonstration dont le caractère amical doit etre apprécié sans doute, mais dont le résultat sera, en définitive, avantageux surtout à la Prusse. C'est à ce point de vue que les négociations ont été conduites, et c'est aussi sur cette donnée que votre langage, M. le Comte, doit se régler.

En attendant ·le retour de M. de Bismark à Berlin, veuillez, M. le Comte. continuer à m'informer avec exactitude des tendances qui se ni.anifestent dans le monde politique en Prusse, spécialement à l'égard de l'Autriche. Celle-ci pa

Ricevo dunque da tutte le parti felicitazioni e prove di simpatia per quanto avvenne frammiste solo di rammarico sia per il sangue sparso, che per i nuovi sagrificii, che questo stato di cose imporrà al Piemonte, e che spero il Piemonte saprà accettare con quel patriottismo per cui acquistò sì gran nome nella storia contemporanea d'Italia, o a meglio dire confermò quello, che da secoli si era acquistato guidato dai Principi di Casa Savoja •.

rait avoir jugé opportun de prendre une attitude très reservée à propos de la Convention du 15 Septembre; elle se déciderait meme, dit-on, à des réductions réelles sur l'effectif de ses troupes. Les renseignements surs que vous pourrez recueillir sur ces divers objets me seront toujours agréables.

P.S. M. le Comte de Launay se rendra prochainement à Turin; les lettres à son adresse contenues dans votre dernier pii lui ont été envoyées à Lausanne, Hotel du Faucon.

(1) Cfr. quanto scriveva D'Azeglio nel R. confidenziale 46 del 6 ottobre circa l'atteggiamento dell'opinione pubblica inglese riguardo alla convenzione di settembre: « E se da principio questo risultato pareva fosse agli Inglesi troppo favorevole alla causa Italiana per n<~' temer pericoli nascosti, ora che l'insieme pare si possa intender meglio, l'opinione pubblica fa plauso, e vede a nascere per l'Italia il termine non remoto delle sue sciagure e la soluzione di problemi, che prima della convenzione parevano insolubili.

(2) -Cfr. n. 245, 305 e 309. (3) -Non pubblicato.
320

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 895. Carlsruhe, 12 ottobre 1864, ore 11 (per. ore 20).

D'après ce qui me rev,ient de bonne part la Cour de Prusse et M. de Bismarck sont satisfaits de voir l'Ital:ie se fortifier et <!onsolider par suite du récent traité. Roggenbach m'a témoigné sa satisfaction pour l'Allemagne si rapprochement !)olitique entre France, Russie et Prusse avait lieu.

321

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A TUNISI, GAMBAROTTA. AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 896. Tunisi, 12 ottobre 1864 (per. ore 15,20 del 13) (1).

Le 7 octobre les troupes du Bey ont battu complètement les révoltés des vi,llages près de Susa, et fait 100 prisonniers; 300 morts du ,còté des révoltés et environ 50 seulement du còté du camp du Bey. Cette victoire a produit un effet immense, le jour après Ies autres fractions des tribus se sont présentées en masse au camp et y ont déposé les armes se rendant a discrétion. L'autorité du Bey est désormais rétablie partout mais le consul de France ne continue pa,s moins à mettre en doute ce qui est évident pour tout le monde.

322

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. l. Pietroburgo, 12 ottobre 1864 (per. il 19).

La dépeche télégraphique que j'ai eu l'honneur de vous adresser le 4 de ce mois (2), Vous a apporté le peu de renseignements qu'il m'a été possible de !'ecueillir sur l'impression produite à Pétersbourg par la Convention du 15 Sep

tembre. V. E. désirait ces informations avec impatience; mais tout d'abord une interruption de la ligne télégra.phique près de Charkow avait retardé de deux Jours la dépeche qui m'annonçait officiellement la formation du Ministère que vous présidez et l'acceptation de la Convention (1); ensuite, arrivé depuis 15 jow·,à peine à Pétersbourg, où la plus grande partie de la sociétè n'est pas encore rentrée, il m'était difficile de saisir dans son ensemble le courant de l'opini01l1 publique. L'Empereur a avec lui un Cabinet particulier, et c'est là que convergent les différentes Dépeches de ses agents à l'étranger. On ne fera d'affaire!; ici qu'à la rentrée du Prince Gortchakow, vers le 27 de ce moi•s. M. de Maltzoff dirigeant le Ministère des Affaires Etrangères a pour unique tàche de débrouiller les affaires courantes, et n'ose ou ne sait avoir une opinion avant de connaitre celle de Son Souverain: l'Empereur à ce qu'il parait ne songe malheureusement pa:;; à lui laisser connaitre sa pensée. Tous mes collègues s'abstiennent donc de lui faire des communicàtions .politiques. En face de ces difficultés V. E. voudra, je l'es.père, excuser mon retard, et le vague de mes informations.

Je ne suis du reste .pas le seul à ne pas pouvoir démèler ce qu'on pense ici de cet acte important. Le Chargé d'Affaires de France et celui d'Angleterre qui ont aussi un grand intéret à infonner leurs Gouvernements respectifs de l'accueil qu·on y a fait ici, partagent mes doutes.

En définissant la situation, au moment auquel j'ai écrit ma dépèche, avec la qualification de méfiance vague, je crois avoir rendu fidèlement l'ensemble de toutes les conversations que j'ai eues avec les Russes et avec ceux de mes collègues qui ISe trouvant depuis bien plus longtems que moi à Pétersbourg sont à meme de recueillir un plus grand nombre d'avis. Le principal grief m'a paru plustòt dirigé contre France que contre nous. L'intervention Française en Pologne si brusquement terminée par un échec diplomatique a du laisser cette dernière fort mécontente. On craint qu'elle ne cherche une occasion pour reprendre la question au point où elle l'a laissée. Cette occasion pourrait se présenter, disent ils, lorsque débanrassée du souci de Rome, après nous avoir aidé par les armes ou pacifiquement à compléter notre unité en Vénétie, elle obtiendrait à son tour l'a·ppui d'une Italie libérale, unie et forte. L'ancien programme forcément inte~rompu ne pourrait-il pas alors revenir sur le tapis et avec beaucoup plus de chances de succès? Or la position financière de la Russie lui rend la perspective d'une guerre avec la France, toute .populaire qu'elle serait, fort peu de,3Jirable. Il est certain que depuis la guerre de Crimée la Russie a presqu'en entier renouvelé son matériel, beaucoup d'abus dans l'administration ont été réformés, la discipline et l'instruction du soldat de beaucoup améliorées; mais le rouble est à 313.32 et les dépenses ne diminuent pas. au contraire. De crainte d'une banqueroute on v01t d'un oeil défiant l'Italie faire un pas vers son unne, car on ne peut se dtssimuler que, plus l'Italie sera forte, et plus grand sera le courant libéral qui entramera 1es Gouvernements vers les idées de Nationalité. Telle est la fata,le conséquence d'une fausse position. c'est à elle qu'on ramène forcément toutes les questions extérieures. La Russie voit le !Stpectre de la Pologne surgir de tous les événemens qui se succèdent en Europe.

O) Ctr. n. 278.

Farmi les jugements portés sur la convention dont il s'agit je ne négligerai certes pas d'exposer à V. E. celui des Autrichiens: ils croient dane que l'acte dont on connait les termes est complété par un article secret dirigé contre eux: heureusement ajoutent-ils la question de la Capitale est là: Turin, Milan, Naples ne supporteront pas la suprématie mème temporaire de Florence, cles troubles ont éclaté à Turin; le sang a coulé; il coulera encore. La guerre civile s'ensuivra. et l'échaufaudage Italien, encore mal étayé s'écroulera pour laiJsser la piace aux choses telles qu'elles étaient en Italie avant 1848. Je combats de mon mieux les argumens de mes adversaires, que j'ai trouvés fort bien vus dans certains salons. La sage~Be dont les Italiens ont donné des preuves si éclatantes jusqu'à ce jour. est un sur garant pour l'avenir. Quant à la translation de la Capitale on comprendra aisément à Milan, à Naples, à Turin que le traité de Villafranca, ayant laissé dans les mains de l'Autriche les clés de l'Italie, il est élémentaire que nous c!ésirions de changer les iserrures. La première condition de sureté est celle de pouvoir s'enfermer chez soi. -Oui mais ce changement de serrures va vous couter joliment d'argent -Il est vrai, mais au moins nous enfermerons dans un coffre-fort celui qui nous reste. -Pas b€aucoup -me dit une grande Dame Russe. Je n'ai pas hésité à répondre • que celui qui se trouve dans cles conditions meilleures nous jette la première pierre '. J'ai du reste pleine et entière confiance que les faits viendront à confirmer mes paroles.

V. E. n'aurait pas une idée exacte de la situation si je ne pouvais pas lui envoyer les appréciations que la presse Russe a porté sur la Convention. Ne connaissant pas le russe, j'ai prié le gérant le Consulat Italien ici, M. Naphtali. de se charger de ce travail. V. E. le trouvera ci joint en résumé (1).

Depuis ma dépèche télégraphique du 4 de ce moi!s beaucoup de pièces diplomatiques d'une haute importance ont été :publiées; la lumière s'est faite et les impressions dans la société se sont un .peu modifiées. Si la méfiance ne s'est pas tout à fait évanouie, elle a tout au moins fait piace à des appréciation/s plus justes. On hésite à mettre en doute les déclarations franches et loyales du Ministère, et l'on reconnait que l'avenir est en grande partie reservé aux événements: c'est d'eux que dépendra la solution définitive de cette question.

Telle est M. le Ministre l'impression que je puis rapporter à V. E.; je ne finirai pourtant pas sans répéter qu'on ne 1saura au juste ce qu'on en pense en Hussie, tant que l'Empereur et le Prince Gortchakow ne seront pas rentrés. C'est l'Empereur seul, qui fait l'opinion ici et l'Empereur a encore retardé de quelques jours son retour dans ·,sa Capitale. On dit à cause d'une visite qu'il compte faire à l'Empereur des Français.

En accusant réception à V. E. de la dépèche confidentielle en date du 1" de ce mois (2), je me hate de lui offrir mes remercimens pour cette communication: elle m'a fourni les instructions nécessaires demandées à V. E. J'en ai parJé confidentiellement à M. le Chargé d'Affaires de France, et je m'en servirai le caos échéant.

P.S. Je confie la présente dépeche au courrier Anglais, et le Comte Rati à défaut d'occasion la mettra à la poste à Berlin.

(1) -Trasmesso da Cagliari alle 11,30 del 13 ottobre. (2) -Cfr. n. 294.

(1) Non si pubblica.

(2) Recte del 2, cfr. n. 286.

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L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, CENTURIONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 65. Francoforte, 13 ottobre 1864 (per. il 17).

La Dieta non tenne oggi la sua seduta ebdomadaria per mancanza di affari all'ordine del giorno. Essa è sempre nell'attesa della conclusione della pace a Vienna e molti dei suoi membri sono impazienti di vedere chiaramente definiti i progetti dell'Austria e della Prussia sui Ducati conquilstati, allorché annunzieranno ufficialmente alla Dieta la pace colla Danimal'ca. Essi pure desiderano por fine all'occupazione federale nell'Holstein, la quale se è di peso non lieVe alle finanz.e della Confederazione non sembra d'altra parte dover recarle vantaggio alcuno. Tutto però fa credere che la principale delle difficoltà, cioè la finanziaria, di ·cui facea parola il mio dispaccio del 21 settembre (1), sia stata appianata e che la pace definitiva sia imminente.

Le voci di disarmo dell'Austria che vagamente circolavano nei giorni scomi, hanno preso in oggi l'apparenza della certezza. Sebben si attenda che quel Governo nella prossima apertura del Reichsrath faccia conoscere il modo in cui intende eseguirlo, pare che principierà a metterlo in esecuzione col corpo d'armata del Generale Benedek. Con tale misura l'Austria vuole maggiormente dimostrare l'intenzione ben dec1isa di attenersi strettamente a quella posizione di riserva e di alspettativa che, come ebbi l'onore di sottomettere all'attenzione di

V.E. nel mio dispaccio del 30 settembre (1), essa adottò tostò che ebbe conoscenza della Convenzione del 15 Settembre. Ma la sua determinazione di iniziare tale disa11mo nella Venezia venne qui dai suoi partigiani interpretata come una dimostrazione diretta alla convenzione suddetta: per togliere, cioè, qualunque mot,ivo di minaccia sul Mincio ·che potesse legittimare il trasferimento della Capitale a Firenze ed affinché non la si possa tac'c'iare di aver contribuito anche indirettamente all'annullamento del trattato di Zurigo. Se coll'ultimo accordo la Francia ha rotto quegli ultimi legami che ancora aveano irapporto a quel trattato, l'Aulstda non abdica alle sue riserve, alle sue proteste di cui spera sempre di giovail'si alla pr:ima oecasione favorevole. La nuova di questo disarmo venne qui accolta colla più g:rande diffidenza, non si vide in quello che una misura dettata dalla pessima situazione finanziaria dell'Austria. Ma un disarmo in cui intatti si lasciano i quadri dei reggimenti, che in otto giorni quegli stessi soldati in oggi congedati ;possono ritrovarlsi sotto le armi, nessuno vi scorge un franco indizio di voler seriamente la pace e molto meno ancora di veder scendere quella Potenza a trattative per la Venezia.

Da ieri sera qui corrono voci di cambiamento di Ministero a Vienna, tale notizia non sorpres·e nessuno ed in quella non si vide che una giusta soddisfazione data all'opinione pubblica che così fortemente si era pronunziata contro la politica del Conte di Rechbe~g, per essere stata lo zimbello della Prussia, sia

!2 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. V

nella guerra contro la Danimar,ca che nelle Conferenze di Praga e di avere forse· coi ritrovi di Kissingen e di Carlsbad provocato la situazione pericolosa in cui Io colse la Convenzione del 15 settembre. Il Barone di Schrenk che riceveva le sue ispirazioni da Vienna ha p~receduto neLla ·sua caduta il suo amico Conte di Rechberg. Nella mia corrispondenza ebbi già occasione di far risaltare quanto impopolare era diventato questo Miniistro. L€ umiliazioni che fece subire alla Baviera in seguito all'attitudine presa alla Dieta nella questione SchleswigHolstein, il non aver potuto mettere in opera il suo divi,samento d'unione doganale coll'Austria, lo decisero a rassegnare un potere che non ispirava più confidenza né al suo Re né al ,paese. S'igno~ra fino adesso quale sarà il suo successore, ma se il giovane Re Luigi Il non vuole lasciarsi trascirnare dall'ultramontanismo nulla dimostra che voglia desistere dall'attitudine presa da suo Padre a nostro< riguardo.

(1) Ne è edito solo un brano a p. 260, nota l.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI

D. s. N. Torino, 15 ottobre 1864

J'ai reçu avec plaisir les informations que vous m'avez transmises sur les appréciations aussi justes que bienveillantes émises par le Cabinet et par la Cour de Bade touchant la récente Convention pour l'évacuation de Rome. L'esprit libéral et éclairé de S.A.R. le Grand-Due et de ses Ministres est, comme vous le savez, tenu en haute estime par le Gouvernement du Roi, et je n'ai prus besoin de vous dire que j'éprouve une véritable satisfaction à voir cet Etat donner de si bons exemples aux Etats secondaires de la Confédération, et démontrer pa,r des faits quels excellents rapports s'établiraient naturellement entre l'Ita1ie et l'Allemagne si celle-ci revenait entièrement des préjugés qu'elle conserve encore en partie contre nous.

En attendant que le caractère du changement de Ministère Wurtembergeois 1se déclare plus nettement, je dois vous dire qu'on représente à Berlin cette crise ministérielle comme ayant eu pour but de porter au pouvoir des hommes moins attachés à l'Autri:che. Quoi qu'il en so i t, je vous prie de vouloir bien continuer à vous tenir au courant de ,ce qui concerne les Etats voisins du Grand Duché, bien qu'il n'y ait pas lieu peut-etre jusqu'ici de prévoir un changement prochain de la IPOlitique de ces Etats envers l'Italie.

En vous accusant réception de vos dépeches confidentielles N. 24 et 25 et de vos télégraphes en date du 28 Septembre, 3 et 12 Octobre ... (1).

(1) Cfr, nn. 277, 315 e 320. Non sono pubblicati il R. confidenziale 24 e il telegrammadel 3 ottobre.

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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 78-79)

L. p. Parigi, 15 ottobre 1864.

La ringrazio della sua lettera particolare del 12 corrente che mi fu rimes_sa ieri.

Qui la posizione non è mutata dopo i miei ultimi dispacci. I Gabinetti di Roma, di Vienna e di Madrid conse!"V'ano la più gran riserva. Nè l'Austria, nè la Spagna fecero, ch'io sappia, altre comunicazioni alla Francia, all'infuori di quelle cile le ho precedentemente accennate. Pare però positivo che la Corte di Roma abbia interpellato queste due Potenze intorno alle loro intenzioni, e sulla convenienza d'una guarentigia collettiva. Le due Potenze si astennero dal rispondere in modo categorico. Evidentemente Roma, Vienna e Madrid attendono, prima di pJ"onunziarsi, l'esito delle discussioni del nostro Par1amento. Però, per quanto .si può giudicare fin d'ora, le tendenze della Corte di Vienna sono piuttosto nel senso d'una decisa astensione da ogni passo.

Mi danno i seguenti particolari intorno alla famosa udienza del 28 settembre accordata dal Papa al conte di Sartiges, per la comunicazione della Convenzione franco-italiana.

L'Ambasciatore di Francia avendo presentato una lettera autografa dell'Imperatore, il Papa la mise, isrenza dissiggillarla, sul suo tavolino, e disse: • Faccia un po' quel che gli pare •. Poi :parlò subito di cose estranee alla Convenzione. Ma verso H fine dell'udienza, il Papa disse a Sartiges, mentre lo congedava:

• Caro Conte, tra due anni o l'asino sarà morto, o la Capezza sarà rotta •.

Le notizie dell'Algeria, com'Ella del resto avrà visto dalle notizie pubblicate dal Moniteur, sono tutt'altro che soddisfacenti. Si tratta di portare a 100.000 uomini l'esercito d'Africa.

L'Imperatore di Russia e l'I•mperatrke sono attesi a Nizza. La cosa è decisa. E' probabile ·che l'Imperatore Napoleone si rechi a complimentare le LL. MM. a Lione, dove si fermeranno una notte. La Russia non fece finora nessuna comunicazione .sulla Convenzione del 15 Settembre. Ma il linguaggio dell'Incaricato d'Affari russo è affatto soddisfacente. Anche il Conte Goltz, Ambasciatore di Prussia, •con cui ho parlato, mi dilsse ·che il Re di Prussia aveva giudicato favorevolmente la Convenzione, e che si era espresso in questo senso parlando coll'Imperatri-ce dei Francesi a Baden.

La posizione finanziaria ·Continua ad aggravarsi sulla piazza di Parigi. Ieri ·ci fu di nuorvo ribasso alla bortsa, in seguito dell'aumento dello sconto. I fondi italiani si risentirono, più d'ogni altro valore, del movimento di ribasso, e sce::--ero di 45 centesimi.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 413. Torino, 16 ottobre 1864, ore 15.

Un Courrier part ce soir pour Paris. Ne vous éloignez pas, vous ni Artom; il s'agit d'arranger documents à présenter au Parlement.

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L'ONOREVOLE PEPOLI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 898. Darmstadt, 16 ottobre 1864, ore 13,25 (per. ore 17).

J'ai pré.>entée lettre de rappel ici à l'Empereur de Russie.

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VITTORIO EMANUELE II AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(Eredità Nigra) (1)

L. p. Torino, 16 ottobre 1864.

Tàchez de voir l'Empereur et dites lui de ma part ce qui suit:

Notre position ici et en Italie n'est .pas des plus faciles en ce moment, et je suis sùr se rendra encore plus grave à l'avenir. Je juge des choses avec une appréciation quasi sure, car j'ai une longue expérience de's hommes et des passions qui jouent un grand ròle parmi ces peuples qui à présent forment la grande nation Italienne; pour .prévenir des malheurs futurs et me faciliter la marche des événements je désire que I'Em!Pereur sache ma manière de penser.

Il est positif que moi et mon gouvernement depuis nombre d'années avons constamment dirigé nos aspirations vers la complète unification d'Italie c'est à dire vers Rome et Venise.

Dernièrement le Marquis Pepoli traitant nouvellement cette question avec l'Empereur, qui désirait trouver un prétexte pour faire évacuer Rome par ses troupes, le dit Marquis lui proposa le changement de la capitale en Italie, lequel changement provisoir devait .représenter l'idée de tranquilliser le Pape sur nos désirs brUlants de vouloir aller au plus tòt au Capitole.

Je trouvai que le Marquis avait trop dit, car je croyais que le moment n'était pas propice pour réveiller certaines susceptibilités, et donner l'éveil et des prétextes à des partis de nous nuire. J'expédiais aU'ssitòt le Général Menabrea

vers l'Empereur espérant de le faire changer d'tdée à cet égard et lui représenter la gravité de cette question que le Ministère avait acceptée au val sans un mur examen.

Le Général ayant échoué dans sa démarche, moi comme chef du gouvernement je ne pouvais pas ne pas ac·cepter un projet qui devait et doit réaliser un des voeux les plus ardents des Italiens; le Cabinet de Turin en outre en faisant une question de Cabinet attirait sur moi de sévères reproches de la part de la nation si je refusais de le sanctionner.

Aussitòt qu'imprudemment de la part du Ministère le projet fut annoncé sans laisser le tems au conseil de guerre réuni par moi à Turin pour porte1· san avis de changer la capitale sous un aspect purement militai1·e et préparer ainsi les esprits au traité.

De tristes conséquences commencent à se manifester et ensuite plusieurs mauvailses dispositions et bétises mises en exécution firent que les habitants de Turin oubliant totalement leurs devoirs en vinrent à une véritable démence et m'obligèrent pou:r ne pa•s 1es faire massacrer tous de renvoyer le ministère, fait qui ne fut certainement pas compris. à l'étranger.

Maintenant la ville de Turin se trouve encore dans une bien triste position agitée par les partis extrémes. Le parti républicain surtout qui est beaucoup plu1s fort de ce que généralement on ne ~e croit et qui jusqu'à présent n'avait point trouvé de p:rétexte pour lever la téte, profite avec énergie de cet état de choses pour rép:andre les bruits les plus sinistres contre le Gouvernement et son chef ici et dans toutes les villes d'Italie. On représoente le traité comme une trahison de la part de l'Empereur et que l'abandon de l'idée de Rome comme capitale en est une conséquence, que le Roi renonce pour toujours à la Vénétie et cède une partie des provinces piémontai1ses à la France; ce dernier bruit surtout prend pied tous les jours de plus et chose dnconcevable, pour faire que je fasse, il est impossible pour à présent de l'òter de Ia téte de ceux qui ne veulent pas comprendre. Je désire que •l'Empereur sache que le Gouvernement a peu à'action sur le parti républicain, nos lo~SI sont faibles, notre police est très mauvaise, le Gouvernement peut faire un autre Aspromonte, mais il ne peut pas diriger le parti. Les Aspromonte à présent et à l'avenir jusqu'au jour où la question italienne 1sera achevée seraient très funestes, car ils me feraient perdre tout mon prestige et finiraient par contre-coup à révolutionner l'une après l'autre toutes les villes de l'Italie qui jusqu'à présent ont eu foi en moi et à l'avenir je ne pourrai plus régner que par la force. Le parti d'a.ction, comme vous le savez bien, fut toujours dirigé par Cavour et par moi, et vous savez de quelle manière nous nous en sommes servis. Encore dernièrement j'étais maitre de la position, avec de l'argent et des menaces j'ai encore empeché cette année qu'il se porte à des excès funestes, et je pouvais compter sur lui au moment de l'action. Maintenant ce parti veut totalement rompre avec moi, et pour me porter à accomplir des actes qui finiraient par me rendre impossible ici, il veut la guerre civile; je n'aurai pas besoin de cela à présent; je préfère que ce fait arrive lorsque l'Italie sera achevée; alors je sais ce que j'aurai à faire.

Pour étre maitre de la pos:ition et ne pas avoir l'air d'avoir laissé de còté la question de la Vénétie, il faudrait que vous disiez bien à l'Empereur la position dans laquelle je me trouve et le priez de ma part d'initier la question de

la cession de la Vénétie par un congrès ou en la traitant directement avec l'Aut1·iche. Si on peut l'obtenir ainsi je trouve que ce 1sera bien heureux; si non cela nous amènera tout doucement à la guerre, et j'espère que l'Empereur n'aura pas de peine à nous la voir faire, et qu'il préférera lui-meme cette solution plus tòt que de voir chez nous les tristes ifésultats d'une guerre civile. D'ailleurs j'ai déjà eu tant de preuves d'amitié de la part de l'Empereur que je suis sur qu'U comprendra ma position et qu'il me viendra en aide encore cette fois. Car, je le répète, la position est excessivement difilicile; un petit faux <Pas peut avoir de tei1I'ibles conséquences. Les Italiens pour à présent sont fous, et j'ai besoin de les diriger vers un but.

Le Parlement va s'ouvrir bientòt, j'espère que tout sera calme, quoiqu'on parle partout dans un sens contraire. J'espère qu'on fera ce que j'ai dit.

Si l'Empereur veut des éclaircissemens sur la question hongroise, je peux lui en donner beaucoup, vous n'avez qu'à me prévenir. Tout ceci est à I'insu du Ministère; prenez garde de parJer seulement à l'Empereur.

Tachez de prier l'Empereur de vous faire une réponse. J'aurais bien besoin qu'elle fUt bonne.

(1) Ed. in italiano in Le lettere di Vittorio Emanuele II, pp. 789-791 e in MoNTI, pp. 334-337.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

L. P. Torino, 16 ottobre 1864.

Il Generale La Marmora fa partire oggi il Barone Abro in Corriere per pregare la S. V. Illustrissima di coordinare i documenti che devono essere pubblicati intomo alla Convenzione del 15 settembre.

È assolutamente necessario che questi documenti sieno presentati al Parlamento nazionale 'il giorno deLla sua 11iapertura cioè H 24 andante e perciò converrebbe che fra Lei e l'amico Artom potessero compiere il lavoro in modo da spedircelo martedì tsera.

I documenti che S. E. il Ministro avrebbe intenzione di pubblicare sarebbero

seguenti:

I. Lettera del Ministro Visconti Venosta al Cav. Nigra in data 4 luglio 1863 (1).

N. B. -Si dovrà rettificare la data apponendovi quella del 9 luglio perché sulla di Lei domanda venne riformata 'sotto questa data, e nelle di Lei citazioni difatti non si riferisce che al 9.

II. Lettera del Ministro Visconti Venosta al Cav. Nigra in data 27 maggio 1864 (1);

III. Lettera del Ministro Visconti Venosta al Cav. Nigra in data 8 giugno 1864 (2);

IV. -Lettera del Ministro Visconti Venosta al Cav. Nigra in data 20 agosto 1864 (3). N. -B. -Le mando copia di questo documento che fu redatto da Artom sotto l'impero di particoJari -circostanze e di cui probabilmente Ella non possiede alcun esemplare. V. -Rapporto 15 settembre del Signor Cav. Nigra al Ministro Vioconti Venosta contenente il riassunto di tutti i negoziati che precedettero la Conclusione (4). VI. -Infine il dispaccio dèl Cav. Nigra del 4 ottobre 1864 (Affari Politici n. 72) al generale La Marmora (5). S. -E. il Generale La Marmora volle consultare il Cav. Visconti Venosta sul modo il più prudente di procedere a questa .pubblicazione e quest'ultimo colla lettera che qui Le. acchiudo esprime alla S. V. gentilissima il Suo modo di vedere.

Se non che, trattandosi di cosa stata fatta principalmente costì e di cui Ella diresse tutta la condotta il Ministro desddera che Ella coordini nel modo il più logico ed il più conseguente questo assieme di corrispondenze affinché esse non manchino di quel nesso che devono avere consimili documenti e la cui assenza può esporci a fondati attacchi parlamentari.

Non sarà difficile a Lei ed al Cav. Artom di raggiungere questo scopo, ma forse non Le sarà del tutto superfluo qualche mia parti·colare osservazione. Primieramente che data deve assegnarsi al n. IV che nell'esemplare qui acchiuso porta quella del 20 agosto?

In questa nota si parla della Comunkazione fatta dal Barone di Malaret d'una nota di Drouyn de Lhuys del 12 Giugno. Ora è da presumersi che questa Comunicazione sia stata fatta pochi ,giorni dopo la sua data, per esempio il 16 o il 18 del detto mese e quindi la nota del Ministro Venosta potrebbe portare una data che più o meno si riferisca a quell'epoca.

Forse il Cav. Artom si sovverrà della data precisa o approssimativa della comunicazione.

In secondo luogo, ·se da un lato si ravvisa necessario pubblicare l'interessante di Lei rapporto confidenziale riassuntivo del 15 settembre, pare dall'altro che debbasi modificare in molti e molti punti sopratutto in ciò che ha tratto al viaggio del Generale Menabrea ed alla doppia Conferenza tenuta fra Lei ed il Marchese Pepoli coll'Imperatore a Fontainebleau e a St. Cloud.

Siccome non sono ,pubblicabili le istruzioni confidenziali statele date dal Ministro Visconti Venosta il 12 settembre (1) fa d'uopo non citarle nel di Lei rapporto.

Sebbene Ella, nel parlare di ragioni stategiche, non faccia alcuna allusione alla dichiarazione fatta dai Generali d'armata sotto la presidenza di S. A. R. il Principe di Carignano, La prevengo, per ogni buon fine, che questo documento porta la data del 18 settembre 1864 e che perdò non è di natura pubblicabile (2).

S. E. m'incarica di dirle che ascolterà con interesse qualunque di Lei parere su questa pubblicazione, essendo sua intenzione che !'!cl prepararsi a difendere avanti il Parlamento il patto sottoscritto, si procuri evitare qualunque incongruenza di data o di fatti che potes1se sorgere ad indebolirne la difesa.

Se mai prima di rinviare il Barone Abro avesse Ella qualche osservazione a fare, il Ministro La prega a telegrafare senza perdita di tempo.

ALLEGATO

VISCONTI VENOSTA A NIGRA (AVV)

L. P. 26. To1·ino, 16 ottobre 1864.

Il Generale La Marmora mi chiamò a Torino, desiderando intendersi intorno alla pubblicazione di documenti da presentarsi al Parlamento colla Convenzione e coi Protocolli. Voi sapete, poiché lo esaminammo insieme a Torino, com'è composto il dossier di questi documenti. Vi è la mia nota del luglio 1863, due note sulla eventualità di una vacanza della Santa Sede, le mie istruzioni confidenziali del 12 settembre, il vostro rapporto sui negoziati, un dispaccio scritto per la pubblicità, in cui riassumo la prima risposta di Drouyn de Lhuys e propongo i quattro articoli della Convenzione. Di questo dispaccio credo che Voi non abbiate la copia, ma prego Cerruti di mandarvela. Essa fu scritta quando si voleva sopprimere ogni connessione tra la Convenzione e il trasporto della Capitale.

Di questi dispacci i primi tre non paiono pubblicabili, benché abbia pregato il Generale La Marmora di chiedere il Vostro avviso sulla opportunità della pubblicazione del terzo.

Le mie istruzioni non si possono pubblicare.

Rimane il Vostro rapporto e il mio dispaccio (in data credo del 20 agosto). Se gli avvenimenti non avessero altrimenti disposto e fosse stato possibile di sconfessare ufficialmente l'annessione, si sarebbe potuto pubblicare il dispaccio, sopprimendo il Vostro rapporto. Così, dovendosi pubblicare dei documenti, è impossibile omettere ogni dispaccio in cui si parli di negoziati per la Capitale.

Ma il Vostro rapporto non può pubblicarsi nella sua interezza, per la parte

soprattutto che si riferisce alle istruzioni confidenziali, e, rileggendo un dispaccio

del 20 agosto, ho veduto che non si accorda con esso. Non si accorda nelle date, perché

voi fissate la data del giugno alle trattative di Fontainebleau e il dispaccio del 20

agosto riproduce tranquillamente, come se nulla fosse, la risposta di Drouyn de

Lhuys e il progetto Cavour.

Così essendo, e perché i documenti anche privati anche d'un carattere affatto

ufficiale pure abbiano un nesso logico e reggano alla critica, non rimangono che due

partiti. Il primo sarebbe di sopprimere e il rapporto e il dispaccio del 20 agosto

per sostituirvi un dispaccio, in cui la connessione sia posta in quel modo che Min

ghetti vi espose in una sua lettera confidenziale.

Ma non è troppo regolare che io sorga dalla tomba per intercalare un dispaccio

posticcio.

Il secondo, che ci sarebbe parso il più conveniente, sarebbe il seguente. Si darebbe al dispaccio del 20 agosto una data prossima al giorno in cui Malaret mi lesse il dispaccio di Drouyn de Lhuys. Così esso constaterebbe la situazione diplomatica, vale a dire l'invito di presentare un progetto, e avrebbe il carattere di un dispaccio di istruzioni. Dopo questo verrebbe il Vostro rapporto, da voi modificato e in modo da accordarsi coll'antecedente e in vista della destinazione pubblica che deve avere. Esso riassumerebbe, per tal modo, e la serie dei negoziati e le situazioni, sia scritte che verbali e portate da Pepoli e renderebbe inutile la pubblicazione d'ogni altro documento.

Salutatemi caramente Artom.

(1) Cfr. Serie I, vol. III, n. 696.

(1) -Cfr. Serie I, vol. IV, n. 760. (2) -Cfr. Serie I, vol. IV, n. 787. (3) -Cfr. n. 147. (4) -Cfr. n. 226. (5) -Cfr. n. 299. (1) -Cfr. n. 217. (2) -Cfr. n. 237.
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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 47. Londra, 16 ottobre 1864 (per. il 20).

Fui oggi a trovar Lord Russell a Richmond e confidenzialmente gli diedi conoscenza del contenuto del Dispaccio (1) col quale V. E. mi faceva l'onore informarmi quanto gradita al Gabinetto fosse riescita la notizia del favorevole accoglimento fatto dai Ministri Inglesi alla Convenzione colla Francia.

Lord Russell parve soddisfattissimo di quanto ero incaricato di dirgli e nel prender atto di ciò che in questo Dispaccio si affermava circa la non es~stenza di condizioni segrete per alienare una benché menoma parte del territorio Italiano, confermò quanto ebbi già l'onore di segnare nella mia corrispondenza, che a questi romori di Giornali egli non aveva prestato fede. Feci notare a S. S. come a Torino si fosse ansiosi di conoscere le comunicazioni che forse esistevano col Gabinetto Austriaco e 1s.egnatamente, se nei colloqui extra-officiali avutisi tra il Conte Clarendon al suo passaggio e il Conte Rechberg, qualche idea si fosse esternata: ,per esempio riguardo alla Venezia. Ricordandomi che il Conte Russell nell'ultima mia visita m'avea detto, e lo avea poi ripetuto al Marchese di Cadore, che il Primo Ministro Austriaco era parso desideroso d'intrattenersi col Conte Clarendon della quistione d'Oriente. Mi aocorgo di aver commesso uno sbaglio indicando nell'ultima mia ConfidenZJia>le (2) 'che dovesse parlare della qui,stione Italiana. Ma cagion dello sbaglio mio >Si fu probabilmente che le due potevano combinars[ insieme, 'Poiché m'era venuto il dubbio che forse vedendo la partita pressoché persa per i Possessi Austriaci in Italia, il Gabinetto di Vienna volesse far ritorno a quelle idee di cambii e compensazioni in Oriente che, tempo fa, erano state messe innanzi e a cui erasi aderito anche quì.

Lord Russell mi disse che realmente dopo quell'indicazione anteriore alla conversazione egli non avea più inteso nulla da Lord Clarendon. Nell'Observer d'oggi, giornale semi-officiale, è dato in un Articolo speciale una contraddizione assoluta alla pretesa Missione di Lord Clarendon esp,rimen

dosi sorpresa che anche i Giornali Inglesi abbian creduto dover ripetere simili falsità.

Lord Russell soggiunse però che la sola indicazione dei sentimenti· dell'Austria a questo l'iguardo l'avea avuta ultimamente da Sir H. Bulwer, il quale passando per Vienna avea incidentalmente toccato la quìstione Veneta col Conte di Rechberg che avea protestato non esservi la menoma intenzione a Vienna di nulla innovare, tanto più poi che 1sapeano beniJssimo che non ci contenteremmo di una sponda dell'Adriatico, ma le vorremmo ambedue. P area quasi Lord Russell interpretare questo discorso come un passo avanti, quasi che se fossero certi di non essere tormentati nella Dalmazia, sarebbero stati meno intrattabili nella quistione di Venezia. Del resto, siccome osservò Lord Russell, resta ad ogni modo l'altro ostacolo in quel Sistema di compensi, cioè la poca disposizione della Bosnia e dell'Erzegovina a diventare Austriache.

Dunque per ora consta a Lord Russell da varie sorgenti che l'Austria non intende prender altro che una posizione di aspettativa e cavar dagli avvenimenti futuri quel partito che .potrà.

Il Conte Wimpffen, Incaricato Austriaco a questa Corte, tiene il medesimo linguaggio.

Questo discorso circa un rimpasto di Provincie e l'intromettersi negli affari altrui mi diede occasione di domandare a Lord Russell se fosse vera la notizia data da certi Giornali di una Nota collettiva dell'Inghilterra e della Francia al Governo Ellenico facendo prevedere in tm avvenire non lontano un intervento estero per ·regolare la sua poco soddisfacente amministrazione interna; e S. S. mi dichiarò formalmente non esservi ombra di verità in quella notizia attribuendola allo scarseggiare di notizie che molesta i Giornalisti.

Interrogato poi da me •sulle intenzioni 'SUe riguardo al Principe Couza e alle nuove difficoltà che tsuscita l'assestarsi della quistione dell'indennità dei Conventi, Lord Russell rispose che veramente il Clero Greco ricusava d'esser indennizzato in danari, ma voleva la restituzione delle sostanze. Ma mi fece capire che il Gabinetto Inglese non escirebbe riguardo a queste difficoltà dalla linea dell'osservazione e deHa inazione.

Pare a S. S. che la somma offerta dal Principe Couza sia vistosa abbastanza per servir da base « un accordo. E vedrà che non si agirà contro di lui in modo serio e attivo. Crede egli che la Francia non si mischierà molto di più di questo affare. E in quanto alla Russia, è nella sua politica il fare manifestazioni in favore del Clero Greco in Oriente e d'impedire che le cose s'aggiustino, onde avere la pos!'Jibilità di un intervento. Ma non credo che essa aghrà efficacemente a questo riguardo.

La gelosia delle Potenze versa dunque in questo ad ajutare il Principe, come avvenne già altre volte.

Il Signor Bulwer non tarderà del resto a far ritorno a Costantinopoli. Non so se sia destinato a rimanervi un pezzo, essendo la !SUa posizione qui un po' periclitante. E' vero che è tale da qualche tempo, dicendosi spesso che verrà richiamato per motivi 9iù :personali che politici.

V. E. avrà osservato il cambio occorso tra gli Ambasciatori Inglesi a Pietroburgo e a Berlino che scambiarono i loro posti. Ragione ne fu che si accusava Lord Napier di esser divenuto troppo Russo a Pietroburgo, mentre Sir A Buchanan per i recenti avvenimenti erasi fatto presso al Bismark una posizione poco piacevole.

Sta per ritornare a Roma fra pochi giorni il Signor Odo Russell, il quale però ha ricevuto ordine di fermarsi a Torino e di assistere alle di,scussioni del nostro Parlamento.

Non è mestieri il ricordare le ottime tendenze di questo distinto Diplomatico il quale certamente andrà ad abboccarsi con l'E. V.

Continua del resto la scarsezza di notizie essendo io quasi sempre il solo del Corpo Diplomatico in Londra ed i Ministri Ingle,si non aspettandosi che nella prima settimana di Novembre.

Del resto non possiamo che lodarci del modo in cui uno di essi impiega il suo tempo. Ed in prova trasmetto qui unita a V. E. una Traduzione del magnifico discorso del Signor Gladstone relativo agli avvenimenti recentemente occorsi in Italia.

Non si potea dir meglio, e quel che è più si è che avendo annunziato oggi a Lord Russell che intendevo far questa tra~missione a V. E. e che speravo che egli pure dividesse i sentimenti del suo Collega, mi assicurò che li divideva completamente e di cuore.

Delle informazioni che ricevo confidenzialmente da persona da me incaricata di presentire Lord Palmerston a Broadlands sul soggetto di questo Rapporto mi assicurano essere l'Austria più che mai ostinata riguardo alla Venezia. Avrebbe egli desiderato un accomodamento ,per darie un equivalente altrove, ma le difficoltà fin'ora erano grandi, insormontabili.

P. S. -Unisco una lettera pel Signor Commendatore Cerruti.

(1) -Cfr. n. 317. (2) -Non pubblicato.
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L'ONOREVOLE PEPOLI A NAPOLEONE III

(AP)

L. P. ... (1).

Je viens de présenter mes lettres de rap.pel à S. M. l'Emp,ereur de Russie à Darmstadt. Dans cette occasion j'ai longuement causé avec le Prince Gortchakoff qui m'a dit qu'il serait charmé si vous étiez informé des conver.sations que nous avons eu ensemble au coin du feu.

Je crois aussi utile, Sire, puisque je suis autorisé à le faire de vous mettre au courant des véritables intentions du Gouvernement Russe. Le Prince Gortchakoff m'a paru charmé d'une communication, qui lui a

été faite par lVI. lV!a.ssignac au norn du Cabinet français. Cette communication, qui avait pour but de faire cesser Ies regrettables malentendus qui avaient eu lieu entre les deux pays au sujet de la Pologne, a trouvé le Gouvernement Russe dans les meilleures dispositions.

Il désire aussi vivement de rétablir les relations diplomatiques sur l'ancien pied et la visite de S. M. l'Empereur Alexandre à l'Impératrice Eugénie est une preuve de la sincérité de ce désir.

Mais il ne faut pas se dissimuler que les derniers événements en blessant l'orgueH national russe, ont creusé un abyme qu'à 'l'heure qu'il est, est difficile à COiffibler.

Pour faire revenir l'opinion publique russe à l'alliance française, il faudra tout ,le prestige dont est entouré l'Empereur Alexandre et meme l'autorité morale dont jouit à l'heure qu'il est le Prince Gortchakoff. L'entretien qui va avoir Iieu entre les deux Empereurs sur le territoire français est vu de très mauvais oeil par le peuple russe. Tout dépend des impressions que le Czar en rapportera. L'entrevue de Stuttgard avait eu d'excellents résultats paree que les deux Souverains s'étaient mutuellement plu.

Mais si le Cabinet français désire réellement de rétablir les anciennes rélations avec la Russie, il ne faut point que le nom de la Pologne soit prononcé à Nice. Cette question est à jarnais vidée et l'Empereur Alexandre ne tolérera pas qu'on la 1·emette sur le tapis.

Le Prince Gortchakoff m'a à plusieurs reprises répété cette phrase, et en se congédant de moi, il m'a encore dit qu'il ·serait charmé que Votre Majesté en fO.t informée. "Je ne vous donne aucune ·commission pour S. M., mais ·ce serait prudent que l'Empereur Napoléon fO.t informé de ces dispositions d'esprit de l'Empereur Alexandre". Il a meme ajouté qu'il fallait qu'à l'étranger les Ministres français ne fussent pas en opposition constante avec les idées du Cabinet russe. Il m'a cité l'exemple du Pr-ince Couza qui sous la protection de la France se permet les plus odieuses spoliations.

Je lui ai demandé ·ce qu'il y avait de vrai sur les bruits répandus par les

journaux relativement au Congrès. Le Prince m'a dit qu'il en voyait moins que

jamais l'utilité.

La Question Polonaise est vidée, la Question des Duchés allemands va

l'étre bientòt, la Question Romaine a été ;résolue ·entre la France et l'Halie,

et ce n'est plus qu'une question de tem.ps; reste la question de la Vénétie.

Jamais l'Autriche consentira à la •céder à ,l'Italie et si on entrait dans la

voie des .compensations territoriales on engendrerait les désordres qu'on veut

éviter. Non, l'Europe est pacifiée! On n'a qu'à laisser de còté les théories des

nationalités et toute menace de guerre disparaitra. Une seule question pourrait

etre traitée et résolue: la quC~stion du désarmement. Mais pour traiter et résoudre

cette question il n'y a pas bBroin de Congrès. On peut s'entendre avec des notes

sans déplacer personne.

Mais pour que ~e désarmement soit sénieux il ne faut pas se contenter de renvoyer les soldats, il faut briser les cadres. Je lui ai fait observer que briser les cadres me paraissait difficile devant la menace de la coalition du Nord.

Cette menace, répondit-il, n'est point réelle. Vous savez que je vous ai dit dans le temps quelle était l'alliance à laquelle nous invitions tous les Gouvernements et toutes les Nations, l'alliance contre la révolution, et c'est l'alliance que les peuples craignent.

Je ;répliquai alors, c'est parce que vous confondez l'esprit révolutionnaire .avec l'esprit national.

C'est-à-dire, reprit-il, que je crois les théories des nationalités aussi fatales que les théories révolutionnaires, et que je crois qu'il faut que tous les Gouvernements se liguent contre elles.

Voilà, Sire, un court résumé des dernières conversations que j'ai eues avec le Prince Gortschakoff ....

(1) Questa lettera, priva di data, si inserisce sotto il 16 ottobre, giorno della presentazione da parte di Pepoli all'Imperatore di Russia delle lettere di richiamo. Non si sa se fu spedita poiché nel n. 337 si parla di un incontro Pepoli-Napoleone III in cui Pepoli riferì il contenuto di questa lettera.

332

L'ONOREVOLE VISCONTI VENOSTA AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (AVV)

L. P. 27. Torino, 17 ottobre 1864.

Dopo la mia d'ieri l'altro (1) ho veduto Minghetti a Milano. Minghetti :pone 1a più grande importanza alla questione di documenti pubblicabili. Egli è d'accordo con me sul sistema da seguirsi e ch'io vi ho indicato. Al dispaccio del 20 agosto (2), di cui Cerruti vi deve aver mandato ll.a copia, si porrà la data del 17 giugno. Ciò si accorda e colla data della comunicazione di Malaret e colla .data delle vostre conferenze a Fontainebleau, che sono del 20 e 21 giugno. Al dispaccio non sarà fatta ·che qualche ptccola modificazione. In seguito ad esso verrà il Vostro rapporto. Il VostrG rapporto è il documento capitale della scarsa raccolta che si darà in pasto alla brama del pubblico. Gli altri documenti non possono avere che un piccolo interesse storico e retrospettivo. Sul rapporto si concentrerà l'attenzione.

Avendo di ciò parlato a lungo con Minghetti stamane e ieri sera, vi espongo il nostro modo di vedere in proposito in questa lettera che vi scrivo dietro invito del Generale La Marmora.

Permettetemi che, per meglio spiegarvi il nostro pensiero, prenda per scorta il vostro rapporto confidenziale del 15 ~€ttembre.

La prima parte, che contiene gli antecedenti e l'esposizione storica dei negoziati su Roma, può benissimo pubblicarsi. Se mi lasciate presentarvi su questa prima parte qualche osservazione eccovi quelle poche che a Minghetti

.ed a me occorre di fare.

Pochi giorni pdma della mmte deL Conte di Cavour un progetto veniva ecc. ecc. Per la pubblicità è forse meglio non dire che il progetJto era francese e stava in termini più generali.

Nel teno articolo del progetto Cavour mi pare non vi fosse la riserva,. purchè tale forza non degenerasse ecc. Dove si parla del capitolato de·l Barone Rica,soli dite: il Governo francese non credette di dare corso ad un tale progetto. Mi rpar si trattaSise solo di prestare i suoi uffizi a Roma.

Dopo aver indicato il mio dispaccio del 9 luglio dite il Ministro Imperiale degli Affari Esteri si astenne da dspondere. Vi prego di sopprimere questa frase. Il silenzio rimanga sottinteso.

Più in giù, quando accennate alla Vostra andata a Fontainebleau, invece di dire che io Vi mandai il progetto, Vi prego di sostituire qualche cosa in questo genere: • V. S. mi mandò il dispaccio del 17 .giugno ed incaricò il Marchese Pepoli di portare a voce Ie istruzioni le più ampie e di unirsi a me nelle trattative •.

Fin qui dunque le modificazioni sono insignificanti, ma qui pure comincia la parte capitale. Le ·conversazioni coll'Imperatore e i dialoghi accennati non paiono pubblicabili. Bisogna sostituirvi l'esposizione delle idee dell'Imperatore, delle istruzioni che voi avevate, del modo con ·cui fu emessa l'idea del trasporto· della capitale. Mi feci dare da Minghetti alcuni appunti che Pepoli portò da Fontainebleau, la minuta della lettera che egli vi scrisse in data del 2 settembre (1) e mi pare che dalla loro ·combinazione col Vostro rapporto possa emergere la modificazione che Vi pare preferibile.

Vi mando qui uniti gli accennati appunti di Pepoli che Vi prego di rimandare in un piego diretto a Minghetti od a me. Non Vi mando la minuta della lettera di Minghetti del 2 settembre, supponendo che l'abbiate a Parigi.

Bisognerebbe dunque comilliCiare col riassume~e, come compendio delle Vostre ·conferenze a Fontainebleau, le difficoltà per le quali l'Imperatore non credeva di poter accettare tale quale il progetto posto innanzi da noi. Voi sapete meglio d:i me dare a queste difficoltà e a queste conJsiderazioni quella forma che è richiesta dalla pubbHcità. Non credo però che si debba esporre, come nel rapporto di Pepoli, il progetto posto ancora una volta innanzi dall'Imperatore della Suzeraineté del Papa ecc. ecc. ciò esposto e poichè si faceva innanzi la questione· di nuove garanzie da aggiungel1Si al trattato ci parve che Voi dobbiate osservare come le ÌJstruzioni da noi avute non Vi permettevano di andare molto oltre su questo tenreno. Dif:fatti il Governo italiano aveva preveduto questo caso ed esaminato la natura delle garallZiie di cui poteva trattarsi. Era impossibile che il Governo facesse delle dichiarazioni che implicassero una rinuncia alle aspirazioni nazionali. La questione Romana è per noi una questione morale, che noi intendiamo risolvere colle forze morali. Noi pigliamo dunque seriamente, lealmente l'impegno di non usare quei mezzi violenti che non scioglierebbero una questione di tal natura. Ma la nostra politica fa sempre assegnamento nelle· forze morali e sulle forze della civiltà, per giungere a quella definitiva e soddisfacente soluzione che noi speriamo sempre di poter raggiungere colla conciliazione fra l'Italia e il Papato, conciliazione che l'intervento straniero era stata' dall'esperienza dimostrato siccome un mezzo poco atto a raggiungere.

Altra garanzia -presenza delle truw>e francesi in un punto del territorio romano, come .pe.gno di certi impegni -esame e critica di questo sistema. Finalmente terza garanzia -garanzia collettiva delle Potenze cattoliche Pure inammissibile. In •conseguenza di ciò i Vostri discorsi si rivolsero ad esaminare la situazione generale dell'Italia, in rapporto alla grande questione che Vi occupava.

Il Marchese Pepoli disse allora all'Imperatore che egli sapeva come, indipendentemente dalla questione che ora si trattava e per ragioni strategiche, politiche e amministrative, il Governo aveva ,studiato la questione della convenienza di trasportare la sede del Governo da Torino ad altra città del Regno. Finchè la questione Romana rimaneva in uno stadio d'incertezza, senza nessun avviamento di soluzione, questa incertezza medesima aveva soSip€so l'esame e lo studio intorno alla convenienza di tale misura. Ma che, se la Convenzione fosse stata firmata, egli sapeva che. il Ministero, considerando la situazione politica interna creata dal trattato, aveva l'intenzione di farne al Re la proposta, aggiungendonsi alle ragioni strategiche le ragioni politiche di un'azione più efficace su tutte le parti del Regno, e le ragioni stesse dedotte dalla nostra posizione inver,so Roma. Domanda se tal fatto costituiva la garanzia ecc. ecc. Qui alle parole del Vostro rapporto, con cui si espone l'accoglimento fatto dall'Imperatore a tale proposta, sarà bene di aggiungere le parole consegnate nel rapporto Pepoli: • Si telle est la pensée du Gouvernement du Roi, si tel est le désir de la nation, bien de difficultés, qui nous séparent .par cette malheureuse question de Rome, seraient aplanies •. Le Vostre parole ,sulle difficoltà dell'impresa e sulla accettazione ad referendum si [pOssono conservare.

Bisognerà aver cura di attenuare ogni dichiarazione del Governo francese che possa aver l'aria di una pressione sulla misura del ·trasporto, facendo risaltare tutte J.e dkhiarazioni fatte da Voi per constatare •che tale misura era per noi un fatto di politica essenzialmente interna, che non poteva avere altre connessioni col trattato se non in ciò ch'esso creava una situazione, nella quale la Francia scorgeva una guarentigia che le permetteva di ritirare le sue truppe.

E' d'uopo sopprimere tutto quanto si riferisce aUa missione del Generale Menabrea della quale non deve essere fatto cenno. A ciò può seguitare la narrazione della dtscussione e delle transazioni che hanno ridotto H progetto primitivo nella forma sua definitiva.

Vi avverto che Pepoli, leggendo il Vostro rapporto. si impermalosì della frase il Marchese Pepoli sped.i'to di nuovo a Parigi. Lo spedito gLi spiace. Bisogna forse omettere l'articolo segreto indicando solo che, nel corso delle trattative, fu adottata la forma di un protocollo separato.

Vi aggiungo ai ra,pporti di Pepoli, altri suoi appunti intitolati: Déclarations faites par les Ministres Nigra e Pepoli etc.

Queste dichiarazioni dovrebbero essere riprodotte con qualche modificazione dJ forma, sopratutto nell'articolo primo. Bisogna trovare una redazione più abile, essendo ora il Governo francese inquieto delle nostre frasi troppo esplicite, ma mantenere il fondo.

Nelle modificazioni apportate agli articoli bisogna far risaltare le due principali, cioè: l" pourvu qu'elle ne dégénère pas en moyen d'attaques etc. -zo la tranquillité sur la frontière.

Le istruzioni del 12 settembre (1) non sono pubblicabili, pure Vi prego di rileggerle per vedere se qualche cosa di esse si può riassumere nel rapporto, senza citarne la data.

Vi ho scritto questa lettera di furia, dovendo partire il corriere. Scusate le minuzie che essa contiene, ma Minghetti ed io siamo convinti che la discussione sui documenti verterà tutta sul rapporto e comprendete l'importanza che vi poniamo. Essa giungerà qui in tempo poichè, recandoci noi domenica a Torino, il giorno prima della riunione della Camera, lo possiamo leggere.

Salutatemi di nuovo Artom ...

(1) -In realtà del 16 ottobre, cfr. n. 329, allegato. (2) -Cfr. n. 147.

(1) Cfr. n. 197.

333

IL CONTE CSAKY A GYORGY KOMAROMY

T. 18 ottobre 1864, ore 7,45.

Ruspoli doit venir prochainement (2). Prévenez immédiatement le Comité Centrai de Pest. L'argent pour Eber ne se fera pas attendre.

334

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI. LA MARMORA

R. 37. Madrid, 18 ottobre 1864 (per. il 23).

Non sempre con facilità si incontrano questi signori JVIinistri, perciò da qualche tempo non avevo tenuto abboccamento col Signor Llorente Ministro delle estere relazioni. Il vidi finalmente due giorni sono al Ministero, e volli condurre il discorso sulla nuova situazione d'Italia e conoscere francamente la volontà del Governo sul riconoscimento del Regno d'Italia. Il Signor Llorente cercò di evitare il discorso e mi parlò di affari, mi disse che aveva dati ordini perchè tutto procedesse regolarmente e che le mie domande fossero con tutta cura ascoltate e per quanto possibile venissero compiuti i miei desideri. Come però queste dichiarazioni non rispondevano ai miei calcoli, riportai il discorso sul mio tema ed il Signor Llorente in modo bastantamente chiaro mi bsciò vedere che l'impressione prodotta in alta regione pel Trattato Franco-Italiano non era tale da poter per ora toccare questo punto; che perciò era neces3ario attendere che le idee ritornassero alla calma, le preghiere, le suppliche delle anime divote che circondano il trono di Spagna fanno vedere alla regina il più

triste avvenire pel Santo Padre e conoscendo la sottile logica di queste buone anime, comprendo che senza una grave scossa sarà quasi impossibile lottare contro arti così bene adoperate.

Il Signor Barrot ambasciatore di Francia, il quale si prepara a partire per Parigi dovendo cedere il posto al nuovo ambasciatore Signor lVIercier, cercò di persuadere gli uomini del Governo di qui dell'importanza della nuova Convenzione, per dò che riguarda la Santa Sede, e mi viene riferito, non so con che grado di verità che il Signor Mon nuovo Ambasciatore a Parigi, sta ora cercando di ottenere dal Governo istruzioni che non siano per procurargli seri disgusti e vorrebbe appunto prender per partenza la nuova posizione fatta al Papa per entrare all'uopo in discorso sulle disposizioni favorevoli di Spagna verso l'Imperatore e .per conseguenza ,per l'opera da esso accettata dalla nuova sistemazione delle cose italiane.

Il Signor Pacheco partirà alla fine del mese corrente per la nuova ambasciata a Roma e passerà per Parigi, Torino e Firenze collo scopo di rendere informato il suo Governo del vero spirito che domina in quelle Città.

(1) -Cfr. n. 217. (2) -Dal diario di Artom risulta che il 25 settembre 1864 egli consegnò a Cerruti l'incar~ tamento Ruspoli. Esso non è stato rinvenuto.
335

IL GENERALE KLAPKA AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. CONFIDENZIALE. Londra, 18 ottobre 1864.

Dcpuis quelques jours à Londres et temoin oculaire des embarras pénibles et de la perplexité de mon ami le Général Eber, j'ose vous prier de bien vouloir hater, par tous les moyens en votre pouvoir, l'expédition des fonàs convenus pour les envois dans les Principautés Danubiennes et pour l'importation de ces armes en Transylvanie. Tout retard compromettrait infailliblement toutes les personnes employées dans ce travail et finirait par compromettre le Gouvernement lui-meme.

Je ne suis plus qu'un intermédiaire trè.s indirect entre mon pays et le Gouvernement de S. M. La direction exclusive des affaires hongroises ayant été confiée aux représentants politiques du Comité Centrai, l\'IM. Kon<aromy et Csaky, c'est à eux de faire les démarches que la s.ituation exlge. Mais je suis aussi bien intéressé qu'eux, comme nous tous, qui avons preparé et entamé ce grand travail, à ce que le résultat réponde aux sacrifices et que la Hongrie, votre plus sùre et plus sincère alliée, puisse conserver sa foi et ses espérances da::1s l"avenir. Un nouvel échec serait un coup fatal, le coup de grace porté à nos plus chers projets.

Je me permets en meme temps d'im,ister sur la nécéssité du départ immédiat de M. Scovasso pour la Servie.

Avec les préparatifs achevés dans les Principautés Danubiennes et en Transylvanie, puis un résultat favorable de la mission de M. Scovasso, nous pouvons avec calme envisager toutes les éventualités de l'année prochaine.

Quelques fonds mis à la diEipOsition du Comité Centrai pour l'organisation à l'intérieur, et b<>nne entente entre les Patriotes dans le pays, et le momelllt \·enu vous trouverez la Hongrie préte à briser ses chaines, à se soulever comme un seui homme, et à vous faciliter, par les coups qu'elle portera sur les derrières de l'ennemi, vos opérations en Italie. Cette perspective vaut bien quelques sacrifices encore, et je suis sur, que vous réussirez de le faire ,comprendre à qui c\e droit.

Veuillez, M. le Commandeur, je vous en prie, envoyer le plutòt possible un mot cl'encouragement à M. Eber (33 St. James Square, St. James).

P. S. Je serai dans une quinzaine de jours de retour à Genève.

336

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 900. Parigi, 19 ottobre 1864, ore 14,15 (per. ore 15,20).

J'ai reçu vo.s deux expéditions, je vous envole aujourd'hui le Courrier de Cabinet avec la correspondance arrangée pour la publication.

337

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 79-80)

L. P. Parigi, 19 ottobre 1864.

Le mando qui unito: 1°) il rapporto del 15 settembre, rifatto in vista della pubblicazione; 2") una •lettera aperta, diretta a Visconti (1), che la prego di leggere, e di mandar poi a suo destino. In questa lettera rendo conto del mio avviso intorno ai documenti da pubblicarsi, e della mutazione fatta al rapporto. Non Le ripeto quanto è scritto in essa, pregandola di volerla considerare come scritta a Lei. Pepoli è giunto qui ieri. Ha presentato le sue lettere di richiamo allo Czar, e in quella circostanza vide anche il Principe Gortchakoff. Questi lo incaricò d'una strana commissione. Gli disse: • Giacchè passate per Parigi, bramerei che l'Imperatore Napoleone fosse informato che lo Czar non desidera che, all'occasione del suo vaggio a Nizza, gli si parli nè della Polonia, che è una questione t1nita, nè della Venezia, nè delle nazionalità. La Russia, soggiunse, desidera sinceramente riavvicinarsi alla Francia; ma non vorrebbe trovar sempre in Oriente la Francia avversa ai suoi interessi •. Pepoli vide l'Imperatore e gli raccontò queste cose, di cui, ben inteso, io non riferisco che il senso, ma che

Pepoli Le esporrà meglio e più esattamente. L'Imperatore ne fu, a quanto Pepoli mi disse, molto malcontento, e la sua visita allo Czar è quindi ridiventata molto ipotetica.

Lord Clarendon essendo passato per Torino, Ella saprà meglio di me, a quest'ora, che cosa questo personaggio avrà fatto a Vienna. Le ripeto però per ogni buon fine quello che qui si dice intorno a questa gita del MinÌJStro Inglese. Dicono adunque che abbia insistito presso il Governo austriaco perchè riconoscesse il regno d'Italia, e disarmasse; assicurando che in questo caso l'Italia potrebbe egualmente disarmare e non penserebbe ad attaccare il Veneto. Le riferisco dò, ben inteso, 'colla debita riserva. Spero che J'Austria non vorrà infliggerei per ora la minaccia d'un riconoscimento che c'imba-razzerebbe non poco.

P. S. -Il 'rapporto del 15 settembre essendo ora quasi interamente rifatto. La prego di distruggere o di rimandarmi l'originale primitivo, surrogato da quello che le mando oggi. Le fo ancora una preghiera. Il mio rapporto è scritto in italiano, come di regola. Per evitare che venga mal tradotto e peggio interpretato sarebbe utile ch'Ella ne facesse fare la traduzione da Blanc, e la facesse comunicare all'Italie abbastanza in tempo perchè non pubblicasse altra traduzione. La pregherei poi di mandarmi una copia di questa traduzione, affinchè io .possa comunicarla qui, a debito tempo a qualche giornale, pel caso in cui il sunto telegrafico che sarà spedito da Torino, non contenendo che frasi isolate, potesse dar luogo ad una interpretazione inesatta del testo.

(1) Cfr. n. 338.

338

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, ALL'ONOREVOLE VISCONTI VENOSTA (AVV)

L. P. Parigi, 19 ottobre 1864.

Ho ricevuto le vostre lettere (1). Concordo con voi sulla convenienza d'accommodare i documenti da pubblicarsi. Ho rifatto il mio rapporto del 15 nel senso delle vostre osservazioni. Lo mando insieme con questa lettera al Generale La Marmora; e spero che entrambi lo troverete soddisfacente.

A mio avviso tre soli documenti devono essere l)resentati al Pal"llamento. cioè: l" il dispaccio del 9 luglio 1863; 2° il dispaccio a cui si dà la data del 17 giugno; go il mio rapporto del 15 settembre (2).

Credo ,che si debbano escludere da ogni pubblicazione i due vostri dispacci del 27 maggio e 8 giugno 1864 (3), in cui si esamina l'eventualità della morte del Papa. Le ragioni dell'esclusione sono due: l" V'è una certa sconvenienza a trattare sull'ipote,li della morte del Pontefice; ciò farebbe cattivo effetto sull'opinione pubblica; 2" È bene che questa eventualità, quando si verifichi, possa

costituire una situazione nuova, senza vincoli con quella fatta presentemente dalla Convenzione.

Nel dispaccio vostro del 17 giugno bisognerà sur.rogare le parole quelques mois avant sa mo?"t, con queste peu de temps avant sa mort; giacchè non si tratta nè di mesi nè di settimane, ma di giorni. Il progetto Cavour nacque pochi giorni prima della sua morte, non prima d'un mese, per quanto mi .ricordo.

Passo al mio rapporto. Ho accorciato la parte storica. Mi son limitato a rammentare il progetto Cavour, trasvolando sul resto. Mi parve pericoloso il raccontare e ricordar pratiche, in cui molti uomini politici sono implicati, e la cui esposizione, senza contentar nessuno, solleverebbe recriminazioni, rettifiche, ed altri incidenti personali che giova schivare.

Nel mentovare il progetto Cavour adoperai una frase che lascia intatta la questione dell'origine del progetto stesso. L'origine fu francese, senza dubbio. Ma è inutile e dannoso il dirlo in questa occasione, e in questo ancora divido pienamente la vostra opinione. È infinitamente meglio che si creda che il pro-· getto è di Cavour, e oramai ne porta il nome.

Ho co.rretto l'articolo 3o del progetto Cavour secondo che accennate con ragione. Lascio in disparte per le ragioni dette or ora i,l capitolo Ricasoli, la circolare Durando e il resto. Ho tolto ·la frase sulla non data risposta di Drouyn de Lhuys.

Mentovo invece il vostro dispacc.io del 17 giugno, che d'or innanzi forma uno dei punti importanti dei negoziati, siccome quello che è considerato contenere le istruzioni.

La parte che riferisce le trattative coll'Imperatore con Drouyn de Lhuys, fu interamente rifatta. Ho tenuto conto di tutto quel che m'avete scritto. Vi prego di leggere attentamente questa parte del rapporto, perchè è quella su cui naturalmente più si fermerà l'attenzione dei lettori. Il modo con cui fu messa innanzi l'idea del trasporto della Capitale non credo che si possa esporre diversamente da quanto ho fatto, anche in ciò ebbi presenti le vostre osservazioni.

In sostanza credo che il rapporto, così rifatto, può presentarsi senza attirarci le ire di Drouyn de Lhuys. Tuttavia se voi e Minghetti, dopo averne conferito col Generale La Marmora, giudicherete che vi si devono apportare altre mutazioni, vi autodzzo tutti e tre a farle (1).

• Qui ebbi molta fatica a far capire come mai il trionfo diplomatico che avete ottenuto çondusse alla crisi ministeriale. V'ha infatti qualche cosa di malsano nella situazione attuale. che sarebbe anche inesplicabile per noi, se Nigra ed io non venissimo da Torino. Spero che le discussioni parlamentari gioveranno a purgare l'atmosfera da questi miasmi.

Qui, non solo nelle regioni ufficiali ma anche fra i nostri amici si desidererebbe che le discussioni non fossero né lunghe, nè tempestose. Brown, il corrispondente del Morning Post a Parigi, mi diceva stamani che la Camera dovrebbe votare per acclamazione la convenzione •.

J12

(1) -Cfr. n. 329, allegato e n. 332. (2) -Cfr. Serie I, vol. III, n. 696 (in realtà del 4 luglio 1863), e qui nn. 147 e 226. (3) -Cfr. Serie l, vol. IV, nn. 760 e 786.

(1) Dello stesso 19 ottobre è una lettera di Artom a Visconti Venosta (AVV) in cui. dopo8.Ver parlato delle modifiche apportate ai documenti da pubblicare scrive:

339

L'ONOREVOLE MINGHETTI ALL'ONOREVOLE PEPOLI (AP)

L. P. Isolabelta, 19 ottobre 1864.

So che Drouyn de Lhuys ha scritto una nota a Torino mettendo in avvertenza sulla di,scussione del Parlamento e sugli effetti che potrebbero derivare qualora vi si facessero delle dichiarazioni troppo esplicite sulla questione Romana (1). La cosa è ragionevole, ma nello stesso tempo si deve tener presente che sarà molto difficile evitare qualche ord1ne del giorno che si riferisca e confermi quello del 20 marzo. A me sembra che bisognerebbe trovare il modo, e non deve essere impossibile, di aggiungere qualche frase che entri nelle viste che hanno presieduto alla Convenzione. Se la Camera p.e. dicesse ... e ferma nella leale esecuzione della Convenzione 15 settembre oppure ... e convinta che la questione Romana non possa sciogliersi colla violenza ma eone sole forze morali. Accenno a queste due formule ma se ne potrebbero trovare altre. È bene che essendo a Parigi tu ~ppia ciò, e giudichi sin dove si può andare, quali sieno i termini oltre i quali sarebbe pericoloso e imprudente trascorrere, tanto più che un ordine del giorno non è un decreto, nè una legge, ma un semplice avviso della Camera ,che sta per finire sua vita. Piacciati dare a ciò riflessione. Spero che avrai avuto una mia lettera a Rheinack. Mi rallegro della elezione...

P. S. -Io torno domani a Bologna.

340

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALLE LEGAZIONI, AGLI AGENTI E CONSOLI GENERALI AD ALESSANDRIA D'EGITTO, BRUNO, A BUCAREST, STRAMBIO, E A TUNISI, GAMBAROTTA, E AL CONSOLE GENERALE A BELGRADO, SCOVASSO

CIRCOLARE CONFIDENZIALE. Torino, 21 ottobre 1864.

A la suite de ma dépeche circulaire du 2 de ce mois (2), vous avez eu connaissance, par les journaux officiels d'Italie et de France, du texte complet des accords intervenus entre les deux Gouvernements pour l'évacuation de Rome, du Rapport au Roi relatif à la convocation du Parlement; et des deux dépéches de

S.E.M. Drouyn de Lhuys aux MinLstres de France à Turin et à Rome, re1atives à la Convention du 15 Septembre. L'opinion publique est maintenant en possession de tous les éclaircissements désirables sur cet acte international, et C('mme nous avions le droit de nous y attendre, elle s'est montrée favorable à la politique à la fois modérée et libérale dont la Convention du 15 Septembre a ét6 l'expression ,solennelle de la part des deux Gouvernements.

Dans quelques jours le Ministère aura l'occasion d'exposer devant les Chambres la ligne de conduite qu'il entend suivre dans la phase nouvelle ouverte par la Convention, et les Chambres apporteront le poids de leur haute autorité dans les délibérations du Gouvernement du Roi. En attendant que ces importantes discussions aient lieu, il est à propos que je vous informe de l'état actuel de certaines affaires qui intéressent à divers degrés nos relations extérieures, et sur la plupart des quelles vous avez trouvé déjà des renseignemens dans les dépéches circulaires émanées antérieurement de ce Ministère.

* L'attitude de l'Italie, de .Ja France et de l'Angleterre à l'égard des affaires de Tunis s'est modifiée. Le Gouvernement du Roi avait, comme vous le savez, envoyé dans les parage.s, de la Régence des forces navales pour protéger les personnes et les propriétés de nos nationaux et pour maintenir notre légitime influence sur ces d)tes si vois•ines des nòtres. Conformément aux instructions envoyées au Consul de S.M. et au Commandant de l'escadre italienne, notre action et nos conseils, auxquels se sont joints ceux de la France et de l'Angleterre, ont tendu, non sans quelque succès, au rétablissement de la tranquillité dans la Régence. Il serait prématuré cependant de dire que le but fU.t entièrement atteint, lorsque dernièrement les trois puissances résolurent de rappeler leurs escadres; quelques tribus avaient paru vouloir se soumettre sans qu'il en fut résulté une pacification définitive. Mais les trois puissances n'avaient pas seulement à prendre en considération la situation de l'intérieur de la Régence; elles furent amenées à tenir compte aussi des circonstances extérieures qui pouvaient avoir une influence plus ou moins directe sur l'état de ces populations. La présence simultanée de l'envoyé ottoman avec une escadre, et des forces navales euro.péenne,s sur la cOte de Tunisie parut, dans l'état des choses, pouvoir entrainer des difficultés; il pouvait arriver que de ce concours de circonstances l'on vìt surgir telles questions d'une portée .générale dont les puissances européennes. ne jugeaient pas la diS!Cussion Qpportune, et qui auraient pu avoir un contre-coup facheux sur les dispositions des populations musulmanes de la Régence. Les trois puissances jugèrent donc que le moyen le plus convenable d'assurer la réalisation des bonnes intentions manifestées par le Bey était que l'escadre turque, et après elle les escadres italienne, française et anglaise, quittassent les eaux de la Régence.

Les dernières nouvelles ·reçues de la Tunisie paraissent justifier la résolution des trois puissances: des avantages sérieux auraient été remportés par les troupes du Bey, et la reddition d'une partie notable des insurgés. permettrait de .prévoir que bientòt la tranquil1ilté serait rétablie. Quoi qu'il en soit, l'Italie a laissé à la disposition du Consul du Roi à Tunis deux batimens qui suffiront, dans l'état actuel des •choses, à garantir la sùreté de nos nationaux; ·la France et l'Angleterre ont laissé aussi quelques bàtimens dans ces parages * (1).

La Sublime Porte ayant eu à régler dernièrement l'organisation du Liban, devait naturellement 1se mettre d'accord sur cet objet avec les puissances européennes. Les questions relatives à la Syrie sont loin en effet d'etre pour l'empire

ottoman de simples questions d'administration intérieure; elles ont si bien un caractère européen que dès avant le Congrès de Paris, elles furent l'obj,et de plus d'une contestation entre les cinq puissances qui constituaient seules alors le concert européen vis-à-vis de la Turquie; c'est d'ailleurs en Syrie qu'a eu Iieu la plus récente occupation d'un territoire ottoman par des troupes étrangères européennes. En fait donc, l'expérience l'a prouvé, les affaires de Syrie, autant qu'aucune autre question en Orient, sont de nature à provoquer l'application cles di.spositions tutélaires du traité de Paris. En droit, il n'est pas moins \ncontestable que l'esprit et la lettre de ce traité, par lequel les six puissances se sont constituées au meme titre garantes de l'intégrité et de l'indépendance de l'empire ottoman, ne permettent pas qu'une ou plusieurs de ces puissances soient

exclues d'aucune des questions où l'ingérence européenne est applicable à la Turquie. Cependant la Sublime Porte, tenant trop peu de compte des sentimens amicaux dont nous avons toujours fait preuve à son égard, et cédant aux instigation.s d'une puissance qui n'a pas de relations diplomatiques avec le Royaume d'Italie, prétendit ne pas soumettre à la signature du représentant de l'Italie le protocole par lequel les cinq autres puissances garantes et la Porte devaient régler de nouveau radministration du Liban. Cette prétention se fondait sur des précédents antérieurs au Congrès de Paris, précédents que le Général Durando, Ministre d'Italie à Constantinople, par sa protestation cìu 22 Septembre 1860, avait déjà démontrés inappli.cables et sans portée après les stipulations si précises du traité de Paris. Malgré les représentations explicites que notre Chargé d'affaires à Constantinople fut chavgé d'adresser à la Sublime Porte, et quoique l'Angleterre et la France appuyassent loyalement nos réclamations, la Porte persista dans 1son refus de soumettre à la signature du représentant de l'Italie le protocole relatif au Liban. Le Gouvernement du Roi :s'est vu avec regret dans la nécessité de rprotester formellement contre ce procédé, et notre Chargé d'affaires à Constantinople a fait remettre à S.A. Aali Pacha, le 24 Septembre dernier, une note à cet effet.

Il est difficile d'imaginer, Monsieur, comment la Sublime Porte peut croire

de son intéret de se piacer sur un autre terrain que celui du traité de Paris dans

les affaires où elle doit admettre l'ingérence européenne. Lorsque la Turquie se

reporte à cles précédents antérieurs à 1356 pour exclure l'Italie des accords qu'el

le prend pour les affaires du Liban avec d'autres ,puissances européennes, elle se

replace volontairement dans une situation beaucoup moins siìre que celle qui lui

a été faite par le traité de 1856, elle perd le bénéfice de la garantie collective du

concert européen constitué au Congrès de Paris, pour rentrer dans le régime mal

défini qui a mis 1plus d'une fois son indépendance et son intégrité en péril.

Je m'abstiendrai, Monsieur, de rechercher les motifs qui ont em,pèché des

Puissances dont l'amitié nous est précieuse de se joindre aux bons offices que la

France et l'Angleterre nous ont prètés. Le Gouvernement du Roi demeure con

vaincu qu'en protestant contre son exclusion du règlement des affaires du Li

han, il a agi non seulement en conformité de 1ses devoirs et de .ses droits de

signataire du traité de Paris, mais encore dans l'inté11èt des bons rapports

à venir des puissances garantes entre elles à l'égard des affaires de la Turquie

en général. Le Congrès de Paris a fait preuve d'une haute sage~se et d'une prévoyance bien justifiée par lcs événemens antérieurs, en donnant un caractère e&sentiellement collectif à l'ingérence des puissances garantes dans les queGtions relative;; à la Turquie. C'est donc avec un regret bien motivé que nous avons vu l'incident qui vient de se produire à Constantino.ple porter atteinte aux garanties établies par le traité de 1356 pour la régularité des relations de la Turquie avec h~3 puissances garantes '' (1).

Dans un autre ordre d'intéréts, il n'est pas hors de propos de noter ici que nos communications avec l'Orient sont désormais facilitées par le cable télégraphique posé dernièrement entre Otranto et Vallona. Des dispositions sont prises soit d'accord avec le Gouvernement ottoman, soit à l'égard de notre système télégraphique intérieur, pour la transmission rapide des dépèches dirigées d'Europe en Orient par l'Italie. Cette lìgne nous mettra en rapport direct avec les Indes, et bientòt peut-étre avec l'extréme Orient, lorsque le réseau de la Turquie d'Asie et la ligne du golfe Persique seront établis.

Une convention télégraphique a été conclue avec la Suisse le 6 juillet. Elle repose, comme les autres conventions télégraphiques con2lues dans ces dernières années par le Gouvernement du Roi, sur le protocole de Bruxelles de 1858, auquel ont adhéré presque tous les Etats européens. Les tarifs italo-suisses ont été notablement réduits, et la Suis3e a accordé des facilités nouvelles pour le transit des dépeches sur son territoire.

Le Gouvernement du Roi a pris part à la Conférence réunie à Genève en Aout dernier pour les sauvegardes à garantir aux blessés en temps de guerre. Les délibérations ont pris pour point de départ un programme !Prépa~é dès l'an dernier par une assemblée purement scientifique. Deux plenipotentiaires italiens, dépendants l'un du Ministère des affaires étrangères, l'autre du Min~stère de la guerre, ont signé le Protocole auquel la Conférence a abouti. Cet acte porte la signature des représentants de la plupart des puissances; un petit nombre, l'Autriche entre autres, n'a pas voulu y participer. Il contient des dispositions tle deux ordres divers: les unes purement techniques, relatives au service des ambulances et aux f;:;cilitations réciproques que les belligérants devront y introduire; les autrcs ont un caractèl·e diplomatique et international, et conr3istent dans les obligations prises par les Gouvernemens signataires du Protocole; telles sont les exemptions de contributions, l'hospitalité obligatoire, la neutralisation de::; édifices, du matériel et du personnel des ambulances, ainsi que des blessés eux-memes, etc.

J'ai à Vous r.ignaler à l'égard de nos relations avec l'Amérique, les missions accréditées auprès du Gouvernement du Roi par S. M. l'Empereur du Mexique, par la République de Venezuela, par les Etats-Unis de Colombie et par la République Argentine. Vous n'ignorez pas, Monsieur, qu'il existe dans ces contrées un grand nombre d'italiens, et que nous y avons des intérets considérables. Ces intéréts se développent rapidement, et le Gouvernement voit avec plaisir des

t:elations diplomatiques nouvelles préluder aux rapports plus étendus que l'Italie devra avoir par la suite avec ces régions. C'est avec le Mexique surtout que nos relations doivent recevoir de nouveaux dévelo:ppements, et les procédés amicaux avec lesquels S. M. l'Empereur Maximilien a notifié ,son avènement à notre Auguste Souverain sont d'un bon augure pour nos relations futures avec cet Etat.

La Légation italienne accréditée auprès des républiques sud-américaines du Pacifique s'est installée à Lima, où elle pourra, avec l'aide du Consulat de I.ère Catégorie récemment institué dans la mème résidence, étendre sur nos nationaux et sur leurs intéréts une protection jusqu'ici incomplète, et devenue plus nécessaire que jamais ~dans la situation extérieure actuelle du Pérou.

Les deux Consulats de I.ère Catégorie récemment établis à San Francisco et à la Nouvelle Orléans ont aussi inauguré leurs fonctions. Le Consul du Roi à San Francisco y a trouvé la nombreuse colonie italienne en situation prospère et très-satisfaite de jouir d'une protection consulaire plus efficace. Il en a été de méme à la Nouvelle Orléans, où les italiens, unis par une association fraternelle de secours et d'assistance, offrent un remarquable modèle de concorde et de cordialité.

Le Consul de la méme catégorie envoyé à Melbourne y a été reçu avec des sentimens analogues par la colonie italienne; celle-ci prend part à ce mouvement de rapide ascension d'une situation modeste à une grande prospérité, qui est le caractère propre des colonies australiennes. L'institution de ce Consulat sera avantageuse à notre navigation qui n'entretient pas actuellement avec l'Australie les relations que comporteraient les intéréts et le commerce que nous avons dans cette contrée.

(1) Cfr. Drouyn de Lhuys a Malaret del 15 ottobre 1861 in Les Origines diplomatiques .de la guerre de 1870-71, vol. IV, cit., pp. 254-258.

(2) Cfr. n. 286.

(1) II brano fra asterischi è edito in LV 8, pp. 375-376, con qualche modifica all'ultimo capoverso.

(1) Il brano fra asterischi è edito in LV 8, pp. 336-338.

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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, A VITTORIO EMANUELE II

(Eredità Nigra) (1)

L. P. Parigi, 21 ottobre 1864.

Je remercie vivement V. M. de la bonne lettre qu'Elle m'a fait l'honneur de m'adresser (2). Je l'ai méditée longuement et je m'empresse d'y répondre en faisant appel à toute l'indulgence de V. M.

Je sais par expérience qu'une démarche intempestive peut avoir des suites fàcheuses. Le récent exem,ple de celle ~concernant le transport de la capitale en est une preuve. Aussi avant de faire une communication aussi grave que celle contenue dans la lettre de V. M., j'ai cru qu'il était de toute nécessité de reconnaitre le terrain, et de rendre compte, au préalable, à V. M. de l'effet que selon toute probabilité elle ferait sur l'esprit de l'Empereur.

La communication que V. M. désirerait faire à l'Empereur peut se rèsumer dans ces trois points:

I. Demander à l'Empereur d'initier la question de la Vénétie par un Congrès ou bien

2. -Demander à l'Empereur de traiter cette meme question directement avec l'Autriche 3. -Préparer en tout cas l'Empereur à l'éventualité prochaine d'une guerre entre l'Italie et l'Autriche.

D'après les informations confidentielles que je me suis adroitement procurées, informations qui sont, du reste, conformes en tout point à ce que je savais déjà des dispositions de l'Empereur, il résulte que l'Empereur ne serait pas disposé à accueillir les deux premières demandes, et voici les raisons.

L'Empereur a émis l'année .passée l'idée du Congrès. Elle a été rejetée par toute3 les grandes Puissances et surtout par l'Autriche. L'Autriche a déclaré en cette occasion qu'elle n'accepterait de Congrès, qu'autant qu'elle aU?·ait la certitude que la question de la Vénétie n'y serait pas posée. Redemander un Congrès, et le redemander précisément pour y traiter cette question, équivaudrait à s'exposer à un refus certain.

L'Empereur ne peut pas s'exposer à un refus, à moin:s qu'il ne le cherche exprès pour avoir un prétexte de faire la guerre. Mais, ainsi que j'aurai l'honneur de l'exposer tout à l'heure à V. M., l'Empereur ne veut pas la guerre. Cela étant, il ne voudra pas de gaieté de coeur exposer sa dignité à la certitude d'un refus. La question de traiter directement avec l'Autriche .pour une cession pacifique de la Vénétie sera écartée pour la meme raison. L'année passée j'avais prié l'Em,pereur d'en faire dire un mot à Vienne. L'Empereur n'a pas voulu. Il m'a di t alors que cela pourrait etre fait sans inconvénient par l'Angleterre, mais non par la France. Un refus donné à l'Angleterre n'aurait pas, en effet, les conséquences d'un refus donné à la France. Il est certain que I'Autriche se retusera à écouter quelque proposition que ce soit à ce sujet. Dès lors la posu10n serait la meme que dans le cas précédent, c'est à dire que l'Empereur devrait ou essuyer le refus de l'Autriche sans souffler mot, ou bien en prendre prétexte pour déclarer la guerre, ce qui est bien Ioin de ses idées.

Passons maintenant au 3ème point. L'Empereur nous conseille à faire une politique d'ordre, d'épargne, et, par conséquent de désarmement. C'est le conseil qu'il nous donne constamment Iorsque l'occasion s'en présente: mettre les finances en ordre et attendre. Voilà son axiome. Cependant si V. M. lui disaìt qu'elle est absolument forcée à fa1re la guerre à l'Autncne, !'~mpereur repondrait: • faites-la, mais ne comptez pas sur mo1: si l'Autncne vous attaque, vous. pouvez .compter sur la simpathie de l'Europe et sur les précédents de ma politique, mais si c'est vous qui attaquez, tirez vous d'affaire •.

Telle serait sans nul doute la réponse de l'Empereur. Est-ce à dire que si l'Italie était battue. si l'Autriche envahissait la Lombardie et le Piémont la France resterait l'arme au bras? Je ne le rpense ;pas. L'Em,pereur viendrait nous aider, et redescendrait 'peut ètre une seconde fois en Italie. Mais à quelles conditions? L'idée de la fédération reviendrait peut-étre sur le tapis et par conséquent la

perte de Naples serait peut etre l'un des résultats de cette position. Cette prévision me parait extrèmement grave, et je ne peux à moins d'appeler sur elle toute l'attention de V. M.

Mais est-ce que l'Empereur est réellement contraire à toute idée de guerre? Oui, Sire: je n'hésite point à l'affirmer. n y est contraire rpar des raisons personnelles. Il y est contraire par des raisons de politique générale intérieure et extérieure. En voulez Vous une preuve, Sire? Il n'y a pas longtemps l'Angleterre le sollicitait pour faire la guerre en faveur du Danemark. L'occasion était magnifique. La reconstitution de l'alliance occidentale (France, Angleterre, Italie et avec elles, le Danemark et la Suède) la solution de la question vénitienne, la frontière du Rhin à la France. Tel devait etre le résultat de la campagne. Eh bien! l'Empereur a refusé net. Il faut bien dire aussi que l'opinion publique en France ne fut jamais aussi pacifique qu'a présent. Il y a ici une véritable mge dc pa.ix. Les tendances du Corps Législatif, du Sénat et de toute cette partie de l'opinion publique qui a le moyen et l'occasion de se manifester, est dans un sens opposé à la guerre, dans le sens des réformes libérales à l'intérieur. Il faut également ne pas perdre de vue la situation générale de l'Europe. Elle n'est pas favorable à une guerre faite par la France. V. M. se rappellera que l'Empereur s'est arreté à Villafranca, au milieu d'une campagne victorieuse, étant parfaitement sur de l'Angleterre, étant presqu'allié à la Russie. Comment se déciderait il à tirer l'épée maintenant contre l'Autriche avec l'Angleterre peu sure, la Russie froissée, irritée, hostile, la Prusse capable de se joindre à l'Autriche pour peu que celle-ci la laisse faire à sa guise dans les Duchés, l'Allemagne toute entière ayant la menace à la bouche et la défiance au coeur? Non Sire, l'Empereur ne veut pas faire la guerre, et si nous le forçons, en cas de défaite à repasser les Alpes, il y mettra peut etre des conditions que V. M. ne pourra jamais accepter. Ces conditions ne seront certes pas des annexions à la France de quelques morceaux de territoire italien. L'Empereur n'y pense pas. Mais ces conditions consisteront dans un retour à des idées de confédération. Telle est, du reste, ma conviction.

Dans cet état des choses, je me demande, Sire, s'il est bien sage de mettre en avant l'idée d'une guerre au printemps, entre l'Italie et l'Autriche. Je ne suis pas compétent en matière de guerre. C'est à V. M. et à ses généraux de juger si nous sommes en mesure de faire seuls la guerre à l'Autriche. Je me permets seulement de faire humblement remarquer à V. M. que si l'on n'a pas à cet égard une convktion absolue et fondée, V. M. et ses Miinistres ne peuvent pas risquer ainsi la couronne de V. M., l'avenir de ses enfants, les destinées de la Nation. Que V. M. me pardonne, je la supplie, la franchise de mon langage. Mais je crois de mon devoir de répondre par la plus grande franchise à la confiance dont V. M. m'honore.

Certes, ce que V. M. me dit des conditions intérieures du pays est bien grave et bien triste. Je ne me dissimule nullement les énormes difficultés contre lesquelle3 V. M. doit lutter. Mars je suis convaineu que V. M. pourra les vaincre. Elle en a vaincu bien d'autres! Seulement il est indispensable de rétablir l'autorité dans le pays. Que V. M. parle ferme et haut: qu' elle fasse bien savoir au parti de l'action qu'elle est clisnosée à le combattre è outrance s'il ne se tient pas tranquille, et la guerre civile sera évitée. La crise actuelle est passagère. Tous les éléments honnetes, et ils sont, Dieu Merci, l'immense majorité, se rallieront, comme ils l'ont toujours fait, autour de V. M. Personne en Italie n'a le droit d'etre plus Italien que Vous, Sire. Qu'on le sache et qu'on le dise, et tout ira bien. Et Iorsque le temps sera venu, lonsque la situation de l'Europe le permettra, alors, mais alors seulement, on pourra tirer l'épée avec la certitude du succès. En attendant il est de la plus haute importance, il est inclispensable qu'on mette ordre aux Finances, car • senza quattrini non si fa all'amore •.

Lorsque je suis revenu à Paris, j'ai trouvé l'Empereur sous la mauvaise impression des faits de Turin et du changement de Ministère. J'ai longuement expliqué à S. M. les causes et les malentendus qui avaient produit ce résultat, et j'ai surtout démontré la nécessité où V. M. s'était trouvée, de changer de Ministère.

Je lui ai porté en meme temps des assurances catégoriques de la part du nouveau Ministère sur l'exécution de la Convention. J'ai été assez heureux, Sire, pour dissiper toute mauvaise impression dans l'esprit de l'Empereur.

Mais si maintenant, à un intervalle si rapproché, on faisait à l'Empereur une communication dans le sens de la lettre de V. M., je suis convaincu qu'elle ne serait pas la bienvenue, et qu'elle produirait un mauvais effet.

En soumettant ces réflexions à l'examen de V. M. je fais appel une seconde fois, à l'indulgence et à la bienveillance de V. M .....

(1) -Ed. in italiano in MoNTI, pp. 338-342. (2) -Cfr. n. 328.
342

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 80-81)

L. P. Parigi, 22 ottobre 1864.